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-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
-the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
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-
-
-
-Title: Il Professore Romualdo
-
-Author: Enrico Castelnuovo
-
-Release Date: April 3, 2015 [EBook #48625]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL PROFESSORE ROMUALDO ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara
-Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
-http://www.pgdp.net (This file was produced from images
-generously made available by The Internet Archive)
-
-
-
-
-
-
- ENRICO CASTELNUOVO
-
-
- IL
- PROFESSORE ROMUALDO
-
- 6º Migliaio.
-
-
-
- ROMA
- CASA EDITRICE A. SOMMARUGA E C.
- 1884.
-
-
-
-
- PROPRIETÀ LETTERARIA
-
- Tip. della Camera dei Deputati — Stab. del Fibreno.
-
-
-
-
-I.
-
-
-Il dottor Romualdo Grolli, assistente alla cattedra di matematica in
-una Università del regno, e dilettante di chimica nel suo privato
-laboratorio, sedeva una mattina del maggio 1861 davanti alla sua
-scrivania, intento a copiare una Memoria da leggersi nell'Accademia
-scientifica e letteraria della città. Il tema, enunciato in un breve
-preambolo, era il seguente: _Determinare il volume della porzione di
-cono circolare retto che resta compreso tra un segmento circolare, un
-segmento iperbolico avente comune col circolare la corda e la parte
-del manto conico che la chiude._ Svolgendo il simpatico argomento, il
-dottor Romualdo era giunto a questo punto interessantissimo del suo
-lavoro:
-
-_dal triangolo A H G avremo H G = x (sen y)/(sen α)_
-
-e si compiaceva assai dell'evidenza di questa dimostrazione, quando
-intese bussar leggermente all'uscio.
-
-— Chi è? — egli gridò infastidito, tenendo sospesa in aria la penna.
-
-— La posta — rispose una voce femminile alquanto fessa; e in pari
-tempo la signora Salsiccini, vedova di un impiegato alle ipoteche e
-padrona di casa del professore, entrò nella stanza e consegnò al suo
-pigionale una lettera appena giunta. Il dottore prese quella lettera
-distrattamente fra le dita e la posò sul tavolino, poi scrisse in
-continuazione della sua Memoria: _Ne viene che l'area del segmento
-parabolico che si projetta in G H sarà 2/3 2 y x (sen y)/(sen α)._
-Posto qui un punto fermo, egli si degnò di slanciare uno sguardo
-sull'epistola recatagli dalla sua padrona.
-
-Intanto la signora Dorotea Salsiccini, che era una donnetta matura,
-corta, asciutta e linda della persona, era uscita senza far rumore,
-dopo aver abbassato le tendine di una finestra e aver spolverato la
-spalliera di una seggiola col rovescio del grembiale.
-
-— Chi può scrivermi da Genova? — disse il professore (lo chiameremo
-spesso con questo titolo) quand'ebbe esaminato per dritto e per
-rovescio la sopraccarta. È inutile soggiungere che egli non manteneva
-una corrispondenza molto attiva. Ma la meraviglia e il turbamento
-dell'egregio uomo furono assai maggiori allorchè gli fu noto il
-contenuto del foglio. Eccolo:
-
- «Genova, 12 maggio 1861.
-
- _«Stimatissimo Signore_,
-
-«Quantunque io non abbia l'onore di conoscerla, nè di essere da Lei
-conosciuto, La prego di voler recarsi immediatamente a Genova per
-ragioni di estrema importanza. Sarei venuto io stesso costì se mi fosse
-stato possibile di assentarmi per un paio di giorni, ma mi è forza
-attendere allo scarico del mio bastimento. D'altra parte, non credo
-opportuno di affidare alla posta le comunicazioni che debbo farle e
-le cose che debbo consegnarle. Io mi tratterrò in Genova per tutta la
-settimana; poi salperò per le Indie. A sua maggior guarentigia faccio
-autenticare la mia firma da questo Capitanato del porto.
-
-«Appena giunto a Genova voglia cercar di me presso i signori Radice e
-Lupini, sensali di noleggio in piazza Banchi.
-
-«Le ripeto che la faccenda per la quale Le dirigo questa lettera è tale
-da interessarla grandemente e da non poter essere confidata a terze
-persone.
-
- «Mi creda
-
- «_Suo obbl._
-
- «ANTONIO RODOMITI
-
- «_Capitano di lungo corso,
- comandante la nave italiana
- a tre alberi_, Lisa.»
-
-Seguiva l'autenticazione indicata.
-
-Il dottor Romualdo rimase di sasso. Chi era il capitano Rodomiti?
-Che poteva voler da lui? Un pensiero gli balenò alla mente, ma non vi
-si fermò più che tanto. Nondimeno tornò ad esaminare la lettera per
-vedere se vi fosse una parola che accennasse al luogo donde veniva
-la _Lisa_; ma non c'era nulla. Il capitano aveva stimato superfluo il
-dirlo o lo aveva taciuto ad arte. Telegrafare o scrivere per domandare
-schiarimenti era inutile. Su questo punto non c'era oscurità. Il signor
-Rodomiti diceva schietto che non avrebbe fatto le comunicazioni,
-nè consegnato le cose affidategli se non personalmente al professor
-Grolli. C'era un altro partito. Non darsi nemmeno per inteso del foglio
-ricevuto e continuare a svolgere l'elegante formula _x (sen y)/(sen
-α)_.
-
-No, no, quest'era impossibile. Il professor Grolli, quantunque avesse
-testa di matematico e abitudini di misantropo, non era poi un pezzo
-di marmo; egli sentiva che il capitano non gli aveva scritto senza una
-grave ragione, e che non era lecito di considerare la sua lettera come
-il capriccio del primo venuto. Che fare adunque? Prender la ferrovia,
-e quanto più presto tanto meglio. Il professore aperse un orario
-ch'egli aveva sul suo tavolino, e vide che a voler partire in giornata
-per Genova non ci era tempo da perdere. Pose sospirando un calcafogli
-sopra il manoscritto, buttò giù in fretta due righe pel rettore
-dell'Università, diede a traverso lo spiraglio dell'uscio un'occhiata
-al suo piccolo laboratorio per vedere se i fornelli erano spenti, poi
-aperse un tiretto del suo cassettone, ne tolse una camicia da notte che
-collocò in una sacchetta da viaggio, infilò un soprabito color pepe e
-sale, calcò sulla testa un berretto di panno nero con visiera di cuoio,
-prese sotto il braccio l'ombrello, e in questo elegantissimo arnese si
-presentò all'attonita signora Dorotea.
-
-— Parte, professore? — disse la buona donna, ch'era occupata a lavorar
-di calze.
-
-— Sì... Faccia il piacere di mandare qualcheduno all'Università con
-questo biglietto.
-
-— E... tornerà presto?
-
-— Domani, posdomani, di qui a due o tre giorni, non lo so di preciso.
-
-— E... scusi — continuò la signora Salsiccini sempre più impensierita
-— ha preso con sè l'occorrente, calze, polsini, colletti?
-
-— Sì, sì, ho preso tutto... basta.
-
-A vero dire, il professore non aveva preso altro che una camicia da
-notte, ma rispose di sì per levarsi d'impiccio. Del resto, egli non
-aveva mai brillato per una cura eccessiva della persona.
-
-— Un momento — soggiunse la signora Dorotea, vedendo che egli si
-avviava verso l'uscio. Si alzò dalla sedia, e staccata da un chiodo una
-spazzola, se ne servì per ripulirgli il soprabito. — Via, stia cheto un
-minuto... Come vuol andar così?... Non c'è altri al mondo per sciupar
-la roba in questa maniera...
-
-Mentre la padrona di casa si affaccendava intorno al recalcitrante
-scienziato, i due gatti _Mao_ e _Meo_, inseparabili compagni di
-lei, che dormivano rinvolti a spira ai due angoli di un canapè,
-si rizzarono sulle quattro zampe, arcuarono la schiena a foggia di
-cammelli, apersero la bocca ad un lungo sbadiglio, poi scesero dalla
-loro posizione eminente e vennero a fregarsi intorno al vestito della
-signora Dorotea.
-
-Questo atto amorevole dei due quadrupedi fece perdere al professore la
-poca pazienza che gli era rimasta.
-
-— Sempre le bestie fra i piedi — egli disse con un grugnito, e,
-svincolatosi dalla signora Salsiccini, lasciò la stanza e scese in
-fretta le scale.
-
-La signora Dorotea, rimasta sola, guardò prima _Mao_ e poi _Meo_, e
-dopo aver lisciato il pelo ad entrambi: — C'è del torbido — brontolò
-— c'è del torbido. — _Mao_ e _Meo_non seppero contraddire alle sue
-previsioni e ripigliarono in silenzio il loro posto sul canapè.
-
-Gli avvenimenti non tardarono a provare che la signora Dorotea si
-apponeva al vero.
-
-Erano scorsi due giorni dalla partenza del dottor Grolli, e l'ottima
-signora, discesa al pianterreno nel camerino della portinaja,
-comunicava a costei le sue inquietudini circa al proprio pigionale.
-Ella aveva finito appena di tessere l'elogio del dottor Romualdo, il
-quale, astraendo dalla sua misantropia, era un modello di puntualità
-e di discretezza, quando un fattorino del telegrafo si presentò sulla
-soglia e chiese — In che piano abita la signora Dorotea Salsiccini?
-
-La signora Dorotea, a sentir così inaspettatamente pronunciato il suo
-nome, divenne prima bianca e poi rossa, ed ebbe appena la forza di
-balbettare: — Sono io... ma...
-
-— C'è un dispaccio per Lei. Favorisca farmi la ricevuta.
-
-— Un dispaccio!... Ma io...
-
-— Dorotea Salsiccini, casa Negrelli, è Lei, o non è Lei?
-
-— Ih! un po' di pazienza — disse la portinaja, accorrendo in aiuto
-della pacifica pigionale del quarto piano. — Dacchè s'è fatta quella
-maledetta invenzione delle lettere che corrono lungo i fili di ferro,
-non c'è più pace per nessuno a questo mondo... e pei portinai meno che
-per gli altri... Di giorno, di notte, _drlin_, _drlin_, chi è?... Il
-telegrafo...
-
-— Insomma, non ho tempo da perdere — interruppe il fattorino. — Se non
-vogliono il dispaccio, lo riporto in ufficio e me ne lavo le mani.
-
-La signora Dorotea consultò con lo sguardo la signora Gertrude, e,
-incoraggiata da questa, prese il piego misterioso e consentì a fare
-col lapis, a piedi della ricevuta, uno sgorbio che doveva essere la sua
-firma.
-
-Il fattorino corse via rapido come una saetta, e la signora Salsiccini
-col dispaccio chiuso in mano si abbandonò sopra una sedia, e pregò la
-portinaja di darle subito un bicchier d'acqua.
-
-— Cara signora Gertrude... mi perdoni... ma non so proprio quello
-ch'io m'abbia... Sarà una sciocchezza, ma mi fa un certo senso... Io di
-questa roba non ne ho mai ricevuta.
-
-— Si faccia animo, non sarà nulla...
-
-— Domando io chi può telegrafare a me!... A me, che non m'impiccio
-degli affari degli altri, a me che non faccio male a nessuno?
-
-E intanto la signora Dorotea girava e rigirava il dispaccio nelle mani
-senza osare di aprirlo.
-
-La portinaja ebbe un'idea giudiziosa. — Se lo aprisse, vedrebbe...
-
-— Dopo, quando sarò risalita... Non ho meco nemmeno gli occhiali...
-
-— Per questo, cara signora Dorotea, non si confonda... Forse potrà
-accomodarsi coi miei... In ogni modo, se crede... io m'ingegno a
-leggere... e potrei... Dico così... non certo per curiosità... ma, in
-questi momenti... è forse meglio che ci sia una amica... Di me si fida,
-non è vero?
-
-— Le pare?
-
-— Sa ch'io non sono donna da far chiacchiere...
-
-Quest'affermazione non era esattissima; tuttavia la signora Dorotea
-consentì di buon grado a lasciar aprire il dispaccio alla portinaja.
-Costei ruppe audacemente la sopraccarta, e guardando la firma lesse:
-_Grolli._
-
-— Il professore!
-
-— Sicuro...
-
-— Che gli sia accaduta una disgrazia?
-
-— Or ora vedremo — continuò la signora Gertrude, e con qualche
-difficoltà decifrò l'intero tenore del telegramma:
-
-«Dorotea Salsiccini, casa Negrelli. — Arrivo stasera corsa otto e
-mezzo. Pregola preparare minestrina in brodo e letto nel camerino
-attiguo alla mia stanza per bimba di quattro anni.»
-
-— Bimba di quattro anni! — sclamò esterrefatta la signora Dorotea —
-Dice bimba?
-
-— Già... bimba.
-
-— Ah, signora Gertrude... io ritengo prossimo il finimondo...
-
-Esposta questa opinione radicale, la signora Salsiccini volle esaminare
-il dispaccio coi propri occhi aiutati dagli occhiali della portinaja.
-Non c'era dubbio. Il professore arrivava con una fanciulla! Egli che
-aveva un sacro orrore delle donne e dei bambini! E chi era costei? E
-per quanto tempo veniva in casa?
-
-— Il professore ha fratelli, sorelle? — domandò la signora Gertrude.
-
-— Ma no, ma no... nessuno... ch'io sappia... In tanti anni dacchè è
-qui, non ho visto nelle sue camere che qualche studente... E poi... è
-vero che parla poco, ma pure, diamine, se avesse parenti stretti, una
-volta o l'altra li avrebbe nominati... Creda, signora Gertrude, sarebbe
-da dar la testa nei muri....
-
-Se un così disperato proposito fosse stato espresso sul serio, il
-sospetto che la signora Gertrude era sul punto di manifestare non
-avrebbe potuto a meno di affrettarne l'adempimento.
-
-— E se fosse una figlia tenuta finora nascosta?
-
-La signora Dorotea scattò come una molla. — Sua figlia! Figlia del
-professore! Di un uomo che in fatto di femmine è un San Luigi...!
-Signora Gertrude, che cosa dice?
-
-— Eh, cara signora Salsiccini — replicò la portinaja battendole sulla
-spalla — _fidarsi è bene e non fidarsi è meglio_. In tempi nei quali in
-una sola estrazione del lotto si levano quattro numeri in fila, 66, 67,
-68, 69, non c'è da stupirsi di nulla.
-
-— Questo è vero — osservò la signora Dorotea, colpita da una così
-profonda riflessione. Però ella non poteva acconciarsi all'ipotesi
-della sua interlocutrice e riprese: — No, no... è impossibile...
-Quando? Come? Con chi?
-
-La portinaja aveva in serbo un'altra considerazione non meno profonda
-della prima. — Signora Dorotea, non si può credere come presto facciano
-gli uomini ad avere una figlia.
-
-Era evidente che la fede della signora Salsiccini era scossa. La
-signora Gertrude ne approfittò per continuare. — Non c'è timor di
-Dio, e anche il professore con le sue storte e i suoi fornelli è più
-del diavolo che di Cristo... Questa è la causa di tutto, cara signora
-Dorotea, non c'è religione... _Libera nos, Domine, a morte aeterna_ —
-ella concluse, facendosi il segno della croce.
-
-— _Amen!_ — disse la signora Dorotea. Poi soggiunse: — Figlia o no, col
-signor professore ce la intenderemo... Io ho appigionato le stanze a
-lui, e non voglio marmocchi... Ci mancherebbe altro.
-
-— Troppo giusto — assentì la portinaja.
-
-— Dunque la cosa resta fra noi — ripetè la signora Dorotea, quando, un
-po' rinfrancata, s'indusse a risalire le scale.
-
-— S'immagini... Io non parlo sicuro.
-
-Se la signora Gertrude parlasse, non si sa; fatto si è che la notizia
-della fanciulla d'ignota provenienza, la quale doveva arrivare la sera
-stessa col professor Grolli, si diffuse prestissimo fra gli inquilini
-della casa.
-
-
-
-
-II.
-
-
-Quantunque non siasi finora accennato nemmeno di lontano all'età del
-dottor Romualdo, scommetterei che il lettore rimarrà di sasso sentendo
-che il nostro matematico e chimico non aveva, nel momento in cui
-comincia questa storia, che ventitrè anni. Eppure era tanto vero che
-egli aveva solo ventitrè anni, quanto era vero che ne mostrava poco
-meno di quaranta. Nulla di giovanile nel suo aspetto. Rughe precoci
-solcavano la sua fronte alta e spaziosa; l'incolta capigliatura e
-l'ispida barba erano già punteggiate di bianco; agli occhi profondi,
-ch'erano forse l'unica sua bellezza, mancava la fiamma; a ogni modo,
-essi erano quasi sempre mezzo nascosti dagli occhiali. Sorrideva di
-rado; di statura appena mezzana, camminava un po' curvo con le mani
-intrecciate dietro la schiena sotto le falde del soprabito; vestiva
-negletto, schivava la società e divideva la giornata fra la scuola, i
-suoi libri di matematica e il suo laboratorio chimico. Nessuno l'aveva
-mai visto a un teatro, a un pubblico ritrovo, a fianco d'una signora.
-Tenersi lontano dalle donne era norma immutabile della sua condotta;
-nè in ciò metteva affettazione, nè ostentava la sua ripugnanza come
-sogliono quelli che furono vittime di qualche gran disinganno. Se era
-proprio costretto a parlarne, diceva che, a parer suo, la donna era
-un imbarazzo nella vita dello studioso, e soggiungeva ingenuamente
-che quanto a lui non ne aveva mai sentito il bisogno. Forse era la
-consapevolezza della sua inferiorità fisica, della sua goffaggine,
-che lo rendeva così avverso al bel sesso. Noi non amiamo le cose nelle
-quali siamo convinti di non poter riuscire.
-
-Del resto, al dottore Romualdo bastava la scienza. Nel 1859, quando
-tutta la gioventù era corsa alle armi, egli era rimasto nel suo
-gabinetto a studiare; il rimbombo del cannone non lo aveva commosso.
-Il giorno dell'ingresso delle truppe liberatrici, s'era mescolato alla
-folla, aveva istintivamente agitato il cappello e gridato _viva_ anche
-lui; ma, al più presto possibile, s'era ridotto nelle sue stanze, e
-per esilararsi un poco aveva fatto alcune esperienze col gas idrogeno.
-L'alloggio da lui scelto si confaceva alla sua misantropia. Era
-una casa di quattro piani, fuori d'una porta della città, guardante
-da un lato la strada maestra, dagli altri tre lati la campagna. La
-chiamavano, dal nome del proprietario, casa Negrelli, ed era tutta
-abitata da gente tranquilla. Solo sul davanti c'era un po' di rumore
-per effetto della strada, della vicinanza della porta, e del negozio di
-granaglie e coloniali che occupava due locali terreni del fabbricato.
-Questo negozio, appartenente al signor Gedeone Albani, andava lieto di
-una numerosa clientela, così rustica come cittadina. Infatti parecchie
-buone massaje mandavano a comprar le derrate dal signor Gedeone, il
-quale, trovandosi col suo deposito fuori della cinta daziaria, poteva
-usare notevoli agevolezze nei prezzi. La prosperità degli affari del
-signor Albani si vedeva riflessa nella sua faccia piena e rubiconda e
-nel suo umore scherzevole. Le guardie del dazio consumo venivano spesso
-a bere un bicchierino da lui, e, grate alla sua cortesia, non badavano
-tanto pel sottile se la sera, nel rientrare in città dopo aver chiuso
-il negozio, egli portava seco qualche pane di zucchero o qualche pacco
-di candele steariche.
-
-In quanto al nostro valentuomo, egli conosceva appena l'esistenza del
-signor Albani. Le finestre delle sue stanze davano sulla parte opposta
-alla strada; non gli giungeva all'orecchio altro suono che la voce
-dei bifolchi conducenti l'aratro, la canzone malinconica di qualche
-villana intenta alle cure dell'orto, il muggito dei bovi sparsi per la
-campagna; e, di notte, quand'egli vegliava sui libri, il gracidar delle
-rane e il latrar dei cani da pagliaio.
-
-Il quartierino della signora Dorotea era composto di un andito, una
-cucina, quattro stanze grandi e tre gabinetti. L'andito rettangolare
-aveva un uscio di fronte alla porta d'ingresso, e altri due usci, uno
-per parte. A destra di chi entrava c'era la cucina, e dopo la cucina
-un bugigattolo per la donna di servizio; a sinistra una stanza detta
-pomposamente salotto da ricevere, e sulla stessa linea un camerino di
-sbarazzo. Tutti questi locali avevano le loro finestre sul ballatojo
-che girava intorno al cortile. L'andito solo riceveva luce dalla
-portiera a vetri del salotto da pranzo, il quale metteva, a destra,
-alla camera da letto della signora Dorotea, a sinistra, a quella
-del dottore Romualdo. Un gabinetto annesso a quest'ultima camera
-e comunicante, mercè una porticina, col luogo di sbarazzo, avrebbe
-dovuto servire di studio, ma in realtà il Grolli studiava nella camera
-da letto. Lo stanzino egli lo aveva ridotto a sue spese a uso di
-laboratorio chimico. Le camere della signora Dorotea e del professore,
-il salotto da pranzo e il laboratorio guardavano sulla campagna e
-avevano aria e luce in quantità.
-
-Il professore Romualdo alloggiava in casa della vedova Salsiccini
-fin da quando aveva ottenuto il posto di assistente, vale a dire da
-circa tre anni. Nè vi alloggiava soltanto, ma aveva indotto la vedova
-ad assumersi anche la cura del suo mantenimento verso un modesto
-correspettivo. Un caffè e latte la mattina, un parco desinare al tocco,
-un pezzo di formaggio e un dito di vino la sera; il professore non
-esigeva di più. In tutto, fra alloggio e vitto, egli non ispendeva
-che centoventi lire al mese, una vera miseria. Così, a malgrado di
-quello ch'egli doveva aggiungere per vestirsi, per comperar qualche
-libro, per rifornir di storte e di lambicchi il suo laboratorio, gli
-riusciva ancora di far piccoli risparmi sul non lauto stipendio di
-assistente, e di avere un migliaio e mezzo di franchi raccolti presso
-una Banca del paese. Lo dicevano avaro, ma in realtà non era; la sua
-economia dipendeva dalla mancanza assoluta di bisogni. All'occorrenza
-sapeva fare perfino le sue spese di lusso, e non era altro che un
-lusso il suo laboratorio, poichè egli avrebbe potuto benissimo levarsi
-all'Università il capriccio delle esperienze chimiche.
-
-Nonostante la sua misantropia, il Grolli non era mal visto dalla
-gioventù. In primo luogo si doveva stimarlo pel suo valore scientifico.
-Il professore di cui egli era assistente godeva una fama europea, ma,
-attempato e malaticcio come era, non veniva mai alla scuola. Ebbene;
-la riputazione della Facoltà matematica dell'Università non aveva
-punto sofferto dacchè il Grolli saliva ogni giorno la cattedra resa
-già illustre dal titolare. Altro pregio universalmente riconosciuto
-del dottor Romualdo era la sua scrupolosa equità; onde gli studenti
-dicevano: — Meglio la ruvidezza del professor Grolli che la melliflua
-condiscendenza di tanti altri. Almeno il professor Grolli non ha
-predilezioni.
-
-Inoltre tutti sapevano che la sua adolescenza era stata piena di
-amarezze, che, rimasto a quindici anni orfano e senz'appoggio, aveva
-bastato a sè stesso dando ripetizione ai suoi condiscepoli, e che
-s'egli era riuscito a conseguir giovanissimo un posto onorevole
-nonostante la sua indole poco flessibile e la mancanza di tutte le doti
-esteriori, egli non lo dovea a nessun patrocinio illustre, ma soltanto
-al suo merito e alla sua perseveranza. Com'egli aveva studiato,
-come studiava sempre! Studiava al tavolino, studiava camminando,
-certo studiava anche dormendo. Le allegre brigate degli scolari lo
-incontravano talvolta sui bastioni, ed egli appena si accorgeva di
-loro, tanto era assorto nei suoi pensieri. — Zitto! — bisbigliava un
-bello spirito all'orecchio dei compagni — il professore Grolli è con
-la sua amante. — La sua amante! — esclamava un ingenuo matricolino,
-aprendo tanto d'orecchi. — Già, la sua amante, la matematica. — E tutti
-a ridere e a dirsi — In fatto d'amanti, valgon meglio le nostre. — No,
-no — ripigliava misteriosamente qualche cattivo soggetto. — La vera
-amante del professore la conosco io. — Un'amante in carne ed ossa?
-— Sicuro. Finirà collo sposarla. La sua padrona di casa. — E nuovi
-scrosci di risa sgangherate tenevano dietro alla insulsa facezia.
-
-La signora Dorotea, come si vede, era conosciuta dalla scolaresca. Chi
-si recava dal professor Grolli la trovava spesso in salotto seduta
-davanti al tavolino con la calza in mano e gli occhiali sul naso, e
-doveva assoggettarsi da parte di lei ad un succoso interrogatorio,
-modellato sempre sul medesimo stampo.
-
-— Di chi domanda?
-
-— Del professor Grolli.
-
-— È uno studente?
-
-— Sissignore.
-
-— Vada pure avanti.
-
-Non passava poi giorno che la signora Salsiccini non comparisse a
-due o tre riprese nelle strade della città; la mattina per la spesa,
-il dopopranzo per le visite, senza contar le volte ch'ella andava a
-desinare da qualche famiglia amica. A malgrado de' suoi cinquantacinque
-anni, ella camminava svelta e spedita, dimenando alquanto i fianchi
-e rassettandosi di tratto in tratto la mantellina che le scivolava
-giù ora da una spalla, ora dall'altra. Portava per solito un vestito
-bigio di lana e un cappello di paglia scura con tese sporgenti, con
-due barbine di fioretti artificiali, e con un velo celeste sul davanti,
-sotto al quale la buona vedova passava frequentemente il fazzoletto per
-soffiarsi il naso con gran romore.
-
-— Ecco la trombetta dei bersaglieri — esclamò una mattina uno studente
-di prim'anno, sentendo quel suono e vedendo quel passo marziale.
-
-— Questi studenti — disse la signora Dorotea — si prendono libertà
-anche con le femmine più contegnose.
-
-Del resto, la signora Salsiccini, quantunque fosse un po' pettegola,
-quantunque avesse la passione del lotto, era una eccellente pasta
-di donna. Pel professore aveva cure materne, ed ella lo avrebbe
-giudicato un uomo perfetto se fosse stato più espansivo con lei e le
-avesse concesso di metter lingua nelle sue faccende. Nondimeno ella lo
-aveva sempre difeso e aveva sempre levato a cielo l'illibatezza de'
-suoi costumi. Guai a lui s'egli le faceva far cattiva figura, guai a
-lui se tanto apparato di virtù veniva a risolversi in una figliuola
-clandestina!
-
-
-
-
-III.
-
-
-Era già tramontato il sole quando il treno che conduceva il dottor
-Romualdo giunse alla stazione di Genova. Il nostro amico, la cui
-inquietudine era andata crescendo di mano in mano ch'egli si avvicinava
-al termine del suo viaggio, salì nel primo _omnibus_ che gli si parò
-dinnanzi, e si lasciò condurre ad un albergo di aspetto signorile, ove
-ebbe la soddisfazione di esser preso pel servitore di una famiglia
-inglese arrivata insieme con lui. Tolto l'equivoco, egli venne
-affidato alle cure di un cameriere d'infima categoria, il quale, dopo
-avere acceso una candela, lo accompagnò in una stanzuccia del quinto
-piano. Lo scarso bagaglio e il vestito dimesso del viaggiatore non
-meritavano maggiori riguardi. Era già molto ch'egli pagasse il conto.
-Il cameriere, tanto per iscarico di coscienza, gli chiese s'egli avesse
-bisogno di nulla, e senz'aspettar risposta, lasciò la stanza tirando
-sgarbatamente l'uscio dietro a sè. Ma il professore non se n'accorse
-nemmeno, assorto com'era in un solo pensiero: cercar subito del
-capitano Rodomiti.
-
-Onde, risciacquatosi alquanto per liberarsi dal caldo e dalla polvere,
-scese le scale, e domandò subito la via per giungere in piazza Banchi.
-Non gli fu difficile arrivarci, ma dovette convincersi che per quella
-sera bisognava rinunciare all'abboccamento col capitano. Perchè
-l'ufficio dei signori Radice e Lupini, _shipbrokers_, era chiuso, e non
-si sarebbe riaperto fino alla mattina successiva. Il professore girò
-un poco a caso; poi, facendo di necessità virtù, ritornò all'albergo,
-ove si risovvenne che non aveva ancora desinato e mangiò un boccone
-in fretta e senza appetito. Quando si ridusse nella sua cameruccia
-al quinto piano, erano circa le dieci. Il dottor Romualdo spalancò la
-finestra e s'accorse che la sua soffitta aveva il pregio inestimabile
-di dominare il magnifico porto di Genova. Qua e là lungo la costa
-brillavano, mutando di tratto in tratto colore, i fanali dei fari
-lontani; più presso, la colossale lanterna disegnava sull'orizzonte
-la sua mole maestosa, come un bruno fantasma cinto il capo di luce
-spettrale; dalle oscure masse dei bruni navigli si levava al cielo una
-selva d'alberi; il silenzio dell'ora era rotto dal gemito del vento che
-investiva le sartie e dal suono dell'onda che veniva a frangersi sulle
-carene. Dai mari del tropico e dai mari del polo, ora cullati sulle
-acque tranquille, ora sbattuti dal flutto minaccioso, ora protetti
-dal più bel padiglione d'azzurro, ora avviluppati fra nuvole dense di
-pioggia e gravi di fulmini, attraverso bonacce, attraverso tempeste,
-lottando, soffrendo, quei mille e mille navigli erano convenuti allo
-stesso punto, e ora riposavano uno a fianco dell'altro dalle lunghe
-fatiche, salvo a dividersi presto per non incontrarsi forse mai più. Ma
-fra tanti legni quale era la _Lisa_? Gli occhi del professore cercavano
-invano d'indovinarlo, mentre il cuore con battito affrettato gli diceva
-che l'arrivo di quel bastimento, di cui ventiquattro ore prima egli
-ignorava perfino il nome, non doveva rimanere senza influenza sui suoi
-destini.
-
-Il nostro Romualdo dormì poche ore di un sonno interrotto. Al primo
-albeggiare calò impaziente dal letto, e si appoggiò di nuovo al
-davanzale della finestra. Una nebbietta sottile si stendeva sul mare
-e cingeva d'un tenue velo i legni ancorati nel porto; sotto, nella
-via buia, principiavano a muoversi delle ombre, a levarsi dei suoni;
-la città più operosa d'Italia si svegliava rapidamente. A poco a poco
-cresceva il moto e lo strepito; il fischio acuto della locomotiva
-fendeva l'aria; sui ciottoli della via si sentiva il rumore sussultorio
-dei carri pesanti e lo scalpitar delle zampe ferrate dei cavalli e
-dei muli; i ragli e i nitriti si mescevano al vociar dei facchini.
-Indi il sole, alzandosi sull'orizzonte, pennelleggiava d'una bella
-tinta di arancio le nuvolette sparse pel cielo; s'indoravano al caldo
-raggio le punte delle antenne dei bastimenti, spiccavano i colori delle
-allegre bandiere sventolanti da poppa, l'onda palpitante di voluttà
-si colorava di sprazzi argentini; sgombre dal grigio vapore che le
-avvolgeva si disegnavano con netti contorni le cupole delle chiese
-e le guglie dei campanili, e le case, e le villette disseminate sui
-colli, finchè i fasci luminosi invadevano anche le strade più anguste
-portando dappertutto il movimento e la vita baldanzosa della giornata
-che comincia.
-
-Prima delle sette, il professore era già fuori dell'albergo e
-passeggiava su e giù per la piazza Banchi aspettando che l'ufficio
-dei signori Radice e Lupini si aprisse. Lo aspettava con impazienza, e
-nondimeno, quando vide le imposte spalancate, e un signore dalla faccia
-rubiconda (certo il signor Radice o il signor Lupini) dondolantesi
-sulle punte dei piedi nel vano della porta, coi due pollici nelle
-tasche del panciotto, col sigaro in bocca e col cappello in testa,
-dovette fare altri tre o quattro giri prima di trovare il coraggio
-necessario per presentarsi. Intanto alcuni individui, che al vestito
-parevano gente di mare, vennero a scambiar poche parole col mediatore.
-Poi si lasciarono con una stretta di mano, e il signor Radice, o
-Lupini che fosse, gettò via il sigaro, aperse la bocca a un lungo
-sbadiglio, stirò le braccia ed entrò nel suo banco. Il dottore
-Romualdo, pensando che fra coloro i quali si allontanavano poteva
-esservi anche il capitano Rodomiti e che con la sua esitanza egli aveva
-forse perduto l'opportunità di veder subito il misterioso personaggio,
-ruppe finalmente gli indugi, e affacciatosi all'uscio con la mano al
-berretto: — Di grazia — chiese — c'è qui il capitano Antonio Rodomiti?
-
-Il signor Radice (o Lupini), vista l'esotica figura del professore, ne
-fu esilarato, e, da quell'uomo faceto ch'egli era, prima di rispondere,
-guardò sotto alle sedie, sotto ai banchi e perfino dietro le imposte di
-un piccolo armadio infisso nella parete; poi disse con una risatina; —
-Non lo vedo.
-
-Sconcertato un po' da questo strano accoglimento, il Grolli ripensò con
-desiderio alla sua cattedra, al suo laboratorio chimico e alla graziosa
-formola _x (sen y)/(sen α)_; tuttavia rinnovò la domanda con altre
-parole: — Ma non viene qui il capitano Rodomiti?
-
-— Sicuro che viene, ma adesso non c'è.
-
-— E... scusi... a che ora posso...?
-
-Il professor Grolli non aveva finito la frase quando il signor Radice
-(o Lupini) scoppiò in una risata sonora. Gli è che l'ottimo sensale
-di noleggi coglieva finalmente il frutto della sua facezia di pochi
-minuti prima. Poichè sulla soglia dell'ufficio, dietro la personcina
-esile e smilza del professore, era comparso un colosso alto quasi due
-metri e grosso in proporzione, e questo colosso era precisamente il
-capitano Rodomiti che il signor Radice (o Lupini) aveva fatto le viste
-di cercare perfino negli scaffali d'un armadio.
-
-— Con permesso — disse il capitano, il quale a cagione della sua mole
-ciclopica non poteva entrare finchè il professore non gli cedesse il
-posto.
-
-Costui sentì a trenta centimetri sopra il suo capo la voce tonante
-del nuovo arrivato, si voltò, guardò in su, e vide in mezzo a una
-nuvola di fumo che usciva dal caminetto di una pipa, una bella testa
-caratteristica con la carnagione abbronzita, la barba folta, gli occhi
-azzurri e profondi e una cicatrice a sinistra della bocca.
-
-— Con permesso — ripetè il capitano, e il dottor Romualdo si tirò da
-parte più confuso che mai, mentre il signor Radice (o Lupini) rivoltosi
-al colosso gli disse: — Capitano, quel signore domanda di voi.
-
-Il capitano Rodomiti squadrò d'alto in basso il signore piccino, si
-tolse la pipa di bocca, mandò fuori un buffo di fumo e chiese: — È lei
-il professore Romualdo Grolli?
-
-— Appunto, sono io — rispose il professore, alzando gli occhi in su
-come se guardasse un campanile.
-
-— Lietissimo di far la sua conoscenza... Se non Le dispiace, potremo
-andare in luogo tranquillo... a pochi passi di qui... A rivederci
-allora — continuò il capitano, salutando con la mano il sensale di
-noleggi senza pronunziarne il nome, e lasciando così sospesa la grave
-questione se il personaggio faceto fosse il signor Radice o il signor
-Lupini. — Eccomi con lei — egli riprese quindi, abbassando lo sguardo
-sul Grolli.
-
-E i due uomini uscirono insieme sulla strada. Il professore, che durava
-non poca fatica a misurare il suo passo su quello del capitano, gli
-veniva a fianco senza parlare nella speranza che l'altro iniziasse
-il discorso. Dal canto suo il Rodomiti avrebbe preferito di essere
-interrogato; onde tacevano tutti e due, e tacendo si esaminavano a
-vicenda. Una grande disparità fisica non suol generare a prima vista
-una grande simpatia reciproca fra due individui. E fra il Rodomiti e il
-Grolli la disparità non poteva esser maggiore. Il primo, come si disse
-or ora, era veramente un bell'uomo, dalla fisonomia aperta e leale, ma
-il dottor Romualdo lo considerava dal punto di vista onde gli uomini
-troppo piccoli considerano gli uomini troppo grandi, e non poteva
-guardare senza una certa diffidenza quella figura torreggiante, quelle
-membra atletiche, il cui solo contatto pareva doverlo schiacciare.
-Ed egli velava questa diffidenza con la unzione, con la timidezza che
-sono proprie dei deboli quando si trovano al cospetto dei forti, e che
-spiacevano singolarmente al capitano Antonio, già poco favorevole al
-_topo di libreria_.
-
-Il Rodomiti si determinò a romper pel primo il silenzio. E lo fece alla
-marinaresca, senza preamboli. — Io vengo da Montevideo, signore.
-
-Quest'annunzio fu una rivelazione pel Grolli. Egli alzò gli occhi verso
-il suo interlocutore, poi li chinò a terra e un vivo rossore si stese
-su quella parte del suo volto che non era nascosta dalla barba o dai
-capelli.
-
-— Da Montevideo — egli soggiunse, come facendo eco alle parole del
-capitano.
-
-E cento memorie della fanciullezza si affacciarono alla sua mente, e
-un nome scancellato quasi dal suo cuore gli tornò sulle labbra. Pur
-sul punto di pronunziarlo si arrestò, come se pronunziandolo violasse
-un voto, fallisse a un dovere. E si contentò di fare una domanda
-indiretta:
-
-— È partito da un pezzo di là?
-
-— Da due mesi e mezzo.
-
-— E la cosa per la quale mi ha chiamato a Genova ha relazione con
-questo suo viaggio?
-
-— Senza dubbio — rispose il capitano, stanco di tutto questo armeggìo.
-— Ho un incarico della signora Elena Natali.
-
-L'incanto era rotto. Il nome che da anni e anni il professor Grolli non
-sentiva più menzionare d'intorno a sè tornava a ferirgli l'orecchio,
-e la persona che portava quel nome stava forse per aver di nuovo una
-parte nella sua vita.
-
-— Elena! — balbettò il professore, più commosso ch'egli non volesse
-parere. — Non le sarà già accaduta sventura?
-
-— Povera signora! Se ella ebbe colpe verso la sua famiglia, le ha certo
-espiate.
-
-— Sarebbe... morta?
-
-— Quando partii da Montevideo, ella viveva, ma pur troppo era ridotta
-agli estremi... Basta, ora vedrà una sua lettera.
-
-In quella, il capitano, invitando il dottor Romualdo a seguirlo, infilò
-un portone spalancato, salì un paio di scale, spinse una porticina
-ch'era solamente rabbattuta ed entrò insieme al suo compagno in un
-andito stretto e buio.
-
-— Sei tu, Tonino? — disse una voce femminile. E in pari tempo una donna
-di mezza età aperse un uscio laterale dando un po' di luce all'andito
-tenebroso.
-
-— Son io — rispose il capitano — È fatta la mia camera?
-
-— Sì, Tonino... Bada al fuoco... Mi raccomando, con quella pipa.
-
-Il capitano Antonio fece spallucce, e chiese: — La bimba?
-
-— Dorme ancora... Devo svegliarla?... Poni il piede su quella
-favilla... Abbi riguardo, Tonino.
-
-— Lasciala dormire — replicò il capitano, senza curarsi delle strane
-paure di sua sorella Teresa circa al fuoco. — Passi, passi.
-
-Queste ultime parole erano rivolte al dottore Romualdo, che venne
-introdotto in una camera modesta ma pulita, e fatto sedere davanti a un
-tavolino.
-
-Il Rodomiti offerse al suo ospite un sigaro che questi rifiutò, poi
-tolse dal cassetto un grosso piego suggellato.
-
-— Ebbi queste carte dalla signora Elena — egli soggiunse. — Si
-compiaccia di leggerle. Io la lascio solo, ma tornerò di qui a
-mezz'ora... Intanto son di là con mia sorella. Se le occorre qualche
-cosa, tiri il campanello.
-
-E uscì inchinandosi alquanto per non urtar col capo sull'architrave.
-
-— Fumerà anche lui — brontolava la signora Teresa nell'andito — sicuro,
-fumano tutti adesso, fumano perfino le donne.
-
-E il capitano replicava infastidito: — Sempre questa fissazione del
-fuoco.... Non fuma, non fuma.
-
-Poi si fece silenzio, e il dottore Romualdo aperse con mano tremante il
-piego misterioso che gli stava davanti. Insieme con altre carte ch'egli
-si riserbò di esaminare più tardi, c'era una lunga lettera scritta di
-mano femminile.
-
-
-
-
-IV.
-
-
-«Fratello mio, — diceva quell'epistola — sono quasi dodici anni dacchè,
-figlia disobbediente e cattiva sorella, io lasciai il tetto domestico,
-ove avrei dovuto confortare la vecchiezza del babbo ed essere per
-te una seconda madre. Una passione infelice mi acciecò. Seguii oltre
-l'Oceano l'uomo che mi aveva ammaliata, e dopo essere rimasta senza
-risposta a due lettere scritte a nostro padre, non volli ritentare la
-prova; considerai che tutta la mia famiglia avesse cessato di esistere
-per me. Ero superba, Romualdo; mi pareva di esser trattata in modo
-indegno, e il mio cuore s'indurì nel dispetto e nell'ostinazione. Per
-altro, da un'amica mia io ricevevo di tratto in tratto nuove di casa,
-e da lei seppi della morte di nostro padre. Piansi, mi strappai i
-capelli, mi accusai di avere con la mia condotta abbreviato i giorni
-di quegli a cui dovevo la vita, e scrissi a te, fratello mio, a te che
-avevo cullato tante volte su' miei ginocchi, a te cui avevo insegnato
-a balbettare le prime parole. Ma certo tu mi credevi una triste donna,
-e la voce della tua sorella non ebbe un'eco nel tuo cuore. Aspettai
-per mesi e mesi una tua lettera intenerendomi all'idea di riceverla,
-sperando di poter iniziar teco attraverso l'Oceano uno scambio di
-assidue corrispondenze. Io dicevo: egli mi racconterà i suoi studi, mi
-racconterà i suoi primi successi; perchè io ti sapevo pieno d'ingegno,
-e non dubitavo che saresti riuscito; mi racconterà i suoi primi amori,
-e quando amerà anche lui, oh allora, ne son certa, mi perdonerà... Ma
-la tua risposta non venne, e l'orgoglio mi vinse di nuovo, e mi chiusi
-nel mio silenzio, che durò fino adesso. L'amica che mi teneva informata
-delle cose della mia famiglia, o è morta anch'essa, o si stancò di
-scrivermi. È proprio vero, sai, quel proverbio: _lontan dagli occhi,
-lontan dal cuore_. Per anni ed anni non seppi nulla di te. A malgrado
-che vi sia una continua emigrazione dall'Italia a queste contrade, dal
-nostro paese non è mai capitato nessuno. Finalmente arrivò qui, or son
-dieci mesi, certo Zirlo, della Spezia, che non ti conosceva di persona,
-ma che ti aveva sentito nominare perchè un suo nipote aveva studiato in
-codesta Università. Avevi dunque seguìto la tua vocazione, eri divenuto
-professore. Lo dicevano sempre in casa, a vederti immerso nei libri,
-alieno dai divertimenti, dai chiassi. Ma io volevo notizie più precise,
-e ottenni che il signor Zirlo scrivesse al nipote a questo scopo,
-raccomandandogli però (vedi come il mio orgoglio fa sempre capolino)
-di non farti saper nulla dell'incarico ch'egli aveva avuto. Il giovane
-rispose diffusamente, parlando della stima di cui godi, della certezza
-che hai di succedere in un termine non troppo lungo al professore
-titolare, dalle tue abitudini ritiratissime, della gravità del tuo
-carattere. Benedetto ragazzo! Sempre misantropo, fin da fanciullo!
-Dal giorno in cui ebbi queste informazioni fui più tranquilla. Non ti
-scrissi però; mi bastava saperti vivo, sano, onorato. Pensavo bensì che
-ti avrei scritto se si avverava un mio presentimento.
-
-«Questo mio presentimento sta per avverarsi. Io avrò presto fornito
-il mio cammino nel mondo, o fratello, e oggi stesso il medico, ch'io
-supplicai di dirmi la verità, mi confessò che non ho più che otto
-o dieci giorni da vivere. Grazie al cielo, la mia energia non mi
-abbandona nemmeno in quest'ultima prova. Bensì mi abbandona il mio
-orgoglio, e ti mando un tenero addio e ti chiedo perdono di esserti
-stata una cattiva sorella come fui una cattiva figlia ai nostri
-genitori, e ti prego di cosa che confido non mi sarà negata da te.
-
-«Ascoltami. Non t'intratterrò sulle vicende di quest'ultimi anni. Ho
-profuso tesori d'affetto su chi forse non n'era degno, ma che importa
-quando si ama? Saprai a ogni modo ch'_egli_ mi aveva sposata pochi
-mesi dopo il nostro arrivo qui, nel momento in cui ci nacque il primo
-figliuolo. No, egli non era senza cuore; egli non voleva, dopo aver
-disonorata una donna, abbandonarla; ma le avversità esacerbarono il
-suo carattere naturalmente sospettoso, iracondo, e resero ben dura,
-ben difficile la vita al suo fianco. Peggio poi quando vennero a
-travagliarlo le sofferenze fisiche, e il suo corpo che pareva di
-granito andò via via dissolvendosi come la cera al fuoco. Rimasi
-vedova, povera, senz'appoggi, con tre bambini a cui provvedere. Non
-mi perdetti d'animo, lottai contro tutti gli ostacoli, non isdegnai
-nessuna onesta fatica, apersi un piccolo albergo ch'ebbe prospere
-sorti, e riuscii, io donna debole e già cagionevole di salute, a
-ricondurre un po' d'agiatezza nella mia casa. Ma la sventura aveva
-preso a perseguitarmi. La febbre gialla mi portò via due de' miei
-figli; non mi rimase che la mia Gilda, la mia ultima nata. Lo vedi,
-ha il nome di nostra madre. E intanto il male che mi rodeva da gran
-tempo le viscere fece progressi rapidi, spaventevoli; invecchiai
-in pochi mesi più che non avessi invecchiato in dieci anni. Vedendo
-nello specchio le mie guance smunte, il mio colorito terreo, i miei
-occhi appannati, io non mi feci illusioni sul mio stato; pur lavorai
-ugualmente, finchè potei reggermi in piedi. Da un mese non esco dalla
-mia camera, da due settimane non lascio il letto. Oggi, te lo dissi
-già, so che vivrò ancora pochi giorni. Oh non è triste morire, ma
-è triste non poter più rivedere i cari volti delle persone amate, è
-triste non poter risalutare una volta la patria. E, per una madre,
-è triste sovra ogni altra cosa il dover lasciare una bimba di non
-ancora quattr'anni, senza sapere chi veglierà sulla sua infanzia, chi
-formerà il suo cuore e la sua mente. Qui ci sono molti italiani, e
-non sarebbe impossibile di trovar fra essi qualche anima generosa, ma
-siamo in paesi ove gli uomini vengono e passano; dall'oggi al domani la
-fortuna può balzarli in qualche fattoria lontana centinaia e centinaia
-di miglia, sul margine d'una foresta vergine, a poche ore dagli
-accampamenti di popolazioni selvagge che anelano di vendicarsi di ciò
-che noi europei facciamo loro soffrire. Poi la sete del guadagno sciupa
-i migliori caratteri; non si parla d'altro, non si pensa ad altro.
-Sì, forse nelle tiepide sere, sotto l'imponente padiglione azzurro di
-questo cielo, stanchi dalle fatiche del giorno, si pensa talvolta al
-luogo che ci ha visti nascere, all'orizzonte che i nostri occhi hanno
-contemplato schiudendosi alla luce, alle voci che ci sono prime suonate
-all'orecchio. E queste memorie tristi e soavi sono ancora la maggior
-ricchezza morale che ci rimanga. Ma chi è nato qui di genitori europei
-è un esule che non può ricordarsi la patria. Poichè qui si è esuli
-sempre, anche quando ci si nasce... E tale sarebbe la condizione della
-mia Gilda, se ella restasse in America... O Romualdo, questo pensiero
-è più acerbo di tutti i miei dolori fisici! Aggiungi poi che il poco
-denaro ch'io posso lasciare a mia figlia, sufficiente per mantenerla
-alcuni anni in Europa, sarebbe qui esaurito in brevissimo tempo.
-
-«Presi un partito decisivo, confortatavi anche dal consiglio e dalle
-offerte di un amico onesto e leale, il capitano Antonio Rodomiti, il
-quale, dacchè io mi trovo a Montevideo, fu qui più volte col suo legno,
-e nel suo penultimo viaggio tenne a battesimo la Gilda. Vistami ora in
-tante angustie e già spacciata dai medici, egli ebbe compassione di me.
-Ecco ciò che risolsi. Rimandare in Europa la fanciulla, approfittando
-della partenza per Genova del suo padrino, il quale se ne incarica
-come d'una sua creatura e non vuole un centesimo di compenso, vendere
-tutto il poco che ho e formare un peculio che accompagni la mia Gilda
-e le permetta di non essere a carico di nessuno durante il tempo della
-sua educazione; finalmente nominar te, fratello mio, tutore di questa
-orfanella, e raccomandartela, e scongiurarti, quando tu non possa
-(nè io certo lo pretendo) tenerla in casa tua, di metterla a pensione
-presso gente fidata, e di invigilare sopra di lei sino al giorno in cui
-ella sarà in grado di provvedere a sè stessa. No, tu non mi negherai
-questa grazia. La mia Gilda non deve turbare la quiete dei tuoi studi,
-ella non deve essere per te un peso o un ostacolo se tu hai già una
-famiglia, o se stai per averla. Ma io morrò più tranquilla pensando
-che uno di casa mia la sovverrà di consiglio ov'ella ne abbia bisogno,
-accorrerà al suo letto ov'ella sia malata... e le parlerà qualche volta
-di nostra madre. Oh sì, di me non importa che tu le parli, Romualdo; io
-non le lascio esempi da imitare, ma conviene ch'ella onori la memoria
-di nostra madre, di quell'angiolo che ci abbandonò mentre tu eri
-fanciullo ed io entravo appena nell'adolescenza, di quell'angelo, che,
-se fosse vissuto, mi avrebbe forse guarita delle mie pazzie...
-
-«In questa lettera troverai alcuni documenti che potrebbero esserti
-necessari: il mio atto di matrimonio, l'atto di morte di mio marito, la
-fede di nascita della Gilda.
-
-«Il capitano Rodomiti ha tutta la somma ch'io ricavai dalla vendita di
-ciò che possedevo. Egli ne sa la cifra precisa, ed ha l'incarico di
-convertirla in moneta italiana e di consegnartela. Credo si tratterà
-di una decina di mila lire. Puoi fidarti ciecamente del capitano. Per
-me ho serbato solo quel tanto che può bastare pei pochi giorni che mi
-restano da vivere. Lo stesso Rodomiti portò seco anche una cassa con
-alcuni vestiti per la Gilda e quanta più biancheria ho potuto radunare.
-Ti mando infine un medaglione d'oro, che la mamma, morendo, mi pose al
-collo e che non mi ha mai abbandonata. È inutile ch'io lo porti meco
-sotterra. Tienlo per memoria della tua sorella? Te ne ricordi della tua
-sorella? Di quando amavi arrampicarti sulle mie spalle, e gettandomi
-le braccia intorno al collo, insistevi perchè ti portassi in giro per
-le stanze? O di quando, più tardi, già in via di diventare un dottore,
-sebbene così piccino, mi sgridavi perchè con le mie chiacchiere
-disturbavo le tue lezioni?... Chi l'avrebbe detto allora che, poco
-tempo dopo, l'Oceano ci avrebbe divisi per sempre?... Capricci dei
-destino!... Ah se potessi, prima di chiudere gli occhi, vederti in
-mezzo ai tuoi scolari!... Ma è inutile far castelli in aria.
-
-«Lascerò l'ordine che ti mandino una copia del mio atto di morte.
-Voglio che tu abbia tutte le carte in regola, che nessuno possa
-sollevare dubbi sulle tue facoltà di tutore.
-
-«Basta ormai, fratello mio, sono stanca, e le poche forze che mi
-rimangono ho bisogno di serbarle pel momento terribile del mio distacco
-dalla Gilda. Pochi giorni prima o pochi giorni dopo, tanto e tanto io
-debbo presto lasciarla, e per lei è certo meglio separarsi dalla sua
-mamma oggi, che assistere a una dolorosa agonia; ma non si ragiona
-sempre, e allorchè saremo all'ultimo bacio, ho paura che il cuore mi
-scoppi. Povera Gilda! La vedrai. È bella come un angioletto; è un po'
-viva, ma giudiziosa, buona, e mi vuol tanto bene. Oh ne vorrà anche a
-te, ne sono sicura... Le dissi che deve andar via per qualche giorno
-col capitano Rodomiti, e quantunque ella adesso strepiti e pianga,
-spero che finirà col rassegnarsi perchè il capitano ha saputo trovar la
-strada del suo cuoricino. E poi ella si affeziona ben presto a quelli
-che sono gentili con lei.
-
-«Addio, Romualdo. Sono in procinto di comparire davanti al Signore, e
-ho fede ch'egli mi perdonerà le mie colpe perchè ho molto sofferto.
-E tu pure mostra di perdonarmi accogliendo il tesoro che ti affido.
-Quando questo foglio giungerà nelle tue mani, io non sarò più tra i
-vivi, ma chi sa, forse in quell'istante la tua sorella ti sarà più
-vicina che non ti sia mai stata da undici anni a questa parte, forse,
-passandoti accanto, spirito leggero e fuggitivo, ella deporrà un bacio
-sulla tua fronte. Ancora una volta addio, Romualdo.
-
- «_La tua_ ELENA.»
-
-
-
-
-V.
-
-
-Il dottore lesse questa lettera tutta d'un fiato. Quando l'ebbe
-finita, egli si trovò in una condizione d'animo nuova per lui. Avvezzo
-a disciplinare i suoi sentimenti sotto l'impero della ragione, egli
-s'accorse che oggi essi si ribellavano al solito freno. Egli aveva un
-bel dirsi, che i legami di parentela, per intimi che siano, valgono
-ben poco senza i legami dell'anima creati dalla convivenza, dagli
-affetti, dai gusti comuni, aveva un bel dirsi che questa donna, di
-cui egli appena rammentava la fisonomia e con la quale per undici
-lunghi anni non s'era scambiato una riga, era per esso meno assai
-dell'ultimo fra i suoi studenti. Aveva un bel dirsi che, dimenticando
-i suoi doveri, Elena aveva perduto i suoi diritti e ch'ella non poteva
-turbare la vita raccolta e studiosa di lui gettandogli sulle spalle
-un cumulo di pensieri e d'inquietudini... Nonostante tutte queste
-savie considerazioni, egli si sentiva commosso come non era stato da
-un pezzo, si sentiva men fermo nel convincimento in cui era cresciuto
-circa ai torti di sua sorella, e per la prima volta nella sua vita
-dubitava di quella virtù arcigna che consiste nel soffocar le passioni
-e che nulla perdona agli altri perchè nulla comprende. Certo l'idea
-della povera Elena era stata ben singolare. Senza nemmeno sapere quali
-fossero le abitudini di suo fratello, senz'avere alcun dato preciso
-sul suo carattere, ella affidava a lui, morendo, la sua figliuola.
-E spediva questa bambina oltre all'Oceano, esponendola ai rischi e
-ai disagi di un lungo viaggio di mare, non preoccupandosi di ciò che
-sarebbe avvenuto s'egli non avesse accettato l'ufficio onde a lei
-piaceva di incaricarlo... Eppure, nella dolorosa situazione in cui ella
-si trovava, che altro avrebbe potuto fare? A chi altri rivolgersi? Non
-era egli il suo più stretto congiunto?
-
-Il professore Romualdo girava su e giù per la stanza, ora con le mani
-intrecciate dietro la schiena, ora gestendo, animatamente e cacciandosi
-su pel naso qualche presa abbondante di tabacco. Positivista come gran
-parte degli scienziati, egli non credeva ai viaggi fantastici d'oltre
-tomba; tuttavia le ultime parole della lettera gli ronzavano agli
-orecchi: _Forse in quell'istante tua sorella ti sarà più vicina che non
-ti sia stata da undici anni a questa parte, forse passandoti accanto,
-spirito leggero e fuggitivo, ella deporrà un bacio sulla tua fronte._
-
-— È permesso? — chiese dal di fuori una voce piena e sonora, ch'era
-impossibile prendere in isbaglio.
-
-Il Grolli trasalì. — Chi è?
-
-— Sono io, sono il capitano Rodomiti.
-
-E la poderosa persona del marinaio si affacciò alla soglia. Egli aveva
-sempre la sua pipa in bocca e la sua testa era circonfusa da una nuvola
-di fumo.
-
-— Se desidera ancora rimaner solo... se non ha letto tutte le carte che
-le ho lasciate — continuò il capitano, mostrandosi pronto a ritirarsi
-di nuovo.
-
-— No, no — disse il Grolli, e, vincendo la sua innata timidezza, fece
-qualche passo verso il suo interlocutore; quindi soggiunse senz'alzare
-gli occhi: — Ho letto, e innanzi tutto mi lasci dirle che Lei è un cuor
-generoso.
-
-— Basta — interruppe il colosso — non perdiamoci in complimenti. Noi
-uomini di mare, quando facciamo una cosa, crediamo di far ciò che
-c'impone il nostro dovere. La prego invece di accostarsi di nuovo al
-tavolino... Qui... s'accomodi.
-
-Così dicendo, depose la pipa in un angolo della stanza e si tolse di
-tasca un piccolo astuccio.
-
-La signora Teresa sospinse adagino l'uscio e cacciò la testa per lo
-spiraglio.
-
-— Che c'è? — gridò il capitano.
-
-— Niente... mi pareva di sentire odor di bruciato.
-
-Il capitano Rodomiti non potè a meno di lasciarsi sfuggire una vivace
-esclamazione marinaresca che pose in fuga la signora Teresa; poi chiuse
-l'uscio per di dentro e tornò dal professore Romualdo.
-
-— Questo — egli ripigliò, consegnandogli l'astuccio — è il medaglione
-che la signora Elena m'incaricò di portarle.
-
-Vi fu un momento di silenzio. Il dottor Grolli aveva aperto l'astuccio
-e stava contemplando quel gingillo che aveva attraversato due volte
-l'Oceano e che gli ricordava sua madre.
-
-— Ed ora — proseguì di lì a poco il capitano — non Le spiaccia
-esaminare questa nota. È scritta tutta di pugno della signora Natali,
-e contiene l'elenco delle monete da lei versate nelle mie mani il
-giorno della mia partenza. In tutto 2100 piastre d'argento, che io
-convertii qui in franchi 10,674 56, com'Ella vedrà su questo polizzino
-del cambiavalute. La somma è presso i signori Radice e Lupini, ove
-andremo a ritirarla più tardi. Lei è il tutore naturale e legittimo di
-sua nipote; dunque il danaro va pagato a Lei, ed Ella lo impiegherà
-nel modo che reputerà più sicuro e proficuo per la sua pupilla... Io
-non debbo e non voglio ingerirmene... Ma adesso, due parole schiette
-e leali fra noi... A giorni io parto per un lunghissimo viaggio...
-Vorrei lasciar Genova con la coscienza tranquilla circa all'avvenire
-della bambina... Anche noi lupi di mare siamo atti ad affezionarci a
-qualcheduno, e io ho preso a voler bene a questa figlioccia. Accampar
-diritti non posso: non ne ho; avevo degli obblighi e sto per esserne
-liberato... Ma con la franchezza del galantuomo che parla ad un altro
-galantuomo Le dico: l'ufficio che la signora Natali le assegna è grave,
-assai grave... Colto alla sprovveduta come fu, Ella non può averne
-ancora misurata tutta l'importanza... Se non si sentisse in grado
-d'incaricarsi della piccina, vedremmo insieme che cosa si potrà fare...
-Povera Gilda!... Ci pensi, ci pensi, signor professore.
-
-Il capitano era visibilmente commosso; egli si chinò a raccogliere la
-sua pipa, l'accese e risollevò intorno a sè una nuvola di fumo.
-
-— Capitano — esclamò il professore, che aveva ripreso i suoi giri per
-la stanza e che mal dissimulava la sua inquietudine, — prima di tutto,
-siamo ben sicuri che mia sorella sia morta?
-
-— Non c'è dubbio, signore. Ella era già all'ultimo stadio della
-consunzione... Questione di giorni, di ore forse... Il corpo era
-sfatto, signor professore, ma l'anima era sempre d'acciaio... Ho
-visto pochi uomini andare incontro alla morte come ci andava lei... Ha
-sorriso persino nel separarsi dalla Gilda.
-
-Il dottor Grolli abbassò il capo e stette muto alcuni secondi; poi
-disse: — Con la franchezza con cui mi ha interrogato, voglia pure
-rispondermi... Mia sorella manifestò mai il pensiero ch'io potessi
-sottrarmi al delicato incarico ch'ella mi affidava con la sua lettera?
-
-— No — rispose il Rodomiti, dopo aver riflettuto un istante. — Una sola
-volta, io medesimo, lo confesso, le feci intravedere la possibilità
-d'un suo rifiuto. Ella, che giaceva supina sul suo letto, si alzò
-faticosamente a sedere, e mi guardò sbigottita, ma la sua fisonomia non
-tardò a riprendere la sua espressione naturale. Mi tese la mano scarna,
-con queste parole che non dimenticherò mai: — In ogni caso, capitano,
-io mi fido di voi... la mia Gilda non sarà gettata sulla strada. — Può
-fidarsene, signora Natali — io risposi. — Lo sapevo — ella bisbigliò
-con un sorriso. E tutta racconsolata lasciò ricadere il capo sul
-guanciale.
-
-— Ebbene, capitano Rodomiti — proruppe il dottore, animandosi a un
-tratto — prima che su ogni altro, mia sorella aveva fatto assegnamento
-su me. Io non permetterò ch'ella vi abbia fatto assegnamento invano.
-
-Il capitano si levò la pipa di bocca e la tenne fra le dita sospesa
-all'altezza della spalla, poi fissò i suoi occhi in quelli del
-professore, che esprimevano una volontà ferma e risoluta, e gli tese la
-sua mano bruna e incallita.
-
-— Bravo, professore, Lei mi solleva da un gran pensiero... Mia sorella
-Teresa avrebbe tenuto volentieri la piccola Natali presso di sè, ma io
-non sarei stato appieno tranquillo. Teresa ha un cuor d'oro, ma è un
-po' corta, ha certe fissazioni strane e per troppa affezione si rende
-molesta... Bravo, professore... Io m'ero ingannato nel giudicarla...
-Sì, non glielo dissimulo, a prima vista io temevo che Lei avrebbe
-cercato ogni pretesto per isbarazzarsi di questa nipote che Le piomba
-addosso dall'America... Avevo sbagliato; tanto meglio... Oh per me,
-quando sbaglio, lo dico aperto... Venga di qua adesso, signor dottore.
-
-E, aperto l'uscio, invitò il Grolli a passare avanti.
-
-La signora Teresa, appena sentì lo scalpiccìo dei piedi nell'andito,
-uscì da una stanza e si avvicinò il fratello chiedendogli piano — Hai
-parlato?
-
-— Ho parlato, ma non se ne fa nulla. Il signor professore vuole la
-bimba per sè... E noi — egli si affrettò a soggiungere, vedendo ch'ella
-si disponeva a replicare — non possiamo fare alcuna obbiezione, perchè
-egli è nel suo pieno diritto.
-
-La donna, che aveva una gran soggezione del suo Tonino, com'ella
-chiamava il gigantesco fratello, non aperse bocca, e si limitò a
-congiunger le mani e a tentennare il capo con aria malcontenta. —
-È già vestita — ella disse poi, mettendo il piede sopra una favilla
-sprigionatasi dalla pipa del capitano e caduta sul pavimento.
-
-Sotto questi auspizi il professor Grolli fu presentato alla Gilda col
-vezzeggiativo di zio Aldo. La fanciulla era bruna, ricciuta, aveva due
-occhi color nocciuola pieni di vita e d'intelligenza, membra snelle,
-giuste, aggraziate, statura piuttosto alta per l'età sua. È forza
-riconoscere ch'ella mostrò di gradir poco la presentazione. Infatti,
-quando lo zio Aldo tentò di prenderla in braccio, ella si scontorse e
-si mise a strillare in modo che gli convenne deporla subito in terra,
-e quando lo zio Aldo, che aveva disimparato i baci da un pezzo, si
-chinò a baciarla, ella tornò a piangere al contatto della sua ispida
-barba. Onde il professore si perdette d'animo, e la signora Teresa
-dichiarò al fratello che mai e poi mai la Gilda si sarebbe acconciata
-ad andarsene con quel porcospino. Il capitano Rodomiti, vista la
-difficoltà della situazione, volle rimaner solo con la bimba, che lo
-chiamava abusivamente zio Tonino e che nei due mesi e mezzo passati
-a bordo della _Lisa_ non gli aveva disobbedito una sola volta; se la
-fece sedere sulle ginocchia, quindi se la portò sulla spalla destra
-tenendola ritta, tantochè ella potesse toccare il soffitto colle
-sue manine, la condusse in giro per la stanza in questa posizione
-eminente, le raccontò alcune storielle, e le promise di raccontargliene
-dell'altre la sera, purchè fosse buona e si lasciasse prendere in
-braccio e baciare dallo zio Aldo. Così quando la Gilda ricomparve
-insieme col capitano, ella era di umore assai più mansueto, e respinse
-meno violentemente le carezze abbastanza impacciate dello zio.
-
-
-
-
-VI.
-
-
-Il dì seguente, nelle prime ore del pomeriggio, fra i tanti _fiacres_
-che percorrevano le vie di Genova diretti alla stazione, ce n'era uno
-aggravato dal peso formidabile del capitano Rodomiti, e da quello assai
-più tenue del dottore Romualdo e della piccola Gilda. Il capitano
-dondolava la bimba sulle sue ginocchia cingendole con un braccio
-la personcina elegante, mentre con la mano che gli restava libera
-sosteneva la sua pipa di maiolica, da cui si alzava una colonna di
-fumo ancora più densa dell'ordinario. Quanto al professore, si sarebbe
-detto ch'egli studiava un problema di matematica. E invero, ciò ch'egli
-studiava in quel momento era per lui ben più difficile d'un problema di
-matematica. Si trattava di apprendere l'arte di addomesticare la Gilda
-Natali come il capitano era riuscito ad addomesticarla, e l'occhio
-del Grolli passava dal Rodomiti alla fanciulla e dalla fanciulla
-al Rodomiti, tentando di coglier la formula d'una situazione così
-delicata. Ahimè, nè la geometria superiore, nè l'algebra offrivano
-la soluzione dell'arduo quesito; e il libro dei logaritmi saputo a
-memoria giovava assai meno allo scopo di quello che non gioverebbe
-il libretto dell'_Attila_ a far comprendere la questione d'Oriente.
-Onde il professore sudava freddo pensando che, una volta salito in
-ferrovia, egli si sarebbe trovato alle prese con difficoltà assai
-maggiori di quelle incontrate fino allora nella sua vita tutta studio
-e raccoglimento. Dal canto suo il capitano pareva molto più occupato
-della bambina che di colui il quale doveva succedergli nell'averne
-cura. Egli ravvolgeva le dita nei folti e ricciuti capelli di lei, le
-sfiorava carezzevolmente col dorso della mano la guancia, e la guardava
-con occhi inteneriti attraverso le nuvole di fumo svolgentisi intorno
-alla sua pipa. Dinnanzi a un confettiere, egli fece fermar la carrozza.
-Scese con la Gilda, entrò nel negozio e comprò alcuni frutti canditi,
-ne diede uno alla bimba e affidò gli altri al professore perchè li
-portasse seco in vagone e li distribuisse con parsimonia alla sua
-compagna nei momenti scabrosi. Alla stazione il capitano s'incaricò
-egli stesso di consegnare il bagaglio della fanciulla; poi scelse pei
-due viaggiatori una buona carrozza di seconda classe ancora vuota,
-ve li fece salire e, ritto dinnanzi allo sportello con un piede sul
-montatoio, formò un argine insuperabile a tutti quelli che avrebbero
-voluto entrare nel compartimento. Quando lo sportello fu chiuso dal
-conduttore, il Rodomiti mise sul montatoio anche l'altro piede e
-introducendo la testa nel vano del finestrino continuò a mantenersi
-in comunicazione col professore e con la Gilda, sulla cui fronte
-principiavano ad addensarsi certe grosse nubi foriere della tempesta.
-Infine, allorchè la parola _pronti_ fu ripetuta da un capo all'altro
-del convoglio e la macchina mise il suo fischio, egli baciò di nuovo la
-bambina, strinse vigorosamente la mano del Grolli, e calatosi a terra,
-se ne stette immobile a veder sfilarsi davanti i vagoni. Quando avrebbe
-riabbracciato la sua figlioccia? S'era avvezzo ormai alla compagnia
-della gentile creatura, per quasi tre mesi l'aveva avuta ai fianchi
-a tutte le ore, l'aveva tenuta a dormire nella sua cabina, l'aveva
-addomesticata allo spettacolo del mare in tempesta, del cielo scuro e
-iracondo, s'era avvezzato a vestirla, a spogliarla, a metterla a letto,
-e adesso gli toccava lasciarla forse per sempre. — A rivederci tra
-qualche anno — egli aveva detto nell'accommiatarsi dal professore; ma
-chi sa che cosa sarebbe accaduto fra qualche anno? Intanto fra pochi
-giorni egli salpava per le Indie, e la Gilda avrebbe un bel chiamare lo
-_zio Tonino_!
-
-Con questi pensieri lo _zio Tonino_ si allontanava dalla stazione, e
-fosse il fumo della pipa o altro che gli dèsse molestia, fatto si è
-ch'egli dovette passarsi più volte la manica del vestito sugli occhi.
-
-Mentre il capitano Rodomiti si affannava nelle angustie dell'avvenire,
-il professore Romualdo era in mezzo alle tribolazioni del presente.
-Fino all'ultimo momento la Gilda era fissa nell'idea che lo _zio
-Tonino_ sarebbe partito con lei, e aveva creduto ch'egli scherzasse
-dicendole il contrario. Ma quando il convoglio si mise in moto, ed ella
-vide che il capitano restava davvero alla stazione, non ebbe ritegno
-alcuno nell'urlare e nel piangere. Il meschino professore non sapeva
-più a che santi votarsi, e girava intorno certi occhi smarriti come se
-dovesse capitargli un aiuto di sotto i sedili. Invano ricorreva alle
-preghiere, alle minacce, alle frutta candite lasciategli dal capitano;
-preghiere e minacce non valevano a nulla, e le frutta candite venivano
-dalla terribile Gilda tramutate in proiettili ch'ella slanciava a tutti
-gli angoli della carrozza. Ah se il nostro Romualdo avesse potuto dire
-al macchinista come si dice a un cocchiere — _Torniamo indietro!_ —
-Se avesse potuto almeno riconsigliarsi col capitano Rodomiti, prender
-da lui una nuova lezione sul _modus tenendi_ con questa indomabile
-nipote! Doveva proprio capitare a lui! A lui che non dimandava se non
-che di vivere tranquillo in mezzo alle equazioni di terzo grado e alle
-storte del suo laboratorio! Così si giunse alla prima stazione, ed il
-professore stava raccogliendo da terra gli avanzi della battaglia,
-quando lo sportello si spalancò e il conduttore introdusse nella
-carrozza una famiglia di sei persone, che vennero ad occupare tutti i
-posti disponibili. Il professore, colto di sorpresa, ebbe appena tempo
-di mettersi ritto e di tirar da una parte la recalcitrante fanciulla,
-ma non potè impedire ad una grossa e rispettabile matrona di sedersi
-sopra un _mandarino_, il quale scoppiò come una granata e abbellì di
-non previsti ornamenti il vestito della signora. Onde i richiami e le
-lagnanze dei compagni di viaggio vennero ad aggiungersi alle altre
-allegrezze dell'infelicissimo Grolli. In quanto alla Gilda, seppure
-di tratto in tratto ella si distraeva guardando fuori della finestra
-gli alberi e le case, questi lucidi intervalli duravano poco, e
-ogni pretesto bastava a rimetterla sul piede di guerra. Allora le si
-manifestavano tutti i bisogni fisici e morali del mondo. Pareva aver
-più sete dei Crociati sotto Gerusalemme, più fame dei figli del conte
-Ugolino, più necessità di locomozione di un condannato da dieci anni al
-carcere cellulare. Quando poi, nelle brevi fermate, il povero Romualdo
-chiamava il caffettiere della stazione per offrire alla bisbetica
-sua pupilla una limonata o una cialda, o quando egli le proponeva di
-condurla a far quattro passi sotto la tettoia, ella rispondeva con
-uno sdegnoso rifiuto, salvo a ridomandare, appena il convoglio era
-in movimento, ciò che ormai non poteva più ottenere. Intanto alle
-varie stazioni qualche viaggiatore scendeva, qualche altro saliva, e
-la compagnia andava mutandosi continuamente. Ma per quante mutazioni
-accadessero, il professore non vedeva intorno a sè che volti ostili,
-non sentiva che un mormorio poco lusinghiero per lui. La bimba destava
-affetti diversi a seconda dell'indole più o meno tollerante, più o meno
-amorevole dei passeggeri, ma l'esotico personaggio che la accompagnava
-non riusciva simpatico a nessuno. Chi lo trovava troppo severo e chi
-troppo indulgente; ma tutti convenivano nell'attribuire a lui solo
-l'inquietudine della piccina. E se il professore tentava di conciliarsi
-il gruppo delle anime pietose con qualche carezza alla Gilda, egli
-vedeva oscurarsi maggiormente i volti delle persone rigide e gravi,
-e, se in omaggio a queste accennava, a voler inaugurare un regime di
-repressione, i viaggiatori di pasta molle sembravano voler mangiarlo
-cogli occhi.
-
-Persino un uomo serio, calvo, impettito, che per lungo tempo aveva
-conservato la più stretta neutralità, ad un certo punto, ritirando un
-lembo del suo soprabito su cui la fanciulla aveva creduto opportuno
-di mettere i piedi, sentenziò gravemente: — Quando non si sa tenere i
-bimbi, si lasciano a casa.
-
-Già! Come se il professore si trovasse a sì mal partito per sua propria
-elezione.
-
-Sull'imbrunire, la Gilda prese sonno, e vi fu un po' di tregua. Il
-riposo del corpo ridonò la serenità anche all'espressione del viso
-della fanciulla. Il demonio era cambiato in cherubino.
-
-— Ma se è un angiolo... Basta guardarla — disse con voce commossa una
-signora sentimentale, rivolgendosi al marito.
-
-— A rivederci quando si sveglia.
-
-— Che?... Coi bimbi è questione di tatto... Me ne intendo, io...
-
-— Quel signore deve intendersene pochino...
-
-— Quello non è un uomo, è un orso... È bella davvero la bimba, sai...
-Che capelli! Con quei ricciolini intorno alla fronte.... E quella
-manina che le penzola da un lato... Cara... Se ci fosse uno scultore...
-Oh! Ma tira del vento... Signore, dico... signore!
-
-Il Grolli stentò molto ad accorgersi che questo appello era indirizzato
-a lui.
-
-Quando ne fu sicuro, volse gli occhi da quella parte, ripose in tasca
-frettolosamente un fazzoletto turchino col quale si era asciugato
-la fronte, e stette immobile ad attendere i responsi della nuova
-interlocutrice.
-
-— Scusi, sa, non potrebbe chiuder la finestra? La bimba è tutta
-sudata... Si fa così presto a buscarsi un malanno!
-
-E il professore, arrossendo di non averci pensato lui, si affrettò a
-seguire il consiglio della persona prudente.
-
-Certo, se il professore fosse stato espansivo, se avesse spiegato la
-vera condizione delle cose, e come si trovasse lì in quel momento con
-quella bambina al fianco, egli avrebbe disarmato in parte i giudizi
-sfavorevoli sul conto suo. Ma il Grolli non era uomo da perdersi in
-chiacchiere, e aveva già fatto uno sforzo superiore ai suoi mezzi
-rispondendo con monosillabi alle domande che gli erano rivolte.
-Estenuato dalla fatica, egli non si curava punto di modificare
-l'opinione pubblica a suo riguardo; pensassero ciò che loro piaceva,
-in quanto a lui desiderava una cosa sola: che la sua tumultuosa nipote
-dormisse almeno ventiquattr'ore, tanto da permettergli di riprender
-fiato. In verità, pel momento, egli non sapeva se augurarsi o temere la
-fine del viaggio. Egli avrebbe ben volentieri portata di peso la Gilda
-sulle sue braccia dal vagone fino ad un _fiacre_, pur ch'ella non si
-fosse destata, ma era sperabile ch'ella avesse un sonno così profondo?
-E chi sa che strepito allo svegliarsi!... All'idea di attraversare la
-stazione in compagnia di una bimba strillante, gli venivano i brividi
-della febbre.
-
-Prima che finisse il viaggio, la Gilda si risentì più volte mostrando
-chiaramente che il riposo poteva ristorare le sue membra, ma non
-acquetava punto i suoi umori ribelli. Al momento di scendere, per
-buona ventura ella dormiva. Il professore, con un impeto disperato,
-la prese in collo, saltò già dalla carrozza, e tenendo i biglietti
-della ferrovia fra i denti, l'ombrello nella posizione d'un fucila a
-_spall'arm_, e la sacchetta infilata all'ombrello in modo che venisse
-a battergli sulla schiena, si avviò di corsa verso l'uscita della
-stazione.
-
-Pure il suo eroismo poco gli valse; chè la piccina aperse gli occhi
-mentre ch'egli era ancora sotto la tettoia, e si mise a strillare e ad
-agitare braccia e gambe come un'ossessa. E quasi lo facesse apposta,
-strillò e si dimenò più che mai davanti a due studenti dell'Università,
-i quali erano venuti lì ad aspettare qualcheduno, e senza questo
-strepito non si sarebbero forse nemmeno accorti del passaggio del
-dottor Romualdo.
-
-— Guarda — gridarono i giovinetti ad una voce. — Il professor Grolli!
-
-— Santo cielo! — soggiunse l'uno dei due. — Pare abbia rubato una
-bimba... Come corre!
-
-— E l'altra, come strilla!
-
-— Buona sera, signor professore — gridò il primo, ch'era anche il più
-birichino.
-
-Il signor professore si lasciò scappare un grugnito e tirò innanzi
-nella sua via. Appena fuori della stazione, entrò in una carrozza
-ch'era già occupata e dovette scenderne; poi salì in un'altra, ne
-chiuse lo sportello, ne abbassò le cortine, e ordinò al cocchiere di
-condurlo quanto più presto potesse alla sua abitazione.
-
-Il cocchiere frustò il cavallo; le grida della fanciulla si dileguarono
-in lontananza.
-
-Gli studenti si guardarono in faccia e proruppero in un riso
-sgangherato.
-
-— Il ratto di Proserpina — osservò uno d'essi. E declamò il famoso
-sonetto:
-
-_Diè un alto strido, gittò i fiori, e volta_, ecc., ecc., ecc.
-
-
-
-
-VII.
-
-
-La mattina del memorabile telegramma, la signora Dorotea, dopo esser
-risalita al suo quarto piano, sentì il bisogno di ridiscenderne ancora
-e di visitare parecchie conoscenti, nel cui animo poter versare le sue
-pene. A ciascuna di queste dilettissime amiche ella narrò in segreto
-la cosa, e a ciascuna raccomandò di non far chiacchiere, come aveva
-raccomandato prima alla portinaia. In questo suo viaggio circolare ella
-raccolse i più disparati consigli, e tornò a casa che aveva il capo
-come un cestone. Chi le aveva detto bianco e chi nero, chi le aveva
-suggerito di aprir subito le ostilità, e chi di temporeggiare. I varii
-partiti battagliavano fieramente nel cuore della signora Dorotea, e
-nel suo turbamento ella lasciava scivolar più spesso del consueto la
-sua mantellina giù dalle spalle, e discorreva da sè sola con grande
-meraviglia di quanti la incontravano per via. — Sì, farò conto di
-non aver nemmeno ricevuto il dispaccio. — No, starò a vedere... — Che
-sconvenienza! — Se fosse sua figlia! — È impossibile. — Si tratterà di
-una notte...
-
-Alla lunga, prevalsero le idee più miti. C'era poi ragione di prender
-le cose sulla punta della spada? Era giusto di non far trovare un
-brodo ed un letto pronto ad una creaturina di quattr'anni, che sarebbe
-mezza morta di fame e di stanchezza? La signora Dorotea ripensò a
-trent'anni addietro, quando per due settimane ella pure aveva sorriso
-a una piccola cuna rimasta vuota, ahi, troppo presto; ella ripensò
-all'amore che il suo defunto Agesilao portava ai fanciulli, onde,
-nei giorni di festa, amava recarsi a passeggiare ai giardini ed era
-lieto dell'allegria dei monelli, che, a sciami, gli volteggiavano
-intorno. Ottimo Agesilao! Quando non parlava alla moglie d'iscrizioni
-ipotecarie, le parlava di bimbi, e le diceva ch'ella era una buona a
-nulla perchè non gliene aveva riempito la casa. — Agesilao, Agesilao
-— ammoniva la savia femmina — hai quattro lire al giorno e si campa a
-fatica noi due; prega il cielo piuttosto che la famiglia rimanga lì.
-— Ma Agesilao non mutava opinione... Ah! ottimo funzionario, ottimo
-marito! Nessuno saprà tener come lui il protocollo di un ufficio
-d'ipoteche, nessuno colmerà il vuoto da lui lasciato nel cuore della
-signora Dorotea... E adesso, dopo più di tre lustri dacchè egli
-riposava nel cimitero, la sua onesta figura riusciva ancora a calmare
-gli sdegni della nervosa vedovella.
-
-— Bah! — concluse la signora Dorotea — sarà per una notte.
-
-Fatta questa consolante riflessione, la signora Salsiccini ordinò alla
-serva, che era una ragazza mezzo idiota del contado, di preparare
-su quattro seggiole accostate le une alle altre un letticciuolo per
-l'ospite sconosciuta, nel luogo di sbarazzo attiguo alla camera del
-dottor Romualdo; quindi estrasse dalla credenza un vasetto di conserva
-Liebig, si recò in cucina, e pose opera alla preparazione di un brodo
-sostanzioso, nel quale fece bollire un pugno di paste di Napoli. I
-gatti _Mao_ e _Meo_, non usi a veder due volte in un giorno la pentola
-al fuoco, alzarono ripetutamente il muso in tono interrogativo, e
-vennero a fregarsi alle vesti della loro padrona, distraendola dal suo
-delicato ufficio con qualche discapito del brodo, che prese un leggiero
-odor di bruciato.
-
-La signora Dorotea, poichè una debolezza ne tira dietro un'altra,
-considerò che anche il professore poteva aver bisogno di qualche
-cosa; e mandò in segretezza a prendere un quintino di vino bianco e
-un'oncia di formaggio stracchino che dispose acconciamente sopra la
-tavola apparecchiata. Dopo di ciò lasciò andar a letto la serva, la
-cui presenza era affatto inutile, e stette ad aspettar l'arrivo della
-corsa.
-
-La prima impressione della signora Dorotea, allorchè le comparve
-davanti il suo pigionale con la Gilda in braccio, fu l'impressione
-medesima provata dai due studenti: che questa bimba egli l'avesse
-rubata. Certo l'idea stravagante non poteva aver presa in lei, come non
-l'aveva avuta nei due giovinotti; ma essa bastò ad esacerbarla di nuovo
-e a farle assumere un aspetto cupo e sospettoso.
-
-E appena il professore ebbe deposto in terra il suo fardello, ella
-cominciò: — Mi spiegherà, poi...
-
-— Non ho tempo, non ho tempo — rispose il nostro Romualdo, afferrando
-pel vestito la sua pupilla, che manifestava una gran voglia di
-rotolarsi sul pavimento.
-
-Allora la signora Dorotea precedette in silenzio nel salottino i nuovi
-arrivati, depose la candela sulla tavola, ove c'era la minestra già
-scodellata, e si avviò verso l'uscio con dignità di regina.
-
-— Il letto è fatto — ella disse senza voltarsi, quando fu sulla soglia.
-Indi si dileguò.
-
-Ma innanzi che passassero cinque minuti, i suoi migliori istinti
-l'avevano ricondotta in salotto, ove il professore continuava a
-dibattersi in mezzo a smisurate difficoltà.
-
-— Si può dar di peggio? — gridò entrando la signora Dorotea, che voleva
-dissimulare la sua condiscendenza con le apparenze della severità. — Si
-può dar di peggio? Non finirà mai questa musica?
-
-— Ma se non c'è caso di farla mangiare — esclamò il professore desolato.
-
-— Madonna mia! Come vuol che mangi se non le mette un paio di guanciali
-sulla sedia tantochè ella arrivi alla tavola?... Così... andiamo... Su,
-bimba, sta' composta... Già capisco.. il cucchiaio è troppo grande per
-la tua manina... Proviamo in questa maniera... Oh, va bene adesso... È
-buona la pappa, non è vero?... Come ti chiami?
-
-— Gilda — rispose la fanciulla tra un boccone e l'altro.
-
-Il dottore Romualdo guardò la sua padrona di casa con l'espressione
-della più grande maraviglia.
-
-— Che ha, professore?... Gilda? Un bel nome, cara... Via, professore...
-non se ne stia lì impalato... Faccia qualche cosa... Annodi il
-tovagliolo intorno al collo della piccina... Oh, ma non sa far nemmen
-questo! E dicono che Lei è un brav'uomo... In questo modo si fa... E se
-è lecito — chiese la signora Dorotea, mentre dava l'ultima cucchiaiata
-alla Gilda — quando vengono a prenderla?
-
-— A prender chi?
-
-— La bimba...
-
-— Nessuno deve venirla a prendere!
-
-— Come!... Vuol tenerla seco?
-
-— Per ora, almeno... È mia nipote.
-
-— Uhm! — borbottò la signora Dorotea, deponendo il cucchiaio sul piatto
-e slacciando lentamente il tovagliolo della fanciulla. — In ogni caso
-cercherà un altro quartiere...
-
-— Signora Dorotea, dopo tanti anni... Credevo che ci si potesse
-accomodare, beninteso facendo altri patti.
-
-— Son vecchia, io, ho bisogno della mia quiete... Se avessi potuto
-immaginarmi che a Lei capitavano le nipoti dalle nuvole, si figuri se
-Le avrei appigionato le stanze... Basta, basta, l'aiuterò io stessa
-a trovarsi un appartamento che Le convenga... Lei è un dotto... per
-queste cose, si sa, non è fatto... Ma pensi intanto a coricar quella
-creatura. Non vede che non si regge più dal sonno?... Oh, se non c'ero
-io, la cadeva proprio dalla sedia... E vuol tenersi le nipoti in casa,
-Lei?... Qua, qua, piccina... Chiude già gli occhi... Orsù, per questa
-sera gliela metterò in letto io... Per questa sera, ben inteso... Ci
-preceda Lei, con la candela... Così...
-
-La signora Dorotea portò la Gilda nella camera che le era destinata,
-e si accinse a svestirla. — E la non ha nemmeno uno straccio di suo? —
-ella domandò, guardandosi attorno.
-
-A questa interrogazione il professore si picchiò la fronte, poi
-si frugò nel taschino del panciotto, e ne estrasse la ricevuta del
-bagaglio.
-
-— Si è dimenticato di ritirare i bauli?... Era da immaginarselo... Che
-vuol fare, adesso?... Bisogna aspettare fino a domattina... Dia qui la
-ricevuta... Intanto le lasceremo la biancheria che ha in dosso... Come
-dorme!... Scommetto che tirerà innanzi così per dodici ore...
-
-— Grazie, signora Dorotea — si arrischiò a dire il professore.
-
-— Non mi ringrazi — saltò su la vedova. — Se non fosse stato che per
-Lei... Mi faceva compassione questa innocente... Sua nipote o no, ella
-non ne ha colpa...
-
-— Ma, signora Dorotea, che cosa crede?
-
-— Io?... Non credo nulla, io... Del resto, son ciarle inutili. Sulla
-sua scrivania troverà una lettera e un giornale arrivati durante la sua
-assenza... Buona notte.
-
-Il dottor Romualdo rimase solo con la Gilda, che dormiva tranquilla
-nel suo letticciolo. Ella aveva passato un braccio bianco e tornito
-sotto la testa ricciuta; il suo piccolo petto si alzava e abbassava
-alternamente con un moto regolare; il suo lieve respiro si sentiva
-appena nella camera; le sue guance si erano tinte del più bel colore di
-rosa!
-
-— Ma! — sospirò il professor Grolli, prendendo il lume e allontanandosi
-in punta di piedi. — Se fosse stata così in ferrovia!
-
-Rientrato nella sua stanza, il professore trovò sotto un calcafogli il
-giornale e la lettera di cui gli aveva parlato la signora Dorotea. Mise
-da parte il giornale senza lacerarne nemmeno la fascia, e prese invece
-in mano la lettera, che portava una infinità di bolli postali e veniva
-da Montevideo. Romualdo sentì una trafittura al cuore. Aperse la busta,
-spiegò il foglio e guardò la firma che gli riuscì affatto nuova. Erano
-poche righe in italiano, concepite così:
-
- «_Egregio signore_,
-
-«In omaggio alle ultime volontà della signora Elena Natali di b. m.,
-adempio al penoso ufficio di trasmettere a V. S. una copia dell'atto
-di decesso della detta signora. Quantunque la morte sia avvenuta da
-parecchi giorni, questa copia non potè aversi che oggi.
-
-«Con stima, ecc., ecc.»
-
-Il documento a cui questa lettera accennava era scritto in lingua
-spagnuola, e le firme delle autorità locali erano autenticate dal
-console italiano a Montevideo.
-
-Per anni ed anni il dottor Romualdo, immerso nei suoi studi, non aveva
-mai rivolto il pensiero a questa sorella, che, mentr'egli era ancora
-fanciullo, era fuggita oltre l'Oceano. Essa era estinta per lui. Per
-la prima e per l'ultima volta durante questo lungo periodo egli ne
-aveva, tre giorni addietro, rivisto i caratteri. Ella gli scriveva che
-stava per morire, e morendo gli affidava sua figlia. La fredda lettera
-ch'era adesso aperta dinnanzi a lui, vergata da mano estrania, non
-poteva nè ferirlo in un affetto vivo, nè destargli alcuna sorpresa.
-Eppure, singolare a dirsi, il Grolli ne fu commosso più ancora che non
-fosse stato dalla lunga epistola di sua sorella. Ogni dubbio oramai era
-tolto; Elena non respirava più. C'era oramai tra loro due un abisso
-più profondo, uno spazio più vasto di tutto l'Atlantico. Sventurata
-Elena! Per quanto, rivolgendo indietro lo sguardo, egli cercasse di
-raffigurarsene la fisonomia, non gli riusciva di arrestarne l'immagine;
-sapeva solo ch'ella era stata assai bella e assai infelice.
-
-Il professore tentò distrarsi, gettò gli occhi sulla Memoria che aveva
-interrotta al momento della sua partenza per Genova, e fece tutto il
-possibile per convincersi di nuovo che la formula _x=(sen y)(sen α)_
-era un amore di formula. Ma non vi riuscì. Fra una lettera e l'altra si
-cacciava l'insolita e mesta visione d'un cimitero di là dall'Oceano,
-ove sotto un'umile croce, non rallegrata da fiori, non consolata da
-pianto, dormiva una creatura del suo sangue.
-
-Si accostò pian piano all'uscio che metteva al camerino della piccola
-Gilda, e tese l'orecchio. Silenzio profondo. Nulla turbava i sonni
-dell'orfanella, di cui egli doveva essere oramai la difesa e la guida.
-
-
-
-
-VIII.
-
-
-Se la nipote dormiva, lo zio invece andava rivoltandosi nelle coltri
-senza pigliar sonno. Da tutte le parti vedeva la via seminata di
-triboli e di difficoltà senza fine. Agli impicci gravissimi che gli
-avrebbe recati la fanciulla s'aggiungevano quelli del dover cercarsi un
-altro nido, e abbandonare il laboratorio ov'egli aveva con tanto amore
-fatti costruire i suoi fornelli e collocate le sue storte sui ruderi di
-una vecchia cucina caduta in disuso. Oh poveri i suoi studi, poveri i
-suoi esperimenti! Quando mai avrebbe trovata la calma così necessaria
-al pensiero? Quando avrebbe trovato la sicurezza di mano e la serenità
-di spirito indispensabili a misurare le dosi degli acidi e dei sali che
-dovevano combinarsi insieme sotto i suoi occhi? Ahimè! Ahimè! Romualdo
-Grolli, l'uomo di scienza, il futuro titolare della Cattedra di
-matematica d'una cospicua Università, era bell'e spacciato. Non restava
-più che un Romualdo Grolli tutore di una pupilla bisbetica, una specie
-di Belisario vagante per la città alla ricerca di camere ammobiliate.
-
-Tormentato da questi pensieri che non gli lasciavano trovar requie,
-il dottor Romualdo si alzò per tempissimo, e appena infilati i calzoni
-entrò nel suo laboratorio, sospinse l'usciuolo della cameretta attigua
-e cacciò la testa attraverso lo spiraglio per veder se la Gilda dormiva
-ancora. E la Gilda dormiva infatti, e i primi raggi del sole, entrando
-nella stanza tra le stecche delle persiane, venivano a lambire un suo
-piedino di rosa che spuntava da un lembo della coperta.
-
-Mentre il dottore contemplava questo spettacolo nuovo per lui, l'uscio
-che dal luogo di sbarazzo metteva al cosidetto salotto da ricevimento
-si aperse adagino e si richiuse in gran fretta. Non così però, che
-il dottor Romualdo non ravvisasse la persona che lo aveva aperto e
-richiuso. Quella persona non era nè più nè meno che la signora Dorotea.
-Sebbene il Grolli fosse quasi certo di ciò, volle togliersi ogni
-dubbio, attraversò lo stanzino e fu tosto nel salotto, ove colse la sua
-padrona di casa in piena ritirata.
-
-La signora Dorotea aveva una veste sciolta, il viso cosparso di cipria,
-le rade ciocche dei capelli involte in ricciolini di carta. In questo
-abbigliamento affatto mattiniero, la signora Dorotea non aveva la più
-lontana rassomiglianza con la Venere dei Medici.
-
-— Signora Dorotea! — esclamò il professore.
-
-La buona donna sentì il bisogno di spiegare il suo apparente
-spionaggio, e stringendosi con la mano la veste sul petto, si voltò
-verso il suo inquilino.
-
-— Ero venuta a vedere se la bimba dormiva ancora — ella disse.
-
-Il dottor Romualdo, visto l'atto pudico della signora Dorotea, stimò
-opportuno di passare nell'occhiello il bottone della camicia; quindi
-rispose: — Sì, dorme ancora.
-
-La signora Salsiccini tentennò il capo, e parve voler cominciare una
-frase che finisse con una interiezione. Si appigliò invece ad un punto
-interrogativo. — Dunque la fanciulla è sua nipote?
-
-— Già... mia nipote — replicò il professore, dopo un momento di
-distrazione.
-
-— Curiosa! Non sapevo che il professore avesse fratelli.
-
-Le guance del nostro Romualdo si colorarono vivamente. — Avevo una
-sorella, che è morta — egli disse con uno sforzo.
-
-— E il padre della bimba?
-
-— Morto anche lui!
-
-— Povera creatura! — esclamò la signora Dorotea, congiungendo le mani
-e abbandonando quindi l'atteggiamento verecondo che correggeva il
-disordine della sua _toilette_.
-
-Il dottor Romualdo guardò pudicamente da un'altra parte e sospirò: — Ma!
-
-— Creda pure — riprese la signora Dorotea, e non pareva più la
-medesima donna che il giorno prima s'era mostrata tanto inviperita
-col suo pigionale — creda pure, signor professore, se fossi più
-giovane, se avessi un quartiere meno ristretto, vorrei continuare ad
-alloggiarli io, vorrei attendere io alla bambina. Ma come si fa?... È
-impossibile... proprio impossibile.
-
-Il professore chinò la testa con aria rassegnata.
-
-— Intanto non si dia fretta — seguitò l'altra — c'è tempo... Penseremo
-insieme... vedremo... Ho qualche cosa in vista... E adesso non si
-affanni per la fanciulla... vada nel suo studio, Lei... starò attenta
-io stessa quando si sveglia... la vestirò io...
-
-A questo punto la signora Dorotea si accorse che le conveniva
-principiare col vestir sè medesima, e scomparve prima che il professore
-potesse ringraziarla.
-
-Il professore seguì il consiglio della sua padrona di casa, e tornò
-nella sua camera alquanto rinfrancato. E invero per pochi minuti egli
-riuscì ad immergersi nelle sue formule, e vide con soddisfazione gli
-_a + b_ e i _b + a_ sgorgare spontanei dalla sua penna; ma ad un punto
-la penna gli si arrestò, i pensieri algebrici gli si confusero ed egli
-dovette alzarsi dalla seggiola e dare un'occhiata nel gabinetto della
-sua pupilla.
-
-— Son qua io — disse a mezza voce la signora Dorotea che lavorava
-di calze vicino al letto della Gilda, ancora addormentata. — Studii,
-studii... Ho mandato già pel bagaglio... Anzi, mi dia le chiavi.
-
-Il professore obbedì; poi si rimise al lavoro e trovò, continuando
-nello svolgimento della sua tesi, che _a h_ è uguale a _z_, ciocchè
-gli diede infinito conforto, come lo darà certamente ai lettori.
-Quindi, per distrarsi, egli passò nel suo laboratorio, i cui fornelli
-erano spenti da circa una settimana, rivide le sue storte che
-parevano invitarlo a metterle in opera, rivide chiusa in un vasetto
-di cristallo una sostanza organica di cui egli aveva dieci giorni
-addietro intrapreso l'analisi, e pensò di ricominciare la delicatissima
-operazione.
-
-Allorchè egli uscì dal gabinetto, la Gilda, già pettinata e vestita, si
-trovava nel salotto da pranzo, guardando a bocca aperta una infinità di
-oggetti di sua conoscenza che la signora Dorotea tirava fuori da una
-cassa appena giunta. Ma la curiosità benevola della fanciulla si mutò
-in entusiasmo quand'ella vide emergere dalla cassa una piccola bambola
-ornata da capo a piedi con la più sfarzosa eleganza: cappellino di seta
-verde con nastri rossi; corpetto giallo; sottana azzurra; scarpine di
-raso bianco con una rosetta vermiglia nel mezzo. Ella le saltò addosso
-come a una vecchia amica, la prese di mano alla signora Dorotea,
-la baciò in fronte e la chiamò più volte col nome di _Mimi_. Questo
-nome le era stato imposto, quando, ancora ignuda e disadorna, giaceva
-lunghe ore sul letto della signora Elena, che, nei momenti in cui il
-suo male rimetteva alquanto della sua intensità, lavorava ella stessa
-ad acconciarla, promettendosi di farne un dì un regalo alla figlia.
-Poi la bambola era scomparsa, e avendone la Gilda chiesto conto alla
-madre, questa le aveva risposto: — Sta' tranquilla, che presto o tardi
-l'avrai.
-
-Intanto la bimba era stata condotta via dal capitano Rodomiti, e per
-compagna di viaggio ella aveva avuto una pupattola assai più modesta,
-che s'era rotta prestissimo e aveva finito i suoi giorni nell'Oceano.
-Nè questa era la sola sorpresa riserbata alla Gilda, poichè si
-trovarono nella cassa anche due palle elastiche di guttaperca, alcune
-microscopiche stoviglie di stagno, e un agnello che, opportunamente
-caricato, apriva la bocca e belava.
-
-Nè certo le previdenze della signora Natali si erano fermate ai
-balocchi di sua figlia. Era un corredo piccolo, ma compito, quello
-ch'ella aveva fatto riporre nella cassa e di cui ella aveva steso
-di proprio pugno l'inventario negli ultimi giorni che precedettero
-la partenza della fanciulla. A veder quel documento s'indovinavano
-le sofferenze del corpo e dell'anima della povera donna, tanto la
-scrittura ne era incerta e confusa. In un punto ella aveva interrotto
-il suo lavoro, perchè uno spasimo fitto l'aveva colta; in un altro le
-era stato forza di sospenderlo, perchè le lagrime le avevano fatto velo
-agli occhi.
-
-La signora Dorotea, sciorinata ch'ebbe la roba sopra una tavola,
-inforcò le sue grosse lenti e prese in mano l'inventario, verificando
-ogni cosa. Tutto era in pieno ordine, e la signora Salsiccini, da buona
-massaia, non potè a meno di ripetere più volte: — La sorella del signor
-professore deve essere stata una gran brava donna; proprio una donna a
-modo.
-
-Intanto la Gilda, che aveva già la sua dose di vanità, di tratto in
-tratto abbandonava la sua bambola dal cappello verde, il suo agnello
-belante, la sua cucina di stagno, e veniva a pavoneggiarsi davanti
-a quella biancheria e a quei vestitini che ella sapeva esser suoi.
-Naturalmente non era tutta roba nuova, ed ella riconosceva ora un
-nastro, ora una sottana, ora una cintura che aveva portato quand'era
-in casa. Talvolta le si destavano in mente altri ricordi. Quell'abito
-bigio coi fioretti celesti ella non lo aveva mai indossato, ma ne aveva
-visto uno dell'identica stoffa intorno a sua madre. E allora quella
-parola che i bambini pronunciano prima di tutte, e che solo una grande
-sventura può far loro disimparare — _mamma_ — veniva sui suoi labbretti
-di corallo. — _La mamma_ — ella diceva, alzando verso la signora
-Dorotea e verso lo zio Aldo i suoi occhi belli ed intelligenti e
-toccando l'abito bigio col suo piccolo dito. E poi si guardava intorno
-come se un uscio dovesse aprirsi e la sua mamma correrle incontro. No,
-povera Gilda, la tua mamma non la vedrai più.
-
-Poco prima delle dieci il dottore Romualdo si accorse che si avvicinava
-l'ora della sua lezione. Egli uscì di casa frettoloso, e dopo esser
-passato in un negozio a farsi mettere il bruno al cappello, si avviò
-all'Università, tutto confuso in anticipazione pensando alle mille
-domande che gli sarebbero indirizzate e alle spiegazioni che dovrebbe
-dare.
-
-E infatti egli non tardò ad avvedersi che l'incidente della notte
-scorsa aveva avuto un'eco nelle severe aule della scienza. Poichè,
-appena il suo arrivo fu notato dagli studenti sparsi nel cortile e
-sotto i portici in attesa del suono della campana, essi si affollarono
-sul suo passaggio con un bisbiglio simile al ronzìo d'uno sciame
-d'api. Ma la vista del cappello abbrunato del professore disarmò i loro
-sarcasmi. Anche il rettore, a cui il Grolli si presentò subito, pareva
-sulle prime esser disposto alla celia, ma anch'egli se ne astenne
-quando avvertì il segno di lutto e disse con accento di simpatia: —
-Vedo con dispiacere che Lei fu colpito da qualche sventura domestica.
-
-Allora il dottor Romualdo, così taciturno, così riservato per indole,
-dovè raccontare ciò che gli era accaduto.
-
-— Casi della vita — osservò gravemente il rettore, che non aveva
-scritto per nulla un libro di psicologia sperimentale. — Casi
-della vita — egli ripetè, offrendo una presa di tabacco al giovane
-scienziato.
-
-La lezione procedette senza peripezie.
-
-I giovani stettero quieti secondo l'usato, e il Grolli notò con
-singolare compiacenza che le inattese vicende dei giorni scorsi non
-avevano potuto ottenebrare in alcuna guisa la limpidezza del suo
-criterio matematico. Seppur nel più bello di una dimostrazione il
-visino della Gilda si affacciava al suo pensiero nel mezzo di un
-triangolo isoscele o scaleno, egli andava acquistando man mano la usata
-sicurezza, talchè gli studenti non se ne accorgevano e i rapporti degli
-angoli fra loro rimanevano inalterati.
-
-Così egli uscì della scuola con animo più tranquillo, e volse le cure
-ad altro importantissimo ufficio, a quello cioè di collocare a frutto
-i danari della Gilda.
-
-Egli era ormai deciso di non toccar quella somma in alcun modo,
-ma di lasciarla ingrossarsi cogli interessi a formar la dote della
-fanciulla. Per quanto egli vivesse fuori del mondo, gli era pur giunta
-all'orecchio questa grande verità, che le femmine senza dote stentano
-a maritarsi. All'educazione, al mantenimento della sua pupilla avrebbe
-provveduto egli stesso. Il suo stipendio di assistente era piccolo, ma
-egli lo arrotondava un po', collaborando in qualche Rivista scientifica
-e prestando l'opera sua per qualche analisi chimica. In tre anni dacchè
-aveva una posizione, s'era messo da parte millecinquecento lire: erano
-dunque cinquecento lire all'anno ch'egli poteva spender di più, e le
-avrebbe spese per la Gilda. Certo, con questa piccola somma non gli era
-dato far miracoli, ma possibile che non gli venisse presto la nomina
-a professore! Il dottore Romualdo avvertì per la prima volta nel suo
-animo un sentimento poco nobile e generoso, tanto è vero che spesso
-il male germoglia dal bene, come il bene dal male. Egli pensò che il
-titolare della Cattedra di matematica aveva quasi ottant'anni ed era
-paralitico, onde la sua morte non avrebbe nè sorpreso, nè addolorato
-soverchiamente nessuno.
-
-Vergognandosi seco medesimo di questo calcolo indecoroso, il dottor
-Grolli eseguì quel giorno una duplice operazione presso la Banca
-locale. Egli prelevò una piccola somma sulla partita che teneva
-aperta colà, e nello stesso tempo, con immenso stupore del cassiere
-signor Bernardo Bernardini, versò a titolo di deposito vincolato lire
-10,674 50 in nome della signora Gilda Natali minorenne, di cui egli si
-costituiva rappresentante.
-
-Sollevato così da un grave pensiero, il nostro Romualdo ritornò a casa,
-fermo nel proposito di rinchiudersi nella sua stanza e di non uscirne
-fino al momento del desinare. Poichè, egli saviamente rifletteva, se la
-responsabilità, se gl'impegni mi si sono così d'improvviso accresciuti,
-è indispensabile ch'io lavori con maggior lena di prima, che rassodi
-ed estenda la mia fama, che mi faccia conoscere in Italia e fuori...
-Purchè la Gilda non mi disturbi co' suoi strilli!...
-
-E invero la Gilda non strillava punto, ma questa tranquillità era
-stata acquistata ad un prezzo che al Grolli parve assai caro. Perchè
-la fanciulla aveva trovato che di tutte le stanze della casa quella
-del professore era la più allegra e ridente. E vincendo le deboli
-resistenze della signora Dorotea, ella vi si era trasportata coi suoi
-balocchi, aveva addossato a una parete la bambola, aveva deposto per
-terra l'agnello, aveva sciorinato sopra una sedia il suo servizio
-da cucina. E con molta serietà conduceva l'agnello a belare davanti
-alla pupattola, la quale s'inchinava in segno di gradimento; poi la
-pupattola era condotta alla sua volta davanti alla cucina, ove fingeva
-di rifocillarsi con grande appetito. Come pennellata finale, i due
-gatti _Mao_ e _Meo_, che da anni ed anni non penetravano nella stanza
-del professore, attratti, per quanto sembra, dalle grazie della Gilda,
-avevano stimato opportuno di rompere la consegna e russavano l'uno
-vicino all'altro sulla poltrona ove aveva l'abitudine di sedere il
-dottor Romualdo.
-
-— Signora Dorotea, signora Dorotea — egli gridò, abbracciando con un
-rapido sguardo il desolante spettacolo.
-
-— Che vuol che ci faccia?... La bambina gridava come iersera e non ho
-potuto quietarla altrimenti che lasciandole fare il piacer suo.
-
-— Ma io...
-
-— Ma Lei, caro signor professore — interruppe la signora Dorotea in un
-accesso del suo umore bisbetico, del giorno innanzi, se vuol tenersi
-sua nipote a dovere, rimanga a casa a custodirla, o le pigli una
-governante... Capisco anch'io che così non può durare.
-
-E ciò detto, afferrò la gruccia dell'uscio e abbandonò la stanza,
-seguìta dalla Gilda che le si era aggrappata alle falde del vestito e
-che lasciava armi e bagagli sul campo di battaglia.
-
-— Signora Dorotea — gridò di nuovo il dottore Romualdo, scotendo
-forte la poltrona su cui si trovavano i gatti. Ma la signora Dorotea
-non sentì o non volle sentire; invece _Mao_ e _Meo_, turbati nei
-loro riposi, spiccarono un salto, passarono sopra la scrivania del
-professore scompigliandone le carte, e calatisi giù dall'altra parte
-sgusciarono via per l'uscio socchiuso.
-
-— E vero, così non può durare — esclamò il professore. E si lasciò
-cadere sfinito sulla poltrona.
-
-
-
-
-IX.
-
-
-— _Così non può durare_, — avevano detto con mirabile accordo la
-signora Dorotea e il professore Romualdo uno degli ultimi giorni del
-maggio 1861; ma si sa che le umane previsioni sbagliano spesso, e
-non parrà quindi troppo singolare che durasse così per alcuni anni.
-Invero, nei primi tempi, la signora Dorotea si era accinta molto
-coscienziosamente all'ufficio di cercare un quartierino che potesse
-convenire al professore, ma per quanti ella ne avesse visitati non
-gliene era andato a genio nessuno. E il professore aveva sempre accolto
-con la massima rassegnazione le risposte sconfortanti della sua padrona
-di casa. Finalmente, in via provvisoria e verso un moderato aumento
-di pigione, la signora Dorotea s'era determinata a cedere al dottor
-Grolli anche il salotto da ricevimento, affine di collocarvi la Gilda
-togliendola dal bugigattolo ov'era stata posta al suo arrivo. — È una
-cosa che non può tirare in lungo più di qualche settimana — dichiarò
-un giorno la vedova Salsiccini alla portinaja, che le rinfacciava
-sarcasticamente la sua debolezza. La signora Gertrude non si degnò
-di rispondere, ma le sue labbra si atteggiarono ad un sorriso di
-compassione.
-
-E i fatti dimostrarono che la signora Gertrude aveva le sue buone
-ragioni di sorridere. Prima che passasse un mese, la combinazione
-provvisoria era diventata una combinazione stabile, il professore non
-pensava ad andarsene, la signora Dorotea non pensava a cacciarlo via, e
-la Gilda Natali mostrava le migliori disposizioni a menar per il naso
-così il dottissimo zio come la padrona di casa. — È una birichina —
-diceva la vedova, conducendo seco la bimba nelle sue peregrinazioni e
-presentandola alle infinite sue conoscenze — una birichina. Ma io la
-farò stare a dovere.
-
-— Viene dall'America? — chiedeva qualcheduno.
-
-— Sicuro. Non è vero, Gilda, che vieni dall'America?
-
-— E parla italiano?
-
-— Già, parlava italiano con la sua mamma. Sa anche l'_americano_ però.
-Dice qualche volta delle parole da far ridere. Di' buon giorno, Gilda,
-di' buon giorno in _americano_.
-
-— _Buenos dias_ — rispondeva in spagnuolo la fanciulla sorridendo, e
-mostrando i suoi bei dentini bianchi come l'avorio.
-
-— Eh, non deve poi mica esser tanto difficile l'_americano_. Somiglia
-alla nostra lingua... Ih che occhietti vispi!
-
-— E sapete come si dice _bambina_ in _americano_? — ripigliava la
-signora Dorotea, superba di poter dare una lezione di lingua straniera.
-
-— Sentiamo, via.
-
-— Si dice _nigna_.
-
-— Oh _nigna_! _nigna_!
-
-Ella pareva fatta d'argento vivo, la Gilda, e il dottor Grolli,
-con tutta la sua riputazione d'uomo rigido e austero, non riusciva
-a domarla. Avvezzo a esercitare la sua autorità su giovani maturi,
-egli si trovava sconcertato di fronte alle graziette e alle malizie
-infantili della sua pupilla, e non sapeva mai quando fosse il momento
-di allentare e quando quello di stringere il freno. Inoltre egli stesso
-era inetto a rendersi conto di ciò che provasse verso la Gilda. Talora
-lo vinceva un prepotente desiderio dell'antica quiete e lo infastidiva
-questa fanciulla ch'era venuta a turbarla, ma più spesso prevaleva nel
-suo animo un senso di compassione per l'orfanella che non aveva altri
-al mondo che lui.
-
-Era pieno di queste contraddizioni. Usciva talvolta dalla sua camera
-a intimar silenzio alla bimba che disturbava i suoi studi, e poi, se
-stava una mezz'ora senza udir la sua voce, gli pareva che gli mancasse
-qualche cosa, e s'arrestava con la penna sospesa fra l'indice e il
-pollice, e tendeva l'orecchio, nè ripigliava il lavoro finchè il
-noto suono non tornasse a ferirlo. Del resto, quando la Gilda era in
-casa, i momenti di silenzio assoluto erano estremamente rari. Ella
-s'intratteneva ora coi due gatti _Mao_ e _Meo_ a cui aveva infuso una
-insolita vivacità, ora con due cardellini ch'ella aveva indotto lo zio
-a comprarle, ora con la sua pupattola _Mimi_, ora con la sua cucina di
-stagno. Nelle grandi occasioni si arrampicava sui mobili, provocando
-acutissime strida da parte della signora Dorotea, la quale non lasciava
-sfuggirsi il destro di dichiarare solennemente: — Ancora uno o due
-giorni, e poi la faccio finita io.
-
-Ma sebbene la signora Dorotea non la facesse finita mai, e la Gilda
-continuasse a stringere il suo piccolo scettro, è facile immaginarsi
-che l'ambiente in cui la fanciulla cresceva non era il più propizio
-alla sua tempra e ai bisogni dell'età sua. Ella era la sola vita
-giovane che si agitava in quel ritiro, era una rosa sbocciata per un
-capriccio del caso sopra un dorso di monte che alimenta appena qualche
-abete solitario. Nessun canto rispondeva al suo canto, nessun visino
-allegro s'incontrava col suo sul pianerottolo o per la scala. Tutta la
-casa albergava gente seria e taciturna, ma il quarto piano poi aveva
-per inquilini tre vere mummie. Un colonnello in pensione, terrore dei
-giovani di _restaurant_ a cui gli accadeva spesso di gettare i piatti
-nel viso; una vecchia galante, che disingannata del mondo passava la
-giornata a snocciolar rosari; un signore misantropo, che raccoglieva
-monete antiche senza permettere a nessuno di vederle: ecco i tre
-personaggi esotici nei quali la Gilda si imbatteva talvolta uscendo
-a prender aria sulla ringhiera. Le scorrerie della bimba parevano ai
-tre fossili una enormità; essi avrebbero fatto volentieri una protesta
-cumulativa al padrone di casa, se il farla non avesse reso necessario
-di riunirsi e d'intendersi prima. Ma poichè le riunioni non formavano
-parte del loro sistema di vita, s'eran contentati di rivolgere
-isolatamente le loro lagnanze alla portinaja, la quale aveva un po' in
-uggia la Gilda, dopo che un giorno, mentr'ella attraversava il cortile,
-una palla di guttaperca caduta dal quarto piano era venuta a piombarle
-sopra il _chignon_.
-
-Per trovare un amico ed un alleato la Gilda doveva scendere tutte le
-scale, uscir dal portone e recarsi nel magazzino del signor Gedeone
-Albani. Ivi spadroneggiava per un paio d'ore al giorno il figlio del
-signor Gedeone, Mario, ragazzo che aveva cinque anni più della piccola
-Natali, e che, fin dal primo vederla, le aveva fatto a bruciapelo una
-dichiarazione di simpatia. — Sei proprio bella; mi piaci.
-
-Mario passava due ore il giorno nel magazzino per volontà espressa
-del padre, il quale desiderava iniziarlo nel commercio e diceva che
-l'essenziale era d'imparar presto a _conoscere i generi_. A raggiunger
-l'intento, il fanciullo cacciava le mani nei campioni di zucchero e
-se ne riempiva la bocca, sbucciava le mandorle e pronunziava il suo
-autorevole giudizio sulla loro qualità, ma non si mostrava mai tanto
-appassionato per _la conoscenza dei generi_ quanto all'arrivo delle
-cassette dei datteri di Tunisi. Pel caffè, pel grano, pel pepe egli
-aveva uno scarso trasporto; non isdegnava invece di assaggiar la gomma
-arabica e il sugo di liquirizia. Sempre allo scopo di far confidenza
-con le mercanzie, Mario ora sedeva, come sopra un trono, sopra una
-balla di baccalà, ora si metteva a cavallo di un bariletto di aringhe
-gridando _hop, hop_, come se si trattasse di un cavallo in carne ed
-ossa. Ma ove i suoi meriti brillavano di luce più viva si era nel
-mettere la marca G. A. sopra i colli che si facevano in magazzino. Qui
-egli sfoggiava realmente una rara sicurezza di mano e un senso squisito
-delle proporzioni, e il signor Gedeone rimaneva spesso estatico dinanzi
-all'opera di suo figlio.
-
-La Gilda, quantunque non fosse destinata al commercio e non avesse
-alcun bisogno di acquistar _la conoscenza dei generi_, si divertiva
-moltissimo in mezzo al movimento del fondaco, e non ricusava di
-accettare qualche dattero da Mario, le cui birichinate la esilaravano
-fuor di misura. Ma ciò ch'ella ambiva sopra tutto si era di porgergli
-il pennello quand'egli si accingeva alla delicata operazione di _far
-le marche_. Le pareva in questo modo di diventare collaboratrice
-dell'amico suo. Gli uomini del magazzino, avvezzi ormai a trovarsela
-sempre fra i piedi, la chiamavano scherzosamente _la Trottola_, e il
-signor Gedeone non la vedeva neppur lui di mal occhio, e le permetteva
-di assistere alle sapienti manipolazioni delle sue mercanzie. Poichè
-il signor Albani aveva adottato a questo proposito un principio
-tecnologico assai profondo, che si riassumeva così: _Ogni articolo nel
-suo stato naturale è difettoso, ma ogni articolo può rendersi perfetto
-mercè opportune mescolanze._ Ligio a una massima tanto ragionevole,
-l'egregio negoziante temperava con qualche spruzzo di farina la
-dolcezza nauseante dello zucchero, e diminuiva l'aroma esagerato del
-tè coll'introdurre nelle cassette chinesi qualche po' di camomilla e di
-malva.
-
-Le lunghe dimore della Gilda nel magazzino Albani non andavano punto
-a genio alla signora Dorotea, la quale si lagnava che i vestiti della
-bimba s'impregnassero di un acuto odore di baccalà e di sardelle
-salate, e scendeva talvolta dall'altezza del suo quarto piano a
-impadronirsi della piccola ribelle. Nè per solito la Gilda cedeva senza
-opposizione, che anzi Mario Albani l'aizzava e l'aiutava a resistere.
-Un giorno fra gli altri, giorno nefasto per la signora Dorotea, mentre
-la buona vedova era curva sulla Gilda che si rotolava sul pavimento, il
-terribile ragazzo afferrò il suo pennello e in un batter d'occhio le
-dipinse sulla schiena un magnifico G. A. che provocò le sonore risate
-di tutti i presenti. È facile immaginare lo scandalo che ne successe.
-La signora Dorotea chiese al signor Albani _seniore_ una soddisfazione
-immediata dello sfregio fattole dall'Albani _juniore_; indi Mario
-s'ebbe tosto una tiratina d'orecchi, e alla Gilda fu vietato l'accesso
-nel magazzino. Però la proibizione non istette molto a diventar lettera
-morta, e i due fanciulli tornarono a vedersi quasi ogni giorno.
-
-Del resto, pareva destino che la Gilda non dovesse avere che de' gusti
-bislacchi. In casa, quando suo zio voleva usarle una finezza, egli
-non aveva che da condurla nel suo laboratorio chimico. Ella rimaneva a
-bocca aperta dinnanzi ai suoi esperimenti, voleva saper tutto e capir
-tutto, e andava superba se il professore le ordinava di portargli
-una boccettina di sali, di chiudere una chiavetta, di soffiare in un
-fornello.
-
-— Non ci mancava che questa... proprio — brontolava la signora Dorotea.
-— Son matti, zio e nipote, matti tutti e due... Guardate un po' se
-una ragazza deve stare in quei luoghi lì a insudiciarsi le mani e il
-vestito... Stia piuttosto in cucina, impari a metter la pentola al
-fuoco, e non s'immischi in quelle diavolerie... Oh i dotti!... Che
-piaga!... Non sono contenti di guastarsi da sè l'anima e il corpo...
-vogliono guastare anche gli altri...
-
-La Gilda aveva sette anni allorchè il suo amico Mario fu mandato in
-un collegio della Svizzera. Le disposizioni commerciali del ragazzo
-sembravano assai mediocri. Egli continuava ad approfondirsi nella
-_conoscenza dei generi_, continuava a dipingere sui colli di mercanzie
-la marca G. A., ma aveva una negativa assoluta pei conti e ripeteva
-sempre che voleva fare il pittore o il soldato. Il signor Gedeone non
-dubitava, però, che alcuni anni di soggiorno in un convitto commerciale
-avrebbero corretto il figliuolo da queste ubbie.
-
-Partito Mario, la Gilda non ebbe più motivo di scendere nel fondaco
-Albani, e le mancò in tal modo la principale fra le sue distrazioni. Le
-passeggiate con la signora Dorotea l'annojavano, il laboratorio chimico
-dello zio non bastava neppur esso a metterla di buon umore.
-
-Il dottor Romualdo si sentì assalito da uno scrupolo di coscienza. Era
-possibile che questa fanciulla esuberante di vita crescesse sempre al
-fianco di lui e della buona ma uggiosa signora Dorotea? Nell'accettar
-la Gilda dalle mani del capitano Rodomiti non aveva egli implicitamente
-assunto l'obbligo di farne una ragazza a modo, atta a divenir col
-tempo una moglie saggia, una madre amorosa? E a raggiungere questo
-fine non era indispensabile di volger seriamente il pensiero alla sua
-educazione?
-
-In forza di così savie considerazioni, una mattina del novembre 1864,
-il dottor Grolli accompagnava la sua pupilla nel miglior collegio
-femminile della città. La Gilda aveva allora sette anni e mezzo; era
-di viso bellissimo ed egregiamente proporzionata di membra. Chi la
-vedeva con quei suoi occhi scuri e vivaci, con quei suoi bruni capelli
-profusi, con quella sua aria di regina in miniatura, non poteva a meno
-di esclamare: — Che amore di bimba! — A ogni modo, inosservata ella non
-passava mai.
-
-Quando le si annunziò che sarebbe andata in collegio, ella accolse la
-notizia con più curiosità che rammarico. Le dispiaceva separarsi dai
-suoi gatti, dai suoi cardellini, dalla sua bambola, e un po' anche
-dallo zio Aldo e dalla signora Dorotea, ma il fascino della novità
-soverchiava in lei gli altri sentimenti. In fin dei conti era ben
-giusto di uscire dal mondo piccino in cui era cresciuta fino allora,
-di veder visi diversi dai soliti, di contrarre amicizie con fanciulle
-della sua età. Onde, quand'ebbe varcata la soglia della sua nuova
-dimora e il professore si accomiatò da lei con un bacio, ella non
-tardò a rasciugarsi una lagrimetta, a fare il viso ilare e a seguir
-saltellando una giovane sotto-maestra che voleva presentarla alle sue
-condiscepole raccolte in giardino.
-
-Egli invece, l'austero ed ispido uomo, poichè ebbe affidata la nipote
-alla direttrice del collegio, se ne tornò indietro oppresso da una
-malinconia di cui da gran tempo non provava l'uguale. Pensava alla
-solitudine della sua casa, alla noia di non veder davanti a sè altri
-che la signora Dorotea, di non sentir altre voci che quella di lei,
-così stridula e disarmonica. Negli ultimi tre anni aveva spesso
-invocato l'antica quiete; adesso l'antica quiete gli era restituita,
-ed egli non l'accoglieva senza sgomento. Le dita tenerelle della Gilda
-avevano fatto vibrare nell'anima sua una corda non per anco toccata,
-e la visione d'un mondo più ampio di quello dei libri, più ricco di
-colori e di forme, era apparsa fuggevolmente ai suoi occhi. Era la sua
-giovinezza che si svegliava, la sua giovinezza soffocata tra le formule
-algebriche e le analisi chimiche.
-
-Ormai tutto era finito. Lo spiraglio da cui entrava come un soffio di
-primavera s'era chiuso, lo scienziato tornava a trovarsi a faccia a
-faccia con la sua scienza.
-
-
-
-
-X.
-
-
-Una domenica sì e una domenica no, dal tocco alle tre, i parenti erano
-ammessi a visitare le convittrici. Il dottor Grolli non mancava mai
-di venir a vedere in quel giorno la sua pupilla, quantunque questa
-spedizione gli dèsse da pensare per una settimana. Figuriamoci! Un
-uomo come lui, schivo d'ogni altro pubblico ritrovo che non fosse la
-sua Università, a trovarsi in mezzo a tanti babbi eleganti, a tante
-mamme splendide di gioventù e di bellezza, a tante ragazze vispe e
-leggiadre! Come ci stava a disagio, come tradiva il suo imbarazzo! Ed
-egli sorprendeva gli sguardi ironici che lo esaminavano di sottecchi,
-e coglieva a volo le risatine che gli scoppiettavano intorno, le
-parolette con le quali si canzonava il taglio del suo vestito, la
-goffaggine della sua persona, l'aspetto esotico del suo volto tutto
-barba e capelli. Nè avveniva di rado che alcuni sarcasmi slanciati
-contro di lui andassero a cader sulla Gilda.
-
-Un giorno egli la vide movergli incontro peritosa, cogli occhi rossi.
-
-— Che cos'hai, Gilda? — le chiese. — Hai pianto?
-
-Ella non gli rispose, ma si voltò da un'altra parte e si coprì la
-faccia con le mani. Poco lungi sghignazzavano due convittrici, delle
-più grandi.
-
-Il dottor Romualdo si sentì una trafittura al cuore. Condusse la
-fanciulla in un angolo appartato della sala e le domandò a mezza voce:
-— Ti burlano forse? — Ella si strinse un po' nelle spalle, ma continuò
-a tacere.
-
-— Ti burlano per cagion mia?... Di' la verità.
-
-E presele le manine ch'ella teneva davanti agli occhi, la costrinse a
-guardarlo in viso.
-
-— Sì — ella bisbigliò con voce appena percettibile.
-
-— Ebbene, Gilda, se vuoi, io non vengo più.
-
-Era la prima volta ch'egli metteva alla prova l'affetto della nipote,
-era la prima volta ch'egli si accorgeva come quest'affetto fosse
-necessario alla sua vita. Perciò, in quel momento, tutto l'esser suo
-pendeva dalle labbra della Gilda. E quando egli sentì le morbide e
-rotondette braccia di lei con impeto subitaneo cingergli il collo, e
-quando fra i singhiozzi ella gli disse — No, zio Aldo, voglio che tu
-venga sempre — una dolcezza nuova, inusata gli corse le vene, provò una
-gioia quale non gli era stata data da nessuna formula algebrica. Egli
-prese la bimba sulle ginocchia, e carezzandole i capelli ripigliò il
-suo interrogatorio: — Dunque che ti dicono?
-
-Ella diventò rossa, ma stette senza aprir bocca.
-
-— Ti dicono forse che hai torto ad avere uno zio così brutto?
-
-— Oh! — fec'ella con una garbata scrollatina di capo e ridendo in mezzo
-alle lagrime.
-
-— Ebbene!
-
-— Oh... dicono tante cose — replicò finalmente la Gilda.
-
-— Ma... per esempio?
-
-— Dicono... che non ti pettini...
-
-Il professore sospirò. — E poi?
-
-— Che continui a portare i calzoni che avevi da bimbo.
-
-— Perchè?
-
-— Non li vedi?... Son tanto corti!
-
-Era vero. Il professore, che teneva una gamba accavallata sull'altra,
-dovette riconoscere con singolare mortificazione che dieci centimetri
-di stoffa di più non sarebbero stati soverchi.
-
-— C'è altro?
-
-— Sì — rispose la fanciulla, che aveva ormai sciolto lo scilinguagnolo.
-— Dicono che non sai farti il nodo della cravatta.
-
-— Non è poi una gran disgrazia — osservò il dottor Romualdo, al quale
-questa accusa pareva men grave delle precedenti.
-
-— Dicono...
-
-— Ancora?
-
-— Sì... Che hai il naso sporco di tabacco...
-
-Con un moto istintivo il professore cacciò la mano in saccoccia per
-estrarre il fazzoletto. La Gilda gli fermò il braccio — No — ella disse
-— Hai un fazzoletto turchino?
-
-— Già...
-
-— Lascialo stare... Somiglia a quello di don Spiridione, il catechista.
-
-Il dottor Romualdo non potè trattenersi dal sorridere. — È finito
-questo processo?
-
-La Gilda fece un viso scuro scuro che voleva significare — Non
-è finito. — Ma non fu cosa facile il cavarle di bocca l'ultima
-rivelazione. Finalmente ella confessò singhiozzando che la chiamavano
-_la nipote dell'orangutan_. — E l'orangutan — ella soggiunse nella
-massima costernazione — è una bestia.
-
-— E una brutta bestia — ammise il dottor Grolli con aria rassegnata.
-— Ebbene — egli ripigliò dopo una breve pausa — non c'è che un
-rimedio.... Lascia che dicano quel che vogliono e non ci badare... Io
-procurerò di essere meno orangutan che sia possibile, farò allungare
-i miei calzoni, mi ravvierò meglio i capelli e la barba, cesserò di
-servirmi del fazzoletto turchino...
-
-Il viso della fanciulla si rischiarò.
-
-— Tu intanto non vergognarti di traversar la sala a fianco
-dell'orangutan... Dobbiamo dire così?
-
-— No, no, dello zio Aldo.
-
-Il professore si alzò, e la bimba passò il suo braccetto sotto quello
-di lui. Andarono in questa guisa, zio e nipote, fino all'uscio, e
-la Gilda teneva la sua fronte così alta e girava intorno uno sguardo
-così sicuro, che nessuna tra le sue condiscepole osò prendere un'aria
-canzonatoria. Quando si fu in fondo alla sala, la fanciulla diede
-un bacio sonoro al professore, e disse forte — Buon dì, zio Aldo, a
-rivederci.
-
-Ella tornò indietro contenta; aveva vinta una prima battaglia sopra sè
-stessa, aveva vinto la falsa vergogna. Anche il professore si sentiva
-un altro uomo. Ciò che lo aveva legato prima alla Gilda era la pietà,
-era l'idea del dovere; poi, con la consuetudine della vita, vi si era
-aggiunta un'affezione sincera, ma timida, inconsapevole quasi di sè,
-un'affezione che non osava chiedere, non osava sperare il ricambio.
-Ora, invece, di questo ricambio egli era sicuro; la Gilda gliene aveva
-tolto il dubbio con l'ingenua confessione delle sue piccole amarezze,
-col soave abbandono con cui gli si era gettata al collo, con la balda
-franchezza con cui aveva traversato la sala al suo fianco sfidando
-gli sguardi delle sue compagne. Senonchè quell'intima soddisfazione
-dell'anima non era senza mistura. Un punto della sua antica filosofia
-era scosso, era turbato il suo profondo convincimento della inutilità
-d'ogni dote esteriore. La bellezza, la grazia, non erano dunque vane
-parvenze? Erano forze reali e gagliarde, non create dalla fantasia dei
-poeti? Non era dunque la medesima cosa avere un aspetto increscioso o
-gradevole; la virtù, l'ingegno, non bastavano a coprir le imperfezioni
-del corpo? E, allora, che ci guadagnava a esser brutto? Non avrebbe
-potuto riuscire un buon matematico anche mostrando l'età che aveva e
-non più, anche essendo un bel giovane?
-
-Queste savie riflessioni del dottor Romualdo si traducevano in una cura
-alquanto maggiore della persona. Egli usava con una certa frequenza la
-spazzola e il pettine, procurava che ciascun bottone del suo soprabito
-entrasse nell'occhiello che gli competeva, e non isdegnava di rimanere
-qualche secondo davanti allo specchio per allacciarsi il nodo della
-cravatta. Questo fatto memorabile accadeva specialmente nei giorni in
-cui il professore doveva recarsi dalla nipote. Prima di far la sua
-visita, egli si lavava col sapone d'odore, si ravviava i capelli,
-lasciava a casa la tabacchiera, e invece del fazzoletto turchino,
-prendeva seco un fazzoletto bianco di bucato. Egli non cessava già
-di esser brutto, ma cessava d'esser sucido, e le convittrici non
-lo chiamavano più l'_orangutan_. Avrebbero smesso, a ogni modo, di
-dargli questo appellativo sgarbato, per riguardo alla Gilda ch'era
-diventata in breve tempo un personaggio importante. Negli studi era
-la prima della sua classe, nei giuochi era delle più vispe e briose
-di tutto il collegio. Alcune tra le ragazze maggiori d'età avevano
-fatto per qualche tempo il viso dell'arme al novello astro che sorgeva
-sull'orizzonte, ma la bizza era durata poco; la grazia della Gilda,
-il suo aspetto attraente, la prontezza del suo ingegno, la spontaneità
-dei suoi modi avevano trionfato di ogni ritrosia. Onde ella non tardò
-ad appartenere al gruppo delle elette, a quella aristocrazia della
-scuola che nessun regolamento vale a sopprimere, come nessuna legge può
-distruggere le inuguaglianze nella vita reale. E a quella guisa che il
-professore Romualdo aveva in principio fatto cadere sulla nipote parte
-della sua impopolarità, la Gilda faceva riflettere oggi sullo zio parte
-della simpatia ch'ella aveva acquistata per sè.
-
-V'era poi un'altra ragione assai importante per la quale il Grolli era
-ormai guardato, se non con vivo interesse, almeno con una curiosità
-benevola. Prima che compisse il secondo anno dacchè la Gilda era
-entrata in collegio, il dottor Romualdo aveva mutato la sua condizione
-di assistente in quella di titolare, e il titolare era già divenuto
-illustre, le sue opere erano lodate anche fuori d'Italia, la sua
-conoscenza era ambita da uomini preclari nel campo scientifico. A sua
-insaputa, il dottore Romualdo s'era messo su una delle due vie, per
-le quali, dato un certo merito, si consegue la fama. Poichè a questo
-proposito non c'è mezzo termine; la fama, o bisogna arrabattarsi molto
-a cercarla, o bisogna star molto cheti ad attenderla. O l'impudenza
-sfacciata del ciarlatano, o la ritrosia quasi infantile del cenobita.
-Col primo sistema si assorda il paese del proprio nome, si loda per
-esser lodati, si accarezza la critica, si entra audacemente in una
-chiesuola scientifica. Indi uno stuolo d'alleati, ma, di fronte, uno
-stuolo di nemici. Cento insidie, cento passioni poste in giuoco, il
-trionfo delle dottrine subordinato al trionfo della fazione, l'abilità
-spesso più potente dell'ingegno. Col secondo sistema si studia in
-silenzio, creduti timidi dal mondo a cui si getterà forse un giorno
-un'idea destinata a sconvolgerlo. Non una condiscendenza che ne chiami
-un'altra, non una parola che accenni a vaghezza di plauso; non alleati,
-ma non nemici; bensì, sparse per la terra, numerose simpatie di persone
-che non si conoscono e non si conosceranno giammai; simpatie un po'
-inerti, non bastevoli a dare la gloria, ma pronte ad alimentare il
-primo soffio di fortuna che ci spiri propizio. Ottenuta così, la fama è
-più sicura, più stabile di quella ottenuta per l'altra via. Ma siccome
-vi si giunge più difficilmente o più tardi, è appunto l'altra via
-quella che d'ordinario si sceglie.
-
-È superfluo il dire a qual partito si fosse appigliato il professore
-Romualdo. La sua indole, i suoi gusti, l'ambiente in cui egli era
-sempre vissuto avevano reso in lui una seconda natura le abitudini del
-riserbo. Nè sapeva abbandonarle oggi, nè acconciarsi alle esigenze
-di una celebrità della quale era, più che lieto, maravigliato egli
-stesso. Era timido, impacciato, alieno da tutto ciò che potesse
-metterlo in mostra. Però, quando era in giuoco il decoro della sua
-Università, non ricusava mai l'opera sua; la modestia non era per lui,
-come è per molti, una maschera della pusillanimità. Un giorno ci fu
-un ammutinamento di studenti; il rettore aveva perduto la bussola, i
-professori, scrollando le spalle, s'erano dispersi da varie parti;
-il solo professor Grolli ebbe il coraggio di affrontare e di sedar
-la tempesta. Un'altra volta, all'apertura dell'anno scolastico,
-quand'era già annunciata la prolusione, il titolare a cui toccava di
-leggere accampò non so qual pretesto per sottrarsi all'impegno. Indi
-il rettore convocò per urgenza il corpo insegnante, facendo osservare
-come fosse antichissima consuetudine quella di inaugurar le lezioni
-con un discorso, e come l'ommettere questa formalità potesse riuscire
-a scapito dell'Istituto, insidiato da occulti e palesi nemici. Ma chi
-si scusò con la ristrettezza del tempo, chi con la molteplicità delle
-occupazioni, e non si veniva a nessuna conclusione. — E lei, professor
-Grolli? — chiese il rettore, dopo aver interrogato ad uno a uno tutti
-gli altri. — So che ha una grande ripugnanza per queste cose, e non
-osavo... — Se è proprio necessario... — rispose il professore, nel
-quale il sentimento del dovere andava al disopra di qualunque altra
-considerazione. E poichè la sua offerta venne accolta con entusiasmo,
-egli vegliò due notti affine di compiere il suo lavoro pel giorno
-prefisso.
-
-Non può dirsi che, dal punto di vista accademico, il dotto e severo
-discorso avesse un successo clamoroso. Si notò anzi che parecchie
-signore si allontanarono dalla sala durante la tornata, che il
-commendatore prefetto appoggiò il gomito al ginocchio e il capo
-alla mano nel punto culminante dell'orazione e si assopì fingendo
-di meditare, e che i due bidelli, i quali, secondo il cerimoniale,
-stavano ritti in grande divisa ai due lati della piattaforma riservata
-alle autorità e al corpo insegnante, dovettero addossarsi alla
-parete e si addormentarono in piedi, cosa non seguìta mai nelle
-adunanze precedenti, nemmeno alle più erudite concioni. Ma quel
-discorso, riuscito noioso a tanta parte dell'uditorio, fu invece,
-per l'importanza e la novità delle cose dette, un vero avvenimento
-scientifico, che valse al Grolli la nomina a socio corrispondente
-dell'Istituto di Francia.
-
-Punto inorgoglito delle mutate fortune, il nostro professore conservava
-le sue modeste abitudini, e le rendite cresciute gli servivano soltanto
-a ingrossare il fondo giacente presso la Banca in conto della nipote
-e ad abbellire la stanza in cui ella sarebbe tornata al suo uscir dal
-collegio.
-
-
-
-
-XI.
-
-
-Due anni prima che la Gilda compiesse la sua educazione, un'epidemia
-difterica venne a mietere più di una vittima fra le convittrici. Allora
-vi fu un fuggi fuggi; quasi tutti i genitori richiamarono a casa le
-figliuole, e il professor Romualdo s'affrettò egli pure a riprendere
-la sua pupilla. A epidemia finita, la Gilda avrebbe dovuto ridursi
-nuovamente in collegio, ma la sua migliore amica era morta, e l'idea
-di non trovarla più la contristava fuor di misura. — Preferiresti di
-restare con noi? — le domandò un giorno lo zio. — Oh sì — ella rispose
-con le lagrime agli occhi. E rimase.
-
-Ella aveva allora quattordici anni, e si trovava in quel periodo
-critico della vita femminile nel quale un non so che d'incerto,
-d'indefinito si stende sull'espressione del volto e sulle linee della
-persona. È come se il fiore tornasse nel suo bocciuolo per aprirsi una
-seconda volta, nè si può prevedere in qual modo si riaprirà. Quante
-speranze dell'infanzia deluse! Quante paure svanite! Il mostricciuolo
-diventerà forse una Venere, Venere si cambierà in un mostricciuolo.
-Negli occhi delle madri si dipinge un'inquietudine ansiosa, nello
-sguardo degli estranei una curiosità indiscreta; la giovinetta intanto
-si sente osservata e si osserva; ella dimanda a sè stessa che cosa
-scomponga l'armonia delle sue membra, che cosa turbi la serenità del
-suo spirito, che fuoco arcano le riscaldi le vene. Ha baldanze che la
-fanno arrossire, ha ritrosie che non comprende; guarda dietro di sè,
-vede le bambine saltellanti, chiassose, e ne ha invidia e disprezzo ad
-un tempo; deve confessare che stava meglio quand'era come loro, eppure
-non vorrebbe tornar come loro; guarda davanti a sè, e vede le giovani
-spose, le matrone dalle forme opulente mal dissimulate dai veli, le
-vede imperare con un volger di ciglio e sente che sarà anche lei un
-giorno quali esse sono, e affretta col desiderio quel giorno. Eppure
-il desiderio non è senza una tristezza profonda. A che prezzo stringerà
-quello scettro?
-
-Nell'ultimo tempo della sua dimora in collegio la Gilda era alquanto
-imbruttita. Era alta, magra, pallida, con un cerchio azzurro intorno
-alle palpebre. Le sottane corte lasciavano vedere un piede un po'
-troppo lungo e il principio d'una gamba un po' troppo sottile; anche
-le braccia erano lunghe e stecchite. Il suo sorriso aveva perduto
-dell'antica vivacità, la sua voce, già limpida e argentina, era spesso
-velata e talora feriva l'orecchio con certe note fesse e sgradevoli. Ma
-in questa eclissi della sua bellezza la Gilda conservava di magnifico
-gli occhi grandi, espressivi, i folti, bruni, crespi capelli, e i denti
-bianchi come l'avorio e uguali come le perle d'un monile. Era lecito
-pronosticare che il resto si sarebbe accomodato da sè.
-
-Come la fisonomia e la persona, così si era un po' modificato il
-carattere. Ella non era più la bimba impetuosa, ma gioviale, espansiva,
-che aveva anni addietro portato la rivoluzione nella silenziosa casa
-Negrelli; i suoi uccelletti, i suoi fiori non le parlavano più l'usato
-linguaggio; qualche volta la sua allegria era forzata, qualche altra
-non sapeva frenarsi, e si rinchiudeva nella sua camera, malinconica e
-taciturna. Non di rado ripensava al chiasso ch'ella faceva con Mario
-nel magazzino del signor Gedeone; ahimè, dov'erano andati quei tempi?
-dov'era andato Mario?
-
-Quando gli si domandava conto del suo figliuolo, il signor Gedeone
-tentennava gravemente il capo. Quel ragazzo gli dava pure di gran
-tribolazioni. Non era cattivo, ma voleva fare a suo modo, e il
-soggiorno in Isvizzera, che doveva mettergli giudizio, aveva invece
-finito di guastargli il cervello. Ormai bisognava rinunziare alla
-speranza ch'egli succedesse al padre nel commercio dei grani e dei
-coloniali. Con la stramba idea di diventar pittore, s'era legato in
-amicizia con un giovane artista svizzero, il quale lo aveva condotto
-seco per otto mesi a Roma ed ora lo teneva nel suo studio a Zurigo.
-Di là Mario scriveva al babbo lettere piene d'entusiasmo, chiedendo
-quattrini e promettendo di render celebre in meno di dieci anni il nome
-della famiglia.
-
-— Eh, signorina — disse un dopo pranzo il signor Gedeone alla Gilda,
-ch'egli salutava sempre con deferenza come l'antica camerata di suo
-figlio — Mario terrà forse parola e mi renderà celebre, ma che me ne
-importa? Io avrei preferito ch'egli fosse qui ad attendere agli affari
-insieme con me... Allora sì che avrei lavorato di lena... Adesso
-invece...
-
-Il signor Gedeone, ch'era seduto sur una panca di legno davanti al
-suo magazzino, si alzò in piedi, si passò il rovescio della mano
-sugli occhi; indi proseguì: — Ma!... Mi par ieri quando Mario e lei
-si rincorrevano fra le balle di caffè e i barili di aringhe... Se ne
-rammenta? Come passa il tempo!
-
-Un garzone del fondaco s'avvicinò al principale. — Il brigadiere se n'è
-andato. Non ci sono che le guardie Munari e Albonzio.
-
-— Avanti, allora — ordinò il signor Albani.
-
-Un gran carro di fieno ch'era fermo sulla strada, col timone rivolto
-dalla parte della città, si mosse alzando una nuvola di polvere. I
-sonagli dei muli tintinnavano in cadenza, il sole morente lambiva coi
-suoi ultimi raggi la parte superiore del carico, lasciando in ombra il
-resto, il conduttore disteso sul fieno cantava:
-
- Addio, mia bella, addio,
- L'armata se ne va,
- ecc., ecc.
-
-Intanto il signor Gedeone ora seguiva con lo sguardo il barroccio, ora
-si voltava a discorrere con la Gilda.
-
-— Non viene mai il signor Mario qui? — chiese questa timidamente.
-
-— C'è stato un paio di volte — rispose il signor Gedeone — Lei era in
-collegio. Adesso dice che non vuol tornare finchè non abbia fatto un
-bel quadro... Il bel quadro lo farà... oh lo farà senza dubbio... ma
-non è questo ch'io volevo... Volevo averlo meco... volevo lasciargli i
-miei affari... ecco quel che volevo....
-
-A questo punto il signor Gedeone diede un'occhiata dal lato della porta
-della città. Un suo commesso gli fece un cenno con la mano, come a
-significare: — Ormai è passato.
-
-Il negoziante mostrò di aver capito; poi stringendo la destra alla
-Gilda: — La ringrazio della sua premura, signorina... Mi fa tanto
-piacere, sa, poter parlare di quel bricconcello di Mario.
-
-E il signor Gedeone era altrettanto sincero nel suo affetto paterno,
-quanto nel suo desiderio d'introdurre in città senza dazio le derrate
-che egli nascondeva nei carri di fieno.
-
-La Gilda risalì le scale, lieta in cuor suo che il suo vecchio amico
-avesse scelto la professione d'artista.
-
-Nel ritirar dal collegio la sua pupilla, il dottor Romualdo s'era
-proposto di compiere egli stesso la sua educazione. Perciò la faceva
-studiare almeno due ore al giorno. Egli era in principio un po'
-impacciato, ma la Gilda gli additava ella stessa la via, ribellandosi
-ad ogni metodo rigoroso, eppure riuscendo ad afferrar di volo ogni
-cosa. Il professore aveva cominciato col trovar molto da ridire su
-questo modo di procedere a sbalzi, ma aveva finito col dar ragione
-alla discepola. Ella era così pronta d'ingegno, ella scriveva con tanto
-garbo! Quand'ella gli leggeva i suoi componimenti pieni di semplicità e
-di freschezza, era come se una musica nuova gli ricreasse l'orecchio.
-Le discipline scientifiche avevano intorpidito in lui il senso
-dell'arte; ora esso gli si risvegliava nell'anima, gli richiamava alla
-mente le vergini impressioni dell'infanzia, e gli faceva sentir tutto
-il pregio di studi che aveva negletti. Gli pareva d'essere, anzichè
-il maestro, l'allievo. Era ben altra cosa quand'egli introduceva la
-Gilda nel suo laboratorio. Là egli era come un re; tutto obbediva ai
-suoi cenni; sotto il suo occhio vigile, nelle sue storte, alla fiamma
-dei suoi fornelli i corpi mutavano forma, aspetto, colore, e la natura
-gelosa gli rivelava gli intimi suoi segreti. Ed egli si compiaceva a
-stuzzicar la curiosità della sua pupilla, certo com'era di non poter
-esser mai colto alla sprovvista dalle domande di lei. Forse era questa
-l'unica sua vanità.
-
-La signora Dorotea, a cui il passare degli anni non aveva raddolcito
-il carattere, sparlava liberamente del sistema di educazione tenuto
-dal professore. — Vuol fare di sua nipote una dottoressa; si può dar di
-peggio?... Che maraviglia se ella è pallida, allampanata, con le pesche
-sotto gli occhi... Ne son morte di fanciulle a forza di leggere... Ne
-ho conosciute io...
-
-V'erano dei giorni in cui l'umore della Gilda pareva dar ragione ai
-pronostici della vedova. Bastava un nonnulla a farla piangere, non
-voleva uscire, non c'era verso di cavarle una parola di bocca.
-
-Una mattina che la ragazza era più smorta dell'ordinario, la signora
-Dorotea fece a bassa voce delle comunicazioni misteriose al professore,
-concludendo: — Se non crede a me, mandi per un medico.
-
-Il medico venne, si mise a ridere, diede ragione alla signora Dorotea,
-e finì tra il serio e il faceto: — Via, caro professore, non affatichi
-troppo questa sua nipote. Non è uno studente d'Università, è _una
-donna_.
-
-La signora Dorotea chinò il capo in segno di assenso.
-
-— Ci vuole una vita più svariata — continuò il medico — la conduca
-spesso fuori di casa, le faccia conoscere qualcheduno... gioventù
-sopra tutto... i giovani devono stare coi giovani... Quando poi verrà
-l'autunno... adesso già ci vuol tempo, siamo appena in febbraio...
-in autunno insomma un viaggetto sarebbe eccellente... Alle corte, io
-stimerei opportuno di adottare un altro sistema di vita.
-
-Qui l'approvazione della signora Dorotea fu meno esplicita. — Bisogna
-stare coi giovani! — ella borbottò fra i denti. — Come se io fossi
-una vecchia decrepita e rimbambita... Le belle cose che s'imparan dai
-giovani!
-
-Il professore si ritirò pensoso nella sua camera. — È una donna —
-egli bisbigliava, ripetendo le parole del medico. E soggiungeva: — Una
-donna in casa! — A quel che sembra il professor Romualdo non s'era mai
-accorto che era una donna anche la signora Dorotea.
-
-Comunque sia, l'avvenire gli si presentava buio, buio oltre misura.
-Il fatto più naturale del mondo gli pareva dover esser fecondo
-d'incalcolabili conseguenze; egli sentiva che il suo ufficio di
-tutore entrava in una nuova fase, e che adesso soltanto egli avrebbe
-cominciato a sperimentarne le difficoltà.
-
-
-
-
-XII.
-
-
-Bastarono poche settimane alla Gilda per riaversi affatto. Pareva anzi
-che quel passeggiero malessere avesse contribuito a far rifiorire la
-sua bellezza decaduta da qualche anno. I molli contorni della donna si
-disegnavano ormai sotto le vesti succinte della fanciulla; gli occhi
-già languidi e smorti brillavano d'una nuova luce più viva, più intensa
-di quella che li aveva illuminati nell'infanzia gioconda, e la persona
-leggiadra, pur mutando linee, si ricomponeva nell'antica armonia. Le
-inesplicabili tristezze, gli scoraggiamenti infiniti degli ultimi tempi
-l'assalivano di rado e non mai con tanta violenza; era tutt'al più una
-malinconia pensosa, non scevra d'ogni dolcezza.
-
-Ma il dottor Romualdo assisteva con mal celato sgomento a questa
-trasformazione della sua pupilla. S'era avvezzato ad amar la fanciulla,
-e non sapeva acconciarsi all'idea che la fanciulla diventasse donna,
-poichè la donna era sempre ai suoi occhi un essere inferiore, malato,
-pieno di piccole arti e di avvolgimenti insidiosi. Allorchè la Gilda
-entrava nella sua stanza, egli pareva atteggiarsi a guisa di uomo
-che si mette in difesa; non le dava più un pizzicotto sulla guancia,
-nè un buffetto sotto il mento: e s'ella gli faceva una carezza, egli
-arrossiva confuso.
-
-— Ti faccio paura! — ella esclamava canzonandolo — E sì ch'io son
-quella di una volta!
-
-Quella di una volta? Oibò, oibò. O la Gilda parlava in mala fede, o
-ella ingannava sè stessa. Ma già ella parlava in mala fede sicuramente;
-era una femmina.
-
-Quand'egli la conduceva a passeggio, ed ella gli dava il braccio,
-ci voleva poco ad accorgersi ch'ella non era quella di una volta.
-Noi lo sappiamo, l'avevano ammirata sempre, ma adesso era mutato il
-genere dell'ammirazione, e soprattutto era mutata _la qualità_ degli
-ammiratori. Non erano più i babbi e le mamme quelli che si fermavano
-estatici a guardar la Gilda; erano i bellimbusti profumati, azzimati,
-erano i giovinetti di primo pelo, erano, orribile a dirsi, gli studenti
-dell'Università. Nè soltanto i rompicolli; quelli stessi, che, dalla
-cattedra, il professore mirava assorti nelle severe meditazioni
-scientifiche, quelli stessi che pendevano con più amore dalla sua
-parola, se vedevano la Gilda al suo braccio, le piantavano tanto
-d'occhi in viso, come se volessero divorarsela. Egli sentiva bisbigliar
-dietro a sè — Che stupenda ragazza diventa la nipote del professor
-Grolli! — Che bottoncino di rosa! — Ah! esser l'ape che succhierà quel
-fiore!
-
-— Disgraziati! Disgraziati! — rifletteva in cuor suo il professore
-Romualdo. — Anche su loro che sono l'orgoglio della Università, la
-speranza della patria, la donna esercita la sua funesta influenza:
-ella distrae la loro mente dai forti pensieri, ella turba i loro sensi,
-ella popola la loro fantasia di immagini ingannatrici. Quanto cammino
-di più si farebbe nel mondo se non vi fosse la donna! Quanto più
-presto sarebbe stata scoperta la legge della gravitazione, da quanto
-tempo si sarebbe già trovata una soluzione alle equazioni di quarto
-grado! Che gloria immensa si acquisterebbe colui il quale riuscisse ad
-emancipare l'umanità dalla femmina ed assicurasse con un nuovo metodo
-la propagazione della specie!
-
-Talora, mentre il dottor Grolli era infatuato dietro questo grave
-problema, la Gilda gli dava una scrollatina al braccio, e gli chiedeva
-sorridendo: — Sei fra le nuvole?
-
-Del resto, il professor Romualdo, quantunque convinto che la
-soppressione della donna ci avvierebbe a uno stato di perfezione
-assoluta, non intendeva sottrarsi a nessuno degli obblighi suoi
-verso la nipote. Se, anni addietro, egli aveva commesso una debolezza
-acconsentendo a tenerla presso di sè, tanto peggio per lui; s'egli non
-aveva saputo prevedere che la bambina non sarebbe stata sempre bambina,
-era a lui e non ad altri che toccava scontare l'imprevidenza. Norma
-costante delle sue azioni, il sentimento del dovere lo reggeva anche in
-questa prova e gli dava il modo di vincere ostacoli che sulle prime gli
-parevano insuperabili.
-
-Tra le novità introdotte nel sistema di vita del nostro matematico
-non fu certo l'ultima quella di recarsi un paio di sere la settimana
-insieme con la Gilda in casa del cavalier Diomede Lorati, che teneva
-allora l'ufficio di rettore dell'Università. Il professor Grolli in
-conversazione; era una cosa da far strabiliare! Ma il medico aveva
-giudicato opportuno che la Gilda conoscesse qualche persona dell'età
-sua, ed erano su per giù della stessa età le figlie del rettore. Il
-cavaliere Lorati era una buonissima pasta d'uomo, che da venti anni
-professava diritto civile e in tutto questo tempo non aveva mutato
-una virgola alle sue lezioni. Gli scolari sapevano come ogni lezione
-principiava e come finiva, e spesso il professore aveva la compiacenza
-di sentir correr lungo i banchi una frase ch'egli non aveva ancor
-detta. Del resto, il cavalier Lorati era tenuto in conto di persona
-sapiente; era segretario della locale Accademia di scienze e lettere,
-e in questo ufficio aveva avuto agio di svolgere le sue naturali
-disposizioni per le commemorazioni funebri. Infatti, quando moriva
-un socio, era a lui che toccava darne la triste novella, e la dava
-_col cuore spezzato_. Il buon professore non avrebbe ommessa questa
-frase per tutto l'oro del mondo. Ma non era soltanto in favore dei
-soci dell'Accademia che il cavalier Lorati versava il suo inchiostro
-e le sue lagrime. Chiunque passasse agli eterni riposi, per poco che
-fosse conosciuto da lui, aveva il conforto d'un suo cenno necrologico
-preceduto da un motto latino, o da uno dei soliti emistichi, come —
-_Morte fura — Prima i migliori e lascia star i rei_ — oppure — _Sol chi
-non lascia eredità d'affetti — Poca gioja ha dell'urna_.
-
-Un'altra bella qualità del cavaliere era la sua sommissione agli
-oracoli della signora Olimpia, sua moglie, donna notevole per molti
-rispetti, e particolarmente per quello di madre di famiglia. Ella
-aveva studiata a fondo la situazione matrimoniale delle sue figliuole
-e soleva cantar loro su tutti i toni: — Bimbe mie, vostro padre è un
-sapientissimo giureconsulto, ma voi non avete quello che si dice il
-becco d'un quattrino, e ai tempi nostri una lepre verrà a gettarsi in
-braccio del cacciatore prima che un uomo venga spontaneamente ad offrir
-la sua mano a una ragazza senza dote; perciò abbiate bene in mente che
-bisogna aiutarsi da sè, non aver romanticismi, non patir distrazioni,
-cercar molto e cercar sempre, e quando si crede di aver trovato, badare
-che non isfugga la preda. Io sono vostra madre e farò il dover mio. Ma
-farei ben poco se non mi secondaste.
-
-Fedele alle sue savie massime, la signora Olimpia metteva in mostra
-la sua Ginevra e la sua Giulia quanto più poteva, e non mancava di
-condurle a passeggio, alle funzioni di chiesa, ai dibattimenti della
-Corte d'assise, dappertutto insomma dove vi fosse la speranza di veder
-comparire quella rara selvaggina che si chiama un marito. Inoltre ella
-riceveva due sere la settimana. Erano ricevimenti alla buona; alcuni
-professori con le mogli e le figliuole, alcuni parenti dei professori,
-e una mezza dozzina di studenti, nei quali la signora Olimpia aveva
-creduto di scoprire la stoffa matrimoniale.
-
-Per i professori c'era un tavolino a parte, intorno al quale essi
-impegnavano discussioni rumorose sui regolamenti universitari, sui
-ministri che s'eran succeduti all'istruzione pubblica, sugli esami e
-sulle propine. Ma il grosso della compagnia sedeva a una gran tavola
-rettangolare, su cui la Ginevra e la Giulia stendevano con moltissima
-cura un tappeto di lana che ricadeva sin quasi sul pavimento. I maligni
-volevano far credere che all'ombra di quel tappeto si stabilissero
-fra gli studenti e le ragazze attivissime comunicazioni di mani e di
-piedi, assai più gustose dei giuochi di società che avevano luogo alla
-superfice.
-
-Alle dieci la signora Olimpia distribuiva agli invitati una tazza
-di tè leggiero in modo da non alterare il sistema nervoso, e le
-padroncine giravano un piatto di _sandwichs_ preparati dalle loro
-mani. Alle undici la compagnia si scioglieva, salvo i pochi casi in
-cui tra gl'invitati si trovasse una persona di buona volontà da suonar
-l'armonica e da permettere alla gioventù di far _quattro salti in
-famiglia_.
-
-Un osservatore superficiale troverà senza dubbio che la signora
-Olimpia, sollecita com'era di procurar marito alle sue figliuole,
-commetteva una leggerezza invitando ai suoi convegni serali la Gilda,
-che dava scacco matto a tutte e due. Ma la signora Olimpia aveva vedute
-più larghe e profonde. Ella pensava che la bellissima giovinetta poteva
-servir d'uccello di richiamo e far venire in casa qualcheduno che non
-ci sarebbe venuto altrimenti. — E pur che ci vengano almeno in due —
-rifletteva l'accorta donna — io ci avrò sempre guadagnato. Quand'anche
-si appiccicassero entrambi alla nipote del Grolli, più d'uno ella non
-ne sposerebbe; l'altro resterebbe sempre amico di famiglia, e allora,
-chi sa?
-
-Non si può creder quante feste si facessero dalla famiglia Lorati ai
-due nuovi ospiti. Le ragazze volevano sedere l'una a destra, l'altra a
-sinistra della Gilda, la colmavano di elogi sulla sua bellezza e sulla
-sua grazia, la iniziavano ai segreti dei dilettevoli giuochi di _scopa_
-e _campana e martello_. La signora Olimpia e il rettore prodigavano
-le più tenere cure al professor Romualdo, e anzi il rettore sentiva
-l'imperioso bisogno di fargli ogni momento il solletico sulle ginocchia
-e di ripetergli con infinita espansione: — Ma bravo il nostro Grolli,
-che si è risolto a uscir dal suo guscio!
-
-E gli altri professori in coro: — Bravo Grolli! Bravissimo!
-
-Nell'ora del tè poi era la signora Olimpia in persona che portava la
-tazza al dottor Romualdo e gli offriva i _sandwichs_. Faceva servire
-gli altri invitati dalle figlie, ma il dottor Romualdo voleva servirlo
-ella stessa.
-
-I colleghi, con la insistenza uggiosa dei dotti quando pretendono di
-far gli uomini di spirito, celiavano costantemente su queste attenzioni
-speciali della signora Olimpia pel Grolli. — Ehi Grolli, state in
-guardia... la signora Lorati insidia la vostra innocenza... Badate che
-non si ripeta il caso della moglie di Putifarre.
-
-Il professore si agitava sulla sedia e borbottava infastidito: — Che
-discorsi! — E si confermava sempre nell'idea ch'era meglio vivere
-a sè, tenersi lontani anche dai colleghi, e non aver con loro altre
-relazioni che quelle volute dagli studi. Ma oramai erano vani rimpianti
-e conveniva rassegnarsi all'inevitabile.
-
-Gli omaggi di cui la Gilda era l'oggetto in casa del rettore
-non le facevano salire i fumi al cervello. Lasciava discorrere i
-damerini senz'accordar preferenze ad alcuno, e quando giungeva il
-momento desiderato dei _quattro salti in famiglia_, ella ballava
-indifferentemente con tutti, più entusiasta della danza che dei
-danzatori. Com'era bella allorchè il giro vorticoso del valzer le
-invermigliava le gote e le scompigliava i capelli, e il suo piede
-leggiero appena sfiorava il pavimento, e la sua persona agile, snella,
-succinta, si disegnava in mille pose sempre diverse e sempre leggiadre
-e composte!
-
-— Che allegria, non è vero, in queste festine? — diceva il cavaliere
-Lorati, stropicciandosi le mani e andando dall'uno all'altro crocchio.
-— Benedetta la gioventù!... Ci s'ingrassa proprio a vederla divertirsi
-in tal modo... Voi, caro Grolli, vi siete fatto vecchio prima del
-tempo... Avete avuto torto, un gran torto... Quanti anni avete?
-
-— Trentacinque fra poco.
-
-— Guardate un po' se un uomo a trentacinque anni dovrebbe star lì
-impalato presso uno stipite invece di ballare con le ragazze... Fin che
-si tratta di me che non aspetto i sessanta...
-
-Ballare! Egli, il professor Grolli! Che idee! Le coppie danzanti
-lo urtavano, lo investivano, ed egli rimaneva come trasognato. In
-quell'intrecciarsi delle braccia, in quel confondersi del respiro, in
-quel mover del piede in cadenza, in quell'abbandonarsi della persona
-all'onda dei suoni, c'era dunque, ci doveva essere un piacere ch'egli
-non aveva mai provato, ch'egli non sapeva comprendere, ma di cui gli
-era impossibile non ravvisare l'espressione schietta ed ingenua nelle
-facce giovanili ch'egli vedeva passarsi davanti. Era proprio vero.
-C'era un mondo di cui egli non aveva nemmeno toccato la soglia.
-
-Negl'intervalli fra un ballo e l'altro la Gilda veniva a dargli un
-saluto e a chiedergli se si divertiva... Oh! tanto... Egli la seguiva
-mestamente con l'occhio mentre ella s'allontanava a braccio di un
-_cavaliere_ qualunque. Egli pensava che la cara bambina la quale gli
-aveva insegnato a comprender la famiglia, non era più sua; le acri
-voluttà della vita si erano impadronite di lei: oggi era il ballo,
-era l'ingenua soddisfazione di sapersi ammirata; domani sarebbe stato
-l'amore, forse la passione violenta, irresistibile, fatale.
-
-— Fra un paio d'anni bisognerà dar marito a quella ragazza — diceva il
-rettore battendo sulla spalla del dottor Romualdo. — Cospetto! Come è
-cresciuta bene!... Grande scoglio questo del matrimonio... E io ho da
-provvedere a due... Meno male che se ne incarica Olimpia.
-
-Un discorso così naturale come quello del matrimonio della nipote
-recava al professore una molestia inesplicabile, ed egli sfogava il suo
-dispetto parlando con amarezza di tutti i giovani i quali frequentavano
-la famiglia Lorati.
-
-Nel tornare a casa, una sera, la Gilda gli chiedeva il suo parere sopra
-certo Norio, ch'era una conoscenza recente e che pareva destinato a
-divenire il beniamino della società.
-
-— È un giovine che non riuscirà a nulla — replicò vivamente il
-professore.
-
-— O perchè dici così? — ella soggiunse.
-
-— Perchè? A che vuoi che riesca un giovine che è venuto qui per
-istudiare e pochi giorni dopo il suo arrivo non sa impiegar meglio la
-sera che ballando e facendo giuochi di compagnia?
-
-— Dio buono! Alla sua età non gli sarà lecito divertirsi?
-
-— Alla sua età il divertimento per i giovani seri, per i giovani
-che vogliono diventar qualche cosa, è lo studio. Ne ho conosciuti
-io di questi giovani, che vegliavano fino a tarda ora sui libri,
-affaticandosi la mente, logorandosi gli occhi, che si alzavano
-poi la mattina prima del sole e ripigliavano il lavoro lasciato a
-mezzo, intenti a decifrare una formula, a risolvere un problema...
-Oh non erano eleganti, no... Non avevano la scriminatura perfetta, i
-baffetti arricciati, il colletto candidissimo, il nodo della cravatta
-d'una simmetria architettonica, non avevano i bottoncini d'oro sulla
-camicia... no, no... le loro vesti erano sgualcite, la loro biancheria
-era frusta, i loro capelli scomposti... Le donne non li guardavano con
-compiacenza...
-
-— Ma, zio Aldo — interruppe Gilda — saranno stati indecenti.
-
-— Non me ne intendo io... Erano poveri...
-
-— Ebbene, che colpa ha il signor Norio se la sua famiglia è piuttosto
-agiata?
-
-— Colpa? Non ne ha nessuna, ma gli manca la più grande maestra della
-vita, la povertà. Male alloggiati, mal nutriti, mal coperti, si trova
-che vi è una sola consolazione, il lavoro, lo studio... La vita del
-pensiero diventa la vita del corpo; non si sente la fame, non si sente
-il freddo... Per mesi e mesi si mangia un pane di meno al giorno,
-tanto da comperarsi un libro nuovo, e quel libro acquistato così
-faticosamente ha per noi maggior pregio che non abbia pei bellimbusti
-un abito da ballo, e per voi altre donne un vezzo d'oro e di perle...
-Voltarne e rivoltarne la coperta, tagliarne le carte, aspirare l'odore
-acre della stampa ancora umida e fresca, ecco tanti piaceri ignorati
-dal comune della gente... Che c'importa delle travi affumicate, che
-c'importa delle pareti sgretolate e crollanti?... I nostri occhi
-guardano più in là; essi abbracciano il mondo intero...
-
-— E nessuna compagnia, nessuna distrazione? — chiese la Gilda, che non
-aveva mai trovato lo zio Aldo così eloquente.
-
-— Distrazioni?... Qualche passeggiata all'aria aperta, nelle ore del
-sole l'inverno, nelle ore del fresco l'estate... Compagnia?... Fra i
-vivi, tre o quattro coetanei delle stesse condizioni e degli stessi
-gusti; fra i morti, tutti i migliori... Tutti quelli che hanno stampato
-un'orma nel campo degli studi; tutti quelli che hanno aggiunto una
-verità al patrimonio della scienza... e t'assicuro io che valgon meglio
-della folla volgare e piccina dalla quale siamo attorniati.
-
-— Tu hai fatto questa vita, zio? — domandò la Gilda commossa.
-
-— Ho parlato di me?
-
-— Oh! T'ho inteso benissimo... Fosti tu pure uno di quelli che hanno
-lottato, che hanno patito.
-
-— Ne conobbi tanti che patirono di più...
-
-— Povero zio Aldo! — rispose la fanciulla alzando verso di lui gli
-occhi inteneriti. — Sei rimasto solo presto?
-
-— Sì — egli rispose, scosso da quella voce soave, da quello sguardo
-penetrante. — Ma lasciamo questo discorso... Vedi che ormai la burrasca
-è passata.
-
-La Gilda sapeva che suo zio non era mai stato ricco, ma ella
-ignorava ch'egli avesse avuto una giovinezza così travagliata, e
-strappandogliene per la prima volta la confessione non poteva a meno di
-ammirare in lui la forza dell'animo alieno da ogni vanteria.
-
-— Hai ragione, zio Aldo — ella soggiunse dopo una breve pausa. — Quelli
-che tu hai descritti sono i giovani degni di essere amati.
-
-Egli sentì corrersi un fremito per le vene; poi disse sospirando: —
-Amati da una donna! A che pro?... Allora non istudierebbero più.
-
-— Oh zio Aldo — sclamò la Gilda — come sei cattivo con noi donne!
-
-
-
-
-XIII.
-
-
-Nel maggio di quel medesimo anno, il professore e la Gilda ricevettero
-una visita non meno cara che inaspettata, quella del capitano Rodomiti.
-Il capitano non si era mai dimenticato dei suoi amici, scriveva loro
-ogni tre o quattro mesi, mandava regali alla sua figlioccia, e le
-prometteva sempre che sarebbe venuto a salutarla. Ma, sinchè il suo
-bastimento si trovava nei mari dell'India e del Giappone, egli aveva
-un bel promettere, e la Gilda diceva ridendo: Lo _zio Tonino_ discorre
-delle sue visite come s'egli fosse a Firenze o a Milano invece d'essere
-a Hongkong o a Singapore. — Adesso però egli si era diviso non senza
-rammarico dalla sua vecchia _Lisa_, e assumeva il comando di un legno
-di gran portata uscito appena dai cantieri di Sestri Ponente per conto
-d'uno dei principali armatori della riviera Ligure. Prima d'imbarcarsi
-e di star lontano dall'Italia chi sa quanti anni ancora, aveva chiesto
-una licenza di due settimane, e ne approfittava per venir a vedere
-coi propri occhi i cambiamenti successi in quasi dodici anni nella
-vispa bambina ch'egli aveva condotta da Montevideo a Genova. Come lo
-accogliessero non c'è bisogno di dirlo. Il lungo tempo trascorso dal
-primo ed unico incontro fra il professore e lui non aveva lasciato
-segno visibile sulla sua fisonomia e sulla sua persona. Una vita
-attiva sin dall'infanzia, esercitata alle fatiche, alle privazioni e
-ai pericoli, abbrevia forse il periodo della giovinezza, ma prolunga
-quello della virilità. L'uomo comincia più presto, ma finisce più
-tardi. Il Rodomiti toccava i sessanta, ma a vederlo lo avreste detto
-appena cinquantenne. Giusto di membra nelle sue proporzioni colossali,
-egli si conservava sempre ritto e imponente; l'occhio limpido e vivace
-esprimeva il connubio della forza e della bontà; non era facile trovare
-un pelo bianco nella sua barba e nei suoi capelli che incorniciavano
-l'ovale regolare della sua faccia abbronzita. In collera era terribile,
-terribile come l'Oceano di cui aveva affrontato così spesso le
-tempeste; ma le tempeste della sua anima erano molto meno frequenti
-di quelle del mare, e i suoi scoppi d'ira non erano mai cagionati
-da futili motivi. Solo i deboli, quando non sono pusillanimi, sono
-irascibili. Il capitano Antonio era d'ordinario pronto al sorriso e
-all'arguzia; la sua voce tonante sapeva piegarsi alle inflessioni più
-dolci, più carezzevoli, specialmente quand'egli si trovava in mezzo
-ai bambini. Oh i bambini egli li amava tanto! Non v'era porto toccato
-dalla sua nave ov'egli non ne conoscesse qualcheduno, e la sua cabina
-era piena di gingilli ch'egli portava da una parte all'altra del mondo
-per regalarne i suoi piccoli amici. E che feste essi gli facevano! Come
-gli si arrampicavano sulle spalle, come gli tiravano la barba! Era
-padrino di quasi tutti i figli de' suoi marinai, e la soddisfazione
-ch'egli vedeva dipingersi in tante famiglie al suo comparire lo
-dispensava dall'avere una famiglia propria. D'indole espansiva e
-gioviale, egli narrava volentieri i suoi viaggi, che gli avevano fatto
-conoscere uomini e paesi diversi, e veniva sempre alla sua conclusione
-favorita: — Ciò che v'è di meglio dappertutto sono i fanciulli.
-
-— Meglio delle donne? — chiedeva qualcheduno maliziosamente.
-
-— Eh! mille volte meglio.
-
-Il capitolo delle sue avventure galanti sarebbe stato lungo e curioso;
-ma egli non voleva parlarne mai, e, se altri tentava di tirarlo in
-lingua, egli rispondeva con monosillabi e guardava i globi di fumo
-svolgentisi dalla sua pipa.
-
-Con immenso terrore della signora Dorotea, il professor Romualdo
-avrebbe voluto dare ospitalità al capitano; ma questi preferì aver la
-sua libertà e scendere all'albergo. Egli veniva però ogni mattina a
-prender la Gilda, che si appendeva al suo braccio, e sebbene dovesse
-alzar molto gli occhi per fissarlo in viso e stentasse alquanto a
-mettere i suoi passi al pari con quelli di lui, era superba di un così
-maestoso cavaliere. Si sentiva più di una esclamazione intorno a loro,
-si vedeva più d'un curioso far sosta un momento e voltarsi indietro,
-colpito dalle dimensioni colossali del capitano.
-
-— Ho questa statura da quarant'anni e non ci si sono ancora avvezzati
-— osservava sorridendo il Rodomiti, mentre si avvicinava con cautela
-alla vetrina di qualche negozio e abbassava il capo per non urtar nei
-lampioni.
-
-Il capitano e la Gilda avevano una infinità di cose da dirsi. Egli
-rinverdiva nella mente di lei le immagini illanguidite dei primi anni,
-le discorreva di sua madre; ella, dal canto suo, gli parlava dello zio
-Aldo, della sua bontà, del suo amore allo studio, della sua timidezza.
-
-— Un brav'uomo, un brav'uomo — soggiungeva con un accento convinto il
-capitano. — È un uomo di cuore... Non mi dimenticherò mai del nostro
-primo incontro. Egli pareva sbigottito della mia statura; io, a vederlo
-così piccino, così impacciato, non n'ebbi la migliore impressione... È
-più basso di te, non è vero?
-
-— Oh, di qualche centimetro...
-
-— A ogni modo, adesso è migliorato anche nell'aspetto... Adesso senza
-dubbio si rade, si pettina... è quasi bello al paragone... Ma allora
-era un vero istrice... Indossava poi un certo vestito da viaggio...
-Oh che tipo! Però non mi ci volle molto a riconoscere un fior di
-galantuomo... Non esitò un istante, accettò lealmente, francamente,
-il legato lasciatogli da sua sorella... Non tutti avrebbero fatto
-altrettanto.
-
-— Lo credo io! — esclamava la Gilda. E raccontava le mille attenzioni
-che il suo tutore le prodigava, la cura ch'egli si prendeva della sua
-educazione, i sacrifizi d'ogni specie ch'egli faceva per lei. — Già —
-ella diceva — ne fa uno grandissimo a tenermi seco... Non può soffrire
-le donne... Alle fanciulle fa grazia, ma con le donne è inesorabile...
-Quando mi son cambiata di pettinatura (in collegio tenevamo i capelli
-raccolti in due lunghe trecce che ci cadevano giù per le spalle) egli
-durò fatica ad avvezzarvisi. A ogni passo che faccio per uniformare la
-mia _toilette_ a quella delle mie coetanee, vedo lo zio annuvolarsi
-in viso... E non è già per la spesa... no certo, gli è che lo zio mi
-avrebbe voluto sempre bambina.
-
-E la Gilda guardava istintivamente le sue sottane ancora un po' corte.
-
-Una mattina il Rodomiti chiese ed ottenne licenza di condur seco per
-qualche giorno la ragazza a Milano. Questo viaggetto finì con un gran
-colpo di scena. Poichè, nella sera in cui il capitano e la Gilda furono
-di ritorno, la signora Dorotea mise un grido, e per poco non lasciò
-cadere di mano il lume con cui ella era venuta ad aprire.
-
-— Chi è? chi è?
-
-— Zitta, sono io... Non mi conosce? — disse la Gilda, avviandosi
-frettolosa verso la camera dello zio. Il capitano Rodomiti la seguiva
-più lentamente, e con la sua presenza metteva in soggezione la vedova
-e la forzava a starsene muta.
-
-Il professor Romualdo era seduto davanti alla scrivania con le mani
-sprofondate nei capelli, cogli occhi fissi sull'ultimo numero del
-_Journal des mathématiques_, con le spalle rivolte all'uscio. Una
-candela con cappello di cartoncino verde raccoglieva la poca luce sullo
-scrittoio e lasciava in ombra il resto della stanza.
-
-La Gilda entrò in punta di piedi, s'avvicinò adagio adagio alla sedia,
-e appoggiandosi alla spalliera, disse: — Zio Aldo.
-
-Egli diede un sobbalzo. — Sei tu Gilda? — Poi guardò dietro a sè, e il
-suo volto, che s'era composto a un sorriso, si atteggiò a un immenso
-stupore. — Chi è?...
-
-In fondo, presso all'uscio, s'intese lo scoppio d'una risata.
-
-— Non conoscete più vostra nipote? — chiese il capitano.
-
-— Ma...
-
-Il professore, riavendosi a poco a poco dalla sorpresa, si alzò da
-sedere, sollevò la candela fino all'altezza del viso della Gilda, e
-ripetè più volte — È possibile?
-
-— Possibilissimo — rispose il capitano Antonio. — Il rubino è quello
-di prima; è cambiata soltanto la legatura... La Gilda esitava, ella mi
-ripeteva che lo zio ha dichiarato guerra a morte alle donne, e che ella
-non poteva sperare di vedersi trattata da lui con la solita intimità se
-non conservando le apparenze della fanciulla... Baie, io le risposi;
-faremo accettare al signor zio il fatto compiuto... O vuoi restare
-perpetuamente cogli abiti corti? Persuasa a mezzo, me la son condotta
-a Milano, e la ho fatta vestire a modo mio... Fu proprio a modo mio?
-
-— No, per dire la verità... Tu sceglievi certe stoffe, certi colori...
-
-— Non avrò buon gusto; già, quello lì, a bordo non si acquista... Io
-volevo un po' più di lusso... Ma questa signorina fu così modesta, così
-discreta... diverrà una valente massaja... Insomma, la guardi, signor
-orso, e vada superbo d'una così bella nipote (tùrati le orecchie,
-Gilda), e confessi che le donne non sono poi la più brutta parte
-della creazione... Santo Dio! Che bujo c'è qui dentro! — continuò
-il capitano, fregandosi un fiammifero sui calzoni e accendendo con
-quello una candela che era sul canterale. — Oh! così! Sono soddisfatto
-davvero... Brava _madama_... Come si chiama la fata?
-
-— _Madama Chaillon!_
-
-— Brava _Madama Chaillon_!
-
-Il capitano sedette sul canapè, si stropicciò le mani, e stirò sul
-pavimento le sue lunghissime gambe.
-
-L'ammirazione del capitano Rodomiti non era affatto irragionevole,
-perchè la Gilda non era mai stata così bella come quella sera. Il
-suo vestito non le faceva una grinza; ed ella lo portava con la
-disinvoltura d'una gran dama.
-
-— Via, via, caro Grolli — continuò il capitano, ch'era in vena di
-chiacchierare — perdonate alla vostra pupilla il delitto di aver
-passati i sedici anni e di avere un paio d'occhi che faranno girare il
-capo a molti.
-
-— Capitano! — interruppe il dottor Romualdo.
-
-— So che queste cose non si dovrebbero dire in presenza della ragazza,
-ma la Gilda ha giudizio e non c'è pericolo che gli elogi la guastino...
-E poi, lasciatemi discorrere ancora stasera, chè domani parto, e me ne
-vado alla Plata... Dunque, non le tenete il broncio?
-
-— Ma che broncio? Io non vi capisco — proruppe il dottor Romualdo,
-alquanto confuso. — È un pezzo che mia nipote non è più una bambina,
-eppure io non le ho scemato l'antico affetto.
-
-— Oh, no — proruppe la Gilda.
-
-— Non basta, non basta — riprese il capitano, spingendo fuori della
-bocca una grande nuvola di fumo — bisogna che la Gilda possa avere
-per voi tutta la confidenza ch'ella avrebbe pei suoi genitori... Si
-avvicina il momento dei segreti scabrosi; guai se una ragazza non sa a
-chi rivelarli! Me ne intendo, io, di queste cose; quando le mie cento
-figliocce sparse nelle cinque parti del mondo mi veggono arrivare,
-esse sanno ch'io leggo sul loro fronte le novità che sono accadute nel
-loro cuoricino... E vi assicuro, professore mio, che queste novità si
-rassomiglian tutte, tanto alla Nuova Zelanda quanto in Italia, tanto
-nella Polinesia quanto al Messico, tanto al Capo di Buona Speranza
-quanto al Giappone... È così, e la vita convien prenderla com'è...
-
-Il capitano, alzatosi in piedi, camminava lentamente per la stanza,
-e la sua ombra gigantesca si disegnava sulla parete; il professore,
-inquieto, guardava ora lui, ora la Gilda, ch'era immobile con un gomito
-appoggiato alla spalliera d'una seggiola, cogli occhi chini al suolo.
-
-— Qui non c'è scritto ancora nulla — soggiunse il Rodomiti,
-avvicinandosi alla giovinetta, ponendole una mano sotto il mento e
-sforzandola a guardare in su — qui non c'è scritto ancora nulla — e a
-queste parole il dottor Romualdo si sentì liberato come da un incubo.
-— Ma — continuò il loquace capitano — un dì o l'altro qualche cosa ci
-sarà scritto sicuramente, e allora, siccome io mi troverò sull'Oceano,
-e il professore queste formule non sa decifrarle da sè, sarà necessario
-che _madamigella_ si faccia coraggio, e dica nell'orecchio allo
-zio ciò che la turba... E il signor zio deve promettermi che non si
-scandalizzerà punto, ma farà bene anche allora la sua parte di babbo.
-Siamo intesi, Gilda?
-
-— Sì — ella rispose, arrossendo.
-
-— E voi, Grolli?
-
-— Ma sì, è naturale... Che uomo siete!... Che discorsi avete tirato in
-campo stasera! — disse il professore che smaniava sulla seggiola.
-
-— Oh in quanto a me non ho mai capito che sugo ci sia a non voler
-guardar le questioni in faccia e a trattar le ragazze come se vivessero
-in un altro mondo... Adesso però puoi lasciarci, Gilda. Avrei da dire
-una parola a tu per tu al professore.
-
-— A me?
-
-— Sì, a voi... Oh una cosa da nulla... A rivederci domattina, Gilda;
-verrai ad accompagnarmi alla stazione?
-
-— Sicuro, e anche lo zio ci verrà.
-
-La giovinetta prese una candela e si ritirò nella sua camera, ov'ebbe
-una gran tentazione di dare un bacio alla propria immagine nello
-specchio. Ella sapeva da un pezzo che non era brutta, ma quella sera
-soltanto ella acquistava la persuasione di esser veramente bella.
-
-— Dunque? — disse il professore, quando fu solo col capitano Antonio.
-
-— Non vi sgomentate... Pare impossibile... Siete un brav'uomo, ma
-troppo apprensivo... Permettete.
-
-Il Rodomiti si mise a sedere sul canapè, che scricchiolò sotto
-l'immane peso; accavallò una gamba sull'altra e, gonfiando e sgonfiando
-successivamente le guance, mandò tre gran boccate di fumo.
-
-— Dunque quello che volevo dirvi è questo. Non è lontano il tempo in
-cui vostra nipote prenderà marito...
-
-— E di nuovo quest'argomento! Non avete dichiarato or ora che non c'è
-nulla?
-
-— Sicuro; a tutt'oggi non c'è nulla... Ma bisogna intenderci... Non
-c'è nulla di personale... La Gilda si trova nello stadio dell'amore
-anonimo.
-
-— Non v'intendo.
-
-— È tanto facile — replicò il capitano. — Benedetti dotti!... Ogni
-ragazza, professore mio, prima d'innamorarsi di qualcheduno, attraversa
-un periodo nel quale prova vagamente, indeterminatamente l'amore...
-I poeti ve la spiegherebbero in lungo e in largo; io sono tagliato
-alla buona e parlo come so... Del resto, se non foste un originale, mi
-avreste indovinato per aria, giacchè quella condizione dell'animo non
-è una particolarità delle sole donne... Insomma, per venire a bomba,
-quando una ragazza è entrata nella fase dell'amore anonimo, ella non
-tarda molto a dar forma alle sue fantasie, non tarda molto a passar
-nella fase dell'amore personale... Mi sono spiegato chiaro, spero...
-
-— Sì, sì... Insomma troverà qualcheduno che le piacerà, e vorrà
-sposarselo... Tutti i gusti son gusti.
-
-— Credete pure che quello lì è un gusto che durerà per un pezzo... Ma
-la morale del mio discorso è questa: nulla è più difficile che maritare
-una ragazza senza un soldo di dote.
-
-— È quello che dice anche il professor Lorati.
-
-— Ora, scusate la mia franchezza... Voi non siete ricco...
-
-— No, certo.
-
-— Dei quattrini che la Gilda ha portati con sè da Montevideo non ne
-resterà ormai quasi più...
-
-— Come?
-
-— Sfido io! Dopo tanti anni, per poco che la ragazza vi sia costata...
-
-Il dottor Romualdo alzò la ribalta della scrivania, e ne tolse un
-libretto, dicendo: — Mia nipote non poteva star presso di me come in un
-convitto — Indi soggiunse: — Venite qui; avvicinatevi al lume. Ecco il
-conto della mia pupilla, regolato di semestre in semestre alla Banca.
-L'ultimo saldo è del 31 dicembre.
-
-— Ventottomilanovecentosessantasette lire! — esclamò il capitano
-osservando la pagina che gli era indicata. — È possibile?
-
-— Oh! È merito in gran parte degli interessi.
-
-— Tutti gli interessi accumulati! Vi par poco? — continuò il Rodomiti,
-mentre sfogliava il libretto. — Nessuna prelevazione dal 1861 in qua?
-
-— Non m'è occorso di farne — disse semplicemente il professore.
-
-— Invece una serie di versamenti — riprese l'altro con enfasi.
-
-— Quello che ho potuto. Ho pochi bisogni, non ho una famiglia mia, non
-mi ammoglierò mai; che dovevo farne de' miei risparmi?
-
-— Ah caro Grolli — proruppe il capitano — è destino che ogni volta che
-vi vedo io debba rimanere sbalordito.
-
-— Avete torto. Ciò ch'io feci lo avreste fatto anche voi. E adesso,
-terminate pure il vostro discorso.
-
-— Ma adesso voi non accetterete forse la mia offerta...
-
-— Quale offerta?
-
-— Non ho famiglia neppur io, resterò celibe... come voi; mia sorella
-non ha figli ed è ben provveduta; in tanti anni di lavoro ho messo
-qualche cosa da parte... Alle corte, volevo far una piccola dote alla
-Gilda.
-
-— Grazie, grazie, capitano... Lo vedete, voi siete migliore di me,
-voi pensate a quelli che non vi appartengono... Io, in fin dei conti,
-non faccio che il mio ufficio di zio... Del resto, la Gilda vi è
-già debitrice di molto; la dote che volevate regalarle serbatela a
-qualcheduna delle vostre figliocce che sia in maggiori strettezze...
-Intanto il capitale di mia nipote crescerà da sè con gli interessi...
-e un altro poco lo farò crescere anch'io... Pel momento del matrimonio
-insomma, che non sarà forse così vicino... la Gilda ha sedici anni e
-qualche mese... pel momento del matrimonio saranno raggiunte, io spero,
-le trentaquattro o trentacinque mila lire... Non sarà molto, ma, via,
-non sarà nemmeno pochissimo.
-
-— Siete un brav'uomo, caro Grolli, e siete un cuor d'oro... Mi fareste
-quasi riconciliare coi dotti... Vi avverto, ad ogni modo, che voglio
-pensar io al corredo... Ho un amico a Milano, al quale darò l'incarico
-e che farà certo le cose per bene... Se poi potessi esser da queste
-parti all'epoca delle nozze, s'intende che farei da padrino...
-Dev'essere un bel giorno!
-
-— Lo credete? — chiese il professore, ch'era sempre seduto davanti
-alla scrivania, e che segnava macchinalmente col lapis delle figure
-geometriche sopra un pezzo di carta.
-
-— Sì, sì; perchè dovrebb'essere altrimenti? La donna è fatta per avere
-una famiglia.
-
-Vi furono alcuni secondi di silenzio. Alla fine il dottor Grolli
-alzò il viso dalla carta, si levò gli occhiali, si passò la mano
-sulla fronte, e disse: — Capitano, se foste qui in _quel bel giorno_,
-consentireste a prendermi a bordo del vostro legno per qualche mese?
-
-— Voi?... In mezzo alle balle di cotone e ai sacchi d'indaco?
-
-— Sì — soggiunse il professore con quanto maggior disinvoltura gli fu
-possibile. — Allora le mie cure di tutore saranno finite, avrò la mia
-piena libertà, e ne approfitterò per vedere un po' di mondo. Che c'è di
-strano?
-
-— Nulla... Anzi... figuratevi se vi prenderei a bordo volentieri... Ma
-chi sa dov'io sarò in quel tempo?
-
-— Se sarete lontano, pazienza.
-
-— Curiosa idea la vostra... E non vi fa male il mare?
-
-— Non lo so, non ho mai provato... Speriamo di no.
-
-— Siamo intesi dunque... Oh dev'esser tardi... Me ne vado... A
-domattina.
-
-— Verrò a prendervi all'albergo con la Gilda, e andremo insieme alla
-stazione.
-
-— Sì, addio, Grolli... Lasciate che vi stringa la mano... Sono superbo
-della vostra amicizia. Non vi dico altro.
-
-E i due uomini così diversi d'aspetto e d'indole, ma così conformi
-nella rettitudine dell'animo, si separarono vivamente commossi.
-
-
-
-
-XIV.
-
-
-L'estate fu più soffocante del solito, e il professore Romualdo si
-recò con la Gilda a passar parte delle vacanze in un albergo fra
-le Alpi, lasciando che i Lorati andassero in un sito di bagni, ove
-ci era più gente, più _chique_, e ove la signora Olimpia sperava
-di maritare almeno una delle figliuole. Il professore, senza essere
-alpinista, era un camminatore infaticabile; la Gilda, snella, leggera,
-intrepida, sarebbe stata in grado, a detta delle guide, di affrontare
-anche il ghiacciaio; però ella non osava di chieder tanto allo zio,
-e si contentava di percorrere insieme con lui la parte meno scabrosa
-di quei monti. Uscivano talvolta soli, talvolta accompagnati da un
-ragazzo che portava gli scialli e le provvigioni, giravano a caso per
-quattro o cinque ore, e si rifocillavano sdraiati sull'erba; mentre
-a pochi passi scrosciava il torrente e gli abeti mormoravano sul loro
-capo, e si udiva il muggito dei buoi e il tintinnìo delle capre sparse
-pei pascoli. La Gilda era ammirata delle Alpi. Durante le sue gite
-ella parlava poco, ma la commozione dell'animo le era scritta sul
-viso; di tratto in tratto le sfuggiva un grido dal labbro, ed ella
-rimaneva estatica dinanzi all'orrido pittoresco d'una gola profonda,
-o alle fosforescenze di un ghiacciaio, o all'ampiezza d'una valle
-illuminata dal sole. Talora, staccandosi d'improvviso dal fianco del
-suo compagno, ella saliva su qualche punto elevato da cui lo sguardo
-spaziava in più largo orizzonte. Il vento respingeva le falde della
-sua veste succinta e le ciocche de' suoi capelli ricciuti, e la sua
-bella persona immobile, con le braccia conserte, si disegnava come
-una figura fantastica sullo sfondo azzurro del cielo. Intanto il
-professore andava erborando per via e raccoglieva diligentemente entro
-una scatola le varie specie di licheni, di genziane, di felci, di dafni
-e d'altre piante della flora alpina, oppure frangeva qua e là con un
-piccolo martello la roccia, e riempiva di pietruzze una borsa ch'egli
-portava a tracolla. Poi la sera, in albergo, parlava di botanica e di
-geologia alla nipote, la quale, a forza di fargli da assistente nel suo
-laboratorio, aveva finito col prendere una leggera tintura scientifica,
-e lo ascoltava con attenzione benevola.
-
-L'albergo ove alloggiavano i nostri amici era uno dei soliti che
-si trovano fra le Alpi, tozzo, massiccio, rettangolare, col tetto
-acuminato, sporgente per un metro e mezzo oltre la linea dei muri,
-con una ringhiera di legno che girava intorno al primo piano. Sul
-frontone della porta d'ingresso era appesa un'insegna con dipintovi
-a colori vivaci un quadrupede che dalla spiegazione scrittavi sotto a
-caratteri cubitali doveva essere un camoscio. Nell'interno le pareti
-foderate di legno, l'andito ingombro di scialli, di _alpenstocks_
-e di funi. In cucina un ampio focolare, protetto, covato quasi, da
-un'enorme cappa intorno a cui luccicavano i rami. Poco distante dal
-focolare una stufa monumentale, che aveva l'aspetto di un mausoleo.
-Nel salotto da pranzo una tavola oblunga, modestamente ma pulitamente
-apparecchiata, con sedie di paglia tutto all'ingiro. Anche qui la sua
-stufa; poi una credenza, e di fronte a questa una mensola con due o tre
-scaffali di libri, e specialmente di _Guide_ delle Alpi e di romanzi
-inglesi dell'edizione di Tauchnitz. Appesi alle pareti un barometro, un
-termometro, una carta geografica della regione, alcune litografie senza
-valore e alcuni avvisi d'alberghi italiani, svizzeri, francesi; sopra
-un canterale un calamaio e l'_album_ dei viaggiatori fitto di nomi, di
-osservazioni e anche di versi in più lingue.
-
-Lo scorrere le pagine di quel libro era per la Gilda un gradevole
-passatempo, ed ella sorrideva una mattina leggendo le note di una
-signora di Londra, la quale nello stesso periodo manifestava il suo
-entusiasmo pel pesce del lago e il suo dolore per non avere trovato in
-quei siti un ministro anglicano, quando una riga più sotto ella vide un
-nome che le strappò un'esclamazione di stupore.
-
-— Che c'è? — domandò il professore Romualdo, che tagliava le carte
-all'ultimo fascicolo d'una rivista scientifica, venuta a cercarlo
-lassù.
-
-— Leggi qui — ella disse, porgendogli il libro. Egli lesse — _Mario
-Albani, pittore._
-
-— Mario, sai — proseguì la Gilda — il figlio del signor Gedeone, il mio
-antico compagno di giuochi; non può essere che lui. Quanti anni sono
-che non lo vedo!... Scommetto che non lo riconoscerei più...
-
-— Probabilmente sarà già partito — interpose il professore, a cui
-questo nuovo personaggio destava una vaga inquietudine.
-
-— No, no... guarda... dev'esser giunto oggi prima che noi scendessimo.
-C'è la data: 5 agosto.
-
-— Ebbene, se ci sarà lo vedremo... Non è poi conveniente di affannarsi
-tanto per una persona che non ci riconoscerebbe nemmeno... Del
-resto, un ragazzo balzano che ha piantato la famiglia per fare il suo
-capriccio.
-
-— Volevano che vendesse pepe e cannella, ed egli era artista
-nell'anima... Si capisce...
-
-— Oh!... Artista!... Il solito passaporto dei cervelli malati... Basta
-— conchiuse il professore, che si accorgeva di essersi riscaldato
-troppo — ciò non ci riguarda.
-
-Proprio in quel punto, un passo d'uomo si fece sentire nell'andito,
-e una voce maschia e melodiosa diede alcuni ordini in cucina. Indi
-entrò nel salotto un bel giovane alto, spigliato, con l'aquila del Club
-Alpino sul cappello. Aveva le chiome un po' lunghe, la barba nascente,
-la carnagione abbronzita. I suoi occhi espressivi s'incontrarono subito
-con quelli della Gilda ch'erano fissi sopra di lui. Anche il professore
-lo guardava con singolare attenzione.
-
-Egli stette un momento sospeso, le sue guance si dipinsero di un vivo
-rossore, poi balbettò: — Ma?... Non m'inganno?... Il signor professor
-Grolli?... E la Gil... la signora Gilda?
-
-— Oh signor Mario! — esclamò la giovinetta, con un sorriso che le
-illuminava tutta la fisonomia. — Mi ha ravvisata?
-
-— No, veramente. Ho ravvisato il signor professore. E lei mi aveva
-riconosciuto?
-
-— Nemmeno; ma sapevo ch'era qui... dal libro dei viaggiatori.
-
-Il professor Romualdo, il quale, essendo il solo che non avesse punto
-cambiato aspetto da una diecina d'anni, aveva servito d'anello a questo
-riconoscimento, dovette far di necessità virtù, e stringere, quanto più
-cordialmente gli fu possibile, la mano del pittore.
-
-I due giovani intanto non finivano di evocare i ricordi del passato.
-
-— Si rammenta, signora Gilda, delle nostre scalate ai sacchi di caffè?
-
-— Sì; e le sue cavalcate sui barili d'aringhe?
-
-— E lo studio comparativo dei vari campioni?
-
-— E quel famoso G A ch'ella dipinse sulla schiena della signora Dorotea?
-
-— È viva la signora Dorotea?
-
-— Oh sì... Un po' brontolona...
-
-— Era tale anche allora... E quei suoi due gatti _Mao_ e _Meo_?
-
-— Quelli son morti.
-
-— Ma! Chi direbbe che son corsi tanti anni da quel tempo?
-
-— Se si potesse tornare indietro!
-
-— No, signora Gilda, non lo pensi nemmeno.
-
-— Oh, perchè?
-
-— È troppo bella così.
-
-Questo complimento a bruciapelo fece salire le fiamme al viso della
-giovinetta, che abbassò gli occhi e cercò di mutar discorso.
-
-— Si trattiene qui un pezzo?
-
-L'Albani rispose che aveva in animo di intraprendere l'ascensione
-d'una tra le cime meno conosciute della catena, ma che gli era forza
-aspettare il ritorno d'una guida impegnata per un paio di giorni con
-altri forastieri. Intanto si poteva fare insieme qualche gita agevole
-anche ai non alpinisti.
-
-La Gilda applaudì di gran cuore alla proposta, il dottore Romualdo
-l'accolse invece con assai mediocre entusiasmo, ma la nipote non durò
-gran fatica a ribattere le sue obbiezioni. E invero, a che scopo eran
-venuti lì se non a quello di girare fra i monti? E che altro avevano
-fatto sino allora? Mario chiamò l'albergatore, e un po' consultandosi
-con lui, un po' esaminando la carta geografica, stabilì la via da
-percorrere il domani; poi, simile a un generale che determina in
-anticipazione il suo campo di battaglia, segnò col lapis rosso il luogo
-ove si sarebbe fatto sosta per desinare; infine ordinò egli stesso in
-cucina di approntare un buon pezzo d'arrosto da mettere nel carniere.
-L'oste lo ascoltava con la deferenza dovuta a un alpinista che era
-salito due volte sul Cervino.
-
-Per quel giorno l'Albani non lasciò quasi mai il professore e la Gilda.
-Era cordiale, espansivo come chi fece un incontro inatteso e gradito,
-e parlava volentieri dei suoi disegni per l'avvenire, delle sue
-speranze, delle sue ambizioni. Si sentiva giovine, si sentiva forte,
-aveva l'anima piena di poesia, d'ideale, vedeva turbinarsi davanti agli
-occhi mille immagini che un dì o l'altro egli confidava di riprodur
-sulla tela. No, egli non aveva sortito l'indole dell'uomo d'affari,
-il suo ingegno non si era mai saputo acconciare alle discipline delle
-cifre; che avrebbe fatto nello scrittoio di suo padre? Da fanciullo
-in su aveva avuto un culto, un amore ardente, irresistibile; il
-culto, l'amore del bello. La bellezza gli faceva piegar le ginocchia,
-come cosa di cielo; e l'aveva cercata e la cercava per tutto,
-negli splendori dell'alba e del tramonto, nella nota d'una musica
-appassionata, nel fascino della poesia, nelle forme armoniose e nel
-sorriso della donna. La religione del bello era tutto per lui; beati
-i tempi in cui essa era l'ispiratrice dei popoli! Insomma egli era,
-egli voleva essere artista: lo lasciassero seguir la sua via; forse
-egli avrebbe presto o tardi toccato una meta non ingloriosa. Di quadri
-finora non ne aveva fatto che uno, venduto a Zurigo e accolto con
-benevolenza dai critici più severi. Ma si portava dietro un'infinità
-di studi, di schizzi, gettati giù alla buona sul primo pezzo di carta
-che gli cadeva sotto le mani. Erano tipi che egli aveva accarezzati
-nella fantasia, o che aveva incontrati realmente nel suo cammino;
-ricordi della vita, o ricordi del pensiero, ch'egli raccomandava alla
-carta, con un segno, con una data ch'era per lui un filo d'Arianna onde
-raccapezzarsi in quel labirinto. Nei libri che leggeva, e ne leggeva
-molti (poesie e romanzi per lo più), cercava soggetti di quadri;
-traduceva in linee i personaggi e le scene che l'autore aveva descritto
-a parole. In questi suoi disegni appena abbozzati era il germe delle
-sue opere venture; era il materiale greggio da cui egli sperava di
-sprigionare il metallo prezioso.
-
-Tutte queste cose Mario Albani diceva al professore e alla Gilda,
-sciorinando davanti a loro quelli ch'egli chiamava i suoi scarabocchi
-e spiegando donde ne avesse tratto l'ispirazione. La sua parola era
-colorita, nervosa, e rivelava un giovane d'ingegno, un po' entusiastico
-forse, un po' troppo fiducioso di sè, ma nel quale c'era a ogni modo la
-stoffa d'un uomo non volgare.
-
-Bisognava mettersi in moto la mattina all'alba, e quindi quella sera i
-nostri _touristes_ si separarono presto, dopo aver preso un eccellente
-_punch_ preparato da Mario, il quale, da buon alpinista, portava nel
-suo piccolo bagaglio una mezza dozzina di limoni e una bottiglia di
-_cognac_.
-
-Quando il pittore fu nella stanza, egli si accorse ch'era muro a muro
-con la Gilda. Egli picchiò sulla parete e disse: — Signora Gilda, la
-sveglierò io domattina. — E diede altri due colpetti: — Mi sente? — Sì,
-sì.
-
-La Gilda poteva soggiungere ch'ella non aveva punto sonno, e che
-probabilmente non avrebbe dormito in tutta la notte. E invero ella
-si ravvoltolava nelle coltri senza chiuder occhio, pensando a quel
-bizzarro incontro col suo antico compagno d'infanzia, là tra le
-solitudini alpine, a mille duecento metri sul livello del mare. Com'era
-mutato Mario! Ed era mutata anche lei, ed egli glielo aveva fatto
-intendere con tanta galanteria, quand'ella aveva espresso il desiderio
-di tornar bambina. — È troppo bella così — Queste parole le ronzavano
-gradevolmente all'orecchio. Ella sorrideva a fior di labbro; poi, per
-una rapida associazione d'idee, paragonava fra loro i tre uomini che le
-pareva di conoscer meglio nel mondo, lo zio Aldo, il capitano e Mario.
-Era possibile immaginarsi tre nature più diverse? Per l'uno la vita si
-chiudeva tutta nell'austerità degli studi, per l'altro essa significava
-il movimento, la lotta, il pericolo; pel terzo essa non aveva che uno
-scopo: la ricerca appassionata del bello. Chi dei tre aveva ragione?
-La Gilda non sapeva dirlo, ma l'istinto femminile l'avvertiva ch'ella
-esercitava un impero su quelle tre anime.
-
-Nella camera attigua, ch'era quella del professore, si vedeva lume
-attraverso il buco della serratura.
-
-— Sei desto ancora, zio Aldo? — chiese la Gilda.
-
-Il chiamato balzò in sussulto. — Sì... Come lo sai?... Ho fatto romore?
-
-— No, vedo chiaro.
-
-— Leggevo... Ma tu perchè non dormi? Non ti senti bene forse?
-
-C'era tanta tenerezza, c'era tanta ansietà nella voce del dottor
-Romualdo, che la giovinetta ne fu commossa. — Che idee! — ella rispose
-— sto benissimo... Oh! perchè spegni la candela?
-
-— Perchè tu possa dormire.
-
-— Povero zio Aldo! — pensò la Gilda — Come mi vuol bene!
-
-Il professore aveva detto una piccola bugia. Egli non leggeva. Egli
-riandava nella mente le cose della giornata, e cercava d'indovinar
-l'avvenire. Che influenza avrebbe avuto sull'avvenire l'improvviso
-incontro della Gilda e di Mario? Nessun giovine aveva mai parlato alla
-Gilda con la confidenza di questo giovine; verso nessuno ella si era
-mostrata tanto espansiva. Che fosse giunto anche per lei il momento
-in cui l'_amore anonimo_ prende forma e contorni? Che questo pittore
-entusiasta fosse l'uomo prescelto? Saprebbe egli amarla? Saprebbe
-renderla felice?
-
-Mentre il professore Grolli si agitava in questi pensieri, le tempie
-gli martellavano e il cuore gli batteva con palpiti affrettati.
-
-
-
-
-XV.
-
-
-La Gilda era in piedi all'alba. Quando Mario picchiò sulla parete per
-isvegliarla, ella gli disse, canzonandolo: — Scommetterei che è ancora
-in letto.
-
-— Già, mi alzo adesso.
-
-— Bravissimo. E io sono bella e vestita.
-
-— Bella sì, ma vestita no.
-
-— O scusi, come può dirlo?
-
-— Alle donne manca sempre qualche cosa.
-
-Il pittore aveva ragione. Ella aveva ancora da dar l'ultima mano alla
-sua _toilette_.
-
-— A ogni modo — ella rispose — vedremo chi farà più presto ad uscir di
-camera.
-
-— Vedremo... Chiami il professore intanto.
-
-— Oh! Quanto a lui, è pronto, e ci aspetta. Esce appunto adesso dalla
-sua stanza.
-
-Di lì a un paio di minuti, due usci si apersero allo stesso momento
-sull'andito, e i due giovani si diedero il buon giorno con una risata.
-
-— Sono stata prima io... di un secondo — disse la Gilda.
-
-— Perdoni... Io ero già fuori con la testa, mentre lei... E poi, badi,
-ha violato i patti.
-
-— Come?
-
-— Sì... Ella non finito la sua _toilette_.
-
-— Oh! Che dice mai? — esclamò la fanciulla, tastandosi da tutte le
-parti.
-
-— Le manca d'agganciare un bottone.
-
-— Dove?
-
-— Là — egli rispose, segnando un punto del vestito.
-
-— Questi sono cavilli. Insomma ho vinto io... Non è così, zio Aldo? —
-ella esclamò, correndo verso il professore che camminava nell'andito
-col capo chino e con le mani intrecciate dietro la schiena. E soggiunse
-scherzosamente: — Bisogna far lega, noi due, contro questo signorino.
-
-— Davvero? — replicò il professor Romualdo, sforzandosi a sorridere.
-
-— Badino, badino — riprese l'Albani, e mentre parlava fece un mezzo
-giro sui talloni. — Non vedono quello che ho dietro alle spalle.
-
-— Sì... Ha lo zaino... Oh bella, vorrebbe farci paura con lo zaino? Se
-dicesse l'_alpenstock_, meno male... Quello lì potrebbe passare per una
-lancia...
-
-— Oibò, oibò. La mia forza risiede oggi nello zaino. Sa che cosa c'è
-qui dentro?... Ci sono le provvigioni, c'è l'arrosto, il salame, il
-pane, il vino... Sta in me di affamare il nemico. E il nemico affamato
-si arrende.
-
-— O muore — soggiunse in tono eroicomico la giovinetta.
-
-— Pazzerella che sei! — disse il professore.
-
-Ed ella:
-
-— Noi prenderemo d'assalto il deposito delle vettovaglie, non è vero,
-zio Aldo?
-
-— Pazzerella, pazzerella! — replicò questi. E invidiava la facile
-allegria della gioventù, egli che non s'era sentito giovine mai.
-
-Si discese in salotto, ove l'ostessa aveva approntato il caffè e latte;
-poi si partì con la scorta di un ragazzo ch'era pratico della strada e
-che portava gli scialli e i mantelli.
-
-Era una splendida mattina; le cime dei monti illuminate dai primi
-raggi del sole si disegnavano nitidissime nel cielo azzurro, un'aria
-frizzante ed elastica, che infondeva lena alle membra, s'insinuava fra
-i rami degli abeti e accarezzava mollemente l'erba rugiadosa. Si saliva
-a grado a grado, ora traversando ampie praterie, ora addentrandosi
-nelle macchie dei pini, ora costeggiando a ritroso qualche torrente
-incassato nella montagna. La scena, come avviene tra le Alpi, mutava
-ad ogni istante, a vicenda orrida e amena, angusta e spaziosa. Qua una
-gola asserragliata fra due rocce a picco e ove l'acqua si precipitava
-con un fracasso d'inferno, travolgendo nel suo corso i sassi ciclopici,
-là una distesa di valli inondate di luce, avvolte in una quiete
-solenne.
-
-La flora ricchissima e la curiosa struttura geologica dei terreni
-distraevano singolarmente il professore, al quale nessuna delle gite
-passate aveva offerto sì largo campo di osservazioni. E l'Albani
-prestava un aiuto insperato al suo dotto compagno, arrischiandosi
-volentieri col suo piede sicuro nei posti meno accessibili a coglier
-per esso le felci, le dafni, le sassifraghe, i ciclamini e i licheni.
-Ma più spesso il pittore stava a fianco della Gilda, il cui volto
-brillava d'uno schietto entusiasmo. I due giovani si comunicavano le
-loro impressioni e provavano una dolce maraviglia a vedere quanta
-conformità vi fosse nei loro gusti. La Gilda s'accorgeva per la
-prima volta d'avere anch'essa istinti un po' avventurosi (era forse
-l'inquietudine de' suoi genitori che le scorreva nel sangue), sentiva
-che le tranquille abitudini casalinghe, in cui tante donne trovano
-pure una compiuta felicità, avrebbero alla lunga finito col venirle
-in uggia. Oh poter correre il mondo, poter affinare lo spirito nella
-lotta, poter conoscer la vita! E il suo pensiero volava alla sua mamma,
-il cui animo virile in mezzo alle più terribili prove le era stato
-vantato tante volte dal capitano Rodomiti. Ma qui non poteva a mano
-di sovvenirle un altro ricordo. La sua mamma era stata ingrata verso i
-suoi parenti; ne imiterebbe ella l'esempio, sarebbe ingrata anch'ella
-verso chi aveva fatto tanto per lei?
-
-A millesettecento metri sul livello del mare, sopra un bell'altipiano
-onde si godeva una veduta magnifica, l'Albani, che era il vero
-capo della piccola brigata, ordinò di far sosta. Indi, deposto lo
-zaino, ne sciorinò sul prato il prezioso contenuto. I viaggiatori si
-adagiarono sull'erba e fecero onore al pasto frugale con l'appetito
-che si trova sempre sulle Alpi dopo un'ascensione di alcune ore. Dato
-fondo alle provvigioni, salvo una bottiglia di vino e alcune fette di
-salame tenute in serbo per le circostanze imprevedute, Mario consultò
-l'orologio e disse: — Ancora venticinque minuti, e poi ci rimetteremo
-in cammino. — C'erano da fare altri cento metri di salita piuttosto
-ardua, prima di giungere al punto che si era prefisso quale ultima meta
-alla gita della giornata.
-
-La Gilda pretendeva di non essere punto stanca, ma nel fatto ella
-se ne stava molto volentieri distesa sull'erba, col _plaid_ sotto
-il capo per guanciale, con l'occhio intento a seguire uno stuolo di
-nuvolette bianche e leggiere che parevano rincorrersi verso occidente.
-Il professore, seduto vicino a lei, aveva aperto la sua scatola da
-erborista e passava in rassegna il ricco bottino della giornata,
-enumerando le varie specie coi loro nomi latini e tentando di richiamar
-l'attenzione della sua pupilla sopra una rarissima _gentiana nivalis_,
-e sopra un _diantus atrorubens_ ch'era una maraviglia. Intanto
-Mario, addossato al tronco di un larice sul ciglio dell'altipiano,
-ora contemplava la scena circostante, ora si voltava a guardare la
-leggiadra testina arrovesciata della fanciulla, e la gentile persona di
-lei, che si mostrava in tutta l'armonia squisita delle sue linee.
-
-A un tratto un buffo di vento scosse con estrema violenza i rami e
-le foglie del larice, investì fieramente il pittore, e trasportò a
-parecchi metri di distanza il cappello della Gilda e la scatola del
-professore Romualdo, disperdendone i tesori botanici. Quando Mario
-ebbe ricuperato il suo equilibrio, la ragazza il suo cappellino, e
-il dottor Grolli la sua scatola vuota, i nostri tre viaggiatori si
-guardarono sbalorditi. Sul loro capo il sole brillava in tutta la sua
-magnificenza, e nulla offuscava l'azzurro di quella parte di cielo che
-si offriva al loro sguardo; erano sparite perfino le candide nuvolette
-di cui la Gilda accompagnava pur dianzi con l'occhio la rapida fuga. Ma
-sul dorso della montagna ululavano le selve delle conifere, e, tendendo
-l'orecchio, si sentivano giù nella valle latrati di cani e voci che
-si chiamavano e si rispondevano di lontano, e muggiti d'armenti che
-si affrettavano alle stalle facendo tintinnare i campanoni appesi al
-collo. Nello stesso tempo, il ragazzo che serviva di guida e che s'era
-dilungato alquanto in traccia di bacche selvatiche, tornò indietro
-gridando: _L'uragano! l'uragano!_ Infatti, salendo sopra un rialto
-di terra donde si dominava il lato opposto della valle, si vedevano
-in fondo, nell'interstizio di due monti, grossi nuvoloni addossarsi,
-accavallarsi gli uni sugli altri, e a poco a poco formare una sola
-massa bruna, serrata, minacciosa. Indi quella bruna massa, foggiandosi
-a cuneo come a romper le file di un esercito nemico, usciva dai suoi
-accampamenti e si avanzava preceduta dal cupo rombo del tuono, resa
-più terribile dallo spesseggiare dei lampi. La natura pareva oppressa
-da un incubo, l'erba si piegava impaurita, dagli abeti scroscianti
-cadevano le pine che il vento palleggiava come trastulli, dalla roccia
-sgretolata precipitavano i rottami giù per la china; l'aquila sola,
-roteando nell'aria, salutava col rauco suo strido la bufera imminente.
-
-Si tenne un breve consulto. Procedere innanzi era impossibile;
-tant'era mettersi addirittura sulla via del ritorno, e, se il temporale
-scoppiava, cercar ricovero sotto qualche sporgenza del monte.
-
-Mario si ravvolse nel suo _plaid_ e aiutò i compagni a fare
-altrettanto, indi si cominciò la disastrosa ritirata. Il sole brillava
-sempre e la sua viva luce contrastava singolarmente coi neri e densi
-vapori che andavano via via diffondendosi tutto all'intorno. Secondo
-la violenza e la direzione del vento, le ombre degli alberi si
-allungavano, si accorciavano, si scontorcevano sul terreno, e intanto
-il vento incalzava, e il tuono più romoroso, più insistente, faceva
-tremar le montagne.
-
-— Bisogna fermarsi qui, lontano dagli alberi — disse il professore,
-additando il cavo d'una rupe.
-
-Intanto le tenebre si stendevano dappertutto, coprendo ogni lembo di
-cielo, nascondendo ogni vetta, invadendo la valle. Ma la tetra notte
-era squarciata da incessanti baleni, alla cui luce rossastra gli
-oggetti prendevano forme strane e paurose. Con un fracasso che superava
-lo strepito di cento battaglie, il fulmine correva da nube a nube e
-si precipitava dalle nubi alla terra, segnando di un solco mortale il
-tronco dei pini più elevati, sprofondandosi nella roccia. Cominciarono
-a cader di grossi goccioloni; quindi si rovesciò un torrente di pioggia
-fitta, gelata, impetuosa. La natura era terribile, la sua voce tonante
-copriva la voce dell'uomo. I nostri _touristes_ si erano avvicinati
-istintivamente gli uni agli altri; ma non potevano scambiarsi una
-parola. Bensì, all'assiduo barbaglio dei lampi, la Gilda vedeva gli
-occhi di Mario e dello zio che la fissavano con pari sollecitudine;
-que' due uomini non erano inquieti per sè, ma per lei. Ella sorrideva
-ad entrambi per tranquillarli, e abbandonava la sua mano nella mano
-vigorosa del pittore. Talora, con un cenno del capo, ella additava il
-piccolo montanaro ch'era il meno intrepido della comitiva, e che le si
-era accovacciato ai piedi turandosi le orecchie coi due pollici.
-
-Le cose durarono in tale stato per un quarto d'ora; poi il nembo
-principiò a rimettere della sua intensità.
-
-— Oh! — disse la Gilda fra un tuono e l'altro. — Valeva la spesa di
-ricoverarsi sotto una rupe! Ho l'acqua fino alle midolle.
-
-— Con un tempo simile si è più sicuri bagnati che asciutti — osservò
-gravemente il professore. — Franklin fece una preziosa esperienza.
-Con l'elettricità artificiale accumulata egli potè uccidere un topo
-asciutto, ma non riuscì a ucciderne uno ch'era bagnato. Quello che è
-certo si è che la temperatura dev'essere abbassata di parecchi gradi.
-Se non vien presto il sole, si gela.
-
-— Un buon alpinista — ripigliò il pittore — deve aver sempre il farmaco
-indispensabile in queste occasioni.
-
-Detto ciò, egli tolse di sotto alle vesti una fiaschetta impagliata
-che gli pendeva al fianco, e consigliò il Grolli a bevere un sorso del
-liquore che vi era contenuto.
-
-— Che roba è? — chiese la Gilda.
-
-— È _cognac_. Ne beverà anche lei.
-
-— Sì, sì.
-
-— Non più d'una goccia, sai! — ammonì il dottor Romualdo.
-
-Ella si mise a ridere, e mandò giù una gran boccata di liquore. — Bah!
-Si sente appena — ella disse, restituendo la fiaschetta all'Albani.
-
-Si riprese la faticosa marcia con tutta la celerità ch'era conceduta
-dalle vesti molli e dalle membra irrigidite. Aveva smesso di piovere,
-il vento agitava soltanto gli strati superiori dell'atmosfera, le
-nubi, spinte da opposte correnti, si ghermivano, si confondevano, si
-lasciavano come se giocassero a mosca cieca, il sole faceva fuggevoli
-apparizioni negli squarci azzurri del cielo, le cime delle montagne
-andavano a grado a grado snebbiandosi, e le vette più eccelse si
-mostravano chiazzate di neve recente, ciò che spiegava il freddo
-improvviso.
-
-La bufera aveva molto peggiorate le condizioni della strada; qua e là
-grosse frane ingombravano il sentiero, e si trovavano rami schiantati,
-e pozze, e rigagnoli serpeggianti in tutte le sinuosità del terreno.
-Più d'una volta Mario dovette aiutar la Gilda in un passo difficile,
-più d'una volta egli sentì il dolce peso di quel corpo delicato e
-flessuoso. Sul limitare d'uno spazzo verde che scendeva con un pendìo
-alquanto ripido, la ragazza confessò al pittore che il capo le girava
-un pochino, e che il suo piede non era ben sicuro. Egli le diede il
-braccio con trasporto, e i due giovani scivolarono insieme giù per la
-china, a immagine di pattinatori, con la svelta persona arrovesciata
-all'indietro, con le guance invermigliate dalla sferza della rigida
-brezza, cogli occhi pieni di fuoco, coi capelli svolazzanti. Passavano
-rapidi, ora in luce, ora in ombra, secondo che il sole sbucava dalle
-nuvole o si rimpiattava, e nella corsa precipitosa ridevano forte, e il
-loro riso melodioso, sonoro, rallegrava quelle solitudini alpine.
-
-Sì, senza dubbio, doveva dipendere dal _cognac_. La Gilda aveva un
-bisogno infinito di parlare, di ridere, di appoggiarsi a qualcheduno.
-E poichè lo zio aveva già da far molto a sostener sè medesimo, era
-naturale ch'ella si appoggiasse a Mario. Bensì voltandosi di tratto in
-tratto: — Bada — gridava — bada, zio Aldo, di non sdrucciolare.
-
-A malgrado di tanta sollecitudine, ella non si avvide che il
-professore incespicò un paio di volte, e nei suoi sforzi per conservar
-l'equilibrio riportò una storta ad un piede e una contusione a un
-ginocchio. Pure il nostro scienziato non mosse un lamento, non disse
-una parola per rallentar la foga della giovine coppia, la cui allegria
-rumorosa non aveva più freno. Mario e la Gilda eran tornati bambini, e
-accadeva a loro come ai bambini, che quando si son messi in galloria,
-finiscono col ridere senza nemmeno saper di che ridono.
-
-Allorchè i viaggiatori giunsero all'albergo, vi trovarono una gran
-confusione. Non si aveva notizia di due comitive d'inglesi partiti
-la mattina per una salita sul ghiacciaio, alla quale certo dovevano
-aver rinunziato in causa dell'uragano. Erano accompagnati da guide
-eccellenti; pur si stentava a capire perchè non fossero ancora di
-ritorno. Oltracciò si considerava ornai sciupata la stagione d'estate.
-La neve caduta aveva già reso impossibili alcune ascensioni, e chi sa
-se non sarebbe successo peggio nella notte. C'erano sempre due monti
-che _fumavano_, secondo la espressione dell'oste, e que' due monti,
-chiamati _i due gemelli_, valevano meglio di qualunque barometro,
-perchè la loro cima avvolta di nubi significava un seguito di piogge
-e di burrasche. Per poco che si abbassasse ancora la temperatura, non
-sarebbe più venuto un solo forestiero, e sarebbero andati via tutti
-quelli che ci erano.
-
-L'ostessa intanto si recava ogni momento sulla strada a spiare il
-ritorno degli inglesi. Ella si ricordava di una catastrofe avvenuta
-anni addietro, quando, di cinque _touristes_ che avevano lasciato
-l'albergo la mattina, due soli erano tornati la sera. E fra le vittime
-c'era un giovine bello, ricco, pieno di buonumore, un alpinista famoso
-ch'era stato uno tra i primi a superare il Cervino, e che in mezzo alla
-sua audacia aveva tutta la grazia e l'ingenuità d'un fanciullo. Giocava
-volentieri coi bimbi, scherzava onestamente con le ragazze, amava
-discorrere di sua madre. E sua madre, poveretta, era corsa da Londra
-per avere almeno il cadavere del figlio. Ahimè! Il ghiacciaio non rende
-che tardi i suoi morti.
-
-Per buona ventura questa volta non accaddero disgrazie, e gli inglesi
-aspettati arrivarono sani e salvi, benchè pieni di freddo, di fame,
-con le vesti fradice e con l'ossa peste, e decisi a levar le tende il
-dì appresso. La mattina infatti, poichè il cielo era sempre coperto e
-il barometro continuava a segnar pioggia e vento, fu un salvi chi può
-generale. A mezzogiorno non restavano all'albergo del _Camoscio_ che il
-professore Grolli, sua nipote e Mario Albani.
-
-
-
-
-XVI.
-
-
-Al professore s'era nella notte gonfiato il piede in conseguenza della
-storta riportata il giorno innanzi, ed egli aveva potuto a fatica
-trascinarsi dal letto fino ad una poltrona che si trovava accanto alla
-finestra. Non era nulla, ma bisognava stare almeno una settimana in
-riposo.
-
-Il riposo del professore significava la prigionia della Gilda, la quale
-si sarebbe annoiata non poco della sua clausura, se Mario Albani non
-avesse voluto dare a lei e a suo zio una prova di vera amicizia col
-partecipare alla loro sorte. Com'era buono il signor Mario, com'era
-gentile!
-
-La mattina per tempo egli veniva a chiedere le notizie del professore
-Romualdo, salutava attraverso la parete la Gilda che era ancora mezzo
-svestita nella sua camera, e poi se ne andava a girar pei monti con
-un libro, col suo _album_ e la sua scatola di colori. Nell'uscir
-dall'albergo egli guardava la finestra della giovinetta, e i suoi occhi
-s'incontravano sovente in quelli di lei, ch'era presso al davanzale
-ravvolta nel suo accappatoio. Ella lo salutava con la mano e gli
-gridava: — A rivederci a mezzodì.
-
-E a mezzodì in punto il pittore sedeva alla mensa dei due prigionieri.
-Sulla tavola, ch'era apparecchiata accanto alla poltrona dello
-scienziato, egli deponeva tutti i giorni alcuni fiori colti nella sua
-passeggiata mattutina, poscia, durante il pranzo, discorreva con la
-sua consueta vivacità d'arte, di letteratura, di viaggi, riuscendo
-qualche volta a richiamare un sorriso financo sulle labbra dell'austero
-professore.
-
-Dopo il desinare, egli prendeva i suoi pennelli, piantava il suo
-cavalletto, e faceva seder la Gilda sopra una seggiola in mezzo
-alla camera tentando di ritrarne le sembianze sulla tela. Non aveva
-mai lavorato con maggior passione, con maggior impegno, con più
-ardente febbre d'artista. Pure i suoi entusiasmi erano interrotti
-da scoraggiamenti profondi, e in quegli istanti la sua pittura gli
-sembrava misera, fredda, e avrebbe voluto distruggerla. La Gilda
-gli leggeva negli occhi quei moti subitanei dell'anima e sorgeva con
-energia straordinaria a difendere un'opera ch'ella amava d'un amore
-singolare, quasi materno. Talora il professore era chiamato arbitro
-nella questione; egli doveva decidere se il ritratto prometteva di
-somigliare all'originale, o era invece uno sgorbio, una profanazione,
-come diceva Mario nei suoi accessi di pessimismo. E il professore, che
-in fatto d'arte se ne intendeva pochino, dava ragione alla nipote, ma
-con certi argomenti che non sarebbero stati i più acconci a persuadere
-l'artista, s'egli non fosse tornato da sè a più miti consigli.
-
-Quelle sedute duravano circa tre ore. Per solito, alle quattro, Mario
-usciva di nuovo per tornar verso le sette. Durante la sua assenza,
-la Gilda adempiva coscienziosamente all'ufficio di segretario dello
-zio, scriveva per lui qualche lettera sotto dettatura, o gli ricopiava
-con la sua nitida calligrafia qualche articolo da mandare all'una o
-all'altra Rivista scientifica. Negli intervalli, ella trovava sempre
-la maniera di far cadere il discorso sull'Albani e sulla buona stella
-che lo aveva messo sul loro cammino. Oppure si fermava davanti al
-ritratto, che, nonostante le ubbie del pittore, procedeva rapidamente,
-e, diceva lei, avrebbe finito col dare scacco all'originale. Sì, ella
-voleva un gran bene a quella mezza figura di giovinetta ch'ella aveva
-visto emerger dal nulla, e pallida, scialba, disegnarsi appena sulla
-tela quasi fantasma fuggitivo sulla parete, e d'ora in ora, di minuto
-in minuto, acquistare il rilievo, il colore, la vita, il sorriso, come
-se avesse sangue, e muscoli, e nervi.
-
-— Sono una vanerella — ella osservava talvolta. — Innamorarmi della mia
-immagine, come Narciso!
-
-Ma era ella ben certa di non accusarsi a torto? Ammirando il proprio
-ritratto, ammirava forse sè stessa?
-
-Tanto per spigrire le membra, ella scendeva ogni giorno a far quattro
-passi davanti all'albergo, non dilungandosene mai in modo che il
-professore non potesse dalla finestra vederla e parlarle. _Fulmine_, il
-vecchio cane di casa, che in quell'ora dormiva per solito attraverso
-la soglia, le si metteva a fianco con molta galanteria nelle sue
-passeggiate microscopiche, e sembrava disposto ad accompagnarla molto
-più in là, ovunque ella avesse voluto. Ordinariamente la Gilda restava
-fuori fino al ritorno di Mario. All'arrivo del pittore, i due giovani
-facevano un paio di giri insieme, poi salivano entrambi dal professor
-Romualdo.
-
-L'ostessa serviva per le otto una cena frugale, il cui piatto più
-importante era una trota pescata in un laghetto a poche ore di cammino.
-Dopo cena si chiacchierava, si leggeva. Mario aveva trovato in salotto,
-fra gli altri libri, il primo volume delle poesie di Longfellow, e
-sapendo discretamente l'inglese, traduceva ad alta voce l'_Evangelina_;
-indi sbozzava col lapis alcune tra le scene di quel pietoso
-racconto. Qualche sera l'oste chiedeva licenza di prender parte alla
-conversazione, e insieme con lui veniva anche _Fulmine_, scodinzolando
-e fregandosi carezzevolmente intorno a Mario e alla Gilda. In queste
-solenni occasioni il signor Emanuele (che era l'oste) si permetteva
-di far sturare in onore dei suoi ospiti una bottiglia, di cui, pure in
-loro onore, egli beveva almeno i due terzi. Il vino però non lo rendeva
-espansivo; anzi condensava la sua eloquenza in certi _ma!_ sonori che
-egli emetteva dal labbro a intervalli regolari di due o tre minuti. Poi
-lasciava cader la testa sul petto, chiudeva gli occhi, apriva la bocca
-e dormicchiava fino alle dieci, ora nella quale il professore voleva
-andare a letto, e Mario e la Gilda si ritiravano ciascuno nelle proprie
-stanze.
-
-Questa distribuzione della giornata subiva lievi modificazioni
-quando il tempo, che non s'era mai rimesso al bello, era tale da non
-permettere a Mario d'uscire. Allora egli supplicava umilmente che
-gli si accordasse una più lunga ospitalità, e la Gilda, col piglio
-d'una castellana del medio evo, gli concedeva di rimanere. Nè certo il
-professore poteva mettere il suo veto alla onesta domanda.
-
-Il ritratto volgeva al suo termine. All'ottava seduta, nell'ora in cui
-Mario soleva deporre i pennelli, egli disse alla Gilda: — Non vado via,
-sa, oggi... Ho una buona giornata e voglio finire... Rimanga al suo
-posto.... Pieghi un po' la testa verso sinistra... Così... sorrida...
-
-— Dio mio!... Non faccio altro da una settimana.
-
-— È vero, ma oggi soltanto mi par di cogliere la giusta espressione di
-quel suo sorriso... Ah sì, sì... ecco.
-
-E il pittore, tiratosi due passi indietro, mirava con compiacenza
-l'opera sua. Il professore Romualdo, ch'era in via di guarigione e
-camminava senza difficoltà per la stanza, venne a collocarsi dietro a
-Mario e non potè a meno di esclamare: — Bravo! È parlante.
-
-L'Albani si rimise tosto al lavoro. Il suo occhio scintillava, un
-fremito gli correva tutte le membra, la punta del suo piede batteva
-impaziente sul pavimento, mentre il suo pennello sicuro ora sfiorava,
-ora mordeva la tela, creando sul suo passaggio nuovi effetti d'ombra e
-di luce, spirando un soffio potente in quella bella testa di vergine.
-
-Ancora un tocco, un altro, e poi Mario depose la sua tavolozza, si
-ravviò con la mano i capelli e disse: — Si alzi, signora Gilda; è
-finito.
-
-Un grido d'ammirazione proruppe dal labbro della giovinetta quand'ella
-vide il ritratto compiuto. Ella ne aveva seguìto i progressi con fede
-incrollabile, ma la riuscita superava ogni sua aspettativa.
-
-— Oh signor Mario, ha fatto miracoli oggi — ella soggiunse commossa.
-— E dire che se non ero io, avrebbe lacerato questa tela una mezza
-dozzina di volte...
-
-— È stata la mia collaboratrice — egli rispose — Ha mantenuto il mio
-coraggio. Dovrò tutto a lei.
-
-Ella chinò il volto confusa e sentì spuntarsi una lagrimetta sul
-ciglio. Scosse leggiadramente il capo, si rivolse al professore e
-continuò accennando al quadro: — Lo faremo mettere in una elegante
-cornice, in una cornice dorata, e poi lo collocheremo nella tua
-camera... al disopra della tua scrivania...; così lei, signor
-disprezzatore delle donne, non potrà alzare gli occhi dai suoi
-dottissimi libri senza vedere una donna, che, via, non è tanto
-brutta... Chi sa le belle ispirazioni che ti scenderanno da quella
-immagine!...
-
-A questi discorsi il professore sentiva un peso, un'oppressione al
-cuore, di cui non sapeva rendersi conto. E intanto, per non rimaner
-muto affatto, egli rinnovava a Mario le sue congratulazioni. Erano
-del resto congratulazioni sincere, perchè i pregi singolari di quella
-mezza figura non potevano sfuggire nemmeno a lui, ed egli paragonava
-sospirando gli effetti rapidi, fulminei, ottenuti dall'arte, coi
-successi lenti, modesti, spesso ignorati, della scienza. In altri
-tempi questo confronto gli avrebbe fatto parer tanto più cari gli studi
-scientifici quanto minore è lo strepito che essi levano intorno a sè e
-il compenso ch'essi danno ai loro cultori. Oggi la sua fede vacillava;
-egli era tentato di chiedersi: — Perchè non nacqui artista anch'io?
-
-— Ah! — riprese la giovinetta, mutando discorso con la solita infantile
-volubilità — Ho le membra intorpidite... Son rimasta seduta cinqu'ore.
-
-— Dica pur sei — osservò l'Albani. — Si è cominciato al tocco, e sono
-quasi le sette.
-
-— Ebbene — soggiunse la Gilda, rivoltasi allo zio — scendo a fare i
-miei quattro passi d'ogni giorno... Mi farà da cavaliere, non è vero,
-signor Mario? Le nostre colonne d'Ercole saranno quei soliti abeti
-laggiù... E tu, zio Aldo, potrai vigilare sopra di noi, come l'angelo
-custode... dall'alto.
-
-Dopo l'uragano, era quello il primo giorno in cui il cielo si mostrava
-quasi interamente sereno. Spirava un'aria mite, annunziatrice di una
-rivincita dell'estate sull'autunno precoce; l'oste spianava la fronte
-corrugata e riapriva l'animo alla speranza vedendo che _i due gemelli_
-non _fumavano_ più.
-
-— Bel tempo! — disse il signor Emanuele a Mario e alla Gilda. — Bel
-tempo! — E si fregò le mani per la contentezza.
-
-Il signor Emanuele se ne stava ritto davanti alla soglia dell'albergo.
-Vicino a lui c'erano due guide, un cacciatore di camosci, e una guardia
-daziaria. _Fulmine_, che scherzava un po' più lontano col cane del
-cacciatore, corse festosamente verso i due giovani. Il crocchio si
-divise per lasciarli passare.
-
-— Sono fidanzati? — chiese la guardia daziaria.
-
-— Ma! — rispose il laconico oste.
-
-E una delle guide soggiunse: — Paion fatti l'uno per l'altra.
-
-Il professore era alla finestra coi gomiti appoggiati al davanzale. La
-Gilda guardò in alto, sorrise allo zio, e lo salutò colla mano.
-
-— Voglio raccontarle la storia di Van Dyck e di Miss Dolly Ruthwen —
-cominciò Mario.
-
-— Oh bravo, racconti, racconti.
-
-E la bellissima coppia si diresse verso la macchia d'abeti, ora
-preceduta, ora seguìta da _Fulmine_, che carolava sull'erba e prendeva
-fra i denti le pine cadute dagli alberi. Il professor Romualdo li
-accompagnava con lo sguardo.
-
-Giunti al termine stabilito, Mario e la Gilda si avvicinarono di nuovo
-all'albergo.
-
-— Sicuro — disse Mario, continuando la sua narrazione, — se Miss Dolly
-Ruthwen non avesse posato per lui, Van Dyck non avrebbe mai fatto uno
-dei suoi capolavori.
-
-— E che avvenne poi? — domandò la ragazza.
-
-— Fa bujo — gridò dalla finestra il professore.
-
-— Un altro giro, un altro giro, e siamo con te.
-
-Il sole era fuggito dalle cime dei monti, il breve crepuscolo cedeva
-il posto alla sera, e già le stelle cominciavano a tremolare nel
-firmamento. Il cappuccio di lana rossa della Gilda spiccò ancora
-per qualche istante tra il grigio uniforme di tutte le cose; poi il
-professor Romualdo non vide più che due ombre. E intanto Mario narrava
-alla Gilda come Miss Dolly Ruthwen fosse divenuta moglie dell'artista
-ch'ella aveva ispirato col suo bel viso. Il cane _Fulmine_, quasi
-a significare la sua approvazione al felice connubio, abbajò
-rumorosamente destando l'eco della valle, e i due giovani si misero
-anch'essi a gridare per celia: _Gilda! Mario!_ L'eco rimandava confusi
-insieme i due nomi _Mario! Gilda!_
-
-Lo scienziato non sapeva staccarsi dalla finestra. Egli seguiva con
-l'occhio il moversi di quelle ombre, egli tendeva l'orecchio a quei
-suoni. E indovinava l'amore. L'amore, che fino allora egli non aveva
-nè provato in sè, nè compreso negli altri, adesso gli passava rasente
-come un soffio infocato, gli turbava i sensi e lo spirito. Oh perchè
-aveva egli tanti anni addietro accolto il grave legato di una sorella
-con la quale non lo vincolava obbligo alcuno? E quando pure avesse
-voluto conservare ed accrescere il piccolo patrimonio della nipote;
-quando pure avesse voluto colmarla di benefizi, perchè tenerla sotto il
-suo tetto? Per sentirsi dire un giorno: — la tua parte è finita. Tutto
-l'affetto prodigato a questa creatura nel lungo periodo dell'infanzia e
-dell'adolescenza val meno del primo sorriso d'un ignoto che la rapirà
-alla sua casa? E a te che le hai fatto da padre, non resta altro che
-mettere il tuo _visto_ sotto il passaporto che le servirà a varcar la
-tua soglia per non ricalcarla forse mai più? Senonchè, altri pensieri
-succedevano a questi nell'animo del professore. Egli non poteva a
-meno di confessare che se la Gilda gli aveva costato dei sacrifizi,
-egli ne aveva pure avuto un ricambio. Ella era stata docile, buona,
-le sue grazie schiette ed ingenue, la sua intelligenza vivace, il
-suo desiderio di apprendere avevano fruttato a lui soddisfazioni care
-e ineffabili. Non aveva ella aperto nuovi orizzonti alla sua mente,
-non aveva contribuito ad ingentilirgli il costume, a renderlo insomma
-migliore di quello ch'egli era una volta? E ora, di che cosa poteva
-incolparla? Di amare. Chi non ama nel mondo? Dacchè egli aveva spinto
-lo sguardo oltre le sue formule e le sue storte, di chi poteva dire:
-— Costui non ama, costui non ha mai amato? — Di sè... forse... No; la
-Gilda non aveva nulla da rimproverarsi. Egli piuttosto, egli che ne
-era il tutore, il secondo padre, aveva adempiuto alla parte sua? Che
-aveva fatto mentre il sottile veleno dell'amore s'infiltrava nelle
-vene della giovinetta? Egli non aveva nè provocato dal suo labbro una
-confidenza, nè chiesto a Mario Albani una spiegazione; aveva assistito
-con le braccia incrociate al crescere di una simpatia che forse non
-era più che un capriccio pel giovine artista, ma che certo aveva messo
-salde radici nell'anima della Gilda, e, delusa, le avrebbe turbata
-tutta la vita. Oh improvvido e inetto! Ed egli andava orgoglioso della
-sua scienza, egli che non aveva saputo fare ciò che sa ogni più umile
-persona del volgo a cui siano affidate le sorti d'una fanciulla!
-
-Lo prese un'inquietudine affannosa, e gridò: — Gilda! Gilda! È tardi...
-
-— Eccoci, eccoci — rispose la Gilda. E _Fulmine_, abbaiando, precedette
-all'albergo la coppia felice.
-
-Quella sera Mario Albani si ritirò più presto del solito nella sua
-camera. Il professore, fattosi animo, trattenne la Gilda, e con voce
-che la commozione rendeva tremula: — Gilda — le disse — non mi nascondi
-nulla?
-
-Ella abbassò gli occhi e arrossì.
-
-— Ti ricordi — continuò il professore Romualdo — dei discorsi tenuti
-dal capitano Antonio l'ultima sera che egli passò con noi?... Guardami
-in viso... Quel momento che il capitano presagiva vicino, è venuto?
-
-Ella abbandonò la sua testina sulla spalla dello zio, e bisbigliò tra
-un sorriso e una lagrima: — Mi pare di sì.
-
-— La tua quiete è in pericolo, la mia fanciulla! — egli riprese,
-carezzandole con mano nervosa i capelli. — Oh il malaugurato accidente
-che c'imprigionò qui per tanti giorni!
-
-— Sì, la cagione del nostro soggiorno fu invero molto spiacevole... Ma
-la prigionia non è stata una gran disgrazia.
-
-— Gilda, Gilda, tu scherzi col fuoco... Perchè il signor Mario affine
-di passare il tempo ti fece il ritratto, perchè egli ti disse qualche
-galanteria...
-
-— Quanto a questo — ella interruppe con vezzo infantile — prima di
-giudicare, aspetta un certo discorso che ti verrà fatto domattina...
-
-— Dal signor Mario?
-
-— Sicuro, da Mario, il quale si presenterà dal mio signor zio e tutore
-a chiedergli... insomma a fargli un discorso serio...
-
-— Ma, Gilda, questo giovine si può dire che tu lo conosci appena.
-
-— Oh zio Aldo, lo conosco fin da ragazzo.
-
-— Sì, come un ragazzo sventato... E vorrebbe farsi una famiglia?
-
-— Proprio vorrebbe questo....
-
-— Senza uno stato?
-
-— Aspetteremo che l'abbia.
-
-— E suo padre?
-
-— Oh! Egli non vede che per gli occhi di Mario.
-
-— E fu ben compensato della sua cieca affezione! Poveri padri!
-
-— No, no. Nè poveri padri, nè poveri zii — ella ripigliò con grazia...
-— Si vuol loro tanto bene... E poi noi conosciamo il fondo del loro
-pensiero meglio che non lo conoscano essi medesimi... Dio! Dio! Come
-leggo chiaro qui... qui, nel tuo cuore.
-
-— Smetti, bimba — egli interruppe tra fastidito e turbato.
-
-— Leggo in grandi caratteri — soggiunse ella senza badargli — queste
-parole esplicite e solenni: _Desidero soltanto una cosa, che la Gilda
-sia felice..._ Non è vero, che so legger bene?
-
-Un amaro sorriso sfiorò il labbro del professore, ma egli si ricompose
-subito. — Lasciami solo adesso, Gilda... te ne prego... ho bisogno di
-rimanere solo.
-
-E appoggiando uno dei gomiti al bracciale della poltrona, nascose il
-volto nella palma della mano.
-
-Ella accese lentamente la candela, s'avvicinò in punta di piedi allo
-zio e gli diede un bacio in fronte. Poi sguisciò via.
-
-— È inutile che tu faccia il cattivo, zio Aldo.... Non ti credo.
-
-E la giovinetta rientrò nella sua camera, e sciolse il volo alle sue
-gioconde fantasie d'innamorata.
-
-Il professor Romualdo, appoggiato al suo bastone, si mise a passeggiar
-per la stanza. Giunto davanti al cavalletto dove era il ritratto della
-Gilda, egli sollevò il lino bianco che copriva quelle care sembianze, e
-stette a lungo immobile a contemplarle. Era quella la Gilda che sarebbe
-rimasta sempre con lui, che gli avrebbe sempre sorriso... L'altra... oh
-l'altra egli l'aveva perduta!
-
-
-
-
-XVII.
-
-
-Prima dell'inverno, Mario e la Gilda erano fidanzati. Il giovine Albani
-era venuto in persona a rinnovare la sua domanda, e il professor
-Romualdo aveva finito coll'accordare, spontaneamente o no, il suo
-consenso. In quanto al signor Gedeone, padre di Mario, egli accolse
-con molto favore il pensiero di questo matrimonio, cosa che può parer
-singolare in un uomo positivo come lui. Ma il signor Gedeone era da
-qualche tempo sotto la cura d'un medico omeopatico, che gli aveva
-insegnato le sue teorie. — _Similia cum similibus_ — diceva l'egregio
-negoziante. — I savi si governano con le idee savie, i matti con le
-idee matte. Chi sa che il matrimonio non faccia venir giudizio a mio
-figlio! — Inoltre si trattava di una ragazza per bene, di una ragazza
-che il signor Gedeone si era vista crescere sotto gli occhi e di cui
-tutti lodavano le maniere e i costumi. Aggiungasi infine l'onore di
-stringer parentela con un uomo sapiente come il professore Grolli.
-Gl'ignoranti, e tale era il signor Gedeone, affettano disprezzo per la
-scienza, ma nel fondo sentono solleticata la loro vanità dal poter dire
-che hanno domestichezza con qualche dotto.
-
-Anche dal lato dell'interesse l'affare era meno cattivo di quanto si
-sarebbe creduto. Certo, se Mario fosse rimasto in negozio, s'egli
-avesse voluto essere un continuatore della casa _Gedeone Albani_,
-non gli sarebbe mancata l'offerta di qualche ragazza con centomila
-lire e più; ma un artista in principio della sua carriera non poteva
-aspirare a tanto, ed era già molto ch'egli trovasse una dote. La Gilda
-aveva quasi trentacinque mila lire; il signor Gedeone aveva supposto
-ch'ella non possedesse un centesimo. A lui, Gedeone Albani, negoziante
-di granaglie e coloniali, toccava di far onore al suo nome, creando
-al figliuolo una condizione indipendente e decorosa. E invero egli
-non aveva altri che Mario al mondo; le sue operazioni commerciali
-meno delicate, i suoi ingegnosi contrabbandi avevano sempre avuto uno
-scopo che li giustificava, quello cioè di accrescere il patrimonio di
-quest'unico figlio. Ora poi ch'egli doveva far delle spese maggiori per
-conto di lui, il signor Gedeone s'era risolto di assumere la fornitura
-di alcuni Istituti pii.
-
-Le nozze vennero fissate per quando la Gilda compirebbe i diciotto
-anni; Mario ne avrebbe allora ventitrè e qualche mese. Gli sposi si
-stabilirebbero in Milano, o in Firenze, o in altra città dove vi fosse
-una vita artistica. All'allestimento della casa provvederebbe il signor
-Gedeone, il quale si obbligava inoltre a passare un congruo assegno
-annuo a Mario.
-
-Com'è naturale, in tutti questi accordi i due fidanzati non avevano
-la menoma parte; i concerti erano presi tra il signor Gedeone e il
-professor Grolli per iniziativa del primo e col sussidio di un uomo di
-legge. _I patti chiari fanno i buoni amici_, diceva il signor Albani
-_seniore_, e al professor Romualdo, che insisteva sulla superfluità di
-metter penna in carta quando potevano intendersi a voce, egli replicava
-sentenziosamente: _Verba volant._
-
-Sopra un altro punto il signor Gedeone fu irremovibile; egli volle cioè
-dare una grande solennità agli sponsali. La ditta Gedeone Albani non
-aveva mai fatto taccagnerie e non voleva farne in questa occasione.
-Si trattava nientemeno che della promessa di matrimonio del figlio di
-quella rispettabile ditta, di colui al quale per un certo tempo il
-signor Gedeone aveva sperato di legare i suoi affari di grani e di
-coloniali e i segreti delle sue contravvenzioni a danno del fisco.
-Speranze pur troppo fallite; ma non importa; il figlio era sempre
-figlio, e il signor Gedeone doveva mostrarsi uguale a sè stesso.
-
-Vi fu in casa Albani un invito numerosissimo; parenti del signor
-Gedeone, parenti della sua defunta moglie, membri della Camera
-di commercio; poi, in onore del Grolli, parecchi professori
-dell'Università, e in onore della Gilda la madre e le ragazze Lorati,
-le quali dicevano che la Gilda non poteva a meno di essere una gran
-civetta se aveva trovato così presto marito, mentre esse invece
-non ne venivano mai a capo. In complesso una società un po' mista,
-mirabilmente concorde però nel far buon viso agli abbondanti rinfreschi
-preparati dal signor Gedeone.
-
-Intanto il professore Grolli e la Gilda avevano partecipato
-l'importantissimo avvenimento al capitano Rodomiti, il quale si trovava
-a Cadice, prossimo a partire per la Nuova Guinea. E il marinaio,
-deplorando di non poter essere in Italia per l'epoca delle nozze,
-inviava le sue più vive congratulazioni al professore e agli sposi, e
-annunziava di aver già dato a un amico di Milano gli ordini opportuni
-pel corredo della figlioccia.
-
-Così tutto pareva sorridere a questa unione: la gioventù, la bellezza,
-le prospettive di una vita comoda e agiata, le brillanti promesse
-della gloria. Se la Gilda rifletteva a ciò che sarebbe accaduto di lei
-ove fosse rimasta orfana e sola a Montevideo, ella aveva ben ragione
-di lodarsi della fortuna e degli uomini che avevano cospirato con
-amorosa sollecitudine a sparger fiori sul suo cammino. Dal giorno in
-cui sua madre morente l'aveva affidata al capitano Rodomiti perchè la
-conducesse in Europa, quante cure soavi l'avevano cinta, di quanti
-pensieri gentili era stata l'oggetto! Senza genitori, ella era
-stata amata più di molte fanciulle che crescono all'ombra del tetto
-domestico; povera, il frutto della previdenza altrui la rendeva quasi
-ricca a diciassette anni. Uno zio che non le doveva nulla le faceva
-da padre; un estraneo, il capitano Rodomiti, gareggiava con lo zio in
-tenerezza per lei. Avrebbe potuto essere una selvaggia, ed era stata
-allevata in un ambiente di studi; aveva il culto dell'arte, e l'uomo a
-cui doveva unir la sua vita era un artista.
-
-Pure, la sua contentezza non era scevra d'angustie. Come in qualche
-giornata estiva si diffondono pel cielo sereno lievi vapori che, senza
-prender forma visibile, offuscano nondimeno lo splendore del sole,
-così una vaga malinconia s'impossessava talvolta della sua anima, e le
-faceva considerar la sua felicità come un castello di carte destinato a
-crollare ad un soffio. Mario l'amerebbe sempre? L'affetto che egli le
-portava era di quelli che durano alla prova del tempo, che resistono
-al tedio, ai capricci della mobile fantasia? Oggi ella era per lui il
-tipo di quella bellezza ch'egli idoleggiava; a sentirlo, ella doveva
-figurare in tutti i suoi quadri, passare all'immortalità per opera del
-suo pennello. Ma domani? Se un altro tipo femminile gli sembrasse più
-vicino all'ideale che gli sorrideva nella mente?
-
-Un giorno ella non aveva potuto a meno di dirgli: — Tu non comprendi la
-donna che bella!
-
-— È vero — egli aveva risposto — ma che t'importa, poichè tu sei
-bellissima?
-
-Tra gli sponsali e le nozze doveva correre un periodo di un anno, nè
-l'irrequietissimo Mario sapeva acconciarsi a rimaner tanto tempo fermo
-in un luogo. Egli era ora di qua, ora di là; ora a Zurigo, ove aveva
-vecchi amici e lavori lasciati incompiuti, ora in questa o in quella
-città d'Italia. Lontano, non aveva l'abitudine di scriver troppo di
-sovente alla sua sposa; se ne tornava però sempre più innamorato di
-prima.
-
-Durante le assenze di Mario, il pensiero della giovinetta si
-ripiegava con maggior tenerezza dell'usato su quelli ch'ella stava per
-abbandonare: sul professore Romualdo, sulla signora Dorotea, che, pur
-brontolando continuamente, aveva mostrato tanto affetto per lei. La
-signora Dorotea non era più la matura ma vispa donnetta di dieci anni
-addietro, che divideva la giornata tra le cure domestiche e le visite
-ai conoscenti; era curva, sdentata, e passava le lunghe ore in un
-seggiolone cogli occhiali inforcati sul naso, con la calza in mano.
-
-Negli ultimi tempi anche la sua condizione economica s'era molto
-peggiorata. La manìa del giuoco del lotto, cresciuta in lei
-coll'avanzare dell'età, l'aveva caricata di debiti, e una mattina il
-professor Romualdo aveva visto giungere gli uscieri del tribunale
-per l'oppignoramento dei mobili. Il professore aveva posto riparo
-al disastro rimborsando il danaro dovuto dalla vedova e comprandole
-i mobili a prezzo vantaggiosissimo per lei. Così a poco a poco le
-parti s'erano invertite fra loro; egli era divenuto il padrone di
-casa, ella era l'inquilina. Il professore pagava la pigione; ella,
-piuttosto per salvare il decoro che per altro, pagava a lui un piccolo
-assegno mensile pel proprio mantenimento. Non aveva rinunziato alla
-sopraintendenza alle cose domestiche, ma le sue funzioni attive
-si riducevano a nulla. L'ufficio che ella aveva abbandonato con
-maggior riluttanza era quello di scriver la polizza del bucato; grave
-occupazione, nella quale soleva impiegare tre ore ogni venerdì, dopo
-aver fatto acquistare la sera innanzi una penna d'oca temperata
-e aver versato una goccia d'aceto nel calamaio affine di render
-scorrevole l'inchiostro. Alla lunga però anche un tale incarico era
-stato assunto dalla Gilda, che mostrava tutte le qualità di una buona
-massaia, e la signora Dorotea aveva sempre più agio di brontolare e di
-studiare la cabala del lotto. La prima di queste inclinazioni aveva
-trovato un nuovo alimento nella promessa di matrimonio della Gilda.
-Quel matrimonio ella non sapeva mandarlo giù, sia che avesse altri
-disegni relativamente alla _bambina_, com'ella soleva spesso chiamare
-la Gilda, sia che tenesse ancora il broncio a Mario per la marca di
-negozio ch'egli le aveva dipinto sulla schiena quand'era fanciullo.
-Ordinariamente ella si limitava a sfogare il suo malcontento in lunghi
-soliloqui; non lasciava però sfuggirsi l'opportunità di dirne una
-parola anche al professore, e di biasimarlo della sua troppo facile
-condiscendenza. Nè con la Gilda faceva mistero dell'antipatia che
-le inspirava il suo fidanzato. Del resto, si era troppo avvezzi alle
-querimonie della signora Dorotea per dar loro gran peso; tuttavia la
-Gilda sentiva spuntarsi qualche volta una lagrimuccia di dispetto,
-e diceva: — In fin dei conti, che ha con Mario? — Eh, nulla, nulla
-— rispondeva la vecchia — ma quello lì non era il marito per te... E
-credi tu che il professore veda di buon occhio queste nozze?... Non
-parla, ma soffre... Oh! Il professore io l'ho conosciuto prima che tu
-avessi lume di ragione.
-
-L'idea che lo zio Aldo soffrisse amareggiava profondamente la Gilda e
-la rendeva più sollecita, più affettuosa verso di lui ch'ella non fosse
-mai stata. Ella voleva a ogni costo prestargli l'opera sua, voleva
-copiare i suoi manoscritti, voleva aiutarlo nel suo laboratorio. E
-s'egli si schermiva, ella, che non aveva la virtù dissimulatrice di
-lui, mostrava tanta afflizione da vincere ogni sua resistenza. No,
-piuttosto di darle un dolore, egli ne avrebbe dati cento a sè stesso.
-Nel momento in cui era stato fissato il matrimonio della Gilda, egli
-aveva fermo in cuor suo due cose: consacrarsi con lena raddoppiata agli
-studi, avvezzarsi a veder la nipote meno che fosse possibile. Di questi
-due proponimenti il primo soltanto gli era riuscito; s'era immerso
-nel lavoro, s'era impegnato con un editore a fornirgli entro pochi
-mesi la materia di un paio di pubblicazioni: un trattato di geometria
-superiore, e un libro di minor mole, che avrebbe dovuto essere come la
-sintesi del suo pensiero scientifico. A quest'ultimo soprattutto egli
-indirizzava le forze dell'intelletto; voleva ch'esso fosse stampato
-prima delle nozze della Gilda, voleva ch'esso levasse romore intorno
-al suo nome; per la prima volta nella sua vita, al culto disinteressato
-del vero si mesceva nell'animo suo il desiderio della gloria.
-
-Era geloso della celebrità bambina di Mario; ambiva mostrare che la
-scienza può dare alla fama una base più sicura e più salda dell'arte.
-Il suo stile, ordinariamente arido e disadorno, si risentiva
-dell'inspirazione robusta che gli aveva suggerito quest'opera, e
-acquistava una vigorìa e un colore inusato. La Gilda, nel ricopiarne
-alcune pagine, non aveva potuto a meno di esclamare: — Zio Aldo,
-diventi anche poeta? — E aveva soggiunto, additando il suo ritratto
-appeso al disopra della scrivania: — Ero stata buona profetessa. Quel
-quadro doveva far miracoli.
-
-La Gilda diceva il vero? Era dunque da lei, era dalla sua immagine
-che spirava un soffio di poesia in quell'anima austera di scienziato?
-Anch'egli dunque cedeva a quella influenza della donna a cui aveva
-saputo sottrarre la sua giovinezza? Così finivano i suoi superbi
-dispregi?
-
-Ahimè! A questa domanda egli non avrebbe potuto rispondere senza grave
-imbarazzo. Tutti i suoi criteri erano scompigliati. Aveva perduto la
-calma, eppure sentiva il suo ingegno ringagliardito; aveva perduto
-l'antica padronanza di sè, eppure aveva lampi d'energia per lo addietro
-non sospettati nemmeno. Ma un dolore sordo, assiduo lo martoriava; egli
-invocava ormai come un modo di uscir di pena il matrimonio della Gilda
-e la possibilità d'intraprendere un lungo viaggio nel quale forse egli
-avrebbe finito col ritrovare sè stesso.
-
-
-
-
-XVIII.
-
-
-S'eran già fatte le pubblicazioni di legge, e per fissare il giorno
-delle nozze non si aspettava che il ritorno di Mario, il quale dopo
-molte esitazioni s'era determinato a stabilire la sua futura residenza
-in Firenze, e si trovava da qualche giorno in quella città insieme col
-signor Gedeone affine di cercarvi un appartamento.
-
-Intanto il corredo ordinato a Milano dal capitano Rodomiti era giunto,
-e formava l'ammirazione degli intelligenti, e soprattutto delle
-intelligenti. Le Lorati si rodevano dall'invidia; anzi la signora
-Olimpia mormorava con le sue amiche che questa grande tenerezza del
-capitano Rodomiti aveva certo le sue buone ragioni, e che senza dubbio
-_c'era stato qualche cosa_ tra lui e la madre della ragazza... Ma! Se
-anche lei fosse stata di manica larga in gioventù, non le mancherebbero
-adesso i protettori per la Ginevra e la Giulia.
-
-Nonostante queste caritatevoli insinuazioni, la signora Olimpia e le
-sue figliuole attendevano assiduamente a ricamare un tappeto da tavola
-da regalarsi alla Gilda. Era un lavoro di polso, specialmente in virtù
-d'un quadro centrale che doveva raffigurare la favola del cigno e
-di Leda. Soggetto arrischiatissimo, ma trattato con molta innocenza,
-perchè il cigno pareva una pacifica oca aliena da pensieri galanti, e
-il bel corpo di Leda dava l'idea d'una stufa di pietra cotta. Non era
-facile intendere come da quella stufa potesse uscire la famosa Elena
-destinata a mettere a soqquadro la Grecia; ma tolta questa piccola
-menda, l'opera collettiva delle signore Lorati era veramente pregevole.
-La signora Olimpia, da mamma esemplare, ne dava tutto il merito alle
-ragazze, e specialmente alla Ginevra, ch'era la maggiore e che andava
-maturandosi a colpo d'occhio.
-
-Nè il cavalier Diomede se ne stava con le mani alla cintola. Egli era
-in grandi faccende per approntare un volume di circa duecentocinquanta
-pagine, contenente un'edizione riveduta e corretta dei discorsi letti
-da lui stesso nell'Accademia di cui era segretario. Erano diciotto
-discorsi e potevano corrispondere a diciotto grosse dosi di cloralio da
-prendersi in caso d'insonnia.
-
-In quanto al professore Romualdo, egli si proponeva di dedicare alla
-nipote l'opera scientifica alla quale attendeva da alcuni mesi e in
-cui aveva versato tanta parte del suo pensiero. Avrebbe potuto con
-molto maggior ragione dedicare il libro a qualche uomo illustre nel
-campo degli studi, ma lo allettava l'idea di associare al nome della
-sua pupilla il frutto delle sue lunghe meditazioni e delle sue veglie.
-Certo, la Gilda non avrebbe potuto a meno di sentirne un po' d'orgoglio
-e di gratitudine, e avrebbe detto: Povero zio Aldo! Ha _anche lui_ i
-suoi meriti.
-
-E il Grolli aveva già riveduto tutte le stampe del suo lavoro, ad
-eccezione dell'ultimo capitolo. Qui s'era urtato contro uno scoglio.
-Egli correva dietro a una formula che non poteva essergli data che
-da una esperienza chimica alla quale s'era accinto con ardore mal
-ricompensato dalla fortuna. Quell'esperienza non gli riusciva secondo i
-suoi desiderii, per quante volte egli ritentasse la prova. Rinunciarvi
-non voleva, giacchè gli sarebbe parso rinunciare alla parte più
-brillante del suo lavoro; e poi la scienza ha anch'essa il suo punto
-d'onore, e s'ostina di più dove trova maggiori gli ostacoli. Ma intanto
-il tempo passava ed era abbastanza difficile che l'opera potesse uscire
-dai torchi prima delle nozze.
-
-Ciò contribuiva a metter di cattivo umore il professore Romualdo, e
-il cattivo umore dello scienziato faceva brontolar più del solito la
-signora Dorotea e stendeva un'ombra sulla felicità della Gilda.
-
-Fu appunto in uno di questi giorni critici che Mario annunziò alla
-sposa il suo imminente ritorno. Ormai tutto era pronto, non c'era che
-da diventar marito e moglie.
-
-Siccome però ci voleva il tempo di ammobiliare il quartierino preso a
-pigione (un amore di quartierino a piedi del colle di Bellosguardo), i
-due primi mesi del matrimonio si sarebbero consumati in viaggio. Mario
-si riprometteva miracoli da una peregrinazione artistica con la Gilda
-in Sicilia. — Quel cielo limpido, quella natura lussureggiante — egli
-le scriveva entusiasta — faranno degna corona alla tua bellezza, e chi
-sa che a me non ispirino un capolavoro! — Per onor del vero, dopo il
-ritratto così egregiamente riuscitogli, egli non aveva prodotto nulla
-di notevole. Ammetteva egli stesso che la condizione di fidanzato gli
-si attagliava pochino. Una volta marito, sarebbe stata ben altra cosa.
-_Sentiva_ già dentro di sè cinque o sei quadri, in ciascuno dei quali
-era serbato un posto d'onore alla sua sposa. V'erano momenti in cui la
-Gilda non poteva a meno di domandare a sè medesima: — Mi prende dunque
-come una modella? — Ma più sovente la sua vanità era lusingata dalla
-idea che la sua immagine, riprodotta in diverse guise, passasse ai
-posteri come quella della moglie d'un gran pittore.
-
-La Gilda, poichè ebbe la lettera di Mario, corse in camera dello
-zio tenendo in mano il foglio spiegato, e gridando: — Mario sarà qui
-domani.
-
-Sia che il professore pensasse all'impossibilità di pubblicare il suo
-libro per l'epoca voluta, sia che, dopo aver affrettato col desiderio
-questo matrimonio, sentisse ch'esso avrebbe lasciato un vuoto troppo
-grande nella sua vita, fatto si è che la nipote non ebbe punto a
-lodarsi della sua accoglienza.
-
-— Venga, vada, che me ne importa? — egli disse in tono sgarbato.
-
-— Oh, zio — cominciò la Gilda, a cui questi modi inurbani facevano male.
-
-Ma egli la interruppe: — Lo so che hai fretta d'andartene... Vuoi
-fissare le nozze per posdomani, per domani sera?...
-
-— Zio Aldo, zio Aldo — ella esclamò in mezzo alle lagrime — mi volevi
-tanto bene una volta! Che ti ho fatto perchè da qualche tempo tu debba
-odiarmi?
-
-— Odiarti?... Io?... — gridò il professore fuori di sè in veder quel
-bel viso molle di pianto... — Odiarti?... Ma io invece...
-
-Avrebbe avuto mille cose da soggiungere, ma si arrestò a un tratto.
-Come colui che guardando alla casa del vicino vede il riflesso
-delle fiamme che investono la casa propria, così il professore, nel
-turbamento che si dipinse in viso alla Gilda, lesse il segreto che gli
-era sepolto nell'anima e che non aveva voluto fino allora rivelare a sè
-stesso. Sentì il precipizio sotto i suoi piedi e disse balbettando: —
-Perdonami... Ho bisogno d'aria...
-
-Prese il cappello, e uscì senza dar ascolto alla signora Dorotea, che
-seduta nel suo seggiolone in salotto chiedeva: — Che cosa c'è! Che è
-accaduto?
-
-— Che c'è! Che è accaduto? — tornò a domandare la signora Dorotea
-quando vide comparirsi davanti la Gilda pallida e stravolta.
-
-La Gilda appoggiò i gomiti al tavolino, si nascose il viso tra le palme
-e ruppe in singhiozzi.
-
-— Ma insomma? — ripetè la vedova, avvicinandosi.
-
-— Oh, signora Dorotea — proruppe la giovinetta, per la quale la buona
-femmina era divenuta in questo momento una difesa e un rifugio — non
-conosco più lo zio Aldo.
-
-— Spiegati dunque...
-
-Quando la ragazza ebbe narrato l'accaduto, la signora Dorotea tentennò
-il capo e congiunse le mani. — Il cuore me lo diceva... Odiarti? Lo zio
-Aldo?... Sciocchina che sei... Ah, se tu avessi avuto giudizio!... Ma
-pur troppo la gioventù di oggi si appiglia al peggio.
-
-— O signora Dorotea, che dice mai? — riprese la Gilda, diventando
-scarlatta di pallida ch'era.
-
-— Lo so, non c'è rimedio... Hai dato la parola a quell'altro... e la
-parola, capisco, bisogna tenerla... Ma povero professore!... Questo
-matrimonio gli costerà la vita... E adesso dove sarà andato, dove sarà
-andato? — ella proseguì, colta da un subito spavento. — Voglia il cielo
-ch'egli non faccia qualche sproposito.
-
-— No, per carità, non lo pensi nemmeno — gridò sbigottita la Gilda, che
-aveva trovato nuove inquietudini dove era venuta a cercare un conforto.
-— Dio mio; sono pure infelice!
-
-Il professore era corso via senza saper dove andava, senz'altro
-desiderio che quello di trovarsi all'aperto.
-
-Uscì dalla città e prese a caso la prima strada che gli si parò davanti.
-
-Era dunque possibile? Il suo affetto di zio, di tutore, di padre, s'era
-cambiato in un sentimento di tutt'altra natura?... Innamorato?...
-Lui?... Alla sua età, con le sue abitudini austere, con la sua
-ripugnanza verso quanto sapeva di galanteria?... E s'era tradito?...
-Oh s'era tradito senza dubbio... Lo sgomento della Gilda parlava
-chiaro... Imbecille, imbecille!... Egli aveva sciupato in un secondo
-il frutto di tanti anni di sacrifizio e di abnegazione. La Gilda non
-si ricorderebbe più di lui come di un tutore sollecito, come di uno
-zio tenero e affettuoso, ma come d'uno spasimante ridicolo che s'era
-offeso perchè ella gli aveva preferito un uomo giovine e bello... E
-se la Gilda parlasse?... Se rivelasse tutto a Mario, come ne aveva il
-diritto?... Se Mario venisse a provocarlo?... Oh, Mario ne avrebbe
-riso, ne avrebbe riso insieme con la sua sposa! Questa paura del
-ridicolo lo perseguitava nel suo cammino; avrebbe voluto nascondersi
-sotto terra, tanto gli pareva che anche le cose inanimate dovessero
-acquistar la favella per dargli la baja. Eppure, mentre si vergognava
-di sè stesso, gli sarebbe stato di grande sollievo il poter versare
-le sue pene in un cuore amico. Ma dove trovarlo? La sua vita era
-stata dissimile da quella degli altri giovani, la cui intrinsichezza
-si aumenta con le confidenze reciproche; coi suoi coetanei egli aveva
-discorso di matematica; confidenze intime non ne aveva mai chieste, non
-ne aveva mai fatte. E comincerebbe a trentasette anni? Un uomo forse
-l'avrebbe sorretto di virili consigli, ma quell'uomo era lontano, e a
-che pro scrivergli? Che avrebbe potuto far per lui il capitano Rodomiti
-finchè stava col suo legno nei mari dell'India o dell'Africa?
-
-Dopo più d'un'ora di cammino, egli si accinse al ritorno, sempre
-molestato dagli stessi pensieri, sempre agitato dall'idea di
-doversi ripresentare alla Gilda... Procurerebbe di rientrare in casa
-inosservato, si chiuderebbe nella sua camera, nel suo laboratorio,
-per non mostrarsi che all'ora di desinare. Nel suo laboratorio?...
-I bei risultati ch'egli vi aveva ottenuti! Anche le storte gli eran
-diventate ribelli!... Ebbene; bisognava ritentare per la centesima, per
-la millesima volta... Già il suo mondo era lì, era tra le sue formole,
-tra le sue esperienze... Meglio le severe ripulse della scienza che lo
-scherno della donna!
-
-A poca distanza dalla città il professore s'imbattè in una frotta di
-studenti che si levarono il cappello al suo passaggio e lo fissarono
-con curiosità.
-
-Come mai erano a zonzo così presto? Il professore Romualdo ne interrogò
-uno. — Hanno vacanza?
-
-Il giovine diede un'occhiata ai suoi condiscepoli, e poi rispose
-sorridendo: — Scusi... era la sua ora.
-
-— La mia ora?... Il giovedì!
-
-— Ma oggi è venerdì, signor professore.
-
-— Venerdì — esclamò esterrefatto il Grolli, osservando distrattamente
-l'orologio, come se potesse trovarvi l'indicazione della giornata.
-
-— Appunto...
-
-— Sicchè... io non ho fatto la mia lezione?
-
-— Eh pare... Anzi temevamo che non istèsse bene.
-
-Il professore si allontanò tutto confuso. In diciotto anni
-d'insegnamento non gli era accaduta una cosa simile.
-
-
-
-
-XIX.
-
-
-Le esagerate apprensioni delle due donne si dissiparono a veder tornare
-il professore sano e salvo a casa. Egli però non lasciò loro il tempo
-di far commenti; entrò difilato nella sua camera e vi si chiuse a
-chiave. A desinare non disse una parola; teneva gli occhi sprofondati
-nel piatto e mangiava macchinalmente. Più volte la Gilda avrebbe voluto
-rompere il ghiaccio, ma gliene era sempre mancato il coraggio. Era così
-nuova, era così impreveduta la sua situazione di fronte allo zio! Anche
-la signora Dorotea si sentiva incapace di aprir bocca, ed è tutto dire.
-Dopo pranzo, il professore Romualdo tornò a chiudersi nella sua stanza,
-e la Gilda e la signora Dorotea, inquiete di nuovo, rimasero a vigilare
-in salotto. A un certo punto la signora Dorotea, avvicinatasi all'uscio
-che metteva nella camera del professore, si chinò a guardare attraverso
-il buco della serratura.
-
-— Non c'è nessuno — ella disse.
-
-— Sarà in laboratorio — osservò la ragazza, e passando nel luogo di
-sbarazzo, ch'era contiguo al laboratorio, appoggiò l'orecchio alla
-parete.
-
-Si sentiva un tintinnìo di vetri e un suono di passi. Non c'era dubbio;
-il professore attendeva a uno dei suoi esperimenti.
-
-— Solite diavolerie! — borbottò la signora Dorotea, non tranquillata
-che a mezzo — Una volta o l'altra va in aria la casa.
-
-— Le sue analisi chimiche, le sue dimostrazioni geometriche, ecco ciò
-che gli preme soprattutto — pensò la Gilda, e si persuase che le sue
-inquietudini non avevano alcun fondamento. Però è così capriccioso
-questo cuore umano, che una tale persuasione le diede più noja che
-altro.
-
-Sul tardi vennero le Lorati a prenderla, ed ella non rientrò che tardi.
-Nell'intervallo il professore era uscito e rientrato anche lui, e dopo
-aver chiesto conto della nipote, s'era ritirato in camera lasciando
-ordine che non lo disturbassero fino alla mattina dopo. La signora
-Dorotea si era messa per intavolare un discorso, ma egli le aveva dato
-sulla voce e l'aveva piantata in asso. — Benedetto uomo! — disse la
-vedova Salsiccini alla Gilda. — È di un umore bestiale. Scatta per
-nulla come una molla.
-
-A malgrado di questo avvertimento, la Gilda, sul punto di coricarsi,
-non potè a meno di gridare in modo da esser sentita nella stanza
-attigua: — Buona notte, zio Aldo.
-
-Al suono di quella voce così cara al suo orecchio, il professore, che
-era seduto davanti alla scrivania, trasalì e rispose: — Buona notte,
-Gilda... Fa di dormire, adesso.
-
-— Non ho sonno...
-
-— A ogni modo — ripigliò il professore — non è ora da far
-conversazione... Parleremo domani. — E soggiunse con uno sforzo: —
-Parleremo anche delle tue nozze... Buona notte, buona notte.
-
-— Abbiamo preso senza dubbio un equivoco — riflettè la Gilda. — Egli
-era preoccupato del suo esperimento... Me lo aveva pur detto giorni fa,
-che c'era un'esperienza che lo faceva impazzire...
-
-La Gilda non vide due grosse lagrime calar lentamente giù per le guance
-del professore, che forse da quand'era bambino non aveva mai pianto,
-e cader sopra le pagine d'un libro. In quel libro era trascritta
-la partita aperta da quindici anni presso la Banca dei prestiti e
-degli sconti al nome _Gilda Natali_, e il professore vi aveva in
-quel momento conteggiati in margine gli interessi ed esposta la somma
-totale. Le lire 10,674 50 versate nel maggio 1861 erano diventate circa
-lire 34,800, e il dottor Romualdo poteva esser contento della dote
-raggranellata per la nipote. Quel cervellino di Mario avrebbe saputo
-amministrar così bene la sostanza della moglie?
-
-Fosse l'idea delle prossime nozze, o fosse altra ragione, la Gilda
-non fece in tutta notte che voltarsi e rivoltarsi nelle coltri.
-Assopitasi verso l'alba, la svegliò quasi subito l'allegro canto dei
-suoi cardellini, che scioglievano un inno alla luce nascente, un inno
-all'amore. E quell'inno destava un'eco nella sua anima. Anche per
-lei sorgeva uno splendido giorno, e l'amore tutto malizie e sorrisi
-le susurrava all'orecchio misteriose parole. Ella diventava rossa
-alle confidenze del suo invisibile interlocutore, e istintivamente
-raccoglieva le coperte intorno alla sua persona.
-
-Nella camera attigua si moveva qualcheduno. La Gilda si fece pensosa.
-Povero zio Aldo! Era possibile ch'egli l'amasse in modo diverso da
-quello in cui gli zii e i tutori sogliono amare? Povero zio Aldo!
-Egli le aveva sacrificato tutto, ed ella, in compenso, lo rendeva
-infelice... Poteva ella lasciarlo nel dubbio ch'ella non avesse
-più verso di lui la fede di un tempo? No certo; era pur necessario
-ch'ella gli facesse comprendere come nulla era cambiato fra loro,
-era necessario ch'ella gli dicesse una parola affettuosa prima delle
-nozze, subito anzi, prima che la venuta di Mario la costringesse
-a non attendere ad altri che al suo fidanzato. Scese con cautela
-dal letto, aprì adagio le imposte, si vestì senza far romore, e poi
-stette alcuni minuti in silenziosa aspettazione. Quando il cigolare
-d'un uscio la ebbe fatta sicura che il professore era entrato nel suo
-santuario chimico, ella passò dalla sua camera in salotto e dal salotto
-alla camera dello zio; traversata questa in punta di piedi, sospinse
-l'usciolo del laboratorio, e si fermò sulla soglia. Il professore
-concentrava la sua attenzione sopra un apparecchio attraverso il quale
-si svolgevano alcuni gas.
-
-— Chi è? — egli chiese, dando un balzo.
-
-— Sono io, zio Aldo.
-
-— Non voglio nessuno, non voglio nessuno — gridò il professore, tutto
-assorto nella sua esperienza.
-
-Ella non gli diede retta, e si accostò trattenendo il fiato. Quand'ella
-fu vicina ai fornelli: — Sei tu? — disse il professore Romualdo,
-mutando tono. — Resta adesso.
-
-Le afferrò il braccio, e con volto trasfigurato le mostrò una sostanza
-che si precipitava in fondo a una storta. Egli era quasi bello nel suo
-entusiasmo.
-
-— Ebbene? — chiese la Gilda, fissandolo in viso.
-
-— L'esperienza a cui tenevo tanto, e alla quale stavo per rinunciare,
-è finalmente riuscita a modo mio — egli esclamò con enfasi. — Possedo
-finalmente la mia formula. Anche la scienza ha i suoi trionfi.
-
-— Una volta ero la tua assistente — osservò con accento malinconico la
-giovinetta.
-
-Egli ripetè sospirando: — Una volta.
-
-— Mi spiegherai almeno di che si tratta.
-
-— Or ora — egli rispose. — Aspettiamo che sia finito.
-
-Un colpo di vento aprì d'improvviso la finestra, e fece sbattere con
-violenza l'uscio del laboratorio che la Gilda, entrando, aveva soltanto
-accostato.
-
-— Ih che aria! Bisogna chiuder quella finestra — disse il professore,
-allontanandosi dai fornelli e salendo sopra una sedia per rimuovere una
-tendina che s'era impigliata nello spigolo d'un'imposta.
-
-— E io chiuderò l'uscio — soggiunse la Gilda. Ma nel punto d'avviarsi
-urtò inavvertitamente col gomito l'apparecchio, una storta si ruppe,
-uno scoppio terribile fece rintronar la volta dello stanzino, e
-in un attimo la povera fanciulla si trovò circondata dalle fiamme,
-mentre dei pezzi di vetro slanciati in aria dall'esplosione le si
-conficcavano nelle carni. Mise un urlo straziante, e si precipitò fuori
-del laboratorio, ma appena giunta in camera dello zio, le gambe non la
-sorressero più, e stramazzò sul pavimento.
-
-Per buona fortuna il professore Romualdo, sebbene ferito anche lui da
-una scheggia, non si smarrì interamente d'animo, ma, strappati dal
-letto i guanciali e le coperte, li gettò addosso alla Gilda, indi,
-senza badare al pericolo, le si abbandonò sopra di peso e a prezzo
-di non lievi scottature riuscì a spegnere il fuoco che le investiva
-la persona. Lo strepito aveva intanto chiamata la signora Dorotea e
-la fantesca, le quali, al miserevole spettacolo, furono a un punto di
-cadere in deliquio e a stento si trascinarono sino alla scala mettendo
-la casa a rumore. Salirono i vicini spaventati, salirono i commessi
-del fondaco Albani, salirono perfino dalla strada alcuni passanti, e il
-loro soccorso non fu inutile ad arrestare un principio d'incendio nel
-laboratorio, ove le vampe correvano lungo i fornelli.
-
-— L'ho sempre detto io che doveva finire con una disgrazia! —
-borbottava con voce mezzo spenta la signora Dorotea.
-
-Ma nessuno badava a lei. Tutti gli sguardi erano conversi sulla
-infelice giovinetta, pochi istanti prima così florida e bella, e adesso
-così malconcia. I suoi occhi erano chiusi, ahi forse per sempre, una
-larga ferita le deturpava la bocca, la sua fronte era tutta una piaga,
-e sparse di luride piaghe erano le membra gentili, che palpitavano
-sotto le vesti a brandelli. Un rantolo affannoso le usciva dal petto,
-e spesso quel rantolo si mutava in un grido di spasimo da parer quello
-di una creatura che muore. E invero, avrebbe ella sopravvissuto a
-tanto strazio? Quando, fra atroci convulsioni, fu trasportata sul suo
-letto, e il medico l'ebbe esaminata a parte a parte, egli non seppe
-dissimulare le sue inquietudini. La cosa era grave in sè, gravissima
-per le complicazioni che potevano derivarne; nella migliore ipotesi,
-bisognava che passassero parecchi giorni prima di poter fare un
-pronostico più tranquillante.
-
-Anche il professor Romualdo avrebbe avuto bisogno di riposo, ma egli
-non volle che gliene discorressero, e appena consentì a lasciarsi
-medicare le scottature che aveva riportate alle mani e alle braccia.
-Poi sedette al capezzale della nipote, e nella sua fisonomia si
-dipingeva una sofferenza poco minore di quella di lei. A sentirlo, era
-lui la colpa di tutto; maledetti i suoi esperimenti chimici, maledetta
-la scienza, maledetta la sua stolida vanità che gli aveva messo in
-corpo la smania delle scoperte!
-
-Del resto, il Grolli s'accusava a torto. La disgrazia non era da
-attribuirsi che a una sbadataggine della Gilda; era invece merito di
-lui se le conseguenze non ne erano assolutamente irreparabili.
-
-Ma egli non ragionava più. Era questo il primo gran dolore della sua
-vita. Fino a quel giorno gli studi lo avevano confortato in ogni sua
-prova; di fronte al mondo del pensiero, il mondo reale con le sue
-passioni, coi suoi affetti, gli era sempre parso insignificante e
-piccino; adesso la sua filosofia s'era dileguata: egli soffriva come la
-femminetta il cui sguardo non abbraccia più largo orizzonte di quello
-della sua casa e della sua famiglia. Ogni gemito della Gilda gli faceva
-scorrere un brivido nell'ossa; ogni volta che il chirurgo tormentava
-le piaghe di lei, era come se una lama aguzza cercasse la via del suo
-cuore.
-
-
-
-
-XX.
-
-
-Le prime parole articolate dalla Gilda, appena il suo stato glielo
-concesse, furono queste: — Non voglio che Mario entri in camera. Non
-voglio che egli mi veda così.
-
-E Mario, arrivato sotto sì tristi auspizi, non osò per qualche giorno
-infrangere il divieto della sua sposa. Egli non sapeva rassegnarsi
-all'idea di vedere sformata colei, che, nella sua fantasia, era rimasta
-fulgida e bella come un raggio di sole. Veniva ogni momento nella
-camera del professor Grolli, origliava all'uscio, interrogava con lo
-sguardo i medici, le infermiere, e poi s'abbandonava accasciato sul
-canapè. Di tanto in tanto la sua pupilla s'arrestava sull'effigie che
-pendeva dalla parete e ch'era senza dubbio l'opera migliore uscita
-dalle sue mani. Erano quelli gli occhi che lo avevano acceso, era
-quello il sorriso che lo aveva inebbriato, quella fanciulla divina
-doveva essere l'ispiratrice dei suoi quadri venturi. Oh perchè non
-poteva, nuovo Pigmalione, infondere la vita nella sua fattura e
-strapparla alla tela, e persuadersi che la Gilda vera era questa, e
-fuggire con lei lontano lontano, e non rammentarsi dei casi dell'altra
-che come d'un cattivo sogno?
-
-Alla lunga però la vergogna lo vinse: egli sentì che aveva obbligo
-sacro d'infrangere la proibizione e di assistere colei che doveva esser
-sua sposa. Ciò ch'egli soffrisse nel mirarla tutta coperta di bende
-e d'empiastri non è difficile immaginare; ella non lo vide, chè aveva
-fasciati gli occhi e la fronte, ma sentì la sua voce e gli disse con un
-gemito: — Mario, perchè venire? La Gilda che tu amavi è morta.
-
-L'idea di contribuire a salvarla, la speranza che ov'ella guarisse
-rifiorirebbe anche la sua bellezza, dava al giovine la forza ch'egli
-stesso non avrebbe creduto di avere. Egli non aveva il coraggio di
-chiedersi: — L'amerai s'ella rimarrà deformata? — ma intanto sentiva
-che bisognava lottare per farla vivere.
-
-Era una lotta seria. La Gilda ebbe febbri terribili, ebbe spossatezze
-che facevano tremare i medici, i quali temettero più d'una volta una
-irreparabile infezione del sangue. A due riprese si credette tutto
-perduto, e il cavaliere Lorati, secondo la sua pietosa consuetudine,
-aveva già abbozzato in mente il cenno necrologico della giovinetta.
-Ella non desiderava guarire. — Credi, è meglio _per tutti_ che io muoia
-— ella disse un giorno allo zio.
-
-— Oh Gilda! — esclamò con un gemito il professore.
-
-— Forse per te no — ella rispose — Tu mi vorresti bene in ogni caso...
-Sei tanto buono, zio Aldo...
-
-Egli la guardò intenerito, e queste parole fecero vibrare in lui le più
-riposte corde dell'anima.
-
-Se Mario passava parecchie ore presso la malata, il professor Romualdo
-non se ne staccava nè giorno nè notte. Soverchiato dalla stanchezza,
-egli abbassava le palpebre, lasciava cader la testa sul petto, ma non
-si moveva dal suo posto, e il suo sonno era tanto leggero che la Gilda
-non lo chiamava mai inutilmente. Egli preveniva, indovinava tutti i
-suoi desiderii, le porgeva da bere, aiutava l'infermiera a mutarla
-di posizione, invigilava perch'ella prendesse i medicamenti all'ore
-prescritte. Non sapeva far altro, non sapeva pensar ad altro; sarebbe
-stato inetto a risolvere il più semplice teorema di geometria; si
-ricordava appena della sua Università, egli ch'era stato fino a quel
-tempo il più assiduo tra i professori. Invano gli si raccomandava la
-calma, gli si presagiva, che, tirando innanzi a quel modo, avrebbe
-finito coll'ammalarsi anche lui; egli non porgeva ascolto a nessuno.
-Vegliando, soffrendo al capezzale della Gilda, gli pareva d'espiare
-verso di lei, verso Mario, il gran delitto di aver invidiato la loro
-felicità.
-
-Nè la signora Dorotea era avara dell'opera sua. Le supreme necessità
-del momento le avevano ridonato una parte dell'antico vigore; era
-sempre in moto, aveva sempre un gran da fare a preparar i brodi
-succulenti per la malata, e, negli intervalli di riposo, brontolava
-contro il professor Romualdo che non le cedeva mai il posto al letto
-della nipote. La miglior prova delle preoccupazioni del suo animo
-era il suo oblìo quasi assoluto del gioco del lotto. E sì che gli
-straordinari accidenti successi in casa erano tali da suggerirle dei
-bellissimi _terni!_ Si buccinava anzi che uno ne avesse guadagnato la
-portinaja, interpretando con acume il grave fatto dell'esplosione.
-
-Intanto la Gilda migliorava. Sul finire della terza settimana il medico
-dichiarò rimosso il pericolo ch'ella perdesse la vista, quantunque
-fosse più che probabile che le sarebbe rimasto leggermente offeso
-l'occhio sinistro. Di lì ad altri dieci giorni si dileguarono le
-ultime apprensioni circa allo stato generale dell'inferma. Cominciava
-il periodo della convalescenza, una convalescenza che sarebbe stata
-lunga, dicevano i medici, e che doveva esser piena di riguardi e di
-cure. Ma che importava tutto ciò, se c'era da gridar al miracolo pei
-risultamenti ottenuti?
-
-Per quanto sia una bella cosa lo star bene di salute, il guarire
-sarebbe una cosa ancora più bella, se non ci fosse il grave
-inconveniente che per guarire è necessario essere stati malati. Ciocchè
-mi richiama alla mente un romanzo francese, nel quale una signora,
-più arguta che costumata, dice a una amica: — Credimi, la miglior
-condizione per una donna è quella di vedova. — E l'amica, femmina
-della stessa risma, rincarando la dose con un frizzo ancora peggiore,
-risponde: — Sì, se per esser vedova non bisognasse prima esser
-maritata. — Discorsi immorali, che saranno meritamente riprovati dalle
-virtuose lettrici.
-
-Ma venendo a noi, quale pur sia il posto che le dolcezze della
-guarigione occupano tra le gioie, non troppo numerose, della vita,
-è certo che questo posto è molto elevato. Guarire è un rinascere
-con conoscenza di causa, e nello stesso tempo con la disposizione a
-rammentare tutto ciò che la vita ha di giocondo, a dimenticare tutto
-ciò ch'essa ha di triste. Ci pare che l'universo si adorni per farci
-festa; che gli uccelli cantin per noi; che per noi olezzino i fiori,
-e il sole c'inviti a bearci ne' suoi raggi. Noi ci affacciamo alla
-finestra e la rondine ci dice: _ben tornati_; usciamo all'aperto, e
-lo stormir delle foglie, e il mormorio del ruscello, e le mille voci
-della natura si fondono ai nostri orecchi in un saluto cortese. Anche
-gli uomini son buoni, ci sorridono, ci stendon la mano, ci parlano
-di cose allegre, di cose leggiere; non è tempo questo da malinconie
-e da grattacapi. Sotto ai nostri piedi è un tappeto di rose, sulla
-nostra testa è una danza d'astri lucenti. E nel nostro cuore? Tutto il
-meglio ch'è in noi s'agita, ribolle, scintilla; si svegliano i pensieri
-gentili, le fedi ardenti, le speranze baldanzose, e quella inesausta
-sete d'amore ch'è tormento e dolcezza dell'esistenza. Il mondo è nostro
-un'altra volta: avanti!
-
-Però, questa voluttà della vita che torna non brillava negli occhi
-della Gilda, quando col lento rimettersi delle forze si sgombravano
-le nebbie del suo spirito. Ella sentiva che un abisso la divideva dal
-passato; un istante aveva distrutto la sua beltà e la sua giovinezza.
-L'avvenire che l'aspettava non poteva esser più quello ch'ella aveva
-sognato nell'estasi de' suoi giorni felici; la figura di Mario, ch'ella
-mirava talvolta vicino al suo capezzale, le faceva l'effetto d'una
-visione d'altri tempi evocata dalla sua fantasia, la voce di lui le
-pareva l'ultima risonanza d'una musica che si perde lontano.
-
-Era strano, ma le sembrava d'esser più libera allorchè Mario non era
-presente, allorch'ella rimaneva sola con lo zio Aldo. L'affezione
-fida, discreta, inalterabile, al cui tepido soffio ella era cresciuta,
-non era stata scossa dalla tempesta che aveva sfrondato tante gioie e
-tante speranze della sua vita. Ella la trovava accanto a sè, sollecita,
-operosa come per lo addietro, più forse che per lo addietro, come se
-avesse attinto nuovo vigore dalle prove della sventura. Di quando in
-quando, simile a un'ombra, le si affacciava alla mente il ricordo d'un
-giorno in cui le parole e gli sguardi dello zio l'avevano sgomentata;
-ma oggi quel ricordo non valeva a turbarla, ad offenderla, a scrollar
-la sua fede. I suoi occhi non isfuggivano gli occhi del professore che
-sovente si volgevano in lei con una tenerezza piena d'ansietà, la sua
-mano tremula e scarna cercava volentieri la mano dello scienziato.
-E provava un senso di calma, di pace, che, in quella sua stanchezza
-dell'animo e della persona, era il miglior bene a cui potesse aspirare.
-Ma se arrivava Mario in uno di questi momenti d'abbandono, la Gilda
-arrossiva, il professore si tirava in disparte; l'incanto era rotto, le
-incertezze dell'avvenire penetravano nella camera insieme col giovine
-artista. Egli faceva del suo meglio per esser gentile, officioso;
-però, il tedio non tardava a dipingerglisi in viso, e la Gilda, con la
-chiaroveggenza dei malati, se ne accorgeva anche troppo. Allorchè ella
-sorprendeva il suo sguardo fisso su lei, le pareva ch'egli contasse le
-sue cicatrici a una a una, le pareva ch'egli dovesse domandarle in tono
-di rimprovero — Perchè non sei più bella?
-
-— Oh — ella disse una mattina al professore Romualdo, che accampava
-mille pretesti per non darle uno specchio — il mio vero specchio
-è Mario. Ho visto da gran tempo nei suoi occhi che son diventata
-bruttissima... Non sarà una novità, te lo assicuro, il vederlo in un
-pezzo di vetro... Già, presto o tardi, a questo bisogna venirci... Via,
-dammi lo specchio.
-
-Alla fine, un giorno in cui Mario era assente, bisognò appagare il
-suo desiderio. Prima però ella acconsentì a fare un po' di _toilette_
-e anche a lasciarsi tagliare i capelli che le cadevano in gran copia,
-come foglie secche dall'albero. — Torneranno a crescere — le si diceva
-per confortarla, mentr'ella con moto nervoso ravvolgeva le dita lunghe
-e sottili in quei bruni ricci ch'erano stati il suo orgoglio. Ella non
-rispondeva nulla.
-
-Poi che le forbici ebbero compìta l'opera loro, le si acconciò in capo
-un cuffietta bianca, le si fece infilare un corsetto di bucato, e la
-signora Dorotea, di sua propria mano, le annodò intorno al collo un
-fisciù di seta azzurra.
-
-La Gilda ruppe il silenzio. — Qua lo specchio, e ch'io faccia la mia
-personale conoscenza — ella disse con un'allegria forzata. Indi si
-voltò dalla parte dell'uscio. — È ben chiuso?
-
-Le aveano portato uno specchietto ovale molto leggero che soleva stare
-appiccato a un chiodo infisso in uno dei regoli della finestra della
-camera del professore, il quale se ne serviva nel ravviarsi i capelli
-e la barba.
-
-La convalescente lo prese due volte in mano, e due volte lo depose
-sulle coperte prima d'avere il coraggio d'alzarlo al livello del viso.
-Ella tentò di volgere in celia le sue stesse esitazioni. — È come
-quando dovevo prender l'olio da bambina... Se si potesse far come
-allora... Chiuder gli occhi, aprir la bocca, e giù... Adesso invece
-son proprio gli occhi che bisogna aprire... Coraggio... uno... due...
-tre...
-
-Nel bene la previsione va spesso oltre il vero, nel male avviene
-sovente il contrario. Gli è che non v'è triste previsione, la quale
-non sia temperata da una segreta speranza che il nostro spirito
-s'inganni, che le nostre paure siano esagerate. E talvolta anzi noi
-esageriamo a studio; fingiamo di prevedere un disastro ove secondo
-ogni probabilità non istà per succedere che un incidente sgradevole.
-Ma quando l'incidente sgradevole accade, non tardiamo ad accorgerci
-ch'esso ha superato, non la nostra aspettazione immaginaria, ma la
-nostra aspettazione reale.
-
-— Devo essere orrenda, mostruosa — aveva detto mille volte la Gilda,
-e, quantunque non fosse più bella, non era nè mostruosa, nè orrenda.
-Nondimeno il vedersi nello specchio fu per lei un colpo di fulmine.
-Era lei, era lei veramente quella donna pallida, tutta cicatrici e
-lividure, che la mirava tra attonita e costernata? Stette un momento
-muta ed immobile, soffocando gl'impeti tumultuosi dell'anima; poi si
-guardò intorno smarrita, quasi a persuadersi ch'era ben desta, lasciò
-cader di mano lo specchio, abbandonò il capo sui guanciali e si coperse
-il viso con le lenzuola. La sentivano piangere sommessamente.
-
-— Hai avuto troppa fretta — le ripetevano a gara il professore e la
-signora Dorotea. — Di qui a un paio di settimane sarà tutt'altra cosa.
-
-Ella, rannicchiata sotto le coltri, si stringeva nelle spalle e diceva:
-— Lasciatemi sola... Per carità, lasciatemi sola... Mi calmerò da me.
-
-Infatti, di lì a un'ora, ella era appieno ricomposta. Alla sera
-s'intrattenne a lungo col medico, e con aria disinvolta lo pregò
-di dirle quali tra i segni che le deturpavano la fisonomia il tempo
-farebbe sparire e quali le resterebbero sempre. L'interrogato si provò
-a dipinger tutto in rosa, ma la Gilda, che gli teneva inchiodati gli
-occhi addosso e gli leggeva le bugie in viso, lo riprese amorevolmente.
-— Non la trattasse come una bimba, se anche quella mattina ella aveva
-fatto un capriccetto; ormai ella aveva messo giudizio e aveva diritto
-di conoscere la verità tutta intiera.
-
-Il medico si schermì quanto più potè, ma alla fine espose sinceramente
-il parer suo, soggiungendo però, che la natura sbugiarda spesso i
-pronostici della scienza e che in gioventù soprattutto si vedono dei
-miracoli.
-
-— Grazie — ella replicò, stringendo la mano al dottore. E il suo
-volto aveva l'espressione seria e tranquilla di chi, uscendo da molte
-incertezze, ha preso un partito decisivo.
-
-
-
-
-XXI.
-
-
-Da qualche giorno la Gilda aveva cominciato ad alzarsi, e, appoggiata
-al braccio dello zio, passava lentamente dalla sua camera in
-salotto, ove sedeva in una poltrona accanto alla finestra. Le Lorati
-non mancavano mai di venirle a tener compagnia un paio d'ore e le
-mostravano un'amicizia tanto più calda quanto maggiore era in loro la
-soddisfazione di veder avvilita quella famosa bellezza. Nell'andarsene
-esse facevano un'infinità di commenti.
-
-— L'occhio sinistro è sciupato affatto.
-
-— E il labbro inferiore?
-
-— E quella cicatrice sulla fronte?
-
-— E l'altra alla guancia?
-
-— Povera Gilda, è proprio brutta.
-
-— Bruttissima.
-
-— Orribile.
-
-— Vedete, ragazze — osservava la savia genitrice — come i pregi fisici
-possano svanire da un giorno all'altro.
-
-— Se non trovava lo sposo prima di questa disgrazia....
-
-— Uhm! Il matrimonio non è ancora successo. Ci credo poco.
-
-— Ella non ne parla mai...
-
-— In ogni caso c'è tempo. Va così adagio a rimettersi... Il medico ha
-detto che prima di pensare alle nozze ci vorranno dei mesi.
-
-— E Mario intanto è assente da oltre una settimana.
-
-— Ma torna presto.
-
-— Pover'uomo! Se cerca qualche svago, bisogna perdonargli. È toccata
-grossa anche a lui.
-
-— Se la prende, non può essere che per rispetto alla sua parola....
-
-— Un po' per questo e un po' per compassione.
-
-— Essere sposata per compassione... Io non mi degnerei certamente —
-sentenziò la maestosa Ginevra.
-
-— Povera Gilda!
-
-— Ma! Chi avrebbe potuto immaginarselo? Lei che si credeva una Venere...
-
-Per Mario, reduce dal suo viaggetto, non fu piccola meraviglia trovar
-alzata la Gilda. Quando egli la vide adagiata nella poltrona, smunta
-in viso, col suo corpicino sottile perduto nell'ampia veste da camera,
-pensò alla stupenda e florida giovinetta che aveva incontrato sulle
-Alpi, e durò fatica a frenare una lagrima.
-
-Ella s'accorse del suo turbamento, abbassò gli occhi, e si passò
-rapidamente la mano sulla fronte.
-
-— Devo parlarti — disse poi — fatti più vicino... No... anzi, prima
-chiudi quei due usci... quello che dà nell'andito, e quello che mette
-nella camera della signora Dorotea. Dall'altra parte non può venir
-nessuno... Mio zio è all'Università.
-
-Questi preparativi lo sgomentarono alquanto. Che rivolgeva ella
-nell'animo?
-
-— Sii franco come sarò io — ella principiò. — Il dissimulare non
-giova... Nulla può mutare omai la mia risoluzione.
-
-— La tua risoluzione?... Quale?
-
-— Io non sarò più tua moglie.
-
-— Che dici? Perchè?
-
-— Oh! Non me lo domandare... Guardami. Egli comprese il significato
-delle sue parole, ed esclamò: — È per questo? È per questo?
-
-— Sì... Ci pensai fin dal primo giorno in cui mi colse la mia
-sciagura... Adesso ho deciso... inesorabilmente deciso.
-
-— Ma tu credi dunque che io...
-
-Ella non lo lasciò finire. — No, Mario, non credo quello che tu
-supponi... Tu mi sposeresti, ma saresti infelice.
-
-— Oh Gilda...
-
-— Sii sincero... Cento volte tu mi dicesti che non sai concepire la
-donna che non sia bella... Io ne tremavo allora, e tu per rassicurarmi
-mi protestavi ch'ero bellissima... Cento volte tu mi lasciasti
-intendere che, artista anzitutto, tu cercavi nella donna il tipo
-eterno della bellezza... e io ne tremavo e tu mi ripetevi che per
-te io ero quel tipo... Ero io che col mio sguardo, col mio sorriso,
-dovevo sprigionar dal tuo petto la sacra scintilla con cui si creano
-i capolavori... lo dicevi tu... e mi venivano le vertigini a sentirmi
-levata sì alto... Io mi chiedevo: — Potrò reggermi dove egli mi ha
-posta? Potrò sempre dargli il segreto della linea e del colore? Sarò
-sempre giovine, sarò sempre bella? Oh Mario, quando mi angustiavano
-questi dubbi ero ancora vagheggiata, ammirata; adesso tu vedi ciò ch'è
-divenuta la Dea che avevi cinta d'un nimbo... Fissami bene, Mario; che
-ispirazioni potrai tu cercare su questo volto contraffatto?
-
-Mentr'ella parlava, la sua voce, sulle prime leggermente commossa, si
-faceva a grado a grado più limpida e sicura, e una espressione dolce ma
-risoluta si dipingeva sulla sua fisonomia. Mario l'ascoltava attonito,
-colpito dalla stoica fortezza di quella fanciulla di diciott'anni che
-rinunziava senza esitazioni e senza lamenti alle sue più care speranze.
-Com'egli si sentiva umile e piccino in confronto a lei! Come avrebbe
-voluto nasconderle il suo cuore, di cui ella metteva a nudo i segreti!
-Come si ribellava all'idea ch'ella dicesse il vero!
-
-E accumulava frasi su frasi, e tentava ingannar lei, e tentava ingannar
-sè medesimo, e chiamava stupida aberrazione il suo culto esclusivo
-della bellezza fisica, e giurava alla Gilda che standole vicino egli
-aveva imparato a pregiare in lei altre qualità e ad amarla per quelle.
-Ma per quanto facesse, non gli usciva dal labbro uno di quei gridi
-dell'anima che scendono all'anima e vincono ogni resistenza.
-
-Ella lo lasciò dire; poi riprese con un sospiro: — Sì, Mario, tu devi
-parlar come fai, io tener fermo il mio punto... La mia schiettezza
-può parer dura oggi, ma verrà giorno in cui dirai: — la Gilda aveva
-ragione. — E sarà quel giorno nel quale, se ti dèssi retta, mi
-rinfacceresti il sacrifizio della tua libertà.
-
-— Oh Gilda, Gilda, mi reputi dunque ben vile — interruppe Mario,
-torcendosi le mani, tanto più turbato, tanto più confuso quanto più la
-fanciulla, discorrendo, coglieva nel segno.
-
-— Non me lo rinfacceresti a parole, lo so — ella riprese con soavità
-— ma lo capirei a ogni modo... e allora... adesso soffro forse...
-ma allora sento che ne morrei di dolore... Bada a me, Mario, non
-insistere... eri sincero quando mi rivelavi le tue debolezze d'artista;
-in quel tempo non avevi ragione d'infingerti..., oggi sì... oggi hai
-pietà di me, e io devo difenderti contro te stesso.... Va, Mario, non è
-colpa tua; tu hai bisogno di moto, d'aria, di luce, hai bisogno di fare
-un viaggio; qui il tuo ingegno si sfibra; l'ozio, lo scoraggiamento ti
-uccidono.
-
-— Ma sei tu che ti crei questi fantasmi...
-
-— Non mentire, Mario... Io t'ho conosciuto nei tempi in cui la fiamma
-dell'arte ti splendeva negli occhi e movevi incontro all'avvenire con
-fronte alta e sicura... Allora la tua mente era piena di immagini,
-il tuo album era pieno di disegni... da più mesi tu non fai nulla...
-oh è inutile che tu accenni di sì col capo... Puoi mostrarmi, non
-dico un tuo quadro, ma un tuo schizzo, ma una linea segnata dalla tua
-matita?... Lo puoi?
-
-— Tu eri malata, Gilda...
-
-— Oh, le inquietudini sul conto mio sono cessate da oltre un mese. Che
-hai fatto in questo mese?... Lo vedi, tu taci...
-
-— Sei un giudice inesorabile — egli disse, quasi piangendo di dispetto
-e di rabbia.
-
-— Sono un giudice clemente. Tu ti dibatti in una lotta tremenda fra
-ciò che stimi il tuo dovere e il desiderio immenso di libertà che
-ti affanna. Va, Mario; dal tuo dovere, s'è tale, io ti sciolgo; la
-tua libertà, io te la rendo... Va... io ti apro la gabbia, povero
-prigioniero.
-
-Mario si trovava in una condizione d'animo ben singolare. La libertà
-che gli era offerta egli la sospirava come l'assetato sospira una
-goccia d'acqua, eppure all'idea di accettarla gli salivano al viso
-i rossori della vergogna; egli doveva riconoscere che la Gilda aveva
-ragione, che l'amore ch'egli le aveva portato non era sopravvissuto
-allo strazio della sua bellezza, eppure sentiva che mai come adesso
-ella era stata degna di essere amata.
-
-E intanto lo sguardo della giovinetta non si staccava da lui e sembrava
-dovergli legger nell'anima i più riposti segreti.
-
-— Ascolta — egli le disse infine — oggi, per quanto io facessi, le mie
-parole non ti persuaderebbero... Ma domani?
-
-— Domani? — ella ripetè distratta.
-
-— Sì, consentimi di ritentar la prova...
-
-— S'egli mi amasse davvero! — pensò la Gilda. Ma seppe frenar la sua
-commozione, e rivoltasi a Mario con apparente tranquillità, lo licenziò
-con queste parole: — Allora ci diremo addio domani.
-
-Per quel giorno ella non lasciò trapelar nulla del colloquio avuto col
-suo fidanzato, e deluse la curiosità della signora Dorotea, che voleva
-sapere il perchè di quella sconvenienza del chiudere gli usci per di
-dentro.
-
-Il giovine pittore partì di là che aveva la febbre addosso. Che
-fare?... Poteva esserci un dubbio su ciò che doveva fare?... Doveva
-dire alla Gilda: — la sventura ha stretto di più il vincolo che ci
-unisce; ora più che mai voglio farti mia sposa... — Ma se non l'amava,
-se non era in poter suo di amarla?... Se aveva questa fatalità di non
-saper amare che un bel viso? Se col suo eroismo non fosse riuscito
-che a sacrificar sè e a rendere infelice lei?... Era già dubbio se il
-matrimonio si conciliasse col suo spirito mobilissimo, anche quando
-si trattava di sposare una giovine avvenente, florida, vispa... ma il
-matrimonio con una malata?... Perchè la Gilda ormai era una malata e
-sarebbe stata tale per un pezzo... Invece di averla compagna nelle sue
-peregrinazioni artistiche, avrebbe dovuto vegliarla, assisterla... e
-queste qualità d'infermiere egli non le possedeva... In mezzo alle cure
-del nuovo suo stato si sarebbe spenta del tutto la sua ispirazione già
-illanguidita, e allora... che avvenire per lui, che avvenire per la
-Gilda!
-
-Quando noi rifuggiamo da un grave sacrifizio, ci piace assai spesso
-ripararci dietro l'idea che quel sacrifizio non gioverebbe neppure
-a quelli per cui dovremmo farlo, e così Mario concludeva volentieri
-i suoi ragionamenti col dirsi che la Gilda sarebbe stata infelice
-sposandolo.
-
-Pure una fiera lotta si agitò nel suo spirito, e ne portava le tracce
-il foglio pieno di pentimenti e di scancellature che la Gilda ricevette
-il dì appresso: — «Crudele, crudele, perchè suscitar la tempesta nella
-mia anima? Io seguivo la via che mi pareva la sola buona, la sola
-onorevole; tu con amara schiettezza hai voluto mostrarmene le insidie e
-i pericoli, tu mi hai detto che non potrei percorrerla senza uccidere,
-qual ch'esso sia, questo mio ingegno d'artista. È un'idea che mi toglie
-la pace. Tutti devono essere qualche cosa nel mondo; io, che sarei se
-non sono un pittore?... Non auguro al mio peggior nemico la notte che
-ho passato... Ripensavo alle tue parole, e, a vicenda, ti adoravo, ti
-ammiravo, ti colmavo di vitupèri... Sì, la tua generosità è spietata...
-tu puoi darmi licenza d'essere un vile, non puoi impedirmi di credermi
-tale... Vedi in qual bivio m'hai messo. O restare, con l'incubo di
-non esser più atto a far nulla; o partire vergognandomi della mia
-condotta... Ebbene, parto, cerco il moto, l'aria, la luce, di cui, come
-dici, ho tanto bisogno, cerco la lena perduta. Se farò un capolavoro,
-lo dovrò a te. A ogni modo, non ripatrierò prima di aver assodata la
-mia riputazione d'artista. E tu, Gilda?... Non oso venire a stringerti
-la mano; sarò già in viaggio quando riceverai questo foglio... Tu
-meriti un uomo migliore di me, tu lo troverai senza dubbio... Ma, se tu
-fossi libera al mio ritorno, potrei sperare di non esser respinto?...
-Se ti riesce, non disprezzarmi, e fa che non mi disprezzi il tuo ottimo
-zio... È troppa audacia chiedere una tua lettera, almeno una, a Zurigo,
-ferma in posta? Addio, addio.»
-
-In conformità a quanto egli scriveva, Mario era partito con la
-prima corsa, diretto sulla linea di Modane. Giunto a Torino, vi si
-trattenne per poche ore affine di salutarvi suo padre, il quale si
-trovava colà per ragioni del suo commercio. L'ottimo signor Gedeone
-fu molto addolorato, non tanto delle nozze sfumate quanto della nuova
-partenza di Mario, ch'egli amava sinceramente. Nondimeno egli riempì
-di napoleoni d'oro la borsa del figliuol prodigo e s'impegnò a non
-fargli mancar danaro finchè non fosse in grado di mantenersi co' propri
-guadagni. — Quattrini, e poi quattrini, e sempre quattrini — borbottò
-tristamente il signor Gedeone. — Senza contare la pigione del casino di
-Firenze e la spesa dell'ammobiliamento... È inutile, son fatto così;
-per questo figliuolo darei il sangue... con quel sugo... per averlo
-sempre lontano.
-
-E il signor Gedeone cercò un sollievo alle sue amarezze domestiche
-nell'acquisto di una partita di farina avariata che poteva servir
-benissimo per la sua fornitura agli Istituti Pii.
-
-
-
-
-XXII.
-
-
-Il professore Romualdo stava quella mattina rivedendo i suoi
-manoscritti che giacevano abbandonati da tanto tempo, e come succede
-a chi non è in vena di lavorare sul serio e pur vorrebbe poter dire
-a sè stesso che non è rimasto in ozio, collocava a posto le virgole
-dimenticate, arrotondava l'occhiello degli _e_ e metteva i punti sugli
-_i_. Si può tuttavia giurare che la sua mente era assorta in altri
-pensieri ai quali non era certo estranea una persona la cui apparizione
-repentina ed inaspettata lo fece scattar dalla sedia.
-
-— Tu, Gilda?... Alzata?... A quest'ora?... Che direbbe il medico?
-
-— Oh! — ella rispose — bisogna ormai emanciparsi dal medico... Sto
-bene... Vedi come mi reggo da me...
-
-— Stai bene e sei così pallida? — esclamò il professore con
-inquietudine. — Che hai?
-
-— Nulla....
-
-— Non dirlo... Hai gli occhi gonfi, Gilda, sei agitata... Questa tua
-visita mattutina non è certo senza una grave ragione.
-
-— Voglio riprender le mie antiche abitudini — ella replicò, avvicinando
-una seggiola al tavolino — voglio esser la tua assistente, il tuo
-segretario come una volta... La pecorella smarrita ritorna all'ovile...
-ecco tutto.
-
-Com'ella s'accorse che lo zio Aldo stentava a raccapezzare il senso
-delle sue parole, estrasse di tasca un foglio e glielo porse spiegato
-— Leggi.
-
-Appuntò il gomito al ginocchio, fece con la mano sostegno al mento, e
-stette lì a capo chino senz'aprir bocca e senza batter palpebra. Pareva
-una figura scolpita nel marmo.
-
-Il professore intanto aveva divorato l'arruffatissima lettera di Mario.
-
-— Parte? Ti lascia? — egli gridò, appena l'ebbe finita. E balzò in
-piedi con impeto, schizzando fiamme dagli occhi.
-
-Ella si scosse, sollevò la testa, e rivolgendo allo zio uno sguardo
-soave e amorevole: — Sono stata io — gli disse — egli non fece che
-ubbidirmi.
-
-— Ubbidirti? — egli proruppe passando di sorpresa in sorpresa. — Gli
-hai imposto tu di partire?
-
-Ella gli riferì il colloquio avuto con Mario il giorno innanzi. Il
-professore durò fatica a non interromperla cento volte.
-
-— Non difenderlo, non iscusarlo — egli esclamò finalmente, misurando a
-lunghi passi la stanza. — Che amore era il suo?... Ha potuto sentirti
-parlare come gli parlavi, e non è caduto a' tuoi piedi, e non si pentì
-delle sue esitazioni e non rinnovò i suoi giuramenti? T'ha abbandonata,
-è fuggito perchè le tue guance sono men floride, perchè i tuoi occhi
-sono meno scintillanti d'un tempo? E tu gli perdoni, e gli perdoneranno
-tutti, e la sua vigliaccheria resterà impunita? Oh come intendo in
-questo momento il piacere della vendetta!... Come disprezzo questa
-scienza vantata che sfibra le virtù del braccio e dell'animo!... Come
-volentieri la darei tutta quanta per essere un forte, per colpire
-inesorabilmente colui che ti rende infelice!
-
-— Mio cavaliere — rispose la giovinetta, atteggiando il labbro a un
-malinconico sorriso — non voglio che tu mi vendichi... Non c'è offesa
-da vendicare... Mario era pronto a sposarmi, fui io che gli resi la sua
-parola... S'egli mi avesse resistito, sarebbe stato un eroe, e non si
-può pretender dagli uomini che siano eroi... Forse è stato meglio così.
-
-— Ma pur tu lo amavi?
-
-— Oh sì... Quando credevo di poter essere una valida alleata del suo
-ingegno, uno strumento della sua gloria. Appena cominciai a dubitare
-che gli sarei stata d'impaccio, cominciai anche ad amarlo meno... Sono
-orgogliosa...
-
-— Gilda!... E l'avvenire?
-
-— Starò qui come sono stata finora; mi rimetterò a studiare... le donne
-brutte studiano... copierò i tuoi manoscritti, ti aiuterò nei tuoi
-esperimenti...
-
-Egli le diede sulla voce. — Non parlarmi dei miei esperimenti... Il
-mio laboratorio io l'abborro... Voglio distruggerlo... O almeno voglio
-chiuderne l'uscio per sempre...
-
-— Lo riapriremo insieme, zio Aldo — rispose la Gilda. — Rammento
-ancora le mattine che vi ho passate, a bocca aperta, tempestandoti
-d'interrogazioni, ammirando la vastità del tuo sapere, e la infinita
-pazienza che avevi con me... Povera cameretta! Da due anni la
-trascuravo e ne fui punita... Oh se si potesse tornare indietro di due
-anni!... Proviamo, zio Aldo.
-
-— Se si potesse — egli ripetè, tentennando il capo con aria desolata.
-E soggiunse a mezza voce: — È un nodo che non si scioglie. — Indi si
-abbandonò sopra una sedia e si coprì il viso con le mani.
-
-— Zio Aldo, tu mi nascondi qualche cosa — proruppe inquieta la Gilda.
-— I nostri guai non sono finiti?
-
-— La fatalità ci perseguita, o fanciulla... Io vorrei pure che queste
-pareti ridivenissero per te il nido calmo e tranquillo della tua
-infanzia, vorrei poter dirti come una volta: Addormèntati fidente
-sulle mie ginocchia, appoggiati al mio braccio leale, lasciami esser
-tua guida nel campo della scienza... Ma no; un destino iniquo non lo
-permette; io sono un pazzo, io sono un malato.
-
-— Se sei un malato, ti curerò — interruppe con dolcezza la giovinetta.
-— Non mi curasti tu per due mesi? Dovrei abbandonarti, se soffri?
-
-— Eppure sarà necessario — egli esclamò, agitandosi sulla seggiola.
-E proseguì: — Non ho rimorsi... ho lottato... ho lottato tanto...
-Tutti gli argomenti che la ragione può suggerire io me li son detti...
-tutta l'energia d'un carattere avvezzo a vincer gli ostacoli, io l'ho
-spesa... e non è valso a nulla...
-
-— Ma insomma, a che mirano le tue parole? Che vuoi fare di me?
-
-— Pensiamo insieme, studiamo un modo...
-
-— Non posso più viver sotto questo tetto come la tua pupilla, come la
-tua nipote, come la figlia dell'anima tua?
-
-— Compiangimi, Gilda, non lo puoi.
-
-— Come la tua sorella?... Vedi, i patimenti hanno in me affrettata
-l'età... Io posso esser la tua sorella.
-
-— Non lo puoi, non lo puoi — replicò il professore con l'accento della
-disperazione.
-
-Vi fu un istante di silenzio. Il dottor Romualdo teneva le mani
-intrecciate sulle ginocchia, lo sguardo immobile a terra. La Gilda,
-levatasi da sedere, gli si avvicinò lentamente. Un lieve rossore le
-tingeva le gote.
-
-— Alza gli occhi — ella disse — fissami in viso. In questa casa dove
-non posso esser più nè pupilla, nè nipote, nè sorella, potrei almeno
-esser la compagna della tua vita, la tua sposa?
-
-— Tu, Gilda? — esclamò lo scienziato con un grido che veniva dal cuore.
-— La mia sposa; L'hai detto? L'hai proprio detto, tu? L'hai detto sul
-serio? Non ti sei presa giuoco di me? Oh no! Il tuo volto onesto porta
-l'impronta della sincerità... Tu non vuoi uccidermi!
-
-Egli le afferrò tutt'e due le mani e le tenne strette nelle sue.
-
-— Zio Aldo — ella mormorò affettuosamente.
-
-— Non chiamarmi più così... Chiamami Aldo... O piuttosto, no, sciocco
-ch'io sono... chiamami ancora zio Aldo... c'è tanta dolcezza in
-queste due parole pronunziate dalle tue labbra... Sentivo sempre
-dirmi _professore_, _professore_... e non ero che un professore arido,
-dotto, noioso...; tu mi dicesti zio e sono divenuto un uomo... Oh se
-la mia vita fosse cominciata da quando batte il mio cuore, io sarei ben
-giovine, o Gilda...
-
-Egli s'interruppe un momento; poscia riprese con un sospiro: — Invece
-hai riflettuto che son vecchio, che ho diciannove anni più di te?
-Guarda la mia barba e i miei capelli segnati di bianco, guarda le
-rughe della mia fronte... La tua giovinezza è appassita per poco; essa
-risorgerà senza dubbio; ma la mia, oh la mia non torna mai più.
-
-La Gilda scrollò il capo. — Tu mi porti un cuore che non ha amato altra
-donna che me...
-
-— Nessun'altra, nessun'altra — egli esclamò con enfasi.
-
-— Lo vedi — ella rispose. — Il tuo cuore almeno è più giovine del mio
-— Abbassò gli occhi e soggiunse arrossendo: — E da quando... da quanto
-tempo mi ami?
-
-— Lo so io forse? Fu nel giorno in cui lessi sulla tua fronte ch'era
-finita per te l'infanzia gioconda; fu prima, fu dopo? Lo ignoro.
-Sentivo il mio affetto trasformarsi a grado a grado, ma non sarei
-riuscito a dire a me stesso che cosa provavo... Non avevo mai amato...
-Ti cercavo e ti sfuggivo... Avevo un immenso desiderio e una paura
-immensa delle tue carezze... Nelle mie notti insonni la tua immagine
-mi appariva fra le tenebre... Nel giorno il fruscìo della tua veste,
-il suono della tua voce turbava le mie meditazioni. Mi sembrava qualche
-volta che non avrei avuto pace finchè tu non avessi abbandonato la mia
-casa, e talora mi sembrava invece che senza di te non avrei potuto
-vivere... Eppure era amore?... Non lo so, non lo so... Ma quando tu
-amasti un altro, oh allora sì m'accorsi che veramente t'amavo...
-
-— Poveretto! Che strazio deve essere stato il tuo! E hai sofferto in
-silenzio?
-
-— E potevo parlare? Eri bella come un angiolo, tutte le grazie della
-gioventù ti fiorivano in viso; eri innamorata di un uomo bello e
-giovine anche esso... parevate nati uno per l'altro... La vostra
-passione era così ragionevole, la mia così strana, così assurda!
-Parlare?... Darti un dolore, insidiare la tua felicità, io che
-t'adoravo?... Un giorno solo fui per tradirmi... oh quel giorno avrei
-voluto morire...
-
-— Che rivelazione fu per me quella! — esclamò la Gilda.
-
-— Te n'eri accorta?
-
-— Sì... Ero venuta ad annunziarti il prossimo arrivo di Mario... Si
-dovevano prendere i concerti per le nozze...
-
-— Che pensasti di me, Gilda?
-
-— Piansi tanto...; che non avrei fatto per consolarti? Tu ti sei chiuso
-nella tua camera, nel tuo laboratorio... La mattina dopo...
-
-— Taci — egli interruppe — a pensarci mi corre un gelo per l'ossa...
-Più tardi io vegliavo al tuo letto... Avevi gli occhi bendati, eri
-tutta una piaga... Il tuo respiro era un rantolo, la tua voce era un
-gemito... I medici ti davano quasi per ispacciata; io volevo salvarti
-a ogni costo...
-
-— E mi salvasti.
-
-— Sì, ma la mia ferita si faceva più larga e profonda. Dal tuo alito
-infocato, dal tocco delle tue mani ardenti per la febbre, io aspiravo
-l'amore... E non avevo speranze, e non avevo altro desiderio che quello
-d'espiare un minuto d'oblìo... Non era per me ch'io ti conservavo in
-vita, era per l'uomo a cui tu avevi giurato la tua fede. Spesso mi
-pareva ch'egli non t'amasse abbastanza e me ne sdegnavo; ma pure (lo
-crederesti?) sentivo una specie d'orgoglio all'idea che il mio amore
-ignorato fosse più forte del suo... Accarezzavo col pensiero la mia
-infinita miseria. Quando non s'ha più che il dolore, si vuole almeno
-che il dolore sia grande... Intanto m'abbandonavo a occhi chiusi alla
-corrente, aspettando da un momento all'altro che tu mi fossi tolta
-per sempre... Ma no; tu non mi sei tolta, tu rimani; e io mi domando
-ancora se tutto ciò non è un sogno, mi domando se sono ben desto...
-Gilda, Gilda, sei tu sicura di non ubbidire a un impeto subitaneo, di
-non cedere a un movimento di pietà verso di me, di dispetto verso _un
-altro?_... Se ti pentissi domani! Se Mario tornasse!
-
-— Uomo di poca fede!... Non è un capriccio il mio, non è un desiderio
-di vendetta... Quante volte, in mezzo ai patimenti di questi ultimi
-mesi, io confrontavo in silenzio l'amor tuo con quello dell'uomo che
-avrebbe dovuto sposarmi!... Quante volte, se eravate entrambi accanto
-al mio letto, io studiavo l'espressione diversa dei vostri volti; nel
-tuo una tenerezza infinita, in quello di Mario un tedio profondo! E
-dicevo: Mario amava la mia bellezza che è svanita; lo zio Aldo mi ama
-qual sono, mi ama forse di più dacchè cessai di esser bella...
-
-— E vero, è vero...
-
-— Dicevo: Mario non è un triste, non è un vile; egli terrà la sua
-parola, ma io avrò il rimorso di aver fatto una vittima... E così il
-mio cuore s'allontanava a mano a mano da lui e s'avvicinava a te...
-a te ch'eri stato la mia provvidenza, a te cui speravo di poter dar
-qualche gioia. Oh Mario non tornerà; egli è troppo lieto della libertà
-che gli è resa; egli insegue il suo ideale d'artista, va dove lo chiama
-la sua anima appassionata del bello... Se tornasse...
-
-— Ebbene? Che faresti?
-
-— Ebbene? Farei... così — ella gridò gettandoglisi fra le braccia — e
-ti direi: Son la tua sposa difendimi... Mi crederesti allora?
-
-— Ti credo, ti credo — proruppe il dottor Romualdo, stringendo al seno
-con impeto quel capo diletto. E mentre la copriva di baci, mormorava:
-
-— Oh Gilda!... Amor mio!
-
-— Non ci odii dunque più, noi povere donne? — ella chiese con malizia.
-
-— Adoro te — egli rispose — ecco quello ch'io so.
-
-
-
-
-XXIII.
-
-
-Pochi mesi dopo, una bella mattina di settembre, il professor Romualdo
-era affacciato alla finestra d'un albergo di Genova guardante il mare.
-Era l'albergo medesimo in cui, circa quindici anni addietro, egli
-aveva passato tante ore d'incertezza attendendo il suo misterioso
-abboccamento col capitano Rodomiti. Fra quelle pareti era cominciata
-per lui una nuova esistenza, eran cominciate le cure, i pensieri che
-dovevano far sbocciare la sua gioventù appassita prima di nascere,
-ed egli tornava oggi ai memori luoghi, allo stesso modo che l'egro
-risanato torna pellegrino alla fonte ond'ebbe il primo ristoro. Come
-quindici anni addietro, gli si stendeva davanti agli occhi lo splendido
-golfo riscintillante ai raggi del sole, e una selva d'antenne si
-levava al cielo, e mille barchette guizzavano sulle acque leggermente
-increspate, e s'alzava dai pensili giardini il profumo dei fiori, e
-dalle vie popolose l'allegro strepito del lavoro.
-
-Ma questa volta il dottor Romualdo non era solo. S'aprì l'uscio
-della camera attigua, e una giovine dalla persona snella e spigliata
-s'avvicinò con passo rapido alla finestra, e toccò lievemente la spalla
-del professore.
-
-— Sei tu, Gilda? — egli disse, voltandosi estendendole ambe le mani.
-
-— Va bene così? — ella chiese, mostrando la sua _toilette_ d'una
-elegante semplicità. E soggiunse: — Son curiosa di vedere che
-impressione gli faccio.
-
-— Sei bella, Gilda — riprese il professore. — Sei troppo bella per me.
-
-— Zitto — ella interruppe, portando al labbro l'indice della mano
-destra — Zitto, non voglio sentir coteste sciocchezze.
-
-La Gilda era sempre un po' magra, un po' pallida, ma il tempo andava
-via via scolorando le sue cicatrici e ricolmava lentamente le sue
-guance sparute, e faceva rinascere i suoi capelli, i cui ricciolini
-bruni spuntavano dagli orli della sua cuffia. In quanto al segno che
-l'era rimasto nell'occhio sinistro, esso non era percettibile a prima
-vista. Certo ella non era più, ella non sarebbe più ridiventata la
-splendida giovinetta che sollevava un mormorio di ammirazione sul suo
-passaggio, ma era chiaro che le conseguenze dell'accidente ond'ella era
-stata vittima avrebbero finito coll'essere assai minori di quanto s'era
-supposto.
-
-Ella s'accostò in punta di piedi all'uscio che metteva sul corridoio.
-
-— Vien gente? — domandò il professore.
-
-— No... Del resto, siamo intesi... Prima ch'egli entri scappo di là...
-
-— Cattiva! Vuoi lasciar me nell'imbarazzo...
-
-— Voglio veder come ti levi d'impaccio...
-
-Non occorre una grande sagacità a capire che il professore e la Gilda
-aspettavano qualcheduno. Questo qualcheduno era il capitano Rodomiti,
-il quale aveva scritto a' suoi amici annunziando loro che sperava
-d'essere a Genova col suo legno entro il settembre, e che giunto colà
-avrebbe chiesto una licenza di alcuni mesi, e sarebbe intanto volato
-subito a far loro una visita. Il capitano sapeva della malattia e
-della guarigione della Gilda; non sapeva il resto, perchè le notizie
-posteriori non avrebbero potuto pervenirgli durante il viaggio. Non
-doveva esser piccola sorpresa per lui l'apprendere il matrimonio del
-professore Romualdo con la figlioccia, e questa sorpresa i novelli
-sposi avevano voluto anticiparla col venirgli incontro essi stessi.
-Invero essi sentivano un po' di rimorso a non averlo consultato prima
-delle nozze, ma si capisce d'altra parte che la condizione di due
-fidanzati i quali abitano sotto il medesimo tetto è troppo ambigua
-perchè essi non abbiano da affrettarsi a diventar marito e moglie.
-Comunque sia, il professore e la Gilda, che s'erano sposati appena
-ottenuto il decreto reale che toglieva l'impedimento della parentela,
-si trovavano a Genova da un paio di settimane, e il nostro matematico
-andava ogni mattina nel banco di noleggi del signor Egisto Giorgi
-successore dei signori Radice e Lupini, per informarsi del capitano.
-Alla fine, la vigilia del giorno di cui parliamo, il dottor Romualdo
-era tornato all'albergo con una importante notizia. Il legno comandato
-dal Rodomiti era in vista e sarebbe entrato in porto verso notte.
-Allora il professore, d'accordo con la Gilda, era ripassato nel
-banco del signor Giorgi a lasciarvi un bigliettino pel capitano così
-concepito: «Sono qui all'_Hôtel de la Grande Bretagne_, nº 36. Ho molte
-cose da dirvi. Vi aspetterò domani all'albergo fino a mezzogiorno.» Il
-signor Giorgi, ch'era un uomo assai più officioso dei suoi predecessori
-Radice e Lupini, non solo si incaricò della trasmissione del biglietto,
-ma fece aver la mattina seguente al professor Grolli la risposta del
-capitano: «Sarò da voi prima dell'ora indicata — scriveva il Rodomiti;
-— ma che diamine v'impediva di venirmi a trovare a bordo? E la Gilda?»
-
-Erano le undici quando un cameriere picchiò all'uscio del nº 36, e con
-un certo timore reverenziale introdusse il gigantesco marinaio.
-
-— Oh Grolli — disse costui, stringendo cordialmente la mano del
-professore. — E la Gilda?
-
-— Ormai sta bene.
-
-— S'è sposata col suo Mario?
-
-— No...
-
-— Come?
-
-— Or ora vi dirò. Accomodatevi.
-
-Il capitano prese una sedia. — Non è la vostra camera da letto? — egli
-domandò, girando intorno gli occhi.
-
-— No... è un salottino... dormo di là — rispose il Grolli in fretta,
-come se le parole gli scottassero la lingua.
-
-— Cospetto! Siete in lusso ora — esclamò il Rodomiti. E soggiunse: — Su
-via, raccontatemi... Questo matrimonio?
-
-Quando il professore ebbe narrato che la Gilda aveva reso a Mario
-la sua libertà e che Mario aveva accettata l'offerta, il capitano si
-lasciò scappare una serqua di vigorose esclamazioni, le quali finirono
-con una domanda _ad hominem:_ — E voi?
-
-— Io? Che cosa?
-
-— E voi non avete data una buona lezione a quel bellimbusto che pianta
-la sposa perchè le è toccata una disgrazia?.. Oh lo so quel che volete
-dire... È stata lei... Grazie tanto... Ella non poteva fare altrimenti;
-ma un uomo che avesse avuto un filo d'onore non l'avrebbe presa in
-parola... Ah caro Grolli, se ero nei vostri panni, non l'andava a
-finire così... Gran che! Voi altri dotti non avete sangue nelle vene!
-
-A questo punto il capitano con un brusco movimento ruppe la spalliera
-della seggiola e si alzò di scatto facendo tremare i vetri della camera
-sotto i suoi passi pesanti e poderosi.
-
-— È dunque diventata un mostro questa Gilda? — egli ripigliò, dopo una
-breve pausa.
-
-— Un mostro! — esclamò il professore scandalizzato — Che idee?
-
-— Oh adesso vi riscaldate! Con me? Era meglio riscaldarsi con
-quell'altro... Via, scusate — continuò il Rodomiti, mutando tono. —
-Son certo che avete fatto tutto ciò ch'era possibile... Se la Gilda
-è sempre piacente, non dureremo fatica a darle un marito che valga
-più di quel vostro famoso pittore... Bisognerà pensarci insieme... Ma
-spiegatemi un po', perchè non l'avete condotta con voi a Genova?
-
-Il professor Romualdo, più confuso che mai, guardò istintivamente verso
-l'uscio della camera attigua.
-
-Questo imbarazzo non isfuggì al capitano, il quale chiese con una
-certa impazienza: — Siete in compagnia? C'è qualcheduno di là?... Avete
-un'aria di mistero!...
-
-— Benedette donne! — pensò il Grolli. — Hanno dei capricci!... Per
-secondar la Gilda mi convien fare questa commedia. — Insomma — egli
-disse a voce alta — ho da raccontarvi una novità...
-
-— Ed è?
-
-— Ho preso moglie...
-
-Questo annunzio produsse al marinaio l'effetto dello scoppio d'una
-mina. — Moglie?... Voi?... Scherzate?
-
-— Niente affattissimo — rispose il professore punto da queste
-esclamazioni — Parlo sul serio...
-
-— E il vostro odio per le femmine?
-
-— È sfumato...
-
-— Non c'è che dire — osservò il marinaio, calmandosi a poco a poco
-— voi siete il miglior giudice delle vostre azioni, e in quanto
-alla donna che vi sposò, ella può vantarsi d'avere sposato un gran
-galantuomo...
-
-— Non credete quindi che questa donna abbia commesso uno sproposito
-imperdonabile? — domandò il dottor Romualdo, alquanto rinfrancato.
-
-— Tutt'altro... tutt'altro... Anzi vi chieggo perdono... Del resto, è
-vero... siete ringiovanito, e mi congratulo con voi. Ma che volete?...
-Penso alla mia figlioccia... Converrete meco che adesso è più urgente
-che mai di accasarla... Povera Gilda!... È necessario ch'io la veda...
-Abita sempre con voi?
-
-— Sicuro...
-
-— Non v'invidio... Due donne sotto il medesimo tetto...
-
-— Ma mia moglie...
-
-— Non intendo dir male di vostra moglie... Dio guardi... Ma in ogni
-modo...
-
-— Volete conoscerla? — insinuò il professore, che non vedeva l'ora di
-gettar giù la maschera.
-
-— No, grazie... o almeno finchè non sia necessario. Non prendete in
-cattivo senso il mio rifiuto... Sapete che io sono un uomo alla buona,
-un uomo che si trova a disagio in mezzo alle nuove conoscenze...
-specialmente poi quando si tratta di signore...
-
-— E se fosse una signora che si conoscesse da un pezzo? — disse una
-vocina nota e melodiosa. In pari tempo la Gilda si precipitò nella
-stanza e si appese (qui la frase va a pennello) al collo del capitano.
-
-— Come? Che?... la Gilda...? — balbettò il Rodomiti nel colmo dello
-sbalordimento.
-
-— Sì, signore, la Gilda... Sono un po' mutata, ma insomma...
-
-Il capitano guardava alternativamente la sua figlioccia e il
-professore, le cui guance s'erano fatte del color della porpora — Sua
-moglie? — egli disse infine.
-
-— Sua moglie, sua moglie — ripetè la giovine.
-
-— Non è lo sposo ch'ella si meritava — osservò Romualdo in tono
-rimesso, ma senza affettazione di umiltà.
-
-— _Zio Tonino_ — disse la Gilda — fallo tu finire una buona volta...
-Egli ha paura che tu disapprovi il nostro matrimonio...
-
-— In verità, figliuoli miei — esclamò il capitano, scotendo forte
-la mano ad entrambi — in verità ch'io sarei una gran bestia se lo
-disapprovassi... Ma vi confesso che mi avete fatto cascar dalle
-nuvole... Ah professore, professore, siete più birichino di quello
-che credevo, voi... Basta... Intanto, Gilda, torno a dirti ciò che
-dicevo poco fa a lui... La donna che prese per marito questo signore ha
-sposato un fior di galantuomo...
-
-— Grazie, amico mio — interruppe il dottor Romualdo, raggiante di
-contentezza.
-
-— Un fior di galantuomo — continuò il capitano — a cui bisogna voler
-bene sempre.
-
-— Perdonandogli la sua età matura, il suo brutto visaccio, e i suoi
-capelli che imbiancano — soggiunse il professore, compiendo la frase.
-
-— Allora — saltò a dire la Gilda — io porterò in campo le mie cicatrici
-e il mio occhio sinistro...
-
-— Zitti tutti e due — gridò il capitano Antonio col suo vocione —
-amatevi e fatemi presto diventare padrino d'un bel maschiotto... Questo
-è l'essenziale.
-
-— Oh! — bisbigliò la Gilda, arrossendo.
-
-E il professore, tanto per mutar discorso: — E voi — disse — non
-penserete mai a farvi una famiglia?
-
-— Io? A sessantadue anni?... Eh via, a trentotto, ne avete trentotto,
-non è vero?
-
-— Sì.
-
-— A trentotto la cosa va co' suoi piedi, ma a sessantadue poi... ho
-proprio paura ch'essa andrebbe coi piedi degli altri.
-
- * * * * *
-
-La storia è finita. Che se qualcheduno volesse sapere che cosa
-pensi di queste nozze la signora Dorotea, dirò soltanto ch'ella ne è
-felicissima, che sostiene d'avervi contribuito per gran parte, ma che
-non sa persuadersi come un così bel matrimonio non debba fruttarle
-una vincita al lotto. E sì ch'ella va giocando a ogni estrazione i
-numeri che le sono suggeriti dalla cabala e da persone sperimentate e
-autorevoli.
-
-Del resto, dopo il primo momento di stupore, tutti si sono persuasi
-che il dotto professor Romualdo Grolli, sebbene non sia un Adone,
-può essere un eccellente marito rimanendo un insigne matematico; solo
-la signora Olimpia Lorati gli tiene il broncio perchè, volendo pure
-sposarsi, non ha sposato una delle sue figliuole.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of Project Gutenberg's Il Professore Romualdo, by Enrico Castelnuovo
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL PROFESSORE ROMUALDO ***
-
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+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 48625 *** + + ENRICO CASTELNUOVO + + + IL + PROFESSORE ROMUALDO + + 6º Migliaio. + + + + ROMA + CASA EDITRICE A. SOMMARUGA E C. + 1884. + + + + + PROPRIETÀ LETTERARIA + + Tip. della Camera dei Deputati — Stab. del Fibreno. + + + + +I. + + +Il dottor Romualdo Grolli, assistente alla cattedra di matematica in +una Università del regno, e dilettante di chimica nel suo privato +laboratorio, sedeva una mattina del maggio 1861 davanti alla sua +scrivania, intento a copiare una Memoria da leggersi nell'Accademia +scientifica e letteraria della città. Il tema, enunciato in un breve +preambolo, era il seguente: _Determinare il volume della porzione di +cono circolare retto che resta compreso tra un segmento circolare, un +segmento iperbolico avente comune col circolare la corda e la parte +del manto conico che la chiude._ Svolgendo il simpatico argomento, il +dottor Romualdo era giunto a questo punto interessantissimo del suo +lavoro: + +_dal triangolo A H G avremo H G = x (sen y)/(sen α)_ + +e si compiaceva assai dell'evidenza di questa dimostrazione, quando +intese bussar leggermente all'uscio. + +— Chi è? — egli gridò infastidito, tenendo sospesa in aria la penna. + +— La posta — rispose una voce femminile alquanto fessa; e in pari +tempo la signora Salsiccini, vedova di un impiegato alle ipoteche e +padrona di casa del professore, entrò nella stanza e consegnò al suo +pigionale una lettera appena giunta. Il dottore prese quella lettera +distrattamente fra le dita e la posò sul tavolino, poi scrisse in +continuazione della sua Memoria: _Ne viene che l'area del segmento +parabolico che si projetta in G H sarà 2/3 2 y x (sen y)/(sen α)._ +Posto qui un punto fermo, egli si degnò di slanciare uno sguardo +sull'epistola recatagli dalla sua padrona. + +Intanto la signora Dorotea Salsiccini, che era una donnetta matura, +corta, asciutta e linda della persona, era uscita senza far rumore, +dopo aver abbassato le tendine di una finestra e aver spolverato la +spalliera di una seggiola col rovescio del grembiale. + +— Chi può scrivermi da Genova? — disse il professore (lo chiameremo +spesso con questo titolo) quand'ebbe esaminato per dritto e per +rovescio la sopraccarta. È inutile soggiungere che egli non manteneva +una corrispondenza molto attiva. Ma la meraviglia e il turbamento +dell'egregio uomo furono assai maggiori allorchè gli fu noto il +contenuto del foglio. Eccolo: + + «Genova, 12 maggio 1861. + + _«Stimatissimo Signore_, + +«Quantunque io non abbia l'onore di conoscerla, nè di essere da Lei +conosciuto, La prego di voler recarsi immediatamente a Genova per +ragioni di estrema importanza. Sarei venuto io stesso costì se mi fosse +stato possibile di assentarmi per un paio di giorni, ma mi è forza +attendere allo scarico del mio bastimento. D'altra parte, non credo +opportuno di affidare alla posta le comunicazioni che debbo farle e +le cose che debbo consegnarle. Io mi tratterrò in Genova per tutta la +settimana; poi salperò per le Indie. A sua maggior guarentigia faccio +autenticare la mia firma da questo Capitanato del porto. + +«Appena giunto a Genova voglia cercar di me presso i signori Radice e +Lupini, sensali di noleggio in piazza Banchi. + +«Le ripeto che la faccenda per la quale Le dirigo questa lettera è tale +da interessarla grandemente e da non poter essere confidata a terze +persone. + + «Mi creda + + «_Suo obbl._ + + «ANTONIO RODOMITI + + «_Capitano di lungo corso, + comandante la nave italiana + a tre alberi_, Lisa.» + +Seguiva l'autenticazione indicata. + +Il dottor Romualdo rimase di sasso. Chi era il capitano Rodomiti? +Che poteva voler da lui? Un pensiero gli balenò alla mente, ma non vi +si fermò più che tanto. Nondimeno tornò ad esaminare la lettera per +vedere se vi fosse una parola che accennasse al luogo donde veniva +la _Lisa_; ma non c'era nulla. Il capitano aveva stimato superfluo il +dirlo o lo aveva taciuto ad arte. Telegrafare o scrivere per domandare +schiarimenti era inutile. Su questo punto non c'era oscurità. Il signor +Rodomiti diceva schietto che non avrebbe fatto le comunicazioni, +nè consegnato le cose affidategli se non personalmente al professor +Grolli. C'era un altro partito. Non darsi nemmeno per inteso del foglio +ricevuto e continuare a svolgere l'elegante formula _x (sen y)/(sen +α)_. + +No, no, quest'era impossibile. Il professor Grolli, quantunque avesse +testa di matematico e abitudini di misantropo, non era poi un pezzo +di marmo; egli sentiva che il capitano non gli aveva scritto senza una +grave ragione, e che non era lecito di considerare la sua lettera come +il capriccio del primo venuto. Che fare adunque? Prender la ferrovia, +e quanto più presto tanto meglio. Il professore aperse un orario +ch'egli aveva sul suo tavolino, e vide che a voler partire in giornata +per Genova non ci era tempo da perdere. Pose sospirando un calcafogli +sopra il manoscritto, buttò giù in fretta due righe pel rettore +dell'Università, diede a traverso lo spiraglio dell'uscio un'occhiata +al suo piccolo laboratorio per vedere se i fornelli erano spenti, poi +aperse un tiretto del suo cassettone, ne tolse una camicia da notte che +collocò in una sacchetta da viaggio, infilò un soprabito color pepe e +sale, calcò sulla testa un berretto di panno nero con visiera di cuoio, +prese sotto il braccio l'ombrello, e in questo elegantissimo arnese si +presentò all'attonita signora Dorotea. + +— Parte, professore? — disse la buona donna, ch'era occupata a lavorar +di calze. + +— Sì... Faccia il piacere di mandare qualcheduno all'Università con +questo biglietto. + +— E... tornerà presto? + +— Domani, posdomani, di qui a due o tre giorni, non lo so di preciso. + +— E... scusi — continuò la signora Salsiccini sempre più impensierita +— ha preso con sè l'occorrente, calze, polsini, colletti? + +— Sì, sì, ho preso tutto... basta. + +A vero dire, il professore non aveva preso altro che una camicia da +notte, ma rispose di sì per levarsi d'impiccio. Del resto, egli non +aveva mai brillato per una cura eccessiva della persona. + +— Un momento — soggiunse la signora Dorotea, vedendo che egli si +avviava verso l'uscio. Si alzò dalla sedia, e staccata da un chiodo una +spazzola, se ne servì per ripulirgli il soprabito. — Via, stia cheto un +minuto... Come vuol andar così?... Non c'è altri al mondo per sciupar +la roba in questa maniera... + +Mentre la padrona di casa si affaccendava intorno al recalcitrante +scienziato, i due gatti _Mao_ e _Meo_, inseparabili compagni di +lei, che dormivano rinvolti a spira ai due angoli di un canapè, +si rizzarono sulle quattro zampe, arcuarono la schiena a foggia di +cammelli, apersero la bocca ad un lungo sbadiglio, poi scesero dalla +loro posizione eminente e vennero a fregarsi intorno al vestito della +signora Dorotea. + +Questo atto amorevole dei due quadrupedi fece perdere al professore la +poca pazienza che gli era rimasta. + +— Sempre le bestie fra i piedi — egli disse con un grugnito, e, +svincolatosi dalla signora Salsiccini, lasciò la stanza e scese in +fretta le scale. + +La signora Dorotea, rimasta sola, guardò prima _Mao_ e poi _Meo_, e +dopo aver lisciato il pelo ad entrambi: — C'è del torbido — brontolò +— c'è del torbido. — _Mao_ e _Meo_non seppero contraddire alle sue +previsioni e ripigliarono in silenzio il loro posto sul canapè. + +Gli avvenimenti non tardarono a provare che la signora Dorotea si +apponeva al vero. + +Erano scorsi due giorni dalla partenza del dottor Grolli, e l'ottima +signora, discesa al pianterreno nel camerino della portinaja, +comunicava a costei le sue inquietudini circa al proprio pigionale. +Ella aveva finito appena di tessere l'elogio del dottor Romualdo, il +quale, astraendo dalla sua misantropia, era un modello di puntualità +e di discretezza, quando un fattorino del telegrafo si presentò sulla +soglia e chiese — In che piano abita la signora Dorotea Salsiccini? + +La signora Dorotea, a sentir così inaspettatamente pronunciato il suo +nome, divenne prima bianca e poi rossa, ed ebbe appena la forza di +balbettare: — Sono io... ma... + +— C'è un dispaccio per Lei. Favorisca farmi la ricevuta. + +— Un dispaccio!... Ma io... + +— Dorotea Salsiccini, casa Negrelli, è Lei, o non è Lei? + +— Ih! un po' di pazienza — disse la portinaja, accorrendo in aiuto +della pacifica pigionale del quarto piano. — Dacchè s'è fatta quella +maledetta invenzione delle lettere che corrono lungo i fili di ferro, +non c'è più pace per nessuno a questo mondo... e pei portinai meno che +per gli altri... Di giorno, di notte, _drlin_, _drlin_, chi è?... Il +telegrafo... + +— Insomma, non ho tempo da perdere — interruppe il fattorino. — Se non +vogliono il dispaccio, lo riporto in ufficio e me ne lavo le mani. + +La signora Dorotea consultò con lo sguardo la signora Gertrude, e, +incoraggiata da questa, prese il piego misterioso e consentì a fare +col lapis, a piedi della ricevuta, uno sgorbio che doveva essere la sua +firma. + +Il fattorino corse via rapido come una saetta, e la signora Salsiccini +col dispaccio chiuso in mano si abbandonò sopra una sedia, e pregò la +portinaja di darle subito un bicchier d'acqua. + +— Cara signora Gertrude... mi perdoni... ma non so proprio quello +ch'io m'abbia... Sarà una sciocchezza, ma mi fa un certo senso... Io di +questa roba non ne ho mai ricevuta. + +— Si faccia animo, non sarà nulla... + +— Domando io chi può telegrafare a me!... A me, che non m'impiccio +degli affari degli altri, a me che non faccio male a nessuno? + +E intanto la signora Dorotea girava e rigirava il dispaccio nelle mani +senza osare di aprirlo. + +La portinaja ebbe un'idea giudiziosa. — Se lo aprisse, vedrebbe... + +— Dopo, quando sarò risalita... Non ho meco nemmeno gli occhiali... + +— Per questo, cara signora Dorotea, non si confonda... Forse potrà +accomodarsi coi miei... In ogni modo, se crede... io m'ingegno a +leggere... e potrei... Dico così... non certo per curiosità... ma, in +questi momenti... è forse meglio che ci sia una amica... Di me si fida, +non è vero? + +— Le pare? + +— Sa ch'io non sono donna da far chiacchiere... + +Quest'affermazione non era esattissima; tuttavia la signora Dorotea +consentì di buon grado a lasciar aprire il dispaccio alla portinaja. +Costei ruppe audacemente la sopraccarta, e guardando la firma lesse: +_Grolli._ + +— Il professore! + +— Sicuro... + +— Che gli sia accaduta una disgrazia? + +— Or ora vedremo — continuò la signora Gertrude, e con qualche +difficoltà decifrò l'intero tenore del telegramma: + +«Dorotea Salsiccini, casa Negrelli. — Arrivo stasera corsa otto e +mezzo. Pregola preparare minestrina in brodo e letto nel camerino +attiguo alla mia stanza per bimba di quattro anni.» + +— Bimba di quattro anni! — sclamò esterrefatta la signora Dorotea — +Dice bimba? + +— Già... bimba. + +— Ah, signora Gertrude... io ritengo prossimo il finimondo... + +Esposta questa opinione radicale, la signora Salsiccini volle esaminare +il dispaccio coi propri occhi aiutati dagli occhiali della portinaja. +Non c'era dubbio. Il professore arrivava con una fanciulla! Egli che +aveva un sacro orrore delle donne e dei bambini! E chi era costei? E +per quanto tempo veniva in casa? + +— Il professore ha fratelli, sorelle? — domandò la signora Gertrude. + +— Ma no, ma no... nessuno... ch'io sappia... In tanti anni dacchè è +qui, non ho visto nelle sue camere che qualche studente... E poi... è +vero che parla poco, ma pure, diamine, se avesse parenti stretti, una +volta o l'altra li avrebbe nominati... Creda, signora Gertrude, sarebbe +da dar la testa nei muri.... + +Se un così disperato proposito fosse stato espresso sul serio, il +sospetto che la signora Gertrude era sul punto di manifestare non +avrebbe potuto a meno di affrettarne l'adempimento. + +— E se fosse una figlia tenuta finora nascosta? + +La signora Dorotea scattò come una molla. — Sua figlia! Figlia del +professore! Di un uomo che in fatto di femmine è un San Luigi...! +Signora Gertrude, che cosa dice? + +— Eh, cara signora Salsiccini — replicò la portinaja battendole sulla +spalla — _fidarsi è bene e non fidarsi è meglio_. In tempi nei quali in +una sola estrazione del lotto si levano quattro numeri in fila, 66, 67, +68, 69, non c'è da stupirsi di nulla. + +— Questo è vero — osservò la signora Dorotea, colpita da una così +profonda riflessione. Però ella non poteva acconciarsi all'ipotesi +della sua interlocutrice e riprese: — No, no... è impossibile... +Quando? Come? Con chi? + +La portinaja aveva in serbo un'altra considerazione non meno profonda +della prima. — Signora Dorotea, non si può credere come presto facciano +gli uomini ad avere una figlia. + +Era evidente che la fede della signora Salsiccini era scossa. La +signora Gertrude ne approfittò per continuare. — Non c'è timor di +Dio, e anche il professore con le sue storte e i suoi fornelli è più +del diavolo che di Cristo... Questa è la causa di tutto, cara signora +Dorotea, non c'è religione... _Libera nos, Domine, a morte aeterna_ — +ella concluse, facendosi il segno della croce. + +— _Amen!_ — disse la signora Dorotea. Poi soggiunse: — Figlia o no, col +signor professore ce la intenderemo... Io ho appigionato le stanze a +lui, e non voglio marmocchi... Ci mancherebbe altro. + +— Troppo giusto — assentì la portinaja. + +— Dunque la cosa resta fra noi — ripetè la signora Dorotea, quando, un +po' rinfrancata, s'indusse a risalire le scale. + +— S'immagini... Io non parlo sicuro. + +Se la signora Gertrude parlasse, non si sa; fatto si è che la notizia +della fanciulla d'ignota provenienza, la quale doveva arrivare la sera +stessa col professor Grolli, si diffuse prestissimo fra gli inquilini +della casa. + + + + +II. + + +Quantunque non siasi finora accennato nemmeno di lontano all'età del +dottor Romualdo, scommetterei che il lettore rimarrà di sasso sentendo +che il nostro matematico e chimico non aveva, nel momento in cui +comincia questa storia, che ventitrè anni. Eppure era tanto vero che +egli aveva solo ventitrè anni, quanto era vero che ne mostrava poco +meno di quaranta. Nulla di giovanile nel suo aspetto. Rughe precoci +solcavano la sua fronte alta e spaziosa; l'incolta capigliatura e +l'ispida barba erano già punteggiate di bianco; agli occhi profondi, +ch'erano forse l'unica sua bellezza, mancava la fiamma; a ogni modo, +essi erano quasi sempre mezzo nascosti dagli occhiali. Sorrideva di +rado; di statura appena mezzana, camminava un po' curvo con le mani +intrecciate dietro la schiena sotto le falde del soprabito; vestiva +negletto, schivava la società e divideva la giornata fra la scuola, i +suoi libri di matematica e il suo laboratorio chimico. Nessuno l'aveva +mai visto a un teatro, a un pubblico ritrovo, a fianco d'una signora. +Tenersi lontano dalle donne era norma immutabile della sua condotta; +nè in ciò metteva affettazione, nè ostentava la sua ripugnanza come +sogliono quelli che furono vittime di qualche gran disinganno. Se era +proprio costretto a parlarne, diceva che, a parer suo, la donna era +un imbarazzo nella vita dello studioso, e soggiungeva ingenuamente +che quanto a lui non ne aveva mai sentito il bisogno. Forse era la +consapevolezza della sua inferiorità fisica, della sua goffaggine, +che lo rendeva così avverso al bel sesso. Noi non amiamo le cose nelle +quali siamo convinti di non poter riuscire. + +Del resto, al dottore Romualdo bastava la scienza. Nel 1859, quando +tutta la gioventù era corsa alle armi, egli era rimasto nel suo +gabinetto a studiare; il rimbombo del cannone non lo aveva commosso. +Il giorno dell'ingresso delle truppe liberatrici, s'era mescolato alla +folla, aveva istintivamente agitato il cappello e gridato _viva_ anche +lui; ma, al più presto possibile, s'era ridotto nelle sue stanze, e +per esilararsi un poco aveva fatto alcune esperienze col gas idrogeno. +L'alloggio da lui scelto si confaceva alla sua misantropia. Era +una casa di quattro piani, fuori d'una porta della città, guardante +da un lato la strada maestra, dagli altri tre lati la campagna. La +chiamavano, dal nome del proprietario, casa Negrelli, ed era tutta +abitata da gente tranquilla. Solo sul davanti c'era un po' di rumore +per effetto della strada, della vicinanza della porta, e del negozio di +granaglie e coloniali che occupava due locali terreni del fabbricato. +Questo negozio, appartenente al signor Gedeone Albani, andava lieto di +una numerosa clientela, così rustica come cittadina. Infatti parecchie +buone massaje mandavano a comprar le derrate dal signor Gedeone, il +quale, trovandosi col suo deposito fuori della cinta daziaria, poteva +usare notevoli agevolezze nei prezzi. La prosperità degli affari del +signor Albani si vedeva riflessa nella sua faccia piena e rubiconda e +nel suo umore scherzevole. Le guardie del dazio consumo venivano spesso +a bere un bicchierino da lui, e, grate alla sua cortesia, non badavano +tanto pel sottile se la sera, nel rientrare in città dopo aver chiuso +il negozio, egli portava seco qualche pane di zucchero o qualche pacco +di candele steariche. + +In quanto al nostro valentuomo, egli conosceva appena l'esistenza del +signor Albani. Le finestre delle sue stanze davano sulla parte opposta +alla strada; non gli giungeva all'orecchio altro suono che la voce +dei bifolchi conducenti l'aratro, la canzone malinconica di qualche +villana intenta alle cure dell'orto, il muggito dei bovi sparsi per la +campagna; e, di notte, quand'egli vegliava sui libri, il gracidar delle +rane e il latrar dei cani da pagliaio. + +Il quartierino della signora Dorotea era composto di un andito, una +cucina, quattro stanze grandi e tre gabinetti. L'andito rettangolare +aveva un uscio di fronte alla porta d'ingresso, e altri due usci, uno +per parte. A destra di chi entrava c'era la cucina, e dopo la cucina +un bugigattolo per la donna di servizio; a sinistra una stanza detta +pomposamente salotto da ricevere, e sulla stessa linea un camerino di +sbarazzo. Tutti questi locali avevano le loro finestre sul ballatojo +che girava intorno al cortile. L'andito solo riceveva luce dalla +portiera a vetri del salotto da pranzo, il quale metteva, a destra, +alla camera da letto della signora Dorotea, a sinistra, a quella +del dottore Romualdo. Un gabinetto annesso a quest'ultima camera +e comunicante, mercè una porticina, col luogo di sbarazzo, avrebbe +dovuto servire di studio, ma in realtà il Grolli studiava nella camera +da letto. Lo stanzino egli lo aveva ridotto a sue spese a uso di +laboratorio chimico. Le camere della signora Dorotea e del professore, +il salotto da pranzo e il laboratorio guardavano sulla campagna e +avevano aria e luce in quantità. + +Il professore Romualdo alloggiava in casa della vedova Salsiccini +fin da quando aveva ottenuto il posto di assistente, vale a dire da +circa tre anni. Nè vi alloggiava soltanto, ma aveva indotto la vedova +ad assumersi anche la cura del suo mantenimento verso un modesto +correspettivo. Un caffè e latte la mattina, un parco desinare al tocco, +un pezzo di formaggio e un dito di vino la sera; il professore non +esigeva di più. In tutto, fra alloggio e vitto, egli non ispendeva +che centoventi lire al mese, una vera miseria. Così, a malgrado di +quello ch'egli doveva aggiungere per vestirsi, per comperar qualche +libro, per rifornir di storte e di lambicchi il suo laboratorio, gli +riusciva ancora di far piccoli risparmi sul non lauto stipendio di +assistente, e di avere un migliaio e mezzo di franchi raccolti presso +una Banca del paese. Lo dicevano avaro, ma in realtà non era; la sua +economia dipendeva dalla mancanza assoluta di bisogni. All'occorrenza +sapeva fare perfino le sue spese di lusso, e non era altro che un +lusso il suo laboratorio, poichè egli avrebbe potuto benissimo levarsi +all'Università il capriccio delle esperienze chimiche. + +Nonostante la sua misantropia, il Grolli non era mal visto dalla +gioventù. In primo luogo si doveva stimarlo pel suo valore scientifico. +Il professore di cui egli era assistente godeva una fama europea, ma, +attempato e malaticcio come era, non veniva mai alla scuola. Ebbene; +la riputazione della Facoltà matematica dell'Università non aveva +punto sofferto dacchè il Grolli saliva ogni giorno la cattedra resa +già illustre dal titolare. Altro pregio universalmente riconosciuto +del dottor Romualdo era la sua scrupolosa equità; onde gli studenti +dicevano: — Meglio la ruvidezza del professor Grolli che la melliflua +condiscendenza di tanti altri. Almeno il professor Grolli non ha +predilezioni. + +Inoltre tutti sapevano che la sua adolescenza era stata piena di +amarezze, che, rimasto a quindici anni orfano e senz'appoggio, aveva +bastato a sè stesso dando ripetizione ai suoi condiscepoli, e che +s'egli era riuscito a conseguir giovanissimo un posto onorevole +nonostante la sua indole poco flessibile e la mancanza di tutte le doti +esteriori, egli non lo dovea a nessun patrocinio illustre, ma soltanto +al suo merito e alla sua perseveranza. Com'egli aveva studiato, +come studiava sempre! Studiava al tavolino, studiava camminando, +certo studiava anche dormendo. Le allegre brigate degli scolari lo +incontravano talvolta sui bastioni, ed egli appena si accorgeva di +loro, tanto era assorto nei suoi pensieri. — Zitto! — bisbigliava un +bello spirito all'orecchio dei compagni — il professore Grolli è con +la sua amante. — La sua amante! — esclamava un ingenuo matricolino, +aprendo tanto d'orecchi. — Già, la sua amante, la matematica. — E tutti +a ridere e a dirsi — In fatto d'amanti, valgon meglio le nostre. — No, +no — ripigliava misteriosamente qualche cattivo soggetto. — La vera +amante del professore la conosco io. — Un'amante in carne ed ossa? +— Sicuro. Finirà collo sposarla. La sua padrona di casa. — E nuovi +scrosci di risa sgangherate tenevano dietro alla insulsa facezia. + +La signora Dorotea, come si vede, era conosciuta dalla scolaresca. Chi +si recava dal professor Grolli la trovava spesso in salotto seduta +davanti al tavolino con la calza in mano e gli occhiali sul naso, e +doveva assoggettarsi da parte di lei ad un succoso interrogatorio, +modellato sempre sul medesimo stampo. + +— Di chi domanda? + +— Del professor Grolli. + +— È uno studente? + +— Sissignore. + +— Vada pure avanti. + +Non passava poi giorno che la signora Salsiccini non comparisse a +due o tre riprese nelle strade della città; la mattina per la spesa, +il dopopranzo per le visite, senza contar le volte ch'ella andava a +desinare da qualche famiglia amica. A malgrado de' suoi cinquantacinque +anni, ella camminava svelta e spedita, dimenando alquanto i fianchi +e rassettandosi di tratto in tratto la mantellina che le scivolava +giù ora da una spalla, ora dall'altra. Portava per solito un vestito +bigio di lana e un cappello di paglia scura con tese sporgenti, con +due barbine di fioretti artificiali, e con un velo celeste sul davanti, +sotto al quale la buona vedova passava frequentemente il fazzoletto per +soffiarsi il naso con gran romore. + +— Ecco la trombetta dei bersaglieri — esclamò una mattina uno studente +di prim'anno, sentendo quel suono e vedendo quel passo marziale. + +— Questi studenti — disse la signora Dorotea — si prendono libertà +anche con le femmine più contegnose. + +Del resto, la signora Salsiccini, quantunque fosse un po' pettegola, +quantunque avesse la passione del lotto, era una eccellente pasta +di donna. Pel professore aveva cure materne, ed ella lo avrebbe +giudicato un uomo perfetto se fosse stato più espansivo con lei e le +avesse concesso di metter lingua nelle sue faccende. Nondimeno ella lo +aveva sempre difeso e aveva sempre levato a cielo l'illibatezza de' +suoi costumi. Guai a lui s'egli le faceva far cattiva figura, guai a +lui se tanto apparato di virtù veniva a risolversi in una figliuola +clandestina! + + + + +III. + + +Era già tramontato il sole quando il treno che conduceva il dottor +Romualdo giunse alla stazione di Genova. Il nostro amico, la cui +inquietudine era andata crescendo di mano in mano ch'egli si avvicinava +al termine del suo viaggio, salì nel primo _omnibus_ che gli si parò +dinnanzi, e si lasciò condurre ad un albergo di aspetto signorile, ove +ebbe la soddisfazione di esser preso pel servitore di una famiglia +inglese arrivata insieme con lui. Tolto l'equivoco, egli venne +affidato alle cure di un cameriere d'infima categoria, il quale, dopo +avere acceso una candela, lo accompagnò in una stanzuccia del quinto +piano. Lo scarso bagaglio e il vestito dimesso del viaggiatore non +meritavano maggiori riguardi. Era già molto ch'egli pagasse il conto. +Il cameriere, tanto per iscarico di coscienza, gli chiese s'egli avesse +bisogno di nulla, e senz'aspettar risposta, lasciò la stanza tirando +sgarbatamente l'uscio dietro a sè. Ma il professore non se n'accorse +nemmeno, assorto com'era in un solo pensiero: cercar subito del +capitano Rodomiti. + +Onde, risciacquatosi alquanto per liberarsi dal caldo e dalla polvere, +scese le scale, e domandò subito la via per giungere in piazza Banchi. +Non gli fu difficile arrivarci, ma dovette convincersi che per quella +sera bisognava rinunciare all'abboccamento col capitano. Perchè +l'ufficio dei signori Radice e Lupini, _shipbrokers_, era chiuso, e non +si sarebbe riaperto fino alla mattina successiva. Il professore girò +un poco a caso; poi, facendo di necessità virtù, ritornò all'albergo, +ove si risovvenne che non aveva ancora desinato e mangiò un boccone +in fretta e senza appetito. Quando si ridusse nella sua cameruccia +al quinto piano, erano circa le dieci. Il dottor Romualdo spalancò la +finestra e s'accorse che la sua soffitta aveva il pregio inestimabile +di dominare il magnifico porto di Genova. Qua e là lungo la costa +brillavano, mutando di tratto in tratto colore, i fanali dei fari +lontani; più presso, la colossale lanterna disegnava sull'orizzonte +la sua mole maestosa, come un bruno fantasma cinto il capo di luce +spettrale; dalle oscure masse dei bruni navigli si levava al cielo una +selva d'alberi; il silenzio dell'ora era rotto dal gemito del vento che +investiva le sartie e dal suono dell'onda che veniva a frangersi sulle +carene. Dai mari del tropico e dai mari del polo, ora cullati sulle +acque tranquille, ora sbattuti dal flutto minaccioso, ora protetti +dal più bel padiglione d'azzurro, ora avviluppati fra nuvole dense di +pioggia e gravi di fulmini, attraverso bonacce, attraverso tempeste, +lottando, soffrendo, quei mille e mille navigli erano convenuti allo +stesso punto, e ora riposavano uno a fianco dell'altro dalle lunghe +fatiche, salvo a dividersi presto per non incontrarsi forse mai più. Ma +fra tanti legni quale era la _Lisa_? Gli occhi del professore cercavano +invano d'indovinarlo, mentre il cuore con battito affrettato gli diceva +che l'arrivo di quel bastimento, di cui ventiquattro ore prima egli +ignorava perfino il nome, non doveva rimanere senza influenza sui suoi +destini. + +Il nostro Romualdo dormì poche ore di un sonno interrotto. Al primo +albeggiare calò impaziente dal letto, e si appoggiò di nuovo al +davanzale della finestra. Una nebbietta sottile si stendeva sul mare +e cingeva d'un tenue velo i legni ancorati nel porto; sotto, nella +via buia, principiavano a muoversi delle ombre, a levarsi dei suoni; +la città più operosa d'Italia si svegliava rapidamente. A poco a poco +cresceva il moto e lo strepito; il fischio acuto della locomotiva +fendeva l'aria; sui ciottoli della via si sentiva il rumore sussultorio +dei carri pesanti e lo scalpitar delle zampe ferrate dei cavalli e +dei muli; i ragli e i nitriti si mescevano al vociar dei facchini. +Indi il sole, alzandosi sull'orizzonte, pennelleggiava d'una bella +tinta di arancio le nuvolette sparse pel cielo; s'indoravano al caldo +raggio le punte delle antenne dei bastimenti, spiccavano i colori delle +allegre bandiere sventolanti da poppa, l'onda palpitante di voluttà +si colorava di sprazzi argentini; sgombre dal grigio vapore che le +avvolgeva si disegnavano con netti contorni le cupole delle chiese +e le guglie dei campanili, e le case, e le villette disseminate sui +colli, finchè i fasci luminosi invadevano anche le strade più anguste +portando dappertutto il movimento e la vita baldanzosa della giornata +che comincia. + +Prima delle sette, il professore era già fuori dell'albergo e +passeggiava su e giù per la piazza Banchi aspettando che l'ufficio +dei signori Radice e Lupini si aprisse. Lo aspettava con impazienza, e +nondimeno, quando vide le imposte spalancate, e un signore dalla faccia +rubiconda (certo il signor Radice o il signor Lupini) dondolantesi +sulle punte dei piedi nel vano della porta, coi due pollici nelle +tasche del panciotto, col sigaro in bocca e col cappello in testa, +dovette fare altri tre o quattro giri prima di trovare il coraggio +necessario per presentarsi. Intanto alcuni individui, che al vestito +parevano gente di mare, vennero a scambiar poche parole col mediatore. +Poi si lasciarono con una stretta di mano, e il signor Radice, o +Lupini che fosse, gettò via il sigaro, aperse la bocca a un lungo +sbadiglio, stirò le braccia ed entrò nel suo banco. Il dottore +Romualdo, pensando che fra coloro i quali si allontanavano poteva +esservi anche il capitano Rodomiti e che con la sua esitanza egli aveva +forse perduto l'opportunità di veder subito il misterioso personaggio, +ruppe finalmente gli indugi, e affacciatosi all'uscio con la mano al +berretto: — Di grazia — chiese — c'è qui il capitano Antonio Rodomiti? + +Il signor Radice (o Lupini), vista l'esotica figura del professore, ne +fu esilarato, e, da quell'uomo faceto ch'egli era, prima di rispondere, +guardò sotto alle sedie, sotto ai banchi e perfino dietro le imposte di +un piccolo armadio infisso nella parete; poi disse con una risatina; — +Non lo vedo. + +Sconcertato un po' da questo strano accoglimento, il Grolli ripensò con +desiderio alla sua cattedra, al suo laboratorio chimico e alla graziosa +formola _x (sen y)/(sen α)_; tuttavia rinnovò la domanda con altre +parole: — Ma non viene qui il capitano Rodomiti? + +— Sicuro che viene, ma adesso non c'è. + +— E... scusi... a che ora posso...? + +Il professor Grolli non aveva finito la frase quando il signor Radice +(o Lupini) scoppiò in una risata sonora. Gli è che l'ottimo sensale +di noleggi coglieva finalmente il frutto della sua facezia di pochi +minuti prima. Poichè sulla soglia dell'ufficio, dietro la personcina +esile e smilza del professore, era comparso un colosso alto quasi due +metri e grosso in proporzione, e questo colosso era precisamente il +capitano Rodomiti che il signor Radice (o Lupini) aveva fatto le viste +di cercare perfino negli scaffali d'un armadio. + +— Con permesso — disse il capitano, il quale a cagione della sua mole +ciclopica non poteva entrare finchè il professore non gli cedesse il +posto. + +Costui sentì a trenta centimetri sopra il suo capo la voce tonante +del nuovo arrivato, si voltò, guardò in su, e vide in mezzo a una +nuvola di fumo che usciva dal caminetto di una pipa, una bella testa +caratteristica con la carnagione abbronzita, la barba folta, gli occhi +azzurri e profondi e una cicatrice a sinistra della bocca. + +— Con permesso — ripetè il capitano, e il dottor Romualdo si tirò da +parte più confuso che mai, mentre il signor Radice (o Lupini) rivoltosi +al colosso gli disse: — Capitano, quel signore domanda di voi. + +Il capitano Rodomiti squadrò d'alto in basso il signore piccino, si +tolse la pipa di bocca, mandò fuori un buffo di fumo e chiese: — È lei +il professore Romualdo Grolli? + +— Appunto, sono io — rispose il professore, alzando gli occhi in su +come se guardasse un campanile. + +— Lietissimo di far la sua conoscenza... Se non Le dispiace, potremo +andare in luogo tranquillo... a pochi passi di qui... A rivederci +allora — continuò il capitano, salutando con la mano il sensale di +noleggi senza pronunziarne il nome, e lasciando così sospesa la grave +questione se il personaggio faceto fosse il signor Radice o il signor +Lupini. — Eccomi con lei — egli riprese quindi, abbassando lo sguardo +sul Grolli. + +E i due uomini uscirono insieme sulla strada. Il professore, che durava +non poca fatica a misurare il suo passo su quello del capitano, gli +veniva a fianco senza parlare nella speranza che l'altro iniziasse +il discorso. Dal canto suo il Rodomiti avrebbe preferito di essere +interrogato; onde tacevano tutti e due, e tacendo si esaminavano a +vicenda. Una grande disparità fisica non suol generare a prima vista +una grande simpatia reciproca fra due individui. E fra il Rodomiti e il +Grolli la disparità non poteva esser maggiore. Il primo, come si disse +or ora, era veramente un bell'uomo, dalla fisonomia aperta e leale, ma +il dottor Romualdo lo considerava dal punto di vista onde gli uomini +troppo piccoli considerano gli uomini troppo grandi, e non poteva +guardare senza una certa diffidenza quella figura torreggiante, quelle +membra atletiche, il cui solo contatto pareva doverlo schiacciare. +Ed egli velava questa diffidenza con la unzione, con la timidezza che +sono proprie dei deboli quando si trovano al cospetto dei forti, e che +spiacevano singolarmente al capitano Antonio, già poco favorevole al +_topo di libreria_. + +Il Rodomiti si determinò a romper pel primo il silenzio. E lo fece alla +marinaresca, senza preamboli. — Io vengo da Montevideo, signore. + +Quest'annunzio fu una rivelazione pel Grolli. Egli alzò gli occhi verso +il suo interlocutore, poi li chinò a terra e un vivo rossore si stese +su quella parte del suo volto che non era nascosta dalla barba o dai +capelli. + +— Da Montevideo — egli soggiunse, come facendo eco alle parole del +capitano. + +E cento memorie della fanciullezza si affacciarono alla sua mente, e +un nome scancellato quasi dal suo cuore gli tornò sulle labbra. Pur +sul punto di pronunziarlo si arrestò, come se pronunziandolo violasse +un voto, fallisse a un dovere. E si contentò di fare una domanda +indiretta: + +— È partito da un pezzo di là? + +— Da due mesi e mezzo. + +— E la cosa per la quale mi ha chiamato a Genova ha relazione con +questo suo viaggio? + +— Senza dubbio — rispose il capitano, stanco di tutto questo armeggìo. +— Ho un incarico della signora Elena Natali. + +L'incanto era rotto. Il nome che da anni e anni il professor Grolli non +sentiva più menzionare d'intorno a sè tornava a ferirgli l'orecchio, +e la persona che portava quel nome stava forse per aver di nuovo una +parte nella sua vita. + +— Elena! — balbettò il professore, più commosso ch'egli non volesse +parere. — Non le sarà già accaduta sventura? + +— Povera signora! Se ella ebbe colpe verso la sua famiglia, le ha certo +espiate. + +— Sarebbe... morta? + +— Quando partii da Montevideo, ella viveva, ma pur troppo era ridotta +agli estremi... Basta, ora vedrà una sua lettera. + +In quella, il capitano, invitando il dottor Romualdo a seguirlo, infilò +un portone spalancato, salì un paio di scale, spinse una porticina +ch'era solamente rabbattuta ed entrò insieme al suo compagno in un +andito stretto e buio. + +— Sei tu, Tonino? — disse una voce femminile. E in pari tempo una donna +di mezza età aperse un uscio laterale dando un po' di luce all'andito +tenebroso. + +— Son io — rispose il capitano — È fatta la mia camera? + +— Sì, Tonino... Bada al fuoco... Mi raccomando, con quella pipa. + +Il capitano Antonio fece spallucce, e chiese: — La bimba? + +— Dorme ancora... Devo svegliarla?... Poni il piede su quella +favilla... Abbi riguardo, Tonino. + +— Lasciala dormire — replicò il capitano, senza curarsi delle strane +paure di sua sorella Teresa circa al fuoco. — Passi, passi. + +Queste ultime parole erano rivolte al dottore Romualdo, che venne +introdotto in una camera modesta ma pulita, e fatto sedere davanti a un +tavolino. + +Il Rodomiti offerse al suo ospite un sigaro che questi rifiutò, poi +tolse dal cassetto un grosso piego suggellato. + +— Ebbi queste carte dalla signora Elena — egli soggiunse. — Si +compiaccia di leggerle. Io la lascio solo, ma tornerò di qui a +mezz'ora... Intanto son di là con mia sorella. Se le occorre qualche +cosa, tiri il campanello. + +E uscì inchinandosi alquanto per non urtar col capo sull'architrave. + +— Fumerà anche lui — brontolava la signora Teresa nell'andito — sicuro, +fumano tutti adesso, fumano perfino le donne. + +E il capitano replicava infastidito: — Sempre questa fissazione del +fuoco.... Non fuma, non fuma. + +Poi si fece silenzio, e il dottore Romualdo aperse con mano tremante il +piego misterioso che gli stava davanti. Insieme con altre carte ch'egli +si riserbò di esaminare più tardi, c'era una lunga lettera scritta di +mano femminile. + + + + +IV. + + +«Fratello mio, — diceva quell'epistola — sono quasi dodici anni dacchè, +figlia disobbediente e cattiva sorella, io lasciai il tetto domestico, +ove avrei dovuto confortare la vecchiezza del babbo ed essere per +te una seconda madre. Una passione infelice mi acciecò. Seguii oltre +l'Oceano l'uomo che mi aveva ammaliata, e dopo essere rimasta senza +risposta a due lettere scritte a nostro padre, non volli ritentare la +prova; considerai che tutta la mia famiglia avesse cessato di esistere +per me. Ero superba, Romualdo; mi pareva di esser trattata in modo +indegno, e il mio cuore s'indurì nel dispetto e nell'ostinazione. Per +altro, da un'amica mia io ricevevo di tratto in tratto nuove di casa, +e da lei seppi della morte di nostro padre. Piansi, mi strappai i +capelli, mi accusai di avere con la mia condotta abbreviato i giorni +di quegli a cui dovevo la vita, e scrissi a te, fratello mio, a te che +avevo cullato tante volte su' miei ginocchi, a te cui avevo insegnato +a balbettare le prime parole. Ma certo tu mi credevi una triste donna, +e la voce della tua sorella non ebbe un'eco nel tuo cuore. Aspettai +per mesi e mesi una tua lettera intenerendomi all'idea di riceverla, +sperando di poter iniziar teco attraverso l'Oceano uno scambio di +assidue corrispondenze. Io dicevo: egli mi racconterà i suoi studi, mi +racconterà i suoi primi successi; perchè io ti sapevo pieno d'ingegno, +e non dubitavo che saresti riuscito; mi racconterà i suoi primi amori, +e quando amerà anche lui, oh allora, ne son certa, mi perdonerà... Ma +la tua risposta non venne, e l'orgoglio mi vinse di nuovo, e mi chiusi +nel mio silenzio, che durò fino adesso. L'amica che mi teneva informata +delle cose della mia famiglia, o è morta anch'essa, o si stancò di +scrivermi. È proprio vero, sai, quel proverbio: _lontan dagli occhi, +lontan dal cuore_. Per anni ed anni non seppi nulla di te. A malgrado +che vi sia una continua emigrazione dall'Italia a queste contrade, dal +nostro paese non è mai capitato nessuno. Finalmente arrivò qui, or son +dieci mesi, certo Zirlo, della Spezia, che non ti conosceva di persona, +ma che ti aveva sentito nominare perchè un suo nipote aveva studiato in +codesta Università. Avevi dunque seguìto la tua vocazione, eri divenuto +professore. Lo dicevano sempre in casa, a vederti immerso nei libri, +alieno dai divertimenti, dai chiassi. Ma io volevo notizie più precise, +e ottenni che il signor Zirlo scrivesse al nipote a questo scopo, +raccomandandogli però (vedi come il mio orgoglio fa sempre capolino) +di non farti saper nulla dell'incarico ch'egli aveva avuto. Il giovane +rispose diffusamente, parlando della stima di cui godi, della certezza +che hai di succedere in un termine non troppo lungo al professore +titolare, dalle tue abitudini ritiratissime, della gravità del tuo +carattere. Benedetto ragazzo! Sempre misantropo, fin da fanciullo! +Dal giorno in cui ebbi queste informazioni fui più tranquilla. Non ti +scrissi però; mi bastava saperti vivo, sano, onorato. Pensavo bensì che +ti avrei scritto se si avverava un mio presentimento. + +«Questo mio presentimento sta per avverarsi. Io avrò presto fornito +il mio cammino nel mondo, o fratello, e oggi stesso il medico, ch'io +supplicai di dirmi la verità, mi confessò che non ho più che otto +o dieci giorni da vivere. Grazie al cielo, la mia energia non mi +abbandona nemmeno in quest'ultima prova. Bensì mi abbandona il mio +orgoglio, e ti mando un tenero addio e ti chiedo perdono di esserti +stata una cattiva sorella come fui una cattiva figlia ai nostri +genitori, e ti prego di cosa che confido non mi sarà negata da te. + +«Ascoltami. Non t'intratterrò sulle vicende di quest'ultimi anni. Ho +profuso tesori d'affetto su chi forse non n'era degno, ma che importa +quando si ama? Saprai a ogni modo ch'_egli_ mi aveva sposata pochi +mesi dopo il nostro arrivo qui, nel momento in cui ci nacque il primo +figliuolo. No, egli non era senza cuore; egli non voleva, dopo aver +disonorata una donna, abbandonarla; ma le avversità esacerbarono il +suo carattere naturalmente sospettoso, iracondo, e resero ben dura, +ben difficile la vita al suo fianco. Peggio poi quando vennero a +travagliarlo le sofferenze fisiche, e il suo corpo che pareva di +granito andò via via dissolvendosi come la cera al fuoco. Rimasi +vedova, povera, senz'appoggi, con tre bambini a cui provvedere. Non +mi perdetti d'animo, lottai contro tutti gli ostacoli, non isdegnai +nessuna onesta fatica, apersi un piccolo albergo ch'ebbe prospere +sorti, e riuscii, io donna debole e già cagionevole di salute, a +ricondurre un po' d'agiatezza nella mia casa. Ma la sventura aveva +preso a perseguitarmi. La febbre gialla mi portò via due de' miei +figli; non mi rimase che la mia Gilda, la mia ultima nata. Lo vedi, +ha il nome di nostra madre. E intanto il male che mi rodeva da gran +tempo le viscere fece progressi rapidi, spaventevoli; invecchiai +in pochi mesi più che non avessi invecchiato in dieci anni. Vedendo +nello specchio le mie guance smunte, il mio colorito terreo, i miei +occhi appannati, io non mi feci illusioni sul mio stato; pur lavorai +ugualmente, finchè potei reggermi in piedi. Da un mese non esco dalla +mia camera, da due settimane non lascio il letto. Oggi, te lo dissi +già, so che vivrò ancora pochi giorni. Oh non è triste morire, ma +è triste non poter più rivedere i cari volti delle persone amate, è +triste non poter risalutare una volta la patria. E, per una madre, +è triste sovra ogni altra cosa il dover lasciare una bimba di non +ancora quattr'anni, senza sapere chi veglierà sulla sua infanzia, chi +formerà il suo cuore e la sua mente. Qui ci sono molti italiani, e +non sarebbe impossibile di trovar fra essi qualche anima generosa, ma +siamo in paesi ove gli uomini vengono e passano; dall'oggi al domani la +fortuna può balzarli in qualche fattoria lontana centinaia e centinaia +di miglia, sul margine d'una foresta vergine, a poche ore dagli +accampamenti di popolazioni selvagge che anelano di vendicarsi di ciò +che noi europei facciamo loro soffrire. Poi la sete del guadagno sciupa +i migliori caratteri; non si parla d'altro, non si pensa ad altro. +Sì, forse nelle tiepide sere, sotto l'imponente padiglione azzurro di +questo cielo, stanchi dalle fatiche del giorno, si pensa talvolta al +luogo che ci ha visti nascere, all'orizzonte che i nostri occhi hanno +contemplato schiudendosi alla luce, alle voci che ci sono prime suonate +all'orecchio. E queste memorie tristi e soavi sono ancora la maggior +ricchezza morale che ci rimanga. Ma chi è nato qui di genitori europei +è un esule che non può ricordarsi la patria. Poichè qui si è esuli +sempre, anche quando ci si nasce... E tale sarebbe la condizione della +mia Gilda, se ella restasse in America... O Romualdo, questo pensiero +è più acerbo di tutti i miei dolori fisici! Aggiungi poi che il poco +denaro ch'io posso lasciare a mia figlia, sufficiente per mantenerla +alcuni anni in Europa, sarebbe qui esaurito in brevissimo tempo. + +«Presi un partito decisivo, confortatavi anche dal consiglio e dalle +offerte di un amico onesto e leale, il capitano Antonio Rodomiti, il +quale, dacchè io mi trovo a Montevideo, fu qui più volte col suo legno, +e nel suo penultimo viaggio tenne a battesimo la Gilda. Vistami ora in +tante angustie e già spacciata dai medici, egli ebbe compassione di me. +Ecco ciò che risolsi. Rimandare in Europa la fanciulla, approfittando +della partenza per Genova del suo padrino, il quale se ne incarica +come d'una sua creatura e non vuole un centesimo di compenso, vendere +tutto il poco che ho e formare un peculio che accompagni la mia Gilda +e le permetta di non essere a carico di nessuno durante il tempo della +sua educazione; finalmente nominar te, fratello mio, tutore di questa +orfanella, e raccomandartela, e scongiurarti, quando tu non possa +(nè io certo lo pretendo) tenerla in casa tua, di metterla a pensione +presso gente fidata, e di invigilare sopra di lei sino al giorno in cui +ella sarà in grado di provvedere a sè stessa. No, tu non mi negherai +questa grazia. La mia Gilda non deve turbare la quiete dei tuoi studi, +ella non deve essere per te un peso o un ostacolo se tu hai già una +famiglia, o se stai per averla. Ma io morrò più tranquilla pensando +che uno di casa mia la sovverrà di consiglio ov'ella ne abbia bisogno, +accorrerà al suo letto ov'ella sia malata... e le parlerà qualche volta +di nostra madre. Oh sì, di me non importa che tu le parli, Romualdo; io +non le lascio esempi da imitare, ma conviene ch'ella onori la memoria +di nostra madre, di quell'angiolo che ci abbandonò mentre tu eri +fanciullo ed io entravo appena nell'adolescenza, di quell'angelo, che, +se fosse vissuto, mi avrebbe forse guarita delle mie pazzie... + +«In questa lettera troverai alcuni documenti che potrebbero esserti +necessari: il mio atto di matrimonio, l'atto di morte di mio marito, la +fede di nascita della Gilda. + +«Il capitano Rodomiti ha tutta la somma ch'io ricavai dalla vendita di +ciò che possedevo. Egli ne sa la cifra precisa, ed ha l'incarico di +convertirla in moneta italiana e di consegnartela. Credo si tratterà +di una decina di mila lire. Puoi fidarti ciecamente del capitano. Per +me ho serbato solo quel tanto che può bastare pei pochi giorni che mi +restano da vivere. Lo stesso Rodomiti portò seco anche una cassa con +alcuni vestiti per la Gilda e quanta più biancheria ho potuto radunare. +Ti mando infine un medaglione d'oro, che la mamma, morendo, mi pose al +collo e che non mi ha mai abbandonata. È inutile ch'io lo porti meco +sotterra. Tienlo per memoria della tua sorella? Te ne ricordi della tua +sorella? Di quando amavi arrampicarti sulle mie spalle, e gettandomi +le braccia intorno al collo, insistevi perchè ti portassi in giro per +le stanze? O di quando, più tardi, già in via di diventare un dottore, +sebbene così piccino, mi sgridavi perchè con le mie chiacchiere +disturbavo le tue lezioni?... Chi l'avrebbe detto allora che, poco +tempo dopo, l'Oceano ci avrebbe divisi per sempre?... Capricci dei +destino!... Ah se potessi, prima di chiudere gli occhi, vederti in +mezzo ai tuoi scolari!... Ma è inutile far castelli in aria. + +«Lascerò l'ordine che ti mandino una copia del mio atto di morte. +Voglio che tu abbia tutte le carte in regola, che nessuno possa +sollevare dubbi sulle tue facoltà di tutore. + +«Basta ormai, fratello mio, sono stanca, e le poche forze che mi +rimangono ho bisogno di serbarle pel momento terribile del mio distacco +dalla Gilda. Pochi giorni prima o pochi giorni dopo, tanto e tanto io +debbo presto lasciarla, e per lei è certo meglio separarsi dalla sua +mamma oggi, che assistere a una dolorosa agonia; ma non si ragiona +sempre, e allorchè saremo all'ultimo bacio, ho paura che il cuore mi +scoppi. Povera Gilda! La vedrai. È bella come un angioletto; è un po' +viva, ma giudiziosa, buona, e mi vuol tanto bene. Oh ne vorrà anche a +te, ne sono sicura... Le dissi che deve andar via per qualche giorno +col capitano Rodomiti, e quantunque ella adesso strepiti e pianga, +spero che finirà col rassegnarsi perchè il capitano ha saputo trovar la +strada del suo cuoricino. E poi ella si affeziona ben presto a quelli +che sono gentili con lei. + +«Addio, Romualdo. Sono in procinto di comparire davanti al Signore, e +ho fede ch'egli mi perdonerà le mie colpe perchè ho molto sofferto. +E tu pure mostra di perdonarmi accogliendo il tesoro che ti affido. +Quando questo foglio giungerà nelle tue mani, io non sarò più tra i +vivi, ma chi sa, forse in quell'istante la tua sorella ti sarà più +vicina che non ti sia mai stata da undici anni a questa parte, forse, +passandoti accanto, spirito leggero e fuggitivo, ella deporrà un bacio +sulla tua fronte. Ancora una volta addio, Romualdo. + + «_La tua_ ELENA.» + + + + +V. + + +Il dottore lesse questa lettera tutta d'un fiato. Quando l'ebbe +finita, egli si trovò in una condizione d'animo nuova per lui. Avvezzo +a disciplinare i suoi sentimenti sotto l'impero della ragione, egli +s'accorse che oggi essi si ribellavano al solito freno. Egli aveva un +bel dirsi, che i legami di parentela, per intimi che siano, valgono +ben poco senza i legami dell'anima creati dalla convivenza, dagli +affetti, dai gusti comuni, aveva un bel dirsi che questa donna, di +cui egli appena rammentava la fisonomia e con la quale per undici +lunghi anni non s'era scambiato una riga, era per esso meno assai +dell'ultimo fra i suoi studenti. Aveva un bel dirsi che, dimenticando +i suoi doveri, Elena aveva perduto i suoi diritti e ch'ella non poteva +turbare la vita raccolta e studiosa di lui gettandogli sulle spalle +un cumulo di pensieri e d'inquietudini... Nonostante tutte queste +savie considerazioni, egli si sentiva commosso come non era stato da +un pezzo, si sentiva men fermo nel convincimento in cui era cresciuto +circa ai torti di sua sorella, e per la prima volta nella sua vita +dubitava di quella virtù arcigna che consiste nel soffocar le passioni +e che nulla perdona agli altri perchè nulla comprende. Certo l'idea +della povera Elena era stata ben singolare. Senza nemmeno sapere quali +fossero le abitudini di suo fratello, senz'avere alcun dato preciso +sul suo carattere, ella affidava a lui, morendo, la sua figliuola. +E spediva questa bambina oltre all'Oceano, esponendola ai rischi e +ai disagi di un lungo viaggio di mare, non preoccupandosi di ciò che +sarebbe avvenuto s'egli non avesse accettato l'ufficio onde a lei +piaceva di incaricarlo... Eppure, nella dolorosa situazione in cui ella +si trovava, che altro avrebbe potuto fare? A chi altri rivolgersi? Non +era egli il suo più stretto congiunto? + +Il professore Romualdo girava su e giù per la stanza, ora con le mani +intrecciate dietro la schiena, ora gestendo, animatamente e cacciandosi +su pel naso qualche presa abbondante di tabacco. Positivista come gran +parte degli scienziati, egli non credeva ai viaggi fantastici d'oltre +tomba; tuttavia le ultime parole della lettera gli ronzavano agli +orecchi: _Forse in quell'istante tua sorella ti sarà più vicina che non +ti sia stata da undici anni a questa parte, forse passandoti accanto, +spirito leggero e fuggitivo, ella deporrà un bacio sulla tua fronte._ + +— È permesso? — chiese dal di fuori una voce piena e sonora, ch'era +impossibile prendere in isbaglio. + +Il Grolli trasalì. — Chi è? + +— Sono io, sono il capitano Rodomiti. + +E la poderosa persona del marinaio si affacciò alla soglia. Egli aveva +sempre la sua pipa in bocca e la sua testa era circonfusa da una nuvola +di fumo. + +— Se desidera ancora rimaner solo... se non ha letto tutte le carte che +le ho lasciate — continuò il capitano, mostrandosi pronto a ritirarsi +di nuovo. + +— No, no — disse il Grolli, e, vincendo la sua innata timidezza, fece +qualche passo verso il suo interlocutore; quindi soggiunse senz'alzare +gli occhi: — Ho letto, e innanzi tutto mi lasci dirle che Lei è un cuor +generoso. + +— Basta — interruppe il colosso — non perdiamoci in complimenti. Noi +uomini di mare, quando facciamo una cosa, crediamo di far ciò che +c'impone il nostro dovere. La prego invece di accostarsi di nuovo al +tavolino... Qui... s'accomodi. + +Così dicendo, depose la pipa in un angolo della stanza e si tolse di +tasca un piccolo astuccio. + +La signora Teresa sospinse adagino l'uscio e cacciò la testa per lo +spiraglio. + +— Che c'è? — gridò il capitano. + +— Niente... mi pareva di sentire odor di bruciato. + +Il capitano Rodomiti non potè a meno di lasciarsi sfuggire una vivace +esclamazione marinaresca che pose in fuga la signora Teresa; poi chiuse +l'uscio per di dentro e tornò dal professore Romualdo. + +— Questo — egli ripigliò, consegnandogli l'astuccio — è il medaglione +che la signora Elena m'incaricò di portarle. + +Vi fu un momento di silenzio. Il dottor Grolli aveva aperto l'astuccio +e stava contemplando quel gingillo che aveva attraversato due volte +l'Oceano e che gli ricordava sua madre. + +— Ed ora — proseguì di lì a poco il capitano — non Le spiaccia +esaminare questa nota. È scritta tutta di pugno della signora Natali, +e contiene l'elenco delle monete da lei versate nelle mie mani il +giorno della mia partenza. In tutto 2100 piastre d'argento, che io +convertii qui in franchi 10,674 56, com'Ella vedrà su questo polizzino +del cambiavalute. La somma è presso i signori Radice e Lupini, ove +andremo a ritirarla più tardi. Lei è il tutore naturale e legittimo di +sua nipote; dunque il danaro va pagato a Lei, ed Ella lo impiegherà +nel modo che reputerà più sicuro e proficuo per la sua pupilla... Io +non debbo e non voglio ingerirmene... Ma adesso, due parole schiette +e leali fra noi... A giorni io parto per un lunghissimo viaggio... +Vorrei lasciar Genova con la coscienza tranquilla circa all'avvenire +della bambina... Anche noi lupi di mare siamo atti ad affezionarci a +qualcheduno, e io ho preso a voler bene a questa figlioccia. Accampar +diritti non posso: non ne ho; avevo degli obblighi e sto per esserne +liberato... Ma con la franchezza del galantuomo che parla ad un altro +galantuomo Le dico: l'ufficio che la signora Natali le assegna è grave, +assai grave... Colto alla sprovveduta come fu, Ella non può averne +ancora misurata tutta l'importanza... Se non si sentisse in grado +d'incaricarsi della piccina, vedremmo insieme che cosa si potrà fare... +Povera Gilda!... Ci pensi, ci pensi, signor professore. + +Il capitano era visibilmente commosso; egli si chinò a raccogliere la +sua pipa, l'accese e risollevò intorno a sè una nuvola di fumo. + +— Capitano — esclamò il professore, che aveva ripreso i suoi giri per +la stanza e che mal dissimulava la sua inquietudine, — prima di tutto, +siamo ben sicuri che mia sorella sia morta? + +— Non c'è dubbio, signore. Ella era già all'ultimo stadio della +consunzione... Questione di giorni, di ore forse... Il corpo era +sfatto, signor professore, ma l'anima era sempre d'acciaio... Ho +visto pochi uomini andare incontro alla morte come ci andava lei... Ha +sorriso persino nel separarsi dalla Gilda. + +Il dottor Grolli abbassò il capo e stette muto alcuni secondi; poi +disse: — Con la franchezza con cui mi ha interrogato, voglia pure +rispondermi... Mia sorella manifestò mai il pensiero ch'io potessi +sottrarmi al delicato incarico ch'ella mi affidava con la sua lettera? + +— No — rispose il Rodomiti, dopo aver riflettuto un istante. — Una sola +volta, io medesimo, lo confesso, le feci intravedere la possibilità +d'un suo rifiuto. Ella, che giaceva supina sul suo letto, si alzò +faticosamente a sedere, e mi guardò sbigottita, ma la sua fisonomia non +tardò a riprendere la sua espressione naturale. Mi tese la mano scarna, +con queste parole che non dimenticherò mai: — In ogni caso, capitano, +io mi fido di voi... la mia Gilda non sarà gettata sulla strada. — Può +fidarsene, signora Natali — io risposi. — Lo sapevo — ella bisbigliò +con un sorriso. E tutta racconsolata lasciò ricadere il capo sul +guanciale. + +— Ebbene, capitano Rodomiti — proruppe il dottore, animandosi a un +tratto — prima che su ogni altro, mia sorella aveva fatto assegnamento +su me. Io non permetterò ch'ella vi abbia fatto assegnamento invano. + +Il capitano si levò la pipa di bocca e la tenne fra le dita sospesa +all'altezza della spalla, poi fissò i suoi occhi in quelli del +professore, che esprimevano una volontà ferma e risoluta, e gli tese la +sua mano bruna e incallita. + +— Bravo, professore, Lei mi solleva da un gran pensiero... Mia sorella +Teresa avrebbe tenuto volentieri la piccola Natali presso di sè, ma io +non sarei stato appieno tranquillo. Teresa ha un cuor d'oro, ma è un +po' corta, ha certe fissazioni strane e per troppa affezione si rende +molesta... Bravo, professore... Io m'ero ingannato nel giudicarla... +Sì, non glielo dissimulo, a prima vista io temevo che Lei avrebbe +cercato ogni pretesto per isbarazzarsi di questa nipote che Le piomba +addosso dall'America... Avevo sbagliato; tanto meglio... Oh per me, +quando sbaglio, lo dico aperto... Venga di qua adesso, signor dottore. + +E, aperto l'uscio, invitò il Grolli a passare avanti. + +La signora Teresa, appena sentì lo scalpiccìo dei piedi nell'andito, +uscì da una stanza e si avvicinò il fratello chiedendogli piano — Hai +parlato? + +— Ho parlato, ma non se ne fa nulla. Il signor professore vuole la +bimba per sè... E noi — egli si affrettò a soggiungere, vedendo ch'ella +si disponeva a replicare — non possiamo fare alcuna obbiezione, perchè +egli è nel suo pieno diritto. + +La donna, che aveva una gran soggezione del suo Tonino, com'ella +chiamava il gigantesco fratello, non aperse bocca, e si limitò a +congiunger le mani e a tentennare il capo con aria malcontenta. — +È già vestita — ella disse poi, mettendo il piede sopra una favilla +sprigionatasi dalla pipa del capitano e caduta sul pavimento. + +Sotto questi auspizi il professor Grolli fu presentato alla Gilda col +vezzeggiativo di zio Aldo. La fanciulla era bruna, ricciuta, aveva due +occhi color nocciuola pieni di vita e d'intelligenza, membra snelle, +giuste, aggraziate, statura piuttosto alta per l'età sua. È forza +riconoscere ch'ella mostrò di gradir poco la presentazione. Infatti, +quando lo zio Aldo tentò di prenderla in braccio, ella si scontorse e +si mise a strillare in modo che gli convenne deporla subito in terra, +e quando lo zio Aldo, che aveva disimparato i baci da un pezzo, si +chinò a baciarla, ella tornò a piangere al contatto della sua ispida +barba. Onde il professore si perdette d'animo, e la signora Teresa +dichiarò al fratello che mai e poi mai la Gilda si sarebbe acconciata +ad andarsene con quel porcospino. Il capitano Rodomiti, vista la +difficoltà della situazione, volle rimaner solo con la bimba, che lo +chiamava abusivamente zio Tonino e che nei due mesi e mezzo passati +a bordo della _Lisa_ non gli aveva disobbedito una sola volta; se la +fece sedere sulle ginocchia, quindi se la portò sulla spalla destra +tenendola ritta, tantochè ella potesse toccare il soffitto colle +sue manine, la condusse in giro per la stanza in questa posizione +eminente, le raccontò alcune storielle, e le promise di raccontargliene +dell'altre la sera, purchè fosse buona e si lasciasse prendere in +braccio e baciare dallo zio Aldo. Così quando la Gilda ricomparve +insieme col capitano, ella era di umore assai più mansueto, e respinse +meno violentemente le carezze abbastanza impacciate dello zio. + + + + +VI. + + +Il dì seguente, nelle prime ore del pomeriggio, fra i tanti _fiacres_ +che percorrevano le vie di Genova diretti alla stazione, ce n'era uno +aggravato dal peso formidabile del capitano Rodomiti, e da quello assai +più tenue del dottore Romualdo e della piccola Gilda. Il capitano +dondolava la bimba sulle sue ginocchia cingendole con un braccio +la personcina elegante, mentre con la mano che gli restava libera +sosteneva la sua pipa di maiolica, da cui si alzava una colonna di +fumo ancora più densa dell'ordinario. Quanto al professore, si sarebbe +detto ch'egli studiava un problema di matematica. E invero, ciò ch'egli +studiava in quel momento era per lui ben più difficile d'un problema di +matematica. Si trattava di apprendere l'arte di addomesticare la Gilda +Natali come il capitano era riuscito ad addomesticarla, e l'occhio +del Grolli passava dal Rodomiti alla fanciulla e dalla fanciulla +al Rodomiti, tentando di coglier la formula d'una situazione così +delicata. Ahimè, nè la geometria superiore, nè l'algebra offrivano +la soluzione dell'arduo quesito; e il libro dei logaritmi saputo a +memoria giovava assai meno allo scopo di quello che non gioverebbe +il libretto dell'_Attila_ a far comprendere la questione d'Oriente. +Onde il professore sudava freddo pensando che, una volta salito in +ferrovia, egli si sarebbe trovato alle prese con difficoltà assai +maggiori di quelle incontrate fino allora nella sua vita tutta studio +e raccoglimento. Dal canto suo il capitano pareva molto più occupato +della bambina che di colui il quale doveva succedergli nell'averne +cura. Egli ravvolgeva le dita nei folti e ricciuti capelli di lei, le +sfiorava carezzevolmente col dorso della mano la guancia, e la guardava +con occhi inteneriti attraverso le nuvole di fumo svolgentisi intorno +alla sua pipa. Dinnanzi a un confettiere, egli fece fermar la carrozza. +Scese con la Gilda, entrò nel negozio e comprò alcuni frutti canditi, +ne diede uno alla bimba e affidò gli altri al professore perchè li +portasse seco in vagone e li distribuisse con parsimonia alla sua +compagna nei momenti scabrosi. Alla stazione il capitano s'incaricò +egli stesso di consegnare il bagaglio della fanciulla; poi scelse pei +due viaggiatori una buona carrozza di seconda classe ancora vuota, +ve li fece salire e, ritto dinnanzi allo sportello con un piede sul +montatoio, formò un argine insuperabile a tutti quelli che avrebbero +voluto entrare nel compartimento. Quando lo sportello fu chiuso dal +conduttore, il Rodomiti mise sul montatoio anche l'altro piede e +introducendo la testa nel vano del finestrino continuò a mantenersi +in comunicazione col professore e con la Gilda, sulla cui fronte +principiavano ad addensarsi certe grosse nubi foriere della tempesta. +Infine, allorchè la parola _pronti_ fu ripetuta da un capo all'altro +del convoglio e la macchina mise il suo fischio, egli baciò di nuovo la +bambina, strinse vigorosamente la mano del Grolli, e calatosi a terra, +se ne stette immobile a veder sfilarsi davanti i vagoni. Quando avrebbe +riabbracciato la sua figlioccia? S'era avvezzo ormai alla compagnia +della gentile creatura, per quasi tre mesi l'aveva avuta ai fianchi +a tutte le ore, l'aveva tenuta a dormire nella sua cabina, l'aveva +addomesticata allo spettacolo del mare in tempesta, del cielo scuro e +iracondo, s'era avvezzato a vestirla, a spogliarla, a metterla a letto, +e adesso gli toccava lasciarla forse per sempre. — A rivederci tra +qualche anno — egli aveva detto nell'accommiatarsi dal professore; ma +chi sa che cosa sarebbe accaduto fra qualche anno? Intanto fra pochi +giorni egli salpava per le Indie, e la Gilda avrebbe un bel chiamare lo +_zio Tonino_! + +Con questi pensieri lo _zio Tonino_ si allontanava dalla stazione, e +fosse il fumo della pipa o altro che gli dèsse molestia, fatto si è +ch'egli dovette passarsi più volte la manica del vestito sugli occhi. + +Mentre il capitano Rodomiti si affannava nelle angustie dell'avvenire, +il professore Romualdo era in mezzo alle tribolazioni del presente. +Fino all'ultimo momento la Gilda era fissa nell'idea che lo _zio +Tonino_ sarebbe partito con lei, e aveva creduto ch'egli scherzasse +dicendole il contrario. Ma quando il convoglio si mise in moto, ed ella +vide che il capitano restava davvero alla stazione, non ebbe ritegno +alcuno nell'urlare e nel piangere. Il meschino professore non sapeva +più a che santi votarsi, e girava intorno certi occhi smarriti come se +dovesse capitargli un aiuto di sotto i sedili. Invano ricorreva alle +preghiere, alle minacce, alle frutta candite lasciategli dal capitano; +preghiere e minacce non valevano a nulla, e le frutta candite venivano +dalla terribile Gilda tramutate in proiettili ch'ella slanciava a tutti +gli angoli della carrozza. Ah se il nostro Romualdo avesse potuto dire +al macchinista come si dice a un cocchiere — _Torniamo indietro!_ — +Se avesse potuto almeno riconsigliarsi col capitano Rodomiti, prender +da lui una nuova lezione sul _modus tenendi_ con questa indomabile +nipote! Doveva proprio capitare a lui! A lui che non dimandava se non +che di vivere tranquillo in mezzo alle equazioni di terzo grado e alle +storte del suo laboratorio! Così si giunse alla prima stazione, ed il +professore stava raccogliendo da terra gli avanzi della battaglia, +quando lo sportello si spalancò e il conduttore introdusse nella +carrozza una famiglia di sei persone, che vennero ad occupare tutti i +posti disponibili. Il professore, colto di sorpresa, ebbe appena tempo +di mettersi ritto e di tirar da una parte la recalcitrante fanciulla, +ma non potè impedire ad una grossa e rispettabile matrona di sedersi +sopra un _mandarino_, il quale scoppiò come una granata e abbellì di +non previsti ornamenti il vestito della signora. Onde i richiami e le +lagnanze dei compagni di viaggio vennero ad aggiungersi alle altre +allegrezze dell'infelicissimo Grolli. In quanto alla Gilda, seppure +di tratto in tratto ella si distraeva guardando fuori della finestra +gli alberi e le case, questi lucidi intervalli duravano poco, e +ogni pretesto bastava a rimetterla sul piede di guerra. Allora le si +manifestavano tutti i bisogni fisici e morali del mondo. Pareva aver +più sete dei Crociati sotto Gerusalemme, più fame dei figli del conte +Ugolino, più necessità di locomozione di un condannato da dieci anni al +carcere cellulare. Quando poi, nelle brevi fermate, il povero Romualdo +chiamava il caffettiere della stazione per offrire alla bisbetica +sua pupilla una limonata o una cialda, o quando egli le proponeva di +condurla a far quattro passi sotto la tettoia, ella rispondeva con +uno sdegnoso rifiuto, salvo a ridomandare, appena il convoglio era +in movimento, ciò che ormai non poteva più ottenere. Intanto alle +varie stazioni qualche viaggiatore scendeva, qualche altro saliva, e +la compagnia andava mutandosi continuamente. Ma per quante mutazioni +accadessero, il professore non vedeva intorno a sè che volti ostili, +non sentiva che un mormorio poco lusinghiero per lui. La bimba destava +affetti diversi a seconda dell'indole più o meno tollerante, più o meno +amorevole dei passeggeri, ma l'esotico personaggio che la accompagnava +non riusciva simpatico a nessuno. Chi lo trovava troppo severo e chi +troppo indulgente; ma tutti convenivano nell'attribuire a lui solo +l'inquietudine della piccina. E se il professore tentava di conciliarsi +il gruppo delle anime pietose con qualche carezza alla Gilda, egli +vedeva oscurarsi maggiormente i volti delle persone rigide e gravi, +e, se in omaggio a queste accennava, a voler inaugurare un regime di +repressione, i viaggiatori di pasta molle sembravano voler mangiarlo +cogli occhi. + +Persino un uomo serio, calvo, impettito, che per lungo tempo aveva +conservato la più stretta neutralità, ad un certo punto, ritirando un +lembo del suo soprabito su cui la fanciulla aveva creduto opportuno +di mettere i piedi, sentenziò gravemente: — Quando non si sa tenere i +bimbi, si lasciano a casa. + +Già! Come se il professore si trovasse a sì mal partito per sua propria +elezione. + +Sull'imbrunire, la Gilda prese sonno, e vi fu un po' di tregua. Il +riposo del corpo ridonò la serenità anche all'espressione del viso +della fanciulla. Il demonio era cambiato in cherubino. + +— Ma se è un angiolo... Basta guardarla — disse con voce commossa una +signora sentimentale, rivolgendosi al marito. + +— A rivederci quando si sveglia. + +— Che?... Coi bimbi è questione di tatto... Me ne intendo, io... + +— Quel signore deve intendersene pochino... + +— Quello non è un uomo, è un orso... È bella davvero la bimba, sai... +Che capelli! Con quei ricciolini intorno alla fronte.... E quella +manina che le penzola da un lato... Cara... Se ci fosse uno scultore... +Oh! Ma tira del vento... Signore, dico... signore! + +Il Grolli stentò molto ad accorgersi che questo appello era indirizzato +a lui. + +Quando ne fu sicuro, volse gli occhi da quella parte, ripose in tasca +frettolosamente un fazzoletto turchino col quale si era asciugato +la fronte, e stette immobile ad attendere i responsi della nuova +interlocutrice. + +— Scusi, sa, non potrebbe chiuder la finestra? La bimba è tutta +sudata... Si fa così presto a buscarsi un malanno! + +E il professore, arrossendo di non averci pensato lui, si affrettò a +seguire il consiglio della persona prudente. + +Certo, se il professore fosse stato espansivo, se avesse spiegato la +vera condizione delle cose, e come si trovasse lì in quel momento con +quella bambina al fianco, egli avrebbe disarmato in parte i giudizi +sfavorevoli sul conto suo. Ma il Grolli non era uomo da perdersi in +chiacchiere, e aveva già fatto uno sforzo superiore ai suoi mezzi +rispondendo con monosillabi alle domande che gli erano rivolte. +Estenuato dalla fatica, egli non si curava punto di modificare +l'opinione pubblica a suo riguardo; pensassero ciò che loro piaceva, +in quanto a lui desiderava una cosa sola: che la sua tumultuosa nipote +dormisse almeno ventiquattr'ore, tanto da permettergli di riprender +fiato. In verità, pel momento, egli non sapeva se augurarsi o temere la +fine del viaggio. Egli avrebbe ben volentieri portata di peso la Gilda +sulle sue braccia dal vagone fino ad un _fiacre_, pur ch'ella non si +fosse destata, ma era sperabile ch'ella avesse un sonno così profondo? +E chi sa che strepito allo svegliarsi!... All'idea di attraversare la +stazione in compagnia di una bimba strillante, gli venivano i brividi +della febbre. + +Prima che finisse il viaggio, la Gilda si risentì più volte mostrando +chiaramente che il riposo poteva ristorare le sue membra, ma non +acquetava punto i suoi umori ribelli. Al momento di scendere, per +buona ventura ella dormiva. Il professore, con un impeto disperato, +la prese in collo, saltò già dalla carrozza, e tenendo i biglietti +della ferrovia fra i denti, l'ombrello nella posizione d'un fucila a +_spall'arm_, e la sacchetta infilata all'ombrello in modo che venisse +a battergli sulla schiena, si avviò di corsa verso l'uscita della +stazione. + +Pure il suo eroismo poco gli valse; chè la piccina aperse gli occhi +mentre ch'egli era ancora sotto la tettoia, e si mise a strillare e ad +agitare braccia e gambe come un'ossessa. E quasi lo facesse apposta, +strillò e si dimenò più che mai davanti a due studenti dell'Università, +i quali erano venuti lì ad aspettare qualcheduno, e senza questo +strepito non si sarebbero forse nemmeno accorti del passaggio del +dottor Romualdo. + +— Guarda — gridarono i giovinetti ad una voce. — Il professor Grolli! + +— Santo cielo! — soggiunse l'uno dei due. — Pare abbia rubato una +bimba... Come corre! + +— E l'altra, come strilla! + +— Buona sera, signor professore — gridò il primo, ch'era anche il più +birichino. + +Il signor professore si lasciò scappare un grugnito e tirò innanzi +nella sua via. Appena fuori della stazione, entrò in una carrozza +ch'era già occupata e dovette scenderne; poi salì in un'altra, ne +chiuse lo sportello, ne abbassò le cortine, e ordinò al cocchiere di +condurlo quanto più presto potesse alla sua abitazione. + +Il cocchiere frustò il cavallo; le grida della fanciulla si dileguarono +in lontananza. + +Gli studenti si guardarono in faccia e proruppero in un riso +sgangherato. + +— Il ratto di Proserpina — osservò uno d'essi. E declamò il famoso +sonetto: + +_Diè un alto strido, gittò i fiori, e volta_, ecc., ecc., ecc. + + + + +VII. + + +La mattina del memorabile telegramma, la signora Dorotea, dopo esser +risalita al suo quarto piano, sentì il bisogno di ridiscenderne ancora +e di visitare parecchie conoscenti, nel cui animo poter versare le sue +pene. A ciascuna di queste dilettissime amiche ella narrò in segreto +la cosa, e a ciascuna raccomandò di non far chiacchiere, come aveva +raccomandato prima alla portinaia. In questo suo viaggio circolare ella +raccolse i più disparati consigli, e tornò a casa che aveva il capo +come un cestone. Chi le aveva detto bianco e chi nero, chi le aveva +suggerito di aprir subito le ostilità, e chi di temporeggiare. I varii +partiti battagliavano fieramente nel cuore della signora Dorotea, e +nel suo turbamento ella lasciava scivolar più spesso del consueto la +sua mantellina giù dalle spalle, e discorreva da sè sola con grande +meraviglia di quanti la incontravano per via. — Sì, farò conto di +non aver nemmeno ricevuto il dispaccio. — No, starò a vedere... — Che +sconvenienza! — Se fosse sua figlia! — È impossibile. — Si tratterà di +una notte... + +Alla lunga, prevalsero le idee più miti. C'era poi ragione di prender +le cose sulla punta della spada? Era giusto di non far trovare un +brodo ed un letto pronto ad una creaturina di quattr'anni, che sarebbe +mezza morta di fame e di stanchezza? La signora Dorotea ripensò a +trent'anni addietro, quando per due settimane ella pure aveva sorriso +a una piccola cuna rimasta vuota, ahi, troppo presto; ella ripensò +all'amore che il suo defunto Agesilao portava ai fanciulli, onde, +nei giorni di festa, amava recarsi a passeggiare ai giardini ed era +lieto dell'allegria dei monelli, che, a sciami, gli volteggiavano +intorno. Ottimo Agesilao! Quando non parlava alla moglie d'iscrizioni +ipotecarie, le parlava di bimbi, e le diceva ch'ella era una buona a +nulla perchè non gliene aveva riempito la casa. — Agesilao, Agesilao +— ammoniva la savia femmina — hai quattro lire al giorno e si campa a +fatica noi due; prega il cielo piuttosto che la famiglia rimanga lì. +— Ma Agesilao non mutava opinione... Ah! ottimo funzionario, ottimo +marito! Nessuno saprà tener come lui il protocollo di un ufficio +d'ipoteche, nessuno colmerà il vuoto da lui lasciato nel cuore della +signora Dorotea... E adesso, dopo più di tre lustri dacchè egli +riposava nel cimitero, la sua onesta figura riusciva ancora a calmare +gli sdegni della nervosa vedovella. + +— Bah! — concluse la signora Dorotea — sarà per una notte. + +Fatta questa consolante riflessione, la signora Salsiccini ordinò alla +serva, che era una ragazza mezzo idiota del contado, di preparare +su quattro seggiole accostate le une alle altre un letticciuolo per +l'ospite sconosciuta, nel luogo di sbarazzo attiguo alla camera del +dottor Romualdo; quindi estrasse dalla credenza un vasetto di conserva +Liebig, si recò in cucina, e pose opera alla preparazione di un brodo +sostanzioso, nel quale fece bollire un pugno di paste di Napoli. I +gatti _Mao_ e _Meo_, non usi a veder due volte in un giorno la pentola +al fuoco, alzarono ripetutamente il muso in tono interrogativo, e +vennero a fregarsi alle vesti della loro padrona, distraendola dal suo +delicato ufficio con qualche discapito del brodo, che prese un leggiero +odor di bruciato. + +La signora Dorotea, poichè una debolezza ne tira dietro un'altra, +considerò che anche il professore poteva aver bisogno di qualche +cosa; e mandò in segretezza a prendere un quintino di vino bianco e +un'oncia di formaggio stracchino che dispose acconciamente sopra la +tavola apparecchiata. Dopo di ciò lasciò andar a letto la serva, la +cui presenza era affatto inutile, e stette ad aspettar l'arrivo della +corsa. + +La prima impressione della signora Dorotea, allorchè le comparve +davanti il suo pigionale con la Gilda in braccio, fu l'impressione +medesima provata dai due studenti: che questa bimba egli l'avesse +rubata. Certo l'idea stravagante non poteva aver presa in lei, come non +l'aveva avuta nei due giovinotti; ma essa bastò ad esacerbarla di nuovo +e a farle assumere un aspetto cupo e sospettoso. + +E appena il professore ebbe deposto in terra il suo fardello, ella +cominciò: — Mi spiegherà, poi... + +— Non ho tempo, non ho tempo — rispose il nostro Romualdo, afferrando +pel vestito la sua pupilla, che manifestava una gran voglia di +rotolarsi sul pavimento. + +Allora la signora Dorotea precedette in silenzio nel salottino i nuovi +arrivati, depose la candela sulla tavola, ove c'era la minestra già +scodellata, e si avviò verso l'uscio con dignità di regina. + +— Il letto è fatto — ella disse senza voltarsi, quando fu sulla soglia. +Indi si dileguò. + +Ma innanzi che passassero cinque minuti, i suoi migliori istinti +l'avevano ricondotta in salotto, ove il professore continuava a +dibattersi in mezzo a smisurate difficoltà. + +— Si può dar di peggio? — gridò entrando la signora Dorotea, che voleva +dissimulare la sua condiscendenza con le apparenze della severità. — Si +può dar di peggio? Non finirà mai questa musica? + +— Ma se non c'è caso di farla mangiare — esclamò il professore desolato. + +— Madonna mia! Come vuol che mangi se non le mette un paio di guanciali +sulla sedia tantochè ella arrivi alla tavola?... Così... andiamo... Su, +bimba, sta' composta... Già capisco.. il cucchiaio è troppo grande per +la tua manina... Proviamo in questa maniera... Oh, va bene adesso... È +buona la pappa, non è vero?... Come ti chiami? + +— Gilda — rispose la fanciulla tra un boccone e l'altro. + +Il dottore Romualdo guardò la sua padrona di casa con l'espressione +della più grande maraviglia. + +— Che ha, professore?... Gilda? Un bel nome, cara... Via, professore... +non se ne stia lì impalato... Faccia qualche cosa... Annodi il +tovagliolo intorno al collo della piccina... Oh, ma non sa far nemmen +questo! E dicono che Lei è un brav'uomo... In questo modo si fa... E se +è lecito — chiese la signora Dorotea, mentre dava l'ultima cucchiaiata +alla Gilda — quando vengono a prenderla? + +— A prender chi? + +— La bimba... + +— Nessuno deve venirla a prendere! + +— Come!... Vuol tenerla seco? + +— Per ora, almeno... È mia nipote. + +— Uhm! — borbottò la signora Dorotea, deponendo il cucchiaio sul piatto +e slacciando lentamente il tovagliolo della fanciulla. — In ogni caso +cercherà un altro quartiere... + +— Signora Dorotea, dopo tanti anni... Credevo che ci si potesse +accomodare, beninteso facendo altri patti. + +— Son vecchia, io, ho bisogno della mia quiete... Se avessi potuto +immaginarmi che a Lei capitavano le nipoti dalle nuvole, si figuri se +Le avrei appigionato le stanze... Basta, basta, l'aiuterò io stessa +a trovarsi un appartamento che Le convenga... Lei è un dotto... per +queste cose, si sa, non è fatto... Ma pensi intanto a coricar quella +creatura. Non vede che non si regge più dal sonno?... Oh, se non c'ero +io, la cadeva proprio dalla sedia... E vuol tenersi le nipoti in casa, +Lei?... Qua, qua, piccina... Chiude già gli occhi... Orsù, per questa +sera gliela metterò in letto io... Per questa sera, ben inteso... Ci +preceda Lei, con la candela... Così... + +La signora Dorotea portò la Gilda nella camera che le era destinata, +e si accinse a svestirla. — E la non ha nemmeno uno straccio di suo? — +ella domandò, guardandosi attorno. + +A questa interrogazione il professore si picchiò la fronte, poi +si frugò nel taschino del panciotto, e ne estrasse la ricevuta del +bagaglio. + +— Si è dimenticato di ritirare i bauli?... Era da immaginarselo... Che +vuol fare, adesso?... Bisogna aspettare fino a domattina... Dia qui la +ricevuta... Intanto le lasceremo la biancheria che ha in dosso... Come +dorme!... Scommetto che tirerà innanzi così per dodici ore... + +— Grazie, signora Dorotea — si arrischiò a dire il professore. + +— Non mi ringrazi — saltò su la vedova. — Se non fosse stato che per +Lei... Mi faceva compassione questa innocente... Sua nipote o no, ella +non ne ha colpa... + +— Ma, signora Dorotea, che cosa crede? + +— Io?... Non credo nulla, io... Del resto, son ciarle inutili. Sulla +sua scrivania troverà una lettera e un giornale arrivati durante la sua +assenza... Buona notte. + +Il dottor Romualdo rimase solo con la Gilda, che dormiva tranquilla +nel suo letticciolo. Ella aveva passato un braccio bianco e tornito +sotto la testa ricciuta; il suo piccolo petto si alzava e abbassava +alternamente con un moto regolare; il suo lieve respiro si sentiva +appena nella camera; le sue guance si erano tinte del più bel colore di +rosa! + +— Ma! — sospirò il professor Grolli, prendendo il lume e allontanandosi +in punta di piedi. — Se fosse stata così in ferrovia! + +Rientrato nella sua stanza, il professore trovò sotto un calcafogli il +giornale e la lettera di cui gli aveva parlato la signora Dorotea. Mise +da parte il giornale senza lacerarne nemmeno la fascia, e prese invece +in mano la lettera, che portava una infinità di bolli postali e veniva +da Montevideo. Romualdo sentì una trafittura al cuore. Aperse la busta, +spiegò il foglio e guardò la firma che gli riuscì affatto nuova. Erano +poche righe in italiano, concepite così: + + «_Egregio signore_, + +«In omaggio alle ultime volontà della signora Elena Natali di b. m., +adempio al penoso ufficio di trasmettere a V. S. una copia dell'atto +di decesso della detta signora. Quantunque la morte sia avvenuta da +parecchi giorni, questa copia non potè aversi che oggi. + +«Con stima, ecc., ecc.» + +Il documento a cui questa lettera accennava era scritto in lingua +spagnuola, e le firme delle autorità locali erano autenticate dal +console italiano a Montevideo. + +Per anni ed anni il dottor Romualdo, immerso nei suoi studi, non aveva +mai rivolto il pensiero a questa sorella, che, mentr'egli era ancora +fanciullo, era fuggita oltre l'Oceano. Essa era estinta per lui. Per +la prima e per l'ultima volta durante questo lungo periodo egli ne +aveva, tre giorni addietro, rivisto i caratteri. Ella gli scriveva che +stava per morire, e morendo gli affidava sua figlia. La fredda lettera +ch'era adesso aperta dinnanzi a lui, vergata da mano estrania, non +poteva nè ferirlo in un affetto vivo, nè destargli alcuna sorpresa. +Eppure, singolare a dirsi, il Grolli ne fu commosso più ancora che non +fosse stato dalla lunga epistola di sua sorella. Ogni dubbio oramai era +tolto; Elena non respirava più. C'era oramai tra loro due un abisso +più profondo, uno spazio più vasto di tutto l'Atlantico. Sventurata +Elena! Per quanto, rivolgendo indietro lo sguardo, egli cercasse di +raffigurarsene la fisonomia, non gli riusciva di arrestarne l'immagine; +sapeva solo ch'ella era stata assai bella e assai infelice. + +Il professore tentò distrarsi, gettò gli occhi sulla Memoria che aveva +interrotta al momento della sua partenza per Genova, e fece tutto il +possibile per convincersi di nuovo che la formula _x=(sen y)(sen α)_ +era un amore di formula. Ma non vi riuscì. Fra una lettera e l'altra si +cacciava l'insolita e mesta visione d'un cimitero di là dall'Oceano, +ove sotto un'umile croce, non rallegrata da fiori, non consolata da +pianto, dormiva una creatura del suo sangue. + +Si accostò pian piano all'uscio che metteva al camerino della piccola +Gilda, e tese l'orecchio. Silenzio profondo. Nulla turbava i sonni +dell'orfanella, di cui egli doveva essere oramai la difesa e la guida. + + + + +VIII. + + +Se la nipote dormiva, lo zio invece andava rivoltandosi nelle coltri +senza pigliar sonno. Da tutte le parti vedeva la via seminata di +triboli e di difficoltà senza fine. Agli impicci gravissimi che gli +avrebbe recati la fanciulla s'aggiungevano quelli del dover cercarsi un +altro nido, e abbandonare il laboratorio ov'egli aveva con tanto amore +fatti costruire i suoi fornelli e collocate le sue storte sui ruderi di +una vecchia cucina caduta in disuso. Oh poveri i suoi studi, poveri i +suoi esperimenti! Quando mai avrebbe trovata la calma così necessaria +al pensiero? Quando avrebbe trovato la sicurezza di mano e la serenità +di spirito indispensabili a misurare le dosi degli acidi e dei sali che +dovevano combinarsi insieme sotto i suoi occhi? Ahimè! Ahimè! Romualdo +Grolli, l'uomo di scienza, il futuro titolare della Cattedra di +matematica d'una cospicua Università, era bell'e spacciato. Non restava +più che un Romualdo Grolli tutore di una pupilla bisbetica, una specie +di Belisario vagante per la città alla ricerca di camere ammobiliate. + +Tormentato da questi pensieri che non gli lasciavano trovar requie, +il dottor Romualdo si alzò per tempissimo, e appena infilati i calzoni +entrò nel suo laboratorio, sospinse l'usciuolo della cameretta attigua +e cacciò la testa attraverso lo spiraglio per veder se la Gilda dormiva +ancora. E la Gilda dormiva infatti, e i primi raggi del sole, entrando +nella stanza tra le stecche delle persiane, venivano a lambire un suo +piedino di rosa che spuntava da un lembo della coperta. + +Mentre il dottore contemplava questo spettacolo nuovo per lui, l'uscio +che dal luogo di sbarazzo metteva al cosidetto salotto da ricevimento +si aperse adagino e si richiuse in gran fretta. Non così però, che +il dottor Romualdo non ravvisasse la persona che lo aveva aperto e +richiuso. Quella persona non era nè più nè meno che la signora Dorotea. +Sebbene il Grolli fosse quasi certo di ciò, volle togliersi ogni +dubbio, attraversò lo stanzino e fu tosto nel salotto, ove colse la sua +padrona di casa in piena ritirata. + +La signora Dorotea aveva una veste sciolta, il viso cosparso di cipria, +le rade ciocche dei capelli involte in ricciolini di carta. In questo +abbigliamento affatto mattiniero, la signora Dorotea non aveva la più +lontana rassomiglianza con la Venere dei Medici. + +— Signora Dorotea! — esclamò il professore. + +La buona donna sentì il bisogno di spiegare il suo apparente +spionaggio, e stringendosi con la mano la veste sul petto, si voltò +verso il suo inquilino. + +— Ero venuta a vedere se la bimba dormiva ancora — ella disse. + +Il dottor Romualdo, visto l'atto pudico della signora Dorotea, stimò +opportuno di passare nell'occhiello il bottone della camicia; quindi +rispose: — Sì, dorme ancora. + +La signora Salsiccini tentennò il capo, e parve voler cominciare una +frase che finisse con una interiezione. Si appigliò invece ad un punto +interrogativo. — Dunque la fanciulla è sua nipote? + +— Già... mia nipote — replicò il professore, dopo un momento di +distrazione. + +— Curiosa! Non sapevo che il professore avesse fratelli. + +Le guance del nostro Romualdo si colorarono vivamente. — Avevo una +sorella, che è morta — egli disse con uno sforzo. + +— E il padre della bimba? + +— Morto anche lui! + +— Povera creatura! — esclamò la signora Dorotea, congiungendo le mani +e abbandonando quindi l'atteggiamento verecondo che correggeva il +disordine della sua _toilette_. + +Il dottor Romualdo guardò pudicamente da un'altra parte e sospirò: — Ma! + +— Creda pure — riprese la signora Dorotea, e non pareva più la +medesima donna che il giorno prima s'era mostrata tanto inviperita +col suo pigionale — creda pure, signor professore, se fossi più +giovane, se avessi un quartiere meno ristretto, vorrei continuare ad +alloggiarli io, vorrei attendere io alla bambina. Ma come si fa?... È +impossibile... proprio impossibile. + +Il professore chinò la testa con aria rassegnata. + +— Intanto non si dia fretta — seguitò l'altra — c'è tempo... Penseremo +insieme... vedremo... Ho qualche cosa in vista... E adesso non si +affanni per la fanciulla... vada nel suo studio, Lei... starò attenta +io stessa quando si sveglia... la vestirò io... + +A questo punto la signora Dorotea si accorse che le conveniva +principiare col vestir sè medesima, e scomparve prima che il professore +potesse ringraziarla. + +Il professore seguì il consiglio della sua padrona di casa, e tornò +nella sua camera alquanto rinfrancato. E invero per pochi minuti egli +riuscì ad immergersi nelle sue formule, e vide con soddisfazione gli +_a + b_ e i _b + a_ sgorgare spontanei dalla sua penna; ma ad un punto +la penna gli si arrestò, i pensieri algebrici gli si confusero ed egli +dovette alzarsi dalla seggiola e dare un'occhiata nel gabinetto della +sua pupilla. + +— Son qua io — disse a mezza voce la signora Dorotea che lavorava +di calze vicino al letto della Gilda, ancora addormentata. — Studii, +studii... Ho mandato già pel bagaglio... Anzi, mi dia le chiavi. + +Il professore obbedì; poi si rimise al lavoro e trovò, continuando +nello svolgimento della sua tesi, che _a h_ è uguale a _z_, ciocchè +gli diede infinito conforto, come lo darà certamente ai lettori. +Quindi, per distrarsi, egli passò nel suo laboratorio, i cui fornelli +erano spenti da circa una settimana, rivide le sue storte che +parevano invitarlo a metterle in opera, rivide chiusa in un vasetto +di cristallo una sostanza organica di cui egli aveva dieci giorni +addietro intrapreso l'analisi, e pensò di ricominciare la delicatissima +operazione. + +Allorchè egli uscì dal gabinetto, la Gilda, già pettinata e vestita, si +trovava nel salotto da pranzo, guardando a bocca aperta una infinità di +oggetti di sua conoscenza che la signora Dorotea tirava fuori da una +cassa appena giunta. Ma la curiosità benevola della fanciulla si mutò +in entusiasmo quand'ella vide emergere dalla cassa una piccola bambola +ornata da capo a piedi con la più sfarzosa eleganza: cappellino di seta +verde con nastri rossi; corpetto giallo; sottana azzurra; scarpine di +raso bianco con una rosetta vermiglia nel mezzo. Ella le saltò addosso +come a una vecchia amica, la prese di mano alla signora Dorotea, +la baciò in fronte e la chiamò più volte col nome di _Mimi_. Questo +nome le era stato imposto, quando, ancora ignuda e disadorna, giaceva +lunghe ore sul letto della signora Elena, che, nei momenti in cui il +suo male rimetteva alquanto della sua intensità, lavorava ella stessa +ad acconciarla, promettendosi di farne un dì un regalo alla figlia. +Poi la bambola era scomparsa, e avendone la Gilda chiesto conto alla +madre, questa le aveva risposto: — Sta' tranquilla, che presto o tardi +l'avrai. + +Intanto la bimba era stata condotta via dal capitano Rodomiti, e per +compagna di viaggio ella aveva avuto una pupattola assai più modesta, +che s'era rotta prestissimo e aveva finito i suoi giorni nell'Oceano. +Nè questa era la sola sorpresa riserbata alla Gilda, poichè si +trovarono nella cassa anche due palle elastiche di guttaperca, alcune +microscopiche stoviglie di stagno, e un agnello che, opportunamente +caricato, apriva la bocca e belava. + +Nè certo le previdenze della signora Natali si erano fermate ai +balocchi di sua figlia. Era un corredo piccolo, ma compito, quello +ch'ella aveva fatto riporre nella cassa e di cui ella aveva steso +di proprio pugno l'inventario negli ultimi giorni che precedettero +la partenza della fanciulla. A veder quel documento s'indovinavano +le sofferenze del corpo e dell'anima della povera donna, tanto la +scrittura ne era incerta e confusa. In un punto ella aveva interrotto +il suo lavoro, perchè uno spasimo fitto l'aveva colta; in un altro le +era stato forza di sospenderlo, perchè le lagrime le avevano fatto velo +agli occhi. + +La signora Dorotea, sciorinata ch'ebbe la roba sopra una tavola, +inforcò le sue grosse lenti e prese in mano l'inventario, verificando +ogni cosa. Tutto era in pieno ordine, e la signora Salsiccini, da buona +massaia, non potè a meno di ripetere più volte: — La sorella del signor +professore deve essere stata una gran brava donna; proprio una donna a +modo. + +Intanto la Gilda, che aveva già la sua dose di vanità, di tratto in +tratto abbandonava la sua bambola dal cappello verde, il suo agnello +belante, la sua cucina di stagno, e veniva a pavoneggiarsi davanti +a quella biancheria e a quei vestitini che ella sapeva esser suoi. +Naturalmente non era tutta roba nuova, ed ella riconosceva ora un +nastro, ora una sottana, ora una cintura che aveva portato quand'era +in casa. Talvolta le si destavano in mente altri ricordi. Quell'abito +bigio coi fioretti celesti ella non lo aveva mai indossato, ma ne aveva +visto uno dell'identica stoffa intorno a sua madre. E allora quella +parola che i bambini pronunciano prima di tutte, e che solo una grande +sventura può far loro disimparare — _mamma_ — veniva sui suoi labbretti +di corallo. — _La mamma_ — ella diceva, alzando verso la signora +Dorotea e verso lo zio Aldo i suoi occhi belli ed intelligenti e +toccando l'abito bigio col suo piccolo dito. E poi si guardava intorno +come se un uscio dovesse aprirsi e la sua mamma correrle incontro. No, +povera Gilda, la tua mamma non la vedrai più. + +Poco prima delle dieci il dottore Romualdo si accorse che si avvicinava +l'ora della sua lezione. Egli uscì di casa frettoloso, e dopo esser +passato in un negozio a farsi mettere il bruno al cappello, si avviò +all'Università, tutto confuso in anticipazione pensando alle mille +domande che gli sarebbero indirizzate e alle spiegazioni che dovrebbe +dare. + +E infatti egli non tardò ad avvedersi che l'incidente della notte +scorsa aveva avuto un'eco nelle severe aule della scienza. Poichè, +appena il suo arrivo fu notato dagli studenti sparsi nel cortile e +sotto i portici in attesa del suono della campana, essi si affollarono +sul suo passaggio con un bisbiglio simile al ronzìo d'uno sciame +d'api. Ma la vista del cappello abbrunato del professore disarmò i loro +sarcasmi. Anche il rettore, a cui il Grolli si presentò subito, pareva +sulle prime esser disposto alla celia, ma anch'egli se ne astenne +quando avvertì il segno di lutto e disse con accento di simpatia: — +Vedo con dispiacere che Lei fu colpito da qualche sventura domestica. + +Allora il dottor Romualdo, così taciturno, così riservato per indole, +dovè raccontare ciò che gli era accaduto. + +— Casi della vita — osservò gravemente il rettore, che non aveva +scritto per nulla un libro di psicologia sperimentale. — Casi +della vita — egli ripetè, offrendo una presa di tabacco al giovane +scienziato. + +La lezione procedette senza peripezie. + +I giovani stettero quieti secondo l'usato, e il Grolli notò con +singolare compiacenza che le inattese vicende dei giorni scorsi non +avevano potuto ottenebrare in alcuna guisa la limpidezza del suo +criterio matematico. Seppur nel più bello di una dimostrazione il +visino della Gilda si affacciava al suo pensiero nel mezzo di un +triangolo isoscele o scaleno, egli andava acquistando man mano la usata +sicurezza, talchè gli studenti non se ne accorgevano e i rapporti degli +angoli fra loro rimanevano inalterati. + +Così egli uscì della scuola con animo più tranquillo, e volse le cure +ad altro importantissimo ufficio, a quello cioè di collocare a frutto +i danari della Gilda. + +Egli era ormai deciso di non toccar quella somma in alcun modo, +ma di lasciarla ingrossarsi cogli interessi a formar la dote della +fanciulla. Per quanto egli vivesse fuori del mondo, gli era pur giunta +all'orecchio questa grande verità, che le femmine senza dote stentano +a maritarsi. All'educazione, al mantenimento della sua pupilla avrebbe +provveduto egli stesso. Il suo stipendio di assistente era piccolo, ma +egli lo arrotondava un po', collaborando in qualche Rivista scientifica +e prestando l'opera sua per qualche analisi chimica. In tre anni dacchè +aveva una posizione, s'era messo da parte millecinquecento lire: erano +dunque cinquecento lire all'anno ch'egli poteva spender di più, e le +avrebbe spese per la Gilda. Certo, con questa piccola somma non gli era +dato far miracoli, ma possibile che non gli venisse presto la nomina +a professore! Il dottore Romualdo avvertì per la prima volta nel suo +animo un sentimento poco nobile e generoso, tanto è vero che spesso +il male germoglia dal bene, come il bene dal male. Egli pensò che il +titolare della Cattedra di matematica aveva quasi ottant'anni ed era +paralitico, onde la sua morte non avrebbe nè sorpreso, nè addolorato +soverchiamente nessuno. + +Vergognandosi seco medesimo di questo calcolo indecoroso, il dottor +Grolli eseguì quel giorno una duplice operazione presso la Banca +locale. Egli prelevò una piccola somma sulla partita che teneva +aperta colà, e nello stesso tempo, con immenso stupore del cassiere +signor Bernardo Bernardini, versò a titolo di deposito vincolato lire +10,674 50 in nome della signora Gilda Natali minorenne, di cui egli si +costituiva rappresentante. + +Sollevato così da un grave pensiero, il nostro Romualdo ritornò a casa, +fermo nel proposito di rinchiudersi nella sua stanza e di non uscirne +fino al momento del desinare. Poichè, egli saviamente rifletteva, se la +responsabilità, se gl'impegni mi si sono così d'improvviso accresciuti, +è indispensabile ch'io lavori con maggior lena di prima, che rassodi +ed estenda la mia fama, che mi faccia conoscere in Italia e fuori... +Purchè la Gilda non mi disturbi co' suoi strilli!... + +E invero la Gilda non strillava punto, ma questa tranquillità era +stata acquistata ad un prezzo che al Grolli parve assai caro. Perchè +la fanciulla aveva trovato che di tutte le stanze della casa quella +del professore era la più allegra e ridente. E vincendo le deboli +resistenze della signora Dorotea, ella vi si era trasportata coi suoi +balocchi, aveva addossato a una parete la bambola, aveva deposto per +terra l'agnello, aveva sciorinato sopra una sedia il suo servizio +da cucina. E con molta serietà conduceva l'agnello a belare davanti +alla pupattola, la quale s'inchinava in segno di gradimento; poi la +pupattola era condotta alla sua volta davanti alla cucina, ove fingeva +di rifocillarsi con grande appetito. Come pennellata finale, i due +gatti _Mao_ e _Meo_, che da anni ed anni non penetravano nella stanza +del professore, attratti, per quanto sembra, dalle grazie della Gilda, +avevano stimato opportuno di rompere la consegna e russavano l'uno +vicino all'altro sulla poltrona ove aveva l'abitudine di sedere il +dottor Romualdo. + +— Signora Dorotea, signora Dorotea — egli gridò, abbracciando con un +rapido sguardo il desolante spettacolo. + +— Che vuol che ci faccia?... La bambina gridava come iersera e non ho +potuto quietarla altrimenti che lasciandole fare il piacer suo. + +— Ma io... + +— Ma Lei, caro signor professore — interruppe la signora Dorotea in un +accesso del suo umore bisbetico, del giorno innanzi, se vuol tenersi +sua nipote a dovere, rimanga a casa a custodirla, o le pigli una +governante... Capisco anch'io che così non può durare. + +E ciò detto, afferrò la gruccia dell'uscio e abbandonò la stanza, +seguìta dalla Gilda che le si era aggrappata alle falde del vestito e +che lasciava armi e bagagli sul campo di battaglia. + +— Signora Dorotea — gridò di nuovo il dottore Romualdo, scotendo +forte la poltrona su cui si trovavano i gatti. Ma la signora Dorotea +non sentì o non volle sentire; invece _Mao_ e _Meo_, turbati nei +loro riposi, spiccarono un salto, passarono sopra la scrivania del +professore scompigliandone le carte, e calatisi giù dall'altra parte +sgusciarono via per l'uscio socchiuso. + +— E vero, così non può durare — esclamò il professore. E si lasciò +cadere sfinito sulla poltrona. + + + + +IX. + + +— _Così non può durare_, — avevano detto con mirabile accordo la +signora Dorotea e il professore Romualdo uno degli ultimi giorni del +maggio 1861; ma si sa che le umane previsioni sbagliano spesso, e +non parrà quindi troppo singolare che durasse così per alcuni anni. +Invero, nei primi tempi, la signora Dorotea si era accinta molto +coscienziosamente all'ufficio di cercare un quartierino che potesse +convenire al professore, ma per quanti ella ne avesse visitati non +gliene era andato a genio nessuno. E il professore aveva sempre accolto +con la massima rassegnazione le risposte sconfortanti della sua padrona +di casa. Finalmente, in via provvisoria e verso un moderato aumento +di pigione, la signora Dorotea s'era determinata a cedere al dottor +Grolli anche il salotto da ricevimento, affine di collocarvi la Gilda +togliendola dal bugigattolo ov'era stata posta al suo arrivo. — È una +cosa che non può tirare in lungo più di qualche settimana — dichiarò +un giorno la vedova Salsiccini alla portinaja, che le rinfacciava +sarcasticamente la sua debolezza. La signora Gertrude non si degnò +di rispondere, ma le sue labbra si atteggiarono ad un sorriso di +compassione. + +E i fatti dimostrarono che la signora Gertrude aveva le sue buone +ragioni di sorridere. Prima che passasse un mese, la combinazione +provvisoria era diventata una combinazione stabile, il professore non +pensava ad andarsene, la signora Dorotea non pensava a cacciarlo via, e +la Gilda Natali mostrava le migliori disposizioni a menar per il naso +così il dottissimo zio come la padrona di casa. — È una birichina — +diceva la vedova, conducendo seco la bimba nelle sue peregrinazioni e +presentandola alle infinite sue conoscenze — una birichina. Ma io la +farò stare a dovere. + +— Viene dall'America? — chiedeva qualcheduno. + +— Sicuro. Non è vero, Gilda, che vieni dall'America? + +— E parla italiano? + +— Già, parlava italiano con la sua mamma. Sa anche l'_americano_ però. +Dice qualche volta delle parole da far ridere. Di' buon giorno, Gilda, +di' buon giorno in _americano_. + +— _Buenos dias_ — rispondeva in spagnuolo la fanciulla sorridendo, e +mostrando i suoi bei dentini bianchi come l'avorio. + +— Eh, non deve poi mica esser tanto difficile l'_americano_. Somiglia +alla nostra lingua... Ih che occhietti vispi! + +— E sapete come si dice _bambina_ in _americano_? — ripigliava la +signora Dorotea, superba di poter dare una lezione di lingua straniera. + +— Sentiamo, via. + +— Si dice _nigna_. + +— Oh _nigna_! _nigna_! + +Ella pareva fatta d'argento vivo, la Gilda, e il dottor Grolli, +con tutta la sua riputazione d'uomo rigido e austero, non riusciva +a domarla. Avvezzo a esercitare la sua autorità su giovani maturi, +egli si trovava sconcertato di fronte alle graziette e alle malizie +infantili della sua pupilla, e non sapeva mai quando fosse il momento +di allentare e quando quello di stringere il freno. Inoltre egli stesso +era inetto a rendersi conto di ciò che provasse verso la Gilda. Talora +lo vinceva un prepotente desiderio dell'antica quiete e lo infastidiva +questa fanciulla ch'era venuta a turbarla, ma più spesso prevaleva nel +suo animo un senso di compassione per l'orfanella che non aveva altri +al mondo che lui. + +Era pieno di queste contraddizioni. Usciva talvolta dalla sua camera +a intimar silenzio alla bimba che disturbava i suoi studi, e poi, se +stava una mezz'ora senza udir la sua voce, gli pareva che gli mancasse +qualche cosa, e s'arrestava con la penna sospesa fra l'indice e il +pollice, e tendeva l'orecchio, nè ripigliava il lavoro finchè il +noto suono non tornasse a ferirlo. Del resto, quando la Gilda era in +casa, i momenti di silenzio assoluto erano estremamente rari. Ella +s'intratteneva ora coi due gatti _Mao_ e _Meo_ a cui aveva infuso una +insolita vivacità, ora con due cardellini ch'ella aveva indotto lo zio +a comprarle, ora con la sua pupattola _Mimi_, ora con la sua cucina di +stagno. Nelle grandi occasioni si arrampicava sui mobili, provocando +acutissime strida da parte della signora Dorotea, la quale non lasciava +sfuggirsi il destro di dichiarare solennemente: — Ancora uno o due +giorni, e poi la faccio finita io. + +Ma sebbene la signora Dorotea non la facesse finita mai, e la Gilda +continuasse a stringere il suo piccolo scettro, è facile immaginarsi +che l'ambiente in cui la fanciulla cresceva non era il più propizio +alla sua tempra e ai bisogni dell'età sua. Ella era la sola vita +giovane che si agitava in quel ritiro, era una rosa sbocciata per un +capriccio del caso sopra un dorso di monte che alimenta appena qualche +abete solitario. Nessun canto rispondeva al suo canto, nessun visino +allegro s'incontrava col suo sul pianerottolo o per la scala. Tutta la +casa albergava gente seria e taciturna, ma il quarto piano poi aveva +per inquilini tre vere mummie. Un colonnello in pensione, terrore dei +giovani di _restaurant_ a cui gli accadeva spesso di gettare i piatti +nel viso; una vecchia galante, che disingannata del mondo passava la +giornata a snocciolar rosari; un signore misantropo, che raccoglieva +monete antiche senza permettere a nessuno di vederle: ecco i tre +personaggi esotici nei quali la Gilda si imbatteva talvolta uscendo +a prender aria sulla ringhiera. Le scorrerie della bimba parevano ai +tre fossili una enormità; essi avrebbero fatto volentieri una protesta +cumulativa al padrone di casa, se il farla non avesse reso necessario +di riunirsi e d'intendersi prima. Ma poichè le riunioni non formavano +parte del loro sistema di vita, s'eran contentati di rivolgere +isolatamente le loro lagnanze alla portinaja, la quale aveva un po' in +uggia la Gilda, dopo che un giorno, mentr'ella attraversava il cortile, +una palla di guttaperca caduta dal quarto piano era venuta a piombarle +sopra il _chignon_. + +Per trovare un amico ed un alleato la Gilda doveva scendere tutte le +scale, uscir dal portone e recarsi nel magazzino del signor Gedeone +Albani. Ivi spadroneggiava per un paio d'ore al giorno il figlio del +signor Gedeone, Mario, ragazzo che aveva cinque anni più della piccola +Natali, e che, fin dal primo vederla, le aveva fatto a bruciapelo una +dichiarazione di simpatia. — Sei proprio bella; mi piaci. + +Mario passava due ore il giorno nel magazzino per volontà espressa +del padre, il quale desiderava iniziarlo nel commercio e diceva che +l'essenziale era d'imparar presto a _conoscere i generi_. A raggiunger +l'intento, il fanciullo cacciava le mani nei campioni di zucchero e +se ne riempiva la bocca, sbucciava le mandorle e pronunziava il suo +autorevole giudizio sulla loro qualità, ma non si mostrava mai tanto +appassionato per _la conoscenza dei generi_ quanto all'arrivo delle +cassette dei datteri di Tunisi. Pel caffè, pel grano, pel pepe egli +aveva uno scarso trasporto; non isdegnava invece di assaggiar la gomma +arabica e il sugo di liquirizia. Sempre allo scopo di far confidenza +con le mercanzie, Mario ora sedeva, come sopra un trono, sopra una +balla di baccalà, ora si metteva a cavallo di un bariletto di aringhe +gridando _hop, hop_, come se si trattasse di un cavallo in carne ed +ossa. Ma ove i suoi meriti brillavano di luce più viva si era nel +mettere la marca G. A. sopra i colli che si facevano in magazzino. Qui +egli sfoggiava realmente una rara sicurezza di mano e un senso squisito +delle proporzioni, e il signor Gedeone rimaneva spesso estatico dinanzi +all'opera di suo figlio. + +La Gilda, quantunque non fosse destinata al commercio e non avesse +alcun bisogno di acquistar _la conoscenza dei generi_, si divertiva +moltissimo in mezzo al movimento del fondaco, e non ricusava di +accettare qualche dattero da Mario, le cui birichinate la esilaravano +fuor di misura. Ma ciò ch'ella ambiva sopra tutto si era di porgergli +il pennello quand'egli si accingeva alla delicata operazione di _far +le marche_. Le pareva in questo modo di diventare collaboratrice +dell'amico suo. Gli uomini del magazzino, avvezzi ormai a trovarsela +sempre fra i piedi, la chiamavano scherzosamente _la Trottola_, e il +signor Gedeone non la vedeva neppur lui di mal occhio, e le permetteva +di assistere alle sapienti manipolazioni delle sue mercanzie. Poichè +il signor Albani aveva adottato a questo proposito un principio +tecnologico assai profondo, che si riassumeva così: _Ogni articolo nel +suo stato naturale è difettoso, ma ogni articolo può rendersi perfetto +mercè opportune mescolanze._ Ligio a una massima tanto ragionevole, +l'egregio negoziante temperava con qualche spruzzo di farina la +dolcezza nauseante dello zucchero, e diminuiva l'aroma esagerato del +tè coll'introdurre nelle cassette chinesi qualche po' di camomilla e di +malva. + +Le lunghe dimore della Gilda nel magazzino Albani non andavano punto +a genio alla signora Dorotea, la quale si lagnava che i vestiti della +bimba s'impregnassero di un acuto odore di baccalà e di sardelle +salate, e scendeva talvolta dall'altezza del suo quarto piano a +impadronirsi della piccola ribelle. Nè per solito la Gilda cedeva senza +opposizione, che anzi Mario Albani l'aizzava e l'aiutava a resistere. +Un giorno fra gli altri, giorno nefasto per la signora Dorotea, mentre +la buona vedova era curva sulla Gilda che si rotolava sul pavimento, il +terribile ragazzo afferrò il suo pennello e in un batter d'occhio le +dipinse sulla schiena un magnifico G. A. che provocò le sonore risate +di tutti i presenti. È facile immaginare lo scandalo che ne successe. +La signora Dorotea chiese al signor Albani _seniore_ una soddisfazione +immediata dello sfregio fattole dall'Albani _juniore_; indi Mario +s'ebbe tosto una tiratina d'orecchi, e alla Gilda fu vietato l'accesso +nel magazzino. Però la proibizione non istette molto a diventar lettera +morta, e i due fanciulli tornarono a vedersi quasi ogni giorno. + +Del resto, pareva destino che la Gilda non dovesse avere che de' gusti +bislacchi. In casa, quando suo zio voleva usarle una finezza, egli +non aveva che da condurla nel suo laboratorio chimico. Ella rimaneva a +bocca aperta dinnanzi ai suoi esperimenti, voleva saper tutto e capir +tutto, e andava superba se il professore le ordinava di portargli +una boccettina di sali, di chiudere una chiavetta, di soffiare in un +fornello. + +— Non ci mancava che questa... proprio — brontolava la signora Dorotea. +— Son matti, zio e nipote, matti tutti e due... Guardate un po' se +una ragazza deve stare in quei luoghi lì a insudiciarsi le mani e il +vestito... Stia piuttosto in cucina, impari a metter la pentola al +fuoco, e non s'immischi in quelle diavolerie... Oh i dotti!... Che +piaga!... Non sono contenti di guastarsi da sè l'anima e il corpo... +vogliono guastare anche gli altri... + +La Gilda aveva sette anni allorchè il suo amico Mario fu mandato in +un collegio della Svizzera. Le disposizioni commerciali del ragazzo +sembravano assai mediocri. Egli continuava ad approfondirsi nella +_conoscenza dei generi_, continuava a dipingere sui colli di mercanzie +la marca G. A., ma aveva una negativa assoluta pei conti e ripeteva +sempre che voleva fare il pittore o il soldato. Il signor Gedeone non +dubitava, però, che alcuni anni di soggiorno in un convitto commerciale +avrebbero corretto il figliuolo da queste ubbie. + +Partito Mario, la Gilda non ebbe più motivo di scendere nel fondaco +Albani, e le mancò in tal modo la principale fra le sue distrazioni. Le +passeggiate con la signora Dorotea l'annojavano, il laboratorio chimico +dello zio non bastava neppur esso a metterla di buon umore. + +Il dottor Romualdo si sentì assalito da uno scrupolo di coscienza. Era +possibile che questa fanciulla esuberante di vita crescesse sempre al +fianco di lui e della buona ma uggiosa signora Dorotea? Nell'accettar +la Gilda dalle mani del capitano Rodomiti non aveva egli implicitamente +assunto l'obbligo di farne una ragazza a modo, atta a divenir col +tempo una moglie saggia, una madre amorosa? E a raggiungere questo +fine non era indispensabile di volger seriamente il pensiero alla sua +educazione? + +In forza di così savie considerazioni, una mattina del novembre 1864, +il dottor Grolli accompagnava la sua pupilla nel miglior collegio +femminile della città. La Gilda aveva allora sette anni e mezzo; era +di viso bellissimo ed egregiamente proporzionata di membra. Chi la +vedeva con quei suoi occhi scuri e vivaci, con quei suoi bruni capelli +profusi, con quella sua aria di regina in miniatura, non poteva a meno +di esclamare: — Che amore di bimba! — A ogni modo, inosservata ella non +passava mai. + +Quando le si annunziò che sarebbe andata in collegio, ella accolse la +notizia con più curiosità che rammarico. Le dispiaceva separarsi dai +suoi gatti, dai suoi cardellini, dalla sua bambola, e un po' anche +dallo zio Aldo e dalla signora Dorotea, ma il fascino della novità +soverchiava in lei gli altri sentimenti. In fin dei conti era ben +giusto di uscire dal mondo piccino in cui era cresciuta fino allora, +di veder visi diversi dai soliti, di contrarre amicizie con fanciulle +della sua età. Onde, quand'ebbe varcata la soglia della sua nuova +dimora e il professore si accomiatò da lei con un bacio, ella non +tardò a rasciugarsi una lagrimetta, a fare il viso ilare e a seguir +saltellando una giovane sotto-maestra che voleva presentarla alle sue +condiscepole raccolte in giardino. + +Egli invece, l'austero ed ispido uomo, poichè ebbe affidata la nipote +alla direttrice del collegio, se ne tornò indietro oppresso da una +malinconia di cui da gran tempo non provava l'uguale. Pensava alla +solitudine della sua casa, alla noia di non veder davanti a sè altri +che la signora Dorotea, di non sentir altre voci che quella di lei, +così stridula e disarmonica. Negli ultimi tre anni aveva spesso +invocato l'antica quiete; adesso l'antica quiete gli era restituita, +ed egli non l'accoglieva senza sgomento. Le dita tenerelle della Gilda +avevano fatto vibrare nell'anima sua una corda non per anco toccata, +e la visione d'un mondo più ampio di quello dei libri, più ricco di +colori e di forme, era apparsa fuggevolmente ai suoi occhi. Era la sua +giovinezza che si svegliava, la sua giovinezza soffocata tra le formule +algebriche e le analisi chimiche. + +Ormai tutto era finito. Lo spiraglio da cui entrava come un soffio di +primavera s'era chiuso, lo scienziato tornava a trovarsi a faccia a +faccia con la sua scienza. + + + + +X. + + +Una domenica sì e una domenica no, dal tocco alle tre, i parenti erano +ammessi a visitare le convittrici. Il dottor Grolli non mancava mai +di venir a vedere in quel giorno la sua pupilla, quantunque questa +spedizione gli dèsse da pensare per una settimana. Figuriamoci! Un +uomo come lui, schivo d'ogni altro pubblico ritrovo che non fosse la +sua Università, a trovarsi in mezzo a tanti babbi eleganti, a tante +mamme splendide di gioventù e di bellezza, a tante ragazze vispe e +leggiadre! Come ci stava a disagio, come tradiva il suo imbarazzo! Ed +egli sorprendeva gli sguardi ironici che lo esaminavano di sottecchi, +e coglieva a volo le risatine che gli scoppiettavano intorno, le +parolette con le quali si canzonava il taglio del suo vestito, la +goffaggine della sua persona, l'aspetto esotico del suo volto tutto +barba e capelli. Nè avveniva di rado che alcuni sarcasmi slanciati +contro di lui andassero a cader sulla Gilda. + +Un giorno egli la vide movergli incontro peritosa, cogli occhi rossi. + +— Che cos'hai, Gilda? — le chiese. — Hai pianto? + +Ella non gli rispose, ma si voltò da un'altra parte e si coprì la +faccia con le mani. Poco lungi sghignazzavano due convittrici, delle +più grandi. + +Il dottor Romualdo si sentì una trafittura al cuore. Condusse la +fanciulla in un angolo appartato della sala e le domandò a mezza voce: +— Ti burlano forse? — Ella si strinse un po' nelle spalle, ma continuò +a tacere. + +— Ti burlano per cagion mia?... Di' la verità. + +E presele le manine ch'ella teneva davanti agli occhi, la costrinse a +guardarlo in viso. + +— Sì — ella bisbigliò con voce appena percettibile. + +— Ebbene, Gilda, se vuoi, io non vengo più. + +Era la prima volta ch'egli metteva alla prova l'affetto della nipote, +era la prima volta ch'egli si accorgeva come quest'affetto fosse +necessario alla sua vita. Perciò, in quel momento, tutto l'esser suo +pendeva dalle labbra della Gilda. E quando egli sentì le morbide e +rotondette braccia di lei con impeto subitaneo cingergli il collo, e +quando fra i singhiozzi ella gli disse — No, zio Aldo, voglio che tu +venga sempre — una dolcezza nuova, inusata gli corse le vene, provò una +gioia quale non gli era stata data da nessuna formula algebrica. Egli +prese la bimba sulle ginocchia, e carezzandole i capelli ripigliò il +suo interrogatorio: — Dunque che ti dicono? + +Ella diventò rossa, ma stette senza aprir bocca. + +— Ti dicono forse che hai torto ad avere uno zio così brutto? + +— Oh! — fec'ella con una garbata scrollatina di capo e ridendo in mezzo +alle lagrime. + +— Ebbene! + +— Oh... dicono tante cose — replicò finalmente la Gilda. + +— Ma... per esempio? + +— Dicono... che non ti pettini... + +Il professore sospirò. — E poi? + +— Che continui a portare i calzoni che avevi da bimbo. + +— Perchè? + +— Non li vedi?... Son tanto corti! + +Era vero. Il professore, che teneva una gamba accavallata sull'altra, +dovette riconoscere con singolare mortificazione che dieci centimetri +di stoffa di più non sarebbero stati soverchi. + +— C'è altro? + +— Sì — rispose la fanciulla, che aveva ormai sciolto lo scilinguagnolo. +— Dicono che non sai farti il nodo della cravatta. + +— Non è poi una gran disgrazia — osservò il dottor Romualdo, al quale +questa accusa pareva men grave delle precedenti. + +— Dicono... + +— Ancora? + +— Sì... Che hai il naso sporco di tabacco... + +Con un moto istintivo il professore cacciò la mano in saccoccia per +estrarre il fazzoletto. La Gilda gli fermò il braccio — No — ella disse +— Hai un fazzoletto turchino? + +— Già... + +— Lascialo stare... Somiglia a quello di don Spiridione, il catechista. + +Il dottor Romualdo non potè trattenersi dal sorridere. — È finito +questo processo? + +La Gilda fece un viso scuro scuro che voleva significare — Non +è finito. — Ma non fu cosa facile il cavarle di bocca l'ultima +rivelazione. Finalmente ella confessò singhiozzando che la chiamavano +_la nipote dell'orangutan_. — E l'orangutan — ella soggiunse nella +massima costernazione — è una bestia. + +— E una brutta bestia — ammise il dottor Grolli con aria rassegnata. +— Ebbene — egli ripigliò dopo una breve pausa — non c'è che un +rimedio.... Lascia che dicano quel che vogliono e non ci badare... Io +procurerò di essere meno orangutan che sia possibile, farò allungare +i miei calzoni, mi ravvierò meglio i capelli e la barba, cesserò di +servirmi del fazzoletto turchino... + +Il viso della fanciulla si rischiarò. + +— Tu intanto non vergognarti di traversar la sala a fianco +dell'orangutan... Dobbiamo dire così? + +— No, no, dello zio Aldo. + +Il professore si alzò, e la bimba passò il suo braccetto sotto quello +di lui. Andarono in questa guisa, zio e nipote, fino all'uscio, e +la Gilda teneva la sua fronte così alta e girava intorno uno sguardo +così sicuro, che nessuna tra le sue condiscepole osò prendere un'aria +canzonatoria. Quando si fu in fondo alla sala, la fanciulla diede +un bacio sonoro al professore, e disse forte — Buon dì, zio Aldo, a +rivederci. + +Ella tornò indietro contenta; aveva vinta una prima battaglia sopra sè +stessa, aveva vinto la falsa vergogna. Anche il professore si sentiva +un altro uomo. Ciò che lo aveva legato prima alla Gilda era la pietà, +era l'idea del dovere; poi, con la consuetudine della vita, vi si era +aggiunta un'affezione sincera, ma timida, inconsapevole quasi di sè, +un'affezione che non osava chiedere, non osava sperare il ricambio. +Ora, invece, di questo ricambio egli era sicuro; la Gilda gliene aveva +tolto il dubbio con l'ingenua confessione delle sue piccole amarezze, +col soave abbandono con cui gli si era gettata al collo, con la balda +franchezza con cui aveva traversato la sala al suo fianco sfidando +gli sguardi delle sue compagne. Senonchè quell'intima soddisfazione +dell'anima non era senza mistura. Un punto della sua antica filosofia +era scosso, era turbato il suo profondo convincimento della inutilità +d'ogni dote esteriore. La bellezza, la grazia, non erano dunque vane +parvenze? Erano forze reali e gagliarde, non create dalla fantasia dei +poeti? Non era dunque la medesima cosa avere un aspetto increscioso o +gradevole; la virtù, l'ingegno, non bastavano a coprir le imperfezioni +del corpo? E, allora, che ci guadagnava a esser brutto? Non avrebbe +potuto riuscire un buon matematico anche mostrando l'età che aveva e +non più, anche essendo un bel giovane? + +Queste savie riflessioni del dottor Romualdo si traducevano in una cura +alquanto maggiore della persona. Egli usava con una certa frequenza la +spazzola e il pettine, procurava che ciascun bottone del suo soprabito +entrasse nell'occhiello che gli competeva, e non isdegnava di rimanere +qualche secondo davanti allo specchio per allacciarsi il nodo della +cravatta. Questo fatto memorabile accadeva specialmente nei giorni in +cui il professore doveva recarsi dalla nipote. Prima di far la sua +visita, egli si lavava col sapone d'odore, si ravviava i capelli, +lasciava a casa la tabacchiera, e invece del fazzoletto turchino, +prendeva seco un fazzoletto bianco di bucato. Egli non cessava già +di esser brutto, ma cessava d'esser sucido, e le convittrici non +lo chiamavano più l'_orangutan_. Avrebbero smesso, a ogni modo, di +dargli questo appellativo sgarbato, per riguardo alla Gilda ch'era +diventata in breve tempo un personaggio importante. Negli studi era +la prima della sua classe, nei giuochi era delle più vispe e briose +di tutto il collegio. Alcune tra le ragazze maggiori d'età avevano +fatto per qualche tempo il viso dell'arme al novello astro che sorgeva +sull'orizzonte, ma la bizza era durata poco; la grazia della Gilda, +il suo aspetto attraente, la prontezza del suo ingegno, la spontaneità +dei suoi modi avevano trionfato di ogni ritrosia. Onde ella non tardò +ad appartenere al gruppo delle elette, a quella aristocrazia della +scuola che nessun regolamento vale a sopprimere, come nessuna legge può +distruggere le inuguaglianze nella vita reale. E a quella guisa che il +professore Romualdo aveva in principio fatto cadere sulla nipote parte +della sua impopolarità, la Gilda faceva riflettere oggi sullo zio parte +della simpatia ch'ella aveva acquistata per sè. + +V'era poi un'altra ragione assai importante per la quale il Grolli era +ormai guardato, se non con vivo interesse, almeno con una curiosità +benevola. Prima che compisse il secondo anno dacchè la Gilda era +entrata in collegio, il dottor Romualdo aveva mutato la sua condizione +di assistente in quella di titolare, e il titolare era già divenuto +illustre, le sue opere erano lodate anche fuori d'Italia, la sua +conoscenza era ambita da uomini preclari nel campo scientifico. A sua +insaputa, il dottore Romualdo s'era messo su una delle due vie, per +le quali, dato un certo merito, si consegue la fama. Poichè a questo +proposito non c'è mezzo termine; la fama, o bisogna arrabattarsi molto +a cercarla, o bisogna star molto cheti ad attenderla. O l'impudenza +sfacciata del ciarlatano, o la ritrosia quasi infantile del cenobita. +Col primo sistema si assorda il paese del proprio nome, si loda per +esser lodati, si accarezza la critica, si entra audacemente in una +chiesuola scientifica. Indi uno stuolo d'alleati, ma, di fronte, uno +stuolo di nemici. Cento insidie, cento passioni poste in giuoco, il +trionfo delle dottrine subordinato al trionfo della fazione, l'abilità +spesso più potente dell'ingegno. Col secondo sistema si studia in +silenzio, creduti timidi dal mondo a cui si getterà forse un giorno +un'idea destinata a sconvolgerlo. Non una condiscendenza che ne chiami +un'altra, non una parola che accenni a vaghezza di plauso; non alleati, +ma non nemici; bensì, sparse per la terra, numerose simpatie di persone +che non si conoscono e non si conosceranno giammai; simpatie un po' +inerti, non bastevoli a dare la gloria, ma pronte ad alimentare il +primo soffio di fortuna che ci spiri propizio. Ottenuta così, la fama è +più sicura, più stabile di quella ottenuta per l'altra via. Ma siccome +vi si giunge più difficilmente o più tardi, è appunto l'altra via +quella che d'ordinario si sceglie. + +È superfluo il dire a qual partito si fosse appigliato il professore +Romualdo. La sua indole, i suoi gusti, l'ambiente in cui egli era +sempre vissuto avevano reso in lui una seconda natura le abitudini del +riserbo. Nè sapeva abbandonarle oggi, nè acconciarsi alle esigenze +di una celebrità della quale era, più che lieto, maravigliato egli +stesso. Era timido, impacciato, alieno da tutto ciò che potesse +metterlo in mostra. Però, quando era in giuoco il decoro della sua +Università, non ricusava mai l'opera sua; la modestia non era per lui, +come è per molti, una maschera della pusillanimità. Un giorno ci fu +un ammutinamento di studenti; il rettore aveva perduto la bussola, i +professori, scrollando le spalle, s'erano dispersi da varie parti; +il solo professor Grolli ebbe il coraggio di affrontare e di sedar +la tempesta. Un'altra volta, all'apertura dell'anno scolastico, +quand'era già annunciata la prolusione, il titolare a cui toccava di +leggere accampò non so qual pretesto per sottrarsi all'impegno. Indi +il rettore convocò per urgenza il corpo insegnante, facendo osservare +come fosse antichissima consuetudine quella di inaugurar le lezioni +con un discorso, e come l'ommettere questa formalità potesse riuscire +a scapito dell'Istituto, insidiato da occulti e palesi nemici. Ma chi +si scusò con la ristrettezza del tempo, chi con la molteplicità delle +occupazioni, e non si veniva a nessuna conclusione. — E lei, professor +Grolli? — chiese il rettore, dopo aver interrogato ad uno a uno tutti +gli altri. — So che ha una grande ripugnanza per queste cose, e non +osavo... — Se è proprio necessario... — rispose il professore, nel +quale il sentimento del dovere andava al disopra di qualunque altra +considerazione. E poichè la sua offerta venne accolta con entusiasmo, +egli vegliò due notti affine di compiere il suo lavoro pel giorno +prefisso. + +Non può dirsi che, dal punto di vista accademico, il dotto e severo +discorso avesse un successo clamoroso. Si notò anzi che parecchie +signore si allontanarono dalla sala durante la tornata, che il +commendatore prefetto appoggiò il gomito al ginocchio e il capo +alla mano nel punto culminante dell'orazione e si assopì fingendo +di meditare, e che i due bidelli, i quali, secondo il cerimoniale, +stavano ritti in grande divisa ai due lati della piattaforma riservata +alle autorità e al corpo insegnante, dovettero addossarsi alla +parete e si addormentarono in piedi, cosa non seguìta mai nelle +adunanze precedenti, nemmeno alle più erudite concioni. Ma quel +discorso, riuscito noioso a tanta parte dell'uditorio, fu invece, +per l'importanza e la novità delle cose dette, un vero avvenimento +scientifico, che valse al Grolli la nomina a socio corrispondente +dell'Istituto di Francia. + +Punto inorgoglito delle mutate fortune, il nostro professore conservava +le sue modeste abitudini, e le rendite cresciute gli servivano soltanto +a ingrossare il fondo giacente presso la Banca in conto della nipote +e ad abbellire la stanza in cui ella sarebbe tornata al suo uscir dal +collegio. + + + + +XI. + + +Due anni prima che la Gilda compiesse la sua educazione, un'epidemia +difterica venne a mietere più di una vittima fra le convittrici. Allora +vi fu un fuggi fuggi; quasi tutti i genitori richiamarono a casa le +figliuole, e il professor Romualdo s'affrettò egli pure a riprendere +la sua pupilla. A epidemia finita, la Gilda avrebbe dovuto ridursi +nuovamente in collegio, ma la sua migliore amica era morta, e l'idea +di non trovarla più la contristava fuor di misura. — Preferiresti di +restare con noi? — le domandò un giorno lo zio. — Oh sì — ella rispose +con le lagrime agli occhi. E rimase. + +Ella aveva allora quattordici anni, e si trovava in quel periodo +critico della vita femminile nel quale un non so che d'incerto, +d'indefinito si stende sull'espressione del volto e sulle linee della +persona. È come se il fiore tornasse nel suo bocciuolo per aprirsi una +seconda volta, nè si può prevedere in qual modo si riaprirà. Quante +speranze dell'infanzia deluse! Quante paure svanite! Il mostricciuolo +diventerà forse una Venere, Venere si cambierà in un mostricciuolo. +Negli occhi delle madri si dipinge un'inquietudine ansiosa, nello +sguardo degli estranei una curiosità indiscreta; la giovinetta intanto +si sente osservata e si osserva; ella dimanda a sè stessa che cosa +scomponga l'armonia delle sue membra, che cosa turbi la serenità del +suo spirito, che fuoco arcano le riscaldi le vene. Ha baldanze che la +fanno arrossire, ha ritrosie che non comprende; guarda dietro di sè, +vede le bambine saltellanti, chiassose, e ne ha invidia e disprezzo ad +un tempo; deve confessare che stava meglio quand'era come loro, eppure +non vorrebbe tornar come loro; guarda davanti a sè, e vede le giovani +spose, le matrone dalle forme opulente mal dissimulate dai veli, le +vede imperare con un volger di ciglio e sente che sarà anche lei un +giorno quali esse sono, e affretta col desiderio quel giorno. Eppure +il desiderio non è senza una tristezza profonda. A che prezzo stringerà +quello scettro? + +Nell'ultimo tempo della sua dimora in collegio la Gilda era alquanto +imbruttita. Era alta, magra, pallida, con un cerchio azzurro intorno +alle palpebre. Le sottane corte lasciavano vedere un piede un po' +troppo lungo e il principio d'una gamba un po' troppo sottile; anche +le braccia erano lunghe e stecchite. Il suo sorriso aveva perduto +dell'antica vivacità, la sua voce, già limpida e argentina, era spesso +velata e talora feriva l'orecchio con certe note fesse e sgradevoli. Ma +in questa eclissi della sua bellezza la Gilda conservava di magnifico +gli occhi grandi, espressivi, i folti, bruni, crespi capelli, e i denti +bianchi come l'avorio e uguali come le perle d'un monile. Era lecito +pronosticare che il resto si sarebbe accomodato da sè. + +Come la fisonomia e la persona, così si era un po' modificato il +carattere. Ella non era più la bimba impetuosa, ma gioviale, espansiva, +che aveva anni addietro portato la rivoluzione nella silenziosa casa +Negrelli; i suoi uccelletti, i suoi fiori non le parlavano più l'usato +linguaggio; qualche volta la sua allegria era forzata, qualche altra +non sapeva frenarsi, e si rinchiudeva nella sua camera, malinconica e +taciturna. Non di rado ripensava al chiasso ch'ella faceva con Mario +nel magazzino del signor Gedeone; ahimè, dov'erano andati quei tempi? +dov'era andato Mario? + +Quando gli si domandava conto del suo figliuolo, il signor Gedeone +tentennava gravemente il capo. Quel ragazzo gli dava pure di gran +tribolazioni. Non era cattivo, ma voleva fare a suo modo, e il +soggiorno in Isvizzera, che doveva mettergli giudizio, aveva invece +finito di guastargli il cervello. Ormai bisognava rinunziare alla +speranza ch'egli succedesse al padre nel commercio dei grani e dei +coloniali. Con la stramba idea di diventar pittore, s'era legato in +amicizia con un giovane artista svizzero, il quale lo aveva condotto +seco per otto mesi a Roma ed ora lo teneva nel suo studio a Zurigo. +Di là Mario scriveva al babbo lettere piene d'entusiasmo, chiedendo +quattrini e promettendo di render celebre in meno di dieci anni il nome +della famiglia. + +— Eh, signorina — disse un dopo pranzo il signor Gedeone alla Gilda, +ch'egli salutava sempre con deferenza come l'antica camerata di suo +figlio — Mario terrà forse parola e mi renderà celebre, ma che me ne +importa? Io avrei preferito ch'egli fosse qui ad attendere agli affari +insieme con me... Allora sì che avrei lavorato di lena... Adesso +invece... + +Il signor Gedeone, ch'era seduto sur una panca di legno davanti al +suo magazzino, si alzò in piedi, si passò il rovescio della mano +sugli occhi; indi proseguì: — Ma!... Mi par ieri quando Mario e lei +si rincorrevano fra le balle di caffè e i barili di aringhe... Se ne +rammenta? Come passa il tempo! + +Un garzone del fondaco s'avvicinò al principale. — Il brigadiere se n'è +andato. Non ci sono che le guardie Munari e Albonzio. + +— Avanti, allora — ordinò il signor Albani. + +Un gran carro di fieno ch'era fermo sulla strada, col timone rivolto +dalla parte della città, si mosse alzando una nuvola di polvere. I +sonagli dei muli tintinnavano in cadenza, il sole morente lambiva coi +suoi ultimi raggi la parte superiore del carico, lasciando in ombra il +resto, il conduttore disteso sul fieno cantava: + + Addio, mia bella, addio, + L'armata se ne va, + ecc., ecc. + +Intanto il signor Gedeone ora seguiva con lo sguardo il barroccio, ora +si voltava a discorrere con la Gilda. + +— Non viene mai il signor Mario qui? — chiese questa timidamente. + +— C'è stato un paio di volte — rispose il signor Gedeone — Lei era in +collegio. Adesso dice che non vuol tornare finchè non abbia fatto un +bel quadro... Il bel quadro lo farà... oh lo farà senza dubbio... ma +non è questo ch'io volevo... Volevo averlo meco... volevo lasciargli i +miei affari... ecco quel che volevo.... + +A questo punto il signor Gedeone diede un'occhiata dal lato della porta +della città. Un suo commesso gli fece un cenno con la mano, come a +significare: — Ormai è passato. + +Il negoziante mostrò di aver capito; poi stringendo la destra alla +Gilda: — La ringrazio della sua premura, signorina... Mi fa tanto +piacere, sa, poter parlare di quel bricconcello di Mario. + +E il signor Gedeone era altrettanto sincero nel suo affetto paterno, +quanto nel suo desiderio d'introdurre in città senza dazio le derrate +che egli nascondeva nei carri di fieno. + +La Gilda risalì le scale, lieta in cuor suo che il suo vecchio amico +avesse scelto la professione d'artista. + +Nel ritirar dal collegio la sua pupilla, il dottor Romualdo s'era +proposto di compiere egli stesso la sua educazione. Perciò la faceva +studiare almeno due ore al giorno. Egli era in principio un po' +impacciato, ma la Gilda gli additava ella stessa la via, ribellandosi +ad ogni metodo rigoroso, eppure riuscendo ad afferrar di volo ogni +cosa. Il professore aveva cominciato col trovar molto da ridire su +questo modo di procedere a sbalzi, ma aveva finito col dar ragione +alla discepola. Ella era così pronta d'ingegno, ella scriveva con tanto +garbo! Quand'ella gli leggeva i suoi componimenti pieni di semplicità e +di freschezza, era come se una musica nuova gli ricreasse l'orecchio. +Le discipline scientifiche avevano intorpidito in lui il senso +dell'arte; ora esso gli si risvegliava nell'anima, gli richiamava alla +mente le vergini impressioni dell'infanzia, e gli faceva sentir tutto +il pregio di studi che aveva negletti. Gli pareva d'essere, anzichè +il maestro, l'allievo. Era ben altra cosa quand'egli introduceva la +Gilda nel suo laboratorio. Là egli era come un re; tutto obbediva ai +suoi cenni; sotto il suo occhio vigile, nelle sue storte, alla fiamma +dei suoi fornelli i corpi mutavano forma, aspetto, colore, e la natura +gelosa gli rivelava gli intimi suoi segreti. Ed egli si compiaceva a +stuzzicar la curiosità della sua pupilla, certo com'era di non poter +esser mai colto alla sprovvista dalle domande di lei. Forse era questa +l'unica sua vanità. + +La signora Dorotea, a cui il passare degli anni non aveva raddolcito +il carattere, sparlava liberamente del sistema di educazione tenuto +dal professore. — Vuol fare di sua nipote una dottoressa; si può dar di +peggio?... Che maraviglia se ella è pallida, allampanata, con le pesche +sotto gli occhi... Ne son morte di fanciulle a forza di leggere... Ne +ho conosciute io... + +V'erano dei giorni in cui l'umore della Gilda pareva dar ragione ai +pronostici della vedova. Bastava un nonnulla a farla piangere, non +voleva uscire, non c'era verso di cavarle una parola di bocca. + +Una mattina che la ragazza era più smorta dell'ordinario, la signora +Dorotea fece a bassa voce delle comunicazioni misteriose al professore, +concludendo: — Se non crede a me, mandi per un medico. + +Il medico venne, si mise a ridere, diede ragione alla signora Dorotea, +e finì tra il serio e il faceto: — Via, caro professore, non affatichi +troppo questa sua nipote. Non è uno studente d'Università, è _una +donna_. + +La signora Dorotea chinò il capo in segno di assenso. + +— Ci vuole una vita più svariata — continuò il medico — la conduca +spesso fuori di casa, le faccia conoscere qualcheduno... gioventù +sopra tutto... i giovani devono stare coi giovani... Quando poi verrà +l'autunno... adesso già ci vuol tempo, siamo appena in febbraio... +in autunno insomma un viaggetto sarebbe eccellente... Alle corte, io +stimerei opportuno di adottare un altro sistema di vita. + +Qui l'approvazione della signora Dorotea fu meno esplicita. — Bisogna +stare coi giovani! — ella borbottò fra i denti. — Come se io fossi +una vecchia decrepita e rimbambita... Le belle cose che s'imparan dai +giovani! + +Il professore si ritirò pensoso nella sua camera. — È una donna — +egli bisbigliava, ripetendo le parole del medico. E soggiungeva: — Una +donna in casa! — A quel che sembra il professor Romualdo non s'era mai +accorto che era una donna anche la signora Dorotea. + +Comunque sia, l'avvenire gli si presentava buio, buio oltre misura. +Il fatto più naturale del mondo gli pareva dover esser fecondo +d'incalcolabili conseguenze; egli sentiva che il suo ufficio di +tutore entrava in una nuova fase, e che adesso soltanto egli avrebbe +cominciato a sperimentarne le difficoltà. + + + + +XII. + + +Bastarono poche settimane alla Gilda per riaversi affatto. Pareva anzi +che quel passeggiero malessere avesse contribuito a far rifiorire la +sua bellezza decaduta da qualche anno. I molli contorni della donna si +disegnavano ormai sotto le vesti succinte della fanciulla; gli occhi +già languidi e smorti brillavano d'una nuova luce più viva, più intensa +di quella che li aveva illuminati nell'infanzia gioconda, e la persona +leggiadra, pur mutando linee, si ricomponeva nell'antica armonia. Le +inesplicabili tristezze, gli scoraggiamenti infiniti degli ultimi tempi +l'assalivano di rado e non mai con tanta violenza; era tutt'al più una +malinconia pensosa, non scevra d'ogni dolcezza. + +Ma il dottor Romualdo assisteva con mal celato sgomento a questa +trasformazione della sua pupilla. S'era avvezzato ad amar la fanciulla, +e non sapeva acconciarsi all'idea che la fanciulla diventasse donna, +poichè la donna era sempre ai suoi occhi un essere inferiore, malato, +pieno di piccole arti e di avvolgimenti insidiosi. Allorchè la Gilda +entrava nella sua stanza, egli pareva atteggiarsi a guisa di uomo +che si mette in difesa; non le dava più un pizzicotto sulla guancia, +nè un buffetto sotto il mento: e s'ella gli faceva una carezza, egli +arrossiva confuso. + +— Ti faccio paura! — ella esclamava canzonandolo — E sì ch'io son +quella di una volta! + +Quella di una volta? Oibò, oibò. O la Gilda parlava in mala fede, o +ella ingannava sè stessa. Ma già ella parlava in mala fede sicuramente; +era una femmina. + +Quand'egli la conduceva a passeggio, ed ella gli dava il braccio, +ci voleva poco ad accorgersi ch'ella non era quella di una volta. +Noi lo sappiamo, l'avevano ammirata sempre, ma adesso era mutato il +genere dell'ammirazione, e soprattutto era mutata _la qualità_ degli +ammiratori. Non erano più i babbi e le mamme quelli che si fermavano +estatici a guardar la Gilda; erano i bellimbusti profumati, azzimati, +erano i giovinetti di primo pelo, erano, orribile a dirsi, gli studenti +dell'Università. Nè soltanto i rompicolli; quelli stessi, che, dalla +cattedra, il professore mirava assorti nelle severe meditazioni +scientifiche, quelli stessi che pendevano con più amore dalla sua +parola, se vedevano la Gilda al suo braccio, le piantavano tanto +d'occhi in viso, come se volessero divorarsela. Egli sentiva bisbigliar +dietro a sè — Che stupenda ragazza diventa la nipote del professor +Grolli! — Che bottoncino di rosa! — Ah! esser l'ape che succhierà quel +fiore! + +— Disgraziati! Disgraziati! — rifletteva in cuor suo il professore +Romualdo. — Anche su loro che sono l'orgoglio della Università, la +speranza della patria, la donna esercita la sua funesta influenza: +ella distrae la loro mente dai forti pensieri, ella turba i loro sensi, +ella popola la loro fantasia di immagini ingannatrici. Quanto cammino +di più si farebbe nel mondo se non vi fosse la donna! Quanto più +presto sarebbe stata scoperta la legge della gravitazione, da quanto +tempo si sarebbe già trovata una soluzione alle equazioni di quarto +grado! Che gloria immensa si acquisterebbe colui il quale riuscisse ad +emancipare l'umanità dalla femmina ed assicurasse con un nuovo metodo +la propagazione della specie! + +Talora, mentre il dottor Grolli era infatuato dietro questo grave +problema, la Gilda gli dava una scrollatina al braccio, e gli chiedeva +sorridendo: — Sei fra le nuvole? + +Del resto, il professor Romualdo, quantunque convinto che la +soppressione della donna ci avvierebbe a uno stato di perfezione +assoluta, non intendeva sottrarsi a nessuno degli obblighi suoi +verso la nipote. Se, anni addietro, egli aveva commesso una debolezza +acconsentendo a tenerla presso di sè, tanto peggio per lui; s'egli non +aveva saputo prevedere che la bambina non sarebbe stata sempre bambina, +era a lui e non ad altri che toccava scontare l'imprevidenza. Norma +costante delle sue azioni, il sentimento del dovere lo reggeva anche in +questa prova e gli dava il modo di vincere ostacoli che sulle prime gli +parevano insuperabili. + +Tra le novità introdotte nel sistema di vita del nostro matematico +non fu certo l'ultima quella di recarsi un paio di sere la settimana +insieme con la Gilda in casa del cavalier Diomede Lorati, che teneva +allora l'ufficio di rettore dell'Università. Il professor Grolli in +conversazione; era una cosa da far strabiliare! Ma il medico aveva +giudicato opportuno che la Gilda conoscesse qualche persona dell'età +sua, ed erano su per giù della stessa età le figlie del rettore. Il +cavaliere Lorati era una buonissima pasta d'uomo, che da venti anni +professava diritto civile e in tutto questo tempo non aveva mutato +una virgola alle sue lezioni. Gli scolari sapevano come ogni lezione +principiava e come finiva, e spesso il professore aveva la compiacenza +di sentir correr lungo i banchi una frase ch'egli non aveva ancor +detta. Del resto, il cavalier Lorati era tenuto in conto di persona +sapiente; era segretario della locale Accademia di scienze e lettere, +e in questo ufficio aveva avuto agio di svolgere le sue naturali +disposizioni per le commemorazioni funebri. Infatti, quando moriva +un socio, era a lui che toccava darne la triste novella, e la dava +_col cuore spezzato_. Il buon professore non avrebbe ommessa questa +frase per tutto l'oro del mondo. Ma non era soltanto in favore dei +soci dell'Accademia che il cavalier Lorati versava il suo inchiostro +e le sue lagrime. Chiunque passasse agli eterni riposi, per poco che +fosse conosciuto da lui, aveva il conforto d'un suo cenno necrologico +preceduto da un motto latino, o da uno dei soliti emistichi, come — +_Morte fura — Prima i migliori e lascia star i rei_ — oppure — _Sol chi +non lascia eredità d'affetti — Poca gioja ha dell'urna_. + +Un'altra bella qualità del cavaliere era la sua sommissione agli +oracoli della signora Olimpia, sua moglie, donna notevole per molti +rispetti, e particolarmente per quello di madre di famiglia. Ella +aveva studiata a fondo la situazione matrimoniale delle sue figliuole +e soleva cantar loro su tutti i toni: — Bimbe mie, vostro padre è un +sapientissimo giureconsulto, ma voi non avete quello che si dice il +becco d'un quattrino, e ai tempi nostri una lepre verrà a gettarsi in +braccio del cacciatore prima che un uomo venga spontaneamente ad offrir +la sua mano a una ragazza senza dote; perciò abbiate bene in mente che +bisogna aiutarsi da sè, non aver romanticismi, non patir distrazioni, +cercar molto e cercar sempre, e quando si crede di aver trovato, badare +che non isfugga la preda. Io sono vostra madre e farò il dover mio. Ma +farei ben poco se non mi secondaste. + +Fedele alle sue savie massime, la signora Olimpia metteva in mostra +la sua Ginevra e la sua Giulia quanto più poteva, e non mancava di +condurle a passeggio, alle funzioni di chiesa, ai dibattimenti della +Corte d'assise, dappertutto insomma dove vi fosse la speranza di veder +comparire quella rara selvaggina che si chiama un marito. Inoltre ella +riceveva due sere la settimana. Erano ricevimenti alla buona; alcuni +professori con le mogli e le figliuole, alcuni parenti dei professori, +e una mezza dozzina di studenti, nei quali la signora Olimpia aveva +creduto di scoprire la stoffa matrimoniale. + +Per i professori c'era un tavolino a parte, intorno al quale essi +impegnavano discussioni rumorose sui regolamenti universitari, sui +ministri che s'eran succeduti all'istruzione pubblica, sugli esami e +sulle propine. Ma il grosso della compagnia sedeva a una gran tavola +rettangolare, su cui la Ginevra e la Giulia stendevano con moltissima +cura un tappeto di lana che ricadeva sin quasi sul pavimento. I maligni +volevano far credere che all'ombra di quel tappeto si stabilissero +fra gli studenti e le ragazze attivissime comunicazioni di mani e di +piedi, assai più gustose dei giuochi di società che avevano luogo alla +superfice. + +Alle dieci la signora Olimpia distribuiva agli invitati una tazza +di tè leggiero in modo da non alterare il sistema nervoso, e le +padroncine giravano un piatto di _sandwichs_ preparati dalle loro +mani. Alle undici la compagnia si scioglieva, salvo i pochi casi in +cui tra gl'invitati si trovasse una persona di buona volontà da suonar +l'armonica e da permettere alla gioventù di far _quattro salti in +famiglia_. + +Un osservatore superficiale troverà senza dubbio che la signora +Olimpia, sollecita com'era di procurar marito alle sue figliuole, +commetteva una leggerezza invitando ai suoi convegni serali la Gilda, +che dava scacco matto a tutte e due. Ma la signora Olimpia aveva vedute +più larghe e profonde. Ella pensava che la bellissima giovinetta poteva +servir d'uccello di richiamo e far venire in casa qualcheduno che non +ci sarebbe venuto altrimenti. — E pur che ci vengano almeno in due — +rifletteva l'accorta donna — io ci avrò sempre guadagnato. Quand'anche +si appiccicassero entrambi alla nipote del Grolli, più d'uno ella non +ne sposerebbe; l'altro resterebbe sempre amico di famiglia, e allora, +chi sa? + +Non si può creder quante feste si facessero dalla famiglia Lorati ai +due nuovi ospiti. Le ragazze volevano sedere l'una a destra, l'altra a +sinistra della Gilda, la colmavano di elogi sulla sua bellezza e sulla +sua grazia, la iniziavano ai segreti dei dilettevoli giuochi di _scopa_ +e _campana e martello_. La signora Olimpia e il rettore prodigavano +le più tenere cure al professor Romualdo, e anzi il rettore sentiva +l'imperioso bisogno di fargli ogni momento il solletico sulle ginocchia +e di ripetergli con infinita espansione: — Ma bravo il nostro Grolli, +che si è risolto a uscir dal suo guscio! + +E gli altri professori in coro: — Bravo Grolli! Bravissimo! + +Nell'ora del tè poi era la signora Olimpia in persona che portava la +tazza al dottor Romualdo e gli offriva i _sandwichs_. Faceva servire +gli altri invitati dalle figlie, ma il dottor Romualdo voleva servirlo +ella stessa. + +I colleghi, con la insistenza uggiosa dei dotti quando pretendono di +far gli uomini di spirito, celiavano costantemente su queste attenzioni +speciali della signora Olimpia pel Grolli. — Ehi Grolli, state in +guardia... la signora Lorati insidia la vostra innocenza... Badate che +non si ripeta il caso della moglie di Putifarre. + +Il professore si agitava sulla sedia e borbottava infastidito: — Che +discorsi! — E si confermava sempre nell'idea ch'era meglio vivere +a sè, tenersi lontani anche dai colleghi, e non aver con loro altre +relazioni che quelle volute dagli studi. Ma oramai erano vani rimpianti +e conveniva rassegnarsi all'inevitabile. + +Gli omaggi di cui la Gilda era l'oggetto in casa del rettore +non le facevano salire i fumi al cervello. Lasciava discorrere i +damerini senz'accordar preferenze ad alcuno, e quando giungeva il +momento desiderato dei _quattro salti in famiglia_, ella ballava +indifferentemente con tutti, più entusiasta della danza che dei +danzatori. Com'era bella allorchè il giro vorticoso del valzer le +invermigliava le gote e le scompigliava i capelli, e il suo piede +leggiero appena sfiorava il pavimento, e la sua persona agile, snella, +succinta, si disegnava in mille pose sempre diverse e sempre leggiadre +e composte! + +— Che allegria, non è vero, in queste festine? — diceva il cavaliere +Lorati, stropicciandosi le mani e andando dall'uno all'altro crocchio. +— Benedetta la gioventù!... Ci s'ingrassa proprio a vederla divertirsi +in tal modo... Voi, caro Grolli, vi siete fatto vecchio prima del +tempo... Avete avuto torto, un gran torto... Quanti anni avete? + +— Trentacinque fra poco. + +— Guardate un po' se un uomo a trentacinque anni dovrebbe star lì +impalato presso uno stipite invece di ballare con le ragazze... Fin che +si tratta di me che non aspetto i sessanta... + +Ballare! Egli, il professor Grolli! Che idee! Le coppie danzanti +lo urtavano, lo investivano, ed egli rimaneva come trasognato. In +quell'intrecciarsi delle braccia, in quel confondersi del respiro, in +quel mover del piede in cadenza, in quell'abbandonarsi della persona +all'onda dei suoni, c'era dunque, ci doveva essere un piacere ch'egli +non aveva mai provato, ch'egli non sapeva comprendere, ma di cui gli +era impossibile non ravvisare l'espressione schietta ed ingenua nelle +facce giovanili ch'egli vedeva passarsi davanti. Era proprio vero. +C'era un mondo di cui egli non aveva nemmeno toccato la soglia. + +Negl'intervalli fra un ballo e l'altro la Gilda veniva a dargli un +saluto e a chiedergli se si divertiva... Oh! tanto... Egli la seguiva +mestamente con l'occhio mentre ella s'allontanava a braccio di un +_cavaliere_ qualunque. Egli pensava che la cara bambina la quale gli +aveva insegnato a comprender la famiglia, non era più sua; le acri +voluttà della vita si erano impadronite di lei: oggi era il ballo, +era l'ingenua soddisfazione di sapersi ammirata; domani sarebbe stato +l'amore, forse la passione violenta, irresistibile, fatale. + +— Fra un paio d'anni bisognerà dar marito a quella ragazza — diceva il +rettore battendo sulla spalla del dottor Romualdo. — Cospetto! Come è +cresciuta bene!... Grande scoglio questo del matrimonio... E io ho da +provvedere a due... Meno male che se ne incarica Olimpia. + +Un discorso così naturale come quello del matrimonio della nipote +recava al professore una molestia inesplicabile, ed egli sfogava il suo +dispetto parlando con amarezza di tutti i giovani i quali frequentavano +la famiglia Lorati. + +Nel tornare a casa, una sera, la Gilda gli chiedeva il suo parere sopra +certo Norio, ch'era una conoscenza recente e che pareva destinato a +divenire il beniamino della società. + +— È un giovine che non riuscirà a nulla — replicò vivamente il +professore. + +— O perchè dici così? — ella soggiunse. + +— Perchè? A che vuoi che riesca un giovine che è venuto qui per +istudiare e pochi giorni dopo il suo arrivo non sa impiegar meglio la +sera che ballando e facendo giuochi di compagnia? + +— Dio buono! Alla sua età non gli sarà lecito divertirsi? + +— Alla sua età il divertimento per i giovani seri, per i giovani +che vogliono diventar qualche cosa, è lo studio. Ne ho conosciuti +io di questi giovani, che vegliavano fino a tarda ora sui libri, +affaticandosi la mente, logorandosi gli occhi, che si alzavano +poi la mattina prima del sole e ripigliavano il lavoro lasciato a +mezzo, intenti a decifrare una formula, a risolvere un problema... +Oh non erano eleganti, no... Non avevano la scriminatura perfetta, i +baffetti arricciati, il colletto candidissimo, il nodo della cravatta +d'una simmetria architettonica, non avevano i bottoncini d'oro sulla +camicia... no, no... le loro vesti erano sgualcite, la loro biancheria +era frusta, i loro capelli scomposti... Le donne non li guardavano con +compiacenza... + +— Ma, zio Aldo — interruppe Gilda — saranno stati indecenti. + +— Non me ne intendo io... Erano poveri... + +— Ebbene, che colpa ha il signor Norio se la sua famiglia è piuttosto +agiata? + +— Colpa? Non ne ha nessuna, ma gli manca la più grande maestra della +vita, la povertà. Male alloggiati, mal nutriti, mal coperti, si trova +che vi è una sola consolazione, il lavoro, lo studio... La vita del +pensiero diventa la vita del corpo; non si sente la fame, non si sente +il freddo... Per mesi e mesi si mangia un pane di meno al giorno, +tanto da comperarsi un libro nuovo, e quel libro acquistato così +faticosamente ha per noi maggior pregio che non abbia pei bellimbusti +un abito da ballo, e per voi altre donne un vezzo d'oro e di perle... +Voltarne e rivoltarne la coperta, tagliarne le carte, aspirare l'odore +acre della stampa ancora umida e fresca, ecco tanti piaceri ignorati +dal comune della gente... Che c'importa delle travi affumicate, che +c'importa delle pareti sgretolate e crollanti?... I nostri occhi +guardano più in là; essi abbracciano il mondo intero... + +— E nessuna compagnia, nessuna distrazione? — chiese la Gilda, che non +aveva mai trovato lo zio Aldo così eloquente. + +— Distrazioni?... Qualche passeggiata all'aria aperta, nelle ore del +sole l'inverno, nelle ore del fresco l'estate... Compagnia?... Fra i +vivi, tre o quattro coetanei delle stesse condizioni e degli stessi +gusti; fra i morti, tutti i migliori... Tutti quelli che hanno stampato +un'orma nel campo degli studi; tutti quelli che hanno aggiunto una +verità al patrimonio della scienza... e t'assicuro io che valgon meglio +della folla volgare e piccina dalla quale siamo attorniati. + +— Tu hai fatto questa vita, zio? — domandò la Gilda commossa. + +— Ho parlato di me? + +— Oh! T'ho inteso benissimo... Fosti tu pure uno di quelli che hanno +lottato, che hanno patito. + +— Ne conobbi tanti che patirono di più... + +— Povero zio Aldo! — rispose la fanciulla alzando verso di lui gli +occhi inteneriti. — Sei rimasto solo presto? + +— Sì — egli rispose, scosso da quella voce soave, da quello sguardo +penetrante. — Ma lasciamo questo discorso... Vedi che ormai la burrasca +è passata. + +La Gilda sapeva che suo zio non era mai stato ricco, ma ella +ignorava ch'egli avesse avuto una giovinezza così travagliata, e +strappandogliene per la prima volta la confessione non poteva a meno di +ammirare in lui la forza dell'animo alieno da ogni vanteria. + +— Hai ragione, zio Aldo — ella soggiunse dopo una breve pausa. — Quelli +che tu hai descritti sono i giovani degni di essere amati. + +Egli sentì corrersi un fremito per le vene; poi disse sospirando: — +Amati da una donna! A che pro?... Allora non istudierebbero più. + +— Oh zio Aldo — sclamò la Gilda — come sei cattivo con noi donne! + + + + +XIII. + + +Nel maggio di quel medesimo anno, il professore e la Gilda ricevettero +una visita non meno cara che inaspettata, quella del capitano Rodomiti. +Il capitano non si era mai dimenticato dei suoi amici, scriveva loro +ogni tre o quattro mesi, mandava regali alla sua figlioccia, e le +prometteva sempre che sarebbe venuto a salutarla. Ma, sinchè il suo +bastimento si trovava nei mari dell'India e del Giappone, egli aveva +un bel promettere, e la Gilda diceva ridendo: Lo _zio Tonino_ discorre +delle sue visite come s'egli fosse a Firenze o a Milano invece d'essere +a Hongkong o a Singapore. — Adesso però egli si era diviso non senza +rammarico dalla sua vecchia _Lisa_, e assumeva il comando di un legno +di gran portata uscito appena dai cantieri di Sestri Ponente per conto +d'uno dei principali armatori della riviera Ligure. Prima d'imbarcarsi +e di star lontano dall'Italia chi sa quanti anni ancora, aveva chiesto +una licenza di due settimane, e ne approfittava per venir a vedere +coi propri occhi i cambiamenti successi in quasi dodici anni nella +vispa bambina ch'egli aveva condotta da Montevideo a Genova. Come lo +accogliessero non c'è bisogno di dirlo. Il lungo tempo trascorso dal +primo ed unico incontro fra il professore e lui non aveva lasciato +segno visibile sulla sua fisonomia e sulla sua persona. Una vita +attiva sin dall'infanzia, esercitata alle fatiche, alle privazioni e +ai pericoli, abbrevia forse il periodo della giovinezza, ma prolunga +quello della virilità. L'uomo comincia più presto, ma finisce più +tardi. Il Rodomiti toccava i sessanta, ma a vederlo lo avreste detto +appena cinquantenne. Giusto di membra nelle sue proporzioni colossali, +egli si conservava sempre ritto e imponente; l'occhio limpido e vivace +esprimeva il connubio della forza e della bontà; non era facile trovare +un pelo bianco nella sua barba e nei suoi capelli che incorniciavano +l'ovale regolare della sua faccia abbronzita. In collera era terribile, +terribile come l'Oceano di cui aveva affrontato così spesso le +tempeste; ma le tempeste della sua anima erano molto meno frequenti +di quelle del mare, e i suoi scoppi d'ira non erano mai cagionati +da futili motivi. Solo i deboli, quando non sono pusillanimi, sono +irascibili. Il capitano Antonio era d'ordinario pronto al sorriso e +all'arguzia; la sua voce tonante sapeva piegarsi alle inflessioni più +dolci, più carezzevoli, specialmente quand'egli si trovava in mezzo +ai bambini. Oh i bambini egli li amava tanto! Non v'era porto toccato +dalla sua nave ov'egli non ne conoscesse qualcheduno, e la sua cabina +era piena di gingilli ch'egli portava da una parte all'altra del mondo +per regalarne i suoi piccoli amici. E che feste essi gli facevano! Come +gli si arrampicavano sulle spalle, come gli tiravano la barba! Era +padrino di quasi tutti i figli de' suoi marinai, e la soddisfazione +ch'egli vedeva dipingersi in tante famiglie al suo comparire lo +dispensava dall'avere una famiglia propria. D'indole espansiva e +gioviale, egli narrava volentieri i suoi viaggi, che gli avevano fatto +conoscere uomini e paesi diversi, e veniva sempre alla sua conclusione +favorita: — Ciò che v'è di meglio dappertutto sono i fanciulli. + +— Meglio delle donne? — chiedeva qualcheduno maliziosamente. + +— Eh! mille volte meglio. + +Il capitolo delle sue avventure galanti sarebbe stato lungo e curioso; +ma egli non voleva parlarne mai, e, se altri tentava di tirarlo in +lingua, egli rispondeva con monosillabi e guardava i globi di fumo +svolgentisi dalla sua pipa. + +Con immenso terrore della signora Dorotea, il professor Romualdo +avrebbe voluto dare ospitalità al capitano; ma questi preferì aver la +sua libertà e scendere all'albergo. Egli veniva però ogni mattina a +prender la Gilda, che si appendeva al suo braccio, e sebbene dovesse +alzar molto gli occhi per fissarlo in viso e stentasse alquanto a +mettere i suoi passi al pari con quelli di lui, era superba di un così +maestoso cavaliere. Si sentiva più di una esclamazione intorno a loro, +si vedeva più d'un curioso far sosta un momento e voltarsi indietro, +colpito dalle dimensioni colossali del capitano. + +— Ho questa statura da quarant'anni e non ci si sono ancora avvezzati +— osservava sorridendo il Rodomiti, mentre si avvicinava con cautela +alla vetrina di qualche negozio e abbassava il capo per non urtar nei +lampioni. + +Il capitano e la Gilda avevano una infinità di cose da dirsi. Egli +rinverdiva nella mente di lei le immagini illanguidite dei primi anni, +le discorreva di sua madre; ella, dal canto suo, gli parlava dello zio +Aldo, della sua bontà, del suo amore allo studio, della sua timidezza. + +— Un brav'uomo, un brav'uomo — soggiungeva con un accento convinto il +capitano. — È un uomo di cuore... Non mi dimenticherò mai del nostro +primo incontro. Egli pareva sbigottito della mia statura; io, a vederlo +così piccino, così impacciato, non n'ebbi la migliore impressione... È +più basso di te, non è vero? + +— Oh, di qualche centimetro... + +— A ogni modo, adesso è migliorato anche nell'aspetto... Adesso senza +dubbio si rade, si pettina... è quasi bello al paragone... Ma allora +era un vero istrice... Indossava poi un certo vestito da viaggio... +Oh che tipo! Però non mi ci volle molto a riconoscere un fior di +galantuomo... Non esitò un istante, accettò lealmente, francamente, +il legato lasciatogli da sua sorella... Non tutti avrebbero fatto +altrettanto. + +— Lo credo io! — esclamava la Gilda. E raccontava le mille attenzioni +che il suo tutore le prodigava, la cura ch'egli si prendeva della sua +educazione, i sacrifizi d'ogni specie ch'egli faceva per lei. — Già — +ella diceva — ne fa uno grandissimo a tenermi seco... Non può soffrire +le donne... Alle fanciulle fa grazia, ma con le donne è inesorabile... +Quando mi son cambiata di pettinatura (in collegio tenevamo i capelli +raccolti in due lunghe trecce che ci cadevano giù per le spalle) egli +durò fatica ad avvezzarvisi. A ogni passo che faccio per uniformare la +mia _toilette_ a quella delle mie coetanee, vedo lo zio annuvolarsi +in viso... E non è già per la spesa... no certo, gli è che lo zio mi +avrebbe voluto sempre bambina. + +E la Gilda guardava istintivamente le sue sottane ancora un po' corte. + +Una mattina il Rodomiti chiese ed ottenne licenza di condur seco per +qualche giorno la ragazza a Milano. Questo viaggetto finì con un gran +colpo di scena. Poichè, nella sera in cui il capitano e la Gilda furono +di ritorno, la signora Dorotea mise un grido, e per poco non lasciò +cadere di mano il lume con cui ella era venuta ad aprire. + +— Chi è? chi è? + +— Zitta, sono io... Non mi conosce? — disse la Gilda, avviandosi +frettolosa verso la camera dello zio. Il capitano Rodomiti la seguiva +più lentamente, e con la sua presenza metteva in soggezione la vedova +e la forzava a starsene muta. + +Il professor Romualdo era seduto davanti alla scrivania con le mani +sprofondate nei capelli, cogli occhi fissi sull'ultimo numero del +_Journal des mathématiques_, con le spalle rivolte all'uscio. Una +candela con cappello di cartoncino verde raccoglieva la poca luce sullo +scrittoio e lasciava in ombra il resto della stanza. + +La Gilda entrò in punta di piedi, s'avvicinò adagio adagio alla sedia, +e appoggiandosi alla spalliera, disse: — Zio Aldo. + +Egli diede un sobbalzo. — Sei tu Gilda? — Poi guardò dietro a sè, e il +suo volto, che s'era composto a un sorriso, si atteggiò a un immenso +stupore. — Chi è?... + +In fondo, presso all'uscio, s'intese lo scoppio d'una risata. + +— Non conoscete più vostra nipote? — chiese il capitano. + +— Ma... + +Il professore, riavendosi a poco a poco dalla sorpresa, si alzò da +sedere, sollevò la candela fino all'altezza del viso della Gilda, e +ripetè più volte — È possibile? + +— Possibilissimo — rispose il capitano Antonio. — Il rubino è quello +di prima; è cambiata soltanto la legatura... La Gilda esitava, ella mi +ripeteva che lo zio ha dichiarato guerra a morte alle donne, e che ella +non poteva sperare di vedersi trattata da lui con la solita intimità se +non conservando le apparenze della fanciulla... Baie, io le risposi; +faremo accettare al signor zio il fatto compiuto... O vuoi restare +perpetuamente cogli abiti corti? Persuasa a mezzo, me la son condotta +a Milano, e la ho fatta vestire a modo mio... Fu proprio a modo mio? + +— No, per dire la verità... Tu sceglievi certe stoffe, certi colori... + +— Non avrò buon gusto; già, quello lì, a bordo non si acquista... Io +volevo un po' più di lusso... Ma questa signorina fu così modesta, così +discreta... diverrà una valente massaja... Insomma, la guardi, signor +orso, e vada superbo d'una così bella nipote (tùrati le orecchie, +Gilda), e confessi che le donne non sono poi la più brutta parte +della creazione... Santo Dio! Che bujo c'è qui dentro! — continuò +il capitano, fregandosi un fiammifero sui calzoni e accendendo con +quello una candela che era sul canterale. — Oh! così! Sono soddisfatto +davvero... Brava _madama_... Come si chiama la fata? + +— _Madama Chaillon!_ + +— Brava _Madama Chaillon_! + +Il capitano sedette sul canapè, si stropicciò le mani, e stirò sul +pavimento le sue lunghissime gambe. + +L'ammirazione del capitano Rodomiti non era affatto irragionevole, +perchè la Gilda non era mai stata così bella come quella sera. Il +suo vestito non le faceva una grinza; ed ella lo portava con la +disinvoltura d'una gran dama. + +— Via, via, caro Grolli — continuò il capitano, ch'era in vena di +chiacchierare — perdonate alla vostra pupilla il delitto di aver +passati i sedici anni e di avere un paio d'occhi che faranno girare il +capo a molti. + +— Capitano! — interruppe il dottor Romualdo. + +— So che queste cose non si dovrebbero dire in presenza della ragazza, +ma la Gilda ha giudizio e non c'è pericolo che gli elogi la guastino... +E poi, lasciatemi discorrere ancora stasera, chè domani parto, e me ne +vado alla Plata... Dunque, non le tenete il broncio? + +— Ma che broncio? Io non vi capisco — proruppe il dottor Romualdo, +alquanto confuso. — È un pezzo che mia nipote non è più una bambina, +eppure io non le ho scemato l'antico affetto. + +— Oh, no — proruppe la Gilda. + +— Non basta, non basta — riprese il capitano, spingendo fuori della +bocca una grande nuvola di fumo — bisogna che la Gilda possa avere +per voi tutta la confidenza ch'ella avrebbe pei suoi genitori... Si +avvicina il momento dei segreti scabrosi; guai se una ragazza non sa a +chi rivelarli! Me ne intendo, io, di queste cose; quando le mie cento +figliocce sparse nelle cinque parti del mondo mi veggono arrivare, +esse sanno ch'io leggo sul loro fronte le novità che sono accadute nel +loro cuoricino... E vi assicuro, professore mio, che queste novità si +rassomiglian tutte, tanto alla Nuova Zelanda quanto in Italia, tanto +nella Polinesia quanto al Messico, tanto al Capo di Buona Speranza +quanto al Giappone... È così, e la vita convien prenderla com'è... + +Il capitano, alzatosi in piedi, camminava lentamente per la stanza, +e la sua ombra gigantesca si disegnava sulla parete; il professore, +inquieto, guardava ora lui, ora la Gilda, ch'era immobile con un gomito +appoggiato alla spalliera d'una seggiola, cogli occhi chini al suolo. + +— Qui non c'è scritto ancora nulla — soggiunse il Rodomiti, +avvicinandosi alla giovinetta, ponendole una mano sotto il mento e +sforzandola a guardare in su — qui non c'è scritto ancora nulla — e a +queste parole il dottor Romualdo si sentì liberato come da un incubo. +— Ma — continuò il loquace capitano — un dì o l'altro qualche cosa ci +sarà scritto sicuramente, e allora, siccome io mi troverò sull'Oceano, +e il professore queste formule non sa decifrarle da sè, sarà necessario +che _madamigella_ si faccia coraggio, e dica nell'orecchio allo +zio ciò che la turba... E il signor zio deve promettermi che non si +scandalizzerà punto, ma farà bene anche allora la sua parte di babbo. +Siamo intesi, Gilda? + +— Sì — ella rispose, arrossendo. + +— E voi, Grolli? + +— Ma sì, è naturale... Che uomo siete!... Che discorsi avete tirato in +campo stasera! — disse il professore che smaniava sulla seggiola. + +— Oh in quanto a me non ho mai capito che sugo ci sia a non voler +guardar le questioni in faccia e a trattar le ragazze come se vivessero +in un altro mondo... Adesso però puoi lasciarci, Gilda. Avrei da dire +una parola a tu per tu al professore. + +— A me? + +— Sì, a voi... Oh una cosa da nulla... A rivederci domattina, Gilda; +verrai ad accompagnarmi alla stazione? + +— Sicuro, e anche lo zio ci verrà. + +La giovinetta prese una candela e si ritirò nella sua camera, ov'ebbe +una gran tentazione di dare un bacio alla propria immagine nello +specchio. Ella sapeva da un pezzo che non era brutta, ma quella sera +soltanto ella acquistava la persuasione di esser veramente bella. + +— Dunque? — disse il professore, quando fu solo col capitano Antonio. + +— Non vi sgomentate... Pare impossibile... Siete un brav'uomo, ma +troppo apprensivo... Permettete. + +Il Rodomiti si mise a sedere sul canapè, che scricchiolò sotto +l'immane peso; accavallò una gamba sull'altra e, gonfiando e sgonfiando +successivamente le guance, mandò tre gran boccate di fumo. + +— Dunque quello che volevo dirvi è questo. Non è lontano il tempo in +cui vostra nipote prenderà marito... + +— E di nuovo quest'argomento! Non avete dichiarato or ora che non c'è +nulla? + +— Sicuro; a tutt'oggi non c'è nulla... Ma bisogna intenderci... Non +c'è nulla di personale... La Gilda si trova nello stadio dell'amore +anonimo. + +— Non v'intendo. + +— È tanto facile — replicò il capitano. — Benedetti dotti!... Ogni +ragazza, professore mio, prima d'innamorarsi di qualcheduno, attraversa +un periodo nel quale prova vagamente, indeterminatamente l'amore... +I poeti ve la spiegherebbero in lungo e in largo; io sono tagliato +alla buona e parlo come so... Del resto, se non foste un originale, mi +avreste indovinato per aria, giacchè quella condizione dell'animo non +è una particolarità delle sole donne... Insomma, per venire a bomba, +quando una ragazza è entrata nella fase dell'amore anonimo, ella non +tarda molto a dar forma alle sue fantasie, non tarda molto a passar +nella fase dell'amore personale... Mi sono spiegato chiaro, spero... + +— Sì, sì... Insomma troverà qualcheduno che le piacerà, e vorrà +sposarselo... Tutti i gusti son gusti. + +— Credete pure che quello lì è un gusto che durerà per un pezzo... Ma +la morale del mio discorso è questa: nulla è più difficile che maritare +una ragazza senza un soldo di dote. + +— È quello che dice anche il professor Lorati. + +— Ora, scusate la mia franchezza... Voi non siete ricco... + +— No, certo. + +— Dei quattrini che la Gilda ha portati con sè da Montevideo non ne +resterà ormai quasi più... + +— Come? + +— Sfido io! Dopo tanti anni, per poco che la ragazza vi sia costata... + +Il dottor Romualdo alzò la ribalta della scrivania, e ne tolse un +libretto, dicendo: — Mia nipote non poteva star presso di me come in un +convitto — Indi soggiunse: — Venite qui; avvicinatevi al lume. Ecco il +conto della mia pupilla, regolato di semestre in semestre alla Banca. +L'ultimo saldo è del 31 dicembre. + +— Ventottomilanovecentosessantasette lire! — esclamò il capitano +osservando la pagina che gli era indicata. — È possibile? + +— Oh! È merito in gran parte degli interessi. + +— Tutti gli interessi accumulati! Vi par poco? — continuò il Rodomiti, +mentre sfogliava il libretto. — Nessuna prelevazione dal 1861 in qua? + +— Non m'è occorso di farne — disse semplicemente il professore. + +— Invece una serie di versamenti — riprese l'altro con enfasi. + +— Quello che ho potuto. Ho pochi bisogni, non ho una famiglia mia, non +mi ammoglierò mai; che dovevo farne de' miei risparmi? + +— Ah caro Grolli — proruppe il capitano — è destino che ogni volta che +vi vedo io debba rimanere sbalordito. + +— Avete torto. Ciò ch'io feci lo avreste fatto anche voi. E adesso, +terminate pure il vostro discorso. + +— Ma adesso voi non accetterete forse la mia offerta... + +— Quale offerta? + +— Non ho famiglia neppur io, resterò celibe... come voi; mia sorella +non ha figli ed è ben provveduta; in tanti anni di lavoro ho messo +qualche cosa da parte... Alle corte, volevo far una piccola dote alla +Gilda. + +— Grazie, grazie, capitano... Lo vedete, voi siete migliore di me, +voi pensate a quelli che non vi appartengono... Io, in fin dei conti, +non faccio che il mio ufficio di zio... Del resto, la Gilda vi è +già debitrice di molto; la dote che volevate regalarle serbatela a +qualcheduna delle vostre figliocce che sia in maggiori strettezze... +Intanto il capitale di mia nipote crescerà da sè con gli interessi... +e un altro poco lo farò crescere anch'io... Pel momento del matrimonio +insomma, che non sarà forse così vicino... la Gilda ha sedici anni e +qualche mese... pel momento del matrimonio saranno raggiunte, io spero, +le trentaquattro o trentacinque mila lire... Non sarà molto, ma, via, +non sarà nemmeno pochissimo. + +— Siete un brav'uomo, caro Grolli, e siete un cuor d'oro... Mi fareste +quasi riconciliare coi dotti... Vi avverto, ad ogni modo, che voglio +pensar io al corredo... Ho un amico a Milano, al quale darò l'incarico +e che farà certo le cose per bene... Se poi potessi esser da queste +parti all'epoca delle nozze, s'intende che farei da padrino... +Dev'essere un bel giorno! + +— Lo credete? — chiese il professore, ch'era sempre seduto davanti +alla scrivania, e che segnava macchinalmente col lapis delle figure +geometriche sopra un pezzo di carta. + +— Sì, sì; perchè dovrebb'essere altrimenti? La donna è fatta per avere +una famiglia. + +Vi furono alcuni secondi di silenzio. Alla fine il dottor Grolli +alzò il viso dalla carta, si levò gli occhiali, si passò la mano +sulla fronte, e disse: — Capitano, se foste qui in _quel bel giorno_, +consentireste a prendermi a bordo del vostro legno per qualche mese? + +— Voi?... In mezzo alle balle di cotone e ai sacchi d'indaco? + +— Sì — soggiunse il professore con quanto maggior disinvoltura gli fu +possibile. — Allora le mie cure di tutore saranno finite, avrò la mia +piena libertà, e ne approfitterò per vedere un po' di mondo. Che c'è di +strano? + +— Nulla... Anzi... figuratevi se vi prenderei a bordo volentieri... Ma +chi sa dov'io sarò in quel tempo? + +— Se sarete lontano, pazienza. + +— Curiosa idea la vostra... E non vi fa male il mare? + +— Non lo so, non ho mai provato... Speriamo di no. + +— Siamo intesi dunque... Oh dev'esser tardi... Me ne vado... A +domattina. + +— Verrò a prendervi all'albergo con la Gilda, e andremo insieme alla +stazione. + +— Sì, addio, Grolli... Lasciate che vi stringa la mano... Sono superbo +della vostra amicizia. Non vi dico altro. + +E i due uomini così diversi d'aspetto e d'indole, ma così conformi +nella rettitudine dell'animo, si separarono vivamente commossi. + + + + +XIV. + + +L'estate fu più soffocante del solito, e il professore Romualdo si +recò con la Gilda a passar parte delle vacanze in un albergo fra +le Alpi, lasciando che i Lorati andassero in un sito di bagni, ove +ci era più gente, più _chique_, e ove la signora Olimpia sperava +di maritare almeno una delle figliuole. Il professore, senza essere +alpinista, era un camminatore infaticabile; la Gilda, snella, leggera, +intrepida, sarebbe stata in grado, a detta delle guide, di affrontare +anche il ghiacciaio; però ella non osava di chieder tanto allo zio, +e si contentava di percorrere insieme con lui la parte meno scabrosa +di quei monti. Uscivano talvolta soli, talvolta accompagnati da un +ragazzo che portava gli scialli e le provvigioni, giravano a caso per +quattro o cinque ore, e si rifocillavano sdraiati sull'erba; mentre +a pochi passi scrosciava il torrente e gli abeti mormoravano sul loro +capo, e si udiva il muggito dei buoi e il tintinnìo delle capre sparse +pei pascoli. La Gilda era ammirata delle Alpi. Durante le sue gite +ella parlava poco, ma la commozione dell'animo le era scritta sul +viso; di tratto in tratto le sfuggiva un grido dal labbro, ed ella +rimaneva estatica dinanzi all'orrido pittoresco d'una gola profonda, +o alle fosforescenze di un ghiacciaio, o all'ampiezza d'una valle +illuminata dal sole. Talora, staccandosi d'improvviso dal fianco del +suo compagno, ella saliva su qualche punto elevato da cui lo sguardo +spaziava in più largo orizzonte. Il vento respingeva le falde della +sua veste succinta e le ciocche de' suoi capelli ricciuti, e la sua +bella persona immobile, con le braccia conserte, si disegnava come +una figura fantastica sullo sfondo azzurro del cielo. Intanto il +professore andava erborando per via e raccoglieva diligentemente entro +una scatola le varie specie di licheni, di genziane, di felci, di dafni +e d'altre piante della flora alpina, oppure frangeva qua e là con un +piccolo martello la roccia, e riempiva di pietruzze una borsa ch'egli +portava a tracolla. Poi la sera, in albergo, parlava di botanica e di +geologia alla nipote, la quale, a forza di fargli da assistente nel suo +laboratorio, aveva finito col prendere una leggera tintura scientifica, +e lo ascoltava con attenzione benevola. + +L'albergo ove alloggiavano i nostri amici era uno dei soliti che +si trovano fra le Alpi, tozzo, massiccio, rettangolare, col tetto +acuminato, sporgente per un metro e mezzo oltre la linea dei muri, +con una ringhiera di legno che girava intorno al primo piano. Sul +frontone della porta d'ingresso era appesa un'insegna con dipintovi +a colori vivaci un quadrupede che dalla spiegazione scrittavi sotto a +caratteri cubitali doveva essere un camoscio. Nell'interno le pareti +foderate di legno, l'andito ingombro di scialli, di _alpenstocks_ +e di funi. In cucina un ampio focolare, protetto, covato quasi, da +un'enorme cappa intorno a cui luccicavano i rami. Poco distante dal +focolare una stufa monumentale, che aveva l'aspetto di un mausoleo. +Nel salotto da pranzo una tavola oblunga, modestamente ma pulitamente +apparecchiata, con sedie di paglia tutto all'ingiro. Anche qui la sua +stufa; poi una credenza, e di fronte a questa una mensola con due o tre +scaffali di libri, e specialmente di _Guide_ delle Alpi e di romanzi +inglesi dell'edizione di Tauchnitz. Appesi alle pareti un barometro, un +termometro, una carta geografica della regione, alcune litografie senza +valore e alcuni avvisi d'alberghi italiani, svizzeri, francesi; sopra +un canterale un calamaio e l'_album_ dei viaggiatori fitto di nomi, di +osservazioni e anche di versi in più lingue. + +Lo scorrere le pagine di quel libro era per la Gilda un gradevole +passatempo, ed ella sorrideva una mattina leggendo le note di una +signora di Londra, la quale nello stesso periodo manifestava il suo +entusiasmo pel pesce del lago e il suo dolore per non avere trovato in +quei siti un ministro anglicano, quando una riga più sotto ella vide un +nome che le strappò un'esclamazione di stupore. + +— Che c'è? — domandò il professore Romualdo, che tagliava le carte +all'ultimo fascicolo d'una rivista scientifica, venuta a cercarlo +lassù. + +— Leggi qui — ella disse, porgendogli il libro. Egli lesse — _Mario +Albani, pittore._ + +— Mario, sai — proseguì la Gilda — il figlio del signor Gedeone, il mio +antico compagno di giuochi; non può essere che lui. Quanti anni sono +che non lo vedo!... Scommetto che non lo riconoscerei più... + +— Probabilmente sarà già partito — interpose il professore, a cui +questo nuovo personaggio destava una vaga inquietudine. + +— No, no... guarda... dev'esser giunto oggi prima che noi scendessimo. +C'è la data: 5 agosto. + +— Ebbene, se ci sarà lo vedremo... Non è poi conveniente di affannarsi +tanto per una persona che non ci riconoscerebbe nemmeno... Del +resto, un ragazzo balzano che ha piantato la famiglia per fare il suo +capriccio. + +— Volevano che vendesse pepe e cannella, ed egli era artista +nell'anima... Si capisce... + +— Oh!... Artista!... Il solito passaporto dei cervelli malati... Basta +— conchiuse il professore, che si accorgeva di essersi riscaldato +troppo — ciò non ci riguarda. + +Proprio in quel punto, un passo d'uomo si fece sentire nell'andito, +e una voce maschia e melodiosa diede alcuni ordini in cucina. Indi +entrò nel salotto un bel giovane alto, spigliato, con l'aquila del Club +Alpino sul cappello. Aveva le chiome un po' lunghe, la barba nascente, +la carnagione abbronzita. I suoi occhi espressivi s'incontrarono subito +con quelli della Gilda ch'erano fissi sopra di lui. Anche il professore +lo guardava con singolare attenzione. + +Egli stette un momento sospeso, le sue guance si dipinsero di un vivo +rossore, poi balbettò: — Ma?... Non m'inganno?... Il signor professor +Grolli?... E la Gil... la signora Gilda? + +— Oh signor Mario! — esclamò la giovinetta, con un sorriso che le +illuminava tutta la fisonomia. — Mi ha ravvisata? + +— No, veramente. Ho ravvisato il signor professore. E lei mi aveva +riconosciuto? + +— Nemmeno; ma sapevo ch'era qui... dal libro dei viaggiatori. + +Il professor Romualdo, il quale, essendo il solo che non avesse punto +cambiato aspetto da una diecina d'anni, aveva servito d'anello a questo +riconoscimento, dovette far di necessità virtù, e stringere, quanto più +cordialmente gli fu possibile, la mano del pittore. + +I due giovani intanto non finivano di evocare i ricordi del passato. + +— Si rammenta, signora Gilda, delle nostre scalate ai sacchi di caffè? + +— Sì; e le sue cavalcate sui barili d'aringhe? + +— E lo studio comparativo dei vari campioni? + +— E quel famoso G A ch'ella dipinse sulla schiena della signora Dorotea? + +— È viva la signora Dorotea? + +— Oh sì... Un po' brontolona... + +— Era tale anche allora... E quei suoi due gatti _Mao_ e _Meo_? + +— Quelli son morti. + +— Ma! Chi direbbe che son corsi tanti anni da quel tempo? + +— Se si potesse tornare indietro! + +— No, signora Gilda, non lo pensi nemmeno. + +— Oh, perchè? + +— È troppo bella così. + +Questo complimento a bruciapelo fece salire le fiamme al viso della +giovinetta, che abbassò gli occhi e cercò di mutar discorso. + +— Si trattiene qui un pezzo? + +L'Albani rispose che aveva in animo di intraprendere l'ascensione +d'una tra le cime meno conosciute della catena, ma che gli era forza +aspettare il ritorno d'una guida impegnata per un paio di giorni con +altri forastieri. Intanto si poteva fare insieme qualche gita agevole +anche ai non alpinisti. + +La Gilda applaudì di gran cuore alla proposta, il dottore Romualdo +l'accolse invece con assai mediocre entusiasmo, ma la nipote non durò +gran fatica a ribattere le sue obbiezioni. E invero, a che scopo eran +venuti lì se non a quello di girare fra i monti? E che altro avevano +fatto sino allora? Mario chiamò l'albergatore, e un po' consultandosi +con lui, un po' esaminando la carta geografica, stabilì la via da +percorrere il domani; poi, simile a un generale che determina in +anticipazione il suo campo di battaglia, segnò col lapis rosso il luogo +ove si sarebbe fatto sosta per desinare; infine ordinò egli stesso in +cucina di approntare un buon pezzo d'arrosto da mettere nel carniere. +L'oste lo ascoltava con la deferenza dovuta a un alpinista che era +salito due volte sul Cervino. + +Per quel giorno l'Albani non lasciò quasi mai il professore e la Gilda. +Era cordiale, espansivo come chi fece un incontro inatteso e gradito, +e parlava volentieri dei suoi disegni per l'avvenire, delle sue +speranze, delle sue ambizioni. Si sentiva giovine, si sentiva forte, +aveva l'anima piena di poesia, d'ideale, vedeva turbinarsi davanti agli +occhi mille immagini che un dì o l'altro egli confidava di riprodur +sulla tela. No, egli non aveva sortito l'indole dell'uomo d'affari, +il suo ingegno non si era mai saputo acconciare alle discipline delle +cifre; che avrebbe fatto nello scrittoio di suo padre? Da fanciullo +in su aveva avuto un culto, un amore ardente, irresistibile; il +culto, l'amore del bello. La bellezza gli faceva piegar le ginocchia, +come cosa di cielo; e l'aveva cercata e la cercava per tutto, +negli splendori dell'alba e del tramonto, nella nota d'una musica +appassionata, nel fascino della poesia, nelle forme armoniose e nel +sorriso della donna. La religione del bello era tutto per lui; beati +i tempi in cui essa era l'ispiratrice dei popoli! Insomma egli era, +egli voleva essere artista: lo lasciassero seguir la sua via; forse +egli avrebbe presto o tardi toccato una meta non ingloriosa. Di quadri +finora non ne aveva fatto che uno, venduto a Zurigo e accolto con +benevolenza dai critici più severi. Ma si portava dietro un'infinità +di studi, di schizzi, gettati giù alla buona sul primo pezzo di carta +che gli cadeva sotto le mani. Erano tipi che egli aveva accarezzati +nella fantasia, o che aveva incontrati realmente nel suo cammino; +ricordi della vita, o ricordi del pensiero, ch'egli raccomandava alla +carta, con un segno, con una data ch'era per lui un filo d'Arianna onde +raccapezzarsi in quel labirinto. Nei libri che leggeva, e ne leggeva +molti (poesie e romanzi per lo più), cercava soggetti di quadri; +traduceva in linee i personaggi e le scene che l'autore aveva descritto +a parole. In questi suoi disegni appena abbozzati era il germe delle +sue opere venture; era il materiale greggio da cui egli sperava di +sprigionare il metallo prezioso. + +Tutte queste cose Mario Albani diceva al professore e alla Gilda, +sciorinando davanti a loro quelli ch'egli chiamava i suoi scarabocchi +e spiegando donde ne avesse tratto l'ispirazione. La sua parola era +colorita, nervosa, e rivelava un giovane d'ingegno, un po' entusiastico +forse, un po' troppo fiducioso di sè, ma nel quale c'era a ogni modo la +stoffa d'un uomo non volgare. + +Bisognava mettersi in moto la mattina all'alba, e quindi quella sera i +nostri _touristes_ si separarono presto, dopo aver preso un eccellente +_punch_ preparato da Mario, il quale, da buon alpinista, portava nel +suo piccolo bagaglio una mezza dozzina di limoni e una bottiglia di +_cognac_. + +Quando il pittore fu nella stanza, egli si accorse ch'era muro a muro +con la Gilda. Egli picchiò sulla parete e disse: — Signora Gilda, la +sveglierò io domattina. — E diede altri due colpetti: — Mi sente? — Sì, +sì. + +La Gilda poteva soggiungere ch'ella non aveva punto sonno, e che +probabilmente non avrebbe dormito in tutta la notte. E invero ella +si ravvoltolava nelle coltri senza chiuder occhio, pensando a quel +bizzarro incontro col suo antico compagno d'infanzia, là tra le +solitudini alpine, a mille duecento metri sul livello del mare. Com'era +mutato Mario! Ed era mutata anche lei, ed egli glielo aveva fatto +intendere con tanta galanteria, quand'ella aveva espresso il desiderio +di tornar bambina. — È troppo bella così — Queste parole le ronzavano +gradevolmente all'orecchio. Ella sorrideva a fior di labbro; poi, per +una rapida associazione d'idee, paragonava fra loro i tre uomini che le +pareva di conoscer meglio nel mondo, lo zio Aldo, il capitano e Mario. +Era possibile immaginarsi tre nature più diverse? Per l'uno la vita si +chiudeva tutta nell'austerità degli studi, per l'altro essa significava +il movimento, la lotta, il pericolo; pel terzo essa non aveva che uno +scopo: la ricerca appassionata del bello. Chi dei tre aveva ragione? +La Gilda non sapeva dirlo, ma l'istinto femminile l'avvertiva ch'ella +esercitava un impero su quelle tre anime. + +Nella camera attigua, ch'era quella del professore, si vedeva lume +attraverso il buco della serratura. + +— Sei desto ancora, zio Aldo? — chiese la Gilda. + +Il chiamato balzò in sussulto. — Sì... Come lo sai?... Ho fatto romore? + +— No, vedo chiaro. + +— Leggevo... Ma tu perchè non dormi? Non ti senti bene forse? + +C'era tanta tenerezza, c'era tanta ansietà nella voce del dottor +Romualdo, che la giovinetta ne fu commossa. — Che idee! — ella rispose +— sto benissimo... Oh! perchè spegni la candela? + +— Perchè tu possa dormire. + +— Povero zio Aldo! — pensò la Gilda — Come mi vuol bene! + +Il professore aveva detto una piccola bugia. Egli non leggeva. Egli +riandava nella mente le cose della giornata, e cercava d'indovinar +l'avvenire. Che influenza avrebbe avuto sull'avvenire l'improvviso +incontro della Gilda e di Mario? Nessun giovine aveva mai parlato alla +Gilda con la confidenza di questo giovine; verso nessuno ella si era +mostrata tanto espansiva. Che fosse giunto anche per lei il momento +in cui l'_amore anonimo_ prende forma e contorni? Che questo pittore +entusiasta fosse l'uomo prescelto? Saprebbe egli amarla? Saprebbe +renderla felice? + +Mentre il professore Grolli si agitava in questi pensieri, le tempie +gli martellavano e il cuore gli batteva con palpiti affrettati. + + + + +XV. + + +La Gilda era in piedi all'alba. Quando Mario picchiò sulla parete per +isvegliarla, ella gli disse, canzonandolo: — Scommetterei che è ancora +in letto. + +— Già, mi alzo adesso. + +— Bravissimo. E io sono bella e vestita. + +— Bella sì, ma vestita no. + +— O scusi, come può dirlo? + +— Alle donne manca sempre qualche cosa. + +Il pittore aveva ragione. Ella aveva ancora da dar l'ultima mano alla +sua _toilette_. + +— A ogni modo — ella rispose — vedremo chi farà più presto ad uscir di +camera. + +— Vedremo... Chiami il professore intanto. + +— Oh! Quanto a lui, è pronto, e ci aspetta. Esce appunto adesso dalla +sua stanza. + +Di lì a un paio di minuti, due usci si apersero allo stesso momento +sull'andito, e i due giovani si diedero il buon giorno con una risata. + +— Sono stata prima io... di un secondo — disse la Gilda. + +— Perdoni... Io ero già fuori con la testa, mentre lei... E poi, badi, +ha violato i patti. + +— Come? + +— Sì... Ella non finito la sua _toilette_. + +— Oh! Che dice mai? — esclamò la fanciulla, tastandosi da tutte le +parti. + +— Le manca d'agganciare un bottone. + +— Dove? + +— Là — egli rispose, segnando un punto del vestito. + +— Questi sono cavilli. Insomma ho vinto io... Non è così, zio Aldo? — +ella esclamò, correndo verso il professore che camminava nell'andito +col capo chino e con le mani intrecciate dietro la schiena. E soggiunse +scherzosamente: — Bisogna far lega, noi due, contro questo signorino. + +— Davvero? — replicò il professor Romualdo, sforzandosi a sorridere. + +— Badino, badino — riprese l'Albani, e mentre parlava fece un mezzo +giro sui talloni. — Non vedono quello che ho dietro alle spalle. + +— Sì... Ha lo zaino... Oh bella, vorrebbe farci paura con lo zaino? Se +dicesse l'_alpenstock_, meno male... Quello lì potrebbe passare per una +lancia... + +— Oibò, oibò. La mia forza risiede oggi nello zaino. Sa che cosa c'è +qui dentro?... Ci sono le provvigioni, c'è l'arrosto, il salame, il +pane, il vino... Sta in me di affamare il nemico. E il nemico affamato +si arrende. + +— O muore — soggiunse in tono eroicomico la giovinetta. + +— Pazzerella che sei! — disse il professore. + +Ed ella: + +— Noi prenderemo d'assalto il deposito delle vettovaglie, non è vero, +zio Aldo? + +— Pazzerella, pazzerella! — replicò questi. E invidiava la facile +allegria della gioventù, egli che non s'era sentito giovine mai. + +Si discese in salotto, ove l'ostessa aveva approntato il caffè e latte; +poi si partì con la scorta di un ragazzo ch'era pratico della strada e +che portava gli scialli e i mantelli. + +Era una splendida mattina; le cime dei monti illuminate dai primi +raggi del sole si disegnavano nitidissime nel cielo azzurro, un'aria +frizzante ed elastica, che infondeva lena alle membra, s'insinuava fra +i rami degli abeti e accarezzava mollemente l'erba rugiadosa. Si saliva +a grado a grado, ora traversando ampie praterie, ora addentrandosi +nelle macchie dei pini, ora costeggiando a ritroso qualche torrente +incassato nella montagna. La scena, come avviene tra le Alpi, mutava +ad ogni istante, a vicenda orrida e amena, angusta e spaziosa. Qua una +gola asserragliata fra due rocce a picco e ove l'acqua si precipitava +con un fracasso d'inferno, travolgendo nel suo corso i sassi ciclopici, +là una distesa di valli inondate di luce, avvolte in una quiete +solenne. + +La flora ricchissima e la curiosa struttura geologica dei terreni +distraevano singolarmente il professore, al quale nessuna delle gite +passate aveva offerto sì largo campo di osservazioni. E l'Albani +prestava un aiuto insperato al suo dotto compagno, arrischiandosi +volentieri col suo piede sicuro nei posti meno accessibili a coglier +per esso le felci, le dafni, le sassifraghe, i ciclamini e i licheni. +Ma più spesso il pittore stava a fianco della Gilda, il cui volto +brillava d'uno schietto entusiasmo. I due giovani si comunicavano le +loro impressioni e provavano una dolce maraviglia a vedere quanta +conformità vi fosse nei loro gusti. La Gilda s'accorgeva per la +prima volta d'avere anch'essa istinti un po' avventurosi (era forse +l'inquietudine de' suoi genitori che le scorreva nel sangue), sentiva +che le tranquille abitudini casalinghe, in cui tante donne trovano +pure una compiuta felicità, avrebbero alla lunga finito col venirle +in uggia. Oh poter correre il mondo, poter affinare lo spirito nella +lotta, poter conoscer la vita! E il suo pensiero volava alla sua mamma, +il cui animo virile in mezzo alle più terribili prove le era stato +vantato tante volte dal capitano Rodomiti. Ma qui non poteva a mano +di sovvenirle un altro ricordo. La sua mamma era stata ingrata verso i +suoi parenti; ne imiterebbe ella l'esempio, sarebbe ingrata anch'ella +verso chi aveva fatto tanto per lei? + +A millesettecento metri sul livello del mare, sopra un bell'altipiano +onde si godeva una veduta magnifica, l'Albani, che era il vero +capo della piccola brigata, ordinò di far sosta. Indi, deposto lo +zaino, ne sciorinò sul prato il prezioso contenuto. I viaggiatori si +adagiarono sull'erba e fecero onore al pasto frugale con l'appetito +che si trova sempre sulle Alpi dopo un'ascensione di alcune ore. Dato +fondo alle provvigioni, salvo una bottiglia di vino e alcune fette di +salame tenute in serbo per le circostanze imprevedute, Mario consultò +l'orologio e disse: — Ancora venticinque minuti, e poi ci rimetteremo +in cammino. — C'erano da fare altri cento metri di salita piuttosto +ardua, prima di giungere al punto che si era prefisso quale ultima meta +alla gita della giornata. + +La Gilda pretendeva di non essere punto stanca, ma nel fatto ella +se ne stava molto volentieri distesa sull'erba, col _plaid_ sotto +il capo per guanciale, con l'occhio intento a seguire uno stuolo di +nuvolette bianche e leggiere che parevano rincorrersi verso occidente. +Il professore, seduto vicino a lei, aveva aperto la sua scatola da +erborista e passava in rassegna il ricco bottino della giornata, +enumerando le varie specie coi loro nomi latini e tentando di richiamar +l'attenzione della sua pupilla sopra una rarissima _gentiana nivalis_, +e sopra un _diantus atrorubens_ ch'era una maraviglia. Intanto +Mario, addossato al tronco di un larice sul ciglio dell'altipiano, +ora contemplava la scena circostante, ora si voltava a guardare la +leggiadra testina arrovesciata della fanciulla, e la gentile persona di +lei, che si mostrava in tutta l'armonia squisita delle sue linee. + +A un tratto un buffo di vento scosse con estrema violenza i rami e +le foglie del larice, investì fieramente il pittore, e trasportò a +parecchi metri di distanza il cappello della Gilda e la scatola del +professore Romualdo, disperdendone i tesori botanici. Quando Mario +ebbe ricuperato il suo equilibrio, la ragazza il suo cappellino, e +il dottor Grolli la sua scatola vuota, i nostri tre viaggiatori si +guardarono sbalorditi. Sul loro capo il sole brillava in tutta la sua +magnificenza, e nulla offuscava l'azzurro di quella parte di cielo che +si offriva al loro sguardo; erano sparite perfino le candide nuvolette +di cui la Gilda accompagnava pur dianzi con l'occhio la rapida fuga. Ma +sul dorso della montagna ululavano le selve delle conifere, e, tendendo +l'orecchio, si sentivano giù nella valle latrati di cani e voci che +si chiamavano e si rispondevano di lontano, e muggiti d'armenti che +si affrettavano alle stalle facendo tintinnare i campanoni appesi al +collo. Nello stesso tempo, il ragazzo che serviva di guida e che s'era +dilungato alquanto in traccia di bacche selvatiche, tornò indietro +gridando: _L'uragano! l'uragano!_ Infatti, salendo sopra un rialto +di terra donde si dominava il lato opposto della valle, si vedevano +in fondo, nell'interstizio di due monti, grossi nuvoloni addossarsi, +accavallarsi gli uni sugli altri, e a poco a poco formare una sola +massa bruna, serrata, minacciosa. Indi quella bruna massa, foggiandosi +a cuneo come a romper le file di un esercito nemico, usciva dai suoi +accampamenti e si avanzava preceduta dal cupo rombo del tuono, resa +più terribile dallo spesseggiare dei lampi. La natura pareva oppressa +da un incubo, l'erba si piegava impaurita, dagli abeti scroscianti +cadevano le pine che il vento palleggiava come trastulli, dalla roccia +sgretolata precipitavano i rottami giù per la china; l'aquila sola, +roteando nell'aria, salutava col rauco suo strido la bufera imminente. + +Si tenne un breve consulto. Procedere innanzi era impossibile; +tant'era mettersi addirittura sulla via del ritorno, e, se il temporale +scoppiava, cercar ricovero sotto qualche sporgenza del monte. + +Mario si ravvolse nel suo _plaid_ e aiutò i compagni a fare +altrettanto, indi si cominciò la disastrosa ritirata. Il sole brillava +sempre e la sua viva luce contrastava singolarmente coi neri e densi +vapori che andavano via via diffondendosi tutto all'intorno. Secondo +la violenza e la direzione del vento, le ombre degli alberi si +allungavano, si accorciavano, si scontorcevano sul terreno, e intanto +il vento incalzava, e il tuono più romoroso, più insistente, faceva +tremar le montagne. + +— Bisogna fermarsi qui, lontano dagli alberi — disse il professore, +additando il cavo d'una rupe. + +Intanto le tenebre si stendevano dappertutto, coprendo ogni lembo di +cielo, nascondendo ogni vetta, invadendo la valle. Ma la tetra notte +era squarciata da incessanti baleni, alla cui luce rossastra gli +oggetti prendevano forme strane e paurose. Con un fracasso che superava +lo strepito di cento battaglie, il fulmine correva da nube a nube e +si precipitava dalle nubi alla terra, segnando di un solco mortale il +tronco dei pini più elevati, sprofondandosi nella roccia. Cominciarono +a cader di grossi goccioloni; quindi si rovesciò un torrente di pioggia +fitta, gelata, impetuosa. La natura era terribile, la sua voce tonante +copriva la voce dell'uomo. I nostri _touristes_ si erano avvicinati +istintivamente gli uni agli altri; ma non potevano scambiarsi una +parola. Bensì, all'assiduo barbaglio dei lampi, la Gilda vedeva gli +occhi di Mario e dello zio che la fissavano con pari sollecitudine; +que' due uomini non erano inquieti per sè, ma per lei. Ella sorrideva +ad entrambi per tranquillarli, e abbandonava la sua mano nella mano +vigorosa del pittore. Talora, con un cenno del capo, ella additava il +piccolo montanaro ch'era il meno intrepido della comitiva, e che le si +era accovacciato ai piedi turandosi le orecchie coi due pollici. + +Le cose durarono in tale stato per un quarto d'ora; poi il nembo +principiò a rimettere della sua intensità. + +— Oh! — disse la Gilda fra un tuono e l'altro. — Valeva la spesa di +ricoverarsi sotto una rupe! Ho l'acqua fino alle midolle. + +— Con un tempo simile si è più sicuri bagnati che asciutti — osservò +gravemente il professore. — Franklin fece una preziosa esperienza. +Con l'elettricità artificiale accumulata egli potè uccidere un topo +asciutto, ma non riuscì a ucciderne uno ch'era bagnato. Quello che è +certo si è che la temperatura dev'essere abbassata di parecchi gradi. +Se non vien presto il sole, si gela. + +— Un buon alpinista — ripigliò il pittore — deve aver sempre il farmaco +indispensabile in queste occasioni. + +Detto ciò, egli tolse di sotto alle vesti una fiaschetta impagliata +che gli pendeva al fianco, e consigliò il Grolli a bevere un sorso del +liquore che vi era contenuto. + +— Che roba è? — chiese la Gilda. + +— È _cognac_. Ne beverà anche lei. + +— Sì, sì. + +— Non più d'una goccia, sai! — ammonì il dottor Romualdo. + +Ella si mise a ridere, e mandò giù una gran boccata di liquore. — Bah! +Si sente appena — ella disse, restituendo la fiaschetta all'Albani. + +Si riprese la faticosa marcia con tutta la celerità ch'era conceduta +dalle vesti molli e dalle membra irrigidite. Aveva smesso di piovere, +il vento agitava soltanto gli strati superiori dell'atmosfera, le +nubi, spinte da opposte correnti, si ghermivano, si confondevano, si +lasciavano come se giocassero a mosca cieca, il sole faceva fuggevoli +apparizioni negli squarci azzurri del cielo, le cime delle montagne +andavano a grado a grado snebbiandosi, e le vette più eccelse si +mostravano chiazzate di neve recente, ciò che spiegava il freddo +improvviso. + +La bufera aveva molto peggiorate le condizioni della strada; qua e là +grosse frane ingombravano il sentiero, e si trovavano rami schiantati, +e pozze, e rigagnoli serpeggianti in tutte le sinuosità del terreno. +Più d'una volta Mario dovette aiutar la Gilda in un passo difficile, +più d'una volta egli sentì il dolce peso di quel corpo delicato e +flessuoso. Sul limitare d'uno spazzo verde che scendeva con un pendìo +alquanto ripido, la ragazza confessò al pittore che il capo le girava +un pochino, e che il suo piede non era ben sicuro. Egli le diede il +braccio con trasporto, e i due giovani scivolarono insieme giù per la +china, a immagine di pattinatori, con la svelta persona arrovesciata +all'indietro, con le guance invermigliate dalla sferza della rigida +brezza, cogli occhi pieni di fuoco, coi capelli svolazzanti. Passavano +rapidi, ora in luce, ora in ombra, secondo che il sole sbucava dalle +nuvole o si rimpiattava, e nella corsa precipitosa ridevano forte, e il +loro riso melodioso, sonoro, rallegrava quelle solitudini alpine. + +Sì, senza dubbio, doveva dipendere dal _cognac_. La Gilda aveva un +bisogno infinito di parlare, di ridere, di appoggiarsi a qualcheduno. +E poichè lo zio aveva già da far molto a sostener sè medesimo, era +naturale ch'ella si appoggiasse a Mario. Bensì voltandosi di tratto in +tratto: — Bada — gridava — bada, zio Aldo, di non sdrucciolare. + +A malgrado di tanta sollecitudine, ella non si avvide che il +professore incespicò un paio di volte, e nei suoi sforzi per conservar +l'equilibrio riportò una storta ad un piede e una contusione a un +ginocchio. Pure il nostro scienziato non mosse un lamento, non disse +una parola per rallentar la foga della giovine coppia, la cui allegria +rumorosa non aveva più freno. Mario e la Gilda eran tornati bambini, e +accadeva a loro come ai bambini, che quando si son messi in galloria, +finiscono col ridere senza nemmeno saper di che ridono. + +Allorchè i viaggiatori giunsero all'albergo, vi trovarono una gran +confusione. Non si aveva notizia di due comitive d'inglesi partiti +la mattina per una salita sul ghiacciaio, alla quale certo dovevano +aver rinunziato in causa dell'uragano. Erano accompagnati da guide +eccellenti; pur si stentava a capire perchè non fossero ancora di +ritorno. Oltracciò si considerava ornai sciupata la stagione d'estate. +La neve caduta aveva già reso impossibili alcune ascensioni, e chi sa +se non sarebbe successo peggio nella notte. C'erano sempre due monti +che _fumavano_, secondo la espressione dell'oste, e que' due monti, +chiamati _i due gemelli_, valevano meglio di qualunque barometro, +perchè la loro cima avvolta di nubi significava un seguito di piogge +e di burrasche. Per poco che si abbassasse ancora la temperatura, non +sarebbe più venuto un solo forestiero, e sarebbero andati via tutti +quelli che ci erano. + +L'ostessa intanto si recava ogni momento sulla strada a spiare il +ritorno degli inglesi. Ella si ricordava di una catastrofe avvenuta +anni addietro, quando, di cinque _touristes_ che avevano lasciato +l'albergo la mattina, due soli erano tornati la sera. E fra le vittime +c'era un giovine bello, ricco, pieno di buonumore, un alpinista famoso +ch'era stato uno tra i primi a superare il Cervino, e che in mezzo alla +sua audacia aveva tutta la grazia e l'ingenuità d'un fanciullo. Giocava +volentieri coi bimbi, scherzava onestamente con le ragazze, amava +discorrere di sua madre. E sua madre, poveretta, era corsa da Londra +per avere almeno il cadavere del figlio. Ahimè! Il ghiacciaio non rende +che tardi i suoi morti. + +Per buona ventura questa volta non accaddero disgrazie, e gli inglesi +aspettati arrivarono sani e salvi, benchè pieni di freddo, di fame, +con le vesti fradice e con l'ossa peste, e decisi a levar le tende il +dì appresso. La mattina infatti, poichè il cielo era sempre coperto e +il barometro continuava a segnar pioggia e vento, fu un salvi chi può +generale. A mezzogiorno non restavano all'albergo del _Camoscio_ che il +professore Grolli, sua nipote e Mario Albani. + + + + +XVI. + + +Al professore s'era nella notte gonfiato il piede in conseguenza della +storta riportata il giorno innanzi, ed egli aveva potuto a fatica +trascinarsi dal letto fino ad una poltrona che si trovava accanto alla +finestra. Non era nulla, ma bisognava stare almeno una settimana in +riposo. + +Il riposo del professore significava la prigionia della Gilda, la quale +si sarebbe annoiata non poco della sua clausura, se Mario Albani non +avesse voluto dare a lei e a suo zio una prova di vera amicizia col +partecipare alla loro sorte. Com'era buono il signor Mario, com'era +gentile! + +La mattina per tempo egli veniva a chiedere le notizie del professore +Romualdo, salutava attraverso la parete la Gilda che era ancora mezzo +svestita nella sua camera, e poi se ne andava a girar pei monti con +un libro, col suo _album_ e la sua scatola di colori. Nell'uscir +dall'albergo egli guardava la finestra della giovinetta, e i suoi occhi +s'incontravano sovente in quelli di lei, ch'era presso al davanzale +ravvolta nel suo accappatoio. Ella lo salutava con la mano e gli +gridava: — A rivederci a mezzodì. + +E a mezzodì in punto il pittore sedeva alla mensa dei due prigionieri. +Sulla tavola, ch'era apparecchiata accanto alla poltrona dello +scienziato, egli deponeva tutti i giorni alcuni fiori colti nella sua +passeggiata mattutina, poscia, durante il pranzo, discorreva con la +sua consueta vivacità d'arte, di letteratura, di viaggi, riuscendo +qualche volta a richiamare un sorriso financo sulle labbra dell'austero +professore. + +Dopo il desinare, egli prendeva i suoi pennelli, piantava il suo +cavalletto, e faceva seder la Gilda sopra una seggiola in mezzo +alla camera tentando di ritrarne le sembianze sulla tela. Non aveva +mai lavorato con maggior passione, con maggior impegno, con più +ardente febbre d'artista. Pure i suoi entusiasmi erano interrotti +da scoraggiamenti profondi, e in quegli istanti la sua pittura gli +sembrava misera, fredda, e avrebbe voluto distruggerla. La Gilda +gli leggeva negli occhi quei moti subitanei dell'anima e sorgeva con +energia straordinaria a difendere un'opera ch'ella amava d'un amore +singolare, quasi materno. Talora il professore era chiamato arbitro +nella questione; egli doveva decidere se il ritratto prometteva di +somigliare all'originale, o era invece uno sgorbio, una profanazione, +come diceva Mario nei suoi accessi di pessimismo. E il professore, che +in fatto d'arte se ne intendeva pochino, dava ragione alla nipote, ma +con certi argomenti che non sarebbero stati i più acconci a persuadere +l'artista, s'egli non fosse tornato da sè a più miti consigli. + +Quelle sedute duravano circa tre ore. Per solito, alle quattro, Mario +usciva di nuovo per tornar verso le sette. Durante la sua assenza, +la Gilda adempiva coscienziosamente all'ufficio di segretario dello +zio, scriveva per lui qualche lettera sotto dettatura, o gli ricopiava +con la sua nitida calligrafia qualche articolo da mandare all'una o +all'altra Rivista scientifica. Negli intervalli, ella trovava sempre +la maniera di far cadere il discorso sull'Albani e sulla buona stella +che lo aveva messo sul loro cammino. Oppure si fermava davanti al +ritratto, che, nonostante le ubbie del pittore, procedeva rapidamente, +e, diceva lei, avrebbe finito col dare scacco all'originale. Sì, ella +voleva un gran bene a quella mezza figura di giovinetta ch'ella aveva +visto emerger dal nulla, e pallida, scialba, disegnarsi appena sulla +tela quasi fantasma fuggitivo sulla parete, e d'ora in ora, di minuto +in minuto, acquistare il rilievo, il colore, la vita, il sorriso, come +se avesse sangue, e muscoli, e nervi. + +— Sono una vanerella — ella osservava talvolta. — Innamorarmi della mia +immagine, come Narciso! + +Ma era ella ben certa di non accusarsi a torto? Ammirando il proprio +ritratto, ammirava forse sè stessa? + +Tanto per spigrire le membra, ella scendeva ogni giorno a far quattro +passi davanti all'albergo, non dilungandosene mai in modo che il +professore non potesse dalla finestra vederla e parlarle. _Fulmine_, il +vecchio cane di casa, che in quell'ora dormiva per solito attraverso +la soglia, le si metteva a fianco con molta galanteria nelle sue +passeggiate microscopiche, e sembrava disposto ad accompagnarla molto +più in là, ovunque ella avesse voluto. Ordinariamente la Gilda restava +fuori fino al ritorno di Mario. All'arrivo del pittore, i due giovani +facevano un paio di giri insieme, poi salivano entrambi dal professor +Romualdo. + +L'ostessa serviva per le otto una cena frugale, il cui piatto più +importante era una trota pescata in un laghetto a poche ore di cammino. +Dopo cena si chiacchierava, si leggeva. Mario aveva trovato in salotto, +fra gli altri libri, il primo volume delle poesie di Longfellow, e +sapendo discretamente l'inglese, traduceva ad alta voce l'_Evangelina_; +indi sbozzava col lapis alcune tra le scene di quel pietoso +racconto. Qualche sera l'oste chiedeva licenza di prender parte alla +conversazione, e insieme con lui veniva anche _Fulmine_, scodinzolando +e fregandosi carezzevolmente intorno a Mario e alla Gilda. In queste +solenni occasioni il signor Emanuele (che era l'oste) si permetteva +di far sturare in onore dei suoi ospiti una bottiglia, di cui, pure in +loro onore, egli beveva almeno i due terzi. Il vino però non lo rendeva +espansivo; anzi condensava la sua eloquenza in certi _ma!_ sonori che +egli emetteva dal labbro a intervalli regolari di due o tre minuti. Poi +lasciava cader la testa sul petto, chiudeva gli occhi, apriva la bocca +e dormicchiava fino alle dieci, ora nella quale il professore voleva +andare a letto, e Mario e la Gilda si ritiravano ciascuno nelle proprie +stanze. + +Questa distribuzione della giornata subiva lievi modificazioni +quando il tempo, che non s'era mai rimesso al bello, era tale da non +permettere a Mario d'uscire. Allora egli supplicava umilmente che +gli si accordasse una più lunga ospitalità, e la Gilda, col piglio +d'una castellana del medio evo, gli concedeva di rimanere. Nè certo il +professore poteva mettere il suo veto alla onesta domanda. + +Il ritratto volgeva al suo termine. All'ottava seduta, nell'ora in cui +Mario soleva deporre i pennelli, egli disse alla Gilda: — Non vado via, +sa, oggi... Ho una buona giornata e voglio finire... Rimanga al suo +posto.... Pieghi un po' la testa verso sinistra... Così... sorrida... + +— Dio mio!... Non faccio altro da una settimana. + +— È vero, ma oggi soltanto mi par di cogliere la giusta espressione di +quel suo sorriso... Ah sì, sì... ecco. + +E il pittore, tiratosi due passi indietro, mirava con compiacenza +l'opera sua. Il professore Romualdo, ch'era in via di guarigione e +camminava senza difficoltà per la stanza, venne a collocarsi dietro a +Mario e non potè a meno di esclamare: — Bravo! È parlante. + +L'Albani si rimise tosto al lavoro. Il suo occhio scintillava, un +fremito gli correva tutte le membra, la punta del suo piede batteva +impaziente sul pavimento, mentre il suo pennello sicuro ora sfiorava, +ora mordeva la tela, creando sul suo passaggio nuovi effetti d'ombra e +di luce, spirando un soffio potente in quella bella testa di vergine. + +Ancora un tocco, un altro, e poi Mario depose la sua tavolozza, si +ravviò con la mano i capelli e disse: — Si alzi, signora Gilda; è +finito. + +Un grido d'ammirazione proruppe dal labbro della giovinetta quand'ella +vide il ritratto compiuto. Ella ne aveva seguìto i progressi con fede +incrollabile, ma la riuscita superava ogni sua aspettativa. + +— Oh signor Mario, ha fatto miracoli oggi — ella soggiunse commossa. +— E dire che se non ero io, avrebbe lacerato questa tela una mezza +dozzina di volte... + +— È stata la mia collaboratrice — egli rispose — Ha mantenuto il mio +coraggio. Dovrò tutto a lei. + +Ella chinò il volto confusa e sentì spuntarsi una lagrimetta sul +ciglio. Scosse leggiadramente il capo, si rivolse al professore e +continuò accennando al quadro: — Lo faremo mettere in una elegante +cornice, in una cornice dorata, e poi lo collocheremo nella tua +camera... al disopra della tua scrivania...; così lei, signor +disprezzatore delle donne, non potrà alzare gli occhi dai suoi +dottissimi libri senza vedere una donna, che, via, non è tanto +brutta... Chi sa le belle ispirazioni che ti scenderanno da quella +immagine!... + +A questi discorsi il professore sentiva un peso, un'oppressione al +cuore, di cui non sapeva rendersi conto. E intanto, per non rimaner +muto affatto, egli rinnovava a Mario le sue congratulazioni. Erano +del resto congratulazioni sincere, perchè i pregi singolari di quella +mezza figura non potevano sfuggire nemmeno a lui, ed egli paragonava +sospirando gli effetti rapidi, fulminei, ottenuti dall'arte, coi +successi lenti, modesti, spesso ignorati, della scienza. In altri +tempi questo confronto gli avrebbe fatto parer tanto più cari gli studi +scientifici quanto minore è lo strepito che essi levano intorno a sè e +il compenso ch'essi danno ai loro cultori. Oggi la sua fede vacillava; +egli era tentato di chiedersi: — Perchè non nacqui artista anch'io? + +— Ah! — riprese la giovinetta, mutando discorso con la solita infantile +volubilità — Ho le membra intorpidite... Son rimasta seduta cinqu'ore. + +— Dica pur sei — osservò l'Albani. — Si è cominciato al tocco, e sono +quasi le sette. + +— Ebbene — soggiunse la Gilda, rivoltasi allo zio — scendo a fare i +miei quattro passi d'ogni giorno... Mi farà da cavaliere, non è vero, +signor Mario? Le nostre colonne d'Ercole saranno quei soliti abeti +laggiù... E tu, zio Aldo, potrai vigilare sopra di noi, come l'angelo +custode... dall'alto. + +Dopo l'uragano, era quello il primo giorno in cui il cielo si mostrava +quasi interamente sereno. Spirava un'aria mite, annunziatrice di una +rivincita dell'estate sull'autunno precoce; l'oste spianava la fronte +corrugata e riapriva l'animo alla speranza vedendo che _i due gemelli_ +non _fumavano_ più. + +— Bel tempo! — disse il signor Emanuele a Mario e alla Gilda. — Bel +tempo! — E si fregò le mani per la contentezza. + +Il signor Emanuele se ne stava ritto davanti alla soglia dell'albergo. +Vicino a lui c'erano due guide, un cacciatore di camosci, e una guardia +daziaria. _Fulmine_, che scherzava un po' più lontano col cane del +cacciatore, corse festosamente verso i due giovani. Il crocchio si +divise per lasciarli passare. + +— Sono fidanzati? — chiese la guardia daziaria. + +— Ma! — rispose il laconico oste. + +E una delle guide soggiunse: — Paion fatti l'uno per l'altra. + +Il professore era alla finestra coi gomiti appoggiati al davanzale. La +Gilda guardò in alto, sorrise allo zio, e lo salutò colla mano. + +— Voglio raccontarle la storia di Van Dyck e di Miss Dolly Ruthwen — +cominciò Mario. + +— Oh bravo, racconti, racconti. + +E la bellissima coppia si diresse verso la macchia d'abeti, ora +preceduta, ora seguìta da _Fulmine_, che carolava sull'erba e prendeva +fra i denti le pine cadute dagli alberi. Il professor Romualdo li +accompagnava con lo sguardo. + +Giunti al termine stabilito, Mario e la Gilda si avvicinarono di nuovo +all'albergo. + +— Sicuro — disse Mario, continuando la sua narrazione, — se Miss Dolly +Ruthwen non avesse posato per lui, Van Dyck non avrebbe mai fatto uno +dei suoi capolavori. + +— E che avvenne poi? — domandò la ragazza. + +— Fa bujo — gridò dalla finestra il professore. + +— Un altro giro, un altro giro, e siamo con te. + +Il sole era fuggito dalle cime dei monti, il breve crepuscolo cedeva +il posto alla sera, e già le stelle cominciavano a tremolare nel +firmamento. Il cappuccio di lana rossa della Gilda spiccò ancora +per qualche istante tra il grigio uniforme di tutte le cose; poi il +professor Romualdo non vide più che due ombre. E intanto Mario narrava +alla Gilda come Miss Dolly Ruthwen fosse divenuta moglie dell'artista +ch'ella aveva ispirato col suo bel viso. Il cane _Fulmine_, quasi +a significare la sua approvazione al felice connubio, abbajò +rumorosamente destando l'eco della valle, e i due giovani si misero +anch'essi a gridare per celia: _Gilda! Mario!_ L'eco rimandava confusi +insieme i due nomi _Mario! Gilda!_ + +Lo scienziato non sapeva staccarsi dalla finestra. Egli seguiva con +l'occhio il moversi di quelle ombre, egli tendeva l'orecchio a quei +suoni. E indovinava l'amore. L'amore, che fino allora egli non aveva +nè provato in sè, nè compreso negli altri, adesso gli passava rasente +come un soffio infocato, gli turbava i sensi e lo spirito. Oh perchè +aveva egli tanti anni addietro accolto il grave legato di una sorella +con la quale non lo vincolava obbligo alcuno? E quando pure avesse +voluto conservare ed accrescere il piccolo patrimonio della nipote; +quando pure avesse voluto colmarla di benefizi, perchè tenerla sotto il +suo tetto? Per sentirsi dire un giorno: — la tua parte è finita. Tutto +l'affetto prodigato a questa creatura nel lungo periodo dell'infanzia e +dell'adolescenza val meno del primo sorriso d'un ignoto che la rapirà +alla sua casa? E a te che le hai fatto da padre, non resta altro che +mettere il tuo _visto_ sotto il passaporto che le servirà a varcar la +tua soglia per non ricalcarla forse mai più? Senonchè, altri pensieri +succedevano a questi nell'animo del professore. Egli non poteva a +meno di confessare che se la Gilda gli aveva costato dei sacrifizi, +egli ne aveva pure avuto un ricambio. Ella era stata docile, buona, +le sue grazie schiette ed ingenue, la sua intelligenza vivace, il +suo desiderio di apprendere avevano fruttato a lui soddisfazioni care +e ineffabili. Non aveva ella aperto nuovi orizzonti alla sua mente, +non aveva contribuito ad ingentilirgli il costume, a renderlo insomma +migliore di quello ch'egli era una volta? E ora, di che cosa poteva +incolparla? Di amare. Chi non ama nel mondo? Dacchè egli aveva spinto +lo sguardo oltre le sue formule e le sue storte, di chi poteva dire: +— Costui non ama, costui non ha mai amato? — Di sè... forse... No; la +Gilda non aveva nulla da rimproverarsi. Egli piuttosto, egli che ne +era il tutore, il secondo padre, aveva adempiuto alla parte sua? Che +aveva fatto mentre il sottile veleno dell'amore s'infiltrava nelle +vene della giovinetta? Egli non aveva nè provocato dal suo labbro una +confidenza, nè chiesto a Mario Albani una spiegazione; aveva assistito +con le braccia incrociate al crescere di una simpatia che forse non +era più che un capriccio pel giovine artista, ma che certo aveva messo +salde radici nell'anima della Gilda, e, delusa, le avrebbe turbata +tutta la vita. Oh improvvido e inetto! Ed egli andava orgoglioso della +sua scienza, egli che non aveva saputo fare ciò che sa ogni più umile +persona del volgo a cui siano affidate le sorti d'una fanciulla! + +Lo prese un'inquietudine affannosa, e gridò: — Gilda! Gilda! È tardi... + +— Eccoci, eccoci — rispose la Gilda. E _Fulmine_, abbaiando, precedette +all'albergo la coppia felice. + +Quella sera Mario Albani si ritirò più presto del solito nella sua +camera. Il professore, fattosi animo, trattenne la Gilda, e con voce +che la commozione rendeva tremula: — Gilda — le disse — non mi nascondi +nulla? + +Ella abbassò gli occhi e arrossì. + +— Ti ricordi — continuò il professore Romualdo — dei discorsi tenuti +dal capitano Antonio l'ultima sera che egli passò con noi?... Guardami +in viso... Quel momento che il capitano presagiva vicino, è venuto? + +Ella abbandonò la sua testina sulla spalla dello zio, e bisbigliò tra +un sorriso e una lagrima: — Mi pare di sì. + +— La tua quiete è in pericolo, la mia fanciulla! — egli riprese, +carezzandole con mano nervosa i capelli. — Oh il malaugurato accidente +che c'imprigionò qui per tanti giorni! + +— Sì, la cagione del nostro soggiorno fu invero molto spiacevole... Ma +la prigionia non è stata una gran disgrazia. + +— Gilda, Gilda, tu scherzi col fuoco... Perchè il signor Mario affine +di passare il tempo ti fece il ritratto, perchè egli ti disse qualche +galanteria... + +— Quanto a questo — ella interruppe con vezzo infantile — prima di +giudicare, aspetta un certo discorso che ti verrà fatto domattina... + +— Dal signor Mario? + +— Sicuro, da Mario, il quale si presenterà dal mio signor zio e tutore +a chiedergli... insomma a fargli un discorso serio... + +— Ma, Gilda, questo giovine si può dire che tu lo conosci appena. + +— Oh zio Aldo, lo conosco fin da ragazzo. + +— Sì, come un ragazzo sventato... E vorrebbe farsi una famiglia? + +— Proprio vorrebbe questo.... + +— Senza uno stato? + +— Aspetteremo che l'abbia. + +— E suo padre? + +— Oh! Egli non vede che per gli occhi di Mario. + +— E fu ben compensato della sua cieca affezione! Poveri padri! + +— No, no. Nè poveri padri, nè poveri zii — ella ripigliò con grazia... +— Si vuol loro tanto bene... E poi noi conosciamo il fondo del loro +pensiero meglio che non lo conoscano essi medesimi... Dio! Dio! Come +leggo chiaro qui... qui, nel tuo cuore. + +— Smetti, bimba — egli interruppe tra fastidito e turbato. + +— Leggo in grandi caratteri — soggiunse ella senza badargli — queste +parole esplicite e solenni: _Desidero soltanto una cosa, che la Gilda +sia felice..._ Non è vero, che so legger bene? + +Un amaro sorriso sfiorò il labbro del professore, ma egli si ricompose +subito. — Lasciami solo adesso, Gilda... te ne prego... ho bisogno di +rimanere solo. + +E appoggiando uno dei gomiti al bracciale della poltrona, nascose il +volto nella palma della mano. + +Ella accese lentamente la candela, s'avvicinò in punta di piedi allo +zio e gli diede un bacio in fronte. Poi sguisciò via. + +— È inutile che tu faccia il cattivo, zio Aldo.... Non ti credo. + +E la giovinetta rientrò nella sua camera, e sciolse il volo alle sue +gioconde fantasie d'innamorata. + +Il professor Romualdo, appoggiato al suo bastone, si mise a passeggiar +per la stanza. Giunto davanti al cavalletto dove era il ritratto della +Gilda, egli sollevò il lino bianco che copriva quelle care sembianze, e +stette a lungo immobile a contemplarle. Era quella la Gilda che sarebbe +rimasta sempre con lui, che gli avrebbe sempre sorriso... L'altra... oh +l'altra egli l'aveva perduta! + + + + +XVII. + + +Prima dell'inverno, Mario e la Gilda erano fidanzati. Il giovine Albani +era venuto in persona a rinnovare la sua domanda, e il professor +Romualdo aveva finito coll'accordare, spontaneamente o no, il suo +consenso. In quanto al signor Gedeone, padre di Mario, egli accolse +con molto favore il pensiero di questo matrimonio, cosa che può parer +singolare in un uomo positivo come lui. Ma il signor Gedeone era da +qualche tempo sotto la cura d'un medico omeopatico, che gli aveva +insegnato le sue teorie. — _Similia cum similibus_ — diceva l'egregio +negoziante. — I savi si governano con le idee savie, i matti con le +idee matte. Chi sa che il matrimonio non faccia venir giudizio a mio +figlio! — Inoltre si trattava di una ragazza per bene, di una ragazza +che il signor Gedeone si era vista crescere sotto gli occhi e di cui +tutti lodavano le maniere e i costumi. Aggiungasi infine l'onore di +stringer parentela con un uomo sapiente come il professore Grolli. +Gl'ignoranti, e tale era il signor Gedeone, affettano disprezzo per la +scienza, ma nel fondo sentono solleticata la loro vanità dal poter dire +che hanno domestichezza con qualche dotto. + +Anche dal lato dell'interesse l'affare era meno cattivo di quanto si +sarebbe creduto. Certo, se Mario fosse rimasto in negozio, s'egli +avesse voluto essere un continuatore della casa _Gedeone Albani_, +non gli sarebbe mancata l'offerta di qualche ragazza con centomila +lire e più; ma un artista in principio della sua carriera non poteva +aspirare a tanto, ed era già molto ch'egli trovasse una dote. La Gilda +aveva quasi trentacinque mila lire; il signor Gedeone aveva supposto +ch'ella non possedesse un centesimo. A lui, Gedeone Albani, negoziante +di granaglie e coloniali, toccava di far onore al suo nome, creando +al figliuolo una condizione indipendente e decorosa. E invero egli +non aveva altri che Mario al mondo; le sue operazioni commerciali +meno delicate, i suoi ingegnosi contrabbandi avevano sempre avuto uno +scopo che li giustificava, quello cioè di accrescere il patrimonio di +quest'unico figlio. Ora poi ch'egli doveva far delle spese maggiori per +conto di lui, il signor Gedeone s'era risolto di assumere la fornitura +di alcuni Istituti pii. + +Le nozze vennero fissate per quando la Gilda compirebbe i diciotto +anni; Mario ne avrebbe allora ventitrè e qualche mese. Gli sposi si +stabilirebbero in Milano, o in Firenze, o in altra città dove vi fosse +una vita artistica. All'allestimento della casa provvederebbe il signor +Gedeone, il quale si obbligava inoltre a passare un congruo assegno +annuo a Mario. + +Com'è naturale, in tutti questi accordi i due fidanzati non avevano +la menoma parte; i concerti erano presi tra il signor Gedeone e il +professor Grolli per iniziativa del primo e col sussidio di un uomo di +legge. _I patti chiari fanno i buoni amici_, diceva il signor Albani +_seniore_, e al professor Romualdo, che insisteva sulla superfluità di +metter penna in carta quando potevano intendersi a voce, egli replicava +sentenziosamente: _Verba volant._ + +Sopra un altro punto il signor Gedeone fu irremovibile; egli volle cioè +dare una grande solennità agli sponsali. La ditta Gedeone Albani non +aveva mai fatto taccagnerie e non voleva farne in questa occasione. +Si trattava nientemeno che della promessa di matrimonio del figlio di +quella rispettabile ditta, di colui al quale per un certo tempo il +signor Gedeone aveva sperato di legare i suoi affari di grani e di +coloniali e i segreti delle sue contravvenzioni a danno del fisco. +Speranze pur troppo fallite; ma non importa; il figlio era sempre +figlio, e il signor Gedeone doveva mostrarsi uguale a sè stesso. + +Vi fu in casa Albani un invito numerosissimo; parenti del signor +Gedeone, parenti della sua defunta moglie, membri della Camera +di commercio; poi, in onore del Grolli, parecchi professori +dell'Università, e in onore della Gilda la madre e le ragazze Lorati, +le quali dicevano che la Gilda non poteva a meno di essere una gran +civetta se aveva trovato così presto marito, mentre esse invece +non ne venivano mai a capo. In complesso una società un po' mista, +mirabilmente concorde però nel far buon viso agli abbondanti rinfreschi +preparati dal signor Gedeone. + +Intanto il professore Grolli e la Gilda avevano partecipato +l'importantissimo avvenimento al capitano Rodomiti, il quale si trovava +a Cadice, prossimo a partire per la Nuova Guinea. E il marinaio, +deplorando di non poter essere in Italia per l'epoca delle nozze, +inviava le sue più vive congratulazioni al professore e agli sposi, e +annunziava di aver già dato a un amico di Milano gli ordini opportuni +pel corredo della figlioccia. + +Così tutto pareva sorridere a questa unione: la gioventù, la bellezza, +le prospettive di una vita comoda e agiata, le brillanti promesse +della gloria. Se la Gilda rifletteva a ciò che sarebbe accaduto di lei +ove fosse rimasta orfana e sola a Montevideo, ella aveva ben ragione +di lodarsi della fortuna e degli uomini che avevano cospirato con +amorosa sollecitudine a sparger fiori sul suo cammino. Dal giorno in +cui sua madre morente l'aveva affidata al capitano Rodomiti perchè la +conducesse in Europa, quante cure soavi l'avevano cinta, di quanti +pensieri gentili era stata l'oggetto! Senza genitori, ella era +stata amata più di molte fanciulle che crescono all'ombra del tetto +domestico; povera, il frutto della previdenza altrui la rendeva quasi +ricca a diciassette anni. Uno zio che non le doveva nulla le faceva +da padre; un estraneo, il capitano Rodomiti, gareggiava con lo zio in +tenerezza per lei. Avrebbe potuto essere una selvaggia, ed era stata +allevata in un ambiente di studi; aveva il culto dell'arte, e l'uomo a +cui doveva unir la sua vita era un artista. + +Pure, la sua contentezza non era scevra d'angustie. Come in qualche +giornata estiva si diffondono pel cielo sereno lievi vapori che, senza +prender forma visibile, offuscano nondimeno lo splendore del sole, +così una vaga malinconia s'impossessava talvolta della sua anima, e le +faceva considerar la sua felicità come un castello di carte destinato a +crollare ad un soffio. Mario l'amerebbe sempre? L'affetto che egli le +portava era di quelli che durano alla prova del tempo, che resistono +al tedio, ai capricci della mobile fantasia? Oggi ella era per lui il +tipo di quella bellezza ch'egli idoleggiava; a sentirlo, ella doveva +figurare in tutti i suoi quadri, passare all'immortalità per opera del +suo pennello. Ma domani? Se un altro tipo femminile gli sembrasse più +vicino all'ideale che gli sorrideva nella mente? + +Un giorno ella non aveva potuto a meno di dirgli: — Tu non comprendi la +donna che bella! + +— È vero — egli aveva risposto — ma che t'importa, poichè tu sei +bellissima? + +Tra gli sponsali e le nozze doveva correre un periodo di un anno, nè +l'irrequietissimo Mario sapeva acconciarsi a rimaner tanto tempo fermo +in un luogo. Egli era ora di qua, ora di là; ora a Zurigo, ove aveva +vecchi amici e lavori lasciati incompiuti, ora in questa o in quella +città d'Italia. Lontano, non aveva l'abitudine di scriver troppo di +sovente alla sua sposa; se ne tornava però sempre più innamorato di +prima. + +Durante le assenze di Mario, il pensiero della giovinetta si +ripiegava con maggior tenerezza dell'usato su quelli ch'ella stava per +abbandonare: sul professore Romualdo, sulla signora Dorotea, che, pur +brontolando continuamente, aveva mostrato tanto affetto per lei. La +signora Dorotea non era più la matura ma vispa donnetta di dieci anni +addietro, che divideva la giornata tra le cure domestiche e le visite +ai conoscenti; era curva, sdentata, e passava le lunghe ore in un +seggiolone cogli occhiali inforcati sul naso, con la calza in mano. + +Negli ultimi tempi anche la sua condizione economica s'era molto +peggiorata. La manìa del giuoco del lotto, cresciuta in lei +coll'avanzare dell'età, l'aveva caricata di debiti, e una mattina il +professor Romualdo aveva visto giungere gli uscieri del tribunale +per l'oppignoramento dei mobili. Il professore aveva posto riparo +al disastro rimborsando il danaro dovuto dalla vedova e comprandole +i mobili a prezzo vantaggiosissimo per lei. Così a poco a poco le +parti s'erano invertite fra loro; egli era divenuto il padrone di +casa, ella era l'inquilina. Il professore pagava la pigione; ella, +piuttosto per salvare il decoro che per altro, pagava a lui un piccolo +assegno mensile pel proprio mantenimento. Non aveva rinunziato alla +sopraintendenza alle cose domestiche, ma le sue funzioni attive +si riducevano a nulla. L'ufficio che ella aveva abbandonato con +maggior riluttanza era quello di scriver la polizza del bucato; grave +occupazione, nella quale soleva impiegare tre ore ogni venerdì, dopo +aver fatto acquistare la sera innanzi una penna d'oca temperata +e aver versato una goccia d'aceto nel calamaio affine di render +scorrevole l'inchiostro. Alla lunga però anche un tale incarico era +stato assunto dalla Gilda, che mostrava tutte le qualità di una buona +massaia, e la signora Dorotea aveva sempre più agio di brontolare e di +studiare la cabala del lotto. La prima di queste inclinazioni aveva +trovato un nuovo alimento nella promessa di matrimonio della Gilda. +Quel matrimonio ella non sapeva mandarlo giù, sia che avesse altri +disegni relativamente alla _bambina_, com'ella soleva spesso chiamare +la Gilda, sia che tenesse ancora il broncio a Mario per la marca di +negozio ch'egli le aveva dipinto sulla schiena quand'era fanciullo. +Ordinariamente ella si limitava a sfogare il suo malcontento in lunghi +soliloqui; non lasciava però sfuggirsi l'opportunità di dirne una +parola anche al professore, e di biasimarlo della sua troppo facile +condiscendenza. Nè con la Gilda faceva mistero dell'antipatia che +le inspirava il suo fidanzato. Del resto, si era troppo avvezzi alle +querimonie della signora Dorotea per dar loro gran peso; tuttavia la +Gilda sentiva spuntarsi qualche volta una lagrimuccia di dispetto, +e diceva: — In fin dei conti, che ha con Mario? — Eh, nulla, nulla +— rispondeva la vecchia — ma quello lì non era il marito per te... E +credi tu che il professore veda di buon occhio queste nozze?... Non +parla, ma soffre... Oh! Il professore io l'ho conosciuto prima che tu +avessi lume di ragione. + +L'idea che lo zio Aldo soffrisse amareggiava profondamente la Gilda e +la rendeva più sollecita, più affettuosa verso di lui ch'ella non fosse +mai stata. Ella voleva a ogni costo prestargli l'opera sua, voleva +copiare i suoi manoscritti, voleva aiutarlo nel suo laboratorio. E +s'egli si schermiva, ella, che non aveva la virtù dissimulatrice di +lui, mostrava tanta afflizione da vincere ogni sua resistenza. No, +piuttosto di darle un dolore, egli ne avrebbe dati cento a sè stesso. +Nel momento in cui era stato fissato il matrimonio della Gilda, egli +aveva fermo in cuor suo due cose: consacrarsi con lena raddoppiata agli +studi, avvezzarsi a veder la nipote meno che fosse possibile. Di questi +due proponimenti il primo soltanto gli era riuscito; s'era immerso +nel lavoro, s'era impegnato con un editore a fornirgli entro pochi +mesi la materia di un paio di pubblicazioni: un trattato di geometria +superiore, e un libro di minor mole, che avrebbe dovuto essere come la +sintesi del suo pensiero scientifico. A quest'ultimo soprattutto egli +indirizzava le forze dell'intelletto; voleva ch'esso fosse stampato +prima delle nozze della Gilda, voleva ch'esso levasse romore intorno +al suo nome; per la prima volta nella sua vita, al culto disinteressato +del vero si mesceva nell'animo suo il desiderio della gloria. + +Era geloso della celebrità bambina di Mario; ambiva mostrare che la +scienza può dare alla fama una base più sicura e più salda dell'arte. +Il suo stile, ordinariamente arido e disadorno, si risentiva +dell'inspirazione robusta che gli aveva suggerito quest'opera, e +acquistava una vigorìa e un colore inusato. La Gilda, nel ricopiarne +alcune pagine, non aveva potuto a meno di esclamare: — Zio Aldo, +diventi anche poeta? — E aveva soggiunto, additando il suo ritratto +appeso al disopra della scrivania: — Ero stata buona profetessa. Quel +quadro doveva far miracoli. + +La Gilda diceva il vero? Era dunque da lei, era dalla sua immagine +che spirava un soffio di poesia in quell'anima austera di scienziato? +Anch'egli dunque cedeva a quella influenza della donna a cui aveva +saputo sottrarre la sua giovinezza? Così finivano i suoi superbi +dispregi? + +Ahimè! A questa domanda egli non avrebbe potuto rispondere senza grave +imbarazzo. Tutti i suoi criteri erano scompigliati. Aveva perduto la +calma, eppure sentiva il suo ingegno ringagliardito; aveva perduto +l'antica padronanza di sè, eppure aveva lampi d'energia per lo addietro +non sospettati nemmeno. Ma un dolore sordo, assiduo lo martoriava; egli +invocava ormai come un modo di uscir di pena il matrimonio della Gilda +e la possibilità d'intraprendere un lungo viaggio nel quale forse egli +avrebbe finito col ritrovare sè stesso. + + + + +XVIII. + + +S'eran già fatte le pubblicazioni di legge, e per fissare il giorno +delle nozze non si aspettava che il ritorno di Mario, il quale dopo +molte esitazioni s'era determinato a stabilire la sua futura residenza +in Firenze, e si trovava da qualche giorno in quella città insieme col +signor Gedeone affine di cercarvi un appartamento. + +Intanto il corredo ordinato a Milano dal capitano Rodomiti era giunto, +e formava l'ammirazione degli intelligenti, e soprattutto delle +intelligenti. Le Lorati si rodevano dall'invidia; anzi la signora +Olimpia mormorava con le sue amiche che questa grande tenerezza del +capitano Rodomiti aveva certo le sue buone ragioni, e che senza dubbio +_c'era stato qualche cosa_ tra lui e la madre della ragazza... Ma! Se +anche lei fosse stata di manica larga in gioventù, non le mancherebbero +adesso i protettori per la Ginevra e la Giulia. + +Nonostante queste caritatevoli insinuazioni, la signora Olimpia e le +sue figliuole attendevano assiduamente a ricamare un tappeto da tavola +da regalarsi alla Gilda. Era un lavoro di polso, specialmente in virtù +d'un quadro centrale che doveva raffigurare la favola del cigno e +di Leda. Soggetto arrischiatissimo, ma trattato con molta innocenza, +perchè il cigno pareva una pacifica oca aliena da pensieri galanti, e +il bel corpo di Leda dava l'idea d'una stufa di pietra cotta. Non era +facile intendere come da quella stufa potesse uscire la famosa Elena +destinata a mettere a soqquadro la Grecia; ma tolta questa piccola +menda, l'opera collettiva delle signore Lorati era veramente pregevole. +La signora Olimpia, da mamma esemplare, ne dava tutto il merito alle +ragazze, e specialmente alla Ginevra, ch'era la maggiore e che andava +maturandosi a colpo d'occhio. + +Nè il cavalier Diomede se ne stava con le mani alla cintola. Egli era +in grandi faccende per approntare un volume di circa duecentocinquanta +pagine, contenente un'edizione riveduta e corretta dei discorsi letti +da lui stesso nell'Accademia di cui era segretario. Erano diciotto +discorsi e potevano corrispondere a diciotto grosse dosi di cloralio da +prendersi in caso d'insonnia. + +In quanto al professore Romualdo, egli si proponeva di dedicare alla +nipote l'opera scientifica alla quale attendeva da alcuni mesi e in +cui aveva versato tanta parte del suo pensiero. Avrebbe potuto con +molto maggior ragione dedicare il libro a qualche uomo illustre nel +campo degli studi, ma lo allettava l'idea di associare al nome della +sua pupilla il frutto delle sue lunghe meditazioni e delle sue veglie. +Certo, la Gilda non avrebbe potuto a meno di sentirne un po' d'orgoglio +e di gratitudine, e avrebbe detto: Povero zio Aldo! Ha _anche lui_ i +suoi meriti. + +E il Grolli aveva già riveduto tutte le stampe del suo lavoro, ad +eccezione dell'ultimo capitolo. Qui s'era urtato contro uno scoglio. +Egli correva dietro a una formula che non poteva essergli data che +da una esperienza chimica alla quale s'era accinto con ardore mal +ricompensato dalla fortuna. Quell'esperienza non gli riusciva secondo i +suoi desiderii, per quante volte egli ritentasse la prova. Rinunciarvi +non voleva, giacchè gli sarebbe parso rinunciare alla parte più +brillante del suo lavoro; e poi la scienza ha anch'essa il suo punto +d'onore, e s'ostina di più dove trova maggiori gli ostacoli. Ma intanto +il tempo passava ed era abbastanza difficile che l'opera potesse uscire +dai torchi prima delle nozze. + +Ciò contribuiva a metter di cattivo umore il professore Romualdo, e +il cattivo umore dello scienziato faceva brontolar più del solito la +signora Dorotea e stendeva un'ombra sulla felicità della Gilda. + +Fu appunto in uno di questi giorni critici che Mario annunziò alla +sposa il suo imminente ritorno. Ormai tutto era pronto, non c'era che +da diventar marito e moglie. + +Siccome però ci voleva il tempo di ammobiliare il quartierino preso a +pigione (un amore di quartierino a piedi del colle di Bellosguardo), i +due primi mesi del matrimonio si sarebbero consumati in viaggio. Mario +si riprometteva miracoli da una peregrinazione artistica con la Gilda +in Sicilia. — Quel cielo limpido, quella natura lussureggiante — egli +le scriveva entusiasta — faranno degna corona alla tua bellezza, e chi +sa che a me non ispirino un capolavoro! — Per onor del vero, dopo il +ritratto così egregiamente riuscitogli, egli non aveva prodotto nulla +di notevole. Ammetteva egli stesso che la condizione di fidanzato gli +si attagliava pochino. Una volta marito, sarebbe stata ben altra cosa. +_Sentiva_ già dentro di sè cinque o sei quadri, in ciascuno dei quali +era serbato un posto d'onore alla sua sposa. V'erano momenti in cui la +Gilda non poteva a meno di domandare a sè medesima: — Mi prende dunque +come una modella? — Ma più sovente la sua vanità era lusingata dalla +idea che la sua immagine, riprodotta in diverse guise, passasse ai +posteri come quella della moglie d'un gran pittore. + +La Gilda, poichè ebbe la lettera di Mario, corse in camera dello +zio tenendo in mano il foglio spiegato, e gridando: — Mario sarà qui +domani. + +Sia che il professore pensasse all'impossibilità di pubblicare il suo +libro per l'epoca voluta, sia che, dopo aver affrettato col desiderio +questo matrimonio, sentisse ch'esso avrebbe lasciato un vuoto troppo +grande nella sua vita, fatto si è che la nipote non ebbe punto a +lodarsi della sua accoglienza. + +— Venga, vada, che me ne importa? — egli disse in tono sgarbato. + +— Oh, zio — cominciò la Gilda, a cui questi modi inurbani facevano male. + +Ma egli la interruppe: — Lo so che hai fretta d'andartene... Vuoi +fissare le nozze per posdomani, per domani sera?... + +— Zio Aldo, zio Aldo — ella esclamò in mezzo alle lagrime — mi volevi +tanto bene una volta! Che ti ho fatto perchè da qualche tempo tu debba +odiarmi? + +— Odiarti?... Io?... — gridò il professore fuori di sè in veder quel +bel viso molle di pianto... — Odiarti?... Ma io invece... + +Avrebbe avuto mille cose da soggiungere, ma si arrestò a un tratto. +Come colui che guardando alla casa del vicino vede il riflesso +delle fiamme che investono la casa propria, così il professore, nel +turbamento che si dipinse in viso alla Gilda, lesse il segreto che gli +era sepolto nell'anima e che non aveva voluto fino allora rivelare a sè +stesso. Sentì il precipizio sotto i suoi piedi e disse balbettando: — +Perdonami... Ho bisogno d'aria... + +Prese il cappello, e uscì senza dar ascolto alla signora Dorotea, che +seduta nel suo seggiolone in salotto chiedeva: — Che cosa c'è! Che è +accaduto? + +— Che c'è! Che è accaduto? — tornò a domandare la signora Dorotea +quando vide comparirsi davanti la Gilda pallida e stravolta. + +La Gilda appoggiò i gomiti al tavolino, si nascose il viso tra le palme +e ruppe in singhiozzi. + +— Ma insomma? — ripetè la vedova, avvicinandosi. + +— Oh, signora Dorotea — proruppe la giovinetta, per la quale la buona +femmina era divenuta in questo momento una difesa e un rifugio — non +conosco più lo zio Aldo. + +— Spiegati dunque... + +Quando la ragazza ebbe narrato l'accaduto, la signora Dorotea tentennò +il capo e congiunse le mani. — Il cuore me lo diceva... Odiarti? Lo zio +Aldo?... Sciocchina che sei... Ah, se tu avessi avuto giudizio!... Ma +pur troppo la gioventù di oggi si appiglia al peggio. + +— O signora Dorotea, che dice mai? — riprese la Gilda, diventando +scarlatta di pallida ch'era. + +— Lo so, non c'è rimedio... Hai dato la parola a quell'altro... e la +parola, capisco, bisogna tenerla... Ma povero professore!... Questo +matrimonio gli costerà la vita... E adesso dove sarà andato, dove sarà +andato? — ella proseguì, colta da un subito spavento. — Voglia il cielo +ch'egli non faccia qualche sproposito. + +— No, per carità, non lo pensi nemmeno — gridò sbigottita la Gilda, che +aveva trovato nuove inquietudini dove era venuta a cercare un conforto. +— Dio mio; sono pure infelice! + +Il professore era corso via senza saper dove andava, senz'altro +desiderio che quello di trovarsi all'aperto. + +Uscì dalla città e prese a caso la prima strada che gli si parò davanti. + +Era dunque possibile? Il suo affetto di zio, di tutore, di padre, s'era +cambiato in un sentimento di tutt'altra natura?... Innamorato?... +Lui?... Alla sua età, con le sue abitudini austere, con la sua +ripugnanza verso quanto sapeva di galanteria?... E s'era tradito?... +Oh s'era tradito senza dubbio... Lo sgomento della Gilda parlava +chiaro... Imbecille, imbecille!... Egli aveva sciupato in un secondo +il frutto di tanti anni di sacrifizio e di abnegazione. La Gilda non +si ricorderebbe più di lui come di un tutore sollecito, come di uno +zio tenero e affettuoso, ma come d'uno spasimante ridicolo che s'era +offeso perchè ella gli aveva preferito un uomo giovine e bello... E +se la Gilda parlasse?... Se rivelasse tutto a Mario, come ne aveva il +diritto?... Se Mario venisse a provocarlo?... Oh, Mario ne avrebbe +riso, ne avrebbe riso insieme con la sua sposa! Questa paura del +ridicolo lo perseguitava nel suo cammino; avrebbe voluto nascondersi +sotto terra, tanto gli pareva che anche le cose inanimate dovessero +acquistar la favella per dargli la baja. Eppure, mentre si vergognava +di sè stesso, gli sarebbe stato di grande sollievo il poter versare +le sue pene in un cuore amico. Ma dove trovarlo? La sua vita era +stata dissimile da quella degli altri giovani, la cui intrinsichezza +si aumenta con le confidenze reciproche; coi suoi coetanei egli aveva +discorso di matematica; confidenze intime non ne aveva mai chieste, non +ne aveva mai fatte. E comincerebbe a trentasette anni? Un uomo forse +l'avrebbe sorretto di virili consigli, ma quell'uomo era lontano, e a +che pro scrivergli? Che avrebbe potuto far per lui il capitano Rodomiti +finchè stava col suo legno nei mari dell'India o dell'Africa? + +Dopo più d'un'ora di cammino, egli si accinse al ritorno, sempre +molestato dagli stessi pensieri, sempre agitato dall'idea di +doversi ripresentare alla Gilda... Procurerebbe di rientrare in casa +inosservato, si chiuderebbe nella sua camera, nel suo laboratorio, +per non mostrarsi che all'ora di desinare. Nel suo laboratorio?... +I bei risultati ch'egli vi aveva ottenuti! Anche le storte gli eran +diventate ribelli!... Ebbene; bisognava ritentare per la centesima, per +la millesima volta... Già il suo mondo era lì, era tra le sue formole, +tra le sue esperienze... Meglio le severe ripulse della scienza che lo +scherno della donna! + +A poca distanza dalla città il professore s'imbattè in una frotta di +studenti che si levarono il cappello al suo passaggio e lo fissarono +con curiosità. + +Come mai erano a zonzo così presto? Il professore Romualdo ne interrogò +uno. — Hanno vacanza? + +Il giovine diede un'occhiata ai suoi condiscepoli, e poi rispose +sorridendo: — Scusi... era la sua ora. + +— La mia ora?... Il giovedì! + +— Ma oggi è venerdì, signor professore. + +— Venerdì — esclamò esterrefatto il Grolli, osservando distrattamente +l'orologio, come se potesse trovarvi l'indicazione della giornata. + +— Appunto... + +— Sicchè... io non ho fatto la mia lezione? + +— Eh pare... Anzi temevamo che non istèsse bene. + +Il professore si allontanò tutto confuso. In diciotto anni +d'insegnamento non gli era accaduta una cosa simile. + + + + +XIX. + + +Le esagerate apprensioni delle due donne si dissiparono a veder tornare +il professore sano e salvo a casa. Egli però non lasciò loro il tempo +di far commenti; entrò difilato nella sua camera e vi si chiuse a +chiave. A desinare non disse una parola; teneva gli occhi sprofondati +nel piatto e mangiava macchinalmente. Più volte la Gilda avrebbe voluto +rompere il ghiaccio, ma gliene era sempre mancato il coraggio. Era così +nuova, era così impreveduta la sua situazione di fronte allo zio! Anche +la signora Dorotea si sentiva incapace di aprir bocca, ed è tutto dire. +Dopo pranzo, il professore Romualdo tornò a chiudersi nella sua stanza, +e la Gilda e la signora Dorotea, inquiete di nuovo, rimasero a vigilare +in salotto. A un certo punto la signora Dorotea, avvicinatasi all'uscio +che metteva nella camera del professore, si chinò a guardare attraverso +il buco della serratura. + +— Non c'è nessuno — ella disse. + +— Sarà in laboratorio — osservò la ragazza, e passando nel luogo di +sbarazzo, ch'era contiguo al laboratorio, appoggiò l'orecchio alla +parete. + +Si sentiva un tintinnìo di vetri e un suono di passi. Non c'era dubbio; +il professore attendeva a uno dei suoi esperimenti. + +— Solite diavolerie! — borbottò la signora Dorotea, non tranquillata +che a mezzo — Una volta o l'altra va in aria la casa. + +— Le sue analisi chimiche, le sue dimostrazioni geometriche, ecco ciò +che gli preme soprattutto — pensò la Gilda, e si persuase che le sue +inquietudini non avevano alcun fondamento. Però è così capriccioso +questo cuore umano, che una tale persuasione le diede più noja che +altro. + +Sul tardi vennero le Lorati a prenderla, ed ella non rientrò che tardi. +Nell'intervallo il professore era uscito e rientrato anche lui, e dopo +aver chiesto conto della nipote, s'era ritirato in camera lasciando +ordine che non lo disturbassero fino alla mattina dopo. La signora +Dorotea si era messa per intavolare un discorso, ma egli le aveva dato +sulla voce e l'aveva piantata in asso. — Benedetto uomo! — disse la +vedova Salsiccini alla Gilda. — È di un umore bestiale. Scatta per +nulla come una molla. + +A malgrado di questo avvertimento, la Gilda, sul punto di coricarsi, +non potè a meno di gridare in modo da esser sentita nella stanza +attigua: — Buona notte, zio Aldo. + +Al suono di quella voce così cara al suo orecchio, il professore, che +era seduto davanti alla scrivania, trasalì e rispose: — Buona notte, +Gilda... Fa di dormire, adesso. + +— Non ho sonno... + +— A ogni modo — ripigliò il professore — non è ora da far +conversazione... Parleremo domani. — E soggiunse con uno sforzo: — +Parleremo anche delle tue nozze... Buona notte, buona notte. + +— Abbiamo preso senza dubbio un equivoco — riflettè la Gilda. — Egli +era preoccupato del suo esperimento... Me lo aveva pur detto giorni fa, +che c'era un'esperienza che lo faceva impazzire... + +La Gilda non vide due grosse lagrime calar lentamente giù per le guance +del professore, che forse da quand'era bambino non aveva mai pianto, +e cader sopra le pagine d'un libro. In quel libro era trascritta +la partita aperta da quindici anni presso la Banca dei prestiti e +degli sconti al nome _Gilda Natali_, e il professore vi aveva in +quel momento conteggiati in margine gli interessi ed esposta la somma +totale. Le lire 10,674 50 versate nel maggio 1861 erano diventate circa +lire 34,800, e il dottor Romualdo poteva esser contento della dote +raggranellata per la nipote. Quel cervellino di Mario avrebbe saputo +amministrar così bene la sostanza della moglie? + +Fosse l'idea delle prossime nozze, o fosse altra ragione, la Gilda +non fece in tutta notte che voltarsi e rivoltarsi nelle coltri. +Assopitasi verso l'alba, la svegliò quasi subito l'allegro canto dei +suoi cardellini, che scioglievano un inno alla luce nascente, un inno +all'amore. E quell'inno destava un'eco nella sua anima. Anche per +lei sorgeva uno splendido giorno, e l'amore tutto malizie e sorrisi +le susurrava all'orecchio misteriose parole. Ella diventava rossa +alle confidenze del suo invisibile interlocutore, e istintivamente +raccoglieva le coperte intorno alla sua persona. + +Nella camera attigua si moveva qualcheduno. La Gilda si fece pensosa. +Povero zio Aldo! Era possibile ch'egli l'amasse in modo diverso da +quello in cui gli zii e i tutori sogliono amare? Povero zio Aldo! +Egli le aveva sacrificato tutto, ed ella, in compenso, lo rendeva +infelice... Poteva ella lasciarlo nel dubbio ch'ella non avesse +più verso di lui la fede di un tempo? No certo; era pur necessario +ch'ella gli facesse comprendere come nulla era cambiato fra loro, +era necessario ch'ella gli dicesse una parola affettuosa prima delle +nozze, subito anzi, prima che la venuta di Mario la costringesse +a non attendere ad altri che al suo fidanzato. Scese con cautela +dal letto, aprì adagio le imposte, si vestì senza far romore, e poi +stette alcuni minuti in silenziosa aspettazione. Quando il cigolare +d'un uscio la ebbe fatta sicura che il professore era entrato nel suo +santuario chimico, ella passò dalla sua camera in salotto e dal salotto +alla camera dello zio; traversata questa in punta di piedi, sospinse +l'usciolo del laboratorio, e si fermò sulla soglia. Il professore +concentrava la sua attenzione sopra un apparecchio attraverso il quale +si svolgevano alcuni gas. + +— Chi è? — egli chiese, dando un balzo. + +— Sono io, zio Aldo. + +— Non voglio nessuno, non voglio nessuno — gridò il professore, tutto +assorto nella sua esperienza. + +Ella non gli diede retta, e si accostò trattenendo il fiato. Quand'ella +fu vicina ai fornelli: — Sei tu? — disse il professore Romualdo, +mutando tono. — Resta adesso. + +Le afferrò il braccio, e con volto trasfigurato le mostrò una sostanza +che si precipitava in fondo a una storta. Egli era quasi bello nel suo +entusiasmo. + +— Ebbene? — chiese la Gilda, fissandolo in viso. + +— L'esperienza a cui tenevo tanto, e alla quale stavo per rinunciare, +è finalmente riuscita a modo mio — egli esclamò con enfasi. — Possedo +finalmente la mia formula. Anche la scienza ha i suoi trionfi. + +— Una volta ero la tua assistente — osservò con accento malinconico la +giovinetta. + +Egli ripetè sospirando: — Una volta. + +— Mi spiegherai almeno di che si tratta. + +— Or ora — egli rispose. — Aspettiamo che sia finito. + +Un colpo di vento aprì d'improvviso la finestra, e fece sbattere con +violenza l'uscio del laboratorio che la Gilda, entrando, aveva soltanto +accostato. + +— Ih che aria! Bisogna chiuder quella finestra — disse il professore, +allontanandosi dai fornelli e salendo sopra una sedia per rimuovere una +tendina che s'era impigliata nello spigolo d'un'imposta. + +— E io chiuderò l'uscio — soggiunse la Gilda. Ma nel punto d'avviarsi +urtò inavvertitamente col gomito l'apparecchio, una storta si ruppe, +uno scoppio terribile fece rintronar la volta dello stanzino, e +in un attimo la povera fanciulla si trovò circondata dalle fiamme, +mentre dei pezzi di vetro slanciati in aria dall'esplosione le si +conficcavano nelle carni. Mise un urlo straziante, e si precipitò fuori +del laboratorio, ma appena giunta in camera dello zio, le gambe non la +sorressero più, e stramazzò sul pavimento. + +Per buona fortuna il professore Romualdo, sebbene ferito anche lui da +una scheggia, non si smarrì interamente d'animo, ma, strappati dal +letto i guanciali e le coperte, li gettò addosso alla Gilda, indi, +senza badare al pericolo, le si abbandonò sopra di peso e a prezzo +di non lievi scottature riuscì a spegnere il fuoco che le investiva +la persona. Lo strepito aveva intanto chiamata la signora Dorotea e +la fantesca, le quali, al miserevole spettacolo, furono a un punto di +cadere in deliquio e a stento si trascinarono sino alla scala mettendo +la casa a rumore. Salirono i vicini spaventati, salirono i commessi +del fondaco Albani, salirono perfino dalla strada alcuni passanti, e il +loro soccorso non fu inutile ad arrestare un principio d'incendio nel +laboratorio, ove le vampe correvano lungo i fornelli. + +— L'ho sempre detto io che doveva finire con una disgrazia! — +borbottava con voce mezzo spenta la signora Dorotea. + +Ma nessuno badava a lei. Tutti gli sguardi erano conversi sulla +infelice giovinetta, pochi istanti prima così florida e bella, e adesso +così malconcia. I suoi occhi erano chiusi, ahi forse per sempre, una +larga ferita le deturpava la bocca, la sua fronte era tutta una piaga, +e sparse di luride piaghe erano le membra gentili, che palpitavano +sotto le vesti a brandelli. Un rantolo affannoso le usciva dal petto, +e spesso quel rantolo si mutava in un grido di spasimo da parer quello +di una creatura che muore. E invero, avrebbe ella sopravvissuto a +tanto strazio? Quando, fra atroci convulsioni, fu trasportata sul suo +letto, e il medico l'ebbe esaminata a parte a parte, egli non seppe +dissimulare le sue inquietudini. La cosa era grave in sè, gravissima +per le complicazioni che potevano derivarne; nella migliore ipotesi, +bisognava che passassero parecchi giorni prima di poter fare un +pronostico più tranquillante. + +Anche il professor Romualdo avrebbe avuto bisogno di riposo, ma egli +non volle che gliene discorressero, e appena consentì a lasciarsi +medicare le scottature che aveva riportate alle mani e alle braccia. +Poi sedette al capezzale della nipote, e nella sua fisonomia si +dipingeva una sofferenza poco minore di quella di lei. A sentirlo, era +lui la colpa di tutto; maledetti i suoi esperimenti chimici, maledetta +la scienza, maledetta la sua stolida vanità che gli aveva messo in +corpo la smania delle scoperte! + +Del resto, il Grolli s'accusava a torto. La disgrazia non era da +attribuirsi che a una sbadataggine della Gilda; era invece merito di +lui se le conseguenze non ne erano assolutamente irreparabili. + +Ma egli non ragionava più. Era questo il primo gran dolore della sua +vita. Fino a quel giorno gli studi lo avevano confortato in ogni sua +prova; di fronte al mondo del pensiero, il mondo reale con le sue +passioni, coi suoi affetti, gli era sempre parso insignificante e +piccino; adesso la sua filosofia s'era dileguata: egli soffriva come la +femminetta il cui sguardo non abbraccia più largo orizzonte di quello +della sua casa e della sua famiglia. Ogni gemito della Gilda gli faceva +scorrere un brivido nell'ossa; ogni volta che il chirurgo tormentava +le piaghe di lei, era come se una lama aguzza cercasse la via del suo +cuore. + + + + +XX. + + +Le prime parole articolate dalla Gilda, appena il suo stato glielo +concesse, furono queste: — Non voglio che Mario entri in camera. Non +voglio che egli mi veda così. + +E Mario, arrivato sotto sì tristi auspizi, non osò per qualche giorno +infrangere il divieto della sua sposa. Egli non sapeva rassegnarsi +all'idea di vedere sformata colei, che, nella sua fantasia, era rimasta +fulgida e bella come un raggio di sole. Veniva ogni momento nella +camera del professor Grolli, origliava all'uscio, interrogava con lo +sguardo i medici, le infermiere, e poi s'abbandonava accasciato sul +canapè. Di tanto in tanto la sua pupilla s'arrestava sull'effigie che +pendeva dalla parete e ch'era senza dubbio l'opera migliore uscita +dalle sue mani. Erano quelli gli occhi che lo avevano acceso, era +quello il sorriso che lo aveva inebbriato, quella fanciulla divina +doveva essere l'ispiratrice dei suoi quadri venturi. Oh perchè non +poteva, nuovo Pigmalione, infondere la vita nella sua fattura e +strapparla alla tela, e persuadersi che la Gilda vera era questa, e +fuggire con lei lontano lontano, e non rammentarsi dei casi dell'altra +che come d'un cattivo sogno? + +Alla lunga però la vergogna lo vinse: egli sentì che aveva obbligo +sacro d'infrangere la proibizione e di assistere colei che doveva esser +sua sposa. Ciò ch'egli soffrisse nel mirarla tutta coperta di bende +e d'empiastri non è difficile immaginare; ella non lo vide, chè aveva +fasciati gli occhi e la fronte, ma sentì la sua voce e gli disse con un +gemito: — Mario, perchè venire? La Gilda che tu amavi è morta. + +L'idea di contribuire a salvarla, la speranza che ov'ella guarisse +rifiorirebbe anche la sua bellezza, dava al giovine la forza ch'egli +stesso non avrebbe creduto di avere. Egli non aveva il coraggio di +chiedersi: — L'amerai s'ella rimarrà deformata? — ma intanto sentiva +che bisognava lottare per farla vivere. + +Era una lotta seria. La Gilda ebbe febbri terribili, ebbe spossatezze +che facevano tremare i medici, i quali temettero più d'una volta una +irreparabile infezione del sangue. A due riprese si credette tutto +perduto, e il cavaliere Lorati, secondo la sua pietosa consuetudine, +aveva già abbozzato in mente il cenno necrologico della giovinetta. +Ella non desiderava guarire. — Credi, è meglio _per tutti_ che io muoia +— ella disse un giorno allo zio. + +— Oh Gilda! — esclamò con un gemito il professore. + +— Forse per te no — ella rispose — Tu mi vorresti bene in ogni caso... +Sei tanto buono, zio Aldo... + +Egli la guardò intenerito, e queste parole fecero vibrare in lui le più +riposte corde dell'anima. + +Se Mario passava parecchie ore presso la malata, il professor Romualdo +non se ne staccava nè giorno nè notte. Soverchiato dalla stanchezza, +egli abbassava le palpebre, lasciava cader la testa sul petto, ma non +si moveva dal suo posto, e il suo sonno era tanto leggero che la Gilda +non lo chiamava mai inutilmente. Egli preveniva, indovinava tutti i +suoi desiderii, le porgeva da bere, aiutava l'infermiera a mutarla +di posizione, invigilava perch'ella prendesse i medicamenti all'ore +prescritte. Non sapeva far altro, non sapeva pensar ad altro; sarebbe +stato inetto a risolvere il più semplice teorema di geometria; si +ricordava appena della sua Università, egli ch'era stato fino a quel +tempo il più assiduo tra i professori. Invano gli si raccomandava la +calma, gli si presagiva, che, tirando innanzi a quel modo, avrebbe +finito coll'ammalarsi anche lui; egli non porgeva ascolto a nessuno. +Vegliando, soffrendo al capezzale della Gilda, gli pareva d'espiare +verso di lei, verso Mario, il gran delitto di aver invidiato la loro +felicità. + +Nè la signora Dorotea era avara dell'opera sua. Le supreme necessità +del momento le avevano ridonato una parte dell'antico vigore; era +sempre in moto, aveva sempre un gran da fare a preparar i brodi +succulenti per la malata, e, negli intervalli di riposo, brontolava +contro il professor Romualdo che non le cedeva mai il posto al letto +della nipote. La miglior prova delle preoccupazioni del suo animo +era il suo oblìo quasi assoluto del gioco del lotto. E sì che gli +straordinari accidenti successi in casa erano tali da suggerirle dei +bellissimi _terni!_ Si buccinava anzi che uno ne avesse guadagnato la +portinaja, interpretando con acume il grave fatto dell'esplosione. + +Intanto la Gilda migliorava. Sul finire della terza settimana il medico +dichiarò rimosso il pericolo ch'ella perdesse la vista, quantunque +fosse più che probabile che le sarebbe rimasto leggermente offeso +l'occhio sinistro. Di lì ad altri dieci giorni si dileguarono le +ultime apprensioni circa allo stato generale dell'inferma. Cominciava +il periodo della convalescenza, una convalescenza che sarebbe stata +lunga, dicevano i medici, e che doveva esser piena di riguardi e di +cure. Ma che importava tutto ciò, se c'era da gridar al miracolo pei +risultamenti ottenuti? + +Per quanto sia una bella cosa lo star bene di salute, il guarire +sarebbe una cosa ancora più bella, se non ci fosse il grave +inconveniente che per guarire è necessario essere stati malati. Ciocchè +mi richiama alla mente un romanzo francese, nel quale una signora, +più arguta che costumata, dice a una amica: — Credimi, la miglior +condizione per una donna è quella di vedova. — E l'amica, femmina +della stessa risma, rincarando la dose con un frizzo ancora peggiore, +risponde: — Sì, se per esser vedova non bisognasse prima esser +maritata. — Discorsi immorali, che saranno meritamente riprovati dalle +virtuose lettrici. + +Ma venendo a noi, quale pur sia il posto che le dolcezze della +guarigione occupano tra le gioie, non troppo numerose, della vita, +è certo che questo posto è molto elevato. Guarire è un rinascere +con conoscenza di causa, e nello stesso tempo con la disposizione a +rammentare tutto ciò che la vita ha di giocondo, a dimenticare tutto +ciò ch'essa ha di triste. Ci pare che l'universo si adorni per farci +festa; che gli uccelli cantin per noi; che per noi olezzino i fiori, +e il sole c'inviti a bearci ne' suoi raggi. Noi ci affacciamo alla +finestra e la rondine ci dice: _ben tornati_; usciamo all'aperto, e +lo stormir delle foglie, e il mormorio del ruscello, e le mille voci +della natura si fondono ai nostri orecchi in un saluto cortese. Anche +gli uomini son buoni, ci sorridono, ci stendon la mano, ci parlano +di cose allegre, di cose leggiere; non è tempo questo da malinconie +e da grattacapi. Sotto ai nostri piedi è un tappeto di rose, sulla +nostra testa è una danza d'astri lucenti. E nel nostro cuore? Tutto il +meglio ch'è in noi s'agita, ribolle, scintilla; si svegliano i pensieri +gentili, le fedi ardenti, le speranze baldanzose, e quella inesausta +sete d'amore ch'è tormento e dolcezza dell'esistenza. Il mondo è nostro +un'altra volta: avanti! + +Però, questa voluttà della vita che torna non brillava negli occhi +della Gilda, quando col lento rimettersi delle forze si sgombravano +le nebbie del suo spirito. Ella sentiva che un abisso la divideva dal +passato; un istante aveva distrutto la sua beltà e la sua giovinezza. +L'avvenire che l'aspettava non poteva esser più quello ch'ella aveva +sognato nell'estasi de' suoi giorni felici; la figura di Mario, ch'ella +mirava talvolta vicino al suo capezzale, le faceva l'effetto d'una +visione d'altri tempi evocata dalla sua fantasia, la voce di lui le +pareva l'ultima risonanza d'una musica che si perde lontano. + +Era strano, ma le sembrava d'esser più libera allorchè Mario non era +presente, allorch'ella rimaneva sola con lo zio Aldo. L'affezione +fida, discreta, inalterabile, al cui tepido soffio ella era cresciuta, +non era stata scossa dalla tempesta che aveva sfrondato tante gioie e +tante speranze della sua vita. Ella la trovava accanto a sè, sollecita, +operosa come per lo addietro, più forse che per lo addietro, come se +avesse attinto nuovo vigore dalle prove della sventura. Di quando in +quando, simile a un'ombra, le si affacciava alla mente il ricordo d'un +giorno in cui le parole e gli sguardi dello zio l'avevano sgomentata; +ma oggi quel ricordo non valeva a turbarla, ad offenderla, a scrollar +la sua fede. I suoi occhi non isfuggivano gli occhi del professore che +sovente si volgevano in lei con una tenerezza piena d'ansietà, la sua +mano tremula e scarna cercava volentieri la mano dello scienziato. +E provava un senso di calma, di pace, che, in quella sua stanchezza +dell'animo e della persona, era il miglior bene a cui potesse aspirare. +Ma se arrivava Mario in uno di questi momenti d'abbandono, la Gilda +arrossiva, il professore si tirava in disparte; l'incanto era rotto, le +incertezze dell'avvenire penetravano nella camera insieme col giovine +artista. Egli faceva del suo meglio per esser gentile, officioso; +però, il tedio non tardava a dipingerglisi in viso, e la Gilda, con la +chiaroveggenza dei malati, se ne accorgeva anche troppo. Allorchè ella +sorprendeva il suo sguardo fisso su lei, le pareva ch'egli contasse le +sue cicatrici a una a una, le pareva ch'egli dovesse domandarle in tono +di rimprovero — Perchè non sei più bella? + +— Oh — ella disse una mattina al professore Romualdo, che accampava +mille pretesti per non darle uno specchio — il mio vero specchio +è Mario. Ho visto da gran tempo nei suoi occhi che son diventata +bruttissima... Non sarà una novità, te lo assicuro, il vederlo in un +pezzo di vetro... Già, presto o tardi, a questo bisogna venirci... Via, +dammi lo specchio. + +Alla fine, un giorno in cui Mario era assente, bisognò appagare il +suo desiderio. Prima però ella acconsentì a fare un po' di _toilette_ +e anche a lasciarsi tagliare i capelli che le cadevano in gran copia, +come foglie secche dall'albero. — Torneranno a crescere — le si diceva +per confortarla, mentr'ella con moto nervoso ravvolgeva le dita lunghe +e sottili in quei bruni ricci ch'erano stati il suo orgoglio. Ella non +rispondeva nulla. + +Poi che le forbici ebbero compìta l'opera loro, le si acconciò in capo +un cuffietta bianca, le si fece infilare un corsetto di bucato, e la +signora Dorotea, di sua propria mano, le annodò intorno al collo un +fisciù di seta azzurra. + +La Gilda ruppe il silenzio. — Qua lo specchio, e ch'io faccia la mia +personale conoscenza — ella disse con un'allegria forzata. Indi si +voltò dalla parte dell'uscio. — È ben chiuso? + +Le aveano portato uno specchietto ovale molto leggero che soleva stare +appiccato a un chiodo infisso in uno dei regoli della finestra della +camera del professore, il quale se ne serviva nel ravviarsi i capelli +e la barba. + +La convalescente lo prese due volte in mano, e due volte lo depose +sulle coperte prima d'avere il coraggio d'alzarlo al livello del viso. +Ella tentò di volgere in celia le sue stesse esitazioni. — È come +quando dovevo prender l'olio da bambina... Se si potesse far come +allora... Chiuder gli occhi, aprir la bocca, e giù... Adesso invece +son proprio gli occhi che bisogna aprire... Coraggio... uno... due... +tre... + +Nel bene la previsione va spesso oltre il vero, nel male avviene +sovente il contrario. Gli è che non v'è triste previsione, la quale +non sia temperata da una segreta speranza che il nostro spirito +s'inganni, che le nostre paure siano esagerate. E talvolta anzi noi +esageriamo a studio; fingiamo di prevedere un disastro ove secondo +ogni probabilità non istà per succedere che un incidente sgradevole. +Ma quando l'incidente sgradevole accade, non tardiamo ad accorgerci +ch'esso ha superato, non la nostra aspettazione immaginaria, ma la +nostra aspettazione reale. + +— Devo essere orrenda, mostruosa — aveva detto mille volte la Gilda, +e, quantunque non fosse più bella, non era nè mostruosa, nè orrenda. +Nondimeno il vedersi nello specchio fu per lei un colpo di fulmine. +Era lei, era lei veramente quella donna pallida, tutta cicatrici e +lividure, che la mirava tra attonita e costernata? Stette un momento +muta ed immobile, soffocando gl'impeti tumultuosi dell'anima; poi si +guardò intorno smarrita, quasi a persuadersi ch'era ben desta, lasciò +cader di mano lo specchio, abbandonò il capo sui guanciali e si coperse +il viso con le lenzuola. La sentivano piangere sommessamente. + +— Hai avuto troppa fretta — le ripetevano a gara il professore e la +signora Dorotea. — Di qui a un paio di settimane sarà tutt'altra cosa. + +Ella, rannicchiata sotto le coltri, si stringeva nelle spalle e diceva: +— Lasciatemi sola... Per carità, lasciatemi sola... Mi calmerò da me. + +Infatti, di lì a un'ora, ella era appieno ricomposta. Alla sera +s'intrattenne a lungo col medico, e con aria disinvolta lo pregò +di dirle quali tra i segni che le deturpavano la fisonomia il tempo +farebbe sparire e quali le resterebbero sempre. L'interrogato si provò +a dipinger tutto in rosa, ma la Gilda, che gli teneva inchiodati gli +occhi addosso e gli leggeva le bugie in viso, lo riprese amorevolmente. +— Non la trattasse come una bimba, se anche quella mattina ella aveva +fatto un capriccetto; ormai ella aveva messo giudizio e aveva diritto +di conoscere la verità tutta intiera. + +Il medico si schermì quanto più potè, ma alla fine espose sinceramente +il parer suo, soggiungendo però, che la natura sbugiarda spesso i +pronostici della scienza e che in gioventù soprattutto si vedono dei +miracoli. + +— Grazie — ella replicò, stringendo la mano al dottore. E il suo +volto aveva l'espressione seria e tranquilla di chi, uscendo da molte +incertezze, ha preso un partito decisivo. + + + + +XXI. + + +Da qualche giorno la Gilda aveva cominciato ad alzarsi, e, appoggiata +al braccio dello zio, passava lentamente dalla sua camera in +salotto, ove sedeva in una poltrona accanto alla finestra. Le Lorati +non mancavano mai di venirle a tener compagnia un paio d'ore e le +mostravano un'amicizia tanto più calda quanto maggiore era in loro la +soddisfazione di veder avvilita quella famosa bellezza. Nell'andarsene +esse facevano un'infinità di commenti. + +— L'occhio sinistro è sciupato affatto. + +— E il labbro inferiore? + +— E quella cicatrice sulla fronte? + +— E l'altra alla guancia? + +— Povera Gilda, è proprio brutta. + +— Bruttissima. + +— Orribile. + +— Vedete, ragazze — osservava la savia genitrice — come i pregi fisici +possano svanire da un giorno all'altro. + +— Se non trovava lo sposo prima di questa disgrazia.... + +— Uhm! Il matrimonio non è ancora successo. Ci credo poco. + +— Ella non ne parla mai... + +— In ogni caso c'è tempo. Va così adagio a rimettersi... Il medico ha +detto che prima di pensare alle nozze ci vorranno dei mesi. + +— E Mario intanto è assente da oltre una settimana. + +— Ma torna presto. + +— Pover'uomo! Se cerca qualche svago, bisogna perdonargli. È toccata +grossa anche a lui. + +— Se la prende, non può essere che per rispetto alla sua parola.... + +— Un po' per questo e un po' per compassione. + +— Essere sposata per compassione... Io non mi degnerei certamente — +sentenziò la maestosa Ginevra. + +— Povera Gilda! + +— Ma! Chi avrebbe potuto immaginarselo? Lei che si credeva una Venere... + +Per Mario, reduce dal suo viaggetto, non fu piccola meraviglia trovar +alzata la Gilda. Quando egli la vide adagiata nella poltrona, smunta +in viso, col suo corpicino sottile perduto nell'ampia veste da camera, +pensò alla stupenda e florida giovinetta che aveva incontrato sulle +Alpi, e durò fatica a frenare una lagrima. + +Ella s'accorse del suo turbamento, abbassò gli occhi, e si passò +rapidamente la mano sulla fronte. + +— Devo parlarti — disse poi — fatti più vicino... No... anzi, prima +chiudi quei due usci... quello che dà nell'andito, e quello che mette +nella camera della signora Dorotea. Dall'altra parte non può venir +nessuno... Mio zio è all'Università. + +Questi preparativi lo sgomentarono alquanto. Che rivolgeva ella +nell'animo? + +— Sii franco come sarò io — ella principiò. — Il dissimulare non +giova... Nulla può mutare omai la mia risoluzione. + +— La tua risoluzione?... Quale? + +— Io non sarò più tua moglie. + +— Che dici? Perchè? + +— Oh! Non me lo domandare... Guardami. Egli comprese il significato +delle sue parole, ed esclamò: — È per questo? È per questo? + +— Sì... Ci pensai fin dal primo giorno in cui mi colse la mia +sciagura... Adesso ho deciso... inesorabilmente deciso. + +— Ma tu credi dunque che io... + +Ella non lo lasciò finire. — No, Mario, non credo quello che tu +supponi... Tu mi sposeresti, ma saresti infelice. + +— Oh Gilda... + +— Sii sincero... Cento volte tu mi dicesti che non sai concepire la +donna che non sia bella... Io ne tremavo allora, e tu per rassicurarmi +mi protestavi ch'ero bellissima... Cento volte tu mi lasciasti +intendere che, artista anzitutto, tu cercavi nella donna il tipo +eterno della bellezza... e io ne tremavo e tu mi ripetevi che per +te io ero quel tipo... Ero io che col mio sguardo, col mio sorriso, +dovevo sprigionar dal tuo petto la sacra scintilla con cui si creano +i capolavori... lo dicevi tu... e mi venivano le vertigini a sentirmi +levata sì alto... Io mi chiedevo: — Potrò reggermi dove egli mi ha +posta? Potrò sempre dargli il segreto della linea e del colore? Sarò +sempre giovine, sarò sempre bella? Oh Mario, quando mi angustiavano +questi dubbi ero ancora vagheggiata, ammirata; adesso tu vedi ciò ch'è +divenuta la Dea che avevi cinta d'un nimbo... Fissami bene, Mario; che +ispirazioni potrai tu cercare su questo volto contraffatto? + +Mentr'ella parlava, la sua voce, sulle prime leggermente commossa, si +faceva a grado a grado più limpida e sicura, e una espressione dolce ma +risoluta si dipingeva sulla sua fisonomia. Mario l'ascoltava attonito, +colpito dalla stoica fortezza di quella fanciulla di diciott'anni che +rinunziava senza esitazioni e senza lamenti alle sue più care speranze. +Com'egli si sentiva umile e piccino in confronto a lei! Come avrebbe +voluto nasconderle il suo cuore, di cui ella metteva a nudo i segreti! +Come si ribellava all'idea ch'ella dicesse il vero! + +E accumulava frasi su frasi, e tentava ingannar lei, e tentava ingannar +sè medesimo, e chiamava stupida aberrazione il suo culto esclusivo +della bellezza fisica, e giurava alla Gilda che standole vicino egli +aveva imparato a pregiare in lei altre qualità e ad amarla per quelle. +Ma per quanto facesse, non gli usciva dal labbro uno di quei gridi +dell'anima che scendono all'anima e vincono ogni resistenza. + +Ella lo lasciò dire; poi riprese con un sospiro: — Sì, Mario, tu devi +parlar come fai, io tener fermo il mio punto... La mia schiettezza +può parer dura oggi, ma verrà giorno in cui dirai: — la Gilda aveva +ragione. — E sarà quel giorno nel quale, se ti dèssi retta, mi +rinfacceresti il sacrifizio della tua libertà. + +— Oh Gilda, Gilda, mi reputi dunque ben vile — interruppe Mario, +torcendosi le mani, tanto più turbato, tanto più confuso quanto più la +fanciulla, discorrendo, coglieva nel segno. + +— Non me lo rinfacceresti a parole, lo so — ella riprese con soavità +— ma lo capirei a ogni modo... e allora... adesso soffro forse... +ma allora sento che ne morrei di dolore... Bada a me, Mario, non +insistere... eri sincero quando mi rivelavi le tue debolezze d'artista; +in quel tempo non avevi ragione d'infingerti..., oggi sì... oggi hai +pietà di me, e io devo difenderti contro te stesso.... Va, Mario, non è +colpa tua; tu hai bisogno di moto, d'aria, di luce, hai bisogno di fare +un viaggio; qui il tuo ingegno si sfibra; l'ozio, lo scoraggiamento ti +uccidono. + +— Ma sei tu che ti crei questi fantasmi... + +— Non mentire, Mario... Io t'ho conosciuto nei tempi in cui la fiamma +dell'arte ti splendeva negli occhi e movevi incontro all'avvenire con +fronte alta e sicura... Allora la tua mente era piena di immagini, +il tuo album era pieno di disegni... da più mesi tu non fai nulla... +oh è inutile che tu accenni di sì col capo... Puoi mostrarmi, non +dico un tuo quadro, ma un tuo schizzo, ma una linea segnata dalla tua +matita?... Lo puoi? + +— Tu eri malata, Gilda... + +— Oh, le inquietudini sul conto mio sono cessate da oltre un mese. Che +hai fatto in questo mese?... Lo vedi, tu taci... + +— Sei un giudice inesorabile — egli disse, quasi piangendo di dispetto +e di rabbia. + +— Sono un giudice clemente. Tu ti dibatti in una lotta tremenda fra +ciò che stimi il tuo dovere e il desiderio immenso di libertà che +ti affanna. Va, Mario; dal tuo dovere, s'è tale, io ti sciolgo; la +tua libertà, io te la rendo... Va... io ti apro la gabbia, povero +prigioniero. + +Mario si trovava in una condizione d'animo ben singolare. La libertà +che gli era offerta egli la sospirava come l'assetato sospira una +goccia d'acqua, eppure all'idea di accettarla gli salivano al viso +i rossori della vergogna; egli doveva riconoscere che la Gilda aveva +ragione, che l'amore ch'egli le aveva portato non era sopravvissuto +allo strazio della sua bellezza, eppure sentiva che mai come adesso +ella era stata degna di essere amata. + +E intanto lo sguardo della giovinetta non si staccava da lui e sembrava +dovergli legger nell'anima i più riposti segreti. + +— Ascolta — egli le disse infine — oggi, per quanto io facessi, le mie +parole non ti persuaderebbero... Ma domani? + +— Domani? — ella ripetè distratta. + +— Sì, consentimi di ritentar la prova... + +— S'egli mi amasse davvero! — pensò la Gilda. Ma seppe frenar la sua +commozione, e rivoltasi a Mario con apparente tranquillità, lo licenziò +con queste parole: — Allora ci diremo addio domani. + +Per quel giorno ella non lasciò trapelar nulla del colloquio avuto col +suo fidanzato, e deluse la curiosità della signora Dorotea, che voleva +sapere il perchè di quella sconvenienza del chiudere gli usci per di +dentro. + +Il giovine pittore partì di là che aveva la febbre addosso. Che +fare?... Poteva esserci un dubbio su ciò che doveva fare?... Doveva +dire alla Gilda: — la sventura ha stretto di più il vincolo che ci +unisce; ora più che mai voglio farti mia sposa... — Ma se non l'amava, +se non era in poter suo di amarla?... Se aveva questa fatalità di non +saper amare che un bel viso? Se col suo eroismo non fosse riuscito +che a sacrificar sè e a rendere infelice lei?... Era già dubbio se il +matrimonio si conciliasse col suo spirito mobilissimo, anche quando +si trattava di sposare una giovine avvenente, florida, vispa... ma il +matrimonio con una malata?... Perchè la Gilda ormai era una malata e +sarebbe stata tale per un pezzo... Invece di averla compagna nelle sue +peregrinazioni artistiche, avrebbe dovuto vegliarla, assisterla... e +queste qualità d'infermiere egli non le possedeva... In mezzo alle cure +del nuovo suo stato si sarebbe spenta del tutto la sua ispirazione già +illanguidita, e allora... che avvenire per lui, che avvenire per la +Gilda! + +Quando noi rifuggiamo da un grave sacrifizio, ci piace assai spesso +ripararci dietro l'idea che quel sacrifizio non gioverebbe neppure +a quelli per cui dovremmo farlo, e così Mario concludeva volentieri +i suoi ragionamenti col dirsi che la Gilda sarebbe stata infelice +sposandolo. + +Pure una fiera lotta si agitò nel suo spirito, e ne portava le tracce +il foglio pieno di pentimenti e di scancellature che la Gilda ricevette +il dì appresso: — «Crudele, crudele, perchè suscitar la tempesta nella +mia anima? Io seguivo la via che mi pareva la sola buona, la sola +onorevole; tu con amara schiettezza hai voluto mostrarmene le insidie e +i pericoli, tu mi hai detto che non potrei percorrerla senza uccidere, +qual ch'esso sia, questo mio ingegno d'artista. È un'idea che mi toglie +la pace. Tutti devono essere qualche cosa nel mondo; io, che sarei se +non sono un pittore?... Non auguro al mio peggior nemico la notte che +ho passato... Ripensavo alle tue parole, e, a vicenda, ti adoravo, ti +ammiravo, ti colmavo di vitupèri... Sì, la tua generosità è spietata... +tu puoi darmi licenza d'essere un vile, non puoi impedirmi di credermi +tale... Vedi in qual bivio m'hai messo. O restare, con l'incubo di +non esser più atto a far nulla; o partire vergognandomi della mia +condotta... Ebbene, parto, cerco il moto, l'aria, la luce, di cui, come +dici, ho tanto bisogno, cerco la lena perduta. Se farò un capolavoro, +lo dovrò a te. A ogni modo, non ripatrierò prima di aver assodata la +mia riputazione d'artista. E tu, Gilda?... Non oso venire a stringerti +la mano; sarò già in viaggio quando riceverai questo foglio... Tu +meriti un uomo migliore di me, tu lo troverai senza dubbio... Ma, se tu +fossi libera al mio ritorno, potrei sperare di non esser respinto?... +Se ti riesce, non disprezzarmi, e fa che non mi disprezzi il tuo ottimo +zio... È troppa audacia chiedere una tua lettera, almeno una, a Zurigo, +ferma in posta? Addio, addio.» + +In conformità a quanto egli scriveva, Mario era partito con la +prima corsa, diretto sulla linea di Modane. Giunto a Torino, vi si +trattenne per poche ore affine di salutarvi suo padre, il quale si +trovava colà per ragioni del suo commercio. L'ottimo signor Gedeone +fu molto addolorato, non tanto delle nozze sfumate quanto della nuova +partenza di Mario, ch'egli amava sinceramente. Nondimeno egli riempì +di napoleoni d'oro la borsa del figliuol prodigo e s'impegnò a non +fargli mancar danaro finchè non fosse in grado di mantenersi co' propri +guadagni. — Quattrini, e poi quattrini, e sempre quattrini — borbottò +tristamente il signor Gedeone. — Senza contare la pigione del casino di +Firenze e la spesa dell'ammobiliamento... È inutile, son fatto così; +per questo figliuolo darei il sangue... con quel sugo... per averlo +sempre lontano. + +E il signor Gedeone cercò un sollievo alle sue amarezze domestiche +nell'acquisto di una partita di farina avariata che poteva servir +benissimo per la sua fornitura agli Istituti Pii. + + + + +XXII. + + +Il professore Romualdo stava quella mattina rivedendo i suoi +manoscritti che giacevano abbandonati da tanto tempo, e come succede +a chi non è in vena di lavorare sul serio e pur vorrebbe poter dire +a sè stesso che non è rimasto in ozio, collocava a posto le virgole +dimenticate, arrotondava l'occhiello degli _e_ e metteva i punti sugli +_i_. Si può tuttavia giurare che la sua mente era assorta in altri +pensieri ai quali non era certo estranea una persona la cui apparizione +repentina ed inaspettata lo fece scattar dalla sedia. + +— Tu, Gilda?... Alzata?... A quest'ora?... Che direbbe il medico? + +— Oh! — ella rispose — bisogna ormai emanciparsi dal medico... Sto +bene... Vedi come mi reggo da me... + +— Stai bene e sei così pallida? — esclamò il professore con +inquietudine. — Che hai? + +— Nulla.... + +— Non dirlo... Hai gli occhi gonfi, Gilda, sei agitata... Questa tua +visita mattutina non è certo senza una grave ragione. + +— Voglio riprender le mie antiche abitudini — ella replicò, avvicinando +una seggiola al tavolino — voglio esser la tua assistente, il tuo +segretario come una volta... La pecorella smarrita ritorna all'ovile... +ecco tutto. + +Com'ella s'accorse che lo zio Aldo stentava a raccapezzare il senso +delle sue parole, estrasse di tasca un foglio e glielo porse spiegato +— Leggi. + +Appuntò il gomito al ginocchio, fece con la mano sostegno al mento, e +stette lì a capo chino senz'aprir bocca e senza batter palpebra. Pareva +una figura scolpita nel marmo. + +Il professore intanto aveva divorato l'arruffatissima lettera di Mario. + +— Parte? Ti lascia? — egli gridò, appena l'ebbe finita. E balzò in +piedi con impeto, schizzando fiamme dagli occhi. + +Ella si scosse, sollevò la testa, e rivolgendo allo zio uno sguardo +soave e amorevole: — Sono stata io — gli disse — egli non fece che +ubbidirmi. + +— Ubbidirti? — egli proruppe passando di sorpresa in sorpresa. — Gli +hai imposto tu di partire? + +Ella gli riferì il colloquio avuto con Mario il giorno innanzi. Il +professore durò fatica a non interromperla cento volte. + +— Non difenderlo, non iscusarlo — egli esclamò finalmente, misurando a +lunghi passi la stanza. — Che amore era il suo?... Ha potuto sentirti +parlare come gli parlavi, e non è caduto a' tuoi piedi, e non si pentì +delle sue esitazioni e non rinnovò i suoi giuramenti? T'ha abbandonata, +è fuggito perchè le tue guance sono men floride, perchè i tuoi occhi +sono meno scintillanti d'un tempo? E tu gli perdoni, e gli perdoneranno +tutti, e la sua vigliaccheria resterà impunita? Oh come intendo in +questo momento il piacere della vendetta!... Come disprezzo questa +scienza vantata che sfibra le virtù del braccio e dell'animo!... Come +volentieri la darei tutta quanta per essere un forte, per colpire +inesorabilmente colui che ti rende infelice! + +— Mio cavaliere — rispose la giovinetta, atteggiando il labbro a un +malinconico sorriso — non voglio che tu mi vendichi... Non c'è offesa +da vendicare... Mario era pronto a sposarmi, fui io che gli resi la sua +parola... S'egli mi avesse resistito, sarebbe stato un eroe, e non si +può pretender dagli uomini che siano eroi... Forse è stato meglio così. + +— Ma pur tu lo amavi? + +— Oh sì... Quando credevo di poter essere una valida alleata del suo +ingegno, uno strumento della sua gloria. Appena cominciai a dubitare +che gli sarei stata d'impaccio, cominciai anche ad amarlo meno... Sono +orgogliosa... + +— Gilda!... E l'avvenire? + +— Starò qui come sono stata finora; mi rimetterò a studiare... le donne +brutte studiano... copierò i tuoi manoscritti, ti aiuterò nei tuoi +esperimenti... + +Egli le diede sulla voce. — Non parlarmi dei miei esperimenti... Il +mio laboratorio io l'abborro... Voglio distruggerlo... O almeno voglio +chiuderne l'uscio per sempre... + +— Lo riapriremo insieme, zio Aldo — rispose la Gilda. — Rammento +ancora le mattine che vi ho passate, a bocca aperta, tempestandoti +d'interrogazioni, ammirando la vastità del tuo sapere, e la infinita +pazienza che avevi con me... Povera cameretta! Da due anni la +trascuravo e ne fui punita... Oh se si potesse tornare indietro di due +anni!... Proviamo, zio Aldo. + +— Se si potesse — egli ripetè, tentennando il capo con aria desolata. +E soggiunse a mezza voce: — È un nodo che non si scioglie. — Indi si +abbandonò sopra una sedia e si coprì il viso con le mani. + +— Zio Aldo, tu mi nascondi qualche cosa — proruppe inquieta la Gilda. +— I nostri guai non sono finiti? + +— La fatalità ci perseguita, o fanciulla... Io vorrei pure che queste +pareti ridivenissero per te il nido calmo e tranquillo della tua +infanzia, vorrei poter dirti come una volta: Addormèntati fidente +sulle mie ginocchia, appoggiati al mio braccio leale, lasciami esser +tua guida nel campo della scienza... Ma no; un destino iniquo non lo +permette; io sono un pazzo, io sono un malato. + +— Se sei un malato, ti curerò — interruppe con dolcezza la giovinetta. +— Non mi curasti tu per due mesi? Dovrei abbandonarti, se soffri? + +— Eppure sarà necessario — egli esclamò, agitandosi sulla seggiola. +E proseguì: — Non ho rimorsi... ho lottato... ho lottato tanto... +Tutti gli argomenti che la ragione può suggerire io me li son detti... +tutta l'energia d'un carattere avvezzo a vincer gli ostacoli, io l'ho +spesa... e non è valso a nulla... + +— Ma insomma, a che mirano le tue parole? Che vuoi fare di me? + +— Pensiamo insieme, studiamo un modo... + +— Non posso più viver sotto questo tetto come la tua pupilla, come la +tua nipote, come la figlia dell'anima tua? + +— Compiangimi, Gilda, non lo puoi. + +— Come la tua sorella?... Vedi, i patimenti hanno in me affrettata +l'età... Io posso esser la tua sorella. + +— Non lo puoi, non lo puoi — replicò il professore con l'accento della +disperazione. + +Vi fu un istante di silenzio. Il dottor Romualdo teneva le mani +intrecciate sulle ginocchia, lo sguardo immobile a terra. La Gilda, +levatasi da sedere, gli si avvicinò lentamente. Un lieve rossore le +tingeva le gote. + +— Alza gli occhi — ella disse — fissami in viso. In questa casa dove +non posso esser più nè pupilla, nè nipote, nè sorella, potrei almeno +esser la compagna della tua vita, la tua sposa? + +— Tu, Gilda? — esclamò lo scienziato con un grido che veniva dal cuore. +— La mia sposa; L'hai detto? L'hai proprio detto, tu? L'hai detto sul +serio? Non ti sei presa giuoco di me? Oh no! Il tuo volto onesto porta +l'impronta della sincerità... Tu non vuoi uccidermi! + +Egli le afferrò tutt'e due le mani e le tenne strette nelle sue. + +— Zio Aldo — ella mormorò affettuosamente. + +— Non chiamarmi più così... Chiamami Aldo... O piuttosto, no, sciocco +ch'io sono... chiamami ancora zio Aldo... c'è tanta dolcezza in +queste due parole pronunziate dalle tue labbra... Sentivo sempre +dirmi _professore_, _professore_... e non ero che un professore arido, +dotto, noioso...; tu mi dicesti zio e sono divenuto un uomo... Oh se +la mia vita fosse cominciata da quando batte il mio cuore, io sarei ben +giovine, o Gilda... + +Egli s'interruppe un momento; poscia riprese con un sospiro: — Invece +hai riflettuto che son vecchio, che ho diciannove anni più di te? +Guarda la mia barba e i miei capelli segnati di bianco, guarda le +rughe della mia fronte... La tua giovinezza è appassita per poco; essa +risorgerà senza dubbio; ma la mia, oh la mia non torna mai più. + +La Gilda scrollò il capo. — Tu mi porti un cuore che non ha amato altra +donna che me... + +— Nessun'altra, nessun'altra — egli esclamò con enfasi. + +— Lo vedi — ella rispose. — Il tuo cuore almeno è più giovine del mio +— Abbassò gli occhi e soggiunse arrossendo: — E da quando... da quanto +tempo mi ami? + +— Lo so io forse? Fu nel giorno in cui lessi sulla tua fronte ch'era +finita per te l'infanzia gioconda; fu prima, fu dopo? Lo ignoro. +Sentivo il mio affetto trasformarsi a grado a grado, ma non sarei +riuscito a dire a me stesso che cosa provavo... Non avevo mai amato... +Ti cercavo e ti sfuggivo... Avevo un immenso desiderio e una paura +immensa delle tue carezze... Nelle mie notti insonni la tua immagine +mi appariva fra le tenebre... Nel giorno il fruscìo della tua veste, +il suono della tua voce turbava le mie meditazioni. Mi sembrava qualche +volta che non avrei avuto pace finchè tu non avessi abbandonato la mia +casa, e talora mi sembrava invece che senza di te non avrei potuto +vivere... Eppure era amore?... Non lo so, non lo so... Ma quando tu +amasti un altro, oh allora sì m'accorsi che veramente t'amavo... + +— Poveretto! Che strazio deve essere stato il tuo! E hai sofferto in +silenzio? + +— E potevo parlare? Eri bella come un angiolo, tutte le grazie della +gioventù ti fiorivano in viso; eri innamorata di un uomo bello e +giovine anche esso... parevate nati uno per l'altro... La vostra +passione era così ragionevole, la mia così strana, così assurda! +Parlare?... Darti un dolore, insidiare la tua felicità, io che +t'adoravo?... Un giorno solo fui per tradirmi... oh quel giorno avrei +voluto morire... + +— Che rivelazione fu per me quella! — esclamò la Gilda. + +— Te n'eri accorta? + +— Sì... Ero venuta ad annunziarti il prossimo arrivo di Mario... Si +dovevano prendere i concerti per le nozze... + +— Che pensasti di me, Gilda? + +— Piansi tanto...; che non avrei fatto per consolarti? Tu ti sei chiuso +nella tua camera, nel tuo laboratorio... La mattina dopo... + +— Taci — egli interruppe — a pensarci mi corre un gelo per l'ossa... +Più tardi io vegliavo al tuo letto... Avevi gli occhi bendati, eri +tutta una piaga... Il tuo respiro era un rantolo, la tua voce era un +gemito... I medici ti davano quasi per ispacciata; io volevo salvarti +a ogni costo... + +— E mi salvasti. + +— Sì, ma la mia ferita si faceva più larga e profonda. Dal tuo alito +infocato, dal tocco delle tue mani ardenti per la febbre, io aspiravo +l'amore... E non avevo speranze, e non avevo altro desiderio che quello +d'espiare un minuto d'oblìo... Non era per me ch'io ti conservavo in +vita, era per l'uomo a cui tu avevi giurato la tua fede. Spesso mi +pareva ch'egli non t'amasse abbastanza e me ne sdegnavo; ma pure (lo +crederesti?) sentivo una specie d'orgoglio all'idea che il mio amore +ignorato fosse più forte del suo... Accarezzavo col pensiero la mia +infinita miseria. Quando non s'ha più che il dolore, si vuole almeno +che il dolore sia grande... Intanto m'abbandonavo a occhi chiusi alla +corrente, aspettando da un momento all'altro che tu mi fossi tolta +per sempre... Ma no; tu non mi sei tolta, tu rimani; e io mi domando +ancora se tutto ciò non è un sogno, mi domando se sono ben desto... +Gilda, Gilda, sei tu sicura di non ubbidire a un impeto subitaneo, di +non cedere a un movimento di pietà verso di me, di dispetto verso _un +altro?_... Se ti pentissi domani! Se Mario tornasse! + +— Uomo di poca fede!... Non è un capriccio il mio, non è un desiderio +di vendetta... Quante volte, in mezzo ai patimenti di questi ultimi +mesi, io confrontavo in silenzio l'amor tuo con quello dell'uomo che +avrebbe dovuto sposarmi!... Quante volte, se eravate entrambi accanto +al mio letto, io studiavo l'espressione diversa dei vostri volti; nel +tuo una tenerezza infinita, in quello di Mario un tedio profondo! E +dicevo: Mario amava la mia bellezza che è svanita; lo zio Aldo mi ama +qual sono, mi ama forse di più dacchè cessai di esser bella... + +— E vero, è vero... + +— Dicevo: Mario non è un triste, non è un vile; egli terrà la sua +parola, ma io avrò il rimorso di aver fatto una vittima... E così il +mio cuore s'allontanava a mano a mano da lui e s'avvicinava a te... +a te ch'eri stato la mia provvidenza, a te cui speravo di poter dar +qualche gioia. Oh Mario non tornerà; egli è troppo lieto della libertà +che gli è resa; egli insegue il suo ideale d'artista, va dove lo chiama +la sua anima appassionata del bello... Se tornasse... + +— Ebbene? Che faresti? + +— Ebbene? Farei... così — ella gridò gettandoglisi fra le braccia — e +ti direi: Son la tua sposa difendimi... Mi crederesti allora? + +— Ti credo, ti credo — proruppe il dottor Romualdo, stringendo al seno +con impeto quel capo diletto. E mentre la copriva di baci, mormorava: + +— Oh Gilda!... Amor mio! + +— Non ci odii dunque più, noi povere donne? — ella chiese con malizia. + +— Adoro te — egli rispose — ecco quello ch'io so. + + + + +XXIII. + + +Pochi mesi dopo, una bella mattina di settembre, il professor Romualdo +era affacciato alla finestra d'un albergo di Genova guardante il mare. +Era l'albergo medesimo in cui, circa quindici anni addietro, egli +aveva passato tante ore d'incertezza attendendo il suo misterioso +abboccamento col capitano Rodomiti. Fra quelle pareti era cominciata +per lui una nuova esistenza, eran cominciate le cure, i pensieri che +dovevano far sbocciare la sua gioventù appassita prima di nascere, +ed egli tornava oggi ai memori luoghi, allo stesso modo che l'egro +risanato torna pellegrino alla fonte ond'ebbe il primo ristoro. Come +quindici anni addietro, gli si stendeva davanti agli occhi lo splendido +golfo riscintillante ai raggi del sole, e una selva d'antenne si +levava al cielo, e mille barchette guizzavano sulle acque leggermente +increspate, e s'alzava dai pensili giardini il profumo dei fiori, e +dalle vie popolose l'allegro strepito del lavoro. + +Ma questa volta il dottor Romualdo non era solo. S'aprì l'uscio +della camera attigua, e una giovine dalla persona snella e spigliata +s'avvicinò con passo rapido alla finestra, e toccò lievemente la spalla +del professore. + +— Sei tu, Gilda? — egli disse, voltandosi estendendole ambe le mani. + +— Va bene così? — ella chiese, mostrando la sua _toilette_ d'una +elegante semplicità. E soggiunse: — Son curiosa di vedere che +impressione gli faccio. + +— Sei bella, Gilda — riprese il professore. — Sei troppo bella per me. + +— Zitto — ella interruppe, portando al labbro l'indice della mano +destra — Zitto, non voglio sentir coteste sciocchezze. + +La Gilda era sempre un po' magra, un po' pallida, ma il tempo andava +via via scolorando le sue cicatrici e ricolmava lentamente le sue +guance sparute, e faceva rinascere i suoi capelli, i cui ricciolini +bruni spuntavano dagli orli della sua cuffia. In quanto al segno che +l'era rimasto nell'occhio sinistro, esso non era percettibile a prima +vista. Certo ella non era più, ella non sarebbe più ridiventata la +splendida giovinetta che sollevava un mormorio di ammirazione sul suo +passaggio, ma era chiaro che le conseguenze dell'accidente ond'ella era +stata vittima avrebbero finito coll'essere assai minori di quanto s'era +supposto. + +Ella s'accostò in punta di piedi all'uscio che metteva sul corridoio. + +— Vien gente? — domandò il professore. + +— No... Del resto, siamo intesi... Prima ch'egli entri scappo di là... + +— Cattiva! Vuoi lasciar me nell'imbarazzo... + +— Voglio veder come ti levi d'impaccio... + +Non occorre una grande sagacità a capire che il professore e la Gilda +aspettavano qualcheduno. Questo qualcheduno era il capitano Rodomiti, +il quale aveva scritto a' suoi amici annunziando loro che sperava +d'essere a Genova col suo legno entro il settembre, e che giunto colà +avrebbe chiesto una licenza di alcuni mesi, e sarebbe intanto volato +subito a far loro una visita. Il capitano sapeva della malattia e +della guarigione della Gilda; non sapeva il resto, perchè le notizie +posteriori non avrebbero potuto pervenirgli durante il viaggio. Non +doveva esser piccola sorpresa per lui l'apprendere il matrimonio del +professore Romualdo con la figlioccia, e questa sorpresa i novelli +sposi avevano voluto anticiparla col venirgli incontro essi stessi. +Invero essi sentivano un po' di rimorso a non averlo consultato prima +delle nozze, ma si capisce d'altra parte che la condizione di due +fidanzati i quali abitano sotto il medesimo tetto è troppo ambigua +perchè essi non abbiano da affrettarsi a diventar marito e moglie. +Comunque sia, il professore e la Gilda, che s'erano sposati appena +ottenuto il decreto reale che toglieva l'impedimento della parentela, +si trovavano a Genova da un paio di settimane, e il nostro matematico +andava ogni mattina nel banco di noleggi del signor Egisto Giorgi +successore dei signori Radice e Lupini, per informarsi del capitano. +Alla fine, la vigilia del giorno di cui parliamo, il dottor Romualdo +era tornato all'albergo con una importante notizia. Il legno comandato +dal Rodomiti era in vista e sarebbe entrato in porto verso notte. +Allora il professore, d'accordo con la Gilda, era ripassato nel +banco del signor Giorgi a lasciarvi un bigliettino pel capitano così +concepito: «Sono qui all'_Hôtel de la Grande Bretagne_, nº 36. Ho molte +cose da dirvi. Vi aspetterò domani all'albergo fino a mezzogiorno.» Il +signor Giorgi, ch'era un uomo assai più officioso dei suoi predecessori +Radice e Lupini, non solo si incaricò della trasmissione del biglietto, +ma fece aver la mattina seguente al professor Grolli la risposta del +capitano: «Sarò da voi prima dell'ora indicata — scriveva il Rodomiti; +— ma che diamine v'impediva di venirmi a trovare a bordo? E la Gilda?» + +Erano le undici quando un cameriere picchiò all'uscio del nº 36, e con +un certo timore reverenziale introdusse il gigantesco marinaio. + +— Oh Grolli — disse costui, stringendo cordialmente la mano del +professore. — E la Gilda? + +— Ormai sta bene. + +— S'è sposata col suo Mario? + +— No... + +— Come? + +— Or ora vi dirò. Accomodatevi. + +Il capitano prese una sedia. — Non è la vostra camera da letto? — egli +domandò, girando intorno gli occhi. + +— No... è un salottino... dormo di là — rispose il Grolli in fretta, +come se le parole gli scottassero la lingua. + +— Cospetto! Siete in lusso ora — esclamò il Rodomiti. E soggiunse: — Su +via, raccontatemi... Questo matrimonio? + +Quando il professore ebbe narrato che la Gilda aveva reso a Mario +la sua libertà e che Mario aveva accettata l'offerta, il capitano si +lasciò scappare una serqua di vigorose esclamazioni, le quali finirono +con una domanda _ad hominem:_ — E voi? + +— Io? Che cosa? + +— E voi non avete data una buona lezione a quel bellimbusto che pianta +la sposa perchè le è toccata una disgrazia?.. Oh lo so quel che volete +dire... È stata lei... Grazie tanto... Ella non poteva fare altrimenti; +ma un uomo che avesse avuto un filo d'onore non l'avrebbe presa in +parola... Ah caro Grolli, se ero nei vostri panni, non l'andava a +finire così... Gran che! Voi altri dotti non avete sangue nelle vene! + +A questo punto il capitano con un brusco movimento ruppe la spalliera +della seggiola e si alzò di scatto facendo tremare i vetri della camera +sotto i suoi passi pesanti e poderosi. + +— È dunque diventata un mostro questa Gilda? — egli ripigliò, dopo una +breve pausa. + +— Un mostro! — esclamò il professore scandalizzato — Che idee? + +— Oh adesso vi riscaldate! Con me? Era meglio riscaldarsi con +quell'altro... Via, scusate — continuò il Rodomiti, mutando tono. — +Son certo che avete fatto tutto ciò ch'era possibile... Se la Gilda +è sempre piacente, non dureremo fatica a darle un marito che valga +più di quel vostro famoso pittore... Bisognerà pensarci insieme... Ma +spiegatemi un po', perchè non l'avete condotta con voi a Genova? + +Il professor Romualdo, più confuso che mai, guardò istintivamente verso +l'uscio della camera attigua. + +Questo imbarazzo non isfuggì al capitano, il quale chiese con una +certa impazienza: — Siete in compagnia? C'è qualcheduno di là?... Avete +un'aria di mistero!... + +— Benedette donne! — pensò il Grolli. — Hanno dei capricci!... Per +secondar la Gilda mi convien fare questa commedia. — Insomma — egli +disse a voce alta — ho da raccontarvi una novità... + +— Ed è? + +— Ho preso moglie... + +Questo annunzio produsse al marinaio l'effetto dello scoppio d'una +mina. — Moglie?... Voi?... Scherzate? + +— Niente affattissimo — rispose il professore punto da queste +esclamazioni — Parlo sul serio... + +— E il vostro odio per le femmine? + +— È sfumato... + +— Non c'è che dire — osservò il marinaio, calmandosi a poco a poco +— voi siete il miglior giudice delle vostre azioni, e in quanto +alla donna che vi sposò, ella può vantarsi d'avere sposato un gran +galantuomo... + +— Non credete quindi che questa donna abbia commesso uno sproposito +imperdonabile? — domandò il dottor Romualdo, alquanto rinfrancato. + +— Tutt'altro... tutt'altro... Anzi vi chieggo perdono... Del resto, è +vero... siete ringiovanito, e mi congratulo con voi. Ma che volete?... +Penso alla mia figlioccia... Converrete meco che adesso è più urgente +che mai di accasarla... Povera Gilda!... È necessario ch'io la veda... +Abita sempre con voi? + +— Sicuro... + +— Non v'invidio... Due donne sotto il medesimo tetto... + +— Ma mia moglie... + +— Non intendo dir male di vostra moglie... Dio guardi... Ma in ogni +modo... + +— Volete conoscerla? — insinuò il professore, che non vedeva l'ora di +gettar giù la maschera. + +— No, grazie... o almeno finchè non sia necessario. Non prendete in +cattivo senso il mio rifiuto... Sapete che io sono un uomo alla buona, +un uomo che si trova a disagio in mezzo alle nuove conoscenze... +specialmente poi quando si tratta di signore... + +— E se fosse una signora che si conoscesse da un pezzo? — disse una +vocina nota e melodiosa. In pari tempo la Gilda si precipitò nella +stanza e si appese (qui la frase va a pennello) al collo del capitano. + +— Come? Che?... la Gilda...? — balbettò il Rodomiti nel colmo dello +sbalordimento. + +— Sì, signore, la Gilda... Sono un po' mutata, ma insomma... + +Il capitano guardava alternativamente la sua figlioccia e il +professore, le cui guance s'erano fatte del color della porpora — Sua +moglie? — egli disse infine. + +— Sua moglie, sua moglie — ripetè la giovine. + +— Non è lo sposo ch'ella si meritava — osservò Romualdo in tono +rimesso, ma senza affettazione di umiltà. + +— _Zio Tonino_ — disse la Gilda — fallo tu finire una buona volta... +Egli ha paura che tu disapprovi il nostro matrimonio... + +— In verità, figliuoli miei — esclamò il capitano, scotendo forte +la mano ad entrambi — in verità ch'io sarei una gran bestia se lo +disapprovassi... Ma vi confesso che mi avete fatto cascar dalle +nuvole... Ah professore, professore, siete più birichino di quello +che credevo, voi... Basta... Intanto, Gilda, torno a dirti ciò che +dicevo poco fa a lui... La donna che prese per marito questo signore ha +sposato un fior di galantuomo... + +— Grazie, amico mio — interruppe il dottor Romualdo, raggiante di +contentezza. + +— Un fior di galantuomo — continuò il capitano — a cui bisogna voler +bene sempre. + +— Perdonandogli la sua età matura, il suo brutto visaccio, e i suoi +capelli che imbiancano — soggiunse il professore, compiendo la frase. + +— Allora — saltò a dire la Gilda — io porterò in campo le mie cicatrici +e il mio occhio sinistro... + +— Zitti tutti e due — gridò il capitano Antonio col suo vocione — +amatevi e fatemi presto diventare padrino d'un bel maschiotto... Questo +è l'essenziale. + +— Oh! — bisbigliò la Gilda, arrossendo. + +E il professore, tanto per mutar discorso: — E voi — disse — non +penserete mai a farvi una famiglia? + +— Io? A sessantadue anni?... Eh via, a trentotto, ne avete trentotto, +non è vero? + +— Sì. + +— A trentotto la cosa va co' suoi piedi, ma a sessantadue poi... ho +proprio paura ch'essa andrebbe coi piedi degli altri. + + * * * * * + +La storia è finita. Che se qualcheduno volesse sapere che cosa +pensi di queste nozze la signora Dorotea, dirò soltanto ch'ella ne è +felicissima, che sostiene d'avervi contribuito per gran parte, ma che +non sa persuadersi come un così bel matrimonio non debba fruttarle +una vincita al lotto. E sì ch'ella va giocando a ogni estrazione i +numeri che le sono suggeriti dalla cabala e da persone sperimentate e +autorevoli. + +Del resto, dopo il primo momento di stupore, tutti si sono persuasi +che il dotto professor Romualdo Grolli, sebbene non sia un Adone, +può essere un eccellente marito rimanendo un insigne matematico; solo +la signora Olimpia Lorati gli tiene il broncio perchè, volendo pure +sposarsi, non ha sposato una delle sue figliuole. + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. + + + + + +End of Project Gutenberg's Il Professore Romualdo, by Enrico Castelnuovo + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 48625 *** diff --git a/48625/48625-h/48625-h.htm b/48625-h/48625-h.htm index d3cb32b..34a88b4 100644 --- a/48625/48625-h/48625-h.htm +++ b/48625-h/48625-h.htm @@ -1,10521 +1,10103 @@ -<!DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.1//EN"
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- </style>
- </head>
-<body>
-
-
-<pre>
-
-The Project Gutenberg EBook of Il Professore Romualdo, by Enrico Castelnuovo
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
-the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have
-to check the laws of the country where you are located before using this ebook.
-
-
-
-Title: Il Professore Romualdo
-
-Author: Enrico Castelnuovo
-
-Release Date: April 3, 2015 [EBook #48625]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL PROFESSORE ROMUALDO ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara
-Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
-http://www.pgdp.net (This file was produced from images
-generously made available by The Internet Archive)
-
-
-
-
-
-
-</pre>
-
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-IL PROFESSORE ROMUALDO
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="large">
-ENRICO CASTELNUOVO
-</p>
-
-<p class="pad2 main-t">
-<span class="x-small">IL</span><br /><br />
-PROFESSORE ROMUALDO
-</p>
-
-<hr class="minor" />
-
-<p class="pad2">
-6º Migliaio.
-</p>
-
-<p class="pad6">
-<span class="large g">ROMA</span><br />
-<span class="small">CASA EDITRICE A. SOMMARUGA E C.</span><br />
-—<br />
-1884.
-</p>
-</div>
-
-<div class="verso">
-<hr class="mid" />
-<p>
-<span class="smcap">Proprietà Letteraria</span>
-</p>
-
-<p>
-Tip. della Camera dei Deputati — Stab. del Fibreno.
-</p>
-<hr class="mid" />
-</div>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-</p>
-
-<h2>
-I.
-</h2>
-
-<p>
-Il dottor Romualdo Grolli, assistente alla cattedra
-di matematica in una Università del regno, e
-dilettante di chimica nel suo privato laboratorio,
-sedeva una mattina del maggio 1861 davanti alla
-sua scrivania, intento a copiare una Memoria da leggersi
-nell'Accademia scientifica e letteraria della
-città. Il tema, enunciato in un breve preambolo,
-era il seguente: <i>Determinare il volume della porzione
-di cono circolare retto che resta compreso
-tra un segmento circolare, un segmento iperbolico
-avente comune col circolare la corda e la
-parte del manto conico che la chiude.</i> Svolgendo
-il simpatico argomento, il dottor Romualdo era
-giunto a questo punto interessantissimo del suo
-lavoro:
-</p>
-
-<p class="center">
-<i>dal triangolo A H G avremo H G = x <span class="division"><span class="numerator">sen y</span><span class="denominator">sen α</span></span></i>
-</p>
-
-<p>
-e si compiaceva assai dell'evidenza di questa dimostrazione,
-<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
-quando intese bussar leggermente
-all'uscio.
-</p>
-
-<p>
-— Chi è? — egli gridò infastidito, tenendo sospesa
-in aria la penna.
-</p>
-
-<p>
-— La posta — rispose una voce femminile alquanto
-fessa; e in pari tempo la signora Salsiccini,
-vedova di un impiegato alle ipoteche e
-padrona di casa del professore, entrò nella stanza
-e consegnò al suo pigionale una lettera appena
-giunta. Il dottore prese quella lettera distrattamente
-fra le dita e la posò sul tavolino, poi
-scrisse in continuazione della sua Memoria: <i>Ne
-viene che l'area del segmento parabolico che si
-projetta in G H sarà <span class="division"><span class="numerator">2</span><span class="denominator">3</span></span> 2 y x <span class="division"><span class="numerator">sen y</span><span class="denominator">sen α</span></span>.</i> Posto qui un
-punto fermo, egli si degnò di slanciare uno
-sguardo sull'epistola recatagli dalla sua padrona.
-</p>
-
-<p>
-Intanto la signora Dorotea Salsiccini, che era
-una donnetta matura, corta, asciutta e linda della
-persona, era uscita senza far rumore, dopo aver
-abbassato le tendine di una finestra e aver spolverato
-la spalliera di una seggiola col rovescio del
-grembiale.
-</p>
-
-<p>
-— Chi può scrivermi da Genova? — disse il
-professore (lo chiameremo spesso con questo
-titolo) quand'ebbe esaminato per dritto e per rovescio
-la sopraccarta. È inutile soggiungere che
-egli non manteneva una corrispondenza molto
-attiva. Ma la meraviglia e il turbamento dell'egregio
-uomo furono assai maggiori allorchè gli fu
-noto il contenuto del foglio. Eccolo:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-</p>
-
-<p class="indr">
-«Genova, 12 maggio 1861.
-</p>
-
-<p class="indl">
-<i>«Stimatissimo Signore</i>,
-</p>
-
-<p>
-«Quantunque io non abbia l'onore di conoscerla,
-nè di essere da Lei conosciuto, La prego
-di voler recarsi immediatamente a Genova per
-ragioni di estrema importanza. Sarei venuto io
-stesso costì se mi fosse stato possibile di assentarmi
-per un paio di giorni, ma mi è forza attendere
-allo scarico del mio bastimento. D'altra
-parte, non credo opportuno di affidare alla posta
-le comunicazioni che debbo farle e le cose che
-debbo consegnarle. Io mi tratterrò in Genova
-per tutta la settimana; poi salperò per le Indie.
-A sua maggior guarentigia faccio autenticare la
-mia firma da questo Capitanato del porto.
-</p>
-
-<p>
-«Appena giunto a Genova voglia cercar di
-me presso i signori Radice e Lupini, sensali di
-noleggio in piazza Banchi.
-</p>
-
-<p>
-«Le ripeto che la faccenda per la quale Le dirigo
-questa lettera è tale da interessarla grandemente
-e da non poter essere confidata a terze
-persone.
-</p>
-
-<p class="indl">
-«Mi creda
-</p>
-
-<div><p class="indr">
-<span style="margin-right: 1.5em">«<i>Suo obbl.</i></span>
-<br />
- «<span class="smcap">Antonio Rodomiti</span>
-</p>
-
-<p class="indr">
-«<i>Capitano di lungo corso,<br />
- comandante la nave italiana<br />
- a tre alberi</i>, Lisa.»
-</p></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-Seguiva l'autenticazione indicata.
-</p>
-
-<p>
-Il dottor Romualdo rimase di sasso. Chi era il
-capitano Rodomiti? Che poteva voler da lui? Un
-pensiero gli balenò alla mente, ma non vi si fermò
-più che tanto. Nondimeno tornò ad esaminare
-la lettera per vedere se vi fosse una parola che
-accennasse al luogo donde veniva la <i>Lisa</i>; ma
-non c'era nulla. Il capitano aveva stimato superfluo
-il dirlo o lo aveva taciuto ad arte. Telegrafare
-o scrivere per domandare schiarimenti era inutile.
-Su questo punto non c'era oscurità. Il signor Rodomiti
-diceva schietto che non avrebbe fatto le comunicazioni,
-nè consegnato le cose affidategli se
-non personalmente al professor Grolli. C'era un
-altro partito. Non darsi nemmeno per inteso del
-foglio ricevuto e continuare a svolgere l'elegante
-formula <i>x <span class="division"><span class="numerator">sen y</span><span class="denominator">sen α</span></span></i>.
-</p>
-
-<p>
-No, no, quest'era impossibile. Il professor Grolli,
-quantunque avesse testa di matematico e abitudini
-di misantropo, non era poi un pezzo di
-marmo; egli sentiva che il capitano non gli aveva
-scritto senza una grave ragione, e che non era
-lecito di considerare la sua lettera come il capriccio
-del primo venuto. Che fare adunque? Prender
-la ferrovia, e quanto più presto tanto meglio. Il
-professore aperse un orario ch'egli aveva sul suo
-tavolino, e vide che a voler partire in giornata
-per Genova non ci era tempo da perdere. Pose
-sospirando un calcafogli sopra il manoscritto, buttò
-giù in fretta due righe pel rettore dell'Università,
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-diede a traverso lo spiraglio dell'uscio un'occhiata
-al suo piccolo laboratorio per vedere se i fornelli
-erano spenti, poi aperse un tiretto del suo
-cassettone, ne tolse una camicia da notte che collocò
-in una sacchetta da viaggio, infilò un soprabito
-color pepe e sale, calcò sulla testa un berretto
-di panno nero con visiera di cuoio, prese sotto il
-braccio l'ombrello, e in questo elegantissimo arnese
-si presentò all'attonita signora Dorotea.
-</p>
-
-<p>
-— Parte, professore? — disse la buona donna,
-ch'era occupata a lavorar di calze.
-</p>
-
-<p>
-— Sì... Faccia il piacere di mandare qualcheduno
-all'Università con questo biglietto.
-</p>
-
-<p>
-— E... tornerà presto?
-</p>
-
-<p>
-— Domani, posdomani, di qui a due o tre
-giorni, non lo so di preciso.
-</p>
-
-<p>
-— E... scusi — continuò la signora Salsiccini
-sempre più impensierita — ha preso con sè l'occorrente,
-calze, polsini, colletti?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì, ho preso tutto... basta.
-</p>
-
-<p>
-A vero dire, il professore non aveva preso altro
-che una camicia da notte, ma rispose di sì per
-levarsi d'impiccio. Del resto, egli non aveva mai
-brillato per una cura eccessiva della persona.
-</p>
-
-<p>
-— Un momento — soggiunse la signora Dorotea,
-vedendo che egli si avviava verso l'uscio. Si
-alzò dalla sedia, e staccata da un chiodo una spazzola,
-se ne servì per ripulirgli il soprabito. — Via,
-stia cheto un minuto... Come vuol andar così?...
-Non c'è altri al mondo per sciupar la roba in questa
-maniera...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-Mentre la padrona di casa si affaccendava intorno
-al recalcitrante scienziato, i due gatti <i>Mao</i> e
-<i>Meo</i>, inseparabili compagni di lei, che dormivano
-rinvolti a spira ai due angoli di un canapè, si rizzarono
-sulle quattro zampe, arcuarono la schiena a
-foggia di cammelli, apersero la bocca ad un lungo
-sbadiglio, poi scesero dalla loro posizione eminente
-e vennero a fregarsi intorno al vestito della
-signora Dorotea.
-</p>
-
-<p>
-Questo atto amorevole dei due quadrupedi fece
-perdere al professore la poca pazienza che gli
-era rimasta.
-</p>
-
-<p>
-— Sempre le bestie fra i piedi — egli disse con
-un grugnito, e, svincolatosi dalla signora Salsiccini,
-lasciò la stanza e scese in fretta le scale.
-</p>
-
-<p>
-La signora Dorotea, rimasta sola, guardò prima
-<i>Mao</i> e poi <i>Meo</i>, e dopo aver lisciato il pelo ad
-entrambi: — C'è del torbido — brontolò — c'è
-del torbido. — <i>Mao</i> e <i>Meo</i>non seppero contraddire
-alle sue previsioni e ripigliarono in silenzio
-il loro posto sul canapè.
-</p>
-
-<p>
-Gli avvenimenti non tardarono a provare che
-la signora Dorotea si apponeva al vero.
-</p>
-
-<p>
-Erano scorsi due giorni dalla partenza del dottor
-Grolli, e l'ottima signora, discesa al pianterreno
-nel camerino della portinaja, comunicava a
-costei le sue inquietudini circa al proprio pigionale.
-Ella aveva finito appena di tessere l'elogio
-del dottor Romualdo, il quale, astraendo dalla sua
-misantropia, era un modello di puntualità e di
-discretezza, quando un fattorino del telegrafo si
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-presentò sulla soglia e chiese — In che piano
-abita la signora Dorotea Salsiccini?
-</p>
-
-<p>
-La signora Dorotea, a sentir così inaspettatamente
-pronunciato il suo nome, divenne prima
-bianca e poi rossa, ed ebbe appena la forza di balbettare: — Sono
-io... ma...
-</p>
-
-<p>
-— C'è un dispaccio per Lei. Favorisca farmi la
-ricevuta.
-</p>
-
-<p>
-— Un dispaccio!... Ma io...
-</p>
-
-<p>
-— Dorotea Salsiccini, casa Negrelli, è Lei, o non
-è Lei?
-</p>
-
-<p>
-— Ih! un po' di pazienza — disse la portinaja,
-accorrendo in aiuto della pacifica pigionale del
-quarto piano. — Dacchè s'è fatta quella maledetta
-invenzione delle lettere che corrono lungo i fili
-di ferro, non c'è più pace per nessuno a questo
-mondo... e pei portinai meno che per gli altri... Di
-giorno, di notte, <i>drlin</i>, <i>drlin</i>, chi è?... Il telegrafo...
-</p>
-
-<p>
-— Insomma, non ho tempo da perdere — interruppe
-il fattorino. — Se non vogliono il dispaccio,
-lo riporto in ufficio e me ne lavo le mani.
-</p>
-
-<p>
-La signora Dorotea consultò con lo sguardo la
-signora Gertrude, e, incoraggiata da questa, prese
-il piego misterioso e consentì a fare col lapis, a
-piedi della ricevuta, uno sgorbio che doveva essere
-la sua firma.
-</p>
-
-<p>
-Il fattorino corse via rapido come una saetta, e
-la signora Salsiccini col dispaccio chiuso in mano
-si abbandonò sopra una sedia, e pregò la portinaja
-di darle subito un bicchier d'acqua.
-</p>
-
-<p>
-— Cara signora Gertrude... mi perdoni... ma
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-non so proprio quello ch'io m'abbia... Sarà una
-sciocchezza, ma mi fa un certo senso... Io di questa
-roba non ne ho mai ricevuta.
-</p>
-
-<p>
-— Si faccia animo, non sarà nulla...
-</p>
-
-<p>
-— Domando io chi può telegrafare a me!... A
-me, che non m'impiccio degli affari degli altri, a
-me che non faccio male a nessuno?
-</p>
-
-<p>
-E intanto la signora Dorotea girava e rigirava il
-dispaccio nelle mani senza osare di aprirlo.
-</p>
-
-<p>
-La portinaja ebbe un'idea giudiziosa. — Se lo
-aprisse, vedrebbe...
-</p>
-
-<p>
-— Dopo, quando sarò risalita... Non ho meco
-nemmeno gli occhiali...
-</p>
-
-<p>
-— Per questo, cara signora Dorotea, non si confonda...
-Forse potrà accomodarsi coi miei... In
-ogni modo, se crede... io m'ingegno a leggere... e
-potrei... Dico così... non certo per curiosità... ma,
-in questi momenti... è forse meglio che ci sia una
-amica... Di me si fida, non è vero?
-</p>
-
-<p>
-— Le pare?
-</p>
-
-<p>
-— Sa ch'io non sono donna da far chiacchiere...
-</p>
-
-<p>
-Quest'affermazione non era esattissima; tuttavia
-la signora Dorotea consentì di buon grado a lasciar
-aprire il dispaccio alla portinaja. Costei ruppe audacemente
-la sopraccarta, e guardando la firma
-lesse: <i>Grolli.</i>
-</p>
-
-<p>
-— Il professore!
-</p>
-
-<p>
-— Sicuro...
-</p>
-
-<p>
-— Che gli sia accaduta una disgrazia?
-</p>
-
-<p>
-— Or ora vedremo — continuò la signora Gertrude,
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-e con qualche difficoltà decifrò l'intero tenore
-del telegramma:
-</p>
-
-<p>
-«Dorotea Salsiccini, casa Negrelli. — Arrivo
-stasera corsa otto e mezzo. Pregola preparare
-minestrina in brodo e letto nel camerino attiguo
-alla mia stanza per bimba di quattro anni.»
-</p>
-
-<p>
-— Bimba di quattro anni! — sclamò esterrefatta
-la signora Dorotea — Dice bimba?
-</p>
-
-<p>
-— Già... bimba.
-</p>
-
-<p>
-— Ah, signora Gertrude... io ritengo prossimo
-il finimondo...
-</p>
-
-<p>
-Esposta questa opinione radicale, la signora Salsiccini
-volle esaminare il dispaccio coi propri occhi
-aiutati dagli occhiali della portinaja. Non c'era
-dubbio. Il professore arrivava con una fanciulla!
-Egli che aveva un sacro orrore delle donne e dei
-bambini! E chi era costei? E per quanto tempo
-veniva in casa?
-</p>
-
-<p>
-— Il professore ha fratelli, sorelle? — domandò
-la signora Gertrude.
-</p>
-
-<p>
-— Ma no, ma no... nessuno... ch'io sappia... In
-tanti anni dacchè è qui, non ho visto nelle sue camere
-che qualche studente... E poi... è vero che
-parla poco, ma pure, diamine, se avesse parenti
-stretti, una volta o l'altra li avrebbe nominati...
-Creda, signora Gertrude, sarebbe da dar la testa
-nei muri....
-</p>
-
-<p>
-Se un così disperato proposito fosse stato espresso
-sul serio, il sospetto che la signora Gertrude
-era sul punto di manifestare non avrebbe potuto
-a meno di affrettarne l'adempimento.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-— E se fosse una figlia tenuta finora nascosta?
-</p>
-
-<p>
-La signora Dorotea scattò come una molla. — Sua
-figlia! Figlia del professore! Di un uomo che
-in fatto di femmine è un San Luigi...! Signora Gertrude,
-che cosa dice?
-</p>
-
-<p>
-— Eh, cara signora Salsiccini — replicò la portinaja
-battendole sulla spalla — <i>fidarsi è bene e non
-fidarsi è meglio</i>. In tempi nei quali in una sola
-estrazione del lotto si levano quattro numeri in
-fila, 66, 67, 68, 69, non c'è da stupirsi di nulla.
-</p>
-
-<p>
-— Questo è vero — osservò la signora Dorotea,
-colpita da una così profonda riflessione. Però ella
-non poteva acconciarsi all'ipotesi della sua interlocutrice
-e riprese: — No, no... è impossibile...
-Quando? Come? Con chi?
-</p>
-
-<p>
-La portinaja aveva in serbo un'altra considerazione
-non meno profonda della prima. — Signora
-Dorotea, non si può credere come presto facciano
-gli uomini ad avere una figlia.
-</p>
-
-<p>
-Era evidente che la fede della signora Salsiccini
-era scossa. La signora Gertrude ne approfittò per
-continuare. — Non c'è timor di Dio, e anche il
-professore con le sue storte e i suoi fornelli è più
-del diavolo che di Cristo... Questa è la causa di
-tutto, cara signora Dorotea, non c'è religione...
-<i>Libera nos, Domine, a morte aeterna</i> — ella concluse,
-facendosi il segno della croce.
-</p>
-
-<p>
-— <i>Amen!</i> — disse la signora Dorotea. Poi soggiunse: — Figlia
-o no, col signor professore ce la
-intenderemo... Io ho appigionato le stanze a lui,
-e non voglio marmocchi... Ci mancherebbe altro.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-— Troppo giusto — assentì la portinaja.
-</p>
-
-<p>
-— Dunque la cosa resta fra noi — ripetè la signora
-Dorotea, quando, un po' rinfrancata, s'indusse
-a risalire le scale.
-</p>
-
-<p>
-— S'immagini... Io non parlo sicuro.
-</p>
-
-<p>
-Se la signora Gertrude parlasse, non si sa; fatto
-si è che la notizia della fanciulla d'ignota provenienza,
-la quale doveva arrivare la sera stessa col
-professor Grolli, si diffuse prestissimo fra gli inquilini
-della casa.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-</p>
-
-<h2>
-II.
-</h2>
-
-<p>
-Quantunque non siasi finora accennato nemmeno
-di lontano all'età del dottor Romualdo, scommetterei
-che il lettore rimarrà di sasso sentendo che
-il nostro matematico e chimico non aveva, nel
-momento in cui comincia questa storia, che ventitrè
-anni. Eppure era tanto vero che egli aveva
-solo ventitrè anni, quanto era vero che ne mostrava
-poco meno di quaranta. Nulla di giovanile nel suo
-aspetto. Rughe precoci solcavano la sua fronte
-alta e spaziosa; l'incolta capigliatura e l'ispida
-barba erano già punteggiate di bianco; agli occhi
-profondi, ch'erano forse l'unica sua bellezza, mancava
-la fiamma; a ogni modo, essi erano quasi
-sempre mezzo nascosti dagli occhiali. Sorrideva
-di rado; di statura appena mezzana, camminava un
-po' curvo con le mani intrecciate dietro la schiena
-sotto le falde del soprabito; vestiva negletto, schivava
-la società e divideva la giornata fra la scuola,
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-i suoi libri di matematica e il suo laboratorio chimico.
-Nessuno l'aveva mai visto a un teatro, a un
-pubblico ritrovo, a fianco d'una signora. Tenersi
-lontano dalle donne era norma immutabile della
-sua condotta; nè in ciò metteva affettazione, nè
-ostentava la sua ripugnanza come sogliono quelli
-che furono vittime di qualche gran disinganno. Se
-era proprio costretto a parlarne, diceva che, a parer
-suo, la donna era un imbarazzo nella vita dello
-studioso, e soggiungeva ingenuamente che quanto
-a lui non ne aveva mai sentito il bisogno. Forse
-era la consapevolezza della sua inferiorità fisica,
-della sua goffaggine, che lo rendeva così avverso
-al bel sesso. Noi non amiamo le cose nelle quali
-siamo convinti di non poter riuscire.
-</p>
-
-<p>
-Del resto, al dottore Romualdo bastava la
-scienza. Nel 1859, quando tutta la gioventù era
-corsa alle armi, egli era rimasto nel suo gabinetto
-a studiare; il rimbombo del cannone non lo aveva
-commosso. Il giorno dell'ingresso delle truppe liberatrici,
-s'era mescolato alla folla, aveva istintivamente
-agitato il cappello e gridato <i>viva</i> anche lui;
-ma, al più presto possibile, s'era ridotto nelle sue
-stanze, e per esilararsi un poco aveva fatto alcune
-esperienze col gas idrogeno. L'alloggio da lui
-scelto si confaceva alla sua misantropia. Era una
-casa di quattro piani, fuori d'una porta della città,
-guardante da un lato la strada maestra, dagli altri
-tre lati la campagna. La chiamavano, dal nome
-del proprietario, casa Negrelli, ed era tutta abitata
-da gente tranquilla. Solo sul davanti c'era un po' di
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-rumore per effetto della strada, della vicinanza
-della porta, e del negozio di granaglie e coloniali
-che occupava due locali terreni del fabbricato.
-Questo negozio, appartenente al signor Gedeone
-Albani, andava lieto di una numerosa clientela,
-così rustica come cittadina. Infatti parecchie buone
-massaje mandavano a comprar le derrate dal signor
-Gedeone, il quale, trovandosi col suo deposito
-fuori della cinta daziaria, poteva usare notevoli
-agevolezze nei prezzi. La prosperità degli affari
-del signor Albani si vedeva riflessa nella sua faccia
-piena e rubiconda e nel suo umore scherzevole.
-Le guardie del dazio consumo venivano spesso a
-bere un bicchierino da lui, e, grate alla sua cortesia,
-non badavano tanto pel sottile se la sera, nel
-rientrare in città dopo aver chiuso il negozio, egli
-portava seco qualche pane di zucchero o qualche
-pacco di candele steariche.
-</p>
-
-<p>
-In quanto al nostro valentuomo, egli conosceva
-appena l'esistenza del signor Albani. Le finestre
-delle sue stanze davano sulla parte opposta alla
-strada; non gli giungeva all'orecchio altro suono
-che la voce dei bifolchi conducenti l'aratro, la
-canzone malinconica di qualche villana intenta
-alle cure dell'orto, il muggito dei bovi sparsi per
-la campagna; e, di notte, quand'egli vegliava sui
-libri, il gracidar delle rane e il latrar dei cani da
-pagliaio.
-</p>
-
-<p>
-Il quartierino della signora Dorotea era composto
-di un andito, una cucina, quattro stanze grandi
-e tre gabinetti. L'andito rettangolare aveva un
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-uscio di fronte alla porta d'ingresso, e altri due
-usci, uno per parte. A destra di chi entrava c'era
-la cucina, e dopo la cucina un bugigattolo per la
-donna di servizio; a sinistra una stanza detta pomposamente
-salotto da ricevere, e sulla stessa linea
-un camerino di sbarazzo. Tutti questi locali avevano
-le loro finestre sul ballatojo che girava intorno
-al cortile. L'andito solo riceveva luce dalla
-portiera a vetri del salotto da pranzo, il quale
-metteva, a destra, alla camera da letto della signora
-Dorotea, a sinistra, a quella del dottore Romualdo.
-Un gabinetto annesso a quest'ultima
-camera e comunicante, mercè una porticina, col
-luogo di sbarazzo, avrebbe dovuto servire di studio,
-ma in realtà il Grolli studiava nella camera
-da letto. Lo stanzino egli lo aveva ridotto a sue
-spese a uso di laboratorio chimico. Le camere della
-signora Dorotea e del professore, il salotto da
-pranzo e il laboratorio guardavano sulla campagna
-e avevano aria e luce in quantità.
-</p>
-
-<p>
-Il professore Romualdo alloggiava in casa della
-vedova Salsiccini fin da quando aveva ottenuto il
-posto di assistente, vale a dire da circa tre anni.
-Nè vi alloggiava soltanto, ma aveva indotto la
-vedova ad assumersi anche la cura del suo mantenimento
-verso un modesto correspettivo. Un
-caffè e latte la mattina, un parco desinare al tocco,
-un pezzo di formaggio e un dito di vino la sera;
-il professore non esigeva di più. In tutto, fra alloggio
-e vitto, egli non ispendeva che centoventi
-lire al mese, una vera miseria. Così, a malgrado
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-di quello ch'egli doveva aggiungere per vestirsi,
-per comperar qualche libro, per rifornir di storte e
-di lambicchi il suo laboratorio, gli riusciva ancora
-di far piccoli risparmi sul non lauto stipendio di
-assistente, e di avere un migliaio e mezzo di franchi
-raccolti presso una Banca del paese. Lo dicevano
-avaro, ma in realtà non era; la sua economia dipendeva
-dalla mancanza assoluta di bisogni. All'occorrenza
-sapeva fare perfino le sue spese di
-lusso, e non era altro che un lusso il suo laboratorio,
-poichè egli avrebbe potuto benissimo levarsi
-all'Università il capriccio delle esperienze chimiche.
-</p>
-
-<p>
-Nonostante la sua misantropia, il Grolli non era
-mal visto dalla gioventù. In primo luogo si doveva
-stimarlo pel suo valore scientifico. Il professore di
-cui egli era assistente godeva una fama europea,
-ma, attempato e malaticcio come era, non veniva
-mai alla scuola. Ebbene; la riputazione della Facoltà
-matematica dell'Università non aveva punto
-sofferto dacchè il Grolli saliva ogni giorno la cattedra
-resa già illustre dal titolare. Altro pregio
-universalmente riconosciuto del dottor Romualdo
-era la sua scrupolosa equità; onde gli studenti dicevano: — Meglio
-la ruvidezza del professor Grolli
-che la melliflua condiscendenza di tanti altri. Almeno
-il professor Grolli non ha predilezioni.
-</p>
-
-<p>
-Inoltre tutti sapevano che la sua adolescenza
-era stata piena di amarezze, che, rimasto a quindici
-anni orfano e senz'appoggio, aveva bastato
-a sè stesso dando ripetizione ai suoi condiscepoli,
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-e che s'egli era riuscito a conseguir giovanissimo
-un posto onorevole nonostante la sua indole poco
-flessibile e la mancanza di tutte le doti esteriori,
-egli non lo dovea a nessun patrocinio illustre, ma
-soltanto al suo merito e alla sua perseveranza.
-Com'egli aveva studiato, come studiava sempre!
-Studiava al tavolino, studiava camminando, certo
-studiava anche dormendo. Le allegre brigate degli
-scolari lo incontravano talvolta sui bastioni, ed
-egli appena si accorgeva di loro, tanto era assorto
-nei suoi pensieri. — Zitto! — bisbigliava un bello
-spirito all'orecchio dei compagni — il professore
-Grolli è con la sua amante. — La sua amante! — esclamava
-un ingenuo matricolino, aprendo tanto
-d'orecchi. — Già, la sua amante, la matematica. — E
-tutti a ridere e a dirsi — In fatto d'amanti, valgon
-meglio le nostre. — No, no — ripigliava misteriosamente
-qualche cattivo soggetto. — La vera
-amante del professore la conosco io. — Un'amante
-in carne ed ossa? — Sicuro. Finirà collo sposarla.
-La sua padrona di casa. — E nuovi scrosci di risa
-sgangherate tenevano dietro alla insulsa facezia.
-</p>
-
-<p>
-La signora Dorotea, come si vede, era conosciuta
-dalla scolaresca. Chi si recava dal professor Grolli
-la trovava spesso in salotto seduta davanti al tavolino
-con la calza in mano e gli occhiali sul naso,
-e doveva assoggettarsi da parte di lei ad un succoso
-interrogatorio, modellato sempre sul medesimo
-stampo.
-</p>
-
-<p>
-— Di chi domanda?
-</p>
-
-<p>
-— Del professor Grolli.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-— È uno studente?
-</p>
-
-<p>
-— Sissignore.
-</p>
-
-<p>
-— Vada pure avanti.
-</p>
-
-<p>
-Non passava poi giorno che la signora Salsiccini
-non comparisse a due o tre riprese nelle strade
-della città; la mattina per la spesa, il dopopranzo
-per le visite, senza contar le volte ch'ella andava
-a desinare da qualche famiglia amica. A malgrado
-de' suoi cinquantacinque anni, ella camminava
-svelta e spedita, dimenando alquanto i fianchi e
-rassettandosi di tratto in tratto la mantellina che
-le scivolava giù ora da una spalla, ora dall'altra.
-Portava per solito un vestito bigio di lana e un
-cappello di paglia scura con tese sporgenti, con
-due barbine di fioretti artificiali, e con un velo
-celeste sul davanti, sotto al quale la buona vedova
-passava frequentemente il fazzoletto per soffiarsi
-il naso con gran romore.
-</p>
-
-<p>
-— Ecco la trombetta dei bersaglieri — esclamò
-una mattina uno studente di prim'anno, sentendo
-quel suono e vedendo quel passo marziale.
-</p>
-
-<p>
-— Questi studenti — disse la signora Dorotea — si
-prendono libertà anche con le femmine più
-contegnose.
-</p>
-
-<p>
-Del resto, la signora Salsiccini, quantunque
-fosse un po' pettegola, quantunque avesse la
-passione del lotto, era una eccellente pasta di
-donna. Pel professore aveva cure materne, ed ella
-lo avrebbe giudicato un uomo perfetto se fosse
-stato più espansivo con lei e le avesse concesso di
-metter lingua nelle sue faccende. Nondimeno ella
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-lo aveva sempre difeso e aveva sempre levato a
-cielo l'illibatezza de' suoi costumi. Guai a lui s'egli
-le faceva far cattiva figura, guai a lui se tanto
-apparato di virtù veniva a risolversi in una figliuola
-clandestina!
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-</p>
-
-<h2>
-III.
-</h2>
-
-<p>
-Era già tramontato il sole quando il treno che
-conduceva il dottor Romualdo giunse alla stazione
-di Genova. Il nostro amico, la cui inquietudine era
-andata crescendo di mano in mano ch'egli si avvicinava
-al termine del suo viaggio, salì nel primo
-<i>omnibus</i> che gli si parò dinnanzi, e si lasciò condurre
-ad un albergo di aspetto signorile, ove
-ebbe la soddisfazione di esser preso pel servitore
-di una famiglia inglese arrivata insieme con lui.
-Tolto l'equivoco, egli venne affidato alle cure di
-un cameriere d'infima categoria, il quale, dopo
-avere acceso una candela, lo accompagnò in una
-stanzuccia del quinto piano. Lo scarso bagaglio e
-il vestito dimesso del viaggiatore non meritavano
-maggiori riguardi. Era già molto ch'egli pagasse
-il conto. Il cameriere, tanto per iscarico di coscienza,
-gli chiese s'egli avesse bisogno di nulla, e
-senz'aspettar risposta, lasciò la stanza tirando sgarbatamente
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-l'uscio dietro a sè. Ma il professore non
-se n'accorse nemmeno, assorto com'era in un solo
-pensiero: cercar subito del capitano Rodomiti.
-</p>
-
-<p>
-Onde, risciacquatosi alquanto per liberarsi dal
-caldo e dalla polvere, scese le scale, e domandò
-subito la via per giungere in piazza Banchi. Non
-gli fu difficile arrivarci, ma dovette convincersi
-che per quella sera bisognava rinunciare all'abboccamento
-col capitano. Perchè l'ufficio dei signori
-Radice e Lupini, <i>shipbrokers</i>, era chiuso, e non si
-sarebbe riaperto fino alla mattina successiva. Il
-professore girò un poco a caso; poi, facendo di necessità
-virtù, ritornò all'albergo, ove si risovvenne
-che non aveva ancora desinato e mangiò un
-boccone in fretta e senza appetito. Quando si ridusse
-nella sua cameruccia al quinto piano, erano
-circa le dieci. Il dottor Romualdo spalancò la finestra
-e s'accorse che la sua soffitta aveva il pregio
-inestimabile di dominare il magnifico porto di
-Genova. Qua e là lungo la costa brillavano, mutando
-di tratto in tratto colore, i fanali dei fari
-lontani; più presso, la colossale lanterna disegnava
-sull'orizzonte la sua mole maestosa, come un bruno
-fantasma cinto il capo di luce spettrale; dalle
-oscure masse dei bruni navigli si levava al cielo
-una selva d'alberi; il silenzio dell'ora era rotto dal
-gemito del vento che investiva le sartie e dal suono
-dell'onda che veniva a frangersi sulle carene. Dai
-mari del tropico e dai mari del polo, ora cullati
-sulle acque tranquille, ora sbattuti dal flutto minaccioso,
-ora protetti dal più bel padiglione d'azzurro,
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-ora avviluppati fra nuvole dense di pioggia
-e gravi di fulmini, attraverso bonacce, attraverso
-tempeste, lottando, soffrendo, quei mille e mille
-navigli erano convenuti allo stesso punto, e ora
-riposavano uno a fianco dell'altro dalle lunghe fatiche,
-salvo a dividersi presto per non incontrarsi
-forse mai più. Ma fra tanti legni quale era la
-<i>Lisa</i>? Gli occhi del professore cercavano invano
-d'indovinarlo, mentre il cuore con battito affrettato
-gli diceva che l'arrivo di quel bastimento, di cui
-ventiquattro ore prima egli ignorava perfino il
-nome, non doveva rimanere senza influenza sui suoi
-destini.
-</p>
-
-<p>
-Il nostro Romualdo dormì poche ore di un
-sonno interrotto. Al primo albeggiare calò impaziente
-dal letto, e si appoggiò di nuovo al davanzale
-della finestra. Una nebbietta sottile si stendeva
-sul mare e cingeva d'un tenue velo i legni ancorati
-nel porto; sotto, nella via buia, principiavano
-a muoversi delle ombre, a levarsi dei suoni; la
-città più operosa d'Italia si svegliava rapidamente.
-A poco a poco cresceva il moto e lo strepito; il
-fischio acuto della locomotiva fendeva l'aria; sui
-ciottoli della via si sentiva il rumore sussultorio
-dei carri pesanti e lo scalpitar delle zampe ferrate
-dei cavalli e dei muli; i ragli e i nitriti si mescevano
-al vociar dei facchini. Indi il sole, alzandosi
-sull'orizzonte, pennelleggiava d'una bella tinta di
-arancio le nuvolette sparse pel cielo; s'indoravano
-al caldo raggio le punte delle antenne dei bastimenti,
-spiccavano i colori delle allegre bandiere
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-sventolanti da poppa, l'onda palpitante di voluttà
-si colorava di sprazzi argentini; sgombre dal grigio
-vapore che le avvolgeva si disegnavano con
-netti contorni le cupole delle chiese e le guglie
-dei campanili, e le case, e le villette disseminate
-sui colli, finchè i fasci luminosi invadevano anche
-le strade più anguste portando dappertutto il movimento
-e la vita baldanzosa della giornata che
-comincia.
-</p>
-
-<p>
-Prima delle sette, il professore era già fuori
-dell'albergo e passeggiava su e giù per la piazza
-Banchi aspettando che l'ufficio dei signori Radice
-e Lupini si aprisse. Lo aspettava con impazienza, e
-nondimeno, quando vide le imposte spalancate, e
-un signore dalla faccia rubiconda (certo il signor
-Radice o il signor Lupini) dondolantesi sulle punte
-dei piedi nel vano della porta, coi due pollici
-nelle tasche del panciotto, col sigaro in bocca e
-col cappello in testa, dovette fare altri tre o
-quattro giri prima di trovare il coraggio necessario
-per presentarsi. Intanto alcuni individui, che
-al vestito parevano gente di mare, vennero a scambiar
-poche parole col mediatore. Poi si lasciarono
-con una stretta di mano, e il signor Radice, o Lupini
-che fosse, gettò via il sigaro, aperse la bocca
-a un lungo sbadiglio, stirò le braccia ed entrò nel
-suo banco. Il dottore Romualdo, pensando che
-fra coloro i quali si allontanavano poteva esservi
-anche il capitano Rodomiti e che con la sua
-esitanza egli aveva forse perduto l'opportunità di
-veder subito il misterioso personaggio, ruppe finalmente
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-gli indugi, e affacciatosi all'uscio con la
-mano al berretto: — Di grazia — chiese — c'è qui
-il capitano Antonio Rodomiti?
-</p>
-
-<p>
-Il signor Radice (o Lupini), vista l'esotica figura
-del professore, ne fu esilarato, e, da quell'uomo
-faceto ch'egli era, prima di rispondere, guardò
-sotto alle sedie, sotto ai banchi e perfino dietro
-le imposte di un piccolo armadio infisso nella parete;
-poi disse con una risatina; — Non lo vedo.
-</p>
-
-<p>
-Sconcertato un po' da questo strano accoglimento,
-il Grolli ripensò con desiderio alla sua
-cattedra, al suo laboratorio chimico e alla graziosa
-formola <i>x <span class="division"><span class="numerator">sen y</span><span class="denominator">sen α</span></span></i>; tuttavia rinnovò la domanda
-con altre parole: — Ma non viene qui il capitano
-Rodomiti?
-</p>
-
-<p>
-— Sicuro che viene, ma adesso non c'è.
-</p>
-
-<p>
-— E... scusi... a che ora posso...?
-</p>
-
-<p>
-Il professor Grolli non aveva finito la frase
-quando il signor Radice (o Lupini) scoppiò in una
-risata sonora. Gli è che l'ottimo sensale di noleggi
-coglieva finalmente il frutto della sua facezia
-di pochi minuti prima. Poichè sulla soglia
-dell'ufficio, dietro la personcina esile e smilza del
-professore, era comparso un colosso alto quasi due
-metri e grosso in proporzione, e questo colosso
-era precisamente il capitano Rodomiti che il signor
-Radice (o Lupini) aveva fatto le viste di cercare
-perfino negli scaffali d'un armadio.
-</p>
-
-<p>
-— Con permesso — disse il capitano, il quale
-a cagione della sua mole ciclopica non poteva
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-entrare finchè il professore non gli cedesse il
-posto.
-</p>
-
-<p>
-Costui sentì a trenta centimetri sopra il suo
-capo la voce tonante del nuovo arrivato, si voltò,
-guardò in su, e vide in mezzo a una nuvola di
-fumo che usciva dal caminetto di una pipa, una
-bella testa caratteristica con la carnagione abbronzita,
-la barba folta, gli occhi azzurri e profondi e
-una cicatrice a sinistra della bocca.
-</p>
-
-<p>
-— Con permesso — ripetè il capitano, e il dottor
-Romualdo si tirò da parte più confuso che
-mai, mentre il signor Radice (o Lupini) rivoltosi
-al colosso gli disse: — Capitano, quel signore domanda
-di voi.
-</p>
-
-<p>
-Il capitano Rodomiti squadrò d'alto in basso il
-signore piccino, si tolse la pipa di bocca, mandò
-fuori un buffo di fumo e chiese: — È lei il professore
-Romualdo Grolli?
-</p>
-
-<p>
-— Appunto, sono io — rispose il professore, alzando
-gli occhi in su come se guardasse un campanile.
-</p>
-
-<p>
-— Lietissimo di far la sua conoscenza... Se non
-Le dispiace, potremo andare in luogo tranquillo...
-a pochi passi di qui... A rivederci allora — continuò
-il capitano, salutando con la mano il sensale
-di noleggi senza pronunziarne il nome, e lasciando
-così sospesa la grave questione se il personaggio
-faceto fosse il signor Radice o il signor Lupini. — Eccomi
-con lei — egli riprese quindi, abbassando
-lo sguardo sul Grolli.
-</p>
-
-<p>
-E i due uomini uscirono insieme sulla strada.
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-Il professore, che durava non poca fatica a misurare
-il suo passo su quello del capitano, gli veniva
-a fianco senza parlare nella speranza che l'altro
-iniziasse il discorso. Dal canto suo il Rodomiti
-avrebbe preferito di essere interrogato; onde tacevano
-tutti e due, e tacendo si esaminavano a
-vicenda. Una grande disparità fisica non suol generare
-a prima vista una grande simpatia reciproca
-fra due individui. E fra il Rodomiti e il Grolli la
-disparità non poteva esser maggiore. Il primo,
-come si disse or ora, era veramente un bell'uomo,
-dalla fisonomia aperta e leale, ma il dottor Romualdo
-lo considerava dal punto di vista onde
-gli uomini troppo piccoli considerano gli uomini
-troppo grandi, e non poteva guardare senza una
-certa diffidenza quella figura torreggiante, quelle
-membra atletiche, il cui solo contatto pareva doverlo
-schiacciare. Ed egli velava questa diffidenza
-con la unzione, con la timidezza che sono
-proprie dei deboli quando si trovano al cospetto
-dei forti, e che spiacevano singolarmente al capitano
-Antonio, già poco favorevole al <i>topo di
-libreria</i>.
-</p>
-
-<p>
-Il Rodomiti si determinò a romper pel primo il
-silenzio. E lo fece alla marinaresca, senza preamboli. — Io
-vengo da Montevideo, signore.
-</p>
-
-<p>
-Quest'annunzio fu una rivelazione pel Grolli.
-Egli alzò gli occhi verso il suo interlocutore, poi
-li chinò a terra e un vivo rossore si stese su quella
-parte del suo volto che non era nascosta dalla
-barba o dai capelli.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-— Da Montevideo — egli soggiunse, come facendo
-eco alle parole del capitano.
-</p>
-
-<p>
-E cento memorie della fanciullezza si affacciarono
-alla sua mente, e un nome scancellato
-quasi dal suo cuore gli tornò sulle labbra. Pur
-sul punto di pronunziarlo si arrestò, come se pronunziandolo
-violasse un voto, fallisse a un dovere.
-E si contentò di fare una domanda indiretta:
-</p>
-
-<p>
-— È partito da un pezzo di là?
-</p>
-
-<p>
-— Da due mesi e mezzo.
-</p>
-
-<p>
-— E la cosa per la quale mi ha chiamato a Genova
-ha relazione con questo suo viaggio?
-</p>
-
-<p>
-— Senza dubbio — rispose il capitano, stanco
-di tutto questo armeggìo. — Ho un incarico
-della signora Elena Natali.
-</p>
-
-<p>
-L'incanto era rotto. Il nome che da anni e anni
-il professor Grolli non sentiva più menzionare
-d'intorno a sè tornava a ferirgli l'orecchio, e la
-persona che portava quel nome stava forse per
-aver di nuovo una parte nella sua vita.
-</p>
-
-<p>
-— Elena! — balbettò il professore, più commosso
-ch'egli non volesse parere. — Non le sarà
-già accaduta sventura?
-</p>
-
-<p>
-— Povera signora! Se ella ebbe colpe verso la
-sua famiglia, le ha certo espiate.
-</p>
-
-<p>
-— Sarebbe... morta?
-</p>
-
-<p>
-— Quando partii da Montevideo, ella viveva,
-ma pur troppo era ridotta agli estremi... Basta,
-ora vedrà una sua lettera.
-</p>
-
-<p>
-In quella, il capitano, invitando il dottor Romualdo
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-a seguirlo, infilò un portone spalancato,
-salì un paio di scale, spinse una porticina ch'era
-solamente rabbattuta ed entrò insieme al suo compagno
-in un andito stretto e buio.
-</p>
-
-<p>
-— Sei tu, Tonino? — disse una voce femminile.
-E in pari tempo una donna di mezza età aperse un
-uscio laterale dando un po' di luce all'andito tenebroso.
-</p>
-
-<p>
-— Son io — rispose il capitano — È fatta la
-mia camera?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, Tonino... Bada al fuoco... Mi raccomando,
-con quella pipa.
-</p>
-
-<p>
-Il capitano Antonio fece spallucce, e chiese: — La
-bimba?
-</p>
-
-<p>
-— Dorme ancora... Devo svegliarla?... Poni il
-piede su quella favilla... Abbi riguardo, Tonino.
-</p>
-
-<p>
-— Lasciala dormire — replicò il capitano, senza
-curarsi delle strane paure di sua sorella Teresa
-circa al fuoco. — Passi, passi.
-</p>
-
-<p>
-Queste ultime parole erano rivolte al dottore
-Romualdo, che venne introdotto in una camera
-modesta ma pulita, e fatto sedere davanti a un tavolino.
-</p>
-
-<p>
-Il Rodomiti offerse al suo ospite un sigaro che
-questi rifiutò, poi tolse dal cassetto un grosso
-piego suggellato.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbi queste carte dalla signora Elena — egli
-soggiunse. — Si compiaccia di leggerle. Io la lascio
-solo, ma tornerò di qui a mezz'ora... Intanto
-son di là con mia sorella. Se le occorre qualche
-cosa, tiri il campanello.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-E uscì inchinandosi alquanto per non urtar col
-capo sull'architrave.
-</p>
-
-<p>
-— Fumerà anche lui — brontolava la signora
-Teresa nell'andito — sicuro, fumano tutti adesso,
-fumano perfino le donne.
-</p>
-
-<p>
-E il capitano replicava infastidito: — Sempre
-questa fissazione del fuoco.... Non fuma, non fuma.
-</p>
-
-<p>
-Poi si fece silenzio, e il dottore Romualdo aperse
-con mano tremante il piego misterioso che gli
-stava davanti. Insieme con altre carte ch'egli si riserbò
-di esaminare più tardi, c'era una lunga lettera
-scritta di mano femminile.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-</p>
-
-<h2>
-IV.
-</h2>
-
-<p>
-«Fratello mio, — diceva quell'epistola — sono
-quasi dodici anni dacchè, figlia disobbediente e
-cattiva sorella, io lasciai il tetto domestico, ove
-avrei dovuto confortare la vecchiezza del babbo
-ed essere per te una seconda madre. Una passione
-infelice mi acciecò. Seguii oltre l'Oceano l'uomo
-che mi aveva ammaliata, e dopo essere rimasta
-senza risposta a due lettere scritte a nostro padre,
-non volli ritentare la prova; considerai che tutta
-la mia famiglia avesse cessato di esistere per me.
-Ero superba, Romualdo; mi pareva di esser trattata
-in modo indegno, e il mio cuore s'indurì nel
-dispetto e nell'ostinazione. Per altro, da un'amica
-mia io ricevevo di tratto in tratto nuove di casa, e da
-lei seppi della morte di nostro padre. Piansi, mi strappai
-i capelli, mi accusai di avere con la mia condotta
-abbreviato i giorni di quegli a cui dovevo
-la vita, e scrissi a te, fratello mio, a te che avevo
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-cullato tante volte su' miei ginocchi, a te cui avevo
-insegnato a balbettare le prime parole. Ma certo
-tu mi credevi una triste donna, e la voce della tua
-sorella non ebbe un'eco nel tuo cuore. Aspettai
-per mesi e mesi una tua lettera intenerendomi all'idea
-di riceverla, sperando di poter iniziar teco
-attraverso l'Oceano uno scambio di assidue corrispondenze.
-Io dicevo: egli mi racconterà i suoi
-studi, mi racconterà i suoi primi successi; perchè
-io ti sapevo pieno d'ingegno, e non dubitavo che
-saresti riuscito; mi racconterà i suoi primi amori,
-e quando amerà anche lui, oh allora, ne son certa,
-mi perdonerà... Ma la tua risposta non venne, e
-l'orgoglio mi vinse di nuovo, e mi chiusi nel mio
-silenzio, che durò fino adesso. L'amica che mi teneva
-informata delle cose della mia famiglia, o è
-morta anch'essa, o si stancò di scrivermi. È proprio
-vero, sai, quel proverbio: <i>lontan dagli occhi, lontan
-dal cuore</i>. Per anni ed anni non seppi nulla di
-te. A malgrado che vi sia una continua emigrazione
-dall'Italia a queste contrade, dal nostro paese non
-è mai capitato nessuno. Finalmente arrivò qui, or
-son dieci mesi, certo Zirlo, della Spezia, che non
-ti conosceva di persona, ma che ti aveva sentito
-nominare perchè un suo nipote aveva studiato in
-codesta Università. Avevi dunque seguìto la tua
-vocazione, eri divenuto professore. Lo dicevano
-sempre in casa, a vederti immerso nei libri, alieno
-dai divertimenti, dai chiassi. Ma io volevo notizie
-più precise, e ottenni che il signor Zirlo scrivesse
-al nipote a questo scopo, raccomandandogli però
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-(vedi come il mio orgoglio fa sempre capolino) di
-non farti saper nulla dell'incarico ch'egli aveva
-avuto. Il giovane rispose diffusamente, parlando
-della stima di cui godi, della certezza che hai di
-succedere in un termine non troppo lungo al professore
-titolare, dalle tue abitudini ritiratissime,
-della gravità del tuo carattere. Benedetto ragazzo!
-Sempre misantropo, fin da fanciullo! Dal giorno
-in cui ebbi queste informazioni fui più tranquilla.
-Non ti scrissi però; mi bastava saperti vivo, sano,
-onorato. Pensavo bensì che ti avrei scritto se si
-avverava un mio presentimento.
-</p>
-
-<p>
-«Questo mio presentimento sta per avverarsi.
-Io avrò presto fornito il mio cammino nel mondo,
-o fratello, e oggi stesso il medico, ch'io supplicai
-di dirmi la verità, mi confessò che non ho più che
-otto o dieci giorni da vivere. Grazie al cielo, la
-mia energia non mi abbandona nemmeno in quest'ultima
-prova. Bensì mi abbandona il mio orgoglio,
-e ti mando un tenero addio e ti chiedo perdono
-di esserti stata una cattiva sorella come fui
-una cattiva figlia ai nostri genitori, e ti prego di
-cosa che confido non mi sarà negata da te.
-</p>
-
-<p>
-«Ascoltami. Non t'intratterrò sulle vicende di
-quest'ultimi anni. Ho profuso tesori d'affetto su
-chi forse non n'era degno, ma che importa quando
-si ama? Saprai a ogni modo ch'<i>egli</i> mi aveva sposata
-pochi mesi dopo il nostro arrivo qui, nel
-momento in cui ci nacque il primo figliuolo. No,
-egli non era senza cuore; egli non voleva, dopo
-aver disonorata una donna, abbandonarla; ma le
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-avversità esacerbarono il suo carattere naturalmente
-sospettoso, iracondo, e resero ben dura,
-ben difficile la vita al suo fianco. Peggio poi
-quando vennero a travagliarlo le sofferenze fisiche,
-e il suo corpo che pareva di granito andò via via
-dissolvendosi come la cera al fuoco. Rimasi vedova,
-povera, senz'appoggi, con tre bambini a cui
-provvedere. Non mi perdetti d'animo, lottai contro
-tutti gli ostacoli, non isdegnai nessuna onesta
-fatica, apersi un piccolo albergo ch'ebbe prospere
-sorti, e riuscii, io donna debole e già cagionevole
-di salute, a ricondurre un po' d'agiatezza nella
-mia casa. Ma la sventura aveva preso a perseguitarmi.
-La febbre gialla mi portò via due de' miei
-figli; non mi rimase che la mia Gilda, la mia ultima
-nata. Lo vedi, ha il nome di nostra madre.
-E intanto il male che mi rodeva da gran tempo le
-viscere fece progressi rapidi, spaventevoli; invecchiai
-in pochi mesi più che non avessi invecchiato
-in dieci anni. Vedendo nello specchio le mie
-guance smunte, il mio colorito terreo, i miei occhi
-appannati, io non mi feci illusioni sul mio
-stato; pur lavorai ugualmente, finchè potei reggermi
-in piedi. Da un mese non esco dalla mia
-camera, da due settimane non lascio il letto. Oggi,
-te lo dissi già, so che vivrò ancora pochi giorni.
-Oh non è triste morire, ma è triste non poter più
-rivedere i cari volti delle persone amate, è triste
-non poter risalutare una volta la patria. E, per una
-madre, è triste sovra ogni altra cosa il dover lasciare
-una bimba di non ancora quattr'anni, senza
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-sapere chi veglierà sulla sua infanzia, chi formerà
-il suo cuore e la sua mente. Qui ci sono molti italiani,
-e non sarebbe impossibile di trovar fra essi
-qualche anima generosa, ma siamo in paesi ove
-gli uomini vengono e passano; dall'oggi al domani
-la fortuna può balzarli in qualche fattoria
-lontana centinaia e centinaia di miglia, sul margine
-d'una foresta vergine, a poche ore dagli accampamenti
-di popolazioni selvagge che anelano
-di vendicarsi di ciò che noi europei facciamo loro
-soffrire. Poi la sete del guadagno sciupa i migliori
-caratteri; non si parla d'altro, non si pensa ad altro.
-Sì, forse nelle tiepide sere, sotto l'imponente
-padiglione azzurro di questo cielo, stanchi dalle
-fatiche del giorno, si pensa talvolta al luogo che
-ci ha visti nascere, all'orizzonte che i nostri occhi
-hanno contemplato schiudendosi alla luce, alle
-voci che ci sono prime suonate all'orecchio. E
-queste memorie tristi e soavi sono ancora la maggior
-ricchezza morale che ci rimanga. Ma chi è
-nato qui di genitori europei è un esule che non
-può ricordarsi la patria. Poichè qui si è esuli sempre,
-anche quando ci si nasce... E tale sarebbe
-la condizione della mia Gilda, se ella restasse in
-America... O Romualdo, questo pensiero è più
-acerbo di tutti i miei dolori fisici! Aggiungi
-poi che il poco denaro ch'io posso lasciare a
-mia figlia, sufficiente per mantenerla alcuni anni
-in Europa, sarebbe qui esaurito in brevissimo
-tempo.
-</p>
-
-<p>
-«Presi un partito decisivo, confortatavi anche
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-dal consiglio e dalle offerte di un amico onesto e
-leale, il capitano Antonio Rodomiti, il quale, dacchè
-io mi trovo a Montevideo, fu qui più volte
-col suo legno, e nel suo penultimo viaggio tenne
-a battesimo la Gilda. Vistami ora in tante angustie
-e già spacciata dai medici, egli ebbe compassione
-di me. Ecco ciò che risolsi. Rimandare in
-Europa la fanciulla, approfittando della partenza
-per Genova del suo padrino, il quale se ne incarica
-come d'una sua creatura e non vuole un centesimo
-di compenso, vendere tutto il poco che ho
-e formare un peculio che accompagni la mia Gilda
-e le permetta di non essere a carico di nessuno
-durante il tempo della sua educazione; finalmente
-nominar te, fratello mio, tutore di questa orfanella,
-e raccomandartela, e scongiurarti, quando
-tu non possa (nè io certo lo pretendo) tenerla in
-casa tua, di metterla a pensione presso gente fidata,
-e di invigilare sopra di lei sino al giorno in
-cui ella sarà in grado di provvedere a sè stessa.
-No, tu non mi negherai questa grazia. La mia
-Gilda non deve turbare la quiete dei tuoi studi,
-ella non deve essere per te un peso o un ostacolo
-se tu hai già una famiglia, o se stai per averla. Ma
-io morrò più tranquilla pensando che uno di casa
-mia la sovverrà di consiglio ov'ella ne abbia bisogno,
-accorrerà al suo letto ov'ella sia malata... e le
-parlerà qualche volta di nostra madre. Oh sì, di me
-non importa che tu le parli, Romualdo; io non le
-lascio esempi da imitare, ma conviene ch'ella onori
-la memoria di nostra madre, di quell'angiolo che
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-ci abbandonò mentre tu eri fanciullo ed io entravo
-appena nell'adolescenza, di quell'angelo, che, se
-fosse vissuto, mi avrebbe forse guarita delle mie
-pazzie...
-</p>
-
-<p>
-«In questa lettera troverai alcuni documenti
-che potrebbero esserti necessari: il mio atto di matrimonio,
-l'atto di morte di mio marito, la fede di
-nascita della Gilda.
-</p>
-
-<p>
-«Il capitano Rodomiti ha tutta la somma ch'io
-ricavai dalla vendita di ciò che possedevo. Egli ne
-sa la cifra precisa, ed ha l'incarico di convertirla
-in moneta italiana e di consegnartela. Credo si tratterà
-di una decina di mila lire. Puoi fidarti ciecamente
-del capitano. Per me ho serbato solo quel
-tanto che può bastare pei pochi giorni che mi restano
-da vivere. Lo stesso Rodomiti portò seco
-anche una cassa con alcuni vestiti per la Gilda e
-quanta più biancheria ho potuto radunare. Ti
-mando infine un medaglione d'oro, che la mamma,
-morendo, mi pose al collo e che non mi ha mai
-abbandonata. È inutile ch'io lo porti meco sotterra.
-Tienlo per memoria della tua sorella? Te ne ricordi
-della tua sorella? Di quando amavi arrampicarti
-sulle mie spalle, e gettandomi le braccia
-intorno al collo, insistevi perchè ti portassi in giro
-per le stanze? O di quando, più tardi, già in via
-di diventare un dottore, sebbene così piccino, mi
-sgridavi perchè con le mie chiacchiere disturbavo
-le tue lezioni?... Chi l'avrebbe detto allora che,
-poco tempo dopo, l'Oceano ci avrebbe divisi per
-sempre?... Capricci dei destino!... Ah se potessi,
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-prima di chiudere gli occhi, vederti in mezzo ai
-tuoi scolari!... Ma è inutile far castelli in aria.
-</p>
-
-<p>
-«Lascerò l'ordine che ti mandino una copia del
-mio atto di morte. Voglio che tu abbia tutte le
-carte in regola, che nessuno possa sollevare dubbi
-sulle tue facoltà di tutore.
-</p>
-
-<p>
-«Basta ormai, fratello mio, sono stanca, e le
-poche forze che mi rimangono ho bisogno di serbarle
-pel momento terribile del mio distacco dalla
-Gilda. Pochi giorni prima o pochi giorni dopo,
-tanto e tanto io debbo presto lasciarla, e per lei è
-certo meglio separarsi dalla sua mamma oggi, che
-assistere a una dolorosa agonia; ma non si ragiona
-sempre, e allorchè saremo all'ultimo bacio, ho
-paura che il cuore mi scoppi. Povera Gilda! La
-vedrai. È bella come un angioletto; è un po' viva,
-ma giudiziosa, buona, e mi vuol tanto bene.
-Oh ne vorrà anche a te, ne sono sicura... Le dissi
-che deve andar via per qualche giorno col capitano
-Rodomiti, e quantunque ella adesso strepiti
-e pianga, spero che finirà col rassegnarsi perchè
-il capitano ha saputo trovar la strada del suo cuoricino.
-E poi ella si affeziona ben presto a quelli
-che sono gentili con lei.
-</p>
-
-<p>
-«Addio, Romualdo. Sono in procinto di comparire
-davanti al Signore, e ho fede ch'egli mi
-perdonerà le mie colpe perchè ho molto sofferto.
-E tu pure mostra di perdonarmi accogliendo il tesoro
-che ti affido. Quando questo foglio giungerà
-nelle tue mani, io non sarò più tra i vivi, ma chi
-sa, forse in quell'istante la tua sorella ti sarà più
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-vicina che non ti sia mai stata da undici anni a
-questa parte, forse, passandoti accanto, spirito leggero
-e fuggitivo, ella deporrà un bacio sulla tua
-fronte. Ancora una volta addio, Romualdo.
-</p>
-
-<p class="indr">
-«<i>La tua</i> <span class="smcap">Elena</span>.»
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-</p>
-
-<h2>
-V.
-</h2>
-
-<p>
-Il dottore lesse questa lettera tutta d'un fiato.
-Quando l'ebbe finita, egli si trovò in una condizione
-d'animo nuova per lui. Avvezzo a disciplinare
-i suoi sentimenti sotto l'impero della ragione,
-egli s'accorse che oggi essi si ribellavano al solito
-freno. Egli aveva un bel dirsi, che i legami di parentela,
-per intimi che siano, valgono ben poco
-senza i legami dell'anima creati dalla convivenza,
-dagli affetti, dai gusti comuni, aveva un bel dirsi
-che questa donna, di cui egli appena rammentava
-la fisonomia e con la quale per undici lunghi anni
-non s'era scambiato una riga, era per esso meno
-assai dell'ultimo fra i suoi studenti. Aveva un bel
-dirsi che, dimenticando i suoi doveri, Elena aveva
-perduto i suoi diritti e ch'ella non poteva turbare
-la vita raccolta e studiosa di lui gettandogli sulle
-spalle un cumulo di pensieri e d'inquietudini...
-Nonostante tutte queste savie considerazioni, egli
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-si sentiva commosso come non era stato da un
-pezzo, si sentiva men fermo nel convincimento in
-cui era cresciuto circa ai torti di sua sorella, e per
-la prima volta nella sua vita dubitava di quella
-virtù arcigna che consiste nel soffocar le passioni
-e che nulla perdona agli altri perchè nulla comprende.
-Certo l'idea della povera Elena era stata
-ben singolare. Senza nemmeno sapere quali fossero
-le abitudini di suo fratello, senz'avere alcun dato
-preciso sul suo carattere, ella affidava a lui, morendo,
-la sua figliuola. E spediva questa bambina
-oltre all'Oceano, esponendola ai rischi e ai disagi
-di un lungo viaggio di mare, non preoccupandosi
-di ciò che sarebbe avvenuto s'egli non avesse accettato
-l'ufficio onde a lei piaceva di incaricarlo...
-Eppure, nella dolorosa situazione in cui ella si trovava,
-che altro avrebbe potuto fare? A chi altri
-rivolgersi? Non era egli il suo più stretto congiunto?
-</p>
-
-<p>
-Il professore Romualdo girava su e giù per la
-stanza, ora con le mani intrecciate dietro la schiena,
-ora gestendo, animatamente e cacciandosi su pel
-naso qualche presa abbondante di tabacco. Positivista
-come gran parte degli scienziati, egli non
-credeva ai viaggi fantastici d'oltre tomba; tuttavia
-le ultime parole della lettera gli ronzavano agli
-orecchi: <i>Forse in quell'istante tua sorella ti sarà
-più vicina che non ti sia stata da undici anni
-a questa parte, forse passandoti accanto, spirito
-leggero e fuggitivo, ella deporrà un bacio sulla
-tua fronte.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-— È permesso? — chiese dal di fuori una voce
-piena e sonora, ch'era impossibile prendere in
-isbaglio.
-</p>
-
-<p>
-Il Grolli trasalì. — Chi è?
-</p>
-
-<p>
-— Sono io, sono il capitano Rodomiti.
-</p>
-
-<p>
-E la poderosa persona del marinaio si affacciò
-alla soglia. Egli aveva sempre la sua pipa in bocca
-e la sua testa era circonfusa da una nuvola di fumo.
-</p>
-
-<p>
-— Se desidera ancora rimaner solo... se non ha
-letto tutte le carte che le ho lasciate — continuò
-il capitano, mostrandosi pronto a ritirarsi di
-nuovo.
-</p>
-
-<p>
-— No, no — disse il Grolli, e, vincendo la sua
-innata timidezza, fece qualche passo verso il suo
-interlocutore; quindi soggiunse senz'alzare gli occhi: — Ho
-letto, e innanzi tutto mi lasci dirle che
-Lei è un cuor generoso.
-</p>
-
-<p>
-— Basta — interruppe il colosso — non perdiamoci
-in complimenti. Noi uomini di mare, quando
-facciamo una cosa, crediamo di far ciò che c'impone
-il nostro dovere. La prego invece di accostarsi
-di nuovo al tavolino... Qui... s'accomodi.
-</p>
-
-<p>
-Così dicendo, depose la pipa in un angolo della
-stanza e si tolse di tasca un piccolo astuccio.
-</p>
-
-<p>
-La signora Teresa sospinse adagino l'uscio e
-cacciò la testa per lo spiraglio.
-</p>
-
-<p>
-— Che c'è? — gridò il capitano.
-</p>
-
-<p>
-— Niente... mi pareva di sentire odor di bruciato.
-</p>
-
-<p>
-Il capitano Rodomiti non potè a meno di lasciarsi
-sfuggire una vivace esclamazione marinaresca
-che pose in fuga la signora Teresa; poi chiuse
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-l'uscio per di dentro e tornò dal professore Romualdo.
-</p>
-
-<p>
-— Questo — egli ripigliò, consegnandogli l'astuccio — è
-il medaglione che la signora Elena
-m'incaricò di portarle.
-</p>
-
-<p>
-Vi fu un momento di silenzio. Il dottor Grolli
-aveva aperto l'astuccio e stava contemplando quel
-gingillo che aveva attraversato due volte l'Oceano
-e che gli ricordava sua madre.
-</p>
-
-<p>
-— Ed ora — proseguì di lì a poco il capitano — non
-Le spiaccia esaminare questa nota. È scritta
-tutta di pugno della signora Natali, e contiene
-l'elenco delle monete da lei versate nelle mie mani
-il giorno della mia partenza. In tutto 2100 piastre
-d'argento, che io convertii qui in franchi 10,674 56,
-com'Ella vedrà su questo polizzino del cambiavalute.
-La somma è presso i signori Radice e Lupini,
-ove andremo a ritirarla più tardi. Lei è il tutore
-naturale e legittimo di sua nipote; dunque il danaro
-va pagato a Lei, ed Ella lo impiegherà nel
-modo che reputerà più sicuro e proficuo per la sua
-pupilla... Io non debbo e non voglio ingerirmene...
-Ma adesso, due parole schiette e leali fra noi... A
-giorni io parto per un lunghissimo viaggio... Vorrei
-lasciar Genova con la coscienza tranquilla circa all'avvenire
-della bambina... Anche noi lupi di mare
-siamo atti ad affezionarci a qualcheduno, e io ho
-preso a voler bene a questa figlioccia. Accampar
-diritti non posso: non ne ho; avevo degli obblighi
-e sto per esserne liberato... Ma con la franchezza
-del galantuomo che parla ad un altro galantuomo
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-Le dico: l'ufficio che la signora Natali le assegna è
-grave, assai grave... Colto alla sprovveduta come
-fu, Ella non può averne ancora misurata tutta l'importanza...
-Se non si sentisse in grado d'incaricarsi
-della piccina, vedremmo insieme che cosa si potrà
-fare... Povera Gilda!... Ci pensi, ci pensi, signor
-professore.
-</p>
-
-<p>
-Il capitano era visibilmente commosso; egli si
-chinò a raccogliere la sua pipa, l'accese e risollevò
-intorno a sè una nuvola di fumo.
-</p>
-
-<p>
-— Capitano — esclamò il professore, che aveva
-ripreso i suoi giri per la stanza e che mal dissimulava
-la sua inquietudine, — prima di tutto, siamo
-ben sicuri che mia sorella sia morta?
-</p>
-
-<p>
-— Non c'è dubbio, signore. Ella era già all'ultimo
-stadio della consunzione... Questione di giorni,
-di ore forse... Il corpo era sfatto, signor professore,
-ma l'anima era sempre d'acciaio... Ho visto pochi
-uomini andare incontro alla morte come ci andava
-lei... Ha sorriso persino nel separarsi dalla Gilda.
-</p>
-
-<p>
-Il dottor Grolli abbassò il capo e stette muto
-alcuni secondi; poi disse: — Con la franchezza con
-cui mi ha interrogato, voglia pure rispondermi...
-Mia sorella manifestò mai il pensiero ch'io potessi
-sottrarmi al delicato incarico ch'ella mi affidava
-con la sua lettera?
-</p>
-
-<p>
-— No — rispose il Rodomiti, dopo aver riflettuto
-un istante. — Una sola volta, io medesimo, lo
-confesso, le feci intravedere la possibilità d'un suo
-rifiuto. Ella, che giaceva supina sul suo letto, si
-alzò faticosamente a sedere, e mi guardò sbigottita,
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-ma la sua fisonomia non tardò a riprendere la
-sua espressione naturale. Mi tese la mano scarna,
-con queste parole che non dimenticherò mai: — In
-ogni caso, capitano, io mi fido di voi... la mia
-Gilda non sarà gettata sulla strada. — Può fidarsene,
-signora Natali — io risposi. — Lo sapevo — ella
-bisbigliò con un sorriso. E tutta racconsolata
-lasciò ricadere il capo sul guanciale.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, capitano Rodomiti — proruppe il
-dottore, animandosi a un tratto — prima che su
-ogni altro, mia sorella aveva fatto assegnamento
-su me. Io non permetterò ch'ella vi abbia fatto assegnamento
-invano.
-</p>
-
-<p>
-Il capitano si levò la pipa di bocca e la tenne
-fra le dita sospesa all'altezza della spalla, poi fissò
-i suoi occhi in quelli del professore, che esprimevano
-una volontà ferma e risoluta, e gli tese la sua
-mano bruna e incallita.
-</p>
-
-<p>
-— Bravo, professore, Lei mi solleva da un gran
-pensiero... Mia sorella Teresa avrebbe tenuto volentieri
-la piccola Natali presso di sè, ma io non
-sarei stato appieno tranquillo. Teresa ha un cuor
-d'oro, ma è un po' corta, ha certe fissazioni strane
-e per troppa affezione si rende molesta... Bravo,
-professore... Io m'ero ingannato nel giudicarla...
-Sì, non glielo dissimulo, a prima vista io temevo
-che Lei avrebbe cercato ogni pretesto per isbarazzarsi
-di questa nipote che Le piomba addosso dall'America...
-Avevo sbagliato; tanto meglio... Oh
-per me, quando sbaglio, lo dico aperto... Venga di
-qua adesso, signor dottore.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-E, aperto l'uscio, invitò il Grolli a passare
-avanti.
-</p>
-
-<p>
-La signora Teresa, appena sentì lo scalpiccìo dei
-piedi nell'andito, uscì da una stanza e si avvicinò
-il fratello chiedendogli piano — Hai parlato?
-</p>
-
-<p>
-— Ho parlato, ma non se ne fa nulla. Il signor
-professore vuole la bimba per sè... E noi — egli
-si affrettò a soggiungere, vedendo ch'ella si disponeva
-a replicare — non possiamo fare alcuna
-obbiezione, perchè egli è nel suo pieno diritto.
-</p>
-
-<p>
-La donna, che aveva una gran soggezione del
-suo Tonino, com'ella chiamava il gigantesco fratello,
-non aperse bocca, e si limitò a congiunger le
-mani e a tentennare il capo con aria malcontenta. — È
-già vestita — ella disse poi, mettendo il piede
-sopra una favilla sprigionatasi dalla pipa del capitano
-e caduta sul pavimento.
-</p>
-
-<p>
-Sotto questi auspizi il professor Grolli fu presentato
-alla Gilda col vezzeggiativo di zio Aldo.
-La fanciulla era bruna, ricciuta, aveva due occhi
-color nocciuola pieni di vita e d'intelligenza,
-membra snelle, giuste, aggraziate, statura piuttosto
-alta per l'età sua. È forza riconoscere ch'ella mostrò
-di gradir poco la presentazione. Infatti, quando
-lo zio Aldo tentò di prenderla in braccio, ella si
-scontorse e si mise a strillare in modo che gli convenne
-deporla subito in terra, e quando lo zio
-Aldo, che aveva disimparato i baci da un pezzo,
-si chinò a baciarla, ella tornò a piangere al contatto
-della sua ispida barba. Onde il professore si
-perdette d'animo, e la signora Teresa dichiarò al
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-fratello che mai e poi mai la Gilda si sarebbe acconciata
-ad andarsene con quel porcospino. Il
-capitano Rodomiti, vista la difficoltà della situazione,
-volle rimaner solo con la bimba, che lo
-chiamava abusivamente zio Tonino e che nei due
-mesi e mezzo passati a bordo della <i>Lisa</i> non gli
-aveva disobbedito una sola volta; se la fece sedere
-sulle ginocchia, quindi se la portò sulla spalla destra
-tenendola ritta, tantochè ella potesse toccare
-il soffitto colle sue manine, la condusse in giro per
-la stanza in questa posizione eminente, le raccontò
-alcune storielle, e le promise di raccontargliene
-dell'altre la sera, purchè fosse buona e si lasciasse
-prendere in braccio e baciare dallo zio Aldo. Così
-quando la Gilda ricomparve insieme col capitano,
-ella era di umore assai più mansueto, e respinse
-meno violentemente le carezze abbastanza impacciate
-dello zio.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-</p>
-
-<h2>
-VI.
-</h2>
-
-<p>
-Il dì seguente, nelle prime ore del pomeriggio,
-fra i tanti <i>fiacres</i> che percorrevano le vie di Genova
-diretti alla stazione, ce n'era uno aggravato
-dal peso formidabile del capitano Rodomiti, e da
-quello assai più tenue del dottore Romualdo e
-della piccola Gilda. Il capitano dondolava la bimba
-sulle sue ginocchia cingendole con un braccio la
-personcina elegante, mentre con la mano che gli
-restava libera sosteneva la sua pipa di maiolica,
-da cui si alzava una colonna di fumo ancora più
-densa dell'ordinario. Quanto al professore, si sarebbe
-detto ch'egli studiava un problema di matematica.
-E invero, ciò ch'egli studiava in quel
-momento era per lui ben più difficile d'un problema
-di matematica. Si trattava di apprendere
-l'arte di addomesticare la Gilda Natali come il capitano
-era riuscito ad addomesticarla, e l'occhio
-del Grolli passava dal Rodomiti alla fanciulla e
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-dalla fanciulla al Rodomiti, tentando di coglier la
-formula d'una situazione così delicata. Ahimè, nè
-la geometria superiore, nè l'algebra offrivano la
-soluzione dell'arduo quesito; e il libro dei logaritmi
-saputo a memoria giovava assai meno allo
-scopo di quello che non gioverebbe il libretto dell'<i>Attila</i>
-a far comprendere la questione d'Oriente.
-Onde il professore sudava freddo pensando che,
-una volta salito in ferrovia, egli si sarebbe trovato
-alle prese con difficoltà assai maggiori di quelle
-incontrate fino allora nella sua vita tutta studio e
-raccoglimento. Dal canto suo il capitano pareva
-molto più occupato della bambina che di colui
-il quale doveva succedergli nell'averne cura. Egli
-ravvolgeva le dita nei folti e ricciuti capelli di lei,
-le sfiorava carezzevolmente col dorso della mano
-la guancia, e la guardava con occhi inteneriti attraverso
-le nuvole di fumo svolgentisi intorno alla
-sua pipa. Dinnanzi a un confettiere, egli fece fermar
-la carrozza. Scese con la Gilda, entrò nel negozio
-e comprò alcuni frutti canditi, ne diede uno alla
-bimba e affidò gli altri al professore perchè li portasse
-seco in vagone e li distribuisse con parsimonia
-alla sua compagna nei momenti scabrosi.
-Alla stazione il capitano s'incaricò egli stesso di
-consegnare il bagaglio della fanciulla; poi scelse
-pei due viaggiatori una buona carrozza di seconda
-classe ancora vuota, ve li fece salire e, ritto dinnanzi
-allo sportello con un piede sul montatoio,
-formò un argine insuperabile a tutti quelli che
-avrebbero voluto entrare nel compartimento.
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-Quando lo sportello fu chiuso dal conduttore, il
-Rodomiti mise sul montatoio anche l'altro piede
-e introducendo la testa nel vano del finestrino
-continuò a mantenersi in comunicazione col professore
-e con la Gilda, sulla cui fronte principiavano
-ad addensarsi certe grosse nubi foriere della tempesta.
-Infine, allorchè la parola <i>pronti</i> fu ripetuta
-da un capo all'altro del convoglio e la macchina
-mise il suo fischio, egli baciò di nuovo la bambina,
-strinse vigorosamente la mano del Grolli, e
-calatosi a terra, se ne stette immobile a veder sfilarsi
-davanti i vagoni. Quando avrebbe riabbracciato
-la sua figlioccia? S'era avvezzo ormai alla
-compagnia della gentile creatura, per quasi tre
-mesi l'aveva avuta ai fianchi a tutte le ore, l'aveva
-tenuta a dormire nella sua cabina, l'aveva addomesticata
-allo spettacolo del mare in tempesta,
-del cielo scuro e iracondo, s'era avvezzato a vestirla,
-a spogliarla, a metterla a letto, e adesso gli
-toccava lasciarla forse per sempre. — A rivederci
-tra qualche anno — egli aveva detto nell'accommiatarsi
-dal professore; ma chi sa che cosa sarebbe
-accaduto fra qualche anno? Intanto fra pochi giorni
-egli salpava per le Indie, e la Gilda avrebbe un
-bel chiamare lo <i>zio Tonino</i>!
-</p>
-
-<p>
-Con questi pensieri lo <i>zio Tonino</i> si allontanava
-dalla stazione, e fosse il fumo della pipa o
-altro che gli dèsse molestia, fatto si è ch'egli dovette
-passarsi più volte la manica del vestito sugli
-occhi.
-</p>
-
-<p>
-Mentre il capitano Rodomiti si affannava nelle
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-angustie dell'avvenire, il professore Romualdo era
-in mezzo alle tribolazioni del presente. Fino all'ultimo
-momento la Gilda era fissa nell'idea che
-lo <i>zio Tonino</i> sarebbe partito con lei, e aveva creduto
-ch'egli scherzasse dicendole il contrario. Ma
-quando il convoglio si mise in moto, ed ella vide
-che il capitano restava davvero alla stazione, non
-ebbe ritegno alcuno nell'urlare e nel piangere. Il
-meschino professore non sapeva più a che santi
-votarsi, e girava intorno certi occhi smarriti come
-se dovesse capitargli un aiuto di sotto i sedili. Invano
-ricorreva alle preghiere, alle minacce, alle
-frutta candite lasciategli dal capitano; preghiere e
-minacce non valevano a nulla, e le frutta candite
-venivano dalla terribile Gilda tramutate in proiettili
-ch'ella slanciava a tutti gli angoli della carrozza.
-Ah se il nostro Romualdo avesse potuto dire
-al macchinista come si dice a un cocchiere — <i>Torniamo
-indietro!</i> — Se avesse potuto almeno riconsigliarsi
-col capitano Rodomiti, prender da lui una
-nuova lezione sul <i>modus tenendi</i> con questa indomabile
-nipote! Doveva proprio capitare a lui! A
-lui che non dimandava se non che di vivere tranquillo
-in mezzo alle equazioni di terzo grado e
-alle storte del suo laboratorio! Così si giunse alla
-prima stazione, ed il professore stava raccogliendo
-da terra gli avanzi della battaglia, quando lo sportello
-si spalancò e il conduttore introdusse nella
-carrozza una famiglia di sei persone, che vennero
-ad occupare tutti i posti disponibili. Il professore,
-colto di sorpresa, ebbe appena tempo di mettersi
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-ritto e di tirar da una parte la recalcitrante fanciulla,
-ma non potè impedire ad una grossa e rispettabile
-matrona di sedersi sopra un <i>mandarino</i>,
-il quale scoppiò come una granata e abbellì di non
-previsti ornamenti il vestito della signora. Onde
-i richiami e le lagnanze dei compagni di viaggio
-vennero ad aggiungersi alle altre allegrezze dell'infelicissimo
-Grolli. In quanto alla Gilda, seppure
-di tratto in tratto ella si distraeva guardando
-fuori della finestra gli alberi e le case, questi lucidi
-intervalli duravano poco, e ogni pretesto bastava
-a rimetterla sul piede di guerra. Allora le si manifestavano
-tutti i bisogni fisici e morali del mondo.
-Pareva aver più sete dei Crociati sotto Gerusalemme,
-più fame dei figli del conte Ugolino, più
-necessità di locomozione di un condannato da
-dieci anni al carcere cellulare. Quando poi, nelle
-brevi fermate, il povero Romualdo chiamava il
-caffettiere della stazione per offrire alla bisbetica
-sua pupilla una limonata o una cialda, o quando
-egli le proponeva di condurla a far quattro passi
-sotto la tettoia, ella rispondeva con uno sdegnoso
-rifiuto, salvo a ridomandare, appena il convoglio
-era in movimento, ciò che ormai non poteva più
-ottenere. Intanto alle varie stazioni qualche viaggiatore
-scendeva, qualche altro saliva, e la compagnia
-andava mutandosi continuamente. Ma per
-quante mutazioni accadessero, il professore non
-vedeva intorno a sè che volti ostili, non sentiva
-che un mormorio poco lusinghiero per lui. La
-bimba destava affetti diversi a seconda dell'indole
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-più o meno tollerante, più o meno amorevole dei
-passeggeri, ma l'esotico personaggio che la accompagnava
-non riusciva simpatico a nessuno. Chi lo
-trovava troppo severo e chi troppo indulgente; ma
-tutti convenivano nell'attribuire a lui solo l'inquietudine
-della piccina. E se il professore tentava di
-conciliarsi il gruppo delle anime pietose con qualche
-carezza alla Gilda, egli vedeva oscurarsi maggiormente
-i volti delle persone rigide e gravi, e,
-se in omaggio a queste accennava, a voler inaugurare
-un regime di repressione, i viaggiatori di pasta
-molle sembravano voler mangiarlo cogli occhi.
-</p>
-
-<p>
-Persino un uomo serio, calvo, impettito, che per
-lungo tempo aveva conservato la più stretta neutralità,
-ad un certo punto, ritirando un lembo del
-suo soprabito su cui la fanciulla aveva creduto opportuno
-di mettere i piedi, sentenziò gravemente: — Quando
-non si sa tenere i bimbi, si lasciano
-a casa.
-</p>
-
-<p>
-Già! Come se il professore si trovasse a sì mal
-partito per sua propria elezione.
-</p>
-
-<p>
-Sull'imbrunire, la Gilda prese sonno, e vi fu un
-po' di tregua. Il riposo del corpo ridonò la serenità
-anche all'espressione del viso della fanciulla.
-Il demonio era cambiato in cherubino.
-</p>
-
-<p>
-— Ma se è un angiolo... Basta guardarla — disse
-con voce commossa una signora sentimentale, rivolgendosi
-al marito.
-</p>
-
-<p>
-— A rivederci quando si sveglia.
-</p>
-
-<p>
-— Che?... Coi bimbi è questione di tatto... Me
-ne intendo, io...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-— Quel signore deve intendersene pochino...
-</p>
-
-<p>
-— Quello non è un uomo, è un orso... È bella
-davvero la bimba, sai... Che capelli! Con quei
-ricciolini intorno alla fronte.... E quella manina che
-le penzola da un lato... Cara... Se ci fosse uno
-scultore... Oh! Ma tira del vento... Signore, dico...
-signore!
-</p>
-
-<p>
-Il Grolli stentò molto ad accorgersi che questo
-appello era indirizzato a lui.
-</p>
-
-<p>
-Quando ne fu sicuro, volse gli occhi da quella
-parte, ripose in tasca frettolosamente un fazzoletto
-turchino col quale si era asciugato la fronte, e
-stette immobile ad attendere i responsi della nuova
-interlocutrice.
-</p>
-
-<p>
-— Scusi, sa, non potrebbe chiuder la finestra?
-La bimba è tutta sudata... Si fa così presto a buscarsi
-un malanno!
-</p>
-
-<p>
-E il professore, arrossendo di non averci pensato
-lui, si affrettò a seguire il consiglio della persona
-prudente.
-</p>
-
-<p>
-Certo, se il professore fosse stato espansivo, se
-avesse spiegato la vera condizione delle cose, e
-come si trovasse lì in quel momento con quella
-bambina al fianco, egli avrebbe disarmato in parte
-i giudizi sfavorevoli sul conto suo. Ma il Grolli
-non era uomo da perdersi in chiacchiere, e aveva
-già fatto uno sforzo superiore ai suoi mezzi rispondendo
-con monosillabi alle domande che gli erano
-rivolte. Estenuato dalla fatica, egli non si curava
-punto di modificare l'opinione pubblica a suo riguardo;
-pensassero ciò che loro piaceva, in quanto
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-a lui desiderava una cosa sola: che la sua tumultuosa
-nipote dormisse almeno ventiquattr'ore,
-tanto da permettergli di riprender fiato. In verità,
-pel momento, egli non sapeva se augurarsi o temere
-la fine del viaggio. Egli avrebbe ben volentieri
-portata di peso la Gilda sulle sue braccia dal
-vagone fino ad un <i>fiacre</i>, pur ch'ella non si fosse
-destata, ma era sperabile ch'ella avesse un sonno
-così profondo? E chi sa che strepito allo svegliarsi!...
-All'idea di attraversare la stazione in
-compagnia di una bimba strillante, gli venivano i
-brividi della febbre.
-</p>
-
-<p>
-Prima che finisse il viaggio, la Gilda si risentì
-più volte mostrando chiaramente che il riposo
-poteva ristorare le sue membra, ma non acquetava
-punto i suoi umori ribelli. Al momento di
-scendere, per buona ventura ella dormiva. Il professore,
-con un impeto disperato, la prese in collo,
-saltò già dalla carrozza, e tenendo i biglietti della
-ferrovia fra i denti, l'ombrello nella posizione
-d'un fucila a <i>spall'arm</i>, e la sacchetta infilata
-all'ombrello in modo che venisse a battergli sulla
-schiena, si avviò di corsa verso l'uscita della
-stazione.
-</p>
-
-<p>
-Pure il suo eroismo poco gli valse; chè la piccina
-aperse gli occhi mentre ch'egli era ancora sotto
-la tettoia, e si mise a strillare e ad agitare braccia
-e gambe come un'ossessa. E quasi lo facesse apposta,
-strillò e si dimenò più che mai davanti a
-due studenti dell'Università, i quali erano venuti
-lì ad aspettare qualcheduno, e senza questo strepito
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-non si sarebbero forse nemmeno accorti del
-passaggio del dottor Romualdo.
-</p>
-
-<p>
-— Guarda — gridarono i giovinetti ad una voce. — Il
-professor Grolli!
-</p>
-
-<p>
-— Santo cielo! — soggiunse l'uno dei due. — Pare
-abbia rubato una bimba... Come corre!
-</p>
-
-<p>
-— E l'altra, come strilla!
-</p>
-
-<p>
-— Buona sera, signor professore — gridò il
-primo, ch'era anche il più birichino.
-</p>
-
-<p>
-Il signor professore si lasciò scappare un grugnito
-e tirò innanzi nella sua via. Appena fuori della
-stazione, entrò in una carrozza ch'era già occupata
-e dovette scenderne; poi salì in un'altra,
-ne chiuse lo sportello, ne abbassò le cortine, e
-ordinò al cocchiere di condurlo quanto più presto
-potesse alla sua abitazione.
-</p>
-
-<p>
-Il cocchiere frustò il cavallo; le grida della
-fanciulla si dileguarono in lontananza.
-</p>
-
-<p>
-Gli studenti si guardarono in faccia e proruppero
-in un riso sgangherato.
-</p>
-
-<p>
-— Il ratto di Proserpina — osservò uno d'essi.
-E declamò il famoso sonetto:
-</p>
-
-<p>
-<i>Diè un alto strido, gittò i fiori, e volta</i>, ecc.,
-ecc., ecc.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-</p>
-
-<h2>
-VII.
-</h2>
-
-<p>
-La mattina del memorabile telegramma, la signora
-Dorotea, dopo esser risalita al suo quarto
-piano, sentì il bisogno di ridiscenderne ancora e
-di visitare parecchie conoscenti, nel cui animo poter
-versare le sue pene. A ciascuna di queste dilettissime
-amiche ella narrò in segreto la cosa, e
-a ciascuna raccomandò di non far chiacchiere,
-come aveva raccomandato prima alla portinaia.
-In questo suo viaggio circolare ella raccolse i più
-disparati consigli, e tornò a casa che aveva il capo
-come un cestone. Chi le aveva detto bianco e chi
-nero, chi le aveva suggerito di aprir subito le ostilità,
-e chi di temporeggiare. I varii partiti battagliavano
-fieramente nel cuore della signora Dorotea,
-e nel suo turbamento ella lasciava scivolar
-più spesso del consueto la sua mantellina giù dalle
-spalle, e discorreva da sè sola con grande meraviglia
-di quanti la incontravano per via. — Sì, farò
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-conto di non aver nemmeno ricevuto il dispaccio. — No,
-starò a vedere... — Che sconvenienza! — Se
-fosse sua figlia! — È impossibile. — Si tratterà
-di una notte...
-</p>
-
-<p>
-Alla lunga, prevalsero le idee più miti. C'era
-poi ragione di prender le cose sulla punta della
-spada? Era giusto di non far trovare un brodo ed
-un letto pronto ad una creaturina di quattr'anni,
-che sarebbe mezza morta di fame e di stanchezza?
-La signora Dorotea ripensò a trent'anni addietro,
-quando per due settimane ella pure aveva sorriso
-a una piccola cuna rimasta vuota, ahi, troppo presto;
-ella ripensò all'amore che il suo defunto Agesilao
-portava ai fanciulli, onde, nei giorni di festa,
-amava recarsi a passeggiare ai giardini ed era lieto
-dell'allegria dei monelli, che, a sciami, gli volteggiavano
-intorno. Ottimo Agesilao! Quando non
-parlava alla moglie d'iscrizioni ipotecarie, le parlava
-di bimbi, e le diceva ch'ella era una buona a
-nulla perchè non gliene aveva riempito la casa. — Agesilao,
-Agesilao — ammoniva la savia femmina — hai
-quattro lire al giorno e si campa a fatica
-noi due; prega il cielo piuttosto che la famiglia
-rimanga lì. — Ma Agesilao non mutava
-opinione... Ah! ottimo funzionario, ottimo marito!
-Nessuno saprà tener come lui il protocollo di un
-ufficio d'ipoteche, nessuno colmerà il vuoto da
-lui lasciato nel cuore della signora Dorotea... E
-adesso, dopo più di tre lustri dacchè egli riposava
-nel cimitero, la sua onesta figura riusciva ancora
-a calmare gli sdegni della nervosa vedovella.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-— Bah! — concluse la signora Dorotea — sarà
-per una notte.
-</p>
-
-<p>
-Fatta questa consolante riflessione, la signora
-Salsiccini ordinò alla serva, che era una ragazza
-mezzo idiota del contado, di preparare su quattro
-seggiole accostate le une alle altre un letticciuolo
-per l'ospite sconosciuta, nel luogo di sbarazzo attiguo
-alla camera del dottor Romualdo; quindi
-estrasse dalla credenza un vasetto di conserva Liebig,
-si recò in cucina, e pose opera alla preparazione
-di un brodo sostanzioso, nel quale fece bollire un
-pugno di paste di Napoli. I gatti <i>Mao</i> e <i>Meo</i>, non
-usi a veder due volte in un giorno la pentola al
-fuoco, alzarono ripetutamente il muso in tono
-interrogativo, e vennero a fregarsi alle vesti della
-loro padrona, distraendola dal suo delicato ufficio
-con qualche discapito del brodo, che prese un
-leggiero odor di bruciato.
-</p>
-
-<p>
-La signora Dorotea, poichè una debolezza ne
-tira dietro un'altra, considerò che anche il professore
-poteva aver bisogno di qualche cosa; e
-mandò in segretezza a prendere un quintino di
-vino bianco e un'oncia di formaggio stracchino
-che dispose acconciamente sopra la tavola apparecchiata.
-Dopo di ciò lasciò andar a letto la serva,
-la cui presenza era affatto inutile, e stette ad
-aspettar l'arrivo della corsa.
-</p>
-
-<p>
-La prima impressione della signora Dorotea, allorchè
-le comparve davanti il suo pigionale con
-la Gilda in braccio, fu l'impressione medesima
-provata dai due studenti: che questa bimba egli
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-l'avesse rubata. Certo l'idea stravagante non poteva
-aver presa in lei, come non l'aveva avuta nei
-due giovinotti; ma essa bastò ad esacerbarla di
-nuovo e a farle assumere un aspetto cupo e sospettoso.
-</p>
-
-<p>
-E appena il professore ebbe deposto in terra
-il suo fardello, ella cominciò: — Mi spiegherà,
-poi...
-</p>
-
-<p>
-— Non ho tempo, non ho tempo — rispose il
-nostro Romualdo, afferrando pel vestito la sua
-pupilla, che manifestava una gran voglia di rotolarsi
-sul pavimento.
-</p>
-
-<p>
-Allora la signora Dorotea precedette in silenzio
-nel salottino i nuovi arrivati, depose la candela
-sulla tavola, ove c'era la minestra già scodellata,
-e si avviò verso l'uscio con dignità di regina.
-</p>
-
-<p>
-— Il letto è fatto — ella disse senza voltarsi,
-quando fu sulla soglia. Indi si dileguò.
-</p>
-
-<p>
-Ma innanzi che passassero cinque minuti, i suoi
-migliori istinti l'avevano ricondotta in salotto, ove
-il professore continuava a dibattersi in mezzo a
-smisurate difficoltà.
-</p>
-
-<p>
-— Si può dar di peggio? — gridò entrando la
-signora Dorotea, che voleva dissimulare la sua
-condiscendenza con le apparenze della severità. — Si
-può dar di peggio? Non finirà mai questa musica?
-</p>
-
-<p>
-— Ma se non c'è caso di farla mangiare — esclamò
-il professore desolato.
-</p>
-
-<p>
-— Madonna mia! Come vuol che mangi se non
-le mette un paio di guanciali sulla sedia tantochè
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-ella arrivi alla tavola?... Così... andiamo... Su, bimba,
-sta' composta... Già capisco.. il cucchiaio è troppo
-grande per la tua manina... Proviamo in questa
-maniera... Oh, va bene adesso... È buona la pappa,
-non è vero?... Come ti chiami?
-</p>
-
-<p>
-— Gilda — rispose la fanciulla tra un boccone
-e l'altro.
-</p>
-
-<p>
-Il dottore Romualdo guardò la sua padrona di
-casa con l'espressione della più grande maraviglia.
-</p>
-
-<p>
-— Che ha, professore?... Gilda? Un bel nome,
-cara... Via, professore... non se ne stia lì impalato...
-Faccia qualche cosa... Annodi il tovagliolo intorno
-al collo della piccina... Oh, ma non sa far nemmen
-questo! E dicono che Lei è un brav'uomo...
-In questo modo si fa... E se è lecito — chiese la
-signora Dorotea, mentre dava l'ultima cucchiaiata
-alla Gilda — quando vengono a prenderla?
-</p>
-
-<p>
-— A prender chi?
-</p>
-
-<p>
-— La bimba...
-</p>
-
-<p>
-— Nessuno deve venirla a prendere!
-</p>
-
-<p>
-— Come!... Vuol tenerla seco?
-</p>
-
-<p>
-— Per ora, almeno... È mia nipote.
-</p>
-
-<p>
-— Uhm! — borbottò la signora Dorotea, deponendo
-il cucchiaio sul piatto e slacciando lentamente
-il tovagliolo della fanciulla. — In ogni
-caso cercherà un altro quartiere...
-</p>
-
-<p>
-— Signora Dorotea, dopo tanti anni... Credevo
-che ci si potesse accomodare, beninteso facendo altri
-patti.
-</p>
-
-<p>
-— Son vecchia, io, ho bisogno della mia quiete...
-Se avessi potuto immaginarmi che a Lei capitavano
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-le nipoti dalle nuvole, si figuri se Le avrei
-appigionato le stanze... Basta, basta, l'aiuterò io
-stessa a trovarsi un appartamento che Le convenga...
-Lei è un dotto... per queste cose, si sa, non è fatto...
-Ma pensi intanto a coricar quella creatura. Non
-vede che non si regge più dal sonno?... Oh, se
-non c'ero io, la cadeva proprio dalla sedia... E
-vuol tenersi le nipoti in casa, Lei?... Qua, qua, piccina...
-Chiude già gli occhi... Orsù, per questa sera
-gliela metterò in letto io... Per questa sera, ben
-inteso... Ci preceda Lei, con la candela... Così...
-</p>
-
-<p>
-La signora Dorotea portò la Gilda nella camera
-che le era destinata, e si accinse a svestirla. — E
-la non ha nemmeno uno straccio di suo? — ella
-domandò, guardandosi attorno.
-</p>
-
-<p>
-A questa interrogazione il professore si picchiò
-la fronte, poi si frugò nel taschino del panciotto,
-e ne estrasse la ricevuta del bagaglio.
-</p>
-
-<p>
-— Si è dimenticato di ritirare i bauli?... Era da
-immaginarselo... Che vuol fare, adesso?... Bisogna
-aspettare fino a domattina... Dia qui la ricevuta...
-Intanto le lasceremo la biancheria che ha in dosso...
-Come dorme!... Scommetto che tirerà innanzi così
-per dodici ore...
-</p>
-
-<p>
-— Grazie, signora Dorotea — si arrischiò a
-dire il professore.
-</p>
-
-<p>
-— Non mi ringrazi — saltò su la vedova. — Se
-non fosse stato che per Lei... Mi faceva compassione
-questa innocente... Sua nipote o no, ella non
-ne ha colpa...
-</p>
-
-<p>
-— Ma, signora Dorotea, che cosa crede?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-— Io?... Non credo nulla, io... Del resto, son
-ciarle inutili. Sulla sua scrivania troverà una lettera
-e un giornale arrivati durante la sua assenza...
-Buona notte.
-</p>
-
-<p>
-Il dottor Romualdo rimase solo con la Gilda,
-che dormiva tranquilla nel suo letticciolo. Ella
-aveva passato un braccio bianco e tornito sotto
-la testa ricciuta; il suo piccolo petto si alzava e
-abbassava alternamente con un moto regolare; il
-suo lieve respiro si sentiva appena nella camera;
-le sue guance si erano tinte del più bel colore
-di rosa!
-</p>
-
-<p>
-— Ma! — sospirò il professor Grolli, prendendo
-il lume e allontanandosi in punta di piedi. — Se
-fosse stata così in ferrovia!
-</p>
-
-<p>
-Rientrato nella sua stanza, il professore trovò
-sotto un calcafogli il giornale e la lettera di cui gli
-aveva parlato la signora Dorotea. Mise da parte
-il giornale senza lacerarne nemmeno la fascia, e
-prese invece in mano la lettera, che portava una
-infinità di bolli postali e veniva da Montevideo.
-Romualdo sentì una trafittura al cuore. Aperse la
-busta, spiegò il foglio e guardò la firma che gli
-riuscì affatto nuova. Erano poche righe in italiano,
-concepite così:
-</p>
-
-<p class="indl">
-«<i>Egregio signore</i>,
-</p>
-
-<p>
-«In omaggio alle ultime volontà della signora
-Elena Natali di b. m., adempio al penoso ufficio
-di trasmettere a V. S. una copia dell'atto di decesso
-della detta signora. Quantunque la morte
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-sia avvenuta da parecchi giorni, questa copia non
-potè aversi che oggi.
-</p>
-
-<p>
-«Con stima, ecc., ecc.»
-</p>
-
-<p>
-Il documento a cui questa lettera accennava era
-scritto in lingua spagnuola, e le firme delle autorità
-locali erano autenticate dal console italiano a
-Montevideo.
-</p>
-
-<p>
-Per anni ed anni il dottor Romualdo, immerso
-nei suoi studi, non aveva mai rivolto il pensiero a
-questa sorella, che, mentr'egli era ancora fanciullo,
-era fuggita oltre l'Oceano. Essa era estinta per lui.
-Per la prima e per l'ultima volta durante questo
-lungo periodo egli ne aveva, tre giorni addietro,
-rivisto i caratteri. Ella gli scriveva che stava per
-morire, e morendo gli affidava sua figlia. La fredda
-lettera ch'era adesso aperta dinnanzi a lui, vergata
-da mano estrania, non poteva nè ferirlo in un affetto
-vivo, nè destargli alcuna sorpresa. Eppure,
-singolare a dirsi, il Grolli ne fu commosso più ancora
-che non fosse stato dalla lunga epistola di sua
-sorella. Ogni dubbio oramai era tolto; Elena non
-respirava più. C'era oramai tra loro due un abisso
-più profondo, uno spazio più vasto di tutto l'Atlantico.
-Sventurata Elena! Per quanto, rivolgendo
-indietro lo sguardo, egli cercasse di raffigurarsene
-la fisonomia, non gli riusciva di arrestarne l'immagine;
-sapeva solo ch'ella era stata assai bella e
-assai infelice.
-</p>
-
-<p>
-Il professore tentò distrarsi, gettò gli occhi sulla
-Memoria che aveva interrotta al momento della
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-sua partenza per Genova, e fece tutto il possibile
-per convincersi di nuovo che la formula <i>x=<span class="division"><span class="numerator">sen y</span><span class="denominator">sen α</span></span></i>
-era un amore di formula. Ma non vi riuscì. Fra una
-lettera e l'altra si cacciava l'insolita e mesta visione
-d'un cimitero di là dall'Oceano, ove sotto
-un'umile croce, non rallegrata da fiori, non consolata
-da pianto, dormiva una creatura del suo sangue.
-</p>
-
-<p>
-Si accostò pian piano all'uscio che metteva al
-camerino della piccola Gilda, e tese l'orecchio. Silenzio
-profondo. Nulla turbava i sonni dell'orfanella,
-di cui egli doveva essere oramai la difesa e
-la guida.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-</p>
-
-<h2>
-VIII.
-</h2>
-
-<p>
-Se la nipote dormiva, lo zio invece andava rivoltandosi
-nelle coltri senza pigliar sonno. Da tutte
-le parti vedeva la via seminata di triboli e di difficoltà
-senza fine. Agli impicci gravissimi che gli
-avrebbe recati la fanciulla s'aggiungevano quelli
-del dover cercarsi un altro nido, e abbandonare il
-laboratorio ov'egli aveva con tanto amore fatti costruire
-i suoi fornelli e collocate le sue storte sui
-ruderi di una vecchia cucina caduta in disuso. Oh
-poveri i suoi studi, poveri i suoi esperimenti!
-Quando mai avrebbe trovata la calma così necessaria
-al pensiero? Quando avrebbe trovato la sicurezza
-di mano e la serenità di spirito indispensabili
-a misurare le dosi degli acidi e dei sali che
-dovevano combinarsi insieme sotto i suoi occhi?
-Ahimè! Ahimè! Romualdo Grolli, l'uomo di
-scienza, il futuro titolare della Cattedra di matematica
-d'una cospicua Università, era bell'e spacciato.
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-Non restava più che un Romualdo Grolli
-tutore di una pupilla bisbetica, una specie di Belisario
-vagante per la città alla ricerca di camere
-ammobiliate.
-</p>
-
-<p>
-Tormentato da questi pensieri che non gli lasciavano
-trovar requie, il dottor Romualdo si alzò
-per tempissimo, e appena infilati i calzoni entrò
-nel suo laboratorio, sospinse l'usciuolo della cameretta
-attigua e cacciò la testa attraverso lo spiraglio
-per veder se la Gilda dormiva ancora. E la
-Gilda dormiva infatti, e i primi raggi del sole,
-entrando nella stanza tra le stecche delle persiane,
-venivano a lambire un suo piedino di rosa che
-spuntava da un lembo della coperta.
-</p>
-
-<p>
-Mentre il dottore contemplava questo spettacolo
-nuovo per lui, l'uscio che dal luogo di sbarazzo
-metteva al cosidetto salotto da ricevimento si
-aperse adagino e si richiuse in gran fretta. Non
-così però, che il dottor Romualdo non ravvisasse
-la persona che lo aveva aperto e richiuso. Quella
-persona non era nè più nè meno che la signora Dorotea.
-Sebbene il Grolli fosse quasi certo di ciò,
-volle togliersi ogni dubbio, attraversò lo stanzino
-e fu tosto nel salotto, ove colse la sua padrona di
-casa in piena ritirata.
-</p>
-
-<p>
-La signora Dorotea aveva una veste sciolta, il
-viso cosparso di cipria, le rade ciocche dei capelli
-involte in ricciolini di carta. In questo abbigliamento
-affatto mattiniero, la signora Dorotea non
-aveva la più lontana rassomiglianza con la Venere
-dei Medici.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-— Signora Dorotea! — esclamò il professore.
-</p>
-
-<p>
-La buona donna sentì il bisogno di spiegare il
-suo apparente spionaggio, e stringendosi con la
-mano la veste sul petto, si voltò verso il suo inquilino.
-</p>
-
-<p>
-— Ero venuta a vedere se la bimba dormiva ancora — ella
-disse.
-</p>
-
-<p>
-Il dottor Romualdo, visto l'atto pudico della signora
-Dorotea, stimò opportuno di passare nell'occhiello
-il bottone della camicia; quindi rispose: — Sì,
-dorme ancora.
-</p>
-
-<p>
-La signora Salsiccini tentennò il capo, e parve
-voler cominciare una frase che finisse con una interiezione.
-Si appigliò invece ad un punto interrogativo. — Dunque
-la fanciulla è sua nipote?
-</p>
-
-<p>
-— Già... mia nipote — replicò il professore, dopo
-un momento di distrazione.
-</p>
-
-<p>
-— Curiosa! Non sapevo che il professore avesse
-fratelli.
-</p>
-
-<p>
-Le guance del nostro Romualdo si colorarono
-vivamente. — Avevo una sorella, che è morta — egli
-disse con uno sforzo.
-</p>
-
-<p>
-— E il padre della bimba?
-</p>
-
-<p>
-— Morto anche lui!
-</p>
-
-<p>
-— Povera creatura! — esclamò la signora Dorotea,
-congiungendo le mani e abbandonando
-quindi l'atteggiamento verecondo che correggeva
-il disordine della sua <i>toilette</i>.
-</p>
-
-<p>
-Il dottor Romualdo guardò pudicamente da
-un'altra parte e sospirò: — Ma!
-</p>
-
-<p>
-— Creda pure — riprese la signora Dorotea, e
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-non pareva più la medesima donna che il giorno
-prima s'era mostrata tanto inviperita col suo pigionale — creda
-pure, signor professore, se fossi
-più giovane, se avessi un quartiere meno ristretto,
-vorrei continuare ad alloggiarli io, vorrei attendere
-io alla bambina. Ma come si fa?... È impossibile...
-proprio impossibile.
-</p>
-
-<p>
-Il professore chinò la testa con aria rassegnata.
-</p>
-
-<p>
-— Intanto non si dia fretta — seguitò l'altra — c'è
-tempo... Penseremo insieme... vedremo... Ho
-qualche cosa in vista... E adesso non si affanni per
-la fanciulla... vada nel suo studio, Lei... starò attenta
-io stessa quando si sveglia... la vestirò io...
-</p>
-
-<p>
-A questo punto la signora Dorotea si accorse
-che le conveniva principiare col vestir sè medesima,
-e scomparve prima che il professore potesse
-ringraziarla.
-</p>
-
-<p>
-Il professore seguì il consiglio della sua padrona
-di casa, e tornò nella sua camera alquanto rinfrancato.
-E invero per pochi minuti egli riuscì ad immergersi
-nelle sue formule, e vide con soddisfazione
-gli <i>a + b</i> e i <i>b + a</i> sgorgare spontanei dalla
-sua penna; ma ad un punto la penna gli si arrestò,
-i pensieri algebrici gli si confusero ed egli dovette
-alzarsi dalla seggiola e dare un'occhiata nel gabinetto
-della sua pupilla.
-</p>
-
-<p>
-— Son qua io — disse a mezza voce la signora
-Dorotea che lavorava di calze vicino al letto della
-Gilda, ancora addormentata. — Studii, studii... Ho
-mandato già pel bagaglio... Anzi, mi dia le chiavi.
-</p>
-
-<p>
-Il professore obbedì; poi si rimise al lavoro e
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-trovò, continuando nello svolgimento della sua
-tesi, che <i>a h</i> è uguale a <i>z</i>, ciocchè gli diede infinito
-conforto, come lo darà certamente ai lettori.
-Quindi, per distrarsi, egli passò nel suo laboratorio,
-i cui fornelli erano spenti da circa una settimana,
-rivide le sue storte che parevano invitarlo
-a metterle in opera, rivide chiusa in un vasetto di
-cristallo una sostanza organica di cui egli aveva
-dieci giorni addietro intrapreso l'analisi, e pensò
-di ricominciare la delicatissima operazione.
-</p>
-
-<p>
-Allorchè egli uscì dal gabinetto, la Gilda, già
-pettinata e vestita, si trovava nel salotto da pranzo,
-guardando a bocca aperta una infinità di oggetti
-di sua conoscenza che la signora Dorotea tirava
-fuori da una cassa appena giunta. Ma la curiosità
-benevola della fanciulla si mutò in entusiasmo
-quand'ella vide emergere dalla cassa una piccola
-bambola ornata da capo a piedi con la più sfarzosa
-eleganza: cappellino di seta verde con nastri rossi;
-corpetto giallo; sottana azzurra; scarpine di raso
-bianco con una rosetta vermiglia nel mezzo. Ella
-le saltò addosso come a una vecchia amica, la
-prese di mano alla signora Dorotea, la baciò in
-fronte e la chiamò più volte col nome di <i>Mimi</i>.
-Questo nome le era stato imposto, quando, ancora
-ignuda e disadorna, giaceva lunghe ore sul letto
-della signora Elena, che, nei momenti in cui il suo
-male rimetteva alquanto della sua intensità, lavorava
-ella stessa ad acconciarla, promettendosi di
-farne un dì un regalo alla figlia. Poi la bambola
-era scomparsa, e avendone la Gilda chiesto conto
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-alla madre, questa le aveva risposto: — Sta' tranquilla,
-che presto o tardi l'avrai.
-</p>
-
-<p>
-Intanto la bimba era stata condotta via dal capitano
-Rodomiti, e per compagna di viaggio ella
-aveva avuto una pupattola assai più modesta, che
-s'era rotta prestissimo e aveva finito i suoi giorni
-nell'Oceano. Nè questa era la sola sorpresa riserbata
-alla Gilda, poichè si trovarono nella cassa
-anche due palle elastiche di guttaperca, alcune
-microscopiche stoviglie di stagno, e un agnello
-che, opportunamente caricato, apriva la bocca e
-belava.
-</p>
-
-<p>
-Nè certo le previdenze della signora Natali si
-erano fermate ai balocchi di sua figlia. Era un
-corredo piccolo, ma compito, quello ch'ella aveva
-fatto riporre nella cassa e di cui ella aveva steso
-di proprio pugno l'inventario negli ultimi giorni
-che precedettero la partenza della fanciulla. A
-veder quel documento s'indovinavano le sofferenze
-del corpo e dell'anima della povera donna,
-tanto la scrittura ne era incerta e confusa. In un
-punto ella aveva interrotto il suo lavoro, perchè
-uno spasimo fitto l'aveva colta; in un altro le era
-stato forza di sospenderlo, perchè le lagrime le
-avevano fatto velo agli occhi.
-</p>
-
-<p>
-La signora Dorotea, sciorinata ch'ebbe la roba
-sopra una tavola, inforcò le sue grosse lenti e
-prese in mano l'inventario, verificando ogni cosa.
-Tutto era in pieno ordine, e la signora Salsiccini,
-da buona massaia, non potè a meno di ripetere
-più volte: — La sorella del signor professore deve
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-essere stata una gran brava donna; proprio una
-donna a modo.
-</p>
-
-<p>
-Intanto la Gilda, che aveva già la sua dose di
-vanità, di tratto in tratto abbandonava la sua bambola
-dal cappello verde, il suo agnello belante, la
-sua cucina di stagno, e veniva a pavoneggiarsi
-davanti a quella biancheria e a quei vestitini che
-ella sapeva esser suoi. Naturalmente non era tutta
-roba nuova, ed ella riconosceva ora un nastro,
-ora una sottana, ora una cintura che aveva portato
-quand'era in casa. Talvolta le si destavano in
-mente altri ricordi. Quell'abito bigio coi fioretti
-celesti ella non lo aveva mai indossato, ma ne
-aveva visto uno dell'identica stoffa intorno a sua
-madre. E allora quella parola che i bambini pronunciano
-prima di tutte, e che solo una grande
-sventura può far loro disimparare — <i>mamma</i> — veniva
-sui suoi labbretti di corallo. — <i>La mamma</i> — ella
-diceva, alzando verso la signora Dorotea e
-verso lo zio Aldo i suoi occhi belli ed intelligenti
-e toccando l'abito bigio col suo piccolo
-dito. E poi si guardava intorno come se un uscio
-dovesse aprirsi e la sua mamma correrle incontro.
-No, povera Gilda, la tua mamma non la vedrai
-più.
-</p>
-
-<p>
-Poco prima delle dieci il dottore Romualdo si
-accorse che si avvicinava l'ora della sua lezione.
-Egli uscì di casa frettoloso, e dopo esser passato
-in un negozio a farsi mettere il bruno al cappello,
-si avviò all'Università, tutto confuso in
-anticipazione pensando alle mille domande che
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-gli sarebbero indirizzate e alle spiegazioni che
-dovrebbe dare.
-</p>
-
-<p>
-E infatti egli non tardò ad avvedersi che l'incidente
-della notte scorsa aveva avuto un'eco nelle
-severe aule della scienza. Poichè, appena il suo
-arrivo fu notato dagli studenti sparsi nel cortile e
-sotto i portici in attesa del suono della campana,
-essi si affollarono sul suo passaggio con un bisbiglio
-simile al ronzìo d'uno sciame d'api. Ma la vista
-del cappello abbrunato del professore disarmò
-i loro sarcasmi. Anche il rettore, a cui il Grolli si
-presentò subito, pareva sulle prime esser disposto
-alla celia, ma anch'egli se ne astenne quando avvertì
-il segno di lutto e disse con accento di simpatia: — Vedo
-con dispiacere che Lei fu colpito
-da qualche sventura domestica.
-</p>
-
-<p>
-Allora il dottor Romualdo, così taciturno, così
-riservato per indole, dovè raccontare ciò che gli
-era accaduto.
-</p>
-
-<p>
-— Casi della vita — osservò gravemente il rettore,
-che non aveva scritto per nulla un libro di
-psicologia sperimentale. — Casi della vita — egli
-ripetè, offrendo una presa di tabacco al giovane
-scienziato.
-</p>
-
-<p>
-La lezione procedette senza peripezie.
-</p>
-
-<p>
-I giovani stettero quieti secondo l'usato, e il
-Grolli notò con singolare compiacenza che le inattese
-vicende dei giorni scorsi non avevano potuto
-ottenebrare in alcuna guisa la limpidezza del suo
-criterio matematico. Seppur nel più bello di una
-dimostrazione il visino della Gilda si affacciava al
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-suo pensiero nel mezzo di un triangolo isoscele o
-scaleno, egli andava acquistando man mano la
-usata sicurezza, talchè gli studenti non se ne accorgevano
-e i rapporti degli angoli fra loro rimanevano
-inalterati.
-</p>
-
-<p>
-Così egli uscì della scuola con animo più tranquillo,
-e volse le cure ad altro importantissimo
-ufficio, a quello cioè di collocare a frutto i danari
-della Gilda.
-</p>
-
-<p>
-Egli era ormai deciso di non toccar quella somma
-in alcun modo, ma di lasciarla ingrossarsi cogli interessi
-a formar la dote della fanciulla. Per quanto
-egli vivesse fuori del mondo, gli era pur giunta
-all'orecchio questa grande verità, che le femmine
-senza dote stentano a maritarsi. All'educazione,
-al mantenimento della sua pupilla avrebbe provveduto
-egli stesso. Il suo stipendio di assistente
-era piccolo, ma egli lo arrotondava un po', collaborando
-in qualche Rivista scientifica e prestando
-l'opera sua per qualche analisi chimica. In tre anni
-dacchè aveva una posizione, s'era messo da parte
-millecinquecento lire: erano dunque cinquecento
-lire all'anno ch'egli poteva spender di più, e le
-avrebbe spese per la Gilda. Certo, con questa piccola
-somma non gli era dato far miracoli, ma possibile
-che non gli venisse presto la nomina a professore!
-Il dottore Romualdo avvertì per la prima
-volta nel suo animo un sentimento poco nobile e
-generoso, tanto è vero che spesso il male germoglia
-dal bene, come il bene dal male. Egli pensò
-che il titolare della Cattedra di matematica aveva
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-quasi ottant'anni ed era paralitico, onde la sua
-morte non avrebbe nè sorpreso, nè addolorato soverchiamente
-nessuno.
-</p>
-
-<p>
-Vergognandosi seco medesimo di questo calcolo
-indecoroso, il dottor Grolli eseguì quel giorno una
-duplice operazione presso la Banca locale. Egli
-prelevò una piccola somma sulla partita che teneva
-aperta colà, e nello stesso tempo, con immenso
-stupore del cassiere signor Bernardo Bernardini,
-versò a titolo di deposito vincolato lire 10,674 50
-in nome della signora Gilda Natali minorenne, di
-cui egli si costituiva rappresentante.
-</p>
-
-<p>
-Sollevato così da un grave pensiero, il nostro
-Romualdo ritornò a casa, fermo nel proposito di
-rinchiudersi nella sua stanza e di non uscirne fino
-al momento del desinare. Poichè, egli saviamente
-rifletteva, se la responsabilità, se gl'impegni mi si
-sono così d'improvviso accresciuti, è indispensabile
-ch'io lavori con maggior lena di prima, che rassodi
-ed estenda la mia fama, che mi faccia conoscere
-in Italia e fuori... Purchè la Gilda non mi
-disturbi co' suoi strilli!...
-</p>
-
-<p>
-E invero la Gilda non strillava punto, ma questa
-tranquillità era stata acquistata ad un prezzo che al
-Grolli parve assai caro. Perchè la fanciulla aveva
-trovato che di tutte le stanze della casa quella del
-professore era la più allegra e ridente. E vincendo
-le deboli resistenze della signora Dorotea, ella vi si
-era trasportata coi suoi balocchi, aveva addossato
-a una parete la bambola, aveva deposto per terra
-l'agnello, aveva sciorinato sopra una sedia il suo
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-servizio da cucina. E con molta serietà conduceva
-l'agnello a belare davanti alla pupattola, la quale
-s'inchinava in segno di gradimento; poi la pupattola
-era condotta alla sua volta davanti alla cucina,
-ove fingeva di rifocillarsi con grande appetito.
-Come pennellata finale, i due gatti <i>Mao</i> e <i>Meo</i>,
-che da anni ed anni non penetravano nella stanza
-del professore, attratti, per quanto sembra, dalle
-grazie della Gilda, avevano stimato opportuno di
-rompere la consegna e russavano l'uno vicino all'altro
-sulla poltrona ove aveva l'abitudine di sedere
-il dottor Romualdo.
-</p>
-
-<p>
-— Signora Dorotea, signora Dorotea — egli
-gridò, abbracciando con un rapido sguardo il desolante
-spettacolo.
-</p>
-
-<p>
-— Che vuol che ci faccia?... La bambina gridava
-come iersera e non ho potuto quietarla altrimenti
-che lasciandole fare il piacer suo.
-</p>
-
-<p>
-— Ma io...
-</p>
-
-<p>
-— Ma Lei, caro signor professore — interruppe
-la signora Dorotea in un accesso del suo umore bisbetico,
-del giorno innanzi, se vuol tenersi sua nipote
-a dovere, rimanga a casa a custodirla, o le pigli
-una governante... Capisco anch'io che così non
-può durare.
-</p>
-
-<p>
-E ciò detto, afferrò la gruccia dell'uscio e abbandonò
-la stanza, seguìta dalla Gilda che le si
-era aggrappata alle falde del vestito e che lasciava
-armi e bagagli sul campo di battaglia.
-</p>
-
-<p>
-— Signora Dorotea — gridò di nuovo il dottore
-Romualdo, scotendo forte la poltrona su cui si
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-trovavano i gatti. Ma la signora Dorotea non sentì o
-non volle sentire; invece <i>Mao</i> e <i>Meo</i>, turbati nei
-loro riposi, spiccarono un salto, passarono sopra la
-scrivania del professore scompigliandone le carte,
-e calatisi giù dall'altra parte sgusciarono via per
-l'uscio socchiuso.
-</p>
-
-<p>
-— E vero, così non può durare — esclamò il
-professore. E si lasciò cadere sfinito sulla poltrona.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-</p>
-
-<h2>
-IX.
-</h2>
-
-<p>
-— <i>Così non può durare</i>, — avevano detto con
-mirabile accordo la signora Dorotea e il professore
-Romualdo uno degli ultimi giorni del maggio 1861;
-ma si sa che le umane previsioni sbagliano spesso,
-e non parrà quindi troppo singolare che durasse
-così per alcuni anni. Invero, nei primi tempi, la
-signora Dorotea si era accinta molto coscienziosamente
-all'ufficio di cercare un quartierino che potesse
-convenire al professore, ma per quanti ella ne
-avesse visitati non gliene era andato a genio nessuno.
-E il professore aveva sempre accolto con
-la massima rassegnazione le risposte sconfortanti
-della sua padrona di casa. Finalmente, in via provvisoria
-e verso un moderato aumento di pigione,
-la signora Dorotea s'era determinata a cedere al
-dottor Grolli anche il salotto da ricevimento, affine
-di collocarvi la Gilda togliendola dal bugigattolo
-ov'era stata posta al suo arrivo. — È una cosa che
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-non può tirare in lungo più di qualche settimana — dichiarò
-un giorno la vedova Salsiccini alla portinaja,
-che le rinfacciava sarcasticamente la sua debolezza.
-La signora Gertrude non si degnò di
-rispondere, ma le sue labbra si atteggiarono ad un
-sorriso di compassione.
-</p>
-
-<p>
-E i fatti dimostrarono che la signora Gertrude
-aveva le sue buone ragioni di sorridere. Prima che
-passasse un mese, la combinazione provvisoria era
-diventata una combinazione stabile, il professore
-non pensava ad andarsene, la signora Dorotea non
-pensava a cacciarlo via, e la Gilda Natali mostrava
-le migliori disposizioni a menar per il naso così il
-dottissimo zio come la padrona di casa. — È una
-birichina — diceva la vedova, conducendo seco
-la bimba nelle sue peregrinazioni e presentandola
-alle infinite sue conoscenze — una birichina. Ma
-io la farò stare a dovere.
-</p>
-
-<p>
-— Viene dall'America? — chiedeva qualcheduno.
-</p>
-
-<p>
-— Sicuro. Non è vero, Gilda, che vieni dall'America?
-</p>
-
-<p>
-— E parla italiano?
-</p>
-
-<p>
-— Già, parlava italiano con la sua mamma. Sa
-anche l'<i>americano</i> però. Dice qualche volta delle
-parole da far ridere. Di' buon giorno, Gilda, di' buon
-giorno in <i>americano</i>.
-</p>
-
-<p>
-— <i>Buenos dias</i> — rispondeva in spagnuolo la
-fanciulla sorridendo, e mostrando i suoi bei dentini
-bianchi come l'avorio.
-</p>
-
-<p>
-— Eh, non deve poi mica esser tanto difficile
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-l'<i>americano</i>. Somiglia alla nostra lingua... Ih che
-occhietti vispi!
-</p>
-
-<p>
-— E sapete come si dice <i>bambina</i> in <i>americano</i>? — ripigliava
-la signora Dorotea, superba di poter
-dare una lezione di lingua straniera.
-</p>
-
-<p>
-— Sentiamo, via.
-</p>
-
-<p>
-— Si dice <i>nigna</i>.
-</p>
-
-<p>
-— Oh <i>nigna</i>! <i>nigna</i>!
-</p>
-
-<p>
-Ella pareva fatta d'argento vivo, la Gilda, e il
-dottor Grolli, con tutta la sua riputazione d'uomo
-rigido e austero, non riusciva a domarla. Avvezzo
-a esercitare la sua autorità su giovani maturi, egli
-si trovava sconcertato di fronte alle graziette e
-alle malizie infantili della sua pupilla, e non sapeva
-mai quando fosse il momento di allentare e quando
-quello di stringere il freno. Inoltre egli stesso era
-inetto a rendersi conto di ciò che provasse verso
-la Gilda. Talora lo vinceva un prepotente desiderio
-dell'antica quiete e lo infastidiva questa fanciulla
-ch'era venuta a turbarla, ma più spesso prevaleva
-nel suo animo un senso di compassione per l'orfanella
-che non aveva altri al mondo che lui.
-</p>
-
-<p>
-Era pieno di queste contraddizioni. Usciva talvolta
-dalla sua camera a intimar silenzio alla bimba
-che disturbava i suoi studi, e poi, se stava una
-mezz'ora senza udir la sua voce, gli pareva che gli
-mancasse qualche cosa, e s'arrestava con la penna
-sospesa fra l'indice e il pollice, e tendeva l'orecchio,
-nè ripigliava il lavoro finchè il noto suono non
-tornasse a ferirlo. Del resto, quando la Gilda era
-in casa, i momenti di silenzio assoluto erano estremamente
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-rari. Ella s'intratteneva ora coi due gatti
-<i>Mao</i> e <i>Meo</i> a cui aveva infuso una insolita vivacità,
-ora con due cardellini ch'ella aveva indotto lo zio
-a comprarle, ora con la sua pupattola <i>Mimi</i>, ora
-con la sua cucina di stagno. Nelle grandi occasioni
-si arrampicava sui mobili, provocando acutissime
-strida da parte della signora Dorotea, la quale non
-lasciava sfuggirsi il destro di dichiarare solennemente: — Ancora
-uno o due giorni, e poi la faccio
-finita io.
-</p>
-
-<p>
-Ma sebbene la signora Dorotea non la facesse
-finita mai, e la Gilda continuasse a stringere il suo
-piccolo scettro, è facile immaginarsi che l'ambiente
-in cui la fanciulla cresceva non era il più propizio
-alla sua tempra e ai bisogni dell'età sua. Ella era
-la sola vita giovane che si agitava in quel ritiro,
-era una rosa sbocciata per un capriccio del caso
-sopra un dorso di monte che alimenta appena
-qualche abete solitario. Nessun canto rispondeva
-al suo canto, nessun visino allegro s'incontrava col
-suo sul pianerottolo o per la scala. Tutta la casa
-albergava gente seria e taciturna, ma il quarto piano
-poi aveva per inquilini tre vere mummie. Un colonnello
-in pensione, terrore dei giovani di <i>restaurant</i>
-a cui gli accadeva spesso di gettare i
-piatti nel viso; una vecchia galante, che disingannata
-del mondo passava la giornata a snocciolar
-rosari; un signore misantropo, che raccoglieva monete
-antiche senza permettere a nessuno di vederle:
-ecco i tre personaggi esotici nei quali la Gilda si
-imbatteva talvolta uscendo a prender aria sulla
-<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
-ringhiera. Le scorrerie della bimba parevano ai tre
-fossili una enormità; essi avrebbero fatto volentieri
-una protesta cumulativa al padrone di casa, se il
-farla non avesse reso necessario di riunirsi e d'intendersi
-prima. Ma poichè le riunioni non formavano
-parte del loro sistema di vita, s'eran contentati
-di rivolgere isolatamente le loro lagnanze alla portinaja,
-la quale aveva un po' in uggia la Gilda, dopo
-che un giorno, mentr'ella attraversava il cortile,
-una palla di guttaperca caduta dal quarto piano era
-venuta a piombarle sopra il <i>chignon</i>.
-</p>
-
-<p>
-Per trovare un amico ed un alleato la Gilda doveva
-scendere tutte le scale, uscir dal portone e
-recarsi nel magazzino del signor Gedeone Albani.
-Ivi spadroneggiava per un paio d'ore al giorno il
-figlio del signor Gedeone, Mario, ragazzo che aveva
-cinque anni più della piccola Natali, e che, fin dal
-primo vederla, le aveva fatto a bruciapelo una
-dichiarazione di simpatia. — Sei proprio bella; mi
-piaci.
-</p>
-
-<p>
-Mario passava due ore il giorno nel magazzino
-per volontà espressa del padre, il quale desiderava
-iniziarlo nel commercio e diceva che l'essenziale
-era d'imparar presto a <i>conoscere i generi</i>.
-A raggiunger l'intento, il fanciullo cacciava
-le mani nei campioni di zucchero e se ne riempiva
-la bocca, sbucciava le mandorle e pronunziava
-il suo autorevole giudizio sulla loro qualità,
-ma non si mostrava mai tanto appassionato
-per <i>la conoscenza dei generi</i> quanto all'arrivo
-delle cassette dei datteri di Tunisi. Pel caffè, pel
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-grano, pel pepe egli aveva uno scarso trasporto;
-non isdegnava invece di assaggiar la gomma arabica
-e il sugo di liquirizia. Sempre allo scopo di
-far confidenza con le mercanzie, Mario ora sedeva,
-come sopra un trono, sopra una balla di
-baccalà, ora si metteva a cavallo di un bariletto
-di aringhe gridando <i>hop, hop</i>, come se si trattasse
-di un cavallo in carne ed ossa. Ma ove i
-suoi meriti brillavano di luce più viva si era
-nel mettere la marca G. A. sopra i colli che si
-facevano in magazzino. Qui egli sfoggiava realmente
-una rara sicurezza di mano e un senso
-squisito delle proporzioni, e il signor Gedeone
-rimaneva spesso estatico dinanzi all'opera di suo
-figlio.
-</p>
-
-<p>
-La Gilda, quantunque non fosse destinata al
-commercio e non avesse alcun bisogno di acquistar
-<i>la conoscenza dei generi</i>, si divertiva moltissimo
-in mezzo al movimento del fondaco, e
-non ricusava di accettare qualche dattero da Mario,
-le cui birichinate la esilaravano fuor di misura.
-Ma ciò ch'ella ambiva sopra tutto si era di
-porgergli il pennello quand'egli si accingeva alla
-delicata operazione di <i>far le marche</i>. Le pareva
-in questo modo di diventare collaboratrice dell'amico
-suo. Gli uomini del magazzino, avvezzi
-ormai a trovarsela sempre fra i piedi, la chiamavano
-scherzosamente <i>la Trottola</i>, e il signor Gedeone
-non la vedeva neppur lui di mal occhio, e
-le permetteva di assistere alle sapienti manipolazioni
-delle sue mercanzie. Poichè il signor Albani
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-aveva adottato a questo proposito un principio
-tecnologico assai profondo, che si riassumeva così:
-<i>Ogni articolo nel suo stato naturale è difettoso,
-ma ogni articolo può rendersi perfetto mercè opportune
-mescolanze.</i> Ligio a una massima tanto
-ragionevole, l'egregio negoziante temperava con
-qualche spruzzo di farina la dolcezza nauseante
-dello zucchero, e diminuiva l'aroma esagerato del
-tè coll'introdurre nelle cassette chinesi qualche
-po' di camomilla e di malva.
-</p>
-
-<p>
-Le lunghe dimore della Gilda nel magazzino
-Albani non andavano punto a genio alla signora
-Dorotea, la quale si lagnava che i vestiti della
-bimba s'impregnassero di un acuto odore di baccalà
-e di sardelle salate, e scendeva talvolta dall'altezza
-del suo quarto piano a impadronirsi della
-piccola ribelle. Nè per solito la Gilda cedeva
-senza opposizione, che anzi Mario Albani l'aizzava
-e l'aiutava a resistere. Un giorno fra gli altri,
-giorno nefasto per la signora Dorotea, mentre
-la buona vedova era curva sulla Gilda che si
-rotolava sul pavimento, il terribile ragazzo afferrò
-il suo pennello e in un batter d'occhio le dipinse
-sulla schiena un magnifico G. A. che provocò le
-sonore risate di tutti i presenti. È facile immaginare
-lo scandalo che ne successe. La signora Dorotea
-chiese al signor Albani <i>seniore</i> una soddisfazione
-immediata dello sfregio fattole dall'Albani
-<i>juniore</i>; indi Mario s'ebbe tosto una tiratina d'orecchi,
-e alla Gilda fu vietato l'accesso nel magazzino.
-Però la proibizione non istette molto a
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-diventar lettera morta, e i due fanciulli tornarono
-a vedersi quasi ogni giorno.
-</p>
-
-<p>
-Del resto, pareva destino che la Gilda non dovesse
-avere che de' gusti bislacchi. In casa, quando
-suo zio voleva usarle una finezza, egli non aveva
-che da condurla nel suo laboratorio chimico. Ella
-rimaneva a bocca aperta dinnanzi ai suoi esperimenti,
-voleva saper tutto e capir tutto, e andava
-superba se il professore le ordinava di portargli
-una boccettina di sali, di chiudere una chiavetta,
-di soffiare in un fornello.
-</p>
-
-<p>
-— Non ci mancava che questa... proprio — brontolava
-la signora Dorotea. — Son matti, zio
-e nipote, matti tutti e due... Guardate un po' se
-una ragazza deve stare in quei luoghi lì a insudiciarsi
-le mani e il vestito... Stia piuttosto in
-cucina, impari a metter la pentola al fuoco, e non
-s'immischi in quelle diavolerie... Oh i dotti!...
-Che piaga!... Non sono contenti di guastarsi da
-sè l'anima e il corpo... vogliono guastare anche
-gli altri...
-</p>
-
-<p>
-La Gilda aveva sette anni allorchè il suo amico
-Mario fu mandato in un collegio della Svizzera.
-Le disposizioni commerciali del ragazzo sembravano
-assai mediocri. Egli continuava ad approfondirsi
-nella <i>conoscenza dei generi</i>, continuava a
-dipingere sui colli di mercanzie la marca G. A.,
-ma aveva una negativa assoluta pei conti e ripeteva
-sempre che voleva fare il pittore o il soldato.
-Il signor Gedeone non dubitava, però, che
-alcuni anni di soggiorno in un convitto commerciale
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-avrebbero corretto il figliuolo da queste
-ubbie.
-</p>
-
-<p>
-Partito Mario, la Gilda non ebbe più motivo
-di scendere nel fondaco Albani, e le mancò in
-tal modo la principale fra le sue distrazioni. Le
-passeggiate con la signora Dorotea l'annojavano,
-il laboratorio chimico dello zio non bastava neppur
-esso a metterla di buon umore.
-</p>
-
-<p>
-Il dottor Romualdo si sentì assalito da uno
-scrupolo di coscienza. Era possibile che questa
-fanciulla esuberante di vita crescesse sempre al
-fianco di lui e della buona ma uggiosa signora
-Dorotea? Nell'accettar la Gilda dalle mani del
-capitano Rodomiti non aveva egli implicitamente
-assunto l'obbligo di farne una ragazza a modo,
-atta a divenir col tempo una moglie saggia, una
-madre amorosa? E a raggiungere questo fine non
-era indispensabile di volger seriamente il pensiero
-alla sua educazione?
-</p>
-
-<p>
-In forza di così savie considerazioni, una mattina
-del novembre 1864, il dottor Grolli accompagnava
-la sua pupilla nel miglior collegio femminile
-della città. La Gilda aveva allora sette anni
-e mezzo; era di viso bellissimo ed egregiamente
-proporzionata di membra. Chi la vedeva con quei
-suoi occhi scuri e vivaci, con quei suoi bruni capelli
-profusi, con quella sua aria di regina in miniatura,
-non poteva a meno di esclamare: — Che
-amore di bimba! — A ogni modo, inosservata
-ella non passava mai.
-</p>
-
-<p>
-Quando le si annunziò che sarebbe andata in
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-collegio, ella accolse la notizia con più curiosità
-che rammarico. Le dispiaceva separarsi dai suoi
-gatti, dai suoi cardellini, dalla sua bambola, e un
-po' anche dallo zio Aldo e dalla signora Dorotea,
-ma il fascino della novità soverchiava in lei
-gli altri sentimenti. In fin dei conti era ben giusto
-di uscire dal mondo piccino in cui era cresciuta
-fino allora, di veder visi diversi dai soliti, di contrarre
-amicizie con fanciulle della sua età. Onde,
-quand'ebbe varcata la soglia della sua nuova dimora
-e il professore si accomiatò da lei con un
-bacio, ella non tardò a rasciugarsi una lagrimetta,
-a fare il viso ilare e a seguir saltellando una giovane
-sotto-maestra che voleva presentarla alle sue
-condiscepole raccolte in giardino.
-</p>
-
-<p>
-Egli invece, l'austero ed ispido uomo, poichè
-ebbe affidata la nipote alla direttrice del collegio,
-se ne tornò indietro oppresso da una malinconia
-di cui da gran tempo non provava l'uguale. Pensava
-alla solitudine della sua casa, alla noia di non
-veder davanti a sè altri che la signora Dorotea, di
-non sentir altre voci che quella di lei, così stridula
-e disarmonica. Negli ultimi tre anni aveva spesso
-invocato l'antica quiete; adesso l'antica quiete gli
-era restituita, ed egli non l'accoglieva senza sgomento.
-Le dita tenerelle della Gilda avevano fatto
-vibrare nell'anima sua una corda non per anco
-toccata, e la visione d'un mondo più ampio di
-quello dei libri, più ricco di colori e di forme, era
-apparsa fuggevolmente ai suoi occhi. Era la sua
-giovinezza che si svegliava, la sua giovinezza soffocata
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-tra le formule algebriche e le analisi chimiche.
-</p>
-
-<p>
-Ormai tutto era finito. Lo spiraglio da cui entrava
-come un soffio di primavera s'era chiuso, lo
-scienziato tornava a trovarsi a faccia a faccia con
-la sua scienza.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-</p>
-
-<h2>
-X.
-</h2>
-
-<p>
-Una domenica sì e una domenica no, dal tocco
-alle tre, i parenti erano ammessi a visitare le convittrici.
-Il dottor Grolli non mancava mai di venir
-a vedere in quel giorno la sua pupilla, quantunque
-questa spedizione gli dèsse da pensare per
-una settimana. Figuriamoci! Un uomo come lui,
-schivo d'ogni altro pubblico ritrovo che non fosse
-la sua Università, a trovarsi in mezzo a tanti babbi
-eleganti, a tante mamme splendide di gioventù e
-di bellezza, a tante ragazze vispe e leggiadre!
-Come ci stava a disagio, come tradiva il suo imbarazzo!
-Ed egli sorprendeva gli sguardi ironici
-che lo esaminavano di sottecchi, e coglieva a volo
-le risatine che gli scoppiettavano intorno, le parolette
-con le quali si canzonava il taglio del suo
-vestito, la goffaggine della sua persona, l'aspetto
-esotico del suo volto tutto barba e capelli. Nè avveniva
-di rado che alcuni sarcasmi slanciati contro
-di lui andassero a cader sulla Gilda.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-Un giorno egli la vide movergli incontro peritosa,
-cogli occhi rossi.
-</p>
-
-<p>
-— Che cos'hai, Gilda? — le chiese. — Hai pianto?
-</p>
-
-<p>
-Ella non gli rispose, ma si voltò da un'altra
-parte e si coprì la faccia con le mani. Poco lungi
-sghignazzavano due convittrici, delle più grandi.
-</p>
-
-<p>
-Il dottor Romualdo si sentì una trafittura al
-cuore. Condusse la fanciulla in un angolo appartato
-della sala e le domandò a mezza voce: — Ti
-burlano forse? — Ella si strinse un po' nelle spalle,
-ma continuò a tacere.
-</p>
-
-<p>
-— Ti burlano per cagion mia?... Di' la verità.
-</p>
-
-<p>
-E presele le manine ch'ella teneva davanti agli
-occhi, la costrinse a guardarlo in viso.
-</p>
-
-<p>
-— Sì — ella bisbigliò con voce appena percettibile.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, Gilda, se vuoi, io non vengo più.
-</p>
-
-<p>
-Era la prima volta ch'egli metteva alla prova
-l'affetto della nipote, era la prima volta ch'egli si
-accorgeva come quest'affetto fosse necessario alla
-sua vita. Perciò, in quel momento, tutto l'esser suo
-pendeva dalle labbra della Gilda. E quando egli
-sentì le morbide e rotondette braccia di lei con
-impeto subitaneo cingergli il collo, e quando fra
-i singhiozzi ella gli disse — No, zio Aldo, voglio
-che tu venga sempre — una dolcezza nuova, inusata
-gli corse le vene, provò una gioia quale non
-gli era stata data da nessuna formula algebrica.
-Egli prese la bimba sulle ginocchia, e carezzandole
-i capelli ripigliò il suo interrogatorio: — Dunque
-che ti dicono?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-Ella diventò rossa, ma stette senza aprir bocca.
-</p>
-
-<p>
-— Ti dicono forse che hai torto ad avere uno
-zio così brutto?
-</p>
-
-<p>
-— Oh! — fec'ella con una garbata scrollatina
-di capo e ridendo in mezzo alle lagrime.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene!
-</p>
-
-<p>
-— Oh... dicono tante cose — replicò finalmente
-la Gilda.
-</p>
-
-<p>
-— Ma... per esempio?
-</p>
-
-<p>
-— Dicono... che non ti pettini...
-</p>
-
-<p>
-Il professore sospirò. — E poi?
-</p>
-
-<p>
-— Che continui a portare i calzoni che avevi da
-bimbo.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè?
-</p>
-
-<p>
-— Non li vedi?... Son tanto corti!
-</p>
-
-<p>
-Era vero. Il professore, che teneva una gamba
-accavallata sull'altra, dovette riconoscere con singolare
-mortificazione che dieci centimetri di stoffa
-di più non sarebbero stati soverchi.
-</p>
-
-<p>
-— C'è altro?
-</p>
-
-<p>
-— Sì — rispose la fanciulla, che aveva ormai
-sciolto lo scilinguagnolo. — Dicono che non sai
-farti il nodo della cravatta.
-</p>
-
-<p>
-— Non è poi una gran disgrazia — osservò il
-dottor Romualdo, al quale questa accusa pareva
-men grave delle precedenti.
-</p>
-
-<p>
-— Dicono...
-</p>
-
-<p>
-— Ancora?
-</p>
-
-<p>
-— Sì... Che hai il naso sporco di tabacco...
-</p>
-
-<p>
-Con un moto istintivo il professore cacciò la
-mano in saccoccia per estrarre il fazzoletto. La
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-Gilda gli fermò il braccio — No — ella disse — Hai
-un fazzoletto turchino?
-</p>
-
-<p>
-— Già...
-</p>
-
-<p>
-— Lascialo stare... Somiglia a quello di don Spiridione,
-il catechista.
-</p>
-
-<p>
-Il dottor Romualdo non potè trattenersi dal sorridere. — È
-finito questo processo?
-</p>
-
-<p>
-La Gilda fece un viso scuro scuro che voleva
-significare — Non è finito. — Ma non fu cosa facile
-il cavarle di bocca l'ultima rivelazione. Finalmente
-ella confessò singhiozzando che la chiamavano
-<i>la nipote dell'orangutan</i>. — E l'orangutan — ella
-soggiunse nella massima costernazione — è
-una bestia.
-</p>
-
-<p>
-— E una brutta bestia — ammise il dottor
-Grolli con aria rassegnata. — Ebbene — egli ripigliò
-dopo una breve pausa — non c'è che un rimedio....
-Lascia che dicano quel che vogliono e
-non ci badare... Io procurerò di essere meno
-orangutan che sia possibile, farò allungare i miei
-calzoni, mi ravvierò meglio i capelli e la barba,
-cesserò di servirmi del fazzoletto turchino...
-</p>
-
-<p>
-Il viso della fanciulla si rischiarò.
-</p>
-
-<p>
-— Tu intanto non vergognarti di traversar la
-sala a fianco dell'orangutan... Dobbiamo dire
-così?
-</p>
-
-<p>
-— No, no, dello zio Aldo.
-</p>
-
-<p>
-Il professore si alzò, e la bimba passò il suo
-braccetto sotto quello di lui. Andarono in questa
-guisa, zio e nipote, fino all'uscio, e la Gilda teneva
-la sua fronte così alta e girava intorno uno sguardo
-<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
-così sicuro, che nessuna tra le sue condiscepole
-osò prendere un'aria canzonatoria. Quando si fu
-in fondo alla sala, la fanciulla diede un bacio sonoro
-al professore, e disse forte — Buon dì, zio
-Aldo, a rivederci.
-</p>
-
-<p>
-Ella tornò indietro contenta; aveva vinta una
-prima battaglia sopra sè stessa, aveva vinto la
-falsa vergogna. Anche il professore si sentiva un
-altro uomo. Ciò che lo aveva legato prima alla
-Gilda era la pietà, era l'idea del dovere; poi, con
-la consuetudine della vita, vi si era aggiunta un'affezione
-sincera, ma timida, inconsapevole quasi di
-sè, un'affezione che non osava chiedere, non osava
-sperare il ricambio. Ora, invece, di questo ricambio
-egli era sicuro; la Gilda gliene aveva tolto il
-dubbio con l'ingenua confessione delle sue piccole
-amarezze, col soave abbandono con cui gli si
-era gettata al collo, con la balda franchezza con
-cui aveva traversato la sala al suo fianco sfidando
-gli sguardi delle sue compagne. Senonchè quell'intima
-soddisfazione dell'anima non era senza
-mistura. Un punto della sua antica filosofia era
-scosso, era turbato il suo profondo convincimento
-della inutilità d'ogni dote esteriore. La bellezza,
-la grazia, non erano dunque vane parvenze? Erano
-forze reali e gagliarde, non create dalla fantasia
-dei poeti? Non era dunque la medesima cosa avere
-un aspetto increscioso o gradevole; la virtù, l'ingegno,
-non bastavano a coprir le imperfezioni del
-corpo? E, allora, che ci guadagnava a esser brutto?
-Non avrebbe potuto riuscire un buon matematico
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-anche mostrando l'età che aveva e non più, anche
-essendo un bel giovane?
-</p>
-
-<p>
-Queste savie riflessioni del dottor Romualdo si
-traducevano in una cura alquanto maggiore della
-persona. Egli usava con una certa frequenza la
-spazzola e il pettine, procurava che ciascun bottone
-del suo soprabito entrasse nell'occhiello che
-gli competeva, e non isdegnava di rimanere qualche
-secondo davanti allo specchio per allacciarsi
-il nodo della cravatta. Questo fatto memorabile
-accadeva specialmente nei giorni in cui il professore
-doveva recarsi dalla nipote. Prima di far la sua
-visita, egli si lavava col sapone d'odore, si ravviava
-i capelli, lasciava a casa la tabacchiera, e invece del
-fazzoletto turchino, prendeva seco un fazzoletto
-bianco di bucato. Egli non cessava già di esser
-brutto, ma cessava d'esser sucido, e le convittrici
-non lo chiamavano più l'<i>orangutan</i>. Avrebbero
-smesso, a ogni modo, di dargli questo appellativo
-sgarbato, per riguardo alla Gilda ch'era diventata
-in breve tempo un personaggio importante. Negli
-studi era la prima della sua classe, nei giuochi era
-delle più vispe e briose di tutto il collegio. Alcune
-tra le ragazze maggiori d'età avevano fatto
-per qualche tempo il viso dell'arme al novello
-astro che sorgeva sull'orizzonte, ma la bizza era
-durata poco; la grazia della Gilda, il suo aspetto
-attraente, la prontezza del suo ingegno, la spontaneità
-dei suoi modi avevano trionfato di ogni ritrosia.
-Onde ella non tardò ad appartenere al
-gruppo delle elette, a quella aristocrazia della
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-scuola che nessun regolamento vale a sopprimere,
-come nessuna legge può distruggere le inuguaglianze
-nella vita reale. E a quella guisa che il
-professore Romualdo aveva in principio fatto cadere
-sulla nipote parte della sua impopolarità, la
-Gilda faceva riflettere oggi sullo zio parte della
-simpatia ch'ella aveva acquistata per sè.
-</p>
-
-<p>
-V'era poi un'altra ragione assai importante per
-la quale il Grolli era ormai guardato, se non con
-vivo interesse, almeno con una curiosità benevola.
-Prima che compisse il secondo anno dacchè la Gilda
-era entrata in collegio, il dottor Romualdo aveva
-mutato la sua condizione di assistente in quella di
-titolare, e il titolare era già divenuto illustre, le
-sue opere erano lodate anche fuori d'Italia, la sua
-conoscenza era ambita da uomini preclari nel campo
-scientifico. A sua insaputa, il dottore Romualdo
-s'era messo su una delle due vie, per le quali,
-dato un certo merito, si consegue la fama. Poichè
-a questo proposito non c'è mezzo termine; la fama,
-o bisogna arrabattarsi molto a cercarla, o bisogna
-star molto cheti ad attenderla. O l'impudenza sfacciata
-del ciarlatano, o la ritrosia quasi infantile del
-cenobita. Col primo sistema si assorda il paese del
-proprio nome, si loda per esser lodati, si accarezza
-la critica, si entra audacemente in una chiesuola
-scientifica. Indi uno stuolo d'alleati, ma, di fronte,
-uno stuolo di nemici. Cento insidie, cento passioni
-poste in giuoco, il trionfo delle dottrine subordinato
-al trionfo della fazione, l'abilità spesso più
-potente dell'ingegno. Col secondo sistema si studia
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-in silenzio, creduti timidi dal mondo a cui si
-getterà forse un giorno un'idea destinata a sconvolgerlo.
-Non una condiscendenza che ne chiami
-un'altra, non una parola che accenni a vaghezza
-di plauso; non alleati, ma non nemici; bensì,
-sparse per la terra, numerose simpatie di persone
-che non si conoscono e non si conosceranno giammai;
-simpatie un po' inerti, non bastevoli a dare la
-gloria, ma pronte ad alimentare il primo soffio di
-fortuna che ci spiri propizio. Ottenuta così, la fama
-è più sicura, più stabile di quella ottenuta per l'altra
-via. Ma siccome vi si giunge più difficilmente
-o più tardi, è appunto l'altra via quella che d'ordinario
-si sceglie.
-</p>
-
-<p>
-È superfluo il dire a qual partito si fosse appigliato
-il professore Romualdo. La sua indole, i suoi
-gusti, l'ambiente in cui egli era sempre vissuto avevano
-reso in lui una seconda natura le abitudini del
-riserbo. Nè sapeva abbandonarle oggi, nè acconciarsi
-alle esigenze di una celebrità della quale era,
-più che lieto, maravigliato egli stesso. Era timido,
-impacciato, alieno da tutto ciò che potesse metterlo
-in mostra. Però, quando era in giuoco il decoro
-della sua Università, non ricusava mai l'opera
-sua; la modestia non era per lui, come è per molti,
-una maschera della pusillanimità. Un giorno ci fu
-un ammutinamento di studenti; il rettore aveva
-perduto la bussola, i professori, scrollando le spalle,
-s'erano dispersi da varie parti; il solo professor
-Grolli ebbe il coraggio di affrontare e di sedar la
-tempesta. Un'altra volta, all'apertura dell'anno
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-scolastico, quand'era già annunciata la prolusione,
-il titolare a cui toccava di leggere accampò non so
-qual pretesto per sottrarsi all'impegno. Indi il
-rettore convocò per urgenza il corpo insegnante,
-facendo osservare come fosse antichissima consuetudine
-quella di inaugurar le lezioni con un discorso,
-e come l'ommettere questa formalità potesse
-riuscire a scapito dell'Istituto, insidiato da
-occulti e palesi nemici. Ma chi si scusò con la ristrettezza
-del tempo, chi con la molteplicità delle
-occupazioni, e non si veniva a nessuna conclusione. — E
-lei, professor Grolli? — chiese il rettore,
-dopo aver interrogato ad uno a uno tutti gli
-altri. — So che ha una grande ripugnanza per queste
-cose, e non osavo... — Se è proprio necessario... — rispose
-il professore, nel quale il sentimento
-del dovere andava al disopra di qualunque
-altra considerazione. E poichè la sua offerta venne
-accolta con entusiasmo, egli vegliò due notti affine
-di compiere il suo lavoro pel giorno prefisso.
-</p>
-
-<p>
-Non può dirsi che, dal punto di vista accademico,
-il dotto e severo discorso avesse un successo
-clamoroso. Si notò anzi che parecchie signore si
-allontanarono dalla sala durante la tornata, che il
-commendatore prefetto appoggiò il gomito al ginocchio
-e il capo alla mano nel punto culminante
-dell'orazione e si assopì fingendo di meditare, e
-che i due bidelli, i quali, secondo il cerimoniale,
-stavano ritti in grande divisa ai due lati della
-piattaforma riservata alle autorità e al corpo insegnante,
-dovettero addossarsi alla parete e si addormentarono
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-in piedi, cosa non seguìta mai nelle
-adunanze precedenti, nemmeno alle più erudite
-concioni. Ma quel discorso, riuscito noioso a tanta
-parte dell'uditorio, fu invece, per l'importanza e
-la novità delle cose dette, un vero avvenimento
-scientifico, che valse al Grolli la nomina a socio
-corrispondente dell'Istituto di Francia.
-</p>
-
-<p>
-Punto inorgoglito delle mutate fortune, il nostro
-professore conservava le sue modeste abitudini,
-e le rendite cresciute gli servivano soltanto a
-ingrossare il fondo giacente presso la Banca in
-conto della nipote e ad abbellire la stanza in cui
-ella sarebbe tornata al suo uscir dal collegio.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-</p>
-
-<h2>
-XI.
-</h2>
-
-<p>
-Due anni prima che la Gilda compiesse la sua
-educazione, un'epidemia difterica venne a mietere
-più di una vittima fra le convittrici. Allora vi fu
-un fuggi fuggi; quasi tutti i genitori richiamarono
-a casa le figliuole, e il professor Romualdo s'affrettò
-egli pure a riprendere la sua pupilla. A epidemia
-finita, la Gilda avrebbe dovuto ridursi nuovamente
-in collegio, ma la sua migliore amica era morta, e
-l'idea di non trovarla più la contristava fuor di
-misura. — Preferiresti di restare con noi? — le domandò
-un giorno lo zio. — Oh sì — ella rispose
-con le lagrime agli occhi. E rimase.
-</p>
-
-<p>
-Ella aveva allora quattordici anni, e si trovava
-in quel periodo critico della vita femminile nel
-quale un non so che d'incerto, d'indefinito si
-stende sull'espressione del volto e sulle linee della
-persona. È come se il fiore tornasse nel suo bocciuolo
-per aprirsi una seconda volta, nè si può
-prevedere in qual modo si riaprirà. Quante speranze
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-dell'infanzia deluse! Quante paure svanite!
-Il mostricciuolo diventerà forse una Venere, Venere
-si cambierà in un mostricciuolo. Negli occhi delle
-madri si dipinge un'inquietudine ansiosa, nello
-sguardo degli estranei una curiosità indiscreta; la
-giovinetta intanto si sente osservata e si osserva;
-ella dimanda a sè stessa che cosa scomponga l'armonia
-delle sue membra, che cosa turbi la serenità
-del suo spirito, che fuoco arcano le riscaldi le
-vene. Ha baldanze che la fanno arrossire, ha ritrosie
-che non comprende; guarda dietro di sè, vede
-le bambine saltellanti, chiassose, e ne ha invidia
-e disprezzo ad un tempo; deve confessare che
-stava meglio quand'era come loro, eppure non
-vorrebbe tornar come loro; guarda davanti a sè,
-e vede le giovani spose, le matrone dalle forme
-opulente mal dissimulate dai veli, le vede imperare
-con un volger di ciglio e sente che sarà anche
-lei un giorno quali esse sono, e affretta col desiderio
-quel giorno. Eppure il desiderio non è senza
-una tristezza profonda. A che prezzo stringerà
-quello scettro?
-</p>
-
-<p>
-Nell'ultimo tempo della sua dimora in collegio
-la Gilda era alquanto imbruttita. Era alta, magra,
-pallida, con un cerchio azzurro intorno alle
-palpebre. Le sottane corte lasciavano vedere un
-piede un po' troppo lungo e il principio d'una
-gamba un po' troppo sottile; anche le braccia
-erano lunghe e stecchite. Il suo sorriso aveva
-perduto dell'antica vivacità, la sua voce, già limpida
-e argentina, era spesso velata e talora feriva
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-l'orecchio con certe note fesse e sgradevoli. Ma
-in questa eclissi della sua bellezza la Gilda conservava
-di magnifico gli occhi grandi, espressivi,
-i folti, bruni, crespi capelli, e i denti bianchi
-come l'avorio e uguali come le perle d'un
-monile. Era lecito pronosticare che il resto si sarebbe
-accomodato da sè.
-</p>
-
-<p>
-Come la fisonomia e la persona, così si era un
-po' modificato il carattere. Ella non era più la
-bimba impetuosa, ma gioviale, espansiva, che
-aveva anni addietro portato la rivoluzione nella
-silenziosa casa Negrelli; i suoi uccelletti, i suoi
-fiori non le parlavano più l'usato linguaggio;
-qualche volta la sua allegria era forzata, qualche
-altra non sapeva frenarsi, e si rinchiudeva nella
-sua camera, malinconica e taciturna. Non di rado
-ripensava al chiasso ch'ella faceva con Mario nel
-magazzino del signor Gedeone; ahimè, dov'erano
-andati quei tempi? dov'era andato Mario?
-</p>
-
-<p>
-Quando gli si domandava conto del suo figliuolo,
-il signor Gedeone tentennava gravemente
-il capo. Quel ragazzo gli dava pure di gran tribolazioni.
-Non era cattivo, ma voleva fare a suo
-modo, e il soggiorno in Isvizzera, che doveva
-mettergli giudizio, aveva invece finito di guastargli
-il cervello. Ormai bisognava rinunziare alla
-speranza ch'egli succedesse al padre nel commercio
-dei grani e dei coloniali. Con la stramba idea
-di diventar pittore, s'era legato in amicizia con un
-giovane artista svizzero, il quale lo aveva condotto
-seco per otto mesi a Roma ed ora lo teneva
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-nel suo studio a Zurigo. Di là Mario scriveva al
-babbo lettere piene d'entusiasmo, chiedendo quattrini
-e promettendo di render celebre in meno di
-dieci anni il nome della famiglia.
-</p>
-
-<p>
-— Eh, signorina — disse un dopo pranzo il signor
-Gedeone alla Gilda, ch'egli salutava sempre con
-deferenza come l'antica camerata di suo figlio — Mario
-terrà forse parola e mi renderà celebre, ma
-che me ne importa? Io avrei preferito ch'egli fosse
-qui ad attendere agli affari insieme con me... Allora
-sì che avrei lavorato di lena... Adesso invece...
-</p>
-
-<p>
-Il signor Gedeone, ch'era seduto sur una panca
-di legno davanti al suo magazzino, si alzò in piedi,
-si passò il rovescio della mano sugli occhi; indi
-proseguì: — Ma!... Mi par ieri quando Mario e lei
-si rincorrevano fra le balle di caffè e i barili di
-aringhe... Se ne rammenta? Come passa il tempo!
-</p>
-
-<p>
-Un garzone del fondaco s'avvicinò al principale. — Il
-brigadiere se n'è andato. Non ci sono
-che le guardie Munari e Albonzio.
-</p>
-
-<p>
-— Avanti, allora — ordinò il signor Albani.
-</p>
-
-<p>
-Un gran carro di fieno ch'era fermo sulla strada,
-col timone rivolto dalla parte della città, si mosse
-alzando una nuvola di polvere. I sonagli dei muli
-tintinnavano in cadenza, il sole morente lambiva
-coi suoi ultimi raggi la parte superiore del carico,
-lasciando in ombra il resto, il conduttore disteso
-sul fieno cantava:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Addio, mia bella, addio,</p>
-<p>L'armata se ne va,</p>
-<p>ecc., ecc.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-Intanto il signor Gedeone ora seguiva con lo
-sguardo il barroccio, ora si voltava a discorrere
-con la Gilda.
-</p>
-
-<p>
-— Non viene mai il signor Mario qui? — chiese
-questa timidamente.
-</p>
-
-<p>
-— C'è stato un paio di volte — rispose il signor
-Gedeone — Lei era in collegio. Adesso dice che
-non vuol tornare finchè non abbia fatto un bel
-quadro... Il bel quadro lo farà... oh lo farà senza
-dubbio... ma non è questo ch'io volevo... Volevo
-averlo meco... volevo lasciargli i miei affari... ecco
-quel che volevo....
-</p>
-
-<p>
-A questo punto il signor Gedeone diede un'occhiata
-dal lato della porta della città. Un suo commesso
-gli fece un cenno con la mano, come a significare: — Ormai
-è passato.
-</p>
-
-<p>
-Il negoziante mostrò di aver capito; poi stringendo
-la destra alla Gilda: — La ringrazio della
-sua premura, signorina... Mi fa tanto piacere, sa,
-poter parlare di quel bricconcello di Mario.
-</p>
-
-<p>
-E il signor Gedeone era altrettanto sincero nel
-suo affetto paterno, quanto nel suo desiderio d'introdurre
-in città senza dazio le derrate che egli
-nascondeva nei carri di fieno.
-</p>
-
-<p>
-La Gilda risalì le scale, lieta in cuor suo che il
-suo vecchio amico avesse scelto la professione
-d'artista.
-</p>
-
-<p>
-Nel ritirar dal collegio la sua pupilla, il dottor
-Romualdo s'era proposto di compiere egli
-stesso la sua educazione. Perciò la faceva studiare
-almeno due ore al giorno. Egli era in principio
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-un po' impacciato, ma la Gilda gli additava ella
-stessa la via, ribellandosi ad ogni metodo rigoroso,
-eppure riuscendo ad afferrar di volo ogni cosa.
-Il professore aveva cominciato col trovar molto
-da ridire su questo modo di procedere a sbalzi,
-ma aveva finito col dar ragione alla discepola.
-Ella era così pronta d'ingegno, ella scriveva con
-tanto garbo! Quand'ella gli leggeva i suoi componimenti
-pieni di semplicità e di freschezza, era
-come se una musica nuova gli ricreasse l'orecchio.
-Le discipline scientifiche avevano intorpidito in
-lui il senso dell'arte; ora esso gli si risvegliava
-nell'anima, gli richiamava alla mente le vergini
-impressioni dell'infanzia, e gli faceva sentir tutto
-il pregio di studi che aveva negletti. Gli pareva
-d'essere, anzichè il maestro, l'allievo. Era ben altra
-cosa quand'egli introduceva la Gilda nel suo
-laboratorio. Là egli era come un re; tutto obbediva
-ai suoi cenni; sotto il suo occhio vigile, nelle
-sue storte, alla fiamma dei suoi fornelli i corpi
-mutavano forma, aspetto, colore, e la natura gelosa
-gli rivelava gli intimi suoi segreti. Ed egli
-si compiaceva a stuzzicar la curiosità della sua pupilla,
-certo com'era di non poter esser mai colto
-alla sprovvista dalle domande di lei. Forse era
-questa l'unica sua vanità.
-</p>
-
-<p>
-La signora Dorotea, a cui il passare degli anni
-non aveva raddolcito il carattere, sparlava liberamente
-del sistema di educazione tenuto dal professore. — Vuol
-fare di sua nipote una dottoressa;
-si può dar di peggio?... Che maraviglia se ella è
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-pallida, allampanata, con le pesche sotto gli occhi...
-Ne son morte di fanciulle a forza di leggere...
-Ne ho conosciute io...
-</p>
-
-<p>
-V'erano dei giorni in cui l'umore della Gilda pareva
-dar ragione ai pronostici della vedova. Bastava
-un nonnulla a farla piangere, non voleva uscire,
-non c'era verso di cavarle una parola di bocca.
-</p>
-
-<p>
-Una mattina che la ragazza era più smorta dell'ordinario,
-la signora Dorotea fece a bassa voce
-delle comunicazioni misteriose al professore, concludendo: — Se
-non crede a me, mandi per un
-medico.
-</p>
-
-<p>
-Il medico venne, si mise a ridere, diede ragione
-alla signora Dorotea, e finì tra il serio e il faceto: — Via,
-caro professore, non affatichi troppo questa
-sua nipote. Non è uno studente d'Università,
-è <i>una donna</i>.
-</p>
-
-<p>
-La signora Dorotea chinò il capo in segno di
-assenso.
-</p>
-
-<p>
-— Ci vuole una vita più svariata — continuò
-il medico — la conduca spesso fuori di casa, le
-faccia conoscere qualcheduno... gioventù sopra
-tutto... i giovani devono stare coi giovani... Quando
-poi verrà l'autunno... adesso già ci vuol tempo,
-siamo appena in febbraio... in autunno insomma
-un viaggetto sarebbe eccellente... Alle corte, io
-stimerei opportuno di adottare un altro sistema
-di vita.
-</p>
-
-<p>
-Qui l'approvazione della signora Dorotea fu
-meno esplicita. — Bisogna stare coi giovani! — ella
-borbottò fra i denti. — Come se io fossi una
-<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
-vecchia decrepita e rimbambita... Le belle cose
-che s'imparan dai giovani!
-</p>
-
-<p>
-Il professore si ritirò pensoso nella sua camera. — È
-una donna — egli bisbigliava, ripetendo le
-parole del medico. E soggiungeva: — Una donna
-in casa! — A quel che sembra il professor Romualdo
-non s'era mai accorto che era una donna
-anche la signora Dorotea.
-</p>
-
-<p>
-Comunque sia, l'avvenire gli si presentava buio,
-buio oltre misura. Il fatto più naturale del mondo
-gli pareva dover esser fecondo d'incalcolabili
-conseguenze; egli sentiva che il suo ufficio di tutore
-entrava in una nuova fase, e che adesso soltanto
-egli avrebbe cominciato a sperimentarne le
-difficoltà.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-</p>
-
-<h2>
-XII.
-</h2>
-
-<p>
-Bastarono poche settimane alla Gilda per riaversi
-affatto. Pareva anzi che quel passeggiero
-malessere avesse contribuito a far rifiorire la sua
-bellezza decaduta da qualche anno. I molli contorni
-della donna si disegnavano ormai sotto le
-vesti succinte della fanciulla; gli occhi già languidi
-e smorti brillavano d'una nuova luce più
-viva, più intensa di quella che li aveva illuminati
-nell'infanzia gioconda, e la persona leggiadra,
-pur mutando linee, si ricomponeva nell'antica
-armonia. Le inesplicabili tristezze, gli scoraggiamenti
-infiniti degli ultimi tempi l'assalivano di
-rado e non mai con tanta violenza; era tutt'al più
-una malinconia pensosa, non scevra d'ogni dolcezza.
-</p>
-
-<p>
-Ma il dottor Romualdo assisteva con mal celato
-sgomento a questa trasformazione della sua pupilla.
-S'era avvezzato ad amar la fanciulla, e non
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-sapeva acconciarsi all'idea che la fanciulla diventasse
-donna, poichè la donna era sempre ai suoi
-occhi un essere inferiore, malato, pieno di piccole
-arti e di avvolgimenti insidiosi. Allorchè la Gilda
-entrava nella sua stanza, egli pareva atteggiarsi a
-guisa di uomo che si mette in difesa; non le dava
-più un pizzicotto sulla guancia, nè un buffetto
-sotto il mento: e s'ella gli faceva una carezza, egli
-arrossiva confuso.
-</p>
-
-<p>
-— Ti faccio paura! — ella esclamava canzonandolo — E
-sì ch'io son quella di una volta!
-</p>
-
-<p>
-Quella di una volta? Oibò, oibò. O la Gilda
-parlava in mala fede, o ella ingannava sè stessa.
-Ma già ella parlava in mala fede sicuramente; era
-una femmina.
-</p>
-
-<p>
-Quand'egli la conduceva a passeggio, ed ella
-gli dava il braccio, ci voleva poco ad accorgersi
-ch'ella non era quella di una volta. Noi lo sappiamo,
-l'avevano ammirata sempre, ma adesso era
-mutato il genere dell'ammirazione, e soprattutto
-era mutata <i>la qualità</i> degli ammiratori. Non erano
-più i babbi e le mamme quelli che si fermavano
-estatici a guardar la Gilda; erano i bellimbusti
-profumati, azzimati, erano i giovinetti di primo
-pelo, erano, orribile a dirsi, gli studenti dell'Università.
-Nè soltanto i rompicolli; quelli stessi, che,
-dalla cattedra, il professore mirava assorti nelle
-severe meditazioni scientifiche, quelli stessi che
-pendevano con più amore dalla sua parola, se vedevano
-la Gilda al suo braccio, le piantavano
-tanto d'occhi in viso, come se volessero divorarsela.
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-Egli sentiva bisbigliar dietro a sè — Che
-stupenda ragazza diventa la nipote del professor
-Grolli! — Che bottoncino di rosa! — Ah! esser
-l'ape che succhierà quel fiore!
-</p>
-
-<p>
-— Disgraziati! Disgraziati! — rifletteva in cuor
-suo il professore Romualdo. — Anche su loro che
-sono l'orgoglio della Università, la speranza della
-patria, la donna esercita la sua funesta influenza:
-ella distrae la loro mente dai forti pensieri, ella
-turba i loro sensi, ella popola la loro fantasia di
-immagini ingannatrici. Quanto cammino di più si
-farebbe nel mondo se non vi fosse la donna!
-Quanto più presto sarebbe stata scoperta la legge
-della gravitazione, da quanto tempo si sarebbe
-già trovata una soluzione alle equazioni di quarto
-grado! Che gloria immensa si acquisterebbe colui
-il quale riuscisse ad emancipare l'umanità dalla
-femmina ed assicurasse con un nuovo metodo la
-propagazione della specie!
-</p>
-
-<p>
-Talora, mentre il dottor Grolli era infatuato
-dietro questo grave problema, la Gilda gli dava
-una scrollatina al braccio, e gli chiedeva sorridendo: — Sei
-fra le nuvole?
-</p>
-
-<p>
-Del resto, il professor Romualdo, quantunque
-convinto che la soppressione della donna ci avvierebbe
-a uno stato di perfezione assoluta, non
-intendeva sottrarsi a nessuno degli obblighi suoi
-verso la nipote. Se, anni addietro, egli aveva
-commesso una debolezza acconsentendo a tenerla
-presso di sè, tanto peggio per lui; s'egli non aveva
-saputo prevedere che la bambina non sarebbe
-<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
-stata sempre bambina, era a lui e non ad altri che
-toccava scontare l'imprevidenza. Norma costante
-delle sue azioni, il sentimento del dovere lo reggeva
-anche in questa prova e gli dava il modo di
-vincere ostacoli che sulle prime gli parevano insuperabili.
-</p>
-
-<p>
-Tra le novità introdotte nel sistema di vita del
-nostro matematico non fu certo l'ultima quella
-di recarsi un paio di sere la settimana insieme
-con la Gilda in casa del cavalier Diomede Lorati,
-che teneva allora l'ufficio di rettore dell'Università.
-Il professor Grolli in conversazione; era una
-cosa da far strabiliare! Ma il medico aveva giudicato
-opportuno che la Gilda conoscesse qualche
-persona dell'età sua, ed erano su per giù della
-stessa età le figlie del rettore. Il cavaliere Lorati
-era una buonissima pasta d'uomo, che da venti
-anni professava diritto civile e in tutto questo
-tempo non aveva mutato una virgola alle sue
-lezioni. Gli scolari sapevano come ogni lezione
-principiava e come finiva, e spesso il professore
-aveva la compiacenza di sentir correr lungo i
-banchi una frase ch'egli non aveva ancor detta.
-Del resto, il cavalier Lorati era tenuto in conto di
-persona sapiente; era segretario della locale Accademia
-di scienze e lettere, e in questo ufficio
-aveva avuto agio di svolgere le sue naturali disposizioni
-per le commemorazioni funebri. Infatti,
-quando moriva un socio, era a lui che toccava
-darne la triste novella, e la dava <i>col cuore spezzato</i>.
-Il buon professore non avrebbe ommessa
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-questa frase per tutto l'oro del mondo. Ma non
-era soltanto in favore dei soci dell'Accademia che
-il cavalier Lorati versava il suo inchiostro e le
-sue lagrime. Chiunque passasse agli eterni riposi,
-per poco che fosse conosciuto da lui, aveva il
-conforto d'un suo cenno necrologico preceduto
-da un motto latino, o da uno dei soliti emistichi,
-come — <i>Morte fura — Prima i migliori e lascia
-star i rei</i> — oppure — <i>Sol chi non lascia eredità
-d'affetti — Poca gioja ha dell'urna</i>.
-</p>
-
-<p>
-Un'altra bella qualità del cavaliere era la sua
-sommissione agli oracoli della signora Olimpia,
-sua moglie, donna notevole per molti rispetti, e
-particolarmente per quello di madre di famiglia.
-Ella aveva studiata a fondo la situazione matrimoniale
-delle sue figliuole e soleva cantar loro
-su tutti i toni: — Bimbe mie, vostro padre è un
-sapientissimo giureconsulto, ma voi non avete
-quello che si dice il becco d'un quattrino, e ai
-tempi nostri una lepre verrà a gettarsi in braccio
-del cacciatore prima che un uomo venga spontaneamente
-ad offrir la sua mano a una ragazza
-senza dote; perciò abbiate bene in mente che bisogna
-aiutarsi da sè, non aver romanticismi, non patir
-distrazioni, cercar molto e cercar sempre, e quando
-si crede di aver trovato, badare che non isfugga
-la preda. Io sono vostra madre e farò il dover mio.
-Ma farei ben poco se non mi secondaste.
-</p>
-
-<p>
-Fedele alle sue savie massime, la signora Olimpia
-metteva in mostra la sua Ginevra e la sua
-Giulia quanto più poteva, e non mancava di condurle
-<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
-a passeggio, alle funzioni di chiesa, ai dibattimenti
-della Corte d'assise, dappertutto insomma
-dove vi fosse la speranza di veder comparire quella
-rara selvaggina che si chiama un marito. Inoltre ella
-riceveva due sere la settimana. Erano ricevimenti
-alla buona; alcuni professori con le mogli e le figliuole,
-alcuni parenti dei professori, e una mezza
-dozzina di studenti, nei quali la signora Olimpia
-aveva creduto di scoprire la stoffa matrimoniale.
-</p>
-
-<p>
-Per i professori c'era un tavolino a parte, intorno
-al quale essi impegnavano discussioni rumorose sui
-regolamenti universitari, sui ministri che s'eran
-succeduti all'istruzione pubblica, sugli esami e
-sulle propine. Ma il grosso della compagnia sedeva
-a una gran tavola rettangolare, su cui la Ginevra
-e la Giulia stendevano con moltissima cura
-un tappeto di lana che ricadeva sin quasi sul pavimento.
-I maligni volevano far credere che all'ombra
-di quel tappeto si stabilissero fra gli studenti
-e le ragazze attivissime comunicazioni di
-mani e di piedi, assai più gustose dei giuochi di
-società che avevano luogo alla superfice.
-</p>
-
-<p>
-Alle dieci la signora Olimpia distribuiva agli
-invitati una tazza di tè leggiero in modo da non
-alterare il sistema nervoso, e le padroncine giravano
-un piatto di <i>sandwichs</i> preparati dalle loro
-mani. Alle undici la compagnia si scioglieva, salvo
-i pochi casi in cui tra gl'invitati si trovasse una
-persona di buona volontà da suonar l'armonica e
-da permettere alla gioventù di far <i>quattro salti in
-famiglia</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-Un osservatore superficiale troverà senza dubbio
-che la signora Olimpia, sollecita com'era di procurar
-marito alle sue figliuole, commetteva una
-leggerezza invitando ai suoi convegni serali la
-Gilda, che dava scacco matto a tutte e due. Ma la
-signora Olimpia aveva vedute più larghe e profonde.
-Ella pensava che la bellissima giovinetta
-poteva servir d'uccello di richiamo e far venire in
-casa qualcheduno che non ci sarebbe venuto altrimenti. — E
-pur che ci vengano almeno in due — rifletteva
-l'accorta donna — io ci avrò sempre
-guadagnato. Quand'anche si appiccicassero entrambi
-alla nipote del Grolli, più d'uno ella non
-ne sposerebbe; l'altro resterebbe sempre amico di
-famiglia, e allora, chi sa?
-</p>
-
-<p>
-Non si può creder quante feste si facessero dalla
-famiglia Lorati ai due nuovi ospiti. Le ragazze volevano
-sedere l'una a destra, l'altra a sinistra della
-Gilda, la colmavano di elogi sulla sua bellezza e
-sulla sua grazia, la iniziavano ai segreti dei dilettevoli
-giuochi di <i>scopa</i> e <i>campana e martello</i>. La
-signora Olimpia e il rettore prodigavano le più
-tenere cure al professor Romualdo, e anzi il rettore
-sentiva l'imperioso bisogno di fargli ogni
-momento il solletico sulle ginocchia e di ripetergli
-con infinita espansione: — Ma bravo il nostro
-Grolli, che si è risolto a uscir dal suo guscio!
-</p>
-
-<p>
-E gli altri professori in coro: — Bravo Grolli!
-Bravissimo!
-</p>
-
-<p>
-Nell'ora del tè poi era la signora Olimpia in
-persona che portava la tazza al dottor Romualdo
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-e gli offriva i <i>sandwichs</i>. Faceva servire gli altri
-invitati dalle figlie, ma il dottor Romualdo voleva
-servirlo ella stessa.
-</p>
-
-<p>
-I colleghi, con la insistenza uggiosa dei dotti
-quando pretendono di far gli uomini di spirito,
-celiavano costantemente su queste attenzioni speciali
-della signora Olimpia pel Grolli. — Ehi
-Grolli, state in guardia... la signora Lorati insidia
-la vostra innocenza... Badate che non si ripeta il
-caso della moglie di Putifarre.
-</p>
-
-<p>
-Il professore si agitava sulla sedia e borbottava
-infastidito: — Che discorsi! — E si confermava
-sempre nell'idea ch'era meglio vivere a sè, tenersi
-lontani anche dai colleghi, e non aver con
-loro altre relazioni che quelle volute dagli studi.
-Ma oramai erano vani rimpianti e conveniva rassegnarsi
-all'inevitabile.
-</p>
-
-<p>
-Gli omaggi di cui la Gilda era l'oggetto in casa
-del rettore non le facevano salire i fumi al cervello.
-Lasciava discorrere i damerini senz'accordar preferenze
-ad alcuno, e quando giungeva il momento
-desiderato dei <i>quattro salti in famiglia</i>, ella ballava
-indifferentemente con tutti, più entusiasta
-della danza che dei danzatori. Com'era bella allorchè
-il giro vorticoso del valzer le invermigliava
-le gote e le scompigliava i capelli, e il suo piede
-leggiero appena sfiorava il pavimento, e la sua
-persona agile, snella, succinta, si disegnava in
-mille pose sempre diverse e sempre leggiadre e
-composte!
-</p>
-
-<p>
-— Che allegria, non è vero, in queste festine? — diceva
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-il cavaliere Lorati, stropicciandosi le
-mani e andando dall'uno all'altro crocchio. — Benedetta
-la gioventù!... Ci s'ingrassa proprio a vederla
-divertirsi in tal modo... Voi, caro Grolli, vi
-siete fatto vecchio prima del tempo... Avete avuto
-torto, un gran torto... Quanti anni avete?
-</p>
-
-<p>
-— Trentacinque fra poco.
-</p>
-
-<p>
-— Guardate un po' se un uomo a trentacinque
-anni dovrebbe star lì impalato presso uno stipite
-invece di ballare con le ragazze... Fin che si tratta
-di me che non aspetto i sessanta...
-</p>
-
-<p>
-Ballare! Egli, il professor Grolli! Che idee! Le
-coppie danzanti lo urtavano, lo investivano, ed
-egli rimaneva come trasognato. In quell'intrecciarsi
-delle braccia, in quel confondersi del respiro,
-in quel mover del piede in cadenza, in quell'abbandonarsi
-della persona all'onda dei suoni, c'era
-dunque, ci doveva essere un piacere ch'egli non
-aveva mai provato, ch'egli non sapeva comprendere,
-ma di cui gli era impossibile non ravvisare
-l'espressione schietta ed ingenua nelle facce giovanili
-ch'egli vedeva passarsi davanti. Era proprio
-vero. C'era un mondo di cui egli non aveva nemmeno
-toccato la soglia.
-</p>
-
-<p>
-Negl'intervalli fra un ballo e l'altro la Gilda
-veniva a dargli un saluto e a chiedergli se si divertiva...
-Oh! tanto... Egli la seguiva mestamente
-con l'occhio mentre ella s'allontanava a braccio
-di un <i>cavaliere</i> qualunque. Egli pensava che la
-cara bambina la quale gli aveva insegnato a comprender
-la famiglia, non era più sua; le acri voluttà
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-della vita si erano impadronite di lei: oggi
-era il ballo, era l'ingenua soddisfazione di sapersi
-ammirata; domani sarebbe stato l'amore, forse la
-passione violenta, irresistibile, fatale.
-</p>
-
-<p>
-— Fra un paio d'anni bisognerà dar marito a
-quella ragazza — diceva il rettore battendo sulla
-spalla del dottor Romualdo. — Cospetto! Come
-è cresciuta bene!... Grande scoglio questo del
-matrimonio... E io ho da provvedere a due... Meno
-male che se ne incarica Olimpia.
-</p>
-
-<p>
-Un discorso così naturale come quello del matrimonio
-della nipote recava al professore una
-molestia inesplicabile, ed egli sfogava il suo dispetto
-parlando con amarezza di tutti i giovani
-i quali frequentavano la famiglia Lorati.
-</p>
-
-<p>
-Nel tornare a casa, una sera, la Gilda gli chiedeva
-il suo parere sopra certo Norio, ch'era una conoscenza
-recente e che pareva destinato a divenire il
-beniamino della società.
-</p>
-
-<p>
-— È un giovine che non riuscirà a nulla — replicò
-vivamente il professore.
-</p>
-
-<p>
-— O perchè dici così? — ella soggiunse.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè? A che vuoi che riesca un giovine che
-è venuto qui per istudiare e pochi giorni dopo il
-suo arrivo non sa impiegar meglio la sera che ballando
-e facendo giuochi di compagnia?
-</p>
-
-<p>
-— Dio buono! Alla sua età non gli sarà lecito
-divertirsi?
-</p>
-
-<p>
-— Alla sua età il divertimento per i giovani seri,
-per i giovani che vogliono diventar qualche cosa,
-è lo studio. Ne ho conosciuti io di questi giovani,
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-che vegliavano fino a tarda ora sui libri, affaticandosi
-la mente, logorandosi gli occhi, che si alzavano
-poi la mattina prima del sole e ripigliavano il lavoro
-lasciato a mezzo, intenti a decifrare una formula,
-a risolvere un problema... Oh non erano eleganti,
-no... Non avevano la scriminatura perfetta,
-i baffetti arricciati, il colletto candidissimo, il nodo
-della cravatta d'una simmetria architettonica, non
-avevano i bottoncini d'oro sulla camicia... no, no...
-le loro vesti erano sgualcite, la loro biancheria era
-frusta, i loro capelli scomposti... Le donne non li
-guardavano con compiacenza...
-</p>
-
-<p>
-— Ma, zio Aldo — interruppe Gilda — saranno
-stati indecenti.
-</p>
-
-<p>
-— Non me ne intendo io... Erano poveri...
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, che colpa ha il signor Norio se la
-sua famiglia è piuttosto agiata?
-</p>
-
-<p>
-— Colpa? Non ne ha nessuna, ma gli manca la
-più grande maestra della vita, la povertà. Male alloggiati,
-mal nutriti, mal coperti, si trova che vi
-è una sola consolazione, il lavoro, lo studio... La
-vita del pensiero diventa la vita del corpo; non si
-sente la fame, non si sente il freddo... Per mesi e
-mesi si mangia un pane di meno al giorno, tanto
-da comperarsi un libro nuovo, e quel libro acquistato
-così faticosamente ha per noi maggior pregio
-che non abbia pei bellimbusti un abito da ballo, e
-per voi altre donne un vezzo d'oro e di perle... Voltarne
-e rivoltarne la coperta, tagliarne le carte,
-aspirare l'odore acre della stampa ancora umida
-e fresca, ecco tanti piaceri ignorati dal comune
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-della gente... Che c'importa delle travi affumicate,
-che c'importa delle pareti sgretolate e crollanti?...
-I nostri occhi guardano più in là; essi abbracciano
-il mondo intero...
-</p>
-
-<p>
-— E nessuna compagnia, nessuna distrazione? — chiese
-la Gilda, che non aveva mai trovato lo zio
-Aldo così eloquente.
-</p>
-
-<p>
-— Distrazioni?... Qualche passeggiata all'aria
-aperta, nelle ore del sole l'inverno, nelle ore del
-fresco l'estate... Compagnia?... Fra i vivi, tre o
-quattro coetanei delle stesse condizioni e degli
-stessi gusti; fra i morti, tutti i migliori... Tutti
-quelli che hanno stampato un'orma nel campo
-degli studi; tutti quelli che hanno aggiunto una
-verità al patrimonio della scienza... e t'assicuro io
-che valgon meglio della folla volgare e piccina
-dalla quale siamo attorniati.
-</p>
-
-<p>
-— Tu hai fatto questa vita, zio? — domandò la
-Gilda commossa.
-</p>
-
-<p>
-— Ho parlato di me?
-</p>
-
-<p>
-— Oh! T'ho inteso benissimo... Fosti tu pure
-uno di quelli che hanno lottato, che hanno patito.
-</p>
-
-<p>
-— Ne conobbi tanti che patirono di più...
-</p>
-
-<p>
-— Povero zio Aldo! — rispose la fanciulla alzando
-verso di lui gli occhi inteneriti. — Sei rimasto
-solo presto?
-</p>
-
-<p>
-— Sì — egli rispose, scosso da quella voce soave,
-da quello sguardo penetrante. — Ma lasciamo
-questo discorso... Vedi che ormai la burrasca è
-passata.
-</p>
-
-<p>
-La Gilda sapeva che suo zio non era mai stato
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-ricco, ma ella ignorava ch'egli avesse avuto una
-giovinezza così travagliata, e strappandogliene per
-la prima volta la confessione non poteva a meno di
-ammirare in lui la forza dell'animo alieno da ogni
-vanteria.
-</p>
-
-<p>
-— Hai ragione, zio Aldo — ella soggiunse dopo
-una breve pausa. — Quelli che tu hai descritti sono
-i giovani degni di essere amati.
-</p>
-
-<p>
-Egli sentì corrersi un fremito per le vene; poi
-disse sospirando: — Amati da una donna! A che
-pro?... Allora non istudierebbero più.
-</p>
-
-<p>
-— Oh zio Aldo — sclamò la Gilda — come sei
-cattivo con noi donne!
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-</p>
-
-<h2>
-XIII.
-</h2>
-
-<p>
-Nel maggio di quel medesimo anno, il professore
-e la Gilda ricevettero una visita non meno
-cara che inaspettata, quella del capitano Rodomiti.
-Il capitano non si era mai dimenticato dei suoi
-amici, scriveva loro ogni tre o quattro mesi, mandava
-regali alla sua figlioccia, e le prometteva sempre
-che sarebbe venuto a salutarla. Ma, sinchè il
-suo bastimento si trovava nei mari dell'India e
-del Giappone, egli aveva un bel promettere, e la
-Gilda diceva ridendo: Lo <i>zio Tonino</i> discorre
-delle sue visite come s'egli fosse a Firenze o a Milano
-invece d'essere a Hongkong o a Singapore. — Adesso
-però egli si era diviso non senza rammarico
-dalla sua vecchia <i>Lisa</i>, e assumeva il comando
-di un legno di gran portata uscito appena
-dai cantieri di Sestri Ponente per conto d'uno dei
-principali armatori della riviera Ligure. Prima d'imbarcarsi
-e di star lontano dall'Italia chi sa quanti
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-anni ancora, aveva chiesto una licenza di due
-settimane, e ne approfittava per venir a vedere coi
-propri occhi i cambiamenti successi in quasi dodici
-anni nella vispa bambina ch'egli aveva condotta
-da Montevideo a Genova. Come lo accogliessero
-non c'è bisogno di dirlo. Il lungo tempo trascorso
-dal primo ed unico incontro fra il professore e lui
-non aveva lasciato segno visibile sulla sua fisonomia
-e sulla sua persona. Una vita attiva sin dall'infanzia,
-esercitata alle fatiche, alle privazioni e ai
-pericoli, abbrevia forse il periodo della giovinezza,
-ma prolunga quello della virilità. L'uomo
-comincia più presto, ma finisce più tardi. Il Rodomiti
-toccava i sessanta, ma a vederlo lo avreste
-detto appena cinquantenne. Giusto di membra
-nelle sue proporzioni colossali, egli si conservava
-sempre ritto e imponente; l'occhio limpido e vivace
-esprimeva il connubio della forza e della
-bontà; non era facile trovare un pelo bianco nella
-sua barba e nei suoi capelli che incorniciavano
-l'ovale regolare della sua faccia abbronzita. In collera
-era terribile, terribile come l'Oceano di cui
-aveva affrontato così spesso le tempeste; ma le
-tempeste della sua anima erano molto meno frequenti
-di quelle del mare, e i suoi scoppi d'ira
-non erano mai cagionati da futili motivi. Solo i
-deboli, quando non sono pusillanimi, sono irascibili.
-Il capitano Antonio era d'ordinario pronto
-al sorriso e all'arguzia; la sua voce tonante sapeva
-piegarsi alle inflessioni più dolci, più carezzevoli,
-specialmente quand'egli si trovava in mezzo ai
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-bambini. Oh i bambini egli li amava tanto! Non
-v'era porto toccato dalla sua nave ov'egli non ne
-conoscesse qualcheduno, e la sua cabina era piena
-di gingilli ch'egli portava da una parte all'altra del
-mondo per regalarne i suoi piccoli amici. E che
-feste essi gli facevano! Come gli si arrampicavano
-sulle spalle, come gli tiravano la barba! Era padrino
-di quasi tutti i figli de' suoi marinai, e la
-soddisfazione ch'egli vedeva dipingersi in tante
-famiglie al suo comparire lo dispensava dall'avere
-una famiglia propria. D'indole espansiva e gioviale,
-egli narrava volentieri i suoi viaggi, che
-gli avevano fatto conoscere uomini e paesi diversi,
-e veniva sempre alla sua conclusione favorita: — Ciò
-che v'è di meglio dappertutto sono
-i fanciulli.
-</p>
-
-<p>
-— Meglio delle donne? — chiedeva qualcheduno
-maliziosamente.
-</p>
-
-<p>
-— Eh! mille volte meglio.
-</p>
-
-<p>
-Il capitolo delle sue avventure galanti sarebbe
-stato lungo e curioso; ma egli non voleva parlarne
-mai, e, se altri tentava di tirarlo in lingua,
-egli rispondeva con monosillabi e guardava i
-globi di fumo svolgentisi dalla sua pipa.
-</p>
-
-<p>
-Con immenso terrore della signora Dorotea, il
-professor Romualdo avrebbe voluto dare ospitalità
-al capitano; ma questi preferì aver la sua libertà
-e scendere all'albergo. Egli veniva però
-ogni mattina a prender la Gilda, che si appendeva
-al suo braccio, e sebbene dovesse alzar
-molto gli occhi per fissarlo in viso e stentasse
-<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
-alquanto a mettere i suoi passi al pari con quelli
-di lui, era superba di un così maestoso cavaliere.
-Si sentiva più di una esclamazione intorno a loro,
-si vedeva più d'un curioso far sosta un momento
-e voltarsi indietro, colpito dalle dimensioni colossali
-del capitano.
-</p>
-
-<p>
-— Ho questa statura da quarant'anni e non ci
-si sono ancora avvezzati — osservava sorridendo il
-Rodomiti, mentre si avvicinava con cautela alla
-vetrina di qualche negozio e abbassava il capo
-per non urtar nei lampioni.
-</p>
-
-<p>
-Il capitano e la Gilda avevano una infinità di
-cose da dirsi. Egli rinverdiva nella mente di lei
-le immagini illanguidite dei primi anni, le discorreva
-di sua madre; ella, dal canto suo, gli parlava
-dello zio Aldo, della sua bontà, del suo amore
-allo studio, della sua timidezza.
-</p>
-
-<p>
-— Un brav'uomo, un brav'uomo — soggiungeva
-con un accento convinto il capitano. — È
-un uomo di cuore... Non mi dimenticherò mai
-del nostro primo incontro. Egli pareva sbigottito
-della mia statura; io, a vederlo così piccino, così
-impacciato, non n'ebbi la migliore impressione...
-È più basso di te, non è vero?
-</p>
-
-<p>
-— Oh, di qualche centimetro...
-</p>
-
-<p>
-— A ogni modo, adesso è migliorato anche
-nell'aspetto... Adesso senza dubbio si rade, si
-pettina... è quasi bello al paragone... Ma allora
-era un vero istrice... Indossava poi un certo vestito
-da viaggio... Oh che tipo! Però non mi ci
-volle molto a riconoscere un fior di galantuomo...
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-Non esitò un istante, accettò lealmente, francamente,
-il legato lasciatogli da sua sorella... Non
-tutti avrebbero fatto altrettanto.
-</p>
-
-<p>
-— Lo credo io! — esclamava la Gilda. E raccontava
-le mille attenzioni che il suo tutore le
-prodigava, la cura ch'egli si prendeva della sua
-educazione, i sacrifizi d'ogni specie ch'egli faceva
-per lei. — Già — ella diceva — ne fa uno grandissimo
-a tenermi seco... Non può soffrire le donne...
-Alle fanciulle fa grazia, ma con le donne è inesorabile...
-Quando mi son cambiata di pettinatura
-(in collegio tenevamo i capelli raccolti in
-due lunghe trecce che ci cadevano giù per le
-spalle) egli durò fatica ad avvezzarvisi. A ogni
-passo che faccio per uniformare la mia <i>toilette</i>
-a quella delle mie coetanee, vedo lo zio annuvolarsi
-in viso... E non è già per la spesa... no
-certo, gli è che lo zio mi avrebbe voluto sempre
-bambina.
-</p>
-
-<p>
-E la Gilda guardava istintivamente le sue sottane
-ancora un po' corte.
-</p>
-
-<p>
-Una mattina il Rodomiti chiese ed ottenne licenza
-di condur seco per qualche giorno la ragazza
-a Milano. Questo viaggetto finì con un gran
-colpo di scena. Poichè, nella sera in cui il capitano
-e la Gilda furono di ritorno, la signora Dorotea
-mise un grido, e per poco non lasciò cadere
-di mano il lume con cui ella era venuta ad
-aprire.
-</p>
-
-<p>
-— Chi è? chi è?
-</p>
-
-<p>
-— Zitta, sono io... Non mi conosce? — disse la
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-Gilda, avviandosi frettolosa verso la camera dello
-zio. Il capitano Rodomiti la seguiva più lentamente,
-e con la sua presenza metteva in soggezione
-la vedova e la forzava a starsene muta.
-</p>
-
-<p>
-Il professor Romualdo era seduto davanti alla
-scrivania con le mani sprofondate nei capelli, cogli
-occhi fissi sull'ultimo numero del <i>Journal des
-mathématiques</i>, con le spalle rivolte all'uscio. Una
-candela con cappello di cartoncino verde raccoglieva
-la poca luce sullo scrittoio e lasciava in
-ombra il resto della stanza.
-</p>
-
-<p>
-La Gilda entrò in punta di piedi, s'avvicinò
-adagio adagio alla sedia, e appoggiandosi alla
-spalliera, disse: — Zio Aldo.
-</p>
-
-<p>
-Egli diede un sobbalzo. — Sei tu Gilda? — Poi
-guardò dietro a sè, e il suo volto, che s'era
-composto a un sorriso, si atteggiò a un immenso
-stupore. — Chi è?...
-</p>
-
-<p>
-In fondo, presso all'uscio, s'intese lo scoppio
-d'una risata.
-</p>
-
-<p>
-— Non conoscete più vostra nipote? — chiese
-il capitano.
-</p>
-
-<p>
-— Ma...
-</p>
-
-<p>
-Il professore, riavendosi a poco a poco dalla
-sorpresa, si alzò da sedere, sollevò la candela fino
-all'altezza del viso della Gilda, e ripetè più volte — È
-possibile?
-</p>
-
-<p>
-— Possibilissimo — rispose il capitano Antonio. — Il
-rubino è quello di prima; è cambiata
-soltanto la legatura... La Gilda esitava, ella mi
-ripeteva che lo zio ha dichiarato guerra a morte
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-alle donne, e che ella non poteva sperare di vedersi
-trattata da lui con la solita intimità se non
-conservando le apparenze della fanciulla... Baie,
-io le risposi; faremo accettare al signor zio il
-fatto compiuto... O vuoi restare perpetuamente
-cogli abiti corti? Persuasa a mezzo, me la son
-condotta a Milano, e la ho fatta vestire a modo
-mio... Fu proprio a modo mio?
-</p>
-
-<p>
-— No, per dire la verità... Tu sceglievi certe
-stoffe, certi colori...
-</p>
-
-<p>
-— Non avrò buon gusto; già, quello lì, a bordo
-non si acquista... Io volevo un po' più di lusso...
-Ma questa signorina fu così modesta, così discreta...
-diverrà una valente massaja... Insomma,
-la guardi, signor orso, e vada superbo d'una così
-bella nipote (tùrati le orecchie, Gilda), e confessi
-che le donne non sono poi la più brutta parte della
-creazione... Santo Dio! Che bujo c'è qui dentro! — continuò
-il capitano, fregandosi un fiammifero sui
-calzoni e accendendo con quello una candela che
-era sul canterale. — Oh! così! Sono soddisfatto
-davvero... Brava <i>madama</i>... Come si chiama la
-fata?
-</p>
-
-<p>
-— <i>Madama Chaillon!</i>
-</p>
-
-<p>
-— Brava <i>Madama Chaillon</i>!
-</p>
-
-<p>
-Il capitano sedette sul canapè, si stropicciò le
-mani, e stirò sul pavimento le sue lunghissime
-gambe.
-</p>
-
-<p>
-L'ammirazione del capitano Rodomiti non era
-affatto irragionevole, perchè la Gilda non era mai
-stata così bella come quella sera. Il suo vestito
-<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
-non le faceva una grinza; ed ella lo portava con
-la disinvoltura d'una gran dama.
-</p>
-
-<p>
-— Via, via, caro Grolli — continuò il capitano,
-ch'era in vena di chiacchierare — perdonate alla
-vostra pupilla il delitto di aver passati i sedici anni
-e di avere un paio d'occhi che faranno girare il
-capo a molti.
-</p>
-
-<p>
-— Capitano! — interruppe il dottor Romualdo.
-</p>
-
-<p>
-— So che queste cose non si dovrebbero dire
-in presenza della ragazza, ma la Gilda ha giudizio
-e non c'è pericolo che gli elogi la guastino... E poi,
-lasciatemi discorrere ancora stasera, chè domani
-parto, e me ne vado alla Plata... Dunque, non le
-tenete il broncio?
-</p>
-
-<p>
-— Ma che broncio? Io non vi capisco — proruppe
-il dottor Romualdo, alquanto confuso. — È
-un pezzo che mia nipote non è più una bambina,
-eppure io non le ho scemato l'antico affetto.
-</p>
-
-<p>
-— Oh, no — proruppe la Gilda.
-</p>
-
-<p>
-— Non basta, non basta — riprese il capitano,
-spingendo fuori della bocca una grande nuvola
-di fumo — bisogna che la Gilda possa avere per
-voi tutta la confidenza ch'ella avrebbe pei suoi
-genitori... Si avvicina il momento dei segreti scabrosi;
-guai se una ragazza non sa a chi rivelarli!
-Me ne intendo, io, di queste cose; quando le mie
-cento figliocce sparse nelle cinque parti del mondo
-mi veggono arrivare, esse sanno ch'io leggo sul
-loro fronte le novità che sono accadute nel loro
-cuoricino... E vi assicuro, professore mio, che queste
-novità si rassomiglian tutte, tanto alla Nuova
-<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
-Zelanda quanto in Italia, tanto nella Polinesia
-quanto al Messico, tanto al Capo di Buona Speranza
-quanto al Giappone... È così, e la vita convien
-prenderla com'è...
-</p>
-
-<p>
-Il capitano, alzatosi in piedi, camminava lentamente
-per la stanza, e la sua ombra gigantesca si
-disegnava sulla parete; il professore, inquieto,
-guardava ora lui, ora la Gilda, ch'era immobile
-con un gomito appoggiato alla spalliera d'una seggiola,
-cogli occhi chini al suolo.
-</p>
-
-<p>
-— Qui non c'è scritto ancora nulla — soggiunse
-il Rodomiti, avvicinandosi alla giovinetta, ponendole
-una mano sotto il mento e sforzandola a
-guardare in su — qui non c'è scritto ancora nulla — e
-a queste parole il dottor Romualdo si sentì
-liberato come da un incubo. — Ma — continuò il
-loquace capitano — un dì o l'altro qualche cosa
-ci sarà scritto sicuramente, e allora, siccome io
-mi troverò sull'Oceano, e il professore queste formule
-non sa decifrarle da sè, sarà necessario che
-<i>madamigella</i> si faccia coraggio, e dica nell'orecchio
-allo zio ciò che la turba... E il signor zio
-deve promettermi che non si scandalizzerà punto,
-ma farà bene anche allora la sua parte di babbo.
-Siamo intesi, Gilda?
-</p>
-
-<p>
-— Sì — ella rispose, arrossendo.
-</p>
-
-<p>
-— E voi, Grolli?
-</p>
-
-<p>
-— Ma sì, è naturale... Che uomo siete!... Che
-discorsi avete tirato in campo stasera! — disse il
-professore che smaniava sulla seggiola.
-</p>
-
-<p>
-— Oh in quanto a me non ho mai capito che
-<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
-sugo ci sia a non voler guardar le questioni in
-faccia e a trattar le ragazze come se vivessero in
-un altro mondo... Adesso però puoi lasciarci,
-Gilda. Avrei da dire una parola a tu per tu al professore.
-</p>
-
-<p>
-— A me?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, a voi... Oh una cosa da nulla... A rivederci
-domattina, Gilda; verrai ad accompagnarmi
-alla stazione?
-</p>
-
-<p>
-— Sicuro, e anche lo zio ci verrà.
-</p>
-
-<p>
-La giovinetta prese una candela e si ritirò nella
-sua camera, ov'ebbe una gran tentazione di dare
-un bacio alla propria immagine nello specchio.
-Ella sapeva da un pezzo che non era brutta, ma
-quella sera soltanto ella acquistava la persuasione
-di esser veramente bella.
-</p>
-
-<p>
-— Dunque? — disse il professore, quando fu
-solo col capitano Antonio.
-</p>
-
-<p>
-— Non vi sgomentate... Pare impossibile...
-Siete un brav'uomo, ma troppo apprensivo... Permettete.
-</p>
-
-<p>
-Il Rodomiti si mise a sedere sul canapè, che
-scricchiolò sotto l'immane peso; accavallò una
-gamba sull'altra e, gonfiando e sgonfiando successivamente
-le guance, mandò tre gran boccate di
-fumo.
-</p>
-
-<p>
-— Dunque quello che volevo dirvi è questo.
-Non è lontano il tempo in cui vostra nipote prenderà
-marito...
-</p>
-
-<p>
-— E di nuovo quest'argomento! Non avete dichiarato
-or ora che non c'è nulla?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
-— Sicuro; a tutt'oggi non c'è nulla... Ma bisogna
-intenderci... Non c'è nulla di personale... La
-Gilda si trova nello stadio dell'amore anonimo.
-</p>
-
-<p>
-— Non v'intendo.
-</p>
-
-<p>
-— È tanto facile — replicò il capitano. — Benedetti
-dotti!... Ogni ragazza, professore mio,
-prima d'innamorarsi di qualcheduno, attraversa
-un periodo nel quale prova vagamente, indeterminatamente
-l'amore... I poeti ve la spiegherebbero
-in lungo e in largo; io sono tagliato alla
-buona e parlo come so... Del resto, se non foste
-un originale, mi avreste indovinato per aria, giacchè
-quella condizione dell'animo non è una particolarità
-delle sole donne... Insomma, per venire
-a bomba, quando una ragazza è entrata nella fase
-dell'amore anonimo, ella non tarda molto a dar
-forma alle sue fantasie, non tarda molto a passar
-nella fase dell'amore personale... Mi sono spiegato
-chiaro, spero...
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì... Insomma troverà qualcheduno che le
-piacerà, e vorrà sposarselo... Tutti i gusti son gusti.
-</p>
-
-<p>
-— Credete pure che quello lì è un gusto che
-durerà per un pezzo... Ma la morale del mio discorso
-è questa: nulla è più difficile che maritare
-una ragazza senza un soldo di dote.
-</p>
-
-<p>
-— È quello che dice anche il professor Lorati.
-</p>
-
-<p>
-— Ora, scusate la mia franchezza... Voi non
-siete ricco...
-</p>
-
-<p>
-— No, certo.
-</p>
-
-<p>
-— Dei quattrini che la Gilda ha portati con sè
-da Montevideo non ne resterà ormai quasi più...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
-— Come?
-</p>
-
-<p>
-— Sfido io! Dopo tanti anni, per poco che la
-ragazza vi sia costata...
-</p>
-
-<p>
-Il dottor Romualdo alzò la ribalta della scrivania,
-e ne tolse un libretto, dicendo: — Mia nipote
-non poteva star presso di me come in un convitto — Indi
-soggiunse: — Venite qui; avvicinatevi al
-lume. Ecco il conto della mia pupilla, regolato di
-semestre in semestre alla Banca. L'ultimo saldo è
-del 31 dicembre.
-</p>
-
-<p>
-— Ventottomilanovecentosessantasette lire! — esclamò
-il capitano osservando la pagina che gli
-era indicata. — È possibile?
-</p>
-
-<p>
-— Oh! È merito in gran parte degli interessi.
-</p>
-
-<p>
-— Tutti gli interessi accumulati! Vi par poco? — continuò
-il Rodomiti, mentre sfogliava il libretto. — Nessuna
-prelevazione dal 1861 in qua?
-</p>
-
-<p>
-— Non m'è occorso di farne — disse semplicemente
-il professore.
-</p>
-
-<p>
-— Invece una serie di versamenti — riprese
-l'altro con enfasi.
-</p>
-
-<p>
-— Quello che ho potuto. Ho pochi bisogni, non
-ho una famiglia mia, non mi ammoglierò mai; che
-dovevo farne de' miei risparmi?
-</p>
-
-<p>
-— Ah caro Grolli — proruppe il capitano — è
-destino che ogni volta che vi vedo io debba rimanere
-sbalordito.
-</p>
-
-<p>
-— Avete torto. Ciò ch'io feci lo avreste fatto
-anche voi. E adesso, terminate pure il vostro discorso.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-— Ma adesso voi non accetterete forse la mia
-offerta...
-</p>
-
-<p>
-— Quale offerta?
-</p>
-
-<p>
-— Non ho famiglia neppur io, resterò celibe...
-come voi; mia sorella non ha figli ed è ben provveduta;
-in tanti anni di lavoro ho messo qualche
-cosa da parte... Alle corte, volevo far una piccola
-dote alla Gilda.
-</p>
-
-<p>
-— Grazie, grazie, capitano... Lo vedete, voi siete
-migliore di me, voi pensate a quelli che non vi
-appartengono... Io, in fin dei conti, non faccio che
-il mio ufficio di zio... Del resto, la Gilda vi è già
-debitrice di molto; la dote che volevate regalarle
-serbatela a qualcheduna delle vostre figliocce che
-sia in maggiori strettezze... Intanto il capitale di
-mia nipote crescerà da sè con gli interessi... e un
-altro poco lo farò crescere anch'io... Pel momento
-del matrimonio insomma, che non sarà forse così
-vicino... la Gilda ha sedici anni e qualche mese...
-pel momento del matrimonio saranno raggiunte,
-io spero, le trentaquattro o trentacinque mila lire...
-Non sarà molto, ma, via, non sarà nemmeno pochissimo.
-</p>
-
-<p>
-— Siete un brav'uomo, caro Grolli, e siete un
-cuor d'oro... Mi fareste quasi riconciliare coi dotti...
-Vi avverto, ad ogni modo, che voglio pensar io al
-corredo... Ho un amico a Milano, al quale darò
-l'incarico e che farà certo le cose per bene... Se
-poi potessi esser da queste parti all'epoca delle
-nozze, s'intende che farei da padrino... Dev'essere
-un bel giorno!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
-— Lo credete? — chiese il professore, ch'era
-sempre seduto davanti alla scrivania, e che segnava
-macchinalmente col lapis delle figure geometriche
-sopra un pezzo di carta.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì; perchè dovrebb'essere altrimenti? La
-donna è fatta per avere una famiglia.
-</p>
-
-<p>
-Vi furono alcuni secondi di silenzio. Alla fine
-il dottor Grolli alzò il viso dalla carta, si levò gli
-occhiali, si passò la mano sulla fronte, e disse: — Capitano,
-se foste qui in <i>quel bel giorno</i>, consentireste
-a prendermi a bordo del vostro legno per
-qualche mese?
-</p>
-
-<p>
-— Voi?... In mezzo alle balle di cotone e ai
-sacchi d'indaco?
-</p>
-
-<p>
-— Sì — soggiunse il professore con quanto maggior
-disinvoltura gli fu possibile. — Allora le mie
-cure di tutore saranno finite, avrò la mia piena
-libertà, e ne approfitterò per vedere un po' di
-mondo. Che c'è di strano?
-</p>
-
-<p>
-— Nulla... Anzi... figuratevi se vi prenderei a
-bordo volentieri... Ma chi sa dov'io sarò in quel
-tempo?
-</p>
-
-<p>
-— Se sarete lontano, pazienza.
-</p>
-
-<p>
-— Curiosa idea la vostra... E non vi fa male il
-mare?
-</p>
-
-<p>
-— Non lo so, non ho mai provato... Speriamo
-di no.
-</p>
-
-<p>
-— Siamo intesi dunque... Oh dev'esser tardi...
-Me ne vado... A domattina.
-</p>
-
-<p>
-— Verrò a prendervi all'albergo con la Gilda,
-e andremo insieme alla stazione.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-— Sì, addio, Grolli... Lasciate che vi stringa la
-mano... Sono superbo della vostra amicizia. Non
-vi dico altro.
-</p>
-
-<p>
-E i due uomini così diversi d'aspetto e d'indole,
-ma così conformi nella rettitudine dell'animo, si
-separarono vivamente commossi.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-</p>
-
-<h2>
-XIV.
-</h2>
-
-<p>
-L'estate fu più soffocante del solito, e il professore
-Romualdo si recò con la Gilda a passar parte
-delle vacanze in un albergo fra le Alpi, lasciando
-che i Lorati andassero in un sito di bagni, ove ci
-era più gente, più <i>chique</i>, e ove la signora Olimpia
-sperava di maritare almeno una delle figliuole.
-Il professore, senza essere alpinista, era un camminatore
-infaticabile; la Gilda, snella, leggera,
-intrepida, sarebbe stata in grado, a detta delle
-guide, di affrontare anche il ghiacciaio; però ella
-non osava di chieder tanto allo zio, e si contentava
-di percorrere insieme con lui la parte meno
-scabrosa di quei monti. Uscivano talvolta soli, talvolta
-accompagnati da un ragazzo che portava gli
-scialli e le provvigioni, giravano a caso per quattro
-o cinque ore, e si rifocillavano sdraiati sull'erba;
-mentre a pochi passi scrosciava il torrente
-e gli abeti mormoravano sul loro capo, e si udiva
-<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
-il muggito dei buoi e il tintinnìo delle capre
-sparse pei pascoli. La Gilda era ammirata delle
-Alpi. Durante le sue gite ella parlava poco, ma la
-commozione dell'animo le era scritta sul viso; di
-tratto in tratto le sfuggiva un grido dal labbro,
-ed ella rimaneva estatica dinanzi all'orrido pittoresco
-d'una gola profonda, o alle fosforescenze di
-un ghiacciaio, o all'ampiezza d'una valle illuminata
-dal sole. Talora, staccandosi d'improvviso dal
-fianco del suo compagno, ella saliva su qualche
-punto elevato da cui lo sguardo spaziava in più
-largo orizzonte. Il vento respingeva le falde della
-sua veste succinta e le ciocche de' suoi capelli ricciuti,
-e la sua bella persona immobile, con le
-braccia conserte, si disegnava come una figura
-fantastica sullo sfondo azzurro del cielo. Intanto il
-professore andava erborando per via e raccoglieva
-diligentemente entro una scatola le varie specie
-di licheni, di genziane, di felci, di dafni e d'altre
-piante della flora alpina, oppure frangeva qua e
-là con un piccolo martello la roccia, e riempiva di
-pietruzze una borsa ch'egli portava a tracolla. Poi
-la sera, in albergo, parlava di botanica e di geologia
-alla nipote, la quale, a forza di fargli da assistente
-nel suo laboratorio, aveva finito col prendere
-una leggera tintura scientifica, e lo ascoltava
-con attenzione benevola.
-</p>
-
-<p>
-L'albergo ove alloggiavano i nostri amici era
-uno dei soliti che si trovano fra le Alpi, tozzo,
-massiccio, rettangolare, col tetto acuminato, sporgente
-per un metro e mezzo oltre la linea dei
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-muri, con una ringhiera di legno che girava intorno
-al primo piano. Sul frontone della porta d'ingresso
-era appesa un'insegna con dipintovi a colori
-vivaci un quadrupede che dalla spiegazione scrittavi
-sotto a caratteri cubitali doveva essere un camoscio.
-Nell'interno le pareti foderate di legno,
-l'andito ingombro di scialli, di <i>alpenstocks</i> e di
-funi. In cucina un ampio focolare, protetto, covato
-quasi, da un'enorme cappa intorno a cui luccicavano
-i rami. Poco distante dal focolare una stufa
-monumentale, che aveva l'aspetto di un mausoleo.
-Nel salotto da pranzo una tavola oblunga, modestamente
-ma pulitamente apparecchiata, con sedie
-di paglia tutto all'ingiro. Anche qui la sua stufa;
-poi una credenza, e di fronte a questa una mensola
-con due o tre scaffali di libri, e specialmente di
-<i>Guide</i> delle Alpi e di romanzi inglesi dell'edizione
-di Tauchnitz. Appesi alle pareti un barometro,
-un termometro, una carta geografica della
-regione, alcune litografie senza valore e alcuni
-avvisi d'alberghi italiani, svizzeri, francesi; sopra
-un canterale un calamaio e l'<i>album</i> dei viaggiatori
-fitto di nomi, di osservazioni e anche di versi in
-più lingue.
-</p>
-
-<p>
-Lo scorrere le pagine di quel libro era per la
-Gilda un gradevole passatempo, ed ella sorrideva
-una mattina leggendo le note di una signora di
-Londra, la quale nello stesso periodo manifestava
-il suo entusiasmo pel pesce del lago e il suo dolore
-per non avere trovato in quei siti un ministro
-anglicano, quando una riga più sotto ella
-<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
-vide un nome che le strappò un'esclamazione di
-stupore.
-</p>
-
-<p>
-— Che c'è? — domandò il professore Romualdo,
-che tagliava le carte all'ultimo fascicolo d'una rivista
-scientifica, venuta a cercarlo lassù.
-</p>
-
-<p>
-— Leggi qui — ella disse, porgendogli il libro.
-Egli lesse — <i>Mario Albani, pittore.</i>
-</p>
-
-<p>
-— Mario, sai — proseguì la Gilda — il figlio
-del signor Gedeone, il mio antico compagno di
-giuochi; non può essere che lui. Quanti anni sono
-che non lo vedo!... Scommetto che non lo riconoscerei
-più...
-</p>
-
-<p>
-— Probabilmente sarà già partito — interpose
-il professore, a cui questo nuovo personaggio destava
-una vaga inquietudine.
-</p>
-
-<p>
-— No, no... guarda... dev'esser giunto oggi prima
-che noi scendessimo. C'è la data: 5 agosto.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, se ci sarà lo vedremo... Non è poi
-conveniente di affannarsi tanto per una persona
-che non ci riconoscerebbe nemmeno... Del resto,
-un ragazzo balzano che ha piantato la famiglia per
-fare il suo capriccio.
-</p>
-
-<p>
-— Volevano che vendesse pepe e cannella, ed
-egli era artista nell'anima... Si capisce...
-</p>
-
-<p>
-— Oh!... Artista!... Il solito passaporto dei cervelli
-malati... Basta — conchiuse il professore, che
-si accorgeva di essersi riscaldato troppo — ciò non
-ci riguarda.
-</p>
-
-<p>
-Proprio in quel punto, un passo d'uomo si fece
-sentire nell'andito, e una voce maschia e melodiosa
-diede alcuni ordini in cucina. Indi entrò nel
-<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
-salotto un bel giovane alto, spigliato, con l'aquila
-del Club Alpino sul cappello. Aveva le chiome un
-po' lunghe, la barba nascente, la carnagione abbronzita.
-I suoi occhi espressivi s'incontrarono subito
-con quelli della Gilda ch'erano fissi sopra di
-lui. Anche il professore lo guardava con singolare
-attenzione.
-</p>
-
-<p>
-Egli stette un momento sospeso, le sue guance si
-dipinsero di un vivo rossore, poi balbettò: — Ma?...
-Non m'inganno?... Il signor professor Grolli?... E
-la Gil... la signora Gilda?
-</p>
-
-<p>
-— Oh signor Mario! — esclamò la giovinetta,
-con un sorriso che le illuminava tutta la fisonomia. — Mi
-ha ravvisata?
-</p>
-
-<p>
-— No, veramente. Ho ravvisato il signor professore.
-E lei mi aveva riconosciuto?
-</p>
-
-<p>
-— Nemmeno; ma sapevo ch'era qui... dal libro
-dei viaggiatori.
-</p>
-
-<p>
-Il professor Romualdo, il quale, essendo il solo
-che non avesse punto cambiato aspetto da una diecina
-d'anni, aveva servito d'anello a questo riconoscimento,
-dovette far di necessità virtù, e stringere,
-quanto più cordialmente gli fu possibile, la
-mano del pittore.
-</p>
-
-<p>
-I due giovani intanto non finivano di evocare i
-ricordi del passato.
-</p>
-
-<p>
-— Si rammenta, signora Gilda, delle nostre scalate
-ai sacchi di caffè?
-</p>
-
-<p>
-— Sì; e le sue cavalcate sui barili d'aringhe?
-</p>
-
-<p>
-— E lo studio comparativo dei vari campioni?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-— E quel famoso G A ch'ella dipinse sulla
-schiena della signora Dorotea?
-</p>
-
-<p>
-— È viva la signora Dorotea?
-</p>
-
-<p>
-— Oh sì... Un po' brontolona...
-</p>
-
-<p>
-— Era tale anche allora... E quei suoi due gatti
-<i>Mao</i> e <i>Meo</i>?
-</p>
-
-<p>
-— Quelli son morti.
-</p>
-
-<p>
-— Ma! Chi direbbe che son corsi tanti anni da
-quel tempo?
-</p>
-
-<p>
-— Se si potesse tornare indietro!
-</p>
-
-<p>
-— No, signora Gilda, non lo pensi nemmeno.
-</p>
-
-<p>
-— Oh, perchè?
-</p>
-
-<p>
-— È troppo bella così.
-</p>
-
-<p>
-Questo complimento a bruciapelo fece salire le
-fiamme al viso della giovinetta, che abbassò gli
-occhi e cercò di mutar discorso.
-</p>
-
-<p>
-— Si trattiene qui un pezzo?
-</p>
-
-<p>
-L'Albani rispose che aveva in animo di intraprendere
-l'ascensione d'una tra le cime meno conosciute
-della catena, ma che gli era forza aspettare
-il ritorno d'una guida impegnata per un paio di
-giorni con altri forastieri. Intanto si poteva fare
-insieme qualche gita agevole anche ai non alpinisti.
-</p>
-
-<p>
-La Gilda applaudì di gran cuore alla proposta,
-il dottore Romualdo l'accolse invece con assai
-mediocre entusiasmo, ma la nipote non durò gran
-fatica a ribattere le sue obbiezioni. E invero, a che
-scopo eran venuti lì se non a quello di girare fra
-i monti? E che altro avevano fatto sino allora?
-Mario chiamò l'albergatore, e un po' consultandosi
-con lui, un po' esaminando la carta geografica, stabilì
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-la via da percorrere il domani; poi, simile a
-un generale che determina in anticipazione il suo
-campo di battaglia, segnò col lapis rosso il luogo
-ove si sarebbe fatto sosta per desinare; infine ordinò
-egli stesso in cucina di approntare un buon
-pezzo d'arrosto da mettere nel carniere. L'oste lo
-ascoltava con la deferenza dovuta a un alpinista che
-era salito due volte sul Cervino.
-</p>
-
-<p>
-Per quel giorno l'Albani non lasciò quasi mai il
-professore e la Gilda. Era cordiale, espansivo come
-chi fece un incontro inatteso e gradito, e parlava
-volentieri dei suoi disegni per l'avvenire, delle sue
-speranze, delle sue ambizioni. Si sentiva giovine,
-si sentiva forte, aveva l'anima piena di poesia,
-d'ideale, vedeva turbinarsi davanti agli occhi mille
-immagini che un dì o l'altro egli confidava di riprodur
-sulla tela. No, egli non aveva sortito l'indole
-dell'uomo d'affari, il suo ingegno non si era
-mai saputo acconciare alle discipline delle cifre;
-che avrebbe fatto nello scrittoio di suo padre? Da
-fanciullo in su aveva avuto un culto, un amore
-ardente, irresistibile; il culto, l'amore del bello.
-La bellezza gli faceva piegar le ginocchia, come
-cosa di cielo; e l'aveva cercata e la cercava per
-tutto, negli splendori dell'alba e del tramonto,
-nella nota d'una musica appassionata, nel fascino
-della poesia, nelle forme armoniose e nel sorriso
-della donna. La religione del bello era tutto per
-lui; beati i tempi in cui essa era l'ispiratrice dei
-popoli! Insomma egli era, egli voleva essere artista:
-lo lasciassero seguir la sua via; forse egli
-<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
-avrebbe presto o tardi toccato una meta non ingloriosa.
-Di quadri finora non ne aveva fatto che
-uno, venduto a Zurigo e accolto con benevolenza
-dai critici più severi. Ma si portava dietro un'infinità
-di studi, di schizzi, gettati giù alla buona sul
-primo pezzo di carta che gli cadeva sotto le mani.
-Erano tipi che egli aveva accarezzati nella fantasia,
-o che aveva incontrati realmente nel suo cammino;
-ricordi della vita, o ricordi del pensiero, ch'egli
-raccomandava alla carta, con un segno, con una
-data ch'era per lui un filo d'Arianna onde raccapezzarsi
-in quel labirinto. Nei libri che leggeva, e
-ne leggeva molti (poesie e romanzi per lo più), cercava
-soggetti di quadri; traduceva in linee i personaggi
-e le scene che l'autore aveva descritto a
-parole. In questi suoi disegni appena abbozzati era
-il germe delle sue opere venture; era il materiale
-greggio da cui egli sperava di sprigionare il metallo
-prezioso.
-</p>
-
-<p>
-Tutte queste cose Mario Albani diceva al professore
-e alla Gilda, sciorinando davanti a loro
-quelli ch'egli chiamava i suoi scarabocchi e spiegando
-donde ne avesse tratto l'ispirazione. La
-sua parola era colorita, nervosa, e rivelava un
-giovane d'ingegno, un po' entusiastico forse, un
-po' troppo fiducioso di sè, ma nel quale c'era a
-ogni modo la stoffa d'un uomo non volgare.
-</p>
-
-<p>
-Bisognava mettersi in moto la mattina all'alba,
-e quindi quella sera i nostri <i>touristes</i> si separarono
-presto, dopo aver preso un eccellente
-<i>punch</i> preparato da Mario, il quale, da buon alpinista,
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-portava nel suo piccolo bagaglio una mezza
-dozzina di limoni e una bottiglia di <i>cognac</i>.
-</p>
-
-<p>
-Quando il pittore fu nella stanza, egli si accorse
-ch'era muro a muro con la Gilda. Egli
-picchiò sulla parete e disse: — Signora Gilda, la
-sveglierò io domattina. — E diede altri due colpetti: — Mi
-sente? — Sì, sì.
-</p>
-
-<p>
-La Gilda poteva soggiungere ch'ella non aveva
-punto sonno, e che probabilmente non avrebbe
-dormito in tutta la notte. E invero ella si ravvoltolava
-nelle coltri senza chiuder occhio, pensando
-a quel bizzarro incontro col suo antico
-compagno d'infanzia, là tra le solitudini alpine,
-a mille duecento metri sul livello del mare.
-Com'era mutato Mario! Ed era mutata anche lei,
-ed egli glielo aveva fatto intendere con tanta
-galanteria, quand'ella aveva espresso il desiderio
-di tornar bambina. — È troppo bella così — Queste
-parole le ronzavano gradevolmente all'orecchio.
-Ella sorrideva a fior di labbro; poi,
-per una rapida associazione d'idee, paragonava
-fra loro i tre uomini che le pareva di conoscer
-meglio nel mondo, lo zio Aldo, il capitano e
-Mario. Era possibile immaginarsi tre nature più
-diverse? Per l'uno la vita si chiudeva tutta nell'austerità
-degli studi, per l'altro essa significava
-il movimento, la lotta, il pericolo; pel terzo essa
-non aveva che uno scopo: la ricerca appassionata
-del bello. Chi dei tre aveva ragione? La Gilda non
-sapeva dirlo, ma l'istinto femminile l'avvertiva
-ch'ella esercitava un impero su quelle tre anime.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
-Nella camera attigua, ch'era quella del professore,
-si vedeva lume attraverso il buco della serratura.
-</p>
-
-<p>
-— Sei desto ancora, zio Aldo? — chiese la Gilda.
-</p>
-
-<p>
-Il chiamato balzò in sussulto. — Sì... Come lo
-sai?... Ho fatto romore?
-</p>
-
-<p>
-— No, vedo chiaro.
-</p>
-
-<p>
-— Leggevo... Ma tu perchè non dormi? Non
-ti senti bene forse?
-</p>
-
-<p>
-C'era tanta tenerezza, c'era tanta ansietà nella
-voce del dottor Romualdo, che la giovinetta ne
-fu commossa. — Che idee! — ella rispose — sto
-benissimo... Oh! perchè spegni la candela?
-</p>
-
-<p>
-— Perchè tu possa dormire.
-</p>
-
-<p>
-— Povero zio Aldo! — pensò la Gilda — Come
-mi vuol bene!
-</p>
-
-<p>
-Il professore aveva detto una piccola bugia.
-Egli non leggeva. Egli riandava nella mente le
-cose della giornata, e cercava d'indovinar l'avvenire.
-Che influenza avrebbe avuto sull'avvenire
-l'improvviso incontro della Gilda e di Mario?
-Nessun giovine aveva mai parlato alla Gilda con
-la confidenza di questo giovine; verso nessuno
-ella si era mostrata tanto espansiva. Che fosse
-giunto anche per lei il momento in cui l'<i>amore
-anonimo</i> prende forma e contorni? Che questo
-pittore entusiasta fosse l'uomo prescelto? Saprebbe
-egli amarla? Saprebbe renderla felice?
-</p>
-
-<p>
-Mentre il professore Grolli si agitava in questi
-pensieri, le tempie gli martellavano e il cuore gli
-batteva con palpiti affrettati.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
-</p>
-
-<h2>
-XV.
-</h2>
-
-<p>
-La Gilda era in piedi all'alba. Quando Mario
-picchiò sulla parete per isvegliarla, ella gli disse,
-canzonandolo: — Scommetterei che è ancora in
-letto.
-</p>
-
-<p>
-— Già, mi alzo adesso.
-</p>
-
-<p>
-— Bravissimo. E io sono bella e vestita.
-</p>
-
-<p>
-— Bella sì, ma vestita no.
-</p>
-
-<p>
-— O scusi, come può dirlo?
-</p>
-
-<p>
-— Alle donne manca sempre qualche cosa.
-</p>
-
-<p>
-Il pittore aveva ragione. Ella aveva ancora da
-dar l'ultima mano alla sua <i>toilette</i>.
-</p>
-
-<p>
-— A ogni modo — ella rispose — vedremo chi
-farà più presto ad uscir di camera.
-</p>
-
-<p>
-— Vedremo... Chiami il professore intanto.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! Quanto a lui, è pronto, e ci aspetta.
-Esce appunto adesso dalla sua stanza.
-</p>
-
-<p>
-Di lì a un paio di minuti, due usci si apersero
-allo stesso momento sull'andito, e i due giovani
-si diedero il buon giorno con una risata.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
-— Sono stata prima io... di un secondo — disse
-la Gilda.
-</p>
-
-<p>
-— Perdoni... Io ero già fuori con la testa, mentre
-lei... E poi, badi, ha violato i patti.
-</p>
-
-<p>
-— Come?
-</p>
-
-<p>
-— Sì... Ella non finito la sua <i>toilette</i>.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! Che dice mai? — esclamò la fanciulla,
-tastandosi da tutte le parti.
-</p>
-
-<p>
-— Le manca d'agganciare un bottone.
-</p>
-
-<p>
-— Dove?
-</p>
-
-<p>
-— Là — egli rispose, segnando un punto del
-vestito.
-</p>
-
-<p>
-— Questi sono cavilli. Insomma ho vinto io...
-Non è così, zio Aldo? — ella esclamò, correndo
-verso il professore che camminava nell'andito col
-capo chino e con le mani intrecciate dietro la
-schiena. E soggiunse scherzosamente: — Bisogna
-far lega, noi due, contro questo signorino.
-</p>
-
-<p>
-— Davvero? — replicò il professor Romualdo,
-sforzandosi a sorridere.
-</p>
-
-<p>
-— Badino, badino — riprese l'Albani, e mentre
-parlava fece un mezzo giro sui talloni. — Non
-vedono quello che ho dietro alle spalle.
-</p>
-
-<p>
-— Sì... Ha lo zaino... Oh bella, vorrebbe farci
-paura con lo zaino? Se dicesse l'<i>alpenstock</i>, meno
-male... Quello lì potrebbe passare per una lancia...
-</p>
-
-<p>
-— Oibò, oibò. La mia forza risiede oggi nello
-zaino. Sa che cosa c'è qui dentro?... Ci sono le
-provvigioni, c'è l'arrosto, il salame, il pane, il
-vino... Sta in me di affamare il nemico. E il nemico
-affamato si arrende.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-— O muore — soggiunse in tono eroicomico
-la giovinetta.
-</p>
-
-<p>
-— Pazzerella che sei! — disse il professore.
-</p>
-
-<p>
-Ed ella:
-</p>
-
-<p>
-— Noi prenderemo d'assalto il deposito delle
-vettovaglie, non è vero, zio Aldo?
-</p>
-
-<p>
-— Pazzerella, pazzerella! — replicò questi. E invidiava
-la facile allegria della gioventù, egli che
-non s'era sentito giovine mai.
-</p>
-
-<p>
-Si discese in salotto, ove l'ostessa aveva approntato
-il caffè e latte; poi si partì con la scorta di un
-ragazzo ch'era pratico della strada e che portava
-gli scialli e i mantelli.
-</p>
-
-<p>
-Era una splendida mattina; le cime dei monti
-illuminate dai primi raggi del sole si disegnavano
-nitidissime nel cielo azzurro, un'aria frizzante ed
-elastica, che infondeva lena alle membra, s'insinuava
-fra i rami degli abeti e accarezzava mollemente
-l'erba rugiadosa. Si saliva a grado a grado,
-ora traversando ampie praterie, ora addentrandosi
-nelle macchie dei pini, ora costeggiando a ritroso
-qualche torrente incassato nella montagna. La
-scena, come avviene tra le Alpi, mutava ad ogni
-istante, a vicenda orrida e amena, angusta e spaziosa.
-Qua una gola asserragliata fra due rocce a
-picco e ove l'acqua si precipitava con un fracasso
-d'inferno, travolgendo nel suo corso i sassi ciclopici,
-là una distesa di valli inondate di luce, avvolte
-in una quiete solenne.
-</p>
-
-<p>
-La flora ricchissima e la curiosa struttura geologica
-dei terreni distraevano singolarmente il
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-professore, al quale nessuna delle gite passate
-aveva offerto sì largo campo di osservazioni. E
-l'Albani prestava un aiuto insperato al suo dotto
-compagno, arrischiandosi volentieri col suo piede
-sicuro nei posti meno accessibili a coglier per esso
-le felci, le dafni, le sassifraghe, i ciclamini e i licheni.
-Ma più spesso il pittore stava a fianco della
-Gilda, il cui volto brillava d'uno schietto entusiasmo.
-I due giovani si comunicavano le loro impressioni
-e provavano una dolce maraviglia a vedere
-quanta conformità vi fosse nei loro gusti. La
-Gilda s'accorgeva per la prima volta d'avere anch'essa
-istinti un po' avventurosi (era forse l'inquietudine
-de' suoi genitori che le scorreva nel
-sangue), sentiva che le tranquille abitudini casalinghe,
-in cui tante donne trovano pure una compiuta
-felicità, avrebbero alla lunga finito col venirle
-in uggia. Oh poter correre il mondo, poter
-affinare lo spirito nella lotta, poter conoscer la vita!
-E il suo pensiero volava alla sua mamma, il cui
-animo virile in mezzo alle più terribili prove le
-era stato vantato tante volte dal capitano Rodomiti.
-Ma qui non poteva a mano di sovvenirle un
-altro ricordo. La sua mamma era stata ingrata
-verso i suoi parenti; ne imiterebbe ella l'esempio,
-sarebbe ingrata anch'ella verso chi aveva fatto
-tanto per lei?
-</p>
-
-<p>
-A millesettecento metri sul livello del mare,
-sopra un bell'altipiano onde si godeva una veduta
-magnifica, l'Albani, che era il vero capo della piccola
-brigata, ordinò di far sosta. Indi, deposto lo
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-zaino, ne sciorinò sul prato il prezioso contenuto.
-I viaggiatori si adagiarono sull'erba e fecero onore
-al pasto frugale con l'appetito che si trova sempre
-sulle Alpi dopo un'ascensione di alcune ore. Dato
-fondo alle provvigioni, salvo una bottiglia di vino
-e alcune fette di salame tenute in serbo per le circostanze
-imprevedute, Mario consultò l'orologio
-e disse: — Ancora venticinque minuti, e poi ci
-rimetteremo in cammino. — C'erano da fare altri
-cento metri di salita piuttosto ardua, prima di
-giungere al punto che si era prefisso quale ultima
-meta alla gita della giornata.
-</p>
-
-<p>
-La Gilda pretendeva di non essere punto stanca,
-ma nel fatto ella se ne stava molto volentieri distesa
-sull'erba, col <i>plaid</i> sotto il capo per guanciale,
-con l'occhio intento a seguire uno stuolo di
-nuvolette bianche e leggiere che parevano rincorrersi
-verso occidente. Il professore, seduto vicino
-a lei, aveva aperto la sua scatola da erborista e
-passava in rassegna il ricco bottino della giornata,
-enumerando le varie specie coi loro nomi latini e
-tentando di richiamar l'attenzione della sua pupilla
-sopra una rarissima <i>gentiana nivalis</i>, e sopra
-un <i>diantus atrorubens</i> ch'era una maraviglia. Intanto
-Mario, addossato al tronco di un larice sul
-ciglio dell'altipiano, ora contemplava la scena circostante,
-ora si voltava a guardare la leggiadra
-testina arrovesciata della fanciulla, e la gentile
-persona di lei, che si mostrava in tutta l'armonia
-squisita delle sue linee.
-</p>
-
-<p>
-A un tratto un buffo di vento scosse con estrema
-<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
-violenza i rami e le foglie del larice, investì fieramente
-il pittore, e trasportò a parecchi metri di
-distanza il cappello della Gilda e la scatola del
-professore Romualdo, disperdendone i tesori botanici.
-Quando Mario ebbe ricuperato il suo equilibrio,
-la ragazza il suo cappellino, e il dottor
-Grolli la sua scatola vuota, i nostri tre viaggiatori
-si guardarono sbalorditi. Sul loro capo il sole brillava
-in tutta la sua magnificenza, e nulla offuscava
-l'azzurro di quella parte di cielo che si offriva al
-loro sguardo; erano sparite perfino le candide nuvolette
-di cui la Gilda accompagnava pur dianzi
-con l'occhio la rapida fuga. Ma sul dorso della
-montagna ululavano le selve delle conifere, e,
-tendendo l'orecchio, si sentivano giù nella valle
-latrati di cani e voci che si chiamavano e si rispondevano
-di lontano, e muggiti d'armenti che
-si affrettavano alle stalle facendo tintinnare i campanoni
-appesi al collo. Nello stesso tempo, il ragazzo
-che serviva di guida e che s'era dilungato
-alquanto in traccia di bacche selvatiche, tornò indietro
-gridando: <i>L'uragano! l'uragano!</i> Infatti,
-salendo sopra un rialto di terra donde si dominava
-il lato opposto della valle, si vedevano in fondo,
-nell'interstizio di due monti, grossi nuvoloni addossarsi,
-accavallarsi gli uni sugli altri, e a poco a
-poco formare una sola massa bruna, serrata, minacciosa.
-Indi quella bruna massa, foggiandosi a
-cuneo come a romper le file di un esercito nemico,
-usciva dai suoi accampamenti e si avanzava preceduta
-dal cupo rombo del tuono, resa più terribile
-<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
-dallo spesseggiare dei lampi. La natura pareva
-oppressa da un incubo, l'erba si piegava impaurita,
-dagli abeti scroscianti cadevano le pine
-che il vento palleggiava come trastulli, dalla roccia
-sgretolata precipitavano i rottami giù per la china;
-l'aquila sola, roteando nell'aria, salutava col rauco
-suo strido la bufera imminente.
-</p>
-
-<p>
-Si tenne un breve consulto. Procedere innanzi
-era impossibile; tant'era mettersi addirittura sulla
-via del ritorno, e, se il temporale scoppiava, cercar
-ricovero sotto qualche sporgenza del monte.
-</p>
-
-<p>
-Mario si ravvolse nel suo <i>plaid</i> e aiutò i compagni
-a fare altrettanto, indi si cominciò la disastrosa
-ritirata. Il sole brillava sempre e la sua viva
-luce contrastava singolarmente coi neri e densi
-vapori che andavano via via diffondendosi tutto
-all'intorno. Secondo la violenza e la direzione del
-vento, le ombre degli alberi si allungavano, si
-accorciavano, si scontorcevano sul terreno, e intanto
-il vento incalzava, e il tuono più romoroso,
-più insistente, faceva tremar le montagne.
-</p>
-
-<p>
-— Bisogna fermarsi qui, lontano dagli alberi — disse
-il professore, additando il cavo d'una rupe.
-</p>
-
-<p>
-Intanto le tenebre si stendevano dappertutto,
-coprendo ogni lembo di cielo, nascondendo ogni
-vetta, invadendo la valle. Ma la tetra notte era
-squarciata da incessanti baleni, alla cui luce rossastra
-gli oggetti prendevano forme strane e paurose.
-Con un fracasso che superava lo strepito di
-cento battaglie, il fulmine correva da nube a nube
-e si precipitava dalle nubi alla terra, segnando di
-<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
-un solco mortale il tronco dei pini più elevati,
-sprofondandosi nella roccia. Cominciarono a cader
-di grossi goccioloni; quindi si rovesciò un torrente
-di pioggia fitta, gelata, impetuosa. La natura era
-terribile, la sua voce tonante copriva la voce dell'uomo.
-I nostri <i>touristes</i> si erano avvicinati istintivamente
-gli uni agli altri; ma non potevano
-scambiarsi una parola. Bensì, all'assiduo barbaglio
-dei lampi, la Gilda vedeva gli occhi di Mario e
-dello zio che la fissavano con pari sollecitudine;
-que' due uomini non erano inquieti per sè, ma per
-lei. Ella sorrideva ad entrambi per tranquillarli, e
-abbandonava la sua mano nella mano vigorosa
-del pittore. Talora, con un cenno del capo, ella
-additava il piccolo montanaro ch'era il meno intrepido
-della comitiva, e che le si era accovacciato
-ai piedi turandosi le orecchie coi due pollici.
-</p>
-
-<p>
-Le cose durarono in tale stato per un quarto
-d'ora; poi il nembo principiò a rimettere della
-sua intensità.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! — disse la Gilda fra un tuono e l'altro. — Valeva
-la spesa di ricoverarsi sotto una rupe!
-Ho l'acqua fino alle midolle.
-</p>
-
-<p>
-— Con un tempo simile si è più sicuri bagnati
-che asciutti — osservò gravemente il professore. — Franklin
-fece una preziosa esperienza. Con
-l'elettricità artificiale accumulata egli potè uccidere
-un topo asciutto, ma non riuscì a ucciderne
-uno ch'era bagnato. Quello che è certo si è che
-la temperatura dev'essere abbassata di parecchi
-gradi. Se non vien presto il sole, si gela.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
-— Un buon alpinista — ripigliò il pittore — deve
-aver sempre il farmaco indispensabile in
-queste occasioni.
-</p>
-
-<p>
-Detto ciò, egli tolse di sotto alle vesti una fiaschetta
-impagliata che gli pendeva al fianco, e
-consigliò il Grolli a bevere un sorso del liquore
-che vi era contenuto.
-</p>
-
-<p>
-— Che roba è? — chiese la Gilda.
-</p>
-
-<p>
-— È <i>cognac</i>. Ne beverà anche lei.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì.
-</p>
-
-<p>
-— Non più d'una goccia, sai! — ammonì il
-dottor Romualdo.
-</p>
-
-<p>
-Ella si mise a ridere, e mandò giù una gran boccata
-di liquore. — Bah! Si sente appena — ella
-disse, restituendo la fiaschetta all'Albani.
-</p>
-
-<p>
-Si riprese la faticosa marcia con tutta la celerità
-ch'era conceduta dalle vesti molli e dalle membra
-irrigidite. Aveva smesso di piovere, il vento agitava
-soltanto gli strati superiori dell'atmosfera, le
-nubi, spinte da opposte correnti, si ghermivano,
-si confondevano, si lasciavano come se giocassero
-a mosca cieca, il sole faceva fuggevoli apparizioni
-negli squarci azzurri del cielo, le cime delle montagne
-andavano a grado a grado snebbiandosi, e
-le vette più eccelse si mostravano chiazzate di neve
-recente, ciò che spiegava il freddo improvviso.
-</p>
-
-<p>
-La bufera aveva molto peggiorate le condizioni
-della strada; qua e là grosse frane ingombravano
-il sentiero, e si trovavano rami schiantati, e pozze,
-e rigagnoli serpeggianti in tutte le sinuosità del
-terreno. Più d'una volta Mario dovette aiutar la
-<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
-Gilda in un passo difficile, più d'una volta egli
-sentì il dolce peso di quel corpo delicato e flessuoso.
-Sul limitare d'uno spazzo verde che scendeva
-con un pendìo alquanto ripido, la ragazza
-confessò al pittore che il capo le girava un pochino,
-e che il suo piede non era ben sicuro. Egli
-le diede il braccio con trasporto, e i due giovani
-scivolarono insieme giù per la china, a immagine
-di pattinatori, con la svelta persona arrovesciata
-all'indietro, con le guance invermigliate dalla
-sferza della rigida brezza, cogli occhi pieni di
-fuoco, coi capelli svolazzanti. Passavano rapidi,
-ora in luce, ora in ombra, secondo che il sole
-sbucava dalle nuvole o si rimpiattava, e nella
-corsa precipitosa ridevano forte, e il loro riso melodioso,
-sonoro, rallegrava quelle solitudini alpine.
-</p>
-
-<p>
-Sì, senza dubbio, doveva dipendere dal <i>cognac</i>.
-La Gilda aveva un bisogno infinito di parlare, di
-ridere, di appoggiarsi a qualcheduno. E poichè lo
-zio aveva già da far molto a sostener sè medesimo,
-era naturale ch'ella si appoggiasse a Mario. Bensì
-voltandosi di tratto in tratto: — Bada — gridava — bada,
-zio Aldo, di non sdrucciolare.
-</p>
-
-<p>
-A malgrado di tanta sollecitudine, ella non si avvide
-che il professore incespicò un paio di volte,
-e nei suoi sforzi per conservar l'equilibrio riportò
-una storta ad un piede e una contusione a un ginocchio.
-Pure il nostro scienziato non mosse un
-lamento, non disse una parola per rallentar la foga
-della giovine coppia, la cui allegria rumorosa non
-<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
-aveva più freno. Mario e la Gilda eran tornati bambini,
-e accadeva a loro come ai bambini, che quando
-si son messi in galloria, finiscono col ridere senza
-nemmeno saper di che ridono.
-</p>
-
-<p>
-Allorchè i viaggiatori giunsero all'albergo, vi
-trovarono una gran confusione. Non si aveva notizia
-di due comitive d'inglesi partiti la mattina
-per una salita sul ghiacciaio, alla quale certo dovevano
-aver rinunziato in causa dell'uragano. Erano
-accompagnati da guide eccellenti; pur si stentava
-a capire perchè non fossero ancora di ritorno. Oltracciò
-si considerava ornai sciupata la stagione
-d'estate. La neve caduta aveva già reso impossibili
-alcune ascensioni, e chi sa se non sarebbe successo
-peggio nella notte. C'erano sempre due monti
-che <i>fumavano</i>, secondo la espressione dell'oste,
-e que' due monti, chiamati <i>i due gemelli</i>, valevano
-meglio di qualunque barometro, perchè la loro
-cima avvolta di nubi significava un seguito di piogge
-e di burrasche. Per poco che si abbassasse ancora
-la temperatura, non sarebbe più venuto un
-solo forestiero, e sarebbero andati via tutti quelli
-che ci erano.
-</p>
-
-<p>
-L'ostessa intanto si recava ogni momento sulla
-strada a spiare il ritorno degli inglesi. Ella si ricordava
-di una catastrofe avvenuta anni addietro,
-quando, di cinque <i>touristes</i> che avevano lasciato
-l'albergo la mattina, due soli erano tornati la sera.
-E fra le vittime c'era un giovine bello, ricco, pieno
-di buonumore, un alpinista famoso ch'era stato uno
-tra i primi a superare il Cervino, e che in mezzo
-<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
-alla sua audacia aveva tutta la grazia e l'ingenuità
-d'un fanciullo. Giocava volentieri coi bimbi, scherzava
-onestamente con le ragazze, amava discorrere
-di sua madre. E sua madre, poveretta, era corsa da
-Londra per avere almeno il cadavere del figlio.
-Ahimè! Il ghiacciaio non rende che tardi i suoi
-morti.
-</p>
-
-<p>
-Per buona ventura questa volta non accaddero
-disgrazie, e gli inglesi aspettati arrivarono sani e
-salvi, benchè pieni di freddo, di fame, con le vesti
-fradice e con l'ossa peste, e decisi a levar le tende
-il dì appresso. La mattina infatti, poichè il cielo
-era sempre coperto e il barometro continuava a
-segnar pioggia e vento, fu un salvi chi può generale.
-A mezzogiorno non restavano all'albergo
-del <i>Camoscio</i> che il professore Grolli, sua nipote
-e Mario Albani.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
-</p>
-
-<h2>
-XVI.
-</h2>
-
-<p>
-Al professore s'era nella notte gonfiato il piede
-in conseguenza della storta riportata il giorno innanzi,
-ed egli aveva potuto a fatica trascinarsi dal
-letto fino ad una poltrona che si trovava accanto
-alla finestra. Non era nulla, ma bisognava stare
-almeno una settimana in riposo.
-</p>
-
-<p>
-Il riposo del professore significava la prigionia
-della Gilda, la quale si sarebbe annoiata non poco
-della sua clausura, se Mario Albani non avesse
-voluto dare a lei e a suo zio una prova di vera
-amicizia col partecipare alla loro sorte. Com'era
-buono il signor Mario, com'era gentile!
-</p>
-
-<p>
-La mattina per tempo egli veniva a chiedere le
-notizie del professore Romualdo, salutava attraverso
-la parete la Gilda che era ancora mezzo svestita
-nella sua camera, e poi se ne andava a girar
-pei monti con un libro, col suo <i>album</i> e la sua
-scatola di colori. Nell'uscir dall'albergo egli guardava
-<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
-la finestra della giovinetta, e i suoi occhi
-s'incontravano sovente in quelli di lei, ch'era
-presso al davanzale ravvolta nel suo accappatoio.
-Ella lo salutava con la mano e gli gridava: — A
-rivederci a mezzodì.
-</p>
-
-<p>
-E a mezzodì in punto il pittore sedeva alla mensa
-dei due prigionieri. Sulla tavola, ch'era apparecchiata
-accanto alla poltrona dello scienziato, egli
-deponeva tutti i giorni alcuni fiori colti nella sua
-passeggiata mattutina, poscia, durante il pranzo,
-discorreva con la sua consueta vivacità d'arte, di
-letteratura, di viaggi, riuscendo qualche volta a
-richiamare un sorriso financo sulle labbra dell'austero
-professore.
-</p>
-
-<p>
-Dopo il desinare, egli prendeva i suoi pennelli,
-piantava il suo cavalletto, e faceva seder la Gilda
-sopra una seggiola in mezzo alla camera tentando
-di ritrarne le sembianze sulla tela. Non aveva mai
-lavorato con maggior passione, con maggior impegno,
-con più ardente febbre d'artista. Pure i
-suoi entusiasmi erano interrotti da scoraggiamenti
-profondi, e in quegli istanti la sua pittura gli sembrava
-misera, fredda, e avrebbe voluto distruggerla.
-La Gilda gli leggeva negli occhi quei moti
-subitanei dell'anima e sorgeva con energia straordinaria
-a difendere un'opera ch'ella amava d'un
-amore singolare, quasi materno. Talora il professore
-era chiamato arbitro nella questione; egli
-doveva decidere se il ritratto prometteva di somigliare
-all'originale, o era invece uno sgorbio, una
-profanazione, come diceva Mario nei suoi accessi
-<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
-di pessimismo. E il professore, che in fatto d'arte
-se ne intendeva pochino, dava ragione alla nipote,
-ma con certi argomenti che non sarebbero stati i
-più acconci a persuadere l'artista, s'egli non fosse
-tornato da sè a più miti consigli.
-</p>
-
-<p>
-Quelle sedute duravano circa tre ore. Per solito,
-alle quattro, Mario usciva di nuovo per tornar verso
-le sette. Durante la sua assenza, la Gilda adempiva
-coscienziosamente all'ufficio di segretario dello
-zio, scriveva per lui qualche lettera sotto dettatura,
-o gli ricopiava con la sua nitida calligrafia
-qualche articolo da mandare all'una o all'altra
-Rivista scientifica. Negli intervalli, ella trovava
-sempre la maniera di far cadere il discorso sull'Albani
-e sulla buona stella che lo aveva messo
-sul loro cammino. Oppure si fermava davanti al
-ritratto, che, nonostante le ubbie del pittore, procedeva
-rapidamente, e, diceva lei, avrebbe finito
-col dare scacco all'originale. Sì, ella voleva un
-gran bene a quella mezza figura di giovinetta
-ch'ella aveva visto emerger dal nulla, e pallida,
-scialba, disegnarsi appena sulla tela quasi fantasma
-fuggitivo sulla parete, e d'ora in ora, di minuto
-in minuto, acquistare il rilievo, il colore, la vita,
-il sorriso, come se avesse sangue, e muscoli, e nervi.
-</p>
-
-<p>
-— Sono una vanerella — ella osservava talvolta. — Innamorarmi
-della mia immagine, come
-Narciso!
-</p>
-
-<p>
-Ma era ella ben certa di non accusarsi a torto?
-Ammirando il proprio ritratto, ammirava forse sè
-stessa?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
-Tanto per spigrire le membra, ella scendeva
-ogni giorno a far quattro passi davanti all'albergo,
-non dilungandosene mai in modo che il professore
-non potesse dalla finestra vederla e parlarle. <i>Fulmine</i>,
-il vecchio cane di casa, che in quell'ora
-dormiva per solito attraverso la soglia, le si metteva
-a fianco con molta galanteria nelle sue passeggiate
-microscopiche, e sembrava disposto ad
-accompagnarla molto più in là, ovunque ella
-avesse voluto. Ordinariamente la Gilda restava
-fuori fino al ritorno di Mario. All'arrivo del pittore,
-i due giovani facevano un paio di giri insieme,
-poi salivano entrambi dal professor Romualdo.
-</p>
-
-<p>
-L'ostessa serviva per le otto una cena frugale, il
-cui piatto più importante era una trota pescata in
-un laghetto a poche ore di cammino. Dopo cena
-si chiacchierava, si leggeva. Mario aveva trovato
-in salotto, fra gli altri libri, il primo volume delle
-poesie di Longfellow, e sapendo discretamente
-l'inglese, traduceva ad alta voce l'<i>Evangelina</i>;
-indi sbozzava col lapis alcune tra le scene di quel
-pietoso racconto. Qualche sera l'oste chiedeva licenza
-di prender parte alla conversazione, e insieme
-con lui veniva anche <i>Fulmine</i>, scodinzolando e fregandosi
-carezzevolmente intorno a Mario e alla
-Gilda. In queste solenni occasioni il signor Emanuele
-(che era l'oste) si permetteva di far sturare
-in onore dei suoi ospiti una bottiglia, di cui, pure
-in loro onore, egli beveva almeno i due terzi. Il
-vino però non lo rendeva espansivo; anzi condensava
-<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
-la sua eloquenza in certi <i>ma!</i> sonori che
-egli emetteva dal labbro a intervalli regolari di
-due o tre minuti. Poi lasciava cader la testa sul
-petto, chiudeva gli occhi, apriva la bocca e dormicchiava
-fino alle dieci, ora nella quale il professore
-voleva andare a letto, e Mario e la Gilda
-si ritiravano ciascuno nelle proprie stanze.
-</p>
-
-<p>
-Questa distribuzione della giornata subiva lievi
-modificazioni quando il tempo, che non s'era mai
-rimesso al bello, era tale da non permettere a
-Mario d'uscire. Allora egli supplicava umilmente
-che gli si accordasse una più lunga ospitalità, e la
-Gilda, col piglio d'una castellana del medio evo,
-gli concedeva di rimanere. Nè certo il professore
-poteva mettere il suo veto alla onesta domanda.
-</p>
-
-<p>
-Il ritratto volgeva al suo termine. All'ottava
-seduta, nell'ora in cui Mario soleva deporre i pennelli,
-egli disse alla Gilda: — Non vado via, sa,
-oggi... Ho una buona giornata e voglio finire...
-Rimanga al suo posto.... Pieghi un po' la testa verso
-sinistra... Così... sorrida...
-</p>
-
-<p>
-— Dio mio!... Non faccio altro da una settimana.
-</p>
-
-<p>
-— È vero, ma oggi soltanto mi par di cogliere
-la giusta espressione di quel suo sorriso... Ah sì,
-sì... ecco.
-</p>
-
-<p>
-E il pittore, tiratosi due passi indietro, mirava
-con compiacenza l'opera sua. Il professore Romualdo,
-ch'era in via di guarigione e camminava
-senza difficoltà per la stanza, venne a collocarsi
-dietro a Mario e non potè a meno di esclamare: — Bravo!
-È parlante.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
-L'Albani si rimise tosto al lavoro. Il suo occhio
-scintillava, un fremito gli correva tutte le membra,
-la punta del suo piede batteva impaziente sul
-pavimento, mentre il suo pennello sicuro ora sfiorava,
-ora mordeva la tela, creando sul suo passaggio
-nuovi effetti d'ombra e di luce, spirando un
-soffio potente in quella bella testa di vergine.
-</p>
-
-<p>
-Ancora un tocco, un altro, e poi Mario depose
-la sua tavolozza, si ravviò con la mano i capelli e
-disse: — Si alzi, signora Gilda; è finito.
-</p>
-
-<p>
-Un grido d'ammirazione proruppe dal labbro
-della giovinetta quand'ella vide il ritratto compiuto.
-Ella ne aveva seguìto i progressi con fede
-incrollabile, ma la riuscita superava ogni sua aspettativa.
-</p>
-
-<p>
-— Oh signor Mario, ha fatto miracoli oggi — ella
-soggiunse commossa. — E dire che se non ero
-io, avrebbe lacerato questa tela una mezza dozzina
-di volte...
-</p>
-
-<p>
-— È stata la mia collaboratrice — egli rispose — Ha
-mantenuto il mio coraggio. Dovrò tutto
-a lei.
-</p>
-
-<p>
-Ella chinò il volto confusa e sentì spuntarsi una
-lagrimetta sul ciglio. Scosse leggiadramente il capo,
-si rivolse al professore e continuò accennando al
-quadro: — Lo faremo mettere in una elegante
-cornice, in una cornice dorata, e poi lo collocheremo
-nella tua camera... al disopra della tua scrivania...;
-così lei, signor disprezzatore delle donne,
-non potrà alzare gli occhi dai suoi dottissimi libri
-senza vedere una donna, che, via, non è tanto
-<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
-brutta... Chi sa le belle ispirazioni che ti scenderanno
-da quella immagine!...
-</p>
-
-<p>
-A questi discorsi il professore sentiva un peso,
-un'oppressione al cuore, di cui non sapeva rendersi
-conto. E intanto, per non rimaner muto affatto,
-egli rinnovava a Mario le sue congratulazioni.
-Erano del resto congratulazioni sincere, perchè i
-pregi singolari di quella mezza figura non potevano
-sfuggire nemmeno a lui, ed egli paragonava
-sospirando gli effetti rapidi, fulminei, ottenuti dall'arte,
-coi successi lenti, modesti, spesso ignorati,
-della scienza. In altri tempi questo confronto gli
-avrebbe fatto parer tanto più cari gli studi scientifici
-quanto minore è lo strepito che essi levano
-intorno a sè e il compenso ch'essi danno ai loro
-cultori. Oggi la sua fede vacillava; egli era tentato
-di chiedersi: — Perchè non nacqui artista
-anch'io?
-</p>
-
-<p>
-— Ah! — riprese la giovinetta, mutando discorso
-con la solita infantile volubilità — Ho le membra
-intorpidite... Son rimasta seduta cinqu'ore.
-</p>
-
-<p>
-— Dica pur sei — osservò l'Albani. — Si è cominciato
-al tocco, e sono quasi le sette.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene — soggiunse la Gilda, rivoltasi allo
-zio — scendo a fare i miei quattro passi d'ogni
-giorno... Mi farà da cavaliere, non è vero, signor
-Mario? Le nostre colonne d'Ercole saranno quei
-soliti abeti laggiù... E tu, zio Aldo, potrai vigilare
-sopra di noi, come l'angelo custode... dall'alto.
-</p>
-
-<p>
-Dopo l'uragano, era quello il primo giorno in
-cui il cielo si mostrava quasi interamente sereno.
-<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
-Spirava un'aria mite, annunziatrice di una rivincita
-dell'estate sull'autunno precoce; l'oste spianava la
-fronte corrugata e riapriva l'animo alla speranza
-vedendo che <i>i due gemelli</i> non <i>fumavano</i> più.
-</p>
-
-<p>
-— Bel tempo! — disse il signor Emanuele a
-Mario e alla Gilda. — Bel tempo! — E si fregò
-le mani per la contentezza.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Emanuele se ne stava ritto davanti alla
-soglia dell'albergo. Vicino a lui c'erano due guide,
-un cacciatore di camosci, e una guardia daziaria.
-<i>Fulmine</i>, che scherzava un po' più lontano col cane
-del cacciatore, corse festosamente verso i due giovani.
-Il crocchio si divise per lasciarli passare.
-</p>
-
-<p>
-— Sono fidanzati? — chiese la guardia daziaria.
-</p>
-
-<p>
-— Ma! — rispose il laconico oste.
-</p>
-
-<p>
-E una delle guide soggiunse: — Paion fatti
-l'uno per l'altra.
-</p>
-
-<p>
-Il professore era alla finestra coi gomiti appoggiati
-al davanzale. La Gilda guardò in alto, sorrise
-allo zio, e lo salutò colla mano.
-</p>
-
-<p>
-— Voglio raccontarle la storia di Van Dyck e
-di Miss Dolly Ruthwen — cominciò Mario.
-</p>
-
-<p>
-— Oh bravo, racconti, racconti.
-</p>
-
-<p>
-E la bellissima coppia si diresse verso la macchia
-d'abeti, ora preceduta, ora seguìta da <i>Fulmine</i>,
-che carolava sull'erba e prendeva fra i denti le
-pine cadute dagli alberi. Il professor Romualdo li
-accompagnava con lo sguardo.
-</p>
-
-<p>
-Giunti al termine stabilito, Mario e la Gilda si
-avvicinarono di nuovo all'albergo.
-</p>
-
-<p>
-— Sicuro — disse Mario, continuando la sua
-<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
-narrazione, — se Miss Dolly Ruthwen non avesse
-posato per lui, Van Dyck non avrebbe mai fatto
-uno dei suoi capolavori.
-</p>
-
-<p>
-— E che avvenne poi? — domandò la ragazza.
-</p>
-
-<p>
-— Fa bujo — gridò dalla finestra il professore.
-</p>
-
-<p>
-— Un altro giro, un altro giro, e siamo con te.
-</p>
-
-<p>
-Il sole era fuggito dalle cime dei monti, il breve
-crepuscolo cedeva il posto alla sera, e già le stelle
-cominciavano a tremolare nel firmamento. Il cappuccio
-di lana rossa della Gilda spiccò ancora per
-qualche istante tra il grigio uniforme di tutte le
-cose; poi il professor Romualdo non vide più che
-due ombre. E intanto Mario narrava alla Gilda
-come Miss Dolly Ruthwen fosse divenuta moglie
-dell'artista ch'ella aveva ispirato col suo bel viso.
-Il cane <i>Fulmine</i>, quasi a significare la sua approvazione
-al felice connubio, abbajò rumorosamente
-destando l'eco della valle, e i due giovani si misero
-anch'essi a gridare per celia: <i>Gilda! Mario!</i>
-L'eco rimandava confusi insieme i due nomi <i>Mario!
-Gilda!</i>
-</p>
-
-<p>
-Lo scienziato non sapeva staccarsi dalla finestra.
-Egli seguiva con l'occhio il moversi di quelle
-ombre, egli tendeva l'orecchio a quei suoni. E indovinava
-l'amore. L'amore, che fino allora egli non
-aveva nè provato in sè, nè compreso negli altri,
-adesso gli passava rasente come un soffio infocato,
-gli turbava i sensi e lo spirito. Oh perchè aveva
-egli tanti anni addietro accolto il grave legato di
-una sorella con la quale non lo vincolava obbligo
-alcuno? E quando pure avesse voluto conservare
-<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
-ed accrescere il piccolo patrimonio della nipote;
-quando pure avesse voluto colmarla di benefizi,
-perchè tenerla sotto il suo tetto? Per sentirsi dire
-un giorno: — la tua parte è finita. Tutto l'affetto
-prodigato a questa creatura nel lungo periodo
-dell'infanzia e dell'adolescenza val meno del primo
-sorriso d'un ignoto che la rapirà alla sua casa?
-E a te che le hai fatto da padre, non resta altro che
-mettere il tuo <i>visto</i> sotto il passaporto che le servirà
-a varcar la tua soglia per non ricalcarla forse
-mai più? Senonchè, altri pensieri succedevano a
-questi nell'animo del professore. Egli non poteva
-a meno di confessare che se la Gilda gli aveva
-costato dei sacrifizi, egli ne aveva pure avuto un
-ricambio. Ella era stata docile, buona, le sue grazie
-schiette ed ingenue, la sua intelligenza vivace, il
-suo desiderio di apprendere avevano fruttato a
-lui soddisfazioni care e ineffabili. Non aveva ella
-aperto nuovi orizzonti alla sua mente, non aveva
-contribuito ad ingentilirgli il costume, a renderlo
-insomma migliore di quello ch'egli era una
-volta? E ora, di che cosa poteva incolparla? Di
-amare. Chi non ama nel mondo? Dacchè egli
-aveva spinto lo sguardo oltre le sue formule e le
-sue storte, di chi poteva dire: — Costui non ama,
-costui non ha mai amato? — Di sè... forse... No;
-la Gilda non aveva nulla da rimproverarsi. Egli
-piuttosto, egli che ne era il tutore, il secondo
-padre, aveva adempiuto alla parte sua? Che aveva
-fatto mentre il sottile veleno dell'amore s'infiltrava
-nelle vene della giovinetta? Egli non aveva
-<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
-nè provocato dal suo labbro una confidenza, nè
-chiesto a Mario Albani una spiegazione; aveva
-assistito con le braccia incrociate al crescere di
-una simpatia che forse non era più che un capriccio
-pel giovine artista, ma che certo aveva messo
-salde radici nell'anima della Gilda, e, delusa, le
-avrebbe turbata tutta la vita. Oh improvvido e
-inetto! Ed egli andava orgoglioso della sua scienza,
-egli che non aveva saputo fare ciò che sa ogni più
-umile persona del volgo a cui siano affidate le
-sorti d'una fanciulla!
-</p>
-
-<p>
-Lo prese un'inquietudine affannosa, e gridò: — Gilda!
-Gilda! È tardi...
-</p>
-
-<p>
-— Eccoci, eccoci — rispose la Gilda. E <i>Fulmine</i>,
-abbaiando, precedette all'albergo la coppia
-felice.
-</p>
-
-<p>
-Quella sera Mario Albani si ritirò più presto
-del solito nella sua camera. Il professore, fattosi
-animo, trattenne la Gilda, e con voce che la commozione
-rendeva tremula: — Gilda — le disse — non
-mi nascondi nulla?
-</p>
-
-<p>
-Ella abbassò gli occhi e arrossì.
-</p>
-
-<p>
-— Ti ricordi — continuò il professore Romualdo — dei
-discorsi tenuti dal capitano Antonio
-l'ultima sera che egli passò con noi?... Guardami
-in viso... Quel momento che il capitano presagiva
-vicino, è venuto?
-</p>
-
-<p>
-Ella abbandonò la sua testina sulla spalla dello
-zio, e bisbigliò tra un sorriso e una lagrima: — Mi
-pare di sì.
-</p>
-
-<p>
-— La tua quiete è in pericolo, la mia fanciulla! — egli
-<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
-riprese, carezzandole con mano nervosa i
-capelli. — Oh il malaugurato accidente che c'imprigionò
-qui per tanti giorni!
-</p>
-
-<p>
-— Sì, la cagione del nostro soggiorno fu invero
-molto spiacevole... Ma la prigionia non è stata una
-gran disgrazia.
-</p>
-
-<p>
-— Gilda, Gilda, tu scherzi col fuoco... Perchè il
-signor Mario affine di passare il tempo ti fece il
-ritratto, perchè egli ti disse qualche galanteria...
-</p>
-
-<p>
-— Quanto a questo — ella interruppe con vezzo
-infantile — prima di giudicare, aspetta un certo
-discorso che ti verrà fatto domattina...
-</p>
-
-<p>
-— Dal signor Mario?
-</p>
-
-<p>
-— Sicuro, da Mario, il quale si presenterà dal
-mio signor zio e tutore a chiedergli... insomma a
-fargli un discorso serio...
-</p>
-
-<p>
-— Ma, Gilda, questo giovine si può dire che tu
-lo conosci appena.
-</p>
-
-<p>
-— Oh zio Aldo, lo conosco fin da ragazzo.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, come un ragazzo sventato... E vorrebbe
-farsi una famiglia?
-</p>
-
-<p>
-— Proprio vorrebbe questo....
-</p>
-
-<p>
-— Senza uno stato?
-</p>
-
-<p>
-— Aspetteremo che l'abbia.
-</p>
-
-<p>
-— E suo padre?
-</p>
-
-<p>
-— Oh! Egli non vede che per gli occhi di Mario.
-</p>
-
-<p>
-— E fu ben compensato della sua cieca affezione!
-Poveri padri!
-</p>
-
-<p>
-— No, no. Nè poveri padri, nè poveri zii — ella
-ripigliò con grazia... — Si vuol loro tanto
-bene... E poi noi conosciamo il fondo del loro
-<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
-pensiero meglio che non lo conoscano essi medesimi...
-Dio! Dio! Come leggo chiaro qui... qui,
-nel tuo cuore.
-</p>
-
-<p>
-— Smetti, bimba — egli interruppe tra fastidito
-e turbato.
-</p>
-
-<p>
-— Leggo in grandi caratteri — soggiunse ella
-senza badargli — queste parole esplicite e solenni:
-<i>Desidero soltanto una cosa, che la Gilda sia felice...</i>
-Non è vero, che so legger bene?
-</p>
-
-<p>
-Un amaro sorriso sfiorò il labbro del professore,
-ma egli si ricompose subito. — Lasciami solo
-adesso, Gilda... te ne prego... ho bisogno di rimanere
-solo.
-</p>
-
-<p>
-E appoggiando uno dei gomiti al bracciale della
-poltrona, nascose il volto nella palma della mano.
-</p>
-
-<p>
-Ella accese lentamente la candela, s'avvicinò in
-punta di piedi allo zio e gli diede un bacio in
-fronte. Poi sguisciò via.
-</p>
-
-<p>
-— È inutile che tu faccia il cattivo, zio Aldo....
-Non ti credo.
-</p>
-
-<p>
-E la giovinetta rientrò nella sua camera, e
-sciolse il volo alle sue gioconde fantasie d'innamorata.
-</p>
-
-<p>
-Il professor Romualdo, appoggiato al suo bastone,
-si mise a passeggiar per la stanza. Giunto
-davanti al cavalletto dove era il ritratto della
-Gilda, egli sollevò il lino bianco che copriva
-quelle care sembianze, e stette a lungo immobile
-a contemplarle. Era quella la Gilda che sarebbe
-rimasta sempre con lui, che gli avrebbe sempre
-sorriso... L'altra... oh l'altra egli l'aveva perduta!
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
-</p>
-
-<h2>
-XVII.
-</h2>
-
-<p>
-Prima dell'inverno, Mario e la Gilda erano fidanzati.
-Il giovine Albani era venuto in persona
-a rinnovare la sua domanda, e il professor Romualdo
-aveva finito coll'accordare, spontaneamente
-o no, il suo consenso. In quanto al signor
-Gedeone, padre di Mario, egli accolse con molto
-favore il pensiero di questo matrimonio, cosa che
-può parer singolare in un uomo positivo come
-lui. Ma il signor Gedeone era da qualche tempo
-sotto la cura d'un medico omeopatico, che gli
-aveva insegnato le sue teorie. — <i>Similia cum similibus</i> — diceva
-l'egregio negoziante. — I savi
-si governano con le idee savie, i matti con le idee
-matte. Chi sa che il matrimonio non faccia venir
-giudizio a mio figlio! — Inoltre si trattava di una
-ragazza per bene, di una ragazza che il signor Gedeone
-si era vista crescere sotto gli occhi e di cui
-tutti lodavano le maniere e i costumi. Aggiungasi
-<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
-infine l'onore di stringer parentela con un uomo
-sapiente come il professore Grolli. Gl'ignoranti,
-e tale era il signor Gedeone, affettano disprezzo
-per la scienza, ma nel fondo sentono solleticata
-la loro vanità dal poter dire che hanno domestichezza
-con qualche dotto.
-</p>
-
-<p>
-Anche dal lato dell'interesse l'affare era meno
-cattivo di quanto si sarebbe creduto. Certo, se
-Mario fosse rimasto in negozio, s'egli avesse voluto
-essere un continuatore della casa <i>Gedeone
-Albani</i>, non gli sarebbe mancata l'offerta di qualche
-ragazza con centomila lire e più; ma un artista
-in principio della sua carriera non poteva
-aspirare a tanto, ed era già molto ch'egli trovasse
-una dote. La Gilda aveva quasi trentacinque mila
-lire; il signor Gedeone aveva supposto ch'ella non
-possedesse un centesimo. A lui, Gedeone Albani,
-negoziante di granaglie e coloniali, toccava di far
-onore al suo nome, creando al figliuolo una condizione
-indipendente e decorosa. E invero egli non
-aveva altri che Mario al mondo; le sue operazioni
-commerciali meno delicate, i suoi ingegnosi contrabbandi
-avevano sempre avuto uno scopo che
-li giustificava, quello cioè di accrescere il patrimonio
-di quest'unico figlio. Ora poi ch'egli doveva
-far delle spese maggiori per conto di lui,
-il signor Gedeone s'era risolto di assumere la fornitura
-di alcuni Istituti pii.
-</p>
-
-<p>
-Le nozze vennero fissate per quando la Gilda
-compirebbe i diciotto anni; Mario ne avrebbe allora
-ventitrè e qualche mese. Gli sposi si stabilirebbero
-<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
-in Milano, o in Firenze, o in altra città
-dove vi fosse una vita artistica. All'allestimento
-della casa provvederebbe il signor Gedeone, il
-quale si obbligava inoltre a passare un congruo
-assegno annuo a Mario.
-</p>
-
-<p>
-Com'è naturale, in tutti questi accordi i due
-fidanzati non avevano la menoma parte; i concerti
-erano presi tra il signor Gedeone e il professor
-Grolli per iniziativa del primo e col sussidio di un
-uomo di legge. <i>I patti chiari fanno i buoni amici</i>,
-diceva il signor Albani <i>seniore</i>, e al professor Romualdo,
-che insisteva sulla superfluità di metter
-penna in carta quando potevano intendersi a
-voce, egli replicava sentenziosamente: <i>Verba
-volant.</i>
-</p>
-
-<p>
-Sopra un altro punto il signor Gedeone fu irremovibile;
-egli volle cioè dare una grande solennità
-agli sponsali. La ditta Gedeone Albani non
-aveva mai fatto taccagnerie e non voleva farne in
-questa occasione. Si trattava nientemeno che della
-promessa di matrimonio del figlio di quella rispettabile
-ditta, di colui al quale per un certo tempo
-il signor Gedeone aveva sperato di legare i suoi
-affari di grani e di coloniali e i segreti delle sue
-contravvenzioni a danno del fisco. Speranze pur
-troppo fallite; ma non importa; il figlio era sempre
-figlio, e il signor Gedeone doveva mostrarsi
-uguale a sè stesso.
-</p>
-
-<p>
-Vi fu in casa Albani un invito numerosissimo;
-parenti del signor Gedeone, parenti della sua defunta
-moglie, membri della Camera di commercio;
-<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
-poi, in onore del Grolli, parecchi professori dell'Università,
-e in onore della Gilda la madre e le
-ragazze Lorati, le quali dicevano che la Gilda non
-poteva a meno di essere una gran civetta se aveva
-trovato così presto marito, mentre esse invece non
-ne venivano mai a capo. In complesso una società
-un po' mista, mirabilmente concorde però nel far
-buon viso agli abbondanti rinfreschi preparati dal
-signor Gedeone.
-</p>
-
-<p>
-Intanto il professore Grolli e la Gilda avevano
-partecipato l'importantissimo avvenimento al capitano
-Rodomiti, il quale si trovava a Cadice, prossimo
-a partire per la Nuova Guinea. E il marinaio,
-deplorando di non poter essere in Italia per l'epoca
-delle nozze, inviava le sue più vive congratulazioni
-al professore e agli sposi, e annunziava di
-aver già dato a un amico di Milano gli ordini opportuni
-pel corredo della figlioccia.
-</p>
-
-<p>
-Così tutto pareva sorridere a questa unione: la
-gioventù, la bellezza, le prospettive di una vita comoda
-e agiata, le brillanti promesse della gloria.
-Se la Gilda rifletteva a ciò che sarebbe accaduto
-di lei ove fosse rimasta orfana e sola a Montevideo,
-ella aveva ben ragione di lodarsi della fortuna e
-degli uomini che avevano cospirato con amorosa
-sollecitudine a sparger fiori sul suo cammino. Dal
-giorno in cui sua madre morente l'aveva affidata
-al capitano Rodomiti perchè la conducesse in Europa,
-quante cure soavi l'avevano cinta, di quanti
-pensieri gentili era stata l'oggetto! Senza genitori,
-ella era stata amata più di molte fanciulle che crescono
-<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
-all'ombra del tetto domestico; povera, il
-frutto della previdenza altrui la rendeva quasi
-ricca a diciassette anni. Uno zio che non le doveva
-nulla le faceva da padre; un estraneo, il capitano
-Rodomiti, gareggiava con lo zio in tenerezza per
-lei. Avrebbe potuto essere una selvaggia, ed era
-stata allevata in un ambiente di studi; aveva il culto
-dell'arte, e l'uomo a cui doveva unir la sua vita
-era un artista.
-</p>
-
-<p>
-Pure, la sua contentezza non era scevra d'angustie.
-Come in qualche giornata estiva si diffondono
-pel cielo sereno lievi vapori che, senza prender
-forma visibile, offuscano nondimeno lo splendore
-del sole, così una vaga malinconia s'impossessava
-talvolta della sua anima, e le faceva considerar la
-sua felicità come un castello di carte destinato a
-crollare ad un soffio. Mario l'amerebbe sempre?
-L'affetto che egli le portava era di quelli che durano
-alla prova del tempo, che resistono al tedio,
-ai capricci della mobile fantasia? Oggi ella era per
-lui il tipo di quella bellezza ch'egli idoleggiava;
-a sentirlo, ella doveva figurare in tutti i suoi quadri,
-passare all'immortalità per opera del suo pennello.
-Ma domani? Se un altro tipo femminile gli
-sembrasse più vicino all'ideale che gli sorrideva
-nella mente?
-</p>
-
-<p>
-Un giorno ella non aveva potuto a meno di
-dirgli: — Tu non comprendi la donna che bella!
-</p>
-
-<p>
-— È vero — egli aveva risposto — ma che
-t'importa, poichè tu sei bellissima?
-</p>
-
-<p>
-Tra gli sponsali e le nozze doveva correre un
-<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
-periodo di un anno, nè l'irrequietissimo Mario
-sapeva acconciarsi a rimaner tanto tempo fermo
-in un luogo. Egli era ora di qua, ora di là; ora a
-Zurigo, ove aveva vecchi amici e lavori lasciati
-incompiuti, ora in questa o in quella città d'Italia.
-Lontano, non aveva l'abitudine di scriver troppo
-di sovente alla sua sposa; se ne tornava però
-sempre più innamorato di prima.
-</p>
-
-<p>
-Durante le assenze di Mario, il pensiero della
-giovinetta si ripiegava con maggior tenerezza dell'usato
-su quelli ch'ella stava per abbandonare:
-sul professore Romualdo, sulla signora Dorotea,
-che, pur brontolando continuamente, aveva mostrato
-tanto affetto per lei. La signora Dorotea non
-era più la matura ma vispa donnetta di dieci anni
-addietro, che divideva la giornata tra le cure domestiche
-e le visite ai conoscenti; era curva,
-sdentata, e passava le lunghe ore in un seggiolone
-cogli occhiali inforcati sul naso, con la calza in
-mano.
-</p>
-
-<p>
-Negli ultimi tempi anche la sua condizione economica
-s'era molto peggiorata. La manìa del giuoco
-del lotto, cresciuta in lei coll'avanzare dell'età,
-l'aveva caricata di debiti, e una mattina il professor
-Romualdo aveva visto giungere gli uscieri
-del tribunale per l'oppignoramento dei mobili. Il
-professore aveva posto riparo al disastro rimborsando
-il danaro dovuto dalla vedova e comprandole
-i mobili a prezzo vantaggiosissimo per lei. Così
-a poco a poco le parti s'erano invertite fra loro;
-egli era divenuto il padrone di casa, ella era l'inquilina.
-<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
-Il professore pagava la pigione; ella, piuttosto
-per salvare il decoro che per altro, pagava
-a lui un piccolo assegno mensile pel proprio mantenimento.
-Non aveva rinunziato alla sopraintendenza
-alle cose domestiche, ma le sue funzioni
-attive si riducevano a nulla. L'ufficio che ella aveva
-abbandonato con maggior riluttanza era
-quello di scriver la polizza del bucato; grave occupazione,
-nella quale soleva impiegare tre ore
-ogni venerdì, dopo aver fatto acquistare la sera
-innanzi una penna d'oca temperata e aver versato
-una goccia d'aceto nel calamaio affine di render
-scorrevole l'inchiostro. Alla lunga però anche un
-tale incarico era stato assunto dalla Gilda, che
-mostrava tutte le qualità di una buona massaia, e
-la signora Dorotea aveva sempre più agio di brontolare
-e di studiare la cabala del lotto. La prima
-di queste inclinazioni aveva trovato un nuovo alimento
-nella promessa di matrimonio della Gilda.
-Quel matrimonio ella non sapeva mandarlo giù,
-sia che avesse altri disegni relativamente alla
-<i>bambina</i>, com'ella soleva spesso chiamare la Gilda,
-sia che tenesse ancora il broncio a Mario per la
-marca di negozio ch'egli le aveva dipinto sulla
-schiena quand'era fanciullo. Ordinariamente ella
-si limitava a sfogare il suo malcontento in lunghi
-soliloqui; non lasciava però sfuggirsi l'opportunità
-di dirne una parola anche al professore, e di biasimarlo
-della sua troppo facile condiscendenza.
-Nè con la Gilda faceva mistero dell'antipatia che
-le inspirava il suo fidanzato. Del resto, si era troppo
-<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
-avvezzi alle querimonie della signora Dorotea
-per dar loro gran peso; tuttavia la Gilda sentiva
-spuntarsi qualche volta una lagrimuccia di dispetto,
-e diceva: — In fin dei conti, che ha con
-Mario? — Eh, nulla, nulla — rispondeva la vecchia — ma
-quello lì non era il marito per te... E
-credi tu che il professore veda di buon occhio
-queste nozze?... Non parla, ma soffre... Oh! Il professore
-io l'ho conosciuto prima che tu avessi
-lume di ragione.
-</p>
-
-<p>
-L'idea che lo zio Aldo soffrisse amareggiava
-profondamente la Gilda e la rendeva più sollecita,
-più affettuosa verso di lui ch'ella non fosse mai
-stata. Ella voleva a ogni costo prestargli l'opera
-sua, voleva copiare i suoi manoscritti, voleva aiutarlo
-nel suo laboratorio. E s'egli si schermiva,
-ella, che non aveva la virtù dissimulatrice di lui,
-mostrava tanta afflizione da vincere ogni sua resistenza.
-No, piuttosto di darle un dolore, egli ne
-avrebbe dati cento a sè stesso. Nel momento in
-cui era stato fissato il matrimonio della Gilda, egli
-aveva fermo in cuor suo due cose: consacrarsi con
-lena raddoppiata agli studi, avvezzarsi a veder la
-nipote meno che fosse possibile. Di questi due
-proponimenti il primo soltanto gli era riuscito;
-s'era immerso nel lavoro, s'era impegnato con un
-editore a fornirgli entro pochi mesi la materia di
-un paio di pubblicazioni: un trattato di geometria
-superiore, e un libro di minor mole, che avrebbe
-dovuto essere come la sintesi del suo pensiero
-scientifico. A quest'ultimo soprattutto egli indirizzava
-<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
-le forze dell'intelletto; voleva ch'esso fosse
-stampato prima delle nozze della Gilda, voleva
-ch'esso levasse romore intorno al suo nome; per
-la prima volta nella sua vita, al culto disinteressato
-del vero si mesceva nell'animo suo il desiderio
-della gloria.
-</p>
-
-<p>
-Era geloso della celebrità bambina di Mario;
-ambiva mostrare che la scienza può dare alla fama
-una base più sicura e più salda dell'arte. Il suo
-stile, ordinariamente arido e disadorno, si risentiva
-dell'inspirazione robusta che gli aveva suggerito
-quest'opera, e acquistava una vigorìa e un
-colore inusato. La Gilda, nel ricopiarne alcune
-pagine, non aveva potuto a meno di esclamare: — Zio
-Aldo, diventi anche poeta? — E aveva
-soggiunto, additando il suo ritratto appeso al disopra
-della scrivania: — Ero stata buona profetessa.
-Quel quadro doveva far miracoli.
-</p>
-
-<p>
-La Gilda diceva il vero? Era dunque da lei, era
-dalla sua immagine che spirava un soffio di poesia
-in quell'anima austera di scienziato? Anch'egli
-dunque cedeva a quella influenza della donna a
-cui aveva saputo sottrarre la sua giovinezza? Così
-finivano i suoi superbi dispregi?
-</p>
-
-<p>
-Ahimè! A questa domanda egli non avrebbe
-potuto rispondere senza grave imbarazzo. Tutti i
-suoi criteri erano scompigliati. Aveva perduto la
-calma, eppure sentiva il suo ingegno ringagliardito;
-aveva perduto l'antica padronanza di sè, eppure
-aveva lampi d'energia per lo addietro non
-sospettati nemmeno. Ma un dolore sordo, assiduo
-<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
-lo martoriava; egli invocava ormai come un modo
-di uscir di pena il matrimonio della Gilda e la
-possibilità d'intraprendere un lungo viaggio nel
-quale forse egli avrebbe finito col ritrovare sè
-stesso.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
-</p>
-
-<h2>
-XVIII.
-</h2>
-
-<p>
-S'eran già fatte le pubblicazioni di legge, e per
-fissare il giorno delle nozze non si aspettava che il
-ritorno di Mario, il quale dopo molte esitazioni
-s'era determinato a stabilire la sua futura residenza
-in Firenze, e si trovava da qualche giorno
-in quella città insieme col signor Gedeone affine
-di cercarvi un appartamento.
-</p>
-
-<p>
-Intanto il corredo ordinato a Milano dal capitano
-Rodomiti era giunto, e formava l'ammirazione
-degli intelligenti, e soprattutto delle intelligenti.
-Le Lorati si rodevano dall'invidia; anzi la signora
-Olimpia mormorava con le sue amiche che questa
-grande tenerezza del capitano Rodomiti aveva
-certo le sue buone ragioni, e che senza dubbio
-<i>c'era stato qualche cosa</i> tra lui e la madre della
-ragazza... Ma! Se anche lei fosse stata di manica
-larga in gioventù, non le mancherebbero adesso i
-protettori per la Ginevra e la Giulia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
-Nonostante queste caritatevoli insinuazioni, la
-signora Olimpia e le sue figliuole attendevano assiduamente
-a ricamare un tappeto da tavola da regalarsi
-alla Gilda. Era un lavoro di polso, specialmente
-in virtù d'un quadro centrale che doveva
-raffigurare la favola del cigno e di Leda. Soggetto
-arrischiatissimo, ma trattato con molta innocenza,
-perchè il cigno pareva una pacifica oca aliena da
-pensieri galanti, e il bel corpo di Leda dava l'idea
-d'una stufa di pietra cotta. Non era facile intendere
-come da quella stufa potesse uscire la famosa
-Elena destinata a mettere a soqquadro la Grecia;
-ma tolta questa piccola menda, l'opera collettiva
-delle signore Lorati era veramente pregevole. La
-signora Olimpia, da mamma esemplare, ne dava
-tutto il merito alle ragazze, e specialmente alla
-Ginevra, ch'era la maggiore e che andava maturandosi
-a colpo d'occhio.
-</p>
-
-<p>
-Nè il cavalier Diomede se ne stava con le mani
-alla cintola. Egli era in grandi faccende per approntare
-un volume di circa duecentocinquanta
-pagine, contenente un'edizione riveduta e corretta
-dei discorsi letti da lui stesso nell'Accademia
-di cui era segretario. Erano diciotto discorsi e potevano
-corrispondere a diciotto grosse dosi di cloralio
-da prendersi in caso d'insonnia.
-</p>
-
-<p>
-In quanto al professore Romualdo, egli si proponeva
-di dedicare alla nipote l'opera scientifica
-alla quale attendeva da alcuni mesi e in cui aveva
-versato tanta parte del suo pensiero. Avrebbe potuto
-con molto maggior ragione dedicare il libro
-<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
-a qualche uomo illustre nel campo degli studi, ma
-lo allettava l'idea di associare al nome della sua
-pupilla il frutto delle sue lunghe meditazioni e
-delle sue veglie. Certo, la Gilda non avrebbe potuto
-a meno di sentirne un po' d'orgoglio e di
-gratitudine, e avrebbe detto: Povero zio Aldo!
-Ha <i>anche lui</i> i suoi meriti.
-</p>
-
-<p>
-E il Grolli aveva già riveduto tutte le stampe
-del suo lavoro, ad eccezione dell'ultimo capitolo.
-Qui s'era urtato contro uno scoglio. Egli correva
-dietro a una formula che non poteva essergli data
-che da una esperienza chimica alla quale s'era accinto
-con ardore mal ricompensato dalla fortuna.
-Quell'esperienza non gli riusciva secondo i suoi
-desiderii, per quante volte egli ritentasse la prova.
-Rinunciarvi non voleva, giacchè gli sarebbe parso
-rinunciare alla parte più brillante del suo lavoro;
-e poi la scienza ha anch'essa il suo punto d'onore,
-e s'ostina di più dove trova maggiori gli ostacoli.
-Ma intanto il tempo passava ed era abbastanza
-difficile che l'opera potesse uscire dai torchi prima
-delle nozze.
-</p>
-
-<p>
-Ciò contribuiva a metter di cattivo umore il
-professore Romualdo, e il cattivo umore dello
-scienziato faceva brontolar più del solito la signora
-Dorotea e stendeva un'ombra sulla felicità della
-Gilda.
-</p>
-
-<p>
-Fu appunto in uno di questi giorni critici che
-Mario annunziò alla sposa il suo imminente ritorno.
-Ormai tutto era pronto, non c'era che da
-diventar marito e moglie.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
-Siccome però ci voleva il tempo di ammobiliare
-il quartierino preso a pigione (un amore di
-quartierino a piedi del colle di Bellosguardo), i
-due primi mesi del matrimonio si sarebbero consumati
-in viaggio. Mario si riprometteva miracoli
-da una peregrinazione artistica con la Gilda in
-Sicilia. — Quel cielo limpido, quella natura lussureggiante — egli
-le scriveva entusiasta — faranno
-degna corona alla tua bellezza, e chi sa che
-a me non ispirino un capolavoro! — Per onor del
-vero, dopo il ritratto così egregiamente riuscitogli,
-egli non aveva prodotto nulla di notevole. Ammetteva
-egli stesso che la condizione di fidanzato
-gli si attagliava pochino. Una volta marito, sarebbe
-stata ben altra cosa. <i>Sentiva</i> già dentro di
-sè cinque o sei quadri, in ciascuno dei quali era
-serbato un posto d'onore alla sua sposa. V'erano
-momenti in cui la Gilda non poteva a meno di
-domandare a sè medesima: — Mi prende dunque
-come una modella? — Ma più sovente la sua vanità
-era lusingata dalla idea che la sua immagine,
-riprodotta in diverse guise, passasse ai posteri
-come quella della moglie d'un gran pittore.
-</p>
-
-<p>
-La Gilda, poichè ebbe la lettera di Mario, corse
-in camera dello zio tenendo in mano il foglio
-spiegato, e gridando: — Mario sarà qui domani.
-</p>
-
-<p>
-Sia che il professore pensasse all'impossibilità
-di pubblicare il suo libro per l'epoca voluta, sia
-che, dopo aver affrettato col desiderio questo matrimonio,
-sentisse ch'esso avrebbe lasciato un
-vuoto troppo grande nella sua vita, fatto si è che
-<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
-la nipote non ebbe punto a lodarsi della sua accoglienza.
-</p>
-
-<p>
-— Venga, vada, che me ne importa? — egli
-disse in tono sgarbato.
-</p>
-
-<p>
-— Oh, zio — cominciò la Gilda, a cui questi
-modi inurbani facevano male.
-</p>
-
-<p>
-Ma egli la interruppe: — Lo so che hai fretta
-d'andartene... Vuoi fissare le nozze per posdomani,
-per domani sera?...
-</p>
-
-<p>
-— Zio Aldo, zio Aldo — ella esclamò in mezzo
-alle lagrime — mi volevi tanto bene una volta!
-Che ti ho fatto perchè da qualche tempo tu debba
-odiarmi?
-</p>
-
-<p>
-— Odiarti?... Io?... — gridò il professore fuori
-di sè in veder quel bel viso molle di pianto... — Odiarti?...
-Ma io invece...
-</p>
-
-<p>
-Avrebbe avuto mille cose da soggiungere, ma
-si arrestò a un tratto. Come colui che guardando
-alla casa del vicino vede il riflesso delle fiamme
-che investono la casa propria, così il professore,
-nel turbamento che si dipinse in viso alla Gilda,
-lesse il segreto che gli era sepolto nell'anima e
-che non aveva voluto fino allora rivelare a sè
-stesso. Sentì il precipizio sotto i suoi piedi e disse
-balbettando: — Perdonami... Ho bisogno d'aria...
-</p>
-
-<p>
-Prese il cappello, e uscì senza dar ascolto alla
-signora Dorotea, che seduta nel suo seggiolone in
-salotto chiedeva: — Che cosa c'è! Che è accaduto?
-</p>
-
-<p>
-— Che c'è! Che è accaduto? — tornò a domandare
-la signora Dorotea quando vide comparirsi
-davanti la Gilda pallida e stravolta.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
-La Gilda appoggiò i gomiti al tavolino, si nascose
-il viso tra le palme e ruppe in singhiozzi.
-</p>
-
-<p>
-— Ma insomma? — ripetè la vedova, avvicinandosi.
-</p>
-
-<p>
-— Oh, signora Dorotea — proruppe la giovinetta,
-per la quale la buona femmina era divenuta
-in questo momento una difesa e un rifugio — non
-conosco più lo zio Aldo.
-</p>
-
-<p>
-— Spiegati dunque...
-</p>
-
-<p>
-Quando la ragazza ebbe narrato l'accaduto, la
-signora Dorotea tentennò il capo e congiunse le
-mani. — Il cuore me lo diceva... Odiarti? Lo zio
-Aldo?... Sciocchina che sei... Ah, se tu avessi
-avuto giudizio!... Ma pur troppo la gioventù di
-oggi si appiglia al peggio.
-</p>
-
-<p>
-— O signora Dorotea, che dice mai? — riprese
-la Gilda, diventando scarlatta di pallida ch'era.
-</p>
-
-<p>
-— Lo so, non c'è rimedio... Hai dato la parola
-a quell'altro... e la parola, capisco, bisogna tenerla...
-Ma povero professore!... Questo matrimonio
-gli costerà la vita... E adesso dove sarà andato,
-dove sarà andato? — ella proseguì, colta da un
-subito spavento. — Voglia il cielo ch'egli non faccia
-qualche sproposito.
-</p>
-
-<p>
-— No, per carità, non lo pensi nemmeno — gridò
-sbigottita la Gilda, che aveva trovato nuove
-inquietudini dove era venuta a cercare un conforto. — Dio
-mio; sono pure infelice!
-</p>
-
-<p>
-Il professore era corso via senza saper dove andava,
-senz'altro desiderio che quello di trovarsi
-all'aperto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
-Uscì dalla città e prese a caso la prima strada
-che gli si parò davanti.
-</p>
-
-<p>
-Era dunque possibile? Il suo affetto di zio, di
-tutore, di padre, s'era cambiato in un sentimento
-di tutt'altra natura?... Innamorato?... Lui?... Alla
-sua età, con le sue abitudini austere, con la sua ripugnanza
-verso quanto sapeva di galanteria?... E
-s'era tradito?... Oh s'era tradito senza dubbio...
-Lo sgomento della Gilda parlava chiaro... Imbecille,
-imbecille!... Egli aveva sciupato in un secondo
-il frutto di tanti anni di sacrifizio e di abnegazione.
-La Gilda non si ricorderebbe più di lui
-come di un tutore sollecito, come di uno zio tenero
-e affettuoso, ma come d'uno spasimante ridicolo
-che s'era offeso perchè ella gli aveva preferito un
-uomo giovine e bello... E se la Gilda parlasse?...
-Se rivelasse tutto a Mario, come ne aveva il diritto?...
-Se Mario venisse a provocarlo?... Oh, Mario
-ne avrebbe riso, ne avrebbe riso insieme con la
-sua sposa! Questa paura del ridicolo lo perseguitava
-nel suo cammino; avrebbe voluto nascondersi
-sotto terra, tanto gli pareva che anche le cose inanimate
-dovessero acquistar la favella per dargli la
-baja. Eppure, mentre si vergognava di sè stesso, gli
-sarebbe stato di grande sollievo il poter versare le
-sue pene in un cuore amico. Ma dove trovarlo? La
-sua vita era stata dissimile da quella degli altri
-giovani, la cui intrinsichezza si aumenta con le confidenze
-reciproche; coi suoi coetanei egli aveva
-discorso di matematica; confidenze intime non ne
-aveva mai chieste, non ne aveva mai fatte. E comincerebbe
-<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
-a trentasette anni? Un uomo forse
-l'avrebbe sorretto di virili consigli, ma quell'uomo
-era lontano, e a che pro scrivergli? Che avrebbe
-potuto far per lui il capitano Rodomiti finchè stava
-col suo legno nei mari dell'India o dell'Africa?
-</p>
-
-<p>
-Dopo più d'un'ora di cammino, egli si accinse
-al ritorno, sempre molestato dagli stessi pensieri,
-sempre agitato dall'idea di doversi ripresentare
-alla Gilda... Procurerebbe di rientrare in casa inosservato,
-si chiuderebbe nella sua camera, nel suo
-laboratorio, per non mostrarsi che all'ora di desinare.
-Nel suo laboratorio?... I bei risultati ch'egli
-vi aveva ottenuti! Anche le storte gli eran diventate
-ribelli!... Ebbene; bisognava ritentare per la
-centesima, per la millesima volta... Già il suo
-mondo era lì, era tra le sue formole, tra le sue
-esperienze... Meglio le severe ripulse della scienza
-che lo scherno della donna!
-</p>
-
-<p>
-A poca distanza dalla città il professore s'imbattè
-in una frotta di studenti che si levarono il cappello
-al suo passaggio e lo fissarono con curiosità.
-</p>
-
-<p>
-Come mai erano a zonzo così presto? Il professore
-Romualdo ne interrogò uno. — Hanno
-vacanza?
-</p>
-
-<p>
-Il giovine diede un'occhiata ai suoi condiscepoli,
-e poi rispose sorridendo: — Scusi... era la sua ora.
-</p>
-
-<p>
-— La mia ora?... Il giovedì!
-</p>
-
-<p>
-— Ma oggi è venerdì, signor professore.
-</p>
-
-<p>
-— Venerdì — esclamò esterrefatto il Grolli,
-osservando distrattamente l'orologio, come se potesse
-trovarvi l'indicazione della giornata.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
-— Appunto...
-</p>
-
-<p>
-— Sicchè... io non ho fatto la mia lezione?
-</p>
-
-<p>
-— Eh pare... Anzi temevamo che non istèsse
-bene.
-</p>
-
-<p>
-Il professore si allontanò tutto confuso. In diciotto
-anni d'insegnamento non gli era accaduta
-una cosa simile.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
-</p>
-
-<h2>
-XIX.
-</h2>
-
-<p>
-Le esagerate apprensioni delle due donne si
-dissiparono a veder tornare il professore sano e
-salvo a casa. Egli però non lasciò loro il tempo di
-far commenti; entrò difilato nella sua camera e vi
-si chiuse a chiave. A desinare non disse una parola;
-teneva gli occhi sprofondati nel piatto e
-mangiava macchinalmente. Più volte la Gilda avrebbe
-voluto rompere il ghiaccio, ma gliene era
-sempre mancato il coraggio. Era così nuova, era
-così impreveduta la sua situazione di fronte allo
-zio! Anche la signora Dorotea si sentiva incapace
-di aprir bocca, ed è tutto dire. Dopo pranzo, il
-professore Romualdo tornò a chiudersi nella sua
-stanza, e la Gilda e la signora Dorotea, inquiete
-di nuovo, rimasero a vigilare in salotto. A un certo
-punto la signora Dorotea, avvicinatasi all'uscio che
-metteva nella camera del professore, si chinò a
-guardare attraverso il buco della serratura.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
-— Non c'è nessuno — ella disse.
-</p>
-
-<p>
-— Sarà in laboratorio — osservò la ragazza, e
-passando nel luogo di sbarazzo, ch'era contiguo
-al laboratorio, appoggiò l'orecchio alla parete.
-</p>
-
-<p>
-Si sentiva un tintinnìo di vetri e un suono di
-passi. Non c'era dubbio; il professore attendeva a
-uno dei suoi esperimenti.
-</p>
-
-<p>
-— Solite diavolerie! — borbottò la signora
-Dorotea, non tranquillata che a mezzo — Una
-volta o l'altra va in aria la casa.
-</p>
-
-<p>
-— Le sue analisi chimiche, le sue dimostrazioni
-geometriche, ecco ciò che gli preme soprattutto — pensò
-la Gilda, e si persuase che le sue inquietudini
-non avevano alcun fondamento. Però è così
-capriccioso questo cuore umano, che una tale persuasione
-le diede più noja che altro.
-</p>
-
-<p>
-Sul tardi vennero le Lorati a prenderla, ed ella
-non rientrò che tardi. Nell'intervallo il professore
-era uscito e rientrato anche lui, e dopo aver chiesto
-conto della nipote, s'era ritirato in camera lasciando
-ordine che non lo disturbassero fino alla
-mattina dopo. La signora Dorotea si era messa per
-intavolare un discorso, ma egli le aveva dato sulla
-voce e l'aveva piantata in asso. — Benedetto
-uomo! — disse la vedova Salsiccini alla Gilda. — È
-di un umore bestiale. Scatta per nulla come una
-molla.
-</p>
-
-<p>
-A malgrado di questo avvertimento, la Gilda,
-sul punto di coricarsi, non potè a meno di gridare
-in modo da esser sentita nella stanza attigua: — Buona
-notte, zio Aldo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
-Al suono di quella voce così cara al suo orecchio,
-il professore, che era seduto davanti alla scrivania,
-trasalì e rispose: — Buona notte, Gilda... Fa di
-dormire, adesso.
-</p>
-
-<p>
-— Non ho sonno...
-</p>
-
-<p>
-— A ogni modo — ripigliò il professore — non
-è ora da far conversazione... Parleremo domani. — E
-soggiunse con uno sforzo: — Parleremo anche
-delle tue nozze... Buona notte, buona notte.
-</p>
-
-<p>
-— Abbiamo preso senza dubbio un equivoco — riflettè
-la Gilda. — Egli era preoccupato del
-suo esperimento... Me lo aveva pur detto giorni
-fa, che c'era un'esperienza che lo faceva impazzire...
-</p>
-
-<p>
-La Gilda non vide due grosse lagrime calar lentamente
-giù per le guance del professore, che
-forse da quand'era bambino non aveva mai pianto,
-e cader sopra le pagine d'un libro. In quel libro
-era trascritta la partita aperta da quindici anni
-presso la Banca dei prestiti e degli sconti al nome
-<i>Gilda Natali</i>, e il professore vi aveva in quel
-momento conteggiati in margine gli interessi ed
-esposta la somma totale. Le lire 10,674 50 versate
-nel maggio 1861 erano diventate circa lire 34,800,
-e il dottor Romualdo poteva esser contento della
-dote raggranellata per la nipote. Quel cervellino
-di Mario avrebbe saputo amministrar così bene la
-sostanza della moglie?
-</p>
-
-<p>
-Fosse l'idea delle prossime nozze, o fosse altra
-ragione, la Gilda non fece in tutta notte che voltarsi
-e rivoltarsi nelle coltri. Assopitasi verso l'alba,
-<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
-la svegliò quasi subito l'allegro canto dei suoi cardellini,
-che scioglievano un inno alla luce nascente,
-un inno all'amore. E quell'inno destava un'eco
-nella sua anima. Anche per lei sorgeva uno splendido
-giorno, e l'amore tutto malizie e sorrisi le
-susurrava all'orecchio misteriose parole. Ella diventava
-rossa alle confidenze del suo invisibile
-interlocutore, e istintivamente raccoglieva le coperte
-intorno alla sua persona.
-</p>
-
-<p>
-Nella camera attigua si moveva qualcheduno.
-La Gilda si fece pensosa. Povero zio Aldo! Era
-possibile ch'egli l'amasse in modo diverso da quello
-in cui gli zii e i tutori sogliono amare? Povero zio
-Aldo! Egli le aveva sacrificato tutto, ed ella, in
-compenso, lo rendeva infelice... Poteva ella lasciarlo
-nel dubbio ch'ella non avesse più verso di
-lui la fede di un tempo? No certo; era pur necessario
-ch'ella gli facesse comprendere come nulla
-era cambiato fra loro, era necessario ch'ella gli
-dicesse una parola affettuosa prima delle nozze,
-subito anzi, prima che la venuta di Mario la costringesse
-a non attendere ad altri che al suo
-fidanzato. Scese con cautela dal letto, aprì adagio
-le imposte, si vestì senza far romore, e poi stette
-alcuni minuti in silenziosa aspettazione. Quando
-il cigolare d'un uscio la ebbe fatta sicura che il
-professore era entrato nel suo santuario chimico,
-ella passò dalla sua camera in salotto e dal salotto
-alla camera dello zio; traversata questa in punta
-di piedi, sospinse l'usciolo del laboratorio, e si
-fermò sulla soglia. Il professore concentrava la sua
-<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
-attenzione sopra un apparecchio attraverso il quale
-si svolgevano alcuni gas.
-</p>
-
-<p>
-— Chi è? — egli chiese, dando un balzo.
-</p>
-
-<p>
-— Sono io, zio Aldo.
-</p>
-
-<p>
-— Non voglio nessuno, non voglio nessuno — gridò
-il professore, tutto assorto nella sua esperienza.
-</p>
-
-<p>
-Ella non gli diede retta, e si accostò trattenendo
-il fiato. Quand'ella fu vicina ai fornelli: — Sei tu? — disse
-il professore Romualdo, mutando tono. — Resta
-adesso.
-</p>
-
-<p>
-Le afferrò il braccio, e con volto trasfigurato le
-mostrò una sostanza che si precipitava in fondo a
-una storta. Egli era quasi bello nel suo entusiasmo.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene? — chiese la Gilda, fissandolo in
-viso.
-</p>
-
-<p>
-— L'esperienza a cui tenevo tanto, e alla quale
-stavo per rinunciare, è finalmente riuscita a modo
-mio — egli esclamò con enfasi. — Possedo finalmente
-la mia formula. Anche la scienza ha i suoi
-trionfi.
-</p>
-
-<p>
-— Una volta ero la tua assistente — osservò
-con accento malinconico la giovinetta.
-</p>
-
-<p>
-Egli ripetè sospirando: — Una volta.
-</p>
-
-<p>
-— Mi spiegherai almeno di che si tratta.
-</p>
-
-<p>
-— Or ora — egli rispose. — Aspettiamo che
-sia finito.
-</p>
-
-<p>
-Un colpo di vento aprì d'improvviso la finestra,
-e fece sbattere con violenza l'uscio del laboratorio
-che la Gilda, entrando, aveva soltanto accostato.
-</p>
-
-<p>
-— Ih che aria! Bisogna chiuder quella finestra — disse
-<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
-il professore, allontanandosi dai fornelli e
-salendo sopra una sedia per rimuovere una tendina
-che s'era impigliata nello spigolo d'un'imposta.
-</p>
-
-<p>
-— E io chiuderò l'uscio — soggiunse la Gilda.
-Ma nel punto d'avviarsi urtò inavvertitamente
-col gomito l'apparecchio, una storta si ruppe, uno
-scoppio terribile fece rintronar la volta dello stanzino,
-e in un attimo la povera fanciulla si trovò
-circondata dalle fiamme, mentre dei pezzi di vetro
-slanciati in aria dall'esplosione le si conficcavano
-nelle carni. Mise un urlo straziante, e si precipitò
-fuori del laboratorio, ma appena giunta in camera
-dello zio, le gambe non la sorressero più, e stramazzò
-sul pavimento.
-</p>
-
-<p>
-Per buona fortuna il professore Romualdo, sebbene
-ferito anche lui da una scheggia, non si smarrì
-interamente d'animo, ma, strappati dal letto i
-guanciali e le coperte, li gettò addosso alla Gilda,
-indi, senza badare al pericolo, le si abbandonò
-sopra di peso e a prezzo di non lievi scottature
-riuscì a spegnere il fuoco che le investiva la persona.
-Lo strepito aveva intanto chiamata la signora
-Dorotea e la fantesca, le quali, al miserevole spettacolo,
-furono a un punto di cadere in deliquio e
-a stento si trascinarono sino alla scala mettendo
-la casa a rumore. Salirono i vicini spaventati, salirono
-i commessi del fondaco Albani, salirono
-perfino dalla strada alcuni passanti, e il loro soccorso
-non fu inutile ad arrestare un principio d'incendio
-nel laboratorio, ove le vampe correvano
-lungo i fornelli.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
-— L'ho sempre detto io che doveva finire con
-una disgrazia! — borbottava con voce mezzo
-spenta la signora Dorotea.
-</p>
-
-<p>
-Ma nessuno badava a lei. Tutti gli sguardi erano
-conversi sulla infelice giovinetta, pochi istanti
-prima così florida e bella, e adesso così malconcia.
-I suoi occhi erano chiusi, ahi forse per sempre,
-una larga ferita le deturpava la bocca, la sua fronte
-era tutta una piaga, e sparse di luride piaghe erano
-le membra gentili, che palpitavano sotto le vesti
-a brandelli. Un rantolo affannoso le usciva dal
-petto, e spesso quel rantolo si mutava in un grido
-di spasimo da parer quello di una creatura che
-muore. E invero, avrebbe ella sopravvissuto a
-tanto strazio? Quando, fra atroci convulsioni, fu
-trasportata sul suo letto, e il medico l'ebbe esaminata
-a parte a parte, egli non seppe dissimulare le
-sue inquietudini. La cosa era grave in sè, gravissima
-per le complicazioni che potevano derivarne;
-nella migliore ipotesi, bisognava che passassero
-parecchi giorni prima di poter fare un pronostico
-più tranquillante.
-</p>
-
-<p>
-Anche il professor Romualdo avrebbe avuto
-bisogno di riposo, ma egli non volle che gliene
-discorressero, e appena consentì a lasciarsi medicare
-le scottature che aveva riportate alle mani e
-alle braccia. Poi sedette al capezzale della nipote,
-e nella sua fisonomia si dipingeva una sofferenza
-poco minore di quella di lei. A sentirlo, era lui la
-colpa di tutto; maledetti i suoi esperimenti chimici,
-maledetta la scienza, maledetta la sua stolida
-<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
-vanità che gli aveva messo in corpo la smania
-delle scoperte!
-</p>
-
-<p>
-Del resto, il Grolli s'accusava a torto. La disgrazia
-non era da attribuirsi che a una sbadataggine
-della Gilda; era invece merito di lui se le
-conseguenze non ne erano assolutamente irreparabili.
-</p>
-
-<p>
-Ma egli non ragionava più. Era questo il primo
-gran dolore della sua vita. Fino a quel giorno gli
-studi lo avevano confortato in ogni sua prova; di
-fronte al mondo del pensiero, il mondo reale con
-le sue passioni, coi suoi affetti, gli era sempre
-parso insignificante e piccino; adesso la sua filosofia
-s'era dileguata: egli soffriva come la femminetta
-il cui sguardo non abbraccia più largo orizzonte
-di quello della sua casa e della sua famiglia.
-Ogni gemito della Gilda gli faceva scorrere un
-brivido nell'ossa; ogni volta che il chirurgo tormentava
-le piaghe di lei, era come se una lama
-aguzza cercasse la via del suo cuore.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
-</p>
-
-<h2>
-XX.
-</h2>
-
-<p>
-Le prime parole articolate dalla Gilda, appena
-il suo stato glielo concesse, furono queste: — Non
-voglio che Mario entri in camera. Non voglio che
-egli mi veda così.
-</p>
-
-<p>
-E Mario, arrivato sotto sì tristi auspizi, non osò
-per qualche giorno infrangere il divieto della sua
-sposa. Egli non sapeva rassegnarsi all'idea di vedere
-sformata colei, che, nella sua fantasia, era rimasta
-fulgida e bella come un raggio di sole. Veniva
-ogni momento nella camera del professor Grolli,
-origliava all'uscio, interrogava con lo sguardo i
-medici, le infermiere, e poi s'abbandonava accasciato
-sul canapè. Di tanto in tanto la sua pupilla
-s'arrestava sull'effigie che pendeva dalla parete e
-ch'era senza dubbio l'opera migliore uscita dalle
-sue mani. Erano quelli gli occhi che lo avevano
-acceso, era quello il sorriso che lo aveva inebbriato,
-quella fanciulla divina doveva essere l'ispiratrice
-<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
-dei suoi quadri venturi. Oh perchè non
-poteva, nuovo Pigmalione, infondere la vita nella
-sua fattura e strapparla alla tela, e persuadersi
-che la Gilda vera era questa, e fuggire con lei lontano
-lontano, e non rammentarsi dei casi dell'altra
-che come d'un cattivo sogno?
-</p>
-
-<p>
-Alla lunga però la vergogna lo vinse: egli sentì
-che aveva obbligo sacro d'infrangere la proibizione
-e di assistere colei che doveva esser sua sposa.
-Ciò ch'egli soffrisse nel mirarla tutta coperta di
-bende e d'empiastri non è difficile immaginare;
-ella non lo vide, chè aveva fasciati gli occhi e la
-fronte, ma sentì la sua voce e gli disse con un gemito: — Mario,
-perchè venire? La Gilda che tu
-amavi è morta.
-</p>
-
-<p>
-L'idea di contribuire a salvarla, la speranza che
-ov'ella guarisse rifiorirebbe anche la sua bellezza,
-dava al giovine la forza ch'egli stesso non avrebbe
-creduto di avere. Egli non aveva il coraggio di
-chiedersi: — L'amerai s'ella rimarrà deformata? — ma
-intanto sentiva che bisognava lottare per farla
-vivere.
-</p>
-
-<p>
-Era una lotta seria. La Gilda ebbe febbri terribili,
-ebbe spossatezze che facevano tremare i medici,
-i quali temettero più d'una volta una irreparabile
-infezione del sangue. A due riprese si credette
-tutto perduto, e il cavaliere Lorati, secondo
-la sua pietosa consuetudine, aveva già abbozzato
-in mente il cenno necrologico della giovinetta.
-Ella non desiderava guarire. — Credi, è meglio <i>per
-tutti</i> che io muoia — ella disse un giorno allo zio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
-— Oh Gilda! — esclamò con un gemito il professore.
-</p>
-
-<p>
-— Forse per te no — ella rispose — Tu mi
-vorresti bene in ogni caso... Sei tanto buono, zio
-Aldo...
-</p>
-
-<p>
-Egli la guardò intenerito, e queste parole fecero
-vibrare in lui le più riposte corde dell'anima.
-</p>
-
-<p>
-Se Mario passava parecchie ore presso la malata,
-il professor Romualdo non se ne staccava nè
-giorno nè notte. Soverchiato dalla stanchezza, egli
-abbassava le palpebre, lasciava cader la testa sul
-petto, ma non si moveva dal suo posto, e il suo
-sonno era tanto leggero che la Gilda non lo chiamava
-mai inutilmente. Egli preveniva, indovinava
-tutti i suoi desiderii, le porgeva da bere, aiutava
-l'infermiera a mutarla di posizione, invigilava
-perch'ella prendesse i medicamenti all'ore prescritte.
-Non sapeva far altro, non sapeva pensar
-ad altro; sarebbe stato inetto a risolvere il più
-semplice teorema di geometria; si ricordava appena
-della sua Università, egli ch'era stato fino a
-quel tempo il più assiduo tra i professori. Invano
-gli si raccomandava la calma, gli si presagiva,
-che, tirando innanzi a quel modo, avrebbe finito
-coll'ammalarsi anche lui; egli non porgeva ascolto
-a nessuno. Vegliando, soffrendo al capezzale della
-Gilda, gli pareva d'espiare verso di lei, verso
-Mario, il gran delitto di aver invidiato la loro felicità.
-</p>
-
-<p>
-Nè la signora Dorotea era avara dell'opera sua.
-Le supreme necessità del momento le avevano
-<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
-ridonato una parte dell'antico vigore; era sempre
-in moto, aveva sempre un gran da fare a preparar
-i brodi succulenti per la malata, e, negli intervalli
-di riposo, brontolava contro il professor Romualdo
-che non le cedeva mai il posto al letto della
-nipote. La miglior prova delle preoccupazioni del
-suo animo era il suo oblìo quasi assoluto del gioco
-del lotto. E sì che gli straordinari accidenti successi
-in casa erano tali da suggerirle dei bellissimi
-<i>terni!</i> Si buccinava anzi che uno ne avesse guadagnato
-la portinaja, interpretando con acume il
-grave fatto dell'esplosione.
-</p>
-
-<p>
-Intanto la Gilda migliorava. Sul finire della terza
-settimana il medico dichiarò rimosso il pericolo
-ch'ella perdesse la vista, quantunque fosse più che
-probabile che le sarebbe rimasto leggermente offeso
-l'occhio sinistro. Di lì ad altri dieci giorni
-si dileguarono le ultime apprensioni circa allo
-stato generale dell'inferma. Cominciava il periodo
-della convalescenza, una convalescenza che sarebbe
-stata lunga, dicevano i medici, e che doveva
-esser piena di riguardi e di cure. Ma che importava
-tutto ciò, se c'era da gridar al miracolo pei
-risultamenti ottenuti?
-</p>
-
-<p>
-Per quanto sia una bella cosa lo star bene di salute,
-il guarire sarebbe una cosa ancora più bella,
-se non ci fosse il grave inconveniente che per guarire
-è necessario essere stati malati. Ciocchè mi richiama
-alla mente un romanzo francese, nel quale
-una signora, più arguta che costumata, dice a una
-amica: — Credimi, la miglior condizione per una
-<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
-donna è quella di vedova. — E l'amica, femmina
-della stessa risma, rincarando la dose con un
-frizzo ancora peggiore, risponde: — Sì, se per
-esser vedova non bisognasse prima esser maritata. — Discorsi
-immorali, che saranno meritamente
-riprovati dalle virtuose lettrici.
-</p>
-
-<p>
-Ma venendo a noi, quale pur sia il posto che le
-dolcezze della guarigione occupano tra le gioie,
-non troppo numerose, della vita, è certo che questo
-posto è molto elevato. Guarire è un rinascere
-con conoscenza di causa, e nello stesso tempo con
-la disposizione a rammentare tutto ciò che la vita
-ha di giocondo, a dimenticare tutto ciò ch'essa
-ha di triste. Ci pare che l'universo si adorni per
-farci festa; che gli uccelli cantin per noi; che
-per noi olezzino i fiori, e il sole c'inviti a bearci
-ne' suoi raggi. Noi ci affacciamo alla finestra e la
-rondine ci dice: <i>ben tornati</i>; usciamo all'aperto, e
-lo stormir delle foglie, e il mormorio del ruscello,
-e le mille voci della natura si fondono ai nostri
-orecchi in un saluto cortese. Anche gli uomini
-son buoni, ci sorridono, ci stendon la mano, ci
-parlano di cose allegre, di cose leggiere; non è
-tempo questo da malinconie e da grattacapi. Sotto
-ai nostri piedi è un tappeto di rose, sulla nostra
-testa è una danza d'astri lucenti. E nel nostro
-cuore? Tutto il meglio ch'è in noi s'agita, ribolle,
-scintilla; si svegliano i pensieri gentili, le fedi
-ardenti, le speranze baldanzose, e quella inesausta
-sete d'amore ch'è tormento e dolcezza dell'esistenza.
-Il mondo è nostro un'altra volta: avanti!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
-Però, questa voluttà della vita che torna non
-brillava negli occhi della Gilda, quando col lento
-rimettersi delle forze si sgombravano le nebbie
-del suo spirito. Ella sentiva che un abisso la divideva
-dal passato; un istante aveva distrutto la sua
-beltà e la sua giovinezza. L'avvenire che l'aspettava
-non poteva esser più quello ch'ella aveva
-sognato nell'estasi de' suoi giorni felici; la figura
-di Mario, ch'ella mirava talvolta vicino al suo capezzale,
-le faceva l'effetto d'una visione d'altri
-tempi evocata dalla sua fantasia, la voce di lui le
-pareva l'ultima risonanza d'una musica che si
-perde lontano.
-</p>
-
-<p>
-Era strano, ma le sembrava d'esser più libera
-allorchè Mario non era presente, allorch'ella rimaneva
-sola con lo zio Aldo. L'affezione fida, discreta,
-inalterabile, al cui tepido soffio ella era
-cresciuta, non era stata scossa dalla tempesta che
-aveva sfrondato tante gioie e tante speranze della
-sua vita. Ella la trovava accanto a sè, sollecita,
-operosa come per lo addietro, più forse che per
-lo addietro, come se avesse attinto nuovo vigore
-dalle prove della sventura. Di quando in quando,
-simile a un'ombra, le si affacciava alla mente il
-ricordo d'un giorno in cui le parole e gli sguardi
-dello zio l'avevano sgomentata; ma oggi quel ricordo
-non valeva a turbarla, ad offenderla, a
-scrollar la sua fede. I suoi occhi non isfuggivano
-gli occhi del professore che sovente si volgevano
-in lei con una tenerezza piena d'ansietà, la sua
-mano tremula e scarna cercava volentieri la mano
-<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
-dello scienziato. E provava un senso di calma, di
-pace, che, in quella sua stanchezza dell'animo e
-della persona, era il miglior bene a cui potesse
-aspirare. Ma se arrivava Mario in uno di questi
-momenti d'abbandono, la Gilda arrossiva, il professore
-si tirava in disparte; l'incanto era rotto, le
-incertezze dell'avvenire penetravano nella camera
-insieme col giovine artista. Egli faceva del suo
-meglio per esser gentile, officioso; però, il tedio
-non tardava a dipingerglisi in viso, e la Gilda,
-con la chiaroveggenza dei malati, se ne accorgeva
-anche troppo. Allorchè ella sorprendeva il suo
-sguardo fisso su lei, le pareva ch'egli contasse le
-sue cicatrici a una a una, le pareva ch'egli dovesse
-domandarle in tono di rimprovero — Perchè non
-sei più bella?
-</p>
-
-<p>
-— Oh — ella disse una mattina al professore
-Romualdo, che accampava mille pretesti per non
-darle uno specchio — il mio vero specchio è
-Mario. Ho visto da gran tempo nei suoi occhi che
-son diventata bruttissima... Non sarà una novità,
-te lo assicuro, il vederlo in un pezzo di vetro...
-Già, presto o tardi, a questo bisogna venirci...
-Via, dammi lo specchio.
-</p>
-
-<p>
-Alla fine, un giorno in cui Mario era assente,
-bisognò appagare il suo desiderio. Prima però ella
-acconsentì a fare un po' di <i>toilette</i> e anche a lasciarsi
-tagliare i capelli che le cadevano in gran
-copia, come foglie secche dall'albero. — Torneranno
-a crescere — le si diceva per confortarla,
-mentr'ella con moto nervoso ravvolgeva le dita
-<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
-lunghe e sottili in quei bruni ricci ch'erano stati
-il suo orgoglio. Ella non rispondeva nulla.
-</p>
-
-<p>
-Poi che le forbici ebbero compìta l'opera loro,
-le si acconciò in capo un cuffietta bianca, le si
-fece infilare un corsetto di bucato, e la signora
-Dorotea, di sua propria mano, le annodò intorno
-al collo un fisciù di seta azzurra.
-</p>
-
-<p>
-La Gilda ruppe il silenzio. — Qua lo specchio,
-e ch'io faccia la mia personale conoscenza — ella
-disse con un'allegria forzata. Indi si voltò dalla
-parte dell'uscio. — È ben chiuso?
-</p>
-
-<p>
-Le aveano portato uno specchietto ovale molto
-leggero che soleva stare appiccato a un chiodo
-infisso in uno dei regoli della finestra della camera
-del professore, il quale se ne serviva nel
-ravviarsi i capelli e la barba.
-</p>
-
-<p>
-La convalescente lo prese due volte in mano, e
-due volte lo depose sulle coperte prima d'avere il
-coraggio d'alzarlo al livello del viso. Ella tentò di
-volgere in celia le sue stesse esitazioni. — È come
-quando dovevo prender l'olio da bambina... Se si
-potesse far come allora... Chiuder gli occhi, aprir
-la bocca, e giù... Adesso invece son proprio gli
-occhi che bisogna aprire... Coraggio... uno... due...
-tre...
-</p>
-
-<p>
-Nel bene la previsione va spesso oltre il vero,
-nel male avviene sovente il contrario. Gli è
-che non v'è triste previsione, la quale non sia
-temperata da una segreta speranza che il nostro
-spirito s'inganni, che le nostre paure siano esagerate.
-E talvolta anzi noi esageriamo a studio; fingiamo
-<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
-di prevedere un disastro ove secondo ogni
-probabilità non istà per succedere che un incidente
-sgradevole. Ma quando l'incidente sgradevole accade,
-non tardiamo ad accorgerci ch'esso ha superato,
-non la nostra aspettazione immaginaria,
-ma la nostra aspettazione reale.
-</p>
-
-<p>
-— Devo essere orrenda, mostruosa — aveva
-detto mille volte la Gilda, e, quantunque non fosse
-più bella, non era nè mostruosa, nè orrenda. Nondimeno
-il vedersi nello specchio fu per lei un
-colpo di fulmine. Era lei, era lei veramente quella
-donna pallida, tutta cicatrici e lividure, che la mirava
-tra attonita e costernata? Stette un momento
-muta ed immobile, soffocando gl'impeti tumultuosi
-dell'anima; poi si guardò intorno smarrita,
-quasi a persuadersi ch'era ben desta, lasciò cader
-di mano lo specchio, abbandonò il capo sui guanciali
-e si coperse il viso con le lenzuola. La sentivano
-piangere sommessamente.
-</p>
-
-<p>
-— Hai avuto troppa fretta — le ripetevano a
-gara il professore e la signora Dorotea. — Di qui
-a un paio di settimane sarà tutt'altra cosa.
-</p>
-
-<p>
-Ella, rannicchiata sotto le coltri, si stringeva
-nelle spalle e diceva: — Lasciatemi sola... Per carità,
-lasciatemi sola... Mi calmerò da me.
-</p>
-
-<p>
-Infatti, di lì a un'ora, ella era appieno ricomposta.
-Alla sera s'intrattenne a lungo col medico,
-e con aria disinvolta lo pregò di dirle quali tra i
-segni che le deturpavano la fisonomia il tempo
-farebbe sparire e quali le resterebbero sempre.
-L'interrogato si provò a dipinger tutto in rosa, ma
-<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span>
-la Gilda, che gli teneva inchiodati gli occhi addosso
-e gli leggeva le bugie in viso, lo riprese amorevolmente. — Non
-la trattasse come una bimba,
-se anche quella mattina ella aveva fatto un capriccetto;
-ormai ella aveva messo giudizio e aveva
-diritto di conoscere la verità tutta intiera.
-</p>
-
-<p>
-Il medico si schermì quanto più potè, ma alla
-fine espose sinceramente il parer suo, soggiungendo
-però, che la natura sbugiarda spesso i pronostici
-della scienza e che in gioventù soprattutto
-si vedono dei miracoli.
-</p>
-
-<p>
-— Grazie — ella replicò, stringendo la mano al
-dottore. E il suo volto aveva l'espressione seria e
-tranquilla di chi, uscendo da molte incertezze, ha
-preso un partito decisivo.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
-</p>
-
-<h2>
-XXI.
-</h2>
-
-<p>
-Da qualche giorno la Gilda aveva cominciato
-ad alzarsi, e, appoggiata al braccio dello zio, passava
-lentamente dalla sua camera in salotto, ove
-sedeva in una poltrona accanto alla finestra. Le
-Lorati non mancavano mai di venirle a tener compagnia
-un paio d'ore e le mostravano un'amicizia
-tanto più calda quanto maggiore era in loro la
-soddisfazione di veder avvilita quella famosa bellezza.
-Nell'andarsene esse facevano un'infinità di
-commenti.
-</p>
-
-<p>
-— L'occhio sinistro è sciupato affatto.
-</p>
-
-<p>
-— E il labbro inferiore?
-</p>
-
-<p>
-— E quella cicatrice sulla fronte?
-</p>
-
-<p>
-— E l'altra alla guancia?
-</p>
-
-<p>
-— Povera Gilda, è proprio brutta.
-</p>
-
-<p>
-— Bruttissima.
-</p>
-
-<p>
-— Orribile.
-</p>
-
-<p>
-— Vedete, ragazze — osservava la savia genitrice — come
-<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span>
-i pregi fisici possano svanire da un
-giorno all'altro.
-</p>
-
-<p>
-— Se non trovava lo sposo prima di questa disgrazia....
-</p>
-
-<p>
-— Uhm! Il matrimonio non è ancora successo.
-Ci credo poco.
-</p>
-
-<p>
-— Ella non ne parla mai...
-</p>
-
-<p>
-— In ogni caso c'è tempo. Va così adagio a rimettersi...
-Il medico ha detto che prima di pensare
-alle nozze ci vorranno dei mesi.
-</p>
-
-<p>
-— E Mario intanto è assente da oltre una settimana.
-</p>
-
-<p>
-— Ma torna presto.
-</p>
-
-<p>
-— Pover'uomo! Se cerca qualche svago, bisogna
-perdonargli. È toccata grossa anche a lui.
-</p>
-
-<p>
-— Se la prende, non può essere che per rispetto
-alla sua parola....
-</p>
-
-<p>
-— Un po' per questo e un po' per compassione.
-</p>
-
-<p>
-— Essere sposata per compassione... Io non mi
-degnerei certamente — sentenziò la maestosa Ginevra.
-</p>
-
-<p>
-— Povera Gilda!
-</p>
-
-<p>
-— Ma! Chi avrebbe potuto immaginarselo? Lei
-che si credeva una Venere...
-</p>
-
-<p>
-Per Mario, reduce dal suo viaggetto, non fu
-piccola meraviglia trovar alzata la Gilda. Quando
-egli la vide adagiata nella poltrona, smunta in
-viso, col suo corpicino sottile perduto nell'ampia
-veste da camera, pensò alla stupenda e florida giovinetta
-che aveva incontrato sulle Alpi, e durò
-fatica a frenare una lagrima.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
-Ella s'accorse del suo turbamento, abbassò gli
-occhi, e si passò rapidamente la mano sulla fronte.
-</p>
-
-<p>
-— Devo parlarti — disse poi — fatti più vicino...
-No... anzi, prima chiudi quei due usci... quello
-che dà nell'andito, e quello che mette nella camera
-della signora Dorotea. Dall'altra parte non
-può venir nessuno... Mio zio è all'Università.
-</p>
-
-<p>
-Questi preparativi lo sgomentarono alquanto.
-Che rivolgeva ella nell'animo?
-</p>
-
-<p>
-— Sii franco come sarò io — ella principiò. — Il
-dissimulare non giova... Nulla può mutare omai
-la mia risoluzione.
-</p>
-
-<p>
-— La tua risoluzione?... Quale?
-</p>
-
-<p>
-— Io non sarò più tua moglie.
-</p>
-
-<p>
-— Che dici? Perchè?
-</p>
-
-<p>
-— Oh! Non me lo domandare... Guardami.
-Egli comprese il significato delle sue parole, ed
-esclamò: — È per questo? È per questo?
-</p>
-
-<p>
-— Sì... Ci pensai fin dal primo giorno in cui mi
-colse la mia sciagura... Adesso ho deciso... inesorabilmente
-deciso.
-</p>
-
-<p>
-— Ma tu credi dunque che io...
-</p>
-
-<p>
-Ella non lo lasciò finire. — No, Mario, non credo
-quello che tu supponi... Tu mi sposeresti, ma saresti
-infelice.
-</p>
-
-<p>
-— Oh Gilda...
-</p>
-
-<p>
-— Sii sincero... Cento volte tu mi dicesti che
-non sai concepire la donna che non sia bella... Io
-ne tremavo allora, e tu per rassicurarmi mi protestavi
-ch'ero bellissima... Cento volte tu mi lasciasti
-intendere che, artista anzitutto, tu cercavi
-<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span>
-nella donna il tipo eterno della bellezza... e io ne
-tremavo e tu mi ripetevi che per te io ero quel
-tipo... Ero io che col mio sguardo, col mio sorriso,
-dovevo sprigionar dal tuo petto la sacra scintilla
-con cui si creano i capolavori... lo dicevi tu...
-e mi venivano le vertigini a sentirmi levata sì
-alto... Io mi chiedevo: — Potrò reggermi dove
-egli mi ha posta? Potrò sempre dargli il segreto
-della linea e del colore? Sarò sempre giovine,
-sarò sempre bella? Oh Mario, quando mi angustiavano
-questi dubbi ero ancora vagheggiata, ammirata;
-adesso tu vedi ciò ch'è divenuta la Dea
-che avevi cinta d'un nimbo... Fissami bene, Mario;
-che ispirazioni potrai tu cercare su questo volto
-contraffatto?
-</p>
-
-<p>
-Mentr'ella parlava, la sua voce, sulle prime leggermente
-commossa, si faceva a grado a grado più
-limpida e sicura, e una espressione dolce ma risoluta
-si dipingeva sulla sua fisonomia. Mario l'ascoltava
-attonito, colpito dalla stoica fortezza di
-quella fanciulla di diciott'anni che rinunziava
-senza esitazioni e senza lamenti alle sue più care
-speranze. Com'egli si sentiva umile e piccino in
-confronto a lei! Come avrebbe voluto nasconderle
-il suo cuore, di cui ella metteva a nudo i segreti!
-Come si ribellava all'idea ch'ella dicesse il vero!
-</p>
-
-<p>
-E accumulava frasi su frasi, e tentava ingannar
-lei, e tentava ingannar sè medesimo, e chiamava
-stupida aberrazione il suo culto esclusivo della
-bellezza fisica, e giurava alla Gilda che standole
-vicino egli aveva imparato a pregiare in lei altre
-<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
-qualità e ad amarla per quelle. Ma per quanto facesse,
-non gli usciva dal labbro uno di quei gridi
-dell'anima che scendono all'anima e vincono ogni
-resistenza.
-</p>
-
-<p>
-Ella lo lasciò dire; poi riprese con un sospiro: — Sì,
-Mario, tu devi parlar come fai, io tener
-fermo il mio punto... La mia schiettezza può parer
-dura oggi, ma verrà giorno in cui dirai: — la
-Gilda aveva ragione. — E sarà quel giorno nel
-quale, se ti dèssi retta, mi rinfacceresti il sacrifizio
-della tua libertà.
-</p>
-
-<p>
-— Oh Gilda, Gilda, mi reputi dunque ben vile — interruppe
-Mario, torcendosi le mani, tanto più
-turbato, tanto più confuso quanto più la fanciulla,
-discorrendo, coglieva nel segno.
-</p>
-
-<p>
-— Non me lo rinfacceresti a parole, lo so — ella
-riprese con soavità — ma lo capirei a ogni
-modo... e allora... adesso soffro forse... ma allora
-sento che ne morrei di dolore... Bada a me, Mario,
-non insistere... eri sincero quando mi rivelavi le
-tue debolezze d'artista; in quel tempo non avevi
-ragione d'infingerti..., oggi sì... oggi hai pietà di
-me, e io devo difenderti contro te stesso.... Va,
-Mario, non è colpa tua; tu hai bisogno di moto,
-d'aria, di luce, hai bisogno di fare un viaggio; qui
-il tuo ingegno si sfibra; l'ozio, lo scoraggiamento
-ti uccidono.
-</p>
-
-<p>
-— Ma sei tu che ti crei questi fantasmi...
-</p>
-
-<p>
-— Non mentire, Mario... Io t'ho conosciuto
-nei tempi in cui la fiamma dell'arte ti splendeva
-negli occhi e movevi incontro all'avvenire con
-<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
-fronte alta e sicura... Allora la tua mente era piena
-di immagini, il tuo album era pieno di disegni...
-da più mesi tu non fai nulla... oh è inutile che tu
-accenni di sì col capo... Puoi mostrarmi, non dico
-un tuo quadro, ma un tuo schizzo, ma una linea
-segnata dalla tua matita?... Lo puoi?
-</p>
-
-<p>
-— Tu eri malata, Gilda...
-</p>
-
-<p>
-— Oh, le inquietudini sul conto mio sono cessate
-da oltre un mese. Che hai fatto in questo
-mese?... Lo vedi, tu taci...
-</p>
-
-<p>
-— Sei un giudice inesorabile — egli disse, quasi
-piangendo di dispetto e di rabbia.
-</p>
-
-<p>
-— Sono un giudice clemente. Tu ti dibatti in
-una lotta tremenda fra ciò che stimi il tuo dovere
-e il desiderio immenso di libertà che ti affanna.
-Va, Mario; dal tuo dovere, s'è tale, io ti sciolgo;
-la tua libertà, io te la rendo... Va... io ti apro la
-gabbia, povero prigioniero.
-</p>
-
-<p>
-Mario si trovava in una condizione d'animo ben
-singolare. La libertà che gli era offerta egli la sospirava
-come l'assetato sospira una goccia d'acqua,
-eppure all'idea di accettarla gli salivano al viso i
-rossori della vergogna; egli doveva riconoscere
-che la Gilda aveva ragione, che l'amore ch'egli le
-aveva portato non era sopravvissuto allo strazio
-della sua bellezza, eppure sentiva che mai come
-adesso ella era stata degna di essere amata.
-</p>
-
-<p>
-E intanto lo sguardo della giovinetta non si
-staccava da lui e sembrava dovergli legger nell'anima
-i più riposti segreti.
-</p>
-
-<p>
-— Ascolta — egli le disse infine — oggi, per
-<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
-quanto io facessi, le mie parole non ti persuaderebbero...
-Ma domani?
-</p>
-
-<p>
-— Domani? — ella ripetè distratta.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, consentimi di ritentar la prova...
-</p>
-
-<p>
-— S'egli mi amasse davvero! — pensò la Gilda.
-Ma seppe frenar la sua commozione, e rivoltasi
-a Mario con apparente tranquillità, lo licenziò
-con queste parole: — Allora ci diremo addio
-domani.
-</p>
-
-<p>
-Per quel giorno ella non lasciò trapelar nulla
-del colloquio avuto col suo fidanzato, e deluse la
-curiosità della signora Dorotea, che voleva sapere
-il perchè di quella sconvenienza del chiudere gli
-usci per di dentro.
-</p>
-
-<p>
-Il giovine pittore partì di là che aveva la febbre
-addosso. Che fare?... Poteva esserci un dubbio
-su ciò che doveva fare?... Doveva dire alla Gilda: — la
-sventura ha stretto di più il vincolo che ci
-unisce; ora più che mai voglio farti mia sposa... — Ma
-se non l'amava, se non era in poter suo
-di amarla?... Se aveva questa fatalità di non saper
-amare che un bel viso? Se col suo eroismo non
-fosse riuscito che a sacrificar sè e a rendere infelice
-lei?... Era già dubbio se il matrimonio si conciliasse
-col suo spirito mobilissimo, anche quando
-si trattava di sposare una giovine avvenente, florida,
-vispa... ma il matrimonio con una malata?...
-Perchè la Gilda ormai era una malata e sarebbe
-stata tale per un pezzo... Invece di averla compagna
-nelle sue peregrinazioni artistiche, avrebbe
-dovuto vegliarla, assisterla... e queste qualità
-<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
-d'infermiere egli non le possedeva... In mezzo
-alle cure del nuovo suo stato si sarebbe spenta
-del tutto la sua ispirazione già illanguidita, e allora...
-che avvenire per lui, che avvenire per la
-Gilda!
-</p>
-
-<p>
-Quando noi rifuggiamo da un grave sacrifizio,
-ci piace assai spesso ripararci dietro l'idea che
-quel sacrifizio non gioverebbe neppure a quelli
-per cui dovremmo farlo, e così Mario concludeva
-volentieri i suoi ragionamenti col dirsi che la
-Gilda sarebbe stata infelice sposandolo.
-</p>
-
-<p>
-Pure una fiera lotta si agitò nel suo spirito, e ne
-portava le tracce il foglio pieno di pentimenti e
-di scancellature che la Gilda ricevette il dì appresso: — «Crudele,
-crudele, perchè suscitar la
-tempesta nella mia anima? Io seguivo la via che
-mi pareva la sola buona, la sola onorevole; tu
-con amara schiettezza hai voluto mostrarmene le
-insidie e i pericoli, tu mi hai detto che non potrei
-percorrerla senza uccidere, qual ch'esso sia,
-questo mio ingegno d'artista. È un'idea che mi
-toglie la pace. Tutti devono essere qualche cosa
-nel mondo; io, che sarei se non sono un pittore?...
-Non auguro al mio peggior nemico la notte che
-ho passato... Ripensavo alle tue parole, e, a vicenda,
-ti adoravo, ti ammiravo, ti colmavo di
-vitupèri... Sì, la tua generosità è spietata... tu
-puoi darmi licenza d'essere un vile, non puoi
-impedirmi di credermi tale... Vedi in qual bivio
-m'hai messo. O restare, con l'incubo di non
-esser più atto a far nulla; o partire vergognandomi
-<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
-della mia condotta... Ebbene, parto, cerco
-il moto, l'aria, la luce, di cui, come dici, ho tanto
-bisogno, cerco la lena perduta. Se farò un capolavoro,
-lo dovrò a te. A ogni modo, non ripatrierò
-prima di aver assodata la mia riputazione
-d'artista. E tu, Gilda?... Non oso venire a stringerti
-la mano; sarò già in viaggio quando riceverai
-questo foglio... Tu meriti un uomo migliore
-di me, tu lo troverai senza dubbio... Ma, se
-tu fossi libera al mio ritorno, potrei sperare di
-non esser respinto?... Se ti riesce, non disprezzarmi,
-e fa che non mi disprezzi il tuo ottimo
-zio... È troppa audacia chiedere una tua lettera,
-almeno una, a Zurigo, ferma in posta? Addio,
-addio.»
-</p>
-
-<p>
-In conformità a quanto egli scriveva, Mario era
-partito con la prima corsa, diretto sulla linea di
-Modane. Giunto a Torino, vi si trattenne per poche
-ore affine di salutarvi suo padre, il quale si
-trovava colà per ragioni del suo commercio. L'ottimo
-signor Gedeone fu molto addolorato, non tanto
-delle nozze sfumate quanto della nuova partenza
-di Mario, ch'egli amava sinceramente. Nondimeno
-egli riempì di napoleoni d'oro la borsa del figliuol
-prodigo e s'impegnò a non fargli mancar danaro
-finchè non fosse in grado di mantenersi co' propri
-guadagni. — Quattrini, e poi quattrini, e sempre
-quattrini — borbottò tristamente il signor Gedeone. — Senza
-contare la pigione del casino
-di Firenze e la spesa dell'ammobiliamento... È
-inutile, son fatto così; per questo figliuolo darei
-<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span>
-il sangue... con quel sugo... per averlo sempre
-lontano.
-</p>
-
-<p>
-E il signor Gedeone cercò un sollievo alle sue
-amarezze domestiche nell'acquisto di una partita
-di farina avariata che poteva servir benissimo per
-la sua fornitura agli Istituti Pii.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
-</p>
-
-<h2>
-XXII.
-</h2>
-
-<p>
-Il professore Romualdo stava quella mattina rivedendo
-i suoi manoscritti che giacevano abbandonati
-da tanto tempo, e come succede a chi non
-è in vena di lavorare sul serio e pur vorrebbe poter
-dire a sè stesso che non è rimasto in ozio, collocava
-a posto le virgole dimenticate, arrotondava
-l'occhiello degli <i>e</i> e metteva i punti sugli <i>i</i>. Si può
-tuttavia giurare che la sua mente era assorta in altri
-pensieri ai quali non era certo estranea una persona
-la cui apparizione repentina ed inaspettata lo fece
-scattar dalla sedia.
-</p>
-
-<p>
-— Tu, Gilda?... Alzata?... A quest'ora?... Che
-direbbe il medico?
-</p>
-
-<p>
-— Oh! — ella rispose — bisogna ormai emanciparsi
-dal medico... Sto bene... Vedi come mi
-reggo da me...
-</p>
-
-<p>
-— Stai bene e sei così pallida? — esclamò il
-professore con inquietudine. — Che hai?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span>
-— Nulla....
-</p>
-
-<p>
-— Non dirlo... Hai gli occhi gonfi, Gilda, sei
-agitata... Questa tua visita mattutina non è certo
-senza una grave ragione.
-</p>
-
-<p>
-— Voglio riprender le mie antiche abitudini — ella
-replicò, avvicinando una seggiola al tavolino — voglio
-esser la tua assistente, il tuo segretario
-come una volta... La pecorella smarrita ritorna
-all'ovile... ecco tutto.
-</p>
-
-<p>
-Com'ella s'accorse che lo zio Aldo stentava a
-raccapezzare il senso delle sue parole, estrasse di
-tasca un foglio e glielo porse spiegato — Leggi.
-</p>
-
-<p>
-Appuntò il gomito al ginocchio, fece con la
-mano sostegno al mento, e stette lì a capo chino
-senz'aprir bocca e senza batter palpebra. Pareva
-una figura scolpita nel marmo.
-</p>
-
-<p>
-Il professore intanto aveva divorato l'arruffatissima
-lettera di Mario.
-</p>
-
-<p>
-— Parte? Ti lascia? — egli gridò, appena l'ebbe
-finita. E balzò in piedi con impeto, schizzando
-fiamme dagli occhi.
-</p>
-
-<p>
-Ella si scosse, sollevò la testa, e rivolgendo allo
-zio uno sguardo soave e amorevole: — Sono stata
-io — gli disse — egli non fece che ubbidirmi.
-</p>
-
-<p>
-— Ubbidirti? — egli proruppe passando di sorpresa
-in sorpresa. — Gli hai imposto tu di partire?
-</p>
-
-<p>
-Ella gli riferì il colloquio avuto con Mario il
-giorno innanzi. Il professore durò fatica a non interromperla
-cento volte.
-</p>
-
-<p>
-— Non difenderlo, non iscusarlo — egli esclamò
-finalmente, misurando a lunghi passi la stanza. — Che
-<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
-amore era il suo?... Ha potuto sentirti parlare
-come gli parlavi, e non è caduto a' tuoi piedi, e
-non si pentì delle sue esitazioni e non rinnovò i
-suoi giuramenti? T'ha abbandonata, è fuggito
-perchè le tue guance sono men floride, perchè i
-tuoi occhi sono meno scintillanti d'un tempo? E
-tu gli perdoni, e gli perdoneranno tutti, e la sua
-vigliaccheria resterà impunita? Oh come intendo
-in questo momento il piacere della vendetta!...
-Come disprezzo questa scienza vantata che sfibra
-le virtù del braccio e dell'animo!... Come volentieri
-la darei tutta quanta per essere un forte,
-per colpire inesorabilmente colui che ti rende infelice!
-</p>
-
-<p>
-— Mio cavaliere — rispose la giovinetta, atteggiando
-il labbro a un malinconico sorriso — non
-voglio che tu mi vendichi... Non c'è offesa da vendicare...
-Mario era pronto a sposarmi, fui io che
-gli resi la sua parola... S'egli mi avesse resistito,
-sarebbe stato un eroe, e non si può pretender dagli
-uomini che siano eroi... Forse è stato meglio
-così.
-</p>
-
-<p>
-— Ma pur tu lo amavi?
-</p>
-
-<p>
-— Oh sì... Quando credevo di poter essere una
-valida alleata del suo ingegno, uno strumento della
-sua gloria. Appena cominciai a dubitare che gli
-sarei stata d'impaccio, cominciai anche ad amarlo
-meno... Sono orgogliosa...
-</p>
-
-<p>
-— Gilda!... E l'avvenire?
-</p>
-
-<p>
-— Starò qui come sono stata finora; mi rimetterò
-a studiare... le donne brutte studiano... copierò
-<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span>
-i tuoi manoscritti, ti aiuterò nei tuoi esperimenti...
-</p>
-
-<p>
-Egli le diede sulla voce. — Non parlarmi dei
-miei esperimenti... Il mio laboratorio io l'abborro...
-Voglio distruggerlo... O almeno voglio chiuderne
-l'uscio per sempre...
-</p>
-
-<p>
-— Lo riapriremo insieme, zio Aldo — rispose
-la Gilda. — Rammento ancora le mattine che vi ho
-passate, a bocca aperta, tempestandoti d'interrogazioni,
-ammirando la vastità del tuo sapere, e la
-infinita pazienza che avevi con me... Povera cameretta!
-Da due anni la trascuravo e ne fui punita...
-Oh se si potesse tornare indietro di due
-anni!... Proviamo, zio Aldo.
-</p>
-
-<p>
-— Se si potesse — egli ripetè, tentennando il
-capo con aria desolata. E soggiunse a mezza voce: — È
-un nodo che non si scioglie. — Indi si abbandonò
-sopra una sedia e si coprì il viso con le
-mani.
-</p>
-
-<p>
-— Zio Aldo, tu mi nascondi qualche cosa — proruppe
-inquieta la Gilda. — I nostri guai non
-sono finiti?
-</p>
-
-<p>
-— La fatalità ci perseguita, o fanciulla... Io vorrei
-pure che queste pareti ridivenissero per te il
-nido calmo e tranquillo della tua infanzia, vorrei
-poter dirti come una volta: Addormèntati fidente
-sulle mie ginocchia, appoggiati al mio braccio leale,
-lasciami esser tua guida nel campo della scienza...
-Ma no; un destino iniquo non lo permette; io sono
-un pazzo, io sono un malato.
-</p>
-
-<p>
-— Se sei un malato, ti curerò — interruppe
-<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
-con dolcezza la giovinetta. — Non mi curasti tu
-per due mesi? Dovrei abbandonarti, se soffri?
-</p>
-
-<p>
-— Eppure sarà necessario — egli esclamò, agitandosi
-sulla seggiola. E proseguì: — Non ho rimorsi...
-ho lottato... ho lottato tanto... Tutti gli
-argomenti che la ragione può suggerire io me li
-son detti... tutta l'energia d'un carattere avvezzo a
-vincer gli ostacoli, io l'ho spesa... e non è valso
-a nulla...
-</p>
-
-<p>
-— Ma insomma, a che mirano le tue parole?
-Che vuoi fare di me?
-</p>
-
-<p>
-— Pensiamo insieme, studiamo un modo...
-</p>
-
-<p>
-— Non posso più viver sotto questo tetto come
-la tua pupilla, come la tua nipote, come la figlia
-dell'anima tua?
-</p>
-
-<p>
-— Compiangimi, Gilda, non lo puoi.
-</p>
-
-<p>
-— Come la tua sorella?... Vedi, i patimenti
-hanno in me affrettata l'età... Io posso esser la tua
-sorella.
-</p>
-
-<p>
-— Non lo puoi, non lo puoi — replicò il professore
-con l'accento della disperazione.
-</p>
-
-<p>
-Vi fu un istante di silenzio. Il dottor Romualdo
-teneva le mani intrecciate sulle ginocchia, lo
-sguardo immobile a terra. La Gilda, levatasi da
-sedere, gli si avvicinò lentamente. Un lieve rossore
-le tingeva le gote.
-</p>
-
-<p>
-— Alza gli occhi — ella disse — fissami in viso.
-In questa casa dove non posso esser più nè pupilla,
-nè nipote, nè sorella, potrei almeno esser la compagna
-della tua vita, la tua sposa?
-</p>
-
-<p>
-— Tu, Gilda? — esclamò lo scienziato con un
-<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span>
-grido che veniva dal cuore. — La mia sposa;
-L'hai detto? L'hai proprio detto, tu? L'hai detto
-sul serio? Non ti sei presa giuoco di me? Oh no!
-Il tuo volto onesto porta l'impronta della sincerità...
-Tu non vuoi uccidermi!
-</p>
-
-<p>
-Egli le afferrò tutt'e due le mani e le tenne
-strette nelle sue.
-</p>
-
-<p>
-— Zio Aldo — ella mormorò affettuosamente.
-</p>
-
-<p>
-— Non chiamarmi più così... Chiamami Aldo...
-O piuttosto, no, sciocco ch'io sono... chiamami
-ancora zio Aldo... c'è tanta dolcezza in queste due
-parole pronunziate dalle tue labbra... Sentivo sempre
-dirmi <i>professore</i>, <i>professore</i>... e non ero che
-un professore arido, dotto, noioso...; tu mi dicesti
-zio e sono divenuto un uomo... Oh se la mia vita
-fosse cominciata da quando batte il mio cuore, io
-sarei ben giovine, o Gilda...
-</p>
-
-<p>
-Egli s'interruppe un momento; poscia riprese
-con un sospiro: — Invece hai riflettuto che son
-vecchio, che ho diciannove anni più di te?
-Guarda la mia barba e i miei capelli segnati di
-bianco, guarda le rughe della mia fronte... La tua
-giovinezza è appassita per poco; essa risorgerà
-senza dubbio; ma la mia, oh la mia non torna
-mai più.
-</p>
-
-<p>
-La Gilda scrollò il capo. — Tu mi porti un
-cuore che non ha amato altra donna che me...
-</p>
-
-<p>
-— Nessun'altra, nessun'altra — egli esclamò
-con enfasi.
-</p>
-
-<p>
-— Lo vedi — ella rispose. — Il tuo cuore almeno
-è più giovine del mio — Abbassò gli occhi
-<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
-e soggiunse arrossendo: — E da quando... da
-quanto tempo mi ami?
-</p>
-
-<p>
-— Lo so io forse? Fu nel giorno in cui lessi
-sulla tua fronte ch'era finita per te l'infanzia gioconda;
-fu prima, fu dopo? Lo ignoro. Sentivo il
-mio affetto trasformarsi a grado a grado, ma non
-sarei riuscito a dire a me stesso che cosa provavo...
-Non avevo mai amato... Ti cercavo e ti sfuggivo...
-Avevo un immenso desiderio e una paura immensa
-delle tue carezze... Nelle mie notti insonni
-la tua immagine mi appariva fra le tenebre... Nel
-giorno il fruscìo della tua veste, il suono della tua
-voce turbava le mie meditazioni. Mi sembrava
-qualche volta che non avrei avuto pace finchè tu
-non avessi abbandonato la mia casa, e talora mi
-sembrava invece che senza di te non avrei potuto
-vivere... Eppure era amore?... Non lo so, non lo
-so... Ma quando tu amasti un altro, oh allora sì
-m'accorsi che veramente t'amavo...
-</p>
-
-<p>
-— Poveretto! Che strazio deve essere stato il
-tuo! E hai sofferto in silenzio?
-</p>
-
-<p>
-— E potevo parlare? Eri bella come un angiolo,
-tutte le grazie della gioventù ti fiorivano in viso;
-eri innamorata di un uomo bello e giovine anche
-esso... parevate nati uno per l'altro... La vostra passione
-era così ragionevole, la mia così strana, così
-assurda! Parlare?... Darti un dolore, insidiare la
-tua felicità, io che t'adoravo?... Un giorno solo fui
-per tradirmi... oh quel giorno avrei voluto morire...
-</p>
-
-<p>
-— Che rivelazione fu per me quella! — esclamò
-la Gilda.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
-— Te n'eri accorta?
-</p>
-
-<p>
-— Sì... Ero venuta ad annunziarti il prossimo
-arrivo di Mario... Si dovevano prendere i concerti
-per le nozze...
-</p>
-
-<p>
-— Che pensasti di me, Gilda?
-</p>
-
-<p>
-— Piansi tanto...; che non avrei fatto per consolarti?
-Tu ti sei chiuso nella tua camera, nel tuo
-laboratorio... La mattina dopo...
-</p>
-
-<p>
-— Taci — egli interruppe — a pensarci mi corre
-un gelo per l'ossa... Più tardi io vegliavo al tuo
-letto... Avevi gli occhi bendati, eri tutta una piaga...
-Il tuo respiro era un rantolo, la tua voce era un
-gemito... I medici ti davano quasi per ispacciata;
-io volevo salvarti a ogni costo...
-</p>
-
-<p>
-— E mi salvasti.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, ma la mia ferita si faceva più larga e profonda.
-Dal tuo alito infocato, dal tocco delle tue
-mani ardenti per la febbre, io aspiravo l'amore...
-E non avevo speranze, e non avevo altro desiderio
-che quello d'espiare un minuto d'oblìo... Non era
-per me ch'io ti conservavo in vita, era per l'uomo
-a cui tu avevi giurato la tua fede. Spesso mi pareva
-ch'egli non t'amasse abbastanza e me ne sdegnavo;
-ma pure (lo crederesti?) sentivo una specie d'orgoglio
-all'idea che il mio amore ignorato fosse
-più forte del suo... Accarezzavo col pensiero la
-mia infinita miseria. Quando non s'ha più che il
-dolore, si vuole almeno che il dolore sia grande...
-Intanto m'abbandonavo a occhi chiusi alla corrente,
-aspettando da un momento all'altro che tu
-mi fossi tolta per sempre... Ma no; tu non mi sei
-<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
-tolta, tu rimani; e io mi domando ancora se tutto
-ciò non è un sogno, mi domando se sono ben desto...
-Gilda, Gilda, sei tu sicura di non ubbidire a
-un impeto subitaneo, di non cedere a un movimento
-di pietà verso di me, di dispetto verso <i>un
-altro?</i>... Se ti pentissi domani! Se Mario tornasse!
-</p>
-
-<p>
-— Uomo di poca fede!... Non è un capriccio il
-mio, non è un desiderio di vendetta... Quante
-volte, in mezzo ai patimenti di questi ultimi mesi,
-io confrontavo in silenzio l'amor tuo con quello
-dell'uomo che avrebbe dovuto sposarmi!... Quante
-volte, se eravate entrambi accanto al mio letto,
-io studiavo l'espressione diversa dei vostri volti;
-nel tuo una tenerezza infinita, in quello di Mario
-un tedio profondo! E dicevo: Mario amava la
-mia bellezza che è svanita; lo zio Aldo mi ama
-qual sono, mi ama forse di più dacchè cessai di
-esser bella...
-</p>
-
-<p>
-— E vero, è vero...
-</p>
-
-<p>
-— Dicevo: Mario non è un triste, non è un vile;
-egli terrà la sua parola, ma io avrò il rimorso di
-aver fatto una vittima... E così il mio cuore s'allontanava
-a mano a mano da lui e s'avvicinava a
-te... a te ch'eri stato la mia provvidenza, a te cui
-speravo di poter dar qualche gioia. Oh Mario non
-tornerà; egli è troppo lieto della libertà che gli è
-resa; egli insegue il suo ideale d'artista, va dove
-lo chiama la sua anima appassionata del bello...
-Se tornasse...
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene? Che faresti?
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene? Farei... così — ella gridò gettandoglisi
-<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span>
-fra le braccia — e ti direi: Son la tua sposa
-difendimi... Mi crederesti allora?
-</p>
-
-<p>
-— Ti credo, ti credo — proruppe il dottor Romualdo,
-stringendo al seno con impeto quel capo
-diletto. E mentre la copriva di baci, mormorava:
-</p>
-
-<p>
-— Oh Gilda!... Amor mio!
-</p>
-
-<p>
-— Non ci odii dunque più, noi povere donne? — ella
-chiese con malizia.
-</p>
-
-<p>
-— Adoro te — egli rispose — ecco quello
-ch'io so.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
-</p>
-
-<h2>
-XXIII.
-</h2>
-
-<p>
-Pochi mesi dopo, una bella mattina di settembre,
-il professor Romualdo era affacciato alla finestra
-d'un albergo di Genova guardante il mare.
-Era l'albergo medesimo in cui, circa quindici anni
-addietro, egli aveva passato tante ore d'incertezza
-attendendo il suo misterioso abboccamento col capitano
-Rodomiti. Fra quelle pareti era cominciata
-per lui una nuova esistenza, eran cominciate le
-cure, i pensieri che dovevano far sbocciare la sua
-gioventù appassita prima di nascere, ed egli tornava
-oggi ai memori luoghi, allo stesso modo che
-l'egro risanato torna pellegrino alla fonte ond'ebbe
-il primo ristoro. Come quindici anni addietro, gli
-si stendeva davanti agli occhi lo splendido golfo
-riscintillante ai raggi del sole, e una selva d'antenne
-si levava al cielo, e mille barchette guizzavano
-sulle acque leggermente increspate, e s'alzava
-dai pensili giardini il profumo dei fiori, e
-dalle vie popolose l'allegro strepito del lavoro.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
-Ma questa volta il dottor Romualdo non era
-solo. S'aprì l'uscio della camera attigua, e una giovine
-dalla persona snella e spigliata s'avvicinò con
-passo rapido alla finestra, e toccò lievemente la
-spalla del professore.
-</p>
-
-<p>
-— Sei tu, Gilda? — egli disse, voltandosi estendendole
-ambe le mani.
-</p>
-
-<p>
-— Va bene così? — ella chiese, mostrando la sua
-<i>toilette</i> d'una elegante semplicità. E soggiunse: — Son
-curiosa di vedere che impressione gli faccio.
-</p>
-
-<p>
-— Sei bella, Gilda — riprese il professore. — Sei
-troppo bella per me.
-</p>
-
-<p>
-— Zitto — ella interruppe, portando al labbro
-l'indice della mano destra — Zitto, non voglio
-sentir coteste sciocchezze.
-</p>
-
-<p>
-La Gilda era sempre un po' magra, un po' pallida,
-ma il tempo andava via via scolorando le sue
-cicatrici e ricolmava lentamente le sue guance
-sparute, e faceva rinascere i suoi capelli, i cui ricciolini
-bruni spuntavano dagli orli della sua cuffia.
-In quanto al segno che l'era rimasto nell'occhio sinistro,
-esso non era percettibile a prima vista. Certo
-ella non era più, ella non sarebbe più ridiventata
-la splendida giovinetta che sollevava un mormorio
-di ammirazione sul suo passaggio, ma era chiaro
-che le conseguenze dell'accidente ond'ella era stata
-vittima avrebbero finito coll'essere assai minori di
-quanto s'era supposto.
-</p>
-
-<p>
-Ella s'accostò in punta di piedi all'uscio che metteva
-sul corridoio.
-</p>
-
-<p>
-— Vien gente? — domandò il professore.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
-— No... Del resto, siamo intesi... Prima ch'egli
-entri scappo di là...
-</p>
-
-<p>
-— Cattiva! Vuoi lasciar me nell'imbarazzo...
-</p>
-
-<p>
-— Voglio veder come ti levi d'impaccio...
-</p>
-
-<p>
-Non occorre una grande sagacità a capire che il
-professore e la Gilda aspettavano qualcheduno.
-Questo qualcheduno era il capitano Rodomiti, il
-quale aveva scritto a' suoi amici annunziando loro
-che sperava d'essere a Genova col suo legno entro
-il settembre, e che giunto colà avrebbe chiesto una
-licenza di alcuni mesi, e sarebbe intanto volato subito
-a far loro una visita. Il capitano sapeva della
-malattia e della guarigione della Gilda; non sapeva
-il resto, perchè le notizie posteriori non avrebbero
-potuto pervenirgli durante il viaggio. Non
-doveva esser piccola sorpresa per lui l'apprendere
-il matrimonio del professore Romualdo con
-la figlioccia, e questa sorpresa i novelli sposi
-avevano voluto anticiparla col venirgli incontro
-essi stessi. Invero essi sentivano un po' di rimorso
-a non averlo consultato prima delle nozze, ma si
-capisce d'altra parte che la condizione di due fidanzati
-i quali abitano sotto il medesimo tetto è
-troppo ambigua perchè essi non abbiano da affrettarsi
-a diventar marito e moglie. Comunque sia,
-il professore e la Gilda, che s'erano sposati appena
-ottenuto il decreto reale che toglieva l'impedimento
-della parentela, si trovavano a Genova da
-un paio di settimane, e il nostro matematico andava
-ogni mattina nel banco di noleggi del signor
-Egisto Giorgi successore dei signori Radice e Lupini,
-<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span>
-per informarsi del capitano. Alla fine, la vigilia
-del giorno di cui parliamo, il dottor Romualdo
-era tornato all'albergo con una importante notizia.
-Il legno comandato dal Rodomiti era in vista e
-sarebbe entrato in porto verso notte. Allora il professore,
-d'accordo con la Gilda, era ripassato nel
-banco del signor Giorgi a lasciarvi un bigliettino
-pel capitano così concepito: «Sono qui all'<i>Hôtel
-de la Grande Bretagne</i>, nº 36. Ho molte cose da
-dirvi. Vi aspetterò domani all'albergo fino a mezzogiorno.»
-Il signor Giorgi, ch'era un uomo assai
-più officioso dei suoi predecessori Radice e Lupini,
-non solo si incaricò della trasmissione del biglietto,
-ma fece aver la mattina seguente al professor Grolli
-la risposta del capitano: «Sarò da voi prima dell'ora
-indicata — scriveva il Rodomiti; — ma che
-diamine v'impediva di venirmi a trovare a bordo?
-E la Gilda?»
-</p>
-
-<p>
-Erano le undici quando un cameriere picchiò all'uscio
-del nº 36, e con un certo timore reverenziale
-introdusse il gigantesco marinaio.
-</p>
-
-<p>
-— Oh Grolli — disse costui, stringendo cordialmente
-la mano del professore. — E la Gilda?
-</p>
-
-<p>
-— Ormai sta bene.
-</p>
-
-<p>
-— S'è sposata col suo Mario?
-</p>
-
-<p>
-— No...
-</p>
-
-<p>
-— Come?
-</p>
-
-<p>
-— Or ora vi dirò. Accomodatevi.
-</p>
-
-<p>
-Il capitano prese una sedia. — Non è la vostra
-camera da letto? — egli domandò, girando intorno
-gli occhi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
-— No... è un salottino... dormo di là — rispose
-il Grolli in fretta, come se le parole gli scottassero
-la lingua.
-</p>
-
-<p>
-— Cospetto! Siete in lusso ora — esclamò il Rodomiti.
-E soggiunse: — Su via, raccontatemi...
-Questo matrimonio?
-</p>
-
-<p>
-Quando il professore ebbe narrato che la Gilda
-aveva reso a Mario la sua libertà e che Mario aveva
-accettata l'offerta, il capitano si lasciò scappare una
-serqua di vigorose esclamazioni, le quali finirono
-con una domanda <i>ad hominem:</i> — E voi?
-</p>
-
-<p>
-— Io? Che cosa?
-</p>
-
-<p>
-— E voi non avete data una buona lezione a
-quel bellimbusto che pianta la sposa perchè le è
-toccata una disgrazia?.. Oh lo so quel che volete
-dire... È stata lei... Grazie tanto... Ella non poteva
-fare altrimenti; ma un uomo che avesse avuto un
-filo d'onore non l'avrebbe presa in parola... Ah
-caro Grolli, se ero nei vostri panni, non l'andava
-a finire così... Gran che! Voi altri dotti non avete
-sangue nelle vene!
-</p>
-
-<p>
-A questo punto il capitano con un brusco movimento
-ruppe la spalliera della seggiola e si alzò
-di scatto facendo tremare i vetri della camera sotto
-i suoi passi pesanti e poderosi.
-</p>
-
-<p>
-— È dunque diventata un mostro questa Gilda? — egli
-ripigliò, dopo una breve pausa.
-</p>
-
-<p>
-— Un mostro! — esclamò il professore scandalizzato — Che
-idee?
-</p>
-
-<p>
-— Oh adesso vi riscaldate! Con me? Era meglio
-riscaldarsi con quell'altro... Via, scusate — continuò
-<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span>
-il Rodomiti, mutando tono. — Son certo che
-avete fatto tutto ciò ch'era possibile... Se la Gilda
-è sempre piacente, non dureremo fatica a darle un
-marito che valga più di quel vostro famoso pittore...
-Bisognerà pensarci insieme... Ma spiegatemi un
-po', perchè non l'avete condotta con voi a Genova?
-</p>
-
-<p>
-Il professor Romualdo, più confuso che mai,
-guardò istintivamente verso l'uscio della camera
-attigua.
-</p>
-
-<p>
-Questo imbarazzo non isfuggì al capitano, il
-quale chiese con una certa impazienza: — Siete
-in compagnia? C'è qualcheduno di là?... Avete
-un'aria di mistero!...
-</p>
-
-<p>
-— Benedette donne! — pensò il Grolli. — Hanno
-dei capricci!... Per secondar la Gilda mi convien
-fare questa commedia. — Insomma — egli disse a
-voce alta — ho da raccontarvi una novità...
-</p>
-
-<p>
-— Ed è?
-</p>
-
-<p>
-— Ho preso moglie...
-</p>
-
-<p>
-Questo annunzio produsse al marinaio l'effetto
-dello scoppio d'una mina. — Moglie?... Voi?...
-Scherzate?
-</p>
-
-<p>
-— Niente affattissimo — rispose il professore
-punto da queste esclamazioni — Parlo sul serio...
-</p>
-
-<p>
-— E il vostro odio per le femmine?
-</p>
-
-<p>
-— È sfumato...
-</p>
-
-<p>
-— Non c'è che dire — osservò il marinaio, calmandosi
-a poco a poco — voi siete il miglior giudice
-delle vostre azioni, e in quanto alla donna che
-vi sposò, ella può vantarsi d'avere sposato un gran
-galantuomo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span>
-— Non credete quindi che questa donna abbia
-commesso uno sproposito imperdonabile? — domandò
-il dottor Romualdo, alquanto rinfrancato.
-</p>
-
-<p>
-— Tutt'altro... tutt'altro... Anzi vi chieggo perdono...
-Del resto, è vero... siete ringiovanito, e mi
-congratulo con voi. Ma che volete?... Penso alla
-mia figlioccia... Converrete meco che adesso è più
-urgente che mai di accasarla... Povera Gilda!... È
-necessario ch'io la veda... Abita sempre con voi?
-</p>
-
-<p>
-— Sicuro...
-</p>
-
-<p>
-— Non v'invidio... Due donne sotto il medesimo
-tetto...
-</p>
-
-<p>
-— Ma mia moglie...
-</p>
-
-<p>
-— Non intendo dir male di vostra moglie... Dio
-guardi... Ma in ogni modo...
-</p>
-
-<p>
-— Volete conoscerla? — insinuò il professore,
-che non vedeva l'ora di gettar giù la maschera.
-</p>
-
-<p>
-— No, grazie... o almeno finchè non sia necessario.
-Non prendete in cattivo senso il mio rifiuto...
-Sapete che io sono un uomo alla buona, un uomo
-che si trova a disagio in mezzo alle nuove conoscenze...
-specialmente poi quando si tratta di signore...
-</p>
-
-<p>
-— E se fosse una signora che si conoscesse da un
-pezzo? — disse una vocina nota e melodiosa. In
-pari tempo la Gilda si precipitò nella stanza e si appese
-(qui la frase va a pennello) al collo del capitano.
-</p>
-
-<p>
-— Come? Che?... la Gilda...? — balbettò il Rodomiti
-nel colmo dello sbalordimento.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, signore, la Gilda... Sono un po' mutata,
-ma insomma...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span>
-Il capitano guardava alternativamente la sua figlioccia
-e il professore, le cui guance s'erano fatte
-del color della porpora — Sua moglie? — egli
-disse infine.
-</p>
-
-<p>
-— Sua moglie, sua moglie — ripetè la giovine.
-</p>
-
-<p>
-— Non è lo sposo ch'ella si meritava — osservò
-Romualdo in tono rimesso, ma senza affettazione
-di umiltà.
-</p>
-
-<p>
-— <i>Zio Tonino</i> — disse la Gilda — fallo tu finire
-una buona volta... Egli ha paura che tu disapprovi
-il nostro matrimonio...
-</p>
-
-<p>
-— In verità, figliuoli miei — esclamò il capitano,
-scotendo forte la mano ad entrambi — in
-verità ch'io sarei una gran bestia se lo disapprovassi...
-Ma vi confesso che mi avete fatto cascar
-dalle nuvole... Ah professore, professore, siete più
-birichino di quello che credevo, voi... Basta... Intanto,
-Gilda, torno a dirti ciò che dicevo poco fa
-a lui... La donna che prese per marito questo signore
-ha sposato un fior di galantuomo...
-</p>
-
-<p>
-— Grazie, amico mio — interruppe il dottor Romualdo,
-raggiante di contentezza.
-</p>
-
-<p>
-— Un fior di galantuomo — continuò il capitano — a
-cui bisogna voler bene sempre.
-</p>
-
-<p>
-— Perdonandogli la sua età matura, il suo brutto
-visaccio, e i suoi capelli che imbiancano — soggiunse
-il professore, compiendo la frase.
-</p>
-
-<p>
-— Allora — saltò a dire la Gilda — io porterò
-in campo le mie cicatrici e il mio occhio sinistro...
-</p>
-
-<p>
-— Zitti tutti e due — gridò il capitano Antonio
-<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span>
-col suo vocione — amatevi e fatemi presto diventare
-padrino d'un bel maschiotto... Questo è l'essenziale.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! — bisbigliò la Gilda, arrossendo.
-</p>
-
-<p>
-E il professore, tanto per mutar discorso: — E
-voi — disse — non penserete mai a farvi una famiglia?
-</p>
-
-<p>
-— Io? A sessantadue anni?... Eh via, a trentotto,
-ne avete trentotto, non è vero?
-</p>
-
-<p>
-— Sì.
-</p>
-
-<p>
-— A trentotto la cosa va co' suoi piedi, ma a
-sessantadue poi... ho proprio paura ch'essa andrebbe
-coi piedi degli altri.
-</p>
-
-<hr class="tiny" />
-
-<p>
-La storia è finita. Che se qualcheduno volesse
-sapere che cosa pensi di queste nozze la signora
-Dorotea, dirò soltanto ch'ella ne è felicissima, che
-sostiene d'avervi contribuito per gran parte, ma
-che non sa persuadersi come un così bel matrimonio
-non debba fruttarle una vincita al lotto. E sì
-ch'ella va giocando a ogni estrazione i numeri
-che le sono suggeriti dalla cabala e da persone
-sperimentate e autorevoli.
-</p>
-
-<p>
-Del resto, dopo il primo momento di stupore,
-tutti si sono persuasi che il dotto professor Romualdo
-Grolli, sebbene non sia un Adone, può essere
-un eccellente marito rimanendo un insigne
-matematico; solo la signora Olimpia Lorati gli
-tiene il broncio perchè, volendo pure sposarsi, non
-ha sposato una delle sue figliuole.
-</p>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-</div>
-
-
-
-
-
-
-
-
-<pre>
-
-
-
-
-
-End of Project Gutenberg's Il Professore Romualdo, by Enrico Castelnuovo
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL PROFESSORE ROMUALDO ***
-
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+<!DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.1//EN" +"http://www.w3.org/TR/xhtml11/DTD/xhtml11.dtd"> + +<html xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml" xml:lang="it"> +<head> + <meta http-equiv="content-type" content="text/html; charset=UTF-8" /> + <title> + Il professore Romualdo, di Enrico Castelnuovo + </title> + <link rel="coverpage" href="images/cover.jpg" /> + <style type="text/css"> +body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} + +p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;} +p.indl {text-align: left; margin-left: 5%;} +p.indr {text-align: right; margin-right: 5%;} +.center {text-align: center; text-indent: 0;} + +div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;} +div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;} +div.titlepage p {text-align: inherit;} +div.verso {text-align: center; padding-top: 2em; font-size: 95%; margin: 0 10%;} +div.verso p {text-align: inherit;} +div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;} + +h1,h2 {text-align: center; font-style: normal; +font-weight: normal; line-height: 1.5;} +h1 {font-size: 150%;} +h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em; page-break-before: avoid;} + +hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;} +hr.mid {width: 50%; margin-left: 25%; margin-right: 25%;} +hr.minor {width: 20%; margin-left: 40%; margin-right: 40%;} +hr.tiny {width: 10%; margin-left: 45%; margin-right: 45%;} +hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;} +@media handheld { +hr.silver {display: none;} +} + +.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;} + +.pad6 {margin-top: 6em;} +.pad2 {margin-top: 2em;} + +.x-small {font-size: 70%;} +.small {font-size: 85%;} +.large {font-size: 115%;} +.main-t {font-size: 200%;} +.g {letter-spacing: .2em;} +.smcap {font-variant: small-caps;} + +.division {display: inline-block; vertical-align: middle;} +.denominator {display: block; text-align: center; font-size: .9em;} +.numerator {border-bottom: solid thin; display: block; text-align: center; font-size: .9em;} + +.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em; + margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;} +.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;} +.tnote p {padding: 0 1em;} + +.poem {text-align: left; font-size: 95%; margin: 1.5em 10%;} +.poem p {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -3em;} + + </style> + </head> +<body> +<div>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 48625 ***</div> + +<div class="booktitle"> +<h1> +IL PROFESSORE ROMUALDO +</h1> +</div> + +<hr class="silver" /> + +<div class="titlepage"> +<p class="large"> +ENRICO CASTELNUOVO +</p> + +<p class="pad2 main-t"> +<span class="x-small">IL</span><br /><br /> +PROFESSORE ROMUALDO +</p> + +<hr class="minor" /> + +<p class="pad2"> +6º Migliaio. +</p> + +<p class="pad6"> +<span class="large g">ROMA</span><br /> +<span class="small">CASA EDITRICE A. SOMMARUGA E C.</span><br /> +—<br /> +1884. +</p> +</div> + +<div class="verso"> +<hr class="mid" /> +<p> +<span class="smcap">Proprietà Letteraria</span> +</p> + +<p> +Tip. della Camera dei Deputati — Stab. del Fibreno. +</p> +<hr class="mid" /> +</div> + +<div class="chapter"></div> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> +</p> + +<h2> +I. +</h2> + +<p> +Il dottor Romualdo Grolli, assistente alla cattedra +di matematica in una Università del regno, e +dilettante di chimica nel suo privato laboratorio, +sedeva una mattina del maggio 1861 davanti alla +sua scrivania, intento a copiare una Memoria da leggersi +nell'Accademia scientifica e letteraria della +città. Il tema, enunciato in un breve preambolo, +era il seguente: <i>Determinare il volume della porzione +di cono circolare retto che resta compreso +tra un segmento circolare, un segmento iperbolico +avente comune col circolare la corda e la +parte del manto conico che la chiude.</i> Svolgendo +il simpatico argomento, il dottor Romualdo era +giunto a questo punto interessantissimo del suo +lavoro: +</p> + +<p class="center"> +<i>dal triangolo A H G avremo H G = x <span class="division"><span class="numerator">sen y</span><span class="denominator">sen α</span></span></i> +</p> + +<p> +e si compiaceva assai dell'evidenza di questa dimostrazione, +<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> +quando intese bussar leggermente +all'uscio. +</p> + +<p> +— Chi è? — egli gridò infastidito, tenendo sospesa +in aria la penna. +</p> + +<p> +— La posta — rispose una voce femminile alquanto +fessa; e in pari tempo la signora Salsiccini, +vedova di un impiegato alle ipoteche e +padrona di casa del professore, entrò nella stanza +e consegnò al suo pigionale una lettera appena +giunta. Il dottore prese quella lettera distrattamente +fra le dita e la posò sul tavolino, poi +scrisse in continuazione della sua Memoria: <i>Ne +viene che l'area del segmento parabolico che si +projetta in G H sarà <span class="division"><span class="numerator">2</span><span class="denominator">3</span></span> 2 y x <span class="division"><span class="numerator">sen y</span><span class="denominator">sen α</span></span>.</i> Posto qui un +punto fermo, egli si degnò di slanciare uno +sguardo sull'epistola recatagli dalla sua padrona. +</p> + +<p> +Intanto la signora Dorotea Salsiccini, che era +una donnetta matura, corta, asciutta e linda della +persona, era uscita senza far rumore, dopo aver +abbassato le tendine di una finestra e aver spolverato +la spalliera di una seggiola col rovescio del +grembiale. +</p> + +<p> +— Chi può scrivermi da Genova? — disse il +professore (lo chiameremo spesso con questo +titolo) quand'ebbe esaminato per dritto e per rovescio +la sopraccarta. È inutile soggiungere che +egli non manteneva una corrispondenza molto +attiva. Ma la meraviglia e il turbamento dell'egregio +uomo furono assai maggiori allorchè gli fu +noto il contenuto del foglio. Eccolo: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> +</p> + +<p class="indr"> +«Genova, 12 maggio 1861. +</p> + +<p class="indl"> +<i>«Stimatissimo Signore</i>, +</p> + +<p> +«Quantunque io non abbia l'onore di conoscerla, +nè di essere da Lei conosciuto, La prego +di voler recarsi immediatamente a Genova per +ragioni di estrema importanza. Sarei venuto io +stesso costì se mi fosse stato possibile di assentarmi +per un paio di giorni, ma mi è forza attendere +allo scarico del mio bastimento. D'altra +parte, non credo opportuno di affidare alla posta +le comunicazioni che debbo farle e le cose che +debbo consegnarle. Io mi tratterrò in Genova +per tutta la settimana; poi salperò per le Indie. +A sua maggior guarentigia faccio autenticare la +mia firma da questo Capitanato del porto. +</p> + +<p> +«Appena giunto a Genova voglia cercar di +me presso i signori Radice e Lupini, sensali di +noleggio in piazza Banchi. +</p> + +<p> +«Le ripeto che la faccenda per la quale Le dirigo +questa lettera è tale da interessarla grandemente +e da non poter essere confidata a terze +persone. +</p> + +<p class="indl"> +«Mi creda +</p> + +<div><p class="indr"> +<span style="margin-right: 1.5em">«<i>Suo obbl.</i></span> +<br /> + «<span class="smcap">Antonio Rodomiti</span> +</p> + +<p class="indr"> +«<i>Capitano di lungo corso,<br /> + comandante la nave italiana<br /> + a tre alberi</i>, Lisa.» +</p></div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> +Seguiva l'autenticazione indicata. +</p> + +<p> +Il dottor Romualdo rimase di sasso. Chi era il +capitano Rodomiti? Che poteva voler da lui? Un +pensiero gli balenò alla mente, ma non vi si fermò +più che tanto. Nondimeno tornò ad esaminare +la lettera per vedere se vi fosse una parola che +accennasse al luogo donde veniva la <i>Lisa</i>; ma +non c'era nulla. Il capitano aveva stimato superfluo +il dirlo o lo aveva taciuto ad arte. Telegrafare +o scrivere per domandare schiarimenti era inutile. +Su questo punto non c'era oscurità. Il signor Rodomiti +diceva schietto che non avrebbe fatto le comunicazioni, +nè consegnato le cose affidategli se +non personalmente al professor Grolli. C'era un +altro partito. Non darsi nemmeno per inteso del +foglio ricevuto e continuare a svolgere l'elegante +formula <i>x <span class="division"><span class="numerator">sen y</span><span class="denominator">sen α</span></span></i>. +</p> + +<p> +No, no, quest'era impossibile. Il professor Grolli, +quantunque avesse testa di matematico e abitudini +di misantropo, non era poi un pezzo di +marmo; egli sentiva che il capitano non gli aveva +scritto senza una grave ragione, e che non era +lecito di considerare la sua lettera come il capriccio +del primo venuto. Che fare adunque? Prender +la ferrovia, e quanto più presto tanto meglio. Il +professore aperse un orario ch'egli aveva sul suo +tavolino, e vide che a voler partire in giornata +per Genova non ci era tempo da perdere. Pose +sospirando un calcafogli sopra il manoscritto, buttò +giù in fretta due righe pel rettore dell'Università, +<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> +diede a traverso lo spiraglio dell'uscio un'occhiata +al suo piccolo laboratorio per vedere se i fornelli +erano spenti, poi aperse un tiretto del suo +cassettone, ne tolse una camicia da notte che collocò +in una sacchetta da viaggio, infilò un soprabito +color pepe e sale, calcò sulla testa un berretto +di panno nero con visiera di cuoio, prese sotto il +braccio l'ombrello, e in questo elegantissimo arnese +si presentò all'attonita signora Dorotea. +</p> + +<p> +— Parte, professore? — disse la buona donna, +ch'era occupata a lavorar di calze. +</p> + +<p> +— Sì... Faccia il piacere di mandare qualcheduno +all'Università con questo biglietto. +</p> + +<p> +— E... tornerà presto? +</p> + +<p> +— Domani, posdomani, di qui a due o tre +giorni, non lo so di preciso. +</p> + +<p> +— E... scusi — continuò la signora Salsiccini +sempre più impensierita — ha preso con sè l'occorrente, +calze, polsini, colletti? +</p> + +<p> +— Sì, sì, ho preso tutto... basta. +</p> + +<p> +A vero dire, il professore non aveva preso altro +che una camicia da notte, ma rispose di sì per +levarsi d'impiccio. Del resto, egli non aveva mai +brillato per una cura eccessiva della persona. +</p> + +<p> +— Un momento — soggiunse la signora Dorotea, +vedendo che egli si avviava verso l'uscio. Si +alzò dalla sedia, e staccata da un chiodo una spazzola, +se ne servì per ripulirgli il soprabito. — Via, +stia cheto un minuto... Come vuol andar così?... +Non c'è altri al mondo per sciupar la roba in questa +maniera... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> +Mentre la padrona di casa si affaccendava intorno +al recalcitrante scienziato, i due gatti <i>Mao</i> e +<i>Meo</i>, inseparabili compagni di lei, che dormivano +rinvolti a spira ai due angoli di un canapè, si rizzarono +sulle quattro zampe, arcuarono la schiena a +foggia di cammelli, apersero la bocca ad un lungo +sbadiglio, poi scesero dalla loro posizione eminente +e vennero a fregarsi intorno al vestito della +signora Dorotea. +</p> + +<p> +Questo atto amorevole dei due quadrupedi fece +perdere al professore la poca pazienza che gli +era rimasta. +</p> + +<p> +— Sempre le bestie fra i piedi — egli disse con +un grugnito, e, svincolatosi dalla signora Salsiccini, +lasciò la stanza e scese in fretta le scale. +</p> + +<p> +La signora Dorotea, rimasta sola, guardò prima +<i>Mao</i> e poi <i>Meo</i>, e dopo aver lisciato il pelo ad +entrambi: — C'è del torbido — brontolò — c'è +del torbido. — <i>Mao</i> e <i>Meo</i>non seppero contraddire +alle sue previsioni e ripigliarono in silenzio +il loro posto sul canapè. +</p> + +<p> +Gli avvenimenti non tardarono a provare che +la signora Dorotea si apponeva al vero. +</p> + +<p> +Erano scorsi due giorni dalla partenza del dottor +Grolli, e l'ottima signora, discesa al pianterreno +nel camerino della portinaja, comunicava a +costei le sue inquietudini circa al proprio pigionale. +Ella aveva finito appena di tessere l'elogio +del dottor Romualdo, il quale, astraendo dalla sua +misantropia, era un modello di puntualità e di +discretezza, quando un fattorino del telegrafo si +<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> +presentò sulla soglia e chiese — In che piano +abita la signora Dorotea Salsiccini? +</p> + +<p> +La signora Dorotea, a sentir così inaspettatamente +pronunciato il suo nome, divenne prima +bianca e poi rossa, ed ebbe appena la forza di balbettare: — Sono +io... ma... +</p> + +<p> +— C'è un dispaccio per Lei. Favorisca farmi la +ricevuta. +</p> + +<p> +— Un dispaccio!... Ma io... +</p> + +<p> +— Dorotea Salsiccini, casa Negrelli, è Lei, o non +è Lei? +</p> + +<p> +— Ih! un po' di pazienza — disse la portinaja, +accorrendo in aiuto della pacifica pigionale del +quarto piano. — Dacchè s'è fatta quella maledetta +invenzione delle lettere che corrono lungo i fili +di ferro, non c'è più pace per nessuno a questo +mondo... e pei portinai meno che per gli altri... Di +giorno, di notte, <i>drlin</i>, <i>drlin</i>, chi è?... Il telegrafo... +</p> + +<p> +— Insomma, non ho tempo da perdere — interruppe +il fattorino. — Se non vogliono il dispaccio, +lo riporto in ufficio e me ne lavo le mani. +</p> + +<p> +La signora Dorotea consultò con lo sguardo la +signora Gertrude, e, incoraggiata da questa, prese +il piego misterioso e consentì a fare col lapis, a +piedi della ricevuta, uno sgorbio che doveva essere +la sua firma. +</p> + +<p> +Il fattorino corse via rapido come una saetta, e +la signora Salsiccini col dispaccio chiuso in mano +si abbandonò sopra una sedia, e pregò la portinaja +di darle subito un bicchier d'acqua. +</p> + +<p> +— Cara signora Gertrude... mi perdoni... ma +<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> +non so proprio quello ch'io m'abbia... Sarà una +sciocchezza, ma mi fa un certo senso... Io di questa +roba non ne ho mai ricevuta. +</p> + +<p> +— Si faccia animo, non sarà nulla... +</p> + +<p> +— Domando io chi può telegrafare a me!... A +me, che non m'impiccio degli affari degli altri, a +me che non faccio male a nessuno? +</p> + +<p> +E intanto la signora Dorotea girava e rigirava il +dispaccio nelle mani senza osare di aprirlo. +</p> + +<p> +La portinaja ebbe un'idea giudiziosa. — Se lo +aprisse, vedrebbe... +</p> + +<p> +— Dopo, quando sarò risalita... Non ho meco +nemmeno gli occhiali... +</p> + +<p> +— Per questo, cara signora Dorotea, non si confonda... +Forse potrà accomodarsi coi miei... In +ogni modo, se crede... io m'ingegno a leggere... e +potrei... Dico così... non certo per curiosità... ma, +in questi momenti... è forse meglio che ci sia una +amica... Di me si fida, non è vero? +</p> + +<p> +— Le pare? +</p> + +<p> +— Sa ch'io non sono donna da far chiacchiere... +</p> + +<p> +Quest'affermazione non era esattissima; tuttavia +la signora Dorotea consentì di buon grado a lasciar +aprire il dispaccio alla portinaja. Costei ruppe audacemente +la sopraccarta, e guardando la firma +lesse: <i>Grolli.</i> +</p> + +<p> +— Il professore! +</p> + +<p> +— Sicuro... +</p> + +<p> +— Che gli sia accaduta una disgrazia? +</p> + +<p> +— Or ora vedremo — continuò la signora Gertrude, +<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> +e con qualche difficoltà decifrò l'intero tenore +del telegramma: +</p> + +<p> +«Dorotea Salsiccini, casa Negrelli. — Arrivo +stasera corsa otto e mezzo. Pregola preparare +minestrina in brodo e letto nel camerino attiguo +alla mia stanza per bimba di quattro anni.» +</p> + +<p> +— Bimba di quattro anni! — sclamò esterrefatta +la signora Dorotea — Dice bimba? +</p> + +<p> +— Già... bimba. +</p> + +<p> +— Ah, signora Gertrude... io ritengo prossimo +il finimondo... +</p> + +<p> +Esposta questa opinione radicale, la signora Salsiccini +volle esaminare il dispaccio coi propri occhi +aiutati dagli occhiali della portinaja. Non c'era +dubbio. Il professore arrivava con una fanciulla! +Egli che aveva un sacro orrore delle donne e dei +bambini! E chi era costei? E per quanto tempo +veniva in casa? +</p> + +<p> +— Il professore ha fratelli, sorelle? — domandò +la signora Gertrude. +</p> + +<p> +— Ma no, ma no... nessuno... ch'io sappia... In +tanti anni dacchè è qui, non ho visto nelle sue camere +che qualche studente... E poi... è vero che +parla poco, ma pure, diamine, se avesse parenti +stretti, una volta o l'altra li avrebbe nominati... +Creda, signora Gertrude, sarebbe da dar la testa +nei muri.... +</p> + +<p> +Se un così disperato proposito fosse stato espresso +sul serio, il sospetto che la signora Gertrude +era sul punto di manifestare non avrebbe potuto +a meno di affrettarne l'adempimento. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> +— E se fosse una figlia tenuta finora nascosta? +</p> + +<p> +La signora Dorotea scattò come una molla. — Sua +figlia! Figlia del professore! Di un uomo che +in fatto di femmine è un San Luigi...! Signora Gertrude, +che cosa dice? +</p> + +<p> +— Eh, cara signora Salsiccini — replicò la portinaja +battendole sulla spalla — <i>fidarsi è bene e non +fidarsi è meglio</i>. In tempi nei quali in una sola +estrazione del lotto si levano quattro numeri in +fila, 66, 67, 68, 69, non c'è da stupirsi di nulla. +</p> + +<p> +— Questo è vero — osservò la signora Dorotea, +colpita da una così profonda riflessione. Però ella +non poteva acconciarsi all'ipotesi della sua interlocutrice +e riprese: — No, no... è impossibile... +Quando? Come? Con chi? +</p> + +<p> +La portinaja aveva in serbo un'altra considerazione +non meno profonda della prima. — Signora +Dorotea, non si può credere come presto facciano +gli uomini ad avere una figlia. +</p> + +<p> +Era evidente che la fede della signora Salsiccini +era scossa. La signora Gertrude ne approfittò per +continuare. — Non c'è timor di Dio, e anche il +professore con le sue storte e i suoi fornelli è più +del diavolo che di Cristo... Questa è la causa di +tutto, cara signora Dorotea, non c'è religione... +<i>Libera nos, Domine, a morte aeterna</i> — ella concluse, +facendosi il segno della croce. +</p> + +<p> +— <i>Amen!</i> — disse la signora Dorotea. Poi soggiunse: — Figlia +o no, col signor professore ce la +intenderemo... Io ho appigionato le stanze a lui, +e non voglio marmocchi... Ci mancherebbe altro. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> +— Troppo giusto — assentì la portinaja. +</p> + +<p> +— Dunque la cosa resta fra noi — ripetè la signora +Dorotea, quando, un po' rinfrancata, s'indusse +a risalire le scale. +</p> + +<p> +— S'immagini... Io non parlo sicuro. +</p> + +<p> +Se la signora Gertrude parlasse, non si sa; fatto +si è che la notizia della fanciulla d'ignota provenienza, +la quale doveva arrivare la sera stessa col +professor Grolli, si diffuse prestissimo fra gli inquilini +della casa. +</p> + +<div class="chapter"></div> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> +</p> + +<h2> +II. +</h2> + +<p> +Quantunque non siasi finora accennato nemmeno +di lontano all'età del dottor Romualdo, scommetterei +che il lettore rimarrà di sasso sentendo che +il nostro matematico e chimico non aveva, nel +momento in cui comincia questa storia, che ventitrè +anni. Eppure era tanto vero che egli aveva +solo ventitrè anni, quanto era vero che ne mostrava +poco meno di quaranta. Nulla di giovanile nel suo +aspetto. Rughe precoci solcavano la sua fronte +alta e spaziosa; l'incolta capigliatura e l'ispida +barba erano già punteggiate di bianco; agli occhi +profondi, ch'erano forse l'unica sua bellezza, mancava +la fiamma; a ogni modo, essi erano quasi +sempre mezzo nascosti dagli occhiali. Sorrideva +di rado; di statura appena mezzana, camminava un +po' curvo con le mani intrecciate dietro la schiena +sotto le falde del soprabito; vestiva negletto, schivava +la società e divideva la giornata fra la scuola, +<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> +i suoi libri di matematica e il suo laboratorio chimico. +Nessuno l'aveva mai visto a un teatro, a un +pubblico ritrovo, a fianco d'una signora. Tenersi +lontano dalle donne era norma immutabile della +sua condotta; nè in ciò metteva affettazione, nè +ostentava la sua ripugnanza come sogliono quelli +che furono vittime di qualche gran disinganno. Se +era proprio costretto a parlarne, diceva che, a parer +suo, la donna era un imbarazzo nella vita dello +studioso, e soggiungeva ingenuamente che quanto +a lui non ne aveva mai sentito il bisogno. Forse +era la consapevolezza della sua inferiorità fisica, +della sua goffaggine, che lo rendeva così avverso +al bel sesso. Noi non amiamo le cose nelle quali +siamo convinti di non poter riuscire. +</p> + +<p> +Del resto, al dottore Romualdo bastava la +scienza. Nel 1859, quando tutta la gioventù era +corsa alle armi, egli era rimasto nel suo gabinetto +a studiare; il rimbombo del cannone non lo aveva +commosso. Il giorno dell'ingresso delle truppe liberatrici, +s'era mescolato alla folla, aveva istintivamente +agitato il cappello e gridato <i>viva</i> anche lui; +ma, al più presto possibile, s'era ridotto nelle sue +stanze, e per esilararsi un poco aveva fatto alcune +esperienze col gas idrogeno. L'alloggio da lui +scelto si confaceva alla sua misantropia. Era una +casa di quattro piani, fuori d'una porta della città, +guardante da un lato la strada maestra, dagli altri +tre lati la campagna. La chiamavano, dal nome +del proprietario, casa Negrelli, ed era tutta abitata +da gente tranquilla. Solo sul davanti c'era un po' di +<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> +rumore per effetto della strada, della vicinanza +della porta, e del negozio di granaglie e coloniali +che occupava due locali terreni del fabbricato. +Questo negozio, appartenente al signor Gedeone +Albani, andava lieto di una numerosa clientela, +così rustica come cittadina. Infatti parecchie buone +massaje mandavano a comprar le derrate dal signor +Gedeone, il quale, trovandosi col suo deposito +fuori della cinta daziaria, poteva usare notevoli +agevolezze nei prezzi. La prosperità degli affari +del signor Albani si vedeva riflessa nella sua faccia +piena e rubiconda e nel suo umore scherzevole. +Le guardie del dazio consumo venivano spesso a +bere un bicchierino da lui, e, grate alla sua cortesia, +non badavano tanto pel sottile se la sera, nel +rientrare in città dopo aver chiuso il negozio, egli +portava seco qualche pane di zucchero o qualche +pacco di candele steariche. +</p> + +<p> +In quanto al nostro valentuomo, egli conosceva +appena l'esistenza del signor Albani. Le finestre +delle sue stanze davano sulla parte opposta alla +strada; non gli giungeva all'orecchio altro suono +che la voce dei bifolchi conducenti l'aratro, la +canzone malinconica di qualche villana intenta +alle cure dell'orto, il muggito dei bovi sparsi per +la campagna; e, di notte, quand'egli vegliava sui +libri, il gracidar delle rane e il latrar dei cani da +pagliaio. +</p> + +<p> +Il quartierino della signora Dorotea era composto +di un andito, una cucina, quattro stanze grandi +e tre gabinetti. L'andito rettangolare aveva un +<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> +uscio di fronte alla porta d'ingresso, e altri due +usci, uno per parte. A destra di chi entrava c'era +la cucina, e dopo la cucina un bugigattolo per la +donna di servizio; a sinistra una stanza detta pomposamente +salotto da ricevere, e sulla stessa linea +un camerino di sbarazzo. Tutti questi locali avevano +le loro finestre sul ballatojo che girava intorno +al cortile. L'andito solo riceveva luce dalla +portiera a vetri del salotto da pranzo, il quale +metteva, a destra, alla camera da letto della signora +Dorotea, a sinistra, a quella del dottore Romualdo. +Un gabinetto annesso a quest'ultima +camera e comunicante, mercè una porticina, col +luogo di sbarazzo, avrebbe dovuto servire di studio, +ma in realtà il Grolli studiava nella camera +da letto. Lo stanzino egli lo aveva ridotto a sue +spese a uso di laboratorio chimico. Le camere della +signora Dorotea e del professore, il salotto da +pranzo e il laboratorio guardavano sulla campagna +e avevano aria e luce in quantità. +</p> + +<p> +Il professore Romualdo alloggiava in casa della +vedova Salsiccini fin da quando aveva ottenuto il +posto di assistente, vale a dire da circa tre anni. +Nè vi alloggiava soltanto, ma aveva indotto la +vedova ad assumersi anche la cura del suo mantenimento +verso un modesto correspettivo. Un +caffè e latte la mattina, un parco desinare al tocco, +un pezzo di formaggio e un dito di vino la sera; +il professore non esigeva di più. In tutto, fra alloggio +e vitto, egli non ispendeva che centoventi +lire al mese, una vera miseria. Così, a malgrado +<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> +di quello ch'egli doveva aggiungere per vestirsi, +per comperar qualche libro, per rifornir di storte e +di lambicchi il suo laboratorio, gli riusciva ancora +di far piccoli risparmi sul non lauto stipendio di +assistente, e di avere un migliaio e mezzo di franchi +raccolti presso una Banca del paese. Lo dicevano +avaro, ma in realtà non era; la sua economia dipendeva +dalla mancanza assoluta di bisogni. All'occorrenza +sapeva fare perfino le sue spese di +lusso, e non era altro che un lusso il suo laboratorio, +poichè egli avrebbe potuto benissimo levarsi +all'Università il capriccio delle esperienze chimiche. +</p> + +<p> +Nonostante la sua misantropia, il Grolli non era +mal visto dalla gioventù. In primo luogo si doveva +stimarlo pel suo valore scientifico. Il professore di +cui egli era assistente godeva una fama europea, +ma, attempato e malaticcio come era, non veniva +mai alla scuola. Ebbene; la riputazione della Facoltà +matematica dell'Università non aveva punto +sofferto dacchè il Grolli saliva ogni giorno la cattedra +resa già illustre dal titolare. Altro pregio +universalmente riconosciuto del dottor Romualdo +era la sua scrupolosa equità; onde gli studenti dicevano: — Meglio +la ruvidezza del professor Grolli +che la melliflua condiscendenza di tanti altri. Almeno +il professor Grolli non ha predilezioni. +</p> + +<p> +Inoltre tutti sapevano che la sua adolescenza +era stata piena di amarezze, che, rimasto a quindici +anni orfano e senz'appoggio, aveva bastato +a sè stesso dando ripetizione ai suoi condiscepoli, +<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> +e che s'egli era riuscito a conseguir giovanissimo +un posto onorevole nonostante la sua indole poco +flessibile e la mancanza di tutte le doti esteriori, +egli non lo dovea a nessun patrocinio illustre, ma +soltanto al suo merito e alla sua perseveranza. +Com'egli aveva studiato, come studiava sempre! +Studiava al tavolino, studiava camminando, certo +studiava anche dormendo. Le allegre brigate degli +scolari lo incontravano talvolta sui bastioni, ed +egli appena si accorgeva di loro, tanto era assorto +nei suoi pensieri. — Zitto! — bisbigliava un bello +spirito all'orecchio dei compagni — il professore +Grolli è con la sua amante. — La sua amante! — esclamava +un ingenuo matricolino, aprendo tanto +d'orecchi. — Già, la sua amante, la matematica. — E +tutti a ridere e a dirsi — In fatto d'amanti, valgon +meglio le nostre. — No, no — ripigliava misteriosamente +qualche cattivo soggetto. — La vera +amante del professore la conosco io. — Un'amante +in carne ed ossa? — Sicuro. Finirà collo sposarla. +La sua padrona di casa. — E nuovi scrosci di risa +sgangherate tenevano dietro alla insulsa facezia. +</p> + +<p> +La signora Dorotea, come si vede, era conosciuta +dalla scolaresca. Chi si recava dal professor Grolli +la trovava spesso in salotto seduta davanti al tavolino +con la calza in mano e gli occhiali sul naso, +e doveva assoggettarsi da parte di lei ad un succoso +interrogatorio, modellato sempre sul medesimo +stampo. +</p> + +<p> +— Di chi domanda? +</p> + +<p> +— Del professor Grolli. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> +— È uno studente? +</p> + +<p> +— Sissignore. +</p> + +<p> +— Vada pure avanti. +</p> + +<p> +Non passava poi giorno che la signora Salsiccini +non comparisse a due o tre riprese nelle strade +della città; la mattina per la spesa, il dopopranzo +per le visite, senza contar le volte ch'ella andava +a desinare da qualche famiglia amica. A malgrado +de' suoi cinquantacinque anni, ella camminava +svelta e spedita, dimenando alquanto i fianchi e +rassettandosi di tratto in tratto la mantellina che +le scivolava giù ora da una spalla, ora dall'altra. +Portava per solito un vestito bigio di lana e un +cappello di paglia scura con tese sporgenti, con +due barbine di fioretti artificiali, e con un velo +celeste sul davanti, sotto al quale la buona vedova +passava frequentemente il fazzoletto per soffiarsi +il naso con gran romore. +</p> + +<p> +— Ecco la trombetta dei bersaglieri — esclamò +una mattina uno studente di prim'anno, sentendo +quel suono e vedendo quel passo marziale. +</p> + +<p> +— Questi studenti — disse la signora Dorotea — si +prendono libertà anche con le femmine più +contegnose. +</p> + +<p> +Del resto, la signora Salsiccini, quantunque +fosse un po' pettegola, quantunque avesse la +passione del lotto, era una eccellente pasta di +donna. Pel professore aveva cure materne, ed ella +lo avrebbe giudicato un uomo perfetto se fosse +stato più espansivo con lei e le avesse concesso di +metter lingua nelle sue faccende. Nondimeno ella +<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> +lo aveva sempre difeso e aveva sempre levato a +cielo l'illibatezza de' suoi costumi. Guai a lui s'egli +le faceva far cattiva figura, guai a lui se tanto +apparato di virtù veniva a risolversi in una figliuola +clandestina! +</p> + +<div class="chapter"></div> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> +</p> + +<h2> +III. +</h2> + +<p> +Era già tramontato il sole quando il treno che +conduceva il dottor Romualdo giunse alla stazione +di Genova. Il nostro amico, la cui inquietudine era +andata crescendo di mano in mano ch'egli si avvicinava +al termine del suo viaggio, salì nel primo +<i>omnibus</i> che gli si parò dinnanzi, e si lasciò condurre +ad un albergo di aspetto signorile, ove +ebbe la soddisfazione di esser preso pel servitore +di una famiglia inglese arrivata insieme con lui. +Tolto l'equivoco, egli venne affidato alle cure di +un cameriere d'infima categoria, il quale, dopo +avere acceso una candela, lo accompagnò in una +stanzuccia del quinto piano. Lo scarso bagaglio e +il vestito dimesso del viaggiatore non meritavano +maggiori riguardi. Era già molto ch'egli pagasse +il conto. Il cameriere, tanto per iscarico di coscienza, +gli chiese s'egli avesse bisogno di nulla, e +senz'aspettar risposta, lasciò la stanza tirando sgarbatamente +<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> +l'uscio dietro a sè. Ma il professore non +se n'accorse nemmeno, assorto com'era in un solo +pensiero: cercar subito del capitano Rodomiti. +</p> + +<p> +Onde, risciacquatosi alquanto per liberarsi dal +caldo e dalla polvere, scese le scale, e domandò +subito la via per giungere in piazza Banchi. Non +gli fu difficile arrivarci, ma dovette convincersi +che per quella sera bisognava rinunciare all'abboccamento +col capitano. Perchè l'ufficio dei signori +Radice e Lupini, <i>shipbrokers</i>, era chiuso, e non si +sarebbe riaperto fino alla mattina successiva. Il +professore girò un poco a caso; poi, facendo di necessità +virtù, ritornò all'albergo, ove si risovvenne +che non aveva ancora desinato e mangiò un +boccone in fretta e senza appetito. Quando si ridusse +nella sua cameruccia al quinto piano, erano +circa le dieci. Il dottor Romualdo spalancò la finestra +e s'accorse che la sua soffitta aveva il pregio +inestimabile di dominare il magnifico porto di +Genova. Qua e là lungo la costa brillavano, mutando +di tratto in tratto colore, i fanali dei fari +lontani; più presso, la colossale lanterna disegnava +sull'orizzonte la sua mole maestosa, come un bruno +fantasma cinto il capo di luce spettrale; dalle +oscure masse dei bruni navigli si levava al cielo +una selva d'alberi; il silenzio dell'ora era rotto dal +gemito del vento che investiva le sartie e dal suono +dell'onda che veniva a frangersi sulle carene. Dai +mari del tropico e dai mari del polo, ora cullati +sulle acque tranquille, ora sbattuti dal flutto minaccioso, +ora protetti dal più bel padiglione d'azzurro, +<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> +ora avviluppati fra nuvole dense di pioggia +e gravi di fulmini, attraverso bonacce, attraverso +tempeste, lottando, soffrendo, quei mille e mille +navigli erano convenuti allo stesso punto, e ora +riposavano uno a fianco dell'altro dalle lunghe fatiche, +salvo a dividersi presto per non incontrarsi +forse mai più. Ma fra tanti legni quale era la +<i>Lisa</i>? Gli occhi del professore cercavano invano +d'indovinarlo, mentre il cuore con battito affrettato +gli diceva che l'arrivo di quel bastimento, di cui +ventiquattro ore prima egli ignorava perfino il +nome, non doveva rimanere senza influenza sui suoi +destini. +</p> + +<p> +Il nostro Romualdo dormì poche ore di un +sonno interrotto. Al primo albeggiare calò impaziente +dal letto, e si appoggiò di nuovo al davanzale +della finestra. Una nebbietta sottile si stendeva +sul mare e cingeva d'un tenue velo i legni ancorati +nel porto; sotto, nella via buia, principiavano +a muoversi delle ombre, a levarsi dei suoni; la +città più operosa d'Italia si svegliava rapidamente. +A poco a poco cresceva il moto e lo strepito; il +fischio acuto della locomotiva fendeva l'aria; sui +ciottoli della via si sentiva il rumore sussultorio +dei carri pesanti e lo scalpitar delle zampe ferrate +dei cavalli e dei muli; i ragli e i nitriti si mescevano +al vociar dei facchini. Indi il sole, alzandosi +sull'orizzonte, pennelleggiava d'una bella tinta di +arancio le nuvolette sparse pel cielo; s'indoravano +al caldo raggio le punte delle antenne dei bastimenti, +spiccavano i colori delle allegre bandiere +<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> +sventolanti da poppa, l'onda palpitante di voluttà +si colorava di sprazzi argentini; sgombre dal grigio +vapore che le avvolgeva si disegnavano con +netti contorni le cupole delle chiese e le guglie +dei campanili, e le case, e le villette disseminate +sui colli, finchè i fasci luminosi invadevano anche +le strade più anguste portando dappertutto il movimento +e la vita baldanzosa della giornata che +comincia. +</p> + +<p> +Prima delle sette, il professore era già fuori +dell'albergo e passeggiava su e giù per la piazza +Banchi aspettando che l'ufficio dei signori Radice +e Lupini si aprisse. Lo aspettava con impazienza, e +nondimeno, quando vide le imposte spalancate, e +un signore dalla faccia rubiconda (certo il signor +Radice o il signor Lupini) dondolantesi sulle punte +dei piedi nel vano della porta, coi due pollici +nelle tasche del panciotto, col sigaro in bocca e +col cappello in testa, dovette fare altri tre o +quattro giri prima di trovare il coraggio necessario +per presentarsi. Intanto alcuni individui, che +al vestito parevano gente di mare, vennero a scambiar +poche parole col mediatore. Poi si lasciarono +con una stretta di mano, e il signor Radice, o Lupini +che fosse, gettò via il sigaro, aperse la bocca +a un lungo sbadiglio, stirò le braccia ed entrò nel +suo banco. Il dottore Romualdo, pensando che +fra coloro i quali si allontanavano poteva esservi +anche il capitano Rodomiti e che con la sua +esitanza egli aveva forse perduto l'opportunità di +veder subito il misterioso personaggio, ruppe finalmente +<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> +gli indugi, e affacciatosi all'uscio con la +mano al berretto: — Di grazia — chiese — c'è qui +il capitano Antonio Rodomiti? +</p> + +<p> +Il signor Radice (o Lupini), vista l'esotica figura +del professore, ne fu esilarato, e, da quell'uomo +faceto ch'egli era, prima di rispondere, guardò +sotto alle sedie, sotto ai banchi e perfino dietro +le imposte di un piccolo armadio infisso nella parete; +poi disse con una risatina; — Non lo vedo. +</p> + +<p> +Sconcertato un po' da questo strano accoglimento, +il Grolli ripensò con desiderio alla sua +cattedra, al suo laboratorio chimico e alla graziosa +formola <i>x <span class="division"><span class="numerator">sen y</span><span class="denominator">sen α</span></span></i>; tuttavia rinnovò la domanda +con altre parole: — Ma non viene qui il capitano +Rodomiti? +</p> + +<p> +— Sicuro che viene, ma adesso non c'è. +</p> + +<p> +— E... scusi... a che ora posso...? +</p> + +<p> +Il professor Grolli non aveva finito la frase +quando il signor Radice (o Lupini) scoppiò in una +risata sonora. Gli è che l'ottimo sensale di noleggi +coglieva finalmente il frutto della sua facezia +di pochi minuti prima. Poichè sulla soglia +dell'ufficio, dietro la personcina esile e smilza del +professore, era comparso un colosso alto quasi due +metri e grosso in proporzione, e questo colosso +era precisamente il capitano Rodomiti che il signor +Radice (o Lupini) aveva fatto le viste di cercare +perfino negli scaffali d'un armadio. +</p> + +<p> +— Con permesso — disse il capitano, il quale +a cagione della sua mole ciclopica non poteva +<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> +entrare finchè il professore non gli cedesse il +posto. +</p> + +<p> +Costui sentì a trenta centimetri sopra il suo +capo la voce tonante del nuovo arrivato, si voltò, +guardò in su, e vide in mezzo a una nuvola di +fumo che usciva dal caminetto di una pipa, una +bella testa caratteristica con la carnagione abbronzita, +la barba folta, gli occhi azzurri e profondi e +una cicatrice a sinistra della bocca. +</p> + +<p> +— Con permesso — ripetè il capitano, e il dottor +Romualdo si tirò da parte più confuso che +mai, mentre il signor Radice (o Lupini) rivoltosi +al colosso gli disse: — Capitano, quel signore domanda +di voi. +</p> + +<p> +Il capitano Rodomiti squadrò d'alto in basso il +signore piccino, si tolse la pipa di bocca, mandò +fuori un buffo di fumo e chiese: — È lei il professore +Romualdo Grolli? +</p> + +<p> +— Appunto, sono io — rispose il professore, alzando +gli occhi in su come se guardasse un campanile. +</p> + +<p> +— Lietissimo di far la sua conoscenza... Se non +Le dispiace, potremo andare in luogo tranquillo... +a pochi passi di qui... A rivederci allora — continuò +il capitano, salutando con la mano il sensale +di noleggi senza pronunziarne il nome, e lasciando +così sospesa la grave questione se il personaggio +faceto fosse il signor Radice o il signor Lupini. — Eccomi +con lei — egli riprese quindi, abbassando +lo sguardo sul Grolli. +</p> + +<p> +E i due uomini uscirono insieme sulla strada. +<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> +Il professore, che durava non poca fatica a misurare +il suo passo su quello del capitano, gli veniva +a fianco senza parlare nella speranza che l'altro +iniziasse il discorso. Dal canto suo il Rodomiti +avrebbe preferito di essere interrogato; onde tacevano +tutti e due, e tacendo si esaminavano a +vicenda. Una grande disparità fisica non suol generare +a prima vista una grande simpatia reciproca +fra due individui. E fra il Rodomiti e il Grolli la +disparità non poteva esser maggiore. Il primo, +come si disse or ora, era veramente un bell'uomo, +dalla fisonomia aperta e leale, ma il dottor Romualdo +lo considerava dal punto di vista onde +gli uomini troppo piccoli considerano gli uomini +troppo grandi, e non poteva guardare senza una +certa diffidenza quella figura torreggiante, quelle +membra atletiche, il cui solo contatto pareva doverlo +schiacciare. Ed egli velava questa diffidenza +con la unzione, con la timidezza che sono +proprie dei deboli quando si trovano al cospetto +dei forti, e che spiacevano singolarmente al capitano +Antonio, già poco favorevole al <i>topo di +libreria</i>. +</p> + +<p> +Il Rodomiti si determinò a romper pel primo il +silenzio. E lo fece alla marinaresca, senza preamboli. — Io +vengo da Montevideo, signore. +</p> + +<p> +Quest'annunzio fu una rivelazione pel Grolli. +Egli alzò gli occhi verso il suo interlocutore, poi +li chinò a terra e un vivo rossore si stese su quella +parte del suo volto che non era nascosta dalla +barba o dai capelli. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> +— Da Montevideo — egli soggiunse, come facendo +eco alle parole del capitano. +</p> + +<p> +E cento memorie della fanciullezza si affacciarono +alla sua mente, e un nome scancellato +quasi dal suo cuore gli tornò sulle labbra. Pur +sul punto di pronunziarlo si arrestò, come se pronunziandolo +violasse un voto, fallisse a un dovere. +E si contentò di fare una domanda indiretta: +</p> + +<p> +— È partito da un pezzo di là? +</p> + +<p> +— Da due mesi e mezzo. +</p> + +<p> +— E la cosa per la quale mi ha chiamato a Genova +ha relazione con questo suo viaggio? +</p> + +<p> +— Senza dubbio — rispose il capitano, stanco +di tutto questo armeggìo. — Ho un incarico +della signora Elena Natali. +</p> + +<p> +L'incanto era rotto. Il nome che da anni e anni +il professor Grolli non sentiva più menzionare +d'intorno a sè tornava a ferirgli l'orecchio, e la +persona che portava quel nome stava forse per +aver di nuovo una parte nella sua vita. +</p> + +<p> +— Elena! — balbettò il professore, più commosso +ch'egli non volesse parere. — Non le sarà +già accaduta sventura? +</p> + +<p> +— Povera signora! Se ella ebbe colpe verso la +sua famiglia, le ha certo espiate. +</p> + +<p> +— Sarebbe... morta? +</p> + +<p> +— Quando partii da Montevideo, ella viveva, +ma pur troppo era ridotta agli estremi... Basta, +ora vedrà una sua lettera. +</p> + +<p> +In quella, il capitano, invitando il dottor Romualdo +<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> +a seguirlo, infilò un portone spalancato, +salì un paio di scale, spinse una porticina ch'era +solamente rabbattuta ed entrò insieme al suo compagno +in un andito stretto e buio. +</p> + +<p> +— Sei tu, Tonino? — disse una voce femminile. +E in pari tempo una donna di mezza età aperse un +uscio laterale dando un po' di luce all'andito tenebroso. +</p> + +<p> +— Son io — rispose il capitano — È fatta la +mia camera? +</p> + +<p> +— Sì, Tonino... Bada al fuoco... Mi raccomando, +con quella pipa. +</p> + +<p> +Il capitano Antonio fece spallucce, e chiese: — La +bimba? +</p> + +<p> +— Dorme ancora... Devo svegliarla?... Poni il +piede su quella favilla... Abbi riguardo, Tonino. +</p> + +<p> +— Lasciala dormire — replicò il capitano, senza +curarsi delle strane paure di sua sorella Teresa +circa al fuoco. — Passi, passi. +</p> + +<p> +Queste ultime parole erano rivolte al dottore +Romualdo, che venne introdotto in una camera +modesta ma pulita, e fatto sedere davanti a un tavolino. +</p> + +<p> +Il Rodomiti offerse al suo ospite un sigaro che +questi rifiutò, poi tolse dal cassetto un grosso +piego suggellato. +</p> + +<p> +— Ebbi queste carte dalla signora Elena — egli +soggiunse. — Si compiaccia di leggerle. Io la lascio +solo, ma tornerò di qui a mezz'ora... Intanto +son di là con mia sorella. Se le occorre qualche +cosa, tiri il campanello. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> +E uscì inchinandosi alquanto per non urtar col +capo sull'architrave. +</p> + +<p> +— Fumerà anche lui — brontolava la signora +Teresa nell'andito — sicuro, fumano tutti adesso, +fumano perfino le donne. +</p> + +<p> +E il capitano replicava infastidito: — Sempre +questa fissazione del fuoco.... Non fuma, non fuma. +</p> + +<p> +Poi si fece silenzio, e il dottore Romualdo aperse +con mano tremante il piego misterioso che gli +stava davanti. Insieme con altre carte ch'egli si riserbò +di esaminare più tardi, c'era una lunga lettera +scritta di mano femminile. +</p> + +<div class="chapter"></div> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> +</p> + +<h2> +IV. +</h2> + +<p> +«Fratello mio, — diceva quell'epistola — sono +quasi dodici anni dacchè, figlia disobbediente e +cattiva sorella, io lasciai il tetto domestico, ove +avrei dovuto confortare la vecchiezza del babbo +ed essere per te una seconda madre. Una passione +infelice mi acciecò. Seguii oltre l'Oceano l'uomo +che mi aveva ammaliata, e dopo essere rimasta +senza risposta a due lettere scritte a nostro padre, +non volli ritentare la prova; considerai che tutta +la mia famiglia avesse cessato di esistere per me. +Ero superba, Romualdo; mi pareva di esser trattata +in modo indegno, e il mio cuore s'indurì nel +dispetto e nell'ostinazione. Per altro, da un'amica +mia io ricevevo di tratto in tratto nuove di casa, e da +lei seppi della morte di nostro padre. Piansi, mi strappai +i capelli, mi accusai di avere con la mia condotta +abbreviato i giorni di quegli a cui dovevo +la vita, e scrissi a te, fratello mio, a te che avevo +<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> +cullato tante volte su' miei ginocchi, a te cui avevo +insegnato a balbettare le prime parole. Ma certo +tu mi credevi una triste donna, e la voce della tua +sorella non ebbe un'eco nel tuo cuore. Aspettai +per mesi e mesi una tua lettera intenerendomi all'idea +di riceverla, sperando di poter iniziar teco +attraverso l'Oceano uno scambio di assidue corrispondenze. +Io dicevo: egli mi racconterà i suoi +studi, mi racconterà i suoi primi successi; perchè +io ti sapevo pieno d'ingegno, e non dubitavo che +saresti riuscito; mi racconterà i suoi primi amori, +e quando amerà anche lui, oh allora, ne son certa, +mi perdonerà... Ma la tua risposta non venne, e +l'orgoglio mi vinse di nuovo, e mi chiusi nel mio +silenzio, che durò fino adesso. L'amica che mi teneva +informata delle cose della mia famiglia, o è +morta anch'essa, o si stancò di scrivermi. È proprio +vero, sai, quel proverbio: <i>lontan dagli occhi, lontan +dal cuore</i>. Per anni ed anni non seppi nulla di +te. A malgrado che vi sia una continua emigrazione +dall'Italia a queste contrade, dal nostro paese non +è mai capitato nessuno. Finalmente arrivò qui, or +son dieci mesi, certo Zirlo, della Spezia, che non +ti conosceva di persona, ma che ti aveva sentito +nominare perchè un suo nipote aveva studiato in +codesta Università. Avevi dunque seguìto la tua +vocazione, eri divenuto professore. Lo dicevano +sempre in casa, a vederti immerso nei libri, alieno +dai divertimenti, dai chiassi. Ma io volevo notizie +più precise, e ottenni che il signor Zirlo scrivesse +al nipote a questo scopo, raccomandandogli però +<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> +(vedi come il mio orgoglio fa sempre capolino) di +non farti saper nulla dell'incarico ch'egli aveva +avuto. Il giovane rispose diffusamente, parlando +della stima di cui godi, della certezza che hai di +succedere in un termine non troppo lungo al professore +titolare, dalle tue abitudini ritiratissime, +della gravità del tuo carattere. Benedetto ragazzo! +Sempre misantropo, fin da fanciullo! Dal giorno +in cui ebbi queste informazioni fui più tranquilla. +Non ti scrissi però; mi bastava saperti vivo, sano, +onorato. Pensavo bensì che ti avrei scritto se si +avverava un mio presentimento. +</p> + +<p> +«Questo mio presentimento sta per avverarsi. +Io avrò presto fornito il mio cammino nel mondo, +o fratello, e oggi stesso il medico, ch'io supplicai +di dirmi la verità, mi confessò che non ho più che +otto o dieci giorni da vivere. Grazie al cielo, la +mia energia non mi abbandona nemmeno in quest'ultima +prova. Bensì mi abbandona il mio orgoglio, +e ti mando un tenero addio e ti chiedo perdono +di esserti stata una cattiva sorella come fui +una cattiva figlia ai nostri genitori, e ti prego di +cosa che confido non mi sarà negata da te. +</p> + +<p> +«Ascoltami. Non t'intratterrò sulle vicende di +quest'ultimi anni. Ho profuso tesori d'affetto su +chi forse non n'era degno, ma che importa quando +si ama? Saprai a ogni modo ch'<i>egli</i> mi aveva sposata +pochi mesi dopo il nostro arrivo qui, nel +momento in cui ci nacque il primo figliuolo. No, +egli non era senza cuore; egli non voleva, dopo +aver disonorata una donna, abbandonarla; ma le +<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> +avversità esacerbarono il suo carattere naturalmente +sospettoso, iracondo, e resero ben dura, +ben difficile la vita al suo fianco. Peggio poi +quando vennero a travagliarlo le sofferenze fisiche, +e il suo corpo che pareva di granito andò via via +dissolvendosi come la cera al fuoco. Rimasi vedova, +povera, senz'appoggi, con tre bambini a cui +provvedere. Non mi perdetti d'animo, lottai contro +tutti gli ostacoli, non isdegnai nessuna onesta +fatica, apersi un piccolo albergo ch'ebbe prospere +sorti, e riuscii, io donna debole e già cagionevole +di salute, a ricondurre un po' d'agiatezza nella +mia casa. Ma la sventura aveva preso a perseguitarmi. +La febbre gialla mi portò via due de' miei +figli; non mi rimase che la mia Gilda, la mia ultima +nata. Lo vedi, ha il nome di nostra madre. +E intanto il male che mi rodeva da gran tempo le +viscere fece progressi rapidi, spaventevoli; invecchiai +in pochi mesi più che non avessi invecchiato +in dieci anni. Vedendo nello specchio le mie +guance smunte, il mio colorito terreo, i miei occhi +appannati, io non mi feci illusioni sul mio +stato; pur lavorai ugualmente, finchè potei reggermi +in piedi. Da un mese non esco dalla mia +camera, da due settimane non lascio il letto. Oggi, +te lo dissi già, so che vivrò ancora pochi giorni. +Oh non è triste morire, ma è triste non poter più +rivedere i cari volti delle persone amate, è triste +non poter risalutare una volta la patria. E, per una +madre, è triste sovra ogni altra cosa il dover lasciare +una bimba di non ancora quattr'anni, senza +<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> +sapere chi veglierà sulla sua infanzia, chi formerà +il suo cuore e la sua mente. Qui ci sono molti italiani, +e non sarebbe impossibile di trovar fra essi +qualche anima generosa, ma siamo in paesi ove +gli uomini vengono e passano; dall'oggi al domani +la fortuna può balzarli in qualche fattoria +lontana centinaia e centinaia di miglia, sul margine +d'una foresta vergine, a poche ore dagli accampamenti +di popolazioni selvagge che anelano +di vendicarsi di ciò che noi europei facciamo loro +soffrire. Poi la sete del guadagno sciupa i migliori +caratteri; non si parla d'altro, non si pensa ad altro. +Sì, forse nelle tiepide sere, sotto l'imponente +padiglione azzurro di questo cielo, stanchi dalle +fatiche del giorno, si pensa talvolta al luogo che +ci ha visti nascere, all'orizzonte che i nostri occhi +hanno contemplato schiudendosi alla luce, alle +voci che ci sono prime suonate all'orecchio. E +queste memorie tristi e soavi sono ancora la maggior +ricchezza morale che ci rimanga. Ma chi è +nato qui di genitori europei è un esule che non +può ricordarsi la patria. Poichè qui si è esuli sempre, +anche quando ci si nasce... E tale sarebbe +la condizione della mia Gilda, se ella restasse in +America... O Romualdo, questo pensiero è più +acerbo di tutti i miei dolori fisici! Aggiungi +poi che il poco denaro ch'io posso lasciare a +mia figlia, sufficiente per mantenerla alcuni anni +in Europa, sarebbe qui esaurito in brevissimo +tempo. +</p> + +<p> +«Presi un partito decisivo, confortatavi anche +<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> +dal consiglio e dalle offerte di un amico onesto e +leale, il capitano Antonio Rodomiti, il quale, dacchè +io mi trovo a Montevideo, fu qui più volte +col suo legno, e nel suo penultimo viaggio tenne +a battesimo la Gilda. Vistami ora in tante angustie +e già spacciata dai medici, egli ebbe compassione +di me. Ecco ciò che risolsi. Rimandare in +Europa la fanciulla, approfittando della partenza +per Genova del suo padrino, il quale se ne incarica +come d'una sua creatura e non vuole un centesimo +di compenso, vendere tutto il poco che ho +e formare un peculio che accompagni la mia Gilda +e le permetta di non essere a carico di nessuno +durante il tempo della sua educazione; finalmente +nominar te, fratello mio, tutore di questa orfanella, +e raccomandartela, e scongiurarti, quando +tu non possa (nè io certo lo pretendo) tenerla in +casa tua, di metterla a pensione presso gente fidata, +e di invigilare sopra di lei sino al giorno in +cui ella sarà in grado di provvedere a sè stessa. +No, tu non mi negherai questa grazia. La mia +Gilda non deve turbare la quiete dei tuoi studi, +ella non deve essere per te un peso o un ostacolo +se tu hai già una famiglia, o se stai per averla. Ma +io morrò più tranquilla pensando che uno di casa +mia la sovverrà di consiglio ov'ella ne abbia bisogno, +accorrerà al suo letto ov'ella sia malata... e le +parlerà qualche volta di nostra madre. Oh sì, di me +non importa che tu le parli, Romualdo; io non le +lascio esempi da imitare, ma conviene ch'ella onori +la memoria di nostra madre, di quell'angiolo che +<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> +ci abbandonò mentre tu eri fanciullo ed io entravo +appena nell'adolescenza, di quell'angelo, che, se +fosse vissuto, mi avrebbe forse guarita delle mie +pazzie... +</p> + +<p> +«In questa lettera troverai alcuni documenti +che potrebbero esserti necessari: il mio atto di matrimonio, +l'atto di morte di mio marito, la fede di +nascita della Gilda. +</p> + +<p> +«Il capitano Rodomiti ha tutta la somma ch'io +ricavai dalla vendita di ciò che possedevo. Egli ne +sa la cifra precisa, ed ha l'incarico di convertirla +in moneta italiana e di consegnartela. Credo si tratterà +di una decina di mila lire. Puoi fidarti ciecamente +del capitano. Per me ho serbato solo quel +tanto che può bastare pei pochi giorni che mi restano +da vivere. Lo stesso Rodomiti portò seco +anche una cassa con alcuni vestiti per la Gilda e +quanta più biancheria ho potuto radunare. Ti +mando infine un medaglione d'oro, che la mamma, +morendo, mi pose al collo e che non mi ha mai +abbandonata. È inutile ch'io lo porti meco sotterra. +Tienlo per memoria della tua sorella? Te ne ricordi +della tua sorella? Di quando amavi arrampicarti +sulle mie spalle, e gettandomi le braccia +intorno al collo, insistevi perchè ti portassi in giro +per le stanze? O di quando, più tardi, già in via +di diventare un dottore, sebbene così piccino, mi +sgridavi perchè con le mie chiacchiere disturbavo +le tue lezioni?... Chi l'avrebbe detto allora che, +poco tempo dopo, l'Oceano ci avrebbe divisi per +sempre?... Capricci dei destino!... Ah se potessi, +<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> +prima di chiudere gli occhi, vederti in mezzo ai +tuoi scolari!... Ma è inutile far castelli in aria. +</p> + +<p> +«Lascerò l'ordine che ti mandino una copia del +mio atto di morte. Voglio che tu abbia tutte le +carte in regola, che nessuno possa sollevare dubbi +sulle tue facoltà di tutore. +</p> + +<p> +«Basta ormai, fratello mio, sono stanca, e le +poche forze che mi rimangono ho bisogno di serbarle +pel momento terribile del mio distacco dalla +Gilda. Pochi giorni prima o pochi giorni dopo, +tanto e tanto io debbo presto lasciarla, e per lei è +certo meglio separarsi dalla sua mamma oggi, che +assistere a una dolorosa agonia; ma non si ragiona +sempre, e allorchè saremo all'ultimo bacio, ho +paura che il cuore mi scoppi. Povera Gilda! La +vedrai. È bella come un angioletto; è un po' viva, +ma giudiziosa, buona, e mi vuol tanto bene. +Oh ne vorrà anche a te, ne sono sicura... Le dissi +che deve andar via per qualche giorno col capitano +Rodomiti, e quantunque ella adesso strepiti +e pianga, spero che finirà col rassegnarsi perchè +il capitano ha saputo trovar la strada del suo cuoricino. +E poi ella si affeziona ben presto a quelli +che sono gentili con lei. +</p> + +<p> +«Addio, Romualdo. Sono in procinto di comparire +davanti al Signore, e ho fede ch'egli mi +perdonerà le mie colpe perchè ho molto sofferto. +E tu pure mostra di perdonarmi accogliendo il tesoro +che ti affido. Quando questo foglio giungerà +nelle tue mani, io non sarò più tra i vivi, ma chi +sa, forse in quell'istante la tua sorella ti sarà più +<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> +vicina che non ti sia mai stata da undici anni a +questa parte, forse, passandoti accanto, spirito leggero +e fuggitivo, ella deporrà un bacio sulla tua +fronte. Ancora una volta addio, Romualdo. +</p> + +<p class="indr"> +«<i>La tua</i> <span class="smcap">Elena</span>.» +</p> + +<div class="chapter"></div> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> +</p> + +<h2> +V. +</h2> + +<p> +Il dottore lesse questa lettera tutta d'un fiato. +Quando l'ebbe finita, egli si trovò in una condizione +d'animo nuova per lui. Avvezzo a disciplinare +i suoi sentimenti sotto l'impero della ragione, +egli s'accorse che oggi essi si ribellavano al solito +freno. Egli aveva un bel dirsi, che i legami di parentela, +per intimi che siano, valgono ben poco +senza i legami dell'anima creati dalla convivenza, +dagli affetti, dai gusti comuni, aveva un bel dirsi +che questa donna, di cui egli appena rammentava +la fisonomia e con la quale per undici lunghi anni +non s'era scambiato una riga, era per esso meno +assai dell'ultimo fra i suoi studenti. Aveva un bel +dirsi che, dimenticando i suoi doveri, Elena aveva +perduto i suoi diritti e ch'ella non poteva turbare +la vita raccolta e studiosa di lui gettandogli sulle +spalle un cumulo di pensieri e d'inquietudini... +Nonostante tutte queste savie considerazioni, egli +<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> +si sentiva commosso come non era stato da un +pezzo, si sentiva men fermo nel convincimento in +cui era cresciuto circa ai torti di sua sorella, e per +la prima volta nella sua vita dubitava di quella +virtù arcigna che consiste nel soffocar le passioni +e che nulla perdona agli altri perchè nulla comprende. +Certo l'idea della povera Elena era stata +ben singolare. Senza nemmeno sapere quali fossero +le abitudini di suo fratello, senz'avere alcun dato +preciso sul suo carattere, ella affidava a lui, morendo, +la sua figliuola. E spediva questa bambina +oltre all'Oceano, esponendola ai rischi e ai disagi +di un lungo viaggio di mare, non preoccupandosi +di ciò che sarebbe avvenuto s'egli non avesse accettato +l'ufficio onde a lei piaceva di incaricarlo... +Eppure, nella dolorosa situazione in cui ella si trovava, +che altro avrebbe potuto fare? A chi altri +rivolgersi? Non era egli il suo più stretto congiunto? +</p> + +<p> +Il professore Romualdo girava su e giù per la +stanza, ora con le mani intrecciate dietro la schiena, +ora gestendo, animatamente e cacciandosi su pel +naso qualche presa abbondante di tabacco. Positivista +come gran parte degli scienziati, egli non +credeva ai viaggi fantastici d'oltre tomba; tuttavia +le ultime parole della lettera gli ronzavano agli +orecchi: <i>Forse in quell'istante tua sorella ti sarà +più vicina che non ti sia stata da undici anni +a questa parte, forse passandoti accanto, spirito +leggero e fuggitivo, ella deporrà un bacio sulla +tua fronte.</i> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> +— È permesso? — chiese dal di fuori una voce +piena e sonora, ch'era impossibile prendere in +isbaglio. +</p> + +<p> +Il Grolli trasalì. — Chi è? +</p> + +<p> +— Sono io, sono il capitano Rodomiti. +</p> + +<p> +E la poderosa persona del marinaio si affacciò +alla soglia. Egli aveva sempre la sua pipa in bocca +e la sua testa era circonfusa da una nuvola di fumo. +</p> + +<p> +— Se desidera ancora rimaner solo... se non ha +letto tutte le carte che le ho lasciate — continuò +il capitano, mostrandosi pronto a ritirarsi di +nuovo. +</p> + +<p> +— No, no — disse il Grolli, e, vincendo la sua +innata timidezza, fece qualche passo verso il suo +interlocutore; quindi soggiunse senz'alzare gli occhi: — Ho +letto, e innanzi tutto mi lasci dirle che +Lei è un cuor generoso. +</p> + +<p> +— Basta — interruppe il colosso — non perdiamoci +in complimenti. Noi uomini di mare, quando +facciamo una cosa, crediamo di far ciò che c'impone +il nostro dovere. La prego invece di accostarsi +di nuovo al tavolino... Qui... s'accomodi. +</p> + +<p> +Così dicendo, depose la pipa in un angolo della +stanza e si tolse di tasca un piccolo astuccio. +</p> + +<p> +La signora Teresa sospinse adagino l'uscio e +cacciò la testa per lo spiraglio. +</p> + +<p> +— Che c'è? — gridò il capitano. +</p> + +<p> +— Niente... mi pareva di sentire odor di bruciato. +</p> + +<p> +Il capitano Rodomiti non potè a meno di lasciarsi +sfuggire una vivace esclamazione marinaresca +che pose in fuga la signora Teresa; poi chiuse +<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> +l'uscio per di dentro e tornò dal professore Romualdo. +</p> + +<p> +— Questo — egli ripigliò, consegnandogli l'astuccio — è +il medaglione che la signora Elena +m'incaricò di portarle. +</p> + +<p> +Vi fu un momento di silenzio. Il dottor Grolli +aveva aperto l'astuccio e stava contemplando quel +gingillo che aveva attraversato due volte l'Oceano +e che gli ricordava sua madre. +</p> + +<p> +— Ed ora — proseguì di lì a poco il capitano — non +Le spiaccia esaminare questa nota. È scritta +tutta di pugno della signora Natali, e contiene +l'elenco delle monete da lei versate nelle mie mani +il giorno della mia partenza. In tutto 2100 piastre +d'argento, che io convertii qui in franchi 10,674 56, +com'Ella vedrà su questo polizzino del cambiavalute. +La somma è presso i signori Radice e Lupini, +ove andremo a ritirarla più tardi. Lei è il tutore +naturale e legittimo di sua nipote; dunque il danaro +va pagato a Lei, ed Ella lo impiegherà nel +modo che reputerà più sicuro e proficuo per la sua +pupilla... Io non debbo e non voglio ingerirmene... +Ma adesso, due parole schiette e leali fra noi... A +giorni io parto per un lunghissimo viaggio... Vorrei +lasciar Genova con la coscienza tranquilla circa all'avvenire +della bambina... Anche noi lupi di mare +siamo atti ad affezionarci a qualcheduno, e io ho +preso a voler bene a questa figlioccia. Accampar +diritti non posso: non ne ho; avevo degli obblighi +e sto per esserne liberato... Ma con la franchezza +del galantuomo che parla ad un altro galantuomo +<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> +Le dico: l'ufficio che la signora Natali le assegna è +grave, assai grave... Colto alla sprovveduta come +fu, Ella non può averne ancora misurata tutta l'importanza... +Se non si sentisse in grado d'incaricarsi +della piccina, vedremmo insieme che cosa si potrà +fare... Povera Gilda!... Ci pensi, ci pensi, signor +professore. +</p> + +<p> +Il capitano era visibilmente commosso; egli si +chinò a raccogliere la sua pipa, l'accese e risollevò +intorno a sè una nuvola di fumo. +</p> + +<p> +— Capitano — esclamò il professore, che aveva +ripreso i suoi giri per la stanza e che mal dissimulava +la sua inquietudine, — prima di tutto, siamo +ben sicuri che mia sorella sia morta? +</p> + +<p> +— Non c'è dubbio, signore. Ella era già all'ultimo +stadio della consunzione... Questione di giorni, +di ore forse... Il corpo era sfatto, signor professore, +ma l'anima era sempre d'acciaio... Ho visto pochi +uomini andare incontro alla morte come ci andava +lei... Ha sorriso persino nel separarsi dalla Gilda. +</p> + +<p> +Il dottor Grolli abbassò il capo e stette muto +alcuni secondi; poi disse: — Con la franchezza con +cui mi ha interrogato, voglia pure rispondermi... +Mia sorella manifestò mai il pensiero ch'io potessi +sottrarmi al delicato incarico ch'ella mi affidava +con la sua lettera? +</p> + +<p> +— No — rispose il Rodomiti, dopo aver riflettuto +un istante. — Una sola volta, io medesimo, lo +confesso, le feci intravedere la possibilità d'un suo +rifiuto. Ella, che giaceva supina sul suo letto, si +alzò faticosamente a sedere, e mi guardò sbigottita, +<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> +ma la sua fisonomia non tardò a riprendere la +sua espressione naturale. Mi tese la mano scarna, +con queste parole che non dimenticherò mai: — In +ogni caso, capitano, io mi fido di voi... la mia +Gilda non sarà gettata sulla strada. — Può fidarsene, +signora Natali — io risposi. — Lo sapevo — ella +bisbigliò con un sorriso. E tutta racconsolata +lasciò ricadere il capo sul guanciale. +</p> + +<p> +— Ebbene, capitano Rodomiti — proruppe il +dottore, animandosi a un tratto — prima che su +ogni altro, mia sorella aveva fatto assegnamento +su me. Io non permetterò ch'ella vi abbia fatto assegnamento +invano. +</p> + +<p> +Il capitano si levò la pipa di bocca e la tenne +fra le dita sospesa all'altezza della spalla, poi fissò +i suoi occhi in quelli del professore, che esprimevano +una volontà ferma e risoluta, e gli tese la sua +mano bruna e incallita. +</p> + +<p> +— Bravo, professore, Lei mi solleva da un gran +pensiero... Mia sorella Teresa avrebbe tenuto volentieri +la piccola Natali presso di sè, ma io non +sarei stato appieno tranquillo. Teresa ha un cuor +d'oro, ma è un po' corta, ha certe fissazioni strane +e per troppa affezione si rende molesta... Bravo, +professore... Io m'ero ingannato nel giudicarla... +Sì, non glielo dissimulo, a prima vista io temevo +che Lei avrebbe cercato ogni pretesto per isbarazzarsi +di questa nipote che Le piomba addosso dall'America... +Avevo sbagliato; tanto meglio... Oh +per me, quando sbaglio, lo dico aperto... Venga di +qua adesso, signor dottore. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> +E, aperto l'uscio, invitò il Grolli a passare +avanti. +</p> + +<p> +La signora Teresa, appena sentì lo scalpiccìo dei +piedi nell'andito, uscì da una stanza e si avvicinò +il fratello chiedendogli piano — Hai parlato? +</p> + +<p> +— Ho parlato, ma non se ne fa nulla. Il signor +professore vuole la bimba per sè... E noi — egli +si affrettò a soggiungere, vedendo ch'ella si disponeva +a replicare — non possiamo fare alcuna +obbiezione, perchè egli è nel suo pieno diritto. +</p> + +<p> +La donna, che aveva una gran soggezione del +suo Tonino, com'ella chiamava il gigantesco fratello, +non aperse bocca, e si limitò a congiunger le +mani e a tentennare il capo con aria malcontenta. — È +già vestita — ella disse poi, mettendo il piede +sopra una favilla sprigionatasi dalla pipa del capitano +e caduta sul pavimento. +</p> + +<p> +Sotto questi auspizi il professor Grolli fu presentato +alla Gilda col vezzeggiativo di zio Aldo. +La fanciulla era bruna, ricciuta, aveva due occhi +color nocciuola pieni di vita e d'intelligenza, +membra snelle, giuste, aggraziate, statura piuttosto +alta per l'età sua. È forza riconoscere ch'ella mostrò +di gradir poco la presentazione. Infatti, quando +lo zio Aldo tentò di prenderla in braccio, ella si +scontorse e si mise a strillare in modo che gli convenne +deporla subito in terra, e quando lo zio +Aldo, che aveva disimparato i baci da un pezzo, +si chinò a baciarla, ella tornò a piangere al contatto +della sua ispida barba. Onde il professore si +perdette d'animo, e la signora Teresa dichiarò al +<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> +fratello che mai e poi mai la Gilda si sarebbe acconciata +ad andarsene con quel porcospino. Il +capitano Rodomiti, vista la difficoltà della situazione, +volle rimaner solo con la bimba, che lo +chiamava abusivamente zio Tonino e che nei due +mesi e mezzo passati a bordo della <i>Lisa</i> non gli +aveva disobbedito una sola volta; se la fece sedere +sulle ginocchia, quindi se la portò sulla spalla destra +tenendola ritta, tantochè ella potesse toccare +il soffitto colle sue manine, la condusse in giro per +la stanza in questa posizione eminente, le raccontò +alcune storielle, e le promise di raccontargliene +dell'altre la sera, purchè fosse buona e si lasciasse +prendere in braccio e baciare dallo zio Aldo. Così +quando la Gilda ricomparve insieme col capitano, +ella era di umore assai più mansueto, e respinse +meno violentemente le carezze abbastanza impacciate +dello zio. +</p> + +<div class="chapter"></div> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> +</p> + +<h2> +VI. +</h2> + +<p> +Il dì seguente, nelle prime ore del pomeriggio, +fra i tanti <i>fiacres</i> che percorrevano le vie di Genova +diretti alla stazione, ce n'era uno aggravato +dal peso formidabile del capitano Rodomiti, e da +quello assai più tenue del dottore Romualdo e +della piccola Gilda. Il capitano dondolava la bimba +sulle sue ginocchia cingendole con un braccio la +personcina elegante, mentre con la mano che gli +restava libera sosteneva la sua pipa di maiolica, +da cui si alzava una colonna di fumo ancora più +densa dell'ordinario. Quanto al professore, si sarebbe +detto ch'egli studiava un problema di matematica. +E invero, ciò ch'egli studiava in quel +momento era per lui ben più difficile d'un problema +di matematica. Si trattava di apprendere +l'arte di addomesticare la Gilda Natali come il capitano +era riuscito ad addomesticarla, e l'occhio +del Grolli passava dal Rodomiti alla fanciulla e +<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> +dalla fanciulla al Rodomiti, tentando di coglier la +formula d'una situazione così delicata. Ahimè, nè +la geometria superiore, nè l'algebra offrivano la +soluzione dell'arduo quesito; e il libro dei logaritmi +saputo a memoria giovava assai meno allo +scopo di quello che non gioverebbe il libretto dell'<i>Attila</i> +a far comprendere la questione d'Oriente. +Onde il professore sudava freddo pensando che, +una volta salito in ferrovia, egli si sarebbe trovato +alle prese con difficoltà assai maggiori di quelle +incontrate fino allora nella sua vita tutta studio e +raccoglimento. Dal canto suo il capitano pareva +molto più occupato della bambina che di colui +il quale doveva succedergli nell'averne cura. Egli +ravvolgeva le dita nei folti e ricciuti capelli di lei, +le sfiorava carezzevolmente col dorso della mano +la guancia, e la guardava con occhi inteneriti attraverso +le nuvole di fumo svolgentisi intorno alla +sua pipa. Dinnanzi a un confettiere, egli fece fermar +la carrozza. Scese con la Gilda, entrò nel negozio +e comprò alcuni frutti canditi, ne diede uno alla +bimba e affidò gli altri al professore perchè li portasse +seco in vagone e li distribuisse con parsimonia +alla sua compagna nei momenti scabrosi. +Alla stazione il capitano s'incaricò egli stesso di +consegnare il bagaglio della fanciulla; poi scelse +pei due viaggiatori una buona carrozza di seconda +classe ancora vuota, ve li fece salire e, ritto dinnanzi +allo sportello con un piede sul montatoio, +formò un argine insuperabile a tutti quelli che +avrebbero voluto entrare nel compartimento. +<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> +Quando lo sportello fu chiuso dal conduttore, il +Rodomiti mise sul montatoio anche l'altro piede +e introducendo la testa nel vano del finestrino +continuò a mantenersi in comunicazione col professore +e con la Gilda, sulla cui fronte principiavano +ad addensarsi certe grosse nubi foriere della tempesta. +Infine, allorchè la parola <i>pronti</i> fu ripetuta +da un capo all'altro del convoglio e la macchina +mise il suo fischio, egli baciò di nuovo la bambina, +strinse vigorosamente la mano del Grolli, e +calatosi a terra, se ne stette immobile a veder sfilarsi +davanti i vagoni. Quando avrebbe riabbracciato +la sua figlioccia? S'era avvezzo ormai alla +compagnia della gentile creatura, per quasi tre +mesi l'aveva avuta ai fianchi a tutte le ore, l'aveva +tenuta a dormire nella sua cabina, l'aveva addomesticata +allo spettacolo del mare in tempesta, +del cielo scuro e iracondo, s'era avvezzato a vestirla, +a spogliarla, a metterla a letto, e adesso gli +toccava lasciarla forse per sempre. — A rivederci +tra qualche anno — egli aveva detto nell'accommiatarsi +dal professore; ma chi sa che cosa sarebbe +accaduto fra qualche anno? Intanto fra pochi giorni +egli salpava per le Indie, e la Gilda avrebbe un +bel chiamare lo <i>zio Tonino</i>! +</p> + +<p> +Con questi pensieri lo <i>zio Tonino</i> si allontanava +dalla stazione, e fosse il fumo della pipa o +altro che gli dèsse molestia, fatto si è ch'egli dovette +passarsi più volte la manica del vestito sugli +occhi. +</p> + +<p> +Mentre il capitano Rodomiti si affannava nelle +<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> +angustie dell'avvenire, il professore Romualdo era +in mezzo alle tribolazioni del presente. Fino all'ultimo +momento la Gilda era fissa nell'idea che +lo <i>zio Tonino</i> sarebbe partito con lei, e aveva creduto +ch'egli scherzasse dicendole il contrario. Ma +quando il convoglio si mise in moto, ed ella vide +che il capitano restava davvero alla stazione, non +ebbe ritegno alcuno nell'urlare e nel piangere. Il +meschino professore non sapeva più a che santi +votarsi, e girava intorno certi occhi smarriti come +se dovesse capitargli un aiuto di sotto i sedili. Invano +ricorreva alle preghiere, alle minacce, alle +frutta candite lasciategli dal capitano; preghiere e +minacce non valevano a nulla, e le frutta candite +venivano dalla terribile Gilda tramutate in proiettili +ch'ella slanciava a tutti gli angoli della carrozza. +Ah se il nostro Romualdo avesse potuto dire +al macchinista come si dice a un cocchiere — <i>Torniamo +indietro!</i> — Se avesse potuto almeno riconsigliarsi +col capitano Rodomiti, prender da lui una +nuova lezione sul <i>modus tenendi</i> con questa indomabile +nipote! Doveva proprio capitare a lui! A +lui che non dimandava se non che di vivere tranquillo +in mezzo alle equazioni di terzo grado e +alle storte del suo laboratorio! Così si giunse alla +prima stazione, ed il professore stava raccogliendo +da terra gli avanzi della battaglia, quando lo sportello +si spalancò e il conduttore introdusse nella +carrozza una famiglia di sei persone, che vennero +ad occupare tutti i posti disponibili. Il professore, +colto di sorpresa, ebbe appena tempo di mettersi +<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> +ritto e di tirar da una parte la recalcitrante fanciulla, +ma non potè impedire ad una grossa e rispettabile +matrona di sedersi sopra un <i>mandarino</i>, +il quale scoppiò come una granata e abbellì di non +previsti ornamenti il vestito della signora. Onde +i richiami e le lagnanze dei compagni di viaggio +vennero ad aggiungersi alle altre allegrezze dell'infelicissimo +Grolli. In quanto alla Gilda, seppure +di tratto in tratto ella si distraeva guardando +fuori della finestra gli alberi e le case, questi lucidi +intervalli duravano poco, e ogni pretesto bastava +a rimetterla sul piede di guerra. Allora le si manifestavano +tutti i bisogni fisici e morali del mondo. +Pareva aver più sete dei Crociati sotto Gerusalemme, +più fame dei figli del conte Ugolino, più +necessità di locomozione di un condannato da +dieci anni al carcere cellulare. Quando poi, nelle +brevi fermate, il povero Romualdo chiamava il +caffettiere della stazione per offrire alla bisbetica +sua pupilla una limonata o una cialda, o quando +egli le proponeva di condurla a far quattro passi +sotto la tettoia, ella rispondeva con uno sdegnoso +rifiuto, salvo a ridomandare, appena il convoglio +era in movimento, ciò che ormai non poteva più +ottenere. Intanto alle varie stazioni qualche viaggiatore +scendeva, qualche altro saliva, e la compagnia +andava mutandosi continuamente. Ma per +quante mutazioni accadessero, il professore non +vedeva intorno a sè che volti ostili, non sentiva +che un mormorio poco lusinghiero per lui. La +bimba destava affetti diversi a seconda dell'indole +<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> +più o meno tollerante, più o meno amorevole dei +passeggeri, ma l'esotico personaggio che la accompagnava +non riusciva simpatico a nessuno. Chi lo +trovava troppo severo e chi troppo indulgente; ma +tutti convenivano nell'attribuire a lui solo l'inquietudine +della piccina. E se il professore tentava di +conciliarsi il gruppo delle anime pietose con qualche +carezza alla Gilda, egli vedeva oscurarsi maggiormente +i volti delle persone rigide e gravi, e, +se in omaggio a queste accennava, a voler inaugurare +un regime di repressione, i viaggiatori di pasta +molle sembravano voler mangiarlo cogli occhi. +</p> + +<p> +Persino un uomo serio, calvo, impettito, che per +lungo tempo aveva conservato la più stretta neutralità, +ad un certo punto, ritirando un lembo del +suo soprabito su cui la fanciulla aveva creduto opportuno +di mettere i piedi, sentenziò gravemente: — Quando +non si sa tenere i bimbi, si lasciano +a casa. +</p> + +<p> +Già! Come se il professore si trovasse a sì mal +partito per sua propria elezione. +</p> + +<p> +Sull'imbrunire, la Gilda prese sonno, e vi fu un +po' di tregua. Il riposo del corpo ridonò la serenità +anche all'espressione del viso della fanciulla. +Il demonio era cambiato in cherubino. +</p> + +<p> +— Ma se è un angiolo... Basta guardarla — disse +con voce commossa una signora sentimentale, rivolgendosi +al marito. +</p> + +<p> +— A rivederci quando si sveglia. +</p> + +<p> +— Che?... Coi bimbi è questione di tatto... Me +ne intendo, io... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> +— Quel signore deve intendersene pochino... +</p> + +<p> +— Quello non è un uomo, è un orso... È bella +davvero la bimba, sai... Che capelli! Con quei +ricciolini intorno alla fronte.... E quella manina che +le penzola da un lato... Cara... Se ci fosse uno +scultore... Oh! Ma tira del vento... Signore, dico... +signore! +</p> + +<p> +Il Grolli stentò molto ad accorgersi che questo +appello era indirizzato a lui. +</p> + +<p> +Quando ne fu sicuro, volse gli occhi da quella +parte, ripose in tasca frettolosamente un fazzoletto +turchino col quale si era asciugato la fronte, e +stette immobile ad attendere i responsi della nuova +interlocutrice. +</p> + +<p> +— Scusi, sa, non potrebbe chiuder la finestra? +La bimba è tutta sudata... Si fa così presto a buscarsi +un malanno! +</p> + +<p> +E il professore, arrossendo di non averci pensato +lui, si affrettò a seguire il consiglio della persona +prudente. +</p> + +<p> +Certo, se il professore fosse stato espansivo, se +avesse spiegato la vera condizione delle cose, e +come si trovasse lì in quel momento con quella +bambina al fianco, egli avrebbe disarmato in parte +i giudizi sfavorevoli sul conto suo. Ma il Grolli +non era uomo da perdersi in chiacchiere, e aveva +già fatto uno sforzo superiore ai suoi mezzi rispondendo +con monosillabi alle domande che gli erano +rivolte. Estenuato dalla fatica, egli non si curava +punto di modificare l'opinione pubblica a suo riguardo; +pensassero ciò che loro piaceva, in quanto +<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> +a lui desiderava una cosa sola: che la sua tumultuosa +nipote dormisse almeno ventiquattr'ore, +tanto da permettergli di riprender fiato. In verità, +pel momento, egli non sapeva se augurarsi o temere +la fine del viaggio. Egli avrebbe ben volentieri +portata di peso la Gilda sulle sue braccia dal +vagone fino ad un <i>fiacre</i>, pur ch'ella non si fosse +destata, ma era sperabile ch'ella avesse un sonno +così profondo? E chi sa che strepito allo svegliarsi!... +All'idea di attraversare la stazione in +compagnia di una bimba strillante, gli venivano i +brividi della febbre. +</p> + +<p> +Prima che finisse il viaggio, la Gilda si risentì +più volte mostrando chiaramente che il riposo +poteva ristorare le sue membra, ma non acquetava +punto i suoi umori ribelli. Al momento di +scendere, per buona ventura ella dormiva. Il professore, +con un impeto disperato, la prese in collo, +saltò già dalla carrozza, e tenendo i biglietti della +ferrovia fra i denti, l'ombrello nella posizione +d'un fucila a <i>spall'arm</i>, e la sacchetta infilata +all'ombrello in modo che venisse a battergli sulla +schiena, si avviò di corsa verso l'uscita della +stazione. +</p> + +<p> +Pure il suo eroismo poco gli valse; chè la piccina +aperse gli occhi mentre ch'egli era ancora sotto +la tettoia, e si mise a strillare e ad agitare braccia +e gambe come un'ossessa. E quasi lo facesse apposta, +strillò e si dimenò più che mai davanti a +due studenti dell'Università, i quali erano venuti +lì ad aspettare qualcheduno, e senza questo strepito +<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> +non si sarebbero forse nemmeno accorti del +passaggio del dottor Romualdo. +</p> + +<p> +— Guarda — gridarono i giovinetti ad una voce. — Il +professor Grolli! +</p> + +<p> +— Santo cielo! — soggiunse l'uno dei due. — Pare +abbia rubato una bimba... Come corre! +</p> + +<p> +— E l'altra, come strilla! +</p> + +<p> +— Buona sera, signor professore — gridò il +primo, ch'era anche il più birichino. +</p> + +<p> +Il signor professore si lasciò scappare un grugnito +e tirò innanzi nella sua via. Appena fuori della +stazione, entrò in una carrozza ch'era già occupata +e dovette scenderne; poi salì in un'altra, +ne chiuse lo sportello, ne abbassò le cortine, e +ordinò al cocchiere di condurlo quanto più presto +potesse alla sua abitazione. +</p> + +<p> +Il cocchiere frustò il cavallo; le grida della +fanciulla si dileguarono in lontananza. +</p> + +<p> +Gli studenti si guardarono in faccia e proruppero +in un riso sgangherato. +</p> + +<p> +— Il ratto di Proserpina — osservò uno d'essi. +E declamò il famoso sonetto: +</p> + +<p> +<i>Diè un alto strido, gittò i fiori, e volta</i>, ecc., +ecc., ecc. +</p> + +<div class="chapter"></div> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> +</p> + +<h2> +VII. +</h2> + +<p> +La mattina del memorabile telegramma, la signora +Dorotea, dopo esser risalita al suo quarto +piano, sentì il bisogno di ridiscenderne ancora e +di visitare parecchie conoscenti, nel cui animo poter +versare le sue pene. A ciascuna di queste dilettissime +amiche ella narrò in segreto la cosa, e +a ciascuna raccomandò di non far chiacchiere, +come aveva raccomandato prima alla portinaia. +In questo suo viaggio circolare ella raccolse i più +disparati consigli, e tornò a casa che aveva il capo +come un cestone. Chi le aveva detto bianco e chi +nero, chi le aveva suggerito di aprir subito le ostilità, +e chi di temporeggiare. I varii partiti battagliavano +fieramente nel cuore della signora Dorotea, +e nel suo turbamento ella lasciava scivolar +più spesso del consueto la sua mantellina giù dalle +spalle, e discorreva da sè sola con grande meraviglia +di quanti la incontravano per via. — Sì, farò +<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> +conto di non aver nemmeno ricevuto il dispaccio. — No, +starò a vedere... — Che sconvenienza! — Se +fosse sua figlia! — È impossibile. — Si tratterà +di una notte... +</p> + +<p> +Alla lunga, prevalsero le idee più miti. C'era +poi ragione di prender le cose sulla punta della +spada? Era giusto di non far trovare un brodo ed +un letto pronto ad una creaturina di quattr'anni, +che sarebbe mezza morta di fame e di stanchezza? +La signora Dorotea ripensò a trent'anni addietro, +quando per due settimane ella pure aveva sorriso +a una piccola cuna rimasta vuota, ahi, troppo presto; +ella ripensò all'amore che il suo defunto Agesilao +portava ai fanciulli, onde, nei giorni di festa, +amava recarsi a passeggiare ai giardini ed era lieto +dell'allegria dei monelli, che, a sciami, gli volteggiavano +intorno. Ottimo Agesilao! Quando non +parlava alla moglie d'iscrizioni ipotecarie, le parlava +di bimbi, e le diceva ch'ella era una buona a +nulla perchè non gliene aveva riempito la casa. — Agesilao, +Agesilao — ammoniva la savia femmina — hai +quattro lire al giorno e si campa a fatica +noi due; prega il cielo piuttosto che la famiglia +rimanga lì. — Ma Agesilao non mutava +opinione... Ah! ottimo funzionario, ottimo marito! +Nessuno saprà tener come lui il protocollo di un +ufficio d'ipoteche, nessuno colmerà il vuoto da +lui lasciato nel cuore della signora Dorotea... E +adesso, dopo più di tre lustri dacchè egli riposava +nel cimitero, la sua onesta figura riusciva ancora +a calmare gli sdegni della nervosa vedovella. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> +— Bah! — concluse la signora Dorotea — sarà +per una notte. +</p> + +<p> +Fatta questa consolante riflessione, la signora +Salsiccini ordinò alla serva, che era una ragazza +mezzo idiota del contado, di preparare su quattro +seggiole accostate le une alle altre un letticciuolo +per l'ospite sconosciuta, nel luogo di sbarazzo attiguo +alla camera del dottor Romualdo; quindi +estrasse dalla credenza un vasetto di conserva Liebig, +si recò in cucina, e pose opera alla preparazione +di un brodo sostanzioso, nel quale fece bollire un +pugno di paste di Napoli. I gatti <i>Mao</i> e <i>Meo</i>, non +usi a veder due volte in un giorno la pentola al +fuoco, alzarono ripetutamente il muso in tono +interrogativo, e vennero a fregarsi alle vesti della +loro padrona, distraendola dal suo delicato ufficio +con qualche discapito del brodo, che prese un +leggiero odor di bruciato. +</p> + +<p> +La signora Dorotea, poichè una debolezza ne +tira dietro un'altra, considerò che anche il professore +poteva aver bisogno di qualche cosa; e +mandò in segretezza a prendere un quintino di +vino bianco e un'oncia di formaggio stracchino +che dispose acconciamente sopra la tavola apparecchiata. +Dopo di ciò lasciò andar a letto la serva, +la cui presenza era affatto inutile, e stette ad +aspettar l'arrivo della corsa. +</p> + +<p> +La prima impressione della signora Dorotea, allorchè +le comparve davanti il suo pigionale con +la Gilda in braccio, fu l'impressione medesima +provata dai due studenti: che questa bimba egli +<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> +l'avesse rubata. Certo l'idea stravagante non poteva +aver presa in lei, come non l'aveva avuta nei +due giovinotti; ma essa bastò ad esacerbarla di +nuovo e a farle assumere un aspetto cupo e sospettoso. +</p> + +<p> +E appena il professore ebbe deposto in terra +il suo fardello, ella cominciò: — Mi spiegherà, +poi... +</p> + +<p> +— Non ho tempo, non ho tempo — rispose il +nostro Romualdo, afferrando pel vestito la sua +pupilla, che manifestava una gran voglia di rotolarsi +sul pavimento. +</p> + +<p> +Allora la signora Dorotea precedette in silenzio +nel salottino i nuovi arrivati, depose la candela +sulla tavola, ove c'era la minestra già scodellata, +e si avviò verso l'uscio con dignità di regina. +</p> + +<p> +— Il letto è fatto — ella disse senza voltarsi, +quando fu sulla soglia. Indi si dileguò. +</p> + +<p> +Ma innanzi che passassero cinque minuti, i suoi +migliori istinti l'avevano ricondotta in salotto, ove +il professore continuava a dibattersi in mezzo a +smisurate difficoltà. +</p> + +<p> +— Si può dar di peggio? — gridò entrando la +signora Dorotea, che voleva dissimulare la sua +condiscendenza con le apparenze della severità. — Si +può dar di peggio? Non finirà mai questa musica? +</p> + +<p> +— Ma se non c'è caso di farla mangiare — esclamò +il professore desolato. +</p> + +<p> +— Madonna mia! Come vuol che mangi se non +le mette un paio di guanciali sulla sedia tantochè +<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> +ella arrivi alla tavola?... Così... andiamo... Su, bimba, +sta' composta... Già capisco.. il cucchiaio è troppo +grande per la tua manina... Proviamo in questa +maniera... Oh, va bene adesso... È buona la pappa, +non è vero?... Come ti chiami? +</p> + +<p> +— Gilda — rispose la fanciulla tra un boccone +e l'altro. +</p> + +<p> +Il dottore Romualdo guardò la sua padrona di +casa con l'espressione della più grande maraviglia. +</p> + +<p> +— Che ha, professore?... Gilda? Un bel nome, +cara... Via, professore... non se ne stia lì impalato... +Faccia qualche cosa... Annodi il tovagliolo intorno +al collo della piccina... Oh, ma non sa far nemmen +questo! E dicono che Lei è un brav'uomo... +In questo modo si fa... E se è lecito — chiese la +signora Dorotea, mentre dava l'ultima cucchiaiata +alla Gilda — quando vengono a prenderla? +</p> + +<p> +— A prender chi? +</p> + +<p> +— La bimba... +</p> + +<p> +— Nessuno deve venirla a prendere! +</p> + +<p> +— Come!... Vuol tenerla seco? +</p> + +<p> +— Per ora, almeno... È mia nipote. +</p> + +<p> +— Uhm! — borbottò la signora Dorotea, deponendo +il cucchiaio sul piatto e slacciando lentamente +il tovagliolo della fanciulla. — In ogni +caso cercherà un altro quartiere... +</p> + +<p> +— Signora Dorotea, dopo tanti anni... Credevo +che ci si potesse accomodare, beninteso facendo altri +patti. +</p> + +<p> +— Son vecchia, io, ho bisogno della mia quiete... +Se avessi potuto immaginarmi che a Lei capitavano +<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> +le nipoti dalle nuvole, si figuri se Le avrei +appigionato le stanze... Basta, basta, l'aiuterò io +stessa a trovarsi un appartamento che Le convenga... +Lei è un dotto... per queste cose, si sa, non è fatto... +Ma pensi intanto a coricar quella creatura. Non +vede che non si regge più dal sonno?... Oh, se +non c'ero io, la cadeva proprio dalla sedia... E +vuol tenersi le nipoti in casa, Lei?... Qua, qua, piccina... +Chiude già gli occhi... Orsù, per questa sera +gliela metterò in letto io... Per questa sera, ben +inteso... Ci preceda Lei, con la candela... Così... +</p> + +<p> +La signora Dorotea portò la Gilda nella camera +che le era destinata, e si accinse a svestirla. — E +la non ha nemmeno uno straccio di suo? — ella +domandò, guardandosi attorno. +</p> + +<p> +A questa interrogazione il professore si picchiò +la fronte, poi si frugò nel taschino del panciotto, +e ne estrasse la ricevuta del bagaglio. +</p> + +<p> +— Si è dimenticato di ritirare i bauli?... Era da +immaginarselo... Che vuol fare, adesso?... Bisogna +aspettare fino a domattina... Dia qui la ricevuta... +Intanto le lasceremo la biancheria che ha in dosso... +Come dorme!... Scommetto che tirerà innanzi così +per dodici ore... +</p> + +<p> +— Grazie, signora Dorotea — si arrischiò a +dire il professore. +</p> + +<p> +— Non mi ringrazi — saltò su la vedova. — Se +non fosse stato che per Lei... Mi faceva compassione +questa innocente... Sua nipote o no, ella non +ne ha colpa... +</p> + +<p> +— Ma, signora Dorotea, che cosa crede? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> +— Io?... Non credo nulla, io... Del resto, son +ciarle inutili. Sulla sua scrivania troverà una lettera +e un giornale arrivati durante la sua assenza... +Buona notte. +</p> + +<p> +Il dottor Romualdo rimase solo con la Gilda, +che dormiva tranquilla nel suo letticciolo. Ella +aveva passato un braccio bianco e tornito sotto +la testa ricciuta; il suo piccolo petto si alzava e +abbassava alternamente con un moto regolare; il +suo lieve respiro si sentiva appena nella camera; +le sue guance si erano tinte del più bel colore +di rosa! +</p> + +<p> +— Ma! — sospirò il professor Grolli, prendendo +il lume e allontanandosi in punta di piedi. — Se +fosse stata così in ferrovia! +</p> + +<p> +Rientrato nella sua stanza, il professore trovò +sotto un calcafogli il giornale e la lettera di cui gli +aveva parlato la signora Dorotea. Mise da parte +il giornale senza lacerarne nemmeno la fascia, e +prese invece in mano la lettera, che portava una +infinità di bolli postali e veniva da Montevideo. +Romualdo sentì una trafittura al cuore. Aperse la +busta, spiegò il foglio e guardò la firma che gli +riuscì affatto nuova. Erano poche righe in italiano, +concepite così: +</p> + +<p class="indl"> +«<i>Egregio signore</i>, +</p> + +<p> +«In omaggio alle ultime volontà della signora +Elena Natali di b. m., adempio al penoso ufficio +di trasmettere a V. S. una copia dell'atto di decesso +della detta signora. Quantunque la morte +<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> +sia avvenuta da parecchi giorni, questa copia non +potè aversi che oggi. +</p> + +<p> +«Con stima, ecc., ecc.» +</p> + +<p> +Il documento a cui questa lettera accennava era +scritto in lingua spagnuola, e le firme delle autorità +locali erano autenticate dal console italiano a +Montevideo. +</p> + +<p> +Per anni ed anni il dottor Romualdo, immerso +nei suoi studi, non aveva mai rivolto il pensiero a +questa sorella, che, mentr'egli era ancora fanciullo, +era fuggita oltre l'Oceano. Essa era estinta per lui. +Per la prima e per l'ultima volta durante questo +lungo periodo egli ne aveva, tre giorni addietro, +rivisto i caratteri. Ella gli scriveva che stava per +morire, e morendo gli affidava sua figlia. La fredda +lettera ch'era adesso aperta dinnanzi a lui, vergata +da mano estrania, non poteva nè ferirlo in un affetto +vivo, nè destargli alcuna sorpresa. Eppure, +singolare a dirsi, il Grolli ne fu commosso più ancora +che non fosse stato dalla lunga epistola di sua +sorella. Ogni dubbio oramai era tolto; Elena non +respirava più. C'era oramai tra loro due un abisso +più profondo, uno spazio più vasto di tutto l'Atlantico. +Sventurata Elena! Per quanto, rivolgendo +indietro lo sguardo, egli cercasse di raffigurarsene +la fisonomia, non gli riusciva di arrestarne l'immagine; +sapeva solo ch'ella era stata assai bella e +assai infelice. +</p> + +<p> +Il professore tentò distrarsi, gettò gli occhi sulla +Memoria che aveva interrotta al momento della +<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> +sua partenza per Genova, e fece tutto il possibile +per convincersi di nuovo che la formula <i>x=<span class="division"><span class="numerator">sen y</span><span class="denominator">sen α</span></span></i> +era un amore di formula. Ma non vi riuscì. Fra una +lettera e l'altra si cacciava l'insolita e mesta visione +d'un cimitero di là dall'Oceano, ove sotto +un'umile croce, non rallegrata da fiori, non consolata +da pianto, dormiva una creatura del suo sangue. +</p> + +<p> +Si accostò pian piano all'uscio che metteva al +camerino della piccola Gilda, e tese l'orecchio. Silenzio +profondo. Nulla turbava i sonni dell'orfanella, +di cui egli doveva essere oramai la difesa e +la guida. +</p> + +<div class="chapter"></div> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> +</p> + +<h2> +VIII. +</h2> + +<p> +Se la nipote dormiva, lo zio invece andava rivoltandosi +nelle coltri senza pigliar sonno. Da tutte +le parti vedeva la via seminata di triboli e di difficoltà +senza fine. Agli impicci gravissimi che gli +avrebbe recati la fanciulla s'aggiungevano quelli +del dover cercarsi un altro nido, e abbandonare il +laboratorio ov'egli aveva con tanto amore fatti costruire +i suoi fornelli e collocate le sue storte sui +ruderi di una vecchia cucina caduta in disuso. Oh +poveri i suoi studi, poveri i suoi esperimenti! +Quando mai avrebbe trovata la calma così necessaria +al pensiero? Quando avrebbe trovato la sicurezza +di mano e la serenità di spirito indispensabili +a misurare le dosi degli acidi e dei sali che +dovevano combinarsi insieme sotto i suoi occhi? +Ahimè! Ahimè! Romualdo Grolli, l'uomo di +scienza, il futuro titolare della Cattedra di matematica +d'una cospicua Università, era bell'e spacciato. +<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> +Non restava più che un Romualdo Grolli +tutore di una pupilla bisbetica, una specie di Belisario +vagante per la città alla ricerca di camere +ammobiliate. +</p> + +<p> +Tormentato da questi pensieri che non gli lasciavano +trovar requie, il dottor Romualdo si alzò +per tempissimo, e appena infilati i calzoni entrò +nel suo laboratorio, sospinse l'usciuolo della cameretta +attigua e cacciò la testa attraverso lo spiraglio +per veder se la Gilda dormiva ancora. E la +Gilda dormiva infatti, e i primi raggi del sole, +entrando nella stanza tra le stecche delle persiane, +venivano a lambire un suo piedino di rosa che +spuntava da un lembo della coperta. +</p> + +<p> +Mentre il dottore contemplava questo spettacolo +nuovo per lui, l'uscio che dal luogo di sbarazzo +metteva al cosidetto salotto da ricevimento si +aperse adagino e si richiuse in gran fretta. Non +così però, che il dottor Romualdo non ravvisasse +la persona che lo aveva aperto e richiuso. Quella +persona non era nè più nè meno che la signora Dorotea. +Sebbene il Grolli fosse quasi certo di ciò, +volle togliersi ogni dubbio, attraversò lo stanzino +e fu tosto nel salotto, ove colse la sua padrona di +casa in piena ritirata. +</p> + +<p> +La signora Dorotea aveva una veste sciolta, il +viso cosparso di cipria, le rade ciocche dei capelli +involte in ricciolini di carta. In questo abbigliamento +affatto mattiniero, la signora Dorotea non +aveva la più lontana rassomiglianza con la Venere +dei Medici. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> +— Signora Dorotea! — esclamò il professore. +</p> + +<p> +La buona donna sentì il bisogno di spiegare il +suo apparente spionaggio, e stringendosi con la +mano la veste sul petto, si voltò verso il suo inquilino. +</p> + +<p> +— Ero venuta a vedere se la bimba dormiva ancora — ella +disse. +</p> + +<p> +Il dottor Romualdo, visto l'atto pudico della signora +Dorotea, stimò opportuno di passare nell'occhiello +il bottone della camicia; quindi rispose: — Sì, +dorme ancora. +</p> + +<p> +La signora Salsiccini tentennò il capo, e parve +voler cominciare una frase che finisse con una interiezione. +Si appigliò invece ad un punto interrogativo. — Dunque +la fanciulla è sua nipote? +</p> + +<p> +— Già... mia nipote — replicò il professore, dopo +un momento di distrazione. +</p> + +<p> +— Curiosa! Non sapevo che il professore avesse +fratelli. +</p> + +<p> +Le guance del nostro Romualdo si colorarono +vivamente. — Avevo una sorella, che è morta — egli +disse con uno sforzo. +</p> + +<p> +— E il padre della bimba? +</p> + +<p> +— Morto anche lui! +</p> + +<p> +— Povera creatura! — esclamò la signora Dorotea, +congiungendo le mani e abbandonando +quindi l'atteggiamento verecondo che correggeva +il disordine della sua <i>toilette</i>. +</p> + +<p> +Il dottor Romualdo guardò pudicamente da +un'altra parte e sospirò: — Ma! +</p> + +<p> +— Creda pure — riprese la signora Dorotea, e +<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> +non pareva più la medesima donna che il giorno +prima s'era mostrata tanto inviperita col suo pigionale — creda +pure, signor professore, se fossi +più giovane, se avessi un quartiere meno ristretto, +vorrei continuare ad alloggiarli io, vorrei attendere +io alla bambina. Ma come si fa?... È impossibile... +proprio impossibile. +</p> + +<p> +Il professore chinò la testa con aria rassegnata. +</p> + +<p> +— Intanto non si dia fretta — seguitò l'altra — c'è +tempo... Penseremo insieme... vedremo... Ho +qualche cosa in vista... E adesso non si affanni per +la fanciulla... vada nel suo studio, Lei... starò attenta +io stessa quando si sveglia... la vestirò io... +</p> + +<p> +A questo punto la signora Dorotea si accorse +che le conveniva principiare col vestir sè medesima, +e scomparve prima che il professore potesse +ringraziarla. +</p> + +<p> +Il professore seguì il consiglio della sua padrona +di casa, e tornò nella sua camera alquanto rinfrancato. +E invero per pochi minuti egli riuscì ad immergersi +nelle sue formule, e vide con soddisfazione +gli <i>a + b</i> e i <i>b + a</i> sgorgare spontanei dalla +sua penna; ma ad un punto la penna gli si arrestò, +i pensieri algebrici gli si confusero ed egli dovette +alzarsi dalla seggiola e dare un'occhiata nel gabinetto +della sua pupilla. +</p> + +<p> +— Son qua io — disse a mezza voce la signora +Dorotea che lavorava di calze vicino al letto della +Gilda, ancora addormentata. — Studii, studii... Ho +mandato già pel bagaglio... Anzi, mi dia le chiavi. +</p> + +<p> +Il professore obbedì; poi si rimise al lavoro e +<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> +trovò, continuando nello svolgimento della sua +tesi, che <i>a h</i> è uguale a <i>z</i>, ciocchè gli diede infinito +conforto, come lo darà certamente ai lettori. +Quindi, per distrarsi, egli passò nel suo laboratorio, +i cui fornelli erano spenti da circa una settimana, +rivide le sue storte che parevano invitarlo +a metterle in opera, rivide chiusa in un vasetto di +cristallo una sostanza organica di cui egli aveva +dieci giorni addietro intrapreso l'analisi, e pensò +di ricominciare la delicatissima operazione. +</p> + +<p> +Allorchè egli uscì dal gabinetto, la Gilda, già +pettinata e vestita, si trovava nel salotto da pranzo, +guardando a bocca aperta una infinità di oggetti +di sua conoscenza che la signora Dorotea tirava +fuori da una cassa appena giunta. Ma la curiosità +benevola della fanciulla si mutò in entusiasmo +quand'ella vide emergere dalla cassa una piccola +bambola ornata da capo a piedi con la più sfarzosa +eleganza: cappellino di seta verde con nastri rossi; +corpetto giallo; sottana azzurra; scarpine di raso +bianco con una rosetta vermiglia nel mezzo. Ella +le saltò addosso come a una vecchia amica, la +prese di mano alla signora Dorotea, la baciò in +fronte e la chiamò più volte col nome di <i>Mimi</i>. +Questo nome le era stato imposto, quando, ancora +ignuda e disadorna, giaceva lunghe ore sul letto +della signora Elena, che, nei momenti in cui il suo +male rimetteva alquanto della sua intensità, lavorava +ella stessa ad acconciarla, promettendosi di +farne un dì un regalo alla figlia. Poi la bambola +era scomparsa, e avendone la Gilda chiesto conto +<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> +alla madre, questa le aveva risposto: — Sta' tranquilla, +che presto o tardi l'avrai. +</p> + +<p> +Intanto la bimba era stata condotta via dal capitano +Rodomiti, e per compagna di viaggio ella +aveva avuto una pupattola assai più modesta, che +s'era rotta prestissimo e aveva finito i suoi giorni +nell'Oceano. Nè questa era la sola sorpresa riserbata +alla Gilda, poichè si trovarono nella cassa +anche due palle elastiche di guttaperca, alcune +microscopiche stoviglie di stagno, e un agnello +che, opportunamente caricato, apriva la bocca e +belava. +</p> + +<p> +Nè certo le previdenze della signora Natali si +erano fermate ai balocchi di sua figlia. Era un +corredo piccolo, ma compito, quello ch'ella aveva +fatto riporre nella cassa e di cui ella aveva steso +di proprio pugno l'inventario negli ultimi giorni +che precedettero la partenza della fanciulla. A +veder quel documento s'indovinavano le sofferenze +del corpo e dell'anima della povera donna, +tanto la scrittura ne era incerta e confusa. In un +punto ella aveva interrotto il suo lavoro, perchè +uno spasimo fitto l'aveva colta; in un altro le era +stato forza di sospenderlo, perchè le lagrime le +avevano fatto velo agli occhi. +</p> + +<p> +La signora Dorotea, sciorinata ch'ebbe la roba +sopra una tavola, inforcò le sue grosse lenti e +prese in mano l'inventario, verificando ogni cosa. +Tutto era in pieno ordine, e la signora Salsiccini, +da buona massaia, non potè a meno di ripetere +più volte: — La sorella del signor professore deve +<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> +essere stata una gran brava donna; proprio una +donna a modo. +</p> + +<p> +Intanto la Gilda, che aveva già la sua dose di +vanità, di tratto in tratto abbandonava la sua bambola +dal cappello verde, il suo agnello belante, la +sua cucina di stagno, e veniva a pavoneggiarsi +davanti a quella biancheria e a quei vestitini che +ella sapeva esser suoi. Naturalmente non era tutta +roba nuova, ed ella riconosceva ora un nastro, +ora una sottana, ora una cintura che aveva portato +quand'era in casa. Talvolta le si destavano in +mente altri ricordi. Quell'abito bigio coi fioretti +celesti ella non lo aveva mai indossato, ma ne +aveva visto uno dell'identica stoffa intorno a sua +madre. E allora quella parola che i bambini pronunciano +prima di tutte, e che solo una grande +sventura può far loro disimparare — <i>mamma</i> — veniva +sui suoi labbretti di corallo. — <i>La mamma</i> — ella +diceva, alzando verso la signora Dorotea e +verso lo zio Aldo i suoi occhi belli ed intelligenti +e toccando l'abito bigio col suo piccolo +dito. E poi si guardava intorno come se un uscio +dovesse aprirsi e la sua mamma correrle incontro. +No, povera Gilda, la tua mamma non la vedrai +più. +</p> + +<p> +Poco prima delle dieci il dottore Romualdo si +accorse che si avvicinava l'ora della sua lezione. +Egli uscì di casa frettoloso, e dopo esser passato +in un negozio a farsi mettere il bruno al cappello, +si avviò all'Università, tutto confuso in +anticipazione pensando alle mille domande che +<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> +gli sarebbero indirizzate e alle spiegazioni che +dovrebbe dare. +</p> + +<p> +E infatti egli non tardò ad avvedersi che l'incidente +della notte scorsa aveva avuto un'eco nelle +severe aule della scienza. Poichè, appena il suo +arrivo fu notato dagli studenti sparsi nel cortile e +sotto i portici in attesa del suono della campana, +essi si affollarono sul suo passaggio con un bisbiglio +simile al ronzìo d'uno sciame d'api. Ma la vista +del cappello abbrunato del professore disarmò +i loro sarcasmi. Anche il rettore, a cui il Grolli si +presentò subito, pareva sulle prime esser disposto +alla celia, ma anch'egli se ne astenne quando avvertì +il segno di lutto e disse con accento di simpatia: — Vedo +con dispiacere che Lei fu colpito +da qualche sventura domestica. +</p> + +<p> +Allora il dottor Romualdo, così taciturno, così +riservato per indole, dovè raccontare ciò che gli +era accaduto. +</p> + +<p> +— Casi della vita — osservò gravemente il rettore, +che non aveva scritto per nulla un libro di +psicologia sperimentale. — Casi della vita — egli +ripetè, offrendo una presa di tabacco al giovane +scienziato. +</p> + +<p> +La lezione procedette senza peripezie. +</p> + +<p> +I giovani stettero quieti secondo l'usato, e il +Grolli notò con singolare compiacenza che le inattese +vicende dei giorni scorsi non avevano potuto +ottenebrare in alcuna guisa la limpidezza del suo +criterio matematico. Seppur nel più bello di una +dimostrazione il visino della Gilda si affacciava al +<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> +suo pensiero nel mezzo di un triangolo isoscele o +scaleno, egli andava acquistando man mano la +usata sicurezza, talchè gli studenti non se ne accorgevano +e i rapporti degli angoli fra loro rimanevano +inalterati. +</p> + +<p> +Così egli uscì della scuola con animo più tranquillo, +e volse le cure ad altro importantissimo +ufficio, a quello cioè di collocare a frutto i danari +della Gilda. +</p> + +<p> +Egli era ormai deciso di non toccar quella somma +in alcun modo, ma di lasciarla ingrossarsi cogli interessi +a formar la dote della fanciulla. Per quanto +egli vivesse fuori del mondo, gli era pur giunta +all'orecchio questa grande verità, che le femmine +senza dote stentano a maritarsi. All'educazione, +al mantenimento della sua pupilla avrebbe provveduto +egli stesso. Il suo stipendio di assistente +era piccolo, ma egli lo arrotondava un po', collaborando +in qualche Rivista scientifica e prestando +l'opera sua per qualche analisi chimica. In tre anni +dacchè aveva una posizione, s'era messo da parte +millecinquecento lire: erano dunque cinquecento +lire all'anno ch'egli poteva spender di più, e le +avrebbe spese per la Gilda. Certo, con questa piccola +somma non gli era dato far miracoli, ma possibile +che non gli venisse presto la nomina a professore! +Il dottore Romualdo avvertì per la prima +volta nel suo animo un sentimento poco nobile e +generoso, tanto è vero che spesso il male germoglia +dal bene, come il bene dal male. Egli pensò +che il titolare della Cattedra di matematica aveva +<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> +quasi ottant'anni ed era paralitico, onde la sua +morte non avrebbe nè sorpreso, nè addolorato soverchiamente +nessuno. +</p> + +<p> +Vergognandosi seco medesimo di questo calcolo +indecoroso, il dottor Grolli eseguì quel giorno una +duplice operazione presso la Banca locale. Egli +prelevò una piccola somma sulla partita che teneva +aperta colà, e nello stesso tempo, con immenso +stupore del cassiere signor Bernardo Bernardini, +versò a titolo di deposito vincolato lire 10,674 50 +in nome della signora Gilda Natali minorenne, di +cui egli si costituiva rappresentante. +</p> + +<p> +Sollevato così da un grave pensiero, il nostro +Romualdo ritornò a casa, fermo nel proposito di +rinchiudersi nella sua stanza e di non uscirne fino +al momento del desinare. Poichè, egli saviamente +rifletteva, se la responsabilità, se gl'impegni mi si +sono così d'improvviso accresciuti, è indispensabile +ch'io lavori con maggior lena di prima, che rassodi +ed estenda la mia fama, che mi faccia conoscere +in Italia e fuori... Purchè la Gilda non mi +disturbi co' suoi strilli!... +</p> + +<p> +E invero la Gilda non strillava punto, ma questa +tranquillità era stata acquistata ad un prezzo che al +Grolli parve assai caro. Perchè la fanciulla aveva +trovato che di tutte le stanze della casa quella del +professore era la più allegra e ridente. E vincendo +le deboli resistenze della signora Dorotea, ella vi si +era trasportata coi suoi balocchi, aveva addossato +a una parete la bambola, aveva deposto per terra +l'agnello, aveva sciorinato sopra una sedia il suo +<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> +servizio da cucina. E con molta serietà conduceva +l'agnello a belare davanti alla pupattola, la quale +s'inchinava in segno di gradimento; poi la pupattola +era condotta alla sua volta davanti alla cucina, +ove fingeva di rifocillarsi con grande appetito. +Come pennellata finale, i due gatti <i>Mao</i> e <i>Meo</i>, +che da anni ed anni non penetravano nella stanza +del professore, attratti, per quanto sembra, dalle +grazie della Gilda, avevano stimato opportuno di +rompere la consegna e russavano l'uno vicino all'altro +sulla poltrona ove aveva l'abitudine di sedere +il dottor Romualdo. +</p> + +<p> +— Signora Dorotea, signora Dorotea — egli +gridò, abbracciando con un rapido sguardo il desolante +spettacolo. +</p> + +<p> +— Che vuol che ci faccia?... La bambina gridava +come iersera e non ho potuto quietarla altrimenti +che lasciandole fare il piacer suo. +</p> + +<p> +— Ma io... +</p> + +<p> +— Ma Lei, caro signor professore — interruppe +la signora Dorotea in un accesso del suo umore bisbetico, +del giorno innanzi, se vuol tenersi sua nipote +a dovere, rimanga a casa a custodirla, o le pigli +una governante... Capisco anch'io che così non +può durare. +</p> + +<p> +E ciò detto, afferrò la gruccia dell'uscio e abbandonò +la stanza, seguìta dalla Gilda che le si +era aggrappata alle falde del vestito e che lasciava +armi e bagagli sul campo di battaglia. +</p> + +<p> +— Signora Dorotea — gridò di nuovo il dottore +Romualdo, scotendo forte la poltrona su cui si +<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> +trovavano i gatti. Ma la signora Dorotea non sentì o +non volle sentire; invece <i>Mao</i> e <i>Meo</i>, turbati nei +loro riposi, spiccarono un salto, passarono sopra la +scrivania del professore scompigliandone le carte, +e calatisi giù dall'altra parte sgusciarono via per +l'uscio socchiuso. +</p> + +<p> +— E vero, così non può durare — esclamò il +professore. E si lasciò cadere sfinito sulla poltrona. +</p> + +<div class="chapter"></div> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> +</p> + +<h2> +IX. +</h2> + +<p> +— <i>Così non può durare</i>, — avevano detto con +mirabile accordo la signora Dorotea e il professore +Romualdo uno degli ultimi giorni del maggio 1861; +ma si sa che le umane previsioni sbagliano spesso, +e non parrà quindi troppo singolare che durasse +così per alcuni anni. Invero, nei primi tempi, la +signora Dorotea si era accinta molto coscienziosamente +all'ufficio di cercare un quartierino che potesse +convenire al professore, ma per quanti ella ne +avesse visitati non gliene era andato a genio nessuno. +E il professore aveva sempre accolto con +la massima rassegnazione le risposte sconfortanti +della sua padrona di casa. Finalmente, in via provvisoria +e verso un moderato aumento di pigione, +la signora Dorotea s'era determinata a cedere al +dottor Grolli anche il salotto da ricevimento, affine +di collocarvi la Gilda togliendola dal bugigattolo +ov'era stata posta al suo arrivo. — È una cosa che +<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> +non può tirare in lungo più di qualche settimana — dichiarò +un giorno la vedova Salsiccini alla portinaja, +che le rinfacciava sarcasticamente la sua debolezza. +La signora Gertrude non si degnò di +rispondere, ma le sue labbra si atteggiarono ad un +sorriso di compassione. +</p> + +<p> +E i fatti dimostrarono che la signora Gertrude +aveva le sue buone ragioni di sorridere. Prima che +passasse un mese, la combinazione provvisoria era +diventata una combinazione stabile, il professore +non pensava ad andarsene, la signora Dorotea non +pensava a cacciarlo via, e la Gilda Natali mostrava +le migliori disposizioni a menar per il naso così il +dottissimo zio come la padrona di casa. — È una +birichina — diceva la vedova, conducendo seco +la bimba nelle sue peregrinazioni e presentandola +alle infinite sue conoscenze — una birichina. Ma +io la farò stare a dovere. +</p> + +<p> +— Viene dall'America? — chiedeva qualcheduno. +</p> + +<p> +— Sicuro. Non è vero, Gilda, che vieni dall'America? +</p> + +<p> +— E parla italiano? +</p> + +<p> +— Già, parlava italiano con la sua mamma. Sa +anche l'<i>americano</i> però. Dice qualche volta delle +parole da far ridere. Di' buon giorno, Gilda, di' buon +giorno in <i>americano</i>. +</p> + +<p> +— <i>Buenos dias</i> — rispondeva in spagnuolo la +fanciulla sorridendo, e mostrando i suoi bei dentini +bianchi come l'avorio. +</p> + +<p> +— Eh, non deve poi mica esser tanto difficile +<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> +l'<i>americano</i>. Somiglia alla nostra lingua... Ih che +occhietti vispi! +</p> + +<p> +— E sapete come si dice <i>bambina</i> in <i>americano</i>? — ripigliava +la signora Dorotea, superba di poter +dare una lezione di lingua straniera. +</p> + +<p> +— Sentiamo, via. +</p> + +<p> +— Si dice <i>nigna</i>. +</p> + +<p> +— Oh <i>nigna</i>! <i>nigna</i>! +</p> + +<p> +Ella pareva fatta d'argento vivo, la Gilda, e il +dottor Grolli, con tutta la sua riputazione d'uomo +rigido e austero, non riusciva a domarla. Avvezzo +a esercitare la sua autorità su giovani maturi, egli +si trovava sconcertato di fronte alle graziette e +alle malizie infantili della sua pupilla, e non sapeva +mai quando fosse il momento di allentare e quando +quello di stringere il freno. Inoltre egli stesso era +inetto a rendersi conto di ciò che provasse verso +la Gilda. Talora lo vinceva un prepotente desiderio +dell'antica quiete e lo infastidiva questa fanciulla +ch'era venuta a turbarla, ma più spesso prevaleva +nel suo animo un senso di compassione per l'orfanella +che non aveva altri al mondo che lui. +</p> + +<p> +Era pieno di queste contraddizioni. Usciva talvolta +dalla sua camera a intimar silenzio alla bimba +che disturbava i suoi studi, e poi, se stava una +mezz'ora senza udir la sua voce, gli pareva che gli +mancasse qualche cosa, e s'arrestava con la penna +sospesa fra l'indice e il pollice, e tendeva l'orecchio, +nè ripigliava il lavoro finchè il noto suono non +tornasse a ferirlo. Del resto, quando la Gilda era +in casa, i momenti di silenzio assoluto erano estremamente +<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> +rari. Ella s'intratteneva ora coi due gatti +<i>Mao</i> e <i>Meo</i> a cui aveva infuso una insolita vivacità, +ora con due cardellini ch'ella aveva indotto lo zio +a comprarle, ora con la sua pupattola <i>Mimi</i>, ora +con la sua cucina di stagno. Nelle grandi occasioni +si arrampicava sui mobili, provocando acutissime +strida da parte della signora Dorotea, la quale non +lasciava sfuggirsi il destro di dichiarare solennemente: — Ancora +uno o due giorni, e poi la faccio +finita io. +</p> + +<p> +Ma sebbene la signora Dorotea non la facesse +finita mai, e la Gilda continuasse a stringere il suo +piccolo scettro, è facile immaginarsi che l'ambiente +in cui la fanciulla cresceva non era il più propizio +alla sua tempra e ai bisogni dell'età sua. Ella era +la sola vita giovane che si agitava in quel ritiro, +era una rosa sbocciata per un capriccio del caso +sopra un dorso di monte che alimenta appena +qualche abete solitario. Nessun canto rispondeva +al suo canto, nessun visino allegro s'incontrava col +suo sul pianerottolo o per la scala. Tutta la casa +albergava gente seria e taciturna, ma il quarto piano +poi aveva per inquilini tre vere mummie. Un colonnello +in pensione, terrore dei giovani di <i>restaurant</i> +a cui gli accadeva spesso di gettare i +piatti nel viso; una vecchia galante, che disingannata +del mondo passava la giornata a snocciolar +rosari; un signore misantropo, che raccoglieva monete +antiche senza permettere a nessuno di vederle: +ecco i tre personaggi esotici nei quali la Gilda si +imbatteva talvolta uscendo a prender aria sulla +<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> +ringhiera. Le scorrerie della bimba parevano ai tre +fossili una enormità; essi avrebbero fatto volentieri +una protesta cumulativa al padrone di casa, se il +farla non avesse reso necessario di riunirsi e d'intendersi +prima. Ma poichè le riunioni non formavano +parte del loro sistema di vita, s'eran contentati +di rivolgere isolatamente le loro lagnanze alla portinaja, +la quale aveva un po' in uggia la Gilda, dopo +che un giorno, mentr'ella attraversava il cortile, +una palla di guttaperca caduta dal quarto piano era +venuta a piombarle sopra il <i>chignon</i>. +</p> + +<p> +Per trovare un amico ed un alleato la Gilda doveva +scendere tutte le scale, uscir dal portone e +recarsi nel magazzino del signor Gedeone Albani. +Ivi spadroneggiava per un paio d'ore al giorno il +figlio del signor Gedeone, Mario, ragazzo che aveva +cinque anni più della piccola Natali, e che, fin dal +primo vederla, le aveva fatto a bruciapelo una +dichiarazione di simpatia. — Sei proprio bella; mi +piaci. +</p> + +<p> +Mario passava due ore il giorno nel magazzino +per volontà espressa del padre, il quale desiderava +iniziarlo nel commercio e diceva che l'essenziale +era d'imparar presto a <i>conoscere i generi</i>. +A raggiunger l'intento, il fanciullo cacciava +le mani nei campioni di zucchero e se ne riempiva +la bocca, sbucciava le mandorle e pronunziava +il suo autorevole giudizio sulla loro qualità, +ma non si mostrava mai tanto appassionato +per <i>la conoscenza dei generi</i> quanto all'arrivo +delle cassette dei datteri di Tunisi. Pel caffè, pel +<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> +grano, pel pepe egli aveva uno scarso trasporto; +non isdegnava invece di assaggiar la gomma arabica +e il sugo di liquirizia. Sempre allo scopo di +far confidenza con le mercanzie, Mario ora sedeva, +come sopra un trono, sopra una balla di +baccalà, ora si metteva a cavallo di un bariletto +di aringhe gridando <i>hop, hop</i>, come se si trattasse +di un cavallo in carne ed ossa. Ma ove i +suoi meriti brillavano di luce più viva si era +nel mettere la marca G. A. sopra i colli che si +facevano in magazzino. Qui egli sfoggiava realmente +una rara sicurezza di mano e un senso +squisito delle proporzioni, e il signor Gedeone +rimaneva spesso estatico dinanzi all'opera di suo +figlio. +</p> + +<p> +La Gilda, quantunque non fosse destinata al +commercio e non avesse alcun bisogno di acquistar +<i>la conoscenza dei generi</i>, si divertiva moltissimo +in mezzo al movimento del fondaco, e +non ricusava di accettare qualche dattero da Mario, +le cui birichinate la esilaravano fuor di misura. +Ma ciò ch'ella ambiva sopra tutto si era di +porgergli il pennello quand'egli si accingeva alla +delicata operazione di <i>far le marche</i>. Le pareva +in questo modo di diventare collaboratrice dell'amico +suo. Gli uomini del magazzino, avvezzi +ormai a trovarsela sempre fra i piedi, la chiamavano +scherzosamente <i>la Trottola</i>, e il signor Gedeone +non la vedeva neppur lui di mal occhio, e +le permetteva di assistere alle sapienti manipolazioni +delle sue mercanzie. Poichè il signor Albani +<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> +aveva adottato a questo proposito un principio +tecnologico assai profondo, che si riassumeva così: +<i>Ogni articolo nel suo stato naturale è difettoso, +ma ogni articolo può rendersi perfetto mercè opportune +mescolanze.</i> Ligio a una massima tanto +ragionevole, l'egregio negoziante temperava con +qualche spruzzo di farina la dolcezza nauseante +dello zucchero, e diminuiva l'aroma esagerato del +tè coll'introdurre nelle cassette chinesi qualche +po' di camomilla e di malva. +</p> + +<p> +Le lunghe dimore della Gilda nel magazzino +Albani non andavano punto a genio alla signora +Dorotea, la quale si lagnava che i vestiti della +bimba s'impregnassero di un acuto odore di baccalà +e di sardelle salate, e scendeva talvolta dall'altezza +del suo quarto piano a impadronirsi della +piccola ribelle. Nè per solito la Gilda cedeva +senza opposizione, che anzi Mario Albani l'aizzava +e l'aiutava a resistere. Un giorno fra gli altri, +giorno nefasto per la signora Dorotea, mentre +la buona vedova era curva sulla Gilda che si +rotolava sul pavimento, il terribile ragazzo afferrò +il suo pennello e in un batter d'occhio le dipinse +sulla schiena un magnifico G. A. che provocò le +sonore risate di tutti i presenti. È facile immaginare +lo scandalo che ne successe. La signora Dorotea +chiese al signor Albani <i>seniore</i> una soddisfazione +immediata dello sfregio fattole dall'Albani +<i>juniore</i>; indi Mario s'ebbe tosto una tiratina d'orecchi, +e alla Gilda fu vietato l'accesso nel magazzino. +Però la proibizione non istette molto a +<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> +diventar lettera morta, e i due fanciulli tornarono +a vedersi quasi ogni giorno. +</p> + +<p> +Del resto, pareva destino che la Gilda non dovesse +avere che de' gusti bislacchi. In casa, quando +suo zio voleva usarle una finezza, egli non aveva +che da condurla nel suo laboratorio chimico. Ella +rimaneva a bocca aperta dinnanzi ai suoi esperimenti, +voleva saper tutto e capir tutto, e andava +superba se il professore le ordinava di portargli +una boccettina di sali, di chiudere una chiavetta, +di soffiare in un fornello. +</p> + +<p> +— Non ci mancava che questa... proprio — brontolava +la signora Dorotea. — Son matti, zio +e nipote, matti tutti e due... Guardate un po' se +una ragazza deve stare in quei luoghi lì a insudiciarsi +le mani e il vestito... Stia piuttosto in +cucina, impari a metter la pentola al fuoco, e non +s'immischi in quelle diavolerie... Oh i dotti!... +Che piaga!... Non sono contenti di guastarsi da +sè l'anima e il corpo... vogliono guastare anche +gli altri... +</p> + +<p> +La Gilda aveva sette anni allorchè il suo amico +Mario fu mandato in un collegio della Svizzera. +Le disposizioni commerciali del ragazzo sembravano +assai mediocri. Egli continuava ad approfondirsi +nella <i>conoscenza dei generi</i>, continuava a +dipingere sui colli di mercanzie la marca G. A., +ma aveva una negativa assoluta pei conti e ripeteva +sempre che voleva fare il pittore o il soldato. +Il signor Gedeone non dubitava, però, che +alcuni anni di soggiorno in un convitto commerciale +<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> +avrebbero corretto il figliuolo da queste +ubbie. +</p> + +<p> +Partito Mario, la Gilda non ebbe più motivo +di scendere nel fondaco Albani, e le mancò in +tal modo la principale fra le sue distrazioni. Le +passeggiate con la signora Dorotea l'annojavano, +il laboratorio chimico dello zio non bastava neppur +esso a metterla di buon umore. +</p> + +<p> +Il dottor Romualdo si sentì assalito da uno +scrupolo di coscienza. Era possibile che questa +fanciulla esuberante di vita crescesse sempre al +fianco di lui e della buona ma uggiosa signora +Dorotea? Nell'accettar la Gilda dalle mani del +capitano Rodomiti non aveva egli implicitamente +assunto l'obbligo di farne una ragazza a modo, +atta a divenir col tempo una moglie saggia, una +madre amorosa? E a raggiungere questo fine non +era indispensabile di volger seriamente il pensiero +alla sua educazione? +</p> + +<p> +In forza di così savie considerazioni, una mattina +del novembre 1864, il dottor Grolli accompagnava +la sua pupilla nel miglior collegio femminile +della città. La Gilda aveva allora sette anni +e mezzo; era di viso bellissimo ed egregiamente +proporzionata di membra. Chi la vedeva con quei +suoi occhi scuri e vivaci, con quei suoi bruni capelli +profusi, con quella sua aria di regina in miniatura, +non poteva a meno di esclamare: — Che +amore di bimba! — A ogni modo, inosservata +ella non passava mai. +</p> + +<p> +Quando le si annunziò che sarebbe andata in +<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> +collegio, ella accolse la notizia con più curiosità +che rammarico. Le dispiaceva separarsi dai suoi +gatti, dai suoi cardellini, dalla sua bambola, e un +po' anche dallo zio Aldo e dalla signora Dorotea, +ma il fascino della novità soverchiava in lei +gli altri sentimenti. In fin dei conti era ben giusto +di uscire dal mondo piccino in cui era cresciuta +fino allora, di veder visi diversi dai soliti, di contrarre +amicizie con fanciulle della sua età. Onde, +quand'ebbe varcata la soglia della sua nuova dimora +e il professore si accomiatò da lei con un +bacio, ella non tardò a rasciugarsi una lagrimetta, +a fare il viso ilare e a seguir saltellando una giovane +sotto-maestra che voleva presentarla alle sue +condiscepole raccolte in giardino. +</p> + +<p> +Egli invece, l'austero ed ispido uomo, poichè +ebbe affidata la nipote alla direttrice del collegio, +se ne tornò indietro oppresso da una malinconia +di cui da gran tempo non provava l'uguale. Pensava +alla solitudine della sua casa, alla noia di non +veder davanti a sè altri che la signora Dorotea, di +non sentir altre voci che quella di lei, così stridula +e disarmonica. Negli ultimi tre anni aveva spesso +invocato l'antica quiete; adesso l'antica quiete gli +era restituita, ed egli non l'accoglieva senza sgomento. +Le dita tenerelle della Gilda avevano fatto +vibrare nell'anima sua una corda non per anco +toccata, e la visione d'un mondo più ampio di +quello dei libri, più ricco di colori e di forme, era +apparsa fuggevolmente ai suoi occhi. Era la sua +giovinezza che si svegliava, la sua giovinezza soffocata +<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> +tra le formule algebriche e le analisi chimiche. +</p> + +<p> +Ormai tutto era finito. Lo spiraglio da cui entrava +come un soffio di primavera s'era chiuso, lo +scienziato tornava a trovarsi a faccia a faccia con +la sua scienza. +</p> + +<div class="chapter"></div> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> +</p> + +<h2> +X. +</h2> + +<p> +Una domenica sì e una domenica no, dal tocco +alle tre, i parenti erano ammessi a visitare le convittrici. +Il dottor Grolli non mancava mai di venir +a vedere in quel giorno la sua pupilla, quantunque +questa spedizione gli dèsse da pensare per +una settimana. Figuriamoci! Un uomo come lui, +schivo d'ogni altro pubblico ritrovo che non fosse +la sua Università, a trovarsi in mezzo a tanti babbi +eleganti, a tante mamme splendide di gioventù e +di bellezza, a tante ragazze vispe e leggiadre! +Come ci stava a disagio, come tradiva il suo imbarazzo! +Ed egli sorprendeva gli sguardi ironici +che lo esaminavano di sottecchi, e coglieva a volo +le risatine che gli scoppiettavano intorno, le parolette +con le quali si canzonava il taglio del suo +vestito, la goffaggine della sua persona, l'aspetto +esotico del suo volto tutto barba e capelli. Nè avveniva +di rado che alcuni sarcasmi slanciati contro +di lui andassero a cader sulla Gilda. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> +Un giorno egli la vide movergli incontro peritosa, +cogli occhi rossi. +</p> + +<p> +— Che cos'hai, Gilda? — le chiese. — Hai pianto? +</p> + +<p> +Ella non gli rispose, ma si voltò da un'altra +parte e si coprì la faccia con le mani. Poco lungi +sghignazzavano due convittrici, delle più grandi. +</p> + +<p> +Il dottor Romualdo si sentì una trafittura al +cuore. Condusse la fanciulla in un angolo appartato +della sala e le domandò a mezza voce: — Ti +burlano forse? — Ella si strinse un po' nelle spalle, +ma continuò a tacere. +</p> + +<p> +— Ti burlano per cagion mia?... Di' la verità. +</p> + +<p> +E presele le manine ch'ella teneva davanti agli +occhi, la costrinse a guardarlo in viso. +</p> + +<p> +— Sì — ella bisbigliò con voce appena percettibile. +</p> + +<p> +— Ebbene, Gilda, se vuoi, io non vengo più. +</p> + +<p> +Era la prima volta ch'egli metteva alla prova +l'affetto della nipote, era la prima volta ch'egli si +accorgeva come quest'affetto fosse necessario alla +sua vita. Perciò, in quel momento, tutto l'esser suo +pendeva dalle labbra della Gilda. E quando egli +sentì le morbide e rotondette braccia di lei con +impeto subitaneo cingergli il collo, e quando fra +i singhiozzi ella gli disse — No, zio Aldo, voglio +che tu venga sempre — una dolcezza nuova, inusata +gli corse le vene, provò una gioia quale non +gli era stata data da nessuna formula algebrica. +Egli prese la bimba sulle ginocchia, e carezzandole +i capelli ripigliò il suo interrogatorio: — Dunque +che ti dicono? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> +Ella diventò rossa, ma stette senza aprir bocca. +</p> + +<p> +— Ti dicono forse che hai torto ad avere uno +zio così brutto? +</p> + +<p> +— Oh! — fec'ella con una garbata scrollatina +di capo e ridendo in mezzo alle lagrime. +</p> + +<p> +— Ebbene! +</p> + +<p> +— Oh... dicono tante cose — replicò finalmente +la Gilda. +</p> + +<p> +— Ma... per esempio? +</p> + +<p> +— Dicono... che non ti pettini... +</p> + +<p> +Il professore sospirò. — E poi? +</p> + +<p> +— Che continui a portare i calzoni che avevi da +bimbo. +</p> + +<p> +— Perchè? +</p> + +<p> +— Non li vedi?... Son tanto corti! +</p> + +<p> +Era vero. Il professore, che teneva una gamba +accavallata sull'altra, dovette riconoscere con singolare +mortificazione che dieci centimetri di stoffa +di più non sarebbero stati soverchi. +</p> + +<p> +— C'è altro? +</p> + +<p> +— Sì — rispose la fanciulla, che aveva ormai +sciolto lo scilinguagnolo. — Dicono che non sai +farti il nodo della cravatta. +</p> + +<p> +— Non è poi una gran disgrazia — osservò il +dottor Romualdo, al quale questa accusa pareva +men grave delle precedenti. +</p> + +<p> +— Dicono... +</p> + +<p> +— Ancora? +</p> + +<p> +— Sì... Che hai il naso sporco di tabacco... +</p> + +<p> +Con un moto istintivo il professore cacciò la +mano in saccoccia per estrarre il fazzoletto. La +<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> +Gilda gli fermò il braccio — No — ella disse — Hai +un fazzoletto turchino? +</p> + +<p> +— Già... +</p> + +<p> +— Lascialo stare... Somiglia a quello di don Spiridione, +il catechista. +</p> + +<p> +Il dottor Romualdo non potè trattenersi dal sorridere. — È +finito questo processo? +</p> + +<p> +La Gilda fece un viso scuro scuro che voleva +significare — Non è finito. — Ma non fu cosa facile +il cavarle di bocca l'ultima rivelazione. Finalmente +ella confessò singhiozzando che la chiamavano +<i>la nipote dell'orangutan</i>. — E l'orangutan — ella +soggiunse nella massima costernazione — è +una bestia. +</p> + +<p> +— E una brutta bestia — ammise il dottor +Grolli con aria rassegnata. — Ebbene — egli ripigliò +dopo una breve pausa — non c'è che un rimedio.... +Lascia che dicano quel che vogliono e +non ci badare... Io procurerò di essere meno +orangutan che sia possibile, farò allungare i miei +calzoni, mi ravvierò meglio i capelli e la barba, +cesserò di servirmi del fazzoletto turchino... +</p> + +<p> +Il viso della fanciulla si rischiarò. +</p> + +<p> +— Tu intanto non vergognarti di traversar la +sala a fianco dell'orangutan... Dobbiamo dire +così? +</p> + +<p> +— No, no, dello zio Aldo. +</p> + +<p> +Il professore si alzò, e la bimba passò il suo +braccetto sotto quello di lui. Andarono in questa +guisa, zio e nipote, fino all'uscio, e la Gilda teneva +la sua fronte così alta e girava intorno uno sguardo +<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> +così sicuro, che nessuna tra le sue condiscepole +osò prendere un'aria canzonatoria. Quando si fu +in fondo alla sala, la fanciulla diede un bacio sonoro +al professore, e disse forte — Buon dì, zio +Aldo, a rivederci. +</p> + +<p> +Ella tornò indietro contenta; aveva vinta una +prima battaglia sopra sè stessa, aveva vinto la +falsa vergogna. Anche il professore si sentiva un +altro uomo. Ciò che lo aveva legato prima alla +Gilda era la pietà, era l'idea del dovere; poi, con +la consuetudine della vita, vi si era aggiunta un'affezione +sincera, ma timida, inconsapevole quasi di +sè, un'affezione che non osava chiedere, non osava +sperare il ricambio. Ora, invece, di questo ricambio +egli era sicuro; la Gilda gliene aveva tolto il +dubbio con l'ingenua confessione delle sue piccole +amarezze, col soave abbandono con cui gli si +era gettata al collo, con la balda franchezza con +cui aveva traversato la sala al suo fianco sfidando +gli sguardi delle sue compagne. Senonchè quell'intima +soddisfazione dell'anima non era senza +mistura. Un punto della sua antica filosofia era +scosso, era turbato il suo profondo convincimento +della inutilità d'ogni dote esteriore. La bellezza, +la grazia, non erano dunque vane parvenze? Erano +forze reali e gagliarde, non create dalla fantasia +dei poeti? Non era dunque la medesima cosa avere +un aspetto increscioso o gradevole; la virtù, l'ingegno, +non bastavano a coprir le imperfezioni del +corpo? E, allora, che ci guadagnava a esser brutto? +Non avrebbe potuto riuscire un buon matematico +<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> +anche mostrando l'età che aveva e non più, anche +essendo un bel giovane? +</p> + +<p> +Queste savie riflessioni del dottor Romualdo si +traducevano in una cura alquanto maggiore della +persona. Egli usava con una certa frequenza la +spazzola e il pettine, procurava che ciascun bottone +del suo soprabito entrasse nell'occhiello che +gli competeva, e non isdegnava di rimanere qualche +secondo davanti allo specchio per allacciarsi +il nodo della cravatta. Questo fatto memorabile +accadeva specialmente nei giorni in cui il professore +doveva recarsi dalla nipote. Prima di far la sua +visita, egli si lavava col sapone d'odore, si ravviava +i capelli, lasciava a casa la tabacchiera, e invece del +fazzoletto turchino, prendeva seco un fazzoletto +bianco di bucato. Egli non cessava già di esser +brutto, ma cessava d'esser sucido, e le convittrici +non lo chiamavano più l'<i>orangutan</i>. Avrebbero +smesso, a ogni modo, di dargli questo appellativo +sgarbato, per riguardo alla Gilda ch'era diventata +in breve tempo un personaggio importante. Negli +studi era la prima della sua classe, nei giuochi era +delle più vispe e briose di tutto il collegio. Alcune +tra le ragazze maggiori d'età avevano fatto +per qualche tempo il viso dell'arme al novello +astro che sorgeva sull'orizzonte, ma la bizza era +durata poco; la grazia della Gilda, il suo aspetto +attraente, la prontezza del suo ingegno, la spontaneità +dei suoi modi avevano trionfato di ogni ritrosia. +Onde ella non tardò ad appartenere al +gruppo delle elette, a quella aristocrazia della +<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> +scuola che nessun regolamento vale a sopprimere, +come nessuna legge può distruggere le inuguaglianze +nella vita reale. E a quella guisa che il +professore Romualdo aveva in principio fatto cadere +sulla nipote parte della sua impopolarità, la +Gilda faceva riflettere oggi sullo zio parte della +simpatia ch'ella aveva acquistata per sè. +</p> + +<p> +V'era poi un'altra ragione assai importante per +la quale il Grolli era ormai guardato, se non con +vivo interesse, almeno con una curiosità benevola. +Prima che compisse il secondo anno dacchè la Gilda +era entrata in collegio, il dottor Romualdo aveva +mutato la sua condizione di assistente in quella di +titolare, e il titolare era già divenuto illustre, le +sue opere erano lodate anche fuori d'Italia, la sua +conoscenza era ambita da uomini preclari nel campo +scientifico. A sua insaputa, il dottore Romualdo +s'era messo su una delle due vie, per le quali, +dato un certo merito, si consegue la fama. Poichè +a questo proposito non c'è mezzo termine; la fama, +o bisogna arrabattarsi molto a cercarla, o bisogna +star molto cheti ad attenderla. O l'impudenza sfacciata +del ciarlatano, o la ritrosia quasi infantile del +cenobita. Col primo sistema si assorda il paese del +proprio nome, si loda per esser lodati, si accarezza +la critica, si entra audacemente in una chiesuola +scientifica. Indi uno stuolo d'alleati, ma, di fronte, +uno stuolo di nemici. Cento insidie, cento passioni +poste in giuoco, il trionfo delle dottrine subordinato +al trionfo della fazione, l'abilità spesso più +potente dell'ingegno. Col secondo sistema si studia +<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> +in silenzio, creduti timidi dal mondo a cui si +getterà forse un giorno un'idea destinata a sconvolgerlo. +Non una condiscendenza che ne chiami +un'altra, non una parola che accenni a vaghezza +di plauso; non alleati, ma non nemici; bensì, +sparse per la terra, numerose simpatie di persone +che non si conoscono e non si conosceranno giammai; +simpatie un po' inerti, non bastevoli a dare la +gloria, ma pronte ad alimentare il primo soffio di +fortuna che ci spiri propizio. Ottenuta così, la fama +è più sicura, più stabile di quella ottenuta per l'altra +via. Ma siccome vi si giunge più difficilmente +o più tardi, è appunto l'altra via quella che d'ordinario +si sceglie. +</p> + +<p> +È superfluo il dire a qual partito si fosse appigliato +il professore Romualdo. La sua indole, i suoi +gusti, l'ambiente in cui egli era sempre vissuto avevano +reso in lui una seconda natura le abitudini del +riserbo. Nè sapeva abbandonarle oggi, nè acconciarsi +alle esigenze di una celebrità della quale era, +più che lieto, maravigliato egli stesso. Era timido, +impacciato, alieno da tutto ciò che potesse metterlo +in mostra. Però, quando era in giuoco il decoro +della sua Università, non ricusava mai l'opera +sua; la modestia non era per lui, come è per molti, +una maschera della pusillanimità. Un giorno ci fu +un ammutinamento di studenti; il rettore aveva +perduto la bussola, i professori, scrollando le spalle, +s'erano dispersi da varie parti; il solo professor +Grolli ebbe il coraggio di affrontare e di sedar la +tempesta. Un'altra volta, all'apertura dell'anno +<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> +scolastico, quand'era già annunciata la prolusione, +il titolare a cui toccava di leggere accampò non so +qual pretesto per sottrarsi all'impegno. Indi il +rettore convocò per urgenza il corpo insegnante, +facendo osservare come fosse antichissima consuetudine +quella di inaugurar le lezioni con un discorso, +e come l'ommettere questa formalità potesse +riuscire a scapito dell'Istituto, insidiato da +occulti e palesi nemici. Ma chi si scusò con la ristrettezza +del tempo, chi con la molteplicità delle +occupazioni, e non si veniva a nessuna conclusione. — E +lei, professor Grolli? — chiese il rettore, +dopo aver interrogato ad uno a uno tutti gli +altri. — So che ha una grande ripugnanza per queste +cose, e non osavo... — Se è proprio necessario... — rispose +il professore, nel quale il sentimento +del dovere andava al disopra di qualunque +altra considerazione. E poichè la sua offerta venne +accolta con entusiasmo, egli vegliò due notti affine +di compiere il suo lavoro pel giorno prefisso. +</p> + +<p> +Non può dirsi che, dal punto di vista accademico, +il dotto e severo discorso avesse un successo +clamoroso. Si notò anzi che parecchie signore si +allontanarono dalla sala durante la tornata, che il +commendatore prefetto appoggiò il gomito al ginocchio +e il capo alla mano nel punto culminante +dell'orazione e si assopì fingendo di meditare, e +che i due bidelli, i quali, secondo il cerimoniale, +stavano ritti in grande divisa ai due lati della +piattaforma riservata alle autorità e al corpo insegnante, +dovettero addossarsi alla parete e si addormentarono +<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> +in piedi, cosa non seguìta mai nelle +adunanze precedenti, nemmeno alle più erudite +concioni. Ma quel discorso, riuscito noioso a tanta +parte dell'uditorio, fu invece, per l'importanza e +la novità delle cose dette, un vero avvenimento +scientifico, che valse al Grolli la nomina a socio +corrispondente dell'Istituto di Francia. +</p> + +<p> +Punto inorgoglito delle mutate fortune, il nostro +professore conservava le sue modeste abitudini, +e le rendite cresciute gli servivano soltanto a +ingrossare il fondo giacente presso la Banca in +conto della nipote e ad abbellire la stanza in cui +ella sarebbe tornata al suo uscir dal collegio. +</p> + +<div class="chapter"></div> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> +</p> + +<h2> +XI. +</h2> + +<p> +Due anni prima che la Gilda compiesse la sua +educazione, un'epidemia difterica venne a mietere +più di una vittima fra le convittrici. Allora vi fu +un fuggi fuggi; quasi tutti i genitori richiamarono +a casa le figliuole, e il professor Romualdo s'affrettò +egli pure a riprendere la sua pupilla. A epidemia +finita, la Gilda avrebbe dovuto ridursi nuovamente +in collegio, ma la sua migliore amica era morta, e +l'idea di non trovarla più la contristava fuor di +misura. — Preferiresti di restare con noi? — le domandò +un giorno lo zio. — Oh sì — ella rispose +con le lagrime agli occhi. E rimase. +</p> + +<p> +Ella aveva allora quattordici anni, e si trovava +in quel periodo critico della vita femminile nel +quale un non so che d'incerto, d'indefinito si +stende sull'espressione del volto e sulle linee della +persona. È come se il fiore tornasse nel suo bocciuolo +per aprirsi una seconda volta, nè si può +prevedere in qual modo si riaprirà. Quante speranze +<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> +dell'infanzia deluse! Quante paure svanite! +Il mostricciuolo diventerà forse una Venere, Venere +si cambierà in un mostricciuolo. Negli occhi delle +madri si dipinge un'inquietudine ansiosa, nello +sguardo degli estranei una curiosità indiscreta; la +giovinetta intanto si sente osservata e si osserva; +ella dimanda a sè stessa che cosa scomponga l'armonia +delle sue membra, che cosa turbi la serenità +del suo spirito, che fuoco arcano le riscaldi le +vene. Ha baldanze che la fanno arrossire, ha ritrosie +che non comprende; guarda dietro di sè, vede +le bambine saltellanti, chiassose, e ne ha invidia +e disprezzo ad un tempo; deve confessare che +stava meglio quand'era come loro, eppure non +vorrebbe tornar come loro; guarda davanti a sè, +e vede le giovani spose, le matrone dalle forme +opulente mal dissimulate dai veli, le vede imperare +con un volger di ciglio e sente che sarà anche +lei un giorno quali esse sono, e affretta col desiderio +quel giorno. Eppure il desiderio non è senza +una tristezza profonda. A che prezzo stringerà +quello scettro? +</p> + +<p> +Nell'ultimo tempo della sua dimora in collegio +la Gilda era alquanto imbruttita. Era alta, magra, +pallida, con un cerchio azzurro intorno alle +palpebre. Le sottane corte lasciavano vedere un +piede un po' troppo lungo e il principio d'una +gamba un po' troppo sottile; anche le braccia +erano lunghe e stecchite. Il suo sorriso aveva +perduto dell'antica vivacità, la sua voce, già limpida +e argentina, era spesso velata e talora feriva +<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> +l'orecchio con certe note fesse e sgradevoli. Ma +in questa eclissi della sua bellezza la Gilda conservava +di magnifico gli occhi grandi, espressivi, +i folti, bruni, crespi capelli, e i denti bianchi +come l'avorio e uguali come le perle d'un +monile. Era lecito pronosticare che il resto si sarebbe +accomodato da sè. +</p> + +<p> +Come la fisonomia e la persona, così si era un +po' modificato il carattere. Ella non era più la +bimba impetuosa, ma gioviale, espansiva, che +aveva anni addietro portato la rivoluzione nella +silenziosa casa Negrelli; i suoi uccelletti, i suoi +fiori non le parlavano più l'usato linguaggio; +qualche volta la sua allegria era forzata, qualche +altra non sapeva frenarsi, e si rinchiudeva nella +sua camera, malinconica e taciturna. Non di rado +ripensava al chiasso ch'ella faceva con Mario nel +magazzino del signor Gedeone; ahimè, dov'erano +andati quei tempi? dov'era andato Mario? +</p> + +<p> +Quando gli si domandava conto del suo figliuolo, +il signor Gedeone tentennava gravemente +il capo. Quel ragazzo gli dava pure di gran tribolazioni. +Non era cattivo, ma voleva fare a suo +modo, e il soggiorno in Isvizzera, che doveva +mettergli giudizio, aveva invece finito di guastargli +il cervello. Ormai bisognava rinunziare alla +speranza ch'egli succedesse al padre nel commercio +dei grani e dei coloniali. Con la stramba idea +di diventar pittore, s'era legato in amicizia con un +giovane artista svizzero, il quale lo aveva condotto +seco per otto mesi a Roma ed ora lo teneva +<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> +nel suo studio a Zurigo. Di là Mario scriveva al +babbo lettere piene d'entusiasmo, chiedendo quattrini +e promettendo di render celebre in meno di +dieci anni il nome della famiglia. +</p> + +<p> +— Eh, signorina — disse un dopo pranzo il signor +Gedeone alla Gilda, ch'egli salutava sempre con +deferenza come l'antica camerata di suo figlio — Mario +terrà forse parola e mi renderà celebre, ma +che me ne importa? Io avrei preferito ch'egli fosse +qui ad attendere agli affari insieme con me... Allora +sì che avrei lavorato di lena... Adesso invece... +</p> + +<p> +Il signor Gedeone, ch'era seduto sur una panca +di legno davanti al suo magazzino, si alzò in piedi, +si passò il rovescio della mano sugli occhi; indi +proseguì: — Ma!... Mi par ieri quando Mario e lei +si rincorrevano fra le balle di caffè e i barili di +aringhe... Se ne rammenta? Come passa il tempo! +</p> + +<p> +Un garzone del fondaco s'avvicinò al principale. — Il +brigadiere se n'è andato. Non ci sono +che le guardie Munari e Albonzio. +</p> + +<p> +— Avanti, allora — ordinò il signor Albani. +</p> + +<p> +Un gran carro di fieno ch'era fermo sulla strada, +col timone rivolto dalla parte della città, si mosse +alzando una nuvola di polvere. I sonagli dei muli +tintinnavano in cadenza, il sole morente lambiva +coi suoi ultimi raggi la parte superiore del carico, +lasciando in ombra il resto, il conduttore disteso +sul fieno cantava: +</p> + +<div class="poem"> +<p>Addio, mia bella, addio,</p> +<p>L'armata se ne va,</p> +<p>ecc., ecc.</p> +</div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> +Intanto il signor Gedeone ora seguiva con lo +sguardo il barroccio, ora si voltava a discorrere +con la Gilda. +</p> + +<p> +— Non viene mai il signor Mario qui? — chiese +questa timidamente. +</p> + +<p> +— C'è stato un paio di volte — rispose il signor +Gedeone — Lei era in collegio. Adesso dice che +non vuol tornare finchè non abbia fatto un bel +quadro... Il bel quadro lo farà... oh lo farà senza +dubbio... ma non è questo ch'io volevo... Volevo +averlo meco... volevo lasciargli i miei affari... ecco +quel che volevo.... +</p> + +<p> +A questo punto il signor Gedeone diede un'occhiata +dal lato della porta della città. Un suo commesso +gli fece un cenno con la mano, come a significare: — Ormai +è passato. +</p> + +<p> +Il negoziante mostrò di aver capito; poi stringendo +la destra alla Gilda: — La ringrazio della +sua premura, signorina... Mi fa tanto piacere, sa, +poter parlare di quel bricconcello di Mario. +</p> + +<p> +E il signor Gedeone era altrettanto sincero nel +suo affetto paterno, quanto nel suo desiderio d'introdurre +in città senza dazio le derrate che egli +nascondeva nei carri di fieno. +</p> + +<p> +La Gilda risalì le scale, lieta in cuor suo che il +suo vecchio amico avesse scelto la professione +d'artista. +</p> + +<p> +Nel ritirar dal collegio la sua pupilla, il dottor +Romualdo s'era proposto di compiere egli +stesso la sua educazione. Perciò la faceva studiare +almeno due ore al giorno. Egli era in principio +<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> +un po' impacciato, ma la Gilda gli additava ella +stessa la via, ribellandosi ad ogni metodo rigoroso, +eppure riuscendo ad afferrar di volo ogni cosa. +Il professore aveva cominciato col trovar molto +da ridire su questo modo di procedere a sbalzi, +ma aveva finito col dar ragione alla discepola. +Ella era così pronta d'ingegno, ella scriveva con +tanto garbo! Quand'ella gli leggeva i suoi componimenti +pieni di semplicità e di freschezza, era +come se una musica nuova gli ricreasse l'orecchio. +Le discipline scientifiche avevano intorpidito in +lui il senso dell'arte; ora esso gli si risvegliava +nell'anima, gli richiamava alla mente le vergini +impressioni dell'infanzia, e gli faceva sentir tutto +il pregio di studi che aveva negletti. Gli pareva +d'essere, anzichè il maestro, l'allievo. Era ben altra +cosa quand'egli introduceva la Gilda nel suo +laboratorio. Là egli era come un re; tutto obbediva +ai suoi cenni; sotto il suo occhio vigile, nelle +sue storte, alla fiamma dei suoi fornelli i corpi +mutavano forma, aspetto, colore, e la natura gelosa +gli rivelava gli intimi suoi segreti. Ed egli +si compiaceva a stuzzicar la curiosità della sua pupilla, +certo com'era di non poter esser mai colto +alla sprovvista dalle domande di lei. Forse era +questa l'unica sua vanità. +</p> + +<p> +La signora Dorotea, a cui il passare degli anni +non aveva raddolcito il carattere, sparlava liberamente +del sistema di educazione tenuto dal professore. — Vuol +fare di sua nipote una dottoressa; +si può dar di peggio?... Che maraviglia se ella è +<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> +pallida, allampanata, con le pesche sotto gli occhi... +Ne son morte di fanciulle a forza di leggere... +Ne ho conosciute io... +</p> + +<p> +V'erano dei giorni in cui l'umore della Gilda pareva +dar ragione ai pronostici della vedova. Bastava +un nonnulla a farla piangere, non voleva uscire, +non c'era verso di cavarle una parola di bocca. +</p> + +<p> +Una mattina che la ragazza era più smorta dell'ordinario, +la signora Dorotea fece a bassa voce +delle comunicazioni misteriose al professore, concludendo: — Se +non crede a me, mandi per un +medico. +</p> + +<p> +Il medico venne, si mise a ridere, diede ragione +alla signora Dorotea, e finì tra il serio e il faceto: — Via, +caro professore, non affatichi troppo questa +sua nipote. Non è uno studente d'Università, +è <i>una donna</i>. +</p> + +<p> +La signora Dorotea chinò il capo in segno di +assenso. +</p> + +<p> +— Ci vuole una vita più svariata — continuò +il medico — la conduca spesso fuori di casa, le +faccia conoscere qualcheduno... gioventù sopra +tutto... i giovani devono stare coi giovani... Quando +poi verrà l'autunno... adesso già ci vuol tempo, +siamo appena in febbraio... in autunno insomma +un viaggetto sarebbe eccellente... Alle corte, io +stimerei opportuno di adottare un altro sistema +di vita. +</p> + +<p> +Qui l'approvazione della signora Dorotea fu +meno esplicita. — Bisogna stare coi giovani! — ella +borbottò fra i denti. — Come se io fossi una +<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> +vecchia decrepita e rimbambita... Le belle cose +che s'imparan dai giovani! +</p> + +<p> +Il professore si ritirò pensoso nella sua camera. — È +una donna — egli bisbigliava, ripetendo le +parole del medico. E soggiungeva: — Una donna +in casa! — A quel che sembra il professor Romualdo +non s'era mai accorto che era una donna +anche la signora Dorotea. +</p> + +<p> +Comunque sia, l'avvenire gli si presentava buio, +buio oltre misura. Il fatto più naturale del mondo +gli pareva dover esser fecondo d'incalcolabili +conseguenze; egli sentiva che il suo ufficio di tutore +entrava in una nuova fase, e che adesso soltanto +egli avrebbe cominciato a sperimentarne le +difficoltà. +</p> + +<div class="chapter"></div> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> +</p> + +<h2> +XII. +</h2> + +<p> +Bastarono poche settimane alla Gilda per riaversi +affatto. Pareva anzi che quel passeggiero +malessere avesse contribuito a far rifiorire la sua +bellezza decaduta da qualche anno. I molli contorni +della donna si disegnavano ormai sotto le +vesti succinte della fanciulla; gli occhi già languidi +e smorti brillavano d'una nuova luce più +viva, più intensa di quella che li aveva illuminati +nell'infanzia gioconda, e la persona leggiadra, +pur mutando linee, si ricomponeva nell'antica +armonia. Le inesplicabili tristezze, gli scoraggiamenti +infiniti degli ultimi tempi l'assalivano di +rado e non mai con tanta violenza; era tutt'al più +una malinconia pensosa, non scevra d'ogni dolcezza. +</p> + +<p> +Ma il dottor Romualdo assisteva con mal celato +sgomento a questa trasformazione della sua pupilla. +S'era avvezzato ad amar la fanciulla, e non +<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> +sapeva acconciarsi all'idea che la fanciulla diventasse +donna, poichè la donna era sempre ai suoi +occhi un essere inferiore, malato, pieno di piccole +arti e di avvolgimenti insidiosi. Allorchè la Gilda +entrava nella sua stanza, egli pareva atteggiarsi a +guisa di uomo che si mette in difesa; non le dava +più un pizzicotto sulla guancia, nè un buffetto +sotto il mento: e s'ella gli faceva una carezza, egli +arrossiva confuso. +</p> + +<p> +— Ti faccio paura! — ella esclamava canzonandolo — E +sì ch'io son quella di una volta! +</p> + +<p> +Quella di una volta? Oibò, oibò. O la Gilda +parlava in mala fede, o ella ingannava sè stessa. +Ma già ella parlava in mala fede sicuramente; era +una femmina. +</p> + +<p> +Quand'egli la conduceva a passeggio, ed ella +gli dava il braccio, ci voleva poco ad accorgersi +ch'ella non era quella di una volta. Noi lo sappiamo, +l'avevano ammirata sempre, ma adesso era +mutato il genere dell'ammirazione, e soprattutto +era mutata <i>la qualità</i> degli ammiratori. Non erano +più i babbi e le mamme quelli che si fermavano +estatici a guardar la Gilda; erano i bellimbusti +profumati, azzimati, erano i giovinetti di primo +pelo, erano, orribile a dirsi, gli studenti dell'Università. +Nè soltanto i rompicolli; quelli stessi, che, +dalla cattedra, il professore mirava assorti nelle +severe meditazioni scientifiche, quelli stessi che +pendevano con più amore dalla sua parola, se vedevano +la Gilda al suo braccio, le piantavano +tanto d'occhi in viso, come se volessero divorarsela. +<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> +Egli sentiva bisbigliar dietro a sè — Che +stupenda ragazza diventa la nipote del professor +Grolli! — Che bottoncino di rosa! — Ah! esser +l'ape che succhierà quel fiore! +</p> + +<p> +— Disgraziati! Disgraziati! — rifletteva in cuor +suo il professore Romualdo. — Anche su loro che +sono l'orgoglio della Università, la speranza della +patria, la donna esercita la sua funesta influenza: +ella distrae la loro mente dai forti pensieri, ella +turba i loro sensi, ella popola la loro fantasia di +immagini ingannatrici. Quanto cammino di più si +farebbe nel mondo se non vi fosse la donna! +Quanto più presto sarebbe stata scoperta la legge +della gravitazione, da quanto tempo si sarebbe +già trovata una soluzione alle equazioni di quarto +grado! Che gloria immensa si acquisterebbe colui +il quale riuscisse ad emancipare l'umanità dalla +femmina ed assicurasse con un nuovo metodo la +propagazione della specie! +</p> + +<p> +Talora, mentre il dottor Grolli era infatuato +dietro questo grave problema, la Gilda gli dava +una scrollatina al braccio, e gli chiedeva sorridendo: — Sei +fra le nuvole? +</p> + +<p> +Del resto, il professor Romualdo, quantunque +convinto che la soppressione della donna ci avvierebbe +a uno stato di perfezione assoluta, non +intendeva sottrarsi a nessuno degli obblighi suoi +verso la nipote. Se, anni addietro, egli aveva +commesso una debolezza acconsentendo a tenerla +presso di sè, tanto peggio per lui; s'egli non aveva +saputo prevedere che la bambina non sarebbe +<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> +stata sempre bambina, era a lui e non ad altri che +toccava scontare l'imprevidenza. Norma costante +delle sue azioni, il sentimento del dovere lo reggeva +anche in questa prova e gli dava il modo di +vincere ostacoli che sulle prime gli parevano insuperabili. +</p> + +<p> +Tra le novità introdotte nel sistema di vita del +nostro matematico non fu certo l'ultima quella +di recarsi un paio di sere la settimana insieme +con la Gilda in casa del cavalier Diomede Lorati, +che teneva allora l'ufficio di rettore dell'Università. +Il professor Grolli in conversazione; era una +cosa da far strabiliare! Ma il medico aveva giudicato +opportuno che la Gilda conoscesse qualche +persona dell'età sua, ed erano su per giù della +stessa età le figlie del rettore. Il cavaliere Lorati +era una buonissima pasta d'uomo, che da venti +anni professava diritto civile e in tutto questo +tempo non aveva mutato una virgola alle sue +lezioni. Gli scolari sapevano come ogni lezione +principiava e come finiva, e spesso il professore +aveva la compiacenza di sentir correr lungo i +banchi una frase ch'egli non aveva ancor detta. +Del resto, il cavalier Lorati era tenuto in conto di +persona sapiente; era segretario della locale Accademia +di scienze e lettere, e in questo ufficio +aveva avuto agio di svolgere le sue naturali disposizioni +per le commemorazioni funebri. Infatti, +quando moriva un socio, era a lui che toccava +darne la triste novella, e la dava <i>col cuore spezzato</i>. +Il buon professore non avrebbe ommessa +<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> +questa frase per tutto l'oro del mondo. Ma non +era soltanto in favore dei soci dell'Accademia che +il cavalier Lorati versava il suo inchiostro e le +sue lagrime. Chiunque passasse agli eterni riposi, +per poco che fosse conosciuto da lui, aveva il +conforto d'un suo cenno necrologico preceduto +da un motto latino, o da uno dei soliti emistichi, +come — <i>Morte fura — Prima i migliori e lascia +star i rei</i> — oppure — <i>Sol chi non lascia eredità +d'affetti — Poca gioja ha dell'urna</i>. +</p> + +<p> +Un'altra bella qualità del cavaliere era la sua +sommissione agli oracoli della signora Olimpia, +sua moglie, donna notevole per molti rispetti, e +particolarmente per quello di madre di famiglia. +Ella aveva studiata a fondo la situazione matrimoniale +delle sue figliuole e soleva cantar loro +su tutti i toni: — Bimbe mie, vostro padre è un +sapientissimo giureconsulto, ma voi non avete +quello che si dice il becco d'un quattrino, e ai +tempi nostri una lepre verrà a gettarsi in braccio +del cacciatore prima che un uomo venga spontaneamente +ad offrir la sua mano a una ragazza +senza dote; perciò abbiate bene in mente che bisogna +aiutarsi da sè, non aver romanticismi, non patir +distrazioni, cercar molto e cercar sempre, e quando +si crede di aver trovato, badare che non isfugga +la preda. Io sono vostra madre e farò il dover mio. +Ma farei ben poco se non mi secondaste. +</p> + +<p> +Fedele alle sue savie massime, la signora Olimpia +metteva in mostra la sua Ginevra e la sua +Giulia quanto più poteva, e non mancava di condurle +<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> +a passeggio, alle funzioni di chiesa, ai dibattimenti +della Corte d'assise, dappertutto insomma +dove vi fosse la speranza di veder comparire quella +rara selvaggina che si chiama un marito. Inoltre ella +riceveva due sere la settimana. Erano ricevimenti +alla buona; alcuni professori con le mogli e le figliuole, +alcuni parenti dei professori, e una mezza +dozzina di studenti, nei quali la signora Olimpia +aveva creduto di scoprire la stoffa matrimoniale. +</p> + +<p> +Per i professori c'era un tavolino a parte, intorno +al quale essi impegnavano discussioni rumorose sui +regolamenti universitari, sui ministri che s'eran +succeduti all'istruzione pubblica, sugli esami e +sulle propine. Ma il grosso della compagnia sedeva +a una gran tavola rettangolare, su cui la Ginevra +e la Giulia stendevano con moltissima cura +un tappeto di lana che ricadeva sin quasi sul pavimento. +I maligni volevano far credere che all'ombra +di quel tappeto si stabilissero fra gli studenti +e le ragazze attivissime comunicazioni di +mani e di piedi, assai più gustose dei giuochi di +società che avevano luogo alla superfice. +</p> + +<p> +Alle dieci la signora Olimpia distribuiva agli +invitati una tazza di tè leggiero in modo da non +alterare il sistema nervoso, e le padroncine giravano +un piatto di <i>sandwichs</i> preparati dalle loro +mani. Alle undici la compagnia si scioglieva, salvo +i pochi casi in cui tra gl'invitati si trovasse una +persona di buona volontà da suonar l'armonica e +da permettere alla gioventù di far <i>quattro salti in +famiglia</i>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> +Un osservatore superficiale troverà senza dubbio +che la signora Olimpia, sollecita com'era di procurar +marito alle sue figliuole, commetteva una +leggerezza invitando ai suoi convegni serali la +Gilda, che dava scacco matto a tutte e due. Ma la +signora Olimpia aveva vedute più larghe e profonde. +Ella pensava che la bellissima giovinetta +poteva servir d'uccello di richiamo e far venire in +casa qualcheduno che non ci sarebbe venuto altrimenti. — E +pur che ci vengano almeno in due — rifletteva +l'accorta donna — io ci avrò sempre +guadagnato. Quand'anche si appiccicassero entrambi +alla nipote del Grolli, più d'uno ella non +ne sposerebbe; l'altro resterebbe sempre amico di +famiglia, e allora, chi sa? +</p> + +<p> +Non si può creder quante feste si facessero dalla +famiglia Lorati ai due nuovi ospiti. Le ragazze volevano +sedere l'una a destra, l'altra a sinistra della +Gilda, la colmavano di elogi sulla sua bellezza e +sulla sua grazia, la iniziavano ai segreti dei dilettevoli +giuochi di <i>scopa</i> e <i>campana e martello</i>. La +signora Olimpia e il rettore prodigavano le più +tenere cure al professor Romualdo, e anzi il rettore +sentiva l'imperioso bisogno di fargli ogni +momento il solletico sulle ginocchia e di ripetergli +con infinita espansione: — Ma bravo il nostro +Grolli, che si è risolto a uscir dal suo guscio! +</p> + +<p> +E gli altri professori in coro: — Bravo Grolli! +Bravissimo! +</p> + +<p> +Nell'ora del tè poi era la signora Olimpia in +persona che portava la tazza al dottor Romualdo +<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> +e gli offriva i <i>sandwichs</i>. Faceva servire gli altri +invitati dalle figlie, ma il dottor Romualdo voleva +servirlo ella stessa. +</p> + +<p> +I colleghi, con la insistenza uggiosa dei dotti +quando pretendono di far gli uomini di spirito, +celiavano costantemente su queste attenzioni speciali +della signora Olimpia pel Grolli. — Ehi +Grolli, state in guardia... la signora Lorati insidia +la vostra innocenza... Badate che non si ripeta il +caso della moglie di Putifarre. +</p> + +<p> +Il professore si agitava sulla sedia e borbottava +infastidito: — Che discorsi! — E si confermava +sempre nell'idea ch'era meglio vivere a sè, tenersi +lontani anche dai colleghi, e non aver con +loro altre relazioni che quelle volute dagli studi. +Ma oramai erano vani rimpianti e conveniva rassegnarsi +all'inevitabile. +</p> + +<p> +Gli omaggi di cui la Gilda era l'oggetto in casa +del rettore non le facevano salire i fumi al cervello. +Lasciava discorrere i damerini senz'accordar preferenze +ad alcuno, e quando giungeva il momento +desiderato dei <i>quattro salti in famiglia</i>, ella ballava +indifferentemente con tutti, più entusiasta +della danza che dei danzatori. Com'era bella allorchè +il giro vorticoso del valzer le invermigliava +le gote e le scompigliava i capelli, e il suo piede +leggiero appena sfiorava il pavimento, e la sua +persona agile, snella, succinta, si disegnava in +mille pose sempre diverse e sempre leggiadre e +composte! +</p> + +<p> +— Che allegria, non è vero, in queste festine? — diceva +<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> +il cavaliere Lorati, stropicciandosi le +mani e andando dall'uno all'altro crocchio. — Benedetta +la gioventù!... Ci s'ingrassa proprio a vederla +divertirsi in tal modo... Voi, caro Grolli, vi +siete fatto vecchio prima del tempo... Avete avuto +torto, un gran torto... Quanti anni avete? +</p> + +<p> +— Trentacinque fra poco. +</p> + +<p> +— Guardate un po' se un uomo a trentacinque +anni dovrebbe star lì impalato presso uno stipite +invece di ballare con le ragazze... Fin che si tratta +di me che non aspetto i sessanta... +</p> + +<p> +Ballare! Egli, il professor Grolli! Che idee! Le +coppie danzanti lo urtavano, lo investivano, ed +egli rimaneva come trasognato. In quell'intrecciarsi +delle braccia, in quel confondersi del respiro, +in quel mover del piede in cadenza, in quell'abbandonarsi +della persona all'onda dei suoni, c'era +dunque, ci doveva essere un piacere ch'egli non +aveva mai provato, ch'egli non sapeva comprendere, +ma di cui gli era impossibile non ravvisare +l'espressione schietta ed ingenua nelle facce giovanili +ch'egli vedeva passarsi davanti. Era proprio +vero. C'era un mondo di cui egli non aveva nemmeno +toccato la soglia. +</p> + +<p> +Negl'intervalli fra un ballo e l'altro la Gilda +veniva a dargli un saluto e a chiedergli se si divertiva... +Oh! tanto... Egli la seguiva mestamente +con l'occhio mentre ella s'allontanava a braccio +di un <i>cavaliere</i> qualunque. Egli pensava che la +cara bambina la quale gli aveva insegnato a comprender +la famiglia, non era più sua; le acri voluttà +<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> +della vita si erano impadronite di lei: oggi +era il ballo, era l'ingenua soddisfazione di sapersi +ammirata; domani sarebbe stato l'amore, forse la +passione violenta, irresistibile, fatale. +</p> + +<p> +— Fra un paio d'anni bisognerà dar marito a +quella ragazza — diceva il rettore battendo sulla +spalla del dottor Romualdo. — Cospetto! Come +è cresciuta bene!... Grande scoglio questo del +matrimonio... E io ho da provvedere a due... Meno +male che se ne incarica Olimpia. +</p> + +<p> +Un discorso così naturale come quello del matrimonio +della nipote recava al professore una +molestia inesplicabile, ed egli sfogava il suo dispetto +parlando con amarezza di tutti i giovani +i quali frequentavano la famiglia Lorati. +</p> + +<p> +Nel tornare a casa, una sera, la Gilda gli chiedeva +il suo parere sopra certo Norio, ch'era una conoscenza +recente e che pareva destinato a divenire il +beniamino della società. +</p> + +<p> +— È un giovine che non riuscirà a nulla — replicò +vivamente il professore. +</p> + +<p> +— O perchè dici così? — ella soggiunse. +</p> + +<p> +— Perchè? A che vuoi che riesca un giovine che +è venuto qui per istudiare e pochi giorni dopo il +suo arrivo non sa impiegar meglio la sera che ballando +e facendo giuochi di compagnia? +</p> + +<p> +— Dio buono! Alla sua età non gli sarà lecito +divertirsi? +</p> + +<p> +— Alla sua età il divertimento per i giovani seri, +per i giovani che vogliono diventar qualche cosa, +è lo studio. Ne ho conosciuti io di questi giovani, +<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> +che vegliavano fino a tarda ora sui libri, affaticandosi +la mente, logorandosi gli occhi, che si alzavano +poi la mattina prima del sole e ripigliavano il lavoro +lasciato a mezzo, intenti a decifrare una formula, +a risolvere un problema... Oh non erano eleganti, +no... Non avevano la scriminatura perfetta, +i baffetti arricciati, il colletto candidissimo, il nodo +della cravatta d'una simmetria architettonica, non +avevano i bottoncini d'oro sulla camicia... no, no... +le loro vesti erano sgualcite, la loro biancheria era +frusta, i loro capelli scomposti... Le donne non li +guardavano con compiacenza... +</p> + +<p> +— Ma, zio Aldo — interruppe Gilda — saranno +stati indecenti. +</p> + +<p> +— Non me ne intendo io... Erano poveri... +</p> + +<p> +— Ebbene, che colpa ha il signor Norio se la +sua famiglia è piuttosto agiata? +</p> + +<p> +— Colpa? Non ne ha nessuna, ma gli manca la +più grande maestra della vita, la povertà. Male alloggiati, +mal nutriti, mal coperti, si trova che vi +è una sola consolazione, il lavoro, lo studio... La +vita del pensiero diventa la vita del corpo; non si +sente la fame, non si sente il freddo... Per mesi e +mesi si mangia un pane di meno al giorno, tanto +da comperarsi un libro nuovo, e quel libro acquistato +così faticosamente ha per noi maggior pregio +che non abbia pei bellimbusti un abito da ballo, e +per voi altre donne un vezzo d'oro e di perle... Voltarne +e rivoltarne la coperta, tagliarne le carte, +aspirare l'odore acre della stampa ancora umida +e fresca, ecco tanti piaceri ignorati dal comune +<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> +della gente... Che c'importa delle travi affumicate, +che c'importa delle pareti sgretolate e crollanti?... +I nostri occhi guardano più in là; essi abbracciano +il mondo intero... +</p> + +<p> +— E nessuna compagnia, nessuna distrazione? — chiese +la Gilda, che non aveva mai trovato lo zio +Aldo così eloquente. +</p> + +<p> +— Distrazioni?... Qualche passeggiata all'aria +aperta, nelle ore del sole l'inverno, nelle ore del +fresco l'estate... Compagnia?... Fra i vivi, tre o +quattro coetanei delle stesse condizioni e degli +stessi gusti; fra i morti, tutti i migliori... Tutti +quelli che hanno stampato un'orma nel campo +degli studi; tutti quelli che hanno aggiunto una +verità al patrimonio della scienza... e t'assicuro io +che valgon meglio della folla volgare e piccina +dalla quale siamo attorniati. +</p> + +<p> +— Tu hai fatto questa vita, zio? — domandò la +Gilda commossa. +</p> + +<p> +— Ho parlato di me? +</p> + +<p> +— Oh! T'ho inteso benissimo... Fosti tu pure +uno di quelli che hanno lottato, che hanno patito. +</p> + +<p> +— Ne conobbi tanti che patirono di più... +</p> + +<p> +— Povero zio Aldo! — rispose la fanciulla alzando +verso di lui gli occhi inteneriti. — Sei rimasto +solo presto? +</p> + +<p> +— Sì — egli rispose, scosso da quella voce soave, +da quello sguardo penetrante. — Ma lasciamo +questo discorso... Vedi che ormai la burrasca è +passata. +</p> + +<p> +La Gilda sapeva che suo zio non era mai stato +<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> +ricco, ma ella ignorava ch'egli avesse avuto una +giovinezza così travagliata, e strappandogliene per +la prima volta la confessione non poteva a meno di +ammirare in lui la forza dell'animo alieno da ogni +vanteria. +</p> + +<p> +— Hai ragione, zio Aldo — ella soggiunse dopo +una breve pausa. — Quelli che tu hai descritti sono +i giovani degni di essere amati. +</p> + +<p> +Egli sentì corrersi un fremito per le vene; poi +disse sospirando: — Amati da una donna! A che +pro?... Allora non istudierebbero più. +</p> + +<p> +— Oh zio Aldo — sclamò la Gilda — come sei +cattivo con noi donne! +</p> + +<div class="chapter"></div> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> +</p> + +<h2> +XIII. +</h2> + +<p> +Nel maggio di quel medesimo anno, il professore +e la Gilda ricevettero una visita non meno +cara che inaspettata, quella del capitano Rodomiti. +Il capitano non si era mai dimenticato dei suoi +amici, scriveva loro ogni tre o quattro mesi, mandava +regali alla sua figlioccia, e le prometteva sempre +che sarebbe venuto a salutarla. Ma, sinchè il +suo bastimento si trovava nei mari dell'India e +del Giappone, egli aveva un bel promettere, e la +Gilda diceva ridendo: Lo <i>zio Tonino</i> discorre +delle sue visite come s'egli fosse a Firenze o a Milano +invece d'essere a Hongkong o a Singapore. — Adesso +però egli si era diviso non senza rammarico +dalla sua vecchia <i>Lisa</i>, e assumeva il comando +di un legno di gran portata uscito appena +dai cantieri di Sestri Ponente per conto d'uno dei +principali armatori della riviera Ligure. Prima d'imbarcarsi +e di star lontano dall'Italia chi sa quanti +<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> +anni ancora, aveva chiesto una licenza di due +settimane, e ne approfittava per venir a vedere coi +propri occhi i cambiamenti successi in quasi dodici +anni nella vispa bambina ch'egli aveva condotta +da Montevideo a Genova. Come lo accogliessero +non c'è bisogno di dirlo. Il lungo tempo trascorso +dal primo ed unico incontro fra il professore e lui +non aveva lasciato segno visibile sulla sua fisonomia +e sulla sua persona. Una vita attiva sin dall'infanzia, +esercitata alle fatiche, alle privazioni e ai +pericoli, abbrevia forse il periodo della giovinezza, +ma prolunga quello della virilità. L'uomo +comincia più presto, ma finisce più tardi. Il Rodomiti +toccava i sessanta, ma a vederlo lo avreste +detto appena cinquantenne. Giusto di membra +nelle sue proporzioni colossali, egli si conservava +sempre ritto e imponente; l'occhio limpido e vivace +esprimeva il connubio della forza e della +bontà; non era facile trovare un pelo bianco nella +sua barba e nei suoi capelli che incorniciavano +l'ovale regolare della sua faccia abbronzita. In collera +era terribile, terribile come l'Oceano di cui +aveva affrontato così spesso le tempeste; ma le +tempeste della sua anima erano molto meno frequenti +di quelle del mare, e i suoi scoppi d'ira +non erano mai cagionati da futili motivi. Solo i +deboli, quando non sono pusillanimi, sono irascibili. +Il capitano Antonio era d'ordinario pronto +al sorriso e all'arguzia; la sua voce tonante sapeva +piegarsi alle inflessioni più dolci, più carezzevoli, +specialmente quand'egli si trovava in mezzo ai +<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> +bambini. Oh i bambini egli li amava tanto! Non +v'era porto toccato dalla sua nave ov'egli non ne +conoscesse qualcheduno, e la sua cabina era piena +di gingilli ch'egli portava da una parte all'altra del +mondo per regalarne i suoi piccoli amici. E che +feste essi gli facevano! Come gli si arrampicavano +sulle spalle, come gli tiravano la barba! Era padrino +di quasi tutti i figli de' suoi marinai, e la +soddisfazione ch'egli vedeva dipingersi in tante +famiglie al suo comparire lo dispensava dall'avere +una famiglia propria. D'indole espansiva e gioviale, +egli narrava volentieri i suoi viaggi, che +gli avevano fatto conoscere uomini e paesi diversi, +e veniva sempre alla sua conclusione favorita: — Ciò +che v'è di meglio dappertutto sono +i fanciulli. +</p> + +<p> +— Meglio delle donne? — chiedeva qualcheduno +maliziosamente. +</p> + +<p> +— Eh! mille volte meglio. +</p> + +<p> +Il capitolo delle sue avventure galanti sarebbe +stato lungo e curioso; ma egli non voleva parlarne +mai, e, se altri tentava di tirarlo in lingua, +egli rispondeva con monosillabi e guardava i +globi di fumo svolgentisi dalla sua pipa. +</p> + +<p> +Con immenso terrore della signora Dorotea, il +professor Romualdo avrebbe voluto dare ospitalità +al capitano; ma questi preferì aver la sua libertà +e scendere all'albergo. Egli veniva però +ogni mattina a prender la Gilda, che si appendeva +al suo braccio, e sebbene dovesse alzar +molto gli occhi per fissarlo in viso e stentasse +<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> +alquanto a mettere i suoi passi al pari con quelli +di lui, era superba di un così maestoso cavaliere. +Si sentiva più di una esclamazione intorno a loro, +si vedeva più d'un curioso far sosta un momento +e voltarsi indietro, colpito dalle dimensioni colossali +del capitano. +</p> + +<p> +— Ho questa statura da quarant'anni e non ci +si sono ancora avvezzati — osservava sorridendo il +Rodomiti, mentre si avvicinava con cautela alla +vetrina di qualche negozio e abbassava il capo +per non urtar nei lampioni. +</p> + +<p> +Il capitano e la Gilda avevano una infinità di +cose da dirsi. Egli rinverdiva nella mente di lei +le immagini illanguidite dei primi anni, le discorreva +di sua madre; ella, dal canto suo, gli parlava +dello zio Aldo, della sua bontà, del suo amore +allo studio, della sua timidezza. +</p> + +<p> +— Un brav'uomo, un brav'uomo — soggiungeva +con un accento convinto il capitano. — È +un uomo di cuore... Non mi dimenticherò mai +del nostro primo incontro. Egli pareva sbigottito +della mia statura; io, a vederlo così piccino, così +impacciato, non n'ebbi la migliore impressione... +È più basso di te, non è vero? +</p> + +<p> +— Oh, di qualche centimetro... +</p> + +<p> +— A ogni modo, adesso è migliorato anche +nell'aspetto... Adesso senza dubbio si rade, si +pettina... è quasi bello al paragone... Ma allora +era un vero istrice... Indossava poi un certo vestito +da viaggio... Oh che tipo! Però non mi ci +volle molto a riconoscere un fior di galantuomo... +<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> +Non esitò un istante, accettò lealmente, francamente, +il legato lasciatogli da sua sorella... Non +tutti avrebbero fatto altrettanto. +</p> + +<p> +— Lo credo io! — esclamava la Gilda. E raccontava +le mille attenzioni che il suo tutore le +prodigava, la cura ch'egli si prendeva della sua +educazione, i sacrifizi d'ogni specie ch'egli faceva +per lei. — Già — ella diceva — ne fa uno grandissimo +a tenermi seco... Non può soffrire le donne... +Alle fanciulle fa grazia, ma con le donne è inesorabile... +Quando mi son cambiata di pettinatura +(in collegio tenevamo i capelli raccolti in +due lunghe trecce che ci cadevano giù per le +spalle) egli durò fatica ad avvezzarvisi. A ogni +passo che faccio per uniformare la mia <i>toilette</i> +a quella delle mie coetanee, vedo lo zio annuvolarsi +in viso... E non è già per la spesa... no +certo, gli è che lo zio mi avrebbe voluto sempre +bambina. +</p> + +<p> +E la Gilda guardava istintivamente le sue sottane +ancora un po' corte. +</p> + +<p> +Una mattina il Rodomiti chiese ed ottenne licenza +di condur seco per qualche giorno la ragazza +a Milano. Questo viaggetto finì con un gran +colpo di scena. Poichè, nella sera in cui il capitano +e la Gilda furono di ritorno, la signora Dorotea +mise un grido, e per poco non lasciò cadere +di mano il lume con cui ella era venuta ad +aprire. +</p> + +<p> +— Chi è? chi è? +</p> + +<p> +— Zitta, sono io... Non mi conosce? — disse la +<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> +Gilda, avviandosi frettolosa verso la camera dello +zio. Il capitano Rodomiti la seguiva più lentamente, +e con la sua presenza metteva in soggezione +la vedova e la forzava a starsene muta. +</p> + +<p> +Il professor Romualdo era seduto davanti alla +scrivania con le mani sprofondate nei capelli, cogli +occhi fissi sull'ultimo numero del <i>Journal des +mathématiques</i>, con le spalle rivolte all'uscio. Una +candela con cappello di cartoncino verde raccoglieva +la poca luce sullo scrittoio e lasciava in +ombra il resto della stanza. +</p> + +<p> +La Gilda entrò in punta di piedi, s'avvicinò +adagio adagio alla sedia, e appoggiandosi alla +spalliera, disse: — Zio Aldo. +</p> + +<p> +Egli diede un sobbalzo. — Sei tu Gilda? — Poi +guardò dietro a sè, e il suo volto, che s'era +composto a un sorriso, si atteggiò a un immenso +stupore. — Chi è?... +</p> + +<p> +In fondo, presso all'uscio, s'intese lo scoppio +d'una risata. +</p> + +<p> +— Non conoscete più vostra nipote? — chiese +il capitano. +</p> + +<p> +— Ma... +</p> + +<p> +Il professore, riavendosi a poco a poco dalla +sorpresa, si alzò da sedere, sollevò la candela fino +all'altezza del viso della Gilda, e ripetè più volte — È +possibile? +</p> + +<p> +— Possibilissimo — rispose il capitano Antonio. — Il +rubino è quello di prima; è cambiata +soltanto la legatura... La Gilda esitava, ella mi +ripeteva che lo zio ha dichiarato guerra a morte +<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> +alle donne, e che ella non poteva sperare di vedersi +trattata da lui con la solita intimità se non +conservando le apparenze della fanciulla... Baie, +io le risposi; faremo accettare al signor zio il +fatto compiuto... O vuoi restare perpetuamente +cogli abiti corti? Persuasa a mezzo, me la son +condotta a Milano, e la ho fatta vestire a modo +mio... Fu proprio a modo mio? +</p> + +<p> +— No, per dire la verità... Tu sceglievi certe +stoffe, certi colori... +</p> + +<p> +— Non avrò buon gusto; già, quello lì, a bordo +non si acquista... Io volevo un po' più di lusso... +Ma questa signorina fu così modesta, così discreta... +diverrà una valente massaja... Insomma, +la guardi, signor orso, e vada superbo d'una così +bella nipote (tùrati le orecchie, Gilda), e confessi +che le donne non sono poi la più brutta parte della +creazione... Santo Dio! Che bujo c'è qui dentro! — continuò +il capitano, fregandosi un fiammifero sui +calzoni e accendendo con quello una candela che +era sul canterale. — Oh! così! Sono soddisfatto +davvero... Brava <i>madama</i>... Come si chiama la +fata? +</p> + +<p> +— <i>Madama Chaillon!</i> +</p> + +<p> +— Brava <i>Madama Chaillon</i>! +</p> + +<p> +Il capitano sedette sul canapè, si stropicciò le +mani, e stirò sul pavimento le sue lunghissime +gambe. +</p> + +<p> +L'ammirazione del capitano Rodomiti non era +affatto irragionevole, perchè la Gilda non era mai +stata così bella come quella sera. Il suo vestito +<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> +non le faceva una grinza; ed ella lo portava con +la disinvoltura d'una gran dama. +</p> + +<p> +— Via, via, caro Grolli — continuò il capitano, +ch'era in vena di chiacchierare — perdonate alla +vostra pupilla il delitto di aver passati i sedici anni +e di avere un paio d'occhi che faranno girare il +capo a molti. +</p> + +<p> +— Capitano! — interruppe il dottor Romualdo. +</p> + +<p> +— So che queste cose non si dovrebbero dire +in presenza della ragazza, ma la Gilda ha giudizio +e non c'è pericolo che gli elogi la guastino... E poi, +lasciatemi discorrere ancora stasera, chè domani +parto, e me ne vado alla Plata... Dunque, non le +tenete il broncio? +</p> + +<p> +— Ma che broncio? Io non vi capisco — proruppe +il dottor Romualdo, alquanto confuso. — È +un pezzo che mia nipote non è più una bambina, +eppure io non le ho scemato l'antico affetto. +</p> + +<p> +— Oh, no — proruppe la Gilda. +</p> + +<p> +— Non basta, non basta — riprese il capitano, +spingendo fuori della bocca una grande nuvola +di fumo — bisogna che la Gilda possa avere per +voi tutta la confidenza ch'ella avrebbe pei suoi +genitori... Si avvicina il momento dei segreti scabrosi; +guai se una ragazza non sa a chi rivelarli! +Me ne intendo, io, di queste cose; quando le mie +cento figliocce sparse nelle cinque parti del mondo +mi veggono arrivare, esse sanno ch'io leggo sul +loro fronte le novità che sono accadute nel loro +cuoricino... E vi assicuro, professore mio, che queste +novità si rassomiglian tutte, tanto alla Nuova +<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> +Zelanda quanto in Italia, tanto nella Polinesia +quanto al Messico, tanto al Capo di Buona Speranza +quanto al Giappone... È così, e la vita convien +prenderla com'è... +</p> + +<p> +Il capitano, alzatosi in piedi, camminava lentamente +per la stanza, e la sua ombra gigantesca si +disegnava sulla parete; il professore, inquieto, +guardava ora lui, ora la Gilda, ch'era immobile +con un gomito appoggiato alla spalliera d'una seggiola, +cogli occhi chini al suolo. +</p> + +<p> +— Qui non c'è scritto ancora nulla — soggiunse +il Rodomiti, avvicinandosi alla giovinetta, ponendole +una mano sotto il mento e sforzandola a +guardare in su — qui non c'è scritto ancora nulla — e +a queste parole il dottor Romualdo si sentì +liberato come da un incubo. — Ma — continuò il +loquace capitano — un dì o l'altro qualche cosa +ci sarà scritto sicuramente, e allora, siccome io +mi troverò sull'Oceano, e il professore queste formule +non sa decifrarle da sè, sarà necessario che +<i>madamigella</i> si faccia coraggio, e dica nell'orecchio +allo zio ciò che la turba... E il signor zio +deve promettermi che non si scandalizzerà punto, +ma farà bene anche allora la sua parte di babbo. +Siamo intesi, Gilda? +</p> + +<p> +— Sì — ella rispose, arrossendo. +</p> + +<p> +— E voi, Grolli? +</p> + +<p> +— Ma sì, è naturale... Che uomo siete!... Che +discorsi avete tirato in campo stasera! — disse il +professore che smaniava sulla seggiola. +</p> + +<p> +— Oh in quanto a me non ho mai capito che +<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> +sugo ci sia a non voler guardar le questioni in +faccia e a trattar le ragazze come se vivessero in +un altro mondo... Adesso però puoi lasciarci, +Gilda. Avrei da dire una parola a tu per tu al professore. +</p> + +<p> +— A me? +</p> + +<p> +— Sì, a voi... Oh una cosa da nulla... A rivederci +domattina, Gilda; verrai ad accompagnarmi +alla stazione? +</p> + +<p> +— Sicuro, e anche lo zio ci verrà. +</p> + +<p> +La giovinetta prese una candela e si ritirò nella +sua camera, ov'ebbe una gran tentazione di dare +un bacio alla propria immagine nello specchio. +Ella sapeva da un pezzo che non era brutta, ma +quella sera soltanto ella acquistava la persuasione +di esser veramente bella. +</p> + +<p> +— Dunque? — disse il professore, quando fu +solo col capitano Antonio. +</p> + +<p> +— Non vi sgomentate... Pare impossibile... +Siete un brav'uomo, ma troppo apprensivo... Permettete. +</p> + +<p> +Il Rodomiti si mise a sedere sul canapè, che +scricchiolò sotto l'immane peso; accavallò una +gamba sull'altra e, gonfiando e sgonfiando successivamente +le guance, mandò tre gran boccate di +fumo. +</p> + +<p> +— Dunque quello che volevo dirvi è questo. +Non è lontano il tempo in cui vostra nipote prenderà +marito... +</p> + +<p> +— E di nuovo quest'argomento! Non avete dichiarato +or ora che non c'è nulla? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> +— Sicuro; a tutt'oggi non c'è nulla... Ma bisogna +intenderci... Non c'è nulla di personale... La +Gilda si trova nello stadio dell'amore anonimo. +</p> + +<p> +— Non v'intendo. +</p> + +<p> +— È tanto facile — replicò il capitano. — Benedetti +dotti!... Ogni ragazza, professore mio, +prima d'innamorarsi di qualcheduno, attraversa +un periodo nel quale prova vagamente, indeterminatamente +l'amore... I poeti ve la spiegherebbero +in lungo e in largo; io sono tagliato alla +buona e parlo come so... Del resto, se non foste +un originale, mi avreste indovinato per aria, giacchè +quella condizione dell'animo non è una particolarità +delle sole donne... Insomma, per venire +a bomba, quando una ragazza è entrata nella fase +dell'amore anonimo, ella non tarda molto a dar +forma alle sue fantasie, non tarda molto a passar +nella fase dell'amore personale... Mi sono spiegato +chiaro, spero... +</p> + +<p> +— Sì, sì... Insomma troverà qualcheduno che le +piacerà, e vorrà sposarselo... Tutti i gusti son gusti. +</p> + +<p> +— Credete pure che quello lì è un gusto che +durerà per un pezzo... Ma la morale del mio discorso +è questa: nulla è più difficile che maritare +una ragazza senza un soldo di dote. +</p> + +<p> +— È quello che dice anche il professor Lorati. +</p> + +<p> +— Ora, scusate la mia franchezza... Voi non +siete ricco... +</p> + +<p> +— No, certo. +</p> + +<p> +— Dei quattrini che la Gilda ha portati con sè +da Montevideo non ne resterà ormai quasi più... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> +— Come? +</p> + +<p> +— Sfido io! Dopo tanti anni, per poco che la +ragazza vi sia costata... +</p> + +<p> +Il dottor Romualdo alzò la ribalta della scrivania, +e ne tolse un libretto, dicendo: — Mia nipote +non poteva star presso di me come in un convitto — Indi +soggiunse: — Venite qui; avvicinatevi al +lume. Ecco il conto della mia pupilla, regolato di +semestre in semestre alla Banca. L'ultimo saldo è +del 31 dicembre. +</p> + +<p> +— Ventottomilanovecentosessantasette lire! — esclamò +il capitano osservando la pagina che gli +era indicata. — È possibile? +</p> + +<p> +— Oh! È merito in gran parte degli interessi. +</p> + +<p> +— Tutti gli interessi accumulati! Vi par poco? — continuò +il Rodomiti, mentre sfogliava il libretto. — Nessuna +prelevazione dal 1861 in qua? +</p> + +<p> +— Non m'è occorso di farne — disse semplicemente +il professore. +</p> + +<p> +— Invece una serie di versamenti — riprese +l'altro con enfasi. +</p> + +<p> +— Quello che ho potuto. Ho pochi bisogni, non +ho una famiglia mia, non mi ammoglierò mai; che +dovevo farne de' miei risparmi? +</p> + +<p> +— Ah caro Grolli — proruppe il capitano — è +destino che ogni volta che vi vedo io debba rimanere +sbalordito. +</p> + +<p> +— Avete torto. Ciò ch'io feci lo avreste fatto +anche voi. E adesso, terminate pure il vostro discorso. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> +— Ma adesso voi non accetterete forse la mia +offerta... +</p> + +<p> +— Quale offerta? +</p> + +<p> +— Non ho famiglia neppur io, resterò celibe... +come voi; mia sorella non ha figli ed è ben provveduta; +in tanti anni di lavoro ho messo qualche +cosa da parte... Alle corte, volevo far una piccola +dote alla Gilda. +</p> + +<p> +— Grazie, grazie, capitano... Lo vedete, voi siete +migliore di me, voi pensate a quelli che non vi +appartengono... Io, in fin dei conti, non faccio che +il mio ufficio di zio... Del resto, la Gilda vi è già +debitrice di molto; la dote che volevate regalarle +serbatela a qualcheduna delle vostre figliocce che +sia in maggiori strettezze... Intanto il capitale di +mia nipote crescerà da sè con gli interessi... e un +altro poco lo farò crescere anch'io... Pel momento +del matrimonio insomma, che non sarà forse così +vicino... la Gilda ha sedici anni e qualche mese... +pel momento del matrimonio saranno raggiunte, +io spero, le trentaquattro o trentacinque mila lire... +Non sarà molto, ma, via, non sarà nemmeno pochissimo. +</p> + +<p> +— Siete un brav'uomo, caro Grolli, e siete un +cuor d'oro... Mi fareste quasi riconciliare coi dotti... +Vi avverto, ad ogni modo, che voglio pensar io al +corredo... Ho un amico a Milano, al quale darò +l'incarico e che farà certo le cose per bene... Se +poi potessi esser da queste parti all'epoca delle +nozze, s'intende che farei da padrino... Dev'essere +un bel giorno! +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> +— Lo credete? — chiese il professore, ch'era +sempre seduto davanti alla scrivania, e che segnava +macchinalmente col lapis delle figure geometriche +sopra un pezzo di carta. +</p> + +<p> +— Sì, sì; perchè dovrebb'essere altrimenti? La +donna è fatta per avere una famiglia. +</p> + +<p> +Vi furono alcuni secondi di silenzio. Alla fine +il dottor Grolli alzò il viso dalla carta, si levò gli +occhiali, si passò la mano sulla fronte, e disse: — Capitano, +se foste qui in <i>quel bel giorno</i>, consentireste +a prendermi a bordo del vostro legno per +qualche mese? +</p> + +<p> +— Voi?... In mezzo alle balle di cotone e ai +sacchi d'indaco? +</p> + +<p> +— Sì — soggiunse il professore con quanto maggior +disinvoltura gli fu possibile. — Allora le mie +cure di tutore saranno finite, avrò la mia piena +libertà, e ne approfitterò per vedere un po' di +mondo. Che c'è di strano? +</p> + +<p> +— Nulla... Anzi... figuratevi se vi prenderei a +bordo volentieri... Ma chi sa dov'io sarò in quel +tempo? +</p> + +<p> +— Se sarete lontano, pazienza. +</p> + +<p> +— Curiosa idea la vostra... E non vi fa male il +mare? +</p> + +<p> +— Non lo so, non ho mai provato... Speriamo +di no. +</p> + +<p> +— Siamo intesi dunque... Oh dev'esser tardi... +Me ne vado... A domattina. +</p> + +<p> +— Verrò a prendervi all'albergo con la Gilda, +e andremo insieme alla stazione. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> +— Sì, addio, Grolli... Lasciate che vi stringa la +mano... Sono superbo della vostra amicizia. Non +vi dico altro. +</p> + +<p> +E i due uomini così diversi d'aspetto e d'indole, +ma così conformi nella rettitudine dell'animo, si +separarono vivamente commossi. +</p> + +<div class="chapter"></div> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> +</p> + +<h2> +XIV. +</h2> + +<p> +L'estate fu più soffocante del solito, e il professore +Romualdo si recò con la Gilda a passar parte +delle vacanze in un albergo fra le Alpi, lasciando +che i Lorati andassero in un sito di bagni, ove ci +era più gente, più <i>chique</i>, e ove la signora Olimpia +sperava di maritare almeno una delle figliuole. +Il professore, senza essere alpinista, era un camminatore +infaticabile; la Gilda, snella, leggera, +intrepida, sarebbe stata in grado, a detta delle +guide, di affrontare anche il ghiacciaio; però ella +non osava di chieder tanto allo zio, e si contentava +di percorrere insieme con lui la parte meno +scabrosa di quei monti. Uscivano talvolta soli, talvolta +accompagnati da un ragazzo che portava gli +scialli e le provvigioni, giravano a caso per quattro +o cinque ore, e si rifocillavano sdraiati sull'erba; +mentre a pochi passi scrosciava il torrente +e gli abeti mormoravano sul loro capo, e si udiva +<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> +il muggito dei buoi e il tintinnìo delle capre +sparse pei pascoli. La Gilda era ammirata delle +Alpi. Durante le sue gite ella parlava poco, ma la +commozione dell'animo le era scritta sul viso; di +tratto in tratto le sfuggiva un grido dal labbro, +ed ella rimaneva estatica dinanzi all'orrido pittoresco +d'una gola profonda, o alle fosforescenze di +un ghiacciaio, o all'ampiezza d'una valle illuminata +dal sole. Talora, staccandosi d'improvviso dal +fianco del suo compagno, ella saliva su qualche +punto elevato da cui lo sguardo spaziava in più +largo orizzonte. Il vento respingeva le falde della +sua veste succinta e le ciocche de' suoi capelli ricciuti, +e la sua bella persona immobile, con le +braccia conserte, si disegnava come una figura +fantastica sullo sfondo azzurro del cielo. Intanto il +professore andava erborando per via e raccoglieva +diligentemente entro una scatola le varie specie +di licheni, di genziane, di felci, di dafni e d'altre +piante della flora alpina, oppure frangeva qua e +là con un piccolo martello la roccia, e riempiva di +pietruzze una borsa ch'egli portava a tracolla. Poi +la sera, in albergo, parlava di botanica e di geologia +alla nipote, la quale, a forza di fargli da assistente +nel suo laboratorio, aveva finito col prendere +una leggera tintura scientifica, e lo ascoltava +con attenzione benevola. +</p> + +<p> +L'albergo ove alloggiavano i nostri amici era +uno dei soliti che si trovano fra le Alpi, tozzo, +massiccio, rettangolare, col tetto acuminato, sporgente +per un metro e mezzo oltre la linea dei +<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> +muri, con una ringhiera di legno che girava intorno +al primo piano. Sul frontone della porta d'ingresso +era appesa un'insegna con dipintovi a colori +vivaci un quadrupede che dalla spiegazione scrittavi +sotto a caratteri cubitali doveva essere un camoscio. +Nell'interno le pareti foderate di legno, +l'andito ingombro di scialli, di <i>alpenstocks</i> e di +funi. In cucina un ampio focolare, protetto, covato +quasi, da un'enorme cappa intorno a cui luccicavano +i rami. Poco distante dal focolare una stufa +monumentale, che aveva l'aspetto di un mausoleo. +Nel salotto da pranzo una tavola oblunga, modestamente +ma pulitamente apparecchiata, con sedie +di paglia tutto all'ingiro. Anche qui la sua stufa; +poi una credenza, e di fronte a questa una mensola +con due o tre scaffali di libri, e specialmente di +<i>Guide</i> delle Alpi e di romanzi inglesi dell'edizione +di Tauchnitz. Appesi alle pareti un barometro, +un termometro, una carta geografica della +regione, alcune litografie senza valore e alcuni +avvisi d'alberghi italiani, svizzeri, francesi; sopra +un canterale un calamaio e l'<i>album</i> dei viaggiatori +fitto di nomi, di osservazioni e anche di versi in +più lingue. +</p> + +<p> +Lo scorrere le pagine di quel libro era per la +Gilda un gradevole passatempo, ed ella sorrideva +una mattina leggendo le note di una signora di +Londra, la quale nello stesso periodo manifestava +il suo entusiasmo pel pesce del lago e il suo dolore +per non avere trovato in quei siti un ministro +anglicano, quando una riga più sotto ella +<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> +vide un nome che le strappò un'esclamazione di +stupore. +</p> + +<p> +— Che c'è? — domandò il professore Romualdo, +che tagliava le carte all'ultimo fascicolo d'una rivista +scientifica, venuta a cercarlo lassù. +</p> + +<p> +— Leggi qui — ella disse, porgendogli il libro. +Egli lesse — <i>Mario Albani, pittore.</i> +</p> + +<p> +— Mario, sai — proseguì la Gilda — il figlio +del signor Gedeone, il mio antico compagno di +giuochi; non può essere che lui. Quanti anni sono +che non lo vedo!... Scommetto che non lo riconoscerei +più... +</p> + +<p> +— Probabilmente sarà già partito — interpose +il professore, a cui questo nuovo personaggio destava +una vaga inquietudine. +</p> + +<p> +— No, no... guarda... dev'esser giunto oggi prima +che noi scendessimo. C'è la data: 5 agosto. +</p> + +<p> +— Ebbene, se ci sarà lo vedremo... Non è poi +conveniente di affannarsi tanto per una persona +che non ci riconoscerebbe nemmeno... Del resto, +un ragazzo balzano che ha piantato la famiglia per +fare il suo capriccio. +</p> + +<p> +— Volevano che vendesse pepe e cannella, ed +egli era artista nell'anima... Si capisce... +</p> + +<p> +— Oh!... Artista!... Il solito passaporto dei cervelli +malati... Basta — conchiuse il professore, che +si accorgeva di essersi riscaldato troppo — ciò non +ci riguarda. +</p> + +<p> +Proprio in quel punto, un passo d'uomo si fece +sentire nell'andito, e una voce maschia e melodiosa +diede alcuni ordini in cucina. Indi entrò nel +<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> +salotto un bel giovane alto, spigliato, con l'aquila +del Club Alpino sul cappello. Aveva le chiome un +po' lunghe, la barba nascente, la carnagione abbronzita. +I suoi occhi espressivi s'incontrarono subito +con quelli della Gilda ch'erano fissi sopra di +lui. Anche il professore lo guardava con singolare +attenzione. +</p> + +<p> +Egli stette un momento sospeso, le sue guance si +dipinsero di un vivo rossore, poi balbettò: — Ma?... +Non m'inganno?... Il signor professor Grolli?... E +la Gil... la signora Gilda? +</p> + +<p> +— Oh signor Mario! — esclamò la giovinetta, +con un sorriso che le illuminava tutta la fisonomia. — Mi +ha ravvisata? +</p> + +<p> +— No, veramente. Ho ravvisato il signor professore. +E lei mi aveva riconosciuto? +</p> + +<p> +— Nemmeno; ma sapevo ch'era qui... dal libro +dei viaggiatori. +</p> + +<p> +Il professor Romualdo, il quale, essendo il solo +che non avesse punto cambiato aspetto da una diecina +d'anni, aveva servito d'anello a questo riconoscimento, +dovette far di necessità virtù, e stringere, +quanto più cordialmente gli fu possibile, la +mano del pittore. +</p> + +<p> +I due giovani intanto non finivano di evocare i +ricordi del passato. +</p> + +<p> +— Si rammenta, signora Gilda, delle nostre scalate +ai sacchi di caffè? +</p> + +<p> +— Sì; e le sue cavalcate sui barili d'aringhe? +</p> + +<p> +— E lo studio comparativo dei vari campioni? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> +— E quel famoso G A ch'ella dipinse sulla +schiena della signora Dorotea? +</p> + +<p> +— È viva la signora Dorotea? +</p> + +<p> +— Oh sì... Un po' brontolona... +</p> + +<p> +— Era tale anche allora... E quei suoi due gatti +<i>Mao</i> e <i>Meo</i>? +</p> + +<p> +— Quelli son morti. +</p> + +<p> +— Ma! Chi direbbe che son corsi tanti anni da +quel tempo? +</p> + +<p> +— Se si potesse tornare indietro! +</p> + +<p> +— No, signora Gilda, non lo pensi nemmeno. +</p> + +<p> +— Oh, perchè? +</p> + +<p> +— È troppo bella così. +</p> + +<p> +Questo complimento a bruciapelo fece salire le +fiamme al viso della giovinetta, che abbassò gli +occhi e cercò di mutar discorso. +</p> + +<p> +— Si trattiene qui un pezzo? +</p> + +<p> +L'Albani rispose che aveva in animo di intraprendere +l'ascensione d'una tra le cime meno conosciute +della catena, ma che gli era forza aspettare +il ritorno d'una guida impegnata per un paio di +giorni con altri forastieri. Intanto si poteva fare +insieme qualche gita agevole anche ai non alpinisti. +</p> + +<p> +La Gilda applaudì di gran cuore alla proposta, +il dottore Romualdo l'accolse invece con assai +mediocre entusiasmo, ma la nipote non durò gran +fatica a ribattere le sue obbiezioni. E invero, a che +scopo eran venuti lì se non a quello di girare fra +i monti? E che altro avevano fatto sino allora? +Mario chiamò l'albergatore, e un po' consultandosi +con lui, un po' esaminando la carta geografica, stabilì +<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> +la via da percorrere il domani; poi, simile a +un generale che determina in anticipazione il suo +campo di battaglia, segnò col lapis rosso il luogo +ove si sarebbe fatto sosta per desinare; infine ordinò +egli stesso in cucina di approntare un buon +pezzo d'arrosto da mettere nel carniere. L'oste lo +ascoltava con la deferenza dovuta a un alpinista che +era salito due volte sul Cervino. +</p> + +<p> +Per quel giorno l'Albani non lasciò quasi mai il +professore e la Gilda. Era cordiale, espansivo come +chi fece un incontro inatteso e gradito, e parlava +volentieri dei suoi disegni per l'avvenire, delle sue +speranze, delle sue ambizioni. Si sentiva giovine, +si sentiva forte, aveva l'anima piena di poesia, +d'ideale, vedeva turbinarsi davanti agli occhi mille +immagini che un dì o l'altro egli confidava di riprodur +sulla tela. No, egli non aveva sortito l'indole +dell'uomo d'affari, il suo ingegno non si era +mai saputo acconciare alle discipline delle cifre; +che avrebbe fatto nello scrittoio di suo padre? Da +fanciullo in su aveva avuto un culto, un amore +ardente, irresistibile; il culto, l'amore del bello. +La bellezza gli faceva piegar le ginocchia, come +cosa di cielo; e l'aveva cercata e la cercava per +tutto, negli splendori dell'alba e del tramonto, +nella nota d'una musica appassionata, nel fascino +della poesia, nelle forme armoniose e nel sorriso +della donna. La religione del bello era tutto per +lui; beati i tempi in cui essa era l'ispiratrice dei +popoli! Insomma egli era, egli voleva essere artista: +lo lasciassero seguir la sua via; forse egli +<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> +avrebbe presto o tardi toccato una meta non ingloriosa. +Di quadri finora non ne aveva fatto che +uno, venduto a Zurigo e accolto con benevolenza +dai critici più severi. Ma si portava dietro un'infinità +di studi, di schizzi, gettati giù alla buona sul +primo pezzo di carta che gli cadeva sotto le mani. +Erano tipi che egli aveva accarezzati nella fantasia, +o che aveva incontrati realmente nel suo cammino; +ricordi della vita, o ricordi del pensiero, ch'egli +raccomandava alla carta, con un segno, con una +data ch'era per lui un filo d'Arianna onde raccapezzarsi +in quel labirinto. Nei libri che leggeva, e +ne leggeva molti (poesie e romanzi per lo più), cercava +soggetti di quadri; traduceva in linee i personaggi +e le scene che l'autore aveva descritto a +parole. In questi suoi disegni appena abbozzati era +il germe delle sue opere venture; era il materiale +greggio da cui egli sperava di sprigionare il metallo +prezioso. +</p> + +<p> +Tutte queste cose Mario Albani diceva al professore +e alla Gilda, sciorinando davanti a loro +quelli ch'egli chiamava i suoi scarabocchi e spiegando +donde ne avesse tratto l'ispirazione. La +sua parola era colorita, nervosa, e rivelava un +giovane d'ingegno, un po' entusiastico forse, un +po' troppo fiducioso di sè, ma nel quale c'era a +ogni modo la stoffa d'un uomo non volgare. +</p> + +<p> +Bisognava mettersi in moto la mattina all'alba, +e quindi quella sera i nostri <i>touristes</i> si separarono +presto, dopo aver preso un eccellente +<i>punch</i> preparato da Mario, il quale, da buon alpinista, +<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> +portava nel suo piccolo bagaglio una mezza +dozzina di limoni e una bottiglia di <i>cognac</i>. +</p> + +<p> +Quando il pittore fu nella stanza, egli si accorse +ch'era muro a muro con la Gilda. Egli +picchiò sulla parete e disse: — Signora Gilda, la +sveglierò io domattina. — E diede altri due colpetti: — Mi +sente? — Sì, sì. +</p> + +<p> +La Gilda poteva soggiungere ch'ella non aveva +punto sonno, e che probabilmente non avrebbe +dormito in tutta la notte. E invero ella si ravvoltolava +nelle coltri senza chiuder occhio, pensando +a quel bizzarro incontro col suo antico +compagno d'infanzia, là tra le solitudini alpine, +a mille duecento metri sul livello del mare. +Com'era mutato Mario! Ed era mutata anche lei, +ed egli glielo aveva fatto intendere con tanta +galanteria, quand'ella aveva espresso il desiderio +di tornar bambina. — È troppo bella così — Queste +parole le ronzavano gradevolmente all'orecchio. +Ella sorrideva a fior di labbro; poi, +per una rapida associazione d'idee, paragonava +fra loro i tre uomini che le pareva di conoscer +meglio nel mondo, lo zio Aldo, il capitano e +Mario. Era possibile immaginarsi tre nature più +diverse? Per l'uno la vita si chiudeva tutta nell'austerità +degli studi, per l'altro essa significava +il movimento, la lotta, il pericolo; pel terzo essa +non aveva che uno scopo: la ricerca appassionata +del bello. Chi dei tre aveva ragione? La Gilda non +sapeva dirlo, ma l'istinto femminile l'avvertiva +ch'ella esercitava un impero su quelle tre anime. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> +Nella camera attigua, ch'era quella del professore, +si vedeva lume attraverso il buco della serratura. +</p> + +<p> +— Sei desto ancora, zio Aldo? — chiese la Gilda. +</p> + +<p> +Il chiamato balzò in sussulto. — Sì... Come lo +sai?... Ho fatto romore? +</p> + +<p> +— No, vedo chiaro. +</p> + +<p> +— Leggevo... Ma tu perchè non dormi? Non +ti senti bene forse? +</p> + +<p> +C'era tanta tenerezza, c'era tanta ansietà nella +voce del dottor Romualdo, che la giovinetta ne +fu commossa. — Che idee! — ella rispose — sto +benissimo... Oh! perchè spegni la candela? +</p> + +<p> +— Perchè tu possa dormire. +</p> + +<p> +— Povero zio Aldo! — pensò la Gilda — Come +mi vuol bene! +</p> + +<p> +Il professore aveva detto una piccola bugia. +Egli non leggeva. Egli riandava nella mente le +cose della giornata, e cercava d'indovinar l'avvenire. +Che influenza avrebbe avuto sull'avvenire +l'improvviso incontro della Gilda e di Mario? +Nessun giovine aveva mai parlato alla Gilda con +la confidenza di questo giovine; verso nessuno +ella si era mostrata tanto espansiva. Che fosse +giunto anche per lei il momento in cui l'<i>amore +anonimo</i> prende forma e contorni? Che questo +pittore entusiasta fosse l'uomo prescelto? Saprebbe +egli amarla? Saprebbe renderla felice? +</p> + +<p> +Mentre il professore Grolli si agitava in questi +pensieri, le tempie gli martellavano e il cuore gli +batteva con palpiti affrettati. +</p> + +<div class="chapter"></div> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> +</p> + +<h2> +XV. +</h2> + +<p> +La Gilda era in piedi all'alba. Quando Mario +picchiò sulla parete per isvegliarla, ella gli disse, +canzonandolo: — Scommetterei che è ancora in +letto. +</p> + +<p> +— Già, mi alzo adesso. +</p> + +<p> +— Bravissimo. E io sono bella e vestita. +</p> + +<p> +— Bella sì, ma vestita no. +</p> + +<p> +— O scusi, come può dirlo? +</p> + +<p> +— Alle donne manca sempre qualche cosa. +</p> + +<p> +Il pittore aveva ragione. Ella aveva ancora da +dar l'ultima mano alla sua <i>toilette</i>. +</p> + +<p> +— A ogni modo — ella rispose — vedremo chi +farà più presto ad uscir di camera. +</p> + +<p> +— Vedremo... Chiami il professore intanto. +</p> + +<p> +— Oh! Quanto a lui, è pronto, e ci aspetta. +Esce appunto adesso dalla sua stanza. +</p> + +<p> +Di lì a un paio di minuti, due usci si apersero +allo stesso momento sull'andito, e i due giovani +si diedero il buon giorno con una risata. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> +— Sono stata prima io... di un secondo — disse +la Gilda. +</p> + +<p> +— Perdoni... Io ero già fuori con la testa, mentre +lei... E poi, badi, ha violato i patti. +</p> + +<p> +— Come? +</p> + +<p> +— Sì... Ella non finito la sua <i>toilette</i>. +</p> + +<p> +— Oh! Che dice mai? — esclamò la fanciulla, +tastandosi da tutte le parti. +</p> + +<p> +— Le manca d'agganciare un bottone. +</p> + +<p> +— Dove? +</p> + +<p> +— Là — egli rispose, segnando un punto del +vestito. +</p> + +<p> +— Questi sono cavilli. Insomma ho vinto io... +Non è così, zio Aldo? — ella esclamò, correndo +verso il professore che camminava nell'andito col +capo chino e con le mani intrecciate dietro la +schiena. E soggiunse scherzosamente: — Bisogna +far lega, noi due, contro questo signorino. +</p> + +<p> +— Davvero? — replicò il professor Romualdo, +sforzandosi a sorridere. +</p> + +<p> +— Badino, badino — riprese l'Albani, e mentre +parlava fece un mezzo giro sui talloni. — Non +vedono quello che ho dietro alle spalle. +</p> + +<p> +— Sì... Ha lo zaino... Oh bella, vorrebbe farci +paura con lo zaino? Se dicesse l'<i>alpenstock</i>, meno +male... Quello lì potrebbe passare per una lancia... +</p> + +<p> +— Oibò, oibò. La mia forza risiede oggi nello +zaino. Sa che cosa c'è qui dentro?... Ci sono le +provvigioni, c'è l'arrosto, il salame, il pane, il +vino... Sta in me di affamare il nemico. E il nemico +affamato si arrende. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> +— O muore — soggiunse in tono eroicomico +la giovinetta. +</p> + +<p> +— Pazzerella che sei! — disse il professore. +</p> + +<p> +Ed ella: +</p> + +<p> +— Noi prenderemo d'assalto il deposito delle +vettovaglie, non è vero, zio Aldo? +</p> + +<p> +— Pazzerella, pazzerella! — replicò questi. E invidiava +la facile allegria della gioventù, egli che +non s'era sentito giovine mai. +</p> + +<p> +Si discese in salotto, ove l'ostessa aveva approntato +il caffè e latte; poi si partì con la scorta di un +ragazzo ch'era pratico della strada e che portava +gli scialli e i mantelli. +</p> + +<p> +Era una splendida mattina; le cime dei monti +illuminate dai primi raggi del sole si disegnavano +nitidissime nel cielo azzurro, un'aria frizzante ed +elastica, che infondeva lena alle membra, s'insinuava +fra i rami degli abeti e accarezzava mollemente +l'erba rugiadosa. Si saliva a grado a grado, +ora traversando ampie praterie, ora addentrandosi +nelle macchie dei pini, ora costeggiando a ritroso +qualche torrente incassato nella montagna. La +scena, come avviene tra le Alpi, mutava ad ogni +istante, a vicenda orrida e amena, angusta e spaziosa. +Qua una gola asserragliata fra due rocce a +picco e ove l'acqua si precipitava con un fracasso +d'inferno, travolgendo nel suo corso i sassi ciclopici, +là una distesa di valli inondate di luce, avvolte +in una quiete solenne. +</p> + +<p> +La flora ricchissima e la curiosa struttura geologica +dei terreni distraevano singolarmente il +<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> +professore, al quale nessuna delle gite passate +aveva offerto sì largo campo di osservazioni. E +l'Albani prestava un aiuto insperato al suo dotto +compagno, arrischiandosi volentieri col suo piede +sicuro nei posti meno accessibili a coglier per esso +le felci, le dafni, le sassifraghe, i ciclamini e i licheni. +Ma più spesso il pittore stava a fianco della +Gilda, il cui volto brillava d'uno schietto entusiasmo. +I due giovani si comunicavano le loro impressioni +e provavano una dolce maraviglia a vedere +quanta conformità vi fosse nei loro gusti. La +Gilda s'accorgeva per la prima volta d'avere anch'essa +istinti un po' avventurosi (era forse l'inquietudine +de' suoi genitori che le scorreva nel +sangue), sentiva che le tranquille abitudini casalinghe, +in cui tante donne trovano pure una compiuta +felicità, avrebbero alla lunga finito col venirle +in uggia. Oh poter correre il mondo, poter +affinare lo spirito nella lotta, poter conoscer la vita! +E il suo pensiero volava alla sua mamma, il cui +animo virile in mezzo alle più terribili prove le +era stato vantato tante volte dal capitano Rodomiti. +Ma qui non poteva a mano di sovvenirle un +altro ricordo. La sua mamma era stata ingrata +verso i suoi parenti; ne imiterebbe ella l'esempio, +sarebbe ingrata anch'ella verso chi aveva fatto +tanto per lei? +</p> + +<p> +A millesettecento metri sul livello del mare, +sopra un bell'altipiano onde si godeva una veduta +magnifica, l'Albani, che era il vero capo della piccola +brigata, ordinò di far sosta. Indi, deposto lo +<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> +zaino, ne sciorinò sul prato il prezioso contenuto. +I viaggiatori si adagiarono sull'erba e fecero onore +al pasto frugale con l'appetito che si trova sempre +sulle Alpi dopo un'ascensione di alcune ore. Dato +fondo alle provvigioni, salvo una bottiglia di vino +e alcune fette di salame tenute in serbo per le circostanze +imprevedute, Mario consultò l'orologio +e disse: — Ancora venticinque minuti, e poi ci +rimetteremo in cammino. — C'erano da fare altri +cento metri di salita piuttosto ardua, prima di +giungere al punto che si era prefisso quale ultima +meta alla gita della giornata. +</p> + +<p> +La Gilda pretendeva di non essere punto stanca, +ma nel fatto ella se ne stava molto volentieri distesa +sull'erba, col <i>plaid</i> sotto il capo per guanciale, +con l'occhio intento a seguire uno stuolo di +nuvolette bianche e leggiere che parevano rincorrersi +verso occidente. Il professore, seduto vicino +a lei, aveva aperto la sua scatola da erborista e +passava in rassegna il ricco bottino della giornata, +enumerando le varie specie coi loro nomi latini e +tentando di richiamar l'attenzione della sua pupilla +sopra una rarissima <i>gentiana nivalis</i>, e sopra +un <i>diantus atrorubens</i> ch'era una maraviglia. Intanto +Mario, addossato al tronco di un larice sul +ciglio dell'altipiano, ora contemplava la scena circostante, +ora si voltava a guardare la leggiadra +testina arrovesciata della fanciulla, e la gentile +persona di lei, che si mostrava in tutta l'armonia +squisita delle sue linee. +</p> + +<p> +A un tratto un buffo di vento scosse con estrema +<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> +violenza i rami e le foglie del larice, investì fieramente +il pittore, e trasportò a parecchi metri di +distanza il cappello della Gilda e la scatola del +professore Romualdo, disperdendone i tesori botanici. +Quando Mario ebbe ricuperato il suo equilibrio, +la ragazza il suo cappellino, e il dottor +Grolli la sua scatola vuota, i nostri tre viaggiatori +si guardarono sbalorditi. Sul loro capo il sole brillava +in tutta la sua magnificenza, e nulla offuscava +l'azzurro di quella parte di cielo che si offriva al +loro sguardo; erano sparite perfino le candide nuvolette +di cui la Gilda accompagnava pur dianzi +con l'occhio la rapida fuga. Ma sul dorso della +montagna ululavano le selve delle conifere, e, +tendendo l'orecchio, si sentivano giù nella valle +latrati di cani e voci che si chiamavano e si rispondevano +di lontano, e muggiti d'armenti che +si affrettavano alle stalle facendo tintinnare i campanoni +appesi al collo. Nello stesso tempo, il ragazzo +che serviva di guida e che s'era dilungato +alquanto in traccia di bacche selvatiche, tornò indietro +gridando: <i>L'uragano! l'uragano!</i> Infatti, +salendo sopra un rialto di terra donde si dominava +il lato opposto della valle, si vedevano in fondo, +nell'interstizio di due monti, grossi nuvoloni addossarsi, +accavallarsi gli uni sugli altri, e a poco a +poco formare una sola massa bruna, serrata, minacciosa. +Indi quella bruna massa, foggiandosi a +cuneo come a romper le file di un esercito nemico, +usciva dai suoi accampamenti e si avanzava preceduta +dal cupo rombo del tuono, resa più terribile +<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> +dallo spesseggiare dei lampi. La natura pareva +oppressa da un incubo, l'erba si piegava impaurita, +dagli abeti scroscianti cadevano le pine +che il vento palleggiava come trastulli, dalla roccia +sgretolata precipitavano i rottami giù per la china; +l'aquila sola, roteando nell'aria, salutava col rauco +suo strido la bufera imminente. +</p> + +<p> +Si tenne un breve consulto. Procedere innanzi +era impossibile; tant'era mettersi addirittura sulla +via del ritorno, e, se il temporale scoppiava, cercar +ricovero sotto qualche sporgenza del monte. +</p> + +<p> +Mario si ravvolse nel suo <i>plaid</i> e aiutò i compagni +a fare altrettanto, indi si cominciò la disastrosa +ritirata. Il sole brillava sempre e la sua viva +luce contrastava singolarmente coi neri e densi +vapori che andavano via via diffondendosi tutto +all'intorno. Secondo la violenza e la direzione del +vento, le ombre degli alberi si allungavano, si +accorciavano, si scontorcevano sul terreno, e intanto +il vento incalzava, e il tuono più romoroso, +più insistente, faceva tremar le montagne. +</p> + +<p> +— Bisogna fermarsi qui, lontano dagli alberi — disse +il professore, additando il cavo d'una rupe. +</p> + +<p> +Intanto le tenebre si stendevano dappertutto, +coprendo ogni lembo di cielo, nascondendo ogni +vetta, invadendo la valle. Ma la tetra notte era +squarciata da incessanti baleni, alla cui luce rossastra +gli oggetti prendevano forme strane e paurose. +Con un fracasso che superava lo strepito di +cento battaglie, il fulmine correva da nube a nube +e si precipitava dalle nubi alla terra, segnando di +<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> +un solco mortale il tronco dei pini più elevati, +sprofondandosi nella roccia. Cominciarono a cader +di grossi goccioloni; quindi si rovesciò un torrente +di pioggia fitta, gelata, impetuosa. La natura era +terribile, la sua voce tonante copriva la voce dell'uomo. +I nostri <i>touristes</i> si erano avvicinati istintivamente +gli uni agli altri; ma non potevano +scambiarsi una parola. Bensì, all'assiduo barbaglio +dei lampi, la Gilda vedeva gli occhi di Mario e +dello zio che la fissavano con pari sollecitudine; +que' due uomini non erano inquieti per sè, ma per +lei. Ella sorrideva ad entrambi per tranquillarli, e +abbandonava la sua mano nella mano vigorosa +del pittore. Talora, con un cenno del capo, ella +additava il piccolo montanaro ch'era il meno intrepido +della comitiva, e che le si era accovacciato +ai piedi turandosi le orecchie coi due pollici. +</p> + +<p> +Le cose durarono in tale stato per un quarto +d'ora; poi il nembo principiò a rimettere della +sua intensità. +</p> + +<p> +— Oh! — disse la Gilda fra un tuono e l'altro. — Valeva +la spesa di ricoverarsi sotto una rupe! +Ho l'acqua fino alle midolle. +</p> + +<p> +— Con un tempo simile si è più sicuri bagnati +che asciutti — osservò gravemente il professore. — Franklin +fece una preziosa esperienza. Con +l'elettricità artificiale accumulata egli potè uccidere +un topo asciutto, ma non riuscì a ucciderne +uno ch'era bagnato. Quello che è certo si è che +la temperatura dev'essere abbassata di parecchi +gradi. Se non vien presto il sole, si gela. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> +— Un buon alpinista — ripigliò il pittore — deve +aver sempre il farmaco indispensabile in +queste occasioni. +</p> + +<p> +Detto ciò, egli tolse di sotto alle vesti una fiaschetta +impagliata che gli pendeva al fianco, e +consigliò il Grolli a bevere un sorso del liquore +che vi era contenuto. +</p> + +<p> +— Che roba è? — chiese la Gilda. +</p> + +<p> +— È <i>cognac</i>. Ne beverà anche lei. +</p> + +<p> +— Sì, sì. +</p> + +<p> +— Non più d'una goccia, sai! — ammonì il +dottor Romualdo. +</p> + +<p> +Ella si mise a ridere, e mandò giù una gran boccata +di liquore. — Bah! Si sente appena — ella +disse, restituendo la fiaschetta all'Albani. +</p> + +<p> +Si riprese la faticosa marcia con tutta la celerità +ch'era conceduta dalle vesti molli e dalle membra +irrigidite. Aveva smesso di piovere, il vento agitava +soltanto gli strati superiori dell'atmosfera, le +nubi, spinte da opposte correnti, si ghermivano, +si confondevano, si lasciavano come se giocassero +a mosca cieca, il sole faceva fuggevoli apparizioni +negli squarci azzurri del cielo, le cime delle montagne +andavano a grado a grado snebbiandosi, e +le vette più eccelse si mostravano chiazzate di neve +recente, ciò che spiegava il freddo improvviso. +</p> + +<p> +La bufera aveva molto peggiorate le condizioni +della strada; qua e là grosse frane ingombravano +il sentiero, e si trovavano rami schiantati, e pozze, +e rigagnoli serpeggianti in tutte le sinuosità del +terreno. Più d'una volta Mario dovette aiutar la +<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> +Gilda in un passo difficile, più d'una volta egli +sentì il dolce peso di quel corpo delicato e flessuoso. +Sul limitare d'uno spazzo verde che scendeva +con un pendìo alquanto ripido, la ragazza +confessò al pittore che il capo le girava un pochino, +e che il suo piede non era ben sicuro. Egli +le diede il braccio con trasporto, e i due giovani +scivolarono insieme giù per la china, a immagine +di pattinatori, con la svelta persona arrovesciata +all'indietro, con le guance invermigliate dalla +sferza della rigida brezza, cogli occhi pieni di +fuoco, coi capelli svolazzanti. Passavano rapidi, +ora in luce, ora in ombra, secondo che il sole +sbucava dalle nuvole o si rimpiattava, e nella +corsa precipitosa ridevano forte, e il loro riso melodioso, +sonoro, rallegrava quelle solitudini alpine. +</p> + +<p> +Sì, senza dubbio, doveva dipendere dal <i>cognac</i>. +La Gilda aveva un bisogno infinito di parlare, di +ridere, di appoggiarsi a qualcheduno. E poichè lo +zio aveva già da far molto a sostener sè medesimo, +era naturale ch'ella si appoggiasse a Mario. Bensì +voltandosi di tratto in tratto: — Bada — gridava — bada, +zio Aldo, di non sdrucciolare. +</p> + +<p> +A malgrado di tanta sollecitudine, ella non si avvide +che il professore incespicò un paio di volte, +e nei suoi sforzi per conservar l'equilibrio riportò +una storta ad un piede e una contusione a un ginocchio. +Pure il nostro scienziato non mosse un +lamento, non disse una parola per rallentar la foga +della giovine coppia, la cui allegria rumorosa non +<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> +aveva più freno. Mario e la Gilda eran tornati bambini, +e accadeva a loro come ai bambini, che quando +si son messi in galloria, finiscono col ridere senza +nemmeno saper di che ridono. +</p> + +<p> +Allorchè i viaggiatori giunsero all'albergo, vi +trovarono una gran confusione. Non si aveva notizia +di due comitive d'inglesi partiti la mattina +per una salita sul ghiacciaio, alla quale certo dovevano +aver rinunziato in causa dell'uragano. Erano +accompagnati da guide eccellenti; pur si stentava +a capire perchè non fossero ancora di ritorno. Oltracciò +si considerava ornai sciupata la stagione +d'estate. La neve caduta aveva già reso impossibili +alcune ascensioni, e chi sa se non sarebbe successo +peggio nella notte. C'erano sempre due monti +che <i>fumavano</i>, secondo la espressione dell'oste, +e que' due monti, chiamati <i>i due gemelli</i>, valevano +meglio di qualunque barometro, perchè la loro +cima avvolta di nubi significava un seguito di piogge +e di burrasche. Per poco che si abbassasse ancora +la temperatura, non sarebbe più venuto un +solo forestiero, e sarebbero andati via tutti quelli +che ci erano. +</p> + +<p> +L'ostessa intanto si recava ogni momento sulla +strada a spiare il ritorno degli inglesi. Ella si ricordava +di una catastrofe avvenuta anni addietro, +quando, di cinque <i>touristes</i> che avevano lasciato +l'albergo la mattina, due soli erano tornati la sera. +E fra le vittime c'era un giovine bello, ricco, pieno +di buonumore, un alpinista famoso ch'era stato uno +tra i primi a superare il Cervino, e che in mezzo +<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> +alla sua audacia aveva tutta la grazia e l'ingenuità +d'un fanciullo. Giocava volentieri coi bimbi, scherzava +onestamente con le ragazze, amava discorrere +di sua madre. E sua madre, poveretta, era corsa da +Londra per avere almeno il cadavere del figlio. +Ahimè! Il ghiacciaio non rende che tardi i suoi +morti. +</p> + +<p> +Per buona ventura questa volta non accaddero +disgrazie, e gli inglesi aspettati arrivarono sani e +salvi, benchè pieni di freddo, di fame, con le vesti +fradice e con l'ossa peste, e decisi a levar le tende +il dì appresso. La mattina infatti, poichè il cielo +era sempre coperto e il barometro continuava a +segnar pioggia e vento, fu un salvi chi può generale. +A mezzogiorno non restavano all'albergo +del <i>Camoscio</i> che il professore Grolli, sua nipote +e Mario Albani. +</p> + +<div class="chapter"></div> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> +</p> + +<h2> +XVI. +</h2> + +<p> +Al professore s'era nella notte gonfiato il piede +in conseguenza della storta riportata il giorno innanzi, +ed egli aveva potuto a fatica trascinarsi dal +letto fino ad una poltrona che si trovava accanto +alla finestra. Non era nulla, ma bisognava stare +almeno una settimana in riposo. +</p> + +<p> +Il riposo del professore significava la prigionia +della Gilda, la quale si sarebbe annoiata non poco +della sua clausura, se Mario Albani non avesse +voluto dare a lei e a suo zio una prova di vera +amicizia col partecipare alla loro sorte. Com'era +buono il signor Mario, com'era gentile! +</p> + +<p> +La mattina per tempo egli veniva a chiedere le +notizie del professore Romualdo, salutava attraverso +la parete la Gilda che era ancora mezzo svestita +nella sua camera, e poi se ne andava a girar +pei monti con un libro, col suo <i>album</i> e la sua +scatola di colori. Nell'uscir dall'albergo egli guardava +<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> +la finestra della giovinetta, e i suoi occhi +s'incontravano sovente in quelli di lei, ch'era +presso al davanzale ravvolta nel suo accappatoio. +Ella lo salutava con la mano e gli gridava: — A +rivederci a mezzodì. +</p> + +<p> +E a mezzodì in punto il pittore sedeva alla mensa +dei due prigionieri. Sulla tavola, ch'era apparecchiata +accanto alla poltrona dello scienziato, egli +deponeva tutti i giorni alcuni fiori colti nella sua +passeggiata mattutina, poscia, durante il pranzo, +discorreva con la sua consueta vivacità d'arte, di +letteratura, di viaggi, riuscendo qualche volta a +richiamare un sorriso financo sulle labbra dell'austero +professore. +</p> + +<p> +Dopo il desinare, egli prendeva i suoi pennelli, +piantava il suo cavalletto, e faceva seder la Gilda +sopra una seggiola in mezzo alla camera tentando +di ritrarne le sembianze sulla tela. Non aveva mai +lavorato con maggior passione, con maggior impegno, +con più ardente febbre d'artista. Pure i +suoi entusiasmi erano interrotti da scoraggiamenti +profondi, e in quegli istanti la sua pittura gli sembrava +misera, fredda, e avrebbe voluto distruggerla. +La Gilda gli leggeva negli occhi quei moti +subitanei dell'anima e sorgeva con energia straordinaria +a difendere un'opera ch'ella amava d'un +amore singolare, quasi materno. Talora il professore +era chiamato arbitro nella questione; egli +doveva decidere se il ritratto prometteva di somigliare +all'originale, o era invece uno sgorbio, una +profanazione, come diceva Mario nei suoi accessi +<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> +di pessimismo. E il professore, che in fatto d'arte +se ne intendeva pochino, dava ragione alla nipote, +ma con certi argomenti che non sarebbero stati i +più acconci a persuadere l'artista, s'egli non fosse +tornato da sè a più miti consigli. +</p> + +<p> +Quelle sedute duravano circa tre ore. Per solito, +alle quattro, Mario usciva di nuovo per tornar verso +le sette. Durante la sua assenza, la Gilda adempiva +coscienziosamente all'ufficio di segretario dello +zio, scriveva per lui qualche lettera sotto dettatura, +o gli ricopiava con la sua nitida calligrafia +qualche articolo da mandare all'una o all'altra +Rivista scientifica. Negli intervalli, ella trovava +sempre la maniera di far cadere il discorso sull'Albani +e sulla buona stella che lo aveva messo +sul loro cammino. Oppure si fermava davanti al +ritratto, che, nonostante le ubbie del pittore, procedeva +rapidamente, e, diceva lei, avrebbe finito +col dare scacco all'originale. Sì, ella voleva un +gran bene a quella mezza figura di giovinetta +ch'ella aveva visto emerger dal nulla, e pallida, +scialba, disegnarsi appena sulla tela quasi fantasma +fuggitivo sulla parete, e d'ora in ora, di minuto +in minuto, acquistare il rilievo, il colore, la vita, +il sorriso, come se avesse sangue, e muscoli, e nervi. +</p> + +<p> +— Sono una vanerella — ella osservava talvolta. — Innamorarmi +della mia immagine, come +Narciso! +</p> + +<p> +Ma era ella ben certa di non accusarsi a torto? +Ammirando il proprio ritratto, ammirava forse sè +stessa? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> +Tanto per spigrire le membra, ella scendeva +ogni giorno a far quattro passi davanti all'albergo, +non dilungandosene mai in modo che il professore +non potesse dalla finestra vederla e parlarle. <i>Fulmine</i>, +il vecchio cane di casa, che in quell'ora +dormiva per solito attraverso la soglia, le si metteva +a fianco con molta galanteria nelle sue passeggiate +microscopiche, e sembrava disposto ad +accompagnarla molto più in là, ovunque ella +avesse voluto. Ordinariamente la Gilda restava +fuori fino al ritorno di Mario. All'arrivo del pittore, +i due giovani facevano un paio di giri insieme, +poi salivano entrambi dal professor Romualdo. +</p> + +<p> +L'ostessa serviva per le otto una cena frugale, il +cui piatto più importante era una trota pescata in +un laghetto a poche ore di cammino. Dopo cena +si chiacchierava, si leggeva. Mario aveva trovato +in salotto, fra gli altri libri, il primo volume delle +poesie di Longfellow, e sapendo discretamente +l'inglese, traduceva ad alta voce l'<i>Evangelina</i>; +indi sbozzava col lapis alcune tra le scene di quel +pietoso racconto. Qualche sera l'oste chiedeva licenza +di prender parte alla conversazione, e insieme +con lui veniva anche <i>Fulmine</i>, scodinzolando e fregandosi +carezzevolmente intorno a Mario e alla +Gilda. In queste solenni occasioni il signor Emanuele +(che era l'oste) si permetteva di far sturare +in onore dei suoi ospiti una bottiglia, di cui, pure +in loro onore, egli beveva almeno i due terzi. Il +vino però non lo rendeva espansivo; anzi condensava +<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> +la sua eloquenza in certi <i>ma!</i> sonori che +egli emetteva dal labbro a intervalli regolari di +due o tre minuti. Poi lasciava cader la testa sul +petto, chiudeva gli occhi, apriva la bocca e dormicchiava +fino alle dieci, ora nella quale il professore +voleva andare a letto, e Mario e la Gilda +si ritiravano ciascuno nelle proprie stanze. +</p> + +<p> +Questa distribuzione della giornata subiva lievi +modificazioni quando il tempo, che non s'era mai +rimesso al bello, era tale da non permettere a +Mario d'uscire. Allora egli supplicava umilmente +che gli si accordasse una più lunga ospitalità, e la +Gilda, col piglio d'una castellana del medio evo, +gli concedeva di rimanere. Nè certo il professore +poteva mettere il suo veto alla onesta domanda. +</p> + +<p> +Il ritratto volgeva al suo termine. All'ottava +seduta, nell'ora in cui Mario soleva deporre i pennelli, +egli disse alla Gilda: — Non vado via, sa, +oggi... Ho una buona giornata e voglio finire... +Rimanga al suo posto.... Pieghi un po' la testa verso +sinistra... Così... sorrida... +</p> + +<p> +— Dio mio!... Non faccio altro da una settimana. +</p> + +<p> +— È vero, ma oggi soltanto mi par di cogliere +la giusta espressione di quel suo sorriso... Ah sì, +sì... ecco. +</p> + +<p> +E il pittore, tiratosi due passi indietro, mirava +con compiacenza l'opera sua. Il professore Romualdo, +ch'era in via di guarigione e camminava +senza difficoltà per la stanza, venne a collocarsi +dietro a Mario e non potè a meno di esclamare: — Bravo! +È parlante. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> +L'Albani si rimise tosto al lavoro. Il suo occhio +scintillava, un fremito gli correva tutte le membra, +la punta del suo piede batteva impaziente sul +pavimento, mentre il suo pennello sicuro ora sfiorava, +ora mordeva la tela, creando sul suo passaggio +nuovi effetti d'ombra e di luce, spirando un +soffio potente in quella bella testa di vergine. +</p> + +<p> +Ancora un tocco, un altro, e poi Mario depose +la sua tavolozza, si ravviò con la mano i capelli e +disse: — Si alzi, signora Gilda; è finito. +</p> + +<p> +Un grido d'ammirazione proruppe dal labbro +della giovinetta quand'ella vide il ritratto compiuto. +Ella ne aveva seguìto i progressi con fede +incrollabile, ma la riuscita superava ogni sua aspettativa. +</p> + +<p> +— Oh signor Mario, ha fatto miracoli oggi — ella +soggiunse commossa. — E dire che se non ero +io, avrebbe lacerato questa tela una mezza dozzina +di volte... +</p> + +<p> +— È stata la mia collaboratrice — egli rispose — Ha +mantenuto il mio coraggio. Dovrò tutto +a lei. +</p> + +<p> +Ella chinò il volto confusa e sentì spuntarsi una +lagrimetta sul ciglio. Scosse leggiadramente il capo, +si rivolse al professore e continuò accennando al +quadro: — Lo faremo mettere in una elegante +cornice, in una cornice dorata, e poi lo collocheremo +nella tua camera... al disopra della tua scrivania...; +così lei, signor disprezzatore delle donne, +non potrà alzare gli occhi dai suoi dottissimi libri +senza vedere una donna, che, via, non è tanto +<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> +brutta... Chi sa le belle ispirazioni che ti scenderanno +da quella immagine!... +</p> + +<p> +A questi discorsi il professore sentiva un peso, +un'oppressione al cuore, di cui non sapeva rendersi +conto. E intanto, per non rimaner muto affatto, +egli rinnovava a Mario le sue congratulazioni. +Erano del resto congratulazioni sincere, perchè i +pregi singolari di quella mezza figura non potevano +sfuggire nemmeno a lui, ed egli paragonava +sospirando gli effetti rapidi, fulminei, ottenuti dall'arte, +coi successi lenti, modesti, spesso ignorati, +della scienza. In altri tempi questo confronto gli +avrebbe fatto parer tanto più cari gli studi scientifici +quanto minore è lo strepito che essi levano +intorno a sè e il compenso ch'essi danno ai loro +cultori. Oggi la sua fede vacillava; egli era tentato +di chiedersi: — Perchè non nacqui artista +anch'io? +</p> + +<p> +— Ah! — riprese la giovinetta, mutando discorso +con la solita infantile volubilità — Ho le membra +intorpidite... Son rimasta seduta cinqu'ore. +</p> + +<p> +— Dica pur sei — osservò l'Albani. — Si è cominciato +al tocco, e sono quasi le sette. +</p> + +<p> +— Ebbene — soggiunse la Gilda, rivoltasi allo +zio — scendo a fare i miei quattro passi d'ogni +giorno... Mi farà da cavaliere, non è vero, signor +Mario? Le nostre colonne d'Ercole saranno quei +soliti abeti laggiù... E tu, zio Aldo, potrai vigilare +sopra di noi, come l'angelo custode... dall'alto. +</p> + +<p> +Dopo l'uragano, era quello il primo giorno in +cui il cielo si mostrava quasi interamente sereno. +<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> +Spirava un'aria mite, annunziatrice di una rivincita +dell'estate sull'autunno precoce; l'oste spianava la +fronte corrugata e riapriva l'animo alla speranza +vedendo che <i>i due gemelli</i> non <i>fumavano</i> più. +</p> + +<p> +— Bel tempo! — disse il signor Emanuele a +Mario e alla Gilda. — Bel tempo! — E si fregò +le mani per la contentezza. +</p> + +<p> +Il signor Emanuele se ne stava ritto davanti alla +soglia dell'albergo. Vicino a lui c'erano due guide, +un cacciatore di camosci, e una guardia daziaria. +<i>Fulmine</i>, che scherzava un po' più lontano col cane +del cacciatore, corse festosamente verso i due giovani. +Il crocchio si divise per lasciarli passare. +</p> + +<p> +— Sono fidanzati? — chiese la guardia daziaria. +</p> + +<p> +— Ma! — rispose il laconico oste. +</p> + +<p> +E una delle guide soggiunse: — Paion fatti +l'uno per l'altra. +</p> + +<p> +Il professore era alla finestra coi gomiti appoggiati +al davanzale. La Gilda guardò in alto, sorrise +allo zio, e lo salutò colla mano. +</p> + +<p> +— Voglio raccontarle la storia di Van Dyck e +di Miss Dolly Ruthwen — cominciò Mario. +</p> + +<p> +— Oh bravo, racconti, racconti. +</p> + +<p> +E la bellissima coppia si diresse verso la macchia +d'abeti, ora preceduta, ora seguìta da <i>Fulmine</i>, +che carolava sull'erba e prendeva fra i denti le +pine cadute dagli alberi. Il professor Romualdo li +accompagnava con lo sguardo. +</p> + +<p> +Giunti al termine stabilito, Mario e la Gilda si +avvicinarono di nuovo all'albergo. +</p> + +<p> +— Sicuro — disse Mario, continuando la sua +<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> +narrazione, — se Miss Dolly Ruthwen non avesse +posato per lui, Van Dyck non avrebbe mai fatto +uno dei suoi capolavori. +</p> + +<p> +— E che avvenne poi? — domandò la ragazza. +</p> + +<p> +— Fa bujo — gridò dalla finestra il professore. +</p> + +<p> +— Un altro giro, un altro giro, e siamo con te. +</p> + +<p> +Il sole era fuggito dalle cime dei monti, il breve +crepuscolo cedeva il posto alla sera, e già le stelle +cominciavano a tremolare nel firmamento. Il cappuccio +di lana rossa della Gilda spiccò ancora per +qualche istante tra il grigio uniforme di tutte le +cose; poi il professor Romualdo non vide più che +due ombre. E intanto Mario narrava alla Gilda +come Miss Dolly Ruthwen fosse divenuta moglie +dell'artista ch'ella aveva ispirato col suo bel viso. +Il cane <i>Fulmine</i>, quasi a significare la sua approvazione +al felice connubio, abbajò rumorosamente +destando l'eco della valle, e i due giovani si misero +anch'essi a gridare per celia: <i>Gilda! Mario!</i> +L'eco rimandava confusi insieme i due nomi <i>Mario! +Gilda!</i> +</p> + +<p> +Lo scienziato non sapeva staccarsi dalla finestra. +Egli seguiva con l'occhio il moversi di quelle +ombre, egli tendeva l'orecchio a quei suoni. E indovinava +l'amore. L'amore, che fino allora egli non +aveva nè provato in sè, nè compreso negli altri, +adesso gli passava rasente come un soffio infocato, +gli turbava i sensi e lo spirito. Oh perchè aveva +egli tanti anni addietro accolto il grave legato di +una sorella con la quale non lo vincolava obbligo +alcuno? E quando pure avesse voluto conservare +<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> +ed accrescere il piccolo patrimonio della nipote; +quando pure avesse voluto colmarla di benefizi, +perchè tenerla sotto il suo tetto? Per sentirsi dire +un giorno: — la tua parte è finita. Tutto l'affetto +prodigato a questa creatura nel lungo periodo +dell'infanzia e dell'adolescenza val meno del primo +sorriso d'un ignoto che la rapirà alla sua casa? +E a te che le hai fatto da padre, non resta altro che +mettere il tuo <i>visto</i> sotto il passaporto che le servirà +a varcar la tua soglia per non ricalcarla forse +mai più? Senonchè, altri pensieri succedevano a +questi nell'animo del professore. Egli non poteva +a meno di confessare che se la Gilda gli aveva +costato dei sacrifizi, egli ne aveva pure avuto un +ricambio. Ella era stata docile, buona, le sue grazie +schiette ed ingenue, la sua intelligenza vivace, il +suo desiderio di apprendere avevano fruttato a +lui soddisfazioni care e ineffabili. Non aveva ella +aperto nuovi orizzonti alla sua mente, non aveva +contribuito ad ingentilirgli il costume, a renderlo +insomma migliore di quello ch'egli era una +volta? E ora, di che cosa poteva incolparla? Di +amare. Chi non ama nel mondo? Dacchè egli +aveva spinto lo sguardo oltre le sue formule e le +sue storte, di chi poteva dire: — Costui non ama, +costui non ha mai amato? — Di sè... forse... No; +la Gilda non aveva nulla da rimproverarsi. Egli +piuttosto, egli che ne era il tutore, il secondo +padre, aveva adempiuto alla parte sua? Che aveva +fatto mentre il sottile veleno dell'amore s'infiltrava +nelle vene della giovinetta? Egli non aveva +<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> +nè provocato dal suo labbro una confidenza, nè +chiesto a Mario Albani una spiegazione; aveva +assistito con le braccia incrociate al crescere di +una simpatia che forse non era più che un capriccio +pel giovine artista, ma che certo aveva messo +salde radici nell'anima della Gilda, e, delusa, le +avrebbe turbata tutta la vita. Oh improvvido e +inetto! Ed egli andava orgoglioso della sua scienza, +egli che non aveva saputo fare ciò che sa ogni più +umile persona del volgo a cui siano affidate le +sorti d'una fanciulla! +</p> + +<p> +Lo prese un'inquietudine affannosa, e gridò: — Gilda! +Gilda! È tardi... +</p> + +<p> +— Eccoci, eccoci — rispose la Gilda. E <i>Fulmine</i>, +abbaiando, precedette all'albergo la coppia +felice. +</p> + +<p> +Quella sera Mario Albani si ritirò più presto +del solito nella sua camera. Il professore, fattosi +animo, trattenne la Gilda, e con voce che la commozione +rendeva tremula: — Gilda — le disse — non +mi nascondi nulla? +</p> + +<p> +Ella abbassò gli occhi e arrossì. +</p> + +<p> +— Ti ricordi — continuò il professore Romualdo — dei +discorsi tenuti dal capitano Antonio +l'ultima sera che egli passò con noi?... Guardami +in viso... Quel momento che il capitano presagiva +vicino, è venuto? +</p> + +<p> +Ella abbandonò la sua testina sulla spalla dello +zio, e bisbigliò tra un sorriso e una lagrima: — Mi +pare di sì. +</p> + +<p> +— La tua quiete è in pericolo, la mia fanciulla! — egli +<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> +riprese, carezzandole con mano nervosa i +capelli. — Oh il malaugurato accidente che c'imprigionò +qui per tanti giorni! +</p> + +<p> +— Sì, la cagione del nostro soggiorno fu invero +molto spiacevole... Ma la prigionia non è stata una +gran disgrazia. +</p> + +<p> +— Gilda, Gilda, tu scherzi col fuoco... Perchè il +signor Mario affine di passare il tempo ti fece il +ritratto, perchè egli ti disse qualche galanteria... +</p> + +<p> +— Quanto a questo — ella interruppe con vezzo +infantile — prima di giudicare, aspetta un certo +discorso che ti verrà fatto domattina... +</p> + +<p> +— Dal signor Mario? +</p> + +<p> +— Sicuro, da Mario, il quale si presenterà dal +mio signor zio e tutore a chiedergli... insomma a +fargli un discorso serio... +</p> + +<p> +— Ma, Gilda, questo giovine si può dire che tu +lo conosci appena. +</p> + +<p> +— Oh zio Aldo, lo conosco fin da ragazzo. +</p> + +<p> +— Sì, come un ragazzo sventato... E vorrebbe +farsi una famiglia? +</p> + +<p> +— Proprio vorrebbe questo.... +</p> + +<p> +— Senza uno stato? +</p> + +<p> +— Aspetteremo che l'abbia. +</p> + +<p> +— E suo padre? +</p> + +<p> +— Oh! Egli non vede che per gli occhi di Mario. +</p> + +<p> +— E fu ben compensato della sua cieca affezione! +Poveri padri! +</p> + +<p> +— No, no. Nè poveri padri, nè poveri zii — ella +ripigliò con grazia... — Si vuol loro tanto +bene... E poi noi conosciamo il fondo del loro +<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> +pensiero meglio che non lo conoscano essi medesimi... +Dio! Dio! Come leggo chiaro qui... qui, +nel tuo cuore. +</p> + +<p> +— Smetti, bimba — egli interruppe tra fastidito +e turbato. +</p> + +<p> +— Leggo in grandi caratteri — soggiunse ella +senza badargli — queste parole esplicite e solenni: +<i>Desidero soltanto una cosa, che la Gilda sia felice...</i> +Non è vero, che so legger bene? +</p> + +<p> +Un amaro sorriso sfiorò il labbro del professore, +ma egli si ricompose subito. — Lasciami solo +adesso, Gilda... te ne prego... ho bisogno di rimanere +solo. +</p> + +<p> +E appoggiando uno dei gomiti al bracciale della +poltrona, nascose il volto nella palma della mano. +</p> + +<p> +Ella accese lentamente la candela, s'avvicinò in +punta di piedi allo zio e gli diede un bacio in +fronte. Poi sguisciò via. +</p> + +<p> +— È inutile che tu faccia il cattivo, zio Aldo.... +Non ti credo. +</p> + +<p> +E la giovinetta rientrò nella sua camera, e +sciolse il volo alle sue gioconde fantasie d'innamorata. +</p> + +<p> +Il professor Romualdo, appoggiato al suo bastone, +si mise a passeggiar per la stanza. Giunto +davanti al cavalletto dove era il ritratto della +Gilda, egli sollevò il lino bianco che copriva +quelle care sembianze, e stette a lungo immobile +a contemplarle. Era quella la Gilda che sarebbe +rimasta sempre con lui, che gli avrebbe sempre +sorriso... L'altra... oh l'altra egli l'aveva perduta! +</p> + +<div class="chapter"></div> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> +</p> + +<h2> +XVII. +</h2> + +<p> +Prima dell'inverno, Mario e la Gilda erano fidanzati. +Il giovine Albani era venuto in persona +a rinnovare la sua domanda, e il professor Romualdo +aveva finito coll'accordare, spontaneamente +o no, il suo consenso. In quanto al signor +Gedeone, padre di Mario, egli accolse con molto +favore il pensiero di questo matrimonio, cosa che +può parer singolare in un uomo positivo come +lui. Ma il signor Gedeone era da qualche tempo +sotto la cura d'un medico omeopatico, che gli +aveva insegnato le sue teorie. — <i>Similia cum similibus</i> — diceva +l'egregio negoziante. — I savi +si governano con le idee savie, i matti con le idee +matte. Chi sa che il matrimonio non faccia venir +giudizio a mio figlio! — Inoltre si trattava di una +ragazza per bene, di una ragazza che il signor Gedeone +si era vista crescere sotto gli occhi e di cui +tutti lodavano le maniere e i costumi. Aggiungasi +<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> +infine l'onore di stringer parentela con un uomo +sapiente come il professore Grolli. Gl'ignoranti, +e tale era il signor Gedeone, affettano disprezzo +per la scienza, ma nel fondo sentono solleticata +la loro vanità dal poter dire che hanno domestichezza +con qualche dotto. +</p> + +<p> +Anche dal lato dell'interesse l'affare era meno +cattivo di quanto si sarebbe creduto. Certo, se +Mario fosse rimasto in negozio, s'egli avesse voluto +essere un continuatore della casa <i>Gedeone +Albani</i>, non gli sarebbe mancata l'offerta di qualche +ragazza con centomila lire e più; ma un artista +in principio della sua carriera non poteva +aspirare a tanto, ed era già molto ch'egli trovasse +una dote. La Gilda aveva quasi trentacinque mila +lire; il signor Gedeone aveva supposto ch'ella non +possedesse un centesimo. A lui, Gedeone Albani, +negoziante di granaglie e coloniali, toccava di far +onore al suo nome, creando al figliuolo una condizione +indipendente e decorosa. E invero egli non +aveva altri che Mario al mondo; le sue operazioni +commerciali meno delicate, i suoi ingegnosi contrabbandi +avevano sempre avuto uno scopo che +li giustificava, quello cioè di accrescere il patrimonio +di quest'unico figlio. Ora poi ch'egli doveva +far delle spese maggiori per conto di lui, +il signor Gedeone s'era risolto di assumere la fornitura +di alcuni Istituti pii. +</p> + +<p> +Le nozze vennero fissate per quando la Gilda +compirebbe i diciotto anni; Mario ne avrebbe allora +ventitrè e qualche mese. Gli sposi si stabilirebbero +<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> +in Milano, o in Firenze, o in altra città +dove vi fosse una vita artistica. All'allestimento +della casa provvederebbe il signor Gedeone, il +quale si obbligava inoltre a passare un congruo +assegno annuo a Mario. +</p> + +<p> +Com'è naturale, in tutti questi accordi i due +fidanzati non avevano la menoma parte; i concerti +erano presi tra il signor Gedeone e il professor +Grolli per iniziativa del primo e col sussidio di un +uomo di legge. <i>I patti chiari fanno i buoni amici</i>, +diceva il signor Albani <i>seniore</i>, e al professor Romualdo, +che insisteva sulla superfluità di metter +penna in carta quando potevano intendersi a +voce, egli replicava sentenziosamente: <i>Verba +volant.</i> +</p> + +<p> +Sopra un altro punto il signor Gedeone fu irremovibile; +egli volle cioè dare una grande solennità +agli sponsali. La ditta Gedeone Albani non +aveva mai fatto taccagnerie e non voleva farne in +questa occasione. Si trattava nientemeno che della +promessa di matrimonio del figlio di quella rispettabile +ditta, di colui al quale per un certo tempo +il signor Gedeone aveva sperato di legare i suoi +affari di grani e di coloniali e i segreti delle sue +contravvenzioni a danno del fisco. Speranze pur +troppo fallite; ma non importa; il figlio era sempre +figlio, e il signor Gedeone doveva mostrarsi +uguale a sè stesso. +</p> + +<p> +Vi fu in casa Albani un invito numerosissimo; +parenti del signor Gedeone, parenti della sua defunta +moglie, membri della Camera di commercio; +<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> +poi, in onore del Grolli, parecchi professori dell'Università, +e in onore della Gilda la madre e le +ragazze Lorati, le quali dicevano che la Gilda non +poteva a meno di essere una gran civetta se aveva +trovato così presto marito, mentre esse invece non +ne venivano mai a capo. In complesso una società +un po' mista, mirabilmente concorde però nel far +buon viso agli abbondanti rinfreschi preparati dal +signor Gedeone. +</p> + +<p> +Intanto il professore Grolli e la Gilda avevano +partecipato l'importantissimo avvenimento al capitano +Rodomiti, il quale si trovava a Cadice, prossimo +a partire per la Nuova Guinea. E il marinaio, +deplorando di non poter essere in Italia per l'epoca +delle nozze, inviava le sue più vive congratulazioni +al professore e agli sposi, e annunziava di +aver già dato a un amico di Milano gli ordini opportuni +pel corredo della figlioccia. +</p> + +<p> +Così tutto pareva sorridere a questa unione: la +gioventù, la bellezza, le prospettive di una vita comoda +e agiata, le brillanti promesse della gloria. +Se la Gilda rifletteva a ciò che sarebbe accaduto +di lei ove fosse rimasta orfana e sola a Montevideo, +ella aveva ben ragione di lodarsi della fortuna e +degli uomini che avevano cospirato con amorosa +sollecitudine a sparger fiori sul suo cammino. Dal +giorno in cui sua madre morente l'aveva affidata +al capitano Rodomiti perchè la conducesse in Europa, +quante cure soavi l'avevano cinta, di quanti +pensieri gentili era stata l'oggetto! Senza genitori, +ella era stata amata più di molte fanciulle che crescono +<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> +all'ombra del tetto domestico; povera, il +frutto della previdenza altrui la rendeva quasi +ricca a diciassette anni. Uno zio che non le doveva +nulla le faceva da padre; un estraneo, il capitano +Rodomiti, gareggiava con lo zio in tenerezza per +lei. Avrebbe potuto essere una selvaggia, ed era +stata allevata in un ambiente di studi; aveva il culto +dell'arte, e l'uomo a cui doveva unir la sua vita +era un artista. +</p> + +<p> +Pure, la sua contentezza non era scevra d'angustie. +Come in qualche giornata estiva si diffondono +pel cielo sereno lievi vapori che, senza prender +forma visibile, offuscano nondimeno lo splendore +del sole, così una vaga malinconia s'impossessava +talvolta della sua anima, e le faceva considerar la +sua felicità come un castello di carte destinato a +crollare ad un soffio. Mario l'amerebbe sempre? +L'affetto che egli le portava era di quelli che durano +alla prova del tempo, che resistono al tedio, +ai capricci della mobile fantasia? Oggi ella era per +lui il tipo di quella bellezza ch'egli idoleggiava; +a sentirlo, ella doveva figurare in tutti i suoi quadri, +passare all'immortalità per opera del suo pennello. +Ma domani? Se un altro tipo femminile gli +sembrasse più vicino all'ideale che gli sorrideva +nella mente? +</p> + +<p> +Un giorno ella non aveva potuto a meno di +dirgli: — Tu non comprendi la donna che bella! +</p> + +<p> +— È vero — egli aveva risposto — ma che +t'importa, poichè tu sei bellissima? +</p> + +<p> +Tra gli sponsali e le nozze doveva correre un +<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> +periodo di un anno, nè l'irrequietissimo Mario +sapeva acconciarsi a rimaner tanto tempo fermo +in un luogo. Egli era ora di qua, ora di là; ora a +Zurigo, ove aveva vecchi amici e lavori lasciati +incompiuti, ora in questa o in quella città d'Italia. +Lontano, non aveva l'abitudine di scriver troppo +di sovente alla sua sposa; se ne tornava però +sempre più innamorato di prima. +</p> + +<p> +Durante le assenze di Mario, il pensiero della +giovinetta si ripiegava con maggior tenerezza dell'usato +su quelli ch'ella stava per abbandonare: +sul professore Romualdo, sulla signora Dorotea, +che, pur brontolando continuamente, aveva mostrato +tanto affetto per lei. La signora Dorotea non +era più la matura ma vispa donnetta di dieci anni +addietro, che divideva la giornata tra le cure domestiche +e le visite ai conoscenti; era curva, +sdentata, e passava le lunghe ore in un seggiolone +cogli occhiali inforcati sul naso, con la calza in +mano. +</p> + +<p> +Negli ultimi tempi anche la sua condizione economica +s'era molto peggiorata. La manìa del giuoco +del lotto, cresciuta in lei coll'avanzare dell'età, +l'aveva caricata di debiti, e una mattina il professor +Romualdo aveva visto giungere gli uscieri +del tribunale per l'oppignoramento dei mobili. Il +professore aveva posto riparo al disastro rimborsando +il danaro dovuto dalla vedova e comprandole +i mobili a prezzo vantaggiosissimo per lei. Così +a poco a poco le parti s'erano invertite fra loro; +egli era divenuto il padrone di casa, ella era l'inquilina. +<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> +Il professore pagava la pigione; ella, piuttosto +per salvare il decoro che per altro, pagava +a lui un piccolo assegno mensile pel proprio mantenimento. +Non aveva rinunziato alla sopraintendenza +alle cose domestiche, ma le sue funzioni +attive si riducevano a nulla. L'ufficio che ella aveva +abbandonato con maggior riluttanza era +quello di scriver la polizza del bucato; grave occupazione, +nella quale soleva impiegare tre ore +ogni venerdì, dopo aver fatto acquistare la sera +innanzi una penna d'oca temperata e aver versato +una goccia d'aceto nel calamaio affine di render +scorrevole l'inchiostro. Alla lunga però anche un +tale incarico era stato assunto dalla Gilda, che +mostrava tutte le qualità di una buona massaia, e +la signora Dorotea aveva sempre più agio di brontolare +e di studiare la cabala del lotto. La prima +di queste inclinazioni aveva trovato un nuovo alimento +nella promessa di matrimonio della Gilda. +Quel matrimonio ella non sapeva mandarlo giù, +sia che avesse altri disegni relativamente alla +<i>bambina</i>, com'ella soleva spesso chiamare la Gilda, +sia che tenesse ancora il broncio a Mario per la +marca di negozio ch'egli le aveva dipinto sulla +schiena quand'era fanciullo. Ordinariamente ella +si limitava a sfogare il suo malcontento in lunghi +soliloqui; non lasciava però sfuggirsi l'opportunità +di dirne una parola anche al professore, e di biasimarlo +della sua troppo facile condiscendenza. +Nè con la Gilda faceva mistero dell'antipatia che +le inspirava il suo fidanzato. Del resto, si era troppo +<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> +avvezzi alle querimonie della signora Dorotea +per dar loro gran peso; tuttavia la Gilda sentiva +spuntarsi qualche volta una lagrimuccia di dispetto, +e diceva: — In fin dei conti, che ha con +Mario? — Eh, nulla, nulla — rispondeva la vecchia — ma +quello lì non era il marito per te... E +credi tu che il professore veda di buon occhio +queste nozze?... Non parla, ma soffre... Oh! Il professore +io l'ho conosciuto prima che tu avessi +lume di ragione. +</p> + +<p> +L'idea che lo zio Aldo soffrisse amareggiava +profondamente la Gilda e la rendeva più sollecita, +più affettuosa verso di lui ch'ella non fosse mai +stata. Ella voleva a ogni costo prestargli l'opera +sua, voleva copiare i suoi manoscritti, voleva aiutarlo +nel suo laboratorio. E s'egli si schermiva, +ella, che non aveva la virtù dissimulatrice di lui, +mostrava tanta afflizione da vincere ogni sua resistenza. +No, piuttosto di darle un dolore, egli ne +avrebbe dati cento a sè stesso. Nel momento in +cui era stato fissato il matrimonio della Gilda, egli +aveva fermo in cuor suo due cose: consacrarsi con +lena raddoppiata agli studi, avvezzarsi a veder la +nipote meno che fosse possibile. Di questi due +proponimenti il primo soltanto gli era riuscito; +s'era immerso nel lavoro, s'era impegnato con un +editore a fornirgli entro pochi mesi la materia di +un paio di pubblicazioni: un trattato di geometria +superiore, e un libro di minor mole, che avrebbe +dovuto essere come la sintesi del suo pensiero +scientifico. A quest'ultimo soprattutto egli indirizzava +<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> +le forze dell'intelletto; voleva ch'esso fosse +stampato prima delle nozze della Gilda, voleva +ch'esso levasse romore intorno al suo nome; per +la prima volta nella sua vita, al culto disinteressato +del vero si mesceva nell'animo suo il desiderio +della gloria. +</p> + +<p> +Era geloso della celebrità bambina di Mario; +ambiva mostrare che la scienza può dare alla fama +una base più sicura e più salda dell'arte. Il suo +stile, ordinariamente arido e disadorno, si risentiva +dell'inspirazione robusta che gli aveva suggerito +quest'opera, e acquistava una vigorìa e un +colore inusato. La Gilda, nel ricopiarne alcune +pagine, non aveva potuto a meno di esclamare: — Zio +Aldo, diventi anche poeta? — E aveva +soggiunto, additando il suo ritratto appeso al disopra +della scrivania: — Ero stata buona profetessa. +Quel quadro doveva far miracoli. +</p> + +<p> +La Gilda diceva il vero? Era dunque da lei, era +dalla sua immagine che spirava un soffio di poesia +in quell'anima austera di scienziato? Anch'egli +dunque cedeva a quella influenza della donna a +cui aveva saputo sottrarre la sua giovinezza? Così +finivano i suoi superbi dispregi? +</p> + +<p> +Ahimè! A questa domanda egli non avrebbe +potuto rispondere senza grave imbarazzo. Tutti i +suoi criteri erano scompigliati. Aveva perduto la +calma, eppure sentiva il suo ingegno ringagliardito; +aveva perduto l'antica padronanza di sè, eppure +aveva lampi d'energia per lo addietro non +sospettati nemmeno. Ma un dolore sordo, assiduo +<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> +lo martoriava; egli invocava ormai come un modo +di uscir di pena il matrimonio della Gilda e la +possibilità d'intraprendere un lungo viaggio nel +quale forse egli avrebbe finito col ritrovare sè +stesso. +</p> + +<div class="chapter"></div> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> +</p> + +<h2> +XVIII. +</h2> + +<p> +S'eran già fatte le pubblicazioni di legge, e per +fissare il giorno delle nozze non si aspettava che il +ritorno di Mario, il quale dopo molte esitazioni +s'era determinato a stabilire la sua futura residenza +in Firenze, e si trovava da qualche giorno +in quella città insieme col signor Gedeone affine +di cercarvi un appartamento. +</p> + +<p> +Intanto il corredo ordinato a Milano dal capitano +Rodomiti era giunto, e formava l'ammirazione +degli intelligenti, e soprattutto delle intelligenti. +Le Lorati si rodevano dall'invidia; anzi la signora +Olimpia mormorava con le sue amiche che questa +grande tenerezza del capitano Rodomiti aveva +certo le sue buone ragioni, e che senza dubbio +<i>c'era stato qualche cosa</i> tra lui e la madre della +ragazza... Ma! Se anche lei fosse stata di manica +larga in gioventù, non le mancherebbero adesso i +protettori per la Ginevra e la Giulia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> +Nonostante queste caritatevoli insinuazioni, la +signora Olimpia e le sue figliuole attendevano assiduamente +a ricamare un tappeto da tavola da regalarsi +alla Gilda. Era un lavoro di polso, specialmente +in virtù d'un quadro centrale che doveva +raffigurare la favola del cigno e di Leda. Soggetto +arrischiatissimo, ma trattato con molta innocenza, +perchè il cigno pareva una pacifica oca aliena da +pensieri galanti, e il bel corpo di Leda dava l'idea +d'una stufa di pietra cotta. Non era facile intendere +come da quella stufa potesse uscire la famosa +Elena destinata a mettere a soqquadro la Grecia; +ma tolta questa piccola menda, l'opera collettiva +delle signore Lorati era veramente pregevole. La +signora Olimpia, da mamma esemplare, ne dava +tutto il merito alle ragazze, e specialmente alla +Ginevra, ch'era la maggiore e che andava maturandosi +a colpo d'occhio. +</p> + +<p> +Nè il cavalier Diomede se ne stava con le mani +alla cintola. Egli era in grandi faccende per approntare +un volume di circa duecentocinquanta +pagine, contenente un'edizione riveduta e corretta +dei discorsi letti da lui stesso nell'Accademia +di cui era segretario. Erano diciotto discorsi e potevano +corrispondere a diciotto grosse dosi di cloralio +da prendersi in caso d'insonnia. +</p> + +<p> +In quanto al professore Romualdo, egli si proponeva +di dedicare alla nipote l'opera scientifica +alla quale attendeva da alcuni mesi e in cui aveva +versato tanta parte del suo pensiero. Avrebbe potuto +con molto maggior ragione dedicare il libro +<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> +a qualche uomo illustre nel campo degli studi, ma +lo allettava l'idea di associare al nome della sua +pupilla il frutto delle sue lunghe meditazioni e +delle sue veglie. Certo, la Gilda non avrebbe potuto +a meno di sentirne un po' d'orgoglio e di +gratitudine, e avrebbe detto: Povero zio Aldo! +Ha <i>anche lui</i> i suoi meriti. +</p> + +<p> +E il Grolli aveva già riveduto tutte le stampe +del suo lavoro, ad eccezione dell'ultimo capitolo. +Qui s'era urtato contro uno scoglio. Egli correva +dietro a una formula che non poteva essergli data +che da una esperienza chimica alla quale s'era accinto +con ardore mal ricompensato dalla fortuna. +Quell'esperienza non gli riusciva secondo i suoi +desiderii, per quante volte egli ritentasse la prova. +Rinunciarvi non voleva, giacchè gli sarebbe parso +rinunciare alla parte più brillante del suo lavoro; +e poi la scienza ha anch'essa il suo punto d'onore, +e s'ostina di più dove trova maggiori gli ostacoli. +Ma intanto il tempo passava ed era abbastanza +difficile che l'opera potesse uscire dai torchi prima +delle nozze. +</p> + +<p> +Ciò contribuiva a metter di cattivo umore il +professore Romualdo, e il cattivo umore dello +scienziato faceva brontolar più del solito la signora +Dorotea e stendeva un'ombra sulla felicità della +Gilda. +</p> + +<p> +Fu appunto in uno di questi giorni critici che +Mario annunziò alla sposa il suo imminente ritorno. +Ormai tutto era pronto, non c'era che da +diventar marito e moglie. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> +Siccome però ci voleva il tempo di ammobiliare +il quartierino preso a pigione (un amore di +quartierino a piedi del colle di Bellosguardo), i +due primi mesi del matrimonio si sarebbero consumati +in viaggio. Mario si riprometteva miracoli +da una peregrinazione artistica con la Gilda in +Sicilia. — Quel cielo limpido, quella natura lussureggiante — egli +le scriveva entusiasta — faranno +degna corona alla tua bellezza, e chi sa che +a me non ispirino un capolavoro! — Per onor del +vero, dopo il ritratto così egregiamente riuscitogli, +egli non aveva prodotto nulla di notevole. Ammetteva +egli stesso che la condizione di fidanzato +gli si attagliava pochino. Una volta marito, sarebbe +stata ben altra cosa. <i>Sentiva</i> già dentro di +sè cinque o sei quadri, in ciascuno dei quali era +serbato un posto d'onore alla sua sposa. V'erano +momenti in cui la Gilda non poteva a meno di +domandare a sè medesima: — Mi prende dunque +come una modella? — Ma più sovente la sua vanità +era lusingata dalla idea che la sua immagine, +riprodotta in diverse guise, passasse ai posteri +come quella della moglie d'un gran pittore. +</p> + +<p> +La Gilda, poichè ebbe la lettera di Mario, corse +in camera dello zio tenendo in mano il foglio +spiegato, e gridando: — Mario sarà qui domani. +</p> + +<p> +Sia che il professore pensasse all'impossibilità +di pubblicare il suo libro per l'epoca voluta, sia +che, dopo aver affrettato col desiderio questo matrimonio, +sentisse ch'esso avrebbe lasciato un +vuoto troppo grande nella sua vita, fatto si è che +<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> +la nipote non ebbe punto a lodarsi della sua accoglienza. +</p> + +<p> +— Venga, vada, che me ne importa? — egli +disse in tono sgarbato. +</p> + +<p> +— Oh, zio — cominciò la Gilda, a cui questi +modi inurbani facevano male. +</p> + +<p> +Ma egli la interruppe: — Lo so che hai fretta +d'andartene... Vuoi fissare le nozze per posdomani, +per domani sera?... +</p> + +<p> +— Zio Aldo, zio Aldo — ella esclamò in mezzo +alle lagrime — mi volevi tanto bene una volta! +Che ti ho fatto perchè da qualche tempo tu debba +odiarmi? +</p> + +<p> +— Odiarti?... Io?... — gridò il professore fuori +di sè in veder quel bel viso molle di pianto... — Odiarti?... +Ma io invece... +</p> + +<p> +Avrebbe avuto mille cose da soggiungere, ma +si arrestò a un tratto. Come colui che guardando +alla casa del vicino vede il riflesso delle fiamme +che investono la casa propria, così il professore, +nel turbamento che si dipinse in viso alla Gilda, +lesse il segreto che gli era sepolto nell'anima e +che non aveva voluto fino allora rivelare a sè +stesso. Sentì il precipizio sotto i suoi piedi e disse +balbettando: — Perdonami... Ho bisogno d'aria... +</p> + +<p> +Prese il cappello, e uscì senza dar ascolto alla +signora Dorotea, che seduta nel suo seggiolone in +salotto chiedeva: — Che cosa c'è! Che è accaduto? +</p> + +<p> +— Che c'è! Che è accaduto? — tornò a domandare +la signora Dorotea quando vide comparirsi +davanti la Gilda pallida e stravolta. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> +La Gilda appoggiò i gomiti al tavolino, si nascose +il viso tra le palme e ruppe in singhiozzi. +</p> + +<p> +— Ma insomma? — ripetè la vedova, avvicinandosi. +</p> + +<p> +— Oh, signora Dorotea — proruppe la giovinetta, +per la quale la buona femmina era divenuta +in questo momento una difesa e un rifugio — non +conosco più lo zio Aldo. +</p> + +<p> +— Spiegati dunque... +</p> + +<p> +Quando la ragazza ebbe narrato l'accaduto, la +signora Dorotea tentennò il capo e congiunse le +mani. — Il cuore me lo diceva... Odiarti? Lo zio +Aldo?... Sciocchina che sei... Ah, se tu avessi +avuto giudizio!... Ma pur troppo la gioventù di +oggi si appiglia al peggio. +</p> + +<p> +— O signora Dorotea, che dice mai? — riprese +la Gilda, diventando scarlatta di pallida ch'era. +</p> + +<p> +— Lo so, non c'è rimedio... Hai dato la parola +a quell'altro... e la parola, capisco, bisogna tenerla... +Ma povero professore!... Questo matrimonio +gli costerà la vita... E adesso dove sarà andato, +dove sarà andato? — ella proseguì, colta da un +subito spavento. — Voglia il cielo ch'egli non faccia +qualche sproposito. +</p> + +<p> +— No, per carità, non lo pensi nemmeno — gridò +sbigottita la Gilda, che aveva trovato nuove +inquietudini dove era venuta a cercare un conforto. — Dio +mio; sono pure infelice! +</p> + +<p> +Il professore era corso via senza saper dove andava, +senz'altro desiderio che quello di trovarsi +all'aperto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> +Uscì dalla città e prese a caso la prima strada +che gli si parò davanti. +</p> + +<p> +Era dunque possibile? Il suo affetto di zio, di +tutore, di padre, s'era cambiato in un sentimento +di tutt'altra natura?... Innamorato?... Lui?... Alla +sua età, con le sue abitudini austere, con la sua ripugnanza +verso quanto sapeva di galanteria?... E +s'era tradito?... Oh s'era tradito senza dubbio... +Lo sgomento della Gilda parlava chiaro... Imbecille, +imbecille!... Egli aveva sciupato in un secondo +il frutto di tanti anni di sacrifizio e di abnegazione. +La Gilda non si ricorderebbe più di lui +come di un tutore sollecito, come di uno zio tenero +e affettuoso, ma come d'uno spasimante ridicolo +che s'era offeso perchè ella gli aveva preferito un +uomo giovine e bello... E se la Gilda parlasse?... +Se rivelasse tutto a Mario, come ne aveva il diritto?... +Se Mario venisse a provocarlo?... Oh, Mario +ne avrebbe riso, ne avrebbe riso insieme con la +sua sposa! Questa paura del ridicolo lo perseguitava +nel suo cammino; avrebbe voluto nascondersi +sotto terra, tanto gli pareva che anche le cose inanimate +dovessero acquistar la favella per dargli la +baja. Eppure, mentre si vergognava di sè stesso, gli +sarebbe stato di grande sollievo il poter versare le +sue pene in un cuore amico. Ma dove trovarlo? La +sua vita era stata dissimile da quella degli altri +giovani, la cui intrinsichezza si aumenta con le confidenze +reciproche; coi suoi coetanei egli aveva +discorso di matematica; confidenze intime non ne +aveva mai chieste, non ne aveva mai fatte. E comincerebbe +<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> +a trentasette anni? Un uomo forse +l'avrebbe sorretto di virili consigli, ma quell'uomo +era lontano, e a che pro scrivergli? Che avrebbe +potuto far per lui il capitano Rodomiti finchè stava +col suo legno nei mari dell'India o dell'Africa? +</p> + +<p> +Dopo più d'un'ora di cammino, egli si accinse +al ritorno, sempre molestato dagli stessi pensieri, +sempre agitato dall'idea di doversi ripresentare +alla Gilda... Procurerebbe di rientrare in casa inosservato, +si chiuderebbe nella sua camera, nel suo +laboratorio, per non mostrarsi che all'ora di desinare. +Nel suo laboratorio?... I bei risultati ch'egli +vi aveva ottenuti! Anche le storte gli eran diventate +ribelli!... Ebbene; bisognava ritentare per la +centesima, per la millesima volta... Già il suo +mondo era lì, era tra le sue formole, tra le sue +esperienze... Meglio le severe ripulse della scienza +che lo scherno della donna! +</p> + +<p> +A poca distanza dalla città il professore s'imbattè +in una frotta di studenti che si levarono il cappello +al suo passaggio e lo fissarono con curiosità. +</p> + +<p> +Come mai erano a zonzo così presto? Il professore +Romualdo ne interrogò uno. — Hanno +vacanza? +</p> + +<p> +Il giovine diede un'occhiata ai suoi condiscepoli, +e poi rispose sorridendo: — Scusi... era la sua ora. +</p> + +<p> +— La mia ora?... Il giovedì! +</p> + +<p> +— Ma oggi è venerdì, signor professore. +</p> + +<p> +— Venerdì — esclamò esterrefatto il Grolli, +osservando distrattamente l'orologio, come se potesse +trovarvi l'indicazione della giornata. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> +— Appunto... +</p> + +<p> +— Sicchè... io non ho fatto la mia lezione? +</p> + +<p> +— Eh pare... Anzi temevamo che non istèsse +bene. +</p> + +<p> +Il professore si allontanò tutto confuso. In diciotto +anni d'insegnamento non gli era accaduta +una cosa simile. +</p> + +<div class="chapter"></div> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> +</p> + +<h2> +XIX. +</h2> + +<p> +Le esagerate apprensioni delle due donne si +dissiparono a veder tornare il professore sano e +salvo a casa. Egli però non lasciò loro il tempo di +far commenti; entrò difilato nella sua camera e vi +si chiuse a chiave. A desinare non disse una parola; +teneva gli occhi sprofondati nel piatto e +mangiava macchinalmente. Più volte la Gilda avrebbe +voluto rompere il ghiaccio, ma gliene era +sempre mancato il coraggio. Era così nuova, era +così impreveduta la sua situazione di fronte allo +zio! Anche la signora Dorotea si sentiva incapace +di aprir bocca, ed è tutto dire. Dopo pranzo, il +professore Romualdo tornò a chiudersi nella sua +stanza, e la Gilda e la signora Dorotea, inquiete +di nuovo, rimasero a vigilare in salotto. A un certo +punto la signora Dorotea, avvicinatasi all'uscio che +metteva nella camera del professore, si chinò a +guardare attraverso il buco della serratura. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> +— Non c'è nessuno — ella disse. +</p> + +<p> +— Sarà in laboratorio — osservò la ragazza, e +passando nel luogo di sbarazzo, ch'era contiguo +al laboratorio, appoggiò l'orecchio alla parete. +</p> + +<p> +Si sentiva un tintinnìo di vetri e un suono di +passi. Non c'era dubbio; il professore attendeva a +uno dei suoi esperimenti. +</p> + +<p> +— Solite diavolerie! — borbottò la signora +Dorotea, non tranquillata che a mezzo — Una +volta o l'altra va in aria la casa. +</p> + +<p> +— Le sue analisi chimiche, le sue dimostrazioni +geometriche, ecco ciò che gli preme soprattutto — pensò +la Gilda, e si persuase che le sue inquietudini +non avevano alcun fondamento. Però è così +capriccioso questo cuore umano, che una tale persuasione +le diede più noja che altro. +</p> + +<p> +Sul tardi vennero le Lorati a prenderla, ed ella +non rientrò che tardi. Nell'intervallo il professore +era uscito e rientrato anche lui, e dopo aver chiesto +conto della nipote, s'era ritirato in camera lasciando +ordine che non lo disturbassero fino alla +mattina dopo. La signora Dorotea si era messa per +intavolare un discorso, ma egli le aveva dato sulla +voce e l'aveva piantata in asso. — Benedetto +uomo! — disse la vedova Salsiccini alla Gilda. — È +di un umore bestiale. Scatta per nulla come una +molla. +</p> + +<p> +A malgrado di questo avvertimento, la Gilda, +sul punto di coricarsi, non potè a meno di gridare +in modo da esser sentita nella stanza attigua: — Buona +notte, zio Aldo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> +Al suono di quella voce così cara al suo orecchio, +il professore, che era seduto davanti alla scrivania, +trasalì e rispose: — Buona notte, Gilda... Fa di +dormire, adesso. +</p> + +<p> +— Non ho sonno... +</p> + +<p> +— A ogni modo — ripigliò il professore — non +è ora da far conversazione... Parleremo domani. — E +soggiunse con uno sforzo: — Parleremo anche +delle tue nozze... Buona notte, buona notte. +</p> + +<p> +— Abbiamo preso senza dubbio un equivoco — riflettè +la Gilda. — Egli era preoccupato del +suo esperimento... Me lo aveva pur detto giorni +fa, che c'era un'esperienza che lo faceva impazzire... +</p> + +<p> +La Gilda non vide due grosse lagrime calar lentamente +giù per le guance del professore, che +forse da quand'era bambino non aveva mai pianto, +e cader sopra le pagine d'un libro. In quel libro +era trascritta la partita aperta da quindici anni +presso la Banca dei prestiti e degli sconti al nome +<i>Gilda Natali</i>, e il professore vi aveva in quel +momento conteggiati in margine gli interessi ed +esposta la somma totale. Le lire 10,674 50 versate +nel maggio 1861 erano diventate circa lire 34,800, +e il dottor Romualdo poteva esser contento della +dote raggranellata per la nipote. Quel cervellino +di Mario avrebbe saputo amministrar così bene la +sostanza della moglie? +</p> + +<p> +Fosse l'idea delle prossime nozze, o fosse altra +ragione, la Gilda non fece in tutta notte che voltarsi +e rivoltarsi nelle coltri. Assopitasi verso l'alba, +<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> +la svegliò quasi subito l'allegro canto dei suoi cardellini, +che scioglievano un inno alla luce nascente, +un inno all'amore. E quell'inno destava un'eco +nella sua anima. Anche per lei sorgeva uno splendido +giorno, e l'amore tutto malizie e sorrisi le +susurrava all'orecchio misteriose parole. Ella diventava +rossa alle confidenze del suo invisibile +interlocutore, e istintivamente raccoglieva le coperte +intorno alla sua persona. +</p> + +<p> +Nella camera attigua si moveva qualcheduno. +La Gilda si fece pensosa. Povero zio Aldo! Era +possibile ch'egli l'amasse in modo diverso da quello +in cui gli zii e i tutori sogliono amare? Povero zio +Aldo! Egli le aveva sacrificato tutto, ed ella, in +compenso, lo rendeva infelice... Poteva ella lasciarlo +nel dubbio ch'ella non avesse più verso di +lui la fede di un tempo? No certo; era pur necessario +ch'ella gli facesse comprendere come nulla +era cambiato fra loro, era necessario ch'ella gli +dicesse una parola affettuosa prima delle nozze, +subito anzi, prima che la venuta di Mario la costringesse +a non attendere ad altri che al suo +fidanzato. Scese con cautela dal letto, aprì adagio +le imposte, si vestì senza far romore, e poi stette +alcuni minuti in silenziosa aspettazione. Quando +il cigolare d'un uscio la ebbe fatta sicura che il +professore era entrato nel suo santuario chimico, +ella passò dalla sua camera in salotto e dal salotto +alla camera dello zio; traversata questa in punta +di piedi, sospinse l'usciolo del laboratorio, e si +fermò sulla soglia. Il professore concentrava la sua +<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> +attenzione sopra un apparecchio attraverso il quale +si svolgevano alcuni gas. +</p> + +<p> +— Chi è? — egli chiese, dando un balzo. +</p> + +<p> +— Sono io, zio Aldo. +</p> + +<p> +— Non voglio nessuno, non voglio nessuno — gridò +il professore, tutto assorto nella sua esperienza. +</p> + +<p> +Ella non gli diede retta, e si accostò trattenendo +il fiato. Quand'ella fu vicina ai fornelli: — Sei tu? — disse +il professore Romualdo, mutando tono. — Resta +adesso. +</p> + +<p> +Le afferrò il braccio, e con volto trasfigurato le +mostrò una sostanza che si precipitava in fondo a +una storta. Egli era quasi bello nel suo entusiasmo. +</p> + +<p> +— Ebbene? — chiese la Gilda, fissandolo in +viso. +</p> + +<p> +— L'esperienza a cui tenevo tanto, e alla quale +stavo per rinunciare, è finalmente riuscita a modo +mio — egli esclamò con enfasi. — Possedo finalmente +la mia formula. Anche la scienza ha i suoi +trionfi. +</p> + +<p> +— Una volta ero la tua assistente — osservò +con accento malinconico la giovinetta. +</p> + +<p> +Egli ripetè sospirando: — Una volta. +</p> + +<p> +— Mi spiegherai almeno di che si tratta. +</p> + +<p> +— Or ora — egli rispose. — Aspettiamo che +sia finito. +</p> + +<p> +Un colpo di vento aprì d'improvviso la finestra, +e fece sbattere con violenza l'uscio del laboratorio +che la Gilda, entrando, aveva soltanto accostato. +</p> + +<p> +— Ih che aria! Bisogna chiuder quella finestra — disse +<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> +il professore, allontanandosi dai fornelli e +salendo sopra una sedia per rimuovere una tendina +che s'era impigliata nello spigolo d'un'imposta. +</p> + +<p> +— E io chiuderò l'uscio — soggiunse la Gilda. +Ma nel punto d'avviarsi urtò inavvertitamente +col gomito l'apparecchio, una storta si ruppe, uno +scoppio terribile fece rintronar la volta dello stanzino, +e in un attimo la povera fanciulla si trovò +circondata dalle fiamme, mentre dei pezzi di vetro +slanciati in aria dall'esplosione le si conficcavano +nelle carni. Mise un urlo straziante, e si precipitò +fuori del laboratorio, ma appena giunta in camera +dello zio, le gambe non la sorressero più, e stramazzò +sul pavimento. +</p> + +<p> +Per buona fortuna il professore Romualdo, sebbene +ferito anche lui da una scheggia, non si smarrì +interamente d'animo, ma, strappati dal letto i +guanciali e le coperte, li gettò addosso alla Gilda, +indi, senza badare al pericolo, le si abbandonò +sopra di peso e a prezzo di non lievi scottature +riuscì a spegnere il fuoco che le investiva la persona. +Lo strepito aveva intanto chiamata la signora +Dorotea e la fantesca, le quali, al miserevole spettacolo, +furono a un punto di cadere in deliquio e +a stento si trascinarono sino alla scala mettendo +la casa a rumore. Salirono i vicini spaventati, salirono +i commessi del fondaco Albani, salirono +perfino dalla strada alcuni passanti, e il loro soccorso +non fu inutile ad arrestare un principio d'incendio +nel laboratorio, ove le vampe correvano +lungo i fornelli. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> +— L'ho sempre detto io che doveva finire con +una disgrazia! — borbottava con voce mezzo +spenta la signora Dorotea. +</p> + +<p> +Ma nessuno badava a lei. Tutti gli sguardi erano +conversi sulla infelice giovinetta, pochi istanti +prima così florida e bella, e adesso così malconcia. +I suoi occhi erano chiusi, ahi forse per sempre, +una larga ferita le deturpava la bocca, la sua fronte +era tutta una piaga, e sparse di luride piaghe erano +le membra gentili, che palpitavano sotto le vesti +a brandelli. Un rantolo affannoso le usciva dal +petto, e spesso quel rantolo si mutava in un grido +di spasimo da parer quello di una creatura che +muore. E invero, avrebbe ella sopravvissuto a +tanto strazio? Quando, fra atroci convulsioni, fu +trasportata sul suo letto, e il medico l'ebbe esaminata +a parte a parte, egli non seppe dissimulare le +sue inquietudini. La cosa era grave in sè, gravissima +per le complicazioni che potevano derivarne; +nella migliore ipotesi, bisognava che passassero +parecchi giorni prima di poter fare un pronostico +più tranquillante. +</p> + +<p> +Anche il professor Romualdo avrebbe avuto +bisogno di riposo, ma egli non volle che gliene +discorressero, e appena consentì a lasciarsi medicare +le scottature che aveva riportate alle mani e +alle braccia. Poi sedette al capezzale della nipote, +e nella sua fisonomia si dipingeva una sofferenza +poco minore di quella di lei. A sentirlo, era lui la +colpa di tutto; maledetti i suoi esperimenti chimici, +maledetta la scienza, maledetta la sua stolida +<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> +vanità che gli aveva messo in corpo la smania +delle scoperte! +</p> + +<p> +Del resto, il Grolli s'accusava a torto. La disgrazia +non era da attribuirsi che a una sbadataggine +della Gilda; era invece merito di lui se le +conseguenze non ne erano assolutamente irreparabili. +</p> + +<p> +Ma egli non ragionava più. Era questo il primo +gran dolore della sua vita. Fino a quel giorno gli +studi lo avevano confortato in ogni sua prova; di +fronte al mondo del pensiero, il mondo reale con +le sue passioni, coi suoi affetti, gli era sempre +parso insignificante e piccino; adesso la sua filosofia +s'era dileguata: egli soffriva come la femminetta +il cui sguardo non abbraccia più largo orizzonte +di quello della sua casa e della sua famiglia. +Ogni gemito della Gilda gli faceva scorrere un +brivido nell'ossa; ogni volta che il chirurgo tormentava +le piaghe di lei, era come se una lama +aguzza cercasse la via del suo cuore. +</p> + +<div class="chapter"></div> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> +</p> + +<h2> +XX. +</h2> + +<p> +Le prime parole articolate dalla Gilda, appena +il suo stato glielo concesse, furono queste: — Non +voglio che Mario entri in camera. Non voglio che +egli mi veda così. +</p> + +<p> +E Mario, arrivato sotto sì tristi auspizi, non osò +per qualche giorno infrangere il divieto della sua +sposa. Egli non sapeva rassegnarsi all'idea di vedere +sformata colei, che, nella sua fantasia, era rimasta +fulgida e bella come un raggio di sole. Veniva +ogni momento nella camera del professor Grolli, +origliava all'uscio, interrogava con lo sguardo i +medici, le infermiere, e poi s'abbandonava accasciato +sul canapè. Di tanto in tanto la sua pupilla +s'arrestava sull'effigie che pendeva dalla parete e +ch'era senza dubbio l'opera migliore uscita dalle +sue mani. Erano quelli gli occhi che lo avevano +acceso, era quello il sorriso che lo aveva inebbriato, +quella fanciulla divina doveva essere l'ispiratrice +<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> +dei suoi quadri venturi. Oh perchè non +poteva, nuovo Pigmalione, infondere la vita nella +sua fattura e strapparla alla tela, e persuadersi +che la Gilda vera era questa, e fuggire con lei lontano +lontano, e non rammentarsi dei casi dell'altra +che come d'un cattivo sogno? +</p> + +<p> +Alla lunga però la vergogna lo vinse: egli sentì +che aveva obbligo sacro d'infrangere la proibizione +e di assistere colei che doveva esser sua sposa. +Ciò ch'egli soffrisse nel mirarla tutta coperta di +bende e d'empiastri non è difficile immaginare; +ella non lo vide, chè aveva fasciati gli occhi e la +fronte, ma sentì la sua voce e gli disse con un gemito: — Mario, +perchè venire? La Gilda che tu +amavi è morta. +</p> + +<p> +L'idea di contribuire a salvarla, la speranza che +ov'ella guarisse rifiorirebbe anche la sua bellezza, +dava al giovine la forza ch'egli stesso non avrebbe +creduto di avere. Egli non aveva il coraggio di +chiedersi: — L'amerai s'ella rimarrà deformata? — ma +intanto sentiva che bisognava lottare per farla +vivere. +</p> + +<p> +Era una lotta seria. La Gilda ebbe febbri terribili, +ebbe spossatezze che facevano tremare i medici, +i quali temettero più d'una volta una irreparabile +infezione del sangue. A due riprese si credette +tutto perduto, e il cavaliere Lorati, secondo +la sua pietosa consuetudine, aveva già abbozzato +in mente il cenno necrologico della giovinetta. +Ella non desiderava guarire. — Credi, è meglio <i>per +tutti</i> che io muoia — ella disse un giorno allo zio. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> +— Oh Gilda! — esclamò con un gemito il professore. +</p> + +<p> +— Forse per te no — ella rispose — Tu mi +vorresti bene in ogni caso... Sei tanto buono, zio +Aldo... +</p> + +<p> +Egli la guardò intenerito, e queste parole fecero +vibrare in lui le più riposte corde dell'anima. +</p> + +<p> +Se Mario passava parecchie ore presso la malata, +il professor Romualdo non se ne staccava nè +giorno nè notte. Soverchiato dalla stanchezza, egli +abbassava le palpebre, lasciava cader la testa sul +petto, ma non si moveva dal suo posto, e il suo +sonno era tanto leggero che la Gilda non lo chiamava +mai inutilmente. Egli preveniva, indovinava +tutti i suoi desiderii, le porgeva da bere, aiutava +l'infermiera a mutarla di posizione, invigilava +perch'ella prendesse i medicamenti all'ore prescritte. +Non sapeva far altro, non sapeva pensar +ad altro; sarebbe stato inetto a risolvere il più +semplice teorema di geometria; si ricordava appena +della sua Università, egli ch'era stato fino a +quel tempo il più assiduo tra i professori. Invano +gli si raccomandava la calma, gli si presagiva, +che, tirando innanzi a quel modo, avrebbe finito +coll'ammalarsi anche lui; egli non porgeva ascolto +a nessuno. Vegliando, soffrendo al capezzale della +Gilda, gli pareva d'espiare verso di lei, verso +Mario, il gran delitto di aver invidiato la loro felicità. +</p> + +<p> +Nè la signora Dorotea era avara dell'opera sua. +Le supreme necessità del momento le avevano +<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> +ridonato una parte dell'antico vigore; era sempre +in moto, aveva sempre un gran da fare a preparar +i brodi succulenti per la malata, e, negli intervalli +di riposo, brontolava contro il professor Romualdo +che non le cedeva mai il posto al letto della +nipote. La miglior prova delle preoccupazioni del +suo animo era il suo oblìo quasi assoluto del gioco +del lotto. E sì che gli straordinari accidenti successi +in casa erano tali da suggerirle dei bellissimi +<i>terni!</i> Si buccinava anzi che uno ne avesse guadagnato +la portinaja, interpretando con acume il +grave fatto dell'esplosione. +</p> + +<p> +Intanto la Gilda migliorava. Sul finire della terza +settimana il medico dichiarò rimosso il pericolo +ch'ella perdesse la vista, quantunque fosse più che +probabile che le sarebbe rimasto leggermente offeso +l'occhio sinistro. Di lì ad altri dieci giorni +si dileguarono le ultime apprensioni circa allo +stato generale dell'inferma. Cominciava il periodo +della convalescenza, una convalescenza che sarebbe +stata lunga, dicevano i medici, e che doveva +esser piena di riguardi e di cure. Ma che importava +tutto ciò, se c'era da gridar al miracolo pei +risultamenti ottenuti? +</p> + +<p> +Per quanto sia una bella cosa lo star bene di salute, +il guarire sarebbe una cosa ancora più bella, +se non ci fosse il grave inconveniente che per guarire +è necessario essere stati malati. Ciocchè mi richiama +alla mente un romanzo francese, nel quale +una signora, più arguta che costumata, dice a una +amica: — Credimi, la miglior condizione per una +<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> +donna è quella di vedova. — E l'amica, femmina +della stessa risma, rincarando la dose con un +frizzo ancora peggiore, risponde: — Sì, se per +esser vedova non bisognasse prima esser maritata. — Discorsi +immorali, che saranno meritamente +riprovati dalle virtuose lettrici. +</p> + +<p> +Ma venendo a noi, quale pur sia il posto che le +dolcezze della guarigione occupano tra le gioie, +non troppo numerose, della vita, è certo che questo +posto è molto elevato. Guarire è un rinascere +con conoscenza di causa, e nello stesso tempo con +la disposizione a rammentare tutto ciò che la vita +ha di giocondo, a dimenticare tutto ciò ch'essa +ha di triste. Ci pare che l'universo si adorni per +farci festa; che gli uccelli cantin per noi; che +per noi olezzino i fiori, e il sole c'inviti a bearci +ne' suoi raggi. Noi ci affacciamo alla finestra e la +rondine ci dice: <i>ben tornati</i>; usciamo all'aperto, e +lo stormir delle foglie, e il mormorio del ruscello, +e le mille voci della natura si fondono ai nostri +orecchi in un saluto cortese. Anche gli uomini +son buoni, ci sorridono, ci stendon la mano, ci +parlano di cose allegre, di cose leggiere; non è +tempo questo da malinconie e da grattacapi. Sotto +ai nostri piedi è un tappeto di rose, sulla nostra +testa è una danza d'astri lucenti. E nel nostro +cuore? Tutto il meglio ch'è in noi s'agita, ribolle, +scintilla; si svegliano i pensieri gentili, le fedi +ardenti, le speranze baldanzose, e quella inesausta +sete d'amore ch'è tormento e dolcezza dell'esistenza. +Il mondo è nostro un'altra volta: avanti! +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> +Però, questa voluttà della vita che torna non +brillava negli occhi della Gilda, quando col lento +rimettersi delle forze si sgombravano le nebbie +del suo spirito. Ella sentiva che un abisso la divideva +dal passato; un istante aveva distrutto la sua +beltà e la sua giovinezza. L'avvenire che l'aspettava +non poteva esser più quello ch'ella aveva +sognato nell'estasi de' suoi giorni felici; la figura +di Mario, ch'ella mirava talvolta vicino al suo capezzale, +le faceva l'effetto d'una visione d'altri +tempi evocata dalla sua fantasia, la voce di lui le +pareva l'ultima risonanza d'una musica che si +perde lontano. +</p> + +<p> +Era strano, ma le sembrava d'esser più libera +allorchè Mario non era presente, allorch'ella rimaneva +sola con lo zio Aldo. L'affezione fida, discreta, +inalterabile, al cui tepido soffio ella era +cresciuta, non era stata scossa dalla tempesta che +aveva sfrondato tante gioie e tante speranze della +sua vita. Ella la trovava accanto a sè, sollecita, +operosa come per lo addietro, più forse che per +lo addietro, come se avesse attinto nuovo vigore +dalle prove della sventura. Di quando in quando, +simile a un'ombra, le si affacciava alla mente il +ricordo d'un giorno in cui le parole e gli sguardi +dello zio l'avevano sgomentata; ma oggi quel ricordo +non valeva a turbarla, ad offenderla, a +scrollar la sua fede. I suoi occhi non isfuggivano +gli occhi del professore che sovente si volgevano +in lei con una tenerezza piena d'ansietà, la sua +mano tremula e scarna cercava volentieri la mano +<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> +dello scienziato. E provava un senso di calma, di +pace, che, in quella sua stanchezza dell'animo e +della persona, era il miglior bene a cui potesse +aspirare. Ma se arrivava Mario in uno di questi +momenti d'abbandono, la Gilda arrossiva, il professore +si tirava in disparte; l'incanto era rotto, le +incertezze dell'avvenire penetravano nella camera +insieme col giovine artista. Egli faceva del suo +meglio per esser gentile, officioso; però, il tedio +non tardava a dipingerglisi in viso, e la Gilda, +con la chiaroveggenza dei malati, se ne accorgeva +anche troppo. Allorchè ella sorprendeva il suo +sguardo fisso su lei, le pareva ch'egli contasse le +sue cicatrici a una a una, le pareva ch'egli dovesse +domandarle in tono di rimprovero — Perchè non +sei più bella? +</p> + +<p> +— Oh — ella disse una mattina al professore +Romualdo, che accampava mille pretesti per non +darle uno specchio — il mio vero specchio è +Mario. Ho visto da gran tempo nei suoi occhi che +son diventata bruttissima... Non sarà una novità, +te lo assicuro, il vederlo in un pezzo di vetro... +Già, presto o tardi, a questo bisogna venirci... +Via, dammi lo specchio. +</p> + +<p> +Alla fine, un giorno in cui Mario era assente, +bisognò appagare il suo desiderio. Prima però ella +acconsentì a fare un po' di <i>toilette</i> e anche a lasciarsi +tagliare i capelli che le cadevano in gran +copia, come foglie secche dall'albero. — Torneranno +a crescere — le si diceva per confortarla, +mentr'ella con moto nervoso ravvolgeva le dita +<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> +lunghe e sottili in quei bruni ricci ch'erano stati +il suo orgoglio. Ella non rispondeva nulla. +</p> + +<p> +Poi che le forbici ebbero compìta l'opera loro, +le si acconciò in capo un cuffietta bianca, le si +fece infilare un corsetto di bucato, e la signora +Dorotea, di sua propria mano, le annodò intorno +al collo un fisciù di seta azzurra. +</p> + +<p> +La Gilda ruppe il silenzio. — Qua lo specchio, +e ch'io faccia la mia personale conoscenza — ella +disse con un'allegria forzata. Indi si voltò dalla +parte dell'uscio. — È ben chiuso? +</p> + +<p> +Le aveano portato uno specchietto ovale molto +leggero che soleva stare appiccato a un chiodo +infisso in uno dei regoli della finestra della camera +del professore, il quale se ne serviva nel +ravviarsi i capelli e la barba. +</p> + +<p> +La convalescente lo prese due volte in mano, e +due volte lo depose sulle coperte prima d'avere il +coraggio d'alzarlo al livello del viso. Ella tentò di +volgere in celia le sue stesse esitazioni. — È come +quando dovevo prender l'olio da bambina... Se si +potesse far come allora... Chiuder gli occhi, aprir +la bocca, e giù... Adesso invece son proprio gli +occhi che bisogna aprire... Coraggio... uno... due... +tre... +</p> + +<p> +Nel bene la previsione va spesso oltre il vero, +nel male avviene sovente il contrario. Gli è +che non v'è triste previsione, la quale non sia +temperata da una segreta speranza che il nostro +spirito s'inganni, che le nostre paure siano esagerate. +E talvolta anzi noi esageriamo a studio; fingiamo +<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> +di prevedere un disastro ove secondo ogni +probabilità non istà per succedere che un incidente +sgradevole. Ma quando l'incidente sgradevole accade, +non tardiamo ad accorgerci ch'esso ha superato, +non la nostra aspettazione immaginaria, +ma la nostra aspettazione reale. +</p> + +<p> +— Devo essere orrenda, mostruosa — aveva +detto mille volte la Gilda, e, quantunque non fosse +più bella, non era nè mostruosa, nè orrenda. Nondimeno +il vedersi nello specchio fu per lei un +colpo di fulmine. Era lei, era lei veramente quella +donna pallida, tutta cicatrici e lividure, che la mirava +tra attonita e costernata? Stette un momento +muta ed immobile, soffocando gl'impeti tumultuosi +dell'anima; poi si guardò intorno smarrita, +quasi a persuadersi ch'era ben desta, lasciò cader +di mano lo specchio, abbandonò il capo sui guanciali +e si coperse il viso con le lenzuola. La sentivano +piangere sommessamente. +</p> + +<p> +— Hai avuto troppa fretta — le ripetevano a +gara il professore e la signora Dorotea. — Di qui +a un paio di settimane sarà tutt'altra cosa. +</p> + +<p> +Ella, rannicchiata sotto le coltri, si stringeva +nelle spalle e diceva: — Lasciatemi sola... Per carità, +lasciatemi sola... Mi calmerò da me. +</p> + +<p> +Infatti, di lì a un'ora, ella era appieno ricomposta. +Alla sera s'intrattenne a lungo col medico, +e con aria disinvolta lo pregò di dirle quali tra i +segni che le deturpavano la fisonomia il tempo +farebbe sparire e quali le resterebbero sempre. +L'interrogato si provò a dipinger tutto in rosa, ma +<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span> +la Gilda, che gli teneva inchiodati gli occhi addosso +e gli leggeva le bugie in viso, lo riprese amorevolmente. — Non +la trattasse come una bimba, +se anche quella mattina ella aveva fatto un capriccetto; +ormai ella aveva messo giudizio e aveva +diritto di conoscere la verità tutta intiera. +</p> + +<p> +Il medico si schermì quanto più potè, ma alla +fine espose sinceramente il parer suo, soggiungendo +però, che la natura sbugiarda spesso i pronostici +della scienza e che in gioventù soprattutto +si vedono dei miracoli. +</p> + +<p> +— Grazie — ella replicò, stringendo la mano al +dottore. E il suo volto aveva l'espressione seria e +tranquilla di chi, uscendo da molte incertezze, ha +preso un partito decisivo. +</p> + +<div class="chapter"></div> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span> +</p> + +<h2> +XXI. +</h2> + +<p> +Da qualche giorno la Gilda aveva cominciato +ad alzarsi, e, appoggiata al braccio dello zio, passava +lentamente dalla sua camera in salotto, ove +sedeva in una poltrona accanto alla finestra. Le +Lorati non mancavano mai di venirle a tener compagnia +un paio d'ore e le mostravano un'amicizia +tanto più calda quanto maggiore era in loro la +soddisfazione di veder avvilita quella famosa bellezza. +Nell'andarsene esse facevano un'infinità di +commenti. +</p> + +<p> +— L'occhio sinistro è sciupato affatto. +</p> + +<p> +— E il labbro inferiore? +</p> + +<p> +— E quella cicatrice sulla fronte? +</p> + +<p> +— E l'altra alla guancia? +</p> + +<p> +— Povera Gilda, è proprio brutta. +</p> + +<p> +— Bruttissima. +</p> + +<p> +— Orribile. +</p> + +<p> +— Vedete, ragazze — osservava la savia genitrice — come +<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span> +i pregi fisici possano svanire da un +giorno all'altro. +</p> + +<p> +— Se non trovava lo sposo prima di questa disgrazia.... +</p> + +<p> +— Uhm! Il matrimonio non è ancora successo. +Ci credo poco. +</p> + +<p> +— Ella non ne parla mai... +</p> + +<p> +— In ogni caso c'è tempo. Va così adagio a rimettersi... +Il medico ha detto che prima di pensare +alle nozze ci vorranno dei mesi. +</p> + +<p> +— E Mario intanto è assente da oltre una settimana. +</p> + +<p> +— Ma torna presto. +</p> + +<p> +— Pover'uomo! Se cerca qualche svago, bisogna +perdonargli. È toccata grossa anche a lui. +</p> + +<p> +— Se la prende, non può essere che per rispetto +alla sua parola.... +</p> + +<p> +— Un po' per questo e un po' per compassione. +</p> + +<p> +— Essere sposata per compassione... Io non mi +degnerei certamente — sentenziò la maestosa Ginevra. +</p> + +<p> +— Povera Gilda! +</p> + +<p> +— Ma! Chi avrebbe potuto immaginarselo? Lei +che si credeva una Venere... +</p> + +<p> +Per Mario, reduce dal suo viaggetto, non fu +piccola meraviglia trovar alzata la Gilda. Quando +egli la vide adagiata nella poltrona, smunta in +viso, col suo corpicino sottile perduto nell'ampia +veste da camera, pensò alla stupenda e florida giovinetta +che aveva incontrato sulle Alpi, e durò +fatica a frenare una lagrima. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> +Ella s'accorse del suo turbamento, abbassò gli +occhi, e si passò rapidamente la mano sulla fronte. +</p> + +<p> +— Devo parlarti — disse poi — fatti più vicino... +No... anzi, prima chiudi quei due usci... quello +che dà nell'andito, e quello che mette nella camera +della signora Dorotea. Dall'altra parte non +può venir nessuno... Mio zio è all'Università. +</p> + +<p> +Questi preparativi lo sgomentarono alquanto. +Che rivolgeva ella nell'animo? +</p> + +<p> +— Sii franco come sarò io — ella principiò. — Il +dissimulare non giova... Nulla può mutare omai +la mia risoluzione. +</p> + +<p> +— La tua risoluzione?... Quale? +</p> + +<p> +— Io non sarò più tua moglie. +</p> + +<p> +— Che dici? Perchè? +</p> + +<p> +— Oh! Non me lo domandare... Guardami. +Egli comprese il significato delle sue parole, ed +esclamò: — È per questo? È per questo? +</p> + +<p> +— Sì... Ci pensai fin dal primo giorno in cui mi +colse la mia sciagura... Adesso ho deciso... inesorabilmente +deciso. +</p> + +<p> +— Ma tu credi dunque che io... +</p> + +<p> +Ella non lo lasciò finire. — No, Mario, non credo +quello che tu supponi... Tu mi sposeresti, ma saresti +infelice. +</p> + +<p> +— Oh Gilda... +</p> + +<p> +— Sii sincero... Cento volte tu mi dicesti che +non sai concepire la donna che non sia bella... Io +ne tremavo allora, e tu per rassicurarmi mi protestavi +ch'ero bellissima... Cento volte tu mi lasciasti +intendere che, artista anzitutto, tu cercavi +<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span> +nella donna il tipo eterno della bellezza... e io ne +tremavo e tu mi ripetevi che per te io ero quel +tipo... Ero io che col mio sguardo, col mio sorriso, +dovevo sprigionar dal tuo petto la sacra scintilla +con cui si creano i capolavori... lo dicevi tu... +e mi venivano le vertigini a sentirmi levata sì +alto... Io mi chiedevo: — Potrò reggermi dove +egli mi ha posta? Potrò sempre dargli il segreto +della linea e del colore? Sarò sempre giovine, +sarò sempre bella? Oh Mario, quando mi angustiavano +questi dubbi ero ancora vagheggiata, ammirata; +adesso tu vedi ciò ch'è divenuta la Dea +che avevi cinta d'un nimbo... Fissami bene, Mario; +che ispirazioni potrai tu cercare su questo volto +contraffatto? +</p> + +<p> +Mentr'ella parlava, la sua voce, sulle prime leggermente +commossa, si faceva a grado a grado più +limpida e sicura, e una espressione dolce ma risoluta +si dipingeva sulla sua fisonomia. Mario l'ascoltava +attonito, colpito dalla stoica fortezza di +quella fanciulla di diciott'anni che rinunziava +senza esitazioni e senza lamenti alle sue più care +speranze. Com'egli si sentiva umile e piccino in +confronto a lei! Come avrebbe voluto nasconderle +il suo cuore, di cui ella metteva a nudo i segreti! +Come si ribellava all'idea ch'ella dicesse il vero! +</p> + +<p> +E accumulava frasi su frasi, e tentava ingannar +lei, e tentava ingannar sè medesimo, e chiamava +stupida aberrazione il suo culto esclusivo della +bellezza fisica, e giurava alla Gilda che standole +vicino egli aveva imparato a pregiare in lei altre +<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> +qualità e ad amarla per quelle. Ma per quanto facesse, +non gli usciva dal labbro uno di quei gridi +dell'anima che scendono all'anima e vincono ogni +resistenza. +</p> + +<p> +Ella lo lasciò dire; poi riprese con un sospiro: — Sì, +Mario, tu devi parlar come fai, io tener +fermo il mio punto... La mia schiettezza può parer +dura oggi, ma verrà giorno in cui dirai: — la +Gilda aveva ragione. — E sarà quel giorno nel +quale, se ti dèssi retta, mi rinfacceresti il sacrifizio +della tua libertà. +</p> + +<p> +— Oh Gilda, Gilda, mi reputi dunque ben vile — interruppe +Mario, torcendosi le mani, tanto più +turbato, tanto più confuso quanto più la fanciulla, +discorrendo, coglieva nel segno. +</p> + +<p> +— Non me lo rinfacceresti a parole, lo so — ella +riprese con soavità — ma lo capirei a ogni +modo... e allora... adesso soffro forse... ma allora +sento che ne morrei di dolore... Bada a me, Mario, +non insistere... eri sincero quando mi rivelavi le +tue debolezze d'artista; in quel tempo non avevi +ragione d'infingerti..., oggi sì... oggi hai pietà di +me, e io devo difenderti contro te stesso.... Va, +Mario, non è colpa tua; tu hai bisogno di moto, +d'aria, di luce, hai bisogno di fare un viaggio; qui +il tuo ingegno si sfibra; l'ozio, lo scoraggiamento +ti uccidono. +</p> + +<p> +— Ma sei tu che ti crei questi fantasmi... +</p> + +<p> +— Non mentire, Mario... Io t'ho conosciuto +nei tempi in cui la fiamma dell'arte ti splendeva +negli occhi e movevi incontro all'avvenire con +<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> +fronte alta e sicura... Allora la tua mente era piena +di immagini, il tuo album era pieno di disegni... +da più mesi tu non fai nulla... oh è inutile che tu +accenni di sì col capo... Puoi mostrarmi, non dico +un tuo quadro, ma un tuo schizzo, ma una linea +segnata dalla tua matita?... Lo puoi? +</p> + +<p> +— Tu eri malata, Gilda... +</p> + +<p> +— Oh, le inquietudini sul conto mio sono cessate +da oltre un mese. Che hai fatto in questo +mese?... Lo vedi, tu taci... +</p> + +<p> +— Sei un giudice inesorabile — egli disse, quasi +piangendo di dispetto e di rabbia. +</p> + +<p> +— Sono un giudice clemente. Tu ti dibatti in +una lotta tremenda fra ciò che stimi il tuo dovere +e il desiderio immenso di libertà che ti affanna. +Va, Mario; dal tuo dovere, s'è tale, io ti sciolgo; +la tua libertà, io te la rendo... Va... io ti apro la +gabbia, povero prigioniero. +</p> + +<p> +Mario si trovava in una condizione d'animo ben +singolare. La libertà che gli era offerta egli la sospirava +come l'assetato sospira una goccia d'acqua, +eppure all'idea di accettarla gli salivano al viso i +rossori della vergogna; egli doveva riconoscere +che la Gilda aveva ragione, che l'amore ch'egli le +aveva portato non era sopravvissuto allo strazio +della sua bellezza, eppure sentiva che mai come +adesso ella era stata degna di essere amata. +</p> + +<p> +E intanto lo sguardo della giovinetta non si +staccava da lui e sembrava dovergli legger nell'anima +i più riposti segreti. +</p> + +<p> +— Ascolta — egli le disse infine — oggi, per +<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span> +quanto io facessi, le mie parole non ti persuaderebbero... +Ma domani? +</p> + +<p> +— Domani? — ella ripetè distratta. +</p> + +<p> +— Sì, consentimi di ritentar la prova... +</p> + +<p> +— S'egli mi amasse davvero! — pensò la Gilda. +Ma seppe frenar la sua commozione, e rivoltasi +a Mario con apparente tranquillità, lo licenziò +con queste parole: — Allora ci diremo addio +domani. +</p> + +<p> +Per quel giorno ella non lasciò trapelar nulla +del colloquio avuto col suo fidanzato, e deluse la +curiosità della signora Dorotea, che voleva sapere +il perchè di quella sconvenienza del chiudere gli +usci per di dentro. +</p> + +<p> +Il giovine pittore partì di là che aveva la febbre +addosso. Che fare?... Poteva esserci un dubbio +su ciò che doveva fare?... Doveva dire alla Gilda: — la +sventura ha stretto di più il vincolo che ci +unisce; ora più che mai voglio farti mia sposa... — Ma +se non l'amava, se non era in poter suo +di amarla?... Se aveva questa fatalità di non saper +amare che un bel viso? Se col suo eroismo non +fosse riuscito che a sacrificar sè e a rendere infelice +lei?... Era già dubbio se il matrimonio si conciliasse +col suo spirito mobilissimo, anche quando +si trattava di sposare una giovine avvenente, florida, +vispa... ma il matrimonio con una malata?... +Perchè la Gilda ormai era una malata e sarebbe +stata tale per un pezzo... Invece di averla compagna +nelle sue peregrinazioni artistiche, avrebbe +dovuto vegliarla, assisterla... e queste qualità +<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> +d'infermiere egli non le possedeva... In mezzo +alle cure del nuovo suo stato si sarebbe spenta +del tutto la sua ispirazione già illanguidita, e allora... +che avvenire per lui, che avvenire per la +Gilda! +</p> + +<p> +Quando noi rifuggiamo da un grave sacrifizio, +ci piace assai spesso ripararci dietro l'idea che +quel sacrifizio non gioverebbe neppure a quelli +per cui dovremmo farlo, e così Mario concludeva +volentieri i suoi ragionamenti col dirsi che la +Gilda sarebbe stata infelice sposandolo. +</p> + +<p> +Pure una fiera lotta si agitò nel suo spirito, e ne +portava le tracce il foglio pieno di pentimenti e +di scancellature che la Gilda ricevette il dì appresso: — «Crudele, +crudele, perchè suscitar la +tempesta nella mia anima? Io seguivo la via che +mi pareva la sola buona, la sola onorevole; tu +con amara schiettezza hai voluto mostrarmene le +insidie e i pericoli, tu mi hai detto che non potrei +percorrerla senza uccidere, qual ch'esso sia, +questo mio ingegno d'artista. È un'idea che mi +toglie la pace. Tutti devono essere qualche cosa +nel mondo; io, che sarei se non sono un pittore?... +Non auguro al mio peggior nemico la notte che +ho passato... Ripensavo alle tue parole, e, a vicenda, +ti adoravo, ti ammiravo, ti colmavo di +vitupèri... Sì, la tua generosità è spietata... tu +puoi darmi licenza d'essere un vile, non puoi +impedirmi di credermi tale... Vedi in qual bivio +m'hai messo. O restare, con l'incubo di non +esser più atto a far nulla; o partire vergognandomi +<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> +della mia condotta... Ebbene, parto, cerco +il moto, l'aria, la luce, di cui, come dici, ho tanto +bisogno, cerco la lena perduta. Se farò un capolavoro, +lo dovrò a te. A ogni modo, non ripatrierò +prima di aver assodata la mia riputazione +d'artista. E tu, Gilda?... Non oso venire a stringerti +la mano; sarò già in viaggio quando riceverai +questo foglio... Tu meriti un uomo migliore +di me, tu lo troverai senza dubbio... Ma, se +tu fossi libera al mio ritorno, potrei sperare di +non esser respinto?... Se ti riesce, non disprezzarmi, +e fa che non mi disprezzi il tuo ottimo +zio... È troppa audacia chiedere una tua lettera, +almeno una, a Zurigo, ferma in posta? Addio, +addio.» +</p> + +<p> +In conformità a quanto egli scriveva, Mario era +partito con la prima corsa, diretto sulla linea di +Modane. Giunto a Torino, vi si trattenne per poche +ore affine di salutarvi suo padre, il quale si +trovava colà per ragioni del suo commercio. L'ottimo +signor Gedeone fu molto addolorato, non tanto +delle nozze sfumate quanto della nuova partenza +di Mario, ch'egli amava sinceramente. Nondimeno +egli riempì di napoleoni d'oro la borsa del figliuol +prodigo e s'impegnò a non fargli mancar danaro +finchè non fosse in grado di mantenersi co' propri +guadagni. — Quattrini, e poi quattrini, e sempre +quattrini — borbottò tristamente il signor Gedeone. — Senza +contare la pigione del casino +di Firenze e la spesa dell'ammobiliamento... È +inutile, son fatto così; per questo figliuolo darei +<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span> +il sangue... con quel sugo... per averlo sempre +lontano. +</p> + +<p> +E il signor Gedeone cercò un sollievo alle sue +amarezze domestiche nell'acquisto di una partita +di farina avariata che poteva servir benissimo per +la sua fornitura agli Istituti Pii. +</p> + +<div class="chapter"></div> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> +</p> + +<h2> +XXII. +</h2> + +<p> +Il professore Romualdo stava quella mattina rivedendo +i suoi manoscritti che giacevano abbandonati +da tanto tempo, e come succede a chi non +è in vena di lavorare sul serio e pur vorrebbe poter +dire a sè stesso che non è rimasto in ozio, collocava +a posto le virgole dimenticate, arrotondava +l'occhiello degli <i>e</i> e metteva i punti sugli <i>i</i>. Si può +tuttavia giurare che la sua mente era assorta in altri +pensieri ai quali non era certo estranea una persona +la cui apparizione repentina ed inaspettata lo fece +scattar dalla sedia. +</p> + +<p> +— Tu, Gilda?... Alzata?... A quest'ora?... Che +direbbe il medico? +</p> + +<p> +— Oh! — ella rispose — bisogna ormai emanciparsi +dal medico... Sto bene... Vedi come mi +reggo da me... +</p> + +<p> +— Stai bene e sei così pallida? — esclamò il +professore con inquietudine. — Che hai? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span> +— Nulla.... +</p> + +<p> +— Non dirlo... Hai gli occhi gonfi, Gilda, sei +agitata... Questa tua visita mattutina non è certo +senza una grave ragione. +</p> + +<p> +— Voglio riprender le mie antiche abitudini — ella +replicò, avvicinando una seggiola al tavolino — voglio +esser la tua assistente, il tuo segretario +come una volta... La pecorella smarrita ritorna +all'ovile... ecco tutto. +</p> + +<p> +Com'ella s'accorse che lo zio Aldo stentava a +raccapezzare il senso delle sue parole, estrasse di +tasca un foglio e glielo porse spiegato — Leggi. +</p> + +<p> +Appuntò il gomito al ginocchio, fece con la +mano sostegno al mento, e stette lì a capo chino +senz'aprir bocca e senza batter palpebra. Pareva +una figura scolpita nel marmo. +</p> + +<p> +Il professore intanto aveva divorato l'arruffatissima +lettera di Mario. +</p> + +<p> +— Parte? Ti lascia? — egli gridò, appena l'ebbe +finita. E balzò in piedi con impeto, schizzando +fiamme dagli occhi. +</p> + +<p> +Ella si scosse, sollevò la testa, e rivolgendo allo +zio uno sguardo soave e amorevole: — Sono stata +io — gli disse — egli non fece che ubbidirmi. +</p> + +<p> +— Ubbidirti? — egli proruppe passando di sorpresa +in sorpresa. — Gli hai imposto tu di partire? +</p> + +<p> +Ella gli riferì il colloquio avuto con Mario il +giorno innanzi. Il professore durò fatica a non interromperla +cento volte. +</p> + +<p> +— Non difenderlo, non iscusarlo — egli esclamò +finalmente, misurando a lunghi passi la stanza. — Che +<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> +amore era il suo?... Ha potuto sentirti parlare +come gli parlavi, e non è caduto a' tuoi piedi, e +non si pentì delle sue esitazioni e non rinnovò i +suoi giuramenti? T'ha abbandonata, è fuggito +perchè le tue guance sono men floride, perchè i +tuoi occhi sono meno scintillanti d'un tempo? E +tu gli perdoni, e gli perdoneranno tutti, e la sua +vigliaccheria resterà impunita? Oh come intendo +in questo momento il piacere della vendetta!... +Come disprezzo questa scienza vantata che sfibra +le virtù del braccio e dell'animo!... Come volentieri +la darei tutta quanta per essere un forte, +per colpire inesorabilmente colui che ti rende infelice! +</p> + +<p> +— Mio cavaliere — rispose la giovinetta, atteggiando +il labbro a un malinconico sorriso — non +voglio che tu mi vendichi... Non c'è offesa da vendicare... +Mario era pronto a sposarmi, fui io che +gli resi la sua parola... S'egli mi avesse resistito, +sarebbe stato un eroe, e non si può pretender dagli +uomini che siano eroi... Forse è stato meglio +così. +</p> + +<p> +— Ma pur tu lo amavi? +</p> + +<p> +— Oh sì... Quando credevo di poter essere una +valida alleata del suo ingegno, uno strumento della +sua gloria. Appena cominciai a dubitare che gli +sarei stata d'impaccio, cominciai anche ad amarlo +meno... Sono orgogliosa... +</p> + +<p> +— Gilda!... E l'avvenire? +</p> + +<p> +— Starò qui come sono stata finora; mi rimetterò +a studiare... le donne brutte studiano... copierò +<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span> +i tuoi manoscritti, ti aiuterò nei tuoi esperimenti... +</p> + +<p> +Egli le diede sulla voce. — Non parlarmi dei +miei esperimenti... Il mio laboratorio io l'abborro... +Voglio distruggerlo... O almeno voglio chiuderne +l'uscio per sempre... +</p> + +<p> +— Lo riapriremo insieme, zio Aldo — rispose +la Gilda. — Rammento ancora le mattine che vi ho +passate, a bocca aperta, tempestandoti d'interrogazioni, +ammirando la vastità del tuo sapere, e la +infinita pazienza che avevi con me... Povera cameretta! +Da due anni la trascuravo e ne fui punita... +Oh se si potesse tornare indietro di due +anni!... Proviamo, zio Aldo. +</p> + +<p> +— Se si potesse — egli ripetè, tentennando il +capo con aria desolata. E soggiunse a mezza voce: — È +un nodo che non si scioglie. — Indi si abbandonò +sopra una sedia e si coprì il viso con le +mani. +</p> + +<p> +— Zio Aldo, tu mi nascondi qualche cosa — proruppe +inquieta la Gilda. — I nostri guai non +sono finiti? +</p> + +<p> +— La fatalità ci perseguita, o fanciulla... Io vorrei +pure che queste pareti ridivenissero per te il +nido calmo e tranquillo della tua infanzia, vorrei +poter dirti come una volta: Addormèntati fidente +sulle mie ginocchia, appoggiati al mio braccio leale, +lasciami esser tua guida nel campo della scienza... +Ma no; un destino iniquo non lo permette; io sono +un pazzo, io sono un malato. +</p> + +<p> +— Se sei un malato, ti curerò — interruppe +<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> +con dolcezza la giovinetta. — Non mi curasti tu +per due mesi? Dovrei abbandonarti, se soffri? +</p> + +<p> +— Eppure sarà necessario — egli esclamò, agitandosi +sulla seggiola. E proseguì: — Non ho rimorsi... +ho lottato... ho lottato tanto... Tutti gli +argomenti che la ragione può suggerire io me li +son detti... tutta l'energia d'un carattere avvezzo a +vincer gli ostacoli, io l'ho spesa... e non è valso +a nulla... +</p> + +<p> +— Ma insomma, a che mirano le tue parole? +Che vuoi fare di me? +</p> + +<p> +— Pensiamo insieme, studiamo un modo... +</p> + +<p> +— Non posso più viver sotto questo tetto come +la tua pupilla, come la tua nipote, come la figlia +dell'anima tua? +</p> + +<p> +— Compiangimi, Gilda, non lo puoi. +</p> + +<p> +— Come la tua sorella?... Vedi, i patimenti +hanno in me affrettata l'età... Io posso esser la tua +sorella. +</p> + +<p> +— Non lo puoi, non lo puoi — replicò il professore +con l'accento della disperazione. +</p> + +<p> +Vi fu un istante di silenzio. Il dottor Romualdo +teneva le mani intrecciate sulle ginocchia, lo +sguardo immobile a terra. La Gilda, levatasi da +sedere, gli si avvicinò lentamente. Un lieve rossore +le tingeva le gote. +</p> + +<p> +— Alza gli occhi — ella disse — fissami in viso. +In questa casa dove non posso esser più nè pupilla, +nè nipote, nè sorella, potrei almeno esser la compagna +della tua vita, la tua sposa? +</p> + +<p> +— Tu, Gilda? — esclamò lo scienziato con un +<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span> +grido che veniva dal cuore. — La mia sposa; +L'hai detto? L'hai proprio detto, tu? L'hai detto +sul serio? Non ti sei presa giuoco di me? Oh no! +Il tuo volto onesto porta l'impronta della sincerità... +Tu non vuoi uccidermi! +</p> + +<p> +Egli le afferrò tutt'e due le mani e le tenne +strette nelle sue. +</p> + +<p> +— Zio Aldo — ella mormorò affettuosamente. +</p> + +<p> +— Non chiamarmi più così... Chiamami Aldo... +O piuttosto, no, sciocco ch'io sono... chiamami +ancora zio Aldo... c'è tanta dolcezza in queste due +parole pronunziate dalle tue labbra... Sentivo sempre +dirmi <i>professore</i>, <i>professore</i>... e non ero che +un professore arido, dotto, noioso...; tu mi dicesti +zio e sono divenuto un uomo... Oh se la mia vita +fosse cominciata da quando batte il mio cuore, io +sarei ben giovine, o Gilda... +</p> + +<p> +Egli s'interruppe un momento; poscia riprese +con un sospiro: — Invece hai riflettuto che son +vecchio, che ho diciannove anni più di te? +Guarda la mia barba e i miei capelli segnati di +bianco, guarda le rughe della mia fronte... La tua +giovinezza è appassita per poco; essa risorgerà +senza dubbio; ma la mia, oh la mia non torna +mai più. +</p> + +<p> +La Gilda scrollò il capo. — Tu mi porti un +cuore che non ha amato altra donna che me... +</p> + +<p> +— Nessun'altra, nessun'altra — egli esclamò +con enfasi. +</p> + +<p> +— Lo vedi — ella rispose. — Il tuo cuore almeno +è più giovine del mio — Abbassò gli occhi +<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span> +e soggiunse arrossendo: — E da quando... da +quanto tempo mi ami? +</p> + +<p> +— Lo so io forse? Fu nel giorno in cui lessi +sulla tua fronte ch'era finita per te l'infanzia gioconda; +fu prima, fu dopo? Lo ignoro. Sentivo il +mio affetto trasformarsi a grado a grado, ma non +sarei riuscito a dire a me stesso che cosa provavo... +Non avevo mai amato... Ti cercavo e ti sfuggivo... +Avevo un immenso desiderio e una paura immensa +delle tue carezze... Nelle mie notti insonni +la tua immagine mi appariva fra le tenebre... Nel +giorno il fruscìo della tua veste, il suono della tua +voce turbava le mie meditazioni. Mi sembrava +qualche volta che non avrei avuto pace finchè tu +non avessi abbandonato la mia casa, e talora mi +sembrava invece che senza di te non avrei potuto +vivere... Eppure era amore?... Non lo so, non lo +so... Ma quando tu amasti un altro, oh allora sì +m'accorsi che veramente t'amavo... +</p> + +<p> +— Poveretto! Che strazio deve essere stato il +tuo! E hai sofferto in silenzio? +</p> + +<p> +— E potevo parlare? Eri bella come un angiolo, +tutte le grazie della gioventù ti fiorivano in viso; +eri innamorata di un uomo bello e giovine anche +esso... parevate nati uno per l'altro... La vostra passione +era così ragionevole, la mia così strana, così +assurda! Parlare?... Darti un dolore, insidiare la +tua felicità, io che t'adoravo?... Un giorno solo fui +per tradirmi... oh quel giorno avrei voluto morire... +</p> + +<p> +— Che rivelazione fu per me quella! — esclamò +la Gilda. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> +— Te n'eri accorta? +</p> + +<p> +— Sì... Ero venuta ad annunziarti il prossimo +arrivo di Mario... Si dovevano prendere i concerti +per le nozze... +</p> + +<p> +— Che pensasti di me, Gilda? +</p> + +<p> +— Piansi tanto...; che non avrei fatto per consolarti? +Tu ti sei chiuso nella tua camera, nel tuo +laboratorio... La mattina dopo... +</p> + +<p> +— Taci — egli interruppe — a pensarci mi corre +un gelo per l'ossa... Più tardi io vegliavo al tuo +letto... Avevi gli occhi bendati, eri tutta una piaga... +Il tuo respiro era un rantolo, la tua voce era un +gemito... I medici ti davano quasi per ispacciata; +io volevo salvarti a ogni costo... +</p> + +<p> +— E mi salvasti. +</p> + +<p> +— Sì, ma la mia ferita si faceva più larga e profonda. +Dal tuo alito infocato, dal tocco delle tue +mani ardenti per la febbre, io aspiravo l'amore... +E non avevo speranze, e non avevo altro desiderio +che quello d'espiare un minuto d'oblìo... Non era +per me ch'io ti conservavo in vita, era per l'uomo +a cui tu avevi giurato la tua fede. Spesso mi pareva +ch'egli non t'amasse abbastanza e me ne sdegnavo; +ma pure (lo crederesti?) sentivo una specie d'orgoglio +all'idea che il mio amore ignorato fosse +più forte del suo... Accarezzavo col pensiero la +mia infinita miseria. Quando non s'ha più che il +dolore, si vuole almeno che il dolore sia grande... +Intanto m'abbandonavo a occhi chiusi alla corrente, +aspettando da un momento all'altro che tu +mi fossi tolta per sempre... Ma no; tu non mi sei +<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> +tolta, tu rimani; e io mi domando ancora se tutto +ciò non è un sogno, mi domando se sono ben desto... +Gilda, Gilda, sei tu sicura di non ubbidire a +un impeto subitaneo, di non cedere a un movimento +di pietà verso di me, di dispetto verso <i>un +altro?</i>... Se ti pentissi domani! Se Mario tornasse! +</p> + +<p> +— Uomo di poca fede!... Non è un capriccio il +mio, non è un desiderio di vendetta... Quante +volte, in mezzo ai patimenti di questi ultimi mesi, +io confrontavo in silenzio l'amor tuo con quello +dell'uomo che avrebbe dovuto sposarmi!... Quante +volte, se eravate entrambi accanto al mio letto, +io studiavo l'espressione diversa dei vostri volti; +nel tuo una tenerezza infinita, in quello di Mario +un tedio profondo! E dicevo: Mario amava la +mia bellezza che è svanita; lo zio Aldo mi ama +qual sono, mi ama forse di più dacchè cessai di +esser bella... +</p> + +<p> +— E vero, è vero... +</p> + +<p> +— Dicevo: Mario non è un triste, non è un vile; +egli terrà la sua parola, ma io avrò il rimorso di +aver fatto una vittima... E così il mio cuore s'allontanava +a mano a mano da lui e s'avvicinava a +te... a te ch'eri stato la mia provvidenza, a te cui +speravo di poter dar qualche gioia. Oh Mario non +tornerà; egli è troppo lieto della libertà che gli è +resa; egli insegue il suo ideale d'artista, va dove +lo chiama la sua anima appassionata del bello... +Se tornasse... +</p> + +<p> +— Ebbene? Che faresti? +</p> + +<p> +— Ebbene? Farei... così — ella gridò gettandoglisi +<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span> +fra le braccia — e ti direi: Son la tua sposa +difendimi... Mi crederesti allora? +</p> + +<p> +— Ti credo, ti credo — proruppe il dottor Romualdo, +stringendo al seno con impeto quel capo +diletto. E mentre la copriva di baci, mormorava: +</p> + +<p> +— Oh Gilda!... Amor mio! +</p> + +<p> +— Non ci odii dunque più, noi povere donne? — ella +chiese con malizia. +</p> + +<p> +— Adoro te — egli rispose — ecco quello +ch'io so. +</p> + +<div class="chapter"></div> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> +</p> + +<h2> +XXIII. +</h2> + +<p> +Pochi mesi dopo, una bella mattina di settembre, +il professor Romualdo era affacciato alla finestra +d'un albergo di Genova guardante il mare. +Era l'albergo medesimo in cui, circa quindici anni +addietro, egli aveva passato tante ore d'incertezza +attendendo il suo misterioso abboccamento col capitano +Rodomiti. Fra quelle pareti era cominciata +per lui una nuova esistenza, eran cominciate le +cure, i pensieri che dovevano far sbocciare la sua +gioventù appassita prima di nascere, ed egli tornava +oggi ai memori luoghi, allo stesso modo che +l'egro risanato torna pellegrino alla fonte ond'ebbe +il primo ristoro. Come quindici anni addietro, gli +si stendeva davanti agli occhi lo splendido golfo +riscintillante ai raggi del sole, e una selva d'antenne +si levava al cielo, e mille barchette guizzavano +sulle acque leggermente increspate, e s'alzava +dai pensili giardini il profumo dei fiori, e +dalle vie popolose l'allegro strepito del lavoro. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> +Ma questa volta il dottor Romualdo non era +solo. S'aprì l'uscio della camera attigua, e una giovine +dalla persona snella e spigliata s'avvicinò con +passo rapido alla finestra, e toccò lievemente la +spalla del professore. +</p> + +<p> +— Sei tu, Gilda? — egli disse, voltandosi estendendole +ambe le mani. +</p> + +<p> +— Va bene così? — ella chiese, mostrando la sua +<i>toilette</i> d'una elegante semplicità. E soggiunse: — Son +curiosa di vedere che impressione gli faccio. +</p> + +<p> +— Sei bella, Gilda — riprese il professore. — Sei +troppo bella per me. +</p> + +<p> +— Zitto — ella interruppe, portando al labbro +l'indice della mano destra — Zitto, non voglio +sentir coteste sciocchezze. +</p> + +<p> +La Gilda era sempre un po' magra, un po' pallida, +ma il tempo andava via via scolorando le sue +cicatrici e ricolmava lentamente le sue guance +sparute, e faceva rinascere i suoi capelli, i cui ricciolini +bruni spuntavano dagli orli della sua cuffia. +In quanto al segno che l'era rimasto nell'occhio sinistro, +esso non era percettibile a prima vista. Certo +ella non era più, ella non sarebbe più ridiventata +la splendida giovinetta che sollevava un mormorio +di ammirazione sul suo passaggio, ma era chiaro +che le conseguenze dell'accidente ond'ella era stata +vittima avrebbero finito coll'essere assai minori di +quanto s'era supposto. +</p> + +<p> +Ella s'accostò in punta di piedi all'uscio che metteva +sul corridoio. +</p> + +<p> +— Vien gente? — domandò il professore. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span> +— No... Del resto, siamo intesi... Prima ch'egli +entri scappo di là... +</p> + +<p> +— Cattiva! Vuoi lasciar me nell'imbarazzo... +</p> + +<p> +— Voglio veder come ti levi d'impaccio... +</p> + +<p> +Non occorre una grande sagacità a capire che il +professore e la Gilda aspettavano qualcheduno. +Questo qualcheduno era il capitano Rodomiti, il +quale aveva scritto a' suoi amici annunziando loro +che sperava d'essere a Genova col suo legno entro +il settembre, e che giunto colà avrebbe chiesto una +licenza di alcuni mesi, e sarebbe intanto volato subito +a far loro una visita. Il capitano sapeva della +malattia e della guarigione della Gilda; non sapeva +il resto, perchè le notizie posteriori non avrebbero +potuto pervenirgli durante il viaggio. Non +doveva esser piccola sorpresa per lui l'apprendere +il matrimonio del professore Romualdo con +la figlioccia, e questa sorpresa i novelli sposi +avevano voluto anticiparla col venirgli incontro +essi stessi. Invero essi sentivano un po' di rimorso +a non averlo consultato prima delle nozze, ma si +capisce d'altra parte che la condizione di due fidanzati +i quali abitano sotto il medesimo tetto è +troppo ambigua perchè essi non abbiano da affrettarsi +a diventar marito e moglie. Comunque sia, +il professore e la Gilda, che s'erano sposati appena +ottenuto il decreto reale che toglieva l'impedimento +della parentela, si trovavano a Genova da +un paio di settimane, e il nostro matematico andava +ogni mattina nel banco di noleggi del signor +Egisto Giorgi successore dei signori Radice e Lupini, +<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span> +per informarsi del capitano. Alla fine, la vigilia +del giorno di cui parliamo, il dottor Romualdo +era tornato all'albergo con una importante notizia. +Il legno comandato dal Rodomiti era in vista e +sarebbe entrato in porto verso notte. Allora il professore, +d'accordo con la Gilda, era ripassato nel +banco del signor Giorgi a lasciarvi un bigliettino +pel capitano così concepito: «Sono qui all'<i>Hôtel +de la Grande Bretagne</i>, nº 36. Ho molte cose da +dirvi. Vi aspetterò domani all'albergo fino a mezzogiorno.» +Il signor Giorgi, ch'era un uomo assai +più officioso dei suoi predecessori Radice e Lupini, +non solo si incaricò della trasmissione del biglietto, +ma fece aver la mattina seguente al professor Grolli +la risposta del capitano: «Sarò da voi prima dell'ora +indicata — scriveva il Rodomiti; — ma che +diamine v'impediva di venirmi a trovare a bordo? +E la Gilda?» +</p> + +<p> +Erano le undici quando un cameriere picchiò all'uscio +del nº 36, e con un certo timore reverenziale +introdusse il gigantesco marinaio. +</p> + +<p> +— Oh Grolli — disse costui, stringendo cordialmente +la mano del professore. — E la Gilda? +</p> + +<p> +— Ormai sta bene. +</p> + +<p> +— S'è sposata col suo Mario? +</p> + +<p> +— No... +</p> + +<p> +— Come? +</p> + +<p> +— Or ora vi dirò. Accomodatevi. +</p> + +<p> +Il capitano prese una sedia. — Non è la vostra +camera da letto? — egli domandò, girando intorno +gli occhi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span> +— No... è un salottino... dormo di là — rispose +il Grolli in fretta, come se le parole gli scottassero +la lingua. +</p> + +<p> +— Cospetto! Siete in lusso ora — esclamò il Rodomiti. +E soggiunse: — Su via, raccontatemi... +Questo matrimonio? +</p> + +<p> +Quando il professore ebbe narrato che la Gilda +aveva reso a Mario la sua libertà e che Mario aveva +accettata l'offerta, il capitano si lasciò scappare una +serqua di vigorose esclamazioni, le quali finirono +con una domanda <i>ad hominem:</i> — E voi? +</p> + +<p> +— Io? Che cosa? +</p> + +<p> +— E voi non avete data una buona lezione a +quel bellimbusto che pianta la sposa perchè le è +toccata una disgrazia?.. Oh lo so quel che volete +dire... È stata lei... Grazie tanto... Ella non poteva +fare altrimenti; ma un uomo che avesse avuto un +filo d'onore non l'avrebbe presa in parola... Ah +caro Grolli, se ero nei vostri panni, non l'andava +a finire così... Gran che! Voi altri dotti non avete +sangue nelle vene! +</p> + +<p> +A questo punto il capitano con un brusco movimento +ruppe la spalliera della seggiola e si alzò +di scatto facendo tremare i vetri della camera sotto +i suoi passi pesanti e poderosi. +</p> + +<p> +— È dunque diventata un mostro questa Gilda? — egli +ripigliò, dopo una breve pausa. +</p> + +<p> +— Un mostro! — esclamò il professore scandalizzato — Che +idee? +</p> + +<p> +— Oh adesso vi riscaldate! Con me? Era meglio +riscaldarsi con quell'altro... Via, scusate — continuò +<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span> +il Rodomiti, mutando tono. — Son certo che +avete fatto tutto ciò ch'era possibile... Se la Gilda +è sempre piacente, non dureremo fatica a darle un +marito che valga più di quel vostro famoso pittore... +Bisognerà pensarci insieme... Ma spiegatemi un +po', perchè non l'avete condotta con voi a Genova? +</p> + +<p> +Il professor Romualdo, più confuso che mai, +guardò istintivamente verso l'uscio della camera +attigua. +</p> + +<p> +Questo imbarazzo non isfuggì al capitano, il +quale chiese con una certa impazienza: — Siete +in compagnia? C'è qualcheduno di là?... Avete +un'aria di mistero!... +</p> + +<p> +— Benedette donne! — pensò il Grolli. — Hanno +dei capricci!... Per secondar la Gilda mi convien +fare questa commedia. — Insomma — egli disse a +voce alta — ho da raccontarvi una novità... +</p> + +<p> +— Ed è? +</p> + +<p> +— Ho preso moglie... +</p> + +<p> +Questo annunzio produsse al marinaio l'effetto +dello scoppio d'una mina. — Moglie?... Voi?... +Scherzate? +</p> + +<p> +— Niente affattissimo — rispose il professore +punto da queste esclamazioni — Parlo sul serio... +</p> + +<p> +— E il vostro odio per le femmine? +</p> + +<p> +— È sfumato... +</p> + +<p> +— Non c'è che dire — osservò il marinaio, calmandosi +a poco a poco — voi siete il miglior giudice +delle vostre azioni, e in quanto alla donna che +vi sposò, ella può vantarsi d'avere sposato un gran +galantuomo... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span> +— Non credete quindi che questa donna abbia +commesso uno sproposito imperdonabile? — domandò +il dottor Romualdo, alquanto rinfrancato. +</p> + +<p> +— Tutt'altro... tutt'altro... Anzi vi chieggo perdono... +Del resto, è vero... siete ringiovanito, e mi +congratulo con voi. Ma che volete?... Penso alla +mia figlioccia... Converrete meco che adesso è più +urgente che mai di accasarla... Povera Gilda!... È +necessario ch'io la veda... Abita sempre con voi? +</p> + +<p> +— Sicuro... +</p> + +<p> +— Non v'invidio... Due donne sotto il medesimo +tetto... +</p> + +<p> +— Ma mia moglie... +</p> + +<p> +— Non intendo dir male di vostra moglie... Dio +guardi... Ma in ogni modo... +</p> + +<p> +— Volete conoscerla? — insinuò il professore, +che non vedeva l'ora di gettar giù la maschera. +</p> + +<p> +— No, grazie... o almeno finchè non sia necessario. +Non prendete in cattivo senso il mio rifiuto... +Sapete che io sono un uomo alla buona, un uomo +che si trova a disagio in mezzo alle nuove conoscenze... +specialmente poi quando si tratta di signore... +</p> + +<p> +— E se fosse una signora che si conoscesse da un +pezzo? — disse una vocina nota e melodiosa. In +pari tempo la Gilda si precipitò nella stanza e si appese +(qui la frase va a pennello) al collo del capitano. +</p> + +<p> +— Come? Che?... la Gilda...? — balbettò il Rodomiti +nel colmo dello sbalordimento. +</p> + +<p> +— Sì, signore, la Gilda... Sono un po' mutata, +ma insomma... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span> +Il capitano guardava alternativamente la sua figlioccia +e il professore, le cui guance s'erano fatte +del color della porpora — Sua moglie? — egli +disse infine. +</p> + +<p> +— Sua moglie, sua moglie — ripetè la giovine. +</p> + +<p> +— Non è lo sposo ch'ella si meritava — osservò +Romualdo in tono rimesso, ma senza affettazione +di umiltà. +</p> + +<p> +— <i>Zio Tonino</i> — disse la Gilda — fallo tu finire +una buona volta... Egli ha paura che tu disapprovi +il nostro matrimonio... +</p> + +<p> +— In verità, figliuoli miei — esclamò il capitano, +scotendo forte la mano ad entrambi — in +verità ch'io sarei una gran bestia se lo disapprovassi... +Ma vi confesso che mi avete fatto cascar +dalle nuvole... Ah professore, professore, siete più +birichino di quello che credevo, voi... Basta... Intanto, +Gilda, torno a dirti ciò che dicevo poco fa +a lui... La donna che prese per marito questo signore +ha sposato un fior di galantuomo... +</p> + +<p> +— Grazie, amico mio — interruppe il dottor Romualdo, +raggiante di contentezza. +</p> + +<p> +— Un fior di galantuomo — continuò il capitano — a +cui bisogna voler bene sempre. +</p> + +<p> +— Perdonandogli la sua età matura, il suo brutto +visaccio, e i suoi capelli che imbiancano — soggiunse +il professore, compiendo la frase. +</p> + +<p> +— Allora — saltò a dire la Gilda — io porterò +in campo le mie cicatrici e il mio occhio sinistro... +</p> + +<p> +— Zitti tutti e due — gridò il capitano Antonio +<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span> +col suo vocione — amatevi e fatemi presto diventare +padrino d'un bel maschiotto... Questo è l'essenziale. +</p> + +<p> +— Oh! — bisbigliò la Gilda, arrossendo. +</p> + +<p> +E il professore, tanto per mutar discorso: — E +voi — disse — non penserete mai a farvi una famiglia? +</p> + +<p> +— Io? A sessantadue anni?... Eh via, a trentotto, +ne avete trentotto, non è vero? +</p> + +<p> +— Sì. +</p> + +<p> +— A trentotto la cosa va co' suoi piedi, ma a +sessantadue poi... ho proprio paura ch'essa andrebbe +coi piedi degli altri. +</p> + +<hr class="tiny" /> + +<p> +La storia è finita. Che se qualcheduno volesse +sapere che cosa pensi di queste nozze la signora +Dorotea, dirò soltanto ch'ella ne è felicissima, che +sostiene d'avervi contribuito per gran parte, ma +che non sa persuadersi come un così bel matrimonio +non debba fruttarle una vincita al lotto. E sì +ch'ella va giocando a ogni estrazione i numeri +che le sono suggeriti dalla cabala e da persone +sperimentate e autorevoli. +</p> + +<p> +Del resto, dopo il primo momento di stupore, +tutti si sono persuasi che il dotto professor Romualdo +Grolli, sebbene non sia un Adone, può essere +un eccellente marito rimanendo un insigne +matematico; solo la signora Olimpia Lorati gli +tiene il broncio perchè, volendo pure sposarsi, non +ha sposato una delle sue figliuole. +</p> + +<div class="tnote"> +<p class="tntitle"> +Nota del Trascrittore +</p> + +<p> +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione +minimi errori tipografici. +</p> +</div> + +<div>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 48625 ***</div> +</body> +</html> diff --git a/48625/48625-h/images/cover.jpg b/48625-h/images/cover.jpg Binary files differindex b47c569..b47c569 100644 --- a/48625/48625-h/images/cover.jpg +++ b/48625-h/images/cover.jpg diff --git a/48625/48625-0.zip b/48625/48625-0.zip Binary files differdeleted file mode 100644 index 02b49d2..0000000 --- a/48625/48625-0.zip +++ /dev/null diff --git a/48625/48625-h.zip b/48625/48625-h.zip Binary files differdeleted file mode 100644 index 5fc9088..0000000 --- a/48625/48625-h.zip +++ /dev/null |
