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-The Project Gutenberg EBook of Il Professore Romualdo, by Enrico Castelnuovo
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
-the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have
-to check the laws of the country where you are located before using this ebook.
-
-
-
-Title: Il Professore Romualdo
-
-Author: Enrico Castelnuovo
-
-Release Date: April 3, 2015 [EBook #48625]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL PROFESSORE ROMUALDO ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara
-Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
-http://www.pgdp.net (This file was produced from images
-generously made available by The Internet Archive)
-
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-
-
-
- ENRICO CASTELNUOVO
-
-
- IL
- PROFESSORE ROMUALDO
-
- 6º Migliaio.
-
-
-
- ROMA
- CASA EDITRICE A. SOMMARUGA E C.
- 1884.
-
-
-
-
- PROPRIETÀ LETTERARIA
-
- Tip. della Camera dei Deputati — Stab. del Fibreno.
-
-
-
-
-I.
-
-
-Il dottor Romualdo Grolli, assistente alla cattedra di matematica in
-una Università del regno, e dilettante di chimica nel suo privato
-laboratorio, sedeva una mattina del maggio 1861 davanti alla sua
-scrivania, intento a copiare una Memoria da leggersi nell'Accademia
-scientifica e letteraria della città. Il tema, enunciato in un breve
-preambolo, era il seguente: _Determinare il volume della porzione di
-cono circolare retto che resta compreso tra un segmento circolare, un
-segmento iperbolico avente comune col circolare la corda e la parte
-del manto conico che la chiude._ Svolgendo il simpatico argomento, il
-dottor Romualdo era giunto a questo punto interessantissimo del suo
-lavoro:
-
-_dal triangolo A H G avremo H G = x (sen y)/(sen α)_
-
-e si compiaceva assai dell'evidenza di questa dimostrazione, quando
-intese bussar leggermente all'uscio.
-
-— Chi è? — egli gridò infastidito, tenendo sospesa in aria la penna.
-
-— La posta — rispose una voce femminile alquanto fessa; e in pari
-tempo la signora Salsiccini, vedova di un impiegato alle ipoteche e
-padrona di casa del professore, entrò nella stanza e consegnò al suo
-pigionale una lettera appena giunta. Il dottore prese quella lettera
-distrattamente fra le dita e la posò sul tavolino, poi scrisse in
-continuazione della sua Memoria: _Ne viene che l'area del segmento
-parabolico che si projetta in G H sarà 2/3 2 y x (sen y)/(sen α)._
-Posto qui un punto fermo, egli si degnò di slanciare uno sguardo
-sull'epistola recatagli dalla sua padrona.
-
-Intanto la signora Dorotea Salsiccini, che era una donnetta matura,
-corta, asciutta e linda della persona, era uscita senza far rumore,
-dopo aver abbassato le tendine di una finestra e aver spolverato la
-spalliera di una seggiola col rovescio del grembiale.
-
-— Chi può scrivermi da Genova? — disse il professore (lo chiameremo
-spesso con questo titolo) quand'ebbe esaminato per dritto e per
-rovescio la sopraccarta. È inutile soggiungere che egli non manteneva
-una corrispondenza molto attiva. Ma la meraviglia e il turbamento
-dell'egregio uomo furono assai maggiori allorchè gli fu noto il
-contenuto del foglio. Eccolo:
-
- «Genova, 12 maggio 1861.
-
- _«Stimatissimo Signore_,
-
-«Quantunque io non abbia l'onore di conoscerla, nè di essere da Lei
-conosciuto, La prego di voler recarsi immediatamente a Genova per
-ragioni di estrema importanza. Sarei venuto io stesso costì se mi fosse
-stato possibile di assentarmi per un paio di giorni, ma mi è forza
-attendere allo scarico del mio bastimento. D'altra parte, non credo
-opportuno di affidare alla posta le comunicazioni che debbo farle e
-le cose che debbo consegnarle. Io mi tratterrò in Genova per tutta la
-settimana; poi salperò per le Indie. A sua maggior guarentigia faccio
-autenticare la mia firma da questo Capitanato del porto.
-
-«Appena giunto a Genova voglia cercar di me presso i signori Radice e
-Lupini, sensali di noleggio in piazza Banchi.
-
-«Le ripeto che la faccenda per la quale Le dirigo questa lettera è tale
-da interessarla grandemente e da non poter essere confidata a terze
-persone.
-
- «Mi creda
-
- «_Suo obbl._
-
- «ANTONIO RODOMITI
-
- «_Capitano di lungo corso,
- comandante la nave italiana
- a tre alberi_, Lisa.»
-
-Seguiva l'autenticazione indicata.
-
-Il dottor Romualdo rimase di sasso. Chi era il capitano Rodomiti?
-Che poteva voler da lui? Un pensiero gli balenò alla mente, ma non vi
-si fermò più che tanto. Nondimeno tornò ad esaminare la lettera per
-vedere se vi fosse una parola che accennasse al luogo donde veniva
-la _Lisa_; ma non c'era nulla. Il capitano aveva stimato superfluo il
-dirlo o lo aveva taciuto ad arte. Telegrafare o scrivere per domandare
-schiarimenti era inutile. Su questo punto non c'era oscurità. Il signor
-Rodomiti diceva schietto che non avrebbe fatto le comunicazioni,
-nè consegnato le cose affidategli se non personalmente al professor
-Grolli. C'era un altro partito. Non darsi nemmeno per inteso del foglio
-ricevuto e continuare a svolgere l'elegante formula _x (sen y)/(sen
-α)_.
-
-No, no, quest'era impossibile. Il professor Grolli, quantunque avesse
-testa di matematico e abitudini di misantropo, non era poi un pezzo
-di marmo; egli sentiva che il capitano non gli aveva scritto senza una
-grave ragione, e che non era lecito di considerare la sua lettera come
-il capriccio del primo venuto. Che fare adunque? Prender la ferrovia,
-e quanto più presto tanto meglio. Il professore aperse un orario
-ch'egli aveva sul suo tavolino, e vide che a voler partire in giornata
-per Genova non ci era tempo da perdere. Pose sospirando un calcafogli
-sopra il manoscritto, buttò giù in fretta due righe pel rettore
-dell'Università, diede a traverso lo spiraglio dell'uscio un'occhiata
-al suo piccolo laboratorio per vedere se i fornelli erano spenti, poi
-aperse un tiretto del suo cassettone, ne tolse una camicia da notte che
-collocò in una sacchetta da viaggio, infilò un soprabito color pepe e
-sale, calcò sulla testa un berretto di panno nero con visiera di cuoio,
-prese sotto il braccio l'ombrello, e in questo elegantissimo arnese si
-presentò all'attonita signora Dorotea.
-
-— Parte, professore? — disse la buona donna, ch'era occupata a lavorar
-di calze.
-
-— Sì... Faccia il piacere di mandare qualcheduno all'Università con
-questo biglietto.
-
-— E... tornerà presto?
-
-— Domani, posdomani, di qui a due o tre giorni, non lo so di preciso.
-
-— E... scusi — continuò la signora Salsiccini sempre più impensierita
-— ha preso con sè l'occorrente, calze, polsini, colletti?
-
-— Sì, sì, ho preso tutto... basta.
-
-A vero dire, il professore non aveva preso altro che una camicia da
-notte, ma rispose di sì per levarsi d'impiccio. Del resto, egli non
-aveva mai brillato per una cura eccessiva della persona.
-
-— Un momento — soggiunse la signora Dorotea, vedendo che egli si
-avviava verso l'uscio. Si alzò dalla sedia, e staccata da un chiodo una
-spazzola, se ne servì per ripulirgli il soprabito. — Via, stia cheto un
-minuto... Come vuol andar così?... Non c'è altri al mondo per sciupar
-la roba in questa maniera...
-
-Mentre la padrona di casa si affaccendava intorno al recalcitrante
-scienziato, i due gatti _Mao_ e _Meo_, inseparabili compagni di
-lei, che dormivano rinvolti a spira ai due angoli di un canapè,
-si rizzarono sulle quattro zampe, arcuarono la schiena a foggia di
-cammelli, apersero la bocca ad un lungo sbadiglio, poi scesero dalla
-loro posizione eminente e vennero a fregarsi intorno al vestito della
-signora Dorotea.
-
-Questo atto amorevole dei due quadrupedi fece perdere al professore la
-poca pazienza che gli era rimasta.
-
-— Sempre le bestie fra i piedi — egli disse con un grugnito, e,
-svincolatosi dalla signora Salsiccini, lasciò la stanza e scese in
-fretta le scale.
-
-La signora Dorotea, rimasta sola, guardò prima _Mao_ e poi _Meo_, e
-dopo aver lisciato il pelo ad entrambi: — C'è del torbido — brontolò
-— c'è del torbido. — _Mao_ e _Meo_non seppero contraddire alle sue
-previsioni e ripigliarono in silenzio il loro posto sul canapè.
-
-Gli avvenimenti non tardarono a provare che la signora Dorotea si
-apponeva al vero.
-
-Erano scorsi due giorni dalla partenza del dottor Grolli, e l'ottima
-signora, discesa al pianterreno nel camerino della portinaja,
-comunicava a costei le sue inquietudini circa al proprio pigionale.
-Ella aveva finito appena di tessere l'elogio del dottor Romualdo, il
-quale, astraendo dalla sua misantropia, era un modello di puntualità
-e di discretezza, quando un fattorino del telegrafo si presentò sulla
-soglia e chiese — In che piano abita la signora Dorotea Salsiccini?
-
-La signora Dorotea, a sentir così inaspettatamente pronunciato il suo
-nome, divenne prima bianca e poi rossa, ed ebbe appena la forza di
-balbettare: — Sono io... ma...
-
-— C'è un dispaccio per Lei. Favorisca farmi la ricevuta.
-
-— Un dispaccio!... Ma io...
-
-— Dorotea Salsiccini, casa Negrelli, è Lei, o non è Lei?
-
-— Ih! un po' di pazienza — disse la portinaja, accorrendo in aiuto
-della pacifica pigionale del quarto piano. — Dacchè s'è fatta quella
-maledetta invenzione delle lettere che corrono lungo i fili di ferro,
-non c'è più pace per nessuno a questo mondo... e pei portinai meno che
-per gli altri... Di giorno, di notte, _drlin_, _drlin_, chi è?... Il
-telegrafo...
-
-— Insomma, non ho tempo da perdere — interruppe il fattorino. — Se non
-vogliono il dispaccio, lo riporto in ufficio e me ne lavo le mani.
-
-La signora Dorotea consultò con lo sguardo la signora Gertrude, e,
-incoraggiata da questa, prese il piego misterioso e consentì a fare
-col lapis, a piedi della ricevuta, uno sgorbio che doveva essere la sua
-firma.
-
-Il fattorino corse via rapido come una saetta, e la signora Salsiccini
-col dispaccio chiuso in mano si abbandonò sopra una sedia, e pregò la
-portinaja di darle subito un bicchier d'acqua.
-
-— Cara signora Gertrude... mi perdoni... ma non so proprio quello
-ch'io m'abbia... Sarà una sciocchezza, ma mi fa un certo senso... Io di
-questa roba non ne ho mai ricevuta.
-
-— Si faccia animo, non sarà nulla...
-
-— Domando io chi può telegrafare a me!... A me, che non m'impiccio
-degli affari degli altri, a me che non faccio male a nessuno?
-
-E intanto la signora Dorotea girava e rigirava il dispaccio nelle mani
-senza osare di aprirlo.
-
-La portinaja ebbe un'idea giudiziosa. — Se lo aprisse, vedrebbe...
-
-— Dopo, quando sarò risalita... Non ho meco nemmeno gli occhiali...
-
-— Per questo, cara signora Dorotea, non si confonda... Forse potrà
-accomodarsi coi miei... In ogni modo, se crede... io m'ingegno a
-leggere... e potrei... Dico così... non certo per curiosità... ma, in
-questi momenti... è forse meglio che ci sia una amica... Di me si fida,
-non è vero?
-
-— Le pare?
-
-— Sa ch'io non sono donna da far chiacchiere...
-
-Quest'affermazione non era esattissima; tuttavia la signora Dorotea
-consentì di buon grado a lasciar aprire il dispaccio alla portinaja.
-Costei ruppe audacemente la sopraccarta, e guardando la firma lesse:
-_Grolli._
-
-— Il professore!
-
-— Sicuro...
-
-— Che gli sia accaduta una disgrazia?
-
-— Or ora vedremo — continuò la signora Gertrude, e con qualche
-difficoltà decifrò l'intero tenore del telegramma:
-
-«Dorotea Salsiccini, casa Negrelli. — Arrivo stasera corsa otto e
-mezzo. Pregola preparare minestrina in brodo e letto nel camerino
-attiguo alla mia stanza per bimba di quattro anni.»
-
-— Bimba di quattro anni! — sclamò esterrefatta la signora Dorotea —
-Dice bimba?
-
-— Già... bimba.
-
-— Ah, signora Gertrude... io ritengo prossimo il finimondo...
-
-Esposta questa opinione radicale, la signora Salsiccini volle esaminare
-il dispaccio coi propri occhi aiutati dagli occhiali della portinaja.
-Non c'era dubbio. Il professore arrivava con una fanciulla! Egli che
-aveva un sacro orrore delle donne e dei bambini! E chi era costei? E
-per quanto tempo veniva in casa?
-
-— Il professore ha fratelli, sorelle? — domandò la signora Gertrude.
-
-— Ma no, ma no... nessuno... ch'io sappia... In tanti anni dacchè è
-qui, non ho visto nelle sue camere che qualche studente... E poi... è
-vero che parla poco, ma pure, diamine, se avesse parenti stretti, una
-volta o l'altra li avrebbe nominati... Creda, signora Gertrude, sarebbe
-da dar la testa nei muri....
-
-Se un così disperato proposito fosse stato espresso sul serio, il
-sospetto che la signora Gertrude era sul punto di manifestare non
-avrebbe potuto a meno di affrettarne l'adempimento.
-
-— E se fosse una figlia tenuta finora nascosta?
-
-La signora Dorotea scattò come una molla. — Sua figlia! Figlia del
-professore! Di un uomo che in fatto di femmine è un San Luigi...!
-Signora Gertrude, che cosa dice?
-
-— Eh, cara signora Salsiccini — replicò la portinaja battendole sulla
-spalla — _fidarsi è bene e non fidarsi è meglio_. In tempi nei quali in
-una sola estrazione del lotto si levano quattro numeri in fila, 66, 67,
-68, 69, non c'è da stupirsi di nulla.
-
-— Questo è vero — osservò la signora Dorotea, colpita da una così
-profonda riflessione. Però ella non poteva acconciarsi all'ipotesi
-della sua interlocutrice e riprese: — No, no... è impossibile...
-Quando? Come? Con chi?
-
-La portinaja aveva in serbo un'altra considerazione non meno profonda
-della prima. — Signora Dorotea, non si può credere come presto facciano
-gli uomini ad avere una figlia.
-
-Era evidente che la fede della signora Salsiccini era scossa. La
-signora Gertrude ne approfittò per continuare. — Non c'è timor di
-Dio, e anche il professore con le sue storte e i suoi fornelli è più
-del diavolo che di Cristo... Questa è la causa di tutto, cara signora
-Dorotea, non c'è religione... _Libera nos, Domine, a morte aeterna_ —
-ella concluse, facendosi il segno della croce.
-
-— _Amen!_ — disse la signora Dorotea. Poi soggiunse: — Figlia o no, col
-signor professore ce la intenderemo... Io ho appigionato le stanze a
-lui, e non voglio marmocchi... Ci mancherebbe altro.
-
-— Troppo giusto — assentì la portinaja.
-
-— Dunque la cosa resta fra noi — ripetè la signora Dorotea, quando, un
-po' rinfrancata, s'indusse a risalire le scale.
-
-— S'immagini... Io non parlo sicuro.
-
-Se la signora Gertrude parlasse, non si sa; fatto si è che la notizia
-della fanciulla d'ignota provenienza, la quale doveva arrivare la sera
-stessa col professor Grolli, si diffuse prestissimo fra gli inquilini
-della casa.
-
-
-
-
-II.
-
-
-Quantunque non siasi finora accennato nemmeno di lontano all'età del
-dottor Romualdo, scommetterei che il lettore rimarrà di sasso sentendo
-che il nostro matematico e chimico non aveva, nel momento in cui
-comincia questa storia, che ventitrè anni. Eppure era tanto vero che
-egli aveva solo ventitrè anni, quanto era vero che ne mostrava poco
-meno di quaranta. Nulla di giovanile nel suo aspetto. Rughe precoci
-solcavano la sua fronte alta e spaziosa; l'incolta capigliatura e
-l'ispida barba erano già punteggiate di bianco; agli occhi profondi,
-ch'erano forse l'unica sua bellezza, mancava la fiamma; a ogni modo,
-essi erano quasi sempre mezzo nascosti dagli occhiali. Sorrideva di
-rado; di statura appena mezzana, camminava un po' curvo con le mani
-intrecciate dietro la schiena sotto le falde del soprabito; vestiva
-negletto, schivava la società e divideva la giornata fra la scuola, i
-suoi libri di matematica e il suo laboratorio chimico. Nessuno l'aveva
-mai visto a un teatro, a un pubblico ritrovo, a fianco d'una signora.
-Tenersi lontano dalle donne era norma immutabile della sua condotta;
-nè in ciò metteva affettazione, nè ostentava la sua ripugnanza come
-sogliono quelli che furono vittime di qualche gran disinganno. Se era
-proprio costretto a parlarne, diceva che, a parer suo, la donna era
-un imbarazzo nella vita dello studioso, e soggiungeva ingenuamente
-che quanto a lui non ne aveva mai sentito il bisogno. Forse era la
-consapevolezza della sua inferiorità fisica, della sua goffaggine,
-che lo rendeva così avverso al bel sesso. Noi non amiamo le cose nelle
-quali siamo convinti di non poter riuscire.
-
-Del resto, al dottore Romualdo bastava la scienza. Nel 1859, quando
-tutta la gioventù era corsa alle armi, egli era rimasto nel suo
-gabinetto a studiare; il rimbombo del cannone non lo aveva commosso.
-Il giorno dell'ingresso delle truppe liberatrici, s'era mescolato alla
-folla, aveva istintivamente agitato il cappello e gridato _viva_ anche
-lui; ma, al più presto possibile, s'era ridotto nelle sue stanze, e
-per esilararsi un poco aveva fatto alcune esperienze col gas idrogeno.
-L'alloggio da lui scelto si confaceva alla sua misantropia. Era
-una casa di quattro piani, fuori d'una porta della città, guardante
-da un lato la strada maestra, dagli altri tre lati la campagna. La
-chiamavano, dal nome del proprietario, casa Negrelli, ed era tutta
-abitata da gente tranquilla. Solo sul davanti c'era un po' di rumore
-per effetto della strada, della vicinanza della porta, e del negozio di
-granaglie e coloniali che occupava due locali terreni del fabbricato.
-Questo negozio, appartenente al signor Gedeone Albani, andava lieto di
-una numerosa clientela, così rustica come cittadina. Infatti parecchie
-buone massaje mandavano a comprar le derrate dal signor Gedeone, il
-quale, trovandosi col suo deposito fuori della cinta daziaria, poteva
-usare notevoli agevolezze nei prezzi. La prosperità degli affari del
-signor Albani si vedeva riflessa nella sua faccia piena e rubiconda e
-nel suo umore scherzevole. Le guardie del dazio consumo venivano spesso
-a bere un bicchierino da lui, e, grate alla sua cortesia, non badavano
-tanto pel sottile se la sera, nel rientrare in città dopo aver chiuso
-il negozio, egli portava seco qualche pane di zucchero o qualche pacco
-di candele steariche.
-
-In quanto al nostro valentuomo, egli conosceva appena l'esistenza del
-signor Albani. Le finestre delle sue stanze davano sulla parte opposta
-alla strada; non gli giungeva all'orecchio altro suono che la voce
-dei bifolchi conducenti l'aratro, la canzone malinconica di qualche
-villana intenta alle cure dell'orto, il muggito dei bovi sparsi per la
-campagna; e, di notte, quand'egli vegliava sui libri, il gracidar delle
-rane e il latrar dei cani da pagliaio.
-
-Il quartierino della signora Dorotea era composto di un andito, una
-cucina, quattro stanze grandi e tre gabinetti. L'andito rettangolare
-aveva un uscio di fronte alla porta d'ingresso, e altri due usci, uno
-per parte. A destra di chi entrava c'era la cucina, e dopo la cucina
-un bugigattolo per la donna di servizio; a sinistra una stanza detta
-pomposamente salotto da ricevere, e sulla stessa linea un camerino di
-sbarazzo. Tutti questi locali avevano le loro finestre sul ballatojo
-che girava intorno al cortile. L'andito solo riceveva luce dalla
-portiera a vetri del salotto da pranzo, il quale metteva, a destra,
-alla camera da letto della signora Dorotea, a sinistra, a quella
-del dottore Romualdo. Un gabinetto annesso a quest'ultima camera
-e comunicante, mercè una porticina, col luogo di sbarazzo, avrebbe
-dovuto servire di studio, ma in realtà il Grolli studiava nella camera
-da letto. Lo stanzino egli lo aveva ridotto a sue spese a uso di
-laboratorio chimico. Le camere della signora Dorotea e del professore,
-il salotto da pranzo e il laboratorio guardavano sulla campagna e
-avevano aria e luce in quantità.
-
-Il professore Romualdo alloggiava in casa della vedova Salsiccini
-fin da quando aveva ottenuto il posto di assistente, vale a dire da
-circa tre anni. Nè vi alloggiava soltanto, ma aveva indotto la vedova
-ad assumersi anche la cura del suo mantenimento verso un modesto
-correspettivo. Un caffè e latte la mattina, un parco desinare al tocco,
-un pezzo di formaggio e un dito di vino la sera; il professore non
-esigeva di più. In tutto, fra alloggio e vitto, egli non ispendeva
-che centoventi lire al mese, una vera miseria. Così, a malgrado di
-quello ch'egli doveva aggiungere per vestirsi, per comperar qualche
-libro, per rifornir di storte e di lambicchi il suo laboratorio, gli
-riusciva ancora di far piccoli risparmi sul non lauto stipendio di
-assistente, e di avere un migliaio e mezzo di franchi raccolti presso
-una Banca del paese. Lo dicevano avaro, ma in realtà non era; la sua
-economia dipendeva dalla mancanza assoluta di bisogni. All'occorrenza
-sapeva fare perfino le sue spese di lusso, e non era altro che un
-lusso il suo laboratorio, poichè egli avrebbe potuto benissimo levarsi
-all'Università il capriccio delle esperienze chimiche.
-
-Nonostante la sua misantropia, il Grolli non era mal visto dalla
-gioventù. In primo luogo si doveva stimarlo pel suo valore scientifico.
-Il professore di cui egli era assistente godeva una fama europea, ma,
-attempato e malaticcio come era, non veniva mai alla scuola. Ebbene;
-la riputazione della Facoltà matematica dell'Università non aveva
-punto sofferto dacchè il Grolli saliva ogni giorno la cattedra resa
-già illustre dal titolare. Altro pregio universalmente riconosciuto
-del dottor Romualdo era la sua scrupolosa equità; onde gli studenti
-dicevano: — Meglio la ruvidezza del professor Grolli che la melliflua
-condiscendenza di tanti altri. Almeno il professor Grolli non ha
-predilezioni.
-
-Inoltre tutti sapevano che la sua adolescenza era stata piena di
-amarezze, che, rimasto a quindici anni orfano e senz'appoggio, aveva
-bastato a sè stesso dando ripetizione ai suoi condiscepoli, e che
-s'egli era riuscito a conseguir giovanissimo un posto onorevole
-nonostante la sua indole poco flessibile e la mancanza di tutte le doti
-esteriori, egli non lo dovea a nessun patrocinio illustre, ma soltanto
-al suo merito e alla sua perseveranza. Com'egli aveva studiato,
-come studiava sempre! Studiava al tavolino, studiava camminando,
-certo studiava anche dormendo. Le allegre brigate degli scolari lo
-incontravano talvolta sui bastioni, ed egli appena si accorgeva di
-loro, tanto era assorto nei suoi pensieri. — Zitto! — bisbigliava un
-bello spirito all'orecchio dei compagni — il professore Grolli è con
-la sua amante. — La sua amante! — esclamava un ingenuo matricolino,
-aprendo tanto d'orecchi. — Già, la sua amante, la matematica. — E tutti
-a ridere e a dirsi — In fatto d'amanti, valgon meglio le nostre. — No,
-no — ripigliava misteriosamente qualche cattivo soggetto. — La vera
-amante del professore la conosco io. — Un'amante in carne ed ossa?
-— Sicuro. Finirà collo sposarla. La sua padrona di casa. — E nuovi
-scrosci di risa sgangherate tenevano dietro alla insulsa facezia.
-
-La signora Dorotea, come si vede, era conosciuta dalla scolaresca. Chi
-si recava dal professor Grolli la trovava spesso in salotto seduta
-davanti al tavolino con la calza in mano e gli occhiali sul naso, e
-doveva assoggettarsi da parte di lei ad un succoso interrogatorio,
-modellato sempre sul medesimo stampo.
-
-— Di chi domanda?
-
-— Del professor Grolli.
-
-— È uno studente?
-
-— Sissignore.
-
-— Vada pure avanti.
-
-Non passava poi giorno che la signora Salsiccini non comparisse a
-due o tre riprese nelle strade della città; la mattina per la spesa,
-il dopopranzo per le visite, senza contar le volte ch'ella andava a
-desinare da qualche famiglia amica. A malgrado de' suoi cinquantacinque
-anni, ella camminava svelta e spedita, dimenando alquanto i fianchi
-e rassettandosi di tratto in tratto la mantellina che le scivolava
-giù ora da una spalla, ora dall'altra. Portava per solito un vestito
-bigio di lana e un cappello di paglia scura con tese sporgenti, con
-due barbine di fioretti artificiali, e con un velo celeste sul davanti,
-sotto al quale la buona vedova passava frequentemente il fazzoletto per
-soffiarsi il naso con gran romore.
-
-— Ecco la trombetta dei bersaglieri — esclamò una mattina uno studente
-di prim'anno, sentendo quel suono e vedendo quel passo marziale.
-
-— Questi studenti — disse la signora Dorotea — si prendono libertà
-anche con le femmine più contegnose.
-
-Del resto, la signora Salsiccini, quantunque fosse un po' pettegola,
-quantunque avesse la passione del lotto, era una eccellente pasta
-di donna. Pel professore aveva cure materne, ed ella lo avrebbe
-giudicato un uomo perfetto se fosse stato più espansivo con lei e le
-avesse concesso di metter lingua nelle sue faccende. Nondimeno ella lo
-aveva sempre difeso e aveva sempre levato a cielo l'illibatezza de'
-suoi costumi. Guai a lui s'egli le faceva far cattiva figura, guai a
-lui se tanto apparato di virtù veniva a risolversi in una figliuola
-clandestina!
-
-
-
-
-III.
-
-
-Era già tramontato il sole quando il treno che conduceva il dottor
-Romualdo giunse alla stazione di Genova. Il nostro amico, la cui
-inquietudine era andata crescendo di mano in mano ch'egli si avvicinava
-al termine del suo viaggio, salì nel primo _omnibus_ che gli si parò
-dinnanzi, e si lasciò condurre ad un albergo di aspetto signorile, ove
-ebbe la soddisfazione di esser preso pel servitore di una famiglia
-inglese arrivata insieme con lui. Tolto l'equivoco, egli venne
-affidato alle cure di un cameriere d'infima categoria, il quale, dopo
-avere acceso una candela, lo accompagnò in una stanzuccia del quinto
-piano. Lo scarso bagaglio e il vestito dimesso del viaggiatore non
-meritavano maggiori riguardi. Era già molto ch'egli pagasse il conto.
-Il cameriere, tanto per iscarico di coscienza, gli chiese s'egli avesse
-bisogno di nulla, e senz'aspettar risposta, lasciò la stanza tirando
-sgarbatamente l'uscio dietro a sè. Ma il professore non se n'accorse
-nemmeno, assorto com'era in un solo pensiero: cercar subito del
-capitano Rodomiti.
-
-Onde, risciacquatosi alquanto per liberarsi dal caldo e dalla polvere,
-scese le scale, e domandò subito la via per giungere in piazza Banchi.
-Non gli fu difficile arrivarci, ma dovette convincersi che per quella
-sera bisognava rinunciare all'abboccamento col capitano. Perchè
-l'ufficio dei signori Radice e Lupini, _shipbrokers_, era chiuso, e non
-si sarebbe riaperto fino alla mattina successiva. Il professore girò
-un poco a caso; poi, facendo di necessità virtù, ritornò all'albergo,
-ove si risovvenne che non aveva ancora desinato e mangiò un boccone
-in fretta e senza appetito. Quando si ridusse nella sua cameruccia
-al quinto piano, erano circa le dieci. Il dottor Romualdo spalancò la
-finestra e s'accorse che la sua soffitta aveva il pregio inestimabile
-di dominare il magnifico porto di Genova. Qua e là lungo la costa
-brillavano, mutando di tratto in tratto colore, i fanali dei fari
-lontani; più presso, la colossale lanterna disegnava sull'orizzonte
-la sua mole maestosa, come un bruno fantasma cinto il capo di luce
-spettrale; dalle oscure masse dei bruni navigli si levava al cielo una
-selva d'alberi; il silenzio dell'ora era rotto dal gemito del vento che
-investiva le sartie e dal suono dell'onda che veniva a frangersi sulle
-carene. Dai mari del tropico e dai mari del polo, ora cullati sulle
-acque tranquille, ora sbattuti dal flutto minaccioso, ora protetti
-dal più bel padiglione d'azzurro, ora avviluppati fra nuvole dense di
-pioggia e gravi di fulmini, attraverso bonacce, attraverso tempeste,
-lottando, soffrendo, quei mille e mille navigli erano convenuti allo
-stesso punto, e ora riposavano uno a fianco dell'altro dalle lunghe
-fatiche, salvo a dividersi presto per non incontrarsi forse mai più. Ma
-fra tanti legni quale era la _Lisa_? Gli occhi del professore cercavano
-invano d'indovinarlo, mentre il cuore con battito affrettato gli diceva
-che l'arrivo di quel bastimento, di cui ventiquattro ore prima egli
-ignorava perfino il nome, non doveva rimanere senza influenza sui suoi
-destini.
-
-Il nostro Romualdo dormì poche ore di un sonno interrotto. Al primo
-albeggiare calò impaziente dal letto, e si appoggiò di nuovo al
-davanzale della finestra. Una nebbietta sottile si stendeva sul mare
-e cingeva d'un tenue velo i legni ancorati nel porto; sotto, nella
-via buia, principiavano a muoversi delle ombre, a levarsi dei suoni;
-la città più operosa d'Italia si svegliava rapidamente. A poco a poco
-cresceva il moto e lo strepito; il fischio acuto della locomotiva
-fendeva l'aria; sui ciottoli della via si sentiva il rumore sussultorio
-dei carri pesanti e lo scalpitar delle zampe ferrate dei cavalli e
-dei muli; i ragli e i nitriti si mescevano al vociar dei facchini.
-Indi il sole, alzandosi sull'orizzonte, pennelleggiava d'una bella
-tinta di arancio le nuvolette sparse pel cielo; s'indoravano al caldo
-raggio le punte delle antenne dei bastimenti, spiccavano i colori delle
-allegre bandiere sventolanti da poppa, l'onda palpitante di voluttà
-si colorava di sprazzi argentini; sgombre dal grigio vapore che le
-avvolgeva si disegnavano con netti contorni le cupole delle chiese
-e le guglie dei campanili, e le case, e le villette disseminate sui
-colli, finchè i fasci luminosi invadevano anche le strade più anguste
-portando dappertutto il movimento e la vita baldanzosa della giornata
-che comincia.
-
-Prima delle sette, il professore era già fuori dell'albergo e
-passeggiava su e giù per la piazza Banchi aspettando che l'ufficio
-dei signori Radice e Lupini si aprisse. Lo aspettava con impazienza, e
-nondimeno, quando vide le imposte spalancate, e un signore dalla faccia
-rubiconda (certo il signor Radice o il signor Lupini) dondolantesi
-sulle punte dei piedi nel vano della porta, coi due pollici nelle
-tasche del panciotto, col sigaro in bocca e col cappello in testa,
-dovette fare altri tre o quattro giri prima di trovare il coraggio
-necessario per presentarsi. Intanto alcuni individui, che al vestito
-parevano gente di mare, vennero a scambiar poche parole col mediatore.
-Poi si lasciarono con una stretta di mano, e il signor Radice, o
-Lupini che fosse, gettò via il sigaro, aperse la bocca a un lungo
-sbadiglio, stirò le braccia ed entrò nel suo banco. Il dottore
-Romualdo, pensando che fra coloro i quali si allontanavano poteva
-esservi anche il capitano Rodomiti e che con la sua esitanza egli aveva
-forse perduto l'opportunità di veder subito il misterioso personaggio,
-ruppe finalmente gli indugi, e affacciatosi all'uscio con la mano al
-berretto: — Di grazia — chiese — c'è qui il capitano Antonio Rodomiti?
-
-Il signor Radice (o Lupini), vista l'esotica figura del professore, ne
-fu esilarato, e, da quell'uomo faceto ch'egli era, prima di rispondere,
-guardò sotto alle sedie, sotto ai banchi e perfino dietro le imposte di
-un piccolo armadio infisso nella parete; poi disse con una risatina; —
-Non lo vedo.
-
-Sconcertato un po' da questo strano accoglimento, il Grolli ripensò con
-desiderio alla sua cattedra, al suo laboratorio chimico e alla graziosa
-formola _x (sen y)/(sen α)_; tuttavia rinnovò la domanda con altre
-parole: — Ma non viene qui il capitano Rodomiti?
-
-— Sicuro che viene, ma adesso non c'è.
-
-— E... scusi... a che ora posso...?
-
-Il professor Grolli non aveva finito la frase quando il signor Radice
-(o Lupini) scoppiò in una risata sonora. Gli è che l'ottimo sensale
-di noleggi coglieva finalmente il frutto della sua facezia di pochi
-minuti prima. Poichè sulla soglia dell'ufficio, dietro la personcina
-esile e smilza del professore, era comparso un colosso alto quasi due
-metri e grosso in proporzione, e questo colosso era precisamente il
-capitano Rodomiti che il signor Radice (o Lupini) aveva fatto le viste
-di cercare perfino negli scaffali d'un armadio.
-
-— Con permesso — disse il capitano, il quale a cagione della sua mole
-ciclopica non poteva entrare finchè il professore non gli cedesse il
-posto.
-
-Costui sentì a trenta centimetri sopra il suo capo la voce tonante
-del nuovo arrivato, si voltò, guardò in su, e vide in mezzo a una
-nuvola di fumo che usciva dal caminetto di una pipa, una bella testa
-caratteristica con la carnagione abbronzita, la barba folta, gli occhi
-azzurri e profondi e una cicatrice a sinistra della bocca.
-
-— Con permesso — ripetè il capitano, e il dottor Romualdo si tirò da
-parte più confuso che mai, mentre il signor Radice (o Lupini) rivoltosi
-al colosso gli disse: — Capitano, quel signore domanda di voi.
-
-Il capitano Rodomiti squadrò d'alto in basso il signore piccino, si
-tolse la pipa di bocca, mandò fuori un buffo di fumo e chiese: — È lei
-il professore Romualdo Grolli?
-
-— Appunto, sono io — rispose il professore, alzando gli occhi in su
-come se guardasse un campanile.
-
-— Lietissimo di far la sua conoscenza... Se non Le dispiace, potremo
-andare in luogo tranquillo... a pochi passi di qui... A rivederci
-allora — continuò il capitano, salutando con la mano il sensale di
-noleggi senza pronunziarne il nome, e lasciando così sospesa la grave
-questione se il personaggio faceto fosse il signor Radice o il signor
-Lupini. — Eccomi con lei — egli riprese quindi, abbassando lo sguardo
-sul Grolli.
-
-E i due uomini uscirono insieme sulla strada. Il professore, che durava
-non poca fatica a misurare il suo passo su quello del capitano, gli
-veniva a fianco senza parlare nella speranza che l'altro iniziasse
-il discorso. Dal canto suo il Rodomiti avrebbe preferito di essere
-interrogato; onde tacevano tutti e due, e tacendo si esaminavano a
-vicenda. Una grande disparità fisica non suol generare a prima vista
-una grande simpatia reciproca fra due individui. E fra il Rodomiti e il
-Grolli la disparità non poteva esser maggiore. Il primo, come si disse
-or ora, era veramente un bell'uomo, dalla fisonomia aperta e leale, ma
-il dottor Romualdo lo considerava dal punto di vista onde gli uomini
-troppo piccoli considerano gli uomini troppo grandi, e non poteva
-guardare senza una certa diffidenza quella figura torreggiante, quelle
-membra atletiche, il cui solo contatto pareva doverlo schiacciare.
-Ed egli velava questa diffidenza con la unzione, con la timidezza che
-sono proprie dei deboli quando si trovano al cospetto dei forti, e che
-spiacevano singolarmente al capitano Antonio, già poco favorevole al
-_topo di libreria_.
-
-Il Rodomiti si determinò a romper pel primo il silenzio. E lo fece alla
-marinaresca, senza preamboli. — Io vengo da Montevideo, signore.
-
-Quest'annunzio fu una rivelazione pel Grolli. Egli alzò gli occhi verso
-il suo interlocutore, poi li chinò a terra e un vivo rossore si stese
-su quella parte del suo volto che non era nascosta dalla barba o dai
-capelli.
-
-— Da Montevideo — egli soggiunse, come facendo eco alle parole del
-capitano.
-
-E cento memorie della fanciullezza si affacciarono alla sua mente, e
-un nome scancellato quasi dal suo cuore gli tornò sulle labbra. Pur
-sul punto di pronunziarlo si arrestò, come se pronunziandolo violasse
-un voto, fallisse a un dovere. E si contentò di fare una domanda
-indiretta:
-
-— È partito da un pezzo di là?
-
-— Da due mesi e mezzo.
-
-— E la cosa per la quale mi ha chiamato a Genova ha relazione con
-questo suo viaggio?
-
-— Senza dubbio — rispose il capitano, stanco di tutto questo armeggìo.
-— Ho un incarico della signora Elena Natali.
-
-L'incanto era rotto. Il nome che da anni e anni il professor Grolli non
-sentiva più menzionare d'intorno a sè tornava a ferirgli l'orecchio,
-e la persona che portava quel nome stava forse per aver di nuovo una
-parte nella sua vita.
-
-— Elena! — balbettò il professore, più commosso ch'egli non volesse
-parere. — Non le sarà già accaduta sventura?
-
-— Povera signora! Se ella ebbe colpe verso la sua famiglia, le ha certo
-espiate.
-
-— Sarebbe... morta?
-
-— Quando partii da Montevideo, ella viveva, ma pur troppo era ridotta
-agli estremi... Basta, ora vedrà una sua lettera.
-
-In quella, il capitano, invitando il dottor Romualdo a seguirlo, infilò
-un portone spalancato, salì un paio di scale, spinse una porticina
-ch'era solamente rabbattuta ed entrò insieme al suo compagno in un
-andito stretto e buio.
-
-— Sei tu, Tonino? — disse una voce femminile. E in pari tempo una donna
-di mezza età aperse un uscio laterale dando un po' di luce all'andito
-tenebroso.
-
-— Son io — rispose il capitano — È fatta la mia camera?
-
-— Sì, Tonino... Bada al fuoco... Mi raccomando, con quella pipa.
-
-Il capitano Antonio fece spallucce, e chiese: — La bimba?
-
-— Dorme ancora... Devo svegliarla?... Poni il piede su quella
-favilla... Abbi riguardo, Tonino.
-
-— Lasciala dormire — replicò il capitano, senza curarsi delle strane
-paure di sua sorella Teresa circa al fuoco. — Passi, passi.
-
-Queste ultime parole erano rivolte al dottore Romualdo, che venne
-introdotto in una camera modesta ma pulita, e fatto sedere davanti a un
-tavolino.
-
-Il Rodomiti offerse al suo ospite un sigaro che questi rifiutò, poi
-tolse dal cassetto un grosso piego suggellato.
-
-— Ebbi queste carte dalla signora Elena — egli soggiunse. — Si
-compiaccia di leggerle. Io la lascio solo, ma tornerò di qui a
-mezz'ora... Intanto son di là con mia sorella. Se le occorre qualche
-cosa, tiri il campanello.
-
-E uscì inchinandosi alquanto per non urtar col capo sull'architrave.
-
-— Fumerà anche lui — brontolava la signora Teresa nell'andito — sicuro,
-fumano tutti adesso, fumano perfino le donne.
-
-E il capitano replicava infastidito: — Sempre questa fissazione del
-fuoco.... Non fuma, non fuma.
-
-Poi si fece silenzio, e il dottore Romualdo aperse con mano tremante il
-piego misterioso che gli stava davanti. Insieme con altre carte ch'egli
-si riserbò di esaminare più tardi, c'era una lunga lettera scritta di
-mano femminile.
-
-
-
-
-IV.
-
-
-«Fratello mio, — diceva quell'epistola — sono quasi dodici anni dacchè,
-figlia disobbediente e cattiva sorella, io lasciai il tetto domestico,
-ove avrei dovuto confortare la vecchiezza del babbo ed essere per
-te una seconda madre. Una passione infelice mi acciecò. Seguii oltre
-l'Oceano l'uomo che mi aveva ammaliata, e dopo essere rimasta senza
-risposta a due lettere scritte a nostro padre, non volli ritentare la
-prova; considerai che tutta la mia famiglia avesse cessato di esistere
-per me. Ero superba, Romualdo; mi pareva di esser trattata in modo
-indegno, e il mio cuore s'indurì nel dispetto e nell'ostinazione. Per
-altro, da un'amica mia io ricevevo di tratto in tratto nuove di casa,
-e da lei seppi della morte di nostro padre. Piansi, mi strappai i
-capelli, mi accusai di avere con la mia condotta abbreviato i giorni
-di quegli a cui dovevo la vita, e scrissi a te, fratello mio, a te che
-avevo cullato tante volte su' miei ginocchi, a te cui avevo insegnato
-a balbettare le prime parole. Ma certo tu mi credevi una triste donna,
-e la voce della tua sorella non ebbe un'eco nel tuo cuore. Aspettai
-per mesi e mesi una tua lettera intenerendomi all'idea di riceverla,
-sperando di poter iniziar teco attraverso l'Oceano uno scambio di
-assidue corrispondenze. Io dicevo: egli mi racconterà i suoi studi, mi
-racconterà i suoi primi successi; perchè io ti sapevo pieno d'ingegno,
-e non dubitavo che saresti riuscito; mi racconterà i suoi primi amori,
-e quando amerà anche lui, oh allora, ne son certa, mi perdonerà... Ma
-la tua risposta non venne, e l'orgoglio mi vinse di nuovo, e mi chiusi
-nel mio silenzio, che durò fino adesso. L'amica che mi teneva informata
-delle cose della mia famiglia, o è morta anch'essa, o si stancò di
-scrivermi. È proprio vero, sai, quel proverbio: _lontan dagli occhi,
-lontan dal cuore_. Per anni ed anni non seppi nulla di te. A malgrado
-che vi sia una continua emigrazione dall'Italia a queste contrade, dal
-nostro paese non è mai capitato nessuno. Finalmente arrivò qui, or son
-dieci mesi, certo Zirlo, della Spezia, che non ti conosceva di persona,
-ma che ti aveva sentito nominare perchè un suo nipote aveva studiato in
-codesta Università. Avevi dunque seguìto la tua vocazione, eri divenuto
-professore. Lo dicevano sempre in casa, a vederti immerso nei libri,
-alieno dai divertimenti, dai chiassi. Ma io volevo notizie più precise,
-e ottenni che il signor Zirlo scrivesse al nipote a questo scopo,
-raccomandandogli però (vedi come il mio orgoglio fa sempre capolino)
-di non farti saper nulla dell'incarico ch'egli aveva avuto. Il giovane
-rispose diffusamente, parlando della stima di cui godi, della certezza
-che hai di succedere in un termine non troppo lungo al professore
-titolare, dalle tue abitudini ritiratissime, della gravità del tuo
-carattere. Benedetto ragazzo! Sempre misantropo, fin da fanciullo!
-Dal giorno in cui ebbi queste informazioni fui più tranquilla. Non ti
-scrissi però; mi bastava saperti vivo, sano, onorato. Pensavo bensì che
-ti avrei scritto se si avverava un mio presentimento.
-
-«Questo mio presentimento sta per avverarsi. Io avrò presto fornito
-il mio cammino nel mondo, o fratello, e oggi stesso il medico, ch'io
-supplicai di dirmi la verità, mi confessò che non ho più che otto
-o dieci giorni da vivere. Grazie al cielo, la mia energia non mi
-abbandona nemmeno in quest'ultima prova. Bensì mi abbandona il mio
-orgoglio, e ti mando un tenero addio e ti chiedo perdono di esserti
-stata una cattiva sorella come fui una cattiva figlia ai nostri
-genitori, e ti prego di cosa che confido non mi sarà negata da te.
-
-«Ascoltami. Non t'intratterrò sulle vicende di quest'ultimi anni. Ho
-profuso tesori d'affetto su chi forse non n'era degno, ma che importa
-quando si ama? Saprai a ogni modo ch'_egli_ mi aveva sposata pochi
-mesi dopo il nostro arrivo qui, nel momento in cui ci nacque il primo
-figliuolo. No, egli non era senza cuore; egli non voleva, dopo aver
-disonorata una donna, abbandonarla; ma le avversità esacerbarono il
-suo carattere naturalmente sospettoso, iracondo, e resero ben dura,
-ben difficile la vita al suo fianco. Peggio poi quando vennero a
-travagliarlo le sofferenze fisiche, e il suo corpo che pareva di
-granito andò via via dissolvendosi come la cera al fuoco. Rimasi
-vedova, povera, senz'appoggi, con tre bambini a cui provvedere. Non
-mi perdetti d'animo, lottai contro tutti gli ostacoli, non isdegnai
-nessuna onesta fatica, apersi un piccolo albergo ch'ebbe prospere
-sorti, e riuscii, io donna debole e già cagionevole di salute, a
-ricondurre un po' d'agiatezza nella mia casa. Ma la sventura aveva
-preso a perseguitarmi. La febbre gialla mi portò via due de' miei
-figli; non mi rimase che la mia Gilda, la mia ultima nata. Lo vedi,
-ha il nome di nostra madre. E intanto il male che mi rodeva da gran
-tempo le viscere fece progressi rapidi, spaventevoli; invecchiai
-in pochi mesi più che non avessi invecchiato in dieci anni. Vedendo
-nello specchio le mie guance smunte, il mio colorito terreo, i miei
-occhi appannati, io non mi feci illusioni sul mio stato; pur lavorai
-ugualmente, finchè potei reggermi in piedi. Da un mese non esco dalla
-mia camera, da due settimane non lascio il letto. Oggi, te lo dissi
-già, so che vivrò ancora pochi giorni. Oh non è triste morire, ma
-è triste non poter più rivedere i cari volti delle persone amate, è
-triste non poter risalutare una volta la patria. E, per una madre,
-è triste sovra ogni altra cosa il dover lasciare una bimba di non
-ancora quattr'anni, senza sapere chi veglierà sulla sua infanzia, chi
-formerà il suo cuore e la sua mente. Qui ci sono molti italiani, e
-non sarebbe impossibile di trovar fra essi qualche anima generosa, ma
-siamo in paesi ove gli uomini vengono e passano; dall'oggi al domani la
-fortuna può balzarli in qualche fattoria lontana centinaia e centinaia
-di miglia, sul margine d'una foresta vergine, a poche ore dagli
-accampamenti di popolazioni selvagge che anelano di vendicarsi di ciò
-che noi europei facciamo loro soffrire. Poi la sete del guadagno sciupa
-i migliori caratteri; non si parla d'altro, non si pensa ad altro.
-Sì, forse nelle tiepide sere, sotto l'imponente padiglione azzurro di
-questo cielo, stanchi dalle fatiche del giorno, si pensa talvolta al
-luogo che ci ha visti nascere, all'orizzonte che i nostri occhi hanno
-contemplato schiudendosi alla luce, alle voci che ci sono prime suonate
-all'orecchio. E queste memorie tristi e soavi sono ancora la maggior
-ricchezza morale che ci rimanga. Ma chi è nato qui di genitori europei
-è un esule che non può ricordarsi la patria. Poichè qui si è esuli
-sempre, anche quando ci si nasce... E tale sarebbe la condizione della
-mia Gilda, se ella restasse in America... O Romualdo, questo pensiero
-è più acerbo di tutti i miei dolori fisici! Aggiungi poi che il poco
-denaro ch'io posso lasciare a mia figlia, sufficiente per mantenerla
-alcuni anni in Europa, sarebbe qui esaurito in brevissimo tempo.
-
-«Presi un partito decisivo, confortatavi anche dal consiglio e dalle
-offerte di un amico onesto e leale, il capitano Antonio Rodomiti, il
-quale, dacchè io mi trovo a Montevideo, fu qui più volte col suo legno,
-e nel suo penultimo viaggio tenne a battesimo la Gilda. Vistami ora in
-tante angustie e già spacciata dai medici, egli ebbe compassione di me.
-Ecco ciò che risolsi. Rimandare in Europa la fanciulla, approfittando
-della partenza per Genova del suo padrino, il quale se ne incarica
-come d'una sua creatura e non vuole un centesimo di compenso, vendere
-tutto il poco che ho e formare un peculio che accompagni la mia Gilda
-e le permetta di non essere a carico di nessuno durante il tempo della
-sua educazione; finalmente nominar te, fratello mio, tutore di questa
-orfanella, e raccomandartela, e scongiurarti, quando tu non possa
-(nè io certo lo pretendo) tenerla in casa tua, di metterla a pensione
-presso gente fidata, e di invigilare sopra di lei sino al giorno in cui
-ella sarà in grado di provvedere a sè stessa. No, tu non mi negherai
-questa grazia. La mia Gilda non deve turbare la quiete dei tuoi studi,
-ella non deve essere per te un peso o un ostacolo se tu hai già una
-famiglia, o se stai per averla. Ma io morrò più tranquilla pensando
-che uno di casa mia la sovverrà di consiglio ov'ella ne abbia bisogno,
-accorrerà al suo letto ov'ella sia malata... e le parlerà qualche volta
-di nostra madre. Oh sì, di me non importa che tu le parli, Romualdo; io
-non le lascio esempi da imitare, ma conviene ch'ella onori la memoria
-di nostra madre, di quell'angiolo che ci abbandonò mentre tu eri
-fanciullo ed io entravo appena nell'adolescenza, di quell'angelo, che,
-se fosse vissuto, mi avrebbe forse guarita delle mie pazzie...
-
-«In questa lettera troverai alcuni documenti che potrebbero esserti
-necessari: il mio atto di matrimonio, l'atto di morte di mio marito, la
-fede di nascita della Gilda.
-
-«Il capitano Rodomiti ha tutta la somma ch'io ricavai dalla vendita di
-ciò che possedevo. Egli ne sa la cifra precisa, ed ha l'incarico di
-convertirla in moneta italiana e di consegnartela. Credo si tratterà
-di una decina di mila lire. Puoi fidarti ciecamente del capitano. Per
-me ho serbato solo quel tanto che può bastare pei pochi giorni che mi
-restano da vivere. Lo stesso Rodomiti portò seco anche una cassa con
-alcuni vestiti per la Gilda e quanta più biancheria ho potuto radunare.
-Ti mando infine un medaglione d'oro, che la mamma, morendo, mi pose al
-collo e che non mi ha mai abbandonata. È inutile ch'io lo porti meco
-sotterra. Tienlo per memoria della tua sorella? Te ne ricordi della tua
-sorella? Di quando amavi arrampicarti sulle mie spalle, e gettandomi
-le braccia intorno al collo, insistevi perchè ti portassi in giro per
-le stanze? O di quando, più tardi, già in via di diventare un dottore,
-sebbene così piccino, mi sgridavi perchè con le mie chiacchiere
-disturbavo le tue lezioni?... Chi l'avrebbe detto allora che, poco
-tempo dopo, l'Oceano ci avrebbe divisi per sempre?... Capricci dei
-destino!... Ah se potessi, prima di chiudere gli occhi, vederti in
-mezzo ai tuoi scolari!... Ma è inutile far castelli in aria.
-
-«Lascerò l'ordine che ti mandino una copia del mio atto di morte.
-Voglio che tu abbia tutte le carte in regola, che nessuno possa
-sollevare dubbi sulle tue facoltà di tutore.
-
-«Basta ormai, fratello mio, sono stanca, e le poche forze che mi
-rimangono ho bisogno di serbarle pel momento terribile del mio distacco
-dalla Gilda. Pochi giorni prima o pochi giorni dopo, tanto e tanto io
-debbo presto lasciarla, e per lei è certo meglio separarsi dalla sua
-mamma oggi, che assistere a una dolorosa agonia; ma non si ragiona
-sempre, e allorchè saremo all'ultimo bacio, ho paura che il cuore mi
-scoppi. Povera Gilda! La vedrai. È bella come un angioletto; è un po'
-viva, ma giudiziosa, buona, e mi vuol tanto bene. Oh ne vorrà anche a
-te, ne sono sicura... Le dissi che deve andar via per qualche giorno
-col capitano Rodomiti, e quantunque ella adesso strepiti e pianga,
-spero che finirà col rassegnarsi perchè il capitano ha saputo trovar la
-strada del suo cuoricino. E poi ella si affeziona ben presto a quelli
-che sono gentili con lei.
-
-«Addio, Romualdo. Sono in procinto di comparire davanti al Signore, e
-ho fede ch'egli mi perdonerà le mie colpe perchè ho molto sofferto.
-E tu pure mostra di perdonarmi accogliendo il tesoro che ti affido.
-Quando questo foglio giungerà nelle tue mani, io non sarò più tra i
-vivi, ma chi sa, forse in quell'istante la tua sorella ti sarà più
-vicina che non ti sia mai stata da undici anni a questa parte, forse,
-passandoti accanto, spirito leggero e fuggitivo, ella deporrà un bacio
-sulla tua fronte. Ancora una volta addio, Romualdo.
-
- «_La tua_ ELENA.»
-
-
-
-
-V.
-
-
-Il dottore lesse questa lettera tutta d'un fiato. Quando l'ebbe
-finita, egli si trovò in una condizione d'animo nuova per lui. Avvezzo
-a disciplinare i suoi sentimenti sotto l'impero della ragione, egli
-s'accorse che oggi essi si ribellavano al solito freno. Egli aveva un
-bel dirsi, che i legami di parentela, per intimi che siano, valgono
-ben poco senza i legami dell'anima creati dalla convivenza, dagli
-affetti, dai gusti comuni, aveva un bel dirsi che questa donna, di
-cui egli appena rammentava la fisonomia e con la quale per undici
-lunghi anni non s'era scambiato una riga, era per esso meno assai
-dell'ultimo fra i suoi studenti. Aveva un bel dirsi che, dimenticando
-i suoi doveri, Elena aveva perduto i suoi diritti e ch'ella non poteva
-turbare la vita raccolta e studiosa di lui gettandogli sulle spalle
-un cumulo di pensieri e d'inquietudini... Nonostante tutte queste
-savie considerazioni, egli si sentiva commosso come non era stato da
-un pezzo, si sentiva men fermo nel convincimento in cui era cresciuto
-circa ai torti di sua sorella, e per la prima volta nella sua vita
-dubitava di quella virtù arcigna che consiste nel soffocar le passioni
-e che nulla perdona agli altri perchè nulla comprende. Certo l'idea
-della povera Elena era stata ben singolare. Senza nemmeno sapere quali
-fossero le abitudini di suo fratello, senz'avere alcun dato preciso
-sul suo carattere, ella affidava a lui, morendo, la sua figliuola.
-E spediva questa bambina oltre all'Oceano, esponendola ai rischi e
-ai disagi di un lungo viaggio di mare, non preoccupandosi di ciò che
-sarebbe avvenuto s'egli non avesse accettato l'ufficio onde a lei
-piaceva di incaricarlo... Eppure, nella dolorosa situazione in cui ella
-si trovava, che altro avrebbe potuto fare? A chi altri rivolgersi? Non
-era egli il suo più stretto congiunto?
-
-Il professore Romualdo girava su e giù per la stanza, ora con le mani
-intrecciate dietro la schiena, ora gestendo, animatamente e cacciandosi
-su pel naso qualche presa abbondante di tabacco. Positivista come gran
-parte degli scienziati, egli non credeva ai viaggi fantastici d'oltre
-tomba; tuttavia le ultime parole della lettera gli ronzavano agli
-orecchi: _Forse in quell'istante tua sorella ti sarà più vicina che non
-ti sia stata da undici anni a questa parte, forse passandoti accanto,
-spirito leggero e fuggitivo, ella deporrà un bacio sulla tua fronte._
-
-— È permesso? — chiese dal di fuori una voce piena e sonora, ch'era
-impossibile prendere in isbaglio.
-
-Il Grolli trasalì. — Chi è?
-
-— Sono io, sono il capitano Rodomiti.
-
-E la poderosa persona del marinaio si affacciò alla soglia. Egli aveva
-sempre la sua pipa in bocca e la sua testa era circonfusa da una nuvola
-di fumo.
-
-— Se desidera ancora rimaner solo... se non ha letto tutte le carte che
-le ho lasciate — continuò il capitano, mostrandosi pronto a ritirarsi
-di nuovo.
-
-— No, no — disse il Grolli, e, vincendo la sua innata timidezza, fece
-qualche passo verso il suo interlocutore; quindi soggiunse senz'alzare
-gli occhi: — Ho letto, e innanzi tutto mi lasci dirle che Lei è un cuor
-generoso.
-
-— Basta — interruppe il colosso — non perdiamoci in complimenti. Noi
-uomini di mare, quando facciamo una cosa, crediamo di far ciò che
-c'impone il nostro dovere. La prego invece di accostarsi di nuovo al
-tavolino... Qui... s'accomodi.
-
-Così dicendo, depose la pipa in un angolo della stanza e si tolse di
-tasca un piccolo astuccio.
-
-La signora Teresa sospinse adagino l'uscio e cacciò la testa per lo
-spiraglio.
-
-— Che c'è? — gridò il capitano.
-
-— Niente... mi pareva di sentire odor di bruciato.
-
-Il capitano Rodomiti non potè a meno di lasciarsi sfuggire una vivace
-esclamazione marinaresca che pose in fuga la signora Teresa; poi chiuse
-l'uscio per di dentro e tornò dal professore Romualdo.
-
-— Questo — egli ripigliò, consegnandogli l'astuccio — è il medaglione
-che la signora Elena m'incaricò di portarle.
-
-Vi fu un momento di silenzio. Il dottor Grolli aveva aperto l'astuccio
-e stava contemplando quel gingillo che aveva attraversato due volte
-l'Oceano e che gli ricordava sua madre.
-
-— Ed ora — proseguì di lì a poco il capitano — non Le spiaccia
-esaminare questa nota. È scritta tutta di pugno della signora Natali,
-e contiene l'elenco delle monete da lei versate nelle mie mani il
-giorno della mia partenza. In tutto 2100 piastre d'argento, che io
-convertii qui in franchi 10,674 56, com'Ella vedrà su questo polizzino
-del cambiavalute. La somma è presso i signori Radice e Lupini, ove
-andremo a ritirarla più tardi. Lei è il tutore naturale e legittimo di
-sua nipote; dunque il danaro va pagato a Lei, ed Ella lo impiegherà
-nel modo che reputerà più sicuro e proficuo per la sua pupilla... Io
-non debbo e non voglio ingerirmene... Ma adesso, due parole schiette
-e leali fra noi... A giorni io parto per un lunghissimo viaggio...
-Vorrei lasciar Genova con la coscienza tranquilla circa all'avvenire
-della bambina... Anche noi lupi di mare siamo atti ad affezionarci a
-qualcheduno, e io ho preso a voler bene a questa figlioccia. Accampar
-diritti non posso: non ne ho; avevo degli obblighi e sto per esserne
-liberato... Ma con la franchezza del galantuomo che parla ad un altro
-galantuomo Le dico: l'ufficio che la signora Natali le assegna è grave,
-assai grave... Colto alla sprovveduta come fu, Ella non può averne
-ancora misurata tutta l'importanza... Se non si sentisse in grado
-d'incaricarsi della piccina, vedremmo insieme che cosa si potrà fare...
-Povera Gilda!... Ci pensi, ci pensi, signor professore.
-
-Il capitano era visibilmente commosso; egli si chinò a raccogliere la
-sua pipa, l'accese e risollevò intorno a sè una nuvola di fumo.
-
-— Capitano — esclamò il professore, che aveva ripreso i suoi giri per
-la stanza e che mal dissimulava la sua inquietudine, — prima di tutto,
-siamo ben sicuri che mia sorella sia morta?
-
-— Non c'è dubbio, signore. Ella era già all'ultimo stadio della
-consunzione... Questione di giorni, di ore forse... Il corpo era
-sfatto, signor professore, ma l'anima era sempre d'acciaio... Ho
-visto pochi uomini andare incontro alla morte come ci andava lei... Ha
-sorriso persino nel separarsi dalla Gilda.
-
-Il dottor Grolli abbassò il capo e stette muto alcuni secondi; poi
-disse: — Con la franchezza con cui mi ha interrogato, voglia pure
-rispondermi... Mia sorella manifestò mai il pensiero ch'io potessi
-sottrarmi al delicato incarico ch'ella mi affidava con la sua lettera?
-
-— No — rispose il Rodomiti, dopo aver riflettuto un istante. — Una sola
-volta, io medesimo, lo confesso, le feci intravedere la possibilità
-d'un suo rifiuto. Ella, che giaceva supina sul suo letto, si alzò
-faticosamente a sedere, e mi guardò sbigottita, ma la sua fisonomia non
-tardò a riprendere la sua espressione naturale. Mi tese la mano scarna,
-con queste parole che non dimenticherò mai: — In ogni caso, capitano,
-io mi fido di voi... la mia Gilda non sarà gettata sulla strada. — Può
-fidarsene, signora Natali — io risposi. — Lo sapevo — ella bisbigliò
-con un sorriso. E tutta racconsolata lasciò ricadere il capo sul
-guanciale.
-
-— Ebbene, capitano Rodomiti — proruppe il dottore, animandosi a un
-tratto — prima che su ogni altro, mia sorella aveva fatto assegnamento
-su me. Io non permetterò ch'ella vi abbia fatto assegnamento invano.
-
-Il capitano si levò la pipa di bocca e la tenne fra le dita sospesa
-all'altezza della spalla, poi fissò i suoi occhi in quelli del
-professore, che esprimevano una volontà ferma e risoluta, e gli tese la
-sua mano bruna e incallita.
-
-— Bravo, professore, Lei mi solleva da un gran pensiero... Mia sorella
-Teresa avrebbe tenuto volentieri la piccola Natali presso di sè, ma io
-non sarei stato appieno tranquillo. Teresa ha un cuor d'oro, ma è un
-po' corta, ha certe fissazioni strane e per troppa affezione si rende
-molesta... Bravo, professore... Io m'ero ingannato nel giudicarla...
-Sì, non glielo dissimulo, a prima vista io temevo che Lei avrebbe
-cercato ogni pretesto per isbarazzarsi di questa nipote che Le piomba
-addosso dall'America... Avevo sbagliato; tanto meglio... Oh per me,
-quando sbaglio, lo dico aperto... Venga di qua adesso, signor dottore.
-
-E, aperto l'uscio, invitò il Grolli a passare avanti.
-
-La signora Teresa, appena sentì lo scalpiccìo dei piedi nell'andito,
-uscì da una stanza e si avvicinò il fratello chiedendogli piano — Hai
-parlato?
-
-— Ho parlato, ma non se ne fa nulla. Il signor professore vuole la
-bimba per sè... E noi — egli si affrettò a soggiungere, vedendo ch'ella
-si disponeva a replicare — non possiamo fare alcuna obbiezione, perchè
-egli è nel suo pieno diritto.
-
-La donna, che aveva una gran soggezione del suo Tonino, com'ella
-chiamava il gigantesco fratello, non aperse bocca, e si limitò a
-congiunger le mani e a tentennare il capo con aria malcontenta. —
-È già vestita — ella disse poi, mettendo il piede sopra una favilla
-sprigionatasi dalla pipa del capitano e caduta sul pavimento.
-
-Sotto questi auspizi il professor Grolli fu presentato alla Gilda col
-vezzeggiativo di zio Aldo. La fanciulla era bruna, ricciuta, aveva due
-occhi color nocciuola pieni di vita e d'intelligenza, membra snelle,
-giuste, aggraziate, statura piuttosto alta per l'età sua. È forza
-riconoscere ch'ella mostrò di gradir poco la presentazione. Infatti,
-quando lo zio Aldo tentò di prenderla in braccio, ella si scontorse e
-si mise a strillare in modo che gli convenne deporla subito in terra,
-e quando lo zio Aldo, che aveva disimparato i baci da un pezzo, si
-chinò a baciarla, ella tornò a piangere al contatto della sua ispida
-barba. Onde il professore si perdette d'animo, e la signora Teresa
-dichiarò al fratello che mai e poi mai la Gilda si sarebbe acconciata
-ad andarsene con quel porcospino. Il capitano Rodomiti, vista la
-difficoltà della situazione, volle rimaner solo con la bimba, che lo
-chiamava abusivamente zio Tonino e che nei due mesi e mezzo passati
-a bordo della _Lisa_ non gli aveva disobbedito una sola volta; se la
-fece sedere sulle ginocchia, quindi se la portò sulla spalla destra
-tenendola ritta, tantochè ella potesse toccare il soffitto colle
-sue manine, la condusse in giro per la stanza in questa posizione
-eminente, le raccontò alcune storielle, e le promise di raccontargliene
-dell'altre la sera, purchè fosse buona e si lasciasse prendere in
-braccio e baciare dallo zio Aldo. Così quando la Gilda ricomparve
-insieme col capitano, ella era di umore assai più mansueto, e respinse
-meno violentemente le carezze abbastanza impacciate dello zio.
-
-
-
-
-VI.
-
-
-Il dì seguente, nelle prime ore del pomeriggio, fra i tanti _fiacres_
-che percorrevano le vie di Genova diretti alla stazione, ce n'era uno
-aggravato dal peso formidabile del capitano Rodomiti, e da quello assai
-più tenue del dottore Romualdo e della piccola Gilda. Il capitano
-dondolava la bimba sulle sue ginocchia cingendole con un braccio
-la personcina elegante, mentre con la mano che gli restava libera
-sosteneva la sua pipa di maiolica, da cui si alzava una colonna di
-fumo ancora più densa dell'ordinario. Quanto al professore, si sarebbe
-detto ch'egli studiava un problema di matematica. E invero, ciò ch'egli
-studiava in quel momento era per lui ben più difficile d'un problema di
-matematica. Si trattava di apprendere l'arte di addomesticare la Gilda
-Natali come il capitano era riuscito ad addomesticarla, e l'occhio
-del Grolli passava dal Rodomiti alla fanciulla e dalla fanciulla
-al Rodomiti, tentando di coglier la formula d'una situazione così
-delicata. Ahimè, nè la geometria superiore, nè l'algebra offrivano
-la soluzione dell'arduo quesito; e il libro dei logaritmi saputo a
-memoria giovava assai meno allo scopo di quello che non gioverebbe
-il libretto dell'_Attila_ a far comprendere la questione d'Oriente.
-Onde il professore sudava freddo pensando che, una volta salito in
-ferrovia, egli si sarebbe trovato alle prese con difficoltà assai
-maggiori di quelle incontrate fino allora nella sua vita tutta studio
-e raccoglimento. Dal canto suo il capitano pareva molto più occupato
-della bambina che di colui il quale doveva succedergli nell'averne
-cura. Egli ravvolgeva le dita nei folti e ricciuti capelli di lei, le
-sfiorava carezzevolmente col dorso della mano la guancia, e la guardava
-con occhi inteneriti attraverso le nuvole di fumo svolgentisi intorno
-alla sua pipa. Dinnanzi a un confettiere, egli fece fermar la carrozza.
-Scese con la Gilda, entrò nel negozio e comprò alcuni frutti canditi,
-ne diede uno alla bimba e affidò gli altri al professore perchè li
-portasse seco in vagone e li distribuisse con parsimonia alla sua
-compagna nei momenti scabrosi. Alla stazione il capitano s'incaricò
-egli stesso di consegnare il bagaglio della fanciulla; poi scelse pei
-due viaggiatori una buona carrozza di seconda classe ancora vuota,
-ve li fece salire e, ritto dinnanzi allo sportello con un piede sul
-montatoio, formò un argine insuperabile a tutti quelli che avrebbero
-voluto entrare nel compartimento. Quando lo sportello fu chiuso dal
-conduttore, il Rodomiti mise sul montatoio anche l'altro piede e
-introducendo la testa nel vano del finestrino continuò a mantenersi
-in comunicazione col professore e con la Gilda, sulla cui fronte
-principiavano ad addensarsi certe grosse nubi foriere della tempesta.
-Infine, allorchè la parola _pronti_ fu ripetuta da un capo all'altro
-del convoglio e la macchina mise il suo fischio, egli baciò di nuovo la
-bambina, strinse vigorosamente la mano del Grolli, e calatosi a terra,
-se ne stette immobile a veder sfilarsi davanti i vagoni. Quando avrebbe
-riabbracciato la sua figlioccia? S'era avvezzo ormai alla compagnia
-della gentile creatura, per quasi tre mesi l'aveva avuta ai fianchi
-a tutte le ore, l'aveva tenuta a dormire nella sua cabina, l'aveva
-addomesticata allo spettacolo del mare in tempesta, del cielo scuro e
-iracondo, s'era avvezzato a vestirla, a spogliarla, a metterla a letto,
-e adesso gli toccava lasciarla forse per sempre. — A rivederci tra
-qualche anno — egli aveva detto nell'accommiatarsi dal professore; ma
-chi sa che cosa sarebbe accaduto fra qualche anno? Intanto fra pochi
-giorni egli salpava per le Indie, e la Gilda avrebbe un bel chiamare lo
-_zio Tonino_!
-
-Con questi pensieri lo _zio Tonino_ si allontanava dalla stazione, e
-fosse il fumo della pipa o altro che gli dèsse molestia, fatto si è
-ch'egli dovette passarsi più volte la manica del vestito sugli occhi.
-
-Mentre il capitano Rodomiti si affannava nelle angustie dell'avvenire,
-il professore Romualdo era in mezzo alle tribolazioni del presente.
-Fino all'ultimo momento la Gilda era fissa nell'idea che lo _zio
-Tonino_ sarebbe partito con lei, e aveva creduto ch'egli scherzasse
-dicendole il contrario. Ma quando il convoglio si mise in moto, ed ella
-vide che il capitano restava davvero alla stazione, non ebbe ritegno
-alcuno nell'urlare e nel piangere. Il meschino professore non sapeva
-più a che santi votarsi, e girava intorno certi occhi smarriti come se
-dovesse capitargli un aiuto di sotto i sedili. Invano ricorreva alle
-preghiere, alle minacce, alle frutta candite lasciategli dal capitano;
-preghiere e minacce non valevano a nulla, e le frutta candite venivano
-dalla terribile Gilda tramutate in proiettili ch'ella slanciava a tutti
-gli angoli della carrozza. Ah se il nostro Romualdo avesse potuto dire
-al macchinista come si dice a un cocchiere — _Torniamo indietro!_ —
-Se avesse potuto almeno riconsigliarsi col capitano Rodomiti, prender
-da lui una nuova lezione sul _modus tenendi_ con questa indomabile
-nipote! Doveva proprio capitare a lui! A lui che non dimandava se non
-che di vivere tranquillo in mezzo alle equazioni di terzo grado e alle
-storte del suo laboratorio! Così si giunse alla prima stazione, ed il
-professore stava raccogliendo da terra gli avanzi della battaglia,
-quando lo sportello si spalancò e il conduttore introdusse nella
-carrozza una famiglia di sei persone, che vennero ad occupare tutti i
-posti disponibili. Il professore, colto di sorpresa, ebbe appena tempo
-di mettersi ritto e di tirar da una parte la recalcitrante fanciulla,
-ma non potè impedire ad una grossa e rispettabile matrona di sedersi
-sopra un _mandarino_, il quale scoppiò come una granata e abbellì di
-non previsti ornamenti il vestito della signora. Onde i richiami e le
-lagnanze dei compagni di viaggio vennero ad aggiungersi alle altre
-allegrezze dell'infelicissimo Grolli. In quanto alla Gilda, seppure
-di tratto in tratto ella si distraeva guardando fuori della finestra
-gli alberi e le case, questi lucidi intervalli duravano poco, e
-ogni pretesto bastava a rimetterla sul piede di guerra. Allora le si
-manifestavano tutti i bisogni fisici e morali del mondo. Pareva aver
-più sete dei Crociati sotto Gerusalemme, più fame dei figli del conte
-Ugolino, più necessità di locomozione di un condannato da dieci anni al
-carcere cellulare. Quando poi, nelle brevi fermate, il povero Romualdo
-chiamava il caffettiere della stazione per offrire alla bisbetica
-sua pupilla una limonata o una cialda, o quando egli le proponeva di
-condurla a far quattro passi sotto la tettoia, ella rispondeva con
-uno sdegnoso rifiuto, salvo a ridomandare, appena il convoglio era
-in movimento, ciò che ormai non poteva più ottenere. Intanto alle
-varie stazioni qualche viaggiatore scendeva, qualche altro saliva, e
-la compagnia andava mutandosi continuamente. Ma per quante mutazioni
-accadessero, il professore non vedeva intorno a sè che volti ostili,
-non sentiva che un mormorio poco lusinghiero per lui. La bimba destava
-affetti diversi a seconda dell'indole più o meno tollerante, più o meno
-amorevole dei passeggeri, ma l'esotico personaggio che la accompagnava
-non riusciva simpatico a nessuno. Chi lo trovava troppo severo e chi
-troppo indulgente; ma tutti convenivano nell'attribuire a lui solo
-l'inquietudine della piccina. E se il professore tentava di conciliarsi
-il gruppo delle anime pietose con qualche carezza alla Gilda, egli
-vedeva oscurarsi maggiormente i volti delle persone rigide e gravi,
-e, se in omaggio a queste accennava, a voler inaugurare un regime di
-repressione, i viaggiatori di pasta molle sembravano voler mangiarlo
-cogli occhi.
-
-Persino un uomo serio, calvo, impettito, che per lungo tempo aveva
-conservato la più stretta neutralità, ad un certo punto, ritirando un
-lembo del suo soprabito su cui la fanciulla aveva creduto opportuno
-di mettere i piedi, sentenziò gravemente: — Quando non si sa tenere i
-bimbi, si lasciano a casa.
-
-Già! Come se il professore si trovasse a sì mal partito per sua propria
-elezione.
-
-Sull'imbrunire, la Gilda prese sonno, e vi fu un po' di tregua. Il
-riposo del corpo ridonò la serenità anche all'espressione del viso
-della fanciulla. Il demonio era cambiato in cherubino.
-
-— Ma se è un angiolo... Basta guardarla — disse con voce commossa una
-signora sentimentale, rivolgendosi al marito.
-
-— A rivederci quando si sveglia.
-
-— Che?... Coi bimbi è questione di tatto... Me ne intendo, io...
-
-— Quel signore deve intendersene pochino...
-
-— Quello non è un uomo, è un orso... È bella davvero la bimba, sai...
-Che capelli! Con quei ricciolini intorno alla fronte.... E quella
-manina che le penzola da un lato... Cara... Se ci fosse uno scultore...
-Oh! Ma tira del vento... Signore, dico... signore!
-
-Il Grolli stentò molto ad accorgersi che questo appello era indirizzato
-a lui.
-
-Quando ne fu sicuro, volse gli occhi da quella parte, ripose in tasca
-frettolosamente un fazzoletto turchino col quale si era asciugato
-la fronte, e stette immobile ad attendere i responsi della nuova
-interlocutrice.
-
-— Scusi, sa, non potrebbe chiuder la finestra? La bimba è tutta
-sudata... Si fa così presto a buscarsi un malanno!
-
-E il professore, arrossendo di non averci pensato lui, si affrettò a
-seguire il consiglio della persona prudente.
-
-Certo, se il professore fosse stato espansivo, se avesse spiegato la
-vera condizione delle cose, e come si trovasse lì in quel momento con
-quella bambina al fianco, egli avrebbe disarmato in parte i giudizi
-sfavorevoli sul conto suo. Ma il Grolli non era uomo da perdersi in
-chiacchiere, e aveva già fatto uno sforzo superiore ai suoi mezzi
-rispondendo con monosillabi alle domande che gli erano rivolte.
-Estenuato dalla fatica, egli non si curava punto di modificare
-l'opinione pubblica a suo riguardo; pensassero ciò che loro piaceva,
-in quanto a lui desiderava una cosa sola: che la sua tumultuosa nipote
-dormisse almeno ventiquattr'ore, tanto da permettergli di riprender
-fiato. In verità, pel momento, egli non sapeva se augurarsi o temere la
-fine del viaggio. Egli avrebbe ben volentieri portata di peso la Gilda
-sulle sue braccia dal vagone fino ad un _fiacre_, pur ch'ella non si
-fosse destata, ma era sperabile ch'ella avesse un sonno così profondo?
-E chi sa che strepito allo svegliarsi!... All'idea di attraversare la
-stazione in compagnia di una bimba strillante, gli venivano i brividi
-della febbre.
-
-Prima che finisse il viaggio, la Gilda si risentì più volte mostrando
-chiaramente che il riposo poteva ristorare le sue membra, ma non
-acquetava punto i suoi umori ribelli. Al momento di scendere, per
-buona ventura ella dormiva. Il professore, con un impeto disperato,
-la prese in collo, saltò già dalla carrozza, e tenendo i biglietti
-della ferrovia fra i denti, l'ombrello nella posizione d'un fucila a
-_spall'arm_, e la sacchetta infilata all'ombrello in modo che venisse
-a battergli sulla schiena, si avviò di corsa verso l'uscita della
-stazione.
-
-Pure il suo eroismo poco gli valse; chè la piccina aperse gli occhi
-mentre ch'egli era ancora sotto la tettoia, e si mise a strillare e ad
-agitare braccia e gambe come un'ossessa. E quasi lo facesse apposta,
-strillò e si dimenò più che mai davanti a due studenti dell'Università,
-i quali erano venuti lì ad aspettare qualcheduno, e senza questo
-strepito non si sarebbero forse nemmeno accorti del passaggio del
-dottor Romualdo.
-
-— Guarda — gridarono i giovinetti ad una voce. — Il professor Grolli!
-
-— Santo cielo! — soggiunse l'uno dei due. — Pare abbia rubato una
-bimba... Come corre!
-
-— E l'altra, come strilla!
-
-— Buona sera, signor professore — gridò il primo, ch'era anche il più
-birichino.
-
-Il signor professore si lasciò scappare un grugnito e tirò innanzi
-nella sua via. Appena fuori della stazione, entrò in una carrozza
-ch'era già occupata e dovette scenderne; poi salì in un'altra, ne
-chiuse lo sportello, ne abbassò le cortine, e ordinò al cocchiere di
-condurlo quanto più presto potesse alla sua abitazione.
-
-Il cocchiere frustò il cavallo; le grida della fanciulla si dileguarono
-in lontananza.
-
-Gli studenti si guardarono in faccia e proruppero in un riso
-sgangherato.
-
-— Il ratto di Proserpina — osservò uno d'essi. E declamò il famoso
-sonetto:
-
-_Diè un alto strido, gittò i fiori, e volta_, ecc., ecc., ecc.
-
-
-
-
-VII.
-
-
-La mattina del memorabile telegramma, la signora Dorotea, dopo esser
-risalita al suo quarto piano, sentì il bisogno di ridiscenderne ancora
-e di visitare parecchie conoscenti, nel cui animo poter versare le sue
-pene. A ciascuna di queste dilettissime amiche ella narrò in segreto
-la cosa, e a ciascuna raccomandò di non far chiacchiere, come aveva
-raccomandato prima alla portinaia. In questo suo viaggio circolare ella
-raccolse i più disparati consigli, e tornò a casa che aveva il capo
-come un cestone. Chi le aveva detto bianco e chi nero, chi le aveva
-suggerito di aprir subito le ostilità, e chi di temporeggiare. I varii
-partiti battagliavano fieramente nel cuore della signora Dorotea, e
-nel suo turbamento ella lasciava scivolar più spesso del consueto la
-sua mantellina giù dalle spalle, e discorreva da sè sola con grande
-meraviglia di quanti la incontravano per via. — Sì, farò conto di
-non aver nemmeno ricevuto il dispaccio. — No, starò a vedere... — Che
-sconvenienza! — Se fosse sua figlia! — È impossibile. — Si tratterà di
-una notte...
-
-Alla lunga, prevalsero le idee più miti. C'era poi ragione di prender
-le cose sulla punta della spada? Era giusto di non far trovare un
-brodo ed un letto pronto ad una creaturina di quattr'anni, che sarebbe
-mezza morta di fame e di stanchezza? La signora Dorotea ripensò a
-trent'anni addietro, quando per due settimane ella pure aveva sorriso
-a una piccola cuna rimasta vuota, ahi, troppo presto; ella ripensò
-all'amore che il suo defunto Agesilao portava ai fanciulli, onde,
-nei giorni di festa, amava recarsi a passeggiare ai giardini ed era
-lieto dell'allegria dei monelli, che, a sciami, gli volteggiavano
-intorno. Ottimo Agesilao! Quando non parlava alla moglie d'iscrizioni
-ipotecarie, le parlava di bimbi, e le diceva ch'ella era una buona a
-nulla perchè non gliene aveva riempito la casa. — Agesilao, Agesilao
-— ammoniva la savia femmina — hai quattro lire al giorno e si campa a
-fatica noi due; prega il cielo piuttosto che la famiglia rimanga lì.
-— Ma Agesilao non mutava opinione... Ah! ottimo funzionario, ottimo
-marito! Nessuno saprà tener come lui il protocollo di un ufficio
-d'ipoteche, nessuno colmerà il vuoto da lui lasciato nel cuore della
-signora Dorotea... E adesso, dopo più di tre lustri dacchè egli
-riposava nel cimitero, la sua onesta figura riusciva ancora a calmare
-gli sdegni della nervosa vedovella.
-
-— Bah! — concluse la signora Dorotea — sarà per una notte.
-
-Fatta questa consolante riflessione, la signora Salsiccini ordinò alla
-serva, che era una ragazza mezzo idiota del contado, di preparare
-su quattro seggiole accostate le une alle altre un letticciuolo per
-l'ospite sconosciuta, nel luogo di sbarazzo attiguo alla camera del
-dottor Romualdo; quindi estrasse dalla credenza un vasetto di conserva
-Liebig, si recò in cucina, e pose opera alla preparazione di un brodo
-sostanzioso, nel quale fece bollire un pugno di paste di Napoli. I
-gatti _Mao_ e _Meo_, non usi a veder due volte in un giorno la pentola
-al fuoco, alzarono ripetutamente il muso in tono interrogativo, e
-vennero a fregarsi alle vesti della loro padrona, distraendola dal suo
-delicato ufficio con qualche discapito del brodo, che prese un leggiero
-odor di bruciato.
-
-La signora Dorotea, poichè una debolezza ne tira dietro un'altra,
-considerò che anche il professore poteva aver bisogno di qualche
-cosa; e mandò in segretezza a prendere un quintino di vino bianco e
-un'oncia di formaggio stracchino che dispose acconciamente sopra la
-tavola apparecchiata. Dopo di ciò lasciò andar a letto la serva, la
-cui presenza era affatto inutile, e stette ad aspettar l'arrivo della
-corsa.
-
-La prima impressione della signora Dorotea, allorchè le comparve
-davanti il suo pigionale con la Gilda in braccio, fu l'impressione
-medesima provata dai due studenti: che questa bimba egli l'avesse
-rubata. Certo l'idea stravagante non poteva aver presa in lei, come non
-l'aveva avuta nei due giovinotti; ma essa bastò ad esacerbarla di nuovo
-e a farle assumere un aspetto cupo e sospettoso.
-
-E appena il professore ebbe deposto in terra il suo fardello, ella
-cominciò: — Mi spiegherà, poi...
-
-— Non ho tempo, non ho tempo — rispose il nostro Romualdo, afferrando
-pel vestito la sua pupilla, che manifestava una gran voglia di
-rotolarsi sul pavimento.
-
-Allora la signora Dorotea precedette in silenzio nel salottino i nuovi
-arrivati, depose la candela sulla tavola, ove c'era la minestra già
-scodellata, e si avviò verso l'uscio con dignità di regina.
-
-— Il letto è fatto — ella disse senza voltarsi, quando fu sulla soglia.
-Indi si dileguò.
-
-Ma innanzi che passassero cinque minuti, i suoi migliori istinti
-l'avevano ricondotta in salotto, ove il professore continuava a
-dibattersi in mezzo a smisurate difficoltà.
-
-— Si può dar di peggio? — gridò entrando la signora Dorotea, che voleva
-dissimulare la sua condiscendenza con le apparenze della severità. — Si
-può dar di peggio? Non finirà mai questa musica?
-
-— Ma se non c'è caso di farla mangiare — esclamò il professore desolato.
-
-— Madonna mia! Come vuol che mangi se non le mette un paio di guanciali
-sulla sedia tantochè ella arrivi alla tavola?... Così... andiamo... Su,
-bimba, sta' composta... Già capisco.. il cucchiaio è troppo grande per
-la tua manina... Proviamo in questa maniera... Oh, va bene adesso... È
-buona la pappa, non è vero?... Come ti chiami?
-
-— Gilda — rispose la fanciulla tra un boccone e l'altro.
-
-Il dottore Romualdo guardò la sua padrona di casa con l'espressione
-della più grande maraviglia.
-
-— Che ha, professore?... Gilda? Un bel nome, cara... Via, professore...
-non se ne stia lì impalato... Faccia qualche cosa... Annodi il
-tovagliolo intorno al collo della piccina... Oh, ma non sa far nemmen
-questo! E dicono che Lei è un brav'uomo... In questo modo si fa... E se
-è lecito — chiese la signora Dorotea, mentre dava l'ultima cucchiaiata
-alla Gilda — quando vengono a prenderla?
-
-— A prender chi?
-
-— La bimba...
-
-— Nessuno deve venirla a prendere!
-
-— Come!... Vuol tenerla seco?
-
-— Per ora, almeno... È mia nipote.
-
-— Uhm! — borbottò la signora Dorotea, deponendo il cucchiaio sul piatto
-e slacciando lentamente il tovagliolo della fanciulla. — In ogni caso
-cercherà un altro quartiere...
-
-— Signora Dorotea, dopo tanti anni... Credevo che ci si potesse
-accomodare, beninteso facendo altri patti.
-
-— Son vecchia, io, ho bisogno della mia quiete... Se avessi potuto
-immaginarmi che a Lei capitavano le nipoti dalle nuvole, si figuri se
-Le avrei appigionato le stanze... Basta, basta, l'aiuterò io stessa
-a trovarsi un appartamento che Le convenga... Lei è un dotto... per
-queste cose, si sa, non è fatto... Ma pensi intanto a coricar quella
-creatura. Non vede che non si regge più dal sonno?... Oh, se non c'ero
-io, la cadeva proprio dalla sedia... E vuol tenersi le nipoti in casa,
-Lei?... Qua, qua, piccina... Chiude già gli occhi... Orsù, per questa
-sera gliela metterò in letto io... Per questa sera, ben inteso... Ci
-preceda Lei, con la candela... Così...
-
-La signora Dorotea portò la Gilda nella camera che le era destinata,
-e si accinse a svestirla. — E la non ha nemmeno uno straccio di suo? —
-ella domandò, guardandosi attorno.
-
-A questa interrogazione il professore si picchiò la fronte, poi
-si frugò nel taschino del panciotto, e ne estrasse la ricevuta del
-bagaglio.
-
-— Si è dimenticato di ritirare i bauli?... Era da immaginarselo... Che
-vuol fare, adesso?... Bisogna aspettare fino a domattina... Dia qui la
-ricevuta... Intanto le lasceremo la biancheria che ha in dosso... Come
-dorme!... Scommetto che tirerà innanzi così per dodici ore...
-
-— Grazie, signora Dorotea — si arrischiò a dire il professore.
-
-— Non mi ringrazi — saltò su la vedova. — Se non fosse stato che per
-Lei... Mi faceva compassione questa innocente... Sua nipote o no, ella
-non ne ha colpa...
-
-— Ma, signora Dorotea, che cosa crede?
-
-— Io?... Non credo nulla, io... Del resto, son ciarle inutili. Sulla
-sua scrivania troverà una lettera e un giornale arrivati durante la sua
-assenza... Buona notte.
-
-Il dottor Romualdo rimase solo con la Gilda, che dormiva tranquilla
-nel suo letticciolo. Ella aveva passato un braccio bianco e tornito
-sotto la testa ricciuta; il suo piccolo petto si alzava e abbassava
-alternamente con un moto regolare; il suo lieve respiro si sentiva
-appena nella camera; le sue guance si erano tinte del più bel colore di
-rosa!
-
-— Ma! — sospirò il professor Grolli, prendendo il lume e allontanandosi
-in punta di piedi. — Se fosse stata così in ferrovia!
-
-Rientrato nella sua stanza, il professore trovò sotto un calcafogli il
-giornale e la lettera di cui gli aveva parlato la signora Dorotea. Mise
-da parte il giornale senza lacerarne nemmeno la fascia, e prese invece
-in mano la lettera, che portava una infinità di bolli postali e veniva
-da Montevideo. Romualdo sentì una trafittura al cuore. Aperse la busta,
-spiegò il foglio e guardò la firma che gli riuscì affatto nuova. Erano
-poche righe in italiano, concepite così:
-
- «_Egregio signore_,
-
-«In omaggio alle ultime volontà della signora Elena Natali di b. m.,
-adempio al penoso ufficio di trasmettere a V. S. una copia dell'atto
-di decesso della detta signora. Quantunque la morte sia avvenuta da
-parecchi giorni, questa copia non potè aversi che oggi.
-
-«Con stima, ecc., ecc.»
-
-Il documento a cui questa lettera accennava era scritto in lingua
-spagnuola, e le firme delle autorità locali erano autenticate dal
-console italiano a Montevideo.
-
-Per anni ed anni il dottor Romualdo, immerso nei suoi studi, non aveva
-mai rivolto il pensiero a questa sorella, che, mentr'egli era ancora
-fanciullo, era fuggita oltre l'Oceano. Essa era estinta per lui. Per
-la prima e per l'ultima volta durante questo lungo periodo egli ne
-aveva, tre giorni addietro, rivisto i caratteri. Ella gli scriveva che
-stava per morire, e morendo gli affidava sua figlia. La fredda lettera
-ch'era adesso aperta dinnanzi a lui, vergata da mano estrania, non
-poteva nè ferirlo in un affetto vivo, nè destargli alcuna sorpresa.
-Eppure, singolare a dirsi, il Grolli ne fu commosso più ancora che non
-fosse stato dalla lunga epistola di sua sorella. Ogni dubbio oramai era
-tolto; Elena non respirava più. C'era oramai tra loro due un abisso
-più profondo, uno spazio più vasto di tutto l'Atlantico. Sventurata
-Elena! Per quanto, rivolgendo indietro lo sguardo, egli cercasse di
-raffigurarsene la fisonomia, non gli riusciva di arrestarne l'immagine;
-sapeva solo ch'ella era stata assai bella e assai infelice.
-
-Il professore tentò distrarsi, gettò gli occhi sulla Memoria che aveva
-interrotta al momento della sua partenza per Genova, e fece tutto il
-possibile per convincersi di nuovo che la formula _x=(sen y)(sen α)_
-era un amore di formula. Ma non vi riuscì. Fra una lettera e l'altra si
-cacciava l'insolita e mesta visione d'un cimitero di là dall'Oceano,
-ove sotto un'umile croce, non rallegrata da fiori, non consolata da
-pianto, dormiva una creatura del suo sangue.
-
-Si accostò pian piano all'uscio che metteva al camerino della piccola
-Gilda, e tese l'orecchio. Silenzio profondo. Nulla turbava i sonni
-dell'orfanella, di cui egli doveva essere oramai la difesa e la guida.
-
-
-
-
-VIII.
-
-
-Se la nipote dormiva, lo zio invece andava rivoltandosi nelle coltri
-senza pigliar sonno. Da tutte le parti vedeva la via seminata di
-triboli e di difficoltà senza fine. Agli impicci gravissimi che gli
-avrebbe recati la fanciulla s'aggiungevano quelli del dover cercarsi un
-altro nido, e abbandonare il laboratorio ov'egli aveva con tanto amore
-fatti costruire i suoi fornelli e collocate le sue storte sui ruderi di
-una vecchia cucina caduta in disuso. Oh poveri i suoi studi, poveri i
-suoi esperimenti! Quando mai avrebbe trovata la calma così necessaria
-al pensiero? Quando avrebbe trovato la sicurezza di mano e la serenità
-di spirito indispensabili a misurare le dosi degli acidi e dei sali che
-dovevano combinarsi insieme sotto i suoi occhi? Ahimè! Ahimè! Romualdo
-Grolli, l'uomo di scienza, il futuro titolare della Cattedra di
-matematica d'una cospicua Università, era bell'e spacciato. Non restava
-più che un Romualdo Grolli tutore di una pupilla bisbetica, una specie
-di Belisario vagante per la città alla ricerca di camere ammobiliate.
-
-Tormentato da questi pensieri che non gli lasciavano trovar requie,
-il dottor Romualdo si alzò per tempissimo, e appena infilati i calzoni
-entrò nel suo laboratorio, sospinse l'usciuolo della cameretta attigua
-e cacciò la testa attraverso lo spiraglio per veder se la Gilda dormiva
-ancora. E la Gilda dormiva infatti, e i primi raggi del sole, entrando
-nella stanza tra le stecche delle persiane, venivano a lambire un suo
-piedino di rosa che spuntava da un lembo della coperta.
-
-Mentre il dottore contemplava questo spettacolo nuovo per lui, l'uscio
-che dal luogo di sbarazzo metteva al cosidetto salotto da ricevimento
-si aperse adagino e si richiuse in gran fretta. Non così però, che
-il dottor Romualdo non ravvisasse la persona che lo aveva aperto e
-richiuso. Quella persona non era nè più nè meno che la signora Dorotea.
-Sebbene il Grolli fosse quasi certo di ciò, volle togliersi ogni
-dubbio, attraversò lo stanzino e fu tosto nel salotto, ove colse la sua
-padrona di casa in piena ritirata.
-
-La signora Dorotea aveva una veste sciolta, il viso cosparso di cipria,
-le rade ciocche dei capelli involte in ricciolini di carta. In questo
-abbigliamento affatto mattiniero, la signora Dorotea non aveva la più
-lontana rassomiglianza con la Venere dei Medici.
-
-— Signora Dorotea! — esclamò il professore.
-
-La buona donna sentì il bisogno di spiegare il suo apparente
-spionaggio, e stringendosi con la mano la veste sul petto, si voltò
-verso il suo inquilino.
-
-— Ero venuta a vedere se la bimba dormiva ancora — ella disse.
-
-Il dottor Romualdo, visto l'atto pudico della signora Dorotea, stimò
-opportuno di passare nell'occhiello il bottone della camicia; quindi
-rispose: — Sì, dorme ancora.
-
-La signora Salsiccini tentennò il capo, e parve voler cominciare una
-frase che finisse con una interiezione. Si appigliò invece ad un punto
-interrogativo. — Dunque la fanciulla è sua nipote?
-
-— Già... mia nipote — replicò il professore, dopo un momento di
-distrazione.
-
-— Curiosa! Non sapevo che il professore avesse fratelli.
-
-Le guance del nostro Romualdo si colorarono vivamente. — Avevo una
-sorella, che è morta — egli disse con uno sforzo.
-
-— E il padre della bimba?
-
-— Morto anche lui!
-
-— Povera creatura! — esclamò la signora Dorotea, congiungendo le mani
-e abbandonando quindi l'atteggiamento verecondo che correggeva il
-disordine della sua _toilette_.
-
-Il dottor Romualdo guardò pudicamente da un'altra parte e sospirò: — Ma!
-
-— Creda pure — riprese la signora Dorotea, e non pareva più la
-medesima donna che il giorno prima s'era mostrata tanto inviperita
-col suo pigionale — creda pure, signor professore, se fossi più
-giovane, se avessi un quartiere meno ristretto, vorrei continuare ad
-alloggiarli io, vorrei attendere io alla bambina. Ma come si fa?... È
-impossibile... proprio impossibile.
-
-Il professore chinò la testa con aria rassegnata.
-
-— Intanto non si dia fretta — seguitò l'altra — c'è tempo... Penseremo
-insieme... vedremo... Ho qualche cosa in vista... E adesso non si
-affanni per la fanciulla... vada nel suo studio, Lei... starò attenta
-io stessa quando si sveglia... la vestirò io...
-
-A questo punto la signora Dorotea si accorse che le conveniva
-principiare col vestir sè medesima, e scomparve prima che il professore
-potesse ringraziarla.
-
-Il professore seguì il consiglio della sua padrona di casa, e tornò
-nella sua camera alquanto rinfrancato. E invero per pochi minuti egli
-riuscì ad immergersi nelle sue formule, e vide con soddisfazione gli
-_a + b_ e i _b + a_ sgorgare spontanei dalla sua penna; ma ad un punto
-la penna gli si arrestò, i pensieri algebrici gli si confusero ed egli
-dovette alzarsi dalla seggiola e dare un'occhiata nel gabinetto della
-sua pupilla.
-
-— Son qua io — disse a mezza voce la signora Dorotea che lavorava
-di calze vicino al letto della Gilda, ancora addormentata. — Studii,
-studii... Ho mandato già pel bagaglio... Anzi, mi dia le chiavi.
-
-Il professore obbedì; poi si rimise al lavoro e trovò, continuando
-nello svolgimento della sua tesi, che _a h_ è uguale a _z_, ciocchè
-gli diede infinito conforto, come lo darà certamente ai lettori.
-Quindi, per distrarsi, egli passò nel suo laboratorio, i cui fornelli
-erano spenti da circa una settimana, rivide le sue storte che
-parevano invitarlo a metterle in opera, rivide chiusa in un vasetto
-di cristallo una sostanza organica di cui egli aveva dieci giorni
-addietro intrapreso l'analisi, e pensò di ricominciare la delicatissima
-operazione.
-
-Allorchè egli uscì dal gabinetto, la Gilda, già pettinata e vestita, si
-trovava nel salotto da pranzo, guardando a bocca aperta una infinità di
-oggetti di sua conoscenza che la signora Dorotea tirava fuori da una
-cassa appena giunta. Ma la curiosità benevola della fanciulla si mutò
-in entusiasmo quand'ella vide emergere dalla cassa una piccola bambola
-ornata da capo a piedi con la più sfarzosa eleganza: cappellino di seta
-verde con nastri rossi; corpetto giallo; sottana azzurra; scarpine di
-raso bianco con una rosetta vermiglia nel mezzo. Ella le saltò addosso
-come a una vecchia amica, la prese di mano alla signora Dorotea,
-la baciò in fronte e la chiamò più volte col nome di _Mimi_. Questo
-nome le era stato imposto, quando, ancora ignuda e disadorna, giaceva
-lunghe ore sul letto della signora Elena, che, nei momenti in cui il
-suo male rimetteva alquanto della sua intensità, lavorava ella stessa
-ad acconciarla, promettendosi di farne un dì un regalo alla figlia.
-Poi la bambola era scomparsa, e avendone la Gilda chiesto conto alla
-madre, questa le aveva risposto: — Sta' tranquilla, che presto o tardi
-l'avrai.
-
-Intanto la bimba era stata condotta via dal capitano Rodomiti, e per
-compagna di viaggio ella aveva avuto una pupattola assai più modesta,
-che s'era rotta prestissimo e aveva finito i suoi giorni nell'Oceano.
-Nè questa era la sola sorpresa riserbata alla Gilda, poichè si
-trovarono nella cassa anche due palle elastiche di guttaperca, alcune
-microscopiche stoviglie di stagno, e un agnello che, opportunamente
-caricato, apriva la bocca e belava.
-
-Nè certo le previdenze della signora Natali si erano fermate ai
-balocchi di sua figlia. Era un corredo piccolo, ma compito, quello
-ch'ella aveva fatto riporre nella cassa e di cui ella aveva steso
-di proprio pugno l'inventario negli ultimi giorni che precedettero
-la partenza della fanciulla. A veder quel documento s'indovinavano
-le sofferenze del corpo e dell'anima della povera donna, tanto la
-scrittura ne era incerta e confusa. In un punto ella aveva interrotto
-il suo lavoro, perchè uno spasimo fitto l'aveva colta; in un altro le
-era stato forza di sospenderlo, perchè le lagrime le avevano fatto velo
-agli occhi.
-
-La signora Dorotea, sciorinata ch'ebbe la roba sopra una tavola,
-inforcò le sue grosse lenti e prese in mano l'inventario, verificando
-ogni cosa. Tutto era in pieno ordine, e la signora Salsiccini, da buona
-massaia, non potè a meno di ripetere più volte: — La sorella del signor
-professore deve essere stata una gran brava donna; proprio una donna a
-modo.
-
-Intanto la Gilda, che aveva già la sua dose di vanità, di tratto in
-tratto abbandonava la sua bambola dal cappello verde, il suo agnello
-belante, la sua cucina di stagno, e veniva a pavoneggiarsi davanti
-a quella biancheria e a quei vestitini che ella sapeva esser suoi.
-Naturalmente non era tutta roba nuova, ed ella riconosceva ora un
-nastro, ora una sottana, ora una cintura che aveva portato quand'era
-in casa. Talvolta le si destavano in mente altri ricordi. Quell'abito
-bigio coi fioretti celesti ella non lo aveva mai indossato, ma ne aveva
-visto uno dell'identica stoffa intorno a sua madre. E allora quella
-parola che i bambini pronunciano prima di tutte, e che solo una grande
-sventura può far loro disimparare — _mamma_ — veniva sui suoi labbretti
-di corallo. — _La mamma_ — ella diceva, alzando verso la signora
-Dorotea e verso lo zio Aldo i suoi occhi belli ed intelligenti e
-toccando l'abito bigio col suo piccolo dito. E poi si guardava intorno
-come se un uscio dovesse aprirsi e la sua mamma correrle incontro. No,
-povera Gilda, la tua mamma non la vedrai più.
-
-Poco prima delle dieci il dottore Romualdo si accorse che si avvicinava
-l'ora della sua lezione. Egli uscì di casa frettoloso, e dopo esser
-passato in un negozio a farsi mettere il bruno al cappello, si avviò
-all'Università, tutto confuso in anticipazione pensando alle mille
-domande che gli sarebbero indirizzate e alle spiegazioni che dovrebbe
-dare.
-
-E infatti egli non tardò ad avvedersi che l'incidente della notte
-scorsa aveva avuto un'eco nelle severe aule della scienza. Poichè,
-appena il suo arrivo fu notato dagli studenti sparsi nel cortile e
-sotto i portici in attesa del suono della campana, essi si affollarono
-sul suo passaggio con un bisbiglio simile al ronzìo d'uno sciame
-d'api. Ma la vista del cappello abbrunato del professore disarmò i loro
-sarcasmi. Anche il rettore, a cui il Grolli si presentò subito, pareva
-sulle prime esser disposto alla celia, ma anch'egli se ne astenne
-quando avvertì il segno di lutto e disse con accento di simpatia: —
-Vedo con dispiacere che Lei fu colpito da qualche sventura domestica.
-
-Allora il dottor Romualdo, così taciturno, così riservato per indole,
-dovè raccontare ciò che gli era accaduto.
-
-— Casi della vita — osservò gravemente il rettore, che non aveva
-scritto per nulla un libro di psicologia sperimentale. — Casi
-della vita — egli ripetè, offrendo una presa di tabacco al giovane
-scienziato.
-
-La lezione procedette senza peripezie.
-
-I giovani stettero quieti secondo l'usato, e il Grolli notò con
-singolare compiacenza che le inattese vicende dei giorni scorsi non
-avevano potuto ottenebrare in alcuna guisa la limpidezza del suo
-criterio matematico. Seppur nel più bello di una dimostrazione il
-visino della Gilda si affacciava al suo pensiero nel mezzo di un
-triangolo isoscele o scaleno, egli andava acquistando man mano la usata
-sicurezza, talchè gli studenti non se ne accorgevano e i rapporti degli
-angoli fra loro rimanevano inalterati.
-
-Così egli uscì della scuola con animo più tranquillo, e volse le cure
-ad altro importantissimo ufficio, a quello cioè di collocare a frutto
-i danari della Gilda.
-
-Egli era ormai deciso di non toccar quella somma in alcun modo,
-ma di lasciarla ingrossarsi cogli interessi a formar la dote della
-fanciulla. Per quanto egli vivesse fuori del mondo, gli era pur giunta
-all'orecchio questa grande verità, che le femmine senza dote stentano
-a maritarsi. All'educazione, al mantenimento della sua pupilla avrebbe
-provveduto egli stesso. Il suo stipendio di assistente era piccolo, ma
-egli lo arrotondava un po', collaborando in qualche Rivista scientifica
-e prestando l'opera sua per qualche analisi chimica. In tre anni dacchè
-aveva una posizione, s'era messo da parte millecinquecento lire: erano
-dunque cinquecento lire all'anno ch'egli poteva spender di più, e le
-avrebbe spese per la Gilda. Certo, con questa piccola somma non gli era
-dato far miracoli, ma possibile che non gli venisse presto la nomina
-a professore! Il dottore Romualdo avvertì per la prima volta nel suo
-animo un sentimento poco nobile e generoso, tanto è vero che spesso
-il male germoglia dal bene, come il bene dal male. Egli pensò che il
-titolare della Cattedra di matematica aveva quasi ottant'anni ed era
-paralitico, onde la sua morte non avrebbe nè sorpreso, nè addolorato
-soverchiamente nessuno.
-
-Vergognandosi seco medesimo di questo calcolo indecoroso, il dottor
-Grolli eseguì quel giorno una duplice operazione presso la Banca
-locale. Egli prelevò una piccola somma sulla partita che teneva
-aperta colà, e nello stesso tempo, con immenso stupore del cassiere
-signor Bernardo Bernardini, versò a titolo di deposito vincolato lire
-10,674 50 in nome della signora Gilda Natali minorenne, di cui egli si
-costituiva rappresentante.
-
-Sollevato così da un grave pensiero, il nostro Romualdo ritornò a casa,
-fermo nel proposito di rinchiudersi nella sua stanza e di non uscirne
-fino al momento del desinare. Poichè, egli saviamente rifletteva, se la
-responsabilità, se gl'impegni mi si sono così d'improvviso accresciuti,
-è indispensabile ch'io lavori con maggior lena di prima, che rassodi
-ed estenda la mia fama, che mi faccia conoscere in Italia e fuori...
-Purchè la Gilda non mi disturbi co' suoi strilli!...
-
-E invero la Gilda non strillava punto, ma questa tranquillità era
-stata acquistata ad un prezzo che al Grolli parve assai caro. Perchè
-la fanciulla aveva trovato che di tutte le stanze della casa quella
-del professore era la più allegra e ridente. E vincendo le deboli
-resistenze della signora Dorotea, ella vi si era trasportata coi suoi
-balocchi, aveva addossato a una parete la bambola, aveva deposto per
-terra l'agnello, aveva sciorinato sopra una sedia il suo servizio
-da cucina. E con molta serietà conduceva l'agnello a belare davanti
-alla pupattola, la quale s'inchinava in segno di gradimento; poi la
-pupattola era condotta alla sua volta davanti alla cucina, ove fingeva
-di rifocillarsi con grande appetito. Come pennellata finale, i due
-gatti _Mao_ e _Meo_, che da anni ed anni non penetravano nella stanza
-del professore, attratti, per quanto sembra, dalle grazie della Gilda,
-avevano stimato opportuno di rompere la consegna e russavano l'uno
-vicino all'altro sulla poltrona ove aveva l'abitudine di sedere il
-dottor Romualdo.
-
-— Signora Dorotea, signora Dorotea — egli gridò, abbracciando con un
-rapido sguardo il desolante spettacolo.
-
-— Che vuol che ci faccia?... La bambina gridava come iersera e non ho
-potuto quietarla altrimenti che lasciandole fare il piacer suo.
-
-— Ma io...
-
-— Ma Lei, caro signor professore — interruppe la signora Dorotea in un
-accesso del suo umore bisbetico, del giorno innanzi, se vuol tenersi
-sua nipote a dovere, rimanga a casa a custodirla, o le pigli una
-governante... Capisco anch'io che così non può durare.
-
-E ciò detto, afferrò la gruccia dell'uscio e abbandonò la stanza,
-seguìta dalla Gilda che le si era aggrappata alle falde del vestito e
-che lasciava armi e bagagli sul campo di battaglia.
-
-— Signora Dorotea — gridò di nuovo il dottore Romualdo, scotendo
-forte la poltrona su cui si trovavano i gatti. Ma la signora Dorotea
-non sentì o non volle sentire; invece _Mao_ e _Meo_, turbati nei
-loro riposi, spiccarono un salto, passarono sopra la scrivania del
-professore scompigliandone le carte, e calatisi giù dall'altra parte
-sgusciarono via per l'uscio socchiuso.
-
-— E vero, così non può durare — esclamò il professore. E si lasciò
-cadere sfinito sulla poltrona.
-
-
-
-
-IX.
-
-
-— _Così non può durare_, — avevano detto con mirabile accordo la
-signora Dorotea e il professore Romualdo uno degli ultimi giorni del
-maggio 1861; ma si sa che le umane previsioni sbagliano spesso, e
-non parrà quindi troppo singolare che durasse così per alcuni anni.
-Invero, nei primi tempi, la signora Dorotea si era accinta molto
-coscienziosamente all'ufficio di cercare un quartierino che potesse
-convenire al professore, ma per quanti ella ne avesse visitati non
-gliene era andato a genio nessuno. E il professore aveva sempre accolto
-con la massima rassegnazione le risposte sconfortanti della sua padrona
-di casa. Finalmente, in via provvisoria e verso un moderato aumento
-di pigione, la signora Dorotea s'era determinata a cedere al dottor
-Grolli anche il salotto da ricevimento, affine di collocarvi la Gilda
-togliendola dal bugigattolo ov'era stata posta al suo arrivo. — È una
-cosa che non può tirare in lungo più di qualche settimana — dichiarò
-un giorno la vedova Salsiccini alla portinaja, che le rinfacciava
-sarcasticamente la sua debolezza. La signora Gertrude non si degnò
-di rispondere, ma le sue labbra si atteggiarono ad un sorriso di
-compassione.
-
-E i fatti dimostrarono che la signora Gertrude aveva le sue buone
-ragioni di sorridere. Prima che passasse un mese, la combinazione
-provvisoria era diventata una combinazione stabile, il professore non
-pensava ad andarsene, la signora Dorotea non pensava a cacciarlo via, e
-la Gilda Natali mostrava le migliori disposizioni a menar per il naso
-così il dottissimo zio come la padrona di casa. — È una birichina —
-diceva la vedova, conducendo seco la bimba nelle sue peregrinazioni e
-presentandola alle infinite sue conoscenze — una birichina. Ma io la
-farò stare a dovere.
-
-— Viene dall'America? — chiedeva qualcheduno.
-
-— Sicuro. Non è vero, Gilda, che vieni dall'America?
-
-— E parla italiano?
-
-— Già, parlava italiano con la sua mamma. Sa anche l'_americano_ però.
-Dice qualche volta delle parole da far ridere. Di' buon giorno, Gilda,
-di' buon giorno in _americano_.
-
-— _Buenos dias_ — rispondeva in spagnuolo la fanciulla sorridendo, e
-mostrando i suoi bei dentini bianchi come l'avorio.
-
-— Eh, non deve poi mica esser tanto difficile l'_americano_. Somiglia
-alla nostra lingua... Ih che occhietti vispi!
-
-— E sapete come si dice _bambina_ in _americano_? — ripigliava la
-signora Dorotea, superba di poter dare una lezione di lingua straniera.
-
-— Sentiamo, via.
-
-— Si dice _nigna_.
-
-— Oh _nigna_! _nigna_!
-
-Ella pareva fatta d'argento vivo, la Gilda, e il dottor Grolli,
-con tutta la sua riputazione d'uomo rigido e austero, non riusciva
-a domarla. Avvezzo a esercitare la sua autorità su giovani maturi,
-egli si trovava sconcertato di fronte alle graziette e alle malizie
-infantili della sua pupilla, e non sapeva mai quando fosse il momento
-di allentare e quando quello di stringere il freno. Inoltre egli stesso
-era inetto a rendersi conto di ciò che provasse verso la Gilda. Talora
-lo vinceva un prepotente desiderio dell'antica quiete e lo infastidiva
-questa fanciulla ch'era venuta a turbarla, ma più spesso prevaleva nel
-suo animo un senso di compassione per l'orfanella che non aveva altri
-al mondo che lui.
-
-Era pieno di queste contraddizioni. Usciva talvolta dalla sua camera
-a intimar silenzio alla bimba che disturbava i suoi studi, e poi, se
-stava una mezz'ora senza udir la sua voce, gli pareva che gli mancasse
-qualche cosa, e s'arrestava con la penna sospesa fra l'indice e il
-pollice, e tendeva l'orecchio, nè ripigliava il lavoro finchè il
-noto suono non tornasse a ferirlo. Del resto, quando la Gilda era in
-casa, i momenti di silenzio assoluto erano estremamente rari. Ella
-s'intratteneva ora coi due gatti _Mao_ e _Meo_ a cui aveva infuso una
-insolita vivacità, ora con due cardellini ch'ella aveva indotto lo zio
-a comprarle, ora con la sua pupattola _Mimi_, ora con la sua cucina di
-stagno. Nelle grandi occasioni si arrampicava sui mobili, provocando
-acutissime strida da parte della signora Dorotea, la quale non lasciava
-sfuggirsi il destro di dichiarare solennemente: — Ancora uno o due
-giorni, e poi la faccio finita io.
-
-Ma sebbene la signora Dorotea non la facesse finita mai, e la Gilda
-continuasse a stringere il suo piccolo scettro, è facile immaginarsi
-che l'ambiente in cui la fanciulla cresceva non era il più propizio
-alla sua tempra e ai bisogni dell'età sua. Ella era la sola vita
-giovane che si agitava in quel ritiro, era una rosa sbocciata per un
-capriccio del caso sopra un dorso di monte che alimenta appena qualche
-abete solitario. Nessun canto rispondeva al suo canto, nessun visino
-allegro s'incontrava col suo sul pianerottolo o per la scala. Tutta la
-casa albergava gente seria e taciturna, ma il quarto piano poi aveva
-per inquilini tre vere mummie. Un colonnello in pensione, terrore dei
-giovani di _restaurant_ a cui gli accadeva spesso di gettare i piatti
-nel viso; una vecchia galante, che disingannata del mondo passava la
-giornata a snocciolar rosari; un signore misantropo, che raccoglieva
-monete antiche senza permettere a nessuno di vederle: ecco i tre
-personaggi esotici nei quali la Gilda si imbatteva talvolta uscendo
-a prender aria sulla ringhiera. Le scorrerie della bimba parevano ai
-tre fossili una enormità; essi avrebbero fatto volentieri una protesta
-cumulativa al padrone di casa, se il farla non avesse reso necessario
-di riunirsi e d'intendersi prima. Ma poichè le riunioni non formavano
-parte del loro sistema di vita, s'eran contentati di rivolgere
-isolatamente le loro lagnanze alla portinaja, la quale aveva un po' in
-uggia la Gilda, dopo che un giorno, mentr'ella attraversava il cortile,
-una palla di guttaperca caduta dal quarto piano era venuta a piombarle
-sopra il _chignon_.
-
-Per trovare un amico ed un alleato la Gilda doveva scendere tutte le
-scale, uscir dal portone e recarsi nel magazzino del signor Gedeone
-Albani. Ivi spadroneggiava per un paio d'ore al giorno il figlio del
-signor Gedeone, Mario, ragazzo che aveva cinque anni più della piccola
-Natali, e che, fin dal primo vederla, le aveva fatto a bruciapelo una
-dichiarazione di simpatia. — Sei proprio bella; mi piaci.
-
-Mario passava due ore il giorno nel magazzino per volontà espressa
-del padre, il quale desiderava iniziarlo nel commercio e diceva che
-l'essenziale era d'imparar presto a _conoscere i generi_. A raggiunger
-l'intento, il fanciullo cacciava le mani nei campioni di zucchero e
-se ne riempiva la bocca, sbucciava le mandorle e pronunziava il suo
-autorevole giudizio sulla loro qualità, ma non si mostrava mai tanto
-appassionato per _la conoscenza dei generi_ quanto all'arrivo delle
-cassette dei datteri di Tunisi. Pel caffè, pel grano, pel pepe egli
-aveva uno scarso trasporto; non isdegnava invece di assaggiar la gomma
-arabica e il sugo di liquirizia. Sempre allo scopo di far confidenza
-con le mercanzie, Mario ora sedeva, come sopra un trono, sopra una
-balla di baccalà, ora si metteva a cavallo di un bariletto di aringhe
-gridando _hop, hop_, come se si trattasse di un cavallo in carne ed
-ossa. Ma ove i suoi meriti brillavano di luce più viva si era nel
-mettere la marca G. A. sopra i colli che si facevano in magazzino. Qui
-egli sfoggiava realmente una rara sicurezza di mano e un senso squisito
-delle proporzioni, e il signor Gedeone rimaneva spesso estatico dinanzi
-all'opera di suo figlio.
-
-La Gilda, quantunque non fosse destinata al commercio e non avesse
-alcun bisogno di acquistar _la conoscenza dei generi_, si divertiva
-moltissimo in mezzo al movimento del fondaco, e non ricusava di
-accettare qualche dattero da Mario, le cui birichinate la esilaravano
-fuor di misura. Ma ciò ch'ella ambiva sopra tutto si era di porgergli
-il pennello quand'egli si accingeva alla delicata operazione di _far
-le marche_. Le pareva in questo modo di diventare collaboratrice
-dell'amico suo. Gli uomini del magazzino, avvezzi ormai a trovarsela
-sempre fra i piedi, la chiamavano scherzosamente _la Trottola_, e il
-signor Gedeone non la vedeva neppur lui di mal occhio, e le permetteva
-di assistere alle sapienti manipolazioni delle sue mercanzie. Poichè
-il signor Albani aveva adottato a questo proposito un principio
-tecnologico assai profondo, che si riassumeva così: _Ogni articolo nel
-suo stato naturale è difettoso, ma ogni articolo può rendersi perfetto
-mercè opportune mescolanze._ Ligio a una massima tanto ragionevole,
-l'egregio negoziante temperava con qualche spruzzo di farina la
-dolcezza nauseante dello zucchero, e diminuiva l'aroma esagerato del
-tè coll'introdurre nelle cassette chinesi qualche po' di camomilla e di
-malva.
-
-Le lunghe dimore della Gilda nel magazzino Albani non andavano punto
-a genio alla signora Dorotea, la quale si lagnava che i vestiti della
-bimba s'impregnassero di un acuto odore di baccalà e di sardelle
-salate, e scendeva talvolta dall'altezza del suo quarto piano a
-impadronirsi della piccola ribelle. Nè per solito la Gilda cedeva senza
-opposizione, che anzi Mario Albani l'aizzava e l'aiutava a resistere.
-Un giorno fra gli altri, giorno nefasto per la signora Dorotea, mentre
-la buona vedova era curva sulla Gilda che si rotolava sul pavimento, il
-terribile ragazzo afferrò il suo pennello e in un batter d'occhio le
-dipinse sulla schiena un magnifico G. A. che provocò le sonore risate
-di tutti i presenti. È facile immaginare lo scandalo che ne successe.
-La signora Dorotea chiese al signor Albani _seniore_ una soddisfazione
-immediata dello sfregio fattole dall'Albani _juniore_; indi Mario
-s'ebbe tosto una tiratina d'orecchi, e alla Gilda fu vietato l'accesso
-nel magazzino. Però la proibizione non istette molto a diventar lettera
-morta, e i due fanciulli tornarono a vedersi quasi ogni giorno.
-
-Del resto, pareva destino che la Gilda non dovesse avere che de' gusti
-bislacchi. In casa, quando suo zio voleva usarle una finezza, egli
-non aveva che da condurla nel suo laboratorio chimico. Ella rimaneva a
-bocca aperta dinnanzi ai suoi esperimenti, voleva saper tutto e capir
-tutto, e andava superba se il professore le ordinava di portargli
-una boccettina di sali, di chiudere una chiavetta, di soffiare in un
-fornello.
-
-— Non ci mancava che questa... proprio — brontolava la signora Dorotea.
-— Son matti, zio e nipote, matti tutti e due... Guardate un po' se
-una ragazza deve stare in quei luoghi lì a insudiciarsi le mani e il
-vestito... Stia piuttosto in cucina, impari a metter la pentola al
-fuoco, e non s'immischi in quelle diavolerie... Oh i dotti!... Che
-piaga!... Non sono contenti di guastarsi da sè l'anima e il corpo...
-vogliono guastare anche gli altri...
-
-La Gilda aveva sette anni allorchè il suo amico Mario fu mandato in
-un collegio della Svizzera. Le disposizioni commerciali del ragazzo
-sembravano assai mediocri. Egli continuava ad approfondirsi nella
-_conoscenza dei generi_, continuava a dipingere sui colli di mercanzie
-la marca G. A., ma aveva una negativa assoluta pei conti e ripeteva
-sempre che voleva fare il pittore o il soldato. Il signor Gedeone non
-dubitava, però, che alcuni anni di soggiorno in un convitto commerciale
-avrebbero corretto il figliuolo da queste ubbie.
-
-Partito Mario, la Gilda non ebbe più motivo di scendere nel fondaco
-Albani, e le mancò in tal modo la principale fra le sue distrazioni. Le
-passeggiate con la signora Dorotea l'annojavano, il laboratorio chimico
-dello zio non bastava neppur esso a metterla di buon umore.
-
-Il dottor Romualdo si sentì assalito da uno scrupolo di coscienza. Era
-possibile che questa fanciulla esuberante di vita crescesse sempre al
-fianco di lui e della buona ma uggiosa signora Dorotea? Nell'accettar
-la Gilda dalle mani del capitano Rodomiti non aveva egli implicitamente
-assunto l'obbligo di farne una ragazza a modo, atta a divenir col
-tempo una moglie saggia, una madre amorosa? E a raggiungere questo
-fine non era indispensabile di volger seriamente il pensiero alla sua
-educazione?
-
-In forza di così savie considerazioni, una mattina del novembre 1864,
-il dottor Grolli accompagnava la sua pupilla nel miglior collegio
-femminile della città. La Gilda aveva allora sette anni e mezzo; era
-di viso bellissimo ed egregiamente proporzionata di membra. Chi la
-vedeva con quei suoi occhi scuri e vivaci, con quei suoi bruni capelli
-profusi, con quella sua aria di regina in miniatura, non poteva a meno
-di esclamare: — Che amore di bimba! — A ogni modo, inosservata ella non
-passava mai.
-
-Quando le si annunziò che sarebbe andata in collegio, ella accolse la
-notizia con più curiosità che rammarico. Le dispiaceva separarsi dai
-suoi gatti, dai suoi cardellini, dalla sua bambola, e un po' anche
-dallo zio Aldo e dalla signora Dorotea, ma il fascino della novità
-soverchiava in lei gli altri sentimenti. In fin dei conti era ben
-giusto di uscire dal mondo piccino in cui era cresciuta fino allora,
-di veder visi diversi dai soliti, di contrarre amicizie con fanciulle
-della sua età. Onde, quand'ebbe varcata la soglia della sua nuova
-dimora e il professore si accomiatò da lei con un bacio, ella non
-tardò a rasciugarsi una lagrimetta, a fare il viso ilare e a seguir
-saltellando una giovane sotto-maestra che voleva presentarla alle sue
-condiscepole raccolte in giardino.
-
-Egli invece, l'austero ed ispido uomo, poichè ebbe affidata la nipote
-alla direttrice del collegio, se ne tornò indietro oppresso da una
-malinconia di cui da gran tempo non provava l'uguale. Pensava alla
-solitudine della sua casa, alla noia di non veder davanti a sè altri
-che la signora Dorotea, di non sentir altre voci che quella di lei,
-così stridula e disarmonica. Negli ultimi tre anni aveva spesso
-invocato l'antica quiete; adesso l'antica quiete gli era restituita,
-ed egli non l'accoglieva senza sgomento. Le dita tenerelle della Gilda
-avevano fatto vibrare nell'anima sua una corda non per anco toccata,
-e la visione d'un mondo più ampio di quello dei libri, più ricco di
-colori e di forme, era apparsa fuggevolmente ai suoi occhi. Era la sua
-giovinezza che si svegliava, la sua giovinezza soffocata tra le formule
-algebriche e le analisi chimiche.
-
-Ormai tutto era finito. Lo spiraglio da cui entrava come un soffio di
-primavera s'era chiuso, lo scienziato tornava a trovarsi a faccia a
-faccia con la sua scienza.
-
-
-
-
-X.
-
-
-Una domenica sì e una domenica no, dal tocco alle tre, i parenti erano
-ammessi a visitare le convittrici. Il dottor Grolli non mancava mai
-di venir a vedere in quel giorno la sua pupilla, quantunque questa
-spedizione gli dèsse da pensare per una settimana. Figuriamoci! Un
-uomo come lui, schivo d'ogni altro pubblico ritrovo che non fosse la
-sua Università, a trovarsi in mezzo a tanti babbi eleganti, a tante
-mamme splendide di gioventù e di bellezza, a tante ragazze vispe e
-leggiadre! Come ci stava a disagio, come tradiva il suo imbarazzo! Ed
-egli sorprendeva gli sguardi ironici che lo esaminavano di sottecchi,
-e coglieva a volo le risatine che gli scoppiettavano intorno, le
-parolette con le quali si canzonava il taglio del suo vestito, la
-goffaggine della sua persona, l'aspetto esotico del suo volto tutto
-barba e capelli. Nè avveniva di rado che alcuni sarcasmi slanciati
-contro di lui andassero a cader sulla Gilda.
-
-Un giorno egli la vide movergli incontro peritosa, cogli occhi rossi.
-
-— Che cos'hai, Gilda? — le chiese. — Hai pianto?
-
-Ella non gli rispose, ma si voltò da un'altra parte e si coprì la
-faccia con le mani. Poco lungi sghignazzavano due convittrici, delle
-più grandi.
-
-Il dottor Romualdo si sentì una trafittura al cuore. Condusse la
-fanciulla in un angolo appartato della sala e le domandò a mezza voce:
-— Ti burlano forse? — Ella si strinse un po' nelle spalle, ma continuò
-a tacere.
-
-— Ti burlano per cagion mia?... Di' la verità.
-
-E presele le manine ch'ella teneva davanti agli occhi, la costrinse a
-guardarlo in viso.
-
-— Sì — ella bisbigliò con voce appena percettibile.
-
-— Ebbene, Gilda, se vuoi, io non vengo più.
-
-Era la prima volta ch'egli metteva alla prova l'affetto della nipote,
-era la prima volta ch'egli si accorgeva come quest'affetto fosse
-necessario alla sua vita. Perciò, in quel momento, tutto l'esser suo
-pendeva dalle labbra della Gilda. E quando egli sentì le morbide e
-rotondette braccia di lei con impeto subitaneo cingergli il collo, e
-quando fra i singhiozzi ella gli disse — No, zio Aldo, voglio che tu
-venga sempre — una dolcezza nuova, inusata gli corse le vene, provò una
-gioia quale non gli era stata data da nessuna formula algebrica. Egli
-prese la bimba sulle ginocchia, e carezzandole i capelli ripigliò il
-suo interrogatorio: — Dunque che ti dicono?
-
-Ella diventò rossa, ma stette senza aprir bocca.
-
-— Ti dicono forse che hai torto ad avere uno zio così brutto?
-
-— Oh! — fec'ella con una garbata scrollatina di capo e ridendo in mezzo
-alle lagrime.
-
-— Ebbene!
-
-— Oh... dicono tante cose — replicò finalmente la Gilda.
-
-— Ma... per esempio?
-
-— Dicono... che non ti pettini...
-
-Il professore sospirò. — E poi?
-
-— Che continui a portare i calzoni che avevi da bimbo.
-
-— Perchè?
-
-— Non li vedi?... Son tanto corti!
-
-Era vero. Il professore, che teneva una gamba accavallata sull'altra,
-dovette riconoscere con singolare mortificazione che dieci centimetri
-di stoffa di più non sarebbero stati soverchi.
-
-— C'è altro?
-
-— Sì — rispose la fanciulla, che aveva ormai sciolto lo scilinguagnolo.
-— Dicono che non sai farti il nodo della cravatta.
-
-— Non è poi una gran disgrazia — osservò il dottor Romualdo, al quale
-questa accusa pareva men grave delle precedenti.
-
-— Dicono...
-
-— Ancora?
-
-— Sì... Che hai il naso sporco di tabacco...
-
-Con un moto istintivo il professore cacciò la mano in saccoccia per
-estrarre il fazzoletto. La Gilda gli fermò il braccio — No — ella disse
-— Hai un fazzoletto turchino?
-
-— Già...
-
-— Lascialo stare... Somiglia a quello di don Spiridione, il catechista.
-
-Il dottor Romualdo non potè trattenersi dal sorridere. — È finito
-questo processo?
-
-La Gilda fece un viso scuro scuro che voleva significare — Non
-è finito. — Ma non fu cosa facile il cavarle di bocca l'ultima
-rivelazione. Finalmente ella confessò singhiozzando che la chiamavano
-_la nipote dell'orangutan_. — E l'orangutan — ella soggiunse nella
-massima costernazione — è una bestia.
-
-— E una brutta bestia — ammise il dottor Grolli con aria rassegnata.
-— Ebbene — egli ripigliò dopo una breve pausa — non c'è che un
-rimedio.... Lascia che dicano quel che vogliono e non ci badare... Io
-procurerò di essere meno orangutan che sia possibile, farò allungare
-i miei calzoni, mi ravvierò meglio i capelli e la barba, cesserò di
-servirmi del fazzoletto turchino...
-
-Il viso della fanciulla si rischiarò.
-
-— Tu intanto non vergognarti di traversar la sala a fianco
-dell'orangutan... Dobbiamo dire così?
-
-— No, no, dello zio Aldo.
-
-Il professore si alzò, e la bimba passò il suo braccetto sotto quello
-di lui. Andarono in questa guisa, zio e nipote, fino all'uscio, e
-la Gilda teneva la sua fronte così alta e girava intorno uno sguardo
-così sicuro, che nessuna tra le sue condiscepole osò prendere un'aria
-canzonatoria. Quando si fu in fondo alla sala, la fanciulla diede
-un bacio sonoro al professore, e disse forte — Buon dì, zio Aldo, a
-rivederci.
-
-Ella tornò indietro contenta; aveva vinta una prima battaglia sopra sè
-stessa, aveva vinto la falsa vergogna. Anche il professore si sentiva
-un altro uomo. Ciò che lo aveva legato prima alla Gilda era la pietà,
-era l'idea del dovere; poi, con la consuetudine della vita, vi si era
-aggiunta un'affezione sincera, ma timida, inconsapevole quasi di sè,
-un'affezione che non osava chiedere, non osava sperare il ricambio.
-Ora, invece, di questo ricambio egli era sicuro; la Gilda gliene aveva
-tolto il dubbio con l'ingenua confessione delle sue piccole amarezze,
-col soave abbandono con cui gli si era gettata al collo, con la balda
-franchezza con cui aveva traversato la sala al suo fianco sfidando
-gli sguardi delle sue compagne. Senonchè quell'intima soddisfazione
-dell'anima non era senza mistura. Un punto della sua antica filosofia
-era scosso, era turbato il suo profondo convincimento della inutilità
-d'ogni dote esteriore. La bellezza, la grazia, non erano dunque vane
-parvenze? Erano forze reali e gagliarde, non create dalla fantasia dei
-poeti? Non era dunque la medesima cosa avere un aspetto increscioso o
-gradevole; la virtù, l'ingegno, non bastavano a coprir le imperfezioni
-del corpo? E, allora, che ci guadagnava a esser brutto? Non avrebbe
-potuto riuscire un buon matematico anche mostrando l'età che aveva e
-non più, anche essendo un bel giovane?
-
-Queste savie riflessioni del dottor Romualdo si traducevano in una cura
-alquanto maggiore della persona. Egli usava con una certa frequenza la
-spazzola e il pettine, procurava che ciascun bottone del suo soprabito
-entrasse nell'occhiello che gli competeva, e non isdegnava di rimanere
-qualche secondo davanti allo specchio per allacciarsi il nodo della
-cravatta. Questo fatto memorabile accadeva specialmente nei giorni in
-cui il professore doveva recarsi dalla nipote. Prima di far la sua
-visita, egli si lavava col sapone d'odore, si ravviava i capelli,
-lasciava a casa la tabacchiera, e invece del fazzoletto turchino,
-prendeva seco un fazzoletto bianco di bucato. Egli non cessava già
-di esser brutto, ma cessava d'esser sucido, e le convittrici non
-lo chiamavano più l'_orangutan_. Avrebbero smesso, a ogni modo, di
-dargli questo appellativo sgarbato, per riguardo alla Gilda ch'era
-diventata in breve tempo un personaggio importante. Negli studi era
-la prima della sua classe, nei giuochi era delle più vispe e briose
-di tutto il collegio. Alcune tra le ragazze maggiori d'età avevano
-fatto per qualche tempo il viso dell'arme al novello astro che sorgeva
-sull'orizzonte, ma la bizza era durata poco; la grazia della Gilda,
-il suo aspetto attraente, la prontezza del suo ingegno, la spontaneità
-dei suoi modi avevano trionfato di ogni ritrosia. Onde ella non tardò
-ad appartenere al gruppo delle elette, a quella aristocrazia della
-scuola che nessun regolamento vale a sopprimere, come nessuna legge può
-distruggere le inuguaglianze nella vita reale. E a quella guisa che il
-professore Romualdo aveva in principio fatto cadere sulla nipote parte
-della sua impopolarità, la Gilda faceva riflettere oggi sullo zio parte
-della simpatia ch'ella aveva acquistata per sè.
-
-V'era poi un'altra ragione assai importante per la quale il Grolli era
-ormai guardato, se non con vivo interesse, almeno con una curiosità
-benevola. Prima che compisse il secondo anno dacchè la Gilda era
-entrata in collegio, il dottor Romualdo aveva mutato la sua condizione
-di assistente in quella di titolare, e il titolare era già divenuto
-illustre, le sue opere erano lodate anche fuori d'Italia, la sua
-conoscenza era ambita da uomini preclari nel campo scientifico. A sua
-insaputa, il dottore Romualdo s'era messo su una delle due vie, per
-le quali, dato un certo merito, si consegue la fama. Poichè a questo
-proposito non c'è mezzo termine; la fama, o bisogna arrabattarsi molto
-a cercarla, o bisogna star molto cheti ad attenderla. O l'impudenza
-sfacciata del ciarlatano, o la ritrosia quasi infantile del cenobita.
-Col primo sistema si assorda il paese del proprio nome, si loda per
-esser lodati, si accarezza la critica, si entra audacemente in una
-chiesuola scientifica. Indi uno stuolo d'alleati, ma, di fronte, uno
-stuolo di nemici. Cento insidie, cento passioni poste in giuoco, il
-trionfo delle dottrine subordinato al trionfo della fazione, l'abilità
-spesso più potente dell'ingegno. Col secondo sistema si studia in
-silenzio, creduti timidi dal mondo a cui si getterà forse un giorno
-un'idea destinata a sconvolgerlo. Non una condiscendenza che ne chiami
-un'altra, non una parola che accenni a vaghezza di plauso; non alleati,
-ma non nemici; bensì, sparse per la terra, numerose simpatie di persone
-che non si conoscono e non si conosceranno giammai; simpatie un po'
-inerti, non bastevoli a dare la gloria, ma pronte ad alimentare il
-primo soffio di fortuna che ci spiri propizio. Ottenuta così, la fama è
-più sicura, più stabile di quella ottenuta per l'altra via. Ma siccome
-vi si giunge più difficilmente o più tardi, è appunto l'altra via
-quella che d'ordinario si sceglie.
-
-È superfluo il dire a qual partito si fosse appigliato il professore
-Romualdo. La sua indole, i suoi gusti, l'ambiente in cui egli era
-sempre vissuto avevano reso in lui una seconda natura le abitudini del
-riserbo. Nè sapeva abbandonarle oggi, nè acconciarsi alle esigenze
-di una celebrità della quale era, più che lieto, maravigliato egli
-stesso. Era timido, impacciato, alieno da tutto ciò che potesse
-metterlo in mostra. Però, quando era in giuoco il decoro della sua
-Università, non ricusava mai l'opera sua; la modestia non era per lui,
-come è per molti, una maschera della pusillanimità. Un giorno ci fu
-un ammutinamento di studenti; il rettore aveva perduto la bussola, i
-professori, scrollando le spalle, s'erano dispersi da varie parti;
-il solo professor Grolli ebbe il coraggio di affrontare e di sedar
-la tempesta. Un'altra volta, all'apertura dell'anno scolastico,
-quand'era già annunciata la prolusione, il titolare a cui toccava di
-leggere accampò non so qual pretesto per sottrarsi all'impegno. Indi
-il rettore convocò per urgenza il corpo insegnante, facendo osservare
-come fosse antichissima consuetudine quella di inaugurar le lezioni
-con un discorso, e come l'ommettere questa formalità potesse riuscire
-a scapito dell'Istituto, insidiato da occulti e palesi nemici. Ma chi
-si scusò con la ristrettezza del tempo, chi con la molteplicità delle
-occupazioni, e non si veniva a nessuna conclusione. — E lei, professor
-Grolli? — chiese il rettore, dopo aver interrogato ad uno a uno tutti
-gli altri. — So che ha una grande ripugnanza per queste cose, e non
-osavo... — Se è proprio necessario... — rispose il professore, nel
-quale il sentimento del dovere andava al disopra di qualunque altra
-considerazione. E poichè la sua offerta venne accolta con entusiasmo,
-egli vegliò due notti affine di compiere il suo lavoro pel giorno
-prefisso.
-
-Non può dirsi che, dal punto di vista accademico, il dotto e severo
-discorso avesse un successo clamoroso. Si notò anzi che parecchie
-signore si allontanarono dalla sala durante la tornata, che il
-commendatore prefetto appoggiò il gomito al ginocchio e il capo
-alla mano nel punto culminante dell'orazione e si assopì fingendo
-di meditare, e che i due bidelli, i quali, secondo il cerimoniale,
-stavano ritti in grande divisa ai due lati della piattaforma riservata
-alle autorità e al corpo insegnante, dovettero addossarsi alla
-parete e si addormentarono in piedi, cosa non seguìta mai nelle
-adunanze precedenti, nemmeno alle più erudite concioni. Ma quel
-discorso, riuscito noioso a tanta parte dell'uditorio, fu invece,
-per l'importanza e la novità delle cose dette, un vero avvenimento
-scientifico, che valse al Grolli la nomina a socio corrispondente
-dell'Istituto di Francia.
-
-Punto inorgoglito delle mutate fortune, il nostro professore conservava
-le sue modeste abitudini, e le rendite cresciute gli servivano soltanto
-a ingrossare il fondo giacente presso la Banca in conto della nipote
-e ad abbellire la stanza in cui ella sarebbe tornata al suo uscir dal
-collegio.
-
-
-
-
-XI.
-
-
-Due anni prima che la Gilda compiesse la sua educazione, un'epidemia
-difterica venne a mietere più di una vittima fra le convittrici. Allora
-vi fu un fuggi fuggi; quasi tutti i genitori richiamarono a casa le
-figliuole, e il professor Romualdo s'affrettò egli pure a riprendere
-la sua pupilla. A epidemia finita, la Gilda avrebbe dovuto ridursi
-nuovamente in collegio, ma la sua migliore amica era morta, e l'idea
-di non trovarla più la contristava fuor di misura. — Preferiresti di
-restare con noi? — le domandò un giorno lo zio. — Oh sì — ella rispose
-con le lagrime agli occhi. E rimase.
-
-Ella aveva allora quattordici anni, e si trovava in quel periodo
-critico della vita femminile nel quale un non so che d'incerto,
-d'indefinito si stende sull'espressione del volto e sulle linee della
-persona. È come se il fiore tornasse nel suo bocciuolo per aprirsi una
-seconda volta, nè si può prevedere in qual modo si riaprirà. Quante
-speranze dell'infanzia deluse! Quante paure svanite! Il mostricciuolo
-diventerà forse una Venere, Venere si cambierà in un mostricciuolo.
-Negli occhi delle madri si dipinge un'inquietudine ansiosa, nello
-sguardo degli estranei una curiosità indiscreta; la giovinetta intanto
-si sente osservata e si osserva; ella dimanda a sè stessa che cosa
-scomponga l'armonia delle sue membra, che cosa turbi la serenità del
-suo spirito, che fuoco arcano le riscaldi le vene. Ha baldanze che la
-fanno arrossire, ha ritrosie che non comprende; guarda dietro di sè,
-vede le bambine saltellanti, chiassose, e ne ha invidia e disprezzo ad
-un tempo; deve confessare che stava meglio quand'era come loro, eppure
-non vorrebbe tornar come loro; guarda davanti a sè, e vede le giovani
-spose, le matrone dalle forme opulente mal dissimulate dai veli, le
-vede imperare con un volger di ciglio e sente che sarà anche lei un
-giorno quali esse sono, e affretta col desiderio quel giorno. Eppure
-il desiderio non è senza una tristezza profonda. A che prezzo stringerà
-quello scettro?
-
-Nell'ultimo tempo della sua dimora in collegio la Gilda era alquanto
-imbruttita. Era alta, magra, pallida, con un cerchio azzurro intorno
-alle palpebre. Le sottane corte lasciavano vedere un piede un po'
-troppo lungo e il principio d'una gamba un po' troppo sottile; anche
-le braccia erano lunghe e stecchite. Il suo sorriso aveva perduto
-dell'antica vivacità, la sua voce, già limpida e argentina, era spesso
-velata e talora feriva l'orecchio con certe note fesse e sgradevoli. Ma
-in questa eclissi della sua bellezza la Gilda conservava di magnifico
-gli occhi grandi, espressivi, i folti, bruni, crespi capelli, e i denti
-bianchi come l'avorio e uguali come le perle d'un monile. Era lecito
-pronosticare che il resto si sarebbe accomodato da sè.
-
-Come la fisonomia e la persona, così si era un po' modificato il
-carattere. Ella non era più la bimba impetuosa, ma gioviale, espansiva,
-che aveva anni addietro portato la rivoluzione nella silenziosa casa
-Negrelli; i suoi uccelletti, i suoi fiori non le parlavano più l'usato
-linguaggio; qualche volta la sua allegria era forzata, qualche altra
-non sapeva frenarsi, e si rinchiudeva nella sua camera, malinconica e
-taciturna. Non di rado ripensava al chiasso ch'ella faceva con Mario
-nel magazzino del signor Gedeone; ahimè, dov'erano andati quei tempi?
-dov'era andato Mario?
-
-Quando gli si domandava conto del suo figliuolo, il signor Gedeone
-tentennava gravemente il capo. Quel ragazzo gli dava pure di gran
-tribolazioni. Non era cattivo, ma voleva fare a suo modo, e il
-soggiorno in Isvizzera, che doveva mettergli giudizio, aveva invece
-finito di guastargli il cervello. Ormai bisognava rinunziare alla
-speranza ch'egli succedesse al padre nel commercio dei grani e dei
-coloniali. Con la stramba idea di diventar pittore, s'era legato in
-amicizia con un giovane artista svizzero, il quale lo aveva condotto
-seco per otto mesi a Roma ed ora lo teneva nel suo studio a Zurigo.
-Di là Mario scriveva al babbo lettere piene d'entusiasmo, chiedendo
-quattrini e promettendo di render celebre in meno di dieci anni il nome
-della famiglia.
-
-— Eh, signorina — disse un dopo pranzo il signor Gedeone alla Gilda,
-ch'egli salutava sempre con deferenza come l'antica camerata di suo
-figlio — Mario terrà forse parola e mi renderà celebre, ma che me ne
-importa? Io avrei preferito ch'egli fosse qui ad attendere agli affari
-insieme con me... Allora sì che avrei lavorato di lena... Adesso
-invece...
-
-Il signor Gedeone, ch'era seduto sur una panca di legno davanti al
-suo magazzino, si alzò in piedi, si passò il rovescio della mano
-sugli occhi; indi proseguì: — Ma!... Mi par ieri quando Mario e lei
-si rincorrevano fra le balle di caffè e i barili di aringhe... Se ne
-rammenta? Come passa il tempo!
-
-Un garzone del fondaco s'avvicinò al principale. — Il brigadiere se n'è
-andato. Non ci sono che le guardie Munari e Albonzio.
-
-— Avanti, allora — ordinò il signor Albani.
-
-Un gran carro di fieno ch'era fermo sulla strada, col timone rivolto
-dalla parte della città, si mosse alzando una nuvola di polvere. I
-sonagli dei muli tintinnavano in cadenza, il sole morente lambiva coi
-suoi ultimi raggi la parte superiore del carico, lasciando in ombra il
-resto, il conduttore disteso sul fieno cantava:
-
- Addio, mia bella, addio,
- L'armata se ne va,
- ecc., ecc.
-
-Intanto il signor Gedeone ora seguiva con lo sguardo il barroccio, ora
-si voltava a discorrere con la Gilda.
-
-— Non viene mai il signor Mario qui? — chiese questa timidamente.
-
-— C'è stato un paio di volte — rispose il signor Gedeone — Lei era in
-collegio. Adesso dice che non vuol tornare finchè non abbia fatto un
-bel quadro... Il bel quadro lo farà... oh lo farà senza dubbio... ma
-non è questo ch'io volevo... Volevo averlo meco... volevo lasciargli i
-miei affari... ecco quel che volevo....
-
-A questo punto il signor Gedeone diede un'occhiata dal lato della porta
-della città. Un suo commesso gli fece un cenno con la mano, come a
-significare: — Ormai è passato.
-
-Il negoziante mostrò di aver capito; poi stringendo la destra alla
-Gilda: — La ringrazio della sua premura, signorina... Mi fa tanto
-piacere, sa, poter parlare di quel bricconcello di Mario.
-
-E il signor Gedeone era altrettanto sincero nel suo affetto paterno,
-quanto nel suo desiderio d'introdurre in città senza dazio le derrate
-che egli nascondeva nei carri di fieno.
-
-La Gilda risalì le scale, lieta in cuor suo che il suo vecchio amico
-avesse scelto la professione d'artista.
-
-Nel ritirar dal collegio la sua pupilla, il dottor Romualdo s'era
-proposto di compiere egli stesso la sua educazione. Perciò la faceva
-studiare almeno due ore al giorno. Egli era in principio un po'
-impacciato, ma la Gilda gli additava ella stessa la via, ribellandosi
-ad ogni metodo rigoroso, eppure riuscendo ad afferrar di volo ogni
-cosa. Il professore aveva cominciato col trovar molto da ridire su
-questo modo di procedere a sbalzi, ma aveva finito col dar ragione
-alla discepola. Ella era così pronta d'ingegno, ella scriveva con tanto
-garbo! Quand'ella gli leggeva i suoi componimenti pieni di semplicità e
-di freschezza, era come se una musica nuova gli ricreasse l'orecchio.
-Le discipline scientifiche avevano intorpidito in lui il senso
-dell'arte; ora esso gli si risvegliava nell'anima, gli richiamava alla
-mente le vergini impressioni dell'infanzia, e gli faceva sentir tutto
-il pregio di studi che aveva negletti. Gli pareva d'essere, anzichè
-il maestro, l'allievo. Era ben altra cosa quand'egli introduceva la
-Gilda nel suo laboratorio. Là egli era come un re; tutto obbediva ai
-suoi cenni; sotto il suo occhio vigile, nelle sue storte, alla fiamma
-dei suoi fornelli i corpi mutavano forma, aspetto, colore, e la natura
-gelosa gli rivelava gli intimi suoi segreti. Ed egli si compiaceva a
-stuzzicar la curiosità della sua pupilla, certo com'era di non poter
-esser mai colto alla sprovvista dalle domande di lei. Forse era questa
-l'unica sua vanità.
-
-La signora Dorotea, a cui il passare degli anni non aveva raddolcito
-il carattere, sparlava liberamente del sistema di educazione tenuto
-dal professore. — Vuol fare di sua nipote una dottoressa; si può dar di
-peggio?... Che maraviglia se ella è pallida, allampanata, con le pesche
-sotto gli occhi... Ne son morte di fanciulle a forza di leggere... Ne
-ho conosciute io...
-
-V'erano dei giorni in cui l'umore della Gilda pareva dar ragione ai
-pronostici della vedova. Bastava un nonnulla a farla piangere, non
-voleva uscire, non c'era verso di cavarle una parola di bocca.
-
-Una mattina che la ragazza era più smorta dell'ordinario, la signora
-Dorotea fece a bassa voce delle comunicazioni misteriose al professore,
-concludendo: — Se non crede a me, mandi per un medico.
-
-Il medico venne, si mise a ridere, diede ragione alla signora Dorotea,
-e finì tra il serio e il faceto: — Via, caro professore, non affatichi
-troppo questa sua nipote. Non è uno studente d'Università, è _una
-donna_.
-
-La signora Dorotea chinò il capo in segno di assenso.
-
-— Ci vuole una vita più svariata — continuò il medico — la conduca
-spesso fuori di casa, le faccia conoscere qualcheduno... gioventù
-sopra tutto... i giovani devono stare coi giovani... Quando poi verrà
-l'autunno... adesso già ci vuol tempo, siamo appena in febbraio...
-in autunno insomma un viaggetto sarebbe eccellente... Alle corte, io
-stimerei opportuno di adottare un altro sistema di vita.
-
-Qui l'approvazione della signora Dorotea fu meno esplicita. — Bisogna
-stare coi giovani! — ella borbottò fra i denti. — Come se io fossi
-una vecchia decrepita e rimbambita... Le belle cose che s'imparan dai
-giovani!
-
-Il professore si ritirò pensoso nella sua camera. — È una donna —
-egli bisbigliava, ripetendo le parole del medico. E soggiungeva: — Una
-donna in casa! — A quel che sembra il professor Romualdo non s'era mai
-accorto che era una donna anche la signora Dorotea.
-
-Comunque sia, l'avvenire gli si presentava buio, buio oltre misura.
-Il fatto più naturale del mondo gli pareva dover esser fecondo
-d'incalcolabili conseguenze; egli sentiva che il suo ufficio di
-tutore entrava in una nuova fase, e che adesso soltanto egli avrebbe
-cominciato a sperimentarne le difficoltà.
-
-
-
-
-XII.
-
-
-Bastarono poche settimane alla Gilda per riaversi affatto. Pareva anzi
-che quel passeggiero malessere avesse contribuito a far rifiorire la
-sua bellezza decaduta da qualche anno. I molli contorni della donna si
-disegnavano ormai sotto le vesti succinte della fanciulla; gli occhi
-già languidi e smorti brillavano d'una nuova luce più viva, più intensa
-di quella che li aveva illuminati nell'infanzia gioconda, e la persona
-leggiadra, pur mutando linee, si ricomponeva nell'antica armonia. Le
-inesplicabili tristezze, gli scoraggiamenti infiniti degli ultimi tempi
-l'assalivano di rado e non mai con tanta violenza; era tutt'al più una
-malinconia pensosa, non scevra d'ogni dolcezza.
-
-Ma il dottor Romualdo assisteva con mal celato sgomento a questa
-trasformazione della sua pupilla. S'era avvezzato ad amar la fanciulla,
-e non sapeva acconciarsi all'idea che la fanciulla diventasse donna,
-poichè la donna era sempre ai suoi occhi un essere inferiore, malato,
-pieno di piccole arti e di avvolgimenti insidiosi. Allorchè la Gilda
-entrava nella sua stanza, egli pareva atteggiarsi a guisa di uomo
-che si mette in difesa; non le dava più un pizzicotto sulla guancia,
-nè un buffetto sotto il mento: e s'ella gli faceva una carezza, egli
-arrossiva confuso.
-
-— Ti faccio paura! — ella esclamava canzonandolo — E sì ch'io son
-quella di una volta!
-
-Quella di una volta? Oibò, oibò. O la Gilda parlava in mala fede, o
-ella ingannava sè stessa. Ma già ella parlava in mala fede sicuramente;
-era una femmina.
-
-Quand'egli la conduceva a passeggio, ed ella gli dava il braccio,
-ci voleva poco ad accorgersi ch'ella non era quella di una volta.
-Noi lo sappiamo, l'avevano ammirata sempre, ma adesso era mutato il
-genere dell'ammirazione, e soprattutto era mutata _la qualità_ degli
-ammiratori. Non erano più i babbi e le mamme quelli che si fermavano
-estatici a guardar la Gilda; erano i bellimbusti profumati, azzimati,
-erano i giovinetti di primo pelo, erano, orribile a dirsi, gli studenti
-dell'Università. Nè soltanto i rompicolli; quelli stessi, che, dalla
-cattedra, il professore mirava assorti nelle severe meditazioni
-scientifiche, quelli stessi che pendevano con più amore dalla sua
-parola, se vedevano la Gilda al suo braccio, le piantavano tanto
-d'occhi in viso, come se volessero divorarsela. Egli sentiva bisbigliar
-dietro a sè — Che stupenda ragazza diventa la nipote del professor
-Grolli! — Che bottoncino di rosa! — Ah! esser l'ape che succhierà quel
-fiore!
-
-— Disgraziati! Disgraziati! — rifletteva in cuor suo il professore
-Romualdo. — Anche su loro che sono l'orgoglio della Università, la
-speranza della patria, la donna esercita la sua funesta influenza:
-ella distrae la loro mente dai forti pensieri, ella turba i loro sensi,
-ella popola la loro fantasia di immagini ingannatrici. Quanto cammino
-di più si farebbe nel mondo se non vi fosse la donna! Quanto più
-presto sarebbe stata scoperta la legge della gravitazione, da quanto
-tempo si sarebbe già trovata una soluzione alle equazioni di quarto
-grado! Che gloria immensa si acquisterebbe colui il quale riuscisse ad
-emancipare l'umanità dalla femmina ed assicurasse con un nuovo metodo
-la propagazione della specie!
-
-Talora, mentre il dottor Grolli era infatuato dietro questo grave
-problema, la Gilda gli dava una scrollatina al braccio, e gli chiedeva
-sorridendo: — Sei fra le nuvole?
-
-Del resto, il professor Romualdo, quantunque convinto che la
-soppressione della donna ci avvierebbe a uno stato di perfezione
-assoluta, non intendeva sottrarsi a nessuno degli obblighi suoi
-verso la nipote. Se, anni addietro, egli aveva commesso una debolezza
-acconsentendo a tenerla presso di sè, tanto peggio per lui; s'egli non
-aveva saputo prevedere che la bambina non sarebbe stata sempre bambina,
-era a lui e non ad altri che toccava scontare l'imprevidenza. Norma
-costante delle sue azioni, il sentimento del dovere lo reggeva anche in
-questa prova e gli dava il modo di vincere ostacoli che sulle prime gli
-parevano insuperabili.
-
-Tra le novità introdotte nel sistema di vita del nostro matematico
-non fu certo l'ultima quella di recarsi un paio di sere la settimana
-insieme con la Gilda in casa del cavalier Diomede Lorati, che teneva
-allora l'ufficio di rettore dell'Università. Il professor Grolli in
-conversazione; era una cosa da far strabiliare! Ma il medico aveva
-giudicato opportuno che la Gilda conoscesse qualche persona dell'età
-sua, ed erano su per giù della stessa età le figlie del rettore. Il
-cavaliere Lorati era una buonissima pasta d'uomo, che da venti anni
-professava diritto civile e in tutto questo tempo non aveva mutato
-una virgola alle sue lezioni. Gli scolari sapevano come ogni lezione
-principiava e come finiva, e spesso il professore aveva la compiacenza
-di sentir correr lungo i banchi una frase ch'egli non aveva ancor
-detta. Del resto, il cavalier Lorati era tenuto in conto di persona
-sapiente; era segretario della locale Accademia di scienze e lettere,
-e in questo ufficio aveva avuto agio di svolgere le sue naturali
-disposizioni per le commemorazioni funebri. Infatti, quando moriva
-un socio, era a lui che toccava darne la triste novella, e la dava
-_col cuore spezzato_. Il buon professore non avrebbe ommessa questa
-frase per tutto l'oro del mondo. Ma non era soltanto in favore dei
-soci dell'Accademia che il cavalier Lorati versava il suo inchiostro
-e le sue lagrime. Chiunque passasse agli eterni riposi, per poco che
-fosse conosciuto da lui, aveva il conforto d'un suo cenno necrologico
-preceduto da un motto latino, o da uno dei soliti emistichi, come —
-_Morte fura — Prima i migliori e lascia star i rei_ — oppure — _Sol chi
-non lascia eredità d'affetti — Poca gioja ha dell'urna_.
-
-Un'altra bella qualità del cavaliere era la sua sommissione agli
-oracoli della signora Olimpia, sua moglie, donna notevole per molti
-rispetti, e particolarmente per quello di madre di famiglia. Ella
-aveva studiata a fondo la situazione matrimoniale delle sue figliuole
-e soleva cantar loro su tutti i toni: — Bimbe mie, vostro padre è un
-sapientissimo giureconsulto, ma voi non avete quello che si dice il
-becco d'un quattrino, e ai tempi nostri una lepre verrà a gettarsi in
-braccio del cacciatore prima che un uomo venga spontaneamente ad offrir
-la sua mano a una ragazza senza dote; perciò abbiate bene in mente che
-bisogna aiutarsi da sè, non aver romanticismi, non patir distrazioni,
-cercar molto e cercar sempre, e quando si crede di aver trovato, badare
-che non isfugga la preda. Io sono vostra madre e farò il dover mio. Ma
-farei ben poco se non mi secondaste.
-
-Fedele alle sue savie massime, la signora Olimpia metteva in mostra
-la sua Ginevra e la sua Giulia quanto più poteva, e non mancava di
-condurle a passeggio, alle funzioni di chiesa, ai dibattimenti della
-Corte d'assise, dappertutto insomma dove vi fosse la speranza di veder
-comparire quella rara selvaggina che si chiama un marito. Inoltre ella
-riceveva due sere la settimana. Erano ricevimenti alla buona; alcuni
-professori con le mogli e le figliuole, alcuni parenti dei professori,
-e una mezza dozzina di studenti, nei quali la signora Olimpia aveva
-creduto di scoprire la stoffa matrimoniale.
-
-Per i professori c'era un tavolino a parte, intorno al quale essi
-impegnavano discussioni rumorose sui regolamenti universitari, sui
-ministri che s'eran succeduti all'istruzione pubblica, sugli esami e
-sulle propine. Ma il grosso della compagnia sedeva a una gran tavola
-rettangolare, su cui la Ginevra e la Giulia stendevano con moltissima
-cura un tappeto di lana che ricadeva sin quasi sul pavimento. I maligni
-volevano far credere che all'ombra di quel tappeto si stabilissero
-fra gli studenti e le ragazze attivissime comunicazioni di mani e di
-piedi, assai più gustose dei giuochi di società che avevano luogo alla
-superfice.
-
-Alle dieci la signora Olimpia distribuiva agli invitati una tazza
-di tè leggiero in modo da non alterare il sistema nervoso, e le
-padroncine giravano un piatto di _sandwichs_ preparati dalle loro
-mani. Alle undici la compagnia si scioglieva, salvo i pochi casi in
-cui tra gl'invitati si trovasse una persona di buona volontà da suonar
-l'armonica e da permettere alla gioventù di far _quattro salti in
-famiglia_.
-
-Un osservatore superficiale troverà senza dubbio che la signora
-Olimpia, sollecita com'era di procurar marito alle sue figliuole,
-commetteva una leggerezza invitando ai suoi convegni serali la Gilda,
-che dava scacco matto a tutte e due. Ma la signora Olimpia aveva vedute
-più larghe e profonde. Ella pensava che la bellissima giovinetta poteva
-servir d'uccello di richiamo e far venire in casa qualcheduno che non
-ci sarebbe venuto altrimenti. — E pur che ci vengano almeno in due —
-rifletteva l'accorta donna — io ci avrò sempre guadagnato. Quand'anche
-si appiccicassero entrambi alla nipote del Grolli, più d'uno ella non
-ne sposerebbe; l'altro resterebbe sempre amico di famiglia, e allora,
-chi sa?
-
-Non si può creder quante feste si facessero dalla famiglia Lorati ai
-due nuovi ospiti. Le ragazze volevano sedere l'una a destra, l'altra a
-sinistra della Gilda, la colmavano di elogi sulla sua bellezza e sulla
-sua grazia, la iniziavano ai segreti dei dilettevoli giuochi di _scopa_
-e _campana e martello_. La signora Olimpia e il rettore prodigavano
-le più tenere cure al professor Romualdo, e anzi il rettore sentiva
-l'imperioso bisogno di fargli ogni momento il solletico sulle ginocchia
-e di ripetergli con infinita espansione: — Ma bravo il nostro Grolli,
-che si è risolto a uscir dal suo guscio!
-
-E gli altri professori in coro: — Bravo Grolli! Bravissimo!
-
-Nell'ora del tè poi era la signora Olimpia in persona che portava la
-tazza al dottor Romualdo e gli offriva i _sandwichs_. Faceva servire
-gli altri invitati dalle figlie, ma il dottor Romualdo voleva servirlo
-ella stessa.
-
-I colleghi, con la insistenza uggiosa dei dotti quando pretendono di
-far gli uomini di spirito, celiavano costantemente su queste attenzioni
-speciali della signora Olimpia pel Grolli. — Ehi Grolli, state in
-guardia... la signora Lorati insidia la vostra innocenza... Badate che
-non si ripeta il caso della moglie di Putifarre.
-
-Il professore si agitava sulla sedia e borbottava infastidito: — Che
-discorsi! — E si confermava sempre nell'idea ch'era meglio vivere
-a sè, tenersi lontani anche dai colleghi, e non aver con loro altre
-relazioni che quelle volute dagli studi. Ma oramai erano vani rimpianti
-e conveniva rassegnarsi all'inevitabile.
-
-Gli omaggi di cui la Gilda era l'oggetto in casa del rettore
-non le facevano salire i fumi al cervello. Lasciava discorrere i
-damerini senz'accordar preferenze ad alcuno, e quando giungeva il
-momento desiderato dei _quattro salti in famiglia_, ella ballava
-indifferentemente con tutti, più entusiasta della danza che dei
-danzatori. Com'era bella allorchè il giro vorticoso del valzer le
-invermigliava le gote e le scompigliava i capelli, e il suo piede
-leggiero appena sfiorava il pavimento, e la sua persona agile, snella,
-succinta, si disegnava in mille pose sempre diverse e sempre leggiadre
-e composte!
-
-— Che allegria, non è vero, in queste festine? — diceva il cavaliere
-Lorati, stropicciandosi le mani e andando dall'uno all'altro crocchio.
-— Benedetta la gioventù!... Ci s'ingrassa proprio a vederla divertirsi
-in tal modo... Voi, caro Grolli, vi siete fatto vecchio prima del
-tempo... Avete avuto torto, un gran torto... Quanti anni avete?
-
-— Trentacinque fra poco.
-
-— Guardate un po' se un uomo a trentacinque anni dovrebbe star lì
-impalato presso uno stipite invece di ballare con le ragazze... Fin che
-si tratta di me che non aspetto i sessanta...
-
-Ballare! Egli, il professor Grolli! Che idee! Le coppie danzanti
-lo urtavano, lo investivano, ed egli rimaneva come trasognato. In
-quell'intrecciarsi delle braccia, in quel confondersi del respiro, in
-quel mover del piede in cadenza, in quell'abbandonarsi della persona
-all'onda dei suoni, c'era dunque, ci doveva essere un piacere ch'egli
-non aveva mai provato, ch'egli non sapeva comprendere, ma di cui gli
-era impossibile non ravvisare l'espressione schietta ed ingenua nelle
-facce giovanili ch'egli vedeva passarsi davanti. Era proprio vero.
-C'era un mondo di cui egli non aveva nemmeno toccato la soglia.
-
-Negl'intervalli fra un ballo e l'altro la Gilda veniva a dargli un
-saluto e a chiedergli se si divertiva... Oh! tanto... Egli la seguiva
-mestamente con l'occhio mentre ella s'allontanava a braccio di un
-_cavaliere_ qualunque. Egli pensava che la cara bambina la quale gli
-aveva insegnato a comprender la famiglia, non era più sua; le acri
-voluttà della vita si erano impadronite di lei: oggi era il ballo,
-era l'ingenua soddisfazione di sapersi ammirata; domani sarebbe stato
-l'amore, forse la passione violenta, irresistibile, fatale.
-
-— Fra un paio d'anni bisognerà dar marito a quella ragazza — diceva il
-rettore battendo sulla spalla del dottor Romualdo. — Cospetto! Come è
-cresciuta bene!... Grande scoglio questo del matrimonio... E io ho da
-provvedere a due... Meno male che se ne incarica Olimpia.
-
-Un discorso così naturale come quello del matrimonio della nipote
-recava al professore una molestia inesplicabile, ed egli sfogava il suo
-dispetto parlando con amarezza di tutti i giovani i quali frequentavano
-la famiglia Lorati.
-
-Nel tornare a casa, una sera, la Gilda gli chiedeva il suo parere sopra
-certo Norio, ch'era una conoscenza recente e che pareva destinato a
-divenire il beniamino della società.
-
-— È un giovine che non riuscirà a nulla — replicò vivamente il
-professore.
-
-— O perchè dici così? — ella soggiunse.
-
-— Perchè? A che vuoi che riesca un giovine che è venuto qui per
-istudiare e pochi giorni dopo il suo arrivo non sa impiegar meglio la
-sera che ballando e facendo giuochi di compagnia?
-
-— Dio buono! Alla sua età non gli sarà lecito divertirsi?
-
-— Alla sua età il divertimento per i giovani seri, per i giovani
-che vogliono diventar qualche cosa, è lo studio. Ne ho conosciuti
-io di questi giovani, che vegliavano fino a tarda ora sui libri,
-affaticandosi la mente, logorandosi gli occhi, che si alzavano
-poi la mattina prima del sole e ripigliavano il lavoro lasciato a
-mezzo, intenti a decifrare una formula, a risolvere un problema...
-Oh non erano eleganti, no... Non avevano la scriminatura perfetta, i
-baffetti arricciati, il colletto candidissimo, il nodo della cravatta
-d'una simmetria architettonica, non avevano i bottoncini d'oro sulla
-camicia... no, no... le loro vesti erano sgualcite, la loro biancheria
-era frusta, i loro capelli scomposti... Le donne non li guardavano con
-compiacenza...
-
-— Ma, zio Aldo — interruppe Gilda — saranno stati indecenti.
-
-— Non me ne intendo io... Erano poveri...
-
-— Ebbene, che colpa ha il signor Norio se la sua famiglia è piuttosto
-agiata?
-
-— Colpa? Non ne ha nessuna, ma gli manca la più grande maestra della
-vita, la povertà. Male alloggiati, mal nutriti, mal coperti, si trova
-che vi è una sola consolazione, il lavoro, lo studio... La vita del
-pensiero diventa la vita del corpo; non si sente la fame, non si sente
-il freddo... Per mesi e mesi si mangia un pane di meno al giorno,
-tanto da comperarsi un libro nuovo, e quel libro acquistato così
-faticosamente ha per noi maggior pregio che non abbia pei bellimbusti
-un abito da ballo, e per voi altre donne un vezzo d'oro e di perle...
-Voltarne e rivoltarne la coperta, tagliarne le carte, aspirare l'odore
-acre della stampa ancora umida e fresca, ecco tanti piaceri ignorati
-dal comune della gente... Che c'importa delle travi affumicate, che
-c'importa delle pareti sgretolate e crollanti?... I nostri occhi
-guardano più in là; essi abbracciano il mondo intero...
-
-— E nessuna compagnia, nessuna distrazione? — chiese la Gilda, che non
-aveva mai trovato lo zio Aldo così eloquente.
-
-— Distrazioni?... Qualche passeggiata all'aria aperta, nelle ore del
-sole l'inverno, nelle ore del fresco l'estate... Compagnia?... Fra i
-vivi, tre o quattro coetanei delle stesse condizioni e degli stessi
-gusti; fra i morti, tutti i migliori... Tutti quelli che hanno stampato
-un'orma nel campo degli studi; tutti quelli che hanno aggiunto una
-verità al patrimonio della scienza... e t'assicuro io che valgon meglio
-della folla volgare e piccina dalla quale siamo attorniati.
-
-— Tu hai fatto questa vita, zio? — domandò la Gilda commossa.
-
-— Ho parlato di me?
-
-— Oh! T'ho inteso benissimo... Fosti tu pure uno di quelli che hanno
-lottato, che hanno patito.
-
-— Ne conobbi tanti che patirono di più...
-
-— Povero zio Aldo! — rispose la fanciulla alzando verso di lui gli
-occhi inteneriti. — Sei rimasto solo presto?
-
-— Sì — egli rispose, scosso da quella voce soave, da quello sguardo
-penetrante. — Ma lasciamo questo discorso... Vedi che ormai la burrasca
-è passata.
-
-La Gilda sapeva che suo zio non era mai stato ricco, ma ella
-ignorava ch'egli avesse avuto una giovinezza così travagliata, e
-strappandogliene per la prima volta la confessione non poteva a meno di
-ammirare in lui la forza dell'animo alieno da ogni vanteria.
-
-— Hai ragione, zio Aldo — ella soggiunse dopo una breve pausa. — Quelli
-che tu hai descritti sono i giovani degni di essere amati.
-
-Egli sentì corrersi un fremito per le vene; poi disse sospirando: —
-Amati da una donna! A che pro?... Allora non istudierebbero più.
-
-— Oh zio Aldo — sclamò la Gilda — come sei cattivo con noi donne!
-
-
-
-
-XIII.
-
-
-Nel maggio di quel medesimo anno, il professore e la Gilda ricevettero
-una visita non meno cara che inaspettata, quella del capitano Rodomiti.
-Il capitano non si era mai dimenticato dei suoi amici, scriveva loro
-ogni tre o quattro mesi, mandava regali alla sua figlioccia, e le
-prometteva sempre che sarebbe venuto a salutarla. Ma, sinchè il suo
-bastimento si trovava nei mari dell'India e del Giappone, egli aveva
-un bel promettere, e la Gilda diceva ridendo: Lo _zio Tonino_ discorre
-delle sue visite come s'egli fosse a Firenze o a Milano invece d'essere
-a Hongkong o a Singapore. — Adesso però egli si era diviso non senza
-rammarico dalla sua vecchia _Lisa_, e assumeva il comando di un legno
-di gran portata uscito appena dai cantieri di Sestri Ponente per conto
-d'uno dei principali armatori della riviera Ligure. Prima d'imbarcarsi
-e di star lontano dall'Italia chi sa quanti anni ancora, aveva chiesto
-una licenza di due settimane, e ne approfittava per venir a vedere
-coi propri occhi i cambiamenti successi in quasi dodici anni nella
-vispa bambina ch'egli aveva condotta da Montevideo a Genova. Come lo
-accogliessero non c'è bisogno di dirlo. Il lungo tempo trascorso dal
-primo ed unico incontro fra il professore e lui non aveva lasciato
-segno visibile sulla sua fisonomia e sulla sua persona. Una vita
-attiva sin dall'infanzia, esercitata alle fatiche, alle privazioni e
-ai pericoli, abbrevia forse il periodo della giovinezza, ma prolunga
-quello della virilità. L'uomo comincia più presto, ma finisce più
-tardi. Il Rodomiti toccava i sessanta, ma a vederlo lo avreste detto
-appena cinquantenne. Giusto di membra nelle sue proporzioni colossali,
-egli si conservava sempre ritto e imponente; l'occhio limpido e vivace
-esprimeva il connubio della forza e della bontà; non era facile trovare
-un pelo bianco nella sua barba e nei suoi capelli che incorniciavano
-l'ovale regolare della sua faccia abbronzita. In collera era terribile,
-terribile come l'Oceano di cui aveva affrontato così spesso le
-tempeste; ma le tempeste della sua anima erano molto meno frequenti
-di quelle del mare, e i suoi scoppi d'ira non erano mai cagionati
-da futili motivi. Solo i deboli, quando non sono pusillanimi, sono
-irascibili. Il capitano Antonio era d'ordinario pronto al sorriso e
-all'arguzia; la sua voce tonante sapeva piegarsi alle inflessioni più
-dolci, più carezzevoli, specialmente quand'egli si trovava in mezzo
-ai bambini. Oh i bambini egli li amava tanto! Non v'era porto toccato
-dalla sua nave ov'egli non ne conoscesse qualcheduno, e la sua cabina
-era piena di gingilli ch'egli portava da una parte all'altra del mondo
-per regalarne i suoi piccoli amici. E che feste essi gli facevano! Come
-gli si arrampicavano sulle spalle, come gli tiravano la barba! Era
-padrino di quasi tutti i figli de' suoi marinai, e la soddisfazione
-ch'egli vedeva dipingersi in tante famiglie al suo comparire lo
-dispensava dall'avere una famiglia propria. D'indole espansiva e
-gioviale, egli narrava volentieri i suoi viaggi, che gli avevano fatto
-conoscere uomini e paesi diversi, e veniva sempre alla sua conclusione
-favorita: — Ciò che v'è di meglio dappertutto sono i fanciulli.
-
-— Meglio delle donne? — chiedeva qualcheduno maliziosamente.
-
-— Eh! mille volte meglio.
-
-Il capitolo delle sue avventure galanti sarebbe stato lungo e curioso;
-ma egli non voleva parlarne mai, e, se altri tentava di tirarlo in
-lingua, egli rispondeva con monosillabi e guardava i globi di fumo
-svolgentisi dalla sua pipa.
-
-Con immenso terrore della signora Dorotea, il professor Romualdo
-avrebbe voluto dare ospitalità al capitano; ma questi preferì aver la
-sua libertà e scendere all'albergo. Egli veniva però ogni mattina a
-prender la Gilda, che si appendeva al suo braccio, e sebbene dovesse
-alzar molto gli occhi per fissarlo in viso e stentasse alquanto a
-mettere i suoi passi al pari con quelli di lui, era superba di un così
-maestoso cavaliere. Si sentiva più di una esclamazione intorno a loro,
-si vedeva più d'un curioso far sosta un momento e voltarsi indietro,
-colpito dalle dimensioni colossali del capitano.
-
-— Ho questa statura da quarant'anni e non ci si sono ancora avvezzati
-— osservava sorridendo il Rodomiti, mentre si avvicinava con cautela
-alla vetrina di qualche negozio e abbassava il capo per non urtar nei
-lampioni.
-
-Il capitano e la Gilda avevano una infinità di cose da dirsi. Egli
-rinverdiva nella mente di lei le immagini illanguidite dei primi anni,
-le discorreva di sua madre; ella, dal canto suo, gli parlava dello zio
-Aldo, della sua bontà, del suo amore allo studio, della sua timidezza.
-
-— Un brav'uomo, un brav'uomo — soggiungeva con un accento convinto il
-capitano. — È un uomo di cuore... Non mi dimenticherò mai del nostro
-primo incontro. Egli pareva sbigottito della mia statura; io, a vederlo
-così piccino, così impacciato, non n'ebbi la migliore impressione... È
-più basso di te, non è vero?
-
-— Oh, di qualche centimetro...
-
-— A ogni modo, adesso è migliorato anche nell'aspetto... Adesso senza
-dubbio si rade, si pettina... è quasi bello al paragone... Ma allora
-era un vero istrice... Indossava poi un certo vestito da viaggio...
-Oh che tipo! Però non mi ci volle molto a riconoscere un fior di
-galantuomo... Non esitò un istante, accettò lealmente, francamente,
-il legato lasciatogli da sua sorella... Non tutti avrebbero fatto
-altrettanto.
-
-— Lo credo io! — esclamava la Gilda. E raccontava le mille attenzioni
-che il suo tutore le prodigava, la cura ch'egli si prendeva della sua
-educazione, i sacrifizi d'ogni specie ch'egli faceva per lei. — Già —
-ella diceva — ne fa uno grandissimo a tenermi seco... Non può soffrire
-le donne... Alle fanciulle fa grazia, ma con le donne è inesorabile...
-Quando mi son cambiata di pettinatura (in collegio tenevamo i capelli
-raccolti in due lunghe trecce che ci cadevano giù per le spalle) egli
-durò fatica ad avvezzarvisi. A ogni passo che faccio per uniformare la
-mia _toilette_ a quella delle mie coetanee, vedo lo zio annuvolarsi
-in viso... E non è già per la spesa... no certo, gli è che lo zio mi
-avrebbe voluto sempre bambina.
-
-E la Gilda guardava istintivamente le sue sottane ancora un po' corte.
-
-Una mattina il Rodomiti chiese ed ottenne licenza di condur seco per
-qualche giorno la ragazza a Milano. Questo viaggetto finì con un gran
-colpo di scena. Poichè, nella sera in cui il capitano e la Gilda furono
-di ritorno, la signora Dorotea mise un grido, e per poco non lasciò
-cadere di mano il lume con cui ella era venuta ad aprire.
-
-— Chi è? chi è?
-
-— Zitta, sono io... Non mi conosce? — disse la Gilda, avviandosi
-frettolosa verso la camera dello zio. Il capitano Rodomiti la seguiva
-più lentamente, e con la sua presenza metteva in soggezione la vedova
-e la forzava a starsene muta.
-
-Il professor Romualdo era seduto davanti alla scrivania con le mani
-sprofondate nei capelli, cogli occhi fissi sull'ultimo numero del
-_Journal des mathématiques_, con le spalle rivolte all'uscio. Una
-candela con cappello di cartoncino verde raccoglieva la poca luce sullo
-scrittoio e lasciava in ombra il resto della stanza.
-
-La Gilda entrò in punta di piedi, s'avvicinò adagio adagio alla sedia,
-e appoggiandosi alla spalliera, disse: — Zio Aldo.
-
-Egli diede un sobbalzo. — Sei tu Gilda? — Poi guardò dietro a sè, e il
-suo volto, che s'era composto a un sorriso, si atteggiò a un immenso
-stupore. — Chi è?...
-
-In fondo, presso all'uscio, s'intese lo scoppio d'una risata.
-
-— Non conoscete più vostra nipote? — chiese il capitano.
-
-— Ma...
-
-Il professore, riavendosi a poco a poco dalla sorpresa, si alzò da
-sedere, sollevò la candela fino all'altezza del viso della Gilda, e
-ripetè più volte — È possibile?
-
-— Possibilissimo — rispose il capitano Antonio. — Il rubino è quello
-di prima; è cambiata soltanto la legatura... La Gilda esitava, ella mi
-ripeteva che lo zio ha dichiarato guerra a morte alle donne, e che ella
-non poteva sperare di vedersi trattata da lui con la solita intimità se
-non conservando le apparenze della fanciulla... Baie, io le risposi;
-faremo accettare al signor zio il fatto compiuto... O vuoi restare
-perpetuamente cogli abiti corti? Persuasa a mezzo, me la son condotta
-a Milano, e la ho fatta vestire a modo mio... Fu proprio a modo mio?
-
-— No, per dire la verità... Tu sceglievi certe stoffe, certi colori...
-
-— Non avrò buon gusto; già, quello lì, a bordo non si acquista... Io
-volevo un po' più di lusso... Ma questa signorina fu così modesta, così
-discreta... diverrà una valente massaja... Insomma, la guardi, signor
-orso, e vada superbo d'una così bella nipote (tùrati le orecchie,
-Gilda), e confessi che le donne non sono poi la più brutta parte
-della creazione... Santo Dio! Che bujo c'è qui dentro! — continuò
-il capitano, fregandosi un fiammifero sui calzoni e accendendo con
-quello una candela che era sul canterale. — Oh! così! Sono soddisfatto
-davvero... Brava _madama_... Come si chiama la fata?
-
-— _Madama Chaillon!_
-
-— Brava _Madama Chaillon_!
-
-Il capitano sedette sul canapè, si stropicciò le mani, e stirò sul
-pavimento le sue lunghissime gambe.
-
-L'ammirazione del capitano Rodomiti non era affatto irragionevole,
-perchè la Gilda non era mai stata così bella come quella sera. Il
-suo vestito non le faceva una grinza; ed ella lo portava con la
-disinvoltura d'una gran dama.
-
-— Via, via, caro Grolli — continuò il capitano, ch'era in vena di
-chiacchierare — perdonate alla vostra pupilla il delitto di aver
-passati i sedici anni e di avere un paio d'occhi che faranno girare il
-capo a molti.
-
-— Capitano! — interruppe il dottor Romualdo.
-
-— So che queste cose non si dovrebbero dire in presenza della ragazza,
-ma la Gilda ha giudizio e non c'è pericolo che gli elogi la guastino...
-E poi, lasciatemi discorrere ancora stasera, chè domani parto, e me ne
-vado alla Plata... Dunque, non le tenete il broncio?
-
-— Ma che broncio? Io non vi capisco — proruppe il dottor Romualdo,
-alquanto confuso. — È un pezzo che mia nipote non è più una bambina,
-eppure io non le ho scemato l'antico affetto.
-
-— Oh, no — proruppe la Gilda.
-
-— Non basta, non basta — riprese il capitano, spingendo fuori della
-bocca una grande nuvola di fumo — bisogna che la Gilda possa avere
-per voi tutta la confidenza ch'ella avrebbe pei suoi genitori... Si
-avvicina il momento dei segreti scabrosi; guai se una ragazza non sa a
-chi rivelarli! Me ne intendo, io, di queste cose; quando le mie cento
-figliocce sparse nelle cinque parti del mondo mi veggono arrivare,
-esse sanno ch'io leggo sul loro fronte le novità che sono accadute nel
-loro cuoricino... E vi assicuro, professore mio, che queste novità si
-rassomiglian tutte, tanto alla Nuova Zelanda quanto in Italia, tanto
-nella Polinesia quanto al Messico, tanto al Capo di Buona Speranza
-quanto al Giappone... È così, e la vita convien prenderla com'è...
-
-Il capitano, alzatosi in piedi, camminava lentamente per la stanza,
-e la sua ombra gigantesca si disegnava sulla parete; il professore,
-inquieto, guardava ora lui, ora la Gilda, ch'era immobile con un gomito
-appoggiato alla spalliera d'una seggiola, cogli occhi chini al suolo.
-
-— Qui non c'è scritto ancora nulla — soggiunse il Rodomiti,
-avvicinandosi alla giovinetta, ponendole una mano sotto il mento e
-sforzandola a guardare in su — qui non c'è scritto ancora nulla — e a
-queste parole il dottor Romualdo si sentì liberato come da un incubo.
-— Ma — continuò il loquace capitano — un dì o l'altro qualche cosa ci
-sarà scritto sicuramente, e allora, siccome io mi troverò sull'Oceano,
-e il professore queste formule non sa decifrarle da sè, sarà necessario
-che _madamigella_ si faccia coraggio, e dica nell'orecchio allo
-zio ciò che la turba... E il signor zio deve promettermi che non si
-scandalizzerà punto, ma farà bene anche allora la sua parte di babbo.
-Siamo intesi, Gilda?
-
-— Sì — ella rispose, arrossendo.
-
-— E voi, Grolli?
-
-— Ma sì, è naturale... Che uomo siete!... Che discorsi avete tirato in
-campo stasera! — disse il professore che smaniava sulla seggiola.
-
-— Oh in quanto a me non ho mai capito che sugo ci sia a non voler
-guardar le questioni in faccia e a trattar le ragazze come se vivessero
-in un altro mondo... Adesso però puoi lasciarci, Gilda. Avrei da dire
-una parola a tu per tu al professore.
-
-— A me?
-
-— Sì, a voi... Oh una cosa da nulla... A rivederci domattina, Gilda;
-verrai ad accompagnarmi alla stazione?
-
-— Sicuro, e anche lo zio ci verrà.
-
-La giovinetta prese una candela e si ritirò nella sua camera, ov'ebbe
-una gran tentazione di dare un bacio alla propria immagine nello
-specchio. Ella sapeva da un pezzo che non era brutta, ma quella sera
-soltanto ella acquistava la persuasione di esser veramente bella.
-
-— Dunque? — disse il professore, quando fu solo col capitano Antonio.
-
-— Non vi sgomentate... Pare impossibile... Siete un brav'uomo, ma
-troppo apprensivo... Permettete.
-
-Il Rodomiti si mise a sedere sul canapè, che scricchiolò sotto
-l'immane peso; accavallò una gamba sull'altra e, gonfiando e sgonfiando
-successivamente le guance, mandò tre gran boccate di fumo.
-
-— Dunque quello che volevo dirvi è questo. Non è lontano il tempo in
-cui vostra nipote prenderà marito...
-
-— E di nuovo quest'argomento! Non avete dichiarato or ora che non c'è
-nulla?
-
-— Sicuro; a tutt'oggi non c'è nulla... Ma bisogna intenderci... Non
-c'è nulla di personale... La Gilda si trova nello stadio dell'amore
-anonimo.
-
-— Non v'intendo.
-
-— È tanto facile — replicò il capitano. — Benedetti dotti!... Ogni
-ragazza, professore mio, prima d'innamorarsi di qualcheduno, attraversa
-un periodo nel quale prova vagamente, indeterminatamente l'amore...
-I poeti ve la spiegherebbero in lungo e in largo; io sono tagliato
-alla buona e parlo come so... Del resto, se non foste un originale, mi
-avreste indovinato per aria, giacchè quella condizione dell'animo non
-è una particolarità delle sole donne... Insomma, per venire a bomba,
-quando una ragazza è entrata nella fase dell'amore anonimo, ella non
-tarda molto a dar forma alle sue fantasie, non tarda molto a passar
-nella fase dell'amore personale... Mi sono spiegato chiaro, spero...
-
-— Sì, sì... Insomma troverà qualcheduno che le piacerà, e vorrà
-sposarselo... Tutti i gusti son gusti.
-
-— Credete pure che quello lì è un gusto che durerà per un pezzo... Ma
-la morale del mio discorso è questa: nulla è più difficile che maritare
-una ragazza senza un soldo di dote.
-
-— È quello che dice anche il professor Lorati.
-
-— Ora, scusate la mia franchezza... Voi non siete ricco...
-
-— No, certo.
-
-— Dei quattrini che la Gilda ha portati con sè da Montevideo non ne
-resterà ormai quasi più...
-
-— Come?
-
-— Sfido io! Dopo tanti anni, per poco che la ragazza vi sia costata...
-
-Il dottor Romualdo alzò la ribalta della scrivania, e ne tolse un
-libretto, dicendo: — Mia nipote non poteva star presso di me come in un
-convitto — Indi soggiunse: — Venite qui; avvicinatevi al lume. Ecco il
-conto della mia pupilla, regolato di semestre in semestre alla Banca.
-L'ultimo saldo è del 31 dicembre.
-
-— Ventottomilanovecentosessantasette lire! — esclamò il capitano
-osservando la pagina che gli era indicata. — È possibile?
-
-— Oh! È merito in gran parte degli interessi.
-
-— Tutti gli interessi accumulati! Vi par poco? — continuò il Rodomiti,
-mentre sfogliava il libretto. — Nessuna prelevazione dal 1861 in qua?
-
-— Non m'è occorso di farne — disse semplicemente il professore.
-
-— Invece una serie di versamenti — riprese l'altro con enfasi.
-
-— Quello che ho potuto. Ho pochi bisogni, non ho una famiglia mia, non
-mi ammoglierò mai; che dovevo farne de' miei risparmi?
-
-— Ah caro Grolli — proruppe il capitano — è destino che ogni volta che
-vi vedo io debba rimanere sbalordito.
-
-— Avete torto. Ciò ch'io feci lo avreste fatto anche voi. E adesso,
-terminate pure il vostro discorso.
-
-— Ma adesso voi non accetterete forse la mia offerta...
-
-— Quale offerta?
-
-— Non ho famiglia neppur io, resterò celibe... come voi; mia sorella
-non ha figli ed è ben provveduta; in tanti anni di lavoro ho messo
-qualche cosa da parte... Alle corte, volevo far una piccola dote alla
-Gilda.
-
-— Grazie, grazie, capitano... Lo vedete, voi siete migliore di me,
-voi pensate a quelli che non vi appartengono... Io, in fin dei conti,
-non faccio che il mio ufficio di zio... Del resto, la Gilda vi è
-già debitrice di molto; la dote che volevate regalarle serbatela a
-qualcheduna delle vostre figliocce che sia in maggiori strettezze...
-Intanto il capitale di mia nipote crescerà da sè con gli interessi...
-e un altro poco lo farò crescere anch'io... Pel momento del matrimonio
-insomma, che non sarà forse così vicino... la Gilda ha sedici anni e
-qualche mese... pel momento del matrimonio saranno raggiunte, io spero,
-le trentaquattro o trentacinque mila lire... Non sarà molto, ma, via,
-non sarà nemmeno pochissimo.
-
-— Siete un brav'uomo, caro Grolli, e siete un cuor d'oro... Mi fareste
-quasi riconciliare coi dotti... Vi avverto, ad ogni modo, che voglio
-pensar io al corredo... Ho un amico a Milano, al quale darò l'incarico
-e che farà certo le cose per bene... Se poi potessi esser da queste
-parti all'epoca delle nozze, s'intende che farei da padrino...
-Dev'essere un bel giorno!
-
-— Lo credete? — chiese il professore, ch'era sempre seduto davanti
-alla scrivania, e che segnava macchinalmente col lapis delle figure
-geometriche sopra un pezzo di carta.
-
-— Sì, sì; perchè dovrebb'essere altrimenti? La donna è fatta per avere
-una famiglia.
-
-Vi furono alcuni secondi di silenzio. Alla fine il dottor Grolli
-alzò il viso dalla carta, si levò gli occhiali, si passò la mano
-sulla fronte, e disse: — Capitano, se foste qui in _quel bel giorno_,
-consentireste a prendermi a bordo del vostro legno per qualche mese?
-
-— Voi?... In mezzo alle balle di cotone e ai sacchi d'indaco?
-
-— Sì — soggiunse il professore con quanto maggior disinvoltura gli fu
-possibile. — Allora le mie cure di tutore saranno finite, avrò la mia
-piena libertà, e ne approfitterò per vedere un po' di mondo. Che c'è di
-strano?
-
-— Nulla... Anzi... figuratevi se vi prenderei a bordo volentieri... Ma
-chi sa dov'io sarò in quel tempo?
-
-— Se sarete lontano, pazienza.
-
-— Curiosa idea la vostra... E non vi fa male il mare?
-
-— Non lo so, non ho mai provato... Speriamo di no.
-
-— Siamo intesi dunque... Oh dev'esser tardi... Me ne vado... A
-domattina.
-
-— Verrò a prendervi all'albergo con la Gilda, e andremo insieme alla
-stazione.
-
-— Sì, addio, Grolli... Lasciate che vi stringa la mano... Sono superbo
-della vostra amicizia. Non vi dico altro.
-
-E i due uomini così diversi d'aspetto e d'indole, ma così conformi
-nella rettitudine dell'animo, si separarono vivamente commossi.
-
-
-
-
-XIV.
-
-
-L'estate fu più soffocante del solito, e il professore Romualdo si
-recò con la Gilda a passar parte delle vacanze in un albergo fra
-le Alpi, lasciando che i Lorati andassero in un sito di bagni, ove
-ci era più gente, più _chique_, e ove la signora Olimpia sperava
-di maritare almeno una delle figliuole. Il professore, senza essere
-alpinista, era un camminatore infaticabile; la Gilda, snella, leggera,
-intrepida, sarebbe stata in grado, a detta delle guide, di affrontare
-anche il ghiacciaio; però ella non osava di chieder tanto allo zio,
-e si contentava di percorrere insieme con lui la parte meno scabrosa
-di quei monti. Uscivano talvolta soli, talvolta accompagnati da un
-ragazzo che portava gli scialli e le provvigioni, giravano a caso per
-quattro o cinque ore, e si rifocillavano sdraiati sull'erba; mentre
-a pochi passi scrosciava il torrente e gli abeti mormoravano sul loro
-capo, e si udiva il muggito dei buoi e il tintinnìo delle capre sparse
-pei pascoli. La Gilda era ammirata delle Alpi. Durante le sue gite
-ella parlava poco, ma la commozione dell'animo le era scritta sul
-viso; di tratto in tratto le sfuggiva un grido dal labbro, ed ella
-rimaneva estatica dinanzi all'orrido pittoresco d'una gola profonda,
-o alle fosforescenze di un ghiacciaio, o all'ampiezza d'una valle
-illuminata dal sole. Talora, staccandosi d'improvviso dal fianco del
-suo compagno, ella saliva su qualche punto elevato da cui lo sguardo
-spaziava in più largo orizzonte. Il vento respingeva le falde della
-sua veste succinta e le ciocche de' suoi capelli ricciuti, e la sua
-bella persona immobile, con le braccia conserte, si disegnava come
-una figura fantastica sullo sfondo azzurro del cielo. Intanto il
-professore andava erborando per via e raccoglieva diligentemente entro
-una scatola le varie specie di licheni, di genziane, di felci, di dafni
-e d'altre piante della flora alpina, oppure frangeva qua e là con un
-piccolo martello la roccia, e riempiva di pietruzze una borsa ch'egli
-portava a tracolla. Poi la sera, in albergo, parlava di botanica e di
-geologia alla nipote, la quale, a forza di fargli da assistente nel suo
-laboratorio, aveva finito col prendere una leggera tintura scientifica,
-e lo ascoltava con attenzione benevola.
-
-L'albergo ove alloggiavano i nostri amici era uno dei soliti che
-si trovano fra le Alpi, tozzo, massiccio, rettangolare, col tetto
-acuminato, sporgente per un metro e mezzo oltre la linea dei muri,
-con una ringhiera di legno che girava intorno al primo piano. Sul
-frontone della porta d'ingresso era appesa un'insegna con dipintovi
-a colori vivaci un quadrupede che dalla spiegazione scrittavi sotto a
-caratteri cubitali doveva essere un camoscio. Nell'interno le pareti
-foderate di legno, l'andito ingombro di scialli, di _alpenstocks_
-e di funi. In cucina un ampio focolare, protetto, covato quasi, da
-un'enorme cappa intorno a cui luccicavano i rami. Poco distante dal
-focolare una stufa monumentale, che aveva l'aspetto di un mausoleo.
-Nel salotto da pranzo una tavola oblunga, modestamente ma pulitamente
-apparecchiata, con sedie di paglia tutto all'ingiro. Anche qui la sua
-stufa; poi una credenza, e di fronte a questa una mensola con due o tre
-scaffali di libri, e specialmente di _Guide_ delle Alpi e di romanzi
-inglesi dell'edizione di Tauchnitz. Appesi alle pareti un barometro, un
-termometro, una carta geografica della regione, alcune litografie senza
-valore e alcuni avvisi d'alberghi italiani, svizzeri, francesi; sopra
-un canterale un calamaio e l'_album_ dei viaggiatori fitto di nomi, di
-osservazioni e anche di versi in più lingue.
-
-Lo scorrere le pagine di quel libro era per la Gilda un gradevole
-passatempo, ed ella sorrideva una mattina leggendo le note di una
-signora di Londra, la quale nello stesso periodo manifestava il suo
-entusiasmo pel pesce del lago e il suo dolore per non avere trovato in
-quei siti un ministro anglicano, quando una riga più sotto ella vide un
-nome che le strappò un'esclamazione di stupore.
-
-— Che c'è? — domandò il professore Romualdo, che tagliava le carte
-all'ultimo fascicolo d'una rivista scientifica, venuta a cercarlo
-lassù.
-
-— Leggi qui — ella disse, porgendogli il libro. Egli lesse — _Mario
-Albani, pittore._
-
-— Mario, sai — proseguì la Gilda — il figlio del signor Gedeone, il mio
-antico compagno di giuochi; non può essere che lui. Quanti anni sono
-che non lo vedo!... Scommetto che non lo riconoscerei più...
-
-— Probabilmente sarà già partito — interpose il professore, a cui
-questo nuovo personaggio destava una vaga inquietudine.
-
-— No, no... guarda... dev'esser giunto oggi prima che noi scendessimo.
-C'è la data: 5 agosto.
-
-— Ebbene, se ci sarà lo vedremo... Non è poi conveniente di affannarsi
-tanto per una persona che non ci riconoscerebbe nemmeno... Del
-resto, un ragazzo balzano che ha piantato la famiglia per fare il suo
-capriccio.
-
-— Volevano che vendesse pepe e cannella, ed egli era artista
-nell'anima... Si capisce...
-
-— Oh!... Artista!... Il solito passaporto dei cervelli malati... Basta
-— conchiuse il professore, che si accorgeva di essersi riscaldato
-troppo — ciò non ci riguarda.
-
-Proprio in quel punto, un passo d'uomo si fece sentire nell'andito,
-e una voce maschia e melodiosa diede alcuni ordini in cucina. Indi
-entrò nel salotto un bel giovane alto, spigliato, con l'aquila del Club
-Alpino sul cappello. Aveva le chiome un po' lunghe, la barba nascente,
-la carnagione abbronzita. I suoi occhi espressivi s'incontrarono subito
-con quelli della Gilda ch'erano fissi sopra di lui. Anche il professore
-lo guardava con singolare attenzione.
-
-Egli stette un momento sospeso, le sue guance si dipinsero di un vivo
-rossore, poi balbettò: — Ma?... Non m'inganno?... Il signor professor
-Grolli?... E la Gil... la signora Gilda?
-
-— Oh signor Mario! — esclamò la giovinetta, con un sorriso che le
-illuminava tutta la fisonomia. — Mi ha ravvisata?
-
-— No, veramente. Ho ravvisato il signor professore. E lei mi aveva
-riconosciuto?
-
-— Nemmeno; ma sapevo ch'era qui... dal libro dei viaggiatori.
-
-Il professor Romualdo, il quale, essendo il solo che non avesse punto
-cambiato aspetto da una diecina d'anni, aveva servito d'anello a questo
-riconoscimento, dovette far di necessità virtù, e stringere, quanto più
-cordialmente gli fu possibile, la mano del pittore.
-
-I due giovani intanto non finivano di evocare i ricordi del passato.
-
-— Si rammenta, signora Gilda, delle nostre scalate ai sacchi di caffè?
-
-— Sì; e le sue cavalcate sui barili d'aringhe?
-
-— E lo studio comparativo dei vari campioni?
-
-— E quel famoso G A ch'ella dipinse sulla schiena della signora Dorotea?
-
-— È viva la signora Dorotea?
-
-— Oh sì... Un po' brontolona...
-
-— Era tale anche allora... E quei suoi due gatti _Mao_ e _Meo_?
-
-— Quelli son morti.
-
-— Ma! Chi direbbe che son corsi tanti anni da quel tempo?
-
-— Se si potesse tornare indietro!
-
-— No, signora Gilda, non lo pensi nemmeno.
-
-— Oh, perchè?
-
-— È troppo bella così.
-
-Questo complimento a bruciapelo fece salire le fiamme al viso della
-giovinetta, che abbassò gli occhi e cercò di mutar discorso.
-
-— Si trattiene qui un pezzo?
-
-L'Albani rispose che aveva in animo di intraprendere l'ascensione
-d'una tra le cime meno conosciute della catena, ma che gli era forza
-aspettare il ritorno d'una guida impegnata per un paio di giorni con
-altri forastieri. Intanto si poteva fare insieme qualche gita agevole
-anche ai non alpinisti.
-
-La Gilda applaudì di gran cuore alla proposta, il dottore Romualdo
-l'accolse invece con assai mediocre entusiasmo, ma la nipote non durò
-gran fatica a ribattere le sue obbiezioni. E invero, a che scopo eran
-venuti lì se non a quello di girare fra i monti? E che altro avevano
-fatto sino allora? Mario chiamò l'albergatore, e un po' consultandosi
-con lui, un po' esaminando la carta geografica, stabilì la via da
-percorrere il domani; poi, simile a un generale che determina in
-anticipazione il suo campo di battaglia, segnò col lapis rosso il luogo
-ove si sarebbe fatto sosta per desinare; infine ordinò egli stesso in
-cucina di approntare un buon pezzo d'arrosto da mettere nel carniere.
-L'oste lo ascoltava con la deferenza dovuta a un alpinista che era
-salito due volte sul Cervino.
-
-Per quel giorno l'Albani non lasciò quasi mai il professore e la Gilda.
-Era cordiale, espansivo come chi fece un incontro inatteso e gradito,
-e parlava volentieri dei suoi disegni per l'avvenire, delle sue
-speranze, delle sue ambizioni. Si sentiva giovine, si sentiva forte,
-aveva l'anima piena di poesia, d'ideale, vedeva turbinarsi davanti agli
-occhi mille immagini che un dì o l'altro egli confidava di riprodur
-sulla tela. No, egli non aveva sortito l'indole dell'uomo d'affari,
-il suo ingegno non si era mai saputo acconciare alle discipline delle
-cifre; che avrebbe fatto nello scrittoio di suo padre? Da fanciullo
-in su aveva avuto un culto, un amore ardente, irresistibile; il
-culto, l'amore del bello. La bellezza gli faceva piegar le ginocchia,
-come cosa di cielo; e l'aveva cercata e la cercava per tutto,
-negli splendori dell'alba e del tramonto, nella nota d'una musica
-appassionata, nel fascino della poesia, nelle forme armoniose e nel
-sorriso della donna. La religione del bello era tutto per lui; beati
-i tempi in cui essa era l'ispiratrice dei popoli! Insomma egli era,
-egli voleva essere artista: lo lasciassero seguir la sua via; forse
-egli avrebbe presto o tardi toccato una meta non ingloriosa. Di quadri
-finora non ne aveva fatto che uno, venduto a Zurigo e accolto con
-benevolenza dai critici più severi. Ma si portava dietro un'infinità
-di studi, di schizzi, gettati giù alla buona sul primo pezzo di carta
-che gli cadeva sotto le mani. Erano tipi che egli aveva accarezzati
-nella fantasia, o che aveva incontrati realmente nel suo cammino;
-ricordi della vita, o ricordi del pensiero, ch'egli raccomandava alla
-carta, con un segno, con una data ch'era per lui un filo d'Arianna onde
-raccapezzarsi in quel labirinto. Nei libri che leggeva, e ne leggeva
-molti (poesie e romanzi per lo più), cercava soggetti di quadri;
-traduceva in linee i personaggi e le scene che l'autore aveva descritto
-a parole. In questi suoi disegni appena abbozzati era il germe delle
-sue opere venture; era il materiale greggio da cui egli sperava di
-sprigionare il metallo prezioso.
-
-Tutte queste cose Mario Albani diceva al professore e alla Gilda,
-sciorinando davanti a loro quelli ch'egli chiamava i suoi scarabocchi
-e spiegando donde ne avesse tratto l'ispirazione. La sua parola era
-colorita, nervosa, e rivelava un giovane d'ingegno, un po' entusiastico
-forse, un po' troppo fiducioso di sè, ma nel quale c'era a ogni modo la
-stoffa d'un uomo non volgare.
-
-Bisognava mettersi in moto la mattina all'alba, e quindi quella sera i
-nostri _touristes_ si separarono presto, dopo aver preso un eccellente
-_punch_ preparato da Mario, il quale, da buon alpinista, portava nel
-suo piccolo bagaglio una mezza dozzina di limoni e una bottiglia di
-_cognac_.
-
-Quando il pittore fu nella stanza, egli si accorse ch'era muro a muro
-con la Gilda. Egli picchiò sulla parete e disse: — Signora Gilda, la
-sveglierò io domattina. — E diede altri due colpetti: — Mi sente? — Sì,
-sì.
-
-La Gilda poteva soggiungere ch'ella non aveva punto sonno, e che
-probabilmente non avrebbe dormito in tutta la notte. E invero ella
-si ravvoltolava nelle coltri senza chiuder occhio, pensando a quel
-bizzarro incontro col suo antico compagno d'infanzia, là tra le
-solitudini alpine, a mille duecento metri sul livello del mare. Com'era
-mutato Mario! Ed era mutata anche lei, ed egli glielo aveva fatto
-intendere con tanta galanteria, quand'ella aveva espresso il desiderio
-di tornar bambina. — È troppo bella così — Queste parole le ronzavano
-gradevolmente all'orecchio. Ella sorrideva a fior di labbro; poi, per
-una rapida associazione d'idee, paragonava fra loro i tre uomini che le
-pareva di conoscer meglio nel mondo, lo zio Aldo, il capitano e Mario.
-Era possibile immaginarsi tre nature più diverse? Per l'uno la vita si
-chiudeva tutta nell'austerità degli studi, per l'altro essa significava
-il movimento, la lotta, il pericolo; pel terzo essa non aveva che uno
-scopo: la ricerca appassionata del bello. Chi dei tre aveva ragione?
-La Gilda non sapeva dirlo, ma l'istinto femminile l'avvertiva ch'ella
-esercitava un impero su quelle tre anime.
-
-Nella camera attigua, ch'era quella del professore, si vedeva lume
-attraverso il buco della serratura.
-
-— Sei desto ancora, zio Aldo? — chiese la Gilda.
-
-Il chiamato balzò in sussulto. — Sì... Come lo sai?... Ho fatto romore?
-
-— No, vedo chiaro.
-
-— Leggevo... Ma tu perchè non dormi? Non ti senti bene forse?
-
-C'era tanta tenerezza, c'era tanta ansietà nella voce del dottor
-Romualdo, che la giovinetta ne fu commossa. — Che idee! — ella rispose
-— sto benissimo... Oh! perchè spegni la candela?
-
-— Perchè tu possa dormire.
-
-— Povero zio Aldo! — pensò la Gilda — Come mi vuol bene!
-
-Il professore aveva detto una piccola bugia. Egli non leggeva. Egli
-riandava nella mente le cose della giornata, e cercava d'indovinar
-l'avvenire. Che influenza avrebbe avuto sull'avvenire l'improvviso
-incontro della Gilda e di Mario? Nessun giovine aveva mai parlato alla
-Gilda con la confidenza di questo giovine; verso nessuno ella si era
-mostrata tanto espansiva. Che fosse giunto anche per lei il momento
-in cui l'_amore anonimo_ prende forma e contorni? Che questo pittore
-entusiasta fosse l'uomo prescelto? Saprebbe egli amarla? Saprebbe
-renderla felice?
-
-Mentre il professore Grolli si agitava in questi pensieri, le tempie
-gli martellavano e il cuore gli batteva con palpiti affrettati.
-
-
-
-
-XV.
-
-
-La Gilda era in piedi all'alba. Quando Mario picchiò sulla parete per
-isvegliarla, ella gli disse, canzonandolo: — Scommetterei che è ancora
-in letto.
-
-— Già, mi alzo adesso.
-
-— Bravissimo. E io sono bella e vestita.
-
-— Bella sì, ma vestita no.
-
-— O scusi, come può dirlo?
-
-— Alle donne manca sempre qualche cosa.
-
-Il pittore aveva ragione. Ella aveva ancora da dar l'ultima mano alla
-sua _toilette_.
-
-— A ogni modo — ella rispose — vedremo chi farà più presto ad uscir di
-camera.
-
-— Vedremo... Chiami il professore intanto.
-
-— Oh! Quanto a lui, è pronto, e ci aspetta. Esce appunto adesso dalla
-sua stanza.
-
-Di lì a un paio di minuti, due usci si apersero allo stesso momento
-sull'andito, e i due giovani si diedero il buon giorno con una risata.
-
-— Sono stata prima io... di un secondo — disse la Gilda.
-
-— Perdoni... Io ero già fuori con la testa, mentre lei... E poi, badi,
-ha violato i patti.
-
-— Come?
-
-— Sì... Ella non finito la sua _toilette_.
-
-— Oh! Che dice mai? — esclamò la fanciulla, tastandosi da tutte le
-parti.
-
-— Le manca d'agganciare un bottone.
-
-— Dove?
-
-— Là — egli rispose, segnando un punto del vestito.
-
-— Questi sono cavilli. Insomma ho vinto io... Non è così, zio Aldo? —
-ella esclamò, correndo verso il professore che camminava nell'andito
-col capo chino e con le mani intrecciate dietro la schiena. E soggiunse
-scherzosamente: — Bisogna far lega, noi due, contro questo signorino.
-
-— Davvero? — replicò il professor Romualdo, sforzandosi a sorridere.
-
-— Badino, badino — riprese l'Albani, e mentre parlava fece un mezzo
-giro sui talloni. — Non vedono quello che ho dietro alle spalle.
-
-— Sì... Ha lo zaino... Oh bella, vorrebbe farci paura con lo zaino? Se
-dicesse l'_alpenstock_, meno male... Quello lì potrebbe passare per una
-lancia...
-
-— Oibò, oibò. La mia forza risiede oggi nello zaino. Sa che cosa c'è
-qui dentro?... Ci sono le provvigioni, c'è l'arrosto, il salame, il
-pane, il vino... Sta in me di affamare il nemico. E il nemico affamato
-si arrende.
-
-— O muore — soggiunse in tono eroicomico la giovinetta.
-
-— Pazzerella che sei! — disse il professore.
-
-Ed ella:
-
-— Noi prenderemo d'assalto il deposito delle vettovaglie, non è vero,
-zio Aldo?
-
-— Pazzerella, pazzerella! — replicò questi. E invidiava la facile
-allegria della gioventù, egli che non s'era sentito giovine mai.
-
-Si discese in salotto, ove l'ostessa aveva approntato il caffè e latte;
-poi si partì con la scorta di un ragazzo ch'era pratico della strada e
-che portava gli scialli e i mantelli.
-
-Era una splendida mattina; le cime dei monti illuminate dai primi
-raggi del sole si disegnavano nitidissime nel cielo azzurro, un'aria
-frizzante ed elastica, che infondeva lena alle membra, s'insinuava fra
-i rami degli abeti e accarezzava mollemente l'erba rugiadosa. Si saliva
-a grado a grado, ora traversando ampie praterie, ora addentrandosi
-nelle macchie dei pini, ora costeggiando a ritroso qualche torrente
-incassato nella montagna. La scena, come avviene tra le Alpi, mutava
-ad ogni istante, a vicenda orrida e amena, angusta e spaziosa. Qua una
-gola asserragliata fra due rocce a picco e ove l'acqua si precipitava
-con un fracasso d'inferno, travolgendo nel suo corso i sassi ciclopici,
-là una distesa di valli inondate di luce, avvolte in una quiete
-solenne.
-
-La flora ricchissima e la curiosa struttura geologica dei terreni
-distraevano singolarmente il professore, al quale nessuna delle gite
-passate aveva offerto sì largo campo di osservazioni. E l'Albani
-prestava un aiuto insperato al suo dotto compagno, arrischiandosi
-volentieri col suo piede sicuro nei posti meno accessibili a coglier
-per esso le felci, le dafni, le sassifraghe, i ciclamini e i licheni.
-Ma più spesso il pittore stava a fianco della Gilda, il cui volto
-brillava d'uno schietto entusiasmo. I due giovani si comunicavano le
-loro impressioni e provavano una dolce maraviglia a vedere quanta
-conformità vi fosse nei loro gusti. La Gilda s'accorgeva per la
-prima volta d'avere anch'essa istinti un po' avventurosi (era forse
-l'inquietudine de' suoi genitori che le scorreva nel sangue), sentiva
-che le tranquille abitudini casalinghe, in cui tante donne trovano
-pure una compiuta felicità, avrebbero alla lunga finito col venirle
-in uggia. Oh poter correre il mondo, poter affinare lo spirito nella
-lotta, poter conoscer la vita! E il suo pensiero volava alla sua mamma,
-il cui animo virile in mezzo alle più terribili prove le era stato
-vantato tante volte dal capitano Rodomiti. Ma qui non poteva a mano
-di sovvenirle un altro ricordo. La sua mamma era stata ingrata verso i
-suoi parenti; ne imiterebbe ella l'esempio, sarebbe ingrata anch'ella
-verso chi aveva fatto tanto per lei?
-
-A millesettecento metri sul livello del mare, sopra un bell'altipiano
-onde si godeva una veduta magnifica, l'Albani, che era il vero
-capo della piccola brigata, ordinò di far sosta. Indi, deposto lo
-zaino, ne sciorinò sul prato il prezioso contenuto. I viaggiatori si
-adagiarono sull'erba e fecero onore al pasto frugale con l'appetito
-che si trova sempre sulle Alpi dopo un'ascensione di alcune ore. Dato
-fondo alle provvigioni, salvo una bottiglia di vino e alcune fette di
-salame tenute in serbo per le circostanze imprevedute, Mario consultò
-l'orologio e disse: — Ancora venticinque minuti, e poi ci rimetteremo
-in cammino. — C'erano da fare altri cento metri di salita piuttosto
-ardua, prima di giungere al punto che si era prefisso quale ultima meta
-alla gita della giornata.
-
-La Gilda pretendeva di non essere punto stanca, ma nel fatto ella
-se ne stava molto volentieri distesa sull'erba, col _plaid_ sotto
-il capo per guanciale, con l'occhio intento a seguire uno stuolo di
-nuvolette bianche e leggiere che parevano rincorrersi verso occidente.
-Il professore, seduto vicino a lei, aveva aperto la sua scatola da
-erborista e passava in rassegna il ricco bottino della giornata,
-enumerando le varie specie coi loro nomi latini e tentando di richiamar
-l'attenzione della sua pupilla sopra una rarissima _gentiana nivalis_,
-e sopra un _diantus atrorubens_ ch'era una maraviglia. Intanto
-Mario, addossato al tronco di un larice sul ciglio dell'altipiano,
-ora contemplava la scena circostante, ora si voltava a guardare la
-leggiadra testina arrovesciata della fanciulla, e la gentile persona di
-lei, che si mostrava in tutta l'armonia squisita delle sue linee.
-
-A un tratto un buffo di vento scosse con estrema violenza i rami e
-le foglie del larice, investì fieramente il pittore, e trasportò a
-parecchi metri di distanza il cappello della Gilda e la scatola del
-professore Romualdo, disperdendone i tesori botanici. Quando Mario
-ebbe ricuperato il suo equilibrio, la ragazza il suo cappellino, e
-il dottor Grolli la sua scatola vuota, i nostri tre viaggiatori si
-guardarono sbalorditi. Sul loro capo il sole brillava in tutta la sua
-magnificenza, e nulla offuscava l'azzurro di quella parte di cielo che
-si offriva al loro sguardo; erano sparite perfino le candide nuvolette
-di cui la Gilda accompagnava pur dianzi con l'occhio la rapida fuga. Ma
-sul dorso della montagna ululavano le selve delle conifere, e, tendendo
-l'orecchio, si sentivano giù nella valle latrati di cani e voci che
-si chiamavano e si rispondevano di lontano, e muggiti d'armenti che
-si affrettavano alle stalle facendo tintinnare i campanoni appesi al
-collo. Nello stesso tempo, il ragazzo che serviva di guida e che s'era
-dilungato alquanto in traccia di bacche selvatiche, tornò indietro
-gridando: _L'uragano! l'uragano!_ Infatti, salendo sopra un rialto
-di terra donde si dominava il lato opposto della valle, si vedevano
-in fondo, nell'interstizio di due monti, grossi nuvoloni addossarsi,
-accavallarsi gli uni sugli altri, e a poco a poco formare una sola
-massa bruna, serrata, minacciosa. Indi quella bruna massa, foggiandosi
-a cuneo come a romper le file di un esercito nemico, usciva dai suoi
-accampamenti e si avanzava preceduta dal cupo rombo del tuono, resa
-più terribile dallo spesseggiare dei lampi. La natura pareva oppressa
-da un incubo, l'erba si piegava impaurita, dagli abeti scroscianti
-cadevano le pine che il vento palleggiava come trastulli, dalla roccia
-sgretolata precipitavano i rottami giù per la china; l'aquila sola,
-roteando nell'aria, salutava col rauco suo strido la bufera imminente.
-
-Si tenne un breve consulto. Procedere innanzi era impossibile;
-tant'era mettersi addirittura sulla via del ritorno, e, se il temporale
-scoppiava, cercar ricovero sotto qualche sporgenza del monte.
-
-Mario si ravvolse nel suo _plaid_ e aiutò i compagni a fare
-altrettanto, indi si cominciò la disastrosa ritirata. Il sole brillava
-sempre e la sua viva luce contrastava singolarmente coi neri e densi
-vapori che andavano via via diffondendosi tutto all'intorno. Secondo
-la violenza e la direzione del vento, le ombre degli alberi si
-allungavano, si accorciavano, si scontorcevano sul terreno, e intanto
-il vento incalzava, e il tuono più romoroso, più insistente, faceva
-tremar le montagne.
-
-— Bisogna fermarsi qui, lontano dagli alberi — disse il professore,
-additando il cavo d'una rupe.
-
-Intanto le tenebre si stendevano dappertutto, coprendo ogni lembo di
-cielo, nascondendo ogni vetta, invadendo la valle. Ma la tetra notte
-era squarciata da incessanti baleni, alla cui luce rossastra gli
-oggetti prendevano forme strane e paurose. Con un fracasso che superava
-lo strepito di cento battaglie, il fulmine correva da nube a nube e
-si precipitava dalle nubi alla terra, segnando di un solco mortale il
-tronco dei pini più elevati, sprofondandosi nella roccia. Cominciarono
-a cader di grossi goccioloni; quindi si rovesciò un torrente di pioggia
-fitta, gelata, impetuosa. La natura era terribile, la sua voce tonante
-copriva la voce dell'uomo. I nostri _touristes_ si erano avvicinati
-istintivamente gli uni agli altri; ma non potevano scambiarsi una
-parola. Bensì, all'assiduo barbaglio dei lampi, la Gilda vedeva gli
-occhi di Mario e dello zio che la fissavano con pari sollecitudine;
-que' due uomini non erano inquieti per sè, ma per lei. Ella sorrideva
-ad entrambi per tranquillarli, e abbandonava la sua mano nella mano
-vigorosa del pittore. Talora, con un cenno del capo, ella additava il
-piccolo montanaro ch'era il meno intrepido della comitiva, e che le si
-era accovacciato ai piedi turandosi le orecchie coi due pollici.
-
-Le cose durarono in tale stato per un quarto d'ora; poi il nembo
-principiò a rimettere della sua intensità.
-
-— Oh! — disse la Gilda fra un tuono e l'altro. — Valeva la spesa di
-ricoverarsi sotto una rupe! Ho l'acqua fino alle midolle.
-
-— Con un tempo simile si è più sicuri bagnati che asciutti — osservò
-gravemente il professore. — Franklin fece una preziosa esperienza.
-Con l'elettricità artificiale accumulata egli potè uccidere un topo
-asciutto, ma non riuscì a ucciderne uno ch'era bagnato. Quello che è
-certo si è che la temperatura dev'essere abbassata di parecchi gradi.
-Se non vien presto il sole, si gela.
-
-— Un buon alpinista — ripigliò il pittore — deve aver sempre il farmaco
-indispensabile in queste occasioni.
-
-Detto ciò, egli tolse di sotto alle vesti una fiaschetta impagliata
-che gli pendeva al fianco, e consigliò il Grolli a bevere un sorso del
-liquore che vi era contenuto.
-
-— Che roba è? — chiese la Gilda.
-
-— È _cognac_. Ne beverà anche lei.
-
-— Sì, sì.
-
-— Non più d'una goccia, sai! — ammonì il dottor Romualdo.
-
-Ella si mise a ridere, e mandò giù una gran boccata di liquore. — Bah!
-Si sente appena — ella disse, restituendo la fiaschetta all'Albani.
-
-Si riprese la faticosa marcia con tutta la celerità ch'era conceduta
-dalle vesti molli e dalle membra irrigidite. Aveva smesso di piovere,
-il vento agitava soltanto gli strati superiori dell'atmosfera, le
-nubi, spinte da opposte correnti, si ghermivano, si confondevano, si
-lasciavano come se giocassero a mosca cieca, il sole faceva fuggevoli
-apparizioni negli squarci azzurri del cielo, le cime delle montagne
-andavano a grado a grado snebbiandosi, e le vette più eccelse si
-mostravano chiazzate di neve recente, ciò che spiegava il freddo
-improvviso.
-
-La bufera aveva molto peggiorate le condizioni della strada; qua e là
-grosse frane ingombravano il sentiero, e si trovavano rami schiantati,
-e pozze, e rigagnoli serpeggianti in tutte le sinuosità del terreno.
-Più d'una volta Mario dovette aiutar la Gilda in un passo difficile,
-più d'una volta egli sentì il dolce peso di quel corpo delicato e
-flessuoso. Sul limitare d'uno spazzo verde che scendeva con un pendìo
-alquanto ripido, la ragazza confessò al pittore che il capo le girava
-un pochino, e che il suo piede non era ben sicuro. Egli le diede il
-braccio con trasporto, e i due giovani scivolarono insieme giù per la
-china, a immagine di pattinatori, con la svelta persona arrovesciata
-all'indietro, con le guance invermigliate dalla sferza della rigida
-brezza, cogli occhi pieni di fuoco, coi capelli svolazzanti. Passavano
-rapidi, ora in luce, ora in ombra, secondo che il sole sbucava dalle
-nuvole o si rimpiattava, e nella corsa precipitosa ridevano forte, e il
-loro riso melodioso, sonoro, rallegrava quelle solitudini alpine.
-
-Sì, senza dubbio, doveva dipendere dal _cognac_. La Gilda aveva un
-bisogno infinito di parlare, di ridere, di appoggiarsi a qualcheduno.
-E poichè lo zio aveva già da far molto a sostener sè medesimo, era
-naturale ch'ella si appoggiasse a Mario. Bensì voltandosi di tratto in
-tratto: — Bada — gridava — bada, zio Aldo, di non sdrucciolare.
-
-A malgrado di tanta sollecitudine, ella non si avvide che il
-professore incespicò un paio di volte, e nei suoi sforzi per conservar
-l'equilibrio riportò una storta ad un piede e una contusione a un
-ginocchio. Pure il nostro scienziato non mosse un lamento, non disse
-una parola per rallentar la foga della giovine coppia, la cui allegria
-rumorosa non aveva più freno. Mario e la Gilda eran tornati bambini, e
-accadeva a loro come ai bambini, che quando si son messi in galloria,
-finiscono col ridere senza nemmeno saper di che ridono.
-
-Allorchè i viaggiatori giunsero all'albergo, vi trovarono una gran
-confusione. Non si aveva notizia di due comitive d'inglesi partiti
-la mattina per una salita sul ghiacciaio, alla quale certo dovevano
-aver rinunziato in causa dell'uragano. Erano accompagnati da guide
-eccellenti; pur si stentava a capire perchè non fossero ancora di
-ritorno. Oltracciò si considerava ornai sciupata la stagione d'estate.
-La neve caduta aveva già reso impossibili alcune ascensioni, e chi sa
-se non sarebbe successo peggio nella notte. C'erano sempre due monti
-che _fumavano_, secondo la espressione dell'oste, e que' due monti,
-chiamati _i due gemelli_, valevano meglio di qualunque barometro,
-perchè la loro cima avvolta di nubi significava un seguito di piogge
-e di burrasche. Per poco che si abbassasse ancora la temperatura, non
-sarebbe più venuto un solo forestiero, e sarebbero andati via tutti
-quelli che ci erano.
-
-L'ostessa intanto si recava ogni momento sulla strada a spiare il
-ritorno degli inglesi. Ella si ricordava di una catastrofe avvenuta
-anni addietro, quando, di cinque _touristes_ che avevano lasciato
-l'albergo la mattina, due soli erano tornati la sera. E fra le vittime
-c'era un giovine bello, ricco, pieno di buonumore, un alpinista famoso
-ch'era stato uno tra i primi a superare il Cervino, e che in mezzo alla
-sua audacia aveva tutta la grazia e l'ingenuità d'un fanciullo. Giocava
-volentieri coi bimbi, scherzava onestamente con le ragazze, amava
-discorrere di sua madre. E sua madre, poveretta, era corsa da Londra
-per avere almeno il cadavere del figlio. Ahimè! Il ghiacciaio non rende
-che tardi i suoi morti.
-
-Per buona ventura questa volta non accaddero disgrazie, e gli inglesi
-aspettati arrivarono sani e salvi, benchè pieni di freddo, di fame,
-con le vesti fradice e con l'ossa peste, e decisi a levar le tende il
-dì appresso. La mattina infatti, poichè il cielo era sempre coperto e
-il barometro continuava a segnar pioggia e vento, fu un salvi chi può
-generale. A mezzogiorno non restavano all'albergo del _Camoscio_ che il
-professore Grolli, sua nipote e Mario Albani.
-
-
-
-
-XVI.
-
-
-Al professore s'era nella notte gonfiato il piede in conseguenza della
-storta riportata il giorno innanzi, ed egli aveva potuto a fatica
-trascinarsi dal letto fino ad una poltrona che si trovava accanto alla
-finestra. Non era nulla, ma bisognava stare almeno una settimana in
-riposo.
-
-Il riposo del professore significava la prigionia della Gilda, la quale
-si sarebbe annoiata non poco della sua clausura, se Mario Albani non
-avesse voluto dare a lei e a suo zio una prova di vera amicizia col
-partecipare alla loro sorte. Com'era buono il signor Mario, com'era
-gentile!
-
-La mattina per tempo egli veniva a chiedere le notizie del professore
-Romualdo, salutava attraverso la parete la Gilda che era ancora mezzo
-svestita nella sua camera, e poi se ne andava a girar pei monti con
-un libro, col suo _album_ e la sua scatola di colori. Nell'uscir
-dall'albergo egli guardava la finestra della giovinetta, e i suoi occhi
-s'incontravano sovente in quelli di lei, ch'era presso al davanzale
-ravvolta nel suo accappatoio. Ella lo salutava con la mano e gli
-gridava: — A rivederci a mezzodì.
-
-E a mezzodì in punto il pittore sedeva alla mensa dei due prigionieri.
-Sulla tavola, ch'era apparecchiata accanto alla poltrona dello
-scienziato, egli deponeva tutti i giorni alcuni fiori colti nella sua
-passeggiata mattutina, poscia, durante il pranzo, discorreva con la
-sua consueta vivacità d'arte, di letteratura, di viaggi, riuscendo
-qualche volta a richiamare un sorriso financo sulle labbra dell'austero
-professore.
-
-Dopo il desinare, egli prendeva i suoi pennelli, piantava il suo
-cavalletto, e faceva seder la Gilda sopra una seggiola in mezzo
-alla camera tentando di ritrarne le sembianze sulla tela. Non aveva
-mai lavorato con maggior passione, con maggior impegno, con più
-ardente febbre d'artista. Pure i suoi entusiasmi erano interrotti
-da scoraggiamenti profondi, e in quegli istanti la sua pittura gli
-sembrava misera, fredda, e avrebbe voluto distruggerla. La Gilda
-gli leggeva negli occhi quei moti subitanei dell'anima e sorgeva con
-energia straordinaria a difendere un'opera ch'ella amava d'un amore
-singolare, quasi materno. Talora il professore era chiamato arbitro
-nella questione; egli doveva decidere se il ritratto prometteva di
-somigliare all'originale, o era invece uno sgorbio, una profanazione,
-come diceva Mario nei suoi accessi di pessimismo. E il professore, che
-in fatto d'arte se ne intendeva pochino, dava ragione alla nipote, ma
-con certi argomenti che non sarebbero stati i più acconci a persuadere
-l'artista, s'egli non fosse tornato da sè a più miti consigli.
-
-Quelle sedute duravano circa tre ore. Per solito, alle quattro, Mario
-usciva di nuovo per tornar verso le sette. Durante la sua assenza,
-la Gilda adempiva coscienziosamente all'ufficio di segretario dello
-zio, scriveva per lui qualche lettera sotto dettatura, o gli ricopiava
-con la sua nitida calligrafia qualche articolo da mandare all'una o
-all'altra Rivista scientifica. Negli intervalli, ella trovava sempre
-la maniera di far cadere il discorso sull'Albani e sulla buona stella
-che lo aveva messo sul loro cammino. Oppure si fermava davanti al
-ritratto, che, nonostante le ubbie del pittore, procedeva rapidamente,
-e, diceva lei, avrebbe finito col dare scacco all'originale. Sì, ella
-voleva un gran bene a quella mezza figura di giovinetta ch'ella aveva
-visto emerger dal nulla, e pallida, scialba, disegnarsi appena sulla
-tela quasi fantasma fuggitivo sulla parete, e d'ora in ora, di minuto
-in minuto, acquistare il rilievo, il colore, la vita, il sorriso, come
-se avesse sangue, e muscoli, e nervi.
-
-— Sono una vanerella — ella osservava talvolta. — Innamorarmi della mia
-immagine, come Narciso!
-
-Ma era ella ben certa di non accusarsi a torto? Ammirando il proprio
-ritratto, ammirava forse sè stessa?
-
-Tanto per spigrire le membra, ella scendeva ogni giorno a far quattro
-passi davanti all'albergo, non dilungandosene mai in modo che il
-professore non potesse dalla finestra vederla e parlarle. _Fulmine_, il
-vecchio cane di casa, che in quell'ora dormiva per solito attraverso
-la soglia, le si metteva a fianco con molta galanteria nelle sue
-passeggiate microscopiche, e sembrava disposto ad accompagnarla molto
-più in là, ovunque ella avesse voluto. Ordinariamente la Gilda restava
-fuori fino al ritorno di Mario. All'arrivo del pittore, i due giovani
-facevano un paio di giri insieme, poi salivano entrambi dal professor
-Romualdo.
-
-L'ostessa serviva per le otto una cena frugale, il cui piatto più
-importante era una trota pescata in un laghetto a poche ore di cammino.
-Dopo cena si chiacchierava, si leggeva. Mario aveva trovato in salotto,
-fra gli altri libri, il primo volume delle poesie di Longfellow, e
-sapendo discretamente l'inglese, traduceva ad alta voce l'_Evangelina_;
-indi sbozzava col lapis alcune tra le scene di quel pietoso
-racconto. Qualche sera l'oste chiedeva licenza di prender parte alla
-conversazione, e insieme con lui veniva anche _Fulmine_, scodinzolando
-e fregandosi carezzevolmente intorno a Mario e alla Gilda. In queste
-solenni occasioni il signor Emanuele (che era l'oste) si permetteva
-di far sturare in onore dei suoi ospiti una bottiglia, di cui, pure in
-loro onore, egli beveva almeno i due terzi. Il vino però non lo rendeva
-espansivo; anzi condensava la sua eloquenza in certi _ma!_ sonori che
-egli emetteva dal labbro a intervalli regolari di due o tre minuti. Poi
-lasciava cader la testa sul petto, chiudeva gli occhi, apriva la bocca
-e dormicchiava fino alle dieci, ora nella quale il professore voleva
-andare a letto, e Mario e la Gilda si ritiravano ciascuno nelle proprie
-stanze.
-
-Questa distribuzione della giornata subiva lievi modificazioni
-quando il tempo, che non s'era mai rimesso al bello, era tale da non
-permettere a Mario d'uscire. Allora egli supplicava umilmente che
-gli si accordasse una più lunga ospitalità, e la Gilda, col piglio
-d'una castellana del medio evo, gli concedeva di rimanere. Nè certo il
-professore poteva mettere il suo veto alla onesta domanda.
-
-Il ritratto volgeva al suo termine. All'ottava seduta, nell'ora in cui
-Mario soleva deporre i pennelli, egli disse alla Gilda: — Non vado via,
-sa, oggi... Ho una buona giornata e voglio finire... Rimanga al suo
-posto.... Pieghi un po' la testa verso sinistra... Così... sorrida...
-
-— Dio mio!... Non faccio altro da una settimana.
-
-— È vero, ma oggi soltanto mi par di cogliere la giusta espressione di
-quel suo sorriso... Ah sì, sì... ecco.
-
-E il pittore, tiratosi due passi indietro, mirava con compiacenza
-l'opera sua. Il professore Romualdo, ch'era in via di guarigione e
-camminava senza difficoltà per la stanza, venne a collocarsi dietro a
-Mario e non potè a meno di esclamare: — Bravo! È parlante.
-
-L'Albani si rimise tosto al lavoro. Il suo occhio scintillava, un
-fremito gli correva tutte le membra, la punta del suo piede batteva
-impaziente sul pavimento, mentre il suo pennello sicuro ora sfiorava,
-ora mordeva la tela, creando sul suo passaggio nuovi effetti d'ombra e
-di luce, spirando un soffio potente in quella bella testa di vergine.
-
-Ancora un tocco, un altro, e poi Mario depose la sua tavolozza, si
-ravviò con la mano i capelli e disse: — Si alzi, signora Gilda; è
-finito.
-
-Un grido d'ammirazione proruppe dal labbro della giovinetta quand'ella
-vide il ritratto compiuto. Ella ne aveva seguìto i progressi con fede
-incrollabile, ma la riuscita superava ogni sua aspettativa.
-
-— Oh signor Mario, ha fatto miracoli oggi — ella soggiunse commossa.
-— E dire che se non ero io, avrebbe lacerato questa tela una mezza
-dozzina di volte...
-
-— È stata la mia collaboratrice — egli rispose — Ha mantenuto il mio
-coraggio. Dovrò tutto a lei.
-
-Ella chinò il volto confusa e sentì spuntarsi una lagrimetta sul
-ciglio. Scosse leggiadramente il capo, si rivolse al professore e
-continuò accennando al quadro: — Lo faremo mettere in una elegante
-cornice, in una cornice dorata, e poi lo collocheremo nella tua
-camera... al disopra della tua scrivania...; così lei, signor
-disprezzatore delle donne, non potrà alzare gli occhi dai suoi
-dottissimi libri senza vedere una donna, che, via, non è tanto
-brutta... Chi sa le belle ispirazioni che ti scenderanno da quella
-immagine!...
-
-A questi discorsi il professore sentiva un peso, un'oppressione al
-cuore, di cui non sapeva rendersi conto. E intanto, per non rimaner
-muto affatto, egli rinnovava a Mario le sue congratulazioni. Erano
-del resto congratulazioni sincere, perchè i pregi singolari di quella
-mezza figura non potevano sfuggire nemmeno a lui, ed egli paragonava
-sospirando gli effetti rapidi, fulminei, ottenuti dall'arte, coi
-successi lenti, modesti, spesso ignorati, della scienza. In altri
-tempi questo confronto gli avrebbe fatto parer tanto più cari gli studi
-scientifici quanto minore è lo strepito che essi levano intorno a sè e
-il compenso ch'essi danno ai loro cultori. Oggi la sua fede vacillava;
-egli era tentato di chiedersi: — Perchè non nacqui artista anch'io?
-
-— Ah! — riprese la giovinetta, mutando discorso con la solita infantile
-volubilità — Ho le membra intorpidite... Son rimasta seduta cinqu'ore.
-
-— Dica pur sei — osservò l'Albani. — Si è cominciato al tocco, e sono
-quasi le sette.
-
-— Ebbene — soggiunse la Gilda, rivoltasi allo zio — scendo a fare i
-miei quattro passi d'ogni giorno... Mi farà da cavaliere, non è vero,
-signor Mario? Le nostre colonne d'Ercole saranno quei soliti abeti
-laggiù... E tu, zio Aldo, potrai vigilare sopra di noi, come l'angelo
-custode... dall'alto.
-
-Dopo l'uragano, era quello il primo giorno in cui il cielo si mostrava
-quasi interamente sereno. Spirava un'aria mite, annunziatrice di una
-rivincita dell'estate sull'autunno precoce; l'oste spianava la fronte
-corrugata e riapriva l'animo alla speranza vedendo che _i due gemelli_
-non _fumavano_ più.
-
-— Bel tempo! — disse il signor Emanuele a Mario e alla Gilda. — Bel
-tempo! — E si fregò le mani per la contentezza.
-
-Il signor Emanuele se ne stava ritto davanti alla soglia dell'albergo.
-Vicino a lui c'erano due guide, un cacciatore di camosci, e una guardia
-daziaria. _Fulmine_, che scherzava un po' più lontano col cane del
-cacciatore, corse festosamente verso i due giovani. Il crocchio si
-divise per lasciarli passare.
-
-— Sono fidanzati? — chiese la guardia daziaria.
-
-— Ma! — rispose il laconico oste.
-
-E una delle guide soggiunse: — Paion fatti l'uno per l'altra.
-
-Il professore era alla finestra coi gomiti appoggiati al davanzale. La
-Gilda guardò in alto, sorrise allo zio, e lo salutò colla mano.
-
-— Voglio raccontarle la storia di Van Dyck e di Miss Dolly Ruthwen —
-cominciò Mario.
-
-— Oh bravo, racconti, racconti.
-
-E la bellissima coppia si diresse verso la macchia d'abeti, ora
-preceduta, ora seguìta da _Fulmine_, che carolava sull'erba e prendeva
-fra i denti le pine cadute dagli alberi. Il professor Romualdo li
-accompagnava con lo sguardo.
-
-Giunti al termine stabilito, Mario e la Gilda si avvicinarono di nuovo
-all'albergo.
-
-— Sicuro — disse Mario, continuando la sua narrazione, — se Miss Dolly
-Ruthwen non avesse posato per lui, Van Dyck non avrebbe mai fatto uno
-dei suoi capolavori.
-
-— E che avvenne poi? — domandò la ragazza.
-
-— Fa bujo — gridò dalla finestra il professore.
-
-— Un altro giro, un altro giro, e siamo con te.
-
-Il sole era fuggito dalle cime dei monti, il breve crepuscolo cedeva
-il posto alla sera, e già le stelle cominciavano a tremolare nel
-firmamento. Il cappuccio di lana rossa della Gilda spiccò ancora
-per qualche istante tra il grigio uniforme di tutte le cose; poi il
-professor Romualdo non vide più che due ombre. E intanto Mario narrava
-alla Gilda come Miss Dolly Ruthwen fosse divenuta moglie dell'artista
-ch'ella aveva ispirato col suo bel viso. Il cane _Fulmine_, quasi
-a significare la sua approvazione al felice connubio, abbajò
-rumorosamente destando l'eco della valle, e i due giovani si misero
-anch'essi a gridare per celia: _Gilda! Mario!_ L'eco rimandava confusi
-insieme i due nomi _Mario! Gilda!_
-
-Lo scienziato non sapeva staccarsi dalla finestra. Egli seguiva con
-l'occhio il moversi di quelle ombre, egli tendeva l'orecchio a quei
-suoni. E indovinava l'amore. L'amore, che fino allora egli non aveva
-nè provato in sè, nè compreso negli altri, adesso gli passava rasente
-come un soffio infocato, gli turbava i sensi e lo spirito. Oh perchè
-aveva egli tanti anni addietro accolto il grave legato di una sorella
-con la quale non lo vincolava obbligo alcuno? E quando pure avesse
-voluto conservare ed accrescere il piccolo patrimonio della nipote;
-quando pure avesse voluto colmarla di benefizi, perchè tenerla sotto il
-suo tetto? Per sentirsi dire un giorno: — la tua parte è finita. Tutto
-l'affetto prodigato a questa creatura nel lungo periodo dell'infanzia e
-dell'adolescenza val meno del primo sorriso d'un ignoto che la rapirà
-alla sua casa? E a te che le hai fatto da padre, non resta altro che
-mettere il tuo _visto_ sotto il passaporto che le servirà a varcar la
-tua soglia per non ricalcarla forse mai più? Senonchè, altri pensieri
-succedevano a questi nell'animo del professore. Egli non poteva a
-meno di confessare che se la Gilda gli aveva costato dei sacrifizi,
-egli ne aveva pure avuto un ricambio. Ella era stata docile, buona,
-le sue grazie schiette ed ingenue, la sua intelligenza vivace, il
-suo desiderio di apprendere avevano fruttato a lui soddisfazioni care
-e ineffabili. Non aveva ella aperto nuovi orizzonti alla sua mente,
-non aveva contribuito ad ingentilirgli il costume, a renderlo insomma
-migliore di quello ch'egli era una volta? E ora, di che cosa poteva
-incolparla? Di amare. Chi non ama nel mondo? Dacchè egli aveva spinto
-lo sguardo oltre le sue formule e le sue storte, di chi poteva dire:
-— Costui non ama, costui non ha mai amato? — Di sè... forse... No; la
-Gilda non aveva nulla da rimproverarsi. Egli piuttosto, egli che ne
-era il tutore, il secondo padre, aveva adempiuto alla parte sua? Che
-aveva fatto mentre il sottile veleno dell'amore s'infiltrava nelle
-vene della giovinetta? Egli non aveva nè provocato dal suo labbro una
-confidenza, nè chiesto a Mario Albani una spiegazione; aveva assistito
-con le braccia incrociate al crescere di una simpatia che forse non
-era più che un capriccio pel giovine artista, ma che certo aveva messo
-salde radici nell'anima della Gilda, e, delusa, le avrebbe turbata
-tutta la vita. Oh improvvido e inetto! Ed egli andava orgoglioso della
-sua scienza, egli che non aveva saputo fare ciò che sa ogni più umile
-persona del volgo a cui siano affidate le sorti d'una fanciulla!
-
-Lo prese un'inquietudine affannosa, e gridò: — Gilda! Gilda! È tardi...
-
-— Eccoci, eccoci — rispose la Gilda. E _Fulmine_, abbaiando, precedette
-all'albergo la coppia felice.
-
-Quella sera Mario Albani si ritirò più presto del solito nella sua
-camera. Il professore, fattosi animo, trattenne la Gilda, e con voce
-che la commozione rendeva tremula: — Gilda — le disse — non mi nascondi
-nulla?
-
-Ella abbassò gli occhi e arrossì.
-
-— Ti ricordi — continuò il professore Romualdo — dei discorsi tenuti
-dal capitano Antonio l'ultima sera che egli passò con noi?... Guardami
-in viso... Quel momento che il capitano presagiva vicino, è venuto?
-
-Ella abbandonò la sua testina sulla spalla dello zio, e bisbigliò tra
-un sorriso e una lagrima: — Mi pare di sì.
-
-— La tua quiete è in pericolo, la mia fanciulla! — egli riprese,
-carezzandole con mano nervosa i capelli. — Oh il malaugurato accidente
-che c'imprigionò qui per tanti giorni!
-
-— Sì, la cagione del nostro soggiorno fu invero molto spiacevole... Ma
-la prigionia non è stata una gran disgrazia.
-
-— Gilda, Gilda, tu scherzi col fuoco... Perchè il signor Mario affine
-di passare il tempo ti fece il ritratto, perchè egli ti disse qualche
-galanteria...
-
-— Quanto a questo — ella interruppe con vezzo infantile — prima di
-giudicare, aspetta un certo discorso che ti verrà fatto domattina...
-
-— Dal signor Mario?
-
-— Sicuro, da Mario, il quale si presenterà dal mio signor zio e tutore
-a chiedergli... insomma a fargli un discorso serio...
-
-— Ma, Gilda, questo giovine si può dire che tu lo conosci appena.
-
-— Oh zio Aldo, lo conosco fin da ragazzo.
-
-— Sì, come un ragazzo sventato... E vorrebbe farsi una famiglia?
-
-— Proprio vorrebbe questo....
-
-— Senza uno stato?
-
-— Aspetteremo che l'abbia.
-
-— E suo padre?
-
-— Oh! Egli non vede che per gli occhi di Mario.
-
-— E fu ben compensato della sua cieca affezione! Poveri padri!
-
-— No, no. Nè poveri padri, nè poveri zii — ella ripigliò con grazia...
-— Si vuol loro tanto bene... E poi noi conosciamo il fondo del loro
-pensiero meglio che non lo conoscano essi medesimi... Dio! Dio! Come
-leggo chiaro qui... qui, nel tuo cuore.
-
-— Smetti, bimba — egli interruppe tra fastidito e turbato.
-
-— Leggo in grandi caratteri — soggiunse ella senza badargli — queste
-parole esplicite e solenni: _Desidero soltanto una cosa, che la Gilda
-sia felice..._ Non è vero, che so legger bene?
-
-Un amaro sorriso sfiorò il labbro del professore, ma egli si ricompose
-subito. — Lasciami solo adesso, Gilda... te ne prego... ho bisogno di
-rimanere solo.
-
-E appoggiando uno dei gomiti al bracciale della poltrona, nascose il
-volto nella palma della mano.
-
-Ella accese lentamente la candela, s'avvicinò in punta di piedi allo
-zio e gli diede un bacio in fronte. Poi sguisciò via.
-
-— È inutile che tu faccia il cattivo, zio Aldo.... Non ti credo.
-
-E la giovinetta rientrò nella sua camera, e sciolse il volo alle sue
-gioconde fantasie d'innamorata.
-
-Il professor Romualdo, appoggiato al suo bastone, si mise a passeggiar
-per la stanza. Giunto davanti al cavalletto dove era il ritratto della
-Gilda, egli sollevò il lino bianco che copriva quelle care sembianze, e
-stette a lungo immobile a contemplarle. Era quella la Gilda che sarebbe
-rimasta sempre con lui, che gli avrebbe sempre sorriso... L'altra... oh
-l'altra egli l'aveva perduta!
-
-
-
-
-XVII.
-
-
-Prima dell'inverno, Mario e la Gilda erano fidanzati. Il giovine Albani
-era venuto in persona a rinnovare la sua domanda, e il professor
-Romualdo aveva finito coll'accordare, spontaneamente o no, il suo
-consenso. In quanto al signor Gedeone, padre di Mario, egli accolse
-con molto favore il pensiero di questo matrimonio, cosa che può parer
-singolare in un uomo positivo come lui. Ma il signor Gedeone era da
-qualche tempo sotto la cura d'un medico omeopatico, che gli aveva
-insegnato le sue teorie. — _Similia cum similibus_ — diceva l'egregio
-negoziante. — I savi si governano con le idee savie, i matti con le
-idee matte. Chi sa che il matrimonio non faccia venir giudizio a mio
-figlio! — Inoltre si trattava di una ragazza per bene, di una ragazza
-che il signor Gedeone si era vista crescere sotto gli occhi e di cui
-tutti lodavano le maniere e i costumi. Aggiungasi infine l'onore di
-stringer parentela con un uomo sapiente come il professore Grolli.
-Gl'ignoranti, e tale era il signor Gedeone, affettano disprezzo per la
-scienza, ma nel fondo sentono solleticata la loro vanità dal poter dire
-che hanno domestichezza con qualche dotto.
-
-Anche dal lato dell'interesse l'affare era meno cattivo di quanto si
-sarebbe creduto. Certo, se Mario fosse rimasto in negozio, s'egli
-avesse voluto essere un continuatore della casa _Gedeone Albani_,
-non gli sarebbe mancata l'offerta di qualche ragazza con centomila
-lire e più; ma un artista in principio della sua carriera non poteva
-aspirare a tanto, ed era già molto ch'egli trovasse una dote. La Gilda
-aveva quasi trentacinque mila lire; il signor Gedeone aveva supposto
-ch'ella non possedesse un centesimo. A lui, Gedeone Albani, negoziante
-di granaglie e coloniali, toccava di far onore al suo nome, creando
-al figliuolo una condizione indipendente e decorosa. E invero egli
-non aveva altri che Mario al mondo; le sue operazioni commerciali
-meno delicate, i suoi ingegnosi contrabbandi avevano sempre avuto uno
-scopo che li giustificava, quello cioè di accrescere il patrimonio di
-quest'unico figlio. Ora poi ch'egli doveva far delle spese maggiori per
-conto di lui, il signor Gedeone s'era risolto di assumere la fornitura
-di alcuni Istituti pii.
-
-Le nozze vennero fissate per quando la Gilda compirebbe i diciotto
-anni; Mario ne avrebbe allora ventitrè e qualche mese. Gli sposi si
-stabilirebbero in Milano, o in Firenze, o in altra città dove vi fosse
-una vita artistica. All'allestimento della casa provvederebbe il signor
-Gedeone, il quale si obbligava inoltre a passare un congruo assegno
-annuo a Mario.
-
-Com'è naturale, in tutti questi accordi i due fidanzati non avevano
-la menoma parte; i concerti erano presi tra il signor Gedeone e il
-professor Grolli per iniziativa del primo e col sussidio di un uomo di
-legge. _I patti chiari fanno i buoni amici_, diceva il signor Albani
-_seniore_, e al professor Romualdo, che insisteva sulla superfluità di
-metter penna in carta quando potevano intendersi a voce, egli replicava
-sentenziosamente: _Verba volant._
-
-Sopra un altro punto il signor Gedeone fu irremovibile; egli volle cioè
-dare una grande solennità agli sponsali. La ditta Gedeone Albani non
-aveva mai fatto taccagnerie e non voleva farne in questa occasione.
-Si trattava nientemeno che della promessa di matrimonio del figlio di
-quella rispettabile ditta, di colui al quale per un certo tempo il
-signor Gedeone aveva sperato di legare i suoi affari di grani e di
-coloniali e i segreti delle sue contravvenzioni a danno del fisco.
-Speranze pur troppo fallite; ma non importa; il figlio era sempre
-figlio, e il signor Gedeone doveva mostrarsi uguale a sè stesso.
-
-Vi fu in casa Albani un invito numerosissimo; parenti del signor
-Gedeone, parenti della sua defunta moglie, membri della Camera
-di commercio; poi, in onore del Grolli, parecchi professori
-dell'Università, e in onore della Gilda la madre e le ragazze Lorati,
-le quali dicevano che la Gilda non poteva a meno di essere una gran
-civetta se aveva trovato così presto marito, mentre esse invece
-non ne venivano mai a capo. In complesso una società un po' mista,
-mirabilmente concorde però nel far buon viso agli abbondanti rinfreschi
-preparati dal signor Gedeone.
-
-Intanto il professore Grolli e la Gilda avevano partecipato
-l'importantissimo avvenimento al capitano Rodomiti, il quale si trovava
-a Cadice, prossimo a partire per la Nuova Guinea. E il marinaio,
-deplorando di non poter essere in Italia per l'epoca delle nozze,
-inviava le sue più vive congratulazioni al professore e agli sposi, e
-annunziava di aver già dato a un amico di Milano gli ordini opportuni
-pel corredo della figlioccia.
-
-Così tutto pareva sorridere a questa unione: la gioventù, la bellezza,
-le prospettive di una vita comoda e agiata, le brillanti promesse
-della gloria. Se la Gilda rifletteva a ciò che sarebbe accaduto di lei
-ove fosse rimasta orfana e sola a Montevideo, ella aveva ben ragione
-di lodarsi della fortuna e degli uomini che avevano cospirato con
-amorosa sollecitudine a sparger fiori sul suo cammino. Dal giorno in
-cui sua madre morente l'aveva affidata al capitano Rodomiti perchè la
-conducesse in Europa, quante cure soavi l'avevano cinta, di quanti
-pensieri gentili era stata l'oggetto! Senza genitori, ella era
-stata amata più di molte fanciulle che crescono all'ombra del tetto
-domestico; povera, il frutto della previdenza altrui la rendeva quasi
-ricca a diciassette anni. Uno zio che non le doveva nulla le faceva
-da padre; un estraneo, il capitano Rodomiti, gareggiava con lo zio in
-tenerezza per lei. Avrebbe potuto essere una selvaggia, ed era stata
-allevata in un ambiente di studi; aveva il culto dell'arte, e l'uomo a
-cui doveva unir la sua vita era un artista.
-
-Pure, la sua contentezza non era scevra d'angustie. Come in qualche
-giornata estiva si diffondono pel cielo sereno lievi vapori che, senza
-prender forma visibile, offuscano nondimeno lo splendore del sole,
-così una vaga malinconia s'impossessava talvolta della sua anima, e le
-faceva considerar la sua felicità come un castello di carte destinato a
-crollare ad un soffio. Mario l'amerebbe sempre? L'affetto che egli le
-portava era di quelli che durano alla prova del tempo, che resistono
-al tedio, ai capricci della mobile fantasia? Oggi ella era per lui il
-tipo di quella bellezza ch'egli idoleggiava; a sentirlo, ella doveva
-figurare in tutti i suoi quadri, passare all'immortalità per opera del
-suo pennello. Ma domani? Se un altro tipo femminile gli sembrasse più
-vicino all'ideale che gli sorrideva nella mente?
-
-Un giorno ella non aveva potuto a meno di dirgli: — Tu non comprendi la
-donna che bella!
-
-— È vero — egli aveva risposto — ma che t'importa, poichè tu sei
-bellissima?
-
-Tra gli sponsali e le nozze doveva correre un periodo di un anno, nè
-l'irrequietissimo Mario sapeva acconciarsi a rimaner tanto tempo fermo
-in un luogo. Egli era ora di qua, ora di là; ora a Zurigo, ove aveva
-vecchi amici e lavori lasciati incompiuti, ora in questa o in quella
-città d'Italia. Lontano, non aveva l'abitudine di scriver troppo di
-sovente alla sua sposa; se ne tornava però sempre più innamorato di
-prima.
-
-Durante le assenze di Mario, il pensiero della giovinetta si
-ripiegava con maggior tenerezza dell'usato su quelli ch'ella stava per
-abbandonare: sul professore Romualdo, sulla signora Dorotea, che, pur
-brontolando continuamente, aveva mostrato tanto affetto per lei. La
-signora Dorotea non era più la matura ma vispa donnetta di dieci anni
-addietro, che divideva la giornata tra le cure domestiche e le visite
-ai conoscenti; era curva, sdentata, e passava le lunghe ore in un
-seggiolone cogli occhiali inforcati sul naso, con la calza in mano.
-
-Negli ultimi tempi anche la sua condizione economica s'era molto
-peggiorata. La manìa del giuoco del lotto, cresciuta in lei
-coll'avanzare dell'età, l'aveva caricata di debiti, e una mattina il
-professor Romualdo aveva visto giungere gli uscieri del tribunale
-per l'oppignoramento dei mobili. Il professore aveva posto riparo
-al disastro rimborsando il danaro dovuto dalla vedova e comprandole
-i mobili a prezzo vantaggiosissimo per lei. Così a poco a poco le
-parti s'erano invertite fra loro; egli era divenuto il padrone di
-casa, ella era l'inquilina. Il professore pagava la pigione; ella,
-piuttosto per salvare il decoro che per altro, pagava a lui un piccolo
-assegno mensile pel proprio mantenimento. Non aveva rinunziato alla
-sopraintendenza alle cose domestiche, ma le sue funzioni attive
-si riducevano a nulla. L'ufficio che ella aveva abbandonato con
-maggior riluttanza era quello di scriver la polizza del bucato; grave
-occupazione, nella quale soleva impiegare tre ore ogni venerdì, dopo
-aver fatto acquistare la sera innanzi una penna d'oca temperata
-e aver versato una goccia d'aceto nel calamaio affine di render
-scorrevole l'inchiostro. Alla lunga però anche un tale incarico era
-stato assunto dalla Gilda, che mostrava tutte le qualità di una buona
-massaia, e la signora Dorotea aveva sempre più agio di brontolare e di
-studiare la cabala del lotto. La prima di queste inclinazioni aveva
-trovato un nuovo alimento nella promessa di matrimonio della Gilda.
-Quel matrimonio ella non sapeva mandarlo giù, sia che avesse altri
-disegni relativamente alla _bambina_, com'ella soleva spesso chiamare
-la Gilda, sia che tenesse ancora il broncio a Mario per la marca di
-negozio ch'egli le aveva dipinto sulla schiena quand'era fanciullo.
-Ordinariamente ella si limitava a sfogare il suo malcontento in lunghi
-soliloqui; non lasciava però sfuggirsi l'opportunità di dirne una
-parola anche al professore, e di biasimarlo della sua troppo facile
-condiscendenza. Nè con la Gilda faceva mistero dell'antipatia che
-le inspirava il suo fidanzato. Del resto, si era troppo avvezzi alle
-querimonie della signora Dorotea per dar loro gran peso; tuttavia la
-Gilda sentiva spuntarsi qualche volta una lagrimuccia di dispetto,
-e diceva: — In fin dei conti, che ha con Mario? — Eh, nulla, nulla
-— rispondeva la vecchia — ma quello lì non era il marito per te... E
-credi tu che il professore veda di buon occhio queste nozze?... Non
-parla, ma soffre... Oh! Il professore io l'ho conosciuto prima che tu
-avessi lume di ragione.
-
-L'idea che lo zio Aldo soffrisse amareggiava profondamente la Gilda e
-la rendeva più sollecita, più affettuosa verso di lui ch'ella non fosse
-mai stata. Ella voleva a ogni costo prestargli l'opera sua, voleva
-copiare i suoi manoscritti, voleva aiutarlo nel suo laboratorio. E
-s'egli si schermiva, ella, che non aveva la virtù dissimulatrice di
-lui, mostrava tanta afflizione da vincere ogni sua resistenza. No,
-piuttosto di darle un dolore, egli ne avrebbe dati cento a sè stesso.
-Nel momento in cui era stato fissato il matrimonio della Gilda, egli
-aveva fermo in cuor suo due cose: consacrarsi con lena raddoppiata agli
-studi, avvezzarsi a veder la nipote meno che fosse possibile. Di questi
-due proponimenti il primo soltanto gli era riuscito; s'era immerso
-nel lavoro, s'era impegnato con un editore a fornirgli entro pochi
-mesi la materia di un paio di pubblicazioni: un trattato di geometria
-superiore, e un libro di minor mole, che avrebbe dovuto essere come la
-sintesi del suo pensiero scientifico. A quest'ultimo soprattutto egli
-indirizzava le forze dell'intelletto; voleva ch'esso fosse stampato
-prima delle nozze della Gilda, voleva ch'esso levasse romore intorno
-al suo nome; per la prima volta nella sua vita, al culto disinteressato
-del vero si mesceva nell'animo suo il desiderio della gloria.
-
-Era geloso della celebrità bambina di Mario; ambiva mostrare che la
-scienza può dare alla fama una base più sicura e più salda dell'arte.
-Il suo stile, ordinariamente arido e disadorno, si risentiva
-dell'inspirazione robusta che gli aveva suggerito quest'opera, e
-acquistava una vigorìa e un colore inusato. La Gilda, nel ricopiarne
-alcune pagine, non aveva potuto a meno di esclamare: — Zio Aldo,
-diventi anche poeta? — E aveva soggiunto, additando il suo ritratto
-appeso al disopra della scrivania: — Ero stata buona profetessa. Quel
-quadro doveva far miracoli.
-
-La Gilda diceva il vero? Era dunque da lei, era dalla sua immagine
-che spirava un soffio di poesia in quell'anima austera di scienziato?
-Anch'egli dunque cedeva a quella influenza della donna a cui aveva
-saputo sottrarre la sua giovinezza? Così finivano i suoi superbi
-dispregi?
-
-Ahimè! A questa domanda egli non avrebbe potuto rispondere senza grave
-imbarazzo. Tutti i suoi criteri erano scompigliati. Aveva perduto la
-calma, eppure sentiva il suo ingegno ringagliardito; aveva perduto
-l'antica padronanza di sè, eppure aveva lampi d'energia per lo addietro
-non sospettati nemmeno. Ma un dolore sordo, assiduo lo martoriava; egli
-invocava ormai come un modo di uscir di pena il matrimonio della Gilda
-e la possibilità d'intraprendere un lungo viaggio nel quale forse egli
-avrebbe finito col ritrovare sè stesso.
-
-
-
-
-XVIII.
-
-
-S'eran già fatte le pubblicazioni di legge, e per fissare il giorno
-delle nozze non si aspettava che il ritorno di Mario, il quale dopo
-molte esitazioni s'era determinato a stabilire la sua futura residenza
-in Firenze, e si trovava da qualche giorno in quella città insieme col
-signor Gedeone affine di cercarvi un appartamento.
-
-Intanto il corredo ordinato a Milano dal capitano Rodomiti era giunto,
-e formava l'ammirazione degli intelligenti, e soprattutto delle
-intelligenti. Le Lorati si rodevano dall'invidia; anzi la signora
-Olimpia mormorava con le sue amiche che questa grande tenerezza del
-capitano Rodomiti aveva certo le sue buone ragioni, e che senza dubbio
-_c'era stato qualche cosa_ tra lui e la madre della ragazza... Ma! Se
-anche lei fosse stata di manica larga in gioventù, non le mancherebbero
-adesso i protettori per la Ginevra e la Giulia.
-
-Nonostante queste caritatevoli insinuazioni, la signora Olimpia e le
-sue figliuole attendevano assiduamente a ricamare un tappeto da tavola
-da regalarsi alla Gilda. Era un lavoro di polso, specialmente in virtù
-d'un quadro centrale che doveva raffigurare la favola del cigno e
-di Leda. Soggetto arrischiatissimo, ma trattato con molta innocenza,
-perchè il cigno pareva una pacifica oca aliena da pensieri galanti, e
-il bel corpo di Leda dava l'idea d'una stufa di pietra cotta. Non era
-facile intendere come da quella stufa potesse uscire la famosa Elena
-destinata a mettere a soqquadro la Grecia; ma tolta questa piccola
-menda, l'opera collettiva delle signore Lorati era veramente pregevole.
-La signora Olimpia, da mamma esemplare, ne dava tutto il merito alle
-ragazze, e specialmente alla Ginevra, ch'era la maggiore e che andava
-maturandosi a colpo d'occhio.
-
-Nè il cavalier Diomede se ne stava con le mani alla cintola. Egli era
-in grandi faccende per approntare un volume di circa duecentocinquanta
-pagine, contenente un'edizione riveduta e corretta dei discorsi letti
-da lui stesso nell'Accademia di cui era segretario. Erano diciotto
-discorsi e potevano corrispondere a diciotto grosse dosi di cloralio da
-prendersi in caso d'insonnia.
-
-In quanto al professore Romualdo, egli si proponeva di dedicare alla
-nipote l'opera scientifica alla quale attendeva da alcuni mesi e in
-cui aveva versato tanta parte del suo pensiero. Avrebbe potuto con
-molto maggior ragione dedicare il libro a qualche uomo illustre nel
-campo degli studi, ma lo allettava l'idea di associare al nome della
-sua pupilla il frutto delle sue lunghe meditazioni e delle sue veglie.
-Certo, la Gilda non avrebbe potuto a meno di sentirne un po' d'orgoglio
-e di gratitudine, e avrebbe detto: Povero zio Aldo! Ha _anche lui_ i
-suoi meriti.
-
-E il Grolli aveva già riveduto tutte le stampe del suo lavoro, ad
-eccezione dell'ultimo capitolo. Qui s'era urtato contro uno scoglio.
-Egli correva dietro a una formula che non poteva essergli data che
-da una esperienza chimica alla quale s'era accinto con ardore mal
-ricompensato dalla fortuna. Quell'esperienza non gli riusciva secondo i
-suoi desiderii, per quante volte egli ritentasse la prova. Rinunciarvi
-non voleva, giacchè gli sarebbe parso rinunciare alla parte più
-brillante del suo lavoro; e poi la scienza ha anch'essa il suo punto
-d'onore, e s'ostina di più dove trova maggiori gli ostacoli. Ma intanto
-il tempo passava ed era abbastanza difficile che l'opera potesse uscire
-dai torchi prima delle nozze.
-
-Ciò contribuiva a metter di cattivo umore il professore Romualdo, e
-il cattivo umore dello scienziato faceva brontolar più del solito la
-signora Dorotea e stendeva un'ombra sulla felicità della Gilda.
-
-Fu appunto in uno di questi giorni critici che Mario annunziò alla
-sposa il suo imminente ritorno. Ormai tutto era pronto, non c'era che
-da diventar marito e moglie.
-
-Siccome però ci voleva il tempo di ammobiliare il quartierino preso a
-pigione (un amore di quartierino a piedi del colle di Bellosguardo), i
-due primi mesi del matrimonio si sarebbero consumati in viaggio. Mario
-si riprometteva miracoli da una peregrinazione artistica con la Gilda
-in Sicilia. — Quel cielo limpido, quella natura lussureggiante — egli
-le scriveva entusiasta — faranno degna corona alla tua bellezza, e chi
-sa che a me non ispirino un capolavoro! — Per onor del vero, dopo il
-ritratto così egregiamente riuscitogli, egli non aveva prodotto nulla
-di notevole. Ammetteva egli stesso che la condizione di fidanzato gli
-si attagliava pochino. Una volta marito, sarebbe stata ben altra cosa.
-_Sentiva_ già dentro di sè cinque o sei quadri, in ciascuno dei quali
-era serbato un posto d'onore alla sua sposa. V'erano momenti in cui la
-Gilda non poteva a meno di domandare a sè medesima: — Mi prende dunque
-come una modella? — Ma più sovente la sua vanità era lusingata dalla
-idea che la sua immagine, riprodotta in diverse guise, passasse ai
-posteri come quella della moglie d'un gran pittore.
-
-La Gilda, poichè ebbe la lettera di Mario, corse in camera dello
-zio tenendo in mano il foglio spiegato, e gridando: — Mario sarà qui
-domani.
-
-Sia che il professore pensasse all'impossibilità di pubblicare il suo
-libro per l'epoca voluta, sia che, dopo aver affrettato col desiderio
-questo matrimonio, sentisse ch'esso avrebbe lasciato un vuoto troppo
-grande nella sua vita, fatto si è che la nipote non ebbe punto a
-lodarsi della sua accoglienza.
-
-— Venga, vada, che me ne importa? — egli disse in tono sgarbato.
-
-— Oh, zio — cominciò la Gilda, a cui questi modi inurbani facevano male.
-
-Ma egli la interruppe: — Lo so che hai fretta d'andartene... Vuoi
-fissare le nozze per posdomani, per domani sera?...
-
-— Zio Aldo, zio Aldo — ella esclamò in mezzo alle lagrime — mi volevi
-tanto bene una volta! Che ti ho fatto perchè da qualche tempo tu debba
-odiarmi?
-
-— Odiarti?... Io?... — gridò il professore fuori di sè in veder quel
-bel viso molle di pianto... — Odiarti?... Ma io invece...
-
-Avrebbe avuto mille cose da soggiungere, ma si arrestò a un tratto.
-Come colui che guardando alla casa del vicino vede il riflesso
-delle fiamme che investono la casa propria, così il professore, nel
-turbamento che si dipinse in viso alla Gilda, lesse il segreto che gli
-era sepolto nell'anima e che non aveva voluto fino allora rivelare a sè
-stesso. Sentì il precipizio sotto i suoi piedi e disse balbettando: —
-Perdonami... Ho bisogno d'aria...
-
-Prese il cappello, e uscì senza dar ascolto alla signora Dorotea, che
-seduta nel suo seggiolone in salotto chiedeva: — Che cosa c'è! Che è
-accaduto?
-
-— Che c'è! Che è accaduto? — tornò a domandare la signora Dorotea
-quando vide comparirsi davanti la Gilda pallida e stravolta.
-
-La Gilda appoggiò i gomiti al tavolino, si nascose il viso tra le palme
-e ruppe in singhiozzi.
-
-— Ma insomma? — ripetè la vedova, avvicinandosi.
-
-— Oh, signora Dorotea — proruppe la giovinetta, per la quale la buona
-femmina era divenuta in questo momento una difesa e un rifugio — non
-conosco più lo zio Aldo.
-
-— Spiegati dunque...
-
-Quando la ragazza ebbe narrato l'accaduto, la signora Dorotea tentennò
-il capo e congiunse le mani. — Il cuore me lo diceva... Odiarti? Lo zio
-Aldo?... Sciocchina che sei... Ah, se tu avessi avuto giudizio!... Ma
-pur troppo la gioventù di oggi si appiglia al peggio.
-
-— O signora Dorotea, che dice mai? — riprese la Gilda, diventando
-scarlatta di pallida ch'era.
-
-— Lo so, non c'è rimedio... Hai dato la parola a quell'altro... e la
-parola, capisco, bisogna tenerla... Ma povero professore!... Questo
-matrimonio gli costerà la vita... E adesso dove sarà andato, dove sarà
-andato? — ella proseguì, colta da un subito spavento. — Voglia il cielo
-ch'egli non faccia qualche sproposito.
-
-— No, per carità, non lo pensi nemmeno — gridò sbigottita la Gilda, che
-aveva trovato nuove inquietudini dove era venuta a cercare un conforto.
-— Dio mio; sono pure infelice!
-
-Il professore era corso via senza saper dove andava, senz'altro
-desiderio che quello di trovarsi all'aperto.
-
-Uscì dalla città e prese a caso la prima strada che gli si parò davanti.
-
-Era dunque possibile? Il suo affetto di zio, di tutore, di padre, s'era
-cambiato in un sentimento di tutt'altra natura?... Innamorato?...
-Lui?... Alla sua età, con le sue abitudini austere, con la sua
-ripugnanza verso quanto sapeva di galanteria?... E s'era tradito?...
-Oh s'era tradito senza dubbio... Lo sgomento della Gilda parlava
-chiaro... Imbecille, imbecille!... Egli aveva sciupato in un secondo
-il frutto di tanti anni di sacrifizio e di abnegazione. La Gilda non
-si ricorderebbe più di lui come di un tutore sollecito, come di uno
-zio tenero e affettuoso, ma come d'uno spasimante ridicolo che s'era
-offeso perchè ella gli aveva preferito un uomo giovine e bello... E
-se la Gilda parlasse?... Se rivelasse tutto a Mario, come ne aveva il
-diritto?... Se Mario venisse a provocarlo?... Oh, Mario ne avrebbe
-riso, ne avrebbe riso insieme con la sua sposa! Questa paura del
-ridicolo lo perseguitava nel suo cammino; avrebbe voluto nascondersi
-sotto terra, tanto gli pareva che anche le cose inanimate dovessero
-acquistar la favella per dargli la baja. Eppure, mentre si vergognava
-di sè stesso, gli sarebbe stato di grande sollievo il poter versare
-le sue pene in un cuore amico. Ma dove trovarlo? La sua vita era
-stata dissimile da quella degli altri giovani, la cui intrinsichezza
-si aumenta con le confidenze reciproche; coi suoi coetanei egli aveva
-discorso di matematica; confidenze intime non ne aveva mai chieste, non
-ne aveva mai fatte. E comincerebbe a trentasette anni? Un uomo forse
-l'avrebbe sorretto di virili consigli, ma quell'uomo era lontano, e a
-che pro scrivergli? Che avrebbe potuto far per lui il capitano Rodomiti
-finchè stava col suo legno nei mari dell'India o dell'Africa?
-
-Dopo più d'un'ora di cammino, egli si accinse al ritorno, sempre
-molestato dagli stessi pensieri, sempre agitato dall'idea di
-doversi ripresentare alla Gilda... Procurerebbe di rientrare in casa
-inosservato, si chiuderebbe nella sua camera, nel suo laboratorio,
-per non mostrarsi che all'ora di desinare. Nel suo laboratorio?...
-I bei risultati ch'egli vi aveva ottenuti! Anche le storte gli eran
-diventate ribelli!... Ebbene; bisognava ritentare per la centesima, per
-la millesima volta... Già il suo mondo era lì, era tra le sue formole,
-tra le sue esperienze... Meglio le severe ripulse della scienza che lo
-scherno della donna!
-
-A poca distanza dalla città il professore s'imbattè in una frotta di
-studenti che si levarono il cappello al suo passaggio e lo fissarono
-con curiosità.
-
-Come mai erano a zonzo così presto? Il professore Romualdo ne interrogò
-uno. — Hanno vacanza?
-
-Il giovine diede un'occhiata ai suoi condiscepoli, e poi rispose
-sorridendo: — Scusi... era la sua ora.
-
-— La mia ora?... Il giovedì!
-
-— Ma oggi è venerdì, signor professore.
-
-— Venerdì — esclamò esterrefatto il Grolli, osservando distrattamente
-l'orologio, come se potesse trovarvi l'indicazione della giornata.
-
-— Appunto...
-
-— Sicchè... io non ho fatto la mia lezione?
-
-— Eh pare... Anzi temevamo che non istèsse bene.
-
-Il professore si allontanò tutto confuso. In diciotto anni
-d'insegnamento non gli era accaduta una cosa simile.
-
-
-
-
-XIX.
-
-
-Le esagerate apprensioni delle due donne si dissiparono a veder tornare
-il professore sano e salvo a casa. Egli però non lasciò loro il tempo
-di far commenti; entrò difilato nella sua camera e vi si chiuse a
-chiave. A desinare non disse una parola; teneva gli occhi sprofondati
-nel piatto e mangiava macchinalmente. Più volte la Gilda avrebbe voluto
-rompere il ghiaccio, ma gliene era sempre mancato il coraggio. Era così
-nuova, era così impreveduta la sua situazione di fronte allo zio! Anche
-la signora Dorotea si sentiva incapace di aprir bocca, ed è tutto dire.
-Dopo pranzo, il professore Romualdo tornò a chiudersi nella sua stanza,
-e la Gilda e la signora Dorotea, inquiete di nuovo, rimasero a vigilare
-in salotto. A un certo punto la signora Dorotea, avvicinatasi all'uscio
-che metteva nella camera del professore, si chinò a guardare attraverso
-il buco della serratura.
-
-— Non c'è nessuno — ella disse.
-
-— Sarà in laboratorio — osservò la ragazza, e passando nel luogo di
-sbarazzo, ch'era contiguo al laboratorio, appoggiò l'orecchio alla
-parete.
-
-Si sentiva un tintinnìo di vetri e un suono di passi. Non c'era dubbio;
-il professore attendeva a uno dei suoi esperimenti.
-
-— Solite diavolerie! — borbottò la signora Dorotea, non tranquillata
-che a mezzo — Una volta o l'altra va in aria la casa.
-
-— Le sue analisi chimiche, le sue dimostrazioni geometriche, ecco ciò
-che gli preme soprattutto — pensò la Gilda, e si persuase che le sue
-inquietudini non avevano alcun fondamento. Però è così capriccioso
-questo cuore umano, che una tale persuasione le diede più noja che
-altro.
-
-Sul tardi vennero le Lorati a prenderla, ed ella non rientrò che tardi.
-Nell'intervallo il professore era uscito e rientrato anche lui, e dopo
-aver chiesto conto della nipote, s'era ritirato in camera lasciando
-ordine che non lo disturbassero fino alla mattina dopo. La signora
-Dorotea si era messa per intavolare un discorso, ma egli le aveva dato
-sulla voce e l'aveva piantata in asso. — Benedetto uomo! — disse la
-vedova Salsiccini alla Gilda. — È di un umore bestiale. Scatta per
-nulla come una molla.
-
-A malgrado di questo avvertimento, la Gilda, sul punto di coricarsi,
-non potè a meno di gridare in modo da esser sentita nella stanza
-attigua: — Buona notte, zio Aldo.
-
-Al suono di quella voce così cara al suo orecchio, il professore, che
-era seduto davanti alla scrivania, trasalì e rispose: — Buona notte,
-Gilda... Fa di dormire, adesso.
-
-— Non ho sonno...
-
-— A ogni modo — ripigliò il professore — non è ora da far
-conversazione... Parleremo domani. — E soggiunse con uno sforzo: —
-Parleremo anche delle tue nozze... Buona notte, buona notte.
-
-— Abbiamo preso senza dubbio un equivoco — riflettè la Gilda. — Egli
-era preoccupato del suo esperimento... Me lo aveva pur detto giorni fa,
-che c'era un'esperienza che lo faceva impazzire...
-
-La Gilda non vide due grosse lagrime calar lentamente giù per le guance
-del professore, che forse da quand'era bambino non aveva mai pianto,
-e cader sopra le pagine d'un libro. In quel libro era trascritta
-la partita aperta da quindici anni presso la Banca dei prestiti e
-degli sconti al nome _Gilda Natali_, e il professore vi aveva in
-quel momento conteggiati in margine gli interessi ed esposta la somma
-totale. Le lire 10,674 50 versate nel maggio 1861 erano diventate circa
-lire 34,800, e il dottor Romualdo poteva esser contento della dote
-raggranellata per la nipote. Quel cervellino di Mario avrebbe saputo
-amministrar così bene la sostanza della moglie?
-
-Fosse l'idea delle prossime nozze, o fosse altra ragione, la Gilda
-non fece in tutta notte che voltarsi e rivoltarsi nelle coltri.
-Assopitasi verso l'alba, la svegliò quasi subito l'allegro canto dei
-suoi cardellini, che scioglievano un inno alla luce nascente, un inno
-all'amore. E quell'inno destava un'eco nella sua anima. Anche per
-lei sorgeva uno splendido giorno, e l'amore tutto malizie e sorrisi
-le susurrava all'orecchio misteriose parole. Ella diventava rossa
-alle confidenze del suo invisibile interlocutore, e istintivamente
-raccoglieva le coperte intorno alla sua persona.
-
-Nella camera attigua si moveva qualcheduno. La Gilda si fece pensosa.
-Povero zio Aldo! Era possibile ch'egli l'amasse in modo diverso da
-quello in cui gli zii e i tutori sogliono amare? Povero zio Aldo!
-Egli le aveva sacrificato tutto, ed ella, in compenso, lo rendeva
-infelice... Poteva ella lasciarlo nel dubbio ch'ella non avesse
-più verso di lui la fede di un tempo? No certo; era pur necessario
-ch'ella gli facesse comprendere come nulla era cambiato fra loro,
-era necessario ch'ella gli dicesse una parola affettuosa prima delle
-nozze, subito anzi, prima che la venuta di Mario la costringesse
-a non attendere ad altri che al suo fidanzato. Scese con cautela
-dal letto, aprì adagio le imposte, si vestì senza far romore, e poi
-stette alcuni minuti in silenziosa aspettazione. Quando il cigolare
-d'un uscio la ebbe fatta sicura che il professore era entrato nel suo
-santuario chimico, ella passò dalla sua camera in salotto e dal salotto
-alla camera dello zio; traversata questa in punta di piedi, sospinse
-l'usciolo del laboratorio, e si fermò sulla soglia. Il professore
-concentrava la sua attenzione sopra un apparecchio attraverso il quale
-si svolgevano alcuni gas.
-
-— Chi è? — egli chiese, dando un balzo.
-
-— Sono io, zio Aldo.
-
-— Non voglio nessuno, non voglio nessuno — gridò il professore, tutto
-assorto nella sua esperienza.
-
-Ella non gli diede retta, e si accostò trattenendo il fiato. Quand'ella
-fu vicina ai fornelli: — Sei tu? — disse il professore Romualdo,
-mutando tono. — Resta adesso.
-
-Le afferrò il braccio, e con volto trasfigurato le mostrò una sostanza
-che si precipitava in fondo a una storta. Egli era quasi bello nel suo
-entusiasmo.
-
-— Ebbene? — chiese la Gilda, fissandolo in viso.
-
-— L'esperienza a cui tenevo tanto, e alla quale stavo per rinunciare,
-è finalmente riuscita a modo mio — egli esclamò con enfasi. — Possedo
-finalmente la mia formula. Anche la scienza ha i suoi trionfi.
-
-— Una volta ero la tua assistente — osservò con accento malinconico la
-giovinetta.
-
-Egli ripetè sospirando: — Una volta.
-
-— Mi spiegherai almeno di che si tratta.
-
-— Or ora — egli rispose. — Aspettiamo che sia finito.
-
-Un colpo di vento aprì d'improvviso la finestra, e fece sbattere con
-violenza l'uscio del laboratorio che la Gilda, entrando, aveva soltanto
-accostato.
-
-— Ih che aria! Bisogna chiuder quella finestra — disse il professore,
-allontanandosi dai fornelli e salendo sopra una sedia per rimuovere una
-tendina che s'era impigliata nello spigolo d'un'imposta.
-
-— E io chiuderò l'uscio — soggiunse la Gilda. Ma nel punto d'avviarsi
-urtò inavvertitamente col gomito l'apparecchio, una storta si ruppe,
-uno scoppio terribile fece rintronar la volta dello stanzino, e
-in un attimo la povera fanciulla si trovò circondata dalle fiamme,
-mentre dei pezzi di vetro slanciati in aria dall'esplosione le si
-conficcavano nelle carni. Mise un urlo straziante, e si precipitò fuori
-del laboratorio, ma appena giunta in camera dello zio, le gambe non la
-sorressero più, e stramazzò sul pavimento.
-
-Per buona fortuna il professore Romualdo, sebbene ferito anche lui da
-una scheggia, non si smarrì interamente d'animo, ma, strappati dal
-letto i guanciali e le coperte, li gettò addosso alla Gilda, indi,
-senza badare al pericolo, le si abbandonò sopra di peso e a prezzo
-di non lievi scottature riuscì a spegnere il fuoco che le investiva
-la persona. Lo strepito aveva intanto chiamata la signora Dorotea e
-la fantesca, le quali, al miserevole spettacolo, furono a un punto di
-cadere in deliquio e a stento si trascinarono sino alla scala mettendo
-la casa a rumore. Salirono i vicini spaventati, salirono i commessi
-del fondaco Albani, salirono perfino dalla strada alcuni passanti, e il
-loro soccorso non fu inutile ad arrestare un principio d'incendio nel
-laboratorio, ove le vampe correvano lungo i fornelli.
-
-— L'ho sempre detto io che doveva finire con una disgrazia! —
-borbottava con voce mezzo spenta la signora Dorotea.
-
-Ma nessuno badava a lei. Tutti gli sguardi erano conversi sulla
-infelice giovinetta, pochi istanti prima così florida e bella, e adesso
-così malconcia. I suoi occhi erano chiusi, ahi forse per sempre, una
-larga ferita le deturpava la bocca, la sua fronte era tutta una piaga,
-e sparse di luride piaghe erano le membra gentili, che palpitavano
-sotto le vesti a brandelli. Un rantolo affannoso le usciva dal petto,
-e spesso quel rantolo si mutava in un grido di spasimo da parer quello
-di una creatura che muore. E invero, avrebbe ella sopravvissuto a
-tanto strazio? Quando, fra atroci convulsioni, fu trasportata sul suo
-letto, e il medico l'ebbe esaminata a parte a parte, egli non seppe
-dissimulare le sue inquietudini. La cosa era grave in sè, gravissima
-per le complicazioni che potevano derivarne; nella migliore ipotesi,
-bisognava che passassero parecchi giorni prima di poter fare un
-pronostico più tranquillante.
-
-Anche il professor Romualdo avrebbe avuto bisogno di riposo, ma egli
-non volle che gliene discorressero, e appena consentì a lasciarsi
-medicare le scottature che aveva riportate alle mani e alle braccia.
-Poi sedette al capezzale della nipote, e nella sua fisonomia si
-dipingeva una sofferenza poco minore di quella di lei. A sentirlo, era
-lui la colpa di tutto; maledetti i suoi esperimenti chimici, maledetta
-la scienza, maledetta la sua stolida vanità che gli aveva messo in
-corpo la smania delle scoperte!
-
-Del resto, il Grolli s'accusava a torto. La disgrazia non era da
-attribuirsi che a una sbadataggine della Gilda; era invece merito di
-lui se le conseguenze non ne erano assolutamente irreparabili.
-
-Ma egli non ragionava più. Era questo il primo gran dolore della sua
-vita. Fino a quel giorno gli studi lo avevano confortato in ogni sua
-prova; di fronte al mondo del pensiero, il mondo reale con le sue
-passioni, coi suoi affetti, gli era sempre parso insignificante e
-piccino; adesso la sua filosofia s'era dileguata: egli soffriva come la
-femminetta il cui sguardo non abbraccia più largo orizzonte di quello
-della sua casa e della sua famiglia. Ogni gemito della Gilda gli faceva
-scorrere un brivido nell'ossa; ogni volta che il chirurgo tormentava
-le piaghe di lei, era come se una lama aguzza cercasse la via del suo
-cuore.
-
-
-
-
-XX.
-
-
-Le prime parole articolate dalla Gilda, appena il suo stato glielo
-concesse, furono queste: — Non voglio che Mario entri in camera. Non
-voglio che egli mi veda così.
-
-E Mario, arrivato sotto sì tristi auspizi, non osò per qualche giorno
-infrangere il divieto della sua sposa. Egli non sapeva rassegnarsi
-all'idea di vedere sformata colei, che, nella sua fantasia, era rimasta
-fulgida e bella come un raggio di sole. Veniva ogni momento nella
-camera del professor Grolli, origliava all'uscio, interrogava con lo
-sguardo i medici, le infermiere, e poi s'abbandonava accasciato sul
-canapè. Di tanto in tanto la sua pupilla s'arrestava sull'effigie che
-pendeva dalla parete e ch'era senza dubbio l'opera migliore uscita
-dalle sue mani. Erano quelli gli occhi che lo avevano acceso, era
-quello il sorriso che lo aveva inebbriato, quella fanciulla divina
-doveva essere l'ispiratrice dei suoi quadri venturi. Oh perchè non
-poteva, nuovo Pigmalione, infondere la vita nella sua fattura e
-strapparla alla tela, e persuadersi che la Gilda vera era questa, e
-fuggire con lei lontano lontano, e non rammentarsi dei casi dell'altra
-che come d'un cattivo sogno?
-
-Alla lunga però la vergogna lo vinse: egli sentì che aveva obbligo
-sacro d'infrangere la proibizione e di assistere colei che doveva esser
-sua sposa. Ciò ch'egli soffrisse nel mirarla tutta coperta di bende
-e d'empiastri non è difficile immaginare; ella non lo vide, chè aveva
-fasciati gli occhi e la fronte, ma sentì la sua voce e gli disse con un
-gemito: — Mario, perchè venire? La Gilda che tu amavi è morta.
-
-L'idea di contribuire a salvarla, la speranza che ov'ella guarisse
-rifiorirebbe anche la sua bellezza, dava al giovine la forza ch'egli
-stesso non avrebbe creduto di avere. Egli non aveva il coraggio di
-chiedersi: — L'amerai s'ella rimarrà deformata? — ma intanto sentiva
-che bisognava lottare per farla vivere.
-
-Era una lotta seria. La Gilda ebbe febbri terribili, ebbe spossatezze
-che facevano tremare i medici, i quali temettero più d'una volta una
-irreparabile infezione del sangue. A due riprese si credette tutto
-perduto, e il cavaliere Lorati, secondo la sua pietosa consuetudine,
-aveva già abbozzato in mente il cenno necrologico della giovinetta.
-Ella non desiderava guarire. — Credi, è meglio _per tutti_ che io muoia
-— ella disse un giorno allo zio.
-
-— Oh Gilda! — esclamò con un gemito il professore.
-
-— Forse per te no — ella rispose — Tu mi vorresti bene in ogni caso...
-Sei tanto buono, zio Aldo...
-
-Egli la guardò intenerito, e queste parole fecero vibrare in lui le più
-riposte corde dell'anima.
-
-Se Mario passava parecchie ore presso la malata, il professor Romualdo
-non se ne staccava nè giorno nè notte. Soverchiato dalla stanchezza,
-egli abbassava le palpebre, lasciava cader la testa sul petto, ma non
-si moveva dal suo posto, e il suo sonno era tanto leggero che la Gilda
-non lo chiamava mai inutilmente. Egli preveniva, indovinava tutti i
-suoi desiderii, le porgeva da bere, aiutava l'infermiera a mutarla
-di posizione, invigilava perch'ella prendesse i medicamenti all'ore
-prescritte. Non sapeva far altro, non sapeva pensar ad altro; sarebbe
-stato inetto a risolvere il più semplice teorema di geometria; si
-ricordava appena della sua Università, egli ch'era stato fino a quel
-tempo il più assiduo tra i professori. Invano gli si raccomandava la
-calma, gli si presagiva, che, tirando innanzi a quel modo, avrebbe
-finito coll'ammalarsi anche lui; egli non porgeva ascolto a nessuno.
-Vegliando, soffrendo al capezzale della Gilda, gli pareva d'espiare
-verso di lei, verso Mario, il gran delitto di aver invidiato la loro
-felicità.
-
-Nè la signora Dorotea era avara dell'opera sua. Le supreme necessità
-del momento le avevano ridonato una parte dell'antico vigore; era
-sempre in moto, aveva sempre un gran da fare a preparar i brodi
-succulenti per la malata, e, negli intervalli di riposo, brontolava
-contro il professor Romualdo che non le cedeva mai il posto al letto
-della nipote. La miglior prova delle preoccupazioni del suo animo
-era il suo oblìo quasi assoluto del gioco del lotto. E sì che gli
-straordinari accidenti successi in casa erano tali da suggerirle dei
-bellissimi _terni!_ Si buccinava anzi che uno ne avesse guadagnato la
-portinaja, interpretando con acume il grave fatto dell'esplosione.
-
-Intanto la Gilda migliorava. Sul finire della terza settimana il medico
-dichiarò rimosso il pericolo ch'ella perdesse la vista, quantunque
-fosse più che probabile che le sarebbe rimasto leggermente offeso
-l'occhio sinistro. Di lì ad altri dieci giorni si dileguarono le
-ultime apprensioni circa allo stato generale dell'inferma. Cominciava
-il periodo della convalescenza, una convalescenza che sarebbe stata
-lunga, dicevano i medici, e che doveva esser piena di riguardi e di
-cure. Ma che importava tutto ciò, se c'era da gridar al miracolo pei
-risultamenti ottenuti?
-
-Per quanto sia una bella cosa lo star bene di salute, il guarire
-sarebbe una cosa ancora più bella, se non ci fosse il grave
-inconveniente che per guarire è necessario essere stati malati. Ciocchè
-mi richiama alla mente un romanzo francese, nel quale una signora,
-più arguta che costumata, dice a una amica: — Credimi, la miglior
-condizione per una donna è quella di vedova. — E l'amica, femmina
-della stessa risma, rincarando la dose con un frizzo ancora peggiore,
-risponde: — Sì, se per esser vedova non bisognasse prima esser
-maritata. — Discorsi immorali, che saranno meritamente riprovati dalle
-virtuose lettrici.
-
-Ma venendo a noi, quale pur sia il posto che le dolcezze della
-guarigione occupano tra le gioie, non troppo numerose, della vita,
-è certo che questo posto è molto elevato. Guarire è un rinascere
-con conoscenza di causa, e nello stesso tempo con la disposizione a
-rammentare tutto ciò che la vita ha di giocondo, a dimenticare tutto
-ciò ch'essa ha di triste. Ci pare che l'universo si adorni per farci
-festa; che gli uccelli cantin per noi; che per noi olezzino i fiori,
-e il sole c'inviti a bearci ne' suoi raggi. Noi ci affacciamo alla
-finestra e la rondine ci dice: _ben tornati_; usciamo all'aperto, e
-lo stormir delle foglie, e il mormorio del ruscello, e le mille voci
-della natura si fondono ai nostri orecchi in un saluto cortese. Anche
-gli uomini son buoni, ci sorridono, ci stendon la mano, ci parlano
-di cose allegre, di cose leggiere; non è tempo questo da malinconie
-e da grattacapi. Sotto ai nostri piedi è un tappeto di rose, sulla
-nostra testa è una danza d'astri lucenti. E nel nostro cuore? Tutto il
-meglio ch'è in noi s'agita, ribolle, scintilla; si svegliano i pensieri
-gentili, le fedi ardenti, le speranze baldanzose, e quella inesausta
-sete d'amore ch'è tormento e dolcezza dell'esistenza. Il mondo è nostro
-un'altra volta: avanti!
-
-Però, questa voluttà della vita che torna non brillava negli occhi
-della Gilda, quando col lento rimettersi delle forze si sgombravano
-le nebbie del suo spirito. Ella sentiva che un abisso la divideva dal
-passato; un istante aveva distrutto la sua beltà e la sua giovinezza.
-L'avvenire che l'aspettava non poteva esser più quello ch'ella aveva
-sognato nell'estasi de' suoi giorni felici; la figura di Mario, ch'ella
-mirava talvolta vicino al suo capezzale, le faceva l'effetto d'una
-visione d'altri tempi evocata dalla sua fantasia, la voce di lui le
-pareva l'ultima risonanza d'una musica che si perde lontano.
-
-Era strano, ma le sembrava d'esser più libera allorchè Mario non era
-presente, allorch'ella rimaneva sola con lo zio Aldo. L'affezione
-fida, discreta, inalterabile, al cui tepido soffio ella era cresciuta,
-non era stata scossa dalla tempesta che aveva sfrondato tante gioie e
-tante speranze della sua vita. Ella la trovava accanto a sè, sollecita,
-operosa come per lo addietro, più forse che per lo addietro, come se
-avesse attinto nuovo vigore dalle prove della sventura. Di quando in
-quando, simile a un'ombra, le si affacciava alla mente il ricordo d'un
-giorno in cui le parole e gli sguardi dello zio l'avevano sgomentata;
-ma oggi quel ricordo non valeva a turbarla, ad offenderla, a scrollar
-la sua fede. I suoi occhi non isfuggivano gli occhi del professore che
-sovente si volgevano in lei con una tenerezza piena d'ansietà, la sua
-mano tremula e scarna cercava volentieri la mano dello scienziato.
-E provava un senso di calma, di pace, che, in quella sua stanchezza
-dell'animo e della persona, era il miglior bene a cui potesse aspirare.
-Ma se arrivava Mario in uno di questi momenti d'abbandono, la Gilda
-arrossiva, il professore si tirava in disparte; l'incanto era rotto, le
-incertezze dell'avvenire penetravano nella camera insieme col giovine
-artista. Egli faceva del suo meglio per esser gentile, officioso;
-però, il tedio non tardava a dipingerglisi in viso, e la Gilda, con la
-chiaroveggenza dei malati, se ne accorgeva anche troppo. Allorchè ella
-sorprendeva il suo sguardo fisso su lei, le pareva ch'egli contasse le
-sue cicatrici a una a una, le pareva ch'egli dovesse domandarle in tono
-di rimprovero — Perchè non sei più bella?
-
-— Oh — ella disse una mattina al professore Romualdo, che accampava
-mille pretesti per non darle uno specchio — il mio vero specchio
-è Mario. Ho visto da gran tempo nei suoi occhi che son diventata
-bruttissima... Non sarà una novità, te lo assicuro, il vederlo in un
-pezzo di vetro... Già, presto o tardi, a questo bisogna venirci... Via,
-dammi lo specchio.
-
-Alla fine, un giorno in cui Mario era assente, bisognò appagare il
-suo desiderio. Prima però ella acconsentì a fare un po' di _toilette_
-e anche a lasciarsi tagliare i capelli che le cadevano in gran copia,
-come foglie secche dall'albero. — Torneranno a crescere — le si diceva
-per confortarla, mentr'ella con moto nervoso ravvolgeva le dita lunghe
-e sottili in quei bruni ricci ch'erano stati il suo orgoglio. Ella non
-rispondeva nulla.
-
-Poi che le forbici ebbero compìta l'opera loro, le si acconciò in capo
-un cuffietta bianca, le si fece infilare un corsetto di bucato, e la
-signora Dorotea, di sua propria mano, le annodò intorno al collo un
-fisciù di seta azzurra.
-
-La Gilda ruppe il silenzio. — Qua lo specchio, e ch'io faccia la mia
-personale conoscenza — ella disse con un'allegria forzata. Indi si
-voltò dalla parte dell'uscio. — È ben chiuso?
-
-Le aveano portato uno specchietto ovale molto leggero che soleva stare
-appiccato a un chiodo infisso in uno dei regoli della finestra della
-camera del professore, il quale se ne serviva nel ravviarsi i capelli
-e la barba.
-
-La convalescente lo prese due volte in mano, e due volte lo depose
-sulle coperte prima d'avere il coraggio d'alzarlo al livello del viso.
-Ella tentò di volgere in celia le sue stesse esitazioni. — È come
-quando dovevo prender l'olio da bambina... Se si potesse far come
-allora... Chiuder gli occhi, aprir la bocca, e giù... Adesso invece
-son proprio gli occhi che bisogna aprire... Coraggio... uno... due...
-tre...
-
-Nel bene la previsione va spesso oltre il vero, nel male avviene
-sovente il contrario. Gli è che non v'è triste previsione, la quale
-non sia temperata da una segreta speranza che il nostro spirito
-s'inganni, che le nostre paure siano esagerate. E talvolta anzi noi
-esageriamo a studio; fingiamo di prevedere un disastro ove secondo
-ogni probabilità non istà per succedere che un incidente sgradevole.
-Ma quando l'incidente sgradevole accade, non tardiamo ad accorgerci
-ch'esso ha superato, non la nostra aspettazione immaginaria, ma la
-nostra aspettazione reale.
-
-— Devo essere orrenda, mostruosa — aveva detto mille volte la Gilda,
-e, quantunque non fosse più bella, non era nè mostruosa, nè orrenda.
-Nondimeno il vedersi nello specchio fu per lei un colpo di fulmine.
-Era lei, era lei veramente quella donna pallida, tutta cicatrici e
-lividure, che la mirava tra attonita e costernata? Stette un momento
-muta ed immobile, soffocando gl'impeti tumultuosi dell'anima; poi si
-guardò intorno smarrita, quasi a persuadersi ch'era ben desta, lasciò
-cader di mano lo specchio, abbandonò il capo sui guanciali e si coperse
-il viso con le lenzuola. La sentivano piangere sommessamente.
-
-— Hai avuto troppa fretta — le ripetevano a gara il professore e la
-signora Dorotea. — Di qui a un paio di settimane sarà tutt'altra cosa.
-
-Ella, rannicchiata sotto le coltri, si stringeva nelle spalle e diceva:
-— Lasciatemi sola... Per carità, lasciatemi sola... Mi calmerò da me.
-
-Infatti, di lì a un'ora, ella era appieno ricomposta. Alla sera
-s'intrattenne a lungo col medico, e con aria disinvolta lo pregò
-di dirle quali tra i segni che le deturpavano la fisonomia il tempo
-farebbe sparire e quali le resterebbero sempre. L'interrogato si provò
-a dipinger tutto in rosa, ma la Gilda, che gli teneva inchiodati gli
-occhi addosso e gli leggeva le bugie in viso, lo riprese amorevolmente.
-— Non la trattasse come una bimba, se anche quella mattina ella aveva
-fatto un capriccetto; ormai ella aveva messo giudizio e aveva diritto
-di conoscere la verità tutta intiera.
-
-Il medico si schermì quanto più potè, ma alla fine espose sinceramente
-il parer suo, soggiungendo però, che la natura sbugiarda spesso i
-pronostici della scienza e che in gioventù soprattutto si vedono dei
-miracoli.
-
-— Grazie — ella replicò, stringendo la mano al dottore. E il suo
-volto aveva l'espressione seria e tranquilla di chi, uscendo da molte
-incertezze, ha preso un partito decisivo.
-
-
-
-
-XXI.
-
-
-Da qualche giorno la Gilda aveva cominciato ad alzarsi, e, appoggiata
-al braccio dello zio, passava lentamente dalla sua camera in
-salotto, ove sedeva in una poltrona accanto alla finestra. Le Lorati
-non mancavano mai di venirle a tener compagnia un paio d'ore e le
-mostravano un'amicizia tanto più calda quanto maggiore era in loro la
-soddisfazione di veder avvilita quella famosa bellezza. Nell'andarsene
-esse facevano un'infinità di commenti.
-
-— L'occhio sinistro è sciupato affatto.
-
-— E il labbro inferiore?
-
-— E quella cicatrice sulla fronte?
-
-— E l'altra alla guancia?
-
-— Povera Gilda, è proprio brutta.
-
-— Bruttissima.
-
-— Orribile.
-
-— Vedete, ragazze — osservava la savia genitrice — come i pregi fisici
-possano svanire da un giorno all'altro.
-
-— Se non trovava lo sposo prima di questa disgrazia....
-
-— Uhm! Il matrimonio non è ancora successo. Ci credo poco.
-
-— Ella non ne parla mai...
-
-— In ogni caso c'è tempo. Va così adagio a rimettersi... Il medico ha
-detto che prima di pensare alle nozze ci vorranno dei mesi.
-
-— E Mario intanto è assente da oltre una settimana.
-
-— Ma torna presto.
-
-— Pover'uomo! Se cerca qualche svago, bisogna perdonargli. È toccata
-grossa anche a lui.
-
-— Se la prende, non può essere che per rispetto alla sua parola....
-
-— Un po' per questo e un po' per compassione.
-
-— Essere sposata per compassione... Io non mi degnerei certamente —
-sentenziò la maestosa Ginevra.
-
-— Povera Gilda!
-
-— Ma! Chi avrebbe potuto immaginarselo? Lei che si credeva una Venere...
-
-Per Mario, reduce dal suo viaggetto, non fu piccola meraviglia trovar
-alzata la Gilda. Quando egli la vide adagiata nella poltrona, smunta
-in viso, col suo corpicino sottile perduto nell'ampia veste da camera,
-pensò alla stupenda e florida giovinetta che aveva incontrato sulle
-Alpi, e durò fatica a frenare una lagrima.
-
-Ella s'accorse del suo turbamento, abbassò gli occhi, e si passò
-rapidamente la mano sulla fronte.
-
-— Devo parlarti — disse poi — fatti più vicino... No... anzi, prima
-chiudi quei due usci... quello che dà nell'andito, e quello che mette
-nella camera della signora Dorotea. Dall'altra parte non può venir
-nessuno... Mio zio è all'Università.
-
-Questi preparativi lo sgomentarono alquanto. Che rivolgeva ella
-nell'animo?
-
-— Sii franco come sarò io — ella principiò. — Il dissimulare non
-giova... Nulla può mutare omai la mia risoluzione.
-
-— La tua risoluzione?... Quale?
-
-— Io non sarò più tua moglie.
-
-— Che dici? Perchè?
-
-— Oh! Non me lo domandare... Guardami. Egli comprese il significato
-delle sue parole, ed esclamò: — È per questo? È per questo?
-
-— Sì... Ci pensai fin dal primo giorno in cui mi colse la mia
-sciagura... Adesso ho deciso... inesorabilmente deciso.
-
-— Ma tu credi dunque che io...
-
-Ella non lo lasciò finire. — No, Mario, non credo quello che tu
-supponi... Tu mi sposeresti, ma saresti infelice.
-
-— Oh Gilda...
-
-— Sii sincero... Cento volte tu mi dicesti che non sai concepire la
-donna che non sia bella... Io ne tremavo allora, e tu per rassicurarmi
-mi protestavi ch'ero bellissima... Cento volte tu mi lasciasti
-intendere che, artista anzitutto, tu cercavi nella donna il tipo
-eterno della bellezza... e io ne tremavo e tu mi ripetevi che per
-te io ero quel tipo... Ero io che col mio sguardo, col mio sorriso,
-dovevo sprigionar dal tuo petto la sacra scintilla con cui si creano
-i capolavori... lo dicevi tu... e mi venivano le vertigini a sentirmi
-levata sì alto... Io mi chiedevo: — Potrò reggermi dove egli mi ha
-posta? Potrò sempre dargli il segreto della linea e del colore? Sarò
-sempre giovine, sarò sempre bella? Oh Mario, quando mi angustiavano
-questi dubbi ero ancora vagheggiata, ammirata; adesso tu vedi ciò ch'è
-divenuta la Dea che avevi cinta d'un nimbo... Fissami bene, Mario; che
-ispirazioni potrai tu cercare su questo volto contraffatto?
-
-Mentr'ella parlava, la sua voce, sulle prime leggermente commossa, si
-faceva a grado a grado più limpida e sicura, e una espressione dolce ma
-risoluta si dipingeva sulla sua fisonomia. Mario l'ascoltava attonito,
-colpito dalla stoica fortezza di quella fanciulla di diciott'anni che
-rinunziava senza esitazioni e senza lamenti alle sue più care speranze.
-Com'egli si sentiva umile e piccino in confronto a lei! Come avrebbe
-voluto nasconderle il suo cuore, di cui ella metteva a nudo i segreti!
-Come si ribellava all'idea ch'ella dicesse il vero!
-
-E accumulava frasi su frasi, e tentava ingannar lei, e tentava ingannar
-sè medesimo, e chiamava stupida aberrazione il suo culto esclusivo
-della bellezza fisica, e giurava alla Gilda che standole vicino egli
-aveva imparato a pregiare in lei altre qualità e ad amarla per quelle.
-Ma per quanto facesse, non gli usciva dal labbro uno di quei gridi
-dell'anima che scendono all'anima e vincono ogni resistenza.
-
-Ella lo lasciò dire; poi riprese con un sospiro: — Sì, Mario, tu devi
-parlar come fai, io tener fermo il mio punto... La mia schiettezza
-può parer dura oggi, ma verrà giorno in cui dirai: — la Gilda aveva
-ragione. — E sarà quel giorno nel quale, se ti dèssi retta, mi
-rinfacceresti il sacrifizio della tua libertà.
-
-— Oh Gilda, Gilda, mi reputi dunque ben vile — interruppe Mario,
-torcendosi le mani, tanto più turbato, tanto più confuso quanto più la
-fanciulla, discorrendo, coglieva nel segno.
-
-— Non me lo rinfacceresti a parole, lo so — ella riprese con soavità
-— ma lo capirei a ogni modo... e allora... adesso soffro forse...
-ma allora sento che ne morrei di dolore... Bada a me, Mario, non
-insistere... eri sincero quando mi rivelavi le tue debolezze d'artista;
-in quel tempo non avevi ragione d'infingerti..., oggi sì... oggi hai
-pietà di me, e io devo difenderti contro te stesso.... Va, Mario, non è
-colpa tua; tu hai bisogno di moto, d'aria, di luce, hai bisogno di fare
-un viaggio; qui il tuo ingegno si sfibra; l'ozio, lo scoraggiamento ti
-uccidono.
-
-— Ma sei tu che ti crei questi fantasmi...
-
-— Non mentire, Mario... Io t'ho conosciuto nei tempi in cui la fiamma
-dell'arte ti splendeva negli occhi e movevi incontro all'avvenire con
-fronte alta e sicura... Allora la tua mente era piena di immagini,
-il tuo album era pieno di disegni... da più mesi tu non fai nulla...
-oh è inutile che tu accenni di sì col capo... Puoi mostrarmi, non
-dico un tuo quadro, ma un tuo schizzo, ma una linea segnata dalla tua
-matita?... Lo puoi?
-
-— Tu eri malata, Gilda...
-
-— Oh, le inquietudini sul conto mio sono cessate da oltre un mese. Che
-hai fatto in questo mese?... Lo vedi, tu taci...
-
-— Sei un giudice inesorabile — egli disse, quasi piangendo di dispetto
-e di rabbia.
-
-— Sono un giudice clemente. Tu ti dibatti in una lotta tremenda fra
-ciò che stimi il tuo dovere e il desiderio immenso di libertà che
-ti affanna. Va, Mario; dal tuo dovere, s'è tale, io ti sciolgo; la
-tua libertà, io te la rendo... Va... io ti apro la gabbia, povero
-prigioniero.
-
-Mario si trovava in una condizione d'animo ben singolare. La libertà
-che gli era offerta egli la sospirava come l'assetato sospira una
-goccia d'acqua, eppure all'idea di accettarla gli salivano al viso
-i rossori della vergogna; egli doveva riconoscere che la Gilda aveva
-ragione, che l'amore ch'egli le aveva portato non era sopravvissuto
-allo strazio della sua bellezza, eppure sentiva che mai come adesso
-ella era stata degna di essere amata.
-
-E intanto lo sguardo della giovinetta non si staccava da lui e sembrava
-dovergli legger nell'anima i più riposti segreti.
-
-— Ascolta — egli le disse infine — oggi, per quanto io facessi, le mie
-parole non ti persuaderebbero... Ma domani?
-
-— Domani? — ella ripetè distratta.
-
-— Sì, consentimi di ritentar la prova...
-
-— S'egli mi amasse davvero! — pensò la Gilda. Ma seppe frenar la sua
-commozione, e rivoltasi a Mario con apparente tranquillità, lo licenziò
-con queste parole: — Allora ci diremo addio domani.
-
-Per quel giorno ella non lasciò trapelar nulla del colloquio avuto col
-suo fidanzato, e deluse la curiosità della signora Dorotea, che voleva
-sapere il perchè di quella sconvenienza del chiudere gli usci per di
-dentro.
-
-Il giovine pittore partì di là che aveva la febbre addosso. Che
-fare?... Poteva esserci un dubbio su ciò che doveva fare?... Doveva
-dire alla Gilda: — la sventura ha stretto di più il vincolo che ci
-unisce; ora più che mai voglio farti mia sposa... — Ma se non l'amava,
-se non era in poter suo di amarla?... Se aveva questa fatalità di non
-saper amare che un bel viso? Se col suo eroismo non fosse riuscito
-che a sacrificar sè e a rendere infelice lei?... Era già dubbio se il
-matrimonio si conciliasse col suo spirito mobilissimo, anche quando
-si trattava di sposare una giovine avvenente, florida, vispa... ma il
-matrimonio con una malata?... Perchè la Gilda ormai era una malata e
-sarebbe stata tale per un pezzo... Invece di averla compagna nelle sue
-peregrinazioni artistiche, avrebbe dovuto vegliarla, assisterla... e
-queste qualità d'infermiere egli non le possedeva... In mezzo alle cure
-del nuovo suo stato si sarebbe spenta del tutto la sua ispirazione già
-illanguidita, e allora... che avvenire per lui, che avvenire per la
-Gilda!
-
-Quando noi rifuggiamo da un grave sacrifizio, ci piace assai spesso
-ripararci dietro l'idea che quel sacrifizio non gioverebbe neppure
-a quelli per cui dovremmo farlo, e così Mario concludeva volentieri
-i suoi ragionamenti col dirsi che la Gilda sarebbe stata infelice
-sposandolo.
-
-Pure una fiera lotta si agitò nel suo spirito, e ne portava le tracce
-il foglio pieno di pentimenti e di scancellature che la Gilda ricevette
-il dì appresso: — «Crudele, crudele, perchè suscitar la tempesta nella
-mia anima? Io seguivo la via che mi pareva la sola buona, la sola
-onorevole; tu con amara schiettezza hai voluto mostrarmene le insidie e
-i pericoli, tu mi hai detto che non potrei percorrerla senza uccidere,
-qual ch'esso sia, questo mio ingegno d'artista. È un'idea che mi toglie
-la pace. Tutti devono essere qualche cosa nel mondo; io, che sarei se
-non sono un pittore?... Non auguro al mio peggior nemico la notte che
-ho passato... Ripensavo alle tue parole, e, a vicenda, ti adoravo, ti
-ammiravo, ti colmavo di vitupèri... Sì, la tua generosità è spietata...
-tu puoi darmi licenza d'essere un vile, non puoi impedirmi di credermi
-tale... Vedi in qual bivio m'hai messo. O restare, con l'incubo di
-non esser più atto a far nulla; o partire vergognandomi della mia
-condotta... Ebbene, parto, cerco il moto, l'aria, la luce, di cui, come
-dici, ho tanto bisogno, cerco la lena perduta. Se farò un capolavoro,
-lo dovrò a te. A ogni modo, non ripatrierò prima di aver assodata la
-mia riputazione d'artista. E tu, Gilda?... Non oso venire a stringerti
-la mano; sarò già in viaggio quando riceverai questo foglio... Tu
-meriti un uomo migliore di me, tu lo troverai senza dubbio... Ma, se tu
-fossi libera al mio ritorno, potrei sperare di non esser respinto?...
-Se ti riesce, non disprezzarmi, e fa che non mi disprezzi il tuo ottimo
-zio... È troppa audacia chiedere una tua lettera, almeno una, a Zurigo,
-ferma in posta? Addio, addio.»
-
-In conformità a quanto egli scriveva, Mario era partito con la
-prima corsa, diretto sulla linea di Modane. Giunto a Torino, vi si
-trattenne per poche ore affine di salutarvi suo padre, il quale si
-trovava colà per ragioni del suo commercio. L'ottimo signor Gedeone
-fu molto addolorato, non tanto delle nozze sfumate quanto della nuova
-partenza di Mario, ch'egli amava sinceramente. Nondimeno egli riempì
-di napoleoni d'oro la borsa del figliuol prodigo e s'impegnò a non
-fargli mancar danaro finchè non fosse in grado di mantenersi co' propri
-guadagni. — Quattrini, e poi quattrini, e sempre quattrini — borbottò
-tristamente il signor Gedeone. — Senza contare la pigione del casino di
-Firenze e la spesa dell'ammobiliamento... È inutile, son fatto così;
-per questo figliuolo darei il sangue... con quel sugo... per averlo
-sempre lontano.
-
-E il signor Gedeone cercò un sollievo alle sue amarezze domestiche
-nell'acquisto di una partita di farina avariata che poteva servir
-benissimo per la sua fornitura agli Istituti Pii.
-
-
-
-
-XXII.
-
-
-Il professore Romualdo stava quella mattina rivedendo i suoi
-manoscritti che giacevano abbandonati da tanto tempo, e come succede
-a chi non è in vena di lavorare sul serio e pur vorrebbe poter dire
-a sè stesso che non è rimasto in ozio, collocava a posto le virgole
-dimenticate, arrotondava l'occhiello degli _e_ e metteva i punti sugli
-_i_. Si può tuttavia giurare che la sua mente era assorta in altri
-pensieri ai quali non era certo estranea una persona la cui apparizione
-repentina ed inaspettata lo fece scattar dalla sedia.
-
-— Tu, Gilda?... Alzata?... A quest'ora?... Che direbbe il medico?
-
-— Oh! — ella rispose — bisogna ormai emanciparsi dal medico... Sto
-bene... Vedi come mi reggo da me...
-
-— Stai bene e sei così pallida? — esclamò il professore con
-inquietudine. — Che hai?
-
-— Nulla....
-
-— Non dirlo... Hai gli occhi gonfi, Gilda, sei agitata... Questa tua
-visita mattutina non è certo senza una grave ragione.
-
-— Voglio riprender le mie antiche abitudini — ella replicò, avvicinando
-una seggiola al tavolino — voglio esser la tua assistente, il tuo
-segretario come una volta... La pecorella smarrita ritorna all'ovile...
-ecco tutto.
-
-Com'ella s'accorse che lo zio Aldo stentava a raccapezzare il senso
-delle sue parole, estrasse di tasca un foglio e glielo porse spiegato
-— Leggi.
-
-Appuntò il gomito al ginocchio, fece con la mano sostegno al mento, e
-stette lì a capo chino senz'aprir bocca e senza batter palpebra. Pareva
-una figura scolpita nel marmo.
-
-Il professore intanto aveva divorato l'arruffatissima lettera di Mario.
-
-— Parte? Ti lascia? — egli gridò, appena l'ebbe finita. E balzò in
-piedi con impeto, schizzando fiamme dagli occhi.
-
-Ella si scosse, sollevò la testa, e rivolgendo allo zio uno sguardo
-soave e amorevole: — Sono stata io — gli disse — egli non fece che
-ubbidirmi.
-
-— Ubbidirti? — egli proruppe passando di sorpresa in sorpresa. — Gli
-hai imposto tu di partire?
-
-Ella gli riferì il colloquio avuto con Mario il giorno innanzi. Il
-professore durò fatica a non interromperla cento volte.
-
-— Non difenderlo, non iscusarlo — egli esclamò finalmente, misurando a
-lunghi passi la stanza. — Che amore era il suo?... Ha potuto sentirti
-parlare come gli parlavi, e non è caduto a' tuoi piedi, e non si pentì
-delle sue esitazioni e non rinnovò i suoi giuramenti? T'ha abbandonata,
-è fuggito perchè le tue guance sono men floride, perchè i tuoi occhi
-sono meno scintillanti d'un tempo? E tu gli perdoni, e gli perdoneranno
-tutti, e la sua vigliaccheria resterà impunita? Oh come intendo in
-questo momento il piacere della vendetta!... Come disprezzo questa
-scienza vantata che sfibra le virtù del braccio e dell'animo!... Come
-volentieri la darei tutta quanta per essere un forte, per colpire
-inesorabilmente colui che ti rende infelice!
-
-— Mio cavaliere — rispose la giovinetta, atteggiando il labbro a un
-malinconico sorriso — non voglio che tu mi vendichi... Non c'è offesa
-da vendicare... Mario era pronto a sposarmi, fui io che gli resi la sua
-parola... S'egli mi avesse resistito, sarebbe stato un eroe, e non si
-può pretender dagli uomini che siano eroi... Forse è stato meglio così.
-
-— Ma pur tu lo amavi?
-
-— Oh sì... Quando credevo di poter essere una valida alleata del suo
-ingegno, uno strumento della sua gloria. Appena cominciai a dubitare
-che gli sarei stata d'impaccio, cominciai anche ad amarlo meno... Sono
-orgogliosa...
-
-— Gilda!... E l'avvenire?
-
-— Starò qui come sono stata finora; mi rimetterò a studiare... le donne
-brutte studiano... copierò i tuoi manoscritti, ti aiuterò nei tuoi
-esperimenti...
-
-Egli le diede sulla voce. — Non parlarmi dei miei esperimenti... Il
-mio laboratorio io l'abborro... Voglio distruggerlo... O almeno voglio
-chiuderne l'uscio per sempre...
-
-— Lo riapriremo insieme, zio Aldo — rispose la Gilda. — Rammento
-ancora le mattine che vi ho passate, a bocca aperta, tempestandoti
-d'interrogazioni, ammirando la vastità del tuo sapere, e la infinita
-pazienza che avevi con me... Povera cameretta! Da due anni la
-trascuravo e ne fui punita... Oh se si potesse tornare indietro di due
-anni!... Proviamo, zio Aldo.
-
-— Se si potesse — egli ripetè, tentennando il capo con aria desolata.
-E soggiunse a mezza voce: — È un nodo che non si scioglie. — Indi si
-abbandonò sopra una sedia e si coprì il viso con le mani.
-
-— Zio Aldo, tu mi nascondi qualche cosa — proruppe inquieta la Gilda.
-— I nostri guai non sono finiti?
-
-— La fatalità ci perseguita, o fanciulla... Io vorrei pure che queste
-pareti ridivenissero per te il nido calmo e tranquillo della tua
-infanzia, vorrei poter dirti come una volta: Addormèntati fidente
-sulle mie ginocchia, appoggiati al mio braccio leale, lasciami esser
-tua guida nel campo della scienza... Ma no; un destino iniquo non lo
-permette; io sono un pazzo, io sono un malato.
-
-— Se sei un malato, ti curerò — interruppe con dolcezza la giovinetta.
-— Non mi curasti tu per due mesi? Dovrei abbandonarti, se soffri?
-
-— Eppure sarà necessario — egli esclamò, agitandosi sulla seggiola.
-E proseguì: — Non ho rimorsi... ho lottato... ho lottato tanto...
-Tutti gli argomenti che la ragione può suggerire io me li son detti...
-tutta l'energia d'un carattere avvezzo a vincer gli ostacoli, io l'ho
-spesa... e non è valso a nulla...
-
-— Ma insomma, a che mirano le tue parole? Che vuoi fare di me?
-
-— Pensiamo insieme, studiamo un modo...
-
-— Non posso più viver sotto questo tetto come la tua pupilla, come la
-tua nipote, come la figlia dell'anima tua?
-
-— Compiangimi, Gilda, non lo puoi.
-
-— Come la tua sorella?... Vedi, i patimenti hanno in me affrettata
-l'età... Io posso esser la tua sorella.
-
-— Non lo puoi, non lo puoi — replicò il professore con l'accento della
-disperazione.
-
-Vi fu un istante di silenzio. Il dottor Romualdo teneva le mani
-intrecciate sulle ginocchia, lo sguardo immobile a terra. La Gilda,
-levatasi da sedere, gli si avvicinò lentamente. Un lieve rossore le
-tingeva le gote.
-
-— Alza gli occhi — ella disse — fissami in viso. In questa casa dove
-non posso esser più nè pupilla, nè nipote, nè sorella, potrei almeno
-esser la compagna della tua vita, la tua sposa?
-
-— Tu, Gilda? — esclamò lo scienziato con un grido che veniva dal cuore.
-— La mia sposa; L'hai detto? L'hai proprio detto, tu? L'hai detto sul
-serio? Non ti sei presa giuoco di me? Oh no! Il tuo volto onesto porta
-l'impronta della sincerità... Tu non vuoi uccidermi!
-
-Egli le afferrò tutt'e due le mani e le tenne strette nelle sue.
-
-— Zio Aldo — ella mormorò affettuosamente.
-
-— Non chiamarmi più così... Chiamami Aldo... O piuttosto, no, sciocco
-ch'io sono... chiamami ancora zio Aldo... c'è tanta dolcezza in
-queste due parole pronunziate dalle tue labbra... Sentivo sempre
-dirmi _professore_, _professore_... e non ero che un professore arido,
-dotto, noioso...; tu mi dicesti zio e sono divenuto un uomo... Oh se
-la mia vita fosse cominciata da quando batte il mio cuore, io sarei ben
-giovine, o Gilda...
-
-Egli s'interruppe un momento; poscia riprese con un sospiro: — Invece
-hai riflettuto che son vecchio, che ho diciannove anni più di te?
-Guarda la mia barba e i miei capelli segnati di bianco, guarda le
-rughe della mia fronte... La tua giovinezza è appassita per poco; essa
-risorgerà senza dubbio; ma la mia, oh la mia non torna mai più.
-
-La Gilda scrollò il capo. — Tu mi porti un cuore che non ha amato altra
-donna che me...
-
-— Nessun'altra, nessun'altra — egli esclamò con enfasi.
-
-— Lo vedi — ella rispose. — Il tuo cuore almeno è più giovine del mio
-— Abbassò gli occhi e soggiunse arrossendo: — E da quando... da quanto
-tempo mi ami?
-
-— Lo so io forse? Fu nel giorno in cui lessi sulla tua fronte ch'era
-finita per te l'infanzia gioconda; fu prima, fu dopo? Lo ignoro.
-Sentivo il mio affetto trasformarsi a grado a grado, ma non sarei
-riuscito a dire a me stesso che cosa provavo... Non avevo mai amato...
-Ti cercavo e ti sfuggivo... Avevo un immenso desiderio e una paura
-immensa delle tue carezze... Nelle mie notti insonni la tua immagine
-mi appariva fra le tenebre... Nel giorno il fruscìo della tua veste,
-il suono della tua voce turbava le mie meditazioni. Mi sembrava qualche
-volta che non avrei avuto pace finchè tu non avessi abbandonato la mia
-casa, e talora mi sembrava invece che senza di te non avrei potuto
-vivere... Eppure era amore?... Non lo so, non lo so... Ma quando tu
-amasti un altro, oh allora sì m'accorsi che veramente t'amavo...
-
-— Poveretto! Che strazio deve essere stato il tuo! E hai sofferto in
-silenzio?
-
-— E potevo parlare? Eri bella come un angiolo, tutte le grazie della
-gioventù ti fiorivano in viso; eri innamorata di un uomo bello e
-giovine anche esso... parevate nati uno per l'altro... La vostra
-passione era così ragionevole, la mia così strana, così assurda!
-Parlare?... Darti un dolore, insidiare la tua felicità, io che
-t'adoravo?... Un giorno solo fui per tradirmi... oh quel giorno avrei
-voluto morire...
-
-— Che rivelazione fu per me quella! — esclamò la Gilda.
-
-— Te n'eri accorta?
-
-— Sì... Ero venuta ad annunziarti il prossimo arrivo di Mario... Si
-dovevano prendere i concerti per le nozze...
-
-— Che pensasti di me, Gilda?
-
-— Piansi tanto...; che non avrei fatto per consolarti? Tu ti sei chiuso
-nella tua camera, nel tuo laboratorio... La mattina dopo...
-
-— Taci — egli interruppe — a pensarci mi corre un gelo per l'ossa...
-Più tardi io vegliavo al tuo letto... Avevi gli occhi bendati, eri
-tutta una piaga... Il tuo respiro era un rantolo, la tua voce era un
-gemito... I medici ti davano quasi per ispacciata; io volevo salvarti
-a ogni costo...
-
-— E mi salvasti.
-
-— Sì, ma la mia ferita si faceva più larga e profonda. Dal tuo alito
-infocato, dal tocco delle tue mani ardenti per la febbre, io aspiravo
-l'amore... E non avevo speranze, e non avevo altro desiderio che quello
-d'espiare un minuto d'oblìo... Non era per me ch'io ti conservavo in
-vita, era per l'uomo a cui tu avevi giurato la tua fede. Spesso mi
-pareva ch'egli non t'amasse abbastanza e me ne sdegnavo; ma pure (lo
-crederesti?) sentivo una specie d'orgoglio all'idea che il mio amore
-ignorato fosse più forte del suo... Accarezzavo col pensiero la mia
-infinita miseria. Quando non s'ha più che il dolore, si vuole almeno
-che il dolore sia grande... Intanto m'abbandonavo a occhi chiusi alla
-corrente, aspettando da un momento all'altro che tu mi fossi tolta
-per sempre... Ma no; tu non mi sei tolta, tu rimani; e io mi domando
-ancora se tutto ciò non è un sogno, mi domando se sono ben desto...
-Gilda, Gilda, sei tu sicura di non ubbidire a un impeto subitaneo, di
-non cedere a un movimento di pietà verso di me, di dispetto verso _un
-altro?_... Se ti pentissi domani! Se Mario tornasse!
-
-— Uomo di poca fede!... Non è un capriccio il mio, non è un desiderio
-di vendetta... Quante volte, in mezzo ai patimenti di questi ultimi
-mesi, io confrontavo in silenzio l'amor tuo con quello dell'uomo che
-avrebbe dovuto sposarmi!... Quante volte, se eravate entrambi accanto
-al mio letto, io studiavo l'espressione diversa dei vostri volti; nel
-tuo una tenerezza infinita, in quello di Mario un tedio profondo! E
-dicevo: Mario amava la mia bellezza che è svanita; lo zio Aldo mi ama
-qual sono, mi ama forse di più dacchè cessai di esser bella...
-
-— E vero, è vero...
-
-— Dicevo: Mario non è un triste, non è un vile; egli terrà la sua
-parola, ma io avrò il rimorso di aver fatto una vittima... E così il
-mio cuore s'allontanava a mano a mano da lui e s'avvicinava a te...
-a te ch'eri stato la mia provvidenza, a te cui speravo di poter dar
-qualche gioia. Oh Mario non tornerà; egli è troppo lieto della libertà
-che gli è resa; egli insegue il suo ideale d'artista, va dove lo chiama
-la sua anima appassionata del bello... Se tornasse...
-
-— Ebbene? Che faresti?
-
-— Ebbene? Farei... così — ella gridò gettandoglisi fra le braccia — e
-ti direi: Son la tua sposa difendimi... Mi crederesti allora?
-
-— Ti credo, ti credo — proruppe il dottor Romualdo, stringendo al seno
-con impeto quel capo diletto. E mentre la copriva di baci, mormorava:
-
-— Oh Gilda!... Amor mio!
-
-— Non ci odii dunque più, noi povere donne? — ella chiese con malizia.
-
-— Adoro te — egli rispose — ecco quello ch'io so.
-
-
-
-
-XXIII.
-
-
-Pochi mesi dopo, una bella mattina di settembre, il professor Romualdo
-era affacciato alla finestra d'un albergo di Genova guardante il mare.
-Era l'albergo medesimo in cui, circa quindici anni addietro, egli
-aveva passato tante ore d'incertezza attendendo il suo misterioso
-abboccamento col capitano Rodomiti. Fra quelle pareti era cominciata
-per lui una nuova esistenza, eran cominciate le cure, i pensieri che
-dovevano far sbocciare la sua gioventù appassita prima di nascere,
-ed egli tornava oggi ai memori luoghi, allo stesso modo che l'egro
-risanato torna pellegrino alla fonte ond'ebbe il primo ristoro. Come
-quindici anni addietro, gli si stendeva davanti agli occhi lo splendido
-golfo riscintillante ai raggi del sole, e una selva d'antenne si
-levava al cielo, e mille barchette guizzavano sulle acque leggermente
-increspate, e s'alzava dai pensili giardini il profumo dei fiori, e
-dalle vie popolose l'allegro strepito del lavoro.
-
-Ma questa volta il dottor Romualdo non era solo. S'aprì l'uscio
-della camera attigua, e una giovine dalla persona snella e spigliata
-s'avvicinò con passo rapido alla finestra, e toccò lievemente la spalla
-del professore.
-
-— Sei tu, Gilda? — egli disse, voltandosi estendendole ambe le mani.
-
-— Va bene così? — ella chiese, mostrando la sua _toilette_ d'una
-elegante semplicità. E soggiunse: — Son curiosa di vedere che
-impressione gli faccio.
-
-— Sei bella, Gilda — riprese il professore. — Sei troppo bella per me.
-
-— Zitto — ella interruppe, portando al labbro l'indice della mano
-destra — Zitto, non voglio sentir coteste sciocchezze.
-
-La Gilda era sempre un po' magra, un po' pallida, ma il tempo andava
-via via scolorando le sue cicatrici e ricolmava lentamente le sue
-guance sparute, e faceva rinascere i suoi capelli, i cui ricciolini
-bruni spuntavano dagli orli della sua cuffia. In quanto al segno che
-l'era rimasto nell'occhio sinistro, esso non era percettibile a prima
-vista. Certo ella non era più, ella non sarebbe più ridiventata la
-splendida giovinetta che sollevava un mormorio di ammirazione sul suo
-passaggio, ma era chiaro che le conseguenze dell'accidente ond'ella era
-stata vittima avrebbero finito coll'essere assai minori di quanto s'era
-supposto.
-
-Ella s'accostò in punta di piedi all'uscio che metteva sul corridoio.
-
-— Vien gente? — domandò il professore.
-
-— No... Del resto, siamo intesi... Prima ch'egli entri scappo di là...
-
-— Cattiva! Vuoi lasciar me nell'imbarazzo...
-
-— Voglio veder come ti levi d'impaccio...
-
-Non occorre una grande sagacità a capire che il professore e la Gilda
-aspettavano qualcheduno. Questo qualcheduno era il capitano Rodomiti,
-il quale aveva scritto a' suoi amici annunziando loro che sperava
-d'essere a Genova col suo legno entro il settembre, e che giunto colà
-avrebbe chiesto una licenza di alcuni mesi, e sarebbe intanto volato
-subito a far loro una visita. Il capitano sapeva della malattia e
-della guarigione della Gilda; non sapeva il resto, perchè le notizie
-posteriori non avrebbero potuto pervenirgli durante il viaggio. Non
-doveva esser piccola sorpresa per lui l'apprendere il matrimonio del
-professore Romualdo con la figlioccia, e questa sorpresa i novelli
-sposi avevano voluto anticiparla col venirgli incontro essi stessi.
-Invero essi sentivano un po' di rimorso a non averlo consultato prima
-delle nozze, ma si capisce d'altra parte che la condizione di due
-fidanzati i quali abitano sotto il medesimo tetto è troppo ambigua
-perchè essi non abbiano da affrettarsi a diventar marito e moglie.
-Comunque sia, il professore e la Gilda, che s'erano sposati appena
-ottenuto il decreto reale che toglieva l'impedimento della parentela,
-si trovavano a Genova da un paio di settimane, e il nostro matematico
-andava ogni mattina nel banco di noleggi del signor Egisto Giorgi
-successore dei signori Radice e Lupini, per informarsi del capitano.
-Alla fine, la vigilia del giorno di cui parliamo, il dottor Romualdo
-era tornato all'albergo con una importante notizia. Il legno comandato
-dal Rodomiti era in vista e sarebbe entrato in porto verso notte.
-Allora il professore, d'accordo con la Gilda, era ripassato nel
-banco del signor Giorgi a lasciarvi un bigliettino pel capitano così
-concepito: «Sono qui all'_Hôtel de la Grande Bretagne_, nº 36. Ho molte
-cose da dirvi. Vi aspetterò domani all'albergo fino a mezzogiorno.» Il
-signor Giorgi, ch'era un uomo assai più officioso dei suoi predecessori
-Radice e Lupini, non solo si incaricò della trasmissione del biglietto,
-ma fece aver la mattina seguente al professor Grolli la risposta del
-capitano: «Sarò da voi prima dell'ora indicata — scriveva il Rodomiti;
-— ma che diamine v'impediva di venirmi a trovare a bordo? E la Gilda?»
-
-Erano le undici quando un cameriere picchiò all'uscio del nº 36, e con
-un certo timore reverenziale introdusse il gigantesco marinaio.
-
-— Oh Grolli — disse costui, stringendo cordialmente la mano del
-professore. — E la Gilda?
-
-— Ormai sta bene.
-
-— S'è sposata col suo Mario?
-
-— No...
-
-— Come?
-
-— Or ora vi dirò. Accomodatevi.
-
-Il capitano prese una sedia. — Non è la vostra camera da letto? — egli
-domandò, girando intorno gli occhi.
-
-— No... è un salottino... dormo di là — rispose il Grolli in fretta,
-come se le parole gli scottassero la lingua.
-
-— Cospetto! Siete in lusso ora — esclamò il Rodomiti. E soggiunse: — Su
-via, raccontatemi... Questo matrimonio?
-
-Quando il professore ebbe narrato che la Gilda aveva reso a Mario
-la sua libertà e che Mario aveva accettata l'offerta, il capitano si
-lasciò scappare una serqua di vigorose esclamazioni, le quali finirono
-con una domanda _ad hominem:_ — E voi?
-
-— Io? Che cosa?
-
-— E voi non avete data una buona lezione a quel bellimbusto che pianta
-la sposa perchè le è toccata una disgrazia?.. Oh lo so quel che volete
-dire... È stata lei... Grazie tanto... Ella non poteva fare altrimenti;
-ma un uomo che avesse avuto un filo d'onore non l'avrebbe presa in
-parola... Ah caro Grolli, se ero nei vostri panni, non l'andava a
-finire così... Gran che! Voi altri dotti non avete sangue nelle vene!
-
-A questo punto il capitano con un brusco movimento ruppe la spalliera
-della seggiola e si alzò di scatto facendo tremare i vetri della camera
-sotto i suoi passi pesanti e poderosi.
-
-— È dunque diventata un mostro questa Gilda? — egli ripigliò, dopo una
-breve pausa.
-
-— Un mostro! — esclamò il professore scandalizzato — Che idee?
-
-— Oh adesso vi riscaldate! Con me? Era meglio riscaldarsi con
-quell'altro... Via, scusate — continuò il Rodomiti, mutando tono. —
-Son certo che avete fatto tutto ciò ch'era possibile... Se la Gilda
-è sempre piacente, non dureremo fatica a darle un marito che valga
-più di quel vostro famoso pittore... Bisognerà pensarci insieme... Ma
-spiegatemi un po', perchè non l'avete condotta con voi a Genova?
-
-Il professor Romualdo, più confuso che mai, guardò istintivamente verso
-l'uscio della camera attigua.
-
-Questo imbarazzo non isfuggì al capitano, il quale chiese con una
-certa impazienza: — Siete in compagnia? C'è qualcheduno di là?... Avete
-un'aria di mistero!...
-
-— Benedette donne! — pensò il Grolli. — Hanno dei capricci!... Per
-secondar la Gilda mi convien fare questa commedia. — Insomma — egli
-disse a voce alta — ho da raccontarvi una novità...
-
-— Ed è?
-
-— Ho preso moglie...
-
-Questo annunzio produsse al marinaio l'effetto dello scoppio d'una
-mina. — Moglie?... Voi?... Scherzate?
-
-— Niente affattissimo — rispose il professore punto da queste
-esclamazioni — Parlo sul serio...
-
-— E il vostro odio per le femmine?
-
-— È sfumato...
-
-— Non c'è che dire — osservò il marinaio, calmandosi a poco a poco
-— voi siete il miglior giudice delle vostre azioni, e in quanto
-alla donna che vi sposò, ella può vantarsi d'avere sposato un gran
-galantuomo...
-
-— Non credete quindi che questa donna abbia commesso uno sproposito
-imperdonabile? — domandò il dottor Romualdo, alquanto rinfrancato.
-
-— Tutt'altro... tutt'altro... Anzi vi chieggo perdono... Del resto, è
-vero... siete ringiovanito, e mi congratulo con voi. Ma che volete?...
-Penso alla mia figlioccia... Converrete meco che adesso è più urgente
-che mai di accasarla... Povera Gilda!... È necessario ch'io la veda...
-Abita sempre con voi?
-
-— Sicuro...
-
-— Non v'invidio... Due donne sotto il medesimo tetto...
-
-— Ma mia moglie...
-
-— Non intendo dir male di vostra moglie... Dio guardi... Ma in ogni
-modo...
-
-— Volete conoscerla? — insinuò il professore, che non vedeva l'ora di
-gettar giù la maschera.
-
-— No, grazie... o almeno finchè non sia necessario. Non prendete in
-cattivo senso il mio rifiuto... Sapete che io sono un uomo alla buona,
-un uomo che si trova a disagio in mezzo alle nuove conoscenze...
-specialmente poi quando si tratta di signore...
-
-— E se fosse una signora che si conoscesse da un pezzo? — disse una
-vocina nota e melodiosa. In pari tempo la Gilda si precipitò nella
-stanza e si appese (qui la frase va a pennello) al collo del capitano.
-
-— Come? Che?... la Gilda...? — balbettò il Rodomiti nel colmo dello
-sbalordimento.
-
-— Sì, signore, la Gilda... Sono un po' mutata, ma insomma...
-
-Il capitano guardava alternativamente la sua figlioccia e il
-professore, le cui guance s'erano fatte del color della porpora — Sua
-moglie? — egli disse infine.
-
-— Sua moglie, sua moglie — ripetè la giovine.
-
-— Non è lo sposo ch'ella si meritava — osservò Romualdo in tono
-rimesso, ma senza affettazione di umiltà.
-
-— _Zio Tonino_ — disse la Gilda — fallo tu finire una buona volta...
-Egli ha paura che tu disapprovi il nostro matrimonio...
-
-— In verità, figliuoli miei — esclamò il capitano, scotendo forte
-la mano ad entrambi — in verità ch'io sarei una gran bestia se lo
-disapprovassi... Ma vi confesso che mi avete fatto cascar dalle
-nuvole... Ah professore, professore, siete più birichino di quello
-che credevo, voi... Basta... Intanto, Gilda, torno a dirti ciò che
-dicevo poco fa a lui... La donna che prese per marito questo signore ha
-sposato un fior di galantuomo...
-
-— Grazie, amico mio — interruppe il dottor Romualdo, raggiante di
-contentezza.
-
-— Un fior di galantuomo — continuò il capitano — a cui bisogna voler
-bene sempre.
-
-— Perdonandogli la sua età matura, il suo brutto visaccio, e i suoi
-capelli che imbiancano — soggiunse il professore, compiendo la frase.
-
-— Allora — saltò a dire la Gilda — io porterò in campo le mie cicatrici
-e il mio occhio sinistro...
-
-— Zitti tutti e due — gridò il capitano Antonio col suo vocione —
-amatevi e fatemi presto diventare padrino d'un bel maschiotto... Questo
-è l'essenziale.
-
-— Oh! — bisbigliò la Gilda, arrossendo.
-
-E il professore, tanto per mutar discorso: — E voi — disse — non
-penserete mai a farvi una famiglia?
-
-— Io? A sessantadue anni?... Eh via, a trentotto, ne avete trentotto,
-non è vero?
-
-— Sì.
-
-— A trentotto la cosa va co' suoi piedi, ma a sessantadue poi... ho
-proprio paura ch'essa andrebbe coi piedi degli altri.
-
- * * * * *
-
-La storia è finita. Che se qualcheduno volesse sapere che cosa
-pensi di queste nozze la signora Dorotea, dirò soltanto ch'ella ne è
-felicissima, che sostiene d'avervi contribuito per gran parte, ma che
-non sa persuadersi come un così bel matrimonio non debba fruttarle
-una vincita al lotto. E sì ch'ella va giocando a ogni estrazione i
-numeri che le sono suggeriti dalla cabala e da persone sperimentate e
-autorevoli.
-
-Del resto, dopo il primo momento di stupore, tutti si sono persuasi
-che il dotto professor Romualdo Grolli, sebbene non sia un Adone,
-può essere un eccellente marito rimanendo un insigne matematico; solo
-la signora Olimpia Lorati gli tiene il broncio perchè, volendo pure
-sposarsi, non ha sposato una delle sue figliuole.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of Project Gutenberg's Il Professore Romualdo, by Enrico Castelnuovo
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL PROFESSORE ROMUALDO ***
-
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-
+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 48625 ***
+
+ ENRICO CASTELNUOVO
+
+
+ IL
+ PROFESSORE ROMUALDO
+
+ 6º Migliaio.
+
+
+
+ ROMA
+ CASA EDITRICE A. SOMMARUGA E C.
+ 1884.
+
+
+
+
+ PROPRIETÀ LETTERARIA
+
+ Tip. della Camera dei Deputati — Stab. del Fibreno.
+
+
+
+
+I.
+
+
+Il dottor Romualdo Grolli, assistente alla cattedra di matematica in
+una Università del regno, e dilettante di chimica nel suo privato
+laboratorio, sedeva una mattina del maggio 1861 davanti alla sua
+scrivania, intento a copiare una Memoria da leggersi nell'Accademia
+scientifica e letteraria della città. Il tema, enunciato in un breve
+preambolo, era il seguente: _Determinare il volume della porzione di
+cono circolare retto che resta compreso tra un segmento circolare, un
+segmento iperbolico avente comune col circolare la corda e la parte
+del manto conico che la chiude._ Svolgendo il simpatico argomento, il
+dottor Romualdo era giunto a questo punto interessantissimo del suo
+lavoro:
+
+_dal triangolo A H G avremo H G = x (sen y)/(sen α)_
+
+e si compiaceva assai dell'evidenza di questa dimostrazione, quando
+intese bussar leggermente all'uscio.
+
+— Chi è? — egli gridò infastidito, tenendo sospesa in aria la penna.
+
+— La posta — rispose una voce femminile alquanto fessa; e in pari
+tempo la signora Salsiccini, vedova di un impiegato alle ipoteche e
+padrona di casa del professore, entrò nella stanza e consegnò al suo
+pigionale una lettera appena giunta. Il dottore prese quella lettera
+distrattamente fra le dita e la posò sul tavolino, poi scrisse in
+continuazione della sua Memoria: _Ne viene che l'area del segmento
+parabolico che si projetta in G H sarà 2/3 2 y x (sen y)/(sen α)._
+Posto qui un punto fermo, egli si degnò di slanciare uno sguardo
+sull'epistola recatagli dalla sua padrona.
+
+Intanto la signora Dorotea Salsiccini, che era una donnetta matura,
+corta, asciutta e linda della persona, era uscita senza far rumore,
+dopo aver abbassato le tendine di una finestra e aver spolverato la
+spalliera di una seggiola col rovescio del grembiale.
+
+— Chi può scrivermi da Genova? — disse il professore (lo chiameremo
+spesso con questo titolo) quand'ebbe esaminato per dritto e per
+rovescio la sopraccarta. È inutile soggiungere che egli non manteneva
+una corrispondenza molto attiva. Ma la meraviglia e il turbamento
+dell'egregio uomo furono assai maggiori allorchè gli fu noto il
+contenuto del foglio. Eccolo:
+
+ «Genova, 12 maggio 1861.
+
+ _«Stimatissimo Signore_,
+
+«Quantunque io non abbia l'onore di conoscerla, nè di essere da Lei
+conosciuto, La prego di voler recarsi immediatamente a Genova per
+ragioni di estrema importanza. Sarei venuto io stesso costì se mi fosse
+stato possibile di assentarmi per un paio di giorni, ma mi è forza
+attendere allo scarico del mio bastimento. D'altra parte, non credo
+opportuno di affidare alla posta le comunicazioni che debbo farle e
+le cose che debbo consegnarle. Io mi tratterrò in Genova per tutta la
+settimana; poi salperò per le Indie. A sua maggior guarentigia faccio
+autenticare la mia firma da questo Capitanato del porto.
+
+«Appena giunto a Genova voglia cercar di me presso i signori Radice e
+Lupini, sensali di noleggio in piazza Banchi.
+
+«Le ripeto che la faccenda per la quale Le dirigo questa lettera è tale
+da interessarla grandemente e da non poter essere confidata a terze
+persone.
+
+ «Mi creda
+
+ «_Suo obbl._
+
+ «ANTONIO RODOMITI
+
+ «_Capitano di lungo corso,
+ comandante la nave italiana
+ a tre alberi_, Lisa.»
+
+Seguiva l'autenticazione indicata.
+
+Il dottor Romualdo rimase di sasso. Chi era il capitano Rodomiti?
+Che poteva voler da lui? Un pensiero gli balenò alla mente, ma non vi
+si fermò più che tanto. Nondimeno tornò ad esaminare la lettera per
+vedere se vi fosse una parola che accennasse al luogo donde veniva
+la _Lisa_; ma non c'era nulla. Il capitano aveva stimato superfluo il
+dirlo o lo aveva taciuto ad arte. Telegrafare o scrivere per domandare
+schiarimenti era inutile. Su questo punto non c'era oscurità. Il signor
+Rodomiti diceva schietto che non avrebbe fatto le comunicazioni,
+nè consegnato le cose affidategli se non personalmente al professor
+Grolli. C'era un altro partito. Non darsi nemmeno per inteso del foglio
+ricevuto e continuare a svolgere l'elegante formula _x (sen y)/(sen
+α)_.
+
+No, no, quest'era impossibile. Il professor Grolli, quantunque avesse
+testa di matematico e abitudini di misantropo, non era poi un pezzo
+di marmo; egli sentiva che il capitano non gli aveva scritto senza una
+grave ragione, e che non era lecito di considerare la sua lettera come
+il capriccio del primo venuto. Che fare adunque? Prender la ferrovia,
+e quanto più presto tanto meglio. Il professore aperse un orario
+ch'egli aveva sul suo tavolino, e vide che a voler partire in giornata
+per Genova non ci era tempo da perdere. Pose sospirando un calcafogli
+sopra il manoscritto, buttò giù in fretta due righe pel rettore
+dell'Università, diede a traverso lo spiraglio dell'uscio un'occhiata
+al suo piccolo laboratorio per vedere se i fornelli erano spenti, poi
+aperse un tiretto del suo cassettone, ne tolse una camicia da notte che
+collocò in una sacchetta da viaggio, infilò un soprabito color pepe e
+sale, calcò sulla testa un berretto di panno nero con visiera di cuoio,
+prese sotto il braccio l'ombrello, e in questo elegantissimo arnese si
+presentò all'attonita signora Dorotea.
+
+— Parte, professore? — disse la buona donna, ch'era occupata a lavorar
+di calze.
+
+— Sì... Faccia il piacere di mandare qualcheduno all'Università con
+questo biglietto.
+
+— E... tornerà presto?
+
+— Domani, posdomani, di qui a due o tre giorni, non lo so di preciso.
+
+— E... scusi — continuò la signora Salsiccini sempre più impensierita
+— ha preso con sè l'occorrente, calze, polsini, colletti?
+
+— Sì, sì, ho preso tutto... basta.
+
+A vero dire, il professore non aveva preso altro che una camicia da
+notte, ma rispose di sì per levarsi d'impiccio. Del resto, egli non
+aveva mai brillato per una cura eccessiva della persona.
+
+— Un momento — soggiunse la signora Dorotea, vedendo che egli si
+avviava verso l'uscio. Si alzò dalla sedia, e staccata da un chiodo una
+spazzola, se ne servì per ripulirgli il soprabito. — Via, stia cheto un
+minuto... Come vuol andar così?... Non c'è altri al mondo per sciupar
+la roba in questa maniera...
+
+Mentre la padrona di casa si affaccendava intorno al recalcitrante
+scienziato, i due gatti _Mao_ e _Meo_, inseparabili compagni di
+lei, che dormivano rinvolti a spira ai due angoli di un canapè,
+si rizzarono sulle quattro zampe, arcuarono la schiena a foggia di
+cammelli, apersero la bocca ad un lungo sbadiglio, poi scesero dalla
+loro posizione eminente e vennero a fregarsi intorno al vestito della
+signora Dorotea.
+
+Questo atto amorevole dei due quadrupedi fece perdere al professore la
+poca pazienza che gli era rimasta.
+
+— Sempre le bestie fra i piedi — egli disse con un grugnito, e,
+svincolatosi dalla signora Salsiccini, lasciò la stanza e scese in
+fretta le scale.
+
+La signora Dorotea, rimasta sola, guardò prima _Mao_ e poi _Meo_, e
+dopo aver lisciato il pelo ad entrambi: — C'è del torbido — brontolò
+— c'è del torbido. — _Mao_ e _Meo_non seppero contraddire alle sue
+previsioni e ripigliarono in silenzio il loro posto sul canapè.
+
+Gli avvenimenti non tardarono a provare che la signora Dorotea si
+apponeva al vero.
+
+Erano scorsi due giorni dalla partenza del dottor Grolli, e l'ottima
+signora, discesa al pianterreno nel camerino della portinaja,
+comunicava a costei le sue inquietudini circa al proprio pigionale.
+Ella aveva finito appena di tessere l'elogio del dottor Romualdo, il
+quale, astraendo dalla sua misantropia, era un modello di puntualità
+e di discretezza, quando un fattorino del telegrafo si presentò sulla
+soglia e chiese — In che piano abita la signora Dorotea Salsiccini?
+
+La signora Dorotea, a sentir così inaspettatamente pronunciato il suo
+nome, divenne prima bianca e poi rossa, ed ebbe appena la forza di
+balbettare: — Sono io... ma...
+
+— C'è un dispaccio per Lei. Favorisca farmi la ricevuta.
+
+— Un dispaccio!... Ma io...
+
+— Dorotea Salsiccini, casa Negrelli, è Lei, o non è Lei?
+
+— Ih! un po' di pazienza — disse la portinaja, accorrendo in aiuto
+della pacifica pigionale del quarto piano. — Dacchè s'è fatta quella
+maledetta invenzione delle lettere che corrono lungo i fili di ferro,
+non c'è più pace per nessuno a questo mondo... e pei portinai meno che
+per gli altri... Di giorno, di notte, _drlin_, _drlin_, chi è?... Il
+telegrafo...
+
+— Insomma, non ho tempo da perdere — interruppe il fattorino. — Se non
+vogliono il dispaccio, lo riporto in ufficio e me ne lavo le mani.
+
+La signora Dorotea consultò con lo sguardo la signora Gertrude, e,
+incoraggiata da questa, prese il piego misterioso e consentì a fare
+col lapis, a piedi della ricevuta, uno sgorbio che doveva essere la sua
+firma.
+
+Il fattorino corse via rapido come una saetta, e la signora Salsiccini
+col dispaccio chiuso in mano si abbandonò sopra una sedia, e pregò la
+portinaja di darle subito un bicchier d'acqua.
+
+— Cara signora Gertrude... mi perdoni... ma non so proprio quello
+ch'io m'abbia... Sarà una sciocchezza, ma mi fa un certo senso... Io di
+questa roba non ne ho mai ricevuta.
+
+— Si faccia animo, non sarà nulla...
+
+— Domando io chi può telegrafare a me!... A me, che non m'impiccio
+degli affari degli altri, a me che non faccio male a nessuno?
+
+E intanto la signora Dorotea girava e rigirava il dispaccio nelle mani
+senza osare di aprirlo.
+
+La portinaja ebbe un'idea giudiziosa. — Se lo aprisse, vedrebbe...
+
+— Dopo, quando sarò risalita... Non ho meco nemmeno gli occhiali...
+
+— Per questo, cara signora Dorotea, non si confonda... Forse potrà
+accomodarsi coi miei... In ogni modo, se crede... io m'ingegno a
+leggere... e potrei... Dico così... non certo per curiosità... ma, in
+questi momenti... è forse meglio che ci sia una amica... Di me si fida,
+non è vero?
+
+— Le pare?
+
+— Sa ch'io non sono donna da far chiacchiere...
+
+Quest'affermazione non era esattissima; tuttavia la signora Dorotea
+consentì di buon grado a lasciar aprire il dispaccio alla portinaja.
+Costei ruppe audacemente la sopraccarta, e guardando la firma lesse:
+_Grolli._
+
+— Il professore!
+
+— Sicuro...
+
+— Che gli sia accaduta una disgrazia?
+
+— Or ora vedremo — continuò la signora Gertrude, e con qualche
+difficoltà decifrò l'intero tenore del telegramma:
+
+«Dorotea Salsiccini, casa Negrelli. — Arrivo stasera corsa otto e
+mezzo. Pregola preparare minestrina in brodo e letto nel camerino
+attiguo alla mia stanza per bimba di quattro anni.»
+
+— Bimba di quattro anni! — sclamò esterrefatta la signora Dorotea —
+Dice bimba?
+
+— Già... bimba.
+
+— Ah, signora Gertrude... io ritengo prossimo il finimondo...
+
+Esposta questa opinione radicale, la signora Salsiccini volle esaminare
+il dispaccio coi propri occhi aiutati dagli occhiali della portinaja.
+Non c'era dubbio. Il professore arrivava con una fanciulla! Egli che
+aveva un sacro orrore delle donne e dei bambini! E chi era costei? E
+per quanto tempo veniva in casa?
+
+— Il professore ha fratelli, sorelle? — domandò la signora Gertrude.
+
+— Ma no, ma no... nessuno... ch'io sappia... In tanti anni dacchè è
+qui, non ho visto nelle sue camere che qualche studente... E poi... è
+vero che parla poco, ma pure, diamine, se avesse parenti stretti, una
+volta o l'altra li avrebbe nominati... Creda, signora Gertrude, sarebbe
+da dar la testa nei muri....
+
+Se un così disperato proposito fosse stato espresso sul serio, il
+sospetto che la signora Gertrude era sul punto di manifestare non
+avrebbe potuto a meno di affrettarne l'adempimento.
+
+— E se fosse una figlia tenuta finora nascosta?
+
+La signora Dorotea scattò come una molla. — Sua figlia! Figlia del
+professore! Di un uomo che in fatto di femmine è un San Luigi...!
+Signora Gertrude, che cosa dice?
+
+— Eh, cara signora Salsiccini — replicò la portinaja battendole sulla
+spalla — _fidarsi è bene e non fidarsi è meglio_. In tempi nei quali in
+una sola estrazione del lotto si levano quattro numeri in fila, 66, 67,
+68, 69, non c'è da stupirsi di nulla.
+
+— Questo è vero — osservò la signora Dorotea, colpita da una così
+profonda riflessione. Però ella non poteva acconciarsi all'ipotesi
+della sua interlocutrice e riprese: — No, no... è impossibile...
+Quando? Come? Con chi?
+
+La portinaja aveva in serbo un'altra considerazione non meno profonda
+della prima. — Signora Dorotea, non si può credere come presto facciano
+gli uomini ad avere una figlia.
+
+Era evidente che la fede della signora Salsiccini era scossa. La
+signora Gertrude ne approfittò per continuare. — Non c'è timor di
+Dio, e anche il professore con le sue storte e i suoi fornelli è più
+del diavolo che di Cristo... Questa è la causa di tutto, cara signora
+Dorotea, non c'è religione... _Libera nos, Domine, a morte aeterna_ —
+ella concluse, facendosi il segno della croce.
+
+— _Amen!_ — disse la signora Dorotea. Poi soggiunse: — Figlia o no, col
+signor professore ce la intenderemo... Io ho appigionato le stanze a
+lui, e non voglio marmocchi... Ci mancherebbe altro.
+
+— Troppo giusto — assentì la portinaja.
+
+— Dunque la cosa resta fra noi — ripetè la signora Dorotea, quando, un
+po' rinfrancata, s'indusse a risalire le scale.
+
+— S'immagini... Io non parlo sicuro.
+
+Se la signora Gertrude parlasse, non si sa; fatto si è che la notizia
+della fanciulla d'ignota provenienza, la quale doveva arrivare la sera
+stessa col professor Grolli, si diffuse prestissimo fra gli inquilini
+della casa.
+
+
+
+
+II.
+
+
+Quantunque non siasi finora accennato nemmeno di lontano all'età del
+dottor Romualdo, scommetterei che il lettore rimarrà di sasso sentendo
+che il nostro matematico e chimico non aveva, nel momento in cui
+comincia questa storia, che ventitrè anni. Eppure era tanto vero che
+egli aveva solo ventitrè anni, quanto era vero che ne mostrava poco
+meno di quaranta. Nulla di giovanile nel suo aspetto. Rughe precoci
+solcavano la sua fronte alta e spaziosa; l'incolta capigliatura e
+l'ispida barba erano già punteggiate di bianco; agli occhi profondi,
+ch'erano forse l'unica sua bellezza, mancava la fiamma; a ogni modo,
+essi erano quasi sempre mezzo nascosti dagli occhiali. Sorrideva di
+rado; di statura appena mezzana, camminava un po' curvo con le mani
+intrecciate dietro la schiena sotto le falde del soprabito; vestiva
+negletto, schivava la società e divideva la giornata fra la scuola, i
+suoi libri di matematica e il suo laboratorio chimico. Nessuno l'aveva
+mai visto a un teatro, a un pubblico ritrovo, a fianco d'una signora.
+Tenersi lontano dalle donne era norma immutabile della sua condotta;
+nè in ciò metteva affettazione, nè ostentava la sua ripugnanza come
+sogliono quelli che furono vittime di qualche gran disinganno. Se era
+proprio costretto a parlarne, diceva che, a parer suo, la donna era
+un imbarazzo nella vita dello studioso, e soggiungeva ingenuamente
+che quanto a lui non ne aveva mai sentito il bisogno. Forse era la
+consapevolezza della sua inferiorità fisica, della sua goffaggine,
+che lo rendeva così avverso al bel sesso. Noi non amiamo le cose nelle
+quali siamo convinti di non poter riuscire.
+
+Del resto, al dottore Romualdo bastava la scienza. Nel 1859, quando
+tutta la gioventù era corsa alle armi, egli era rimasto nel suo
+gabinetto a studiare; il rimbombo del cannone non lo aveva commosso.
+Il giorno dell'ingresso delle truppe liberatrici, s'era mescolato alla
+folla, aveva istintivamente agitato il cappello e gridato _viva_ anche
+lui; ma, al più presto possibile, s'era ridotto nelle sue stanze, e
+per esilararsi un poco aveva fatto alcune esperienze col gas idrogeno.
+L'alloggio da lui scelto si confaceva alla sua misantropia. Era
+una casa di quattro piani, fuori d'una porta della città, guardante
+da un lato la strada maestra, dagli altri tre lati la campagna. La
+chiamavano, dal nome del proprietario, casa Negrelli, ed era tutta
+abitata da gente tranquilla. Solo sul davanti c'era un po' di rumore
+per effetto della strada, della vicinanza della porta, e del negozio di
+granaglie e coloniali che occupava due locali terreni del fabbricato.
+Questo negozio, appartenente al signor Gedeone Albani, andava lieto di
+una numerosa clientela, così rustica come cittadina. Infatti parecchie
+buone massaje mandavano a comprar le derrate dal signor Gedeone, il
+quale, trovandosi col suo deposito fuori della cinta daziaria, poteva
+usare notevoli agevolezze nei prezzi. La prosperità degli affari del
+signor Albani si vedeva riflessa nella sua faccia piena e rubiconda e
+nel suo umore scherzevole. Le guardie del dazio consumo venivano spesso
+a bere un bicchierino da lui, e, grate alla sua cortesia, non badavano
+tanto pel sottile se la sera, nel rientrare in città dopo aver chiuso
+il negozio, egli portava seco qualche pane di zucchero o qualche pacco
+di candele steariche.
+
+In quanto al nostro valentuomo, egli conosceva appena l'esistenza del
+signor Albani. Le finestre delle sue stanze davano sulla parte opposta
+alla strada; non gli giungeva all'orecchio altro suono che la voce
+dei bifolchi conducenti l'aratro, la canzone malinconica di qualche
+villana intenta alle cure dell'orto, il muggito dei bovi sparsi per la
+campagna; e, di notte, quand'egli vegliava sui libri, il gracidar delle
+rane e il latrar dei cani da pagliaio.
+
+Il quartierino della signora Dorotea era composto di un andito, una
+cucina, quattro stanze grandi e tre gabinetti. L'andito rettangolare
+aveva un uscio di fronte alla porta d'ingresso, e altri due usci, uno
+per parte. A destra di chi entrava c'era la cucina, e dopo la cucina
+un bugigattolo per la donna di servizio; a sinistra una stanza detta
+pomposamente salotto da ricevere, e sulla stessa linea un camerino di
+sbarazzo. Tutti questi locali avevano le loro finestre sul ballatojo
+che girava intorno al cortile. L'andito solo riceveva luce dalla
+portiera a vetri del salotto da pranzo, il quale metteva, a destra,
+alla camera da letto della signora Dorotea, a sinistra, a quella
+del dottore Romualdo. Un gabinetto annesso a quest'ultima camera
+e comunicante, mercè una porticina, col luogo di sbarazzo, avrebbe
+dovuto servire di studio, ma in realtà il Grolli studiava nella camera
+da letto. Lo stanzino egli lo aveva ridotto a sue spese a uso di
+laboratorio chimico. Le camere della signora Dorotea e del professore,
+il salotto da pranzo e il laboratorio guardavano sulla campagna e
+avevano aria e luce in quantità.
+
+Il professore Romualdo alloggiava in casa della vedova Salsiccini
+fin da quando aveva ottenuto il posto di assistente, vale a dire da
+circa tre anni. Nè vi alloggiava soltanto, ma aveva indotto la vedova
+ad assumersi anche la cura del suo mantenimento verso un modesto
+correspettivo. Un caffè e latte la mattina, un parco desinare al tocco,
+un pezzo di formaggio e un dito di vino la sera; il professore non
+esigeva di più. In tutto, fra alloggio e vitto, egli non ispendeva
+che centoventi lire al mese, una vera miseria. Così, a malgrado di
+quello ch'egli doveva aggiungere per vestirsi, per comperar qualche
+libro, per rifornir di storte e di lambicchi il suo laboratorio, gli
+riusciva ancora di far piccoli risparmi sul non lauto stipendio di
+assistente, e di avere un migliaio e mezzo di franchi raccolti presso
+una Banca del paese. Lo dicevano avaro, ma in realtà non era; la sua
+economia dipendeva dalla mancanza assoluta di bisogni. All'occorrenza
+sapeva fare perfino le sue spese di lusso, e non era altro che un
+lusso il suo laboratorio, poichè egli avrebbe potuto benissimo levarsi
+all'Università il capriccio delle esperienze chimiche.
+
+Nonostante la sua misantropia, il Grolli non era mal visto dalla
+gioventù. In primo luogo si doveva stimarlo pel suo valore scientifico.
+Il professore di cui egli era assistente godeva una fama europea, ma,
+attempato e malaticcio come era, non veniva mai alla scuola. Ebbene;
+la riputazione della Facoltà matematica dell'Università non aveva
+punto sofferto dacchè il Grolli saliva ogni giorno la cattedra resa
+già illustre dal titolare. Altro pregio universalmente riconosciuto
+del dottor Romualdo era la sua scrupolosa equità; onde gli studenti
+dicevano: — Meglio la ruvidezza del professor Grolli che la melliflua
+condiscendenza di tanti altri. Almeno il professor Grolli non ha
+predilezioni.
+
+Inoltre tutti sapevano che la sua adolescenza era stata piena di
+amarezze, che, rimasto a quindici anni orfano e senz'appoggio, aveva
+bastato a sè stesso dando ripetizione ai suoi condiscepoli, e che
+s'egli era riuscito a conseguir giovanissimo un posto onorevole
+nonostante la sua indole poco flessibile e la mancanza di tutte le doti
+esteriori, egli non lo dovea a nessun patrocinio illustre, ma soltanto
+al suo merito e alla sua perseveranza. Com'egli aveva studiato,
+come studiava sempre! Studiava al tavolino, studiava camminando,
+certo studiava anche dormendo. Le allegre brigate degli scolari lo
+incontravano talvolta sui bastioni, ed egli appena si accorgeva di
+loro, tanto era assorto nei suoi pensieri. — Zitto! — bisbigliava un
+bello spirito all'orecchio dei compagni — il professore Grolli è con
+la sua amante. — La sua amante! — esclamava un ingenuo matricolino,
+aprendo tanto d'orecchi. — Già, la sua amante, la matematica. — E tutti
+a ridere e a dirsi — In fatto d'amanti, valgon meglio le nostre. — No,
+no — ripigliava misteriosamente qualche cattivo soggetto. — La vera
+amante del professore la conosco io. — Un'amante in carne ed ossa?
+— Sicuro. Finirà collo sposarla. La sua padrona di casa. — E nuovi
+scrosci di risa sgangherate tenevano dietro alla insulsa facezia.
+
+La signora Dorotea, come si vede, era conosciuta dalla scolaresca. Chi
+si recava dal professor Grolli la trovava spesso in salotto seduta
+davanti al tavolino con la calza in mano e gli occhiali sul naso, e
+doveva assoggettarsi da parte di lei ad un succoso interrogatorio,
+modellato sempre sul medesimo stampo.
+
+— Di chi domanda?
+
+— Del professor Grolli.
+
+— È uno studente?
+
+— Sissignore.
+
+— Vada pure avanti.
+
+Non passava poi giorno che la signora Salsiccini non comparisse a
+due o tre riprese nelle strade della città; la mattina per la spesa,
+il dopopranzo per le visite, senza contar le volte ch'ella andava a
+desinare da qualche famiglia amica. A malgrado de' suoi cinquantacinque
+anni, ella camminava svelta e spedita, dimenando alquanto i fianchi
+e rassettandosi di tratto in tratto la mantellina che le scivolava
+giù ora da una spalla, ora dall'altra. Portava per solito un vestito
+bigio di lana e un cappello di paglia scura con tese sporgenti, con
+due barbine di fioretti artificiali, e con un velo celeste sul davanti,
+sotto al quale la buona vedova passava frequentemente il fazzoletto per
+soffiarsi il naso con gran romore.
+
+— Ecco la trombetta dei bersaglieri — esclamò una mattina uno studente
+di prim'anno, sentendo quel suono e vedendo quel passo marziale.
+
+— Questi studenti — disse la signora Dorotea — si prendono libertà
+anche con le femmine più contegnose.
+
+Del resto, la signora Salsiccini, quantunque fosse un po' pettegola,
+quantunque avesse la passione del lotto, era una eccellente pasta
+di donna. Pel professore aveva cure materne, ed ella lo avrebbe
+giudicato un uomo perfetto se fosse stato più espansivo con lei e le
+avesse concesso di metter lingua nelle sue faccende. Nondimeno ella lo
+aveva sempre difeso e aveva sempre levato a cielo l'illibatezza de'
+suoi costumi. Guai a lui s'egli le faceva far cattiva figura, guai a
+lui se tanto apparato di virtù veniva a risolversi in una figliuola
+clandestina!
+
+
+
+
+III.
+
+
+Era già tramontato il sole quando il treno che conduceva il dottor
+Romualdo giunse alla stazione di Genova. Il nostro amico, la cui
+inquietudine era andata crescendo di mano in mano ch'egli si avvicinava
+al termine del suo viaggio, salì nel primo _omnibus_ che gli si parò
+dinnanzi, e si lasciò condurre ad un albergo di aspetto signorile, ove
+ebbe la soddisfazione di esser preso pel servitore di una famiglia
+inglese arrivata insieme con lui. Tolto l'equivoco, egli venne
+affidato alle cure di un cameriere d'infima categoria, il quale, dopo
+avere acceso una candela, lo accompagnò in una stanzuccia del quinto
+piano. Lo scarso bagaglio e il vestito dimesso del viaggiatore non
+meritavano maggiori riguardi. Era già molto ch'egli pagasse il conto.
+Il cameriere, tanto per iscarico di coscienza, gli chiese s'egli avesse
+bisogno di nulla, e senz'aspettar risposta, lasciò la stanza tirando
+sgarbatamente l'uscio dietro a sè. Ma il professore non se n'accorse
+nemmeno, assorto com'era in un solo pensiero: cercar subito del
+capitano Rodomiti.
+
+Onde, risciacquatosi alquanto per liberarsi dal caldo e dalla polvere,
+scese le scale, e domandò subito la via per giungere in piazza Banchi.
+Non gli fu difficile arrivarci, ma dovette convincersi che per quella
+sera bisognava rinunciare all'abboccamento col capitano. Perchè
+l'ufficio dei signori Radice e Lupini, _shipbrokers_, era chiuso, e non
+si sarebbe riaperto fino alla mattina successiva. Il professore girò
+un poco a caso; poi, facendo di necessità virtù, ritornò all'albergo,
+ove si risovvenne che non aveva ancora desinato e mangiò un boccone
+in fretta e senza appetito. Quando si ridusse nella sua cameruccia
+al quinto piano, erano circa le dieci. Il dottor Romualdo spalancò la
+finestra e s'accorse che la sua soffitta aveva il pregio inestimabile
+di dominare il magnifico porto di Genova. Qua e là lungo la costa
+brillavano, mutando di tratto in tratto colore, i fanali dei fari
+lontani; più presso, la colossale lanterna disegnava sull'orizzonte
+la sua mole maestosa, come un bruno fantasma cinto il capo di luce
+spettrale; dalle oscure masse dei bruni navigli si levava al cielo una
+selva d'alberi; il silenzio dell'ora era rotto dal gemito del vento che
+investiva le sartie e dal suono dell'onda che veniva a frangersi sulle
+carene. Dai mari del tropico e dai mari del polo, ora cullati sulle
+acque tranquille, ora sbattuti dal flutto minaccioso, ora protetti
+dal più bel padiglione d'azzurro, ora avviluppati fra nuvole dense di
+pioggia e gravi di fulmini, attraverso bonacce, attraverso tempeste,
+lottando, soffrendo, quei mille e mille navigli erano convenuti allo
+stesso punto, e ora riposavano uno a fianco dell'altro dalle lunghe
+fatiche, salvo a dividersi presto per non incontrarsi forse mai più. Ma
+fra tanti legni quale era la _Lisa_? Gli occhi del professore cercavano
+invano d'indovinarlo, mentre il cuore con battito affrettato gli diceva
+che l'arrivo di quel bastimento, di cui ventiquattro ore prima egli
+ignorava perfino il nome, non doveva rimanere senza influenza sui suoi
+destini.
+
+Il nostro Romualdo dormì poche ore di un sonno interrotto. Al primo
+albeggiare calò impaziente dal letto, e si appoggiò di nuovo al
+davanzale della finestra. Una nebbietta sottile si stendeva sul mare
+e cingeva d'un tenue velo i legni ancorati nel porto; sotto, nella
+via buia, principiavano a muoversi delle ombre, a levarsi dei suoni;
+la città più operosa d'Italia si svegliava rapidamente. A poco a poco
+cresceva il moto e lo strepito; il fischio acuto della locomotiva
+fendeva l'aria; sui ciottoli della via si sentiva il rumore sussultorio
+dei carri pesanti e lo scalpitar delle zampe ferrate dei cavalli e
+dei muli; i ragli e i nitriti si mescevano al vociar dei facchini.
+Indi il sole, alzandosi sull'orizzonte, pennelleggiava d'una bella
+tinta di arancio le nuvolette sparse pel cielo; s'indoravano al caldo
+raggio le punte delle antenne dei bastimenti, spiccavano i colori delle
+allegre bandiere sventolanti da poppa, l'onda palpitante di voluttà
+si colorava di sprazzi argentini; sgombre dal grigio vapore che le
+avvolgeva si disegnavano con netti contorni le cupole delle chiese
+e le guglie dei campanili, e le case, e le villette disseminate sui
+colli, finchè i fasci luminosi invadevano anche le strade più anguste
+portando dappertutto il movimento e la vita baldanzosa della giornata
+che comincia.
+
+Prima delle sette, il professore era già fuori dell'albergo e
+passeggiava su e giù per la piazza Banchi aspettando che l'ufficio
+dei signori Radice e Lupini si aprisse. Lo aspettava con impazienza, e
+nondimeno, quando vide le imposte spalancate, e un signore dalla faccia
+rubiconda (certo il signor Radice o il signor Lupini) dondolantesi
+sulle punte dei piedi nel vano della porta, coi due pollici nelle
+tasche del panciotto, col sigaro in bocca e col cappello in testa,
+dovette fare altri tre o quattro giri prima di trovare il coraggio
+necessario per presentarsi. Intanto alcuni individui, che al vestito
+parevano gente di mare, vennero a scambiar poche parole col mediatore.
+Poi si lasciarono con una stretta di mano, e il signor Radice, o
+Lupini che fosse, gettò via il sigaro, aperse la bocca a un lungo
+sbadiglio, stirò le braccia ed entrò nel suo banco. Il dottore
+Romualdo, pensando che fra coloro i quali si allontanavano poteva
+esservi anche il capitano Rodomiti e che con la sua esitanza egli aveva
+forse perduto l'opportunità di veder subito il misterioso personaggio,
+ruppe finalmente gli indugi, e affacciatosi all'uscio con la mano al
+berretto: — Di grazia — chiese — c'è qui il capitano Antonio Rodomiti?
+
+Il signor Radice (o Lupini), vista l'esotica figura del professore, ne
+fu esilarato, e, da quell'uomo faceto ch'egli era, prima di rispondere,
+guardò sotto alle sedie, sotto ai banchi e perfino dietro le imposte di
+un piccolo armadio infisso nella parete; poi disse con una risatina; —
+Non lo vedo.
+
+Sconcertato un po' da questo strano accoglimento, il Grolli ripensò con
+desiderio alla sua cattedra, al suo laboratorio chimico e alla graziosa
+formola _x (sen y)/(sen α)_; tuttavia rinnovò la domanda con altre
+parole: — Ma non viene qui il capitano Rodomiti?
+
+— Sicuro che viene, ma adesso non c'è.
+
+— E... scusi... a che ora posso...?
+
+Il professor Grolli non aveva finito la frase quando il signor Radice
+(o Lupini) scoppiò in una risata sonora. Gli è che l'ottimo sensale
+di noleggi coglieva finalmente il frutto della sua facezia di pochi
+minuti prima. Poichè sulla soglia dell'ufficio, dietro la personcina
+esile e smilza del professore, era comparso un colosso alto quasi due
+metri e grosso in proporzione, e questo colosso era precisamente il
+capitano Rodomiti che il signor Radice (o Lupini) aveva fatto le viste
+di cercare perfino negli scaffali d'un armadio.
+
+— Con permesso — disse il capitano, il quale a cagione della sua mole
+ciclopica non poteva entrare finchè il professore non gli cedesse il
+posto.
+
+Costui sentì a trenta centimetri sopra il suo capo la voce tonante
+del nuovo arrivato, si voltò, guardò in su, e vide in mezzo a una
+nuvola di fumo che usciva dal caminetto di una pipa, una bella testa
+caratteristica con la carnagione abbronzita, la barba folta, gli occhi
+azzurri e profondi e una cicatrice a sinistra della bocca.
+
+— Con permesso — ripetè il capitano, e il dottor Romualdo si tirò da
+parte più confuso che mai, mentre il signor Radice (o Lupini) rivoltosi
+al colosso gli disse: — Capitano, quel signore domanda di voi.
+
+Il capitano Rodomiti squadrò d'alto in basso il signore piccino, si
+tolse la pipa di bocca, mandò fuori un buffo di fumo e chiese: — È lei
+il professore Romualdo Grolli?
+
+— Appunto, sono io — rispose il professore, alzando gli occhi in su
+come se guardasse un campanile.
+
+— Lietissimo di far la sua conoscenza... Se non Le dispiace, potremo
+andare in luogo tranquillo... a pochi passi di qui... A rivederci
+allora — continuò il capitano, salutando con la mano il sensale di
+noleggi senza pronunziarne il nome, e lasciando così sospesa la grave
+questione se il personaggio faceto fosse il signor Radice o il signor
+Lupini. — Eccomi con lei — egli riprese quindi, abbassando lo sguardo
+sul Grolli.
+
+E i due uomini uscirono insieme sulla strada. Il professore, che durava
+non poca fatica a misurare il suo passo su quello del capitano, gli
+veniva a fianco senza parlare nella speranza che l'altro iniziasse
+il discorso. Dal canto suo il Rodomiti avrebbe preferito di essere
+interrogato; onde tacevano tutti e due, e tacendo si esaminavano a
+vicenda. Una grande disparità fisica non suol generare a prima vista
+una grande simpatia reciproca fra due individui. E fra il Rodomiti e il
+Grolli la disparità non poteva esser maggiore. Il primo, come si disse
+or ora, era veramente un bell'uomo, dalla fisonomia aperta e leale, ma
+il dottor Romualdo lo considerava dal punto di vista onde gli uomini
+troppo piccoli considerano gli uomini troppo grandi, e non poteva
+guardare senza una certa diffidenza quella figura torreggiante, quelle
+membra atletiche, il cui solo contatto pareva doverlo schiacciare.
+Ed egli velava questa diffidenza con la unzione, con la timidezza che
+sono proprie dei deboli quando si trovano al cospetto dei forti, e che
+spiacevano singolarmente al capitano Antonio, già poco favorevole al
+_topo di libreria_.
+
+Il Rodomiti si determinò a romper pel primo il silenzio. E lo fece alla
+marinaresca, senza preamboli. — Io vengo da Montevideo, signore.
+
+Quest'annunzio fu una rivelazione pel Grolli. Egli alzò gli occhi verso
+il suo interlocutore, poi li chinò a terra e un vivo rossore si stese
+su quella parte del suo volto che non era nascosta dalla barba o dai
+capelli.
+
+— Da Montevideo — egli soggiunse, come facendo eco alle parole del
+capitano.
+
+E cento memorie della fanciullezza si affacciarono alla sua mente, e
+un nome scancellato quasi dal suo cuore gli tornò sulle labbra. Pur
+sul punto di pronunziarlo si arrestò, come se pronunziandolo violasse
+un voto, fallisse a un dovere. E si contentò di fare una domanda
+indiretta:
+
+— È partito da un pezzo di là?
+
+— Da due mesi e mezzo.
+
+— E la cosa per la quale mi ha chiamato a Genova ha relazione con
+questo suo viaggio?
+
+— Senza dubbio — rispose il capitano, stanco di tutto questo armeggìo.
+— Ho un incarico della signora Elena Natali.
+
+L'incanto era rotto. Il nome che da anni e anni il professor Grolli non
+sentiva più menzionare d'intorno a sè tornava a ferirgli l'orecchio,
+e la persona che portava quel nome stava forse per aver di nuovo una
+parte nella sua vita.
+
+— Elena! — balbettò il professore, più commosso ch'egli non volesse
+parere. — Non le sarà già accaduta sventura?
+
+— Povera signora! Se ella ebbe colpe verso la sua famiglia, le ha certo
+espiate.
+
+— Sarebbe... morta?
+
+— Quando partii da Montevideo, ella viveva, ma pur troppo era ridotta
+agli estremi... Basta, ora vedrà una sua lettera.
+
+In quella, il capitano, invitando il dottor Romualdo a seguirlo, infilò
+un portone spalancato, salì un paio di scale, spinse una porticina
+ch'era solamente rabbattuta ed entrò insieme al suo compagno in un
+andito stretto e buio.
+
+— Sei tu, Tonino? — disse una voce femminile. E in pari tempo una donna
+di mezza età aperse un uscio laterale dando un po' di luce all'andito
+tenebroso.
+
+— Son io — rispose il capitano — È fatta la mia camera?
+
+— Sì, Tonino... Bada al fuoco... Mi raccomando, con quella pipa.
+
+Il capitano Antonio fece spallucce, e chiese: — La bimba?
+
+— Dorme ancora... Devo svegliarla?... Poni il piede su quella
+favilla... Abbi riguardo, Tonino.
+
+— Lasciala dormire — replicò il capitano, senza curarsi delle strane
+paure di sua sorella Teresa circa al fuoco. — Passi, passi.
+
+Queste ultime parole erano rivolte al dottore Romualdo, che venne
+introdotto in una camera modesta ma pulita, e fatto sedere davanti a un
+tavolino.
+
+Il Rodomiti offerse al suo ospite un sigaro che questi rifiutò, poi
+tolse dal cassetto un grosso piego suggellato.
+
+— Ebbi queste carte dalla signora Elena — egli soggiunse. — Si
+compiaccia di leggerle. Io la lascio solo, ma tornerò di qui a
+mezz'ora... Intanto son di là con mia sorella. Se le occorre qualche
+cosa, tiri il campanello.
+
+E uscì inchinandosi alquanto per non urtar col capo sull'architrave.
+
+— Fumerà anche lui — brontolava la signora Teresa nell'andito — sicuro,
+fumano tutti adesso, fumano perfino le donne.
+
+E il capitano replicava infastidito: — Sempre questa fissazione del
+fuoco.... Non fuma, non fuma.
+
+Poi si fece silenzio, e il dottore Romualdo aperse con mano tremante il
+piego misterioso che gli stava davanti. Insieme con altre carte ch'egli
+si riserbò di esaminare più tardi, c'era una lunga lettera scritta di
+mano femminile.
+
+
+
+
+IV.
+
+
+«Fratello mio, — diceva quell'epistola — sono quasi dodici anni dacchè,
+figlia disobbediente e cattiva sorella, io lasciai il tetto domestico,
+ove avrei dovuto confortare la vecchiezza del babbo ed essere per
+te una seconda madre. Una passione infelice mi acciecò. Seguii oltre
+l'Oceano l'uomo che mi aveva ammaliata, e dopo essere rimasta senza
+risposta a due lettere scritte a nostro padre, non volli ritentare la
+prova; considerai che tutta la mia famiglia avesse cessato di esistere
+per me. Ero superba, Romualdo; mi pareva di esser trattata in modo
+indegno, e il mio cuore s'indurì nel dispetto e nell'ostinazione. Per
+altro, da un'amica mia io ricevevo di tratto in tratto nuove di casa,
+e da lei seppi della morte di nostro padre. Piansi, mi strappai i
+capelli, mi accusai di avere con la mia condotta abbreviato i giorni
+di quegli a cui dovevo la vita, e scrissi a te, fratello mio, a te che
+avevo cullato tante volte su' miei ginocchi, a te cui avevo insegnato
+a balbettare le prime parole. Ma certo tu mi credevi una triste donna,
+e la voce della tua sorella non ebbe un'eco nel tuo cuore. Aspettai
+per mesi e mesi una tua lettera intenerendomi all'idea di riceverla,
+sperando di poter iniziar teco attraverso l'Oceano uno scambio di
+assidue corrispondenze. Io dicevo: egli mi racconterà i suoi studi, mi
+racconterà i suoi primi successi; perchè io ti sapevo pieno d'ingegno,
+e non dubitavo che saresti riuscito; mi racconterà i suoi primi amori,
+e quando amerà anche lui, oh allora, ne son certa, mi perdonerà... Ma
+la tua risposta non venne, e l'orgoglio mi vinse di nuovo, e mi chiusi
+nel mio silenzio, che durò fino adesso. L'amica che mi teneva informata
+delle cose della mia famiglia, o è morta anch'essa, o si stancò di
+scrivermi. È proprio vero, sai, quel proverbio: _lontan dagli occhi,
+lontan dal cuore_. Per anni ed anni non seppi nulla di te. A malgrado
+che vi sia una continua emigrazione dall'Italia a queste contrade, dal
+nostro paese non è mai capitato nessuno. Finalmente arrivò qui, or son
+dieci mesi, certo Zirlo, della Spezia, che non ti conosceva di persona,
+ma che ti aveva sentito nominare perchè un suo nipote aveva studiato in
+codesta Università. Avevi dunque seguìto la tua vocazione, eri divenuto
+professore. Lo dicevano sempre in casa, a vederti immerso nei libri,
+alieno dai divertimenti, dai chiassi. Ma io volevo notizie più precise,
+e ottenni che il signor Zirlo scrivesse al nipote a questo scopo,
+raccomandandogli però (vedi come il mio orgoglio fa sempre capolino)
+di non farti saper nulla dell'incarico ch'egli aveva avuto. Il giovane
+rispose diffusamente, parlando della stima di cui godi, della certezza
+che hai di succedere in un termine non troppo lungo al professore
+titolare, dalle tue abitudini ritiratissime, della gravità del tuo
+carattere. Benedetto ragazzo! Sempre misantropo, fin da fanciullo!
+Dal giorno in cui ebbi queste informazioni fui più tranquilla. Non ti
+scrissi però; mi bastava saperti vivo, sano, onorato. Pensavo bensì che
+ti avrei scritto se si avverava un mio presentimento.
+
+«Questo mio presentimento sta per avverarsi. Io avrò presto fornito
+il mio cammino nel mondo, o fratello, e oggi stesso il medico, ch'io
+supplicai di dirmi la verità, mi confessò che non ho più che otto
+o dieci giorni da vivere. Grazie al cielo, la mia energia non mi
+abbandona nemmeno in quest'ultima prova. Bensì mi abbandona il mio
+orgoglio, e ti mando un tenero addio e ti chiedo perdono di esserti
+stata una cattiva sorella come fui una cattiva figlia ai nostri
+genitori, e ti prego di cosa che confido non mi sarà negata da te.
+
+«Ascoltami. Non t'intratterrò sulle vicende di quest'ultimi anni. Ho
+profuso tesori d'affetto su chi forse non n'era degno, ma che importa
+quando si ama? Saprai a ogni modo ch'_egli_ mi aveva sposata pochi
+mesi dopo il nostro arrivo qui, nel momento in cui ci nacque il primo
+figliuolo. No, egli non era senza cuore; egli non voleva, dopo aver
+disonorata una donna, abbandonarla; ma le avversità esacerbarono il
+suo carattere naturalmente sospettoso, iracondo, e resero ben dura,
+ben difficile la vita al suo fianco. Peggio poi quando vennero a
+travagliarlo le sofferenze fisiche, e il suo corpo che pareva di
+granito andò via via dissolvendosi come la cera al fuoco. Rimasi
+vedova, povera, senz'appoggi, con tre bambini a cui provvedere. Non
+mi perdetti d'animo, lottai contro tutti gli ostacoli, non isdegnai
+nessuna onesta fatica, apersi un piccolo albergo ch'ebbe prospere
+sorti, e riuscii, io donna debole e già cagionevole di salute, a
+ricondurre un po' d'agiatezza nella mia casa. Ma la sventura aveva
+preso a perseguitarmi. La febbre gialla mi portò via due de' miei
+figli; non mi rimase che la mia Gilda, la mia ultima nata. Lo vedi,
+ha il nome di nostra madre. E intanto il male che mi rodeva da gran
+tempo le viscere fece progressi rapidi, spaventevoli; invecchiai
+in pochi mesi più che non avessi invecchiato in dieci anni. Vedendo
+nello specchio le mie guance smunte, il mio colorito terreo, i miei
+occhi appannati, io non mi feci illusioni sul mio stato; pur lavorai
+ugualmente, finchè potei reggermi in piedi. Da un mese non esco dalla
+mia camera, da due settimane non lascio il letto. Oggi, te lo dissi
+già, so che vivrò ancora pochi giorni. Oh non è triste morire, ma
+è triste non poter più rivedere i cari volti delle persone amate, è
+triste non poter risalutare una volta la patria. E, per una madre,
+è triste sovra ogni altra cosa il dover lasciare una bimba di non
+ancora quattr'anni, senza sapere chi veglierà sulla sua infanzia, chi
+formerà il suo cuore e la sua mente. Qui ci sono molti italiani, e
+non sarebbe impossibile di trovar fra essi qualche anima generosa, ma
+siamo in paesi ove gli uomini vengono e passano; dall'oggi al domani la
+fortuna può balzarli in qualche fattoria lontana centinaia e centinaia
+di miglia, sul margine d'una foresta vergine, a poche ore dagli
+accampamenti di popolazioni selvagge che anelano di vendicarsi di ciò
+che noi europei facciamo loro soffrire. Poi la sete del guadagno sciupa
+i migliori caratteri; non si parla d'altro, non si pensa ad altro.
+Sì, forse nelle tiepide sere, sotto l'imponente padiglione azzurro di
+questo cielo, stanchi dalle fatiche del giorno, si pensa talvolta al
+luogo che ci ha visti nascere, all'orizzonte che i nostri occhi hanno
+contemplato schiudendosi alla luce, alle voci che ci sono prime suonate
+all'orecchio. E queste memorie tristi e soavi sono ancora la maggior
+ricchezza morale che ci rimanga. Ma chi è nato qui di genitori europei
+è un esule che non può ricordarsi la patria. Poichè qui si è esuli
+sempre, anche quando ci si nasce... E tale sarebbe la condizione della
+mia Gilda, se ella restasse in America... O Romualdo, questo pensiero
+è più acerbo di tutti i miei dolori fisici! Aggiungi poi che il poco
+denaro ch'io posso lasciare a mia figlia, sufficiente per mantenerla
+alcuni anni in Europa, sarebbe qui esaurito in brevissimo tempo.
+
+«Presi un partito decisivo, confortatavi anche dal consiglio e dalle
+offerte di un amico onesto e leale, il capitano Antonio Rodomiti, il
+quale, dacchè io mi trovo a Montevideo, fu qui più volte col suo legno,
+e nel suo penultimo viaggio tenne a battesimo la Gilda. Vistami ora in
+tante angustie e già spacciata dai medici, egli ebbe compassione di me.
+Ecco ciò che risolsi. Rimandare in Europa la fanciulla, approfittando
+della partenza per Genova del suo padrino, il quale se ne incarica
+come d'una sua creatura e non vuole un centesimo di compenso, vendere
+tutto il poco che ho e formare un peculio che accompagni la mia Gilda
+e le permetta di non essere a carico di nessuno durante il tempo della
+sua educazione; finalmente nominar te, fratello mio, tutore di questa
+orfanella, e raccomandartela, e scongiurarti, quando tu non possa
+(nè io certo lo pretendo) tenerla in casa tua, di metterla a pensione
+presso gente fidata, e di invigilare sopra di lei sino al giorno in cui
+ella sarà in grado di provvedere a sè stessa. No, tu non mi negherai
+questa grazia. La mia Gilda non deve turbare la quiete dei tuoi studi,
+ella non deve essere per te un peso o un ostacolo se tu hai già una
+famiglia, o se stai per averla. Ma io morrò più tranquilla pensando
+che uno di casa mia la sovverrà di consiglio ov'ella ne abbia bisogno,
+accorrerà al suo letto ov'ella sia malata... e le parlerà qualche volta
+di nostra madre. Oh sì, di me non importa che tu le parli, Romualdo; io
+non le lascio esempi da imitare, ma conviene ch'ella onori la memoria
+di nostra madre, di quell'angiolo che ci abbandonò mentre tu eri
+fanciullo ed io entravo appena nell'adolescenza, di quell'angelo, che,
+se fosse vissuto, mi avrebbe forse guarita delle mie pazzie...
+
+«In questa lettera troverai alcuni documenti che potrebbero esserti
+necessari: il mio atto di matrimonio, l'atto di morte di mio marito, la
+fede di nascita della Gilda.
+
+«Il capitano Rodomiti ha tutta la somma ch'io ricavai dalla vendita di
+ciò che possedevo. Egli ne sa la cifra precisa, ed ha l'incarico di
+convertirla in moneta italiana e di consegnartela. Credo si tratterà
+di una decina di mila lire. Puoi fidarti ciecamente del capitano. Per
+me ho serbato solo quel tanto che può bastare pei pochi giorni che mi
+restano da vivere. Lo stesso Rodomiti portò seco anche una cassa con
+alcuni vestiti per la Gilda e quanta più biancheria ho potuto radunare.
+Ti mando infine un medaglione d'oro, che la mamma, morendo, mi pose al
+collo e che non mi ha mai abbandonata. È inutile ch'io lo porti meco
+sotterra. Tienlo per memoria della tua sorella? Te ne ricordi della tua
+sorella? Di quando amavi arrampicarti sulle mie spalle, e gettandomi
+le braccia intorno al collo, insistevi perchè ti portassi in giro per
+le stanze? O di quando, più tardi, già in via di diventare un dottore,
+sebbene così piccino, mi sgridavi perchè con le mie chiacchiere
+disturbavo le tue lezioni?... Chi l'avrebbe detto allora che, poco
+tempo dopo, l'Oceano ci avrebbe divisi per sempre?... Capricci dei
+destino!... Ah se potessi, prima di chiudere gli occhi, vederti in
+mezzo ai tuoi scolari!... Ma è inutile far castelli in aria.
+
+«Lascerò l'ordine che ti mandino una copia del mio atto di morte.
+Voglio che tu abbia tutte le carte in regola, che nessuno possa
+sollevare dubbi sulle tue facoltà di tutore.
+
+«Basta ormai, fratello mio, sono stanca, e le poche forze che mi
+rimangono ho bisogno di serbarle pel momento terribile del mio distacco
+dalla Gilda. Pochi giorni prima o pochi giorni dopo, tanto e tanto io
+debbo presto lasciarla, e per lei è certo meglio separarsi dalla sua
+mamma oggi, che assistere a una dolorosa agonia; ma non si ragiona
+sempre, e allorchè saremo all'ultimo bacio, ho paura che il cuore mi
+scoppi. Povera Gilda! La vedrai. È bella come un angioletto; è un po'
+viva, ma giudiziosa, buona, e mi vuol tanto bene. Oh ne vorrà anche a
+te, ne sono sicura... Le dissi che deve andar via per qualche giorno
+col capitano Rodomiti, e quantunque ella adesso strepiti e pianga,
+spero che finirà col rassegnarsi perchè il capitano ha saputo trovar la
+strada del suo cuoricino. E poi ella si affeziona ben presto a quelli
+che sono gentili con lei.
+
+«Addio, Romualdo. Sono in procinto di comparire davanti al Signore, e
+ho fede ch'egli mi perdonerà le mie colpe perchè ho molto sofferto.
+E tu pure mostra di perdonarmi accogliendo il tesoro che ti affido.
+Quando questo foglio giungerà nelle tue mani, io non sarò più tra i
+vivi, ma chi sa, forse in quell'istante la tua sorella ti sarà più
+vicina che non ti sia mai stata da undici anni a questa parte, forse,
+passandoti accanto, spirito leggero e fuggitivo, ella deporrà un bacio
+sulla tua fronte. Ancora una volta addio, Romualdo.
+
+ «_La tua_ ELENA.»
+
+
+
+
+V.
+
+
+Il dottore lesse questa lettera tutta d'un fiato. Quando l'ebbe
+finita, egli si trovò in una condizione d'animo nuova per lui. Avvezzo
+a disciplinare i suoi sentimenti sotto l'impero della ragione, egli
+s'accorse che oggi essi si ribellavano al solito freno. Egli aveva un
+bel dirsi, che i legami di parentela, per intimi che siano, valgono
+ben poco senza i legami dell'anima creati dalla convivenza, dagli
+affetti, dai gusti comuni, aveva un bel dirsi che questa donna, di
+cui egli appena rammentava la fisonomia e con la quale per undici
+lunghi anni non s'era scambiato una riga, era per esso meno assai
+dell'ultimo fra i suoi studenti. Aveva un bel dirsi che, dimenticando
+i suoi doveri, Elena aveva perduto i suoi diritti e ch'ella non poteva
+turbare la vita raccolta e studiosa di lui gettandogli sulle spalle
+un cumulo di pensieri e d'inquietudini... Nonostante tutte queste
+savie considerazioni, egli si sentiva commosso come non era stato da
+un pezzo, si sentiva men fermo nel convincimento in cui era cresciuto
+circa ai torti di sua sorella, e per la prima volta nella sua vita
+dubitava di quella virtù arcigna che consiste nel soffocar le passioni
+e che nulla perdona agli altri perchè nulla comprende. Certo l'idea
+della povera Elena era stata ben singolare. Senza nemmeno sapere quali
+fossero le abitudini di suo fratello, senz'avere alcun dato preciso
+sul suo carattere, ella affidava a lui, morendo, la sua figliuola.
+E spediva questa bambina oltre all'Oceano, esponendola ai rischi e
+ai disagi di un lungo viaggio di mare, non preoccupandosi di ciò che
+sarebbe avvenuto s'egli non avesse accettato l'ufficio onde a lei
+piaceva di incaricarlo... Eppure, nella dolorosa situazione in cui ella
+si trovava, che altro avrebbe potuto fare? A chi altri rivolgersi? Non
+era egli il suo più stretto congiunto?
+
+Il professore Romualdo girava su e giù per la stanza, ora con le mani
+intrecciate dietro la schiena, ora gestendo, animatamente e cacciandosi
+su pel naso qualche presa abbondante di tabacco. Positivista come gran
+parte degli scienziati, egli non credeva ai viaggi fantastici d'oltre
+tomba; tuttavia le ultime parole della lettera gli ronzavano agli
+orecchi: _Forse in quell'istante tua sorella ti sarà più vicina che non
+ti sia stata da undici anni a questa parte, forse passandoti accanto,
+spirito leggero e fuggitivo, ella deporrà un bacio sulla tua fronte._
+
+— È permesso? — chiese dal di fuori una voce piena e sonora, ch'era
+impossibile prendere in isbaglio.
+
+Il Grolli trasalì. — Chi è?
+
+— Sono io, sono il capitano Rodomiti.
+
+E la poderosa persona del marinaio si affacciò alla soglia. Egli aveva
+sempre la sua pipa in bocca e la sua testa era circonfusa da una nuvola
+di fumo.
+
+— Se desidera ancora rimaner solo... se non ha letto tutte le carte che
+le ho lasciate — continuò il capitano, mostrandosi pronto a ritirarsi
+di nuovo.
+
+— No, no — disse il Grolli, e, vincendo la sua innata timidezza, fece
+qualche passo verso il suo interlocutore; quindi soggiunse senz'alzare
+gli occhi: — Ho letto, e innanzi tutto mi lasci dirle che Lei è un cuor
+generoso.
+
+— Basta — interruppe il colosso — non perdiamoci in complimenti. Noi
+uomini di mare, quando facciamo una cosa, crediamo di far ciò che
+c'impone il nostro dovere. La prego invece di accostarsi di nuovo al
+tavolino... Qui... s'accomodi.
+
+Così dicendo, depose la pipa in un angolo della stanza e si tolse di
+tasca un piccolo astuccio.
+
+La signora Teresa sospinse adagino l'uscio e cacciò la testa per lo
+spiraglio.
+
+— Che c'è? — gridò il capitano.
+
+— Niente... mi pareva di sentire odor di bruciato.
+
+Il capitano Rodomiti non potè a meno di lasciarsi sfuggire una vivace
+esclamazione marinaresca che pose in fuga la signora Teresa; poi chiuse
+l'uscio per di dentro e tornò dal professore Romualdo.
+
+— Questo — egli ripigliò, consegnandogli l'astuccio — è il medaglione
+che la signora Elena m'incaricò di portarle.
+
+Vi fu un momento di silenzio. Il dottor Grolli aveva aperto l'astuccio
+e stava contemplando quel gingillo che aveva attraversato due volte
+l'Oceano e che gli ricordava sua madre.
+
+— Ed ora — proseguì di lì a poco il capitano — non Le spiaccia
+esaminare questa nota. È scritta tutta di pugno della signora Natali,
+e contiene l'elenco delle monete da lei versate nelle mie mani il
+giorno della mia partenza. In tutto 2100 piastre d'argento, che io
+convertii qui in franchi 10,674 56, com'Ella vedrà su questo polizzino
+del cambiavalute. La somma è presso i signori Radice e Lupini, ove
+andremo a ritirarla più tardi. Lei è il tutore naturale e legittimo di
+sua nipote; dunque il danaro va pagato a Lei, ed Ella lo impiegherà
+nel modo che reputerà più sicuro e proficuo per la sua pupilla... Io
+non debbo e non voglio ingerirmene... Ma adesso, due parole schiette
+e leali fra noi... A giorni io parto per un lunghissimo viaggio...
+Vorrei lasciar Genova con la coscienza tranquilla circa all'avvenire
+della bambina... Anche noi lupi di mare siamo atti ad affezionarci a
+qualcheduno, e io ho preso a voler bene a questa figlioccia. Accampar
+diritti non posso: non ne ho; avevo degli obblighi e sto per esserne
+liberato... Ma con la franchezza del galantuomo che parla ad un altro
+galantuomo Le dico: l'ufficio che la signora Natali le assegna è grave,
+assai grave... Colto alla sprovveduta come fu, Ella non può averne
+ancora misurata tutta l'importanza... Se non si sentisse in grado
+d'incaricarsi della piccina, vedremmo insieme che cosa si potrà fare...
+Povera Gilda!... Ci pensi, ci pensi, signor professore.
+
+Il capitano era visibilmente commosso; egli si chinò a raccogliere la
+sua pipa, l'accese e risollevò intorno a sè una nuvola di fumo.
+
+— Capitano — esclamò il professore, che aveva ripreso i suoi giri per
+la stanza e che mal dissimulava la sua inquietudine, — prima di tutto,
+siamo ben sicuri che mia sorella sia morta?
+
+— Non c'è dubbio, signore. Ella era già all'ultimo stadio della
+consunzione... Questione di giorni, di ore forse... Il corpo era
+sfatto, signor professore, ma l'anima era sempre d'acciaio... Ho
+visto pochi uomini andare incontro alla morte come ci andava lei... Ha
+sorriso persino nel separarsi dalla Gilda.
+
+Il dottor Grolli abbassò il capo e stette muto alcuni secondi; poi
+disse: — Con la franchezza con cui mi ha interrogato, voglia pure
+rispondermi... Mia sorella manifestò mai il pensiero ch'io potessi
+sottrarmi al delicato incarico ch'ella mi affidava con la sua lettera?
+
+— No — rispose il Rodomiti, dopo aver riflettuto un istante. — Una sola
+volta, io medesimo, lo confesso, le feci intravedere la possibilità
+d'un suo rifiuto. Ella, che giaceva supina sul suo letto, si alzò
+faticosamente a sedere, e mi guardò sbigottita, ma la sua fisonomia non
+tardò a riprendere la sua espressione naturale. Mi tese la mano scarna,
+con queste parole che non dimenticherò mai: — In ogni caso, capitano,
+io mi fido di voi... la mia Gilda non sarà gettata sulla strada. — Può
+fidarsene, signora Natali — io risposi. — Lo sapevo — ella bisbigliò
+con un sorriso. E tutta racconsolata lasciò ricadere il capo sul
+guanciale.
+
+— Ebbene, capitano Rodomiti — proruppe il dottore, animandosi a un
+tratto — prima che su ogni altro, mia sorella aveva fatto assegnamento
+su me. Io non permetterò ch'ella vi abbia fatto assegnamento invano.
+
+Il capitano si levò la pipa di bocca e la tenne fra le dita sospesa
+all'altezza della spalla, poi fissò i suoi occhi in quelli del
+professore, che esprimevano una volontà ferma e risoluta, e gli tese la
+sua mano bruna e incallita.
+
+— Bravo, professore, Lei mi solleva da un gran pensiero... Mia sorella
+Teresa avrebbe tenuto volentieri la piccola Natali presso di sè, ma io
+non sarei stato appieno tranquillo. Teresa ha un cuor d'oro, ma è un
+po' corta, ha certe fissazioni strane e per troppa affezione si rende
+molesta... Bravo, professore... Io m'ero ingannato nel giudicarla...
+Sì, non glielo dissimulo, a prima vista io temevo che Lei avrebbe
+cercato ogni pretesto per isbarazzarsi di questa nipote che Le piomba
+addosso dall'America... Avevo sbagliato; tanto meglio... Oh per me,
+quando sbaglio, lo dico aperto... Venga di qua adesso, signor dottore.
+
+E, aperto l'uscio, invitò il Grolli a passare avanti.
+
+La signora Teresa, appena sentì lo scalpiccìo dei piedi nell'andito,
+uscì da una stanza e si avvicinò il fratello chiedendogli piano — Hai
+parlato?
+
+— Ho parlato, ma non se ne fa nulla. Il signor professore vuole la
+bimba per sè... E noi — egli si affrettò a soggiungere, vedendo ch'ella
+si disponeva a replicare — non possiamo fare alcuna obbiezione, perchè
+egli è nel suo pieno diritto.
+
+La donna, che aveva una gran soggezione del suo Tonino, com'ella
+chiamava il gigantesco fratello, non aperse bocca, e si limitò a
+congiunger le mani e a tentennare il capo con aria malcontenta. —
+È già vestita — ella disse poi, mettendo il piede sopra una favilla
+sprigionatasi dalla pipa del capitano e caduta sul pavimento.
+
+Sotto questi auspizi il professor Grolli fu presentato alla Gilda col
+vezzeggiativo di zio Aldo. La fanciulla era bruna, ricciuta, aveva due
+occhi color nocciuola pieni di vita e d'intelligenza, membra snelle,
+giuste, aggraziate, statura piuttosto alta per l'età sua. È forza
+riconoscere ch'ella mostrò di gradir poco la presentazione. Infatti,
+quando lo zio Aldo tentò di prenderla in braccio, ella si scontorse e
+si mise a strillare in modo che gli convenne deporla subito in terra,
+e quando lo zio Aldo, che aveva disimparato i baci da un pezzo, si
+chinò a baciarla, ella tornò a piangere al contatto della sua ispida
+barba. Onde il professore si perdette d'animo, e la signora Teresa
+dichiarò al fratello che mai e poi mai la Gilda si sarebbe acconciata
+ad andarsene con quel porcospino. Il capitano Rodomiti, vista la
+difficoltà della situazione, volle rimaner solo con la bimba, che lo
+chiamava abusivamente zio Tonino e che nei due mesi e mezzo passati
+a bordo della _Lisa_ non gli aveva disobbedito una sola volta; se la
+fece sedere sulle ginocchia, quindi se la portò sulla spalla destra
+tenendola ritta, tantochè ella potesse toccare il soffitto colle
+sue manine, la condusse in giro per la stanza in questa posizione
+eminente, le raccontò alcune storielle, e le promise di raccontargliene
+dell'altre la sera, purchè fosse buona e si lasciasse prendere in
+braccio e baciare dallo zio Aldo. Così quando la Gilda ricomparve
+insieme col capitano, ella era di umore assai più mansueto, e respinse
+meno violentemente le carezze abbastanza impacciate dello zio.
+
+
+
+
+VI.
+
+
+Il dì seguente, nelle prime ore del pomeriggio, fra i tanti _fiacres_
+che percorrevano le vie di Genova diretti alla stazione, ce n'era uno
+aggravato dal peso formidabile del capitano Rodomiti, e da quello assai
+più tenue del dottore Romualdo e della piccola Gilda. Il capitano
+dondolava la bimba sulle sue ginocchia cingendole con un braccio
+la personcina elegante, mentre con la mano che gli restava libera
+sosteneva la sua pipa di maiolica, da cui si alzava una colonna di
+fumo ancora più densa dell'ordinario. Quanto al professore, si sarebbe
+detto ch'egli studiava un problema di matematica. E invero, ciò ch'egli
+studiava in quel momento era per lui ben più difficile d'un problema di
+matematica. Si trattava di apprendere l'arte di addomesticare la Gilda
+Natali come il capitano era riuscito ad addomesticarla, e l'occhio
+del Grolli passava dal Rodomiti alla fanciulla e dalla fanciulla
+al Rodomiti, tentando di coglier la formula d'una situazione così
+delicata. Ahimè, nè la geometria superiore, nè l'algebra offrivano
+la soluzione dell'arduo quesito; e il libro dei logaritmi saputo a
+memoria giovava assai meno allo scopo di quello che non gioverebbe
+il libretto dell'_Attila_ a far comprendere la questione d'Oriente.
+Onde il professore sudava freddo pensando che, una volta salito in
+ferrovia, egli si sarebbe trovato alle prese con difficoltà assai
+maggiori di quelle incontrate fino allora nella sua vita tutta studio
+e raccoglimento. Dal canto suo il capitano pareva molto più occupato
+della bambina che di colui il quale doveva succedergli nell'averne
+cura. Egli ravvolgeva le dita nei folti e ricciuti capelli di lei, le
+sfiorava carezzevolmente col dorso della mano la guancia, e la guardava
+con occhi inteneriti attraverso le nuvole di fumo svolgentisi intorno
+alla sua pipa. Dinnanzi a un confettiere, egli fece fermar la carrozza.
+Scese con la Gilda, entrò nel negozio e comprò alcuni frutti canditi,
+ne diede uno alla bimba e affidò gli altri al professore perchè li
+portasse seco in vagone e li distribuisse con parsimonia alla sua
+compagna nei momenti scabrosi. Alla stazione il capitano s'incaricò
+egli stesso di consegnare il bagaglio della fanciulla; poi scelse pei
+due viaggiatori una buona carrozza di seconda classe ancora vuota,
+ve li fece salire e, ritto dinnanzi allo sportello con un piede sul
+montatoio, formò un argine insuperabile a tutti quelli che avrebbero
+voluto entrare nel compartimento. Quando lo sportello fu chiuso dal
+conduttore, il Rodomiti mise sul montatoio anche l'altro piede e
+introducendo la testa nel vano del finestrino continuò a mantenersi
+in comunicazione col professore e con la Gilda, sulla cui fronte
+principiavano ad addensarsi certe grosse nubi foriere della tempesta.
+Infine, allorchè la parola _pronti_ fu ripetuta da un capo all'altro
+del convoglio e la macchina mise il suo fischio, egli baciò di nuovo la
+bambina, strinse vigorosamente la mano del Grolli, e calatosi a terra,
+se ne stette immobile a veder sfilarsi davanti i vagoni. Quando avrebbe
+riabbracciato la sua figlioccia? S'era avvezzo ormai alla compagnia
+della gentile creatura, per quasi tre mesi l'aveva avuta ai fianchi
+a tutte le ore, l'aveva tenuta a dormire nella sua cabina, l'aveva
+addomesticata allo spettacolo del mare in tempesta, del cielo scuro e
+iracondo, s'era avvezzato a vestirla, a spogliarla, a metterla a letto,
+e adesso gli toccava lasciarla forse per sempre. — A rivederci tra
+qualche anno — egli aveva detto nell'accommiatarsi dal professore; ma
+chi sa che cosa sarebbe accaduto fra qualche anno? Intanto fra pochi
+giorni egli salpava per le Indie, e la Gilda avrebbe un bel chiamare lo
+_zio Tonino_!
+
+Con questi pensieri lo _zio Tonino_ si allontanava dalla stazione, e
+fosse il fumo della pipa o altro che gli dèsse molestia, fatto si è
+ch'egli dovette passarsi più volte la manica del vestito sugli occhi.
+
+Mentre il capitano Rodomiti si affannava nelle angustie dell'avvenire,
+il professore Romualdo era in mezzo alle tribolazioni del presente.
+Fino all'ultimo momento la Gilda era fissa nell'idea che lo _zio
+Tonino_ sarebbe partito con lei, e aveva creduto ch'egli scherzasse
+dicendole il contrario. Ma quando il convoglio si mise in moto, ed ella
+vide che il capitano restava davvero alla stazione, non ebbe ritegno
+alcuno nell'urlare e nel piangere. Il meschino professore non sapeva
+più a che santi votarsi, e girava intorno certi occhi smarriti come se
+dovesse capitargli un aiuto di sotto i sedili. Invano ricorreva alle
+preghiere, alle minacce, alle frutta candite lasciategli dal capitano;
+preghiere e minacce non valevano a nulla, e le frutta candite venivano
+dalla terribile Gilda tramutate in proiettili ch'ella slanciava a tutti
+gli angoli della carrozza. Ah se il nostro Romualdo avesse potuto dire
+al macchinista come si dice a un cocchiere — _Torniamo indietro!_ —
+Se avesse potuto almeno riconsigliarsi col capitano Rodomiti, prender
+da lui una nuova lezione sul _modus tenendi_ con questa indomabile
+nipote! Doveva proprio capitare a lui! A lui che non dimandava se non
+che di vivere tranquillo in mezzo alle equazioni di terzo grado e alle
+storte del suo laboratorio! Così si giunse alla prima stazione, ed il
+professore stava raccogliendo da terra gli avanzi della battaglia,
+quando lo sportello si spalancò e il conduttore introdusse nella
+carrozza una famiglia di sei persone, che vennero ad occupare tutti i
+posti disponibili. Il professore, colto di sorpresa, ebbe appena tempo
+di mettersi ritto e di tirar da una parte la recalcitrante fanciulla,
+ma non potè impedire ad una grossa e rispettabile matrona di sedersi
+sopra un _mandarino_, il quale scoppiò come una granata e abbellì di
+non previsti ornamenti il vestito della signora. Onde i richiami e le
+lagnanze dei compagni di viaggio vennero ad aggiungersi alle altre
+allegrezze dell'infelicissimo Grolli. In quanto alla Gilda, seppure
+di tratto in tratto ella si distraeva guardando fuori della finestra
+gli alberi e le case, questi lucidi intervalli duravano poco, e
+ogni pretesto bastava a rimetterla sul piede di guerra. Allora le si
+manifestavano tutti i bisogni fisici e morali del mondo. Pareva aver
+più sete dei Crociati sotto Gerusalemme, più fame dei figli del conte
+Ugolino, più necessità di locomozione di un condannato da dieci anni al
+carcere cellulare. Quando poi, nelle brevi fermate, il povero Romualdo
+chiamava il caffettiere della stazione per offrire alla bisbetica
+sua pupilla una limonata o una cialda, o quando egli le proponeva di
+condurla a far quattro passi sotto la tettoia, ella rispondeva con
+uno sdegnoso rifiuto, salvo a ridomandare, appena il convoglio era
+in movimento, ciò che ormai non poteva più ottenere. Intanto alle
+varie stazioni qualche viaggiatore scendeva, qualche altro saliva, e
+la compagnia andava mutandosi continuamente. Ma per quante mutazioni
+accadessero, il professore non vedeva intorno a sè che volti ostili,
+non sentiva che un mormorio poco lusinghiero per lui. La bimba destava
+affetti diversi a seconda dell'indole più o meno tollerante, più o meno
+amorevole dei passeggeri, ma l'esotico personaggio che la accompagnava
+non riusciva simpatico a nessuno. Chi lo trovava troppo severo e chi
+troppo indulgente; ma tutti convenivano nell'attribuire a lui solo
+l'inquietudine della piccina. E se il professore tentava di conciliarsi
+il gruppo delle anime pietose con qualche carezza alla Gilda, egli
+vedeva oscurarsi maggiormente i volti delle persone rigide e gravi,
+e, se in omaggio a queste accennava, a voler inaugurare un regime di
+repressione, i viaggiatori di pasta molle sembravano voler mangiarlo
+cogli occhi.
+
+Persino un uomo serio, calvo, impettito, che per lungo tempo aveva
+conservato la più stretta neutralità, ad un certo punto, ritirando un
+lembo del suo soprabito su cui la fanciulla aveva creduto opportuno
+di mettere i piedi, sentenziò gravemente: — Quando non si sa tenere i
+bimbi, si lasciano a casa.
+
+Già! Come se il professore si trovasse a sì mal partito per sua propria
+elezione.
+
+Sull'imbrunire, la Gilda prese sonno, e vi fu un po' di tregua. Il
+riposo del corpo ridonò la serenità anche all'espressione del viso
+della fanciulla. Il demonio era cambiato in cherubino.
+
+— Ma se è un angiolo... Basta guardarla — disse con voce commossa una
+signora sentimentale, rivolgendosi al marito.
+
+— A rivederci quando si sveglia.
+
+— Che?... Coi bimbi è questione di tatto... Me ne intendo, io...
+
+— Quel signore deve intendersene pochino...
+
+— Quello non è un uomo, è un orso... È bella davvero la bimba, sai...
+Che capelli! Con quei ricciolini intorno alla fronte.... E quella
+manina che le penzola da un lato... Cara... Se ci fosse uno scultore...
+Oh! Ma tira del vento... Signore, dico... signore!
+
+Il Grolli stentò molto ad accorgersi che questo appello era indirizzato
+a lui.
+
+Quando ne fu sicuro, volse gli occhi da quella parte, ripose in tasca
+frettolosamente un fazzoletto turchino col quale si era asciugato
+la fronte, e stette immobile ad attendere i responsi della nuova
+interlocutrice.
+
+— Scusi, sa, non potrebbe chiuder la finestra? La bimba è tutta
+sudata... Si fa così presto a buscarsi un malanno!
+
+E il professore, arrossendo di non averci pensato lui, si affrettò a
+seguire il consiglio della persona prudente.
+
+Certo, se il professore fosse stato espansivo, se avesse spiegato la
+vera condizione delle cose, e come si trovasse lì in quel momento con
+quella bambina al fianco, egli avrebbe disarmato in parte i giudizi
+sfavorevoli sul conto suo. Ma il Grolli non era uomo da perdersi in
+chiacchiere, e aveva già fatto uno sforzo superiore ai suoi mezzi
+rispondendo con monosillabi alle domande che gli erano rivolte.
+Estenuato dalla fatica, egli non si curava punto di modificare
+l'opinione pubblica a suo riguardo; pensassero ciò che loro piaceva,
+in quanto a lui desiderava una cosa sola: che la sua tumultuosa nipote
+dormisse almeno ventiquattr'ore, tanto da permettergli di riprender
+fiato. In verità, pel momento, egli non sapeva se augurarsi o temere la
+fine del viaggio. Egli avrebbe ben volentieri portata di peso la Gilda
+sulle sue braccia dal vagone fino ad un _fiacre_, pur ch'ella non si
+fosse destata, ma era sperabile ch'ella avesse un sonno così profondo?
+E chi sa che strepito allo svegliarsi!... All'idea di attraversare la
+stazione in compagnia di una bimba strillante, gli venivano i brividi
+della febbre.
+
+Prima che finisse il viaggio, la Gilda si risentì più volte mostrando
+chiaramente che il riposo poteva ristorare le sue membra, ma non
+acquetava punto i suoi umori ribelli. Al momento di scendere, per
+buona ventura ella dormiva. Il professore, con un impeto disperato,
+la prese in collo, saltò già dalla carrozza, e tenendo i biglietti
+della ferrovia fra i denti, l'ombrello nella posizione d'un fucila a
+_spall'arm_, e la sacchetta infilata all'ombrello in modo che venisse
+a battergli sulla schiena, si avviò di corsa verso l'uscita della
+stazione.
+
+Pure il suo eroismo poco gli valse; chè la piccina aperse gli occhi
+mentre ch'egli era ancora sotto la tettoia, e si mise a strillare e ad
+agitare braccia e gambe come un'ossessa. E quasi lo facesse apposta,
+strillò e si dimenò più che mai davanti a due studenti dell'Università,
+i quali erano venuti lì ad aspettare qualcheduno, e senza questo
+strepito non si sarebbero forse nemmeno accorti del passaggio del
+dottor Romualdo.
+
+— Guarda — gridarono i giovinetti ad una voce. — Il professor Grolli!
+
+— Santo cielo! — soggiunse l'uno dei due. — Pare abbia rubato una
+bimba... Come corre!
+
+— E l'altra, come strilla!
+
+— Buona sera, signor professore — gridò il primo, ch'era anche il più
+birichino.
+
+Il signor professore si lasciò scappare un grugnito e tirò innanzi
+nella sua via. Appena fuori della stazione, entrò in una carrozza
+ch'era già occupata e dovette scenderne; poi salì in un'altra, ne
+chiuse lo sportello, ne abbassò le cortine, e ordinò al cocchiere di
+condurlo quanto più presto potesse alla sua abitazione.
+
+Il cocchiere frustò il cavallo; le grida della fanciulla si dileguarono
+in lontananza.
+
+Gli studenti si guardarono in faccia e proruppero in un riso
+sgangherato.
+
+— Il ratto di Proserpina — osservò uno d'essi. E declamò il famoso
+sonetto:
+
+_Diè un alto strido, gittò i fiori, e volta_, ecc., ecc., ecc.
+
+
+
+
+VII.
+
+
+La mattina del memorabile telegramma, la signora Dorotea, dopo esser
+risalita al suo quarto piano, sentì il bisogno di ridiscenderne ancora
+e di visitare parecchie conoscenti, nel cui animo poter versare le sue
+pene. A ciascuna di queste dilettissime amiche ella narrò in segreto
+la cosa, e a ciascuna raccomandò di non far chiacchiere, come aveva
+raccomandato prima alla portinaia. In questo suo viaggio circolare ella
+raccolse i più disparati consigli, e tornò a casa che aveva il capo
+come un cestone. Chi le aveva detto bianco e chi nero, chi le aveva
+suggerito di aprir subito le ostilità, e chi di temporeggiare. I varii
+partiti battagliavano fieramente nel cuore della signora Dorotea, e
+nel suo turbamento ella lasciava scivolar più spesso del consueto la
+sua mantellina giù dalle spalle, e discorreva da sè sola con grande
+meraviglia di quanti la incontravano per via. — Sì, farò conto di
+non aver nemmeno ricevuto il dispaccio. — No, starò a vedere... — Che
+sconvenienza! — Se fosse sua figlia! — È impossibile. — Si tratterà di
+una notte...
+
+Alla lunga, prevalsero le idee più miti. C'era poi ragione di prender
+le cose sulla punta della spada? Era giusto di non far trovare un
+brodo ed un letto pronto ad una creaturina di quattr'anni, che sarebbe
+mezza morta di fame e di stanchezza? La signora Dorotea ripensò a
+trent'anni addietro, quando per due settimane ella pure aveva sorriso
+a una piccola cuna rimasta vuota, ahi, troppo presto; ella ripensò
+all'amore che il suo defunto Agesilao portava ai fanciulli, onde,
+nei giorni di festa, amava recarsi a passeggiare ai giardini ed era
+lieto dell'allegria dei monelli, che, a sciami, gli volteggiavano
+intorno. Ottimo Agesilao! Quando non parlava alla moglie d'iscrizioni
+ipotecarie, le parlava di bimbi, e le diceva ch'ella era una buona a
+nulla perchè non gliene aveva riempito la casa. — Agesilao, Agesilao
+— ammoniva la savia femmina — hai quattro lire al giorno e si campa a
+fatica noi due; prega il cielo piuttosto che la famiglia rimanga lì.
+— Ma Agesilao non mutava opinione... Ah! ottimo funzionario, ottimo
+marito! Nessuno saprà tener come lui il protocollo di un ufficio
+d'ipoteche, nessuno colmerà il vuoto da lui lasciato nel cuore della
+signora Dorotea... E adesso, dopo più di tre lustri dacchè egli
+riposava nel cimitero, la sua onesta figura riusciva ancora a calmare
+gli sdegni della nervosa vedovella.
+
+— Bah! — concluse la signora Dorotea — sarà per una notte.
+
+Fatta questa consolante riflessione, la signora Salsiccini ordinò alla
+serva, che era una ragazza mezzo idiota del contado, di preparare
+su quattro seggiole accostate le une alle altre un letticciuolo per
+l'ospite sconosciuta, nel luogo di sbarazzo attiguo alla camera del
+dottor Romualdo; quindi estrasse dalla credenza un vasetto di conserva
+Liebig, si recò in cucina, e pose opera alla preparazione di un brodo
+sostanzioso, nel quale fece bollire un pugno di paste di Napoli. I
+gatti _Mao_ e _Meo_, non usi a veder due volte in un giorno la pentola
+al fuoco, alzarono ripetutamente il muso in tono interrogativo, e
+vennero a fregarsi alle vesti della loro padrona, distraendola dal suo
+delicato ufficio con qualche discapito del brodo, che prese un leggiero
+odor di bruciato.
+
+La signora Dorotea, poichè una debolezza ne tira dietro un'altra,
+considerò che anche il professore poteva aver bisogno di qualche
+cosa; e mandò in segretezza a prendere un quintino di vino bianco e
+un'oncia di formaggio stracchino che dispose acconciamente sopra la
+tavola apparecchiata. Dopo di ciò lasciò andar a letto la serva, la
+cui presenza era affatto inutile, e stette ad aspettar l'arrivo della
+corsa.
+
+La prima impressione della signora Dorotea, allorchè le comparve
+davanti il suo pigionale con la Gilda in braccio, fu l'impressione
+medesima provata dai due studenti: che questa bimba egli l'avesse
+rubata. Certo l'idea stravagante non poteva aver presa in lei, come non
+l'aveva avuta nei due giovinotti; ma essa bastò ad esacerbarla di nuovo
+e a farle assumere un aspetto cupo e sospettoso.
+
+E appena il professore ebbe deposto in terra il suo fardello, ella
+cominciò: — Mi spiegherà, poi...
+
+— Non ho tempo, non ho tempo — rispose il nostro Romualdo, afferrando
+pel vestito la sua pupilla, che manifestava una gran voglia di
+rotolarsi sul pavimento.
+
+Allora la signora Dorotea precedette in silenzio nel salottino i nuovi
+arrivati, depose la candela sulla tavola, ove c'era la minestra già
+scodellata, e si avviò verso l'uscio con dignità di regina.
+
+— Il letto è fatto — ella disse senza voltarsi, quando fu sulla soglia.
+Indi si dileguò.
+
+Ma innanzi che passassero cinque minuti, i suoi migliori istinti
+l'avevano ricondotta in salotto, ove il professore continuava a
+dibattersi in mezzo a smisurate difficoltà.
+
+— Si può dar di peggio? — gridò entrando la signora Dorotea, che voleva
+dissimulare la sua condiscendenza con le apparenze della severità. — Si
+può dar di peggio? Non finirà mai questa musica?
+
+— Ma se non c'è caso di farla mangiare — esclamò il professore desolato.
+
+— Madonna mia! Come vuol che mangi se non le mette un paio di guanciali
+sulla sedia tantochè ella arrivi alla tavola?... Così... andiamo... Su,
+bimba, sta' composta... Già capisco.. il cucchiaio è troppo grande per
+la tua manina... Proviamo in questa maniera... Oh, va bene adesso... È
+buona la pappa, non è vero?... Come ti chiami?
+
+— Gilda — rispose la fanciulla tra un boccone e l'altro.
+
+Il dottore Romualdo guardò la sua padrona di casa con l'espressione
+della più grande maraviglia.
+
+— Che ha, professore?... Gilda? Un bel nome, cara... Via, professore...
+non se ne stia lì impalato... Faccia qualche cosa... Annodi il
+tovagliolo intorno al collo della piccina... Oh, ma non sa far nemmen
+questo! E dicono che Lei è un brav'uomo... In questo modo si fa... E se
+è lecito — chiese la signora Dorotea, mentre dava l'ultima cucchiaiata
+alla Gilda — quando vengono a prenderla?
+
+— A prender chi?
+
+— La bimba...
+
+— Nessuno deve venirla a prendere!
+
+— Come!... Vuol tenerla seco?
+
+— Per ora, almeno... È mia nipote.
+
+— Uhm! — borbottò la signora Dorotea, deponendo il cucchiaio sul piatto
+e slacciando lentamente il tovagliolo della fanciulla. — In ogni caso
+cercherà un altro quartiere...
+
+— Signora Dorotea, dopo tanti anni... Credevo che ci si potesse
+accomodare, beninteso facendo altri patti.
+
+— Son vecchia, io, ho bisogno della mia quiete... Se avessi potuto
+immaginarmi che a Lei capitavano le nipoti dalle nuvole, si figuri se
+Le avrei appigionato le stanze... Basta, basta, l'aiuterò io stessa
+a trovarsi un appartamento che Le convenga... Lei è un dotto... per
+queste cose, si sa, non è fatto... Ma pensi intanto a coricar quella
+creatura. Non vede che non si regge più dal sonno?... Oh, se non c'ero
+io, la cadeva proprio dalla sedia... E vuol tenersi le nipoti in casa,
+Lei?... Qua, qua, piccina... Chiude già gli occhi... Orsù, per questa
+sera gliela metterò in letto io... Per questa sera, ben inteso... Ci
+preceda Lei, con la candela... Così...
+
+La signora Dorotea portò la Gilda nella camera che le era destinata,
+e si accinse a svestirla. — E la non ha nemmeno uno straccio di suo? —
+ella domandò, guardandosi attorno.
+
+A questa interrogazione il professore si picchiò la fronte, poi
+si frugò nel taschino del panciotto, e ne estrasse la ricevuta del
+bagaglio.
+
+— Si è dimenticato di ritirare i bauli?... Era da immaginarselo... Che
+vuol fare, adesso?... Bisogna aspettare fino a domattina... Dia qui la
+ricevuta... Intanto le lasceremo la biancheria che ha in dosso... Come
+dorme!... Scommetto che tirerà innanzi così per dodici ore...
+
+— Grazie, signora Dorotea — si arrischiò a dire il professore.
+
+— Non mi ringrazi — saltò su la vedova. — Se non fosse stato che per
+Lei... Mi faceva compassione questa innocente... Sua nipote o no, ella
+non ne ha colpa...
+
+— Ma, signora Dorotea, che cosa crede?
+
+— Io?... Non credo nulla, io... Del resto, son ciarle inutili. Sulla
+sua scrivania troverà una lettera e un giornale arrivati durante la sua
+assenza... Buona notte.
+
+Il dottor Romualdo rimase solo con la Gilda, che dormiva tranquilla
+nel suo letticciolo. Ella aveva passato un braccio bianco e tornito
+sotto la testa ricciuta; il suo piccolo petto si alzava e abbassava
+alternamente con un moto regolare; il suo lieve respiro si sentiva
+appena nella camera; le sue guance si erano tinte del più bel colore di
+rosa!
+
+— Ma! — sospirò il professor Grolli, prendendo il lume e allontanandosi
+in punta di piedi. — Se fosse stata così in ferrovia!
+
+Rientrato nella sua stanza, il professore trovò sotto un calcafogli il
+giornale e la lettera di cui gli aveva parlato la signora Dorotea. Mise
+da parte il giornale senza lacerarne nemmeno la fascia, e prese invece
+in mano la lettera, che portava una infinità di bolli postali e veniva
+da Montevideo. Romualdo sentì una trafittura al cuore. Aperse la busta,
+spiegò il foglio e guardò la firma che gli riuscì affatto nuova. Erano
+poche righe in italiano, concepite così:
+
+ «_Egregio signore_,
+
+«In omaggio alle ultime volontà della signora Elena Natali di b. m.,
+adempio al penoso ufficio di trasmettere a V. S. una copia dell'atto
+di decesso della detta signora. Quantunque la morte sia avvenuta da
+parecchi giorni, questa copia non potè aversi che oggi.
+
+«Con stima, ecc., ecc.»
+
+Il documento a cui questa lettera accennava era scritto in lingua
+spagnuola, e le firme delle autorità locali erano autenticate dal
+console italiano a Montevideo.
+
+Per anni ed anni il dottor Romualdo, immerso nei suoi studi, non aveva
+mai rivolto il pensiero a questa sorella, che, mentr'egli era ancora
+fanciullo, era fuggita oltre l'Oceano. Essa era estinta per lui. Per
+la prima e per l'ultima volta durante questo lungo periodo egli ne
+aveva, tre giorni addietro, rivisto i caratteri. Ella gli scriveva che
+stava per morire, e morendo gli affidava sua figlia. La fredda lettera
+ch'era adesso aperta dinnanzi a lui, vergata da mano estrania, non
+poteva nè ferirlo in un affetto vivo, nè destargli alcuna sorpresa.
+Eppure, singolare a dirsi, il Grolli ne fu commosso più ancora che non
+fosse stato dalla lunga epistola di sua sorella. Ogni dubbio oramai era
+tolto; Elena non respirava più. C'era oramai tra loro due un abisso
+più profondo, uno spazio più vasto di tutto l'Atlantico. Sventurata
+Elena! Per quanto, rivolgendo indietro lo sguardo, egli cercasse di
+raffigurarsene la fisonomia, non gli riusciva di arrestarne l'immagine;
+sapeva solo ch'ella era stata assai bella e assai infelice.
+
+Il professore tentò distrarsi, gettò gli occhi sulla Memoria che aveva
+interrotta al momento della sua partenza per Genova, e fece tutto il
+possibile per convincersi di nuovo che la formula _x=(sen y)(sen α)_
+era un amore di formula. Ma non vi riuscì. Fra una lettera e l'altra si
+cacciava l'insolita e mesta visione d'un cimitero di là dall'Oceano,
+ove sotto un'umile croce, non rallegrata da fiori, non consolata da
+pianto, dormiva una creatura del suo sangue.
+
+Si accostò pian piano all'uscio che metteva al camerino della piccola
+Gilda, e tese l'orecchio. Silenzio profondo. Nulla turbava i sonni
+dell'orfanella, di cui egli doveva essere oramai la difesa e la guida.
+
+
+
+
+VIII.
+
+
+Se la nipote dormiva, lo zio invece andava rivoltandosi nelle coltri
+senza pigliar sonno. Da tutte le parti vedeva la via seminata di
+triboli e di difficoltà senza fine. Agli impicci gravissimi che gli
+avrebbe recati la fanciulla s'aggiungevano quelli del dover cercarsi un
+altro nido, e abbandonare il laboratorio ov'egli aveva con tanto amore
+fatti costruire i suoi fornelli e collocate le sue storte sui ruderi di
+una vecchia cucina caduta in disuso. Oh poveri i suoi studi, poveri i
+suoi esperimenti! Quando mai avrebbe trovata la calma così necessaria
+al pensiero? Quando avrebbe trovato la sicurezza di mano e la serenità
+di spirito indispensabili a misurare le dosi degli acidi e dei sali che
+dovevano combinarsi insieme sotto i suoi occhi? Ahimè! Ahimè! Romualdo
+Grolli, l'uomo di scienza, il futuro titolare della Cattedra di
+matematica d'una cospicua Università, era bell'e spacciato. Non restava
+più che un Romualdo Grolli tutore di una pupilla bisbetica, una specie
+di Belisario vagante per la città alla ricerca di camere ammobiliate.
+
+Tormentato da questi pensieri che non gli lasciavano trovar requie,
+il dottor Romualdo si alzò per tempissimo, e appena infilati i calzoni
+entrò nel suo laboratorio, sospinse l'usciuolo della cameretta attigua
+e cacciò la testa attraverso lo spiraglio per veder se la Gilda dormiva
+ancora. E la Gilda dormiva infatti, e i primi raggi del sole, entrando
+nella stanza tra le stecche delle persiane, venivano a lambire un suo
+piedino di rosa che spuntava da un lembo della coperta.
+
+Mentre il dottore contemplava questo spettacolo nuovo per lui, l'uscio
+che dal luogo di sbarazzo metteva al cosidetto salotto da ricevimento
+si aperse adagino e si richiuse in gran fretta. Non così però, che
+il dottor Romualdo non ravvisasse la persona che lo aveva aperto e
+richiuso. Quella persona non era nè più nè meno che la signora Dorotea.
+Sebbene il Grolli fosse quasi certo di ciò, volle togliersi ogni
+dubbio, attraversò lo stanzino e fu tosto nel salotto, ove colse la sua
+padrona di casa in piena ritirata.
+
+La signora Dorotea aveva una veste sciolta, il viso cosparso di cipria,
+le rade ciocche dei capelli involte in ricciolini di carta. In questo
+abbigliamento affatto mattiniero, la signora Dorotea non aveva la più
+lontana rassomiglianza con la Venere dei Medici.
+
+— Signora Dorotea! — esclamò il professore.
+
+La buona donna sentì il bisogno di spiegare il suo apparente
+spionaggio, e stringendosi con la mano la veste sul petto, si voltò
+verso il suo inquilino.
+
+— Ero venuta a vedere se la bimba dormiva ancora — ella disse.
+
+Il dottor Romualdo, visto l'atto pudico della signora Dorotea, stimò
+opportuno di passare nell'occhiello il bottone della camicia; quindi
+rispose: — Sì, dorme ancora.
+
+La signora Salsiccini tentennò il capo, e parve voler cominciare una
+frase che finisse con una interiezione. Si appigliò invece ad un punto
+interrogativo. — Dunque la fanciulla è sua nipote?
+
+— Già... mia nipote — replicò il professore, dopo un momento di
+distrazione.
+
+— Curiosa! Non sapevo che il professore avesse fratelli.
+
+Le guance del nostro Romualdo si colorarono vivamente. — Avevo una
+sorella, che è morta — egli disse con uno sforzo.
+
+— E il padre della bimba?
+
+— Morto anche lui!
+
+— Povera creatura! — esclamò la signora Dorotea, congiungendo le mani
+e abbandonando quindi l'atteggiamento verecondo che correggeva il
+disordine della sua _toilette_.
+
+Il dottor Romualdo guardò pudicamente da un'altra parte e sospirò: — Ma!
+
+— Creda pure — riprese la signora Dorotea, e non pareva più la
+medesima donna che il giorno prima s'era mostrata tanto inviperita
+col suo pigionale — creda pure, signor professore, se fossi più
+giovane, se avessi un quartiere meno ristretto, vorrei continuare ad
+alloggiarli io, vorrei attendere io alla bambina. Ma come si fa?... È
+impossibile... proprio impossibile.
+
+Il professore chinò la testa con aria rassegnata.
+
+— Intanto non si dia fretta — seguitò l'altra — c'è tempo... Penseremo
+insieme... vedremo... Ho qualche cosa in vista... E adesso non si
+affanni per la fanciulla... vada nel suo studio, Lei... starò attenta
+io stessa quando si sveglia... la vestirò io...
+
+A questo punto la signora Dorotea si accorse che le conveniva
+principiare col vestir sè medesima, e scomparve prima che il professore
+potesse ringraziarla.
+
+Il professore seguì il consiglio della sua padrona di casa, e tornò
+nella sua camera alquanto rinfrancato. E invero per pochi minuti egli
+riuscì ad immergersi nelle sue formule, e vide con soddisfazione gli
+_a + b_ e i _b + a_ sgorgare spontanei dalla sua penna; ma ad un punto
+la penna gli si arrestò, i pensieri algebrici gli si confusero ed egli
+dovette alzarsi dalla seggiola e dare un'occhiata nel gabinetto della
+sua pupilla.
+
+— Son qua io — disse a mezza voce la signora Dorotea che lavorava
+di calze vicino al letto della Gilda, ancora addormentata. — Studii,
+studii... Ho mandato già pel bagaglio... Anzi, mi dia le chiavi.
+
+Il professore obbedì; poi si rimise al lavoro e trovò, continuando
+nello svolgimento della sua tesi, che _a h_ è uguale a _z_, ciocchè
+gli diede infinito conforto, come lo darà certamente ai lettori.
+Quindi, per distrarsi, egli passò nel suo laboratorio, i cui fornelli
+erano spenti da circa una settimana, rivide le sue storte che
+parevano invitarlo a metterle in opera, rivide chiusa in un vasetto
+di cristallo una sostanza organica di cui egli aveva dieci giorni
+addietro intrapreso l'analisi, e pensò di ricominciare la delicatissima
+operazione.
+
+Allorchè egli uscì dal gabinetto, la Gilda, già pettinata e vestita, si
+trovava nel salotto da pranzo, guardando a bocca aperta una infinità di
+oggetti di sua conoscenza che la signora Dorotea tirava fuori da una
+cassa appena giunta. Ma la curiosità benevola della fanciulla si mutò
+in entusiasmo quand'ella vide emergere dalla cassa una piccola bambola
+ornata da capo a piedi con la più sfarzosa eleganza: cappellino di seta
+verde con nastri rossi; corpetto giallo; sottana azzurra; scarpine di
+raso bianco con una rosetta vermiglia nel mezzo. Ella le saltò addosso
+come a una vecchia amica, la prese di mano alla signora Dorotea,
+la baciò in fronte e la chiamò più volte col nome di _Mimi_. Questo
+nome le era stato imposto, quando, ancora ignuda e disadorna, giaceva
+lunghe ore sul letto della signora Elena, che, nei momenti in cui il
+suo male rimetteva alquanto della sua intensità, lavorava ella stessa
+ad acconciarla, promettendosi di farne un dì un regalo alla figlia.
+Poi la bambola era scomparsa, e avendone la Gilda chiesto conto alla
+madre, questa le aveva risposto: — Sta' tranquilla, che presto o tardi
+l'avrai.
+
+Intanto la bimba era stata condotta via dal capitano Rodomiti, e per
+compagna di viaggio ella aveva avuto una pupattola assai più modesta,
+che s'era rotta prestissimo e aveva finito i suoi giorni nell'Oceano.
+Nè questa era la sola sorpresa riserbata alla Gilda, poichè si
+trovarono nella cassa anche due palle elastiche di guttaperca, alcune
+microscopiche stoviglie di stagno, e un agnello che, opportunamente
+caricato, apriva la bocca e belava.
+
+Nè certo le previdenze della signora Natali si erano fermate ai
+balocchi di sua figlia. Era un corredo piccolo, ma compito, quello
+ch'ella aveva fatto riporre nella cassa e di cui ella aveva steso
+di proprio pugno l'inventario negli ultimi giorni che precedettero
+la partenza della fanciulla. A veder quel documento s'indovinavano
+le sofferenze del corpo e dell'anima della povera donna, tanto la
+scrittura ne era incerta e confusa. In un punto ella aveva interrotto
+il suo lavoro, perchè uno spasimo fitto l'aveva colta; in un altro le
+era stato forza di sospenderlo, perchè le lagrime le avevano fatto velo
+agli occhi.
+
+La signora Dorotea, sciorinata ch'ebbe la roba sopra una tavola,
+inforcò le sue grosse lenti e prese in mano l'inventario, verificando
+ogni cosa. Tutto era in pieno ordine, e la signora Salsiccini, da buona
+massaia, non potè a meno di ripetere più volte: — La sorella del signor
+professore deve essere stata una gran brava donna; proprio una donna a
+modo.
+
+Intanto la Gilda, che aveva già la sua dose di vanità, di tratto in
+tratto abbandonava la sua bambola dal cappello verde, il suo agnello
+belante, la sua cucina di stagno, e veniva a pavoneggiarsi davanti
+a quella biancheria e a quei vestitini che ella sapeva esser suoi.
+Naturalmente non era tutta roba nuova, ed ella riconosceva ora un
+nastro, ora una sottana, ora una cintura che aveva portato quand'era
+in casa. Talvolta le si destavano in mente altri ricordi. Quell'abito
+bigio coi fioretti celesti ella non lo aveva mai indossato, ma ne aveva
+visto uno dell'identica stoffa intorno a sua madre. E allora quella
+parola che i bambini pronunciano prima di tutte, e che solo una grande
+sventura può far loro disimparare — _mamma_ — veniva sui suoi labbretti
+di corallo. — _La mamma_ — ella diceva, alzando verso la signora
+Dorotea e verso lo zio Aldo i suoi occhi belli ed intelligenti e
+toccando l'abito bigio col suo piccolo dito. E poi si guardava intorno
+come se un uscio dovesse aprirsi e la sua mamma correrle incontro. No,
+povera Gilda, la tua mamma non la vedrai più.
+
+Poco prima delle dieci il dottore Romualdo si accorse che si avvicinava
+l'ora della sua lezione. Egli uscì di casa frettoloso, e dopo esser
+passato in un negozio a farsi mettere il bruno al cappello, si avviò
+all'Università, tutto confuso in anticipazione pensando alle mille
+domande che gli sarebbero indirizzate e alle spiegazioni che dovrebbe
+dare.
+
+E infatti egli non tardò ad avvedersi che l'incidente della notte
+scorsa aveva avuto un'eco nelle severe aule della scienza. Poichè,
+appena il suo arrivo fu notato dagli studenti sparsi nel cortile e
+sotto i portici in attesa del suono della campana, essi si affollarono
+sul suo passaggio con un bisbiglio simile al ronzìo d'uno sciame
+d'api. Ma la vista del cappello abbrunato del professore disarmò i loro
+sarcasmi. Anche il rettore, a cui il Grolli si presentò subito, pareva
+sulle prime esser disposto alla celia, ma anch'egli se ne astenne
+quando avvertì il segno di lutto e disse con accento di simpatia: —
+Vedo con dispiacere che Lei fu colpito da qualche sventura domestica.
+
+Allora il dottor Romualdo, così taciturno, così riservato per indole,
+dovè raccontare ciò che gli era accaduto.
+
+— Casi della vita — osservò gravemente il rettore, che non aveva
+scritto per nulla un libro di psicologia sperimentale. — Casi
+della vita — egli ripetè, offrendo una presa di tabacco al giovane
+scienziato.
+
+La lezione procedette senza peripezie.
+
+I giovani stettero quieti secondo l'usato, e il Grolli notò con
+singolare compiacenza che le inattese vicende dei giorni scorsi non
+avevano potuto ottenebrare in alcuna guisa la limpidezza del suo
+criterio matematico. Seppur nel più bello di una dimostrazione il
+visino della Gilda si affacciava al suo pensiero nel mezzo di un
+triangolo isoscele o scaleno, egli andava acquistando man mano la usata
+sicurezza, talchè gli studenti non se ne accorgevano e i rapporti degli
+angoli fra loro rimanevano inalterati.
+
+Così egli uscì della scuola con animo più tranquillo, e volse le cure
+ad altro importantissimo ufficio, a quello cioè di collocare a frutto
+i danari della Gilda.
+
+Egli era ormai deciso di non toccar quella somma in alcun modo,
+ma di lasciarla ingrossarsi cogli interessi a formar la dote della
+fanciulla. Per quanto egli vivesse fuori del mondo, gli era pur giunta
+all'orecchio questa grande verità, che le femmine senza dote stentano
+a maritarsi. All'educazione, al mantenimento della sua pupilla avrebbe
+provveduto egli stesso. Il suo stipendio di assistente era piccolo, ma
+egli lo arrotondava un po', collaborando in qualche Rivista scientifica
+e prestando l'opera sua per qualche analisi chimica. In tre anni dacchè
+aveva una posizione, s'era messo da parte millecinquecento lire: erano
+dunque cinquecento lire all'anno ch'egli poteva spender di più, e le
+avrebbe spese per la Gilda. Certo, con questa piccola somma non gli era
+dato far miracoli, ma possibile che non gli venisse presto la nomina
+a professore! Il dottore Romualdo avvertì per la prima volta nel suo
+animo un sentimento poco nobile e generoso, tanto è vero che spesso
+il male germoglia dal bene, come il bene dal male. Egli pensò che il
+titolare della Cattedra di matematica aveva quasi ottant'anni ed era
+paralitico, onde la sua morte non avrebbe nè sorpreso, nè addolorato
+soverchiamente nessuno.
+
+Vergognandosi seco medesimo di questo calcolo indecoroso, il dottor
+Grolli eseguì quel giorno una duplice operazione presso la Banca
+locale. Egli prelevò una piccola somma sulla partita che teneva
+aperta colà, e nello stesso tempo, con immenso stupore del cassiere
+signor Bernardo Bernardini, versò a titolo di deposito vincolato lire
+10,674 50 in nome della signora Gilda Natali minorenne, di cui egli si
+costituiva rappresentante.
+
+Sollevato così da un grave pensiero, il nostro Romualdo ritornò a casa,
+fermo nel proposito di rinchiudersi nella sua stanza e di non uscirne
+fino al momento del desinare. Poichè, egli saviamente rifletteva, se la
+responsabilità, se gl'impegni mi si sono così d'improvviso accresciuti,
+è indispensabile ch'io lavori con maggior lena di prima, che rassodi
+ed estenda la mia fama, che mi faccia conoscere in Italia e fuori...
+Purchè la Gilda non mi disturbi co' suoi strilli!...
+
+E invero la Gilda non strillava punto, ma questa tranquillità era
+stata acquistata ad un prezzo che al Grolli parve assai caro. Perchè
+la fanciulla aveva trovato che di tutte le stanze della casa quella
+del professore era la più allegra e ridente. E vincendo le deboli
+resistenze della signora Dorotea, ella vi si era trasportata coi suoi
+balocchi, aveva addossato a una parete la bambola, aveva deposto per
+terra l'agnello, aveva sciorinato sopra una sedia il suo servizio
+da cucina. E con molta serietà conduceva l'agnello a belare davanti
+alla pupattola, la quale s'inchinava in segno di gradimento; poi la
+pupattola era condotta alla sua volta davanti alla cucina, ove fingeva
+di rifocillarsi con grande appetito. Come pennellata finale, i due
+gatti _Mao_ e _Meo_, che da anni ed anni non penetravano nella stanza
+del professore, attratti, per quanto sembra, dalle grazie della Gilda,
+avevano stimato opportuno di rompere la consegna e russavano l'uno
+vicino all'altro sulla poltrona ove aveva l'abitudine di sedere il
+dottor Romualdo.
+
+— Signora Dorotea, signora Dorotea — egli gridò, abbracciando con un
+rapido sguardo il desolante spettacolo.
+
+— Che vuol che ci faccia?... La bambina gridava come iersera e non ho
+potuto quietarla altrimenti che lasciandole fare il piacer suo.
+
+— Ma io...
+
+— Ma Lei, caro signor professore — interruppe la signora Dorotea in un
+accesso del suo umore bisbetico, del giorno innanzi, se vuol tenersi
+sua nipote a dovere, rimanga a casa a custodirla, o le pigli una
+governante... Capisco anch'io che così non può durare.
+
+E ciò detto, afferrò la gruccia dell'uscio e abbandonò la stanza,
+seguìta dalla Gilda che le si era aggrappata alle falde del vestito e
+che lasciava armi e bagagli sul campo di battaglia.
+
+— Signora Dorotea — gridò di nuovo il dottore Romualdo, scotendo
+forte la poltrona su cui si trovavano i gatti. Ma la signora Dorotea
+non sentì o non volle sentire; invece _Mao_ e _Meo_, turbati nei
+loro riposi, spiccarono un salto, passarono sopra la scrivania del
+professore scompigliandone le carte, e calatisi giù dall'altra parte
+sgusciarono via per l'uscio socchiuso.
+
+— E vero, così non può durare — esclamò il professore. E si lasciò
+cadere sfinito sulla poltrona.
+
+
+
+
+IX.
+
+
+— _Così non può durare_, — avevano detto con mirabile accordo la
+signora Dorotea e il professore Romualdo uno degli ultimi giorni del
+maggio 1861; ma si sa che le umane previsioni sbagliano spesso, e
+non parrà quindi troppo singolare che durasse così per alcuni anni.
+Invero, nei primi tempi, la signora Dorotea si era accinta molto
+coscienziosamente all'ufficio di cercare un quartierino che potesse
+convenire al professore, ma per quanti ella ne avesse visitati non
+gliene era andato a genio nessuno. E il professore aveva sempre accolto
+con la massima rassegnazione le risposte sconfortanti della sua padrona
+di casa. Finalmente, in via provvisoria e verso un moderato aumento
+di pigione, la signora Dorotea s'era determinata a cedere al dottor
+Grolli anche il salotto da ricevimento, affine di collocarvi la Gilda
+togliendola dal bugigattolo ov'era stata posta al suo arrivo. — È una
+cosa che non può tirare in lungo più di qualche settimana — dichiarò
+un giorno la vedova Salsiccini alla portinaja, che le rinfacciava
+sarcasticamente la sua debolezza. La signora Gertrude non si degnò
+di rispondere, ma le sue labbra si atteggiarono ad un sorriso di
+compassione.
+
+E i fatti dimostrarono che la signora Gertrude aveva le sue buone
+ragioni di sorridere. Prima che passasse un mese, la combinazione
+provvisoria era diventata una combinazione stabile, il professore non
+pensava ad andarsene, la signora Dorotea non pensava a cacciarlo via, e
+la Gilda Natali mostrava le migliori disposizioni a menar per il naso
+così il dottissimo zio come la padrona di casa. — È una birichina —
+diceva la vedova, conducendo seco la bimba nelle sue peregrinazioni e
+presentandola alle infinite sue conoscenze — una birichina. Ma io la
+farò stare a dovere.
+
+— Viene dall'America? — chiedeva qualcheduno.
+
+— Sicuro. Non è vero, Gilda, che vieni dall'America?
+
+— E parla italiano?
+
+— Già, parlava italiano con la sua mamma. Sa anche l'_americano_ però.
+Dice qualche volta delle parole da far ridere. Di' buon giorno, Gilda,
+di' buon giorno in _americano_.
+
+— _Buenos dias_ — rispondeva in spagnuolo la fanciulla sorridendo, e
+mostrando i suoi bei dentini bianchi come l'avorio.
+
+— Eh, non deve poi mica esser tanto difficile l'_americano_. Somiglia
+alla nostra lingua... Ih che occhietti vispi!
+
+— E sapete come si dice _bambina_ in _americano_? — ripigliava la
+signora Dorotea, superba di poter dare una lezione di lingua straniera.
+
+— Sentiamo, via.
+
+— Si dice _nigna_.
+
+— Oh _nigna_! _nigna_!
+
+Ella pareva fatta d'argento vivo, la Gilda, e il dottor Grolli,
+con tutta la sua riputazione d'uomo rigido e austero, non riusciva
+a domarla. Avvezzo a esercitare la sua autorità su giovani maturi,
+egli si trovava sconcertato di fronte alle graziette e alle malizie
+infantili della sua pupilla, e non sapeva mai quando fosse il momento
+di allentare e quando quello di stringere il freno. Inoltre egli stesso
+era inetto a rendersi conto di ciò che provasse verso la Gilda. Talora
+lo vinceva un prepotente desiderio dell'antica quiete e lo infastidiva
+questa fanciulla ch'era venuta a turbarla, ma più spesso prevaleva nel
+suo animo un senso di compassione per l'orfanella che non aveva altri
+al mondo che lui.
+
+Era pieno di queste contraddizioni. Usciva talvolta dalla sua camera
+a intimar silenzio alla bimba che disturbava i suoi studi, e poi, se
+stava una mezz'ora senza udir la sua voce, gli pareva che gli mancasse
+qualche cosa, e s'arrestava con la penna sospesa fra l'indice e il
+pollice, e tendeva l'orecchio, nè ripigliava il lavoro finchè il
+noto suono non tornasse a ferirlo. Del resto, quando la Gilda era in
+casa, i momenti di silenzio assoluto erano estremamente rari. Ella
+s'intratteneva ora coi due gatti _Mao_ e _Meo_ a cui aveva infuso una
+insolita vivacità, ora con due cardellini ch'ella aveva indotto lo zio
+a comprarle, ora con la sua pupattola _Mimi_, ora con la sua cucina di
+stagno. Nelle grandi occasioni si arrampicava sui mobili, provocando
+acutissime strida da parte della signora Dorotea, la quale non lasciava
+sfuggirsi il destro di dichiarare solennemente: — Ancora uno o due
+giorni, e poi la faccio finita io.
+
+Ma sebbene la signora Dorotea non la facesse finita mai, e la Gilda
+continuasse a stringere il suo piccolo scettro, è facile immaginarsi
+che l'ambiente in cui la fanciulla cresceva non era il più propizio
+alla sua tempra e ai bisogni dell'età sua. Ella era la sola vita
+giovane che si agitava in quel ritiro, era una rosa sbocciata per un
+capriccio del caso sopra un dorso di monte che alimenta appena qualche
+abete solitario. Nessun canto rispondeva al suo canto, nessun visino
+allegro s'incontrava col suo sul pianerottolo o per la scala. Tutta la
+casa albergava gente seria e taciturna, ma il quarto piano poi aveva
+per inquilini tre vere mummie. Un colonnello in pensione, terrore dei
+giovani di _restaurant_ a cui gli accadeva spesso di gettare i piatti
+nel viso; una vecchia galante, che disingannata del mondo passava la
+giornata a snocciolar rosari; un signore misantropo, che raccoglieva
+monete antiche senza permettere a nessuno di vederle: ecco i tre
+personaggi esotici nei quali la Gilda si imbatteva talvolta uscendo
+a prender aria sulla ringhiera. Le scorrerie della bimba parevano ai
+tre fossili una enormità; essi avrebbero fatto volentieri una protesta
+cumulativa al padrone di casa, se il farla non avesse reso necessario
+di riunirsi e d'intendersi prima. Ma poichè le riunioni non formavano
+parte del loro sistema di vita, s'eran contentati di rivolgere
+isolatamente le loro lagnanze alla portinaja, la quale aveva un po' in
+uggia la Gilda, dopo che un giorno, mentr'ella attraversava il cortile,
+una palla di guttaperca caduta dal quarto piano era venuta a piombarle
+sopra il _chignon_.
+
+Per trovare un amico ed un alleato la Gilda doveva scendere tutte le
+scale, uscir dal portone e recarsi nel magazzino del signor Gedeone
+Albani. Ivi spadroneggiava per un paio d'ore al giorno il figlio del
+signor Gedeone, Mario, ragazzo che aveva cinque anni più della piccola
+Natali, e che, fin dal primo vederla, le aveva fatto a bruciapelo una
+dichiarazione di simpatia. — Sei proprio bella; mi piaci.
+
+Mario passava due ore il giorno nel magazzino per volontà espressa
+del padre, il quale desiderava iniziarlo nel commercio e diceva che
+l'essenziale era d'imparar presto a _conoscere i generi_. A raggiunger
+l'intento, il fanciullo cacciava le mani nei campioni di zucchero e
+se ne riempiva la bocca, sbucciava le mandorle e pronunziava il suo
+autorevole giudizio sulla loro qualità, ma non si mostrava mai tanto
+appassionato per _la conoscenza dei generi_ quanto all'arrivo delle
+cassette dei datteri di Tunisi. Pel caffè, pel grano, pel pepe egli
+aveva uno scarso trasporto; non isdegnava invece di assaggiar la gomma
+arabica e il sugo di liquirizia. Sempre allo scopo di far confidenza
+con le mercanzie, Mario ora sedeva, come sopra un trono, sopra una
+balla di baccalà, ora si metteva a cavallo di un bariletto di aringhe
+gridando _hop, hop_, come se si trattasse di un cavallo in carne ed
+ossa. Ma ove i suoi meriti brillavano di luce più viva si era nel
+mettere la marca G. A. sopra i colli che si facevano in magazzino. Qui
+egli sfoggiava realmente una rara sicurezza di mano e un senso squisito
+delle proporzioni, e il signor Gedeone rimaneva spesso estatico dinanzi
+all'opera di suo figlio.
+
+La Gilda, quantunque non fosse destinata al commercio e non avesse
+alcun bisogno di acquistar _la conoscenza dei generi_, si divertiva
+moltissimo in mezzo al movimento del fondaco, e non ricusava di
+accettare qualche dattero da Mario, le cui birichinate la esilaravano
+fuor di misura. Ma ciò ch'ella ambiva sopra tutto si era di porgergli
+il pennello quand'egli si accingeva alla delicata operazione di _far
+le marche_. Le pareva in questo modo di diventare collaboratrice
+dell'amico suo. Gli uomini del magazzino, avvezzi ormai a trovarsela
+sempre fra i piedi, la chiamavano scherzosamente _la Trottola_, e il
+signor Gedeone non la vedeva neppur lui di mal occhio, e le permetteva
+di assistere alle sapienti manipolazioni delle sue mercanzie. Poichè
+il signor Albani aveva adottato a questo proposito un principio
+tecnologico assai profondo, che si riassumeva così: _Ogni articolo nel
+suo stato naturale è difettoso, ma ogni articolo può rendersi perfetto
+mercè opportune mescolanze._ Ligio a una massima tanto ragionevole,
+l'egregio negoziante temperava con qualche spruzzo di farina la
+dolcezza nauseante dello zucchero, e diminuiva l'aroma esagerato del
+tè coll'introdurre nelle cassette chinesi qualche po' di camomilla e di
+malva.
+
+Le lunghe dimore della Gilda nel magazzino Albani non andavano punto
+a genio alla signora Dorotea, la quale si lagnava che i vestiti della
+bimba s'impregnassero di un acuto odore di baccalà e di sardelle
+salate, e scendeva talvolta dall'altezza del suo quarto piano a
+impadronirsi della piccola ribelle. Nè per solito la Gilda cedeva senza
+opposizione, che anzi Mario Albani l'aizzava e l'aiutava a resistere.
+Un giorno fra gli altri, giorno nefasto per la signora Dorotea, mentre
+la buona vedova era curva sulla Gilda che si rotolava sul pavimento, il
+terribile ragazzo afferrò il suo pennello e in un batter d'occhio le
+dipinse sulla schiena un magnifico G. A. che provocò le sonore risate
+di tutti i presenti. È facile immaginare lo scandalo che ne successe.
+La signora Dorotea chiese al signor Albani _seniore_ una soddisfazione
+immediata dello sfregio fattole dall'Albani _juniore_; indi Mario
+s'ebbe tosto una tiratina d'orecchi, e alla Gilda fu vietato l'accesso
+nel magazzino. Però la proibizione non istette molto a diventar lettera
+morta, e i due fanciulli tornarono a vedersi quasi ogni giorno.
+
+Del resto, pareva destino che la Gilda non dovesse avere che de' gusti
+bislacchi. In casa, quando suo zio voleva usarle una finezza, egli
+non aveva che da condurla nel suo laboratorio chimico. Ella rimaneva a
+bocca aperta dinnanzi ai suoi esperimenti, voleva saper tutto e capir
+tutto, e andava superba se il professore le ordinava di portargli
+una boccettina di sali, di chiudere una chiavetta, di soffiare in un
+fornello.
+
+— Non ci mancava che questa... proprio — brontolava la signora Dorotea.
+— Son matti, zio e nipote, matti tutti e due... Guardate un po' se
+una ragazza deve stare in quei luoghi lì a insudiciarsi le mani e il
+vestito... Stia piuttosto in cucina, impari a metter la pentola al
+fuoco, e non s'immischi in quelle diavolerie... Oh i dotti!... Che
+piaga!... Non sono contenti di guastarsi da sè l'anima e il corpo...
+vogliono guastare anche gli altri...
+
+La Gilda aveva sette anni allorchè il suo amico Mario fu mandato in
+un collegio della Svizzera. Le disposizioni commerciali del ragazzo
+sembravano assai mediocri. Egli continuava ad approfondirsi nella
+_conoscenza dei generi_, continuava a dipingere sui colli di mercanzie
+la marca G. A., ma aveva una negativa assoluta pei conti e ripeteva
+sempre che voleva fare il pittore o il soldato. Il signor Gedeone non
+dubitava, però, che alcuni anni di soggiorno in un convitto commerciale
+avrebbero corretto il figliuolo da queste ubbie.
+
+Partito Mario, la Gilda non ebbe più motivo di scendere nel fondaco
+Albani, e le mancò in tal modo la principale fra le sue distrazioni. Le
+passeggiate con la signora Dorotea l'annojavano, il laboratorio chimico
+dello zio non bastava neppur esso a metterla di buon umore.
+
+Il dottor Romualdo si sentì assalito da uno scrupolo di coscienza. Era
+possibile che questa fanciulla esuberante di vita crescesse sempre al
+fianco di lui e della buona ma uggiosa signora Dorotea? Nell'accettar
+la Gilda dalle mani del capitano Rodomiti non aveva egli implicitamente
+assunto l'obbligo di farne una ragazza a modo, atta a divenir col
+tempo una moglie saggia, una madre amorosa? E a raggiungere questo
+fine non era indispensabile di volger seriamente il pensiero alla sua
+educazione?
+
+In forza di così savie considerazioni, una mattina del novembre 1864,
+il dottor Grolli accompagnava la sua pupilla nel miglior collegio
+femminile della città. La Gilda aveva allora sette anni e mezzo; era
+di viso bellissimo ed egregiamente proporzionata di membra. Chi la
+vedeva con quei suoi occhi scuri e vivaci, con quei suoi bruni capelli
+profusi, con quella sua aria di regina in miniatura, non poteva a meno
+di esclamare: — Che amore di bimba! — A ogni modo, inosservata ella non
+passava mai.
+
+Quando le si annunziò che sarebbe andata in collegio, ella accolse la
+notizia con più curiosità che rammarico. Le dispiaceva separarsi dai
+suoi gatti, dai suoi cardellini, dalla sua bambola, e un po' anche
+dallo zio Aldo e dalla signora Dorotea, ma il fascino della novità
+soverchiava in lei gli altri sentimenti. In fin dei conti era ben
+giusto di uscire dal mondo piccino in cui era cresciuta fino allora,
+di veder visi diversi dai soliti, di contrarre amicizie con fanciulle
+della sua età. Onde, quand'ebbe varcata la soglia della sua nuova
+dimora e il professore si accomiatò da lei con un bacio, ella non
+tardò a rasciugarsi una lagrimetta, a fare il viso ilare e a seguir
+saltellando una giovane sotto-maestra che voleva presentarla alle sue
+condiscepole raccolte in giardino.
+
+Egli invece, l'austero ed ispido uomo, poichè ebbe affidata la nipote
+alla direttrice del collegio, se ne tornò indietro oppresso da una
+malinconia di cui da gran tempo non provava l'uguale. Pensava alla
+solitudine della sua casa, alla noia di non veder davanti a sè altri
+che la signora Dorotea, di non sentir altre voci che quella di lei,
+così stridula e disarmonica. Negli ultimi tre anni aveva spesso
+invocato l'antica quiete; adesso l'antica quiete gli era restituita,
+ed egli non l'accoglieva senza sgomento. Le dita tenerelle della Gilda
+avevano fatto vibrare nell'anima sua una corda non per anco toccata,
+e la visione d'un mondo più ampio di quello dei libri, più ricco di
+colori e di forme, era apparsa fuggevolmente ai suoi occhi. Era la sua
+giovinezza che si svegliava, la sua giovinezza soffocata tra le formule
+algebriche e le analisi chimiche.
+
+Ormai tutto era finito. Lo spiraglio da cui entrava come un soffio di
+primavera s'era chiuso, lo scienziato tornava a trovarsi a faccia a
+faccia con la sua scienza.
+
+
+
+
+X.
+
+
+Una domenica sì e una domenica no, dal tocco alle tre, i parenti erano
+ammessi a visitare le convittrici. Il dottor Grolli non mancava mai
+di venir a vedere in quel giorno la sua pupilla, quantunque questa
+spedizione gli dèsse da pensare per una settimana. Figuriamoci! Un
+uomo come lui, schivo d'ogni altro pubblico ritrovo che non fosse la
+sua Università, a trovarsi in mezzo a tanti babbi eleganti, a tante
+mamme splendide di gioventù e di bellezza, a tante ragazze vispe e
+leggiadre! Come ci stava a disagio, come tradiva il suo imbarazzo! Ed
+egli sorprendeva gli sguardi ironici che lo esaminavano di sottecchi,
+e coglieva a volo le risatine che gli scoppiettavano intorno, le
+parolette con le quali si canzonava il taglio del suo vestito, la
+goffaggine della sua persona, l'aspetto esotico del suo volto tutto
+barba e capelli. Nè avveniva di rado che alcuni sarcasmi slanciati
+contro di lui andassero a cader sulla Gilda.
+
+Un giorno egli la vide movergli incontro peritosa, cogli occhi rossi.
+
+— Che cos'hai, Gilda? — le chiese. — Hai pianto?
+
+Ella non gli rispose, ma si voltò da un'altra parte e si coprì la
+faccia con le mani. Poco lungi sghignazzavano due convittrici, delle
+più grandi.
+
+Il dottor Romualdo si sentì una trafittura al cuore. Condusse la
+fanciulla in un angolo appartato della sala e le domandò a mezza voce:
+— Ti burlano forse? — Ella si strinse un po' nelle spalle, ma continuò
+a tacere.
+
+— Ti burlano per cagion mia?... Di' la verità.
+
+E presele le manine ch'ella teneva davanti agli occhi, la costrinse a
+guardarlo in viso.
+
+— Sì — ella bisbigliò con voce appena percettibile.
+
+— Ebbene, Gilda, se vuoi, io non vengo più.
+
+Era la prima volta ch'egli metteva alla prova l'affetto della nipote,
+era la prima volta ch'egli si accorgeva come quest'affetto fosse
+necessario alla sua vita. Perciò, in quel momento, tutto l'esser suo
+pendeva dalle labbra della Gilda. E quando egli sentì le morbide e
+rotondette braccia di lei con impeto subitaneo cingergli il collo, e
+quando fra i singhiozzi ella gli disse — No, zio Aldo, voglio che tu
+venga sempre — una dolcezza nuova, inusata gli corse le vene, provò una
+gioia quale non gli era stata data da nessuna formula algebrica. Egli
+prese la bimba sulle ginocchia, e carezzandole i capelli ripigliò il
+suo interrogatorio: — Dunque che ti dicono?
+
+Ella diventò rossa, ma stette senza aprir bocca.
+
+— Ti dicono forse che hai torto ad avere uno zio così brutto?
+
+— Oh! — fec'ella con una garbata scrollatina di capo e ridendo in mezzo
+alle lagrime.
+
+— Ebbene!
+
+— Oh... dicono tante cose — replicò finalmente la Gilda.
+
+— Ma... per esempio?
+
+— Dicono... che non ti pettini...
+
+Il professore sospirò. — E poi?
+
+— Che continui a portare i calzoni che avevi da bimbo.
+
+— Perchè?
+
+— Non li vedi?... Son tanto corti!
+
+Era vero. Il professore, che teneva una gamba accavallata sull'altra,
+dovette riconoscere con singolare mortificazione che dieci centimetri
+di stoffa di più non sarebbero stati soverchi.
+
+— C'è altro?
+
+— Sì — rispose la fanciulla, che aveva ormai sciolto lo scilinguagnolo.
+— Dicono che non sai farti il nodo della cravatta.
+
+— Non è poi una gran disgrazia — osservò il dottor Romualdo, al quale
+questa accusa pareva men grave delle precedenti.
+
+— Dicono...
+
+— Ancora?
+
+— Sì... Che hai il naso sporco di tabacco...
+
+Con un moto istintivo il professore cacciò la mano in saccoccia per
+estrarre il fazzoletto. La Gilda gli fermò il braccio — No — ella disse
+— Hai un fazzoletto turchino?
+
+— Già...
+
+— Lascialo stare... Somiglia a quello di don Spiridione, il catechista.
+
+Il dottor Romualdo non potè trattenersi dal sorridere. — È finito
+questo processo?
+
+La Gilda fece un viso scuro scuro che voleva significare — Non
+è finito. — Ma non fu cosa facile il cavarle di bocca l'ultima
+rivelazione. Finalmente ella confessò singhiozzando che la chiamavano
+_la nipote dell'orangutan_. — E l'orangutan — ella soggiunse nella
+massima costernazione — è una bestia.
+
+— E una brutta bestia — ammise il dottor Grolli con aria rassegnata.
+— Ebbene — egli ripigliò dopo una breve pausa — non c'è che un
+rimedio.... Lascia che dicano quel che vogliono e non ci badare... Io
+procurerò di essere meno orangutan che sia possibile, farò allungare
+i miei calzoni, mi ravvierò meglio i capelli e la barba, cesserò di
+servirmi del fazzoletto turchino...
+
+Il viso della fanciulla si rischiarò.
+
+— Tu intanto non vergognarti di traversar la sala a fianco
+dell'orangutan... Dobbiamo dire così?
+
+— No, no, dello zio Aldo.
+
+Il professore si alzò, e la bimba passò il suo braccetto sotto quello
+di lui. Andarono in questa guisa, zio e nipote, fino all'uscio, e
+la Gilda teneva la sua fronte così alta e girava intorno uno sguardo
+così sicuro, che nessuna tra le sue condiscepole osò prendere un'aria
+canzonatoria. Quando si fu in fondo alla sala, la fanciulla diede
+un bacio sonoro al professore, e disse forte — Buon dì, zio Aldo, a
+rivederci.
+
+Ella tornò indietro contenta; aveva vinta una prima battaglia sopra sè
+stessa, aveva vinto la falsa vergogna. Anche il professore si sentiva
+un altro uomo. Ciò che lo aveva legato prima alla Gilda era la pietà,
+era l'idea del dovere; poi, con la consuetudine della vita, vi si era
+aggiunta un'affezione sincera, ma timida, inconsapevole quasi di sè,
+un'affezione che non osava chiedere, non osava sperare il ricambio.
+Ora, invece, di questo ricambio egli era sicuro; la Gilda gliene aveva
+tolto il dubbio con l'ingenua confessione delle sue piccole amarezze,
+col soave abbandono con cui gli si era gettata al collo, con la balda
+franchezza con cui aveva traversato la sala al suo fianco sfidando
+gli sguardi delle sue compagne. Senonchè quell'intima soddisfazione
+dell'anima non era senza mistura. Un punto della sua antica filosofia
+era scosso, era turbato il suo profondo convincimento della inutilità
+d'ogni dote esteriore. La bellezza, la grazia, non erano dunque vane
+parvenze? Erano forze reali e gagliarde, non create dalla fantasia dei
+poeti? Non era dunque la medesima cosa avere un aspetto increscioso o
+gradevole; la virtù, l'ingegno, non bastavano a coprir le imperfezioni
+del corpo? E, allora, che ci guadagnava a esser brutto? Non avrebbe
+potuto riuscire un buon matematico anche mostrando l'età che aveva e
+non più, anche essendo un bel giovane?
+
+Queste savie riflessioni del dottor Romualdo si traducevano in una cura
+alquanto maggiore della persona. Egli usava con una certa frequenza la
+spazzola e il pettine, procurava che ciascun bottone del suo soprabito
+entrasse nell'occhiello che gli competeva, e non isdegnava di rimanere
+qualche secondo davanti allo specchio per allacciarsi il nodo della
+cravatta. Questo fatto memorabile accadeva specialmente nei giorni in
+cui il professore doveva recarsi dalla nipote. Prima di far la sua
+visita, egli si lavava col sapone d'odore, si ravviava i capelli,
+lasciava a casa la tabacchiera, e invece del fazzoletto turchino,
+prendeva seco un fazzoletto bianco di bucato. Egli non cessava già
+di esser brutto, ma cessava d'esser sucido, e le convittrici non
+lo chiamavano più l'_orangutan_. Avrebbero smesso, a ogni modo, di
+dargli questo appellativo sgarbato, per riguardo alla Gilda ch'era
+diventata in breve tempo un personaggio importante. Negli studi era
+la prima della sua classe, nei giuochi era delle più vispe e briose
+di tutto il collegio. Alcune tra le ragazze maggiori d'età avevano
+fatto per qualche tempo il viso dell'arme al novello astro che sorgeva
+sull'orizzonte, ma la bizza era durata poco; la grazia della Gilda,
+il suo aspetto attraente, la prontezza del suo ingegno, la spontaneità
+dei suoi modi avevano trionfato di ogni ritrosia. Onde ella non tardò
+ad appartenere al gruppo delle elette, a quella aristocrazia della
+scuola che nessun regolamento vale a sopprimere, come nessuna legge può
+distruggere le inuguaglianze nella vita reale. E a quella guisa che il
+professore Romualdo aveva in principio fatto cadere sulla nipote parte
+della sua impopolarità, la Gilda faceva riflettere oggi sullo zio parte
+della simpatia ch'ella aveva acquistata per sè.
+
+V'era poi un'altra ragione assai importante per la quale il Grolli era
+ormai guardato, se non con vivo interesse, almeno con una curiosità
+benevola. Prima che compisse il secondo anno dacchè la Gilda era
+entrata in collegio, il dottor Romualdo aveva mutato la sua condizione
+di assistente in quella di titolare, e il titolare era già divenuto
+illustre, le sue opere erano lodate anche fuori d'Italia, la sua
+conoscenza era ambita da uomini preclari nel campo scientifico. A sua
+insaputa, il dottore Romualdo s'era messo su una delle due vie, per
+le quali, dato un certo merito, si consegue la fama. Poichè a questo
+proposito non c'è mezzo termine; la fama, o bisogna arrabattarsi molto
+a cercarla, o bisogna star molto cheti ad attenderla. O l'impudenza
+sfacciata del ciarlatano, o la ritrosia quasi infantile del cenobita.
+Col primo sistema si assorda il paese del proprio nome, si loda per
+esser lodati, si accarezza la critica, si entra audacemente in una
+chiesuola scientifica. Indi uno stuolo d'alleati, ma, di fronte, uno
+stuolo di nemici. Cento insidie, cento passioni poste in giuoco, il
+trionfo delle dottrine subordinato al trionfo della fazione, l'abilità
+spesso più potente dell'ingegno. Col secondo sistema si studia in
+silenzio, creduti timidi dal mondo a cui si getterà forse un giorno
+un'idea destinata a sconvolgerlo. Non una condiscendenza che ne chiami
+un'altra, non una parola che accenni a vaghezza di plauso; non alleati,
+ma non nemici; bensì, sparse per la terra, numerose simpatie di persone
+che non si conoscono e non si conosceranno giammai; simpatie un po'
+inerti, non bastevoli a dare la gloria, ma pronte ad alimentare il
+primo soffio di fortuna che ci spiri propizio. Ottenuta così, la fama è
+più sicura, più stabile di quella ottenuta per l'altra via. Ma siccome
+vi si giunge più difficilmente o più tardi, è appunto l'altra via
+quella che d'ordinario si sceglie.
+
+È superfluo il dire a qual partito si fosse appigliato il professore
+Romualdo. La sua indole, i suoi gusti, l'ambiente in cui egli era
+sempre vissuto avevano reso in lui una seconda natura le abitudini del
+riserbo. Nè sapeva abbandonarle oggi, nè acconciarsi alle esigenze
+di una celebrità della quale era, più che lieto, maravigliato egli
+stesso. Era timido, impacciato, alieno da tutto ciò che potesse
+metterlo in mostra. Però, quando era in giuoco il decoro della sua
+Università, non ricusava mai l'opera sua; la modestia non era per lui,
+come è per molti, una maschera della pusillanimità. Un giorno ci fu
+un ammutinamento di studenti; il rettore aveva perduto la bussola, i
+professori, scrollando le spalle, s'erano dispersi da varie parti;
+il solo professor Grolli ebbe il coraggio di affrontare e di sedar
+la tempesta. Un'altra volta, all'apertura dell'anno scolastico,
+quand'era già annunciata la prolusione, il titolare a cui toccava di
+leggere accampò non so qual pretesto per sottrarsi all'impegno. Indi
+il rettore convocò per urgenza il corpo insegnante, facendo osservare
+come fosse antichissima consuetudine quella di inaugurar le lezioni
+con un discorso, e come l'ommettere questa formalità potesse riuscire
+a scapito dell'Istituto, insidiato da occulti e palesi nemici. Ma chi
+si scusò con la ristrettezza del tempo, chi con la molteplicità delle
+occupazioni, e non si veniva a nessuna conclusione. — E lei, professor
+Grolli? — chiese il rettore, dopo aver interrogato ad uno a uno tutti
+gli altri. — So che ha una grande ripugnanza per queste cose, e non
+osavo... — Se è proprio necessario... — rispose il professore, nel
+quale il sentimento del dovere andava al disopra di qualunque altra
+considerazione. E poichè la sua offerta venne accolta con entusiasmo,
+egli vegliò due notti affine di compiere il suo lavoro pel giorno
+prefisso.
+
+Non può dirsi che, dal punto di vista accademico, il dotto e severo
+discorso avesse un successo clamoroso. Si notò anzi che parecchie
+signore si allontanarono dalla sala durante la tornata, che il
+commendatore prefetto appoggiò il gomito al ginocchio e il capo
+alla mano nel punto culminante dell'orazione e si assopì fingendo
+di meditare, e che i due bidelli, i quali, secondo il cerimoniale,
+stavano ritti in grande divisa ai due lati della piattaforma riservata
+alle autorità e al corpo insegnante, dovettero addossarsi alla
+parete e si addormentarono in piedi, cosa non seguìta mai nelle
+adunanze precedenti, nemmeno alle più erudite concioni. Ma quel
+discorso, riuscito noioso a tanta parte dell'uditorio, fu invece,
+per l'importanza e la novità delle cose dette, un vero avvenimento
+scientifico, che valse al Grolli la nomina a socio corrispondente
+dell'Istituto di Francia.
+
+Punto inorgoglito delle mutate fortune, il nostro professore conservava
+le sue modeste abitudini, e le rendite cresciute gli servivano soltanto
+a ingrossare il fondo giacente presso la Banca in conto della nipote
+e ad abbellire la stanza in cui ella sarebbe tornata al suo uscir dal
+collegio.
+
+
+
+
+XI.
+
+
+Due anni prima che la Gilda compiesse la sua educazione, un'epidemia
+difterica venne a mietere più di una vittima fra le convittrici. Allora
+vi fu un fuggi fuggi; quasi tutti i genitori richiamarono a casa le
+figliuole, e il professor Romualdo s'affrettò egli pure a riprendere
+la sua pupilla. A epidemia finita, la Gilda avrebbe dovuto ridursi
+nuovamente in collegio, ma la sua migliore amica era morta, e l'idea
+di non trovarla più la contristava fuor di misura. — Preferiresti di
+restare con noi? — le domandò un giorno lo zio. — Oh sì — ella rispose
+con le lagrime agli occhi. E rimase.
+
+Ella aveva allora quattordici anni, e si trovava in quel periodo
+critico della vita femminile nel quale un non so che d'incerto,
+d'indefinito si stende sull'espressione del volto e sulle linee della
+persona. È come se il fiore tornasse nel suo bocciuolo per aprirsi una
+seconda volta, nè si può prevedere in qual modo si riaprirà. Quante
+speranze dell'infanzia deluse! Quante paure svanite! Il mostricciuolo
+diventerà forse una Venere, Venere si cambierà in un mostricciuolo.
+Negli occhi delle madri si dipinge un'inquietudine ansiosa, nello
+sguardo degli estranei una curiosità indiscreta; la giovinetta intanto
+si sente osservata e si osserva; ella dimanda a sè stessa che cosa
+scomponga l'armonia delle sue membra, che cosa turbi la serenità del
+suo spirito, che fuoco arcano le riscaldi le vene. Ha baldanze che la
+fanno arrossire, ha ritrosie che non comprende; guarda dietro di sè,
+vede le bambine saltellanti, chiassose, e ne ha invidia e disprezzo ad
+un tempo; deve confessare che stava meglio quand'era come loro, eppure
+non vorrebbe tornar come loro; guarda davanti a sè, e vede le giovani
+spose, le matrone dalle forme opulente mal dissimulate dai veli, le
+vede imperare con un volger di ciglio e sente che sarà anche lei un
+giorno quali esse sono, e affretta col desiderio quel giorno. Eppure
+il desiderio non è senza una tristezza profonda. A che prezzo stringerà
+quello scettro?
+
+Nell'ultimo tempo della sua dimora in collegio la Gilda era alquanto
+imbruttita. Era alta, magra, pallida, con un cerchio azzurro intorno
+alle palpebre. Le sottane corte lasciavano vedere un piede un po'
+troppo lungo e il principio d'una gamba un po' troppo sottile; anche
+le braccia erano lunghe e stecchite. Il suo sorriso aveva perduto
+dell'antica vivacità, la sua voce, già limpida e argentina, era spesso
+velata e talora feriva l'orecchio con certe note fesse e sgradevoli. Ma
+in questa eclissi della sua bellezza la Gilda conservava di magnifico
+gli occhi grandi, espressivi, i folti, bruni, crespi capelli, e i denti
+bianchi come l'avorio e uguali come le perle d'un monile. Era lecito
+pronosticare che il resto si sarebbe accomodato da sè.
+
+Come la fisonomia e la persona, così si era un po' modificato il
+carattere. Ella non era più la bimba impetuosa, ma gioviale, espansiva,
+che aveva anni addietro portato la rivoluzione nella silenziosa casa
+Negrelli; i suoi uccelletti, i suoi fiori non le parlavano più l'usato
+linguaggio; qualche volta la sua allegria era forzata, qualche altra
+non sapeva frenarsi, e si rinchiudeva nella sua camera, malinconica e
+taciturna. Non di rado ripensava al chiasso ch'ella faceva con Mario
+nel magazzino del signor Gedeone; ahimè, dov'erano andati quei tempi?
+dov'era andato Mario?
+
+Quando gli si domandava conto del suo figliuolo, il signor Gedeone
+tentennava gravemente il capo. Quel ragazzo gli dava pure di gran
+tribolazioni. Non era cattivo, ma voleva fare a suo modo, e il
+soggiorno in Isvizzera, che doveva mettergli giudizio, aveva invece
+finito di guastargli il cervello. Ormai bisognava rinunziare alla
+speranza ch'egli succedesse al padre nel commercio dei grani e dei
+coloniali. Con la stramba idea di diventar pittore, s'era legato in
+amicizia con un giovane artista svizzero, il quale lo aveva condotto
+seco per otto mesi a Roma ed ora lo teneva nel suo studio a Zurigo.
+Di là Mario scriveva al babbo lettere piene d'entusiasmo, chiedendo
+quattrini e promettendo di render celebre in meno di dieci anni il nome
+della famiglia.
+
+— Eh, signorina — disse un dopo pranzo il signor Gedeone alla Gilda,
+ch'egli salutava sempre con deferenza come l'antica camerata di suo
+figlio — Mario terrà forse parola e mi renderà celebre, ma che me ne
+importa? Io avrei preferito ch'egli fosse qui ad attendere agli affari
+insieme con me... Allora sì che avrei lavorato di lena... Adesso
+invece...
+
+Il signor Gedeone, ch'era seduto sur una panca di legno davanti al
+suo magazzino, si alzò in piedi, si passò il rovescio della mano
+sugli occhi; indi proseguì: — Ma!... Mi par ieri quando Mario e lei
+si rincorrevano fra le balle di caffè e i barili di aringhe... Se ne
+rammenta? Come passa il tempo!
+
+Un garzone del fondaco s'avvicinò al principale. — Il brigadiere se n'è
+andato. Non ci sono che le guardie Munari e Albonzio.
+
+— Avanti, allora — ordinò il signor Albani.
+
+Un gran carro di fieno ch'era fermo sulla strada, col timone rivolto
+dalla parte della città, si mosse alzando una nuvola di polvere. I
+sonagli dei muli tintinnavano in cadenza, il sole morente lambiva coi
+suoi ultimi raggi la parte superiore del carico, lasciando in ombra il
+resto, il conduttore disteso sul fieno cantava:
+
+ Addio, mia bella, addio,
+ L'armata se ne va,
+ ecc., ecc.
+
+Intanto il signor Gedeone ora seguiva con lo sguardo il barroccio, ora
+si voltava a discorrere con la Gilda.
+
+— Non viene mai il signor Mario qui? — chiese questa timidamente.
+
+— C'è stato un paio di volte — rispose il signor Gedeone — Lei era in
+collegio. Adesso dice che non vuol tornare finchè non abbia fatto un
+bel quadro... Il bel quadro lo farà... oh lo farà senza dubbio... ma
+non è questo ch'io volevo... Volevo averlo meco... volevo lasciargli i
+miei affari... ecco quel che volevo....
+
+A questo punto il signor Gedeone diede un'occhiata dal lato della porta
+della città. Un suo commesso gli fece un cenno con la mano, come a
+significare: — Ormai è passato.
+
+Il negoziante mostrò di aver capito; poi stringendo la destra alla
+Gilda: — La ringrazio della sua premura, signorina... Mi fa tanto
+piacere, sa, poter parlare di quel bricconcello di Mario.
+
+E il signor Gedeone era altrettanto sincero nel suo affetto paterno,
+quanto nel suo desiderio d'introdurre in città senza dazio le derrate
+che egli nascondeva nei carri di fieno.
+
+La Gilda risalì le scale, lieta in cuor suo che il suo vecchio amico
+avesse scelto la professione d'artista.
+
+Nel ritirar dal collegio la sua pupilla, il dottor Romualdo s'era
+proposto di compiere egli stesso la sua educazione. Perciò la faceva
+studiare almeno due ore al giorno. Egli era in principio un po'
+impacciato, ma la Gilda gli additava ella stessa la via, ribellandosi
+ad ogni metodo rigoroso, eppure riuscendo ad afferrar di volo ogni
+cosa. Il professore aveva cominciato col trovar molto da ridire su
+questo modo di procedere a sbalzi, ma aveva finito col dar ragione
+alla discepola. Ella era così pronta d'ingegno, ella scriveva con tanto
+garbo! Quand'ella gli leggeva i suoi componimenti pieni di semplicità e
+di freschezza, era come se una musica nuova gli ricreasse l'orecchio.
+Le discipline scientifiche avevano intorpidito in lui il senso
+dell'arte; ora esso gli si risvegliava nell'anima, gli richiamava alla
+mente le vergini impressioni dell'infanzia, e gli faceva sentir tutto
+il pregio di studi che aveva negletti. Gli pareva d'essere, anzichè
+il maestro, l'allievo. Era ben altra cosa quand'egli introduceva la
+Gilda nel suo laboratorio. Là egli era come un re; tutto obbediva ai
+suoi cenni; sotto il suo occhio vigile, nelle sue storte, alla fiamma
+dei suoi fornelli i corpi mutavano forma, aspetto, colore, e la natura
+gelosa gli rivelava gli intimi suoi segreti. Ed egli si compiaceva a
+stuzzicar la curiosità della sua pupilla, certo com'era di non poter
+esser mai colto alla sprovvista dalle domande di lei. Forse era questa
+l'unica sua vanità.
+
+La signora Dorotea, a cui il passare degli anni non aveva raddolcito
+il carattere, sparlava liberamente del sistema di educazione tenuto
+dal professore. — Vuol fare di sua nipote una dottoressa; si può dar di
+peggio?... Che maraviglia se ella è pallida, allampanata, con le pesche
+sotto gli occhi... Ne son morte di fanciulle a forza di leggere... Ne
+ho conosciute io...
+
+V'erano dei giorni in cui l'umore della Gilda pareva dar ragione ai
+pronostici della vedova. Bastava un nonnulla a farla piangere, non
+voleva uscire, non c'era verso di cavarle una parola di bocca.
+
+Una mattina che la ragazza era più smorta dell'ordinario, la signora
+Dorotea fece a bassa voce delle comunicazioni misteriose al professore,
+concludendo: — Se non crede a me, mandi per un medico.
+
+Il medico venne, si mise a ridere, diede ragione alla signora Dorotea,
+e finì tra il serio e il faceto: — Via, caro professore, non affatichi
+troppo questa sua nipote. Non è uno studente d'Università, è _una
+donna_.
+
+La signora Dorotea chinò il capo in segno di assenso.
+
+— Ci vuole una vita più svariata — continuò il medico — la conduca
+spesso fuori di casa, le faccia conoscere qualcheduno... gioventù
+sopra tutto... i giovani devono stare coi giovani... Quando poi verrà
+l'autunno... adesso già ci vuol tempo, siamo appena in febbraio...
+in autunno insomma un viaggetto sarebbe eccellente... Alle corte, io
+stimerei opportuno di adottare un altro sistema di vita.
+
+Qui l'approvazione della signora Dorotea fu meno esplicita. — Bisogna
+stare coi giovani! — ella borbottò fra i denti. — Come se io fossi
+una vecchia decrepita e rimbambita... Le belle cose che s'imparan dai
+giovani!
+
+Il professore si ritirò pensoso nella sua camera. — È una donna —
+egli bisbigliava, ripetendo le parole del medico. E soggiungeva: — Una
+donna in casa! — A quel che sembra il professor Romualdo non s'era mai
+accorto che era una donna anche la signora Dorotea.
+
+Comunque sia, l'avvenire gli si presentava buio, buio oltre misura.
+Il fatto più naturale del mondo gli pareva dover esser fecondo
+d'incalcolabili conseguenze; egli sentiva che il suo ufficio di
+tutore entrava in una nuova fase, e che adesso soltanto egli avrebbe
+cominciato a sperimentarne le difficoltà.
+
+
+
+
+XII.
+
+
+Bastarono poche settimane alla Gilda per riaversi affatto. Pareva anzi
+che quel passeggiero malessere avesse contribuito a far rifiorire la
+sua bellezza decaduta da qualche anno. I molli contorni della donna si
+disegnavano ormai sotto le vesti succinte della fanciulla; gli occhi
+già languidi e smorti brillavano d'una nuova luce più viva, più intensa
+di quella che li aveva illuminati nell'infanzia gioconda, e la persona
+leggiadra, pur mutando linee, si ricomponeva nell'antica armonia. Le
+inesplicabili tristezze, gli scoraggiamenti infiniti degli ultimi tempi
+l'assalivano di rado e non mai con tanta violenza; era tutt'al più una
+malinconia pensosa, non scevra d'ogni dolcezza.
+
+Ma il dottor Romualdo assisteva con mal celato sgomento a questa
+trasformazione della sua pupilla. S'era avvezzato ad amar la fanciulla,
+e non sapeva acconciarsi all'idea che la fanciulla diventasse donna,
+poichè la donna era sempre ai suoi occhi un essere inferiore, malato,
+pieno di piccole arti e di avvolgimenti insidiosi. Allorchè la Gilda
+entrava nella sua stanza, egli pareva atteggiarsi a guisa di uomo
+che si mette in difesa; non le dava più un pizzicotto sulla guancia,
+nè un buffetto sotto il mento: e s'ella gli faceva una carezza, egli
+arrossiva confuso.
+
+— Ti faccio paura! — ella esclamava canzonandolo — E sì ch'io son
+quella di una volta!
+
+Quella di una volta? Oibò, oibò. O la Gilda parlava in mala fede, o
+ella ingannava sè stessa. Ma già ella parlava in mala fede sicuramente;
+era una femmina.
+
+Quand'egli la conduceva a passeggio, ed ella gli dava il braccio,
+ci voleva poco ad accorgersi ch'ella non era quella di una volta.
+Noi lo sappiamo, l'avevano ammirata sempre, ma adesso era mutato il
+genere dell'ammirazione, e soprattutto era mutata _la qualità_ degli
+ammiratori. Non erano più i babbi e le mamme quelli che si fermavano
+estatici a guardar la Gilda; erano i bellimbusti profumati, azzimati,
+erano i giovinetti di primo pelo, erano, orribile a dirsi, gli studenti
+dell'Università. Nè soltanto i rompicolli; quelli stessi, che, dalla
+cattedra, il professore mirava assorti nelle severe meditazioni
+scientifiche, quelli stessi che pendevano con più amore dalla sua
+parola, se vedevano la Gilda al suo braccio, le piantavano tanto
+d'occhi in viso, come se volessero divorarsela. Egli sentiva bisbigliar
+dietro a sè — Che stupenda ragazza diventa la nipote del professor
+Grolli! — Che bottoncino di rosa! — Ah! esser l'ape che succhierà quel
+fiore!
+
+— Disgraziati! Disgraziati! — rifletteva in cuor suo il professore
+Romualdo. — Anche su loro che sono l'orgoglio della Università, la
+speranza della patria, la donna esercita la sua funesta influenza:
+ella distrae la loro mente dai forti pensieri, ella turba i loro sensi,
+ella popola la loro fantasia di immagini ingannatrici. Quanto cammino
+di più si farebbe nel mondo se non vi fosse la donna! Quanto più
+presto sarebbe stata scoperta la legge della gravitazione, da quanto
+tempo si sarebbe già trovata una soluzione alle equazioni di quarto
+grado! Che gloria immensa si acquisterebbe colui il quale riuscisse ad
+emancipare l'umanità dalla femmina ed assicurasse con un nuovo metodo
+la propagazione della specie!
+
+Talora, mentre il dottor Grolli era infatuato dietro questo grave
+problema, la Gilda gli dava una scrollatina al braccio, e gli chiedeva
+sorridendo: — Sei fra le nuvole?
+
+Del resto, il professor Romualdo, quantunque convinto che la
+soppressione della donna ci avvierebbe a uno stato di perfezione
+assoluta, non intendeva sottrarsi a nessuno degli obblighi suoi
+verso la nipote. Se, anni addietro, egli aveva commesso una debolezza
+acconsentendo a tenerla presso di sè, tanto peggio per lui; s'egli non
+aveva saputo prevedere che la bambina non sarebbe stata sempre bambina,
+era a lui e non ad altri che toccava scontare l'imprevidenza. Norma
+costante delle sue azioni, il sentimento del dovere lo reggeva anche in
+questa prova e gli dava il modo di vincere ostacoli che sulle prime gli
+parevano insuperabili.
+
+Tra le novità introdotte nel sistema di vita del nostro matematico
+non fu certo l'ultima quella di recarsi un paio di sere la settimana
+insieme con la Gilda in casa del cavalier Diomede Lorati, che teneva
+allora l'ufficio di rettore dell'Università. Il professor Grolli in
+conversazione; era una cosa da far strabiliare! Ma il medico aveva
+giudicato opportuno che la Gilda conoscesse qualche persona dell'età
+sua, ed erano su per giù della stessa età le figlie del rettore. Il
+cavaliere Lorati era una buonissima pasta d'uomo, che da venti anni
+professava diritto civile e in tutto questo tempo non aveva mutato
+una virgola alle sue lezioni. Gli scolari sapevano come ogni lezione
+principiava e come finiva, e spesso il professore aveva la compiacenza
+di sentir correr lungo i banchi una frase ch'egli non aveva ancor
+detta. Del resto, il cavalier Lorati era tenuto in conto di persona
+sapiente; era segretario della locale Accademia di scienze e lettere,
+e in questo ufficio aveva avuto agio di svolgere le sue naturali
+disposizioni per le commemorazioni funebri. Infatti, quando moriva
+un socio, era a lui che toccava darne la triste novella, e la dava
+_col cuore spezzato_. Il buon professore non avrebbe ommessa questa
+frase per tutto l'oro del mondo. Ma non era soltanto in favore dei
+soci dell'Accademia che il cavalier Lorati versava il suo inchiostro
+e le sue lagrime. Chiunque passasse agli eterni riposi, per poco che
+fosse conosciuto da lui, aveva il conforto d'un suo cenno necrologico
+preceduto da un motto latino, o da uno dei soliti emistichi, come —
+_Morte fura — Prima i migliori e lascia star i rei_ — oppure — _Sol chi
+non lascia eredità d'affetti — Poca gioja ha dell'urna_.
+
+Un'altra bella qualità del cavaliere era la sua sommissione agli
+oracoli della signora Olimpia, sua moglie, donna notevole per molti
+rispetti, e particolarmente per quello di madre di famiglia. Ella
+aveva studiata a fondo la situazione matrimoniale delle sue figliuole
+e soleva cantar loro su tutti i toni: — Bimbe mie, vostro padre è un
+sapientissimo giureconsulto, ma voi non avete quello che si dice il
+becco d'un quattrino, e ai tempi nostri una lepre verrà a gettarsi in
+braccio del cacciatore prima che un uomo venga spontaneamente ad offrir
+la sua mano a una ragazza senza dote; perciò abbiate bene in mente che
+bisogna aiutarsi da sè, non aver romanticismi, non patir distrazioni,
+cercar molto e cercar sempre, e quando si crede di aver trovato, badare
+che non isfugga la preda. Io sono vostra madre e farò il dover mio. Ma
+farei ben poco se non mi secondaste.
+
+Fedele alle sue savie massime, la signora Olimpia metteva in mostra
+la sua Ginevra e la sua Giulia quanto più poteva, e non mancava di
+condurle a passeggio, alle funzioni di chiesa, ai dibattimenti della
+Corte d'assise, dappertutto insomma dove vi fosse la speranza di veder
+comparire quella rara selvaggina che si chiama un marito. Inoltre ella
+riceveva due sere la settimana. Erano ricevimenti alla buona; alcuni
+professori con le mogli e le figliuole, alcuni parenti dei professori,
+e una mezza dozzina di studenti, nei quali la signora Olimpia aveva
+creduto di scoprire la stoffa matrimoniale.
+
+Per i professori c'era un tavolino a parte, intorno al quale essi
+impegnavano discussioni rumorose sui regolamenti universitari, sui
+ministri che s'eran succeduti all'istruzione pubblica, sugli esami e
+sulle propine. Ma il grosso della compagnia sedeva a una gran tavola
+rettangolare, su cui la Ginevra e la Giulia stendevano con moltissima
+cura un tappeto di lana che ricadeva sin quasi sul pavimento. I maligni
+volevano far credere che all'ombra di quel tappeto si stabilissero
+fra gli studenti e le ragazze attivissime comunicazioni di mani e di
+piedi, assai più gustose dei giuochi di società che avevano luogo alla
+superfice.
+
+Alle dieci la signora Olimpia distribuiva agli invitati una tazza
+di tè leggiero in modo da non alterare il sistema nervoso, e le
+padroncine giravano un piatto di _sandwichs_ preparati dalle loro
+mani. Alle undici la compagnia si scioglieva, salvo i pochi casi in
+cui tra gl'invitati si trovasse una persona di buona volontà da suonar
+l'armonica e da permettere alla gioventù di far _quattro salti in
+famiglia_.
+
+Un osservatore superficiale troverà senza dubbio che la signora
+Olimpia, sollecita com'era di procurar marito alle sue figliuole,
+commetteva una leggerezza invitando ai suoi convegni serali la Gilda,
+che dava scacco matto a tutte e due. Ma la signora Olimpia aveva vedute
+più larghe e profonde. Ella pensava che la bellissima giovinetta poteva
+servir d'uccello di richiamo e far venire in casa qualcheduno che non
+ci sarebbe venuto altrimenti. — E pur che ci vengano almeno in due —
+rifletteva l'accorta donna — io ci avrò sempre guadagnato. Quand'anche
+si appiccicassero entrambi alla nipote del Grolli, più d'uno ella non
+ne sposerebbe; l'altro resterebbe sempre amico di famiglia, e allora,
+chi sa?
+
+Non si può creder quante feste si facessero dalla famiglia Lorati ai
+due nuovi ospiti. Le ragazze volevano sedere l'una a destra, l'altra a
+sinistra della Gilda, la colmavano di elogi sulla sua bellezza e sulla
+sua grazia, la iniziavano ai segreti dei dilettevoli giuochi di _scopa_
+e _campana e martello_. La signora Olimpia e il rettore prodigavano
+le più tenere cure al professor Romualdo, e anzi il rettore sentiva
+l'imperioso bisogno di fargli ogni momento il solletico sulle ginocchia
+e di ripetergli con infinita espansione: — Ma bravo il nostro Grolli,
+che si è risolto a uscir dal suo guscio!
+
+E gli altri professori in coro: — Bravo Grolli! Bravissimo!
+
+Nell'ora del tè poi era la signora Olimpia in persona che portava la
+tazza al dottor Romualdo e gli offriva i _sandwichs_. Faceva servire
+gli altri invitati dalle figlie, ma il dottor Romualdo voleva servirlo
+ella stessa.
+
+I colleghi, con la insistenza uggiosa dei dotti quando pretendono di
+far gli uomini di spirito, celiavano costantemente su queste attenzioni
+speciali della signora Olimpia pel Grolli. — Ehi Grolli, state in
+guardia... la signora Lorati insidia la vostra innocenza... Badate che
+non si ripeta il caso della moglie di Putifarre.
+
+Il professore si agitava sulla sedia e borbottava infastidito: — Che
+discorsi! — E si confermava sempre nell'idea ch'era meglio vivere
+a sè, tenersi lontani anche dai colleghi, e non aver con loro altre
+relazioni che quelle volute dagli studi. Ma oramai erano vani rimpianti
+e conveniva rassegnarsi all'inevitabile.
+
+Gli omaggi di cui la Gilda era l'oggetto in casa del rettore
+non le facevano salire i fumi al cervello. Lasciava discorrere i
+damerini senz'accordar preferenze ad alcuno, e quando giungeva il
+momento desiderato dei _quattro salti in famiglia_, ella ballava
+indifferentemente con tutti, più entusiasta della danza che dei
+danzatori. Com'era bella allorchè il giro vorticoso del valzer le
+invermigliava le gote e le scompigliava i capelli, e il suo piede
+leggiero appena sfiorava il pavimento, e la sua persona agile, snella,
+succinta, si disegnava in mille pose sempre diverse e sempre leggiadre
+e composte!
+
+— Che allegria, non è vero, in queste festine? — diceva il cavaliere
+Lorati, stropicciandosi le mani e andando dall'uno all'altro crocchio.
+— Benedetta la gioventù!... Ci s'ingrassa proprio a vederla divertirsi
+in tal modo... Voi, caro Grolli, vi siete fatto vecchio prima del
+tempo... Avete avuto torto, un gran torto... Quanti anni avete?
+
+— Trentacinque fra poco.
+
+— Guardate un po' se un uomo a trentacinque anni dovrebbe star lì
+impalato presso uno stipite invece di ballare con le ragazze... Fin che
+si tratta di me che non aspetto i sessanta...
+
+Ballare! Egli, il professor Grolli! Che idee! Le coppie danzanti
+lo urtavano, lo investivano, ed egli rimaneva come trasognato. In
+quell'intrecciarsi delle braccia, in quel confondersi del respiro, in
+quel mover del piede in cadenza, in quell'abbandonarsi della persona
+all'onda dei suoni, c'era dunque, ci doveva essere un piacere ch'egli
+non aveva mai provato, ch'egli non sapeva comprendere, ma di cui gli
+era impossibile non ravvisare l'espressione schietta ed ingenua nelle
+facce giovanili ch'egli vedeva passarsi davanti. Era proprio vero.
+C'era un mondo di cui egli non aveva nemmeno toccato la soglia.
+
+Negl'intervalli fra un ballo e l'altro la Gilda veniva a dargli un
+saluto e a chiedergli se si divertiva... Oh! tanto... Egli la seguiva
+mestamente con l'occhio mentre ella s'allontanava a braccio di un
+_cavaliere_ qualunque. Egli pensava che la cara bambina la quale gli
+aveva insegnato a comprender la famiglia, non era più sua; le acri
+voluttà della vita si erano impadronite di lei: oggi era il ballo,
+era l'ingenua soddisfazione di sapersi ammirata; domani sarebbe stato
+l'amore, forse la passione violenta, irresistibile, fatale.
+
+— Fra un paio d'anni bisognerà dar marito a quella ragazza — diceva il
+rettore battendo sulla spalla del dottor Romualdo. — Cospetto! Come è
+cresciuta bene!... Grande scoglio questo del matrimonio... E io ho da
+provvedere a due... Meno male che se ne incarica Olimpia.
+
+Un discorso così naturale come quello del matrimonio della nipote
+recava al professore una molestia inesplicabile, ed egli sfogava il suo
+dispetto parlando con amarezza di tutti i giovani i quali frequentavano
+la famiglia Lorati.
+
+Nel tornare a casa, una sera, la Gilda gli chiedeva il suo parere sopra
+certo Norio, ch'era una conoscenza recente e che pareva destinato a
+divenire il beniamino della società.
+
+— È un giovine che non riuscirà a nulla — replicò vivamente il
+professore.
+
+— O perchè dici così? — ella soggiunse.
+
+— Perchè? A che vuoi che riesca un giovine che è venuto qui per
+istudiare e pochi giorni dopo il suo arrivo non sa impiegar meglio la
+sera che ballando e facendo giuochi di compagnia?
+
+— Dio buono! Alla sua età non gli sarà lecito divertirsi?
+
+— Alla sua età il divertimento per i giovani seri, per i giovani
+che vogliono diventar qualche cosa, è lo studio. Ne ho conosciuti
+io di questi giovani, che vegliavano fino a tarda ora sui libri,
+affaticandosi la mente, logorandosi gli occhi, che si alzavano
+poi la mattina prima del sole e ripigliavano il lavoro lasciato a
+mezzo, intenti a decifrare una formula, a risolvere un problema...
+Oh non erano eleganti, no... Non avevano la scriminatura perfetta, i
+baffetti arricciati, il colletto candidissimo, il nodo della cravatta
+d'una simmetria architettonica, non avevano i bottoncini d'oro sulla
+camicia... no, no... le loro vesti erano sgualcite, la loro biancheria
+era frusta, i loro capelli scomposti... Le donne non li guardavano con
+compiacenza...
+
+— Ma, zio Aldo — interruppe Gilda — saranno stati indecenti.
+
+— Non me ne intendo io... Erano poveri...
+
+— Ebbene, che colpa ha il signor Norio se la sua famiglia è piuttosto
+agiata?
+
+— Colpa? Non ne ha nessuna, ma gli manca la più grande maestra della
+vita, la povertà. Male alloggiati, mal nutriti, mal coperti, si trova
+che vi è una sola consolazione, il lavoro, lo studio... La vita del
+pensiero diventa la vita del corpo; non si sente la fame, non si sente
+il freddo... Per mesi e mesi si mangia un pane di meno al giorno,
+tanto da comperarsi un libro nuovo, e quel libro acquistato così
+faticosamente ha per noi maggior pregio che non abbia pei bellimbusti
+un abito da ballo, e per voi altre donne un vezzo d'oro e di perle...
+Voltarne e rivoltarne la coperta, tagliarne le carte, aspirare l'odore
+acre della stampa ancora umida e fresca, ecco tanti piaceri ignorati
+dal comune della gente... Che c'importa delle travi affumicate, che
+c'importa delle pareti sgretolate e crollanti?... I nostri occhi
+guardano più in là; essi abbracciano il mondo intero...
+
+— E nessuna compagnia, nessuna distrazione? — chiese la Gilda, che non
+aveva mai trovato lo zio Aldo così eloquente.
+
+— Distrazioni?... Qualche passeggiata all'aria aperta, nelle ore del
+sole l'inverno, nelle ore del fresco l'estate... Compagnia?... Fra i
+vivi, tre o quattro coetanei delle stesse condizioni e degli stessi
+gusti; fra i morti, tutti i migliori... Tutti quelli che hanno stampato
+un'orma nel campo degli studi; tutti quelli che hanno aggiunto una
+verità al patrimonio della scienza... e t'assicuro io che valgon meglio
+della folla volgare e piccina dalla quale siamo attorniati.
+
+— Tu hai fatto questa vita, zio? — domandò la Gilda commossa.
+
+— Ho parlato di me?
+
+— Oh! T'ho inteso benissimo... Fosti tu pure uno di quelli che hanno
+lottato, che hanno patito.
+
+— Ne conobbi tanti che patirono di più...
+
+— Povero zio Aldo! — rispose la fanciulla alzando verso di lui gli
+occhi inteneriti. — Sei rimasto solo presto?
+
+— Sì — egli rispose, scosso da quella voce soave, da quello sguardo
+penetrante. — Ma lasciamo questo discorso... Vedi che ormai la burrasca
+è passata.
+
+La Gilda sapeva che suo zio non era mai stato ricco, ma ella
+ignorava ch'egli avesse avuto una giovinezza così travagliata, e
+strappandogliene per la prima volta la confessione non poteva a meno di
+ammirare in lui la forza dell'animo alieno da ogni vanteria.
+
+— Hai ragione, zio Aldo — ella soggiunse dopo una breve pausa. — Quelli
+che tu hai descritti sono i giovani degni di essere amati.
+
+Egli sentì corrersi un fremito per le vene; poi disse sospirando: —
+Amati da una donna! A che pro?... Allora non istudierebbero più.
+
+— Oh zio Aldo — sclamò la Gilda — come sei cattivo con noi donne!
+
+
+
+
+XIII.
+
+
+Nel maggio di quel medesimo anno, il professore e la Gilda ricevettero
+una visita non meno cara che inaspettata, quella del capitano Rodomiti.
+Il capitano non si era mai dimenticato dei suoi amici, scriveva loro
+ogni tre o quattro mesi, mandava regali alla sua figlioccia, e le
+prometteva sempre che sarebbe venuto a salutarla. Ma, sinchè il suo
+bastimento si trovava nei mari dell'India e del Giappone, egli aveva
+un bel promettere, e la Gilda diceva ridendo: Lo _zio Tonino_ discorre
+delle sue visite come s'egli fosse a Firenze o a Milano invece d'essere
+a Hongkong o a Singapore. — Adesso però egli si era diviso non senza
+rammarico dalla sua vecchia _Lisa_, e assumeva il comando di un legno
+di gran portata uscito appena dai cantieri di Sestri Ponente per conto
+d'uno dei principali armatori della riviera Ligure. Prima d'imbarcarsi
+e di star lontano dall'Italia chi sa quanti anni ancora, aveva chiesto
+una licenza di due settimane, e ne approfittava per venir a vedere
+coi propri occhi i cambiamenti successi in quasi dodici anni nella
+vispa bambina ch'egli aveva condotta da Montevideo a Genova. Come lo
+accogliessero non c'è bisogno di dirlo. Il lungo tempo trascorso dal
+primo ed unico incontro fra il professore e lui non aveva lasciato
+segno visibile sulla sua fisonomia e sulla sua persona. Una vita
+attiva sin dall'infanzia, esercitata alle fatiche, alle privazioni e
+ai pericoli, abbrevia forse il periodo della giovinezza, ma prolunga
+quello della virilità. L'uomo comincia più presto, ma finisce più
+tardi. Il Rodomiti toccava i sessanta, ma a vederlo lo avreste detto
+appena cinquantenne. Giusto di membra nelle sue proporzioni colossali,
+egli si conservava sempre ritto e imponente; l'occhio limpido e vivace
+esprimeva il connubio della forza e della bontà; non era facile trovare
+un pelo bianco nella sua barba e nei suoi capelli che incorniciavano
+l'ovale regolare della sua faccia abbronzita. In collera era terribile,
+terribile come l'Oceano di cui aveva affrontato così spesso le
+tempeste; ma le tempeste della sua anima erano molto meno frequenti
+di quelle del mare, e i suoi scoppi d'ira non erano mai cagionati
+da futili motivi. Solo i deboli, quando non sono pusillanimi, sono
+irascibili. Il capitano Antonio era d'ordinario pronto al sorriso e
+all'arguzia; la sua voce tonante sapeva piegarsi alle inflessioni più
+dolci, più carezzevoli, specialmente quand'egli si trovava in mezzo
+ai bambini. Oh i bambini egli li amava tanto! Non v'era porto toccato
+dalla sua nave ov'egli non ne conoscesse qualcheduno, e la sua cabina
+era piena di gingilli ch'egli portava da una parte all'altra del mondo
+per regalarne i suoi piccoli amici. E che feste essi gli facevano! Come
+gli si arrampicavano sulle spalle, come gli tiravano la barba! Era
+padrino di quasi tutti i figli de' suoi marinai, e la soddisfazione
+ch'egli vedeva dipingersi in tante famiglie al suo comparire lo
+dispensava dall'avere una famiglia propria. D'indole espansiva e
+gioviale, egli narrava volentieri i suoi viaggi, che gli avevano fatto
+conoscere uomini e paesi diversi, e veniva sempre alla sua conclusione
+favorita: — Ciò che v'è di meglio dappertutto sono i fanciulli.
+
+— Meglio delle donne? — chiedeva qualcheduno maliziosamente.
+
+— Eh! mille volte meglio.
+
+Il capitolo delle sue avventure galanti sarebbe stato lungo e curioso;
+ma egli non voleva parlarne mai, e, se altri tentava di tirarlo in
+lingua, egli rispondeva con monosillabi e guardava i globi di fumo
+svolgentisi dalla sua pipa.
+
+Con immenso terrore della signora Dorotea, il professor Romualdo
+avrebbe voluto dare ospitalità al capitano; ma questi preferì aver la
+sua libertà e scendere all'albergo. Egli veniva però ogni mattina a
+prender la Gilda, che si appendeva al suo braccio, e sebbene dovesse
+alzar molto gli occhi per fissarlo in viso e stentasse alquanto a
+mettere i suoi passi al pari con quelli di lui, era superba di un così
+maestoso cavaliere. Si sentiva più di una esclamazione intorno a loro,
+si vedeva più d'un curioso far sosta un momento e voltarsi indietro,
+colpito dalle dimensioni colossali del capitano.
+
+— Ho questa statura da quarant'anni e non ci si sono ancora avvezzati
+— osservava sorridendo il Rodomiti, mentre si avvicinava con cautela
+alla vetrina di qualche negozio e abbassava il capo per non urtar nei
+lampioni.
+
+Il capitano e la Gilda avevano una infinità di cose da dirsi. Egli
+rinverdiva nella mente di lei le immagini illanguidite dei primi anni,
+le discorreva di sua madre; ella, dal canto suo, gli parlava dello zio
+Aldo, della sua bontà, del suo amore allo studio, della sua timidezza.
+
+— Un brav'uomo, un brav'uomo — soggiungeva con un accento convinto il
+capitano. — È un uomo di cuore... Non mi dimenticherò mai del nostro
+primo incontro. Egli pareva sbigottito della mia statura; io, a vederlo
+così piccino, così impacciato, non n'ebbi la migliore impressione... È
+più basso di te, non è vero?
+
+— Oh, di qualche centimetro...
+
+— A ogni modo, adesso è migliorato anche nell'aspetto... Adesso senza
+dubbio si rade, si pettina... è quasi bello al paragone... Ma allora
+era un vero istrice... Indossava poi un certo vestito da viaggio...
+Oh che tipo! Però non mi ci volle molto a riconoscere un fior di
+galantuomo... Non esitò un istante, accettò lealmente, francamente,
+il legato lasciatogli da sua sorella... Non tutti avrebbero fatto
+altrettanto.
+
+— Lo credo io! — esclamava la Gilda. E raccontava le mille attenzioni
+che il suo tutore le prodigava, la cura ch'egli si prendeva della sua
+educazione, i sacrifizi d'ogni specie ch'egli faceva per lei. — Già —
+ella diceva — ne fa uno grandissimo a tenermi seco... Non può soffrire
+le donne... Alle fanciulle fa grazia, ma con le donne è inesorabile...
+Quando mi son cambiata di pettinatura (in collegio tenevamo i capelli
+raccolti in due lunghe trecce che ci cadevano giù per le spalle) egli
+durò fatica ad avvezzarvisi. A ogni passo che faccio per uniformare la
+mia _toilette_ a quella delle mie coetanee, vedo lo zio annuvolarsi
+in viso... E non è già per la spesa... no certo, gli è che lo zio mi
+avrebbe voluto sempre bambina.
+
+E la Gilda guardava istintivamente le sue sottane ancora un po' corte.
+
+Una mattina il Rodomiti chiese ed ottenne licenza di condur seco per
+qualche giorno la ragazza a Milano. Questo viaggetto finì con un gran
+colpo di scena. Poichè, nella sera in cui il capitano e la Gilda furono
+di ritorno, la signora Dorotea mise un grido, e per poco non lasciò
+cadere di mano il lume con cui ella era venuta ad aprire.
+
+— Chi è? chi è?
+
+— Zitta, sono io... Non mi conosce? — disse la Gilda, avviandosi
+frettolosa verso la camera dello zio. Il capitano Rodomiti la seguiva
+più lentamente, e con la sua presenza metteva in soggezione la vedova
+e la forzava a starsene muta.
+
+Il professor Romualdo era seduto davanti alla scrivania con le mani
+sprofondate nei capelli, cogli occhi fissi sull'ultimo numero del
+_Journal des mathématiques_, con le spalle rivolte all'uscio. Una
+candela con cappello di cartoncino verde raccoglieva la poca luce sullo
+scrittoio e lasciava in ombra il resto della stanza.
+
+La Gilda entrò in punta di piedi, s'avvicinò adagio adagio alla sedia,
+e appoggiandosi alla spalliera, disse: — Zio Aldo.
+
+Egli diede un sobbalzo. — Sei tu Gilda? — Poi guardò dietro a sè, e il
+suo volto, che s'era composto a un sorriso, si atteggiò a un immenso
+stupore. — Chi è?...
+
+In fondo, presso all'uscio, s'intese lo scoppio d'una risata.
+
+— Non conoscete più vostra nipote? — chiese il capitano.
+
+— Ma...
+
+Il professore, riavendosi a poco a poco dalla sorpresa, si alzò da
+sedere, sollevò la candela fino all'altezza del viso della Gilda, e
+ripetè più volte — È possibile?
+
+— Possibilissimo — rispose il capitano Antonio. — Il rubino è quello
+di prima; è cambiata soltanto la legatura... La Gilda esitava, ella mi
+ripeteva che lo zio ha dichiarato guerra a morte alle donne, e che ella
+non poteva sperare di vedersi trattata da lui con la solita intimità se
+non conservando le apparenze della fanciulla... Baie, io le risposi;
+faremo accettare al signor zio il fatto compiuto... O vuoi restare
+perpetuamente cogli abiti corti? Persuasa a mezzo, me la son condotta
+a Milano, e la ho fatta vestire a modo mio... Fu proprio a modo mio?
+
+— No, per dire la verità... Tu sceglievi certe stoffe, certi colori...
+
+— Non avrò buon gusto; già, quello lì, a bordo non si acquista... Io
+volevo un po' più di lusso... Ma questa signorina fu così modesta, così
+discreta... diverrà una valente massaja... Insomma, la guardi, signor
+orso, e vada superbo d'una così bella nipote (tùrati le orecchie,
+Gilda), e confessi che le donne non sono poi la più brutta parte
+della creazione... Santo Dio! Che bujo c'è qui dentro! — continuò
+il capitano, fregandosi un fiammifero sui calzoni e accendendo con
+quello una candela che era sul canterale. — Oh! così! Sono soddisfatto
+davvero... Brava _madama_... Come si chiama la fata?
+
+— _Madama Chaillon!_
+
+— Brava _Madama Chaillon_!
+
+Il capitano sedette sul canapè, si stropicciò le mani, e stirò sul
+pavimento le sue lunghissime gambe.
+
+L'ammirazione del capitano Rodomiti non era affatto irragionevole,
+perchè la Gilda non era mai stata così bella come quella sera. Il
+suo vestito non le faceva una grinza; ed ella lo portava con la
+disinvoltura d'una gran dama.
+
+— Via, via, caro Grolli — continuò il capitano, ch'era in vena di
+chiacchierare — perdonate alla vostra pupilla il delitto di aver
+passati i sedici anni e di avere un paio d'occhi che faranno girare il
+capo a molti.
+
+— Capitano! — interruppe il dottor Romualdo.
+
+— So che queste cose non si dovrebbero dire in presenza della ragazza,
+ma la Gilda ha giudizio e non c'è pericolo che gli elogi la guastino...
+E poi, lasciatemi discorrere ancora stasera, chè domani parto, e me ne
+vado alla Plata... Dunque, non le tenete il broncio?
+
+— Ma che broncio? Io non vi capisco — proruppe il dottor Romualdo,
+alquanto confuso. — È un pezzo che mia nipote non è più una bambina,
+eppure io non le ho scemato l'antico affetto.
+
+— Oh, no — proruppe la Gilda.
+
+— Non basta, non basta — riprese il capitano, spingendo fuori della
+bocca una grande nuvola di fumo — bisogna che la Gilda possa avere
+per voi tutta la confidenza ch'ella avrebbe pei suoi genitori... Si
+avvicina il momento dei segreti scabrosi; guai se una ragazza non sa a
+chi rivelarli! Me ne intendo, io, di queste cose; quando le mie cento
+figliocce sparse nelle cinque parti del mondo mi veggono arrivare,
+esse sanno ch'io leggo sul loro fronte le novità che sono accadute nel
+loro cuoricino... E vi assicuro, professore mio, che queste novità si
+rassomiglian tutte, tanto alla Nuova Zelanda quanto in Italia, tanto
+nella Polinesia quanto al Messico, tanto al Capo di Buona Speranza
+quanto al Giappone... È così, e la vita convien prenderla com'è...
+
+Il capitano, alzatosi in piedi, camminava lentamente per la stanza,
+e la sua ombra gigantesca si disegnava sulla parete; il professore,
+inquieto, guardava ora lui, ora la Gilda, ch'era immobile con un gomito
+appoggiato alla spalliera d'una seggiola, cogli occhi chini al suolo.
+
+— Qui non c'è scritto ancora nulla — soggiunse il Rodomiti,
+avvicinandosi alla giovinetta, ponendole una mano sotto il mento e
+sforzandola a guardare in su — qui non c'è scritto ancora nulla — e a
+queste parole il dottor Romualdo si sentì liberato come da un incubo.
+— Ma — continuò il loquace capitano — un dì o l'altro qualche cosa ci
+sarà scritto sicuramente, e allora, siccome io mi troverò sull'Oceano,
+e il professore queste formule non sa decifrarle da sè, sarà necessario
+che _madamigella_ si faccia coraggio, e dica nell'orecchio allo
+zio ciò che la turba... E il signor zio deve promettermi che non si
+scandalizzerà punto, ma farà bene anche allora la sua parte di babbo.
+Siamo intesi, Gilda?
+
+— Sì — ella rispose, arrossendo.
+
+— E voi, Grolli?
+
+— Ma sì, è naturale... Che uomo siete!... Che discorsi avete tirato in
+campo stasera! — disse il professore che smaniava sulla seggiola.
+
+— Oh in quanto a me non ho mai capito che sugo ci sia a non voler
+guardar le questioni in faccia e a trattar le ragazze come se vivessero
+in un altro mondo... Adesso però puoi lasciarci, Gilda. Avrei da dire
+una parola a tu per tu al professore.
+
+— A me?
+
+— Sì, a voi... Oh una cosa da nulla... A rivederci domattina, Gilda;
+verrai ad accompagnarmi alla stazione?
+
+— Sicuro, e anche lo zio ci verrà.
+
+La giovinetta prese una candela e si ritirò nella sua camera, ov'ebbe
+una gran tentazione di dare un bacio alla propria immagine nello
+specchio. Ella sapeva da un pezzo che non era brutta, ma quella sera
+soltanto ella acquistava la persuasione di esser veramente bella.
+
+— Dunque? — disse il professore, quando fu solo col capitano Antonio.
+
+— Non vi sgomentate... Pare impossibile... Siete un brav'uomo, ma
+troppo apprensivo... Permettete.
+
+Il Rodomiti si mise a sedere sul canapè, che scricchiolò sotto
+l'immane peso; accavallò una gamba sull'altra e, gonfiando e sgonfiando
+successivamente le guance, mandò tre gran boccate di fumo.
+
+— Dunque quello che volevo dirvi è questo. Non è lontano il tempo in
+cui vostra nipote prenderà marito...
+
+— E di nuovo quest'argomento! Non avete dichiarato or ora che non c'è
+nulla?
+
+— Sicuro; a tutt'oggi non c'è nulla... Ma bisogna intenderci... Non
+c'è nulla di personale... La Gilda si trova nello stadio dell'amore
+anonimo.
+
+— Non v'intendo.
+
+— È tanto facile — replicò il capitano. — Benedetti dotti!... Ogni
+ragazza, professore mio, prima d'innamorarsi di qualcheduno, attraversa
+un periodo nel quale prova vagamente, indeterminatamente l'amore...
+I poeti ve la spiegherebbero in lungo e in largo; io sono tagliato
+alla buona e parlo come so... Del resto, se non foste un originale, mi
+avreste indovinato per aria, giacchè quella condizione dell'animo non
+è una particolarità delle sole donne... Insomma, per venire a bomba,
+quando una ragazza è entrata nella fase dell'amore anonimo, ella non
+tarda molto a dar forma alle sue fantasie, non tarda molto a passar
+nella fase dell'amore personale... Mi sono spiegato chiaro, spero...
+
+— Sì, sì... Insomma troverà qualcheduno che le piacerà, e vorrà
+sposarselo... Tutti i gusti son gusti.
+
+— Credete pure che quello lì è un gusto che durerà per un pezzo... Ma
+la morale del mio discorso è questa: nulla è più difficile che maritare
+una ragazza senza un soldo di dote.
+
+— È quello che dice anche il professor Lorati.
+
+— Ora, scusate la mia franchezza... Voi non siete ricco...
+
+— No, certo.
+
+— Dei quattrini che la Gilda ha portati con sè da Montevideo non ne
+resterà ormai quasi più...
+
+— Come?
+
+— Sfido io! Dopo tanti anni, per poco che la ragazza vi sia costata...
+
+Il dottor Romualdo alzò la ribalta della scrivania, e ne tolse un
+libretto, dicendo: — Mia nipote non poteva star presso di me come in un
+convitto — Indi soggiunse: — Venite qui; avvicinatevi al lume. Ecco il
+conto della mia pupilla, regolato di semestre in semestre alla Banca.
+L'ultimo saldo è del 31 dicembre.
+
+— Ventottomilanovecentosessantasette lire! — esclamò il capitano
+osservando la pagina che gli era indicata. — È possibile?
+
+— Oh! È merito in gran parte degli interessi.
+
+— Tutti gli interessi accumulati! Vi par poco? — continuò il Rodomiti,
+mentre sfogliava il libretto. — Nessuna prelevazione dal 1861 in qua?
+
+— Non m'è occorso di farne — disse semplicemente il professore.
+
+— Invece una serie di versamenti — riprese l'altro con enfasi.
+
+— Quello che ho potuto. Ho pochi bisogni, non ho una famiglia mia, non
+mi ammoglierò mai; che dovevo farne de' miei risparmi?
+
+— Ah caro Grolli — proruppe il capitano — è destino che ogni volta che
+vi vedo io debba rimanere sbalordito.
+
+— Avete torto. Ciò ch'io feci lo avreste fatto anche voi. E adesso,
+terminate pure il vostro discorso.
+
+— Ma adesso voi non accetterete forse la mia offerta...
+
+— Quale offerta?
+
+— Non ho famiglia neppur io, resterò celibe... come voi; mia sorella
+non ha figli ed è ben provveduta; in tanti anni di lavoro ho messo
+qualche cosa da parte... Alle corte, volevo far una piccola dote alla
+Gilda.
+
+— Grazie, grazie, capitano... Lo vedete, voi siete migliore di me,
+voi pensate a quelli che non vi appartengono... Io, in fin dei conti,
+non faccio che il mio ufficio di zio... Del resto, la Gilda vi è
+già debitrice di molto; la dote che volevate regalarle serbatela a
+qualcheduna delle vostre figliocce che sia in maggiori strettezze...
+Intanto il capitale di mia nipote crescerà da sè con gli interessi...
+e un altro poco lo farò crescere anch'io... Pel momento del matrimonio
+insomma, che non sarà forse così vicino... la Gilda ha sedici anni e
+qualche mese... pel momento del matrimonio saranno raggiunte, io spero,
+le trentaquattro o trentacinque mila lire... Non sarà molto, ma, via,
+non sarà nemmeno pochissimo.
+
+— Siete un brav'uomo, caro Grolli, e siete un cuor d'oro... Mi fareste
+quasi riconciliare coi dotti... Vi avverto, ad ogni modo, che voglio
+pensar io al corredo... Ho un amico a Milano, al quale darò l'incarico
+e che farà certo le cose per bene... Se poi potessi esser da queste
+parti all'epoca delle nozze, s'intende che farei da padrino...
+Dev'essere un bel giorno!
+
+— Lo credete? — chiese il professore, ch'era sempre seduto davanti
+alla scrivania, e che segnava macchinalmente col lapis delle figure
+geometriche sopra un pezzo di carta.
+
+— Sì, sì; perchè dovrebb'essere altrimenti? La donna è fatta per avere
+una famiglia.
+
+Vi furono alcuni secondi di silenzio. Alla fine il dottor Grolli
+alzò il viso dalla carta, si levò gli occhiali, si passò la mano
+sulla fronte, e disse: — Capitano, se foste qui in _quel bel giorno_,
+consentireste a prendermi a bordo del vostro legno per qualche mese?
+
+— Voi?... In mezzo alle balle di cotone e ai sacchi d'indaco?
+
+— Sì — soggiunse il professore con quanto maggior disinvoltura gli fu
+possibile. — Allora le mie cure di tutore saranno finite, avrò la mia
+piena libertà, e ne approfitterò per vedere un po' di mondo. Che c'è di
+strano?
+
+— Nulla... Anzi... figuratevi se vi prenderei a bordo volentieri... Ma
+chi sa dov'io sarò in quel tempo?
+
+— Se sarete lontano, pazienza.
+
+— Curiosa idea la vostra... E non vi fa male il mare?
+
+— Non lo so, non ho mai provato... Speriamo di no.
+
+— Siamo intesi dunque... Oh dev'esser tardi... Me ne vado... A
+domattina.
+
+— Verrò a prendervi all'albergo con la Gilda, e andremo insieme alla
+stazione.
+
+— Sì, addio, Grolli... Lasciate che vi stringa la mano... Sono superbo
+della vostra amicizia. Non vi dico altro.
+
+E i due uomini così diversi d'aspetto e d'indole, ma così conformi
+nella rettitudine dell'animo, si separarono vivamente commossi.
+
+
+
+
+XIV.
+
+
+L'estate fu più soffocante del solito, e il professore Romualdo si
+recò con la Gilda a passar parte delle vacanze in un albergo fra
+le Alpi, lasciando che i Lorati andassero in un sito di bagni, ove
+ci era più gente, più _chique_, e ove la signora Olimpia sperava
+di maritare almeno una delle figliuole. Il professore, senza essere
+alpinista, era un camminatore infaticabile; la Gilda, snella, leggera,
+intrepida, sarebbe stata in grado, a detta delle guide, di affrontare
+anche il ghiacciaio; però ella non osava di chieder tanto allo zio,
+e si contentava di percorrere insieme con lui la parte meno scabrosa
+di quei monti. Uscivano talvolta soli, talvolta accompagnati da un
+ragazzo che portava gli scialli e le provvigioni, giravano a caso per
+quattro o cinque ore, e si rifocillavano sdraiati sull'erba; mentre
+a pochi passi scrosciava il torrente e gli abeti mormoravano sul loro
+capo, e si udiva il muggito dei buoi e il tintinnìo delle capre sparse
+pei pascoli. La Gilda era ammirata delle Alpi. Durante le sue gite
+ella parlava poco, ma la commozione dell'animo le era scritta sul
+viso; di tratto in tratto le sfuggiva un grido dal labbro, ed ella
+rimaneva estatica dinanzi all'orrido pittoresco d'una gola profonda,
+o alle fosforescenze di un ghiacciaio, o all'ampiezza d'una valle
+illuminata dal sole. Talora, staccandosi d'improvviso dal fianco del
+suo compagno, ella saliva su qualche punto elevato da cui lo sguardo
+spaziava in più largo orizzonte. Il vento respingeva le falde della
+sua veste succinta e le ciocche de' suoi capelli ricciuti, e la sua
+bella persona immobile, con le braccia conserte, si disegnava come
+una figura fantastica sullo sfondo azzurro del cielo. Intanto il
+professore andava erborando per via e raccoglieva diligentemente entro
+una scatola le varie specie di licheni, di genziane, di felci, di dafni
+e d'altre piante della flora alpina, oppure frangeva qua e là con un
+piccolo martello la roccia, e riempiva di pietruzze una borsa ch'egli
+portava a tracolla. Poi la sera, in albergo, parlava di botanica e di
+geologia alla nipote, la quale, a forza di fargli da assistente nel suo
+laboratorio, aveva finito col prendere una leggera tintura scientifica,
+e lo ascoltava con attenzione benevola.
+
+L'albergo ove alloggiavano i nostri amici era uno dei soliti che
+si trovano fra le Alpi, tozzo, massiccio, rettangolare, col tetto
+acuminato, sporgente per un metro e mezzo oltre la linea dei muri,
+con una ringhiera di legno che girava intorno al primo piano. Sul
+frontone della porta d'ingresso era appesa un'insegna con dipintovi
+a colori vivaci un quadrupede che dalla spiegazione scrittavi sotto a
+caratteri cubitali doveva essere un camoscio. Nell'interno le pareti
+foderate di legno, l'andito ingombro di scialli, di _alpenstocks_
+e di funi. In cucina un ampio focolare, protetto, covato quasi, da
+un'enorme cappa intorno a cui luccicavano i rami. Poco distante dal
+focolare una stufa monumentale, che aveva l'aspetto di un mausoleo.
+Nel salotto da pranzo una tavola oblunga, modestamente ma pulitamente
+apparecchiata, con sedie di paglia tutto all'ingiro. Anche qui la sua
+stufa; poi una credenza, e di fronte a questa una mensola con due o tre
+scaffali di libri, e specialmente di _Guide_ delle Alpi e di romanzi
+inglesi dell'edizione di Tauchnitz. Appesi alle pareti un barometro, un
+termometro, una carta geografica della regione, alcune litografie senza
+valore e alcuni avvisi d'alberghi italiani, svizzeri, francesi; sopra
+un canterale un calamaio e l'_album_ dei viaggiatori fitto di nomi, di
+osservazioni e anche di versi in più lingue.
+
+Lo scorrere le pagine di quel libro era per la Gilda un gradevole
+passatempo, ed ella sorrideva una mattina leggendo le note di una
+signora di Londra, la quale nello stesso periodo manifestava il suo
+entusiasmo pel pesce del lago e il suo dolore per non avere trovato in
+quei siti un ministro anglicano, quando una riga più sotto ella vide un
+nome che le strappò un'esclamazione di stupore.
+
+— Che c'è? — domandò il professore Romualdo, che tagliava le carte
+all'ultimo fascicolo d'una rivista scientifica, venuta a cercarlo
+lassù.
+
+— Leggi qui — ella disse, porgendogli il libro. Egli lesse — _Mario
+Albani, pittore._
+
+— Mario, sai — proseguì la Gilda — il figlio del signor Gedeone, il mio
+antico compagno di giuochi; non può essere che lui. Quanti anni sono
+che non lo vedo!... Scommetto che non lo riconoscerei più...
+
+— Probabilmente sarà già partito — interpose il professore, a cui
+questo nuovo personaggio destava una vaga inquietudine.
+
+— No, no... guarda... dev'esser giunto oggi prima che noi scendessimo.
+C'è la data: 5 agosto.
+
+— Ebbene, se ci sarà lo vedremo... Non è poi conveniente di affannarsi
+tanto per una persona che non ci riconoscerebbe nemmeno... Del
+resto, un ragazzo balzano che ha piantato la famiglia per fare il suo
+capriccio.
+
+— Volevano che vendesse pepe e cannella, ed egli era artista
+nell'anima... Si capisce...
+
+— Oh!... Artista!... Il solito passaporto dei cervelli malati... Basta
+— conchiuse il professore, che si accorgeva di essersi riscaldato
+troppo — ciò non ci riguarda.
+
+Proprio in quel punto, un passo d'uomo si fece sentire nell'andito,
+e una voce maschia e melodiosa diede alcuni ordini in cucina. Indi
+entrò nel salotto un bel giovane alto, spigliato, con l'aquila del Club
+Alpino sul cappello. Aveva le chiome un po' lunghe, la barba nascente,
+la carnagione abbronzita. I suoi occhi espressivi s'incontrarono subito
+con quelli della Gilda ch'erano fissi sopra di lui. Anche il professore
+lo guardava con singolare attenzione.
+
+Egli stette un momento sospeso, le sue guance si dipinsero di un vivo
+rossore, poi balbettò: — Ma?... Non m'inganno?... Il signor professor
+Grolli?... E la Gil... la signora Gilda?
+
+— Oh signor Mario! — esclamò la giovinetta, con un sorriso che le
+illuminava tutta la fisonomia. — Mi ha ravvisata?
+
+— No, veramente. Ho ravvisato il signor professore. E lei mi aveva
+riconosciuto?
+
+— Nemmeno; ma sapevo ch'era qui... dal libro dei viaggiatori.
+
+Il professor Romualdo, il quale, essendo il solo che non avesse punto
+cambiato aspetto da una diecina d'anni, aveva servito d'anello a questo
+riconoscimento, dovette far di necessità virtù, e stringere, quanto più
+cordialmente gli fu possibile, la mano del pittore.
+
+I due giovani intanto non finivano di evocare i ricordi del passato.
+
+— Si rammenta, signora Gilda, delle nostre scalate ai sacchi di caffè?
+
+— Sì; e le sue cavalcate sui barili d'aringhe?
+
+— E lo studio comparativo dei vari campioni?
+
+— E quel famoso G A ch'ella dipinse sulla schiena della signora Dorotea?
+
+— È viva la signora Dorotea?
+
+— Oh sì... Un po' brontolona...
+
+— Era tale anche allora... E quei suoi due gatti _Mao_ e _Meo_?
+
+— Quelli son morti.
+
+— Ma! Chi direbbe che son corsi tanti anni da quel tempo?
+
+— Se si potesse tornare indietro!
+
+— No, signora Gilda, non lo pensi nemmeno.
+
+— Oh, perchè?
+
+— È troppo bella così.
+
+Questo complimento a bruciapelo fece salire le fiamme al viso della
+giovinetta, che abbassò gli occhi e cercò di mutar discorso.
+
+— Si trattiene qui un pezzo?
+
+L'Albani rispose che aveva in animo di intraprendere l'ascensione
+d'una tra le cime meno conosciute della catena, ma che gli era forza
+aspettare il ritorno d'una guida impegnata per un paio di giorni con
+altri forastieri. Intanto si poteva fare insieme qualche gita agevole
+anche ai non alpinisti.
+
+La Gilda applaudì di gran cuore alla proposta, il dottore Romualdo
+l'accolse invece con assai mediocre entusiasmo, ma la nipote non durò
+gran fatica a ribattere le sue obbiezioni. E invero, a che scopo eran
+venuti lì se non a quello di girare fra i monti? E che altro avevano
+fatto sino allora? Mario chiamò l'albergatore, e un po' consultandosi
+con lui, un po' esaminando la carta geografica, stabilì la via da
+percorrere il domani; poi, simile a un generale che determina in
+anticipazione il suo campo di battaglia, segnò col lapis rosso il luogo
+ove si sarebbe fatto sosta per desinare; infine ordinò egli stesso in
+cucina di approntare un buon pezzo d'arrosto da mettere nel carniere.
+L'oste lo ascoltava con la deferenza dovuta a un alpinista che era
+salito due volte sul Cervino.
+
+Per quel giorno l'Albani non lasciò quasi mai il professore e la Gilda.
+Era cordiale, espansivo come chi fece un incontro inatteso e gradito,
+e parlava volentieri dei suoi disegni per l'avvenire, delle sue
+speranze, delle sue ambizioni. Si sentiva giovine, si sentiva forte,
+aveva l'anima piena di poesia, d'ideale, vedeva turbinarsi davanti agli
+occhi mille immagini che un dì o l'altro egli confidava di riprodur
+sulla tela. No, egli non aveva sortito l'indole dell'uomo d'affari,
+il suo ingegno non si era mai saputo acconciare alle discipline delle
+cifre; che avrebbe fatto nello scrittoio di suo padre? Da fanciullo
+in su aveva avuto un culto, un amore ardente, irresistibile; il
+culto, l'amore del bello. La bellezza gli faceva piegar le ginocchia,
+come cosa di cielo; e l'aveva cercata e la cercava per tutto,
+negli splendori dell'alba e del tramonto, nella nota d'una musica
+appassionata, nel fascino della poesia, nelle forme armoniose e nel
+sorriso della donna. La religione del bello era tutto per lui; beati
+i tempi in cui essa era l'ispiratrice dei popoli! Insomma egli era,
+egli voleva essere artista: lo lasciassero seguir la sua via; forse
+egli avrebbe presto o tardi toccato una meta non ingloriosa. Di quadri
+finora non ne aveva fatto che uno, venduto a Zurigo e accolto con
+benevolenza dai critici più severi. Ma si portava dietro un'infinità
+di studi, di schizzi, gettati giù alla buona sul primo pezzo di carta
+che gli cadeva sotto le mani. Erano tipi che egli aveva accarezzati
+nella fantasia, o che aveva incontrati realmente nel suo cammino;
+ricordi della vita, o ricordi del pensiero, ch'egli raccomandava alla
+carta, con un segno, con una data ch'era per lui un filo d'Arianna onde
+raccapezzarsi in quel labirinto. Nei libri che leggeva, e ne leggeva
+molti (poesie e romanzi per lo più), cercava soggetti di quadri;
+traduceva in linee i personaggi e le scene che l'autore aveva descritto
+a parole. In questi suoi disegni appena abbozzati era il germe delle
+sue opere venture; era il materiale greggio da cui egli sperava di
+sprigionare il metallo prezioso.
+
+Tutte queste cose Mario Albani diceva al professore e alla Gilda,
+sciorinando davanti a loro quelli ch'egli chiamava i suoi scarabocchi
+e spiegando donde ne avesse tratto l'ispirazione. La sua parola era
+colorita, nervosa, e rivelava un giovane d'ingegno, un po' entusiastico
+forse, un po' troppo fiducioso di sè, ma nel quale c'era a ogni modo la
+stoffa d'un uomo non volgare.
+
+Bisognava mettersi in moto la mattina all'alba, e quindi quella sera i
+nostri _touristes_ si separarono presto, dopo aver preso un eccellente
+_punch_ preparato da Mario, il quale, da buon alpinista, portava nel
+suo piccolo bagaglio una mezza dozzina di limoni e una bottiglia di
+_cognac_.
+
+Quando il pittore fu nella stanza, egli si accorse ch'era muro a muro
+con la Gilda. Egli picchiò sulla parete e disse: — Signora Gilda, la
+sveglierò io domattina. — E diede altri due colpetti: — Mi sente? — Sì,
+sì.
+
+La Gilda poteva soggiungere ch'ella non aveva punto sonno, e che
+probabilmente non avrebbe dormito in tutta la notte. E invero ella
+si ravvoltolava nelle coltri senza chiuder occhio, pensando a quel
+bizzarro incontro col suo antico compagno d'infanzia, là tra le
+solitudini alpine, a mille duecento metri sul livello del mare. Com'era
+mutato Mario! Ed era mutata anche lei, ed egli glielo aveva fatto
+intendere con tanta galanteria, quand'ella aveva espresso il desiderio
+di tornar bambina. — È troppo bella così — Queste parole le ronzavano
+gradevolmente all'orecchio. Ella sorrideva a fior di labbro; poi, per
+una rapida associazione d'idee, paragonava fra loro i tre uomini che le
+pareva di conoscer meglio nel mondo, lo zio Aldo, il capitano e Mario.
+Era possibile immaginarsi tre nature più diverse? Per l'uno la vita si
+chiudeva tutta nell'austerità degli studi, per l'altro essa significava
+il movimento, la lotta, il pericolo; pel terzo essa non aveva che uno
+scopo: la ricerca appassionata del bello. Chi dei tre aveva ragione?
+La Gilda non sapeva dirlo, ma l'istinto femminile l'avvertiva ch'ella
+esercitava un impero su quelle tre anime.
+
+Nella camera attigua, ch'era quella del professore, si vedeva lume
+attraverso il buco della serratura.
+
+— Sei desto ancora, zio Aldo? — chiese la Gilda.
+
+Il chiamato balzò in sussulto. — Sì... Come lo sai?... Ho fatto romore?
+
+— No, vedo chiaro.
+
+— Leggevo... Ma tu perchè non dormi? Non ti senti bene forse?
+
+C'era tanta tenerezza, c'era tanta ansietà nella voce del dottor
+Romualdo, che la giovinetta ne fu commossa. — Che idee! — ella rispose
+— sto benissimo... Oh! perchè spegni la candela?
+
+— Perchè tu possa dormire.
+
+— Povero zio Aldo! — pensò la Gilda — Come mi vuol bene!
+
+Il professore aveva detto una piccola bugia. Egli non leggeva. Egli
+riandava nella mente le cose della giornata, e cercava d'indovinar
+l'avvenire. Che influenza avrebbe avuto sull'avvenire l'improvviso
+incontro della Gilda e di Mario? Nessun giovine aveva mai parlato alla
+Gilda con la confidenza di questo giovine; verso nessuno ella si era
+mostrata tanto espansiva. Che fosse giunto anche per lei il momento
+in cui l'_amore anonimo_ prende forma e contorni? Che questo pittore
+entusiasta fosse l'uomo prescelto? Saprebbe egli amarla? Saprebbe
+renderla felice?
+
+Mentre il professore Grolli si agitava in questi pensieri, le tempie
+gli martellavano e il cuore gli batteva con palpiti affrettati.
+
+
+
+
+XV.
+
+
+La Gilda era in piedi all'alba. Quando Mario picchiò sulla parete per
+isvegliarla, ella gli disse, canzonandolo: — Scommetterei che è ancora
+in letto.
+
+— Già, mi alzo adesso.
+
+— Bravissimo. E io sono bella e vestita.
+
+— Bella sì, ma vestita no.
+
+— O scusi, come può dirlo?
+
+— Alle donne manca sempre qualche cosa.
+
+Il pittore aveva ragione. Ella aveva ancora da dar l'ultima mano alla
+sua _toilette_.
+
+— A ogni modo — ella rispose — vedremo chi farà più presto ad uscir di
+camera.
+
+— Vedremo... Chiami il professore intanto.
+
+— Oh! Quanto a lui, è pronto, e ci aspetta. Esce appunto adesso dalla
+sua stanza.
+
+Di lì a un paio di minuti, due usci si apersero allo stesso momento
+sull'andito, e i due giovani si diedero il buon giorno con una risata.
+
+— Sono stata prima io... di un secondo — disse la Gilda.
+
+— Perdoni... Io ero già fuori con la testa, mentre lei... E poi, badi,
+ha violato i patti.
+
+— Come?
+
+— Sì... Ella non finito la sua _toilette_.
+
+— Oh! Che dice mai? — esclamò la fanciulla, tastandosi da tutte le
+parti.
+
+— Le manca d'agganciare un bottone.
+
+— Dove?
+
+— Là — egli rispose, segnando un punto del vestito.
+
+— Questi sono cavilli. Insomma ho vinto io... Non è così, zio Aldo? —
+ella esclamò, correndo verso il professore che camminava nell'andito
+col capo chino e con le mani intrecciate dietro la schiena. E soggiunse
+scherzosamente: — Bisogna far lega, noi due, contro questo signorino.
+
+— Davvero? — replicò il professor Romualdo, sforzandosi a sorridere.
+
+— Badino, badino — riprese l'Albani, e mentre parlava fece un mezzo
+giro sui talloni. — Non vedono quello che ho dietro alle spalle.
+
+— Sì... Ha lo zaino... Oh bella, vorrebbe farci paura con lo zaino? Se
+dicesse l'_alpenstock_, meno male... Quello lì potrebbe passare per una
+lancia...
+
+— Oibò, oibò. La mia forza risiede oggi nello zaino. Sa che cosa c'è
+qui dentro?... Ci sono le provvigioni, c'è l'arrosto, il salame, il
+pane, il vino... Sta in me di affamare il nemico. E il nemico affamato
+si arrende.
+
+— O muore — soggiunse in tono eroicomico la giovinetta.
+
+— Pazzerella che sei! — disse il professore.
+
+Ed ella:
+
+— Noi prenderemo d'assalto il deposito delle vettovaglie, non è vero,
+zio Aldo?
+
+— Pazzerella, pazzerella! — replicò questi. E invidiava la facile
+allegria della gioventù, egli che non s'era sentito giovine mai.
+
+Si discese in salotto, ove l'ostessa aveva approntato il caffè e latte;
+poi si partì con la scorta di un ragazzo ch'era pratico della strada e
+che portava gli scialli e i mantelli.
+
+Era una splendida mattina; le cime dei monti illuminate dai primi
+raggi del sole si disegnavano nitidissime nel cielo azzurro, un'aria
+frizzante ed elastica, che infondeva lena alle membra, s'insinuava fra
+i rami degli abeti e accarezzava mollemente l'erba rugiadosa. Si saliva
+a grado a grado, ora traversando ampie praterie, ora addentrandosi
+nelle macchie dei pini, ora costeggiando a ritroso qualche torrente
+incassato nella montagna. La scena, come avviene tra le Alpi, mutava
+ad ogni istante, a vicenda orrida e amena, angusta e spaziosa. Qua una
+gola asserragliata fra due rocce a picco e ove l'acqua si precipitava
+con un fracasso d'inferno, travolgendo nel suo corso i sassi ciclopici,
+là una distesa di valli inondate di luce, avvolte in una quiete
+solenne.
+
+La flora ricchissima e la curiosa struttura geologica dei terreni
+distraevano singolarmente il professore, al quale nessuna delle gite
+passate aveva offerto sì largo campo di osservazioni. E l'Albani
+prestava un aiuto insperato al suo dotto compagno, arrischiandosi
+volentieri col suo piede sicuro nei posti meno accessibili a coglier
+per esso le felci, le dafni, le sassifraghe, i ciclamini e i licheni.
+Ma più spesso il pittore stava a fianco della Gilda, il cui volto
+brillava d'uno schietto entusiasmo. I due giovani si comunicavano le
+loro impressioni e provavano una dolce maraviglia a vedere quanta
+conformità vi fosse nei loro gusti. La Gilda s'accorgeva per la
+prima volta d'avere anch'essa istinti un po' avventurosi (era forse
+l'inquietudine de' suoi genitori che le scorreva nel sangue), sentiva
+che le tranquille abitudini casalinghe, in cui tante donne trovano
+pure una compiuta felicità, avrebbero alla lunga finito col venirle
+in uggia. Oh poter correre il mondo, poter affinare lo spirito nella
+lotta, poter conoscer la vita! E il suo pensiero volava alla sua mamma,
+il cui animo virile in mezzo alle più terribili prove le era stato
+vantato tante volte dal capitano Rodomiti. Ma qui non poteva a mano
+di sovvenirle un altro ricordo. La sua mamma era stata ingrata verso i
+suoi parenti; ne imiterebbe ella l'esempio, sarebbe ingrata anch'ella
+verso chi aveva fatto tanto per lei?
+
+A millesettecento metri sul livello del mare, sopra un bell'altipiano
+onde si godeva una veduta magnifica, l'Albani, che era il vero
+capo della piccola brigata, ordinò di far sosta. Indi, deposto lo
+zaino, ne sciorinò sul prato il prezioso contenuto. I viaggiatori si
+adagiarono sull'erba e fecero onore al pasto frugale con l'appetito
+che si trova sempre sulle Alpi dopo un'ascensione di alcune ore. Dato
+fondo alle provvigioni, salvo una bottiglia di vino e alcune fette di
+salame tenute in serbo per le circostanze imprevedute, Mario consultò
+l'orologio e disse: — Ancora venticinque minuti, e poi ci rimetteremo
+in cammino. — C'erano da fare altri cento metri di salita piuttosto
+ardua, prima di giungere al punto che si era prefisso quale ultima meta
+alla gita della giornata.
+
+La Gilda pretendeva di non essere punto stanca, ma nel fatto ella
+se ne stava molto volentieri distesa sull'erba, col _plaid_ sotto
+il capo per guanciale, con l'occhio intento a seguire uno stuolo di
+nuvolette bianche e leggiere che parevano rincorrersi verso occidente.
+Il professore, seduto vicino a lei, aveva aperto la sua scatola da
+erborista e passava in rassegna il ricco bottino della giornata,
+enumerando le varie specie coi loro nomi latini e tentando di richiamar
+l'attenzione della sua pupilla sopra una rarissima _gentiana nivalis_,
+e sopra un _diantus atrorubens_ ch'era una maraviglia. Intanto
+Mario, addossato al tronco di un larice sul ciglio dell'altipiano,
+ora contemplava la scena circostante, ora si voltava a guardare la
+leggiadra testina arrovesciata della fanciulla, e la gentile persona di
+lei, che si mostrava in tutta l'armonia squisita delle sue linee.
+
+A un tratto un buffo di vento scosse con estrema violenza i rami e
+le foglie del larice, investì fieramente il pittore, e trasportò a
+parecchi metri di distanza il cappello della Gilda e la scatola del
+professore Romualdo, disperdendone i tesori botanici. Quando Mario
+ebbe ricuperato il suo equilibrio, la ragazza il suo cappellino, e
+il dottor Grolli la sua scatola vuota, i nostri tre viaggiatori si
+guardarono sbalorditi. Sul loro capo il sole brillava in tutta la sua
+magnificenza, e nulla offuscava l'azzurro di quella parte di cielo che
+si offriva al loro sguardo; erano sparite perfino le candide nuvolette
+di cui la Gilda accompagnava pur dianzi con l'occhio la rapida fuga. Ma
+sul dorso della montagna ululavano le selve delle conifere, e, tendendo
+l'orecchio, si sentivano giù nella valle latrati di cani e voci che
+si chiamavano e si rispondevano di lontano, e muggiti d'armenti che
+si affrettavano alle stalle facendo tintinnare i campanoni appesi al
+collo. Nello stesso tempo, il ragazzo che serviva di guida e che s'era
+dilungato alquanto in traccia di bacche selvatiche, tornò indietro
+gridando: _L'uragano! l'uragano!_ Infatti, salendo sopra un rialto
+di terra donde si dominava il lato opposto della valle, si vedevano
+in fondo, nell'interstizio di due monti, grossi nuvoloni addossarsi,
+accavallarsi gli uni sugli altri, e a poco a poco formare una sola
+massa bruna, serrata, minacciosa. Indi quella bruna massa, foggiandosi
+a cuneo come a romper le file di un esercito nemico, usciva dai suoi
+accampamenti e si avanzava preceduta dal cupo rombo del tuono, resa
+più terribile dallo spesseggiare dei lampi. La natura pareva oppressa
+da un incubo, l'erba si piegava impaurita, dagli abeti scroscianti
+cadevano le pine che il vento palleggiava come trastulli, dalla roccia
+sgretolata precipitavano i rottami giù per la china; l'aquila sola,
+roteando nell'aria, salutava col rauco suo strido la bufera imminente.
+
+Si tenne un breve consulto. Procedere innanzi era impossibile;
+tant'era mettersi addirittura sulla via del ritorno, e, se il temporale
+scoppiava, cercar ricovero sotto qualche sporgenza del monte.
+
+Mario si ravvolse nel suo _plaid_ e aiutò i compagni a fare
+altrettanto, indi si cominciò la disastrosa ritirata. Il sole brillava
+sempre e la sua viva luce contrastava singolarmente coi neri e densi
+vapori che andavano via via diffondendosi tutto all'intorno. Secondo
+la violenza e la direzione del vento, le ombre degli alberi si
+allungavano, si accorciavano, si scontorcevano sul terreno, e intanto
+il vento incalzava, e il tuono più romoroso, più insistente, faceva
+tremar le montagne.
+
+— Bisogna fermarsi qui, lontano dagli alberi — disse il professore,
+additando il cavo d'una rupe.
+
+Intanto le tenebre si stendevano dappertutto, coprendo ogni lembo di
+cielo, nascondendo ogni vetta, invadendo la valle. Ma la tetra notte
+era squarciata da incessanti baleni, alla cui luce rossastra gli
+oggetti prendevano forme strane e paurose. Con un fracasso che superava
+lo strepito di cento battaglie, il fulmine correva da nube a nube e
+si precipitava dalle nubi alla terra, segnando di un solco mortale il
+tronco dei pini più elevati, sprofondandosi nella roccia. Cominciarono
+a cader di grossi goccioloni; quindi si rovesciò un torrente di pioggia
+fitta, gelata, impetuosa. La natura era terribile, la sua voce tonante
+copriva la voce dell'uomo. I nostri _touristes_ si erano avvicinati
+istintivamente gli uni agli altri; ma non potevano scambiarsi una
+parola. Bensì, all'assiduo barbaglio dei lampi, la Gilda vedeva gli
+occhi di Mario e dello zio che la fissavano con pari sollecitudine;
+que' due uomini non erano inquieti per sè, ma per lei. Ella sorrideva
+ad entrambi per tranquillarli, e abbandonava la sua mano nella mano
+vigorosa del pittore. Talora, con un cenno del capo, ella additava il
+piccolo montanaro ch'era il meno intrepido della comitiva, e che le si
+era accovacciato ai piedi turandosi le orecchie coi due pollici.
+
+Le cose durarono in tale stato per un quarto d'ora; poi il nembo
+principiò a rimettere della sua intensità.
+
+— Oh! — disse la Gilda fra un tuono e l'altro. — Valeva la spesa di
+ricoverarsi sotto una rupe! Ho l'acqua fino alle midolle.
+
+— Con un tempo simile si è più sicuri bagnati che asciutti — osservò
+gravemente il professore. — Franklin fece una preziosa esperienza.
+Con l'elettricità artificiale accumulata egli potè uccidere un topo
+asciutto, ma non riuscì a ucciderne uno ch'era bagnato. Quello che è
+certo si è che la temperatura dev'essere abbassata di parecchi gradi.
+Se non vien presto il sole, si gela.
+
+— Un buon alpinista — ripigliò il pittore — deve aver sempre il farmaco
+indispensabile in queste occasioni.
+
+Detto ciò, egli tolse di sotto alle vesti una fiaschetta impagliata
+che gli pendeva al fianco, e consigliò il Grolli a bevere un sorso del
+liquore che vi era contenuto.
+
+— Che roba è? — chiese la Gilda.
+
+— È _cognac_. Ne beverà anche lei.
+
+— Sì, sì.
+
+— Non più d'una goccia, sai! — ammonì il dottor Romualdo.
+
+Ella si mise a ridere, e mandò giù una gran boccata di liquore. — Bah!
+Si sente appena — ella disse, restituendo la fiaschetta all'Albani.
+
+Si riprese la faticosa marcia con tutta la celerità ch'era conceduta
+dalle vesti molli e dalle membra irrigidite. Aveva smesso di piovere,
+il vento agitava soltanto gli strati superiori dell'atmosfera, le
+nubi, spinte da opposte correnti, si ghermivano, si confondevano, si
+lasciavano come se giocassero a mosca cieca, il sole faceva fuggevoli
+apparizioni negli squarci azzurri del cielo, le cime delle montagne
+andavano a grado a grado snebbiandosi, e le vette più eccelse si
+mostravano chiazzate di neve recente, ciò che spiegava il freddo
+improvviso.
+
+La bufera aveva molto peggiorate le condizioni della strada; qua e là
+grosse frane ingombravano il sentiero, e si trovavano rami schiantati,
+e pozze, e rigagnoli serpeggianti in tutte le sinuosità del terreno.
+Più d'una volta Mario dovette aiutar la Gilda in un passo difficile,
+più d'una volta egli sentì il dolce peso di quel corpo delicato e
+flessuoso. Sul limitare d'uno spazzo verde che scendeva con un pendìo
+alquanto ripido, la ragazza confessò al pittore che il capo le girava
+un pochino, e che il suo piede non era ben sicuro. Egli le diede il
+braccio con trasporto, e i due giovani scivolarono insieme giù per la
+china, a immagine di pattinatori, con la svelta persona arrovesciata
+all'indietro, con le guance invermigliate dalla sferza della rigida
+brezza, cogli occhi pieni di fuoco, coi capelli svolazzanti. Passavano
+rapidi, ora in luce, ora in ombra, secondo che il sole sbucava dalle
+nuvole o si rimpiattava, e nella corsa precipitosa ridevano forte, e il
+loro riso melodioso, sonoro, rallegrava quelle solitudini alpine.
+
+Sì, senza dubbio, doveva dipendere dal _cognac_. La Gilda aveva un
+bisogno infinito di parlare, di ridere, di appoggiarsi a qualcheduno.
+E poichè lo zio aveva già da far molto a sostener sè medesimo, era
+naturale ch'ella si appoggiasse a Mario. Bensì voltandosi di tratto in
+tratto: — Bada — gridava — bada, zio Aldo, di non sdrucciolare.
+
+A malgrado di tanta sollecitudine, ella non si avvide che il
+professore incespicò un paio di volte, e nei suoi sforzi per conservar
+l'equilibrio riportò una storta ad un piede e una contusione a un
+ginocchio. Pure il nostro scienziato non mosse un lamento, non disse
+una parola per rallentar la foga della giovine coppia, la cui allegria
+rumorosa non aveva più freno. Mario e la Gilda eran tornati bambini, e
+accadeva a loro come ai bambini, che quando si son messi in galloria,
+finiscono col ridere senza nemmeno saper di che ridono.
+
+Allorchè i viaggiatori giunsero all'albergo, vi trovarono una gran
+confusione. Non si aveva notizia di due comitive d'inglesi partiti
+la mattina per una salita sul ghiacciaio, alla quale certo dovevano
+aver rinunziato in causa dell'uragano. Erano accompagnati da guide
+eccellenti; pur si stentava a capire perchè non fossero ancora di
+ritorno. Oltracciò si considerava ornai sciupata la stagione d'estate.
+La neve caduta aveva già reso impossibili alcune ascensioni, e chi sa
+se non sarebbe successo peggio nella notte. C'erano sempre due monti
+che _fumavano_, secondo la espressione dell'oste, e que' due monti,
+chiamati _i due gemelli_, valevano meglio di qualunque barometro,
+perchè la loro cima avvolta di nubi significava un seguito di piogge
+e di burrasche. Per poco che si abbassasse ancora la temperatura, non
+sarebbe più venuto un solo forestiero, e sarebbero andati via tutti
+quelli che ci erano.
+
+L'ostessa intanto si recava ogni momento sulla strada a spiare il
+ritorno degli inglesi. Ella si ricordava di una catastrofe avvenuta
+anni addietro, quando, di cinque _touristes_ che avevano lasciato
+l'albergo la mattina, due soli erano tornati la sera. E fra le vittime
+c'era un giovine bello, ricco, pieno di buonumore, un alpinista famoso
+ch'era stato uno tra i primi a superare il Cervino, e che in mezzo alla
+sua audacia aveva tutta la grazia e l'ingenuità d'un fanciullo. Giocava
+volentieri coi bimbi, scherzava onestamente con le ragazze, amava
+discorrere di sua madre. E sua madre, poveretta, era corsa da Londra
+per avere almeno il cadavere del figlio. Ahimè! Il ghiacciaio non rende
+che tardi i suoi morti.
+
+Per buona ventura questa volta non accaddero disgrazie, e gli inglesi
+aspettati arrivarono sani e salvi, benchè pieni di freddo, di fame,
+con le vesti fradice e con l'ossa peste, e decisi a levar le tende il
+dì appresso. La mattina infatti, poichè il cielo era sempre coperto e
+il barometro continuava a segnar pioggia e vento, fu un salvi chi può
+generale. A mezzogiorno non restavano all'albergo del _Camoscio_ che il
+professore Grolli, sua nipote e Mario Albani.
+
+
+
+
+XVI.
+
+
+Al professore s'era nella notte gonfiato il piede in conseguenza della
+storta riportata il giorno innanzi, ed egli aveva potuto a fatica
+trascinarsi dal letto fino ad una poltrona che si trovava accanto alla
+finestra. Non era nulla, ma bisognava stare almeno una settimana in
+riposo.
+
+Il riposo del professore significava la prigionia della Gilda, la quale
+si sarebbe annoiata non poco della sua clausura, se Mario Albani non
+avesse voluto dare a lei e a suo zio una prova di vera amicizia col
+partecipare alla loro sorte. Com'era buono il signor Mario, com'era
+gentile!
+
+La mattina per tempo egli veniva a chiedere le notizie del professore
+Romualdo, salutava attraverso la parete la Gilda che era ancora mezzo
+svestita nella sua camera, e poi se ne andava a girar pei monti con
+un libro, col suo _album_ e la sua scatola di colori. Nell'uscir
+dall'albergo egli guardava la finestra della giovinetta, e i suoi occhi
+s'incontravano sovente in quelli di lei, ch'era presso al davanzale
+ravvolta nel suo accappatoio. Ella lo salutava con la mano e gli
+gridava: — A rivederci a mezzodì.
+
+E a mezzodì in punto il pittore sedeva alla mensa dei due prigionieri.
+Sulla tavola, ch'era apparecchiata accanto alla poltrona dello
+scienziato, egli deponeva tutti i giorni alcuni fiori colti nella sua
+passeggiata mattutina, poscia, durante il pranzo, discorreva con la
+sua consueta vivacità d'arte, di letteratura, di viaggi, riuscendo
+qualche volta a richiamare un sorriso financo sulle labbra dell'austero
+professore.
+
+Dopo il desinare, egli prendeva i suoi pennelli, piantava il suo
+cavalletto, e faceva seder la Gilda sopra una seggiola in mezzo
+alla camera tentando di ritrarne le sembianze sulla tela. Non aveva
+mai lavorato con maggior passione, con maggior impegno, con più
+ardente febbre d'artista. Pure i suoi entusiasmi erano interrotti
+da scoraggiamenti profondi, e in quegli istanti la sua pittura gli
+sembrava misera, fredda, e avrebbe voluto distruggerla. La Gilda
+gli leggeva negli occhi quei moti subitanei dell'anima e sorgeva con
+energia straordinaria a difendere un'opera ch'ella amava d'un amore
+singolare, quasi materno. Talora il professore era chiamato arbitro
+nella questione; egli doveva decidere se il ritratto prometteva di
+somigliare all'originale, o era invece uno sgorbio, una profanazione,
+come diceva Mario nei suoi accessi di pessimismo. E il professore, che
+in fatto d'arte se ne intendeva pochino, dava ragione alla nipote, ma
+con certi argomenti che non sarebbero stati i più acconci a persuadere
+l'artista, s'egli non fosse tornato da sè a più miti consigli.
+
+Quelle sedute duravano circa tre ore. Per solito, alle quattro, Mario
+usciva di nuovo per tornar verso le sette. Durante la sua assenza,
+la Gilda adempiva coscienziosamente all'ufficio di segretario dello
+zio, scriveva per lui qualche lettera sotto dettatura, o gli ricopiava
+con la sua nitida calligrafia qualche articolo da mandare all'una o
+all'altra Rivista scientifica. Negli intervalli, ella trovava sempre
+la maniera di far cadere il discorso sull'Albani e sulla buona stella
+che lo aveva messo sul loro cammino. Oppure si fermava davanti al
+ritratto, che, nonostante le ubbie del pittore, procedeva rapidamente,
+e, diceva lei, avrebbe finito col dare scacco all'originale. Sì, ella
+voleva un gran bene a quella mezza figura di giovinetta ch'ella aveva
+visto emerger dal nulla, e pallida, scialba, disegnarsi appena sulla
+tela quasi fantasma fuggitivo sulla parete, e d'ora in ora, di minuto
+in minuto, acquistare il rilievo, il colore, la vita, il sorriso, come
+se avesse sangue, e muscoli, e nervi.
+
+— Sono una vanerella — ella osservava talvolta. — Innamorarmi della mia
+immagine, come Narciso!
+
+Ma era ella ben certa di non accusarsi a torto? Ammirando il proprio
+ritratto, ammirava forse sè stessa?
+
+Tanto per spigrire le membra, ella scendeva ogni giorno a far quattro
+passi davanti all'albergo, non dilungandosene mai in modo che il
+professore non potesse dalla finestra vederla e parlarle. _Fulmine_, il
+vecchio cane di casa, che in quell'ora dormiva per solito attraverso
+la soglia, le si metteva a fianco con molta galanteria nelle sue
+passeggiate microscopiche, e sembrava disposto ad accompagnarla molto
+più in là, ovunque ella avesse voluto. Ordinariamente la Gilda restava
+fuori fino al ritorno di Mario. All'arrivo del pittore, i due giovani
+facevano un paio di giri insieme, poi salivano entrambi dal professor
+Romualdo.
+
+L'ostessa serviva per le otto una cena frugale, il cui piatto più
+importante era una trota pescata in un laghetto a poche ore di cammino.
+Dopo cena si chiacchierava, si leggeva. Mario aveva trovato in salotto,
+fra gli altri libri, il primo volume delle poesie di Longfellow, e
+sapendo discretamente l'inglese, traduceva ad alta voce l'_Evangelina_;
+indi sbozzava col lapis alcune tra le scene di quel pietoso
+racconto. Qualche sera l'oste chiedeva licenza di prender parte alla
+conversazione, e insieme con lui veniva anche _Fulmine_, scodinzolando
+e fregandosi carezzevolmente intorno a Mario e alla Gilda. In queste
+solenni occasioni il signor Emanuele (che era l'oste) si permetteva
+di far sturare in onore dei suoi ospiti una bottiglia, di cui, pure in
+loro onore, egli beveva almeno i due terzi. Il vino però non lo rendeva
+espansivo; anzi condensava la sua eloquenza in certi _ma!_ sonori che
+egli emetteva dal labbro a intervalli regolari di due o tre minuti. Poi
+lasciava cader la testa sul petto, chiudeva gli occhi, apriva la bocca
+e dormicchiava fino alle dieci, ora nella quale il professore voleva
+andare a letto, e Mario e la Gilda si ritiravano ciascuno nelle proprie
+stanze.
+
+Questa distribuzione della giornata subiva lievi modificazioni
+quando il tempo, che non s'era mai rimesso al bello, era tale da non
+permettere a Mario d'uscire. Allora egli supplicava umilmente che
+gli si accordasse una più lunga ospitalità, e la Gilda, col piglio
+d'una castellana del medio evo, gli concedeva di rimanere. Nè certo il
+professore poteva mettere il suo veto alla onesta domanda.
+
+Il ritratto volgeva al suo termine. All'ottava seduta, nell'ora in cui
+Mario soleva deporre i pennelli, egli disse alla Gilda: — Non vado via,
+sa, oggi... Ho una buona giornata e voglio finire... Rimanga al suo
+posto.... Pieghi un po' la testa verso sinistra... Così... sorrida...
+
+— Dio mio!... Non faccio altro da una settimana.
+
+— È vero, ma oggi soltanto mi par di cogliere la giusta espressione di
+quel suo sorriso... Ah sì, sì... ecco.
+
+E il pittore, tiratosi due passi indietro, mirava con compiacenza
+l'opera sua. Il professore Romualdo, ch'era in via di guarigione e
+camminava senza difficoltà per la stanza, venne a collocarsi dietro a
+Mario e non potè a meno di esclamare: — Bravo! È parlante.
+
+L'Albani si rimise tosto al lavoro. Il suo occhio scintillava, un
+fremito gli correva tutte le membra, la punta del suo piede batteva
+impaziente sul pavimento, mentre il suo pennello sicuro ora sfiorava,
+ora mordeva la tela, creando sul suo passaggio nuovi effetti d'ombra e
+di luce, spirando un soffio potente in quella bella testa di vergine.
+
+Ancora un tocco, un altro, e poi Mario depose la sua tavolozza, si
+ravviò con la mano i capelli e disse: — Si alzi, signora Gilda; è
+finito.
+
+Un grido d'ammirazione proruppe dal labbro della giovinetta quand'ella
+vide il ritratto compiuto. Ella ne aveva seguìto i progressi con fede
+incrollabile, ma la riuscita superava ogni sua aspettativa.
+
+— Oh signor Mario, ha fatto miracoli oggi — ella soggiunse commossa.
+— E dire che se non ero io, avrebbe lacerato questa tela una mezza
+dozzina di volte...
+
+— È stata la mia collaboratrice — egli rispose — Ha mantenuto il mio
+coraggio. Dovrò tutto a lei.
+
+Ella chinò il volto confusa e sentì spuntarsi una lagrimetta sul
+ciglio. Scosse leggiadramente il capo, si rivolse al professore e
+continuò accennando al quadro: — Lo faremo mettere in una elegante
+cornice, in una cornice dorata, e poi lo collocheremo nella tua
+camera... al disopra della tua scrivania...; così lei, signor
+disprezzatore delle donne, non potrà alzare gli occhi dai suoi
+dottissimi libri senza vedere una donna, che, via, non è tanto
+brutta... Chi sa le belle ispirazioni che ti scenderanno da quella
+immagine!...
+
+A questi discorsi il professore sentiva un peso, un'oppressione al
+cuore, di cui non sapeva rendersi conto. E intanto, per non rimaner
+muto affatto, egli rinnovava a Mario le sue congratulazioni. Erano
+del resto congratulazioni sincere, perchè i pregi singolari di quella
+mezza figura non potevano sfuggire nemmeno a lui, ed egli paragonava
+sospirando gli effetti rapidi, fulminei, ottenuti dall'arte, coi
+successi lenti, modesti, spesso ignorati, della scienza. In altri
+tempi questo confronto gli avrebbe fatto parer tanto più cari gli studi
+scientifici quanto minore è lo strepito che essi levano intorno a sè e
+il compenso ch'essi danno ai loro cultori. Oggi la sua fede vacillava;
+egli era tentato di chiedersi: — Perchè non nacqui artista anch'io?
+
+— Ah! — riprese la giovinetta, mutando discorso con la solita infantile
+volubilità — Ho le membra intorpidite... Son rimasta seduta cinqu'ore.
+
+— Dica pur sei — osservò l'Albani. — Si è cominciato al tocco, e sono
+quasi le sette.
+
+— Ebbene — soggiunse la Gilda, rivoltasi allo zio — scendo a fare i
+miei quattro passi d'ogni giorno... Mi farà da cavaliere, non è vero,
+signor Mario? Le nostre colonne d'Ercole saranno quei soliti abeti
+laggiù... E tu, zio Aldo, potrai vigilare sopra di noi, come l'angelo
+custode... dall'alto.
+
+Dopo l'uragano, era quello il primo giorno in cui il cielo si mostrava
+quasi interamente sereno. Spirava un'aria mite, annunziatrice di una
+rivincita dell'estate sull'autunno precoce; l'oste spianava la fronte
+corrugata e riapriva l'animo alla speranza vedendo che _i due gemelli_
+non _fumavano_ più.
+
+— Bel tempo! — disse il signor Emanuele a Mario e alla Gilda. — Bel
+tempo! — E si fregò le mani per la contentezza.
+
+Il signor Emanuele se ne stava ritto davanti alla soglia dell'albergo.
+Vicino a lui c'erano due guide, un cacciatore di camosci, e una guardia
+daziaria. _Fulmine_, che scherzava un po' più lontano col cane del
+cacciatore, corse festosamente verso i due giovani. Il crocchio si
+divise per lasciarli passare.
+
+— Sono fidanzati? — chiese la guardia daziaria.
+
+— Ma! — rispose il laconico oste.
+
+E una delle guide soggiunse: — Paion fatti l'uno per l'altra.
+
+Il professore era alla finestra coi gomiti appoggiati al davanzale. La
+Gilda guardò in alto, sorrise allo zio, e lo salutò colla mano.
+
+— Voglio raccontarle la storia di Van Dyck e di Miss Dolly Ruthwen —
+cominciò Mario.
+
+— Oh bravo, racconti, racconti.
+
+E la bellissima coppia si diresse verso la macchia d'abeti, ora
+preceduta, ora seguìta da _Fulmine_, che carolava sull'erba e prendeva
+fra i denti le pine cadute dagli alberi. Il professor Romualdo li
+accompagnava con lo sguardo.
+
+Giunti al termine stabilito, Mario e la Gilda si avvicinarono di nuovo
+all'albergo.
+
+— Sicuro — disse Mario, continuando la sua narrazione, — se Miss Dolly
+Ruthwen non avesse posato per lui, Van Dyck non avrebbe mai fatto uno
+dei suoi capolavori.
+
+— E che avvenne poi? — domandò la ragazza.
+
+— Fa bujo — gridò dalla finestra il professore.
+
+— Un altro giro, un altro giro, e siamo con te.
+
+Il sole era fuggito dalle cime dei monti, il breve crepuscolo cedeva
+il posto alla sera, e già le stelle cominciavano a tremolare nel
+firmamento. Il cappuccio di lana rossa della Gilda spiccò ancora
+per qualche istante tra il grigio uniforme di tutte le cose; poi il
+professor Romualdo non vide più che due ombre. E intanto Mario narrava
+alla Gilda come Miss Dolly Ruthwen fosse divenuta moglie dell'artista
+ch'ella aveva ispirato col suo bel viso. Il cane _Fulmine_, quasi
+a significare la sua approvazione al felice connubio, abbajò
+rumorosamente destando l'eco della valle, e i due giovani si misero
+anch'essi a gridare per celia: _Gilda! Mario!_ L'eco rimandava confusi
+insieme i due nomi _Mario! Gilda!_
+
+Lo scienziato non sapeva staccarsi dalla finestra. Egli seguiva con
+l'occhio il moversi di quelle ombre, egli tendeva l'orecchio a quei
+suoni. E indovinava l'amore. L'amore, che fino allora egli non aveva
+nè provato in sè, nè compreso negli altri, adesso gli passava rasente
+come un soffio infocato, gli turbava i sensi e lo spirito. Oh perchè
+aveva egli tanti anni addietro accolto il grave legato di una sorella
+con la quale non lo vincolava obbligo alcuno? E quando pure avesse
+voluto conservare ed accrescere il piccolo patrimonio della nipote;
+quando pure avesse voluto colmarla di benefizi, perchè tenerla sotto il
+suo tetto? Per sentirsi dire un giorno: — la tua parte è finita. Tutto
+l'affetto prodigato a questa creatura nel lungo periodo dell'infanzia e
+dell'adolescenza val meno del primo sorriso d'un ignoto che la rapirà
+alla sua casa? E a te che le hai fatto da padre, non resta altro che
+mettere il tuo _visto_ sotto il passaporto che le servirà a varcar la
+tua soglia per non ricalcarla forse mai più? Senonchè, altri pensieri
+succedevano a questi nell'animo del professore. Egli non poteva a
+meno di confessare che se la Gilda gli aveva costato dei sacrifizi,
+egli ne aveva pure avuto un ricambio. Ella era stata docile, buona,
+le sue grazie schiette ed ingenue, la sua intelligenza vivace, il
+suo desiderio di apprendere avevano fruttato a lui soddisfazioni care
+e ineffabili. Non aveva ella aperto nuovi orizzonti alla sua mente,
+non aveva contribuito ad ingentilirgli il costume, a renderlo insomma
+migliore di quello ch'egli era una volta? E ora, di che cosa poteva
+incolparla? Di amare. Chi non ama nel mondo? Dacchè egli aveva spinto
+lo sguardo oltre le sue formule e le sue storte, di chi poteva dire:
+— Costui non ama, costui non ha mai amato? — Di sè... forse... No; la
+Gilda non aveva nulla da rimproverarsi. Egli piuttosto, egli che ne
+era il tutore, il secondo padre, aveva adempiuto alla parte sua? Che
+aveva fatto mentre il sottile veleno dell'amore s'infiltrava nelle
+vene della giovinetta? Egli non aveva nè provocato dal suo labbro una
+confidenza, nè chiesto a Mario Albani una spiegazione; aveva assistito
+con le braccia incrociate al crescere di una simpatia che forse non
+era più che un capriccio pel giovine artista, ma che certo aveva messo
+salde radici nell'anima della Gilda, e, delusa, le avrebbe turbata
+tutta la vita. Oh improvvido e inetto! Ed egli andava orgoglioso della
+sua scienza, egli che non aveva saputo fare ciò che sa ogni più umile
+persona del volgo a cui siano affidate le sorti d'una fanciulla!
+
+Lo prese un'inquietudine affannosa, e gridò: — Gilda! Gilda! È tardi...
+
+— Eccoci, eccoci — rispose la Gilda. E _Fulmine_, abbaiando, precedette
+all'albergo la coppia felice.
+
+Quella sera Mario Albani si ritirò più presto del solito nella sua
+camera. Il professore, fattosi animo, trattenne la Gilda, e con voce
+che la commozione rendeva tremula: — Gilda — le disse — non mi nascondi
+nulla?
+
+Ella abbassò gli occhi e arrossì.
+
+— Ti ricordi — continuò il professore Romualdo — dei discorsi tenuti
+dal capitano Antonio l'ultima sera che egli passò con noi?... Guardami
+in viso... Quel momento che il capitano presagiva vicino, è venuto?
+
+Ella abbandonò la sua testina sulla spalla dello zio, e bisbigliò tra
+un sorriso e una lagrima: — Mi pare di sì.
+
+— La tua quiete è in pericolo, la mia fanciulla! — egli riprese,
+carezzandole con mano nervosa i capelli. — Oh il malaugurato accidente
+che c'imprigionò qui per tanti giorni!
+
+— Sì, la cagione del nostro soggiorno fu invero molto spiacevole... Ma
+la prigionia non è stata una gran disgrazia.
+
+— Gilda, Gilda, tu scherzi col fuoco... Perchè il signor Mario affine
+di passare il tempo ti fece il ritratto, perchè egli ti disse qualche
+galanteria...
+
+— Quanto a questo — ella interruppe con vezzo infantile — prima di
+giudicare, aspetta un certo discorso che ti verrà fatto domattina...
+
+— Dal signor Mario?
+
+— Sicuro, da Mario, il quale si presenterà dal mio signor zio e tutore
+a chiedergli... insomma a fargli un discorso serio...
+
+— Ma, Gilda, questo giovine si può dire che tu lo conosci appena.
+
+— Oh zio Aldo, lo conosco fin da ragazzo.
+
+— Sì, come un ragazzo sventato... E vorrebbe farsi una famiglia?
+
+— Proprio vorrebbe questo....
+
+— Senza uno stato?
+
+— Aspetteremo che l'abbia.
+
+— E suo padre?
+
+— Oh! Egli non vede che per gli occhi di Mario.
+
+— E fu ben compensato della sua cieca affezione! Poveri padri!
+
+— No, no. Nè poveri padri, nè poveri zii — ella ripigliò con grazia...
+— Si vuol loro tanto bene... E poi noi conosciamo il fondo del loro
+pensiero meglio che non lo conoscano essi medesimi... Dio! Dio! Come
+leggo chiaro qui... qui, nel tuo cuore.
+
+— Smetti, bimba — egli interruppe tra fastidito e turbato.
+
+— Leggo in grandi caratteri — soggiunse ella senza badargli — queste
+parole esplicite e solenni: _Desidero soltanto una cosa, che la Gilda
+sia felice..._ Non è vero, che so legger bene?
+
+Un amaro sorriso sfiorò il labbro del professore, ma egli si ricompose
+subito. — Lasciami solo adesso, Gilda... te ne prego... ho bisogno di
+rimanere solo.
+
+E appoggiando uno dei gomiti al bracciale della poltrona, nascose il
+volto nella palma della mano.
+
+Ella accese lentamente la candela, s'avvicinò in punta di piedi allo
+zio e gli diede un bacio in fronte. Poi sguisciò via.
+
+— È inutile che tu faccia il cattivo, zio Aldo.... Non ti credo.
+
+E la giovinetta rientrò nella sua camera, e sciolse il volo alle sue
+gioconde fantasie d'innamorata.
+
+Il professor Romualdo, appoggiato al suo bastone, si mise a passeggiar
+per la stanza. Giunto davanti al cavalletto dove era il ritratto della
+Gilda, egli sollevò il lino bianco che copriva quelle care sembianze, e
+stette a lungo immobile a contemplarle. Era quella la Gilda che sarebbe
+rimasta sempre con lui, che gli avrebbe sempre sorriso... L'altra... oh
+l'altra egli l'aveva perduta!
+
+
+
+
+XVII.
+
+
+Prima dell'inverno, Mario e la Gilda erano fidanzati. Il giovine Albani
+era venuto in persona a rinnovare la sua domanda, e il professor
+Romualdo aveva finito coll'accordare, spontaneamente o no, il suo
+consenso. In quanto al signor Gedeone, padre di Mario, egli accolse
+con molto favore il pensiero di questo matrimonio, cosa che può parer
+singolare in un uomo positivo come lui. Ma il signor Gedeone era da
+qualche tempo sotto la cura d'un medico omeopatico, che gli aveva
+insegnato le sue teorie. — _Similia cum similibus_ — diceva l'egregio
+negoziante. — I savi si governano con le idee savie, i matti con le
+idee matte. Chi sa che il matrimonio non faccia venir giudizio a mio
+figlio! — Inoltre si trattava di una ragazza per bene, di una ragazza
+che il signor Gedeone si era vista crescere sotto gli occhi e di cui
+tutti lodavano le maniere e i costumi. Aggiungasi infine l'onore di
+stringer parentela con un uomo sapiente come il professore Grolli.
+Gl'ignoranti, e tale era il signor Gedeone, affettano disprezzo per la
+scienza, ma nel fondo sentono solleticata la loro vanità dal poter dire
+che hanno domestichezza con qualche dotto.
+
+Anche dal lato dell'interesse l'affare era meno cattivo di quanto si
+sarebbe creduto. Certo, se Mario fosse rimasto in negozio, s'egli
+avesse voluto essere un continuatore della casa _Gedeone Albani_,
+non gli sarebbe mancata l'offerta di qualche ragazza con centomila
+lire e più; ma un artista in principio della sua carriera non poteva
+aspirare a tanto, ed era già molto ch'egli trovasse una dote. La Gilda
+aveva quasi trentacinque mila lire; il signor Gedeone aveva supposto
+ch'ella non possedesse un centesimo. A lui, Gedeone Albani, negoziante
+di granaglie e coloniali, toccava di far onore al suo nome, creando
+al figliuolo una condizione indipendente e decorosa. E invero egli
+non aveva altri che Mario al mondo; le sue operazioni commerciali
+meno delicate, i suoi ingegnosi contrabbandi avevano sempre avuto uno
+scopo che li giustificava, quello cioè di accrescere il patrimonio di
+quest'unico figlio. Ora poi ch'egli doveva far delle spese maggiori per
+conto di lui, il signor Gedeone s'era risolto di assumere la fornitura
+di alcuni Istituti pii.
+
+Le nozze vennero fissate per quando la Gilda compirebbe i diciotto
+anni; Mario ne avrebbe allora ventitrè e qualche mese. Gli sposi si
+stabilirebbero in Milano, o in Firenze, o in altra città dove vi fosse
+una vita artistica. All'allestimento della casa provvederebbe il signor
+Gedeone, il quale si obbligava inoltre a passare un congruo assegno
+annuo a Mario.
+
+Com'è naturale, in tutti questi accordi i due fidanzati non avevano
+la menoma parte; i concerti erano presi tra il signor Gedeone e il
+professor Grolli per iniziativa del primo e col sussidio di un uomo di
+legge. _I patti chiari fanno i buoni amici_, diceva il signor Albani
+_seniore_, e al professor Romualdo, che insisteva sulla superfluità di
+metter penna in carta quando potevano intendersi a voce, egli replicava
+sentenziosamente: _Verba volant._
+
+Sopra un altro punto il signor Gedeone fu irremovibile; egli volle cioè
+dare una grande solennità agli sponsali. La ditta Gedeone Albani non
+aveva mai fatto taccagnerie e non voleva farne in questa occasione.
+Si trattava nientemeno che della promessa di matrimonio del figlio di
+quella rispettabile ditta, di colui al quale per un certo tempo il
+signor Gedeone aveva sperato di legare i suoi affari di grani e di
+coloniali e i segreti delle sue contravvenzioni a danno del fisco.
+Speranze pur troppo fallite; ma non importa; il figlio era sempre
+figlio, e il signor Gedeone doveva mostrarsi uguale a sè stesso.
+
+Vi fu in casa Albani un invito numerosissimo; parenti del signor
+Gedeone, parenti della sua defunta moglie, membri della Camera
+di commercio; poi, in onore del Grolli, parecchi professori
+dell'Università, e in onore della Gilda la madre e le ragazze Lorati,
+le quali dicevano che la Gilda non poteva a meno di essere una gran
+civetta se aveva trovato così presto marito, mentre esse invece
+non ne venivano mai a capo. In complesso una società un po' mista,
+mirabilmente concorde però nel far buon viso agli abbondanti rinfreschi
+preparati dal signor Gedeone.
+
+Intanto il professore Grolli e la Gilda avevano partecipato
+l'importantissimo avvenimento al capitano Rodomiti, il quale si trovava
+a Cadice, prossimo a partire per la Nuova Guinea. E il marinaio,
+deplorando di non poter essere in Italia per l'epoca delle nozze,
+inviava le sue più vive congratulazioni al professore e agli sposi, e
+annunziava di aver già dato a un amico di Milano gli ordini opportuni
+pel corredo della figlioccia.
+
+Così tutto pareva sorridere a questa unione: la gioventù, la bellezza,
+le prospettive di una vita comoda e agiata, le brillanti promesse
+della gloria. Se la Gilda rifletteva a ciò che sarebbe accaduto di lei
+ove fosse rimasta orfana e sola a Montevideo, ella aveva ben ragione
+di lodarsi della fortuna e degli uomini che avevano cospirato con
+amorosa sollecitudine a sparger fiori sul suo cammino. Dal giorno in
+cui sua madre morente l'aveva affidata al capitano Rodomiti perchè la
+conducesse in Europa, quante cure soavi l'avevano cinta, di quanti
+pensieri gentili era stata l'oggetto! Senza genitori, ella era
+stata amata più di molte fanciulle che crescono all'ombra del tetto
+domestico; povera, il frutto della previdenza altrui la rendeva quasi
+ricca a diciassette anni. Uno zio che non le doveva nulla le faceva
+da padre; un estraneo, il capitano Rodomiti, gareggiava con lo zio in
+tenerezza per lei. Avrebbe potuto essere una selvaggia, ed era stata
+allevata in un ambiente di studi; aveva il culto dell'arte, e l'uomo a
+cui doveva unir la sua vita era un artista.
+
+Pure, la sua contentezza non era scevra d'angustie. Come in qualche
+giornata estiva si diffondono pel cielo sereno lievi vapori che, senza
+prender forma visibile, offuscano nondimeno lo splendore del sole,
+così una vaga malinconia s'impossessava talvolta della sua anima, e le
+faceva considerar la sua felicità come un castello di carte destinato a
+crollare ad un soffio. Mario l'amerebbe sempre? L'affetto che egli le
+portava era di quelli che durano alla prova del tempo, che resistono
+al tedio, ai capricci della mobile fantasia? Oggi ella era per lui il
+tipo di quella bellezza ch'egli idoleggiava; a sentirlo, ella doveva
+figurare in tutti i suoi quadri, passare all'immortalità per opera del
+suo pennello. Ma domani? Se un altro tipo femminile gli sembrasse più
+vicino all'ideale che gli sorrideva nella mente?
+
+Un giorno ella non aveva potuto a meno di dirgli: — Tu non comprendi la
+donna che bella!
+
+— È vero — egli aveva risposto — ma che t'importa, poichè tu sei
+bellissima?
+
+Tra gli sponsali e le nozze doveva correre un periodo di un anno, nè
+l'irrequietissimo Mario sapeva acconciarsi a rimaner tanto tempo fermo
+in un luogo. Egli era ora di qua, ora di là; ora a Zurigo, ove aveva
+vecchi amici e lavori lasciati incompiuti, ora in questa o in quella
+città d'Italia. Lontano, non aveva l'abitudine di scriver troppo di
+sovente alla sua sposa; se ne tornava però sempre più innamorato di
+prima.
+
+Durante le assenze di Mario, il pensiero della giovinetta si
+ripiegava con maggior tenerezza dell'usato su quelli ch'ella stava per
+abbandonare: sul professore Romualdo, sulla signora Dorotea, che, pur
+brontolando continuamente, aveva mostrato tanto affetto per lei. La
+signora Dorotea non era più la matura ma vispa donnetta di dieci anni
+addietro, che divideva la giornata tra le cure domestiche e le visite
+ai conoscenti; era curva, sdentata, e passava le lunghe ore in un
+seggiolone cogli occhiali inforcati sul naso, con la calza in mano.
+
+Negli ultimi tempi anche la sua condizione economica s'era molto
+peggiorata. La manìa del giuoco del lotto, cresciuta in lei
+coll'avanzare dell'età, l'aveva caricata di debiti, e una mattina il
+professor Romualdo aveva visto giungere gli uscieri del tribunale
+per l'oppignoramento dei mobili. Il professore aveva posto riparo
+al disastro rimborsando il danaro dovuto dalla vedova e comprandole
+i mobili a prezzo vantaggiosissimo per lei. Così a poco a poco le
+parti s'erano invertite fra loro; egli era divenuto il padrone di
+casa, ella era l'inquilina. Il professore pagava la pigione; ella,
+piuttosto per salvare il decoro che per altro, pagava a lui un piccolo
+assegno mensile pel proprio mantenimento. Non aveva rinunziato alla
+sopraintendenza alle cose domestiche, ma le sue funzioni attive
+si riducevano a nulla. L'ufficio che ella aveva abbandonato con
+maggior riluttanza era quello di scriver la polizza del bucato; grave
+occupazione, nella quale soleva impiegare tre ore ogni venerdì, dopo
+aver fatto acquistare la sera innanzi una penna d'oca temperata
+e aver versato una goccia d'aceto nel calamaio affine di render
+scorrevole l'inchiostro. Alla lunga però anche un tale incarico era
+stato assunto dalla Gilda, che mostrava tutte le qualità di una buona
+massaia, e la signora Dorotea aveva sempre più agio di brontolare e di
+studiare la cabala del lotto. La prima di queste inclinazioni aveva
+trovato un nuovo alimento nella promessa di matrimonio della Gilda.
+Quel matrimonio ella non sapeva mandarlo giù, sia che avesse altri
+disegni relativamente alla _bambina_, com'ella soleva spesso chiamare
+la Gilda, sia che tenesse ancora il broncio a Mario per la marca di
+negozio ch'egli le aveva dipinto sulla schiena quand'era fanciullo.
+Ordinariamente ella si limitava a sfogare il suo malcontento in lunghi
+soliloqui; non lasciava però sfuggirsi l'opportunità di dirne una
+parola anche al professore, e di biasimarlo della sua troppo facile
+condiscendenza. Nè con la Gilda faceva mistero dell'antipatia che
+le inspirava il suo fidanzato. Del resto, si era troppo avvezzi alle
+querimonie della signora Dorotea per dar loro gran peso; tuttavia la
+Gilda sentiva spuntarsi qualche volta una lagrimuccia di dispetto,
+e diceva: — In fin dei conti, che ha con Mario? — Eh, nulla, nulla
+— rispondeva la vecchia — ma quello lì non era il marito per te... E
+credi tu che il professore veda di buon occhio queste nozze?... Non
+parla, ma soffre... Oh! Il professore io l'ho conosciuto prima che tu
+avessi lume di ragione.
+
+L'idea che lo zio Aldo soffrisse amareggiava profondamente la Gilda e
+la rendeva più sollecita, più affettuosa verso di lui ch'ella non fosse
+mai stata. Ella voleva a ogni costo prestargli l'opera sua, voleva
+copiare i suoi manoscritti, voleva aiutarlo nel suo laboratorio. E
+s'egli si schermiva, ella, che non aveva la virtù dissimulatrice di
+lui, mostrava tanta afflizione da vincere ogni sua resistenza. No,
+piuttosto di darle un dolore, egli ne avrebbe dati cento a sè stesso.
+Nel momento in cui era stato fissato il matrimonio della Gilda, egli
+aveva fermo in cuor suo due cose: consacrarsi con lena raddoppiata agli
+studi, avvezzarsi a veder la nipote meno che fosse possibile. Di questi
+due proponimenti il primo soltanto gli era riuscito; s'era immerso
+nel lavoro, s'era impegnato con un editore a fornirgli entro pochi
+mesi la materia di un paio di pubblicazioni: un trattato di geometria
+superiore, e un libro di minor mole, che avrebbe dovuto essere come la
+sintesi del suo pensiero scientifico. A quest'ultimo soprattutto egli
+indirizzava le forze dell'intelletto; voleva ch'esso fosse stampato
+prima delle nozze della Gilda, voleva ch'esso levasse romore intorno
+al suo nome; per la prima volta nella sua vita, al culto disinteressato
+del vero si mesceva nell'animo suo il desiderio della gloria.
+
+Era geloso della celebrità bambina di Mario; ambiva mostrare che la
+scienza può dare alla fama una base più sicura e più salda dell'arte.
+Il suo stile, ordinariamente arido e disadorno, si risentiva
+dell'inspirazione robusta che gli aveva suggerito quest'opera, e
+acquistava una vigorìa e un colore inusato. La Gilda, nel ricopiarne
+alcune pagine, non aveva potuto a meno di esclamare: — Zio Aldo,
+diventi anche poeta? — E aveva soggiunto, additando il suo ritratto
+appeso al disopra della scrivania: — Ero stata buona profetessa. Quel
+quadro doveva far miracoli.
+
+La Gilda diceva il vero? Era dunque da lei, era dalla sua immagine
+che spirava un soffio di poesia in quell'anima austera di scienziato?
+Anch'egli dunque cedeva a quella influenza della donna a cui aveva
+saputo sottrarre la sua giovinezza? Così finivano i suoi superbi
+dispregi?
+
+Ahimè! A questa domanda egli non avrebbe potuto rispondere senza grave
+imbarazzo. Tutti i suoi criteri erano scompigliati. Aveva perduto la
+calma, eppure sentiva il suo ingegno ringagliardito; aveva perduto
+l'antica padronanza di sè, eppure aveva lampi d'energia per lo addietro
+non sospettati nemmeno. Ma un dolore sordo, assiduo lo martoriava; egli
+invocava ormai come un modo di uscir di pena il matrimonio della Gilda
+e la possibilità d'intraprendere un lungo viaggio nel quale forse egli
+avrebbe finito col ritrovare sè stesso.
+
+
+
+
+XVIII.
+
+
+S'eran già fatte le pubblicazioni di legge, e per fissare il giorno
+delle nozze non si aspettava che il ritorno di Mario, il quale dopo
+molte esitazioni s'era determinato a stabilire la sua futura residenza
+in Firenze, e si trovava da qualche giorno in quella città insieme col
+signor Gedeone affine di cercarvi un appartamento.
+
+Intanto il corredo ordinato a Milano dal capitano Rodomiti era giunto,
+e formava l'ammirazione degli intelligenti, e soprattutto delle
+intelligenti. Le Lorati si rodevano dall'invidia; anzi la signora
+Olimpia mormorava con le sue amiche che questa grande tenerezza del
+capitano Rodomiti aveva certo le sue buone ragioni, e che senza dubbio
+_c'era stato qualche cosa_ tra lui e la madre della ragazza... Ma! Se
+anche lei fosse stata di manica larga in gioventù, non le mancherebbero
+adesso i protettori per la Ginevra e la Giulia.
+
+Nonostante queste caritatevoli insinuazioni, la signora Olimpia e le
+sue figliuole attendevano assiduamente a ricamare un tappeto da tavola
+da regalarsi alla Gilda. Era un lavoro di polso, specialmente in virtù
+d'un quadro centrale che doveva raffigurare la favola del cigno e
+di Leda. Soggetto arrischiatissimo, ma trattato con molta innocenza,
+perchè il cigno pareva una pacifica oca aliena da pensieri galanti, e
+il bel corpo di Leda dava l'idea d'una stufa di pietra cotta. Non era
+facile intendere come da quella stufa potesse uscire la famosa Elena
+destinata a mettere a soqquadro la Grecia; ma tolta questa piccola
+menda, l'opera collettiva delle signore Lorati era veramente pregevole.
+La signora Olimpia, da mamma esemplare, ne dava tutto il merito alle
+ragazze, e specialmente alla Ginevra, ch'era la maggiore e che andava
+maturandosi a colpo d'occhio.
+
+Nè il cavalier Diomede se ne stava con le mani alla cintola. Egli era
+in grandi faccende per approntare un volume di circa duecentocinquanta
+pagine, contenente un'edizione riveduta e corretta dei discorsi letti
+da lui stesso nell'Accademia di cui era segretario. Erano diciotto
+discorsi e potevano corrispondere a diciotto grosse dosi di cloralio da
+prendersi in caso d'insonnia.
+
+In quanto al professore Romualdo, egli si proponeva di dedicare alla
+nipote l'opera scientifica alla quale attendeva da alcuni mesi e in
+cui aveva versato tanta parte del suo pensiero. Avrebbe potuto con
+molto maggior ragione dedicare il libro a qualche uomo illustre nel
+campo degli studi, ma lo allettava l'idea di associare al nome della
+sua pupilla il frutto delle sue lunghe meditazioni e delle sue veglie.
+Certo, la Gilda non avrebbe potuto a meno di sentirne un po' d'orgoglio
+e di gratitudine, e avrebbe detto: Povero zio Aldo! Ha _anche lui_ i
+suoi meriti.
+
+E il Grolli aveva già riveduto tutte le stampe del suo lavoro, ad
+eccezione dell'ultimo capitolo. Qui s'era urtato contro uno scoglio.
+Egli correva dietro a una formula che non poteva essergli data che
+da una esperienza chimica alla quale s'era accinto con ardore mal
+ricompensato dalla fortuna. Quell'esperienza non gli riusciva secondo i
+suoi desiderii, per quante volte egli ritentasse la prova. Rinunciarvi
+non voleva, giacchè gli sarebbe parso rinunciare alla parte più
+brillante del suo lavoro; e poi la scienza ha anch'essa il suo punto
+d'onore, e s'ostina di più dove trova maggiori gli ostacoli. Ma intanto
+il tempo passava ed era abbastanza difficile che l'opera potesse uscire
+dai torchi prima delle nozze.
+
+Ciò contribuiva a metter di cattivo umore il professore Romualdo, e
+il cattivo umore dello scienziato faceva brontolar più del solito la
+signora Dorotea e stendeva un'ombra sulla felicità della Gilda.
+
+Fu appunto in uno di questi giorni critici che Mario annunziò alla
+sposa il suo imminente ritorno. Ormai tutto era pronto, non c'era che
+da diventar marito e moglie.
+
+Siccome però ci voleva il tempo di ammobiliare il quartierino preso a
+pigione (un amore di quartierino a piedi del colle di Bellosguardo), i
+due primi mesi del matrimonio si sarebbero consumati in viaggio. Mario
+si riprometteva miracoli da una peregrinazione artistica con la Gilda
+in Sicilia. — Quel cielo limpido, quella natura lussureggiante — egli
+le scriveva entusiasta — faranno degna corona alla tua bellezza, e chi
+sa che a me non ispirino un capolavoro! — Per onor del vero, dopo il
+ritratto così egregiamente riuscitogli, egli non aveva prodotto nulla
+di notevole. Ammetteva egli stesso che la condizione di fidanzato gli
+si attagliava pochino. Una volta marito, sarebbe stata ben altra cosa.
+_Sentiva_ già dentro di sè cinque o sei quadri, in ciascuno dei quali
+era serbato un posto d'onore alla sua sposa. V'erano momenti in cui la
+Gilda non poteva a meno di domandare a sè medesima: — Mi prende dunque
+come una modella? — Ma più sovente la sua vanità era lusingata dalla
+idea che la sua immagine, riprodotta in diverse guise, passasse ai
+posteri come quella della moglie d'un gran pittore.
+
+La Gilda, poichè ebbe la lettera di Mario, corse in camera dello
+zio tenendo in mano il foglio spiegato, e gridando: — Mario sarà qui
+domani.
+
+Sia che il professore pensasse all'impossibilità di pubblicare il suo
+libro per l'epoca voluta, sia che, dopo aver affrettato col desiderio
+questo matrimonio, sentisse ch'esso avrebbe lasciato un vuoto troppo
+grande nella sua vita, fatto si è che la nipote non ebbe punto a
+lodarsi della sua accoglienza.
+
+— Venga, vada, che me ne importa? — egli disse in tono sgarbato.
+
+— Oh, zio — cominciò la Gilda, a cui questi modi inurbani facevano male.
+
+Ma egli la interruppe: — Lo so che hai fretta d'andartene... Vuoi
+fissare le nozze per posdomani, per domani sera?...
+
+— Zio Aldo, zio Aldo — ella esclamò in mezzo alle lagrime — mi volevi
+tanto bene una volta! Che ti ho fatto perchè da qualche tempo tu debba
+odiarmi?
+
+— Odiarti?... Io?... — gridò il professore fuori di sè in veder quel
+bel viso molle di pianto... — Odiarti?... Ma io invece...
+
+Avrebbe avuto mille cose da soggiungere, ma si arrestò a un tratto.
+Come colui che guardando alla casa del vicino vede il riflesso
+delle fiamme che investono la casa propria, così il professore, nel
+turbamento che si dipinse in viso alla Gilda, lesse il segreto che gli
+era sepolto nell'anima e che non aveva voluto fino allora rivelare a sè
+stesso. Sentì il precipizio sotto i suoi piedi e disse balbettando: —
+Perdonami... Ho bisogno d'aria...
+
+Prese il cappello, e uscì senza dar ascolto alla signora Dorotea, che
+seduta nel suo seggiolone in salotto chiedeva: — Che cosa c'è! Che è
+accaduto?
+
+— Che c'è! Che è accaduto? — tornò a domandare la signora Dorotea
+quando vide comparirsi davanti la Gilda pallida e stravolta.
+
+La Gilda appoggiò i gomiti al tavolino, si nascose il viso tra le palme
+e ruppe in singhiozzi.
+
+— Ma insomma? — ripetè la vedova, avvicinandosi.
+
+— Oh, signora Dorotea — proruppe la giovinetta, per la quale la buona
+femmina era divenuta in questo momento una difesa e un rifugio — non
+conosco più lo zio Aldo.
+
+— Spiegati dunque...
+
+Quando la ragazza ebbe narrato l'accaduto, la signora Dorotea tentennò
+il capo e congiunse le mani. — Il cuore me lo diceva... Odiarti? Lo zio
+Aldo?... Sciocchina che sei... Ah, se tu avessi avuto giudizio!... Ma
+pur troppo la gioventù di oggi si appiglia al peggio.
+
+— O signora Dorotea, che dice mai? — riprese la Gilda, diventando
+scarlatta di pallida ch'era.
+
+— Lo so, non c'è rimedio... Hai dato la parola a quell'altro... e la
+parola, capisco, bisogna tenerla... Ma povero professore!... Questo
+matrimonio gli costerà la vita... E adesso dove sarà andato, dove sarà
+andato? — ella proseguì, colta da un subito spavento. — Voglia il cielo
+ch'egli non faccia qualche sproposito.
+
+— No, per carità, non lo pensi nemmeno — gridò sbigottita la Gilda, che
+aveva trovato nuove inquietudini dove era venuta a cercare un conforto.
+— Dio mio; sono pure infelice!
+
+Il professore era corso via senza saper dove andava, senz'altro
+desiderio che quello di trovarsi all'aperto.
+
+Uscì dalla città e prese a caso la prima strada che gli si parò davanti.
+
+Era dunque possibile? Il suo affetto di zio, di tutore, di padre, s'era
+cambiato in un sentimento di tutt'altra natura?... Innamorato?...
+Lui?... Alla sua età, con le sue abitudini austere, con la sua
+ripugnanza verso quanto sapeva di galanteria?... E s'era tradito?...
+Oh s'era tradito senza dubbio... Lo sgomento della Gilda parlava
+chiaro... Imbecille, imbecille!... Egli aveva sciupato in un secondo
+il frutto di tanti anni di sacrifizio e di abnegazione. La Gilda non
+si ricorderebbe più di lui come di un tutore sollecito, come di uno
+zio tenero e affettuoso, ma come d'uno spasimante ridicolo che s'era
+offeso perchè ella gli aveva preferito un uomo giovine e bello... E
+se la Gilda parlasse?... Se rivelasse tutto a Mario, come ne aveva il
+diritto?... Se Mario venisse a provocarlo?... Oh, Mario ne avrebbe
+riso, ne avrebbe riso insieme con la sua sposa! Questa paura del
+ridicolo lo perseguitava nel suo cammino; avrebbe voluto nascondersi
+sotto terra, tanto gli pareva che anche le cose inanimate dovessero
+acquistar la favella per dargli la baja. Eppure, mentre si vergognava
+di sè stesso, gli sarebbe stato di grande sollievo il poter versare
+le sue pene in un cuore amico. Ma dove trovarlo? La sua vita era
+stata dissimile da quella degli altri giovani, la cui intrinsichezza
+si aumenta con le confidenze reciproche; coi suoi coetanei egli aveva
+discorso di matematica; confidenze intime non ne aveva mai chieste, non
+ne aveva mai fatte. E comincerebbe a trentasette anni? Un uomo forse
+l'avrebbe sorretto di virili consigli, ma quell'uomo era lontano, e a
+che pro scrivergli? Che avrebbe potuto far per lui il capitano Rodomiti
+finchè stava col suo legno nei mari dell'India o dell'Africa?
+
+Dopo più d'un'ora di cammino, egli si accinse al ritorno, sempre
+molestato dagli stessi pensieri, sempre agitato dall'idea di
+doversi ripresentare alla Gilda... Procurerebbe di rientrare in casa
+inosservato, si chiuderebbe nella sua camera, nel suo laboratorio,
+per non mostrarsi che all'ora di desinare. Nel suo laboratorio?...
+I bei risultati ch'egli vi aveva ottenuti! Anche le storte gli eran
+diventate ribelli!... Ebbene; bisognava ritentare per la centesima, per
+la millesima volta... Già il suo mondo era lì, era tra le sue formole,
+tra le sue esperienze... Meglio le severe ripulse della scienza che lo
+scherno della donna!
+
+A poca distanza dalla città il professore s'imbattè in una frotta di
+studenti che si levarono il cappello al suo passaggio e lo fissarono
+con curiosità.
+
+Come mai erano a zonzo così presto? Il professore Romualdo ne interrogò
+uno. — Hanno vacanza?
+
+Il giovine diede un'occhiata ai suoi condiscepoli, e poi rispose
+sorridendo: — Scusi... era la sua ora.
+
+— La mia ora?... Il giovedì!
+
+— Ma oggi è venerdì, signor professore.
+
+— Venerdì — esclamò esterrefatto il Grolli, osservando distrattamente
+l'orologio, come se potesse trovarvi l'indicazione della giornata.
+
+— Appunto...
+
+— Sicchè... io non ho fatto la mia lezione?
+
+— Eh pare... Anzi temevamo che non istèsse bene.
+
+Il professore si allontanò tutto confuso. In diciotto anni
+d'insegnamento non gli era accaduta una cosa simile.
+
+
+
+
+XIX.
+
+
+Le esagerate apprensioni delle due donne si dissiparono a veder tornare
+il professore sano e salvo a casa. Egli però non lasciò loro il tempo
+di far commenti; entrò difilato nella sua camera e vi si chiuse a
+chiave. A desinare non disse una parola; teneva gli occhi sprofondati
+nel piatto e mangiava macchinalmente. Più volte la Gilda avrebbe voluto
+rompere il ghiaccio, ma gliene era sempre mancato il coraggio. Era così
+nuova, era così impreveduta la sua situazione di fronte allo zio! Anche
+la signora Dorotea si sentiva incapace di aprir bocca, ed è tutto dire.
+Dopo pranzo, il professore Romualdo tornò a chiudersi nella sua stanza,
+e la Gilda e la signora Dorotea, inquiete di nuovo, rimasero a vigilare
+in salotto. A un certo punto la signora Dorotea, avvicinatasi all'uscio
+che metteva nella camera del professore, si chinò a guardare attraverso
+il buco della serratura.
+
+— Non c'è nessuno — ella disse.
+
+— Sarà in laboratorio — osservò la ragazza, e passando nel luogo di
+sbarazzo, ch'era contiguo al laboratorio, appoggiò l'orecchio alla
+parete.
+
+Si sentiva un tintinnìo di vetri e un suono di passi. Non c'era dubbio;
+il professore attendeva a uno dei suoi esperimenti.
+
+— Solite diavolerie! — borbottò la signora Dorotea, non tranquillata
+che a mezzo — Una volta o l'altra va in aria la casa.
+
+— Le sue analisi chimiche, le sue dimostrazioni geometriche, ecco ciò
+che gli preme soprattutto — pensò la Gilda, e si persuase che le sue
+inquietudini non avevano alcun fondamento. Però è così capriccioso
+questo cuore umano, che una tale persuasione le diede più noja che
+altro.
+
+Sul tardi vennero le Lorati a prenderla, ed ella non rientrò che tardi.
+Nell'intervallo il professore era uscito e rientrato anche lui, e dopo
+aver chiesto conto della nipote, s'era ritirato in camera lasciando
+ordine che non lo disturbassero fino alla mattina dopo. La signora
+Dorotea si era messa per intavolare un discorso, ma egli le aveva dato
+sulla voce e l'aveva piantata in asso. — Benedetto uomo! — disse la
+vedova Salsiccini alla Gilda. — È di un umore bestiale. Scatta per
+nulla come una molla.
+
+A malgrado di questo avvertimento, la Gilda, sul punto di coricarsi,
+non potè a meno di gridare in modo da esser sentita nella stanza
+attigua: — Buona notte, zio Aldo.
+
+Al suono di quella voce così cara al suo orecchio, il professore, che
+era seduto davanti alla scrivania, trasalì e rispose: — Buona notte,
+Gilda... Fa di dormire, adesso.
+
+— Non ho sonno...
+
+— A ogni modo — ripigliò il professore — non è ora da far
+conversazione... Parleremo domani. — E soggiunse con uno sforzo: —
+Parleremo anche delle tue nozze... Buona notte, buona notte.
+
+— Abbiamo preso senza dubbio un equivoco — riflettè la Gilda. — Egli
+era preoccupato del suo esperimento... Me lo aveva pur detto giorni fa,
+che c'era un'esperienza che lo faceva impazzire...
+
+La Gilda non vide due grosse lagrime calar lentamente giù per le guance
+del professore, che forse da quand'era bambino non aveva mai pianto,
+e cader sopra le pagine d'un libro. In quel libro era trascritta
+la partita aperta da quindici anni presso la Banca dei prestiti e
+degli sconti al nome _Gilda Natali_, e il professore vi aveva in
+quel momento conteggiati in margine gli interessi ed esposta la somma
+totale. Le lire 10,674 50 versate nel maggio 1861 erano diventate circa
+lire 34,800, e il dottor Romualdo poteva esser contento della dote
+raggranellata per la nipote. Quel cervellino di Mario avrebbe saputo
+amministrar così bene la sostanza della moglie?
+
+Fosse l'idea delle prossime nozze, o fosse altra ragione, la Gilda
+non fece in tutta notte che voltarsi e rivoltarsi nelle coltri.
+Assopitasi verso l'alba, la svegliò quasi subito l'allegro canto dei
+suoi cardellini, che scioglievano un inno alla luce nascente, un inno
+all'amore. E quell'inno destava un'eco nella sua anima. Anche per
+lei sorgeva uno splendido giorno, e l'amore tutto malizie e sorrisi
+le susurrava all'orecchio misteriose parole. Ella diventava rossa
+alle confidenze del suo invisibile interlocutore, e istintivamente
+raccoglieva le coperte intorno alla sua persona.
+
+Nella camera attigua si moveva qualcheduno. La Gilda si fece pensosa.
+Povero zio Aldo! Era possibile ch'egli l'amasse in modo diverso da
+quello in cui gli zii e i tutori sogliono amare? Povero zio Aldo!
+Egli le aveva sacrificato tutto, ed ella, in compenso, lo rendeva
+infelice... Poteva ella lasciarlo nel dubbio ch'ella non avesse
+più verso di lui la fede di un tempo? No certo; era pur necessario
+ch'ella gli facesse comprendere come nulla era cambiato fra loro,
+era necessario ch'ella gli dicesse una parola affettuosa prima delle
+nozze, subito anzi, prima che la venuta di Mario la costringesse
+a non attendere ad altri che al suo fidanzato. Scese con cautela
+dal letto, aprì adagio le imposte, si vestì senza far romore, e poi
+stette alcuni minuti in silenziosa aspettazione. Quando il cigolare
+d'un uscio la ebbe fatta sicura che il professore era entrato nel suo
+santuario chimico, ella passò dalla sua camera in salotto e dal salotto
+alla camera dello zio; traversata questa in punta di piedi, sospinse
+l'usciolo del laboratorio, e si fermò sulla soglia. Il professore
+concentrava la sua attenzione sopra un apparecchio attraverso il quale
+si svolgevano alcuni gas.
+
+— Chi è? — egli chiese, dando un balzo.
+
+— Sono io, zio Aldo.
+
+— Non voglio nessuno, non voglio nessuno — gridò il professore, tutto
+assorto nella sua esperienza.
+
+Ella non gli diede retta, e si accostò trattenendo il fiato. Quand'ella
+fu vicina ai fornelli: — Sei tu? — disse il professore Romualdo,
+mutando tono. — Resta adesso.
+
+Le afferrò il braccio, e con volto trasfigurato le mostrò una sostanza
+che si precipitava in fondo a una storta. Egli era quasi bello nel suo
+entusiasmo.
+
+— Ebbene? — chiese la Gilda, fissandolo in viso.
+
+— L'esperienza a cui tenevo tanto, e alla quale stavo per rinunciare,
+è finalmente riuscita a modo mio — egli esclamò con enfasi. — Possedo
+finalmente la mia formula. Anche la scienza ha i suoi trionfi.
+
+— Una volta ero la tua assistente — osservò con accento malinconico la
+giovinetta.
+
+Egli ripetè sospirando: — Una volta.
+
+— Mi spiegherai almeno di che si tratta.
+
+— Or ora — egli rispose. — Aspettiamo che sia finito.
+
+Un colpo di vento aprì d'improvviso la finestra, e fece sbattere con
+violenza l'uscio del laboratorio che la Gilda, entrando, aveva soltanto
+accostato.
+
+— Ih che aria! Bisogna chiuder quella finestra — disse il professore,
+allontanandosi dai fornelli e salendo sopra una sedia per rimuovere una
+tendina che s'era impigliata nello spigolo d'un'imposta.
+
+— E io chiuderò l'uscio — soggiunse la Gilda. Ma nel punto d'avviarsi
+urtò inavvertitamente col gomito l'apparecchio, una storta si ruppe,
+uno scoppio terribile fece rintronar la volta dello stanzino, e
+in un attimo la povera fanciulla si trovò circondata dalle fiamme,
+mentre dei pezzi di vetro slanciati in aria dall'esplosione le si
+conficcavano nelle carni. Mise un urlo straziante, e si precipitò fuori
+del laboratorio, ma appena giunta in camera dello zio, le gambe non la
+sorressero più, e stramazzò sul pavimento.
+
+Per buona fortuna il professore Romualdo, sebbene ferito anche lui da
+una scheggia, non si smarrì interamente d'animo, ma, strappati dal
+letto i guanciali e le coperte, li gettò addosso alla Gilda, indi,
+senza badare al pericolo, le si abbandonò sopra di peso e a prezzo
+di non lievi scottature riuscì a spegnere il fuoco che le investiva
+la persona. Lo strepito aveva intanto chiamata la signora Dorotea e
+la fantesca, le quali, al miserevole spettacolo, furono a un punto di
+cadere in deliquio e a stento si trascinarono sino alla scala mettendo
+la casa a rumore. Salirono i vicini spaventati, salirono i commessi
+del fondaco Albani, salirono perfino dalla strada alcuni passanti, e il
+loro soccorso non fu inutile ad arrestare un principio d'incendio nel
+laboratorio, ove le vampe correvano lungo i fornelli.
+
+— L'ho sempre detto io che doveva finire con una disgrazia! —
+borbottava con voce mezzo spenta la signora Dorotea.
+
+Ma nessuno badava a lei. Tutti gli sguardi erano conversi sulla
+infelice giovinetta, pochi istanti prima così florida e bella, e adesso
+così malconcia. I suoi occhi erano chiusi, ahi forse per sempre, una
+larga ferita le deturpava la bocca, la sua fronte era tutta una piaga,
+e sparse di luride piaghe erano le membra gentili, che palpitavano
+sotto le vesti a brandelli. Un rantolo affannoso le usciva dal petto,
+e spesso quel rantolo si mutava in un grido di spasimo da parer quello
+di una creatura che muore. E invero, avrebbe ella sopravvissuto a
+tanto strazio? Quando, fra atroci convulsioni, fu trasportata sul suo
+letto, e il medico l'ebbe esaminata a parte a parte, egli non seppe
+dissimulare le sue inquietudini. La cosa era grave in sè, gravissima
+per le complicazioni che potevano derivarne; nella migliore ipotesi,
+bisognava che passassero parecchi giorni prima di poter fare un
+pronostico più tranquillante.
+
+Anche il professor Romualdo avrebbe avuto bisogno di riposo, ma egli
+non volle che gliene discorressero, e appena consentì a lasciarsi
+medicare le scottature che aveva riportate alle mani e alle braccia.
+Poi sedette al capezzale della nipote, e nella sua fisonomia si
+dipingeva una sofferenza poco minore di quella di lei. A sentirlo, era
+lui la colpa di tutto; maledetti i suoi esperimenti chimici, maledetta
+la scienza, maledetta la sua stolida vanità che gli aveva messo in
+corpo la smania delle scoperte!
+
+Del resto, il Grolli s'accusava a torto. La disgrazia non era da
+attribuirsi che a una sbadataggine della Gilda; era invece merito di
+lui se le conseguenze non ne erano assolutamente irreparabili.
+
+Ma egli non ragionava più. Era questo il primo gran dolore della sua
+vita. Fino a quel giorno gli studi lo avevano confortato in ogni sua
+prova; di fronte al mondo del pensiero, il mondo reale con le sue
+passioni, coi suoi affetti, gli era sempre parso insignificante e
+piccino; adesso la sua filosofia s'era dileguata: egli soffriva come la
+femminetta il cui sguardo non abbraccia più largo orizzonte di quello
+della sua casa e della sua famiglia. Ogni gemito della Gilda gli faceva
+scorrere un brivido nell'ossa; ogni volta che il chirurgo tormentava
+le piaghe di lei, era come se una lama aguzza cercasse la via del suo
+cuore.
+
+
+
+
+XX.
+
+
+Le prime parole articolate dalla Gilda, appena il suo stato glielo
+concesse, furono queste: — Non voglio che Mario entri in camera. Non
+voglio che egli mi veda così.
+
+E Mario, arrivato sotto sì tristi auspizi, non osò per qualche giorno
+infrangere il divieto della sua sposa. Egli non sapeva rassegnarsi
+all'idea di vedere sformata colei, che, nella sua fantasia, era rimasta
+fulgida e bella come un raggio di sole. Veniva ogni momento nella
+camera del professor Grolli, origliava all'uscio, interrogava con lo
+sguardo i medici, le infermiere, e poi s'abbandonava accasciato sul
+canapè. Di tanto in tanto la sua pupilla s'arrestava sull'effigie che
+pendeva dalla parete e ch'era senza dubbio l'opera migliore uscita
+dalle sue mani. Erano quelli gli occhi che lo avevano acceso, era
+quello il sorriso che lo aveva inebbriato, quella fanciulla divina
+doveva essere l'ispiratrice dei suoi quadri venturi. Oh perchè non
+poteva, nuovo Pigmalione, infondere la vita nella sua fattura e
+strapparla alla tela, e persuadersi che la Gilda vera era questa, e
+fuggire con lei lontano lontano, e non rammentarsi dei casi dell'altra
+che come d'un cattivo sogno?
+
+Alla lunga però la vergogna lo vinse: egli sentì che aveva obbligo
+sacro d'infrangere la proibizione e di assistere colei che doveva esser
+sua sposa. Ciò ch'egli soffrisse nel mirarla tutta coperta di bende
+e d'empiastri non è difficile immaginare; ella non lo vide, chè aveva
+fasciati gli occhi e la fronte, ma sentì la sua voce e gli disse con un
+gemito: — Mario, perchè venire? La Gilda che tu amavi è morta.
+
+L'idea di contribuire a salvarla, la speranza che ov'ella guarisse
+rifiorirebbe anche la sua bellezza, dava al giovine la forza ch'egli
+stesso non avrebbe creduto di avere. Egli non aveva il coraggio di
+chiedersi: — L'amerai s'ella rimarrà deformata? — ma intanto sentiva
+che bisognava lottare per farla vivere.
+
+Era una lotta seria. La Gilda ebbe febbri terribili, ebbe spossatezze
+che facevano tremare i medici, i quali temettero più d'una volta una
+irreparabile infezione del sangue. A due riprese si credette tutto
+perduto, e il cavaliere Lorati, secondo la sua pietosa consuetudine,
+aveva già abbozzato in mente il cenno necrologico della giovinetta.
+Ella non desiderava guarire. — Credi, è meglio _per tutti_ che io muoia
+— ella disse un giorno allo zio.
+
+— Oh Gilda! — esclamò con un gemito il professore.
+
+— Forse per te no — ella rispose — Tu mi vorresti bene in ogni caso...
+Sei tanto buono, zio Aldo...
+
+Egli la guardò intenerito, e queste parole fecero vibrare in lui le più
+riposte corde dell'anima.
+
+Se Mario passava parecchie ore presso la malata, il professor Romualdo
+non se ne staccava nè giorno nè notte. Soverchiato dalla stanchezza,
+egli abbassava le palpebre, lasciava cader la testa sul petto, ma non
+si moveva dal suo posto, e il suo sonno era tanto leggero che la Gilda
+non lo chiamava mai inutilmente. Egli preveniva, indovinava tutti i
+suoi desiderii, le porgeva da bere, aiutava l'infermiera a mutarla
+di posizione, invigilava perch'ella prendesse i medicamenti all'ore
+prescritte. Non sapeva far altro, non sapeva pensar ad altro; sarebbe
+stato inetto a risolvere il più semplice teorema di geometria; si
+ricordava appena della sua Università, egli ch'era stato fino a quel
+tempo il più assiduo tra i professori. Invano gli si raccomandava la
+calma, gli si presagiva, che, tirando innanzi a quel modo, avrebbe
+finito coll'ammalarsi anche lui; egli non porgeva ascolto a nessuno.
+Vegliando, soffrendo al capezzale della Gilda, gli pareva d'espiare
+verso di lei, verso Mario, il gran delitto di aver invidiato la loro
+felicità.
+
+Nè la signora Dorotea era avara dell'opera sua. Le supreme necessità
+del momento le avevano ridonato una parte dell'antico vigore; era
+sempre in moto, aveva sempre un gran da fare a preparar i brodi
+succulenti per la malata, e, negli intervalli di riposo, brontolava
+contro il professor Romualdo che non le cedeva mai il posto al letto
+della nipote. La miglior prova delle preoccupazioni del suo animo
+era il suo oblìo quasi assoluto del gioco del lotto. E sì che gli
+straordinari accidenti successi in casa erano tali da suggerirle dei
+bellissimi _terni!_ Si buccinava anzi che uno ne avesse guadagnato la
+portinaja, interpretando con acume il grave fatto dell'esplosione.
+
+Intanto la Gilda migliorava. Sul finire della terza settimana il medico
+dichiarò rimosso il pericolo ch'ella perdesse la vista, quantunque
+fosse più che probabile che le sarebbe rimasto leggermente offeso
+l'occhio sinistro. Di lì ad altri dieci giorni si dileguarono le
+ultime apprensioni circa allo stato generale dell'inferma. Cominciava
+il periodo della convalescenza, una convalescenza che sarebbe stata
+lunga, dicevano i medici, e che doveva esser piena di riguardi e di
+cure. Ma che importava tutto ciò, se c'era da gridar al miracolo pei
+risultamenti ottenuti?
+
+Per quanto sia una bella cosa lo star bene di salute, il guarire
+sarebbe una cosa ancora più bella, se non ci fosse il grave
+inconveniente che per guarire è necessario essere stati malati. Ciocchè
+mi richiama alla mente un romanzo francese, nel quale una signora,
+più arguta che costumata, dice a una amica: — Credimi, la miglior
+condizione per una donna è quella di vedova. — E l'amica, femmina
+della stessa risma, rincarando la dose con un frizzo ancora peggiore,
+risponde: — Sì, se per esser vedova non bisognasse prima esser
+maritata. — Discorsi immorali, che saranno meritamente riprovati dalle
+virtuose lettrici.
+
+Ma venendo a noi, quale pur sia il posto che le dolcezze della
+guarigione occupano tra le gioie, non troppo numerose, della vita,
+è certo che questo posto è molto elevato. Guarire è un rinascere
+con conoscenza di causa, e nello stesso tempo con la disposizione a
+rammentare tutto ciò che la vita ha di giocondo, a dimenticare tutto
+ciò ch'essa ha di triste. Ci pare che l'universo si adorni per farci
+festa; che gli uccelli cantin per noi; che per noi olezzino i fiori,
+e il sole c'inviti a bearci ne' suoi raggi. Noi ci affacciamo alla
+finestra e la rondine ci dice: _ben tornati_; usciamo all'aperto, e
+lo stormir delle foglie, e il mormorio del ruscello, e le mille voci
+della natura si fondono ai nostri orecchi in un saluto cortese. Anche
+gli uomini son buoni, ci sorridono, ci stendon la mano, ci parlano
+di cose allegre, di cose leggiere; non è tempo questo da malinconie
+e da grattacapi. Sotto ai nostri piedi è un tappeto di rose, sulla
+nostra testa è una danza d'astri lucenti. E nel nostro cuore? Tutto il
+meglio ch'è in noi s'agita, ribolle, scintilla; si svegliano i pensieri
+gentili, le fedi ardenti, le speranze baldanzose, e quella inesausta
+sete d'amore ch'è tormento e dolcezza dell'esistenza. Il mondo è nostro
+un'altra volta: avanti!
+
+Però, questa voluttà della vita che torna non brillava negli occhi
+della Gilda, quando col lento rimettersi delle forze si sgombravano
+le nebbie del suo spirito. Ella sentiva che un abisso la divideva dal
+passato; un istante aveva distrutto la sua beltà e la sua giovinezza.
+L'avvenire che l'aspettava non poteva esser più quello ch'ella aveva
+sognato nell'estasi de' suoi giorni felici; la figura di Mario, ch'ella
+mirava talvolta vicino al suo capezzale, le faceva l'effetto d'una
+visione d'altri tempi evocata dalla sua fantasia, la voce di lui le
+pareva l'ultima risonanza d'una musica che si perde lontano.
+
+Era strano, ma le sembrava d'esser più libera allorchè Mario non era
+presente, allorch'ella rimaneva sola con lo zio Aldo. L'affezione
+fida, discreta, inalterabile, al cui tepido soffio ella era cresciuta,
+non era stata scossa dalla tempesta che aveva sfrondato tante gioie e
+tante speranze della sua vita. Ella la trovava accanto a sè, sollecita,
+operosa come per lo addietro, più forse che per lo addietro, come se
+avesse attinto nuovo vigore dalle prove della sventura. Di quando in
+quando, simile a un'ombra, le si affacciava alla mente il ricordo d'un
+giorno in cui le parole e gli sguardi dello zio l'avevano sgomentata;
+ma oggi quel ricordo non valeva a turbarla, ad offenderla, a scrollar
+la sua fede. I suoi occhi non isfuggivano gli occhi del professore che
+sovente si volgevano in lei con una tenerezza piena d'ansietà, la sua
+mano tremula e scarna cercava volentieri la mano dello scienziato.
+E provava un senso di calma, di pace, che, in quella sua stanchezza
+dell'animo e della persona, era il miglior bene a cui potesse aspirare.
+Ma se arrivava Mario in uno di questi momenti d'abbandono, la Gilda
+arrossiva, il professore si tirava in disparte; l'incanto era rotto, le
+incertezze dell'avvenire penetravano nella camera insieme col giovine
+artista. Egli faceva del suo meglio per esser gentile, officioso;
+però, il tedio non tardava a dipingerglisi in viso, e la Gilda, con la
+chiaroveggenza dei malati, se ne accorgeva anche troppo. Allorchè ella
+sorprendeva il suo sguardo fisso su lei, le pareva ch'egli contasse le
+sue cicatrici a una a una, le pareva ch'egli dovesse domandarle in tono
+di rimprovero — Perchè non sei più bella?
+
+— Oh — ella disse una mattina al professore Romualdo, che accampava
+mille pretesti per non darle uno specchio — il mio vero specchio
+è Mario. Ho visto da gran tempo nei suoi occhi che son diventata
+bruttissima... Non sarà una novità, te lo assicuro, il vederlo in un
+pezzo di vetro... Già, presto o tardi, a questo bisogna venirci... Via,
+dammi lo specchio.
+
+Alla fine, un giorno in cui Mario era assente, bisognò appagare il
+suo desiderio. Prima però ella acconsentì a fare un po' di _toilette_
+e anche a lasciarsi tagliare i capelli che le cadevano in gran copia,
+come foglie secche dall'albero. — Torneranno a crescere — le si diceva
+per confortarla, mentr'ella con moto nervoso ravvolgeva le dita lunghe
+e sottili in quei bruni ricci ch'erano stati il suo orgoglio. Ella non
+rispondeva nulla.
+
+Poi che le forbici ebbero compìta l'opera loro, le si acconciò in capo
+un cuffietta bianca, le si fece infilare un corsetto di bucato, e la
+signora Dorotea, di sua propria mano, le annodò intorno al collo un
+fisciù di seta azzurra.
+
+La Gilda ruppe il silenzio. — Qua lo specchio, e ch'io faccia la mia
+personale conoscenza — ella disse con un'allegria forzata. Indi si
+voltò dalla parte dell'uscio. — È ben chiuso?
+
+Le aveano portato uno specchietto ovale molto leggero che soleva stare
+appiccato a un chiodo infisso in uno dei regoli della finestra della
+camera del professore, il quale se ne serviva nel ravviarsi i capelli
+e la barba.
+
+La convalescente lo prese due volte in mano, e due volte lo depose
+sulle coperte prima d'avere il coraggio d'alzarlo al livello del viso.
+Ella tentò di volgere in celia le sue stesse esitazioni. — È come
+quando dovevo prender l'olio da bambina... Se si potesse far come
+allora... Chiuder gli occhi, aprir la bocca, e giù... Adesso invece
+son proprio gli occhi che bisogna aprire... Coraggio... uno... due...
+tre...
+
+Nel bene la previsione va spesso oltre il vero, nel male avviene
+sovente il contrario. Gli è che non v'è triste previsione, la quale
+non sia temperata da una segreta speranza che il nostro spirito
+s'inganni, che le nostre paure siano esagerate. E talvolta anzi noi
+esageriamo a studio; fingiamo di prevedere un disastro ove secondo
+ogni probabilità non istà per succedere che un incidente sgradevole.
+Ma quando l'incidente sgradevole accade, non tardiamo ad accorgerci
+ch'esso ha superato, non la nostra aspettazione immaginaria, ma la
+nostra aspettazione reale.
+
+— Devo essere orrenda, mostruosa — aveva detto mille volte la Gilda,
+e, quantunque non fosse più bella, non era nè mostruosa, nè orrenda.
+Nondimeno il vedersi nello specchio fu per lei un colpo di fulmine.
+Era lei, era lei veramente quella donna pallida, tutta cicatrici e
+lividure, che la mirava tra attonita e costernata? Stette un momento
+muta ed immobile, soffocando gl'impeti tumultuosi dell'anima; poi si
+guardò intorno smarrita, quasi a persuadersi ch'era ben desta, lasciò
+cader di mano lo specchio, abbandonò il capo sui guanciali e si coperse
+il viso con le lenzuola. La sentivano piangere sommessamente.
+
+— Hai avuto troppa fretta — le ripetevano a gara il professore e la
+signora Dorotea. — Di qui a un paio di settimane sarà tutt'altra cosa.
+
+Ella, rannicchiata sotto le coltri, si stringeva nelle spalle e diceva:
+— Lasciatemi sola... Per carità, lasciatemi sola... Mi calmerò da me.
+
+Infatti, di lì a un'ora, ella era appieno ricomposta. Alla sera
+s'intrattenne a lungo col medico, e con aria disinvolta lo pregò
+di dirle quali tra i segni che le deturpavano la fisonomia il tempo
+farebbe sparire e quali le resterebbero sempre. L'interrogato si provò
+a dipinger tutto in rosa, ma la Gilda, che gli teneva inchiodati gli
+occhi addosso e gli leggeva le bugie in viso, lo riprese amorevolmente.
+— Non la trattasse come una bimba, se anche quella mattina ella aveva
+fatto un capriccetto; ormai ella aveva messo giudizio e aveva diritto
+di conoscere la verità tutta intiera.
+
+Il medico si schermì quanto più potè, ma alla fine espose sinceramente
+il parer suo, soggiungendo però, che la natura sbugiarda spesso i
+pronostici della scienza e che in gioventù soprattutto si vedono dei
+miracoli.
+
+— Grazie — ella replicò, stringendo la mano al dottore. E il suo
+volto aveva l'espressione seria e tranquilla di chi, uscendo da molte
+incertezze, ha preso un partito decisivo.
+
+
+
+
+XXI.
+
+
+Da qualche giorno la Gilda aveva cominciato ad alzarsi, e, appoggiata
+al braccio dello zio, passava lentamente dalla sua camera in
+salotto, ove sedeva in una poltrona accanto alla finestra. Le Lorati
+non mancavano mai di venirle a tener compagnia un paio d'ore e le
+mostravano un'amicizia tanto più calda quanto maggiore era in loro la
+soddisfazione di veder avvilita quella famosa bellezza. Nell'andarsene
+esse facevano un'infinità di commenti.
+
+— L'occhio sinistro è sciupato affatto.
+
+— E il labbro inferiore?
+
+— E quella cicatrice sulla fronte?
+
+— E l'altra alla guancia?
+
+— Povera Gilda, è proprio brutta.
+
+— Bruttissima.
+
+— Orribile.
+
+— Vedete, ragazze — osservava la savia genitrice — come i pregi fisici
+possano svanire da un giorno all'altro.
+
+— Se non trovava lo sposo prima di questa disgrazia....
+
+— Uhm! Il matrimonio non è ancora successo. Ci credo poco.
+
+— Ella non ne parla mai...
+
+— In ogni caso c'è tempo. Va così adagio a rimettersi... Il medico ha
+detto che prima di pensare alle nozze ci vorranno dei mesi.
+
+— E Mario intanto è assente da oltre una settimana.
+
+— Ma torna presto.
+
+— Pover'uomo! Se cerca qualche svago, bisogna perdonargli. È toccata
+grossa anche a lui.
+
+— Se la prende, non può essere che per rispetto alla sua parola....
+
+— Un po' per questo e un po' per compassione.
+
+— Essere sposata per compassione... Io non mi degnerei certamente —
+sentenziò la maestosa Ginevra.
+
+— Povera Gilda!
+
+— Ma! Chi avrebbe potuto immaginarselo? Lei che si credeva una Venere...
+
+Per Mario, reduce dal suo viaggetto, non fu piccola meraviglia trovar
+alzata la Gilda. Quando egli la vide adagiata nella poltrona, smunta
+in viso, col suo corpicino sottile perduto nell'ampia veste da camera,
+pensò alla stupenda e florida giovinetta che aveva incontrato sulle
+Alpi, e durò fatica a frenare una lagrima.
+
+Ella s'accorse del suo turbamento, abbassò gli occhi, e si passò
+rapidamente la mano sulla fronte.
+
+— Devo parlarti — disse poi — fatti più vicino... No... anzi, prima
+chiudi quei due usci... quello che dà nell'andito, e quello che mette
+nella camera della signora Dorotea. Dall'altra parte non può venir
+nessuno... Mio zio è all'Università.
+
+Questi preparativi lo sgomentarono alquanto. Che rivolgeva ella
+nell'animo?
+
+— Sii franco come sarò io — ella principiò. — Il dissimulare non
+giova... Nulla può mutare omai la mia risoluzione.
+
+— La tua risoluzione?... Quale?
+
+— Io non sarò più tua moglie.
+
+— Che dici? Perchè?
+
+— Oh! Non me lo domandare... Guardami. Egli comprese il significato
+delle sue parole, ed esclamò: — È per questo? È per questo?
+
+— Sì... Ci pensai fin dal primo giorno in cui mi colse la mia
+sciagura... Adesso ho deciso... inesorabilmente deciso.
+
+— Ma tu credi dunque che io...
+
+Ella non lo lasciò finire. — No, Mario, non credo quello che tu
+supponi... Tu mi sposeresti, ma saresti infelice.
+
+— Oh Gilda...
+
+— Sii sincero... Cento volte tu mi dicesti che non sai concepire la
+donna che non sia bella... Io ne tremavo allora, e tu per rassicurarmi
+mi protestavi ch'ero bellissima... Cento volte tu mi lasciasti
+intendere che, artista anzitutto, tu cercavi nella donna il tipo
+eterno della bellezza... e io ne tremavo e tu mi ripetevi che per
+te io ero quel tipo... Ero io che col mio sguardo, col mio sorriso,
+dovevo sprigionar dal tuo petto la sacra scintilla con cui si creano
+i capolavori... lo dicevi tu... e mi venivano le vertigini a sentirmi
+levata sì alto... Io mi chiedevo: — Potrò reggermi dove egli mi ha
+posta? Potrò sempre dargli il segreto della linea e del colore? Sarò
+sempre giovine, sarò sempre bella? Oh Mario, quando mi angustiavano
+questi dubbi ero ancora vagheggiata, ammirata; adesso tu vedi ciò ch'è
+divenuta la Dea che avevi cinta d'un nimbo... Fissami bene, Mario; che
+ispirazioni potrai tu cercare su questo volto contraffatto?
+
+Mentr'ella parlava, la sua voce, sulle prime leggermente commossa, si
+faceva a grado a grado più limpida e sicura, e una espressione dolce ma
+risoluta si dipingeva sulla sua fisonomia. Mario l'ascoltava attonito,
+colpito dalla stoica fortezza di quella fanciulla di diciott'anni che
+rinunziava senza esitazioni e senza lamenti alle sue più care speranze.
+Com'egli si sentiva umile e piccino in confronto a lei! Come avrebbe
+voluto nasconderle il suo cuore, di cui ella metteva a nudo i segreti!
+Come si ribellava all'idea ch'ella dicesse il vero!
+
+E accumulava frasi su frasi, e tentava ingannar lei, e tentava ingannar
+sè medesimo, e chiamava stupida aberrazione il suo culto esclusivo
+della bellezza fisica, e giurava alla Gilda che standole vicino egli
+aveva imparato a pregiare in lei altre qualità e ad amarla per quelle.
+Ma per quanto facesse, non gli usciva dal labbro uno di quei gridi
+dell'anima che scendono all'anima e vincono ogni resistenza.
+
+Ella lo lasciò dire; poi riprese con un sospiro: — Sì, Mario, tu devi
+parlar come fai, io tener fermo il mio punto... La mia schiettezza
+può parer dura oggi, ma verrà giorno in cui dirai: — la Gilda aveva
+ragione. — E sarà quel giorno nel quale, se ti dèssi retta, mi
+rinfacceresti il sacrifizio della tua libertà.
+
+— Oh Gilda, Gilda, mi reputi dunque ben vile — interruppe Mario,
+torcendosi le mani, tanto più turbato, tanto più confuso quanto più la
+fanciulla, discorrendo, coglieva nel segno.
+
+— Non me lo rinfacceresti a parole, lo so — ella riprese con soavità
+— ma lo capirei a ogni modo... e allora... adesso soffro forse...
+ma allora sento che ne morrei di dolore... Bada a me, Mario, non
+insistere... eri sincero quando mi rivelavi le tue debolezze d'artista;
+in quel tempo non avevi ragione d'infingerti..., oggi sì... oggi hai
+pietà di me, e io devo difenderti contro te stesso.... Va, Mario, non è
+colpa tua; tu hai bisogno di moto, d'aria, di luce, hai bisogno di fare
+un viaggio; qui il tuo ingegno si sfibra; l'ozio, lo scoraggiamento ti
+uccidono.
+
+— Ma sei tu che ti crei questi fantasmi...
+
+— Non mentire, Mario... Io t'ho conosciuto nei tempi in cui la fiamma
+dell'arte ti splendeva negli occhi e movevi incontro all'avvenire con
+fronte alta e sicura... Allora la tua mente era piena di immagini,
+il tuo album era pieno di disegni... da più mesi tu non fai nulla...
+oh è inutile che tu accenni di sì col capo... Puoi mostrarmi, non
+dico un tuo quadro, ma un tuo schizzo, ma una linea segnata dalla tua
+matita?... Lo puoi?
+
+— Tu eri malata, Gilda...
+
+— Oh, le inquietudini sul conto mio sono cessate da oltre un mese. Che
+hai fatto in questo mese?... Lo vedi, tu taci...
+
+— Sei un giudice inesorabile — egli disse, quasi piangendo di dispetto
+e di rabbia.
+
+— Sono un giudice clemente. Tu ti dibatti in una lotta tremenda fra
+ciò che stimi il tuo dovere e il desiderio immenso di libertà che
+ti affanna. Va, Mario; dal tuo dovere, s'è tale, io ti sciolgo; la
+tua libertà, io te la rendo... Va... io ti apro la gabbia, povero
+prigioniero.
+
+Mario si trovava in una condizione d'animo ben singolare. La libertà
+che gli era offerta egli la sospirava come l'assetato sospira una
+goccia d'acqua, eppure all'idea di accettarla gli salivano al viso
+i rossori della vergogna; egli doveva riconoscere che la Gilda aveva
+ragione, che l'amore ch'egli le aveva portato non era sopravvissuto
+allo strazio della sua bellezza, eppure sentiva che mai come adesso
+ella era stata degna di essere amata.
+
+E intanto lo sguardo della giovinetta non si staccava da lui e sembrava
+dovergli legger nell'anima i più riposti segreti.
+
+— Ascolta — egli le disse infine — oggi, per quanto io facessi, le mie
+parole non ti persuaderebbero... Ma domani?
+
+— Domani? — ella ripetè distratta.
+
+— Sì, consentimi di ritentar la prova...
+
+— S'egli mi amasse davvero! — pensò la Gilda. Ma seppe frenar la sua
+commozione, e rivoltasi a Mario con apparente tranquillità, lo licenziò
+con queste parole: — Allora ci diremo addio domani.
+
+Per quel giorno ella non lasciò trapelar nulla del colloquio avuto col
+suo fidanzato, e deluse la curiosità della signora Dorotea, che voleva
+sapere il perchè di quella sconvenienza del chiudere gli usci per di
+dentro.
+
+Il giovine pittore partì di là che aveva la febbre addosso. Che
+fare?... Poteva esserci un dubbio su ciò che doveva fare?... Doveva
+dire alla Gilda: — la sventura ha stretto di più il vincolo che ci
+unisce; ora più che mai voglio farti mia sposa... — Ma se non l'amava,
+se non era in poter suo di amarla?... Se aveva questa fatalità di non
+saper amare che un bel viso? Se col suo eroismo non fosse riuscito
+che a sacrificar sè e a rendere infelice lei?... Era già dubbio se il
+matrimonio si conciliasse col suo spirito mobilissimo, anche quando
+si trattava di sposare una giovine avvenente, florida, vispa... ma il
+matrimonio con una malata?... Perchè la Gilda ormai era una malata e
+sarebbe stata tale per un pezzo... Invece di averla compagna nelle sue
+peregrinazioni artistiche, avrebbe dovuto vegliarla, assisterla... e
+queste qualità d'infermiere egli non le possedeva... In mezzo alle cure
+del nuovo suo stato si sarebbe spenta del tutto la sua ispirazione già
+illanguidita, e allora... che avvenire per lui, che avvenire per la
+Gilda!
+
+Quando noi rifuggiamo da un grave sacrifizio, ci piace assai spesso
+ripararci dietro l'idea che quel sacrifizio non gioverebbe neppure
+a quelli per cui dovremmo farlo, e così Mario concludeva volentieri
+i suoi ragionamenti col dirsi che la Gilda sarebbe stata infelice
+sposandolo.
+
+Pure una fiera lotta si agitò nel suo spirito, e ne portava le tracce
+il foglio pieno di pentimenti e di scancellature che la Gilda ricevette
+il dì appresso: — «Crudele, crudele, perchè suscitar la tempesta nella
+mia anima? Io seguivo la via che mi pareva la sola buona, la sola
+onorevole; tu con amara schiettezza hai voluto mostrarmene le insidie e
+i pericoli, tu mi hai detto che non potrei percorrerla senza uccidere,
+qual ch'esso sia, questo mio ingegno d'artista. È un'idea che mi toglie
+la pace. Tutti devono essere qualche cosa nel mondo; io, che sarei se
+non sono un pittore?... Non auguro al mio peggior nemico la notte che
+ho passato... Ripensavo alle tue parole, e, a vicenda, ti adoravo, ti
+ammiravo, ti colmavo di vitupèri... Sì, la tua generosità è spietata...
+tu puoi darmi licenza d'essere un vile, non puoi impedirmi di credermi
+tale... Vedi in qual bivio m'hai messo. O restare, con l'incubo di
+non esser più atto a far nulla; o partire vergognandomi della mia
+condotta... Ebbene, parto, cerco il moto, l'aria, la luce, di cui, come
+dici, ho tanto bisogno, cerco la lena perduta. Se farò un capolavoro,
+lo dovrò a te. A ogni modo, non ripatrierò prima di aver assodata la
+mia riputazione d'artista. E tu, Gilda?... Non oso venire a stringerti
+la mano; sarò già in viaggio quando riceverai questo foglio... Tu
+meriti un uomo migliore di me, tu lo troverai senza dubbio... Ma, se tu
+fossi libera al mio ritorno, potrei sperare di non esser respinto?...
+Se ti riesce, non disprezzarmi, e fa che non mi disprezzi il tuo ottimo
+zio... È troppa audacia chiedere una tua lettera, almeno una, a Zurigo,
+ferma in posta? Addio, addio.»
+
+In conformità a quanto egli scriveva, Mario era partito con la
+prima corsa, diretto sulla linea di Modane. Giunto a Torino, vi si
+trattenne per poche ore affine di salutarvi suo padre, il quale si
+trovava colà per ragioni del suo commercio. L'ottimo signor Gedeone
+fu molto addolorato, non tanto delle nozze sfumate quanto della nuova
+partenza di Mario, ch'egli amava sinceramente. Nondimeno egli riempì
+di napoleoni d'oro la borsa del figliuol prodigo e s'impegnò a non
+fargli mancar danaro finchè non fosse in grado di mantenersi co' propri
+guadagni. — Quattrini, e poi quattrini, e sempre quattrini — borbottò
+tristamente il signor Gedeone. — Senza contare la pigione del casino di
+Firenze e la spesa dell'ammobiliamento... È inutile, son fatto così;
+per questo figliuolo darei il sangue... con quel sugo... per averlo
+sempre lontano.
+
+E il signor Gedeone cercò un sollievo alle sue amarezze domestiche
+nell'acquisto di una partita di farina avariata che poteva servir
+benissimo per la sua fornitura agli Istituti Pii.
+
+
+
+
+XXII.
+
+
+Il professore Romualdo stava quella mattina rivedendo i suoi
+manoscritti che giacevano abbandonati da tanto tempo, e come succede
+a chi non è in vena di lavorare sul serio e pur vorrebbe poter dire
+a sè stesso che non è rimasto in ozio, collocava a posto le virgole
+dimenticate, arrotondava l'occhiello degli _e_ e metteva i punti sugli
+_i_. Si può tuttavia giurare che la sua mente era assorta in altri
+pensieri ai quali non era certo estranea una persona la cui apparizione
+repentina ed inaspettata lo fece scattar dalla sedia.
+
+— Tu, Gilda?... Alzata?... A quest'ora?... Che direbbe il medico?
+
+— Oh! — ella rispose — bisogna ormai emanciparsi dal medico... Sto
+bene... Vedi come mi reggo da me...
+
+— Stai bene e sei così pallida? — esclamò il professore con
+inquietudine. — Che hai?
+
+— Nulla....
+
+— Non dirlo... Hai gli occhi gonfi, Gilda, sei agitata... Questa tua
+visita mattutina non è certo senza una grave ragione.
+
+— Voglio riprender le mie antiche abitudini — ella replicò, avvicinando
+una seggiola al tavolino — voglio esser la tua assistente, il tuo
+segretario come una volta... La pecorella smarrita ritorna all'ovile...
+ecco tutto.
+
+Com'ella s'accorse che lo zio Aldo stentava a raccapezzare il senso
+delle sue parole, estrasse di tasca un foglio e glielo porse spiegato
+— Leggi.
+
+Appuntò il gomito al ginocchio, fece con la mano sostegno al mento, e
+stette lì a capo chino senz'aprir bocca e senza batter palpebra. Pareva
+una figura scolpita nel marmo.
+
+Il professore intanto aveva divorato l'arruffatissima lettera di Mario.
+
+— Parte? Ti lascia? — egli gridò, appena l'ebbe finita. E balzò in
+piedi con impeto, schizzando fiamme dagli occhi.
+
+Ella si scosse, sollevò la testa, e rivolgendo allo zio uno sguardo
+soave e amorevole: — Sono stata io — gli disse — egli non fece che
+ubbidirmi.
+
+— Ubbidirti? — egli proruppe passando di sorpresa in sorpresa. — Gli
+hai imposto tu di partire?
+
+Ella gli riferì il colloquio avuto con Mario il giorno innanzi. Il
+professore durò fatica a non interromperla cento volte.
+
+— Non difenderlo, non iscusarlo — egli esclamò finalmente, misurando a
+lunghi passi la stanza. — Che amore era il suo?... Ha potuto sentirti
+parlare come gli parlavi, e non è caduto a' tuoi piedi, e non si pentì
+delle sue esitazioni e non rinnovò i suoi giuramenti? T'ha abbandonata,
+è fuggito perchè le tue guance sono men floride, perchè i tuoi occhi
+sono meno scintillanti d'un tempo? E tu gli perdoni, e gli perdoneranno
+tutti, e la sua vigliaccheria resterà impunita? Oh come intendo in
+questo momento il piacere della vendetta!... Come disprezzo questa
+scienza vantata che sfibra le virtù del braccio e dell'animo!... Come
+volentieri la darei tutta quanta per essere un forte, per colpire
+inesorabilmente colui che ti rende infelice!
+
+— Mio cavaliere — rispose la giovinetta, atteggiando il labbro a un
+malinconico sorriso — non voglio che tu mi vendichi... Non c'è offesa
+da vendicare... Mario era pronto a sposarmi, fui io che gli resi la sua
+parola... S'egli mi avesse resistito, sarebbe stato un eroe, e non si
+può pretender dagli uomini che siano eroi... Forse è stato meglio così.
+
+— Ma pur tu lo amavi?
+
+— Oh sì... Quando credevo di poter essere una valida alleata del suo
+ingegno, uno strumento della sua gloria. Appena cominciai a dubitare
+che gli sarei stata d'impaccio, cominciai anche ad amarlo meno... Sono
+orgogliosa...
+
+— Gilda!... E l'avvenire?
+
+— Starò qui come sono stata finora; mi rimetterò a studiare... le donne
+brutte studiano... copierò i tuoi manoscritti, ti aiuterò nei tuoi
+esperimenti...
+
+Egli le diede sulla voce. — Non parlarmi dei miei esperimenti... Il
+mio laboratorio io l'abborro... Voglio distruggerlo... O almeno voglio
+chiuderne l'uscio per sempre...
+
+— Lo riapriremo insieme, zio Aldo — rispose la Gilda. — Rammento
+ancora le mattine che vi ho passate, a bocca aperta, tempestandoti
+d'interrogazioni, ammirando la vastità del tuo sapere, e la infinita
+pazienza che avevi con me... Povera cameretta! Da due anni la
+trascuravo e ne fui punita... Oh se si potesse tornare indietro di due
+anni!... Proviamo, zio Aldo.
+
+— Se si potesse — egli ripetè, tentennando il capo con aria desolata.
+E soggiunse a mezza voce: — È un nodo che non si scioglie. — Indi si
+abbandonò sopra una sedia e si coprì il viso con le mani.
+
+— Zio Aldo, tu mi nascondi qualche cosa — proruppe inquieta la Gilda.
+— I nostri guai non sono finiti?
+
+— La fatalità ci perseguita, o fanciulla... Io vorrei pure che queste
+pareti ridivenissero per te il nido calmo e tranquillo della tua
+infanzia, vorrei poter dirti come una volta: Addormèntati fidente
+sulle mie ginocchia, appoggiati al mio braccio leale, lasciami esser
+tua guida nel campo della scienza... Ma no; un destino iniquo non lo
+permette; io sono un pazzo, io sono un malato.
+
+— Se sei un malato, ti curerò — interruppe con dolcezza la giovinetta.
+— Non mi curasti tu per due mesi? Dovrei abbandonarti, se soffri?
+
+— Eppure sarà necessario — egli esclamò, agitandosi sulla seggiola.
+E proseguì: — Non ho rimorsi... ho lottato... ho lottato tanto...
+Tutti gli argomenti che la ragione può suggerire io me li son detti...
+tutta l'energia d'un carattere avvezzo a vincer gli ostacoli, io l'ho
+spesa... e non è valso a nulla...
+
+— Ma insomma, a che mirano le tue parole? Che vuoi fare di me?
+
+— Pensiamo insieme, studiamo un modo...
+
+— Non posso più viver sotto questo tetto come la tua pupilla, come la
+tua nipote, come la figlia dell'anima tua?
+
+— Compiangimi, Gilda, non lo puoi.
+
+— Come la tua sorella?... Vedi, i patimenti hanno in me affrettata
+l'età... Io posso esser la tua sorella.
+
+— Non lo puoi, non lo puoi — replicò il professore con l'accento della
+disperazione.
+
+Vi fu un istante di silenzio. Il dottor Romualdo teneva le mani
+intrecciate sulle ginocchia, lo sguardo immobile a terra. La Gilda,
+levatasi da sedere, gli si avvicinò lentamente. Un lieve rossore le
+tingeva le gote.
+
+— Alza gli occhi — ella disse — fissami in viso. In questa casa dove
+non posso esser più nè pupilla, nè nipote, nè sorella, potrei almeno
+esser la compagna della tua vita, la tua sposa?
+
+— Tu, Gilda? — esclamò lo scienziato con un grido che veniva dal cuore.
+— La mia sposa; L'hai detto? L'hai proprio detto, tu? L'hai detto sul
+serio? Non ti sei presa giuoco di me? Oh no! Il tuo volto onesto porta
+l'impronta della sincerità... Tu non vuoi uccidermi!
+
+Egli le afferrò tutt'e due le mani e le tenne strette nelle sue.
+
+— Zio Aldo — ella mormorò affettuosamente.
+
+— Non chiamarmi più così... Chiamami Aldo... O piuttosto, no, sciocco
+ch'io sono... chiamami ancora zio Aldo... c'è tanta dolcezza in
+queste due parole pronunziate dalle tue labbra... Sentivo sempre
+dirmi _professore_, _professore_... e non ero che un professore arido,
+dotto, noioso...; tu mi dicesti zio e sono divenuto un uomo... Oh se
+la mia vita fosse cominciata da quando batte il mio cuore, io sarei ben
+giovine, o Gilda...
+
+Egli s'interruppe un momento; poscia riprese con un sospiro: — Invece
+hai riflettuto che son vecchio, che ho diciannove anni più di te?
+Guarda la mia barba e i miei capelli segnati di bianco, guarda le
+rughe della mia fronte... La tua giovinezza è appassita per poco; essa
+risorgerà senza dubbio; ma la mia, oh la mia non torna mai più.
+
+La Gilda scrollò il capo. — Tu mi porti un cuore che non ha amato altra
+donna che me...
+
+— Nessun'altra, nessun'altra — egli esclamò con enfasi.
+
+— Lo vedi — ella rispose. — Il tuo cuore almeno è più giovine del mio
+— Abbassò gli occhi e soggiunse arrossendo: — E da quando... da quanto
+tempo mi ami?
+
+— Lo so io forse? Fu nel giorno in cui lessi sulla tua fronte ch'era
+finita per te l'infanzia gioconda; fu prima, fu dopo? Lo ignoro.
+Sentivo il mio affetto trasformarsi a grado a grado, ma non sarei
+riuscito a dire a me stesso che cosa provavo... Non avevo mai amato...
+Ti cercavo e ti sfuggivo... Avevo un immenso desiderio e una paura
+immensa delle tue carezze... Nelle mie notti insonni la tua immagine
+mi appariva fra le tenebre... Nel giorno il fruscìo della tua veste,
+il suono della tua voce turbava le mie meditazioni. Mi sembrava qualche
+volta che non avrei avuto pace finchè tu non avessi abbandonato la mia
+casa, e talora mi sembrava invece che senza di te non avrei potuto
+vivere... Eppure era amore?... Non lo so, non lo so... Ma quando tu
+amasti un altro, oh allora sì m'accorsi che veramente t'amavo...
+
+— Poveretto! Che strazio deve essere stato il tuo! E hai sofferto in
+silenzio?
+
+— E potevo parlare? Eri bella come un angiolo, tutte le grazie della
+gioventù ti fiorivano in viso; eri innamorata di un uomo bello e
+giovine anche esso... parevate nati uno per l'altro... La vostra
+passione era così ragionevole, la mia così strana, così assurda!
+Parlare?... Darti un dolore, insidiare la tua felicità, io che
+t'adoravo?... Un giorno solo fui per tradirmi... oh quel giorno avrei
+voluto morire...
+
+— Che rivelazione fu per me quella! — esclamò la Gilda.
+
+— Te n'eri accorta?
+
+— Sì... Ero venuta ad annunziarti il prossimo arrivo di Mario... Si
+dovevano prendere i concerti per le nozze...
+
+— Che pensasti di me, Gilda?
+
+— Piansi tanto...; che non avrei fatto per consolarti? Tu ti sei chiuso
+nella tua camera, nel tuo laboratorio... La mattina dopo...
+
+— Taci — egli interruppe — a pensarci mi corre un gelo per l'ossa...
+Più tardi io vegliavo al tuo letto... Avevi gli occhi bendati, eri
+tutta una piaga... Il tuo respiro era un rantolo, la tua voce era un
+gemito... I medici ti davano quasi per ispacciata; io volevo salvarti
+a ogni costo...
+
+— E mi salvasti.
+
+— Sì, ma la mia ferita si faceva più larga e profonda. Dal tuo alito
+infocato, dal tocco delle tue mani ardenti per la febbre, io aspiravo
+l'amore... E non avevo speranze, e non avevo altro desiderio che quello
+d'espiare un minuto d'oblìo... Non era per me ch'io ti conservavo in
+vita, era per l'uomo a cui tu avevi giurato la tua fede. Spesso mi
+pareva ch'egli non t'amasse abbastanza e me ne sdegnavo; ma pure (lo
+crederesti?) sentivo una specie d'orgoglio all'idea che il mio amore
+ignorato fosse più forte del suo... Accarezzavo col pensiero la mia
+infinita miseria. Quando non s'ha più che il dolore, si vuole almeno
+che il dolore sia grande... Intanto m'abbandonavo a occhi chiusi alla
+corrente, aspettando da un momento all'altro che tu mi fossi tolta
+per sempre... Ma no; tu non mi sei tolta, tu rimani; e io mi domando
+ancora se tutto ciò non è un sogno, mi domando se sono ben desto...
+Gilda, Gilda, sei tu sicura di non ubbidire a un impeto subitaneo, di
+non cedere a un movimento di pietà verso di me, di dispetto verso _un
+altro?_... Se ti pentissi domani! Se Mario tornasse!
+
+— Uomo di poca fede!... Non è un capriccio il mio, non è un desiderio
+di vendetta... Quante volte, in mezzo ai patimenti di questi ultimi
+mesi, io confrontavo in silenzio l'amor tuo con quello dell'uomo che
+avrebbe dovuto sposarmi!... Quante volte, se eravate entrambi accanto
+al mio letto, io studiavo l'espressione diversa dei vostri volti; nel
+tuo una tenerezza infinita, in quello di Mario un tedio profondo! E
+dicevo: Mario amava la mia bellezza che è svanita; lo zio Aldo mi ama
+qual sono, mi ama forse di più dacchè cessai di esser bella...
+
+— E vero, è vero...
+
+— Dicevo: Mario non è un triste, non è un vile; egli terrà la sua
+parola, ma io avrò il rimorso di aver fatto una vittima... E così il
+mio cuore s'allontanava a mano a mano da lui e s'avvicinava a te...
+a te ch'eri stato la mia provvidenza, a te cui speravo di poter dar
+qualche gioia. Oh Mario non tornerà; egli è troppo lieto della libertà
+che gli è resa; egli insegue il suo ideale d'artista, va dove lo chiama
+la sua anima appassionata del bello... Se tornasse...
+
+— Ebbene? Che faresti?
+
+— Ebbene? Farei... così — ella gridò gettandoglisi fra le braccia — e
+ti direi: Son la tua sposa difendimi... Mi crederesti allora?
+
+— Ti credo, ti credo — proruppe il dottor Romualdo, stringendo al seno
+con impeto quel capo diletto. E mentre la copriva di baci, mormorava:
+
+— Oh Gilda!... Amor mio!
+
+— Non ci odii dunque più, noi povere donne? — ella chiese con malizia.
+
+— Adoro te — egli rispose — ecco quello ch'io so.
+
+
+
+
+XXIII.
+
+
+Pochi mesi dopo, una bella mattina di settembre, il professor Romualdo
+era affacciato alla finestra d'un albergo di Genova guardante il mare.
+Era l'albergo medesimo in cui, circa quindici anni addietro, egli
+aveva passato tante ore d'incertezza attendendo il suo misterioso
+abboccamento col capitano Rodomiti. Fra quelle pareti era cominciata
+per lui una nuova esistenza, eran cominciate le cure, i pensieri che
+dovevano far sbocciare la sua gioventù appassita prima di nascere,
+ed egli tornava oggi ai memori luoghi, allo stesso modo che l'egro
+risanato torna pellegrino alla fonte ond'ebbe il primo ristoro. Come
+quindici anni addietro, gli si stendeva davanti agli occhi lo splendido
+golfo riscintillante ai raggi del sole, e una selva d'antenne si
+levava al cielo, e mille barchette guizzavano sulle acque leggermente
+increspate, e s'alzava dai pensili giardini il profumo dei fiori, e
+dalle vie popolose l'allegro strepito del lavoro.
+
+Ma questa volta il dottor Romualdo non era solo. S'aprì l'uscio
+della camera attigua, e una giovine dalla persona snella e spigliata
+s'avvicinò con passo rapido alla finestra, e toccò lievemente la spalla
+del professore.
+
+— Sei tu, Gilda? — egli disse, voltandosi estendendole ambe le mani.
+
+— Va bene così? — ella chiese, mostrando la sua _toilette_ d'una
+elegante semplicità. E soggiunse: — Son curiosa di vedere che
+impressione gli faccio.
+
+— Sei bella, Gilda — riprese il professore. — Sei troppo bella per me.
+
+— Zitto — ella interruppe, portando al labbro l'indice della mano
+destra — Zitto, non voglio sentir coteste sciocchezze.
+
+La Gilda era sempre un po' magra, un po' pallida, ma il tempo andava
+via via scolorando le sue cicatrici e ricolmava lentamente le sue
+guance sparute, e faceva rinascere i suoi capelli, i cui ricciolini
+bruni spuntavano dagli orli della sua cuffia. In quanto al segno che
+l'era rimasto nell'occhio sinistro, esso non era percettibile a prima
+vista. Certo ella non era più, ella non sarebbe più ridiventata la
+splendida giovinetta che sollevava un mormorio di ammirazione sul suo
+passaggio, ma era chiaro che le conseguenze dell'accidente ond'ella era
+stata vittima avrebbero finito coll'essere assai minori di quanto s'era
+supposto.
+
+Ella s'accostò in punta di piedi all'uscio che metteva sul corridoio.
+
+— Vien gente? — domandò il professore.
+
+— No... Del resto, siamo intesi... Prima ch'egli entri scappo di là...
+
+— Cattiva! Vuoi lasciar me nell'imbarazzo...
+
+— Voglio veder come ti levi d'impaccio...
+
+Non occorre una grande sagacità a capire che il professore e la Gilda
+aspettavano qualcheduno. Questo qualcheduno era il capitano Rodomiti,
+il quale aveva scritto a' suoi amici annunziando loro che sperava
+d'essere a Genova col suo legno entro il settembre, e che giunto colà
+avrebbe chiesto una licenza di alcuni mesi, e sarebbe intanto volato
+subito a far loro una visita. Il capitano sapeva della malattia e
+della guarigione della Gilda; non sapeva il resto, perchè le notizie
+posteriori non avrebbero potuto pervenirgli durante il viaggio. Non
+doveva esser piccola sorpresa per lui l'apprendere il matrimonio del
+professore Romualdo con la figlioccia, e questa sorpresa i novelli
+sposi avevano voluto anticiparla col venirgli incontro essi stessi.
+Invero essi sentivano un po' di rimorso a non averlo consultato prima
+delle nozze, ma si capisce d'altra parte che la condizione di due
+fidanzati i quali abitano sotto il medesimo tetto è troppo ambigua
+perchè essi non abbiano da affrettarsi a diventar marito e moglie.
+Comunque sia, il professore e la Gilda, che s'erano sposati appena
+ottenuto il decreto reale che toglieva l'impedimento della parentela,
+si trovavano a Genova da un paio di settimane, e il nostro matematico
+andava ogni mattina nel banco di noleggi del signor Egisto Giorgi
+successore dei signori Radice e Lupini, per informarsi del capitano.
+Alla fine, la vigilia del giorno di cui parliamo, il dottor Romualdo
+era tornato all'albergo con una importante notizia. Il legno comandato
+dal Rodomiti era in vista e sarebbe entrato in porto verso notte.
+Allora il professore, d'accordo con la Gilda, era ripassato nel
+banco del signor Giorgi a lasciarvi un bigliettino pel capitano così
+concepito: «Sono qui all'_Hôtel de la Grande Bretagne_, nº 36. Ho molte
+cose da dirvi. Vi aspetterò domani all'albergo fino a mezzogiorno.» Il
+signor Giorgi, ch'era un uomo assai più officioso dei suoi predecessori
+Radice e Lupini, non solo si incaricò della trasmissione del biglietto,
+ma fece aver la mattina seguente al professor Grolli la risposta del
+capitano: «Sarò da voi prima dell'ora indicata — scriveva il Rodomiti;
+— ma che diamine v'impediva di venirmi a trovare a bordo? E la Gilda?»
+
+Erano le undici quando un cameriere picchiò all'uscio del nº 36, e con
+un certo timore reverenziale introdusse il gigantesco marinaio.
+
+— Oh Grolli — disse costui, stringendo cordialmente la mano del
+professore. — E la Gilda?
+
+— Ormai sta bene.
+
+— S'è sposata col suo Mario?
+
+— No...
+
+— Come?
+
+— Or ora vi dirò. Accomodatevi.
+
+Il capitano prese una sedia. — Non è la vostra camera da letto? — egli
+domandò, girando intorno gli occhi.
+
+— No... è un salottino... dormo di là — rispose il Grolli in fretta,
+come se le parole gli scottassero la lingua.
+
+— Cospetto! Siete in lusso ora — esclamò il Rodomiti. E soggiunse: — Su
+via, raccontatemi... Questo matrimonio?
+
+Quando il professore ebbe narrato che la Gilda aveva reso a Mario
+la sua libertà e che Mario aveva accettata l'offerta, il capitano si
+lasciò scappare una serqua di vigorose esclamazioni, le quali finirono
+con una domanda _ad hominem:_ — E voi?
+
+— Io? Che cosa?
+
+— E voi non avete data una buona lezione a quel bellimbusto che pianta
+la sposa perchè le è toccata una disgrazia?.. Oh lo so quel che volete
+dire... È stata lei... Grazie tanto... Ella non poteva fare altrimenti;
+ma un uomo che avesse avuto un filo d'onore non l'avrebbe presa in
+parola... Ah caro Grolli, se ero nei vostri panni, non l'andava a
+finire così... Gran che! Voi altri dotti non avete sangue nelle vene!
+
+A questo punto il capitano con un brusco movimento ruppe la spalliera
+della seggiola e si alzò di scatto facendo tremare i vetri della camera
+sotto i suoi passi pesanti e poderosi.
+
+— È dunque diventata un mostro questa Gilda? — egli ripigliò, dopo una
+breve pausa.
+
+— Un mostro! — esclamò il professore scandalizzato — Che idee?
+
+— Oh adesso vi riscaldate! Con me? Era meglio riscaldarsi con
+quell'altro... Via, scusate — continuò il Rodomiti, mutando tono. —
+Son certo che avete fatto tutto ciò ch'era possibile... Se la Gilda
+è sempre piacente, non dureremo fatica a darle un marito che valga
+più di quel vostro famoso pittore... Bisognerà pensarci insieme... Ma
+spiegatemi un po', perchè non l'avete condotta con voi a Genova?
+
+Il professor Romualdo, più confuso che mai, guardò istintivamente verso
+l'uscio della camera attigua.
+
+Questo imbarazzo non isfuggì al capitano, il quale chiese con una
+certa impazienza: — Siete in compagnia? C'è qualcheduno di là?... Avete
+un'aria di mistero!...
+
+— Benedette donne! — pensò il Grolli. — Hanno dei capricci!... Per
+secondar la Gilda mi convien fare questa commedia. — Insomma — egli
+disse a voce alta — ho da raccontarvi una novità...
+
+— Ed è?
+
+— Ho preso moglie...
+
+Questo annunzio produsse al marinaio l'effetto dello scoppio d'una
+mina. — Moglie?... Voi?... Scherzate?
+
+— Niente affattissimo — rispose il professore punto da queste
+esclamazioni — Parlo sul serio...
+
+— E il vostro odio per le femmine?
+
+— È sfumato...
+
+— Non c'è che dire — osservò il marinaio, calmandosi a poco a poco
+— voi siete il miglior giudice delle vostre azioni, e in quanto
+alla donna che vi sposò, ella può vantarsi d'avere sposato un gran
+galantuomo...
+
+— Non credete quindi che questa donna abbia commesso uno sproposito
+imperdonabile? — domandò il dottor Romualdo, alquanto rinfrancato.
+
+— Tutt'altro... tutt'altro... Anzi vi chieggo perdono... Del resto, è
+vero... siete ringiovanito, e mi congratulo con voi. Ma che volete?...
+Penso alla mia figlioccia... Converrete meco che adesso è più urgente
+che mai di accasarla... Povera Gilda!... È necessario ch'io la veda...
+Abita sempre con voi?
+
+— Sicuro...
+
+— Non v'invidio... Due donne sotto il medesimo tetto...
+
+— Ma mia moglie...
+
+— Non intendo dir male di vostra moglie... Dio guardi... Ma in ogni
+modo...
+
+— Volete conoscerla? — insinuò il professore, che non vedeva l'ora di
+gettar giù la maschera.
+
+— No, grazie... o almeno finchè non sia necessario. Non prendete in
+cattivo senso il mio rifiuto... Sapete che io sono un uomo alla buona,
+un uomo che si trova a disagio in mezzo alle nuove conoscenze...
+specialmente poi quando si tratta di signore...
+
+— E se fosse una signora che si conoscesse da un pezzo? — disse una
+vocina nota e melodiosa. In pari tempo la Gilda si precipitò nella
+stanza e si appese (qui la frase va a pennello) al collo del capitano.
+
+— Come? Che?... la Gilda...? — balbettò il Rodomiti nel colmo dello
+sbalordimento.
+
+— Sì, signore, la Gilda... Sono un po' mutata, ma insomma...
+
+Il capitano guardava alternativamente la sua figlioccia e il
+professore, le cui guance s'erano fatte del color della porpora — Sua
+moglie? — egli disse infine.
+
+— Sua moglie, sua moglie — ripetè la giovine.
+
+— Non è lo sposo ch'ella si meritava — osservò Romualdo in tono
+rimesso, ma senza affettazione di umiltà.
+
+— _Zio Tonino_ — disse la Gilda — fallo tu finire una buona volta...
+Egli ha paura che tu disapprovi il nostro matrimonio...
+
+— In verità, figliuoli miei — esclamò il capitano, scotendo forte
+la mano ad entrambi — in verità ch'io sarei una gran bestia se lo
+disapprovassi... Ma vi confesso che mi avete fatto cascar dalle
+nuvole... Ah professore, professore, siete più birichino di quello
+che credevo, voi... Basta... Intanto, Gilda, torno a dirti ciò che
+dicevo poco fa a lui... La donna che prese per marito questo signore ha
+sposato un fior di galantuomo...
+
+— Grazie, amico mio — interruppe il dottor Romualdo, raggiante di
+contentezza.
+
+— Un fior di galantuomo — continuò il capitano — a cui bisogna voler
+bene sempre.
+
+— Perdonandogli la sua età matura, il suo brutto visaccio, e i suoi
+capelli che imbiancano — soggiunse il professore, compiendo la frase.
+
+— Allora — saltò a dire la Gilda — io porterò in campo le mie cicatrici
+e il mio occhio sinistro...
+
+— Zitti tutti e due — gridò il capitano Antonio col suo vocione —
+amatevi e fatemi presto diventare padrino d'un bel maschiotto... Questo
+è l'essenziale.
+
+— Oh! — bisbigliò la Gilda, arrossendo.
+
+E il professore, tanto per mutar discorso: — E voi — disse — non
+penserete mai a farvi una famiglia?
+
+— Io? A sessantadue anni?... Eh via, a trentotto, ne avete trentotto,
+non è vero?
+
+— Sì.
+
+— A trentotto la cosa va co' suoi piedi, ma a sessantadue poi... ho
+proprio paura ch'essa andrebbe coi piedi degli altri.
+
+ * * * * *
+
+La storia è finita. Che se qualcheduno volesse sapere che cosa
+pensi di queste nozze la signora Dorotea, dirò soltanto ch'ella ne è
+felicissima, che sostiene d'avervi contribuito per gran parte, ma che
+non sa persuadersi come un così bel matrimonio non debba fruttarle
+una vincita al lotto. E sì ch'ella va giocando a ogni estrazione i
+numeri che le sono suggeriti dalla cabala e da persone sperimentate e
+autorevoli.
+
+Del resto, dopo il primo momento di stupore, tutti si sono persuasi
+che il dotto professor Romualdo Grolli, sebbene non sia un Adone,
+può essere un eccellente marito rimanendo un insigne matematico; solo
+la signora Olimpia Lorati gli tiene il broncio perchè, volendo pure
+sposarsi, non ha sposato una delle sue figliuole.
+
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
+senza annotazione minimi errori tipografici.
+
+
+
+
+
+End of Project Gutenberg's Il Professore Romualdo, by Enrico Castelnuovo
+
+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 48625 ***
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- Il professore Romualdo, di Enrico Castelnuovo
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-<pre>
-
-The Project Gutenberg EBook of Il Professore Romualdo, by Enrico Castelnuovo
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
-the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have
-to check the laws of the country where you are located before using this ebook.
-
-
-
-Title: Il Professore Romualdo
-
-Author: Enrico Castelnuovo
-
-Release Date: April 3, 2015 [EBook #48625]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL PROFESSORE ROMUALDO ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara
-Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
-http://www.pgdp.net (This file was produced from images
-generously made available by The Internet Archive)
-
-
-
-
-
-
-</pre>
-
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-IL PROFESSORE ROMUALDO
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="large">
-ENRICO CASTELNUOVO
-</p>
-
-<p class="pad2 main-t">
-<span class="x-small">IL</span><br /><br />
-PROFESSORE ROMUALDO
-</p>
-
-<hr class="minor" />
-
-<p class="pad2">
-6º Migliaio.
-</p>
-
-<p class="pad6">
-<span class="large g">ROMA</span><br />
-<span class="small">CASA EDITRICE A. SOMMARUGA E C.</span><br />
-—<br />
-1884.
-</p>
-</div>
-
-<div class="verso">
-<hr class="mid" />
-<p>
-<span class="smcap">Proprietà Letteraria</span>
-</p>
-
-<p>
-Tip. della Camera dei Deputati — Stab. del Fibreno.
-</p>
-<hr class="mid" />
-</div>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-</p>
-
-<h2>
-I.
-</h2>
-
-<p>
-Il dottor Romualdo Grolli, assistente alla cattedra
-di matematica in una Università del regno, e
-dilettante di chimica nel suo privato laboratorio,
-sedeva una mattina del maggio 1861 davanti alla
-sua scrivania, intento a copiare una Memoria da leggersi
-nell'Accademia scientifica e letteraria della
-città. Il tema, enunciato in un breve preambolo,
-era il seguente: <i>Determinare il volume della porzione
-di cono circolare retto che resta compreso
-tra un segmento circolare, un segmento iperbolico
-avente comune col circolare la corda e la
-parte del manto conico che la chiude.</i> Svolgendo
-il simpatico argomento, il dottor Romualdo era
-giunto a questo punto interessantissimo del suo
-lavoro:
-</p>
-
-<p class="center">
-<i>dal triangolo A H G avremo H G = x&nbsp;<span class="division"><span class="numerator">sen y</span><span class="denominator">sen α</span></span></i>
-</p>
-
-<p>
-e si compiaceva assai dell'evidenza di questa dimostrazione,
-<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
-quando intese bussar leggermente
-all'uscio.
-</p>
-
-<p>
-— Chi è? — egli gridò infastidito, tenendo sospesa
-in aria la penna.
-</p>
-
-<p>
-— La posta — rispose una voce femminile alquanto
-fessa; e in pari tempo la signora Salsiccini,
-vedova di un impiegato alle ipoteche e
-padrona di casa del professore, entrò nella stanza
-e consegnò al suo pigionale una lettera appena
-giunta. Il dottore prese quella lettera distrattamente
-fra le dita e la posò sul tavolino, poi
-scrisse in continuazione della sua Memoria: <i>Ne
-viene che l'area del segmento parabolico che si
-projetta in G H sarà <span class="division"><span class="numerator">2</span><span class="denominator">3</span></span> 2 y x&nbsp;<span class="division"><span class="numerator">sen y</span><span class="denominator">sen α</span></span>.</i> Posto qui un
-punto fermo, egli si degnò di slanciare uno
-sguardo sull'epistola recatagli dalla sua padrona.
-</p>
-
-<p>
-Intanto la signora Dorotea Salsiccini, che era
-una donnetta matura, corta, asciutta e linda della
-persona, era uscita senza far rumore, dopo aver
-abbassato le tendine di una finestra e aver spolverato
-la spalliera di una seggiola col rovescio del
-grembiale.
-</p>
-
-<p>
-— Chi può scrivermi da Genova? — disse il
-professore (lo chiameremo spesso con questo
-titolo) quand'ebbe esaminato per dritto e per rovescio
-la sopraccarta. È inutile soggiungere che
-egli non manteneva una corrispondenza molto
-attiva. Ma la meraviglia e il turbamento dell'egregio
-uomo furono assai maggiori allorchè gli fu
-noto il contenuto del foglio. Eccolo:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-</p>
-
-<p class="indr">
-«Genova, 12 maggio 1861.
-</p>
-
-<p class="indl">
-<i>«Stimatissimo Signore</i>,
-</p>
-
-<p>
-«Quantunque io non abbia l'onore di conoscerla,
-nè di essere da Lei conosciuto, La prego
-di voler recarsi immediatamente a Genova per
-ragioni di estrema importanza. Sarei venuto io
-stesso costì se mi fosse stato possibile di assentarmi
-per un paio di giorni, ma mi è forza attendere
-allo scarico del mio bastimento. D'altra
-parte, non credo opportuno di affidare alla posta
-le comunicazioni che debbo farle e le cose che
-debbo consegnarle. Io mi tratterrò in Genova
-per tutta la settimana; poi salperò per le Indie.
-A sua maggior guarentigia faccio autenticare la
-mia firma da questo Capitanato del porto.
-</p>
-
-<p>
-«Appena giunto a Genova voglia cercar di
-me presso i signori Radice e Lupini, sensali di
-noleggio in piazza Banchi.
-</p>
-
-<p>
-«Le ripeto che la faccenda per la quale Le dirigo
-questa lettera è tale da interessarla grandemente
-e da non poter essere confidata a terze
-persone.
-</p>
-
-<p class="indl">
-«Mi creda
-</p>
-
-<div><p class="indr">
-<span style="margin-right: 1.5em">«<i>Suo obbl.</i></span>
-<br />
- «<span class="smcap">Antonio Rodomiti</span>
-</p>
-
-<p class="indr">
-«<i>Capitano di lungo corso,<br />
- comandante la nave italiana<br />
- a tre alberi</i>, Lisa.»
-</p></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-Seguiva l'autenticazione indicata.
-</p>
-
-<p>
-Il dottor Romualdo rimase di sasso. Chi era il
-capitano Rodomiti? Che poteva voler da lui? Un
-pensiero gli balenò alla mente, ma non vi si fermò
-più che tanto. Nondimeno tornò ad esaminare
-la lettera per vedere se vi fosse una parola che
-accennasse al luogo donde veniva la <i>Lisa</i>; ma
-non c'era nulla. Il capitano aveva stimato superfluo
-il dirlo o lo aveva taciuto ad arte. Telegrafare
-o scrivere per domandare schiarimenti era inutile.
-Su questo punto non c'era oscurità. Il signor Rodomiti
-diceva schietto che non avrebbe fatto le comunicazioni,
-nè consegnato le cose affidategli se
-non personalmente al professor Grolli. C'era un
-altro partito. Non darsi nemmeno per inteso del
-foglio ricevuto e continuare a svolgere l'elegante
-formula <i>x&nbsp;<span class="division"><span class="numerator">sen y</span><span class="denominator">sen α</span></span></i>.
-</p>
-
-<p>
-No, no, quest'era impossibile. Il professor Grolli,
-quantunque avesse testa di matematico e abitudini
-di misantropo, non era poi un pezzo di
-marmo; egli sentiva che il capitano non gli aveva
-scritto senza una grave ragione, e che non era
-lecito di considerare la sua lettera come il capriccio
-del primo venuto. Che fare adunque? Prender
-la ferrovia, e quanto più presto tanto meglio. Il
-professore aperse un orario ch'egli aveva sul suo
-tavolino, e vide che a voler partire in giornata
-per Genova non ci era tempo da perdere. Pose
-sospirando un calcafogli sopra il manoscritto, buttò
-giù in fretta due righe pel rettore dell'Università,
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-diede a traverso lo spiraglio dell'uscio un'occhiata
-al suo piccolo laboratorio per vedere se i fornelli
-erano spenti, poi aperse un tiretto del suo
-cassettone, ne tolse una camicia da notte che collocò
-in una sacchetta da viaggio, infilò un soprabito
-color pepe e sale, calcò sulla testa un berretto
-di panno nero con visiera di cuoio, prese sotto il
-braccio l'ombrello, e in questo elegantissimo arnese
-si presentò all'attonita signora Dorotea.
-</p>
-
-<p>
-— Parte, professore? — disse la buona donna,
-ch'era occupata a lavorar di calze.
-</p>
-
-<p>
-— Sì... Faccia il piacere di mandare qualcheduno
-all'Università con questo biglietto.
-</p>
-
-<p>
-— E... tornerà presto?
-</p>
-
-<p>
-— Domani, posdomani, di qui a due o tre
-giorni, non lo so di preciso.
-</p>
-
-<p>
-— E... scusi — continuò la signora Salsiccini
-sempre più impensierita — ha preso con sè l'occorrente,
-calze, polsini, colletti?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì, ho preso tutto... basta.
-</p>
-
-<p>
-A vero dire, il professore non aveva preso altro
-che una camicia da notte, ma rispose di sì per
-levarsi d'impiccio. Del resto, egli non aveva mai
-brillato per una cura eccessiva della persona.
-</p>
-
-<p>
-— Un momento — soggiunse la signora Dorotea,
-vedendo che egli si avviava verso l'uscio. Si
-alzò dalla sedia, e staccata da un chiodo una spazzola,
-se ne servì per ripulirgli il soprabito. — Via,
-stia cheto un minuto... Come vuol andar così?...
-Non c'è altri al mondo per sciupar la roba in questa
-maniera...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-Mentre la padrona di casa si affaccendava intorno
-al recalcitrante scienziato, i due gatti <i>Mao</i> e
-<i>Meo</i>, inseparabili compagni di lei, che dormivano
-rinvolti a spira ai due angoli di un canapè, si rizzarono
-sulle quattro zampe, arcuarono la schiena a
-foggia di cammelli, apersero la bocca ad un lungo
-sbadiglio, poi scesero dalla loro posizione eminente
-e vennero a fregarsi intorno al vestito della
-signora Dorotea.
-</p>
-
-<p>
-Questo atto amorevole dei due quadrupedi fece
-perdere al professore la poca pazienza che gli
-era rimasta.
-</p>
-
-<p>
-— Sempre le bestie fra i piedi — egli disse con
-un grugnito, e, svincolatosi dalla signora Salsiccini,
-lasciò la stanza e scese in fretta le scale.
-</p>
-
-<p>
-La signora Dorotea, rimasta sola, guardò prima
-<i>Mao</i> e poi <i>Meo</i>, e dopo aver lisciato il pelo ad
-entrambi: — C'è del torbido — brontolò — c'è
-del torbido. — <i>Mao</i> e <i>Meo</i>non seppero contraddire
-alle sue previsioni e ripigliarono in silenzio
-il loro posto sul canapè.
-</p>
-
-<p>
-Gli avvenimenti non tardarono a provare che
-la signora Dorotea si apponeva al vero.
-</p>
-
-<p>
-Erano scorsi due giorni dalla partenza del dottor
-Grolli, e l'ottima signora, discesa al pianterreno
-nel camerino della portinaja, comunicava a
-costei le sue inquietudini circa al proprio pigionale.
-Ella aveva finito appena di tessere l'elogio
-del dottor Romualdo, il quale, astraendo dalla sua
-misantropia, era un modello di puntualità e di
-discretezza, quando un fattorino del telegrafo si
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-presentò sulla soglia e chiese — In che piano
-abita la signora Dorotea Salsiccini?
-</p>
-
-<p>
-La signora Dorotea, a sentir così inaspettatamente
-pronunciato il suo nome, divenne prima
-bianca e poi rossa, ed ebbe appena la forza di balbettare: — Sono
-io... ma...
-</p>
-
-<p>
-— C'è un dispaccio per Lei. Favorisca farmi la
-ricevuta.
-</p>
-
-<p>
-— Un dispaccio!... Ma io...
-</p>
-
-<p>
-— Dorotea Salsiccini, casa Negrelli, è Lei, o non
-è Lei?
-</p>
-
-<p>
-— Ih! un po' di pazienza — disse la portinaja,
-accorrendo in aiuto della pacifica pigionale del
-quarto piano. — Dacchè s'è fatta quella maledetta
-invenzione delle lettere che corrono lungo i fili
-di ferro, non c'è più pace per nessuno a questo
-mondo... e pei portinai meno che per gli altri... Di
-giorno, di notte, <i>drlin</i>, <i>drlin</i>, chi è?... Il telegrafo...
-</p>
-
-<p>
-— Insomma, non ho tempo da perdere — interruppe
-il fattorino. — Se non vogliono il dispaccio,
-lo riporto in ufficio e me ne lavo le mani.
-</p>
-
-<p>
-La signora Dorotea consultò con lo sguardo la
-signora Gertrude, e, incoraggiata da questa, prese
-il piego misterioso e consentì a fare col lapis, a
-piedi della ricevuta, uno sgorbio che doveva essere
-la sua firma.
-</p>
-
-<p>
-Il fattorino corse via rapido come una saetta, e
-la signora Salsiccini col dispaccio chiuso in mano
-si abbandonò sopra una sedia, e pregò la portinaja
-di darle subito un bicchier d'acqua.
-</p>
-
-<p>
-— Cara signora Gertrude... mi perdoni... ma
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-non so proprio quello ch'io m'abbia... Sarà una
-sciocchezza, ma mi fa un certo senso... Io di questa
-roba non ne ho mai ricevuta.
-</p>
-
-<p>
-— Si faccia animo, non sarà nulla...
-</p>
-
-<p>
-— Domando io chi può telegrafare a me!... A
-me, che non m'impiccio degli affari degli altri, a
-me che non faccio male a nessuno?
-</p>
-
-<p>
-E intanto la signora Dorotea girava e rigirava il
-dispaccio nelle mani senza osare di aprirlo.
-</p>
-
-<p>
-La portinaja ebbe un'idea giudiziosa. — Se lo
-aprisse, vedrebbe...
-</p>
-
-<p>
-— Dopo, quando sarò risalita... Non ho meco
-nemmeno gli occhiali...
-</p>
-
-<p>
-— Per questo, cara signora Dorotea, non si confonda...
-Forse potrà accomodarsi coi miei... In
-ogni modo, se crede... io m'ingegno a leggere... e
-potrei... Dico così... non certo per curiosità... ma,
-in questi momenti... è forse meglio che ci sia una
-amica... Di me si fida, non è vero?
-</p>
-
-<p>
-— Le pare?
-</p>
-
-<p>
-— Sa ch'io non sono donna da far chiacchiere...
-</p>
-
-<p>
-Quest'affermazione non era esattissima; tuttavia
-la signora Dorotea consentì di buon grado a lasciar
-aprire il dispaccio alla portinaja. Costei ruppe audacemente
-la sopraccarta, e guardando la firma
-lesse: <i>Grolli.</i>
-</p>
-
-<p>
-— Il professore!
-</p>
-
-<p>
-— Sicuro...
-</p>
-
-<p>
-— Che gli sia accaduta una disgrazia?
-</p>
-
-<p>
-— Or ora vedremo — continuò la signora Gertrude,
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-e con qualche difficoltà decifrò l'intero tenore
-del telegramma:
-</p>
-
-<p>
-«Dorotea Salsiccini, casa Negrelli. — Arrivo
-stasera corsa otto e mezzo. Pregola preparare
-minestrina in brodo e letto nel camerino attiguo
-alla mia stanza per bimba di quattro anni.»
-</p>
-
-<p>
-— Bimba di quattro anni! — sclamò esterrefatta
-la signora Dorotea — Dice bimba?
-</p>
-
-<p>
-— Già... bimba.
-</p>
-
-<p>
-— Ah, signora Gertrude... io ritengo prossimo
-il finimondo...
-</p>
-
-<p>
-Esposta questa opinione radicale, la signora Salsiccini
-volle esaminare il dispaccio coi propri occhi
-aiutati dagli occhiali della portinaja. Non c'era
-dubbio. Il professore arrivava con una fanciulla!
-Egli che aveva un sacro orrore delle donne e dei
-bambini! E chi era costei? E per quanto tempo
-veniva in casa?
-</p>
-
-<p>
-— Il professore ha fratelli, sorelle? — domandò
-la signora Gertrude.
-</p>
-
-<p>
-— Ma no, ma no... nessuno... ch'io sappia... In
-tanti anni dacchè è qui, non ho visto nelle sue camere
-che qualche studente... E poi... è vero che
-parla poco, ma pure, diamine, se avesse parenti
-stretti, una volta o l'altra li avrebbe nominati...
-Creda, signora Gertrude, sarebbe da dar la testa
-nei muri....
-</p>
-
-<p>
-Se un così disperato proposito fosse stato espresso
-sul serio, il sospetto che la signora Gertrude
-era sul punto di manifestare non avrebbe potuto
-a meno di affrettarne l'adempimento.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-— E se fosse una figlia tenuta finora nascosta?
-</p>
-
-<p>
-La signora Dorotea scattò come una molla. — Sua
-figlia! Figlia del professore! Di un uomo che
-in fatto di femmine è un San Luigi...! Signora Gertrude,
-che cosa dice?
-</p>
-
-<p>
-— Eh, cara signora Salsiccini — replicò la portinaja
-battendole sulla spalla — <i>fidarsi è bene e non
-fidarsi è meglio</i>. In tempi nei quali in una sola
-estrazione del lotto si levano quattro numeri in
-fila, 66, 67, 68, 69, non c'è da stupirsi di nulla.
-</p>
-
-<p>
-— Questo è vero — osservò la signora Dorotea,
-colpita da una così profonda riflessione. Però ella
-non poteva acconciarsi all'ipotesi della sua interlocutrice
-e riprese: — No, no... è impossibile...
-Quando? Come? Con chi?
-</p>
-
-<p>
-La portinaja aveva in serbo un'altra considerazione
-non meno profonda della prima. — Signora
-Dorotea, non si può credere come presto facciano
-gli uomini ad avere una figlia.
-</p>
-
-<p>
-Era evidente che la fede della signora Salsiccini
-era scossa. La signora Gertrude ne approfittò per
-continuare. — Non c'è timor di Dio, e anche il
-professore con le sue storte e i suoi fornelli è più
-del diavolo che di Cristo... Questa è la causa di
-tutto, cara signora Dorotea, non c'è religione...
-<i>Libera nos, Domine, a morte aeterna</i> — ella concluse,
-facendosi il segno della croce.
-</p>
-
-<p>
-— <i>Amen!</i> — disse la signora Dorotea. Poi soggiunse: — Figlia
-o no, col signor professore ce la
-intenderemo... Io ho appigionato le stanze a lui,
-e non voglio marmocchi... Ci mancherebbe altro.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-— Troppo giusto — assentì la portinaja.
-</p>
-
-<p>
-— Dunque la cosa resta fra noi — ripetè la signora
-Dorotea, quando, un po' rinfrancata, s'indusse
-a risalire le scale.
-</p>
-
-<p>
-— S'immagini... Io non parlo sicuro.
-</p>
-
-<p>
-Se la signora Gertrude parlasse, non si sa; fatto
-si è che la notizia della fanciulla d'ignota provenienza,
-la quale doveva arrivare la sera stessa col
-professor Grolli, si diffuse prestissimo fra gli inquilini
-della casa.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-</p>
-
-<h2>
-II.
-</h2>
-
-<p>
-Quantunque non siasi finora accennato nemmeno
-di lontano all'età del dottor Romualdo, scommetterei
-che il lettore rimarrà di sasso sentendo che
-il nostro matematico e chimico non aveva, nel
-momento in cui comincia questa storia, che ventitrè
-anni. Eppure era tanto vero che egli aveva
-solo ventitrè anni, quanto era vero che ne mostrava
-poco meno di quaranta. Nulla di giovanile nel suo
-aspetto. Rughe precoci solcavano la sua fronte
-alta e spaziosa; l'incolta capigliatura e l'ispida
-barba erano già punteggiate di bianco; agli occhi
-profondi, ch'erano forse l'unica sua bellezza, mancava
-la fiamma; a ogni modo, essi erano quasi
-sempre mezzo nascosti dagli occhiali. Sorrideva
-di rado; di statura appena mezzana, camminava un
-po' curvo con le mani intrecciate dietro la schiena
-sotto le falde del soprabito; vestiva negletto, schivava
-la società e divideva la giornata fra la scuola,
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-i suoi libri di matematica e il suo laboratorio chimico.
-Nessuno l'aveva mai visto a un teatro, a un
-pubblico ritrovo, a fianco d'una signora. Tenersi
-lontano dalle donne era norma immutabile della
-sua condotta; nè in ciò metteva affettazione, nè
-ostentava la sua ripugnanza come sogliono quelli
-che furono vittime di qualche gran disinganno. Se
-era proprio costretto a parlarne, diceva che, a parer
-suo, la donna era un imbarazzo nella vita dello
-studioso, e soggiungeva ingenuamente che quanto
-a lui non ne aveva mai sentito il bisogno. Forse
-era la consapevolezza della sua inferiorità fisica,
-della sua goffaggine, che lo rendeva così avverso
-al bel sesso. Noi non amiamo le cose nelle quali
-siamo convinti di non poter riuscire.
-</p>
-
-<p>
-Del resto, al dottore Romualdo bastava la
-scienza. Nel 1859, quando tutta la gioventù era
-corsa alle armi, egli era rimasto nel suo gabinetto
-a studiare; il rimbombo del cannone non lo aveva
-commosso. Il giorno dell'ingresso delle truppe liberatrici,
-s'era mescolato alla folla, aveva istintivamente
-agitato il cappello e gridato <i>viva</i> anche lui;
-ma, al più presto possibile, s'era ridotto nelle sue
-stanze, e per esilararsi un poco aveva fatto alcune
-esperienze col gas idrogeno. L'alloggio da lui
-scelto si confaceva alla sua misantropia. Era una
-casa di quattro piani, fuori d'una porta della città,
-guardante da un lato la strada maestra, dagli altri
-tre lati la campagna. La chiamavano, dal nome
-del proprietario, casa Negrelli, ed era tutta abitata
-da gente tranquilla. Solo sul davanti c'era un po' di
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-rumore per effetto della strada, della vicinanza
-della porta, e del negozio di granaglie e coloniali
-che occupava due locali terreni del fabbricato.
-Questo negozio, appartenente al signor Gedeone
-Albani, andava lieto di una numerosa clientela,
-così rustica come cittadina. Infatti parecchie buone
-massaje mandavano a comprar le derrate dal signor
-Gedeone, il quale, trovandosi col suo deposito
-fuori della cinta daziaria, poteva usare notevoli
-agevolezze nei prezzi. La prosperità degli affari
-del signor Albani si vedeva riflessa nella sua faccia
-piena e rubiconda e nel suo umore scherzevole.
-Le guardie del dazio consumo venivano spesso a
-bere un bicchierino da lui, e, grate alla sua cortesia,
-non badavano tanto pel sottile se la sera, nel
-rientrare in città dopo aver chiuso il negozio, egli
-portava seco qualche pane di zucchero o qualche
-pacco di candele steariche.
-</p>
-
-<p>
-In quanto al nostro valentuomo, egli conosceva
-appena l'esistenza del signor Albani. Le finestre
-delle sue stanze davano sulla parte opposta alla
-strada; non gli giungeva all'orecchio altro suono
-che la voce dei bifolchi conducenti l'aratro, la
-canzone malinconica di qualche villana intenta
-alle cure dell'orto, il muggito dei bovi sparsi per
-la campagna; e, di notte, quand'egli vegliava sui
-libri, il gracidar delle rane e il latrar dei cani da
-pagliaio.
-</p>
-
-<p>
-Il quartierino della signora Dorotea era composto
-di un andito, una cucina, quattro stanze grandi
-e tre gabinetti. L'andito rettangolare aveva un
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-uscio di fronte alla porta d'ingresso, e altri due
-usci, uno per parte. A destra di chi entrava c'era
-la cucina, e dopo la cucina un bugigattolo per la
-donna di servizio; a sinistra una stanza detta pomposamente
-salotto da ricevere, e sulla stessa linea
-un camerino di sbarazzo. Tutti questi locali avevano
-le loro finestre sul ballatojo che girava intorno
-al cortile. L'andito solo riceveva luce dalla
-portiera a vetri del salotto da pranzo, il quale
-metteva, a destra, alla camera da letto della signora
-Dorotea, a sinistra, a quella del dottore Romualdo.
-Un gabinetto annesso a quest'ultima
-camera e comunicante, mercè una porticina, col
-luogo di sbarazzo, avrebbe dovuto servire di studio,
-ma in realtà il Grolli studiava nella camera
-da letto. Lo stanzino egli lo aveva ridotto a sue
-spese a uso di laboratorio chimico. Le camere della
-signora Dorotea e del professore, il salotto da
-pranzo e il laboratorio guardavano sulla campagna
-e avevano aria e luce in quantità.
-</p>
-
-<p>
-Il professore Romualdo alloggiava in casa della
-vedova Salsiccini fin da quando aveva ottenuto il
-posto di assistente, vale a dire da circa tre anni.
-Nè vi alloggiava soltanto, ma aveva indotto la
-vedova ad assumersi anche la cura del suo mantenimento
-verso un modesto correspettivo. Un
-caffè e latte la mattina, un parco desinare al tocco,
-un pezzo di formaggio e un dito di vino la sera;
-il professore non esigeva di più. In tutto, fra alloggio
-e vitto, egli non ispendeva che centoventi
-lire al mese, una vera miseria. Così, a malgrado
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-di quello ch'egli doveva aggiungere per vestirsi,
-per comperar qualche libro, per rifornir di storte e
-di lambicchi il suo laboratorio, gli riusciva ancora
-di far piccoli risparmi sul non lauto stipendio di
-assistente, e di avere un migliaio e mezzo di franchi
-raccolti presso una Banca del paese. Lo dicevano
-avaro, ma in realtà non era; la sua economia dipendeva
-dalla mancanza assoluta di bisogni. All'occorrenza
-sapeva fare perfino le sue spese di
-lusso, e non era altro che un lusso il suo laboratorio,
-poichè egli avrebbe potuto benissimo levarsi
-all'Università il capriccio delle esperienze chimiche.
-</p>
-
-<p>
-Nonostante la sua misantropia, il Grolli non era
-mal visto dalla gioventù. In primo luogo si doveva
-stimarlo pel suo valore scientifico. Il professore di
-cui egli era assistente godeva una fama europea,
-ma, attempato e malaticcio come era, non veniva
-mai alla scuola. Ebbene; la riputazione della Facoltà
-matematica dell'Università non aveva punto
-sofferto dacchè il Grolli saliva ogni giorno la cattedra
-resa già illustre dal titolare. Altro pregio
-universalmente riconosciuto del dottor Romualdo
-era la sua scrupolosa equità; onde gli studenti dicevano: — Meglio
-la ruvidezza del professor Grolli
-che la melliflua condiscendenza di tanti altri. Almeno
-il professor Grolli non ha predilezioni.
-</p>
-
-<p>
-Inoltre tutti sapevano che la sua adolescenza
-era stata piena di amarezze, che, rimasto a quindici
-anni orfano e senz'appoggio, aveva bastato
-a sè stesso dando ripetizione ai suoi condiscepoli,
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-e che s'egli era riuscito a conseguir giovanissimo
-un posto onorevole nonostante la sua indole poco
-flessibile e la mancanza di tutte le doti esteriori,
-egli non lo dovea a nessun patrocinio illustre, ma
-soltanto al suo merito e alla sua perseveranza.
-Com'egli aveva studiato, come studiava sempre!
-Studiava al tavolino, studiava camminando, certo
-studiava anche dormendo. Le allegre brigate degli
-scolari lo incontravano talvolta sui bastioni, ed
-egli appena si accorgeva di loro, tanto era assorto
-nei suoi pensieri. — Zitto! — bisbigliava un bello
-spirito all'orecchio dei compagni — il professore
-Grolli è con la sua amante. — La sua amante! — esclamava
-un ingenuo matricolino, aprendo tanto
-d'orecchi. — Già, la sua amante, la matematica. — E
-tutti a ridere e a dirsi — In fatto d'amanti, valgon
-meglio le nostre. — No, no — ripigliava misteriosamente
-qualche cattivo soggetto. — La vera
-amante del professore la conosco io. — Un'amante
-in carne ed ossa? — Sicuro. Finirà collo sposarla.
-La sua padrona di casa. — E nuovi scrosci di risa
-sgangherate tenevano dietro alla insulsa facezia.
-</p>
-
-<p>
-La signora Dorotea, come si vede, era conosciuta
-dalla scolaresca. Chi si recava dal professor Grolli
-la trovava spesso in salotto seduta davanti al tavolino
-con la calza in mano e gli occhiali sul naso,
-e doveva assoggettarsi da parte di lei ad un succoso
-interrogatorio, modellato sempre sul medesimo
-stampo.
-</p>
-
-<p>
-— Di chi domanda?
-</p>
-
-<p>
-— Del professor Grolli.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-— È uno studente?
-</p>
-
-<p>
-— Sissignore.
-</p>
-
-<p>
-— Vada pure avanti.
-</p>
-
-<p>
-Non passava poi giorno che la signora Salsiccini
-non comparisse a due o tre riprese nelle strade
-della città; la mattina per la spesa, il dopopranzo
-per le visite, senza contar le volte ch'ella andava
-a desinare da qualche famiglia amica. A malgrado
-de' suoi cinquantacinque anni, ella camminava
-svelta e spedita, dimenando alquanto i fianchi e
-rassettandosi di tratto in tratto la mantellina che
-le scivolava giù ora da una spalla, ora dall'altra.
-Portava per solito un vestito bigio di lana e un
-cappello di paglia scura con tese sporgenti, con
-due barbine di fioretti artificiali, e con un velo
-celeste sul davanti, sotto al quale la buona vedova
-passava frequentemente il fazzoletto per soffiarsi
-il naso con gran romore.
-</p>
-
-<p>
-— Ecco la trombetta dei bersaglieri — esclamò
-una mattina uno studente di prim'anno, sentendo
-quel suono e vedendo quel passo marziale.
-</p>
-
-<p>
-— Questi studenti — disse la signora Dorotea — si
-prendono libertà anche con le femmine più
-contegnose.
-</p>
-
-<p>
-Del resto, la signora Salsiccini, quantunque
-fosse un po' pettegola, quantunque avesse la
-passione del lotto, era una eccellente pasta di
-donna. Pel professore aveva cure materne, ed ella
-lo avrebbe giudicato un uomo perfetto se fosse
-stato più espansivo con lei e le avesse concesso di
-metter lingua nelle sue faccende. Nondimeno ella
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-lo aveva sempre difeso e aveva sempre levato a
-cielo l'illibatezza de' suoi costumi. Guai a lui s'egli
-le faceva far cattiva figura, guai a lui se tanto
-apparato di virtù veniva a risolversi in una figliuola
-clandestina!
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-</p>
-
-<h2>
-III.
-</h2>
-
-<p>
-Era già tramontato il sole quando il treno che
-conduceva il dottor Romualdo giunse alla stazione
-di Genova. Il nostro amico, la cui inquietudine era
-andata crescendo di mano in mano ch'egli si avvicinava
-al termine del suo viaggio, salì nel primo
-<i>omnibus</i> che gli si parò dinnanzi, e si lasciò condurre
-ad un albergo di aspetto signorile, ove
-ebbe la soddisfazione di esser preso pel servitore
-di una famiglia inglese arrivata insieme con lui.
-Tolto l'equivoco, egli venne affidato alle cure di
-un cameriere d'infima categoria, il quale, dopo
-avere acceso una candela, lo accompagnò in una
-stanzuccia del quinto piano. Lo scarso bagaglio e
-il vestito dimesso del viaggiatore non meritavano
-maggiori riguardi. Era già molto ch'egli pagasse
-il conto. Il cameriere, tanto per iscarico di coscienza,
-gli chiese s'egli avesse bisogno di nulla, e
-senz'aspettar risposta, lasciò la stanza tirando sgarbatamente
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-l'uscio dietro a sè. Ma il professore non
-se n'accorse nemmeno, assorto com'era in un solo
-pensiero: cercar subito del capitano Rodomiti.
-</p>
-
-<p>
-Onde, risciacquatosi alquanto per liberarsi dal
-caldo e dalla polvere, scese le scale, e domandò
-subito la via per giungere in piazza Banchi. Non
-gli fu difficile arrivarci, ma dovette convincersi
-che per quella sera bisognava rinunciare all'abboccamento
-col capitano. Perchè l'ufficio dei signori
-Radice e Lupini, <i>shipbrokers</i>, era chiuso, e non si
-sarebbe riaperto fino alla mattina successiva. Il
-professore girò un poco a caso; poi, facendo di necessità
-virtù, ritornò all'albergo, ove si risovvenne
-che non aveva ancora desinato e mangiò un
-boccone in fretta e senza appetito. Quando si ridusse
-nella sua cameruccia al quinto piano, erano
-circa le dieci. Il dottor Romualdo spalancò la finestra
-e s'accorse che la sua soffitta aveva il pregio
-inestimabile di dominare il magnifico porto di
-Genova. Qua e là lungo la costa brillavano, mutando
-di tratto in tratto colore, i fanali dei fari
-lontani; più presso, la colossale lanterna disegnava
-sull'orizzonte la sua mole maestosa, come un bruno
-fantasma cinto il capo di luce spettrale; dalle
-oscure masse dei bruni navigli si levava al cielo
-una selva d'alberi; il silenzio dell'ora era rotto dal
-gemito del vento che investiva le sartie e dal suono
-dell'onda che veniva a frangersi sulle carene. Dai
-mari del tropico e dai mari del polo, ora cullati
-sulle acque tranquille, ora sbattuti dal flutto minaccioso,
-ora protetti dal più bel padiglione d'azzurro,
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-ora avviluppati fra nuvole dense di pioggia
-e gravi di fulmini, attraverso bonacce, attraverso
-tempeste, lottando, soffrendo, quei mille e mille
-navigli erano convenuti allo stesso punto, e ora
-riposavano uno a fianco dell'altro dalle lunghe fatiche,
-salvo a dividersi presto per non incontrarsi
-forse mai più. Ma fra tanti legni quale era la
-<i>Lisa</i>? Gli occhi del professore cercavano invano
-d'indovinarlo, mentre il cuore con battito affrettato
-gli diceva che l'arrivo di quel bastimento, di cui
-ventiquattro ore prima egli ignorava perfino il
-nome, non doveva rimanere senza influenza sui suoi
-destini.
-</p>
-
-<p>
-Il nostro Romualdo dormì poche ore di un
-sonno interrotto. Al primo albeggiare calò impaziente
-dal letto, e si appoggiò di nuovo al davanzale
-della finestra. Una nebbietta sottile si stendeva
-sul mare e cingeva d'un tenue velo i legni ancorati
-nel porto; sotto, nella via buia, principiavano
-a muoversi delle ombre, a levarsi dei suoni; la
-città più operosa d'Italia si svegliava rapidamente.
-A poco a poco cresceva il moto e lo strepito; il
-fischio acuto della locomotiva fendeva l'aria; sui
-ciottoli della via si sentiva il rumore sussultorio
-dei carri pesanti e lo scalpitar delle zampe ferrate
-dei cavalli e dei muli; i ragli e i nitriti si mescevano
-al vociar dei facchini. Indi il sole, alzandosi
-sull'orizzonte, pennelleggiava d'una bella tinta di
-arancio le nuvolette sparse pel cielo; s'indoravano
-al caldo raggio le punte delle antenne dei bastimenti,
-spiccavano i colori delle allegre bandiere
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-sventolanti da poppa, l'onda palpitante di voluttà
-si colorava di sprazzi argentini; sgombre dal grigio
-vapore che le avvolgeva si disegnavano con
-netti contorni le cupole delle chiese e le guglie
-dei campanili, e le case, e le villette disseminate
-sui colli, finchè i fasci luminosi invadevano anche
-le strade più anguste portando dappertutto il movimento
-e la vita baldanzosa della giornata che
-comincia.
-</p>
-
-<p>
-Prima delle sette, il professore era già fuori
-dell'albergo e passeggiava su e giù per la piazza
-Banchi aspettando che l'ufficio dei signori Radice
-e Lupini si aprisse. Lo aspettava con impazienza, e
-nondimeno, quando vide le imposte spalancate, e
-un signore dalla faccia rubiconda (certo il signor
-Radice o il signor Lupini) dondolantesi sulle punte
-dei piedi nel vano della porta, coi due pollici
-nelle tasche del panciotto, col sigaro in bocca e
-col cappello in testa, dovette fare altri tre o
-quattro giri prima di trovare il coraggio necessario
-per presentarsi. Intanto alcuni individui, che
-al vestito parevano gente di mare, vennero a scambiar
-poche parole col mediatore. Poi si lasciarono
-con una stretta di mano, e il signor Radice, o Lupini
-che fosse, gettò via il sigaro, aperse la bocca
-a un lungo sbadiglio, stirò le braccia ed entrò nel
-suo banco. Il dottore Romualdo, pensando che
-fra coloro i quali si allontanavano poteva esservi
-anche il capitano Rodomiti e che con la sua
-esitanza egli aveva forse perduto l'opportunità di
-veder subito il misterioso personaggio, ruppe finalmente
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-gli indugi, e affacciatosi all'uscio con la
-mano al berretto: — Di grazia — chiese — c'è qui
-il capitano Antonio Rodomiti?
-</p>
-
-<p>
-Il signor Radice (o Lupini), vista l'esotica figura
-del professore, ne fu esilarato, e, da quell'uomo
-faceto ch'egli era, prima di rispondere, guardò
-sotto alle sedie, sotto ai banchi e perfino dietro
-le imposte di un piccolo armadio infisso nella parete;
-poi disse con una risatina; — Non lo vedo.
-</p>
-
-<p>
-Sconcertato un po' da questo strano accoglimento,
-il Grolli ripensò con desiderio alla sua
-cattedra, al suo laboratorio chimico e alla graziosa
-formola <i>x&nbsp;<span class="division"><span class="numerator">sen y</span><span class="denominator">sen α</span></span></i>; tuttavia rinnovò la domanda
-con altre parole: — Ma non viene qui il capitano
-Rodomiti?
-</p>
-
-<p>
-— Sicuro che viene, ma adesso non c'è.
-</p>
-
-<p>
-— E... scusi... a che ora posso...?
-</p>
-
-<p>
-Il professor Grolli non aveva finito la frase
-quando il signor Radice (o Lupini) scoppiò in una
-risata sonora. Gli è che l'ottimo sensale di noleggi
-coglieva finalmente il frutto della sua facezia
-di pochi minuti prima. Poichè sulla soglia
-dell'ufficio, dietro la personcina esile e smilza del
-professore, era comparso un colosso alto quasi due
-metri e grosso in proporzione, e questo colosso
-era precisamente il capitano Rodomiti che il signor
-Radice (o Lupini) aveva fatto le viste di cercare
-perfino negli scaffali d'un armadio.
-</p>
-
-<p>
-— Con permesso — disse il capitano, il quale
-a cagione della sua mole ciclopica non poteva
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-entrare finchè il professore non gli cedesse il
-posto.
-</p>
-
-<p>
-Costui sentì a trenta centimetri sopra il suo
-capo la voce tonante del nuovo arrivato, si voltò,
-guardò in su, e vide in mezzo a una nuvola di
-fumo che usciva dal caminetto di una pipa, una
-bella testa caratteristica con la carnagione abbronzita,
-la barba folta, gli occhi azzurri e profondi e
-una cicatrice a sinistra della bocca.
-</p>
-
-<p>
-— Con permesso — ripetè il capitano, e il dottor
-Romualdo si tirò da parte più confuso che
-mai, mentre il signor Radice (o Lupini) rivoltosi
-al colosso gli disse: — Capitano, quel signore domanda
-di voi.
-</p>
-
-<p>
-Il capitano Rodomiti squadrò d'alto in basso il
-signore piccino, si tolse la pipa di bocca, mandò
-fuori un buffo di fumo e chiese: — È lei il professore
-Romualdo Grolli?
-</p>
-
-<p>
-— Appunto, sono io — rispose il professore, alzando
-gli occhi in su come se guardasse un campanile.
-</p>
-
-<p>
-— Lietissimo di far la sua conoscenza... Se non
-Le dispiace, potremo andare in luogo tranquillo...
-a pochi passi di qui... A rivederci allora — continuò
-il capitano, salutando con la mano il sensale
-di noleggi senza pronunziarne il nome, e lasciando
-così sospesa la grave questione se il personaggio
-faceto fosse il signor Radice o il signor Lupini. — Eccomi
-con lei — egli riprese quindi, abbassando
-lo sguardo sul Grolli.
-</p>
-
-<p>
-E i due uomini uscirono insieme sulla strada.
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-Il professore, che durava non poca fatica a misurare
-il suo passo su quello del capitano, gli veniva
-a fianco senza parlare nella speranza che l'altro
-iniziasse il discorso. Dal canto suo il Rodomiti
-avrebbe preferito di essere interrogato; onde tacevano
-tutti e due, e tacendo si esaminavano a
-vicenda. Una grande disparità fisica non suol generare
-a prima vista una grande simpatia reciproca
-fra due individui. E fra il Rodomiti e il Grolli la
-disparità non poteva esser maggiore. Il primo,
-come si disse or ora, era veramente un bell'uomo,
-dalla fisonomia aperta e leale, ma il dottor Romualdo
-lo considerava dal punto di vista onde
-gli uomini troppo piccoli considerano gli uomini
-troppo grandi, e non poteva guardare senza una
-certa diffidenza quella figura torreggiante, quelle
-membra atletiche, il cui solo contatto pareva doverlo
-schiacciare. Ed egli velava questa diffidenza
-con la unzione, con la timidezza che sono
-proprie dei deboli quando si trovano al cospetto
-dei forti, e che spiacevano singolarmente al capitano
-Antonio, già poco favorevole al <i>topo di
-libreria</i>.
-</p>
-
-<p>
-Il Rodomiti si determinò a romper pel primo il
-silenzio. E lo fece alla marinaresca, senza preamboli. — Io
-vengo da Montevideo, signore.
-</p>
-
-<p>
-Quest'annunzio fu una rivelazione pel Grolli.
-Egli alzò gli occhi verso il suo interlocutore, poi
-li chinò a terra e un vivo rossore si stese su quella
-parte del suo volto che non era nascosta dalla
-barba o dai capelli.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-— Da Montevideo — egli soggiunse, come facendo
-eco alle parole del capitano.
-</p>
-
-<p>
-E cento memorie della fanciullezza si affacciarono
-alla sua mente, e un nome scancellato
-quasi dal suo cuore gli tornò sulle labbra. Pur
-sul punto di pronunziarlo si arrestò, come se pronunziandolo
-violasse un voto, fallisse a un dovere.
-E si contentò di fare una domanda indiretta:
-</p>
-
-<p>
-— È partito da un pezzo di là?
-</p>
-
-<p>
-— Da due mesi e mezzo.
-</p>
-
-<p>
-— E la cosa per la quale mi ha chiamato a Genova
-ha relazione con questo suo viaggio?
-</p>
-
-<p>
-— Senza dubbio — rispose il capitano, stanco
-di tutto questo armeggìo. — Ho un incarico
-della signora Elena Natali.
-</p>
-
-<p>
-L'incanto era rotto. Il nome che da anni e anni
-il professor Grolli non sentiva più menzionare
-d'intorno a sè tornava a ferirgli l'orecchio, e la
-persona che portava quel nome stava forse per
-aver di nuovo una parte nella sua vita.
-</p>
-
-<p>
-— Elena! — balbettò il professore, più commosso
-ch'egli non volesse parere. — Non le sarà
-già accaduta sventura?
-</p>
-
-<p>
-— Povera signora! Se ella ebbe colpe verso la
-sua famiglia, le ha certo espiate.
-</p>
-
-<p>
-— Sarebbe... morta?
-</p>
-
-<p>
-— Quando partii da Montevideo, ella viveva,
-ma pur troppo era ridotta agli estremi... Basta,
-ora vedrà una sua lettera.
-</p>
-
-<p>
-In quella, il capitano, invitando il dottor Romualdo
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-a seguirlo, infilò un portone spalancato,
-salì un paio di scale, spinse una porticina ch'era
-solamente rabbattuta ed entrò insieme al suo compagno
-in un andito stretto e buio.
-</p>
-
-<p>
-— Sei tu, Tonino? — disse una voce femminile.
-E in pari tempo una donna di mezza età aperse un
-uscio laterale dando un po' di luce all'andito tenebroso.
-</p>
-
-<p>
-— Son io — rispose il capitano — È fatta la
-mia camera?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, Tonino... Bada al fuoco... Mi raccomando,
-con quella pipa.
-</p>
-
-<p>
-Il capitano Antonio fece spallucce, e chiese: — La
-bimba?
-</p>
-
-<p>
-— Dorme ancora... Devo svegliarla?... Poni il
-piede su quella favilla... Abbi riguardo, Tonino.
-</p>
-
-<p>
-— Lasciala dormire — replicò il capitano, senza
-curarsi delle strane paure di sua sorella Teresa
-circa al fuoco. — Passi, passi.
-</p>
-
-<p>
-Queste ultime parole erano rivolte al dottore
-Romualdo, che venne introdotto in una camera
-modesta ma pulita, e fatto sedere davanti a un tavolino.
-</p>
-
-<p>
-Il Rodomiti offerse al suo ospite un sigaro che
-questi rifiutò, poi tolse dal cassetto un grosso
-piego suggellato.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbi queste carte dalla signora Elena — egli
-soggiunse. — Si compiaccia di leggerle. Io la lascio
-solo, ma tornerò di qui a mezz'ora... Intanto
-son di là con mia sorella. Se le occorre qualche
-cosa, tiri il campanello.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-E uscì inchinandosi alquanto per non urtar col
-capo sull'architrave.
-</p>
-
-<p>
-— Fumerà anche lui — brontolava la signora
-Teresa nell'andito — sicuro, fumano tutti adesso,
-fumano perfino le donne.
-</p>
-
-<p>
-E il capitano replicava infastidito: — Sempre
-questa fissazione del fuoco.... Non fuma, non fuma.
-</p>
-
-<p>
-Poi si fece silenzio, e il dottore Romualdo aperse
-con mano tremante il piego misterioso che gli
-stava davanti. Insieme con altre carte ch'egli si riserbò
-di esaminare più tardi, c'era una lunga lettera
-scritta di mano femminile.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-</p>
-
-<h2>
-IV.
-</h2>
-
-<p>
-«Fratello mio, — diceva quell'epistola — sono
-quasi dodici anni dacchè, figlia disobbediente e
-cattiva sorella, io lasciai il tetto domestico, ove
-avrei dovuto confortare la vecchiezza del babbo
-ed essere per te una seconda madre. Una passione
-infelice mi acciecò. Seguii oltre l'Oceano l'uomo
-che mi aveva ammaliata, e dopo essere rimasta
-senza risposta a due lettere scritte a nostro padre,
-non volli ritentare la prova; considerai che tutta
-la mia famiglia avesse cessato di esistere per me.
-Ero superba, Romualdo; mi pareva di esser trattata
-in modo indegno, e il mio cuore s'indurì nel
-dispetto e nell'ostinazione. Per altro, da un'amica
-mia io ricevevo di tratto in tratto nuove di casa, e da
-lei seppi della morte di nostro padre. Piansi, mi strappai
-i capelli, mi accusai di avere con la mia condotta
-abbreviato i giorni di quegli a cui dovevo
-la vita, e scrissi a te, fratello mio, a te che avevo
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-cullato tante volte su' miei ginocchi, a te cui avevo
-insegnato a balbettare le prime parole. Ma certo
-tu mi credevi una triste donna, e la voce della tua
-sorella non ebbe un'eco nel tuo cuore. Aspettai
-per mesi e mesi una tua lettera intenerendomi all'idea
-di riceverla, sperando di poter iniziar teco
-attraverso l'Oceano uno scambio di assidue corrispondenze.
-Io dicevo: egli mi racconterà i suoi
-studi, mi racconterà i suoi primi successi; perchè
-io ti sapevo pieno d'ingegno, e non dubitavo che
-saresti riuscito; mi racconterà i suoi primi amori,
-e quando amerà anche lui, oh allora, ne son certa,
-mi perdonerà... Ma la tua risposta non venne, e
-l'orgoglio mi vinse di nuovo, e mi chiusi nel mio
-silenzio, che durò fino adesso. L'amica che mi teneva
-informata delle cose della mia famiglia, o è
-morta anch'essa, o si stancò di scrivermi. È proprio
-vero, sai, quel proverbio: <i>lontan dagli occhi, lontan
-dal cuore</i>. Per anni ed anni non seppi nulla di
-te. A malgrado che vi sia una continua emigrazione
-dall'Italia a queste contrade, dal nostro paese non
-è mai capitato nessuno. Finalmente arrivò qui, or
-son dieci mesi, certo Zirlo, della Spezia, che non
-ti conosceva di persona, ma che ti aveva sentito
-nominare perchè un suo nipote aveva studiato in
-codesta Università. Avevi dunque seguìto la tua
-vocazione, eri divenuto professore. Lo dicevano
-sempre in casa, a vederti immerso nei libri, alieno
-dai divertimenti, dai chiassi. Ma io volevo notizie
-più precise, e ottenni che il signor Zirlo scrivesse
-al nipote a questo scopo, raccomandandogli però
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-(vedi come il mio orgoglio fa sempre capolino) di
-non farti saper nulla dell'incarico ch'egli aveva
-avuto. Il giovane rispose diffusamente, parlando
-della stima di cui godi, della certezza che hai di
-succedere in un termine non troppo lungo al professore
-titolare, dalle tue abitudini ritiratissime,
-della gravità del tuo carattere. Benedetto ragazzo!
-Sempre misantropo, fin da fanciullo! Dal giorno
-in cui ebbi queste informazioni fui più tranquilla.
-Non ti scrissi però; mi bastava saperti vivo, sano,
-onorato. Pensavo bensì che ti avrei scritto se si
-avverava un mio presentimento.
-</p>
-
-<p>
-«Questo mio presentimento sta per avverarsi.
-Io avrò presto fornito il mio cammino nel mondo,
-o fratello, e oggi stesso il medico, ch'io supplicai
-di dirmi la verità, mi confessò che non ho più che
-otto o dieci giorni da vivere. Grazie al cielo, la
-mia energia non mi abbandona nemmeno in quest'ultima
-prova. Bensì mi abbandona il mio orgoglio,
-e ti mando un tenero addio e ti chiedo perdono
-di esserti stata una cattiva sorella come fui
-una cattiva figlia ai nostri genitori, e ti prego di
-cosa che confido non mi sarà negata da te.
-</p>
-
-<p>
-«Ascoltami. Non t'intratterrò sulle vicende di
-quest'ultimi anni. Ho profuso tesori d'affetto su
-chi forse non n'era degno, ma che importa quando
-si ama? Saprai a ogni modo ch'<i>egli</i> mi aveva sposata
-pochi mesi dopo il nostro arrivo qui, nel
-momento in cui ci nacque il primo figliuolo. No,
-egli non era senza cuore; egli non voleva, dopo
-aver disonorata una donna, abbandonarla; ma le
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-avversità esacerbarono il suo carattere naturalmente
-sospettoso, iracondo, e resero ben dura,
-ben difficile la vita al suo fianco. Peggio poi
-quando vennero a travagliarlo le sofferenze fisiche,
-e il suo corpo che pareva di granito andò via via
-dissolvendosi come la cera al fuoco. Rimasi vedova,
-povera, senz'appoggi, con tre bambini a cui
-provvedere. Non mi perdetti d'animo, lottai contro
-tutti gli ostacoli, non isdegnai nessuna onesta
-fatica, apersi un piccolo albergo ch'ebbe prospere
-sorti, e riuscii, io donna debole e già cagionevole
-di salute, a ricondurre un po' d'agiatezza nella
-mia casa. Ma la sventura aveva preso a perseguitarmi.
-La febbre gialla mi portò via due de' miei
-figli; non mi rimase che la mia Gilda, la mia ultima
-nata. Lo vedi, ha il nome di nostra madre.
-E intanto il male che mi rodeva da gran tempo le
-viscere fece progressi rapidi, spaventevoli; invecchiai
-in pochi mesi più che non avessi invecchiato
-in dieci anni. Vedendo nello specchio le mie
-guance smunte, il mio colorito terreo, i miei occhi
-appannati, io non mi feci illusioni sul mio
-stato; pur lavorai ugualmente, finchè potei reggermi
-in piedi. Da un mese non esco dalla mia
-camera, da due settimane non lascio il letto. Oggi,
-te lo dissi già, so che vivrò ancora pochi giorni.
-Oh non è triste morire, ma è triste non poter più
-rivedere i cari volti delle persone amate, è triste
-non poter risalutare una volta la patria. E, per una
-madre, è triste sovra ogni altra cosa il dover lasciare
-una bimba di non ancora quattr'anni, senza
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-sapere chi veglierà sulla sua infanzia, chi formerà
-il suo cuore e la sua mente. Qui ci sono molti italiani,
-e non sarebbe impossibile di trovar fra essi
-qualche anima generosa, ma siamo in paesi ove
-gli uomini vengono e passano; dall'oggi al domani
-la fortuna può balzarli in qualche fattoria
-lontana centinaia e centinaia di miglia, sul margine
-d'una foresta vergine, a poche ore dagli accampamenti
-di popolazioni selvagge che anelano
-di vendicarsi di ciò che noi europei facciamo loro
-soffrire. Poi la sete del guadagno sciupa i migliori
-caratteri; non si parla d'altro, non si pensa ad altro.
-Sì, forse nelle tiepide sere, sotto l'imponente
-padiglione azzurro di questo cielo, stanchi dalle
-fatiche del giorno, si pensa talvolta al luogo che
-ci ha visti nascere, all'orizzonte che i nostri occhi
-hanno contemplato schiudendosi alla luce, alle
-voci che ci sono prime suonate all'orecchio. E
-queste memorie tristi e soavi sono ancora la maggior
-ricchezza morale che ci rimanga. Ma chi è
-nato qui di genitori europei è un esule che non
-può ricordarsi la patria. Poichè qui si è esuli sempre,
-anche quando ci si nasce... E tale sarebbe
-la condizione della mia Gilda, se ella restasse in
-America... O Romualdo, questo pensiero è più
-acerbo di tutti i miei dolori fisici! Aggiungi
-poi che il poco denaro ch'io posso lasciare a
-mia figlia, sufficiente per mantenerla alcuni anni
-in Europa, sarebbe qui esaurito in brevissimo
-tempo.
-</p>
-
-<p>
-«Presi un partito decisivo, confortatavi anche
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-dal consiglio e dalle offerte di un amico onesto e
-leale, il capitano Antonio Rodomiti, il quale, dacchè
-io mi trovo a Montevideo, fu qui più volte
-col suo legno, e nel suo penultimo viaggio tenne
-a battesimo la Gilda. Vistami ora in tante angustie
-e già spacciata dai medici, egli ebbe compassione
-di me. Ecco ciò che risolsi. Rimandare in
-Europa la fanciulla, approfittando della partenza
-per Genova del suo padrino, il quale se ne incarica
-come d'una sua creatura e non vuole un centesimo
-di compenso, vendere tutto il poco che ho
-e formare un peculio che accompagni la mia Gilda
-e le permetta di non essere a carico di nessuno
-durante il tempo della sua educazione; finalmente
-nominar te, fratello mio, tutore di questa orfanella,
-e raccomandartela, e scongiurarti, quando
-tu non possa (nè io certo lo pretendo) tenerla in
-casa tua, di metterla a pensione presso gente fidata,
-e di invigilare sopra di lei sino al giorno in
-cui ella sarà in grado di provvedere a sè stessa.
-No, tu non mi negherai questa grazia. La mia
-Gilda non deve turbare la quiete dei tuoi studi,
-ella non deve essere per te un peso o un ostacolo
-se tu hai già una famiglia, o se stai per averla. Ma
-io morrò più tranquilla pensando che uno di casa
-mia la sovverrà di consiglio ov'ella ne abbia bisogno,
-accorrerà al suo letto ov'ella sia malata... e le
-parlerà qualche volta di nostra madre. Oh sì, di me
-non importa che tu le parli, Romualdo; io non le
-lascio esempi da imitare, ma conviene ch'ella onori
-la memoria di nostra madre, di quell'angiolo che
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-ci abbandonò mentre tu eri fanciullo ed io entravo
-appena nell'adolescenza, di quell'angelo, che, se
-fosse vissuto, mi avrebbe forse guarita delle mie
-pazzie...
-</p>
-
-<p>
-«In questa lettera troverai alcuni documenti
-che potrebbero esserti necessari: il mio atto di matrimonio,
-l'atto di morte di mio marito, la fede di
-nascita della Gilda.
-</p>
-
-<p>
-«Il capitano Rodomiti ha tutta la somma ch'io
-ricavai dalla vendita di ciò che possedevo. Egli ne
-sa la cifra precisa, ed ha l'incarico di convertirla
-in moneta italiana e di consegnartela. Credo si tratterà
-di una decina di mila lire. Puoi fidarti ciecamente
-del capitano. Per me ho serbato solo quel
-tanto che può bastare pei pochi giorni che mi restano
-da vivere. Lo stesso Rodomiti portò seco
-anche una cassa con alcuni vestiti per la Gilda e
-quanta più biancheria ho potuto radunare. Ti
-mando infine un medaglione d'oro, che la mamma,
-morendo, mi pose al collo e che non mi ha mai
-abbandonata. È inutile ch'io lo porti meco sotterra.
-Tienlo per memoria della tua sorella? Te ne ricordi
-della tua sorella? Di quando amavi arrampicarti
-sulle mie spalle, e gettandomi le braccia
-intorno al collo, insistevi perchè ti portassi in giro
-per le stanze? O di quando, più tardi, già in via
-di diventare un dottore, sebbene così piccino, mi
-sgridavi perchè con le mie chiacchiere disturbavo
-le tue lezioni?... Chi l'avrebbe detto allora che,
-poco tempo dopo, l'Oceano ci avrebbe divisi per
-sempre?... Capricci dei destino!... Ah se potessi,
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-prima di chiudere gli occhi, vederti in mezzo ai
-tuoi scolari!... Ma è inutile far castelli in aria.
-</p>
-
-<p>
-«Lascerò l'ordine che ti mandino una copia del
-mio atto di morte. Voglio che tu abbia tutte le
-carte in regola, che nessuno possa sollevare dubbi
-sulle tue facoltà di tutore.
-</p>
-
-<p>
-«Basta ormai, fratello mio, sono stanca, e le
-poche forze che mi rimangono ho bisogno di serbarle
-pel momento terribile del mio distacco dalla
-Gilda. Pochi giorni prima o pochi giorni dopo,
-tanto e tanto io debbo presto lasciarla, e per lei è
-certo meglio separarsi dalla sua mamma oggi, che
-assistere a una dolorosa agonia; ma non si ragiona
-sempre, e allorchè saremo all'ultimo bacio, ho
-paura che il cuore mi scoppi. Povera Gilda! La
-vedrai. È bella come un angioletto; è un po' viva,
-ma giudiziosa, buona, e mi vuol tanto bene.
-Oh ne vorrà anche a te, ne sono sicura... Le dissi
-che deve andar via per qualche giorno col capitano
-Rodomiti, e quantunque ella adesso strepiti
-e pianga, spero che finirà col rassegnarsi perchè
-il capitano ha saputo trovar la strada del suo cuoricino.
-E poi ella si affeziona ben presto a quelli
-che sono gentili con lei.
-</p>
-
-<p>
-«Addio, Romualdo. Sono in procinto di comparire
-davanti al Signore, e ho fede ch'egli mi
-perdonerà le mie colpe perchè ho molto sofferto.
-E tu pure mostra di perdonarmi accogliendo il tesoro
-che ti affido. Quando questo foglio giungerà
-nelle tue mani, io non sarò più tra i vivi, ma chi
-sa, forse in quell'istante la tua sorella ti sarà più
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-vicina che non ti sia mai stata da undici anni a
-questa parte, forse, passandoti accanto, spirito leggero
-e fuggitivo, ella deporrà un bacio sulla tua
-fronte. Ancora una volta addio, Romualdo.
-</p>
-
-<p class="indr">
-«<i>La tua</i> <span class="smcap">Elena</span>.»
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-</p>
-
-<h2>
-V.
-</h2>
-
-<p>
-Il dottore lesse questa lettera tutta d'un fiato.
-Quando l'ebbe finita, egli si trovò in una condizione
-d'animo nuova per lui. Avvezzo a disciplinare
-i suoi sentimenti sotto l'impero della ragione,
-egli s'accorse che oggi essi si ribellavano al solito
-freno. Egli aveva un bel dirsi, che i legami di parentela,
-per intimi che siano, valgono ben poco
-senza i legami dell'anima creati dalla convivenza,
-dagli affetti, dai gusti comuni, aveva un bel dirsi
-che questa donna, di cui egli appena rammentava
-la fisonomia e con la quale per undici lunghi anni
-non s'era scambiato una riga, era per esso meno
-assai dell'ultimo fra i suoi studenti. Aveva un bel
-dirsi che, dimenticando i suoi doveri, Elena aveva
-perduto i suoi diritti e ch'ella non poteva turbare
-la vita raccolta e studiosa di lui gettandogli sulle
-spalle un cumulo di pensieri e d'inquietudini...
-Nonostante tutte queste savie considerazioni, egli
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-si sentiva commosso come non era stato da un
-pezzo, si sentiva men fermo nel convincimento in
-cui era cresciuto circa ai torti di sua sorella, e per
-la prima volta nella sua vita dubitava di quella
-virtù arcigna che consiste nel soffocar le passioni
-e che nulla perdona agli altri perchè nulla comprende.
-Certo l'idea della povera Elena era stata
-ben singolare. Senza nemmeno sapere quali fossero
-le abitudini di suo fratello, senz'avere alcun dato
-preciso sul suo carattere, ella affidava a lui, morendo,
-la sua figliuola. E spediva questa bambina
-oltre all'Oceano, esponendola ai rischi e ai disagi
-di un lungo viaggio di mare, non preoccupandosi
-di ciò che sarebbe avvenuto s'egli non avesse accettato
-l'ufficio onde a lei piaceva di incaricarlo...
-Eppure, nella dolorosa situazione in cui ella si trovava,
-che altro avrebbe potuto fare? A chi altri
-rivolgersi? Non era egli il suo più stretto congiunto?
-</p>
-
-<p>
-Il professore Romualdo girava su e giù per la
-stanza, ora con le mani intrecciate dietro la schiena,
-ora gestendo, animatamente e cacciandosi su pel
-naso qualche presa abbondante di tabacco. Positivista
-come gran parte degli scienziati, egli non
-credeva ai viaggi fantastici d'oltre tomba; tuttavia
-le ultime parole della lettera gli ronzavano agli
-orecchi: <i>Forse in quell'istante tua sorella ti sarà
-più vicina che non ti sia stata da undici anni
-a questa parte, forse passandoti accanto, spirito
-leggero e fuggitivo, ella deporrà un bacio sulla
-tua fronte.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-— È permesso? — chiese dal di fuori una voce
-piena e sonora, ch'era impossibile prendere in
-isbaglio.
-</p>
-
-<p>
-Il Grolli trasalì. — Chi è?
-</p>
-
-<p>
-— Sono io, sono il capitano Rodomiti.
-</p>
-
-<p>
-E la poderosa persona del marinaio si affacciò
-alla soglia. Egli aveva sempre la sua pipa in bocca
-e la sua testa era circonfusa da una nuvola di fumo.
-</p>
-
-<p>
-— Se desidera ancora rimaner solo... se non ha
-letto tutte le carte che le ho lasciate — continuò
-il capitano, mostrandosi pronto a ritirarsi di
-nuovo.
-</p>
-
-<p>
-— No, no — disse il Grolli, e, vincendo la sua
-innata timidezza, fece qualche passo verso il suo
-interlocutore; quindi soggiunse senz'alzare gli occhi: — Ho
-letto, e innanzi tutto mi lasci dirle che
-Lei è un cuor generoso.
-</p>
-
-<p>
-— Basta — interruppe il colosso — non perdiamoci
-in complimenti. Noi uomini di mare, quando
-facciamo una cosa, crediamo di far ciò che c'impone
-il nostro dovere. La prego invece di accostarsi
-di nuovo al tavolino... Qui... s'accomodi.
-</p>
-
-<p>
-Così dicendo, depose la pipa in un angolo della
-stanza e si tolse di tasca un piccolo astuccio.
-</p>
-
-<p>
-La signora Teresa sospinse adagino l'uscio e
-cacciò la testa per lo spiraglio.
-</p>
-
-<p>
-— Che c'è? — gridò il capitano.
-</p>
-
-<p>
-— Niente... mi pareva di sentire odor di bruciato.
-</p>
-
-<p>
-Il capitano Rodomiti non potè a meno di lasciarsi
-sfuggire una vivace esclamazione marinaresca
-che pose in fuga la signora Teresa; poi chiuse
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-l'uscio per di dentro e tornò dal professore Romualdo.
-</p>
-
-<p>
-— Questo — egli ripigliò, consegnandogli l'astuccio — è
-il medaglione che la signora Elena
-m'incaricò di portarle.
-</p>
-
-<p>
-Vi fu un momento di silenzio. Il dottor Grolli
-aveva aperto l'astuccio e stava contemplando quel
-gingillo che aveva attraversato due volte l'Oceano
-e che gli ricordava sua madre.
-</p>
-
-<p>
-— Ed ora — proseguì di lì a poco il capitano — non
-Le spiaccia esaminare questa nota. È scritta
-tutta di pugno della signora Natali, e contiene
-l'elenco delle monete da lei versate nelle mie mani
-il giorno della mia partenza. In tutto 2100 piastre
-d'argento, che io convertii qui in franchi 10,674 56,
-com'Ella vedrà su questo polizzino del cambiavalute.
-La somma è presso i signori Radice e Lupini,
-ove andremo a ritirarla più tardi. Lei è il tutore
-naturale e legittimo di sua nipote; dunque il danaro
-va pagato a Lei, ed Ella lo impiegherà nel
-modo che reputerà più sicuro e proficuo per la sua
-pupilla... Io non debbo e non voglio ingerirmene...
-Ma adesso, due parole schiette e leali fra noi... A
-giorni io parto per un lunghissimo viaggio... Vorrei
-lasciar Genova con la coscienza tranquilla circa all'avvenire
-della bambina... Anche noi lupi di mare
-siamo atti ad affezionarci a qualcheduno, e io ho
-preso a voler bene a questa figlioccia. Accampar
-diritti non posso: non ne ho; avevo degli obblighi
-e sto per esserne liberato... Ma con la franchezza
-del galantuomo che parla ad un altro galantuomo
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-Le dico: l'ufficio che la signora Natali le assegna è
-grave, assai grave... Colto alla sprovveduta come
-fu, Ella non può averne ancora misurata tutta l'importanza...
-Se non si sentisse in grado d'incaricarsi
-della piccina, vedremmo insieme che cosa si potrà
-fare... Povera Gilda!... Ci pensi, ci pensi, signor
-professore.
-</p>
-
-<p>
-Il capitano era visibilmente commosso; egli si
-chinò a raccogliere la sua pipa, l'accese e risollevò
-intorno a sè una nuvola di fumo.
-</p>
-
-<p>
-— Capitano — esclamò il professore, che aveva
-ripreso i suoi giri per la stanza e che mal dissimulava
-la sua inquietudine, — prima di tutto, siamo
-ben sicuri che mia sorella sia morta?
-</p>
-
-<p>
-— Non c'è dubbio, signore. Ella era già all'ultimo
-stadio della consunzione... Questione di giorni,
-di ore forse... Il corpo era sfatto, signor professore,
-ma l'anima era sempre d'acciaio... Ho visto pochi
-uomini andare incontro alla morte come ci andava
-lei... Ha sorriso persino nel separarsi dalla Gilda.
-</p>
-
-<p>
-Il dottor Grolli abbassò il capo e stette muto
-alcuni secondi; poi disse: — Con la franchezza con
-cui mi ha interrogato, voglia pure rispondermi...
-Mia sorella manifestò mai il pensiero ch'io potessi
-sottrarmi al delicato incarico ch'ella mi affidava
-con la sua lettera?
-</p>
-
-<p>
-— No — rispose il Rodomiti, dopo aver riflettuto
-un istante. — Una sola volta, io medesimo, lo
-confesso, le feci intravedere la possibilità d'un suo
-rifiuto. Ella, che giaceva supina sul suo letto, si
-alzò faticosamente a sedere, e mi guardò sbigottita,
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-ma la sua fisonomia non tardò a riprendere la
-sua espressione naturale. Mi tese la mano scarna,
-con queste parole che non dimenticherò mai: — In
-ogni caso, capitano, io mi fido di voi... la mia
-Gilda non sarà gettata sulla strada. — Può fidarsene,
-signora Natali — io risposi. — Lo sapevo — ella
-bisbigliò con un sorriso. E tutta racconsolata
-lasciò ricadere il capo sul guanciale.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, capitano Rodomiti — proruppe il
-dottore, animandosi a un tratto — prima che su
-ogni altro, mia sorella aveva fatto assegnamento
-su me. Io non permetterò ch'ella vi abbia fatto assegnamento
-invano.
-</p>
-
-<p>
-Il capitano si levò la pipa di bocca e la tenne
-fra le dita sospesa all'altezza della spalla, poi fissò
-i suoi occhi in quelli del professore, che esprimevano
-una volontà ferma e risoluta, e gli tese la sua
-mano bruna e incallita.
-</p>
-
-<p>
-— Bravo, professore, Lei mi solleva da un gran
-pensiero... Mia sorella Teresa avrebbe tenuto volentieri
-la piccola Natali presso di sè, ma io non
-sarei stato appieno tranquillo. Teresa ha un cuor
-d'oro, ma è un po' corta, ha certe fissazioni strane
-e per troppa affezione si rende molesta... Bravo,
-professore... Io m'ero ingannato nel giudicarla...
-Sì, non glielo dissimulo, a prima vista io temevo
-che Lei avrebbe cercato ogni pretesto per isbarazzarsi
-di questa nipote che Le piomba addosso dall'America...
-Avevo sbagliato; tanto meglio... Oh
-per me, quando sbaglio, lo dico aperto... Venga di
-qua adesso, signor dottore.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-E, aperto l'uscio, invitò il Grolli a passare
-avanti.
-</p>
-
-<p>
-La signora Teresa, appena sentì lo scalpiccìo dei
-piedi nell'andito, uscì da una stanza e si avvicinò
-il fratello chiedendogli piano — Hai parlato?
-</p>
-
-<p>
-— Ho parlato, ma non se ne fa nulla. Il signor
-professore vuole la bimba per sè... E noi — egli
-si affrettò a soggiungere, vedendo ch'ella si disponeva
-a replicare — non possiamo fare alcuna
-obbiezione, perchè egli è nel suo pieno diritto.
-</p>
-
-<p>
-La donna, che aveva una gran soggezione del
-suo Tonino, com'ella chiamava il gigantesco fratello,
-non aperse bocca, e si limitò a congiunger le
-mani e a tentennare il capo con aria malcontenta. — È
-già vestita — ella disse poi, mettendo il piede
-sopra una favilla sprigionatasi dalla pipa del capitano
-e caduta sul pavimento.
-</p>
-
-<p>
-Sotto questi auspizi il professor Grolli fu presentato
-alla Gilda col vezzeggiativo di zio Aldo.
-La fanciulla era bruna, ricciuta, aveva due occhi
-color nocciuola pieni di vita e d'intelligenza,
-membra snelle, giuste, aggraziate, statura piuttosto
-alta per l'età sua. È forza riconoscere ch'ella mostrò
-di gradir poco la presentazione. Infatti, quando
-lo zio Aldo tentò di prenderla in braccio, ella si
-scontorse e si mise a strillare in modo che gli convenne
-deporla subito in terra, e quando lo zio
-Aldo, che aveva disimparato i baci da un pezzo,
-si chinò a baciarla, ella tornò a piangere al contatto
-della sua ispida barba. Onde il professore si
-perdette d'animo, e la signora Teresa dichiarò al
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-fratello che mai e poi mai la Gilda si sarebbe acconciata
-ad andarsene con quel porcospino. Il
-capitano Rodomiti, vista la difficoltà della situazione,
-volle rimaner solo con la bimba, che lo
-chiamava abusivamente zio Tonino e che nei due
-mesi e mezzo passati a bordo della <i>Lisa</i> non gli
-aveva disobbedito una sola volta; se la fece sedere
-sulle ginocchia, quindi se la portò sulla spalla destra
-tenendola ritta, tantochè ella potesse toccare
-il soffitto colle sue manine, la condusse in giro per
-la stanza in questa posizione eminente, le raccontò
-alcune storielle, e le promise di raccontargliene
-dell'altre la sera, purchè fosse buona e si lasciasse
-prendere in braccio e baciare dallo zio Aldo. Così
-quando la Gilda ricomparve insieme col capitano,
-ella era di umore assai più mansueto, e respinse
-meno violentemente le carezze abbastanza impacciate
-dello zio.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-</p>
-
-<h2>
-VI.
-</h2>
-
-<p>
-Il dì seguente, nelle prime ore del pomeriggio,
-fra i tanti <i>fiacres</i> che percorrevano le vie di Genova
-diretti alla stazione, ce n'era uno aggravato
-dal peso formidabile del capitano Rodomiti, e da
-quello assai più tenue del dottore Romualdo e
-della piccola Gilda. Il capitano dondolava la bimba
-sulle sue ginocchia cingendole con un braccio la
-personcina elegante, mentre con la mano che gli
-restava libera sosteneva la sua pipa di maiolica,
-da cui si alzava una colonna di fumo ancora più
-densa dell'ordinario. Quanto al professore, si sarebbe
-detto ch'egli studiava un problema di matematica.
-E invero, ciò ch'egli studiava in quel
-momento era per lui ben più difficile d'un problema
-di matematica. Si trattava di apprendere
-l'arte di addomesticare la Gilda Natali come il capitano
-era riuscito ad addomesticarla, e l'occhio
-del Grolli passava dal Rodomiti alla fanciulla e
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-dalla fanciulla al Rodomiti, tentando di coglier la
-formula d'una situazione così delicata. Ahimè, nè
-la geometria superiore, nè l'algebra offrivano la
-soluzione dell'arduo quesito; e il libro dei logaritmi
-saputo a memoria giovava assai meno allo
-scopo di quello che non gioverebbe il libretto dell'<i>Attila</i>
-a far comprendere la questione d'Oriente.
-Onde il professore sudava freddo pensando che,
-una volta salito in ferrovia, egli si sarebbe trovato
-alle prese con difficoltà assai maggiori di quelle
-incontrate fino allora nella sua vita tutta studio e
-raccoglimento. Dal canto suo il capitano pareva
-molto più occupato della bambina che di colui
-il quale doveva succedergli nell'averne cura. Egli
-ravvolgeva le dita nei folti e ricciuti capelli di lei,
-le sfiorava carezzevolmente col dorso della mano
-la guancia, e la guardava con occhi inteneriti attraverso
-le nuvole di fumo svolgentisi intorno alla
-sua pipa. Dinnanzi a un confettiere, egli fece fermar
-la carrozza. Scese con la Gilda, entrò nel negozio
-e comprò alcuni frutti canditi, ne diede uno alla
-bimba e affidò gli altri al professore perchè li portasse
-seco in vagone e li distribuisse con parsimonia
-alla sua compagna nei momenti scabrosi.
-Alla stazione il capitano s'incaricò egli stesso di
-consegnare il bagaglio della fanciulla; poi scelse
-pei due viaggiatori una buona carrozza di seconda
-classe ancora vuota, ve li fece salire e, ritto dinnanzi
-allo sportello con un piede sul montatoio,
-formò un argine insuperabile a tutti quelli che
-avrebbero voluto entrare nel compartimento.
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-Quando lo sportello fu chiuso dal conduttore, il
-Rodomiti mise sul montatoio anche l'altro piede
-e introducendo la testa nel vano del finestrino
-continuò a mantenersi in comunicazione col professore
-e con la Gilda, sulla cui fronte principiavano
-ad addensarsi certe grosse nubi foriere della tempesta.
-Infine, allorchè la parola <i>pronti</i> fu ripetuta
-da un capo all'altro del convoglio e la macchina
-mise il suo fischio, egli baciò di nuovo la bambina,
-strinse vigorosamente la mano del Grolli, e
-calatosi a terra, se ne stette immobile a veder sfilarsi
-davanti i vagoni. Quando avrebbe riabbracciato
-la sua figlioccia? S'era avvezzo ormai alla
-compagnia della gentile creatura, per quasi tre
-mesi l'aveva avuta ai fianchi a tutte le ore, l'aveva
-tenuta a dormire nella sua cabina, l'aveva addomesticata
-allo spettacolo del mare in tempesta,
-del cielo scuro e iracondo, s'era avvezzato a vestirla,
-a spogliarla, a metterla a letto, e adesso gli
-toccava lasciarla forse per sempre. — A rivederci
-tra qualche anno — egli aveva detto nell'accommiatarsi
-dal professore; ma chi sa che cosa sarebbe
-accaduto fra qualche anno? Intanto fra pochi giorni
-egli salpava per le Indie, e la Gilda avrebbe un
-bel chiamare lo <i>zio Tonino</i>!
-</p>
-
-<p>
-Con questi pensieri lo <i>zio Tonino</i> si allontanava
-dalla stazione, e fosse il fumo della pipa o
-altro che gli dèsse molestia, fatto si è ch'egli dovette
-passarsi più volte la manica del vestito sugli
-occhi.
-</p>
-
-<p>
-Mentre il capitano Rodomiti si affannava nelle
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-angustie dell'avvenire, il professore Romualdo era
-in mezzo alle tribolazioni del presente. Fino all'ultimo
-momento la Gilda era fissa nell'idea che
-lo <i>zio Tonino</i> sarebbe partito con lei, e aveva creduto
-ch'egli scherzasse dicendole il contrario. Ma
-quando il convoglio si mise in moto, ed ella vide
-che il capitano restava davvero alla stazione, non
-ebbe ritegno alcuno nell'urlare e nel piangere. Il
-meschino professore non sapeva più a che santi
-votarsi, e girava intorno certi occhi smarriti come
-se dovesse capitargli un aiuto di sotto i sedili. Invano
-ricorreva alle preghiere, alle minacce, alle
-frutta candite lasciategli dal capitano; preghiere e
-minacce non valevano a nulla, e le frutta candite
-venivano dalla terribile Gilda tramutate in proiettili
-ch'ella slanciava a tutti gli angoli della carrozza.
-Ah se il nostro Romualdo avesse potuto dire
-al macchinista come si dice a un cocchiere — <i>Torniamo
-indietro!</i> — Se avesse potuto almeno riconsigliarsi
-col capitano Rodomiti, prender da lui una
-nuova lezione sul <i>modus tenendi</i> con questa indomabile
-nipote! Doveva proprio capitare a lui! A
-lui che non dimandava se non che di vivere tranquillo
-in mezzo alle equazioni di terzo grado e
-alle storte del suo laboratorio! Così si giunse alla
-prima stazione, ed il professore stava raccogliendo
-da terra gli avanzi della battaglia, quando lo sportello
-si spalancò e il conduttore introdusse nella
-carrozza una famiglia di sei persone, che vennero
-ad occupare tutti i posti disponibili. Il professore,
-colto di sorpresa, ebbe appena tempo di mettersi
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-ritto e di tirar da una parte la recalcitrante fanciulla,
-ma non potè impedire ad una grossa e rispettabile
-matrona di sedersi sopra un <i>mandarino</i>,
-il quale scoppiò come una granata e abbellì di non
-previsti ornamenti il vestito della signora. Onde
-i richiami e le lagnanze dei compagni di viaggio
-vennero ad aggiungersi alle altre allegrezze dell'infelicissimo
-Grolli. In quanto alla Gilda, seppure
-di tratto in tratto ella si distraeva guardando
-fuori della finestra gli alberi e le case, questi lucidi
-intervalli duravano poco, e ogni pretesto bastava
-a rimetterla sul piede di guerra. Allora le si manifestavano
-tutti i bisogni fisici e morali del mondo.
-Pareva aver più sete dei Crociati sotto Gerusalemme,
-più fame dei figli del conte Ugolino, più
-necessità di locomozione di un condannato da
-dieci anni al carcere cellulare. Quando poi, nelle
-brevi fermate, il povero Romualdo chiamava il
-caffettiere della stazione per offrire alla bisbetica
-sua pupilla una limonata o una cialda, o quando
-egli le proponeva di condurla a far quattro passi
-sotto la tettoia, ella rispondeva con uno sdegnoso
-rifiuto, salvo a ridomandare, appena il convoglio
-era in movimento, ciò che ormai non poteva più
-ottenere. Intanto alle varie stazioni qualche viaggiatore
-scendeva, qualche altro saliva, e la compagnia
-andava mutandosi continuamente. Ma per
-quante mutazioni accadessero, il professore non
-vedeva intorno a sè che volti ostili, non sentiva
-che un mormorio poco lusinghiero per lui. La
-bimba destava affetti diversi a seconda dell'indole
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-più o meno tollerante, più o meno amorevole dei
-passeggeri, ma l'esotico personaggio che la accompagnava
-non riusciva simpatico a nessuno. Chi lo
-trovava troppo severo e chi troppo indulgente; ma
-tutti convenivano nell'attribuire a lui solo l'inquietudine
-della piccina. E se il professore tentava di
-conciliarsi il gruppo delle anime pietose con qualche
-carezza alla Gilda, egli vedeva oscurarsi maggiormente
-i volti delle persone rigide e gravi, e,
-se in omaggio a queste accennava, a voler inaugurare
-un regime di repressione, i viaggiatori di pasta
-molle sembravano voler mangiarlo cogli occhi.
-</p>
-
-<p>
-Persino un uomo serio, calvo, impettito, che per
-lungo tempo aveva conservato la più stretta neutralità,
-ad un certo punto, ritirando un lembo del
-suo soprabito su cui la fanciulla aveva creduto opportuno
-di mettere i piedi, sentenziò gravemente: — Quando
-non si sa tenere i bimbi, si lasciano
-a casa.
-</p>
-
-<p>
-Già! Come se il professore si trovasse a sì mal
-partito per sua propria elezione.
-</p>
-
-<p>
-Sull'imbrunire, la Gilda prese sonno, e vi fu un
-po' di tregua. Il riposo del corpo ridonò la serenità
-anche all'espressione del viso della fanciulla.
-Il demonio era cambiato in cherubino.
-</p>
-
-<p>
-— Ma se è un angiolo... Basta guardarla — disse
-con voce commossa una signora sentimentale, rivolgendosi
-al marito.
-</p>
-
-<p>
-— A rivederci quando si sveglia.
-</p>
-
-<p>
-— Che?... Coi bimbi è questione di tatto... Me
-ne intendo, io...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-— Quel signore deve intendersene pochino...
-</p>
-
-<p>
-— Quello non è un uomo, è un orso... È bella
-davvero la bimba, sai... Che capelli! Con quei
-ricciolini intorno alla fronte.... E quella manina che
-le penzola da un lato... Cara... Se ci fosse uno
-scultore... Oh! Ma tira del vento... Signore, dico...
-signore!
-</p>
-
-<p>
-Il Grolli stentò molto ad accorgersi che questo
-appello era indirizzato a lui.
-</p>
-
-<p>
-Quando ne fu sicuro, volse gli occhi da quella
-parte, ripose in tasca frettolosamente un fazzoletto
-turchino col quale si era asciugato la fronte, e
-stette immobile ad attendere i responsi della nuova
-interlocutrice.
-</p>
-
-<p>
-— Scusi, sa, non potrebbe chiuder la finestra?
-La bimba è tutta sudata... Si fa così presto a buscarsi
-un malanno!
-</p>
-
-<p>
-E il professore, arrossendo di non averci pensato
-lui, si affrettò a seguire il consiglio della persona
-prudente.
-</p>
-
-<p>
-Certo, se il professore fosse stato espansivo, se
-avesse spiegato la vera condizione delle cose, e
-come si trovasse lì in quel momento con quella
-bambina al fianco, egli avrebbe disarmato in parte
-i giudizi sfavorevoli sul conto suo. Ma il Grolli
-non era uomo da perdersi in chiacchiere, e aveva
-già fatto uno sforzo superiore ai suoi mezzi rispondendo
-con monosillabi alle domande che gli erano
-rivolte. Estenuato dalla fatica, egli non si curava
-punto di modificare l'opinione pubblica a suo riguardo;
-pensassero ciò che loro piaceva, in quanto
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-a lui desiderava una cosa sola: che la sua tumultuosa
-nipote dormisse almeno ventiquattr'ore,
-tanto da permettergli di riprender fiato. In verità,
-pel momento, egli non sapeva se augurarsi o temere
-la fine del viaggio. Egli avrebbe ben volentieri
-portata di peso la Gilda sulle sue braccia dal
-vagone fino ad un <i>fiacre</i>, pur ch'ella non si fosse
-destata, ma era sperabile ch'ella avesse un sonno
-così profondo? E chi sa che strepito allo svegliarsi!...
-All'idea di attraversare la stazione in
-compagnia di una bimba strillante, gli venivano i
-brividi della febbre.
-</p>
-
-<p>
-Prima che finisse il viaggio, la Gilda si risentì
-più volte mostrando chiaramente che il riposo
-poteva ristorare le sue membra, ma non acquetava
-punto i suoi umori ribelli. Al momento di
-scendere, per buona ventura ella dormiva. Il professore,
-con un impeto disperato, la prese in collo,
-saltò già dalla carrozza, e tenendo i biglietti della
-ferrovia fra i denti, l'ombrello nella posizione
-d'un fucila a <i>spall'arm</i>, e la sacchetta infilata
-all'ombrello in modo che venisse a battergli sulla
-schiena, si avviò di corsa verso l'uscita della
-stazione.
-</p>
-
-<p>
-Pure il suo eroismo poco gli valse; chè la piccina
-aperse gli occhi mentre ch'egli era ancora sotto
-la tettoia, e si mise a strillare e ad agitare braccia
-e gambe come un'ossessa. E quasi lo facesse apposta,
-strillò e si dimenò più che mai davanti a
-due studenti dell'Università, i quali erano venuti
-lì ad aspettare qualcheduno, e senza questo strepito
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-non si sarebbero forse nemmeno accorti del
-passaggio del dottor Romualdo.
-</p>
-
-<p>
-— Guarda — gridarono i giovinetti ad una voce. — Il
-professor Grolli!
-</p>
-
-<p>
-— Santo cielo! — soggiunse l'uno dei due. — Pare
-abbia rubato una bimba... Come corre!
-</p>
-
-<p>
-— E l'altra, come strilla!
-</p>
-
-<p>
-— Buona sera, signor professore — gridò il
-primo, ch'era anche il più birichino.
-</p>
-
-<p>
-Il signor professore si lasciò scappare un grugnito
-e tirò innanzi nella sua via. Appena fuori della
-stazione, entrò in una carrozza ch'era già occupata
-e dovette scenderne; poi salì in un'altra,
-ne chiuse lo sportello, ne abbassò le cortine, e
-ordinò al cocchiere di condurlo quanto più presto
-potesse alla sua abitazione.
-</p>
-
-<p>
-Il cocchiere frustò il cavallo; le grida della
-fanciulla si dileguarono in lontananza.
-</p>
-
-<p>
-Gli studenti si guardarono in faccia e proruppero
-in un riso sgangherato.
-</p>
-
-<p>
-— Il ratto di Proserpina — osservò uno d'essi.
-E declamò il famoso sonetto:
-</p>
-
-<p>
-<i>Diè un alto strido, gittò i fiori, e volta</i>, ecc.,
-ecc., ecc.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-</p>
-
-<h2>
-VII.
-</h2>
-
-<p>
-La mattina del memorabile telegramma, la signora
-Dorotea, dopo esser risalita al suo quarto
-piano, sentì il bisogno di ridiscenderne ancora e
-di visitare parecchie conoscenti, nel cui animo poter
-versare le sue pene. A ciascuna di queste dilettissime
-amiche ella narrò in segreto la cosa, e
-a ciascuna raccomandò di non far chiacchiere,
-come aveva raccomandato prima alla portinaia.
-In questo suo viaggio circolare ella raccolse i più
-disparati consigli, e tornò a casa che aveva il capo
-come un cestone. Chi le aveva detto bianco e chi
-nero, chi le aveva suggerito di aprir subito le ostilità,
-e chi di temporeggiare. I varii partiti battagliavano
-fieramente nel cuore della signora Dorotea,
-e nel suo turbamento ella lasciava scivolar
-più spesso del consueto la sua mantellina giù dalle
-spalle, e discorreva da sè sola con grande meraviglia
-di quanti la incontravano per via. — Sì, farò
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-conto di non aver nemmeno ricevuto il dispaccio. — No,
-starò a vedere... — Che sconvenienza! — Se
-fosse sua figlia! — È impossibile. — Si tratterà
-di una notte...
-</p>
-
-<p>
-Alla lunga, prevalsero le idee più miti. C'era
-poi ragione di prender le cose sulla punta della
-spada? Era giusto di non far trovare un brodo ed
-un letto pronto ad una creaturina di quattr'anni,
-che sarebbe mezza morta di fame e di stanchezza?
-La signora Dorotea ripensò a trent'anni addietro,
-quando per due settimane ella pure aveva sorriso
-a una piccola cuna rimasta vuota, ahi, troppo presto;
-ella ripensò all'amore che il suo defunto Agesilao
-portava ai fanciulli, onde, nei giorni di festa,
-amava recarsi a passeggiare ai giardini ed era lieto
-dell'allegria dei monelli, che, a sciami, gli volteggiavano
-intorno. Ottimo Agesilao! Quando non
-parlava alla moglie d'iscrizioni ipotecarie, le parlava
-di bimbi, e le diceva ch'ella era una buona a
-nulla perchè non gliene aveva riempito la casa. — Agesilao,
-Agesilao — ammoniva la savia femmina — hai
-quattro lire al giorno e si campa a fatica
-noi due; prega il cielo piuttosto che la famiglia
-rimanga lì. — Ma Agesilao non mutava
-opinione... Ah! ottimo funzionario, ottimo marito!
-Nessuno saprà tener come lui il protocollo di un
-ufficio d'ipoteche, nessuno colmerà il vuoto da
-lui lasciato nel cuore della signora Dorotea... E
-adesso, dopo più di tre lustri dacchè egli riposava
-nel cimitero, la sua onesta figura riusciva ancora
-a calmare gli sdegni della nervosa vedovella.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-— Bah! — concluse la signora Dorotea — sarà
-per una notte.
-</p>
-
-<p>
-Fatta questa consolante riflessione, la signora
-Salsiccini ordinò alla serva, che era una ragazza
-mezzo idiota del contado, di preparare su quattro
-seggiole accostate le une alle altre un letticciuolo
-per l'ospite sconosciuta, nel luogo di sbarazzo attiguo
-alla camera del dottor Romualdo; quindi
-estrasse dalla credenza un vasetto di conserva Liebig,
-si recò in cucina, e pose opera alla preparazione
-di un brodo sostanzioso, nel quale fece bollire un
-pugno di paste di Napoli. I gatti <i>Mao</i> e <i>Meo</i>, non
-usi a veder due volte in un giorno la pentola al
-fuoco, alzarono ripetutamente il muso in tono
-interrogativo, e vennero a fregarsi alle vesti della
-loro padrona, distraendola dal suo delicato ufficio
-con qualche discapito del brodo, che prese un
-leggiero odor di bruciato.
-</p>
-
-<p>
-La signora Dorotea, poichè una debolezza ne
-tira dietro un'altra, considerò che anche il professore
-poteva aver bisogno di qualche cosa; e
-mandò in segretezza a prendere un quintino di
-vino bianco e un'oncia di formaggio stracchino
-che dispose acconciamente sopra la tavola apparecchiata.
-Dopo di ciò lasciò andar a letto la serva,
-la cui presenza era affatto inutile, e stette ad
-aspettar l'arrivo della corsa.
-</p>
-
-<p>
-La prima impressione della signora Dorotea, allorchè
-le comparve davanti il suo pigionale con
-la Gilda in braccio, fu l'impressione medesima
-provata dai due studenti: che questa bimba egli
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-l'avesse rubata. Certo l'idea stravagante non poteva
-aver presa in lei, come non l'aveva avuta nei
-due giovinotti; ma essa bastò ad esacerbarla di
-nuovo e a farle assumere un aspetto cupo e sospettoso.
-</p>
-
-<p>
-E appena il professore ebbe deposto in terra
-il suo fardello, ella cominciò: — Mi spiegherà,
-poi...
-</p>
-
-<p>
-— Non ho tempo, non ho tempo — rispose il
-nostro Romualdo, afferrando pel vestito la sua
-pupilla, che manifestava una gran voglia di rotolarsi
-sul pavimento.
-</p>
-
-<p>
-Allora la signora Dorotea precedette in silenzio
-nel salottino i nuovi arrivati, depose la candela
-sulla tavola, ove c'era la minestra già scodellata,
-e si avviò verso l'uscio con dignità di regina.
-</p>
-
-<p>
-— Il letto è fatto — ella disse senza voltarsi,
-quando fu sulla soglia. Indi si dileguò.
-</p>
-
-<p>
-Ma innanzi che passassero cinque minuti, i suoi
-migliori istinti l'avevano ricondotta in salotto, ove
-il professore continuava a dibattersi in mezzo a
-smisurate difficoltà.
-</p>
-
-<p>
-— Si può dar di peggio? — gridò entrando la
-signora Dorotea, che voleva dissimulare la sua
-condiscendenza con le apparenze della severità. — Si
-può dar di peggio? Non finirà mai questa musica?
-</p>
-
-<p>
-— Ma se non c'è caso di farla mangiare — esclamò
-il professore desolato.
-</p>
-
-<p>
-— Madonna mia! Come vuol che mangi se non
-le mette un paio di guanciali sulla sedia tantochè
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-ella arrivi alla tavola?... Così... andiamo... Su, bimba,
-sta' composta... Già capisco.. il cucchiaio è troppo
-grande per la tua manina... Proviamo in questa
-maniera... Oh, va bene adesso... È buona la pappa,
-non è vero?... Come ti chiami?
-</p>
-
-<p>
-— Gilda — rispose la fanciulla tra un boccone
-e l'altro.
-</p>
-
-<p>
-Il dottore Romualdo guardò la sua padrona di
-casa con l'espressione della più grande maraviglia.
-</p>
-
-<p>
-— Che ha, professore?... Gilda? Un bel nome,
-cara... Via, professore... non se ne stia lì impalato...
-Faccia qualche cosa... Annodi il tovagliolo intorno
-al collo della piccina... Oh, ma non sa far nemmen
-questo! E dicono che Lei è un brav'uomo...
-In questo modo si fa... E se è lecito — chiese la
-signora Dorotea, mentre dava l'ultima cucchiaiata
-alla Gilda — quando vengono a prenderla?
-</p>
-
-<p>
-— A prender chi?
-</p>
-
-<p>
-— La bimba...
-</p>
-
-<p>
-— Nessuno deve venirla a prendere!
-</p>
-
-<p>
-— Come!... Vuol tenerla seco?
-</p>
-
-<p>
-— Per ora, almeno... È mia nipote.
-</p>
-
-<p>
-— Uhm! — borbottò la signora Dorotea, deponendo
-il cucchiaio sul piatto e slacciando lentamente
-il tovagliolo della fanciulla. — In ogni
-caso cercherà un altro quartiere...
-</p>
-
-<p>
-— Signora Dorotea, dopo tanti anni... Credevo
-che ci si potesse accomodare, beninteso facendo altri
-patti.
-</p>
-
-<p>
-— Son vecchia, io, ho bisogno della mia quiete...
-Se avessi potuto immaginarmi che a Lei capitavano
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-le nipoti dalle nuvole, si figuri se Le avrei
-appigionato le stanze... Basta, basta, l'aiuterò io
-stessa a trovarsi un appartamento che Le convenga...
-Lei è un dotto... per queste cose, si sa, non è fatto...
-Ma pensi intanto a coricar quella creatura. Non
-vede che non si regge più dal sonno?... Oh, se
-non c'ero io, la cadeva proprio dalla sedia... E
-vuol tenersi le nipoti in casa, Lei?... Qua, qua, piccina...
-Chiude già gli occhi... Orsù, per questa sera
-gliela metterò in letto io... Per questa sera, ben
-inteso... Ci preceda Lei, con la candela... Così...
-</p>
-
-<p>
-La signora Dorotea portò la Gilda nella camera
-che le era destinata, e si accinse a svestirla. — E
-la non ha nemmeno uno straccio di suo? — ella
-domandò, guardandosi attorno.
-</p>
-
-<p>
-A questa interrogazione il professore si picchiò
-la fronte, poi si frugò nel taschino del panciotto,
-e ne estrasse la ricevuta del bagaglio.
-</p>
-
-<p>
-— Si è dimenticato di ritirare i bauli?... Era da
-immaginarselo... Che vuol fare, adesso?... Bisogna
-aspettare fino a domattina... Dia qui la ricevuta...
-Intanto le lasceremo la biancheria che ha in dosso...
-Come dorme!... Scommetto che tirerà innanzi così
-per dodici ore...
-</p>
-
-<p>
-— Grazie, signora Dorotea — si arrischiò a
-dire il professore.
-</p>
-
-<p>
-— Non mi ringrazi — saltò su la vedova. — Se
-non fosse stato che per Lei... Mi faceva compassione
-questa innocente... Sua nipote o no, ella non
-ne ha colpa...
-</p>
-
-<p>
-— Ma, signora Dorotea, che cosa crede?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-— Io?... Non credo nulla, io... Del resto, son
-ciarle inutili. Sulla sua scrivania troverà una lettera
-e un giornale arrivati durante la sua assenza...
-Buona notte.
-</p>
-
-<p>
-Il dottor Romualdo rimase solo con la Gilda,
-che dormiva tranquilla nel suo letticciolo. Ella
-aveva passato un braccio bianco e tornito sotto
-la testa ricciuta; il suo piccolo petto si alzava e
-abbassava alternamente con un moto regolare; il
-suo lieve respiro si sentiva appena nella camera;
-le sue guance si erano tinte del più bel colore
-di rosa!
-</p>
-
-<p>
-— Ma! — sospirò il professor Grolli, prendendo
-il lume e allontanandosi in punta di piedi. — Se
-fosse stata così in ferrovia!
-</p>
-
-<p>
-Rientrato nella sua stanza, il professore trovò
-sotto un calcafogli il giornale e la lettera di cui gli
-aveva parlato la signora Dorotea. Mise da parte
-il giornale senza lacerarne nemmeno la fascia, e
-prese invece in mano la lettera, che portava una
-infinità di bolli postali e veniva da Montevideo.
-Romualdo sentì una trafittura al cuore. Aperse la
-busta, spiegò il foglio e guardò la firma che gli
-riuscì affatto nuova. Erano poche righe in italiano,
-concepite così:
-</p>
-
-<p class="indl">
-«<i>Egregio signore</i>,
-</p>
-
-<p>
-«In omaggio alle ultime volontà della signora
-Elena Natali di b. m., adempio al penoso ufficio
-di trasmettere a V. S. una copia dell'atto di decesso
-della detta signora. Quantunque la morte
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-sia avvenuta da parecchi giorni, questa copia non
-potè aversi che oggi.
-</p>
-
-<p>
-«Con stima, ecc., ecc.»
-</p>
-
-<p>
-Il documento a cui questa lettera accennava era
-scritto in lingua spagnuola, e le firme delle autorità
-locali erano autenticate dal console italiano a
-Montevideo.
-</p>
-
-<p>
-Per anni ed anni il dottor Romualdo, immerso
-nei suoi studi, non aveva mai rivolto il pensiero a
-questa sorella, che, mentr'egli era ancora fanciullo,
-era fuggita oltre l'Oceano. Essa era estinta per lui.
-Per la prima e per l'ultima volta durante questo
-lungo periodo egli ne aveva, tre giorni addietro,
-rivisto i caratteri. Ella gli scriveva che stava per
-morire, e morendo gli affidava sua figlia. La fredda
-lettera ch'era adesso aperta dinnanzi a lui, vergata
-da mano estrania, non poteva nè ferirlo in un affetto
-vivo, nè destargli alcuna sorpresa. Eppure,
-singolare a dirsi, il Grolli ne fu commosso più ancora
-che non fosse stato dalla lunga epistola di sua
-sorella. Ogni dubbio oramai era tolto; Elena non
-respirava più. C'era oramai tra loro due un abisso
-più profondo, uno spazio più vasto di tutto l'Atlantico.
-Sventurata Elena! Per quanto, rivolgendo
-indietro lo sguardo, egli cercasse di raffigurarsene
-la fisonomia, non gli riusciva di arrestarne l'immagine;
-sapeva solo ch'ella era stata assai bella e
-assai infelice.
-</p>
-
-<p>
-Il professore tentò distrarsi, gettò gli occhi sulla
-Memoria che aveva interrotta al momento della
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-sua partenza per Genova, e fece tutto il possibile
-per convincersi di nuovo che la formula <i>x=<span class="division"><span class="numerator">sen y</span><span class="denominator">sen α</span></span></i>
-era un amore di formula. Ma non vi riuscì. Fra una
-lettera e l'altra si cacciava l'insolita e mesta visione
-d'un cimitero di là dall'Oceano, ove sotto
-un'umile croce, non rallegrata da fiori, non consolata
-da pianto, dormiva una creatura del suo sangue.
-</p>
-
-<p>
-Si accostò pian piano all'uscio che metteva al
-camerino della piccola Gilda, e tese l'orecchio. Silenzio
-profondo. Nulla turbava i sonni dell'orfanella,
-di cui egli doveva essere oramai la difesa e
-la guida.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-</p>
-
-<h2>
-VIII.
-</h2>
-
-<p>
-Se la nipote dormiva, lo zio invece andava rivoltandosi
-nelle coltri senza pigliar sonno. Da tutte
-le parti vedeva la via seminata di triboli e di difficoltà
-senza fine. Agli impicci gravissimi che gli
-avrebbe recati la fanciulla s'aggiungevano quelli
-del dover cercarsi un altro nido, e abbandonare il
-laboratorio ov'egli aveva con tanto amore fatti costruire
-i suoi fornelli e collocate le sue storte sui
-ruderi di una vecchia cucina caduta in disuso. Oh
-poveri i suoi studi, poveri i suoi esperimenti!
-Quando mai avrebbe trovata la calma così necessaria
-al pensiero? Quando avrebbe trovato la sicurezza
-di mano e la serenità di spirito indispensabili
-a misurare le dosi degli acidi e dei sali che
-dovevano combinarsi insieme sotto i suoi occhi?
-Ahimè! Ahimè! Romualdo Grolli, l'uomo di
-scienza, il futuro titolare della Cattedra di matematica
-d'una cospicua Università, era bell'e spacciato.
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-Non restava più che un Romualdo Grolli
-tutore di una pupilla bisbetica, una specie di Belisario
-vagante per la città alla ricerca di camere
-ammobiliate.
-</p>
-
-<p>
-Tormentato da questi pensieri che non gli lasciavano
-trovar requie, il dottor Romualdo si alzò
-per tempissimo, e appena infilati i calzoni entrò
-nel suo laboratorio, sospinse l'usciuolo della cameretta
-attigua e cacciò la testa attraverso lo spiraglio
-per veder se la Gilda dormiva ancora. E la
-Gilda dormiva infatti, e i primi raggi del sole,
-entrando nella stanza tra le stecche delle persiane,
-venivano a lambire un suo piedino di rosa che
-spuntava da un lembo della coperta.
-</p>
-
-<p>
-Mentre il dottore contemplava questo spettacolo
-nuovo per lui, l'uscio che dal luogo di sbarazzo
-metteva al cosidetto salotto da ricevimento si
-aperse adagino e si richiuse in gran fretta. Non
-così però, che il dottor Romualdo non ravvisasse
-la persona che lo aveva aperto e richiuso. Quella
-persona non era nè più nè meno che la signora Dorotea.
-Sebbene il Grolli fosse quasi certo di ciò,
-volle togliersi ogni dubbio, attraversò lo stanzino
-e fu tosto nel salotto, ove colse la sua padrona di
-casa in piena ritirata.
-</p>
-
-<p>
-La signora Dorotea aveva una veste sciolta, il
-viso cosparso di cipria, le rade ciocche dei capelli
-involte in ricciolini di carta. In questo abbigliamento
-affatto mattiniero, la signora Dorotea non
-aveva la più lontana rassomiglianza con la Venere
-dei Medici.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-— Signora Dorotea! — esclamò il professore.
-</p>
-
-<p>
-La buona donna sentì il bisogno di spiegare il
-suo apparente spionaggio, e stringendosi con la
-mano la veste sul petto, si voltò verso il suo inquilino.
-</p>
-
-<p>
-— Ero venuta a vedere se la bimba dormiva ancora — ella
-disse.
-</p>
-
-<p>
-Il dottor Romualdo, visto l'atto pudico della signora
-Dorotea, stimò opportuno di passare nell'occhiello
-il bottone della camicia; quindi rispose: — Sì,
-dorme ancora.
-</p>
-
-<p>
-La signora Salsiccini tentennò il capo, e parve
-voler cominciare una frase che finisse con una interiezione.
-Si appigliò invece ad un punto interrogativo. — Dunque
-la fanciulla è sua nipote?
-</p>
-
-<p>
-— Già... mia nipote — replicò il professore, dopo
-un momento di distrazione.
-</p>
-
-<p>
-— Curiosa! Non sapevo che il professore avesse
-fratelli.
-</p>
-
-<p>
-Le guance del nostro Romualdo si colorarono
-vivamente. — Avevo una sorella, che è morta — egli
-disse con uno sforzo.
-</p>
-
-<p>
-— E il padre della bimba?
-</p>
-
-<p>
-— Morto anche lui!
-</p>
-
-<p>
-— Povera creatura! — esclamò la signora Dorotea,
-congiungendo le mani e abbandonando
-quindi l'atteggiamento verecondo che correggeva
-il disordine della sua <i>toilette</i>.
-</p>
-
-<p>
-Il dottor Romualdo guardò pudicamente da
-un'altra parte e sospirò: — Ma!
-</p>
-
-<p>
-— Creda pure — riprese la signora Dorotea, e
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-non pareva più la medesima donna che il giorno
-prima s'era mostrata tanto inviperita col suo pigionale — creda
-pure, signor professore, se fossi
-più giovane, se avessi un quartiere meno ristretto,
-vorrei continuare ad alloggiarli io, vorrei attendere
-io alla bambina. Ma come si fa?... È impossibile...
-proprio impossibile.
-</p>
-
-<p>
-Il professore chinò la testa con aria rassegnata.
-</p>
-
-<p>
-— Intanto non si dia fretta — seguitò l'altra — c'è
-tempo... Penseremo insieme... vedremo... Ho
-qualche cosa in vista... E adesso non si affanni per
-la fanciulla... vada nel suo studio, Lei... starò attenta
-io stessa quando si sveglia... la vestirò io...
-</p>
-
-<p>
-A questo punto la signora Dorotea si accorse
-che le conveniva principiare col vestir sè medesima,
-e scomparve prima che il professore potesse
-ringraziarla.
-</p>
-
-<p>
-Il professore seguì il consiglio della sua padrona
-di casa, e tornò nella sua camera alquanto rinfrancato.
-E invero per pochi minuti egli riuscì ad immergersi
-nelle sue formule, e vide con soddisfazione
-gli <i>a + b</i> e i <i>b + a</i> sgorgare spontanei dalla
-sua penna; ma ad un punto la penna gli si arrestò,
-i pensieri algebrici gli si confusero ed egli dovette
-alzarsi dalla seggiola e dare un'occhiata nel gabinetto
-della sua pupilla.
-</p>
-
-<p>
-— Son qua io — disse a mezza voce la signora
-Dorotea che lavorava di calze vicino al letto della
-Gilda, ancora addormentata. — Studii, studii... Ho
-mandato già pel bagaglio... Anzi, mi dia le chiavi.
-</p>
-
-<p>
-Il professore obbedì; poi si rimise al lavoro e
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-trovò, continuando nello svolgimento della sua
-tesi, che <i>a h</i> è uguale a <i>z</i>, ciocchè gli diede infinito
-conforto, come lo darà certamente ai lettori.
-Quindi, per distrarsi, egli passò nel suo laboratorio,
-i cui fornelli erano spenti da circa una settimana,
-rivide le sue storte che parevano invitarlo
-a metterle in opera, rivide chiusa in un vasetto di
-cristallo una sostanza organica di cui egli aveva
-dieci giorni addietro intrapreso l'analisi, e pensò
-di ricominciare la delicatissima operazione.
-</p>
-
-<p>
-Allorchè egli uscì dal gabinetto, la Gilda, già
-pettinata e vestita, si trovava nel salotto da pranzo,
-guardando a bocca aperta una infinità di oggetti
-di sua conoscenza che la signora Dorotea tirava
-fuori da una cassa appena giunta. Ma la curiosità
-benevola della fanciulla si mutò in entusiasmo
-quand'ella vide emergere dalla cassa una piccola
-bambola ornata da capo a piedi con la più sfarzosa
-eleganza: cappellino di seta verde con nastri rossi;
-corpetto giallo; sottana azzurra; scarpine di raso
-bianco con una rosetta vermiglia nel mezzo. Ella
-le saltò addosso come a una vecchia amica, la
-prese di mano alla signora Dorotea, la baciò in
-fronte e la chiamò più volte col nome di <i>Mimi</i>.
-Questo nome le era stato imposto, quando, ancora
-ignuda e disadorna, giaceva lunghe ore sul letto
-della signora Elena, che, nei momenti in cui il suo
-male rimetteva alquanto della sua intensità, lavorava
-ella stessa ad acconciarla, promettendosi di
-farne un dì un regalo alla figlia. Poi la bambola
-era scomparsa, e avendone la Gilda chiesto conto
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-alla madre, questa le aveva risposto: — Sta' tranquilla,
-che presto o tardi l'avrai.
-</p>
-
-<p>
-Intanto la bimba era stata condotta via dal capitano
-Rodomiti, e per compagna di viaggio ella
-aveva avuto una pupattola assai più modesta, che
-s'era rotta prestissimo e aveva finito i suoi giorni
-nell'Oceano. Nè questa era la sola sorpresa riserbata
-alla Gilda, poichè si trovarono nella cassa
-anche due palle elastiche di guttaperca, alcune
-microscopiche stoviglie di stagno, e un agnello
-che, opportunamente caricato, apriva la bocca e
-belava.
-</p>
-
-<p>
-Nè certo le previdenze della signora Natali si
-erano fermate ai balocchi di sua figlia. Era un
-corredo piccolo, ma compito, quello ch'ella aveva
-fatto riporre nella cassa e di cui ella aveva steso
-di proprio pugno l'inventario negli ultimi giorni
-che precedettero la partenza della fanciulla. A
-veder quel documento s'indovinavano le sofferenze
-del corpo e dell'anima della povera donna,
-tanto la scrittura ne era incerta e confusa. In un
-punto ella aveva interrotto il suo lavoro, perchè
-uno spasimo fitto l'aveva colta; in un altro le era
-stato forza di sospenderlo, perchè le lagrime le
-avevano fatto velo agli occhi.
-</p>
-
-<p>
-La signora Dorotea, sciorinata ch'ebbe la roba
-sopra una tavola, inforcò le sue grosse lenti e
-prese in mano l'inventario, verificando ogni cosa.
-Tutto era in pieno ordine, e la signora Salsiccini,
-da buona massaia, non potè a meno di ripetere
-più volte: — La sorella del signor professore deve
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-essere stata una gran brava donna; proprio una
-donna a modo.
-</p>
-
-<p>
-Intanto la Gilda, che aveva già la sua dose di
-vanità, di tratto in tratto abbandonava la sua bambola
-dal cappello verde, il suo agnello belante, la
-sua cucina di stagno, e veniva a pavoneggiarsi
-davanti a quella biancheria e a quei vestitini che
-ella sapeva esser suoi. Naturalmente non era tutta
-roba nuova, ed ella riconosceva ora un nastro,
-ora una sottana, ora una cintura che aveva portato
-quand'era in casa. Talvolta le si destavano in
-mente altri ricordi. Quell'abito bigio coi fioretti
-celesti ella non lo aveva mai indossato, ma ne
-aveva visto uno dell'identica stoffa intorno a sua
-madre. E allora quella parola che i bambini pronunciano
-prima di tutte, e che solo una grande
-sventura può far loro disimparare — <i>mamma</i> — veniva
-sui suoi labbretti di corallo. — <i>La mamma</i> — ella
-diceva, alzando verso la signora Dorotea e
-verso lo zio Aldo i suoi occhi belli ed intelligenti
-e toccando l'abito bigio col suo piccolo
-dito. E poi si guardava intorno come se un uscio
-dovesse aprirsi e la sua mamma correrle incontro.
-No, povera Gilda, la tua mamma non la vedrai
-più.
-</p>
-
-<p>
-Poco prima delle dieci il dottore Romualdo si
-accorse che si avvicinava l'ora della sua lezione.
-Egli uscì di casa frettoloso, e dopo esser passato
-in un negozio a farsi mettere il bruno al cappello,
-si avviò all'Università, tutto confuso in
-anticipazione pensando alle mille domande che
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-gli sarebbero indirizzate e alle spiegazioni che
-dovrebbe dare.
-</p>
-
-<p>
-E infatti egli non tardò ad avvedersi che l'incidente
-della notte scorsa aveva avuto un'eco nelle
-severe aule della scienza. Poichè, appena il suo
-arrivo fu notato dagli studenti sparsi nel cortile e
-sotto i portici in attesa del suono della campana,
-essi si affollarono sul suo passaggio con un bisbiglio
-simile al ronzìo d'uno sciame d'api. Ma la vista
-del cappello abbrunato del professore disarmò
-i loro sarcasmi. Anche il rettore, a cui il Grolli si
-presentò subito, pareva sulle prime esser disposto
-alla celia, ma anch'egli se ne astenne quando avvertì
-il segno di lutto e disse con accento di simpatia: — Vedo
-con dispiacere che Lei fu colpito
-da qualche sventura domestica.
-</p>
-
-<p>
-Allora il dottor Romualdo, così taciturno, così
-riservato per indole, dovè raccontare ciò che gli
-era accaduto.
-</p>
-
-<p>
-— Casi della vita — osservò gravemente il rettore,
-che non aveva scritto per nulla un libro di
-psicologia sperimentale. — Casi della vita — egli
-ripetè, offrendo una presa di tabacco al giovane
-scienziato.
-</p>
-
-<p>
-La lezione procedette senza peripezie.
-</p>
-
-<p>
-I giovani stettero quieti secondo l'usato, e il
-Grolli notò con singolare compiacenza che le inattese
-vicende dei giorni scorsi non avevano potuto
-ottenebrare in alcuna guisa la limpidezza del suo
-criterio matematico. Seppur nel più bello di una
-dimostrazione il visino della Gilda si affacciava al
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-suo pensiero nel mezzo di un triangolo isoscele o
-scaleno, egli andava acquistando man mano la
-usata sicurezza, talchè gli studenti non se ne accorgevano
-e i rapporti degli angoli fra loro rimanevano
-inalterati.
-</p>
-
-<p>
-Così egli uscì della scuola con animo più tranquillo,
-e volse le cure ad altro importantissimo
-ufficio, a quello cioè di collocare a frutto i danari
-della Gilda.
-</p>
-
-<p>
-Egli era ormai deciso di non toccar quella somma
-in alcun modo, ma di lasciarla ingrossarsi cogli interessi
-a formar la dote della fanciulla. Per quanto
-egli vivesse fuori del mondo, gli era pur giunta
-all'orecchio questa grande verità, che le femmine
-senza dote stentano a maritarsi. All'educazione,
-al mantenimento della sua pupilla avrebbe provveduto
-egli stesso. Il suo stipendio di assistente
-era piccolo, ma egli lo arrotondava un po', collaborando
-in qualche Rivista scientifica e prestando
-l'opera sua per qualche analisi chimica. In tre anni
-dacchè aveva una posizione, s'era messo da parte
-millecinquecento lire: erano dunque cinquecento
-lire all'anno ch'egli poteva spender di più, e le
-avrebbe spese per la Gilda. Certo, con questa piccola
-somma non gli era dato far miracoli, ma possibile
-che non gli venisse presto la nomina a professore!
-Il dottore Romualdo avvertì per la prima
-volta nel suo animo un sentimento poco nobile e
-generoso, tanto è vero che spesso il male germoglia
-dal bene, come il bene dal male. Egli pensò
-che il titolare della Cattedra di matematica aveva
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-quasi ottant'anni ed era paralitico, onde la sua
-morte non avrebbe nè sorpreso, nè addolorato soverchiamente
-nessuno.
-</p>
-
-<p>
-Vergognandosi seco medesimo di questo calcolo
-indecoroso, il dottor Grolli eseguì quel giorno una
-duplice operazione presso la Banca locale. Egli
-prelevò una piccola somma sulla partita che teneva
-aperta colà, e nello stesso tempo, con immenso
-stupore del cassiere signor Bernardo Bernardini,
-versò a titolo di deposito vincolato lire 10,674 50
-in nome della signora Gilda Natali minorenne, di
-cui egli si costituiva rappresentante.
-</p>
-
-<p>
-Sollevato così da un grave pensiero, il nostro
-Romualdo ritornò a casa, fermo nel proposito di
-rinchiudersi nella sua stanza e di non uscirne fino
-al momento del desinare. Poichè, egli saviamente
-rifletteva, se la responsabilità, se gl'impegni mi si
-sono così d'improvviso accresciuti, è indispensabile
-ch'io lavori con maggior lena di prima, che rassodi
-ed estenda la mia fama, che mi faccia conoscere
-in Italia e fuori... Purchè la Gilda non mi
-disturbi co' suoi strilli!...
-</p>
-
-<p>
-E invero la Gilda non strillava punto, ma questa
-tranquillità era stata acquistata ad un prezzo che al
-Grolli parve assai caro. Perchè la fanciulla aveva
-trovato che di tutte le stanze della casa quella del
-professore era la più allegra e ridente. E vincendo
-le deboli resistenze della signora Dorotea, ella vi si
-era trasportata coi suoi balocchi, aveva addossato
-a una parete la bambola, aveva deposto per terra
-l'agnello, aveva sciorinato sopra una sedia il suo
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-servizio da cucina. E con molta serietà conduceva
-l'agnello a belare davanti alla pupattola, la quale
-s'inchinava in segno di gradimento; poi la pupattola
-era condotta alla sua volta davanti alla cucina,
-ove fingeva di rifocillarsi con grande appetito.
-Come pennellata finale, i due gatti <i>Mao</i> e <i>Meo</i>,
-che da anni ed anni non penetravano nella stanza
-del professore, attratti, per quanto sembra, dalle
-grazie della Gilda, avevano stimato opportuno di
-rompere la consegna e russavano l'uno vicino all'altro
-sulla poltrona ove aveva l'abitudine di sedere
-il dottor Romualdo.
-</p>
-
-<p>
-— Signora Dorotea, signora Dorotea — egli
-gridò, abbracciando con un rapido sguardo il desolante
-spettacolo.
-</p>
-
-<p>
-— Che vuol che ci faccia?... La bambina gridava
-come iersera e non ho potuto quietarla altrimenti
-che lasciandole fare il piacer suo.
-</p>
-
-<p>
-— Ma io...
-</p>
-
-<p>
-— Ma Lei, caro signor professore — interruppe
-la signora Dorotea in un accesso del suo umore bisbetico,
-del giorno innanzi, se vuol tenersi sua nipote
-a dovere, rimanga a casa a custodirla, o le pigli
-una governante... Capisco anch'io che così non
-può durare.
-</p>
-
-<p>
-E ciò detto, afferrò la gruccia dell'uscio e abbandonò
-la stanza, seguìta dalla Gilda che le si
-era aggrappata alle falde del vestito e che lasciava
-armi e bagagli sul campo di battaglia.
-</p>
-
-<p>
-— Signora Dorotea — gridò di nuovo il dottore
-Romualdo, scotendo forte la poltrona su cui si
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-trovavano i gatti. Ma la signora Dorotea non sentì o
-non volle sentire; invece <i>Mao</i> e <i>Meo</i>, turbati nei
-loro riposi, spiccarono un salto, passarono sopra la
-scrivania del professore scompigliandone le carte,
-e calatisi giù dall'altra parte sgusciarono via per
-l'uscio socchiuso.
-</p>
-
-<p>
-— E vero, così non può durare — esclamò il
-professore. E si lasciò cadere sfinito sulla poltrona.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-</p>
-
-<h2>
-IX.
-</h2>
-
-<p>
-— <i>Così non può durare</i>, — avevano detto con
-mirabile accordo la signora Dorotea e il professore
-Romualdo uno degli ultimi giorni del maggio 1861;
-ma si sa che le umane previsioni sbagliano spesso,
-e non parrà quindi troppo singolare che durasse
-così per alcuni anni. Invero, nei primi tempi, la
-signora Dorotea si era accinta molto coscienziosamente
-all'ufficio di cercare un quartierino che potesse
-convenire al professore, ma per quanti ella ne
-avesse visitati non gliene era andato a genio nessuno.
-E il professore aveva sempre accolto con
-la massima rassegnazione le risposte sconfortanti
-della sua padrona di casa. Finalmente, in via provvisoria
-e verso un moderato aumento di pigione,
-la signora Dorotea s'era determinata a cedere al
-dottor Grolli anche il salotto da ricevimento, affine
-di collocarvi la Gilda togliendola dal bugigattolo
-ov'era stata posta al suo arrivo. — È una cosa che
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-non può tirare in lungo più di qualche settimana — dichiarò
-un giorno la vedova Salsiccini alla portinaja,
-che le rinfacciava sarcasticamente la sua debolezza.
-La signora Gertrude non si degnò di
-rispondere, ma le sue labbra si atteggiarono ad un
-sorriso di compassione.
-</p>
-
-<p>
-E i fatti dimostrarono che la signora Gertrude
-aveva le sue buone ragioni di sorridere. Prima che
-passasse un mese, la combinazione provvisoria era
-diventata una combinazione stabile, il professore
-non pensava ad andarsene, la signora Dorotea non
-pensava a cacciarlo via, e la Gilda Natali mostrava
-le migliori disposizioni a menar per il naso così il
-dottissimo zio come la padrona di casa. — È una
-birichina — diceva la vedova, conducendo seco
-la bimba nelle sue peregrinazioni e presentandola
-alle infinite sue conoscenze — una birichina. Ma
-io la farò stare a dovere.
-</p>
-
-<p>
-— Viene dall'America? — chiedeva qualcheduno.
-</p>
-
-<p>
-— Sicuro. Non è vero, Gilda, che vieni dall'America?
-</p>
-
-<p>
-— E parla italiano?
-</p>
-
-<p>
-— Già, parlava italiano con la sua mamma. Sa
-anche l'<i>americano</i> però. Dice qualche volta delle
-parole da far ridere. Di' buon giorno, Gilda, di' buon
-giorno in <i>americano</i>.
-</p>
-
-<p>
-— <i>Buenos dias</i> — rispondeva in spagnuolo la
-fanciulla sorridendo, e mostrando i suoi bei dentini
-bianchi come l'avorio.
-</p>
-
-<p>
-— Eh, non deve poi mica esser tanto difficile
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-l'<i>americano</i>. Somiglia alla nostra lingua... Ih che
-occhietti vispi!
-</p>
-
-<p>
-— E sapete come si dice <i>bambina</i> in <i>americano</i>? — ripigliava
-la signora Dorotea, superba di poter
-dare una lezione di lingua straniera.
-</p>
-
-<p>
-— Sentiamo, via.
-</p>
-
-<p>
-— Si dice <i>nigna</i>.
-</p>
-
-<p>
-— Oh <i>nigna</i>! <i>nigna</i>!
-</p>
-
-<p>
-Ella pareva fatta d'argento vivo, la Gilda, e il
-dottor Grolli, con tutta la sua riputazione d'uomo
-rigido e austero, non riusciva a domarla. Avvezzo
-a esercitare la sua autorità su giovani maturi, egli
-si trovava sconcertato di fronte alle graziette e
-alle malizie infantili della sua pupilla, e non sapeva
-mai quando fosse il momento di allentare e quando
-quello di stringere il freno. Inoltre egli stesso era
-inetto a rendersi conto di ciò che provasse verso
-la Gilda. Talora lo vinceva un prepotente desiderio
-dell'antica quiete e lo infastidiva questa fanciulla
-ch'era venuta a turbarla, ma più spesso prevaleva
-nel suo animo un senso di compassione per l'orfanella
-che non aveva altri al mondo che lui.
-</p>
-
-<p>
-Era pieno di queste contraddizioni. Usciva talvolta
-dalla sua camera a intimar silenzio alla bimba
-che disturbava i suoi studi, e poi, se stava una
-mezz'ora senza udir la sua voce, gli pareva che gli
-mancasse qualche cosa, e s'arrestava con la penna
-sospesa fra l'indice e il pollice, e tendeva l'orecchio,
-nè ripigliava il lavoro finchè il noto suono non
-tornasse a ferirlo. Del resto, quando la Gilda era
-in casa, i momenti di silenzio assoluto erano estremamente
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-rari. Ella s'intratteneva ora coi due gatti
-<i>Mao</i> e <i>Meo</i> a cui aveva infuso una insolita vivacità,
-ora con due cardellini ch'ella aveva indotto lo zio
-a comprarle, ora con la sua pupattola <i>Mimi</i>, ora
-con la sua cucina di stagno. Nelle grandi occasioni
-si arrampicava sui mobili, provocando acutissime
-strida da parte della signora Dorotea, la quale non
-lasciava sfuggirsi il destro di dichiarare solennemente: — Ancora
-uno o due giorni, e poi la faccio
-finita io.
-</p>
-
-<p>
-Ma sebbene la signora Dorotea non la facesse
-finita mai, e la Gilda continuasse a stringere il suo
-piccolo scettro, è facile immaginarsi che l'ambiente
-in cui la fanciulla cresceva non era il più propizio
-alla sua tempra e ai bisogni dell'età sua. Ella era
-la sola vita giovane che si agitava in quel ritiro,
-era una rosa sbocciata per un capriccio del caso
-sopra un dorso di monte che alimenta appena
-qualche abete solitario. Nessun canto rispondeva
-al suo canto, nessun visino allegro s'incontrava col
-suo sul pianerottolo o per la scala. Tutta la casa
-albergava gente seria e taciturna, ma il quarto piano
-poi aveva per inquilini tre vere mummie. Un colonnello
-in pensione, terrore dei giovani di <i>restaurant</i>
-a cui gli accadeva spesso di gettare i
-piatti nel viso; una vecchia galante, che disingannata
-del mondo passava la giornata a snocciolar
-rosari; un signore misantropo, che raccoglieva monete
-antiche senza permettere a nessuno di vederle:
-ecco i tre personaggi esotici nei quali la Gilda si
-imbatteva talvolta uscendo a prender aria sulla
-<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
-ringhiera. Le scorrerie della bimba parevano ai tre
-fossili una enormità; essi avrebbero fatto volentieri
-una protesta cumulativa al padrone di casa, se il
-farla non avesse reso necessario di riunirsi e d'intendersi
-prima. Ma poichè le riunioni non formavano
-parte del loro sistema di vita, s'eran contentati
-di rivolgere isolatamente le loro lagnanze alla portinaja,
-la quale aveva un po' in uggia la Gilda, dopo
-che un giorno, mentr'ella attraversava il cortile,
-una palla di guttaperca caduta dal quarto piano era
-venuta a piombarle sopra il <i>chignon</i>.
-</p>
-
-<p>
-Per trovare un amico ed un alleato la Gilda doveva
-scendere tutte le scale, uscir dal portone e
-recarsi nel magazzino del signor Gedeone Albani.
-Ivi spadroneggiava per un paio d'ore al giorno il
-figlio del signor Gedeone, Mario, ragazzo che aveva
-cinque anni più della piccola Natali, e che, fin dal
-primo vederla, le aveva fatto a bruciapelo una
-dichiarazione di simpatia. — Sei proprio bella; mi
-piaci.
-</p>
-
-<p>
-Mario passava due ore il giorno nel magazzino
-per volontà espressa del padre, il quale desiderava
-iniziarlo nel commercio e diceva che l'essenziale
-era d'imparar presto a <i>conoscere i generi</i>.
-A raggiunger l'intento, il fanciullo cacciava
-le mani nei campioni di zucchero e se ne riempiva
-la bocca, sbucciava le mandorle e pronunziava
-il suo autorevole giudizio sulla loro qualità,
-ma non si mostrava mai tanto appassionato
-per <i>la conoscenza dei generi</i> quanto all'arrivo
-delle cassette dei datteri di Tunisi. Pel caffè, pel
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-grano, pel pepe egli aveva uno scarso trasporto;
-non isdegnava invece di assaggiar la gomma arabica
-e il sugo di liquirizia. Sempre allo scopo di
-far confidenza con le mercanzie, Mario ora sedeva,
-come sopra un trono, sopra una balla di
-baccalà, ora si metteva a cavallo di un bariletto
-di aringhe gridando <i>hop, hop</i>, come se si trattasse
-di un cavallo in carne ed ossa. Ma ove i
-suoi meriti brillavano di luce più viva si era
-nel mettere la marca G. A. sopra i colli che si
-facevano in magazzino. Qui egli sfoggiava realmente
-una rara sicurezza di mano e un senso
-squisito delle proporzioni, e il signor Gedeone
-rimaneva spesso estatico dinanzi all'opera di suo
-figlio.
-</p>
-
-<p>
-La Gilda, quantunque non fosse destinata al
-commercio e non avesse alcun bisogno di acquistar
-<i>la conoscenza dei generi</i>, si divertiva moltissimo
-in mezzo al movimento del fondaco, e
-non ricusava di accettare qualche dattero da Mario,
-le cui birichinate la esilaravano fuor di misura.
-Ma ciò ch'ella ambiva sopra tutto si era di
-porgergli il pennello quand'egli si accingeva alla
-delicata operazione di <i>far le marche</i>. Le pareva
-in questo modo di diventare collaboratrice dell'amico
-suo. Gli uomini del magazzino, avvezzi
-ormai a trovarsela sempre fra i piedi, la chiamavano
-scherzosamente <i>la Trottola</i>, e il signor Gedeone
-non la vedeva neppur lui di mal occhio, e
-le permetteva di assistere alle sapienti manipolazioni
-delle sue mercanzie. Poichè il signor Albani
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-aveva adottato a questo proposito un principio
-tecnologico assai profondo, che si riassumeva così:
-<i>Ogni articolo nel suo stato naturale è difettoso,
-ma ogni articolo può rendersi perfetto mercè opportune
-mescolanze.</i> Ligio a una massima tanto
-ragionevole, l'egregio negoziante temperava con
-qualche spruzzo di farina la dolcezza nauseante
-dello zucchero, e diminuiva l'aroma esagerato del
-tè coll'introdurre nelle cassette chinesi qualche
-po' di camomilla e di malva.
-</p>
-
-<p>
-Le lunghe dimore della Gilda nel magazzino
-Albani non andavano punto a genio alla signora
-Dorotea, la quale si lagnava che i vestiti della
-bimba s'impregnassero di un acuto odore di baccalà
-e di sardelle salate, e scendeva talvolta dall'altezza
-del suo quarto piano a impadronirsi della
-piccola ribelle. Nè per solito la Gilda cedeva
-senza opposizione, che anzi Mario Albani l'aizzava
-e l'aiutava a resistere. Un giorno fra gli altri,
-giorno nefasto per la signora Dorotea, mentre
-la buona vedova era curva sulla Gilda che si
-rotolava sul pavimento, il terribile ragazzo afferrò
-il suo pennello e in un batter d'occhio le dipinse
-sulla schiena un magnifico G. A. che provocò le
-sonore risate di tutti i presenti. È facile immaginare
-lo scandalo che ne successe. La signora Dorotea
-chiese al signor Albani <i>seniore</i> una soddisfazione
-immediata dello sfregio fattole dall'Albani
-<i>juniore</i>; indi Mario s'ebbe tosto una tiratina d'orecchi,
-e alla Gilda fu vietato l'accesso nel magazzino.
-Però la proibizione non istette molto a
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-diventar lettera morta, e i due fanciulli tornarono
-a vedersi quasi ogni giorno.
-</p>
-
-<p>
-Del resto, pareva destino che la Gilda non dovesse
-avere che de' gusti bislacchi. In casa, quando
-suo zio voleva usarle una finezza, egli non aveva
-che da condurla nel suo laboratorio chimico. Ella
-rimaneva a bocca aperta dinnanzi ai suoi esperimenti,
-voleva saper tutto e capir tutto, e andava
-superba se il professore le ordinava di portargli
-una boccettina di sali, di chiudere una chiavetta,
-di soffiare in un fornello.
-</p>
-
-<p>
-— Non ci mancava che questa... proprio — brontolava
-la signora Dorotea. — Son matti, zio
-e nipote, matti tutti e due... Guardate un po' se
-una ragazza deve stare in quei luoghi lì a insudiciarsi
-le mani e il vestito... Stia piuttosto in
-cucina, impari a metter la pentola al fuoco, e non
-s'immischi in quelle diavolerie... Oh i dotti!...
-Che piaga!... Non sono contenti di guastarsi da
-sè l'anima e il corpo... vogliono guastare anche
-gli altri...
-</p>
-
-<p>
-La Gilda aveva sette anni allorchè il suo amico
-Mario fu mandato in un collegio della Svizzera.
-Le disposizioni commerciali del ragazzo sembravano
-assai mediocri. Egli continuava ad approfondirsi
-nella <i>conoscenza dei generi</i>, continuava a
-dipingere sui colli di mercanzie la marca G. A.,
-ma aveva una negativa assoluta pei conti e ripeteva
-sempre che voleva fare il pittore o il soldato.
-Il signor Gedeone non dubitava, però, che
-alcuni anni di soggiorno in un convitto commerciale
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-avrebbero corretto il figliuolo da queste
-ubbie.
-</p>
-
-<p>
-Partito Mario, la Gilda non ebbe più motivo
-di scendere nel fondaco Albani, e le mancò in
-tal modo la principale fra le sue distrazioni. Le
-passeggiate con la signora Dorotea l'annojavano,
-il laboratorio chimico dello zio non bastava neppur
-esso a metterla di buon umore.
-</p>
-
-<p>
-Il dottor Romualdo si sentì assalito da uno
-scrupolo di coscienza. Era possibile che questa
-fanciulla esuberante di vita crescesse sempre al
-fianco di lui e della buona ma uggiosa signora
-Dorotea? Nell'accettar la Gilda dalle mani del
-capitano Rodomiti non aveva egli implicitamente
-assunto l'obbligo di farne una ragazza a modo,
-atta a divenir col tempo una moglie saggia, una
-madre amorosa? E a raggiungere questo fine non
-era indispensabile di volger seriamente il pensiero
-alla sua educazione?
-</p>
-
-<p>
-In forza di così savie considerazioni, una mattina
-del novembre 1864, il dottor Grolli accompagnava
-la sua pupilla nel miglior collegio femminile
-della città. La Gilda aveva allora sette anni
-e mezzo; era di viso bellissimo ed egregiamente
-proporzionata di membra. Chi la vedeva con quei
-suoi occhi scuri e vivaci, con quei suoi bruni capelli
-profusi, con quella sua aria di regina in miniatura,
-non poteva a meno di esclamare: — Che
-amore di bimba! — A ogni modo, inosservata
-ella non passava mai.
-</p>
-
-<p>
-Quando le si annunziò che sarebbe andata in
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-collegio, ella accolse la notizia con più curiosità
-che rammarico. Le dispiaceva separarsi dai suoi
-gatti, dai suoi cardellini, dalla sua bambola, e un
-po' anche dallo zio Aldo e dalla signora Dorotea,
-ma il fascino della novità soverchiava in lei
-gli altri sentimenti. In fin dei conti era ben giusto
-di uscire dal mondo piccino in cui era cresciuta
-fino allora, di veder visi diversi dai soliti, di contrarre
-amicizie con fanciulle della sua età. Onde,
-quand'ebbe varcata la soglia della sua nuova dimora
-e il professore si accomiatò da lei con un
-bacio, ella non tardò a rasciugarsi una lagrimetta,
-a fare il viso ilare e a seguir saltellando una giovane
-sotto-maestra che voleva presentarla alle sue
-condiscepole raccolte in giardino.
-</p>
-
-<p>
-Egli invece, l'austero ed ispido uomo, poichè
-ebbe affidata la nipote alla direttrice del collegio,
-se ne tornò indietro oppresso da una malinconia
-di cui da gran tempo non provava l'uguale. Pensava
-alla solitudine della sua casa, alla noia di non
-veder davanti a sè altri che la signora Dorotea, di
-non sentir altre voci che quella di lei, così stridula
-e disarmonica. Negli ultimi tre anni aveva spesso
-invocato l'antica quiete; adesso l'antica quiete gli
-era restituita, ed egli non l'accoglieva senza sgomento.
-Le dita tenerelle della Gilda avevano fatto
-vibrare nell'anima sua una corda non per anco
-toccata, e la visione d'un mondo più ampio di
-quello dei libri, più ricco di colori e di forme, era
-apparsa fuggevolmente ai suoi occhi. Era la sua
-giovinezza che si svegliava, la sua giovinezza soffocata
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-tra le formule algebriche e le analisi chimiche.
-</p>
-
-<p>
-Ormai tutto era finito. Lo spiraglio da cui entrava
-come un soffio di primavera s'era chiuso, lo
-scienziato tornava a trovarsi a faccia a faccia con
-la sua scienza.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-</p>
-
-<h2>
-X.
-</h2>
-
-<p>
-Una domenica sì e una domenica no, dal tocco
-alle tre, i parenti erano ammessi a visitare le convittrici.
-Il dottor Grolli non mancava mai di venir
-a vedere in quel giorno la sua pupilla, quantunque
-questa spedizione gli dèsse da pensare per
-una settimana. Figuriamoci! Un uomo come lui,
-schivo d'ogni altro pubblico ritrovo che non fosse
-la sua Università, a trovarsi in mezzo a tanti babbi
-eleganti, a tante mamme splendide di gioventù e
-di bellezza, a tante ragazze vispe e leggiadre!
-Come ci stava a disagio, come tradiva il suo imbarazzo!
-Ed egli sorprendeva gli sguardi ironici
-che lo esaminavano di sottecchi, e coglieva a volo
-le risatine che gli scoppiettavano intorno, le parolette
-con le quali si canzonava il taglio del suo
-vestito, la goffaggine della sua persona, l'aspetto
-esotico del suo volto tutto barba e capelli. Nè avveniva
-di rado che alcuni sarcasmi slanciati contro
-di lui andassero a cader sulla Gilda.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-Un giorno egli la vide movergli incontro peritosa,
-cogli occhi rossi.
-</p>
-
-<p>
-— Che cos'hai, Gilda? — le chiese. — Hai pianto?
-</p>
-
-<p>
-Ella non gli rispose, ma si voltò da un'altra
-parte e si coprì la faccia con le mani. Poco lungi
-sghignazzavano due convittrici, delle più grandi.
-</p>
-
-<p>
-Il dottor Romualdo si sentì una trafittura al
-cuore. Condusse la fanciulla in un angolo appartato
-della sala e le domandò a mezza voce: — Ti
-burlano forse? — Ella si strinse un po' nelle spalle,
-ma continuò a tacere.
-</p>
-
-<p>
-— Ti burlano per cagion mia?... Di' la verità.
-</p>
-
-<p>
-E presele le manine ch'ella teneva davanti agli
-occhi, la costrinse a guardarlo in viso.
-</p>
-
-<p>
-— Sì — ella bisbigliò con voce appena percettibile.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, Gilda, se vuoi, io non vengo più.
-</p>
-
-<p>
-Era la prima volta ch'egli metteva alla prova
-l'affetto della nipote, era la prima volta ch'egli si
-accorgeva come quest'affetto fosse necessario alla
-sua vita. Perciò, in quel momento, tutto l'esser suo
-pendeva dalle labbra della Gilda. E quando egli
-sentì le morbide e rotondette braccia di lei con
-impeto subitaneo cingergli il collo, e quando fra
-i singhiozzi ella gli disse — No, zio Aldo, voglio
-che tu venga sempre — una dolcezza nuova, inusata
-gli corse le vene, provò una gioia quale non
-gli era stata data da nessuna formula algebrica.
-Egli prese la bimba sulle ginocchia, e carezzandole
-i capelli ripigliò il suo interrogatorio: — Dunque
-che ti dicono?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-Ella diventò rossa, ma stette senza aprir bocca.
-</p>
-
-<p>
-— Ti dicono forse che hai torto ad avere uno
-zio così brutto?
-</p>
-
-<p>
-— Oh! — fec'ella con una garbata scrollatina
-di capo e ridendo in mezzo alle lagrime.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene!
-</p>
-
-<p>
-— Oh... dicono tante cose — replicò finalmente
-la Gilda.
-</p>
-
-<p>
-— Ma... per esempio?
-</p>
-
-<p>
-— Dicono... che non ti pettini...
-</p>
-
-<p>
-Il professore sospirò. — E poi?
-</p>
-
-<p>
-— Che continui a portare i calzoni che avevi da
-bimbo.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè?
-</p>
-
-<p>
-— Non li vedi?... Son tanto corti!
-</p>
-
-<p>
-Era vero. Il professore, che teneva una gamba
-accavallata sull'altra, dovette riconoscere con singolare
-mortificazione che dieci centimetri di stoffa
-di più non sarebbero stati soverchi.
-</p>
-
-<p>
-— C'è altro?
-</p>
-
-<p>
-— Sì — rispose la fanciulla, che aveva ormai
-sciolto lo scilinguagnolo. — Dicono che non sai
-farti il nodo della cravatta.
-</p>
-
-<p>
-— Non è poi una gran disgrazia — osservò il
-dottor Romualdo, al quale questa accusa pareva
-men grave delle precedenti.
-</p>
-
-<p>
-— Dicono...
-</p>
-
-<p>
-— Ancora?
-</p>
-
-<p>
-— Sì... Che hai il naso sporco di tabacco...
-</p>
-
-<p>
-Con un moto istintivo il professore cacciò la
-mano in saccoccia per estrarre il fazzoletto. La
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-Gilda gli fermò il braccio — No — ella disse — Hai
-un fazzoletto turchino?
-</p>
-
-<p>
-— Già...
-</p>
-
-<p>
-— Lascialo stare... Somiglia a quello di don Spiridione,
-il catechista.
-</p>
-
-<p>
-Il dottor Romualdo non potè trattenersi dal sorridere. — È
-finito questo processo?
-</p>
-
-<p>
-La Gilda fece un viso scuro scuro che voleva
-significare — Non è finito. — Ma non fu cosa facile
-il cavarle di bocca l'ultima rivelazione. Finalmente
-ella confessò singhiozzando che la chiamavano
-<i>la nipote dell'orangutan</i>. — E l'orangutan — ella
-soggiunse nella massima costernazione — è
-una bestia.
-</p>
-
-<p>
-— E una brutta bestia — ammise il dottor
-Grolli con aria rassegnata. — Ebbene — egli ripigliò
-dopo una breve pausa — non c'è che un rimedio....
-Lascia che dicano quel che vogliono e
-non ci badare... Io procurerò di essere meno
-orangutan che sia possibile, farò allungare i miei
-calzoni, mi ravvierò meglio i capelli e la barba,
-cesserò di servirmi del fazzoletto turchino...
-</p>
-
-<p>
-Il viso della fanciulla si rischiarò.
-</p>
-
-<p>
-— Tu intanto non vergognarti di traversar la
-sala a fianco dell'orangutan... Dobbiamo dire
-così?
-</p>
-
-<p>
-— No, no, dello zio Aldo.
-</p>
-
-<p>
-Il professore si alzò, e la bimba passò il suo
-braccetto sotto quello di lui. Andarono in questa
-guisa, zio e nipote, fino all'uscio, e la Gilda teneva
-la sua fronte così alta e girava intorno uno sguardo
-<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
-così sicuro, che nessuna tra le sue condiscepole
-osò prendere un'aria canzonatoria. Quando si fu
-in fondo alla sala, la fanciulla diede un bacio sonoro
-al professore, e disse forte — Buon dì, zio
-Aldo, a rivederci.
-</p>
-
-<p>
-Ella tornò indietro contenta; aveva vinta una
-prima battaglia sopra sè stessa, aveva vinto la
-falsa vergogna. Anche il professore si sentiva un
-altro uomo. Ciò che lo aveva legato prima alla
-Gilda era la pietà, era l'idea del dovere; poi, con
-la consuetudine della vita, vi si era aggiunta un'affezione
-sincera, ma timida, inconsapevole quasi di
-sè, un'affezione che non osava chiedere, non osava
-sperare il ricambio. Ora, invece, di questo ricambio
-egli era sicuro; la Gilda gliene aveva tolto il
-dubbio con l'ingenua confessione delle sue piccole
-amarezze, col soave abbandono con cui gli si
-era gettata al collo, con la balda franchezza con
-cui aveva traversato la sala al suo fianco sfidando
-gli sguardi delle sue compagne. Senonchè quell'intima
-soddisfazione dell'anima non era senza
-mistura. Un punto della sua antica filosofia era
-scosso, era turbato il suo profondo convincimento
-della inutilità d'ogni dote esteriore. La bellezza,
-la grazia, non erano dunque vane parvenze? Erano
-forze reali e gagliarde, non create dalla fantasia
-dei poeti? Non era dunque la medesima cosa avere
-un aspetto increscioso o gradevole; la virtù, l'ingegno,
-non bastavano a coprir le imperfezioni del
-corpo? E, allora, che ci guadagnava a esser brutto?
-Non avrebbe potuto riuscire un buon matematico
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-anche mostrando l'età che aveva e non più, anche
-essendo un bel giovane?
-</p>
-
-<p>
-Queste savie riflessioni del dottor Romualdo si
-traducevano in una cura alquanto maggiore della
-persona. Egli usava con una certa frequenza la
-spazzola e il pettine, procurava che ciascun bottone
-del suo soprabito entrasse nell'occhiello che
-gli competeva, e non isdegnava di rimanere qualche
-secondo davanti allo specchio per allacciarsi
-il nodo della cravatta. Questo fatto memorabile
-accadeva specialmente nei giorni in cui il professore
-doveva recarsi dalla nipote. Prima di far la sua
-visita, egli si lavava col sapone d'odore, si ravviava
-i capelli, lasciava a casa la tabacchiera, e invece del
-fazzoletto turchino, prendeva seco un fazzoletto
-bianco di bucato. Egli non cessava già di esser
-brutto, ma cessava d'esser sucido, e le convittrici
-non lo chiamavano più l'<i>orangutan</i>. Avrebbero
-smesso, a ogni modo, di dargli questo appellativo
-sgarbato, per riguardo alla Gilda ch'era diventata
-in breve tempo un personaggio importante. Negli
-studi era la prima della sua classe, nei giuochi era
-delle più vispe e briose di tutto il collegio. Alcune
-tra le ragazze maggiori d'età avevano fatto
-per qualche tempo il viso dell'arme al novello
-astro che sorgeva sull'orizzonte, ma la bizza era
-durata poco; la grazia della Gilda, il suo aspetto
-attraente, la prontezza del suo ingegno, la spontaneità
-dei suoi modi avevano trionfato di ogni ritrosia.
-Onde ella non tardò ad appartenere al
-gruppo delle elette, a quella aristocrazia della
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-scuola che nessun regolamento vale a sopprimere,
-come nessuna legge può distruggere le inuguaglianze
-nella vita reale. E a quella guisa che il
-professore Romualdo aveva in principio fatto cadere
-sulla nipote parte della sua impopolarità, la
-Gilda faceva riflettere oggi sullo zio parte della
-simpatia ch'ella aveva acquistata per sè.
-</p>
-
-<p>
-V'era poi un'altra ragione assai importante per
-la quale il Grolli era ormai guardato, se non con
-vivo interesse, almeno con una curiosità benevola.
-Prima che compisse il secondo anno dacchè la Gilda
-era entrata in collegio, il dottor Romualdo aveva
-mutato la sua condizione di assistente in quella di
-titolare, e il titolare era già divenuto illustre, le
-sue opere erano lodate anche fuori d'Italia, la sua
-conoscenza era ambita da uomini preclari nel campo
-scientifico. A sua insaputa, il dottore Romualdo
-s'era messo su una delle due vie, per le quali,
-dato un certo merito, si consegue la fama. Poichè
-a questo proposito non c'è mezzo termine; la fama,
-o bisogna arrabattarsi molto a cercarla, o bisogna
-star molto cheti ad attenderla. O l'impudenza sfacciata
-del ciarlatano, o la ritrosia quasi infantile del
-cenobita. Col primo sistema si assorda il paese del
-proprio nome, si loda per esser lodati, si accarezza
-la critica, si entra audacemente in una chiesuola
-scientifica. Indi uno stuolo d'alleati, ma, di fronte,
-uno stuolo di nemici. Cento insidie, cento passioni
-poste in giuoco, il trionfo delle dottrine subordinato
-al trionfo della fazione, l'abilità spesso più
-potente dell'ingegno. Col secondo sistema si studia
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-in silenzio, creduti timidi dal mondo a cui si
-getterà forse un giorno un'idea destinata a sconvolgerlo.
-Non una condiscendenza che ne chiami
-un'altra, non una parola che accenni a vaghezza
-di plauso; non alleati, ma non nemici; bensì,
-sparse per la terra, numerose simpatie di persone
-che non si conoscono e non si conosceranno giammai;
-simpatie un po' inerti, non bastevoli a dare la
-gloria, ma pronte ad alimentare il primo soffio di
-fortuna che ci spiri propizio. Ottenuta così, la fama
-è più sicura, più stabile di quella ottenuta per l'altra
-via. Ma siccome vi si giunge più difficilmente
-o più tardi, è appunto l'altra via quella che d'ordinario
-si sceglie.
-</p>
-
-<p>
-È superfluo il dire a qual partito si fosse appigliato
-il professore Romualdo. La sua indole, i suoi
-gusti, l'ambiente in cui egli era sempre vissuto avevano
-reso in lui una seconda natura le abitudini del
-riserbo. Nè sapeva abbandonarle oggi, nè acconciarsi
-alle esigenze di una celebrità della quale era,
-più che lieto, maravigliato egli stesso. Era timido,
-impacciato, alieno da tutto ciò che potesse metterlo
-in mostra. Però, quando era in giuoco il decoro
-della sua Università, non ricusava mai l'opera
-sua; la modestia non era per lui, come è per molti,
-una maschera della pusillanimità. Un giorno ci fu
-un ammutinamento di studenti; il rettore aveva
-perduto la bussola, i professori, scrollando le spalle,
-s'erano dispersi da varie parti; il solo professor
-Grolli ebbe il coraggio di affrontare e di sedar la
-tempesta. Un'altra volta, all'apertura dell'anno
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-scolastico, quand'era già annunciata la prolusione,
-il titolare a cui toccava di leggere accampò non so
-qual pretesto per sottrarsi all'impegno. Indi il
-rettore convocò per urgenza il corpo insegnante,
-facendo osservare come fosse antichissima consuetudine
-quella di inaugurar le lezioni con un discorso,
-e come l'ommettere questa formalità potesse
-riuscire a scapito dell'Istituto, insidiato da
-occulti e palesi nemici. Ma chi si scusò con la ristrettezza
-del tempo, chi con la molteplicità delle
-occupazioni, e non si veniva a nessuna conclusione. — E
-lei, professor Grolli? — chiese il rettore,
-dopo aver interrogato ad uno a uno tutti gli
-altri. — So che ha una grande ripugnanza per queste
-cose, e non osavo... — Se è proprio necessario... — rispose
-il professore, nel quale il sentimento
-del dovere andava al disopra di qualunque
-altra considerazione. E poichè la sua offerta venne
-accolta con entusiasmo, egli vegliò due notti affine
-di compiere il suo lavoro pel giorno prefisso.
-</p>
-
-<p>
-Non può dirsi che, dal punto di vista accademico,
-il dotto e severo discorso avesse un successo
-clamoroso. Si notò anzi che parecchie signore si
-allontanarono dalla sala durante la tornata, che il
-commendatore prefetto appoggiò il gomito al ginocchio
-e il capo alla mano nel punto culminante
-dell'orazione e si assopì fingendo di meditare, e
-che i due bidelli, i quali, secondo il cerimoniale,
-stavano ritti in grande divisa ai due lati della
-piattaforma riservata alle autorità e al corpo insegnante,
-dovettero addossarsi alla parete e si addormentarono
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-in piedi, cosa non seguìta mai nelle
-adunanze precedenti, nemmeno alle più erudite
-concioni. Ma quel discorso, riuscito noioso a tanta
-parte dell'uditorio, fu invece, per l'importanza e
-la novità delle cose dette, un vero avvenimento
-scientifico, che valse al Grolli la nomina a socio
-corrispondente dell'Istituto di Francia.
-</p>
-
-<p>
-Punto inorgoglito delle mutate fortune, il nostro
-professore conservava le sue modeste abitudini,
-e le rendite cresciute gli servivano soltanto a
-ingrossare il fondo giacente presso la Banca in
-conto della nipote e ad abbellire la stanza in cui
-ella sarebbe tornata al suo uscir dal collegio.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-</p>
-
-<h2>
-XI.
-</h2>
-
-<p>
-Due anni prima che la Gilda compiesse la sua
-educazione, un'epidemia difterica venne a mietere
-più di una vittima fra le convittrici. Allora vi fu
-un fuggi fuggi; quasi tutti i genitori richiamarono
-a casa le figliuole, e il professor Romualdo s'affrettò
-egli pure a riprendere la sua pupilla. A epidemia
-finita, la Gilda avrebbe dovuto ridursi nuovamente
-in collegio, ma la sua migliore amica era morta, e
-l'idea di non trovarla più la contristava fuor di
-misura. — Preferiresti di restare con noi? — le domandò
-un giorno lo zio. — Oh sì — ella rispose
-con le lagrime agli occhi. E rimase.
-</p>
-
-<p>
-Ella aveva allora quattordici anni, e si trovava
-in quel periodo critico della vita femminile nel
-quale un non so che d'incerto, d'indefinito si
-stende sull'espressione del volto e sulle linee della
-persona. È come se il fiore tornasse nel suo bocciuolo
-per aprirsi una seconda volta, nè si può
-prevedere in qual modo si riaprirà. Quante speranze
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-dell'infanzia deluse! Quante paure svanite!
-Il mostricciuolo diventerà forse una Venere, Venere
-si cambierà in un mostricciuolo. Negli occhi delle
-madri si dipinge un'inquietudine ansiosa, nello
-sguardo degli estranei una curiosità indiscreta; la
-giovinetta intanto si sente osservata e si osserva;
-ella dimanda a sè stessa che cosa scomponga l'armonia
-delle sue membra, che cosa turbi la serenità
-del suo spirito, che fuoco arcano le riscaldi le
-vene. Ha baldanze che la fanno arrossire, ha ritrosie
-che non comprende; guarda dietro di sè, vede
-le bambine saltellanti, chiassose, e ne ha invidia
-e disprezzo ad un tempo; deve confessare che
-stava meglio quand'era come loro, eppure non
-vorrebbe tornar come loro; guarda davanti a sè,
-e vede le giovani spose, le matrone dalle forme
-opulente mal dissimulate dai veli, le vede imperare
-con un volger di ciglio e sente che sarà anche
-lei un giorno quali esse sono, e affretta col desiderio
-quel giorno. Eppure il desiderio non è senza
-una tristezza profonda. A che prezzo stringerà
-quello scettro?
-</p>
-
-<p>
-Nell'ultimo tempo della sua dimora in collegio
-la Gilda era alquanto imbruttita. Era alta, magra,
-pallida, con un cerchio azzurro intorno alle
-palpebre. Le sottane corte lasciavano vedere un
-piede un po' troppo lungo e il principio d'una
-gamba un po' troppo sottile; anche le braccia
-erano lunghe e stecchite. Il suo sorriso aveva
-perduto dell'antica vivacità, la sua voce, già limpida
-e argentina, era spesso velata e talora feriva
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-l'orecchio con certe note fesse e sgradevoli. Ma
-in questa eclissi della sua bellezza la Gilda conservava
-di magnifico gli occhi grandi, espressivi,
-i folti, bruni, crespi capelli, e i denti bianchi
-come l'avorio e uguali come le perle d'un
-monile. Era lecito pronosticare che il resto si sarebbe
-accomodato da sè.
-</p>
-
-<p>
-Come la fisonomia e la persona, così si era un
-po' modificato il carattere. Ella non era più la
-bimba impetuosa, ma gioviale, espansiva, che
-aveva anni addietro portato la rivoluzione nella
-silenziosa casa Negrelli; i suoi uccelletti, i suoi
-fiori non le parlavano più l'usato linguaggio;
-qualche volta la sua allegria era forzata, qualche
-altra non sapeva frenarsi, e si rinchiudeva nella
-sua camera, malinconica e taciturna. Non di rado
-ripensava al chiasso ch'ella faceva con Mario nel
-magazzino del signor Gedeone; ahimè, dov'erano
-andati quei tempi? dov'era andato Mario?
-</p>
-
-<p>
-Quando gli si domandava conto del suo figliuolo,
-il signor Gedeone tentennava gravemente
-il capo. Quel ragazzo gli dava pure di gran tribolazioni.
-Non era cattivo, ma voleva fare a suo
-modo, e il soggiorno in Isvizzera, che doveva
-mettergli giudizio, aveva invece finito di guastargli
-il cervello. Ormai bisognava rinunziare alla
-speranza ch'egli succedesse al padre nel commercio
-dei grani e dei coloniali. Con la stramba idea
-di diventar pittore, s'era legato in amicizia con un
-giovane artista svizzero, il quale lo aveva condotto
-seco per otto mesi a Roma ed ora lo teneva
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-nel suo studio a Zurigo. Di là Mario scriveva al
-babbo lettere piene d'entusiasmo, chiedendo quattrini
-e promettendo di render celebre in meno di
-dieci anni il nome della famiglia.
-</p>
-
-<p>
-— Eh, signorina — disse un dopo pranzo il signor
-Gedeone alla Gilda, ch'egli salutava sempre con
-deferenza come l'antica camerata di suo figlio — Mario
-terrà forse parola e mi renderà celebre, ma
-che me ne importa? Io avrei preferito ch'egli fosse
-qui ad attendere agli affari insieme con me... Allora
-sì che avrei lavorato di lena... Adesso invece...
-</p>
-
-<p>
-Il signor Gedeone, ch'era seduto sur una panca
-di legno davanti al suo magazzino, si alzò in piedi,
-si passò il rovescio della mano sugli occhi; indi
-proseguì: — Ma!... Mi par ieri quando Mario e lei
-si rincorrevano fra le balle di caffè e i barili di
-aringhe... Se ne rammenta? Come passa il tempo!
-</p>
-
-<p>
-Un garzone del fondaco s'avvicinò al principale. — Il
-brigadiere se n'è andato. Non ci sono
-che le guardie Munari e Albonzio.
-</p>
-
-<p>
-— Avanti, allora — ordinò il signor Albani.
-</p>
-
-<p>
-Un gran carro di fieno ch'era fermo sulla strada,
-col timone rivolto dalla parte della città, si mosse
-alzando una nuvola di polvere. I sonagli dei muli
-tintinnavano in cadenza, il sole morente lambiva
-coi suoi ultimi raggi la parte superiore del carico,
-lasciando in ombra il resto, il conduttore disteso
-sul fieno cantava:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Addio, mia bella, addio,</p>
-<p>L'armata se ne va,</p>
-<p>ecc., ecc.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-Intanto il signor Gedeone ora seguiva con lo
-sguardo il barroccio, ora si voltava a discorrere
-con la Gilda.
-</p>
-
-<p>
-— Non viene mai il signor Mario qui? — chiese
-questa timidamente.
-</p>
-
-<p>
-— C'è stato un paio di volte — rispose il signor
-Gedeone — Lei era in collegio. Adesso dice che
-non vuol tornare finchè non abbia fatto un bel
-quadro... Il bel quadro lo farà... oh lo farà senza
-dubbio... ma non è questo ch'io volevo... Volevo
-averlo meco... volevo lasciargli i miei affari... ecco
-quel che volevo....
-</p>
-
-<p>
-A questo punto il signor Gedeone diede un'occhiata
-dal lato della porta della città. Un suo commesso
-gli fece un cenno con la mano, come a significare: — Ormai
-è passato.
-</p>
-
-<p>
-Il negoziante mostrò di aver capito; poi stringendo
-la destra alla Gilda: — La ringrazio della
-sua premura, signorina... Mi fa tanto piacere, sa,
-poter parlare di quel bricconcello di Mario.
-</p>
-
-<p>
-E il signor Gedeone era altrettanto sincero nel
-suo affetto paterno, quanto nel suo desiderio d'introdurre
-in città senza dazio le derrate che egli
-nascondeva nei carri di fieno.
-</p>
-
-<p>
-La Gilda risalì le scale, lieta in cuor suo che il
-suo vecchio amico avesse scelto la professione
-d'artista.
-</p>
-
-<p>
-Nel ritirar dal collegio la sua pupilla, il dottor
-Romualdo s'era proposto di compiere egli
-stesso la sua educazione. Perciò la faceva studiare
-almeno due ore al giorno. Egli era in principio
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-un po' impacciato, ma la Gilda gli additava ella
-stessa la via, ribellandosi ad ogni metodo rigoroso,
-eppure riuscendo ad afferrar di volo ogni cosa.
-Il professore aveva cominciato col trovar molto
-da ridire su questo modo di procedere a sbalzi,
-ma aveva finito col dar ragione alla discepola.
-Ella era così pronta d'ingegno, ella scriveva con
-tanto garbo! Quand'ella gli leggeva i suoi componimenti
-pieni di semplicità e di freschezza, era
-come se una musica nuova gli ricreasse l'orecchio.
-Le discipline scientifiche avevano intorpidito in
-lui il senso dell'arte; ora esso gli si risvegliava
-nell'anima, gli richiamava alla mente le vergini
-impressioni dell'infanzia, e gli faceva sentir tutto
-il pregio di studi che aveva negletti. Gli pareva
-d'essere, anzichè il maestro, l'allievo. Era ben altra
-cosa quand'egli introduceva la Gilda nel suo
-laboratorio. Là egli era come un re; tutto obbediva
-ai suoi cenni; sotto il suo occhio vigile, nelle
-sue storte, alla fiamma dei suoi fornelli i corpi
-mutavano forma, aspetto, colore, e la natura gelosa
-gli rivelava gli intimi suoi segreti. Ed egli
-si compiaceva a stuzzicar la curiosità della sua pupilla,
-certo com'era di non poter esser mai colto
-alla sprovvista dalle domande di lei. Forse era
-questa l'unica sua vanità.
-</p>
-
-<p>
-La signora Dorotea, a cui il passare degli anni
-non aveva raddolcito il carattere, sparlava liberamente
-del sistema di educazione tenuto dal professore. — Vuol
-fare di sua nipote una dottoressa;
-si può dar di peggio?... Che maraviglia se ella è
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-pallida, allampanata, con le pesche sotto gli occhi...
-Ne son morte di fanciulle a forza di leggere...
-Ne ho conosciute io...
-</p>
-
-<p>
-V'erano dei giorni in cui l'umore della Gilda pareva
-dar ragione ai pronostici della vedova. Bastava
-un nonnulla a farla piangere, non voleva uscire,
-non c'era verso di cavarle una parola di bocca.
-</p>
-
-<p>
-Una mattina che la ragazza era più smorta dell'ordinario,
-la signora Dorotea fece a bassa voce
-delle comunicazioni misteriose al professore, concludendo: — Se
-non crede a me, mandi per un
-medico.
-</p>
-
-<p>
-Il medico venne, si mise a ridere, diede ragione
-alla signora Dorotea, e finì tra il serio e il faceto: — Via,
-caro professore, non affatichi troppo questa
-sua nipote. Non è uno studente d'Università,
-è <i>una donna</i>.
-</p>
-
-<p>
-La signora Dorotea chinò il capo in segno di
-assenso.
-</p>
-
-<p>
-— Ci vuole una vita più svariata — continuò
-il medico — la conduca spesso fuori di casa, le
-faccia conoscere qualcheduno... gioventù sopra
-tutto... i giovani devono stare coi giovani... Quando
-poi verrà l'autunno... adesso già ci vuol tempo,
-siamo appena in febbraio... in autunno insomma
-un viaggetto sarebbe eccellente... Alle corte, io
-stimerei opportuno di adottare un altro sistema
-di vita.
-</p>
-
-<p>
-Qui l'approvazione della signora Dorotea fu
-meno esplicita. — Bisogna stare coi giovani! — ella
-borbottò fra i denti. — Come se io fossi una
-<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
-vecchia decrepita e rimbambita... Le belle cose
-che s'imparan dai giovani!
-</p>
-
-<p>
-Il professore si ritirò pensoso nella sua camera. — È
-una donna — egli bisbigliava, ripetendo le
-parole del medico. E soggiungeva: — Una donna
-in casa! — A quel che sembra il professor Romualdo
-non s'era mai accorto che era una donna
-anche la signora Dorotea.
-</p>
-
-<p>
-Comunque sia, l'avvenire gli si presentava buio,
-buio oltre misura. Il fatto più naturale del mondo
-gli pareva dover esser fecondo d'incalcolabili
-conseguenze; egli sentiva che il suo ufficio di tutore
-entrava in una nuova fase, e che adesso soltanto
-egli avrebbe cominciato a sperimentarne le
-difficoltà.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-</p>
-
-<h2>
-XII.
-</h2>
-
-<p>
-Bastarono poche settimane alla Gilda per riaversi
-affatto. Pareva anzi che quel passeggiero
-malessere avesse contribuito a far rifiorire la sua
-bellezza decaduta da qualche anno. I molli contorni
-della donna si disegnavano ormai sotto le
-vesti succinte della fanciulla; gli occhi già languidi
-e smorti brillavano d'una nuova luce più
-viva, più intensa di quella che li aveva illuminati
-nell'infanzia gioconda, e la persona leggiadra,
-pur mutando linee, si ricomponeva nell'antica
-armonia. Le inesplicabili tristezze, gli scoraggiamenti
-infiniti degli ultimi tempi l'assalivano di
-rado e non mai con tanta violenza; era tutt'al più
-una malinconia pensosa, non scevra d'ogni dolcezza.
-</p>
-
-<p>
-Ma il dottor Romualdo assisteva con mal celato
-sgomento a questa trasformazione della sua pupilla.
-S'era avvezzato ad amar la fanciulla, e non
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-sapeva acconciarsi all'idea che la fanciulla diventasse
-donna, poichè la donna era sempre ai suoi
-occhi un essere inferiore, malato, pieno di piccole
-arti e di avvolgimenti insidiosi. Allorchè la Gilda
-entrava nella sua stanza, egli pareva atteggiarsi a
-guisa di uomo che si mette in difesa; non le dava
-più un pizzicotto sulla guancia, nè un buffetto
-sotto il mento: e s'ella gli faceva una carezza, egli
-arrossiva confuso.
-</p>
-
-<p>
-— Ti faccio paura! — ella esclamava canzonandolo — E
-sì ch'io son quella di una volta!
-</p>
-
-<p>
-Quella di una volta? Oibò, oibò. O la Gilda
-parlava in mala fede, o ella ingannava sè stessa.
-Ma già ella parlava in mala fede sicuramente; era
-una femmina.
-</p>
-
-<p>
-Quand'egli la conduceva a passeggio, ed ella
-gli dava il braccio, ci voleva poco ad accorgersi
-ch'ella non era quella di una volta. Noi lo sappiamo,
-l'avevano ammirata sempre, ma adesso era
-mutato il genere dell'ammirazione, e soprattutto
-era mutata <i>la qualità</i> degli ammiratori. Non erano
-più i babbi e le mamme quelli che si fermavano
-estatici a guardar la Gilda; erano i bellimbusti
-profumati, azzimati, erano i giovinetti di primo
-pelo, erano, orribile a dirsi, gli studenti dell'Università.
-Nè soltanto i rompicolli; quelli stessi, che,
-dalla cattedra, il professore mirava assorti nelle
-severe meditazioni scientifiche, quelli stessi che
-pendevano con più amore dalla sua parola, se vedevano
-la Gilda al suo braccio, le piantavano
-tanto d'occhi in viso, come se volessero divorarsela.
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-Egli sentiva bisbigliar dietro a sè — Che
-stupenda ragazza diventa la nipote del professor
-Grolli! — Che bottoncino di rosa! — Ah! esser
-l'ape che succhierà quel fiore!
-</p>
-
-<p>
-— Disgraziati! Disgraziati! — rifletteva in cuor
-suo il professore Romualdo. — Anche su loro che
-sono l'orgoglio della Università, la speranza della
-patria, la donna esercita la sua funesta influenza:
-ella distrae la loro mente dai forti pensieri, ella
-turba i loro sensi, ella popola la loro fantasia di
-immagini ingannatrici. Quanto cammino di più si
-farebbe nel mondo se non vi fosse la donna!
-Quanto più presto sarebbe stata scoperta la legge
-della gravitazione, da quanto tempo si sarebbe
-già trovata una soluzione alle equazioni di quarto
-grado! Che gloria immensa si acquisterebbe colui
-il quale riuscisse ad emancipare l'umanità dalla
-femmina ed assicurasse con un nuovo metodo la
-propagazione della specie!
-</p>
-
-<p>
-Talora, mentre il dottor Grolli era infatuato
-dietro questo grave problema, la Gilda gli dava
-una scrollatina al braccio, e gli chiedeva sorridendo: — Sei
-fra le nuvole?
-</p>
-
-<p>
-Del resto, il professor Romualdo, quantunque
-convinto che la soppressione della donna ci avvierebbe
-a uno stato di perfezione assoluta, non
-intendeva sottrarsi a nessuno degli obblighi suoi
-verso la nipote. Se, anni addietro, egli aveva
-commesso una debolezza acconsentendo a tenerla
-presso di sè, tanto peggio per lui; s'egli non aveva
-saputo prevedere che la bambina non sarebbe
-<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
-stata sempre bambina, era a lui e non ad altri che
-toccava scontare l'imprevidenza. Norma costante
-delle sue azioni, il sentimento del dovere lo reggeva
-anche in questa prova e gli dava il modo di
-vincere ostacoli che sulle prime gli parevano insuperabili.
-</p>
-
-<p>
-Tra le novità introdotte nel sistema di vita del
-nostro matematico non fu certo l'ultima quella
-di recarsi un paio di sere la settimana insieme
-con la Gilda in casa del cavalier Diomede Lorati,
-che teneva allora l'ufficio di rettore dell'Università.
-Il professor Grolli in conversazione; era una
-cosa da far strabiliare! Ma il medico aveva giudicato
-opportuno che la Gilda conoscesse qualche
-persona dell'età sua, ed erano su per giù della
-stessa età le figlie del rettore. Il cavaliere Lorati
-era una buonissima pasta d'uomo, che da venti
-anni professava diritto civile e in tutto questo
-tempo non aveva mutato una virgola alle sue
-lezioni. Gli scolari sapevano come ogni lezione
-principiava e come finiva, e spesso il professore
-aveva la compiacenza di sentir correr lungo i
-banchi una frase ch'egli non aveva ancor detta.
-Del resto, il cavalier Lorati era tenuto in conto di
-persona sapiente; era segretario della locale Accademia
-di scienze e lettere, e in questo ufficio
-aveva avuto agio di svolgere le sue naturali disposizioni
-per le commemorazioni funebri. Infatti,
-quando moriva un socio, era a lui che toccava
-darne la triste novella, e la dava <i>col cuore spezzato</i>.
-Il buon professore non avrebbe ommessa
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-questa frase per tutto l'oro del mondo. Ma non
-era soltanto in favore dei soci dell'Accademia che
-il cavalier Lorati versava il suo inchiostro e le
-sue lagrime. Chiunque passasse agli eterni riposi,
-per poco che fosse conosciuto da lui, aveva il
-conforto d'un suo cenno necrologico preceduto
-da un motto latino, o da uno dei soliti emistichi,
-come — <i>Morte fura — Prima i migliori e lascia
-star i rei</i> — oppure — <i>Sol chi non lascia eredità
-d'affetti — Poca gioja ha dell'urna</i>.
-</p>
-
-<p>
-Un'altra bella qualità del cavaliere era la sua
-sommissione agli oracoli della signora Olimpia,
-sua moglie, donna notevole per molti rispetti, e
-particolarmente per quello di madre di famiglia.
-Ella aveva studiata a fondo la situazione matrimoniale
-delle sue figliuole e soleva cantar loro
-su tutti i toni: — Bimbe mie, vostro padre è un
-sapientissimo giureconsulto, ma voi non avete
-quello che si dice il becco d'un quattrino, e ai
-tempi nostri una lepre verrà a gettarsi in braccio
-del cacciatore prima che un uomo venga spontaneamente
-ad offrir la sua mano a una ragazza
-senza dote; perciò abbiate bene in mente che bisogna
-aiutarsi da sè, non aver romanticismi, non patir
-distrazioni, cercar molto e cercar sempre, e quando
-si crede di aver trovato, badare che non isfugga
-la preda. Io sono vostra madre e farò il dover mio.
-Ma farei ben poco se non mi secondaste.
-</p>
-
-<p>
-Fedele alle sue savie massime, la signora Olimpia
-metteva in mostra la sua Ginevra e la sua
-Giulia quanto più poteva, e non mancava di condurle
-<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
-a passeggio, alle funzioni di chiesa, ai dibattimenti
-della Corte d'assise, dappertutto insomma
-dove vi fosse la speranza di veder comparire quella
-rara selvaggina che si chiama un marito. Inoltre ella
-riceveva due sere la settimana. Erano ricevimenti
-alla buona; alcuni professori con le mogli e le figliuole,
-alcuni parenti dei professori, e una mezza
-dozzina di studenti, nei quali la signora Olimpia
-aveva creduto di scoprire la stoffa matrimoniale.
-</p>
-
-<p>
-Per i professori c'era un tavolino a parte, intorno
-al quale essi impegnavano discussioni rumorose sui
-regolamenti universitari, sui ministri che s'eran
-succeduti all'istruzione pubblica, sugli esami e
-sulle propine. Ma il grosso della compagnia sedeva
-a una gran tavola rettangolare, su cui la Ginevra
-e la Giulia stendevano con moltissima cura
-un tappeto di lana che ricadeva sin quasi sul pavimento.
-I maligni volevano far credere che all'ombra
-di quel tappeto si stabilissero fra gli studenti
-e le ragazze attivissime comunicazioni di
-mani e di piedi, assai più gustose dei giuochi di
-società che avevano luogo alla superfice.
-</p>
-
-<p>
-Alle dieci la signora Olimpia distribuiva agli
-invitati una tazza di tè leggiero in modo da non
-alterare il sistema nervoso, e le padroncine giravano
-un piatto di <i>sandwichs</i> preparati dalle loro
-mani. Alle undici la compagnia si scioglieva, salvo
-i pochi casi in cui tra gl'invitati si trovasse una
-persona di buona volontà da suonar l'armonica e
-da permettere alla gioventù di far <i>quattro salti in
-famiglia</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-Un osservatore superficiale troverà senza dubbio
-che la signora Olimpia, sollecita com'era di procurar
-marito alle sue figliuole, commetteva una
-leggerezza invitando ai suoi convegni serali la
-Gilda, che dava scacco matto a tutte e due. Ma la
-signora Olimpia aveva vedute più larghe e profonde.
-Ella pensava che la bellissima giovinetta
-poteva servir d'uccello di richiamo e far venire in
-casa qualcheduno che non ci sarebbe venuto altrimenti. — E
-pur che ci vengano almeno in due — rifletteva
-l'accorta donna — io ci avrò sempre
-guadagnato. Quand'anche si appiccicassero entrambi
-alla nipote del Grolli, più d'uno ella non
-ne sposerebbe; l'altro resterebbe sempre amico di
-famiglia, e allora, chi sa?
-</p>
-
-<p>
-Non si può creder quante feste si facessero dalla
-famiglia Lorati ai due nuovi ospiti. Le ragazze volevano
-sedere l'una a destra, l'altra a sinistra della
-Gilda, la colmavano di elogi sulla sua bellezza e
-sulla sua grazia, la iniziavano ai segreti dei dilettevoli
-giuochi di <i>scopa</i> e <i>campana e martello</i>. La
-signora Olimpia e il rettore prodigavano le più
-tenere cure al professor Romualdo, e anzi il rettore
-sentiva l'imperioso bisogno di fargli ogni
-momento il solletico sulle ginocchia e di ripetergli
-con infinita espansione: — Ma bravo il nostro
-Grolli, che si è risolto a uscir dal suo guscio!
-</p>
-
-<p>
-E gli altri professori in coro: — Bravo Grolli!
-Bravissimo!
-</p>
-
-<p>
-Nell'ora del tè poi era la signora Olimpia in
-persona che portava la tazza al dottor Romualdo
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-e gli offriva i <i>sandwichs</i>. Faceva servire gli altri
-invitati dalle figlie, ma il dottor Romualdo voleva
-servirlo ella stessa.
-</p>
-
-<p>
-I colleghi, con la insistenza uggiosa dei dotti
-quando pretendono di far gli uomini di spirito,
-celiavano costantemente su queste attenzioni speciali
-della signora Olimpia pel Grolli. — Ehi
-Grolli, state in guardia... la signora Lorati insidia
-la vostra innocenza... Badate che non si ripeta il
-caso della moglie di Putifarre.
-</p>
-
-<p>
-Il professore si agitava sulla sedia e borbottava
-infastidito: — Che discorsi! — E si confermava
-sempre nell'idea ch'era meglio vivere a sè, tenersi
-lontani anche dai colleghi, e non aver con
-loro altre relazioni che quelle volute dagli studi.
-Ma oramai erano vani rimpianti e conveniva rassegnarsi
-all'inevitabile.
-</p>
-
-<p>
-Gli omaggi di cui la Gilda era l'oggetto in casa
-del rettore non le facevano salire i fumi al cervello.
-Lasciava discorrere i damerini senz'accordar preferenze
-ad alcuno, e quando giungeva il momento
-desiderato dei <i>quattro salti in famiglia</i>, ella ballava
-indifferentemente con tutti, più entusiasta
-della danza che dei danzatori. Com'era bella allorchè
-il giro vorticoso del valzer le invermigliava
-le gote e le scompigliava i capelli, e il suo piede
-leggiero appena sfiorava il pavimento, e la sua
-persona agile, snella, succinta, si disegnava in
-mille pose sempre diverse e sempre leggiadre e
-composte!
-</p>
-
-<p>
-— Che allegria, non è vero, in queste festine? — diceva
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-il cavaliere Lorati, stropicciandosi le
-mani e andando dall'uno all'altro crocchio. — Benedetta
-la gioventù!... Ci s'ingrassa proprio a vederla
-divertirsi in tal modo... Voi, caro Grolli, vi
-siete fatto vecchio prima del tempo... Avete avuto
-torto, un gran torto... Quanti anni avete?
-</p>
-
-<p>
-— Trentacinque fra poco.
-</p>
-
-<p>
-— Guardate un po' se un uomo a trentacinque
-anni dovrebbe star lì impalato presso uno stipite
-invece di ballare con le ragazze... Fin che si tratta
-di me che non aspetto i sessanta...
-</p>
-
-<p>
-Ballare! Egli, il professor Grolli! Che idee! Le
-coppie danzanti lo urtavano, lo investivano, ed
-egli rimaneva come trasognato. In quell'intrecciarsi
-delle braccia, in quel confondersi del respiro,
-in quel mover del piede in cadenza, in quell'abbandonarsi
-della persona all'onda dei suoni, c'era
-dunque, ci doveva essere un piacere ch'egli non
-aveva mai provato, ch'egli non sapeva comprendere,
-ma di cui gli era impossibile non ravvisare
-l'espressione schietta ed ingenua nelle facce giovanili
-ch'egli vedeva passarsi davanti. Era proprio
-vero. C'era un mondo di cui egli non aveva nemmeno
-toccato la soglia.
-</p>
-
-<p>
-Negl'intervalli fra un ballo e l'altro la Gilda
-veniva a dargli un saluto e a chiedergli se si divertiva...
-Oh! tanto... Egli la seguiva mestamente
-con l'occhio mentre ella s'allontanava a braccio
-di un <i>cavaliere</i> qualunque. Egli pensava che la
-cara bambina la quale gli aveva insegnato a comprender
-la famiglia, non era più sua; le acri voluttà
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-della vita si erano impadronite di lei: oggi
-era il ballo, era l'ingenua soddisfazione di sapersi
-ammirata; domani sarebbe stato l'amore, forse la
-passione violenta, irresistibile, fatale.
-</p>
-
-<p>
-— Fra un paio d'anni bisognerà dar marito a
-quella ragazza — diceva il rettore battendo sulla
-spalla del dottor Romualdo. — Cospetto! Come
-è cresciuta bene!... Grande scoglio questo del
-matrimonio... E io ho da provvedere a due... Meno
-male che se ne incarica Olimpia.
-</p>
-
-<p>
-Un discorso così naturale come quello del matrimonio
-della nipote recava al professore una
-molestia inesplicabile, ed egli sfogava il suo dispetto
-parlando con amarezza di tutti i giovani
-i quali frequentavano la famiglia Lorati.
-</p>
-
-<p>
-Nel tornare a casa, una sera, la Gilda gli chiedeva
-il suo parere sopra certo Norio, ch'era una conoscenza
-recente e che pareva destinato a divenire il
-beniamino della società.
-</p>
-
-<p>
-— È un giovine che non riuscirà a nulla — replicò
-vivamente il professore.
-</p>
-
-<p>
-— O perchè dici così? — ella soggiunse.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè? A che vuoi che riesca un giovine che
-è venuto qui per istudiare e pochi giorni dopo il
-suo arrivo non sa impiegar meglio la sera che ballando
-e facendo giuochi di compagnia?
-</p>
-
-<p>
-— Dio buono! Alla sua età non gli sarà lecito
-divertirsi?
-</p>
-
-<p>
-— Alla sua età il divertimento per i giovani seri,
-per i giovani che vogliono diventar qualche cosa,
-è lo studio. Ne ho conosciuti io di questi giovani,
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-che vegliavano fino a tarda ora sui libri, affaticandosi
-la mente, logorandosi gli occhi, che si alzavano
-poi la mattina prima del sole e ripigliavano il lavoro
-lasciato a mezzo, intenti a decifrare una formula,
-a risolvere un problema... Oh non erano eleganti,
-no... Non avevano la scriminatura perfetta,
-i baffetti arricciati, il colletto candidissimo, il nodo
-della cravatta d'una simmetria architettonica, non
-avevano i bottoncini d'oro sulla camicia... no, no...
-le loro vesti erano sgualcite, la loro biancheria era
-frusta, i loro capelli scomposti... Le donne non li
-guardavano con compiacenza...
-</p>
-
-<p>
-— Ma, zio Aldo — interruppe Gilda — saranno
-stati indecenti.
-</p>
-
-<p>
-— Non me ne intendo io... Erano poveri...
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, che colpa ha il signor Norio se la
-sua famiglia è piuttosto agiata?
-</p>
-
-<p>
-— Colpa? Non ne ha nessuna, ma gli manca la
-più grande maestra della vita, la povertà. Male alloggiati,
-mal nutriti, mal coperti, si trova che vi
-è una sola consolazione, il lavoro, lo studio... La
-vita del pensiero diventa la vita del corpo; non si
-sente la fame, non si sente il freddo... Per mesi e
-mesi si mangia un pane di meno al giorno, tanto
-da comperarsi un libro nuovo, e quel libro acquistato
-così faticosamente ha per noi maggior pregio
-che non abbia pei bellimbusti un abito da ballo, e
-per voi altre donne un vezzo d'oro e di perle... Voltarne
-e rivoltarne la coperta, tagliarne le carte,
-aspirare l'odore acre della stampa ancora umida
-e fresca, ecco tanti piaceri ignorati dal comune
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-della gente... Che c'importa delle travi affumicate,
-che c'importa delle pareti sgretolate e crollanti?...
-I nostri occhi guardano più in là; essi abbracciano
-il mondo intero...
-</p>
-
-<p>
-— E nessuna compagnia, nessuna distrazione? — chiese
-la Gilda, che non aveva mai trovato lo zio
-Aldo così eloquente.
-</p>
-
-<p>
-— Distrazioni?... Qualche passeggiata all'aria
-aperta, nelle ore del sole l'inverno, nelle ore del
-fresco l'estate... Compagnia?... Fra i vivi, tre o
-quattro coetanei delle stesse condizioni e degli
-stessi gusti; fra i morti, tutti i migliori... Tutti
-quelli che hanno stampato un'orma nel campo
-degli studi; tutti quelli che hanno aggiunto una
-verità al patrimonio della scienza... e t'assicuro io
-che valgon meglio della folla volgare e piccina
-dalla quale siamo attorniati.
-</p>
-
-<p>
-— Tu hai fatto questa vita, zio? — domandò la
-Gilda commossa.
-</p>
-
-<p>
-— Ho parlato di me?
-</p>
-
-<p>
-— Oh! T'ho inteso benissimo... Fosti tu pure
-uno di quelli che hanno lottato, che hanno patito.
-</p>
-
-<p>
-— Ne conobbi tanti che patirono di più...
-</p>
-
-<p>
-— Povero zio Aldo! — rispose la fanciulla alzando
-verso di lui gli occhi inteneriti. — Sei rimasto
-solo presto?
-</p>
-
-<p>
-— Sì — egli rispose, scosso da quella voce soave,
-da quello sguardo penetrante. — Ma lasciamo
-questo discorso... Vedi che ormai la burrasca è
-passata.
-</p>
-
-<p>
-La Gilda sapeva che suo zio non era mai stato
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-ricco, ma ella ignorava ch'egli avesse avuto una
-giovinezza così travagliata, e strappandogliene per
-la prima volta la confessione non poteva a meno di
-ammirare in lui la forza dell'animo alieno da ogni
-vanteria.
-</p>
-
-<p>
-— Hai ragione, zio Aldo — ella soggiunse dopo
-una breve pausa. — Quelli che tu hai descritti sono
-i giovani degni di essere amati.
-</p>
-
-<p>
-Egli sentì corrersi un fremito per le vene; poi
-disse sospirando: — Amati da una donna! A che
-pro?... Allora non istudierebbero più.
-</p>
-
-<p>
-— Oh zio Aldo — sclamò la Gilda — come sei
-cattivo con noi donne!
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-</p>
-
-<h2>
-XIII.
-</h2>
-
-<p>
-Nel maggio di quel medesimo anno, il professore
-e la Gilda ricevettero una visita non meno
-cara che inaspettata, quella del capitano Rodomiti.
-Il capitano non si era mai dimenticato dei suoi
-amici, scriveva loro ogni tre o quattro mesi, mandava
-regali alla sua figlioccia, e le prometteva sempre
-che sarebbe venuto a salutarla. Ma, sinchè il
-suo bastimento si trovava nei mari dell'India e
-del Giappone, egli aveva un bel promettere, e la
-Gilda diceva ridendo: Lo <i>zio Tonino</i> discorre
-delle sue visite come s'egli fosse a Firenze o a Milano
-invece d'essere a Hongkong o a Singapore. — Adesso
-però egli si era diviso non senza rammarico
-dalla sua vecchia <i>Lisa</i>, e assumeva il comando
-di un legno di gran portata uscito appena
-dai cantieri di Sestri Ponente per conto d'uno dei
-principali armatori della riviera Ligure. Prima d'imbarcarsi
-e di star lontano dall'Italia chi sa quanti
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-anni ancora, aveva chiesto una licenza di due
-settimane, e ne approfittava per venir a vedere coi
-propri occhi i cambiamenti successi in quasi dodici
-anni nella vispa bambina ch'egli aveva condotta
-da Montevideo a Genova. Come lo accogliessero
-non c'è bisogno di dirlo. Il lungo tempo trascorso
-dal primo ed unico incontro fra il professore e lui
-non aveva lasciato segno visibile sulla sua fisonomia
-e sulla sua persona. Una vita attiva sin dall'infanzia,
-esercitata alle fatiche, alle privazioni e ai
-pericoli, abbrevia forse il periodo della giovinezza,
-ma prolunga quello della virilità. L'uomo
-comincia più presto, ma finisce più tardi. Il Rodomiti
-toccava i sessanta, ma a vederlo lo avreste
-detto appena cinquantenne. Giusto di membra
-nelle sue proporzioni colossali, egli si conservava
-sempre ritto e imponente; l'occhio limpido e vivace
-esprimeva il connubio della forza e della
-bontà; non era facile trovare un pelo bianco nella
-sua barba e nei suoi capelli che incorniciavano
-l'ovale regolare della sua faccia abbronzita. In collera
-era terribile, terribile come l'Oceano di cui
-aveva affrontato così spesso le tempeste; ma le
-tempeste della sua anima erano molto meno frequenti
-di quelle del mare, e i suoi scoppi d'ira
-non erano mai cagionati da futili motivi. Solo i
-deboli, quando non sono pusillanimi, sono irascibili.
-Il capitano Antonio era d'ordinario pronto
-al sorriso e all'arguzia; la sua voce tonante sapeva
-piegarsi alle inflessioni più dolci, più carezzevoli,
-specialmente quand'egli si trovava in mezzo ai
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-bambini. Oh i bambini egli li amava tanto! Non
-v'era porto toccato dalla sua nave ov'egli non ne
-conoscesse qualcheduno, e la sua cabina era piena
-di gingilli ch'egli portava da una parte all'altra del
-mondo per regalarne i suoi piccoli amici. E che
-feste essi gli facevano! Come gli si arrampicavano
-sulle spalle, come gli tiravano la barba! Era padrino
-di quasi tutti i figli de' suoi marinai, e la
-soddisfazione ch'egli vedeva dipingersi in tante
-famiglie al suo comparire lo dispensava dall'avere
-una famiglia propria. D'indole espansiva e gioviale,
-egli narrava volentieri i suoi viaggi, che
-gli avevano fatto conoscere uomini e paesi diversi,
-e veniva sempre alla sua conclusione favorita: — Ciò
-che v'è di meglio dappertutto sono
-i fanciulli.
-</p>
-
-<p>
-— Meglio delle donne? — chiedeva qualcheduno
-maliziosamente.
-</p>
-
-<p>
-— Eh! mille volte meglio.
-</p>
-
-<p>
-Il capitolo delle sue avventure galanti sarebbe
-stato lungo e curioso; ma egli non voleva parlarne
-mai, e, se altri tentava di tirarlo in lingua,
-egli rispondeva con monosillabi e guardava i
-globi di fumo svolgentisi dalla sua pipa.
-</p>
-
-<p>
-Con immenso terrore della signora Dorotea, il
-professor Romualdo avrebbe voluto dare ospitalità
-al capitano; ma questi preferì aver la sua libertà
-e scendere all'albergo. Egli veniva però
-ogni mattina a prender la Gilda, che si appendeva
-al suo braccio, e sebbene dovesse alzar
-molto gli occhi per fissarlo in viso e stentasse
-<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
-alquanto a mettere i suoi passi al pari con quelli
-di lui, era superba di un così maestoso cavaliere.
-Si sentiva più di una esclamazione intorno a loro,
-si vedeva più d'un curioso far sosta un momento
-e voltarsi indietro, colpito dalle dimensioni colossali
-del capitano.
-</p>
-
-<p>
-— Ho questa statura da quarant'anni e non ci
-si sono ancora avvezzati — osservava sorridendo il
-Rodomiti, mentre si avvicinava con cautela alla
-vetrina di qualche negozio e abbassava il capo
-per non urtar nei lampioni.
-</p>
-
-<p>
-Il capitano e la Gilda avevano una infinità di
-cose da dirsi. Egli rinverdiva nella mente di lei
-le immagini illanguidite dei primi anni, le discorreva
-di sua madre; ella, dal canto suo, gli parlava
-dello zio Aldo, della sua bontà, del suo amore
-allo studio, della sua timidezza.
-</p>
-
-<p>
-— Un brav'uomo, un brav'uomo — soggiungeva
-con un accento convinto il capitano. — È
-un uomo di cuore... Non mi dimenticherò mai
-del nostro primo incontro. Egli pareva sbigottito
-della mia statura; io, a vederlo così piccino, così
-impacciato, non n'ebbi la migliore impressione...
-È più basso di te, non è vero?
-</p>
-
-<p>
-— Oh, di qualche centimetro...
-</p>
-
-<p>
-— A ogni modo, adesso è migliorato anche
-nell'aspetto... Adesso senza dubbio si rade, si
-pettina... è quasi bello al paragone... Ma allora
-era un vero istrice... Indossava poi un certo vestito
-da viaggio... Oh che tipo! Però non mi ci
-volle molto a riconoscere un fior di galantuomo...
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-Non esitò un istante, accettò lealmente, francamente,
-il legato lasciatogli da sua sorella... Non
-tutti avrebbero fatto altrettanto.
-</p>
-
-<p>
-— Lo credo io! — esclamava la Gilda. E raccontava
-le mille attenzioni che il suo tutore le
-prodigava, la cura ch'egli si prendeva della sua
-educazione, i sacrifizi d'ogni specie ch'egli faceva
-per lei. — Già — ella diceva — ne fa uno grandissimo
-a tenermi seco... Non può soffrire le donne...
-Alle fanciulle fa grazia, ma con le donne è inesorabile...
-Quando mi son cambiata di pettinatura
-(in collegio tenevamo i capelli raccolti in
-due lunghe trecce che ci cadevano giù per le
-spalle) egli durò fatica ad avvezzarvisi. A ogni
-passo che faccio per uniformare la mia <i>toilette</i>
-a quella delle mie coetanee, vedo lo zio annuvolarsi
-in viso... E non è già per la spesa... no
-certo, gli è che lo zio mi avrebbe voluto sempre
-bambina.
-</p>
-
-<p>
-E la Gilda guardava istintivamente le sue sottane
-ancora un po' corte.
-</p>
-
-<p>
-Una mattina il Rodomiti chiese ed ottenne licenza
-di condur seco per qualche giorno la ragazza
-a Milano. Questo viaggetto finì con un gran
-colpo di scena. Poichè, nella sera in cui il capitano
-e la Gilda furono di ritorno, la signora Dorotea
-mise un grido, e per poco non lasciò cadere
-di mano il lume con cui ella era venuta ad
-aprire.
-</p>
-
-<p>
-— Chi è? chi è?
-</p>
-
-<p>
-— Zitta, sono io... Non mi conosce? — disse la
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-Gilda, avviandosi frettolosa verso la camera dello
-zio. Il capitano Rodomiti la seguiva più lentamente,
-e con la sua presenza metteva in soggezione
-la vedova e la forzava a starsene muta.
-</p>
-
-<p>
-Il professor Romualdo era seduto davanti alla
-scrivania con le mani sprofondate nei capelli, cogli
-occhi fissi sull'ultimo numero del <i>Journal des
-mathématiques</i>, con le spalle rivolte all'uscio. Una
-candela con cappello di cartoncino verde raccoglieva
-la poca luce sullo scrittoio e lasciava in
-ombra il resto della stanza.
-</p>
-
-<p>
-La Gilda entrò in punta di piedi, s'avvicinò
-adagio adagio alla sedia, e appoggiandosi alla
-spalliera, disse: — Zio Aldo.
-</p>
-
-<p>
-Egli diede un sobbalzo. — Sei tu Gilda? — Poi
-guardò dietro a sè, e il suo volto, che s'era
-composto a un sorriso, si atteggiò a un immenso
-stupore. — Chi è?...
-</p>
-
-<p>
-In fondo, presso all'uscio, s'intese lo scoppio
-d'una risata.
-</p>
-
-<p>
-— Non conoscete più vostra nipote? — chiese
-il capitano.
-</p>
-
-<p>
-— Ma...
-</p>
-
-<p>
-Il professore, riavendosi a poco a poco dalla
-sorpresa, si alzò da sedere, sollevò la candela fino
-all'altezza del viso della Gilda, e ripetè più volte — È
-possibile?
-</p>
-
-<p>
-— Possibilissimo — rispose il capitano Antonio. — Il
-rubino è quello di prima; è cambiata
-soltanto la legatura... La Gilda esitava, ella mi
-ripeteva che lo zio ha dichiarato guerra a morte
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-alle donne, e che ella non poteva sperare di vedersi
-trattata da lui con la solita intimità se non
-conservando le apparenze della fanciulla... Baie,
-io le risposi; faremo accettare al signor zio il
-fatto compiuto... O vuoi restare perpetuamente
-cogli abiti corti? Persuasa a mezzo, me la son
-condotta a Milano, e la ho fatta vestire a modo
-mio... Fu proprio a modo mio?
-</p>
-
-<p>
-— No, per dire la verità... Tu sceglievi certe
-stoffe, certi colori...
-</p>
-
-<p>
-— Non avrò buon gusto; già, quello lì, a bordo
-non si acquista... Io volevo un po' più di lusso...
-Ma questa signorina fu così modesta, così discreta...
-diverrà una valente massaja... Insomma,
-la guardi, signor orso, e vada superbo d'una così
-bella nipote (tùrati le orecchie, Gilda), e confessi
-che le donne non sono poi la più brutta parte della
-creazione... Santo Dio! Che bujo c'è qui dentro! — continuò
-il capitano, fregandosi un fiammifero sui
-calzoni e accendendo con quello una candela che
-era sul canterale. — Oh! così! Sono soddisfatto
-davvero... Brava <i>madama</i>... Come si chiama la
-fata?
-</p>
-
-<p>
-— <i>Madama Chaillon!</i>
-</p>
-
-<p>
-— Brava <i>Madama Chaillon</i>!
-</p>
-
-<p>
-Il capitano sedette sul canapè, si stropicciò le
-mani, e stirò sul pavimento le sue lunghissime
-gambe.
-</p>
-
-<p>
-L'ammirazione del capitano Rodomiti non era
-affatto irragionevole, perchè la Gilda non era mai
-stata così bella come quella sera. Il suo vestito
-<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
-non le faceva una grinza; ed ella lo portava con
-la disinvoltura d'una gran dama.
-</p>
-
-<p>
-— Via, via, caro Grolli — continuò il capitano,
-ch'era in vena di chiacchierare — perdonate alla
-vostra pupilla il delitto di aver passati i sedici anni
-e di avere un paio d'occhi che faranno girare il
-capo a molti.
-</p>
-
-<p>
-— Capitano! — interruppe il dottor Romualdo.
-</p>
-
-<p>
-— So che queste cose non si dovrebbero dire
-in presenza della ragazza, ma la Gilda ha giudizio
-e non c'è pericolo che gli elogi la guastino... E poi,
-lasciatemi discorrere ancora stasera, chè domani
-parto, e me ne vado alla Plata... Dunque, non le
-tenete il broncio?
-</p>
-
-<p>
-— Ma che broncio? Io non vi capisco — proruppe
-il dottor Romualdo, alquanto confuso. — È
-un pezzo che mia nipote non è più una bambina,
-eppure io non le ho scemato l'antico affetto.
-</p>
-
-<p>
-— Oh, no — proruppe la Gilda.
-</p>
-
-<p>
-— Non basta, non basta — riprese il capitano,
-spingendo fuori della bocca una grande nuvola
-di fumo — bisogna che la Gilda possa avere per
-voi tutta la confidenza ch'ella avrebbe pei suoi
-genitori... Si avvicina il momento dei segreti scabrosi;
-guai se una ragazza non sa a chi rivelarli!
-Me ne intendo, io, di queste cose; quando le mie
-cento figliocce sparse nelle cinque parti del mondo
-mi veggono arrivare, esse sanno ch'io leggo sul
-loro fronte le novità che sono accadute nel loro
-cuoricino... E vi assicuro, professore mio, che queste
-novità si rassomiglian tutte, tanto alla Nuova
-<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
-Zelanda quanto in Italia, tanto nella Polinesia
-quanto al Messico, tanto al Capo di Buona Speranza
-quanto al Giappone... È così, e la vita convien
-prenderla com'è...
-</p>
-
-<p>
-Il capitano, alzatosi in piedi, camminava lentamente
-per la stanza, e la sua ombra gigantesca si
-disegnava sulla parete; il professore, inquieto,
-guardava ora lui, ora la Gilda, ch'era immobile
-con un gomito appoggiato alla spalliera d'una seggiola,
-cogli occhi chini al suolo.
-</p>
-
-<p>
-— Qui non c'è scritto ancora nulla — soggiunse
-il Rodomiti, avvicinandosi alla giovinetta, ponendole
-una mano sotto il mento e sforzandola a
-guardare in su — qui non c'è scritto ancora nulla — e
-a queste parole il dottor Romualdo si sentì
-liberato come da un incubo. — Ma — continuò il
-loquace capitano — un dì o l'altro qualche cosa
-ci sarà scritto sicuramente, e allora, siccome io
-mi troverò sull'Oceano, e il professore queste formule
-non sa decifrarle da sè, sarà necessario che
-<i>madamigella</i> si faccia coraggio, e dica nell'orecchio
-allo zio ciò che la turba... E il signor zio
-deve promettermi che non si scandalizzerà punto,
-ma farà bene anche allora la sua parte di babbo.
-Siamo intesi, Gilda?
-</p>
-
-<p>
-— Sì — ella rispose, arrossendo.
-</p>
-
-<p>
-— E voi, Grolli?
-</p>
-
-<p>
-— Ma sì, è naturale... Che uomo siete!... Che
-discorsi avete tirato in campo stasera! — disse il
-professore che smaniava sulla seggiola.
-</p>
-
-<p>
-— Oh in quanto a me non ho mai capito che
-<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
-sugo ci sia a non voler guardar le questioni in
-faccia e a trattar le ragazze come se vivessero in
-un altro mondo... Adesso però puoi lasciarci,
-Gilda. Avrei da dire una parola a tu per tu al professore.
-</p>
-
-<p>
-— A me?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, a voi... Oh una cosa da nulla... A rivederci
-domattina, Gilda; verrai ad accompagnarmi
-alla stazione?
-</p>
-
-<p>
-— Sicuro, e anche lo zio ci verrà.
-</p>
-
-<p>
-La giovinetta prese una candela e si ritirò nella
-sua camera, ov'ebbe una gran tentazione di dare
-un bacio alla propria immagine nello specchio.
-Ella sapeva da un pezzo che non era brutta, ma
-quella sera soltanto ella acquistava la persuasione
-di esser veramente bella.
-</p>
-
-<p>
-— Dunque? — disse il professore, quando fu
-solo col capitano Antonio.
-</p>
-
-<p>
-— Non vi sgomentate... Pare impossibile...
-Siete un brav'uomo, ma troppo apprensivo... Permettete.
-</p>
-
-<p>
-Il Rodomiti si mise a sedere sul canapè, che
-scricchiolò sotto l'immane peso; accavallò una
-gamba sull'altra e, gonfiando e sgonfiando successivamente
-le guance, mandò tre gran boccate di
-fumo.
-</p>
-
-<p>
-— Dunque quello che volevo dirvi è questo.
-Non è lontano il tempo in cui vostra nipote prenderà
-marito...
-</p>
-
-<p>
-— E di nuovo quest'argomento! Non avete dichiarato
-or ora che non c'è nulla?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
-— Sicuro; a tutt'oggi non c'è nulla... Ma bisogna
-intenderci... Non c'è nulla di personale... La
-Gilda si trova nello stadio dell'amore anonimo.
-</p>
-
-<p>
-— Non v'intendo.
-</p>
-
-<p>
-— È tanto facile — replicò il capitano. — Benedetti
-dotti!... Ogni ragazza, professore mio,
-prima d'innamorarsi di qualcheduno, attraversa
-un periodo nel quale prova vagamente, indeterminatamente
-l'amore... I poeti ve la spiegherebbero
-in lungo e in largo; io sono tagliato alla
-buona e parlo come so... Del resto, se non foste
-un originale, mi avreste indovinato per aria, giacchè
-quella condizione dell'animo non è una particolarità
-delle sole donne... Insomma, per venire
-a bomba, quando una ragazza è entrata nella fase
-dell'amore anonimo, ella non tarda molto a dar
-forma alle sue fantasie, non tarda molto a passar
-nella fase dell'amore personale... Mi sono spiegato
-chiaro, spero...
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì... Insomma troverà qualcheduno che le
-piacerà, e vorrà sposarselo... Tutti i gusti son gusti.
-</p>
-
-<p>
-— Credete pure che quello lì è un gusto che
-durerà per un pezzo... Ma la morale del mio discorso
-è questa: nulla è più difficile che maritare
-una ragazza senza un soldo di dote.
-</p>
-
-<p>
-— È quello che dice anche il professor Lorati.
-</p>
-
-<p>
-— Ora, scusate la mia franchezza... Voi non
-siete ricco...
-</p>
-
-<p>
-— No, certo.
-</p>
-
-<p>
-— Dei quattrini che la Gilda ha portati con sè
-da Montevideo non ne resterà ormai quasi più...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
-— Come?
-</p>
-
-<p>
-— Sfido io! Dopo tanti anni, per poco che la
-ragazza vi sia costata...
-</p>
-
-<p>
-Il dottor Romualdo alzò la ribalta della scrivania,
-e ne tolse un libretto, dicendo: — Mia nipote
-non poteva star presso di me come in un convitto — Indi
-soggiunse: — Venite qui; avvicinatevi al
-lume. Ecco il conto della mia pupilla, regolato di
-semestre in semestre alla Banca. L'ultimo saldo è
-del 31 dicembre.
-</p>
-
-<p>
-— Ventottomilanovecentosessantasette lire! — esclamò
-il capitano osservando la pagina che gli
-era indicata. — È possibile?
-</p>
-
-<p>
-— Oh! È merito in gran parte degli interessi.
-</p>
-
-<p>
-— Tutti gli interessi accumulati! Vi par poco? — continuò
-il Rodomiti, mentre sfogliava il libretto. — Nessuna
-prelevazione dal 1861 in qua?
-</p>
-
-<p>
-— Non m'è occorso di farne — disse semplicemente
-il professore.
-</p>
-
-<p>
-— Invece una serie di versamenti — riprese
-l'altro con enfasi.
-</p>
-
-<p>
-— Quello che ho potuto. Ho pochi bisogni, non
-ho una famiglia mia, non mi ammoglierò mai; che
-dovevo farne de' miei risparmi?
-</p>
-
-<p>
-— Ah caro Grolli — proruppe il capitano — è
-destino che ogni volta che vi vedo io debba rimanere
-sbalordito.
-</p>
-
-<p>
-— Avete torto. Ciò ch'io feci lo avreste fatto
-anche voi. E adesso, terminate pure il vostro discorso.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-— Ma adesso voi non accetterete forse la mia
-offerta...
-</p>
-
-<p>
-— Quale offerta?
-</p>
-
-<p>
-— Non ho famiglia neppur io, resterò celibe...
-come voi; mia sorella non ha figli ed è ben provveduta;
-in tanti anni di lavoro ho messo qualche
-cosa da parte... Alle corte, volevo far una piccola
-dote alla Gilda.
-</p>
-
-<p>
-— Grazie, grazie, capitano... Lo vedete, voi siete
-migliore di me, voi pensate a quelli che non vi
-appartengono... Io, in fin dei conti, non faccio che
-il mio ufficio di zio... Del resto, la Gilda vi è già
-debitrice di molto; la dote che volevate regalarle
-serbatela a qualcheduna delle vostre figliocce che
-sia in maggiori strettezze... Intanto il capitale di
-mia nipote crescerà da sè con gli interessi... e un
-altro poco lo farò crescere anch'io... Pel momento
-del matrimonio insomma, che non sarà forse così
-vicino... la Gilda ha sedici anni e qualche mese...
-pel momento del matrimonio saranno raggiunte,
-io spero, le trentaquattro o trentacinque mila lire...
-Non sarà molto, ma, via, non sarà nemmeno pochissimo.
-</p>
-
-<p>
-— Siete un brav'uomo, caro Grolli, e siete un
-cuor d'oro... Mi fareste quasi riconciliare coi dotti...
-Vi avverto, ad ogni modo, che voglio pensar io al
-corredo... Ho un amico a Milano, al quale darò
-l'incarico e che farà certo le cose per bene... Se
-poi potessi esser da queste parti all'epoca delle
-nozze, s'intende che farei da padrino... Dev'essere
-un bel giorno!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
-— Lo credete? — chiese il professore, ch'era
-sempre seduto davanti alla scrivania, e che segnava
-macchinalmente col lapis delle figure geometriche
-sopra un pezzo di carta.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì; perchè dovrebb'essere altrimenti? La
-donna è fatta per avere una famiglia.
-</p>
-
-<p>
-Vi furono alcuni secondi di silenzio. Alla fine
-il dottor Grolli alzò il viso dalla carta, si levò gli
-occhiali, si passò la mano sulla fronte, e disse: — Capitano,
-se foste qui in <i>quel bel giorno</i>, consentireste
-a prendermi a bordo del vostro legno per
-qualche mese?
-</p>
-
-<p>
-— Voi?... In mezzo alle balle di cotone e ai
-sacchi d'indaco?
-</p>
-
-<p>
-— Sì — soggiunse il professore con quanto maggior
-disinvoltura gli fu possibile. — Allora le mie
-cure di tutore saranno finite, avrò la mia piena
-libertà, e ne approfitterò per vedere un po' di
-mondo. Che c'è di strano?
-</p>
-
-<p>
-— Nulla... Anzi... figuratevi se vi prenderei a
-bordo volentieri... Ma chi sa dov'io sarò in quel
-tempo?
-</p>
-
-<p>
-— Se sarete lontano, pazienza.
-</p>
-
-<p>
-— Curiosa idea la vostra... E non vi fa male il
-mare?
-</p>
-
-<p>
-— Non lo so, non ho mai provato... Speriamo
-di no.
-</p>
-
-<p>
-— Siamo intesi dunque... Oh dev'esser tardi...
-Me ne vado... A domattina.
-</p>
-
-<p>
-— Verrò a prendervi all'albergo con la Gilda,
-e andremo insieme alla stazione.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-— Sì, addio, Grolli... Lasciate che vi stringa la
-mano... Sono superbo della vostra amicizia. Non
-vi dico altro.
-</p>
-
-<p>
-E i due uomini così diversi d'aspetto e d'indole,
-ma così conformi nella rettitudine dell'animo, si
-separarono vivamente commossi.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-</p>
-
-<h2>
-XIV.
-</h2>
-
-<p>
-L'estate fu più soffocante del solito, e il professore
-Romualdo si recò con la Gilda a passar parte
-delle vacanze in un albergo fra le Alpi, lasciando
-che i Lorati andassero in un sito di bagni, ove ci
-era più gente, più <i>chique</i>, e ove la signora Olimpia
-sperava di maritare almeno una delle figliuole.
-Il professore, senza essere alpinista, era un camminatore
-infaticabile; la Gilda, snella, leggera,
-intrepida, sarebbe stata in grado, a detta delle
-guide, di affrontare anche il ghiacciaio; però ella
-non osava di chieder tanto allo zio, e si contentava
-di percorrere insieme con lui la parte meno
-scabrosa di quei monti. Uscivano talvolta soli, talvolta
-accompagnati da un ragazzo che portava gli
-scialli e le provvigioni, giravano a caso per quattro
-o cinque ore, e si rifocillavano sdraiati sull'erba;
-mentre a pochi passi scrosciava il torrente
-e gli abeti mormoravano sul loro capo, e si udiva
-<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
-il muggito dei buoi e il tintinnìo delle capre
-sparse pei pascoli. La Gilda era ammirata delle
-Alpi. Durante le sue gite ella parlava poco, ma la
-commozione dell'animo le era scritta sul viso; di
-tratto in tratto le sfuggiva un grido dal labbro,
-ed ella rimaneva estatica dinanzi all'orrido pittoresco
-d'una gola profonda, o alle fosforescenze di
-un ghiacciaio, o all'ampiezza d'una valle illuminata
-dal sole. Talora, staccandosi d'improvviso dal
-fianco del suo compagno, ella saliva su qualche
-punto elevato da cui lo sguardo spaziava in più
-largo orizzonte. Il vento respingeva le falde della
-sua veste succinta e le ciocche de' suoi capelli ricciuti,
-e la sua bella persona immobile, con le
-braccia conserte, si disegnava come una figura
-fantastica sullo sfondo azzurro del cielo. Intanto il
-professore andava erborando per via e raccoglieva
-diligentemente entro una scatola le varie specie
-di licheni, di genziane, di felci, di dafni e d'altre
-piante della flora alpina, oppure frangeva qua e
-là con un piccolo martello la roccia, e riempiva di
-pietruzze una borsa ch'egli portava a tracolla. Poi
-la sera, in albergo, parlava di botanica e di geologia
-alla nipote, la quale, a forza di fargli da assistente
-nel suo laboratorio, aveva finito col prendere
-una leggera tintura scientifica, e lo ascoltava
-con attenzione benevola.
-</p>
-
-<p>
-L'albergo ove alloggiavano i nostri amici era
-uno dei soliti che si trovano fra le Alpi, tozzo,
-massiccio, rettangolare, col tetto acuminato, sporgente
-per un metro e mezzo oltre la linea dei
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-muri, con una ringhiera di legno che girava intorno
-al primo piano. Sul frontone della porta d'ingresso
-era appesa un'insegna con dipintovi a colori
-vivaci un quadrupede che dalla spiegazione scrittavi
-sotto a caratteri cubitali doveva essere un camoscio.
-Nell'interno le pareti foderate di legno,
-l'andito ingombro di scialli, di <i>alpenstocks</i> e di
-funi. In cucina un ampio focolare, protetto, covato
-quasi, da un'enorme cappa intorno a cui luccicavano
-i rami. Poco distante dal focolare una stufa
-monumentale, che aveva l'aspetto di un mausoleo.
-Nel salotto da pranzo una tavola oblunga, modestamente
-ma pulitamente apparecchiata, con sedie
-di paglia tutto all'ingiro. Anche qui la sua stufa;
-poi una credenza, e di fronte a questa una mensola
-con due o tre scaffali di libri, e specialmente di
-<i>Guide</i> delle Alpi e di romanzi inglesi dell'edizione
-di Tauchnitz. Appesi alle pareti un barometro,
-un termometro, una carta geografica della
-regione, alcune litografie senza valore e alcuni
-avvisi d'alberghi italiani, svizzeri, francesi; sopra
-un canterale un calamaio e l'<i>album</i> dei viaggiatori
-fitto di nomi, di osservazioni e anche di versi in
-più lingue.
-</p>
-
-<p>
-Lo scorrere le pagine di quel libro era per la
-Gilda un gradevole passatempo, ed ella sorrideva
-una mattina leggendo le note di una signora di
-Londra, la quale nello stesso periodo manifestava
-il suo entusiasmo pel pesce del lago e il suo dolore
-per non avere trovato in quei siti un ministro
-anglicano, quando una riga più sotto ella
-<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
-vide un nome che le strappò un'esclamazione di
-stupore.
-</p>
-
-<p>
-— Che c'è? — domandò il professore Romualdo,
-che tagliava le carte all'ultimo fascicolo d'una rivista
-scientifica, venuta a cercarlo lassù.
-</p>
-
-<p>
-— Leggi qui — ella disse, porgendogli il libro.
-Egli lesse — <i>Mario Albani, pittore.</i>
-</p>
-
-<p>
-— Mario, sai — proseguì la Gilda — il figlio
-del signor Gedeone, il mio antico compagno di
-giuochi; non può essere che lui. Quanti anni sono
-che non lo vedo!... Scommetto che non lo riconoscerei
-più...
-</p>
-
-<p>
-— Probabilmente sarà già partito — interpose
-il professore, a cui questo nuovo personaggio destava
-una vaga inquietudine.
-</p>
-
-<p>
-— No, no... guarda... dev'esser giunto oggi prima
-che noi scendessimo. C'è la data: 5 agosto.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, se ci sarà lo vedremo... Non è poi
-conveniente di affannarsi tanto per una persona
-che non ci riconoscerebbe nemmeno... Del resto,
-un ragazzo balzano che ha piantato la famiglia per
-fare il suo capriccio.
-</p>
-
-<p>
-— Volevano che vendesse pepe e cannella, ed
-egli era artista nell'anima... Si capisce...
-</p>
-
-<p>
-— Oh!... Artista!... Il solito passaporto dei cervelli
-malati... Basta — conchiuse il professore, che
-si accorgeva di essersi riscaldato troppo — ciò non
-ci riguarda.
-</p>
-
-<p>
-Proprio in quel punto, un passo d'uomo si fece
-sentire nell'andito, e una voce maschia e melodiosa
-diede alcuni ordini in cucina. Indi entrò nel
-<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
-salotto un bel giovane alto, spigliato, con l'aquila
-del Club Alpino sul cappello. Aveva le chiome un
-po' lunghe, la barba nascente, la carnagione abbronzita.
-I suoi occhi espressivi s'incontrarono subito
-con quelli della Gilda ch'erano fissi sopra di
-lui. Anche il professore lo guardava con singolare
-attenzione.
-</p>
-
-<p>
-Egli stette un momento sospeso, le sue guance si
-dipinsero di un vivo rossore, poi balbettò: — Ma?...
-Non m'inganno?... Il signor professor Grolli?... E
-la Gil... la signora Gilda?
-</p>
-
-<p>
-— Oh signor Mario! — esclamò la giovinetta,
-con un sorriso che le illuminava tutta la fisonomia. — Mi
-ha ravvisata?
-</p>
-
-<p>
-— No, veramente. Ho ravvisato il signor professore.
-E lei mi aveva riconosciuto?
-</p>
-
-<p>
-— Nemmeno; ma sapevo ch'era qui... dal libro
-dei viaggiatori.
-</p>
-
-<p>
-Il professor Romualdo, il quale, essendo il solo
-che non avesse punto cambiato aspetto da una diecina
-d'anni, aveva servito d'anello a questo riconoscimento,
-dovette far di necessità virtù, e stringere,
-quanto più cordialmente gli fu possibile, la
-mano del pittore.
-</p>
-
-<p>
-I due giovani intanto non finivano di evocare i
-ricordi del passato.
-</p>
-
-<p>
-— Si rammenta, signora Gilda, delle nostre scalate
-ai sacchi di caffè?
-</p>
-
-<p>
-— Sì; e le sue cavalcate sui barili d'aringhe?
-</p>
-
-<p>
-— E lo studio comparativo dei vari campioni?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-— E quel famoso G A ch'ella dipinse sulla
-schiena della signora Dorotea?
-</p>
-
-<p>
-— È viva la signora Dorotea?
-</p>
-
-<p>
-— Oh sì... Un po' brontolona...
-</p>
-
-<p>
-— Era tale anche allora... E quei suoi due gatti
-<i>Mao</i> e <i>Meo</i>?
-</p>
-
-<p>
-— Quelli son morti.
-</p>
-
-<p>
-— Ma! Chi direbbe che son corsi tanti anni da
-quel tempo?
-</p>
-
-<p>
-— Se si potesse tornare indietro!
-</p>
-
-<p>
-— No, signora Gilda, non lo pensi nemmeno.
-</p>
-
-<p>
-— Oh, perchè?
-</p>
-
-<p>
-— È troppo bella così.
-</p>
-
-<p>
-Questo complimento a bruciapelo fece salire le
-fiamme al viso della giovinetta, che abbassò gli
-occhi e cercò di mutar discorso.
-</p>
-
-<p>
-— Si trattiene qui un pezzo?
-</p>
-
-<p>
-L'Albani rispose che aveva in animo di intraprendere
-l'ascensione d'una tra le cime meno conosciute
-della catena, ma che gli era forza aspettare
-il ritorno d'una guida impegnata per un paio di
-giorni con altri forastieri. Intanto si poteva fare
-insieme qualche gita agevole anche ai non alpinisti.
-</p>
-
-<p>
-La Gilda applaudì di gran cuore alla proposta,
-il dottore Romualdo l'accolse invece con assai
-mediocre entusiasmo, ma la nipote non durò gran
-fatica a ribattere le sue obbiezioni. E invero, a che
-scopo eran venuti lì se non a quello di girare fra
-i monti? E che altro avevano fatto sino allora?
-Mario chiamò l'albergatore, e un po' consultandosi
-con lui, un po' esaminando la carta geografica, stabilì
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-la via da percorrere il domani; poi, simile a
-un generale che determina in anticipazione il suo
-campo di battaglia, segnò col lapis rosso il luogo
-ove si sarebbe fatto sosta per desinare; infine ordinò
-egli stesso in cucina di approntare un buon
-pezzo d'arrosto da mettere nel carniere. L'oste lo
-ascoltava con la deferenza dovuta a un alpinista che
-era salito due volte sul Cervino.
-</p>
-
-<p>
-Per quel giorno l'Albani non lasciò quasi mai il
-professore e la Gilda. Era cordiale, espansivo come
-chi fece un incontro inatteso e gradito, e parlava
-volentieri dei suoi disegni per l'avvenire, delle sue
-speranze, delle sue ambizioni. Si sentiva giovine,
-si sentiva forte, aveva l'anima piena di poesia,
-d'ideale, vedeva turbinarsi davanti agli occhi mille
-immagini che un dì o l'altro egli confidava di riprodur
-sulla tela. No, egli non aveva sortito l'indole
-dell'uomo d'affari, il suo ingegno non si era
-mai saputo acconciare alle discipline delle cifre;
-che avrebbe fatto nello scrittoio di suo padre? Da
-fanciullo in su aveva avuto un culto, un amore
-ardente, irresistibile; il culto, l'amore del bello.
-La bellezza gli faceva piegar le ginocchia, come
-cosa di cielo; e l'aveva cercata e la cercava per
-tutto, negli splendori dell'alba e del tramonto,
-nella nota d'una musica appassionata, nel fascino
-della poesia, nelle forme armoniose e nel sorriso
-della donna. La religione del bello era tutto per
-lui; beati i tempi in cui essa era l'ispiratrice dei
-popoli! Insomma egli era, egli voleva essere artista:
-lo lasciassero seguir la sua via; forse egli
-<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
-avrebbe presto o tardi toccato una meta non ingloriosa.
-Di quadri finora non ne aveva fatto che
-uno, venduto a Zurigo e accolto con benevolenza
-dai critici più severi. Ma si portava dietro un'infinità
-di studi, di schizzi, gettati giù alla buona sul
-primo pezzo di carta che gli cadeva sotto le mani.
-Erano tipi che egli aveva accarezzati nella fantasia,
-o che aveva incontrati realmente nel suo cammino;
-ricordi della vita, o ricordi del pensiero, ch'egli
-raccomandava alla carta, con un segno, con una
-data ch'era per lui un filo d'Arianna onde raccapezzarsi
-in quel labirinto. Nei libri che leggeva, e
-ne leggeva molti (poesie e romanzi per lo più), cercava
-soggetti di quadri; traduceva in linee i personaggi
-e le scene che l'autore aveva descritto a
-parole. In questi suoi disegni appena abbozzati era
-il germe delle sue opere venture; era il materiale
-greggio da cui egli sperava di sprigionare il metallo
-prezioso.
-</p>
-
-<p>
-Tutte queste cose Mario Albani diceva al professore
-e alla Gilda, sciorinando davanti a loro
-quelli ch'egli chiamava i suoi scarabocchi e spiegando
-donde ne avesse tratto l'ispirazione. La
-sua parola era colorita, nervosa, e rivelava un
-giovane d'ingegno, un po' entusiastico forse, un
-po' troppo fiducioso di sè, ma nel quale c'era a
-ogni modo la stoffa d'un uomo non volgare.
-</p>
-
-<p>
-Bisognava mettersi in moto la mattina all'alba,
-e quindi quella sera i nostri <i>touristes</i> si separarono
-presto, dopo aver preso un eccellente
-<i>punch</i> preparato da Mario, il quale, da buon alpinista,
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-portava nel suo piccolo bagaglio una mezza
-dozzina di limoni e una bottiglia di <i>cognac</i>.
-</p>
-
-<p>
-Quando il pittore fu nella stanza, egli si accorse
-ch'era muro a muro con la Gilda. Egli
-picchiò sulla parete e disse: — Signora Gilda, la
-sveglierò io domattina. — E diede altri due colpetti: — Mi
-sente? — Sì, sì.
-</p>
-
-<p>
-La Gilda poteva soggiungere ch'ella non aveva
-punto sonno, e che probabilmente non avrebbe
-dormito in tutta la notte. E invero ella si ravvoltolava
-nelle coltri senza chiuder occhio, pensando
-a quel bizzarro incontro col suo antico
-compagno d'infanzia, là tra le solitudini alpine,
-a mille duecento metri sul livello del mare.
-Com'era mutato Mario! Ed era mutata anche lei,
-ed egli glielo aveva fatto intendere con tanta
-galanteria, quand'ella aveva espresso il desiderio
-di tornar bambina. — È troppo bella così — Queste
-parole le ronzavano gradevolmente all'orecchio.
-Ella sorrideva a fior di labbro; poi,
-per una rapida associazione d'idee, paragonava
-fra loro i tre uomini che le pareva di conoscer
-meglio nel mondo, lo zio Aldo, il capitano e
-Mario. Era possibile immaginarsi tre nature più
-diverse? Per l'uno la vita si chiudeva tutta nell'austerità
-degli studi, per l'altro essa significava
-il movimento, la lotta, il pericolo; pel terzo essa
-non aveva che uno scopo: la ricerca appassionata
-del bello. Chi dei tre aveva ragione? La Gilda non
-sapeva dirlo, ma l'istinto femminile l'avvertiva
-ch'ella esercitava un impero su quelle tre anime.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
-Nella camera attigua, ch'era quella del professore,
-si vedeva lume attraverso il buco della serratura.
-</p>
-
-<p>
-— Sei desto ancora, zio Aldo? — chiese la Gilda.
-</p>
-
-<p>
-Il chiamato balzò in sussulto. — Sì... Come lo
-sai?... Ho fatto romore?
-</p>
-
-<p>
-— No, vedo chiaro.
-</p>
-
-<p>
-— Leggevo... Ma tu perchè non dormi? Non
-ti senti bene forse?
-</p>
-
-<p>
-C'era tanta tenerezza, c'era tanta ansietà nella
-voce del dottor Romualdo, che la giovinetta ne
-fu commossa. — Che idee! — ella rispose — sto
-benissimo... Oh! perchè spegni la candela?
-</p>
-
-<p>
-— Perchè tu possa dormire.
-</p>
-
-<p>
-— Povero zio Aldo! — pensò la Gilda — Come
-mi vuol bene!
-</p>
-
-<p>
-Il professore aveva detto una piccola bugia.
-Egli non leggeva. Egli riandava nella mente le
-cose della giornata, e cercava d'indovinar l'avvenire.
-Che influenza avrebbe avuto sull'avvenire
-l'improvviso incontro della Gilda e di Mario?
-Nessun giovine aveva mai parlato alla Gilda con
-la confidenza di questo giovine; verso nessuno
-ella si era mostrata tanto espansiva. Che fosse
-giunto anche per lei il momento in cui l'<i>amore
-anonimo</i> prende forma e contorni? Che questo
-pittore entusiasta fosse l'uomo prescelto? Saprebbe
-egli amarla? Saprebbe renderla felice?
-</p>
-
-<p>
-Mentre il professore Grolli si agitava in questi
-pensieri, le tempie gli martellavano e il cuore gli
-batteva con palpiti affrettati.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
-</p>
-
-<h2>
-XV.
-</h2>
-
-<p>
-La Gilda era in piedi all'alba. Quando Mario
-picchiò sulla parete per isvegliarla, ella gli disse,
-canzonandolo: — Scommetterei che è ancora in
-letto.
-</p>
-
-<p>
-— Già, mi alzo adesso.
-</p>
-
-<p>
-— Bravissimo. E io sono bella e vestita.
-</p>
-
-<p>
-— Bella sì, ma vestita no.
-</p>
-
-<p>
-— O scusi, come può dirlo?
-</p>
-
-<p>
-— Alle donne manca sempre qualche cosa.
-</p>
-
-<p>
-Il pittore aveva ragione. Ella aveva ancora da
-dar l'ultima mano alla sua <i>toilette</i>.
-</p>
-
-<p>
-— A ogni modo — ella rispose — vedremo chi
-farà più presto ad uscir di camera.
-</p>
-
-<p>
-— Vedremo... Chiami il professore intanto.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! Quanto a lui, è pronto, e ci aspetta.
-Esce appunto adesso dalla sua stanza.
-</p>
-
-<p>
-Di lì a un paio di minuti, due usci si apersero
-allo stesso momento sull'andito, e i due giovani
-si diedero il buon giorno con una risata.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
-— Sono stata prima io... di un secondo — disse
-la Gilda.
-</p>
-
-<p>
-— Perdoni... Io ero già fuori con la testa, mentre
-lei... E poi, badi, ha violato i patti.
-</p>
-
-<p>
-— Come?
-</p>
-
-<p>
-— Sì... Ella non finito la sua <i>toilette</i>.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! Che dice mai? — esclamò la fanciulla,
-tastandosi da tutte le parti.
-</p>
-
-<p>
-— Le manca d'agganciare un bottone.
-</p>
-
-<p>
-— Dove?
-</p>
-
-<p>
-— Là — egli rispose, segnando un punto del
-vestito.
-</p>
-
-<p>
-— Questi sono cavilli. Insomma ho vinto io...
-Non è così, zio Aldo? — ella esclamò, correndo
-verso il professore che camminava nell'andito col
-capo chino e con le mani intrecciate dietro la
-schiena. E soggiunse scherzosamente: — Bisogna
-far lega, noi due, contro questo signorino.
-</p>
-
-<p>
-— Davvero? — replicò il professor Romualdo,
-sforzandosi a sorridere.
-</p>
-
-<p>
-— Badino, badino — riprese l'Albani, e mentre
-parlava fece un mezzo giro sui talloni. — Non
-vedono quello che ho dietro alle spalle.
-</p>
-
-<p>
-— Sì... Ha lo zaino... Oh bella, vorrebbe farci
-paura con lo zaino? Se dicesse l'<i>alpenstock</i>, meno
-male... Quello lì potrebbe passare per una lancia...
-</p>
-
-<p>
-— Oibò, oibò. La mia forza risiede oggi nello
-zaino. Sa che cosa c'è qui dentro?... Ci sono le
-provvigioni, c'è l'arrosto, il salame, il pane, il
-vino... Sta in me di affamare il nemico. E il nemico
-affamato si arrende.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-— O muore — soggiunse in tono eroicomico
-la giovinetta.
-</p>
-
-<p>
-— Pazzerella che sei! — disse il professore.
-</p>
-
-<p>
-Ed ella:
-</p>
-
-<p>
-— Noi prenderemo d'assalto il deposito delle
-vettovaglie, non è vero, zio Aldo?
-</p>
-
-<p>
-— Pazzerella, pazzerella! — replicò questi. E invidiava
-la facile allegria della gioventù, egli che
-non s'era sentito giovine mai.
-</p>
-
-<p>
-Si discese in salotto, ove l'ostessa aveva approntato
-il caffè e latte; poi si partì con la scorta di un
-ragazzo ch'era pratico della strada e che portava
-gli scialli e i mantelli.
-</p>
-
-<p>
-Era una splendida mattina; le cime dei monti
-illuminate dai primi raggi del sole si disegnavano
-nitidissime nel cielo azzurro, un'aria frizzante ed
-elastica, che infondeva lena alle membra, s'insinuava
-fra i rami degli abeti e accarezzava mollemente
-l'erba rugiadosa. Si saliva a grado a grado,
-ora traversando ampie praterie, ora addentrandosi
-nelle macchie dei pini, ora costeggiando a ritroso
-qualche torrente incassato nella montagna. La
-scena, come avviene tra le Alpi, mutava ad ogni
-istante, a vicenda orrida e amena, angusta e spaziosa.
-Qua una gola asserragliata fra due rocce a
-picco e ove l'acqua si precipitava con un fracasso
-d'inferno, travolgendo nel suo corso i sassi ciclopici,
-là una distesa di valli inondate di luce, avvolte
-in una quiete solenne.
-</p>
-
-<p>
-La flora ricchissima e la curiosa struttura geologica
-dei terreni distraevano singolarmente il
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-professore, al quale nessuna delle gite passate
-aveva offerto sì largo campo di osservazioni. E
-l'Albani prestava un aiuto insperato al suo dotto
-compagno, arrischiandosi volentieri col suo piede
-sicuro nei posti meno accessibili a coglier per esso
-le felci, le dafni, le sassifraghe, i ciclamini e i licheni.
-Ma più spesso il pittore stava a fianco della
-Gilda, il cui volto brillava d'uno schietto entusiasmo.
-I due giovani si comunicavano le loro impressioni
-e provavano una dolce maraviglia a vedere
-quanta conformità vi fosse nei loro gusti. La
-Gilda s'accorgeva per la prima volta d'avere anch'essa
-istinti un po' avventurosi (era forse l'inquietudine
-de' suoi genitori che le scorreva nel
-sangue), sentiva che le tranquille abitudini casalinghe,
-in cui tante donne trovano pure una compiuta
-felicità, avrebbero alla lunga finito col venirle
-in uggia. Oh poter correre il mondo, poter
-affinare lo spirito nella lotta, poter conoscer la vita!
-E il suo pensiero volava alla sua mamma, il cui
-animo virile in mezzo alle più terribili prove le
-era stato vantato tante volte dal capitano Rodomiti.
-Ma qui non poteva a mano di sovvenirle un
-altro ricordo. La sua mamma era stata ingrata
-verso i suoi parenti; ne imiterebbe ella l'esempio,
-sarebbe ingrata anch'ella verso chi aveva fatto
-tanto per lei?
-</p>
-
-<p>
-A millesettecento metri sul livello del mare,
-sopra un bell'altipiano onde si godeva una veduta
-magnifica, l'Albani, che era il vero capo della piccola
-brigata, ordinò di far sosta. Indi, deposto lo
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-zaino, ne sciorinò sul prato il prezioso contenuto.
-I viaggiatori si adagiarono sull'erba e fecero onore
-al pasto frugale con l'appetito che si trova sempre
-sulle Alpi dopo un'ascensione di alcune ore. Dato
-fondo alle provvigioni, salvo una bottiglia di vino
-e alcune fette di salame tenute in serbo per le circostanze
-imprevedute, Mario consultò l'orologio
-e disse: — Ancora venticinque minuti, e poi ci
-rimetteremo in cammino. — C'erano da fare altri
-cento metri di salita piuttosto ardua, prima di
-giungere al punto che si era prefisso quale ultima
-meta alla gita della giornata.
-</p>
-
-<p>
-La Gilda pretendeva di non essere punto stanca,
-ma nel fatto ella se ne stava molto volentieri distesa
-sull'erba, col <i>plaid</i> sotto il capo per guanciale,
-con l'occhio intento a seguire uno stuolo di
-nuvolette bianche e leggiere che parevano rincorrersi
-verso occidente. Il professore, seduto vicino
-a lei, aveva aperto la sua scatola da erborista e
-passava in rassegna il ricco bottino della giornata,
-enumerando le varie specie coi loro nomi latini e
-tentando di richiamar l'attenzione della sua pupilla
-sopra una rarissima <i>gentiana nivalis</i>, e sopra
-un <i>diantus atrorubens</i> ch'era una maraviglia. Intanto
-Mario, addossato al tronco di un larice sul
-ciglio dell'altipiano, ora contemplava la scena circostante,
-ora si voltava a guardare la leggiadra
-testina arrovesciata della fanciulla, e la gentile
-persona di lei, che si mostrava in tutta l'armonia
-squisita delle sue linee.
-</p>
-
-<p>
-A un tratto un buffo di vento scosse con estrema
-<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
-violenza i rami e le foglie del larice, investì fieramente
-il pittore, e trasportò a parecchi metri di
-distanza il cappello della Gilda e la scatola del
-professore Romualdo, disperdendone i tesori botanici.
-Quando Mario ebbe ricuperato il suo equilibrio,
-la ragazza il suo cappellino, e il dottor
-Grolli la sua scatola vuota, i nostri tre viaggiatori
-si guardarono sbalorditi. Sul loro capo il sole brillava
-in tutta la sua magnificenza, e nulla offuscava
-l'azzurro di quella parte di cielo che si offriva al
-loro sguardo; erano sparite perfino le candide nuvolette
-di cui la Gilda accompagnava pur dianzi
-con l'occhio la rapida fuga. Ma sul dorso della
-montagna ululavano le selve delle conifere, e,
-tendendo l'orecchio, si sentivano giù nella valle
-latrati di cani e voci che si chiamavano e si rispondevano
-di lontano, e muggiti d'armenti che
-si affrettavano alle stalle facendo tintinnare i campanoni
-appesi al collo. Nello stesso tempo, il ragazzo
-che serviva di guida e che s'era dilungato
-alquanto in traccia di bacche selvatiche, tornò indietro
-gridando: <i>L'uragano! l'uragano!</i> Infatti,
-salendo sopra un rialto di terra donde si dominava
-il lato opposto della valle, si vedevano in fondo,
-nell'interstizio di due monti, grossi nuvoloni addossarsi,
-accavallarsi gli uni sugli altri, e a poco a
-poco formare una sola massa bruna, serrata, minacciosa.
-Indi quella bruna massa, foggiandosi a
-cuneo come a romper le file di un esercito nemico,
-usciva dai suoi accampamenti e si avanzava preceduta
-dal cupo rombo del tuono, resa più terribile
-<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
-dallo spesseggiare dei lampi. La natura pareva
-oppressa da un incubo, l'erba si piegava impaurita,
-dagli abeti scroscianti cadevano le pine
-che il vento palleggiava come trastulli, dalla roccia
-sgretolata precipitavano i rottami giù per la china;
-l'aquila sola, roteando nell'aria, salutava col rauco
-suo strido la bufera imminente.
-</p>
-
-<p>
-Si tenne un breve consulto. Procedere innanzi
-era impossibile; tant'era mettersi addirittura sulla
-via del ritorno, e, se il temporale scoppiava, cercar
-ricovero sotto qualche sporgenza del monte.
-</p>
-
-<p>
-Mario si ravvolse nel suo <i>plaid</i> e aiutò i compagni
-a fare altrettanto, indi si cominciò la disastrosa
-ritirata. Il sole brillava sempre e la sua viva
-luce contrastava singolarmente coi neri e densi
-vapori che andavano via via diffondendosi tutto
-all'intorno. Secondo la violenza e la direzione del
-vento, le ombre degli alberi si allungavano, si
-accorciavano, si scontorcevano sul terreno, e intanto
-il vento incalzava, e il tuono più romoroso,
-più insistente, faceva tremar le montagne.
-</p>
-
-<p>
-— Bisogna fermarsi qui, lontano dagli alberi — disse
-il professore, additando il cavo d'una rupe.
-</p>
-
-<p>
-Intanto le tenebre si stendevano dappertutto,
-coprendo ogni lembo di cielo, nascondendo ogni
-vetta, invadendo la valle. Ma la tetra notte era
-squarciata da incessanti baleni, alla cui luce rossastra
-gli oggetti prendevano forme strane e paurose.
-Con un fracasso che superava lo strepito di
-cento battaglie, il fulmine correva da nube a nube
-e si precipitava dalle nubi alla terra, segnando di
-<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
-un solco mortale il tronco dei pini più elevati,
-sprofondandosi nella roccia. Cominciarono a cader
-di grossi goccioloni; quindi si rovesciò un torrente
-di pioggia fitta, gelata, impetuosa. La natura era
-terribile, la sua voce tonante copriva la voce dell'uomo.
-I nostri <i>touristes</i> si erano avvicinati istintivamente
-gli uni agli altri; ma non potevano
-scambiarsi una parola. Bensì, all'assiduo barbaglio
-dei lampi, la Gilda vedeva gli occhi di Mario e
-dello zio che la fissavano con pari sollecitudine;
-que' due uomini non erano inquieti per sè, ma per
-lei. Ella sorrideva ad entrambi per tranquillarli, e
-abbandonava la sua mano nella mano vigorosa
-del pittore. Talora, con un cenno del capo, ella
-additava il piccolo montanaro ch'era il meno intrepido
-della comitiva, e che le si era accovacciato
-ai piedi turandosi le orecchie coi due pollici.
-</p>
-
-<p>
-Le cose durarono in tale stato per un quarto
-d'ora; poi il nembo principiò a rimettere della
-sua intensità.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! — disse la Gilda fra un tuono e l'altro. — Valeva
-la spesa di ricoverarsi sotto una rupe!
-Ho l'acqua fino alle midolle.
-</p>
-
-<p>
-— Con un tempo simile si è più sicuri bagnati
-che asciutti — osservò gravemente il professore. — Franklin
-fece una preziosa esperienza. Con
-l'elettricità artificiale accumulata egli potè uccidere
-un topo asciutto, ma non riuscì a ucciderne
-uno ch'era bagnato. Quello che è certo si è che
-la temperatura dev'essere abbassata di parecchi
-gradi. Se non vien presto il sole, si gela.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
-— Un buon alpinista — ripigliò il pittore — deve
-aver sempre il farmaco indispensabile in
-queste occasioni.
-</p>
-
-<p>
-Detto ciò, egli tolse di sotto alle vesti una fiaschetta
-impagliata che gli pendeva al fianco, e
-consigliò il Grolli a bevere un sorso del liquore
-che vi era contenuto.
-</p>
-
-<p>
-— Che roba è? — chiese la Gilda.
-</p>
-
-<p>
-— È <i>cognac</i>. Ne beverà anche lei.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì.
-</p>
-
-<p>
-— Non più d'una goccia, sai! — ammonì il
-dottor Romualdo.
-</p>
-
-<p>
-Ella si mise a ridere, e mandò giù una gran boccata
-di liquore. — Bah! Si sente appena — ella
-disse, restituendo la fiaschetta all'Albani.
-</p>
-
-<p>
-Si riprese la faticosa marcia con tutta la celerità
-ch'era conceduta dalle vesti molli e dalle membra
-irrigidite. Aveva smesso di piovere, il vento agitava
-soltanto gli strati superiori dell'atmosfera, le
-nubi, spinte da opposte correnti, si ghermivano,
-si confondevano, si lasciavano come se giocassero
-a mosca cieca, il sole faceva fuggevoli apparizioni
-negli squarci azzurri del cielo, le cime delle montagne
-andavano a grado a grado snebbiandosi, e
-le vette più eccelse si mostravano chiazzate di neve
-recente, ciò che spiegava il freddo improvviso.
-</p>
-
-<p>
-La bufera aveva molto peggiorate le condizioni
-della strada; qua e là grosse frane ingombravano
-il sentiero, e si trovavano rami schiantati, e pozze,
-e rigagnoli serpeggianti in tutte le sinuosità del
-terreno. Più d'una volta Mario dovette aiutar la
-<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
-Gilda in un passo difficile, più d'una volta egli
-sentì il dolce peso di quel corpo delicato e flessuoso.
-Sul limitare d'uno spazzo verde che scendeva
-con un pendìo alquanto ripido, la ragazza
-confessò al pittore che il capo le girava un pochino,
-e che il suo piede non era ben sicuro. Egli
-le diede il braccio con trasporto, e i due giovani
-scivolarono insieme giù per la china, a immagine
-di pattinatori, con la svelta persona arrovesciata
-all'indietro, con le guance invermigliate dalla
-sferza della rigida brezza, cogli occhi pieni di
-fuoco, coi capelli svolazzanti. Passavano rapidi,
-ora in luce, ora in ombra, secondo che il sole
-sbucava dalle nuvole o si rimpiattava, e nella
-corsa precipitosa ridevano forte, e il loro riso melodioso,
-sonoro, rallegrava quelle solitudini alpine.
-</p>
-
-<p>
-Sì, senza dubbio, doveva dipendere dal <i>cognac</i>.
-La Gilda aveva un bisogno infinito di parlare, di
-ridere, di appoggiarsi a qualcheduno. E poichè lo
-zio aveva già da far molto a sostener sè medesimo,
-era naturale ch'ella si appoggiasse a Mario. Bensì
-voltandosi di tratto in tratto: — Bada — gridava — bada,
-zio Aldo, di non sdrucciolare.
-</p>
-
-<p>
-A malgrado di tanta sollecitudine, ella non si avvide
-che il professore incespicò un paio di volte,
-e nei suoi sforzi per conservar l'equilibrio riportò
-una storta ad un piede e una contusione a un ginocchio.
-Pure il nostro scienziato non mosse un
-lamento, non disse una parola per rallentar la foga
-della giovine coppia, la cui allegria rumorosa non
-<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
-aveva più freno. Mario e la Gilda eran tornati bambini,
-e accadeva a loro come ai bambini, che quando
-si son messi in galloria, finiscono col ridere senza
-nemmeno saper di che ridono.
-</p>
-
-<p>
-Allorchè i viaggiatori giunsero all'albergo, vi
-trovarono una gran confusione. Non si aveva notizia
-di due comitive d'inglesi partiti la mattina
-per una salita sul ghiacciaio, alla quale certo dovevano
-aver rinunziato in causa dell'uragano. Erano
-accompagnati da guide eccellenti; pur si stentava
-a capire perchè non fossero ancora di ritorno. Oltracciò
-si considerava ornai sciupata la stagione
-d'estate. La neve caduta aveva già reso impossibili
-alcune ascensioni, e chi sa se non sarebbe successo
-peggio nella notte. C'erano sempre due monti
-che <i>fumavano</i>, secondo la espressione dell'oste,
-e que' due monti, chiamati <i>i due gemelli</i>, valevano
-meglio di qualunque barometro, perchè la loro
-cima avvolta di nubi significava un seguito di piogge
-e di burrasche. Per poco che si abbassasse ancora
-la temperatura, non sarebbe più venuto un
-solo forestiero, e sarebbero andati via tutti quelli
-che ci erano.
-</p>
-
-<p>
-L'ostessa intanto si recava ogni momento sulla
-strada a spiare il ritorno degli inglesi. Ella si ricordava
-di una catastrofe avvenuta anni addietro,
-quando, di cinque <i>touristes</i> che avevano lasciato
-l'albergo la mattina, due soli erano tornati la sera.
-E fra le vittime c'era un giovine bello, ricco, pieno
-di buonumore, un alpinista famoso ch'era stato uno
-tra i primi a superare il Cervino, e che in mezzo
-<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
-alla sua audacia aveva tutta la grazia e l'ingenuità
-d'un fanciullo. Giocava volentieri coi bimbi, scherzava
-onestamente con le ragazze, amava discorrere
-di sua madre. E sua madre, poveretta, era corsa da
-Londra per avere almeno il cadavere del figlio.
-Ahimè! Il ghiacciaio non rende che tardi i suoi
-morti.
-</p>
-
-<p>
-Per buona ventura questa volta non accaddero
-disgrazie, e gli inglesi aspettati arrivarono sani e
-salvi, benchè pieni di freddo, di fame, con le vesti
-fradice e con l'ossa peste, e decisi a levar le tende
-il dì appresso. La mattina infatti, poichè il cielo
-era sempre coperto e il barometro continuava a
-segnar pioggia e vento, fu un salvi chi può generale.
-A mezzogiorno non restavano all'albergo
-del <i>Camoscio</i> che il professore Grolli, sua nipote
-e Mario Albani.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
-</p>
-
-<h2>
-XVI.
-</h2>
-
-<p>
-Al professore s'era nella notte gonfiato il piede
-in conseguenza della storta riportata il giorno innanzi,
-ed egli aveva potuto a fatica trascinarsi dal
-letto fino ad una poltrona che si trovava accanto
-alla finestra. Non era nulla, ma bisognava stare
-almeno una settimana in riposo.
-</p>
-
-<p>
-Il riposo del professore significava la prigionia
-della Gilda, la quale si sarebbe annoiata non poco
-della sua clausura, se Mario Albani non avesse
-voluto dare a lei e a suo zio una prova di vera
-amicizia col partecipare alla loro sorte. Com'era
-buono il signor Mario, com'era gentile!
-</p>
-
-<p>
-La mattina per tempo egli veniva a chiedere le
-notizie del professore Romualdo, salutava attraverso
-la parete la Gilda che era ancora mezzo svestita
-nella sua camera, e poi se ne andava a girar
-pei monti con un libro, col suo <i>album</i> e la sua
-scatola di colori. Nell'uscir dall'albergo egli guardava
-<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
-la finestra della giovinetta, e i suoi occhi
-s'incontravano sovente in quelli di lei, ch'era
-presso al davanzale ravvolta nel suo accappatoio.
-Ella lo salutava con la mano e gli gridava: — A
-rivederci a mezzodì.
-</p>
-
-<p>
-E a mezzodì in punto il pittore sedeva alla mensa
-dei due prigionieri. Sulla tavola, ch'era apparecchiata
-accanto alla poltrona dello scienziato, egli
-deponeva tutti i giorni alcuni fiori colti nella sua
-passeggiata mattutina, poscia, durante il pranzo,
-discorreva con la sua consueta vivacità d'arte, di
-letteratura, di viaggi, riuscendo qualche volta a
-richiamare un sorriso financo sulle labbra dell'austero
-professore.
-</p>
-
-<p>
-Dopo il desinare, egli prendeva i suoi pennelli,
-piantava il suo cavalletto, e faceva seder la Gilda
-sopra una seggiola in mezzo alla camera tentando
-di ritrarne le sembianze sulla tela. Non aveva mai
-lavorato con maggior passione, con maggior impegno,
-con più ardente febbre d'artista. Pure i
-suoi entusiasmi erano interrotti da scoraggiamenti
-profondi, e in quegli istanti la sua pittura gli sembrava
-misera, fredda, e avrebbe voluto distruggerla.
-La Gilda gli leggeva negli occhi quei moti
-subitanei dell'anima e sorgeva con energia straordinaria
-a difendere un'opera ch'ella amava d'un
-amore singolare, quasi materno. Talora il professore
-era chiamato arbitro nella questione; egli
-doveva decidere se il ritratto prometteva di somigliare
-all'originale, o era invece uno sgorbio, una
-profanazione, come diceva Mario nei suoi accessi
-<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
-di pessimismo. E il professore, che in fatto d'arte
-se ne intendeva pochino, dava ragione alla nipote,
-ma con certi argomenti che non sarebbero stati i
-più acconci a persuadere l'artista, s'egli non fosse
-tornato da sè a più miti consigli.
-</p>
-
-<p>
-Quelle sedute duravano circa tre ore. Per solito,
-alle quattro, Mario usciva di nuovo per tornar verso
-le sette. Durante la sua assenza, la Gilda adempiva
-coscienziosamente all'ufficio di segretario dello
-zio, scriveva per lui qualche lettera sotto dettatura,
-o gli ricopiava con la sua nitida calligrafia
-qualche articolo da mandare all'una o all'altra
-Rivista scientifica. Negli intervalli, ella trovava
-sempre la maniera di far cadere il discorso sull'Albani
-e sulla buona stella che lo aveva messo
-sul loro cammino. Oppure si fermava davanti al
-ritratto, che, nonostante le ubbie del pittore, procedeva
-rapidamente, e, diceva lei, avrebbe finito
-col dare scacco all'originale. Sì, ella voleva un
-gran bene a quella mezza figura di giovinetta
-ch'ella aveva visto emerger dal nulla, e pallida,
-scialba, disegnarsi appena sulla tela quasi fantasma
-fuggitivo sulla parete, e d'ora in ora, di minuto
-in minuto, acquistare il rilievo, il colore, la vita,
-il sorriso, come se avesse sangue, e muscoli, e nervi.
-</p>
-
-<p>
-— Sono una vanerella — ella osservava talvolta. — Innamorarmi
-della mia immagine, come
-Narciso!
-</p>
-
-<p>
-Ma era ella ben certa di non accusarsi a torto?
-Ammirando il proprio ritratto, ammirava forse sè
-stessa?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
-Tanto per spigrire le membra, ella scendeva
-ogni giorno a far quattro passi davanti all'albergo,
-non dilungandosene mai in modo che il professore
-non potesse dalla finestra vederla e parlarle. <i>Fulmine</i>,
-il vecchio cane di casa, che in quell'ora
-dormiva per solito attraverso la soglia, le si metteva
-a fianco con molta galanteria nelle sue passeggiate
-microscopiche, e sembrava disposto ad
-accompagnarla molto più in là, ovunque ella
-avesse voluto. Ordinariamente la Gilda restava
-fuori fino al ritorno di Mario. All'arrivo del pittore,
-i due giovani facevano un paio di giri insieme,
-poi salivano entrambi dal professor Romualdo.
-</p>
-
-<p>
-L'ostessa serviva per le otto una cena frugale, il
-cui piatto più importante era una trota pescata in
-un laghetto a poche ore di cammino. Dopo cena
-si chiacchierava, si leggeva. Mario aveva trovato
-in salotto, fra gli altri libri, il primo volume delle
-poesie di Longfellow, e sapendo discretamente
-l'inglese, traduceva ad alta voce l'<i>Evangelina</i>;
-indi sbozzava col lapis alcune tra le scene di quel
-pietoso racconto. Qualche sera l'oste chiedeva licenza
-di prender parte alla conversazione, e insieme
-con lui veniva anche <i>Fulmine</i>, scodinzolando e fregandosi
-carezzevolmente intorno a Mario e alla
-Gilda. In queste solenni occasioni il signor Emanuele
-(che era l'oste) si permetteva di far sturare
-in onore dei suoi ospiti una bottiglia, di cui, pure
-in loro onore, egli beveva almeno i due terzi. Il
-vino però non lo rendeva espansivo; anzi condensava
-<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
-la sua eloquenza in certi <i>ma!</i> sonori che
-egli emetteva dal labbro a intervalli regolari di
-due o tre minuti. Poi lasciava cader la testa sul
-petto, chiudeva gli occhi, apriva la bocca e dormicchiava
-fino alle dieci, ora nella quale il professore
-voleva andare a letto, e Mario e la Gilda
-si ritiravano ciascuno nelle proprie stanze.
-</p>
-
-<p>
-Questa distribuzione della giornata subiva lievi
-modificazioni quando il tempo, che non s'era mai
-rimesso al bello, era tale da non permettere a
-Mario d'uscire. Allora egli supplicava umilmente
-che gli si accordasse una più lunga ospitalità, e la
-Gilda, col piglio d'una castellana del medio evo,
-gli concedeva di rimanere. Nè certo il professore
-poteva mettere il suo veto alla onesta domanda.
-</p>
-
-<p>
-Il ritratto volgeva al suo termine. All'ottava
-seduta, nell'ora in cui Mario soleva deporre i pennelli,
-egli disse alla Gilda: — Non vado via, sa,
-oggi... Ho una buona giornata e voglio finire...
-Rimanga al suo posto.... Pieghi un po' la testa verso
-sinistra... Così... sorrida...
-</p>
-
-<p>
-— Dio mio!... Non faccio altro da una settimana.
-</p>
-
-<p>
-— È vero, ma oggi soltanto mi par di cogliere
-la giusta espressione di quel suo sorriso... Ah sì,
-sì... ecco.
-</p>
-
-<p>
-E il pittore, tiratosi due passi indietro, mirava
-con compiacenza l'opera sua. Il professore Romualdo,
-ch'era in via di guarigione e camminava
-senza difficoltà per la stanza, venne a collocarsi
-dietro a Mario e non potè a meno di esclamare: — Bravo!
-È parlante.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
-L'Albani si rimise tosto al lavoro. Il suo occhio
-scintillava, un fremito gli correva tutte le membra,
-la punta del suo piede batteva impaziente sul
-pavimento, mentre il suo pennello sicuro ora sfiorava,
-ora mordeva la tela, creando sul suo passaggio
-nuovi effetti d'ombra e di luce, spirando un
-soffio potente in quella bella testa di vergine.
-</p>
-
-<p>
-Ancora un tocco, un altro, e poi Mario depose
-la sua tavolozza, si ravviò con la mano i capelli e
-disse: — Si alzi, signora Gilda; è finito.
-</p>
-
-<p>
-Un grido d'ammirazione proruppe dal labbro
-della giovinetta quand'ella vide il ritratto compiuto.
-Ella ne aveva seguìto i progressi con fede
-incrollabile, ma la riuscita superava ogni sua aspettativa.
-</p>
-
-<p>
-— Oh signor Mario, ha fatto miracoli oggi — ella
-soggiunse commossa. — E dire che se non ero
-io, avrebbe lacerato questa tela una mezza dozzina
-di volte...
-</p>
-
-<p>
-— È stata la mia collaboratrice — egli rispose — Ha
-mantenuto il mio coraggio. Dovrò tutto
-a lei.
-</p>
-
-<p>
-Ella chinò il volto confusa e sentì spuntarsi una
-lagrimetta sul ciglio. Scosse leggiadramente il capo,
-si rivolse al professore e continuò accennando al
-quadro: — Lo faremo mettere in una elegante
-cornice, in una cornice dorata, e poi lo collocheremo
-nella tua camera... al disopra della tua scrivania...;
-così lei, signor disprezzatore delle donne,
-non potrà alzare gli occhi dai suoi dottissimi libri
-senza vedere una donna, che, via, non è tanto
-<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
-brutta... Chi sa le belle ispirazioni che ti scenderanno
-da quella immagine!...
-</p>
-
-<p>
-A questi discorsi il professore sentiva un peso,
-un'oppressione al cuore, di cui non sapeva rendersi
-conto. E intanto, per non rimaner muto affatto,
-egli rinnovava a Mario le sue congratulazioni.
-Erano del resto congratulazioni sincere, perchè i
-pregi singolari di quella mezza figura non potevano
-sfuggire nemmeno a lui, ed egli paragonava
-sospirando gli effetti rapidi, fulminei, ottenuti dall'arte,
-coi successi lenti, modesti, spesso ignorati,
-della scienza. In altri tempi questo confronto gli
-avrebbe fatto parer tanto più cari gli studi scientifici
-quanto minore è lo strepito che essi levano
-intorno a sè e il compenso ch'essi danno ai loro
-cultori. Oggi la sua fede vacillava; egli era tentato
-di chiedersi: — Perchè non nacqui artista
-anch'io?
-</p>
-
-<p>
-— Ah! — riprese la giovinetta, mutando discorso
-con la solita infantile volubilità — Ho le membra
-intorpidite... Son rimasta seduta cinqu'ore.
-</p>
-
-<p>
-— Dica pur sei — osservò l'Albani. — Si è cominciato
-al tocco, e sono quasi le sette.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene — soggiunse la Gilda, rivoltasi allo
-zio — scendo a fare i miei quattro passi d'ogni
-giorno... Mi farà da cavaliere, non è vero, signor
-Mario? Le nostre colonne d'Ercole saranno quei
-soliti abeti laggiù... E tu, zio Aldo, potrai vigilare
-sopra di noi, come l'angelo custode... dall'alto.
-</p>
-
-<p>
-Dopo l'uragano, era quello il primo giorno in
-cui il cielo si mostrava quasi interamente sereno.
-<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
-Spirava un'aria mite, annunziatrice di una rivincita
-dell'estate sull'autunno precoce; l'oste spianava la
-fronte corrugata e riapriva l'animo alla speranza
-vedendo che <i>i due gemelli</i> non <i>fumavano</i> più.
-</p>
-
-<p>
-— Bel tempo! — disse il signor Emanuele a
-Mario e alla Gilda. — Bel tempo! — E si fregò
-le mani per la contentezza.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Emanuele se ne stava ritto davanti alla
-soglia dell'albergo. Vicino a lui c'erano due guide,
-un cacciatore di camosci, e una guardia daziaria.
-<i>Fulmine</i>, che scherzava un po' più lontano col cane
-del cacciatore, corse festosamente verso i due giovani.
-Il crocchio si divise per lasciarli passare.
-</p>
-
-<p>
-— Sono fidanzati? — chiese la guardia daziaria.
-</p>
-
-<p>
-— Ma! — rispose il laconico oste.
-</p>
-
-<p>
-E una delle guide soggiunse: — Paion fatti
-l'uno per l'altra.
-</p>
-
-<p>
-Il professore era alla finestra coi gomiti appoggiati
-al davanzale. La Gilda guardò in alto, sorrise
-allo zio, e lo salutò colla mano.
-</p>
-
-<p>
-— Voglio raccontarle la storia di Van Dyck e
-di Miss Dolly Ruthwen — cominciò Mario.
-</p>
-
-<p>
-— Oh bravo, racconti, racconti.
-</p>
-
-<p>
-E la bellissima coppia si diresse verso la macchia
-d'abeti, ora preceduta, ora seguìta da <i>Fulmine</i>,
-che carolava sull'erba e prendeva fra i denti le
-pine cadute dagli alberi. Il professor Romualdo li
-accompagnava con lo sguardo.
-</p>
-
-<p>
-Giunti al termine stabilito, Mario e la Gilda si
-avvicinarono di nuovo all'albergo.
-</p>
-
-<p>
-— Sicuro — disse Mario, continuando la sua
-<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
-narrazione, — se Miss Dolly Ruthwen non avesse
-posato per lui, Van Dyck non avrebbe mai fatto
-uno dei suoi capolavori.
-</p>
-
-<p>
-— E che avvenne poi? — domandò la ragazza.
-</p>
-
-<p>
-— Fa bujo — gridò dalla finestra il professore.
-</p>
-
-<p>
-— Un altro giro, un altro giro, e siamo con te.
-</p>
-
-<p>
-Il sole era fuggito dalle cime dei monti, il breve
-crepuscolo cedeva il posto alla sera, e già le stelle
-cominciavano a tremolare nel firmamento. Il cappuccio
-di lana rossa della Gilda spiccò ancora per
-qualche istante tra il grigio uniforme di tutte le
-cose; poi il professor Romualdo non vide più che
-due ombre. E intanto Mario narrava alla Gilda
-come Miss Dolly Ruthwen fosse divenuta moglie
-dell'artista ch'ella aveva ispirato col suo bel viso.
-Il cane <i>Fulmine</i>, quasi a significare la sua approvazione
-al felice connubio, abbajò rumorosamente
-destando l'eco della valle, e i due giovani si misero
-anch'essi a gridare per celia: <i>Gilda! Mario!</i>
-L'eco rimandava confusi insieme i due nomi <i>Mario!
-Gilda!</i>
-</p>
-
-<p>
-Lo scienziato non sapeva staccarsi dalla finestra.
-Egli seguiva con l'occhio il moversi di quelle
-ombre, egli tendeva l'orecchio a quei suoni. E indovinava
-l'amore. L'amore, che fino allora egli non
-aveva nè provato in sè, nè compreso negli altri,
-adesso gli passava rasente come un soffio infocato,
-gli turbava i sensi e lo spirito. Oh perchè aveva
-egli tanti anni addietro accolto il grave legato di
-una sorella con la quale non lo vincolava obbligo
-alcuno? E quando pure avesse voluto conservare
-<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
-ed accrescere il piccolo patrimonio della nipote;
-quando pure avesse voluto colmarla di benefizi,
-perchè tenerla sotto il suo tetto? Per sentirsi dire
-un giorno: — la tua parte è finita. Tutto l'affetto
-prodigato a questa creatura nel lungo periodo
-dell'infanzia e dell'adolescenza val meno del primo
-sorriso d'un ignoto che la rapirà alla sua casa?
-E a te che le hai fatto da padre, non resta altro che
-mettere il tuo <i>visto</i> sotto il passaporto che le servirà
-a varcar la tua soglia per non ricalcarla forse
-mai più? Senonchè, altri pensieri succedevano a
-questi nell'animo del professore. Egli non poteva
-a meno di confessare che se la Gilda gli aveva
-costato dei sacrifizi, egli ne aveva pure avuto un
-ricambio. Ella era stata docile, buona, le sue grazie
-schiette ed ingenue, la sua intelligenza vivace, il
-suo desiderio di apprendere avevano fruttato a
-lui soddisfazioni care e ineffabili. Non aveva ella
-aperto nuovi orizzonti alla sua mente, non aveva
-contribuito ad ingentilirgli il costume, a renderlo
-insomma migliore di quello ch'egli era una
-volta? E ora, di che cosa poteva incolparla? Di
-amare. Chi non ama nel mondo? Dacchè egli
-aveva spinto lo sguardo oltre le sue formule e le
-sue storte, di chi poteva dire: — Costui non ama,
-costui non ha mai amato? — Di sè... forse... No;
-la Gilda non aveva nulla da rimproverarsi. Egli
-piuttosto, egli che ne era il tutore, il secondo
-padre, aveva adempiuto alla parte sua? Che aveva
-fatto mentre il sottile veleno dell'amore s'infiltrava
-nelle vene della giovinetta? Egli non aveva
-<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
-nè provocato dal suo labbro una confidenza, nè
-chiesto a Mario Albani una spiegazione; aveva
-assistito con le braccia incrociate al crescere di
-una simpatia che forse non era più che un capriccio
-pel giovine artista, ma che certo aveva messo
-salde radici nell'anima della Gilda, e, delusa, le
-avrebbe turbata tutta la vita. Oh improvvido e
-inetto! Ed egli andava orgoglioso della sua scienza,
-egli che non aveva saputo fare ciò che sa ogni più
-umile persona del volgo a cui siano affidate le
-sorti d'una fanciulla!
-</p>
-
-<p>
-Lo prese un'inquietudine affannosa, e gridò: — Gilda!
-Gilda! È tardi...
-</p>
-
-<p>
-— Eccoci, eccoci — rispose la Gilda. E <i>Fulmine</i>,
-abbaiando, precedette all'albergo la coppia
-felice.
-</p>
-
-<p>
-Quella sera Mario Albani si ritirò più presto
-del solito nella sua camera. Il professore, fattosi
-animo, trattenne la Gilda, e con voce che la commozione
-rendeva tremula: — Gilda — le disse — non
-mi nascondi nulla?
-</p>
-
-<p>
-Ella abbassò gli occhi e arrossì.
-</p>
-
-<p>
-— Ti ricordi — continuò il professore Romualdo — dei
-discorsi tenuti dal capitano Antonio
-l'ultima sera che egli passò con noi?... Guardami
-in viso... Quel momento che il capitano presagiva
-vicino, è venuto?
-</p>
-
-<p>
-Ella abbandonò la sua testina sulla spalla dello
-zio, e bisbigliò tra un sorriso e una lagrima: — Mi
-pare di sì.
-</p>
-
-<p>
-— La tua quiete è in pericolo, la mia fanciulla! — egli
-<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
-riprese, carezzandole con mano nervosa i
-capelli. — Oh il malaugurato accidente che c'imprigionò
-qui per tanti giorni!
-</p>
-
-<p>
-— Sì, la cagione del nostro soggiorno fu invero
-molto spiacevole... Ma la prigionia non è stata una
-gran disgrazia.
-</p>
-
-<p>
-— Gilda, Gilda, tu scherzi col fuoco... Perchè il
-signor Mario affine di passare il tempo ti fece il
-ritratto, perchè egli ti disse qualche galanteria...
-</p>
-
-<p>
-— Quanto a questo — ella interruppe con vezzo
-infantile — prima di giudicare, aspetta un certo
-discorso che ti verrà fatto domattina...
-</p>
-
-<p>
-— Dal signor Mario?
-</p>
-
-<p>
-— Sicuro, da Mario, il quale si presenterà dal
-mio signor zio e tutore a chiedergli... insomma a
-fargli un discorso serio...
-</p>
-
-<p>
-— Ma, Gilda, questo giovine si può dire che tu
-lo conosci appena.
-</p>
-
-<p>
-— Oh zio Aldo, lo conosco fin da ragazzo.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, come un ragazzo sventato... E vorrebbe
-farsi una famiglia?
-</p>
-
-<p>
-— Proprio vorrebbe questo....
-</p>
-
-<p>
-— Senza uno stato?
-</p>
-
-<p>
-— Aspetteremo che l'abbia.
-</p>
-
-<p>
-— E suo padre?
-</p>
-
-<p>
-— Oh! Egli non vede che per gli occhi di Mario.
-</p>
-
-<p>
-— E fu ben compensato della sua cieca affezione!
-Poveri padri!
-</p>
-
-<p>
-— No, no. Nè poveri padri, nè poveri zii — ella
-ripigliò con grazia... — Si vuol loro tanto
-bene... E poi noi conosciamo il fondo del loro
-<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
-pensiero meglio che non lo conoscano essi medesimi...
-Dio! Dio! Come leggo chiaro qui... qui,
-nel tuo cuore.
-</p>
-
-<p>
-— Smetti, bimba — egli interruppe tra fastidito
-e turbato.
-</p>
-
-<p>
-— Leggo in grandi caratteri — soggiunse ella
-senza badargli — queste parole esplicite e solenni:
-<i>Desidero soltanto una cosa, che la Gilda sia felice...</i>
-Non è vero, che so legger bene?
-</p>
-
-<p>
-Un amaro sorriso sfiorò il labbro del professore,
-ma egli si ricompose subito. — Lasciami solo
-adesso, Gilda... te ne prego... ho bisogno di rimanere
-solo.
-</p>
-
-<p>
-E appoggiando uno dei gomiti al bracciale della
-poltrona, nascose il volto nella palma della mano.
-</p>
-
-<p>
-Ella accese lentamente la candela, s'avvicinò in
-punta di piedi allo zio e gli diede un bacio in
-fronte. Poi sguisciò via.
-</p>
-
-<p>
-— È inutile che tu faccia il cattivo, zio Aldo....
-Non ti credo.
-</p>
-
-<p>
-E la giovinetta rientrò nella sua camera, e
-sciolse il volo alle sue gioconde fantasie d'innamorata.
-</p>
-
-<p>
-Il professor Romualdo, appoggiato al suo bastone,
-si mise a passeggiar per la stanza. Giunto
-davanti al cavalletto dove era il ritratto della
-Gilda, egli sollevò il lino bianco che copriva
-quelle care sembianze, e stette a lungo immobile
-a contemplarle. Era quella la Gilda che sarebbe
-rimasta sempre con lui, che gli avrebbe sempre
-sorriso... L'altra... oh l'altra egli l'aveva perduta!
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
-</p>
-
-<h2>
-XVII.
-</h2>
-
-<p>
-Prima dell'inverno, Mario e la Gilda erano fidanzati.
-Il giovine Albani era venuto in persona
-a rinnovare la sua domanda, e il professor Romualdo
-aveva finito coll'accordare, spontaneamente
-o no, il suo consenso. In quanto al signor
-Gedeone, padre di Mario, egli accolse con molto
-favore il pensiero di questo matrimonio, cosa che
-può parer singolare in un uomo positivo come
-lui. Ma il signor Gedeone era da qualche tempo
-sotto la cura d'un medico omeopatico, che gli
-aveva insegnato le sue teorie. — <i>Similia cum similibus</i> — diceva
-l'egregio negoziante. — I savi
-si governano con le idee savie, i matti con le idee
-matte. Chi sa che il matrimonio non faccia venir
-giudizio a mio figlio! — Inoltre si trattava di una
-ragazza per bene, di una ragazza che il signor Gedeone
-si era vista crescere sotto gli occhi e di cui
-tutti lodavano le maniere e i costumi. Aggiungasi
-<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
-infine l'onore di stringer parentela con un uomo
-sapiente come il professore Grolli. Gl'ignoranti,
-e tale era il signor Gedeone, affettano disprezzo
-per la scienza, ma nel fondo sentono solleticata
-la loro vanità dal poter dire che hanno domestichezza
-con qualche dotto.
-</p>
-
-<p>
-Anche dal lato dell'interesse l'affare era meno
-cattivo di quanto si sarebbe creduto. Certo, se
-Mario fosse rimasto in negozio, s'egli avesse voluto
-essere un continuatore della casa <i>Gedeone
-Albani</i>, non gli sarebbe mancata l'offerta di qualche
-ragazza con centomila lire e più; ma un artista
-in principio della sua carriera non poteva
-aspirare a tanto, ed era già molto ch'egli trovasse
-una dote. La Gilda aveva quasi trentacinque mila
-lire; il signor Gedeone aveva supposto ch'ella non
-possedesse un centesimo. A lui, Gedeone Albani,
-negoziante di granaglie e coloniali, toccava di far
-onore al suo nome, creando al figliuolo una condizione
-indipendente e decorosa. E invero egli non
-aveva altri che Mario al mondo; le sue operazioni
-commerciali meno delicate, i suoi ingegnosi contrabbandi
-avevano sempre avuto uno scopo che
-li giustificava, quello cioè di accrescere il patrimonio
-di quest'unico figlio. Ora poi ch'egli doveva
-far delle spese maggiori per conto di lui,
-il signor Gedeone s'era risolto di assumere la fornitura
-di alcuni Istituti pii.
-</p>
-
-<p>
-Le nozze vennero fissate per quando la Gilda
-compirebbe i diciotto anni; Mario ne avrebbe allora
-ventitrè e qualche mese. Gli sposi si stabilirebbero
-<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
-in Milano, o in Firenze, o in altra città
-dove vi fosse una vita artistica. All'allestimento
-della casa provvederebbe il signor Gedeone, il
-quale si obbligava inoltre a passare un congruo
-assegno annuo a Mario.
-</p>
-
-<p>
-Com'è naturale, in tutti questi accordi i due
-fidanzati non avevano la menoma parte; i concerti
-erano presi tra il signor Gedeone e il professor
-Grolli per iniziativa del primo e col sussidio di un
-uomo di legge. <i>I patti chiari fanno i buoni amici</i>,
-diceva il signor Albani <i>seniore</i>, e al professor Romualdo,
-che insisteva sulla superfluità di metter
-penna in carta quando potevano intendersi a
-voce, egli replicava sentenziosamente: <i>Verba
-volant.</i>
-</p>
-
-<p>
-Sopra un altro punto il signor Gedeone fu irremovibile;
-egli volle cioè dare una grande solennità
-agli sponsali. La ditta Gedeone Albani non
-aveva mai fatto taccagnerie e non voleva farne in
-questa occasione. Si trattava nientemeno che della
-promessa di matrimonio del figlio di quella rispettabile
-ditta, di colui al quale per un certo tempo
-il signor Gedeone aveva sperato di legare i suoi
-affari di grani e di coloniali e i segreti delle sue
-contravvenzioni a danno del fisco. Speranze pur
-troppo fallite; ma non importa; il figlio era sempre
-figlio, e il signor Gedeone doveva mostrarsi
-uguale a sè stesso.
-</p>
-
-<p>
-Vi fu in casa Albani un invito numerosissimo;
-parenti del signor Gedeone, parenti della sua defunta
-moglie, membri della Camera di commercio;
-<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
-poi, in onore del Grolli, parecchi professori dell'Università,
-e in onore della Gilda la madre e le
-ragazze Lorati, le quali dicevano che la Gilda non
-poteva a meno di essere una gran civetta se aveva
-trovato così presto marito, mentre esse invece non
-ne venivano mai a capo. In complesso una società
-un po' mista, mirabilmente concorde però nel far
-buon viso agli abbondanti rinfreschi preparati dal
-signor Gedeone.
-</p>
-
-<p>
-Intanto il professore Grolli e la Gilda avevano
-partecipato l'importantissimo avvenimento al capitano
-Rodomiti, il quale si trovava a Cadice, prossimo
-a partire per la Nuova Guinea. E il marinaio,
-deplorando di non poter essere in Italia per l'epoca
-delle nozze, inviava le sue più vive congratulazioni
-al professore e agli sposi, e annunziava di
-aver già dato a un amico di Milano gli ordini opportuni
-pel corredo della figlioccia.
-</p>
-
-<p>
-Così tutto pareva sorridere a questa unione: la
-gioventù, la bellezza, le prospettive di una vita comoda
-e agiata, le brillanti promesse della gloria.
-Se la Gilda rifletteva a ciò che sarebbe accaduto
-di lei ove fosse rimasta orfana e sola a Montevideo,
-ella aveva ben ragione di lodarsi della fortuna e
-degli uomini che avevano cospirato con amorosa
-sollecitudine a sparger fiori sul suo cammino. Dal
-giorno in cui sua madre morente l'aveva affidata
-al capitano Rodomiti perchè la conducesse in Europa,
-quante cure soavi l'avevano cinta, di quanti
-pensieri gentili era stata l'oggetto! Senza genitori,
-ella era stata amata più di molte fanciulle che crescono
-<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
-all'ombra del tetto domestico; povera, il
-frutto della previdenza altrui la rendeva quasi
-ricca a diciassette anni. Uno zio che non le doveva
-nulla le faceva da padre; un estraneo, il capitano
-Rodomiti, gareggiava con lo zio in tenerezza per
-lei. Avrebbe potuto essere una selvaggia, ed era
-stata allevata in un ambiente di studi; aveva il culto
-dell'arte, e l'uomo a cui doveva unir la sua vita
-era un artista.
-</p>
-
-<p>
-Pure, la sua contentezza non era scevra d'angustie.
-Come in qualche giornata estiva si diffondono
-pel cielo sereno lievi vapori che, senza prender
-forma visibile, offuscano nondimeno lo splendore
-del sole, così una vaga malinconia s'impossessava
-talvolta della sua anima, e le faceva considerar la
-sua felicità come un castello di carte destinato a
-crollare ad un soffio. Mario l'amerebbe sempre?
-L'affetto che egli le portava era di quelli che durano
-alla prova del tempo, che resistono al tedio,
-ai capricci della mobile fantasia? Oggi ella era per
-lui il tipo di quella bellezza ch'egli idoleggiava;
-a sentirlo, ella doveva figurare in tutti i suoi quadri,
-passare all'immortalità per opera del suo pennello.
-Ma domani? Se un altro tipo femminile gli
-sembrasse più vicino all'ideale che gli sorrideva
-nella mente?
-</p>
-
-<p>
-Un giorno ella non aveva potuto a meno di
-dirgli: — Tu non comprendi la donna che bella!
-</p>
-
-<p>
-— È vero — egli aveva risposto — ma che
-t'importa, poichè tu sei bellissima?
-</p>
-
-<p>
-Tra gli sponsali e le nozze doveva correre un
-<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
-periodo di un anno, nè l'irrequietissimo Mario
-sapeva acconciarsi a rimaner tanto tempo fermo
-in un luogo. Egli era ora di qua, ora di là; ora a
-Zurigo, ove aveva vecchi amici e lavori lasciati
-incompiuti, ora in questa o in quella città d'Italia.
-Lontano, non aveva l'abitudine di scriver troppo
-di sovente alla sua sposa; se ne tornava però
-sempre più innamorato di prima.
-</p>
-
-<p>
-Durante le assenze di Mario, il pensiero della
-giovinetta si ripiegava con maggior tenerezza dell'usato
-su quelli ch'ella stava per abbandonare:
-sul professore Romualdo, sulla signora Dorotea,
-che, pur brontolando continuamente, aveva mostrato
-tanto affetto per lei. La signora Dorotea non
-era più la matura ma vispa donnetta di dieci anni
-addietro, che divideva la giornata tra le cure domestiche
-e le visite ai conoscenti; era curva,
-sdentata, e passava le lunghe ore in un seggiolone
-cogli occhiali inforcati sul naso, con la calza in
-mano.
-</p>
-
-<p>
-Negli ultimi tempi anche la sua condizione economica
-s'era molto peggiorata. La manìa del giuoco
-del lotto, cresciuta in lei coll'avanzare dell'età,
-l'aveva caricata di debiti, e una mattina il professor
-Romualdo aveva visto giungere gli uscieri
-del tribunale per l'oppignoramento dei mobili. Il
-professore aveva posto riparo al disastro rimborsando
-il danaro dovuto dalla vedova e comprandole
-i mobili a prezzo vantaggiosissimo per lei. Così
-a poco a poco le parti s'erano invertite fra loro;
-egli era divenuto il padrone di casa, ella era l'inquilina.
-<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
-Il professore pagava la pigione; ella, piuttosto
-per salvare il decoro che per altro, pagava
-a lui un piccolo assegno mensile pel proprio mantenimento.
-Non aveva rinunziato alla sopraintendenza
-alle cose domestiche, ma le sue funzioni
-attive si riducevano a nulla. L'ufficio che ella aveva
-abbandonato con maggior riluttanza era
-quello di scriver la polizza del bucato; grave occupazione,
-nella quale soleva impiegare tre ore
-ogni venerdì, dopo aver fatto acquistare la sera
-innanzi una penna d'oca temperata e aver versato
-una goccia d'aceto nel calamaio affine di render
-scorrevole l'inchiostro. Alla lunga però anche un
-tale incarico era stato assunto dalla Gilda, che
-mostrava tutte le qualità di una buona massaia, e
-la signora Dorotea aveva sempre più agio di brontolare
-e di studiare la cabala del lotto. La prima
-di queste inclinazioni aveva trovato un nuovo alimento
-nella promessa di matrimonio della Gilda.
-Quel matrimonio ella non sapeva mandarlo giù,
-sia che avesse altri disegni relativamente alla
-<i>bambina</i>, com'ella soleva spesso chiamare la Gilda,
-sia che tenesse ancora il broncio a Mario per la
-marca di negozio ch'egli le aveva dipinto sulla
-schiena quand'era fanciullo. Ordinariamente ella
-si limitava a sfogare il suo malcontento in lunghi
-soliloqui; non lasciava però sfuggirsi l'opportunità
-di dirne una parola anche al professore, e di biasimarlo
-della sua troppo facile condiscendenza.
-Nè con la Gilda faceva mistero dell'antipatia che
-le inspirava il suo fidanzato. Del resto, si era troppo
-<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
-avvezzi alle querimonie della signora Dorotea
-per dar loro gran peso; tuttavia la Gilda sentiva
-spuntarsi qualche volta una lagrimuccia di dispetto,
-e diceva: — In fin dei conti, che ha con
-Mario? — Eh, nulla, nulla — rispondeva la vecchia — ma
-quello lì non era il marito per te... E
-credi tu che il professore veda di buon occhio
-queste nozze?... Non parla, ma soffre... Oh! Il professore
-io l'ho conosciuto prima che tu avessi
-lume di ragione.
-</p>
-
-<p>
-L'idea che lo zio Aldo soffrisse amareggiava
-profondamente la Gilda e la rendeva più sollecita,
-più affettuosa verso di lui ch'ella non fosse mai
-stata. Ella voleva a ogni costo prestargli l'opera
-sua, voleva copiare i suoi manoscritti, voleva aiutarlo
-nel suo laboratorio. E s'egli si schermiva,
-ella, che non aveva la virtù dissimulatrice di lui,
-mostrava tanta afflizione da vincere ogni sua resistenza.
-No, piuttosto di darle un dolore, egli ne
-avrebbe dati cento a sè stesso. Nel momento in
-cui era stato fissato il matrimonio della Gilda, egli
-aveva fermo in cuor suo due cose: consacrarsi con
-lena raddoppiata agli studi, avvezzarsi a veder la
-nipote meno che fosse possibile. Di questi due
-proponimenti il primo soltanto gli era riuscito;
-s'era immerso nel lavoro, s'era impegnato con un
-editore a fornirgli entro pochi mesi la materia di
-un paio di pubblicazioni: un trattato di geometria
-superiore, e un libro di minor mole, che avrebbe
-dovuto essere come la sintesi del suo pensiero
-scientifico. A quest'ultimo soprattutto egli indirizzava
-<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
-le forze dell'intelletto; voleva ch'esso fosse
-stampato prima delle nozze della Gilda, voleva
-ch'esso levasse romore intorno al suo nome; per
-la prima volta nella sua vita, al culto disinteressato
-del vero si mesceva nell'animo suo il desiderio
-della gloria.
-</p>
-
-<p>
-Era geloso della celebrità bambina di Mario;
-ambiva mostrare che la scienza può dare alla fama
-una base più sicura e più salda dell'arte. Il suo
-stile, ordinariamente arido e disadorno, si risentiva
-dell'inspirazione robusta che gli aveva suggerito
-quest'opera, e acquistava una vigorìa e un
-colore inusato. La Gilda, nel ricopiarne alcune
-pagine, non aveva potuto a meno di esclamare: — Zio
-Aldo, diventi anche poeta? — E aveva
-soggiunto, additando il suo ritratto appeso al disopra
-della scrivania: — Ero stata buona profetessa.
-Quel quadro doveva far miracoli.
-</p>
-
-<p>
-La Gilda diceva il vero? Era dunque da lei, era
-dalla sua immagine che spirava un soffio di poesia
-in quell'anima austera di scienziato? Anch'egli
-dunque cedeva a quella influenza della donna a
-cui aveva saputo sottrarre la sua giovinezza? Così
-finivano i suoi superbi dispregi?
-</p>
-
-<p>
-Ahimè! A questa domanda egli non avrebbe
-potuto rispondere senza grave imbarazzo. Tutti i
-suoi criteri erano scompigliati. Aveva perduto la
-calma, eppure sentiva il suo ingegno ringagliardito;
-aveva perduto l'antica padronanza di sè, eppure
-aveva lampi d'energia per lo addietro non
-sospettati nemmeno. Ma un dolore sordo, assiduo
-<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
-lo martoriava; egli invocava ormai come un modo
-di uscir di pena il matrimonio della Gilda e la
-possibilità d'intraprendere un lungo viaggio nel
-quale forse egli avrebbe finito col ritrovare sè
-stesso.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
-</p>
-
-<h2>
-XVIII.
-</h2>
-
-<p>
-S'eran già fatte le pubblicazioni di legge, e per
-fissare il giorno delle nozze non si aspettava che il
-ritorno di Mario, il quale dopo molte esitazioni
-s'era determinato a stabilire la sua futura residenza
-in Firenze, e si trovava da qualche giorno
-in quella città insieme col signor Gedeone affine
-di cercarvi un appartamento.
-</p>
-
-<p>
-Intanto il corredo ordinato a Milano dal capitano
-Rodomiti era giunto, e formava l'ammirazione
-degli intelligenti, e soprattutto delle intelligenti.
-Le Lorati si rodevano dall'invidia; anzi la signora
-Olimpia mormorava con le sue amiche che questa
-grande tenerezza del capitano Rodomiti aveva
-certo le sue buone ragioni, e che senza dubbio
-<i>c'era stato qualche cosa</i> tra lui e la madre della
-ragazza... Ma! Se anche lei fosse stata di manica
-larga in gioventù, non le mancherebbero adesso i
-protettori per la Ginevra e la Giulia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
-Nonostante queste caritatevoli insinuazioni, la
-signora Olimpia e le sue figliuole attendevano assiduamente
-a ricamare un tappeto da tavola da regalarsi
-alla Gilda. Era un lavoro di polso, specialmente
-in virtù d'un quadro centrale che doveva
-raffigurare la favola del cigno e di Leda. Soggetto
-arrischiatissimo, ma trattato con molta innocenza,
-perchè il cigno pareva una pacifica oca aliena da
-pensieri galanti, e il bel corpo di Leda dava l'idea
-d'una stufa di pietra cotta. Non era facile intendere
-come da quella stufa potesse uscire la famosa
-Elena destinata a mettere a soqquadro la Grecia;
-ma tolta questa piccola menda, l'opera collettiva
-delle signore Lorati era veramente pregevole. La
-signora Olimpia, da mamma esemplare, ne dava
-tutto il merito alle ragazze, e specialmente alla
-Ginevra, ch'era la maggiore e che andava maturandosi
-a colpo d'occhio.
-</p>
-
-<p>
-Nè il cavalier Diomede se ne stava con le mani
-alla cintola. Egli era in grandi faccende per approntare
-un volume di circa duecentocinquanta
-pagine, contenente un'edizione riveduta e corretta
-dei discorsi letti da lui stesso nell'Accademia
-di cui era segretario. Erano diciotto discorsi e potevano
-corrispondere a diciotto grosse dosi di cloralio
-da prendersi in caso d'insonnia.
-</p>
-
-<p>
-In quanto al professore Romualdo, egli si proponeva
-di dedicare alla nipote l'opera scientifica
-alla quale attendeva da alcuni mesi e in cui aveva
-versato tanta parte del suo pensiero. Avrebbe potuto
-con molto maggior ragione dedicare il libro
-<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
-a qualche uomo illustre nel campo degli studi, ma
-lo allettava l'idea di associare al nome della sua
-pupilla il frutto delle sue lunghe meditazioni e
-delle sue veglie. Certo, la Gilda non avrebbe potuto
-a meno di sentirne un po' d'orgoglio e di
-gratitudine, e avrebbe detto: Povero zio Aldo!
-Ha <i>anche lui</i> i suoi meriti.
-</p>
-
-<p>
-E il Grolli aveva già riveduto tutte le stampe
-del suo lavoro, ad eccezione dell'ultimo capitolo.
-Qui s'era urtato contro uno scoglio. Egli correva
-dietro a una formula che non poteva essergli data
-che da una esperienza chimica alla quale s'era accinto
-con ardore mal ricompensato dalla fortuna.
-Quell'esperienza non gli riusciva secondo i suoi
-desiderii, per quante volte egli ritentasse la prova.
-Rinunciarvi non voleva, giacchè gli sarebbe parso
-rinunciare alla parte più brillante del suo lavoro;
-e poi la scienza ha anch'essa il suo punto d'onore,
-e s'ostina di più dove trova maggiori gli ostacoli.
-Ma intanto il tempo passava ed era abbastanza
-difficile che l'opera potesse uscire dai torchi prima
-delle nozze.
-</p>
-
-<p>
-Ciò contribuiva a metter di cattivo umore il
-professore Romualdo, e il cattivo umore dello
-scienziato faceva brontolar più del solito la signora
-Dorotea e stendeva un'ombra sulla felicità della
-Gilda.
-</p>
-
-<p>
-Fu appunto in uno di questi giorni critici che
-Mario annunziò alla sposa il suo imminente ritorno.
-Ormai tutto era pronto, non c'era che da
-diventar marito e moglie.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
-Siccome però ci voleva il tempo di ammobiliare
-il quartierino preso a pigione (un amore di
-quartierino a piedi del colle di Bellosguardo), i
-due primi mesi del matrimonio si sarebbero consumati
-in viaggio. Mario si riprometteva miracoli
-da una peregrinazione artistica con la Gilda in
-Sicilia. — Quel cielo limpido, quella natura lussureggiante — egli
-le scriveva entusiasta — faranno
-degna corona alla tua bellezza, e chi sa che
-a me non ispirino un capolavoro! — Per onor del
-vero, dopo il ritratto così egregiamente riuscitogli,
-egli non aveva prodotto nulla di notevole. Ammetteva
-egli stesso che la condizione di fidanzato
-gli si attagliava pochino. Una volta marito, sarebbe
-stata ben altra cosa. <i>Sentiva</i> già dentro di
-sè cinque o sei quadri, in ciascuno dei quali era
-serbato un posto d'onore alla sua sposa. V'erano
-momenti in cui la Gilda non poteva a meno di
-domandare a sè medesima: — Mi prende dunque
-come una modella? — Ma più sovente la sua vanità
-era lusingata dalla idea che la sua immagine,
-riprodotta in diverse guise, passasse ai posteri
-come quella della moglie d'un gran pittore.
-</p>
-
-<p>
-La Gilda, poichè ebbe la lettera di Mario, corse
-in camera dello zio tenendo in mano il foglio
-spiegato, e gridando: — Mario sarà qui domani.
-</p>
-
-<p>
-Sia che il professore pensasse all'impossibilità
-di pubblicare il suo libro per l'epoca voluta, sia
-che, dopo aver affrettato col desiderio questo matrimonio,
-sentisse ch'esso avrebbe lasciato un
-vuoto troppo grande nella sua vita, fatto si è che
-<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
-la nipote non ebbe punto a lodarsi della sua accoglienza.
-</p>
-
-<p>
-— Venga, vada, che me ne importa? — egli
-disse in tono sgarbato.
-</p>
-
-<p>
-— Oh, zio — cominciò la Gilda, a cui questi
-modi inurbani facevano male.
-</p>
-
-<p>
-Ma egli la interruppe: — Lo so che hai fretta
-d'andartene... Vuoi fissare le nozze per posdomani,
-per domani sera?...
-</p>
-
-<p>
-— Zio Aldo, zio Aldo — ella esclamò in mezzo
-alle lagrime — mi volevi tanto bene una volta!
-Che ti ho fatto perchè da qualche tempo tu debba
-odiarmi?
-</p>
-
-<p>
-— Odiarti?... Io?... — gridò il professore fuori
-di sè in veder quel bel viso molle di pianto... — Odiarti?...
-Ma io invece...
-</p>
-
-<p>
-Avrebbe avuto mille cose da soggiungere, ma
-si arrestò a un tratto. Come colui che guardando
-alla casa del vicino vede il riflesso delle fiamme
-che investono la casa propria, così il professore,
-nel turbamento che si dipinse in viso alla Gilda,
-lesse il segreto che gli era sepolto nell'anima e
-che non aveva voluto fino allora rivelare a sè
-stesso. Sentì il precipizio sotto i suoi piedi e disse
-balbettando: — Perdonami... Ho bisogno d'aria...
-</p>
-
-<p>
-Prese il cappello, e uscì senza dar ascolto alla
-signora Dorotea, che seduta nel suo seggiolone in
-salotto chiedeva: — Che cosa c'è! Che è accaduto?
-</p>
-
-<p>
-— Che c'è! Che è accaduto? — tornò a domandare
-la signora Dorotea quando vide comparirsi
-davanti la Gilda pallida e stravolta.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
-La Gilda appoggiò i gomiti al tavolino, si nascose
-il viso tra le palme e ruppe in singhiozzi.
-</p>
-
-<p>
-— Ma insomma? — ripetè la vedova, avvicinandosi.
-</p>
-
-<p>
-— Oh, signora Dorotea — proruppe la giovinetta,
-per la quale la buona femmina era divenuta
-in questo momento una difesa e un rifugio — non
-conosco più lo zio Aldo.
-</p>
-
-<p>
-— Spiegati dunque...
-</p>
-
-<p>
-Quando la ragazza ebbe narrato l'accaduto, la
-signora Dorotea tentennò il capo e congiunse le
-mani. — Il cuore me lo diceva... Odiarti? Lo zio
-Aldo?... Sciocchina che sei... Ah, se tu avessi
-avuto giudizio!... Ma pur troppo la gioventù di
-oggi si appiglia al peggio.
-</p>
-
-<p>
-— O signora Dorotea, che dice mai? — riprese
-la Gilda, diventando scarlatta di pallida ch'era.
-</p>
-
-<p>
-— Lo so, non c'è rimedio... Hai dato la parola
-a quell'altro... e la parola, capisco, bisogna tenerla...
-Ma povero professore!... Questo matrimonio
-gli costerà la vita... E adesso dove sarà andato,
-dove sarà andato? — ella proseguì, colta da un
-subito spavento. — Voglia il cielo ch'egli non faccia
-qualche sproposito.
-</p>
-
-<p>
-— No, per carità, non lo pensi nemmeno — gridò
-sbigottita la Gilda, che aveva trovato nuove
-inquietudini dove era venuta a cercare un conforto. — Dio
-mio; sono pure infelice!
-</p>
-
-<p>
-Il professore era corso via senza saper dove andava,
-senz'altro desiderio che quello di trovarsi
-all'aperto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
-Uscì dalla città e prese a caso la prima strada
-che gli si parò davanti.
-</p>
-
-<p>
-Era dunque possibile? Il suo affetto di zio, di
-tutore, di padre, s'era cambiato in un sentimento
-di tutt'altra natura?... Innamorato?... Lui?... Alla
-sua età, con le sue abitudini austere, con la sua ripugnanza
-verso quanto sapeva di galanteria?... E
-s'era tradito?... Oh s'era tradito senza dubbio...
-Lo sgomento della Gilda parlava chiaro... Imbecille,
-imbecille!... Egli aveva sciupato in un secondo
-il frutto di tanti anni di sacrifizio e di abnegazione.
-La Gilda non si ricorderebbe più di lui
-come di un tutore sollecito, come di uno zio tenero
-e affettuoso, ma come d'uno spasimante ridicolo
-che s'era offeso perchè ella gli aveva preferito un
-uomo giovine e bello... E se la Gilda parlasse?...
-Se rivelasse tutto a Mario, come ne aveva il diritto?...
-Se Mario venisse a provocarlo?... Oh, Mario
-ne avrebbe riso, ne avrebbe riso insieme con la
-sua sposa! Questa paura del ridicolo lo perseguitava
-nel suo cammino; avrebbe voluto nascondersi
-sotto terra, tanto gli pareva che anche le cose inanimate
-dovessero acquistar la favella per dargli la
-baja. Eppure, mentre si vergognava di sè stesso, gli
-sarebbe stato di grande sollievo il poter versare le
-sue pene in un cuore amico. Ma dove trovarlo? La
-sua vita era stata dissimile da quella degli altri
-giovani, la cui intrinsichezza si aumenta con le confidenze
-reciproche; coi suoi coetanei egli aveva
-discorso di matematica; confidenze intime non ne
-aveva mai chieste, non ne aveva mai fatte. E comincerebbe
-<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
-a trentasette anni? Un uomo forse
-l'avrebbe sorretto di virili consigli, ma quell'uomo
-era lontano, e a che pro scrivergli? Che avrebbe
-potuto far per lui il capitano Rodomiti finchè stava
-col suo legno nei mari dell'India o dell'Africa?
-</p>
-
-<p>
-Dopo più d'un'ora di cammino, egli si accinse
-al ritorno, sempre molestato dagli stessi pensieri,
-sempre agitato dall'idea di doversi ripresentare
-alla Gilda... Procurerebbe di rientrare in casa inosservato,
-si chiuderebbe nella sua camera, nel suo
-laboratorio, per non mostrarsi che all'ora di desinare.
-Nel suo laboratorio?... I bei risultati ch'egli
-vi aveva ottenuti! Anche le storte gli eran diventate
-ribelli!... Ebbene; bisognava ritentare per la
-centesima, per la millesima volta... Già il suo
-mondo era lì, era tra le sue formole, tra le sue
-esperienze... Meglio le severe ripulse della scienza
-che lo scherno della donna!
-</p>
-
-<p>
-A poca distanza dalla città il professore s'imbattè
-in una frotta di studenti che si levarono il cappello
-al suo passaggio e lo fissarono con curiosità.
-</p>
-
-<p>
-Come mai erano a zonzo così presto? Il professore
-Romualdo ne interrogò uno. — Hanno
-vacanza?
-</p>
-
-<p>
-Il giovine diede un'occhiata ai suoi condiscepoli,
-e poi rispose sorridendo: — Scusi... era la sua ora.
-</p>
-
-<p>
-— La mia ora?... Il giovedì!
-</p>
-
-<p>
-— Ma oggi è venerdì, signor professore.
-</p>
-
-<p>
-— Venerdì — esclamò esterrefatto il Grolli,
-osservando distrattamente l'orologio, come se potesse
-trovarvi l'indicazione della giornata.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
-— Appunto...
-</p>
-
-<p>
-— Sicchè... io non ho fatto la mia lezione?
-</p>
-
-<p>
-— Eh pare... Anzi temevamo che non istèsse
-bene.
-</p>
-
-<p>
-Il professore si allontanò tutto confuso. In diciotto
-anni d'insegnamento non gli era accaduta
-una cosa simile.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
-</p>
-
-<h2>
-XIX.
-</h2>
-
-<p>
-Le esagerate apprensioni delle due donne si
-dissiparono a veder tornare il professore sano e
-salvo a casa. Egli però non lasciò loro il tempo di
-far commenti; entrò difilato nella sua camera e vi
-si chiuse a chiave. A desinare non disse una parola;
-teneva gli occhi sprofondati nel piatto e
-mangiava macchinalmente. Più volte la Gilda avrebbe
-voluto rompere il ghiaccio, ma gliene era
-sempre mancato il coraggio. Era così nuova, era
-così impreveduta la sua situazione di fronte allo
-zio! Anche la signora Dorotea si sentiva incapace
-di aprir bocca, ed è tutto dire. Dopo pranzo, il
-professore Romualdo tornò a chiudersi nella sua
-stanza, e la Gilda e la signora Dorotea, inquiete
-di nuovo, rimasero a vigilare in salotto. A un certo
-punto la signora Dorotea, avvicinatasi all'uscio che
-metteva nella camera del professore, si chinò a
-guardare attraverso il buco della serratura.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
-— Non c'è nessuno — ella disse.
-</p>
-
-<p>
-— Sarà in laboratorio — osservò la ragazza, e
-passando nel luogo di sbarazzo, ch'era contiguo
-al laboratorio, appoggiò l'orecchio alla parete.
-</p>
-
-<p>
-Si sentiva un tintinnìo di vetri e un suono di
-passi. Non c'era dubbio; il professore attendeva a
-uno dei suoi esperimenti.
-</p>
-
-<p>
-— Solite diavolerie! — borbottò la signora
-Dorotea, non tranquillata che a mezzo — Una
-volta o l'altra va in aria la casa.
-</p>
-
-<p>
-— Le sue analisi chimiche, le sue dimostrazioni
-geometriche, ecco ciò che gli preme soprattutto — pensò
-la Gilda, e si persuase che le sue inquietudini
-non avevano alcun fondamento. Però è così
-capriccioso questo cuore umano, che una tale persuasione
-le diede più noja che altro.
-</p>
-
-<p>
-Sul tardi vennero le Lorati a prenderla, ed ella
-non rientrò che tardi. Nell'intervallo il professore
-era uscito e rientrato anche lui, e dopo aver chiesto
-conto della nipote, s'era ritirato in camera lasciando
-ordine che non lo disturbassero fino alla
-mattina dopo. La signora Dorotea si era messa per
-intavolare un discorso, ma egli le aveva dato sulla
-voce e l'aveva piantata in asso. — Benedetto
-uomo! — disse la vedova Salsiccini alla Gilda. — È
-di un umore bestiale. Scatta per nulla come una
-molla.
-</p>
-
-<p>
-A malgrado di questo avvertimento, la Gilda,
-sul punto di coricarsi, non potè a meno di gridare
-in modo da esser sentita nella stanza attigua: — Buona
-notte, zio Aldo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
-Al suono di quella voce così cara al suo orecchio,
-il professore, che era seduto davanti alla scrivania,
-trasalì e rispose: — Buona notte, Gilda... Fa di
-dormire, adesso.
-</p>
-
-<p>
-— Non ho sonno...
-</p>
-
-<p>
-— A ogni modo — ripigliò il professore — non
-è ora da far conversazione... Parleremo domani. — E
-soggiunse con uno sforzo: — Parleremo anche
-delle tue nozze... Buona notte, buona notte.
-</p>
-
-<p>
-— Abbiamo preso senza dubbio un equivoco — riflettè
-la Gilda. — Egli era preoccupato del
-suo esperimento... Me lo aveva pur detto giorni
-fa, che c'era un'esperienza che lo faceva impazzire...
-</p>
-
-<p>
-La Gilda non vide due grosse lagrime calar lentamente
-giù per le guance del professore, che
-forse da quand'era bambino non aveva mai pianto,
-e cader sopra le pagine d'un libro. In quel libro
-era trascritta la partita aperta da quindici anni
-presso la Banca dei prestiti e degli sconti al nome
-<i>Gilda Natali</i>, e il professore vi aveva in quel
-momento conteggiati in margine gli interessi ed
-esposta la somma totale. Le lire 10,674 50 versate
-nel maggio 1861 erano diventate circa lire 34,800,
-e il dottor Romualdo poteva esser contento della
-dote raggranellata per la nipote. Quel cervellino
-di Mario avrebbe saputo amministrar così bene la
-sostanza della moglie?
-</p>
-
-<p>
-Fosse l'idea delle prossime nozze, o fosse altra
-ragione, la Gilda non fece in tutta notte che voltarsi
-e rivoltarsi nelle coltri. Assopitasi verso l'alba,
-<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
-la svegliò quasi subito l'allegro canto dei suoi cardellini,
-che scioglievano un inno alla luce nascente,
-un inno all'amore. E quell'inno destava un'eco
-nella sua anima. Anche per lei sorgeva uno splendido
-giorno, e l'amore tutto malizie e sorrisi le
-susurrava all'orecchio misteriose parole. Ella diventava
-rossa alle confidenze del suo invisibile
-interlocutore, e istintivamente raccoglieva le coperte
-intorno alla sua persona.
-</p>
-
-<p>
-Nella camera attigua si moveva qualcheduno.
-La Gilda si fece pensosa. Povero zio Aldo! Era
-possibile ch'egli l'amasse in modo diverso da quello
-in cui gli zii e i tutori sogliono amare? Povero zio
-Aldo! Egli le aveva sacrificato tutto, ed ella, in
-compenso, lo rendeva infelice... Poteva ella lasciarlo
-nel dubbio ch'ella non avesse più verso di
-lui la fede di un tempo? No certo; era pur necessario
-ch'ella gli facesse comprendere come nulla
-era cambiato fra loro, era necessario ch'ella gli
-dicesse una parola affettuosa prima delle nozze,
-subito anzi, prima che la venuta di Mario la costringesse
-a non attendere ad altri che al suo
-fidanzato. Scese con cautela dal letto, aprì adagio
-le imposte, si vestì senza far romore, e poi stette
-alcuni minuti in silenziosa aspettazione. Quando
-il cigolare d'un uscio la ebbe fatta sicura che il
-professore era entrato nel suo santuario chimico,
-ella passò dalla sua camera in salotto e dal salotto
-alla camera dello zio; traversata questa in punta
-di piedi, sospinse l'usciolo del laboratorio, e si
-fermò sulla soglia. Il professore concentrava la sua
-<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
-attenzione sopra un apparecchio attraverso il quale
-si svolgevano alcuni gas.
-</p>
-
-<p>
-— Chi è? — egli chiese, dando un balzo.
-</p>
-
-<p>
-— Sono io, zio Aldo.
-</p>
-
-<p>
-— Non voglio nessuno, non voglio nessuno — gridò
-il professore, tutto assorto nella sua esperienza.
-</p>
-
-<p>
-Ella non gli diede retta, e si accostò trattenendo
-il fiato. Quand'ella fu vicina ai fornelli: — Sei tu? — disse
-il professore Romualdo, mutando tono. — Resta
-adesso.
-</p>
-
-<p>
-Le afferrò il braccio, e con volto trasfigurato le
-mostrò una sostanza che si precipitava in fondo a
-una storta. Egli era quasi bello nel suo entusiasmo.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene? — chiese la Gilda, fissandolo in
-viso.
-</p>
-
-<p>
-— L'esperienza a cui tenevo tanto, e alla quale
-stavo per rinunciare, è finalmente riuscita a modo
-mio — egli esclamò con enfasi. — Possedo finalmente
-la mia formula. Anche la scienza ha i suoi
-trionfi.
-</p>
-
-<p>
-— Una volta ero la tua assistente — osservò
-con accento malinconico la giovinetta.
-</p>
-
-<p>
-Egli ripetè sospirando: — Una volta.
-</p>
-
-<p>
-— Mi spiegherai almeno di che si tratta.
-</p>
-
-<p>
-— Or ora — egli rispose. — Aspettiamo che
-sia finito.
-</p>
-
-<p>
-Un colpo di vento aprì d'improvviso la finestra,
-e fece sbattere con violenza l'uscio del laboratorio
-che la Gilda, entrando, aveva soltanto accostato.
-</p>
-
-<p>
-— Ih che aria! Bisogna chiuder quella finestra — disse
-<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
-il professore, allontanandosi dai fornelli e
-salendo sopra una sedia per rimuovere una tendina
-che s'era impigliata nello spigolo d'un'imposta.
-</p>
-
-<p>
-— E io chiuderò l'uscio — soggiunse la Gilda.
-Ma nel punto d'avviarsi urtò inavvertitamente
-col gomito l'apparecchio, una storta si ruppe, uno
-scoppio terribile fece rintronar la volta dello stanzino,
-e in un attimo la povera fanciulla si trovò
-circondata dalle fiamme, mentre dei pezzi di vetro
-slanciati in aria dall'esplosione le si conficcavano
-nelle carni. Mise un urlo straziante, e si precipitò
-fuori del laboratorio, ma appena giunta in camera
-dello zio, le gambe non la sorressero più, e stramazzò
-sul pavimento.
-</p>
-
-<p>
-Per buona fortuna il professore Romualdo, sebbene
-ferito anche lui da una scheggia, non si smarrì
-interamente d'animo, ma, strappati dal letto i
-guanciali e le coperte, li gettò addosso alla Gilda,
-indi, senza badare al pericolo, le si abbandonò
-sopra di peso e a prezzo di non lievi scottature
-riuscì a spegnere il fuoco che le investiva la persona.
-Lo strepito aveva intanto chiamata la signora
-Dorotea e la fantesca, le quali, al miserevole spettacolo,
-furono a un punto di cadere in deliquio e
-a stento si trascinarono sino alla scala mettendo
-la casa a rumore. Salirono i vicini spaventati, salirono
-i commessi del fondaco Albani, salirono
-perfino dalla strada alcuni passanti, e il loro soccorso
-non fu inutile ad arrestare un principio d'incendio
-nel laboratorio, ove le vampe correvano
-lungo i fornelli.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
-— L'ho sempre detto io che doveva finire con
-una disgrazia! — borbottava con voce mezzo
-spenta la signora Dorotea.
-</p>
-
-<p>
-Ma nessuno badava a lei. Tutti gli sguardi erano
-conversi sulla infelice giovinetta, pochi istanti
-prima così florida e bella, e adesso così malconcia.
-I suoi occhi erano chiusi, ahi forse per sempre,
-una larga ferita le deturpava la bocca, la sua fronte
-era tutta una piaga, e sparse di luride piaghe erano
-le membra gentili, che palpitavano sotto le vesti
-a brandelli. Un rantolo affannoso le usciva dal
-petto, e spesso quel rantolo si mutava in un grido
-di spasimo da parer quello di una creatura che
-muore. E invero, avrebbe ella sopravvissuto a
-tanto strazio? Quando, fra atroci convulsioni, fu
-trasportata sul suo letto, e il medico l'ebbe esaminata
-a parte a parte, egli non seppe dissimulare le
-sue inquietudini. La cosa era grave in sè, gravissima
-per le complicazioni che potevano derivarne;
-nella migliore ipotesi, bisognava che passassero
-parecchi giorni prima di poter fare un pronostico
-più tranquillante.
-</p>
-
-<p>
-Anche il professor Romualdo avrebbe avuto
-bisogno di riposo, ma egli non volle che gliene
-discorressero, e appena consentì a lasciarsi medicare
-le scottature che aveva riportate alle mani e
-alle braccia. Poi sedette al capezzale della nipote,
-e nella sua fisonomia si dipingeva una sofferenza
-poco minore di quella di lei. A sentirlo, era lui la
-colpa di tutto; maledetti i suoi esperimenti chimici,
-maledetta la scienza, maledetta la sua stolida
-<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
-vanità che gli aveva messo in corpo la smania
-delle scoperte!
-</p>
-
-<p>
-Del resto, il Grolli s'accusava a torto. La disgrazia
-non era da attribuirsi che a una sbadataggine
-della Gilda; era invece merito di lui se le
-conseguenze non ne erano assolutamente irreparabili.
-</p>
-
-<p>
-Ma egli non ragionava più. Era questo il primo
-gran dolore della sua vita. Fino a quel giorno gli
-studi lo avevano confortato in ogni sua prova; di
-fronte al mondo del pensiero, il mondo reale con
-le sue passioni, coi suoi affetti, gli era sempre
-parso insignificante e piccino; adesso la sua filosofia
-s'era dileguata: egli soffriva come la femminetta
-il cui sguardo non abbraccia più largo orizzonte
-di quello della sua casa e della sua famiglia.
-Ogni gemito della Gilda gli faceva scorrere un
-brivido nell'ossa; ogni volta che il chirurgo tormentava
-le piaghe di lei, era come se una lama
-aguzza cercasse la via del suo cuore.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
-</p>
-
-<h2>
-XX.
-</h2>
-
-<p>
-Le prime parole articolate dalla Gilda, appena
-il suo stato glielo concesse, furono queste: — Non
-voglio che Mario entri in camera. Non voglio che
-egli mi veda così.
-</p>
-
-<p>
-E Mario, arrivato sotto sì tristi auspizi, non osò
-per qualche giorno infrangere il divieto della sua
-sposa. Egli non sapeva rassegnarsi all'idea di vedere
-sformata colei, che, nella sua fantasia, era rimasta
-fulgida e bella come un raggio di sole. Veniva
-ogni momento nella camera del professor Grolli,
-origliava all'uscio, interrogava con lo sguardo i
-medici, le infermiere, e poi s'abbandonava accasciato
-sul canapè. Di tanto in tanto la sua pupilla
-s'arrestava sull'effigie che pendeva dalla parete e
-ch'era senza dubbio l'opera migliore uscita dalle
-sue mani. Erano quelli gli occhi che lo avevano
-acceso, era quello il sorriso che lo aveva inebbriato,
-quella fanciulla divina doveva essere l'ispiratrice
-<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
-dei suoi quadri venturi. Oh perchè non
-poteva, nuovo Pigmalione, infondere la vita nella
-sua fattura e strapparla alla tela, e persuadersi
-che la Gilda vera era questa, e fuggire con lei lontano
-lontano, e non rammentarsi dei casi dell'altra
-che come d'un cattivo sogno?
-</p>
-
-<p>
-Alla lunga però la vergogna lo vinse: egli sentì
-che aveva obbligo sacro d'infrangere la proibizione
-e di assistere colei che doveva esser sua sposa.
-Ciò ch'egli soffrisse nel mirarla tutta coperta di
-bende e d'empiastri non è difficile immaginare;
-ella non lo vide, chè aveva fasciati gli occhi e la
-fronte, ma sentì la sua voce e gli disse con un gemito: — Mario,
-perchè venire? La Gilda che tu
-amavi è morta.
-</p>
-
-<p>
-L'idea di contribuire a salvarla, la speranza che
-ov'ella guarisse rifiorirebbe anche la sua bellezza,
-dava al giovine la forza ch'egli stesso non avrebbe
-creduto di avere. Egli non aveva il coraggio di
-chiedersi: — L'amerai s'ella rimarrà deformata? — ma
-intanto sentiva che bisognava lottare per farla
-vivere.
-</p>
-
-<p>
-Era una lotta seria. La Gilda ebbe febbri terribili,
-ebbe spossatezze che facevano tremare i medici,
-i quali temettero più d'una volta una irreparabile
-infezione del sangue. A due riprese si credette
-tutto perduto, e il cavaliere Lorati, secondo
-la sua pietosa consuetudine, aveva già abbozzato
-in mente il cenno necrologico della giovinetta.
-Ella non desiderava guarire. — Credi, è meglio <i>per
-tutti</i> che io muoia — ella disse un giorno allo zio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
-— Oh Gilda! — esclamò con un gemito il professore.
-</p>
-
-<p>
-— Forse per te no — ella rispose — Tu mi
-vorresti bene in ogni caso... Sei tanto buono, zio
-Aldo...
-</p>
-
-<p>
-Egli la guardò intenerito, e queste parole fecero
-vibrare in lui le più riposte corde dell'anima.
-</p>
-
-<p>
-Se Mario passava parecchie ore presso la malata,
-il professor Romualdo non se ne staccava nè
-giorno nè notte. Soverchiato dalla stanchezza, egli
-abbassava le palpebre, lasciava cader la testa sul
-petto, ma non si moveva dal suo posto, e il suo
-sonno era tanto leggero che la Gilda non lo chiamava
-mai inutilmente. Egli preveniva, indovinava
-tutti i suoi desiderii, le porgeva da bere, aiutava
-l'infermiera a mutarla di posizione, invigilava
-perch'ella prendesse i medicamenti all'ore prescritte.
-Non sapeva far altro, non sapeva pensar
-ad altro; sarebbe stato inetto a risolvere il più
-semplice teorema di geometria; si ricordava appena
-della sua Università, egli ch'era stato fino a
-quel tempo il più assiduo tra i professori. Invano
-gli si raccomandava la calma, gli si presagiva,
-che, tirando innanzi a quel modo, avrebbe finito
-coll'ammalarsi anche lui; egli non porgeva ascolto
-a nessuno. Vegliando, soffrendo al capezzale della
-Gilda, gli pareva d'espiare verso di lei, verso
-Mario, il gran delitto di aver invidiato la loro felicità.
-</p>
-
-<p>
-Nè la signora Dorotea era avara dell'opera sua.
-Le supreme necessità del momento le avevano
-<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
-ridonato una parte dell'antico vigore; era sempre
-in moto, aveva sempre un gran da fare a preparar
-i brodi succulenti per la malata, e, negli intervalli
-di riposo, brontolava contro il professor Romualdo
-che non le cedeva mai il posto al letto della
-nipote. La miglior prova delle preoccupazioni del
-suo animo era il suo oblìo quasi assoluto del gioco
-del lotto. E sì che gli straordinari accidenti successi
-in casa erano tali da suggerirle dei bellissimi
-<i>terni!</i> Si buccinava anzi che uno ne avesse guadagnato
-la portinaja, interpretando con acume il
-grave fatto dell'esplosione.
-</p>
-
-<p>
-Intanto la Gilda migliorava. Sul finire della terza
-settimana il medico dichiarò rimosso il pericolo
-ch'ella perdesse la vista, quantunque fosse più che
-probabile che le sarebbe rimasto leggermente offeso
-l'occhio sinistro. Di lì ad altri dieci giorni
-si dileguarono le ultime apprensioni circa allo
-stato generale dell'inferma. Cominciava il periodo
-della convalescenza, una convalescenza che sarebbe
-stata lunga, dicevano i medici, e che doveva
-esser piena di riguardi e di cure. Ma che importava
-tutto ciò, se c'era da gridar al miracolo pei
-risultamenti ottenuti?
-</p>
-
-<p>
-Per quanto sia una bella cosa lo star bene di salute,
-il guarire sarebbe una cosa ancora più bella,
-se non ci fosse il grave inconveniente che per guarire
-è necessario essere stati malati. Ciocchè mi richiama
-alla mente un romanzo francese, nel quale
-una signora, più arguta che costumata, dice a una
-amica: — Credimi, la miglior condizione per una
-<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
-donna è quella di vedova. — E l'amica, femmina
-della stessa risma, rincarando la dose con un
-frizzo ancora peggiore, risponde: — Sì, se per
-esser vedova non bisognasse prima esser maritata. — Discorsi
-immorali, che saranno meritamente
-riprovati dalle virtuose lettrici.
-</p>
-
-<p>
-Ma venendo a noi, quale pur sia il posto che le
-dolcezze della guarigione occupano tra le gioie,
-non troppo numerose, della vita, è certo che questo
-posto è molto elevato. Guarire è un rinascere
-con conoscenza di causa, e nello stesso tempo con
-la disposizione a rammentare tutto ciò che la vita
-ha di giocondo, a dimenticare tutto ciò ch'essa
-ha di triste. Ci pare che l'universo si adorni per
-farci festa; che gli uccelli cantin per noi; che
-per noi olezzino i fiori, e il sole c'inviti a bearci
-ne' suoi raggi. Noi ci affacciamo alla finestra e la
-rondine ci dice: <i>ben tornati</i>; usciamo all'aperto, e
-lo stormir delle foglie, e il mormorio del ruscello,
-e le mille voci della natura si fondono ai nostri
-orecchi in un saluto cortese. Anche gli uomini
-son buoni, ci sorridono, ci stendon la mano, ci
-parlano di cose allegre, di cose leggiere; non è
-tempo questo da malinconie e da grattacapi. Sotto
-ai nostri piedi è un tappeto di rose, sulla nostra
-testa è una danza d'astri lucenti. E nel nostro
-cuore? Tutto il meglio ch'è in noi s'agita, ribolle,
-scintilla; si svegliano i pensieri gentili, le fedi
-ardenti, le speranze baldanzose, e quella inesausta
-sete d'amore ch'è tormento e dolcezza dell'esistenza.
-Il mondo è nostro un'altra volta: avanti!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
-Però, questa voluttà della vita che torna non
-brillava negli occhi della Gilda, quando col lento
-rimettersi delle forze si sgombravano le nebbie
-del suo spirito. Ella sentiva che un abisso la divideva
-dal passato; un istante aveva distrutto la sua
-beltà e la sua giovinezza. L'avvenire che l'aspettava
-non poteva esser più quello ch'ella aveva
-sognato nell'estasi de' suoi giorni felici; la figura
-di Mario, ch'ella mirava talvolta vicino al suo capezzale,
-le faceva l'effetto d'una visione d'altri
-tempi evocata dalla sua fantasia, la voce di lui le
-pareva l'ultima risonanza d'una musica che si
-perde lontano.
-</p>
-
-<p>
-Era strano, ma le sembrava d'esser più libera
-allorchè Mario non era presente, allorch'ella rimaneva
-sola con lo zio Aldo. L'affezione fida, discreta,
-inalterabile, al cui tepido soffio ella era
-cresciuta, non era stata scossa dalla tempesta che
-aveva sfrondato tante gioie e tante speranze della
-sua vita. Ella la trovava accanto a sè, sollecita,
-operosa come per lo addietro, più forse che per
-lo addietro, come se avesse attinto nuovo vigore
-dalle prove della sventura. Di quando in quando,
-simile a un'ombra, le si affacciava alla mente il
-ricordo d'un giorno in cui le parole e gli sguardi
-dello zio l'avevano sgomentata; ma oggi quel ricordo
-non valeva a turbarla, ad offenderla, a
-scrollar la sua fede. I suoi occhi non isfuggivano
-gli occhi del professore che sovente si volgevano
-in lei con una tenerezza piena d'ansietà, la sua
-mano tremula e scarna cercava volentieri la mano
-<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
-dello scienziato. E provava un senso di calma, di
-pace, che, in quella sua stanchezza dell'animo e
-della persona, era il miglior bene a cui potesse
-aspirare. Ma se arrivava Mario in uno di questi
-momenti d'abbandono, la Gilda arrossiva, il professore
-si tirava in disparte; l'incanto era rotto, le
-incertezze dell'avvenire penetravano nella camera
-insieme col giovine artista. Egli faceva del suo
-meglio per esser gentile, officioso; però, il tedio
-non tardava a dipingerglisi in viso, e la Gilda,
-con la chiaroveggenza dei malati, se ne accorgeva
-anche troppo. Allorchè ella sorprendeva il suo
-sguardo fisso su lei, le pareva ch'egli contasse le
-sue cicatrici a una a una, le pareva ch'egli dovesse
-domandarle in tono di rimprovero — Perchè non
-sei più bella?
-</p>
-
-<p>
-— Oh — ella disse una mattina al professore
-Romualdo, che accampava mille pretesti per non
-darle uno specchio — il mio vero specchio è
-Mario. Ho visto da gran tempo nei suoi occhi che
-son diventata bruttissima... Non sarà una novità,
-te lo assicuro, il vederlo in un pezzo di vetro...
-Già, presto o tardi, a questo bisogna venirci...
-Via, dammi lo specchio.
-</p>
-
-<p>
-Alla fine, un giorno in cui Mario era assente,
-bisognò appagare il suo desiderio. Prima però ella
-acconsentì a fare un po' di <i>toilette</i> e anche a lasciarsi
-tagliare i capelli che le cadevano in gran
-copia, come foglie secche dall'albero. — Torneranno
-a crescere — le si diceva per confortarla,
-mentr'ella con moto nervoso ravvolgeva le dita
-<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
-lunghe e sottili in quei bruni ricci ch'erano stati
-il suo orgoglio. Ella non rispondeva nulla.
-</p>
-
-<p>
-Poi che le forbici ebbero compìta l'opera loro,
-le si acconciò in capo un cuffietta bianca, le si
-fece infilare un corsetto di bucato, e la signora
-Dorotea, di sua propria mano, le annodò intorno
-al collo un fisciù di seta azzurra.
-</p>
-
-<p>
-La Gilda ruppe il silenzio. — Qua lo specchio,
-e ch'io faccia la mia personale conoscenza — ella
-disse con un'allegria forzata. Indi si voltò dalla
-parte dell'uscio. — È ben chiuso?
-</p>
-
-<p>
-Le aveano portato uno specchietto ovale molto
-leggero che soleva stare appiccato a un chiodo
-infisso in uno dei regoli della finestra della camera
-del professore, il quale se ne serviva nel
-ravviarsi i capelli e la barba.
-</p>
-
-<p>
-La convalescente lo prese due volte in mano, e
-due volte lo depose sulle coperte prima d'avere il
-coraggio d'alzarlo al livello del viso. Ella tentò di
-volgere in celia le sue stesse esitazioni. — È come
-quando dovevo prender l'olio da bambina... Se si
-potesse far come allora... Chiuder gli occhi, aprir
-la bocca, e giù... Adesso invece son proprio gli
-occhi che bisogna aprire... Coraggio... uno... due...
-tre...
-</p>
-
-<p>
-Nel bene la previsione va spesso oltre il vero,
-nel male avviene sovente il contrario. Gli è
-che non v'è triste previsione, la quale non sia
-temperata da una segreta speranza che il nostro
-spirito s'inganni, che le nostre paure siano esagerate.
-E talvolta anzi noi esageriamo a studio; fingiamo
-<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
-di prevedere un disastro ove secondo ogni
-probabilità non istà per succedere che un incidente
-sgradevole. Ma quando l'incidente sgradevole accade,
-non tardiamo ad accorgerci ch'esso ha superato,
-non la nostra aspettazione immaginaria,
-ma la nostra aspettazione reale.
-</p>
-
-<p>
-— Devo essere orrenda, mostruosa — aveva
-detto mille volte la Gilda, e, quantunque non fosse
-più bella, non era nè mostruosa, nè orrenda. Nondimeno
-il vedersi nello specchio fu per lei un
-colpo di fulmine. Era lei, era lei veramente quella
-donna pallida, tutta cicatrici e lividure, che la mirava
-tra attonita e costernata? Stette un momento
-muta ed immobile, soffocando gl'impeti tumultuosi
-dell'anima; poi si guardò intorno smarrita,
-quasi a persuadersi ch'era ben desta, lasciò cader
-di mano lo specchio, abbandonò il capo sui guanciali
-e si coperse il viso con le lenzuola. La sentivano
-piangere sommessamente.
-</p>
-
-<p>
-— Hai avuto troppa fretta — le ripetevano a
-gara il professore e la signora Dorotea. — Di qui
-a un paio di settimane sarà tutt'altra cosa.
-</p>
-
-<p>
-Ella, rannicchiata sotto le coltri, si stringeva
-nelle spalle e diceva: — Lasciatemi sola... Per carità,
-lasciatemi sola... Mi calmerò da me.
-</p>
-
-<p>
-Infatti, di lì a un'ora, ella era appieno ricomposta.
-Alla sera s'intrattenne a lungo col medico,
-e con aria disinvolta lo pregò di dirle quali tra i
-segni che le deturpavano la fisonomia il tempo
-farebbe sparire e quali le resterebbero sempre.
-L'interrogato si provò a dipinger tutto in rosa, ma
-<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span>
-la Gilda, che gli teneva inchiodati gli occhi addosso
-e gli leggeva le bugie in viso, lo riprese amorevolmente. — Non
-la trattasse come una bimba,
-se anche quella mattina ella aveva fatto un capriccetto;
-ormai ella aveva messo giudizio e aveva
-diritto di conoscere la verità tutta intiera.
-</p>
-
-<p>
-Il medico si schermì quanto più potè, ma alla
-fine espose sinceramente il parer suo, soggiungendo
-però, che la natura sbugiarda spesso i pronostici
-della scienza e che in gioventù soprattutto
-si vedono dei miracoli.
-</p>
-
-<p>
-— Grazie — ella replicò, stringendo la mano al
-dottore. E il suo volto aveva l'espressione seria e
-tranquilla di chi, uscendo da molte incertezze, ha
-preso un partito decisivo.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
-</p>
-
-<h2>
-XXI.
-</h2>
-
-<p>
-Da qualche giorno la Gilda aveva cominciato
-ad alzarsi, e, appoggiata al braccio dello zio, passava
-lentamente dalla sua camera in salotto, ove
-sedeva in una poltrona accanto alla finestra. Le
-Lorati non mancavano mai di venirle a tener compagnia
-un paio d'ore e le mostravano un'amicizia
-tanto più calda quanto maggiore era in loro la
-soddisfazione di veder avvilita quella famosa bellezza.
-Nell'andarsene esse facevano un'infinità di
-commenti.
-</p>
-
-<p>
-— L'occhio sinistro è sciupato affatto.
-</p>
-
-<p>
-— E il labbro inferiore?
-</p>
-
-<p>
-— E quella cicatrice sulla fronte?
-</p>
-
-<p>
-— E l'altra alla guancia?
-</p>
-
-<p>
-— Povera Gilda, è proprio brutta.
-</p>
-
-<p>
-— Bruttissima.
-</p>
-
-<p>
-— Orribile.
-</p>
-
-<p>
-— Vedete, ragazze — osservava la savia genitrice — come
-<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span>
-i pregi fisici possano svanire da un
-giorno all'altro.
-</p>
-
-<p>
-— Se non trovava lo sposo prima di questa disgrazia....
-</p>
-
-<p>
-— Uhm! Il matrimonio non è ancora successo.
-Ci credo poco.
-</p>
-
-<p>
-— Ella non ne parla mai...
-</p>
-
-<p>
-— In ogni caso c'è tempo. Va così adagio a rimettersi...
-Il medico ha detto che prima di pensare
-alle nozze ci vorranno dei mesi.
-</p>
-
-<p>
-— E Mario intanto è assente da oltre una settimana.
-</p>
-
-<p>
-— Ma torna presto.
-</p>
-
-<p>
-— Pover'uomo! Se cerca qualche svago, bisogna
-perdonargli. È toccata grossa anche a lui.
-</p>
-
-<p>
-— Se la prende, non può essere che per rispetto
-alla sua parola....
-</p>
-
-<p>
-— Un po' per questo e un po' per compassione.
-</p>
-
-<p>
-— Essere sposata per compassione... Io non mi
-degnerei certamente — sentenziò la maestosa Ginevra.
-</p>
-
-<p>
-— Povera Gilda!
-</p>
-
-<p>
-— Ma! Chi avrebbe potuto immaginarselo? Lei
-che si credeva una Venere...
-</p>
-
-<p>
-Per Mario, reduce dal suo viaggetto, non fu
-piccola meraviglia trovar alzata la Gilda. Quando
-egli la vide adagiata nella poltrona, smunta in
-viso, col suo corpicino sottile perduto nell'ampia
-veste da camera, pensò alla stupenda e florida giovinetta
-che aveva incontrato sulle Alpi, e durò
-fatica a frenare una lagrima.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
-Ella s'accorse del suo turbamento, abbassò gli
-occhi, e si passò rapidamente la mano sulla fronte.
-</p>
-
-<p>
-— Devo parlarti — disse poi — fatti più vicino...
-No... anzi, prima chiudi quei due usci... quello
-che dà nell'andito, e quello che mette nella camera
-della signora Dorotea. Dall'altra parte non
-può venir nessuno... Mio zio è all'Università.
-</p>
-
-<p>
-Questi preparativi lo sgomentarono alquanto.
-Che rivolgeva ella nell'animo?
-</p>
-
-<p>
-— Sii franco come sarò io — ella principiò. — Il
-dissimulare non giova... Nulla può mutare omai
-la mia risoluzione.
-</p>
-
-<p>
-— La tua risoluzione?... Quale?
-</p>
-
-<p>
-— Io non sarò più tua moglie.
-</p>
-
-<p>
-— Che dici? Perchè?
-</p>
-
-<p>
-— Oh! Non me lo domandare... Guardami.
-Egli comprese il significato delle sue parole, ed
-esclamò: — È per questo? È per questo?
-</p>
-
-<p>
-— Sì... Ci pensai fin dal primo giorno in cui mi
-colse la mia sciagura... Adesso ho deciso... inesorabilmente
-deciso.
-</p>
-
-<p>
-— Ma tu credi dunque che io...
-</p>
-
-<p>
-Ella non lo lasciò finire. — No, Mario, non credo
-quello che tu supponi... Tu mi sposeresti, ma saresti
-infelice.
-</p>
-
-<p>
-— Oh Gilda...
-</p>
-
-<p>
-— Sii sincero... Cento volte tu mi dicesti che
-non sai concepire la donna che non sia bella... Io
-ne tremavo allora, e tu per rassicurarmi mi protestavi
-ch'ero bellissima... Cento volte tu mi lasciasti
-intendere che, artista anzitutto, tu cercavi
-<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span>
-nella donna il tipo eterno della bellezza... e io ne
-tremavo e tu mi ripetevi che per te io ero quel
-tipo... Ero io che col mio sguardo, col mio sorriso,
-dovevo sprigionar dal tuo petto la sacra scintilla
-con cui si creano i capolavori... lo dicevi tu...
-e mi venivano le vertigini a sentirmi levata sì
-alto... Io mi chiedevo: — Potrò reggermi dove
-egli mi ha posta? Potrò sempre dargli il segreto
-della linea e del colore? Sarò sempre giovine,
-sarò sempre bella? Oh Mario, quando mi angustiavano
-questi dubbi ero ancora vagheggiata, ammirata;
-adesso tu vedi ciò ch'è divenuta la Dea
-che avevi cinta d'un nimbo... Fissami bene, Mario;
-che ispirazioni potrai tu cercare su questo volto
-contraffatto?
-</p>
-
-<p>
-Mentr'ella parlava, la sua voce, sulle prime leggermente
-commossa, si faceva a grado a grado più
-limpida e sicura, e una espressione dolce ma risoluta
-si dipingeva sulla sua fisonomia. Mario l'ascoltava
-attonito, colpito dalla stoica fortezza di
-quella fanciulla di diciott'anni che rinunziava
-senza esitazioni e senza lamenti alle sue più care
-speranze. Com'egli si sentiva umile e piccino in
-confronto a lei! Come avrebbe voluto nasconderle
-il suo cuore, di cui ella metteva a nudo i segreti!
-Come si ribellava all'idea ch'ella dicesse il vero!
-</p>
-
-<p>
-E accumulava frasi su frasi, e tentava ingannar
-lei, e tentava ingannar sè medesimo, e chiamava
-stupida aberrazione il suo culto esclusivo della
-bellezza fisica, e giurava alla Gilda che standole
-vicino egli aveva imparato a pregiare in lei altre
-<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
-qualità e ad amarla per quelle. Ma per quanto facesse,
-non gli usciva dal labbro uno di quei gridi
-dell'anima che scendono all'anima e vincono ogni
-resistenza.
-</p>
-
-<p>
-Ella lo lasciò dire; poi riprese con un sospiro: — Sì,
-Mario, tu devi parlar come fai, io tener
-fermo il mio punto... La mia schiettezza può parer
-dura oggi, ma verrà giorno in cui dirai: — la
-Gilda aveva ragione. — E sarà quel giorno nel
-quale, se ti dèssi retta, mi rinfacceresti il sacrifizio
-della tua libertà.
-</p>
-
-<p>
-— Oh Gilda, Gilda, mi reputi dunque ben vile — interruppe
-Mario, torcendosi le mani, tanto più
-turbato, tanto più confuso quanto più la fanciulla,
-discorrendo, coglieva nel segno.
-</p>
-
-<p>
-— Non me lo rinfacceresti a parole, lo so — ella
-riprese con soavità — ma lo capirei a ogni
-modo... e allora... adesso soffro forse... ma allora
-sento che ne morrei di dolore... Bada a me, Mario,
-non insistere... eri sincero quando mi rivelavi le
-tue debolezze d'artista; in quel tempo non avevi
-ragione d'infingerti..., oggi sì... oggi hai pietà di
-me, e io devo difenderti contro te stesso.... Va,
-Mario, non è colpa tua; tu hai bisogno di moto,
-d'aria, di luce, hai bisogno di fare un viaggio; qui
-il tuo ingegno si sfibra; l'ozio, lo scoraggiamento
-ti uccidono.
-</p>
-
-<p>
-— Ma sei tu che ti crei questi fantasmi...
-</p>
-
-<p>
-— Non mentire, Mario... Io t'ho conosciuto
-nei tempi in cui la fiamma dell'arte ti splendeva
-negli occhi e movevi incontro all'avvenire con
-<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
-fronte alta e sicura... Allora la tua mente era piena
-di immagini, il tuo album era pieno di disegni...
-da più mesi tu non fai nulla... oh è inutile che tu
-accenni di sì col capo... Puoi mostrarmi, non dico
-un tuo quadro, ma un tuo schizzo, ma una linea
-segnata dalla tua matita?... Lo puoi?
-</p>
-
-<p>
-— Tu eri malata, Gilda...
-</p>
-
-<p>
-— Oh, le inquietudini sul conto mio sono cessate
-da oltre un mese. Che hai fatto in questo
-mese?... Lo vedi, tu taci...
-</p>
-
-<p>
-— Sei un giudice inesorabile — egli disse, quasi
-piangendo di dispetto e di rabbia.
-</p>
-
-<p>
-— Sono un giudice clemente. Tu ti dibatti in
-una lotta tremenda fra ciò che stimi il tuo dovere
-e il desiderio immenso di libertà che ti affanna.
-Va, Mario; dal tuo dovere, s'è tale, io ti sciolgo;
-la tua libertà, io te la rendo... Va... io ti apro la
-gabbia, povero prigioniero.
-</p>
-
-<p>
-Mario si trovava in una condizione d'animo ben
-singolare. La libertà che gli era offerta egli la sospirava
-come l'assetato sospira una goccia d'acqua,
-eppure all'idea di accettarla gli salivano al viso i
-rossori della vergogna; egli doveva riconoscere
-che la Gilda aveva ragione, che l'amore ch'egli le
-aveva portato non era sopravvissuto allo strazio
-della sua bellezza, eppure sentiva che mai come
-adesso ella era stata degna di essere amata.
-</p>
-
-<p>
-E intanto lo sguardo della giovinetta non si
-staccava da lui e sembrava dovergli legger nell'anima
-i più riposti segreti.
-</p>
-
-<p>
-— Ascolta — egli le disse infine — oggi, per
-<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
-quanto io facessi, le mie parole non ti persuaderebbero...
-Ma domani?
-</p>
-
-<p>
-— Domani? — ella ripetè distratta.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, consentimi di ritentar la prova...
-</p>
-
-<p>
-— S'egli mi amasse davvero! — pensò la Gilda.
-Ma seppe frenar la sua commozione, e rivoltasi
-a Mario con apparente tranquillità, lo licenziò
-con queste parole: — Allora ci diremo addio
-domani.
-</p>
-
-<p>
-Per quel giorno ella non lasciò trapelar nulla
-del colloquio avuto col suo fidanzato, e deluse la
-curiosità della signora Dorotea, che voleva sapere
-il perchè di quella sconvenienza del chiudere gli
-usci per di dentro.
-</p>
-
-<p>
-Il giovine pittore partì di là che aveva la febbre
-addosso. Che fare?... Poteva esserci un dubbio
-su ciò che doveva fare?... Doveva dire alla Gilda: — la
-sventura ha stretto di più il vincolo che ci
-unisce; ora più che mai voglio farti mia sposa... — Ma
-se non l'amava, se non era in poter suo
-di amarla?... Se aveva questa fatalità di non saper
-amare che un bel viso? Se col suo eroismo non
-fosse riuscito che a sacrificar sè e a rendere infelice
-lei?... Era già dubbio se il matrimonio si conciliasse
-col suo spirito mobilissimo, anche quando
-si trattava di sposare una giovine avvenente, florida,
-vispa... ma il matrimonio con una malata?...
-Perchè la Gilda ormai era una malata e sarebbe
-stata tale per un pezzo... Invece di averla compagna
-nelle sue peregrinazioni artistiche, avrebbe
-dovuto vegliarla, assisterla... e queste qualità
-<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
-d'infermiere egli non le possedeva... In mezzo
-alle cure del nuovo suo stato si sarebbe spenta
-del tutto la sua ispirazione già illanguidita, e allora...
-che avvenire per lui, che avvenire per la
-Gilda!
-</p>
-
-<p>
-Quando noi rifuggiamo da un grave sacrifizio,
-ci piace assai spesso ripararci dietro l'idea che
-quel sacrifizio non gioverebbe neppure a quelli
-per cui dovremmo farlo, e così Mario concludeva
-volentieri i suoi ragionamenti col dirsi che la
-Gilda sarebbe stata infelice sposandolo.
-</p>
-
-<p>
-Pure una fiera lotta si agitò nel suo spirito, e ne
-portava le tracce il foglio pieno di pentimenti e
-di scancellature che la Gilda ricevette il dì appresso: — «Crudele,
-crudele, perchè suscitar la
-tempesta nella mia anima? Io seguivo la via che
-mi pareva la sola buona, la sola onorevole; tu
-con amara schiettezza hai voluto mostrarmene le
-insidie e i pericoli, tu mi hai detto che non potrei
-percorrerla senza uccidere, qual ch'esso sia,
-questo mio ingegno d'artista. È un'idea che mi
-toglie la pace. Tutti devono essere qualche cosa
-nel mondo; io, che sarei se non sono un pittore?...
-Non auguro al mio peggior nemico la notte che
-ho passato... Ripensavo alle tue parole, e, a vicenda,
-ti adoravo, ti ammiravo, ti colmavo di
-vitupèri... Sì, la tua generosità è spietata... tu
-puoi darmi licenza d'essere un vile, non puoi
-impedirmi di credermi tale... Vedi in qual bivio
-m'hai messo. O restare, con l'incubo di non
-esser più atto a far nulla; o partire vergognandomi
-<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
-della mia condotta... Ebbene, parto, cerco
-il moto, l'aria, la luce, di cui, come dici, ho tanto
-bisogno, cerco la lena perduta. Se farò un capolavoro,
-lo dovrò a te. A ogni modo, non ripatrierò
-prima di aver assodata la mia riputazione
-d'artista. E tu, Gilda?... Non oso venire a stringerti
-la mano; sarò già in viaggio quando riceverai
-questo foglio... Tu meriti un uomo migliore
-di me, tu lo troverai senza dubbio... Ma, se
-tu fossi libera al mio ritorno, potrei sperare di
-non esser respinto?... Se ti riesce, non disprezzarmi,
-e fa che non mi disprezzi il tuo ottimo
-zio... È troppa audacia chiedere una tua lettera,
-almeno una, a Zurigo, ferma in posta? Addio,
-addio.»
-</p>
-
-<p>
-In conformità a quanto egli scriveva, Mario era
-partito con la prima corsa, diretto sulla linea di
-Modane. Giunto a Torino, vi si trattenne per poche
-ore affine di salutarvi suo padre, il quale si
-trovava colà per ragioni del suo commercio. L'ottimo
-signor Gedeone fu molto addolorato, non tanto
-delle nozze sfumate quanto della nuova partenza
-di Mario, ch'egli amava sinceramente. Nondimeno
-egli riempì di napoleoni d'oro la borsa del figliuol
-prodigo e s'impegnò a non fargli mancar danaro
-finchè non fosse in grado di mantenersi co' propri
-guadagni. — Quattrini, e poi quattrini, e sempre
-quattrini — borbottò tristamente il signor Gedeone. — Senza
-contare la pigione del casino
-di Firenze e la spesa dell'ammobiliamento... È
-inutile, son fatto così; per questo figliuolo darei
-<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span>
-il sangue... con quel sugo... per averlo sempre
-lontano.
-</p>
-
-<p>
-E il signor Gedeone cercò un sollievo alle sue
-amarezze domestiche nell'acquisto di una partita
-di farina avariata che poteva servir benissimo per
-la sua fornitura agli Istituti Pii.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
-</p>
-
-<h2>
-XXII.
-</h2>
-
-<p>
-Il professore Romualdo stava quella mattina rivedendo
-i suoi manoscritti che giacevano abbandonati
-da tanto tempo, e come succede a chi non
-è in vena di lavorare sul serio e pur vorrebbe poter
-dire a sè stesso che non è rimasto in ozio, collocava
-a posto le virgole dimenticate, arrotondava
-l'occhiello degli <i>e</i> e metteva i punti sugli <i>i</i>. Si può
-tuttavia giurare che la sua mente era assorta in altri
-pensieri ai quali non era certo estranea una persona
-la cui apparizione repentina ed inaspettata lo fece
-scattar dalla sedia.
-</p>
-
-<p>
-— Tu, Gilda?... Alzata?... A quest'ora?... Che
-direbbe il medico?
-</p>
-
-<p>
-— Oh! — ella rispose — bisogna ormai emanciparsi
-dal medico... Sto bene... Vedi come mi
-reggo da me...
-</p>
-
-<p>
-— Stai bene e sei così pallida? — esclamò il
-professore con inquietudine. — Che hai?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span>
-— Nulla....
-</p>
-
-<p>
-— Non dirlo... Hai gli occhi gonfi, Gilda, sei
-agitata... Questa tua visita mattutina non è certo
-senza una grave ragione.
-</p>
-
-<p>
-— Voglio riprender le mie antiche abitudini — ella
-replicò, avvicinando una seggiola al tavolino — voglio
-esser la tua assistente, il tuo segretario
-come una volta... La pecorella smarrita ritorna
-all'ovile... ecco tutto.
-</p>
-
-<p>
-Com'ella s'accorse che lo zio Aldo stentava a
-raccapezzare il senso delle sue parole, estrasse di
-tasca un foglio e glielo porse spiegato — Leggi.
-</p>
-
-<p>
-Appuntò il gomito al ginocchio, fece con la
-mano sostegno al mento, e stette lì a capo chino
-senz'aprir bocca e senza batter palpebra. Pareva
-una figura scolpita nel marmo.
-</p>
-
-<p>
-Il professore intanto aveva divorato l'arruffatissima
-lettera di Mario.
-</p>
-
-<p>
-— Parte? Ti lascia? — egli gridò, appena l'ebbe
-finita. E balzò in piedi con impeto, schizzando
-fiamme dagli occhi.
-</p>
-
-<p>
-Ella si scosse, sollevò la testa, e rivolgendo allo
-zio uno sguardo soave e amorevole: — Sono stata
-io — gli disse — egli non fece che ubbidirmi.
-</p>
-
-<p>
-— Ubbidirti? — egli proruppe passando di sorpresa
-in sorpresa. — Gli hai imposto tu di partire?
-</p>
-
-<p>
-Ella gli riferì il colloquio avuto con Mario il
-giorno innanzi. Il professore durò fatica a non interromperla
-cento volte.
-</p>
-
-<p>
-— Non difenderlo, non iscusarlo — egli esclamò
-finalmente, misurando a lunghi passi la stanza. — Che
-<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
-amore era il suo?... Ha potuto sentirti parlare
-come gli parlavi, e non è caduto a' tuoi piedi, e
-non si pentì delle sue esitazioni e non rinnovò i
-suoi giuramenti? T'ha abbandonata, è fuggito
-perchè le tue guance sono men floride, perchè i
-tuoi occhi sono meno scintillanti d'un tempo? E
-tu gli perdoni, e gli perdoneranno tutti, e la sua
-vigliaccheria resterà impunita? Oh come intendo
-in questo momento il piacere della vendetta!...
-Come disprezzo questa scienza vantata che sfibra
-le virtù del braccio e dell'animo!... Come volentieri
-la darei tutta quanta per essere un forte,
-per colpire inesorabilmente colui che ti rende infelice!
-</p>
-
-<p>
-— Mio cavaliere — rispose la giovinetta, atteggiando
-il labbro a un malinconico sorriso — non
-voglio che tu mi vendichi... Non c'è offesa da vendicare...
-Mario era pronto a sposarmi, fui io che
-gli resi la sua parola... S'egli mi avesse resistito,
-sarebbe stato un eroe, e non si può pretender dagli
-uomini che siano eroi... Forse è stato meglio
-così.
-</p>
-
-<p>
-— Ma pur tu lo amavi?
-</p>
-
-<p>
-— Oh sì... Quando credevo di poter essere una
-valida alleata del suo ingegno, uno strumento della
-sua gloria. Appena cominciai a dubitare che gli
-sarei stata d'impaccio, cominciai anche ad amarlo
-meno... Sono orgogliosa...
-</p>
-
-<p>
-— Gilda!... E l'avvenire?
-</p>
-
-<p>
-— Starò qui come sono stata finora; mi rimetterò
-a studiare... le donne brutte studiano... copierò
-<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span>
-i tuoi manoscritti, ti aiuterò nei tuoi esperimenti...
-</p>
-
-<p>
-Egli le diede sulla voce. — Non parlarmi dei
-miei esperimenti... Il mio laboratorio io l'abborro...
-Voglio distruggerlo... O almeno voglio chiuderne
-l'uscio per sempre...
-</p>
-
-<p>
-— Lo riapriremo insieme, zio Aldo — rispose
-la Gilda. — Rammento ancora le mattine che vi ho
-passate, a bocca aperta, tempestandoti d'interrogazioni,
-ammirando la vastità del tuo sapere, e la
-infinita pazienza che avevi con me... Povera cameretta!
-Da due anni la trascuravo e ne fui punita...
-Oh se si potesse tornare indietro di due
-anni!... Proviamo, zio Aldo.
-</p>
-
-<p>
-— Se si potesse — egli ripetè, tentennando il
-capo con aria desolata. E soggiunse a mezza voce: — È
-un nodo che non si scioglie. — Indi si abbandonò
-sopra una sedia e si coprì il viso con le
-mani.
-</p>
-
-<p>
-— Zio Aldo, tu mi nascondi qualche cosa — proruppe
-inquieta la Gilda. — I nostri guai non
-sono finiti?
-</p>
-
-<p>
-— La fatalità ci perseguita, o fanciulla... Io vorrei
-pure che queste pareti ridivenissero per te il
-nido calmo e tranquillo della tua infanzia, vorrei
-poter dirti come una volta: Addormèntati fidente
-sulle mie ginocchia, appoggiati al mio braccio leale,
-lasciami esser tua guida nel campo della scienza...
-Ma no; un destino iniquo non lo permette; io sono
-un pazzo, io sono un malato.
-</p>
-
-<p>
-— Se sei un malato, ti curerò — interruppe
-<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
-con dolcezza la giovinetta. — Non mi curasti tu
-per due mesi? Dovrei abbandonarti, se soffri?
-</p>
-
-<p>
-— Eppure sarà necessario — egli esclamò, agitandosi
-sulla seggiola. E proseguì: — Non ho rimorsi...
-ho lottato... ho lottato tanto... Tutti gli
-argomenti che la ragione può suggerire io me li
-son detti... tutta l'energia d'un carattere avvezzo a
-vincer gli ostacoli, io l'ho spesa... e non è valso
-a nulla...
-</p>
-
-<p>
-— Ma insomma, a che mirano le tue parole?
-Che vuoi fare di me?
-</p>
-
-<p>
-— Pensiamo insieme, studiamo un modo...
-</p>
-
-<p>
-— Non posso più viver sotto questo tetto come
-la tua pupilla, come la tua nipote, come la figlia
-dell'anima tua?
-</p>
-
-<p>
-— Compiangimi, Gilda, non lo puoi.
-</p>
-
-<p>
-— Come la tua sorella?... Vedi, i patimenti
-hanno in me affrettata l'età... Io posso esser la tua
-sorella.
-</p>
-
-<p>
-— Non lo puoi, non lo puoi — replicò il professore
-con l'accento della disperazione.
-</p>
-
-<p>
-Vi fu un istante di silenzio. Il dottor Romualdo
-teneva le mani intrecciate sulle ginocchia, lo
-sguardo immobile a terra. La Gilda, levatasi da
-sedere, gli si avvicinò lentamente. Un lieve rossore
-le tingeva le gote.
-</p>
-
-<p>
-— Alza gli occhi — ella disse — fissami in viso.
-In questa casa dove non posso esser più nè pupilla,
-nè nipote, nè sorella, potrei almeno esser la compagna
-della tua vita, la tua sposa?
-</p>
-
-<p>
-— Tu, Gilda? — esclamò lo scienziato con un
-<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span>
-grido che veniva dal cuore. — La mia sposa;
-L'hai detto? L'hai proprio detto, tu? L'hai detto
-sul serio? Non ti sei presa giuoco di me? Oh no!
-Il tuo volto onesto porta l'impronta della sincerità...
-Tu non vuoi uccidermi!
-</p>
-
-<p>
-Egli le afferrò tutt'e due le mani e le tenne
-strette nelle sue.
-</p>
-
-<p>
-— Zio Aldo — ella mormorò affettuosamente.
-</p>
-
-<p>
-— Non chiamarmi più così... Chiamami Aldo...
-O piuttosto, no, sciocco ch'io sono... chiamami
-ancora zio Aldo... c'è tanta dolcezza in queste due
-parole pronunziate dalle tue labbra... Sentivo sempre
-dirmi <i>professore</i>, <i>professore</i>... e non ero che
-un professore arido, dotto, noioso...; tu mi dicesti
-zio e sono divenuto un uomo... Oh se la mia vita
-fosse cominciata da quando batte il mio cuore, io
-sarei ben giovine, o Gilda...
-</p>
-
-<p>
-Egli s'interruppe un momento; poscia riprese
-con un sospiro: — Invece hai riflettuto che son
-vecchio, che ho diciannove anni più di te?
-Guarda la mia barba e i miei capelli segnati di
-bianco, guarda le rughe della mia fronte... La tua
-giovinezza è appassita per poco; essa risorgerà
-senza dubbio; ma la mia, oh la mia non torna
-mai più.
-</p>
-
-<p>
-La Gilda scrollò il capo. — Tu mi porti un
-cuore che non ha amato altra donna che me...
-</p>
-
-<p>
-— Nessun'altra, nessun'altra — egli esclamò
-con enfasi.
-</p>
-
-<p>
-— Lo vedi — ella rispose. — Il tuo cuore almeno
-è più giovine del mio — Abbassò gli occhi
-<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
-e soggiunse arrossendo: — E da quando... da
-quanto tempo mi ami?
-</p>
-
-<p>
-— Lo so io forse? Fu nel giorno in cui lessi
-sulla tua fronte ch'era finita per te l'infanzia gioconda;
-fu prima, fu dopo? Lo ignoro. Sentivo il
-mio affetto trasformarsi a grado a grado, ma non
-sarei riuscito a dire a me stesso che cosa provavo...
-Non avevo mai amato... Ti cercavo e ti sfuggivo...
-Avevo un immenso desiderio e una paura immensa
-delle tue carezze... Nelle mie notti insonni
-la tua immagine mi appariva fra le tenebre... Nel
-giorno il fruscìo della tua veste, il suono della tua
-voce turbava le mie meditazioni. Mi sembrava
-qualche volta che non avrei avuto pace finchè tu
-non avessi abbandonato la mia casa, e talora mi
-sembrava invece che senza di te non avrei potuto
-vivere... Eppure era amore?... Non lo so, non lo
-so... Ma quando tu amasti un altro, oh allora sì
-m'accorsi che veramente t'amavo...
-</p>
-
-<p>
-— Poveretto! Che strazio deve essere stato il
-tuo! E hai sofferto in silenzio?
-</p>
-
-<p>
-— E potevo parlare? Eri bella come un angiolo,
-tutte le grazie della gioventù ti fiorivano in viso;
-eri innamorata di un uomo bello e giovine anche
-esso... parevate nati uno per l'altro... La vostra passione
-era così ragionevole, la mia così strana, così
-assurda! Parlare?... Darti un dolore, insidiare la
-tua felicità, io che t'adoravo?... Un giorno solo fui
-per tradirmi... oh quel giorno avrei voluto morire...
-</p>
-
-<p>
-— Che rivelazione fu per me quella! — esclamò
-la Gilda.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
-— Te n'eri accorta?
-</p>
-
-<p>
-— Sì... Ero venuta ad annunziarti il prossimo
-arrivo di Mario... Si dovevano prendere i concerti
-per le nozze...
-</p>
-
-<p>
-— Che pensasti di me, Gilda?
-</p>
-
-<p>
-— Piansi tanto...; che non avrei fatto per consolarti?
-Tu ti sei chiuso nella tua camera, nel tuo
-laboratorio... La mattina dopo...
-</p>
-
-<p>
-— Taci — egli interruppe — a pensarci mi corre
-un gelo per l'ossa... Più tardi io vegliavo al tuo
-letto... Avevi gli occhi bendati, eri tutta una piaga...
-Il tuo respiro era un rantolo, la tua voce era un
-gemito... I medici ti davano quasi per ispacciata;
-io volevo salvarti a ogni costo...
-</p>
-
-<p>
-— E mi salvasti.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, ma la mia ferita si faceva più larga e profonda.
-Dal tuo alito infocato, dal tocco delle tue
-mani ardenti per la febbre, io aspiravo l'amore...
-E non avevo speranze, e non avevo altro desiderio
-che quello d'espiare un minuto d'oblìo... Non era
-per me ch'io ti conservavo in vita, era per l'uomo
-a cui tu avevi giurato la tua fede. Spesso mi pareva
-ch'egli non t'amasse abbastanza e me ne sdegnavo;
-ma pure (lo crederesti?) sentivo una specie d'orgoglio
-all'idea che il mio amore ignorato fosse
-più forte del suo... Accarezzavo col pensiero la
-mia infinita miseria. Quando non s'ha più che il
-dolore, si vuole almeno che il dolore sia grande...
-Intanto m'abbandonavo a occhi chiusi alla corrente,
-aspettando da un momento all'altro che tu
-mi fossi tolta per sempre... Ma no; tu non mi sei
-<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
-tolta, tu rimani; e io mi domando ancora se tutto
-ciò non è un sogno, mi domando se sono ben desto...
-Gilda, Gilda, sei tu sicura di non ubbidire a
-un impeto subitaneo, di non cedere a un movimento
-di pietà verso di me, di dispetto verso <i>un
-altro?</i>... Se ti pentissi domani! Se Mario tornasse!
-</p>
-
-<p>
-— Uomo di poca fede!... Non è un capriccio il
-mio, non è un desiderio di vendetta... Quante
-volte, in mezzo ai patimenti di questi ultimi mesi,
-io confrontavo in silenzio l'amor tuo con quello
-dell'uomo che avrebbe dovuto sposarmi!... Quante
-volte, se eravate entrambi accanto al mio letto,
-io studiavo l'espressione diversa dei vostri volti;
-nel tuo una tenerezza infinita, in quello di Mario
-un tedio profondo! E dicevo: Mario amava la
-mia bellezza che è svanita; lo zio Aldo mi ama
-qual sono, mi ama forse di più dacchè cessai di
-esser bella...
-</p>
-
-<p>
-— E vero, è vero...
-</p>
-
-<p>
-— Dicevo: Mario non è un triste, non è un vile;
-egli terrà la sua parola, ma io avrò il rimorso di
-aver fatto una vittima... E così il mio cuore s'allontanava
-a mano a mano da lui e s'avvicinava a
-te... a te ch'eri stato la mia provvidenza, a te cui
-speravo di poter dar qualche gioia. Oh Mario non
-tornerà; egli è troppo lieto della libertà che gli è
-resa; egli insegue il suo ideale d'artista, va dove
-lo chiama la sua anima appassionata del bello...
-Se tornasse...
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene? Che faresti?
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene? Farei... così — ella gridò gettandoglisi
-<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span>
-fra le braccia — e ti direi: Son la tua sposa
-difendimi... Mi crederesti allora?
-</p>
-
-<p>
-— Ti credo, ti credo — proruppe il dottor Romualdo,
-stringendo al seno con impeto quel capo
-diletto. E mentre la copriva di baci, mormorava:
-</p>
-
-<p>
-— Oh Gilda!... Amor mio!
-</p>
-
-<p>
-— Non ci odii dunque più, noi povere donne? — ella
-chiese con malizia.
-</p>
-
-<p>
-— Adoro te — egli rispose — ecco quello
-ch'io so.
-</p>
-
-<div class="chapter"></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
-</p>
-
-<h2>
-XXIII.
-</h2>
-
-<p>
-Pochi mesi dopo, una bella mattina di settembre,
-il professor Romualdo era affacciato alla finestra
-d'un albergo di Genova guardante il mare.
-Era l'albergo medesimo in cui, circa quindici anni
-addietro, egli aveva passato tante ore d'incertezza
-attendendo il suo misterioso abboccamento col capitano
-Rodomiti. Fra quelle pareti era cominciata
-per lui una nuova esistenza, eran cominciate le
-cure, i pensieri che dovevano far sbocciare la sua
-gioventù appassita prima di nascere, ed egli tornava
-oggi ai memori luoghi, allo stesso modo che
-l'egro risanato torna pellegrino alla fonte ond'ebbe
-il primo ristoro. Come quindici anni addietro, gli
-si stendeva davanti agli occhi lo splendido golfo
-riscintillante ai raggi del sole, e una selva d'antenne
-si levava al cielo, e mille barchette guizzavano
-sulle acque leggermente increspate, e s'alzava
-dai pensili giardini il profumo dei fiori, e
-dalle vie popolose l'allegro strepito del lavoro.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
-Ma questa volta il dottor Romualdo non era
-solo. S'aprì l'uscio della camera attigua, e una giovine
-dalla persona snella e spigliata s'avvicinò con
-passo rapido alla finestra, e toccò lievemente la
-spalla del professore.
-</p>
-
-<p>
-— Sei tu, Gilda? — egli disse, voltandosi estendendole
-ambe le mani.
-</p>
-
-<p>
-— Va bene così? — ella chiese, mostrando la sua
-<i>toilette</i> d'una elegante semplicità. E soggiunse: — Son
-curiosa di vedere che impressione gli faccio.
-</p>
-
-<p>
-— Sei bella, Gilda — riprese il professore. — Sei
-troppo bella per me.
-</p>
-
-<p>
-— Zitto — ella interruppe, portando al labbro
-l'indice della mano destra — Zitto, non voglio
-sentir coteste sciocchezze.
-</p>
-
-<p>
-La Gilda era sempre un po' magra, un po' pallida,
-ma il tempo andava via via scolorando le sue
-cicatrici e ricolmava lentamente le sue guance
-sparute, e faceva rinascere i suoi capelli, i cui ricciolini
-bruni spuntavano dagli orli della sua cuffia.
-In quanto al segno che l'era rimasto nell'occhio sinistro,
-esso non era percettibile a prima vista. Certo
-ella non era più, ella non sarebbe più ridiventata
-la splendida giovinetta che sollevava un mormorio
-di ammirazione sul suo passaggio, ma era chiaro
-che le conseguenze dell'accidente ond'ella era stata
-vittima avrebbero finito coll'essere assai minori di
-quanto s'era supposto.
-</p>
-
-<p>
-Ella s'accostò in punta di piedi all'uscio che metteva
-sul corridoio.
-</p>
-
-<p>
-— Vien gente? — domandò il professore.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
-— No... Del resto, siamo intesi... Prima ch'egli
-entri scappo di là...
-</p>
-
-<p>
-— Cattiva! Vuoi lasciar me nell'imbarazzo...
-</p>
-
-<p>
-— Voglio veder come ti levi d'impaccio...
-</p>
-
-<p>
-Non occorre una grande sagacità a capire che il
-professore e la Gilda aspettavano qualcheduno.
-Questo qualcheduno era il capitano Rodomiti, il
-quale aveva scritto a' suoi amici annunziando loro
-che sperava d'essere a Genova col suo legno entro
-il settembre, e che giunto colà avrebbe chiesto una
-licenza di alcuni mesi, e sarebbe intanto volato subito
-a far loro una visita. Il capitano sapeva della
-malattia e della guarigione della Gilda; non sapeva
-il resto, perchè le notizie posteriori non avrebbero
-potuto pervenirgli durante il viaggio. Non
-doveva esser piccola sorpresa per lui l'apprendere
-il matrimonio del professore Romualdo con
-la figlioccia, e questa sorpresa i novelli sposi
-avevano voluto anticiparla col venirgli incontro
-essi stessi. Invero essi sentivano un po' di rimorso
-a non averlo consultato prima delle nozze, ma si
-capisce d'altra parte che la condizione di due fidanzati
-i quali abitano sotto il medesimo tetto è
-troppo ambigua perchè essi non abbiano da affrettarsi
-a diventar marito e moglie. Comunque sia,
-il professore e la Gilda, che s'erano sposati appena
-ottenuto il decreto reale che toglieva l'impedimento
-della parentela, si trovavano a Genova da
-un paio di settimane, e il nostro matematico andava
-ogni mattina nel banco di noleggi del signor
-Egisto Giorgi successore dei signori Radice e Lupini,
-<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span>
-per informarsi del capitano. Alla fine, la vigilia
-del giorno di cui parliamo, il dottor Romualdo
-era tornato all'albergo con una importante notizia.
-Il legno comandato dal Rodomiti era in vista e
-sarebbe entrato in porto verso notte. Allora il professore,
-d'accordo con la Gilda, era ripassato nel
-banco del signor Giorgi a lasciarvi un bigliettino
-pel capitano così concepito: «Sono qui all'<i>Hôtel
-de la Grande Bretagne</i>, nº 36. Ho molte cose da
-dirvi. Vi aspetterò domani all'albergo fino a mezzogiorno.»
-Il signor Giorgi, ch'era un uomo assai
-più officioso dei suoi predecessori Radice e Lupini,
-non solo si incaricò della trasmissione del biglietto,
-ma fece aver la mattina seguente al professor Grolli
-la risposta del capitano: «Sarò da voi prima dell'ora
-indicata — scriveva il Rodomiti; — ma che
-diamine v'impediva di venirmi a trovare a bordo?
-E la Gilda?»
-</p>
-
-<p>
-Erano le undici quando un cameriere picchiò all'uscio
-del nº 36, e con un certo timore reverenziale
-introdusse il gigantesco marinaio.
-</p>
-
-<p>
-— Oh Grolli — disse costui, stringendo cordialmente
-la mano del professore. — E la Gilda?
-</p>
-
-<p>
-— Ormai sta bene.
-</p>
-
-<p>
-— S'è sposata col suo Mario?
-</p>
-
-<p>
-— No...
-</p>
-
-<p>
-— Come?
-</p>
-
-<p>
-— Or ora vi dirò. Accomodatevi.
-</p>
-
-<p>
-Il capitano prese una sedia. — Non è la vostra
-camera da letto? — egli domandò, girando intorno
-gli occhi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
-— No... è un salottino... dormo di là — rispose
-il Grolli in fretta, come se le parole gli scottassero
-la lingua.
-</p>
-
-<p>
-— Cospetto! Siete in lusso ora — esclamò il Rodomiti.
-E soggiunse: — Su via, raccontatemi...
-Questo matrimonio?
-</p>
-
-<p>
-Quando il professore ebbe narrato che la Gilda
-aveva reso a Mario la sua libertà e che Mario aveva
-accettata l'offerta, il capitano si lasciò scappare una
-serqua di vigorose esclamazioni, le quali finirono
-con una domanda <i>ad hominem:</i> — E voi?
-</p>
-
-<p>
-— Io? Che cosa?
-</p>
-
-<p>
-— E voi non avete data una buona lezione a
-quel bellimbusto che pianta la sposa perchè le è
-toccata una disgrazia?.. Oh lo so quel che volete
-dire... È stata lei... Grazie tanto... Ella non poteva
-fare altrimenti; ma un uomo che avesse avuto un
-filo d'onore non l'avrebbe presa in parola... Ah
-caro Grolli, se ero nei vostri panni, non l'andava
-a finire così... Gran che! Voi altri dotti non avete
-sangue nelle vene!
-</p>
-
-<p>
-A questo punto il capitano con un brusco movimento
-ruppe la spalliera della seggiola e si alzò
-di scatto facendo tremare i vetri della camera sotto
-i suoi passi pesanti e poderosi.
-</p>
-
-<p>
-— È dunque diventata un mostro questa Gilda? — egli
-ripigliò, dopo una breve pausa.
-</p>
-
-<p>
-— Un mostro! — esclamò il professore scandalizzato — Che
-idee?
-</p>
-
-<p>
-— Oh adesso vi riscaldate! Con me? Era meglio
-riscaldarsi con quell'altro... Via, scusate — continuò
-<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span>
-il Rodomiti, mutando tono. — Son certo che
-avete fatto tutto ciò ch'era possibile... Se la Gilda
-è sempre piacente, non dureremo fatica a darle un
-marito che valga più di quel vostro famoso pittore...
-Bisognerà pensarci insieme... Ma spiegatemi un
-po', perchè non l'avete condotta con voi a Genova?
-</p>
-
-<p>
-Il professor Romualdo, più confuso che mai,
-guardò istintivamente verso l'uscio della camera
-attigua.
-</p>
-
-<p>
-Questo imbarazzo non isfuggì al capitano, il
-quale chiese con una certa impazienza: — Siete
-in compagnia? C'è qualcheduno di là?... Avete
-un'aria di mistero!...
-</p>
-
-<p>
-— Benedette donne! — pensò il Grolli. — Hanno
-dei capricci!... Per secondar la Gilda mi convien
-fare questa commedia. — Insomma — egli disse a
-voce alta — ho da raccontarvi una novità...
-</p>
-
-<p>
-— Ed è?
-</p>
-
-<p>
-— Ho preso moglie...
-</p>
-
-<p>
-Questo annunzio produsse al marinaio l'effetto
-dello scoppio d'una mina. — Moglie?... Voi?...
-Scherzate?
-</p>
-
-<p>
-— Niente affattissimo — rispose il professore
-punto da queste esclamazioni — Parlo sul serio...
-</p>
-
-<p>
-— E il vostro odio per le femmine?
-</p>
-
-<p>
-— È sfumato...
-</p>
-
-<p>
-— Non c'è che dire — osservò il marinaio, calmandosi
-a poco a poco — voi siete il miglior giudice
-delle vostre azioni, e in quanto alla donna che
-vi sposò, ella può vantarsi d'avere sposato un gran
-galantuomo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span>
-— Non credete quindi che questa donna abbia
-commesso uno sproposito imperdonabile? — domandò
-il dottor Romualdo, alquanto rinfrancato.
-</p>
-
-<p>
-— Tutt'altro... tutt'altro... Anzi vi chieggo perdono...
-Del resto, è vero... siete ringiovanito, e mi
-congratulo con voi. Ma che volete?... Penso alla
-mia figlioccia... Converrete meco che adesso è più
-urgente che mai di accasarla... Povera Gilda!... È
-necessario ch'io la veda... Abita sempre con voi?
-</p>
-
-<p>
-— Sicuro...
-</p>
-
-<p>
-— Non v'invidio... Due donne sotto il medesimo
-tetto...
-</p>
-
-<p>
-— Ma mia moglie...
-</p>
-
-<p>
-— Non intendo dir male di vostra moglie... Dio
-guardi... Ma in ogni modo...
-</p>
-
-<p>
-— Volete conoscerla? — insinuò il professore,
-che non vedeva l'ora di gettar giù la maschera.
-</p>
-
-<p>
-— No, grazie... o almeno finchè non sia necessario.
-Non prendete in cattivo senso il mio rifiuto...
-Sapete che io sono un uomo alla buona, un uomo
-che si trova a disagio in mezzo alle nuove conoscenze...
-specialmente poi quando si tratta di signore...
-</p>
-
-<p>
-— E se fosse una signora che si conoscesse da un
-pezzo? — disse una vocina nota e melodiosa. In
-pari tempo la Gilda si precipitò nella stanza e si appese
-(qui la frase va a pennello) al collo del capitano.
-</p>
-
-<p>
-— Come? Che?... la Gilda...? — balbettò il Rodomiti
-nel colmo dello sbalordimento.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, signore, la Gilda... Sono un po' mutata,
-ma insomma...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span>
-Il capitano guardava alternativamente la sua figlioccia
-e il professore, le cui guance s'erano fatte
-del color della porpora — Sua moglie? — egli
-disse infine.
-</p>
-
-<p>
-— Sua moglie, sua moglie — ripetè la giovine.
-</p>
-
-<p>
-— Non è lo sposo ch'ella si meritava — osservò
-Romualdo in tono rimesso, ma senza affettazione
-di umiltà.
-</p>
-
-<p>
-— <i>Zio Tonino</i> — disse la Gilda — fallo tu finire
-una buona volta... Egli ha paura che tu disapprovi
-il nostro matrimonio...
-</p>
-
-<p>
-— In verità, figliuoli miei — esclamò il capitano,
-scotendo forte la mano ad entrambi — in
-verità ch'io sarei una gran bestia se lo disapprovassi...
-Ma vi confesso che mi avete fatto cascar
-dalle nuvole... Ah professore, professore, siete più
-birichino di quello che credevo, voi... Basta... Intanto,
-Gilda, torno a dirti ciò che dicevo poco fa
-a lui... La donna che prese per marito questo signore
-ha sposato un fior di galantuomo...
-</p>
-
-<p>
-— Grazie, amico mio — interruppe il dottor Romualdo,
-raggiante di contentezza.
-</p>
-
-<p>
-— Un fior di galantuomo — continuò il capitano — a
-cui bisogna voler bene sempre.
-</p>
-
-<p>
-— Perdonandogli la sua età matura, il suo brutto
-visaccio, e i suoi capelli che imbiancano — soggiunse
-il professore, compiendo la frase.
-</p>
-
-<p>
-— Allora — saltò a dire la Gilda — io porterò
-in campo le mie cicatrici e il mio occhio sinistro...
-</p>
-
-<p>
-— Zitti tutti e due — gridò il capitano Antonio
-<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span>
-col suo vocione — amatevi e fatemi presto diventare
-padrino d'un bel maschiotto... Questo è l'essenziale.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! — bisbigliò la Gilda, arrossendo.
-</p>
-
-<p>
-E il professore, tanto per mutar discorso: — E
-voi — disse — non penserete mai a farvi una famiglia?
-</p>
-
-<p>
-— Io? A sessantadue anni?... Eh via, a trentotto,
-ne avete trentotto, non è vero?
-</p>
-
-<p>
-— Sì.
-</p>
-
-<p>
-— A trentotto la cosa va co' suoi piedi, ma a
-sessantadue poi... ho proprio paura ch'essa andrebbe
-coi piedi degli altri.
-</p>
-
-<hr class="tiny" />
-
-<p>
-La storia è finita. Che se qualcheduno volesse
-sapere che cosa pensi di queste nozze la signora
-Dorotea, dirò soltanto ch'ella ne è felicissima, che
-sostiene d'avervi contribuito per gran parte, ma
-che non sa persuadersi come un così bel matrimonio
-non debba fruttarle una vincita al lotto. E sì
-ch'ella va giocando a ogni estrazione i numeri
-che le sono suggeriti dalla cabala e da persone
-sperimentate e autorevoli.
-</p>
-
-<p>
-Del resto, dopo il primo momento di stupore,
-tutti si sono persuasi che il dotto professor Romualdo
-Grolli, sebbene non sia un Adone, può essere
-un eccellente marito rimanendo un insigne
-matematico; solo la signora Olimpia Lorati gli
-tiene il broncio perchè, volendo pure sposarsi, non
-ha sposato una delle sue figliuole.
-</p>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-</div>
-
-
-
-
-
-
-
-
-<pre>
-
-
-
-
-
-End of Project Gutenberg's Il Professore Romualdo, by Enrico Castelnuovo
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL PROFESSORE ROMUALDO ***
-
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+<div>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 48625 ***</div>
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+<div class="booktitle">
+<h1>
+IL PROFESSORE ROMUALDO
+</h1>
+</div>
+
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+
+<div class="titlepage">
+<p class="large">
+ENRICO CASTELNUOVO
+</p>
+
+<p class="pad2 main-t">
+<span class="x-small">IL</span><br /><br />
+PROFESSORE ROMUALDO
+</p>
+
+<hr class="minor" />
+
+<p class="pad2">
+6º Migliaio.
+</p>
+
+<p class="pad6">
+<span class="large g">ROMA</span><br />
+<span class="small">CASA EDITRICE A. SOMMARUGA E C.</span><br />
+—<br />
+1884.
+</p>
+</div>
+
+<div class="verso">
+<hr class="mid" />
+<p>
+<span class="smcap">Proprietà Letteraria</span>
+</p>
+
+<p>
+Tip. della Camera dei Deputati — Stab. del Fibreno.
+</p>
+<hr class="mid" />
+</div>
+
+<div class="chapter"></div>
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
+</p>
+
+<h2>
+I.
+</h2>
+
+<p>
+Il dottor Romualdo Grolli, assistente alla cattedra
+di matematica in una Università del regno, e
+dilettante di chimica nel suo privato laboratorio,
+sedeva una mattina del maggio 1861 davanti alla
+sua scrivania, intento a copiare una Memoria da leggersi
+nell'Accademia scientifica e letteraria della
+città. Il tema, enunciato in un breve preambolo,
+era il seguente: <i>Determinare il volume della porzione
+di cono circolare retto che resta compreso
+tra un segmento circolare, un segmento iperbolico
+avente comune col circolare la corda e la
+parte del manto conico che la chiude.</i> Svolgendo
+il simpatico argomento, il dottor Romualdo era
+giunto a questo punto interessantissimo del suo
+lavoro:
+</p>
+
+<p class="center">
+<i>dal triangolo A H G avremo H G = x&nbsp;<span class="division"><span class="numerator">sen y</span><span class="denominator">sen α</span></span></i>
+</p>
+
+<p>
+e si compiaceva assai dell'evidenza di questa dimostrazione,
+<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
+quando intese bussar leggermente
+all'uscio.
+</p>
+
+<p>
+— Chi è? — egli gridò infastidito, tenendo sospesa
+in aria la penna.
+</p>
+
+<p>
+— La posta — rispose una voce femminile alquanto
+fessa; e in pari tempo la signora Salsiccini,
+vedova di un impiegato alle ipoteche e
+padrona di casa del professore, entrò nella stanza
+e consegnò al suo pigionale una lettera appena
+giunta. Il dottore prese quella lettera distrattamente
+fra le dita e la posò sul tavolino, poi
+scrisse in continuazione della sua Memoria: <i>Ne
+viene che l'area del segmento parabolico che si
+projetta in G H sarà <span class="division"><span class="numerator">2</span><span class="denominator">3</span></span> 2 y x&nbsp;<span class="division"><span class="numerator">sen y</span><span class="denominator">sen α</span></span>.</i> Posto qui un
+punto fermo, egli si degnò di slanciare uno
+sguardo sull'epistola recatagli dalla sua padrona.
+</p>
+
+<p>
+Intanto la signora Dorotea Salsiccini, che era
+una donnetta matura, corta, asciutta e linda della
+persona, era uscita senza far rumore, dopo aver
+abbassato le tendine di una finestra e aver spolverato
+la spalliera di una seggiola col rovescio del
+grembiale.
+</p>
+
+<p>
+— Chi può scrivermi da Genova? — disse il
+professore (lo chiameremo spesso con questo
+titolo) quand'ebbe esaminato per dritto e per rovescio
+la sopraccarta. È inutile soggiungere che
+egli non manteneva una corrispondenza molto
+attiva. Ma la meraviglia e il turbamento dell'egregio
+uomo furono assai maggiori allorchè gli fu
+noto il contenuto del foglio. Eccolo:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
+</p>
+
+<p class="indr">
+«Genova, 12 maggio 1861.
+</p>
+
+<p class="indl">
+<i>«Stimatissimo Signore</i>,
+</p>
+
+<p>
+«Quantunque io non abbia l'onore di conoscerla,
+nè di essere da Lei conosciuto, La prego
+di voler recarsi immediatamente a Genova per
+ragioni di estrema importanza. Sarei venuto io
+stesso costì se mi fosse stato possibile di assentarmi
+per un paio di giorni, ma mi è forza attendere
+allo scarico del mio bastimento. D'altra
+parte, non credo opportuno di affidare alla posta
+le comunicazioni che debbo farle e le cose che
+debbo consegnarle. Io mi tratterrò in Genova
+per tutta la settimana; poi salperò per le Indie.
+A sua maggior guarentigia faccio autenticare la
+mia firma da questo Capitanato del porto.
+</p>
+
+<p>
+«Appena giunto a Genova voglia cercar di
+me presso i signori Radice e Lupini, sensali di
+noleggio in piazza Banchi.
+</p>
+
+<p>
+«Le ripeto che la faccenda per la quale Le dirigo
+questa lettera è tale da interessarla grandemente
+e da non poter essere confidata a terze
+persone.
+</p>
+
+<p class="indl">
+«Mi creda
+</p>
+
+<div><p class="indr">
+<span style="margin-right: 1.5em">«<i>Suo obbl.</i></span>
+<br />
+ «<span class="smcap">Antonio Rodomiti</span>
+</p>
+
+<p class="indr">
+«<i>Capitano di lungo corso,<br />
+ comandante la nave italiana<br />
+ a tre alberi</i>, Lisa.»
+</p></div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
+Seguiva l'autenticazione indicata.
+</p>
+
+<p>
+Il dottor Romualdo rimase di sasso. Chi era il
+capitano Rodomiti? Che poteva voler da lui? Un
+pensiero gli balenò alla mente, ma non vi si fermò
+più che tanto. Nondimeno tornò ad esaminare
+la lettera per vedere se vi fosse una parola che
+accennasse al luogo donde veniva la <i>Lisa</i>; ma
+non c'era nulla. Il capitano aveva stimato superfluo
+il dirlo o lo aveva taciuto ad arte. Telegrafare
+o scrivere per domandare schiarimenti era inutile.
+Su questo punto non c'era oscurità. Il signor Rodomiti
+diceva schietto che non avrebbe fatto le comunicazioni,
+nè consegnato le cose affidategli se
+non personalmente al professor Grolli. C'era un
+altro partito. Non darsi nemmeno per inteso del
+foglio ricevuto e continuare a svolgere l'elegante
+formula <i>x&nbsp;<span class="division"><span class="numerator">sen y</span><span class="denominator">sen α</span></span></i>.
+</p>
+
+<p>
+No, no, quest'era impossibile. Il professor Grolli,
+quantunque avesse testa di matematico e abitudini
+di misantropo, non era poi un pezzo di
+marmo; egli sentiva che il capitano non gli aveva
+scritto senza una grave ragione, e che non era
+lecito di considerare la sua lettera come il capriccio
+del primo venuto. Che fare adunque? Prender
+la ferrovia, e quanto più presto tanto meglio. Il
+professore aperse un orario ch'egli aveva sul suo
+tavolino, e vide che a voler partire in giornata
+per Genova non ci era tempo da perdere. Pose
+sospirando un calcafogli sopra il manoscritto, buttò
+giù in fretta due righe pel rettore dell'Università,
+<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
+diede a traverso lo spiraglio dell'uscio un'occhiata
+al suo piccolo laboratorio per vedere se i fornelli
+erano spenti, poi aperse un tiretto del suo
+cassettone, ne tolse una camicia da notte che collocò
+in una sacchetta da viaggio, infilò un soprabito
+color pepe e sale, calcò sulla testa un berretto
+di panno nero con visiera di cuoio, prese sotto il
+braccio l'ombrello, e in questo elegantissimo arnese
+si presentò all'attonita signora Dorotea.
+</p>
+
+<p>
+— Parte, professore? — disse la buona donna,
+ch'era occupata a lavorar di calze.
+</p>
+
+<p>
+— Sì... Faccia il piacere di mandare qualcheduno
+all'Università con questo biglietto.
+</p>
+
+<p>
+— E... tornerà presto?
+</p>
+
+<p>
+— Domani, posdomani, di qui a due o tre
+giorni, non lo so di preciso.
+</p>
+
+<p>
+— E... scusi — continuò la signora Salsiccini
+sempre più impensierita — ha preso con sè l'occorrente,
+calze, polsini, colletti?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, sì, ho preso tutto... basta.
+</p>
+
+<p>
+A vero dire, il professore non aveva preso altro
+che una camicia da notte, ma rispose di sì per
+levarsi d'impiccio. Del resto, egli non aveva mai
+brillato per una cura eccessiva della persona.
+</p>
+
+<p>
+— Un momento — soggiunse la signora Dorotea,
+vedendo che egli si avviava verso l'uscio. Si
+alzò dalla sedia, e staccata da un chiodo una spazzola,
+se ne servì per ripulirgli il soprabito. — Via,
+stia cheto un minuto... Come vuol andar così?...
+Non c'è altri al mondo per sciupar la roba in questa
+maniera...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
+Mentre la padrona di casa si affaccendava intorno
+al recalcitrante scienziato, i due gatti <i>Mao</i> e
+<i>Meo</i>, inseparabili compagni di lei, che dormivano
+rinvolti a spira ai due angoli di un canapè, si rizzarono
+sulle quattro zampe, arcuarono la schiena a
+foggia di cammelli, apersero la bocca ad un lungo
+sbadiglio, poi scesero dalla loro posizione eminente
+e vennero a fregarsi intorno al vestito della
+signora Dorotea.
+</p>
+
+<p>
+Questo atto amorevole dei due quadrupedi fece
+perdere al professore la poca pazienza che gli
+era rimasta.
+</p>
+
+<p>
+— Sempre le bestie fra i piedi — egli disse con
+un grugnito, e, svincolatosi dalla signora Salsiccini,
+lasciò la stanza e scese in fretta le scale.
+</p>
+
+<p>
+La signora Dorotea, rimasta sola, guardò prima
+<i>Mao</i> e poi <i>Meo</i>, e dopo aver lisciato il pelo ad
+entrambi: — C'è del torbido — brontolò — c'è
+del torbido. — <i>Mao</i> e <i>Meo</i>non seppero contraddire
+alle sue previsioni e ripigliarono in silenzio
+il loro posto sul canapè.
+</p>
+
+<p>
+Gli avvenimenti non tardarono a provare che
+la signora Dorotea si apponeva al vero.
+</p>
+
+<p>
+Erano scorsi due giorni dalla partenza del dottor
+Grolli, e l'ottima signora, discesa al pianterreno
+nel camerino della portinaja, comunicava a
+costei le sue inquietudini circa al proprio pigionale.
+Ella aveva finito appena di tessere l'elogio
+del dottor Romualdo, il quale, astraendo dalla sua
+misantropia, era un modello di puntualità e di
+discretezza, quando un fattorino del telegrafo si
+<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
+presentò sulla soglia e chiese — In che piano
+abita la signora Dorotea Salsiccini?
+</p>
+
+<p>
+La signora Dorotea, a sentir così inaspettatamente
+pronunciato il suo nome, divenne prima
+bianca e poi rossa, ed ebbe appena la forza di balbettare: — Sono
+io... ma...
+</p>
+
+<p>
+— C'è un dispaccio per Lei. Favorisca farmi la
+ricevuta.
+</p>
+
+<p>
+— Un dispaccio!... Ma io...
+</p>
+
+<p>
+— Dorotea Salsiccini, casa Negrelli, è Lei, o non
+è Lei?
+</p>
+
+<p>
+— Ih! un po' di pazienza — disse la portinaja,
+accorrendo in aiuto della pacifica pigionale del
+quarto piano. — Dacchè s'è fatta quella maledetta
+invenzione delle lettere che corrono lungo i fili
+di ferro, non c'è più pace per nessuno a questo
+mondo... e pei portinai meno che per gli altri... Di
+giorno, di notte, <i>drlin</i>, <i>drlin</i>, chi è?... Il telegrafo...
+</p>
+
+<p>
+— Insomma, non ho tempo da perdere — interruppe
+il fattorino. — Se non vogliono il dispaccio,
+lo riporto in ufficio e me ne lavo le mani.
+</p>
+
+<p>
+La signora Dorotea consultò con lo sguardo la
+signora Gertrude, e, incoraggiata da questa, prese
+il piego misterioso e consentì a fare col lapis, a
+piedi della ricevuta, uno sgorbio che doveva essere
+la sua firma.
+</p>
+
+<p>
+Il fattorino corse via rapido come una saetta, e
+la signora Salsiccini col dispaccio chiuso in mano
+si abbandonò sopra una sedia, e pregò la portinaja
+di darle subito un bicchier d'acqua.
+</p>
+
+<p>
+— Cara signora Gertrude... mi perdoni... ma
+<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
+non so proprio quello ch'io m'abbia... Sarà una
+sciocchezza, ma mi fa un certo senso... Io di questa
+roba non ne ho mai ricevuta.
+</p>
+
+<p>
+— Si faccia animo, non sarà nulla...
+</p>
+
+<p>
+— Domando io chi può telegrafare a me!... A
+me, che non m'impiccio degli affari degli altri, a
+me che non faccio male a nessuno?
+</p>
+
+<p>
+E intanto la signora Dorotea girava e rigirava il
+dispaccio nelle mani senza osare di aprirlo.
+</p>
+
+<p>
+La portinaja ebbe un'idea giudiziosa. — Se lo
+aprisse, vedrebbe...
+</p>
+
+<p>
+— Dopo, quando sarò risalita... Non ho meco
+nemmeno gli occhiali...
+</p>
+
+<p>
+— Per questo, cara signora Dorotea, non si confonda...
+Forse potrà accomodarsi coi miei... In
+ogni modo, se crede... io m'ingegno a leggere... e
+potrei... Dico così... non certo per curiosità... ma,
+in questi momenti... è forse meglio che ci sia una
+amica... Di me si fida, non è vero?
+</p>
+
+<p>
+— Le pare?
+</p>
+
+<p>
+— Sa ch'io non sono donna da far chiacchiere...
+</p>
+
+<p>
+Quest'affermazione non era esattissima; tuttavia
+la signora Dorotea consentì di buon grado a lasciar
+aprire il dispaccio alla portinaja. Costei ruppe audacemente
+la sopraccarta, e guardando la firma
+lesse: <i>Grolli.</i>
+</p>
+
+<p>
+— Il professore!
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro...
+</p>
+
+<p>
+— Che gli sia accaduta una disgrazia?
+</p>
+
+<p>
+— Or ora vedremo — continuò la signora Gertrude,
+<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
+e con qualche difficoltà decifrò l'intero tenore
+del telegramma:
+</p>
+
+<p>
+«Dorotea Salsiccini, casa Negrelli. — Arrivo
+stasera corsa otto e mezzo. Pregola preparare
+minestrina in brodo e letto nel camerino attiguo
+alla mia stanza per bimba di quattro anni.»
+</p>
+
+<p>
+— Bimba di quattro anni! — sclamò esterrefatta
+la signora Dorotea — Dice bimba?
+</p>
+
+<p>
+— Già... bimba.
+</p>
+
+<p>
+— Ah, signora Gertrude... io ritengo prossimo
+il finimondo...
+</p>
+
+<p>
+Esposta questa opinione radicale, la signora Salsiccini
+volle esaminare il dispaccio coi propri occhi
+aiutati dagli occhiali della portinaja. Non c'era
+dubbio. Il professore arrivava con una fanciulla!
+Egli che aveva un sacro orrore delle donne e dei
+bambini! E chi era costei? E per quanto tempo
+veniva in casa?
+</p>
+
+<p>
+— Il professore ha fratelli, sorelle? — domandò
+la signora Gertrude.
+</p>
+
+<p>
+— Ma no, ma no... nessuno... ch'io sappia... In
+tanti anni dacchè è qui, non ho visto nelle sue camere
+che qualche studente... E poi... è vero che
+parla poco, ma pure, diamine, se avesse parenti
+stretti, una volta o l'altra li avrebbe nominati...
+Creda, signora Gertrude, sarebbe da dar la testa
+nei muri....
+</p>
+
+<p>
+Se un così disperato proposito fosse stato espresso
+sul serio, il sospetto che la signora Gertrude
+era sul punto di manifestare non avrebbe potuto
+a meno di affrettarne l'adempimento.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
+— E se fosse una figlia tenuta finora nascosta?
+</p>
+
+<p>
+La signora Dorotea scattò come una molla. — Sua
+figlia! Figlia del professore! Di un uomo che
+in fatto di femmine è un San Luigi...! Signora Gertrude,
+che cosa dice?
+</p>
+
+<p>
+— Eh, cara signora Salsiccini — replicò la portinaja
+battendole sulla spalla — <i>fidarsi è bene e non
+fidarsi è meglio</i>. In tempi nei quali in una sola
+estrazione del lotto si levano quattro numeri in
+fila, 66, 67, 68, 69, non c'è da stupirsi di nulla.
+</p>
+
+<p>
+— Questo è vero — osservò la signora Dorotea,
+colpita da una così profonda riflessione. Però ella
+non poteva acconciarsi all'ipotesi della sua interlocutrice
+e riprese: — No, no... è impossibile...
+Quando? Come? Con chi?
+</p>
+
+<p>
+La portinaja aveva in serbo un'altra considerazione
+non meno profonda della prima. — Signora
+Dorotea, non si può credere come presto facciano
+gli uomini ad avere una figlia.
+</p>
+
+<p>
+Era evidente che la fede della signora Salsiccini
+era scossa. La signora Gertrude ne approfittò per
+continuare. — Non c'è timor di Dio, e anche il
+professore con le sue storte e i suoi fornelli è più
+del diavolo che di Cristo... Questa è la causa di
+tutto, cara signora Dorotea, non c'è religione...
+<i>Libera nos, Domine, a morte aeterna</i> — ella concluse,
+facendosi il segno della croce.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Amen!</i> — disse la signora Dorotea. Poi soggiunse: — Figlia
+o no, col signor professore ce la
+intenderemo... Io ho appigionato le stanze a lui,
+e non voglio marmocchi... Ci mancherebbe altro.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
+— Troppo giusto — assentì la portinaja.
+</p>
+
+<p>
+— Dunque la cosa resta fra noi — ripetè la signora
+Dorotea, quando, un po' rinfrancata, s'indusse
+a risalire le scale.
+</p>
+
+<p>
+— S'immagini... Io non parlo sicuro.
+</p>
+
+<p>
+Se la signora Gertrude parlasse, non si sa; fatto
+si è che la notizia della fanciulla d'ignota provenienza,
+la quale doveva arrivare la sera stessa col
+professor Grolli, si diffuse prestissimo fra gli inquilini
+della casa.
+</p>
+
+<div class="chapter"></div>
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
+</p>
+
+<h2>
+II.
+</h2>
+
+<p>
+Quantunque non siasi finora accennato nemmeno
+di lontano all'età del dottor Romualdo, scommetterei
+che il lettore rimarrà di sasso sentendo che
+il nostro matematico e chimico non aveva, nel
+momento in cui comincia questa storia, che ventitrè
+anni. Eppure era tanto vero che egli aveva
+solo ventitrè anni, quanto era vero che ne mostrava
+poco meno di quaranta. Nulla di giovanile nel suo
+aspetto. Rughe precoci solcavano la sua fronte
+alta e spaziosa; l'incolta capigliatura e l'ispida
+barba erano già punteggiate di bianco; agli occhi
+profondi, ch'erano forse l'unica sua bellezza, mancava
+la fiamma; a ogni modo, essi erano quasi
+sempre mezzo nascosti dagli occhiali. Sorrideva
+di rado; di statura appena mezzana, camminava un
+po' curvo con le mani intrecciate dietro la schiena
+sotto le falde del soprabito; vestiva negletto, schivava
+la società e divideva la giornata fra la scuola,
+<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
+i suoi libri di matematica e il suo laboratorio chimico.
+Nessuno l'aveva mai visto a un teatro, a un
+pubblico ritrovo, a fianco d'una signora. Tenersi
+lontano dalle donne era norma immutabile della
+sua condotta; nè in ciò metteva affettazione, nè
+ostentava la sua ripugnanza come sogliono quelli
+che furono vittime di qualche gran disinganno. Se
+era proprio costretto a parlarne, diceva che, a parer
+suo, la donna era un imbarazzo nella vita dello
+studioso, e soggiungeva ingenuamente che quanto
+a lui non ne aveva mai sentito il bisogno. Forse
+era la consapevolezza della sua inferiorità fisica,
+della sua goffaggine, che lo rendeva così avverso
+al bel sesso. Noi non amiamo le cose nelle quali
+siamo convinti di non poter riuscire.
+</p>
+
+<p>
+Del resto, al dottore Romualdo bastava la
+scienza. Nel 1859, quando tutta la gioventù era
+corsa alle armi, egli era rimasto nel suo gabinetto
+a studiare; il rimbombo del cannone non lo aveva
+commosso. Il giorno dell'ingresso delle truppe liberatrici,
+s'era mescolato alla folla, aveva istintivamente
+agitato il cappello e gridato <i>viva</i> anche lui;
+ma, al più presto possibile, s'era ridotto nelle sue
+stanze, e per esilararsi un poco aveva fatto alcune
+esperienze col gas idrogeno. L'alloggio da lui
+scelto si confaceva alla sua misantropia. Era una
+casa di quattro piani, fuori d'una porta della città,
+guardante da un lato la strada maestra, dagli altri
+tre lati la campagna. La chiamavano, dal nome
+del proprietario, casa Negrelli, ed era tutta abitata
+da gente tranquilla. Solo sul davanti c'era un po' di
+<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
+rumore per effetto della strada, della vicinanza
+della porta, e del negozio di granaglie e coloniali
+che occupava due locali terreni del fabbricato.
+Questo negozio, appartenente al signor Gedeone
+Albani, andava lieto di una numerosa clientela,
+così rustica come cittadina. Infatti parecchie buone
+massaje mandavano a comprar le derrate dal signor
+Gedeone, il quale, trovandosi col suo deposito
+fuori della cinta daziaria, poteva usare notevoli
+agevolezze nei prezzi. La prosperità degli affari
+del signor Albani si vedeva riflessa nella sua faccia
+piena e rubiconda e nel suo umore scherzevole.
+Le guardie del dazio consumo venivano spesso a
+bere un bicchierino da lui, e, grate alla sua cortesia,
+non badavano tanto pel sottile se la sera, nel
+rientrare in città dopo aver chiuso il negozio, egli
+portava seco qualche pane di zucchero o qualche
+pacco di candele steariche.
+</p>
+
+<p>
+In quanto al nostro valentuomo, egli conosceva
+appena l'esistenza del signor Albani. Le finestre
+delle sue stanze davano sulla parte opposta alla
+strada; non gli giungeva all'orecchio altro suono
+che la voce dei bifolchi conducenti l'aratro, la
+canzone malinconica di qualche villana intenta
+alle cure dell'orto, il muggito dei bovi sparsi per
+la campagna; e, di notte, quand'egli vegliava sui
+libri, il gracidar delle rane e il latrar dei cani da
+pagliaio.
+</p>
+
+<p>
+Il quartierino della signora Dorotea era composto
+di un andito, una cucina, quattro stanze grandi
+e tre gabinetti. L'andito rettangolare aveva un
+<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
+uscio di fronte alla porta d'ingresso, e altri due
+usci, uno per parte. A destra di chi entrava c'era
+la cucina, e dopo la cucina un bugigattolo per la
+donna di servizio; a sinistra una stanza detta pomposamente
+salotto da ricevere, e sulla stessa linea
+un camerino di sbarazzo. Tutti questi locali avevano
+le loro finestre sul ballatojo che girava intorno
+al cortile. L'andito solo riceveva luce dalla
+portiera a vetri del salotto da pranzo, il quale
+metteva, a destra, alla camera da letto della signora
+Dorotea, a sinistra, a quella del dottore Romualdo.
+Un gabinetto annesso a quest'ultima
+camera e comunicante, mercè una porticina, col
+luogo di sbarazzo, avrebbe dovuto servire di studio,
+ma in realtà il Grolli studiava nella camera
+da letto. Lo stanzino egli lo aveva ridotto a sue
+spese a uso di laboratorio chimico. Le camere della
+signora Dorotea e del professore, il salotto da
+pranzo e il laboratorio guardavano sulla campagna
+e avevano aria e luce in quantità.
+</p>
+
+<p>
+Il professore Romualdo alloggiava in casa della
+vedova Salsiccini fin da quando aveva ottenuto il
+posto di assistente, vale a dire da circa tre anni.
+Nè vi alloggiava soltanto, ma aveva indotto la
+vedova ad assumersi anche la cura del suo mantenimento
+verso un modesto correspettivo. Un
+caffè e latte la mattina, un parco desinare al tocco,
+un pezzo di formaggio e un dito di vino la sera;
+il professore non esigeva di più. In tutto, fra alloggio
+e vitto, egli non ispendeva che centoventi
+lire al mese, una vera miseria. Così, a malgrado
+<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
+di quello ch'egli doveva aggiungere per vestirsi,
+per comperar qualche libro, per rifornir di storte e
+di lambicchi il suo laboratorio, gli riusciva ancora
+di far piccoli risparmi sul non lauto stipendio di
+assistente, e di avere un migliaio e mezzo di franchi
+raccolti presso una Banca del paese. Lo dicevano
+avaro, ma in realtà non era; la sua economia dipendeva
+dalla mancanza assoluta di bisogni. All'occorrenza
+sapeva fare perfino le sue spese di
+lusso, e non era altro che un lusso il suo laboratorio,
+poichè egli avrebbe potuto benissimo levarsi
+all'Università il capriccio delle esperienze chimiche.
+</p>
+
+<p>
+Nonostante la sua misantropia, il Grolli non era
+mal visto dalla gioventù. In primo luogo si doveva
+stimarlo pel suo valore scientifico. Il professore di
+cui egli era assistente godeva una fama europea,
+ma, attempato e malaticcio come era, non veniva
+mai alla scuola. Ebbene; la riputazione della Facoltà
+matematica dell'Università non aveva punto
+sofferto dacchè il Grolli saliva ogni giorno la cattedra
+resa già illustre dal titolare. Altro pregio
+universalmente riconosciuto del dottor Romualdo
+era la sua scrupolosa equità; onde gli studenti dicevano: — Meglio
+la ruvidezza del professor Grolli
+che la melliflua condiscendenza di tanti altri. Almeno
+il professor Grolli non ha predilezioni.
+</p>
+
+<p>
+Inoltre tutti sapevano che la sua adolescenza
+era stata piena di amarezze, che, rimasto a quindici
+anni orfano e senz'appoggio, aveva bastato
+a sè stesso dando ripetizione ai suoi condiscepoli,
+<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
+e che s'egli era riuscito a conseguir giovanissimo
+un posto onorevole nonostante la sua indole poco
+flessibile e la mancanza di tutte le doti esteriori,
+egli non lo dovea a nessun patrocinio illustre, ma
+soltanto al suo merito e alla sua perseveranza.
+Com'egli aveva studiato, come studiava sempre!
+Studiava al tavolino, studiava camminando, certo
+studiava anche dormendo. Le allegre brigate degli
+scolari lo incontravano talvolta sui bastioni, ed
+egli appena si accorgeva di loro, tanto era assorto
+nei suoi pensieri. — Zitto! — bisbigliava un bello
+spirito all'orecchio dei compagni — il professore
+Grolli è con la sua amante. — La sua amante! — esclamava
+un ingenuo matricolino, aprendo tanto
+d'orecchi. — Già, la sua amante, la matematica. — E
+tutti a ridere e a dirsi — In fatto d'amanti, valgon
+meglio le nostre. — No, no — ripigliava misteriosamente
+qualche cattivo soggetto. — La vera
+amante del professore la conosco io. — Un'amante
+in carne ed ossa? — Sicuro. Finirà collo sposarla.
+La sua padrona di casa. — E nuovi scrosci di risa
+sgangherate tenevano dietro alla insulsa facezia.
+</p>
+
+<p>
+La signora Dorotea, come si vede, era conosciuta
+dalla scolaresca. Chi si recava dal professor Grolli
+la trovava spesso in salotto seduta davanti al tavolino
+con la calza in mano e gli occhiali sul naso,
+e doveva assoggettarsi da parte di lei ad un succoso
+interrogatorio, modellato sempre sul medesimo
+stampo.
+</p>
+
+<p>
+— Di chi domanda?
+</p>
+
+<p>
+— Del professor Grolli.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
+— È uno studente?
+</p>
+
+<p>
+— Sissignore.
+</p>
+
+<p>
+— Vada pure avanti.
+</p>
+
+<p>
+Non passava poi giorno che la signora Salsiccini
+non comparisse a due o tre riprese nelle strade
+della città; la mattina per la spesa, il dopopranzo
+per le visite, senza contar le volte ch'ella andava
+a desinare da qualche famiglia amica. A malgrado
+de' suoi cinquantacinque anni, ella camminava
+svelta e spedita, dimenando alquanto i fianchi e
+rassettandosi di tratto in tratto la mantellina che
+le scivolava giù ora da una spalla, ora dall'altra.
+Portava per solito un vestito bigio di lana e un
+cappello di paglia scura con tese sporgenti, con
+due barbine di fioretti artificiali, e con un velo
+celeste sul davanti, sotto al quale la buona vedova
+passava frequentemente il fazzoletto per soffiarsi
+il naso con gran romore.
+</p>
+
+<p>
+— Ecco la trombetta dei bersaglieri — esclamò
+una mattina uno studente di prim'anno, sentendo
+quel suono e vedendo quel passo marziale.
+</p>
+
+<p>
+— Questi studenti — disse la signora Dorotea — si
+prendono libertà anche con le femmine più
+contegnose.
+</p>
+
+<p>
+Del resto, la signora Salsiccini, quantunque
+fosse un po' pettegola, quantunque avesse la
+passione del lotto, era una eccellente pasta di
+donna. Pel professore aveva cure materne, ed ella
+lo avrebbe giudicato un uomo perfetto se fosse
+stato più espansivo con lei e le avesse concesso di
+metter lingua nelle sue faccende. Nondimeno ella
+<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
+lo aveva sempre difeso e aveva sempre levato a
+cielo l'illibatezza de' suoi costumi. Guai a lui s'egli
+le faceva far cattiva figura, guai a lui se tanto
+apparato di virtù veniva a risolversi in una figliuola
+clandestina!
+</p>
+
+<div class="chapter"></div>
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
+</p>
+
+<h2>
+III.
+</h2>
+
+<p>
+Era già tramontato il sole quando il treno che
+conduceva il dottor Romualdo giunse alla stazione
+di Genova. Il nostro amico, la cui inquietudine era
+andata crescendo di mano in mano ch'egli si avvicinava
+al termine del suo viaggio, salì nel primo
+<i>omnibus</i> che gli si parò dinnanzi, e si lasciò condurre
+ad un albergo di aspetto signorile, ove
+ebbe la soddisfazione di esser preso pel servitore
+di una famiglia inglese arrivata insieme con lui.
+Tolto l'equivoco, egli venne affidato alle cure di
+un cameriere d'infima categoria, il quale, dopo
+avere acceso una candela, lo accompagnò in una
+stanzuccia del quinto piano. Lo scarso bagaglio e
+il vestito dimesso del viaggiatore non meritavano
+maggiori riguardi. Era già molto ch'egli pagasse
+il conto. Il cameriere, tanto per iscarico di coscienza,
+gli chiese s'egli avesse bisogno di nulla, e
+senz'aspettar risposta, lasciò la stanza tirando sgarbatamente
+<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
+l'uscio dietro a sè. Ma il professore non
+se n'accorse nemmeno, assorto com'era in un solo
+pensiero: cercar subito del capitano Rodomiti.
+</p>
+
+<p>
+Onde, risciacquatosi alquanto per liberarsi dal
+caldo e dalla polvere, scese le scale, e domandò
+subito la via per giungere in piazza Banchi. Non
+gli fu difficile arrivarci, ma dovette convincersi
+che per quella sera bisognava rinunciare all'abboccamento
+col capitano. Perchè l'ufficio dei signori
+Radice e Lupini, <i>shipbrokers</i>, era chiuso, e non si
+sarebbe riaperto fino alla mattina successiva. Il
+professore girò un poco a caso; poi, facendo di necessità
+virtù, ritornò all'albergo, ove si risovvenne
+che non aveva ancora desinato e mangiò un
+boccone in fretta e senza appetito. Quando si ridusse
+nella sua cameruccia al quinto piano, erano
+circa le dieci. Il dottor Romualdo spalancò la finestra
+e s'accorse che la sua soffitta aveva il pregio
+inestimabile di dominare il magnifico porto di
+Genova. Qua e là lungo la costa brillavano, mutando
+di tratto in tratto colore, i fanali dei fari
+lontani; più presso, la colossale lanterna disegnava
+sull'orizzonte la sua mole maestosa, come un bruno
+fantasma cinto il capo di luce spettrale; dalle
+oscure masse dei bruni navigli si levava al cielo
+una selva d'alberi; il silenzio dell'ora era rotto dal
+gemito del vento che investiva le sartie e dal suono
+dell'onda che veniva a frangersi sulle carene. Dai
+mari del tropico e dai mari del polo, ora cullati
+sulle acque tranquille, ora sbattuti dal flutto minaccioso,
+ora protetti dal più bel padiglione d'azzurro,
+<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
+ora avviluppati fra nuvole dense di pioggia
+e gravi di fulmini, attraverso bonacce, attraverso
+tempeste, lottando, soffrendo, quei mille e mille
+navigli erano convenuti allo stesso punto, e ora
+riposavano uno a fianco dell'altro dalle lunghe fatiche,
+salvo a dividersi presto per non incontrarsi
+forse mai più. Ma fra tanti legni quale era la
+<i>Lisa</i>? Gli occhi del professore cercavano invano
+d'indovinarlo, mentre il cuore con battito affrettato
+gli diceva che l'arrivo di quel bastimento, di cui
+ventiquattro ore prima egli ignorava perfino il
+nome, non doveva rimanere senza influenza sui suoi
+destini.
+</p>
+
+<p>
+Il nostro Romualdo dormì poche ore di un
+sonno interrotto. Al primo albeggiare calò impaziente
+dal letto, e si appoggiò di nuovo al davanzale
+della finestra. Una nebbietta sottile si stendeva
+sul mare e cingeva d'un tenue velo i legni ancorati
+nel porto; sotto, nella via buia, principiavano
+a muoversi delle ombre, a levarsi dei suoni; la
+città più operosa d'Italia si svegliava rapidamente.
+A poco a poco cresceva il moto e lo strepito; il
+fischio acuto della locomotiva fendeva l'aria; sui
+ciottoli della via si sentiva il rumore sussultorio
+dei carri pesanti e lo scalpitar delle zampe ferrate
+dei cavalli e dei muli; i ragli e i nitriti si mescevano
+al vociar dei facchini. Indi il sole, alzandosi
+sull'orizzonte, pennelleggiava d'una bella tinta di
+arancio le nuvolette sparse pel cielo; s'indoravano
+al caldo raggio le punte delle antenne dei bastimenti,
+spiccavano i colori delle allegre bandiere
+<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
+sventolanti da poppa, l'onda palpitante di voluttà
+si colorava di sprazzi argentini; sgombre dal grigio
+vapore che le avvolgeva si disegnavano con
+netti contorni le cupole delle chiese e le guglie
+dei campanili, e le case, e le villette disseminate
+sui colli, finchè i fasci luminosi invadevano anche
+le strade più anguste portando dappertutto il movimento
+e la vita baldanzosa della giornata che
+comincia.
+</p>
+
+<p>
+Prima delle sette, il professore era già fuori
+dell'albergo e passeggiava su e giù per la piazza
+Banchi aspettando che l'ufficio dei signori Radice
+e Lupini si aprisse. Lo aspettava con impazienza, e
+nondimeno, quando vide le imposte spalancate, e
+un signore dalla faccia rubiconda (certo il signor
+Radice o il signor Lupini) dondolantesi sulle punte
+dei piedi nel vano della porta, coi due pollici
+nelle tasche del panciotto, col sigaro in bocca e
+col cappello in testa, dovette fare altri tre o
+quattro giri prima di trovare il coraggio necessario
+per presentarsi. Intanto alcuni individui, che
+al vestito parevano gente di mare, vennero a scambiar
+poche parole col mediatore. Poi si lasciarono
+con una stretta di mano, e il signor Radice, o Lupini
+che fosse, gettò via il sigaro, aperse la bocca
+a un lungo sbadiglio, stirò le braccia ed entrò nel
+suo banco. Il dottore Romualdo, pensando che
+fra coloro i quali si allontanavano poteva esservi
+anche il capitano Rodomiti e che con la sua
+esitanza egli aveva forse perduto l'opportunità di
+veder subito il misterioso personaggio, ruppe finalmente
+<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
+gli indugi, e affacciatosi all'uscio con la
+mano al berretto: — Di grazia — chiese — c'è qui
+il capitano Antonio Rodomiti?
+</p>
+
+<p>
+Il signor Radice (o Lupini), vista l'esotica figura
+del professore, ne fu esilarato, e, da quell'uomo
+faceto ch'egli era, prima di rispondere, guardò
+sotto alle sedie, sotto ai banchi e perfino dietro
+le imposte di un piccolo armadio infisso nella parete;
+poi disse con una risatina; — Non lo vedo.
+</p>
+
+<p>
+Sconcertato un po' da questo strano accoglimento,
+il Grolli ripensò con desiderio alla sua
+cattedra, al suo laboratorio chimico e alla graziosa
+formola <i>x&nbsp;<span class="division"><span class="numerator">sen y</span><span class="denominator">sen α</span></span></i>; tuttavia rinnovò la domanda
+con altre parole: — Ma non viene qui il capitano
+Rodomiti?
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro che viene, ma adesso non c'è.
+</p>
+
+<p>
+— E... scusi... a che ora posso...?
+</p>
+
+<p>
+Il professor Grolli non aveva finito la frase
+quando il signor Radice (o Lupini) scoppiò in una
+risata sonora. Gli è che l'ottimo sensale di noleggi
+coglieva finalmente il frutto della sua facezia
+di pochi minuti prima. Poichè sulla soglia
+dell'ufficio, dietro la personcina esile e smilza del
+professore, era comparso un colosso alto quasi due
+metri e grosso in proporzione, e questo colosso
+era precisamente il capitano Rodomiti che il signor
+Radice (o Lupini) aveva fatto le viste di cercare
+perfino negli scaffali d'un armadio.
+</p>
+
+<p>
+— Con permesso — disse il capitano, il quale
+a cagione della sua mole ciclopica non poteva
+<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
+entrare finchè il professore non gli cedesse il
+posto.
+</p>
+
+<p>
+Costui sentì a trenta centimetri sopra il suo
+capo la voce tonante del nuovo arrivato, si voltò,
+guardò in su, e vide in mezzo a una nuvola di
+fumo che usciva dal caminetto di una pipa, una
+bella testa caratteristica con la carnagione abbronzita,
+la barba folta, gli occhi azzurri e profondi e
+una cicatrice a sinistra della bocca.
+</p>
+
+<p>
+— Con permesso — ripetè il capitano, e il dottor
+Romualdo si tirò da parte più confuso che
+mai, mentre il signor Radice (o Lupini) rivoltosi
+al colosso gli disse: — Capitano, quel signore domanda
+di voi.
+</p>
+
+<p>
+Il capitano Rodomiti squadrò d'alto in basso il
+signore piccino, si tolse la pipa di bocca, mandò
+fuori un buffo di fumo e chiese: — È lei il professore
+Romualdo Grolli?
+</p>
+
+<p>
+— Appunto, sono io — rispose il professore, alzando
+gli occhi in su come se guardasse un campanile.
+</p>
+
+<p>
+— Lietissimo di far la sua conoscenza... Se non
+Le dispiace, potremo andare in luogo tranquillo...
+a pochi passi di qui... A rivederci allora — continuò
+il capitano, salutando con la mano il sensale
+di noleggi senza pronunziarne il nome, e lasciando
+così sospesa la grave questione se il personaggio
+faceto fosse il signor Radice o il signor Lupini. — Eccomi
+con lei — egli riprese quindi, abbassando
+lo sguardo sul Grolli.
+</p>
+
+<p>
+E i due uomini uscirono insieme sulla strada.
+<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
+Il professore, che durava non poca fatica a misurare
+il suo passo su quello del capitano, gli veniva
+a fianco senza parlare nella speranza che l'altro
+iniziasse il discorso. Dal canto suo il Rodomiti
+avrebbe preferito di essere interrogato; onde tacevano
+tutti e due, e tacendo si esaminavano a
+vicenda. Una grande disparità fisica non suol generare
+a prima vista una grande simpatia reciproca
+fra due individui. E fra il Rodomiti e il Grolli la
+disparità non poteva esser maggiore. Il primo,
+come si disse or ora, era veramente un bell'uomo,
+dalla fisonomia aperta e leale, ma il dottor Romualdo
+lo considerava dal punto di vista onde
+gli uomini troppo piccoli considerano gli uomini
+troppo grandi, e non poteva guardare senza una
+certa diffidenza quella figura torreggiante, quelle
+membra atletiche, il cui solo contatto pareva doverlo
+schiacciare. Ed egli velava questa diffidenza
+con la unzione, con la timidezza che sono
+proprie dei deboli quando si trovano al cospetto
+dei forti, e che spiacevano singolarmente al capitano
+Antonio, già poco favorevole al <i>topo di
+libreria</i>.
+</p>
+
+<p>
+Il Rodomiti si determinò a romper pel primo il
+silenzio. E lo fece alla marinaresca, senza preamboli. — Io
+vengo da Montevideo, signore.
+</p>
+
+<p>
+Quest'annunzio fu una rivelazione pel Grolli.
+Egli alzò gli occhi verso il suo interlocutore, poi
+li chinò a terra e un vivo rossore si stese su quella
+parte del suo volto che non era nascosta dalla
+barba o dai capelli.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
+— Da Montevideo — egli soggiunse, come facendo
+eco alle parole del capitano.
+</p>
+
+<p>
+E cento memorie della fanciullezza si affacciarono
+alla sua mente, e un nome scancellato
+quasi dal suo cuore gli tornò sulle labbra. Pur
+sul punto di pronunziarlo si arrestò, come se pronunziandolo
+violasse un voto, fallisse a un dovere.
+E si contentò di fare una domanda indiretta:
+</p>
+
+<p>
+— È partito da un pezzo di là?
+</p>
+
+<p>
+— Da due mesi e mezzo.
+</p>
+
+<p>
+— E la cosa per la quale mi ha chiamato a Genova
+ha relazione con questo suo viaggio?
+</p>
+
+<p>
+— Senza dubbio — rispose il capitano, stanco
+di tutto questo armeggìo. — Ho un incarico
+della signora Elena Natali.
+</p>
+
+<p>
+L'incanto era rotto. Il nome che da anni e anni
+il professor Grolli non sentiva più menzionare
+d'intorno a sè tornava a ferirgli l'orecchio, e la
+persona che portava quel nome stava forse per
+aver di nuovo una parte nella sua vita.
+</p>
+
+<p>
+— Elena! — balbettò il professore, più commosso
+ch'egli non volesse parere. — Non le sarà
+già accaduta sventura?
+</p>
+
+<p>
+— Povera signora! Se ella ebbe colpe verso la
+sua famiglia, le ha certo espiate.
+</p>
+
+<p>
+— Sarebbe... morta?
+</p>
+
+<p>
+— Quando partii da Montevideo, ella viveva,
+ma pur troppo era ridotta agli estremi... Basta,
+ora vedrà una sua lettera.
+</p>
+
+<p>
+In quella, il capitano, invitando il dottor Romualdo
+<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
+a seguirlo, infilò un portone spalancato,
+salì un paio di scale, spinse una porticina ch'era
+solamente rabbattuta ed entrò insieme al suo compagno
+in un andito stretto e buio.
+</p>
+
+<p>
+— Sei tu, Tonino? — disse una voce femminile.
+E in pari tempo una donna di mezza età aperse un
+uscio laterale dando un po' di luce all'andito tenebroso.
+</p>
+
+<p>
+— Son io — rispose il capitano — È fatta la
+mia camera?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Tonino... Bada al fuoco... Mi raccomando,
+con quella pipa.
+</p>
+
+<p>
+Il capitano Antonio fece spallucce, e chiese: — La
+bimba?
+</p>
+
+<p>
+— Dorme ancora... Devo svegliarla?... Poni il
+piede su quella favilla... Abbi riguardo, Tonino.
+</p>
+
+<p>
+— Lasciala dormire — replicò il capitano, senza
+curarsi delle strane paure di sua sorella Teresa
+circa al fuoco. — Passi, passi.
+</p>
+
+<p>
+Queste ultime parole erano rivolte al dottore
+Romualdo, che venne introdotto in una camera
+modesta ma pulita, e fatto sedere davanti a un tavolino.
+</p>
+
+<p>
+Il Rodomiti offerse al suo ospite un sigaro che
+questi rifiutò, poi tolse dal cassetto un grosso
+piego suggellato.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbi queste carte dalla signora Elena — egli
+soggiunse. — Si compiaccia di leggerle. Io la lascio
+solo, ma tornerò di qui a mezz'ora... Intanto
+son di là con mia sorella. Se le occorre qualche
+cosa, tiri il campanello.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
+E uscì inchinandosi alquanto per non urtar col
+capo sull'architrave.
+</p>
+
+<p>
+— Fumerà anche lui — brontolava la signora
+Teresa nell'andito — sicuro, fumano tutti adesso,
+fumano perfino le donne.
+</p>
+
+<p>
+E il capitano replicava infastidito: — Sempre
+questa fissazione del fuoco.... Non fuma, non fuma.
+</p>
+
+<p>
+Poi si fece silenzio, e il dottore Romualdo aperse
+con mano tremante il piego misterioso che gli
+stava davanti. Insieme con altre carte ch'egli si riserbò
+di esaminare più tardi, c'era una lunga lettera
+scritta di mano femminile.
+</p>
+
+<div class="chapter"></div>
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
+</p>
+
+<h2>
+IV.
+</h2>
+
+<p>
+«Fratello mio, — diceva quell'epistola — sono
+quasi dodici anni dacchè, figlia disobbediente e
+cattiva sorella, io lasciai il tetto domestico, ove
+avrei dovuto confortare la vecchiezza del babbo
+ed essere per te una seconda madre. Una passione
+infelice mi acciecò. Seguii oltre l'Oceano l'uomo
+che mi aveva ammaliata, e dopo essere rimasta
+senza risposta a due lettere scritte a nostro padre,
+non volli ritentare la prova; considerai che tutta
+la mia famiglia avesse cessato di esistere per me.
+Ero superba, Romualdo; mi pareva di esser trattata
+in modo indegno, e il mio cuore s'indurì nel
+dispetto e nell'ostinazione. Per altro, da un'amica
+mia io ricevevo di tratto in tratto nuove di casa, e da
+lei seppi della morte di nostro padre. Piansi, mi strappai
+i capelli, mi accusai di avere con la mia condotta
+abbreviato i giorni di quegli a cui dovevo
+la vita, e scrissi a te, fratello mio, a te che avevo
+<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
+cullato tante volte su' miei ginocchi, a te cui avevo
+insegnato a balbettare le prime parole. Ma certo
+tu mi credevi una triste donna, e la voce della tua
+sorella non ebbe un'eco nel tuo cuore. Aspettai
+per mesi e mesi una tua lettera intenerendomi all'idea
+di riceverla, sperando di poter iniziar teco
+attraverso l'Oceano uno scambio di assidue corrispondenze.
+Io dicevo: egli mi racconterà i suoi
+studi, mi racconterà i suoi primi successi; perchè
+io ti sapevo pieno d'ingegno, e non dubitavo che
+saresti riuscito; mi racconterà i suoi primi amori,
+e quando amerà anche lui, oh allora, ne son certa,
+mi perdonerà... Ma la tua risposta non venne, e
+l'orgoglio mi vinse di nuovo, e mi chiusi nel mio
+silenzio, che durò fino adesso. L'amica che mi teneva
+informata delle cose della mia famiglia, o è
+morta anch'essa, o si stancò di scrivermi. È proprio
+vero, sai, quel proverbio: <i>lontan dagli occhi, lontan
+dal cuore</i>. Per anni ed anni non seppi nulla di
+te. A malgrado che vi sia una continua emigrazione
+dall'Italia a queste contrade, dal nostro paese non
+è mai capitato nessuno. Finalmente arrivò qui, or
+son dieci mesi, certo Zirlo, della Spezia, che non
+ti conosceva di persona, ma che ti aveva sentito
+nominare perchè un suo nipote aveva studiato in
+codesta Università. Avevi dunque seguìto la tua
+vocazione, eri divenuto professore. Lo dicevano
+sempre in casa, a vederti immerso nei libri, alieno
+dai divertimenti, dai chiassi. Ma io volevo notizie
+più precise, e ottenni che il signor Zirlo scrivesse
+al nipote a questo scopo, raccomandandogli però
+<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
+(vedi come il mio orgoglio fa sempre capolino) di
+non farti saper nulla dell'incarico ch'egli aveva
+avuto. Il giovane rispose diffusamente, parlando
+della stima di cui godi, della certezza che hai di
+succedere in un termine non troppo lungo al professore
+titolare, dalle tue abitudini ritiratissime,
+della gravità del tuo carattere. Benedetto ragazzo!
+Sempre misantropo, fin da fanciullo! Dal giorno
+in cui ebbi queste informazioni fui più tranquilla.
+Non ti scrissi però; mi bastava saperti vivo, sano,
+onorato. Pensavo bensì che ti avrei scritto se si
+avverava un mio presentimento.
+</p>
+
+<p>
+«Questo mio presentimento sta per avverarsi.
+Io avrò presto fornito il mio cammino nel mondo,
+o fratello, e oggi stesso il medico, ch'io supplicai
+di dirmi la verità, mi confessò che non ho più che
+otto o dieci giorni da vivere. Grazie al cielo, la
+mia energia non mi abbandona nemmeno in quest'ultima
+prova. Bensì mi abbandona il mio orgoglio,
+e ti mando un tenero addio e ti chiedo perdono
+di esserti stata una cattiva sorella come fui
+una cattiva figlia ai nostri genitori, e ti prego di
+cosa che confido non mi sarà negata da te.
+</p>
+
+<p>
+«Ascoltami. Non t'intratterrò sulle vicende di
+quest'ultimi anni. Ho profuso tesori d'affetto su
+chi forse non n'era degno, ma che importa quando
+si ama? Saprai a ogni modo ch'<i>egli</i> mi aveva sposata
+pochi mesi dopo il nostro arrivo qui, nel
+momento in cui ci nacque il primo figliuolo. No,
+egli non era senza cuore; egli non voleva, dopo
+aver disonorata una donna, abbandonarla; ma le
+<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
+avversità esacerbarono il suo carattere naturalmente
+sospettoso, iracondo, e resero ben dura,
+ben difficile la vita al suo fianco. Peggio poi
+quando vennero a travagliarlo le sofferenze fisiche,
+e il suo corpo che pareva di granito andò via via
+dissolvendosi come la cera al fuoco. Rimasi vedova,
+povera, senz'appoggi, con tre bambini a cui
+provvedere. Non mi perdetti d'animo, lottai contro
+tutti gli ostacoli, non isdegnai nessuna onesta
+fatica, apersi un piccolo albergo ch'ebbe prospere
+sorti, e riuscii, io donna debole e già cagionevole
+di salute, a ricondurre un po' d'agiatezza nella
+mia casa. Ma la sventura aveva preso a perseguitarmi.
+La febbre gialla mi portò via due de' miei
+figli; non mi rimase che la mia Gilda, la mia ultima
+nata. Lo vedi, ha il nome di nostra madre.
+E intanto il male che mi rodeva da gran tempo le
+viscere fece progressi rapidi, spaventevoli; invecchiai
+in pochi mesi più che non avessi invecchiato
+in dieci anni. Vedendo nello specchio le mie
+guance smunte, il mio colorito terreo, i miei occhi
+appannati, io non mi feci illusioni sul mio
+stato; pur lavorai ugualmente, finchè potei reggermi
+in piedi. Da un mese non esco dalla mia
+camera, da due settimane non lascio il letto. Oggi,
+te lo dissi già, so che vivrò ancora pochi giorni.
+Oh non è triste morire, ma è triste non poter più
+rivedere i cari volti delle persone amate, è triste
+non poter risalutare una volta la patria. E, per una
+madre, è triste sovra ogni altra cosa il dover lasciare
+una bimba di non ancora quattr'anni, senza
+<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
+sapere chi veglierà sulla sua infanzia, chi formerà
+il suo cuore e la sua mente. Qui ci sono molti italiani,
+e non sarebbe impossibile di trovar fra essi
+qualche anima generosa, ma siamo in paesi ove
+gli uomini vengono e passano; dall'oggi al domani
+la fortuna può balzarli in qualche fattoria
+lontana centinaia e centinaia di miglia, sul margine
+d'una foresta vergine, a poche ore dagli accampamenti
+di popolazioni selvagge che anelano
+di vendicarsi di ciò che noi europei facciamo loro
+soffrire. Poi la sete del guadagno sciupa i migliori
+caratteri; non si parla d'altro, non si pensa ad altro.
+Sì, forse nelle tiepide sere, sotto l'imponente
+padiglione azzurro di questo cielo, stanchi dalle
+fatiche del giorno, si pensa talvolta al luogo che
+ci ha visti nascere, all'orizzonte che i nostri occhi
+hanno contemplato schiudendosi alla luce, alle
+voci che ci sono prime suonate all'orecchio. E
+queste memorie tristi e soavi sono ancora la maggior
+ricchezza morale che ci rimanga. Ma chi è
+nato qui di genitori europei è un esule che non
+può ricordarsi la patria. Poichè qui si è esuli sempre,
+anche quando ci si nasce... E tale sarebbe
+la condizione della mia Gilda, se ella restasse in
+America... O Romualdo, questo pensiero è più
+acerbo di tutti i miei dolori fisici! Aggiungi
+poi che il poco denaro ch'io posso lasciare a
+mia figlia, sufficiente per mantenerla alcuni anni
+in Europa, sarebbe qui esaurito in brevissimo
+tempo.
+</p>
+
+<p>
+«Presi un partito decisivo, confortatavi anche
+<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
+dal consiglio e dalle offerte di un amico onesto e
+leale, il capitano Antonio Rodomiti, il quale, dacchè
+io mi trovo a Montevideo, fu qui più volte
+col suo legno, e nel suo penultimo viaggio tenne
+a battesimo la Gilda. Vistami ora in tante angustie
+e già spacciata dai medici, egli ebbe compassione
+di me. Ecco ciò che risolsi. Rimandare in
+Europa la fanciulla, approfittando della partenza
+per Genova del suo padrino, il quale se ne incarica
+come d'una sua creatura e non vuole un centesimo
+di compenso, vendere tutto il poco che ho
+e formare un peculio che accompagni la mia Gilda
+e le permetta di non essere a carico di nessuno
+durante il tempo della sua educazione; finalmente
+nominar te, fratello mio, tutore di questa orfanella,
+e raccomandartela, e scongiurarti, quando
+tu non possa (nè io certo lo pretendo) tenerla in
+casa tua, di metterla a pensione presso gente fidata,
+e di invigilare sopra di lei sino al giorno in
+cui ella sarà in grado di provvedere a sè stessa.
+No, tu non mi negherai questa grazia. La mia
+Gilda non deve turbare la quiete dei tuoi studi,
+ella non deve essere per te un peso o un ostacolo
+se tu hai già una famiglia, o se stai per averla. Ma
+io morrò più tranquilla pensando che uno di casa
+mia la sovverrà di consiglio ov'ella ne abbia bisogno,
+accorrerà al suo letto ov'ella sia malata... e le
+parlerà qualche volta di nostra madre. Oh sì, di me
+non importa che tu le parli, Romualdo; io non le
+lascio esempi da imitare, ma conviene ch'ella onori
+la memoria di nostra madre, di quell'angiolo che
+<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
+ci abbandonò mentre tu eri fanciullo ed io entravo
+appena nell'adolescenza, di quell'angelo, che, se
+fosse vissuto, mi avrebbe forse guarita delle mie
+pazzie...
+</p>
+
+<p>
+«In questa lettera troverai alcuni documenti
+che potrebbero esserti necessari: il mio atto di matrimonio,
+l'atto di morte di mio marito, la fede di
+nascita della Gilda.
+</p>
+
+<p>
+«Il capitano Rodomiti ha tutta la somma ch'io
+ricavai dalla vendita di ciò che possedevo. Egli ne
+sa la cifra precisa, ed ha l'incarico di convertirla
+in moneta italiana e di consegnartela. Credo si tratterà
+di una decina di mila lire. Puoi fidarti ciecamente
+del capitano. Per me ho serbato solo quel
+tanto che può bastare pei pochi giorni che mi restano
+da vivere. Lo stesso Rodomiti portò seco
+anche una cassa con alcuni vestiti per la Gilda e
+quanta più biancheria ho potuto radunare. Ti
+mando infine un medaglione d'oro, che la mamma,
+morendo, mi pose al collo e che non mi ha mai
+abbandonata. È inutile ch'io lo porti meco sotterra.
+Tienlo per memoria della tua sorella? Te ne ricordi
+della tua sorella? Di quando amavi arrampicarti
+sulle mie spalle, e gettandomi le braccia
+intorno al collo, insistevi perchè ti portassi in giro
+per le stanze? O di quando, più tardi, già in via
+di diventare un dottore, sebbene così piccino, mi
+sgridavi perchè con le mie chiacchiere disturbavo
+le tue lezioni?... Chi l'avrebbe detto allora che,
+poco tempo dopo, l'Oceano ci avrebbe divisi per
+sempre?... Capricci dei destino!... Ah se potessi,
+<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
+prima di chiudere gli occhi, vederti in mezzo ai
+tuoi scolari!... Ma è inutile far castelli in aria.
+</p>
+
+<p>
+«Lascerò l'ordine che ti mandino una copia del
+mio atto di morte. Voglio che tu abbia tutte le
+carte in regola, che nessuno possa sollevare dubbi
+sulle tue facoltà di tutore.
+</p>
+
+<p>
+«Basta ormai, fratello mio, sono stanca, e le
+poche forze che mi rimangono ho bisogno di serbarle
+pel momento terribile del mio distacco dalla
+Gilda. Pochi giorni prima o pochi giorni dopo,
+tanto e tanto io debbo presto lasciarla, e per lei è
+certo meglio separarsi dalla sua mamma oggi, che
+assistere a una dolorosa agonia; ma non si ragiona
+sempre, e allorchè saremo all'ultimo bacio, ho
+paura che il cuore mi scoppi. Povera Gilda! La
+vedrai. È bella come un angioletto; è un po' viva,
+ma giudiziosa, buona, e mi vuol tanto bene.
+Oh ne vorrà anche a te, ne sono sicura... Le dissi
+che deve andar via per qualche giorno col capitano
+Rodomiti, e quantunque ella adesso strepiti
+e pianga, spero che finirà col rassegnarsi perchè
+il capitano ha saputo trovar la strada del suo cuoricino.
+E poi ella si affeziona ben presto a quelli
+che sono gentili con lei.
+</p>
+
+<p>
+«Addio, Romualdo. Sono in procinto di comparire
+davanti al Signore, e ho fede ch'egli mi
+perdonerà le mie colpe perchè ho molto sofferto.
+E tu pure mostra di perdonarmi accogliendo il tesoro
+che ti affido. Quando questo foglio giungerà
+nelle tue mani, io non sarò più tra i vivi, ma chi
+sa, forse in quell'istante la tua sorella ti sarà più
+<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
+vicina che non ti sia mai stata da undici anni a
+questa parte, forse, passandoti accanto, spirito leggero
+e fuggitivo, ella deporrà un bacio sulla tua
+fronte. Ancora una volta addio, Romualdo.
+</p>
+
+<p class="indr">
+«<i>La tua</i> <span class="smcap">Elena</span>.»
+</p>
+
+<div class="chapter"></div>
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
+</p>
+
+<h2>
+V.
+</h2>
+
+<p>
+Il dottore lesse questa lettera tutta d'un fiato.
+Quando l'ebbe finita, egli si trovò in una condizione
+d'animo nuova per lui. Avvezzo a disciplinare
+i suoi sentimenti sotto l'impero della ragione,
+egli s'accorse che oggi essi si ribellavano al solito
+freno. Egli aveva un bel dirsi, che i legami di parentela,
+per intimi che siano, valgono ben poco
+senza i legami dell'anima creati dalla convivenza,
+dagli affetti, dai gusti comuni, aveva un bel dirsi
+che questa donna, di cui egli appena rammentava
+la fisonomia e con la quale per undici lunghi anni
+non s'era scambiato una riga, era per esso meno
+assai dell'ultimo fra i suoi studenti. Aveva un bel
+dirsi che, dimenticando i suoi doveri, Elena aveva
+perduto i suoi diritti e ch'ella non poteva turbare
+la vita raccolta e studiosa di lui gettandogli sulle
+spalle un cumulo di pensieri e d'inquietudini...
+Nonostante tutte queste savie considerazioni, egli
+<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
+si sentiva commosso come non era stato da un
+pezzo, si sentiva men fermo nel convincimento in
+cui era cresciuto circa ai torti di sua sorella, e per
+la prima volta nella sua vita dubitava di quella
+virtù arcigna che consiste nel soffocar le passioni
+e che nulla perdona agli altri perchè nulla comprende.
+Certo l'idea della povera Elena era stata
+ben singolare. Senza nemmeno sapere quali fossero
+le abitudini di suo fratello, senz'avere alcun dato
+preciso sul suo carattere, ella affidava a lui, morendo,
+la sua figliuola. E spediva questa bambina
+oltre all'Oceano, esponendola ai rischi e ai disagi
+di un lungo viaggio di mare, non preoccupandosi
+di ciò che sarebbe avvenuto s'egli non avesse accettato
+l'ufficio onde a lei piaceva di incaricarlo...
+Eppure, nella dolorosa situazione in cui ella si trovava,
+che altro avrebbe potuto fare? A chi altri
+rivolgersi? Non era egli il suo più stretto congiunto?
+</p>
+
+<p>
+Il professore Romualdo girava su e giù per la
+stanza, ora con le mani intrecciate dietro la schiena,
+ora gestendo, animatamente e cacciandosi su pel
+naso qualche presa abbondante di tabacco. Positivista
+come gran parte degli scienziati, egli non
+credeva ai viaggi fantastici d'oltre tomba; tuttavia
+le ultime parole della lettera gli ronzavano agli
+orecchi: <i>Forse in quell'istante tua sorella ti sarà
+più vicina che non ti sia stata da undici anni
+a questa parte, forse passandoti accanto, spirito
+leggero e fuggitivo, ella deporrà un bacio sulla
+tua fronte.</i>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
+— È permesso? — chiese dal di fuori una voce
+piena e sonora, ch'era impossibile prendere in
+isbaglio.
+</p>
+
+<p>
+Il Grolli trasalì. — Chi è?
+</p>
+
+<p>
+— Sono io, sono il capitano Rodomiti.
+</p>
+
+<p>
+E la poderosa persona del marinaio si affacciò
+alla soglia. Egli aveva sempre la sua pipa in bocca
+e la sua testa era circonfusa da una nuvola di fumo.
+</p>
+
+<p>
+— Se desidera ancora rimaner solo... se non ha
+letto tutte le carte che le ho lasciate — continuò
+il capitano, mostrandosi pronto a ritirarsi di
+nuovo.
+</p>
+
+<p>
+— No, no — disse il Grolli, e, vincendo la sua
+innata timidezza, fece qualche passo verso il suo
+interlocutore; quindi soggiunse senz'alzare gli occhi: — Ho
+letto, e innanzi tutto mi lasci dirle che
+Lei è un cuor generoso.
+</p>
+
+<p>
+— Basta — interruppe il colosso — non perdiamoci
+in complimenti. Noi uomini di mare, quando
+facciamo una cosa, crediamo di far ciò che c'impone
+il nostro dovere. La prego invece di accostarsi
+di nuovo al tavolino... Qui... s'accomodi.
+</p>
+
+<p>
+Così dicendo, depose la pipa in un angolo della
+stanza e si tolse di tasca un piccolo astuccio.
+</p>
+
+<p>
+La signora Teresa sospinse adagino l'uscio e
+cacciò la testa per lo spiraglio.
+</p>
+
+<p>
+— Che c'è? — gridò il capitano.
+</p>
+
+<p>
+— Niente... mi pareva di sentire odor di bruciato.
+</p>
+
+<p>
+Il capitano Rodomiti non potè a meno di lasciarsi
+sfuggire una vivace esclamazione marinaresca
+che pose in fuga la signora Teresa; poi chiuse
+<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
+l'uscio per di dentro e tornò dal professore Romualdo.
+</p>
+
+<p>
+— Questo — egli ripigliò, consegnandogli l'astuccio — è
+il medaglione che la signora Elena
+m'incaricò di portarle.
+</p>
+
+<p>
+Vi fu un momento di silenzio. Il dottor Grolli
+aveva aperto l'astuccio e stava contemplando quel
+gingillo che aveva attraversato due volte l'Oceano
+e che gli ricordava sua madre.
+</p>
+
+<p>
+— Ed ora — proseguì di lì a poco il capitano — non
+Le spiaccia esaminare questa nota. È scritta
+tutta di pugno della signora Natali, e contiene
+l'elenco delle monete da lei versate nelle mie mani
+il giorno della mia partenza. In tutto 2100 piastre
+d'argento, che io convertii qui in franchi 10,674 56,
+com'Ella vedrà su questo polizzino del cambiavalute.
+La somma è presso i signori Radice e Lupini,
+ove andremo a ritirarla più tardi. Lei è il tutore
+naturale e legittimo di sua nipote; dunque il danaro
+va pagato a Lei, ed Ella lo impiegherà nel
+modo che reputerà più sicuro e proficuo per la sua
+pupilla... Io non debbo e non voglio ingerirmene...
+Ma adesso, due parole schiette e leali fra noi... A
+giorni io parto per un lunghissimo viaggio... Vorrei
+lasciar Genova con la coscienza tranquilla circa all'avvenire
+della bambina... Anche noi lupi di mare
+siamo atti ad affezionarci a qualcheduno, e io ho
+preso a voler bene a questa figlioccia. Accampar
+diritti non posso: non ne ho; avevo degli obblighi
+e sto per esserne liberato... Ma con la franchezza
+del galantuomo che parla ad un altro galantuomo
+<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
+Le dico: l'ufficio che la signora Natali le assegna è
+grave, assai grave... Colto alla sprovveduta come
+fu, Ella non può averne ancora misurata tutta l'importanza...
+Se non si sentisse in grado d'incaricarsi
+della piccina, vedremmo insieme che cosa si potrà
+fare... Povera Gilda!... Ci pensi, ci pensi, signor
+professore.
+</p>
+
+<p>
+Il capitano era visibilmente commosso; egli si
+chinò a raccogliere la sua pipa, l'accese e risollevò
+intorno a sè una nuvola di fumo.
+</p>
+
+<p>
+— Capitano — esclamò il professore, che aveva
+ripreso i suoi giri per la stanza e che mal dissimulava
+la sua inquietudine, — prima di tutto, siamo
+ben sicuri che mia sorella sia morta?
+</p>
+
+<p>
+— Non c'è dubbio, signore. Ella era già all'ultimo
+stadio della consunzione... Questione di giorni,
+di ore forse... Il corpo era sfatto, signor professore,
+ma l'anima era sempre d'acciaio... Ho visto pochi
+uomini andare incontro alla morte come ci andava
+lei... Ha sorriso persino nel separarsi dalla Gilda.
+</p>
+
+<p>
+Il dottor Grolli abbassò il capo e stette muto
+alcuni secondi; poi disse: — Con la franchezza con
+cui mi ha interrogato, voglia pure rispondermi...
+Mia sorella manifestò mai il pensiero ch'io potessi
+sottrarmi al delicato incarico ch'ella mi affidava
+con la sua lettera?
+</p>
+
+<p>
+— No — rispose il Rodomiti, dopo aver riflettuto
+un istante. — Una sola volta, io medesimo, lo
+confesso, le feci intravedere la possibilità d'un suo
+rifiuto. Ella, che giaceva supina sul suo letto, si
+alzò faticosamente a sedere, e mi guardò sbigottita,
+<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
+ma la sua fisonomia non tardò a riprendere la
+sua espressione naturale. Mi tese la mano scarna,
+con queste parole che non dimenticherò mai: — In
+ogni caso, capitano, io mi fido di voi... la mia
+Gilda non sarà gettata sulla strada. — Può fidarsene,
+signora Natali — io risposi. — Lo sapevo — ella
+bisbigliò con un sorriso. E tutta racconsolata
+lasciò ricadere il capo sul guanciale.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, capitano Rodomiti — proruppe il
+dottore, animandosi a un tratto — prima che su
+ogni altro, mia sorella aveva fatto assegnamento
+su me. Io non permetterò ch'ella vi abbia fatto assegnamento
+invano.
+</p>
+
+<p>
+Il capitano si levò la pipa di bocca e la tenne
+fra le dita sospesa all'altezza della spalla, poi fissò
+i suoi occhi in quelli del professore, che esprimevano
+una volontà ferma e risoluta, e gli tese la sua
+mano bruna e incallita.
+</p>
+
+<p>
+— Bravo, professore, Lei mi solleva da un gran
+pensiero... Mia sorella Teresa avrebbe tenuto volentieri
+la piccola Natali presso di sè, ma io non
+sarei stato appieno tranquillo. Teresa ha un cuor
+d'oro, ma è un po' corta, ha certe fissazioni strane
+e per troppa affezione si rende molesta... Bravo,
+professore... Io m'ero ingannato nel giudicarla...
+Sì, non glielo dissimulo, a prima vista io temevo
+che Lei avrebbe cercato ogni pretesto per isbarazzarsi
+di questa nipote che Le piomba addosso dall'America...
+Avevo sbagliato; tanto meglio... Oh
+per me, quando sbaglio, lo dico aperto... Venga di
+qua adesso, signor dottore.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
+E, aperto l'uscio, invitò il Grolli a passare
+avanti.
+</p>
+
+<p>
+La signora Teresa, appena sentì lo scalpiccìo dei
+piedi nell'andito, uscì da una stanza e si avvicinò
+il fratello chiedendogli piano — Hai parlato?
+</p>
+
+<p>
+— Ho parlato, ma non se ne fa nulla. Il signor
+professore vuole la bimba per sè... E noi — egli
+si affrettò a soggiungere, vedendo ch'ella si disponeva
+a replicare — non possiamo fare alcuna
+obbiezione, perchè egli è nel suo pieno diritto.
+</p>
+
+<p>
+La donna, che aveva una gran soggezione del
+suo Tonino, com'ella chiamava il gigantesco fratello,
+non aperse bocca, e si limitò a congiunger le
+mani e a tentennare il capo con aria malcontenta. — È
+già vestita — ella disse poi, mettendo il piede
+sopra una favilla sprigionatasi dalla pipa del capitano
+e caduta sul pavimento.
+</p>
+
+<p>
+Sotto questi auspizi il professor Grolli fu presentato
+alla Gilda col vezzeggiativo di zio Aldo.
+La fanciulla era bruna, ricciuta, aveva due occhi
+color nocciuola pieni di vita e d'intelligenza,
+membra snelle, giuste, aggraziate, statura piuttosto
+alta per l'età sua. È forza riconoscere ch'ella mostrò
+di gradir poco la presentazione. Infatti, quando
+lo zio Aldo tentò di prenderla in braccio, ella si
+scontorse e si mise a strillare in modo che gli convenne
+deporla subito in terra, e quando lo zio
+Aldo, che aveva disimparato i baci da un pezzo,
+si chinò a baciarla, ella tornò a piangere al contatto
+della sua ispida barba. Onde il professore si
+perdette d'animo, e la signora Teresa dichiarò al
+<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
+fratello che mai e poi mai la Gilda si sarebbe acconciata
+ad andarsene con quel porcospino. Il
+capitano Rodomiti, vista la difficoltà della situazione,
+volle rimaner solo con la bimba, che lo
+chiamava abusivamente zio Tonino e che nei due
+mesi e mezzo passati a bordo della <i>Lisa</i> non gli
+aveva disobbedito una sola volta; se la fece sedere
+sulle ginocchia, quindi se la portò sulla spalla destra
+tenendola ritta, tantochè ella potesse toccare
+il soffitto colle sue manine, la condusse in giro per
+la stanza in questa posizione eminente, le raccontò
+alcune storielle, e le promise di raccontargliene
+dell'altre la sera, purchè fosse buona e si lasciasse
+prendere in braccio e baciare dallo zio Aldo. Così
+quando la Gilda ricomparve insieme col capitano,
+ella era di umore assai più mansueto, e respinse
+meno violentemente le carezze abbastanza impacciate
+dello zio.
+</p>
+
+<div class="chapter"></div>
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
+</p>
+
+<h2>
+VI.
+</h2>
+
+<p>
+Il dì seguente, nelle prime ore del pomeriggio,
+fra i tanti <i>fiacres</i> che percorrevano le vie di Genova
+diretti alla stazione, ce n'era uno aggravato
+dal peso formidabile del capitano Rodomiti, e da
+quello assai più tenue del dottore Romualdo e
+della piccola Gilda. Il capitano dondolava la bimba
+sulle sue ginocchia cingendole con un braccio la
+personcina elegante, mentre con la mano che gli
+restava libera sosteneva la sua pipa di maiolica,
+da cui si alzava una colonna di fumo ancora più
+densa dell'ordinario. Quanto al professore, si sarebbe
+detto ch'egli studiava un problema di matematica.
+E invero, ciò ch'egli studiava in quel
+momento era per lui ben più difficile d'un problema
+di matematica. Si trattava di apprendere
+l'arte di addomesticare la Gilda Natali come il capitano
+era riuscito ad addomesticarla, e l'occhio
+del Grolli passava dal Rodomiti alla fanciulla e
+<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
+dalla fanciulla al Rodomiti, tentando di coglier la
+formula d'una situazione così delicata. Ahimè, nè
+la geometria superiore, nè l'algebra offrivano la
+soluzione dell'arduo quesito; e il libro dei logaritmi
+saputo a memoria giovava assai meno allo
+scopo di quello che non gioverebbe il libretto dell'<i>Attila</i>
+a far comprendere la questione d'Oriente.
+Onde il professore sudava freddo pensando che,
+una volta salito in ferrovia, egli si sarebbe trovato
+alle prese con difficoltà assai maggiori di quelle
+incontrate fino allora nella sua vita tutta studio e
+raccoglimento. Dal canto suo il capitano pareva
+molto più occupato della bambina che di colui
+il quale doveva succedergli nell'averne cura. Egli
+ravvolgeva le dita nei folti e ricciuti capelli di lei,
+le sfiorava carezzevolmente col dorso della mano
+la guancia, e la guardava con occhi inteneriti attraverso
+le nuvole di fumo svolgentisi intorno alla
+sua pipa. Dinnanzi a un confettiere, egli fece fermar
+la carrozza. Scese con la Gilda, entrò nel negozio
+e comprò alcuni frutti canditi, ne diede uno alla
+bimba e affidò gli altri al professore perchè li portasse
+seco in vagone e li distribuisse con parsimonia
+alla sua compagna nei momenti scabrosi.
+Alla stazione il capitano s'incaricò egli stesso di
+consegnare il bagaglio della fanciulla; poi scelse
+pei due viaggiatori una buona carrozza di seconda
+classe ancora vuota, ve li fece salire e, ritto dinnanzi
+allo sportello con un piede sul montatoio,
+formò un argine insuperabile a tutti quelli che
+avrebbero voluto entrare nel compartimento.
+<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
+Quando lo sportello fu chiuso dal conduttore, il
+Rodomiti mise sul montatoio anche l'altro piede
+e introducendo la testa nel vano del finestrino
+continuò a mantenersi in comunicazione col professore
+e con la Gilda, sulla cui fronte principiavano
+ad addensarsi certe grosse nubi foriere della tempesta.
+Infine, allorchè la parola <i>pronti</i> fu ripetuta
+da un capo all'altro del convoglio e la macchina
+mise il suo fischio, egli baciò di nuovo la bambina,
+strinse vigorosamente la mano del Grolli, e
+calatosi a terra, se ne stette immobile a veder sfilarsi
+davanti i vagoni. Quando avrebbe riabbracciato
+la sua figlioccia? S'era avvezzo ormai alla
+compagnia della gentile creatura, per quasi tre
+mesi l'aveva avuta ai fianchi a tutte le ore, l'aveva
+tenuta a dormire nella sua cabina, l'aveva addomesticata
+allo spettacolo del mare in tempesta,
+del cielo scuro e iracondo, s'era avvezzato a vestirla,
+a spogliarla, a metterla a letto, e adesso gli
+toccava lasciarla forse per sempre. — A rivederci
+tra qualche anno — egli aveva detto nell'accommiatarsi
+dal professore; ma chi sa che cosa sarebbe
+accaduto fra qualche anno? Intanto fra pochi giorni
+egli salpava per le Indie, e la Gilda avrebbe un
+bel chiamare lo <i>zio Tonino</i>!
+</p>
+
+<p>
+Con questi pensieri lo <i>zio Tonino</i> si allontanava
+dalla stazione, e fosse il fumo della pipa o
+altro che gli dèsse molestia, fatto si è ch'egli dovette
+passarsi più volte la manica del vestito sugli
+occhi.
+</p>
+
+<p>
+Mentre il capitano Rodomiti si affannava nelle
+<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
+angustie dell'avvenire, il professore Romualdo era
+in mezzo alle tribolazioni del presente. Fino all'ultimo
+momento la Gilda era fissa nell'idea che
+lo <i>zio Tonino</i> sarebbe partito con lei, e aveva creduto
+ch'egli scherzasse dicendole il contrario. Ma
+quando il convoglio si mise in moto, ed ella vide
+che il capitano restava davvero alla stazione, non
+ebbe ritegno alcuno nell'urlare e nel piangere. Il
+meschino professore non sapeva più a che santi
+votarsi, e girava intorno certi occhi smarriti come
+se dovesse capitargli un aiuto di sotto i sedili. Invano
+ricorreva alle preghiere, alle minacce, alle
+frutta candite lasciategli dal capitano; preghiere e
+minacce non valevano a nulla, e le frutta candite
+venivano dalla terribile Gilda tramutate in proiettili
+ch'ella slanciava a tutti gli angoli della carrozza.
+Ah se il nostro Romualdo avesse potuto dire
+al macchinista come si dice a un cocchiere — <i>Torniamo
+indietro!</i> — Se avesse potuto almeno riconsigliarsi
+col capitano Rodomiti, prender da lui una
+nuova lezione sul <i>modus tenendi</i> con questa indomabile
+nipote! Doveva proprio capitare a lui! A
+lui che non dimandava se non che di vivere tranquillo
+in mezzo alle equazioni di terzo grado e
+alle storte del suo laboratorio! Così si giunse alla
+prima stazione, ed il professore stava raccogliendo
+da terra gli avanzi della battaglia, quando lo sportello
+si spalancò e il conduttore introdusse nella
+carrozza una famiglia di sei persone, che vennero
+ad occupare tutti i posti disponibili. Il professore,
+colto di sorpresa, ebbe appena tempo di mettersi
+<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
+ritto e di tirar da una parte la recalcitrante fanciulla,
+ma non potè impedire ad una grossa e rispettabile
+matrona di sedersi sopra un <i>mandarino</i>,
+il quale scoppiò come una granata e abbellì di non
+previsti ornamenti il vestito della signora. Onde
+i richiami e le lagnanze dei compagni di viaggio
+vennero ad aggiungersi alle altre allegrezze dell'infelicissimo
+Grolli. In quanto alla Gilda, seppure
+di tratto in tratto ella si distraeva guardando
+fuori della finestra gli alberi e le case, questi lucidi
+intervalli duravano poco, e ogni pretesto bastava
+a rimetterla sul piede di guerra. Allora le si manifestavano
+tutti i bisogni fisici e morali del mondo.
+Pareva aver più sete dei Crociati sotto Gerusalemme,
+più fame dei figli del conte Ugolino, più
+necessità di locomozione di un condannato da
+dieci anni al carcere cellulare. Quando poi, nelle
+brevi fermate, il povero Romualdo chiamava il
+caffettiere della stazione per offrire alla bisbetica
+sua pupilla una limonata o una cialda, o quando
+egli le proponeva di condurla a far quattro passi
+sotto la tettoia, ella rispondeva con uno sdegnoso
+rifiuto, salvo a ridomandare, appena il convoglio
+era in movimento, ciò che ormai non poteva più
+ottenere. Intanto alle varie stazioni qualche viaggiatore
+scendeva, qualche altro saliva, e la compagnia
+andava mutandosi continuamente. Ma per
+quante mutazioni accadessero, il professore non
+vedeva intorno a sè che volti ostili, non sentiva
+che un mormorio poco lusinghiero per lui. La
+bimba destava affetti diversi a seconda dell'indole
+<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
+più o meno tollerante, più o meno amorevole dei
+passeggeri, ma l'esotico personaggio che la accompagnava
+non riusciva simpatico a nessuno. Chi lo
+trovava troppo severo e chi troppo indulgente; ma
+tutti convenivano nell'attribuire a lui solo l'inquietudine
+della piccina. E se il professore tentava di
+conciliarsi il gruppo delle anime pietose con qualche
+carezza alla Gilda, egli vedeva oscurarsi maggiormente
+i volti delle persone rigide e gravi, e,
+se in omaggio a queste accennava, a voler inaugurare
+un regime di repressione, i viaggiatori di pasta
+molle sembravano voler mangiarlo cogli occhi.
+</p>
+
+<p>
+Persino un uomo serio, calvo, impettito, che per
+lungo tempo aveva conservato la più stretta neutralità,
+ad un certo punto, ritirando un lembo del
+suo soprabito su cui la fanciulla aveva creduto opportuno
+di mettere i piedi, sentenziò gravemente: — Quando
+non si sa tenere i bimbi, si lasciano
+a casa.
+</p>
+
+<p>
+Già! Come se il professore si trovasse a sì mal
+partito per sua propria elezione.
+</p>
+
+<p>
+Sull'imbrunire, la Gilda prese sonno, e vi fu un
+po' di tregua. Il riposo del corpo ridonò la serenità
+anche all'espressione del viso della fanciulla.
+Il demonio era cambiato in cherubino.
+</p>
+
+<p>
+— Ma se è un angiolo... Basta guardarla — disse
+con voce commossa una signora sentimentale, rivolgendosi
+al marito.
+</p>
+
+<p>
+— A rivederci quando si sveglia.
+</p>
+
+<p>
+— Che?... Coi bimbi è questione di tatto... Me
+ne intendo, io...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
+— Quel signore deve intendersene pochino...
+</p>
+
+<p>
+— Quello non è un uomo, è un orso... È bella
+davvero la bimba, sai... Che capelli! Con quei
+ricciolini intorno alla fronte.... E quella manina che
+le penzola da un lato... Cara... Se ci fosse uno
+scultore... Oh! Ma tira del vento... Signore, dico...
+signore!
+</p>
+
+<p>
+Il Grolli stentò molto ad accorgersi che questo
+appello era indirizzato a lui.
+</p>
+
+<p>
+Quando ne fu sicuro, volse gli occhi da quella
+parte, ripose in tasca frettolosamente un fazzoletto
+turchino col quale si era asciugato la fronte, e
+stette immobile ad attendere i responsi della nuova
+interlocutrice.
+</p>
+
+<p>
+— Scusi, sa, non potrebbe chiuder la finestra?
+La bimba è tutta sudata... Si fa così presto a buscarsi
+un malanno!
+</p>
+
+<p>
+E il professore, arrossendo di non averci pensato
+lui, si affrettò a seguire il consiglio della persona
+prudente.
+</p>
+
+<p>
+Certo, se il professore fosse stato espansivo, se
+avesse spiegato la vera condizione delle cose, e
+come si trovasse lì in quel momento con quella
+bambina al fianco, egli avrebbe disarmato in parte
+i giudizi sfavorevoli sul conto suo. Ma il Grolli
+non era uomo da perdersi in chiacchiere, e aveva
+già fatto uno sforzo superiore ai suoi mezzi rispondendo
+con monosillabi alle domande che gli erano
+rivolte. Estenuato dalla fatica, egli non si curava
+punto di modificare l'opinione pubblica a suo riguardo;
+pensassero ciò che loro piaceva, in quanto
+<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
+a lui desiderava una cosa sola: che la sua tumultuosa
+nipote dormisse almeno ventiquattr'ore,
+tanto da permettergli di riprender fiato. In verità,
+pel momento, egli non sapeva se augurarsi o temere
+la fine del viaggio. Egli avrebbe ben volentieri
+portata di peso la Gilda sulle sue braccia dal
+vagone fino ad un <i>fiacre</i>, pur ch'ella non si fosse
+destata, ma era sperabile ch'ella avesse un sonno
+così profondo? E chi sa che strepito allo svegliarsi!...
+All'idea di attraversare la stazione in
+compagnia di una bimba strillante, gli venivano i
+brividi della febbre.
+</p>
+
+<p>
+Prima che finisse il viaggio, la Gilda si risentì
+più volte mostrando chiaramente che il riposo
+poteva ristorare le sue membra, ma non acquetava
+punto i suoi umori ribelli. Al momento di
+scendere, per buona ventura ella dormiva. Il professore,
+con un impeto disperato, la prese in collo,
+saltò già dalla carrozza, e tenendo i biglietti della
+ferrovia fra i denti, l'ombrello nella posizione
+d'un fucila a <i>spall'arm</i>, e la sacchetta infilata
+all'ombrello in modo che venisse a battergli sulla
+schiena, si avviò di corsa verso l'uscita della
+stazione.
+</p>
+
+<p>
+Pure il suo eroismo poco gli valse; chè la piccina
+aperse gli occhi mentre ch'egli era ancora sotto
+la tettoia, e si mise a strillare e ad agitare braccia
+e gambe come un'ossessa. E quasi lo facesse apposta,
+strillò e si dimenò più che mai davanti a
+due studenti dell'Università, i quali erano venuti
+lì ad aspettare qualcheduno, e senza questo strepito
+<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
+non si sarebbero forse nemmeno accorti del
+passaggio del dottor Romualdo.
+</p>
+
+<p>
+— Guarda — gridarono i giovinetti ad una voce. — Il
+professor Grolli!
+</p>
+
+<p>
+— Santo cielo! — soggiunse l'uno dei due. — Pare
+abbia rubato una bimba... Come corre!
+</p>
+
+<p>
+— E l'altra, come strilla!
+</p>
+
+<p>
+— Buona sera, signor professore — gridò il
+primo, ch'era anche il più birichino.
+</p>
+
+<p>
+Il signor professore si lasciò scappare un grugnito
+e tirò innanzi nella sua via. Appena fuori della
+stazione, entrò in una carrozza ch'era già occupata
+e dovette scenderne; poi salì in un'altra,
+ne chiuse lo sportello, ne abbassò le cortine, e
+ordinò al cocchiere di condurlo quanto più presto
+potesse alla sua abitazione.
+</p>
+
+<p>
+Il cocchiere frustò il cavallo; le grida della
+fanciulla si dileguarono in lontananza.
+</p>
+
+<p>
+Gli studenti si guardarono in faccia e proruppero
+in un riso sgangherato.
+</p>
+
+<p>
+— Il ratto di Proserpina — osservò uno d'essi.
+E declamò il famoso sonetto:
+</p>
+
+<p>
+<i>Diè un alto strido, gittò i fiori, e volta</i>, ecc.,
+ecc., ecc.
+</p>
+
+<div class="chapter"></div>
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
+</p>
+
+<h2>
+VII.
+</h2>
+
+<p>
+La mattina del memorabile telegramma, la signora
+Dorotea, dopo esser risalita al suo quarto
+piano, sentì il bisogno di ridiscenderne ancora e
+di visitare parecchie conoscenti, nel cui animo poter
+versare le sue pene. A ciascuna di queste dilettissime
+amiche ella narrò in segreto la cosa, e
+a ciascuna raccomandò di non far chiacchiere,
+come aveva raccomandato prima alla portinaia.
+In questo suo viaggio circolare ella raccolse i più
+disparati consigli, e tornò a casa che aveva il capo
+come un cestone. Chi le aveva detto bianco e chi
+nero, chi le aveva suggerito di aprir subito le ostilità,
+e chi di temporeggiare. I varii partiti battagliavano
+fieramente nel cuore della signora Dorotea,
+e nel suo turbamento ella lasciava scivolar
+più spesso del consueto la sua mantellina giù dalle
+spalle, e discorreva da sè sola con grande meraviglia
+di quanti la incontravano per via. — Sì, farò
+<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
+conto di non aver nemmeno ricevuto il dispaccio. — No,
+starò a vedere... — Che sconvenienza! — Se
+fosse sua figlia! — È impossibile. — Si tratterà
+di una notte...
+</p>
+
+<p>
+Alla lunga, prevalsero le idee più miti. C'era
+poi ragione di prender le cose sulla punta della
+spada? Era giusto di non far trovare un brodo ed
+un letto pronto ad una creaturina di quattr'anni,
+che sarebbe mezza morta di fame e di stanchezza?
+La signora Dorotea ripensò a trent'anni addietro,
+quando per due settimane ella pure aveva sorriso
+a una piccola cuna rimasta vuota, ahi, troppo presto;
+ella ripensò all'amore che il suo defunto Agesilao
+portava ai fanciulli, onde, nei giorni di festa,
+amava recarsi a passeggiare ai giardini ed era lieto
+dell'allegria dei monelli, che, a sciami, gli volteggiavano
+intorno. Ottimo Agesilao! Quando non
+parlava alla moglie d'iscrizioni ipotecarie, le parlava
+di bimbi, e le diceva ch'ella era una buona a
+nulla perchè non gliene aveva riempito la casa. — Agesilao,
+Agesilao — ammoniva la savia femmina — hai
+quattro lire al giorno e si campa a fatica
+noi due; prega il cielo piuttosto che la famiglia
+rimanga lì. — Ma Agesilao non mutava
+opinione... Ah! ottimo funzionario, ottimo marito!
+Nessuno saprà tener come lui il protocollo di un
+ufficio d'ipoteche, nessuno colmerà il vuoto da
+lui lasciato nel cuore della signora Dorotea... E
+adesso, dopo più di tre lustri dacchè egli riposava
+nel cimitero, la sua onesta figura riusciva ancora
+a calmare gli sdegni della nervosa vedovella.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
+— Bah! — concluse la signora Dorotea — sarà
+per una notte.
+</p>
+
+<p>
+Fatta questa consolante riflessione, la signora
+Salsiccini ordinò alla serva, che era una ragazza
+mezzo idiota del contado, di preparare su quattro
+seggiole accostate le une alle altre un letticciuolo
+per l'ospite sconosciuta, nel luogo di sbarazzo attiguo
+alla camera del dottor Romualdo; quindi
+estrasse dalla credenza un vasetto di conserva Liebig,
+si recò in cucina, e pose opera alla preparazione
+di un brodo sostanzioso, nel quale fece bollire un
+pugno di paste di Napoli. I gatti <i>Mao</i> e <i>Meo</i>, non
+usi a veder due volte in un giorno la pentola al
+fuoco, alzarono ripetutamente il muso in tono
+interrogativo, e vennero a fregarsi alle vesti della
+loro padrona, distraendola dal suo delicato ufficio
+con qualche discapito del brodo, che prese un
+leggiero odor di bruciato.
+</p>
+
+<p>
+La signora Dorotea, poichè una debolezza ne
+tira dietro un'altra, considerò che anche il professore
+poteva aver bisogno di qualche cosa; e
+mandò in segretezza a prendere un quintino di
+vino bianco e un'oncia di formaggio stracchino
+che dispose acconciamente sopra la tavola apparecchiata.
+Dopo di ciò lasciò andar a letto la serva,
+la cui presenza era affatto inutile, e stette ad
+aspettar l'arrivo della corsa.
+</p>
+
+<p>
+La prima impressione della signora Dorotea, allorchè
+le comparve davanti il suo pigionale con
+la Gilda in braccio, fu l'impressione medesima
+provata dai due studenti: che questa bimba egli
+<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
+l'avesse rubata. Certo l'idea stravagante non poteva
+aver presa in lei, come non l'aveva avuta nei
+due giovinotti; ma essa bastò ad esacerbarla di
+nuovo e a farle assumere un aspetto cupo e sospettoso.
+</p>
+
+<p>
+E appena il professore ebbe deposto in terra
+il suo fardello, ella cominciò: — Mi spiegherà,
+poi...
+</p>
+
+<p>
+— Non ho tempo, non ho tempo — rispose il
+nostro Romualdo, afferrando pel vestito la sua
+pupilla, che manifestava una gran voglia di rotolarsi
+sul pavimento.
+</p>
+
+<p>
+Allora la signora Dorotea precedette in silenzio
+nel salottino i nuovi arrivati, depose la candela
+sulla tavola, ove c'era la minestra già scodellata,
+e si avviò verso l'uscio con dignità di regina.
+</p>
+
+<p>
+— Il letto è fatto — ella disse senza voltarsi,
+quando fu sulla soglia. Indi si dileguò.
+</p>
+
+<p>
+Ma innanzi che passassero cinque minuti, i suoi
+migliori istinti l'avevano ricondotta in salotto, ove
+il professore continuava a dibattersi in mezzo a
+smisurate difficoltà.
+</p>
+
+<p>
+— Si può dar di peggio? — gridò entrando la
+signora Dorotea, che voleva dissimulare la sua
+condiscendenza con le apparenze della severità. — Si
+può dar di peggio? Non finirà mai questa musica?
+</p>
+
+<p>
+— Ma se non c'è caso di farla mangiare — esclamò
+il professore desolato.
+</p>
+
+<p>
+— Madonna mia! Come vuol che mangi se non
+le mette un paio di guanciali sulla sedia tantochè
+<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
+ella arrivi alla tavola?... Così... andiamo... Su, bimba,
+sta' composta... Già capisco.. il cucchiaio è troppo
+grande per la tua manina... Proviamo in questa
+maniera... Oh, va bene adesso... È buona la pappa,
+non è vero?... Come ti chiami?
+</p>
+
+<p>
+— Gilda — rispose la fanciulla tra un boccone
+e l'altro.
+</p>
+
+<p>
+Il dottore Romualdo guardò la sua padrona di
+casa con l'espressione della più grande maraviglia.
+</p>
+
+<p>
+— Che ha, professore?... Gilda? Un bel nome,
+cara... Via, professore... non se ne stia lì impalato...
+Faccia qualche cosa... Annodi il tovagliolo intorno
+al collo della piccina... Oh, ma non sa far nemmen
+questo! E dicono che Lei è un brav'uomo...
+In questo modo si fa... E se è lecito — chiese la
+signora Dorotea, mentre dava l'ultima cucchiaiata
+alla Gilda — quando vengono a prenderla?
+</p>
+
+<p>
+— A prender chi?
+</p>
+
+<p>
+— La bimba...
+</p>
+
+<p>
+— Nessuno deve venirla a prendere!
+</p>
+
+<p>
+— Come!... Vuol tenerla seco?
+</p>
+
+<p>
+— Per ora, almeno... È mia nipote.
+</p>
+
+<p>
+— Uhm! — borbottò la signora Dorotea, deponendo
+il cucchiaio sul piatto e slacciando lentamente
+il tovagliolo della fanciulla. — In ogni
+caso cercherà un altro quartiere...
+</p>
+
+<p>
+— Signora Dorotea, dopo tanti anni... Credevo
+che ci si potesse accomodare, beninteso facendo altri
+patti.
+</p>
+
+<p>
+— Son vecchia, io, ho bisogno della mia quiete...
+Se avessi potuto immaginarmi che a Lei capitavano
+<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
+le nipoti dalle nuvole, si figuri se Le avrei
+appigionato le stanze... Basta, basta, l'aiuterò io
+stessa a trovarsi un appartamento che Le convenga...
+Lei è un dotto... per queste cose, si sa, non è fatto...
+Ma pensi intanto a coricar quella creatura. Non
+vede che non si regge più dal sonno?... Oh, se
+non c'ero io, la cadeva proprio dalla sedia... E
+vuol tenersi le nipoti in casa, Lei?... Qua, qua, piccina...
+Chiude già gli occhi... Orsù, per questa sera
+gliela metterò in letto io... Per questa sera, ben
+inteso... Ci preceda Lei, con la candela... Così...
+</p>
+
+<p>
+La signora Dorotea portò la Gilda nella camera
+che le era destinata, e si accinse a svestirla. — E
+la non ha nemmeno uno straccio di suo? — ella
+domandò, guardandosi attorno.
+</p>
+
+<p>
+A questa interrogazione il professore si picchiò
+la fronte, poi si frugò nel taschino del panciotto,
+e ne estrasse la ricevuta del bagaglio.
+</p>
+
+<p>
+— Si è dimenticato di ritirare i bauli?... Era da
+immaginarselo... Che vuol fare, adesso?... Bisogna
+aspettare fino a domattina... Dia qui la ricevuta...
+Intanto le lasceremo la biancheria che ha in dosso...
+Come dorme!... Scommetto che tirerà innanzi così
+per dodici ore...
+</p>
+
+<p>
+— Grazie, signora Dorotea — si arrischiò a
+dire il professore.
+</p>
+
+<p>
+— Non mi ringrazi — saltò su la vedova. — Se
+non fosse stato che per Lei... Mi faceva compassione
+questa innocente... Sua nipote o no, ella non
+ne ha colpa...
+</p>
+
+<p>
+— Ma, signora Dorotea, che cosa crede?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
+— Io?... Non credo nulla, io... Del resto, son
+ciarle inutili. Sulla sua scrivania troverà una lettera
+e un giornale arrivati durante la sua assenza...
+Buona notte.
+</p>
+
+<p>
+Il dottor Romualdo rimase solo con la Gilda,
+che dormiva tranquilla nel suo letticciolo. Ella
+aveva passato un braccio bianco e tornito sotto
+la testa ricciuta; il suo piccolo petto si alzava e
+abbassava alternamente con un moto regolare; il
+suo lieve respiro si sentiva appena nella camera;
+le sue guance si erano tinte del più bel colore
+di rosa!
+</p>
+
+<p>
+— Ma! — sospirò il professor Grolli, prendendo
+il lume e allontanandosi in punta di piedi. — Se
+fosse stata così in ferrovia!
+</p>
+
+<p>
+Rientrato nella sua stanza, il professore trovò
+sotto un calcafogli il giornale e la lettera di cui gli
+aveva parlato la signora Dorotea. Mise da parte
+il giornale senza lacerarne nemmeno la fascia, e
+prese invece in mano la lettera, che portava una
+infinità di bolli postali e veniva da Montevideo.
+Romualdo sentì una trafittura al cuore. Aperse la
+busta, spiegò il foglio e guardò la firma che gli
+riuscì affatto nuova. Erano poche righe in italiano,
+concepite così:
+</p>
+
+<p class="indl">
+«<i>Egregio signore</i>,
+</p>
+
+<p>
+«In omaggio alle ultime volontà della signora
+Elena Natali di b. m., adempio al penoso ufficio
+di trasmettere a V. S. una copia dell'atto di decesso
+della detta signora. Quantunque la morte
+<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
+sia avvenuta da parecchi giorni, questa copia non
+potè aversi che oggi.
+</p>
+
+<p>
+«Con stima, ecc., ecc.»
+</p>
+
+<p>
+Il documento a cui questa lettera accennava era
+scritto in lingua spagnuola, e le firme delle autorità
+locali erano autenticate dal console italiano a
+Montevideo.
+</p>
+
+<p>
+Per anni ed anni il dottor Romualdo, immerso
+nei suoi studi, non aveva mai rivolto il pensiero a
+questa sorella, che, mentr'egli era ancora fanciullo,
+era fuggita oltre l'Oceano. Essa era estinta per lui.
+Per la prima e per l'ultima volta durante questo
+lungo periodo egli ne aveva, tre giorni addietro,
+rivisto i caratteri. Ella gli scriveva che stava per
+morire, e morendo gli affidava sua figlia. La fredda
+lettera ch'era adesso aperta dinnanzi a lui, vergata
+da mano estrania, non poteva nè ferirlo in un affetto
+vivo, nè destargli alcuna sorpresa. Eppure,
+singolare a dirsi, il Grolli ne fu commosso più ancora
+che non fosse stato dalla lunga epistola di sua
+sorella. Ogni dubbio oramai era tolto; Elena non
+respirava più. C'era oramai tra loro due un abisso
+più profondo, uno spazio più vasto di tutto l'Atlantico.
+Sventurata Elena! Per quanto, rivolgendo
+indietro lo sguardo, egli cercasse di raffigurarsene
+la fisonomia, non gli riusciva di arrestarne l'immagine;
+sapeva solo ch'ella era stata assai bella e
+assai infelice.
+</p>
+
+<p>
+Il professore tentò distrarsi, gettò gli occhi sulla
+Memoria che aveva interrotta al momento della
+<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
+sua partenza per Genova, e fece tutto il possibile
+per convincersi di nuovo che la formula <i>x=<span class="division"><span class="numerator">sen y</span><span class="denominator">sen α</span></span></i>
+era un amore di formula. Ma non vi riuscì. Fra una
+lettera e l'altra si cacciava l'insolita e mesta visione
+d'un cimitero di là dall'Oceano, ove sotto
+un'umile croce, non rallegrata da fiori, non consolata
+da pianto, dormiva una creatura del suo sangue.
+</p>
+
+<p>
+Si accostò pian piano all'uscio che metteva al
+camerino della piccola Gilda, e tese l'orecchio. Silenzio
+profondo. Nulla turbava i sonni dell'orfanella,
+di cui egli doveva essere oramai la difesa e
+la guida.
+</p>
+
+<div class="chapter"></div>
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
+</p>
+
+<h2>
+VIII.
+</h2>
+
+<p>
+Se la nipote dormiva, lo zio invece andava rivoltandosi
+nelle coltri senza pigliar sonno. Da tutte
+le parti vedeva la via seminata di triboli e di difficoltà
+senza fine. Agli impicci gravissimi che gli
+avrebbe recati la fanciulla s'aggiungevano quelli
+del dover cercarsi un altro nido, e abbandonare il
+laboratorio ov'egli aveva con tanto amore fatti costruire
+i suoi fornelli e collocate le sue storte sui
+ruderi di una vecchia cucina caduta in disuso. Oh
+poveri i suoi studi, poveri i suoi esperimenti!
+Quando mai avrebbe trovata la calma così necessaria
+al pensiero? Quando avrebbe trovato la sicurezza
+di mano e la serenità di spirito indispensabili
+a misurare le dosi degli acidi e dei sali che
+dovevano combinarsi insieme sotto i suoi occhi?
+Ahimè! Ahimè! Romualdo Grolli, l'uomo di
+scienza, il futuro titolare della Cattedra di matematica
+d'una cospicua Università, era bell'e spacciato.
+<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
+Non restava più che un Romualdo Grolli
+tutore di una pupilla bisbetica, una specie di Belisario
+vagante per la città alla ricerca di camere
+ammobiliate.
+</p>
+
+<p>
+Tormentato da questi pensieri che non gli lasciavano
+trovar requie, il dottor Romualdo si alzò
+per tempissimo, e appena infilati i calzoni entrò
+nel suo laboratorio, sospinse l'usciuolo della cameretta
+attigua e cacciò la testa attraverso lo spiraglio
+per veder se la Gilda dormiva ancora. E la
+Gilda dormiva infatti, e i primi raggi del sole,
+entrando nella stanza tra le stecche delle persiane,
+venivano a lambire un suo piedino di rosa che
+spuntava da un lembo della coperta.
+</p>
+
+<p>
+Mentre il dottore contemplava questo spettacolo
+nuovo per lui, l'uscio che dal luogo di sbarazzo
+metteva al cosidetto salotto da ricevimento si
+aperse adagino e si richiuse in gran fretta. Non
+così però, che il dottor Romualdo non ravvisasse
+la persona che lo aveva aperto e richiuso. Quella
+persona non era nè più nè meno che la signora Dorotea.
+Sebbene il Grolli fosse quasi certo di ciò,
+volle togliersi ogni dubbio, attraversò lo stanzino
+e fu tosto nel salotto, ove colse la sua padrona di
+casa in piena ritirata.
+</p>
+
+<p>
+La signora Dorotea aveva una veste sciolta, il
+viso cosparso di cipria, le rade ciocche dei capelli
+involte in ricciolini di carta. In questo abbigliamento
+affatto mattiniero, la signora Dorotea non
+aveva la più lontana rassomiglianza con la Venere
+dei Medici.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
+— Signora Dorotea! — esclamò il professore.
+</p>
+
+<p>
+La buona donna sentì il bisogno di spiegare il
+suo apparente spionaggio, e stringendosi con la
+mano la veste sul petto, si voltò verso il suo inquilino.
+</p>
+
+<p>
+— Ero venuta a vedere se la bimba dormiva ancora — ella
+disse.
+</p>
+
+<p>
+Il dottor Romualdo, visto l'atto pudico della signora
+Dorotea, stimò opportuno di passare nell'occhiello
+il bottone della camicia; quindi rispose: — Sì,
+dorme ancora.
+</p>
+
+<p>
+La signora Salsiccini tentennò il capo, e parve
+voler cominciare una frase che finisse con una interiezione.
+Si appigliò invece ad un punto interrogativo. — Dunque
+la fanciulla è sua nipote?
+</p>
+
+<p>
+— Già... mia nipote — replicò il professore, dopo
+un momento di distrazione.
+</p>
+
+<p>
+— Curiosa! Non sapevo che il professore avesse
+fratelli.
+</p>
+
+<p>
+Le guance del nostro Romualdo si colorarono
+vivamente. — Avevo una sorella, che è morta — egli
+disse con uno sforzo.
+</p>
+
+<p>
+— E il padre della bimba?
+</p>
+
+<p>
+— Morto anche lui!
+</p>
+
+<p>
+— Povera creatura! — esclamò la signora Dorotea,
+congiungendo le mani e abbandonando
+quindi l'atteggiamento verecondo che correggeva
+il disordine della sua <i>toilette</i>.
+</p>
+
+<p>
+Il dottor Romualdo guardò pudicamente da
+un'altra parte e sospirò: — Ma!
+</p>
+
+<p>
+— Creda pure — riprese la signora Dorotea, e
+<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
+non pareva più la medesima donna che il giorno
+prima s'era mostrata tanto inviperita col suo pigionale — creda
+pure, signor professore, se fossi
+più giovane, se avessi un quartiere meno ristretto,
+vorrei continuare ad alloggiarli io, vorrei attendere
+io alla bambina. Ma come si fa?... È impossibile...
+proprio impossibile.
+</p>
+
+<p>
+Il professore chinò la testa con aria rassegnata.
+</p>
+
+<p>
+— Intanto non si dia fretta — seguitò l'altra — c'è
+tempo... Penseremo insieme... vedremo... Ho
+qualche cosa in vista... E adesso non si affanni per
+la fanciulla... vada nel suo studio, Lei... starò attenta
+io stessa quando si sveglia... la vestirò io...
+</p>
+
+<p>
+A questo punto la signora Dorotea si accorse
+che le conveniva principiare col vestir sè medesima,
+e scomparve prima che il professore potesse
+ringraziarla.
+</p>
+
+<p>
+Il professore seguì il consiglio della sua padrona
+di casa, e tornò nella sua camera alquanto rinfrancato.
+E invero per pochi minuti egli riuscì ad immergersi
+nelle sue formule, e vide con soddisfazione
+gli <i>a + b</i> e i <i>b + a</i> sgorgare spontanei dalla
+sua penna; ma ad un punto la penna gli si arrestò,
+i pensieri algebrici gli si confusero ed egli dovette
+alzarsi dalla seggiola e dare un'occhiata nel gabinetto
+della sua pupilla.
+</p>
+
+<p>
+— Son qua io — disse a mezza voce la signora
+Dorotea che lavorava di calze vicino al letto della
+Gilda, ancora addormentata. — Studii, studii... Ho
+mandato già pel bagaglio... Anzi, mi dia le chiavi.
+</p>
+
+<p>
+Il professore obbedì; poi si rimise al lavoro e
+<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
+trovò, continuando nello svolgimento della sua
+tesi, che <i>a h</i> è uguale a <i>z</i>, ciocchè gli diede infinito
+conforto, come lo darà certamente ai lettori.
+Quindi, per distrarsi, egli passò nel suo laboratorio,
+i cui fornelli erano spenti da circa una settimana,
+rivide le sue storte che parevano invitarlo
+a metterle in opera, rivide chiusa in un vasetto di
+cristallo una sostanza organica di cui egli aveva
+dieci giorni addietro intrapreso l'analisi, e pensò
+di ricominciare la delicatissima operazione.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè egli uscì dal gabinetto, la Gilda, già
+pettinata e vestita, si trovava nel salotto da pranzo,
+guardando a bocca aperta una infinità di oggetti
+di sua conoscenza che la signora Dorotea tirava
+fuori da una cassa appena giunta. Ma la curiosità
+benevola della fanciulla si mutò in entusiasmo
+quand'ella vide emergere dalla cassa una piccola
+bambola ornata da capo a piedi con la più sfarzosa
+eleganza: cappellino di seta verde con nastri rossi;
+corpetto giallo; sottana azzurra; scarpine di raso
+bianco con una rosetta vermiglia nel mezzo. Ella
+le saltò addosso come a una vecchia amica, la
+prese di mano alla signora Dorotea, la baciò in
+fronte e la chiamò più volte col nome di <i>Mimi</i>.
+Questo nome le era stato imposto, quando, ancora
+ignuda e disadorna, giaceva lunghe ore sul letto
+della signora Elena, che, nei momenti in cui il suo
+male rimetteva alquanto della sua intensità, lavorava
+ella stessa ad acconciarla, promettendosi di
+farne un dì un regalo alla figlia. Poi la bambola
+era scomparsa, e avendone la Gilda chiesto conto
+<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
+alla madre, questa le aveva risposto: — Sta' tranquilla,
+che presto o tardi l'avrai.
+</p>
+
+<p>
+Intanto la bimba era stata condotta via dal capitano
+Rodomiti, e per compagna di viaggio ella
+aveva avuto una pupattola assai più modesta, che
+s'era rotta prestissimo e aveva finito i suoi giorni
+nell'Oceano. Nè questa era la sola sorpresa riserbata
+alla Gilda, poichè si trovarono nella cassa
+anche due palle elastiche di guttaperca, alcune
+microscopiche stoviglie di stagno, e un agnello
+che, opportunamente caricato, apriva la bocca e
+belava.
+</p>
+
+<p>
+Nè certo le previdenze della signora Natali si
+erano fermate ai balocchi di sua figlia. Era un
+corredo piccolo, ma compito, quello ch'ella aveva
+fatto riporre nella cassa e di cui ella aveva steso
+di proprio pugno l'inventario negli ultimi giorni
+che precedettero la partenza della fanciulla. A
+veder quel documento s'indovinavano le sofferenze
+del corpo e dell'anima della povera donna,
+tanto la scrittura ne era incerta e confusa. In un
+punto ella aveva interrotto il suo lavoro, perchè
+uno spasimo fitto l'aveva colta; in un altro le era
+stato forza di sospenderlo, perchè le lagrime le
+avevano fatto velo agli occhi.
+</p>
+
+<p>
+La signora Dorotea, sciorinata ch'ebbe la roba
+sopra una tavola, inforcò le sue grosse lenti e
+prese in mano l'inventario, verificando ogni cosa.
+Tutto era in pieno ordine, e la signora Salsiccini,
+da buona massaia, non potè a meno di ripetere
+più volte: — La sorella del signor professore deve
+<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
+essere stata una gran brava donna; proprio una
+donna a modo.
+</p>
+
+<p>
+Intanto la Gilda, che aveva già la sua dose di
+vanità, di tratto in tratto abbandonava la sua bambola
+dal cappello verde, il suo agnello belante, la
+sua cucina di stagno, e veniva a pavoneggiarsi
+davanti a quella biancheria e a quei vestitini che
+ella sapeva esser suoi. Naturalmente non era tutta
+roba nuova, ed ella riconosceva ora un nastro,
+ora una sottana, ora una cintura che aveva portato
+quand'era in casa. Talvolta le si destavano in
+mente altri ricordi. Quell'abito bigio coi fioretti
+celesti ella non lo aveva mai indossato, ma ne
+aveva visto uno dell'identica stoffa intorno a sua
+madre. E allora quella parola che i bambini pronunciano
+prima di tutte, e che solo una grande
+sventura può far loro disimparare — <i>mamma</i> — veniva
+sui suoi labbretti di corallo. — <i>La mamma</i> — ella
+diceva, alzando verso la signora Dorotea e
+verso lo zio Aldo i suoi occhi belli ed intelligenti
+e toccando l'abito bigio col suo piccolo
+dito. E poi si guardava intorno come se un uscio
+dovesse aprirsi e la sua mamma correrle incontro.
+No, povera Gilda, la tua mamma non la vedrai
+più.
+</p>
+
+<p>
+Poco prima delle dieci il dottore Romualdo si
+accorse che si avvicinava l'ora della sua lezione.
+Egli uscì di casa frettoloso, e dopo esser passato
+in un negozio a farsi mettere il bruno al cappello,
+si avviò all'Università, tutto confuso in
+anticipazione pensando alle mille domande che
+<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
+gli sarebbero indirizzate e alle spiegazioni che
+dovrebbe dare.
+</p>
+
+<p>
+E infatti egli non tardò ad avvedersi che l'incidente
+della notte scorsa aveva avuto un'eco nelle
+severe aule della scienza. Poichè, appena il suo
+arrivo fu notato dagli studenti sparsi nel cortile e
+sotto i portici in attesa del suono della campana,
+essi si affollarono sul suo passaggio con un bisbiglio
+simile al ronzìo d'uno sciame d'api. Ma la vista
+del cappello abbrunato del professore disarmò
+i loro sarcasmi. Anche il rettore, a cui il Grolli si
+presentò subito, pareva sulle prime esser disposto
+alla celia, ma anch'egli se ne astenne quando avvertì
+il segno di lutto e disse con accento di simpatia: — Vedo
+con dispiacere che Lei fu colpito
+da qualche sventura domestica.
+</p>
+
+<p>
+Allora il dottor Romualdo, così taciturno, così
+riservato per indole, dovè raccontare ciò che gli
+era accaduto.
+</p>
+
+<p>
+— Casi della vita — osservò gravemente il rettore,
+che non aveva scritto per nulla un libro di
+psicologia sperimentale. — Casi della vita — egli
+ripetè, offrendo una presa di tabacco al giovane
+scienziato.
+</p>
+
+<p>
+La lezione procedette senza peripezie.
+</p>
+
+<p>
+I giovani stettero quieti secondo l'usato, e il
+Grolli notò con singolare compiacenza che le inattese
+vicende dei giorni scorsi non avevano potuto
+ottenebrare in alcuna guisa la limpidezza del suo
+criterio matematico. Seppur nel più bello di una
+dimostrazione il visino della Gilda si affacciava al
+<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
+suo pensiero nel mezzo di un triangolo isoscele o
+scaleno, egli andava acquistando man mano la
+usata sicurezza, talchè gli studenti non se ne accorgevano
+e i rapporti degli angoli fra loro rimanevano
+inalterati.
+</p>
+
+<p>
+Così egli uscì della scuola con animo più tranquillo,
+e volse le cure ad altro importantissimo
+ufficio, a quello cioè di collocare a frutto i danari
+della Gilda.
+</p>
+
+<p>
+Egli era ormai deciso di non toccar quella somma
+in alcun modo, ma di lasciarla ingrossarsi cogli interessi
+a formar la dote della fanciulla. Per quanto
+egli vivesse fuori del mondo, gli era pur giunta
+all'orecchio questa grande verità, che le femmine
+senza dote stentano a maritarsi. All'educazione,
+al mantenimento della sua pupilla avrebbe provveduto
+egli stesso. Il suo stipendio di assistente
+era piccolo, ma egli lo arrotondava un po', collaborando
+in qualche Rivista scientifica e prestando
+l'opera sua per qualche analisi chimica. In tre anni
+dacchè aveva una posizione, s'era messo da parte
+millecinquecento lire: erano dunque cinquecento
+lire all'anno ch'egli poteva spender di più, e le
+avrebbe spese per la Gilda. Certo, con questa piccola
+somma non gli era dato far miracoli, ma possibile
+che non gli venisse presto la nomina a professore!
+Il dottore Romualdo avvertì per la prima
+volta nel suo animo un sentimento poco nobile e
+generoso, tanto è vero che spesso il male germoglia
+dal bene, come il bene dal male. Egli pensò
+che il titolare della Cattedra di matematica aveva
+<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
+quasi ottant'anni ed era paralitico, onde la sua
+morte non avrebbe nè sorpreso, nè addolorato soverchiamente
+nessuno.
+</p>
+
+<p>
+Vergognandosi seco medesimo di questo calcolo
+indecoroso, il dottor Grolli eseguì quel giorno una
+duplice operazione presso la Banca locale. Egli
+prelevò una piccola somma sulla partita che teneva
+aperta colà, e nello stesso tempo, con immenso
+stupore del cassiere signor Bernardo Bernardini,
+versò a titolo di deposito vincolato lire 10,674 50
+in nome della signora Gilda Natali minorenne, di
+cui egli si costituiva rappresentante.
+</p>
+
+<p>
+Sollevato così da un grave pensiero, il nostro
+Romualdo ritornò a casa, fermo nel proposito di
+rinchiudersi nella sua stanza e di non uscirne fino
+al momento del desinare. Poichè, egli saviamente
+rifletteva, se la responsabilità, se gl'impegni mi si
+sono così d'improvviso accresciuti, è indispensabile
+ch'io lavori con maggior lena di prima, che rassodi
+ed estenda la mia fama, che mi faccia conoscere
+in Italia e fuori... Purchè la Gilda non mi
+disturbi co' suoi strilli!...
+</p>
+
+<p>
+E invero la Gilda non strillava punto, ma questa
+tranquillità era stata acquistata ad un prezzo che al
+Grolli parve assai caro. Perchè la fanciulla aveva
+trovato che di tutte le stanze della casa quella del
+professore era la più allegra e ridente. E vincendo
+le deboli resistenze della signora Dorotea, ella vi si
+era trasportata coi suoi balocchi, aveva addossato
+a una parete la bambola, aveva deposto per terra
+l'agnello, aveva sciorinato sopra una sedia il suo
+<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
+servizio da cucina. E con molta serietà conduceva
+l'agnello a belare davanti alla pupattola, la quale
+s'inchinava in segno di gradimento; poi la pupattola
+era condotta alla sua volta davanti alla cucina,
+ove fingeva di rifocillarsi con grande appetito.
+Come pennellata finale, i due gatti <i>Mao</i> e <i>Meo</i>,
+che da anni ed anni non penetravano nella stanza
+del professore, attratti, per quanto sembra, dalle
+grazie della Gilda, avevano stimato opportuno di
+rompere la consegna e russavano l'uno vicino all'altro
+sulla poltrona ove aveva l'abitudine di sedere
+il dottor Romualdo.
+</p>
+
+<p>
+— Signora Dorotea, signora Dorotea — egli
+gridò, abbracciando con un rapido sguardo il desolante
+spettacolo.
+</p>
+
+<p>
+— Che vuol che ci faccia?... La bambina gridava
+come iersera e non ho potuto quietarla altrimenti
+che lasciandole fare il piacer suo.
+</p>
+
+<p>
+— Ma io...
+</p>
+
+<p>
+— Ma Lei, caro signor professore — interruppe
+la signora Dorotea in un accesso del suo umore bisbetico,
+del giorno innanzi, se vuol tenersi sua nipote
+a dovere, rimanga a casa a custodirla, o le pigli
+una governante... Capisco anch'io che così non
+può durare.
+</p>
+
+<p>
+E ciò detto, afferrò la gruccia dell'uscio e abbandonò
+la stanza, seguìta dalla Gilda che le si
+era aggrappata alle falde del vestito e che lasciava
+armi e bagagli sul campo di battaglia.
+</p>
+
+<p>
+— Signora Dorotea — gridò di nuovo il dottore
+Romualdo, scotendo forte la poltrona su cui si
+<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
+trovavano i gatti. Ma la signora Dorotea non sentì o
+non volle sentire; invece <i>Mao</i> e <i>Meo</i>, turbati nei
+loro riposi, spiccarono un salto, passarono sopra la
+scrivania del professore scompigliandone le carte,
+e calatisi giù dall'altra parte sgusciarono via per
+l'uscio socchiuso.
+</p>
+
+<p>
+— E vero, così non può durare — esclamò il
+professore. E si lasciò cadere sfinito sulla poltrona.
+</p>
+
+<div class="chapter"></div>
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
+</p>
+
+<h2>
+IX.
+</h2>
+
+<p>
+— <i>Così non può durare</i>, — avevano detto con
+mirabile accordo la signora Dorotea e il professore
+Romualdo uno degli ultimi giorni del maggio 1861;
+ma si sa che le umane previsioni sbagliano spesso,
+e non parrà quindi troppo singolare che durasse
+così per alcuni anni. Invero, nei primi tempi, la
+signora Dorotea si era accinta molto coscienziosamente
+all'ufficio di cercare un quartierino che potesse
+convenire al professore, ma per quanti ella ne
+avesse visitati non gliene era andato a genio nessuno.
+E il professore aveva sempre accolto con
+la massima rassegnazione le risposte sconfortanti
+della sua padrona di casa. Finalmente, in via provvisoria
+e verso un moderato aumento di pigione,
+la signora Dorotea s'era determinata a cedere al
+dottor Grolli anche il salotto da ricevimento, affine
+di collocarvi la Gilda togliendola dal bugigattolo
+ov'era stata posta al suo arrivo. — È una cosa che
+<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
+non può tirare in lungo più di qualche settimana — dichiarò
+un giorno la vedova Salsiccini alla portinaja,
+che le rinfacciava sarcasticamente la sua debolezza.
+La signora Gertrude non si degnò di
+rispondere, ma le sue labbra si atteggiarono ad un
+sorriso di compassione.
+</p>
+
+<p>
+E i fatti dimostrarono che la signora Gertrude
+aveva le sue buone ragioni di sorridere. Prima che
+passasse un mese, la combinazione provvisoria era
+diventata una combinazione stabile, il professore
+non pensava ad andarsene, la signora Dorotea non
+pensava a cacciarlo via, e la Gilda Natali mostrava
+le migliori disposizioni a menar per il naso così il
+dottissimo zio come la padrona di casa. — È una
+birichina — diceva la vedova, conducendo seco
+la bimba nelle sue peregrinazioni e presentandola
+alle infinite sue conoscenze — una birichina. Ma
+io la farò stare a dovere.
+</p>
+
+<p>
+— Viene dall'America? — chiedeva qualcheduno.
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro. Non è vero, Gilda, che vieni dall'America?
+</p>
+
+<p>
+— E parla italiano?
+</p>
+
+<p>
+— Già, parlava italiano con la sua mamma. Sa
+anche l'<i>americano</i> però. Dice qualche volta delle
+parole da far ridere. Di' buon giorno, Gilda, di' buon
+giorno in <i>americano</i>.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Buenos dias</i> — rispondeva in spagnuolo la
+fanciulla sorridendo, e mostrando i suoi bei dentini
+bianchi come l'avorio.
+</p>
+
+<p>
+— Eh, non deve poi mica esser tanto difficile
+<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
+l'<i>americano</i>. Somiglia alla nostra lingua... Ih che
+occhietti vispi!
+</p>
+
+<p>
+— E sapete come si dice <i>bambina</i> in <i>americano</i>? — ripigliava
+la signora Dorotea, superba di poter
+dare una lezione di lingua straniera.
+</p>
+
+<p>
+— Sentiamo, via.
+</p>
+
+<p>
+— Si dice <i>nigna</i>.
+</p>
+
+<p>
+— Oh <i>nigna</i>! <i>nigna</i>!
+</p>
+
+<p>
+Ella pareva fatta d'argento vivo, la Gilda, e il
+dottor Grolli, con tutta la sua riputazione d'uomo
+rigido e austero, non riusciva a domarla. Avvezzo
+a esercitare la sua autorità su giovani maturi, egli
+si trovava sconcertato di fronte alle graziette e
+alle malizie infantili della sua pupilla, e non sapeva
+mai quando fosse il momento di allentare e quando
+quello di stringere il freno. Inoltre egli stesso era
+inetto a rendersi conto di ciò che provasse verso
+la Gilda. Talora lo vinceva un prepotente desiderio
+dell'antica quiete e lo infastidiva questa fanciulla
+ch'era venuta a turbarla, ma più spesso prevaleva
+nel suo animo un senso di compassione per l'orfanella
+che non aveva altri al mondo che lui.
+</p>
+
+<p>
+Era pieno di queste contraddizioni. Usciva talvolta
+dalla sua camera a intimar silenzio alla bimba
+che disturbava i suoi studi, e poi, se stava una
+mezz'ora senza udir la sua voce, gli pareva che gli
+mancasse qualche cosa, e s'arrestava con la penna
+sospesa fra l'indice e il pollice, e tendeva l'orecchio,
+nè ripigliava il lavoro finchè il noto suono non
+tornasse a ferirlo. Del resto, quando la Gilda era
+in casa, i momenti di silenzio assoluto erano estremamente
+<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
+rari. Ella s'intratteneva ora coi due gatti
+<i>Mao</i> e <i>Meo</i> a cui aveva infuso una insolita vivacità,
+ora con due cardellini ch'ella aveva indotto lo zio
+a comprarle, ora con la sua pupattola <i>Mimi</i>, ora
+con la sua cucina di stagno. Nelle grandi occasioni
+si arrampicava sui mobili, provocando acutissime
+strida da parte della signora Dorotea, la quale non
+lasciava sfuggirsi il destro di dichiarare solennemente: — Ancora
+uno o due giorni, e poi la faccio
+finita io.
+</p>
+
+<p>
+Ma sebbene la signora Dorotea non la facesse
+finita mai, e la Gilda continuasse a stringere il suo
+piccolo scettro, è facile immaginarsi che l'ambiente
+in cui la fanciulla cresceva non era il più propizio
+alla sua tempra e ai bisogni dell'età sua. Ella era
+la sola vita giovane che si agitava in quel ritiro,
+era una rosa sbocciata per un capriccio del caso
+sopra un dorso di monte che alimenta appena
+qualche abete solitario. Nessun canto rispondeva
+al suo canto, nessun visino allegro s'incontrava col
+suo sul pianerottolo o per la scala. Tutta la casa
+albergava gente seria e taciturna, ma il quarto piano
+poi aveva per inquilini tre vere mummie. Un colonnello
+in pensione, terrore dei giovani di <i>restaurant</i>
+a cui gli accadeva spesso di gettare i
+piatti nel viso; una vecchia galante, che disingannata
+del mondo passava la giornata a snocciolar
+rosari; un signore misantropo, che raccoglieva monete
+antiche senza permettere a nessuno di vederle:
+ecco i tre personaggi esotici nei quali la Gilda si
+imbatteva talvolta uscendo a prender aria sulla
+<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
+ringhiera. Le scorrerie della bimba parevano ai tre
+fossili una enormità; essi avrebbero fatto volentieri
+una protesta cumulativa al padrone di casa, se il
+farla non avesse reso necessario di riunirsi e d'intendersi
+prima. Ma poichè le riunioni non formavano
+parte del loro sistema di vita, s'eran contentati
+di rivolgere isolatamente le loro lagnanze alla portinaja,
+la quale aveva un po' in uggia la Gilda, dopo
+che un giorno, mentr'ella attraversava il cortile,
+una palla di guttaperca caduta dal quarto piano era
+venuta a piombarle sopra il <i>chignon</i>.
+</p>
+
+<p>
+Per trovare un amico ed un alleato la Gilda doveva
+scendere tutte le scale, uscir dal portone e
+recarsi nel magazzino del signor Gedeone Albani.
+Ivi spadroneggiava per un paio d'ore al giorno il
+figlio del signor Gedeone, Mario, ragazzo che aveva
+cinque anni più della piccola Natali, e che, fin dal
+primo vederla, le aveva fatto a bruciapelo una
+dichiarazione di simpatia. — Sei proprio bella; mi
+piaci.
+</p>
+
+<p>
+Mario passava due ore il giorno nel magazzino
+per volontà espressa del padre, il quale desiderava
+iniziarlo nel commercio e diceva che l'essenziale
+era d'imparar presto a <i>conoscere i generi</i>.
+A raggiunger l'intento, il fanciullo cacciava
+le mani nei campioni di zucchero e se ne riempiva
+la bocca, sbucciava le mandorle e pronunziava
+il suo autorevole giudizio sulla loro qualità,
+ma non si mostrava mai tanto appassionato
+per <i>la conoscenza dei generi</i> quanto all'arrivo
+delle cassette dei datteri di Tunisi. Pel caffè, pel
+<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
+grano, pel pepe egli aveva uno scarso trasporto;
+non isdegnava invece di assaggiar la gomma arabica
+e il sugo di liquirizia. Sempre allo scopo di
+far confidenza con le mercanzie, Mario ora sedeva,
+come sopra un trono, sopra una balla di
+baccalà, ora si metteva a cavallo di un bariletto
+di aringhe gridando <i>hop, hop</i>, come se si trattasse
+di un cavallo in carne ed ossa. Ma ove i
+suoi meriti brillavano di luce più viva si era
+nel mettere la marca G. A. sopra i colli che si
+facevano in magazzino. Qui egli sfoggiava realmente
+una rara sicurezza di mano e un senso
+squisito delle proporzioni, e il signor Gedeone
+rimaneva spesso estatico dinanzi all'opera di suo
+figlio.
+</p>
+
+<p>
+La Gilda, quantunque non fosse destinata al
+commercio e non avesse alcun bisogno di acquistar
+<i>la conoscenza dei generi</i>, si divertiva moltissimo
+in mezzo al movimento del fondaco, e
+non ricusava di accettare qualche dattero da Mario,
+le cui birichinate la esilaravano fuor di misura.
+Ma ciò ch'ella ambiva sopra tutto si era di
+porgergli il pennello quand'egli si accingeva alla
+delicata operazione di <i>far le marche</i>. Le pareva
+in questo modo di diventare collaboratrice dell'amico
+suo. Gli uomini del magazzino, avvezzi
+ormai a trovarsela sempre fra i piedi, la chiamavano
+scherzosamente <i>la Trottola</i>, e il signor Gedeone
+non la vedeva neppur lui di mal occhio, e
+le permetteva di assistere alle sapienti manipolazioni
+delle sue mercanzie. Poichè il signor Albani
+<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
+aveva adottato a questo proposito un principio
+tecnologico assai profondo, che si riassumeva così:
+<i>Ogni articolo nel suo stato naturale è difettoso,
+ma ogni articolo può rendersi perfetto mercè opportune
+mescolanze.</i> Ligio a una massima tanto
+ragionevole, l'egregio negoziante temperava con
+qualche spruzzo di farina la dolcezza nauseante
+dello zucchero, e diminuiva l'aroma esagerato del
+tè coll'introdurre nelle cassette chinesi qualche
+po' di camomilla e di malva.
+</p>
+
+<p>
+Le lunghe dimore della Gilda nel magazzino
+Albani non andavano punto a genio alla signora
+Dorotea, la quale si lagnava che i vestiti della
+bimba s'impregnassero di un acuto odore di baccalà
+e di sardelle salate, e scendeva talvolta dall'altezza
+del suo quarto piano a impadronirsi della
+piccola ribelle. Nè per solito la Gilda cedeva
+senza opposizione, che anzi Mario Albani l'aizzava
+e l'aiutava a resistere. Un giorno fra gli altri,
+giorno nefasto per la signora Dorotea, mentre
+la buona vedova era curva sulla Gilda che si
+rotolava sul pavimento, il terribile ragazzo afferrò
+il suo pennello e in un batter d'occhio le dipinse
+sulla schiena un magnifico G. A. che provocò le
+sonore risate di tutti i presenti. È facile immaginare
+lo scandalo che ne successe. La signora Dorotea
+chiese al signor Albani <i>seniore</i> una soddisfazione
+immediata dello sfregio fattole dall'Albani
+<i>juniore</i>; indi Mario s'ebbe tosto una tiratina d'orecchi,
+e alla Gilda fu vietato l'accesso nel magazzino.
+Però la proibizione non istette molto a
+<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
+diventar lettera morta, e i due fanciulli tornarono
+a vedersi quasi ogni giorno.
+</p>
+
+<p>
+Del resto, pareva destino che la Gilda non dovesse
+avere che de' gusti bislacchi. In casa, quando
+suo zio voleva usarle una finezza, egli non aveva
+che da condurla nel suo laboratorio chimico. Ella
+rimaneva a bocca aperta dinnanzi ai suoi esperimenti,
+voleva saper tutto e capir tutto, e andava
+superba se il professore le ordinava di portargli
+una boccettina di sali, di chiudere una chiavetta,
+di soffiare in un fornello.
+</p>
+
+<p>
+— Non ci mancava che questa... proprio — brontolava
+la signora Dorotea. — Son matti, zio
+e nipote, matti tutti e due... Guardate un po' se
+una ragazza deve stare in quei luoghi lì a insudiciarsi
+le mani e il vestito... Stia piuttosto in
+cucina, impari a metter la pentola al fuoco, e non
+s'immischi in quelle diavolerie... Oh i dotti!...
+Che piaga!... Non sono contenti di guastarsi da
+sè l'anima e il corpo... vogliono guastare anche
+gli altri...
+</p>
+
+<p>
+La Gilda aveva sette anni allorchè il suo amico
+Mario fu mandato in un collegio della Svizzera.
+Le disposizioni commerciali del ragazzo sembravano
+assai mediocri. Egli continuava ad approfondirsi
+nella <i>conoscenza dei generi</i>, continuava a
+dipingere sui colli di mercanzie la marca G. A.,
+ma aveva una negativa assoluta pei conti e ripeteva
+sempre che voleva fare il pittore o il soldato.
+Il signor Gedeone non dubitava, però, che
+alcuni anni di soggiorno in un convitto commerciale
+<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
+avrebbero corretto il figliuolo da queste
+ubbie.
+</p>
+
+<p>
+Partito Mario, la Gilda non ebbe più motivo
+di scendere nel fondaco Albani, e le mancò in
+tal modo la principale fra le sue distrazioni. Le
+passeggiate con la signora Dorotea l'annojavano,
+il laboratorio chimico dello zio non bastava neppur
+esso a metterla di buon umore.
+</p>
+
+<p>
+Il dottor Romualdo si sentì assalito da uno
+scrupolo di coscienza. Era possibile che questa
+fanciulla esuberante di vita crescesse sempre al
+fianco di lui e della buona ma uggiosa signora
+Dorotea? Nell'accettar la Gilda dalle mani del
+capitano Rodomiti non aveva egli implicitamente
+assunto l'obbligo di farne una ragazza a modo,
+atta a divenir col tempo una moglie saggia, una
+madre amorosa? E a raggiungere questo fine non
+era indispensabile di volger seriamente il pensiero
+alla sua educazione?
+</p>
+
+<p>
+In forza di così savie considerazioni, una mattina
+del novembre 1864, il dottor Grolli accompagnava
+la sua pupilla nel miglior collegio femminile
+della città. La Gilda aveva allora sette anni
+e mezzo; era di viso bellissimo ed egregiamente
+proporzionata di membra. Chi la vedeva con quei
+suoi occhi scuri e vivaci, con quei suoi bruni capelli
+profusi, con quella sua aria di regina in miniatura,
+non poteva a meno di esclamare: — Che
+amore di bimba! — A ogni modo, inosservata
+ella non passava mai.
+</p>
+
+<p>
+Quando le si annunziò che sarebbe andata in
+<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
+collegio, ella accolse la notizia con più curiosità
+che rammarico. Le dispiaceva separarsi dai suoi
+gatti, dai suoi cardellini, dalla sua bambola, e un
+po' anche dallo zio Aldo e dalla signora Dorotea,
+ma il fascino della novità soverchiava in lei
+gli altri sentimenti. In fin dei conti era ben giusto
+di uscire dal mondo piccino in cui era cresciuta
+fino allora, di veder visi diversi dai soliti, di contrarre
+amicizie con fanciulle della sua età. Onde,
+quand'ebbe varcata la soglia della sua nuova dimora
+e il professore si accomiatò da lei con un
+bacio, ella non tardò a rasciugarsi una lagrimetta,
+a fare il viso ilare e a seguir saltellando una giovane
+sotto-maestra che voleva presentarla alle sue
+condiscepole raccolte in giardino.
+</p>
+
+<p>
+Egli invece, l'austero ed ispido uomo, poichè
+ebbe affidata la nipote alla direttrice del collegio,
+se ne tornò indietro oppresso da una malinconia
+di cui da gran tempo non provava l'uguale. Pensava
+alla solitudine della sua casa, alla noia di non
+veder davanti a sè altri che la signora Dorotea, di
+non sentir altre voci che quella di lei, così stridula
+e disarmonica. Negli ultimi tre anni aveva spesso
+invocato l'antica quiete; adesso l'antica quiete gli
+era restituita, ed egli non l'accoglieva senza sgomento.
+Le dita tenerelle della Gilda avevano fatto
+vibrare nell'anima sua una corda non per anco
+toccata, e la visione d'un mondo più ampio di
+quello dei libri, più ricco di colori e di forme, era
+apparsa fuggevolmente ai suoi occhi. Era la sua
+giovinezza che si svegliava, la sua giovinezza soffocata
+<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
+tra le formule algebriche e le analisi chimiche.
+</p>
+
+<p>
+Ormai tutto era finito. Lo spiraglio da cui entrava
+come un soffio di primavera s'era chiuso, lo
+scienziato tornava a trovarsi a faccia a faccia con
+la sua scienza.
+</p>
+
+<div class="chapter"></div>
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
+</p>
+
+<h2>
+X.
+</h2>
+
+<p>
+Una domenica sì e una domenica no, dal tocco
+alle tre, i parenti erano ammessi a visitare le convittrici.
+Il dottor Grolli non mancava mai di venir
+a vedere in quel giorno la sua pupilla, quantunque
+questa spedizione gli dèsse da pensare per
+una settimana. Figuriamoci! Un uomo come lui,
+schivo d'ogni altro pubblico ritrovo che non fosse
+la sua Università, a trovarsi in mezzo a tanti babbi
+eleganti, a tante mamme splendide di gioventù e
+di bellezza, a tante ragazze vispe e leggiadre!
+Come ci stava a disagio, come tradiva il suo imbarazzo!
+Ed egli sorprendeva gli sguardi ironici
+che lo esaminavano di sottecchi, e coglieva a volo
+le risatine che gli scoppiettavano intorno, le parolette
+con le quali si canzonava il taglio del suo
+vestito, la goffaggine della sua persona, l'aspetto
+esotico del suo volto tutto barba e capelli. Nè avveniva
+di rado che alcuni sarcasmi slanciati contro
+di lui andassero a cader sulla Gilda.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
+Un giorno egli la vide movergli incontro peritosa,
+cogli occhi rossi.
+</p>
+
+<p>
+— Che cos'hai, Gilda? — le chiese. — Hai pianto?
+</p>
+
+<p>
+Ella non gli rispose, ma si voltò da un'altra
+parte e si coprì la faccia con le mani. Poco lungi
+sghignazzavano due convittrici, delle più grandi.
+</p>
+
+<p>
+Il dottor Romualdo si sentì una trafittura al
+cuore. Condusse la fanciulla in un angolo appartato
+della sala e le domandò a mezza voce: — Ti
+burlano forse? — Ella si strinse un po' nelle spalle,
+ma continuò a tacere.
+</p>
+
+<p>
+— Ti burlano per cagion mia?... Di' la verità.
+</p>
+
+<p>
+E presele le manine ch'ella teneva davanti agli
+occhi, la costrinse a guardarlo in viso.
+</p>
+
+<p>
+— Sì — ella bisbigliò con voce appena percettibile.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, Gilda, se vuoi, io non vengo più.
+</p>
+
+<p>
+Era la prima volta ch'egli metteva alla prova
+l'affetto della nipote, era la prima volta ch'egli si
+accorgeva come quest'affetto fosse necessario alla
+sua vita. Perciò, in quel momento, tutto l'esser suo
+pendeva dalle labbra della Gilda. E quando egli
+sentì le morbide e rotondette braccia di lei con
+impeto subitaneo cingergli il collo, e quando fra
+i singhiozzi ella gli disse — No, zio Aldo, voglio
+che tu venga sempre — una dolcezza nuova, inusata
+gli corse le vene, provò una gioia quale non
+gli era stata data da nessuna formula algebrica.
+Egli prese la bimba sulle ginocchia, e carezzandole
+i capelli ripigliò il suo interrogatorio: — Dunque
+che ti dicono?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
+Ella diventò rossa, ma stette senza aprir bocca.
+</p>
+
+<p>
+— Ti dicono forse che hai torto ad avere uno
+zio così brutto?
+</p>
+
+<p>
+— Oh! — fec'ella con una garbata scrollatina
+di capo e ridendo in mezzo alle lagrime.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene!
+</p>
+
+<p>
+— Oh... dicono tante cose — replicò finalmente
+la Gilda.
+</p>
+
+<p>
+— Ma... per esempio?
+</p>
+
+<p>
+— Dicono... che non ti pettini...
+</p>
+
+<p>
+Il professore sospirò. — E poi?
+</p>
+
+<p>
+— Che continui a portare i calzoni che avevi da
+bimbo.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè?
+</p>
+
+<p>
+— Non li vedi?... Son tanto corti!
+</p>
+
+<p>
+Era vero. Il professore, che teneva una gamba
+accavallata sull'altra, dovette riconoscere con singolare
+mortificazione che dieci centimetri di stoffa
+di più non sarebbero stati soverchi.
+</p>
+
+<p>
+— C'è altro?
+</p>
+
+<p>
+— Sì — rispose la fanciulla, che aveva ormai
+sciolto lo scilinguagnolo. — Dicono che non sai
+farti il nodo della cravatta.
+</p>
+
+<p>
+— Non è poi una gran disgrazia — osservò il
+dottor Romualdo, al quale questa accusa pareva
+men grave delle precedenti.
+</p>
+
+<p>
+— Dicono...
+</p>
+
+<p>
+— Ancora?
+</p>
+
+<p>
+— Sì... Che hai il naso sporco di tabacco...
+</p>
+
+<p>
+Con un moto istintivo il professore cacciò la
+mano in saccoccia per estrarre il fazzoletto. La
+<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
+Gilda gli fermò il braccio — No — ella disse — Hai
+un fazzoletto turchino?
+</p>
+
+<p>
+— Già...
+</p>
+
+<p>
+— Lascialo stare... Somiglia a quello di don Spiridione,
+il catechista.
+</p>
+
+<p>
+Il dottor Romualdo non potè trattenersi dal sorridere. — È
+finito questo processo?
+</p>
+
+<p>
+La Gilda fece un viso scuro scuro che voleva
+significare — Non è finito. — Ma non fu cosa facile
+il cavarle di bocca l'ultima rivelazione. Finalmente
+ella confessò singhiozzando che la chiamavano
+<i>la nipote dell'orangutan</i>. — E l'orangutan — ella
+soggiunse nella massima costernazione — è
+una bestia.
+</p>
+
+<p>
+— E una brutta bestia — ammise il dottor
+Grolli con aria rassegnata. — Ebbene — egli ripigliò
+dopo una breve pausa — non c'è che un rimedio....
+Lascia che dicano quel che vogliono e
+non ci badare... Io procurerò di essere meno
+orangutan che sia possibile, farò allungare i miei
+calzoni, mi ravvierò meglio i capelli e la barba,
+cesserò di servirmi del fazzoletto turchino...
+</p>
+
+<p>
+Il viso della fanciulla si rischiarò.
+</p>
+
+<p>
+— Tu intanto non vergognarti di traversar la
+sala a fianco dell'orangutan... Dobbiamo dire
+così?
+</p>
+
+<p>
+— No, no, dello zio Aldo.
+</p>
+
+<p>
+Il professore si alzò, e la bimba passò il suo
+braccetto sotto quello di lui. Andarono in questa
+guisa, zio e nipote, fino all'uscio, e la Gilda teneva
+la sua fronte così alta e girava intorno uno sguardo
+<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
+così sicuro, che nessuna tra le sue condiscepole
+osò prendere un'aria canzonatoria. Quando si fu
+in fondo alla sala, la fanciulla diede un bacio sonoro
+al professore, e disse forte — Buon dì, zio
+Aldo, a rivederci.
+</p>
+
+<p>
+Ella tornò indietro contenta; aveva vinta una
+prima battaglia sopra sè stessa, aveva vinto la
+falsa vergogna. Anche il professore si sentiva un
+altro uomo. Ciò che lo aveva legato prima alla
+Gilda era la pietà, era l'idea del dovere; poi, con
+la consuetudine della vita, vi si era aggiunta un'affezione
+sincera, ma timida, inconsapevole quasi di
+sè, un'affezione che non osava chiedere, non osava
+sperare il ricambio. Ora, invece, di questo ricambio
+egli era sicuro; la Gilda gliene aveva tolto il
+dubbio con l'ingenua confessione delle sue piccole
+amarezze, col soave abbandono con cui gli si
+era gettata al collo, con la balda franchezza con
+cui aveva traversato la sala al suo fianco sfidando
+gli sguardi delle sue compagne. Senonchè quell'intima
+soddisfazione dell'anima non era senza
+mistura. Un punto della sua antica filosofia era
+scosso, era turbato il suo profondo convincimento
+della inutilità d'ogni dote esteriore. La bellezza,
+la grazia, non erano dunque vane parvenze? Erano
+forze reali e gagliarde, non create dalla fantasia
+dei poeti? Non era dunque la medesima cosa avere
+un aspetto increscioso o gradevole; la virtù, l'ingegno,
+non bastavano a coprir le imperfezioni del
+corpo? E, allora, che ci guadagnava a esser brutto?
+Non avrebbe potuto riuscire un buon matematico
+<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
+anche mostrando l'età che aveva e non più, anche
+essendo un bel giovane?
+</p>
+
+<p>
+Queste savie riflessioni del dottor Romualdo si
+traducevano in una cura alquanto maggiore della
+persona. Egli usava con una certa frequenza la
+spazzola e il pettine, procurava che ciascun bottone
+del suo soprabito entrasse nell'occhiello che
+gli competeva, e non isdegnava di rimanere qualche
+secondo davanti allo specchio per allacciarsi
+il nodo della cravatta. Questo fatto memorabile
+accadeva specialmente nei giorni in cui il professore
+doveva recarsi dalla nipote. Prima di far la sua
+visita, egli si lavava col sapone d'odore, si ravviava
+i capelli, lasciava a casa la tabacchiera, e invece del
+fazzoletto turchino, prendeva seco un fazzoletto
+bianco di bucato. Egli non cessava già di esser
+brutto, ma cessava d'esser sucido, e le convittrici
+non lo chiamavano più l'<i>orangutan</i>. Avrebbero
+smesso, a ogni modo, di dargli questo appellativo
+sgarbato, per riguardo alla Gilda ch'era diventata
+in breve tempo un personaggio importante. Negli
+studi era la prima della sua classe, nei giuochi era
+delle più vispe e briose di tutto il collegio. Alcune
+tra le ragazze maggiori d'età avevano fatto
+per qualche tempo il viso dell'arme al novello
+astro che sorgeva sull'orizzonte, ma la bizza era
+durata poco; la grazia della Gilda, il suo aspetto
+attraente, la prontezza del suo ingegno, la spontaneità
+dei suoi modi avevano trionfato di ogni ritrosia.
+Onde ella non tardò ad appartenere al
+gruppo delle elette, a quella aristocrazia della
+<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
+scuola che nessun regolamento vale a sopprimere,
+come nessuna legge può distruggere le inuguaglianze
+nella vita reale. E a quella guisa che il
+professore Romualdo aveva in principio fatto cadere
+sulla nipote parte della sua impopolarità, la
+Gilda faceva riflettere oggi sullo zio parte della
+simpatia ch'ella aveva acquistata per sè.
+</p>
+
+<p>
+V'era poi un'altra ragione assai importante per
+la quale il Grolli era ormai guardato, se non con
+vivo interesse, almeno con una curiosità benevola.
+Prima che compisse il secondo anno dacchè la Gilda
+era entrata in collegio, il dottor Romualdo aveva
+mutato la sua condizione di assistente in quella di
+titolare, e il titolare era già divenuto illustre, le
+sue opere erano lodate anche fuori d'Italia, la sua
+conoscenza era ambita da uomini preclari nel campo
+scientifico. A sua insaputa, il dottore Romualdo
+s'era messo su una delle due vie, per le quali,
+dato un certo merito, si consegue la fama. Poichè
+a questo proposito non c'è mezzo termine; la fama,
+o bisogna arrabattarsi molto a cercarla, o bisogna
+star molto cheti ad attenderla. O l'impudenza sfacciata
+del ciarlatano, o la ritrosia quasi infantile del
+cenobita. Col primo sistema si assorda il paese del
+proprio nome, si loda per esser lodati, si accarezza
+la critica, si entra audacemente in una chiesuola
+scientifica. Indi uno stuolo d'alleati, ma, di fronte,
+uno stuolo di nemici. Cento insidie, cento passioni
+poste in giuoco, il trionfo delle dottrine subordinato
+al trionfo della fazione, l'abilità spesso più
+potente dell'ingegno. Col secondo sistema si studia
+<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
+in silenzio, creduti timidi dal mondo a cui si
+getterà forse un giorno un'idea destinata a sconvolgerlo.
+Non una condiscendenza che ne chiami
+un'altra, non una parola che accenni a vaghezza
+di plauso; non alleati, ma non nemici; bensì,
+sparse per la terra, numerose simpatie di persone
+che non si conoscono e non si conosceranno giammai;
+simpatie un po' inerti, non bastevoli a dare la
+gloria, ma pronte ad alimentare il primo soffio di
+fortuna che ci spiri propizio. Ottenuta così, la fama
+è più sicura, più stabile di quella ottenuta per l'altra
+via. Ma siccome vi si giunge più difficilmente
+o più tardi, è appunto l'altra via quella che d'ordinario
+si sceglie.
+</p>
+
+<p>
+È superfluo il dire a qual partito si fosse appigliato
+il professore Romualdo. La sua indole, i suoi
+gusti, l'ambiente in cui egli era sempre vissuto avevano
+reso in lui una seconda natura le abitudini del
+riserbo. Nè sapeva abbandonarle oggi, nè acconciarsi
+alle esigenze di una celebrità della quale era,
+più che lieto, maravigliato egli stesso. Era timido,
+impacciato, alieno da tutto ciò che potesse metterlo
+in mostra. Però, quando era in giuoco il decoro
+della sua Università, non ricusava mai l'opera
+sua; la modestia non era per lui, come è per molti,
+una maschera della pusillanimità. Un giorno ci fu
+un ammutinamento di studenti; il rettore aveva
+perduto la bussola, i professori, scrollando le spalle,
+s'erano dispersi da varie parti; il solo professor
+Grolli ebbe il coraggio di affrontare e di sedar la
+tempesta. Un'altra volta, all'apertura dell'anno
+<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
+scolastico, quand'era già annunciata la prolusione,
+il titolare a cui toccava di leggere accampò non so
+qual pretesto per sottrarsi all'impegno. Indi il
+rettore convocò per urgenza il corpo insegnante,
+facendo osservare come fosse antichissima consuetudine
+quella di inaugurar le lezioni con un discorso,
+e come l'ommettere questa formalità potesse
+riuscire a scapito dell'Istituto, insidiato da
+occulti e palesi nemici. Ma chi si scusò con la ristrettezza
+del tempo, chi con la molteplicità delle
+occupazioni, e non si veniva a nessuna conclusione. — E
+lei, professor Grolli? — chiese il rettore,
+dopo aver interrogato ad uno a uno tutti gli
+altri. — So che ha una grande ripugnanza per queste
+cose, e non osavo... — Se è proprio necessario... — rispose
+il professore, nel quale il sentimento
+del dovere andava al disopra di qualunque
+altra considerazione. E poichè la sua offerta venne
+accolta con entusiasmo, egli vegliò due notti affine
+di compiere il suo lavoro pel giorno prefisso.
+</p>
+
+<p>
+Non può dirsi che, dal punto di vista accademico,
+il dotto e severo discorso avesse un successo
+clamoroso. Si notò anzi che parecchie signore si
+allontanarono dalla sala durante la tornata, che il
+commendatore prefetto appoggiò il gomito al ginocchio
+e il capo alla mano nel punto culminante
+dell'orazione e si assopì fingendo di meditare, e
+che i due bidelli, i quali, secondo il cerimoniale,
+stavano ritti in grande divisa ai due lati della
+piattaforma riservata alle autorità e al corpo insegnante,
+dovettero addossarsi alla parete e si addormentarono
+<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
+in piedi, cosa non seguìta mai nelle
+adunanze precedenti, nemmeno alle più erudite
+concioni. Ma quel discorso, riuscito noioso a tanta
+parte dell'uditorio, fu invece, per l'importanza e
+la novità delle cose dette, un vero avvenimento
+scientifico, che valse al Grolli la nomina a socio
+corrispondente dell'Istituto di Francia.
+</p>
+
+<p>
+Punto inorgoglito delle mutate fortune, il nostro
+professore conservava le sue modeste abitudini,
+e le rendite cresciute gli servivano soltanto a
+ingrossare il fondo giacente presso la Banca in
+conto della nipote e ad abbellire la stanza in cui
+ella sarebbe tornata al suo uscir dal collegio.
+</p>
+
+<div class="chapter"></div>
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
+</p>
+
+<h2>
+XI.
+</h2>
+
+<p>
+Due anni prima che la Gilda compiesse la sua
+educazione, un'epidemia difterica venne a mietere
+più di una vittima fra le convittrici. Allora vi fu
+un fuggi fuggi; quasi tutti i genitori richiamarono
+a casa le figliuole, e il professor Romualdo s'affrettò
+egli pure a riprendere la sua pupilla. A epidemia
+finita, la Gilda avrebbe dovuto ridursi nuovamente
+in collegio, ma la sua migliore amica era morta, e
+l'idea di non trovarla più la contristava fuor di
+misura. — Preferiresti di restare con noi? — le domandò
+un giorno lo zio. — Oh sì — ella rispose
+con le lagrime agli occhi. E rimase.
+</p>
+
+<p>
+Ella aveva allora quattordici anni, e si trovava
+in quel periodo critico della vita femminile nel
+quale un non so che d'incerto, d'indefinito si
+stende sull'espressione del volto e sulle linee della
+persona. È come se il fiore tornasse nel suo bocciuolo
+per aprirsi una seconda volta, nè si può
+prevedere in qual modo si riaprirà. Quante speranze
+<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
+dell'infanzia deluse! Quante paure svanite!
+Il mostricciuolo diventerà forse una Venere, Venere
+si cambierà in un mostricciuolo. Negli occhi delle
+madri si dipinge un'inquietudine ansiosa, nello
+sguardo degli estranei una curiosità indiscreta; la
+giovinetta intanto si sente osservata e si osserva;
+ella dimanda a sè stessa che cosa scomponga l'armonia
+delle sue membra, che cosa turbi la serenità
+del suo spirito, che fuoco arcano le riscaldi le
+vene. Ha baldanze che la fanno arrossire, ha ritrosie
+che non comprende; guarda dietro di sè, vede
+le bambine saltellanti, chiassose, e ne ha invidia
+e disprezzo ad un tempo; deve confessare che
+stava meglio quand'era come loro, eppure non
+vorrebbe tornar come loro; guarda davanti a sè,
+e vede le giovani spose, le matrone dalle forme
+opulente mal dissimulate dai veli, le vede imperare
+con un volger di ciglio e sente che sarà anche
+lei un giorno quali esse sono, e affretta col desiderio
+quel giorno. Eppure il desiderio non è senza
+una tristezza profonda. A che prezzo stringerà
+quello scettro?
+</p>
+
+<p>
+Nell'ultimo tempo della sua dimora in collegio
+la Gilda era alquanto imbruttita. Era alta, magra,
+pallida, con un cerchio azzurro intorno alle
+palpebre. Le sottane corte lasciavano vedere un
+piede un po' troppo lungo e il principio d'una
+gamba un po' troppo sottile; anche le braccia
+erano lunghe e stecchite. Il suo sorriso aveva
+perduto dell'antica vivacità, la sua voce, già limpida
+e argentina, era spesso velata e talora feriva
+<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
+l'orecchio con certe note fesse e sgradevoli. Ma
+in questa eclissi della sua bellezza la Gilda conservava
+di magnifico gli occhi grandi, espressivi,
+i folti, bruni, crespi capelli, e i denti bianchi
+come l'avorio e uguali come le perle d'un
+monile. Era lecito pronosticare che il resto si sarebbe
+accomodato da sè.
+</p>
+
+<p>
+Come la fisonomia e la persona, così si era un
+po' modificato il carattere. Ella non era più la
+bimba impetuosa, ma gioviale, espansiva, che
+aveva anni addietro portato la rivoluzione nella
+silenziosa casa Negrelli; i suoi uccelletti, i suoi
+fiori non le parlavano più l'usato linguaggio;
+qualche volta la sua allegria era forzata, qualche
+altra non sapeva frenarsi, e si rinchiudeva nella
+sua camera, malinconica e taciturna. Non di rado
+ripensava al chiasso ch'ella faceva con Mario nel
+magazzino del signor Gedeone; ahimè, dov'erano
+andati quei tempi? dov'era andato Mario?
+</p>
+
+<p>
+Quando gli si domandava conto del suo figliuolo,
+il signor Gedeone tentennava gravemente
+il capo. Quel ragazzo gli dava pure di gran tribolazioni.
+Non era cattivo, ma voleva fare a suo
+modo, e il soggiorno in Isvizzera, che doveva
+mettergli giudizio, aveva invece finito di guastargli
+il cervello. Ormai bisognava rinunziare alla
+speranza ch'egli succedesse al padre nel commercio
+dei grani e dei coloniali. Con la stramba idea
+di diventar pittore, s'era legato in amicizia con un
+giovane artista svizzero, il quale lo aveva condotto
+seco per otto mesi a Roma ed ora lo teneva
+<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
+nel suo studio a Zurigo. Di là Mario scriveva al
+babbo lettere piene d'entusiasmo, chiedendo quattrini
+e promettendo di render celebre in meno di
+dieci anni il nome della famiglia.
+</p>
+
+<p>
+— Eh, signorina — disse un dopo pranzo il signor
+Gedeone alla Gilda, ch'egli salutava sempre con
+deferenza come l'antica camerata di suo figlio — Mario
+terrà forse parola e mi renderà celebre, ma
+che me ne importa? Io avrei preferito ch'egli fosse
+qui ad attendere agli affari insieme con me... Allora
+sì che avrei lavorato di lena... Adesso invece...
+</p>
+
+<p>
+Il signor Gedeone, ch'era seduto sur una panca
+di legno davanti al suo magazzino, si alzò in piedi,
+si passò il rovescio della mano sugli occhi; indi
+proseguì: — Ma!... Mi par ieri quando Mario e lei
+si rincorrevano fra le balle di caffè e i barili di
+aringhe... Se ne rammenta? Come passa il tempo!
+</p>
+
+<p>
+Un garzone del fondaco s'avvicinò al principale. — Il
+brigadiere se n'è andato. Non ci sono
+che le guardie Munari e Albonzio.
+</p>
+
+<p>
+— Avanti, allora — ordinò il signor Albani.
+</p>
+
+<p>
+Un gran carro di fieno ch'era fermo sulla strada,
+col timone rivolto dalla parte della città, si mosse
+alzando una nuvola di polvere. I sonagli dei muli
+tintinnavano in cadenza, il sole morente lambiva
+coi suoi ultimi raggi la parte superiore del carico,
+lasciando in ombra il resto, il conduttore disteso
+sul fieno cantava:
+</p>
+
+<div class="poem">
+<p>Addio, mia bella, addio,</p>
+<p>L'armata se ne va,</p>
+<p>ecc., ecc.</p>
+</div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
+Intanto il signor Gedeone ora seguiva con lo
+sguardo il barroccio, ora si voltava a discorrere
+con la Gilda.
+</p>
+
+<p>
+— Non viene mai il signor Mario qui? — chiese
+questa timidamente.
+</p>
+
+<p>
+— C'è stato un paio di volte — rispose il signor
+Gedeone — Lei era in collegio. Adesso dice che
+non vuol tornare finchè non abbia fatto un bel
+quadro... Il bel quadro lo farà... oh lo farà senza
+dubbio... ma non è questo ch'io volevo... Volevo
+averlo meco... volevo lasciargli i miei affari... ecco
+quel che volevo....
+</p>
+
+<p>
+A questo punto il signor Gedeone diede un'occhiata
+dal lato della porta della città. Un suo commesso
+gli fece un cenno con la mano, come a significare: — Ormai
+è passato.
+</p>
+
+<p>
+Il negoziante mostrò di aver capito; poi stringendo
+la destra alla Gilda: — La ringrazio della
+sua premura, signorina... Mi fa tanto piacere, sa,
+poter parlare di quel bricconcello di Mario.
+</p>
+
+<p>
+E il signor Gedeone era altrettanto sincero nel
+suo affetto paterno, quanto nel suo desiderio d'introdurre
+in città senza dazio le derrate che egli
+nascondeva nei carri di fieno.
+</p>
+
+<p>
+La Gilda risalì le scale, lieta in cuor suo che il
+suo vecchio amico avesse scelto la professione
+d'artista.
+</p>
+
+<p>
+Nel ritirar dal collegio la sua pupilla, il dottor
+Romualdo s'era proposto di compiere egli
+stesso la sua educazione. Perciò la faceva studiare
+almeno due ore al giorno. Egli era in principio
+<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
+un po' impacciato, ma la Gilda gli additava ella
+stessa la via, ribellandosi ad ogni metodo rigoroso,
+eppure riuscendo ad afferrar di volo ogni cosa.
+Il professore aveva cominciato col trovar molto
+da ridire su questo modo di procedere a sbalzi,
+ma aveva finito col dar ragione alla discepola.
+Ella era così pronta d'ingegno, ella scriveva con
+tanto garbo! Quand'ella gli leggeva i suoi componimenti
+pieni di semplicità e di freschezza, era
+come se una musica nuova gli ricreasse l'orecchio.
+Le discipline scientifiche avevano intorpidito in
+lui il senso dell'arte; ora esso gli si risvegliava
+nell'anima, gli richiamava alla mente le vergini
+impressioni dell'infanzia, e gli faceva sentir tutto
+il pregio di studi che aveva negletti. Gli pareva
+d'essere, anzichè il maestro, l'allievo. Era ben altra
+cosa quand'egli introduceva la Gilda nel suo
+laboratorio. Là egli era come un re; tutto obbediva
+ai suoi cenni; sotto il suo occhio vigile, nelle
+sue storte, alla fiamma dei suoi fornelli i corpi
+mutavano forma, aspetto, colore, e la natura gelosa
+gli rivelava gli intimi suoi segreti. Ed egli
+si compiaceva a stuzzicar la curiosità della sua pupilla,
+certo com'era di non poter esser mai colto
+alla sprovvista dalle domande di lei. Forse era
+questa l'unica sua vanità.
+</p>
+
+<p>
+La signora Dorotea, a cui il passare degli anni
+non aveva raddolcito il carattere, sparlava liberamente
+del sistema di educazione tenuto dal professore. — Vuol
+fare di sua nipote una dottoressa;
+si può dar di peggio?... Che maraviglia se ella è
+<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
+pallida, allampanata, con le pesche sotto gli occhi...
+Ne son morte di fanciulle a forza di leggere...
+Ne ho conosciute io...
+</p>
+
+<p>
+V'erano dei giorni in cui l'umore della Gilda pareva
+dar ragione ai pronostici della vedova. Bastava
+un nonnulla a farla piangere, non voleva uscire,
+non c'era verso di cavarle una parola di bocca.
+</p>
+
+<p>
+Una mattina che la ragazza era più smorta dell'ordinario,
+la signora Dorotea fece a bassa voce
+delle comunicazioni misteriose al professore, concludendo: — Se
+non crede a me, mandi per un
+medico.
+</p>
+
+<p>
+Il medico venne, si mise a ridere, diede ragione
+alla signora Dorotea, e finì tra il serio e il faceto: — Via,
+caro professore, non affatichi troppo questa
+sua nipote. Non è uno studente d'Università,
+è <i>una donna</i>.
+</p>
+
+<p>
+La signora Dorotea chinò il capo in segno di
+assenso.
+</p>
+
+<p>
+— Ci vuole una vita più svariata — continuò
+il medico — la conduca spesso fuori di casa, le
+faccia conoscere qualcheduno... gioventù sopra
+tutto... i giovani devono stare coi giovani... Quando
+poi verrà l'autunno... adesso già ci vuol tempo,
+siamo appena in febbraio... in autunno insomma
+un viaggetto sarebbe eccellente... Alle corte, io
+stimerei opportuno di adottare un altro sistema
+di vita.
+</p>
+
+<p>
+Qui l'approvazione della signora Dorotea fu
+meno esplicita. — Bisogna stare coi giovani! — ella
+borbottò fra i denti. — Come se io fossi una
+<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
+vecchia decrepita e rimbambita... Le belle cose
+che s'imparan dai giovani!
+</p>
+
+<p>
+Il professore si ritirò pensoso nella sua camera. — È
+una donna — egli bisbigliava, ripetendo le
+parole del medico. E soggiungeva: — Una donna
+in casa! — A quel che sembra il professor Romualdo
+non s'era mai accorto che era una donna
+anche la signora Dorotea.
+</p>
+
+<p>
+Comunque sia, l'avvenire gli si presentava buio,
+buio oltre misura. Il fatto più naturale del mondo
+gli pareva dover esser fecondo d'incalcolabili
+conseguenze; egli sentiva che il suo ufficio di tutore
+entrava in una nuova fase, e che adesso soltanto
+egli avrebbe cominciato a sperimentarne le
+difficoltà.
+</p>
+
+<div class="chapter"></div>
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
+</p>
+
+<h2>
+XII.
+</h2>
+
+<p>
+Bastarono poche settimane alla Gilda per riaversi
+affatto. Pareva anzi che quel passeggiero
+malessere avesse contribuito a far rifiorire la sua
+bellezza decaduta da qualche anno. I molli contorni
+della donna si disegnavano ormai sotto le
+vesti succinte della fanciulla; gli occhi già languidi
+e smorti brillavano d'una nuova luce più
+viva, più intensa di quella che li aveva illuminati
+nell'infanzia gioconda, e la persona leggiadra,
+pur mutando linee, si ricomponeva nell'antica
+armonia. Le inesplicabili tristezze, gli scoraggiamenti
+infiniti degli ultimi tempi l'assalivano di
+rado e non mai con tanta violenza; era tutt'al più
+una malinconia pensosa, non scevra d'ogni dolcezza.
+</p>
+
+<p>
+Ma il dottor Romualdo assisteva con mal celato
+sgomento a questa trasformazione della sua pupilla.
+S'era avvezzato ad amar la fanciulla, e non
+<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
+sapeva acconciarsi all'idea che la fanciulla diventasse
+donna, poichè la donna era sempre ai suoi
+occhi un essere inferiore, malato, pieno di piccole
+arti e di avvolgimenti insidiosi. Allorchè la Gilda
+entrava nella sua stanza, egli pareva atteggiarsi a
+guisa di uomo che si mette in difesa; non le dava
+più un pizzicotto sulla guancia, nè un buffetto
+sotto il mento: e s'ella gli faceva una carezza, egli
+arrossiva confuso.
+</p>
+
+<p>
+— Ti faccio paura! — ella esclamava canzonandolo — E
+sì ch'io son quella di una volta!
+</p>
+
+<p>
+Quella di una volta? Oibò, oibò. O la Gilda
+parlava in mala fede, o ella ingannava sè stessa.
+Ma già ella parlava in mala fede sicuramente; era
+una femmina.
+</p>
+
+<p>
+Quand'egli la conduceva a passeggio, ed ella
+gli dava il braccio, ci voleva poco ad accorgersi
+ch'ella non era quella di una volta. Noi lo sappiamo,
+l'avevano ammirata sempre, ma adesso era
+mutato il genere dell'ammirazione, e soprattutto
+era mutata <i>la qualità</i> degli ammiratori. Non erano
+più i babbi e le mamme quelli che si fermavano
+estatici a guardar la Gilda; erano i bellimbusti
+profumati, azzimati, erano i giovinetti di primo
+pelo, erano, orribile a dirsi, gli studenti dell'Università.
+Nè soltanto i rompicolli; quelli stessi, che,
+dalla cattedra, il professore mirava assorti nelle
+severe meditazioni scientifiche, quelli stessi che
+pendevano con più amore dalla sua parola, se vedevano
+la Gilda al suo braccio, le piantavano
+tanto d'occhi in viso, come se volessero divorarsela.
+<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
+Egli sentiva bisbigliar dietro a sè — Che
+stupenda ragazza diventa la nipote del professor
+Grolli! — Che bottoncino di rosa! — Ah! esser
+l'ape che succhierà quel fiore!
+</p>
+
+<p>
+— Disgraziati! Disgraziati! — rifletteva in cuor
+suo il professore Romualdo. — Anche su loro che
+sono l'orgoglio della Università, la speranza della
+patria, la donna esercita la sua funesta influenza:
+ella distrae la loro mente dai forti pensieri, ella
+turba i loro sensi, ella popola la loro fantasia di
+immagini ingannatrici. Quanto cammino di più si
+farebbe nel mondo se non vi fosse la donna!
+Quanto più presto sarebbe stata scoperta la legge
+della gravitazione, da quanto tempo si sarebbe
+già trovata una soluzione alle equazioni di quarto
+grado! Che gloria immensa si acquisterebbe colui
+il quale riuscisse ad emancipare l'umanità dalla
+femmina ed assicurasse con un nuovo metodo la
+propagazione della specie!
+</p>
+
+<p>
+Talora, mentre il dottor Grolli era infatuato
+dietro questo grave problema, la Gilda gli dava
+una scrollatina al braccio, e gli chiedeva sorridendo: — Sei
+fra le nuvole?
+</p>
+
+<p>
+Del resto, il professor Romualdo, quantunque
+convinto che la soppressione della donna ci avvierebbe
+a uno stato di perfezione assoluta, non
+intendeva sottrarsi a nessuno degli obblighi suoi
+verso la nipote. Se, anni addietro, egli aveva
+commesso una debolezza acconsentendo a tenerla
+presso di sè, tanto peggio per lui; s'egli non aveva
+saputo prevedere che la bambina non sarebbe
+<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
+stata sempre bambina, era a lui e non ad altri che
+toccava scontare l'imprevidenza. Norma costante
+delle sue azioni, il sentimento del dovere lo reggeva
+anche in questa prova e gli dava il modo di
+vincere ostacoli che sulle prime gli parevano insuperabili.
+</p>
+
+<p>
+Tra le novità introdotte nel sistema di vita del
+nostro matematico non fu certo l'ultima quella
+di recarsi un paio di sere la settimana insieme
+con la Gilda in casa del cavalier Diomede Lorati,
+che teneva allora l'ufficio di rettore dell'Università.
+Il professor Grolli in conversazione; era una
+cosa da far strabiliare! Ma il medico aveva giudicato
+opportuno che la Gilda conoscesse qualche
+persona dell'età sua, ed erano su per giù della
+stessa età le figlie del rettore. Il cavaliere Lorati
+era una buonissima pasta d'uomo, che da venti
+anni professava diritto civile e in tutto questo
+tempo non aveva mutato una virgola alle sue
+lezioni. Gli scolari sapevano come ogni lezione
+principiava e come finiva, e spesso il professore
+aveva la compiacenza di sentir correr lungo i
+banchi una frase ch'egli non aveva ancor detta.
+Del resto, il cavalier Lorati era tenuto in conto di
+persona sapiente; era segretario della locale Accademia
+di scienze e lettere, e in questo ufficio
+aveva avuto agio di svolgere le sue naturali disposizioni
+per le commemorazioni funebri. Infatti,
+quando moriva un socio, era a lui che toccava
+darne la triste novella, e la dava <i>col cuore spezzato</i>.
+Il buon professore non avrebbe ommessa
+<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
+questa frase per tutto l'oro del mondo. Ma non
+era soltanto in favore dei soci dell'Accademia che
+il cavalier Lorati versava il suo inchiostro e le
+sue lagrime. Chiunque passasse agli eterni riposi,
+per poco che fosse conosciuto da lui, aveva il
+conforto d'un suo cenno necrologico preceduto
+da un motto latino, o da uno dei soliti emistichi,
+come — <i>Morte fura — Prima i migliori e lascia
+star i rei</i> — oppure — <i>Sol chi non lascia eredità
+d'affetti — Poca gioja ha dell'urna</i>.
+</p>
+
+<p>
+Un'altra bella qualità del cavaliere era la sua
+sommissione agli oracoli della signora Olimpia,
+sua moglie, donna notevole per molti rispetti, e
+particolarmente per quello di madre di famiglia.
+Ella aveva studiata a fondo la situazione matrimoniale
+delle sue figliuole e soleva cantar loro
+su tutti i toni: — Bimbe mie, vostro padre è un
+sapientissimo giureconsulto, ma voi non avete
+quello che si dice il becco d'un quattrino, e ai
+tempi nostri una lepre verrà a gettarsi in braccio
+del cacciatore prima che un uomo venga spontaneamente
+ad offrir la sua mano a una ragazza
+senza dote; perciò abbiate bene in mente che bisogna
+aiutarsi da sè, non aver romanticismi, non patir
+distrazioni, cercar molto e cercar sempre, e quando
+si crede di aver trovato, badare che non isfugga
+la preda. Io sono vostra madre e farò il dover mio.
+Ma farei ben poco se non mi secondaste.
+</p>
+
+<p>
+Fedele alle sue savie massime, la signora Olimpia
+metteva in mostra la sua Ginevra e la sua
+Giulia quanto più poteva, e non mancava di condurle
+<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
+a passeggio, alle funzioni di chiesa, ai dibattimenti
+della Corte d'assise, dappertutto insomma
+dove vi fosse la speranza di veder comparire quella
+rara selvaggina che si chiama un marito. Inoltre ella
+riceveva due sere la settimana. Erano ricevimenti
+alla buona; alcuni professori con le mogli e le figliuole,
+alcuni parenti dei professori, e una mezza
+dozzina di studenti, nei quali la signora Olimpia
+aveva creduto di scoprire la stoffa matrimoniale.
+</p>
+
+<p>
+Per i professori c'era un tavolino a parte, intorno
+al quale essi impegnavano discussioni rumorose sui
+regolamenti universitari, sui ministri che s'eran
+succeduti all'istruzione pubblica, sugli esami e
+sulle propine. Ma il grosso della compagnia sedeva
+a una gran tavola rettangolare, su cui la Ginevra
+e la Giulia stendevano con moltissima cura
+un tappeto di lana che ricadeva sin quasi sul pavimento.
+I maligni volevano far credere che all'ombra
+di quel tappeto si stabilissero fra gli studenti
+e le ragazze attivissime comunicazioni di
+mani e di piedi, assai più gustose dei giuochi di
+società che avevano luogo alla superfice.
+</p>
+
+<p>
+Alle dieci la signora Olimpia distribuiva agli
+invitati una tazza di tè leggiero in modo da non
+alterare il sistema nervoso, e le padroncine giravano
+un piatto di <i>sandwichs</i> preparati dalle loro
+mani. Alle undici la compagnia si scioglieva, salvo
+i pochi casi in cui tra gl'invitati si trovasse una
+persona di buona volontà da suonar l'armonica e
+da permettere alla gioventù di far <i>quattro salti in
+famiglia</i>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
+Un osservatore superficiale troverà senza dubbio
+che la signora Olimpia, sollecita com'era di procurar
+marito alle sue figliuole, commetteva una
+leggerezza invitando ai suoi convegni serali la
+Gilda, che dava scacco matto a tutte e due. Ma la
+signora Olimpia aveva vedute più larghe e profonde.
+Ella pensava che la bellissima giovinetta
+poteva servir d'uccello di richiamo e far venire in
+casa qualcheduno che non ci sarebbe venuto altrimenti. — E
+pur che ci vengano almeno in due — rifletteva
+l'accorta donna — io ci avrò sempre
+guadagnato. Quand'anche si appiccicassero entrambi
+alla nipote del Grolli, più d'uno ella non
+ne sposerebbe; l'altro resterebbe sempre amico di
+famiglia, e allora, chi sa?
+</p>
+
+<p>
+Non si può creder quante feste si facessero dalla
+famiglia Lorati ai due nuovi ospiti. Le ragazze volevano
+sedere l'una a destra, l'altra a sinistra della
+Gilda, la colmavano di elogi sulla sua bellezza e
+sulla sua grazia, la iniziavano ai segreti dei dilettevoli
+giuochi di <i>scopa</i> e <i>campana e martello</i>. La
+signora Olimpia e il rettore prodigavano le più
+tenere cure al professor Romualdo, e anzi il rettore
+sentiva l'imperioso bisogno di fargli ogni
+momento il solletico sulle ginocchia e di ripetergli
+con infinita espansione: — Ma bravo il nostro
+Grolli, che si è risolto a uscir dal suo guscio!
+</p>
+
+<p>
+E gli altri professori in coro: — Bravo Grolli!
+Bravissimo!
+</p>
+
+<p>
+Nell'ora del tè poi era la signora Olimpia in
+persona che portava la tazza al dottor Romualdo
+<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
+e gli offriva i <i>sandwichs</i>. Faceva servire gli altri
+invitati dalle figlie, ma il dottor Romualdo voleva
+servirlo ella stessa.
+</p>
+
+<p>
+I colleghi, con la insistenza uggiosa dei dotti
+quando pretendono di far gli uomini di spirito,
+celiavano costantemente su queste attenzioni speciali
+della signora Olimpia pel Grolli. — Ehi
+Grolli, state in guardia... la signora Lorati insidia
+la vostra innocenza... Badate che non si ripeta il
+caso della moglie di Putifarre.
+</p>
+
+<p>
+Il professore si agitava sulla sedia e borbottava
+infastidito: — Che discorsi! — E si confermava
+sempre nell'idea ch'era meglio vivere a sè, tenersi
+lontani anche dai colleghi, e non aver con
+loro altre relazioni che quelle volute dagli studi.
+Ma oramai erano vani rimpianti e conveniva rassegnarsi
+all'inevitabile.
+</p>
+
+<p>
+Gli omaggi di cui la Gilda era l'oggetto in casa
+del rettore non le facevano salire i fumi al cervello.
+Lasciava discorrere i damerini senz'accordar preferenze
+ad alcuno, e quando giungeva il momento
+desiderato dei <i>quattro salti in famiglia</i>, ella ballava
+indifferentemente con tutti, più entusiasta
+della danza che dei danzatori. Com'era bella allorchè
+il giro vorticoso del valzer le invermigliava
+le gote e le scompigliava i capelli, e il suo piede
+leggiero appena sfiorava il pavimento, e la sua
+persona agile, snella, succinta, si disegnava in
+mille pose sempre diverse e sempre leggiadre e
+composte!
+</p>
+
+<p>
+— Che allegria, non è vero, in queste festine? — diceva
+<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
+il cavaliere Lorati, stropicciandosi le
+mani e andando dall'uno all'altro crocchio. — Benedetta
+la gioventù!... Ci s'ingrassa proprio a vederla
+divertirsi in tal modo... Voi, caro Grolli, vi
+siete fatto vecchio prima del tempo... Avete avuto
+torto, un gran torto... Quanti anni avete?
+</p>
+
+<p>
+— Trentacinque fra poco.
+</p>
+
+<p>
+— Guardate un po' se un uomo a trentacinque
+anni dovrebbe star lì impalato presso uno stipite
+invece di ballare con le ragazze... Fin che si tratta
+di me che non aspetto i sessanta...
+</p>
+
+<p>
+Ballare! Egli, il professor Grolli! Che idee! Le
+coppie danzanti lo urtavano, lo investivano, ed
+egli rimaneva come trasognato. In quell'intrecciarsi
+delle braccia, in quel confondersi del respiro,
+in quel mover del piede in cadenza, in quell'abbandonarsi
+della persona all'onda dei suoni, c'era
+dunque, ci doveva essere un piacere ch'egli non
+aveva mai provato, ch'egli non sapeva comprendere,
+ma di cui gli era impossibile non ravvisare
+l'espressione schietta ed ingenua nelle facce giovanili
+ch'egli vedeva passarsi davanti. Era proprio
+vero. C'era un mondo di cui egli non aveva nemmeno
+toccato la soglia.
+</p>
+
+<p>
+Negl'intervalli fra un ballo e l'altro la Gilda
+veniva a dargli un saluto e a chiedergli se si divertiva...
+Oh! tanto... Egli la seguiva mestamente
+con l'occhio mentre ella s'allontanava a braccio
+di un <i>cavaliere</i> qualunque. Egli pensava che la
+cara bambina la quale gli aveva insegnato a comprender
+la famiglia, non era più sua; le acri voluttà
+<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
+della vita si erano impadronite di lei: oggi
+era il ballo, era l'ingenua soddisfazione di sapersi
+ammirata; domani sarebbe stato l'amore, forse la
+passione violenta, irresistibile, fatale.
+</p>
+
+<p>
+— Fra un paio d'anni bisognerà dar marito a
+quella ragazza — diceva il rettore battendo sulla
+spalla del dottor Romualdo. — Cospetto! Come
+è cresciuta bene!... Grande scoglio questo del
+matrimonio... E io ho da provvedere a due... Meno
+male che se ne incarica Olimpia.
+</p>
+
+<p>
+Un discorso così naturale come quello del matrimonio
+della nipote recava al professore una
+molestia inesplicabile, ed egli sfogava il suo dispetto
+parlando con amarezza di tutti i giovani
+i quali frequentavano la famiglia Lorati.
+</p>
+
+<p>
+Nel tornare a casa, una sera, la Gilda gli chiedeva
+il suo parere sopra certo Norio, ch'era una conoscenza
+recente e che pareva destinato a divenire il
+beniamino della società.
+</p>
+
+<p>
+— È un giovine che non riuscirà a nulla — replicò
+vivamente il professore.
+</p>
+
+<p>
+— O perchè dici così? — ella soggiunse.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè? A che vuoi che riesca un giovine che
+è venuto qui per istudiare e pochi giorni dopo il
+suo arrivo non sa impiegar meglio la sera che ballando
+e facendo giuochi di compagnia?
+</p>
+
+<p>
+— Dio buono! Alla sua età non gli sarà lecito
+divertirsi?
+</p>
+
+<p>
+— Alla sua età il divertimento per i giovani seri,
+per i giovani che vogliono diventar qualche cosa,
+è lo studio. Ne ho conosciuti io di questi giovani,
+<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
+che vegliavano fino a tarda ora sui libri, affaticandosi
+la mente, logorandosi gli occhi, che si alzavano
+poi la mattina prima del sole e ripigliavano il lavoro
+lasciato a mezzo, intenti a decifrare una formula,
+a risolvere un problema... Oh non erano eleganti,
+no... Non avevano la scriminatura perfetta,
+i baffetti arricciati, il colletto candidissimo, il nodo
+della cravatta d'una simmetria architettonica, non
+avevano i bottoncini d'oro sulla camicia... no, no...
+le loro vesti erano sgualcite, la loro biancheria era
+frusta, i loro capelli scomposti... Le donne non li
+guardavano con compiacenza...
+</p>
+
+<p>
+— Ma, zio Aldo — interruppe Gilda — saranno
+stati indecenti.
+</p>
+
+<p>
+— Non me ne intendo io... Erano poveri...
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, che colpa ha il signor Norio se la
+sua famiglia è piuttosto agiata?
+</p>
+
+<p>
+— Colpa? Non ne ha nessuna, ma gli manca la
+più grande maestra della vita, la povertà. Male alloggiati,
+mal nutriti, mal coperti, si trova che vi
+è una sola consolazione, il lavoro, lo studio... La
+vita del pensiero diventa la vita del corpo; non si
+sente la fame, non si sente il freddo... Per mesi e
+mesi si mangia un pane di meno al giorno, tanto
+da comperarsi un libro nuovo, e quel libro acquistato
+così faticosamente ha per noi maggior pregio
+che non abbia pei bellimbusti un abito da ballo, e
+per voi altre donne un vezzo d'oro e di perle... Voltarne
+e rivoltarne la coperta, tagliarne le carte,
+aspirare l'odore acre della stampa ancora umida
+e fresca, ecco tanti piaceri ignorati dal comune
+<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
+della gente... Che c'importa delle travi affumicate,
+che c'importa delle pareti sgretolate e crollanti?...
+I nostri occhi guardano più in là; essi abbracciano
+il mondo intero...
+</p>
+
+<p>
+— E nessuna compagnia, nessuna distrazione? — chiese
+la Gilda, che non aveva mai trovato lo zio
+Aldo così eloquente.
+</p>
+
+<p>
+— Distrazioni?... Qualche passeggiata all'aria
+aperta, nelle ore del sole l'inverno, nelle ore del
+fresco l'estate... Compagnia?... Fra i vivi, tre o
+quattro coetanei delle stesse condizioni e degli
+stessi gusti; fra i morti, tutti i migliori... Tutti
+quelli che hanno stampato un'orma nel campo
+degli studi; tutti quelli che hanno aggiunto una
+verità al patrimonio della scienza... e t'assicuro io
+che valgon meglio della folla volgare e piccina
+dalla quale siamo attorniati.
+</p>
+
+<p>
+— Tu hai fatto questa vita, zio? — domandò la
+Gilda commossa.
+</p>
+
+<p>
+— Ho parlato di me?
+</p>
+
+<p>
+— Oh! T'ho inteso benissimo... Fosti tu pure
+uno di quelli che hanno lottato, che hanno patito.
+</p>
+
+<p>
+— Ne conobbi tanti che patirono di più...
+</p>
+
+<p>
+— Povero zio Aldo! — rispose la fanciulla alzando
+verso di lui gli occhi inteneriti. — Sei rimasto
+solo presto?
+</p>
+
+<p>
+— Sì — egli rispose, scosso da quella voce soave,
+da quello sguardo penetrante. — Ma lasciamo
+questo discorso... Vedi che ormai la burrasca è
+passata.
+</p>
+
+<p>
+La Gilda sapeva che suo zio non era mai stato
+<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
+ricco, ma ella ignorava ch'egli avesse avuto una
+giovinezza così travagliata, e strappandogliene per
+la prima volta la confessione non poteva a meno di
+ammirare in lui la forza dell'animo alieno da ogni
+vanteria.
+</p>
+
+<p>
+— Hai ragione, zio Aldo — ella soggiunse dopo
+una breve pausa. — Quelli che tu hai descritti sono
+i giovani degni di essere amati.
+</p>
+
+<p>
+Egli sentì corrersi un fremito per le vene; poi
+disse sospirando: — Amati da una donna! A che
+pro?... Allora non istudierebbero più.
+</p>
+
+<p>
+— Oh zio Aldo — sclamò la Gilda — come sei
+cattivo con noi donne!
+</p>
+
+<div class="chapter"></div>
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
+</p>
+
+<h2>
+XIII.
+</h2>
+
+<p>
+Nel maggio di quel medesimo anno, il professore
+e la Gilda ricevettero una visita non meno
+cara che inaspettata, quella del capitano Rodomiti.
+Il capitano non si era mai dimenticato dei suoi
+amici, scriveva loro ogni tre o quattro mesi, mandava
+regali alla sua figlioccia, e le prometteva sempre
+che sarebbe venuto a salutarla. Ma, sinchè il
+suo bastimento si trovava nei mari dell'India e
+del Giappone, egli aveva un bel promettere, e la
+Gilda diceva ridendo: Lo <i>zio Tonino</i> discorre
+delle sue visite come s'egli fosse a Firenze o a Milano
+invece d'essere a Hongkong o a Singapore. — Adesso
+però egli si era diviso non senza rammarico
+dalla sua vecchia <i>Lisa</i>, e assumeva il comando
+di un legno di gran portata uscito appena
+dai cantieri di Sestri Ponente per conto d'uno dei
+principali armatori della riviera Ligure. Prima d'imbarcarsi
+e di star lontano dall'Italia chi sa quanti
+<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
+anni ancora, aveva chiesto una licenza di due
+settimane, e ne approfittava per venir a vedere coi
+propri occhi i cambiamenti successi in quasi dodici
+anni nella vispa bambina ch'egli aveva condotta
+da Montevideo a Genova. Come lo accogliessero
+non c'è bisogno di dirlo. Il lungo tempo trascorso
+dal primo ed unico incontro fra il professore e lui
+non aveva lasciato segno visibile sulla sua fisonomia
+e sulla sua persona. Una vita attiva sin dall'infanzia,
+esercitata alle fatiche, alle privazioni e ai
+pericoli, abbrevia forse il periodo della giovinezza,
+ma prolunga quello della virilità. L'uomo
+comincia più presto, ma finisce più tardi. Il Rodomiti
+toccava i sessanta, ma a vederlo lo avreste
+detto appena cinquantenne. Giusto di membra
+nelle sue proporzioni colossali, egli si conservava
+sempre ritto e imponente; l'occhio limpido e vivace
+esprimeva il connubio della forza e della
+bontà; non era facile trovare un pelo bianco nella
+sua barba e nei suoi capelli che incorniciavano
+l'ovale regolare della sua faccia abbronzita. In collera
+era terribile, terribile come l'Oceano di cui
+aveva affrontato così spesso le tempeste; ma le
+tempeste della sua anima erano molto meno frequenti
+di quelle del mare, e i suoi scoppi d'ira
+non erano mai cagionati da futili motivi. Solo i
+deboli, quando non sono pusillanimi, sono irascibili.
+Il capitano Antonio era d'ordinario pronto
+al sorriso e all'arguzia; la sua voce tonante sapeva
+piegarsi alle inflessioni più dolci, più carezzevoli,
+specialmente quand'egli si trovava in mezzo ai
+<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
+bambini. Oh i bambini egli li amava tanto! Non
+v'era porto toccato dalla sua nave ov'egli non ne
+conoscesse qualcheduno, e la sua cabina era piena
+di gingilli ch'egli portava da una parte all'altra del
+mondo per regalarne i suoi piccoli amici. E che
+feste essi gli facevano! Come gli si arrampicavano
+sulle spalle, come gli tiravano la barba! Era padrino
+di quasi tutti i figli de' suoi marinai, e la
+soddisfazione ch'egli vedeva dipingersi in tante
+famiglie al suo comparire lo dispensava dall'avere
+una famiglia propria. D'indole espansiva e gioviale,
+egli narrava volentieri i suoi viaggi, che
+gli avevano fatto conoscere uomini e paesi diversi,
+e veniva sempre alla sua conclusione favorita: — Ciò
+che v'è di meglio dappertutto sono
+i fanciulli.
+</p>
+
+<p>
+— Meglio delle donne? — chiedeva qualcheduno
+maliziosamente.
+</p>
+
+<p>
+— Eh! mille volte meglio.
+</p>
+
+<p>
+Il capitolo delle sue avventure galanti sarebbe
+stato lungo e curioso; ma egli non voleva parlarne
+mai, e, se altri tentava di tirarlo in lingua,
+egli rispondeva con monosillabi e guardava i
+globi di fumo svolgentisi dalla sua pipa.
+</p>
+
+<p>
+Con immenso terrore della signora Dorotea, il
+professor Romualdo avrebbe voluto dare ospitalità
+al capitano; ma questi preferì aver la sua libertà
+e scendere all'albergo. Egli veniva però
+ogni mattina a prender la Gilda, che si appendeva
+al suo braccio, e sebbene dovesse alzar
+molto gli occhi per fissarlo in viso e stentasse
+<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
+alquanto a mettere i suoi passi al pari con quelli
+di lui, era superba di un così maestoso cavaliere.
+Si sentiva più di una esclamazione intorno a loro,
+si vedeva più d'un curioso far sosta un momento
+e voltarsi indietro, colpito dalle dimensioni colossali
+del capitano.
+</p>
+
+<p>
+— Ho questa statura da quarant'anni e non ci
+si sono ancora avvezzati — osservava sorridendo il
+Rodomiti, mentre si avvicinava con cautela alla
+vetrina di qualche negozio e abbassava il capo
+per non urtar nei lampioni.
+</p>
+
+<p>
+Il capitano e la Gilda avevano una infinità di
+cose da dirsi. Egli rinverdiva nella mente di lei
+le immagini illanguidite dei primi anni, le discorreva
+di sua madre; ella, dal canto suo, gli parlava
+dello zio Aldo, della sua bontà, del suo amore
+allo studio, della sua timidezza.
+</p>
+
+<p>
+— Un brav'uomo, un brav'uomo — soggiungeva
+con un accento convinto il capitano. — È
+un uomo di cuore... Non mi dimenticherò mai
+del nostro primo incontro. Egli pareva sbigottito
+della mia statura; io, a vederlo così piccino, così
+impacciato, non n'ebbi la migliore impressione...
+È più basso di te, non è vero?
+</p>
+
+<p>
+— Oh, di qualche centimetro...
+</p>
+
+<p>
+— A ogni modo, adesso è migliorato anche
+nell'aspetto... Adesso senza dubbio si rade, si
+pettina... è quasi bello al paragone... Ma allora
+era un vero istrice... Indossava poi un certo vestito
+da viaggio... Oh che tipo! Però non mi ci
+volle molto a riconoscere un fior di galantuomo...
+<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
+Non esitò un istante, accettò lealmente, francamente,
+il legato lasciatogli da sua sorella... Non
+tutti avrebbero fatto altrettanto.
+</p>
+
+<p>
+— Lo credo io! — esclamava la Gilda. E raccontava
+le mille attenzioni che il suo tutore le
+prodigava, la cura ch'egli si prendeva della sua
+educazione, i sacrifizi d'ogni specie ch'egli faceva
+per lei. — Già — ella diceva — ne fa uno grandissimo
+a tenermi seco... Non può soffrire le donne...
+Alle fanciulle fa grazia, ma con le donne è inesorabile...
+Quando mi son cambiata di pettinatura
+(in collegio tenevamo i capelli raccolti in
+due lunghe trecce che ci cadevano giù per le
+spalle) egli durò fatica ad avvezzarvisi. A ogni
+passo che faccio per uniformare la mia <i>toilette</i>
+a quella delle mie coetanee, vedo lo zio annuvolarsi
+in viso... E non è già per la spesa... no
+certo, gli è che lo zio mi avrebbe voluto sempre
+bambina.
+</p>
+
+<p>
+E la Gilda guardava istintivamente le sue sottane
+ancora un po' corte.
+</p>
+
+<p>
+Una mattina il Rodomiti chiese ed ottenne licenza
+di condur seco per qualche giorno la ragazza
+a Milano. Questo viaggetto finì con un gran
+colpo di scena. Poichè, nella sera in cui il capitano
+e la Gilda furono di ritorno, la signora Dorotea
+mise un grido, e per poco non lasciò cadere
+di mano il lume con cui ella era venuta ad
+aprire.
+</p>
+
+<p>
+— Chi è? chi è?
+</p>
+
+<p>
+— Zitta, sono io... Non mi conosce? — disse la
+<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
+Gilda, avviandosi frettolosa verso la camera dello
+zio. Il capitano Rodomiti la seguiva più lentamente,
+e con la sua presenza metteva in soggezione
+la vedova e la forzava a starsene muta.
+</p>
+
+<p>
+Il professor Romualdo era seduto davanti alla
+scrivania con le mani sprofondate nei capelli, cogli
+occhi fissi sull'ultimo numero del <i>Journal des
+mathématiques</i>, con le spalle rivolte all'uscio. Una
+candela con cappello di cartoncino verde raccoglieva
+la poca luce sullo scrittoio e lasciava in
+ombra il resto della stanza.
+</p>
+
+<p>
+La Gilda entrò in punta di piedi, s'avvicinò
+adagio adagio alla sedia, e appoggiandosi alla
+spalliera, disse: — Zio Aldo.
+</p>
+
+<p>
+Egli diede un sobbalzo. — Sei tu Gilda? — Poi
+guardò dietro a sè, e il suo volto, che s'era
+composto a un sorriso, si atteggiò a un immenso
+stupore. — Chi è?...
+</p>
+
+<p>
+In fondo, presso all'uscio, s'intese lo scoppio
+d'una risata.
+</p>
+
+<p>
+— Non conoscete più vostra nipote? — chiese
+il capitano.
+</p>
+
+<p>
+— Ma...
+</p>
+
+<p>
+Il professore, riavendosi a poco a poco dalla
+sorpresa, si alzò da sedere, sollevò la candela fino
+all'altezza del viso della Gilda, e ripetè più volte — È
+possibile?
+</p>
+
+<p>
+— Possibilissimo — rispose il capitano Antonio. — Il
+rubino è quello di prima; è cambiata
+soltanto la legatura... La Gilda esitava, ella mi
+ripeteva che lo zio ha dichiarato guerra a morte
+<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
+alle donne, e che ella non poteva sperare di vedersi
+trattata da lui con la solita intimità se non
+conservando le apparenze della fanciulla... Baie,
+io le risposi; faremo accettare al signor zio il
+fatto compiuto... O vuoi restare perpetuamente
+cogli abiti corti? Persuasa a mezzo, me la son
+condotta a Milano, e la ho fatta vestire a modo
+mio... Fu proprio a modo mio?
+</p>
+
+<p>
+— No, per dire la verità... Tu sceglievi certe
+stoffe, certi colori...
+</p>
+
+<p>
+— Non avrò buon gusto; già, quello lì, a bordo
+non si acquista... Io volevo un po' più di lusso...
+Ma questa signorina fu così modesta, così discreta...
+diverrà una valente massaja... Insomma,
+la guardi, signor orso, e vada superbo d'una così
+bella nipote (tùrati le orecchie, Gilda), e confessi
+che le donne non sono poi la più brutta parte della
+creazione... Santo Dio! Che bujo c'è qui dentro! — continuò
+il capitano, fregandosi un fiammifero sui
+calzoni e accendendo con quello una candela che
+era sul canterale. — Oh! così! Sono soddisfatto
+davvero... Brava <i>madama</i>... Come si chiama la
+fata?
+</p>
+
+<p>
+— <i>Madama Chaillon!</i>
+</p>
+
+<p>
+— Brava <i>Madama Chaillon</i>!
+</p>
+
+<p>
+Il capitano sedette sul canapè, si stropicciò le
+mani, e stirò sul pavimento le sue lunghissime
+gambe.
+</p>
+
+<p>
+L'ammirazione del capitano Rodomiti non era
+affatto irragionevole, perchè la Gilda non era mai
+stata così bella come quella sera. Il suo vestito
+<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
+non le faceva una grinza; ed ella lo portava con
+la disinvoltura d'una gran dama.
+</p>
+
+<p>
+— Via, via, caro Grolli — continuò il capitano,
+ch'era in vena di chiacchierare — perdonate alla
+vostra pupilla il delitto di aver passati i sedici anni
+e di avere un paio d'occhi che faranno girare il
+capo a molti.
+</p>
+
+<p>
+— Capitano! — interruppe il dottor Romualdo.
+</p>
+
+<p>
+— So che queste cose non si dovrebbero dire
+in presenza della ragazza, ma la Gilda ha giudizio
+e non c'è pericolo che gli elogi la guastino... E poi,
+lasciatemi discorrere ancora stasera, chè domani
+parto, e me ne vado alla Plata... Dunque, non le
+tenete il broncio?
+</p>
+
+<p>
+— Ma che broncio? Io non vi capisco — proruppe
+il dottor Romualdo, alquanto confuso. — È
+un pezzo che mia nipote non è più una bambina,
+eppure io non le ho scemato l'antico affetto.
+</p>
+
+<p>
+— Oh, no — proruppe la Gilda.
+</p>
+
+<p>
+— Non basta, non basta — riprese il capitano,
+spingendo fuori della bocca una grande nuvola
+di fumo — bisogna che la Gilda possa avere per
+voi tutta la confidenza ch'ella avrebbe pei suoi
+genitori... Si avvicina il momento dei segreti scabrosi;
+guai se una ragazza non sa a chi rivelarli!
+Me ne intendo, io, di queste cose; quando le mie
+cento figliocce sparse nelle cinque parti del mondo
+mi veggono arrivare, esse sanno ch'io leggo sul
+loro fronte le novità che sono accadute nel loro
+cuoricino... E vi assicuro, professore mio, che queste
+novità si rassomiglian tutte, tanto alla Nuova
+<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
+Zelanda quanto in Italia, tanto nella Polinesia
+quanto al Messico, tanto al Capo di Buona Speranza
+quanto al Giappone... È così, e la vita convien
+prenderla com'è...
+</p>
+
+<p>
+Il capitano, alzatosi in piedi, camminava lentamente
+per la stanza, e la sua ombra gigantesca si
+disegnava sulla parete; il professore, inquieto,
+guardava ora lui, ora la Gilda, ch'era immobile
+con un gomito appoggiato alla spalliera d'una seggiola,
+cogli occhi chini al suolo.
+</p>
+
+<p>
+— Qui non c'è scritto ancora nulla — soggiunse
+il Rodomiti, avvicinandosi alla giovinetta, ponendole
+una mano sotto il mento e sforzandola a
+guardare in su — qui non c'è scritto ancora nulla — e
+a queste parole il dottor Romualdo si sentì
+liberato come da un incubo. — Ma — continuò il
+loquace capitano — un dì o l'altro qualche cosa
+ci sarà scritto sicuramente, e allora, siccome io
+mi troverò sull'Oceano, e il professore queste formule
+non sa decifrarle da sè, sarà necessario che
+<i>madamigella</i> si faccia coraggio, e dica nell'orecchio
+allo zio ciò che la turba... E il signor zio
+deve promettermi che non si scandalizzerà punto,
+ma farà bene anche allora la sua parte di babbo.
+Siamo intesi, Gilda?
+</p>
+
+<p>
+— Sì — ella rispose, arrossendo.
+</p>
+
+<p>
+— E voi, Grolli?
+</p>
+
+<p>
+— Ma sì, è naturale... Che uomo siete!... Che
+discorsi avete tirato in campo stasera! — disse il
+professore che smaniava sulla seggiola.
+</p>
+
+<p>
+— Oh in quanto a me non ho mai capito che
+<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
+sugo ci sia a non voler guardar le questioni in
+faccia e a trattar le ragazze come se vivessero in
+un altro mondo... Adesso però puoi lasciarci,
+Gilda. Avrei da dire una parola a tu per tu al professore.
+</p>
+
+<p>
+— A me?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, a voi... Oh una cosa da nulla... A rivederci
+domattina, Gilda; verrai ad accompagnarmi
+alla stazione?
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro, e anche lo zio ci verrà.
+</p>
+
+<p>
+La giovinetta prese una candela e si ritirò nella
+sua camera, ov'ebbe una gran tentazione di dare
+un bacio alla propria immagine nello specchio.
+Ella sapeva da un pezzo che non era brutta, ma
+quella sera soltanto ella acquistava la persuasione
+di esser veramente bella.
+</p>
+
+<p>
+— Dunque? — disse il professore, quando fu
+solo col capitano Antonio.
+</p>
+
+<p>
+— Non vi sgomentate... Pare impossibile...
+Siete un brav'uomo, ma troppo apprensivo... Permettete.
+</p>
+
+<p>
+Il Rodomiti si mise a sedere sul canapè, che
+scricchiolò sotto l'immane peso; accavallò una
+gamba sull'altra e, gonfiando e sgonfiando successivamente
+le guance, mandò tre gran boccate di
+fumo.
+</p>
+
+<p>
+— Dunque quello che volevo dirvi è questo.
+Non è lontano il tempo in cui vostra nipote prenderà
+marito...
+</p>
+
+<p>
+— E di nuovo quest'argomento! Non avete dichiarato
+or ora che non c'è nulla?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
+— Sicuro; a tutt'oggi non c'è nulla... Ma bisogna
+intenderci... Non c'è nulla di personale... La
+Gilda si trova nello stadio dell'amore anonimo.
+</p>
+
+<p>
+— Non v'intendo.
+</p>
+
+<p>
+— È tanto facile — replicò il capitano. — Benedetti
+dotti!... Ogni ragazza, professore mio,
+prima d'innamorarsi di qualcheduno, attraversa
+un periodo nel quale prova vagamente, indeterminatamente
+l'amore... I poeti ve la spiegherebbero
+in lungo e in largo; io sono tagliato alla
+buona e parlo come so... Del resto, se non foste
+un originale, mi avreste indovinato per aria, giacchè
+quella condizione dell'animo non è una particolarità
+delle sole donne... Insomma, per venire
+a bomba, quando una ragazza è entrata nella fase
+dell'amore anonimo, ella non tarda molto a dar
+forma alle sue fantasie, non tarda molto a passar
+nella fase dell'amore personale... Mi sono spiegato
+chiaro, spero...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, sì... Insomma troverà qualcheduno che le
+piacerà, e vorrà sposarselo... Tutti i gusti son gusti.
+</p>
+
+<p>
+— Credete pure che quello lì è un gusto che
+durerà per un pezzo... Ma la morale del mio discorso
+è questa: nulla è più difficile che maritare
+una ragazza senza un soldo di dote.
+</p>
+
+<p>
+— È quello che dice anche il professor Lorati.
+</p>
+
+<p>
+— Ora, scusate la mia franchezza... Voi non
+siete ricco...
+</p>
+
+<p>
+— No, certo.
+</p>
+
+<p>
+— Dei quattrini che la Gilda ha portati con sè
+da Montevideo non ne resterà ormai quasi più...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
+— Come?
+</p>
+
+<p>
+— Sfido io! Dopo tanti anni, per poco che la
+ragazza vi sia costata...
+</p>
+
+<p>
+Il dottor Romualdo alzò la ribalta della scrivania,
+e ne tolse un libretto, dicendo: — Mia nipote
+non poteva star presso di me come in un convitto — Indi
+soggiunse: — Venite qui; avvicinatevi al
+lume. Ecco il conto della mia pupilla, regolato di
+semestre in semestre alla Banca. L'ultimo saldo è
+del 31 dicembre.
+</p>
+
+<p>
+— Ventottomilanovecentosessantasette lire! — esclamò
+il capitano osservando la pagina che gli
+era indicata. — È possibile?
+</p>
+
+<p>
+— Oh! È merito in gran parte degli interessi.
+</p>
+
+<p>
+— Tutti gli interessi accumulati! Vi par poco? — continuò
+il Rodomiti, mentre sfogliava il libretto. — Nessuna
+prelevazione dal 1861 in qua?
+</p>
+
+<p>
+— Non m'è occorso di farne — disse semplicemente
+il professore.
+</p>
+
+<p>
+— Invece una serie di versamenti — riprese
+l'altro con enfasi.
+</p>
+
+<p>
+— Quello che ho potuto. Ho pochi bisogni, non
+ho una famiglia mia, non mi ammoglierò mai; che
+dovevo farne de' miei risparmi?
+</p>
+
+<p>
+— Ah caro Grolli — proruppe il capitano — è
+destino che ogni volta che vi vedo io debba rimanere
+sbalordito.
+</p>
+
+<p>
+— Avete torto. Ciò ch'io feci lo avreste fatto
+anche voi. E adesso, terminate pure il vostro discorso.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
+— Ma adesso voi non accetterete forse la mia
+offerta...
+</p>
+
+<p>
+— Quale offerta?
+</p>
+
+<p>
+— Non ho famiglia neppur io, resterò celibe...
+come voi; mia sorella non ha figli ed è ben provveduta;
+in tanti anni di lavoro ho messo qualche
+cosa da parte... Alle corte, volevo far una piccola
+dote alla Gilda.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie, grazie, capitano... Lo vedete, voi siete
+migliore di me, voi pensate a quelli che non vi
+appartengono... Io, in fin dei conti, non faccio che
+il mio ufficio di zio... Del resto, la Gilda vi è già
+debitrice di molto; la dote che volevate regalarle
+serbatela a qualcheduna delle vostre figliocce che
+sia in maggiori strettezze... Intanto il capitale di
+mia nipote crescerà da sè con gli interessi... e un
+altro poco lo farò crescere anch'io... Pel momento
+del matrimonio insomma, che non sarà forse così
+vicino... la Gilda ha sedici anni e qualche mese...
+pel momento del matrimonio saranno raggiunte,
+io spero, le trentaquattro o trentacinque mila lire...
+Non sarà molto, ma, via, non sarà nemmeno pochissimo.
+</p>
+
+<p>
+— Siete un brav'uomo, caro Grolli, e siete un
+cuor d'oro... Mi fareste quasi riconciliare coi dotti...
+Vi avverto, ad ogni modo, che voglio pensar io al
+corredo... Ho un amico a Milano, al quale darò
+l'incarico e che farà certo le cose per bene... Se
+poi potessi esser da queste parti all'epoca delle
+nozze, s'intende che farei da padrino... Dev'essere
+un bel giorno!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
+— Lo credete? — chiese il professore, ch'era
+sempre seduto davanti alla scrivania, e che segnava
+macchinalmente col lapis delle figure geometriche
+sopra un pezzo di carta.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, sì; perchè dovrebb'essere altrimenti? La
+donna è fatta per avere una famiglia.
+</p>
+
+<p>
+Vi furono alcuni secondi di silenzio. Alla fine
+il dottor Grolli alzò il viso dalla carta, si levò gli
+occhiali, si passò la mano sulla fronte, e disse: — Capitano,
+se foste qui in <i>quel bel giorno</i>, consentireste
+a prendermi a bordo del vostro legno per
+qualche mese?
+</p>
+
+<p>
+— Voi?... In mezzo alle balle di cotone e ai
+sacchi d'indaco?
+</p>
+
+<p>
+— Sì — soggiunse il professore con quanto maggior
+disinvoltura gli fu possibile. — Allora le mie
+cure di tutore saranno finite, avrò la mia piena
+libertà, e ne approfitterò per vedere un po' di
+mondo. Che c'è di strano?
+</p>
+
+<p>
+— Nulla... Anzi... figuratevi se vi prenderei a
+bordo volentieri... Ma chi sa dov'io sarò in quel
+tempo?
+</p>
+
+<p>
+— Se sarete lontano, pazienza.
+</p>
+
+<p>
+— Curiosa idea la vostra... E non vi fa male il
+mare?
+</p>
+
+<p>
+— Non lo so, non ho mai provato... Speriamo
+di no.
+</p>
+
+<p>
+— Siamo intesi dunque... Oh dev'esser tardi...
+Me ne vado... A domattina.
+</p>
+
+<p>
+— Verrò a prendervi all'albergo con la Gilda,
+e andremo insieme alla stazione.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
+— Sì, addio, Grolli... Lasciate che vi stringa la
+mano... Sono superbo della vostra amicizia. Non
+vi dico altro.
+</p>
+
+<p>
+E i due uomini così diversi d'aspetto e d'indole,
+ma così conformi nella rettitudine dell'animo, si
+separarono vivamente commossi.
+</p>
+
+<div class="chapter"></div>
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
+</p>
+
+<h2>
+XIV.
+</h2>
+
+<p>
+L'estate fu più soffocante del solito, e il professore
+Romualdo si recò con la Gilda a passar parte
+delle vacanze in un albergo fra le Alpi, lasciando
+che i Lorati andassero in un sito di bagni, ove ci
+era più gente, più <i>chique</i>, e ove la signora Olimpia
+sperava di maritare almeno una delle figliuole.
+Il professore, senza essere alpinista, era un camminatore
+infaticabile; la Gilda, snella, leggera,
+intrepida, sarebbe stata in grado, a detta delle
+guide, di affrontare anche il ghiacciaio; però ella
+non osava di chieder tanto allo zio, e si contentava
+di percorrere insieme con lui la parte meno
+scabrosa di quei monti. Uscivano talvolta soli, talvolta
+accompagnati da un ragazzo che portava gli
+scialli e le provvigioni, giravano a caso per quattro
+o cinque ore, e si rifocillavano sdraiati sull'erba;
+mentre a pochi passi scrosciava il torrente
+e gli abeti mormoravano sul loro capo, e si udiva
+<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
+il muggito dei buoi e il tintinnìo delle capre
+sparse pei pascoli. La Gilda era ammirata delle
+Alpi. Durante le sue gite ella parlava poco, ma la
+commozione dell'animo le era scritta sul viso; di
+tratto in tratto le sfuggiva un grido dal labbro,
+ed ella rimaneva estatica dinanzi all'orrido pittoresco
+d'una gola profonda, o alle fosforescenze di
+un ghiacciaio, o all'ampiezza d'una valle illuminata
+dal sole. Talora, staccandosi d'improvviso dal
+fianco del suo compagno, ella saliva su qualche
+punto elevato da cui lo sguardo spaziava in più
+largo orizzonte. Il vento respingeva le falde della
+sua veste succinta e le ciocche de' suoi capelli ricciuti,
+e la sua bella persona immobile, con le
+braccia conserte, si disegnava come una figura
+fantastica sullo sfondo azzurro del cielo. Intanto il
+professore andava erborando per via e raccoglieva
+diligentemente entro una scatola le varie specie
+di licheni, di genziane, di felci, di dafni e d'altre
+piante della flora alpina, oppure frangeva qua e
+là con un piccolo martello la roccia, e riempiva di
+pietruzze una borsa ch'egli portava a tracolla. Poi
+la sera, in albergo, parlava di botanica e di geologia
+alla nipote, la quale, a forza di fargli da assistente
+nel suo laboratorio, aveva finito col prendere
+una leggera tintura scientifica, e lo ascoltava
+con attenzione benevola.
+</p>
+
+<p>
+L'albergo ove alloggiavano i nostri amici era
+uno dei soliti che si trovano fra le Alpi, tozzo,
+massiccio, rettangolare, col tetto acuminato, sporgente
+per un metro e mezzo oltre la linea dei
+<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
+muri, con una ringhiera di legno che girava intorno
+al primo piano. Sul frontone della porta d'ingresso
+era appesa un'insegna con dipintovi a colori
+vivaci un quadrupede che dalla spiegazione scrittavi
+sotto a caratteri cubitali doveva essere un camoscio.
+Nell'interno le pareti foderate di legno,
+l'andito ingombro di scialli, di <i>alpenstocks</i> e di
+funi. In cucina un ampio focolare, protetto, covato
+quasi, da un'enorme cappa intorno a cui luccicavano
+i rami. Poco distante dal focolare una stufa
+monumentale, che aveva l'aspetto di un mausoleo.
+Nel salotto da pranzo una tavola oblunga, modestamente
+ma pulitamente apparecchiata, con sedie
+di paglia tutto all'ingiro. Anche qui la sua stufa;
+poi una credenza, e di fronte a questa una mensola
+con due o tre scaffali di libri, e specialmente di
+<i>Guide</i> delle Alpi e di romanzi inglesi dell'edizione
+di Tauchnitz. Appesi alle pareti un barometro,
+un termometro, una carta geografica della
+regione, alcune litografie senza valore e alcuni
+avvisi d'alberghi italiani, svizzeri, francesi; sopra
+un canterale un calamaio e l'<i>album</i> dei viaggiatori
+fitto di nomi, di osservazioni e anche di versi in
+più lingue.
+</p>
+
+<p>
+Lo scorrere le pagine di quel libro era per la
+Gilda un gradevole passatempo, ed ella sorrideva
+una mattina leggendo le note di una signora di
+Londra, la quale nello stesso periodo manifestava
+il suo entusiasmo pel pesce del lago e il suo dolore
+per non avere trovato in quei siti un ministro
+anglicano, quando una riga più sotto ella
+<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
+vide un nome che le strappò un'esclamazione di
+stupore.
+</p>
+
+<p>
+— Che c'è? — domandò il professore Romualdo,
+che tagliava le carte all'ultimo fascicolo d'una rivista
+scientifica, venuta a cercarlo lassù.
+</p>
+
+<p>
+— Leggi qui — ella disse, porgendogli il libro.
+Egli lesse — <i>Mario Albani, pittore.</i>
+</p>
+
+<p>
+— Mario, sai — proseguì la Gilda — il figlio
+del signor Gedeone, il mio antico compagno di
+giuochi; non può essere che lui. Quanti anni sono
+che non lo vedo!... Scommetto che non lo riconoscerei
+più...
+</p>
+
+<p>
+— Probabilmente sarà già partito — interpose
+il professore, a cui questo nuovo personaggio destava
+una vaga inquietudine.
+</p>
+
+<p>
+— No, no... guarda... dev'esser giunto oggi prima
+che noi scendessimo. C'è la data: 5 agosto.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, se ci sarà lo vedremo... Non è poi
+conveniente di affannarsi tanto per una persona
+che non ci riconoscerebbe nemmeno... Del resto,
+un ragazzo balzano che ha piantato la famiglia per
+fare il suo capriccio.
+</p>
+
+<p>
+— Volevano che vendesse pepe e cannella, ed
+egli era artista nell'anima... Si capisce...
+</p>
+
+<p>
+— Oh!... Artista!... Il solito passaporto dei cervelli
+malati... Basta — conchiuse il professore, che
+si accorgeva di essersi riscaldato troppo — ciò non
+ci riguarda.
+</p>
+
+<p>
+Proprio in quel punto, un passo d'uomo si fece
+sentire nell'andito, e una voce maschia e melodiosa
+diede alcuni ordini in cucina. Indi entrò nel
+<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
+salotto un bel giovane alto, spigliato, con l'aquila
+del Club Alpino sul cappello. Aveva le chiome un
+po' lunghe, la barba nascente, la carnagione abbronzita.
+I suoi occhi espressivi s'incontrarono subito
+con quelli della Gilda ch'erano fissi sopra di
+lui. Anche il professore lo guardava con singolare
+attenzione.
+</p>
+
+<p>
+Egli stette un momento sospeso, le sue guance si
+dipinsero di un vivo rossore, poi balbettò: — Ma?...
+Non m'inganno?... Il signor professor Grolli?... E
+la Gil... la signora Gilda?
+</p>
+
+<p>
+— Oh signor Mario! — esclamò la giovinetta,
+con un sorriso che le illuminava tutta la fisonomia. — Mi
+ha ravvisata?
+</p>
+
+<p>
+— No, veramente. Ho ravvisato il signor professore.
+E lei mi aveva riconosciuto?
+</p>
+
+<p>
+— Nemmeno; ma sapevo ch'era qui... dal libro
+dei viaggiatori.
+</p>
+
+<p>
+Il professor Romualdo, il quale, essendo il solo
+che non avesse punto cambiato aspetto da una diecina
+d'anni, aveva servito d'anello a questo riconoscimento,
+dovette far di necessità virtù, e stringere,
+quanto più cordialmente gli fu possibile, la
+mano del pittore.
+</p>
+
+<p>
+I due giovani intanto non finivano di evocare i
+ricordi del passato.
+</p>
+
+<p>
+— Si rammenta, signora Gilda, delle nostre scalate
+ai sacchi di caffè?
+</p>
+
+<p>
+— Sì; e le sue cavalcate sui barili d'aringhe?
+</p>
+
+<p>
+— E lo studio comparativo dei vari campioni?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
+— E quel famoso G A ch'ella dipinse sulla
+schiena della signora Dorotea?
+</p>
+
+<p>
+— È viva la signora Dorotea?
+</p>
+
+<p>
+— Oh sì... Un po' brontolona...
+</p>
+
+<p>
+— Era tale anche allora... E quei suoi due gatti
+<i>Mao</i> e <i>Meo</i>?
+</p>
+
+<p>
+— Quelli son morti.
+</p>
+
+<p>
+— Ma! Chi direbbe che son corsi tanti anni da
+quel tempo?
+</p>
+
+<p>
+— Se si potesse tornare indietro!
+</p>
+
+<p>
+— No, signora Gilda, non lo pensi nemmeno.
+</p>
+
+<p>
+— Oh, perchè?
+</p>
+
+<p>
+— È troppo bella così.
+</p>
+
+<p>
+Questo complimento a bruciapelo fece salire le
+fiamme al viso della giovinetta, che abbassò gli
+occhi e cercò di mutar discorso.
+</p>
+
+<p>
+— Si trattiene qui un pezzo?
+</p>
+
+<p>
+L'Albani rispose che aveva in animo di intraprendere
+l'ascensione d'una tra le cime meno conosciute
+della catena, ma che gli era forza aspettare
+il ritorno d'una guida impegnata per un paio di
+giorni con altri forastieri. Intanto si poteva fare
+insieme qualche gita agevole anche ai non alpinisti.
+</p>
+
+<p>
+La Gilda applaudì di gran cuore alla proposta,
+il dottore Romualdo l'accolse invece con assai
+mediocre entusiasmo, ma la nipote non durò gran
+fatica a ribattere le sue obbiezioni. E invero, a che
+scopo eran venuti lì se non a quello di girare fra
+i monti? E che altro avevano fatto sino allora?
+Mario chiamò l'albergatore, e un po' consultandosi
+con lui, un po' esaminando la carta geografica, stabilì
+<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
+la via da percorrere il domani; poi, simile a
+un generale che determina in anticipazione il suo
+campo di battaglia, segnò col lapis rosso il luogo
+ove si sarebbe fatto sosta per desinare; infine ordinò
+egli stesso in cucina di approntare un buon
+pezzo d'arrosto da mettere nel carniere. L'oste lo
+ascoltava con la deferenza dovuta a un alpinista che
+era salito due volte sul Cervino.
+</p>
+
+<p>
+Per quel giorno l'Albani non lasciò quasi mai il
+professore e la Gilda. Era cordiale, espansivo come
+chi fece un incontro inatteso e gradito, e parlava
+volentieri dei suoi disegni per l'avvenire, delle sue
+speranze, delle sue ambizioni. Si sentiva giovine,
+si sentiva forte, aveva l'anima piena di poesia,
+d'ideale, vedeva turbinarsi davanti agli occhi mille
+immagini che un dì o l'altro egli confidava di riprodur
+sulla tela. No, egli non aveva sortito l'indole
+dell'uomo d'affari, il suo ingegno non si era
+mai saputo acconciare alle discipline delle cifre;
+che avrebbe fatto nello scrittoio di suo padre? Da
+fanciullo in su aveva avuto un culto, un amore
+ardente, irresistibile; il culto, l'amore del bello.
+La bellezza gli faceva piegar le ginocchia, come
+cosa di cielo; e l'aveva cercata e la cercava per
+tutto, negli splendori dell'alba e del tramonto,
+nella nota d'una musica appassionata, nel fascino
+della poesia, nelle forme armoniose e nel sorriso
+della donna. La religione del bello era tutto per
+lui; beati i tempi in cui essa era l'ispiratrice dei
+popoli! Insomma egli era, egli voleva essere artista:
+lo lasciassero seguir la sua via; forse egli
+<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
+avrebbe presto o tardi toccato una meta non ingloriosa.
+Di quadri finora non ne aveva fatto che
+uno, venduto a Zurigo e accolto con benevolenza
+dai critici più severi. Ma si portava dietro un'infinità
+di studi, di schizzi, gettati giù alla buona sul
+primo pezzo di carta che gli cadeva sotto le mani.
+Erano tipi che egli aveva accarezzati nella fantasia,
+o che aveva incontrati realmente nel suo cammino;
+ricordi della vita, o ricordi del pensiero, ch'egli
+raccomandava alla carta, con un segno, con una
+data ch'era per lui un filo d'Arianna onde raccapezzarsi
+in quel labirinto. Nei libri che leggeva, e
+ne leggeva molti (poesie e romanzi per lo più), cercava
+soggetti di quadri; traduceva in linee i personaggi
+e le scene che l'autore aveva descritto a
+parole. In questi suoi disegni appena abbozzati era
+il germe delle sue opere venture; era il materiale
+greggio da cui egli sperava di sprigionare il metallo
+prezioso.
+</p>
+
+<p>
+Tutte queste cose Mario Albani diceva al professore
+e alla Gilda, sciorinando davanti a loro
+quelli ch'egli chiamava i suoi scarabocchi e spiegando
+donde ne avesse tratto l'ispirazione. La
+sua parola era colorita, nervosa, e rivelava un
+giovane d'ingegno, un po' entusiastico forse, un
+po' troppo fiducioso di sè, ma nel quale c'era a
+ogni modo la stoffa d'un uomo non volgare.
+</p>
+
+<p>
+Bisognava mettersi in moto la mattina all'alba,
+e quindi quella sera i nostri <i>touristes</i> si separarono
+presto, dopo aver preso un eccellente
+<i>punch</i> preparato da Mario, il quale, da buon alpinista,
+<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
+portava nel suo piccolo bagaglio una mezza
+dozzina di limoni e una bottiglia di <i>cognac</i>.
+</p>
+
+<p>
+Quando il pittore fu nella stanza, egli si accorse
+ch'era muro a muro con la Gilda. Egli
+picchiò sulla parete e disse: — Signora Gilda, la
+sveglierò io domattina. — E diede altri due colpetti: — Mi
+sente? — Sì, sì.
+</p>
+
+<p>
+La Gilda poteva soggiungere ch'ella non aveva
+punto sonno, e che probabilmente non avrebbe
+dormito in tutta la notte. E invero ella si ravvoltolava
+nelle coltri senza chiuder occhio, pensando
+a quel bizzarro incontro col suo antico
+compagno d'infanzia, là tra le solitudini alpine,
+a mille duecento metri sul livello del mare.
+Com'era mutato Mario! Ed era mutata anche lei,
+ed egli glielo aveva fatto intendere con tanta
+galanteria, quand'ella aveva espresso il desiderio
+di tornar bambina. — È troppo bella così — Queste
+parole le ronzavano gradevolmente all'orecchio.
+Ella sorrideva a fior di labbro; poi,
+per una rapida associazione d'idee, paragonava
+fra loro i tre uomini che le pareva di conoscer
+meglio nel mondo, lo zio Aldo, il capitano e
+Mario. Era possibile immaginarsi tre nature più
+diverse? Per l'uno la vita si chiudeva tutta nell'austerità
+degli studi, per l'altro essa significava
+il movimento, la lotta, il pericolo; pel terzo essa
+non aveva che uno scopo: la ricerca appassionata
+del bello. Chi dei tre aveva ragione? La Gilda non
+sapeva dirlo, ma l'istinto femminile l'avvertiva
+ch'ella esercitava un impero su quelle tre anime.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
+Nella camera attigua, ch'era quella del professore,
+si vedeva lume attraverso il buco della serratura.
+</p>
+
+<p>
+— Sei desto ancora, zio Aldo? — chiese la Gilda.
+</p>
+
+<p>
+Il chiamato balzò in sussulto. — Sì... Come lo
+sai?... Ho fatto romore?
+</p>
+
+<p>
+— No, vedo chiaro.
+</p>
+
+<p>
+— Leggevo... Ma tu perchè non dormi? Non
+ti senti bene forse?
+</p>
+
+<p>
+C'era tanta tenerezza, c'era tanta ansietà nella
+voce del dottor Romualdo, che la giovinetta ne
+fu commossa. — Che idee! — ella rispose — sto
+benissimo... Oh! perchè spegni la candela?
+</p>
+
+<p>
+— Perchè tu possa dormire.
+</p>
+
+<p>
+— Povero zio Aldo! — pensò la Gilda — Come
+mi vuol bene!
+</p>
+
+<p>
+Il professore aveva detto una piccola bugia.
+Egli non leggeva. Egli riandava nella mente le
+cose della giornata, e cercava d'indovinar l'avvenire.
+Che influenza avrebbe avuto sull'avvenire
+l'improvviso incontro della Gilda e di Mario?
+Nessun giovine aveva mai parlato alla Gilda con
+la confidenza di questo giovine; verso nessuno
+ella si era mostrata tanto espansiva. Che fosse
+giunto anche per lei il momento in cui l'<i>amore
+anonimo</i> prende forma e contorni? Che questo
+pittore entusiasta fosse l'uomo prescelto? Saprebbe
+egli amarla? Saprebbe renderla felice?
+</p>
+
+<p>
+Mentre il professore Grolli si agitava in questi
+pensieri, le tempie gli martellavano e il cuore gli
+batteva con palpiti affrettati.
+</p>
+
+<div class="chapter"></div>
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
+</p>
+
+<h2>
+XV.
+</h2>
+
+<p>
+La Gilda era in piedi all'alba. Quando Mario
+picchiò sulla parete per isvegliarla, ella gli disse,
+canzonandolo: — Scommetterei che è ancora in
+letto.
+</p>
+
+<p>
+— Già, mi alzo adesso.
+</p>
+
+<p>
+— Bravissimo. E io sono bella e vestita.
+</p>
+
+<p>
+— Bella sì, ma vestita no.
+</p>
+
+<p>
+— O scusi, come può dirlo?
+</p>
+
+<p>
+— Alle donne manca sempre qualche cosa.
+</p>
+
+<p>
+Il pittore aveva ragione. Ella aveva ancora da
+dar l'ultima mano alla sua <i>toilette</i>.
+</p>
+
+<p>
+— A ogni modo — ella rispose — vedremo chi
+farà più presto ad uscir di camera.
+</p>
+
+<p>
+— Vedremo... Chiami il professore intanto.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! Quanto a lui, è pronto, e ci aspetta.
+Esce appunto adesso dalla sua stanza.
+</p>
+
+<p>
+Di lì a un paio di minuti, due usci si apersero
+allo stesso momento sull'andito, e i due giovani
+si diedero il buon giorno con una risata.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
+— Sono stata prima io... di un secondo — disse
+la Gilda.
+</p>
+
+<p>
+— Perdoni... Io ero già fuori con la testa, mentre
+lei... E poi, badi, ha violato i patti.
+</p>
+
+<p>
+— Come?
+</p>
+
+<p>
+— Sì... Ella non finito la sua <i>toilette</i>.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! Che dice mai? — esclamò la fanciulla,
+tastandosi da tutte le parti.
+</p>
+
+<p>
+— Le manca d'agganciare un bottone.
+</p>
+
+<p>
+— Dove?
+</p>
+
+<p>
+— Là — egli rispose, segnando un punto del
+vestito.
+</p>
+
+<p>
+— Questi sono cavilli. Insomma ho vinto io...
+Non è così, zio Aldo? — ella esclamò, correndo
+verso il professore che camminava nell'andito col
+capo chino e con le mani intrecciate dietro la
+schiena. E soggiunse scherzosamente: — Bisogna
+far lega, noi due, contro questo signorino.
+</p>
+
+<p>
+— Davvero? — replicò il professor Romualdo,
+sforzandosi a sorridere.
+</p>
+
+<p>
+— Badino, badino — riprese l'Albani, e mentre
+parlava fece un mezzo giro sui talloni. — Non
+vedono quello che ho dietro alle spalle.
+</p>
+
+<p>
+— Sì... Ha lo zaino... Oh bella, vorrebbe farci
+paura con lo zaino? Se dicesse l'<i>alpenstock</i>, meno
+male... Quello lì potrebbe passare per una lancia...
+</p>
+
+<p>
+— Oibò, oibò. La mia forza risiede oggi nello
+zaino. Sa che cosa c'è qui dentro?... Ci sono le
+provvigioni, c'è l'arrosto, il salame, il pane, il
+vino... Sta in me di affamare il nemico. E il nemico
+affamato si arrende.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
+— O muore — soggiunse in tono eroicomico
+la giovinetta.
+</p>
+
+<p>
+— Pazzerella che sei! — disse il professore.
+</p>
+
+<p>
+Ed ella:
+</p>
+
+<p>
+— Noi prenderemo d'assalto il deposito delle
+vettovaglie, non è vero, zio Aldo?
+</p>
+
+<p>
+— Pazzerella, pazzerella! — replicò questi. E invidiava
+la facile allegria della gioventù, egli che
+non s'era sentito giovine mai.
+</p>
+
+<p>
+Si discese in salotto, ove l'ostessa aveva approntato
+il caffè e latte; poi si partì con la scorta di un
+ragazzo ch'era pratico della strada e che portava
+gli scialli e i mantelli.
+</p>
+
+<p>
+Era una splendida mattina; le cime dei monti
+illuminate dai primi raggi del sole si disegnavano
+nitidissime nel cielo azzurro, un'aria frizzante ed
+elastica, che infondeva lena alle membra, s'insinuava
+fra i rami degli abeti e accarezzava mollemente
+l'erba rugiadosa. Si saliva a grado a grado,
+ora traversando ampie praterie, ora addentrandosi
+nelle macchie dei pini, ora costeggiando a ritroso
+qualche torrente incassato nella montagna. La
+scena, come avviene tra le Alpi, mutava ad ogni
+istante, a vicenda orrida e amena, angusta e spaziosa.
+Qua una gola asserragliata fra due rocce a
+picco e ove l'acqua si precipitava con un fracasso
+d'inferno, travolgendo nel suo corso i sassi ciclopici,
+là una distesa di valli inondate di luce, avvolte
+in una quiete solenne.
+</p>
+
+<p>
+La flora ricchissima e la curiosa struttura geologica
+dei terreni distraevano singolarmente il
+<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
+professore, al quale nessuna delle gite passate
+aveva offerto sì largo campo di osservazioni. E
+l'Albani prestava un aiuto insperato al suo dotto
+compagno, arrischiandosi volentieri col suo piede
+sicuro nei posti meno accessibili a coglier per esso
+le felci, le dafni, le sassifraghe, i ciclamini e i licheni.
+Ma più spesso il pittore stava a fianco della
+Gilda, il cui volto brillava d'uno schietto entusiasmo.
+I due giovani si comunicavano le loro impressioni
+e provavano una dolce maraviglia a vedere
+quanta conformità vi fosse nei loro gusti. La
+Gilda s'accorgeva per la prima volta d'avere anch'essa
+istinti un po' avventurosi (era forse l'inquietudine
+de' suoi genitori che le scorreva nel
+sangue), sentiva che le tranquille abitudini casalinghe,
+in cui tante donne trovano pure una compiuta
+felicità, avrebbero alla lunga finito col venirle
+in uggia. Oh poter correre il mondo, poter
+affinare lo spirito nella lotta, poter conoscer la vita!
+E il suo pensiero volava alla sua mamma, il cui
+animo virile in mezzo alle più terribili prove le
+era stato vantato tante volte dal capitano Rodomiti.
+Ma qui non poteva a mano di sovvenirle un
+altro ricordo. La sua mamma era stata ingrata
+verso i suoi parenti; ne imiterebbe ella l'esempio,
+sarebbe ingrata anch'ella verso chi aveva fatto
+tanto per lei?
+</p>
+
+<p>
+A millesettecento metri sul livello del mare,
+sopra un bell'altipiano onde si godeva una veduta
+magnifica, l'Albani, che era il vero capo della piccola
+brigata, ordinò di far sosta. Indi, deposto lo
+<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
+zaino, ne sciorinò sul prato il prezioso contenuto.
+I viaggiatori si adagiarono sull'erba e fecero onore
+al pasto frugale con l'appetito che si trova sempre
+sulle Alpi dopo un'ascensione di alcune ore. Dato
+fondo alle provvigioni, salvo una bottiglia di vino
+e alcune fette di salame tenute in serbo per le circostanze
+imprevedute, Mario consultò l'orologio
+e disse: — Ancora venticinque minuti, e poi ci
+rimetteremo in cammino. — C'erano da fare altri
+cento metri di salita piuttosto ardua, prima di
+giungere al punto che si era prefisso quale ultima
+meta alla gita della giornata.
+</p>
+
+<p>
+La Gilda pretendeva di non essere punto stanca,
+ma nel fatto ella se ne stava molto volentieri distesa
+sull'erba, col <i>plaid</i> sotto il capo per guanciale,
+con l'occhio intento a seguire uno stuolo di
+nuvolette bianche e leggiere che parevano rincorrersi
+verso occidente. Il professore, seduto vicino
+a lei, aveva aperto la sua scatola da erborista e
+passava in rassegna il ricco bottino della giornata,
+enumerando le varie specie coi loro nomi latini e
+tentando di richiamar l'attenzione della sua pupilla
+sopra una rarissima <i>gentiana nivalis</i>, e sopra
+un <i>diantus atrorubens</i> ch'era una maraviglia. Intanto
+Mario, addossato al tronco di un larice sul
+ciglio dell'altipiano, ora contemplava la scena circostante,
+ora si voltava a guardare la leggiadra
+testina arrovesciata della fanciulla, e la gentile
+persona di lei, che si mostrava in tutta l'armonia
+squisita delle sue linee.
+</p>
+
+<p>
+A un tratto un buffo di vento scosse con estrema
+<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
+violenza i rami e le foglie del larice, investì fieramente
+il pittore, e trasportò a parecchi metri di
+distanza il cappello della Gilda e la scatola del
+professore Romualdo, disperdendone i tesori botanici.
+Quando Mario ebbe ricuperato il suo equilibrio,
+la ragazza il suo cappellino, e il dottor
+Grolli la sua scatola vuota, i nostri tre viaggiatori
+si guardarono sbalorditi. Sul loro capo il sole brillava
+in tutta la sua magnificenza, e nulla offuscava
+l'azzurro di quella parte di cielo che si offriva al
+loro sguardo; erano sparite perfino le candide nuvolette
+di cui la Gilda accompagnava pur dianzi
+con l'occhio la rapida fuga. Ma sul dorso della
+montagna ululavano le selve delle conifere, e,
+tendendo l'orecchio, si sentivano giù nella valle
+latrati di cani e voci che si chiamavano e si rispondevano
+di lontano, e muggiti d'armenti che
+si affrettavano alle stalle facendo tintinnare i campanoni
+appesi al collo. Nello stesso tempo, il ragazzo
+che serviva di guida e che s'era dilungato
+alquanto in traccia di bacche selvatiche, tornò indietro
+gridando: <i>L'uragano! l'uragano!</i> Infatti,
+salendo sopra un rialto di terra donde si dominava
+il lato opposto della valle, si vedevano in fondo,
+nell'interstizio di due monti, grossi nuvoloni addossarsi,
+accavallarsi gli uni sugli altri, e a poco a
+poco formare una sola massa bruna, serrata, minacciosa.
+Indi quella bruna massa, foggiandosi a
+cuneo come a romper le file di un esercito nemico,
+usciva dai suoi accampamenti e si avanzava preceduta
+dal cupo rombo del tuono, resa più terribile
+<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
+dallo spesseggiare dei lampi. La natura pareva
+oppressa da un incubo, l'erba si piegava impaurita,
+dagli abeti scroscianti cadevano le pine
+che il vento palleggiava come trastulli, dalla roccia
+sgretolata precipitavano i rottami giù per la china;
+l'aquila sola, roteando nell'aria, salutava col rauco
+suo strido la bufera imminente.
+</p>
+
+<p>
+Si tenne un breve consulto. Procedere innanzi
+era impossibile; tant'era mettersi addirittura sulla
+via del ritorno, e, se il temporale scoppiava, cercar
+ricovero sotto qualche sporgenza del monte.
+</p>
+
+<p>
+Mario si ravvolse nel suo <i>plaid</i> e aiutò i compagni
+a fare altrettanto, indi si cominciò la disastrosa
+ritirata. Il sole brillava sempre e la sua viva
+luce contrastava singolarmente coi neri e densi
+vapori che andavano via via diffondendosi tutto
+all'intorno. Secondo la violenza e la direzione del
+vento, le ombre degli alberi si allungavano, si
+accorciavano, si scontorcevano sul terreno, e intanto
+il vento incalzava, e il tuono più romoroso,
+più insistente, faceva tremar le montagne.
+</p>
+
+<p>
+— Bisogna fermarsi qui, lontano dagli alberi — disse
+il professore, additando il cavo d'una rupe.
+</p>
+
+<p>
+Intanto le tenebre si stendevano dappertutto,
+coprendo ogni lembo di cielo, nascondendo ogni
+vetta, invadendo la valle. Ma la tetra notte era
+squarciata da incessanti baleni, alla cui luce rossastra
+gli oggetti prendevano forme strane e paurose.
+Con un fracasso che superava lo strepito di
+cento battaglie, il fulmine correva da nube a nube
+e si precipitava dalle nubi alla terra, segnando di
+<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
+un solco mortale il tronco dei pini più elevati,
+sprofondandosi nella roccia. Cominciarono a cader
+di grossi goccioloni; quindi si rovesciò un torrente
+di pioggia fitta, gelata, impetuosa. La natura era
+terribile, la sua voce tonante copriva la voce dell'uomo.
+I nostri <i>touristes</i> si erano avvicinati istintivamente
+gli uni agli altri; ma non potevano
+scambiarsi una parola. Bensì, all'assiduo barbaglio
+dei lampi, la Gilda vedeva gli occhi di Mario e
+dello zio che la fissavano con pari sollecitudine;
+que' due uomini non erano inquieti per sè, ma per
+lei. Ella sorrideva ad entrambi per tranquillarli, e
+abbandonava la sua mano nella mano vigorosa
+del pittore. Talora, con un cenno del capo, ella
+additava il piccolo montanaro ch'era il meno intrepido
+della comitiva, e che le si era accovacciato
+ai piedi turandosi le orecchie coi due pollici.
+</p>
+
+<p>
+Le cose durarono in tale stato per un quarto
+d'ora; poi il nembo principiò a rimettere della
+sua intensità.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! — disse la Gilda fra un tuono e l'altro. — Valeva
+la spesa di ricoverarsi sotto una rupe!
+Ho l'acqua fino alle midolle.
+</p>
+
+<p>
+— Con un tempo simile si è più sicuri bagnati
+che asciutti — osservò gravemente il professore. — Franklin
+fece una preziosa esperienza. Con
+l'elettricità artificiale accumulata egli potè uccidere
+un topo asciutto, ma non riuscì a ucciderne
+uno ch'era bagnato. Quello che è certo si è che
+la temperatura dev'essere abbassata di parecchi
+gradi. Se non vien presto il sole, si gela.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
+— Un buon alpinista — ripigliò il pittore — deve
+aver sempre il farmaco indispensabile in
+queste occasioni.
+</p>
+
+<p>
+Detto ciò, egli tolse di sotto alle vesti una fiaschetta
+impagliata che gli pendeva al fianco, e
+consigliò il Grolli a bevere un sorso del liquore
+che vi era contenuto.
+</p>
+
+<p>
+— Che roba è? — chiese la Gilda.
+</p>
+
+<p>
+— È <i>cognac</i>. Ne beverà anche lei.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, sì.
+</p>
+
+<p>
+— Non più d'una goccia, sai! — ammonì il
+dottor Romualdo.
+</p>
+
+<p>
+Ella si mise a ridere, e mandò giù una gran boccata
+di liquore. — Bah! Si sente appena — ella
+disse, restituendo la fiaschetta all'Albani.
+</p>
+
+<p>
+Si riprese la faticosa marcia con tutta la celerità
+ch'era conceduta dalle vesti molli e dalle membra
+irrigidite. Aveva smesso di piovere, il vento agitava
+soltanto gli strati superiori dell'atmosfera, le
+nubi, spinte da opposte correnti, si ghermivano,
+si confondevano, si lasciavano come se giocassero
+a mosca cieca, il sole faceva fuggevoli apparizioni
+negli squarci azzurri del cielo, le cime delle montagne
+andavano a grado a grado snebbiandosi, e
+le vette più eccelse si mostravano chiazzate di neve
+recente, ciò che spiegava il freddo improvviso.
+</p>
+
+<p>
+La bufera aveva molto peggiorate le condizioni
+della strada; qua e là grosse frane ingombravano
+il sentiero, e si trovavano rami schiantati, e pozze,
+e rigagnoli serpeggianti in tutte le sinuosità del
+terreno. Più d'una volta Mario dovette aiutar la
+<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
+Gilda in un passo difficile, più d'una volta egli
+sentì il dolce peso di quel corpo delicato e flessuoso.
+Sul limitare d'uno spazzo verde che scendeva
+con un pendìo alquanto ripido, la ragazza
+confessò al pittore che il capo le girava un pochino,
+e che il suo piede non era ben sicuro. Egli
+le diede il braccio con trasporto, e i due giovani
+scivolarono insieme giù per la china, a immagine
+di pattinatori, con la svelta persona arrovesciata
+all'indietro, con le guance invermigliate dalla
+sferza della rigida brezza, cogli occhi pieni di
+fuoco, coi capelli svolazzanti. Passavano rapidi,
+ora in luce, ora in ombra, secondo che il sole
+sbucava dalle nuvole o si rimpiattava, e nella
+corsa precipitosa ridevano forte, e il loro riso melodioso,
+sonoro, rallegrava quelle solitudini alpine.
+</p>
+
+<p>
+Sì, senza dubbio, doveva dipendere dal <i>cognac</i>.
+La Gilda aveva un bisogno infinito di parlare, di
+ridere, di appoggiarsi a qualcheduno. E poichè lo
+zio aveva già da far molto a sostener sè medesimo,
+era naturale ch'ella si appoggiasse a Mario. Bensì
+voltandosi di tratto in tratto: — Bada — gridava — bada,
+zio Aldo, di non sdrucciolare.
+</p>
+
+<p>
+A malgrado di tanta sollecitudine, ella non si avvide
+che il professore incespicò un paio di volte,
+e nei suoi sforzi per conservar l'equilibrio riportò
+una storta ad un piede e una contusione a un ginocchio.
+Pure il nostro scienziato non mosse un
+lamento, non disse una parola per rallentar la foga
+della giovine coppia, la cui allegria rumorosa non
+<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
+aveva più freno. Mario e la Gilda eran tornati bambini,
+e accadeva a loro come ai bambini, che quando
+si son messi in galloria, finiscono col ridere senza
+nemmeno saper di che ridono.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè i viaggiatori giunsero all'albergo, vi
+trovarono una gran confusione. Non si aveva notizia
+di due comitive d'inglesi partiti la mattina
+per una salita sul ghiacciaio, alla quale certo dovevano
+aver rinunziato in causa dell'uragano. Erano
+accompagnati da guide eccellenti; pur si stentava
+a capire perchè non fossero ancora di ritorno. Oltracciò
+si considerava ornai sciupata la stagione
+d'estate. La neve caduta aveva già reso impossibili
+alcune ascensioni, e chi sa se non sarebbe successo
+peggio nella notte. C'erano sempre due monti
+che <i>fumavano</i>, secondo la espressione dell'oste,
+e que' due monti, chiamati <i>i due gemelli</i>, valevano
+meglio di qualunque barometro, perchè la loro
+cima avvolta di nubi significava un seguito di piogge
+e di burrasche. Per poco che si abbassasse ancora
+la temperatura, non sarebbe più venuto un
+solo forestiero, e sarebbero andati via tutti quelli
+che ci erano.
+</p>
+
+<p>
+L'ostessa intanto si recava ogni momento sulla
+strada a spiare il ritorno degli inglesi. Ella si ricordava
+di una catastrofe avvenuta anni addietro,
+quando, di cinque <i>touristes</i> che avevano lasciato
+l'albergo la mattina, due soli erano tornati la sera.
+E fra le vittime c'era un giovine bello, ricco, pieno
+di buonumore, un alpinista famoso ch'era stato uno
+tra i primi a superare il Cervino, e che in mezzo
+<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
+alla sua audacia aveva tutta la grazia e l'ingenuità
+d'un fanciullo. Giocava volentieri coi bimbi, scherzava
+onestamente con le ragazze, amava discorrere
+di sua madre. E sua madre, poveretta, era corsa da
+Londra per avere almeno il cadavere del figlio.
+Ahimè! Il ghiacciaio non rende che tardi i suoi
+morti.
+</p>
+
+<p>
+Per buona ventura questa volta non accaddero
+disgrazie, e gli inglesi aspettati arrivarono sani e
+salvi, benchè pieni di freddo, di fame, con le vesti
+fradice e con l'ossa peste, e decisi a levar le tende
+il dì appresso. La mattina infatti, poichè il cielo
+era sempre coperto e il barometro continuava a
+segnar pioggia e vento, fu un salvi chi può generale.
+A mezzogiorno non restavano all'albergo
+del <i>Camoscio</i> che il professore Grolli, sua nipote
+e Mario Albani.
+</p>
+
+<div class="chapter"></div>
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
+</p>
+
+<h2>
+XVI.
+</h2>
+
+<p>
+Al professore s'era nella notte gonfiato il piede
+in conseguenza della storta riportata il giorno innanzi,
+ed egli aveva potuto a fatica trascinarsi dal
+letto fino ad una poltrona che si trovava accanto
+alla finestra. Non era nulla, ma bisognava stare
+almeno una settimana in riposo.
+</p>
+
+<p>
+Il riposo del professore significava la prigionia
+della Gilda, la quale si sarebbe annoiata non poco
+della sua clausura, se Mario Albani non avesse
+voluto dare a lei e a suo zio una prova di vera
+amicizia col partecipare alla loro sorte. Com'era
+buono il signor Mario, com'era gentile!
+</p>
+
+<p>
+La mattina per tempo egli veniva a chiedere le
+notizie del professore Romualdo, salutava attraverso
+la parete la Gilda che era ancora mezzo svestita
+nella sua camera, e poi se ne andava a girar
+pei monti con un libro, col suo <i>album</i> e la sua
+scatola di colori. Nell'uscir dall'albergo egli guardava
+<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
+la finestra della giovinetta, e i suoi occhi
+s'incontravano sovente in quelli di lei, ch'era
+presso al davanzale ravvolta nel suo accappatoio.
+Ella lo salutava con la mano e gli gridava: — A
+rivederci a mezzodì.
+</p>
+
+<p>
+E a mezzodì in punto il pittore sedeva alla mensa
+dei due prigionieri. Sulla tavola, ch'era apparecchiata
+accanto alla poltrona dello scienziato, egli
+deponeva tutti i giorni alcuni fiori colti nella sua
+passeggiata mattutina, poscia, durante il pranzo,
+discorreva con la sua consueta vivacità d'arte, di
+letteratura, di viaggi, riuscendo qualche volta a
+richiamare un sorriso financo sulle labbra dell'austero
+professore.
+</p>
+
+<p>
+Dopo il desinare, egli prendeva i suoi pennelli,
+piantava il suo cavalletto, e faceva seder la Gilda
+sopra una seggiola in mezzo alla camera tentando
+di ritrarne le sembianze sulla tela. Non aveva mai
+lavorato con maggior passione, con maggior impegno,
+con più ardente febbre d'artista. Pure i
+suoi entusiasmi erano interrotti da scoraggiamenti
+profondi, e in quegli istanti la sua pittura gli sembrava
+misera, fredda, e avrebbe voluto distruggerla.
+La Gilda gli leggeva negli occhi quei moti
+subitanei dell'anima e sorgeva con energia straordinaria
+a difendere un'opera ch'ella amava d'un
+amore singolare, quasi materno. Talora il professore
+era chiamato arbitro nella questione; egli
+doveva decidere se il ritratto prometteva di somigliare
+all'originale, o era invece uno sgorbio, una
+profanazione, come diceva Mario nei suoi accessi
+<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
+di pessimismo. E il professore, che in fatto d'arte
+se ne intendeva pochino, dava ragione alla nipote,
+ma con certi argomenti che non sarebbero stati i
+più acconci a persuadere l'artista, s'egli non fosse
+tornato da sè a più miti consigli.
+</p>
+
+<p>
+Quelle sedute duravano circa tre ore. Per solito,
+alle quattro, Mario usciva di nuovo per tornar verso
+le sette. Durante la sua assenza, la Gilda adempiva
+coscienziosamente all'ufficio di segretario dello
+zio, scriveva per lui qualche lettera sotto dettatura,
+o gli ricopiava con la sua nitida calligrafia
+qualche articolo da mandare all'una o all'altra
+Rivista scientifica. Negli intervalli, ella trovava
+sempre la maniera di far cadere il discorso sull'Albani
+e sulla buona stella che lo aveva messo
+sul loro cammino. Oppure si fermava davanti al
+ritratto, che, nonostante le ubbie del pittore, procedeva
+rapidamente, e, diceva lei, avrebbe finito
+col dare scacco all'originale. Sì, ella voleva un
+gran bene a quella mezza figura di giovinetta
+ch'ella aveva visto emerger dal nulla, e pallida,
+scialba, disegnarsi appena sulla tela quasi fantasma
+fuggitivo sulla parete, e d'ora in ora, di minuto
+in minuto, acquistare il rilievo, il colore, la vita,
+il sorriso, come se avesse sangue, e muscoli, e nervi.
+</p>
+
+<p>
+— Sono una vanerella — ella osservava talvolta. — Innamorarmi
+della mia immagine, come
+Narciso!
+</p>
+
+<p>
+Ma era ella ben certa di non accusarsi a torto?
+Ammirando il proprio ritratto, ammirava forse sè
+stessa?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
+Tanto per spigrire le membra, ella scendeva
+ogni giorno a far quattro passi davanti all'albergo,
+non dilungandosene mai in modo che il professore
+non potesse dalla finestra vederla e parlarle. <i>Fulmine</i>,
+il vecchio cane di casa, che in quell'ora
+dormiva per solito attraverso la soglia, le si metteva
+a fianco con molta galanteria nelle sue passeggiate
+microscopiche, e sembrava disposto ad
+accompagnarla molto più in là, ovunque ella
+avesse voluto. Ordinariamente la Gilda restava
+fuori fino al ritorno di Mario. All'arrivo del pittore,
+i due giovani facevano un paio di giri insieme,
+poi salivano entrambi dal professor Romualdo.
+</p>
+
+<p>
+L'ostessa serviva per le otto una cena frugale, il
+cui piatto più importante era una trota pescata in
+un laghetto a poche ore di cammino. Dopo cena
+si chiacchierava, si leggeva. Mario aveva trovato
+in salotto, fra gli altri libri, il primo volume delle
+poesie di Longfellow, e sapendo discretamente
+l'inglese, traduceva ad alta voce l'<i>Evangelina</i>;
+indi sbozzava col lapis alcune tra le scene di quel
+pietoso racconto. Qualche sera l'oste chiedeva licenza
+di prender parte alla conversazione, e insieme
+con lui veniva anche <i>Fulmine</i>, scodinzolando e fregandosi
+carezzevolmente intorno a Mario e alla
+Gilda. In queste solenni occasioni il signor Emanuele
+(che era l'oste) si permetteva di far sturare
+in onore dei suoi ospiti una bottiglia, di cui, pure
+in loro onore, egli beveva almeno i due terzi. Il
+vino però non lo rendeva espansivo; anzi condensava
+<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
+la sua eloquenza in certi <i>ma!</i> sonori che
+egli emetteva dal labbro a intervalli regolari di
+due o tre minuti. Poi lasciava cader la testa sul
+petto, chiudeva gli occhi, apriva la bocca e dormicchiava
+fino alle dieci, ora nella quale il professore
+voleva andare a letto, e Mario e la Gilda
+si ritiravano ciascuno nelle proprie stanze.
+</p>
+
+<p>
+Questa distribuzione della giornata subiva lievi
+modificazioni quando il tempo, che non s'era mai
+rimesso al bello, era tale da non permettere a
+Mario d'uscire. Allora egli supplicava umilmente
+che gli si accordasse una più lunga ospitalità, e la
+Gilda, col piglio d'una castellana del medio evo,
+gli concedeva di rimanere. Nè certo il professore
+poteva mettere il suo veto alla onesta domanda.
+</p>
+
+<p>
+Il ritratto volgeva al suo termine. All'ottava
+seduta, nell'ora in cui Mario soleva deporre i pennelli,
+egli disse alla Gilda: — Non vado via, sa,
+oggi... Ho una buona giornata e voglio finire...
+Rimanga al suo posto.... Pieghi un po' la testa verso
+sinistra... Così... sorrida...
+</p>
+
+<p>
+— Dio mio!... Non faccio altro da una settimana.
+</p>
+
+<p>
+— È vero, ma oggi soltanto mi par di cogliere
+la giusta espressione di quel suo sorriso... Ah sì,
+sì... ecco.
+</p>
+
+<p>
+E il pittore, tiratosi due passi indietro, mirava
+con compiacenza l'opera sua. Il professore Romualdo,
+ch'era in via di guarigione e camminava
+senza difficoltà per la stanza, venne a collocarsi
+dietro a Mario e non potè a meno di esclamare: — Bravo!
+È parlante.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
+L'Albani si rimise tosto al lavoro. Il suo occhio
+scintillava, un fremito gli correva tutte le membra,
+la punta del suo piede batteva impaziente sul
+pavimento, mentre il suo pennello sicuro ora sfiorava,
+ora mordeva la tela, creando sul suo passaggio
+nuovi effetti d'ombra e di luce, spirando un
+soffio potente in quella bella testa di vergine.
+</p>
+
+<p>
+Ancora un tocco, un altro, e poi Mario depose
+la sua tavolozza, si ravviò con la mano i capelli e
+disse: — Si alzi, signora Gilda; è finito.
+</p>
+
+<p>
+Un grido d'ammirazione proruppe dal labbro
+della giovinetta quand'ella vide il ritratto compiuto.
+Ella ne aveva seguìto i progressi con fede
+incrollabile, ma la riuscita superava ogni sua aspettativa.
+</p>
+
+<p>
+— Oh signor Mario, ha fatto miracoli oggi — ella
+soggiunse commossa. — E dire che se non ero
+io, avrebbe lacerato questa tela una mezza dozzina
+di volte...
+</p>
+
+<p>
+— È stata la mia collaboratrice — egli rispose — Ha
+mantenuto il mio coraggio. Dovrò tutto
+a lei.
+</p>
+
+<p>
+Ella chinò il volto confusa e sentì spuntarsi una
+lagrimetta sul ciglio. Scosse leggiadramente il capo,
+si rivolse al professore e continuò accennando al
+quadro: — Lo faremo mettere in una elegante
+cornice, in una cornice dorata, e poi lo collocheremo
+nella tua camera... al disopra della tua scrivania...;
+così lei, signor disprezzatore delle donne,
+non potrà alzare gli occhi dai suoi dottissimi libri
+senza vedere una donna, che, via, non è tanto
+<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
+brutta... Chi sa le belle ispirazioni che ti scenderanno
+da quella immagine!...
+</p>
+
+<p>
+A questi discorsi il professore sentiva un peso,
+un'oppressione al cuore, di cui non sapeva rendersi
+conto. E intanto, per non rimaner muto affatto,
+egli rinnovava a Mario le sue congratulazioni.
+Erano del resto congratulazioni sincere, perchè i
+pregi singolari di quella mezza figura non potevano
+sfuggire nemmeno a lui, ed egli paragonava
+sospirando gli effetti rapidi, fulminei, ottenuti dall'arte,
+coi successi lenti, modesti, spesso ignorati,
+della scienza. In altri tempi questo confronto gli
+avrebbe fatto parer tanto più cari gli studi scientifici
+quanto minore è lo strepito che essi levano
+intorno a sè e il compenso ch'essi danno ai loro
+cultori. Oggi la sua fede vacillava; egli era tentato
+di chiedersi: — Perchè non nacqui artista
+anch'io?
+</p>
+
+<p>
+— Ah! — riprese la giovinetta, mutando discorso
+con la solita infantile volubilità — Ho le membra
+intorpidite... Son rimasta seduta cinqu'ore.
+</p>
+
+<p>
+— Dica pur sei — osservò l'Albani. — Si è cominciato
+al tocco, e sono quasi le sette.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene — soggiunse la Gilda, rivoltasi allo
+zio — scendo a fare i miei quattro passi d'ogni
+giorno... Mi farà da cavaliere, non è vero, signor
+Mario? Le nostre colonne d'Ercole saranno quei
+soliti abeti laggiù... E tu, zio Aldo, potrai vigilare
+sopra di noi, come l'angelo custode... dall'alto.
+</p>
+
+<p>
+Dopo l'uragano, era quello il primo giorno in
+cui il cielo si mostrava quasi interamente sereno.
+<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
+Spirava un'aria mite, annunziatrice di una rivincita
+dell'estate sull'autunno precoce; l'oste spianava la
+fronte corrugata e riapriva l'animo alla speranza
+vedendo che <i>i due gemelli</i> non <i>fumavano</i> più.
+</p>
+
+<p>
+— Bel tempo! — disse il signor Emanuele a
+Mario e alla Gilda. — Bel tempo! — E si fregò
+le mani per la contentezza.
+</p>
+
+<p>
+Il signor Emanuele se ne stava ritto davanti alla
+soglia dell'albergo. Vicino a lui c'erano due guide,
+un cacciatore di camosci, e una guardia daziaria.
+<i>Fulmine</i>, che scherzava un po' più lontano col cane
+del cacciatore, corse festosamente verso i due giovani.
+Il crocchio si divise per lasciarli passare.
+</p>
+
+<p>
+— Sono fidanzati? — chiese la guardia daziaria.
+</p>
+
+<p>
+— Ma! — rispose il laconico oste.
+</p>
+
+<p>
+E una delle guide soggiunse: — Paion fatti
+l'uno per l'altra.
+</p>
+
+<p>
+Il professore era alla finestra coi gomiti appoggiati
+al davanzale. La Gilda guardò in alto, sorrise
+allo zio, e lo salutò colla mano.
+</p>
+
+<p>
+— Voglio raccontarle la storia di Van Dyck e
+di Miss Dolly Ruthwen — cominciò Mario.
+</p>
+
+<p>
+— Oh bravo, racconti, racconti.
+</p>
+
+<p>
+E la bellissima coppia si diresse verso la macchia
+d'abeti, ora preceduta, ora seguìta da <i>Fulmine</i>,
+che carolava sull'erba e prendeva fra i denti le
+pine cadute dagli alberi. Il professor Romualdo li
+accompagnava con lo sguardo.
+</p>
+
+<p>
+Giunti al termine stabilito, Mario e la Gilda si
+avvicinarono di nuovo all'albergo.
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro — disse Mario, continuando la sua
+<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
+narrazione, — se Miss Dolly Ruthwen non avesse
+posato per lui, Van Dyck non avrebbe mai fatto
+uno dei suoi capolavori.
+</p>
+
+<p>
+— E che avvenne poi? — domandò la ragazza.
+</p>
+
+<p>
+— Fa bujo — gridò dalla finestra il professore.
+</p>
+
+<p>
+— Un altro giro, un altro giro, e siamo con te.
+</p>
+
+<p>
+Il sole era fuggito dalle cime dei monti, il breve
+crepuscolo cedeva il posto alla sera, e già le stelle
+cominciavano a tremolare nel firmamento. Il cappuccio
+di lana rossa della Gilda spiccò ancora per
+qualche istante tra il grigio uniforme di tutte le
+cose; poi il professor Romualdo non vide più che
+due ombre. E intanto Mario narrava alla Gilda
+come Miss Dolly Ruthwen fosse divenuta moglie
+dell'artista ch'ella aveva ispirato col suo bel viso.
+Il cane <i>Fulmine</i>, quasi a significare la sua approvazione
+al felice connubio, abbajò rumorosamente
+destando l'eco della valle, e i due giovani si misero
+anch'essi a gridare per celia: <i>Gilda! Mario!</i>
+L'eco rimandava confusi insieme i due nomi <i>Mario!
+Gilda!</i>
+</p>
+
+<p>
+Lo scienziato non sapeva staccarsi dalla finestra.
+Egli seguiva con l'occhio il moversi di quelle
+ombre, egli tendeva l'orecchio a quei suoni. E indovinava
+l'amore. L'amore, che fino allora egli non
+aveva nè provato in sè, nè compreso negli altri,
+adesso gli passava rasente come un soffio infocato,
+gli turbava i sensi e lo spirito. Oh perchè aveva
+egli tanti anni addietro accolto il grave legato di
+una sorella con la quale non lo vincolava obbligo
+alcuno? E quando pure avesse voluto conservare
+<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
+ed accrescere il piccolo patrimonio della nipote;
+quando pure avesse voluto colmarla di benefizi,
+perchè tenerla sotto il suo tetto? Per sentirsi dire
+un giorno: — la tua parte è finita. Tutto l'affetto
+prodigato a questa creatura nel lungo periodo
+dell'infanzia e dell'adolescenza val meno del primo
+sorriso d'un ignoto che la rapirà alla sua casa?
+E a te che le hai fatto da padre, non resta altro che
+mettere il tuo <i>visto</i> sotto il passaporto che le servirà
+a varcar la tua soglia per non ricalcarla forse
+mai più? Senonchè, altri pensieri succedevano a
+questi nell'animo del professore. Egli non poteva
+a meno di confessare che se la Gilda gli aveva
+costato dei sacrifizi, egli ne aveva pure avuto un
+ricambio. Ella era stata docile, buona, le sue grazie
+schiette ed ingenue, la sua intelligenza vivace, il
+suo desiderio di apprendere avevano fruttato a
+lui soddisfazioni care e ineffabili. Non aveva ella
+aperto nuovi orizzonti alla sua mente, non aveva
+contribuito ad ingentilirgli il costume, a renderlo
+insomma migliore di quello ch'egli era una
+volta? E ora, di che cosa poteva incolparla? Di
+amare. Chi non ama nel mondo? Dacchè egli
+aveva spinto lo sguardo oltre le sue formule e le
+sue storte, di chi poteva dire: — Costui non ama,
+costui non ha mai amato? — Di sè... forse... No;
+la Gilda non aveva nulla da rimproverarsi. Egli
+piuttosto, egli che ne era il tutore, il secondo
+padre, aveva adempiuto alla parte sua? Che aveva
+fatto mentre il sottile veleno dell'amore s'infiltrava
+nelle vene della giovinetta? Egli non aveva
+<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
+nè provocato dal suo labbro una confidenza, nè
+chiesto a Mario Albani una spiegazione; aveva
+assistito con le braccia incrociate al crescere di
+una simpatia che forse non era più che un capriccio
+pel giovine artista, ma che certo aveva messo
+salde radici nell'anima della Gilda, e, delusa, le
+avrebbe turbata tutta la vita. Oh improvvido e
+inetto! Ed egli andava orgoglioso della sua scienza,
+egli che non aveva saputo fare ciò che sa ogni più
+umile persona del volgo a cui siano affidate le
+sorti d'una fanciulla!
+</p>
+
+<p>
+Lo prese un'inquietudine affannosa, e gridò: — Gilda!
+Gilda! È tardi...
+</p>
+
+<p>
+— Eccoci, eccoci — rispose la Gilda. E <i>Fulmine</i>,
+abbaiando, precedette all'albergo la coppia
+felice.
+</p>
+
+<p>
+Quella sera Mario Albani si ritirò più presto
+del solito nella sua camera. Il professore, fattosi
+animo, trattenne la Gilda, e con voce che la commozione
+rendeva tremula: — Gilda — le disse — non
+mi nascondi nulla?
+</p>
+
+<p>
+Ella abbassò gli occhi e arrossì.
+</p>
+
+<p>
+— Ti ricordi — continuò il professore Romualdo — dei
+discorsi tenuti dal capitano Antonio
+l'ultima sera che egli passò con noi?... Guardami
+in viso... Quel momento che il capitano presagiva
+vicino, è venuto?
+</p>
+
+<p>
+Ella abbandonò la sua testina sulla spalla dello
+zio, e bisbigliò tra un sorriso e una lagrima: — Mi
+pare di sì.
+</p>
+
+<p>
+— La tua quiete è in pericolo, la mia fanciulla! — egli
+<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
+riprese, carezzandole con mano nervosa i
+capelli. — Oh il malaugurato accidente che c'imprigionò
+qui per tanti giorni!
+</p>
+
+<p>
+— Sì, la cagione del nostro soggiorno fu invero
+molto spiacevole... Ma la prigionia non è stata una
+gran disgrazia.
+</p>
+
+<p>
+— Gilda, Gilda, tu scherzi col fuoco... Perchè il
+signor Mario affine di passare il tempo ti fece il
+ritratto, perchè egli ti disse qualche galanteria...
+</p>
+
+<p>
+— Quanto a questo — ella interruppe con vezzo
+infantile — prima di giudicare, aspetta un certo
+discorso che ti verrà fatto domattina...
+</p>
+
+<p>
+— Dal signor Mario?
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro, da Mario, il quale si presenterà dal
+mio signor zio e tutore a chiedergli... insomma a
+fargli un discorso serio...
+</p>
+
+<p>
+— Ma, Gilda, questo giovine si può dire che tu
+lo conosci appena.
+</p>
+
+<p>
+— Oh zio Aldo, lo conosco fin da ragazzo.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, come un ragazzo sventato... E vorrebbe
+farsi una famiglia?
+</p>
+
+<p>
+— Proprio vorrebbe questo....
+</p>
+
+<p>
+— Senza uno stato?
+</p>
+
+<p>
+— Aspetteremo che l'abbia.
+</p>
+
+<p>
+— E suo padre?
+</p>
+
+<p>
+— Oh! Egli non vede che per gli occhi di Mario.
+</p>
+
+<p>
+— E fu ben compensato della sua cieca affezione!
+Poveri padri!
+</p>
+
+<p>
+— No, no. Nè poveri padri, nè poveri zii — ella
+ripigliò con grazia... — Si vuol loro tanto
+bene... E poi noi conosciamo il fondo del loro
+<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
+pensiero meglio che non lo conoscano essi medesimi...
+Dio! Dio! Come leggo chiaro qui... qui,
+nel tuo cuore.
+</p>
+
+<p>
+— Smetti, bimba — egli interruppe tra fastidito
+e turbato.
+</p>
+
+<p>
+— Leggo in grandi caratteri — soggiunse ella
+senza badargli — queste parole esplicite e solenni:
+<i>Desidero soltanto una cosa, che la Gilda sia felice...</i>
+Non è vero, che so legger bene?
+</p>
+
+<p>
+Un amaro sorriso sfiorò il labbro del professore,
+ma egli si ricompose subito. — Lasciami solo
+adesso, Gilda... te ne prego... ho bisogno di rimanere
+solo.
+</p>
+
+<p>
+E appoggiando uno dei gomiti al bracciale della
+poltrona, nascose il volto nella palma della mano.
+</p>
+
+<p>
+Ella accese lentamente la candela, s'avvicinò in
+punta di piedi allo zio e gli diede un bacio in
+fronte. Poi sguisciò via.
+</p>
+
+<p>
+— È inutile che tu faccia il cattivo, zio Aldo....
+Non ti credo.
+</p>
+
+<p>
+E la giovinetta rientrò nella sua camera, e
+sciolse il volo alle sue gioconde fantasie d'innamorata.
+</p>
+
+<p>
+Il professor Romualdo, appoggiato al suo bastone,
+si mise a passeggiar per la stanza. Giunto
+davanti al cavalletto dove era il ritratto della
+Gilda, egli sollevò il lino bianco che copriva
+quelle care sembianze, e stette a lungo immobile
+a contemplarle. Era quella la Gilda che sarebbe
+rimasta sempre con lui, che gli avrebbe sempre
+sorriso... L'altra... oh l'altra egli l'aveva perduta!
+</p>
+
+<div class="chapter"></div>
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
+</p>
+
+<h2>
+XVII.
+</h2>
+
+<p>
+Prima dell'inverno, Mario e la Gilda erano fidanzati.
+Il giovine Albani era venuto in persona
+a rinnovare la sua domanda, e il professor Romualdo
+aveva finito coll'accordare, spontaneamente
+o no, il suo consenso. In quanto al signor
+Gedeone, padre di Mario, egli accolse con molto
+favore il pensiero di questo matrimonio, cosa che
+può parer singolare in un uomo positivo come
+lui. Ma il signor Gedeone era da qualche tempo
+sotto la cura d'un medico omeopatico, che gli
+aveva insegnato le sue teorie. — <i>Similia cum similibus</i> — diceva
+l'egregio negoziante. — I savi
+si governano con le idee savie, i matti con le idee
+matte. Chi sa che il matrimonio non faccia venir
+giudizio a mio figlio! — Inoltre si trattava di una
+ragazza per bene, di una ragazza che il signor Gedeone
+si era vista crescere sotto gli occhi e di cui
+tutti lodavano le maniere e i costumi. Aggiungasi
+<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
+infine l'onore di stringer parentela con un uomo
+sapiente come il professore Grolli. Gl'ignoranti,
+e tale era il signor Gedeone, affettano disprezzo
+per la scienza, ma nel fondo sentono solleticata
+la loro vanità dal poter dire che hanno domestichezza
+con qualche dotto.
+</p>
+
+<p>
+Anche dal lato dell'interesse l'affare era meno
+cattivo di quanto si sarebbe creduto. Certo, se
+Mario fosse rimasto in negozio, s'egli avesse voluto
+essere un continuatore della casa <i>Gedeone
+Albani</i>, non gli sarebbe mancata l'offerta di qualche
+ragazza con centomila lire e più; ma un artista
+in principio della sua carriera non poteva
+aspirare a tanto, ed era già molto ch'egli trovasse
+una dote. La Gilda aveva quasi trentacinque mila
+lire; il signor Gedeone aveva supposto ch'ella non
+possedesse un centesimo. A lui, Gedeone Albani,
+negoziante di granaglie e coloniali, toccava di far
+onore al suo nome, creando al figliuolo una condizione
+indipendente e decorosa. E invero egli non
+aveva altri che Mario al mondo; le sue operazioni
+commerciali meno delicate, i suoi ingegnosi contrabbandi
+avevano sempre avuto uno scopo che
+li giustificava, quello cioè di accrescere il patrimonio
+di quest'unico figlio. Ora poi ch'egli doveva
+far delle spese maggiori per conto di lui,
+il signor Gedeone s'era risolto di assumere la fornitura
+di alcuni Istituti pii.
+</p>
+
+<p>
+Le nozze vennero fissate per quando la Gilda
+compirebbe i diciotto anni; Mario ne avrebbe allora
+ventitrè e qualche mese. Gli sposi si stabilirebbero
+<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
+in Milano, o in Firenze, o in altra città
+dove vi fosse una vita artistica. All'allestimento
+della casa provvederebbe il signor Gedeone, il
+quale si obbligava inoltre a passare un congruo
+assegno annuo a Mario.
+</p>
+
+<p>
+Com'è naturale, in tutti questi accordi i due
+fidanzati non avevano la menoma parte; i concerti
+erano presi tra il signor Gedeone e il professor
+Grolli per iniziativa del primo e col sussidio di un
+uomo di legge. <i>I patti chiari fanno i buoni amici</i>,
+diceva il signor Albani <i>seniore</i>, e al professor Romualdo,
+che insisteva sulla superfluità di metter
+penna in carta quando potevano intendersi a
+voce, egli replicava sentenziosamente: <i>Verba
+volant.</i>
+</p>
+
+<p>
+Sopra un altro punto il signor Gedeone fu irremovibile;
+egli volle cioè dare una grande solennità
+agli sponsali. La ditta Gedeone Albani non
+aveva mai fatto taccagnerie e non voleva farne in
+questa occasione. Si trattava nientemeno che della
+promessa di matrimonio del figlio di quella rispettabile
+ditta, di colui al quale per un certo tempo
+il signor Gedeone aveva sperato di legare i suoi
+affari di grani e di coloniali e i segreti delle sue
+contravvenzioni a danno del fisco. Speranze pur
+troppo fallite; ma non importa; il figlio era sempre
+figlio, e il signor Gedeone doveva mostrarsi
+uguale a sè stesso.
+</p>
+
+<p>
+Vi fu in casa Albani un invito numerosissimo;
+parenti del signor Gedeone, parenti della sua defunta
+moglie, membri della Camera di commercio;
+<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
+poi, in onore del Grolli, parecchi professori dell'Università,
+e in onore della Gilda la madre e le
+ragazze Lorati, le quali dicevano che la Gilda non
+poteva a meno di essere una gran civetta se aveva
+trovato così presto marito, mentre esse invece non
+ne venivano mai a capo. In complesso una società
+un po' mista, mirabilmente concorde però nel far
+buon viso agli abbondanti rinfreschi preparati dal
+signor Gedeone.
+</p>
+
+<p>
+Intanto il professore Grolli e la Gilda avevano
+partecipato l'importantissimo avvenimento al capitano
+Rodomiti, il quale si trovava a Cadice, prossimo
+a partire per la Nuova Guinea. E il marinaio,
+deplorando di non poter essere in Italia per l'epoca
+delle nozze, inviava le sue più vive congratulazioni
+al professore e agli sposi, e annunziava di
+aver già dato a un amico di Milano gli ordini opportuni
+pel corredo della figlioccia.
+</p>
+
+<p>
+Così tutto pareva sorridere a questa unione: la
+gioventù, la bellezza, le prospettive di una vita comoda
+e agiata, le brillanti promesse della gloria.
+Se la Gilda rifletteva a ciò che sarebbe accaduto
+di lei ove fosse rimasta orfana e sola a Montevideo,
+ella aveva ben ragione di lodarsi della fortuna e
+degli uomini che avevano cospirato con amorosa
+sollecitudine a sparger fiori sul suo cammino. Dal
+giorno in cui sua madre morente l'aveva affidata
+al capitano Rodomiti perchè la conducesse in Europa,
+quante cure soavi l'avevano cinta, di quanti
+pensieri gentili era stata l'oggetto! Senza genitori,
+ella era stata amata più di molte fanciulle che crescono
+<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
+all'ombra del tetto domestico; povera, il
+frutto della previdenza altrui la rendeva quasi
+ricca a diciassette anni. Uno zio che non le doveva
+nulla le faceva da padre; un estraneo, il capitano
+Rodomiti, gareggiava con lo zio in tenerezza per
+lei. Avrebbe potuto essere una selvaggia, ed era
+stata allevata in un ambiente di studi; aveva il culto
+dell'arte, e l'uomo a cui doveva unir la sua vita
+era un artista.
+</p>
+
+<p>
+Pure, la sua contentezza non era scevra d'angustie.
+Come in qualche giornata estiva si diffondono
+pel cielo sereno lievi vapori che, senza prender
+forma visibile, offuscano nondimeno lo splendore
+del sole, così una vaga malinconia s'impossessava
+talvolta della sua anima, e le faceva considerar la
+sua felicità come un castello di carte destinato a
+crollare ad un soffio. Mario l'amerebbe sempre?
+L'affetto che egli le portava era di quelli che durano
+alla prova del tempo, che resistono al tedio,
+ai capricci della mobile fantasia? Oggi ella era per
+lui il tipo di quella bellezza ch'egli idoleggiava;
+a sentirlo, ella doveva figurare in tutti i suoi quadri,
+passare all'immortalità per opera del suo pennello.
+Ma domani? Se un altro tipo femminile gli
+sembrasse più vicino all'ideale che gli sorrideva
+nella mente?
+</p>
+
+<p>
+Un giorno ella non aveva potuto a meno di
+dirgli: — Tu non comprendi la donna che bella!
+</p>
+
+<p>
+— È vero — egli aveva risposto — ma che
+t'importa, poichè tu sei bellissima?
+</p>
+
+<p>
+Tra gli sponsali e le nozze doveva correre un
+<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
+periodo di un anno, nè l'irrequietissimo Mario
+sapeva acconciarsi a rimaner tanto tempo fermo
+in un luogo. Egli era ora di qua, ora di là; ora a
+Zurigo, ove aveva vecchi amici e lavori lasciati
+incompiuti, ora in questa o in quella città d'Italia.
+Lontano, non aveva l'abitudine di scriver troppo
+di sovente alla sua sposa; se ne tornava però
+sempre più innamorato di prima.
+</p>
+
+<p>
+Durante le assenze di Mario, il pensiero della
+giovinetta si ripiegava con maggior tenerezza dell'usato
+su quelli ch'ella stava per abbandonare:
+sul professore Romualdo, sulla signora Dorotea,
+che, pur brontolando continuamente, aveva mostrato
+tanto affetto per lei. La signora Dorotea non
+era più la matura ma vispa donnetta di dieci anni
+addietro, che divideva la giornata tra le cure domestiche
+e le visite ai conoscenti; era curva,
+sdentata, e passava le lunghe ore in un seggiolone
+cogli occhiali inforcati sul naso, con la calza in
+mano.
+</p>
+
+<p>
+Negli ultimi tempi anche la sua condizione economica
+s'era molto peggiorata. La manìa del giuoco
+del lotto, cresciuta in lei coll'avanzare dell'età,
+l'aveva caricata di debiti, e una mattina il professor
+Romualdo aveva visto giungere gli uscieri
+del tribunale per l'oppignoramento dei mobili. Il
+professore aveva posto riparo al disastro rimborsando
+il danaro dovuto dalla vedova e comprandole
+i mobili a prezzo vantaggiosissimo per lei. Così
+a poco a poco le parti s'erano invertite fra loro;
+egli era divenuto il padrone di casa, ella era l'inquilina.
+<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
+Il professore pagava la pigione; ella, piuttosto
+per salvare il decoro che per altro, pagava
+a lui un piccolo assegno mensile pel proprio mantenimento.
+Non aveva rinunziato alla sopraintendenza
+alle cose domestiche, ma le sue funzioni
+attive si riducevano a nulla. L'ufficio che ella aveva
+abbandonato con maggior riluttanza era
+quello di scriver la polizza del bucato; grave occupazione,
+nella quale soleva impiegare tre ore
+ogni venerdì, dopo aver fatto acquistare la sera
+innanzi una penna d'oca temperata e aver versato
+una goccia d'aceto nel calamaio affine di render
+scorrevole l'inchiostro. Alla lunga però anche un
+tale incarico era stato assunto dalla Gilda, che
+mostrava tutte le qualità di una buona massaia, e
+la signora Dorotea aveva sempre più agio di brontolare
+e di studiare la cabala del lotto. La prima
+di queste inclinazioni aveva trovato un nuovo alimento
+nella promessa di matrimonio della Gilda.
+Quel matrimonio ella non sapeva mandarlo giù,
+sia che avesse altri disegni relativamente alla
+<i>bambina</i>, com'ella soleva spesso chiamare la Gilda,
+sia che tenesse ancora il broncio a Mario per la
+marca di negozio ch'egli le aveva dipinto sulla
+schiena quand'era fanciullo. Ordinariamente ella
+si limitava a sfogare il suo malcontento in lunghi
+soliloqui; non lasciava però sfuggirsi l'opportunità
+di dirne una parola anche al professore, e di biasimarlo
+della sua troppo facile condiscendenza.
+Nè con la Gilda faceva mistero dell'antipatia che
+le inspirava il suo fidanzato. Del resto, si era troppo
+<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
+avvezzi alle querimonie della signora Dorotea
+per dar loro gran peso; tuttavia la Gilda sentiva
+spuntarsi qualche volta una lagrimuccia di dispetto,
+e diceva: — In fin dei conti, che ha con
+Mario? — Eh, nulla, nulla — rispondeva la vecchia — ma
+quello lì non era il marito per te... E
+credi tu che il professore veda di buon occhio
+queste nozze?... Non parla, ma soffre... Oh! Il professore
+io l'ho conosciuto prima che tu avessi
+lume di ragione.
+</p>
+
+<p>
+L'idea che lo zio Aldo soffrisse amareggiava
+profondamente la Gilda e la rendeva più sollecita,
+più affettuosa verso di lui ch'ella non fosse mai
+stata. Ella voleva a ogni costo prestargli l'opera
+sua, voleva copiare i suoi manoscritti, voleva aiutarlo
+nel suo laboratorio. E s'egli si schermiva,
+ella, che non aveva la virtù dissimulatrice di lui,
+mostrava tanta afflizione da vincere ogni sua resistenza.
+No, piuttosto di darle un dolore, egli ne
+avrebbe dati cento a sè stesso. Nel momento in
+cui era stato fissato il matrimonio della Gilda, egli
+aveva fermo in cuor suo due cose: consacrarsi con
+lena raddoppiata agli studi, avvezzarsi a veder la
+nipote meno che fosse possibile. Di questi due
+proponimenti il primo soltanto gli era riuscito;
+s'era immerso nel lavoro, s'era impegnato con un
+editore a fornirgli entro pochi mesi la materia di
+un paio di pubblicazioni: un trattato di geometria
+superiore, e un libro di minor mole, che avrebbe
+dovuto essere come la sintesi del suo pensiero
+scientifico. A quest'ultimo soprattutto egli indirizzava
+<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
+le forze dell'intelletto; voleva ch'esso fosse
+stampato prima delle nozze della Gilda, voleva
+ch'esso levasse romore intorno al suo nome; per
+la prima volta nella sua vita, al culto disinteressato
+del vero si mesceva nell'animo suo il desiderio
+della gloria.
+</p>
+
+<p>
+Era geloso della celebrità bambina di Mario;
+ambiva mostrare che la scienza può dare alla fama
+una base più sicura e più salda dell'arte. Il suo
+stile, ordinariamente arido e disadorno, si risentiva
+dell'inspirazione robusta che gli aveva suggerito
+quest'opera, e acquistava una vigorìa e un
+colore inusato. La Gilda, nel ricopiarne alcune
+pagine, non aveva potuto a meno di esclamare: — Zio
+Aldo, diventi anche poeta? — E aveva
+soggiunto, additando il suo ritratto appeso al disopra
+della scrivania: — Ero stata buona profetessa.
+Quel quadro doveva far miracoli.
+</p>
+
+<p>
+La Gilda diceva il vero? Era dunque da lei, era
+dalla sua immagine che spirava un soffio di poesia
+in quell'anima austera di scienziato? Anch'egli
+dunque cedeva a quella influenza della donna a
+cui aveva saputo sottrarre la sua giovinezza? Così
+finivano i suoi superbi dispregi?
+</p>
+
+<p>
+Ahimè! A questa domanda egli non avrebbe
+potuto rispondere senza grave imbarazzo. Tutti i
+suoi criteri erano scompigliati. Aveva perduto la
+calma, eppure sentiva il suo ingegno ringagliardito;
+aveva perduto l'antica padronanza di sè, eppure
+aveva lampi d'energia per lo addietro non
+sospettati nemmeno. Ma un dolore sordo, assiduo
+<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
+lo martoriava; egli invocava ormai come un modo
+di uscir di pena il matrimonio della Gilda e la
+possibilità d'intraprendere un lungo viaggio nel
+quale forse egli avrebbe finito col ritrovare sè
+stesso.
+</p>
+
+<div class="chapter"></div>
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
+</p>
+
+<h2>
+XVIII.
+</h2>
+
+<p>
+S'eran già fatte le pubblicazioni di legge, e per
+fissare il giorno delle nozze non si aspettava che il
+ritorno di Mario, il quale dopo molte esitazioni
+s'era determinato a stabilire la sua futura residenza
+in Firenze, e si trovava da qualche giorno
+in quella città insieme col signor Gedeone affine
+di cercarvi un appartamento.
+</p>
+
+<p>
+Intanto il corredo ordinato a Milano dal capitano
+Rodomiti era giunto, e formava l'ammirazione
+degli intelligenti, e soprattutto delle intelligenti.
+Le Lorati si rodevano dall'invidia; anzi la signora
+Olimpia mormorava con le sue amiche che questa
+grande tenerezza del capitano Rodomiti aveva
+certo le sue buone ragioni, e che senza dubbio
+<i>c'era stato qualche cosa</i> tra lui e la madre della
+ragazza... Ma! Se anche lei fosse stata di manica
+larga in gioventù, non le mancherebbero adesso i
+protettori per la Ginevra e la Giulia.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
+Nonostante queste caritatevoli insinuazioni, la
+signora Olimpia e le sue figliuole attendevano assiduamente
+a ricamare un tappeto da tavola da regalarsi
+alla Gilda. Era un lavoro di polso, specialmente
+in virtù d'un quadro centrale che doveva
+raffigurare la favola del cigno e di Leda. Soggetto
+arrischiatissimo, ma trattato con molta innocenza,
+perchè il cigno pareva una pacifica oca aliena da
+pensieri galanti, e il bel corpo di Leda dava l'idea
+d'una stufa di pietra cotta. Non era facile intendere
+come da quella stufa potesse uscire la famosa
+Elena destinata a mettere a soqquadro la Grecia;
+ma tolta questa piccola menda, l'opera collettiva
+delle signore Lorati era veramente pregevole. La
+signora Olimpia, da mamma esemplare, ne dava
+tutto il merito alle ragazze, e specialmente alla
+Ginevra, ch'era la maggiore e che andava maturandosi
+a colpo d'occhio.
+</p>
+
+<p>
+Nè il cavalier Diomede se ne stava con le mani
+alla cintola. Egli era in grandi faccende per approntare
+un volume di circa duecentocinquanta
+pagine, contenente un'edizione riveduta e corretta
+dei discorsi letti da lui stesso nell'Accademia
+di cui era segretario. Erano diciotto discorsi e potevano
+corrispondere a diciotto grosse dosi di cloralio
+da prendersi in caso d'insonnia.
+</p>
+
+<p>
+In quanto al professore Romualdo, egli si proponeva
+di dedicare alla nipote l'opera scientifica
+alla quale attendeva da alcuni mesi e in cui aveva
+versato tanta parte del suo pensiero. Avrebbe potuto
+con molto maggior ragione dedicare il libro
+<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
+a qualche uomo illustre nel campo degli studi, ma
+lo allettava l'idea di associare al nome della sua
+pupilla il frutto delle sue lunghe meditazioni e
+delle sue veglie. Certo, la Gilda non avrebbe potuto
+a meno di sentirne un po' d'orgoglio e di
+gratitudine, e avrebbe detto: Povero zio Aldo!
+Ha <i>anche lui</i> i suoi meriti.
+</p>
+
+<p>
+E il Grolli aveva già riveduto tutte le stampe
+del suo lavoro, ad eccezione dell'ultimo capitolo.
+Qui s'era urtato contro uno scoglio. Egli correva
+dietro a una formula che non poteva essergli data
+che da una esperienza chimica alla quale s'era accinto
+con ardore mal ricompensato dalla fortuna.
+Quell'esperienza non gli riusciva secondo i suoi
+desiderii, per quante volte egli ritentasse la prova.
+Rinunciarvi non voleva, giacchè gli sarebbe parso
+rinunciare alla parte più brillante del suo lavoro;
+e poi la scienza ha anch'essa il suo punto d'onore,
+e s'ostina di più dove trova maggiori gli ostacoli.
+Ma intanto il tempo passava ed era abbastanza
+difficile che l'opera potesse uscire dai torchi prima
+delle nozze.
+</p>
+
+<p>
+Ciò contribuiva a metter di cattivo umore il
+professore Romualdo, e il cattivo umore dello
+scienziato faceva brontolar più del solito la signora
+Dorotea e stendeva un'ombra sulla felicità della
+Gilda.
+</p>
+
+<p>
+Fu appunto in uno di questi giorni critici che
+Mario annunziò alla sposa il suo imminente ritorno.
+Ormai tutto era pronto, non c'era che da
+diventar marito e moglie.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
+Siccome però ci voleva il tempo di ammobiliare
+il quartierino preso a pigione (un amore di
+quartierino a piedi del colle di Bellosguardo), i
+due primi mesi del matrimonio si sarebbero consumati
+in viaggio. Mario si riprometteva miracoli
+da una peregrinazione artistica con la Gilda in
+Sicilia. — Quel cielo limpido, quella natura lussureggiante — egli
+le scriveva entusiasta — faranno
+degna corona alla tua bellezza, e chi sa che
+a me non ispirino un capolavoro! — Per onor del
+vero, dopo il ritratto così egregiamente riuscitogli,
+egli non aveva prodotto nulla di notevole. Ammetteva
+egli stesso che la condizione di fidanzato
+gli si attagliava pochino. Una volta marito, sarebbe
+stata ben altra cosa. <i>Sentiva</i> già dentro di
+sè cinque o sei quadri, in ciascuno dei quali era
+serbato un posto d'onore alla sua sposa. V'erano
+momenti in cui la Gilda non poteva a meno di
+domandare a sè medesima: — Mi prende dunque
+come una modella? — Ma più sovente la sua vanità
+era lusingata dalla idea che la sua immagine,
+riprodotta in diverse guise, passasse ai posteri
+come quella della moglie d'un gran pittore.
+</p>
+
+<p>
+La Gilda, poichè ebbe la lettera di Mario, corse
+in camera dello zio tenendo in mano il foglio
+spiegato, e gridando: — Mario sarà qui domani.
+</p>
+
+<p>
+Sia che il professore pensasse all'impossibilità
+di pubblicare il suo libro per l'epoca voluta, sia
+che, dopo aver affrettato col desiderio questo matrimonio,
+sentisse ch'esso avrebbe lasciato un
+vuoto troppo grande nella sua vita, fatto si è che
+<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
+la nipote non ebbe punto a lodarsi della sua accoglienza.
+</p>
+
+<p>
+— Venga, vada, che me ne importa? — egli
+disse in tono sgarbato.
+</p>
+
+<p>
+— Oh, zio — cominciò la Gilda, a cui questi
+modi inurbani facevano male.
+</p>
+
+<p>
+Ma egli la interruppe: — Lo so che hai fretta
+d'andartene... Vuoi fissare le nozze per posdomani,
+per domani sera?...
+</p>
+
+<p>
+— Zio Aldo, zio Aldo — ella esclamò in mezzo
+alle lagrime — mi volevi tanto bene una volta!
+Che ti ho fatto perchè da qualche tempo tu debba
+odiarmi?
+</p>
+
+<p>
+— Odiarti?... Io?... — gridò il professore fuori
+di sè in veder quel bel viso molle di pianto... — Odiarti?...
+Ma io invece...
+</p>
+
+<p>
+Avrebbe avuto mille cose da soggiungere, ma
+si arrestò a un tratto. Come colui che guardando
+alla casa del vicino vede il riflesso delle fiamme
+che investono la casa propria, così il professore,
+nel turbamento che si dipinse in viso alla Gilda,
+lesse il segreto che gli era sepolto nell'anima e
+che non aveva voluto fino allora rivelare a sè
+stesso. Sentì il precipizio sotto i suoi piedi e disse
+balbettando: — Perdonami... Ho bisogno d'aria...
+</p>
+
+<p>
+Prese il cappello, e uscì senza dar ascolto alla
+signora Dorotea, che seduta nel suo seggiolone in
+salotto chiedeva: — Che cosa c'è! Che è accaduto?
+</p>
+
+<p>
+— Che c'è! Che è accaduto? — tornò a domandare
+la signora Dorotea quando vide comparirsi
+davanti la Gilda pallida e stravolta.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
+La Gilda appoggiò i gomiti al tavolino, si nascose
+il viso tra le palme e ruppe in singhiozzi.
+</p>
+
+<p>
+— Ma insomma? — ripetè la vedova, avvicinandosi.
+</p>
+
+<p>
+— Oh, signora Dorotea — proruppe la giovinetta,
+per la quale la buona femmina era divenuta
+in questo momento una difesa e un rifugio — non
+conosco più lo zio Aldo.
+</p>
+
+<p>
+— Spiegati dunque...
+</p>
+
+<p>
+Quando la ragazza ebbe narrato l'accaduto, la
+signora Dorotea tentennò il capo e congiunse le
+mani. — Il cuore me lo diceva... Odiarti? Lo zio
+Aldo?... Sciocchina che sei... Ah, se tu avessi
+avuto giudizio!... Ma pur troppo la gioventù di
+oggi si appiglia al peggio.
+</p>
+
+<p>
+— O signora Dorotea, che dice mai? — riprese
+la Gilda, diventando scarlatta di pallida ch'era.
+</p>
+
+<p>
+— Lo so, non c'è rimedio... Hai dato la parola
+a quell'altro... e la parola, capisco, bisogna tenerla...
+Ma povero professore!... Questo matrimonio
+gli costerà la vita... E adesso dove sarà andato,
+dove sarà andato? — ella proseguì, colta da un
+subito spavento. — Voglia il cielo ch'egli non faccia
+qualche sproposito.
+</p>
+
+<p>
+— No, per carità, non lo pensi nemmeno — gridò
+sbigottita la Gilda, che aveva trovato nuove
+inquietudini dove era venuta a cercare un conforto. — Dio
+mio; sono pure infelice!
+</p>
+
+<p>
+Il professore era corso via senza saper dove andava,
+senz'altro desiderio che quello di trovarsi
+all'aperto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
+Uscì dalla città e prese a caso la prima strada
+che gli si parò davanti.
+</p>
+
+<p>
+Era dunque possibile? Il suo affetto di zio, di
+tutore, di padre, s'era cambiato in un sentimento
+di tutt'altra natura?... Innamorato?... Lui?... Alla
+sua età, con le sue abitudini austere, con la sua ripugnanza
+verso quanto sapeva di galanteria?... E
+s'era tradito?... Oh s'era tradito senza dubbio...
+Lo sgomento della Gilda parlava chiaro... Imbecille,
+imbecille!... Egli aveva sciupato in un secondo
+il frutto di tanti anni di sacrifizio e di abnegazione.
+La Gilda non si ricorderebbe più di lui
+come di un tutore sollecito, come di uno zio tenero
+e affettuoso, ma come d'uno spasimante ridicolo
+che s'era offeso perchè ella gli aveva preferito un
+uomo giovine e bello... E se la Gilda parlasse?...
+Se rivelasse tutto a Mario, come ne aveva il diritto?...
+Se Mario venisse a provocarlo?... Oh, Mario
+ne avrebbe riso, ne avrebbe riso insieme con la
+sua sposa! Questa paura del ridicolo lo perseguitava
+nel suo cammino; avrebbe voluto nascondersi
+sotto terra, tanto gli pareva che anche le cose inanimate
+dovessero acquistar la favella per dargli la
+baja. Eppure, mentre si vergognava di sè stesso, gli
+sarebbe stato di grande sollievo il poter versare le
+sue pene in un cuore amico. Ma dove trovarlo? La
+sua vita era stata dissimile da quella degli altri
+giovani, la cui intrinsichezza si aumenta con le confidenze
+reciproche; coi suoi coetanei egli aveva
+discorso di matematica; confidenze intime non ne
+aveva mai chieste, non ne aveva mai fatte. E comincerebbe
+<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
+a trentasette anni? Un uomo forse
+l'avrebbe sorretto di virili consigli, ma quell'uomo
+era lontano, e a che pro scrivergli? Che avrebbe
+potuto far per lui il capitano Rodomiti finchè stava
+col suo legno nei mari dell'India o dell'Africa?
+</p>
+
+<p>
+Dopo più d'un'ora di cammino, egli si accinse
+al ritorno, sempre molestato dagli stessi pensieri,
+sempre agitato dall'idea di doversi ripresentare
+alla Gilda... Procurerebbe di rientrare in casa inosservato,
+si chiuderebbe nella sua camera, nel suo
+laboratorio, per non mostrarsi che all'ora di desinare.
+Nel suo laboratorio?... I bei risultati ch'egli
+vi aveva ottenuti! Anche le storte gli eran diventate
+ribelli!... Ebbene; bisognava ritentare per la
+centesima, per la millesima volta... Già il suo
+mondo era lì, era tra le sue formole, tra le sue
+esperienze... Meglio le severe ripulse della scienza
+che lo scherno della donna!
+</p>
+
+<p>
+A poca distanza dalla città il professore s'imbattè
+in una frotta di studenti che si levarono il cappello
+al suo passaggio e lo fissarono con curiosità.
+</p>
+
+<p>
+Come mai erano a zonzo così presto? Il professore
+Romualdo ne interrogò uno. — Hanno
+vacanza?
+</p>
+
+<p>
+Il giovine diede un'occhiata ai suoi condiscepoli,
+e poi rispose sorridendo: — Scusi... era la sua ora.
+</p>
+
+<p>
+— La mia ora?... Il giovedì!
+</p>
+
+<p>
+— Ma oggi è venerdì, signor professore.
+</p>
+
+<p>
+— Venerdì — esclamò esterrefatto il Grolli,
+osservando distrattamente l'orologio, come se potesse
+trovarvi l'indicazione della giornata.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
+— Appunto...
+</p>
+
+<p>
+— Sicchè... io non ho fatto la mia lezione?
+</p>
+
+<p>
+— Eh pare... Anzi temevamo che non istèsse
+bene.
+</p>
+
+<p>
+Il professore si allontanò tutto confuso. In diciotto
+anni d'insegnamento non gli era accaduta
+una cosa simile.
+</p>
+
+<div class="chapter"></div>
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
+</p>
+
+<h2>
+XIX.
+</h2>
+
+<p>
+Le esagerate apprensioni delle due donne si
+dissiparono a veder tornare il professore sano e
+salvo a casa. Egli però non lasciò loro il tempo di
+far commenti; entrò difilato nella sua camera e vi
+si chiuse a chiave. A desinare non disse una parola;
+teneva gli occhi sprofondati nel piatto e
+mangiava macchinalmente. Più volte la Gilda avrebbe
+voluto rompere il ghiaccio, ma gliene era
+sempre mancato il coraggio. Era così nuova, era
+così impreveduta la sua situazione di fronte allo
+zio! Anche la signora Dorotea si sentiva incapace
+di aprir bocca, ed è tutto dire. Dopo pranzo, il
+professore Romualdo tornò a chiudersi nella sua
+stanza, e la Gilda e la signora Dorotea, inquiete
+di nuovo, rimasero a vigilare in salotto. A un certo
+punto la signora Dorotea, avvicinatasi all'uscio che
+metteva nella camera del professore, si chinò a
+guardare attraverso il buco della serratura.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
+— Non c'è nessuno — ella disse.
+</p>
+
+<p>
+— Sarà in laboratorio — osservò la ragazza, e
+passando nel luogo di sbarazzo, ch'era contiguo
+al laboratorio, appoggiò l'orecchio alla parete.
+</p>
+
+<p>
+Si sentiva un tintinnìo di vetri e un suono di
+passi. Non c'era dubbio; il professore attendeva a
+uno dei suoi esperimenti.
+</p>
+
+<p>
+— Solite diavolerie! — borbottò la signora
+Dorotea, non tranquillata che a mezzo — Una
+volta o l'altra va in aria la casa.
+</p>
+
+<p>
+— Le sue analisi chimiche, le sue dimostrazioni
+geometriche, ecco ciò che gli preme soprattutto — pensò
+la Gilda, e si persuase che le sue inquietudini
+non avevano alcun fondamento. Però è così
+capriccioso questo cuore umano, che una tale persuasione
+le diede più noja che altro.
+</p>
+
+<p>
+Sul tardi vennero le Lorati a prenderla, ed ella
+non rientrò che tardi. Nell'intervallo il professore
+era uscito e rientrato anche lui, e dopo aver chiesto
+conto della nipote, s'era ritirato in camera lasciando
+ordine che non lo disturbassero fino alla
+mattina dopo. La signora Dorotea si era messa per
+intavolare un discorso, ma egli le aveva dato sulla
+voce e l'aveva piantata in asso. — Benedetto
+uomo! — disse la vedova Salsiccini alla Gilda. — È
+di un umore bestiale. Scatta per nulla come una
+molla.
+</p>
+
+<p>
+A malgrado di questo avvertimento, la Gilda,
+sul punto di coricarsi, non potè a meno di gridare
+in modo da esser sentita nella stanza attigua: — Buona
+notte, zio Aldo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
+Al suono di quella voce così cara al suo orecchio,
+il professore, che era seduto davanti alla scrivania,
+trasalì e rispose: — Buona notte, Gilda... Fa di
+dormire, adesso.
+</p>
+
+<p>
+— Non ho sonno...
+</p>
+
+<p>
+— A ogni modo — ripigliò il professore — non
+è ora da far conversazione... Parleremo domani. — E
+soggiunse con uno sforzo: — Parleremo anche
+delle tue nozze... Buona notte, buona notte.
+</p>
+
+<p>
+— Abbiamo preso senza dubbio un equivoco — riflettè
+la Gilda. — Egli era preoccupato del
+suo esperimento... Me lo aveva pur detto giorni
+fa, che c'era un'esperienza che lo faceva impazzire...
+</p>
+
+<p>
+La Gilda non vide due grosse lagrime calar lentamente
+giù per le guance del professore, che
+forse da quand'era bambino non aveva mai pianto,
+e cader sopra le pagine d'un libro. In quel libro
+era trascritta la partita aperta da quindici anni
+presso la Banca dei prestiti e degli sconti al nome
+<i>Gilda Natali</i>, e il professore vi aveva in quel
+momento conteggiati in margine gli interessi ed
+esposta la somma totale. Le lire 10,674 50 versate
+nel maggio 1861 erano diventate circa lire 34,800,
+e il dottor Romualdo poteva esser contento della
+dote raggranellata per la nipote. Quel cervellino
+di Mario avrebbe saputo amministrar così bene la
+sostanza della moglie?
+</p>
+
+<p>
+Fosse l'idea delle prossime nozze, o fosse altra
+ragione, la Gilda non fece in tutta notte che voltarsi
+e rivoltarsi nelle coltri. Assopitasi verso l'alba,
+<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
+la svegliò quasi subito l'allegro canto dei suoi cardellini,
+che scioglievano un inno alla luce nascente,
+un inno all'amore. E quell'inno destava un'eco
+nella sua anima. Anche per lei sorgeva uno splendido
+giorno, e l'amore tutto malizie e sorrisi le
+susurrava all'orecchio misteriose parole. Ella diventava
+rossa alle confidenze del suo invisibile
+interlocutore, e istintivamente raccoglieva le coperte
+intorno alla sua persona.
+</p>
+
+<p>
+Nella camera attigua si moveva qualcheduno.
+La Gilda si fece pensosa. Povero zio Aldo! Era
+possibile ch'egli l'amasse in modo diverso da quello
+in cui gli zii e i tutori sogliono amare? Povero zio
+Aldo! Egli le aveva sacrificato tutto, ed ella, in
+compenso, lo rendeva infelice... Poteva ella lasciarlo
+nel dubbio ch'ella non avesse più verso di
+lui la fede di un tempo? No certo; era pur necessario
+ch'ella gli facesse comprendere come nulla
+era cambiato fra loro, era necessario ch'ella gli
+dicesse una parola affettuosa prima delle nozze,
+subito anzi, prima che la venuta di Mario la costringesse
+a non attendere ad altri che al suo
+fidanzato. Scese con cautela dal letto, aprì adagio
+le imposte, si vestì senza far romore, e poi stette
+alcuni minuti in silenziosa aspettazione. Quando
+il cigolare d'un uscio la ebbe fatta sicura che il
+professore era entrato nel suo santuario chimico,
+ella passò dalla sua camera in salotto e dal salotto
+alla camera dello zio; traversata questa in punta
+di piedi, sospinse l'usciolo del laboratorio, e si
+fermò sulla soglia. Il professore concentrava la sua
+<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
+attenzione sopra un apparecchio attraverso il quale
+si svolgevano alcuni gas.
+</p>
+
+<p>
+— Chi è? — egli chiese, dando un balzo.
+</p>
+
+<p>
+— Sono io, zio Aldo.
+</p>
+
+<p>
+— Non voglio nessuno, non voglio nessuno — gridò
+il professore, tutto assorto nella sua esperienza.
+</p>
+
+<p>
+Ella non gli diede retta, e si accostò trattenendo
+il fiato. Quand'ella fu vicina ai fornelli: — Sei tu? — disse
+il professore Romualdo, mutando tono. — Resta
+adesso.
+</p>
+
+<p>
+Le afferrò il braccio, e con volto trasfigurato le
+mostrò una sostanza che si precipitava in fondo a
+una storta. Egli era quasi bello nel suo entusiasmo.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene? — chiese la Gilda, fissandolo in
+viso.
+</p>
+
+<p>
+— L'esperienza a cui tenevo tanto, e alla quale
+stavo per rinunciare, è finalmente riuscita a modo
+mio — egli esclamò con enfasi. — Possedo finalmente
+la mia formula. Anche la scienza ha i suoi
+trionfi.
+</p>
+
+<p>
+— Una volta ero la tua assistente — osservò
+con accento malinconico la giovinetta.
+</p>
+
+<p>
+Egli ripetè sospirando: — Una volta.
+</p>
+
+<p>
+— Mi spiegherai almeno di che si tratta.
+</p>
+
+<p>
+— Or ora — egli rispose. — Aspettiamo che
+sia finito.
+</p>
+
+<p>
+Un colpo di vento aprì d'improvviso la finestra,
+e fece sbattere con violenza l'uscio del laboratorio
+che la Gilda, entrando, aveva soltanto accostato.
+</p>
+
+<p>
+— Ih che aria! Bisogna chiuder quella finestra — disse
+<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
+il professore, allontanandosi dai fornelli e
+salendo sopra una sedia per rimuovere una tendina
+che s'era impigliata nello spigolo d'un'imposta.
+</p>
+
+<p>
+— E io chiuderò l'uscio — soggiunse la Gilda.
+Ma nel punto d'avviarsi urtò inavvertitamente
+col gomito l'apparecchio, una storta si ruppe, uno
+scoppio terribile fece rintronar la volta dello stanzino,
+e in un attimo la povera fanciulla si trovò
+circondata dalle fiamme, mentre dei pezzi di vetro
+slanciati in aria dall'esplosione le si conficcavano
+nelle carni. Mise un urlo straziante, e si precipitò
+fuori del laboratorio, ma appena giunta in camera
+dello zio, le gambe non la sorressero più, e stramazzò
+sul pavimento.
+</p>
+
+<p>
+Per buona fortuna il professore Romualdo, sebbene
+ferito anche lui da una scheggia, non si smarrì
+interamente d'animo, ma, strappati dal letto i
+guanciali e le coperte, li gettò addosso alla Gilda,
+indi, senza badare al pericolo, le si abbandonò
+sopra di peso e a prezzo di non lievi scottature
+riuscì a spegnere il fuoco che le investiva la persona.
+Lo strepito aveva intanto chiamata la signora
+Dorotea e la fantesca, le quali, al miserevole spettacolo,
+furono a un punto di cadere in deliquio e
+a stento si trascinarono sino alla scala mettendo
+la casa a rumore. Salirono i vicini spaventati, salirono
+i commessi del fondaco Albani, salirono
+perfino dalla strada alcuni passanti, e il loro soccorso
+non fu inutile ad arrestare un principio d'incendio
+nel laboratorio, ove le vampe correvano
+lungo i fornelli.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
+— L'ho sempre detto io che doveva finire con
+una disgrazia! — borbottava con voce mezzo
+spenta la signora Dorotea.
+</p>
+
+<p>
+Ma nessuno badava a lei. Tutti gli sguardi erano
+conversi sulla infelice giovinetta, pochi istanti
+prima così florida e bella, e adesso così malconcia.
+I suoi occhi erano chiusi, ahi forse per sempre,
+una larga ferita le deturpava la bocca, la sua fronte
+era tutta una piaga, e sparse di luride piaghe erano
+le membra gentili, che palpitavano sotto le vesti
+a brandelli. Un rantolo affannoso le usciva dal
+petto, e spesso quel rantolo si mutava in un grido
+di spasimo da parer quello di una creatura che
+muore. E invero, avrebbe ella sopravvissuto a
+tanto strazio? Quando, fra atroci convulsioni, fu
+trasportata sul suo letto, e il medico l'ebbe esaminata
+a parte a parte, egli non seppe dissimulare le
+sue inquietudini. La cosa era grave in sè, gravissima
+per le complicazioni che potevano derivarne;
+nella migliore ipotesi, bisognava che passassero
+parecchi giorni prima di poter fare un pronostico
+più tranquillante.
+</p>
+
+<p>
+Anche il professor Romualdo avrebbe avuto
+bisogno di riposo, ma egli non volle che gliene
+discorressero, e appena consentì a lasciarsi medicare
+le scottature che aveva riportate alle mani e
+alle braccia. Poi sedette al capezzale della nipote,
+e nella sua fisonomia si dipingeva una sofferenza
+poco minore di quella di lei. A sentirlo, era lui la
+colpa di tutto; maledetti i suoi esperimenti chimici,
+maledetta la scienza, maledetta la sua stolida
+<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
+vanità che gli aveva messo in corpo la smania
+delle scoperte!
+</p>
+
+<p>
+Del resto, il Grolli s'accusava a torto. La disgrazia
+non era da attribuirsi che a una sbadataggine
+della Gilda; era invece merito di lui se le
+conseguenze non ne erano assolutamente irreparabili.
+</p>
+
+<p>
+Ma egli non ragionava più. Era questo il primo
+gran dolore della sua vita. Fino a quel giorno gli
+studi lo avevano confortato in ogni sua prova; di
+fronte al mondo del pensiero, il mondo reale con
+le sue passioni, coi suoi affetti, gli era sempre
+parso insignificante e piccino; adesso la sua filosofia
+s'era dileguata: egli soffriva come la femminetta
+il cui sguardo non abbraccia più largo orizzonte
+di quello della sua casa e della sua famiglia.
+Ogni gemito della Gilda gli faceva scorrere un
+brivido nell'ossa; ogni volta che il chirurgo tormentava
+le piaghe di lei, era come se una lama
+aguzza cercasse la via del suo cuore.
+</p>
+
+<div class="chapter"></div>
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
+</p>
+
+<h2>
+XX.
+</h2>
+
+<p>
+Le prime parole articolate dalla Gilda, appena
+il suo stato glielo concesse, furono queste: — Non
+voglio che Mario entri in camera. Non voglio che
+egli mi veda così.
+</p>
+
+<p>
+E Mario, arrivato sotto sì tristi auspizi, non osò
+per qualche giorno infrangere il divieto della sua
+sposa. Egli non sapeva rassegnarsi all'idea di vedere
+sformata colei, che, nella sua fantasia, era rimasta
+fulgida e bella come un raggio di sole. Veniva
+ogni momento nella camera del professor Grolli,
+origliava all'uscio, interrogava con lo sguardo i
+medici, le infermiere, e poi s'abbandonava accasciato
+sul canapè. Di tanto in tanto la sua pupilla
+s'arrestava sull'effigie che pendeva dalla parete e
+ch'era senza dubbio l'opera migliore uscita dalle
+sue mani. Erano quelli gli occhi che lo avevano
+acceso, era quello il sorriso che lo aveva inebbriato,
+quella fanciulla divina doveva essere l'ispiratrice
+<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
+dei suoi quadri venturi. Oh perchè non
+poteva, nuovo Pigmalione, infondere la vita nella
+sua fattura e strapparla alla tela, e persuadersi
+che la Gilda vera era questa, e fuggire con lei lontano
+lontano, e non rammentarsi dei casi dell'altra
+che come d'un cattivo sogno?
+</p>
+
+<p>
+Alla lunga però la vergogna lo vinse: egli sentì
+che aveva obbligo sacro d'infrangere la proibizione
+e di assistere colei che doveva esser sua sposa.
+Ciò ch'egli soffrisse nel mirarla tutta coperta di
+bende e d'empiastri non è difficile immaginare;
+ella non lo vide, chè aveva fasciati gli occhi e la
+fronte, ma sentì la sua voce e gli disse con un gemito: — Mario,
+perchè venire? La Gilda che tu
+amavi è morta.
+</p>
+
+<p>
+L'idea di contribuire a salvarla, la speranza che
+ov'ella guarisse rifiorirebbe anche la sua bellezza,
+dava al giovine la forza ch'egli stesso non avrebbe
+creduto di avere. Egli non aveva il coraggio di
+chiedersi: — L'amerai s'ella rimarrà deformata? — ma
+intanto sentiva che bisognava lottare per farla
+vivere.
+</p>
+
+<p>
+Era una lotta seria. La Gilda ebbe febbri terribili,
+ebbe spossatezze che facevano tremare i medici,
+i quali temettero più d'una volta una irreparabile
+infezione del sangue. A due riprese si credette
+tutto perduto, e il cavaliere Lorati, secondo
+la sua pietosa consuetudine, aveva già abbozzato
+in mente il cenno necrologico della giovinetta.
+Ella non desiderava guarire. — Credi, è meglio <i>per
+tutti</i> che io muoia — ella disse un giorno allo zio.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
+— Oh Gilda! — esclamò con un gemito il professore.
+</p>
+
+<p>
+— Forse per te no — ella rispose — Tu mi
+vorresti bene in ogni caso... Sei tanto buono, zio
+Aldo...
+</p>
+
+<p>
+Egli la guardò intenerito, e queste parole fecero
+vibrare in lui le più riposte corde dell'anima.
+</p>
+
+<p>
+Se Mario passava parecchie ore presso la malata,
+il professor Romualdo non se ne staccava nè
+giorno nè notte. Soverchiato dalla stanchezza, egli
+abbassava le palpebre, lasciava cader la testa sul
+petto, ma non si moveva dal suo posto, e il suo
+sonno era tanto leggero che la Gilda non lo chiamava
+mai inutilmente. Egli preveniva, indovinava
+tutti i suoi desiderii, le porgeva da bere, aiutava
+l'infermiera a mutarla di posizione, invigilava
+perch'ella prendesse i medicamenti all'ore prescritte.
+Non sapeva far altro, non sapeva pensar
+ad altro; sarebbe stato inetto a risolvere il più
+semplice teorema di geometria; si ricordava appena
+della sua Università, egli ch'era stato fino a
+quel tempo il più assiduo tra i professori. Invano
+gli si raccomandava la calma, gli si presagiva,
+che, tirando innanzi a quel modo, avrebbe finito
+coll'ammalarsi anche lui; egli non porgeva ascolto
+a nessuno. Vegliando, soffrendo al capezzale della
+Gilda, gli pareva d'espiare verso di lei, verso
+Mario, il gran delitto di aver invidiato la loro felicità.
+</p>
+
+<p>
+Nè la signora Dorotea era avara dell'opera sua.
+Le supreme necessità del momento le avevano
+<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
+ridonato una parte dell'antico vigore; era sempre
+in moto, aveva sempre un gran da fare a preparar
+i brodi succulenti per la malata, e, negli intervalli
+di riposo, brontolava contro il professor Romualdo
+che non le cedeva mai il posto al letto della
+nipote. La miglior prova delle preoccupazioni del
+suo animo era il suo oblìo quasi assoluto del gioco
+del lotto. E sì che gli straordinari accidenti successi
+in casa erano tali da suggerirle dei bellissimi
+<i>terni!</i> Si buccinava anzi che uno ne avesse guadagnato
+la portinaja, interpretando con acume il
+grave fatto dell'esplosione.
+</p>
+
+<p>
+Intanto la Gilda migliorava. Sul finire della terza
+settimana il medico dichiarò rimosso il pericolo
+ch'ella perdesse la vista, quantunque fosse più che
+probabile che le sarebbe rimasto leggermente offeso
+l'occhio sinistro. Di lì ad altri dieci giorni
+si dileguarono le ultime apprensioni circa allo
+stato generale dell'inferma. Cominciava il periodo
+della convalescenza, una convalescenza che sarebbe
+stata lunga, dicevano i medici, e che doveva
+esser piena di riguardi e di cure. Ma che importava
+tutto ciò, se c'era da gridar al miracolo pei
+risultamenti ottenuti?
+</p>
+
+<p>
+Per quanto sia una bella cosa lo star bene di salute,
+il guarire sarebbe una cosa ancora più bella,
+se non ci fosse il grave inconveniente che per guarire
+è necessario essere stati malati. Ciocchè mi richiama
+alla mente un romanzo francese, nel quale
+una signora, più arguta che costumata, dice a una
+amica: — Credimi, la miglior condizione per una
+<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
+donna è quella di vedova. — E l'amica, femmina
+della stessa risma, rincarando la dose con un
+frizzo ancora peggiore, risponde: — Sì, se per
+esser vedova non bisognasse prima esser maritata. — Discorsi
+immorali, che saranno meritamente
+riprovati dalle virtuose lettrici.
+</p>
+
+<p>
+Ma venendo a noi, quale pur sia il posto che le
+dolcezze della guarigione occupano tra le gioie,
+non troppo numerose, della vita, è certo che questo
+posto è molto elevato. Guarire è un rinascere
+con conoscenza di causa, e nello stesso tempo con
+la disposizione a rammentare tutto ciò che la vita
+ha di giocondo, a dimenticare tutto ciò ch'essa
+ha di triste. Ci pare che l'universo si adorni per
+farci festa; che gli uccelli cantin per noi; che
+per noi olezzino i fiori, e il sole c'inviti a bearci
+ne' suoi raggi. Noi ci affacciamo alla finestra e la
+rondine ci dice: <i>ben tornati</i>; usciamo all'aperto, e
+lo stormir delle foglie, e il mormorio del ruscello,
+e le mille voci della natura si fondono ai nostri
+orecchi in un saluto cortese. Anche gli uomini
+son buoni, ci sorridono, ci stendon la mano, ci
+parlano di cose allegre, di cose leggiere; non è
+tempo questo da malinconie e da grattacapi. Sotto
+ai nostri piedi è un tappeto di rose, sulla nostra
+testa è una danza d'astri lucenti. E nel nostro
+cuore? Tutto il meglio ch'è in noi s'agita, ribolle,
+scintilla; si svegliano i pensieri gentili, le fedi
+ardenti, le speranze baldanzose, e quella inesausta
+sete d'amore ch'è tormento e dolcezza dell'esistenza.
+Il mondo è nostro un'altra volta: avanti!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
+Però, questa voluttà della vita che torna non
+brillava negli occhi della Gilda, quando col lento
+rimettersi delle forze si sgombravano le nebbie
+del suo spirito. Ella sentiva che un abisso la divideva
+dal passato; un istante aveva distrutto la sua
+beltà e la sua giovinezza. L'avvenire che l'aspettava
+non poteva esser più quello ch'ella aveva
+sognato nell'estasi de' suoi giorni felici; la figura
+di Mario, ch'ella mirava talvolta vicino al suo capezzale,
+le faceva l'effetto d'una visione d'altri
+tempi evocata dalla sua fantasia, la voce di lui le
+pareva l'ultima risonanza d'una musica che si
+perde lontano.
+</p>
+
+<p>
+Era strano, ma le sembrava d'esser più libera
+allorchè Mario non era presente, allorch'ella rimaneva
+sola con lo zio Aldo. L'affezione fida, discreta,
+inalterabile, al cui tepido soffio ella era
+cresciuta, non era stata scossa dalla tempesta che
+aveva sfrondato tante gioie e tante speranze della
+sua vita. Ella la trovava accanto a sè, sollecita,
+operosa come per lo addietro, più forse che per
+lo addietro, come se avesse attinto nuovo vigore
+dalle prove della sventura. Di quando in quando,
+simile a un'ombra, le si affacciava alla mente il
+ricordo d'un giorno in cui le parole e gli sguardi
+dello zio l'avevano sgomentata; ma oggi quel ricordo
+non valeva a turbarla, ad offenderla, a
+scrollar la sua fede. I suoi occhi non isfuggivano
+gli occhi del professore che sovente si volgevano
+in lei con una tenerezza piena d'ansietà, la sua
+mano tremula e scarna cercava volentieri la mano
+<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
+dello scienziato. E provava un senso di calma, di
+pace, che, in quella sua stanchezza dell'animo e
+della persona, era il miglior bene a cui potesse
+aspirare. Ma se arrivava Mario in uno di questi
+momenti d'abbandono, la Gilda arrossiva, il professore
+si tirava in disparte; l'incanto era rotto, le
+incertezze dell'avvenire penetravano nella camera
+insieme col giovine artista. Egli faceva del suo
+meglio per esser gentile, officioso; però, il tedio
+non tardava a dipingerglisi in viso, e la Gilda,
+con la chiaroveggenza dei malati, se ne accorgeva
+anche troppo. Allorchè ella sorprendeva il suo
+sguardo fisso su lei, le pareva ch'egli contasse le
+sue cicatrici a una a una, le pareva ch'egli dovesse
+domandarle in tono di rimprovero — Perchè non
+sei più bella?
+</p>
+
+<p>
+— Oh — ella disse una mattina al professore
+Romualdo, che accampava mille pretesti per non
+darle uno specchio — il mio vero specchio è
+Mario. Ho visto da gran tempo nei suoi occhi che
+son diventata bruttissima... Non sarà una novità,
+te lo assicuro, il vederlo in un pezzo di vetro...
+Già, presto o tardi, a questo bisogna venirci...
+Via, dammi lo specchio.
+</p>
+
+<p>
+Alla fine, un giorno in cui Mario era assente,
+bisognò appagare il suo desiderio. Prima però ella
+acconsentì a fare un po' di <i>toilette</i> e anche a lasciarsi
+tagliare i capelli che le cadevano in gran
+copia, come foglie secche dall'albero. — Torneranno
+a crescere — le si diceva per confortarla,
+mentr'ella con moto nervoso ravvolgeva le dita
+<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
+lunghe e sottili in quei bruni ricci ch'erano stati
+il suo orgoglio. Ella non rispondeva nulla.
+</p>
+
+<p>
+Poi che le forbici ebbero compìta l'opera loro,
+le si acconciò in capo un cuffietta bianca, le si
+fece infilare un corsetto di bucato, e la signora
+Dorotea, di sua propria mano, le annodò intorno
+al collo un fisciù di seta azzurra.
+</p>
+
+<p>
+La Gilda ruppe il silenzio. — Qua lo specchio,
+e ch'io faccia la mia personale conoscenza — ella
+disse con un'allegria forzata. Indi si voltò dalla
+parte dell'uscio. — È ben chiuso?
+</p>
+
+<p>
+Le aveano portato uno specchietto ovale molto
+leggero che soleva stare appiccato a un chiodo
+infisso in uno dei regoli della finestra della camera
+del professore, il quale se ne serviva nel
+ravviarsi i capelli e la barba.
+</p>
+
+<p>
+La convalescente lo prese due volte in mano, e
+due volte lo depose sulle coperte prima d'avere il
+coraggio d'alzarlo al livello del viso. Ella tentò di
+volgere in celia le sue stesse esitazioni. — È come
+quando dovevo prender l'olio da bambina... Se si
+potesse far come allora... Chiuder gli occhi, aprir
+la bocca, e giù... Adesso invece son proprio gli
+occhi che bisogna aprire... Coraggio... uno... due...
+tre...
+</p>
+
+<p>
+Nel bene la previsione va spesso oltre il vero,
+nel male avviene sovente il contrario. Gli è
+che non v'è triste previsione, la quale non sia
+temperata da una segreta speranza che il nostro
+spirito s'inganni, che le nostre paure siano esagerate.
+E talvolta anzi noi esageriamo a studio; fingiamo
+<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
+di prevedere un disastro ove secondo ogni
+probabilità non istà per succedere che un incidente
+sgradevole. Ma quando l'incidente sgradevole accade,
+non tardiamo ad accorgerci ch'esso ha superato,
+non la nostra aspettazione immaginaria,
+ma la nostra aspettazione reale.
+</p>
+
+<p>
+— Devo essere orrenda, mostruosa — aveva
+detto mille volte la Gilda, e, quantunque non fosse
+più bella, non era nè mostruosa, nè orrenda. Nondimeno
+il vedersi nello specchio fu per lei un
+colpo di fulmine. Era lei, era lei veramente quella
+donna pallida, tutta cicatrici e lividure, che la mirava
+tra attonita e costernata? Stette un momento
+muta ed immobile, soffocando gl'impeti tumultuosi
+dell'anima; poi si guardò intorno smarrita,
+quasi a persuadersi ch'era ben desta, lasciò cader
+di mano lo specchio, abbandonò il capo sui guanciali
+e si coperse il viso con le lenzuola. La sentivano
+piangere sommessamente.
+</p>
+
+<p>
+— Hai avuto troppa fretta — le ripetevano a
+gara il professore e la signora Dorotea. — Di qui
+a un paio di settimane sarà tutt'altra cosa.
+</p>
+
+<p>
+Ella, rannicchiata sotto le coltri, si stringeva
+nelle spalle e diceva: — Lasciatemi sola... Per carità,
+lasciatemi sola... Mi calmerò da me.
+</p>
+
+<p>
+Infatti, di lì a un'ora, ella era appieno ricomposta.
+Alla sera s'intrattenne a lungo col medico,
+e con aria disinvolta lo pregò di dirle quali tra i
+segni che le deturpavano la fisonomia il tempo
+farebbe sparire e quali le resterebbero sempre.
+L'interrogato si provò a dipinger tutto in rosa, ma
+<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span>
+la Gilda, che gli teneva inchiodati gli occhi addosso
+e gli leggeva le bugie in viso, lo riprese amorevolmente. — Non
+la trattasse come una bimba,
+se anche quella mattina ella aveva fatto un capriccetto;
+ormai ella aveva messo giudizio e aveva
+diritto di conoscere la verità tutta intiera.
+</p>
+
+<p>
+Il medico si schermì quanto più potè, ma alla
+fine espose sinceramente il parer suo, soggiungendo
+però, che la natura sbugiarda spesso i pronostici
+della scienza e che in gioventù soprattutto
+si vedono dei miracoli.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie — ella replicò, stringendo la mano al
+dottore. E il suo volto aveva l'espressione seria e
+tranquilla di chi, uscendo da molte incertezze, ha
+preso un partito decisivo.
+</p>
+
+<div class="chapter"></div>
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
+</p>
+
+<h2>
+XXI.
+</h2>
+
+<p>
+Da qualche giorno la Gilda aveva cominciato
+ad alzarsi, e, appoggiata al braccio dello zio, passava
+lentamente dalla sua camera in salotto, ove
+sedeva in una poltrona accanto alla finestra. Le
+Lorati non mancavano mai di venirle a tener compagnia
+un paio d'ore e le mostravano un'amicizia
+tanto più calda quanto maggiore era in loro la
+soddisfazione di veder avvilita quella famosa bellezza.
+Nell'andarsene esse facevano un'infinità di
+commenti.
+</p>
+
+<p>
+— L'occhio sinistro è sciupato affatto.
+</p>
+
+<p>
+— E il labbro inferiore?
+</p>
+
+<p>
+— E quella cicatrice sulla fronte?
+</p>
+
+<p>
+— E l'altra alla guancia?
+</p>
+
+<p>
+— Povera Gilda, è proprio brutta.
+</p>
+
+<p>
+— Bruttissima.
+</p>
+
+<p>
+— Orribile.
+</p>
+
+<p>
+— Vedete, ragazze — osservava la savia genitrice — come
+<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span>
+i pregi fisici possano svanire da un
+giorno all'altro.
+</p>
+
+<p>
+— Se non trovava lo sposo prima di questa disgrazia....
+</p>
+
+<p>
+— Uhm! Il matrimonio non è ancora successo.
+Ci credo poco.
+</p>
+
+<p>
+— Ella non ne parla mai...
+</p>
+
+<p>
+— In ogni caso c'è tempo. Va così adagio a rimettersi...
+Il medico ha detto che prima di pensare
+alle nozze ci vorranno dei mesi.
+</p>
+
+<p>
+— E Mario intanto è assente da oltre una settimana.
+</p>
+
+<p>
+— Ma torna presto.
+</p>
+
+<p>
+— Pover'uomo! Se cerca qualche svago, bisogna
+perdonargli. È toccata grossa anche a lui.
+</p>
+
+<p>
+— Se la prende, non può essere che per rispetto
+alla sua parola....
+</p>
+
+<p>
+— Un po' per questo e un po' per compassione.
+</p>
+
+<p>
+— Essere sposata per compassione... Io non mi
+degnerei certamente — sentenziò la maestosa Ginevra.
+</p>
+
+<p>
+— Povera Gilda!
+</p>
+
+<p>
+— Ma! Chi avrebbe potuto immaginarselo? Lei
+che si credeva una Venere...
+</p>
+
+<p>
+Per Mario, reduce dal suo viaggetto, non fu
+piccola meraviglia trovar alzata la Gilda. Quando
+egli la vide adagiata nella poltrona, smunta in
+viso, col suo corpicino sottile perduto nell'ampia
+veste da camera, pensò alla stupenda e florida giovinetta
+che aveva incontrato sulle Alpi, e durò
+fatica a frenare una lagrima.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
+Ella s'accorse del suo turbamento, abbassò gli
+occhi, e si passò rapidamente la mano sulla fronte.
+</p>
+
+<p>
+— Devo parlarti — disse poi — fatti più vicino...
+No... anzi, prima chiudi quei due usci... quello
+che dà nell'andito, e quello che mette nella camera
+della signora Dorotea. Dall'altra parte non
+può venir nessuno... Mio zio è all'Università.
+</p>
+
+<p>
+Questi preparativi lo sgomentarono alquanto.
+Che rivolgeva ella nell'animo?
+</p>
+
+<p>
+— Sii franco come sarò io — ella principiò. — Il
+dissimulare non giova... Nulla può mutare omai
+la mia risoluzione.
+</p>
+
+<p>
+— La tua risoluzione?... Quale?
+</p>
+
+<p>
+— Io non sarò più tua moglie.
+</p>
+
+<p>
+— Che dici? Perchè?
+</p>
+
+<p>
+— Oh! Non me lo domandare... Guardami.
+Egli comprese il significato delle sue parole, ed
+esclamò: — È per questo? È per questo?
+</p>
+
+<p>
+— Sì... Ci pensai fin dal primo giorno in cui mi
+colse la mia sciagura... Adesso ho deciso... inesorabilmente
+deciso.
+</p>
+
+<p>
+— Ma tu credi dunque che io...
+</p>
+
+<p>
+Ella non lo lasciò finire. — No, Mario, non credo
+quello che tu supponi... Tu mi sposeresti, ma saresti
+infelice.
+</p>
+
+<p>
+— Oh Gilda...
+</p>
+
+<p>
+— Sii sincero... Cento volte tu mi dicesti che
+non sai concepire la donna che non sia bella... Io
+ne tremavo allora, e tu per rassicurarmi mi protestavi
+ch'ero bellissima... Cento volte tu mi lasciasti
+intendere che, artista anzitutto, tu cercavi
+<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span>
+nella donna il tipo eterno della bellezza... e io ne
+tremavo e tu mi ripetevi che per te io ero quel
+tipo... Ero io che col mio sguardo, col mio sorriso,
+dovevo sprigionar dal tuo petto la sacra scintilla
+con cui si creano i capolavori... lo dicevi tu...
+e mi venivano le vertigini a sentirmi levata sì
+alto... Io mi chiedevo: — Potrò reggermi dove
+egli mi ha posta? Potrò sempre dargli il segreto
+della linea e del colore? Sarò sempre giovine,
+sarò sempre bella? Oh Mario, quando mi angustiavano
+questi dubbi ero ancora vagheggiata, ammirata;
+adesso tu vedi ciò ch'è divenuta la Dea
+che avevi cinta d'un nimbo... Fissami bene, Mario;
+che ispirazioni potrai tu cercare su questo volto
+contraffatto?
+</p>
+
+<p>
+Mentr'ella parlava, la sua voce, sulle prime leggermente
+commossa, si faceva a grado a grado più
+limpida e sicura, e una espressione dolce ma risoluta
+si dipingeva sulla sua fisonomia. Mario l'ascoltava
+attonito, colpito dalla stoica fortezza di
+quella fanciulla di diciott'anni che rinunziava
+senza esitazioni e senza lamenti alle sue più care
+speranze. Com'egli si sentiva umile e piccino in
+confronto a lei! Come avrebbe voluto nasconderle
+il suo cuore, di cui ella metteva a nudo i segreti!
+Come si ribellava all'idea ch'ella dicesse il vero!
+</p>
+
+<p>
+E accumulava frasi su frasi, e tentava ingannar
+lei, e tentava ingannar sè medesimo, e chiamava
+stupida aberrazione il suo culto esclusivo della
+bellezza fisica, e giurava alla Gilda che standole
+vicino egli aveva imparato a pregiare in lei altre
+<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
+qualità e ad amarla per quelle. Ma per quanto facesse,
+non gli usciva dal labbro uno di quei gridi
+dell'anima che scendono all'anima e vincono ogni
+resistenza.
+</p>
+
+<p>
+Ella lo lasciò dire; poi riprese con un sospiro: — Sì,
+Mario, tu devi parlar come fai, io tener
+fermo il mio punto... La mia schiettezza può parer
+dura oggi, ma verrà giorno in cui dirai: — la
+Gilda aveva ragione. — E sarà quel giorno nel
+quale, se ti dèssi retta, mi rinfacceresti il sacrifizio
+della tua libertà.
+</p>
+
+<p>
+— Oh Gilda, Gilda, mi reputi dunque ben vile — interruppe
+Mario, torcendosi le mani, tanto più
+turbato, tanto più confuso quanto più la fanciulla,
+discorrendo, coglieva nel segno.
+</p>
+
+<p>
+— Non me lo rinfacceresti a parole, lo so — ella
+riprese con soavità — ma lo capirei a ogni
+modo... e allora... adesso soffro forse... ma allora
+sento che ne morrei di dolore... Bada a me, Mario,
+non insistere... eri sincero quando mi rivelavi le
+tue debolezze d'artista; in quel tempo non avevi
+ragione d'infingerti..., oggi sì... oggi hai pietà di
+me, e io devo difenderti contro te stesso.... Va,
+Mario, non è colpa tua; tu hai bisogno di moto,
+d'aria, di luce, hai bisogno di fare un viaggio; qui
+il tuo ingegno si sfibra; l'ozio, lo scoraggiamento
+ti uccidono.
+</p>
+
+<p>
+— Ma sei tu che ti crei questi fantasmi...
+</p>
+
+<p>
+— Non mentire, Mario... Io t'ho conosciuto
+nei tempi in cui la fiamma dell'arte ti splendeva
+negli occhi e movevi incontro all'avvenire con
+<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
+fronte alta e sicura... Allora la tua mente era piena
+di immagini, il tuo album era pieno di disegni...
+da più mesi tu non fai nulla... oh è inutile che tu
+accenni di sì col capo... Puoi mostrarmi, non dico
+un tuo quadro, ma un tuo schizzo, ma una linea
+segnata dalla tua matita?... Lo puoi?
+</p>
+
+<p>
+— Tu eri malata, Gilda...
+</p>
+
+<p>
+— Oh, le inquietudini sul conto mio sono cessate
+da oltre un mese. Che hai fatto in questo
+mese?... Lo vedi, tu taci...
+</p>
+
+<p>
+— Sei un giudice inesorabile — egli disse, quasi
+piangendo di dispetto e di rabbia.
+</p>
+
+<p>
+— Sono un giudice clemente. Tu ti dibatti in
+una lotta tremenda fra ciò che stimi il tuo dovere
+e il desiderio immenso di libertà che ti affanna.
+Va, Mario; dal tuo dovere, s'è tale, io ti sciolgo;
+la tua libertà, io te la rendo... Va... io ti apro la
+gabbia, povero prigioniero.
+</p>
+
+<p>
+Mario si trovava in una condizione d'animo ben
+singolare. La libertà che gli era offerta egli la sospirava
+come l'assetato sospira una goccia d'acqua,
+eppure all'idea di accettarla gli salivano al viso i
+rossori della vergogna; egli doveva riconoscere
+che la Gilda aveva ragione, che l'amore ch'egli le
+aveva portato non era sopravvissuto allo strazio
+della sua bellezza, eppure sentiva che mai come
+adesso ella era stata degna di essere amata.
+</p>
+
+<p>
+E intanto lo sguardo della giovinetta non si
+staccava da lui e sembrava dovergli legger nell'anima
+i più riposti segreti.
+</p>
+
+<p>
+— Ascolta — egli le disse infine — oggi, per
+<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
+quanto io facessi, le mie parole non ti persuaderebbero...
+Ma domani?
+</p>
+
+<p>
+— Domani? — ella ripetè distratta.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, consentimi di ritentar la prova...
+</p>
+
+<p>
+— S'egli mi amasse davvero! — pensò la Gilda.
+Ma seppe frenar la sua commozione, e rivoltasi
+a Mario con apparente tranquillità, lo licenziò
+con queste parole: — Allora ci diremo addio
+domani.
+</p>
+
+<p>
+Per quel giorno ella non lasciò trapelar nulla
+del colloquio avuto col suo fidanzato, e deluse la
+curiosità della signora Dorotea, che voleva sapere
+il perchè di quella sconvenienza del chiudere gli
+usci per di dentro.
+</p>
+
+<p>
+Il giovine pittore partì di là che aveva la febbre
+addosso. Che fare?... Poteva esserci un dubbio
+su ciò che doveva fare?... Doveva dire alla Gilda: — la
+sventura ha stretto di più il vincolo che ci
+unisce; ora più che mai voglio farti mia sposa... — Ma
+se non l'amava, se non era in poter suo
+di amarla?... Se aveva questa fatalità di non saper
+amare che un bel viso? Se col suo eroismo non
+fosse riuscito che a sacrificar sè e a rendere infelice
+lei?... Era già dubbio se il matrimonio si conciliasse
+col suo spirito mobilissimo, anche quando
+si trattava di sposare una giovine avvenente, florida,
+vispa... ma il matrimonio con una malata?...
+Perchè la Gilda ormai era una malata e sarebbe
+stata tale per un pezzo... Invece di averla compagna
+nelle sue peregrinazioni artistiche, avrebbe
+dovuto vegliarla, assisterla... e queste qualità
+<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
+d'infermiere egli non le possedeva... In mezzo
+alle cure del nuovo suo stato si sarebbe spenta
+del tutto la sua ispirazione già illanguidita, e allora...
+che avvenire per lui, che avvenire per la
+Gilda!
+</p>
+
+<p>
+Quando noi rifuggiamo da un grave sacrifizio,
+ci piace assai spesso ripararci dietro l'idea che
+quel sacrifizio non gioverebbe neppure a quelli
+per cui dovremmo farlo, e così Mario concludeva
+volentieri i suoi ragionamenti col dirsi che la
+Gilda sarebbe stata infelice sposandolo.
+</p>
+
+<p>
+Pure una fiera lotta si agitò nel suo spirito, e ne
+portava le tracce il foglio pieno di pentimenti e
+di scancellature che la Gilda ricevette il dì appresso: — «Crudele,
+crudele, perchè suscitar la
+tempesta nella mia anima? Io seguivo la via che
+mi pareva la sola buona, la sola onorevole; tu
+con amara schiettezza hai voluto mostrarmene le
+insidie e i pericoli, tu mi hai detto che non potrei
+percorrerla senza uccidere, qual ch'esso sia,
+questo mio ingegno d'artista. È un'idea che mi
+toglie la pace. Tutti devono essere qualche cosa
+nel mondo; io, che sarei se non sono un pittore?...
+Non auguro al mio peggior nemico la notte che
+ho passato... Ripensavo alle tue parole, e, a vicenda,
+ti adoravo, ti ammiravo, ti colmavo di
+vitupèri... Sì, la tua generosità è spietata... tu
+puoi darmi licenza d'essere un vile, non puoi
+impedirmi di credermi tale... Vedi in qual bivio
+m'hai messo. O restare, con l'incubo di non
+esser più atto a far nulla; o partire vergognandomi
+<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
+della mia condotta... Ebbene, parto, cerco
+il moto, l'aria, la luce, di cui, come dici, ho tanto
+bisogno, cerco la lena perduta. Se farò un capolavoro,
+lo dovrò a te. A ogni modo, non ripatrierò
+prima di aver assodata la mia riputazione
+d'artista. E tu, Gilda?... Non oso venire a stringerti
+la mano; sarò già in viaggio quando riceverai
+questo foglio... Tu meriti un uomo migliore
+di me, tu lo troverai senza dubbio... Ma, se
+tu fossi libera al mio ritorno, potrei sperare di
+non esser respinto?... Se ti riesce, non disprezzarmi,
+e fa che non mi disprezzi il tuo ottimo
+zio... È troppa audacia chiedere una tua lettera,
+almeno una, a Zurigo, ferma in posta? Addio,
+addio.»
+</p>
+
+<p>
+In conformità a quanto egli scriveva, Mario era
+partito con la prima corsa, diretto sulla linea di
+Modane. Giunto a Torino, vi si trattenne per poche
+ore affine di salutarvi suo padre, il quale si
+trovava colà per ragioni del suo commercio. L'ottimo
+signor Gedeone fu molto addolorato, non tanto
+delle nozze sfumate quanto della nuova partenza
+di Mario, ch'egli amava sinceramente. Nondimeno
+egli riempì di napoleoni d'oro la borsa del figliuol
+prodigo e s'impegnò a non fargli mancar danaro
+finchè non fosse in grado di mantenersi co' propri
+guadagni. — Quattrini, e poi quattrini, e sempre
+quattrini — borbottò tristamente il signor Gedeone. — Senza
+contare la pigione del casino
+di Firenze e la spesa dell'ammobiliamento... È
+inutile, son fatto così; per questo figliuolo darei
+<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span>
+il sangue... con quel sugo... per averlo sempre
+lontano.
+</p>
+
+<p>
+E il signor Gedeone cercò un sollievo alle sue
+amarezze domestiche nell'acquisto di una partita
+di farina avariata che poteva servir benissimo per
+la sua fornitura agli Istituti Pii.
+</p>
+
+<div class="chapter"></div>
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
+</p>
+
+<h2>
+XXII.
+</h2>
+
+<p>
+Il professore Romualdo stava quella mattina rivedendo
+i suoi manoscritti che giacevano abbandonati
+da tanto tempo, e come succede a chi non
+è in vena di lavorare sul serio e pur vorrebbe poter
+dire a sè stesso che non è rimasto in ozio, collocava
+a posto le virgole dimenticate, arrotondava
+l'occhiello degli <i>e</i> e metteva i punti sugli <i>i</i>. Si può
+tuttavia giurare che la sua mente era assorta in altri
+pensieri ai quali non era certo estranea una persona
+la cui apparizione repentina ed inaspettata lo fece
+scattar dalla sedia.
+</p>
+
+<p>
+— Tu, Gilda?... Alzata?... A quest'ora?... Che
+direbbe il medico?
+</p>
+
+<p>
+— Oh! — ella rispose — bisogna ormai emanciparsi
+dal medico... Sto bene... Vedi come mi
+reggo da me...
+</p>
+
+<p>
+— Stai bene e sei così pallida? — esclamò il
+professore con inquietudine. — Che hai?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span>
+— Nulla....
+</p>
+
+<p>
+— Non dirlo... Hai gli occhi gonfi, Gilda, sei
+agitata... Questa tua visita mattutina non è certo
+senza una grave ragione.
+</p>
+
+<p>
+— Voglio riprender le mie antiche abitudini — ella
+replicò, avvicinando una seggiola al tavolino — voglio
+esser la tua assistente, il tuo segretario
+come una volta... La pecorella smarrita ritorna
+all'ovile... ecco tutto.
+</p>
+
+<p>
+Com'ella s'accorse che lo zio Aldo stentava a
+raccapezzare il senso delle sue parole, estrasse di
+tasca un foglio e glielo porse spiegato — Leggi.
+</p>
+
+<p>
+Appuntò il gomito al ginocchio, fece con la
+mano sostegno al mento, e stette lì a capo chino
+senz'aprir bocca e senza batter palpebra. Pareva
+una figura scolpita nel marmo.
+</p>
+
+<p>
+Il professore intanto aveva divorato l'arruffatissima
+lettera di Mario.
+</p>
+
+<p>
+— Parte? Ti lascia? — egli gridò, appena l'ebbe
+finita. E balzò in piedi con impeto, schizzando
+fiamme dagli occhi.
+</p>
+
+<p>
+Ella si scosse, sollevò la testa, e rivolgendo allo
+zio uno sguardo soave e amorevole: — Sono stata
+io — gli disse — egli non fece che ubbidirmi.
+</p>
+
+<p>
+— Ubbidirti? — egli proruppe passando di sorpresa
+in sorpresa. — Gli hai imposto tu di partire?
+</p>
+
+<p>
+Ella gli riferì il colloquio avuto con Mario il
+giorno innanzi. Il professore durò fatica a non interromperla
+cento volte.
+</p>
+
+<p>
+— Non difenderlo, non iscusarlo — egli esclamò
+finalmente, misurando a lunghi passi la stanza. — Che
+<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
+amore era il suo?... Ha potuto sentirti parlare
+come gli parlavi, e non è caduto a' tuoi piedi, e
+non si pentì delle sue esitazioni e non rinnovò i
+suoi giuramenti? T'ha abbandonata, è fuggito
+perchè le tue guance sono men floride, perchè i
+tuoi occhi sono meno scintillanti d'un tempo? E
+tu gli perdoni, e gli perdoneranno tutti, e la sua
+vigliaccheria resterà impunita? Oh come intendo
+in questo momento il piacere della vendetta!...
+Come disprezzo questa scienza vantata che sfibra
+le virtù del braccio e dell'animo!... Come volentieri
+la darei tutta quanta per essere un forte,
+per colpire inesorabilmente colui che ti rende infelice!
+</p>
+
+<p>
+— Mio cavaliere — rispose la giovinetta, atteggiando
+il labbro a un malinconico sorriso — non
+voglio che tu mi vendichi... Non c'è offesa da vendicare...
+Mario era pronto a sposarmi, fui io che
+gli resi la sua parola... S'egli mi avesse resistito,
+sarebbe stato un eroe, e non si può pretender dagli
+uomini che siano eroi... Forse è stato meglio
+così.
+</p>
+
+<p>
+— Ma pur tu lo amavi?
+</p>
+
+<p>
+— Oh sì... Quando credevo di poter essere una
+valida alleata del suo ingegno, uno strumento della
+sua gloria. Appena cominciai a dubitare che gli
+sarei stata d'impaccio, cominciai anche ad amarlo
+meno... Sono orgogliosa...
+</p>
+
+<p>
+— Gilda!... E l'avvenire?
+</p>
+
+<p>
+— Starò qui come sono stata finora; mi rimetterò
+a studiare... le donne brutte studiano... copierò
+<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span>
+i tuoi manoscritti, ti aiuterò nei tuoi esperimenti...
+</p>
+
+<p>
+Egli le diede sulla voce. — Non parlarmi dei
+miei esperimenti... Il mio laboratorio io l'abborro...
+Voglio distruggerlo... O almeno voglio chiuderne
+l'uscio per sempre...
+</p>
+
+<p>
+— Lo riapriremo insieme, zio Aldo — rispose
+la Gilda. — Rammento ancora le mattine che vi ho
+passate, a bocca aperta, tempestandoti d'interrogazioni,
+ammirando la vastità del tuo sapere, e la
+infinita pazienza che avevi con me... Povera cameretta!
+Da due anni la trascuravo e ne fui punita...
+Oh se si potesse tornare indietro di due
+anni!... Proviamo, zio Aldo.
+</p>
+
+<p>
+— Se si potesse — egli ripetè, tentennando il
+capo con aria desolata. E soggiunse a mezza voce: — È
+un nodo che non si scioglie. — Indi si abbandonò
+sopra una sedia e si coprì il viso con le
+mani.
+</p>
+
+<p>
+— Zio Aldo, tu mi nascondi qualche cosa — proruppe
+inquieta la Gilda. — I nostri guai non
+sono finiti?
+</p>
+
+<p>
+— La fatalità ci perseguita, o fanciulla... Io vorrei
+pure che queste pareti ridivenissero per te il
+nido calmo e tranquillo della tua infanzia, vorrei
+poter dirti come una volta: Addormèntati fidente
+sulle mie ginocchia, appoggiati al mio braccio leale,
+lasciami esser tua guida nel campo della scienza...
+Ma no; un destino iniquo non lo permette; io sono
+un pazzo, io sono un malato.
+</p>
+
+<p>
+— Se sei un malato, ti curerò — interruppe
+<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
+con dolcezza la giovinetta. — Non mi curasti tu
+per due mesi? Dovrei abbandonarti, se soffri?
+</p>
+
+<p>
+— Eppure sarà necessario — egli esclamò, agitandosi
+sulla seggiola. E proseguì: — Non ho rimorsi...
+ho lottato... ho lottato tanto... Tutti gli
+argomenti che la ragione può suggerire io me li
+son detti... tutta l'energia d'un carattere avvezzo a
+vincer gli ostacoli, io l'ho spesa... e non è valso
+a nulla...
+</p>
+
+<p>
+— Ma insomma, a che mirano le tue parole?
+Che vuoi fare di me?
+</p>
+
+<p>
+— Pensiamo insieme, studiamo un modo...
+</p>
+
+<p>
+— Non posso più viver sotto questo tetto come
+la tua pupilla, come la tua nipote, come la figlia
+dell'anima tua?
+</p>
+
+<p>
+— Compiangimi, Gilda, non lo puoi.
+</p>
+
+<p>
+— Come la tua sorella?... Vedi, i patimenti
+hanno in me affrettata l'età... Io posso esser la tua
+sorella.
+</p>
+
+<p>
+— Non lo puoi, non lo puoi — replicò il professore
+con l'accento della disperazione.
+</p>
+
+<p>
+Vi fu un istante di silenzio. Il dottor Romualdo
+teneva le mani intrecciate sulle ginocchia, lo
+sguardo immobile a terra. La Gilda, levatasi da
+sedere, gli si avvicinò lentamente. Un lieve rossore
+le tingeva le gote.
+</p>
+
+<p>
+— Alza gli occhi — ella disse — fissami in viso.
+In questa casa dove non posso esser più nè pupilla,
+nè nipote, nè sorella, potrei almeno esser la compagna
+della tua vita, la tua sposa?
+</p>
+
+<p>
+— Tu, Gilda? — esclamò lo scienziato con un
+<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span>
+grido che veniva dal cuore. — La mia sposa;
+L'hai detto? L'hai proprio detto, tu? L'hai detto
+sul serio? Non ti sei presa giuoco di me? Oh no!
+Il tuo volto onesto porta l'impronta della sincerità...
+Tu non vuoi uccidermi!
+</p>
+
+<p>
+Egli le afferrò tutt'e due le mani e le tenne
+strette nelle sue.
+</p>
+
+<p>
+— Zio Aldo — ella mormorò affettuosamente.
+</p>
+
+<p>
+— Non chiamarmi più così... Chiamami Aldo...
+O piuttosto, no, sciocco ch'io sono... chiamami
+ancora zio Aldo... c'è tanta dolcezza in queste due
+parole pronunziate dalle tue labbra... Sentivo sempre
+dirmi <i>professore</i>, <i>professore</i>... e non ero che
+un professore arido, dotto, noioso...; tu mi dicesti
+zio e sono divenuto un uomo... Oh se la mia vita
+fosse cominciata da quando batte il mio cuore, io
+sarei ben giovine, o Gilda...
+</p>
+
+<p>
+Egli s'interruppe un momento; poscia riprese
+con un sospiro: — Invece hai riflettuto che son
+vecchio, che ho diciannove anni più di te?
+Guarda la mia barba e i miei capelli segnati di
+bianco, guarda le rughe della mia fronte... La tua
+giovinezza è appassita per poco; essa risorgerà
+senza dubbio; ma la mia, oh la mia non torna
+mai più.
+</p>
+
+<p>
+La Gilda scrollò il capo. — Tu mi porti un
+cuore che non ha amato altra donna che me...
+</p>
+
+<p>
+— Nessun'altra, nessun'altra — egli esclamò
+con enfasi.
+</p>
+
+<p>
+— Lo vedi — ella rispose. — Il tuo cuore almeno
+è più giovine del mio — Abbassò gli occhi
+<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
+e soggiunse arrossendo: — E da quando... da
+quanto tempo mi ami?
+</p>
+
+<p>
+— Lo so io forse? Fu nel giorno in cui lessi
+sulla tua fronte ch'era finita per te l'infanzia gioconda;
+fu prima, fu dopo? Lo ignoro. Sentivo il
+mio affetto trasformarsi a grado a grado, ma non
+sarei riuscito a dire a me stesso che cosa provavo...
+Non avevo mai amato... Ti cercavo e ti sfuggivo...
+Avevo un immenso desiderio e una paura immensa
+delle tue carezze... Nelle mie notti insonni
+la tua immagine mi appariva fra le tenebre... Nel
+giorno il fruscìo della tua veste, il suono della tua
+voce turbava le mie meditazioni. Mi sembrava
+qualche volta che non avrei avuto pace finchè tu
+non avessi abbandonato la mia casa, e talora mi
+sembrava invece che senza di te non avrei potuto
+vivere... Eppure era amore?... Non lo so, non lo
+so... Ma quando tu amasti un altro, oh allora sì
+m'accorsi che veramente t'amavo...
+</p>
+
+<p>
+— Poveretto! Che strazio deve essere stato il
+tuo! E hai sofferto in silenzio?
+</p>
+
+<p>
+— E potevo parlare? Eri bella come un angiolo,
+tutte le grazie della gioventù ti fiorivano in viso;
+eri innamorata di un uomo bello e giovine anche
+esso... parevate nati uno per l'altro... La vostra passione
+era così ragionevole, la mia così strana, così
+assurda! Parlare?... Darti un dolore, insidiare la
+tua felicità, io che t'adoravo?... Un giorno solo fui
+per tradirmi... oh quel giorno avrei voluto morire...
+</p>
+
+<p>
+— Che rivelazione fu per me quella! — esclamò
+la Gilda.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
+— Te n'eri accorta?
+</p>
+
+<p>
+— Sì... Ero venuta ad annunziarti il prossimo
+arrivo di Mario... Si dovevano prendere i concerti
+per le nozze...
+</p>
+
+<p>
+— Che pensasti di me, Gilda?
+</p>
+
+<p>
+— Piansi tanto...; che non avrei fatto per consolarti?
+Tu ti sei chiuso nella tua camera, nel tuo
+laboratorio... La mattina dopo...
+</p>
+
+<p>
+— Taci — egli interruppe — a pensarci mi corre
+un gelo per l'ossa... Più tardi io vegliavo al tuo
+letto... Avevi gli occhi bendati, eri tutta una piaga...
+Il tuo respiro era un rantolo, la tua voce era un
+gemito... I medici ti davano quasi per ispacciata;
+io volevo salvarti a ogni costo...
+</p>
+
+<p>
+— E mi salvasti.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ma la mia ferita si faceva più larga e profonda.
+Dal tuo alito infocato, dal tocco delle tue
+mani ardenti per la febbre, io aspiravo l'amore...
+E non avevo speranze, e non avevo altro desiderio
+che quello d'espiare un minuto d'oblìo... Non era
+per me ch'io ti conservavo in vita, era per l'uomo
+a cui tu avevi giurato la tua fede. Spesso mi pareva
+ch'egli non t'amasse abbastanza e me ne sdegnavo;
+ma pure (lo crederesti?) sentivo una specie d'orgoglio
+all'idea che il mio amore ignorato fosse
+più forte del suo... Accarezzavo col pensiero la
+mia infinita miseria. Quando non s'ha più che il
+dolore, si vuole almeno che il dolore sia grande...
+Intanto m'abbandonavo a occhi chiusi alla corrente,
+aspettando da un momento all'altro che tu
+mi fossi tolta per sempre... Ma no; tu non mi sei
+<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
+tolta, tu rimani; e io mi domando ancora se tutto
+ciò non è un sogno, mi domando se sono ben desto...
+Gilda, Gilda, sei tu sicura di non ubbidire a
+un impeto subitaneo, di non cedere a un movimento
+di pietà verso di me, di dispetto verso <i>un
+altro?</i>... Se ti pentissi domani! Se Mario tornasse!
+</p>
+
+<p>
+— Uomo di poca fede!... Non è un capriccio il
+mio, non è un desiderio di vendetta... Quante
+volte, in mezzo ai patimenti di questi ultimi mesi,
+io confrontavo in silenzio l'amor tuo con quello
+dell'uomo che avrebbe dovuto sposarmi!... Quante
+volte, se eravate entrambi accanto al mio letto,
+io studiavo l'espressione diversa dei vostri volti;
+nel tuo una tenerezza infinita, in quello di Mario
+un tedio profondo! E dicevo: Mario amava la
+mia bellezza che è svanita; lo zio Aldo mi ama
+qual sono, mi ama forse di più dacchè cessai di
+esser bella...
+</p>
+
+<p>
+— E vero, è vero...
+</p>
+
+<p>
+— Dicevo: Mario non è un triste, non è un vile;
+egli terrà la sua parola, ma io avrò il rimorso di
+aver fatto una vittima... E così il mio cuore s'allontanava
+a mano a mano da lui e s'avvicinava a
+te... a te ch'eri stato la mia provvidenza, a te cui
+speravo di poter dar qualche gioia. Oh Mario non
+tornerà; egli è troppo lieto della libertà che gli è
+resa; egli insegue il suo ideale d'artista, va dove
+lo chiama la sua anima appassionata del bello...
+Se tornasse...
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene? Che faresti?
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene? Farei... così — ella gridò gettandoglisi
+<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span>
+fra le braccia — e ti direi: Son la tua sposa
+difendimi... Mi crederesti allora?
+</p>
+
+<p>
+— Ti credo, ti credo — proruppe il dottor Romualdo,
+stringendo al seno con impeto quel capo
+diletto. E mentre la copriva di baci, mormorava:
+</p>
+
+<p>
+— Oh Gilda!... Amor mio!
+</p>
+
+<p>
+— Non ci odii dunque più, noi povere donne? — ella
+chiese con malizia.
+</p>
+
+<p>
+— Adoro te — egli rispose — ecco quello
+ch'io so.
+</p>
+
+<div class="chapter"></div>
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
+</p>
+
+<h2>
+XXIII.
+</h2>
+
+<p>
+Pochi mesi dopo, una bella mattina di settembre,
+il professor Romualdo era affacciato alla finestra
+d'un albergo di Genova guardante il mare.
+Era l'albergo medesimo in cui, circa quindici anni
+addietro, egli aveva passato tante ore d'incertezza
+attendendo il suo misterioso abboccamento col capitano
+Rodomiti. Fra quelle pareti era cominciata
+per lui una nuova esistenza, eran cominciate le
+cure, i pensieri che dovevano far sbocciare la sua
+gioventù appassita prima di nascere, ed egli tornava
+oggi ai memori luoghi, allo stesso modo che
+l'egro risanato torna pellegrino alla fonte ond'ebbe
+il primo ristoro. Come quindici anni addietro, gli
+si stendeva davanti agli occhi lo splendido golfo
+riscintillante ai raggi del sole, e una selva d'antenne
+si levava al cielo, e mille barchette guizzavano
+sulle acque leggermente increspate, e s'alzava
+dai pensili giardini il profumo dei fiori, e
+dalle vie popolose l'allegro strepito del lavoro.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
+Ma questa volta il dottor Romualdo non era
+solo. S'aprì l'uscio della camera attigua, e una giovine
+dalla persona snella e spigliata s'avvicinò con
+passo rapido alla finestra, e toccò lievemente la
+spalla del professore.
+</p>
+
+<p>
+— Sei tu, Gilda? — egli disse, voltandosi estendendole
+ambe le mani.
+</p>
+
+<p>
+— Va bene così? — ella chiese, mostrando la sua
+<i>toilette</i> d'una elegante semplicità. E soggiunse: — Son
+curiosa di vedere che impressione gli faccio.
+</p>
+
+<p>
+— Sei bella, Gilda — riprese il professore. — Sei
+troppo bella per me.
+</p>
+
+<p>
+— Zitto — ella interruppe, portando al labbro
+l'indice della mano destra — Zitto, non voglio
+sentir coteste sciocchezze.
+</p>
+
+<p>
+La Gilda era sempre un po' magra, un po' pallida,
+ma il tempo andava via via scolorando le sue
+cicatrici e ricolmava lentamente le sue guance
+sparute, e faceva rinascere i suoi capelli, i cui ricciolini
+bruni spuntavano dagli orli della sua cuffia.
+In quanto al segno che l'era rimasto nell'occhio sinistro,
+esso non era percettibile a prima vista. Certo
+ella non era più, ella non sarebbe più ridiventata
+la splendida giovinetta che sollevava un mormorio
+di ammirazione sul suo passaggio, ma era chiaro
+che le conseguenze dell'accidente ond'ella era stata
+vittima avrebbero finito coll'essere assai minori di
+quanto s'era supposto.
+</p>
+
+<p>
+Ella s'accostò in punta di piedi all'uscio che metteva
+sul corridoio.
+</p>
+
+<p>
+— Vien gente? — domandò il professore.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
+— No... Del resto, siamo intesi... Prima ch'egli
+entri scappo di là...
+</p>
+
+<p>
+— Cattiva! Vuoi lasciar me nell'imbarazzo...
+</p>
+
+<p>
+— Voglio veder come ti levi d'impaccio...
+</p>
+
+<p>
+Non occorre una grande sagacità a capire che il
+professore e la Gilda aspettavano qualcheduno.
+Questo qualcheduno era il capitano Rodomiti, il
+quale aveva scritto a' suoi amici annunziando loro
+che sperava d'essere a Genova col suo legno entro
+il settembre, e che giunto colà avrebbe chiesto una
+licenza di alcuni mesi, e sarebbe intanto volato subito
+a far loro una visita. Il capitano sapeva della
+malattia e della guarigione della Gilda; non sapeva
+il resto, perchè le notizie posteriori non avrebbero
+potuto pervenirgli durante il viaggio. Non
+doveva esser piccola sorpresa per lui l'apprendere
+il matrimonio del professore Romualdo con
+la figlioccia, e questa sorpresa i novelli sposi
+avevano voluto anticiparla col venirgli incontro
+essi stessi. Invero essi sentivano un po' di rimorso
+a non averlo consultato prima delle nozze, ma si
+capisce d'altra parte che la condizione di due fidanzati
+i quali abitano sotto il medesimo tetto è
+troppo ambigua perchè essi non abbiano da affrettarsi
+a diventar marito e moglie. Comunque sia,
+il professore e la Gilda, che s'erano sposati appena
+ottenuto il decreto reale che toglieva l'impedimento
+della parentela, si trovavano a Genova da
+un paio di settimane, e il nostro matematico andava
+ogni mattina nel banco di noleggi del signor
+Egisto Giorgi successore dei signori Radice e Lupini,
+<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span>
+per informarsi del capitano. Alla fine, la vigilia
+del giorno di cui parliamo, il dottor Romualdo
+era tornato all'albergo con una importante notizia.
+Il legno comandato dal Rodomiti era in vista e
+sarebbe entrato in porto verso notte. Allora il professore,
+d'accordo con la Gilda, era ripassato nel
+banco del signor Giorgi a lasciarvi un bigliettino
+pel capitano così concepito: «Sono qui all'<i>Hôtel
+de la Grande Bretagne</i>, nº 36. Ho molte cose da
+dirvi. Vi aspetterò domani all'albergo fino a mezzogiorno.»
+Il signor Giorgi, ch'era un uomo assai
+più officioso dei suoi predecessori Radice e Lupini,
+non solo si incaricò della trasmissione del biglietto,
+ma fece aver la mattina seguente al professor Grolli
+la risposta del capitano: «Sarò da voi prima dell'ora
+indicata — scriveva il Rodomiti; — ma che
+diamine v'impediva di venirmi a trovare a bordo?
+E la Gilda?»
+</p>
+
+<p>
+Erano le undici quando un cameriere picchiò all'uscio
+del nº 36, e con un certo timore reverenziale
+introdusse il gigantesco marinaio.
+</p>
+
+<p>
+— Oh Grolli — disse costui, stringendo cordialmente
+la mano del professore. — E la Gilda?
+</p>
+
+<p>
+— Ormai sta bene.
+</p>
+
+<p>
+— S'è sposata col suo Mario?
+</p>
+
+<p>
+— No...
+</p>
+
+<p>
+— Come?
+</p>
+
+<p>
+— Or ora vi dirò. Accomodatevi.
+</p>
+
+<p>
+Il capitano prese una sedia. — Non è la vostra
+camera da letto? — egli domandò, girando intorno
+gli occhi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
+— No... è un salottino... dormo di là — rispose
+il Grolli in fretta, come se le parole gli scottassero
+la lingua.
+</p>
+
+<p>
+— Cospetto! Siete in lusso ora — esclamò il Rodomiti.
+E soggiunse: — Su via, raccontatemi...
+Questo matrimonio?
+</p>
+
+<p>
+Quando il professore ebbe narrato che la Gilda
+aveva reso a Mario la sua libertà e che Mario aveva
+accettata l'offerta, il capitano si lasciò scappare una
+serqua di vigorose esclamazioni, le quali finirono
+con una domanda <i>ad hominem:</i> — E voi?
+</p>
+
+<p>
+— Io? Che cosa?
+</p>
+
+<p>
+— E voi non avete data una buona lezione a
+quel bellimbusto che pianta la sposa perchè le è
+toccata una disgrazia?.. Oh lo so quel che volete
+dire... È stata lei... Grazie tanto... Ella non poteva
+fare altrimenti; ma un uomo che avesse avuto un
+filo d'onore non l'avrebbe presa in parola... Ah
+caro Grolli, se ero nei vostri panni, non l'andava
+a finire così... Gran che! Voi altri dotti non avete
+sangue nelle vene!
+</p>
+
+<p>
+A questo punto il capitano con un brusco movimento
+ruppe la spalliera della seggiola e si alzò
+di scatto facendo tremare i vetri della camera sotto
+i suoi passi pesanti e poderosi.
+</p>
+
+<p>
+— È dunque diventata un mostro questa Gilda? — egli
+ripigliò, dopo una breve pausa.
+</p>
+
+<p>
+— Un mostro! — esclamò il professore scandalizzato — Che
+idee?
+</p>
+
+<p>
+— Oh adesso vi riscaldate! Con me? Era meglio
+riscaldarsi con quell'altro... Via, scusate — continuò
+<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span>
+il Rodomiti, mutando tono. — Son certo che
+avete fatto tutto ciò ch'era possibile... Se la Gilda
+è sempre piacente, non dureremo fatica a darle un
+marito che valga più di quel vostro famoso pittore...
+Bisognerà pensarci insieme... Ma spiegatemi un
+po', perchè non l'avete condotta con voi a Genova?
+</p>
+
+<p>
+Il professor Romualdo, più confuso che mai,
+guardò istintivamente verso l'uscio della camera
+attigua.
+</p>
+
+<p>
+Questo imbarazzo non isfuggì al capitano, il
+quale chiese con una certa impazienza: — Siete
+in compagnia? C'è qualcheduno di là?... Avete
+un'aria di mistero!...
+</p>
+
+<p>
+— Benedette donne! — pensò il Grolli. — Hanno
+dei capricci!... Per secondar la Gilda mi convien
+fare questa commedia. — Insomma — egli disse a
+voce alta — ho da raccontarvi una novità...
+</p>
+
+<p>
+— Ed è?
+</p>
+
+<p>
+— Ho preso moglie...
+</p>
+
+<p>
+Questo annunzio produsse al marinaio l'effetto
+dello scoppio d'una mina. — Moglie?... Voi?...
+Scherzate?
+</p>
+
+<p>
+— Niente affattissimo — rispose il professore
+punto da queste esclamazioni — Parlo sul serio...
+</p>
+
+<p>
+— E il vostro odio per le femmine?
+</p>
+
+<p>
+— È sfumato...
+</p>
+
+<p>
+— Non c'è che dire — osservò il marinaio, calmandosi
+a poco a poco — voi siete il miglior giudice
+delle vostre azioni, e in quanto alla donna che
+vi sposò, ella può vantarsi d'avere sposato un gran
+galantuomo...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span>
+— Non credete quindi che questa donna abbia
+commesso uno sproposito imperdonabile? — domandò
+il dottor Romualdo, alquanto rinfrancato.
+</p>
+
+<p>
+— Tutt'altro... tutt'altro... Anzi vi chieggo perdono...
+Del resto, è vero... siete ringiovanito, e mi
+congratulo con voi. Ma che volete?... Penso alla
+mia figlioccia... Converrete meco che adesso è più
+urgente che mai di accasarla... Povera Gilda!... È
+necessario ch'io la veda... Abita sempre con voi?
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro...
+</p>
+
+<p>
+— Non v'invidio... Due donne sotto il medesimo
+tetto...
+</p>
+
+<p>
+— Ma mia moglie...
+</p>
+
+<p>
+— Non intendo dir male di vostra moglie... Dio
+guardi... Ma in ogni modo...
+</p>
+
+<p>
+— Volete conoscerla? — insinuò il professore,
+che non vedeva l'ora di gettar giù la maschera.
+</p>
+
+<p>
+— No, grazie... o almeno finchè non sia necessario.
+Non prendete in cattivo senso il mio rifiuto...
+Sapete che io sono un uomo alla buona, un uomo
+che si trova a disagio in mezzo alle nuove conoscenze...
+specialmente poi quando si tratta di signore...
+</p>
+
+<p>
+— E se fosse una signora che si conoscesse da un
+pezzo? — disse una vocina nota e melodiosa. In
+pari tempo la Gilda si precipitò nella stanza e si appese
+(qui la frase va a pennello) al collo del capitano.
+</p>
+
+<p>
+— Come? Che?... la Gilda...? — balbettò il Rodomiti
+nel colmo dello sbalordimento.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, signore, la Gilda... Sono un po' mutata,
+ma insomma...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span>
+Il capitano guardava alternativamente la sua figlioccia
+e il professore, le cui guance s'erano fatte
+del color della porpora — Sua moglie? — egli
+disse infine.
+</p>
+
+<p>
+— Sua moglie, sua moglie — ripetè la giovine.
+</p>
+
+<p>
+— Non è lo sposo ch'ella si meritava — osservò
+Romualdo in tono rimesso, ma senza affettazione
+di umiltà.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Zio Tonino</i> — disse la Gilda — fallo tu finire
+una buona volta... Egli ha paura che tu disapprovi
+il nostro matrimonio...
+</p>
+
+<p>
+— In verità, figliuoli miei — esclamò il capitano,
+scotendo forte la mano ad entrambi — in
+verità ch'io sarei una gran bestia se lo disapprovassi...
+Ma vi confesso che mi avete fatto cascar
+dalle nuvole... Ah professore, professore, siete più
+birichino di quello che credevo, voi... Basta... Intanto,
+Gilda, torno a dirti ciò che dicevo poco fa
+a lui... La donna che prese per marito questo signore
+ha sposato un fior di galantuomo...
+</p>
+
+<p>
+— Grazie, amico mio — interruppe il dottor Romualdo,
+raggiante di contentezza.
+</p>
+
+<p>
+— Un fior di galantuomo — continuò il capitano — a
+cui bisogna voler bene sempre.
+</p>
+
+<p>
+— Perdonandogli la sua età matura, il suo brutto
+visaccio, e i suoi capelli che imbiancano — soggiunse
+il professore, compiendo la frase.
+</p>
+
+<p>
+— Allora — saltò a dire la Gilda — io porterò
+in campo le mie cicatrici e il mio occhio sinistro...
+</p>
+
+<p>
+— Zitti tutti e due — gridò il capitano Antonio
+<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span>
+col suo vocione — amatevi e fatemi presto diventare
+padrino d'un bel maschiotto... Questo è l'essenziale.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! — bisbigliò la Gilda, arrossendo.
+</p>
+
+<p>
+E il professore, tanto per mutar discorso: — E
+voi — disse — non penserete mai a farvi una famiglia?
+</p>
+
+<p>
+— Io? A sessantadue anni?... Eh via, a trentotto,
+ne avete trentotto, non è vero?
+</p>
+
+<p>
+— Sì.
+</p>
+
+<p>
+— A trentotto la cosa va co' suoi piedi, ma a
+sessantadue poi... ho proprio paura ch'essa andrebbe
+coi piedi degli altri.
+</p>
+
+<hr class="tiny" />
+
+<p>
+La storia è finita. Che se qualcheduno volesse
+sapere che cosa pensi di queste nozze la signora
+Dorotea, dirò soltanto ch'ella ne è felicissima, che
+sostiene d'avervi contribuito per gran parte, ma
+che non sa persuadersi come un così bel matrimonio
+non debba fruttarle una vincita al lotto. E sì
+ch'ella va giocando a ogni estrazione i numeri
+che le sono suggeriti dalla cabala e da persone
+sperimentate e autorevoli.
+</p>
+
+<p>
+Del resto, dopo il primo momento di stupore,
+tutti si sono persuasi che il dotto professor Romualdo
+Grolli, sebbene non sia un Adone, può essere
+un eccellente marito rimanendo un insigne
+matematico; solo la signora Olimpia Lorati gli
+tiene il broncio perchè, volendo pure sposarsi, non
+ha sposato una delle sue figliuole.
+</p>
+
+<div class="tnote">
+<p class="tntitle">
+Nota del Trascrittore
+</p>
+
+<p>
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
+minimi errori tipografici.
+</p>
+</div>
+
+<div>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 48625 ***</div>
+</body>
+</html>
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--- a/48625/48625-0.zip
+++ /dev/null
Binary files differ
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deleted file mode 100644
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Binary files differ