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BEMPORAD & FIGLIO — EDITORI - FIRENZE, Via Cavour 20 - - - - - PROPRIETÀ LETTERARIA - DEGLI EDITORI R. BEMPORAD & FIGLIO - - Società per le Industrie Grafiche G. Spinelli & C. Firenze, - Via S. Reparata 89 - - - - -NOTA DELL'AUTRICE. - - -Questa novella — l'unica ch'io abbia scritta — comparve nel 1914 in -un fascicolo della _Grande Illustrazione_ ora introvabile. Esce in -questi giorni in Francia, in fondo al volume che contiene la traduzione -del “Passaggio”[1] compiuta in modo mirabile da Pierre-Paul Plan, -nobilissimo amico mio e dell'Italia. C'è fra i miei lettori fedeli -qualcuno che non ha letto _Trasfigurazione_, e che scherzando m'ha -chiesto se essa dovrà subire la sorte di quella tale opera di Diderot -che venne ritradotta dal tedesco perchè l'originale francese era andato -perduto. A rassicurarlo ecco questa edizioncina. - - - S. A. - - [1] _Le Passage_ nella Collezione dei “Prosateurs Étrangers - Modernes”, editori F. Riéder & C., Parigi, 1922. - - - - -TRASFIGURAZIONE - -(LETTERA NON SPEDITA). - - -Sono io, sì. Voglio che parliamo un poco; bisogna che io parli, e che -tu mi ascolti. Ti do del tu, sì. Da tante settimane non fai mentalmente -lo stesso anche tu? - -Da lontano tu hai pianto, a causa mia. Io ho saputo tutto. Proviamo -ad aver coraggio, proviamo a parlare. Di', vuoi? Ti ricordi della mia -faccia, dei miei occhi? Una volta mi dicesti che guardandomi ti sentivi -diventare tanto serena. Adesso tremi, e io sono in volto bianca, come -tu non mi hai mai veduta. Ma senti che sono forte, e che voglio anche -tu lo sia? Bisogna che io ti scriva, e tu mi leggerai, piano. Piano, -perchè soffrirai, com'io soffro. Ma io non ho paura, e perchè devi -averla tu? Io so quello che faccio, ho esitato molto, ma adesso sono -sicura nel mio cuore. E i miei occhi non sono cambiati dacchè non ci -siamo più viste. Ascoltami. Prendi questi fogli e vai a leggerli nella -tua stanza, o fuori, nei prati, ma che le bambine non vengano intanto -a cercarti, nè altri. Dobbiamo essere sole. Sole: e l'anima tua vuol -essere brava quanto l'anima mia, e la mia crede che la tua le sia -uguale, e ti parla, da sorella a sorella. - -È già un mese che tu hai pianto a causa mia. Io l'ho saputo parecchi -giorni dopo. Tuo marito non mi ha scritto subito, e poi la sua lettera -ha messo una settimana ad arrivare fin quassù. Egli mi ha detto anche -che tu andavi già calmandoti, ch'era riuscito a rassicurarti. Dopo non -mi ha più scritto altro di te: ma soltanto, una volta ancora, di sè, -del dolore suo e del mio, ch'io anche gli ho detto. - -Perchè noi, io e lui, soffriamo, ed è ciò prima di tutto che bisogna tu -sappia, e bisogna che lo sappia da me, perchè egli non te lo può dire. -A me, sì, può dire il suo dolore. Con te non osa. Non può sopportare -che tu pianga, gli fa troppo male. E soffre in silenzio e ti inganna, -pur che tu non pianga. - -Non tremare, guardami ancora negli occhi, sta' qui ferma. Qui siamo -io e te, e il tuo cuore pare ti si spezzi, lo so, ma anche il mio, -sentilo, e se tu mi guardi dimentichi il tuo male per il mio, così -com'io ho pietà di te più forse che di me.... Soffriamo vicine, ecco, -non fuggiamo. Siamo due donne. Io sono maggiore di te, di quasi dieci -anni, sono maggiore un poco anche di tuo marito, e tutta la mia vita è -stata di patimento, tu lo sai. Sai che ho patito tanto più di te, e che -tuttavia sono ancora forte e ho uno sguardo che dà coraggio e insieme -dolcezza alle donne più giovani di me. Questo deve bastare per non -farti fuggire, adesso. Sono gli uomini che hanno paura delle lagrime, -che credono le donne incapaci di sostenere la verità che fa soffrire. -E io anche avevo pensato dapprima a te come a una povera bimba con cui -si deve tacere, che deve esser risparmiata anche a costo di mentire.... - -Tuo marito ti vuol bene. Se te lo dico io, ora che ti ho già detto che -voglio tu sia capace di saper tutta la verità, puoi credermi. Ti vuol -bene, gli sei cara, come son care a te le tue bambine, guarda, che ti -posso dir di più? Io ho saputo la misura del suo amore per te la prima -volta che vi ho veduti vicini, proprio come non ci si sbaglia quando -si vede una madre sorridere al figlio. Ma non abbiam mai molto parlato -di te. Mi ha detto che t'amava, sempre allo stesso modo. Anche l'ultimo -giorno che siamo stati insieme, io e lui. - -E l'ha ripetuto anche a te, quando tu hai tanto pianto per quella -lettera mia ch'egli non ha voluto farti leggere, ch'egli ha strappata -piuttosto che darti, quella lettera che ti ha confitto in cuore il -sospetto che io e lui ci amassimo, o almeno cominciassimo ad amarci, -a parlarci da lontano più che da amici. Che cosa poteva dirti per -rassicurarti, se non che egli ti ama, e fartelo sentire, con tutto -l'impeto della sua pietà e della sua pena? Pietà per te e per noi, pena -per il tuo dolore di quel giorno e di quella notte e per il dolore suo -e mio di chissà quanto tempo. Ma egli ti parlava solamente di te, di -quel che sei stata per lui e potrai essere ancora. E tu lo ascoltavi -avida fra il pianto sempre meno violento, fin che gli riposasti sul -cuore, nevvero? Oh, egli non m'ha raccontato questo, sta' tranquilla: -ma io so. Egli m'ha scritto che hai sofferto e che ha avuto tanta -compassione di te.... - -E m'ha scritto.... - -Aspetta. Vedi bene che anch'io devo farmi forza, che anche a me -l'affanno strozza la gola. Tu non sapevi ch'io amassi tuo marito tanto, -vero? E adesso mi guardi con terrore, perchè comprendi, incominci a -capire un poco.... Sì, sto male, non so se sto più male di te.... Ma -non piango, ecco, e tu, non è forse vero che tu ti senti già un'altra, -come se fossero passati degli anni su di te in pochi minuti, e mi -dici di continuare, che nonostante il terrore ti senti capace adesso -di sapere tutto, e capisci che di dolore non si muore, adesso che mi -vedi? E sei gelosa, non del mio amore, ma del mio dolore, in questo -momento.... Non vorresti che io soffrissi tanto, per lui, più di quel -che hai sofferto tu, lo senti. - -Eppure non è per mostrarti il mio spasimo che mi son mossa. E non -credere di averlo misurato, sai? Neanch'io potrei dire quanto esso sia -grande, come vada giù, giù, nelle radici mie più vive. Ma smetti di -guardarmi così, come se volessi prendertelo tu: non posso dartelo, è -mio, è nel mio sangue, è nel mio respiro, non posso fartene dono, di -questo, non posso sacrificartelo. - -Non muoio, non temere. Sono sempre io, quella di cui tuo marito ti -parlava quest'inverno con rispetto, e che tu, tutte le volte che -ci siamo incontrate, salutavi timida eppur con fiducia. Pensiamo -un momento a quel tempo. Lo so che tu hai sofferto anche per questo -ricordo, perchè avevi avuto per me una silenziosa tenerezza, perchè -ti aveva fatto bene al cuore il mio sorriso, perchè avevi sentito -ch'ero sincera interessandomi con semplicità alla tua semplice vita. -Le bambine ripetevano il mio nome, nella vostra piccola casa. Tutto -ciò era nuovo, era inatteso, ma appariva anche tanto naturale, ricordi? -Di', non era forse stato il medesimo senso, sebben tanto più forte, che -t'aveva colto quando fosti amata e sposata, tu piccola oscura operaia, -da lui artista, celebre, grande? Come da lui allora, tu ti sei sentita -quest'inverno compresa da me, senza che niente di me potesse offendere -od umiliare la tua anima. Forse non te lo sei detto: ma è stato come se -tuo marito avesse riconosciuto in me d'improvviso una sorella perduta -quand'era ancor bimbo, e che non sperava più ritrovare. Egli è di poche -parole, non dice la sua gioia come non dice la sua tristezza. Ma tu hai -visto ch'era contento. E lo sei stata anche tu. Lo siamo stati tutti e -tre, per qualche mese, silenziosamente, senza quasi pensarvi. Io avevo -i miei antichi tormenti. Niente era mutato per nessuno, solo c'era nei -cuori come un poco più di caldo, un poco più di vita.... - -Quando tu sei partita per la campagna, ti ho baciata sulla fronte. - -Quando tuo marito è tornato in città è stato qualche giorno ammalato: -poi è venuto a trovarmi come prima. Poi è ripartito, per riveder te e -le bimbe, è tornato di nuovo, ci siamo di nuovo rivisti qualche volta, -da me o in strada. Tutto questo egli te l'ha detto. Ma non ti ha detto -che ogni volta rivedendoci ci sentivamo più inquieti e nello stesso -tempo come più persuasi, persuasi d'ogni minuto che scorreva tra noi, -che non avremmo voluto mai diverso. Un giorno egli m'ha teso le sue -due mani e io le ho tenute un minuto nelle mie. Dopo è scomparso, siamo -stati settimane e settimane lontani, senza notizie l'uno dell'altro. Ma -per tutto quel tempo era come se io tenessi sempre le sue mani fra le -mie. Ci siamo ritrovati, finalmente, quando mancavan pochi giorni alla -mia partenza; egli tremava un poco; io, non so, perchè sentivo soltanto -il tremor suo. Gli ho preso, piano, la testa, e l'ho posata sul mio -petto. Si è calmato. M'ha sorriso. - -Che vuoi sapere di più? Che cosa ti può importare tutto il resto? -Piangi, piangi, e taci, creatura, che anch'io piango nel mio cuore, -anche per te, sai, anche per te.... - - -Ma non per le tue lagrime soffro, nè per le mie. Anche le lagrime più -brucianti hanno qualcosa di santo che ce le fa care. Non soffro di -vederti piangere; non è contrario alla vita il pianto. Soffro perchè -sento che la vita continua di là da queste lagrime tue e mie, e perchè -non so se c'è in noi il potere di continuare ad amarla, ad amarla -nell'uomo per cui piangiamo.... - -Mi puoi comprendere? Asciuga gli occhi, guardami, cerca di ascoltare -come se non fossi io a parlare, io che ti ho fatto del male, ma una che -non conosci, e che ti tien stretta per i polsi, e ha una voce ferma, -che ti entra chiara nel cervello. Capisci perchè sono qui? Non per -l'orribile gusto di straziarti. Non per farti impazzire. Non perchè sia -pazza io. Se ho tanto pianto, in tutti questi giorni, ho anche tanto -pensato. E pensato cose che bisogna tu senta, che tu devi sentire e -capire, se è vero che ami come io amo. - -Perchè non si tratta del nostro dolore, più. Si tratta del nostro -amore, si tratta di lui, dell'uomo che amiamo. Non siamo solamente io -e te a soffrire. C'è lui, lo sai? - -Come l'hai amato tu, fin qui? L'hai amato perchè ti amava, e perchè -ha fatto divenire la tua vita una cosa buona e dolce. Perchè è sempre -stato verso te buono e dolce, anche quand'era triste, no? - -Ma per tutto quello ch'egli ti ha dato, per tutto ciò che, egli -solo, ti ha insegnato, per quella sua tenerezza mesta, per quelle -sue lunghe ore di silenzio che tu hai imparato a rispettare, come il -bambino impara da solo a rispettare le grandi chiese deserte, per la -luce pensosa che le tue figliole non avrebbero nello sguardo se non -fossero nate dal suo amore, di', di', non t'ha mai oppresso il cuore un -desiderio disperato di saperlo felice, più felice di quel che tu non -potessi renderlo, un desiderio di dargli più che il tuo sorriso e il -tuo bacio e la tua fedeltà, un desiderio di morire per lui, di sapere -che la tua morte potrebbe far più grande la sua vita? - -No, forse no. - -E non hai mai desiderato ch'egli ti chiedesse, non di morire, che -sarebbe stato ancor poco, ma di vivere lontana da lui, per lui? -Ch'egli te lo chiedesse, per una necessità della sua vita, che tu -neppure potessi comprendere? Non hai mai sognato ch'egli ti offrisse -di provargli così il tuo amore? Anche senza chiedertelo, ma che tu -indovinassi, e partissi? - -Hai creduto proprio che il tuo sorriso e il tuo bacio e la tua fedeltà -fossero quanto di meglio avevi a dargli, fossero sufficienti per sempre -a ricambiarlo di ciò ch'egli t'ha donato? Così l'hai amato, tranquilla -nel pensiero di bastargli per sempre, senza struggerti nella certezza -di non poter essere per lui tutto l'universo? - -Tu vedevi ch'egli aveva i suoi libri, la sua musica, qualche amico; -vedevi che accarezzava i capelli e gli occhi delle figliolette con mano -più leggera e più tenera anche della tua. Eri tranquilla! - -Così voleva lui, lo so. - -Senti, che adesso ti dico la cosa più crudele, ciò che tu non hai mai -sospettato in tutti gli anni del vostro matrimonio. Egli ti ha sposata -perchè era stanco della vita, perchè voleva la pace, la pace che è un -principio di morte. - -Non ti ingiurio. Tu eri un cuore innocente, che cosa potevi sapere? E -anche adesso, dopo tanto tempo che gli respiri accanto, che cosa sai di -quello che è la vita e di quello che è la morte? Ah, ch'egli si è ben -guardato dall'insegnarti questo! - -E forse neppur lui sa quanto è stato colpevole verso te. Forse neppure -nella cupa volontà di sacrificio che adesso lo preme, c'è l'esatta -coscienza della sua colpa antica. - -Ma noi lo amiamo, e lo assolviamo. - -Tu hai amato la bontà del suo cuore. Io ho amato il dolore dell'anima -sua, la tenacia con cui l'anima sua sa soffrire, anche quando è -nell'errore. - -Non c'è stato un giorno della sua vita, io credo, in cui egli non abbia -sofferto. - -Anche quando tu l'hai innamorato, lui così triste e scontroso e non -bello, anche il giorno delle vostre nozze, non illuderti. - -Pativa da solo, era solo con la sua pena, non ne parlava a nessuno. - -Neanche a me ne ha parlato. Ma ha sentito che il suo dolore io -l'abbracciavo, tutto, in silenzio anch'io. - -Siamo stati felici per questo! Qualche ora, qualche giorno, d'una -felicità ch'era destino noi conoscessimo soltanto l'uno per l'altro, -dolorosa e meravigliosa come la vita. - -Egli non credeva, prima d'incontrarmi, che una donna potesse amare la -vita, la vita intera, la vita qual'è, grande e tremenda. E scoprendo -questa potenza nell'anima mia, egli è come una seconda volta nato, per -godere e per combattere, per conoscere e per cantare. - -Io non lo accarezzavo perchè si addormentasse, perchè dimenticasse -d'esser uomo, uomo e fanciullo, con una musica inesprimibile in petto, -col tormentoso istinto di crescere senza mai tregua, e con la perpetua -visione dell'ora estrema, forse imminente, forse ancor tanto lontana, -oltre la quale l'anima non può più ingrandire. - -La mia carezza gli diceva che il suo stesso tormento era in me, la mia -carezza aveva lo stesso spasimo intenso della sua musica, suscitava -nel suo petto, assieme alla gioia assieme al dolce delirio assieme -anche alla voluttà, sì, tutte le voci dell'infinito; ed egli sentiva -che quelle voci echeggiavano anche in me, e se cercava i miei occhi -li trovava grandi aperti, e vi vedeva raggiare, io lo so, un'attesa -profonda. La morte, la morte! Poteva giungere la morte, mentre noi ci -baciavamo, e avrebbe trovato le nostre anime sveglie, senza paura e -senza rimorsi e senza rimpianti: vivi ci avrebbe trovati, intenti e -belli, e non saremmo fuggiti! - -Senti, senti, se tu lo ami non maledire ciò che è avvenuto. - -Egli ha messo le sue mani nelle mie, egli ha guardato dentro i miei -occhi, ha ascoltato battere il mio cuore nella notte, e per la prima -volta dacchè era uomo, per la prima volta, intendi, ha compreso che -cos'è l'amore, ha sentito nell'amore esaltare tutto il proprio essere, -e le sue mani e i suoi occhi e il suo petto gli son apparsi sacri -quanto l'anima sua. Un sacramento è stato il nostro abbraccio. - -E tu non maledire. - -Lo ami ancora, non è vero? - -Non pensi più a me, lo vedo, non è per quel ch'è avvenuto fra me e lui -che adesso singhiozzi piano, con una desolazione che ti pare non debba -aver mai più fine. - -Guardi nel passato, che d'un colpo ti si è fatto tanto più lontano. -Guardi lontano. Sì, è allora ch'egli t'ha ingannato, che ti ha -tradito; quando ti ha detto che lo facevi felice, e non era vero; -quando ti baciava e tu credevi ti baciasse per la gioia di vivere, per -ringraziare la vita, fiero d'esser uomo e creatore, ed invece egli si -sentiva nell'intimo una cosa spregevole, una cosa vile.... Baciava la -tua bocca, abbracciava il tuo corpo, come chi è preso dalla vertigine, -e non ha più coscienza: come chi precipita nel nulla. Non disprezzava -te, intendimi, ma se stesso, per quel piacere che il suo corpo godeva -e che non gli toccava l'anima, a cui l'anima sua non partecipava. Pure -ti voleva bene. Ma questo era anche più atroce. Perchè ti voleva bene -come ad una piccola dolce bambina, a una creaturina cui si rivolgono -parolette senza senso, care moine e sorrisi inteneriti, ma che non -capisce ancora il nostro linguaggio.... - -E tu non capivi, invero, non capivi il suo silenzio. Non perchè tu -fossi una bimba. Ma perchè la tua anima aveva fede nell'uomo che ti -aveva raccolta. Innocente eri, ma non bimba: donna, e il tuo amore era -semplice, ma intero e puro. - -Egli non ti ha mai detto nulla, tu non potevi indovinare. - -Perdonalo, sai! - -La sua colpa egli l'ha espiata. - -Tu lo ami ancora, tu lo ami lo stesso, ora che lo vedi tanto diverso da -quello che credevi, è vero? - -Senti anche tu che la vita continua, malgrado tutto il tuo dolore? - -Ma ti trovi stanca, vorresti che io tacessi, nascondi il capo fra -le mani, vorresti un sonno lungo, un sonno di anni e anni.... Non -è una delle tue piccine che, quando qualcosa la fa soffrire, grida -fra il pianto: “Ho sonno, ho sonno!” e va da sola a gettarsi sul suo -letticciuolo? - -Chiudi gli occhi, ma pensa. Tu non puoi sentirti sola come si sente in -quei momenti la tua piccola. Tu sai che tutto intorno a te continua -a vivere. Pensa a lui, che ami ancora. Pensa che quando egli ti ha -incontrata, tanto tempo fa, era molto più stanco di quel che tu ti -senta adesso. Non aveva ancora trent'anni, aveva già conquistato una -prima cima alla sua arte, il mondo gli aveva dato la gloria: ma al suo -cuore non ne era venuta nè dolcezza nè esaltazione. Pensa a lui con -amore, amalo per quella cupa e fredda angoscia che la sua giovinezza -e il suo genio non valsero a vincere allora, che gli fece desiderare -la morte, e poi, il giorno in cui i tuoi occhi gli brillarono dinanzi -ridenti, si tramutò in disperata bramosia d'oblio. Sai? Gli uomini, -anche i più grandi, si stancano più facilmente che noi della vita, -disperano della vita più facilmente che noi. E sempre, sai, le donne -sono state per gli uomini come inerti tronchi ai naufraghi, cose che -si afferrano nell'ora orrenda in cui soltanto più l'istinto sospinge. -Ma cerchiamo, cerchiamo di vedere se non c'è un disegno nascosto in -questo destino. Cerchiamolo noi, che amiamo, che amiamo anche quando -come adesso siamo così stanche, così ferite. Guarda: io voglio benedire -nonostante tutto l'ora in cui voi due v'incontraste, voglio benedire -quello che so essere stato in lui errore e colpa. Egli forse non aveva -più la forza di proseguire, egli forse si sarebbe ucciso, ucciso -nel corpo oltre che nell'anima. È vissuto. Con l'anima sepolta, ma -che importa, se presto o tardi essa doveva risorgere, rinnovata? La -vita è grande, la vita è miracolosa. Sentilo anche tu, dillo anche -tu. Anche nel tuo cuore qualcosa si trasfigura in questo momento! Tu -pure ti senti assolta, non sai ancora chiaramente da quale peccato, -e sebbene io ti abbia detto che sei stata innocente. È così. Tu hai -ugualmente da sopportare una tua parte di patimenti, per tutta la -felicità che godesti e che non t'eri conquistata col tuo sangue, che -era sopraggiunta come un premio a te cui nulla ancora la vita aveva -chiesto. Non è vero che la vita sia ingiusta. Ma la sua giustizia è più -alta e più silenziosa di quella degli uomini. E c'è tanta misericordia -nella sua fierezza. Essa ci vuole forti, ci vuole infaticabili. Non -soltanto vuole che ci guadagnamo il pane col sudore della nostra -fronte, ma che si accettino tante ore di tenebre quante sono le ore -di luce. Tutti i suoi doni più meravigliosi, l'amore, la bellezza, il -genio, vuole che noi li paghiamo, ed è giusto, ed è giusto. Ella non -è mai inerte, non è mai vuota. E se noi non riconosciamo la grandezza -della sua legge, siamo pari a quelle piccole vili femmine che dopo un -primo figlio, dopo lo strappo e lo strazio subìto dalle loro viscere in -una prima maternità si rifiutano a procrearne ancora.... - -Di', tu, non è vero che ogni nuova creatura vale che si soffrano i -dolori del parto? - -Anch'io sono stata mamma. Mio figlio l'ho perduto. - -Vieni qui, metti un momento la tua mano sulla mia fronte. - -Siamo due donne, siamo due madri. - -Stiamo un poco in silenzio. - - -Che cosa hai pensato? - -Non è miracoloso che tu abbia pensato a me, soltanto a me e alla mia -sorte per qualche minuto? - -E adesso ti sembra d'esser qui sul mio cuore, e piangi, di un pianto -che trovi santo.... - - -Ti ricorderai? - -In tutto questo tempo di strazio orribile, per resistere alla minaccia -della follìa, per non cedere alla tentazione spasmodica di buttarmi -a terra e di lacerarmi il volto, oppure di fuggire nella notte e di -andar a frangermi contro le rupi, io mi ripetevo, a mani giunte, così -come una volta si pregava: “Ma egli è vivo.... La felicità è ch'egli -sia vivo.... S'io ricevessi domani l'annuncio della sua morte, io -ripenserei a queste ore in cui egli era ancor vivo, sebben lontano, -sebben non mio, come ad una felicità immensa.... Egli è vivo. E -potrebbe anche lui esser più sventurato ancora di quel ch'è. Se le sue -bambine si ammalassero, se sua moglie si uccidesse. Egli ha bisogno -della loro vita. Ha bisogno anche della mia, sebben abbia rinunciato -a me. Mi ha scritto che ha bisogno della mia forza, che ha bisogno -di sapere che c'è, sia pur lontano, qualcuno ch'è più forte di lui, -qualcuno che resiste a un dolore più grande del suo....” - -Per ogni ora di luce un'ora di tenebra.... - -Poche ore raggianti io m'ebbi, e queste buie sono tante, tante. Non -importa. So di gente che fu beata per lunghi anni, e quando cominciò il -sole a declinare lo maledì. Non io, non io. - -È giusto ch'io sia la più sciagurata, se sono la più forte. Non -ho bimbi, non ho compagno, non ho casa, sono sola. È giusto che il -sacrificio si chieda a me, che ho già dato da tanto tempo prova di -saper sopportare qualunque crudeltà della sorte. Non importa che chi -mi ha amato abbia sentito come sia avido il mio cuore di dolcezza, e -com'io sia fatta per la gioia, per dare e ricevere gioia. Io ho saputo -altre volte abbandonare volontariamente i beni più cari, io ho perfino -fatto come il lupo che si strappa amputato dalla tagliola: tocca ancora -a me d'essere la più brava.... - -Non sono impazzita: vivrò. - -Ci eravamo staccati, dopo quei pochi giorni — una settimana soltanto -— senza nulla prometterci, senza aver parlato del tempo a venire. Non -una parola. Tanta era stata la felicità di amarci, di guardarci, di -trasmetterci interi: in poche ore, ma incisa per tutta la vita. Non -cercare tu di spiegarti questo ch'è un mistero abbagliante anche per -me, anche per lui. Io ti posso dire soltanto che non gli ho chiesto -nulla, che nulla ho aspettato, e che credo anch'egli non abbia neppur -un istante pensato ad offrirmi di partir con me, subito o più tardi, -di non lasciarmi allontanar sola. Credo che vagamente noi sentissimo -che nulla era cambiato intorno: il miracolo consisteva tutto nel saluto -delle nostre due anime: bisognava lasciarsene avvolgere, come abbiam -fatto, in silenzio. - -Ma quando io me ne sono andata, come avevo prima di quei giorni -stabilito, ed egli è tornato da te; quando ci siamo scambiati l'ultimo -sguardo; io non ho avuto lagrime e non ho sofferto: viveva sotto il -cielo la pianta del nostro amore, ed io la vedevo, vedevo ch'era di -quelle che crescono alte per sfidare la folgore. - -Tu pensi che m'ingannavo? - -Perchè dopo pochi altri giorni, tornato da te, tuo marito ha avuto -pietà del tuo terrore, e mi ha supplicato di non scrivergli più. -Perchè tu hai sentito che gli sei cara, che troppo gli fa male vederti -soffrire, vero? E pensi che ha potuto invece dare a me, lontana e sola, -tanto dolore, senza esitare. - -Anch'io mi son detto questo, nei momenti di maggior spasimo. Sono donna -anch'io. Vuoi ti confessi che mi sono ficcata le unghie nel collo in -quei momenti, pensando al legame che unisce le sue fibre alle tue? -E ho avuto disgusto di questo mio povero corpo che pur tanti hanno -desiderato, disgusto e odio per questo carcame che non ha saputo -avvinghiarsi al suo e non più lasciarlo.... - -Poi la nausea ha tentato di penetrare fin nel mio cuore, ha tentato -di farmi maledire questo cuore che malgrado tutto, malgrado tutto, ha -continuato a battere per lui, a battere di amore, a battere di pietà. - -Allora, da lontano, senza vederlo, senza più nulla sapere di lui, dopo -tanta onda nera di disperazione, ho ritrovata improvvisa, limpida come -nello specchio del suo sguardo, la certezza ch'egli mi ama. Egli mi -ama, io sono in lui, niente può far che egli mi dimentichi. - -E questo può bastarmi, sì, può bastare per me, per quella stilla -d'egoismo ch'è pur anche in me, nel mio istinto, nella mia passione. -Può, in luogo della felicità, esaltarmi in un sentimento doloroso e -ardente di orgoglio. - -Ma lui, ma lui che cosa raccoglierà in cambio della gioia? - -È di lui che m'importa. Lo amo. Non posso avere per il suo destino la -cruda indifferenza che sono ancora capace di assumere per il mio. - -Egli sa che mi amerà sempre, se ora mi perde, che niente mai potrà -consolarlo d'avermi perduta appena incontrata. - -E non si sente fiero del sacrificio del nostro amore, perchè l'ha -voluto la sua debolezza, non la sua forza. Mi ha scritto: “Sono debole, -sono infelice. Ma non ho il coraggio di rompere la felicità di questi -tre esseri.” - -Soffre senza fierezza. E deve mentire, deve fingere. Ha dinanzi tutto -un avvenire di finzione, capisci, pur se io non lo rivedessi mai; ha -la bocca amara per questo tradimento alla verità, ch'egli compie per -paura.... - -Ti vuol bene, sì, vuol bene alle bimbe. Si illude di poter fare almeno -la felicità vostra, di poter difendervi dalla sciagura, come se non -foste anche voi creature umane. - -E tu, adesso che sai, ti senti altera di un tale amore? - -Ma se anche io non ti avessi parlato, saresti stata felice, dopo che il -dubbio sulla sua fedeltà ti ha assalito? Poichè lo ami, non ti saresti -accorta del dolore ch'egli vuole celarti? - -Oh questa paura della realtà, sempre, dovunque! - -Ed è così, sai, che si finisce per odiarci gli uni, gli altri, e -coll'odiare l'esistenza! - -La realtà, quando le anime sono pure, può essere terribile, ma non è -mai brutta, non è mai odiosa: è la menzogna che la fa tale. Gli uomini -per paura mentono, e poi maledicono, e poi muoiono ròsi dal rimpianto -vano.... - - -C'è anche in me un germe di viltà. Mentre ti scrivo, così, dominando -i sussulti, io non so ancora se ti spedirò questi fogli, se oserò -mandarteli. Non per te, sai. Ma per lui. Io che condanno la sua -debolezza, il suo terrore di colpirti svelandoti la verità, io ho a mia -volta paura per lui.... - -E se tu non mi capissi? Se tutte le mie parole ti riuscissero senza -senso e tu ne traessi soltanto la nozione orrenda della fine del vostro -matrimonio, e volessi morire? - -Anch'egli morrebbe. Io ne sono sicura. - -E le vostre bimbe? - -Verrebbero a me. - -Non ti dico una mostruosità, no! Io mi prenderei le bimbe, col cuore -piagato ma senza rimorsi. Sarei per loro madre e padre. - -Vivrai, se ti mando questi fogli? - -Non ti ho chiesto nulla, ancora, fuor che di guardarmi in volto e di -non fuggire. - -Non fuggire. Hai le bimbe. Esse vivrebbero e crescerebbero anche senza -di te. Non è per dovere che tu non le lascerai, è per amore. - -Non toglierle neanche al padre. - -Perchè non dovrebbero continuare a sorridergli, a guardarlo negli -occhi fondi? Le loro anime hanno la sua impronta, sono già foggiate -a sua somiglianza. Cresceranno presto, comprenderanno presto tante -cose. Anche se il padre non restasse loro vicino per tutto il tempo -dell'adolescenza, credi ch'esse non saprebbero ugualmente amarlo, che -non vorrebbero ugualmente pensarlo fiero di sè e fiero della vita -per le vie del mondo? I giovani hanno bisogno soltanto di sapersi -nati da creature valide, che abbiano sorriso sulla loro culla. Tutta -l'esistenza, quando ci sia questa certezza, essi possono conquistarsela -da soli con la propria volontà, e sarà loro più preziosa. - -Non le bambine hanno necessità di lui, è lui che non può privarsi per -sempre di loro. - -Dimmi: dovevo tacere, poichè egli vi ama? - -Ma egli ama anche me. - -Ci sono anch'io, adesso, nella sua vita. Anche se non ci rivediamo, -anche se non ci parliamo. - -Ci sono anch'io. Ed egli non può dimenticarmi, e soffre, più di quanto -aveva mai sofferto. - -S'egli non può fare a meno di voi, non può neppure far a meno di -me, comprendi? O nulla o tutto, nella vita. Io peso quanto voi sulla -bilancia. Non c'è ragione — per noi che riconosciamo solamente leggi -interne — non c'è ragione perch'egli, se non sa rinunciare al bene che -voi gli siete, riesca a rinunciare a quest'altro bene che sono io. - -Ah, ma io sto per parlarti con labbra insidiate dal freddo e -dall'amaro! Non voglio, non voglio. - -Anche se il diritto è dalla mia parte, non è per dimostrarti questo che -t'ho cercata. - -Io voglio che tu pensi solo al suo dolore. Io voglio che tu lo ami, -mentre ti dico del suo dolore. Voglio che sia il tuo amore a farmi -continuare a parlare, adesso che sai. - -Egli non ti dice nulla. Puoi vederlo in ogni minuto della giornata; -puoi spiarlo — io so che tu lo fai, povera creatura, e anche lui lo -sa — per sorprendere se egli pieghi la testa sul tavolino con atto -di troppa stanchezza, se gli esca dal petto un gemito involontario, o -se mi mandi qualche parola delirante: nulla egli ti rivela, in nulla -si tradisce e ti si mostra cambiato. A me non ha più scritto, te lo -ripeto. Non ha più avuto mie lettere. Ti è vicino, non tornerà in città -che con te. Ha il suo solito timbro di voce velato e calmo. Giuoca con -le bimbe, corregge il suo ultimo lavoro. Dalla falce della luna, la -sera quando egli riposa sul prato, scende il vento a rinfrescargli gli -occhi. - -Tu puoi pensare d'aver fatto un tristo sogno. Io non esisto, nessuno ha -mai sentito parlare di me. - -Ci sono sere che il cielo ha ombre più profonde, sere che sembra -ritornino sul mondo dopo millenni, e l'anima si chiede se già non ne -vide una uguale millenni innanzi. Ci sono sere che il mondo si avvolge -nell'ombra cantando di nostalgia, e l'anima non sa se ascolta la sera -o se ascolta se stessa. - -Egli scruta coi suoi occhi di sogno il prato oscuro accanto a sè, -allunga il braccio sull'erba dolce. Non mi trova. Richiude gli occhi, -affonda la fronte tra i fili sino a sentire il duro della terra, un -attimo, poi si stende di nuovo, la faccia contro il cielo, e resta -immobile ad aspettare la notte. - -Perchè non sono io lì? - -Tra le sue palpebre chiuse e il cielo passano fantasmi. Un viaggio -era cominciato sulla terra, appena cominciato, fra lui e una che con -lui coglieva i più secreti ritmi delle ore.... Perchè si è interrotto? -Nessuno dei due che s'erano avviati è morto. Perchè egli è solo? Quando -lo raggiungerò? Vede il mio volto com'era quand'egli mi parlava. Mi -parlava, con labbra che non avevan mai potuto prima aprirsi, mi parlava -ancora esitante, ed era come se piangesse d'un pianto che solleva il -cuore dopo un tempo infinito. Ha tutto da dirmi, ancora. Ogni giorno -che passa è una parola ch'egli mette in serbo per me, per cercarne con -me il senso più vero. Perchè tardo tanto a tornare? - -E s'illude, mentre la notte giunge e la silenziosa febbre lo consuma e -tu lo chiami per il riposo. S'illude che quest'inverno ci rivedremo, ci -rivedremo come amici, e tu non avrai più timori, e potremo, mentendo a -te e a noi stessi, vivere con forza e con dignità.... - -Rivederlo! - -Ma se noi ritorniamo l'uno dinanzi all'altra, io gli prendo come quel -giorno il capo fra le mani, lo poso sul mio petto, ed egli ascolta -battere il mio cuore, come quel giorno, e nonostante tutto il sangue -che ho versato nel frattempo egli trova ancora che il mio cuore batte -con impeto meraviglioso, egli ascolta incantato, e se la morte giunge -ci trova beati. - -Se noi ci rivediamo, sarà vana ogni volontà di mentire. Noi ci amiamo. -E se anche rinunciassimo a dirci il nostro amore, tu lo indovineresti -ugualmente su le nostre fronti. Tu che già hai sospettato, non potrai -più ingannarti. S'io non ti mando questi fogli tu ci giudicherai -traditori, e sarà vero, anche se noi staremo crudelmente fermi nel -patto di silenzio. Esigerai, minacciando altrimenti di ucciderti, che -noi si rinunci anche a vederci come amici, esigerai un distacco totale. - -Ma questi fogli, eccoteli, tu li leggi. Da ore tu mi ascolti. Tu -sai tutto, adesso. E non puoi più accusarci di nulla, nè di ciò che -è stato, nè di ciò che potrà avvenire. Io ti ho chiamata fra noi, -perchè tu ci veda in fondo agli occhi, perchè tu veda ch'egli ti ama -tanto da voler sacrificarti ciò che di più alto ha raggiunto la sua -vita, e ch'io ti stimo nostra uguale, un'anima degna di non essere -ingannata, un'anima alla quale possiamo confidare la nostra angoscia, -ecco. Guardaci. Nessuno ti tradisce, nessuno ti umilia. Davanti a te -c'è soltanto la verità. C'è il suo amore per me, ma c'è anche il suo -dolore per te. Ci sono io, già sacrificata, ma che prima di rinunciare -per sempre a dargli quel ch'è in mio potere per fargli più grande -l'esistenza, il mio amore attivo, la mia fede vigile, la mia forza -appassionata, ho voluto tentare l'impossibile, ho chiamato qui, davanti -a noi, il miracolo a presentarsi. - -Per l'amore che tu ed io portiamo a quest'uomo. Per la vita che in lui -amiamo. - -Non hai nulla tu da gettare nel fuoco? - -Non sono io che te lo chiedo, è la vita. - -Io non ho altro da dirti. Mi sento stanca io, adesso. E mi pare, -strano, che se il miracolo non si produrrà non ne soffrirò, soltanto mi -addormenterò, immediatamente e profondamente. - -Tutto è rimesso nelle tue mani. - -C'è il sole, oggi, sui vostri prati? - -Quassù la luce ferve intorno alle rupi. - -Tu cerchi di lui, lo prendi per mano, vi avviate sulla collina. I -tuoi occhi si sono fatti più larghi, ma tu li tieni volti a terra, e -così andando gli parli. Non gli dici ancora di questa mia lettera. -Gli chiedi se io ho più scritto, e la tua voce la senti tu stessa -mutata. Egli si china per vedere il tuo sguardo, ma tu continui a -nasconderglielo. Gli dici che la notte scorsa hai fatto un sogno, che -non ti vuol uscir di mente. In quel sogno c'ero io, con qualche anno -di più, e parlavo a te, e parlavo a lui, e davo del tu ad entrambi, e -sorridevamo tutti, un po' gravi. - -Egli ti alza con moto brusco il mento. La tua fronte, il fondo delle -tue pupille, tutto il tuo volto ha un chiarore nuovo. Somigli, adesso, -alla tua figliuola maggiore, a quella che lei sarà quando diverrà -donna. La vostra prima figlia, che ha lo sguardo di lui.... - -E tu gli accenni di sì, che sei la sua creatura, che è stato lui a -farti così. - -Gli dici che sei forte, che non tema per te, che parta, che dovunque -vada, con chiunque si trovi, tu gli farai sempre sapere di te e delle -bimbe. Gli dici che anche da lontano lo amerai e lo farai amare dalle -bimbe: che vuoi intanto continuare a crescere anche tu, che la tua -anima ha bisogno di prepararsi per quando egli ritornerà. - -Egli ti piange sul cuore. - -Tu non mi invidii più, una pace alta ti ha invasa. - - -Guardami ancora una volta, vienmi più vicino, ti parlo piano. - -Senti. Io non so che cosa tu farai, come non lo sai neppur tu in -questo istante. Ma ti devo dire ancora qualcosa, ti devo dire che se -nell'anima tua non potesse compiersi il prodigio, io m'inchinerei al -destino, in silenzio. Quando tutto s'è tentato, e il destino non muta, -non c'è luogo per l'imprecazione amara, non c'è più che da inchinarsi -e tacere. Ma senti: se un giorno egli mi chiamasse, io verrei; se un -giorno egli mi raggiungesse, io non lo respingerei. O forse potresti -esser tu a chiamarmi nel tempo.... Verrei. Metti ancora un momento la -tua mano nella mia. D'or innanzi, qualunque cosa accada, vedrai la vita -come ti si è mostrata in fondo ai miei occhi. Addio. - - -1912. - - - - -Opere di Sibilla Aleramo - -(ed. Bemporad, Firenze) - - - Una Donna, romanzo, 3ª ediz. Lire 7,50 - Il Passaggio, romanzo, 2ª ediz. Lire 7,00 - Andando e stando, prose, 2ª ediz. Lire 7,00 - Momenti, liriche, 2ª ediz. L. 6,00 - Trasfigurazione, novella, L. 5,00 - - _In corso di stampa:_ - - Endimione, poema drammatico. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Trasfigurazione, by Sibilla Aleramo - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK TRASFIGURAZIONE *** - -***** This file should be named 51587-0.txt or 51587-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/5/1/5/8/51587/ - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions -will be renamed. - -Creating the works from public domain print editions means that no -one owns a United States copyright in these works, so the Foundation -(and you!) can copy and distribute it in the United States without -permission and without paying copyright royalties. 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