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-Project Gutenberg's L'allegoria dell'autunno, by Gabriele D'Annunzio
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
-the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have
-to check the laws of the country where you are located before using this ebook.
-
-
-
-Title: L'allegoria dell'autunno
- Omaggio offerto a Venezia da Gabriele D'Annunzio
-
-Author: Gabriele D'Annunzio
-
-Release Date: June 7, 2016 [EBook #52259]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ALLEGORIA DELL'AUTUNNO ***
-
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-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
-file was produced from images generously made available
-by The Internet Archive)
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- L'ALLEGORIA DELL'AUTUNNO
-
- OMAGGIO
- OFFERTO A VENEZIA DA GABRIELE
- D'ANNUNZIO
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- IN FIRENZE — PRESSO ROBERTO
- PAGGI — M.DCCC.LXXXX.V
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-
-L'ALLEGORIA DELL'AUTUNNO
-
-FRAMMENTO D'UN POEMA OBLIATO
-
-
- Il munifico sire Autunno, il dio
- cui non più la matura uva compone
- intorno il nero crin cerchio d'oblío
- né come al fauno del selvaggio Edone
- alto in man brilla il cembalo giulío
- (ben, cingon la sua fronte ardua corone
- di gemme e l'occhio cerulo gli langue
- profondamente quasi che del sangue
- ei nudrisca una lenta passione)
-
- riverso in nube per i vitrei seni
- lucida al sole come un rogo ardente,
- quali d'árbori forme in rii sereni
- vede pender ne l'aria agilemente
- i fastigi de' templi, e sciolti ai leni
- spirti de l'aria dà la chioma aulente
- che il ciel solca, celeste fiume d'oro,
- dietro lasciando un fremito sonoro
- a cui guardan le turbe umane intente.
-
- Lui seguon pe 'l viaggio, in un corteo
- lungo e composto, cento giovinetti.
- Han l'arco più che quello d'Odisseo
- grande e lunato, in fascio han dardi eletti;
- anche han palvesi; e portan su 'l febeo
- capo una sorta di vermigli elmetti
- ricoprenti la gota, a mo' de' Frigi,
- a mo' del biondo cavalier Parigi.
- Nudi e in tutte le membra ei son perfetti.
-
- Perfetti come se dal fior de' parii
- marmi avesseli tratti Prassitèle,
- muovono insieme i cento Sagittarii,
- al magnifico iddio coro fedele.
- Brandiscono i gravi archi in gesti varii,
- però che frema ne la man crudele
- il disío de la strage e de la gloria
- e risuonino ancor ne la memoria
- le gran selve terrestri, di querele.
-
- Argábalo n'è il buono imperadore
- che tiene in pugno il gonfalon levato,
- Argábalo che molto dal signore
- teneramente è sopra gli altri amato.
- Aureo porta l'elmetto e un giustacuore
- nitido, di finissimo broccato.
- Adergesi com'aquila in ardire,
- su 'l capo udendo il gonfalon garrire.
- Brilla di gemme il piede coturnato.
-
- Così va la milizia, al suo comando,
- raccolta presso il dio; ma se in cortesi
- ludi per l'aria s'apre a quando a quando
- come s'apre un'aurora, a voi sospesi
- guizzano i corpi snelli balenando
- e co' i dardi e co' li archi e co' i palvesi
- fingon nuove a la vista meraviglie.
- Alto ridono, simili a vermiglie
- fiamme, gli elmetti dal gran sole accesi.
-
- Il dio, poggiato in su la palma il mento
- imberbe, a torno gli occhi umidi gira.
- — Non più — mormora — i giuochi de' miei Cento,
- cui par che guidi il suono d'una lira
- così nobile è il lor componimento
- e armoniosa la lor flórea spira,
- non più recan diletto al cuor profondo!
- Qual male ignoto dentro me nascondo,
- che sì forte mi crucia? — il dio sospira.
-
- Sospira ei dietro a la sua disianza
- ignota; e chiama il buono imperadore.
- — Fa che cessi d'in torno ogni esultanza,
- o Argábalo, però che del mio cuore
- il Dolore fatto abbia la sua stanza! —
- Pronti, al comando, frenano l'ardore
- i Sagittarii; e seguon tristamente.
- Suonano ancor ne la memoria ardente
- le gran selve terrestri, di clamore.
-
- Di clamore e de l'armi e de' gran corni
- risonavan le selve al lor passare.
- Vedeansi lungi per i bui soggiorni
- i meandri de' fiumi balenare.
- Se i nudi cacciatori in su' ritorni
- venìa la ninfa pavida a spiare,
- scorgeano quelli in tra la fronda il molle
- velo, ed un foco in tutte le midolle
- correva. — Oh non mai van perseguitare!
-
- Oh dolce cosa ancor di sangue tinti
- premere l'orme de la fuggitiva
- giovine, a gara per que' laberinti
- ove i culmini il vespero feriva;
- lei ghermir; tra la chioma di giacinti
- cogliere il fior de la sua bocca viva! —
- Seguono in van la desiata effigie.
- Tal fino al labro era ne l'onde stigie
- Tantalo, e il bel giardin vicin fioriva.
-
- . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
-
-
- _Venezia, ottobre 1887._
-
-
-
-
-GLOSA
-
-
-Io pensava in un pomeriggio recente — tornando dai Giardini per quella
-tiepida riva degli Schiavoni che all'anima dei poeti vaganti poté
-sembrar talvolta non so qual magico ponte d'oro prolungato su un mare
-di luce e di silenzio verso un sogno di Bellezza infinito — io pensava,
-anzi assisteva nel mio pensiero come a un intimo spettacolo, alla
-nuziale alleanza dell'Autunno e di Venezia sotto i cieli.
-
-Era per ovunque diffuso uno spirito di vita, fatto d'aspettazione
-appassionata e di contenuto ardore; che mi stupiva per la sua veemenza
-ma che pur non mi sembrava nuovo poiché io l'aveva già trovato raccolto
-in qualche zona d'ombra, sotto l'immobilità quasi mortale dell'Estate,
-e l'aveva anche sentito fra lo strano odor febrile dell'acqua vibrar
-quivi a quando a quando come un polso misterioso. «Così, veramente,»
-io pensava «questa pura Città d'arte aspira a una suprema condizione
-di bellezza, che è per lei un annuale ritorno come per la selva il dar
-fiori. Ella tende a rivelar sé medesima in una piena armonia quasi
-che sempre ella porti in sé possente e consapevole quella volontà
-di perfezione da cui nacque e si formò nei secoli come una creatura
-divina. Sotto l'immobile fuoco dei cieli estivi, ella pareva senza
-palpito e senza respiro, morta nelle sue verdi acque; ma non m'ingannò
-il mio sentimento quando io la indovinai travagliata in segreto da
-uno spirito di vita bastevole a rinnovare il più alto degli antichi
-prodigi.»
-
-Questo io pensava, assistendo allo spettacolo incomparabile che per un
-dono di amore e di poesia io poteva contemplare con occhi attentissimi
-la cui vista mi si mutava in visione profonda e continua... Ma con
-qual virtù potrò io mai comunicare a chi m'ascolta questa mia visione
-di bellezza e di gioia? Non v'è aurora e non v'è tramonto che valgano
-una simile ora di luce su le pietre e su le acque. Né sùbito apparire
-di donna amata in foresta di primavera è inebriante così come quella
-impreveduta rivelazione diurna della Città eroica e voluttuosa
-che portò e soffocò nelle sue braccia di marmo il più ricco sogno
-dell'anima latina.
-
-Io sono certo che in tale aspetto ella apparve a Paolo mentre colui
-cercava dentro di sé l'imagine della Regina trionfale. Ah io sono certo
-ch'egli ne tremò nell'intime vene e piegò i ginocchi, in atto di chi
-adora percosso e abbacinato dal miracolo. E quando volle dipingerla nel
-Palazzo del Doge per manifestare agli uomini la sua meraviglia, egli —
-il prodigo artefice che parve aver raccolto in sé tutte le imaginazioni
-dei satrapi più sfrenate, il poeta magnifico ch'ebbe l'anima simile a
-quel fiume lidio dagli Elleni armoniosi nomato Crisorroa, fuor de' cui
-gorghi auriferi era sorta una dinastia di re carichi d'una opulenza
-inaudita — egli, il Veronese, profuse l'oro, le gemme, lo sciamito, la
-porpora, l'ermellino, tutte le sontuosità, ma non poté rappresentare il
-volto glorioso se non in un nimbo di ombra.
-
-Sol per quell'ombra, bisogna levare al cielo il Veronese!
-
-Tutto il mistero e tutto il fascino di Venezia sono in quell'ombra
-palpitante e fluida, breve e pure infinita, composta di cose viventi
-ma inconoscibili, dotata di virtù portentose come quella degli antri
-favoleggiati, dove le gemme hanno uno sguardo; e dove taluno poté
-trovare nel tempo medesimo, in una sensazione indicibilmente ambigua,
-la freschezza e l'ardore. Bisogna esaltare il Veronese per questo.
-Raffigurando in sembianze umane la Città dominatrice, egli seppe
-esprimerne lo spirito essenziale: che non è — in simbolo — se non una
-fiamma inestinguibile a traverso un velo d'acqua. E io so di taluno
-che, avendo lungamente immerso la sua anima in quella zona sublime,
-la ritrasse accresciuta d'una nova potenza e trattò indi con mani più
-ardenti la sua arte e la sua vita.
-
-
-Ben tale fiamma io sentiva, in un pomeriggio recente, assorgere alla
-veemenza estrema e infondere nella bellezza di Venezia una forza
-d'espressione non mai veduta prima. Tutta la Città ai miei occhi si
-accendeva di desiderio e palpitava di ansia nelle sue mille cinture
-verdi, come l'amante che aspetta la sua ora di gioia. Ella tendeva
-le sue braccia marmoree verso il selvaggio Autunno di cui giungevale
-l'umido alito profumato dalla morte deliziosa delle campagne lontane.
-Ella spiava i vapori leggeri che sorgevano dal limite della laguna muta
-e parevano avvicinarlesi in aspetto di messaggi furtivi. Ella ascoltava
-intentissima nel silenzio da lei medesima generato i più tenui romori;
-e il soffio del vento fuggevole nei suoi orti rari aveva per lei un
-prolungamento musicale fuor delle chiostre. Una specie di stupore si
-raccoglieva intorno ai solinghi alberi prigionieri che trascolorivano
-splendendo come se conflagrassero. La foglia arida caduta su la pietra
-consunta della proda brillava come una cosa preziosa; in cima al muro
-ornato dai licheni biondi il frutto del melograno gonfio di maturità
-si fendeva subitamente come una bella bocca sforzata dall'impeto di un
-riso cordiale; una barca passava lenta e grande, colma di grappoli come
-il tino che sta per essere premuto, diffondendo su l'acqua ingombra
-d'alghe morte l'ebrietà aerea della vendemmia e la visione delle
-vigne solatie frequenti di giovinezze canore. Tutte le cose avevano
-una eloquenza profonda, come se un segno invisibile aderisse al loro
-aspetto visibile e per un divino privilegio élleno vivessero nella
-superiore verità dell'arte.
-
-«Sicuramente dunque» io pensava «sicuramente è nella Città di pietra
-e d'acqua, come nello spirito di un artefice puro, una aspirazione
-spontanea e costante verso ideali armonie. Una specie di intelligenza
-ritmica e fittiva sembra elaborarne studiosamente le rappresentazioni,
-come per renderle conformi a un'idea e convergerle a un fine meditato.
-Sembra ch'ella possegga mani meravigliose per comporre le sue luci e le
-sue ombre in una continua opera di bellezza; e ch'ella sogni fornendo
-il suo lavoro e dal suo sogno medesimo — ove il molteplice retaggio
-dei secoli splende trasfigurato — ella tragga il tessuto d'allegorie
-inimitabile che la ricopre. E, poiché sola nel mondo la poesia è
-verità, quegli che sa contemplarla e attrarla in sé con le virtù del
-pensiero, quegli è presso a conoscere il segreto della vittoria su la
-vita.»
-
-E l'ora s'approssimava: già quasi era imminente l'ora della Festa
-suprema. Uno straordinario lume propagavasi nei cieli dall'ultimo
-orizzonte, come se il selvaggio Sposo vi trascorresse con un carro di
-fuoco agitando il suo gonfalone purpureo. Generato dalla sua corsa il
-vento spirava carico di tutti gli odori terrestri; e all'aspettante,
-su l'acqua ove qua e là vaghe capellature marine fluttuavano,
-recava l'imagine dei rosai bianchi e compatti che si distruggevano
-a poco a poco come ammassi di neve contro i balaustri dei giardini
-inclinati verso la Brenta. L'imagine intera del paese lontano parevami
-rispecchiarsi nel cristallo dell'aria come per la meteora fallace dei
-deserti; e quell'aspetto di natura valeva a magnificare la rarità
-di quel sogno d'arte, poiché nessun fasto autunnale di verzieri e
-di boschi — nella memoria — era comparabile alle divine animazioni e
-trasfigurazioni dell'antica pietra.
-
-«Veramente, non è per giungere un dio su la Città che gli si offre?»
-io chiedeva a me medesimo, sopraffatto dall'ansia e dal desiderio e
-dalla volontà di gioire che tutte le cose intorno a me esprimevano come
-invase da una febbre di passione infinita. Ed evocai l'artefice più
-possente perchè con le forme più fiere e con i colori più fulgidi mi
-raffigurasse quel giovine dio aspettato.
-
-Era per giungere! La coppa invertita del cielo versava su tutte le cose
-un flutto di splendore che sembrò da prima ai miei occhi incredibile,
-tanto la sua qualità superava di ricchezza pur le più ricche
-illuminazioni interiori del pensiero esaltato o del sogno involontario.
-Come una materia siderale, di natura sconosciuta e mutevole, in cui
-fossero figurate a miriadi imagini d'un fluido mondo indistinte, dalle
-quali un perpetuo fremito con una vicenda di distruzioni e di creazioni
-stupendamente facili traesse un'armonia sempre novella, così appariva
-l'acqua. Tra le due meraviglie la pietra multiforme e multanime come
-una selva e come un popolo, — quella smisurata congerie muta da cui
-il genio dell'Arte estrasse i concetti occulti della Natura, su cui il
-tempo accumulò i suoi misteri e la gloria incise i suoi segni, per le
-cui vene ascese l'umano spirito verso l'Ideale come la linfa ascende
-verso il fiore per le fibre degli alberi — la pietra multanime e
-multiforme assumeva d'attimo in attimo espressioni di vita così intense
-e nuove che veramente parve distrutta per lei la legge e la sua inerzia
-originale irradiarsi d'una miracolosa sensibilità.
-
-Ogni attimo, allora, vibrò nelle cose come un baleno insostenibile.
-Dalle croci erette in sommo delle cupole gonfie di preghiera ai tenui
-cristalli salini penduli sotto l'arco dei ponti, tutto brillò in un
-supremo giubilo di luce. Come la vedetta gitta dai precordii l'acuto
-grido all'ansia che sotto di lui freme in guisa di procella, così
-l'angelo d'oro dal vertice della massima torre diede alfine l'annunzio
-fiammeggiando.
-
-Ed Egli apparve. Apparve su una nuvola assiso come su un carro di
-fuoco, traendo dietro di sé i lembi delle sue porpore, imperioso
-e dolce, e con socchiuse le labbra piene di murmuri e di silenzii
-silvani, e con diffusi i capelli sul collo arduo come un collo equino,
-e con nudo il torace titanico misurato al respiro delle foreste.
-Inclinò verso la Città bella il suo giovenile volto donde emanava
-un indicibile fascino inumano, non so qual bestialità delicata e
-crudele cui contrastavano gli sguardi profondi di conoscimento sotto
-le palpebre gravi. Ed era palese che per tutto il suo corpo il sangue
-pulsava e balzava con violenza fino ai pollici dei piedi agili, fino
-all'estreme falangi delle mani forti; e cose occulte erano per tutto il
-suo essere, che parevano celare la gioia e la tristezza come i grappoli
-in fiore celano il vino; e tutto il fulvo oro e tutta la porpora
-ch'egli portava seco erano come il vestimento dei suoi sensi...
-
-Con che passione palpitando nelle sue mille cinture verdi e sotto i
-suoi immensi monili la Città bella si abbandonò al dio magnifico!
-
-
-In tal figura — evidente e reale per me in quell'ora, tanto che quasi
-mi parve tangibile — chi m'ascolta non vede le analogie che la rendono
-significativa di cose singolari?
-
-La mutua passione di Venezia e dell'Autunno, che esalta l'una e l'altro
-al sommo grado di lor bellezza sensibile, ha origine in una affinità
-profonda; poiché l'anima di Venezia, l'anima che foggiarono alla Città
-bella gli antichi artefici, è autunnale.
-
-Avendo io scoperta la rispondenza tra l'esterno spettacolo e
-l'interiore, il mio gaudio ne fu moltiplicato indicibilmente. L'immensa
-moltitudine di forme imperiture, che popola le chiese e i palazzi,
-rispondeva dalle sue sedi alle armonie della luce diurna con un accordo
-così pieno e così possente che in breve divenne dominatore. E — poiché
-la luce del cielo s'avvicenda con l'ombra ma la luce dell'arte dura
-inestinguibile nell'anima umana — quando cessò nelle cose il prodigio
-dell'ora, il mio spirito si trovò solo ed estatico tra le magnificenze
-di un Autunno ideale.
-
-Tal sembra veramente a me la creazione d'arte compresa tra la
-giovinezza di Giorgione e la vecchiezza del Tintoretto. Essa è
-purpurea, dorata, opulenta ed espressiva come la pompa della terra
-sotto l'ultima fiamma del sole. Se io considero i creatori impetuosi
-di sì forte bellezza, mi si presenta allo spirito l'imagine che sorge
-da quel frammento pindarico: «Quando i Centauri conobbero la virtù
-del vino soave come il miele, che vince gli uomini, sùbito respinsero
-dalle lor mense il bianco latte; e s'affrettarono a bere il vino in
-corni d'argento...» Nessuno al mondo conobbe e assaporò meglio di loro
-il vino della vita. Essi ne traggono una lucida ebrietà che moltiplica
-il lor potere e comunica alla loro eloquenza una energia fecondatrice.
-E nelle loro creature più belle il battito violento dei loro polsi
-sembra persistere a traverso i secoli come il ritmo stesso dell'arte
-veneziana.
-
-Ah, in che puro e profetico sonno posa la vergine Orsola sul suo letto
-immacolato! Il più benigno dei silenzii tiene la stanza solitaria ove
-sembra che le pie labbra della dormiente disegnino la consuetudine
-della preghiera. Per le porte e per le finestre dischiuse penetra
-la timida luce dell'alba, e illustra la parola scritta nell'angolo
-dell'origliere. INFANTIA è la parola semplice, che diffonde intorno
-al capo della vergine una freschezza simile a quella del mattino:
-INFANTIA. Dorme la vergine, già fidanzata al principe pagano e promessa
-al martirio. Non è ella forse, casta, ingenua e fervente, non è ella
-l'imagine dell'Arte quale la videro i precursori con la sincerità dei
-loro occhi puerili? INFANTIA. La parola evoca intorno all'origliere gli
-obliati: Lorenzo Veneziano e Simone da Cusighe e Catarino e Jacobello
-e Maestro Paolo e il Giambono e il Semitecolo e Antonio e Andrea e
-Quirizio da Murano e tutta la famiglia laboriosa per cui il colore,
-che doveva poi divenire emulo del fuoco, fu preparato nell'isola
-ardente delle fornaci. Ma essi medesimi non avrebber messo un grido
-di meraviglia nel vedere il flutto di sangue sgorgante dal petto della
-vergine saettata dal bello arciere pagano? Sì vermiglio sangue in una
-donzella nutrita di «bianco latte»! È quasi un tripudio la strage: gli
-arcieri vi recano le armi più elette, le vesti più ornate, i gesti più
-eleganti, come in un festino. Il chiomadoro che con sì fiero atto di
-grazia dardeggia la martire non sembra veramente il giovinetto Eros
-larvato e senz'ali?
-
-Questo leggiadro uccisore d'innocenze (o forse un fratel suo), deposto
-l'arco, si abbandonerà domani all'incanto della musica per sognare un
-sogno di voluttà infinito.
-
-Ben è Giorgione quegli che infonde in lui l'anima nuova e glie
-l'accende d'un desiderio implacabile. La musica incantatrice non
-è la melodia che pur ieri dai liuti angelici si diffondeva per gli
-archi incurvati sui troni raggianti o si dileguava pel silenzio delle
-lontananze serene, nelle visioni del terzo Bellini. Sorge ancora
-al tocco di mani religiose, dall'alveo del clavicordio; ma il mondo
-ch'ella risveglia è pieno d'una gioia e d'una tristezza in cui celasi
-il peccato.
-
-Chi ha veduto il _Concerto_, con occhi sagaci, conosce un momento
-straordinario e irrevocabile dell'anima veneziana. Per un'armonia di
-colore — la cui potenza significativa è senza limiti come il mistero
-dei suoni — l'artefice ci racconta il primo turbamento di un'anima
-cupida a cui la vita appare d'improvviso in aspetto d'un retaggio
-opimo.
-
-Il monaco che siede al clavicordio e il suo compagno maggiore non
-somigliano quelli che Vettor Carpaccio figurò fuggenti dinnanzi alla
-fiera ammansita da Girolamo, in San Giorgio degli Schiavoni. La loro
-essenza è più forte e più nobile; l'atmosfera in cui respirano è più
-alta e più ricca, propizia alla natività d'una grande gioia o d'una
-grande tristezza o d'un sogno superbo. Quali note le mani belle e
-sensitive traggono dai tasti su cui s'indugiano? Magiche note, certo,
-se valgono a operare nel musico una trasfigurazione così violenta.
-Egli è nel mezzo della sua esistenza mortale, già distaccato dalla sua
-giovinezza, già in punto di declinare; ed ecco, ora soltanto la vita
-gli si rivela ornata di tutti i beni come una foresta carica di pomi
-purpurei, dei quali le sue mani intente ad altre opere non conobber
-mai il fresco velluto. Poiché la sua sensualità è sopita, egli non
-cade sotto il dominio di una sola imagine tentatrice, bensì prova una
-confusa angoscia in cui il rammarico vince il desiderio; mentre, su la
-trama delle armonie ch'egli ricerca, la visione del suo passato — quale
-avrebbe potuto essere e non fu — si compone come un tessuto di chimere.
-Indovina l'intima tempesta il compagno che già è su la soglia della
-vecchiezza calmo; e dolce e grave tocca la spalla dell'appassionato con
-un gesto pacificatore. Ma è pur quivi, emerso fuor della calda ombra
-come la espressione stessa del desiderio, il giovinetto dal cappello
-piumato e dalla chioma intonsa: l'ardente fiore d'adolescenza, che
-Giorgione sembra aver creato sotto un riflesso di quello stupendo
-mito ellenico donde sorse la forma ideale d'Ermafrodito. Egli è quivi
-presente ma estraneo, separato dagli altri, come colui che non ha cura
-se non del suo bene. La musica esalta il suo sogno indicibile e sembra
-moltiplicare infinitamente la sua potenza di gioire. Egli sa d'esser
-padrone di quella vita che sfugge ad ambo gli altri, e le armonie
-ricercate dal sonatore non gli sembrano se non il preludio della sua
-propria festa. Il suo sguardo è obliquo e intenso, rivolto a una parte
-come per sedurre non so qual cosa che lo seduca; la sua bocca chiusa è
-come una bocca che porti la pesantezza d'un bacio non dato ancora; la
-sua fronte è spaziosa così che non l'ingombrerebbe la più folta delle
-corone; ma, se io penso alle sue mani nascoste, le imagino nell'atto di
-frangere le foglie del lauro per profumarsene le dita.
-
-Chi m'ascolta non vede qualche analogia fra questi tre simboli
-giorgioneschi e le tre generazioni, viventi a un tempo, che illumina
-l'aurora del secolo nuovo? Venezia, la città trionfante, si rivela ai
-loro occhi come un grande apparato per un convito oltrapiacente ove
-tutta la dovizia raccolta da secoli di guerre e di traffichi sta per
-essere addótta senza misura. Qual più ricca fonte di voluttà potrebbe
-aprire la vita al desiderio insaziabile? È un'ora di turbamento e
-quasi di vertigine, che vale per la sua pienitudine un'ora di violenza
-eroica. Voci e risa incitatrici sembrano giungere dai colli asolani
-ove regna in delizia la figliuola di San Marco, _Domina Aceli_,
-che rinvenne in un mirteto di Cipro il cinto di Afrodite. Ed ecco
-l'adolescente dalle belle piume bianche avanzarsi verso il convito come
-un corifeo seguito dalla sua torma sfrenata, e tutte le forti brame
-ardere quivi in guisa di doppieri le cui fiamme ecciti senza tregua un
-vento impetuoso.
-
-Comincia così quel divino autunno d'arte al cui splendore gli uomini
-si rivolgeranno sempre con un palpito profondo, finché duri nell'anima
-umana l'aspirazione a trascendere l'angustia dell'esistenza comune per
-vivere una vita più fervida o per morire di più nobile morte.
-
-Io veggo Giorgione imminente su la plaga meravigliosa, pur senza
-ravvisare la sua persona mortale; lo cerco nel mistero della nube ignea
-che lo circonfonde. Egli appare piuttosto come un mito che come un
-uomo. Nessun destino di poeta è comparabile al suo, in terra. Tutto,
-o quasi, di lui s'ignora; e taluno giunse a negare la sua esistenza.
-Il suo nome non è scritto in alcuna opera; e taluno non gli riconosce
-alcuna opera certa. Pure, tutta l'arte veneziana sembra infiammata
-dalla sua rivelazione; il gran Vecellio sembra aver ricevuto da lui il
-segreto d'infondere nelle vene delle sue creature un sangue luminoso.
-In verità, Giorgione rappresenta nell'arte l'Epifania del Fuoco.
-Egli merita d'esser chiamato «portatore di fuoco», a simiglianza di
-Prometeo.
-
-Quando considero la rapidità con cui il dono sacro passa d'artefice
-in artefice e va di colorazione in colorazione rosseggiando, mi sorge
-spontanea nello spirito l'imagine d'una di quelle lampadeforíe con cui
-gli Elleni vollero appunto perpetuare la memoria del Titano figlio di
-Japeto. Nel giorno della festa una torma di giovini cavalieri ateniesi
-partivasi a gran galoppo dal Ceramico verso Colono; e il duce agitava
-una fiaccola ch'era stata accesa all'ara di un santuario. Spenta
-dall'impeto della corsa il portatore la consegnava al compagno che la
-riaccendeva sempre correndo; e questi al terzo, e il terzo al quarto,
-e così di séguito sempre correndo finché l'ultimo la deponeva rossa
-ancora su l'altare del Titano. Questa imagine, per quel che ha di
-veemente, mi significa in qualche modo la festa dei maestri coloritori
-in Venezia. Ciascun d'essi, anche il men glorioso, ha tenuto in
-pugno almeno per un istante il dono sacro. Taluno perfino, come quel
-primo Bonifacio che bisogna glorificare, sembra aver colto con mani
-incombustibili l'interno fiore del fuoco.
-
-
-Una città a cui tali creatori composero un'anima di tal possanza non è
-oggi considerata, dai più, se non come un grande reliquiario inerte o
-come un asilo di pace e d'oblio!
-
-In verità, io non conosco al mondo altro luogo — se non Roma — dove uno
-spirito gagliardo e ambizioso possa, meglio che su quest'acqua torpida,
-attendere ad esaltare la virtù attiva del suo intelletto e tutte quante
-le energie del suo essere verso il grado supremo. Io non conosco palude
-capace di provocare in polsi umani una febbre più violenta di quella
-che sentimmo talvolta venire verso di noi all'improvviso dall'ombra
-di un canale taciturno. Né colui che meriggia profondato nella messe
-matura sotto la canicola sente salire alle sue tempie un'onda di
-sangue più fiera di quella che talvolta offuscò i nostri occhi quando
-c'inchinammo a cercar troppo intentamente nell'acqua se per avventura
-vi si scorgesse in fondo qualche antica spada o qualche antico diadema.
-
-Tuttavia come a un rifugio benigno non vengono qui le anime gracili, e
-quelle che celano qualche piaga inconfessabile, e quelle che compirono
-qualche finale rinunzia, e quelle che effeminò un morbido amore, e
-quelle che non cercano il silenzio se non per sentirsi perire? Forse
-ai loro pallidi occhi Venezia appare come una clemente città di morte
-abbracciata da uno stagno soporifero. In vero, la lor presenza non pesa
-più delle alghe vagabonde che fluttuano presso le scale dei palazzi
-marmorei. Esse aumentano quel singolare odor di cose malaticce, quello
-strano odor febrile su cui è così dolce, talvolta, verso sera, dopo una
-giornata laboriosa, cullare il sentimento della propria pienezza, che
-talvolta somiglia al languore.
-
-Pur non sempre l'ambigua indulge all'illusione di coloro che la
-implorano pacificatrice. Io so di taluno che a mezzo dei suoi riposi
-sussultò sbigottito come quegli che, giacendo con le dita leni
-dell'amata su le sue palpebre stanche, udì repentine serpi sibilare nei
-capelli di costei...
-
-Ah, se io sapessi dire di che prodigiosa vita ella mi par palpitante
-nelle sue mille cinture verdi e sotto i suoi immensi monili! Ogni
-giorno ella assorbe la nostra anima: ed ora ce la rende intatta e
-fresca e tutta nuova quasi direi d'una novità originale su cui domani
-i vestigi delle cose avranno una ineffabile limpidezza; ed ora ce la
-rende infinitamente sottile e vorace come un calore che strugge quanto
-attinge, per modo che talvolta a sera rinveniamo tra le ceneri e le
-scorie qualche straordinaria sublimazione. Ella ci persuade ogni giorno
-l'atto che è la genesi stessa di nostra specie: lo sforzo di sorpassar
-sé medesimo, senza tregua; ella ci mostra la possibilità di un dolore
-trasmutato nella più efficace essenza stimolatrice; ella c'insegna che
-il piacere è il più certo mezzo di conoscimento offertoci dalla Natura
-e che colui il quale molto ha sofferto è men sapiente di colui il quale
-molto ha gioito.
-
-In verità, se tutto il popolo emigrasse abbandonando le sue case,
-attratto oggi da altri lidi come già la sua eroica giovinezza fu
-tentata dall'arco del Bosforo al tempo del doge Pietro Ziani, e
-nessuna preghiera più percotesse l'oro sonoro dei mosaici concavi, e
-nessun remo più perpetuasse col suo ritmo la meditazione dell'antica
-pietra, Venezia rimarrebbe pur sempre una Città di Vita. Le creature
-ideali che il suo silenzio custodisce vivono in tutto il passato e
-in tutto l'avvenire. Noi discopriamo in loro sempre nuove concordanze
-con l'imminente edifizio dell'Universo, riscontri inattesi con l'idea
-che nacque ieri, chiari annunzii di ciò che in noi non è se non un
-presentimento, aperte risposte a ciò che noi non osiamo chiedere
-ancora. Esse sono semplici, e tuttavia cariche di significazioni
-innumerevoli; sono ingenue, e tuttavia vestite di tuniche speciose. Se
-noi le contemplassimo per un tempo indefinito, esse non resterebbero
-mai dal versare nel nostro spirito verità dissimiglianti. Se noi
-le visitassimo ogni giorno, esse ogni giorno ci apparirebbero in
-un aspetto impreveduto, come i mari, i fiumi, i prati, i boschi, le
-rupi. Talvolta le cose ch'esse ci dicono non giungono fino al nostro
-intelletto, ma si rivelano a noi per una specie di confusa felicità in
-cui la nostra sostanza sembra fremere e dilatarsi dall'imo. In qualche
-mattino limpido esse ci indicheranno il cammino che conduce alla
-foresta remota ove la Bella ci attende da tempo immemorabile sepolta
-nella sua mistica chioma.
-
-Donde a loro viene lo smisurato potere?
-
-Dalla pura inconsapevolezza degli artefici che le crearono.
-
-Questi uomini profondi ignorano l'immensità delle cose ch'essi
-esprimono. Immersi nella vita con milioni di radici, non come alberi
-soli ma come vastissime selve, essi assorbono infiniti elementi per
-trasfonderli e condensarli in specie ideali le cui essenze rimangono
-a loro ignote come i sapori del pomo al ramo che lo porta. Essi sono
-i misteriosi tramiti per cui si appaga la perpetua aspirazione della
-Natura verso i tipi ch'ella non giunge a stampare integri nelle sue
-impronte. Per ciò, continuando l'opera della divina Madre, la loro
-mente «si trasmuta in una similitudine di mente divina», come dice
-Leonardo. E, poiché la forza creatrice affluisce alle loro dita come la
-linfa alle gemme degli alberi incessantemente, essi creano con gioia.
-
-Creare con gioia! È l'attributo della Divinità. Non è possibile
-imaginare al vertice dello spirito un atto più trionfale. Le parole
-stesse che lo significano hanno la splendidezza dell'aurora.
-
-E questi artefici creano con un mezzo che è per sé medesimo un mistero
-gioioso: col colore, che è l'ornamento del mondo; col colore, che
-sembra esser lo sforzo della materia per divenir luce.
-
-E il novissimo senso musicale ch'essi hanno del colore fa sì che la
-lor creazione trascenda i limiti angusti dei simboli figurati e assuma
-l'alta virtù rivelatrice di un'infinita armonia.
-
-Mai come dinnanzi alle loro ampie tele sinfoniali ci appare evidente la
-sentenza proferita da quel Vinci a cui la Verità balenò un giorno co'
-suoi mille volti segreti: «La musica non ha da essere chiamata altro
-che sorella della pittura.» La lor pittura non è soltanto «una poesia
-muta» ma è anche una musica muta. Per ciò i più sottili ricercatori di
-rari simboli, coloro che più furon curiosi di segnare nella purezza di
-fronti meditative gli indizii di un interno Universo, ci sembrano quasi
-aridi al paragone di questi grandi musici inconsapevoli.
-
-Quando il Bonifacio, nella Parabola del ricco Epulone, intona su
-una nota di fuoco la più potente armonia di colore in cui siasi
-mai rivelata l'essenza di un'anima voluttuosa e superba, noi non
-interroghiamo il sire biondo che ascolta i suoni assiso tra le due
-cortigiane magnifiche i cui volti splendono come lampade di puro
-elettro; ma, trapassando il simbolo materiale, ci abbandoniamo con
-ansia alla virtù evocatrice dei profondi accordi in cui il nostro
-spirito sembra oggi trovare il presentimento di non so qual sera grave
-di belle fatalità e d'oro autunnale su un porto quieto come un bacino
-d'olio odorifero ove una galera palpitante di orifiamme entrerà con uno
-strano silenzio come una farfalla crepuscolare nel calice venato di un
-gran fiore.
-
-Non la vedremo noi veramente coi nostri occhi mortali, in qualche sera
-di gloria, approdare al Palazzo dei Dogi?
-
-Non ci appare essa da un orizzonte profetico nell'Allegoria
-dell'Autunno che il Tintoretto ci offre come una superiore imagine
-creata del nostro sogno di ieri?
-
-Seduta su la sponda, in aspetto di deità, Venezia riceve l'anello
-dal giovine dio pampinifero disceso nell'acqua, mentre la Bellezza si
-libra nell'aria a volo con un serto di stelle per coronare l'alleanza
-meravigliosa.
-
-Guardate il naviglio lontano! Sembra che rechi un annunzio. Guardate
-i fianchi della Donna simbolica! Sono capaci di portare il germe d'un
-mondo.
-
-
-Bisogna onorare quel cittadino veneziano che, inviando un nobile
-messaggio ai nostri maestri d'arte e a quelli d'oltremonte e
-d'oltremare, dimostrò d'aver fede in questa forza di fecondità ideale
-ond'è dotata Venezia. V'è dunque ancora qualcuno che in mezzo a tanta
-miseria e a tanta abiezione serba la fede nel genio occulto della
-stirpe, nella virtù ascendente delle idealità trasmesseci dai padri,
-nel potere indistruttibile della Bellezza, nella sovrana dignità dello
-spirito, nella necessità delle gerarchie intellettuali, in tutti gli
-alti valori che oggi dal popolo d'Italia sono tenuti a vile. Bisogna
-onorare quel cittadino. Invitando con solennità a convenire in Venezia
-maestri d'ogni paese perchè recassero innanzi a questo eterno focolare
-d'arte una qualche testimonianza dei loro sogni e dei loro sforzi
-nuovi, egli dimostrò di conoscere il significato verace dell'evento
-opportuno.
-
-In nessun altro luogo — egli certo pensò — questi ospiti potrebbero
-sentire più profondamente il discordo che è oggi tra l'Arte e la Vita.
-
-O uomini solitarii — egli volle dire — i quali vi traeste in disparte
-dalla folla ostile per adorare un fantasma che sol vive nello specchio
-dei vostri occhi; e voi che vi creaste re d'una reggia senza finestre,
-ove in vano aspettate da tempo immemorabile non so qual Visitazione;
-e voi che di sotto a una ruina credeste disseppellire il simulacro
-della Bellezza, e non era se non una Sfinge corrosa che vi travaglierà
-coi suoi enigmi sino alla morte; e voi che ogni sera vi mettete su le
-vostre soglie per veder giungere lo Straniero misterioso dal mantello
-gonfio di doni, e pallidi ponete l'orecchio contro la terra per udire
-il passo che sembra avvicinarsi e poi si dilegua; voi tutti che un
-cordoglio rassegnato sterilisce o un orgoglio disperato divora, voi
-tutti che indura una pertinacia inutile o rende insonni un'attesa di
-continuo delusa, venite a riconoscere i vostri mali sotto lo splendore
-di quest'anima antica e pur sempre novella. Essa vi rivelerà il segreto
-della sua fiamma inestinguibile quando vi dirà che nacque dal più
-appassionato connubio dell'Arte con la Vita.
-
-
- _Nell'ottobre del 1895, chiudendosi la prima «Esposizione
- internazionale d'Arte» in Venezia._
-
-
-
-
- _Stampato in Firenze per i tipi di Salvadore Landi
- novembre, 1895._
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of Project Gutenberg's L'allegoria dell'autunno, by Gabriele D'Annunzio
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ALLEGORIA DELL'AUTUNNO ***
-
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- L'allegoria dell'Autunno, di Gabriele d'Annunzio
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-
-<pre>
-
-Project Gutenberg's L'allegoria dell'autunno, by Gabriele D'Annunzio
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
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-
-
-
-Title: L'allegoria dell'autunno
- Omaggio offerto a Venezia da Gabriele D'Annunzio
-
-Author: Gabriele D'Annunzio
-
-Release Date: June 7, 2016 [EBook #52259]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ALLEGORIA DELL'AUTUNNO ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
-file was produced from images generously made available
-by The Internet Archive)
-
-
-
-
-
-
-</pre>
-
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-L'ALLEGORIA DELL'AUTUNNO
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="main-t">
-L'ALLEGORIA DELL'AUTUNNO
-</p>
-
-<p class="pad2 x-large">
-<span class="smcap">Omaggio<br />
-offerto a Venezia da Gabriele<br />
-d'Annunzio</span>
-</p>
-
-<p class="pad6 small">
-IN FIRENZE — PRESSO ROBERTO<br />
-PAGGI — M.DCCC.LXXXX.V
-</p>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-</p>
-
-<h2 id="allegoria">L'ALLEGORIA DELL'AUTUNNO
-<span class="smaller">FRAMMENTO
-D'UN POEMA OBLIATO</span></h2>
-
-</div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-</p>
-
-<div class="poem">
-<div class="stanza">
-<p>Il munifico sire Autunno, il dio</p>
-<p>cui non più la matura uva compone</p>
-<p>intorno il nero crin cerchio d'oblío</p>
-<p>né come al fauno del selvaggio Edone</p>
-<p>alto in man brilla il cembalo giulío</p>
-<p>(ben, cingon la sua fronte ardua corone</p>
-<p>di gemme e l'occhio cerulo gli langue</p>
-<p>profondamente quasi che del sangue</p>
-<p>ei nudrisca una lenta passione)</p>
-</div>
-<div class="stanza">
-<p><span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span></p>
-<p>riverso in nube per i vitrei seni</p>
-<p>lucida al sole come un rogo ardente,</p>
-<p>quali d'árbori forme in rii sereni</p>
-<p>vede pender ne l'aria agilemente</p>
-<p>i fastigi de' templi, e sciolti ai leni</p>
-<p>spirti de l'aria dà la chioma aulente</p>
-<p>che il ciel solca, celeste fiume d'oro,</p>
-<p>dietro lasciando un fremito sonoro</p>
-<p>a cui guardan le turbe umane intente.</p>
-</div>
-<div class="stanza">
-<p>Lui seguon pe 'l viaggio, in un corteo</p>
-<p>lungo e composto, cento giovinetti.</p>
-<p>Han l'arco più che quello d'Odisseo</p>
-<p>grande e lunato, in fascio han dardi eletti;</p>
-<p>anche han palvesi; e portan su 'l febeo</p>
-<p>capo una sorta di vermigli elmetti</p>
-<p>ricoprenti la gota, a mo' de' Frigi,</p>
-<p>a mo' del biondo cavalier Parigi.</p>
-<p>Nudi e in tutte le membra ei son perfetti.</p>
-</div>
-<div class="stanza">
-<p><span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span></p>
-<p>Perfetti come se dal fior de' parii</p>
-<p>marmi avesseli tratti Prassitèle,</p>
-<p>muovono insieme i cento Sagittarii,</p>
-<p>al magnifico iddio coro fedele.</p>
-<p>Brandiscono i gravi archi in gesti varii,</p>
-<p>però che frema ne la man crudele</p>
-<p>il disío de la strage e de la gloria</p>
-<p>e risuonino ancor ne la memoria</p>
-<p>le gran selve terrestri, di querele.</p>
-</div>
-<div class="stanza">
-<p>Argábalo n'è il buono imperadore</p>
-<p>che tiene in pugno il gonfalon levato,</p>
-<p>Argábalo che molto dal signore</p>
-<p>teneramente è sopra gli altri amato.</p>
-<p>Aureo porta l'elmetto e un giustacuore</p>
-<p>nitido, di finissimo broccato.</p>
-<p>Adergesi com'aquila in ardire,</p>
-<p>su 'l capo udendo il gonfalon garrire.</p>
-<p>Brilla di gemme il piede coturnato.</p>
-</div>
-<div class="stanza">
-<p><span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span></p>
-<p>Così va la milizia, al suo comando,</p>
-<p>raccolta presso il dio; ma se in cortesi</p>
-<p>ludi per l'aria s'apre a quando a quando</p>
-<p>come s'apre un'aurora, a voi sospesi</p>
-<p>guizzano i corpi snelli balenando</p>
-<p>e co' i dardi e co' li archi e co' i palvesi</p>
-<p>fingon nuove a la vista meraviglie.</p>
-<p>Alto ridono, simili a vermiglie</p>
-<p>fiamme, gli elmetti dal gran sole accesi.</p>
-</div>
-<div class="stanza">
-<p>Il dio, poggiato in su la palma il mento</p>
-<p>imberbe, a torno gli occhi umidi gira.</p>
-<p>— Non più — mormora — i giuochi de' miei Cento,</p>
-<p>cui par che guidi il suono d'una lira</p>
-<p>così nobile è il lor componimento</p>
-<p>e armoniosa la lor flórea spira,</p>
-<p>non più recan diletto al cuor profondo!</p>
-<p>Qual male ignoto dentro me nascondo,</p>
-<p>che sì forte mi crucia? — il dio sospira.</p>
-</div>
-<div class="stanza">
-<p><span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span></p>
-<p>Sospira ei dietro a la sua disianza</p>
-<p>ignota; e chiama il buono imperadore.</p>
-<p>— Fa che cessi d'in torno ogni esultanza,</p>
-<p>o Argábalo, però che del mio cuore</p>
-<p>il Dolore fatto abbia la sua stanza!&nbsp;—</p>
-<p>Pronti, al comando, frenano l'ardore</p>
-<p>i Sagittarii; e seguon tristamente.</p>
-<p>Suonano ancor ne la memoria ardente</p>
-<p>le gran selve terrestri, di clamore.</p>
-</div>
-<div class="stanza">
-<p>Di clamore e de l'armi e de' gran corni</p>
-<p>risonavan le selve al lor passare.</p>
-<p>Vedeansi lungi per i bui soggiorni</p>
-<p>i meandri de' fiumi balenare.</p>
-<p>Se i nudi cacciatori in su' ritorni</p>
-<p>venìa la ninfa pavida a spiare,</p>
-<p>scorgeano quelli in tra la fronda il molle</p>
-<p>velo, ed un foco in tutte le midolle</p>
-<p>correva. — Oh non mai van perseguitare!</p>
-</div>
-<div class="stanza">
-<p><span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span></p>
-<p>Oh dolce cosa ancor di sangue tinti</p>
-<p>premere l'orme de la fuggitiva</p>
-<p>giovine, a gara per que' laberinti</p>
-<p>ove i culmini il vespero feriva;</p>
-<p>lei ghermir; tra la chioma di giacinti</p>
-<p>cogliere il fior de la sua bocca viva!&nbsp;—</p>
-<p>Seguono in van la desiata effigie.</p>
-<p>Tal fino al labro era ne l'onde stigie</p>
-<p>Tantalo, e il bel giardin vicin fioriva.</p>
-</div>
-<div class="stanza">
-<p class="dotted">. . . . . . . . . . . . . . . . . . </p>
-</div>
-</div>
-
-<p class="pad2 indl small">
-<i>Venezia, ottobre 1887.</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-</p>
-
-<h2 id="glosa">GLOSA</h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-Io pensava in un pomeriggio recente — tornando
-dai Giardini per quella tiepida
-riva degli Schiavoni che all'anima dei poeti
-vaganti poté sembrar talvolta non so qual
-magico ponte d'oro prolungato su un mare
-di luce e di silenzio verso un sogno di Bellezza
-infinito — io pensava, anzi assisteva
-nel mio pensiero come a un intimo spettacolo,
-alla nuziale alleanza dell'Autunno e
-di Venezia sotto i cieli.
-</p>
-
-<p>
-Era per ovunque diffuso uno spirito di
-vita, fatto d'aspettazione appassionata e di
-contenuto ardore; che mi stupiva per la
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-sua veemenza ma che pur non mi sembrava
-nuovo poiché io l'aveva già trovato raccolto
-in qualche zona d'ombra, sotto l'immobilità
-quasi mortale dell'Estate, e l'aveva
-anche sentito fra lo strano odor febrile dell'acqua
-vibrar quivi a quando a quando
-come un polso misterioso. «Così, veramente,»
-io pensava «questa pura Città
-d'arte aspira a una suprema condizione
-di bellezza, che è per lei un annuale ritorno
-come per la selva il dar fiori. Ella
-tende a rivelar sé medesima in una piena
-armonia quasi che sempre ella porti in sé
-possente e consapevole quella volontà di
-perfezione da cui nacque e si formò nei secoli
-come una creatura divina. Sotto l'immobile
-fuoco dei cieli estivi, ella pareva
-senza palpito e senza respiro, morta nelle
-sue verdi acque; ma non m'ingannò il mio
-sentimento quando io la indovinai travagliata
-in segreto da uno spirito di vita bastevole
-a rinnovare il più alto degli antichi
-prodigi.»
-</p>
-
-<p>
-Questo io pensava, assistendo allo spettacolo
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-incomparabile che per un dono di
-amore e di poesia io poteva contemplare
-con occhi attentissimi la cui vista mi si mutava
-in visione profonda e continua... Ma
-con qual virtù potrò io mai comunicare a
-chi m'ascolta questa mia visione di bellezza
-e di gioia? Non v'è aurora e non v'è
-tramonto che valgano una simile ora di luce
-su le pietre e su le acque. Né sùbito apparire
-di donna amata in foresta di primavera
-è inebriante così come quella impreveduta
-rivelazione diurna della Città eroica e voluttuosa
-che portò e soffocò nelle sue braccia
-di marmo il più ricco sogno dell'anima
-latina.
-</p>
-
-<p>
-Io sono certo che in tale aspetto ella apparve
-a Paolo mentre colui cercava dentro
-di sé l'imagine della Regina trionfale. Ah
-io sono certo ch'egli ne tremò nell'intime
-vene e piegò i ginocchi, in atto di chi adora
-percosso e abbacinato dal miracolo. E
-quando volle dipingerla nel Palazzo del
-Doge per manifestare agli uomini la sua
-meraviglia, egli — il prodigo artefice che
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-parve aver raccolto in sé tutte le imaginazioni
-dei satrapi più sfrenate, il poeta
-magnifico ch'ebbe l'anima simile a quel
-fiume lidio dagli Elleni armoniosi nomato
-Crisorroa, fuor de' cui gorghi auriferi era
-sorta una dinastia di re carichi d'una opulenza
-inaudita — egli, il Veronese, profuse
-l'oro, le gemme, lo sciamito, la porpora,
-l'ermellino, tutte le sontuosità, ma non
-poté rappresentare il volto glorioso se
-non in un nimbo di ombra.
-</p>
-
-<p>
-Sol per quell'ombra, bisogna levare al
-cielo il Veronese!
-</p>
-
-<p>
-Tutto il mistero e tutto il fascino di Venezia
-sono in quell'ombra palpitante e
-fluida, breve e pure infinita, composta di
-cose viventi ma inconoscibili, dotata di
-virtù portentose come quella degli antri
-favoleggiati, dove le gemme hanno uno
-sguardo; e dove taluno poté trovare nel
-tempo medesimo, in una sensazione indicibilmente
-ambigua, la freschezza e l'ardore.
-Bisogna esaltare il Veronese per questo.
-Raffigurando in sembianze umane la Città
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-dominatrice, egli seppe esprimerne lo spirito
-essenziale: che non è — in simbolo — se
-non una fiamma inestinguibile a traverso
-un velo d'acqua. E io so di taluno che,
-avendo lungamente immerso la sua anima
-in quella zona sublime, la ritrasse accresciuta
-d'una nova potenza e trattò indi con
-mani più ardenti la sua arte e la sua vita.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ben tale fiamma io sentiva, in un pomeriggio
-recente, assorgere alla veemenza
-estrema e infondere nella bellezza di Venezia
-una forza d'espressione non mai
-veduta prima. Tutta la Città ai miei occhi
-si accendeva di desiderio e palpitava
-di ansia nelle sue mille cinture verdi, come
-l'amante che aspetta la sua ora di gioia.
-Ella tendeva le sue braccia marmoree
-verso il selvaggio Autunno di cui giungevale
-l'umido alito profumato dalla morte
-deliziosa delle campagne lontane. Ella
-spiava i vapori leggeri che sorgevano
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-dal limite della laguna muta e parevano
-avvicinarlesi in aspetto di messaggi furtivi.
-Ella ascoltava intentissima nel silenzio
-da lei medesima generato i più tenui
-romori; e il soffio del vento fuggevole
-nei suoi orti rari aveva per lei un prolungamento
-musicale fuor delle chiostre.
-Una specie di stupore si raccoglieva intorno
-ai solinghi alberi prigionieri che trascolorivano
-splendendo come se conflagrassero.
-La foglia arida caduta su la pietra
-consunta della proda brillava come una
-cosa preziosa; in cima al muro ornato
-dai licheni biondi il frutto del melograno
-gonfio di maturità si fendeva subitamente
-come una bella bocca sforzata dall'impeto
-di un riso cordiale; una barca passava
-lenta e grande, colma di grappoli come
-il tino che sta per essere premuto, diffondendo
-su l'acqua ingombra d'alghe
-morte l'ebrietà aerea della vendemmia e
-la visione delle vigne solatie frequenti di
-giovinezze canore. Tutte le cose avevano
-una eloquenza profonda, come se un segno
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-invisibile aderisse al loro aspetto visibile
-e per un divino privilegio élleno
-vivessero nella superiore verità dell'arte.
-</p>
-
-<p>
-«Sicuramente dunque» io pensava «sicuramente
-è nella Città di pietra e d'acqua,
-come nello spirito di un artefice puro, una
-aspirazione spontanea e costante verso
-ideali armonie. Una specie di intelligenza
-ritmica e fittiva sembra elaborarne studiosamente
-le rappresentazioni, come per
-renderle conformi a un'idea e convergerle
-a un fine meditato. Sembra ch'ella
-possegga mani meravigliose per comporre
-le sue luci e le sue ombre in una continua
-opera di bellezza; e ch'ella sogni fornendo
-il suo lavoro e dal suo sogno medesimo — ove
-il molteplice retaggio dei secoli
-splende trasfigurato — ella tragga il tessuto
-d'allegorie inimitabile che la ricopre.
-E, poiché sola nel mondo la poesia è verità,
-quegli che sa contemplarla e attrarla
-in sé con le virtù del pensiero, quegli è
-presso a conoscere il segreto della vittoria
-su la vita.»
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-E l'ora s'approssimava: già quasi era
-imminente l'ora della Festa suprema. Uno
-straordinario lume propagavasi nei cieli
-dall'ultimo orizzonte, come se il selvaggio
-Sposo vi trascorresse con un carro
-di fuoco agitando il suo gonfalone purpureo.
-Generato dalla sua corsa il vento
-spirava carico di tutti gli odori terrestri;
-e all'aspettante, su l'acqua ove qua e là
-vaghe capellature marine fluttuavano, recava
-l'imagine dei rosai bianchi e compatti
-che si distruggevano a poco a poco
-come ammassi di neve contro i balaustri
-dei giardini inclinati verso la Brenta.
-L'imagine intera del paese lontano parevami
-rispecchiarsi nel cristallo dell'aria
-come per la meteora fallace dei deserti;
-e quell'aspetto di natura valeva a magnificare
-la rarità di quel sogno d'arte, poiché
-nessun fasto autunnale di verzieri e
-di boschi — nella memoria — era comparabile
-alle divine animazioni e trasfigurazioni
-dell'antica pietra.
-</p>
-
-<p>
-«Veramente, non è per giungere un
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-dio su la Città che gli si offre?» io chiedeva
-a me medesimo, sopraffatto dall'ansia
-e dal desiderio e dalla volontà di gioire
-che tutte le cose intorno a me esprimevano
-come invase da una febbre di passione
-infinita. Ed evocai l'artefice più
-possente perchè con le forme più fiere
-e con i colori più fulgidi mi raffigurasse
-quel giovine dio aspettato.
-</p>
-
-<p>
-Era per giungere! La coppa invertita
-del cielo versava su tutte le cose un flutto
-di splendore che sembrò da prima ai miei
-occhi incredibile, tanto la sua qualità superava
-di ricchezza pur le più ricche illuminazioni
-interiori del pensiero esaltato
-o del sogno involontario. Come una materia
-siderale, di natura sconosciuta e mutevole,
-in cui fossero figurate a miriadi
-imagini d'un fluido mondo indistinte, dalle
-quali un perpetuo fremito con una vicenda
-di distruzioni e di creazioni stupendamente
-facili traesse un'armonia sempre novella,
-così appariva l'acqua. Tra le due meraviglie
-la pietra multiforme e multanime
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-come una selva e come un popolo, — quella
-smisurata congerie muta da cui il
-genio dell'Arte estrasse i concetti occulti
-della Natura, su cui il tempo accumulò
-i suoi misteri e la gloria incise i suoi segni,
-per le cui vene ascese l'umano spirito
-verso l'Ideale come la linfa ascende
-verso il fiore per le fibre degli alberi — la
-pietra multanime e multiforme assumeva
-d'attimo in attimo espressioni di
-vita così intense e nuove che veramente
-parve distrutta per lei la legge e la sua
-inerzia originale irradiarsi d'una miracolosa
-sensibilità.
-</p>
-
-<p>
-Ogni attimo, allora, vibrò nelle cose
-come un baleno insostenibile. Dalle croci
-erette in sommo delle cupole gonfie di
-preghiera ai tenui cristalli salini penduli
-sotto l'arco dei ponti, tutto brillò in un
-supremo giubilo di luce. Come la vedetta
-gitta dai precordii l'acuto grido all'ansia
-che sotto di lui freme in guisa di procella,
-così l'angelo d'oro dal vertice della massima
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-torre diede alfine l'annunzio fiammeggiando.
-</p>
-
-<p>
-Ed Egli apparve. Apparve su una nuvola
-assiso come su un carro di fuoco,
-traendo dietro di sé i lembi delle sue porpore,
-imperioso e dolce, e con socchiuse
-le labbra piene di murmuri e di silenzii
-silvani, e con diffusi i capelli sul collo
-arduo come un collo equino, e con nudo
-il torace titanico misurato al respiro delle
-foreste. Inclinò verso la Città bella il suo
-giovenile volto donde emanava un indicibile
-fascino inumano, non so qual bestialità
-delicata e crudele cui contrastavano
-gli sguardi profondi di conoscimento sotto
-le palpebre gravi. Ed era palese che per
-tutto il suo corpo il sangue pulsava e balzava
-con violenza fino ai pollici dei piedi
-agili, fino all'estreme falangi delle mani
-forti; e cose occulte erano per tutto il
-suo essere, che parevano celare la gioia
-e la tristezza come i grappoli in fiore celano
-il vino; e tutto il fulvo oro e tutta
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-la porpora ch'egli portava seco erano
-come il vestimento dei suoi sensi...
-</p>
-
-<p>
-Con che passione palpitando nelle sue
-mille cinture verdi e sotto i suoi immensi
-monili la Città bella si abbandonò al dio
-magnifico!
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-In tal figura — evidente e reale per me
-in quell'ora, tanto che quasi mi parve tangibile — chi
-m'ascolta non vede le analogie
-che la rendono significativa di cose
-singolari?
-</p>
-
-<p>
-La mutua passione di Venezia e dell'Autunno,
-che esalta l'una e l'altro al
-sommo grado di lor bellezza sensibile, ha
-origine in una affinità profonda; poiché
-l'anima di Venezia, l'anima che foggiarono
-alla Città bella gli antichi artefici, è autunnale.
-</p>
-
-<p>
-Avendo io scoperta la rispondenza tra
-l'esterno spettacolo e l'interiore, il mio
-gaudio ne fu moltiplicato indicibilmente.
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-L'immensa moltitudine di forme imperiture,
-che popola le chiese e i palazzi, rispondeva
-dalle sue sedi alle armonie della
-luce diurna con un accordo così pieno e
-così possente che in breve divenne dominatore.
-E — poiché la luce del cielo s'avvicenda
-con l'ombra ma la luce dell'arte
-dura inestinguibile nell'anima umana — quando
-cessò nelle cose il prodigio dell'ora,
-il mio spirito si trovò solo ed estatico
-tra le magnificenze di un Autunno
-ideale.
-</p>
-
-<p>
-Tal sembra veramente a me la creazione
-d'arte compresa tra la giovinezza di Giorgione
-e la vecchiezza del Tintoretto. Essa
-è purpurea, dorata, opulenta ed espressiva
-come la pompa della terra sotto l'ultima
-fiamma del sole. Se io considero i creatori
-impetuosi di sì forte bellezza, mi si presenta
-allo spirito l'imagine che sorge da
-quel frammento pindarico: «Quando i Centauri
-conobbero la virtù del vino soave
-come il miele, che vince gli uomini, sùbito
-respinsero dalle lor mense il bianco latte;
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-e s'affrettarono a bere il vino in corni d'argento...»
-Nessuno al mondo conobbe e
-assaporò meglio di loro il vino della vita.
-Essi ne traggono una lucida ebrietà che
-moltiplica il lor potere e comunica alla
-loro eloquenza una energia fecondatrice.
-E nelle loro creature più belle il battito
-violento dei loro polsi sembra persistere a
-traverso i secoli come il ritmo stesso dell'arte
-veneziana.
-</p>
-
-<p>
-Ah, in che puro e profetico sonno posa
-la vergine Orsola sul suo letto immacolato!
-Il più benigno dei silenzii tiene la stanza
-solitaria ove sembra che le pie labbra della
-dormiente disegnino la consuetudine della
-preghiera. Per le porte e per le finestre dischiuse
-penetra la timida luce dell'alba, e
-illustra la parola scritta nell'angolo dell'origliere.
-<span class="smcap">Infantia</span> è la parola semplice,
-che diffonde intorno al capo della vergine
-una freschezza simile a quella del mattino:
-<span class="smcap">Infantia</span>. Dorme la vergine, già fidanzata
-al principe pagano e promessa al martirio.
-Non è ella forse, casta, ingenua e fervente,
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-non è ella l'imagine dell'Arte quale la
-videro i precursori con la sincerità dei
-loro occhi puerili? <span class="smcap">Infantia</span>. La parola
-evoca intorno all'origliere gli obliati: Lorenzo
-Veneziano e Simone da Cusighe e
-Catarino e Jacobello e Maestro Paolo e il
-Giambono e il Semitecolo e Antonio e Andrea
-e Quirizio da Murano e tutta la famiglia
-laboriosa per cui il colore, che doveva
-poi divenire emulo del fuoco, fu preparato
-nell'isola ardente delle fornaci. Ma essi medesimi
-non avrebber messo un grido di
-meraviglia nel vedere il flutto di sangue
-sgorgante dal petto della vergine saettata
-dal bello arciere pagano? Sì vermiglio sangue
-in una donzella nutrita di «bianco
-latte»! È quasi un tripudio la strage: gli
-arcieri vi recano le armi più elette, le vesti
-più ornate, i gesti più eleganti, come in un
-festino. Il chiomadoro che con sì fiero atto
-di grazia dardeggia la martire non sembra
-veramente il giovinetto Eros larvato e
-senz'ali?
-</p>
-
-<p>
-Questo leggiadro uccisore d'innocenze
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-(o forse un fratel suo), deposto l'arco, si abbandonerà
-domani all'incanto della musica
-per sognare un sogno di voluttà infinito.
-</p>
-
-<p>
-Ben è Giorgione quegli che infonde in
-lui l'anima nuova e glie l'accende d'un desiderio
-implacabile. La musica incantatrice
-non è la melodia che pur ieri dai liuti angelici
-si diffondeva per gli archi incurvati
-sui troni raggianti o si dileguava pel silenzio
-delle lontananze serene, nelle visioni
-del terzo Bellini. Sorge ancora al tocco di
-mani religiose, dall'alveo del clavicordio;
-ma il mondo ch'ella risveglia è pieno d'una
-gioia e d'una tristezza in cui celasi il peccato.
-</p>
-
-<p>
-Chi ha veduto il <i>Concerto</i>, con occhi sagaci,
-conosce un momento straordinario
-e irrevocabile dell'anima veneziana. Per
-un'armonia di colore — la cui potenza significativa
-è senza limiti come il mistero
-dei suoni — l'artefice ci racconta il primo
-turbamento di un'anima cupida a cui la
-vita appare d'improvviso in aspetto d'un
-retaggio opimo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-Il monaco che siede al clavicordio e il suo
-compagno maggiore non somigliano quelli
-che Vettor Carpaccio figurò fuggenti dinnanzi
-alla fiera ammansita da Girolamo,
-in San Giorgio degli Schiavoni. La loro
-essenza è più forte e più nobile; l'atmosfera
-in cui respirano è più alta e più
-ricca, propizia alla natività d'una grande
-gioia o d'una grande tristezza o d'un sogno
-superbo. Quali note le mani belle e
-sensitive traggono dai tasti su cui s'indugiano?
-Magiche note, certo, se valgono
-a operare nel musico una trasfigurazione
-così violenta. Egli è nel mezzo della sua
-esistenza mortale, già distaccato dalla sua
-giovinezza, già in punto di declinare; ed
-ecco, ora soltanto la vita gli si rivela ornata
-di tutti i beni come una foresta carica
-di pomi purpurei, dei quali le sue
-mani intente ad altre opere non conobber
-mai il fresco velluto. Poiché la sua sensualità
-è sopita, egli non cade sotto il dominio
-di una sola imagine tentatrice, bensì
-prova una confusa angoscia in cui il rammarico
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-vince il desiderio; mentre, su la
-trama delle armonie ch'egli ricerca, la
-visione del suo passato — quale avrebbe
-potuto essere e non fu — si compone come
-un tessuto di chimere. Indovina l'intima
-tempesta il compagno che già è su la soglia
-della vecchiezza calmo; e dolce e
-grave tocca la spalla dell'appassionato
-con un gesto pacificatore. Ma è pur quivi,
-emerso fuor della calda ombra come la
-espressione stessa del desiderio, il giovinetto
-dal cappello piumato e dalla chioma
-intonsa: l'ardente fiore d'adolescenza, che
-Giorgione sembra aver creato sotto un
-riflesso di quello stupendo mito ellenico
-donde sorse la forma ideale d'Ermafrodito.
-Egli è quivi presente ma estraneo,
-separato dagli altri, come colui che non
-ha cura se non del suo bene. La musica
-esalta il suo sogno indicibile e sembra
-moltiplicare infinitamente la sua potenza
-di gioire. Egli sa d'esser padrone di quella
-vita che sfugge ad ambo gli altri, e le armonie
-ricercate dal sonatore non gli sembrano
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-se non il preludio della sua propria
-festa. Il suo sguardo è obliquo e intenso,
-rivolto a una parte come per sedurre non
-so qual cosa che lo seduca; la sua bocca
-chiusa è come una bocca che porti la pesantezza
-d'un bacio non dato ancora; la
-sua fronte è spaziosa così che non l'ingombrerebbe
-la più folta delle corone;
-ma, se io penso alle sue mani nascoste, le
-imagino nell'atto di frangere le foglie del
-lauro per profumarsene le dita.
-</p>
-
-<p>
-Chi m'ascolta non vede qualche analogia
-fra questi tre simboli giorgioneschi
-e le tre generazioni, viventi a un tempo,
-che illumina l'aurora del secolo nuovo?
-Venezia, la città trionfante, si rivela ai
-loro occhi come un grande apparato per
-un convito oltrapiacente ove tutta la dovizia
-raccolta da secoli di guerre e di
-traffichi sta per essere addótta senza misura.
-Qual più ricca fonte di voluttà potrebbe
-aprire la vita al desiderio insaziabile?
-È un'ora di turbamento e quasi di
-vertigine, che vale per la sua pienitudine
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-un'ora di violenza eroica. Voci e risa incitatrici
-sembrano giungere dai colli asolani
-ove regna in delizia la figliuola di
-San Marco, <i>Domina Aceli</i>, che rinvenne
-in un mirteto di Cipro il cinto di Afrodite.
-Ed ecco l'adolescente dalle belle
-piume bianche avanzarsi verso il convito
-come un corifeo seguito dalla sua torma
-sfrenata, e tutte le forti brame ardere
-quivi in guisa di doppieri le cui fiamme
-ecciti senza tregua un vento impetuoso.
-</p>
-
-<p>
-Comincia così quel divino autunno d'arte
-al cui splendore gli uomini si rivolgeranno
-sempre con un palpito profondo, finché
-duri nell'anima umana l'aspirazione a trascendere
-l'angustia dell'esistenza comune
-per vivere una vita più fervida o per morire
-di più nobile morte.
-</p>
-
-<p>
-Io veggo Giorgione imminente su la
-plaga meravigliosa, pur senza ravvisare
-la sua persona mortale; lo cerco nel mistero
-della nube ignea che lo circonfonde.
-Egli appare piuttosto come un mito che
-come un uomo. Nessun destino di poeta
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-è comparabile al suo, in terra. Tutto, o
-quasi, di lui s'ignora; e taluno giunse a
-negare la sua esistenza. Il suo nome non
-è scritto in alcuna opera; e taluno non
-gli riconosce alcuna opera certa. Pure,
-tutta l'arte veneziana sembra infiammata
-dalla sua rivelazione; il gran Vecellio sembra
-aver ricevuto da lui il segreto d'infondere
-nelle vene delle sue creature un
-sangue luminoso. In verità, Giorgione rappresenta
-nell'arte l'Epifania del Fuoco.
-Egli merita d'esser chiamato «portatore
-di fuoco», a simiglianza di Prometeo.
-</p>
-
-<p>
-Quando considero la rapidità con cui
-il dono sacro passa d'artefice in artefice
-e va di colorazione in colorazione rosseggiando,
-mi sorge spontanea nello spirito
-l'imagine d'una di quelle lampadeforíe
-con cui gli Elleni vollero appunto perpetuare
-la memoria del Titano figlio di Japeto.
-Nel giorno della festa una torma di giovini
-cavalieri ateniesi partivasi a gran galoppo
-dal Ceramico verso Colono; e il duce agitava
-una fiaccola ch'era stata accesa all'ara
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-di un santuario. Spenta dall'impeto
-della corsa il portatore la consegnava al
-compagno che la riaccendeva sempre correndo;
-e questi al terzo, e il terzo al quarto,
-e così di séguito sempre correndo finché
-l'ultimo la deponeva rossa ancora su l'altare
-del Titano. Questa imagine, per quel
-che ha di veemente, mi significa in qualche
-modo la festa dei maestri coloritori
-in Venezia. Ciascun d'essi, anche il men
-glorioso, ha tenuto in pugno almeno per
-un istante il dono sacro. Taluno perfino,
-come quel primo Bonifacio che bisogna
-glorificare, sembra aver colto con mani
-incombustibili l'interno fiore del fuoco.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Una città a cui tali creatori composero
-un'anima di tal possanza non è oggi considerata,
-dai più, se non come un grande
-reliquiario inerte o come un asilo di pace
-e d'oblio!
-</p>
-
-<p>
-In verità, io non conosco al mondo altro
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-luogo — se non Roma — dove uno spirito
-gagliardo e ambizioso possa, meglio che
-su quest'acqua torpida, attendere ad esaltare
-la virtù attiva del suo intelletto e tutte
-quante le energie del suo essere verso il
-grado supremo. Io non conosco palude capace
-di provocare in polsi umani una febbre
-più violenta di quella che sentimmo
-talvolta venire verso di noi all'improvviso
-dall'ombra di un canale taciturno. Né colui
-che meriggia profondato nella messe
-matura sotto la canicola sente salire alle
-sue tempie un'onda di sangue più fiera
-di quella che talvolta offuscò i nostri occhi
-quando c'inchinammo a cercar troppo intentamente
-nell'acqua se per avventura vi
-si scorgesse in fondo qualche antica spada
-o qualche antico diadema.
-</p>
-
-<p>
-Tuttavia come a un rifugio benigno non
-vengono qui le anime gracili, e quelle che
-celano qualche piaga inconfessabile, e quelle
-che compirono qualche finale rinunzia,
-e quelle che effeminò un morbido amore, e
-quelle che non cercano il silenzio se non
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-per sentirsi perire? Forse ai loro pallidi
-occhi Venezia appare come una clemente
-città di morte abbracciata da uno stagno
-soporifero. In vero, la lor presenza non
-pesa più delle alghe vagabonde che fluttuano
-presso le scale dei palazzi marmorei.
-Esse aumentano quel singolare odor
-di cose malaticce, quello strano odor febrile
-su cui è così dolce, talvolta, verso
-sera, dopo una giornata laboriosa, cullare
-il sentimento della propria pienezza, che
-talvolta somiglia al languore.
-</p>
-
-<p>
-Pur non sempre l'ambigua indulge all'illusione
-di coloro che la implorano pacificatrice.
-Io so di taluno che a mezzo dei
-suoi riposi sussultò sbigottito come quegli
-che, giacendo con le dita leni dell'amata
-su le sue palpebre stanche, udì repentine
-serpi sibilare nei capelli di costei...
-</p>
-
-<p>
-Ah, se io sapessi dire di che prodigiosa
-vita ella mi par palpitante nelle sue mille
-cinture verdi e sotto i suoi immensi monili!
-Ogni giorno ella assorbe la nostra
-anima: ed ora ce la rende intatta e fresca
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-e tutta nuova quasi direi d'una novità
-originale su cui domani i vestigi delle
-cose avranno una ineffabile limpidezza;
-ed ora ce la rende infinitamente sottile
-e vorace come un calore che strugge
-quanto attinge, per modo che talvolta a
-sera rinveniamo tra le ceneri e le scorie
-qualche straordinaria sublimazione. Ella
-ci persuade ogni giorno l'atto che è la
-genesi stessa di nostra specie: lo sforzo
-di sorpassar sé medesimo, senza tregua;
-ella ci mostra la possibilità di un dolore
-trasmutato nella più efficace essenza stimolatrice;
-ella c'insegna che il piacere è
-il più certo mezzo di conoscimento offertoci
-dalla Natura e che colui il quale molto
-ha sofferto è men sapiente di colui il quale
-molto ha gioito.
-</p>
-
-<p>
-In verità, se tutto il popolo emigrasse
-abbandonando le sue case, attratto oggi
-da altri lidi come già la sua eroica giovinezza
-fu tentata dall'arco del Bosforo al
-tempo del doge Pietro Ziani, e nessuna
-preghiera più percotesse l'oro sonoro dei
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-mosaici concavi, e nessun remo più perpetuasse
-col suo ritmo la meditazione dell'antica
-pietra, Venezia rimarrebbe pur
-sempre una Città di Vita. Le creature ideali
-che il suo silenzio custodisce vivono in tutto
-il passato e in tutto l'avvenire. Noi discopriamo
-in loro sempre nuove concordanze
-con l'imminente edifizio dell'Universo,
-riscontri inattesi con l'idea che nacque ieri,
-chiari annunzii di ciò che in noi non è se
-non un presentimento, aperte risposte a
-ciò che noi non osiamo chiedere ancora.
-Esse sono semplici, e tuttavia cariche di
-significazioni innumerevoli; sono ingenue,
-e tuttavia vestite di tuniche speciose. Se
-noi le contemplassimo per un tempo indefinito,
-esse non resterebbero mai dal versare
-nel nostro spirito verità dissimiglianti.
-Se noi le visitassimo ogni giorno, esse ogni
-giorno ci apparirebbero in un aspetto impreveduto,
-come i mari, i fiumi, i prati, i
-boschi, le rupi. Talvolta le cose ch'esse ci
-dicono non giungono fino al nostro intelletto,
-ma si rivelano a noi per una specie
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-di confusa felicità in cui la nostra sostanza
-sembra fremere e dilatarsi dall'imo. In
-qualche mattino limpido esse ci indicheranno
-il cammino che conduce alla foresta
-remota ove la Bella ci attende da tempo
-immemorabile sepolta nella sua mistica
-chioma.
-</p>
-
-<p>
-Donde a loro viene lo smisurato potere?
-</p>
-
-<p>
-Dalla pura inconsapevolezza degli artefici
-che le crearono.
-</p>
-
-<p>
-Questi uomini profondi ignorano l'immensità
-delle cose ch'essi esprimono. Immersi
-nella vita con milioni di radici, non
-come alberi soli ma come vastissime selve,
-essi assorbono infiniti elementi per trasfonderli
-e condensarli in specie ideali le
-cui essenze rimangono a loro ignote come i
-sapori del pomo al ramo che lo porta. Essi
-sono i misteriosi tramiti per cui si appaga
-la perpetua aspirazione della Natura verso
-i tipi ch'ella non giunge a stampare integri
-nelle sue impronte. Per ciò, continuando
-l'opera della divina Madre, la loro mente
-«si trasmuta in una similitudine di mente
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-divina», come dice Leonardo. E, poiché la
-forza creatrice affluisce alle loro dita come
-la linfa alle gemme degli alberi incessantemente,
-essi creano con gioia.
-</p>
-
-<p>
-Creare con gioia! È l'attributo della
-Divinità. Non è possibile imaginare al vertice
-dello spirito un atto più trionfale. Le
-parole stesse che lo significano hanno la
-splendidezza dell'aurora.
-</p>
-
-<p>
-E questi artefici creano con un mezzo
-che è per sé medesimo un mistero gioioso:
-col colore, che è l'ornamento del mondo;
-col colore, che sembra esser lo sforzo della
-materia per divenir luce.
-</p>
-
-<p>
-E il novissimo senso musicale ch'essi
-hanno del colore fa sì che la lor creazione
-trascenda i limiti angusti dei simboli figurati
-e assuma l'alta virtù rivelatrice di
-un'infinita armonia.
-</p>
-
-<p>
-Mai come dinnanzi alle loro ampie tele
-sinfoniali ci appare evidente la sentenza
-proferita da quel Vinci a cui la Verità balenò
-un giorno co' suoi mille volti segreti:
-«La musica non ha da essere chiamata altro
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-che sorella della pittura.» La lor pittura
-non è soltanto «una poesia muta» ma
-è anche una musica muta. Per ciò i più sottili
-ricercatori di rari simboli, coloro che
-più furon curiosi di segnare nella purezza
-di fronti meditative gli indizii di un interno
-Universo, ci sembrano quasi aridi al paragone
-di questi grandi musici inconsapevoli.
-</p>
-
-<p>
-Quando il Bonifacio, nella Parabola del
-ricco Epulone, intona su una nota di fuoco
-la più potente armonia di colore in cui
-siasi mai rivelata l'essenza di un'anima voluttuosa
-e superba, noi non interroghiamo
-il sire biondo che ascolta i suoni assiso tra
-le due cortigiane magnifiche i cui volti
-splendono come lampade di puro elettro;
-ma, trapassando il simbolo materiale, ci
-abbandoniamo con ansia alla virtù evocatrice
-dei profondi accordi in cui il nostro
-spirito sembra oggi trovare il presentimento
-di non so qual sera grave di belle fatalità
-e d'oro autunnale su un porto quieto
-come un bacino d'olio odorifero ove una
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-galera palpitante di orifiamme entrerà con
-uno strano silenzio come una farfalla crepuscolare
-nel calice venato di un gran fiore.
-</p>
-
-<p>
-Non la vedremo noi veramente coi nostri
-occhi mortali, in qualche sera di gloria,
-approdare al Palazzo dei Dogi?
-</p>
-
-<p>
-Non ci appare essa da un orizzonte profetico
-nell'Allegoria dell'Autunno che il
-Tintoretto ci offre come una superiore imagine
-creata del nostro sogno di ieri?
-</p>
-
-<p>
-Seduta su la sponda, in aspetto di deità,
-Venezia riceve l'anello dal giovine dio pampinifero
-disceso nell'acqua, mentre la Bellezza
-si libra nell'aria a volo con un serto
-di stelle per coronare l'alleanza meravigliosa.
-</p>
-
-<p>
-Guardate il naviglio lontano! Sembra
-che rechi un annunzio. Guardate i fianchi
-della Donna simbolica! Sono capaci di portare
-il germe d'un mondo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Bisogna onorare quel cittadino veneziano
-che, inviando un nobile messaggio ai
-nostri maestri d'arte e a quelli d'oltremonte
-e d'oltremare, dimostrò d'aver fede
-in questa forza di fecondità ideale ond'è
-dotata Venezia. V'è dunque ancora qualcuno
-che in mezzo a tanta miseria e a tanta
-abiezione serba la fede nel genio occulto
-della stirpe, nella virtù ascendente delle
-idealità trasmesseci dai padri, nel potere
-indistruttibile della Bellezza, nella sovrana
-dignità dello spirito, nella necessità delle
-gerarchie intellettuali, in tutti gli alti valori
-che oggi dal popolo d'Italia sono tenuti
-a vile. Bisogna onorare quel cittadino.
-Invitando con solennità a convenire in Venezia
-maestri d'ogni paese perchè recassero
-innanzi a questo eterno focolare d'arte
-una qualche testimonianza dei loro sogni e
-dei loro sforzi nuovi, egli dimostrò di conoscere
-il significato verace dell'evento
-opportuno.
-</p>
-
-<p>
-In nessun altro luogo — egli certo pensò — questi
-ospiti potrebbero sentire più profondamente
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-il discordo che è oggi tra l'Arte
-e la Vita.
-</p>
-
-<p>
-O uomini solitarii — egli volle dire — i
-quali vi traeste in disparte dalla folla ostile
-per adorare un fantasma che sol vive nello
-specchio dei vostri occhi; e voi che vi
-creaste re d'una reggia senza finestre, ove
-in vano aspettate da tempo immemorabile
-non so qual Visitazione; e voi che di sotto
-a una ruina credeste disseppellire il simulacro
-della Bellezza, e non era se non una
-Sfinge corrosa che vi travaglierà coi suoi
-enigmi sino alla morte; e voi che ogni sera
-vi mettete su le vostre soglie per veder
-giungere lo Straniero misterioso dal mantello
-gonfio di doni, e pallidi ponete l'orecchio
-contro la terra per udire il passo che
-sembra avvicinarsi e poi si dilegua; voi
-tutti che un cordoglio rassegnato sterilisce
-o un orgoglio disperato divora, voi tutti
-che indura una pertinacia inutile o rende
-insonni un'attesa di continuo delusa, venite
-a riconoscere i vostri mali sotto lo splendore
-di quest'anima antica e pur sempre
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-novella. Essa vi rivelerà il segreto della
-sua fiamma inestinguibile quando vi dirà
-che nacque dal più appassionato connubio
-dell'Arte con la Vita.
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-<i>Nell'ottobre del 1895, chiudendosi la prima «Esposizione
-internazionale d'Arte» in Venezia.</i>
-</p>
-</div>
-
-<div class="verso">
-<hr class="mid" />
-<p>
-<i>Stampato in Firenze per i tipi di Salvadore Landi<br />
-novembre, 1895.</i>
-</p>
-<hr class="mid" />
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-</div>
-
-
-
-
-
-
-
-
-<pre>
-
-
-
-
-
-End of Project Gutenberg's L'allegoria dell'autunno, by Gabriele D'Annunzio
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ALLEGORIA DELL'AUTUNNO ***
-
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