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-The Project Gutenberg EBook of La sposa di Mènecle, by Felice Cavallotti
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
-almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
-re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
-with this eBook or online at www.gutenberg.org/license
-
-
-Title: La sposa di Mènecle
-
-Author: Felice Cavallotti
-
-Release Date: October 21, 2019 [EBook #60543]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA SPOSA DI MÈNECLE ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
-file was produced from images generously made available
-by The Internet Archive)
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-
- FELICE CAVALLOTTI
-
-
- LA
- SPOSA DI MÈNECLE
-
-
- COMEDIA
- IN UN PROLOGO E TRE ATTI
- CON NOTE
-
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-
- IN ROMA
- _Presso Forzani e C., tipografi del Senato_
- EDITORI
- 1882
-
-
-
-
- PROPRIETÀ LETTERARIA
- DEGLI EDITORI-TIPOGRAFI FORZANI E C.
-
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-
-
-Una delle arringhe giudiziarie, a noi pervenute, di Iseo (l'oratore
-ateniese che fiorì sui principî del IV secolo avanti l'era volgare e fu
-maestro a Demostene), arringa intitolata: _Della eredità di Mènecle_,
-tratta di un caso giuridico che suggerì in germe la idea della presente
-commedia e il nome del suo protagonista. Ed è curioso che dei tanti
-grecisti i quali si son degnati di farmi, nelle _appendici_ critiche,
-la lezione sulla commedia mia, sentenziando non verosimile il caso,
-nessuno abbia mostrato tampoco di conoscere il buon vecchio oratore
-Iseo almeno di vista. Mi sbaglio: l'uno di essi, più grecista degli
-altri, sentendo proferito nella commedia quel nome, mi rimproverò
-di avere alluso al discorso di Iseo dell'onorevole Zanardelli, e mi
-ammonì paternamente che queste allusioni non sono roba di sapor greco!
-Passiamo oltre... e veniamo al piato giudiziario che dovette decidersi
-a quei tempi davanti ai giudici cittadini ateniesi.
-
-Un giovine orfano adottato per figlio da certo Mènecle, al quale
-avea dato la propria sorella in isposa, e divenuto, alla morte di
-Mènecle, erede di lui, si vede contesa la eredità da un fratello del
-defunto: il quale afferma in tribunale l'adozione non essere stata
-legittima, ma carpita al vecchio, già imbecillito dall'età, per
-mezzo di sua moglie, sorella all'adottato. Iseo scrive l'arringa in
-favor di quest'ultimo e sostiene legittima la adozione e la eredità,
-difendendo il giovine dall'accusa. Era questa poi falsa? Era vera? V'ha
-chi inclina a quest'ultima ipotesi: e scorger vorrebbe nell'arringa
-di Iseo la perizia di un avvocato abilissimo messa a servizio di due
-giovani imbroglioni, sfruttanti la imbecillità senile di Mènecle. A
-me la ipotesi pare molto avventata; dato che le cose stessero a quel
-modo, bisognerebbe ammettere che causa cattiva di rado fu difesa con
-migliori e più commoventi argomenti. Checchè ne sia, ecco i fatti,
-quali l'accusato, nell'arringa che da Iseo per lui fu scritta, innanzi
-ai giudici li espone: giusta la legge che agli accusati prescriveva di
-perorare la propria causa in persona:
-
-Due vecchi ateniesi, Epònimo del borgo di Acarne e Mènecle, erano uniti
-da intima amicizia. Il primo morì lasciando quattro figli, due maschi
-(di cui l'uno è l'accusato) e due femmine. La maggiore fu maritata dai
-fratelli a certo Leucolofo. Quattr'anni dopo, quando la minore era già
-in età da marito, al vecchio e ricco Mènecle morì la prima moglie: ed
-egli andò dai due figli di Epònimo a chiedere in seconde nozze la lor
-sorella, in memoria dell'amicizia antica che lo legava al loro padre
-defunto. I due fratelli, in reverenza della memoria del genitore e
-pensando interpretarne il voto, di gran cuore gliel'accordarono. Ed ora
-lasciamo all'accusato la parola:
-
-«Così collocate entrambe le sorelle, io e mio fratello, essendo
-giovani, ci demmo alla milizia e partimmo per la Tracia sotto la
-condotta di Ificrate. Quivi fattoci onore ed arricchitici, tornammo
-qua e trovammo la sorella maggiore con due figliuoli, e la _minore
-sposata a Mènecle, senza prole_. Questi, di lì a due o tre mesi, parlò
-con noi, e _dettoci della sorella nostra un gran bene, si lamentò
-della propria età e dell'essere senza prole. Disse non dovere essere
-quello per lui il guiderdone della sua virtù, di invecchiare con lui
-senza aver figli: era già abbastanza che fosse infelice lui._ Questo
-parlare chiaramente mostrava che egli la _rimandava amichevolmente_:
-perchè nessuno prega cui odia. Ei ci pregava di _rendergli un segnalato
-servigio, dando la nostra sorella in moglie ad un altro col consenso di
-lui_. E noi lo esortavamo a persuadere egli stesso la donna; e ove ella
-avesse acconsentito, noi avremmo appagato il desiderio suo. _E quella,
-sulle prime, non volle saperne; ma poi col tempo, benchè a malincuore,
-acconsentì._ E così la maritammo a Elèo del borgo di Sfetto, e Mènecle
-le restituì la dote...
-
-«Passato da questo fatto alcun tempo, Mènecle meditava pur sempre tra
-sè come scongiurare la mancanza di prole, _e come avere qualcuno che,
-lui vivo, avesse cura della sua vecchiaia, e morto gli celebrasse le
-esequie e i sacrifici ereditarî_. Aveva bensì un nipote, il figlio
-di costui (l'avversario attore): ma essendo figlio unico, riteneva
-disdicevole, adottandolo in figlio proprio, privar di prole mascolina
-il fratello. E così stando, non vide altri a lui più prossimi di noi.
-Quindi ci parlò dicendoci parergli giusto, postochè la fortuna non gli
-aveva dato procrear prole dalla sorella nostra, avere almeno un figlio
-dalla stessa famiglia, onde avrebbe amato aver prole per via naturale.
-Questo udito, mio fratello assai lo ringraziò e lo approvò, dicendo
-che alla vecchiaia e alla solitudine di lui certo abbisognava qualcuno
-che di lui avesse cura e con lui convivesse nel borgo: «Per mio conto,
-egli disse, tu sai che mi tocca star fuori in viaggio; ma ecco qui mio
-fratello (me additando) che curerà le tue cose e le mie, se tu vuoi
-adottarlo». E Mènecle approvò le sue parole, e in questo modo mi ebbe
-figlio ed erede suo». ISEO, _Ered. Mènecl._, § 6-12.
-
-È egli strano che, mentre sotto a questo racconto il Lallier non vede
-altro che tutto un intrigo ordito dai figli di Epònimo, fratelli e
-sorelle d'accordo, per impadronirsi dell'eredità di un vecchio ricco e
-senza figli; mentre la stessa renitenza della fanciulla ad accettare
-in sulle prime il divorzio gli pare aver l'aria di una commedia, e
-gli strappa un sorriso d'incredulità (LALL., _La femme à Athènes_,
-pag. 257 e seg.), al cuore di una donna invece abbia sorriso la poesia
-dell'accettare questo racconto per vero e credere ad un esempio raro
-e commovente di abnegazione, di generosità e di virtù? (CLARISSE
-BADER, _La femme grecque_). Certo non è a dimenticarsi che questo è
-il racconto di una sola delle due parti, l'accusato, e a noi manca,
-per dar un giudizio, l'arringa dell'accusatore: e certo il figlio di
-Epònimo, soccorso dalla consumata abilità di Iseo, non avrà trascurato
-nel racconto, come qualunque accusato, di esporre i fatti sotto la luce
-che più gli giovava per muovere i giudici in proprio favore. Ma ammesso
-anche ciò, tutto il linguaggio dell'arringa ha pur sempre un accento
-di verità che colpisce: e le poche parole che Iseo ha posto in bocca
-al vecchio Mènecle sono tanto belle di semplicità, di naturalezza e di
-commovente nobiltà d'animo, che l'arte, a cui nulla importa dell'esito,
-qualunque fosse, di quel piato giudiziario di secoli fa, ancor meno
-sente il bisogno di giudicarle _a priori_ una invenzione sfacciata, e
-di credere gratuitamente che il grande oratore che preparava Demostene
-ai magnanimi impeti e alle glorie della civile eloquenza fosse
-l'ignobile patrocinatore di una ignobile mariuoleria.
-
-Ora, _mutatis mutandis_, e messi gli accessorî da parte, intorno
-a quelle semplici parole di Iseo si svolgono e favola e intreccio
-della commedia presente. La quale nel pensiero dell'autore mirava a
-innocentissimo scopo: e non quello già — Dioneguardi! — di scrivere
-intorno al divorzio una commedia a tesi; genere di roba a cui l'autore
-professa insuperabile repugnanza e ch'egli volentieri abbandona ai
-moderni riformatori della società; ma senza tante pretese, fra le
-cento e cento soluzioni del problema, escogitate in cento e cento
-drammi, una affacciarne, esempligrazia, già scritta nel diritto e
-nel costume antico, adatta a moderni casi, e sul teatro moderno non
-comparsa ancora: e questa, ad argomento non di tirate nè prediche
-filosofico-sociali, ma di una azione comica che ritraesse al vero la
-vita intima greca del secolo di Menandro e profili e idee e affetti e
-tipi della _nova commedia_ menandréa. L'autore però non avea pensato
-ad un guaio: che quella vita intima d'allora, così diversa per chi la
-guardi alla superficie, studiata dappresso, e minutamente, somiglia
-in moltissime cose, come due goccie d'acqua si somigliano, alla vita
-intima d'oggidì: e che molti di que' tipi, di que' caratteri, di quegli
-affetti della commedia greca del IV secolo, trovano ancora oggi negli
-affetti e ne' tipi della società nostra riscontro meraviglioso: chè
-appunto non per nulla fu gloria di Menandro lo avere studiato dentro di
-sè e intorno a sè ed evocato sulla scena l'_eterno umano_, tutto ciò
-che nelle passioni, e nei dolori e nei ridicoli ha di eterno la umana
-natura: e per dirla con Manilio, «_data la vita umana in ispettacolo
-ai viventi_» (MANILIUS, _Astronomicon_, lib. V. E già prima di lui,
-Aristofane il critico esclamava: _O Menandro! O vita umana! chi di voi
-due ha imitato l'altro?_).
-
-E così avvenne che la mia povera _Sposa_ trasse seco dalla nascita la
-condanna sua, al cospetto dei critici... che la sanno lunga: i quali
-senz'altro, lì sui due piedi, con grande sussiego sentenziarono lei
-non essere che una moderna sposina sotto spoglie mentite; e non avere
-altro di greco fuor che le vesti ed il nome. Anzi qualcuno dei meno
-arcigni tra questi andò più in là, e si degnò con indulgenza domandarmi
-perchè mai, _dal momento che la mia era una commedia affatto moderna_,
-avessi ricorso al travestimento e non avessi dato addirittura ai miei
-personaggi moderni nomi, e messa la scena a Milano od a Cuneo. Eh, Dio
-buono! i perchè sono tanti: e tra i cento anche questo, che a Milano
-od a Cuneo, la soluzione pensata dal vecchio Mènecle, e a noi da Iseo
-testificata, se anche risponde al sentimento nostro, con i codici
-nostri non sarebbe stata possibile; sebbene anche a Milano ed a Cuneo
-essa forse sarebbe, pure ai dì nostri, in moltissimi casi desiderabile.
-E il mio Mènecle non essendo un moralista delle commedie a tesi, non
-declama su le leggi come sono da farsi, ma si serve delle leggi come
-sono già. Il che, per questi tempi di _verismo_, m'è parso anche più
-vero.
-
-Ma con quei critici sapienti, autorevoli, competenti e consumatori di
-_enciclopedie_, dilungarmi in risposte non parmi del caso: e con le
-loro nozioni profonde della vita greca e del mondo greco, di riuscire
-ad intendermela dispero. Ai benevoli poi, i quali lessero nello
-intendimento artistico dell'autore, e furono larghi alla _Sposa_ ne'
-teatri d'Italia di accoglienze cortesi, a questi dedico il volume con
-le note che l'accompagnano: soverchie certo a molti di loro per l'amore
-che professano a questi studî: non soverchie all'autore per il rispetto
-che deve all'arte sua.
-
- FELICE CAVALLOTTI.
-
-
-
-
-PROLOGO
-
- [Illustrazione: Scena]
-
-
-_PERSONAGGI DEL PROLOGO_
-
- TESMOTETA (presidente del tribunale).
- BEOTO, accusatore.
- EUDEMONIPPO, autor comico, accusato
- (Eudemonippo: εύδαιμων, felice; ἵππος, cavallo).
- CANCELLIERE.
- ARALDO.
- 1º, 2º, 3º GIUDICE.
- Altri GIUDICI (_eliasti_) che non parlano, e TESTIMONI.
- CUSTODE della _clessidra_, e ARCIERO scita
- in sentinella, che non parlano.
-
-_L'azione del prologo ha luogo in Atene l'anno 300 avanti l'E. V.
-(1º della 120ª Olimpiade) ossia 80 anni dopo l'epoca in cui è posta
-l'azione della commedia._
-
-
-
-
- PROLOGO
-
- _UN PROCESSO ATENIESE_[1]
-
-
-DICASTERO ATENIESE.[2]
-
- Aula del _Tribunale verde_ (_Batràchio_).[3] Pareti colorite in
- verde. Su alcune colonne sono scolpite in tavole le leggi penali.
-
- Verso il boccascena, a sinistra, è disposto il seggio elevato del
- Tesmoteta, che vestito di bianco e coronato di mirto, presiede.
- Accanto a lui, dai due lati, si stendono le gradinate o banchi di
- legno, coperti di stuoie (πίαδια)[4] per i giudici (_eliasti_)
- occupanti tutta la sinistra del palcoscenico, e supponentisi
- continuare in platea. Il recinto dei giudici è circoscritto nello
- sfondo da steccato o sbarre (δρυφάκτοις), di là dalle quali è
- lo spazio riservato al publico dei cittadini che frequentan le
- udienze: e più oltre in fondo, nel mezzo, l'ingresso, chiuso da
- un cancello (κιγκλίς).[5] Presso l'ingresso, guardato da una
- sentinella (_arciero scìta_),[6] sorge la statua o simulacro
- di Lico[7] ed è issata una piccola bandiera. Di fronte al
- Tesmoteta, nell'angolo tra lo sfondo e la destra della scena, due
- tribune elevate (βήματα), quella dell'_accusatore_ (_ringhiera
- dell'implacabilità_, ἀναίδεια) e quella dell'_accusato_ (_ringhiera
- della protervia_, ὕβρις). Presso alla ringhiera dell'accusato
- stanno i testimoni da lui citati. Dinanzi e vicino[8] alle due
- ringhiere, due vasi od urne pei voti, l'una di rame, coperta
- (urna del voto, κύριος κάδισκος), l'altra di legno, aperta (urna
- di controllo, ἂκυρος κάδισκος). Più innanzi, ma vicino sempre
- alle tribune, due tavoli, l'uno del _cancelliere_ o scrivano
- (γραμματεύς) su cui è il vaso (ἐχιῖνος) contenente i documenti
- e altri papiri distesi sul tavolo; sull'altro più piccolo la
- _clessidra_ od orologio ad acqua, regolata da un servo, soprastante
- alla stessa (ἐφ’ ὕδωρ).[9] Costui ha presso di sè due anfore, una
- grande contenente l'acqua, e una più piccola per attingerne le
- misure.
-
-
- All'alzarsi della tela, i due litiganti son ritti in piedi nello
- sfondo. Il Tesmoteta (in veste bianca e con la corona di mirto) è
- già seduto: gli Eliasti entrano e vanno a prendere i posti. Essi
- hanno tutti in mano un bastone (βακτηρία) verde anch'esso come il
- color del Tribunale, e terminante in pomo. Man mano entrano, avanti
- sedersi, ritirano dal Tesmoteta una tavoletta di cera (gettone
- di presenza, ούμβολον). L'Araldo ch'è sul davanti della scena,
- in veste bianca, sta bruciando nel tripode dei rami di mirto e
- dell'incenso.[10]
-
-
-1º EL. (_prendendo posto_). Neh, Simone, speriamo la tengan corta...
-
-2º EL. Spero bene. Un bel piatto di lenticchie[11] m'aspetta a cena. Se
-l'accusato va per le lunghe, piangerà senza mangiar cipolle...[12]
-
-TESMOT. Araldo, recita la preghiera e le imprecazioni.
-
-AR. (_proseguendo ad ardere l'incenso_).[13] «O Giove e Febo Apollo, e
-Pallade protettrice della rocca, e dèi Pizii, e dee Pizie, e Delìaci e
-Delìache, assistete al giudizio, illuminate il voto. E se alcun giudice
-abbia preso danari o doni dalle parti, o non le ascolti entrambe con
-animo eguale, e non giudichi secondo le leggi e il giuramento,[14]
-sia maledizione e ruina a lui e alla casa sua.[15] E se alcuno dei
-contendenti o testimoni inganni i giudici, e asserisca o giuri cose
-false, sia maledizione e ruina a lui e alla casa sua. Chi osserverà
-il giuramento, gli sia ogni evento felice. Così piaccia a Giove, e a
-Nettuno, e a Cerere».
-
-TESMOT. ed ELIASTI (_in coro_). _Così piaccia_...
-
-TESMOT. Araldo, vedi se vi son giudici ancora fuori. Appena si
-incominci non entrerà più alcuno.[16]
-
-AR. (_guardando e verso i cancelli e verso la platea_). Pare ci sian
-tutti...
-
-TESMOT. (_accennando verso l'ingresso_). Sian chiusi i cancelli. Chi
-dei giudici fosse ancor fuori, perderà la paga...
-
-4º EL. e altri GIUDICI (_in ritardo, che vengon correndo mentre la
-sentinella sta per chiudere i cancelli_). Aspetta! aspetta!
-
-1º EL. (_a quei che vengono di corsa_). Oh, oh, Carione! Zantia!
-Presto, presto! se no, non bevi il latte del questore!...[17]
-
-4º EL. (_sedendosi cogli ultimi arrivati_). Auff!... maledetta la
-furia!... Buon dì, Simone...
-
-TESMOT. Silenzio!... (_all'araldo_) È chiuso? Chiama i litiganti.
-
-AR. Causa di Beoto, figlio di Blèpiro, del borgo di Tòrico...
-
-BEOTO (_avanzandosi_). Presente!
-
-AR. Contro Eudemonippo, figlio di Evalce, del borgo di Cefiso...
-
-EUDEM. (_avanzandosi_). Presente!
-
-TESMOT. Cancelliere, recita l'accusa.
-
-CANCEL. (_leggendo_).[18] «Il giorno sei della luna crescente di
-Munichione,[19] Beoto di Blepiro, Toricese, innanzi all'Arconte accusò
-con giuramento Eudemonippo, autore comico, di leggi violate e corruzion
-del costume, perchè nella commedia _La Sposa di Mènecle_, presentata
-all'ultima gara delle feste Dionìsie,[20] mise in iscena cittadini col
-loro nome, disse ingiuria a magistrati, e divulgò idee contrarie alle
-leggi, alla famiglia, alle cose sante e stabilite della città. La pena
-sia dieci talenti e il bando dalle gare teatrali.[21] Stia in carcere
-fin che avrà pagato».[22]
-
-TESMOT. Giudici, udiste l'accusa. Fu affissa nel termine prescritto,
-sotto le statue degli eroi.[23] Le parti hanno dato il giuramento.[24]
-Accusatore Beoto, monta in ringhiera.[25] Silenzio!...
-
- (Beoto sale lento la ringhiera, dispone le carte a sè davanti, ne
- passa alcune giù al cancelliere con cui scambia sottovoce brevi
- parole, per mostrargli quelle da tener pronte, poi si mette la
- corona in testa e si soffia il naso).[26]
-
-3º EL. (_durante la pausa preparatoria i giudici disattenti van
-chiacchierando fra loro_).[27] Sai, chi ho visto ieri? Alce la
-sonatrice...
-
-1º EL. Come? È qui?
-
-3º EL. È tornata da Mileto, dove ha fatto fortuna. E come s'è fatta
-bella!...
-
-1º EL. Dove la sta?...
-
-3º EL. Ih, che fretta! Dietro il Pritanèo. Zitto... Sentiam questo
-chiacchierone...
-
-TESMOT. Fate silenzio... attenti, giudici...[28]
-
-2º EL. To' che si soffia il naso per tirar giù le idee! Ah, sì, se
-crede che per tre oboli io voglia star qui fino a domani... (_al
-servo che sta versando in più riprese l'acqua dall'anfora grande nella
-piccola che serve di misura, e da questa nella clessidra_) Ehi, ehi,
-quell'anfore tienle scarse![29]
-
-BEOTO (_dopo messasi la corona, e aggiustate le carte, comincia a
-parlare, appoggiandosi sul bastone[30] e rivolto al Tesmoteta_). O
-giudici Ateniesi! La accusa testè letta mi dispensa...
-
-1º EL. Forte!...
-
-3º EL. Più forte!...
-
-2º EL. Che voce da chioccia!...
-
-BEOTO (_alzando la voce_) ... la accusa testè letta mi dispensa da
-lunghe parole, e sarò brevissimo...
-
-1º EL. Bravo!
-
-2º EL. Bene!...
-
-BEOTO. ... brevissimo... e mite: e regalo all'accusato tutta l'acqua
-che m'avanza...[31]
-
-EUDEM. Non so che farne...
-
-BEOTO. ... perchè la evidenza dei fatti val meglio di ogni arringa
-eloquentissima. Nè alcuno di voi creda, per l'olimpico Giove, che
-privata invidia o rancore m'abbiano mosso all'accusa:[32] chè l'animo
-nel muoverla mi piange...
-
-3º EL. Poveretto!...
-
-BEOTO. ... e pagherei volentieri, perchè i fatti non fossero, la multa
-dell'accusator soccombente.[33]
-
-2º EL. Eh, che generoso!...
-
-BEOTO (_con accento e gesto di declamatore_). Ma in vedere costui
-farsi giuoco dei patrii magistrati, e sommuovere con funeste massime
-la città,[34] chiamando complici della iniqua opera le Muse, santo e
-puro zelo d'indignazione mi prese per la offesa fatta a quelle dee: le
-quali invoco e gli altri numi ed eroi tutelari di questo suolo, perchè
-vendichino sè stessi, e voi, e le leggi, e i patrii templi, e i boschi,
-e i domestici sagrifici...[35]
-
-2º EL. (_interrompendolo_). Tira il fiato!...
-
-BEOTO. Che se, per far breve, a poche leggi sole nella accusa mi
-restrinsi, ben potrei portar qui tutto intero l'archivio di quante
-leggi e sentenze si conservano nel tempio della gran madre degli
-dei,[36] perchè questo impudentissimo tutte in una le calpestò. E tu,
-che tanto osasti, sei ancora vivo? sei qui?
-
-TESMOT. Neh, oratore, se è qui, mi par inutile domandarglielo. Bada
-all'acqua...
-
- (Mentre Beoto parla, Eudemonippo è ritto in piedi a lato della
- propria tribuna, e prende annotazioni.)[37]
-
-BEOTO. Ci bado!... non temere, sarò cortese con questo...
-scelleratissimo. La commedia vi sta, o giudici, davanti: essa vi parli
-per me. Vietano le leggi nostre, o Ateniesi, sian messe sulla scena
-persone vere sotto il loro nome e dicasi ingiuria a magistrati: savio
-divieto, perchè l'onore di questi è onor dei cittadini che li elessero,
-e l'onor dei cittadini è patrimonio della Repubblica. E pur qui nella
-commedia si nominano e Fania ed Elèo: e pur non ignorate che il vecchio
-Mènecle fu eletto due volte tesmoteta, e andò ambasciatore ai Corintj
-e governatore in Lesbo: giudicate voi, dopo tanta dignità di uffici,
-qual parte nella commedia gli tocca di fare. Bellissima anzi, vi dirà
-questo istrion da dozzina:[38] ma voi non sorprenderanno le sue parole,
-perchè appunto la commedia è intesa a capovolgere ogni concetto e della
-famiglia e della virtù. Vedo molti fra voi dalla testa calva o canuta,
-i quali condussero in tarda età giovane sposa...
-
-2º EL. (_scherzoso al vicino_). Neh, senti Glaucone!...
-
-BEOTO. ... essi, essi diranno, per gli dei, se la condotta che a
-Mènecle costui attribuisce, sia imitabile e seria, se degna di un
-Arconte ella sia! Ad essi, ad essi, se a loro è pur caro sentirsi sui
-freddi levigati avorî della testa la carezza di mano morbida e tepida,
-e stringere la fresca dolce compagna fra le braccia antiche e dignitose
-— ad essi, ad essi[39] io domando se meriti pena costui che dalla
-scena osa propor simili esempî, e proporli in persona di un magistrato
-che porta corona, affinchè l'esempio, reso più autorevole, porti più
-presto, o vecchi giudici, nei talami vostri la solitudine...
-
- (Esclamazioni dei giudici).
-
-1º EL. Eh, eh! senti?
-
-2º EL. Come, come? La solitudine nei talami nostri? Questo osa quel
-tristo?...[40]
-
-BEOTO (_rilevando, con voce vibratissima, la interruzione_). Sì...
-questo osa!... e difendeteli, difendeteli, i vostri talami, per gli
-dei!...
-
-2º EL. Ma anche per le dee, se occorre!... o sta a sentire!...
-
-BEOTO. Io non so se io deva... non vorrei...
-
-1º EL. Parla! parla! galantuomo!...
-
-2º e 3º EL. Sì, sì, segui!... segui!...
-
-BEOTO. Non vorrei eccedere nei diritti della accusa, fedele al mio
-proposito di essere cortese con questo... solennissimo birbante...
-
-1º e 2º EL. No, no, non esser cortese!...
-
-BEOTO. Ma egli forse vi dirà che nei panni di Mènecle altro partito
-non v'era da quello che egli inventò: e voi rispondetegli che miglior
-partito era la morte...
-
-1º EL. Sicuro!...
-
-2º EL. Sicuro!
-
-BEOTO. ... e che in quei panni ognun di voi preferirebbe morire...
-
-1º e 2º EL. Cioè, cioè...
-
-3º EL. Adagio, un momento...
-
-BEOTO. Perchè la legge non vieta a chi versi in tristi impicci nel
-mondo l'andarsene... (_passa un foglio al cancelliere_) dilla su,
-cancelliere... tu (_al custode della clessidra_) ferma l'acqua...[41]
-
-CANCEL. (_leggendo_). «Chi non voglia più vivere, lo annunzi al Senato:
-gli esponga le cause: ottenutone il permesso, vada pure...»
-
-3º EL. Ah, quando c'è il permesso, è un altro affare... ma io non lo
-domando...
-
-BEOTO. Come vedete, o Ateniesi, la via d'uscita e magnanima vi era:
-magnanima costui poteva rendere la condotta di Mènecle: ma a lui
-premeva sovvertir la famiglia, e dare ai vecchi mariti detestabile
-suggerimento... Or io mi volgo tra voi, giudici, anche a color che
-son giovani; a voi, che appena in quest'anno avete avuto la tabella e
-prestato in Ardetto il giuramento:[42] e a voi domando, se baldanza di
-mogli sia lecita in Atene, quanta costui nelle donne di Cròbilo e di
-Fània ne pensò... Ben più modesto ufficio, saviamente, o Ateniesi, fra
-noi si assegna alla sposa del cittadino: poichè abbiam le cortigiane
-pei piaceri dello spirito e per gli affetti della vita... e abbiam le
-mogli per crear figli legittimi e per la custodia della casa e della
-roba.[43]
-
-ELIASTI. Bravo! benissimo!
-
-BEOTO (_segue riscaldandosi e battendo del pugno sulla ringhiera_).
-Questa la legge, questo il costume, questa la base della città: se v'ha
-chi altra ne sappia, la indichi, salga qua, gli cedo l'acqua.[44] Ma
-costume, e legge, e città, che diverranno se manderete assolto costui
-che insegna alle mogli ad alzar la voce, quando parla il marito?
-O terra, o sole, o dei![45] Così tu, celibe, insidii dei mariti
-l'autorità, e nulla avendo da far nella tua casa, metti sossopra la
-loro?
-
-1º e 2º EL. Ah, ma la vedremo!...
-
-3º EL. Basta, basta! non dir altro!... lo aggiusterem noi!...
-
-BEOTO (_rasciugandosi il sudore e ripigliando più calmo_). Ancora una
-parola, e ho finito. Fu tempo, o Ateniesi, che le Muse tra voi furon
-ministre di virtuosa e virile educazione: allora esse crebbero quegli
-uomini che pugnarono a Maratona.[46] E vanno famosi quelli antichi
-poeti, perchè insegnarono il vero, onorarono gli iddii, beneficarono
-gli uomini: e trovarono molte leggiadre parole per dire molte utili
-cose. Orfeo fondò i misteri, vietò le stragi; Museo insegnò i rimedi
-delle malattie; Esiodo l'agricoltura e i tempi del seminare e del
-raccogliere (_man mano che Beoto prosegue l'enumerazione degli esempi,
-gli Eliasti danno in esclamazioni d'impazienza_). Omero perchè acquistò
-gloria? perchè insegnò l'arte di schierar le truppe.[47] Tirteo? perchè
-insegnò la politica. Così è del poeta ammaestrare gli adulti, come il
-pedagogo i puttini:[48] per questo ordinammo che i poemi di Omero si
-cantino nelle sante Panatenee:[49] per questo alzammo alle Muse, come
-a benefattrici, gli altari. E voi tollerereste che questo sacrilego
-ricorra ad esse per renderle seminatrici di guai? Ah, se da qui
-tornando alle case vostre, le mogli o le sorelle vi domandassero:[50]
-_Che cosa avete fatto quest'oggi?_ risponderete voi: abbiamo assolto
-un poeta il quale pose in iscena mogli che si immischiano di quel
-che non devono e che non fanno quello che devono? Ah no, per Giove
-e per il trofeo e per i sepolcri della Tetràpoli![51] no, per gli
-eroi che dormono sotto i pubblici monumenti! oggi... tornando a casa,
-raccontereste la vostra sentenza: domani, tornando a casa... non
-trovereste la minestra in tavola!... Pensateci!
-
- (Applausi degli eliasti. Beoto si leva la corona e scende
- pettoruto, con aria trionfante, dalla ringhiera).
-
-2º EL. Ah, le mie lenticchie!...
-
-1º EL. Questo è parlare!...
-
-3º EL. Scusa... stavo scrivendo... che cosa ha detto?...
-
-1º EL. Che se diamo a costui fava bianca, domani le donne non ci fan da
-pranzo...
-
-3º EL. Ma glie ne do cento di fave nere...[52]
-
-TESMOT. Accusato, monta in ringhiera: e sii calmo: non mi andare fuor
-degli ulivi.[53] L'accusatore è stato moderato nei termini e cortese.
-Vedi di esserlo anche tu.
-
- (Grandi e prolungati rumori e voci fra i giudici, intanto che
- Eudemonippo monta in ringhiera e si mette la corona).
-
-EUDEM. Ateniesi! Giudici!... A Giove...
-
- (Parla fra i rumori ostili).
-
-ELIASTI (_in coro_). No, no!... Abbasso!
-
-EUDEM. (_tentando fra i rumori, inutilmente, di farsi ascoltare_). A
-Giove che ascolta i giuramenti e le ragioni... io domando...
-
-2º EL. Ma che domande!... ma sentilo che parla di ragioni...
-
-TESMOT. Fate silenzio!...
-
-EUDEM. (_sforzandosi sempre tra i rumori di farsi udire_). Io domando
-che se ingiusti...
-
-1º EL. Ingiusti noi?... Oh sfacciato!...
-
-3º EL. Noi ingiusti?... Prova mo' a ripeterlo!...
-
-ALTRI ELIASTI. Basta! abbasso! abbasso![54]
-
- (Rumori prolungati, conversazioni clamorose tolgono all'oratore la
- parola).
-
-EUDEM. (_a voce fortissima_). Una volta due uomini e un asino...
-
- (Si fa silenzio improvviso).
-
-1º EL. Ohe, attenti!... una storiella!...[55] ssssss!...
-
-ELIASTI. Ssssss! ssssss!
-
- (Silenzio generale completo).
-
-EUDEM. (_ripiglia calmo_). Un asino e due uomini viaggiavano:[56]
-l'uno, il padron della bestia, l'altro che l'aveva a nolo: e scottando
-forte il sole, litigarono i due, a chi l'ombra dell'asino toccasse:
-l'uno, il padrone, diceva aver noleggiato l'opera della bestia e non
-l'ombra: l'altro replicava, l'ombra essere parte dell'opera...
-
- (Eudemonippo si arresta con lunga pausa).
-
-1º EL. To'! to'! un bel caso da decidere!...
-
-2º EL. E così?... (_a Eudemonippo che ha fatto pausa_) come è andata a
-finire?...
-
-3º EL. (_ed altri_). Come è finita? come è finita?...
-
-EUDEM. È finita che i due han ricorso ai giudici in tribunale, e i
-giudici li han sentiti imparzialmente tutti e due... quello che voi non
-fate con me: e voi che state attenti, appena vi parlo di un asino...
-potreste bene star attenti, or che vi parlo di... un altro!...
-
- (Indica l'accusatore: risate fra gli Eliasti).
-
-2º EL. Bravo, per Giove! Sicuro! Ha ragione!...
-
-1º e 3º ed altri EL. Sì, sì, parla!...
-
-EUDEM. (_con voce pacatissima e gesto parco e corretto_). Non dubitate,
-sarò cortese: e se di quante leggi violate ei m'accusò, tante menzogne
-e stolidaggini gli proverò, bene io confido ei non sia per portar
-fuori, col quinto dei voti, salve le spalle da qui: perchè sul vostro
-animo incorrotto non han presa nè i grossi paroloni,[57] nè la truce
-minaccia onde egli, per ispaventarvi, concluse. Paroloni e minacce
-a lui dettate, s'intende (_ironico_), non da odio nè invidia, ma da
-purissimo zelo dei costumi e dell'arte: così almeno vi assicurò: tu
-intanto (_al cancelliere_) chiamami i testimoni.[58]
-
-CANCELL. (_leggendo la lista testimoniale_). Callia di Stefano del
-borgo di Alopéce, Pànfilo di Arìstide del borgo di Anagìro, Chèrea
-di Lisìppo del borgo del Pireo... (_i testi citati si avanzano; il
-cancelliere estrae dal vaso[59] la testimonianza e legge_) «Attestiamo
-ch'eravamo in teatro alle feste Dionìsie quando Beoto, figlio di
-Blepiro toricèse, oggi accusatore, presentò una sua commedia così
-brutta che non giunse alla fine, perchè il popolo lo cacciò a fischi, e
-per poco non lo lapidò...»[60]
-
-EUDEM. Basta. Giurate che è vero?
-
-I TRE TESTIMONI (_un dopo l'altro stendendo la mano sul tripode_).[61]
-Giuro. Giuro. Giuro.
-
-EUDEM. Ebbene, o giudici, io non nego che scevro da invidia e purissimo
-sia lo zelo di Beoto: perchè la memoria delle sventure purifica, e i
-fischi a lui toccati nell'arte furon tanti, che nessuno zelo può essere
-più puro del suo. Ad una sua accusa vo' intanto rispondere: ch'abbia
-per me sofferto ingiuria il vero. Voi tutti ricordate di Frìnico, il
-poeta tragico che dilettò i vostri avi: chi sulla scena finse il vero
-più di lui? Tutta la città egli commosse rappresentando la presa e la
-distruzion di Mileto:[62] quand'egli mostrò l'orde persiane irruenti
-al baglior degli incendî per la città devastata, e lo strazio dei
-feriti e moribondi, e le jonie vergini strappate per i capelli agli
-altari, le donne trafitte, i poppanti scannati sul seno delle madri,
-tutti vinse la pietà, e per tutto il teatro fu altissimo pianto: ma
-gli avi vostri condannarono Frìnico a fortissima multa, per averli
-fatti piangere,[63] rappresentando troppo al vero quella disgrazia.
-Giusta e savia condanna! Perocchè a noi le Muse abbiano concesso i
-celesti doni a disvago e conforto dell'anima, non già ad intristirla
-nella contemplazione pura e semplice dei mali.[64] E chi non sa che
-uccisioni, e atti di ferocia, e pietosi casi avvengono tutti i giorni
-intorno a noi?... Incontrai e vidi, qua venendo, un padre piangere
-dirotto sul cadavere dell'unico figlio: io vi giuro, o Ateniesi,
-che egli superava nella verità del pianto ogni istrione, e che nè
-Sofocle nè Euripide mai non dipinsero un dolor come il suo: ed io non
-chiedo riveder finto ciò che i miei occhi han visto già così vero! Ma
-vollero i Numi che, a sollievo de' mali, noi alle Muse sagrificando
-ci levassimo sopra dei dolori umani: e da dolori e da colpe e da
-miserie, brutta discordante miscea, fuor balzasse un mondo di forme
-belle e nascose, parlasse una arcana divina armonia, che i cuori umani
-intendessero... e pure non fosse di quaggiù!... Questo vollero i nostri
-poeti: per questo ammirammo la legge di Tebe che punisce l'artista se
-dalla natura e dal vero non evoca le linee del bello. E tu calunnî,
-o Beoto, quegli altissimi poeti che nominasti: non da utili verità nè
-insegnamenti venne a loro la gloria, ma perchè le menti umane, sull'ali
-de' lor canti leggiadri, sorgendo a più vaste e più lucide sfere,
-ne ridiscesero migliori[65] e più gagliarde allo studio delle utili
-cose!...
-
-TESMOT. Accusato, tu divaghi, e l'acqua scorre!..
-
-1º EL. Sì, sì, taglia corto!...
-
-EUDEM. Grazie, Arconte.... non esco dal tema. Perchè forse è poi vero
-che io abbia detto cose false e messa a capriccio la mia fantasia
-nel posto delle leggi e del costume? Vero forse che io insegni nuovi
-riti coniugali, libertà e diritti di donna e di moglie, a donna e a
-moglie negati?... Ma, o tristo che m'accusi, perchè non accusi anche
-l'ombre del vecchio Cràtino e del divino Aristofane, e di Antìfane,
-e di Alessi, e di Filemone, e di Menandro nostro dai dolcissimi
-amori, a cui le grazie conservino lunghi anni i geniali estri e la
-vita? Provami che le mogli delle lor commedie sbugiardino le mogli
-della mia: o trascinali anch'essi a questa ringhiera, e trascinavi
-Aristotile e Senofonte, che qui nel suolo dell'Attica il nome di
-sposa resero augusto e bello di più alti uffici, di cari diritti,
-di nova dignità.[66] A voi intanto, o giudici, basti la pazienza
-di udir la commedia, e raffrontarla alle leggi, se alcuna d'esse
-violai. Tu (_al cancelliere_) brevemente recita queste: voi appresso
-giudicherete quella. (_Al custode della clessidra_) Ferma l'acqua. (_Al
-cancelliere_) E di' su.
-
-CANC. (_legge_). «La donna è dal padre o dal fratel consanguineo o
-dall'avo paterno data legittimamente in isposa a chi essi credono.
-L'orfana erede è in balìa di chi n'ha il diritto o n'ebbe podestà dal
-tutore».[67]
-
-EUDEM. Ora la terza di Solone sull'orfane.
-
-CANCEL. (_legge_). «L'orfana potrà reclamare che il parente più vicino
-la sposi. Questi dovrà condur l'orfana in moglie o collocarla, dandole
-cinquecento dramme di dote. Se nol fa, l'Arconte potrà obbligarvelo
-sotto multa di mille dramme, sacre a Giunone».[68]
-
-EUDEM. Continua l'altra.
-
-CANCEL. (_legge_). «Anche se la donna fosse già maritata, e le muoia
-il padre e non le restin fratelli, il prossimo parente la chiederà in
-moglie, e il precedente matrimonio sarà sciolto».[69]
-
-EUDEM. Queste, o giudici, le leggi nuziali, conservatrici delle stirpi.
-Passa a quelle dei divorzî.
-
-CANCEL. (_legge_). «Il divorzio ha luogo o per mutuo consenso de'
-coniugi, o promosso dal marito o dalla moglie: se dal marito, è
-ripudio: se dalla moglie, è abbandono.
-
-«Se il divorzio accade per consenso mutuo o volontà del marito, non
-esige intervento del giudice. Se è chiesto dalla moglie per incuria o
-maltrattamenti del marito, la moglie presenta in persona la richiesta
-scritta all'Arconte».[70]
-
-EUDEM. Basta così. Queste savie leggi, o Ateniesi, a noi ha dato
-Solone: voi direte se ad esse scrupolosamente conforme il tema della
-commedia e la condotta di Mènecle non sia. Ben vero costui s'alza e vi
-dice: A Mènecle, ne' panni suoi, per fargli onore, miglior partito era
-scendere, volontaria ombra, fra i morti. E tu che lo affermi, l'avresti
-fatto? Tu che adduci la legge, perchè non l'adduci intera?[71] Perchè
-sapevi che, nel caso di Mènecle, il Senato di andar fra l'ombre
-anzi il tempo non gli avrebbe data licenza. Leggila tutta... Occhio
-all'acqua!...
-
-CANCEL. «Chiunque a cui siasi fatta grave la vita, lo annunzi al
-Senato, esponendone le cagioni: privazione di figli, perdita di
-sostanze, corpo mutilato, o morbo incurabile...
-
-EUDEM. Senti?...
-
-CANCEL. .... e impetrato dal Senato il permesso, beva la cicuta e vada
-pure».[72]
-
-EUDEM. Hai udito le cagioni che la legge enumera? Mi dirai che l'avere
-a sessantacinque anni una sposina di venti, sia compreso dalla legge
-nella rubrica dei morbi incurabili?
-
-BEOTO. Certo.
-
-EUDEM. Ammettiamolo. Chi ti dice che lo ammetteranno, per proprio
-conto, i senatori? E che a tutti poi accomodi di contar in piazza,
-al Senato, malattie di forma così atroce? E se il permesso è negato,
-perchè non parli della pena ai trasgressori?... Dilla tu.
-
-CANCEL. «Se uno si uccida da sè senza licenza, la mano che questo fece,
-sia seppellita separata dal corpo».[73]
-
-EUDEM. E tu, difensor delle leggi, tu volevi da me sulla scena
-l'esempio di un Arconte che le leggi offendesse, o scendesse col
-moncherino alla barca di Caronte, senza la mano per pagar l'obolo e
-ritirare il resto? Ma tagliati la tua che ha scritto più menzogne sulle
-tabelle di quanti abbi capelli sulla testa!...
-
-Che resta adunque delle accuse di questo tristo? Una sola. Aver messo
-in iscena, contro la legge, cittadini Ateniesi col loro nome. Io non
-dirò che la legge, se tale fosse, fu posta da Làmaco, uno dei Trenta
-tiranni, quando la tirannide infuriava tra noi, e che le leggi dei
-Trenta sono a ritenersi abolite...[74] Non dirò che l'attica Musa, nei
-tempi d'oro della libertà nostra, ripudiò i freni come sacrileghi, e
-Pericle istesso, provatosi a porne, vi rinunziò.[75] Non dirò...
-
-TESMOT. Neh, accusato, quello che non dirai, lascialo da parte.
-
-EUDEM. Ebbene, dirò che la legge, se tale foss'anche, costui non l'ha
-letta neppure. Dimmela su.
-
-CANCEL. (_legge_). «Làmaco disse e il Consiglio dei Trenta e il Senato
-decretarono: non sia lecito porre in commedia fatti contemporanei,
-o cittadini reali e viventi col loro nome. Il trasgressore qualunque
-cittadino possa citarlo in giudizio, e scriva la pena».
-
-EUDEM. Dunque la legge parla di fatti contemporanei: ora invece la
-commedia risale ai dì della 100ma Olimpiade, quando Atene raccolse i
-fuorusciti di Tebe, e Pelopida ed Epaminonda prepararono la riscossa.
-La legge parla di cittadini viventi: ora ecco ben sessant'anni che
-il buon Mènecle riposa nel sepolcro degli avi; ecco dieci anni che
-Aglae lo raggiunse, veneranda vecchierella, benedetta dai figli dei
-figli suoi. E se la legge dà al cittadin nominato facoltà di trarre in
-giudizio chi lo nomina, io sbaglierò, ma parmi, o giudici, che per far
-questo egli debba prima di tutto esser vivo... ti pare, o Arconte?...
-
-TESMOT. Sì... mi pare...
-
-EUDEM. Perchè ai morti non è data facoltà di querela, e all'infuori
-di Orfeo, di Teseo e di Ercole non so chi altri fin qui sia tornato
-dalle porte dell'Erebo. Così Mènecle potesse tornarne!... egli, pel
-primo, pregherebbe, o giudici, a me propizio il vostro voto! (_prende
-in mano un ramuscello[76] e lo stende verso i giudici_) Egli ve ne
-pregherebbe, o voi giovani, per la memoria dell'atto suo generoso,
-a cui resero giustizia qui in quest'aula istessa, innanzi a questa
-effigie istessa di Lico eroe, i padri vostri, quando ad essi la parola
-eloquente di Iseo la raccontò. Egli ve ne pregherebbe, o vegliardi, non
-per lo squallore che costui vi minaccia, dei talami solitari, ma per i
-giorni sereni e consolati di affetti cari, che a lui furono compenso
-e letizia della tardissima età. Ben vero, egli non morse, il vecchio
-Mènecle, alla mela cotogna che la legge invita gli sposi a mangiar
-insieme, la notte delle nozze:[77] ben vero, per lui i bianchissimi
-graziosi dentini di giovinetta non furono costretti a cercar nella
-scorza del frutto sacro alla gamèlia Giunone, i solchi di denti gialli
-e tarlati...
-
-1º EL. al 2º. Come i tuoi...
-
-2º EL. Eh già... de' tuoi no certo... non ne hai più...
-
-EUDEM. Ma egli ebbe il conforto, raro concesso a mortali, nell'ora
-suprema, di leggere in isplendide pupille il dolore di lagrime vere...
-Ah no, o giudici, non voi irriderete alla preghiera che di sotterra il
-buon vecchio vi manda per me: non voi raccoglierete la iniqua accusa di
-questo furfante...
-
-BEOTO (_al Tesmoteta_). Arconte!...
-
-TESMOT. (_a Beoto_). Furfante... è un termine di giurisprudenza...
-
-EUDEM. (_insistendo_) ... di questo furfante, leggi invocando dai
-tiranni bandite, o la mia Musa incolpando di corrompere il costume. Ah
-non cambiano i carmi il midollo nelle ossa umane! Da ottanta e più anni
-dorme la vecchia commedia politica, tace e dorme la satira sfrenata,
-lussuriosa di Aristofane, e non perciò del suo silenzio la città e i
-costumi s'avvantaggiarono; oggi sovr'essi il mio collega Filìppide mena
-di nuovo la sferza,[78] e non perciò delle sue sferzate città e costumi
-miglioreranno. Poveri costumi, se non bastarono a salvarvi nè la parola
-di Demostene, nè il sangue dei morti a Cheronea!... Voi tutti le avete
-vedute le patrie fortune cadute in basso coll'andarsene delle patrie
-virtù; le avete vedute le apostasie dei caratteri, e le fedi instabili
-voltarsi al voltarsi dei venti, e i tribuni mutati in cortigiani; e
-le 360 statue inalzate a Demetrio Falerèo, rovesciate all'indomani per
-ergere gli altari al Poliorcète; e le supine adulazioni di Stratocle,
-le bassezze buffonesche di Dromòclide,[79] e la caccia febbrile agli
-uffici, alle ricchezze, ai vili onori: e la viltà fatta abitudine, la
-menzogna eretta in legge, la ciarlataneria surta a costume: _queste
-son le cose_, dirò anch'io col poeta, _queste son le cose, e non già le
-commedie, che mandano il popolo in rovina!_[80] Condannatelo il poeta,
-se offende le leggi della eterna bellezza!... ma voi... voi pensateci
-per vostro conto a quelle eterne della virtù!...
-
- (Durante l'ultima parte dell'arringa, il Tesmoteta e i giudici
- danno segni visibili di stanchezza sonnolenta. Il Tesmoteta abbassa
- più volte la testa sul petto, rialzandola tratto tratto come chi
- combatte contro il sonno. Quando Eudemonippo ha finito e si leva la
- corona, il Tesmoteta rialza, scotendosi, vivamente il capo).
-
-TESMOT. Finito?... (_vede Eudemonippo che si leva la corona_). Ah...
-Passerem dunque, prima dei voti, alla recita della commedia in atti...
-Or quindi, o giudici, l'arringa che udiste...
-
-CANCELL. (_udendo un certo rumore si è mosso dal suo stallo e
-si è appressato ai giudici per vedere che cos'è... poi fa segno
-maliziosamente all'arconte additandoli, e continuando la frase di lui_)
-... li ha già persuasi... (_addita i giudici_) Dormono.
-
-TESMOT. Dormono? (_vivamente all'accusato_). Recita, ch'è il momento
-buono!...
-
-
- (CADE RAPIDAMENTE LA TELA).
-
-
-NOTE
-
-[1] Per quanto riguarda i tribunali d'Atene, gli ordinamenti e riti
-giudiziari, forme del processo, ecc., ecc., rimandasi alle fonti
-precipue e alle sparse notizie in DEMOSTENE, ESCHINE, ISOCRATE, LISIA,
-ISEO, LICURGO e tutti gli altri oratori attici; e in ARISTOFANE e negli
-SCOLII _ad Aristof._, in ispecie alle _Vespe_, alle _Aringatrici_,
-alle _Tesmoforìe_, al _Pluto_. Confr. SCHÖMANN, _Antich. greche_;
-_Antiquitates jur. publ._; _De Areopago et Ephetis_; _De sortitione
-judicum_; _De Dicasteriis_; MEIER e SCHÖMANN, _Der Attische Prozess_;
-PERROT, _Droit public d'Athènes_; MATTHIAE, _De judic. athen._;
-HUDTWALKER, _De arbitr._; MEURSIUS, _Themis attica_; PETIT, _Legg.
-att._, ecc., ecc.
-
-[2] All'infuori dell'Areopago e degli altri quattro tribunali speciali
-dei magistrati detti _Efeti_ (_Pritaneo_, _Delfinio_, _Palladio_ e
-_Freatte_) giudicanti delle cause di omicidi volontari e involontari
-in genere (δίκαι φονικαί) giudicavano di tutte l'altre cause civili
-e penali i giudici popolari o cittadini giurati, 6000 di numero
-(_dicasti_ od _eliasti_), scelti a sorte ogni anno fra tutti i
-cittadini non minori dei trenta anni, e integri di fama e di diritti
-politici e civili (ἐπίτιμοι). Cinque mila erano giudici effettivi;
-mille supplenti. Distribuivansi i 6000 in 10 tribunali, ossia sezioni
-o decurie (δικαστήρια), quant'era appunto il numero delle tribù (SCOL.
-in ARISTOF., _Pluto_); e _dicastero_ diceasi non pur la sezione,
-ma anche il luogo o tribunale a ciascuna assegnato per tenervi i
-giudizi. Designavansi le 10 sezioni per una lettera dell'alfabeto,
-dall'Α alla Κ, che veniva scritta in rosso sulla porta del tribunale
-rispettivo: indi, _giudicare nella lettera tale_ (εν τινι γράμματι
-δικάζειν) equivaleva essere assegnato a questo o quel tribunale (cfr.
-ARISTOF., _Plut._, V. 277). Così ogni anno, insieme alla estrazione
-dei giudici cittadini (fatta dai Tesmoteti, per tribù) estraevasi a
-sorte anche la lettera indicante il dicastero a cui ciascun d'essi era
-assegnato. Compiuta la sortizione, a ciascun giudice veniva data una
-tabella di bronzo (πινάκιον) con su scrittovi il suo nome e la lettera
-del dicastero assegnatogli, e impressovi il _gorgònio_, stemma della
-città. Questa tabella era il distintivo della sua carica di quell'anno,
-e il cittadino giurato la recava seco ogni giorno di giudizi, alle
-estrazioni mattutine dei dicasteri di quel dì. Perocchè non sempre,
-e ben rado, tutti e 10 i tribunali simultaneamente sedevano; ma
-nei giorni che v'erano cause a trattare, tutti i giudici cittadini
-convenivan la mattina nell'agora, dove l'arconte estraeva dall'urna
-a sorte tante lettere o sezioni a seconda del numero de' processi di
-quella giornata, e a sorte assegnava in quali tribunali le sezioni
-estratte dovessero raccogliersi a giudicare. Poi, siccome ciascun
-tribunale distinguevasi da un colore suo proprio, così ai giudici
-delle sezioni estratte per quel dì veniva consegnato un bastone di
-forma speciale (βακτηρία, σκίπων) terminante in una specie di globulo
-(βάλανον); bastone dell'uguale colore del dicastero assegnato, e
-colla lettera del medesimo pure scrittavi sopra (ARISTOF., _Vesp._,
-v. 727; SCOL., V. 1105; SCOL., _Pluto_, 277). Oltre questo bastone
-che serviva ai giudici per sapere a quale dicastero recarsi e per
-farvisi riconoscere alla porta, il Tesmoteta, presidente del tribunale,
-consegnava a ciascuno d'essi una _téssera_ (σύμβολον), che l'egregio
-Mariotti a torto confonde col πινάκιον dinanzi accennato. Quello era il
-distintivo della carica annua, e ognuno dei 6000 eliasti l'aveva con sè
-(quel che sarebbe pei deputati nostri la medaglia); il σύμβολον invece
-era un _gettone di presenza_ che al giudice veniva dato per andare a
-ricevere la mercede del giudizio.
-
-Quanto al numero dei giudici popolari sedenti in ogni causa, i giudici
-effettivi essendo 5000, risultava il numero ordinario per ciascun
-tribunale di 500 giudici. Se però di cause gravi trattavasi, adunavansi
-anche due, tre o più sezioni in un tribunale solo: e s'aveano così
-tribunali sedenti di 1000 o 2000 giudici, o magari composto di tutte
-e dieci le sezioni riunite. Viceversa, per le cause minori, talvolta
-neppure raccoglievasi una sezione intera. Due o tre centinaia anche
-bastavano: solo curando dispari il numero per evitare nei voti la
-parità. E innanzi alle porte del tribunale destinato s'estraeva di
-giudici o supplenti quanti per quella tal causa bisognavano (ISOCR.,
-_Areopag._, c. 20). Cfr. SCHÖMANN, MEIER, ecc.
-
-[3] Distinguevansi, come sopra fu detto, ciascuno da un proprio colore,
-i tribunali ove recavasi volta per volta l'una o l'altra delle 10
-sezioni o _lettere_ a giudicare (SCOL. in ARISTOF., _Vespe_; POLLUCE,
-VIII). E pare il lor numero fosse anche più dei 10 (senza contar
-l'Areopago e i 4 altri degli _Efeti_); la maggior parte situati intorno
-a l'Agora o Foro. Due di essi dal colore prendevano anche il nome, come
-appunto il _Verde_ (Βατραχιοῦν) e il _Rosso_ (Φοινικιοῦν), nominati in
-Pausania, I, 28. Oltre questi, ricordansi il _Trigono_ o _Triangolare_,
-il _Metioco_ o _Callio_, il _Nuovo_, il _Maggiore_, il _Medio_ e il
-_Liceo_, presso al tempio di Lico. Anche l'_Odeone_ serviva a giudizi
-popolari (ARISTOF., _Vespe_). Ma il più noto di questi tribunali era
-l'_Eliea_, che era un luogo spazioso a cielo aperto, come indica il
-nome: probabilmente lo si sceglieva a preferenza quand'era il caso di
-raccogliere più sezioni insieme per i giudizi più gravi; ond'è che il
-nome di _eliasti_, particolare ai giudici che andavano a sedervi, passò
-nell'uso come sinonimo di _dicasti_, ad indicare complessivamente tutti
-i giudici cittadini, anche degli altri dicasteri.
-
-Il _Batrachio_ qui nominato fu da taluno per errore confuso col
-_Parabisto_, ch'era un altro tribunale ove sedevano gli _Undici_,
-magistrato esecutore delle sentenze di morte, e sovrastante al giudizio
-dei furti.
-
-[4] Cfr. ARISTOF., _Vespe_, v. 90. POLLUCE, VIII, 133.
-
-[5] Cfr. ARISTOF., _Vespe_, v. 775, 830. «Vuoi tu citare senza che vi
-siano gli steccati, che primi a noi sogliono apparire tra le cose sacre
-del giudizio?» _ibid._
-
-[6] A un picchetto di questi arcieri, per lo più traci o sciti, era
-affidato, durante l'udienza, l'ordine nella sala, e il mantener la
-quiete fra il publico numeroso dei curiosi. POLLUCE, VIII, 131. MEIER,
-_Att. Pr._
-
-[7] Lico, figlio di Pandione, antico re d'Atene, pare venisse
-onorato di culto particolarmente come patrono dei giudizî. Sorgeva
-il suo simulacro all'ingresso della maggior parte dei tribunali e
-precisamente nel luogo dove i giudici uscendo riscotevano i tre oboli.
-Cfr. in ARISTOF., _Vespe_, l'apostrofe dell'eliasta Filocleone: «O
-Lico signore, eroe a me vicino, tu al pari di me sempre t'allegri
-per le lagrime degli accusati e solo degli eroi volesti aver sede
-appo chi piange», v. 389 seg. Cfr. v. 819. Presso alla statua di Lico
-radunavansi anche, innanzi al giudizio, gli eliasti che si lasciavan
-corrompere e che vendevano il voto alle parti, per contrattare colle
-medesime il prezzo.
-
-[8] «Conviene che ognuno di voi, giudici, si faccia vicino alla
-ringhiera (ἄχρι τοῦ βήματος) per dare un voto santo e giusto...»
-DEMOST., _Falsa legaz._, 441.
-
-[9] POLLUCE, VIII, 113. ESICHIO, SUIDA. Cfr. MEIER, _Att. Pr._, 716.
-
-[10] Premettevasi alla udienza (che cominciava la mattina per tempo,
-ogni processo dovendo finirsi nel dì) una purificazione religiosa e una
-preghiera recitata dall'araldo. ARISTOF., _Vespe_. «Ora alcuno porti
-subito il fuoco e rami di mirto ed incenso, per porgere innanzi tutto
-le preghiere agli dei» v. 860 seg.
-
-[11] Cfr. ARISTOF., _Vespe_, 811 seg., v. 906.
-
-[12] ARISTOF., _Lisistr._, v. 798.
-
-[13] Per i criteri da me seguiti nel compilare il testo di questa
-formula, cfr. ARISTOF., _Tesmof._, v. 331-371; _Vespe_, v. 863 segg.
-DEMOST., _C. Aristocr._, 652-653; _C. Timocr._, 746-747; _Corona_, 319,
-28. ANDOCIDE, _Misteri_, 13, 23.
-
-[14] V. la formula del giuramento annuo degli eliasti, in DEMOST.,
-_C. Timocr._, 746: «Darò il voto conforme alle leggi e ai decreti
-del popolo ateniese e del Senato dei Cinquecento. Nè voterò per la
-tirannide nè per l'oligarchia. Nè se alcuno opprimerà la libertà del
-popolo o parlerà o voterà contro di essa, io lo consentirò, come
-non consentirò la remissione dei debiti privati nè la spartizione
-delle terre o delle case. Non richiamerò i fuorusciti o i condannati
-a morte; nè scaccierò i cittadini residenti in città, contro le
-disposizioni delle leggi, del popolo e del Senato. Non lo farò, nè
-consentirò lo faccia altri. Non nominerò a magistrato chi non abbia
-dato conto di altri uffici esercitati... Nè due volte nominerò pel
-medesimo magistrato il medesimo cittadino, nè consentirò ch'egli
-eserciti due ufficj nello stesso anno. Non accetterò doni per il
-giudizio nè permetterò che altri, me consapevole, ne accetti, nè
-consentirò artificj o frodi. Non ho meno di trent'anni di età.
-Ascolterò l'accusatore e il difensore con animo eguale e sentenzierò
-sulla questione. — Sarà giurato in nome di Giove, Nettuno e Cerere e
-imprecato la ruina a sè e alla casa sua in caso che siano violate le
-cose dette. Per contro a chi le osserverà, molte prosperità verranno».
-Quanta sapienza civile di popolo libero in poche linee! Questo
-giuramento era prestato al cominciar d'ogni anno, in luogo spazioso
-detto Ardetto, in riva all'Ilisso, dai cittadini che vi si radunavano
-per l'estrazione a sorte dei 6000 giudici dell'anno. Cfr. SCHÖM.,
-_Sort. jud._
-
-[15] ἐπαρᾶσθαι ἐξώλειαν ἑαυτᾧ και οἰκήᾳ τῇ ἑαυτου, DEMOST., _C.
-Timocr._, 746. ἐπιορκοῦντι δ’ἐξώλη αὐτὸν ειναι καὶ γένος. ANDOC.,
-_Mist._, κακῶς ἀπολέσθαι τοῦτον αὐτὸν κᾠκίαν, ARISTOF., _Tesmof._, v.
-349.
-
-[16] Cfr. ARISTOF., _Vespe_, v. 891. Cominciato il giudizio, (la
-mattina per tempo), i giudici arrivati in ritardo restavano esclusi, e
-così perdevan la paga. Cfr. _Vespe_, v. 775: «E se anche t'alzerai da
-letto a mezzogiorno, nessun Tesmoteta ti _farà più chiudere fuori dei
-cancelli_».
-
-[17] Così era detta per celia la paga dei tre oboli, che i giudici
-pigliavano. κωλακρέτου γάλα πίνειν, ARISTOF., _Vespe_, V. 724.
-
-[18] Sulle formule di accuse, cfr. gli esempi varî in DEMOSTENE e negli
-altri oratori: e l'accusa contro Socrate in PLATONE, _Apologia_, e
-quella contro Alcibiade, PLUT., _Alcib._ Cfr. ARISTOF., _Vespe_, 894.
-
-[19] _Munichione_, il 10º mese attico (dal 15 aprile al 15 maggio). Sul
-lunario ateniese, cfr. note all'_Alcibiade_.
-
-[20] Cfr. ESCHINE, _C. Ctesif._ DEMOST., _Corona_.
-
-[21] La pena ora era lasciata dalla legge al giudizio dell'Eliea
-(cfr. DEMOST. _C. Mid._ PLAT. _Apol. Soc._), ora iscritta nella legge
-stessa che contemplava il reato e nel testo dell'accusa proposta. Cfr.
-DEMOST., _C. Timarc._ ARISTOF., _Vespe_, 897.
-
-[22] ἔως δέ τοῦ ἀποτῖσαι εὶρχθήτω. DEMOST. _C. Timarc._, 3, 17.
-
-[23] Si affiggevano in publico, tempo innanzi il dibattimento perchè
-ognuno interessato potesse prenderne notizia: «affinchè ognuno
-leggesse sotto le statue degli eroi: Eutemone Lusiese diè querela
-di posto abbandonato a Demostene Peaniese». DEMOST., _C. Midia_.
-Quest'affissione era prescritta anche per le leggi che i cittadini
-proponevano, avanti sottoporle al Senato e all'assemblea: «Se
-bisogneran nuove leggi, i Tesmoteti le scrivano nelle tavole e le
-espongano innanzi alle statue degli eroi, all'esamina di ognuno».
-ANDOC., _Misteri_.
-
-[24] Questo giuramento (ἀντομωσία) era dato dalle due parti innanzi al
-Tesmoteta nell'istruttoria del processo precorrente il dibattimento,
-l'accusatore giurando della verità dell'accusa, l'accusato della
-propria innocenza. Cfr. PLAT., _Apol._ MEIER, _Att. Pr._, 624.
-
-[25] αίγα, κάθιξε. σὺ δ’ἀναβὰς κατηγόρει. ARISTOF., _Vespe_, 905. Era
-prescritto per legge che ciascuna delle due parti perorasse da sè la
-propria causa (QUINT., _Inst._, II): gl'incapaci a difendersi da sè,
-si faceano scrivere da altri o da parenti o da avvocati di grido che ne
-facean professione (_logògrafi_) le arringhe che poi per proprio conto
-recitavano. Cfr. _Vite X Or._ DEMOST., _C. Leocar._ Tutt'al più, a
-volte concedevasi che la parte limitasse il suo discorso a un semplice
-esordio, dopo il quale cedeva la parola a un amico od orator di
-mestiere che parlasse per lui (_sinègoro_). Così nella orazion contro
-Neera Teomnesto accusatore, dopo un breve proemio, cede la parola al
-proprio parente Apollodoro. Gli oratori parlavano dalla ringhiera,
-in piedi e postasi in capo la corona; quando non era il loro turno di
-parola, sedevano; e finito di parlare, deponevano la corona. ARISTOF.,
-_Eccles._, v. 163. Cfr. MEIER, _Att. Pr._, 707.
-
-[26] «Prima di parlare mettiti in capo questa corona. Fate silenzio,
-state attenti. Ecco, _già si spurga il naso, come usano gli oratori_,
-(χρέμπτεται γὰρ ἤδη, ὃπερ ποιοῦσ’. οἱ ῥήτορες) È probabile che farà un
-lungo discorso». ARISTOF., _Tesmof._, 381, 382. _Ecclesiaz._, v. 131.
-
-[27] Cfr. BARTHEL., _Anac._, cap. 18. A dar meglio idea dell'attenzione
-dei giudici nel corso del dibattimento, ARISTOFANE ti mette in iscena
-per ischerzo anche il vecchio eliasta che durante le arringhe delle
-parti sta mangiando la minestra (_Vespe_, v. 906).
-
-[28] Σίγα, σιώπα, πρόσεχε τὸν νοῦν. ARISTOF., _Tesmof._, 381.
-
-[29] Colla clessidra (che noi chiameremmo orologio ad acqua, benchè
-non fosse precisamente la stessa cosa, cfr. MEIER, _Att. Pr._, 715)
-misuravasi, com'è noto, il tempo concesso alle arringhe delle parti
-nei processi d'importanza. Nei processi inconcludenti e in alcuni di
-data specie, come la querela di maltrattamento, non s'usava clessidra
-(cfr. _Harpocr._) e la misura del tempo lasciavasi probabilmente
-al discreto giudizio del presidente. Questi eran detti _processi
-senz'acqua_. Secondo la maggiore o minor gravità della causa variava
-la quantità e misura dell'acqua accordata; tante anfore per la tal
-causa, tante anfore per la tal'altra. Così per es. nella querela
-di _falsa ambasceria_ (παραπρεσβείας γ.) eran concesse a ciascuna
-parte undici anfore (ESCHIN., _Falsa amb._); nelle cause di eredità
-concedeasi a ogni parte un anforeo, e nelle repliche la metà, ossia tre
-coe (DEMOST., _C. Macart._) L'acqua veniva fatta misurar dall'arconte
-all'udienza, come vedi nell'orazione contro Macartato. Nella misura
-dell'acqua non era compreso il tempo impiegato alla lettura degli atti,
-leggi, decreti o testimonianze: perciò l'oratore, quando stava per far
-dare lettura di documenti, o chiamar testi, ordinava al custode della
-clessidra di fermar l'acqua. (πίλαβε τὸ ὕδωρ, cfr. DEMOST., _C. Stef._,
-1103; _C. Eubul._, 1305, ecc. ISEO, _Ered. Menec._, 221, ecc.)
-
-[30] «Procura di arringare in bel modo, appoggiandoti con decoro sul
-bastone». ARISTOF., _Ecclesiaz._, v. 150.
-
-[31] «Se alcuno vuol contraddirmi, venga qua, gli cedo l'acqua».
-DEMOST., _Falsa legaz._ «Quelli che mi affermano menzognero, vengano
-qua, si servano dell'acqua mia (_parlino nella mia acqua_, ἐπὶ τοῦ ἐμοῦ
-ὕδατος) per isbugiardarmi testimoniando». DEMOST., _C. Eubul._ «Indichi
-Eschine le sue proposte in pro della patria; se ci sono, le palesi e io
-gli cedo l'acqua». DEMOST., _Corona_. Cfr. ANDOC., _Mist._
-
-Per esempio opposto, in altre arringhe demosteniche l'oratore lamentasi
-spesso che a dir tutto non gli basti l'acqua. «A voler isbugiardare
-i testimoni l'acqua non mi basterebbe». DEMOST. _C. Stef._; I. _C.
-Neera_; _C. Macart._, ecc.
-
-[32] L'ipocrisia di questi esordî era in voga tra gli oratori, allora
-come oggi: tanto più frequente e necessaria in città dove l'accusa
-publica, fatta diritto di ciascun cittadino, allettava gl'ignobili
-sicofanti a servirsene a lucri e a vendette personali. «Non per desio
-di litigi, in nome degli dei, introdussi o giudici questa causa contro
-Beoto». DEMOST., _C. Beot._ «Nessuno di voi, Ateniesi, si avvisi che
-per privata inimicizia io venga qua accusator di Aristocrate». DEMOST.,
-_C. Aristocr._ «Non per ruggine nè voglia di litigar con Leocrate ho
-dato questa accusa contro lui, ma perchè reputavo vergogna lasciar
-libero nella piazza un tanto vitupero della patria». LICURGO, _C.
-Leocr._ Cfr. LISIA, _C. Filone_, ecc.
-
-[33] L'accusatore che ritirava una publica accusa da lui promossa,
-o che non otteneva nei processi il quinto dei suffragi pagava nelle
-cause civili un obolo per ogni dramma, ossia la multa del sesto della
-somma in litigio; nelle cause penali, come questa, era multato in 1000
-dramme, più la perdita del diritto di accusare e di star in giudizio.
-(DEMOST., _C. Teocrine_; _Corona_). Nelle cause religiose era aggiunta
-anche l'infamia.
-
-[34] Cfr. PLAT., _Apol. di Socr._
-
-[35] Su queste invocazioni, cfr. LICURG., _C. Leocr._; DEMOST.,
-_Corona_; ARISTOF., _Ecclesiaz._, v. 171.
-
-[36] Il tempio di Cibele (_Metròo_), nell'agora presso il Senato,
-era anche l'archivio ove custodivansi le leggi scolpite in pietra e i
-decreti del popolo. «Ditemi, o cittadini, se un uomo entrato nel tempio
-della gran madre vi raschiasse una sola legge, non lo uccidereste voi?»
-LICURGO, _C. Leocr._ «La sua rinunzia si conserva fra le scritture
-pubbliche nel Metroo, dove sono affidate alla custodia di un cittadino.
-Ivi sta scritto il decreto col nome suo». DEMOST., _Falsa legaz._, 381.
-
-[37] «_Bdelic._ Ed io noterò semplicemente per memoria quanto egli
-dirà». ARISTOF., _Vespe_, 540, 559. Così i giudici come gli oratori
-eran forniti dell'occorrente per prender note. Cfr. _Vespe_, 529:
-«tosto qui alcuno mi porti il mio cofanetto» (κθστη, ch'era la cartella
-con l'occorrente per iscrivere, tavolette e stili, σανίδας καὶ γραφάς,
-_Vespe_, 848).
-
-[38] τριταγωνιστής, _istrione da terze parti_, una delle garbatezze
-più frequenti che gli avvocati tra loro si regalavano, dacchè era
-venuto di moda, col moltiplicarsi dei giudizi e dei rétori, l'enfasi
-del declamare e gesticolare. D'altronde (e ciò valga per questo ed
-altri epiteti delle arringhe di Beoto ed Eudemonippo), gli oratori
-attici in genere e Demostene in ispecie, non brillavano precisamente
-per l'eccessiva urbanità. Merita conto di notarlo per coloro che usano
-spesso a rovescio la parola _atticismo_ e si imaginano che l'atticismo
-antico consistesse, anzichè nella purezza dell'idioma, nell'uso delle
-frasi gentili. Basti un esempio per tutti, la graziosa raccolta di
-paroline dolci che Demostene regala al suo avversario Eschine, tutte di
-un fiato, in un solo discorso: «Che core, o istrion da dozzina, doveva
-essere il mio, quando io consigliavo la città?» (_Corona_, 297); e
-poi da capo: «Che gli Dei e gli uomini tutti ti annientino, scellerato
-cittadino, istrione da terze parti!» (_Cor._, 335); e poi: «Ciarliero,
-imbroglione, pestifero vasello di frodi, copista che va declamando
-paroloni a somiglianza d'un tragico» (_Cor._, 269); e avanti ancora:
-«Ma può mai darsi un più ribaldo ed esecrabile calunniatore di costui?»
-(_Cor._, 298) e seguita: «se andava attorno cogli altri, solenne
-birbante è costui...» (_Cor._, 300). E i complimenti non finiscono lì:
-sebbene per un discorso solo potrebbe parere che bastino.
-
-[39] Superfluo avvertire che l'eloquenza dell'accusatore Beoto (per
-contrapposto a quella di Eudemonippo) è qui presentata come quella
-appunto d'un sicofante declamatore e tronfio, giusta la descrizione di
-Demostene (_Cor._, 269).
-
-[40] Giudici che interrompono l'oratore o interloquiscono nell'arringa
-— cfr. DEMOST., _C. Stef._, I, 1128; _C. Macart._, 1060; _C. Spudia_,
-1033; _C. Beot._, 1022, 1024.
-
-[41] ἐπίλαβε τὸ ὕδωρ. DEMOST., _C. Stef._, I, 1103; _C. Eubul._, 1305,
-7; e altrove. ISEO, _Ered. di Mènecle_, 221; _di Pirro_, 21, ecc. Cfr.
-nota 30.
-
-[42] La lettura dei documenti e delle leggi citate in appoggio
-era fatta all'udienza, non dall'oratore, ma dal cancelliere. V. in
-DEMOSTENE e negli altri oratori. Della tavoletta o πινάκιον, distintivo
-degli eliasti, V. sopra, n. 2: del _giuramento degli eliasti in
-Ardetto_, n. 15.
-
-[43] τὰς μὲν γὰρ ἑταίρας ὴδονἦς ἕνεκ’ ἔχομεν.... τὰς δὲ γυναῖκας τοῦ
-παιδοποιεῖσθαι γνησίως καὶ τῶν ἔνδον φύλακα πιστην ἔχειν. DEMOST., _C.
-Neera_, 1386.
-
-[44] «Chi vuol contraddirmi, sorga e _parli nella mia acqua_» ἀναστὰς
-ἐν τῷ ἐμῷ ὕδατι, εἰπάτω. DEMOST., _Falsa leg._, 359; _Cor._, 274.
-
-[45] DEMOST., _Cor._, 269, 273 e in cent'altri luoghi.
-
-[46] Cfr. ARISTOF., _Nubi_, v. 986.
-
-[47] Cfr. ARISTOF., _Rane_, v. 1030-1036.
-
-[48] τοῖς μὲν γὰρ παδαρίοισιν — ἔστι διδάσκαλος ὅστις φράξει, τοῖς
-ηβῶσιν δὲ ποιηταί. AR., _Rane_, 1054.
-
-[49] «Io voglio citarvi anche i versi di Omero, il qual poeta fu
-tenuto così eccellente dai nostri padri, che per legge decretarono
-recitarsi le poesie di lui solo e non d'altri, ogni cinque anni, nelle
-Panatenee». LICURGO, _C. Leocr._ Eliano fa autore di questa legge
-Ipparco, il figliuol di Pisistrato, il primo che portò i poemi omerici
-nell'Attica. Cfr. PLAT., _Ipparco_.
-
-[50] Cfr. DEMOST., _C. Neera_, 1382: «τί δέ καὶ φήσειεν ἂν ὒμῶν ἕκαστος
-εὶσιὼν πρὸς τὴν ὲαυτοῦ γυναῖκα ἢ θυγατέρα... ἐπειδὰν ἔρηται ὑμᾶς ποῦ
-ἦτε, καὶ εἲπητε ὅτι ἐ δικάξομεν, ecc., ecc.» Cfr. ARISTOF., _Lisistr._,
-V. 512 seg.
-
-[51] Cfr. DEMOST., _Corona_, 297: ’Αλλ’ ουκ ἔστιν, οὐκ ἔστιν... μὰ τοὐς
-Μαραθῶνι, ecc., ecc.
-
-[52] Si davano i suffragi ne' giudizi in varie maniere, per via di
-piccole conchiglie, o per lo più di fave o di pietruzze (ψ ῆφοι)
-bianche per l'assoluzione, nere per la condanna: oppure per mezzo di
-pallottoline (σπόνδυλοι), le une nere e forate, le altre bianche ed
-intere; le forate per condannare, le intere per assolvere. ESCH., _C.
-Timarc._; LUCIANO, _Apol. Paras._
-
-[53] «Bada che l'ira nel rispondergli non ti porti di là dagli ulivi»,
-ἐκτὸς τῶν ἐλαῶν. ARISTOF., _Rane_, 995.
-
-[54] «Perchè egli era il primo a parlare, stravolse la lite, e col
-leggere molte cose e col mentire commosse i giudici di guisa, che non
-vollero neanche udire la mia voce. Così condannato all'ammenda della
-sesta parte, senza aver ottenuto di far la mia difesa, me ne andai
-triste e malcontento». DEMOST., _C. Stefano_, I. In simili casi i
-giudici vociferavano in coro al malcapitato di scendere dalla tribuna,
-gridandogli: _abbasso! abbasso!_ κατάβα, κατάβα, κατάβα ARISTOF.,
-_Vespe_, 979. E così nelle _Vespe_ è preso dal vero perfettamente il
-bozzetto satirico del vecchio eliasta, impaziente di condannare dopo
-udita una parte sola: «_Bdelic._ Per gli dei, o padre, non pronunziar
-la sentenza prima di aver udite tutte e due le parti. _Filoc._ Mio
-caro, la cosa e già chiara e parla da sè». _Vespe_, 920.
-
-[55] «Dimmi un po' quali lusinghe non può un giudice ascoltare?...
-Chi piange la sua miseria; chi ci narra favole e qualche storiella
-da ridere di quelle di Esopo; chi fa il buffone affinchè io rida e
-deponga, nel giudicare, lo sdegno». ARISTOF., _Vespe_, v. 564. Cfr. v.
-1259.
-
-[56] V. PLUTARCO, _Demostene_. Cfr. le note al mio _Alcibiade_, p. 215.
-
-[57] «Costui si vanta tanto della sua voce, che confida di far con
-essa molta impressione su di voi. Ma sarebbe assurdo che, mentre lo
-scacciaste a fischi dal teatro, qui gli faceste lieta accoglienza
-soltanto per la sua voce sonora». DEMOST., _Falsa legaz._ Cfr.
-_Corona_, 269.
-
-[58] Κάλει μοι τοὺς μάρτυρας. DEMOST., ecc. I testimoni non deponevano
-all'udienza, ma vi confermavano con giuramento le testimonianze
-scritte, date da essi nell'istruttoria o quelle loro deferite
-dall'oratore anche avversario. «A conferma del mio dire addurrò
-in testimonio Aristofane Olintio. Chiama Aristofane e _leggi_ la
-testimonianza di lui». ESCHINE, _Apol._ «Chiama Egesandro per cui
-scrissi la testimonianza più modesta che non chiedano i suoi costumi...
-ma so bene che spergiurerà». ESCHINE, _C. Timarco_.
-
-[59] ἐχῖνος. (HARPOCR.; SCOL. in ARIST., _Vespe_, 1427). Era un vaso
-di terra o di metallo nel quale si deponevano e custodivano i documenti
-presentati nella istruttoria del processo. Cfr. MEIER, _Att. Pr._, 691.
-
-[60] Cfr. DEMOST., _Falsa legaz._ «Sarebbe assurdo che mentre voi,
-giudici, udendo costui (Eschine) rappresentare Tieste e le sventure
-di Troja, lo cacciaste di teatro a fischiate, e quasi lo lapidaste,
-tanto ch'egli abbandonò l'arte dello istrione, ora ch'egli, non già
-sulla scena, ma coi fatti danneggia la repubblica, gli faceste lieta
-accoglienza» p. 449.
-
-[61] «I testimoni parlino senza paura e giurino _toccando le cose
-sacre_». LIC., _C. Leocr._ Il giuramento veniva dato secondo i casi
-espressamente a voce («_giuriamo: eravamo presenti_» DEMOST., _C.
-Stef._, 1, 1109), oppure anche tacitamente, confermando col solo gesto
-la testimonianza scritta o già giurata prima nell'istruttoria: come
-nell'esempio in DEMOST., _C. Midia_, 560.
-
-[62] Anno 498 av. l'E. V. (_Olimp._, 70, 3). Nell'anno stesso dello
-avvenimento rappresentò Frinico in Atene la sua tragedia: _La presa di
-Mileto_.
-
-[63] ERODOTO. Cfr. MÜLLER, _Ist. Letterat. Gr._, II, 35; BECQ DE
-FOUQUIÈRES, _Aspasie_.
-
-[64] Cfr. un passo del comico Similo, _ex inc. fab._, presso STOBEO, 60.
-
-Rispetto alle teorie estetiche qui svolte da Eudemonippo, giovi
-confrontare anche tutta la scena della contesa fra Eschilo ed Euripide,
-nelle _Rane_ di ARISTOFANE. Caratteristico e curioso in ispecie quel
-passo: «_Eurip._ Forse che non esposi in iscena la storia di Fedra
-esattamente vera come stava? _Eschil._ Sì, per Giove, l'hai esposta
-come stava. Ma ciò che è turpe il poeta deve celarlo, non esporlo,
-nè metterlo in iscena» v. 1052-3. Tanto è vero, che certe polemiche
-di oggidì, e certe teorie veriste nelle quali taluni si credono avere
-inventata la polvere da sparo, giravano già nel mondo dell'arte qualche
-secolo prima che nascessero i veristi della giornata.
-
-[65] «_Esch._ Per che cosa si deve ammirare il poeta? _Eurip._ Perchè
-prepara cittadini migliori alla città». ARISTOF., _Rane_, 1008-9.
-
-[66] Vedi in ARISTOTILE, _Morale a Nicomaco_, VIII. Cfr. _Polit._, I,
-cap. 1, 5; II, cap. 2; e in SENOFONTE, _Economico_, VII, lo squisito
-bozzetto della moglie d'Iscomaco. Cfr. fra le molte opere moderne, che
-trattarono della posizione morale e giuridica della donna di famiglia
-ateniese, l'eccellente studio di LALLIER, _La femme dans la famille
-athénienne_.
-
-[67] DEMOST., II, _C. Stef._ Cfr. MEURSIUS, _Themis Attica_, 34.
-
-[68] MEURSIUS, _Them. Att._, 35. Cfr. TERENZIO, _Phormio_; DIOD. SIC.,
-XII.
-
-[69] ISEO, _Eredità di Pirro_, § 64.
-
-[70] PLUT., _Alcib._, VIII; CRATINO, _La bottiglia_, framm. PETIT,
-_Leg. Att._; SCHÖM., _Antiq. Jur. Pub._, 343; MEIER, _Att. Pr._, 558;
-MARIOTTI, _Demost._, III, 541.
-
-[71] Di oratori travisanti o mutilanti furbescamente il testo delle
-leggi che citavano, vedi esempio: «Non ti vergogni di accusarmi per
-invidia e scambiar leggi e smozzicarle, invece di allegarle intere a
-chi ha giurato di sentenziare secondo le leggi?» DEMOST., _Corona_,
-268.
-
-[72] LIBANIO, _Decl. X._ cfr. MEURSIUS, _Them. Att._, 52.
-
-[73] ἐὰν τις αὺτόν διαχρήσεται, τὴν χεῖρα, τὴν τοῦτο πράξασαν, χωρὶς
-τοῦ σώματος θάπτομεν. ESCHINE, _C. Ctesif._
-
-[74] «Le cose operate sotto i 30 e le sentenze date, private o
-pubbliche, non siano valide». DEMOST., _C. Timocr._ Vedi nella stessa
-arringa anche il testo del decreto di Diocle.
-
-[75] Al tempo di Pericle, e mentre più fioriva il poeta comico Cratino,
-nell'anno 440 av. l'E. V. fu portato primamente un decreto, che frenava
-la libertà degli scherzi nelle commedie. Questo decreto prese il nome
-da Morichide, ch'era l'arconte di quell'anno. Ma questo decreto fu
-abrogato di lì a soli 3 anni, nel 437, essendo arconte Eutimene. Venne
-posteriormente, a regolare la licenza sfrenata degli attacchi, un
-decreto così detto di Siracosio, che proibiva attaccare i cittadini
-direttamente per nome (μὴ κωμῳδεῖν ὀνομαστὶ): ma il divieto proteggeva
-gli uomini politici come tali, non come privati. E che il decreto,
-nel fiorire della democrazia ateniese, subisse larghissimi strappi,
-lo prova ampiamente la virulenza degli attacchi di Aristofane contro
-il demagogo Cleone, nelle _Vespe_. Ma allorquando la libertà ateniese
-cadde, per la disfatta di Egospotamo, e Sparta impose ad Atene la
-oligarchia dei trenta tiranni, era evidente che la commedia, colla
-libertà nata e cresciuta, dovesse seguirne per la prima le sorti. E
-così Lamaco, forse più che altro richiamando in vigore e completando
-con più rigorose sanzioni quel decreto caduto in dissuetudine, recò
-alla commedia antica l'ultimo colpo con il decreto ch'ebbe nome da lui
-e che vietava assolutamente porre in iscena i viventi. Cfr. CAPPELLINA,
-_Pref. ad Aristof._; SCHLEG., _Letter. dram._; MÜLLER, _Istit. lett.
-gr._; MEURSIUS, _Them. Att._ II, 20; PETIT, _Leg. Att._, 79.
-
-[76] «Vedo qualcuno sedente al tribunale e protendente il ramoscello
-dei sùpplici». ARISTOF., _Pluto_, 382. Tutto era buono agli accusati
-per cercar perorando d'impietosire i giudici: e se il ramoscello de'
-supplicanti non bastava, si faceano venir intorno i vecchi parenti,
-le mogli, i bambini, come vedi in ESCHIN., _Apol._ Tutta questa
-perorazione o digressione supplichevole di Eudemonippo appartiene
-appunto al genere di quelle di che gli oratori ne' giudizi popolari
-dell'Eliea facean maggior uso, ma che erano rigorosamente vietate
-davanti al tribunale dell'Areopago. Cfr. MEIER, _Att. Pr._, 719.
-
-[77] Prescrisse Solone, che «la sposa rinchiusa collo sposo in una
-stanza, a mangiar abbia con lui una mela cotogna, e sia obbligato il
-marito della ereditaria di giacere con essa almeno tre volte il mese».
-PLUT., _Solone_.
-
-[78] Il processo, non bisogna dimenticarlo, ha luogo intorno ai tempi
-di Demetrio Poliorcete nel breve intervallo di respiro lasciato alla
-democrazia ateniese, fra il cader delle sorti di questo principe e
-il ristabilirsi definitivo del giogo macedone. A quell'epoca fiorì
-Filippide, poeta comico della commedia nuova, acerbo flagellatore nelle
-sue commedie delle smaccate, vergognose adulazioni prodigate a Demetrio
-dal popolo ateniese, e in ispecie dai demagoghi cortigiani Stratocle e
-Dromoclide. Vedi i suoi versi riferiti in PLUTARCO, _Vita di Demetrio_,
-c. 12.
-
-[79] PLUTARCO, _Vita di Demetrio_, c. 26.
-
-[80] Ταῦτ ακαταλύει δῆμον, οὐ κωμωδία. FILIPPIDE, presso PLUTARCO,
-_Vita Demetrio_, 12.
-
-
-
-
-ATTO PRIMO
-
-
-PERSONAGGI DELLA COMMEDIA
-
- MÈNECLE, vecchio eupatrida ateniese (65 anni).
- ÀGLAE, sua sposa, giovinetta (sui 19 o 20 anni).
- ELÈO, giovine ateniese.
- FÀNIA, fratello di Aglae.
- CRÌSIDE, sposa di Fània.
- CRÒBILO, marito di
- MÌRTALA, ricca ereditiera (_epiclera_) (sui 45 anni).
- BLÈPO, servo di Mènecle.
- DÈLFIDE, ancella di Aglae.
- TRATTA, vecchia fantesca.
- DÀMOCLE, fuoruscito tebano.
-
-_L'azione ha luogo in Atene, in casa di Mènecle, nel 379 avanti l'E.
-V. (2º della 100ª Olimpiade), l'anno che Pelòpida coi fuorusciti tebani
-liberò Tebe._
-
-
-
-
-ATTO PRIMO
-
- Stanza interna, da lavoro, d'un gineceo ateniese, riccamente
- decorata. Ingresso nel mezzo, dalla porta e corridoio (μέαυλος),
- che mette dal gineceo all'appartamento del marito. Da un lato altra
- porta, che mette alle altre stanze riposte del gineceo.[81]
-
-
-SCENA I.
-
-AGLAE _e_ MÈNECLE.
-
- (Aglae sta seduta a un tavolino di lavoro, con un canestro di fiori
- accanto, intrecciando una corona. Mènecle dall'altro lato della
- stanza sta terminando di rotolare un papiro, poi cammina su e giù
- pensoso e rannuvolato, tenendo il rotolo in mano).
-
-
-AGL. (_dal suo tavolino di lavoro, parlando seduta e intenta al
-lavoro_) Hai terminato?
-
-MÈN. (_passeggiando, e con voce secca_) Sì.
-
-AGL. (_sempre chini gli occhi sul lavoro_) Sei ben triste, Mènecle,
-stamattina. Si direbbe ti sii imbattuto nell'ombra di qualche eroe
-taciturno[82], o la Terra questa notte t'abbia mandato qualche infausto
-sogno...
-
-MÈN. (_passeggiando su e giù, le mani di dietro, serio e brontolando
-fra sè_) Sarà...
-
-AGL. Pure hai vegliato ad ora tarda. La vecchia Tratta m'assicurò che
-alla terza vigilia della notte c'era ancora lume nella tua stanza.
-
-MÈN. (_c. s._) E Tratta farà meco i conti, se la colgo a spiare i fatti
-miei...
-
-AGL. Vedi come sei! Una volta eri cortese. Da qualche tempo non ti
-si può parlare. Fui io a dirle che scendesse a dare un'occhiata,
-udendo rumor di passi nella stanza tua. Dubitavo stessi male... ti
-abbisognasse qualcosa...
-
-MÈN. (_sempre passeggiando come assorto in pensieri, e brusco nel
-parlare_) Grazie. E s'anco mi fosse bisognato, dei servigi delle
-vecchie non so che farne...
-
-AGL. (_sempre cogli occhi al lavoro, e con voce calma, quasi
-indifferente_) Ma la mi disse che stavi scrivendo... Se no mi sarei
-alzata io... Forse quella lettera? (_additando il rotolo che Mènecle
-ha in mano. Mènecle si stringe nelle spalle e non risponde_) Qualche
-affare urgente?
-
-MÈN. (_c. s._) Può darsi.
-
-AGL. Del tuo dicastero?
-
-MÈN. Non so.[83]
-
-AGL. E avrai a far molto oggi?
-
-MÈN. Non saprei.
-
-AGL. Eccomi ben informata!... (_sollevando il capo dal lavoro_) Mi puoi
-favorire quel libro lassù...
-
-MÈN. (_prende un rotolo nel luogo indicatole da Aglae e legge il
-titolo esterno_) _Amori di Piramo e Tisbe_... (_fra sè_) (Non sono i
-nostri...)
-
-AGL. No... l'altro...
-
-MÈN. (_c. s. leggendo il titolo esterne_) _Le Trachìnie_... e la
-_Medea_.
-
-AGL. Quello.
-
-MÈN. Vuoi rileggere come Dejanira si disperò dell'abbandono di
-Ercole, e Medea del divorzio di Giasone?... Erano due stupide...
-(_nell'avviarsi verso Aglae col libro in mano, legge macchinalmente
-quel che gli vien sott'occhio_):
-
- «Arse Achelòo per me: come potea
- Donzelletta mirar l'orrido aspetto?
- Ed io per me chiedea
- Aspra ed acerba morte,
- Piuttosto che a quel mostro esser consorte».[84]
-
-Un'altra stupidaggine!... (_consegna il libro ad Aglae_).
-
-AGL. (_prendendo il libro_) Tanto per ingannare il tempo!... Queste
-giornate di ecatombèo[85] sono sì lunghe!...
-
-MÈN. (_si ferma un momento a guardarla, poi torna a camminare
-concitato, come combattuto da qualche pensiero, poi le si fa appresso e
-la chiama_) Aglae!...
-
-AGL. (_pacatissima, continuando a leggere_) Mènecle!...
-
-MÈN. Ti ricordi di quel che tuo padre al letto di morte ci raccomandò,
-ad entrambi, quando a me ti affidava?
-
-AGL. (_senza distor gli occhi dalla lettura e dal lavoro della corona,
-con voce pacatissima_) Me ne ricordo...
-
-MÈN. Che cosa ci disse?...
-
-AGL. A me disse: sii casta e virtuosa... deferente al marito...
-pietosa agl'infelici... ossequente agli Dei...; a te... (_si arresta
-d'improvviso_).
-
-MÈN. (_vivamente_) A me... Aglae?...
-
-AGL. A te... non ricordo.
-
-MÈN. Non importa. Me ne ricordo io. A me disse di farti felice.
-
-AGL. (_sempre leggendo, e come distratta_) Ah, sì!...
-
-MÈN. Aglae!... (_dopo una pausa di esitanza_) lo sei?
-
-AGL. (_alzando il capo_) E me lo chiedi? Nulla qui mi manca degli agi
-della vita: ho servi, cagnolini, fantesche: specchi di Brindisi[86]
-e tappeti di Babilonia,[87] ed ori e gemme, e vesti milesie e veli di
-Còo: tu mi provvedi di tutto per le feste di Minerva[88] e per le sante
-Tesmoforìe; vo per te rispettata fra le donne libere di Atene, ottengo
-i primi onori nelle cerimonie della gran dea: per te posso adempiere
-al voto di mio padre, beneficar gl'infelici e dar sagrificj alla sua
-tomba...
-
-MÈN. (_sospirando_) E d'altro?
-
-AGL. E se... (_si arresta_).
-
-MÈN. (_insistendo_) E se?...
-
-AGL. E se qualcosa ancora mancasse alla felicità mia, non sarebbe un
-tentare Adrastea chiedere felicità compiuta, cosa non concessa agli
-umani? Sola io sarei nata sotto astro sì benigno, io sola avrei avuto
-a condizioni diverse dagli altri quest'aria che respiro, da raggiungere
-sulla terra ogni mèta dei desiderj?...[89]
-
-MÈN. (_crollando il capo_) Ahimè! tu parli come parlerebbe Socrate...
-ma Socrate, oltre alla molta sapienza, aveva anche il naso rincagnato
-e gli occhi loschi... e sessantacinqu'anni sulla gobba...: tu non hai
-nessuno di questi privilegi. E se le donne ragionano colla testa così
-bene alla tua età, che cosa faranno a sessanta?
-
-AGL. (_lavorando_) Ragioneranno anche meglio.
-
-MÈN. Eppure, se tuo padre, morendo, avesse portato sotterra il
-desiderio di una felicità maggiore per te? Se a quella ch'ei per te
-imaginava, di laggiù vedesse che una parte ne manca, credi che la sua
-ombra non ne avrebbe dolore... rimorso forse?...
-
-AGL. Mènecle! che discorsi son questi?... Decisamente la veglia di
-stanotte non t'ha messo l'umore allegro...
-
-MÈN. (_fra sè_) (Può essere!) (_secco_) Che ne sai tu!...
-
-AGL. Io so che mio padre, memore de' tuoi beneficj, mi ha a te
-affidata, morendo, come a nuovo padre della famiglia:[90] tu hai
-pensato ai funebri paterni, alla educazione mia: hai sposata l'orfana
-secondo il rito: m'hai chiesto prima se ero contenta: ho detto sì: se
-non avevo altre mire in cuore, ho detto no: di che vuoi l'ombra paterna
-si dolga? chi vuoi m'abbia a compiangere...
-
-MÈN. Eh, a quindici anni se ne dicono tanti di sì e di no... (_fra sè,
-indispettito, con un gesto vivo d'impazienza, picchiando sul tavolo col
-rotolo che ha in mano e che gli cade per terra senza ch'ei vi badi nè
-lo raccolga_) (Finge... e non c'è verso...) Pure, ieri, ti ho sorpresa
-con una lagrima...
-
-AGL. Sì, piangevo pensando a quella povera Cesira, di cui è giunta
-notizia che le è morto, lassù in Tracia, il figlio...
-
-MÈN. Ma ier l'altro la notizia non era giunta, e, quando rientrai,
-stavi intrecciando, come oggi, delle rose,[91] e c'eran più nuvole
-sulla tua faccia, che non sull'Egèo... quando fa nuvolo.
-
-AGL. Pensavo che quanto quelle rose tanto dura la bellezza della donna.
-Ogni cosa il tempo si porta via presto quaggiù: e a noi non resta che
-il ricordo delle gioie godute...
-
-MÈN. (_fra sè comicamente_) (Ne gode molte!)
-
-AGL. ... il resto è polvere: polvere di Pericle, di Codro e di
-Cimone.[92]
-
-MÈN. Decisamente ti sei data alla filosofia. Io avrò l'umor nero: ma
-Eràclito il lagrimoso, al tuo confronto, metteva in corpo l'allegria...
-
-AGL. Ma sei tu che vai a cercare certi discorsi... Bel modo di occupar
-la mattina... E vai oggi al tribunale?...
-
-MÈN. Oggi al Metichèo non c'è seduta... (Finge... non c'è verso!)
-
-AGL. Resti?...
-
-MÈN. No... ho da uscir lo stesso. Addio...
-
-AGL. (_dal suo posto_) Addio...
-
-MÈN. (_s'avvia, poi torna indietro_) Se venisse Elèo, bisogna dirgli
-che ho avuto lettere da Tebe, da Epaminonda... Poi già gli parlerò
-io... (_ritorna ad avviarsi, poi si sofferma da capo, dinanzi a un
-tavolo_) Ah, è questo lo specchio che t'ha regalato Crìside? (_prende
-dal tavolo uno specchietto di bronzo, a fregi d'oro, e ne esamina il
-manico intagliato_) Graziosa questa piccola Afrodite!... (_si specchia,
-lisciandosi la barba_) Che bella luce!... Oh, Aglae!... vieni qua!...
-(_Aglae si alza e va verso lui_) Più in qua!... così!... (_tenendo
-dell'una mano lo specchio, dell'altra avvicinando Aglae a sè, e la
-testa di Aglae a contatto della propria, così che i due volti, l'un
-presso l'altro, nello specchio si riflettano entrambi_) Guarda!...
-che quadretto!... (_porta colla mano lo specchio un po' a distanza,
-per meglio contemplarvisi; e con l'altra mano libera si liscia la
-barba bianca poi la ripassa dolcemente sulla chioma bionda di Aglae_)
-Il vecchio Titone ha sposato l'Aurora e l'oro del Pattòlo si è fuso
-con l'argento del Làurio!... (_con gesto ed accento comicamente
-espressivi_) Che bel matrimonio!... (_s'avvia_) Addio Aglae... Che bel
-matrimonio!... (_esce_).
-
-
-SCENA II.
-
-AGLAE _sola, poi_ DELFIDE.
-
- (_Uscito Mènecle, Aglae rimane alquanto in piedi immobile dov'ei
- l'ha lasciata, una mano nell'altra, gli occhi a terra, pensierosa
- e triste; poi dato un lungo sospiro, a capo chino e passo lento
- torna al suo posto a sedersi_) Eh!... (_siede, riprende il lavoro,
- chiama_) Delfide!... (_Delfide, giovanetta, entra_) Leggimi
- qualcosa... (_Delfide si siede su di uno sgabello a pie' di
- Aglae_).
-
-
-DELF. Qui al segno?
-
-AGL. Come credi...
-
-DELF. (_leggendo_)
-
- «Venere è nell'aria,
- È nei flutti del mar. Ciò che respira
- Tutto nasce da lei: semina e dona
- Essa l'amor che a tutti noi diè vita...»[93]
-
-AGL. Lascia! lascia... mi annoia!...
-
-DELF. (Peccato!... è così bello!...) Qui, nella Medea ci è un altro
-segno... (_leggendo_)
-
- «Di quanti esseri mai
- Hanno una mente, e un'anima, noi donne,
- Siam noi le più infelici...»
-
-Padrona, perchè?...
-
-AGL. Perchè lo dice il libro...
-
-DELF. (_scuote, in atto incredulo la testa e prosegue la lettura_)
-
- «... ad uom donate
- Nel primo fior degli anni... ei, se s'annoia
- In sua casa, esce fuori: e fra gli amici
- E fra la gente le sue noie oblìa...
- Ma noi...»[94]
-
-
-SCENA III.
-
-_Dette, e_ TRATTA, _poi_ ELÈO
-
-(_il resto della scena_, AGLAE _ed_ ELÈO _soli_).
-
-
-TR. (_affacciandosi sulla soglia_) Padrona...
-
-AGL. Che c'è?
-
-TR. Elèo ha domandato del padrone... Credevo fosse ancora qui...
-
-AGL. Non importa. Passi.
-
-TR. Allora lo richiamo. Partiva già... (_Tratta esce_).
-
-AGL. (_a Delf._) Va pure... (_Delfide esce_). (_Aglae si guarda nello
-specchio, dandosi una rapida occhiata all'acconciatura, poi va incontro
-ad Elèo che compare, fermo, serio, sulla soglia_) Salute, Elèo...
-(_affabilissima_) Ci lasciavi senza pur farti vedere?...
-
-EL. (_cortese, ma molto serio_) Di Mènecle cercavo.
-
-AGL. È uscito or ora...
-
-EL. (_accennando a ritirarsi_) Perdona... Ritornerò.
-
-AGL. (_vivamente_) Ma se attendi per poco, credo potrai vederlo, perchè
-oggi non è giorno di giudizî... Non sei più il pupillo di Mènecle, ma
-la casa di Mènecle è ancora sempre casa di Elèo... Credo anche abbia a
-parlarti, per lettere avute da Tebe...
-
-EL. (_inoltrandosi_) Da chi?
-
-AGL. Da Epaminonda, mi pare.
-
-EL. Ah!...
-
-AGL. (_tornando a sedersi al suo posto e ripigliando il lavoro della
-ghirlanda_) È amico di Pelopida... il capo de' Tebani qui rifugiati,
-questo Epaminonda, n'è vero?...
-
-EL. (_serio_) Credo.
-
-AGL. (_seguendo il lavoro_) Ne ho udito parlar tanto bene. E perchè
-resta in Tebe, sotto i tiranni, invece di rifugiarsi qui, coi compagni,
-a viver libero?...[95]
-
-EL. Lo ignoro.
-
-AGL. Vi è qualcosa, qualche impresa per aria?
-
-EL. Non so.
-
-AGL. (_sorridendo_) Ah! Si vede che sei già uomo serio. Anche Mènecle,
-quando gli parlo, risponde come te. Infatti, noi donne maritate, più
-in là del fuso e del telaio, e sorvegliar i lavori delle fantesche, per
-che cos'altro mai saremmo al mondo?...
-
-EL. Oh, per molte altre cose!... E poi tu non sei come l'altre...
-
-AGL. (_scherzosa_) Già! dei complimenti! Mi sovviene Etèocle che
-sgrida le Tebane: _Curi gli affari — l'uomo! E voi donne, bestie
-insopportabili — state nei vostri lari!..._[96]
-
-EL. (_serio_) Sei ingiusta. Non avevo inteso d'offenderti.
-
-AGL. E nè io di rimproverarti.
-
-EL. (_imbarazzato, serio, sull'andar via_) Se permetti, ripasserò tra
-breve a veder Mènecle...
-
-AGL. Come credi — già che brami di andartene. Vorresti essere così
-gentile da passarmi quelle rose e quei mirti, là, in quel canestro...
-(_Elèo_ _eseguisce_) Sto intrecciando, come vedi, una corona da
-appendere ad una cara tomba... là, dove sai; là... fuori porta
-Diomèa.[97] Lo rammenti che domani ricorre il dì della morte di mio
-padre?
-
-EL. Lo rammento.
-
-AGL. Povero vecchio! Almeno questa l'avrà proprio dalle mie mani: e
-non comperata là al mercato de' fiori, da quelle ragazze che fanno
-ghirlande... e tant'altre cose. Oh i morti non san che farne di quelle
-corone. Li ho colti io tutti questi... sai. Ti ricordi i dì delle
-feste, quando m'aiutavi...
-
-EL. (_reprimendo un sospiro_) Sì... (_accennando novamente di prender
-congedo_) Allora...
-
-AGL. (_continuando la sua frase senza dargli tempo a seguire_) Oh,
-allora anche tu eri molto più allegro... e molto più gentile di
-adesso... e non facevi quel muso lì, che pare stii consultando qualche
-vecchia maga di Tessaglia, di quelle che fan di notte con le bacchette
-gli incantesimi...[98] Rammenti quando si correva per gli orti di
-Colòno e su per il poggio di Cerere, a cogliere i narcisi delle due
-dee, da riempire i canestri per la festa? E quella volta che ti sei
-nascosto, là dietro al monumento di Teseo,[99] e m'hai fatto paura
-credendo veder l'ombra di Edìpo, aggirarsi nel sito dove la terra lo
-ingoiò? Come eri allegro!...
-
-EL. (_serio, sospirando_) Allora era un tempo!...
-
-AGL. E adesso è un altro, lo so. Ma non è una ragione per far torto
-a quelle memorie, (_sempre proseguendo il lavoro della ghirlanda_).
-Ecco... a quest'ora m'avresti già dato la baia per la mia poca abilità
-nell'intrecciar questa ghirlanda... tu che volevi dar sempre il tuo
-parere e trovavi sempre da dir la tua... «_Ohibò, queste rose non son
-messe bene! Ohibò, qui ci andrebbero viole... così... e qui mirti...
-così..._» — e _ohibò! ohibò!_ e _così, così,_ tanto per insegnarmi a
-farle, il sapientissimo incontentabile si divertiva a disfarmele...
-È vero che oggi Elèo, figlio di Leòstene, di corone non insegna più a
-farne... ma ne conquista...
-
-EL. Aglae!...
-
-AGL. Oh, so tutto... Sappiamo, sappiamo delle prove di valore là
-sull'Ellesponto... Eppure forse in quei giuochi, in quelle corse,
-quando a cogliermi fiori t'arrampicavi sospeso in aria sul burrone a
-picco per farmi strillar dallo spavento, là hai fatto allora le prime
-prove del coraggio che ti rende oggi invidiato fra i giovani d'Atene, e
-per cui d'averti avuto a pupillo va orgoglioso Mènecle mio...
-
-EL. (_che ha seguìto con compiacenza mal repressa il discorso di Aglae,
-all'ultime parole si lascia sfuggire un piccolo movimento di malumore e
-dispetto_) Grazie. Dirai a Mènecle tuo... (_in atto di avviarsi_).
-
-AGL. Ma Mènecle sarà dolente, e mi sgriderà quando saprà che t'ho
-lasciato partire come un forestiero dalla casa ov'egli ti crebbe
-e ti amò come un figlio... Nè Giove Ctèsio,[100] nè gli altri Dei
-famigliari, custodi della casa di Mènecle, non han molto a lodarsi
-della memoria tua...
-
-EL. Aglae! che ne sai tu?... No, no, non temere, dillo pure a Mènecle
-_tuo_ che il cuore di Elèo non dimentica... È ancora qui scritto il
-giorno che Mènecle m'abbracciò e mi disse: Elèo, tu non hai più padre;
-egli è morto da valoroso a Nemèa;[101] tuoi genitori da oggi avrai la
-patria e l'arconte...[102] io li rappresenterò...
-
-AGL. Tristi cose richiami... Se non erro, quel giorno tu eri da mio
-padre... fu là, in casa nostra, che Mènecle ti venne a prendere e
-ti disse quelle parole... e tu piangevi... e _qualcun altro_ del tuo
-dolore piangeva... Ma tu decisamente quest'oggi non sei cortese...
-
-EL. Aglae!...
-
-AGL. (_china sul suo lavoro, senza volgersi ad Elèo e senza guardarlo_)
-Oh sì... se non erro... anch'io ero là... in quella triste sera...
-
-EL. (_con accento dolce, affettuoso_) E — non piangere, mi dicevi; papà
-assicura che coloro che cadono in battaglia non muoiono, ma vanno nelle
-isole dei beati. — Oh là certamente la sua ombra si sarà abbracciata
-con quella del padre tuo... Aglae, ma tu... (_vedendo che Aglae ha
-dismesso il lavoro ed è rimasta col capo appoggiato fra le mani,
-pensierosa e triste_).
-
-AGL. Io... nulla. Quelle memorie...
-
-EL. Perdona...
-
-AGL. Oh anzi... la mia anima trova in quelle memorie una dolcezza
-amara. Povero papà mio! Non credi che domani egli la udirà, come la
-udiva or sono cinque anni, la voce della sua piccola Aglae?
-
-EL. Aglae... io pure ci sarò...
-
-AGL. ... della sua piccola Aglae (_come parlando con sè medesima e
-seguitando il lavoro: con voce mestissima_) che gli verserà acqua
-lustrale, e fresco latte sulla tomba,[103] e gli dirà: hai fatto male
-ad andartene, e a lasciarmi qui piccina, sola, sola: tu m'indovinavi
-fin l'ultimo de' pensieri; ed ora non c'è più nessuno, neppur di quelli
-a cui volevi bene, che se ne occupi. Adesso sono tutti cittadini
-illustri... persone serie... e la tua Aglae chi vuoi la prenda sul
-serio?...
-
-EL. (_con voce di affettuoso rimprovero_) Neppure Elèo...
-
-AGL. Già. Neppure Elèo... (_proseguendo a discorrere con sè stessa,
-e avendo quasi le lagrime nella voce_) e quindi non lamentarti, papà
-mio, se questa corona non è bella come quelle di una volta; mi ci
-sono ingegnata da sola... ora non abbiam più maestri sapienti...
-non si corre più per gli orti di Colòno... Ma al cuore si guarda...
-al cuore... e non al dono... n'è vero, Elèo?... (_mentre così parla
-con voce quasi rotta dal pianto, Elèo ha messo mano ai fiori e ne va
-scegliendo ed intrecciando alcuni_) Ah! non sciuparmeli!...
-
-EL. (_proseguendo la sua occupazione, senza guardar Aglae_) E che cosa
-domanderai ai Màni di tuo padre?
-
-AGL. Gli domanderò che dia ad Atene, agli amici... propizj gli
-eventi...[104] a Mènecle... (_con lungo sospiro di rassegnazione_)
-lunghi anni di vita... a te...
-
-EL. (_c. s._) A me...?
-
-AGL. A te mandi una bella sposa che ti torni allegro... e ti
-faccia perdere quel muso lungo, serio serio... da Anassàgora
-inciprignito...[105] (_Elèo fa un gesto di dispetto e dà uno strappo
-ai fiori_) Ahi! ahi... no, così, che me li rovini!... (_ripigliando la
-frase di prima_) e tanti bei piccini che, quando fai quella faccia, si
-mettano a strillare tutti insieme... A me poi... (_sospende il lavoro
-e s'appoggia coi gomiti sul tavolo in atto di riflettere_) vediamo!...
-A me... (_sospirando_) A me già... niente piccini... (_si arresta
-improvvisamente per tornar a badare a quello che fa Elèo_) Ma hai
-capito di lasciar stare!... di non buttarmeli sossopra!... Guarda che
-sgarbato confusionario!... Cattivo!...
-
-EL. (_con voce insinuante_) Ma qui ci andrebbe dell'edera perchè
-spicchino sul verde cupo le rose...
-
-AGL. Già... (_vivamente, prendendo dell'edera e raggiustando la
-ghirlanda_) Così... ti pare?...
-
-EL. E non c'è neppure, tra le rose e l'edera, un corimbo di narcisi...
-neppur uno dei fiori cari alle due dee sotterranee...[106] Ci
-starebbero così bene!...
-
-AGL. Grazie della novità. Ma roba comperata non so che farne, e nel
-giardino, giù, non ne abbiamo. Magari! mio padre li amava tanto...
-
-EL. Quei bei narcisi... là... della rupe di Colòno, dove tanti ce
-n'era...
-
-AGL. E dove c'era, per coglierli, da scavezzarsi il collo. Sicuro che
-a Colòno ce ne sono!... Anche in Macedonia, anche in Tracia, anche in
-Persia ce ne saranno!... Però, se è vero che i morti ci leggono nel
-cuore... (_nel volger lentamente l'occhio dal lavoro, verso Elèo, a
-prima giunta non lo vede più_). Elèo!... (_Elèo che alle parole di
-Aglae si è improvvisamente mosso per correr via di soppiatto, trovasi
-già sulla porta. Aglae si alza vivissimamente_) Ah!...
-
-EL. (_scena muta fra Aglae ed Elèo. Elèo ad Aglae mostrandole la
-ghirlanda, con voce commossa_) Neppure uno... di quelli là... Non
-sarebbe bello... non sarebbe bello!... (_s'avvia ad uscire, poi
-tornando sui suoi passi vivamente, prende per una mano Aglae,
-e guardandola affettuoso, le soggiunge con voce lenta, rotta
-dall'emozione_) Se è vero che i morti ci leggono nel cuore... essi lo
-sanno... che non è un delitto... la memoria! (_fugge via_).
-
- (Aglae è rimasta un minuto presso la soglia, pensierosa,
- tristissima; poi s'abbandona su di uno scanno, e cela il volto
- nelle mani).
-
-
-SCENA IV.
-
-AGLAE e CRÌSIDE.
-
-
-CRÌS. (_entra vivissima e gaia, e corre ad abbracciare Aglae_) Buon dì,
-cara Aglae!
-
-AGL. (_andandole incontro e baciandola_) O mia buona Crìside!...
-
-CRÌS. Sempre lavori?...
-
-AGL. Passo le ore.
-
-CRÌS. Ho incontrato il giovane Elèo che usciva correndo come un
-disperato verso porta Ippade, sulla via di Colòno!... (_gesto vivo di
-Aglae_) O aurea Venere! altro che quelli che corron lo stadio!...
-
-AGL. È stato qui dianzi a cercar di Mènecle...
-
-CRÌS. Che? è andato a Colòno il tuo Mènecle oggi?
-
-AGL. Oh no... ma... (_sviando il discorso_) ma che grazie dovrò dirti,
-o mia Crìside, del tuo dono sì caro e gentile? (_va a prendere lo
-specchio_) Ma sai che è bello! tanto bello! perfino adulatore!...
-
-CRÌS. Ah, nessuno ti adulerà più di quello che Venere ti ha adulato nel
-nascere... Tranne il cinto d'oro, tutti i suoi doni t'ha dato...[107]
-Così t'avesse dato... anche di meglio impiegarli...
-
-AGL. (_con affettuoso rimprovero_) Crìside!...
-
-CRÌS. (_maliziosa_) Ma sai che questo specchio ha anche una virtù tutta
-sua?
-
-AGL. Davvero?
-
-CRÌS. (_scherzosa_) Esso riflette anche ciò che non si vede: ti svela i
-più bei contrasti pittorici che mente d'artista possa immaginare...
-
-AGL. (_vivissima_) Ah! sì! me ne sono accorta!
-
-CRÌS. (_con aria di malizia affettuosa_) Allora, sai ciò che esso dice
-in questo momento? Che il sorriso del tuo volto è come il rovescio
-della tua anima: l'uno vorrebb'essere sereno, come lo sguardo della
-dea, tua protettrice; l'altra è triste come l'occhio della Parca. È
-un filo di luce che non sa rompere la nuvola. Questo dice lo specchio,
-e... nevvero... Aglae, che lo specchio... indovina?
-
-AGL. (_dopo una pausa, voltando discorso_) E... come sta tuo marito?
-
-CRÌS. Tuo fratello... bene... grazie agli dei... ma non è la rispo...
-
-AGL. (_interrompendo_) E da un po' non si lascia vedere... perchè?
-
-CRÌS. Esce così di rado... È tanto occupato in casa...
-
-AGL. Molte aringhe per clienti da stendere?... Molti affari
-dell'Eliea?...
-
-CRÌS. (_esitante_) Oh sì... molti affari! molti!... fin troppi...
-
-AGL. E ti vuol bene sempre?
-
-CRÌS. Sì... almeno... me lo dice...
-
-AGL. Ah...! quando te lo dice?
-
-CRÌS. (_con accento ingenuo_) Oh varie volte!... La mattina, per
-esempio, quando apro gli occhi, e prima che mi alzi... poi... mentre
-mi alzo e mentre le fantesche mi vestono... mentre mi pettinano...
-e quando offro alla dea le divozioni del mattino... o quelle del
-vespero... e poi... così... alla sera... quando mi corico... me lo
-ripete fino a che mi sono addormentata... e poi... quando dormo...
-nella notte... per isvegliarmi...
-
-AGL. (_con serietà scherzosa_) Infatti... son varie volte. E... ti
-bastano?
-
-CRÌS. (_comicamente ingenua_) Sì... sì...
-
-AGL. Ah... proprio...?
-
-CRÌS. Ecco... dirò... alle volte... lì al momento... mi pare quasi...
-sì... che siano come troppe!... Ma poi nel dirmelo (_abbassando gli
-occhi con grazia sorridente ed ingenua_) siccome cambia tanto la
-voce... me lo dice in tante maniere diverse... con negli occhi tante
-espressioni diverse... così mi pare sempre una cosa diversa... che...
-insomma... fa piacere...!
-
-AGL. (_scherzosamente seria_) Ah, già! sicuro!... i discorsi variati
-piacciono sempre...
-
-CRÌS. Oh, sì... tanto! Perchè, sai, quando non sa più come dirmelo in
-prosa, così per cambiare... anche in versi me lo dice...
-
-AGL. Ah!...
-
-CRÌS. L'altra sera aveva studiato tanto... e io, nella notte, tanto
-di muso!... la mattina, nello svegliarmi, ho trovato questo sotto
-all'origliere:
-
- Studiai del Meònio le pagine
- Per dirti d'amor nova idea:
- Quai dolci parole, nell'isola,
- Ulisse a Calipso dicea:
-
- D'amore in che accenti Anadiòmene
- Col frigio pastor favellò:...
- Studiai del Meònio le pagine...
- E... _t'amo!_ altro dirti non so.
-
- Frugato ho ne' canti d'Orfeo
- Per dirti d'amor novo stile:
- Com'egli, fra 'l pianto letèo,
- Chiamasse la sposa gentile:...
-
- Qual voce a' suoi cantici amanti
- La selva e 'l leon trascinò:...
- Frugato ho d'Orfeo tutti i canti...
- E... _t'amo!_ altro dirti non so.
-
- L'ho chiesto di Saffo al lamento
- E al vecchio dai brindisi d'oro:
- Ognun rispondeami: lo sento...
- Ma come insegnartelo... ignoro.
-
- E frugo!... e altre immagini chiamo!...
- Ah!... un lampo qui alfin balenò!
- Ah!... eccola! eccola!... è: _t'amo!..._
- (_battendosi la fronte come chi trova un'idea_)
- La nova parola ch'io so.
-
- (_Mentre Crìside va leggendo questi versi da un biglietto che
- s'è tolto dallo stròfio, Aglae apre e sfoglia, come rileggendo
- distratta, il libro che stava leggendo prima_).
-
-Ti piacciono?
-
-AGL. Sì...
-
-CRÌS. Che cos'hai lì? (_guardando_) Le _Trachinie_ di Sofocle! Dejanira
-abbandonata!... Oh che brutti argomenti!...
-
-AGL. (_con serietà scherzosa_) Ah, sì!... c'è meno varietà che ne'
-tuoi... E come dicevi... Fania dunque è tanto occupato... Sono queste
-le molte occupazioni...
-
-CRÌS. Già!... anche queste!
-
-AGL. (_comicamente seria_) Tutto il tempo che avanza è per i clienti
-dell'Eliea...
-
-CRÌS. (_comicamente ingenua_) Oh, tutto!...
-
-AGL. (_c. s._) I clienti sono ben serviti. Sicchè, di quelle preziose
-notizie che ti dà tuo marito... tu non resti priva... se non quando
-esci di casa... come oggi...
-
-CRÌS. Oh no... mi verrà certo a momenti qui a raggiungere...[108]
-
-AGL. Ah, bravo Fania!... e dimmi... (_sorridente con gesto espressivo_)
-quando...?...
-
-CRÌS. Oh, quello... (_nasconde tra sorridente e vergognosa la faccia
-sulle spalle di Aglae_) quello... vedi... c'è tempo... (_vivamente
-ripigliando_) Ma tu che mi fai tutte queste domande, non hai però
-ancora risposto alla mia. Cattiva! tu scherzi... ma a nasconderti alla
-tua Crìside non ci riesci...
-
-AGL. Già... lo specchio...
-
-CRÌS. No, no, è inutile. Tu non sei allegra... non lo sei mai...
-
-AGL. Io qui in casa non ho per distrarmi tutte quelle tali novità della
-giornata...
-
-CRÌS. E questo è il male! e qualcuno ne ha colpa; e un po' anche tu —
-oh sì, per Cerere, anche tu — che per distrarti non fai nulla! Stai
-sempre chiusa invisibile come la Pitonessa... L'altro mese nè alle
-feste Scire nè alle Targelie non t'han veduta... all'ultima gara delle
-tragedie neppure... in casa mia da un mese non metti piede...
-
-AGL. Dovrei venire a disturbare i profondi studî letterari di tuo
-marito?
-
-CRÌS. (_affettuosamente corrucciata_) Aglae!... (_Si sente di dentro la
-voce di Fania che domanda:_ È qui da Aglae?) (_con gioia_) Oh eccolo!
-la sua voce!
-
-AGL. (_con serietà canzonatoria_) È un pezzo che non vi vedete?
-
-CRÌS. Oh, è già quasi da un quarto d'ora!... (_accorgendosi dal volto
-di Aglae dell'intenzione motteggiatrice_) Cattiva!...
-
-
-SCENA V.
-
-_Dette e_ FANIA.
-
-
-FANIA (_entrando_) Oh sorellina!... Crìside!...
-
-AGL. (_cortesemente canzonatoria_) Oh fratellino!... Che miracolo!...
-Dopo un mese! Qualche buon genio m'ha fatto uno sternuto!...[109]
-
-FAN. Cara Aglae... perdona... sai... tanti affari...
-
-AGL. (_guardando maliziosamente Crìside_) Sappiamo!... sappiamo!...
-
-CRÌS. Fania!...
-
-FAN. (_ad Aglae_) Come stai? Come sta Mènecle?
-
-AGL. Grazie. Benissimo.
-
-FAN. (_a Crìside_) E tu... così... sei scappata via... senza dirmi
-niente... brava!...
-
-CRÌS. Non la finivi mai...
-
-AGL. Via... non rimproverarla...
-
-FAN. Oh no, ma... (_a Crìside, serio_) Ma ero ben buono io
-d'accompagnarti...
-
-CRÌS. Già... per il gran viaggio da porta Ceràmica a venir qui...
-
-FAN. (_con paternale serio-amorevole_) Non è per questo... ma una
-moglie giovane non istà bene uscir per Atene in visite senza il
-marito...[110] n'è vero, Aglae?
-
-CRÌS. (_con civetteria, parlando ad Aglae_) E il marito correr dietro a
-tutti i passi della moglie come un can segugio di Laconia dietro l'orma
-della lepre... n'è vero, Aglae, che non istà bene neppur questo?
-
-AGL. (_con serietà comica_) A meno che la lepre sia contenta...
-
-CRÌS. (_brusca, con civetteria_) Oh questo poi!...
-
-FAN. Crìside!...
-
-CRÌS. Zitto là!... per Aglàuro! Siam le nipoti di Teseo...[111] e non
-siam le schiave dei mariti... noi...
-
-FAN. (_sorridente_) Lo si vede! Però Solone, veramente ha disposto che
-la brava moglie ateniese dovrebbe star sotto al marito...
-
-CRÌS. (_rifacendogli la voce_) E Temistocle, ateniese, stava sotto alla
-moglie,[112] eppure sconfisse i Persiani... ed era quel Temistocle che
-era...
-
-AGL. (_a parte, li guarda sospirando_) Eh! almeno loro si divertono!...
-
-CRÌS. ... e mio marito Fania, se fossero verità tutte quelle bugie che
-mi dice, dovrebbe imparare dal vincitore di Salamina...
-
-AGL. Come si sconfiggono i Persiani?
-
-CRÌS. No... come si trattano le mogli. Essere forti contro gli
-uomini... bel merito!... Essere deboli con noi... quello è il bello!
-
-AGL. (_a Crìside_) Veramente, sai, mi pare che un po' di Temistocle
-abbia già imparato...
-
-CRÌS. (_con civetteria stizzosa_) Oh, non abbastanza!... E poi un
-bravo marito dovrebbe essere anche un bravo fratello... (_abbraccia
-affettuosamente Aglae_) e io non voglio, sai, che egli ti trascuri...
-povera Aglae!... E s'egli ti trascura ancora, io trascurerò lui!...
-Guardala, Fania, che ciera triste!... (_tenendola abbracciata_) Oh tuo
-padre... vostro padre... sia pace alla sua ombra... ma ha avuto un gran
-torto verso te...
-
-AGL. (_con voce di rimprovero_) Crìside!
-
- (Fania, alle parole di Crìside, si tira pensieroso e serio in
- disparte).
-
-CRÌS. Oh, le due dee mi guardino dal dir ingiuria alla sua memoria...
-Epònimo fu prode e virtuoso, ma sbaglia tante volte su nell'Olimpo
-Giove, sbagliano anche sulla terra i virtuosi... ed Epònimo (_si guarda
-intorno_) — Mènecle non c'è — non fu previdente pel tuo destino... Se
-egli che ti amava tanto, tornasse dagli Elisi...
-
-AGL. Se tornasse dagli Elisi, vedrebbe che Aglae non chiede e non
-ha alla sua memoria verun conto da chiedere. (_con voce incisiva, a
-Fania_) N'è vero, Fania? (_Fania non risponde, e rimane in disparte,
-pensieroso, a testa china_) Mio padre mi affidava, morendo, all'uomo
-che gli salvò in campo la vita, lo riscattò dalla prigionia di
-guerra, lo soccorse nella povertà, raccolse il suo ultimo sospiro. Se
-affidandomi a Mènecle ha consultato il suo cuore, mio padre ha compiuto
-il debito suo...
-
-CRÌS. (_seria, fissando Fania_) E allora gli altri non han compiuto il
-loro...
-
-AGL. E perchè? Mènecle, oltre amico, era il solo lontano congiunto che
-la legge chiamasse a sposar l'orfana... o farle la dote.[113] S'egli
-non trovò altri degni di me, osservando la legge, Mènecle ha compiuto
-l'ufficio suo... Non ho ragione, Fania?
-
-CRÌS. Già, la legge!... È bello osservar la legge, per iscaldarsi le
-mani fredde al sole di sedici primavere!...
-
-FAN. No, no, Crìside, ha ragione Aglae. Sono io forse, che il mio
-ufficio di fratello, nel dar l'assenso, non l'ho compiuto...[114]
-
-CRÌS. (_a Fan._) Già... lo sapevo... brutto egoista!... Per te però ci
-hai ben pensato.
-
-FAN. Oh Crìside, ti giuro...
-
-CRÌS. (_dandogli sulla voce_) Zitto là! ne discorreremo. (_ad Aglae,
-con voce affettuosa_) Ma dimmi un po'... almeno Mènecle...
-
-AGL. Oh... Mènecle... non ho niente a ridire. Fa quello che è in lui...
-
-CRÌS. Quello ch'è in lui!... Non è molto!...
-
-AGL. Ci vediamo del resto, da qualche tempo in qua, così poco... Adesso
-poi, tra gli affari della Eliea e quei di Tebe, ancora meno...
-
-CRÌS. Per cui... sempre sola?...
-
-AGL. Sola.
-
-CRÌS. E il tuo cuore?
-
-AGL. È tranquillo.
-
-CRÌS. La tua mente?
-
-AGL. Riposa.
-
-CRÌS. I sensi?
-
-AGL. (_vivissima, nervosa_) Dormono.
-
-CRÌS. (_alzandosi_) Ebbene... alla tua età... con queste belle
-giornate... con questo sole... io non dormirei...
-
-AGL. Perchè Fania ti sveglia... me l'hai detto.
-
-CRÌS. (_a Fania, sottovoce_) Meriteresti, per l'aurea Venere, che
-invece di me, ti avessero dato in moglie la vecchia Mìrtala! Provar un
-po' anche tu... che gusto!...
-
-FAN. Zitta!... (_si sente di dentro la voce di Cròbilo_) È qui suo
-marito...
-
-
-SCENA VI.
-
-_Detti_, CRÒBILO, _un momento_ BLÈPO.
-
-
-BLÈPO. (_annunziando, dalla soglia_) Cròbilo di Stefano Colonèo.
-
-AGL. Oh, avanti!...
-
-FAN. (_mentre Blèpo esce per introdur Cròbilo, si appressa ad Aglae e
-le parla in disparte_) Però Mènecle dovrebbe anche comprendere certe
-cose... e trattarti un po' meglio...
-
-AGL. (_sorridente_) Farmi delle poesie amorose, e pormele, quando
-dormo, sotto il cuscino?
-
-FAN. Crìside!
-
- (Apostrofa Crìside un po' brusco, e si bisticcia sottovoce con lei,
- mentre entra Cròbilo).
-
-CRÒB. Salve, gentile Aglae!... La bella Venere ti guardi...
-
-AGL. Vicino Cròbilo, sii il benvenuto.
-
-CRÒB. Vezzosa Crìside, Fania, buon dì. (_vedendoli discorrere a parte_)
-(Bella coppia di tortore di Sicilia!)[115] E il nostro caro Mènecle non
-è in casa?
-
-AGL. È uscito da poco. Per lui venivi...?
-
-CRÒB. Oh... per lui... per te... e per lei...
-
-AGL. Tua moglie?
-
- (Durante questo dialogo con Cròbilo, Fania e Crìside si bisticciano
- amorosamente in disparte).
-
-CRÒB. Già... la mia caaaaara moglie!... Mi disse che la ti veniva a far
-visita e che passassi a prenderla, sull'ora sesta. A quel che pare è in
-ritardo...
-
-AGL. Attendila dunque...
-
-CRÒB. Grazie. Avrà lavorato più del solito col minio e coi cosmetici...
-o si sarà indugiata a fare la sua chiaccheratina solita con le
-vicine... Ah, quando la comincia... l'è come il disco di bronzo
-appeso agli alberi dell'oracolo di Dodòna! se appena lo tocchi del
-dito, _diiiinnnnnn!!!_ ti suona per tutto un giorno: anzi il bronzo
-finisce prima: ma lei, finito il giorno, la mi va avanti anche la
-notte!...[116] O Giove miracoloso, che delizia!
-
-AGL. Eppure, bisogna dire che tu avessi gran bisogno di consultarli,
-gli oracoli, poichè questo disco ci sei andato a picchiare..
-
-CRÒB. Pur troppo. Si fossero i corvi portata via la prònuba che m'ha
-sedotto a queste nozze!...[117]
-
-AGL. (_scherzosa_) Senti Fania...
-
-FAN. Che c'è?
-
-AGL. Cròbilo maledice alla prònuba del suo matrimonio... E tu alla tua?
-
-FAN. (_guardando Crìside amorosamente e abbracciandola_) Io prego i
-Numi che le donino i beni della terra...[118]
-
-AGL. (_a Cròbilo, scherzosa_) Senti? questi son mariti!
-
-CRÒB. (_ad Aglae, scherzoso, additandole Crìside_) Vedi...? queste sono
-mogli...
-
-CRÌS. (_va ad abbracciar Aglae_) Aglae! (_discorrono insieme_).
-
-FAN. (_a Cròbilo, mentre Aglae e Crìside conversano fra loro_) E la tua
-che cos'è?
-
-CRÒB. La mia... la mia... come si chiamano quelle che rubarono le cene
-di Fineo?
-
-FAN. Le arpìe...
-
-CRÒB. Bravo! Fa conto... con le ali di meno, e la dote di più.[119]
-
-FAN. È sempre qualcosa. (_batte sulla spalla a Cròbilo_) Cròbilo,
-Cròbilo, anche il cavallo scita sprezza la biada che vuol
-mangiare.[120] Mi dicono che la biada era discreta... Quattro
-talenti...
-
-CRÒB. (_continuando annoiato_) ... e una possessione nell'isola di
-Egìna...
-
-FAN. ... vigneti e terreni aratorî...
-
-CRÒB. ... che rendono all'anno centodue mine. La mi fa il conto tutti
-i giorni sulle dita... e si lagna che suo padre li facea rendere di
-più...[121] O Giove Olimpio!... Felice chi è ricco del suo![122] Per
-noi altri mariti poveri, i tesori delle mogli son carboni!...[123]
-Se sapevo di far questa vita, preferivo condur a pascere le capre sul
-Fellèo!...[124]
-
-FAN. Sei sempre a tempo... corri...
-
-CRÒB. Non c'è premura.
-
-CRÌS. (_interrompendo il discorso con Aglae, e voltandosi a Cròbilo e
-Fania_) E così, Fania, Cròbilo non ha ancor finito di contar tutti i
-difetti di sua moglie?[125]
-
-FAN. Pare di no...
-
-CRÒB. Tutti!... Ci vorrebb'altro... È il catalogo di Esìodo!...
-
-CRÌS. E glie la fai, di', a tua moglie, l'enumerazione del catalogo?
-
-CRÒB. A mia moglie?... eh!... quello ci mancherebbe!
-
-CRÌS. E perchè?
-
-CRÒB. Perchè Giove ha dato agli uomini gli occhi per vederci, e non per
-farseli cavare dalle mogli...
-
-CRÌS. Ma sai, o Cròbilo, che non è molto lusinghiero, a noi mogli tutte
-quante in generale, saper che gl'incliti mariti ci fanno l'occhio del
-pesce morto in casa, e fuori di casa se ne vanno... a recitarci que'
-tuoi panegirici?!... Fania, spero bene...
-
-CRÒB. Bella Crìside! ma Venere mi guardi dallo sparlar delle mogli in
-generale! qui, innanzi ad Aglae e innanzi a te!... ma ti pare?!...
-Le mogli, eh si sa, ce n'ha di buone e di cattive... La va a chi
-tocca... Anzi, di regola, le mogli sono una bellissima istituzione:
-è appunto per confermare la regola che ci sono le eccezioni... e
-queste non divertono... Del resto, vedi benissimo, non c'è moglie
-cattiva a cui non si possa contrapporne una modello... Citami, nelle
-tragedie, Clitennestra... uxoricida fin che vuoi... ma io ti rispondo
-con Penelope. Fedra era incestuosa... ma Alceste era virtuosissima.
-Su Medea, cuor di tigre, c'è molto da ridire: ma, dall'altra parte...
-dall'altra parte... (_si interrompe con tutta naturalezza, come chi
-finge cercar nella memoria e non trova_) ora non saprei. Elena! peggio
-di una civetta!... ma invece... invece... (_c. s._) adesso mi verrà
-in mente... Ermione! tracotante e sanguinaria; Creùsa, egoista e
-vendicativa; Menalippe, adultera... ma all'opposto... all'opposto...
-(_c. s._) che so io... insomma, se lo dicevo che le eccezioni fermano
-la regola!...[126]
-
-CRÌS. (_ironicamente rispondendo all'ironia comica di Cròbilo_) E a
-quel che pare... fermano anche di preferenza la tua memoria...
-
- (Durante questo dialogo, Aglae e Fania discorrono fra loro).
-
-CRÒB. Ah, sicuro!... (_sospirando comicamente_) perchè è su di esse che
-faccio un corso di studî pratici...
-
-CRÌS. (_ironicamente suggestiva_) E quelle mogli delle tragedie ti
-servono poi per i confronti teorici...
-
-CRÒB. Precisamente. Una consolazione... come un'altra.
-
-CRÌS. Perchè?
-
-CRÒB. Perchè di sì... Per esempio, tu, Fania... sei storpio...
-
-FAN. (_risentito_) Io?... Lo sarai tu.
-
-CRÒB. (_calmo_) Supponiamo che lo sii. Sei storpio... e te ne
-affliggi... perchè non puoi correr dietro a Crìside... ma vai a teatro,
-vedi in iscena Filottète, che è più storpio di te, e ti consoli.[127]
-Tu, Crìside, sei tradita indegnamente da Fania...
-
-CRÌS. (_furiosa_) Eh? tradita? io?! bada a quel che dici...
-
-CRÒB. (_calmissimo_) È un'ipotesi...
-
-CRÌS. Ma io non so che farne delle tue ipotesi... intendi?
-
-CRÒB. Bene, bene. (_con flemma, correggendosi_) Tu, Aglae, sei tradita
-indegnamente da Mènecle... è una ipotesi...
-
-AGL. (_pacatissima, con mesto sorriso_) Va pur là... non mi arrabbio...
-io...
-
-CRÒB. (_a parte_) (Poveretta! si capisce!...) sei costernata, disperata
-del tradimento...
-
-AGL. Oh, questo poi...
-
-CRÒB. È un'ipotesi... (_tra sè_) (sbagliata a quel che pare...)
-
-CRÒB. Ma vai a teatro e vedi Medea tradita da Giasone ancor più
-indegnamente di te... e contemplando la di lei sventura, eccoti
-confortata della tua. Ebbene anch'io... io... come mi vedi... sono un
-marito disgraziato... e tutti i giorni mando alle stelle dei sospironi
-grevi, che Giove, se non fosse sordo, sarebbe obbligato a sentirli:
-ma vado alla tragedia, e sento Agamènnone, dentro le quinte, che
-strilla _ahi! ahi!_[128] perchè sua moglie nel bagno gli sta facendo
-la festa... allora mando un sospiro più leggiero, e dico: pazienza!...
-fino a qui mia moglie non è venuta ancora... e speriamo non ci venga...
-
-
-SCENA VII.
-
-_Detti e_ MÈNECLE _con_ MÌRTALA.
-
-
-MÈN. (_entrando ha raccolto e frainteso le ultime parole di Cròbilo_)
-Oh altro se ci viene...
-
-CRÒB. (_dà un balzo, spaventato_) Eh!...
-
-MÈN. È già qui. L'ho incontrata sulla porta...
-
-CRÒB. (_sospirando_) Ah!... Che maniera di spaventar la gente!
-
-MÈN. E te la conduco. Non temere... non temere! Oh, Fania! Crìside! che
-buon vento!
-
-CRÌS. e FAN. (_rendendo il saluto_) Mènecle!...
-
-MÈN. (_verso la porta_) Avanti, Mìrtala!...
-
-MÌRT. (_entrando corre ad Aglae_) Oh cara Aglae!...
-
-AGL. (_restituendole l'abbraccio_) Mìrtala!...
-
-MÈN. (_a Mìrtala_) C'era qui tuo marito che già s'impazientava credendo
-tu non venissi...
-
-CRÒB. (_confermando a denti stretti_) Già...
-
-MÈN. Questi son mariti...
-
-FAN. (_a Cròbilo sottovoce, canzonatorio, additandogli Mìrtala e
-rifacendogli le parole di prima_) Queste sono mogli. Tienla da conto...
-
-MÌRT. (_a Mènecle, accennando Cròbilo_) Oh, non lo lodare tanto!...
-Farebbe anche lui delle sue... se io non lo vegliassi un poco... il mio
-caro marito...
-
-CRÒB. (_con compunzione comica_) Ma tu mi vegli sempre... un poco...
-(_fra sè_) come Argo...
-
-MÌRT. (_squadrandolo con diffidenza_) Per fortuna... e forse non quanto
-basta...
-
-CRÒB. (_vivissimamente_) Oh... ti giuro che basta...
-
-MÌRT. Vedremo! vedremo!...
-
- Mìrtala ripiglia il colloquio con Aglae. Cròbilo con Mènecle.
-
-CRÌS. (_a Fania sottovoce, accennandogli Mènecle ed Aglae_) Hai visto?
-Rientrando... nemmeno l'ha salutata... Poveretta!...
-
-FAN. Oh, ma domani mi sentirà.
-
-CRÌS. Eh già... se non ti fai sentir tu... mi faccio sentir io. Non ho
-peli sulla lingua... io![129]
-
-FAN. Lo so...
-
-CRÌS. È una vergogna!... Neppure la guarda!... O cosa crede di avere?
-Una moglie o un pezzo di legno? Andiamo via. Mi fa male. M'accompagni?
-
-FAN. Certo. (_a Mèn._) Addio, Mènecle.
-
-MÈN. Come? arrivo ora, e te ne vai?
-
-FAN. Accompagno Crìside. (_fissa Mènecle con volto serio_) Ci vedrem
-domani.
-
-CRÌS. (_ad Aglae_) Cara Aglae, addio...
-
-AGL. Di già?
-
-MÈN. (_guardando di sottecchi Fania dopo le parole, seco scambiate_)
-Che cos'ha costui? Mi guarda scuro con certi occhiacci, come guardasse
-l'erba origano...[130] Uhm!... (_va a discorrer con Cròbilo_) E
-dunque...
-
-MÌRT. (_a Crìside che sta salutando Aglae_) Come, come?! Crisiduccia...
-ci lasci?
-
-CRÌS. Dovrei lasciare andar Fania solo?
-
-MÌRT. Ah questo no... i mariti... brava gente... ma a tenerli d'occhio
-non si sbaglia... lo so io.
-
-CRÌS. (_a Mìrtala, sorridendo_) Io non lo so... ma per non
-isbagliare... me lo porto via... (_ad Aglae, sottovoce_) Dà retta a
-me... di crucciarti non val la pena... ti verrò a trovare, e a farti
-cambiar vita.
-
-AGL. (_abbraccia Crìside_) La cambierò. Sta tranquilla.
-
-CRÒB. (_salutando_) Vezzosa Crìside...
-
-CRÌS. Sta sano, Cròbilo. (_sottovoce, ironica_) E sii felice... con la
-tua Mìrtala...
-
-CRÒB. Eh?
-
-CRÌS. (_scherzosa, interrompendolo, e rifacendogli la frase di prima_)
-È un'ipotesi...
-
-FAN. (_salutando_) Aglae, ci rivedremo.
-
-MÌRT. (_sospettosa, a Cròbilo_) Che cosa ti diceva Crìside?...
-
-CRÒB. Che la felicità umana è un'ipotesi...
-
-MÌRT. L'hai chiamata vezzosa... va là che ho sentito...
-
-CRÒB. E non lo è?...
-
-MÌRT. A me però non l'hai mai detto... ch'io ti senta dirglielo ancora
-una volta...
-
-CRÌS. (_che si è con Fania avviata ad uscire, torna verso Cròbilo,
-e gli dice sottovoce, beffarda_) Completalo poi quel tuo catalogo...
-Ermione era arrogante, ma Mìrtala è dolce. Elena era adultera... ma
-Mìrtala è fedele... (_ridendo lo lascia_) Ah, ah!...
-
-MÈN. (_vedendo Crìside allontanarsi_) Crìside?
-
-CRÌS. (_a Mènecle_) Con te sono in collera, e non ti saluto.
-
-MÈN. (_cortesemente scherzoso_) La pace quando?...
-
-CRÌS. (_fissandolo_) Quando in Atene non ci saran più egoisti...
-
-MÈN. Ossia, siccome gli egoisti finiranno col mondo, quando per
-indicarli avran trovata una parola nuova...
-
-CRÌS. (_a Fania ch'è già sull'uscio_) Fania!... (_dandogli il braccio,
-e suggerendogli_) Ah, eccola, eccola! è...
-
-FAN. (_dandole un bacio e proseguendo subito_) «t'amo! — la nova parola
-ch'io so!...» (_escono abbracciati_).
-
-
-SCENA VIII.
-
-AGLAE, MÌRTALA, CRÒBILO, MÈNECLE.
-
-
-MÈN. (_vedendo il bacio_) Eh...! non fan complimenti. Quelli son
-felici... e sanno l'arte di star al mondo!...
-
-MÌRT. (_a Cròbilo, additandogli Fania e Crìside che s'allontanano_) Li
-vedi?... impara!... Che nozze!...[131] Ah se tu fossi un marito come
-Fania...
-
-CRÒB. (_a parte_) (Ah se tu fossi una moglie come Crìside!...)
-Imparerò... (_va a discorrere con Mènecle che passeggia pensieroso su e
-giù_).
-
-AGL. (_partiti gli sposi è rimasta cogitabonda e triste, poi s'è
-rimessa lentamente al lavoro_) (Elèo fra breve ritornerà...)
-
-MÌRT. (_ritorna verso Aglae_) E così, t'abbiamo aspettata all'ultima
-festa delle Scìre...[132] non ci mancavi che tu!... peccato!... c'erano
-le più belle matrone d'Atene... c'ero io...
-
-AGL. Ah!...
-
-MÌRT. E se avessi visto, sulla strada da Atene a Sciro, che folla!...
-mio marito, dalla gran gente, poveretto!... corse rischio di
-perdermi...
-
-MÈN. (_a Cròbilo sottovoce, canzonandole_) Vai in cerca di rischi...
-
-MÌRT. Se non me l'attaccavo stretto stretto alle costole...
-
-AGL. (_velatamente ironica_) Si sarà divertito...
-
-MÌRT. Oh... mezzo mondo!...
-
-CRÒB. (_Sbadigliando_) Tanto! tanto!...
-
-MÌRT. Ma sai chi ci ho visto? (_Mìrtala parla colla rapidità delle
-vecchie chiacchierone_) Cleonìce... quella magra, col naso lungo...
-la moglie di Nìcida, da lui ripudiata tre mesi fa. Sai, dicevano la si
-fosse ritirata alla campagna, per tôrsi alla vergogna del ripudio...
-
-AGL. Poveretta!...
-
-MÌRT. Ah sì, aspetta!... è ricomparsa alla festa, fresca, fresca,
-come niente fosse... e si pavoneggiava in gran lusso... con tanto
-di veste cimbèrica e di stivaletti persiani...[133] E poi i poeti
-cantano che la moglie ripudiata porta il rossore in fronte!...[134]
-Oh la sfacciata!... Oh, a proposito di vesti, un favore ti avrei a
-chiedere... sei tanto buona.
-
-AGL. Ma parla...
-
-MÌRT. Quella tua tònaca bianca di bisso di Amòrgo,[135] con lo
-strascico... Vorrei farmene una eguale anch'io, per la festa di Venere
-Colìade...[136]
-
-AGL. (_a parte_) (O care Grazie!).
-
-MÌRT. Se non t'increscesse mostrarmela, per copiar le misure...
-
-AGL. Oh già... t'anderan bene... Ma subito!... Se vieni nella mia
-stanza di là...
-
-MÌRT. Grazie!... Ora, ora, prima di andar via... (_con malizia,
-abbassando la voce_) E così spierò anche i segreti del vostro nido...
-
-AGL. Nido?... che nido?
-
-MÌRT. (_maliziosamente sorridente_) Eh, già... il vostro...
-(_accennandole Mènecle_).
-
-AGL. (_con indifferenza_) Ah! due nidi...
-
-MÌRT. Come?...
-
-AGL. Il mio qui sopra... e il suo... da basso.
-
-MÌRT. (_stupefatta_) Eh??... non istate insieme?...
-
-AGL. È tanto occupato... sai...
-
-MÌRT. Occupato il giorno... va bene;... ma... e la notte?
-
-AGL. La notte... lui scrive... lavora...
-
-MÌRT. E tu?...
-
-AGL. (_con accento vibrato_) Io... dormo.
-
-MÌRT. E la mattina?...
-
-AGL. Dorme lui... e lavoro io...
-
-MÌRT. O Dee santissime!... ma senti, Cròbilo?!
-
-CRÒB. Che cosa?
-
-MÌRT. Aglae qui mi conta che Mènecle di notte la lascia sola per
-lavorare...
-
-CRÒB. (_fra sè_) (Oh, oh!) (_con segni adesivi del capo_) Benissimo!...
-
-MÌRT. (_scrutandolo con faccia scura_) Perchè benissimo?
-
-CRÒB. Perchè il pensiero di noi uomini, per levarsi su, su, su, nelle
-alte sfere, ha bisogno del silenzio notturno e della solitudine... e
-quindi...
-
-MÌRT. (_ironicamente suggestiva_) E quindi lasciando la moglie sola nel
-vedovo talamo...
-
-CRÒB. ... la moglie se ha sonno, riposa più tranquilla... e il marito
-ha le idee più lucide.
-
-MÌRT. (_con calma simulata_) E se sonno la moglie non avesse?...
-
-CRÒB. Accende il lume e conta i travicelli del soffitto... esercizio
-che rinforza la memoria: o va alla finestra a veder il tesmotèta che
-passa colla ronda...[137] e il golfo e l'Acròpoli illuminati dalla
-luna...
-
-MÌRT. (_ironica, frenandosi a stento_) Infatti... l'altra notte... per
-esempio... che sei rincasato alla terza vigilia...
-
-CRÒB. Non era ancora...
-
-MÌRT. (_rincalzando_)... alla terza vigilia, l'ho vista anch'io la
-ronda e l'Acròpoli a chiaro di luna...
-
-CRÒB. N'è vero, com'è poetico?
-
-MÌRT. Già! (_prorompendo_) Provati un'altra volta a tornar a casa a
-quell'ora, e poi... la ronda e la luna te la do io...[138]
-
-MÈN. Che cosa c'è? Che cosa c'è? Ulisse e Penelope che si bisticciano?
-
-CRÒB. Niente niente! si discorreva dell'ora che si alza la luna...
-
-MÌRT. (_a Mèn._) E Penelope dimostrava ad Ulisse che è un'ora in cui i
-mariti potrebbero benissimo tralasciare di pensar tanto e far invece...
-qualche cosa d'altro. Che già, per quel che fruttano i loro profondi
-pensieri, la Repubblica non ci perderebbe gran che: anzi l'andava
-meglio quando i mariti cecròpidi coltivavano le mogli un po' di più, e
-di giudizî e di decreti ne impasticciavano un po' meno... Quelli eran
-tempi!... quand'ero fanciulla io...
-
-CRÒB. (_a parte_) ... e i Greci assediavano Troja...
-
-MÌRT. ... e macinavo l'orzo di Minerva, e nelle feste Braurònie
-rappresentavo l'orsa di Diana...[139]
-
-CRÒB. (... al naturale...)
-
-MÌRT. ... allora, ah sì, non c'era pericolo che mio padre tornasse a
-casa dopo il tramonto e facesse a sua moglie il muso scuro con tanti
-pretesti di tabelle e palle nere e leggi e processi per la testa...
-Adesso, a furia di decreti e novità mandano la Repubblica a soqquadro;
-e guardali lì, che par tornino dall'averla salvata a Maratona!... Ah se
-governassimo noi donne...
-
-CRÒB. (Poveri noi...)
-
-MÈN. (_ironico_) ... gli uomini filerebbero la lana...
-
-MÌRT. ... e la lana ci scapiterebbe, ma le leggi ci guadagnerebbero.
-Già anche oggi (_parla con Mènecle_), al solito, avrete tirato colle
-vostre unghiaccie delle gran righe lunghe sulla cera[140] e data
-qualcun'altra delle vostre sentenze storte...
-
-MÈN. Tranquìllati... oggi è vacanza...
-
-MÌRT. Se non è oggi, sarà stato ieri...
-
- Come s'è detto, durante questo dialogo, Aglae è seduta intenta al
- suo lavoro.
-
-MÈN. Ah, ieri sì...
-
-MÌRT. Sentiamo!...
-
-MÈN. Oh, una causa molto semplice. A Fillide, la giovinetta moglie del
-vecchio Fràstore Egilièo, è morto il padre due mesi fa. Malgrado tutto
-l'amor figliale, gli occhi per troppo piangere la ragazza non se li è
-sciupati, e questo è quel che capita ai padri, quando maritano, per
-interesse, a controgenio le figliuole. È andata ai funerali col suo
-vecchio marito, senza troppo graffiarsi il viso, con lui è intervenuta
-al banchetto funebre dei novendiali,[141] quel tanto insomma che la
-legge ordina ai figliuoli, e niente più. Che è, che non è, salta fuori
-un bel pezzo di giovine, certo Màntia, ammogliato alla vecchia Pànfila:
-e asserendosi solo superstite parente dell'orfana fanciulla, invoca il
-diritto dalla legge, di pigliarsela in isposa...[142]
-
-CRÒB. To' che felice idea!...
-
-MÌRT. Oh, il birbante! già, sarà stato d'accordo con quella
-civettuola...
-
-MÈN. Fosse d'accordo o di suo capo, vattelapesca. Il fatto è che la
-ragazza, messi in un piatto di bilancia i sessant'anni del consorte
-vecchio, nell'altro i ventitrè del cuginetto nuovo, trovò la domanda
-di quest'ultimo immensamente ragionevole. Non così il venerando marito
-di lei e la veneranda mogliera del nostro giovanotto: ai quali proprio
-non entrava in testa che s'avessero a disfare due matrimonî per cavarne
-fuori un terzo a loro spese...
-
-MÌRT. Per Venere! Se avean ragione!...
-
-MÈN. ... e per farla valere, appunto, si misero insieme, poichè il
-giovine stette duro a far la lite...
-
-MÌRT. ... quella sfacciatella avrà soffiato sotto...
-
-MÈN. (_aderendo_) — ... la sfacciatella soffiava sotto — e chiesero
-all'arconte che la domanda dell'improvvisato cuginetto fosse respinta,
-contestandone la parentela. Ma sì! il cuginetto era assistito da un
-avvocato coi fiocchi, il vecchio Isèo, il quale squadernò davanti
-ai giudici un albero genealogico, in linee rette, oblique, laterali
-e trasversali, che risaliva sino a Codro per via di femmine e per
-via di maschi sino a Teseo: un albero rispettabile. Di più, esibì la
-testimonianza dei servi, i quali, posti ai tormenti,[143] dichiararono
-aver una volta udito il padre della fanciulla, nel contrattar la
-compera di un asino, chiamar parente il padre del giovine. Di più, la
-ragazza interrogata, abbassando gli occhi con molta ingenuità e grazia
-pudica, confermò anch'ella questa circostanza...
-
-CRÒB. Dell'asino?
-
-MÈN. (_confermando e battendogli sulla spalla_) Dell'asino.
-
-MÌRT. (_impaziente_) Insomma... la conclusione...
-
-MÈN. La conclusione — ecco... l'albero, veramente, era un po'
-imbrogliato... ma il vecchio Isèo ci mise tanta eloquenza — «_giudici,
-guardate questo! considerate quest'altro!_»...
-
-MÌRT. Che i corvi se lo mangino!...
-
-MÈN. ... e quei due giovani, a vederli, lì insieme, tutti e due,
-biondi, rosei, mandandosi certe occhiate — dritte, laterali e
-trasversali — come quelle dell'albero, pareano così fatti l'una per
-l'altro...
-
-MÌRT. (_furiosa_) E quindi...
-
-MÈN. E quindi Isèo, in uno slancio oratorio, imposte le mani sulle due
-giovani teste, le avvicinò (_mentre sta dicendo questo con inflessione
-espressiva di voce, getta occhiate verso Aglae, come volesse fermarne
-l'attenzione. Aglae infatti, alta la testa, e sospeso il lavoro, pur
-senza guardar Mènecle, mostra di essere molto attenta_)... e citò
-il verso di Omero che _Giove vuol congiunti i simili coi simili_;
-e il tribunale per non far torto nè ad Omero nè a Giove, giudicò
-ch'eran proprio cugini autentici e che il giovine avea diritto di
-divorziar dalla vecchia, e di portar via al vecchio la giovanetta.
-I due vegliardi cascarono ululando nelle braccia uno dell'altro, la
-giovanetta abbassando gli occhi con molta ingenuità e grazia pudica
-rivolse all'antico sposo un commovente sguardo d'addio, e sospirando...
-si rassegnò.
-
-MÌRT. (_indignata_) E tu o Giove, che cosa fai là sopra, che non
-punisci queste infamie commesse in tuo nome?
-
-MÈN. (_pacatissimo_) Vedi, hai torto d'invocar Giove. Forse in quel
-momento era occupato anche lui colla piccola Ebe... a far dei torti
-alla veneranda Giunone. Son cose che succedono in cielo e in terra..
-
-MÌRT. Ma tu, tu, come hai votato?
-
-MÈN. Ecco... io ci vedo poco... ma mi hanno assicurato che proprio
-le linee trasversali andavan bene,[144] e quindi per non guastarle —
-mancando un voto alla maggioranza — ho dato il mio.
-
-AGL. (_con iscatto repentino, vibratissimo di voce_) Bravo Mènecle!...
-
-CRÒB. (_contemporaneamente, sottovoce per non farsi udir da Mìrtala_)
-(Bravo Mènecle!)
-
-MÈN. (_udendo Aglae, con un sospiro_) (Volevo dire!...)
-
-MÌRT. (_ad Aglae_) E tu lo lodi, tu lo lodi! Mettiti nei panni di
-quella povera moglie abbandonata...
-
-AGL. Mi metto nei panni di quell'altra.
-
-MÈN. Ma che abbandono! che abbandono! Cosa credi, che i giudici abbiano
-cuor di macigno? Quando Isèo s'accorse che il suo albero sui giudici
-faceva un effettone e che i due vecchi rischiavano restar soli, per
-ultimo argomento, tirò fuori... (_pausa, segni di attenzione_) un altro
-albero...
-
-CRÒB. Ma era una foresta questa arringa!
-
-MÈN. Proprio così... un altro albero, dal quale appariva come qualmente
-il vecchio abbandonato fosse parente in quarto o quinto grado della
-vecchiarella derelitta: onde Isèo concluse, e il Tribunale accolse,
-i lor precedenti matrimonî doversi sciogliere anche per ciò: che
-la settantenne Pànfila essendo... orfanella, la legge obbligava il
-vecchietto a sposarla per la perpetuazione della stirpe. E stese le
-mani sulle due teste venerande, ripetè il verso di Omero: che _Giove
-ama congiunti i simili coi simili!_... Ah che oratore! che oratore!
-
-MÌRT. (_mal frenando la stizza_) Aglae, nei processi di tuo marito
-ci son troppi alberi... e a viaggiar pei boschi si incontrano i
-malandrini... Se credi, son da te...
-
-AGL. (_alzandosi_) Come vuoi...
-
-CRÒB. (_ad Aglae sottovoce, mentre questa, prima d'uscire, sta mettendo
-a posto qualcosa sul suo tavolo_) Mi raccomando... non le mostrar
-tutta la guardaroba... perchè poi a me tocca di portarla... e... vesti
-chiuse... vesti chiuse... riparano dai freddi...
-
-AGL. (_a Mènecle, nell'andarsene con Mìrtala_) Tu sei a casa oggi?
-
-MÈN. (_asciutto_) No.
-
-AGL. Sei via a cena?
-
-MÈN. (_c. s._) Sì.
-
-AGL. Tornerai presto?
-
-MÈN. Forse. (_Aglae s'allontana senza dir parola. Quando ella è già
-sull'uscio, Mènecle la richiama_) A proposito, è stato qui Elèo?
-
-AGL. (_ferma sull'uscio, dopo una pausa, come risovvenendosi_) Ah... sì!
-
-MÈN. Perchè non dirmelo...?
-
-AGL. (_fredda_) Non me l'hai chiesto.
-
-MÈN. Ha detto ove andava?...
-
-AGL. No.
-
-MÈN. Tornerà?
-
-AGL. (_imitando il forse precedente di Mènecle, con accento
-espressivo_) Forse! (_esce con Mìrtala_).
-
-
-SCENA IX.
-
-MÈNECLE _e_ CRÒBILO.
-
-
-CRÒB. (_comicamente, a parte_) (Che tenerezze!) (A MÈNECLE) Non si può
-dire che tra marito e moglie sprechiate eccessivamente il fiato... Vi
-parlate sempre così?
-
-MÈN. Quasi sempre.
-
-CRÒB. Non vi anderà giù la voce. E, dimmi, il giorno che l'hai
-sposata, l'hai almeno avvertita delle tue abitudini di... eloquenza
-domestica?...
-
-MÈN. Non ci ho pensato.
-
-CRÒB. Eppure, scusa sai, ma mi sembra... era forse il caso di
-pensarci... essendo tu quel galantuomo che sei... che tutta Atene
-conosce...
-
-MÈN. (_vivissimo_) E chi, chi ti dice ch'io non lo sia?...
-
-CRÒB. Lo sei! lo sei! per Ercole! l'han fino scritto col carbone sui
-pilastri del Ceràmico...[145] Appunto...
-
-MÈN. Appunto... se si è galantuomini e si è fatta una minchioneria, non
-si seguita a sospirarne tutto l'anno e ingrassarci sopra... (_parlando,
-fissa l'occhio su Cròbilo_)... Si fa di meglio... Ci si ripara...
-
-CRÒB. Eh?
-
-MÈN. (_energicamente incalzando_) Altrimenti sui pilastri del Ceràmico
-potrebbero scrivere... di me... o di te... anche questo: Mènecle...
-o Cròbilo, il tal giorno è stato un imbecille... e adesso ci trova il
-_tornaconto_ a rimanerlo... E questo, per mio conto, non voglio che lo
-si dica... _non voglio_... intendi...
-
-CRÒB. Intendo un bel niente.
-
-MÈN. Intenderai con comodo.
-
-CRÒB. Quando?
-
-MÈN. Prima della luna nuova.
-
- Dette queste parole appoggiandovi sopra con accento vibrato,
- s'avvia ad uscire.
-
-CRÒB. (Che diamine sta mulinando?) Te ne vai?...
-
-MÈN. Ho da fare... alla cancelleria dell'Arconte. (_si fruga indosso
-cercando qualcosa che non trova_) (Dove l'ho messa?) (_torna verso
-Cròbilo_) Però ti avverto di una cosa. Sai che Aglae per via di
-madre vien dalla famiglia dei Brìtidi;[146] io per via di padre dagli
-Almeònidi...
-
-CRÒB. Lo so...
-
-MÈN. Il padre suo poi era cugino di Cimone, la madre mia cugina di
-Pericle: il suo proavo paterno combattè insiem col mio a Salamìna... le
-linee laterali si estinsero...
-
-CRÒB. (_lo guarda stupìto, senza comprendere_) Eh?...
-
-MÈN. Era solo per dirti che le nostre genealogie rispettive sono
-perfettamente in chiaro: e non c'è pericolo che ci spuntino intorno
-cugini nuovi, come i funghi sui fusti delle piante...
-
-CRÒB. E così?
-
-MÈN. E così... io non sono il vecchio Fràstore che fece giudizio senza
-suo merito: io sono Mènecle, che so far giudizio da me — e il merito
-sarà mio — _tutto mio:_ — e non occorreranno cugini in ritardo (_lo
-fissa in volto_) che abbiano bisogno di sbarazzarsi di qualche moglie
-avanzata dal diluvio di Deucalione. E se i vecchi stanno male con le
-giovani, i giovani che han le vecchie... se le tengano!... (_lo saluta
-e se ne va: durante l'ultima parlata, Mènecle ha continuato a frugarsi
-in dosso: nell'andarsene, fruga sempre e borbotta fra sè_) (Dove l'ho
-messa, per Ercole!... Ah... che l'abbia lasciata là...) (_s'avvia, poi
-torna bruscamente verso Cròbilo e gli ripete battendogli sulla spalla_)
-I giovani che han le vecchie... se le tengano!... (_borbottando sempre
-esce_).
-
-
-SCENA X.
-
-CRÒBILO _solo_.
-
-
-(_Facendo gesti e segni d'uomo che è riuscito a comprendere_). La
-morale della favola, si direbbe quasi che sia per me... Non importa!...
-Ah, ah, ora comprendo!... Così... per modo di dire... l'amico Mènecle
-prepara alla sordina un bel divorzio!... Peuh!... È una soluzione come
-un'altra... Non è molto onorifica per Aglae, ma è abbastanza onesta
-per lui... Meglio che farla vivere in quel modo!... E Aglae, si vede,
-non ne sa ancora niente!... Per quanto sì... non le debba riuscire un
-complimento, scommetto non le parrà vero di ricuperare la libertà!...
-E con la dote di Mènecle,[147] e con quel visino, e quei due occhioni,
-non le sarà difficile trovare chi la faccia discorrere un po' di più.
-Perchè, infine, è una gran bella ragazza!... Che occhi! che linee! che
-curve!... Pare la Venere degli Orti! To'! io non ci avevo mai fatto
-attenzione, ma proprio... più la si guarda dappresso, più è bella!...
-Mènecle, ad ogni modo, poi che s'è deciso a questo passo, dovrebbe
-almeno prepararvela. Quasi, quasi, se non fosse... (_passeggiando, si
-ferma, come venutagli un'idea_) Ma sì... per Bacco!... e perchè no?
-
- (Aglae e Mìrtala, in questo mentre, rientrano).
-
-
-SCENA XI.
-
-AGLAE, MÌRTALA, CRÒBILO, _un momento_ TRATTA.
-
-
-AGL. (_rientra discorrendo con Mìrtala_). Oh, trattienla quanto vuoi!...
-
-MÌRT. (_con un involto in mano_). Grazie!..
-
-AGL. (_a Cròb._). È già uscito Mènecle?
-
-CRÒB. Or ora... (_senza por mente a Mìrtala che sta raggiustando il suo
-involto, contempla di sottecchi Aglae e parla fra sè_). (Quel nasino
-grazioso che guarda in su!).
-
-AGL. Niente lasciò detto?
-
-CRÒB. No... Parea cercar delle carte... (_continuando a sbirciar
-Aglae_). Che bei capelli biondi!... Con quella acconciatura oggi par
-fin più bella del solito!... Sicuro!... è più bella del solito!... Che
-boccone per quello a cui tocca!...
-
- (Nel volgersi, mentre è immerso in queste riflessioni, si trova
- faccia a faccia con Mìrtala, che gli pon su le braccia l'involto da
- portare).
-
-MÌRT. Mi fai piacere di tenermelo...
-
-CRÒB. (_con una smorfia e un lungo sospiro_). E a me ecco che cosa
-tocca!...
-
-MÌRT. Bada a non la sciupare...
-
-CRÒB. No, no... (_annasando l'involto_) Hu!hu! che profumo!... Ma di'
-un po', Mìrtala, la ti andrà poi bene?
-
-MÌRT. (_accennandogli Aglae_). E non vedi, orbo, che abbiam la stessa
-taglia?
-
-CRÒB. Ah sì!... (orbo, quando t'ho preso!) Hu! hu! che odor
-d'ambrosia!... Che profanazione!...
-
-AGL. (_passata presso il tavolo a cui Mènecle era seduto sul
-cominciar dell'atto, e visto un rotolo caduto per terra, lo raccoglie
-sorridente_). To'!... nel grande accalorarsi per la mia felicità, ha
-dimenticato fin le sue carte!... Che mi dicevi Cròbilo? che Mènecle
-cercava delle carte?...
-
-CRÒB. Appunto... frugava...
-
-AGL. E allora saran queste che gli son cadute o ha dimenticato qui. Sai
-dove andava?...
-
-CRÒB. Alla cancelleria dell'arconte.
-
-AGL. Le darò a Blèpo che glie le porti...
-
- (Fa per chiamare).
-
-MÌRT. È inutile. Dà qui. Passiamo ora di là noi.
-
-AGL. Grazie allora...
-
- (Le passa il rotolo con indifferenza).
-
-MÌRT. Così gli dirò anche, a quel rusticone, che non è questo il modo
-di andarsene...
-
-AGL. Non gli dire nulla. È il suo carattere.
-
-MÌRT. Bel carattere!... Anche gli Sciti lo hanno così:[148] ma non
-isposano donne d'Atene. Se fosse mio marito... vedrebbe! Già, tu
-sei troppo buona... Vorrei veder io che Cròbilo stesse su la notte a
-consumarmi l'olio della lucerna, senza neanche saper quel che scrive...
-E tu ti fidi?...
-
-AGL. Completamente.
-
-MÌRT. (_scrollando il capo_). Basta!... contenta tu!... (_a Cròbilo,
-maliziosa, mostrandogli il rotolo_). Neh, Cròbiluccio, che avessimo
-senza saperlo, a far la parte... tu di Mercurio... e io di Iride?...
-
-CRÒB. (O Dei! che vaga Iride!) Peuh! Mercurio portator di fagotti...
-
-MÌRT. Vieni dunque. Addio Aglae.
-
-AGL. Addio.
-
-CRÒB. (_sbirciando sempre Aglae_). (Che cara creatura! Eh, se
-sapesse!...)
-
-MÌRT. (_a Cròbilo_). Vieni?... (_nell'avviarsi ad uscire con
-Cròbilo, va curiosando nell'interno del rotolo; d'un tratto si ferma
-esclamando_) Oh, cara Venere!... (_si volta verso Aglae_) Ma voi altri
-due fate all'amore di nascosto? e invece di parlarvi, vi scrivete?...
-
-AGL. (_non comprendendo_). Eh?
-
-MÌRT. Ma le carte degli affari non saran queste. Questa è per te.
-
-AGL. (_sorpresa_). Che cosa?...
-
-MÌRT. Ma sì!... qui nell'angolo dice: _Mia cara Aglae!_... guarda!
-guarda!... (_Aglae osserva dove Mìrtala le indica_). Ma allora, poi
-ch'è per te, puoi aprirla in coscienza: gli risparmi la fatica...
-
-CRÒB. (_a parte, avendo seguìto la scena_). Volevo ben dire! Capirai
-prima della luna nuova! È la lettera di partecipazione. Ora ho
-capito...
-
-AGL. (_indifferente, prende il rotolo, lo esamina un minuto
-esternamente, poi senza aprire lo torna a deporre_). Leggerò poi...
-(_fra sè_) (Sarà la ripetizione dei discorsi allegri di stamane!)
-
-CRÒB. (_inquieto, a parte_). Ma se non legge... bisognerebbe...
-
-MÌRT. (_ad Aglae maliziosamente_). Ho capito... segreti fra coniugi...
-Rispettiamoli!... Vieni, Cròbilo?...
-
-CRÒB. Vengo!... (_segue lentamente Mìrtala; mentre ella esce,
-s'appressa rapido ad Aglae e le dice affrettato, sottovoce, con accento
-drammatico_). So tutto. Coraggio. Sei giovane, sei bella. Venere ti
-proteggerà... (_allontanandosi, la torna a guardare_) (Che nasino! È
-più bella del solito!)
-
-MÌRT. (_mentre Cròbilo, già avviato ad uscire, si indugia di
-soppiatto nella contemplazione di Aglae, Mìrtala sulla soglia si volge
-amorosamente al marito, e ad un tratto lo abbraccia scoccandogli un
-sonoro bacio e ripetendo con caricatura amorosa il verso di Crìside_).
-«_T'amo!..... È la nova parola ch'io so_».
-
- (Cròbilo, strappato improvvisamente alla sua contemplazione dal
- bacio di Mìrtala, con una smorfia comica lo subisce, e mandando un
- sospiro di rassegnazione disperata, si lascia da Mìrtala trascinar
- via).
-
-
-SCENA XII.
-
-AGLAE _sola_.
-
-
-AGL. (_Ha accolto con un movimento di dispetto e di fierezza le
-ultime parole di Cròbilo_). Che ha inteso dire?... Ah, già!... qui
-tutti han preso il vezzo di compiangermi!... Perfin le vecchie! Una
-vera gara di pietà! Grazie! non so che farne!... (_torna lentamente,
-pensierosa, al suo lavoro e riprende in mano la corona_). Qui metteremo
-i narcisi di Elèo... Povero Elèo!... Fino a Colòno... là sulla rupe...
-me li è andati a prendere... Dunque la piccola Aglae non è del tutto
-dimenticata... E voleva fingere! Serbarmi rancore!... Perchè fingere
-con Aglae?... Che colpa ne ho io?... Ah Mènecle, Mènecle, co' tuoi
-benefici ti sei preso tutto, è tua la mia vita... ma la memoria del
-cuore... di questa neppur gli Dei mi possono chiedere conto. Quanto
-alla mia felicità, di cui Mènecle si prende scrupolo e mi parla e mi
-scrive... (_prende in mano il rotolo e lo svolge macchinalmente_) glie
-ne domando conto forse io?... (_spiega e legge_) È diretta proprio a
-me. (_la scorre dapprima sbadatamente e indifferente, poi si fa più
-attenta_) Che cos'è questo?... (_legge:_) «Di casa, la notte al nove
-della luna calante di Ecatombèo, anno IV della 99ª Olimpiade.» L'ha
-proprio scritta stanotte! «Mia cara Aglae!... Il giorno che leggerai
-questa mia, i tuoi rapporti meco saran mutati da quelli dell'ora in
-cui la scrivo...» (_fra sè, interrompendosi_) Eh... peggio di quel
-che sono!... «e forse in quel giorno non ti dorrà il poter dare della
-condotta di Mènecle giudizio meno amaro di quello che oggi parla
-segretamente in cuor tuo». Che ne sa? «Il cancelliere ti darà questo
-scritto, dopo la sentenza dell'arconte che avrà disciolto le nostre
-nozze... per domanda tua!...» (_esclamazion di stupore_) Che!... mia
-domanda?... io domandarlo?... «Depositato da ora presso lui, ti sarà
-allora documento della verità delle mie parole...» (_s'arresta sempre
-più stupita_) Che vuol dir ciò?... (_scorre rapidissimamente il resto
-della lettera, con segni di crescente sorpresa e commozione: terminato,
-rimane assorta, la testa fra le mani, asciugandosi una lagrima_).
-Povero vecchio!... povero vecchio!... (_si alza vivamente e passeggia
-concitata_). Così... io avevo l'orgoglio di credermi generosa verso
-Mènecle... ed è lui che mi soverchia in generosità!... Tutti, tutti, mi
-umiliano! Soverchiare Aglae!... Ah! la vedremo!...
-
- (Rinchiude, e va per riporre al posto di prima il rotolo, ma in
- quel punto si affaccia Tratta).
-
-
-SCENA XIII.
-
-AGLAE, TRATTA _ed_ ELÈO.
-
-
-TR. (dalla soglia) Elèo!...
-
-AGL. Ah!... (_momento di pausa, di perplessità e lotta interna
-vivissima. Poi risolvendosi_) Passi.
-
-EL. (_entra vivacissimo e reca dei corimbi di narcisi_). Aglae!...
-li ho colti là... dove tu sai... (_Aglae non risponde, è triste,
-pensierosa — Elèo, interdetto, depone i fiori_) Che hai?
-
-AGL. (_mesta, chinando lo sguardo_). Nulla. Leggevo una lettera... di
-Mènecle... per me. La puoi leggere anche tu... Leggi.... continua pur
-forte!...
-
- (Elèo, guardandola tra sorpreso ed esitante, prende lentamente
- la lettera, che ella gli stende, la legge e poi ripiglia a voce
- forte la lettura al punto che Aglae gli ha segnato. Aglae segue la
- lettura, profondamente commossa).
-
-EL. (_leggendo_). «Quando tuo padre morente affidavati a me, tu eri
-fanciulla quattordicenne appena. Accorrevano, allettati dalla dote
-ch'io t'avrei fatto, i concorrenti: ma pel tuo cuore di fanciulla l'ora
-della scelta non era suonata: e libera e felice bramavo la tua. Ed io
-dissi fra me: che tre o quattro anni a te restavano prima d'affacciarti
-alle soglie vere della vita, e non più di tre o quattr'anni — ero
-anche malfermo di salute a que' dì — mancavano a me per abbandonarle.
-Pensai che sposandoti a un estraneo in quell'età, io rinunziavo in mani
-ignote un incarico sacro; che la mia casa poteva offrirti, pei tuoi
-anni verdissimi, asilo, fino al dì che la mia morte t'avrebbe trovata,
-giovane e bella, erede delle mie fortune, padrona della scelta del cuor
-tuo, e in grado di porne le condizioni...»
-
-AGL. (_ad Elèo_). Che ti sembra?
-
-EL. (_triste e serio_). È leale. (_prosegue la lettura_) «... Se in
-quel mio desiderio sia entrato anche un desiderio egoistico: veder
-consolata la mia vecchiaia dal tuo sorriso, lo squallore del mio
-inverno da un ultimo raggio di sole, oh Aglae, io non oso domandarlo a
-me stesso: non oso cercar tra le pieghe del mio cuore più nascose, in
-quell'unico mesto desiderio, l'unico mio torto verso di te...»
-
-AGL. (_asciugando una lagrima_) Povero vecchio!...
-
-EL. (_prosegue a leggere_). «Ve lo hai letto tu forse? Non so. So che
-in queste nozze il cuor tuo volle scorgere un debito verso l'ombra
-paterna: le accettasti prima colla ingenuità della gratitudine;
-le subisti poi colla abnegazione del sagrificio... Non volli
-disingannarti. Per la educazione del tuo animo quella prova era troppo
-bella. Nella Parca liberatrice confidavo perchè fosse breve. Ma ecco,
-l'ora che io pensavo è suonata; e trova te fatta donna, nello splendore
-dei doni di Venere; e trova me vecchio e vivo e senza il diritto
-di prevenire la Parca.[149] Sciupar con un vecchio il tuo aprile,
-invecchiar senza gioie nè di sposa, nè di madre, non era questo ch'io
-promisi, non può essere questo il premio alla tua virtù.[150] Ma s'io
-ti dicessi ora ciò, se pregandoti di recar teco delle mie fortune
-quel che in mia mente è già tuo, io ti offrissi di sciogliere di mutuo
-accordo le nozze, la tua fierezza, resa dall'idea del sacrifizio più
-altera, rifiuterebbe sdegnosamente».
-
-AGL. (_a sè_). Certo!...
-
-EL. (_segue a leggere_). «... Valermi della legge, e liberar te
-col ripudio? triste felicità la tua sarebbe, comperata a prezzo del
-peggior degli affronti.[151] Sola una via mi restava. Scioglierti
-dagli scrupoli verso di me: obbligarti a ricorrere all'arconte tu
-medesima. Sei nervosa, impaziente, irascibile: pensai di stancare la
-tua pazienza. Sei virtuosa e leale: il giorno che il tuo cuore sentirà
-prepotente il bisogno di vivere, tra l'abbandonarmi lealmente a fronte
-alta e l'ingannarmi, il tuo cuore, ne sono certo, nella scelta non
-esiterà. Quando leggerai queste righe avrai scelto, e mi perdonerai
-questi giorni di tedio e l'inganno dell'esserti parso egoista,
-duro, scortese. Me lo perdonerai pensando alla triste solitudine che
-m'attende[152], e in cui non avrò altro conforto che di saperti felice,
-e aver sciolto la mia promessa alla cara ombra del padre tuo.
-
- «MÈNECLE».
-
-AGL. (_Elèo lascia cadere il foglio, mestissimo in volto. Aglae ha da
-qualche minuto in mano e sta contemplando i fiori di Elèo: alle ultime
-parole della lettera, se gli è già venuta accostando: nel punto in cui
-egli termina, con atto dolce e amorevole gli ripresenta i ramoscelli
-di narciso. Elèo vorrebbe rifiutare, ella insiste con gesto muto,
-amorevole di preghiera; Elèo riprende i fiori ad occhi bassi, senza dir
-parola. Aglae prosegue con voce lentissima e dolce_). Vedi bene che a
-quell'ombra non potrei più offrirli... (_lunga scena muta fra i due_).
-Non sarebbe bello!... Non sarebbe bello!...
-
- (Saluto lungo e silenzioso. Elèo si allontana lentamente ed esce.
- Aglae ricade sulla sedia, celando il volto nelle mani).
-
-
- CALA LA TELA.
-
-
-NOTE
-
-[81] Per la topografia della casa ateniese, rimandasi alle descrizioni
-di VITRUVIO (_Archit._, VI) e ai lavori archeologici moderni che
-le illustrano. Chi non voglia sciupar tempo in minute ricerche, può
-farsene un'idea abbastanza chiara ed esatta dai disegni topografici,
-per es., dell'opera di GUHL e KÖRNER, _Leben der Griechen und
-Römer_, fig. 90-91, o da quelli aggiunti all'_Anacarsi_. La stanza da
-lavoro di questa scena è una, s'intende, dell'appartamento segregato
-femminile, propriamente detto (γυναικωνῖτις); occupato dalla padrona
-di casa e dalle sue donne, e generalmente posto nella parte posteriore
-della casa; appartamento al quale non accedeano gli uomini tranne
-i parenti, o gli estranei che ne aveano il permesso dal marito. Da
-queste stanze riposte del gineceo (ove la moglie attendeva alla sua
-toletta, o ai lavori delle fantesche, o alle occupazioni geniali del
-ricamo, del tesser ghirlande, della musica ed altre, o riceveva le
-amiche), da queste un corridoio (_metaulo_ o _mesaulo_) metteva appunto
-direttamente alla sala aperta comune (πρόστας o παραστάς) che dava
-sul cortile o peristilio (ἀυλή), e ch'era destinata ai ricevimenti di
-famiglia, ai sagrifici domestici o ai pranzi quotidiani. In questa sala
-comune nella quale era il domestico altare, e la quale segnava come il
-confine tra il gineceo e gli appartamenti anteriori occupati dal marito
-(ἀνδρωνῖτις), supporrassi la scena dei due atti successivi.
-
-[82] «_Tremo e mi mordo le labbra, per presentimento di disgrazia,
-come quei che passano allato ad un qualche silenzioso eroe_». ALCIFR.,
-_Lett._, III, 58. La antichissima superstizione greca imaginava lo
-spazio fra la terra e la luna abitato dagli _eroi_ o _genj_, esseri di
-sostanza fra l'umana e la divina; i quali talora, siccome mediatori
-tra gli dei e gli uomini, scendeano in terra a mescolarsi fra questi
-ultimi, ma senza parlare. E infesti a coloro in cui imbattevansi, era
-credenza che il loro incontro portasse disgrazia.
-
-[83] Cfr. ARISTOF., _Lisistrata_: «_Lis._ Nella guerra e nel tempo
-passato, voi uomini non ci lasciavate a noi donne aprir bocca...:
-e spesso in casa vi udivamo prendere cattivi partiti in affari
-gravissimi. Quindi col dolore nell'anima, ma col sorriso sul labbro,
-v'interrogavamo: Che avete determinato oggi nell'assemblea? E
-il marito: Che fa a te questo? Non vuoi tacere? Ed io mi taceva.
-_Provveditore._ Saresti stata battuta, se non tacevi. _Lis._ Ma poi,
-udendo qualch'altra vostra decisione anche peggiore, domandavamo al
-marito: Perchè far questo? E quegli, squadrandomi con occhio bieco,
-dicevami: Se tu non tessi la tua tela, ti dorrà a lungo la testa. Sta
-agli uomini aver cura della guerra». v. 507-520.
-
-[84] V. SOFOCLE, _Trachinie_, v. 9-17.
-
-[85] Luglio-agosto. V. il lunario attico nelle note all'_Alcibiade_.
-
-[86] «_Ut omnia de speculis peragantur, optima apud majores fiebant
-Brundusina stanno et ære mixtis_». PLIN., XXXIII, 9. Questi specchi
-di Brindisi, lodatissimi, fatti di bronzo e di stagno, finchè, come
-dice lo stesso Plinio (XXXIV, 17) si usarono d'argento persin dalle
-ancelle, sono verosimilmente la stessa cosa degli specchi chiamati,
-forse per error di copista, d'_Abrotesio_, in ALCIFR., _Lett._, III,
-66. Caratteristiche poi, nella toletta delle signore ateniesi, erano
-di questi specchi certe forme piccole, rotonde, per lo più con manico
-riccamente lavorato, e raffigurante, il più delle volte, l'effigie di
-Venere Afrodite. Cfr. GUHL e KÖRNER, p. 217, fig. 227. Mènecle ne parla
-più innanzi.
-
-[87] Calisseno rodio, pr. Aten. _Deipnos._ — v. TEOFR., _Caratt._, 5.
-
-[88] Su la parte grandissima che nella vita della donna di famiglia
-ateniese aveano le divozioni, le feste e le pratiche religiose d'ogni
-genere, e su quel che costavano, di occhi del capo, ai poveri mariti,
-abbondano i tratti nei comici e altrove. «Ogni Iddia di cui si celebra
-la festa è una maledizione pei mariti: i poveri uomini non ne conoscono
-neppure i nomi: le Coliadi, per es., e le Genetillidi, e la dea Frigia,
-e la processione d'infelice amore sul pastore (_Adonie_)». LUCIANO,
-_Amori_. E in MENANDRO: «Ahimè — sclama un marito — la mia donna spende
-dieci mine in profumerie: e le occorrono scatole d'oro per chiudervi
-i sandali... In casa la mi faceva cinque sacrifici al giorno: e ad
-ogni sacrificio, sette schiave in circolo, picchiavan ne' cimbali,
-mentre altre mandavano gli urli rituali. Son soprattutto gli dei che
-ci rovinano, noi altri mariti: sempre delle feste a cui far le spese!»
-MEN., _Mysogin._, fr. 3. Cfr. i frammenti di un'altra commedia di
-MENANDRO, _La sacerdotessa_ (‘Ιέρεια), ove un marito cerca distogliere
-la moglie dalla manìa delle pratiche religiose per il culto di Cibele.
-
-[89] «Solo di tutti gli uomini, o Trofimo, tua madre t'ha posto
-al mondo sotto astro sì propizio che tu possa conseguir co' tuoi
-sforzi lo scopo di ogni tua brama, e condurre tutte le tue imprese
-a buon fine? T'ha forse qualche Iddio assicurato con promesse questo
-privilegio? S'è così hai ragione di indignarti: poichè questo Iddio
-t'ha ingannato e t'ha usato una ingiustizia. Ma se tu hai ricevuto alle
-stesse condizioni di noi quest'aria che respiri e che è a noi comune,
-ti bisogna far uso della ragione e sopportare con più coraggio questa
-sventura...» MENANDRO, _fram. inc._; MEINEKE, _fr. com. gr._, IV, 227.
-
-«Iscrizione: _Ai numi soli è dato — ogni successo aver felice appieno —
-l'uomo quaggiù non ha contrasto al fato._ Non odi, o Eschine, che aver
-prosperi successi è solo degli Dei?» DEMOST., _Corona_.
-
-[90] Nel diritto attico «la donna _è maritata legittimamente dal padre,
-dal fratello consanguineo, dall'avo paterno_» (DEMOST., _C. Stef._, II,
-1134) che, succedentisi in ordine di diritto, ponno dar la ragazza a
-chi loro talenta (cfr. PETIT, _Leges att._, VI, 1). Il padre può dar
-la figlia in isposa lui vivente (DEM., _C. Spud._, 1024; _C. Neera_,
-1345) o legarla per testamento. «Demostene mio padre lasciò la sua
-sostanza di 14 talenti, me di 7 anni, la sorella di cinque, e la madre
-nostra. In punto di morte, tra sè consigliandosi sul come disporre di
-noi, affidò _tutte queste cose_ a questo Afobo e a Demofonte nipoti
-suoi.... _A Demofonte poi sposò la mia sorella_ e diede subito due
-talenti». DEM., _C. Afob._, I, 814. Questo diritto del padre, o di
-quelli che in sua mancanza lo rappresentavano, è subordinatamente
-esercitato anche dal primo marito, il quale può pur esso morendo
-designare per testamento il proprio successore nel talamo. Così, nel
-passo testè citato, Demostene soggiunge che il padre suo legò sua mamma
-in moglie ad Afobo (_C. Afob._, I, 814); e così Pasione lega morendo
-la propria moglie a Formione (DEM., _per Form._, 946, 953; _C. Stef._,
-I, 1110; _C. Stef._, II, 1133), sempre per disposizione testamentaria.
-— Cfr. DESJARDINS, _Condition de la femme dans le droit civil athén._,
-mémoires lus à la Sorbonne. — LALLIER, _La femme dans la famille
-athénienne_.
-
-[91] «I nostri mariti tornando a casa ci guardan con l'occhio del
-porco, tante malizie costui (_Euripide_) ha insegnato loro: sicchè
-se una moglie sta intrecciando una corona, subito si crede che la
-sia innamorata...» (ἐάν τις χαὶ πλέκῃ γννή στέφανον, ἐρᾶν δοχεῖ) —
-ARISTOF., _Tesmofor._ V. 395-401.
-
-[92] σποδὸς δὲ τἄλλα, Περικλέης, Κόδρος, Κίμων — ALESSI (poeta comico
-della commedia di mezzo) nel _Maestro di nequizie_ (’Ασωτσδιδάσκαλος).
-MEIN., _fr. com. gr._, III, 395.
-
-[93]
-
- Φοιταᾴ δ’ἀν αὶθέρ’, ἔστι δ’εν θαλασσίφ
- κλύδωνι Κύπρις, πάντα δ’εκ ταύτης ἔφυ.
- ‘Ηδ’ ἐστιν ὴ σπείρουσα καὶ διδοῦσ’ ἔρον,
- οὖ πάντες ἐσμὲν οὶ κατὰ χθόν’ ἒκγονοι.
- EURIP., _Ippol._, v. 447-450.
-
-[94] EURIP., _Medea_, v. 230-247.
-
-[95] Fu nell'anno 379 av. l'E. V. (2º della 100ma Olimp.) che lo
-spartano Febida, d'accordo cogli oligarchici tebani, si impadronì a
-tradimento della rocca di Tebe (Cadméa) e della città, rovesciandone
-il governo democratico e instaurandovi la tirannide spartana. I Tebani
-di parte democratica che poteron salvarsi — circa 400 — rifugiaronsi
-ad Atene: tra questi fuorusciti «Pelopida, e Ferenico, e Androclide,
-i quali fuggiti essendo, furono unitamente agli altri condannati in
-esilio. Ma Epaminonda sen restò nel paese, trascurato venendo come uomo
-che applicandosi alla filosofia, non si ingeriva punto nelle faccende,
-e ch'essendo povero non potea far cosa alcuna». (PLUTARCO, _Pelop._)
-E di questa presunta innocuità avvantaggiandosi Epaminonda, da Tebe
-mantenea le segrete comunicazioni co' fuorusciti e attendea per il
-giorno della riscossa «a riempiere di sensi coraggiosi la gioventù
-tebana e ad addestrarla a lottar coi Lacedemoni». (Ibid.) — Cfr.
-SENOF., _Ellen._
-
-[96] ESCHILO, _Sette a Tebe_, v. 181, 200-1.
-
-[97] «O Minerva Promacorma! Bramo ch'altri mi calpesti disteso morto
-sotto un monticello, fuor della porta Diometide o dell'Ippade, anzichè
-sopportar più a lungo le gran delizie del Peloponneso». ALCIFR.,
-_Lett._, III, 52. Gli Ateniesi non usavano seppellir alcuno dentro le
-mura. La porta _Diometide_ o _Diomea_, nel quartiere di questo stesso
-nome, conduceva al Cinosargo, a levante della città; la porta _Ippade_
-(nominata nella scena appresso) metteva a settentrione, sulla via di
-Colono e di là a Tebe.
-
-[98] Cfr. ALCIFR., _Lett._, II, 4.
-
-[99] SOFOCLE, _Edipo a Colono_.
-
-[100] Giove _Ctesio_ (κτήσιος) ossia Giove _posseditore_ o _donatore_,
-custode della domestica proprietà; del numero degli Dei penati,
-principalissimo: aveva altare nelle case, o se ne teneva un idoletto
-nelle dispense. «Il Dio di Dodona comanda che a Bacco popolare si
-faccia un sagrificio perfetto; ad Apollo _scacciamali_ si immoli un
-bue; liberi e servi s'inghirlandino e vachino dai lavori un giorno
-intero; anche a Giove Ctesio sia sacrificato un bue bianco». DEMOST.,
-_C. Midia_. — E in una arringa di ISEO è descritto un vecchio che
-celebra sacrificio, circondato dai figli di sua figlia. «Alle Dionisie
-campestri egli ci conduceva con lui, e con lui celebravamo tutte
-le feste. Quando sacrificava a Giove Ctesio, ed era per lui l'atto
-religioso più importante, non ammetteva nessuno schiavo nè estraneo;
-compiva da sè tutte le cerimonie; noi l'aiutavamo, maneggiando gli
-oggetti sacri, ponendo sull'altare le viscere; ed egli, come a l'avo
-conviensi, supplicava il Dio di accordarci la salute e un tranquillo
-possesso della nostra fortuna». ISEO, _Ered. di Cirone_, § 15-16.
-
-[101] La battaglia sanguinosa di Nemea, dove gli Ateniesi, alleati
-coi Tebani, Argivi e Corinzî furono sconfitti dagli Spartani, accadeva
-nel 394 av. l'E. V., ossia 15 anni prima dell'epoca in cui è supposta
-questa scena. Gli alleati vi erano forti di 24 mila opliti e 1550
-cavalli; i Lacedemoni vincitori avevano 13.500 uomini soli: ma la
-mancanza d'accordo tra i capi portò la disfatta dei primi, che vi
-perdettero 2500 uomini. I vincitori ebbero 1100 morti.
-
-[102] «Comandano le leggi che l'arconte abbia cura dei pupilli».
-DEMOST., _C. Timarc._ — «Legge: l'arconte abbia cura degli orfani e
-delle orfane ereditarie (_epiclére_); e delle case vuote; e delle mogli
-che rimangono nelle case dei mariti defunti, e che dicono di essere
-gravide». DEMOST., _C. Macart._, 1076. — Indi il tutore rappresentava
-l'arconte, verso il quale rispondeva della tutela; e mancando
-agli obblighi di questa, poteva esser tratto in giudicio o punito
-dall'arconte d'ufficio. — Cfr. SCHÖM., _Ant. gr._; PETIT, _Leg. att._,
-VI, 7; MEURS., _Them. att._, II, 10.
-
-[103] V. ESCHILO, _Coefore_; SOF., _Elettra_; EURIPIDE, _Ifig. in
-Aul._, ecc.
-
-[104] «_Elettra._ I parentali — libamenti spargendo sulla tomba — qual
-grata prece proferir degg'io? — Come il padre invocar?... Di' pur, come
-t'ispira — la riverenza alla paterna tomba... _Coro._ Prega, il licor
-versando, ai fidi amici — fausti tutti gli eventi... _Elettra._ Qual
-altro aggiungerò? _Coro._ D'Oreste — ti risovvenga ancor che lunge ei
-sia». — ESCHILO, _Coef._, v. 86-88, 108-115.
-
-[105] «Dicesi che Anassagora di Clazomene (il filosofo che fu
-maestro di Socrate) non fu mai veduto ridere, e neppur fare il minimo
-sogghigno: Aristosseno parimenti fu nemico del ridere, ed Eraclito
-piagneva per ogni cosa della umana vita». ELIANO, _V. Stor._, VIII, 13.
-
-[106] «Carico di corimbi in questo loco — _il fiorente narciso —
-ghirlanda delle due gran Dive antica_ — tuttodì si nutrica — di celeste
-rugiada...» SOFOC., _Edipo a Colono_. — Su le due dee sotterranee,
-Cerere e Proserpina, V. note all'_Alcibiade_.
-
-[107] τὴν μὲν ἅπασι τοῖς ἐαυτῆς φιλοτίμοις κεκόσμηκεν Αφροδίτη, μόνου
-τοῦ κεστοῦ φεισαμενή. ARISTEN., _Lett._, I, 10.
-
-[108] «_Che cosa vi è di più dolce per un marito che una sposa secondo
-il suo cuore, che cosa di più dolce, sopratutto nella gioventù?_»
-ANTIFONTE, pr. STOB. _Flor._, LXVIII. Superfluo avvertire qui, una
-volta per tutte, quello che Eudemonippo ha già accennato nel prologo:
-che se la _Sposa di Mènecle_ è stata scritta da lui nella 120ª
-Olimpiade, vale a dire quando Menandro fioriva, e Aristotile aveva
-fatto scuola, egli è alla luce dei lavori della commedia nuova e delle
-pagine più belle dello Stagirìta, che s'hanno a studiare, nei novi
-costumi e sentimenti di quell'epoca, i novi ideali della famiglia,
-dell'affetto coniugale e dell'amore; e i richiami alle caste dolcezze
-amorose, e le scene di tenerezza fra giovani fidanzati e sposi, giunte
-fino a noi negli sparsi frammenti greci, e nelle pitture più delicate
-di Terenzio. _Fabula jucundi nulla est sine amore Menandri._ Nella
-dignità cresciuta del matrimonio la moglie ritrova al 4º secolo un
-posto quasi nuovo fino allora per lei: e nella femmina, presa per
-confinarla nel gineceo a procrear figli, appare per la prima volta
-la compagna amante dell'uomo. Ed ecco Aristotile dichiarare che «_la
-tenerezza è naturale fra il marito e la moglie_, l'uomo essendo da
-natura ancor più incline alla vita in due che non alla vita sociale; e
-in questa tenerezza ritrovarsi molto profitto e molte dolcezze insieme
-riunite». (AR. _Eth. Nicomac._, VIII, 14). Che più? Eccolo altrove
-premunir i giovani sposi _contro l'eccesso della tenerezza_, contro
-la intimità spinta al punto da divenire una abitudine tirannica e un
-bisogno inquieto, sì che poi non diventi loro impossibile di staccarsi
-un minuto l'un dall'altro; e insegnar loro a padroneggiarsi così da
-bastare l'uno all'altro, anche colla sola memoria, quando l'un d'essi
-è lontano! (ARISTOT., _Econom._, I, 4). — Però il mio Fània meritava
-le attenuanti, se i moniti di Aristotile (ch'era in que' giorni un
-bambino) non eran fatti per lui.
-
-[109] «’Ὀλβιε γαμβρ’ ἀγαθός τις ἐπέπταρεν ἐρχομένῳ τοι». _O felice
-sposo, qualche buon genio a te veniente sternutò._ TEOCR., _Id._, 18. —
-_Hoc ut dixit amor, sinistra ut ante — dextra sternuit adprobatione._
-CATULLO. — Sullo sternuto, or buono or cattivo augurio, cfr. note
-_Alcibiade_, 157.
-
-[110] Cfr. SCHÖMANN. _Ant. greche_; LALLIER, _La femme dans la famille
-athénienne_. — TEOFR., _Caratt._, 22.
-
-[111] _Siam le nipoti di Teseo e non siam le schiave dei mariti._
-Cfr. in SENOFONTE le ammirabili pagine (_Econom._, VII) dove Iscomaco
-spiega alla sua sposa giovinetta i doveri e i diritti della moglie; e
-com'ella non dee considerarsi la schiava, bensì la compagna del marito,
-e avente ella stessa nel domestico governo la sua parte di sovranità.
-(_Econ._, VII, 13 e seg.) E con che delicata e viva imagine, Iscomaco
-paragona questa sovranità della moglie nella casa a quella della regina
-delle api; e come insiste mostrando alla donna sua gli uffici del
-marito e della moglie, essere diversi ma grandi del pari, «si da _non
-potersi discernere chi vaglia più la donna o l'uomo!_» «E finalmente
-— ei le soggiunge — cosa sopra tutte le altre dolcissima, quando nel
-compimento degli uffici tuoi, ti farai conoscere di maggior valore che
-non son io, tu ti valerai, o moglie mia, dell'opera di me, come di un
-tuo ministro; nè dubiterai che nel tempo avvenire abbi ad essere meno
-riverita». _Econ._, VII, 41-2. Siamo già evidentemente nelle idee ben
-lontani dalla posizione umiliante e servile assegnata alla donna di
-famiglia nella antica legislazione ateniese! È vero che al tempo di
-Senofonte, tra questo ideale e la generalità del costume, del divario
-ancora ne poteva e ne doveva correre: ma la parola dell'epoca è detta
-e la nuova missione della donna della famiglia è cominciata. Verrà
-tra breve Aristotile a paragonare i diritti della sposa coi diritti
-sacri e augusti del supplice che ha deposto il ramo d'olivo sull'ara
-domestica, e che acquista con ciò verso il marito i privilegi della
-inviolabile ospitalità. (ARIST., _Econ._, I, 4). E verranno tra breve i
-comici della commedia nuova a lamentarsi delle usurpazioni di autorità
-commesse dalle mogli sui mariti, e a far ridere il pubblico alle spese
-dei mariti tiranneggiati!
-
-[112] _E Temistocle ateniese stava sotto alla moglie._ «Diceva
-Temistocle scherzando che suo figlio, ancora piccino, era il più
-potente di tutti i Greci. Gli Ateniesi comandano ai Greci; io comando
-agli Ateniesi; _sua madre comanda a me_, e lui comanda a sua madre».
-PLUT., _Temist._, 18; cfr. PLUT., _Prec. matrim._ — E in una commedia
-di Menandro: «Ecco un uomo di cui ognun vanta la felicità in piazza:
-ma appena varcata la soglia di casa sua, è il più infelice di tutti._
-Sua moglie è la padrona di tutto:_ essa comanda e litiga senza posa».
-MENANDRO, _Piloti_, fr. 2.
-
-[113] Vedi la legge citata nel _Prologo_, pag. 26.
-
-[114] Il fratello consanguineo succede in diritto al padre nel disporre
-della sorte dell'orfana da maritare. V. sopra nota 10. — Cfr. DEMOST.,
-_C. Onetore_, 865, 866; _C. Eubulide_, 1311; _C. Beoto_, II, 1010.
-ISEO, _Eredità di Mènecle_, § 5-9.
-
-[115] Colombi di Sicilia, allevati e tenuti in pregio nelle case
-ateniesi. TEOFR., _CARATT._, 5.
-
-[116]
-
- ’Εὰν δὲ κινήσῃ μόνον τὴν Μυρτίλην
- ταύτην τις, ἢ τιτθὴν καλᾖ, πέρας οὐ ποιει
- λαλιᾶς. τὸ Δωδοναῖον ἄν χαλκίον,
- ὃ λέγουσιν ἠχεῖν, ἀν παράψηθ’ ὁ παριών,
- τὴν ὴμεραν ὅλην. καταπαύσαι θᾶττον ἢ
- ταύτην λαλοῦαν˙ νύκτα γὰρ προσλαμβάνει.
-
-MENANDRO, _La suonatrice di flauto_. (’Αῤῤ ήφορος ἤ αὐλητρίς) pr. STEF.
-BIZ. — MEIN., _Fr. Com. gr._, IV, 89.
-
-[117] Le arie di alterigia e le pretese che le ricche ereditiere
-recavan seco insiem con la dote nella casa maritale doveano realmente
-dar non poco fastidio ai signori mariti ateniesi, se fornirono così
-larga materia agli scrittori comici della antica commedia e della nuova
-(le imitazioni di Terenzio comprese): dove si incontrano ad ogni piè
-sospinto le lamentazioni dei poveri mariti.
-
- Εἴθ’ ὤφελ’ ὴ προμνήστρι’ ἀπολέσθαι κακῶς
- ἥτις με γῆμ’ ἐπῆρε τὴν σὴν μητέρα
-
-«_Ahi, fosse perita di mala morte la pronuba che m'indusse a sposar
-la madre tua!_» ARISTOF., _Nubi_, v. 41. «Oh Dei! che sproposito ho
-io mai fatto a sposar per i suoi sedici talenti questa Crobila, una
-donnicciuola alta un cubito! È mai possibile di sopportare una tanta
-arroganza? Per Giove Olimpo, e per Minerva, ohibò!» MENANDRO, _La
-collana_ (πλόκιον), pr. AUL. GEL., II. — MEIN., _Fr. Com. gr._, IV,
-189. «Questa vita del matrimonio m'è odiosa! — Perchè l'hai presa
-per il cattivo verso... Se passi il tempo a lagnarti de' suoi guai,
-senza mettere in bilancia i compensi, ti desolerai eternamente». MEN.,
-_L'odiator delle donne_ (Μισογόνης) pr. STOB., LXIX. — MEIN., _Fr.
-Com. gr._, IV, 164. «Han fatto bene a dipinger Prometeo inchiodato
-allo scoglio... È lui che ha creato le donne... Una donna è migliore a
-sotterrarsi che a sposarsi». MENANDRO, _fram. inc._ — MEIN., _Fr. Com.
-gr._, IV, 228. «Maledetto il primo che inventò di prender moglie! E poi
-il secondo, e il terzo, e il quarto e tutti quelli che l'imitarono!»
-MENAND., _La ragazza bruciata_. (’Εμπιπραμένη) pr. ATEN., XIII. —
-MEIN., _Fr. Com. gr._, IV, 114.
-
-E la litania dei lamenti non finisce qui: vedine qui sotto degli altri
-(note 39, 41, 42): e potrei aggiungerne ancora: ma pare che bastino.
-
-[118] τὰ τῆς γῆς ἀγαθά. — ALCIFR., _Lett._, II, 3.
-
-[119] ’Ὲχν δ’ἐπίχληρον Αάμιαν «_Ho (sposato) una strega con la dote_
-(esclama lamentosamente in Menandro un vecchio marito): non te l'ho
-già detto? Non te l'ho già detto? Casa e campi mi vengono da lei: e m'è
-toccato per averli di prendere anche lei insieme: e questo, o Apollo, è
-il peggior dei mali!» MEN., _La collana_ (Πλόκιον), pr. AUL. GEL., I. —
-MEIN., _Fr. Com. gr._, IV, 191.
-
-[120] PLUTARCO. _Proverbii_ — E poco diverso dai Greci diciamo anche
-noi: _chi sprezza vuol comprare_.
-
-[121] TERENZIO, _Formione_: «_Nausistrata._ In verità mio marito
-amministra senza una cura al mondo i poderi bene acquistati dal padre
-mio: chè egli ne ricavava, senza manco, due talenti l'anno d'argento:
-vedete che differenza da uomo ad uomo! — _Demifone._ Due talenti! —
-_Nausis._ Proprio! due talenti! e sì le derrate non valeano uno per
-cento d'adesso». v. 788-790. — Cfr. sopra, nota 37, framm. del Πλόκιον.
-
-[122] Πατρῷ’ ἒχειν δεῖ τὸν χαλῶς εύδαιμονα «_Fortunato quegli che è
-ricco dell'eredità del padre!_ poichè delle cose che entrano in casa
-colla moglie il possesso non è nè sicuro nè allegro». MEN., _inc.
-fab._, fr. 54. «Se siete povero e sposate una donna ricca, vi pigliate
-una padrona e non una moglie: vi riducete alla condizione di essere a
-un tempo e servo e povero». ANASSANDRIDE, _incert. fab._ «O tre volte
-infelice chiunque essendo povero conduce moglie!» MEN., Πλόκιον, pr.
-STOB., LXVIII. «Alla fronte superba e alle sue arie tutti si voltano
-a guardar Crobila: poichè è ben nota mia moglie, dalla ricca dote, o
-piuttosto la padrona che mi possiede!» MEN., Πλόκιον, pr. AUL. GEL.,
-II, 23. «La moglie di lui è la padrona di tutto: essa comanda e lo
-strapazza senza posa». MEN., _Piloti_, (Κυβερνῆται).
-
-[123] «_Ma il nostro tesoro è stato carboni_ (ἄνθρακες ὸ θησαυρὸς
-ἦσαν) come dice il proverbio». LUCIANO, _Zeusi_. «Se sapessi ch'ella
-ha rivolto ad altri il suo amore, tutti i tesori mi diventerebbero
-cenere». ALCIFR., _Lett._, II, 3.
-
-[124] Cfr. ARISTOF., _Nubi_, v. 71.
-
-[125] Disposizione degli attori in iscena:
-
-AGLAE, CRÌSIDE — CRÒBILO, FANIA.
-
-[126] V. un frammento dei tempi della commedia di mezzo in EUBULO,
-Χρύσιλλα. — MEIN., _Frag. Com. græc._, III, 260. — Cfr. in ARISTOFANE,
-_Tesmofor._, v. 545-550: ed EURIPIDE, _Androm._, _Jon_, _Ippolito_,
-_Alceste_, ecc.
-
-[127] V. un frammento di un altro poeta della commedia di mezzo:
-«L'uomo è animale infelice per natura, ma ha trovato a' suoi dolori
-questo conforto (il teatro): poichè la mente, dimentica dei propri mali
-nel compatire i mali altrui, vi si diletta e si istruisce insieme.
-Vedi prima, se vuoi, i tragici come giovano a tutti! Imperocchè il
-povero venendo a sapere che vi è stato Telefo più povero di lui, già
-più facilmente sopporta la mendicità; l'infermo per qualche insania
-considera Alcmeone; oppur soffre di oftalmia? I figli di Fineo sono
-ciechi. Morì il figlio al padre? Niobe lo consola. O qualcuno e
-zoppo? Si specchia in Filottete. O un altro è vecchio e sfortunato? Lo
-ammaestra Eneo. Qualunque cosa infine uno soffra, maggiori stimando le
-altrui calamità, meno delle proprie si lagna». TIMOCLE, _Le Baccanti_
-(Αιονυσιάξουσαι), pr. STOB., _Flor._, 124. — MEIN., _Frag. Com. græc._
-III. 592. Al quale frammento di Timocle, G. Guizot, nello studio
-su Menandro (pag. 135), contrappone lo scherzo di Voltaire nella
-novella _Les deux consoles_: «Songez à Hécube, songez à Niobé, dit le
-philosophe — Ah, dit la dame, si j'avais vecu de leur temps, et si,
-pour les consoler, vous leur aviez conté mes malheurs, pensez vous
-qu'elles vous eussent ecouté?».
-
-[128] ὢμοι... ὢμοι, ESCHILO, _Agamenn._ v. 1343-5.
-
-[129] λίοπη γλῶσσα (ARISTOF., _Rane_, v. 826), _lingua scortecciata_
-ossia _senza pelo_ dicevano anche i Greci, allo stesso modo nostro, di
-chi sa bene adoperarla.
-
-[130] «_Io mi mostrerò forte e coraggioso e guardante l'orìgano_»
-βλέποντ’ ὀρίγανον, ARISTOF., _Rane_, v. 602: ossia _guarderò torvo
-e brusco_. Modo proverbiale, derivato fra i Greci dall'odor acre di
-quell'erba.
-
-[131] Su le pretese e il bisticciare e il rimbrottar continuo con che
-le mogli dotate molestavano i mariti, vedemmo abbondare in Menandro e
-ne' comici della commedia nuova gli esempi. — Cfr. LALLIER, _La femme
-dans la famille athénienne_. — BENOIT, _Sur la Comédie de Ménandre_.
-
-[132] «A quella di noi donne che partorisse un uomo utile alla città,
-legislatore o capitano, era giusto le si desse qualche premio, e il
-primo seggio nelle feste Stenie e nelle _Scire_, e nelle altre che
-noi donne sogliamo celebrare». ARISTOF. _Tesmof._, v. 834. «Tu lampada
-sarai a parte dei presenti consigli, che furon presi dalle amiche mie
-nelle feste Scire». ARISTOF. _Eccles._, v. 18. Si celebravano dalle
-donne in onor di Minerva le Scire o _feste dell'ombrella_, ai dodici
-del mese detto appunto _sciroforione_ (giugno-luglio), sulla via da
-Atene a Sciro ov'era il tempio di Minerva Scirade. Il sacerdote portava
-nella processione un ombrello bianco.
-
-[133] «Che mai di buono farem noi donne, noi che sediamo con chiome
-tinte di biondo, portiam tuniche color di croco, e siam cariche di
-ornamenti e vestiam cimberiche a strascico (κιμβερίκ’ ὸρθοστάδια) e
-peribàridi ai piedi?» ARISTOF., _Lisistr._, 45. — τὼ Περσικά, ibid.,
-230. Eran calzari di gala, alla persiana.
-
-[134] EURIP., _Medea_, _Androm._ — ANASSANDRIDE, _Inc. fab._ Vedi
-avanti la nota 69.
-
-[135] Simili al bisso (ch'era una specie di tessuto di lino) ma assai
-più fini erano i tessuti rinomati che l'isola di Amorgo forniva
-per certe tonache o camicie di donna, di straordinaria finezza
-e trasparenza, e che dal luogo d'origine si chiamavano ἀμόργινα.
-ARISTOF., _Lisistr._, v. 150; Scol. in ESCHINE, _C. Timarco_, 97.
-
-[136] Sotto il nome di _Colìade_ (dal borgo attico di Colias ov'era
-il tempio) e di _Genetìllide_ (come preside agli atti sessuali) avea
-Venere speciali onoranze di riti lascivi femminili. «Se alcuno le
-avesse convocate (le donne) nel tempio di Pane, di Venere Colìade
-o di Genetìllide, non si potrebbe più passare per la gran copia dei
-timpani». ARISTOF., _Lisistr._, v. 1 seg. «Sposatala, giacevo con lei
-che olezzava di unguento di croco, di baci con la lingua tra le labbra,
-di ghiottornie, di Colìade e di Genetìllide». ARISTOF., _Nubi_, v. 41
-seg.
-
-[137] Era devoluta ai _tesmotéti_ (gli ultimi sei de' nove arconti)
-oltre la presidenza de' giudizi, de' comizi elettorali, ecc., anche
-la sorveglianza dell'ordine e della quiete pubblica. Per che di notte
-l'uno di essi per turno andava in ronda per la città. Vedi ULPIANO,
-nei _Commenti a Demostene_, orazione _Contro Midia_: e fu probabilmente
-durante il suo giro di ispezione, che il tesmoteta di cui ivi si parla,
-per essersi inframmesso in un parapiglia, a soccorso di un suonatore,
-toccò la sua parte di bastonate.
-
-[138] Per brevità, nella recita, da questo punto si ometta il brano di
-scena che segue, da qui saltando addirittura a pag. 123, alle parole di
-Cròbilo:
-
-CRÒB. (_sotto voce ad Aglae che s'allontana con Mìrtala_) Mi raccomando
-non le mostrar tutta la guardaroba, ecc.
-
-[139] «Fanciulla di sette anni, portai nella processione di Minerva i
-sacri arnesi; di dieci, macinai l'orzo di Minerva nostra signora; poi,
-vestita dell'abito color di croco, simboleggiai l'orsa di Diana nelle
-feste Brauronie; quindi, fatta fanciulla leggiadra, portai il canestro
-sacro con un monile di fichi secchi al collo». ARISTOF., _Lisistr._,
-641 seg. In queste parole della _Lisistrata_ è brevemente riassunta la
-prima educazione delle fanciulle ateniesi di distinta nascita.
-
-[140] Cfr. ARISTOF., _Vespe_, 103-4; 850. Rendevano i giudici, come
-s'è detto, le sentenze ne' giudizi in varie forme, oltre quelle
-dei ciottoli neri e bianchi, o delle palline forate ed intere (v.
-_Prologo_, nota 52). Era anche uso segnar la condanna col tirar righe
-lunghe sulla cera delle tavolette. Questo però non toglieva l'uso de'
-ciottoli o delle pallottole, necessario a ogni modo, per lo scrutinio
-de' voti: come vedi nel passo citato delle _Vespe_: «e per severità
-tirando una lunga riga in segno di condanna, rientra in casa con le
-unghie impiastricciate di cera: e temendo gli vengano meno i ciottoli,
-per aver modo di dare il voto, mantiene in casa un litorale». v. 103
-seg.
-
-[141] Sul banchetto funebre che, in onor dell'estinto, al nono e al
-trigesimo giorno dalla morte, celebravasi, in vesti bianche di lutto,
-da' parenti suoi, cfr. ISEO, _Eredità di Cirone_; DEMOSTENE, _Corona_;
-POLLUCE, I, 7, ecc. La trascuranza ne' figli, delle onoranze funebri
-ai genitori era punita dalle leggi e portava seco interdizione civile.
-SENOF., _Memorab._
-
-[142] ISEO, _Ered. Pirro_, § 64. Cfr. _Prologo_, pag. 27.
-
-[143] Le deposizioni degli schiavi nei giudizi, non erano assunte e
-tenute valide come prove, se non estorte coi tormenti (βασανίξειν)
-dagli inquisitori a ciò destinati (βασανισταὶ), in presenza dei
-rappresentanti delle parti che scrivevano il deposto per unirlo agli
-atti. Ε βάσανος dicevasi, oltre il supplicio, anche la deposizione
-de' servi col supplicio strappata: a differenza di μαρτυρία ch'era
-la testimonianza de' liberi. (Potevano in casi eccezionali anche
-i liberi cittadini esser posti a tortura, ma solo per espresso
-decreto del popolo: così Mantiteo e Apsefione, senatori, a stento la
-scansano, abbracciando supplici l'altare. ANDOC., _Misteri_). Quello
-dei contendenti che vi aveva interesse _provocava_ a ciò l'avversario
-(πρόκλησις εὶς βάσανον) esibendo di dare ai tormenti i proprî schiavi
-o disfidando l'avversario a dare i proprî. Accettar la _provocazione_
-o _richiesta_ non era obbligo: ma ricusarla induceva presunzione
-sfavorevole al ricusante. «Voi tutti sapete che le provocazioni furono
-create per quelle cose che non si possono produrre innanzi a voi.
-Quando non può farsi investigazione innanzi a voi, ha luogo per via
-di tormenti la provocazione». DEMOST., I, _C. Stef._ «_Io gli chiesi
-pei tormenti tre sue ancelle_ informate del fatto e dei danari che
-Afobo e la donna possedevano: acciocchè a dimostrazione del vero, non
-fossero i soli ragionamenti, ma le prove della tortura. La qual mia
-proposta, approvata da tutti i presenti, fu ricusata da lui. Ora voi
-per le pubbliche e le private cose reputate la tortura, fra tutte, la
-più degna di fede: e ovunque siano servi e liberi e occorra raccogliere
-indagini, non vi valete delle testimonianze dei liberi, ma tormentando
-i servi cercate ritrovare la verità. E fate bene, o giudici: poichè
-dei cittadini testimoni già parecchi furono colti in falso: _ma dei
-tormentati nessuno fu mai convinto di non aver detto la verità durante
-la tortura_». DEMOST., I, _C. Onetore_, dove il massimo oratore ripete
-quasi alla lettera un passo di ISEO suo maestro (_Ered. di Cirone_). E
-altrove: «Or come può non essere che questi testimoni abbian deposto il
-falso? dacchè neanche ora _ardiscono concedere il corpo della schiava_,
-che testificarono già offerto da Teofemo, e _così confermare col
-fatto_ la verità della lor testimonianza. Consegnando della schiava il
-corpo, non se ne trarrebbero co' tormenti le prove per le quali Teofemo
-ingannò i giudici?... Sola la femmina trovatasi presente avrebbe detto
-il vero, non già testificando con la tabella (in iscritto), ma con la
-più salda e sicura delle testimonianze, coi tormenti cioè. I motivi
-dunque coi quali (Teofemo) ingannò i giudici appariscono falsi, chè
-non osa consegnare il corpo della schiava, e invece ama meglio mettere
-al cimento il fratello e il cognato per falsa testimonianza, anzichè
-mediante il corpo della schiava scagionarsi». DEM. _C. Everg._ 7-9. —
-E Licurgo oratore: «Nell'atto di accusa io aveva citato i testimonî,
-chiedendo si tormentassero gli schiavi di Leocrate. Ma Leocrate
-respingendo la provocazione, si accusa traditor della patria. Sì: egli
-_con lo scansare la prova degli schiavi_ consapevoli de' fatti suoi,
-confessò la verità della querela. E ignora alcun di voi che nelle
-controversie l'esame degli schiavi e delle schiave e il tormentarli
-quando sanno la cosa è tenuto secondo giustizia ed è comune a tutti?
-Or dunque io fui sì lungi dall'apporre a Leocrate falsa accusa, che a
-mio carico volevo venire alla prova, tormentando gli schiavi di lui:
-ma egli per sua mala coscienza nol sofferse. Eppure i suoi _schiavi
-e le schiave avrebbero_ più facilmente negato che dato falsa accusa
-al padrone». LICURGO, _C. Leocrate_. — Ecco invece un esempio di
-provocazione all'opposto: «Pensai che innanzi tutto convenisse provocar
-costui (l'avversario) per convincerlo. E in qual modo? Volli dargli
-(all'avversario) un mio giovanetto, che sapeva di lettere, acciò fosse
-posto ai tormenti. Or non poteva esso avversario tacciarci di falsatori
-con l'investigare la verità, tormentando il giovinetto? Ma _egli
-ricusò_». DEMOST., _C. Afobo, falsa testim._ Cfr. DEMOST., _C. Neera_
-e altrove. Ho citato questi passi, e tralascio citarne altri, degli
-oratori, a dare un'idea caratteristica e precisa di quel che fosse la
-tortura de' servi ne' giudizi ateniesi e il valore grande che vi si
-attribuiva. Certo bisogna riportarsi all'idee antiche sugli schiavi, e
-al diritto antico che li riguardava come cose e cadaveri, per concepire
-come tanta crudeltà paresse la cosa più naturale del mondo anco agli
-animi più miti, e in Atene stessa, ove la legge era ad essi più benigna
-che altrove, fino a dar loro il diritto di richiamarsi degl'ingiusti
-maltrattamenti. (Cfr. note all'_Alcib_.) Che però le deposizioni degli
-schiavi tormentati meritassero tutta quella fede che ISEO e DEMOSTENE
-sembrano attribuirvi a parole, e che facea dar ad esse maggior peso
-delle testimonianze de' liberi, pareva già dubbio, nella sua profonda
-intuizione dell'essere umano, ad ARISTOTILE, il quale nella _Retorica_
-discute di questo metodo di prova i vantaggi e i danni: e trova potersi
-«ad ogni sorta di tormenti obiettar questo: che sforzano a dire tanto
-il falso che il vero, e che i torturati o stanno forti e non dicono la
-verità o per impazienza facilmente dicono il falso, affine di uscire
-più presto dal martirio» (_Retor._, I, 13). Ancora è ad osservarsi che
-nelle arringhe pervenuteci, quanto son frequenti le _provocazioni_
-a questa prova, altrettanto lo sono (come per esempio in _tutti_ i
-passi sopracitati) le _ricusazioni_; e non sembrando verosimile che
-debban tutte attribuirsi a paura della prova, e che i contendenti
-potendo giovarsene se ne privassero così leggermente, è a credere che,
-nel fatto e nella consuetudine, un sentimento più umano correggesse
-in parte la ferocia della legge, e che la così detta _provocazione_,
-così frequente nelle arringhe, fosse il più delle volte, e lo andasse
-diventando sempre più ai tempi di ARISTOTILE e posteriori, una forma
-retorica, dagli oratori usata più per ispauracchio e per crescere
-efficacia alla argomentazione, che per seria intenzione di vederla in
-atto. E giova il pensarlo, affinchè quel passo truce che DEMOSTENE,
-nell'arringa contro Onetore, ripeteva con le parole stesse di ISEO
-(quasi farlo interamente suo gli ripugnasse), ci trovi indulgenti verso
-il sublime oratore: tanto più se si pensi che DEMOSTENE, così corrivo
-a provocare a parole con questa prova gli altri, o per conto altrui,
-quando vi fu provocato egli stesso nella gravissima lite con ESCHINE, e
-accettarla probabilmente gli conveniva, con nobili parole a sua volta
-la ricusò. «Venga qui il carnefice — grida ESCHINE — e dia i tormenti
-innanzi a voi.... Se Demostene si chiarirà mentitore, condannatelo alla
-pena di confessare innanzi a tutti che egli è maschio-femmina e non
-libero. Conduci alla ringhiera gli schiavi.... (_provocazione_); ma
-DEMOSTENE rifiuta l'uso dei tormenti, perchè _non vuol dipendere dai
-tormenti de' servi_.» ESCHINE, _Ambasceria_. Caratteristiche parole
-che, forse, già in DEMOSTENE adombrano il pensiero di ARISTOTILE, e,
-molti secoli più tardi, di BECCARIA.
-
-[144] Per essere un pretesto umoristico, questo di Mènecle era
-abbastanza legittimo. Cfr. DEMOSTENE, nell'arringa contro Macartato,
-per l'eredità di Agnia: «Innanzi tutto avevo deliberato, o giudici,
-di scrivere in una tavoletta i parenti di Agnia per modo che fossero
-tutti notati ad uno ad uno: ma poi stimai che _quella tavoletta non si
-potrebbe veder bene da tutti i giudici e massime da quelli che siedono
-più lontani_». _C. Macart._, § 18.
-
-[145] Al Ceràmico era la passeggiata del bel mondo ateniese, e le
-scritte sui pilastri e sui muri vi facevano l'ufficio della cronaca
-cittadina delle nostre gazzette. Ivi i buontemponi e i maldicenti,
-con epigrammi ed iscrizioni col carbone, si divertivano a mettere in
-piazza i fatti del prossimo; e gli innamorati talora vi scrivevano
-le loro dichiarazioni amorose alle belle, come ce ne restano esempi a
-Pompei. «Leggi quel ch'è scritto sui muri del Ceràmico, dove i nostri
-nomi stanno sui pilastri.... E trovai questa scritta là dove s'entra
-a destra verso il Dìpilo». LUCIANO, _Dialoghi delle cortigiane_. «Ho
-pensato scrivere sul muro del Ceràmico dove Architele suol passeggiare:
-_Aristeneto contamina Clinia_». LUCIANO, _ibid._
-
-[146] Famiglia dei _Britidi_, v. DEMOSTENE, _C. Neera_, 1365. Sugli
-_Almeonidi_, l'illustre famiglia di Pericle e di Alcibiade. Vedi note
-all'_Alcib._, atto I, n. 37.
-
-[147] «E così la maritammo ad Elèo del borgo di Sfetto, e Mènecle le
-restituì la dote». ISEO, _Ered. di Mènecle_, § 9. Il divorzio infatti
-portava seco la restituzione della sostanza dotale alla moglie o
-alla famiglia di lei. «La legge vuole che se uno ripudia la moglie,
-restituisca la dote ovvero paghi l'interesse di nove oboli; a chi
-ha la donna in cura concede facoltà di muover lite nell'Odeone per
-gli alimenti». DEMOST., _C. Neera_, 52. «È obbligato dalla legge a
-restituir la dote con l'interesse a ragion di nove oboli». DEMOST., _C.
-Afobo_, 17. Questa restituzione era però esclusa (e l'egregio MARIOTTI
-omise nel suo Codice ateniese di notarlo) nel caso di colpa della
-moglie, come si vede dalla stessa arringa contro Neera: «In vederla
-Frastore nè costumata, nè a lui obbediente, e informato ch'ella non era
-figlia di Stefano, ma di Neera, e perciò reputandosi ingannato, entrò
-in ira contro tutti costoro, e mal soffrendo l'ingiuria e l'inganno,
-scacciò di casa la donna sua gravida, che aveva tenuta circa un anno,
-_e non le restituì la dote_». _C. Neera_, 1362, cfr. 1363. Ma questo di
-Frastore con la cortigiana Neera non era evidentemente il caso del buon
-Mènecle mio.
-
-Del resto quest'obbligo della restituzione della dote era in Atene
-non disprezzabile freno alla estrema facilità e moltiplicazione de'
-divorzi. Più di un marito bramoso di sbarazzarsi della moglie, e
-al quale la legge ne apriva cento vie, s'arrestava solo dinanzi al
-pensiero di ritornar povero o all'impossibilità di fare la restituzione
-impostagli. Indi la prudente riflessione di un personaggio di EURIPIDE:
-«Delle ricchezze che la moglie porta in casa non si gode: _non servono
-che a rendere il divorzio più difficile_». EURIPIDE, _Melanippe_, fr.
-31.
-
-[148] Cfr. LUCIANO, _Dialoghi delle etére_. — ARISTENETO, _Lettere_.
-
-[149] Sulle idee dei Greci intorno al suicidio, caratteristica ed
-eloquente fra tutte la pagina di PLUTARCO nella vita di Cleomene,
-ossia le parole ch'ei pone in bocca a questo re. Disfatto in battaglia,
-perduto il trono, costretto a fuggire da Sparta sua, mentre Antigono
-è già alle porte, l'eroico re, al suo compagno d'armi, il prode
-Tericione, che consiglia il suicidio, risponde: «Vile che sei, credi
-esser magnanimo e generoso _perchè insegui la morte che è la più
-facile delle cose umane_ e che è sempre in poter nostro? Bisogna che
-la morte che si elegge non sia la fuga da un'azione, ma un'azione essa
-medesima: _nessuna maggior vergogna del non vivere e non morir che per
-sè._ Quando la _speranza di esser utile ancora alla patria nostra ci
-lascierà, allora soltanto ci sarà facile morire_».
-
-[150] Οὔκουν ἔφη δεῖν ἐκείνην τῆς χρηστότητος τῆς ἑαυτῆς τοῦτο
-ἀπολαῦσαι, ἄπαιδα καταστῆναι συγκαταγηράσασαν αὑτῳ ISEO, _Ered. di
-Mènecle_, § 7.
-
-[151] Per quanto il divorzio in Atene fosse reso dalle leggi e dall'uso
-un caso affatto ordinario e frequente, esso non colpiva perciò meno
-duramente l'onore e l'amor proprio della donna, per lo meno nei casi
-in cui era il marito che di suo proprio impulso lo promoveva. Già
-abbiam visto (_Prologo_, pag. 27) che in questi casi il divorzio era
-nella legge stessa qualificato _ripudio_ (ἀπόπεμψις): e il sentimento
-pubblico s'accordava colla legge, nella spiegazione umiliante di
-quella parola. Ed EURIPIDE, ne' cui drammi, sotto la larva delle
-favole antiche, le idee e i costumi dell'età sua si rispecchiano, per
-questo fa dire a Medea: «_Non onorevoli_ (ossia _vituperosi_) _sono i
-divorzj alle donne_» (οὐ γαρ εὐκλεεῖς ἀπαλλαγαι γυναιξὶν) _Med._, 236.
-E altrove nella _Andromaca_, fa dire a Menelao, di sua figlia Ermione
-parlando: «Io non voglio che mia figlia sia privata del talamo: poichè
-_tutte le altre cose_, che la donna soffra, sono di minor conto: ma
-_perdendo il marito, perde la vita_» (ἀνδρος δ’ἁμαρτάνουσ’ ἁμαρτάνει
-βιου). EURIPIDE, _Androm._, 370-4. E il comico Anassandride, dei tempi
-della commedia di mezzo, nel passo più sopra citato: «_Difficile_
-e _ripida_, aspra (χαλεπὴ καὶ προσάντης), è o figlia la via del
-ritorno alla casa del padre dalla casa del marito, per qualunque donna
-costumata: poichè ell'è una via che porta seco l'ignominia» (ὁ γἁρ
-δίαυλός ἐστιν αισχύνην ἔχων). ANASS., _Inc. fab._, 5.
-
-[152] «Bastare, disse, _che fosse infelice lui solo_» ἱκανὸς γὰρ, ἔφη,
-αὐτὸς ἀτυχῶν εῖναι. ISEO, _Ered. di Mènecle_, § 7.
-
-
-
-
-ATTO SECONDO
-
-
-ATTO SECONDO
-
- Casa di Mènecle. Sala aperta comune (προστάς o παστάσ) che dà sul
- peristilio; riccamente dipinta e decorata con ricco mobilio. A
- destra le colonne del peristilio che supponesi aprirsi da questo
- lato, e immettere per le quinte di destra agli ingressi esterni; a
- sinistra l'ingresso dal _metaulo_ che immette alle stanze interne
- del gineceo. Nello sfondo altra porta che mette alla stanza da
- letto θαλαμος. Nell'angolo a sinistra della sala, il piccolo altare
- domestico. Una panòplia è appesa alla parete.
-
-
-SCENA I.
-
-AGLAE _e_ TRATTA.
-
- (Aglae traversa rapidamente la scena, dalla porta laterale di
- sinistra, quella del gineceo, alla porta di mezzo ch'è nello
- sfondo: a mezza via si arresta, e chiama forte.)
-
-
-AGL. Tratta!
-
-TR. (_affacciandosi dalla porta di sinistra_) Padrona!
-
-AGL. Appena vien Fània da mio marito, avvertimi. Va! (_Tratta
-rientra_). E dunque... Fània, da fratello affettuoso, compiangendomi,
-pensa a parlare per me; Mènecle, da marito magnanimo, compiangendomi,
-pensa a liberar me; Cròbilo, da amico leale, compiangendomi, pensa a
-consolar me. E se Aglae la compianta li burlasse tutt'e tre? (_esce per
-la porta di mezzo_).
-
-
-SCENA II.
-
-MÈNECLE _e_ BLÈPO.
-
- (Mènecle leggendo una carta, seguito da Blèpo, entra dal peristilio
- a destra).
-
-
-MÈN. (_leggendo_) «Scegliere fra essere o non essere. O si è marito o
-non si è. Se essere non volevi, non dovevi diventarlo». Ma bravo, per
-Giove, mio cognato Fània! Platone non avrebbe ragionato meglio! (_si
-volge a Blèpo_) E che t'ha detto Fània nel darti questa?
-
-BL. Che ripassava.
-
-MÈN. Che ombra fa?
-
-BL. Un piede[153].
-
-MÈN. Oh, oh! quasi mezzodì! Sarà qui a momenti. Va. (_lo richiama_)
-Aspetta. Ed è tornato, n'è vero, in mia assenza, Elèo?
-
-BL. No.
-
-MÈN. Come no? e queste carte? chi te l'ha date?
-
- (Accennando altre carte che ha in mano).
-
-BL. Lui.
-
-MÈN. Quando?
-
-BL. Stamattina.
-
-MÈN. Dove?
-
-BL. Qui.
-
-MÈN. Dunque è venuto, imbecille!...
-
-BL. Grazie.
-
-MÈN. (_impazientito_) È venuto sì o no?
-
-BL. Venuto sì, tornato no.
-
-MÈN. (_lo guarda sorpreso_) Eh?...
-
-BL. (_con far grave e sentenzioso_) _Venire_ non è lo stesso di
-_tornare_. E se uno viene, non torna. E se uno torna, non viene. Però
-si può dire: _In questo suol vengo e ritorno_, come Eschilo fa dire ad
-Oreste esule[154].
-
-MÈN. (_guardatolo attonito, se gli appressa, tra serio e canzonatorio_)
-Bravo!... E, dimmi in grazia... dove e quando hai imparato queste belle
-cose?...
-
-BL. (_con gravità_) Ieri, passando dal Liceo, da uno di quei filosofi
-che ci stanno. E delle altre cose ancora...
-
-MÈN. (_ironico_) Ah!... sei divenuto un savio... dunque?
-
-BL. (_sentenzioso_) No, padrone. Perchè ciò che diviene non è[155],
-e non può essere nel momento che diviene: altrimenti, se fosse già,
-non diverrebbe, o, se diviene, diviene un'altra cosa: e quello che
-è, se potesse divenire, allora l'essere diventerebbe eguale al non
-essere, mentre il non essere è diverso dall'essere, come dice Ercole in
-Euripide[156]. E per scegliere quindi fra l'essere...
-
-MÈN. (_continuando ironico_) ... e il non essere... Ferma un momento.
-E dimmi un po'... hai scopato le stanze stamane?... e la casa è
-all'ordine?... è?
-
-BL. Sicuro che è.
-
-MÈN. (_fissandolo_) Ma potrebbe anche non essere, visto come impieghi
-il tempo. Vedi questo? (_gli mostra un grosso bastone_) Cosa credi che
-sia? essere o non essere?
-
-BL. (_tirandosi a rispettosa distanza_) Vedo. È un bastone... è...
-
-MÈN. Ne convieni? Ebbene, se ti sento fare ancora di queste scoperte,
-e bazzicar quei galantuomini che mangiano fichi nel Liceo[157], questo,
-che è un bastone, ti annunzio che può _divenire_ uno spianatoio per le
-tue spalle, pur non cessando di _essere_ un bastone. M'hai inteso?
-
-BL. Perfettamente.
-
-MÈN. Vedi che lo sei, un savio!... Va.
-
- (Blèpo esce, facendo comiche smorfie).
-
-
-SCENA III.
-
-MÈNECLE _solo_.
-
-
-Per gli Dei e per i démoni!... L'amico Isocrate ha ben ragione di
-pigliarsela con que' maledetti sofisti![158] Ancora un po' e questo
-mariuolo mi rifaceva la lezion di Fània! (_passeggia su e giù_) Del
-resto, mio cognato non potea venir in mezzo più a proposito. Tanta
-fatica di meno. La cosa va più liscia che non avrei sperato... Oh
-eccolo!...
-
-
-SCENA IV.
-
-MÈNECLE _e_ FÀNIA.
-
-
-FÀN. Buon dì, Mènecle...
-
-MÈN. Salute, cognato mio... (_disinvolto_) Sicchè tu vieni a dirmi che
-hai scoperto che tua sorella non è felice con me, e a rimproverarmi...
-
-FÀN. (_impacciato_) Non a rimproverarti... Ma se felice ella sia,
-domandalo a te stesso, alla tua coscienza...
-
-MÈN. (_disinvolto_) Ben detto!... E dimmi: perchè non l'hai domandato
-tu prima... alla gran madre... alla natura?
-
-FÀN. Mènecle!
-
-MÈN. Ah tu credevi che il vecchio Mènecle, un cittadino pieno di
-meriti...
-
-FÀN. Oh certamente...
-
-MÈN. Grazie. Vedi che andiam d'accordo... un cittadino pieno di grandi
-meriti, noti a tutta Atene (_si interrompe sospirando comicamente_) —
-da dieci olimpiadi! — avesse a dare, a una giovinetta di diciott'anni,
-le emozioni che tu dài alla tua Crìside, ammannendo alla di lei
-fantasia... i suoi grandi meriti per imbandigione!?... Bel pasto!... e
-sostanzioso... per una mensa coniugale!
-
-FÀN. Questo io non dissi... ma...
-
-MÈN. Ah! c'è un ma...
-
-FÀN. Ma io sperai che non per nulla, sulla soglia della tua casa,
-il giorno che Aglae vi entrò, stessero appese, in lieto augurio, le
-ghirlande di antico alloro intrecciate alla giovane édera: e che in
-quel dì non fossero indarno comparse le due cornacchie all'altare.
-Vi hanno premure delicate, cure affettuose, conforti... che anche un
-uomo...
-
- (Fa pausa come cerchi la parola).
-
-MÈN. Tira via... Di' pure... maturo. Sono stato in Sicilia con tuo
-padre...
-
-FÀN. Ebbene sì... che anche un uomo... inoltrato sul cammino del
-tempo...
-
-MEN. (Ama le perifrasi!)... Grazie...
-
-FÀN. ... al pari degli altri _può_, e più degli altri, _deve_ dare ad
-una giovane compagna; e che potrebbero compensarla...
-
-MÈN. (_prosegue ironico la frase_) ... di quell'altre che le
-mancassero. Benissimo. E insomma...
-
-FÀN. (_impazientito_) Oh insomma io dico che tu trascuri Aglae. Non hai
-premure per lei. Aglae non è contenta. Aglae non è felice...
-
-MÈN. (_a parte sospirando_) (Pur troppo!)
-
-FÀN. E non è questo che sperava mio padre, non è questo che speravo
-io...
-
-MÈN. Già, già! lo so, quello che tu credevi, che tu speravi. Tu
-speravi che io rinnovassi il miracolo di Jolao, quando nel furor della
-battaglia ricuperò le forze giovanili[159]. Speravi che Giunone Nuziale
-non si pappasse i sagrifici a ufo, e bastassero i cestelli di fichi a
-portar nella casa nostra le gioje, e bastasse la focaccia di sésamo a
-portarvi la fecondità![160] Speravi che io ti facessi zio di una bella
-corona di nipotini, di amorini vispi, ricciutelli, paffutelli, per
-indennizzarti di quelli che ancora aspetti dalla tua Crìside... dopo
-dieci mesi che l'hai sposata. Uh vergogna! vergogna!...
-
-FÀN. Ma io ti dirò...
-
-MÈN. (_interrompendolo_) Ma io ti dirò che il padre di Crìside, quando
-te l'ha data, ha ben pronunciato le parole sacramentali: _Ti consegno
-mia figlia, perchè ne nascano figli legittimi:_[161] e tu l'hai
-promesso e giurato. Aglae, quando io la sposai, era orfana, e quindi
-io... quella promessa non l'ho fatta a nessuno.
-
-FÀN. (_risentito, accorgendosi dell'intonazione comica di Mènecle_)
-Mènecle! ti prego, per Giove! di cessare lo scherzo...
-
-MÈN. Sì, giusto, invoca Giove, ch'è il custode de' giuramenti. Te
-la darà lui... Ma vedi, bizzarria de' giudizi!... Il buon Mènecle,
-quell'asino di Mènecle, tra sè e sè, avea pensato: Che cosa mai di
-bello può fare un marito vecchio in casa di moglie giovane?! Che cosa
-di bello può mai, se non lasciarle mancare quel meno che è possibile, e
-starle, quel più che è possibile, fuori dei piedi? O dovrà trastullarsi
-a provarle indosso la veste color di croco e gli stivaletti regalatile
-per la festa della Dea? Sarebbe, qui tra noi, amareggiarle il regalo.
-O farle delle mani arcolaio e reggerle i fili di lana, intrattenendola
-di quel che s'è discusso nell'assemblea e sotto i portici? Anche Ercole
-filava per Onfale, ma era giovine, _ed era Ercole_: e pure Onfale ci
-si annoiava. Non resterebbe che raccontarle ancora la mia campagna
-di Sicilia di 36 anni fa, e la battaglia di Catania, e la strage al
-passaggio del fiume Asinaro, e come innanzi di arrendermi ammazzai
-quattro nemici, e come fummo rinchiusi nelle Latòmie e come scappai...
-Ce n'è per tre sere... e poi? a furia di raccontargliela, mia moglie la
-sa a memoria. Un giorno, per cambiare, mi provai a rifarle la storia,
-e cominciai: _Appena fummo arrivati sulla riva del fiume_... lei non
-mi lascia finire e impazientita tira via: «Appena foste arrivati sulla
-riva del fiume, le retroguardie avvisarono la presenza di un nugolo
-di nemici; Nicia passò a cavallo sulla fronte delle schiere, le trombe
-risonarono...» e _patatì_... e _patatà_... la sapeva meglio di me. Ma
-che stizza, che stizza, ci metteva!... Quando arrivò al punto della
-fuga dalle Latòmie, ho avuto fin paura che pel dispetto vi appiccicasse
-una variante e invece di farmi fuggire, la mi facesse prendere e
-accalappiare!... (_pausa, indi sospirando_) Eh, forse per lei sarebbe
-stato meglio!
-
-FÀN. Mènecle, tu sei proprio ingiusto verso Aglae. Io so che ella ti
-stima... e...
-
-MÈN. (_rompendogli la parola in bocca_) E gli Dei glie ne daranno
-merito. Alle corte. (_con accento reciso_) Tu non puoi dirmi nulla
-ch'io già non sappia e non vi puoi aggiungere che delle sciocchezze.
-Io ho fatta una corbelleria, e tu vieni a dirmene cento. Ma io posso
-disfare la mia, e tu puoi risparmiare le tue. L'arconte pronuncierà il
-divorzio...
-
-FÀN. (_vivissimo, stupefatto_) Che?!...
-
-MÈN. Ell'era, per legge, in tua balìa avanti le nozze. Tu sei il
-guardiano della felicità sua. Aglae da te l'ebbi. Ridomandala tu[162].
-
-FÀN. Io?... mai!
-
-MÈN. E allora... (_se gli appressa grave, severo_) con che cuore e
-perchè me la accordasti?
-
-FÀN. (_imbarazzato_) Perchè tu lo sai... fu l'ultimo desiderio del
-padre nostro...
-
-MÈN. E perchè Mènecle era ricco e liberava innanzi alla legge te dal
-peso della custodia e della dote. (_moto di Fània che Mènecle calma
-col gesto_) Non siam noi soli vecchi gli egoisti!... E non per nulla
-i vegliardi ritornan qualche volta fanciulli[163]. Che meraviglia,
-se anche al povero Mènecle, a cui, con tutta la sua sapienza, passano
-ancora alle volte, di sotto ai capelli bianchi, certe ubbìe giovanili,
-che meraviglia se al povero Mènecle un lampo di distrazione... di
-reminiscenze... in ritardo, abbia offuscato un istante il cervello? Ma
-tu che fanciullo non sei, tu nella età che sente la voce della natura e
-i bisogni della gioventù — e ci hai pensato per tuo conto — potevi ben
-pensarci anche per tua sorella! e difendere lei contro lo sbaglio di
-tuo padre... e me contro me stesso.
-
-FÀN. Ma ti giuro per gli Dei che se...
-
-MÈN. Non incomodare gli Dei! Aspetta: tu mi giuri che gli Dei vogliono
-l'obbedienza ai genitori. E per questo, ti sei sposata bravamente la
-tua Crìside, di cui eri innamorato come un gatto, disobbedendo a tuo
-padre che voleva accasarti colla figliuola di Eufrànore. Agli Dei
-certamente ti sei riservato di chiedere della disobbedienza perdono.
-Poichè, tanto, dovevi domandargliela per una, non disturbavi Giove di
-più, a far la domanda per due. A questo, _allora_ non ci hai pensato:
-_ora_, ti vengono gli scrupoli. E poichè la tua Aglae la vuoi felice,
-trovi giusto che in premio della sua virtù, ella consumi il caro
-fiore de' verdi anni con chi felice non la può rendere!...[164]. (_con
-forza_) Questo tu trovi giusto... e vai nell'Elièa a far da giudice! Io
-no! e s'ebbi un torto verso quella fanciulla, saprò ripararlo... per
-tutti gli Dei! (_calmandosi e asciugandosi la fronte_) Fai tirar giù
-dall'Olimpo gli Dei anche a me!
-
-FÀN. (_vedendo Mènecle riscaldarsi, impressionato dalle sue parole,
-gli parla affettuoso e pacato_) Mènecle, io sarò stato ingiusto: tu
-però ora lo sei con te stesso. Se torto vi fu nel passato, in faccia
-a mia sorella, fu mio: ma tu che di Aglae e della sua felicità ti dai
-pensiero, pensi tu che ella, così fiera, sarà più felice, il giorno
-ch'ella vedrassi restituita la sua libertà a prezzo di un affronto al
-suo amor proprio? e che il divorzio non chiesto da lei avrà dato il suo
-nome in pasto alla maldicenza della città?...
-
-MÈN. Sì... se non chiesto da lei... Ma e chi... (_si appressa a Fània
-e continua, dopo una pausa, a bassa voce_) chi impedisce a lei di
-chiederlo?... E a te di suggerirglielo?...
-
-FÀN. (_esitante e sorpreso, quasi in nube indovinando il pensiero di
-Mènecle_) Che?... e tu credi...
-
-MÈN. Io credo che Giove non m'abbia permesso di salvar Epònimo dal
-carcere di Siracusa, per far della mia casa un carcere a vita alla sua
-figliuola. Oh, Fània, la vecchiaia è incresciosa a sè stessa, ma lo è
-ai giovani doppiamente. Capisco la legge di quei di Ceo[165] che davano
-ai vecchi la cicuta per fare ai giovani un po' di posto. Io, della
-cicuta, per ora... faccio anche senza: ma se ai canuti la solitudine è
-triste, meglio per Mènecle il vivere infelice da solo, senza il rimorso
-che per sua colpa si viva infelici in due...[166].
-
- (Tanto Mènecle che Fània son commossi).
-
-FÀN. (_stringendogli la mano_) O Mènecle! Se Aglae sapesse...
-
-MÈN. Aglae non dee saper nulla. Sicchè le consiglierai di andar
-dall'arconte?[167]. Parlerai ad Aglae?...
-
-
-SCENA V.
-
-MÈNECLE, FÀNIA _e_ AGLAE.
-
- (Aglae si è già affacciata alla soglia verso la fine della scena
- precedente ed udendo parlar di lei si è ritratta indietro. Si
- avanza alle ultime parole di Mènecle).
-
-
-AGL. Di che?...
-
-MÈN. e FÀN. Lei!...
-
-FÀN. Buon dì, Aglae.
-
-MÈN. (_imbarazzato, cercando darsi aria disinvolta_) Oh, la nostra
-Aglae!... (_a Fània sottovoce_) (Zitto ora!)
-
-AGL. _La nostra Aglae_, a quanto sembra, vi dava materia a discorrere.
-Cercavate la pesta del lupo...[168] ed è presente.
-
-MÈN. (_scherzoso, cercando sviare il discorso_) Eh, se tutti i lupi
-fossero come te, Atene non li perseguiterebbe tanto...[169].
-
-AGL. (_fra sè_) (Voltan discorso! Soverchiar Aglae! la vedremo!) Sei
-gentile, Mènecle, stamattina...
-
-MÈN. Eh, ti pare? Sicchè...
-
-AGL. (_a Fània_) Sicchè di che cosa avevi a parlarmi?...
-
-FÀN. (_imbarazzato, mentre Mènecle gli fa gesto di tacere. Aglae finge
-di non accorgersene_) Oh, cose da nulla...
-
-AGL. (_volgesi a Mènecle, con accento vibrato, insistente_) Di che
-aveva egli a parlarmi?...
-
-FÀN. Oh nulla!... Avevo espresso qui a Mènecle il desiderio che tu
-venissi a teatro nelle prossime feste Lenée. Sai, concorreranno, per le
-tragedie, Sofocle il giovine e il nipote di Eschilo, Astidamante...
-
-AGL. (_ironica_) Ah...
-
-MÈN. (_confermando_) Già...
-
-FÀN. Tuo marito mi faceva delle obiezioni: e che forse per quel giorno
-non avrebbe potuto...
-
-MÈN. Appunto...
-
-AGL. (_interrompendo, con accento vibrato_) Non è vero!
-
-MÈN. (_per cavar l'altro d'imbarazzo_) Ma lascia andare! non vedi che
-scherza!... Se gli avevo già detto di sì! Lo pregavo a chiederti se
-volevi andare con lui in compagnia di Crìside...
-
-AGL. (_con forza_) Non è vero! Ah, insomma volete finirla di infilzar
-bugie?
-
-MÈN. (_fra sè_) (Non c'è verso! Saltiamo il fosso!) Ebbene, poichè vuoi
-saperlo a tutti i costi, tuo fratello, qui presente, mi rimproverava
-che io ti trascuro un po' troppo...
-
-AGL. Ah!... (_guardando alternativamente Fània e Mènecle a cui rivolge
-la parola_) È qui tutto?... E... d'altro?
-
-MÈN. Che tu meni, per cagion mia, vita triste... che io non sono un
-marito adatto per te...
-
-FÀN. Oh questo poi!...
-
-AGL. (_a Fània_) Questo gli hai detto? E fai di queste scoperte? E
-il dì che seguisti il mio cocchio di nozze conducendomi qui, non
-hai ordinato di dar di volta ai cavalli?[170] M'avevi allora in
-tua autorità e non ci hai pensato: oggi più non mi hai... e te ne
-occupi?...
-
-FÀN. (_sorpreso, fra sè_) (Così ora parla? Chi più la capisce?)
-
-AGL. (_a Mènecle_) E tu... che gli hai risposto?
-
-MÈN. Io... io... gli ho risposto che... veramente... come fratello, non
-ha tutti i torti... che però... il torto mio...
-
-AGL. (_energicamente interrompendo_) E chi, per le Dee, e con che
-diritto, ha pensato a fartene? Mio fratello forse?... (_a Fània_) E chi
-t'ha incaricato?
-
-FÀN. (_impacciato_) Nessuno... ma il mio amor di fratello...
-
-MÈN. (_passando vicino a Fània, rapido e sottovoce_) Bravo! bravo! dài
-sotto!...
-
-AGL. Amor di fratello?... Tardi lo senti...
-
-FÀN. Presto o tardi, — è un fatto che non vi vedete quasi mai, peggio
-che foste due coniugi spartani; che tu stai chiusa, sola, tutto il
-giorno, lui quasi tutto il giorno fuor di casa...
-
-AGL. E che? è forse mio marito un uomo infermo, un uomo invalido, un
-uom decrepito...
-
-MÈN. (_dà un balzo per sorpresa_) (Eh!?... che cosa dice?) (_vorrebbe,
-tra il serio e il comico, objettare qualcosa ad Aglae, che non gliene
-dà il tempo_) Ecco... veramente...
-
-AGL. (_rompendogli la parola e proseguendo il parlar con Fània_) ...
-sì... è forse un uom decrepito, che debba serrarsi in casa a far la
-guardia alla moglie da mattina a sera, come quei mariti imbecilli
-che rubano ad Argo il mestiere, e trovano così il modo più sicuro di
-rendersi alle mogli odiosi e insopportabili?[171].
-
-MÈN. (_a sè_) (Ah! volevo dire! ha gusto ch'io stia via!).
-
-AGL. E credi tu, figlio di Epònimo, che la figlia di Epònimo sarebbe
-contenta, mentre Atene ha tanto bisogno di lui, di vederselo tutto il
-dì ai fianchi...
-
-MÈN. (_fra sè ribadendo maliziosamente_) (Si tradisce!...)
-
-AGL. ... occupato nel gineceo a filar lana o a contar storielle milésie
-alle fantesche? Credi ch'ella andrebbe superba, mentre i tempi per la
-città si fan scuri, del vederlo sotto i propri occhi sciupar negli ozî
-femminili il vigore del braccio e della mente, quel che gli resta del
-fiore dell'età?
-
-MÈN. (_gesto comico di sorpresa_) (Eh!) (_ad Aglae_) Ecco...
-veramente... puoi dire un fiore... stagionato... Proprio, precisamente,
-un giovane di primo pelo non sono...
-
-AGL. (_interrompendolo_) E per questo mi sei caro...
-
-MÈN. (_la guarda trasecolato, poi scotendo il capo_) (Non capisco più!).
-
-AGL. (_rincalzando_) Bella cosa, al confronto di costoro, i giovani
-della giornata! Bella gioventù da innamorar donne libere![172].
-Agatòne, Dìnia, Stefano, Dercillo! azzimati, unti, leccati,
-dinoccolati, cascanti[173], non san far altro che studiar le pose
-quando camminano e quando stan fermi, e andar in giro con cicale in
-testa e specchietti indosso e boccettine di Tùrio, che puzzano di
-profumerìa lontan due stadî; e prendono i bagni caldi e si coprono
-di pelliccie di Sardi per ripararsi dai primi freddi, e passano
-tutto il dì e la notte per le bische e nelle case delle danzatrici e
-suonatrici di flauto; smorti per le lascivie e per le orgie, consunti,
-fracidi a vent'anni; poi, a sentirli discorrere a teatro o per le vie,
-impertinenti, presuntuosi, ignoranti come Libétrj, imbecilli più di
-Margìte che aveva studiato tante cose e non ne sapeva nessuna...[174].
-
-MÈN. (_fra sè_) (Qui ha ragion da vendere...)
-
-AGL. (_proseguendo senza interruzione e con energia_) ... E sono i
-giovani eroi che gloriosamente poi scapparono a Neméa ed a Coronéa! Ma
-quando Atene fu nel bisogno, e volle salvi i suoi Dei e le sue donne,
-ci vollero _questi_ (_batte sulla spalla di Mènecle_) per cacciare i
-trenta tiranni e gli Spartani, e per liberare la città![175].
-
-MÈN. (_fra il comico, il modesto e il commosso_) Grazie, grazie!
-(_a sè_) (Come parla! proprio figlia di suo padre!... Ed io avere il
-coraggio di sacrificarla!... Ohibò!).
-
-AGL. (_si volge a Fània, parlandogli più calma_) Hai visto, o Fània, i
-nuovi oboli di rame? Son nuovi di conio e biondi, lucidi che sembran
-d'oro... pur guarda come han pessima la impronta! Osserva invece le
-vecchie dramme di argento del Làurio: sono usate, ma non adulterate,
-e serban la impronta stupenda e resistono al suono... La stessa
-differenza, fa conto, è oggi, in Atene, fra le vostre zazzere bionde...
-e queste barbe d'argento...[176].
-
-MÈN. (_comico, guardando Fània con sussiego d'approvazione_) Già!
-
-FÀN. (_attonito fra sè_) (O sta a vedere che se n'è adesso innamorata!).
-
-AGL. O Mènecle, io ho visto sul tuo petto le tue superbe cicatrici:
-esse valgono meglio delle bellezze di Antìnoo...
-
-MÈN. (_sorpreso, e pur con comica modestia compiacendosi_) Eh? questo
-poi...
-
-AGL. (_proseguendo, a Mènecle_) Io ho letto il tuo ultimo discorso
-all'assemblea: quanto cuore, quanto fuoco, quanto slancio giovanile!
-Chi di quei giovani sarebbe stato capace di farlo?
-
-MÈN. Oh, Elèo, per esempio...
-
-AGL. (_nella foga del dire, resta al nome di Elèo improvvisamente
-interdetta e lì per lì s'interrompe: poi, padroneggiandosi, ripiglia_)
-Sì... forse Elèo... Intanto oggi tutta Atene, o Mènecle, è piena del
-tuo nome, ed io ne vado superba, come se parte della tua gloria si
-riflettesse sopra di me. Oh, grazie (_con effusione stringendogli la
-mano che egli commosso si lascia prendere_) per questo conforto che mi
-dai...
-
-MÈN. (_sospirando, e come meditando il senso dell'ultime parole di
-Aglae_) (Conforto! Ah sì, ne ha bisogno! povera fanciulla!...).
-
-AGL. (_proseguendo affettuosa e tenendo nella sua la mano di Mènecle_)
-Ti ricordi le parole che ti disse mio padre: «Tu sarai l'olmo che
-proteggerà la giovane édera...»
-
-MÈN. (_comicamente sospirando e guardando in aria_) Un olmo antico!...
-
-AGL. (_ribattendo subito_) ... e perciò robusto.
-
-MÈN. (_sottovoce a Fània, dandogli di soppiatto un forte pizzicotto_)
-Ma parla un po' anche tu...
-
-FÀN. (_strillando_) Ahi! ahi!...
-
-AGL. (_che s'è accorta, sorridendo a Fània_) E se robusto non fosse, ti
-farebbe strillare in quel modo?...
-
-FÀN. (_irritato dal pizzicotto e prorompendo_) Sì, strillo, perchè
-tu ti lamenti in cuor tuo e poi qui adesso, in sua presenza, per
-generosità lo difendi... e al modo ond'ei ti tratta, non lo merita, non
-lo merita, non lo merita!... E io sono una bestia a pigliarmela a petto
-e a perdere il mio tempo per buscarmi in compenso delle ramanzine!...
-Lamentati ancora! (_ad Aglae_) e aspetta ch'io me ne occupi un'altra
-volta!...
-
-AGL. Oh, bravo, per Cerere! farai bene!...
-
-FÀN. (_ad Aglae stizzito_) Tientelo, godilo il tuo Mènecle!... e
-amatevi sempre così, che gli Dei vi premieranno!... (_a Mènecle
-passandogli vicino_) (Già che andate così bene intesi, sbrigatevela da
-voi!...).
-
- (Esce concitato, liberandosi da Mènecle che vorrebbe trattenerlo).
-
-
-SCENA VI.
-
-MÈNECLE _e_ AGLAE.
-
-
-MÈN. (_a sè_) (Bravo!... e lascia me nelle peste!... Pure da qui
-bisogna uscirne. Animo Mènecle, sii onesto! (_guardando Aglae, e
-parlando sempre fra sè_) Dopo tutto quel bene che pensa di me, _doppio_
-obbligo di essere con lei galantuomo!).
-
-AGL. (_a sè_) (Ora a noi! soverchiar Aglae!) (_a Mènecle che passeggia
-borbottando_) Mènecle!
-
-MÈN. Che c'è?
-
-AGL. Io ho preso le tue parti...
-
-MÈN. (_interrompendo, brusco_) Hai fatto male.
-
-AGL. Sarà. — ... e non ho voluto dirti nulla di sgradevole in presenza
-di mio fratello: ma tu _sai_ che egli ha ragione... (_accentando anche
-più_) lo _sai_.
-
-MÈN. (_a sè_) (Oh, ci mettiam bene!) Se lo dici, lo saprò...
-
-AGL. (_battendo sulle parole_) Non _saprò_: lo _sai_. Tu fai peggio che
-trascurarmi...
-
-MÈN. Eh?...
-
-AGL. Tu fai peggio che lasciarmi sola: e il tuo tempo non lo dai tutto
-alla città.
-
-MÈN. (O sta a sentire!) A chi?
-
-AGL. Ieri fosti con Lisia, l'oratore, e con Neèra, la di lui amica, in
-casa di Filostrato Colonèo...[177].
-
-MÈN. (È matta!... O sta a vedere, che per distrarsi, la si provasse a
-far la gelosa!... (_fa un gesto vivo, come balenatagli improvvisamente
-un'idea_) Buono!...) (_ad Aglae con voce ferma_) E che male ci
-sarebbe!... Può darsi! Si aveva a parlare io e Lisia di affari di
-Stato...
-
-AGL. Ma Filostrato è scapolo; e Neèra _non è_ uomo di Stato; e con
-Neèra ci erano due altre di lei compagne...
-
-MÈN. Ah!
-
-AGL. ... venute da Corinto...
-
-MÈN. (_casca dalle nuvole, ma cerca far il disinvolto_) Può darsi.
-
-AGL. ... e in casa degli scapoli, e in certe compagnie, è difficile
-trattar bene gli affari dello Stato; e alla sera ci fu banchetto; e
-i banchetti dove ci son di quelle donne finiscon tardi... (_gesti di
-Mènecle sorpreso_) ... e finiscon _male_...
-
-MÈN. (_disinvolto, c. s._) Può darsi...
-
-AGL. (_con forza_) Ah? Ma _può darsi_ che Aglae non ne sia contenta...
-
-MÈN. (_trasecolato, di sorpresa in sorpresa_) (O spiriti! che diamine
-salta a costei?!)
-
-AGL. (_incalzando_) Può darsi che Aglae se n'abbia a male! (_con
-accento drammatico_) Così impieghi, o Mènecle, i doni che gli Dei ti
-hanno dato?
-
-MÈN. Eh? (Peccato che me li han dati da un pezzo!)
-
-AGL. (_proseguendo incalzante_) Ah, lo so che la gloria di un nome
-ha sempre un fascino per le donne; lo so che le forestiere venute da
-Corinto sono curiose di conoscere questo Mènecle di cui si parla per
-Grecia; (_continui segni di stupor comico di Mènecle, Aglae prosegue
-con simulata energia_) ma io so anche quale fu il giuramento delle
-nostre nozze, e ti credevo, se non più fedele verso me che lo ebbi, più
-religioso verso gli Dei che lo hanno ascoltato!
-
- (Va corrucciata a sedersi).
-
-MÈN. (_a parte_) (Decisamente, è matta. Elleboro ci vuole.[178]
-(_guardandola di sottecchi_) Eppure... come è bella mia moglie quando è
-in collera!)
-
-AGL. Tu non rispondi? Non rispondi?
-
-MÈN. (_a sè_) (Tanto fa. Le discolpe le farem poi. È la via che se
-n'esce).
-
-AGL. Il tuo silenzio... è eloquente. Ah, non basta, o Mènecle, andar
-illustre nella città, col nome scritto su la colonna![179]. Non bastano
-i meriti in faccia alla patria, quando in faccia ai domestici lari,
-oblii la santità delle sue leggi!...
-
-MÈN. (Anche questo!) (_si volta risentito, come risoluto a difendersi_)
-Oh questo poi... (_si reprime_) (Se mi difendo, guasto).
-
-AGL. (_afferrando la sua interruzione_) Questo poi è grave — volevi
-dire! E mentre io traggo sola le lunghe giornate nel ginecèo, pensando
-a ciò che farà Mènecle per la Repubblica, — Mènecle divide il tempo fra
-la Repubblica... e l'altre cure: e quando rientra ha sulla fronte le
-rughe...
-
-MÈN. (_a parte, comicamente_) (Lo credo).
-
-AGL. (_completando la frase_) ... le rughe dei grandi pensieri...
-
-MÈN. (_a parte, comicamente_) (Un'attenuante...)
-
-AGL. ... per nascondere tra le lor pieghe i rimproveri della coscienza:
-in casa degli altri, per le altre, i sorrisi, le carezze, i calici...
-
-MÈN. (Cosa mi tocca sentire! Pazienza! siamo alla fine!)
-
-AGL. ... le canzoni, le ghirlande convivali; per la povera Aglae non
-sorrisi, non ghirlande, non carezze: ma la solitudine, l'abbandono,
-la noia!... (_prorompendo_) Ah, no! per le due Dee! io non posso più
-vivere così...
-
-MÈN. (Meno male. Al divorzio ci siamo).
-
-AGL. No!... (_proseguendo con più forza_) no... io non posso più
-adattarmi a questa umiliazione...
-
-MÈN. (Ci siamo! Va dall'arconte!...)
-
-AGL. ... e io finirò con...
-
-MÈN. (_sospeso alle labbra di lei, aspettando la risposta ansioso_) ...
-con...?
-
-AGL. ... finirò... con... l'ammalarmi!... (_Mènecle resta lì di botto,
-sconcertato_) Oh, quanto sono infelice!...
-
- (Dà in pianto, abbandonandosi sopra una sedia).
-
-MÈN. (_sorpreso, comicamente imbarazzato_) Questa conclusion non
-m'aspettavo... Ohimè, che imbroglio!... Aglae!...
-
-AGL. (_senza rispondere, continuando a singhiozzare_) Quanto sono
-infelice!...
-
-MÈN. (Adesso fa piangere anche me!...) (_seguitando a guardarla e
-parlando fra sè, le si appressa_) No... senti Aglae...
-
-AGL. (_seguendo a singhiozzare_) Lasciami... ho voglia di piangere...
-
-MÈN. (_osservandola_) (Eppure... com'è bella mia moglie quando
-piange!...) (_dà un sospiro lungo_) (Eh! avessi cinque olimpiadi di
-meno!) (_passeggia, poi si ferma, giungendo le mani al cielo_) (O
-Nettuno marino!... Quale strega di Frigia o di Tessaglia mai, tirando
-il mio oroscopo, m'avrebbe detto: Mènecle, tu passerai per molte prove;
-scamperai dai campi di battaglia e dalle tempeste; dalle spade dei
-nemici, dalle calunnie dei sicofanti e dal morso degli oratori[180];
-dai mostri del mare, dalle miniere e dalla schiavitù... e quando
-avrai il crine inargentato e il corpo stanco... farai piangere una
-donna... di gelosia!...) (_seguita a guardarla di sottecchi_) (Com'è
-bella!... Dopotutto, già... lo ha detto lei: appetto ai giovani della
-giornata...) (_si dà un'occhiata alla persona, una guardatina in uno
-specchio, lisciandosi con compiacenza la barba_) (noi possiamo passare
-per belli avanzi...) (_si appressa ad Aglae e le parla amorevole,
-insinuante_) Eppure, Aglae, se tu leggessi qui dentro, vedresti...
-
-AGL. No... no... non voglio veder nulla...
-
-MÈN. (Ma fa sul serio!) (_guardandola affettuosissimo, le prende nelle
-proprie una mano che essa non ritira_) Ma e dunque... sarebbe proprio
-vero... che vorresti ancora un po' di bene al vecchio Mènecle? (_parla
-esitando_) Oh se!... (_come via cacciasse un pensier lusinghiero_) no..
-no..
-
-AGL. (_ritirando la mano e levando vivamente il capo_) Se... cosa?
-Prosegui... confessa...
-
-MÈN. Ma che confessare!... Volevo dire che sono meno bugiardo, meno...
-vizioso di quel che credi... (Stavolta dico la verità). Ma che vuoi,
-la tua affezione, mi pare un sogno... di quei sogni cari e ingannevoli
-della sera... Sai che essa sarebbe una troppo grande consolazione per
-questo povero vecchio!... Che io non potrei augurarmi, in questo triste
-tramonto, una più alta gioia sulla terra, del sapere, che quel giorno
-che per me sarà l'ultimo... (_Mènecle qui parla lento, interrotto,
-sinceramente commosso_) tu sarai là... al mio capezzale... a dirmi
-l'ultimo addio: che dalle tue labbra, e non da prefiche bugiarde,
-udrò la preghiera al conduttore dell'anime;[181] che le tue mani mi
-comporranno nel domestico sepolcro e la mia povera ombra avrà qualcuno
-sulla terra che si ricordi di lei!...[182]
-
-AGL. (_commossa dalla sincerità dell'accento di Mènecle, si abbandona
-del capo e della persona sul petto di lui. Mènecle la sorregge
-amorosamente delle braccia_) Oh, Mènecle!
-
-MÈN. (_pausa. Mènecle, sorreggendo Aglae, esclama tra 'l mesto e 'l
-comico_) (Cose che capitano ai vecchi!... Qui ci vorrebbe Zeusi a
-dipingere il quadro!...) E tu Aglae... a questo guerriero cadente...
-
-AGL. (_risollevando il capo_) Aglae non dimenticherà mai ciò che questo
-guerriero cadente ha fatto per la sua famiglia, pel padre suo...
-
-MÈN. Ah! (_si distacca vivissimamente da Aglae, rabbuiandosi_) (L'avevo
-detto che si sagrificava!... Ed io bestia... stavo per dimenticarlo...
-Ah, per gli Dei, sarei indegno di aver fatto versare quelle lagrime! Il
-dado è tratto!)
-
-AGL. Che hai?...
-
-MÈN. (_con accento di repentina risolutezza_) No, Aglae, la tua
-gratitudine serbala ad altri. Tra me e tuo padre non ci fu che un
-ricambio... e il debitore sono ancora io... Tu sei troppo buona e
-virtuosa... e io... non ti merito... _Non ti merito._ Avevi ragione.
-Sono indegno di te. (È fatta!).
-
-AGL. Che? Dunque confessi...
-
-MÈN. (_concitato_) Sì, sì... confesso... tutto quel che vuoi...
-
-AGL. Ci sei stato...
-
-MÈN. Ci sono stato... (Ora mi mangia...)
-
-AGL. E ci ritornerai...
-
-MÈN. Secondo i casi...
-
-AGL. E tu credi di far subire a me la sorte di Dejanira... la sorte
-della moglie di Alcibiade... o di quella povera moglie del tuo amico
-Lisia, con le cui amiche discuti gli affari... Ma io non sono Dejanira;
-io non sono la moglie di Lisia, che vede, tace e sopporta; io non sono
-la sposa di Alcibiade che torna indietro dall'arconte insiem con lui...
-
-MÈN. (L'ho detto! Stavolta ci viene!).
-
-AGL. (_incalzando_) ... io non son nata a tollerare affronti... e io...
-intendi... (_fa una pausa_) io...
-
-MÈN. (È fatta!) (_vivissimamente, sospeso_) E tu...
-
-AGL. E io... farò come fai tu.
-
- (Sbalzo di sorpresa di Mènecle. Aglae è corsa verso l'uscio che
- mette alle di lei stanze).
-
-MÈN. Eh?... (_correndole dietro per richiamarla_) Aglae! Aglae!...
-
-AGL. (_dall'uscio, ribattendo con forza sulle parole e sillabandole_)
-Io farò come fai tu... e quello che fai tu!
-
- (Entra rapidamente nelle sue stanze e gli serra a chiave l'uscio in
- faccia).
-
-MÈN. No... senti...
-
- (Aglae è già sparita. Mènecle resta lì trasecolato. Quadro).
-
-
-SCENA VII.
-
-MÈNECLE _solo_.
-
-
-MÈN. Oh santissimi Numi! (_passeggia, poi si ferma tentennando il
-capo_) Destini umani! (_torna a passeggiare, di tratto in tratto
-fermandosi_) Vi han mariti che si attaccano alle mogli come l'ostriche
-allo scoglio e se le vedono guizzar via di mano come anguille di
-Copàide. Provatevi invece a liberarle... ed ecco in che maniera vi
-rispondono!... _Farò come fai tu!... e quello che fai tu!_... Peuh! se
-facesse proprio come me... non sarebbe gran male. (_riflettendo torna
-a passeggiare_) Ma pare che colei l'abbia intesa diverso... Pensa di
-me certe cose!.. Chi diamine gliele ha messe in testa!.. _Quello che
-fai tu!_ Adagio! e se a me, fin che son suo marito, non convenisse
-un bel niente che ella faccia... quel ch'ella crede faccia io?... Se
-non garbasse a Mènecle di diventar la favola d'Atene? Eppure già, se
-le resto insieme... Non si manda a ritroso nè l'acqua dei fiumi[183],
-nè l'istinto di donna di vent'anni!... (_torna a passeggiare, poi si
-ferma_) Però, quel dirmelo sulla faccia... Generalmente, le donne,
-quando lo fanno, hanno la delicatezza di non dirlo... E tutte le smanie
-son venute adesso... perchè sì, fino a ieri, non glien'era importato
-mai... E tutta quella foga d'accusarmi!... non potrebbe esser maggiore
-se fosse una giustificazione ch'ella cercasse alla coscienza!...
-E allora... la filosofia di prima... la sfuriata d'oggi... (_di
-improvviso riscotendosi_) Ma qui, per Minerva, c'è sotto qualcosa!
-
-
-SCENA VIII.
-
-MÈNECLE _ed_ ELÈO.
-
-
-EL. (_entra affrettato_) Buon dì, Mènecle!... Arrivo tardi?
-
-MÈN. (_lo saluta distratto_) Oh no... anzi...
-
-EL. Ho fatto tutto. Sono stato da Pelopida, da Lisia e da Iseo... Iseo
-e Lisia parleranno all'assemblea per appoggiarti, i fuorusciti di Tebe
-confidano in te. Pur troppo la intimazione di Sparta, di espellere
-i fuorusciti, incontra favore tra gli amici della pace... La lotta
-nell'assemblea sarà viva...[184].
-
-MÈN. (_distratto, seguita a borbottare fra sè_) (Farò come fai tu...).
-
-EL. ... e per battere gli avversarî non ci vorrà meno dell'autorità
-della tua parola. Per Giove! da Teseo in poi i diritti della ospitalità
-furon sempre sacri ad Atene; e questo ingrandirsi minaccioso di Sparta
-alle nostre porte, e la sventura stessa de' fuorusciti reclama che
-Atene dia lor soccorso... n'è vero?
-
-MÈN. (_distratto, soprapensiero_) E dunque bisogna darlo.
-
-EL. Pure son tanti che ti parlano dello stato misero della flotta,
-delle perdite recenti, dell'imprudenza del tirarci addosso una guerra,
-se diamo ai profughi aiuto... ti pare?...
-
-MÈN. (_distratto sempre e assorto ne' suoi pensieri_) Allora non
-bisogna darlo.
-
-EL. (_risentito e sorpreso_) Mènecle!
-
-MÈN. (_riscotendosi all'apostrofe di Elèo_) Cioè... volevo dire...
-perdona... non avevo sentito bene. (_borbotta fra i denti_) «Farò come
-fai tu...» Dunque dicevi...
-
-EL. Dicevo che il soccorrere i fuorusciti, che vennero a noi col
-ramoscello de' supplici e si sedettero presso le nostre are[185], mi
-pare un dover sacro...
-
-MÈN. (_riscotendosi_) Sicuro, mio bravo Elèo!... (_gli stringe forte la
-mano_) Per il trofeo di Maratona![186] sicuro ch'è dover sacrosanto...
-
-EL. Grazie! La tua parola nell'assemblea deciderà. Oh sì, dopo il voto
-dell'integro, del virtuoso Mènecle, vedrai che la maggioranza verrà
-dietro... e tutta Atene farà quel che fai tu...
-
-MÈN. Eh? (_con movimento vivissimo, fra comico e irritato_) (Non
-bastava lei! anche quest'altro!... Anche tutta Atene vuol fare quel che
-faccio io! È un contagio!) Ma dunque...
-
-EL. Dunque l'ora scorre e gli amici tebani m'aspettano. Corro a portar
-loro le parole tue.
-
-MÈN. E non passi a salutare Aglae?...
-
-EL. (_si fa in volto serio e scuro_) No... sono atteso... è tardi...
-
-MÈN. È tanto di cattivo umore stamattina, che...
-
-EL. Ragione di più per lasciarla tranquilla. Falle tu i miei saluti.
-(_tra serio e mesto_) Passando per la tua bocca, le giungeran meno
-discari...
-
-MÈN. (Bravo! Se tu sapessi!...) Basta: come vuoi. Siamo intesi.
-Salutami Pelopida.
-
-EL. Addio (_esce_).
-
-
-SCENA IX.
-
-MÈNECLE _solo_.
-
-
-MÈN. (_seguendo dell'occhio Elèo che allontanasi_) Bravo giovine!...
-valoroso e leale! Contrasti bizzarri! Costui nell'età degli svaghi
-pensa alle cose serie: e Mènecle nell'età... dei raffreddori, trascura
-gli affari serî, per... per... (_non finisce la frase, tornando al
-corso insistente dei suoi pensieri_) Ma colei m'ha messo una pulce qui
-nell'orecchio... Per Ercole! ne va del mio onore!... Ah, se arrivo a
-cogliere quel tale... oh, quello, parola di Mènecle, non mangia più
-aglio nè fave nere...[187].
-
-
-SCENA X.
-
-MÈNECLE, MÌRTALA _e_ BLÈPO.
-
-
-BL. Padrone. C'è qui Mìrtala, la moglie di Cròbilo Colonèo.
-
-MÈN. Uh, quella seccatura! Anche oggi! Di me o di Aglae cerca?...
-
-BLÈPO. Non so.
-
-MÈN. Bravo asino!...
-
-BL. (_dalla soglia, impassibile_) Padrone!...
-
-MÈN. Eh?...
-
-BL. Poco fa m'hai detto savio.
-
-MÈN. Ho sbagliato. Falla entrare.
-
-BL. (_nell'uscire per introdur Mìrtala, borbotta sentenziosamente fra
-sè_) Essere l'uno... o essere l'altro!...
-
-MÈN. Cosa vuole questa vecchia chiacchierona!
-
-MÌRT. (_entra affannata, frettolosa_) Buon dì, Mènecle!...
-
-MÈN. (_andandole incontro_) Giove ti salvi! (_Mìrt. è imbarazzata:
-getta attorno occhiate inquiete, sembra aver qualcosa sull'animo_)
-Della mia Aglae cercavi? Neh, (_a Blèpo ch'è rimasto sulla soglia_)
-Blèpo, conducila. (_a Mìrtala_) Ti vedrà tanto volentieri. È là nelle
-sue stanze...
-
-MÌRT. Sola?
-
-MÈN. Soletta.
-
-MÌRT. E non l'hai ancora visto... stamattina...?
-
-MÈN. Chi?...
-
-MÌRT. Lui... mio marito...
-
-MÈN. Da ieri non l'ho visto...
-
-MÌRT. Credevo fosse qui...
-
-MÈN. T'aveva detto che veniva?
-
-MÌRT. No... ma...
-
- (Rimane colla parola sospesa: è visibilmente imbarazzata,
- agitatissima).
-
-MÈN. Che c'è?
-
-MÌRT. Oh Mènecle!
-
- (Rompe in uno scoppio di pianto e gli casca abbandonata nelle
- braccia).
-
-MÈN. (_trasecolato_) (Anche questa! Preferivo l'altra!... Però adesso
-il quadro è... più intonato).
-
-BL. (_avanzandosi, serio, impassibile, a fianco di Mènecle che non
-l'ha veduto, e che sostiene nelle braccia la vecchia piagnucolante_)
-Padrone... consolala!
-
-MÈN. (_collerico, voltandosi, in vederlo_) Tu qui ancora?...
-
-BL. Vado, vado... (_avanti andarsene, gli ripete con accento comico di
-preghiera_) Consolala! (_declamando_) «Soave è amor, ma troppo acerba
-cosa!» lo dice Euripide nell'_Ippolito_[188].
-
-MÈN. (_minaccioso, con la vecchia piangente sempre su le braccia_) Te
-lo do io ora l'Euripide.
-
-BL. (_tranquillo, grave_) Vado, vado.
-
-MÌRT. (_singhiozzando_) Ah, Mènecle, quanto sono infelice!...
-
-MÈN. (Anche lei! Sono il consolatore universale!...)
-
-BL. (_dalla soglia, guardando i due, con far sentenzioso_) Ha ragione
-Eschilo:
-
- Empie i letti di pianto amor di sposa
- E fa che dolor aspro il cor le stringa,
- Poichè il marito la moglie bramosa
- Ahi, disertando, la lasciò solinga[189].
-
-(_Mènecle voltandosi, lo vede lì ancora, gli getta un'occhiata
-minacciosa. Blèpo dall'uscio, sempre tranquillo e grave_) Vado! vado!
-
- (Esce, seguitando a declamare, con aria drammatica «Ahi,
- disertando, la lasciò solinga...»).
-
-
-SCENA XI.
-
-MÈNECLE _e_ MÌRTALA.
-
-
-MÈN. Via, Mìrtala, calmati...
-
-MÌRT. O Mènecle, io perderò la pazienza con colui...
-
-MÈN. Ed egli dice che tu metti alla prova la sua...
-
-MÌRT. (_levando il capo irritata_) Questo ha detto? Per Venere, la
-pagherà!...
-
-MÈN. No, no, lascia star Venere! (Se ti sentisse!) Avrà commesso
-qualche leggerezza, ma poi... (Via, si difende anche il lupo.)[190].
-
-MÌRT. Leggerezza, dici? Se in due giorni non ha passato due ore nel
-gineceo?
-
-MÈN. (_guardandola, fra sè_) (Veramente, basterebbero!) Via...
-
-MÌRT. Ma dove credi sarà andato?...
-
-MÈN. Mah!... al suo tribunale!...
-
-MÌRT. Ohibò! ci sono stata!... oggi è chiuso...
-
-MÈN. All'adunanza della _fratria_ per le iscrizioni delle
-nascite...[191].
-
-MÌRT. Ci sono stata!... Oggi adunanza non ce n'è....
-
-MÈN. Alla banca di Pasione, là al Pireo...
-
-MÌRT. Ne vengo ora...
-
-MÈN. (_fra sè comicamente_) (Fa un giro di ispezione nella Grecia!)
-
-MÌRT. Pasione oggi celebra la festa dei Lari, e non tien banco.
-
-MÈN. E allora... _nessun può dir cosa ne fu di Edipo!_[192].
-
-MÌRT. (_piagnucolosa_) Oh Mènecle! ho paura che Cròbilo mi tradisca...
-
-MÈN. Ma se è più casto di Melanione... e non può veder l'altre donne!
-
-MÌRT. Oh anche Timone odiava gli uomini, ma le donne di soppiatto le
-cercava!...[193].
-
-MÈN. (_di sottecchi squadrandola_) (Non tutte!)
-
-MÌRT. Ma qui proprio non è venuto...?
-
-MÈN. E dàlli!... Doveva venire?...
-
-MÌRT. No... ma... perchè... vedi... io parlo poco...
-
-MÈN. Sappiamo!...
-
-MÌRT. Ma sai... le donne, quando si fissano... (_Mìrtala parla
-esitante; dopo una pausa prende Mènecle a parte e gli parla con far
-misterioso_) Mènecle, Venere mi guardi del pensar male di nessuno. Tu
-hai, grazie a Giove, una moglie virtuosa. Ma sai, anche a Penelope,
-quando Ulisse non c'era, i Proci le andavan dietro. Tu non sei Ulisse,
-ma tua moglie la trascuri... e hai torto...[194].
-
-MÈN. (_si è fatto d'improvviso serio e scuro, attentissimo_) Va pure
-avanti...
-
-MÌRT. E il pensarci, fin ch'è tempo, mi par meglio per te... per lei...
-e per me...
-
-MÈN. (_di scatto_) Cròbilo?...
-
-
-SCENA XII.
-
-_Detti e_ BLÈPO _sulla porta_.
-
-
-BL. Cròbilo!
-
-MÌRT. Ah!
-
-MÈN. Furfante, mi fai l'eco?
-
-BL. No, padrone.
-
-MÈN. Lui qui?...
-
-BL. (_imitando l'eco_) Qui.
-
-MÌRT. (_smaniosa_) L'ho detto io! Oh il perfido! Non son Mìrtala se...
-
-MÈN. (_serio_) Calmati. E lascia fare a me. È meglio tu vada.
-
-BL. (_a parte, declamando sentenziosamente_) «Meglio è l'andar quando
-il restar non giova!»
-
-MÌRT. Oh Mènecle, ma tu...
-
-MÈN. Fidati a me... Va, va presto...
-
-MÌRT. Oh, mi raccomando... il mio Cròbilo...
-
-MÈN. Sta sicura. Te lo renderò... Da questa parte... Addio.
-
- (Mìrtala esce dalla parte del gineceo, non dall'ingresso del
- peristilio).
-
-
-SCENA XIII.
-
-MÈNECLE, CRÒBILO.
-
-
-MÈN. (_dopo accompagnata Mìrt. e messala fuori, risalendo la scena_).
-Altro se te lo renderò, bella Elena, il tuo Paride... Lui!... Ma il
-bel Paride stavolta discorrerà col re di Sparta... (_a Blèpo_) Fallo
-entrare.
-
- (Blèpo esce ed entra Cròbilo dal peristilio).
-
-CRÒB. (_entra assai espansivo_) Oh Mènecle! salute!...
-
-MÈN. (_Mènecle lo riceve padroneggiandosi, con cortesia forzata,
-velatamente ironica_) Buon dì, Cròbilo.
-
-CRÒB. Passavo di qua, venendo dai Portici, e ricordatomi che posdomani
-c'è assemblea, ho detto: Oh, entriamo dal nostro Mènecle, che sa tutto,
-a saper che c'è di nuovo...
-
-MÈN. (_lo scruta di soppiatto_) E a me, ora, il mio démone m'aveva
-detto: Ecco Cròbilo che passa e che entra...
-
-CRÒB. Già, l'amico sente sempre l'odor della pesta dell'amico...
-
-MÈN. (_con intenzione ironica, scrutandolo_) E un amico come te...
-
-CRÒB. Per tutti e dodici gli Dei! Voglio credere!...
-
-MÈN. (_proseguendo, suggestivo, velatamente ironico_) ... val più d'un
-tesoro. Grazie[195].
-
-CRÒB. E non faccio per dire, sai, ma quando per via mi sento alle
-spalle: To' quello che passa è Cròbilo Colonèo, l'amico di Mènecle...
-dell'inclito Mènecle... mi pare di essere più alto un cubito. Cròbilo,
-l'amico di quel Mènecle che operò tanti prodigi in campo, che fece
-passar tante leggi nell'assemblea, che governò le isole... per Ercole,
-sai che tutto ciò empie la bocca!... E dà una certa autorità... certi
-vantaggi...
-
-MÈN. (_con intenzione, ironica_) Ah già! molti!...
-
-CRÒB. Vedi, iersera ho fin questionato per te. Tu sai che io ho molte
-idee mie, ma infine, con le tue van d'accordo. È così bello aver sempre
-coi grandi uomini qualche cosa in comune...
-
-MÈN. Già, già. (Bello e... comodo).
-
-CRÒB. Bene, si discorreva degli affari di Tebe e de' profughi.
-Quell'asino di Eucare pretendeva che Atene faria bene a levarseli
-da' piedi: e dalla sua eran parecchi. Io gli rispondo come va, e gli
-espongo... così in breve... giusto le stesse riflessioni che tu mi
-facevi l'altra sera... il pericolo di una guarnigione spartana qui a
-due passi, nella Cadmea, l'urgenza di ristabilir in Grecia l'equilibrio
-compromesso dalla pace di Antalcida, e far di Tebe un antemurale per
-chiudere a Sparta gli sbocchi del settentrione... eccetera, eccetera...
-insomma tutti quanti gli astanti si arresero alle riflessioni nostre...
-
-MÈN. (_correggendo_) Alle mie...
-
-CRÒB. Sì, le mie, le nostre!... Ma Eucare, quell'asino, duro: e io
-«_Ti prego a credere che quando io e il mio amico Mènecle esponiamo un
-parere, ci abbiamo prima studiato sopra_...» Ohibò! come soffiar in una
-rete[196]. Allora mi scappa la pazienza: Senti, gli dico, ci vuole un
-bel coraggio ad ostinarsi, quando io e il mio amico Mènecle dichiariamo
-che è così e così: e per aver questo coraggio, bisogna prima aver
-guadagnate due corone come noi...
-
-MÈN. (_correggendolo_) Come me...
-
-CRÒB. Sì... come te... come noi...
-
-MÈN. (_ironico_) Ah!...
-
-CRÒB. Aver fatto tante leggi come noi...
-
-MÈN. (_correggendo ancora_) ... Come me...
-
-CRÒB. (_senza più badargli_) ... presieduto giudizii come noi,
-governate le isole come noi... (_Mènecle accompagna i noi, con gesti
-del capo, di adesione ironica_) Ma se ti dicevo che quel poter parlare
-dei grandi uomini come di noi stessi, aver con essi tutto in comune...
-
-MÈN. Sicuro... sicuro... (Ora capisco...)
-
-CRÒB. (_terminando la frase_) ... è una gran bella cosa!...
-
-MÈN. Fino a un certo punto.
-
-CRÒB. (_a mo' di conclusione del suo dire, abbraccia forte Mènecle_)
-Qua un abbraccio.
-
-MÈN. (_liberandosi_) Più adagio. Le costole non sono in comune. Del
-resto, dici bene, dal momento che l'amicizia è il mettere in comune
-tutte le cose...[197] (_parla velatamente ironico_) come dice il
-proverbio, comune la nave, comune il pericolo...[198].
-
-CRÒB. Precisamente.
-
-MÈN. (_a parte_) (E perciò imbarca sulla nave anche le mogli).
-
-CRÒB. Oh, e Aglae come sta? la nostra cara Aglae...
-
-MÈN. (_a parte_) (L'ho detto!) La _mia_ cara Aglae sta bene... (Bisogna
-insegnargli il singolare degli aggettivi possessivi!) Sicchè anche
-tu sei del parere delle _Aringatrici_ di Aristofane! Sai, quella
-scena dove Prassàgora inaugura il governo delle donne e fa il suo
-discorso-programma: «Prima di tutto noi donne metteremo in comune
-la terra, il danaro e ciò che ciascuno ha; tutti possiederanno pani,
-pesci, focaccie, tonache, vino, corone e lenticchie...»
-
-CRÒB. (_facendo vivi segni di adesione e proseguendo la citazione
-a memoria_) «se alcuno vede una fanciulla, e gli va a genio, può
-pigliarsela dalla Comune, senza spesa...
-
-MÈN. (_proseguendo_) «le donne faran figli per chi ne vuole...»[199].
-
-CRÒB. (_con ripetuti e vivi segni di adesione_) Benissimo!
-Benissimo!... Oh per me, al sistema di Prassàgora ci sto subito...
-(_maliziosamente a Mènecle_) Queste son massime da mettere nell'arche
-insiem coi pomi!...[200]. E senti: se noi governassimo ancora le
-isole...
-
-MÈN. (_suggestivo_) Tu cederesti la tua Mìrtala a chi la vuole...
-
-CRÒB. (_approvando sempre con calore_) Benissimo!
-
-MÈN. (_c. s._) Io cedo a chi la vuole la mia Aglae...
-
-CRÒB. Benissimo!... Per la compagnia che le fai...
-
-MÈN. (_frenandosi, e proseguendo l'ironia suggestiva_) Per Mìrtala mi
-presento io...
-
-CRÒB. Benissimo! E io faccio come fai tu.
-
- (Gesto vivissimo di collera in Mènecle).
-
-MÈN. (Anche lui!) (_piantandosi in faccia a Cròbilo, — e fattosi
-d'improvviso scuro in volto e minaccioso_) Ma... e se io... non
-dividessi le teorie di Prassàgora? E se a noi che abbiamo governato le
-isole, non piacessero queste teorie di governo?
-
-CRÒB. (_lo guarda tra attonito e spaventato_) Eh? (Che diamine gli è
-saltato in mente?...)
-
-MÈN. (_rifacendosi calmo d'un tratto_) Vieni qua.
-
- (Lo conduce a uno scrittoio, tira fuori alcune carte, e le scorre
- leggendole, con accento pacato e bonario, mentre Cròbilo lo guarda
- trasecolato, senza comprendere).
-
-CRÒB. Che cosa sono?
-
-MÈN. (_ritornato calmissimo_) Sono carte firmate da me. Alcuni ricordi
-del _nostro_ governo dell'isole, quand'ero in Lesbo e vi applicavo
-le leggi di Atene. Guarda qui. (_piglia una carta e poi ne spiega,
-discorrendo bonariamente, a Cròb. il contenuto_) Sentenza nella causa
-di Lisicle. Un bel giovanotto — come te — certo Lisicle, che abitava
-in Metinna, avea tresca con la moglie di Stefano. Stefano il marito
-lo seppe e un bel giorno, sul fatto te li colse, là presso la marina,
-in un bel luogo verde, ombroso, sacro alle ninfe e agli amori: il
-quadretto era poetico molto, ma a Stefano pare piacesse poco: perchè
-ricorse a te... cioè a me... cioè a noi. E _noi_ abbiamo condannato
-Lisicle in via di clemenza alla pena esemplare del rafano[201].
-(_sbalzo di spavento di Cròbilo: Mènecle finge non accorgersene, e
-prosegue tranquillissimo_) Stette a letto soltanto cinque mesi...
-
-CRÒB. (_spaventato_) Ohimè!...
-
-MÈN. Il medico Dionda, anima pia, lo curò: ed io ho curato il medico
-con una multa di mille dramme[202]. (_Mènecle passa tranquillamente a
-un'altra carta fingendo non accorgersi delle esclamazioni di spavento
-di Cròbilo_) Altra come sopra. Sentenza per la morte di Eutemòne. Certo
-vecchio, Nicarco, trascurava la moglie, e il leggiadro Eutemòne se ne
-approfittava. La notte il marito dormiva al pian di sopra, la moglie
-al pian terreno, col pretesto di far la pappa al bimbo: quando, una
-notte, a cucinar la pappa del bimbo, il marito sorprese Eutemòne: e,
-senza complimenti, te lo ammazzò. Fu processato per omicidio[203] — ed
-ecco la sentenza di assoluzione, con parole di lode, da me firmata, a
-incoraggiamento e sprone dei mariti futuri...
-
-CRÒB. (_spaventato giungendo le mani_) O santo Giove, rettor delle
-stelle!... e _tu_ hai fatto...
-
-MÈN. (_correggendolo, ironico_)... non io... _noi, noi_.
-
-CRÒB. Che maniera di governare!
-
-MÈN. Questo abbiam fatto noi (_accenna sè e Cròbilo, beffardamente
-appoggiando sul_ noi) quando governavamo le isole... (_battendogli
-sulla spalla — e con accento minaccioso, vibratissimo_) Tieni il
-ricordo in serbo... E metti anche questo nell'arca, insiem coi pomi!
-
-
- CALA LA TELA.
-
-
-NOTE
-
-[153] Vedi, sul gnomone, note all'_Alcibiade_, atto II.
-
-[154] ‘Ἠκω γὰρ ἐς γῆν τήνδε καὶ κατέρχομαι. — Cfr. ARISTOF., _Rane_, v.
-1128.
-
-[155] Cfr. PLATONE, dial. _Parmenide, Eutidemo, Sofista_. — Già
-abbiamo visto i sofisti in Atene fatti segno alla satira della commedia
-antica, nelle _Nubi_ di ARISTOFANE, che ebbe il torto di confondere
-tra i sofisti Socrate, il loro grande derisore. Era però una satira
-e una celia che volgeva al serio, perchè in fondo era una reazione
-dello spirito conservatore contro le nuove idee filosofiche, e mirava
-alla sostanza di queste, attaccandole come novatrici, pericolose
-e sovvertitrici della religione e de' costumi; onde lasciava tale
-solco dietro di sè, che a distanza di anni potea tradursi nella
-accusa di Melito. Al tempo della commedia di mezzo, specialmente
-rappresentata dal comico Antifane, (e che comincia a fiorire giusto
-intorno all'epoca dei personaggi della mia _Sposa_) sofisti e filosofi
-hanno nella vita e nella società ateniese un posto e un'importanza
-anche maggiori; e la satira contro di essi sul teatro continua — e i
-sofisti nella commedia ne fan larghe spese — è però divenuta una celia
-innocua che si prende spasso delle loro arie d'importanza, delle lor
-sottigliezze e distinzioni cavillose, come di un tema qualunque di
-scherzo: e pur non senza riflettere la segreta lenta influenza che le
-nuove dottrine filosofiche dagli orti di Academo vanno irradiando sui
-costumi. Di queste satire sui sofisti hai esempio in un frammento del
-_Pitagorico_ di ARISTOFANE (fr. 3. MEIN., _Frag. com. græc._, III,
-362) e in un altro frammento di ANTIFANE, in un dialogo tra padre e
-figlio — quegli non dotto e questi discorrente nel gergo sofistico
-— dialogo che ricorda le scene comiche delle _Nubi_ tra Strepsìade e
-Filippide tornato dalla scuola di Socrate; e col quale hanno riscontro
-le goffaggini sofistiche di Blèpo in questa scena (cfr. ANTIFANE,
-Κλεοφάνης; MEIN., _Fr. com. gr._, III, 64). Più acre giudizio de'
-sofisti al tempo della mia commedia, e cioè non dei veri filosofi ma
-dei rètori spacciatori di vuote e presuntuose ciancie filosofiche, hai
-nell'arringa contro i medesimi, del contemporaneo oratore Isocrate. —
-Vedi poi, circa i sofisti in Atene, anche le mie note all'_Alcibiade_,
-att. II, n. 35, 36, 37.
-
-[156] EURIP., _Alceste_, v. 528.
-
-[157] «Che pazzie le son queste? E cosa mi conti, che l'uom savio
-deva bazzicar nel Liceo co' sofisti, gente magra, che digiuna, vive di
-fichi?» ANTIFANE, _Cleofane_.
-
-[158] Vedi le orazioni di ISOCRATE, _Contro i sofisti_ e l'_Elogio di
-Elena_.
-
-[159] SOFOCLE, _Eraclidi_. — LUCIANO, _Dial. dei morti_, 5.
-
-[160] Qui e più sopra si accennano alcuni simboli e riti delle
-cerimonie nuziali fra' Greci, e in particolare nell'Attica. Tali le
-corone di lauro e d'edera conteste, appese alla porta della casa
-nuziale, grazioso emblema dell'union coniugale, e della debolezza
-femminile chiedente protezione alle virili virtù del marito,
-simboleggiate nella fronda sacra al genio e al valore. Tali, nel
-sagrificio a Giunone (‘Ἠρητέλεια) e agli altri Dei nuziali (sagrificio
-che precedeva le nozze) il fausto apparir di due tortore o due
-cornacchie all'altare; promettenti quest'ultime, come simbolo di
-longevità e fedeltà, il prolungarsi dell'amore tra gli sposi fino
-agli anni tardissimi. Tali ancora i cestelli di fichi e d'altre frutta
-che venivano imposti un momento sul capo degli sposi, al toccar della
-soglia maritale, in augurio di letizia e di prosperità: e altro augurio
-di più intime gioie, le gioie della fecondità, era la focaccia di
-sesamo spartita ai convitati, nella cena nuziale che in casa dello
-sposo coronava fra canti e danze e suoni e fiaccole la festa.
-
-[161] Παίδων σπόρῳ τῶν γνησίων δίδωμὶ σοι τὴν ἐμαυτοῦ θυγατέρα —
-Cfr. il passo di DEMOST., _C. Neera_, 1386, citato nella nota 48 al
-_Prologo_: e ALCIFRONE, nelle _Lettere_: «Mio padre e mia madre teco,
-ereditiera qual sono, in matrimonio mi strinsero, _per la seminagione
-di figli legittimi_. ἐπὶ παίδων ἀρότῳ γνησίων — lib. I, 6.
-
-[162] Vedi nel _Prologo_ della commedia, pag. 26, il testo della legge,
-ch'è menzionata da DEMOSTENE, nell'orazione seconda _Contro Stefano_,
-1134. Il diritto ch'essa dava ai fratelli — venendo a mancare il padre
-— di disporre della sorella e darla in moglie a chi volessero, non era
-esaurito neppur da un primo matrimonio. ISEO, _Eredità di Mènecle_, §
-5, 9 — cfr. DEM., _C. Onet._, I, 865-6. _C. Eubulide_, pag. 1131.
-
-[163] «_Il vecchio torna fanciullo un'altra volta_». PLATONE, _Leggi_,
-I, 646, a.
-
-[164] Cfr. il passo già citato dell'orazione di ISEO, _Ered. di
-Mènecle_, § 7.
-
-[165] «Ammiro, o Fània, la legge di quei di Ceo, la quale vuole, che
-quando non si può più viver bene, non si continui a viver male».
-MENANDRO, _Framm. inc._ Dove il comico ateniese allude alla legge
-che, al dir di STRABONE, nell'isola di Ceo, prescriveva di dar a
-bere la cicuta ai vecchi che avevano oltrepassato i sessanta, perchè
-lasciassero agli altri il posto di cui essi non potevano più godere.
-STRABONE, X, 486.
-
-[166] ἱκανὸς γὰρ, ἔφη, αὐτὸς ἀτυχῶν εἶ ναι. ISEO, _Ered. di Mènecle_, §
-7.
-
-[167] Poteva la moglie, promovendo l'_azione per maltrattamento_
-(κακώσεως δίκη) innanzi l'arconte, chiedere essa il divorzio dal
-marito; come vedi nella legge addotta da Eudemonippo nel _Prologo_,
-pag. 27. E s'intende che in questo caso (il solo in cui pel divorzio
-occorreva l'intervento dell'arconte che lo pronunziasse), esso lasciava
-immune la riputazione e l'onor della donna. Si comprendevano poi sotto
-quel titolo di _maltrattamento_ (κακώσεως) in genere le accuse di
-infedeltà o trascuranza. Come vedi nello scoliaste di ARISTOFANE, al v.
-399 dei _Cavalieri_: «Cratino si suppone maritato alla Commedia: questa
-vuol divorziare di lui e promovergli un'_azione per maltrattamento_
-(κ. δ.). Gli amici di Cratino la supplicano di non agir alla leggiera e
-le domandano la cagione della sua collera; essa si lamenta amaramente
-di Cratino _perchè la trascurava_ e si dava all'ubbriachezza». —
-E PLUTARCO nella _Vita d'Alcibiade_: «Ipparete essendo virtuosa e
-amante del marito, contristata in vedere ch'egli usava con cittadine e
-forestiere, partitasi da casa, andò dal fratello: di che non curandosi
-Alcibiade, anzi seguendo il suo costume, bisognò si deponesse la
-scrittura del divorzio presso l'arconte, non da altri ma da lei stessa.
-Presentatasi pertanto ella stessa, secondo la legge, sopravvenne
-Alcibiade, e presala la menò a casa, senza che alcuno osasse di
-opporsi». _Alc._, 8. Cfr. ALCIFRONE, _Lett._, I, 6.
-
-[168] «_Vicina è la moglie_. Quando l'orsa è presente, non s'hanno a
-cercar le pedate». ARISTEN., _Lett._, II, 12.
-
-[169] Per distruggere i lupi che infestavano l'Attica, Solone stabilì
-un premio: «a chi portasse un lupo, diede cinque dramme, a chi
-una lupa, una dramma». PLUT., _Solone_. — Cfr. Scol. in ARISTOF.,
-_Uccelli_.
-
-[170] Dopo il primo banchetto nuziale in casa della sposa, questa
-veniva la sera condotta alla casa maritale in corteggio di gala tra
-canti d'imeneo e suon di flauti, seduta in cocchio tra un parente suo
-e un _paraninfo_ o padrino dello sposo, ch'era di solito qualche intimo
-amico o parente dello stesso. Vedi la caratteristica descrizione di un
-corteggio nuziale, in un frammento di arringa di Iperide, in difesa
-di Licofrone, framm. 155, § 2-4. La sorella di Diossippo, il celebre
-atleta, viene data dal fratello in moglie a Carippo; e lungo il corteo,
-Licofrone, segreto amante, a quel che pare, della sposa, trova modo
-di appressarlesi e raccomandarle _di non aver rapporti col marito e
-di non lasciarsi da lui toccare_. Ma di ciò accusato, Licofrone nega,
-per bocca di Iperide, il fatto, cercando dimostrarne l'impossibilità:
-«E qual uomo saravvi in questa città così scempio da prestar fede a un
-simile racconto? Giacchè era necessario, o giudici, che prima venissero
-il mulattiere e il conduttor del corteggio innanzi al carro conducente
-la sposa: poi dietro il carro seguissero i fanciulli che la scortavano
-e Diossippo (fratello di lei): poichè anche costui (il fratello) la
-accompagnava, per averla egli collocata in matrimonio... E io sarei
-giunto a tale grado di pazzia, che in mezzo a tanti uomini che la
-scortavano, e fra questi Diossippo e il suo compagno negli esercizi
-di lotta Eufreo, uomini fortissimi, avrei osato far di tali discorsi
-a donna di lignaggio, e farmi udire da tutti, senza tema di perir lì
-subito strangolato?»
-
-[171] «Il marito che tien sua moglie sotto catenaccio si crede esser
-prudente ed è matto: perchè se una di noi ha posto il suo cuore fuor
-della casa coniugale, essa s'invola più ratta di freccia e di uccello:
-e ingannerebbe i cento occhi di Argo». MENANDRO, _Framm. inc._
-
-[172] L'appellativo di _libera_, ἐλευθέρα, corrispondente in questo
-caso al latino _ingenua_, designava in genere, quasi titolo nobiliare,
-la cittadina ateniese avente stato di famiglia, la donna onesta di
-libera nascita, e come tale circondata di rispetto, e sola ammessa
-alle sacre Tesmoforìe; per opposto alle cortigiane (ἑταίραι) e alle
-_forestiere_ (ξέναι) che gli Ateniesi, scapoli e maritati, liberamente
-e pubblicamente corteggiavano, ma alle quali era proibito, sotto
-severissime pene, con cittadini ateniesi il matrimonio; ed erano
-interdette le feste delle _Due Dee_. — Vedi, p. e., nel passo sopra
-citato di Iperide: «Che folle temerità sarebbe stata la mia di
-non vergognarmi di rivolgere di tali discorsi a donna libera?» οὐκ
-ῂσχυνὀμῃν τοιούτους λόγους λέγων περὶ γυναικος ἐλεμθέρας; _Framm._,
-155, 4. Cfr. per l'antitesi quel passo di Menandro: «È difficile,
-o Panfila, a donna di famiglia (ἐλεμθέρᾳ γυναικὶ) lottar con una
-meretrice (πόρνῃ)». MEN., _Framm. inc._, 36. — All'ἐλεμθέρα, passata
-a nozze, corrisponde anche l'omerico e il tirtaico κουριδίη ἄλοχος
-indicante la moglie legittima, nata libera da liberi genitori, per
-contrapposto alle nate di condizione servile (παλλακαὶ). — Cfr. anche
-le note all'_Alcibiade_.
-
-[173] In questo ritratto della effeminata gioventù ateniese,
-troppo degenere dagli avi nei tempi che non per niente volgevano
-rapidamente alla decadenza della libertà e della Repubblica, piacque
-a parecchi ravvisare allusioni contemporanee. Naturalmente io non
-sono padrone delle interpretazioni altrui: e se v'ha chi crede si
-possano applicar le mie parole, si serva. Vuol dire che Clistene,
-lo svenevole bellimbusto satireggiato da ARISTOFANE, in tutti i
-tempi ha fatto scuola: e se v'hanno giovani in Italia a cui paia di
-ravvisare nel ritratto sè medesimi, me ne rincresce e auguro alla
-mia patria gioventù migliore. Ma che le parole di Aglae siano a ogni
-modo un ritratto esattissimo di certa gioventù d'Atene de' tempi
-suoi, su questo non cade dubbio; e rimando chi voglia accertarsene ad
-ARISTOFANE, specialmente alle _Nubi_, v. 961 eseguenti; a ISOCRATE,
-nell'_Areopagitica_, e a TEOFRASTO, _Caratteri_. — Cfr. DIONE CRISOST.,
-_Regno_, pag. 167.
-
-[174] πολλ’ ἠπίστατο ἔργα, κακῶς δ’ἠπίστατυ πάντα (PLATONE, I,
-_Alcib._) _sapeva molte cose, ma le sapeva tutte male_ — così l'omerico
-proverbio girava per Grecia intorno a _Margìte_, protagonista di un
-poema antichissimo (forse il più antico esempio di poesia comica),
-non pervenuto a noi, e che ARISTOTILE attribuisce ad OMERO. Era il
-tipo comico di un solennissimo sciocco che presume di saperla lunga; e
-commette, credendo dar prova di finissimi accorgimenti, stolidaggini
-d'ogni genere; era forse o senza forse il lontanissimo arcavolo
-di Bertoldino. — E il nome usavasi, tra' Greci, per antonomasia, a
-sinonimo d'imbecillità. «Una tal cosa (una così enorme stoltezza) non
-l'avrebbero commessa neppure Ercole impazzito, e neppure Margite il
-più stolido di tutti gli uomini». IPERIDE, _Framm._, 155, 5. «Credi
-di parlar con un Margite, per darmela a bere così grossa?» LUCIANO,
-_Ermotimo_.
-
-[175] Cfr. ARISTOF., _Nubi_, v. 986.
-
-[176] Cfr. ARISTOF., _Rane_, v. 718-726.
-
-[177] Vedi la orazione contro Neera, che, sia essa o non sia di
-DEMOSTENE, rimarrà sempre uno dei quadri più interessanti e istruttivi
-della vita privata ateniese nel secolo quarto av. l'E. V. «Prima
-voglio narrarvi come Neera fosse in balìa di Nicarete (_una padrona
-di postribolo_) e come facesse traffico del corpo suo per chi volesse
-averne diletto. Or convien sapere che Lisia il sofista era amante di
-Metanira (_altra delle ragazze alunne dello stabilimento d'_educazione
-_di Nicarete_) e volle, oltre i dispendî che faceva per lei, iniziarla
-nei misteri: pensando che tutte le altre spese andavano a guadagno
-della padrona, ma i danari della festa avrebbero profittato alla
-ragazza. A questo effetto pregò Nicarete di condurre seco alla festa
-dei misteri Metanira, per esservi iniziata. E queste vennero: ma
-Lisia non le introdusse nella propria casa, per vergogna della moglie
-che aveva (_meno male! che marito prudente!_), e ch'era figliuola di
-Brachillo e nipote sua, e della madre già vecchia che abitava con lui.
-Condusse invece Metanira e Nicarete nella casa di Filostrato Colonete,
-giovine scapolo e amico suo. E venne in compagnia di esse questa Neera
-che già aveva messo la sua persona a guadagno». (DEMOST., _C. Neera_,
-1351-1352). O non sembra una pagina di costumi odierni, dello Zola?
-
-[178] Πῖθ’ ἑλλέβορον, _bevi elleboro_, ARISTOF., _Vespe_, v. 1489.
-Molto usavano gli antichi l'elleboro per medicina de' matti e de'
-farneticanti: indi il modo proverbiale tra loro: «Tu sei matto, o
-Tantalo, e par che davvero hai bisogno di bere una buona dose di
-elleboro». LUCIANO, _Dial. dei morti_, 17. Cfr. ibid., 13. «Perchè
-con l'elleboro non ti cavi la pazzia?» DEMOST., _Corona_. «Di elleboro
-hai d'uopo, e non di quel vulgare, ma proprio di quello della focense
-Anticira, tanto sei fuor di te stessa». ALCIFR., _Lett._, III, 2.
-Anticira nella Focide era nota per la gran copia di elleboro. _Tribus
-Antyciris caput insanabile_, ORAT., _ad Pison._
-
-[179] Scriveansi su le colonne i nomi dei cittadini illustratisi
-per alte gesta o eccezionali benemerenze, in pace o in guerra; come
-si legge essersi fatto per Conone «al quale solo fu scolpita nella
-colonna questa iscrizione: _Dopo che Conone ebbe liberato i collegati
-dagli Ateniesi._» DEMOST., _Contro Leptine_. Ma nella stessa orazione
-è accennata una iscrizione ricordante i beneficî resi alla città da
-Leucone, governator del Bosforo, per aver soccorsa Atene di granaglie
-nella carestia, e favoriti i mercanti ateniesi: «e affinchè durasse la
-memoria in esempio scolpiste le iscrizioni su le colonne nel Pireo e
-nel Tempio». E ancora iscrivevansi sulla colonna i nomi dei cittadini
-che per chiari servigi resi alla città con l'armi o col consiglio
-ottenevano, fra altre ricompense, anche la esenzione dai pubblici
-incarichi (liturgìe) — come da un decreto di Alcibiade nella stessa
-orazione ricordato. (Delle ricompense ai benemeriti, semplicissime e
-rare nei migliori tempi della repubblica, moltiplicatesi e divenute
-costose col decadere delle antiche virtù, ho parlato già altrove, nella
-monografia _Alcibiade e il secolo di Pericle_).
-
-[180] «Giusto mi pare l'antico proverbio: _Se vedi un sasso guarda
-ben sotto che forse non vi sia un oratore che ti morda_». ARISTOF.,
-_Tesmof._, v. 529. Il proverbio veramente non diceva _un oratore_, ma
-_uno scorpione_: la sostituzione satirica di ARISTOFANE caratterizza
-la manìa delle pubbliche e private accuse, che invadeva lo Pnice e i
-tribunali.
-
-[181] πομπαῖος, _guidatore dell'anime dei morti_ (EURIP., _Ajace_, v.
-832); altro dei molti appellativi di Mercurio, detto, come tale, anche
-_sotterraneo_, κθονιος, AR., _Rane_, 1126, 1145.
-
-[182] ἐσκόπει ο Μενεκλῆς ὃπως... ἔσοιτο αὐτῷ ὃστις ξῶντά τε
-γηροτροφήσοι καὶ τελευτήσαντα δάψοι αὐτὸν καὶ εἰς τὸν ἔπειτα χρόνον τὰ
-νομιξόμενα αὐτῷ ποιήσοι... — ISEO, _Ered. di Mènecle_, § 10.
-
-[183] «Io m'aspetto che i fiumi vadano all'insù, mentre tu alla tua
-età e con una caterva di figli ti se'invaghito di una suonatrice...»
-ALCIFR., _Lett._, III, 33. «Tornano all'insù de' sacri fiumi le
-sorgenti». EURIP., _Medea_, 410.
-
-[184] La ospitalità data da Atene a Pelopida e agli altri profughi
-tebani ivi postisi in salvo allorchè Tebe venne in mano ai Lacedemoni
-(v. atto I, nota 15), doveva naturalmente riuscire — anche per la
-vicinanza di Atene a Tebe — più che sospetta e molesta agli oligarchi
-tebani ed a Sparta. «Inteso avendo Leontide (un degli oligarchi) che
-gli esiliati se ne stavano in Atene, cari alla moltitudine e onorati da
-tutti gli uomini onesti e dabbene, tese loro insidie nascostamente... I
-Lacedemoni scrissero pur lettere agli Ateniesi, ingiungendo ad essi di
-non accogliere nè incitar più oltre quegli esuli, ma scacciarli dalla
-città, come dichiarati per nemici comuni dagli alleati. Gli Ateniesi, e
-per indole umana e per antichi obblighi di gratitudine, punto a' Tebani
-ingiuriosi non furono. Peraltro, Pelopida, incitava i profughi e dicea
-loro come bella nè pia cosa non era che trascurassero la patria in
-servitù, e paghi solo dell'esser salvi, pendessero dalle determinazioni
-degli Ateniesi (di scacciarli sì o no), sempre alla mercè di que'
-parlatori facondi che atti erano a persuadere il popolo...» PLUTARCO,
-in _Pelopida_.
-
-[185] Cfr. TUCIDIDE, I, 26; ESCHILO, _Supplici_; EURIPIDE, _Supplici,
-Eraclidi_, ecc.
-
-[186] Cfr. ARISTOF., _Lisistrata_, v. 285; DEMOST., _Corona_, 297.
-
-[187] Νῦν προς ἔμ’ ἴτω τις, ἵνα μή ποτε φάγη σκόροδα, μηδὲ κυάμους
-μέλανας ARISTOF., _Lisistr._, 690.
-
-[188] «_Fedra_. Che cos'è questa cosa che dicono degli uomini, _amare?_
-— _Nutrice_. La più soave, o figlia, e la più acerba cosa insieme».
-EURIP., _Ippol._, v. 347-8.
-
-[189] ESCHILO, _Persiani_, v. 133-139, v. la versione del Bellotti,
-qui, in bocca di Cròbilo, raccorciata.
-
-[190] «_È giusto difendere anche la causa del lupo_», proverbio.
-PLATONE, _Fedro_.
-
-[191] Tutti gli anni, nelle feste Apaturie, uno o più giorni eran
-consacrati alla iscrizione delle nascite avvenute nel corso dell'anno.
-I figli nati di giuste nozze (da padre e madre cittadini) venivano
-introdotti nella _fratria_ o curia del padre, e previo rito sacro, e
-dato dal padre giuramento della legittimità della nascita, venivano
-dal capo della fratria iscritti nel registro della stessa; la quale
-iscrizione era il documento della legittimità ed equivaleva alle nostre
-dichiarazioni di nascita all'ufficio di stato civile. (SCHÖMANN, _Ant.
-Jur. Pub._, 193). — Cfr. DEMOST., _C. Eubulide_, 1313, 1315. ISEO,
-per _Eufileto_, § 3. Questa iscrizione usavasi anche a legittimare gli
-adottati. (DEMOST., _C. Macartato_): e non è da confondere con l'altra
-iscrizione, sui registri lessiarchici, dei giovani ateniesi pervenuti
-all'età di 18 anni: che conferiva l'esercizio dei diritti civili e di
-una parte dei politici.
-
-[192] SOFOCLE, _Edipo a Colono_, v. 1655-6.
-
-[193] Nella _Lisistrata_ di ARISTOFANE un coro di vecchi, per fare
-istizzire le donne, racconta: «C'era una volta un giovine di nome
-Melanione, il quale, fuggendo le nozze, andò nel deserto e sui monti:
-ivi dava la caccia alle lepri, tendeva le reti e aveva un cane: e per
-odio contro le donne non fece più ritorno alla sua casa. E noi non
-siamo men casti di Melanione». LIS., 785 seg. E al coro dei vecchi,
-nella stessa scena, il coro delle donne, di ripicco, risponde: «C'era
-una volta un certo Timone, uomo implacabile, avvolto la faccia in
-ispide spine, progenie delle Furie. Questo Timone se ne fuggì per odio,
-imprecando molte cose alli uomini malvagi. Così egli odiava voi uomini
-sempre malvagi... _ma delle donne era amantissimo_». _Lis._, v. 808
-seg.
-
-[194] Superfluo qui osservare, intanto che me ne ricordo, una volta per
-tutte, con l'autore dell'_Anacarsi_ (v. 28) che la vita ritirata delle
-donne ateniesi nel gineceo non deve poi intendersi per quella completa
-clausura che hanno creduto taluni: e non impediva loro di ricevere in
-casa i parenti e quegli amici del marito ed estranei che dal marito
-ne aveano il consenso. — Nella _Lisistrata_ di ARISTOFANE c'è anche di
-meglio: e il _provveditore_ si lamenta che sian gli stessi mariti che
-procacciano alle mogli certe distrazioni: «Noi uomini abbiamo aiutato
-le donne a diventar malvagie. Noi andiamo alle botteghe degli artieri
-e diciamo: orefice, della collana che mi avevi fabbricata, ballando
-ier sera la mia donna, cadde la ghianda del fermaglio. Io devo navigar
-per Salamina. _Tu se hai tempo fa in ogni modo di recarti da lei verso
-sera_, e riponle la ghianda al luogo suo. Un altro ad un calzolaio
-giovine... così parla: o calzolaio, la correggia preme alla mia
-donna il dito mignolo del piede che è tenero assai. _Tu va a lei sul
-mezzogiorno_, e rilassala alquanto, sicchè si faccia più larga. E così,
-da queste cose hanno origine quell'altre somiglianti...» _Lisistr._, v.
-404-420.
-
-[195] «Meglio un amico sulla terra e innanzi ai nostri occhi che un
-tesoro sotterra e lungi da noi». MENANDRO, _Citarista_, fr. 3. «Nulla
-è più prezioso di un amico sicuro: nè ricchezza, nè regno». EURIP.,
-_Oreste_, v. 1155.
-
-[196] «Quando tu mi parli, tagli la fiamma, soffii nella rete, ficchi
-un chiodo nella spugna». ARISTEN., _Lett._, II, 20.
-
-[197] κοινὰ γὰρ τὰ τῶν φιλων Così Pilade a Oreste, in EURIP., _Oreste_,
-v. 735 — verso passato in uso proverbiale. Cfr. ALCIFR., _Lett._, I, 7.
-ENEA SOFISTA, _Lett._, VI. PROCOP. SOF., CXIX.
-
-[198] ARISTEN., _Lett._, I, 17.
-
-[199] ARISTOF., _Ecclesiazuse_, v. 597 seg., 605 seg. Cfr. il _Pluto_.
-
-[200] Nei cassettoni e negli armadi delle vesti e biancherie usavano
-metter pomi, per dar a quelle il buon odore. Indi il coro delle _Vespe_
-in ARISTOFANE: «Di que' poeti che studieranno dire e trovar cose nuove,
-tenete in serbo le sentenze e riponetele nelle arche insiem coi pomi
-(ἐσβαλλετε τ’ ἐς τὰς κιβωτοὺς μετὰ τῶν μήλων). Se farete ciò per l'anno
-intero, le vostre vesti avranno odore di senno». _Vespe_, 1055-59.
-
-[201] «_E l'adultero perirà con un bel rafano nel di dietro_.» ALCIFR.,
-_Lett._, III, 62.
-
-Varie e severe _ab antico_ in Atene le pene che colpian l'adulterio
-(μοιχεία) consumato e tentato, adultero e adultera in una. Mi limito
-a qui raccogliere, coordinandole, le disposizioni principali del
-diritto penale ateniese su la materia — i limiti di queste note non
-assentendomi più lungo discorso.
-
-Tralascio parlar delle pene circa i mariti adulteri. Dacchè le leggi
-permettevano ai mariti il commercio con le meretrici e il tener
-concubine per averne prole, anco legittimabile (DEM., _C. Neera, C.
-Aristocr._): e la domanda di divorzio, fatta dalla moglie in persona
-davanti all'arconte promovendo azione per maltrattamenti (κακώσεως
-δίκη), era la sola risorsa e sanzione penale che alle mogli restava
-contro il marito infedele.
-
-Passo alle donne adultere e ai loro drudi.
-
- UOMINI ADULTERI.
-
-§ 1. Solone con legge «permise uccidere l'adultero a chi lo cogliesse
-sul fatto» PLUT., _Sol._
-
-«Fu colto (Agorato) in flagrante adulterio (ἐλήφθη μοιχός) pel qual
-delitto la legge scrive la morte in pena». LISIA, _C. Agor._, 66.
-
-Eufileto all'adultero Eratostene da lui sorpreso nella stanza
-conjugale: «Non io sto per ucciderti, ma la legge della città che tu
-per lascivia dispregiasti». LISIA, _Uccis. Eratost._, 26.
-
-§ 2. Adulterio, e come tale punito, non era quello solo commesso colla
-moglie. «Se alcuno ucciderà un altro cogliendolo presso la moglie, o
-_la sorella_, o _la concubina mantenuta per averne figliuoli_, non sarà
-reo d'omicidio». (DEM., _C. Aristocr._, 637).
-
-«All'Areopago è prescritto non condannar per uccisione chi colse
-l'adultero presso la moglie sua. E questo il legislatore stimò giusto
-_tanto per le mogli legittime quanto per le concubine_ (παλλακαῖς):
-certo, se avesse avuto pene più gravi per la violazione delle mogli,
-le avrebbe poste: maggiori dell'uccidere non avendone, irrogò la stessa
-per adulterio con moglie o concubina del pari». LISIA, _Ucc. Eratost._,
-30, 31.
-
-§ 3. Adulterio, e come tale passibile di morte, intendevasi quello
-preceduto da seduzione. Stuprare una moglie, violentandola, era reato
-minore e punito di sola multa. «La legge comanda che se uno avrà
-stuprato a forza uom libero o fanciullo paghi multa doppia che se
-stuprasse un servo: se poi avrà stuprato a forza una donna maritata,
-sopra le quali è permesso uccidere l'adultero colto in fatto, incorra
-la multa medesima. Tanto, o giudici, quei che aggrediscono colla forza,
-il legislatore stimò degni di minor pena di quei che ricorrono alle
-blandizie persuasive: poichè quelli dannò nel capo, questi con multa
-sola». LISIA, _Uccis. Eratost._, 32.
-
-§ 4. Se non ucciso sul fatto, poteva l'adultero essere punito con altre
-pene e tradotto in giudizio. Esigevasi però sempre per le stesse e per
-la traduzione in giudizio _la flagranza_. «έλήφθη μοιχὸς», LISIA, _C.
-Agor._, 26. «ἐφ ῇ ἂν μοιχὸς ἄλω». DEMOST., _C. Neera_, 1374. — «μοιχὸς
-ἑάλω... ἄνθρα ἐν ἄνθροις (_membra in membris_) ἒχων» LUC., _Eunuc._ —
-«_Et hoc est quod Solon et Draco dicunt:_ ἐν ἒργῳ». ULPIANO.
-
-§ 5. La flagranza riguardava l'adulterio non solo consumato, ma anche
-tentato, e non compiuto per circostanza indipendente dalla volontà
-dell'adultero. «Punisce la legge come adultero non solo chi commise in
-fatto l'adulterio ma anche chi lo volle o tentò (βουληδέντα)» — MASSIMO
-TIR., _Diss._ II.
-
-§ 6. Il marito che non uccide l'adultero, e intende punirlo d'altra
-pena, si impossessa della persona dell'adultero legandolo: o
-rilasciandolo libero, solo dietro malleveria. Su la legittimità
-della cattura, e quindi sul merito dell'accusa d'adulterio, decide
-il tribunale. «Se alcuno avrà messo ingiustamente i lacci ad un
-altro come adultero, questi lo accusi ai Tesmoteti: e _se_ vincerà e
-apparirà legato ingiustamente, sia libero, e sciolti i mallevadori da
-obbligo; se invece è chiarito adultero, i mallevadori riconsegninlo
-all'accusatore». — DEM., _C. Neera_, 1367.
-
-§ 7. Le pene sussidiarie, _in luogo e vece dell'uccisione_, sono
-a piacer del marito o _pecuniarie_ o _corporali_. Può il marito
-accontentarsi di una multa. «_È legge l'adultero multarsi in danaro_».
-ERMOGEN., _De invent._, II, 1. — «_È legge l'adultero pagare o
-morire_». — AUCT. _Probl. Rhet._ «E quegli (l'adultero Eratostene)
-mi prega, mi supplica di non ucciderlo, _ma di ricever denaro_ in
-componimento». LISIA, UCC. ERAT., 25. «Stefano sorprende Epeneto come
-adultero e gli estorce trenta mine: delle quali avuti mallevadori,
-lasciò andar libero Epeneto, tenendosi certo del danaro». DEM., _C.
-Neera_, 1367.
-
-§ 8. Le pene corporali, in luogo dell'uccisione, potean essere di
-vario genere a piacer del marito: e inflitte nello stesso recinto del
-tribunale giudicante sulla legittimità della cattura. «Se è chiarito
-adultero, i mallevadori riconsegninlo all'accusatore, il quale, lì
-nello stesso tribunale _può far su di lui, purchè senza spada, ciò che
-vuole, secondo conviensi ad adultero_». (ἄνευ ἐγχειριδιου χρῆσθαι ὄ τι
-ἄν βουληθῆ ως μοιχῳ). DEMOST., _C. Neera_, 1367.
-
-§ 9. Nella antecedente designazione sono comprese le pene:
-
-α. _dell'accecamento._ «Stabiliva la legge potersi impunemente accecare
-(τυφλοῦσθαι) l'adultero colto in fatto». AUCT., _Probl. Reth._, c. 58.
-«_Adulteros deprehensos licet excœcare_». CUR. FORTUNATIANUS, _Rhet.
-Scol._
-
-β. del _marchio_ rovente. «ἔξεστι στιξειν τοὺς μοιχούς». HERMOG.,
-_Part. Stat._ — νόμος τὸν μοιχὸν στιξειν. MARCELLINUS.
-
-γ. del _rafano_ (ῥαφανιδωσις). Faceasi star carponi l'adultero e
-pelategli le natiche con cenere calda, gli si ficcava nel podice un
-rafano de' più grandi. SUIDA, alle voci ραφανιδωθὴναι e μοιχὸς. —
-ALCIFR., _Lett._, III, 62. — In luogo di un rafano si usava anche un
-pesce detto _mugile_. CATULLO, carm. XV.
-
-§ 10. Il marito che _uccide_ con pene corporali l'adultero non ucciso
-sul fatto, risponde di omicidio. — ἄνευ ἐγχειριδίου, DEMOST., _C.
-Neer._, loc. cit. «Chi bollando l'adultero, lo uccide, è reo di
-omicidio». HERMOG. e MARCELL., loc. cit.
-
-§ 11. È condannato il medico che cura gli adulteri, castigati col
-marchio o col rafano. «’Ιατρὸς, τὰ τῶν μοιχῶν ίώμενος στίγματα,
-κρίνεται» SOPATER.
-
-§ 12. Vietato è all'adultero l'ingresso ne' templi. SOP., _in Hermog._
-
- DONNE ADULTERE.
-
-§ 13. Lecito è uccidere l'adultero (colto sul fatto) e l'adultera
-insieme. HERMOG., _Part. St._ — MARCELLINUS, in CICER., _Rhetor._, II.
-
-§ 14. Il marito che non uccide l'adultera (colta in fatto) è però
-obbligato a ripudiarla. «Quando abbia sorpreso in fatto l'adultera, chi
-la sorprende non potrà più dimorare con la moglie: e se dimorerà con
-essa, sia punito d'infamia». DEMOST., _C. Neer._, 1374.
-
-§ 15. La donna adultera ripudiata non ha dritto alla restituzione della
-dote. «_È legge che la dote dell'adultera_ resti al marito». SOPATER.
-_Divis. Quæst_. Cfr. LIBANIUS, _Declam._, 35. — «Trovando la moglie non
-costumata e reputandosi ingannato, la scacciò, gravida, di casa e non
-le restituì la dote». DEMOST., _C. Neera_.
-
-§ 16. «_Legge dell'adulterio._ Nè alla moglie (per adulterio ripudiata)
-sia lecito entrar nei pubblici templi, se è stata trovata col drudo:
-e se vi entri, ognuno possa maltrattarla a piacere, tranne che
-ucciderla». DEMOSTENE, _C. Neer._, 1374. «Perciocchè, se una donna è
-stata colta con l'adultero, non può più entrare nei templi per vedere
-e supplicare, come può fare una straniera e un'ancella, a cui lo
-consentono le leggi. E se le adultere vi entrano in onta alle leggi,
-ognuno può maltrattarle a suo talento, purchè non le uccida. E se la
-legge eccettuò la morte, mentre volle impune ogni altro maltrattamento,
-questo fece perchè non volle contaminati i templi». DEMOST., _C.
-Neer._, ibid. «Solone, dei legislatori il più glorioso, scrisse all'uso
-antico decreti solenni sul buon costume delle donne. Imperocchè alla
-moglie presso la quale sia stato sorpreso l'adultero non consente
-adornarsi, nè entrare nei pubblici templi, affinchè con la sua presenza
-non corrompa le donne oneste. Che se vi entri e se si abbigli, ordina
-al primo capitato di lacerarle le vesti e di strapparle gli ornamenti
-e di batterla, purchè non la uccida nè la ferisca. Così il legislatore
-vitupera questa donna e le crea una vita peggior della morte». ESCHINE,
-_C. Timarco_, § 183.
-
-§ 17. La moglie accusata d'adulterio può discolparsi dando il
-giuramento d'innocenza al pozzo di Callicoro. «A Mnesiloco Peanese
-scopersi le impudicizie di sua moglie: ed egli che aveva ogni modo di
-appurar la cosa (o uom proprio di zucchero!) ripose tutto nell'affar
-del giuramento. Pertanto la donna condussero al pozzo di Eleusi detto
-Callicoro: ivi spergiurò e del delitto purgossi». ALCIFR., _Lett._,
-III, 69.
-
- SUI LENONI.
-
-§ 18. Ai lenoni era inflitta la morte. «Solone comanda accusarsi i
-lenoni, e convinti dannarsi nel capo: perchè alle persone desiderose
-di peccare ma vergognose e dubbiose di trovarsi insieme, danno
-sfacciatamente e per prezzo occasione ed agio al delinquere». ESCHINE,
-_C. Timarco_.
-
-[202] Vedi nota antecedente sotto il numero 11.
-
-[203] Cfr. l'orazione di Lisia, in difesa di Eufileto, sulla _Uccisione
-di Eratostene._
-
-
-
-
-ATTO TERZO
-
-
-ATTO TERZO
-
- Scena come nell'atto precedente
-
-
-SCENA I.
-
-MÈNECLE _e_ DÀMOCLE _tebano_.
-
-
-DÀM. Mènecle, i profughi lasciano questa notte Atene; ma le tue parole
-di ieri all'assemblea rimarranno scritte nel cuore dei Tebani.
-
-MÈN. Tebe e i suoi profughi nulla mi devono. Tebe accolse me profugo al
-tempo dei 30 tiranni; ho sciolto il debito della ospitalità. In quanti
-partite?
-
-DÀM. Pelopida, io ed altri dieci. Il resto dei profughi attenderà, per
-seguirci, nostre notizie al confine[204].
-
-MÈN. Lo sapete che in Tebe i tiranni son sulle guardie, che la città è
-ben munita, e che la impresa vostra è temeraria?
-
-DÀM. Le nostre braccia sono gagliarde, i nostri petti sono sicuri, le
-armi imbrandite per i Lari sono sante. Giove le guiderà.
-
-MÈN. E Giove dunque vi protegga. Bravi figlioli! Vorrei aver vent'anni
-di meno per essere con voi!... E avrò vostre nuove?
-
-DÀM. O da Tebe liberata... o dagli inferni.
-
-MÈN. (_lo abbraccia_) Addio. (_Dàmocle esce_) Moriranno tutti ma
-moriranno bene.
-
-
-SCENA II.
-
-MÈNECLE _solo._
-
-
-(_Passeggia meditabondo_) Ora a colei... Quel maledetto sospetto
-non mi dà tregua. Poc'anzi la fantesca parea sulle mosse. Blèpo sarà
-ancora alla guardia... Decisamente non mi riconosco più. È bastato
-quel sospetto molesto per mandare i miei buoni propositi all'aria!...
-E Giove scrutatore dell'anime m'è testimonio s'essi eran sinceri!...
-Ci tenevo tanto alla soddisfazione di poter dire: ho schiuso io nuove
-gioie, nuovi orizzonti al di lei cuore! Se ella invece ci ha già
-pensato da sè, la mia diventa una generosità da far ridere Atene alle
-mie spese...
-
-
-SCENA III.
-
-MÈNECLE _e_ BLÈPO.
-
-
-MÈN. (_ansioso_) E così?...
-
-BL. La vecchia è in trappola.
-
-MÈN. Da quando?
-
-BL. Ora, ora. Usciva di casa frettolosa: e io salto fuor dal vestibolo:
-_Alto là, gentil comare, arresta il passo, e vieni un momento con me._
-E lei: _Impertinente! Sgombra dai piedi! Devo andar per la padrona!_
-Ed io, prendendola delicatamente: _Anderai dopo; intanto (comicamente
-declamando) inoltra, inoltra Alceste nella reggia d'Admeto!_ E lei:
-_Se non mi lasci la pagherai! — Io te lasciar? giammai!... Vieni, o
-fanciulla, e al mio signor rispondi — e dammi il foglio che nel grembo
-ascondi!_
-
-MÈN. (_irritato_) Ah! la finisci?...
-
-BL. Ho finito.
-
-MÈN. E il foglio?
-
-BL. È qua (_Mènecle afferra ansioso il foglio_).
-
-MÈN. E la vecchia?
-
-BL. È là.
-
-MÈN. Entri! (_passeggia, concitato, stringendo il foglio con mano
-convulsa_) Per i fulmini di Giove! non eran dunque sospetti... (_fa per
-aprire il foglio, poi si arresta_) ho paura di aprirlo. Sentiam costei!
-
-
-SCENA IV.
-
-MÈNECLE, TRATTA _e_ BLÈPO.
-
-
-TR. (_ancora di dentro, piangente, trascinata da Blèpo_) Santissime
-dee! Mi vuoi lasciare, furfante!...
-
-BL. (_di dentro, declamatorio_) Calma, calma, o fanciulla! Umana cosa
-è il pianto! (_entra, tenendo per un braccio la vecchia_) Ecco, o
-padrone, la vezzosa Tratta...
-
-TR. (_a Blèpo_) Scoppia!...
-
-BL. ... che da un'ora mi tormenta, perchè vuole parlare con te. (_a
-Tratta, con far tragico_) Parla! favella!
-
-TR. (_piagnucolando_) O padrone! padrone! lo giuro a Venere che non
-ho fatto nulla e costui mi ha indegnamente maltrattata! (_Blèpo fa
-gesti comici negativi, come scandalizzandosi dell'asserzione_) Fammi
-ragione...
-
-MÈN. Comincia a dar ragione di te mezzana indegna!... Scegli tra lo
-staffile e il dire la verità...[205].
-
-BL. (_ripetendo con far tragico_) Scegli!
-
-TR. O padrone, sì la dirò, la verità, ma ne attesto le Dee che
-sono innocente! Io glie lo davo il foglio, e questo sfrontato senza
-lasciarmi tempo, ha allungato apposta le mani sul mio seno...
-
-BL. Seno, lo chiama! Non le credere...
-
-MÈN. (_a Blèpo_) Taci, furfante. Esci. (_imperioso_)
-
-BL. Ecco la ricompensa!... (_va via declamando_)
-
- _E fuor di casa le fantesce indegne_
- _Van del marito a trafficar lo scorno!..._[206].
-
-Seno, lo chiama!...
-
-
-SCENA V.
-
-MÈNECLE _e_ TRATTA.
-
-
-MÈN. Alle corte. E bada a non mentire. Da quanto tempo fai questo
-ufficio di... Iride messaggiera?
-
-TR. Che le Furie mi portino via, se non è questa soltanto la seconda
-volta.
-
-MÈN. Ah!... (_frenandosi_) E quando... la prima?
-
-TR. L'altro ieri.
-
-MÈN. (Il cuore me lo diceva!) E, n'è vero... da Cròbilo?
-
-TR. Sì, padrone.
-
-MÈN. E Aglae t'avrà detto di non dir nulla...
-
-TR. Oh no! niente la mi disse...
-
-MÈN. Ed ora da Cròbilo ci tornavi...
-
-TR. No, no, padrone...
-
-MÈN. Come no? Questo foglio non lo portavi a Cròbilo?
-
-TR. No.
-
-Mèn. Neghi ancora? A chi dunque, sfacciata? O confessa, o...
-
-TR. A Elèo.
-
-MÈN. (_balzando di sorpresa_) Elèo?!! Eh? O quanti ne ha? Elèo?...
-(_lunga pausa. Mènecle si passa la mano sulla fronte, guarda la
-vecchia, guarda il papiro, fa per isvolgerlo, trema di svolgerlo,
-s'arresta ancora_) No... no... tu menti... non è possibile!
-
-TR. Buttami dalla torre del Ceràmico[207] se non è vero che ad Elèo lo
-portavo...
-
-MÈN. (_con accento lungo, doloroso_) Anche Elèo!... (_si copre,
-angosciato, delle mani il volto: poi, cupo, a Tratta_) Va. Più tardi
-con te aggiusteremo i conti... Blèpo!... (_a Blèpo che si affaccia_)
-Tieni costei sotto custodia!...
-
-TR. Venere santa!
-
-BL. Non temere... (_trascinandola via_) Venere ti ascolterà... Io
-attentare al tuo onore!... (_escono continuando la vecchia a lamentarsi
-e Blèpo a sermoneggiarla_).
-
-
-SCENA VI.
-
-MÈNECLE _solo_.
-
-
-(_Passeggia concitato, stringendo febbrilmente il papiro, e dando in
-rotte esclamazioni_) Eppure l'accento di colei non mentiva... Elèo!...
-Elèo ch'io credevo il più leale dei giovani!... Ch'io amavo, e da
-cui mi credevo amato come da un figlio!... Ma a questa mia età, non
-vi è dunque più un solo volto d'amico, un solo affetto sincero sulla
-terra?... Povero imbecille!... i giovani hanno fretta e non aspettano
-che la mano gelida di un vecchio rechi loro la felicità! se la pigliano
-da sè... (_terge una lagrima_) Eppure costava loro sì poco l'attendere!
-Glie l'avrei ritardata di sì poco!... Addio, mio bel sogno!
-Coraggio!... (_apre la lettera_) È proprio lui!... (_Si butta a sedere
-e riprende a leggere. Sul principio della lettura, legge forte il_
-GRAZIE DELLA TUA _con cui comincia e che gli strappa un'esclamazione
-e un movimento d'ira: poi riprende convulso la lettura, ma subito alle
-parole successive la sua fisonomia comincia a rasserenarsi e gli sfugge
-qualche esclamazione rotta di commozione e di sollievo_).
-
- «Elèo!...
-
-«Grazie della tua. Se verrai oggi, sia dunque la tua venuta per dirmi
-addio, in presenza dì Mènecle _nostro..._ (_a sè, commosso_) (Sono
-ancora il loro Mènecle! Meno male!) Sì, io ti ringrazio di avere
-sentito alla stessa ora, nel cuor tuo, la parola che a me veniva
-sul labbro. Aglae ed Elèo non devono più incontrarsi sotto lo stesso
-tetto, fino a che Mènecle vive (_fra sè, approvando, con inflessione
-fra comico e intenerito_) (Ciò è onesto!) Ah sì, mio Elèo, noi non
-possiamo obliarlo ciò che dobbiamo a quella testa canuta. (_Mènecle
-si asciuga una lagrima_) Ed io più di te: tu lo sai, tu, testimone
-della sua astuzia magnanima, per indurmi a riprendere una libertà,
-che facesse lieti i miei giorni serbando illibato il mio nome...
-(Come? come?) tu che meco leggesti il suo affettuoso addio... (Oh! i
-mariuoli!) (_Mènecle sorride di gioia e commozione_) O Elèo! Vide la
-Grecia eroi ed eroine, e sagrifici illustri: non mai ne vide di più
-veri e più nobilmente modesti! È dolce la morte per la patria, sapendo
-di dare ai secoli il nome: è dolce a vent'anni la morte per la donna
-amata, sapendo di averne l'amore: nessun Greco dai capelli bianchi
-affrontò per una fanciulla ciò che è ben peggio della morte: vivere
-vecchio, solo e sconsolato. (_Mènecle vinto dall'emozione, s'asciuga
-una lagrima e sorride_) (Ma come sa scrivere quella birichina!) Oh,
-io rimarrò con Mènecle fino all'ultimo de' suoi giorni... (Se io lo
-permetterò!) superba che tu mi approvi... (Ah lui approva! Bravo!)
-Farò di tutto per consolare quell'anima generosa che ha amato troppo
-in gioventù per non sentir bisogno di qualcosa che le rammenti il
-passato. Vedi, ieri, col solo aver dato al suo cuore la occupazione
-della gelosia... (La briccona!) il povero vecchio pareva tutto
-cambiato: a quest'ora, scommetto, non pensa già più al suo triste
-disegno, inseguendo questa piccola cura che lo molesta e lo alletta,
-gli sveglia il ricordo di emozioni antiche. Forse già sospetta di
-Cròbilo: e io tollero per ora le visite di quell'imbecille... (Cròbilo
-fa progressi!...) che anch'oggi verrà... Ma non confondiam la commedia
-con le cose serie. Addio, Elèo, addio, amico. Gli Dei ti proteggano...
-e ti serbino un giorno... (Ti serbino...?) (_Mènecle che man mano verso
-la fine è venuto leggendo sempre più rapido e sicuro, con volto ilare
-e accento concitato per gioia ed emozione, giunto a questa parola,
-improvvisamente si arresta, ritorna scurissimo in volto e depone il
-foglio con espressione angosciosa. Una visibile lotta si combatte nel
-suo animo. Parecchie volte fa atto di padroneggiarsi per continuar
-a leggere il resto della frase, e altrettante esita. Infine con uno
-sforzo penoso ma risoluto pone l'occhio sulla carta, e alle parole
-che terminano la frase e la lettera balza in piedi con un urlo di
-gioia_)... all'onor della Grecia!» Ah! Molto ben detto.
-
-(_Mènecle, rasserenato, contento, passeggia su e giù discorrendo seco
-con vivacità febbrile_) Ma non si dirà mai che Mènecle a sessantacinque
-anni si è lasciato sopraffare in generosità da due fanciulli! E quella
-birichina che s'intende di burlarmi, la burlerò io!... Bravi figliuoli!
-Che Giove vi benedica — per il bene che volete a questo povero
-vecchio... (_dopo una pausa, intenerito_) e per quello che vi volete
-tra di voi! Quanto a quella buona lana di Cròbilo — l'imbecille Cròbilo
-— eh, se stesse a lui, non lo è poi tanto — farà i conti con Aglae... e
-con sua moglie... (_va all'uscio e chiama_) Blèpo!
-
-
-SCENA VII.
-
-MÈNECLE, BLÈPO _e_ TRATTA.
-
-
-MÈN. (_a Blèpo_) Conduci qua la vecchia. (_Blèpo esce_) Questa lettera
-a ogni modo è troppo bella e merita che Elèo la veda! Queste cose... a
-quell'età... fanno bene!... educano il cuore dei giovani!...
-
-BL. (_di dentro_) Coraggio! che il padrone è allegro! Tergi l'amaro
-pianto!...
-
-TR. (_ancora piagnucolosa_) Oh mio buon padrone...
-
-MÈN. Non tante smorfie... Riprendi questa lettera e riportala al suo
-destino. E Aglae non sappia che m'hai parlato.[208]
-
-TR. Sì, sì, padrone!
-
-BL. (_a lei che se ne va, nell'uscire assieme_) Vedi? «_dopo le nubi —
-nella reggia d'Admeto il sol risplende..._»
-
-TR. (_a Blèpo nell'andarsene_) Lo vedi se ero innocente, o birbante?...
-
-BL. (_fingendo indignarsi, con posa tragi-comica_) Fanciulla!...
-
-TR. Faccia da gufo!...
-
-BL. Vezzosa Venere!... io attentare al tuo seno!... (_vanno via
-bisticciandosi, la vecchia collerica e Blèpo gravemente canzonatorio_).
-
-
-SCENA VIII.
-
-MÈNECLE _solo_.
-
-
-Ed ora... Oh! il gnomone segna la nona... Se Cròbilo ha da venire, a
-momenti sarà qui. Adesso gli lascio più tranquillo il posto... e lo
-servo io... Ah, eccolo... l'_imbecille Cròbilo_... (_s'avvia ad uscire
-dalla porta interna, ch'è nel mezzo_) Non guastiamogli i progressi!...
-Quanto ai due ragazzi poi... (_Nello andarsene, si arresta ad un
-tratto, essendosi fermato il suo sguardo sopra una vecchia panòplia
-appesa alla parete. La sua faccia, dianzi rasserenata, si è rifatta
-seria, triste, pensosa. Sembra assorto in qualche improvvisa idea.
-Distacca macchinalmente dalla panòplia una vecchia spada, la sfodera,
-e l'esamina lungamente_) Quanta ruggine!... (_cogitabondo, brandisce
-due o tre volte la spada, squassandola, come per provar la forza
-del braccio. Poi, come soddisfatto della prova, con gesto rapido, la
-rinfodera, la rimette a posto, va concitato ad un tavolo, scrive poche
-righe, poi chiama_) Blèpo! (_Blèpo compare_) Questo a Pelopida!...
-(_gli consegna una tavoletta quindi va via ripetendo con accento di
-soddisfazione commossa_) Quanto ai due ragazzi poi... (_esce_).
-
-
-SCENA IX.
-
-CRÒBILO _solo_.
-
-
-(_Voce di fantesca di dentro_) Aspetta qui — verrà a momenti.
-
-CRÒB. (_si avanza guardingo, pauroso, dal peristilio a destra, in
-punta di piedi, spiando intorno_) La piazza è deserta. (_rassicurato_)
-Meno male!... (_tentennando il capo_) Curiosa! La mi fa venir qui —
-evidentemente è un convegno — e invece di ricevermi nelle sue stanze,
-la mi riceve nell'aula comune... Basta! speriamo avrà preso le sue
-misure... Non ci avrei nessun gusto di incontrar Mènecle. Mi squadrava
-ieri e mi contava quegli atti di ferocia, con una disinvoltura...
-Brrrr!... Mènecle sarà un buon amico, ma non è uomo mite nell'arte di
-governo... e non è quello il sistema di cattivarsi le popolazioni!...
-Ma già, nelle sue cose è un po' strambo... non l'ho mai capito troppo
-bene... Quello che capisco benissimo è che Aglae con lui non se la
-intende... Ah, ella è qui... Numi! come è bella! par Venere che esce
-dalle spume!
-
-
-SCENA X.
-
-CRÒBILO _e_ AGLAE.
-
-
-AGL. (_entrando con far cordialissimo, disinvolto_) Salute, buon
-Cròbilo!...
-
-CRÒB. (_misterioso_) Ssssss!...
-
-AGL. (_forte, mostrando sorpresa_) Che è?...
-
-CRÒB. Ssssss! (_sottovoce, facendole segno di parlar più piano_) C'è
-del nuovo.
-
-AGL. Nuovo di che?...
-
-CRÒB. (_con gesti_) Tu non sai...
-
-AGL. Che cosa?
-
-CRÒB. Mènecle... (_parla esitante, sconcertato dalla tranquillità con
-cui Aglae lo guarda_) ha dei sospetti...
-
-AGL. (_disinvolta_) Fa benissimo. È il dovere di un marito di averne.
-
-CRÒB. (_sconcertato_) Eh? (Cosa dice?...) E... tu...?
-
-AGL. E il dovere di una moglie è di lasciarglieli.
-
-CRÒB. (_tentennando il capo, fra sè_) (Comincio... a non capire). (_ad
-Aglae_) Ah... già...
-
-AGL. (_senza darsi per intesa della sua sorpresa_) Meglio in faccia
-a Giove custode dei giuramenti essere moglie sospettata... (_moto
-di compiacenza di Cròbilo_) ... anche ingiustamente... (_gesto di
-disappunto di Cròbilo_) dal marito, che essere marito ingiusto colla
-moglie...
-
-CRÒB. (_rasserenasi_) (Ora mi raccapezzo!) Ah sì! Mènecle è ingiusto,
-più che ingiusto... con te... (E governava le isole in quel modo...!
-Prudenza! Battiamo largo!...) Però, se egli pensasse a risarcire...
-
-AGL. Credi tu che gli anni di una fanciulla sciupati nella solitudine
-si risarciscano?... Tu non sai...
-
-CRÒB. So, so!... (Povera ragazza!) Ma tu sola non sei... vi hanno cuori
-che ti sanno compiangere...
-
-AGL. (_con accento vibratissimo, sdegnoso_) Compiangere?... Aglae non
-ha bisogno di compianto. Alla mia età, si sente; alla mia età si _ama_,
-intendi?...
-
-CRÒB. (_guardandola con compiacenza_) (Eh! come lo dice!...)
-
-AGL. (_incalzando_) Alla età mia, c'è qui dentro un cuore che batte,
-c'è un'anima che ferve, che soffre, che s'irrita, che ha bisogno del
-suo lembo di mondo e di cielo!... E quando la povera anima piange
-trovandosi al buio, quando si lagna perchè trovasi al chiuso... la _si
-compiange!_ Bel conforto! tenetevelo!
-
-CRÒB. (Ha ragione!) No... Aglae... senti...
-
-AGL. (_non dandogli retta, e in vista di sempre più accalorarsi_) No...
-non è questo che essa chiedeva! Questa oscurità mi intristisce: datemi
-la mia parte di luce! questo chiuso mi soffoca: datemi la mia parte
-di aria!... _Aprite! aprite! Questo volevo!..._ (_si abbandona come
-spossata dallo sforzo, su di una sedia: poi dopo una pausa, volgendosi
-a Cròbilo_) Oh, Cròbilo... perdona... mi dimenticavo e ti ho annoiato
-co' miei lamenti...
-
-CRÒB. Annoiarmi! ma va avanti!... ma va avanti! Parlano in tua bocca le
-Sirene!
-
-AGL. E or che ci penso, ho avuto torto di rispondere alla tua... e di
-farti venir qui...
-
-CRÒB. Perchè?
-
-AGL. Perchè il favore che avevo a chiederti...
-
-CRÒB. (_fra sè, malizioso_) (Pretesti!...).
-
-AGL. ... tu non puoi farmelo...
-
-CRÒB. (_concitato, insinuante, carezzevole_) Ecco... vedi... ciò si
-chiama essere ingiusti... Aglae, non hai mai udito dire che le anime
-colpite dalla stessa sventura tendono, per istinto, a ravvicinarsi? Io,
-dianzi, ti ascoltavo commosso...
-
-AGL. (_a parte_) (Brutto ipocrita!) E tu...
-
-CRÒB. E chi ti dice che anch'io non sia uno spirito sofferente che
-inseguiva uno splendido ideale, strappatogli dalla triste realtà? Il
-mio ideale era un'anima che comprendesse la mia... si chiamava: la
-bellezza, la felicità, l'amore...! la realtà si chiama... (_con voce
-cupa_) Mìrtala!...
-
-AGL. (_a parte_) (Qui ci vorrebbe lei!)
-
-CRÒB. Io, vedi, m'ero detto: Ecco, o Cròbilo, gli Dei t'hanno dato la
-generosità, la virtù...
-
-AGL. (la modestia...)
-
-CRÒB. ... tu hai da essi una bella missione nel mondo. Troverai sulla
-tua strada la menzogna, e la smaschererai; troverai la sapienza, le
-strapperai i segreti; troverai la gloria, le darai le corone; troverai
-la virtù, la assisterai; la sventura, la consolerai...
-
-AGL. (... tua moglie, la tradirai...)
-
-CRÒB. ... Aglae, tu sei sventurata... e mi vuoi togliere il conforto di
-esercitare sulla terra... la mia missione?
-
-AGL. Oh no... ma...
-
-CRÒB. Ne dubiti...
-
-AGL. No, ma, vedi, è una missione pericolosa la tua. L'ultima volta
-che fui a Corinto, passando in lettiga dalla piazza del mercato, vidi
-la casetta di Antifonte l'oratore, quello, sai, che Atene condannò
-a morte poco tempo prima di Socrate... E mi fermò la scritta che era
-ancora sulla porta: «_Ufficio di consolazioni. Qui dimora Antifonte, il
-quale ha la virtù di guarire con parole gli addolorati_...»[209] La tua
-missione medesima! e l'umanità glie n'è stata così riconoscente, che lo
-ha condannato a bere la cicuta...
-
-CRÒB. Alla quale noi rinunziamo! L'umanità è stata sempre ingrata. Ma
-Antifonte guariva con le parole... e non coi fatti...
-
-AGL. (_suggestiva, velatamente ironica_) E tu invece... _uomo di
-fatti_, sei!... Ma da quando questa missione il tuo buon demone t'ha
-suggerito di esercitarla?... Fino a ieri nulla ne seppi... e poi,
-Aglae, supposto avesse bisogno di un consolatore, vorrebbe prima
-accertarsi che sia quello veramente che ebbe quest'incarico dai Numi:
-che sappia indovinar nella sua anima ogni fremito de' suoi desiderî,
-ogni sussulto delle sue speranze, ogni lagrima dei suoi dolori...
-(_dopo dette queste parole con voce insinuantissima, mutando a un
-tratto bruscamente accento_) ... vedi bene che tu non puoi essere
-quello...
-
-CRÒB. (_vivissimo_) E se lo fossi?...
-
-AGL. Se lo fosti anche... non ne troveresti il tempo...
-
-CRÒB. (_incalzante_) E se lo trovassi?...
-
-AGL. (_fingendosi perplessa_) Se lo trovasti... (_con pentimento
-brusco_) E poi no...
-
-CRÒB. Mettimi alla prova...
-
-AGL. Davvero? E tu sai...
-
-CRÒB. So tutto.
-
-AGL. E acconsentiresti...
-
-CRÒB. Se acconsento!... (_fra sè, un po' sconcertato_) (Consentire??...
-che diamine?...)
-
-AGL. Oh grazie!... Perchè capisci... dal momento che tu sai tutto...
-
- (Batte su queste parole con insistenza maliziosa).
-
-CRÒB. (_impaziente, incalzantissimo_) Tutto, tutto...
-
-AGL. Non ci sei che tu... E tu dunque gli parlerai?... quando?...
-
-CRÒB. (_sbalordito_) Parlare... a chi?...
-
-AGL. (_con tutta naturalezza_) Ma a lui...
-
-CRÒB. (_sempre più sbalordito_) Già... già!... Ma... lui... chi?...
-
-AGL. Ma a Mènecle...
-
-CRÒB. Eh?!... (_dà uno sbalzo di spavento_) (Quella ci mancherebbe!...
-con quel po' po' di sentenze!...) (_sconcertatissimo, e pure
-sforzandosi nasconder l'imbarazzo_) Ah... già, già... Ma...
-
-AGL. (_fingendo non accorgersi del suo turbamento_) Ma tu vedi che da
-qui bisogna uscirne, per le Dee!... bisogna uscirne!... Esiti? Ah!...
-lo sapevo...
-
-CRÒB. (_con uno sforzo_) Ma ti pare?!... Niente affatto!...
-(_facendo la voce risoluta e cercando farsi coraggio_) Cròbilo non
-indietreggia... e se tu lo vuoi... (_vorrebbe dir qualche cosa, ma gli
-manca il coraggio_) Ma permetti una parola...
-
-AGL. (_impaziente_) Cosa?...
-
-CRÒB. ... nel tuo interesse... mi pare... non ti pare... parlargli
-io... fare uno scandalo...
-
-AGL. Scandalo? (_fingendo sorpresa_) Scandalo il dirgli che fa male a
-trattare così la sua compagna, sposata innanzi agli Dei patrî ed agli
-Dei del focolare?... il dirgli, coll'autorità di un amico, che non son
-questi i giuramenti innanzi all'arconte; scandalo il dirgli che sua
-moglie soffre...
-
-CRÒB. (_balzando sbalordito_) Eh?!
-
-AGL. ... scandalo il ricondurmelo?...
-
-CRÒB. (_sbalordito più che mai_) (O Febo! o spiriti! lo ama!) E... e...
-questo era... che volevi?
-
-AGL. (_mostrando a tutta prima sorpresa della sua sorpresa_) E
-che altro... dunque... imaginavi?... Ah!... (_quasi un pensiero
-le balenasse, si fa improvvisamente scura in viso, e s'appressa a
-Cròbilo, figgendogli gli occhi in faccia, e parlandogli con voce lenta,
-severissima_) Che altro imaginavi che il labbro di Cròbilo, marito di
-Mìrtala, potesse osar di confessare all'orecchio di Aglae, la sposa di
-Mènecle?...
-
-CRÒB. (_interdetto, confuso_) Io... nulla... nulla... Ma le tue
-parole... questo invito...
-
- (Da qualche istante è entrata in iscena Mìrtala introdotta adagio
- da Blèpo, che le fa dei gesti maliziosi, sulla soglia, additandole
- Cròbilo; vedendo questi, Mìrtala si arresta, e ritraesi alquanto).
-
-AGL. (_seria e dignitosissima_) Il mio invito fu un torto... se ebbi
-torto di crederti amico leale di Mènecle e mio... Ma se Mènecle...
-
-CRÒB. (_spaventato, supplichevole_) No!... no!... (_concentrandosi e
-meditabondo, coll'indice sotto il naso_) (Ma dunque... avrebbe quasi
-l'aria di essere una canzonatura?!...)
-
-AGL. (_proseguendo_) Ma se tua moglie... fosse qui... (_Aglae s'è
-accorta della presenta di Mìrtala_) se ti sentisse... che cosa direbbe
-di questa tua improvvisa meraviglia?...
-
-CRÒB. (_prorompendo, con voce risoluta, irritata_) O per gli Dei! se
-mia moglie mi sentisse... le direi...
-
-
-SCENA XI.
-
-_Detti e_ MÌRTALA (_già in iscena da qualche minuto_).
-
-
-MÌRT. (_si è avanzata dalla soglia lentamente, e non vista da Cròbilo,
-le si è posta a lato, senza guardarlo, ritta, la testa alta, le mani
-sui fianchi_) Sentiamo!
-
-CRÒB. (_voltandosi con ispavento alla voce di Mìrtala_) (Mia moglie!
-son morto!) (_cercando ricomporsi dalla paura, e uscirne, alla meglio,
-con accento garbato_) Niente!... direi che la sposa di Mènecle ha dato
-a Cròbilo una prova di stima e di fiducia che lo onora... (_a denti
-stretti_) (Questa non me l'aspettavo!) Cara Mìrtala, sai... (_tenta
-parlarle con fare sciolto e sorridente, ma lo sguardo minaccioso di
-Mìrtala, fisso su di lui, lo sconcerta_) (Che occhiacci! Giove me la
-mandi buona!)
-
-MÌRT. (_con voce lenta e severa, squadrandolo_) So... E spero che
-l'incarico lo adempirai... (_abbraccia Aglae_) Grazie, buona Aglae! Non
-dubitavo di te.[210] Eh, pur troppo noi donne siam sempre circondate
-di insidie!... Quanto a questo Alcibiade sbagliato... (_squadrando
-Cròbilo_) regoleremo i conti a casa...
-
-AGL. A tempo sei giunta, cara Mìrtala. Ma sii buona con Cròbilo. Io
-gli chiesi un favore che egli meglio d'altri può rendermi... fui forse
-indiscreta... ma la sua bontà fu maggiore della mia indiscrezione...
-(_a Cròb. cordialissima_) Grazie, Cròbilo! (_velatamente ironica,
-affabile_) Oh, sì, gli Dei ti hanno data una ben nobile missione!
-Troverai la sventura, la soccorrerai;... le mogli abbandonate... ai lor
-mariti le renderai...
-
-CRÒB. (_con ismorfie_) (Nella mia missione questo non c'era...)
-
-AGL. Sicuro, Mìrtala, ei m'ha promesso di rendermi il mio Mènecle... è
-un'anima bella, il tuo Cròbilo... Sii buona con lui.
-
-MÌRT. Non dubitare, non dubitare. Se non fossi buona, gli avrei portato
-quattro talenti di dote...
-
-CRÒB. (_premuroso, tentando ingraziarsela_) E la possessione di
-Egìna... terreni aratorî di prima qualità...
-
-MÌRT. (_fissandolo severissima_) Precisamente. E che i colòni
-trascurano e abbisognano molto di sorveglianza. Ci andremo insieme...
-
-CRÒB. (_con esclamazione comica di angoscia_) (Ohimè!... l'esilio!...
-come Aristide... ma almeno Aristide era solo!...)
-
-MÌRT. Frattanto, in attesa di parlar con Mènecle, ti rincrescerebbe
-accompagnarmi?
-
-CRÒB. Ma eccomi!... (_fra sè, ripetendo dolorosamente_) (L'esilio!...
-come Temistocle!)
-
-MÌRT. Addio Aglae...
-
-AGL. Addio Mìrtala. Grazie, Cròbilo...
-
-CRÒB. (_con uno sforzo sopra di sè_) Nulla, nulla, mio dovere...
-(Decisamente... era proprio una canzonatura!...) (_ad Aglae_) Nulla!...
-(_a Mìrtala_) Eccomi... (_con comica angoscia_) (L'esilio!... come
-Alcibiade!)
-
- (Si lascia macchinalmente condurre via da Mìrtala, con aria di
- suprema dolorosa rassegnazione).
-
-
-SCENA XII.
-
-AGLAE _sola_.
-
-
-(_Seguendo Cròbilo dello sguardo_) Imparerai meglio un'altra volta la
-missione del consolatore... (_pausa; poi fattasi triste, pensierosa,
-sospirando_) Eppure, soltanto la povera Aglae lo sa, se il suo cuore
-avrebbe oggi bisogno davvero di conforto!... Coraggio!... Fra breve
-egli sarà qui a dirmi addio... Povero Elèo! (_leva dallo strofio un
-piccolo papiro e legge_)
-
- Te fuggo com'esule che disse l'addio...
- Ma volge la testa tornando a guardar!...
- E fugge... ma il segue più lungo il desio...
- E fugge... ma indietro vorrebbe tornar!
- Mia triste, mia triste battaglia del core!
- Scrutarla non cerchi pupilla di uman!
- Lasciatemi questo mio povero amore!
- Per viverne solo, lo porto lontan!
-
-Egli è qui!... Venere santa, dammi forza tu!..
-
-
-SCENA XIII.
-
-AGLAE _ed_ ELÈO.
-
-
-AGL. (_con effusione triste_) Elèo!...
-
-EL. Aglae! Ebbi la tua. (_commosso, cercando padroneggiarsi e parer
-calmo_) Grazie... Reco gli addii a Mènecle e a te.
-
-AGL. (_triste, commossa_) E tu parti...
-
-EL. Stanotte.
-
-AGL. (_vivamente inquieta_) Per dove? con chi?
-
-EL. Con Pelopida tebano e i compagni suoi. (_esclamazione di
-Aglae_) Tebe accolse mio padre esule al tempo dei tiranni: è
-giusto che nell'ora delle sue sventure, il figlio paghi il debito
-dell'ospitalità...[211]
-
-AGL. (_vivissimamente_) E tu...
-
-EL. E io seguirò i fuorusciti nella più santa delle imprese.
-
-AGL. (_dolorosamente esclamando_) O Dee!
-
- (Si abbandona sur un sedile, sopraffatta dall'emozione e piange).
-
-EL. Avresti preferito sapermi vivere, da te lontano, una vita oscura,
-ignava, ingloriosa? Ignavia per ignavia, tanto allora varrebbe la
-colpa!...
-
-AGL. (_asciugandosi gli occhi e cercando padroneggiarsi_) No, no!
-Perdona... hai ragione... Ma tu sei eroe, figlio di eroi, ed io, dopo
-tutto, non sono che una fanciulla. Perdona. Vedi. Sono forte ora.
-(_parla con voce rotta, reprimendo i singhiozzi_) Ti guardino i Numi!
-Oh nessuna preghiera sarà mai loro salita più fervida delle mie! Ti
-guardino i Numi! E ricordati di Aglae!..
-
-EL. Ricordarmi?! La tua lettera verrà meco come la voce del buon
-genio mio. Le tue parole mi han fatto triste insieme e superbo. Tutta
-la mia esistenza, dissi a me stesso, mi parrà spesa bene, se sarà
-spesa a meritarmele. Quando le ore mi passeranno più tristi, dirò:
-Coraggio!... la stima di Aglae è con te. Quando la lontananza mi parrà
-più incresciosa, penserò che è per Aglae che l'affrontai: e che, se al
-mio nome, tra i Greci, verrà qualche gloria, Aglae lontana lo saprà.
-Così avrò una ambizione nella mia vita, una luce sulla mia via. E se un
-giorno sentissi le forze mancarmi, e farmisi uggiosa la luce cara del
-dì... vorrà dire che Aglae m'avrà dimenticato...
-
-AGL. Oh Elèo! sei cattivo! e non dovresti esserlo con la povera
-Aglae in quest'ora!... Ecco, io avevo preparato un bel ricordo che
-avrebbe fatto qualche volta sovvenire ad Elèo la sua piccola sorella
-d'infanzia: così Aglae, pensavo, fida restando al dover suo, potrà
-viaggiar senza rossore in compagnia dell'amico de' suoi primissimi
-dì... (_mentre Aglae parla, come fra sè, con voce carezzevole,
-infantile, ha nelle mani un piccolo ritratto all'encausto, che si è
-levato dallo strofio, e che va guardando_) vedrà con lui altro cielo
-ed altre città della Grecia: e come egli la vedrà sempre sorridergli
-così... dello stesso sorriso, fissarlo sempre con lo stesso sguardo,
-come uguali rimarran sempre queste dipinte sembianze, così uguali per
-Elèo rimarranno la memoria ed il cuore di Aglae...
-
-EL. (_vivissimamente, facendo atto di prenderle il ritratto dalle
-mani_) Il tuo ritratto!... Oh grazie!
-
-AGL. (_con umore_) Grazie niente. Mi hai detto quelle brutte parole...
-
-EL. Aglae!
-
-AGL. Ho fatto male a dirti di venire. Era meglio non vederci... Va...
-lasciami...
-
-EL. Ma non prima di aver meco questo pegno, che non darei (_glie lo
-toglie con affettuosa violenza: Aglae se lo lascia togliere, senza
-guardar Elèo_) pei tesori della terra! non prima di averti detto che
-Elèo parte, ma la sua mente e la sua anima rimangono qui:... qui,
-presso al piccolo domestico altare, dove orfano appresi ad amare i soli
-esseri che mi amarono al mondo e ad accettare per essi il dolore... a
-comprendere, per essi, il sacrificio!... (_con trasporto vivissimo_) Oh
-andassi fino agli ultimi confini del mondo ed agli Espèridi... lascierà
-prima Pallade la nostra rupe, che queste soglie, ove tu vivi, il mio
-pensiero!...
-
-AGL. No, no, Elèo!... capisco di chiedere troppo... troppo più che
-io non deva, al tuo cuore ed alla tua memoria... Tu sei bello, sei
-giovane, e non potrai, non dovrai vivere sempre solo...
-
-EL. (_con rimprovero_) Aglae!...
-
-
-SCENA XIV.
-
-_Detti e_ MÈNECLE.
-
- (Mènecle si è affacciato dalla porta nel fondo, mentre Elèo ed
- Aglae proseguono il lor dialogo sul davanti della scena. Rimane
- muto, le braccia conserte, il volto tra pensieroso e sorridente,
- sulla soglia a guardarli).
-
-
-AGL. No... lasciami dire... Non ti accuso... Il tempo non muterà la tua
-tempra, ma muterà molte cose intorno a te... Mènecle vivrà, e glielo
-auguro, buon vecchio! molti anni...
-
-EL. (_melanconico_) Oh... anch'io...
-
-AGL. ... e il giorno che io sarò libera di nozze, io non sarò più una
-ragazza per te. Breve è la stagion della donna — e s'ella non la coglie
-— passata quella, se ne sta seduta a consultar gli auguri[212]. Le rose
-della giovinezza in quel dì saranno svanite, e a te, nel fior degli
-anni, non resterebbe a sposar che la memoria e l'ombra di colei che fu
-un tempo la bella Aglae... una brutta vecchia grinzosa... Oh, sarebbe
-troppo pretendere...
-
-MÈN. (_di dietro, tentennando il capo_) (Infatti...)
-
-AGL. ... e faresti la figura di Cròbilo. Direbbero che m'hai sposata
-per godere la mia dote, la eredità di Mènecle. No, no, promettimi
-solo che il giorno in cui il tuo cuore sarà stanco di attendere...
-rimanderai ad Aglae questo ricordo...
-
-EL. Fino a che tra i viventi mi rischiari il sole, questo ricordo starà
-con me. Verrà con me nella pugna, poserà con me sotto la tenda. Oh
-gli anni possono involarci la cara giovinezza, spegnere le febbri, i
-delirî dei sensi, ma non ispegneranno un affetto reso puro e santo dal
-sagrificio...
-
-MÈN. (È nato per far l'oratore!...)
-
-EL. (_con forza_) ... prima che io rinneghi la fede di questo affetto,
-possa Nettuno farmi morire come Ippolito... e casto come lui!...
-
-MÈN. (Povero ragazzo! te ne accorgeresti!...)
-
-AGL. (_buttandosi al collo di Elèo_) Oh... lasciamo questi giuramenti...
-
-MÈN. (To'! ha più giudizio di lui!...)
-
-AGL. Sia dell'avvenire e del cuor tuo quello che gli Dei vorranno.
-Io ti ringrazio del conforto che m'hanno dato le tue parole. Esse
-mi renderanno più forte in questa prova... Che se vi avessi a
-soccombere... (_con voce triste, infantile_) dirò a Mènecle che mi
-faccia un bel sepolcro tutto bianco... bianco... e tu ci verrai...
-
-EL. Oh taci! Non parlar di morire; dimmi che in te la memoria di
-quest'ora non morirà... Me lo prometti?
-
-AGL. (_volgendosi all'altare domestico_) Qui all'ara del Dio che ci
-ascolta...
-
-EL. E mi giuri che se Mènecle...
-
-AGL. (_senza guardar Elèo, esitante, gli occhi a terra_) ... il buon
-vecchio Mènecle...
-
-MÈN. (Poverina! ci ha aggiunto anche il buono!..)
-
-AGL. (_arrestandosi e riprendendo premurosa_) ... che noi dobbiamo
-amare, finchè vive, come fosse nostro padre, n'è vero?
-
-EL. (_triste, a capo basso_) Oh, sì... come un padre...
-
-AGL. (_riprendendo esitante il filo della frase_) ... se il buon
-vecchio Mènecle ci venisse un giorno rapito dalla Parca triste...
-
-EL. ... inesorabile!...
-
-AGL. ... scellerata!...
-
-MÈN. (_c. s._) (Si sfogano colla Parca... meno male...)
-
-EL. ... e che io fossi vivo...
-
-AGL. E io anche...
-
-EL. E tutti due...
-
-AGL. E tutti due quella perdita... amara... (_appoggia la voce
-sull'amara, quasi volesse correggere un pensiero colpevole: Elèo
-assente col gesto_) ci trovasse ancor giovani... in età da marito...
-
- (Sempre esitante, a occhi bassi, come avesse paura o rimorso di
- compier la frase)
-
-MÈN. (Giustissimo!... a maritarsi vecchi, ecco ciò che succede...)
-
-EL. Quel giorno dunque...
-
-AGL. Che il buon Mènecle...
-
- (Mènecle si avanza fra i due giovani).
-
-MÈN. (_proseguendo la frase, a voce alta_) ... andrà all'altro mondo...
-
-EL., AGL. (_sgomentatissimi entrambi al vederlo_) Ah!...
-
-MÈN. ... speriamo, neh, figlioli, che sia lontano — quel giorno
-piangeremo prima amaramente la sua partenza e poi potremo sposarci
-senza scrupolo. Ma sentite, neh! (_picchiandosi lo stomaco_) che
-polmoni e che cassa di stomaco! Ce n'è ancora per trent'anni!... Se
-aspettate me state freschi!
-
-AGL. (_buttandosi alle sue ginocchia_) Oh perdono, Mènecle!...
-
-EL. (_idem_) Perdono... padre mio...
-
-AGL. Ti giuro, per le Dee, che...
-
-MÈN. (_rialzandoli entrambi con affabilità affettuosa_) Su, su,
-ragazzi!... ma che giuramenti e che perdoni! So tutto... Grazie a te,
-Elèo, della tua lealtà; grazie, Aglae, della tua fedeltà al tuo dovere.
-Soltanto, speriamo (_con bonarietà comica_) non mi farai più dell'altre
-scene di gelosia...
-
-AGL. (_mortificata chinando gli occhi_) Mènecle!...
-
-MÈN. No, no — non ti rimprovero... benchè, per Giove, lo meriteresti,
-per insegnarti a frugare nelle carte del marito e a leggerne le
-lettere...
-
-AGL. (_sorpresa, mortificata_) Ah!...
-
-MÈN. ... e a scriverne dell'altre ai giovinotti, a sua insaputa...
-
-AGL. (_mortificata_) Come... tu...?
-
-MÈN. (_con bonarietà comica e imperiosa_) Silenzio!... Sappiamo tutto.
-Se la moglie fa la curiosa, il marito ha diritto di fare il curioso...
-(_a Elèo_) Neh, ricordalo bene anche tu, una volta che sii suo
-marito...
-
-AGL. (_supplichevole_) Oh... Mènecle!...
-
-MÈN. Silenzio!...
-
-EL. (_interpretando anch'egli come ironia le parole di Mènecle_)
-Mènecle, punisci me... ma risparmia a me ed a lei le tue ironie...
-
-MÈN. Ma che ironie?!! Le _tue_ vuoi dire. È una moglie divisa in due
-— a me in corpo, a te in effigie — non è un'ironia? E cosa credi,
-che Mènecle sia feroce come Teseo, da lasciar morir casto il povero
-Ippolito? Cosa credete (_ad entrambi_) che Mènecle sia così egoista,
-così disonesto, così imbecille da accettar la elemosina del vostro
-sagrificio? (_Mènecle, stando in mezzo ai due giovani, ha proferito
-queste parole con impeto e voce brusca; i due giovani, sotto la
-sfuriata del vecchio, tengono mortificati la testa e gli occhi bassi;
-quando al finir delle sue parole s'attentano a levarli furtivamente
-verso di lui credendolo in collera, s'accorgono che Mènecle sorride
-del loro inganno, e li guarda affettuoso facendo lor cenno, delle
-due braccia, di appressarglisi_) Voi altri siete così matti che
-lo avreste anche mantenuto... ma poi... poi, neh? (_si volge ad
-Aglae affettuosamente canzonandola e rifacendole la voce_) le forze
-mancavano... e ci voleva il sepolcro bianco... tutto bianco... (_con
-rimprovero comicamente brusco_) farmi far di queste spese!... Ohibò!...
-Tu... (_sempre ad Aglae_) in castigo della burla che m'hai fatto, — e
-tu in castigo (_ad Elèo_) del non avermi mai detto niente — quando si
-ama la moglie si avvisa il marito — vi mariterete... E così imparerete.
-
-AGL., EL. (_gettandosi entrambi commossi al collo di Mènecle_) Ah
-Mènecle, mai!
-
-MÈN. (_con voce grave, liberandosi dall'abbraccio dei due, piangenti
-di commozione_) Preferireste vivere, aspettando senza volerlo,
-senza saperlo, la morte mia?... (_ad Aglae_) Oggi tu ed io andremo
-dall'arconte, a deporre la scritta del divorzio insieme: e ci verrai
-a fronte alta, perchè tu rimani nella mia famiglia... (_movimento
-di Aglae e di Elèo_) già, nella mia famiglia... tu sposi mio figlio
-adottivo...[213].
-
-AGL., EL. Ah!...
-
-MÈN. (_proseguendo, ad Elèo_) ... se non ti rincresce passare dalla tua
-nella mia tribù,[214] verrai meco dai fràtori del borgo di Alopéce,
-e sarai iscritto nel registro della fràtria mia, come mio figlio, —
-erede con lei (_accennando Aglae_) delle mie fortune, partecipe delle
-cose sante e sacre[215]. Porterai in nome Làmaco: il nome di mio padre
-caduto da valoroso a Samo... e nella famiglia di Mènecle al nome non si
-mente...
-
-EL. (_abbracciandolo commosso_) Padre! padre mio!...
-
- (Aglae piange col volto nelle mani. Elèo vorrebbe dir qualcosa.
- Mènecle indovina il suo pensiero e lo previene).
-
-MÈN. Quanto al tuo partire... c'è tempo...
-
-EL. (_sorpreso_) Che?
-
-MÈN. Pelopida... gli ho parlato io. Non ne vuol seco più di undici.
-(_con inflessione grave e seria_) Li ha scelti già... (_gesto vivo di
-protesta di Elèo_) Non temere! Verrà il tuo giorno...
-
-AGL. Oh Mènecle, la tua generosità...
-
-MÈN. No, no, adagio, a parlare di generosità. In questo mondo la si
-scambia con la imbecillità; ed io invece, andate là, che i miei conti
-li ho fatti bene. Povero vecchio abbisognante, per i miei tardi giorni,
-di un affetto che li consoli, dovrei amareggiarmelo col pensiero che
-il mio vivere impedisce la vostra felicità? E che questa idea vostro
-malgrado si inframmetterà tra me e voi, vi renderà a vostra insaputa
-l'affezione a Mènecle un peso? Scambierei questo affetto vostro, così
-sincero e così puro, col bel conforto di sapere che il dì quando la
-Parca (_sorridendo ad Aglae_) — _la scellerata Parca!_ — mi farà quel
-tal servizio, un sospiro non confessato di sollievo sfuggirà dai petti
-delle due sole persone che mi voglion bene? E mentre è sì dolce il nome
-di padre, dovrei vivere tutti i dì fra il dolor di non esserlo... e la
-tema di divenirlo!... scambiar la paura di avere un figlio con la gioia
-tranquilla di lasciarne, partendo, qui... due?
-
-EL., AGL. (_vivissimamente_) Partendo?
-
-MÈN. (_ad Aglae con voce affettuosa_) Non sei più sola... Che resto
-a far qui? Ricordi le tue parole? «Quando fu il dì del bisogno, ci
-vollero questi vecchioni per liberare la città e le sue donne!» Laggiù
-a Tebe ci è bisogno. (_con inflessione mesta, solenne, ai due giovani
-che fan per trattenerlo e lo guardano attoniti, commossi_) Ci vogliono
-questi!... Vivere liberando donne, morire liberando città!
-
- (Quadro).
-
-
- CALA LA TELA.
-
-
-NOTE
-
-[204] Dopo che il tebano Pelopida ebbe persuasi i suoi compagni di
-esilio all'impresa di partirsi da Atene per muovere alla liberazione di
-Tebe «mandaron essi nascostamente a Tebe ad avvertire dei loro disegni
-gli amici ch'eran ivi rimasti: tra questi Carone ed Epaminonda.....
-Stabilitosi quindi il giorno dell'impresa, parve bene ai profughi
-che l'un d'essi, Ferenico, raccogliendo gli altri, facesse sosta in
-Triasio, e che pochi de' più giovani arditamente si arrischiassero di
-entrare in città: e se a questi incogliesse mai qualche sinistro dalla
-parte de' nemici, gli altri tutti aver cura dovessero de' figliuoli
-e de' padri loro. Il primo che si esibì ad andarci fu Pelopida, e poi
-Melone e Dàmocle e Teopompo, stretti fra loro co' vincoli d'amicizia e
-di fede, ed emuli sempre della gloria e del valore. Essendo _dodici_ in
-tutto, dopo aver abbracciato quelli che restavano addietro, e mandato
-innanzi un messo a Carone, si incamminarono succintamente vestiti...
-_ecc. ecc._» PLUTARCO, in _Pelopida_.
-
-[205] Cfr. nell'arringa di Lisia per _la uccision di Eratostene_, il
-racconto del marito Eufileto: «Tornato a casa, ordinai alla fantesca
-di seguirmi in piazza; e condottala ad uno de' miei famigliari, le
-dissi che sapevo tutto quel che succedeva in casa mia. A te, quindi,
-soggiungevo, sta lo sceglier fra i due: o passata per le verghe esser
-condannata a rigirar la mola, tra patimenti senza fine, o confessando
-la verità andar illesa, e aver da me il perdono de' tuoi delitti. E
-quella sulle prime negava fermamente e diceva facessi pure di lei quel
-che volevo; lei non saper nulla: ma quando nominai Eratostene, e dissi
-che costui era il frequentatore di mia moglie, allora si sbigottì,
-giudicando che io sapessi tutto. E cadendo alle mie ginocchia, e
-fattasi da me promettere che non le avrei fatto del male, confessò...»
-— _Uccis. Erat.,_ 18-20.
-
-[206] Cfr. EURIPIDE, _Ippolito_, 645-650.
-
-[207] Cfr. ARISTOF. _Rane_, 130 seg. — Dalla torre alta del Ceràmico
-buttavano la face per dare il segnale della _corsa delle lampade_: di
-che nelle note all'_Alcibiade_.
-
-[208] Cfr. LISIA, _Uccis. di Eratost._, 21.
-
-[209] PLUTARCO, _Vite dei X Oratori_, in _Antifonte_.
-
-[210] Cfr. ALCIFR., _Lett._ 1, 29. Glicera, di Menandro gelosa, scrive
-a Bacchide: «Conosco, o Bacchide, la reciproca amicizia che passa tra
-di noi due: ma d'altra parte, o carissima, temo non tanto di te, che
-ti so di costumi onesti, quanto di lui stesso: chè egli è donnajuolo
-al sommo. Ma tu mi taccierai di ombrosa... Deh, scusa, diletta amica,
-simili gelosie da amanti...».
-
-[211] Furono gli Ateniesi benevoli ai profughi Tebani, «ricompensar
-volendo i Tebani: perocchè questi principalmente contribuito aveano
-a ristabilirsi in Atene il governo popolare e avean decretato che se
-alcuno portando l'armi contro i tiranni passasse per la Beozia, nessuno
-di quelli che ivi abitavano mostrar dovesse di sentire o veder cosa
-alcuna». PLUT., in _Pelopida_. Cfr. SENOF. _Elleniche_, lib. II.
-
-[212]
-
- τῆς δέ γυναικὸς ὁ καιρός, κἂν τούτου μὴ ’πιλάβηται
- οὐδείς ἐθέλει γῆμαι ταύτην, ὀττευομένη δὲ κάθηται.
- ARISTOF., _Lisistrata_, 596-7.
-
-[213] Frequenti e legittime erano nel dritto attico le adozioni —
-permesse però solo a quelli che non avean figli propri (ISEO, _Ered.
-d'Aristarco_, 9) — a fine di preservare da estinzione il casato.
-«Dopo ciò (cioè dopo collocata in matrimonio ad altri la moglie)
-pensava Mènecle al come evitare la mancanza di figli e aver chi lo
-curasse nella vecchiaja, e morto gli rendesse le esequie e i sagrifici
-dovuti in avvenire. Aveva bensì un nipote, il figlio di costui: ma
-essendo figlio unico, ritenea disdicevole privar di prole mascolina
-il fratello. E così essendo non vide altri più prossimi di noi...
-E in questo modo Mènecle mi ebbe figlio ed erede suo». ISEO, _Ered.
-Mènecle_, § 10-12. «Tutti quelli che son per morire si preoccupano di
-ciò, che le loro case non restino solitarie, ma vi sia chi renda ai
-loro Mani i sacrifici funebri, e le altre giuste cose: per il che se si
-trovino senza figli, procurandosene per adozione, ne lasciano. Nè già
-privatamente così stabiliscono, ma la stessa repubblica questo sanci:
-mandando all'arconte di _aver cura che le case non restino solitarie_».
-ISEO, _Eredità di Apollodoro_, § 30. Lo che voleva dire che se uno
-moriva senza figli nè proprî nè adottivi, e senza testamento, pensava
-l'arconte a istituirgli tra i prossimi congiunti, un figlio adottivo ed
-erede.
-
-Pel rimanente, le adozioni si facevano o appunto per testamento, o
-_inter vivos_. In questo secondo caso (ch'è quel del nostro Mènecle e
-di Elèo) l'adottante procedeva, così come usavasi pei neonati, alla
-presentazione del figlio nella propria confraternita (_fratria_) e
-all'iscrizione sul registro della stessa, formante il documento di
-legittimità.
-
-«Venuta la festa Targelia, mi introdusse innanzi all'altare tra i
-fratori. A questi è legge che chiunque introduce un figliuolo o proprio
-o adottivo, fa fede, in nome delle cose sacre, ch'egli introduce un
-figlio d'una cittadina, legittimamente nato ed adottato. Compiuto ciò,
-nullameno i fratori fan lo squittinio: e se essi giudicano alla stessa
-maniera, allora solamente lo iscrivono nel registro pubblico». ISEO,
-_Ered. di Apollodoro_, § 15-16.
-
-[214] Il figlio adottato non poteva più tornar nella sua famiglia
-paterna (così Mènecle nell'arriga d'ISEO, ha scrupolo adottando il
-nipote di privar del figlio il fratello, IS., _Ered. Mèn._, 10), ed
-entrava a far parte della tribù dell'adottante, che gli imponeva a
-suo piacimento nuovo nome. (Ordinariamente, poi, i figli portavano il
-nome dell'avo paterno: lo stesso avveniva per gli adottati). «Se uno
-t'interrogasse: Dimmi, Beoto, come sei venuto nella tribù Acamantide
-e diventato del demo di Torisio e figliuolo di Mantia ed erede delle
-sostanze da lui lasciate? Non altro potresti dire, fuorchè: _Mi adottò
-Mantia_. E se soggiungesse: dov'è la prova o la testimonianza? — Mi
-menò tra i fratori — risponderesti. — Con qual nome? — Con quello di
-Beoto. — Chè con questo fosti introdotto. Ora se il padre tornando a
-vita ti mettesse al partito o di conservare il nome che ti diè o di non
-ritener lui per padre, non sarebbe discreto?» DEMOST., _C. Beoto_, per
-il nome, § 30, 31.
-
-[215] Τῶν πατρώων ἒχεις τὸ μέρος. ἱερῶν, ὁσίων μετέχεις DEM., _C.
-Beoto_, per il nome, § 35.
-
-
- PROPRIETÀ LETTERARIA
-
- DEGLI EDITORI-TIPOGRAFI FORZANI E C.
-
-
-
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-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, in
-particolare per quanto riguarda gli accenti, alquanto variabili
-nell'originale. Sono stati corretti senza annotazione minimi errori
-tipografici.
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- </head>
-<body>
-
-
-<pre>
-
-The Project Gutenberg EBook of La sposa di Mènecle, by Felice Cavallotti
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
-almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
-re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
-with this eBook or online at www.gutenberg.org/license
-
-
-Title: La sposa di Mènecle
-
-Author: Felice Cavallotti
-
-Release Date: October 21, 2019 [EBook #60543]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA SPOSA DI MÈNECLE ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
-file was produced from images generously made available
-by The Internet Archive)
-
-
-
-
-
-
-</pre>
-
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-LA SPOSA DI MÈNECLE
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="large">
-FELICE CAVALLOTTI
-</p>
-
-<p class="pad2 main-t">
-<span class="x-small">LA</span><br />
-<span class="smcap">Sposa di Mènecle</span>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-COMEDIA<br />
-IN UN PROLOGO E TRE ATTI<br />
-CON NOTE
-</p>
-
-<p class="pad4">
-IN ROMA<br />
-<i>Presso Forzani e C., tipografi del Senato</i><br />
-EDITORI<br />
-<span class="small">1882</span>
-</p>
-</div>
-
-<div class="verso">
-<hr class="mid" />
-<p>
-PROPRIETÀ LETTERARIA<br />
-DEGLI EDITORI-TIPOGRAFI FORZANI E C.
-</p>
-<hr class="mid" />
-</div>
-
-<div class="somm">
-<hr />
-<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_vii">[vii]</span>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-</div>
-
-<p>
-Una delle arringhe giudiziarie, a noi pervenute,
-di Iseo (l'oratore ateniese che
-fiorì sui principî del <span class="smcap lowercase">IV</span> secolo avanti
-l'era volgare e fu maestro a Demostene), arringa
-intitolata: <i>Della eredità di Mènecle</i>, tratta di un caso
-giuridico che suggerì in germe la idea della presente
-commedia e il nome del suo protagonista.
-Ed è curioso che dei tanti grecisti i quali si son
-degnati di farmi, nelle <i>appendici</i> critiche, la lezione
-sulla commedia mia, sentenziando non verosimile
-il caso, nessuno abbia mostrato tampoco di conoscere
-il buon vecchio oratore Iseo almeno di
-vista. Mi sbaglio: l'uno di essi, più grecista degli
-altri, sentendo proferito nella commedia quel
-nome, mi rimproverò di avere alluso al discorso
-di Iseo dell'onorevole Zanardelli, e mi ammonì
-paternamente che queste allusioni non sono roba
-<span class="pagenum" id="Page_viii">[viii]</span>
-di sapor greco! Passiamo oltre... e veniamo al
-piato giudiziario che dovette decidersi a quei
-tempi davanti ai giudici cittadini ateniesi.
-</p>
-
-<p>
-Un giovine orfano adottato per figlio da certo
-Mènecle, al quale avea dato la propria sorella
-in isposa, e divenuto, alla morte di Mènecle,
-erede di lui, si vede contesa la eredità da un
-fratello del defunto: il quale afferma in tribunale
-l'adozione non essere stata legittima, ma carpita
-al vecchio, già imbecillito dall'età, per mezzo
-di sua moglie, sorella all'adottato. Iseo scrive
-l'arringa in favor di quest'ultimo e sostiene legittima
-la adozione e la eredità, difendendo il
-giovine dall'accusa. Era questa poi falsa? Era
-vera? V'ha chi inclina a quest'ultima ipotesi:
-e scorger vorrebbe nell'arringa di Iseo la perizia
-di un avvocato abilissimo messa a servizio di
-due giovani imbroglioni, sfruttanti la imbecillità
-senile di Mènecle. A me la ipotesi pare molto
-avventata; dato che le cose stessero a quel modo,
-bisognerebbe ammettere che causa cattiva di rado
-fu difesa con migliori e più commoventi argomenti.
-Checchè ne sia, ecco i fatti, quali l'accusato,
-nell'arringa che da Iseo per lui fu scritta,
-innanzi ai giudici li espone: giusta la legge che
-agli accusati prescriveva di perorare la propria
-causa in persona:
-</p>
-
-<p>
-Due vecchi ateniesi, Epònimo del borgo di
-<span class="pagenum" id="Page_ix">[ix]</span>
-Acarne e Mènecle, erano uniti da intima amicizia.
-Il primo morì lasciando quattro figli, due
-maschi (di cui l'uno è l'accusato) e due femmine.
-La maggiore fu maritata dai fratelli a certo Leucolofo.
-Quattr'anni dopo, quando la minore era
-già in età da marito, al vecchio e ricco Mènecle
-morì la prima moglie: ed egli andò dai due figli
-di Epònimo a chiedere in seconde nozze la lor
-sorella, in memoria dell'amicizia antica che lo
-legava al loro padre defunto. I due fratelli, in
-reverenza della memoria del genitore e pensando
-interpretarne il voto, di gran cuore gliel'accordarono.
-Ed ora lasciamo all'accusato la
-parola:
-</p>
-
-<p>
-«Così collocate entrambe le sorelle, io e mio
-fratello, essendo giovani, ci demmo alla milizia
-e partimmo per la Tracia sotto la condotta di
-Ificrate. Quivi fattoci onore ed arricchitici, tornammo
-qua e trovammo la sorella maggiore con
-due figliuoli, e la <i>minore sposata a Mènecle, senza
-prole</i>. Questi, di lì a due o tre mesi, parlò con
-noi, e <i>dettoci della sorella nostra un gran bene, si
-lamentò della propria età e dell'essere senza prole.
-Disse non dovere essere quello per lui il guiderdone
-della sua virtù, di invecchiare con lui senza aver
-figli: era già abbastanza che fosse infelice lui.</i> Questo
-parlare chiaramente mostrava che egli la <i>rimandava
-amichevolmente</i>: perchè nessuno prega cui
-<span class="pagenum" id="Page_x">[x]</span>
-odia. Ei ci pregava di <i>rendergli un segnalato servigio,
-dando la nostra sorella in moglie ad un altro
-col consenso di lui</i>. E noi lo esortavamo a persuadere
-egli stesso la donna; e ove ella avesse
-acconsentito, noi avremmo appagato il desiderio
-suo. <i>E quella, sulle prime, non volle saperne; ma
-poi col tempo, benchè a malincuore, acconsentì.</i> E
-così la maritammo a Elèo del borgo di Sfetto,
-e Mènecle le restituì la dote...
-</p>
-
-<p>
-«Passato da questo fatto alcun tempo, Mènecle
-meditava pur sempre tra sè come scongiurare
-la mancanza di prole, <i>e come avere qualcuno
-che, lui vivo, avesse cura della sua vecchiaia,
-e morto gli celebrasse le esequie e i sacrifici ereditarî</i>.
-Aveva bensì un nipote, il figlio di costui
-(l'avversario attore): ma essendo figlio unico,
-riteneva disdicevole, adottandolo in figlio proprio,
-privar di prole mascolina il fratello. E così
-stando, non vide altri a lui più prossimi di noi.
-Quindi ci parlò dicendoci parergli giusto, postochè
-la fortuna non gli aveva dato procrear
-prole dalla sorella nostra, avere almeno un figlio
-dalla stessa famiglia, onde avrebbe amato aver
-prole per via naturale. Questo udito, mio fratello
-assai lo ringraziò e lo approvò, dicendo
-che alla vecchiaia e alla solitudine di lui certo
-abbisognava qualcuno che di lui avesse cura e
-con lui convivesse nel borgo: «Per mio conto,
-<span class="pagenum" id="Page_xi">[xi]</span>
-egli disse, tu sai che mi tocca star fuori in
-viaggio; ma ecco qui mio fratello (me additando)
-che curerà le tue cose e le mie, se tu
-vuoi adottarlo». E Mènecle approvò le sue
-parole, e in questo modo mi ebbe figlio ed erede
-suo». <span class="smcap">Iseo</span>, <i>Ered. Mènecl.</i>, § 6-12.
-</p>
-
-<p>
-È egli strano che, mentre sotto a questo racconto
-il Lallier non vede altro che tutto un intrigo
-ordito dai figli di Epònimo, fratelli e sorelle
-d'accordo, per impadronirsi dell'eredità di un
-vecchio ricco e senza figli; mentre la stessa renitenza
-della fanciulla ad accettare in sulle prime
-il divorzio gli pare aver l'aria di una commedia,
-e gli strappa un sorriso d'incredulità (<span class="smcap">Lall.</span>, <i>La
-femme à Athènes</i>, pag. 257 e seg.), al cuore di
-una donna invece abbia sorriso la poesia dell'accettare
-questo racconto per vero e credere
-ad un esempio raro e commovente di abnegazione,
-di generosità e di virtù? (<span class="smcap">Clarisse Bader</span>,
-<i>La femme grecque</i>). Certo non è a dimenticarsi
-che questo è il racconto di una sola delle due
-parti, l'accusato, e a noi manca, per dar un giudizio,
-l'arringa dell'accusatore: e certo il figlio
-di Epònimo, soccorso dalla consumata abilità di
-Iseo, non avrà trascurato nel racconto, come
-qualunque accusato, di esporre i fatti sotto la
-luce che più gli giovava per muovere i giudici
-in proprio favore. Ma ammesso anche ciò, tutto
-<span class="pagenum" id="Page_xii">[xii]</span>
-il linguaggio dell'arringa ha pur sempre un accento
-di verità che colpisce: e le poche parole
-che Iseo ha posto in bocca al vecchio Mènecle
-sono tanto belle di semplicità, di naturalezza e
-di commovente nobiltà d'animo, che l'arte, a cui
-nulla importa dell'esito, qualunque fosse, di quel
-piato giudiziario di secoli fa, ancor meno sente
-il bisogno di giudicarle <i>a priori</i> una invenzione
-sfacciata, e di credere gratuitamente che il grande
-oratore che preparava Demostene ai magnanimi
-impeti e alle glorie della civile eloquenza fosse
-l'ignobile patrocinatore di una ignobile mariuoleria.
-</p>
-
-<p>
-Ora, <i>mutatis mutandis</i>, e messi gli accessorî da
-parte, intorno a quelle semplici parole di Iseo si
-svolgono e favola e intreccio della commedia
-presente. La quale nel pensiero dell'autore mirava
-a innocentissimo scopo: e non quello già — Dioneguardi! — di
-scrivere intorno al divorzio
-una commedia a tesi; genere di roba a cui l'autore
-professa insuperabile repugnanza e ch'egli
-volentieri abbandona ai moderni riformatori della
-società; ma senza tante pretese, fra le cento
-e cento soluzioni del problema, escogitate in
-cento e cento drammi, una affacciarne, esempligrazia,
-già scritta nel diritto e nel costume antico,
-adatta a moderni casi, e sul teatro moderno
-non comparsa ancora: e questa, ad argomento
-<span class="pagenum" id="Page_xiii">[xiii]</span>
-non di tirate nè prediche filosofico-sociali, ma
-di una azione comica che ritraesse al vero la
-vita intima greca del secolo di Menandro e profili
-e idee e affetti e tipi della <i>nova commedia</i> menandréa.
-L'autore però non avea pensato ad un
-guaio: che quella vita intima d'allora, così diversa
-per chi la guardi alla superficie, studiata
-dappresso, e minutamente, somiglia in moltissime
-cose, come due goccie d'acqua si somigliano,
-alla vita intima d'oggidì: e che molti di
-que' tipi, di que' caratteri, di quegli affetti della
-commedia greca del <span class="smcap lowercase">IV</span> secolo, trovano ancora
-oggi negli affetti e ne' tipi della società nostra
-riscontro meraviglioso: chè appunto non per
-nulla fu gloria di Menandro lo avere studiato
-dentro di sè e intorno a sè ed evocato sulla
-scena l'<i>eterno umano</i>, tutto ciò che nelle passioni,
-e nei dolori e nei ridicoli ha di eterno la umana
-natura: e per dirla con Manilio, «<i>data la vita
-umana in ispettacolo ai viventi</i>» (<span class="smcap">Manilius</span>, <i>Astronomicon</i>, lib. V. E già prima di lui,
-Aristofane il critico esclamava: <i>O Menandro! O vita
-umana! chi di voi due ha imitato l'altro?</i>).
-</p>
-
-<p>
-E così avvenne che la mia povera <i>Sposa</i> trasse
-seco dalla nascita la condanna sua, al cospetto dei
-critici... che la sanno lunga: i quali senz'altro,
-<span class="pagenum" id="Page_xiv">[xiv]</span>
-lì sui due piedi, con grande sussiego sentenziarono
-lei non essere che una moderna sposina sotto
-spoglie mentite; e non avere altro di greco fuor
-che le vesti ed il nome. Anzi qualcuno dei meno
-arcigni tra questi andò più in là, e si degnò con
-indulgenza domandarmi perchè mai, <i>dal momento
-che la mia era una commedia affatto moderna</i>,
-avessi ricorso al travestimento e non avessi dato
-addirittura ai miei personaggi moderni nomi, e
-messa la scena a Milano od a Cuneo. Eh, Dio
-buono! i perchè sono tanti: e tra i cento anche
-questo, che a Milano od a Cuneo, la soluzione
-pensata dal vecchio Mènecle, e a noi da Iseo
-testificata, se anche risponde al sentimento nostro,
-con i codici nostri non sarebbe stata possibile;
-sebbene anche a Milano ed a Cuneo essa
-forse sarebbe, pure ai dì nostri, in moltissimi
-casi desiderabile. E il mio Mènecle non essendo
-un moralista delle commedie a tesi, non declama
-su le leggi come sono da farsi, ma si serve delle
-leggi come sono già. Il che, per questi tempi
-di <i>verismo</i>, m'è parso anche più vero.
-</p>
-
-<p>
-Ma con quei critici sapienti, autorevoli, competenti
-e consumatori di <i>enciclopedie</i>, dilungarmi
-in risposte non parmi del caso: e con le loro
-nozioni profonde della vita greca e del mondo
-greco, di riuscire ad intendermela dispero. Ai
-benevoli poi, i quali lessero nello intendimento
-<span class="pagenum" id="Page_xv">[xv]</span>
-artistico dell'autore, e furono larghi alla <i>Sposa</i>
-ne' teatri d'Italia di accoglienze cortesi, a questi
-dedico il volume con le note che l'accompagnano:
-soverchie certo a molti di loro per l'amore che
-professano a questi studî: non soverchie all'autore
-per il rispetto che deve all'arte sua.
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">Felice Cavallotti.</span>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span>
-</p>
-
-<h2 id="prologo">PROLOGO</h2>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span>
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="fill-teatro"></a>
- <img src="images/ill-teatro.jpg" alt="Scena" />
-</div>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
-</p>
-
-<h3><i>PERSONAGGI DEL PROLOGO</i></h3>
-</div>
-
-<ul>
-<li>TESMOTETA (presidente del tribunale).</li>
-<li>BEOTO, accusatore.</li>
-<li>EUDEMONIPPO, autor comico, accusato (Eudemonippo: εύδαιμων, felice; ἵππος, cavallo).</li>
-<li>CANCELLIERE.</li>
-<li>ARALDO.</li>
-<li>1º, 2º, 3º GIUDICE.</li>
-<li>Altri <span class="smcap">Giudici</span> (<i>eliasti</i>) che non parlano, e <span class="smcap">Testimoni</span>.</li>
-<li><span class="smcap">Custode</span> della <i>clessidra</i>, e <span class="smcap">Arciero</span> scita in sentinella, che non parlano.</li>
-</ul>
-
-<p>
-<i>L'azione del prologo ha luogo in Atene l'anno 300 avanti
-l'E. V. (1º della 120ª Olimpiade) ossia 80 anni dopo
-l'epoca in cui è posta l'azione della commedia.</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-</p>
-
-<p class="title">
-PROLOGO
-</p>
-
-<p class="title">
-<i>UN PROCESSO ATENIESE</i><a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>
-</p>
-</div>
-
-<p class="pad2 title">
-DICASTERO ATENIESE.<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Aula del <i>Tribunale verde</i> (<i>Batràchio</i>).<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a> Pareti colorite in
-verde. Su alcune colonne sono scolpite in tavole le
-leggi penali.
-</p>
-
-<p>
-Verso il boccascena, a sinistra, è disposto il seggio
-elevato del Tesmoteta, che vestito di bianco e coronato
-di mirto, presiede. Accanto a lui, dai due lati, si stendono
-le gradinate o banchi di legno, coperti di stuoie
-(πίαδια)<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a> per i giudici (<i>eliasti</i>) occupanti tutta la
-sinistra del palcoscenico, e supponentisi continuare in
-platea. Il recinto dei giudici è circoscritto nello sfondo
-da steccato o sbarre (δρυφάκτοις), di là dalle quali
-<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
-è lo spazio riservato al publico dei cittadini che frequentan
-le udienze: e più oltre in fondo, nel mezzo,
-l'ingresso, chiuso da un cancello (κιγκλίς).<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a> Presso
-l'ingresso, guardato da una sentinella (<i>arciero scìta</i>),<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>
-sorge la statua o simulacro di Lico<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a> ed è issata una
-piccola bandiera. Di fronte al Tesmoteta, nell'angolo
-tra lo sfondo e la destra della scena, due tribune elevate
-(βήματα), quella dell'<i>accusatore</i> (<i>ringhiera dell'implacabilità</i>,
-ἀναίδεια) e quella dell'<i>accusato</i> (<i>ringhiera
-della protervia</i>, ὕβρις). Presso alla ringhiera
-dell'accusato stanno i testimoni da lui citati. Dinanzi
-e vicino<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a> alle due ringhiere, due vasi od urne pei
-voti, l'una di rame, coperta (urna del voto, κύριος κάδισκος),
-l'altra di legno, aperta (urna di controllo,
-ἂκυρος κάδισκος). Più innanzi, ma vicino sempre alle
-tribune, due tavoli, l'uno del <i>cancelliere</i> o scrivano
-(γραμματεύς) su cui è il vaso (ἐχιῖνος) contenente i
-documenti e altri papiri distesi sul tavolo; sull'altro
-più piccolo la <i>clessidra</i> od orologio ad acqua, regolata
-da un servo, soprastante alla stessa (ἐφ’ ὕδωρ).<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>
-Costui ha presso di sè due anfore, una grande contenente
-l'acqua, e una più piccola per attingerne le
-misure.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-All'alzarsi della tela, i due litiganti son ritti in piedi nello
-sfondo. Il Tesmoteta (in veste bianca e con la corona
-di mirto) è già seduto: gli Eliasti entrano e vanno a
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-prendere i posti. Essi hanno tutti in mano un bastone
-(βακτηρία) verde anch'esso come il color del Tribunale,
-e terminante in pomo. Man mano entrano,
-avanti sedersi, ritirano dal Tesmoteta una tavoletta di
-cera (gettone di presenza, ούμβολον). L'Araldo ch'è
-sul davanti della scena, in veste bianca, sta bruciando
-nel tripode dei rami di mirto e dell'incenso.<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>
-</p>
-</div>
-
-<p class="pad2">
-1º <span class="smcap">El.</span> (<i>prendendo posto</i>). Neh, Simone, speriamo
-la tengan corta...
-</p>
-
-<p>
-2º <span class="smcap">El.</span> Spero bene. Un bel piatto di lenticchie<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>
-m'aspetta a cena. Se l'accusato va per le
-lunghe, piangerà senza mangiar cipolle...<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tesmot.</span> Araldo, recita la preghiera e le imprecazioni.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Ar.</span> (<i>proseguendo ad ardere l'incenso</i>).<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a> «O
-Giove e Febo Apollo, e Pallade protettrice
-della rocca, e dèi Pizii, e dee Pizie, e Delìaci
-e Delìache, assistete al giudizio, illuminate
-il voto. E se alcun giudice abbia preso danari
-o doni dalle parti, o non le ascolti entrambe
-con animo eguale, e non giudichi
-secondo le leggi e il giuramento,<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a> sia maledizione
-e ruina a lui e alla casa sua.<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a> E
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-se alcuno dei contendenti o testimoni inganni
-i giudici, e asserisca o giuri cose false, sia
-maledizione e ruina a lui e alla casa sua.
-Chi osserverà il giuramento, gli sia ogni
-evento felice. Così piaccia a Giove, e a Nettuno,
-e a Cerere».
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tesmot.</span> ed <span class="smcap">Eliasti</span> (<i>in coro</i>). <i>Così piaccia</i>...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tesmot.</span> Araldo, vedi se vi son giudici ancora
-fuori. Appena si incominci non entrerà più
-alcuno.<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Ar.</span> (<i>guardando e verso i cancelli e verso la platea</i>).
-Pare ci sian tutti...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tesmot.</span> (<i>accennando verso l'ingresso</i>). Sian chiusi
-i cancelli. Chi dei giudici fosse ancor fuori,
-perderà la paga...
-</p>
-
-<p>
-4º <span class="smcap">El.</span> e altri <span class="smcap">Giudici</span> (<i>in ritardo, che vengon correndo
-mentre la sentinella sta per chiudere i cancelli</i>).
-Aspetta! aspetta!
-</p>
-
-<p>
-1º <span class="smcap">El.</span> (<i>a quei che vengono di corsa</i>). Oh, oh, Carione!
-Zantia! Presto, presto! se no, non bevi
-il latte del questore!...<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a>
-</p>
-
-<p>
-4º <span class="smcap">El.</span> (<i>sedendosi cogli ultimi arrivati</i>). Auff!... maledetta
-la furia!... Buon dì, Simone...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tesmot.</span> Silenzio!... (<i>all'araldo</i>) È chiuso? Chiama
-i litiganti.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Ar.</span> Causa di Beoto, figlio di Blèpiro, del borgo
-di Tòrico...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Beoto</span> (<i>avanzandosi</i>). Presente!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Ar.</span> Contro Eudemonippo, figlio di Evalce, del
-borgo di Cefiso...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Eudem.</span> (<i>avanzandosi</i>). Presente!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tesmot.</span> Cancelliere, recita l'accusa.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cancel.</span> (<i>leggendo</i>).<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a> «Il giorno sei della luna
-crescente di Munichione,<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a> Beoto di Blepiro,
-Toricese, innanzi all'Arconte accusò
-con giuramento Eudemonippo, autore comico,
-di leggi violate e corruzion del costume,
-perchè nella commedia <i>La Sposa di
-Mènecle</i>, presentata all'ultima gara delle feste
-Dionìsie,<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a> mise in iscena cittadini col
-loro nome, disse ingiuria a magistrati, e divulgò
-idee contrarie alle leggi, alla famiglia,
-alle cose sante e stabilite della città.
-La pena sia dieci talenti e il bando dalle gare
-teatrali.<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a> Stia in carcere fin che avrà pagato».<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tesmot.</span> Giudici, udiste l'accusa. Fu affissa nel termine
-prescritto, sotto le statue degli eroi.<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a>
-Le parti hanno dato il giuramento.<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a> Accusatore
-Beoto, monta in ringhiera.<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a> Silenzio!...
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Beoto sale lento la ringhiera, dispone le carte a sè
-davanti, ne passa alcune giù al cancelliere con cui
-scambia sottovoce brevi parole, per mostrargli quelle
-da tener pronte, poi si mette la corona in testa e si
-soffia il naso).<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>
-</p>
-</div>
-
-<p>
-3º <span class="smcap">El.</span> (<i>durante la pausa preparatoria i giudici disattenti
-van chiacchierando fra loro</i>).<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a> Sai,
-chi ho visto ieri? Alce la sonatrice...
-</p>
-
-<p>
-1º <span class="smcap">El.</span> Come? È qui?
-</p>
-
-<p>
-3º <span class="smcap">El.</span> È tornata da Mileto, dove ha fatto fortuna.
-E come s'è fatta bella!...
-</p>
-
-<p>
-1º <span class="smcap">El.</span> Dove la sta?...
-</p>
-
-<p>
-3º <span class="smcap">El.</span> Ih, che fretta! Dietro il Pritanèo. Zitto...
-Sentiam questo chiacchierone...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tesmot.</span> Fate silenzio... attenti, giudici...<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>
-</p>
-
-<p>
-2º <span class="smcap">El.</span> To' che si soffia il naso per tirar giù le
-idee! Ah, sì, se crede che per tre oboli io
-voglia star qui fino a domani... (<i>al servo che
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-sta versando in più riprese l'acqua dall'anfora
-grande nella piccola che serve di misura, e da
-questa nella clessidra</i>) Ehi, ehi, quell'anfore
-tienle scarse!<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Beoto</span> (<i>dopo messasi la corona, e aggiustate le carte,
-comincia a parlare, appoggiandosi sul bastone<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a>
-e rivolto al Tesmoteta</i>). O giudici Ateniesi! La
-accusa testè letta mi dispensa...
-</p>
-
-<p>
-1º <span class="smcap">El.</span> Forte!...
-</p>
-
-<p>
-3º <span class="smcap">El.</span> Più forte!...
-</p>
-
-<p>
-2º <span class="smcap">El.</span> Che voce da chioccia!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Beoto</span> (<i>alzando la voce</i>) ... la accusa testè letta mi
-dispensa da lunghe parole, e sarò brevissimo...
-</p>
-
-<p>
-1º <span class="smcap">El.</span> Bravo!
-</p>
-
-<p>
-2º <span class="smcap">El.</span> Bene!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Beoto.</span> ... brevissimo... e mite: e regalo all'accusato
-tutta l'acqua che m'avanza...<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Eudem.</span> Non so che farne...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Beoto.</span> ... perchè la evidenza dei fatti val meglio di
-ogni arringa eloquentissima. Nè alcuno di voi
-creda, per l'olimpico Giove, che privata invidia
-o rancore m'abbiano mosso all'accusa:<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>
-chè l'animo nel muoverla mi piange...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-</p>
-
-<p>
-3º <span class="smcap">El.</span> Poveretto!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Beoto.</span> ... e pagherei volentieri, perchè i fatti
-non fossero, la multa dell'accusator soccombente.<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a>
-</p>
-
-<p>
-2º <span class="smcap">El.</span> Eh, che generoso!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Beoto</span> (<i>con accento e gesto di declamatore</i>). Ma in
-vedere costui farsi giuoco dei patrii magistrati,
-e sommuovere con funeste massime
-la città,<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a> chiamando complici della iniqua
-opera le Muse, santo e puro zelo d'indignazione
-mi prese per la offesa fatta a quelle dee:
-le quali invoco e gli altri numi ed eroi tutelari
-di questo suolo, perchè vendichino sè stessi,
-e voi, e le leggi, e i patrii templi, e i boschi,
-e i domestici sagrifici...<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>
-</p>
-
-<p>
-2º <span class="smcap">El.</span> (<i>interrompendolo</i>). Tira il fiato!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Beoto.</span> Che se, per far breve, a poche leggi sole
-nella accusa mi restrinsi, ben potrei portar
-qui tutto intero l'archivio di quante leggi e
-sentenze si conservano nel tempio della gran
-madre degli dei,<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a> perchè questo impudentissimo
-tutte in una le calpestò. E tu, che
-tanto osasti, sei ancora vivo? sei qui?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tesmot.</span> Neh, oratore, se è qui, mi par inutile
-domandarglielo. Bada all'acqua...
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Mentre Beoto parla, Eudemonippo è ritto in piedi
-a lato della propria tribuna, e prende annotazioni.)<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a>
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Beoto.</span> Ci bado!... non temere, sarò cortese con
-questo... scelleratissimo. La commedia vi
-sta, o giudici, davanti: essa vi parli per me.
-Vietano le leggi nostre, o Ateniesi, sian messe
-sulla scena persone vere sotto il loro nome
-e dicasi ingiuria a magistrati: savio divieto,
-perchè l'onore di questi è onor dei cittadini
-che li elessero, e l'onor dei cittadini è patrimonio
-della Repubblica. E pur qui nella
-commedia si nominano e Fania ed Elèo: e
-pur non ignorate che il vecchio Mènecle fu
-eletto due volte tesmoteta, e andò ambasciatore
-ai Corintj e governatore in Lesbo: giudicate
-voi, dopo tanta dignità di uffici,
-qual parte nella commedia gli tocca di fare.
-Bellissima anzi, vi dirà questo istrion da dozzina:<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a>
-ma voi non sorprenderanno le sue
-parole, perchè appunto la commedia è intesa
-a capovolgere ogni concetto e della famiglia
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-e della virtù. Vedo molti fra voi dalla testa
-calva o canuta, i quali condussero in tarda
-età giovane sposa...
-</p>
-
-<p>
-2º <span class="smcap">El.</span> (<i>scherzoso al vicino</i>). Neh, senti Glaucone!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Beoto.</span> ... essi, essi diranno, per gli dei, se la condotta
-che a Mènecle costui attribuisce, sia
-imitabile e seria, se degna di un Arconte ella
-sia! Ad essi, ad essi, se a loro è pur caro
-sentirsi sui freddi levigati avorî della testa la
-carezza di mano morbida e tepida, e stringere
-la fresca dolce compagna fra le braccia
-antiche e dignitose — ad essi, ad essi<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a> io
-domando se meriti pena costui che dalla scena
-osa propor simili esempî, e proporli in persona
-di un magistrato che porta corona, affinchè
-l'esempio, reso più autorevole, porti
-più presto, o vecchi giudici, nei talami vostri
-la solitudine...
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Esclamazioni dei giudici).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-1º <span class="smcap">El.</span> Eh, eh! senti?
-</p>
-
-<p>
-2º <span class="smcap">El.</span> Come, come? La solitudine nei talami
-nostri? Questo osa quel tristo?...<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Beoto</span> (<i>rilevando, con voce vibratissima, la interruzione</i>).
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-Sì... questo osa!... e difendeteli, difendeteli,
-i vostri talami, per gli dei!...
-</p>
-
-<p>
-2º <span class="smcap">El.</span> Ma anche per le dee, se occorre!... o sta
-a sentire!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Beoto.</span> Io non so se io deva... non vorrei...
-</p>
-
-<p>
-1º <span class="smcap">El.</span> Parla! parla! galantuomo!...
-</p>
-
-<p>
-2º e 3º <span class="smcap">El.</span> Sì, sì, segui!... segui!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Beoto.</span> Non vorrei eccedere nei diritti della accusa,
-fedele al mio proposito di essere cortese
-con questo... solennissimo birbante...
-</p>
-
-<p>
-1º e 2º <span class="smcap">El.</span> No, no, non esser cortese!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Beoto.</span> Ma egli forse vi dirà che nei panni di
-Mènecle altro partito non v'era da quello che
-egli inventò: e voi rispondetegli che miglior
-partito era la morte...
-</p>
-
-<p>
-1º <span class="smcap">El.</span> Sicuro!...
-</p>
-
-<p>
-2º <span class="smcap">El.</span> Sicuro!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Beoto.</span> ... e che in quei panni ognun di voi preferirebbe
-morire...
-</p>
-
-<p>
-1º e 2º <span class="smcap">El.</span> Cioè, cioè...
-</p>
-
-<p>
-3º <span class="smcap">El.</span> Adagio, un momento...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Beoto.</span> Perchè la legge non vieta a chi versi
-in tristi impicci nel mondo l'andarsene...
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-(<i>passa un foglio al cancelliere</i>) dilla su, cancelliere...
-tu (<i>al custode della clessidra</i>) ferma
-l'acqua...<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cancel.</span> (<i>leggendo</i>). «Chi non voglia più vivere,
-lo annunzi al Senato: gli esponga le cause:
-ottenutone il permesso, vada pure...»
-</p>
-
-<p>
-3º <span class="smcap">El.</span> Ah, quando c'è il permesso, è un altro
-affare... ma io non lo domando...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Beoto.</span> Come vedete, o Ateniesi, la via d'uscita
-e magnanima vi era: magnanima costui poteva
-rendere la condotta di Mènecle: ma a
-lui premeva sovvertir la famiglia, e dare ai
-vecchi mariti detestabile suggerimento... Or
-io mi volgo tra voi, giudici, anche a color
-che son giovani; a voi, che appena in quest'anno
-avete avuto la tabella e prestato in
-Ardetto il giuramento:<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a> e a voi domando,
-se baldanza di mogli sia lecita in Atene, quanta
-costui nelle donne di Cròbilo e di Fània ne
-pensò... Ben più modesto ufficio, saviamente,
-o Ateniesi, fra noi si assegna alla sposa del
-cittadino: poichè abbiam le cortigiane pei
-piaceri dello spirito e per gli affetti della
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-vita... e abbiam le mogli per crear figli legittimi
-e per la custodia della casa e della
-roba.<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Eliasti.</span> Bravo! benissimo!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Beoto</span> (<i>segue riscaldandosi e battendo del pugno sulla
-ringhiera</i>). Questa la legge, questo il costume,
-questa la base della città: se v'ha chi altra
-ne sappia, la indichi, salga qua, gli cedo
-l'acqua.<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a> Ma costume, e legge, e città, che
-diverranno se manderete assolto costui che
-insegna alle mogli ad alzar la voce, quando
-parla il marito? O terra, o sole, o dei!<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a>
-Così tu, celibe, insidii dei mariti l'autorità,
-e nulla avendo da far nella tua casa, metti
-sossopra la loro?
-</p>
-
-<p>
-1º e 2º <span class="smcap">El.</span> Ah, ma la vedremo!...
-</p>
-
-<p>
-3º <span class="smcap">El.</span> Basta, basta! non dir altro!... lo aggiusterem
-noi!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Beoto</span> (<i>rasciugandosi il sudore e ripigliando più
-calmo</i>). Ancora una parola, e ho finito. Fu
-tempo, o Ateniesi, che le Muse tra voi furon
-ministre di virtuosa e virile educazione: allora
-esse crebbero quegli uomini che pugnarono
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-a Maratona.<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a> E vanno famosi quelli
-antichi poeti, perchè insegnarono il vero, onorarono
-gli iddii, beneficarono gli uomini: e
-trovarono molte leggiadre parole per dire
-molte utili cose. Orfeo fondò i misteri, vietò
-le stragi; Museo insegnò i rimedi delle malattie;
-Esiodo l'agricoltura e i tempi del seminare
-e del raccogliere (<i>man mano che Beoto
-prosegue l'enumerazione degli esempi, gli Eliasti
-danno in esclamazioni d'impazienza</i>). Omero
-perchè acquistò gloria? perchè insegnò l'arte
-di schierar le truppe.<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a> Tirteo? perchè insegnò
-la politica. Così è del poeta ammaestrare
-gli adulti, come il pedagogo i puttini:<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a>
-per questo ordinammo che i poemi
-di Omero si cantino nelle sante Panatenee:<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a>
-per questo alzammo alle Muse,
-come a benefattrici, gli altari. E voi tollerereste
-che questo sacrilego ricorra ad esse
-per renderle seminatrici di guai? Ah, se da
-qui tornando alle case vostre, le mogli o le
-sorelle vi domandassero:<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a> <i>Che cosa avete
-fatto quest'oggi?</i> risponderete voi: abbiamo assolto
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-un poeta il quale pose in iscena mogli
-che si immischiano di quel che non devono
-e che non fanno quello che devono? Ah no,
-per Giove e per il trofeo e per i sepolcri della
-Tetràpoli!<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a> no, per gli eroi che dormono
-sotto i pubblici monumenti! oggi... tornando
-a casa, raccontereste la vostra sentenza: domani,
-tornando a casa... non trovereste la
-minestra in tavola!... Pensateci!
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Applausi degli eliasti. Beoto si leva la corona e scende
-pettoruto, con aria trionfante, dalla ringhiera).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-2º <span class="smcap">El.</span> Ah, le mie lenticchie!...
-</p>
-
-<p>
-1º <span class="smcap">El.</span> Questo è parlare!...
-</p>
-
-<p>
-3º <span class="smcap">El.</span> Scusa... stavo scrivendo... che cosa ha
-detto?...
-</p>
-
-<p>
-1º <span class="smcap">El.</span> Che se diamo a costui fava bianca, domani
-le donne non ci fan da pranzo...
-</p>
-
-<p>
-3º <span class="smcap">El.</span> Ma glie ne do cento di fave nere...<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tesmot.</span> Accusato, monta in ringhiera: e sii
-calmo: non mi andare fuor degli ulivi.<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a>
-L'accusatore è stato moderato nei termini e
-cortese. Vedi di esserlo anche tu.
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Grandi e prolungati rumori e voci fra i giudici, intanto
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-che Eudemonippo monta in ringhiera e si mette
-la corona).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Eudem.</span> Ateniesi! Giudici!... A Giove...
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Parla fra i rumori ostili).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Eliasti</span> (<i>in coro</i>). No, no!... Abbasso!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Eudem.</span> (<i>tentando fra i rumori, inutilmente, di farsi
-ascoltare</i>). A Giove che ascolta i giuramenti
-e le ragioni... io domando...
-</p>
-
-<p>
-2º <span class="smcap">El.</span> Ma che domande!... ma sentilo che parla
-di ragioni...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tesmot.</span> Fate silenzio!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Eudem.</span> (<i>sforzandosi sempre tra i rumori di farsi
-udire</i>). Io domando che se ingiusti...
-</p>
-
-<p>
-1º <span class="smcap">El.</span> Ingiusti noi?... Oh sfacciato!...
-</p>
-
-<p>
-3º <span class="smcap">El.</span> Noi ingiusti?... Prova mo' a ripeterlo!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Altri Eliasti.</span> Basta! abbasso! abbasso!<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a>
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Rumori prolungati, conversazioni clamorose tolgono
-all'oratore la parola).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Eudem.</span> (<i>a voce fortissima</i>). Una volta due uomini
-e un asino...
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Si fa silenzio improvviso).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-1º <span class="smcap">El.</span> Ohe, attenti!... una storiella!...<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a> ssssss!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Eliasti.</span> Ssssss! ssssss!
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Silenzio generale completo).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Eudem.</span> (<i>ripiglia calmo</i>). Un asino e due uomini
-viaggiavano:<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a> l'uno, il padron della bestia,
-l'altro che l'aveva a nolo: e scottando forte
-il sole, litigarono i due, a chi l'ombra dell'asino
-toccasse: l'uno, il padrone, diceva
-aver noleggiato l'opera della bestia e non
-l'ombra: l'altro replicava, l'ombra essere
-parte dell'opera...
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Eudemonippo si arresta con lunga pausa).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-1º <span class="smcap">El.</span> To'! to'! un bel caso da decidere!...
-</p>
-
-<p>
-2º <span class="smcap">El.</span> E così?... (<i>a Eudemonippo che ha fatto
-pausa</i>) come è andata a finire?...
-</p>
-
-<p>
-3º <span class="smcap">El.</span> (<i>ed altri</i>). Come è finita? come è finita?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Eudem.</span> È finita che i due han ricorso ai giudici
-in tribunale, e i giudici li han sentiti imparzialmente
-tutti e due... quello che voi non fate
-con me: e voi che state attenti, appena vi
-parlo di un asino... potreste bene star attenti,
-or che vi parlo di... un altro!...
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Indica l'accusatore: risate fra gli Eliasti).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-2º <span class="smcap">El.</span> Bravo, per Giove! Sicuro! Ha ragione!...
-</p>
-
-<p>
-1º e 3º ed altri <span class="smcap">El.</span> Sì, sì, parla!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Eudem.</span> (<i>con voce pacatissima e gesto parco e corretto</i>).
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-Non dubitate, sarò cortese: e se di
-quante leggi violate ei m'accusò, tante menzogne
-e stolidaggini gli proverò, bene io confido
-ei non sia per portar fuori, col quinto dei
-voti, salve le spalle da qui: perchè sul vostro
-animo incorrotto non han presa nè i grossi
-paroloni,<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a> nè la truce minaccia onde egli,
-per ispaventarvi, concluse. Paroloni e minacce
-a lui dettate, s'intende (<i>ironico</i>), non da odio
-nè invidia, ma da purissimo zelo dei costumi
-e dell'arte: così almeno vi assicurò: tu intanto
-(<i>al cancelliere</i>) chiamami i testimoni.<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cancell.</span> (<i>leggendo la lista testimoniale</i>). Callia di
-Stefano del borgo di Alopéce, Pànfilo di Arìstide
-del borgo di Anagìro, Chèrea di Lisìppo
-del borgo del Pireo... (<i>i testi citati si
-avanzano; il cancelliere estrae dal vaso<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a> la
-testimonianza e legge</i>) «Attestiamo ch'eravamo
-in teatro alle feste Dionìsie quando Beoto,
-figlio di Blepiro toricèse, oggi accusatore, presentò
-una sua commedia così brutta che non
-giunse alla fine, perchè il popolo lo cacciò
-a fischi, e per poco non lo lapidò...»<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Eudem.</span> Basta. Giurate che è vero?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">I tre Testimoni</span> (<i>un dopo l'altro stendendo la mano
-sul tripode</i>).<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a> Giuro. Giuro. Giuro.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Eudem.</span> Ebbene, o giudici, io non nego che
-scevro da invidia e purissimo sia lo zelo di
-Beoto: perchè la memoria delle sventure purifica,
-e i fischi a lui toccati nell'arte furon
-tanti, che nessuno zelo può essere più puro
-del suo. Ad una sua accusa vo' intanto rispondere:
-ch'abbia per me sofferto ingiuria
-il vero. Voi tutti ricordate di Frìnico, il poeta
-tragico che dilettò i vostri avi: chi sulla scena
-finse il vero più di lui? Tutta la città egli
-commosse rappresentando la presa e la distruzion
-di Mileto:<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a> quand'egli mostrò l'orde
-persiane irruenti al baglior degli incendî per
-la città devastata, e lo strazio dei feriti e
-moribondi, e le jonie vergini strappate per i
-capelli agli altari, le donne trafitte, i poppanti
-scannati sul seno delle madri, tutti vinse
-la pietà, e per tutto il teatro fu altissimo
-pianto: ma gli avi vostri condannarono Frìnico
-a fortissima multa, per averli fatti
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-piangere,<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a> rappresentando troppo al vero quella
-disgrazia. Giusta e savia condanna! Perocchè
-a noi le Muse abbiano concesso i celesti doni
-a disvago e conforto dell'anima, non già ad
-intristirla nella contemplazione pura e semplice
-dei mali.<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a> E chi non sa che uccisioni,
-e atti di ferocia, e pietosi casi avvengono
-tutti i giorni intorno a noi?... Incontrai e vidi,
-qua venendo, un padre piangere dirotto sul
-cadavere dell'unico figlio: io vi giuro, o Ateniesi,
-che egli superava nella verità del pianto
-ogni istrione, e che nè Sofocle nè Euripide
-mai non dipinsero un dolor come il suo: ed
-io non chiedo riveder finto ciò che i miei
-occhi han visto già così vero! Ma vollero
-i Numi che, a sollievo de' mali, noi alle Muse
-sagrificando ci levassimo sopra dei dolori
-umani: e da dolori e da colpe e da miserie,
-brutta discordante miscea, fuor balzasse
-un mondo di forme belle e nascose, parlasse
-una arcana divina armonia, che i cuori
-umani intendessero... e pure non fosse di
-quaggiù!... Questo vollero i nostri poeti: per
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-questo ammirammo la legge di Tebe che
-punisce l'artista se dalla natura e dal vero
-non evoca le linee del bello. E tu calunnî,
-o Beoto, quegli altissimi poeti che nominasti:
-non da utili verità nè insegnamenti venne a
-loro la gloria, ma perchè le menti umane,
-sull'ali de' lor canti leggiadri, sorgendo a più
-vaste e più lucide sfere, ne ridiscesero migliori<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a>
-e più gagliarde allo studio delle
-utili cose!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tesmot.</span> Accusato, tu divaghi, e l'acqua scorre!..
-</p>
-
-<p>
-1º <span class="smcap">El.</span> Sì, sì, taglia corto!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Eudem.</span> Grazie, Arconte.... non esco dal tema.
-Perchè forse è poi vero che io abbia detto
-cose false e messa a capriccio la mia fantasia
-nel posto delle leggi e del costume? Vero
-forse che io insegni nuovi riti coniugali, libertà
-e diritti di donna e di moglie, a donna
-e a moglie negati?... Ma, o tristo che m'accusi,
-perchè non accusi anche l'ombre del
-vecchio Cràtino e del divino Aristofane, e di
-Antìfane, e di Alessi, e di Filemone, e di
-Menandro nostro dai dolcissimi amori, a cui
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-le grazie conservino lunghi anni i geniali
-estri e la vita? Provami che le mogli delle
-lor commedie sbugiardino le mogli della mia:
-o trascinali anch'essi a questa ringhiera, e
-trascinavi Aristotile e Senofonte, che qui nel
-suolo dell'Attica il nome di sposa resero augusto
-e bello di più alti uffici, di cari diritti,
-di nova dignità.<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a> A voi intanto, o giudici,
-basti la pazienza di udir la commedia, e raffrontarla
-alle leggi, se alcuna d'esse violai. Tu
-(<i>al cancelliere</i>) brevemente recita queste: voi
-appresso giudicherete quella. (<i>Al custode della
-clessidra</i>) Ferma l'acqua. (<i>Al cancelliere</i>) E
-di' su.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Canc.</span> (<i>legge</i>). «La donna è dal padre o dal
-fratel consanguineo o dall'avo paterno data
-legittimamente in isposa a chi essi credono.
-L'orfana erede è in balìa di chi n'ha il diritto
-o n'ebbe podestà dal tutore».<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Eudem.</span> Ora la terza di Solone sull'orfane.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cancel.</span> (<i>legge</i>). «L'orfana potrà reclamare che
-il parente più vicino la sposi. Questi dovrà
-condur l'orfana in moglie o collocarla, dandole
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-cinquecento dramme di dote. Se nol fa,
-l'Arconte potrà obbligarvelo sotto multa di
-mille dramme, sacre a Giunone».<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Eudem.</span> Continua l'altra.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cancel.</span> (<i>legge</i>). «Anche se la donna fosse già
-maritata, e le muoia il padre e non le restin
-fratelli, il prossimo parente la chiederà in
-moglie, e il precedente matrimonio sarà
-sciolto».<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Eudem.</span> Queste, o giudici, le leggi nuziali, conservatrici
-delle stirpi. Passa a quelle dei divorzî.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cancel.</span> (<i>legge</i>). «Il divorzio ha luogo o per
-mutuo consenso de' coniugi, o promosso dal
-marito o dalla moglie: se dal marito, è ripudio:
-se dalla moglie, è abbandono.
-</p>
-
-<p>
-«Se il divorzio accade per consenso mutuo
-o volontà del marito, non esige intervento
-del giudice. Se è chiesto dalla moglie per
-incuria o maltrattamenti del marito, la moglie
-presenta in persona la richiesta scritta all'Arconte».<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Eudem.</span> Basta così. Queste savie leggi, o Ateniesi,
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-a noi ha dato Solone: voi direte se
-ad esse scrupolosamente conforme il tema
-della commedia e la condotta di Mènecle
-non sia. Ben vero costui s'alza e vi dice: A
-Mènecle, ne' panni suoi, per fargli onore,
-miglior partito era scendere, volontaria ombra,
-fra i morti. E tu che lo affermi, l'avresti fatto?
-Tu che adduci la legge, perchè non l'adduci
-intera?<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a> Perchè sapevi che, nel caso di
-Mènecle, il Senato di andar fra l'ombre anzi
-il tempo non gli avrebbe data licenza. Leggila
-tutta... Occhio all'acqua!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cancel.</span> «Chiunque a cui siasi fatta grave la
-vita, lo annunzi al Senato, esponendone le
-cagioni: privazione di figli, perdita di sostanze,
-corpo mutilato, o morbo incurabile...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Eudem.</span> Senti?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cancel.</span> .... e impetrato dal Senato il permesso,
-beva la cicuta e vada pure».<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Eudem.</span> Hai udito le cagioni che la legge enumera?
-Mi dirai che l'avere a sessantacinque
-anni una sposina di venti, sia compreso dalla
-legge nella rubrica dei morbi incurabili?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Beoto.</span> Certo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Eudem.</span> Ammettiamolo. Chi ti dice che lo ammetteranno,
-per proprio conto, i senatori? E
-che a tutti poi accomodi di contar in piazza,
-al Senato, malattie di forma così atroce? E
-se il permesso è negato, perchè non parli
-della pena ai trasgressori?... Dilla tu.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cancel.</span> «Se uno si uccida da sè senza licenza,
-la mano che questo fece, sia seppellita separata
-dal corpo».<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Eudem.</span> E tu, difensor delle leggi, tu volevi da
-me sulla scena l'esempio di un Arconte che
-le leggi offendesse, o scendesse col moncherino
-alla barca di Caronte, senza la mano
-per pagar l'obolo e ritirare il resto? Ma tagliati
-la tua che ha scritto più menzogne
-sulle tabelle di quanti abbi capelli sulla testa!...
-</p>
-
-<p>
-Che resta adunque delle accuse di questo
-tristo? Una sola. Aver messo in iscena,
-contro la legge, cittadini Ateniesi col loro
-nome. Io non dirò che la legge, se tale fosse,
-fu posta da Làmaco, uno dei Trenta tiranni,
-quando la tirannide infuriava tra noi, e che le
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-leggi dei Trenta sono a ritenersi abolite...<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a>
-Non dirò che l'attica Musa, nei tempi d'oro
-della libertà nostra, ripudiò i freni come sacrileghi,
-e Pericle istesso, provatosi a porne, vi
-rinunziò.<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a> Non dirò...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tesmot.</span> Neh, accusato, quello che non dirai,
-lascialo da parte.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Eudem.</span> Ebbene, dirò che la legge, se tale foss'anche,
-costui non l'ha letta neppure. Dimmela
-su.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cancel.</span> (<i>legge</i>). «Làmaco disse e il Consiglio
-dei Trenta e il Senato decretarono: non sia
-lecito porre in commedia fatti contemporanei,
-o cittadini reali e viventi col loro nome. Il
-trasgressore qualunque cittadino possa citarlo
-in giudizio, e scriva la pena».
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Eudem.</span> Dunque la legge parla di fatti contemporanei:
-ora invece la commedia risale ai dì
-della 100<sup>ma</sup> Olimpiade, quando Atene raccolse
-i fuorusciti di Tebe, e Pelopida ed
-Epaminonda prepararono la riscossa. La legge
-parla di cittadini viventi: ora ecco ben sessant'anni
-che il buon Mènecle riposa nel sepolcro
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-degli avi; ecco dieci anni che Aglae
-lo raggiunse, veneranda vecchierella, benedetta
-dai figli dei figli suoi. E se la legge
-dà al cittadin nominato facoltà di trarre in
-giudizio chi lo nomina, io sbaglierò, ma
-parmi, o giudici, che per far questo egli debba
-prima di tutto esser vivo... ti pare, o Arconte?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tesmot.</span> Sì... mi pare...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Eudem.</span> Perchè ai morti non è data facoltà di
-querela, e all'infuori di Orfeo, di Teseo e
-di Ercole non so chi altri fin qui sia tornato
-dalle porte dell'Erebo. Così Mènecle potesse
-tornarne!... egli, pel primo, pregherebbe, o
-giudici, a me propizio il vostro voto! (<i>prende
-in mano un ramuscello<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a> e lo stende verso i
-giudici</i>) Egli ve ne pregherebbe, o voi giovani,
-per la memoria dell'atto suo generoso, a cui
-resero giustizia qui in quest'aula istessa, innanzi
-a questa effigie istessa di Lico eroe, i
-padri vostri, quando ad essi la parola eloquente
-di Iseo la raccontò. Egli ve ne pregherebbe,
-o vegliardi, non per lo squallore che
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-costui vi minaccia, dei talami solitari, ma per
-i giorni sereni e consolati di affetti cari, che
-a lui furono compenso e letizia della tardissima
-età. Ben vero, egli non morse, il vecchio
-Mènecle, alla mela cotogna che la legge invita
-gli sposi a mangiar insieme, la notte
-delle nozze:<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a> ben vero, per lui i bianchissimi
-graziosi dentini di giovinetta non
-furono costretti a cercar nella scorza del
-frutto sacro alla gamèlia Giunone, i solchi
-di denti gialli e tarlati...
-</p>
-
-<p>
-1º <span class="smcap">El.</span> al 2º. Come i tuoi...
-</p>
-
-<p>
-2º <span class="smcap">El.</span> Eh già... de' tuoi no certo... non ne hai più...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Eudem.</span> Ma egli ebbe il conforto, raro concesso
-a mortali, nell'ora suprema, di leggere in
-isplendide pupille il dolore di lagrime vere...
-Ah no, o giudici, non voi irriderete alla preghiera
-che di sotterra il buon vecchio vi
-manda per me: non voi raccoglierete la iniqua
-accusa di questo furfante...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Beoto</span> (<i>al Tesmoteta</i>). Arconte!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tesmot.</span> (<i>a Beoto</i>). Furfante... è un termine di
-giurisprudenza...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Eudem.</span> (<i>insistendo</i>) ... di questo furfante, leggi invocando
-dai tiranni bandite, o la mia Musa incolpando
-di corrompere il costume. Ah non
-cambiano i carmi il midollo nelle ossa umane!
-Da ottanta e più anni dorme la vecchia commedia
-politica, tace e dorme la satira sfrenata,
-lussuriosa di Aristofane, e non perciò del suo
-silenzio la città e i costumi s'avvantaggiarono;
-oggi sovr'essi il mio collega Filìppide mena
-di nuovo la sferza,<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a> e non perciò delle sue
-sferzate città e costumi miglioreranno. Poveri
-costumi, se non bastarono a salvarvi nè la
-parola di Demostene, nè il sangue dei morti
-a Cheronea!... Voi tutti le avete vedute le
-patrie fortune cadute in basso coll'andarsene
-delle patrie virtù; le avete vedute le apostasie
-dei caratteri, e le fedi instabili voltarsi al voltarsi
-dei venti, e i tribuni mutati in cortigiani;
-e le 360 statue inalzate a Demetrio Falerèo,
-rovesciate all'indomani per ergere gli altari al
-Poliorcète; e le supine adulazioni di Stratocle,
-le bassezze buffonesche di Dromòclide,<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a>
-e la caccia febbrile agli uffici, alle ricchezze,
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-ai vili onori: e la viltà fatta abitudine, la
-menzogna eretta in legge, la ciarlataneria
-surta a costume: <i>queste son le cose</i>, dirò anch'io
-col poeta, <i>queste son le cose, e non già le
-commedie, che mandano il popolo in rovina!</i><a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a>
-Condannatelo il poeta, se offende le leggi
-della eterna bellezza!... ma voi... voi pensateci
-per vostro conto a quelle eterne della
-virtù!...
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Durante l'ultima parte dell'arringa, il Tesmoteta e
-i giudici danno segni visibili di stanchezza sonnolenta.
-Il Tesmoteta abbassa più volte la testa sul petto, rialzandola
-tratto tratto come chi combatte contro il sonno.
-Quando Eudemonippo ha finito e si leva la corona, il
-Tesmoteta rialza, scotendosi, vivamente il capo).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tesmot.</span> Finito?... (<i>vede Eudemonippo che si leva
-la corona</i>). Ah... Passerem dunque, prima dei
-voti, alla recita della commedia in atti... Or
-quindi, o giudici, l'arringa che udiste...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cancell.</span> (<i>udendo un certo rumore si è mosso dal
-suo stallo e si è appressato ai giudici per vedere
-che cos'è... poi fa segno maliziosamente all'arconte
-additandoli, e continuando la frase di lui</i>)
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-... li ha già persuasi... (<i>addita i giudici</i>) Dormono.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tesmot.</span> Dormono? (<i>vivamente all'accusato</i>). Recita,
-ch'è il momento buono!...
-</p>
-
-<p class="pad2 center large">
-(CADE RAPIDAMENTE LA TELA).
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-</p>
-
-<h3 id="note-prologo">NOTE</h3>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note1">
-<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per quanto riguarda i tribunali d'Atene, gli ordinamenti
-e riti giudiziari, forme del processo, ecc., ecc., rimandasi
-alle fonti precipue e alle sparse notizie in <span class="smcap">Demostene,
-Eschine, Isocrate, Lisia, Iseo, Licurgo</span> e tutti gli
-altri oratori attici; e in <span class="smcap">Aristofane</span> e negli <span class="smcap">Scolii</span> <i>ad
-Aristof.</i>, in ispecie alle <i>Vespe</i>, alle <i>Aringatrici</i>, alle <i>Tesmoforìe</i>,
-al <i>Pluto</i>. Confr. <span class="smcap">Schömann</span>, <i>Antich. greche</i>; <i>Antiquitates
-jur. publ.</i>; <i>De Areopago et Ephetis</i>; <i>De sortitione
-judicum</i>; <i>De Dicasteriis</i>; <span class="smcap">Meier</span> e <span class="smcap">Schömann</span>, <i>Der
-Attische Prozess</i>; <span class="smcap">Perrot</span>, <i>Droit public d'Athènes</i>; <span class="smcap">Matthiae</span>,
-<i>De judic. athen.</i>; <span class="smcap">Hudtwalker</span>, <i>De arbitr.</i>; <span class="smcap">Meursius</span>,
-<i>Themis attica</i>; <span class="smcap">Petit</span>, <i>Legg. att.</i>, ecc., ecc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note2">
-<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&nbsp;&nbsp;</span>All'infuori dell'Areopago e degli altri quattro tribunali
-speciali dei magistrati detti <i>Efeti</i> (<i>Pritaneo</i>, <i>Delfinio</i>,
-<i>Palladio</i> e <i>Freatte</i>) giudicanti delle cause di omicidi volontari
-e involontari in genere (δίκαι φονικαί) giudicavano
-di tutte l'altre cause civili e penali i giudici popolari o
-cittadini giurati, 6000 di numero (<i>dicasti</i> od <i>eliasti</i>), scelti
-a sorte ogni anno fra tutti i cittadini non minori dei trenta
-anni, e integri di fama e di diritti politici e civili (ἐπίτιμοι).
-Cinque mila erano giudici effettivi; mille supplenti. Distribuivansi
-i 6000 in 10 tribunali, ossia sezioni o decurie
-(δικαστήρια), quant'era appunto il numero delle tribù
-(<span class="smcap">Scol.</span> in <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Pluto</i>); e <i>dicastero</i> diceasi non pur
-la sezione, ma anche il luogo o tribunale a ciascuna assegnato
-per tenervi i giudizi. Designavansi le 10 sezioni per
-una lettera dell'alfabeto, dall'Α alla Κ, che veniva scritta
-in rosso sulla porta del tribunale rispettivo: indi, <i>giudicare
-nella lettera tale</i> (εν τινι γράμματι δικάζειν) equivaleva
-essere assegnato a questo o quel tribunale (cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>,
-<i>Plut.</i>, V. 277). Così ogni anno, insieme alla estrazione dei
-giudici cittadini (fatta dai Tesmoteti, per tribù) estraevasi
-a sorte anche la lettera indicante il dicastero a cui ciascun
-d'essi era assegnato. Compiuta la sortizione, a ciascun
-giudice veniva data una tabella di bronzo (πινάκιον) con
-su scrittovi il suo nome e la lettera del dicastero assegnatogli,
-e impressovi il <i>gorgònio</i>, stemma della città. Questa
-tabella era il distintivo della sua carica di quell'anno, e il
-cittadino giurato la recava seco ogni giorno di giudizi,
-alle estrazioni mattutine dei dicasteri di quel dì. Perocchè
-non sempre, e ben rado, tutti e 10 i tribunali simultaneamente
-sedevano; ma nei giorni che v'erano cause a trattare,
-tutti i giudici cittadini convenivan la mattina nell'agora,
-dove l'arconte estraeva dall'urna a sorte tante lettere o
-sezioni a seconda del numero de' processi di quella giornata,
-e a sorte assegnava in quali tribunali le sezioni estratte
-dovessero raccogliersi a giudicare. Poi, siccome ciascun
-tribunale distinguevasi da un colore suo proprio, così ai
-giudici delle sezioni estratte per quel dì veniva consegnato
-un bastone di forma speciale (βακτηρία, σκίπων) terminante
-in una specie di globulo (βάλανον); bastone dell'uguale
-colore del dicastero assegnato, e colla lettera del medesimo
-pure scrittavi sopra (<span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Vesp.</i>, v. 727; <span class="smcap">Scol.</span>,
-V. 1105; <span class="smcap">Scol.</span>, <i>Pluto</i>, 277). Oltre questo bastone che serviva
-ai giudici per sapere a quale dicastero recarsi e per
-farvisi riconoscere alla porta, il Tesmoteta, presidente del
-tribunale, consegnava a ciascuno d'essi una <i>téssera</i> (σύμβολον),
-che l'egregio Mariotti a torto confonde col πινάκιον
-dinanzi accennato. Quello era il distintivo della carica
-annua, e ognuno dei 6000 eliasti l'aveva con sè (quel che
-sarebbe pei deputati nostri la medaglia); il σύμβολον invece
-era un <i>gettone di presenza</i> che al giudice veniva dato per
-andare a ricevere la mercede del giudizio.
-</p>
-
-<p>
-Quanto al numero dei giudici popolari sedenti in ogni
-causa, i giudici effettivi essendo 5000, risultava il numero
-ordinario per ciascun tribunale di 500 giudici. Se però di
-cause gravi trattavasi, adunavansi anche due, tre o più
-sezioni in un tribunale solo: e s'aveano così tribunali sedenti
-di 1000 o 2000 giudici, o magari composto di tutte
-e dieci le sezioni riunite. Viceversa, per le cause minori,
-talvolta neppure raccoglievasi una sezione intera. Due o
-tre centinaia anche bastavano: solo curando dispari il numero per evitare nei voti la parità. E innanzi alle porte
-del tribunale destinato s'estraeva di giudici o supplenti
-quanti per quella tal causa bisognavano (<span class="smcap">Isocr.</span>, <i>Areopag.</i>,
-c. 20). Cfr. <span class="smcap">Schömann</span>, <span class="smcap">Meier</span>, ecc.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note3">
-<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Distinguevansi, come sopra fu detto, ciascuno da
-un proprio colore, i tribunali ove recavasi volta per volta
-l'una o l'altra delle 10 sezioni o <i>lettere</i> a giudicare (<span class="smcap">Scol.</span> in
-<span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Vespe</i>; <span class="smcap">Polluce</span>, <span class="smcap lowercase">VIII</span>). E pare il lor numero fosse
-anche più dei 10 (senza contar l'Areopago e i 4 altri degli
-<i>Efeti</i>); la maggior parte situati intorno a l'Agora o Foro.
-Due di essi dal colore prendevano anche il nome, come
-appunto il <i>Verde</i> (Βατραχιοῦν) e il <i>Rosso</i> (Φοινικιοῦν),
-nominati in Pausania, <span class="smcap lowercase">I</span>, 28. Oltre questi, ricordansi il <i>Trigono</i>
-o <i>Triangolare</i>, il <i>Metioco</i> o <i>Callio</i>, il <i>Nuovo</i>, il
-<i>Maggiore</i>, il <i>Medio</i> e il <i>Liceo</i>, presso al tempio di Lico.
-Anche l'<i>Odeone</i> serviva a giudizi popolari (<span class="smcap">Aristof.</span>,
-<i>Vespe</i>). Ma il più noto di questi tribunali era l'<i>Eliea</i>, che
-era un luogo spazioso a cielo aperto, come indica il nome:
-probabilmente lo si sceglieva a preferenza quand'era il
-caso di raccogliere più sezioni insieme per i giudizi più
-gravi; ond'è che il nome di <i>eliasti</i>, particolare ai giudici
-che andavano a sedervi, passò nell'uso come sinonimo di
-<i>dicasti</i>, ad indicare complessivamente tutti i giudici cittadini,
-anche degli altri dicasteri.
-</p>
-
-<p>
-Il <i>Batrachio</i> qui nominato fu da taluno per errore confuso
-col <i>Parabisto</i>, ch'era un altro tribunale ove sedevano
-gli <i>Undici</i>, magistrato esecutore delle sentenze di morte,
-e sovrastante al giudizio dei furti.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note4">
-<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Vespe</i>, v. 90. <span class="smcap">Polluce</span>, <span class="smcap lowercase">VIII</span>, 133.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note5">
-<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Vespe</i>, v. 775, 830. «Vuoi tu citare
-senza che vi siano gli steccati, che primi a noi sogliono
-apparire tra le cose sacre del giudizio?» <i>ibid.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note6">
-<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A un picchetto di questi arcieri, per lo più traci o
-sciti, era affidato, durante l'udienza, l'ordine nella sala, e
-il mantener la quiete fra il publico numeroso dei curiosi.
-<span class="smcap">Polluce</span>, <span class="smcap lowercase">VIII</span>, 131. <span class="smcap">Meier</span>, <i>Att. Pr.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note7">
-<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Lico, figlio di Pandione, antico re d'Atene, pare
-venisse onorato di culto particolarmente come patrono dei
-giudizî. Sorgeva il suo simulacro all'ingresso della maggior
-parte dei tribunali e precisamente nel luogo dove i
-giudici uscendo riscotevano i tre oboli. Cfr. in <span class="smcap">Aristof.</span>,
-<i>Vespe</i>, l'apostrofe dell'eliasta Filocleone: «O Lico signore,
-eroe a me vicino, tu al pari di me sempre t'allegri per
-le lagrime degli accusati e solo degli eroi volesti aver
-sede appo chi piange», v. 389 seg. Cfr. v. 819. Presso
-alla statua di Lico radunavansi anche, innanzi al giudizio,
-gli eliasti che si lasciavan corrompere e che vendevano il
-voto alle parti, per contrattare colle medesime il prezzo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note8">
-<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Conviene che ognuno di voi, giudici, si faccia
-vicino alla ringhiera (ἄχρι τοῦ βήματος) per dare un voto
-santo e giusto...» <span class="smcap">Demost.</span>, <i>Falsa legaz.</i>, 441.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note9">
-<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Polluce</span>, <span class="smcap lowercase">VIII</span>, 113. <span class="smcap">Esichio</span>, <span class="smcap">Suida</span>. Cfr. <span class="smcap">Meier</span>, <i>Att.
-Pr.</i>, 716.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note10">
-<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Premettevasi alla udienza (che cominciava la mattina
-per tempo, ogni processo dovendo finirsi nel dì) una
-purificazione religiosa e una preghiera recitata dall'araldo.
-<span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Vespe</i>. «Ora alcuno porti subito il fuoco e rami
-di mirto ed incenso, per porgere innanzi tutto le preghiere
-agli dei» v. 860 seg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note11">
-<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Vespe</i>, 811 seg., v. 906.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note12">
-<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Lisistr.</i>, v. 798.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note13">
-<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per i criteri da me seguiti nel compilare il testo di
-questa formula, cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Tesmof.</i>, v. 331-371; <i>Vespe</i>,
-v. 863 segg. <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Aristocr.</i>, 652-653; <i>C. Timocr.</i>,
-746-747; <i>Corona</i>, 319, 28. <span class="smcap">Andocide</span>, <i>Misteri</i>, 13, 23.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note14">
-<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. la formula del giuramento annuo degli eliasti,
-in <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Timocr.</i>, 746: «Darò il voto conforme
-alle leggi e ai decreti del popolo ateniese e del Senato dei
-Cinquecento. Nè voterò per la tirannide nè per l'oligarchia.
-Nè se alcuno opprimerà la libertà del popolo o parlerà o
-voterà contro di essa, io lo consentirò, come non consentirò
-la remissione dei debiti privati nè la spartizione delle
-terre o delle case. Non richiamerò i fuorusciti o i condannati
-a morte; nè scaccierò i cittadini residenti in città,
-contro le disposizioni delle leggi, del popolo e del Senato.
-Non lo farò, nè consentirò lo faccia altri. Non nominerò
-a magistrato chi non abbia dato conto di altri uffici esercitati...
-Nè due volte nominerò pel medesimo magistrato
-il medesimo cittadino, nè consentirò ch'egli eserciti due
-ufficj nello stesso anno. Non accetterò doni per il giudizio
-nè permetterò che altri, me consapevole, ne accetti, nè
-consentirò artificj o frodi. Non ho meno di trent'anni di
-età. Ascolterò l'accusatore e il difensore con animo eguale
-e sentenzierò sulla questione. — Sarà giurato in nome di
-Giove, Nettuno e Cerere e imprecato la ruina a sè e alla
-casa sua in caso che siano violate le cose dette. Per contro
-a chi le osserverà, molte prosperità verranno». Quanta
-sapienza civile di popolo libero in poche linee! Questo
-giuramento era prestato al cominciar d'ogni anno, in luogo
-spazioso detto Ardetto, in riva all'Ilisso, dai cittadini che
-vi si radunavano per l'estrazione a sorte dei 6000 giudici
-dell'anno. Cfr. <span class="smcap">Schöm.</span>, <i>Sort. jud.</i></p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note15">
-<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.&nbsp;&nbsp;</span>ἐπαρᾶσθαι ἐξώλειαν ἑαυτᾧ και οἰκήᾳ τῇ ἑαυτου,
-<span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Timocr.</i>, 746. ἐπιορκοῦντι δ’ἐξώλη αὐτὸν ειναι καὶ γένος.
-<span class="smcap">Andoc.</span>, <i>Mist.</i>, κακῶς ἀπολέσθαι τοῦτον αὐτὸν κᾠκίαν,
-<span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Tesmof.</i>, v. 349.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note16">
-<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Vespe</i>, v. 891. Cominciato il giudizio,
-(la mattina per tempo), i giudici arrivati in ritardo restavano
-esclusi, e così perdevan la paga. Cfr. <i>Vespe</i>, v. 775:
-«E se anche t'alzerai da letto a mezzogiorno, nessun Tesmoteta
-ti <i>farà più chiudere fuori dei cancelli</i>».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note17">
-<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così era detta per celia la paga dei tre oboli, che i
-giudici pigliavano. κωλακρέτου γάλα πίνειν, <span class="smcap">Aristof.</span>,
-<i>Vespe</i>, V. 724.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note18">
-<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulle formule di accuse, cfr. gli esempi varî in <span class="smcap">Demostene</span>
-e negli altri oratori: e l'accusa contro Socrate in
-<span class="smcap">Platone</span>, <i>Apologia</i>, e quella contro Alcibiade, <span class="smcap">Plut.</span>, <i>Alcib.</i>
-Cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Vespe</i>, 894.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note19">
-<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Munichione</i>, il 10º mese attico (dal 15 aprile al 15
-maggio). Sul lunario ateniese, cfr. note all'<i>Alcibiade</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note20">
-<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">Eschine</span>, <i>C. Ctesif.</i> <span class="smcap">Demost.</span>, <i>Corona</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note21">
-<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La pena ora era lasciata dalla legge al giudizio dell'Eliea (cfr. <span class="smcap">Demost.</span> <i>C. Mid.</i> <span class="smcap">Plat.</span> <i>Apol. Soc.</i>), ora iscritta
-nella legge stessa che contemplava il reato e nel testo dell'accusa
-proposta. Cfr. <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Timarc.</i> <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Vespe</i>,
-897.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note22">
-<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>.&nbsp;&nbsp;</span>ἔως δέ τοῦ ἀποτῖσαι εὶρχθήτω. <span class="smcap">Demost.</span> <i>C. Timarc.</i>,
-3, 17.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note23">
-<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Si affiggevano in publico, tempo innanzi il dibattimento
-perchè ognuno interessato potesse prenderne notizia:
-«affinchè ognuno leggesse sotto le statue degli eroi: Eutemone
-Lusiese diè querela di posto abbandonato a Demostene
-Peaniese». <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Midia</i>. Quest'affissione era
-prescritta anche per le leggi che i cittadini proponevano,
-avanti sottoporle al Senato e all'assemblea: «Se bisogneran
-nuove leggi, i Tesmoteti le scrivano nelle tavole e le espongano
-innanzi alle statue degli eroi, all'esamina di ognuno».
-<span class="smcap">Andoc.</span>, <i>Misteri</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note24">
-<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo giuramento (ἀντομωσία) era dato dalle due
-parti innanzi al Tesmoteta nell'istruttoria del processo precorrente
-il dibattimento, l'accusatore giurando della verità
-dell'accusa, l'accusato della propria innocenza. Cfr. <span class="smcap">Plat.</span>,
-<i>Apol.</i> <span class="smcap">Meier</span>, <i>Att. Pr.</i>, 624.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note25">
-<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>.&nbsp;&nbsp;</span>αίγα, κάθιξε. σὺ δ’ἀναβὰς κατηγόρει. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Vespe</i>,
-905. Era prescritto per legge che ciascuna delle due
-parti perorasse da sè la propria causa (<span class="smcap">Quint.</span>, <i>Inst.</i>, II):
-gl'incapaci a difendersi da sè, si faceano scrivere da altri
-o da parenti o da avvocati di grido che ne facean professione
-(<i>logògrafi</i>) le arringhe che poi per proprio conto
-recitavano. Cfr. <i>Vite X Or.</i> <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Leocar.</i> Tutt'al più,
-a volte concedevasi che la parte limitasse il suo discorso
-a un semplice esordio, dopo il quale cedeva la parola a un
-amico od orator di mestiere che parlasse per lui (<i>sinègoro</i>).
-Così nella orazion contro Neera Teomnesto accusatore,
-dopo un breve proemio, cede la parola al proprio parente
-Apollodoro. Gli oratori parlavano dalla ringhiera, in piedi
-e postasi in capo la corona; quando non era il loro turno
-di parola, sedevano; e finito di parlare, deponevano la corona.
-<span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Eccles.</i>, v. 163. Cfr. <span class="smcap">Meier</span>, <i>Att. Pr.</i>, 707.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note26">
-<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Prima di parlare mettiti in capo questa corona.
-Fate silenzio, state attenti. Ecco, <i>già si spurga il naso,
-come usano gli oratori</i>, (χρέμπτεται γὰρ ἤδη, ὃπερ ποιοῦσ’. οἱ ῥήτορες)
-È probabile che farà un lungo discorso».
-<span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Tesmof.</i>, 381, 382. <i>Ecclesiaz.</i>, v. 131.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note27">
-<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">Barthel.</span>, <i>Anac.</i>, cap. 18. A dar meglio idea
-dell'attenzione dei giudici nel corso del dibattimento, <span class="smcap">Aristofane</span>
-ti mette in iscena per ischerzo anche il vecchio
-eliasta che durante le arringhe delle parti sta mangiando
-la minestra (<i>Vespe</i>, v. 906).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note28">
-<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Σίγα, σιώπα, πρόσεχε τὸν νοῦν. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Tesmof.</i>,
-381.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note29">
-<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Colla clessidra (che noi chiameremmo orologio ad
-acqua, benchè non fosse precisamente la stessa cosa, cfr.
-<span class="smcap">Meier</span>, <i>Att. Pr.</i>, 715) misuravasi, com'è noto, il tempo concesso
-alle arringhe delle parti nei processi d'importanza.
-Nei processi inconcludenti e in alcuni di data specie, come
-la querela di maltrattamento, non s'usava clessidra (cfr.
-<i>Harpocr.</i>) e la misura del tempo lasciavasi probabilmente
-al discreto giudizio del presidente. Questi eran detti <i>processi
-senz'acqua</i>. Secondo la maggiore o minor gravità
-della causa variava la quantità e misura dell'acqua accordata;
-tante anfore per la tal causa, tante anfore per la
-tal'altra. Così per es. nella querela di <i>falsa ambasceria</i>
-(παραπρεσβείας γ.) eran concesse a ciascuna parte undici
-anfore (<span class="smcap">Eschin.</span>, <i>Falsa amb.</i>); nelle cause di eredità concedeasi
-a ogni parte un anforeo, e nelle repliche la metà,
-ossia tre coe (<span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Macart.</i>) L'acqua veniva fatta
-misurar dall'arconte all'udienza, come vedi nell'orazione
-contro Macartato. Nella misura dell'acqua non era compreso
-il tempo impiegato alla lettura degli atti, leggi,
-decreti o testimonianze: perciò l'oratore, quando stava per
-far dare lettura di documenti, o chiamar testi, ordinava
-al custode della clessidra di fermar l'acqua. (πίλαβε τὸ ὕδωρ,
-cfr. <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Stef.</i>, 1103; <i>C. Eubul.</i>, 1305, ecc.
-<span class="smcap">Iseo</span>, <i>Ered. Menec.</i>, 221, ecc.)</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note30">
-<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Procura di arringare in bel modo, appoggiandoti
-con decoro sul bastone». <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Ecclesiaz.</i>, v. 150.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note31">
-<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Se alcuno vuol contraddirmi, venga qua, gli cedo
-l'acqua». <span class="smcap">Demost.</span>, <i>Falsa legaz.</i> «Quelli che mi affermano
-menzognero, vengano qua, si servano dell'acqua mia (<i>parlino
-nella mia acqua</i>, ἐπὶ τοῦ ἐμοῦ ὕδατος) per isbugiardarmi
-testimoniando». <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Eubul.</i> «Indichi Eschine
-le sue proposte in pro della patria; se ci sono, le palesi e
-io gli cedo l'acqua». <span class="smcap">Demost.</span>, <i>Corona</i>. Cfr. <span class="smcap">Andoc.</span>, <i>Mist.</i>
-</p>
-
-<p>
-Per esempio opposto, in altre arringhe demosteniche
-l'oratore lamentasi spesso che a dir tutto non gli basti
-l'acqua. «A voler isbugiardare i testimoni l'acqua non mi
-basterebbe». <span class="smcap">Demost.</span> <i>C. Stef.</i>; I. <i>C. Neera</i>; <i>C. Macart.</i>,
-ecc.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note32">
-<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'ipocrisia di questi esordî era in voga tra gli oratori,
-allora come oggi: tanto più frequente e necessaria
-in città dove l'accusa publica, fatta diritto di ciascun cittadino,
-allettava gl'ignobili sicofanti a servirsene a lucri
-e a vendette personali. «Non per desio di litigi, in nome
-degli dei, introdussi o giudici questa causa contro Beoto».
-<span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Beot.</i> «Nessuno di voi, Ateniesi, si avvisi che
-per privata inimicizia io venga qua accusator di Aristocrate».
-<span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Aristocr.</i> «Non per ruggine nè voglia
-di litigar con Leocrate ho dato questa accusa contro
-lui, ma perchè reputavo vergogna lasciar libero nella
-piazza un tanto vitupero della patria». <span class="smcap">Licurgo</span>, <i>C. Leocr.</i>
-Cfr. <span class="smcap">Lisia</span>, <i>C. Filone</i>, ecc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note33">
-<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'accusatore che ritirava una publica accusa da
-lui promossa, o che non otteneva nei processi il quinto dei
-suffragi pagava nelle cause civili un obolo per ogni dramma,
-ossia la multa del sesto della somma in litigio; nelle cause
-penali, come questa, era multato in 1000 dramme, più la
-perdita del diritto di accusare e di star in giudizio. (<span class="smcap">Demost.</span>,
-<i>C. Teocrine</i>; <i>Corona</i>). Nelle cause religiose era aggiunta
-anche l'infamia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note34">
-<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">Plat.</span>, <i>Apol. di Socr.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note35">
-<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Su queste invocazioni, cfr. <span class="smcap">Licurg.</span>, <i>C. Leocr.</i>;
-<span class="smcap">Demost.</span>, <i>Corona</i>; <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Ecclesiaz.</i>, v. 171.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note36">
-<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il tempio di Cibele (<i>Metròo</i>), nell'agora presso il
-Senato, era anche l'archivio ove custodivansi le leggi scolpite
-in pietra e i decreti del popolo. «Ditemi, o cittadini,
-se un uomo entrato nel tempio della gran madre vi raschiasse
-una sola legge, non lo uccidereste voi?» <span class="smcap">Licurgo</span>,
-<i>C. Leocr.</i> «La sua rinunzia si conserva fra le scritture
-pubbliche nel Metroo, dove sono affidate alla custodia di
-un cittadino. Ivi sta scritto il decreto col nome suo».
-<span class="smcap">Demost.</span>, <i>Falsa legaz.</i>, 381.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note37">
-<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«<i>Bdelic.</i> Ed io noterò semplicemente per memoria
-quanto egli dirà». <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Vespe</i>, 540, 559. Così i giudici
-come gli oratori eran forniti dell'occorrente per prender
-note. Cfr. <i>Vespe</i>, 529: «tosto qui alcuno mi porti il
-mio cofanetto» (κθστη, ch'era la cartella con l'occorrente
-per iscrivere, tavolette e stili, σανίδας καὶ γραφάς, <i>Vespe</i>,
-848).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note38">
-<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>.&nbsp;&nbsp;</span>τριταγωνιστής, <i>istrione da terze parti</i>, una delle
-garbatezze più frequenti che gli avvocati tra loro si regalavano,
-dacchè era venuto di moda, col moltiplicarsi dei
-giudizi e dei rétori, l'enfasi del declamare e gesticolare.
-D'altronde (e ciò valga per questo ed altri epiteti delle
-arringhe di Beoto ed Eudemonippo), gli oratori attici in
-genere e Demostene in ispecie, non brillavano precisamente
-per l'eccessiva urbanità. Merita conto di notarlo per coloro
-che usano spesso a rovescio la parola <i>atticismo</i> e si
-imaginano che l'atticismo antico consistesse, anzichè nella
-purezza dell'idioma, nell'uso delle frasi gentili. Basti un
-esempio per tutti, la graziosa raccolta di paroline dolci
-che Demostene regala al suo avversario Eschine, tutte di
-un fiato, in un solo discorso: «Che core, o istrion da dozzina,
-doveva essere il mio, quando io consigliavo la città?»
-(<i>Corona</i>, 297); e poi da capo: «Che gli Dei e gli uomini
-tutti ti annientino, scellerato cittadino, istrione da terze
-parti!» (<i>Cor.</i>, 335); e poi: «Ciarliero, imbroglione, pestifero
-vasello di frodi, copista che va declamando paroloni
-a somiglianza d'un tragico» (<i>Cor.</i>, 269); e avanti ancora:
-«Ma può mai darsi un più ribaldo ed esecrabile calunniatore
-di costui?» (<i>Cor.</i>, 298) e seguita: «se andava attorno
-cogli altri, solenne birbante è costui...» (<i>Cor.</i>, 300). E i
-complimenti non finiscono lì: sebbene per un discorso solo
-potrebbe parere che bastino.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note39">
-<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Superfluo avvertire che l'eloquenza dell'accusatore
-Beoto (per contrapposto a quella di Eudemonippo) è qui
-presentata come quella appunto d'un sicofante declamatore
-e tronfio, giusta la descrizione di Demostene (<i>Cor.</i>, 269).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note40">
-<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giudici che interrompono l'oratore o interloquiscono
-nell'arringa — cfr. <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Stef.</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>, 1128; <i>C. Macart.</i>,
-1060; <i>C. Spudia</i>, 1033; <i>C. Beot.</i>, 1022, 1024.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note41">
-<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>.&nbsp;&nbsp;</span>ἐπίλαβε τὸ ὕδωρ. <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Stef.</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>, 1103; <i>C.
-Eubul.</i>, 1305, 7; e altrove. <span class="smcap">Iseo</span>, <i>Ered. di Mènecle</i>, 221; <i>di
-Pirro</i>, 21, ecc. Cfr. nota 30.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note42">
-<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La lettura dei documenti e delle leggi citate in appoggio
-era fatta all'udienza, non dall'oratore, ma dal cancelliere.
-V. in <span class="smcap">Demostene</span> e negli altri oratori. Della
-tavoletta o πινάκιον, distintivo degli eliasti, V. sopra, n. 2:
-del <i>giuramento degli eliasti in Ardetto</i>, n. 15.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note43">
-<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>.&nbsp;&nbsp;</span>τὰς μὲν γὰρ ἑταίρας ὴδονἦς ἕνεκ’ ἔχομεν.... τὰς δὲ γυναῖκας τοῦ παιδοποιεῖσθαι γνησίως καὶ τῶν ἔνδον φύλακα πιστην ἔχειν. <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Neera</i>, 1386.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note44">
-<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Chi vuol contraddirmi, sorga e <i>parli nella mia
-acqua</i>» ἀναστὰς ἐν τῷ ἐμῷ ὕδατι, εἰπάτω. <span class="smcap">Demost.</span>,
-<i>Falsa leg.</i>, 359; <i>Cor.</i>, 274.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note45">
-<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Demost.</span>, <i>Cor.</i>, 269, 273 e in cent'altri luoghi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note46">
-<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Nubi</i>, v. 986.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note47">
-<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Rane</i>, v. 1030-1036.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note48">
-<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>.&nbsp;&nbsp;</span>τοῖς μὲν γὰρ παδαρίοισιν — ἔστι διδάσκαλος ὅστις φράξει, τοῖς ηβῶσιν δὲ ποιηταί.
-<span class="smcap">Ar.</span>, <i>Rane</i>, 1054.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note49">
-<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Io voglio citarvi anche i versi di Omero, il qual
-poeta fu tenuto così eccellente dai nostri padri, che per
-legge decretarono recitarsi le poesie di lui solo e non d'altri,
-ogni cinque anni, nelle Panatenee». <span class="smcap">Licurgo</span>, <i>C. Leocr.</i>
-Eliano fa autore di questa legge Ipparco, il figliuol di Pisistrato,
-il primo che portò i poemi omerici nell'Attica.
-Cfr. <span class="smcap">Plat.</span>, <i>Ipparco</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note50">
-<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Neera</i>, 1382: «τί δέ καὶ φήσειεν ἂν ὒμῶν ἕκαστος εὶσιὼν πρὸς τὴν ὲαυτοῦ γυναῖκα ἢ θυγατέρα... ἐπειδὰν ἔρηται ὑμᾶς ποῦ ἦτε, καὶ εἲπητε ὅτι ἐ δικάξομεν,
-ecc., ecc.» Cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Lisistr.</i>,
-V. 512 seg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note51">
-<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">Demost.</span>, <i>Corona</i>, 297: ’Αλλ’ ουκ ἔστιν, οὐκ ἔστιν... μὰ τοὐς Μαραθῶνι,
-ecc., ecc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note52">
-<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Si davano i suffragi ne' giudizi in varie maniere,
-per via di piccole conchiglie, o per lo più di fave o di
-pietruzze (ψ ῆφοι) bianche per l'assoluzione, nere per la
-condanna: oppure per mezzo di pallottoline (σπόνδυλοι), le une nere e forate, le altre bianche ed intere; le forate
-per condannare, le intere per assolvere. <span class="smcap">Esch.</span>, <i>C. Timarc.</i>;
-<span class="smcap">Luciano</span>, <i>Apol. Paras.</i></p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note53">
-<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Bada che l'ira nel rispondergli non ti porti di là
-dagli ulivi», ἐκτὸς τῶν ἐλαῶν. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Rane</i>, 995.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note54">
-<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Perchè egli era il primo a parlare, stravolse la
-lite, e col leggere molte cose e col mentire commosse i
-giudici di guisa, che non vollero neanche udire la mia voce.
-Così condannato all'ammenda della sesta parte, senza aver
-ottenuto di far la mia difesa, me ne andai triste e malcontento».
-<span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Stefano</i>, I. In simili casi i giudici
-vociferavano in coro al malcapitato di scendere dalla tribuna,
-gridandogli: <i>abbasso! abbasso!</i> κατάβα, κατάβα, κατάβα
-<span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Vespe</i>, 979. E così nelle <i>Vespe</i> è preso
-dal vero perfettamente il bozzetto satirico del vecchio eliasta,
-impaziente di condannare dopo udita una parte sola:
-«<i>Bdelic.</i> Per gli dei, o padre, non pronunziar la sentenza
-prima di aver udite tutte e due le parti. <i>Filoc.</i> Mio
-caro, la cosa e già chiara e parla da sè». <i>Vespe</i>, 920.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note55">
-<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Dimmi un po' quali lusinghe non può un giudice
-ascoltare?... Chi piange la sua miseria; chi ci narra favole
-e qualche storiella da ridere di quelle di Esopo; chi
-fa il buffone affinchè io rida e deponga, nel giudicare, lo
-sdegno». <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Vespe</i>, v. 564. Cfr. v. 1259.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note56">
-<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. <span class="smcap">Plutarco</span>, <i>Demostene</i>. Cfr. le note al mio <i>Alcibiade</i>,
-p. 215.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note57">
-<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Costui si vanta tanto della sua voce, che confida
-di far con essa molta impressione su di voi. Ma sarebbe
-assurdo che, mentre lo scacciaste a fischi dal teatro, qui
-gli faceste lieta accoglienza soltanto per la sua voce sonora».
-<span class="smcap">Demost.</span>, <i>Falsa legaz.</i> Cfr. <i>Corona</i>, 269.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note58">
-<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Κάλει μοι τοὺς μάρτυρας. <span class="smcap">Demost.</span>, ecc. I testimoni
-non deponevano all'udienza, ma vi confermavano
-con giuramento le testimonianze scritte, date da essi nell'istruttoria
-o quelle loro deferite dall'oratore anche avversario.
-«A conferma del mio dire addurrò in testimonio
-Aristofane Olintio. Chiama Aristofane e <i>leggi</i> la testimonianza
-di lui». <span class="smcap">Eschine</span>, <i>Apol.</i> «Chiama Egesandro per
-cui scrissi la testimonianza più modesta che non chiedano
-i suoi costumi... ma so bene che spergiurerà». <span class="smcap">Eschine</span>,
-<i>C. Timarco</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note59">
-<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>.&nbsp;&nbsp;</span>ἐχῖνος. (<span class="smcap">Harpocr.</span>; <span class="smcap">Scol.</span> in <span class="smcap">Arist.</span>, <i>Vespe</i>, 1427).
-Era un vaso di terra o di metallo nel quale si deponevano
-e custodivano i documenti presentati nella istruttoria del
-processo. Cfr. <span class="smcap">Meier</span>, <i>Att. Pr.</i>, 691.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note60">
-<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">Demost.</span>, <i>Falsa legaz.</i> «Sarebbe assurdo che
-mentre voi, giudici, udendo costui (Eschine) rappresentare
-Tieste e le sventure di Troja, lo cacciaste di teatro a
-fischiate, e quasi lo lapidaste, tanto ch'egli abbandonò l'arte
-dello istrione, ora ch'egli, non già sulla scena, ma coi fatti
-danneggia la repubblica, gli faceste lieta accoglienza»
-p. 449.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note61">
-<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«I testimoni parlino senza paura e giurino <i>toccando
-le cose sacre</i>». <span class="smcap">Lic.</span>, <i>C. Leocr.</i> Il giuramento veniva
-dato secondo i casi espressamente a voce («<i>giuriamo:
-eravamo presenti</i>» <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Stef.</i>, 1, 1109), oppure
-anche tacitamente, confermando col solo gesto la testimonianza
-scritta o già giurata prima nell'istruttoria: come
-nell'esempio in <span class="smcap">Demost</span>., <i>C. Midia</i>, 560.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note62">
-<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Anno 498 av. l'E. V. (<i>Olimp.</i>, 70, 3). Nell'anno
-stesso dello avvenimento rappresentò Frinico in Atene la
-sua tragedia: <i>La presa di Mileto</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note63">
-<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Erodoto</span>. Cfr. <span class="smcap">Müller</span>, <i>Ist. Letterat. Gr.</i>, II, 35;
-<span class="smcap">Becq de Fouquières</span>, <i>Aspasie</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note64">
-<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. un passo del comico Similo, <i>ex inc. fab.</i>,
-presso <span class="smcap">Stobeo</span>, 60.
-</p>
-
-<p>
-Rispetto alle teorie estetiche qui svolte da Eudemonippo,
-giovi confrontare anche tutta la scena della contesa fra
-Eschilo ed Euripide, nelle <i>Rane</i> di <span class="smcap">Aristofane</span>. Caratteristico
-e curioso in ispecie quel passo: «<i>Eurip.</i> Forse che
-non esposi in iscena la storia di Fedra esattamente vera
-come stava? <i>Eschil.</i> Sì, per Giove, l'hai esposta come stava.
-Ma ciò che è turpe il poeta deve celarlo, non esporlo, nè
-metterlo in iscena» v. 1052-3. Tanto è vero, che certe polemiche
-di oggidì, e certe teorie veriste nelle quali taluni
-si credono avere inventata la polvere da sparo, giravano
-già nel mondo dell'arte qualche secolo prima che nascessero
-i veristi della giornata.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note65">
-<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«<i>Esch.</i> Per che cosa si deve ammirare il poeta?
-<i>Eurip.</i> Perchè prepara cittadini migliori alla città». <span class="smcap">Aristof.</span>,
-<i>Rane</i>, 1008-9.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note66">
-<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi in <span class="smcap">Aristotile</span>, <i>Morale a Nicomaco</i>, <span class="smcap lowercase">VIII</span>.
-Cfr. <i>Polit.</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>, cap. 1, 5; <span class="smcap lowercase">II</span>, cap. 2; e in <span class="smcap">Senofonte</span>, <i>Economico</i>,
-<span class="smcap lowercase">VII</span>, lo squisito bozzetto della moglie d'Iscomaco.
-Cfr. fra le molte opere moderne, che trattarono della posizione
-morale e giuridica della donna di famiglia ateniese,
-l'eccellente studio di <span class="smcap">Lallier</span>, <i>La femme dans la famille
-athénienne</i>.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note67">
-<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Demost.</span>, <span class="smcap lowercase">II</span>, <i>C. Stef.</i> Cfr. <span class="smcap">Meursius</span>, <i>Themis Attica</i>,
-34.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note68">
-<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Meursius</span>, <i>Them. Att.</i>, 35. Cfr. <span class="smcap">Terenzio</span>, <i>Phormio</i>;
-<span class="smcap">Diod. Sic.</span>, <span class="smcap lowercase">XII</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note69">
-<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Iseo</span>, <i>Eredità di Pirro</i>, § 64.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note70">
-<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Plut.</span>, <i>Alcib.</i>, <span class="smcap lowercase">VIII</span>; <span class="smcap">Cratino</span>, <i>La bottiglia</i>, framm.
-<span class="smcap">Petit</span>, <i>Leg. Att.</i>; <span class="smcap">Schöm.</span>, <i>Antiq. Jur. Pub.</i>, 343; <span class="smcap">Meier</span>,
-<i>Att. Pr.</i>, 558; <span class="smcap">Mariotti</span>, <i>Demost.</i>, <span class="smcap lowercase">III</span>, 541.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note71">
-<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di oratori travisanti o mutilanti furbescamente il
-testo delle leggi che citavano, vedi esempio: «Non ti vergogni
-di accusarmi per invidia e scambiar leggi e smozzicarle,
-invece di allegarle intere a chi ha giurato di sentenziare
-secondo le leggi?» <span class="smcap">Demost.</span>, <i>Corona</i>, 268.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note72">
-<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Libanio</span>, <i>Decl. X.</i> cfr. <span class="smcap">Meursius</span>, <i>Them. Att.</i>, 52.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note73">
-<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>.&nbsp;&nbsp;</span>ἐὰν τις αὺτόν διαχρήσεται, τὴν χεῖρα, τὴν τοῦτο πράξασαν, χωρὶς τοῦ σώματος
-θάπτομεν. <span class="smcap">Eschine</span>, <i>C.
-Ctesif.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note74">
-<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Le cose operate sotto i 30 e le sentenze date,
-private o pubbliche, non siano valide». <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Timocr.</i>
-Vedi nella stessa arringa anche il testo del decreto
-di Diocle.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note75">
-<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Al tempo di Pericle, e mentre più fioriva il poeta
-comico Cratino, nell'anno 440 av. l'E. V. fu portato primamente
-un decreto, che frenava la libertà degli scherzi
-nelle commedie. Questo decreto prese il nome da Morichide,
-ch'era l'arconte di quell'anno. Ma questo decreto
-fu abrogato di lì a soli 3 anni, nel 437, essendo arconte
-Eutimene. Venne posteriormente, a regolare la licenza
-sfrenata degli attacchi, un decreto così detto di Siracosio,
-che proibiva attaccare i cittadini direttamente per nome
-(μὴ κωμῳδεῖν ὀνομαστὶ): ma il divieto proteggeva gli
-uomini politici come tali, non come privati. E che il decreto,
-nel fiorire della democrazia ateniese, subisse larghissimi
-strappi, lo prova ampiamente la virulenza degli attacchi
-di Aristofane contro il demagogo Cleone, nelle <i>Vespe</i>.
-Ma allorquando la libertà ateniese cadde, per la disfatta
-di Egospotamo, e Sparta impose ad Atene la oligarchia
-dei trenta tiranni, era evidente che la commedia, colla libertà
-nata e cresciuta, dovesse seguirne per la prima le
-sorti. E così Lamaco, forse più che altro richiamando in
-vigore e completando con più rigorose sanzioni quel decreto
-caduto in dissuetudine, recò alla commedia antica
-l'ultimo colpo con il decreto ch'ebbe nome da lui e che
-vietava assolutamente porre in iscena i viventi. Cfr. <span class="smcap">Cappellina</span>,
-<i>Pref. ad Aristof.</i>; <span class="smcap">Schleg.</span>, <i>Letter. dram.</i>; <span class="smcap">Müller</span>,
-<i>Istit. lett. gr.</i>; <span class="smcap">Meursius</span>, <i>Them. Att.</i> <span class="smcap lowercase">II</span>, 20; <span class="smcap">Petit</span>,
-<i>Leg. Att.</i>, 79.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note76">
-<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Vedo qualcuno sedente al tribunale e protendente
-il ramoscello dei sùpplici». <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Pluto</i>, 382. Tutto
-era buono agli accusati per cercar perorando d'impietosire
-i giudici: e se il ramoscello de' supplicanti non bastava,
-si faceano venir intorno i vecchi parenti, le mogli,
-i bambini, come vedi in <span class="smcap">Eschin.</span>, <i>Apol.</i> Tutta questa perorazione
-o digressione supplichevole di Eudemonippo
-appartiene appunto al genere di quelle di che gli oratori
-ne' giudizi popolari dell'Eliea facean maggior uso, ma che
-erano rigorosamente vietate davanti al tribunale dell'Areopago.
-Cfr. <span class="smcap">Meier</span>, <i>Att. Pr.</i>, 719.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note77">
-<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Prescrisse Solone, che «la sposa rinchiusa collo
-sposo in una stanza, a mangiar abbia con lui una mela cotogna,
-e sia obbligato il marito della ereditaria di giacere
-con essa almeno tre volte il mese». <span class="smcap">Plut.</span>, <i>Solone</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note78">
-<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il processo, non bisogna dimenticarlo, ha luogo intorno
-ai tempi di Demetrio Poliorcete nel breve intervallo
-di respiro lasciato alla democrazia ateniese, fra il cader
-delle sorti di questo principe e il ristabilirsi definitivo del
-giogo macedone. A quell'epoca fiorì Filippide, poeta comico
-della commedia nuova, acerbo flagellatore nelle sue commedie
-delle smaccate, vergognose adulazioni prodigate a
-Demetrio dal popolo ateniese, e in ispecie dai demagoghi cortigiani
-Stratocle e Dromoclide. Vedi i suoi versi riferiti in
-<span class="smcap">Plutarco</span>, <i>Vita di Demetrio</i>, c. 12.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note79">
-<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Plutarco</span>, <i>Vita di Demetrio</i>, c. 26.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note80">
-<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ταῦτ ακαταλύει δῆμον, οὐ κωμωδία. <span class="smcap">Filippide</span>,
-presso <span class="smcap">Plutarco</span>, <i>Vita Demetrio</i>, 12.</p>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-</p>
-
-<h2 id="atto1">ATTO PRIMO</h2>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-</p>
-
-<p class="title">
-PERSONAGGI DELLA COMMEDIA
-</p>
-</div>
-
-<ul>
-<li>MÈNECLE, vecchio eupatrida ateniese (65 anni).</li>
-<li>ÀGLAE, sua sposa, giovinetta (sui 19 o 20 anni).</li>
-<li>ELÈO, giovine ateniese.</li>
-<li>FÀNIA, fratello di Aglae.</li>
-<li>CRÌSIDE, sposa di Fània.</li>
-<li>CRÒBILO, marito di</li>
-<li>MÌRTALA, ricca ereditiera (<i>epiclera</i>) (sui 45 anni).</li>
-<li>BLÈPO, servo di Mènecle.</li>
-<li>DÈLFIDE, ancella di Aglae.</li>
-<li>TRATTA, vecchia fantesca.</li>
-<li>DÀMOCLE, fuoruscito tebano.</li>
-</ul>
-
-<p>
-<i>L'azione ha luogo in Atene, in casa di Mènecle, nel 379
-avanti l'E. V. (2º della 100ª Olimpiade), l'anno che
-Pelòpida coi fuorusciti tebani liberò Tebe.</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-</p>
-
-<h2>ATTO PRIMO</h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Stanza interna, da lavoro, d'un gineceo ateniese, riccamente
-decorata. Ingresso nel mezzo, dalla porta e corridoio
-(μέαυλος), che mette dal gineceo all'appartamento
-del marito. Da un lato altra porta, che mette
-alle altre stanze riposte del gineceo.<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a>
-</p>
-</div>
-
-<h3>SCENA I.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Aglae</span> <i>e</i> <span class="smcap">Mènecle</span>.
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Aglae sta seduta a un tavolino di lavoro, con un canestro
-di fiori accanto, intrecciando una corona. Mènecle dall'altro
-lato della stanza sta terminando di rotolare un
-papiro, poi cammina su e giù pensoso e rannuvolato,
-tenendo il rotolo in mano).
-</p>
-</div>
-
-<p class="pad2">
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>dal suo tavolino di lavoro, parlando seduta
-e intenta al lavoro</i>) Hai terminato?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>passeggiando, e con voce secca</i>) Sì.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>sempre chini gli occhi sul lavoro</i>) Sei ben
-triste, Mènecle, stamattina. Si direbbe ti sii
-imbattuto nell'ombra di qualche eroe taciturno<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a>,
-o la Terra questa notte t'abbia mandato
-qualche infausto sogno...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>passeggiando su e giù, le mani di dietro, serio
-e brontolando fra sè</i>) Sarà...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Pure hai vegliato ad ora tarda. La vecchia
-Tratta m'assicurò che alla terza vigilia della
-notte c'era ancora lume nella tua stanza.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>c. s.</i>) E Tratta farà meco i conti, se la
-colgo a spiare i fatti miei...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Vedi come sei! Una volta eri cortese. Da
-qualche tempo non ti si può parlare. Fui io
-a dirle che scendesse a dare un'occhiata,
-udendo rumor di passi nella stanza tua. Dubitavo
-stessi male... ti abbisognasse qualcosa...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>sempre passeggiando come assorto in pensieri,
-e brusco nel parlare</i>) Grazie. E s'anco mi fosse
-bisognato, dei servigi delle vecchie non so
-che farne...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>sempre cogli occhi al lavoro, e con voce
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-calma, quasi indifferente</i>) Ma la mi disse che
-stavi scrivendo... Se no mi sarei alzata io...
-Forse quella lettera? (<i>additando il rotolo che
-Mènecle ha in mano. Mènecle si stringe nelle
-spalle e non risponde</i>) Qualche affare urgente?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>c. s.</i>) Può darsi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Del tuo dicastero?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Non so.<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> E avrai a far molto oggi?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Non saprei.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Eccomi ben informata!... (<i>sollevando il capo
-dal lavoro</i>) Mi puoi favorire quel libro lassù...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>prende un rotolo nel luogo indicatole da Aglae
-e legge il titolo esterno</i>) <i>Amori di Piramo e Tisbe</i>...
-(<i>fra sè</i>) (Non sono i nostri...)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> No... l'altro...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>c. s. leggendo il titolo esterne</i>) <i>Le Trachìnie</i>...
-e la <i>Medea</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Quello.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Vuoi rileggere come Dejanira si disperò
-dell'abbandono di Ercole, e Medea del divorzio
-di Giasone?... Erano due stupide... (<i>nell'avviarsi
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-verso Aglae col libro in mano, legge
-macchinalmente quel che gli vien sott'occhio</i>):
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> «Arse Achelòo per me: come potea</p>
-<p class="i01">Donzelletta mirar l'orrido aspetto?</p>
-<p class="i01">Ed io per me chiedea</p>
-<p class="i01">Aspra ed acerba morte,</p>
-<p class="i01">Piuttosto che a quel mostro esser consorte».<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a></p>
-</div></div>
-
-<p>
-Un'altra stupidaggine!... (<i>consegna il libro ad
-Aglae</i>).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>prendendo il libro</i>) Tanto per ingannare il
-tempo!... Queste giornate di ecatombèo<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a>
-sono sì lunghe!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>si ferma un momento a guardarla, poi torna
-a camminare concitato, come combattuto da qualche
-pensiero, poi le si fa appresso e la chiama</i>)
-Aglae!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>pacatissima, continuando a leggere</i>) Mènecle!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Ti ricordi di quel che tuo padre al letto
-di morte ci raccomandò, ad entrambi, quando
-a me ti affidava?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>senza distor gli occhi dalla lettura e dal lavoro
-della corona, con voce pacatissima</i>) Me
-ne ricordo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Che cosa ci disse?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> A me disse: sii casta e virtuosa... deferente
-al marito... pietosa agl'infelici... ossequente
-agli Dei...; a te... (<i>si arresta d'improvviso</i>).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>vivamente</i>) A me... Aglae?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> A te... non ricordo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Non importa. Me ne ricordo io. A me disse
-di farti felice.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>sempre leggendo, e come distratta</i>) Ah, sì!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Aglae!... (<i>dopo una pausa di esitanza</i>) lo sei?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>alzando il capo</i>) E me lo chiedi? Nulla qui
-mi manca degli agi della vita: ho servi, cagnolini,
-fantesche: specchi di Brindisi<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a> e
-tappeti di Babilonia,<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a> ed ori e gemme, e
-vesti milesie e veli di Còo: tu mi provvedi
-di tutto per le feste di Minerva<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a> e per le
-sante Tesmoforìe; vo per te rispettata fra
-le donne libere di Atene, ottengo i primi
-onori nelle cerimonie della gran dea: per te
-posso adempiere al voto di mio padre, beneficar
-gl'infelici e dar sagrificj alla sua tomba...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>sospirando</i>) E d'altro?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> E se... (<i>si arresta</i>).
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>insistendo</i>) E se?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> E se qualcosa ancora mancasse alla felicità
-mia, non sarebbe un tentare Adrastea chiedere
-felicità compiuta, cosa non concessa agli
-umani? Sola io sarei nata sotto astro sì benigno,
-io sola avrei avuto a condizioni diverse
-dagli altri quest'aria che respiro, da raggiungere
-sulla terra ogni mèta dei desiderj?...<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>crollando il capo</i>) Ahimè! tu parli come
-parlerebbe Socrate... ma Socrate, oltre alla
-molta sapienza, aveva anche il naso rincagnato
-e gli occhi loschi... e sessantacinqu'anni
-sulla gobba...: tu non hai nessuno di questi
-privilegi. E se le donne ragionano colla testa
-così bene alla tua età, che cosa faranno a
-sessanta?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>lavorando</i>) Ragioneranno anche meglio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Eppure, se tuo padre, morendo, avesse portato
-sotterra il desiderio di una felicità maggiore
-per te? Se a quella ch'ei per te imaginava,
-di laggiù vedesse che una parte ne
-manca, credi che la sua ombra non ne avrebbe
-dolore... rimorso forse?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Mènecle! che discorsi son questi?... Decisamente
-la veglia di stanotte non t'ha messo
-l'umore allegro...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>fra sè</i>) (Può essere!) (<i>secco</i>) Che ne sai tu!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Io so che mio padre, memore de' tuoi beneficj,
-mi ha a te affidata, morendo, come a
-nuovo padre della famiglia:<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a> tu hai pensato
-ai funebri paterni, alla educazione mia:
-hai sposata l'orfana secondo il rito: m'hai
-chiesto prima se ero contenta: ho detto sì:
-se non avevo altre mire in cuore, ho detto no:
-di che vuoi l'ombra paterna si dolga? chi
-vuoi m'abbia a compiangere...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Eh, a quindici anni se ne dicono tanti di sì
-e di no... (<i>fra sè, indispettito, con un gesto vivo
-d'impazienza, picchiando sul tavolo col rotolo
-che ha in mano e che gli cade per terra senza
-ch'ei vi badi nè lo raccolga</i>) (Finge... e non
-c'è verso...) Pure, ieri, ti ho sorpresa con
-una lagrima...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Sì, piangevo pensando a quella povera Cesira,
-di cui è giunta notizia che le è morto,
-lassù in Tracia, il figlio...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Ma ier l'altro la notizia non era giunta,
-e, quando rientrai, stavi intrecciando, come
-oggi, delle rose,<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a> e c'eran più nuvole sulla
-tua faccia, che non sull'Egèo... quando fa
-nuvolo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Pensavo che quanto quelle rose tanto dura
-la bellezza della donna. Ogni cosa il tempo
-si porta via presto quaggiù: e a noi non resta
-che il ricordo delle gioie godute...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>fra sè comicamente</i>) (Ne gode molte!)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> ... il resto è polvere: polvere di Pericle, di
-Codro e di Cimone.<a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Decisamente ti sei data alla filosofia. Io
-avrò l'umor nero: ma Eràclito il lagrimoso,
-al tuo confronto, metteva in corpo l'allegria...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Ma sei tu che vai a cercare certi discorsi...
-Bel modo di occupar la mattina... E vai oggi
-al tribunale?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Oggi al Metichèo non c'è seduta... (Finge...
-non c'è verso!)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Resti?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> No... ho da uscir lo stesso. Addio...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>dal suo posto</i>) Addio...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn</span>. (<i>s'avvia, poi torna indietro</i>) Se venisse Elèo,
-bisogna dirgli che ho avuto lettere da Tebe,
-da Epaminonda... Poi già gli parlerò io...
-(<i>ritorna ad avviarsi, poi si sofferma da capo,
-dinanzi a un tavolo</i>) Ah, è questo lo specchio
-che t'ha regalato Crìside? (<i>prende dal
-tavolo uno specchietto di bronzo, a fregi d'oro,
-e ne esamina il manico intagliato</i>) Graziosa
-questa piccola Afrodite!... (<i>si specchia, lisciandosi
-la barba</i>) Che bella luce!... Oh, Aglae!...
-vieni qua!... (<i>Aglae si alza e va verso lui</i>) Più
-in qua!... così!... (<i>tenendo dell'una mano lo specchio,
-dell'altra avvicinando Aglae a sè, e la testa
-di Aglae a contatto della propria, così che i due
-volti, l'un presso l'altro, nello specchio si riflettano
-entrambi</i>) Guarda!... che quadretto!... (<i>porta
-colla mano lo specchio un po' a distanza, per
-meglio contemplarvisi; e con l'altra mano libera
-si liscia la barba bianca poi la ripassa
-dolcemente sulla chioma bionda di Aglae</i>) Il
-vecchio Titone ha sposato l'Aurora e l'oro
-del Pattòlo si è fuso con l'argento del Làurio!...
-(<i>con gesto ed accento comicamente espressivi</i>) Che
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-bel matrimonio!... (<i>s'avvia</i>) Addio Aglae...
-Che bel matrimonio!... (<i>esce</i>).
-</p>
-
-<h3>SCENA II.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Aglae</span> <i>sola, poi</i> <span class="smcap">Delfide</span>.
-</p>
-
-<p>
-(<i>Uscito Mènecle, Aglae rimane alquanto in piedi immobile
-dov'ei l'ha lasciata, una mano nell'altra,
-gli occhi a terra, pensierosa e triste; poi dato un
-lungo sospiro, a capo chino e passo lento torna
-al suo posto a sedersi</i>) Eh!... (<i>siede, riprende il
-lavoro, chiama</i>) Delfide!... (<i>Delfide, giovanetta,
-entra</i>) Leggimi qualcosa... (<i>Delfide si siede su
-di uno sgabello a pie' di Aglae</i>).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Delf.</span> Qui al segno?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Come credi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Delf.</span> (<i>leggendo</i>)
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> «Venere è nell'aria,</p>
-<p class="i01">È nei flutti del mar. Ciò che respira</p>
-<p class="i01">Tutto nasce da lei: semina e dona</p>
-<p class="i01">Essa l'amor che a tutti noi diè vita...»<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a></p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Lascia! lascia... mi annoia!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Delf</span>. (Peccato!... è così bello!...) Qui, nella
-Medea ci è un altro segno... (<i>leggendo</i>)
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> «Di quanti esseri mai</p>
-<p class="i01">Hanno una mente, e un'anima, noi donne,</p>
-<p class="i01">Siam noi le più infelici...»</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Padrona, perchè?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Perchè lo dice il libro...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Delf.</span> (<i>scuote, in atto incredulo la testa e prosegue
-la lettura</i>)
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i08"> «... ad uom donate</p>
-<p class="i01">Nel primo fior degli anni... ei, se s'annoia</p>
-<p class="i01">In sua casa, esce fuori: e fra gli amici</p>
-<p class="i01">E fra la gente le sue noie oblìa...</p>
-<p class="i01">Ma noi...»<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a></p>
-</div></div>
-
-<h3>SCENA III.</h3>
-
-<p class="pers">
-<i>Dette, e</i> <span class="smcap">Tratta</span>, <i>poi</i> <span class="smcap">Elèo</span><br />
-(<i>il resto della scena</i>, <span class="smcap">Aglae</span> <i>ed</i> <span class="smcap">Elèo</span> <i>soli</i>).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tr.</span> (<i>affacciandosi sulla soglia</i>) Padrona...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Che c'è?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tr.</span> Elèo ha domandato del padrone... Credevo
-fosse ancora qui...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Non importa. Passi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tr.</span> Allora lo richiamo. Partiva già... (<i>Tratta
-esce</i>).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>a Delf.</i>) Va pure... (<i>Delfide esce</i>). (<i>Aglae si
-guarda nello specchio, dandosi una rapida occhiata
-all'acconciatura, poi va incontro ad Elèo
-che compare, fermo, serio, sulla soglia</i>) Salute,
-Elèo... (<i>affabilissima</i>) Ci lasciavi senza pur
-farti vedere?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>cortese, ma molto serio</i>) Di Mènecle cercavo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> È uscito or ora...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>accennando a ritirarsi</i>) Perdona... Ritornerò.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>vivamente</i>) Ma se attendi per poco, credo
-potrai vederlo, perchè oggi non è giorno di
-giudizî... Non sei più il pupillo di Mènecle,
-ma la casa di Mènecle è ancora sempre casa
-di Elèo... Credo anche abbia a parlarti, per
-lettere avute da Tebe...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>inoltrandosi</i>) Da chi?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Da Epaminonda, mi pare.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> Ah!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>tornando a sedersi al suo posto e ripigliando
-il lavoro della ghirlanda</i>) È amico di Pelopida...
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-il capo de' Tebani qui rifugiati, questo Epaminonda,
-n'è vero?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>serio</i>) Credo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>seguendo il lavoro</i>) Ne ho udito parlar tanto
-bene. E perchè resta in Tebe, sotto i tiranni,
-invece di rifugiarsi qui, coi compagni, a viver
-libero?...<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> Lo ignoro.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Vi è qualcosa, qualche impresa per
-aria?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> Non so.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>sorridendo</i>) Ah! Si vede che sei già uomo
-serio. Anche Mènecle, quando gli parlo, risponde
-come te. Infatti, noi donne maritate,
-più in là del fuso e del telaio, e sorvegliar
-i lavori delle fantesche, per che cos'altro mai
-saremmo al mondo?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> Oh, per molte altre cose!... E poi tu non sei
-come l'altre...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>scherzosa</i>) Già! dei complimenti! Mi sovviene
-Etèocle che sgrida le Tebane: <i>Curi gli
-affari — l'uomo! E voi donne, bestie insopportabili — state
-nei vostri lari!...</i><a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>serio</i>) Sei ingiusta. Non avevo inteso d'offenderti.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> E nè io di rimproverarti.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>imbarazzato, serio, sull'andar via</i>) Se permetti,
-ripasserò tra breve a veder Mènecle...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Come credi — già che brami di andartene.
-Vorresti essere così gentile da passarmi quelle
-rose e quei mirti, là, in quel canestro... (<i>Elèo</i>
-<i>eseguisce</i>) Sto intrecciando, come vedi, una
-corona da appendere ad una cara tomba...
-là, dove sai; là... fuori porta Diomèa.<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a>
-Lo rammenti che domani ricorre il dì della
-morte di mio padre?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> Lo rammento.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Povero vecchio! Almeno questa l'avrà proprio
-dalle mie mani: e non comperata là al
-mercato de' fiori, da quelle ragazze che fanno
-ghirlande... e tant'altre cose. Oh i morti non
-san che farne di quelle corone. Li ho colti
-io tutti questi... sai. Ti ricordi i dì delle feste,
-quando m'aiutavi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>reprimendo un sospiro</i>) Sì... (<i>accennando novamente
-di prender congedo</i>) Allora...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>continuando la sua frase senza dargli tempo
-a seguire</i>) Oh, allora anche tu eri molto più
-allegro... e molto più gentile di adesso... e
-non facevi quel muso lì, che pare stii consultando
-qualche vecchia maga di Tessaglia,
-di quelle che fan di notte con le bacchette gli
-incantesimi...<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a> Rammenti quando si correva
-per gli orti di Colòno e su per il poggio
-di Cerere, a cogliere i narcisi delle due dee, da
-riempire i canestri per la festa? E quella volta
-che ti sei nascosto, là dietro al monumento
-di Teseo,<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a> e m'hai fatto paura credendo
-veder l'ombra di Edìpo, aggirarsi nel sito
-dove la terra lo ingoiò? Come eri allegro!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>serio, sospirando</i>) Allora era un tempo!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> E adesso è un altro, lo so. Ma non è una
-ragione per far torto a quelle memorie, (<i>sempre
-proseguendo il lavoro della ghirlanda</i>). Ecco...
-a quest'ora m'avresti già dato la baia per la
-mia poca abilità nell'intrecciar questa ghirlanda...
-tu che volevi dar sempre il tuo parere
-e trovavi sempre da dir la tua... «<i>Ohibò,
-queste rose non son messe bene! Ohibò, qui ci
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-andrebbero viole... così... e qui mirti... così...</i>» — e
-<i>ohibò! ohibò!</i> e <i>così, così,</i> tanto per insegnarmi
-a farle, il sapientissimo incontentabile
-si divertiva a disfarmele... È vero che oggi
-Elèo, figlio di Leòstene, di corone non insegna
-più a farne... ma ne conquista...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> Aglae!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Oh, so tutto... Sappiamo, sappiamo delle
-prove di valore là sull'Ellesponto... Eppure
-forse in quei giuochi, in quelle corse, quando
-a cogliermi fiori t'arrampicavi sospeso in aria
-sul burrone a picco per farmi strillar dallo
-spavento, là hai fatto allora le prime prove
-del coraggio che ti rende oggi invidiato fra
-i giovani d'Atene, e per cui d'averti avuto a
-pupillo va orgoglioso Mènecle mio...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>che ha seguìto con compiacenza mal repressa il
-discorso di Aglae, all'ultime parole si lascia sfuggire
-un piccolo movimento di malumore e dispetto</i>)
-Grazie. Dirai a Mènecle tuo... (<i>in atto di
-avviarsi</i>).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Ma Mènecle sarà dolente, e mi sgriderà
-quando saprà che t'ho lasciato partire come
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-un forestiero dalla casa ov'egli ti crebbe e
-ti amò come un figlio... Nè Giove Ctèsio,<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a>
-nè gli altri Dei famigliari, custodi della casa
-di Mènecle, non han molto a lodarsi della
-memoria tua...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> Aglae! che ne sai tu?... No, no, non temere,
-dillo pure a Mènecle <i>tuo</i> che il cuore di Elèo
-non dimentica... È ancora qui scritto il giorno
-che Mènecle m'abbracciò e mi disse: Elèo,
-tu non hai più padre; egli è morto da valoroso
-a Nemèa;<a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a> tuoi genitori da oggi
-avrai la patria e l'arconte...<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a> io li rappresenterò...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Tristi cose richiami... Se non erro, quel
-giorno tu eri da mio padre... fu là, in casa
-nostra, che Mènecle ti venne a prendere e ti
-disse quelle parole... e tu piangevi... e <i>qualcun
-altro</i> del tuo dolore piangeva... Ma tu decisamente
-quest'oggi non sei cortese...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> Aglae!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>china sul suo lavoro, senza volgersi ad Elèo
-e senza guardarlo</i>) Oh sì... se non erro... anch'io
-ero là... in quella triste sera...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>con accento dolce, affettuoso</i>) E — non piangere,
-mi dicevi; papà assicura che coloro che cadono
-in battaglia non muoiono, ma vanno
-nelle isole dei beati. — Oh là certamente la
-sua ombra si sarà abbracciata con quella del
-padre tuo... Aglae, ma tu... (<i>vedendo che Aglae
-ha dismesso il lavoro ed è rimasta col capo appoggiato
-fra le mani, pensierosa e triste</i>).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Io... nulla. Quelle memorie...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> Perdona...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Oh anzi... la mia anima trova in quelle memorie
-una dolcezza amara. Povero papà mio!
-Non credi che domani egli la udirà, come la
-udiva or sono cinque anni, la voce della sua
-piccola Aglae?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> Aglae... io pure ci sarò...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> ... della sua piccola Aglae (<i>come parlando
-con sè medesima e seguitando il lavoro: con voce
-mestissima</i>) che gli verserà acqua lustrale, e
-fresco latte sulla tomba,<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a> e gli dirà: hai
-fatto male ad andartene, e a lasciarmi qui
-piccina, sola, sola: tu m'indovinavi fin l'ultimo
-de' pensieri; ed ora non c'è più nessuno,
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-neppur di quelli a cui volevi bene, che se ne
-occupi. Adesso sono tutti cittadini illustri...
-persone serie... e la tua Aglae chi vuoi la
-prenda sul serio?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>con voce di affettuoso rimprovero</i>) Neppure
-Elèo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Già. Neppure Elèo... (<i>proseguendo a discorrere
-con sè stessa, e avendo quasi le lagrime nella
-voce</i>) e quindi non lamentarti, papà mio, se
-questa corona non è bella come quelle di una
-volta; mi ci sono ingegnata da sola... ora non
-abbiam più maestri sapienti... non si corre
-più per gli orti di Colòno... Ma al cuore
-si guarda... al cuore... e non al dono... n'è
-vero, Elèo?... (<i>mentre così parla con voce quasi
-rotta dal pianto, Elèo ha messo mano ai fiori
-e ne va scegliendo ed intrecciando alcuni</i>) Ah!
-non sciuparmeli!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>proseguendo la sua occupazione, senza guardar
-Aglae</i>) E che cosa domanderai ai Màni di tuo
-padre?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Gli domanderò che dia ad Atene, agli amici...
-propizj gli eventi...<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a> a Mènecle... (<i>con lungo
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-sospiro di rassegnazione</i>) lunghi anni di vita...
-a te...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>c. s.</i>) A me...?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> A te mandi una bella sposa che ti torni
-allegro... e ti faccia perdere quel muso lungo,
-serio serio... da Anassàgora inciprignito...<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a>
-(<i>Elèo fa un gesto di dispetto e dà uno strappo
-ai fiori</i>) Ahi! ahi... no, così, che me li rovini!...
-(<i>ripigliando la frase di prima</i>) e tanti
-bei piccini che, quando fai quella faccia, si
-mettano a strillare tutti insieme... A me poi...
-(<i>sospende il lavoro e s'appoggia coi gomiti sul
-tavolo in atto di riflettere</i>) vediamo!... A me...
-(<i>sospirando</i>) A me già... niente piccini... (<i>si
-arresta improvvisamente per tornar a badare a
-quello che fa Elèo</i>) Ma hai capito di lasciar
-stare!... di non buttarmeli sossopra!... Guarda
-che sgarbato confusionario!... Cattivo!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>con voce insinuante</i>) Ma qui ci andrebbe
-dell'edera perchè spicchino sul verde cupo
-le rose...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Già... (<i>vivamente, prendendo dell'edera e raggiustando
-la ghirlanda</i>) Così... ti pare?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> E non c'è neppure, tra le rose e l'edera,
-un corimbo di narcisi... neppur uno dei fiori
-cari alle due dee sotterranee...<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a> Ci starebbero
-così bene!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Grazie della novità. Ma roba comperata
-non so che farne, e nel giardino, giù, non
-ne abbiamo. Magari! mio padre li amava
-tanto...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> Quei bei narcisi... là... della rupe di Colòno,
-dove tanti ce n'era...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> E dove c'era, per coglierli, da scavezzarsi
-il collo. Sicuro che a Colòno ce ne sono!...
-Anche in Macedonia, anche in Tracia, anche
-in Persia ce ne saranno!... Però, se è vero
-che i morti ci leggono nel cuore... (<i>nel volger
-lentamente l'occhio dal lavoro, verso Elèo, a
-prima giunta non lo vede più</i>). Elèo!... (<i>Elèo che
-alle parole di Aglae si è improvvisamente mosso
-per correr via di soppiatto, trovasi già sulla porta.
-Aglae si alza vivissimamente</i>) Ah!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>scena muta fra Aglae ed Elèo. Elèo ad Aglae
-mostrandole la ghirlanda, con voce commossa</i>)
-Neppure uno... di quelli là... Non sarebbe
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-bello... non sarebbe bello!... (<i>s'avvia ad uscire,
-poi tornando sui suoi passi vivamente, prende per
-una mano Aglae, e guardandola affettuoso, le
-soggiunge con voce lenta, rotta dall'emozione</i>) Se
-è vero che i morti ci leggono nel cuore...
-essi lo sanno... che non è un delitto... la memoria!
-(<i>fugge via</i>).
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Aglae è rimasta un minuto presso la soglia, pensierosa,
-tristissima; poi s'abbandona su di uno scanno,
-e cela il volto nelle mani).
-</p>
-</div>
-
-<h3>SCENA IV.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Aglae</span> e <span class="smcap">Crìside</span>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>entra vivissima e gaia, e corre ad abbracciare
-Aglae</i>) Buon dì, cara Aglae!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>andandole incontro e baciandola</i>) O mia buona
-Crìside!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> Sempre lavori?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Passo le ore.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> Ho incontrato il giovane Elèo che usciva
-correndo come un disperato verso porta Ippade,
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-sulla via di Colòno!... (<i>gesto vivo di
-Aglae</i>) O aurea Venere! altro che quelli che
-corron lo stadio!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> È stato qui dianzi a cercar di Mènecle...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> Che? è andato a Colòno il tuo Mènecle
-oggi?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Oh no... ma... (<i>sviando il discorso</i>) ma che
-grazie dovrò dirti, o mia Crìside, del tuo dono
-sì caro e gentile? (<i>va a prendere lo specchio</i>)
-Ma sai che è bello! tanto bello! perfino adulatore!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> Ah, nessuno ti adulerà più di quello che
-Venere ti ha adulato nel nascere... Tranne il
-cinto d'oro, tutti i suoi doni t'ha dato...<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a>
-Così t'avesse dato... anche di meglio impiegarli...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>con affettuoso rimprovero</i>) Crìside!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>maliziosa</i>) Ma sai che questo specchio ha
-anche una virtù tutta sua?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Davvero?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>scherzosa</i>) Esso riflette anche ciò che non
-si vede: ti svela i più bei contrasti pittorici
-che mente d'artista possa immaginare...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>vivissima</i>) Ah! sì! me ne sono accorta!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>con aria di malizia affettuosa</i>) Allora, sai
-ciò che esso dice in questo momento? Che
-il sorriso del tuo volto è come il rovescio
-della tua anima: l'uno vorrebb'essere sereno,
-come lo sguardo della dea, tua protettrice;
-l'altra è triste come l'occhio della Parca. È
-un filo di luce che non sa rompere la nuvola.
-Questo dice lo specchio, e... nevvero...
-Aglae, che lo specchio... indovina?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>dopo una pausa, voltando discorso</i>) E... come
-sta tuo marito?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> Tuo fratello... bene... grazie agli dei... ma
-non è la rispo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>interrompendo</i>) E da un po' non si lascia
-vedere... perchè?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> Esce così di rado... È tanto occupato in
-casa...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Molte aringhe per clienti da stendere?...
-Molti affari dell'Eliea?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>esitante</i>) Oh sì... molti affari! molti!... fin
-troppi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> E ti vuol bene sempre?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> Sì... almeno... me lo dice...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Ah...! quando te lo dice?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>con accento ingenuo</i>) Oh varie volte!... La
-mattina, per esempio, quando apro gli occhi,
-e prima che mi alzi... poi... mentre mi alzo
-e mentre le fantesche mi vestono... mentre
-mi pettinano... e quando offro alla dea le divozioni
-del mattino... o quelle del vespero...
-e poi... così... alla sera... quando mi corico...
-me lo ripete fino a che mi sono addormentata...
-e poi... quando dormo... nella notte... per
-isvegliarmi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>con serietà scherzosa</i>) Infatti... son varie
-volte. E... ti bastano?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>comicamente ingenua</i>) Sì... sì...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Ah... proprio...?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> Ecco... dirò... alle volte... lì al momento...
-mi pare quasi... sì... che siano come troppe!...
-Ma poi nel dirmelo (<i>abbassando gli occhi
-con grazia sorridente ed ingenua</i>) siccome
-cambia tanto la voce... me lo dice in tante
-maniere diverse... con negli occhi tante
-espressioni diverse... così mi pare sempre
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-una cosa diversa... che... insomma... fa piacere...!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>scherzosamente seria</i>) Ah, già! sicuro!... i
-discorsi variati piacciono sempre...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> Oh, sì... tanto! Perchè, sai, quando non
-sa più come dirmelo in prosa, così per cambiare...
-anche in versi me lo dice...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Ah!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> L'altra sera aveva studiato tanto... e io,
-nella notte, tanto di muso!... la mattina, nello
-svegliarmi, ho trovato questo sotto all'origliere:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Studiai del Meònio le pagine</p>
-<p class="i02"> Per dirti d'amor nova idea:</p>
-<p class="i02"> Quai dolci parole, nell'isola,</p>
-<p class="i02"> Ulisse a Calipso dicea:</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i03"> D'amore in che accenti Anadiòmene</p>
-<p class="i02"> Col frigio pastor favellò:...</p>
-<p class="i02"> Studiai del Meònio le pagine...</p>
-<p class="i02"> E... <i>t'amo!</i> altro dirti non so.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Frugato ho ne' canti d'Orfeo</p>
-<p class="i02"> Per dirti d'amor novo stile:</p>
-<p class="i02"> Com'egli, fra 'l pianto letèo,</p>
-<p class="i02"> Chiamasse la sposa gentile:...</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span></p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i03"> Qual voce a' suoi cantici amanti</p>
-<p class="i02"> La selva e 'l leon trascinò:...</p>
-<p class="i02"> Frugato ho d'Orfeo tutti i canti...</p>
-<p class="i02"> E... <i>t'amo!</i> altro dirti non so.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i03"> L'ho chiesto di Saffo al lamento</p>
-<p class="i02"> E al vecchio dai brindisi d'oro:</p>
-<p class="i02"> Ognun rispondeami: lo sento...</p>
-<p class="i02"> Ma come insegnartelo... ignoro.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i03"> E frugo!... e altre immagini chiamo!...</p>
-<p class="i02"> Ah!... un lampo qui alfin balenò!</p>
-<p class="i02"> Ah!... eccola! eccola!... è: <i>t'amo!...</i></p>
-<p class="i01">(<i>battendosi la fronte come chi trova un'idea</i>)</p>
-<p class="i02"> La nova parola ch'io so.</p>
-</div></div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(<i>Mentre Crìside va leggendo questi versi da un
-biglietto che s'è tolto dallo stròfio, Aglae apre e
-sfoglia, come rileggendo distratta, il libro che stava
-leggendo prima</i>).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Ti piacciono?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Sì...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> Che cos'hai lì? (<i>guardando</i>) Le <i>Trachinie</i>
-di Sofocle! Dejanira abbandonata!... Oh che
-brutti argomenti!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>con serietà scherzosa</i>) Ah, sì!... c'è meno
-varietà che ne' tuoi... E come dicevi... Fania
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-dunque è tanto occupato... Sono queste le
-molte occupazioni...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> Già!... anche queste!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>comicamente seria</i>) Tutto il tempo che
-avanza è per i clienti dell'Eliea...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>comicamente ingenua</i>) Oh, tutto!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>c. s.</i>) I clienti sono ben serviti. Sicchè, di
-quelle preziose notizie che ti dà tuo marito...
-tu non resti priva... se non quando
-esci di casa... come oggi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> Oh no... mi verrà certo a momenti qui
-a raggiungere...<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Ah, bravo Fania!... e dimmi... (<i>sorridente
-con gesto espressivo</i>) quando...?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> Oh, quello... (<i>nasconde tra sorridente e vergognosa
-la faccia sulle spalle di Aglae</i>) quello... vedi...
-c'è tempo... (<i>vivamente ripigliando</i>) Ma tu che
-mi fai tutte queste domande, non hai però ancora
-risposto alla mia. Cattiva! tu scherzi... ma
-a nasconderti alla tua Crìside non ci riesci...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Già... lo specchio...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> No, no, è inutile. Tu non sei allegra... non
-lo sei mai...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Io qui in casa non ho per distrarmi tutte
-quelle tali novità della giornata...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> E questo è il male! e qualcuno ne ha colpa;
-e un po' anche tu — oh sì, per Cerere, anche
-tu — che per distrarti non fai nulla! Stai
-sempre chiusa invisibile come la Pitonessa...
-L'altro mese nè alle feste Scire nè alle Targelie
-non t'han veduta... all'ultima gara delle
-tragedie neppure... in casa mia da un mese
-non metti piede...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Dovrei venire a disturbare i profondi studî
-letterari di tuo marito?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>affettuosamente corrucciata</i>) Aglae!... (<i>Si sente
-di dentro la voce di Fania che domanda:</i> È qui
-da Aglae?) (<i>con gioia</i>) Oh eccolo! la sua voce!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>con serietà canzonatoria</i>) È un pezzo che
-non vi vedete?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> Oh, è già quasi da un quarto d'ora!...
-(<i>accorgendosi dal volto di Aglae dell'intenzione
-motteggiatrice</i>) Cattiva!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-</p>
-
-<h3>SCENA V.</h3>
-
-<p class="pers">
-<i>Dette e</i> <span class="smcap">Fania</span>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fania</span> (<i>entrando</i>) Oh sorellina!... Crìside!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>cortesemente canzonatoria</i>) Oh fratellino!...
-Che miracolo!... Dopo un mese! Qualche
-buon genio m'ha fatto uno sternuto!...<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fan.</span> Cara Aglae... perdona... sai... tanti affari...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>guardando maliziosamente Crìside</i>) Sappiamo!...
-sappiamo!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> Fania!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fan.</span> (<i>ad Aglae</i>) Come stai? Come sta Mènecle?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Grazie. Benissimo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fan.</span> (<i>a Crìside</i>) E tu... così... sei scappata via...
-senza dirmi niente... brava!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> Non la finivi mai...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Via... non rimproverarla...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fan.</span> Oh no, ma... (<i>a Crìside, serio</i>) Ma ero ben
-buono io d'accompagnarti...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> Già... per il gran viaggio da porta Ceràmica
-a venir qui...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fan.</span> (<i>con paternale serio-amorevole</i>) Non è per
-questo... ma una moglie giovane non istà
-bene uscir per Atene in visite senza il marito...<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a>
-n'è vero, Aglae?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>con civetteria, parlando ad Aglae</i>) E il marito
-correr dietro a tutti i passi della moglie
-come un can segugio di Laconia dietro l'orma
-della lepre... n'è vero, Aglae, che non istà
-bene neppur questo?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>con serietà comica</i>) A meno che la lepre
-sia contenta...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>brusca, con civetteria</i>) Oh questo poi!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fan.</span> Crìside!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> Zitto là!... per Aglàuro! Siam le nipoti di
-Teseo...<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a> e non siam le schiave dei mariti...
-noi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fan.</span> (<i>sorridente</i>) Lo si vede! Però Solone, veramente
-ha disposto che la brava moglie
-ateniese dovrebbe star sotto al marito...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>rifacendogli la voce</i>) E Temistocle, ateniese,
-stava sotto alla moglie,<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a> eppure
-sconfisse i Persiani... ed era quel Temistocle
-che era...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>a parte, li guarda sospirando</i>) Eh! almeno
-loro si divertono!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> ... e mio marito Fania, se fossero verità
-tutte quelle bugie che mi dice, dovrebbe imparare
-dal vincitore di Salamina...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Come si sconfiggono i Persiani?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> No... come si trattano le mogli. Essere forti
-contro gli uomini... bel merito!... Essere deboli
-con noi... quello è il bello!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>a Crìside</i>) Veramente, sai, mi pare che un
-po' di Temistocle abbia già imparato...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>con civetteria stizzosa</i>) Oh, non abbastanza!...
-E poi un bravo marito dovrebbe essere anche
-un bravo fratello... (<i>abbraccia affettuosamente
-Aglae</i>) e io non voglio, sai, che egli ti trascuri...
-povera Aglae!... E s'egli ti trascura ancora,
-io trascurerò lui!... Guardala, Fania, che ciera
-triste!... (<i>tenendola abbracciata</i>) Oh tuo padre...
-vostro padre... sia pace alla sua ombra... ma
-ha avuto un gran torto verso te...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>con voce di rimprovero</i>) Crìside!
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Fania, alle parole di Crìside, si tira pensieroso e
-serio in disparte).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> Oh, le due dee mi guardino dal dir ingiuria
-alla sua memoria... Epònimo fu prode
-e virtuoso, ma sbaglia tante volte su nell'Olimpo
-Giove, sbagliano anche sulla terra
-i virtuosi... ed Epònimo (<i>si guarda intorno</i>) — Mènecle
-non c'è — non fu previdente pel tuo
-destino... Se egli che ti amava tanto, tornasse
-dagli Elisi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Se tornasse dagli Elisi, vedrebbe che Aglae
-non chiede e non ha alla sua memoria verun
-conto da chiedere. (<i>con voce incisiva, a Fania</i>)
-N'è vero, Fania? (<i>Fania non risponde, e rimane
-in disparte, pensieroso, a testa china</i>) Mio
-padre mi affidava, morendo, all'uomo che
-gli salvò in campo la vita, lo riscattò dalla
-prigionia di guerra, lo soccorse nella povertà,
-raccolse il suo ultimo sospiro. Se affidandomi
-a Mènecle ha consultato il suo cuore, mio
-padre ha compiuto il debito suo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>seria, fissando Fania</i>) E allora gli altri non
-han compiuto il loro...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> E perchè? Mènecle, oltre amico, era il solo
-lontano congiunto che la legge chiamasse a
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-sposar l'orfana... o farle la dote.<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a> S'egli
-non trovò altri degni di me, osservando la
-legge, Mènecle ha compiuto l'ufficio suo...
-Non ho ragione, Fania?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> Già, la legge!... È bello osservar la legge,
-per iscaldarsi le mani fredde al sole di sedici
-primavere!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fan.</span> No, no, Crìside, ha ragione Aglae. Sono
-io forse, che il mio ufficio di fratello, nel
-dar l'assenso, non l'ho compiuto...<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>a Fan.</i>) Già... lo sapevo... brutto egoista!...
-Per te però ci hai ben pensato.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fan.</span> Oh Crìside, ti giuro...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>dandogli sulla voce</i>) Zitto là! ne discorreremo.
-(<i>ad Aglae, con voce affettuosa</i>) Ma
-dimmi un po'... almeno Mènecle...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Oh... Mènecle... non ho niente a ridire. Fa
-quello che è in lui...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> Quello ch'è in lui!... Non è molto!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Ci vediamo del resto, da qualche tempo
-in qua, così poco... Adesso poi, tra gli affari
-della Eliea e quei di Tebe, ancora meno...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> Per cui... sempre sola?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Sola.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> E il tuo cuore?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> È tranquillo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> La tua mente?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Riposa.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> I sensi?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>vivissima, nervosa</i>) Dormono.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>alzandosi</i>) Ebbene... alla tua età... con queste
-belle giornate... con questo sole... io non dormirei...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Perchè Fania ti sveglia... me l'hai detto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>a Fania, sottovoce</i>) Meriteresti, per l'aurea
-Venere, che invece di me, ti avessero dato
-in moglie la vecchia Mìrtala! Provar un po'
-anche tu... che gusto!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fan.</span> Zitta!... (<i>si sente di dentro la voce di Cròbilo</i>)
-È qui suo marito...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-</p>
-
-<h3>SCENA VI.</h3>
-
-<p class="pers">
-<i>Detti</i>, <span class="smcap">Cròbilo</span>, <i>un momento</i> <span class="smcap">Blèpo</span>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Blèpo.</span> (<i>annunziando, dalla soglia</i>) Cròbilo di Stefano
-Colonèo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Oh, avanti!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fan.</span> (<i>mentre Blèpo esce per introdur Cròbilo, si
-appressa ad Aglae e le parla in disparte</i>) Però
-Mènecle dovrebbe anche comprendere certe
-cose... e trattarti un po' meglio...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>sorridente</i>) Farmi delle poesie amorose, e
-pormele, quando dormo, sotto il cuscino?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fan.</span> Crìside!
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Apostrofa Crìside un po' brusco, e si bisticcia sottovoce
-con lei, mentre entra Cròbilo).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Salve, gentile Aglae!... La bella Venere
-ti guardi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Vicino Cròbilo, sii il benvenuto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Vezzosa Crìside, Fania, buon dì. (<i>vedendoli
-discorrere a parte</i>) (Bella coppia di tortore
-di Sicilia!)<a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a> E il nostro caro Mènecle
-non è in casa?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> È uscito da poco. Per lui venivi...?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Oh... per lui... per te... e per lei...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Tua moglie?
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Durante questo dialogo con Cròbilo, Fania e Crìside
-si bisticciano amorosamente in disparte).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Già... la mia caaaaara moglie!... Mi disse
-che la ti veniva a far visita e che passassi
-a prenderla, sull'ora sesta. A quel che pare
-è in ritardo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Attendila dunque...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Grazie. Avrà lavorato più del solito col
-minio e coi cosmetici... o si sarà indugiata
-a fare la sua chiaccheratina solita con le vicine...
-Ah, quando la comincia... l'è come il
-disco di bronzo appeso agli alberi dell'oracolo
-di Dodòna! se appena lo tocchi del dito,
-<i>diiiinnnnnn!!!</i> ti suona per tutto un giorno:
-anzi il bronzo finisce prima: ma lei, finito il
-giorno, la mi va avanti anche la notte!...<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a>
-O Giove miracoloso, che delizia!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Eppure, bisogna dire che tu avessi gran
-bisogno di consultarli, gli oracoli, poichè
-questo disco ci sei andato a picchiare..
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Pur troppo. Si fossero i corvi portata
-via la prònuba che m'ha sedotto a queste
-nozze!...<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>scherzosa</i>) Senti Fania...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fan.</span> Che c'è?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Cròbilo maledice alla prònuba del suo matrimonio...
-E tu alla tua?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fan.</span> (<i>guardando Crìside amorosamente e abbracciandola</i>)
-Io prego i Numi che le donino i
-beni della terra...<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>a Cròbilo, scherzosa</i>) Senti? questi son mariti!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>ad Aglae, scherzoso, additandole Crìside</i>)
-Vedi...? queste sono mogli...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>va ad abbracciar Aglae</i>) Aglae! (<i>discorrono
-insieme</i>).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fan.</span> (<i>a Cròbilo, mentre Aglae e Crìside conversano
-fra loro</i>) E la tua che cos'è?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> La mia... la mia... come si chiamano quelle
-che rubarono le cene di Fineo?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fan.</span> Le arpìe...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Bravo! Fa conto... con le ali di meno,
-e la dote di più.<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fan.</span> È sempre qualcosa. (<i>batte sulla spalla a Cròbilo</i>)
-<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
-Cròbilo, Cròbilo, anche il cavallo scita
-sprezza la biada che vuol mangiare.<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a> Mi
-dicono che la biada era discreta... Quattro
-talenti...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>continuando annoiato</i>) ... e una possessione
-nell'isola di Egìna...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fan.</span> ... vigneti e terreni aratorî...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> ... che rendono all'anno centodue mine. La
-mi fa il conto tutti i giorni sulle dita... e
-si lagna che suo padre li facea rendere di
-più...<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a> O Giove Olimpio!... Felice chi è
-ricco del suo!<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a> Per noi altri mariti poveri,
-i tesori delle mogli son carboni!...<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a> Se
-sapevo di far questa vita, preferivo condur a
-pascere le capre sul Fellèo!...<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fan.</span> Sei sempre a tempo... corri...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Non c'è premura.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>interrompendo il discorso con Aglae, e voltandosi
-a Cròbilo e Fania</i>) E così, Fania, Cròbilo
-non ha ancor finito di contar tutti i difetti
-di sua moglie?<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fan.</span> Pare di no...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Tutti!... Ci vorrebb'altro... È il catalogo
-di Esìodo!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> E glie la fai, di', a tua moglie, l'enumerazione
-del catalogo?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> A mia moglie?... eh!... quello ci mancherebbe!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> E perchè?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Perchè Giove ha dato agli uomini gli
-occhi per vederci, e non per farseli cavare
-dalle mogli...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> Ma sai, o Cròbilo, che non è molto lusinghiero,
-a noi mogli tutte quante in generale,
-saper che gl'incliti mariti ci fanno l'occhio
-del pesce morto in casa, e fuori di casa se
-ne vanno... a recitarci que' tuoi panegirici?!...
-Fania, spero bene...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Bella Crìside! ma Venere mi guardi dallo
-sparlar delle mogli in generale! qui, innanzi
-ad Aglae e innanzi a te!... ma ti pare?!... Le
-mogli, eh si sa, ce n'ha di buone e di cattive...
-La va a chi tocca... Anzi, di regola,
-le mogli sono una bellissima istituzione: è
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-appunto per confermare la regola che ci sono
-le eccezioni... e queste non divertono... Del resto,
-vedi benissimo, non c'è moglie cattiva a
-cui non si possa contrapporne una modello...
-Citami, nelle tragedie, Clitennestra... uxoricida
-fin che vuoi... ma io ti rispondo con Penelope.
-Fedra era incestuosa... ma Alceste era virtuosissima.
-Su Medea, cuor di tigre, c'è molto da
-ridire: ma, dall'altra parte... dall'altra parte...
-(<i>si interrompe con tutta naturalezza, come chi
-finge cercar nella memoria e non trova</i>) ora non
-saprei. Elena! peggio di una civetta!... ma
-invece... invece... (<i>c. s.</i>) adesso mi verrà in
-mente... Ermione! tracotante e sanguinaria;
-Creùsa, egoista e vendicativa; Menalippe,
-adultera... ma all'opposto... all'opposto... (<i>c. s.</i>)
-che so io... insomma, se lo dicevo che le eccezioni
-fermano la regola!...<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>ironicamente rispondendo all'ironia comica
-di Cròbilo</i>) E a quel che pare... fermano anche
-di preferenza la tua memoria...
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Durante questo dialogo, Aglae e Fania discorrono
-fra loro).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Ah, sicuro!... (<i>sospirando comicamente</i>) perchè
-è su di esse che faccio un corso di
-studî pratici...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>ironicamente suggestiva</i>) E quelle mogli delle
-tragedie ti servono poi per i confronti teorici...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Precisamente. Una consolazione... come
-un'altra.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> Perchè?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Perchè di sì... Per esempio, tu, Fania...
-sei storpio...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fan.</span> (<i>risentito</i>) Io?... Lo sarai tu.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>calmo</i>) Supponiamo che lo sii. Sei storpio...
-e te ne affliggi... perchè non puoi correr
-dietro a Crìside... ma vai a teatro, vedi in
-iscena Filottète, che è più storpio di te, e ti
-consoli.<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a> Tu, Crìside, sei tradita indegnamente
-da Fania...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>furiosa</i>) Eh? tradita? io?! bada a quel
-che dici...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>calmissimo</i>) È un'ipotesi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> Ma io non so che farne delle tue ipotesi...
-intendi?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Bene, bene. (<i>con flemma, correggendosi</i>) Tu,
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-Aglae, sei tradita indegnamente da Mènecle...
-è una ipotesi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>pacatissima, con mesto sorriso</i>) Va pur là...
-non mi arrabbio... io...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>a parte</i>) (Poveretta! si capisce!...) sei costernata,
-disperata del tradimento...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Oh, questo poi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> È un'ipotesi... (<i>tra sè</i>) (sbagliata a quel
-che pare...)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Ma vai a teatro e vedi Medea tradita da
-Giasone ancor più indegnamente di te... e
-contemplando la di lei sventura, eccoti confortata
-della tua. Ebbene anch'io... io... come
-mi vedi... sono un marito disgraziato... e tutti
-i giorni mando alle stelle dei sospironi grevi,
-che Giove, se non fosse sordo, sarebbe obbligato
-a sentirli: ma vado alla tragedia, e
-sento Agamènnone, dentro le quinte, che
-strilla <i>ahi! ahi!</i><a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a> perchè sua moglie nel
-bagno gli sta facendo la festa... allora mando
-un sospiro più leggiero, e dico: pazienza!...
-fino a qui mia moglie non è venuta ancora...
-e speriamo non ci venga...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-</p>
-
-<h3>SCENA VII.</h3>
-
-<p class="pers">
-<i>Detti e</i> <span class="smcap">Mènecle</span> <i>con</i> <span class="smcap">Mìrtala</span>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>entrando ha raccolto e frainteso le ultime
-parole di Cròbilo</i>) Oh altro se ci viene...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>dà un balzo, spaventato</i>) Eh!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> È già qui. L'ho incontrata sulla porta...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>sospirando</i>) Ah!... Che maniera di spaventar
-la gente!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> E te la conduco. Non temere... non temere!
-Oh, Fania! Crìside! che buon vento!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> e <span class="smcap">Fan.</span> (<i>rendendo il saluto</i>) Mènecle!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>verso la porta</i>) Avanti, Mìrtala!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>entrando corre ad Aglae</i>) Oh cara Aglae!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>restituendole l'abbraccio</i>) Mìrtala!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>a Mìrtala</i>) C'era qui tuo marito che già
-s'impazientava credendo tu non venissi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>confermando a denti stretti</i>) Già...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Questi son mariti...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fan.</span> (<i>a Cròbilo sottovoce, canzonatorio, additandogli
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-Mìrtala e rifacendogli le parole di prima</i>)
-Queste sono mogli. Tienla da conto...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>a Mènecle, accennando Cròbilo</i>) Oh, non
-lo lodare tanto!... Farebbe anche lui delle
-sue... se io non lo vegliassi un poco... il
-mio caro marito...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>con compunzione comica</i>) Ma tu mi vegli
-sempre... un poco... (<i>fra sè</i>) come Argo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>squadrandolo con diffidenza</i>) Per fortuna...
-e forse non quanto basta...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>vivissimamente</i>) Oh... ti giuro che basta...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Vedremo! vedremo!...
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Mìrtala ripiglia il colloquio con Aglae. Cròbilo con
-Mènecle.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>a Fania sottovoce, accennandogli Mènecle ed
-Aglae</i>) Hai visto? Rientrando... nemmeno l'ha
-salutata... Poveretta!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fan.</span> Oh, ma domani mi sentirà.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> Eh già... se non ti fai sentir tu... mi faccio
-sentir io. Non ho peli sulla lingua... io!<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fan.</span> Lo so...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> È una vergogna!... Neppure la guarda!...
-O cosa crede di avere? Una moglie o un
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-pezzo di legno? Andiamo via. Mi fa male.
-M'accompagni?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fan.</span> Certo. (<i>a Mèn.</i>) Addio, Mènecle.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Come? arrivo ora, e te ne vai?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fan.</span> Accompagno Crìside. (<i>fissa Mènecle con
-volto serio</i>) Ci vedrem domani.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>ad Aglae</i>) Cara Aglae, addio...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Di già?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>guardando di sottecchi Fania dopo le parole,
-seco scambiate</i>) Che cos'ha costui? Mi guarda
-scuro con certi occhiacci, come guardasse
-l'erba origano...<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a> Uhm!... (<i>va a discorrer
-con Cròbilo</i>) E dunque...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>a Crìside che sta salutando Aglae</i>) Come,
-come?! Crisiduccia... ci lasci?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> Dovrei lasciare andar Fania solo?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Ah questo no... i mariti... brava gente...
-ma a tenerli d'occhio non si sbaglia... lo so io.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>a Mìrtala, sorridendo</i>) Io non lo so... ma
-per non isbagliare... me lo porto via... (<i>ad
-Aglae, sottovoce</i>) Dà retta a me... di crucciarti
-non val la pena... ti verrò a trovare, e a farti
-cambiar vita.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>abbraccia Crìside</i>) La cambierò. Sta tranquilla.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>salutando</i>) Vezzosa Crìside...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> Sta sano, Cròbilo. (<i>sottovoce, ironica</i>) E sii
-felice... con la tua Mìrtala...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Eh?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>scherzosa, interrompendolo, e rifacendogli la
-frase di prima</i>) È un'ipotesi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fan.</span> (<i>salutando</i>) Aglae, ci rivedremo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>sospettosa, a Cròbilo</i>) Che cosa ti diceva
-Crìside?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Che la felicità umana è un'ipotesi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> L'hai chiamata vezzosa... va là che ho
-sentito...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> E non lo è?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> A me però non l'hai mai detto... ch'io
-ti senta dirglielo ancora una volta...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>che si è con Fania avviata ad uscire, torna
-verso Cròbilo, e gli dice sottovoce, beffarda</i>)
-Completalo poi quel tuo catalogo... Ermione
-era arrogante, ma Mìrtala è dolce. Elena era
-adultera... ma Mìrtala è fedele... (<i>ridendo lo
-lascia</i>) Ah, ah!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>vedendo Crìside allontanarsi</i>) Crìside?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>a Mènecle</i>) Con te sono in collera, e non
-ti saluto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>cortesemente scherzoso</i>) La pace quando?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>fissandolo</i>) Quando in Atene non ci saran
-più egoisti...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Ossia, siccome gli egoisti finiranno col
-mondo, quando per indicarli avran trovata
-una parola nuova...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>a Fania ch'è già sull'uscio</i>) Fania!... (<i>dandogli
-il braccio, e suggerendogli</i>) Ah, eccola,
-eccola! è...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fan.</span> (<i>dandole un bacio e proseguendo subito</i>) «t'amo! — la
-nova parola ch'io so!...» (<i>escono abbracciati</i>).
-</p>
-
-<h3>SCENA VIII.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Aglae, Mìrtala, Cròbilo, Mènecle.</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>vedendo il bacio</i>) Eh...! non fan complimenti.
-Quelli son felici... e sanno l'arte di
-star al mondo!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>a Cròbilo, additandogli Fania e Crìside
-che s'allontanano</i>) Li vedi?... impara!... Che
-nozze!...<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a> Ah se tu fossi un marito come
-Fania...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>a parte</i>) (Ah se tu fossi una moglie come
-Crìside!...) Imparerò... (<i>va a discorrere con
-Mènecle che passeggia pensieroso su e giù</i>).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>partiti gli sposi è rimasta cogitabonda e triste,
-poi s'è rimessa lentamente al lavoro</i>) (Elèo fra
-breve ritornerà...)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>ritorna verso Aglae</i>) E così, t'abbiamo
-aspettata all'ultima festa delle Scìre...<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a> non
-ci mancavi che tu!... peccato!... c'erano le più
-belle matrone d'Atene... c'ero io...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Ah!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> E se avessi visto, sulla strada da Atene a
-Sciro, che folla!... mio marito, dalla gran
-gente, poveretto!... corse rischio di perdermi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>a Cròbilo sottovoce, canzonandole</i>) Vai in
-cerca di rischi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Se non me l'attaccavo stretto stretto alle
-costole...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>velatamente ironica</i>) Si sarà divertito...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Oh... mezzo mondo!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>Sbadigliando</i>) Tanto! tanto!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Ma sai chi ci ho visto? (<i>Mìrtala parla colla
-rapidità delle vecchie chiacchierone</i>) Cleonìce...
-quella magra, col naso lungo... la moglie
-di Nìcida, da lui ripudiata tre mesi fa. Sai,
-dicevano la si fosse ritirata alla campagna,
-per tôrsi alla vergogna del ripudio...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Poveretta!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Ah sì, aspetta!... è ricomparsa alla festa,
-fresca, fresca, come niente fosse... e si pavoneggiava
-in gran lusso... con tanto di veste
-cimbèrica e di stivaletti persiani...<a class="tag" id="tag133" href="#note133">[133]</a> E poi
-i poeti cantano che la moglie ripudiata porta
-il rossore in fronte!...<a class="tag" id="tag134" href="#note134">[134]</a> Oh la sfacciata!...
-Oh, a proposito di vesti, un favore ti avrei
-a chiedere... sei tanto buona.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Ma parla...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Quella tua tònaca bianca di bisso di
-Amòrgo,<a class="tag" id="tag135" href="#note135">[135]</a> con lo strascico... Vorrei farmene
-una eguale anch'io, per la festa di
-Venere Colìade...<a class="tag" id="tag136" href="#note136">[136]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>a parte</i>) (O care Grazie!).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Se non t'increscesse mostrarmela, per copiar
-le misure...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Oh già... t'anderan bene... Ma subito!... Se
-vieni nella mia stanza di là...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Grazie!... Ora, ora, prima di andar via...
-(<i>con malizia, abbassando la voce</i>) E così spierò
-anche i segreti del vostro nido...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Nido?... che nido?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>maliziosamente sorridente</i>) Eh, già... il vostro...
-(<i>accennandole Mènecle</i>).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>con indifferenza</i>) Ah! due nidi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Come?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Il mio qui sopra... e il suo... da basso.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>stupefatta</i>) Eh??... non istate insieme?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> È tanto occupato... sai...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Occupato il giorno... va bene;... ma... e
-la notte?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> La notte... lui scrive... lavora...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> E tu?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>con accento vibrato</i>) Io... dormo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> E la mattina?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Dorme lui... e lavoro io...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> O Dee santissime!... ma senti, Cròbilo?!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Che cosa?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Aglae qui mi conta che Mènecle di notte
-la lascia sola per lavorare...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>fra sè</i>) (Oh, oh!) (<i>con segni adesivi del
-capo</i>) Benissimo!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>scrutandolo con faccia scura</i>) Perchè benissimo?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Perchè il pensiero di noi uomini, per levarsi
-su, su, su, nelle alte sfere, ha bisogno
-del silenzio notturno e della solitudine... e
-quindi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>ironicamente suggestiva</i>) E quindi lasciando
-la moglie sola nel vedovo talamo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> ... la moglie se ha sonno, riposa più tranquilla...
-e il marito ha le idee più lucide.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>con calma simulata</i>) E se sonno la moglie
-non avesse?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Accende il lume e conta i travicelli del
-soffitto... esercizio che rinforza la memoria:
-o va alla finestra a veder il tesmotèta che
-passa colla ronda...<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a> e il golfo e l'Acròpoli
-illuminati dalla luna...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>ironica, frenandosi a stento</i>) Infatti... l'altra
-notte... per esempio... che sei rincasato alla
-terza vigilia...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Non era ancora...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>rincalzando</i>)... alla terza vigilia, l'ho vista
-anch'io la ronda e l'Acròpoli a chiaro di
-luna...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> N'è vero, com'è poetico?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Già! (<i>prorompendo</i>) Provati un'altra volta
-a tornar a casa a quell'ora, e poi... la ronda
-e la luna te la do io...<a class="tag" id="tag138" href="#note138">[138]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Che cosa c'è? Che cosa c'è? Ulisse e
-Penelope che si bisticciano?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Niente niente! si discorreva dell'ora che
-si alza la luna...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>a Mèn.</i>) E Penelope dimostrava ad Ulisse
-che è un'ora in cui i mariti potrebbero benissimo
-tralasciare di pensar tanto e far invece...
-qualche cosa d'altro. Che già, per quel che
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-fruttano i loro profondi pensieri, la Repubblica
-non ci perderebbe gran che: anzi l'andava
-meglio quando i mariti cecròpidi coltivavano
-le mogli un po' di più, e di giudizî
-e di decreti ne impasticciavano un po' meno...
-Quelli eran tempi!... quand'ero fanciulla io...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>a parte</i>) ... e i Greci assediavano Troja...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> ... e macinavo l'orzo di Minerva, e nelle feste
-Braurònie rappresentavo l'orsa di Diana...<a class="tag" id="tag139" href="#note139">[139]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (... al naturale...)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> ... allora, ah sì, non c'era pericolo che mio
-padre tornasse a casa dopo il tramonto e
-facesse a sua moglie il muso scuro con tanti
-pretesti di tabelle e palle nere e leggi e processi
-per la testa... Adesso, a furia di decreti
-e novità mandano la Repubblica a
-soqquadro; e guardali lì, che par tornino dall'averla
-salvata a Maratona!... Ah se governassimo
-noi donne...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (Poveri noi...)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>ironico</i>) ... gli uomini filerebbero la lana...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> ... e la lana ci scapiterebbe, ma le leggi ci
-guadagnerebbero. Già anche oggi (<i>parla con
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-Mènecle</i>), al solito, avrete tirato colle vostre
-unghiaccie delle gran righe lunghe sulla
-cera<a class="tag" id="tag140" href="#note140">[140]</a> e data qualcun'altra delle vostre
-sentenze storte...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Tranquìllati... oggi è vacanza...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Se non è oggi, sarà stato ieri...
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Come s'è detto, durante questo dialogo, Aglae è seduta
-intenta al suo lavoro.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Ah, ieri sì...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Sentiamo!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Oh, una causa molto semplice. A Fillide,
-la giovinetta moglie del vecchio Fràstore
-Egilièo, è morto il padre due mesi fa. Malgrado
-tutto l'amor figliale, gli occhi per
-troppo piangere la ragazza non se li è sciupati,
-e questo è quel che capita ai padri,
-quando maritano, per interesse, a controgenio
-le figliuole. È andata ai funerali col suo vecchio
-marito, senza troppo graffiarsi il viso,
-con lui è intervenuta al banchetto funebre
-dei novendiali,<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a> quel tanto insomma che la
-legge ordina ai figliuoli, e niente più. Che
-è, che non è, salta fuori un bel pezzo di giovine,
-<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
-certo Màntia, ammogliato alla vecchia
-Pànfila: e asserendosi solo superstite parente
-dell'orfana fanciulla, invoca il diritto dalla
-legge, di pigliarsela in isposa...<a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> To' che felice idea!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Oh, il birbante! già, sarà stato d'accordo
-con quella civettuola...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Fosse d'accordo o di suo capo, vattelapesca.
-Il fatto è che la ragazza, messi in un piatto
-di bilancia i sessant'anni del consorte vecchio,
-nell'altro i ventitrè del cuginetto nuovo, trovò
-la domanda di quest'ultimo immensamente
-ragionevole. Non così il venerando marito di
-lei e la veneranda mogliera del nostro giovanotto:
-ai quali proprio non entrava in testa
-che s'avessero a disfare due matrimonî per
-cavarne fuori un terzo a loro spese...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Per Venere! Se avean ragione!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> ... e per farla valere, appunto, si misero insieme,
-poichè il giovine stette duro a far la
-lite...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> ... quella sfacciatella avrà soffiato sotto...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>aderendo</i>) — ... la sfacciatella soffiava sotto — e
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-chiesero all'arconte che la domanda dell'improvvisato
-cuginetto fosse respinta, contestandone
-la parentela. Ma sì! il cuginetto
-era assistito da un avvocato coi fiocchi, il
-vecchio Isèo, il quale squadernò davanti ai
-giudici un albero genealogico, in linee rette,
-oblique, laterali e trasversali, che risaliva sino
-a Codro per via di femmine e per via di
-maschi sino a Teseo: un albero rispettabile.
-Di più, esibì la testimonianza dei servi, i
-quali, posti ai tormenti,<a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a> dichiararono
-aver una volta udito il padre della fanciulla,
-nel contrattar la compera di un asino, chiamar
-parente il padre del giovine. Di più, la
-ragazza interrogata, abbassando gli occhi con
-molta ingenuità e grazia pudica, confermò
-anch'ella questa circostanza...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Dell'asino?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>confermando e battendogli sulla spalla</i>) Dell'asino.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>impaziente</i>) Insomma... la conclusione...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> La conclusione — ecco... l'albero, veramente,
-era un po' imbrogliato... ma il vecchio
-<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
-Isèo ci mise tanta eloquenza — «<i>giudici,
-guardate questo! considerate quest'altro!</i>»...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Che i corvi se lo mangino!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> ... e quei due giovani, a vederli, lì insieme,
-tutti e due, biondi, rosei, mandandosi certe
-occhiate — dritte, laterali e trasversali — come
-quelle dell'albero, pareano così fatti l'una
-per l'altro...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>furiosa</i>) E quindi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> E quindi Isèo, in uno slancio oratorio,
-imposte le mani sulle due giovani teste, le
-avvicinò (<i>mentre sta dicendo questo con inflessione
-espressiva di voce, getta occhiate verso
-Aglae, come volesse fermarne l'attenzione. Aglae
-infatti, alta la testa, e sospeso il lavoro, pur
-senza guardar Mènecle, mostra di essere molto
-attenta</i>)... e citò il verso di Omero che <i>Giove
-vuol congiunti i simili coi simili</i>; e il tribunale
-per non far torto nè ad Omero nè a
-Giove, giudicò ch'eran proprio cugini autentici
-e che il giovine avea diritto di divorziar
-dalla vecchia, e di portar via al vecchio la
-giovanetta. I due vegliardi cascarono ululando
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-nelle braccia uno dell'altro, la giovanetta abbassando
-gli occhi con molta ingenuità e
-grazia pudica rivolse all'antico sposo un commovente
-sguardo d'addio, e sospirando... si
-rassegnò.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>indignata</i>) E tu o Giove, che cosa fai
-là sopra, che non punisci queste infamie commesse
-in tuo nome?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>pacatissimo</i>) Vedi, hai torto d'invocar
-Giove. Forse in quel momento era occupato
-anche lui colla piccola Ebe... a far dei torti
-alla veneranda Giunone. Son cose che succedono
-in cielo e in terra..
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Ma tu, tu, come hai votato?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Ecco... io ci vedo poco... ma mi hanno assicurato
-che proprio le linee trasversali andavan
-bene,<a class="tag" id="tag144" href="#note144">[144]</a> e quindi per non guastarle — mancando
-un voto alla maggioranza — ho
-dato il mio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>con iscatto repentino, vibratissimo di voce</i>)
-Bravo Mènecle!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>contemporaneamente, sottovoce per non farsi
-udir da Mìrtala</i>) (Bravo Mènecle!)
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>udendo Aglae, con un sospiro</i>) (Volevo
-dire!...)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>ad Aglae</i>) E tu lo lodi, tu lo lodi! Mettiti
-nei panni di quella povera moglie abbandonata...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Mi metto nei panni di quell'altra.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Ma che abbandono! che abbandono! Cosa
-credi, che i giudici abbiano cuor di macigno?
-Quando Isèo s'accorse che il suo albero
-sui giudici faceva un effettone e che i due
-vecchi rischiavano restar soli, per ultimo argomento,
-tirò fuori... (<i>pausa, segni di attenzione</i>)
-un altro albero...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Ma era una foresta questa arringa!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Proprio così... un altro albero, dal quale
-appariva come qualmente il vecchio abbandonato
-fosse parente in quarto o quinto grado
-della vecchiarella derelitta: onde Isèo concluse,
-e il Tribunale accolse, i lor precedenti
-matrimonî doversi sciogliere anche per ciò:
-che la settantenne Pànfila essendo... orfanella,
-la legge obbligava il vecchietto a sposarla per
-la perpetuazione della stirpe. E stese le mani
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-sulle due teste venerande, ripetè il verso di
-Omero: che <i>Giove ama congiunti i simili coi
-simili!</i>... Ah che oratore! che oratore!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>mal frenando la stizza</i>) Aglae, nei processi
-di tuo marito ci son troppi alberi... e a viaggiar
-pei boschi si incontrano i malandrini... Se
-credi, son da te...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>alzandosi</i>) Come vuoi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>ad Aglae sottovoce, mentre questa, prima
-d'uscire, sta mettendo a posto qualcosa sul suo
-tavolo</i>) Mi raccomando... non le mostrar tutta
-la guardaroba... perchè poi a me tocca di
-portarla... e... vesti chiuse... vesti chiuse...
-riparano dai freddi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>a Mènecle, nell'andarsene con Mìrtala</i>) Tu
-sei a casa oggi?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>asciutto</i>) No.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Sei via a cena?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>c. s.</i>) Sì.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Tornerai presto?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Forse. (<i>Aglae s'allontana senza dir parola.
-Quando ella è già sull'uscio, Mènecle la richiama</i>)
-A proposito, è stato qui Elèo?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>ferma sull'uscio, dopo una pausa, come risovvenendosi</i>)
-Ah... sì!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Perchè non dirmelo...?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>fredda</i>) Non me l'hai chiesto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Ha detto ove andava?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> No.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Tornerà?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>imitando il forse precedente di Mènecle, con
-accento espressivo</i>) Forse! (<i>esce con Mìrtala</i>).
-</p>
-
-<h3>SCENA IX.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Mènecle</span> <i>e</i> <span class="smcap">Cròbilo</span>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>comicamente, a parte</i>) (Che tenerezze!)
-<span class="smcap">(a Mènecle)</span> Non si può dire che tra marito
-e moglie sprechiate eccessivamente il fiato...
-Vi parlate sempre così?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Quasi sempre.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Non vi anderà giù la voce. E, dimmi, il
-giorno che l'hai sposata, l'hai almeno avvertita
-delle tue abitudini di... eloquenza domestica?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Non ci ho pensato.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Eppure, scusa sai, ma mi sembra... era
-forse il caso di pensarci... essendo tu quel
-galantuomo che sei... che tutta Atene conosce...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>vivissimo</i>) E chi, chi ti dice ch'io non
-lo sia?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Lo sei! lo sei! per Ercole! l'han fino scritto
-col carbone sui pilastri del Ceràmico...<a class="tag" id="tag145" href="#note145">[145]</a>
-Appunto...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Appunto... se si è galantuomini e si è
-fatta una minchioneria, non si seguita a sospirarne
-tutto l'anno e ingrassarci sopra...
-(<i>parlando, fissa l'occhio su Cròbilo</i>)... Si fa di
-meglio... Ci si ripara...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Eh?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>energicamente incalzando</i>) Altrimenti sui pilastri
-del Ceràmico potrebbero scrivere... di
-me... o di te... anche questo: Mènecle... o
-Cròbilo, il tal giorno è stato un imbecille...
-e adesso ci trova il <i>tornaconto</i> a rimanerlo...
-E questo, per mio conto, non voglio che lo
-si dica... <i>non voglio</i>... intendi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Intendo un bel niente.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Intenderai con comodo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Quando?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Prima della luna nuova.
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Dette queste parole appoggiandovi sopra con accento
-vibrato, s'avvia ad uscire.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (Che diamine sta mulinando?) Te ne
-vai?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Ho da fare... alla cancelleria dell'Arconte.
-(<i>si fruga indosso cercando qualcosa che non
-trova</i>) (Dove l'ho messa?) (<i>torna verso Cròbilo</i>)
-Però ti avverto di una cosa. Sai che
-Aglae per via di madre vien dalla famiglia
-dei Brìtidi;<a class="tag" id="tag146" href="#note146">[146]</a> io per via di padre dagli Almeònidi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Lo so...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Il padre suo poi era cugino di Cimone,
-la madre mia cugina di Pericle: il suo
-proavo paterno combattè insiem col mio a
-Salamìna... le linee laterali si estinsero...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>lo guarda stupìto, senza comprendere</i>) Eh?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Era solo per dirti che le nostre genealogie
-rispettive sono perfettamente in chiaro:
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-e non c'è pericolo che ci spuntino intorno cugini
-nuovi, come i funghi sui fusti delle piante...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> E così?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> E così... io non sono il vecchio Fràstore
-che fece giudizio senza suo merito: io sono
-Mènecle, che so far giudizio da me — e il
-merito sarà mio — <i>tutto mio:</i> — e non occorreranno
-cugini in ritardo (<i>lo fissa in
-volto</i>) che abbiano bisogno di sbarazzarsi di
-qualche moglie avanzata dal diluvio di Deucalione.
-E se i vecchi stanno male con le
-giovani, i giovani che han le vecchie... se le
-tengano!... (<i>lo saluta e se ne va: durante
-l'ultima parlata, Mènecle ha continuato a frugarsi
-in dosso: nell'andarsene, fruga sempre e
-borbotta fra sè</i>) (Dove l'ho messa, per Ercole!...
-Ah... che l'abbia lasciata là...) (<i>s'avvia,
-poi torna bruscamente verso Cròbilo e gli ripete
-battendogli sulla spalla</i>) I giovani che han le
-vecchie... se le tengano!... (<i>borbottando sempre
-esce</i>).
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
-</p>
-
-<h3>SCENA X.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Cròbilo</span> <i>solo</i>.
-</p>
-
-<p>
-(<i>Facendo gesti e segni d'uomo che è riuscito a
-comprendere</i>). La morale della favola, si direbbe
-quasi che sia per me... Non importa!...
-Ah, ah, ora comprendo!... Così... per modo
-di dire... l'amico Mènecle prepara alla sordina
-un bel divorzio!... Peuh!... È una soluzione
-come un'altra... Non è molto onorifica
-per Aglae, ma è abbastanza onesta per lui...
-Meglio che farla vivere in quel modo!... E
-Aglae, si vede, non ne sa ancora niente!...
-Per quanto sì... non le debba riuscire un complimento,
-scommetto non le parrà vero di
-ricuperare la libertà!... E con la dote di Mènecle,<a class="tag" id="tag147" href="#note147">[147]</a>
-e con quel visino, e quei due
-occhioni, non le sarà difficile trovare chi
-la faccia discorrere un po' di più. Perchè, infine,
-è una gran bella ragazza!... Che occhi!
-che linee! che curve!... Pare la Venere degli
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-Orti! To'! io non ci avevo mai fatto attenzione,
-ma proprio... più la si guarda dappresso,
-più è bella!... Mènecle, ad ogni modo,
-poi che s'è deciso a questo passo, dovrebbe
-almeno prepararvela. Quasi, quasi, se non
-fosse... (<i>passeggiando, si ferma, come venutagli
-un'idea</i>) Ma sì... per Bacco!... e perchè no?
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Aglae e Mìrtala, in questo mentre, rientrano).
-</p>
-</div>
-
-<h3>SCENA XI.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Aglae, Mìrtala, Cròbilo</span>,
-<i>un momento</i> <span class="smcap">Tratta</span>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>rientra discorrendo con Mìrtala</i>). Oh, trattienla
-quanto vuoi!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>con un involto in mano</i>). Grazie!..
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>a Cròb.</i>). È già uscito Mènecle?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Or ora... (<i>senza por mente a Mìrtala che
-sta raggiustando il suo involto, contempla di sottecchi
-Aglae e parla fra sè</i>). (Quel nasino
-grazioso che guarda in su!).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Niente lasciò detto?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> No... Parea cercar delle carte... (<i>continuando
-a sbirciar Aglae</i>). Che bei capelli
-biondi!... Con quella acconciatura oggi par fin
-più bella del solito!... Sicuro!... è più bella
-del solito!... Che boccone per quello a cui
-tocca!...
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Nel volgersi, mentre è immerso in queste riflessioni,
-si trova faccia a faccia con Mìrtala, che gli pon su
-le braccia l'involto da portare).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Mi fai piacere di tenermelo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>con una smorfia e un lungo sospiro</i>). E a
-me ecco che cosa tocca!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Bada a non la sciupare...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> No, no... (<i>annasando l'involto</i>) Hu!hu! che
-profumo!... Ma di' un po', Mìrtala, la ti andrà
-poi bene?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>accennandogli Aglae</i>). E non vedi, orbo,
-che abbiam la stessa taglia?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Ah sì!... (orbo, quando t'ho preso!) Hu!
-hu! che odor d'ambrosia!... Che profanazione!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>passata presso il tavolo a cui Mènecle era
-seduto sul cominciar dell'atto, e visto un rotolo
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-caduto per terra, lo raccoglie sorridente</i>). To'!...
-nel grande accalorarsi per la mia felicità, ha
-dimenticato fin le sue carte!... Che mi dicevi
-Cròbilo? che Mènecle cercava delle carte?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Appunto... frugava...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> E allora saran queste che gli son cadute
-o ha dimenticato qui. Sai dove andava?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Alla cancelleria dell'arconte.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Le darò a Blèpo che glie le porti...
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Fa per chiamare).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> È inutile. Dà qui. Passiamo ora di là noi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Grazie allora...
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Le passa il rotolo con indifferenza).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Così gli dirò anche, a quel rusticone, che
-non è questo il modo di andarsene...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Non gli dire nulla. È il suo carattere.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Bel carattere!... Anche gli Sciti lo hanno
-così:<a class="tag" id="tag148" href="#note148">[148]</a> ma non isposano donne d'Atene.
-Se fosse mio marito... vedrebbe! Già, tu sei
-troppo buona... Vorrei veder io che Cròbilo
-stesse su la notte a consumarmi l'olio della
-lucerna, senza neanche saper quel che scrive...
-E tu ti fidi?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Completamente.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>scrollando il capo</i>). Basta!... contenta tu!...
-(<i>a Cròbilo, maliziosa, mostrandogli il rotolo</i>).
-Neh, Cròbiluccio, che avessimo senza saperlo,
-a far la parte... tu di Mercurio... e io
-di Iride?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (O Dei! che vaga Iride!) Peuh! Mercurio
-portator di fagotti...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Vieni dunque. Addio Aglae.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Addio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>sbirciando sempre Aglae</i>). (Che cara creatura!
-Eh, se sapesse!...)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>a Cròbilo</i>). Vieni?... (<i>nell'avviarsi ad uscire
-con Cròbilo, va curiosando nell'interno del rotolo;
-d'un tratto si ferma esclamando</i>) Oh, cara
-Venere!... (<i>si volta verso Aglae</i>) Ma voi altri
-due fate all'amore di nascosto? e invece di
-parlarvi, vi scrivete?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>non comprendendo</i>). Eh?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Ma le carte degli affari non saran queste.
-Questa è per te.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>sorpresa</i>). Che cosa?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Ma sì!... qui nell'angolo dice: <i>Mia cara
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-Aglae!</i>... guarda! guarda!... (<i>Aglae osserva dove
-Mìrtala le indica</i>). Ma allora, poi ch'è per
-te, puoi aprirla in coscienza: gli risparmi la
-fatica...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>a parte, avendo seguìto la scena</i>). Volevo
-ben dire! Capirai prima della luna nuova! È
-la lettera di partecipazione. Ora ho capito...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>indifferente, prende il rotolo, lo esamina un
-minuto esternamente, poi senza aprire lo torna a
-deporre</i>). Leggerò poi... (<i>fra sè</i>) (Sarà la ripetizione
-dei discorsi allegri di stamane!)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>inquieto, a parte</i>). Ma se non legge... bisognerebbe...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>ad Aglae maliziosamente</i>). Ho capito... segreti
-fra coniugi... Rispettiamoli!... Vieni,
-Cròbilo?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Vengo!... (<i>segue lentamente Mìrtala; mentre
-ella esce, s'appressa rapido ad Aglae e le dice
-affrettato, sottovoce, con accento drammatico</i>). So
-tutto. Coraggio. Sei giovane, sei bella. Venere
-ti proteggerà... (<i>allontanandosi, la torna
-a guardare</i>) (Che nasino! È più bella del
-solito!)
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>mentre Cròbilo, già avviato ad uscire, si
-indugia di soppiatto nella contemplazione di Aglae,
-Mìrtala sulla soglia si volge amorosamente al
-marito, e ad un tratto lo abbraccia scoccandogli
-un sonoro bacio e ripetendo con caricatura amorosa
-il verso di Crìside</i>). «<i>T'amo!..... È la nova
-parola ch'io so</i>».
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Cròbilo, strappato improvvisamente alla sua contemplazione
-dal bacio di Mìrtala, con una smorfia
-comica lo subisce, e mandando un sospiro di rassegnazione
-disperata, si lascia da Mìrtala trascinar via).
-</p>
-</div>
-
-<h3>SCENA XII.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Aglae</span> <i>sola</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>Ha accolto con un movimento di dispetto e di
-fierezza le ultime parole di Cròbilo</i>). Che ha inteso
-dire?... Ah, già!... qui tutti han preso
-il vezzo di compiangermi!... Perfin le vecchie!
-Una vera gara di pietà! Grazie! non
-so che farne!... (<i>torna lentamente, pensierosa,
-al suo lavoro e riprende in mano la corona</i>). Qui
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-metteremo i narcisi di Elèo... Povero Elèo!...
-Fino a Colòno... là sulla rupe... me li è andati a
-prendere... Dunque la piccola Aglae non è del
-tutto dimenticata... E voleva fingere! Serbarmi
-rancore!... Perchè fingere con Aglae?...
-Che colpa ne ho io?... Ah Mènecle, Mènecle,
-co' tuoi benefici ti sei preso tutto, è tua la
-mia vita... ma la memoria del cuore... di
-questa neppur gli Dei mi possono chiedere
-conto. Quanto alla mia felicità, di cui Mènecle
-si prende scrupolo e mi parla e mi
-scrive... (<i>prende in mano il rotolo e lo svolge
-macchinalmente</i>) glie ne domando conto forse
-io?... (<i>spiega e legge</i>) È diretta proprio a me.
-(<i>la scorre dapprima sbadatamente e indifferente,
-poi si fa più attenta</i>) Che cos'è questo?...
-(<i>legge:</i>) «Di casa, la notte al nove della luna
-calante di Ecatombèo, anno <span class="smcap lowercase">IV</span> della 99ª
-Olimpiade.» L'ha proprio scritta stanotte!
-«Mia cara Aglae!... Il giorno che leggerai
-questa mia, i tuoi rapporti meco saran mutati
-da quelli dell'ora in cui la scrivo...»
-(<i>fra sè, interrompendosi</i>) Eh... peggio di quel
-<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
-che sono!... «e forse in quel giorno non ti
-dorrà il poter dare della condotta di Mènecle
-giudizio meno amaro di quello che oggi parla
-segretamente in cuor tuo». Che ne sa? «Il
-cancelliere ti darà questo scritto, dopo la
-sentenza dell'arconte che avrà disciolto le
-nostre nozze... per domanda tua!...» (<i>esclamazion
-di stupore</i>) Che!... mia domanda?...
-io domandarlo?... «Depositato da ora presso
-lui, ti sarà allora documento della verità
-delle mie parole...» (<i>s'arresta sempre più stupita</i>)
-Che vuol dir ciò?... (<i>scorre rapidissimamente
-il resto della lettera, con segni di crescente
-sorpresa e commozione: terminato, rimane
-assorta, la testa fra le mani, asciugandosi una
-lagrima</i>). Povero vecchio!... povero vecchio!...
-(<i>si alza vivamente e passeggia concitata</i>). Così...
-io avevo l'orgoglio di credermi generosa
-verso Mènecle... ed è lui che mi soverchia
-in generosità!... Tutti, tutti, mi umiliano!
-Soverchiare Aglae!... Ah! la vedremo!...
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Rinchiude, e va per riporre al posto di prima il
-rotolo, ma in quel punto si affaccia Tratta).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
-</p>
-
-<h3>SCENA XIII.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Aglae</span>, <span class="smcap">Tratta</span> <i>ed</i> <span class="smcap">Elèo</span>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tr.</span> (dalla soglia) Elèo!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Ah!... (<i>momento di pausa, di perplessità e lotta
-interna vivissima. Poi risolvendosi</i>) Passi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>entra vivacissimo e reca dei corimbi di narcisi</i>).
-Aglae!... li ho colti là... dove tu sai... (<i>Aglae
-non risponde, è triste, pensierosa — Elèo, interdetto,
-depone i fiori</i>) Che hai?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>mesta, chinando lo sguardo</i>). Nulla. Leggevo
-una lettera... di Mènecle... per me. La puoi leggere
-anche tu... Leggi.... continua pur forte!...
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Elèo, guardandola tra sorpreso ed esitante, prende
-lentamente la lettera, che ella gli stende, la legge e
-poi ripiglia a voce forte la lettura al punto che Aglae
-gli ha segnato. Aglae segue la lettura, profondamente
-commossa).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>leggendo</i>). «Quando tuo padre morente affidavati
-a me, tu eri fanciulla quattordicenne
-appena. Accorrevano, allettati dalla dote ch'io
-t'avrei fatto, i concorrenti: ma pel tuo cuore
-di fanciulla l'ora della scelta non era suonata:
-<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
-e libera e felice bramavo la tua. Ed
-io dissi fra me: che tre o quattro anni a te
-restavano prima d'affacciarti alle soglie vere
-della vita, e non più di tre o quattr'anni — ero
-anche malfermo di salute a que' dì — mancavano
-a me per abbandonarle. Pensai
-che sposandoti a un estraneo in quell'età, io
-rinunziavo in mani ignote un incarico sacro;
-che la mia casa poteva offrirti, pei tuoi anni
-verdissimi, asilo, fino al dì che la mia morte
-t'avrebbe trovata, giovane e bella, erede delle
-mie fortune, padrona della scelta del cuor tuo,
-e in grado di porne le condizioni...»
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>ad Elèo</i>). Che ti sembra?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>triste e serio</i>). È leale. (<i>prosegue la lettura</i>)
-«... Se in quel mio desiderio sia entrato anche
-un desiderio egoistico: veder consolata la mia
-vecchiaia dal tuo sorriso, lo squallore del
-mio inverno da un ultimo raggio di sole,
-oh Aglae, io non oso domandarlo a me stesso:
-non oso cercar tra le pieghe del mio cuore
-più nascose, in quell'unico mesto desiderio,
-l'unico mio torto verso di te...»
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>asciugando una lagrima</i>) Povero vecchio!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>prosegue a leggere</i>). «Ve lo hai letto tu
-forse? Non so. So che in queste nozze il
-cuor tuo volle scorgere un debito verso l'ombra
-paterna: le accettasti prima colla ingenuità
-della gratitudine; le subisti poi colla
-abnegazione del sagrificio... Non volli disingannarti.
-Per la educazione del tuo animo
-quella prova era troppo bella. Nella Parca
-liberatrice confidavo perchè fosse breve. Ma
-ecco, l'ora che io pensavo è suonata; e trova
-te fatta donna, nello splendore dei doni di
-Venere; e trova me vecchio e vivo e senza
-il diritto di prevenire la Parca.<a class="tag" id="tag149" href="#note149">[149]</a> Sciupar
-con un vecchio il tuo aprile, invecchiar senza
-gioie nè di sposa, nè di madre, non era questo
-ch'io promisi, non può essere questo il premio
-alla tua virtù.<a class="tag" id="tag150" href="#note150">[150]</a> Ma s'io ti dicessi ora
-ciò, se pregandoti di recar teco delle mie
-fortune quel che in mia mente è già tuo, io
-ti offrissi di sciogliere di mutuo accordo
-le nozze, la tua fierezza, resa dall'idea del
-<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
-sacrifizio più altera, rifiuterebbe sdegnosamente».
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>a sè</i>). Certo!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>segue a leggere</i>). «... Valermi della legge, e
-liberar te col ripudio? triste felicità la tua sarebbe,
-comperata a prezzo del peggior degli affronti.<a class="tag" id="tag151" href="#note151">[151]</a>
-Sola una via mi restava. Scioglierti
-dagli scrupoli verso di me: obbligarti a ricorrere
-all'arconte tu medesima. Sei nervosa,
-impaziente, irascibile: pensai di stancare
-la tua pazienza. Sei virtuosa e leale:
-il giorno che il tuo cuore sentirà prepotente
-il bisogno di vivere, tra l'abbandonarmi lealmente
-a fronte alta e l'ingannarmi, il tuo
-cuore, ne sono certo, nella scelta non esiterà.
-Quando leggerai queste righe avrai
-scelto, e mi perdonerai questi giorni di tedio
-e l'inganno dell'esserti parso egoista, duro,
-scortese. Me lo perdonerai pensando alla triste
-solitudine che m'attende<a class="tag" id="tag152" href="#note152">[152]</a>, e in cui non
-avrò altro conforto che di saperti felice, e aver
-sciolto la mia promessa alla cara ombra del
-padre tuo.
-</p>
-
-<p class="indr">
-«<span class="smcap">Mènecle</span>».
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>Elèo lascia cadere il foglio, mestissimo in
-volto. Aglae ha da qualche minuto in mano e
-sta contemplando i fiori di Elèo: alle ultime
-parole della lettera, se gli è già venuta accostando:
-nel punto in cui egli termina, con atto dolce
-e amorevole gli ripresenta i ramoscelli di narciso.
-Elèo vorrebbe rifiutare, ella insiste con
-gesto muto, amorevole di preghiera; Elèo riprende
-i fiori ad occhi bassi, senza dir parola. Aglae
-prosegue con voce lentissima e dolce</i>). Vedi bene
-che a quell'ombra non potrei più offrirli...
-(<i>lunga scena muta fra i due</i>). Non sarebbe
-bello!... Non sarebbe bello!...
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Saluto lungo e silenzioso. Elèo si allontana lentamente
-ed esce. Aglae ricade sulla sedia, celando il
-volto nelle mani).
-</p>
-</div>
-
-<p class="pad2 center large">
-CALA LA TELA.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-</p>
-
-<h3 id="note-atto1">NOTE</h3>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note81">
-<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per la topografia della casa ateniese, rimandasi alle
-descrizioni di <span class="smcap">Vitruvio</span> (<i>Archit.</i>, <span class="smcap lowercase">VI</span>) e ai lavori archeologici
-moderni che le illustrano. Chi non voglia sciupar tempo
-in minute ricerche, può farsene un'idea abbastanza chiara
-ed esatta dai disegni topografici, per es., dell'opera di
-<span class="smcap">Guhl</span> e <span class="smcap">Körner</span>, <i>Leben der Griechen und Römer</i>, fig. 90-91,
-o da quelli aggiunti all'<i>Anacarsi</i>. La stanza da lavoro di
-questa scena è una, s'intende, dell'appartamento segregato
-femminile, propriamente detto (γυναικωνῖτις); occupato
-dalla padrona di casa e dalle sue donne, e generalmente
-posto nella parte posteriore della casa; appartamento al
-quale non accedeano gli uomini tranne i parenti, o gli
-estranei che ne aveano il permesso dal marito. Da queste
-stanze riposte del gineceo (ove la moglie attendeva alla
-sua toletta, o ai lavori delle fantesche, o alle occupazioni
-geniali del ricamo, del tesser ghirlande, della musica ed
-altre, o riceveva le amiche), da queste un corridoio (<i>metaulo</i>
-o <i>mesaulo</i>) metteva appunto direttamente alla sala
-aperta comune (πρόστας o παραστάς) che dava sul cortile
-o peristilio (ἀυλή), e ch'era destinata ai ricevimenti
-di famiglia, ai sagrifici domestici o ai pranzi quotidiani.
-In questa sala comune nella quale era il domestico altare,
-e la quale segnava come il confine tra il gineceo e gli appartamenti
-anteriori occupati dal marito (ἀνδρωνῖτις), supporrassi
-la scena dei due atti successivi.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note82">
-<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«<i>Tremo e mi mordo le labbra, per presentimento
-di disgrazia, come quei che passano allato ad un qualche
-silenzioso eroe</i>». <span class="smcap">Alcifr.</span>, <i>Lett.</i>, <span class="smcap lowercase">III</span>, 58. La antichissima
-superstizione greca imaginava lo spazio fra la terra e la
-luna abitato dagli <i>eroi</i> o <i>genj</i>, esseri di sostanza fra l'umana
-e la divina; i quali talora, siccome mediatori tra gli
-dei e gli uomini, scendeano in terra a mescolarsi fra questi
-ultimi, ma senza parlare. E infesti a coloro in cui imbattevansi,
-era credenza che il loro incontro portasse disgrazia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note83">
-<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Lisistrata</i>: «<i>Lis.</i> Nella guerra e nel
-tempo passato, voi uomini non ci lasciavate a noi donne
-aprir bocca...: e spesso in casa vi udivamo prendere cattivi
-partiti in affari gravissimi. Quindi col dolore nell'anima,
-ma col sorriso sul labbro, v'interrogavamo: Che
-avete determinato oggi nell'assemblea? E il marito: Che fa
-a te questo? Non vuoi tacere? Ed io mi taceva. <i>Provveditore.</i>
-Saresti stata battuta, se non tacevi. <i>Lis.</i> Ma poi, udendo
-qualch'altra vostra decisione anche peggiore, domandavamo
-al marito: Perchè far questo? E quegli, squadrandomi
-con occhio bieco, dicevami: Se tu non tessi la tua
-tela, ti dorrà a lungo la testa. Sta agli uomini aver cura
-della guerra». v. 507-520.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note84">
-<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. <span class="smcap">Sofocle</span>, <i>Trachinie</i>, v. 9-17.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note85">
-<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Luglio-agosto. V. il lunario attico nelle note all'<i>Alcibiade</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note86">
-<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«<i>Ut omnia de speculis peragantur, optima apud
-majores fiebant Brundusina stanno et ære mixtis</i>».
-<span class="smcap">Plin.</span>, <span class="smcap lowercase">XXXIII</span>, 9. Questi specchi di Brindisi, lodatissimi,
-fatti di bronzo e di stagno, finchè, come dice lo stesso
-Plinio (<span class="smcap lowercase">XXXIV</span>, 17) si usarono d'argento persin dalle ancelle,
-sono verosimilmente la stessa cosa degli specchi
-chiamati, forse per error di copista, d'<i>Abrotesio</i>, in <span class="smcap">Alcifr.</span>,
-<i>Lett.</i>, <span class="smcap lowercase">III</span>, 66. Caratteristiche poi, nella toletta delle
-signore ateniesi, erano di questi specchi certe forme piccole,
-rotonde, per lo più con manico riccamente lavorato,
-e raffigurante, il più delle volte, l'effigie di Venere Afrodite.
-Cfr. <span class="smcap">Guhl</span> e <span class="smcap">Körner</span>, p. 217, fig. 227. Mènecle ne
-parla più innanzi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note87">
-<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Calisseno rodio, pr. Aten. <i>Deipnos.</i> — v. <span class="smcap">Teofr.</span>,
-<i>Caratt.</i>, 5.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note88">
-<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Su la parte grandissima che nella vita della donna
-di famiglia ateniese aveano le divozioni, le feste e le pratiche
-religiose d'ogni genere, e su quel che costavano, di
-occhi del capo, ai poveri mariti, abbondano i tratti nei
-comici e altrove. «Ogni Iddia di cui si celebra la festa è
-una maledizione pei mariti: i poveri uomini non ne conoscono
-neppure i nomi: le Coliadi, per es., e le Genetillidi,
-e la dea Frigia, e la processione d'infelice amore sul pastore
-(<i>Adonie</i>)». <span class="smcap">Luciano</span>, <i>Amori</i>. E in <span class="smcap">Menandro</span>: «Ahimè — sclama
-un marito — la mia donna spende dieci mine in
-profumerie: e le occorrono scatole d'oro per chiudervi i
-sandali... In casa la mi faceva cinque sacrifici al giorno:
-e ad ogni sacrificio, sette schiave in circolo, picchiavan
-ne' cimbali, mentre altre mandavano gli urli rituali. Son
-soprattutto gli dei che ci rovinano, noi altri mariti: sempre
-delle feste a cui far le spese!» <span class="smcap">Men.</span>, <i>Mysogin.</i>, fr. 3.
-Cfr. i frammenti di un'altra commedia di <span class="smcap">Menandro</span>, <i>La
-sacerdotessa</i> (‘Ιέρεια), ove un marito cerca distogliere
-la moglie dalla manìa delle pratiche religiose per il culto di
-Cibele.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note89">
-<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Solo di tutti gli uomini, o Trofimo, tua madre t'ha
-posto al mondo sotto astro sì propizio che tu possa conseguir
-co' tuoi sforzi lo scopo di ogni tua brama, e condurre
-tutte le tue imprese a buon fine? T'ha forse qualche
-Iddio assicurato con promesse questo privilegio? S'è così
-hai ragione di indignarti: poichè questo Iddio t'ha ingannato
-e t'ha usato una ingiustizia. Ma se tu hai ricevuto
-alle stesse condizioni di noi quest'aria che respiri e
-che è a noi comune, ti bisogna far uso della ragione e sopportare
-con più coraggio questa sventura...» <span class="smcap">Menandro</span>,
-<i>fram. inc.</i>; <span class="smcap">Meineke</span>, <i>fr. com. gr.</i>, <span class="smcap lowercase">IV</span>, 227.
-</p>
-
-<p>
-«Iscrizione: <i>Ai numi soli è dato — ogni successo
-aver felice appieno — l'uomo quaggiù non ha contrasto
-al fato.</i> Non odi, o Eschine, che aver prosperi successi
-è solo degli Dei?» <span class="smcap">Demost.</span>, <i>Corona</i>.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note90">
-<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nel diritto attico «la donna <i>è maritata legittimamente
-dal padre, dal fratello consanguineo, dall'avo
-paterno</i>» (<span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Stef.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>, 1134) che, succedentisi
-in ordine di diritto, ponno dar la ragazza a chi loro talenta
-(cfr. <span class="smcap">Petit</span>, <i>Leges att.</i>, <span class="smcap lowercase">VI</span>, 1). Il padre può dar la
-figlia in isposa lui vivente (<span class="smcap">Dem.</span>, <i>C. Spud.</i>, 1024; <i>C. Neera</i>,
-1345) o legarla per testamento. «Demostene mio padre
-lasciò la sua sostanza di 14 talenti, me di 7 anni, la sorella
-di cinque, e la madre nostra. In punto di morte, tra
-sè consigliandosi sul come disporre di noi, affidò <i>tutte
-queste cose</i> a questo Afobo e a Demofonte nipoti suoi....
-<i>A Demofonte poi sposò la mia sorella</i> e diede subito due
-talenti». <span class="smcap">Dem.</span>, <i>C. Afob.</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>, 814. Questo diritto del padre,
-o di quelli che in sua mancanza lo rappresentavano, è subordinatamente
-esercitato anche dal primo marito, il quale
-può pur esso morendo designare per testamento il proprio
-successore nel talamo. Così, nel passo testè citato, Demostene
-soggiunge che il padre suo legò sua mamma in moglie
-ad Afobo (<i>C. Afob.</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>, 814); e così Pasione lega morendo
-la propria moglie a Formione (<span class="smcap">Dem.</span>, <i>per Form.</i>, 946,
-953; <i>C. Stef.</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>, 1110; <i>C. Stef.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>, 1133), sempre per disposizione
-testamentaria. — Cfr. <span class="smcap">Desjardins</span>, <i>Condition de
-la femme dans le droit civil athén.</i>, mémoires lus à la
-Sorbonne. — <span class="smcap">Lallier</span>, <i>La femme dans la famille athénienne</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note91">
-<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«I nostri mariti tornando a casa ci guardan con
-l'occhio del porco, tante malizie costui (<i>Euripide</i>) ha insegnato
-loro: sicchè se una moglie sta intrecciando una
-corona, subito si crede che la sia innamorata...» (ἐάν τις χαὶ πλέκῃ γννή στέφανον, ἐρᾶν δοχεῖ) — <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Tesmofor.</i> V. 395-401.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note92">
-<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>.&nbsp;&nbsp;</span>σποδὸς δὲ τἄλλα, Περικλέης, Κόδρος, Κίμων — <span class="smcap">Alessi</span>
-(poeta comico della commedia di mezzo) nel
-<i>Maestro di nequizie</i> (’Ασωτσδιδάσκαλος). <span class="smcap">Mein.</span>, <i>fr.
-com. gr.</i>, <span class="smcap lowercase">III</span>, 395.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note93">
-<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>.&nbsp;&nbsp;</span></p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Φοιταᾴ δ’ἀν αὶθέρ’, ἔστι δ’εν θαλασσίφ</p>
-<p class="i01">κλύδωνι Κύπρις, πάντα δ’εκ ταύτης ἔφυ.</p>
-<p class="i01">‘Ηδ’ ἐστιν ὴ σπείρουσα καὶ διδοῦσ’ ἔρον,</p>
-<p class="i01">οὖ πάντες ἐσμὲν οὶ κατὰ χθόν’ ἒκγονοι.</p>
-<p class="i09"> <span class="smcap">Eurip.</span>, <i>Ippol.</i>, v. 447-450.</p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note94">
-<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Eurip.</span>, <i>Medea</i>, v. 230-247.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note95">
-<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Fu nell'anno 379 av. l'E. V. (2º della 100<sup>ma</sup> Olimp.)
-che lo spartano Febida, d'accordo cogli oligarchici tebani,
-si impadronì a tradimento della rocca di Tebe (Cadméa)
-e della città, rovesciandone il governo democratico e instaurandovi
-la tirannide spartana. I Tebani di parte democratica
-che poteron salvarsi — circa 400 — rifugiaronsi
-ad Atene: tra questi fuorusciti «Pelopida, e Ferenico, e
-Androclide, i quali fuggiti essendo, furono unitamente agli
-altri condannati in esilio. Ma Epaminonda sen restò nel
-paese, trascurato venendo come uomo che applicandosi
-alla filosofia, non si ingeriva punto nelle faccende, e ch'essendo
-povero non potea far cosa alcuna». (<span class="smcap">Plutarco</span>,
-<i>Pelop.</i>) E di questa presunta innocuità avvantaggiandosi
-Epaminonda, da Tebe mantenea le segrete comunicazioni
-co' fuorusciti e attendea per il giorno della riscossa «a riempiere
-di sensi coraggiosi la gioventù tebana e ad addestrarla
-a lottar coi Lacedemoni». (Ibid.) — Cfr. <span class="smcap">Senof.</span>, <i>Ellen.</i></p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note96">
-<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Eschilo</span>, <i>Sette a Tebe</i>, v. 181, 200-1.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note97">
-<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«O Minerva Promacorma! Bramo ch'altri mi calpesti
-disteso morto sotto un monticello, fuor della porta Diometide
-o dell'Ippade, anzichè sopportar più a lungo le gran
-delizie del Peloponneso». <span class="smcap">Alcifr.</span>, <i>Lett.</i>, <span class="smcap lowercase">III</span>, 52. Gli Ateniesi
-non usavano seppellir alcuno dentro le mura. La
-porta <i>Diometide</i> o <i>Diomea</i>, nel quartiere di questo stesso
-nome, conduceva al Cinosargo, a levante della città; la
-porta <i>Ippade</i> (nominata nella scena appresso) metteva a settentrione,
-sulla via di Colono e di là a Tebe.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note98">
-<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">Alcifr.</span>, <i>Lett.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>, 4.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note99">
-<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Sofocle</span>, <i>Edipo a Colono</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note100">
-<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giove <i>Ctesio</i> (κτήσιος) ossia Giove <i>posseditore</i> o
-<i>donatore</i>, custode della domestica proprietà; del numero
-degli Dei penati, principalissimo: aveva altare nelle case,
-o se ne teneva un idoletto nelle dispense. «Il Dio di Dodona
-comanda che a Bacco popolare si faccia un sagrificio
-perfetto; ad Apollo <i>scacciamali</i> si immoli un bue; liberi
-e servi s'inghirlandino e vachino dai lavori un giorno intero;
-anche a Giove Ctesio sia sacrificato un bue bianco».
-<span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Midia</i>. — E in una arringa di <span class="smcap">Iseo</span> è descritto
-un vecchio che celebra sacrificio, circondato dai figli di sua
-figlia. «Alle Dionisie campestri egli ci conduceva con lui,
-e con lui celebravamo tutte le feste. Quando sacrificava
-a Giove Ctesio, ed era per lui l'atto religioso più importante,
-non ammetteva nessuno schiavo nè estraneo; compiva
-da sè tutte le cerimonie; noi l'aiutavamo, maneggiando
-gli oggetti sacri, ponendo sull'altare le viscere; ed
-egli, come a l'avo conviensi, supplicava il Dio di accordarci
-la salute e un tranquillo possesso della nostra fortuna».
-<span class="smcap">Iseo</span>, <i>Ered. di Cirone</i>, § 15-16.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note101">
-<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La battaglia sanguinosa di Nemea, dove gli Ateniesi,
-alleati coi Tebani, Argivi e Corinzî furono sconfitti
-dagli Spartani, accadeva nel 394 av. l'E. V., ossia 15 anni
-prima dell'epoca in cui è supposta questa scena. Gli alleati
-vi erano forti di 24 mila opliti e 1550 cavalli; i Lacedemoni
-vincitori avevano 13.500 uomini soli: ma la mancanza
-d'accordo tra i capi portò la disfatta dei primi, che
-vi perdettero 2500 uomini. I vincitori ebbero 1100 morti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note102">
-<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Comandano le leggi che l'arconte abbia cura dei
-pupilli». <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Timarc.</i> — «Legge: l'arconte abbia
-cura degli orfani e delle orfane ereditarie (<i>epiclére</i>); e delle
-case vuote; e delle mogli che rimangono nelle case dei
-mariti defunti, e che dicono di essere gravide». <span class="smcap">Demost.</span>,
-<i>C. Macart.</i>, 1076. — Indi il tutore rappresentava l'arconte,
-verso il quale rispondeva della tutela; e mancando agli
-obblighi di questa, poteva esser tratto in giudicio o punito
-dall'arconte d'ufficio. — Cfr. <span class="smcap">Schöm.</span>, <i>Ant. gr.</i>; <span class="smcap">Petit</span>, <i>Leg.
-att.</i>, <span class="smcap lowercase">VI</span>, 7; <span class="smcap">Meurs.</span>, <i>Them. att.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>, 10.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note103">
-<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. <span class="smcap">Eschilo</span>, <i>Coefore</i>; <span class="smcap">Sof.</span>, <i>Elettra</i>; <span class="smcap">Euripide</span>,
-<i>Ifig. in Aul.</i>, ecc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note104">
-<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«<i>Elettra.</i> I parentali — libamenti spargendo sulla
-tomba — qual grata prece proferir degg'io? — Come il padre
-invocar?... Di' pur, come t'ispira — la riverenza alla paterna
-tomba... <i>Coro.</i> Prega, il licor versando, ai fidi amici — fausti
-tutti gli eventi... <i>Elettra.</i> Qual altro aggiungerò? <i>Coro.</i>
-D'Oreste — ti risovvenga ancor che lunge ei sia». — <span class="smcap">Eschilo</span>,
-<i>Coef.</i>, v. 86-88, 108-115.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note105">
-<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Dicesi che Anassagora di Clazomene (il filosofo
-che fu maestro di Socrate) non fu mai veduto ridere, e
-neppur fare il minimo sogghigno: Aristosseno parimenti
-fu nemico del ridere, ed Eraclito piagneva per ogni cosa
-della umana vita». <span class="smcap">Eliano</span>, <i>V. Stor.</i>, <span class="smcap lowercase">VIII</span>, 13.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note106">
-<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Carico di corimbi in questo loco — <i>il fiorente
-narciso — ghirlanda delle due gran Dive antica</i> — tuttodì
-si nutrica — di celeste rugiada...» <span class="smcap">Sofoc.</span>, <i>Edipo a Colono</i>. — Su
-le due dee sotterranee, Cerere e Proserpina,
-V. note all'<i>Alcibiade</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note107">
-<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>.&nbsp;&nbsp;</span>τὴν μὲν ἅπασι τοῖς ἐαυτῆς φιλοτίμοις κεκόσμηκεν Αφροδίτη,
-μόνου τοῦ κεστοῦ φεισαμενή. <span class="smcap">Aristen.</span>,
-<i>Lett.</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>, 10.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note108">
-<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«<i>Che cosa vi è di più dolce per un marito che
-una sposa secondo il suo cuore, che cosa di più dolce,
-sopratutto nella gioventù?</i>» <span class="smcap">Antifonte</span>, pr. <span class="smcap">Stob.</span> <i>Flor.</i>,
-<span class="smcap lowercase">LXVIII</span>. Superfluo avvertire qui, una volta per tutte, quello
-che Eudemonippo ha già accennato nel prologo: che se la
-<i>Sposa di Mènecle</i> è stata scritta da lui nella 120ª Olimpiade,
-vale a dire quando Menandro fioriva, e Aristotile
-aveva fatto scuola, egli è alla luce dei lavori della commedia
-nuova e delle pagine più belle dello Stagirìta, che
-s'hanno a studiare, nei novi costumi e sentimenti di quell'epoca,
-i novi ideali della famiglia, dell'affetto coniugale
-e dell'amore; e i richiami alle caste dolcezze amorose, e le
-scene di tenerezza fra giovani fidanzati e sposi, giunte fino
-a noi negli sparsi frammenti greci, e nelle pitture più delicate
-di Terenzio. <i>Fabula jucundi nulla est sine amore
-Menandri.</i> Nella dignità cresciuta del matrimonio la moglie
-ritrova al 4º secolo un posto quasi nuovo fino allora
-per lei: e nella femmina, presa per confinarla nel gineceo
-a procrear figli, appare per la prima volta la compagna
-amante dell'uomo. Ed ecco Aristotile dichiarare che «<i>la
-tenerezza è naturale fra il marito e la moglie</i>, l'uomo
-essendo da natura ancor più incline alla vita in due che
-non alla vita sociale; e in questa tenerezza ritrovarsi molto
-profitto e molte dolcezze insieme riunite». (<span class="smcap">Ar.</span> <i>Eth. Nicomac.</i>,
-<span class="smcap lowercase">VIII</span>, 14). Che più? Eccolo altrove premunir i
-giovani sposi <i>contro l'eccesso della tenerezza</i>, contro la
-intimità spinta al punto da divenire una abitudine tirannica
-e un bisogno inquieto, sì che poi non diventi loro
-impossibile di staccarsi un minuto l'un dall'altro; e insegnar
-loro a padroneggiarsi così da bastare l'uno all'altro,
-anche colla sola memoria, quando l'un d'essi è lontano!
-(<span class="smcap">Aristot.</span>, <i>Econom.</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>, 4). — Però il mio Fània meritava
-le attenuanti, se i moniti di Aristotile (ch'era in que' giorni
-un bambino) non eran fatti per lui.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note109">
-<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«’Ὀλβιε γαμβρ’ ἀγαθός τις ἐπέπταρεν ἐρχομένῳ τοι».
-<i>O felice sposo, qualche buon genio a te veniente
-sternutò.</i> <span class="smcap">Teocr.</span>, <i>Id.</i>, 18. — <i>Hoc ut dixit amor, sinistra ut
-ante — dextra sternuit adprobatione.</i> <span class="smcap">Catullo</span>. — Sullo sternuto,
-or buono or cattivo augurio, cfr. note <i>Alcibiade</i>, 157.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note110">
-<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">Schömann.</span> <i>Ant. greche</i>; <span class="smcap">Lallier</span>, <i>La femme
-dans la famille athénienne</i>. — <span class="smcap">Teofr.</span>, <i>Caratt.</i>, 22.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note111">
-<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Siam le nipoti di Teseo e non siam le schiave dei
-mariti.</i> Cfr. in <span class="smcap">Senofonte</span> le ammirabili pagine (<i>Econom.</i>,
-<span class="smcap lowercase">VII</span>) dove Iscomaco spiega alla sua sposa giovinetta i doveri
-e i diritti della moglie; e com'ella non dee considerarsi
-la schiava, bensì la compagna del marito, e avente
-ella stessa nel domestico governo la sua parte di sovranità.
-(<i>Econ.</i>, <span class="smcap lowercase">VII</span>, 13 e seg.) E con che delicata e viva
-imagine, Iscomaco paragona questa sovranità della moglie
-nella casa a quella della regina delle api; e come insiste
-mostrando alla donna sua gli uffici del marito e della
-moglie, essere diversi ma grandi del pari, «si da <i>non potersi
-discernere chi vaglia più la donna o l'uomo!</i>»
-«E finalmente — ei le soggiunge — cosa sopra tutte le altre
-dolcissima, quando nel compimento degli uffici tuoi, ti
-farai conoscere di maggior valore che non son io, tu ti
-valerai, o moglie mia, dell'opera di me, come di un tuo
-ministro; nè dubiterai che nel tempo avvenire abbi ad essere
-meno riverita». <i>Econ.</i>, <span class="smcap lowercase">VII</span>, 41-2. Siamo già evidentemente
-nelle idee ben lontani dalla posizione umiliante e
-servile assegnata alla donna di famiglia nella antica legislazione
-ateniese! È vero che al tempo di Senofonte, tra
-questo ideale e la generalità del costume, del divario ancora
-ne poteva e ne doveva correre: ma la parola dell'epoca è
-detta e la nuova missione della donna della famiglia è cominciata.
-Verrà tra breve Aristotile a paragonare i diritti
-della sposa coi diritti sacri e augusti del supplice che ha
-deposto il ramo d'olivo sull'ara domestica, e che acquista
-con ciò verso il marito i privilegi della inviolabile ospitalità.
-(<span class="smcap">Arist.</span>, <i>Econ.</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>, 4). E verranno tra breve i comici
-della commedia nuova a lamentarsi delle usurpazioni di
-autorità commesse dalle mogli sui mariti, e a far ridere
-il pubblico alle spese dei mariti tiranneggiati!</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note112">
-<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>E Temistocle ateniese stava sotto alla moglie.</i>
-«Diceva Temistocle scherzando che suo figlio, ancora
-piccino, era il più potente di tutti i Greci. Gli Ateniesi
-comandano ai Greci; io comando agli Ateniesi; <i>sua madre
-comanda a me</i>, e lui comanda a sua madre».
-<span class="smcap">Plut.</span>, <i>Temist.</i>, 18; cfr. <span class="smcap">Plut.</span>, <i>Prec. matrim.</i> — E in
-una commedia di Menandro: «Ecco un uomo di cui ognun
-vanta la felicità in piazza: ma appena varcata la soglia di
-casa sua, è il più infelice di tutti.<i> Sua moglie è la padrona
-di tutto:</i> essa comanda e litiga senza posa». <span class="smcap">Menandro</span>,
-<i>Piloti</i>, fr. 2.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note113">
-<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi la legge citata nel <i>Prologo</i>, pag. 26.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note114">
-<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il fratello consanguineo succede in diritto al padre
-nel disporre della sorte dell'orfana da maritare. V. sopra
-nota 10. — Cfr. <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Onetore</i>, 865, 866; <i>C. Eubulide</i>,
-1311; <i>C. Beoto</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>, 1010. <span class="smcap">Iseo</span>, <i>Eredità di Mènecle</i>,
-§ 5-9.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note115">
-<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Colombi di Sicilia, allevati e tenuti in pregio nelle
-case ateniesi. <span class="smcap">Teofr., <i>Caratt.</i>, 5.</span></p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note116">
-<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>.&nbsp;&nbsp;</span></p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">’Εὰν δὲ κινήσῃ μόνον τὴν Μυρτίλην</p>
-<p class="i01">ταύτην τις, ἢ τιτθὴν καλᾖ, πέρας οὐ ποιει</p>
-<p class="i01">λαλιᾶς. τὸ Δωδοναῖον ἄν χαλκίον,</p>
-<p class="i01">ὃ λέγουσιν ἠχεῖν, ἀν παράψηθ’ ὁ παριών,</p>
-<p class="i01">τὴν ὴμεραν ὅλην. καταπαύσαι θᾶττον ἢ</p>
-<p class="i01">ταύτην λαλοῦαν˙ νύκτα γὰρ προσλαμβάνει.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Menandro</span>, <i>La suonatrice di flauto</i>. (’Αῤῤ ήφορος ἤ αὐλητρίς)
-pr. <span class="smcap">Stef. Biz.</span> — <span class="smcap">Mein.</span>, <i>Fr. Com. gr.</i>, <span class="smcap lowercase">IV</span>, 89.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note117">
-<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Le arie di alterigia e le pretese che le ricche ereditiere
-recavan seco insiem con la dote nella casa maritale
-doveano realmente dar non poco fastidio ai signori mariti
-ateniesi, se fornirono così larga materia agli scrittori comici
-della antica commedia e della nuova (le imitazioni di
-Terenzio comprese): dove si incontrano ad ogni piè sospinto
-le lamentazioni dei poveri mariti.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Εἴθ’ ὤφελ’ ὴ προμνήστρι’ ἀπολέσθαι κακῶς</p>
-<p class="i01">ἥτις με γῆμ’ ἐπῆρε τὴν σὴν μητέρα</p>
-</div></div>
-
-<p>
-«<i>Ahi, fosse perita di mala morte la pronuba che m'indusse
-a sposar la madre tua!</i>» <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Nubi</i>, v. 41.
-«Oh Dei! che sproposito ho io mai fatto a sposar per i
-suoi sedici talenti questa Crobila, una donnicciuola alta un
-cubito! È mai possibile di sopportare una tanta arroganza?
-Per Giove Olimpo, e per Minerva, ohibò!» <span class="smcap">Menandro</span>,
-<i>La collana</i> (πλόκιον), pr. <span class="smcap">Aul. Gel.</span>, <span class="smcap lowercase">II</span>. — <span class="smcap">Mein.</span>, <i>Fr.
-Com. gr.</i>, <span class="smcap lowercase">IV</span>, 189. «Questa vita del matrimonio m'è odiosa! — Perchè
-l'hai presa per il cattivo verso... Se passi il tempo
-a lagnarti de' suoi guai, senza mettere in bilancia i compensi,
-ti desolerai eternamente». <span class="smcap">Men.</span>, <i>L'odiator delle
-donne</i> (Μισογόνης) pr. <span class="smcap">Stob.</span>, <span class="smcap lowercase">LXIX</span>. — <span class="smcap">Mein.</span>, <i>Fr. Com.
-gr.</i>, <span class="smcap lowercase">IV</span>, 164. «Han fatto bene a dipinger Prometeo inchiodato
-allo scoglio... È lui che ha creato le donne... Una
-donna è migliore a sotterrarsi che a sposarsi». <span class="smcap">Menandro</span>,
-<i>fram. inc.</i> — <span class="smcap">Mein.</span>, <i>Fr. Com. gr.</i>, <span class="smcap lowercase">IV</span>, 228. «Maledetto il
-primo che inventò di prender moglie! E poi il secondo, e
-il terzo, e il quarto e tutti quelli che l'imitarono!» <span class="smcap">Menand.</span>,
-<i>La ragazza bruciata</i>. (’Εμπιπραμένη) pr. <span class="smcap">Aten.</span>,
-<span class="smcap lowercase">XIII</span>. — <span class="smcap">Mein.</span>, <i>Fr. Com. gr.</i>, <span class="smcap lowercase">IV</span>, 114.
-</p>
-
-<p>
-E la litania dei lamenti non finisce qui: vedine qui sotto
-degli altri (note 39, 41, 42): e potrei aggiungerne ancora:
-ma pare che bastino.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note118">
-<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>.&nbsp;&nbsp;</span>τὰ τῆς γῆς ἀγαθά. — <span class="smcap">Alcifr.</span>, <i>Lett.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>, 3.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note119">
-<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>.&nbsp;&nbsp;</span>’Ὲχν δ’ἐπίχληρον Αάμιαν «<i>Ho (sposato) una
-strega con la dote</i> (esclama lamentosamente in Menandro
-un vecchio marito): non te l'ho già detto? Non te l'ho
-già detto? Casa e campi mi vengono da lei: e m'è toccato
-per averli di prendere anche lei insieme: e questo, o Apollo,
-è il peggior dei mali!» <span class="smcap">Men.</span>, <i>La collana</i> (Πλόκιον), pr.
-<span class="smcap">Aul. Gel.</span>, <span class="smcap lowercase">I</span>. — <span class="smcap">Mein.</span>, <i>Fr. Com. gr.</i>, <span class="smcap lowercase">IV</span>, 191.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note120">
-<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Plutarco</span>. <i>Proverbii</i> — E poco diverso dai Greci diciamo
-anche noi: <i>chi sprezza vuol comprare</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note121">
-<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Terenzio</span>, <i>Formione</i>: «<i>Nausistrata.</i> In verità mio
-marito amministra senza una cura al mondo i poderi bene
-acquistati dal padre mio: chè egli ne ricavava, senza manco,
-due talenti l'anno d'argento: vedete che differenza da uomo
-ad uomo! — <i>Demifone.</i> Due talenti! — <i>Nausis.</i> Proprio! due
-talenti! e sì le derrate non valeano uno per cento d'adesso».
-v. 788-790. — Cfr. sopra, nota 37, framm. del Πλόκιον.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note122">
-<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Πατρῷ’ ἒχειν δεῖ τὸν χαλῶς εύδαιμονα «<i>Fortunato
-quegli che è ricco dell'eredità del padre!</i> poichè
-delle cose che entrano in casa colla moglie il possesso non
-è nè sicuro nè allegro». <span class="smcap">Men.</span>, <i>inc. fab.</i>, fr. 54. «Se siete
-povero e sposate una donna ricca, vi pigliate una padrona
-e non una moglie: vi riducete alla condizione di essere a
-un tempo e servo e povero». <span class="smcap">Anassandride</span>, <i>incert. fab.</i>
-«O tre volte infelice chiunque essendo povero conduce
-moglie!» <span class="smcap">Men.</span>, Πλόκιον, pr. <span class="smcap">Stob.</span>, <span class="smcap lowercase">LXVIII</span>. «Alla fronte
-superba e alle sue arie tutti si voltano a guardar Crobila:
-poichè è ben nota mia moglie, dalla ricca dote, o piuttosto
-la padrona che mi possiede!» <span class="smcap">Men.</span>, Πλόκιον, pr.
-<span class="smcap">Aul. Gel.</span>, <span class="smcap lowercase">II</span>, 23. «La moglie di lui è la padrona di tutto:
-essa comanda e lo strapazza senza posa». <span class="smcap">Men.</span>, <i>Piloti</i>,
-(Κυβερνῆται).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note123">
-<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«<i>Ma il nostro tesoro è stato carboni</i> (ἄνθρακες ὸ θησαυρὸς ἦσαν)
-come dice il proverbio». <span class="smcap">Luciano</span>, <i>Zeusi</i>.
-«Se sapessi ch'ella ha rivolto ad altri il suo amore, tutti
-i tesori mi diventerebbero cenere». <span class="smcap">Alcifr.</span>, <i>Lett.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>, 3.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note124">
-<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Nubi</i>, v. 71.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note125">
-<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Disposizione degli attori in iscena:
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Aglae</span>, <span class="smcap">Crìside</span> — <span class="smcap">Cròbilo</span>, <span class="smcap">Fania</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note126">
-<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. un frammento dei tempi della commedia di
-mezzo in <span class="smcap">Eubulo</span>, Χρύσιλλα. — <span class="smcap">Mein.</span>, <i>Frag. Com. græc.</i>,
-<span class="smcap lowercase">III</span>, 260. — Cfr. in <span class="smcap">Aristofane</span>, <i>Tesmofor.</i>, v. 545-550: ed
-<span class="smcap">Euripide</span>, <i>Androm.</i>, <i>Jon</i>, <i>Ippolito</i>, <i>Alceste</i>, ecc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note127">
-<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. un frammento di un altro poeta della commedia
-di mezzo: «L'uomo è animale infelice per natura, ma ha
-trovato a' suoi dolori questo conforto (il teatro): poichè
-la mente, dimentica dei propri mali nel compatire i mali
-altrui, vi si diletta e si istruisce insieme. Vedi prima, se
-vuoi, i tragici come giovano a tutti! Imperocchè il povero
-venendo a sapere che vi è stato Telefo più povero
-di lui, già più facilmente sopporta la mendicità; l'infermo
-per qualche insania considera Alcmeone; oppur soffre di
-oftalmia? I figli di Fineo sono ciechi. Morì il figlio al
-padre? Niobe lo consola. O qualcuno e zoppo? Si specchia
-in Filottete. O un altro è vecchio e sfortunato? Lo ammaestra
-Eneo. Qualunque cosa infine uno soffra, maggiori
-stimando le altrui calamità, meno delle proprie si lagna».
-<span class="smcap">Timocle</span>, <i>Le Baccanti</i> (Αιονυσιάξουσαι), pr. <span class="smcap">Stob.</span>, <i>Flor.</i>,
-124. — <span class="smcap">Mein.</span>, <i>Frag. Com. græc.</i> III. 592. Al quale frammento
-di Timocle, G. Guizot, nello studio su Menandro
-(pag. 135), contrappone lo scherzo di Voltaire nella novella
-<i>Les deux consoles</i>: «Songez à Hécube, songez à Niobé,
-dit le philosophe — Ah, dit la dame, si j'avais vecu de leur
-temps, et si, pour les consoler, vous leur aviez conté mes
-malheurs, pensez vous qu'elles vous eussent ecouté?».</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note128">
-<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>.&nbsp;&nbsp;</span>ὢμοι... ὢμοι, <span class="smcap">Eschilo</span>, <i>Agamenn.</i> v. 1343-5.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note129">
-<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>.&nbsp;&nbsp;</span>λίοπη γλῶσσα (<span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Rane</i>, v. 826), <i>lingua scortecciata</i>
-ossia <i>senza pelo</i> dicevano anche i Greci, allo
-stesso modo nostro, di chi sa bene adoperarla.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note130">
-<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«<i>Io mi mostrerò forte e coraggioso e guardante
-l'orìgano</i>» βλέποντ’ ὀρίγανον, <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Rane</i>, v. 602: ossia
-<i>guarderò torvo e brusco</i>. Modo proverbiale, derivato fra
-i Greci dall'odor acre di quell'erba.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note131">
-<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Su le pretese e il bisticciare e il rimbrottar continuo
-con che le mogli dotate molestavano i mariti, vedemmo
-abbondare in Menandro e ne' comici della commedia nuova
-gli esempi. — Cfr. <span class="smcap">Lallier</span>, <i>La femme dans la famille
-athénienne</i>. — <span class="smcap">Benoit</span>, <i>Sur la Comédie de Ménandre</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note132">
-<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«A quella di noi donne che partorisse un uomo utile
-alla città, legislatore o capitano, era giusto le si desse
-qualche premio, e il primo seggio nelle feste Stenie e nelle
-<i>Scire</i>, e nelle altre che noi donne sogliamo celebrare».
-<span class="smcap">Aristof.</span> <i>Tesmof.</i>, v. 834. «Tu lampada sarai a parte dei
-presenti consigli, che furon presi dalle amiche mie nelle
-feste Scire». <span class="smcap">Aristof.</span> <i>Eccles.</i>, v. 18. Si celebravano dalle
-donne in onor di Minerva le Scire o <i>feste dell'ombrella</i>,
-ai dodici del mese detto appunto <i>sciroforione</i> (giugno-luglio),
-sulla via da Atene a Sciro ov'era il tempio di
-Minerva Scirade. Il sacerdote portava nella processione
-un ombrello bianco.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note133">
-<p><span class="label"><a href="#tag133">133</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Che mai di buono farem noi donne, noi che sediamo
-con chiome tinte di biondo, portiam tuniche color
-di croco, e siam cariche di ornamenti e vestiam cimberiche
-a strascico (κιμβερίκ’ ὸρθοστάδια) e peribàridi ai
-piedi?» <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Lisistr.</i>, 45. — τὼ Περσικά, ibid., 230.
-Eran calzari di gala, alla persiana.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note134">
-<p><span class="label"><a href="#tag134">134</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Eurip.</span>, <i>Medea</i>, <i>Androm.</i> — <span class="smcap">Anassandride</span>, <i>Inc. fab.</i>
-Vedi avanti la nota 69.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note135">
-<p><span class="label"><a href="#tag135">135</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Simili al bisso (ch'era una specie di tessuto di lino)
-ma assai più fini erano i tessuti rinomati che l'isola di
-Amorgo forniva per certe tonache o camicie di donna, di
-straordinaria finezza e trasparenza, e che dal luogo d'origine
-si chiamavano ἀμόργινα. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Lisistr.</i>, v. 150;
-Scol. in <span class="smcap">Eschine</span>, <i>C. Timarco</i>, 97.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note136">
-<p><span class="label"><a href="#tag136">136</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sotto il nome di <i>Colìade</i> (dal borgo attico di Colias
-ov'era il tempio) e di <i>Genetìllide</i> (come preside agli
-atti sessuali) avea Venere speciali onoranze di riti lascivi
-femminili. «Se alcuno le avesse convocate (le donne) nel
-tempio di Pane, di Venere Colìade o di Genetìllide, non
-si potrebbe più passare per la gran copia dei timpani».
-<span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Lisistr.</i>, v. 1 seg. «Sposatala, giacevo con lei
-che olezzava di unguento di croco, di baci con la lingua
-tra le labbra, di ghiottornie, di Colìade e di Genetìllide».
-<span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Nubi</i>, v. 41 seg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note137">
-<p><span class="label"><a href="#tag137">137</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Era devoluta ai <i>tesmotéti</i> (gli ultimi sei de' nove
-arconti) oltre la presidenza de' giudizi, de' comizi elettorali,
-ecc., anche la sorveglianza dell'ordine e della quiete
-pubblica. Per che di notte l'uno di essi per turno andava
-in ronda per la città. Vedi <span class="smcap">Ulpiano</span>, nei <i>Commenti a Demostene</i>,
-orazione <i>Contro Midia</i>: e fu probabilmente durante
-il suo giro di ispezione, che il tesmoteta di cui ivi
-si parla, per essersi inframmesso in un parapiglia, a soccorso
-di un suonatore, toccò la sua parte di bastonate.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note138">
-<p><span class="label"><a href="#tag138">138</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per brevità, nella recita, da questo punto si ometta il
-brano di scena che segue, da qui saltando addirittura a
-pag. 123, alle parole di Cròbilo:
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>sotto voce ad Aglae che s'allontana con Mìrtala</i>)
-Mi raccomando non le mostrar tutta la guardaroba, ecc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note139">
-<p><span class="label"><a href="#tag139">139</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Fanciulla di sette anni, portai nella processione
-di Minerva i sacri arnesi; di dieci, macinai l'orzo di Minerva
-nostra signora; poi, vestita dell'abito color di croco,
-simboleggiai l'orsa di Diana nelle feste Brauronie; quindi,
-fatta fanciulla leggiadra, portai il canestro sacro con un
-monile di fichi secchi al collo». <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Lisistr.</i>, 641 seg.
-In queste parole della <i>Lisistrata</i> è brevemente riassunta
-la prima educazione delle fanciulle ateniesi di distinta
-nascita.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note140">
-<p><span class="label"><a href="#tag140">140</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Vespe</i>, 103-4; 850. Rendevano i
-giudici, come s'è detto, le sentenze ne' giudizi in varie
-forme, oltre quelle dei ciottoli neri e bianchi, o delle palline
-forate ed intere (v. <i>Prologo</i>, nota 52). Era anche uso segnar
-la condanna col tirar righe lunghe sulla cera delle
-tavolette. Questo però non toglieva l'uso de' ciottoli o delle
-pallottole, necessario a ogni modo, per lo scrutinio de' voti:
-come vedi nel passo citato delle <i>Vespe</i>: «e per severità
-tirando una lunga riga in segno di condanna, rientra in
-casa con le unghie impiastricciate di cera: e temendo gli
-vengano meno i ciottoli, per aver modo di dare il voto,
-mantiene in casa un litorale». v. 103 seg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note141">
-<p><span class="label"><a href="#tag141">141</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sul banchetto funebre che, in onor dell'estinto, al
-nono e al trigesimo giorno dalla morte, celebravasi, in vesti
-bianche di lutto, da' parenti suoi, cfr. <span class="smcap">Iseo</span>, <i>Eredità di Cirone</i>;
-<span class="smcap">Demostene</span>, <i>Corona</i>; <span class="smcap">Polluce</span>, <span class="smcap lowercase">I</span>, 7, ecc. La trascuranza
-ne' figli, delle onoranze funebri ai genitori era punita
-dalle leggi e portava seco interdizione civile. <span class="smcap">Senof.</span>, <i>Memorab.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note142">
-<p><span class="label"><a href="#tag142">142</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Iseo</span>, <i>Ered. Pirro</i>, § 64. Cfr. <i>Prologo</i>, pag. 27.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note143">
-<p><span class="label"><a href="#tag143">143</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Le deposizioni degli schiavi nei giudizi, non erano
-assunte e tenute valide come prove, se non estorte coi
-tormenti (βασανίξειν) dagli inquisitori a ciò destinati (βασανισταὶ),
-in presenza dei rappresentanti delle parti che
-scrivevano il deposto per unirlo agli atti. Ε βάσανος
-dicevasi, oltre il supplicio, anche la deposizione de' servi col
-supplicio strappata: a differenza di μαρτυρία ch'era la testimonianza
-de' liberi. (Potevano in casi eccezionali anche
-i liberi cittadini esser posti a tortura, ma solo per espresso
-decreto del popolo: così Mantiteo e Apsefione, senatori, a
-stento la scansano, abbracciando supplici l'altare. <span class="smcap">Andoc.</span>,
-<i>Misteri</i>). Quello dei contendenti che vi aveva interesse
-<i>provocava</i> a ciò l'avversario (πρόκλησις εὶς βάσανον)
-esibendo di dare ai tormenti i proprî schiavi o disfidando
-l'avversario a dare i proprî. Accettar la <i>provocazione</i> o
-<i>richiesta</i> non era obbligo: ma ricusarla induceva presunzione
-sfavorevole al ricusante. «Voi tutti sapete che le
-provocazioni furono create per quelle cose che non si possono
-produrre innanzi a voi. Quando non può farsi investigazione
-innanzi a voi, ha luogo per via di tormenti la
-provocazione». <span class="smcap">Demost.</span>, <span class="smcap lowercase">I</span>, <i>C. Stef.</i> «<i>Io gli chiesi pei
-tormenti tre sue ancelle</i> informate del fatto e dei danari
-che Afobo e la donna possedevano: acciocchè a dimostrazione
-del vero, non fossero i soli ragionamenti, ma le prove
-della tortura. La qual mia proposta, approvata da tutti i
-presenti, fu ricusata da lui. Ora voi per le pubbliche e
-le private cose reputate la tortura, fra tutte, la più degna
-di fede: e ovunque siano servi e liberi e occorra raccogliere
-indagini, non vi valete delle testimonianze dei liberi, ma
-tormentando i servi cercate ritrovare la verità. E fate bene,
-o giudici: poichè dei cittadini testimoni già parecchi furono
-colti in falso: <i>ma dei tormentati nessuno fu mai
-convinto di non aver detto la verità durante la tortura</i>».
-<span class="smcap">Demost.</span>, <span class="smcap lowercase">I</span>, <i>C. Onetore</i>, dove il massimo oratore ripete
-quasi alla lettera un passo di <span class="smcap">Iseo</span> suo maestro (<i>Ered. di
-Cirone</i>). E altrove: «Or come può non essere che questi
-testimoni abbian deposto il falso? dacchè neanche ora <i>ardiscono
-concedere il corpo della schiava</i>, che testificarono
-già offerto da Teofemo, e <i>così confermare col fatto</i>
-la verità della lor testimonianza. Consegnando della schiava
-il corpo, non se ne trarrebbero co' tormenti le prove per
-le quali Teofemo ingannò i giudici?... Sola la femmina
-trovatasi presente avrebbe detto il vero, non già testificando
-con la tabella (in iscritto), ma con la più salda e
-sicura delle testimonianze, coi tormenti cioè. I motivi
-dunque coi quali (Teofemo) ingannò i giudici appariscono
-falsi, chè non osa consegnare il corpo della schiava, e
-invece ama meglio mettere al cimento il fratello e il cognato
-per falsa testimonianza, anzichè mediante il corpo
-della schiava scagionarsi». <span class="smcap">Dem.</span> <i>C. Everg.</i> 7-9. — E Licurgo
-oratore: «Nell'atto di accusa io aveva citato i testimonî,
-chiedendo si tormentassero gli schiavi di Leocrate. Ma
-Leocrate respingendo la provocazione, si accusa traditor
-della patria. Sì: egli <i>con lo scansare la prova degli schiavi</i>
-consapevoli de' fatti suoi, confessò la verità della querela.
-E ignora alcun di voi che nelle controversie l'esame degli
-schiavi e delle schiave e il tormentarli quando sanno la
-cosa è tenuto secondo giustizia ed è comune a tutti? Or
-dunque io fui sì lungi dall'apporre a Leocrate falsa accusa,
-che a mio carico volevo venire alla prova, tormentando
-gli schiavi di lui: ma egli per sua mala coscienza
-nol sofferse. Eppure i suoi <i>schiavi e le schiave avrebbero</i>
-più facilmente negato che dato falsa accusa al padrone».
-<span class="smcap">Licurgo</span>, <i>C. Leocrate</i>. — Ecco invece un esempio di provocazione
-all'opposto: «Pensai che innanzi tutto convenisse
-provocar costui (l'avversario) per convincerlo. E in qual
-modo? Volli dargli (all'avversario) un mio giovanetto, che
-sapeva di lettere, acciò fosse posto ai tormenti. Or non poteva
-esso avversario tacciarci di falsatori con l'investigare
-la verità, tormentando il giovinetto? Ma <i>egli ricusò</i>». <span class="smcap">Demost.</span>,
-<i>C. Afobo, falsa testim.</i> Cfr. <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Neera</i>
-e altrove. Ho citato questi passi, e tralascio citarne altri,
-degli oratori, a dare un'idea caratteristica e precisa di quel
-che fosse la tortura de' servi ne' giudizi ateniesi e il valore
-grande che vi si attribuiva. Certo bisogna riportarsi all'idee
-antiche sugli schiavi, e al diritto antico che li riguardava
-come cose e cadaveri, per concepire come tanta crudeltà
-paresse la cosa più naturale del mondo anco agli animi
-più miti, e in Atene stessa, ove la legge era ad essi più
-benigna che altrove, fino a dar loro il diritto di richiamarsi
-degl'ingiusti maltrattamenti. (Cfr. note all'<i>Alcib</i>.) Che
-però le deposizioni degli schiavi tormentati meritassero
-tutta quella fede che <span class="smcap">Iseo</span> e <span class="smcap">Demostene</span> sembrano attribuirvi
-a parole, e che facea dar ad esse maggior peso delle
-testimonianze de' liberi, pareva già dubbio, nella sua profonda
-intuizione dell'essere umano, ad <span class="smcap">Aristotile</span>, il quale
-nella <i>Retorica</i> discute di questo metodo di prova i vantaggi
-e i danni: e trova potersi «ad ogni sorta di tormenti
-obiettar questo: che sforzano a dire tanto il falso che il
-vero, e che i torturati o stanno forti e non dicono la verità o
-per impazienza facilmente dicono il falso, affine di uscire
-più presto dal martirio» (<i>Retor.</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>, 13). Ancora è ad osservarsi
-che nelle arringhe pervenuteci, quanto son frequenti
-le <i>provocazioni</i> a questa prova, altrettanto lo sono
-(come per esempio in <i>tutti</i> i passi sopracitati) le <i>ricusazioni</i>;
-e non sembrando verosimile che debban tutte attribuirsi
-a paura della prova, e che i contendenti potendo
-giovarsene se ne privassero così leggermente, è a credere
-che, nel fatto e nella consuetudine, un sentimento più
-umano correggesse in parte la ferocia della legge, e che
-la così detta <i>provocazione</i>, così frequente nelle arringhe,
-fosse il più delle volte, e lo andasse diventando sempre
-più ai tempi di <span class="smcap">Aristotile</span> e posteriori, una forma retorica,
-dagli oratori usata più per ispauracchio e per crescere
-efficacia alla argomentazione, che per seria intenzione
-di vederla in atto. E giova il pensarlo, affinchè quel passo
-truce che <span class="smcap">Demostene</span>, nell'arringa contro Onetore, ripeteva
-con le parole stesse di <span class="smcap">Iseo</span> (quasi farlo interamente
-suo gli ripugnasse), ci trovi indulgenti verso il sublime
-oratore: tanto più se si pensi che <span class="smcap">Demostene</span>, così corrivo
-a provocare a parole con questa prova gli altri, o per conto
-altrui, quando vi fu provocato egli stesso nella gravissima
-lite con <span class="smcap">Eschine</span>, e accettarla probabilmente gli conveniva,
-con nobili parole a sua volta la ricusò. «Venga qui il carnefice — grida
-<span class="smcap">Eschine</span> — e dia i tormenti innanzi a voi....
-Se Demostene si chiarirà mentitore, condannatelo alla pena
-di confessare innanzi a tutti che egli è maschio-femmina
-e non libero. Conduci alla ringhiera gli schiavi.... (<i>provocazione</i>);
-ma <span class="smcap">Demostene</span> rifiuta l'uso dei tormenti, perchè
-<i>non vuol dipendere dai tormenti de' servi</i>.» <span class="smcap">Eschine</span>, <i>Ambasceria</i>.
-Caratteristiche parole che, forse, già in <span class="smcap">Demostene</span>
-adombrano il pensiero di <span class="smcap">Aristotile</span>, e, molti secoli
-più tardi, di <span class="smcap">Beccaria</span>.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note144">
-<p><span class="label"><a href="#tag144">144</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per essere un pretesto umoristico, questo di Mènecle
-era abbastanza legittimo. Cfr. <span class="smcap">Demostene</span>, nell'arringa
-contro Macartato, per l'eredità di Agnia: «Innanzi
-tutto avevo deliberato, o giudici, di scrivere in una tavoletta
-i parenti di Agnia per modo che fossero tutti notati ad
-uno ad uno: ma poi stimai che <i>quella tavoletta non si
-potrebbe veder bene da tutti i giudici e massime da quelli
-che siedono più lontani</i>». <i>C. Macart.</i>, § 18.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note145">
-<p><span class="label"><a href="#tag145">145</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Al Ceràmico era la passeggiata del bel mondo ateniese,
-e le scritte sui pilastri e sui muri vi facevano l'ufficio
-della cronaca cittadina delle nostre gazzette. Ivi i buontemponi
-e i maldicenti, con epigrammi ed iscrizioni col carbone,
-si divertivano a mettere in piazza i fatti del prossimo;
-e gli innamorati talora vi scrivevano le loro dichiarazioni
-amorose alle belle, come ce ne restano esempi a
-Pompei. «Leggi quel ch'è scritto sui muri del Ceràmico,
-dove i nostri nomi stanno sui pilastri.... E trovai questa
-scritta là dove s'entra a destra verso il Dìpilo». <span class="smcap">Luciano</span>,
-<i>Dialoghi delle cortigiane</i>. «Ho pensato scrivere sul muro
-del Ceràmico dove Architele suol passeggiare: <i>Aristeneto
-contamina Clinia</i>». <span class="smcap">Luciano</span>, <i>ibid.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note146">
-<p><span class="label"><a href="#tag146">146</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Famiglia dei <i>Britidi</i>, v. <span class="smcap">Demostene</span>, <i>C. Neera</i>, 1365.
-Sugli <i>Almeonidi</i>, l'illustre famiglia di Pericle e di Alcibiade.
-Vedi note all'<i>Alcib.</i>, atto <span class="smcap lowercase">I</span>, n. 37.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note147">
-<p><span class="label"><a href="#tag147">147</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«E così la maritammo ad Elèo del borgo di Sfetto,
-e Mènecle le restituì la dote». <span class="smcap">Iseo</span>, <i>Ered. di Mènecle</i>, § 9.
-Il divorzio infatti portava seco la restituzione della sostanza
-dotale alla moglie o alla famiglia di lei. «La legge vuole
-che se uno ripudia la moglie, restituisca la dote ovvero
-paghi l'interesse di nove oboli; a chi ha la donna in cura
-concede facoltà di muover lite nell'Odeone per gli alimenti».
-<span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Neera</i>, 52. «È obbligato dalla legge
-a restituir la dote con l'interesse a ragion di nove oboli».
-<span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Afobo</i>, 17. Questa restituzione era però esclusa
-(e l'egregio <span class="smcap">Mariotti</span> omise nel suo Codice ateniese di
-notarlo) nel caso di colpa della moglie, come si vede
-dalla stessa arringa contro Neera: «In vederla Frastore nè
-costumata, nè a lui obbediente, e informato ch'ella non era
-figlia di Stefano, ma di Neera, e perciò reputandosi ingannato,
-entrò in ira contro tutti costoro, e mal soffrendo
-l'ingiuria e l'inganno, scacciò di casa la donna sua gravida,
-che aveva tenuta circa un anno, <i>e non le restituì la
-dote</i>». <i>C. Neera</i>, 1362, cfr. 1363. Ma questo di Frastore
-con la cortigiana Neera non era evidentemente il caso del
-buon Mènecle mio.
-</p>
-
-<p>
-Del resto quest'obbligo della restituzione della dote era
-in Atene non disprezzabile freno alla estrema facilità e moltiplicazione
-de' divorzi. Più di un marito bramoso di sbarazzarsi
-della moglie, e al quale la legge ne apriva cento
-vie, s'arrestava solo dinanzi al pensiero di ritornar povero
-o all'impossibilità di fare la restituzione impostagli. Indi
-la prudente riflessione di un personaggio di <span class="smcap">Euripide</span>:
-«Delle ricchezze che la moglie porta in casa non si gode:
-<i>non servono che a rendere il divorzio più difficile</i>». <span class="smcap">Euripide</span>,
-<i>Melanippe</i>, fr. 31.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note148">
-<p><span class="label"><a href="#tag148">148</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">Luciano</span>, <i>Dialoghi delle etére</i>. — <span class="smcap">Aristeneto</span>,
-<i>Lettere</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note149">
-<p><span class="label"><a href="#tag149">149</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulle idee dei Greci intorno al suicidio, caratteristica
-ed eloquente fra tutte la pagina di <span class="smcap">Plutarco</span> nella
-vita di Cleomene, ossia le parole ch'ei pone in bocca a
-questo re. Disfatto in battaglia, perduto il trono, costretto
-a fuggire da Sparta sua, mentre Antigono è già alle porte,
-l'eroico re, al suo compagno d'armi, il prode Tericione,
-che consiglia il suicidio, risponde: «Vile che sei, credi
-esser magnanimo e generoso <i>perchè insegui la morte che
-è la più facile delle cose umane</i> e che è sempre in poter
-nostro? Bisogna che la morte che si elegge non sia la fuga
-da un'azione, ma un'azione essa medesima: <i>nessuna maggior
-vergogna del non vivere e non morir che per sè.</i>
-Quando la <i>speranza di esser utile ancora alla patria nostra
-ci lascierà, allora soltanto ci sarà facile morire</i>».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note150">
-<p><span class="label"><a href="#tag150">150</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Οὔκουν ἔφη δεῖν ἐκείνην τῆς χρηστότητος τῆς ἑαυτῆς τοῦτο ἀπολαῦσαι, ἄπαιδα καταστῆναι συγκαταγηράσασαν αὑτῳ <span class="smcap">Iseo</span>, <i>Ered. di Mènecle</i>, § 7.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note151">
-<p><span class="label"><a href="#tag151">151</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per quanto il divorzio in Atene fosse reso dalle
-leggi e dall'uso un caso affatto ordinario e frequente, esso
-non colpiva perciò meno duramente l'onore e l'amor proprio
-della donna, per lo meno nei casi in cui era il marito che di suo proprio impulso lo promoveva. Già abbiam
-visto (<i>Prologo</i>, pag. 27) che in questi casi il divorzio
-era nella legge stessa qualificato <i>ripudio</i> (ἀπόπεμψις): e
-il sentimento pubblico s'accordava colla legge, nella spiegazione
-umiliante di quella parola. Ed <span class="smcap">Euripide</span>, ne' cui
-drammi, sotto la larva delle favole antiche, le idee e i costumi
-dell'età sua si rispecchiano, per questo fa dire a
-Medea: «<i>Non onorevoli</i> (ossia <i>vituperosi</i>) <i>sono i divorzj
-alle donne</i>» (οὐ γαρ εὐκλεεῖς ἀπαλλαγαι γυναιξὶν) <i>Med.</i>,
-236. E altrove nella <i>Andromaca</i>, fa dire a Menelao, di
-sua figlia Ermione parlando: «Io non voglio che mia figlia
-sia privata del talamo: poichè <i>tutte le altre cose</i>, che la
-donna soffra, sono di minor conto: ma <i>perdendo il marito,
-perde la vita</i>» (ἀνδρος δ’ἁμαρτάνουσ’ ἁμαρτάνει βιου).
-<span class="smcap">Euripide</span>, <i>Androm.</i>, 370-4. E il comico Anassandride, dei
-tempi della commedia di mezzo, nel passo più sopra citato:
-«<i>Difficile</i> e <i>ripida</i>, aspra (χαλεπὴ καὶ προσάντης),
-è o figlia la via del ritorno alla casa del padre dalla casa
-del marito, per qualunque donna costumata: poichè ell'è
-una via che porta seco l'ignominia» (ὁ γἁρ δίαυλός ἐστιν αισχύνην ἔχων).
-<span class="smcap">Anass.</span>, <i>Inc. fab.</i>, 5.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note152">
-<p><span class="label"><a href="#tag152">152</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Bastare, disse, <i>che fosse infelice lui solo</i>» ἱκανὸς γὰρ, ἔφη, αὐτὸς ἀτυχῶν εῖναι.
-<span class="smcap">Iseo</span>, <i>Ered. di Mènecle</i>,
-§ 7.</p>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
-</p>
-
-<h2 id="atto2">ATTO SECONDO</h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Casa di Mènecle. Sala aperta comune (προστάς o παστάσ)
-che dà sul peristilio; riccamente dipinta e decorata con
-ricco mobilio. A destra le colonne del peristilio che
-supponesi aprirsi da questo lato, e immettere per le
-quinte di destra agli ingressi esterni; a sinistra l'ingresso
-dal <i>metaulo</i> che immette alle stanze interne del
-gineceo. Nello sfondo altra porta che mette alla stanza
-da letto θαλαμος. Nell'angolo a sinistra della sala,
-il piccolo altare domestico. Una panòplia è appesa alla
-parete.
-</p>
-</div>
-
-<h3>SCENA I.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Aglae</span> <i>e</i> <span class="smcap">Tratta</span>.
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Aglae traversa rapidamente la scena, dalla porta laterale
-di sinistra, quella del gineceo, alla porta di mezzo ch'è
-nello sfondo: a mezza via si arresta, e chiama forte.)
-</p>
-</div>
-
-<p class="pad2">
-<span class="smcap">Agl.</span> Tratta!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tr.</span> (<i>affacciandosi dalla porta di sinistra</i>) Padrona!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Appena vien Fània da mio marito, avvertimi.
-Va! (<i>Tratta rientra</i>). E dunque... Fània,
-da fratello affettuoso, compiangendomi, pensa
-a parlare per me; Mènecle, da marito magnanimo,
-compiangendomi, pensa a liberar
-me; Cròbilo, da amico leale, compiangendomi,
-pensa a consolar me. E se Aglae la
-compianta li burlasse tutt'e tre? (<i>esce per la
-porta di mezzo</i>).
-</p>
-
-<h3>SCENA II.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Mènecle</span> <i>e</i> <span class="smcap">Blèpo</span>.
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Mènecle leggendo una carta, seguito da Blèpo, entra
-dal peristilio a destra).
-</p>
-</div>
-
-<p class="pad2">
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>leggendo</i>) «Scegliere fra essere o non
-essere. O si è marito o non si è. Se essere non
-volevi, non dovevi diventarlo». Ma bravo,
-per Giove, mio cognato Fània! Platone non
-avrebbe ragionato meglio! (<i>si volge a Blèpo</i>)
-E che t'ha detto Fània nel darti questa?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> Che ripassava.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Che ombra fa?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> Un piede<a class="tag" id="tag153" href="#note153">[153]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Oh, oh! quasi mezzodì! Sarà qui a momenti.
-Va. (<i>lo richiama</i>) Aspetta. Ed è tornato,
-n'è vero, in mia assenza, Elèo?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> No.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Come no? e queste carte? chi te l'ha
-date?
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Accennando altre carte che ha in mano).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> Lui.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Quando?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> Stamattina.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Dove?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> Qui.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Dunque è venuto, imbecille!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> Grazie.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>impazientito</i>) È venuto sì o no?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> Venuto sì, tornato no.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>lo guarda sorpreso</i>) Eh?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> (<i>con far grave e sentenzioso</i>) <i>Venire</i> non è lo
-stesso di <i>tornare</i>. E se uno viene, non torna. E
-se uno torna, non viene. Però si può dire: <i>In
-questo suol vengo e ritorno</i>, come Eschilo fa
-dire ad Oreste esule<a class="tag" id="tag154" href="#note154">[154]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>guardatolo attonito, se gli appressa, tra serio
-e canzonatorio</i>) Bravo!... E, dimmi in grazia...
-dove e quando hai imparato queste belle
-cose?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> (<i>con gravità</i>) Ieri, passando dal Liceo, da uno
-di quei filosofi che ci stanno. E delle altre
-cose ancora...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>ironico</i>) Ah!... sei divenuto un savio...
-dunque?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> (<i>sentenzioso</i>) No, padrone. Perchè ciò che
-diviene non è<a class="tag" id="tag155" href="#note155">[155]</a>, e non può essere nel momento
-che diviene: altrimenti, se fosse già,
-non diverrebbe, o, se diviene, diviene un'altra
-cosa: e quello che è, se potesse divenire,
-allora l'essere diventerebbe eguale al non
-essere, mentre il non essere è diverso dall'essere,
-come dice Ercole in Euripide<a class="tag" id="tag156" href="#note156">[156]</a>. E
-per scegliere quindi fra l'essere...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>continuando ironico</i>) ... e il non essere...
-Ferma un momento. E dimmi un po'... hai
-scopato le stanze stamane?... e la casa è all'ordine?...
-è?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> Sicuro che è.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>fissandolo</i>) Ma potrebbe anche non essere,
-visto come impieghi il tempo. Vedi questo?
-(<i>gli mostra un grosso bastone</i>) Cosa credi che
-sia? essere o non essere?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> (<i>tirandosi a rispettosa distanza</i>) Vedo. È un
-bastone... è...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Ne convieni? Ebbene, se ti sento fare ancora
-di queste scoperte, e bazzicar quei galantuomini
-che mangiano fichi nel Liceo<a class="tag" id="tag157" href="#note157">[157]</a>,
-questo, che è un bastone, ti annunzio che può
-<i>divenire</i> uno spianatoio per le tue spalle, pur
-non cessando di <i>essere</i> un bastone. M'hai
-inteso?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> Perfettamente.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Vedi che lo sei, un savio!... Va.
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Blèpo esce, facendo comiche smorfie).
-</p>
-</div>
-
-<h3>SCENA III.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Mènecle</span> <i>solo</i>.
-</p>
-
-<p>
-Per gli Dei e per i démoni!... L'amico Isocrate
-ha ben ragione di pigliarsela con que' maledetti
-sofisti!<a class="tag" id="tag158" href="#note158">[158]</a> Ancora un po' e questo mariuolo
-<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
-mi rifaceva la lezion di Fània! (<i>passeggia
-su e giù</i>) Del resto, mio cognato non
-potea venir in mezzo più a proposito. Tanta
-fatica di meno. La cosa va più liscia che non
-avrei sperato... Oh eccolo!...
-</p>
-
-<h3>SCENA IV.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Mènecle</span> <i>e</i> <span class="smcap">Fània</span>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> Buon dì, Mènecle...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Salute, cognato mio... (<i>disinvolto</i>) Sicchè
-tu vieni a dirmi che hai scoperto che tua
-sorella non è felice con me, e a rimproverarmi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> (<i>impacciato</i>) Non a rimproverarti... Ma se
-felice ella sia, domandalo a te stesso, alla
-tua coscienza...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>disinvolto</i>) Ben detto!... E dimmi: perchè
-non l'hai domandato tu prima... alla gran
-madre... alla natura?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> Mènecle!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Ah tu credevi che il vecchio Mènecle, un
-cittadino pieno di meriti...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> Oh certamente...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Grazie. Vedi che andiam d'accordo... un
-cittadino pieno di grandi meriti, noti a tutta
-Atene (<i>si interrompe sospirando comicamente</i>) — da
-dieci olimpiadi! — avesse a dare, a una
-giovinetta di diciott'anni, le emozioni che tu
-dài alla tua Crìside, ammannendo alla di lei
-fantasia... i suoi grandi meriti per imbandigione!?...
-Bel pasto!... e sostanzioso... per
-una mensa coniugale!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> Questo io non dissi... ma...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Ah! c'è un ma...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> Ma io sperai che non per nulla, sulla soglia
-della tua casa, il giorno che Aglae vi
-entrò, stessero appese, in lieto augurio, le ghirlande
-di antico alloro intrecciate alla giovane
-édera: e che in quel dì non fossero indarno
-comparse le due cornacchie all'altare. Vi
-hanno premure delicate, cure affettuose, conforti...
-che anche un uomo...
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Fa pausa come cerchi la parola).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Tira via... Di' pure... maturo. Sono stato in
-Sicilia con tuo padre...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> Ebbene sì... che anche un uomo... inoltrato
-sul cammino del tempo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Men.</span> (Ama le perifrasi!)... Grazie...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> ... al pari degli altri <i>può</i>, e più degli altri,
-<i>deve</i> dare ad una giovane compagna; e che
-potrebbero compensarla...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>prosegue ironico la frase</i>) ... di quell'altre
-che le mancassero. Benissimo. E insomma...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> (<i>impazientito</i>) Oh insomma io dico che tu
-trascuri Aglae. Non hai premure per lei.
-Aglae non è contenta. Aglae non è felice...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>a parte sospirando</i>) (Pur troppo!)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> E non è questo che sperava mio padre,
-non è questo che speravo io...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Già, già! lo so, quello che tu credevi,
-che tu speravi. Tu speravi che io rinnovassi
-il miracolo di Jolao, quando nel furor della
-battaglia ricuperò le forze giovanili<a class="tag" id="tag159" href="#note159">[159]</a>. Speravi
-che Giunone Nuziale non si pappasse i
-sagrifici a ufo, e bastassero i cestelli di fichi
-a portar nella casa nostra le gioje, e bastasse
-la focaccia di sésamo a portarvi la
-fecondità!<a class="tag" id="tag160" href="#note160">[160]</a> Speravi che io ti facessi zio di
-<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
-una bella corona di nipotini, di amorini vispi,
-ricciutelli, paffutelli, per indennizzarti di quelli
-che ancora aspetti dalla tua Crìside... dopo
-dieci mesi che l'hai sposata. Uh vergogna!
-vergogna!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> Ma io ti dirò...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>interrompendolo</i>) Ma io ti dirò che il padre
-di Crìside, quando te l'ha data, ha ben
-pronunciato le parole sacramentali: <i>Ti consegno
-mia figlia, perchè ne nascano figli legittimi:</i><a class="tag" id="tag161" href="#note161">[161]</a>
-e tu l'hai promesso e giurato. Aglae,
-quando io la sposai, era orfana, e quindi io...
-quella promessa non l'ho fatta a nessuno.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> (<i>risentito, accorgendosi dell'intonazione comica
-di Mènecle</i>) Mènecle! ti prego, per Giove!
-di cessare lo scherzo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Sì, giusto, invoca Giove, ch'è il custode
-de' giuramenti. Te la darà lui... Ma vedi, bizzarria
-de' giudizi!... Il buon Mènecle, quell'asino
-di Mènecle, tra sè e sè, avea pensato:
-Che cosa mai di bello può fare un
-marito vecchio in casa di moglie giovane?!
-Che cosa di bello può mai, se non lasciarle
-<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
-mancare quel meno che è possibile, e starle,
-quel più che è possibile, fuori dei piedi?
-O dovrà trastullarsi a provarle indosso la
-veste color di croco e gli stivaletti regalatile
-per la festa della Dea? Sarebbe, qui
-tra noi, amareggiarle il regalo. O farle delle
-mani arcolaio e reggerle i fili di lana, intrattenendola
-di quel che s'è discusso nell'assemblea
-e sotto i portici? Anche Ercole
-filava per Onfale, ma era giovine, <i>ed era Ercole</i>:
-e pure Onfale ci si annoiava. Non resterebbe
-che raccontarle ancora la mia campagna
-di Sicilia di 36 anni fa, e la battaglia
-di Catania, e la strage al passaggio del fiume
-Asinaro, e come innanzi di arrendermi ammazzai
-quattro nemici, e come fummo rinchiusi
-nelle Latòmie e come scappai... Ce
-n'è per tre sere... e poi? a furia di raccontargliela,
-mia moglie la sa a memoria. Un
-giorno, per cambiare, mi provai a rifarle la
-storia, e cominciai: <i>Appena fummo arrivati
-sulla riva del fiume</i>... lei non mi lascia finire
-e impazientita tira via: «Appena foste arrivati
-<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
-sulla riva del fiume, le retroguardie avvisarono
-la presenza di un nugolo di nemici;
-Nicia passò a cavallo sulla fronte delle schiere,
-le trombe risonarono...» e <i>patatì</i>... e <i>patatà</i>...
-la sapeva meglio di me. Ma che stizza, che
-stizza, ci metteva!... Quando arrivò al punto
-della fuga dalle Latòmie, ho avuto fin paura
-che pel dispetto vi appiccicasse una variante
-e invece di farmi fuggire, la mi facesse prendere
-e accalappiare!... (<i>pausa, indi sospirando</i>)
-Eh, forse per lei sarebbe stato meglio!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> Mènecle, tu sei proprio ingiusto verso
-Aglae. Io so che ella ti stima... e...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>rompendogli la parola in bocca</i>) E gli Dei
-glie ne daranno merito. Alle corte. (<i>con accento
-reciso</i>) Tu non puoi dirmi nulla ch'io
-già non sappia e non vi puoi aggiungere
-che delle sciocchezze. Io ho fatta una corbelleria,
-e tu vieni a dirmene cento. Ma io
-posso disfare la mia, e tu puoi risparmiare
-le tue. L'arconte pronuncierà il divorzio...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> (<i>vivissimo, stupefatto</i>) Che?!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Ell'era, per legge, in tua balìa avanti le
-<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
-nozze. Tu sei il guardiano della felicità sua.
-Aglae da te l'ebbi. Ridomandala tu<a class="tag" id="tag162" href="#note162">[162]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> Io?... mai!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> E allora... (<i>se gli appressa grave, severo</i>) con
-che cuore e perchè me la accordasti?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> (<i>imbarazzato</i>) Perchè tu lo sai... fu l'ultimo
-desiderio del padre nostro...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> E perchè Mènecle era ricco e liberava
-innanzi alla legge te dal peso della custodia
-e della dote. (<i>moto di Fània che Mènecle calma
-col gesto</i>) Non siam noi soli vecchi gli egoisti!...
-E non per nulla i vegliardi ritornan
-qualche volta fanciulli<a class="tag" id="tag163" href="#note163">[163]</a>. Che meraviglia,
-se anche al povero Mènecle, a cui, con tutta
-la sua sapienza, passano ancora alle volte, di
-sotto ai capelli bianchi, certe ubbìe giovanili,
-che meraviglia se al povero Mènecle un
-lampo di distrazione... di reminiscenze... in
-ritardo, abbia offuscato un istante il cervello?
-Ma tu che fanciullo non sei, tu nella età che
-sente la voce della natura e i bisogni della
-gioventù — e ci hai pensato per tuo conto — potevi
-ben pensarci anche per tua sorella! e
-<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
-difendere lei contro lo sbaglio di tuo padre...
-e me contro me stesso.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> Ma ti giuro per gli Dei che se...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Non incomodare gli Dei! Aspetta: tu mi
-giuri che gli Dei vogliono l'obbedienza ai
-genitori. E per questo, ti sei sposata bravamente
-la tua Crìside, di cui eri innamorato
-come un gatto, disobbedendo a tuo padre che
-voleva accasarti colla figliuola di Eufrànore.
-Agli Dei certamente ti sei riservato di chiedere
-della disobbedienza perdono. Poichè, tanto,
-dovevi domandargliela per una, non disturbavi
-Giove di più, a far la domanda per due.
-A questo, <i>allora</i> non ci hai pensato: <i>ora</i>,
-ti vengono gli scrupoli. E poichè la tua
-Aglae la vuoi felice, trovi giusto che in
-premio della sua virtù, ella consumi il
-caro fiore de' verdi anni con chi felice non
-la può rendere!...<a class="tag" id="tag164" href="#note164">[164]</a>. (<i>con forza</i>) Questo
-tu trovi giusto... e vai nell'Elièa a far da
-giudice! Io no! e s'ebbi un torto verso
-quella fanciulla, saprò ripararlo... per tutti
-gli Dei! (<i>calmandosi e asciugandosi la fronte</i>)
-<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
-Fai tirar giù dall'Olimpo gli Dei anche a
-me!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> (<i>vedendo Mènecle riscaldarsi, impressionato
-dalle sue parole, gli parla affettuoso e pacato</i>)
-Mènecle, io sarò stato ingiusto: tu però ora
-lo sei con te stesso. Se torto vi fu nel passato,
-in faccia a mia sorella, fu mio: ma tu che di
-Aglae e della sua felicità ti dai pensiero, pensi
-tu che ella, così fiera, sarà più felice, il giorno
-ch'ella vedrassi restituita la sua libertà a prezzo
-di un affronto al suo amor proprio? e che il
-divorzio non chiesto da lei avrà dato il suo
-nome in pasto alla maldicenza della città?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Sì... se non chiesto da lei... Ma e chi...
-(<i>si appressa a Fània e continua, dopo una pausa,
-a bassa voce</i>) chi impedisce a lei di chiederlo?...
-E a te di suggerirglielo?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> (<i>esitante e sorpreso, quasi in nube indovinando
-il pensiero di Mènecle</i>) Che?... e tu credi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Io credo che Giove non m'abbia permesso
-di salvar Epònimo dal carcere di Siracusa,
-per far della mia casa un carcere a vita alla
-sua figliuola. Oh, Fània, la vecchiaia è incresciosa
-<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
-a sè stessa, ma lo è ai giovani doppiamente.
-Capisco la legge di quei di Ceo<a class="tag" id="tag165" href="#note165">[165]</a>
-che davano ai vecchi la cicuta per fare ai giovani
-un po' di posto. Io, della cicuta, per ora...
-faccio anche senza: ma se ai canuti la solitudine
-è triste, meglio per Mènecle il vivere
-infelice da solo, senza il rimorso che per
-sua colpa si viva infelici in due...<a class="tag" id="tag166" href="#note166">[166]</a>.
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Tanto Mènecle che Fània son commossi).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> (<i>stringendogli la mano</i>) O Mènecle! Se Aglae
-sapesse...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Aglae non dee saper nulla. Sicchè le consiglierai
-di andar dall'arconte?<a class="tag" id="tag167" href="#note167">[167]</a>. Parlerai
-ad Aglae?...
-</p>
-
-<h3>SCENA V.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Mènecle</span>, <span class="smcap">Fània</span> <i>e</i> <span class="smcap">Aglae</span>.
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Aglae si è già affacciata alla soglia verso la fine della
-scena precedente ed udendo parlar di lei si è ritratta
-indietro. Si avanza alle ultime parole di Mènecle).
-</p>
-</div>
-
-<p class="pad2">
-<span class="smcap">Agl.</span> Di che?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> e <span class="smcap">Fàn.</span> Lei!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> Buon dì, Aglae.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>imbarazzato, cercando darsi aria disinvolta</i>)
-Oh, la nostra Aglae!... (<i>a Fània sottovoce</i>)
-(Zitto ora!)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> <i>La nostra Aglae</i>, a quanto sembra, vi dava
-materia a discorrere. Cercavate la pesta del
-lupo...<a class="tag" id="tag168" href="#note168">[168]</a> ed è presente.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>scherzoso, cercando sviare il discorso</i>) Eh,
-se tutti i lupi fossero come te, Atene non li
-perseguiterebbe tanto...<a class="tag" id="tag169" href="#note169">[169]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>fra sè</i>) (Voltan discorso! Soverchiar Aglae!
-la vedremo!) Sei gentile, Mènecle, stamattina...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Eh, ti pare? Sicchè...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>a Fània</i>) Sicchè di che cosa avevi a parlarmi?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> (<i>imbarazzato, mentre Mènecle gli fa gesto di
-tacere. Aglae finge di non accorgersene</i>) Oh,
-cose da nulla...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>volgesi a Mènecle, con accento vibrato, insistente</i>)
-Di che aveva egli a parlarmi?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> Oh nulla!... Avevo espresso qui a Mènecle
-il desiderio che tu venissi a teatro nelle
-<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
-prossime feste Lenée. Sai, concorreranno,
-per le tragedie, Sofocle il giovine e il nipote
-di Eschilo, Astidamante...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>ironica</i>) Ah...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>confermando</i>) Già...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> Tuo marito mi faceva delle obiezioni: e che
-forse per quel giorno non avrebbe potuto...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Appunto...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>interrompendo, con accento vibrato</i>) Non
-è vero!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>per cavar l'altro d'imbarazzo</i>) Ma lascia
-andare! non vedi che scherza!... Se gli avevo
-già detto di sì! Lo pregavo a chiederti se volevi
-andare con lui in compagnia di Crìside...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>con forza</i>) Non è vero! Ah, insomma
-volete finirla di infilzar bugie?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>fra sè</i>) (Non c'è verso! Saltiamo il fosso!)
-Ebbene, poichè vuoi saperlo a tutti i costi,
-tuo fratello, qui presente, mi rimproverava
-che io ti trascuro un po' troppo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Ah!... (<i>guardando alternativamente Fània e
-Mènecle a cui rivolge la parola</i>) È qui tutto?...
-E... d'altro?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Che tu meni, per cagion mia, vita triste...
-che io non sono un marito adatto per te...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> Oh questo poi!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>a Fània</i>) Questo gli hai detto? E fai di
-queste scoperte? E il dì che seguisti il mio
-cocchio di nozze conducendomi qui, non hai
-ordinato di dar di volta ai cavalli?<a class="tag" id="tag170" href="#note170">[170]</a> M'avevi
-allora in tua autorità e non ci hai pensato:
-oggi più non mi hai... e te ne occupi?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> (<i>sorpreso, fra sè</i>) (Così ora parla? Chi più
-la capisce?)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>a Mènecle</i>) E tu... che gli hai risposto?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Io... io... gli ho risposto che... veramente...
-come fratello, non ha tutti i torti... che però...
-il torto mio...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>energicamente interrompendo</i>) E chi, per le
-Dee, e con che diritto, ha pensato a fartene?
-Mio fratello forse?... (<i>a Fània</i>) E chi t'ha
-incaricato?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> (<i>impacciato</i>) Nessuno... ma il mio amor di
-fratello...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>passando vicino a Fània, rapido e sottovoce</i>)
-Bravo! bravo! dài sotto!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Amor di fratello?... Tardi lo senti...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> Presto o tardi, — è un fatto che non vi
-vedete quasi mai, peggio che foste due coniugi
-spartani; che tu stai chiusa, sola, tutto
-il giorno, lui quasi tutto il giorno fuor di
-casa...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> E che? è forse mio marito un uomo infermo,
-un uomo invalido, un uom decrepito...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>dà un balzo per sorpresa</i>) (Eh!?... che cosa
-dice?) (<i>vorrebbe, tra il serio e il comico, objettare
-qualcosa ad Aglae, che non gliene dà il
-tempo</i>) Ecco... veramente...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>rompendogli la parola e proseguendo il parlar
-con Fània</i>) ... sì... è forse un uom decrepito,
-che debba serrarsi in casa a far la
-guardia alla moglie da mattina a sera, come
-quei mariti imbecilli che rubano ad Argo il
-mestiere, e trovano così il modo più sicuro
-di rendersi alle mogli odiosi e insopportabili?<a class="tag" id="tag171" href="#note171">[171]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>a sè</i>) (Ah! volevo dire! ha gusto ch'io
-stia via!).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> E credi tu, figlio di Epònimo, che la figlia
-<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
-di Epònimo sarebbe contenta, mentre Atene
-ha tanto bisogno di lui, di vederselo tutto
-il dì ai fianchi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>fra sè ribadendo maliziosamente</i>) (Si tradisce!...)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> ... occupato nel gineceo a filar lana o a
-contar storielle milésie alle fantesche? Credi
-ch'ella andrebbe superba, mentre i tempi per
-la città si fan scuri, del vederlo sotto i propri
-occhi sciupar negli ozî femminili il vigore
-del braccio e della mente, quel che gli resta
-del fiore dell'età?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>gesto comico di sorpresa</i>) (Eh!) (<i>ad Aglae</i>)
-Ecco... veramente... puoi dire un fiore... stagionato...
-Proprio, precisamente, un giovane
-di primo pelo non sono...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>interrompendolo</i>) E per questo mi sei caro...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>la guarda trasecolato, poi scotendo il capo</i>)
-(Non capisco più!).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>rincalzando</i>) Bella cosa, al confronto di
-costoro, i giovani della giornata! Bella gioventù
-da innamorar donne libere!<a class="tag" id="tag172" href="#note172">[172]</a>. Agatòne,
-Dìnia, Stefano, Dercillo! azzimati, unti,
-<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
-leccati, dinoccolati, cascanti<a class="tag" id="tag173" href="#note173">[173]</a>, non san far
-altro che studiar le pose quando camminano e
-quando stan fermi, e andar in giro con cicale
-in testa e specchietti indosso e boccettine di
-Tùrio, che puzzano di profumerìa lontan due
-stadî; e prendono i bagni caldi e si coprono
-di pelliccie di Sardi per ripararsi dai primi
-freddi, e passano tutto il dì e la notte per le
-bische e nelle case delle danzatrici e suonatrici
-di flauto; smorti per le lascivie e per
-le orgie, consunti, fracidi a vent'anni; poi,
-a sentirli discorrere a teatro o per le vie,
-impertinenti, presuntuosi, ignoranti come Libétrj,
-imbecilli più di Margìte che aveva
-studiato tante cose e non ne sapeva nessuna...<a class="tag" id="tag174" href="#note174">[174]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>fra sè</i>) (Qui ha ragion da vendere...)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>proseguendo senza interruzione e con energia</i>)
-... E sono i giovani eroi che gloriosamente poi
-scapparono a Neméa ed a Coronéa! Ma
-quando Atene fu nel bisogno, e volle salvi
-i suoi Dei e le sue donne, ci vollero <i>questi</i>
-(<i>batte sulla spalla di Mènecle</i>) per cacciare i
-<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
-trenta tiranni e gli Spartani, e per liberare
-la città!<a class="tag" id="tag175" href="#note175">[175]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>fra il comico, il modesto e il commosso</i>)
-Grazie, grazie! (<i>a sè</i>) (Come parla! proprio
-figlia di suo padre!... Ed io avere il coraggio
-di sacrificarla!... Ohibò!).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>si volge a Fània, parlandogli più calma</i>) Hai
-visto, o Fània, i nuovi oboli di rame? Son
-nuovi di conio e biondi, lucidi che sembran
-d'oro... pur guarda come han pessima la impronta!
-Osserva invece le vecchie dramme di
-argento del Làurio: sono usate, ma non adulterate,
-e serban la impronta stupenda e resistono
-al suono... La stessa differenza, fa
-conto, è oggi, in Atene, fra le vostre zazzere
-bionde... e queste barbe d'argento...<a class="tag" id="tag176" href="#note176">[176]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>comico, guardando Fània con sussiego d'approvazione</i>)
-Già!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> (<i>attonito fra sè</i>) (O sta a vedere che se n'è
-adesso innamorata!).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> O Mènecle, io ho visto sul tuo petto le
-tue superbe cicatrici: esse valgono meglio
-delle bellezze di Antìnoo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>sorpreso, e pur con comica modestia compiacendosi</i>)
-Eh? questo poi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>proseguendo, a Mènecle</i>) Io ho letto il tuo
-ultimo discorso all'assemblea: quanto cuore,
-quanto fuoco, quanto slancio giovanile! Chi
-di quei giovani sarebbe stato capace di farlo?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Oh, Elèo, per esempio...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>nella foga del dire, resta al nome di Elèo
-improvvisamente interdetta e lì per lì s'interrompe:
-poi, padroneggiandosi, ripiglia</i>) Sì...
-forse Elèo... Intanto oggi tutta Atene, o Mènecle,
-è piena del tuo nome, ed io ne vado
-superba, come se parte della tua gloria si
-riflettesse sopra di me. Oh, grazie (<i>con effusione
-stringendogli la mano che egli commosso si
-lascia prendere</i>) per questo conforto che mi dai...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>sospirando, e come meditando il senso dell'ultime
-parole di Aglae</i>) (Conforto! Ah sì,
-ne ha bisogno! povera fanciulla!...).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>proseguendo affettuosa e tenendo nella sua la
-mano di Mènecle</i>) Ti ricordi le parole che ti
-disse mio padre: «Tu sarai l'olmo che proteggerà
-la giovane édera...»
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>comicamente sospirando e guardando in aria</i>)
-Un olmo antico!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>ribattendo subito</i>) ... e perciò robusto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>sottovoce a Fània, dandogli di soppiatto un
-forte pizzicotto</i>) Ma parla un po' anche tu...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> (<i>strillando</i>) Ahi! ahi!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>che s'è accorta, sorridendo a Fània</i>) E se
-robusto non fosse, ti farebbe strillare in quel
-modo?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> (<i>irritato dal pizzicotto e prorompendo</i>) Sì,
-strillo, perchè tu ti lamenti in cuor tuo e poi
-qui adesso, in sua presenza, per generosità lo
-difendi... e al modo ond'ei ti tratta, non lo
-merita, non lo merita, non lo merita!... E
-io sono una bestia a pigliarmela a petto e
-a perdere il mio tempo per buscarmi in compenso
-delle ramanzine!... Lamentati ancora!
-(<i>ad Aglae</i>) e aspetta ch'io me ne occupi un'altra
-volta!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Oh, bravo, per Cerere! farai bene!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fàn.</span> (<i>ad Aglae stizzito</i>) Tientelo, godilo il tuo
-Mènecle!... e amatevi sempre così, che gli
-Dei vi premieranno!... (<i>a Mènecle passandogli
-<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
-vicino</i>) (Già che andate così bene intesi, sbrigatevela
-da voi!...).
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Esce concitato, liberandosi da Mènecle che vorrebbe
-trattenerlo).
-</p>
-</div>
-
-<h3>SCENA VI.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Mènecle</span> <i>e</i> <span class="smcap">Aglae</span>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>a sè</i>) (Bravo!... e lascia me nelle peste!...
-Pure da qui bisogna uscirne. Animo Mènecle,
-sii onesto! (<i>guardando Aglae, e parlando
-sempre fra sè</i>) Dopo tutto quel bene che
-pensa di me, <i>doppio</i> obbligo di essere con lei
-galantuomo!).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>a sè</i>) (Ora a noi! soverchiar Aglae!) (<i>a
-Mènecle che passeggia borbottando</i>) Mènecle!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Che c'è?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Io ho preso le tue parti...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>interrompendo, brusco</i>) Hai fatto male.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Sarà. — ... e non ho voluto dirti nulla di
-sgradevole in presenza di mio fratello: ma
-tu <i>sai</i> che egli ha ragione... (<i>accentando anche
-più</i>) lo <i>sai</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>a sè</i>) (Oh, ci mettiam bene!) Se lo dici,
-lo saprò...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>battendo sulle parole</i>) Non <i>saprò</i>: lo <i>sai</i>. Tu
-fai peggio che trascurarmi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Eh?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Tu fai peggio che lasciarmi sola: e il tuo
-tempo non lo dai tutto alla città.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (O sta a sentire!) A chi?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Ieri fosti con Lisia, l'oratore, e con Neèra,
-la di lui amica, in casa di Filostrato Colonèo...<a class="tag" id="tag177" href="#note177">[177]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (È matta!... O sta a vedere, che per distrarsi,
-la si provasse a far la gelosa!... (<i>fa
-un gesto vivo, come balenatagli improvvisamente
-un'idea</i>) Buono!...) (<i>ad Aglae con voce
-ferma</i>) E che male ci sarebbe!... Può darsi!
-Si aveva a parlare io e Lisia di affari di
-Stato...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Ma Filostrato è scapolo; e Neèra <i>non è</i>
-uomo di Stato; e con Neèra ci erano due
-altre di lei compagne...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Ah!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> ... venute da Corinto...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>casca dalle nuvole, ma cerca far il disinvolto</i>)
-Può darsi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> ... e in casa degli scapoli, e in certe compagnie,
-è difficile trattar bene gli affari dello
-Stato; e alla sera ci fu banchetto; e i banchetti
-dove ci son di quelle donne finiscon
-tardi... (<i>gesti di Mènecle sorpreso</i>) ... e finiscon
-<i>male</i>...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>disinvolto, c. s.</i>) Può darsi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>con forza</i>) Ah? Ma <i>può darsi</i> che Aglae
-non ne sia contenta...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>trasecolato, di sorpresa in sorpresa</i>) (O spiriti!
-che diamine salta a costei?!)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>incalzando</i>) Può darsi che Aglae se n'abbia
-a male! (<i>con accento drammatico</i>) Così impieghi,
-o Mènecle, i doni che gli Dei ti
-hanno dato?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Eh? (Peccato che me li han dati da un
-pezzo!)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>proseguendo incalzante</i>) Ah, lo so che la
-gloria di un nome ha sempre un fascino per
-le donne; lo so che le forestiere venute da
-Corinto sono curiose di conoscere questo
-<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
-Mènecle di cui si parla per Grecia; (<i>continui
-segni di stupor comico di Mènecle, Aglae
-prosegue con simulata energia</i>) ma io so anche
-quale fu il giuramento delle nostre nozze, e
-ti credevo, se non più fedele verso me che
-lo ebbi, più religioso verso gli Dei che lo
-hanno ascoltato!
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Va corrucciata a sedersi).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>a parte</i>) (Decisamente, è matta. Elleboro ci
-vuole.<a class="tag" id="tag178" href="#note178">[178]</a> (<i>guardandola di sottecchi</i>) Eppure...
-come è bella mia moglie quando è in collera!)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Tu non rispondi? Non rispondi?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>a sè</i>) (Tanto fa. Le discolpe le farem
-poi. È la via che se n'esce).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Il tuo silenzio... è eloquente. Ah, non basta,
-o Mènecle, andar illustre nella città, col
-nome scritto su la colonna!<a class="tag" id="tag179" href="#note179">[179]</a>. Non bastano
-i meriti in faccia alla patria, quando
-in faccia ai domestici lari, oblii la santità
-delle sue leggi!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (Anche questo!) (<i>si volta risentito, come
-risoluto a difendersi</i>) Oh questo poi... (<i>si reprime</i>)
-(Se mi difendo, guasto).
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>afferrando la sua interruzione</i>) Questo poi
-è grave — volevi dire! E mentre io traggo
-sola le lunghe giornate nel ginecèo, pensando
-a ciò che farà Mènecle per la Repubblica, — Mènecle
-divide il tempo fra la Repubblica...
-e l'altre cure: e quando rientra ha
-sulla fronte le rughe...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>a parte, comicamente</i>) (Lo credo).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>completando la frase</i>) ... le rughe dei grandi
-pensieri...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>a parte, comicamente</i>) (Un'attenuante...)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> ... per nascondere tra le lor pieghe i rimproveri
-della coscienza: in casa degli altri,
-per le altre, i sorrisi, le carezze, i calici...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (Cosa mi tocca sentire! Pazienza! siamo
-alla fine!)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> ... le canzoni, le ghirlande convivali; per
-la povera Aglae non sorrisi, non ghirlande,
-non carezze: ma la solitudine, l'abbandono,
-la noia!... (<i>prorompendo</i>) Ah, no! per le due
-Dee! io non posso più vivere così...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (Meno male. Al divorzio ci siamo).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> No!... (<i>proseguendo con più forza</i>) no... io
-<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
-non posso più adattarmi a questa umiliazione...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (Ci siamo! Va dall'arconte!...)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> ... e io finirò con...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>sospeso alle labbra di lei, aspettando la risposta
-ansioso</i>) ... con...?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> ... finirò... con... l'ammalarmi!... (<i>Mènecle
-resta lì di botto, sconcertato</i>) Oh, quanto sono
-infelice!...
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Dà in pianto, abbandonandosi sopra una sedia).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>sorpreso, comicamente imbarazzato</i>) Questa
-conclusion non m'aspettavo... Ohimè, che
-imbroglio!... Aglae!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>senza rispondere, continuando a singhiozzare</i>)
-Quanto sono infelice!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (Adesso fa piangere anche me!...) (<i>seguitando
-a guardarla e parlando fra sè, le si appressa</i>)
-No... senti Aglae...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>seguendo a singhiozzare</i>) Lasciami... ho voglia
-di piangere...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>osservandola</i>) (Eppure... com'è bella mia
-moglie quando piange!...) (<i>dà un sospiro lungo</i>)
-(Eh! avessi cinque olimpiadi di meno!) (<i>passeggia,
-<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
-poi si ferma, giungendo le mani al
-cielo</i>) (O Nettuno marino!... Quale strega
-di Frigia o di Tessaglia mai, tirando il mio
-oroscopo, m'avrebbe detto: Mènecle, tu passerai
-per molte prove; scamperai dai campi
-di battaglia e dalle tempeste; dalle spade dei
-nemici, dalle calunnie dei sicofanti e dal
-morso degli oratori<a class="tag" id="tag180" href="#note180">[180]</a>; dai mostri del mare,
-dalle miniere e dalla schiavitù... e quando
-avrai il crine inargentato e il corpo stanco...
-farai piangere una donna... di gelosia!...) (<i>seguita
-a guardarla di sottecchi</i>) (Com'è bella!...
-Dopotutto, già... lo ha detto lei: appetto ai
-giovani della giornata...) (<i>si dà un'occhiata alla
-persona, una guardatina in uno specchio, lisciandosi
-con compiacenza la barba</i>) (noi possiamo
-passare per belli avanzi...) (<i>si appressa ad Aglae
-e le parla amorevole, insinuante</i>) Eppure, Aglae,
-se tu leggessi qui dentro, vedresti...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> No... no... non voglio veder nulla...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (Ma fa sul serio!) (<i>guardandola affettuosissimo,
-le prende nelle proprie una mano che essa
-non ritira</i>) Ma e dunque... sarebbe proprio
-<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
-vero... che vorresti ancora un po' di bene al
-vecchio Mènecle? (<i>parla esitando</i>) Oh se!...
-(<i>come via cacciasse un pensier lusinghiero</i>) no.. no..
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>ritirando la mano e levando vivamente il
-capo</i>) Se... cosa? Prosegui... confessa...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Ma che confessare!... Volevo dire che sono
-meno bugiardo, meno... vizioso di quel che
-credi... (Stavolta dico la verità). Ma che
-vuoi, la tua affezione, mi pare un sogno... di
-quei sogni cari e ingannevoli della sera... Sai
-che essa sarebbe una troppo grande consolazione
-per questo povero vecchio!... Che io
-non potrei augurarmi, in questo triste tramonto,
-una più alta gioia sulla terra, del
-sapere, che quel giorno che per me sarà l'ultimo...
-(<i>Mènecle qui parla lento, interrotto, sinceramente
-commosso</i>) tu sarai là... al mio capezzale...
-a dirmi l'ultimo addio: che dalle tue
-labbra, e non da prefiche bugiarde, udrò la
-preghiera al conduttore dell'anime;<a class="tag" id="tag181" href="#note181">[181]</a> che le
-tue mani mi comporranno nel domestico sepolcro
-e la mia povera ombra avrà qualcuno
-sulla terra che si ricordi di lei!...<a class="tag" id="tag182" href="#note182">[182]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>commossa dalla sincerità dell'accento di Mènecle,
-si abbandona del capo e della persona sul
-petto di lui. Mènecle la sorregge amorosamente
-delle braccia</i>) Oh, Mènecle!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>pausa. Mènecle, sorreggendo Aglae, esclama
-tra 'l mesto e 'l comico</i>) (Cose che capitano ai
-vecchi!... Qui ci vorrebbe Zeusi a dipingere
-il quadro!...) E tu Aglae... a questo guerriero
-cadente...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>risollevando il capo</i>) Aglae non dimenticherà
-mai ciò che questo guerriero cadente
-ha fatto per la sua famiglia, pel padre
-suo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Ah! (<i>si distacca vivissimamente da Aglae,
-rabbuiandosi</i>) (L'avevo detto che si sagrificava!...
-Ed io bestia... stavo per dimenticarlo...
-Ah, per gli Dei, sarei indegno di
-aver fatto versare quelle lagrime! Il dado è
-tratto!)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Che hai?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>con accento di repentina risolutezza</i>) No,
-Aglae, la tua gratitudine serbala ad altri. Tra
-me e tuo padre non ci fu che un ricambio...
-<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
-e il debitore sono ancora io... Tu sei troppo
-buona e virtuosa... e io... non ti merito... <i>Non
-ti merito.</i> Avevi ragione. Sono indegno di te.
-(È fatta!).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Che? Dunque confessi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>concitato</i>) Sì, sì... confesso... tutto quel
-che vuoi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Ci sei stato...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Ci sono stato... (Ora mi mangia...)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> E ci ritornerai...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Secondo i casi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> E tu credi di far subire a me la sorte di
-Dejanira... la sorte della moglie di Alcibiade...
-o di quella povera moglie del tuo amico
-Lisia, con le cui amiche discuti gli affari...
-Ma io non sono Dejanira; io non sono la
-moglie di Lisia, che vede, tace e sopporta;
-io non sono la sposa di Alcibiade che torna
-indietro dall'arconte insiem con lui...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (L'ho detto! Stavolta ci viene!).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>incalzando</i>) ... io non son nata a tollerare
-affronti... e io... intendi... (<i>fa una pausa</i>) io...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (È fatta!) (<i>vivissimamente, sospeso</i>) E tu...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> E io... farò come fai tu.
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Sbalzo di sorpresa di Mènecle. Aglae è corsa verso
-l'uscio che mette alle di lei stanze).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Eh?... (<i>correndole dietro per richiamarla</i>)
-Aglae! Aglae!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>dall'uscio, ribattendo con forza sulle parole
-e sillabandole</i>) Io farò come fai tu... e quello
-che fai tu!
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Entra rapidamente nelle sue stanze e gli serra a
-chiave l'uscio in faccia).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> No... senti...
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Aglae è già sparita. Mènecle resta lì trasecolato.
-Quadro).
-</p>
-</div>
-
-<h3>SCENA VII.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Mènecle</span> <i>solo</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Oh santissimi Numi! (<i>passeggia, poi si ferma
-tentennando il capo</i>) Destini umani! (<i>torna a
-passeggiare, di tratto in tratto fermandosi</i>) Vi
-han mariti che si attaccano alle mogli come
-l'ostriche allo scoglio e se le vedono guizzar
-via di mano come anguille di Copàide. Provatevi
-<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
-invece a liberarle... ed ecco in che
-maniera vi rispondono!... <i>Farò come fai tu!...
-e quello che fai tu!</i>... Peuh! se facesse proprio
-come me... non sarebbe gran male. (<i>riflettendo
-torna a passeggiare</i>) Ma pare che colei
-l'abbia intesa diverso... Pensa di me certe
-cose!.. Chi diamine gliele ha messe in testa!..
-<i>Quello che fai tu!</i> Adagio! e se a me, fin che
-son suo marito, non convenisse un bel niente
-che ella faccia... quel ch'ella crede faccia io?...
-Se non garbasse a Mènecle di diventar la
-favola d'Atene? Eppure già, se le resto insieme...
-Non si manda a ritroso nè l'acqua
-dei fiumi<a class="tag" id="tag183" href="#note183">[183]</a>, nè l'istinto di donna di vent'anni!...
-(<i>torna a passeggiare, poi si ferma</i>)
-Però, quel dirmelo sulla faccia... Generalmente,
-le donne, quando lo fanno, hanno
-la delicatezza di non dirlo... E tutte le smanie
-son venute adesso... perchè sì, fino a ieri, non
-glien'era importato mai... E tutta quella foga
-d'accusarmi!... non potrebbe esser maggiore se
-fosse una giustificazione ch'ella cercasse alla
-coscienza!... E allora... la filosofia di prima...
-<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
-la sfuriata d'oggi... (<i>di improvviso riscotendosi</i>)
-Ma qui, per Minerva, c'è sotto qualcosa!
-</p>
-
-<h3>SCENA VIII.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Mènecle</span> <i>ed</i> <span class="smcap">Elèo</span>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>entra affrettato</i>) Buon dì, Mènecle!... Arrivo
-tardi?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>lo saluta distratto</i>) Oh no... anzi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> Ho fatto tutto. Sono stato da Pelopida, da
-Lisia e da Iseo... Iseo e Lisia parleranno all'assemblea
-per appoggiarti, i fuorusciti di
-Tebe confidano in te. Pur troppo la intimazione
-di Sparta, di espellere i fuorusciti,
-incontra favore tra gli amici della pace... La
-lotta nell'assemblea sarà viva...<a class="tag" id="tag184" href="#note184">[184]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>distratto, seguita a borbottare fra sè</i>) (Farò
-come fai tu...).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> ... e per battere gli avversarî non ci vorrà
-meno dell'autorità della tua parola. Per Giove!
-da Teseo in poi i diritti della ospitalità furon
-sempre sacri ad Atene; e questo ingrandirsi
-minaccioso di Sparta alle nostre porte, e la
-<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
-sventura stessa de' fuorusciti reclama che
-Atene dia lor soccorso... n'è vero?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>distratto, soprapensiero</i>) E dunque bisogna
-darlo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> Pure son tanti che ti parlano dello stato misero
-della flotta, delle perdite recenti, dell'imprudenza
-del tirarci addosso una guerra, se
-diamo ai profughi aiuto... ti pare?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>distratto sempre e assorto ne' suoi pensieri</i>)
-Allora non bisogna darlo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>risentito e sorpreso</i>) Mènecle!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>riscotendosi all'apostrofe di Elèo</i>) Cioè... volevo
-dire... perdona... non avevo sentito bene.
-(<i>borbotta fra i denti</i>) «Farò come fai tu...»
-Dunque dicevi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> Dicevo che il soccorrere i fuorusciti, che
-vennero a noi col ramoscello de' supplici e si
-sedettero presso le nostre are<a class="tag" id="tag185" href="#note185">[185]</a>, mi pare
-un dover sacro...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>riscotendosi</i>) Sicuro, mio bravo Elèo!...
-(<i>gli stringe forte la mano</i>) Per il trofeo di Maratona!<a class="tag" id="tag186" href="#note186">[186]</a>
-sicuro ch'è dover sacrosanto...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> Grazie! La tua parola nell'assemblea deciderà.
-<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
-Oh sì, dopo il voto dell'integro, del
-virtuoso Mènecle, vedrai che la maggioranza
-verrà dietro... e tutta Atene farà quel che
-fai tu...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Eh? (<i>con movimento vivissimo, fra comico e
-irritato</i>) (Non bastava lei! anche quest'altro!...
-Anche tutta Atene vuol fare quel che faccio
-io! È un contagio!) Ma dunque...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> Dunque l'ora scorre e gli amici tebani m'aspettano.
-Corro a portar loro le parole tue.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> E non passi a salutare Aglae?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>si fa in volto serio e scuro</i>) No... sono atteso...
-è tardi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> È tanto di cattivo umore stamattina, che...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> Ragione di più per lasciarla tranquilla. Falle
-tu i miei saluti. (<i>tra serio e mesto</i>) Passando
-per la tua bocca, le giungeran meno discari...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (Bravo! Se tu sapessi!...) Basta: come vuoi.
-Siamo intesi. Salutami Pelopida.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> Addio (<i>esce</i>).
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
-</p>
-
-<h3>SCENA IX.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Mènecle</span> <i>solo</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>seguendo dell'occhio Elèo che allontanasi</i>)
-Bravo giovine!... valoroso e leale! Contrasti
-bizzarri! Costui nell'età degli svaghi pensa alle
-cose serie: e Mènecle nell'età... dei raffreddori,
-trascura gli affari serî, per... per... (<i>non
-finisce la frase, tornando al corso insistente dei
-suoi pensieri</i>) Ma colei m'ha messo una pulce
-qui nell'orecchio... Per Ercole! ne va del mio
-onore!... Ah, se arrivo a cogliere quel tale...
-oh, quello, parola di Mènecle, non mangia
-più aglio nè fave nere...<a class="tag" id="tag187" href="#note187">[187]</a>.
-</p>
-
-<h3>SCENA X.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Mènecle</span>, <span class="smcap">Mìrtala</span> <i>e</i> <span class="smcap">Blèpo</span>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> Padrone. C'è qui Mìrtala, la moglie di Cròbilo
-Colonèo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Uh, quella seccatura! Anche oggi! Di me
-o di Aglae cerca?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Blèpo.</span> Non so.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Bravo asino!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> (<i>dalla soglia, impassibile</i>) Padrone!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Eh?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> Poco fa m'hai detto savio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Ho sbagliato. Falla entrare.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> (<i>nell'uscire per introdur Mìrtala, borbotta sentenziosamente
-fra sè</i>) Essere l'uno... o essere
-l'altro!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Cosa vuole questa vecchia chiacchierona!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>entra affannata, frettolosa</i>) Buon dì, Mènecle!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>andandole incontro</i>) Giove ti salvi! (<i>Mìrt.
-è imbarazzata: getta attorno occhiate inquiete,
-sembra aver qualcosa sull'animo</i>) Della mia
-Aglae cercavi? Neh, (<i>a Blèpo ch'è rimasto
-sulla soglia</i>) Blèpo, conducila. (<i>a Mìrtala</i>) Ti
-vedrà tanto volentieri. È là nelle sue stanze...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Sola?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Soletta.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> E non l'hai ancora visto... stamattina...?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Chi?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Lui... mio marito...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Da ieri non l'ho visto...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Credevo fosse qui...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> T'aveva detto che veniva?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> No... ma...
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Rimane colla parola sospesa: è visibilmente imbarazzata,
-agitatissima).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Che c'è?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Oh Mènecle!
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Rompe in uno scoppio di pianto e gli casca abbandonata
-nelle braccia).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>trasecolato</i>) (Anche questa! Preferivo l'altra!...
-Però adesso il quadro è... più intonato).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> (<i>avanzandosi, serio, impassibile, a fianco di
-Mènecle che non l'ha veduto, e che sostiene nelle
-braccia la vecchia piagnucolante</i>) Padrone...
-consolala!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>collerico, voltandosi, in vederlo</i>) Tu qui
-ancora?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> Vado, vado... (<i>avanti andarsene, gli ripete
-con accento comico di preghiera</i>) Consolala!
-(<i>declamando</i>) «Soave è amor, ma troppo
-acerba cosa!» lo dice Euripide nell'<i>Ippolito</i><a class="tag" id="tag188" href="#note188">[188]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>minaccioso, con la vecchia piangente sempre
-su le braccia</i>) Te lo do io ora l'Euripide.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> (<i>tranquillo, grave</i>) Vado, vado.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>singhiozzando</i>) Ah, Mènecle, quanto sono
-infelice!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (Anche lei! Sono il consolatore universale!...)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> (<i>dalla soglia, guardando i due, con far sentenzioso</i>)
-Ha ragione Eschilo:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Empie i letti di pianto amor di sposa</p>
-<p class="i01">E fa che dolor aspro il cor le stringa,</p>
-<p class="i01">Poichè il marito la moglie bramosa</p>
-<p class="i01">Ahi, disertando, la lasciò solinga<a class="tag" id="tag189" href="#note189">[189]</a>.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-(<i>Mènecle voltandosi, lo vede lì ancora, gli getta
-un'occhiata minacciosa. Blèpo dall'uscio, sempre
-tranquillo e grave</i>) Vado! vado!
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Esce, seguitando a declamare, con aria drammatica
-«Ahi, disertando, la lasciò solinga...»).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span>
-</p>
-
-<h3>SCENA XI.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Mènecle</span> <i>e</i> <span class="smcap">Mìrtala</span>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Via, Mìrtala, calmati...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> O Mènecle, io perderò la pazienza con
-colui...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Ed egli dice che tu metti alla prova la
-sua...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>levando il capo irritata</i>) Questo ha detto?
-Per Venere, la pagherà!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> No, no, lascia star Venere! (Se ti sentisse!)
-Avrà commesso qualche leggerezza, ma poi...
-(Via, si difende anche il lupo.)<a class="tag" id="tag190" href="#note190">[190]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Leggerezza, dici? Se in due giorni non
-ha passato due ore nel gineceo?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>guardandola, fra sè</i>) (Veramente, basterebbero!)
-Via...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Ma dove credi sarà andato?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Mah!... al suo tribunale!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Ohibò! ci sono stata!... oggi è chiuso...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> All'adunanza della <i>fratria</i> per le iscrizioni
-delle nascite...<a class="tag" id="tag191" href="#note191">[191]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Ci sono stata!... Oggi adunanza non ce
-n'è....
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Alla banca di Pasione, là al Pireo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Ne vengo ora...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>fra sè comicamente</i>) (Fa un giro di ispezione
-nella Grecia!)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Pasione oggi celebra la festa dei Lari, e
-non tien banco.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> E allora... <i>nessun può dir cosa ne fu di
-Edipo!</i><a class="tag" id="tag192" href="#note192">[192]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>piagnucolosa</i>) Oh Mènecle! ho paura che
-Cròbilo mi tradisca...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Ma se è più casto di Melanione... e non
-può veder l'altre donne!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Oh anche Timone odiava gli uomini, ma
-le donne di soppiatto le cercava!...<a class="tag" id="tag193" href="#note193">[193]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>di sottecchi squadrandola</i>) (Non tutte!)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Ma qui proprio non è venuto...?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> E dàlli!... Doveva venire?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> No... ma... perchè... vedi... io parlo poco...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Sappiamo!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Ma sai... le donne, quando si fissano...
-(<i>Mìrtala parla esitante; dopo una pausa prende
-<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span>
-Mènecle a parte e gli parla con far misterioso</i>)
-Mènecle, Venere mi guardi del pensar male
-di nessuno. Tu hai, grazie a Giove, una moglie
-virtuosa. Ma sai, anche a Penelope, quando
-Ulisse non c'era, i Proci le andavan dietro.
-Tu non sei Ulisse, ma tua moglie la trascuri...
-e hai torto...<a class="tag" id="tag194" href="#note194">[194]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>si è fatto d'improvviso serio e scuro, attentissimo</i>)
-Va pure avanti...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> E il pensarci, fin ch'è tempo, mi par
-meglio per te... per lei... e per me...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>di scatto</i>) Cròbilo?...
-</p>
-
-<h3>SCENA XII.</h3>
-
-<p class="pers">
-<i>Detti e</i> <span class="smcap">Blèpo</span> <i>sulla porta</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> Cròbilo!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Ah!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Furfante, mi fai l'eco?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> No, padrone.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Lui qui?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> (<i>imitando l'eco</i>) Qui.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>smaniosa</i>) L'ho detto io! Oh il perfido!
-Non son Mìrtala se...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>serio</i>) Calmati. E lascia fare a me. È
-meglio tu vada.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> (<i>a parte, declamando sentenziosamente</i>) «Meglio
-è l'andar quando il restar non giova!»
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Oh Mènecle, ma tu...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Fidati a me... Va, va presto...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Oh, mi raccomando... il mio Cròbilo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Sta sicura. Te lo renderò... Da questa
-parte... Addio.
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Mìrtala esce dalla parte del gineceo, non dall'ingresso
-del peristilio).
-</p>
-</div>
-
-<h3>SCENA XIII.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Mènecle, Cròbilo.</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>dopo accompagnata Mìrt. e messala fuori,
-risalendo la scena</i>). Altro se te lo renderò,
-bella Elena, il tuo Paride... Lui!... Ma il bel
-Paride stavolta discorrerà col re di Sparta...
-(<i>a Blèpo</i>) Fallo entrare.
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Blèpo esce ed entra Cròbilo dal peristilio).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>entra assai espansivo</i>) Oh Mènecle! salute!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>Mènecle lo riceve padroneggiandosi, con cortesia
-forzata, velatamente ironica</i>) Buon dì,
-Cròbilo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Passavo di qua, venendo dai Portici, e
-ricordatomi che posdomani c'è assemblea,
-ho detto: Oh, entriamo dal nostro Mènecle,
-che sa tutto, a saper che c'è di nuovo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>lo scruta di soppiatto</i>) E a me, ora, il mio
-démone m'aveva detto: Ecco Cròbilo che
-passa e che entra...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Già, l'amico sente sempre l'odor della
-pesta dell'amico...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>con intenzione ironica, scrutandolo</i>) E un
-amico come te...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Per tutti e dodici gli Dei! Voglio credere!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>proseguendo, suggestivo, velatamente ironico</i>)
-... val più d'un tesoro. Grazie<a class="tag" id="tag195" href="#note195">[195]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> E non faccio per dire, sai, ma quando
-per via mi sento alle spalle: To' quello che
-passa è Cròbilo Colonèo, l'amico di Mènecle...
-dell'inclito Mènecle... mi pare di
-essere più alto un cubito. Cròbilo, l'amico
-<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
-di quel Mènecle che operò tanti prodigi in
-campo, che fece passar tante leggi nell'assemblea,
-che governò le isole... per Ercole,
-sai che tutto ciò empie la bocca!... E dà una
-certa autorità... certi vantaggi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>con intenzione, ironica</i>) Ah già! molti!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Vedi, iersera ho fin questionato per te.
-Tu sai che io ho molte idee mie, ma infine,
-con le tue van d'accordo. È così bello aver
-sempre coi grandi uomini qualche cosa in
-comune...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Già, già. (Bello e... comodo).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Bene, si discorreva degli affari di Tebe
-e de' profughi. Quell'asino di Eucare pretendeva
-che Atene faria bene a levarseli
-da' piedi: e dalla sua eran parecchi. Io gli
-rispondo come va, e gli espongo... così in
-breve... giusto le stesse riflessioni che tu mi
-facevi l'altra sera... il pericolo di una guarnigione
-spartana qui a due passi, nella Cadmea,
-l'urgenza di ristabilir in Grecia l'equilibrio
-compromesso dalla pace di Antalcida,
-e far di Tebe un antemurale per chiudere
-<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
-a Sparta gli sbocchi del settentrione... eccetera,
-eccetera... insomma tutti quanti gli
-astanti si arresero alle riflessioni nostre...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>correggendo</i>) Alle mie...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Sì, le mie, le nostre!... Ma Eucare, quell'asino,
-duro: e io «<i>Ti prego a credere che
-quando io e il mio amico Mènecle esponiamo un
-parere, ci abbiamo prima studiato sopra</i>...»
-Ohibò! come soffiar in una rete<a class="tag" id="tag196" href="#note196">[196]</a>. Allora
-mi scappa la pazienza: Senti, gli dico, ci vuole
-un bel coraggio ad ostinarsi, quando io e il mio
-amico Mènecle dichiariamo che è così e così:
-e per aver questo coraggio, bisogna prima
-aver guadagnate due corone come noi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>correggendolo</i>) Come me...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Sì... come te... come noi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>ironico</i>) Ah!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Aver fatto tante leggi come noi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>correggendo ancora</i>) ... Come me...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>senza più badargli</i>) ... presieduto giudizii
-come noi, governate le isole come noi... (<i>Mènecle
-accompagna i noi, con gesti del capo, di
-adesione ironica</i>) Ma se ti dicevo che quel
-<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
-poter parlare dei grandi uomini come di noi
-stessi, aver con essi tutto in comune...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Sicuro... sicuro... (Ora capisco...)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>terminando la frase</i>) ... è una gran bella
-cosa!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Fino a un certo punto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>a mo' di conclusione del suo dire, abbraccia
-forte Mènecle</i>) Qua un abbraccio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>liberandosi</i>) Più adagio. Le costole non
-sono in comune. Del resto, dici bene, dal
-momento che l'amicizia è il mettere in comune
-tutte le cose...<a class="tag" id="tag197" href="#note197">[197]</a> (<i>parla velatamente ironico</i>)
-come dice il proverbio, comune la nave,
-comune il pericolo...<a class="tag" id="tag198" href="#note198">[198]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Precisamente.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>a parte</i>) (E perciò imbarca sulla nave
-anche le mogli).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Oh, e Aglae come sta? la nostra cara
-Aglae...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>a parte</i>) (L'ho detto!) La <i>mia</i> cara Aglae
-sta bene... (Bisogna insegnargli il singolare
-degli aggettivi possessivi!) Sicchè anche tu
-sei del parere delle <i>Aringatrici</i> di Aristofane!
-<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
-Sai, quella scena dove Prassàgora inaugura
-il governo delle donne e fa il suo discorso-programma:
-«Prima di tutto noi donne metteremo
-in comune la terra, il danaro e ciò
-che ciascuno ha; tutti possiederanno pani,
-pesci, focaccie, tonache, vino, corone e
-lenticchie...»
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>facendo vivi segni di adesione e proseguendo
-la citazione a memoria</i>) «se alcuno vede una
-fanciulla, e gli va a genio, può pigliarsela
-dalla Comune, senza spesa...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>proseguendo</i>) «le donne faran figli per
-chi ne vuole...»<a class="tag" id="tag199" href="#note199">[199]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>con ripetuti e vivi segni di adesione</i>) Benissimo!
-Benissimo!... Oh per me, al sistema di
-Prassàgora ci sto subito... (<i>maliziosamente a
-Mènecle</i>) Queste son massime da mettere
-nell'arche insiem coi pomi!...<a class="tag" id="tag200" href="#note200">[200]</a>. E senti:
-se noi governassimo ancora le isole...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>suggestivo</i>) Tu cederesti la tua Mìrtala a
-chi la vuole...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>approvando sempre con calore</i>) Benissimo!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>c. s.</i>) Io cedo a chi la vuole la mia Aglae...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Benissimo!... Per la compagnia che le fai...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>frenandosi, e proseguendo l'ironia suggestiva</i>)
-Per Mìrtala mi presento io...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Benissimo! E io faccio come fai tu.
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Gesto vivissimo di collera in Mènecle).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (Anche lui!) (<i>piantandosi in faccia a Cròbilo, — e
-fattosi d'improvviso scuro in volto e minaccioso</i>)
-Ma... e se io... non dividessi le teorie di
-Prassàgora? E se a noi che abbiamo governato
-le isole, non piacessero queste teorie
-di governo?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>lo guarda tra attonito e spaventato</i>) Eh?
-(Che diamine gli è saltato in mente?...)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>rifacendosi calmo d'un tratto</i>) Vieni qua.
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Lo conduce a uno scrittoio, tira fuori alcune carte,
-e le scorre leggendole, con accento pacato e bonario,
-mentre Cròbilo lo guarda trasecolato, senza comprendere).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Che cosa sono?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>ritornato calmissimo</i>) Sono carte firmate
-da me. Alcuni ricordi del <i>nostro</i> governo
-dell'isole, quand'ero in Lesbo e vi applicavo
-le leggi di Atene. Guarda qui. (<i>piglia una
-carta e poi ne spiega, discorrendo bonariamente,
-<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span>
-a Cròb. il contenuto</i>) Sentenza nella causa di
-Lisicle. Un bel giovanotto — come te — certo
-Lisicle, che abitava in Metinna, avea tresca
-con la moglie di Stefano. Stefano il marito
-lo seppe e un bel giorno, sul fatto te li colse,
-là presso la marina, in un bel luogo verde,
-ombroso, sacro alle ninfe e agli amori: il
-quadretto era poetico molto, ma a Stefano
-pare piacesse poco: perchè ricorse a te...
-cioè a me... cioè a noi. E <i>noi</i> abbiamo condannato
-Lisicle in via di clemenza alla pena
-esemplare del rafano<a class="tag" id="tag201" href="#note201">[201]</a>. (<i>sbalzo di spavento
-di Cròbilo: Mènecle finge non accorgersene, e
-prosegue tranquillissimo</i>) Stette a letto soltanto
-cinque mesi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>spaventato</i>) Ohimè!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Il medico Dionda, anima pia, lo curò: ed
-io ho curato il medico con una multa di
-mille dramme<a class="tag" id="tag202" href="#note202">[202]</a>. (<i>Mènecle passa tranquillamente
-a un'altra carta fingendo non accorgersi
-delle esclamazioni di spavento di Cròbilo</i>)
-Altra come sopra. Sentenza per la morte di
-Eutemòne. Certo vecchio, Nicarco, trascurava
-<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
-la moglie, e il leggiadro Eutemòne se
-ne approfittava. La notte il marito dormiva
-al pian di sopra, la moglie al pian terreno,
-col pretesto di far la pappa al bimbo: quando,
-una notte, a cucinar la pappa del bimbo, il
-marito sorprese Eutemòne: e, senza complimenti,
-te lo ammazzò. Fu processato per
-omicidio<a class="tag" id="tag203" href="#note203">[203]</a> — ed ecco la sentenza di assoluzione,
-con parole di lode, da me firmata,
-a incoraggiamento e sprone dei mariti futuri...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>spaventato giungendo le mani</i>) O santo
-Giove, rettor delle stelle!... e <i>tu</i> hai fatto...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>correggendolo, ironico</i>)... non io... <i>noi, noi</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Che maniera di governare!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Questo abbiam fatto noi (<i>accenna sè e Cròbilo,
-beffardamente appoggiando sul</i> noi) quando
-governavamo le isole... (<i>battendogli sulla spalla — e
-con accento minaccioso, vibratissimo</i>) Tieni
-il ricordo in serbo... E metti anche questo
-nell'arca, insiem coi pomi!
-</p>
-
-<p class="pad2 center large">
-CALA LA TELA.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
-</p>
-
-<h3 id="note-atto2">NOTE</h3>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note153">
-<p><span class="label"><a href="#tag153">153</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi, sul gnomone, note all'<i>Alcibiade</i>, atto II.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note154">
-<p><span class="label"><a href="#tag154">154</a>.&nbsp;&nbsp;</span>‘Ἠκω γὰρ ἐς γῆν τήνδε καὶ κατέρχομαι. — Cfr.
-<span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Rane</i>, v. 1128.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note155">
-<p><span class="label"><a href="#tag155">155</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">Platone</span>, dial. <i>Parmenide, Eutidemo, Sofista</i>. — Già
-abbiamo visto i sofisti in Atene fatti segno alla satira
-della commedia antica, nelle <i>Nubi</i> di <span class="smcap">Aristofane</span>,
-che ebbe il torto di confondere tra i sofisti Socrate, il loro
-grande derisore. Era però una satira e una celia che volgeva
-al serio, perchè in fondo era una reazione dello spirito
-conservatore contro le nuove idee filosofiche, e mirava
-alla sostanza di queste, attaccandole come novatrici, pericolose
-e sovvertitrici della religione e de' costumi; onde lasciava
-tale solco dietro di sè, che a distanza di anni potea
-tradursi nella accusa di Melito. Al tempo della commedia
-di mezzo, specialmente rappresentata dal comico Antifane,
-(e che comincia a fiorire giusto intorno all'epoca dei personaggi
-della mia <i>Sposa</i>) sofisti e filosofi hanno nella vita
-e nella società ateniese un posto e un'importanza anche
-maggiori; e la satira contro di essi sul teatro continua — e
-i sofisti nella commedia ne fan larghe spese — è però divenuta
-una celia innocua che si prende spasso delle loro arie
-d'importanza, delle lor sottigliezze e distinzioni cavillose,
-come di un tema qualunque di scherzo: e pur non senza
-riflettere la segreta lenta influenza che le nuove dottrine filosofiche
-dagli orti di Academo vanno irradiando sui costumi.
-Di queste satire sui sofisti hai esempio in un frammento
-del <i>Pitagorico</i> di <span class="smcap">Aristofane</span> (fr. 3. <span class="smcap">Mein.</span>, <i>Frag.
-com. græc.</i>, III, 362) e in un altro frammento di <span class="smcap">Antifane</span>,
-in un dialogo tra padre e figlio — quegli non dotto e questi
-discorrente nel gergo sofistico — dialogo che ricorda le
-scene comiche delle <i>Nubi</i> tra Strepsìade e Filippide tornato
-dalla scuola di Socrate; e col quale hanno riscontro
-le goffaggini sofistiche di Blèpo in questa scena (cfr. <span class="smcap">Antifane</span>,
-Κλεοφάνης; <span class="smcap">Mein.</span>, <i>Fr. com. gr.</i>, III, 64). Più
-acre giudizio de' sofisti al tempo della mia commedia,
-e cioè non dei veri filosofi ma dei rètori spacciatori di
-vuote e presuntuose ciancie filosofiche, hai nell'arringa
-contro i medesimi, del contemporaneo oratore Isocrate. — Vedi
-poi, circa i sofisti in Atene, anche le mie note all'<i>Alcibiade</i>,
-att. II, n. 35, 36, 37.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note156">
-<p><span class="label"><a href="#tag156">156</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Eurip.</span>, <i>Alceste</i>, v. 528.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note157">
-<p><span class="label"><a href="#tag157">157</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Che pazzie le son queste? E cosa mi conti, che
-l'uom savio deva bazzicar nel Liceo co' sofisti, gente magra,
-che digiuna, vive di fichi?» <span class="smcap">Antifane</span>, <i>Cleofane</i>.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note158">
-<p><span class="label"><a href="#tag158">158</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi le orazioni di <span class="smcap">Isocrate</span>, <i>Contro i sofisti</i> e l'<i>Elogio
-di Elena</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note159">
-<p><span class="label"><a href="#tag159">159</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Sofocle</span>, <i>Eraclidi</i>. — <span class="smcap">Luciano</span>, <i>Dial. dei morti</i>, 5.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note160">
-<p><span class="label"><a href="#tag160">160</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Qui e più sopra si accennano alcuni simboli e riti
-delle cerimonie nuziali fra' Greci, e in particolare nell'Attica.
-Tali le corone di lauro e d'edera conteste, appese
-alla porta della casa nuziale, grazioso emblema dell'union
-coniugale, e della debolezza femminile chiedente protezione
-alle virili virtù del marito, simboleggiate nella fronda sacra
-al genio e al valore. Tali, nel sagrificio a Giunone (‘Ἠρητέλεια)
-e agli altri Dei nuziali (sagrificio che precedeva le
-nozze) il fausto apparir di due tortore o due cornacchie
-all'altare; promettenti quest'ultime, come simbolo di longevità
-e fedeltà, il prolungarsi dell'amore tra gli sposi fino
-agli anni tardissimi. Tali ancora i cestelli di fichi e d'altre
-frutta che venivano imposti un momento sul capo degli sposi,
-al toccar della soglia maritale, in augurio di letizia e di
-prosperità: e altro augurio di più intime gioie, le gioie della
-fecondità, era la focaccia di sesamo spartita ai convitati,
-nella cena nuziale che in casa dello sposo coronava fra
-canti e danze e suoni e fiaccole la festa.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note161">
-<p><span class="label"><a href="#tag161">161</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Παίδων σπόρῳ τῶν γνησίων δίδωμὶ σοι τὴν ἐμαυτοῦ θυγατέρα — Cfr. il passo di <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Neera</i>,
-1386, citato nella nota 48 al <i>Prologo</i>: e <span class="smcap">Alcifrone</span>, nelle
-<i>Lettere</i>: «Mio padre e mia madre teco, ereditiera qual sono,
-in matrimonio mi strinsero, <i>per la seminagione di figli
-legittimi</i>. ἐπὶ παίδων ἀρότῳ γνησίων — lib. <span class="smcap lowercase">I</span>, 6.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note162">
-<p><span class="label"><a href="#tag162">162</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi nel <i>Prologo</i> della commedia, pag. 26, il testo
-della legge, ch'è menzionata da <span class="smcap">Demostene</span>, nell'orazione
-seconda <i>Contro Stefano</i>, 1134. Il diritto ch'essa dava ai
-fratelli — venendo a mancare il padre — di disporre della
-sorella e darla in moglie a chi volessero, non era esaurito
-neppur da un primo matrimonio. <span class="smcap">Iseo</span>, <i>Eredità di Mènecle</i>,
-§ 5, 9 — cfr. <span class="smcap">Dem.</span>, <i>C. Onet.</i>, I, 865-6. <i>C. Eubulide</i>,
-pag. 1131.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note163">
-<p><span class="label"><a href="#tag163">163</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«<i>Il vecchio torna fanciullo un'altra volta</i>». <span class="smcap">Platone</span>,
-<i>Leggi</i>, I, 646, a.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note164">
-<p><span class="label"><a href="#tag164">164</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. il passo già citato dell'orazione di <span class="smcap">Iseo</span>, <i>Ered.
-di Mènecle</i>, § 7.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note165">
-<p><span class="label"><a href="#tag165">165</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Ammiro, o Fània, la legge di quei di Ceo, la
-quale vuole, che quando non si può più viver bene, non
-si continui a viver male». <span class="smcap">Menandro</span>, <i>Framm. inc.</i> Dove
-il comico ateniese allude alla legge che, al dir di <span class="smcap">Strabone</span>,
-nell'isola di Ceo, prescriveva di dar a bere la cicuta ai
-vecchi che avevano oltrepassato i sessanta, perchè lasciassero
-agli altri il posto di cui essi non potevano più godere.
-<span class="smcap">Strabone</span>, X, 486.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note166">
-<p><span class="label"><a href="#tag166">166</a>.&nbsp;&nbsp;</span>ἱκανὸς γὰρ, ἔφη, αὐτὸς ἀτυχῶν εἶ ναι. <span class="smcap">Iseo</span>, <i>Ered.
-di Mènecle</i>, § 7.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note167">
-<p><span class="label"><a href="#tag167">167</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Poteva la moglie, promovendo l'<i>azione per maltrattamento</i>
-(κακώσεως δίκη) innanzi l'arconte, chiedere
-essa il divorzio dal marito; come vedi nella legge addotta
-da Eudemonippo nel <i>Prologo</i>, pag. 27. E s'intende che in
-questo caso (il solo in cui pel divorzio occorreva l'intervento
-dell'arconte che lo pronunziasse), esso lasciava immune
-la riputazione e l'onor della donna. Si comprendevano
-poi sotto quel titolo di <i>maltrattamento</i> (κακώσεως) in genere
-le accuse di infedeltà o trascuranza. Come vedi nello
-scoliaste di <span class="smcap">Aristofane</span>, al v. 399 dei <i>Cavalieri</i>: «Cratino
-si suppone maritato alla Commedia: questa vuol divorziare
-di lui e promovergli un'<i>azione per maltrattamento</i>
-(κ. δ.). Gli amici di Cratino la supplicano di non
-agir alla leggiera e le domandano la cagione della sua collera;
-essa si lamenta amaramente di Cratino <i>perchè la trascurava</i>
-e si dava all'ubbriachezza». — E <span class="smcap">Plutarco</span> nella
-<i>Vita d'Alcibiade</i>: «Ipparete essendo virtuosa e amante
-del marito, contristata in vedere ch'egli usava con cittadine
-e forestiere, partitasi da casa, andò dal fratello: di che
-non curandosi Alcibiade, anzi seguendo il suo costume,
-bisognò si deponesse la scrittura del divorzio presso l'arconte,
-non da altri ma da lei stessa. Presentatasi pertanto
-ella stessa, secondo la legge, sopravvenne Alcibiade, e
-presala la menò a casa, senza che alcuno osasse di opporsi».
-<i>Alc.</i>, 8. Cfr. <span class="smcap">Alcifrone</span>, <i>Lett.</i>, I, 6.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note168">
-<p><span class="label"><a href="#tag168">168</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«<i>Vicina è la moglie</i>. Quando l'orsa è presente,
-non s'hanno a cercar le pedate». <span class="smcap">Aristen.</span>, <i>Lett.</i>, II, 12.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note169">
-<p><span class="label"><a href="#tag169">169</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per distruggere i lupi che infestavano l'Attica, Solone
-stabilì un premio: «a chi portasse un lupo, diede
-cinque dramme, a chi una lupa, una dramma». <span class="smcap">Plut.</span>,
-<i>Solone</i>. — Cfr. Scol. in <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Uccelli</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note170">
-<p><span class="label"><a href="#tag170">170</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dopo il primo banchetto nuziale in casa della sposa,
-questa veniva la sera condotta alla casa maritale in corteggio
-di gala tra canti d'imeneo e suon di flauti, seduta
-in cocchio tra un parente suo e un <i>paraninfo</i> o padrino dello
-sposo, ch'era di solito qualche intimo amico o parente
-dello stesso. Vedi la caratteristica descrizione di un corteggio
-nuziale, in un frammento di arringa di Iperide, in
-difesa di Licofrone, framm. 155, § 2-4. La sorella di Diossippo,
-il celebre atleta, viene data dal fratello in moglie a
-Carippo; e lungo il corteo, Licofrone, segreto amante, a
-quel che pare, della sposa, trova modo di appressarlesi e
-raccomandarle <i>di non aver rapporti col marito e di non
-lasciarsi da lui toccare</i>. Ma di ciò accusato, Licofrone
-nega, per bocca di Iperide, il fatto, cercando dimostrarne
-l'impossibilità: «E qual uomo saravvi in questa città così
-scempio da prestar fede a un simile racconto? Giacchè era
-necessario, o giudici, che prima venissero il mulattiere e il
-conduttor del corteggio innanzi al carro conducente la
-sposa: poi dietro il carro seguissero i fanciulli che la scortavano
-e Diossippo (fratello di lei): poichè anche costui (il
-fratello) la accompagnava, per averla egli collocata in matrimonio...
-E io sarei giunto a tale grado di pazzia, che
-in mezzo a tanti uomini che la scortavano, e fra questi
-Diossippo e il suo compagno negli esercizi di lotta Eufreo,
-uomini fortissimi, avrei osato far di tali discorsi a donna di
-lignaggio, e farmi udire da tutti, senza tema di perir lì
-subito strangolato?»</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note171">
-<p><span class="label"><a href="#tag171">171</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Il marito che tien sua moglie sotto catenaccio si
-crede esser prudente ed è matto: perchè se una di noi ha
-posto il suo cuore fuor della casa coniugale, essa s'invola
-più ratta di freccia e di uccello: e ingannerebbe i cento
-occhi di Argo». <span class="smcap">Menandro</span>, <i>Framm. inc.</i></p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note172">
-<p><span class="label"><a href="#tag172">172</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'appellativo di <i>libera</i>, ἐλευθέρα, corrispondente in
-questo caso al latino <i>ingenua</i>, designava in genere, quasi
-titolo nobiliare, la cittadina ateniese avente stato di famiglia,
-la donna onesta di libera nascita, e come tale circondata
-di rispetto, e sola ammessa alle sacre Tesmoforìe;
-per opposto alle cortigiane (ἑταίραι) e alle <i>forestiere</i>
-(ξέναι) che gli Ateniesi, scapoli e maritati, liberamente e
-pubblicamente corteggiavano, ma alle quali era proibito,
-sotto severissime pene, con cittadini ateniesi il matrimonio;
-ed erano interdette le feste delle <i>Due Dee</i>. — Vedi, p. e., nel
-passo sopra citato di Iperide: «Che folle temerità sarebbe
-stata la mia di non vergognarmi di rivolgere di tali discorsi
-a donna libera?» οὐκ ῂσχυνὀμῃν τοιούτους λόγους λέγων περὶ γυναικος ἐλεμθέρας; <i>Framm.</i>, 155, 4.
-Cfr. per l'antitesi quel passo di Menandro: «È difficile, o Panfila,
-a donna di famiglia (ἐλεμθέρᾳ γυναικὶ) lottar con una
-meretrice (πόρνῃ)». <span class="smcap">Men.</span>, <i>Framm. inc.</i>, 36. — All'ἐλεμθέρα,
-passata a nozze, corrisponde anche l'omerico e
-il tirtaico κουριδίη ἄλοχος indicante la moglie legittima,
-nata libera da liberi genitori, per contrapposto alle nate di
-condizione servile (παλλακαὶ). — Cfr. anche le note all'<i>Alcibiade</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note173">
-<p><span class="label"><a href="#tag173">173</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In questo ritratto della effeminata gioventù ateniese,
-troppo degenere dagli avi nei tempi che non per niente
-volgevano rapidamente alla decadenza della libertà e della
-Repubblica, piacque a parecchi ravvisare allusioni contemporanee.
-Naturalmente io non sono padrone delle interpretazioni
-altrui: e se v'ha chi crede si possano applicar
-le mie parole, si serva. Vuol dire che Clistene, lo svenevole
-bellimbusto satireggiato da <span class="smcap">Aristofane</span>, in tutti i
-tempi ha fatto scuola: e se v'hanno giovani in Italia a cui
-paia di ravvisare nel ritratto sè medesimi, me ne rincresce
-e auguro alla mia patria gioventù migliore. Ma che le parole
-di Aglae siano a ogni modo un ritratto esattissimo di
-certa gioventù d'Atene de' tempi suoi, su questo non cade
-dubbio; e rimando chi voglia accertarsene ad <span class="smcap">Aristofane</span>,
-specialmente alle <i>Nubi</i>, v. 961 eseguenti; a <span class="smcap">Isocrate</span>, nell'<i>Areopagitica</i>,
-e a <span class="smcap">Teofrasto</span>, <i>Caratteri</i>. — Cfr. <span class="smcap">Dione
-Crisost.</span>, <i>Regno</i>, pag. 167.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note174">
-<p><span class="label"><a href="#tag174">174</a>.&nbsp;&nbsp;</span>πολλ’ ἠπίστατο ἔργα, κακῶς δ’ἠπίστατυ πάντα
-(<span class="smcap">Platone</span>, <span class="smcap lowercase">I</span>, <i>Alcib.</i>) <i>sapeva molte cose, ma le sapeva tutte
-male</i> — così l'omerico proverbio girava per Grecia intorno
-a <i>Margìte</i>, protagonista di un poema antichissimo (forse
-il più antico esempio di poesia comica), non pervenuto a
-noi, e che <span class="smcap">Aristotile</span> attribuisce ad <span class="smcap">Omero</span>. Era il tipo
-comico di un solennissimo sciocco che presume di saperla
-lunga; e commette, credendo dar prova di finissimi accorgimenti,
-stolidaggini d'ogni genere; era forse o senza forse
-il lontanissimo arcavolo di Bertoldino. — E il nome usavasi,
-tra' Greci, per antonomasia, a sinonimo d'imbecillità. «Una tal
-cosa (una così enorme stoltezza) non l'avrebbero commessa
-neppure Ercole impazzito, e neppure Margite il più stolido
-di tutti gli uomini». <span class="smcap">Iperide</span>, <i>Framm.</i>, 155, 5. «Credi
-di parlar con un Margite, per darmela a bere così grossa?»
-<span class="smcap">Luciano</span>, <i>Ermotimo</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note175">
-<p><span class="label"><a href="#tag175">175</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Nubi</i>, v. 986.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note176">
-<p><span class="label"><a href="#tag176">176</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Rane</i>, v. 718-726.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note177">
-<p><span class="label"><a href="#tag177">177</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi la orazione contro Neera, che, sia essa o
-non sia di <span class="smcap">Demostene</span>, rimarrà sempre uno dei quadri
-più interessanti e istruttivi della vita privata ateniese nel
-secolo quarto av. l'E. V. «Prima voglio narrarvi come
-Neera fosse in balìa di Nicarete (<i>una padrona di postribolo</i>)
-e come facesse traffico del corpo suo per chi volesse
-averne diletto. Or convien sapere che Lisia il sofista era
-amante di Metanira (<i>altra delle ragazze alunne dello stabilimento
-d'</i>educazione <i>di Nicarete</i>) e volle, oltre i dispendî
-che faceva per lei, iniziarla nei misteri: pensando che tutte
-le altre spese andavano a guadagno della padrona, ma i danari
-della festa avrebbero profittato alla ragazza. A questo
-effetto pregò Nicarete di condurre seco alla festa dei misteri
-Metanira, per esservi iniziata. E queste vennero: ma
-Lisia non le introdusse nella propria casa, per vergogna
-della moglie che aveva (<i>meno male! che marito prudente!</i>),
-e ch'era figliuola di Brachillo e nipote sua, e della
-madre già vecchia che abitava con lui. Condusse invece
-Metanira e Nicarete nella casa di Filostrato Colonete, giovine
-scapolo e amico suo. E venne in compagnia di esse
-questa Neera che già aveva messo la sua persona a guadagno».
-(<span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Neera</i>, 1351-1352). O non sembra
-una pagina di costumi odierni, dello Zola?</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note178">
-<p><span class="label"><a href="#tag178">178</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Πῖθ’ ἑλλέβορον, <i>bevi elleboro</i>, <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Vespe</i>,
-v. 1489. Molto usavano gli antichi l'elleboro per medicina
-de' matti e de' farneticanti: indi il modo proverbiale tra
-loro: «Tu sei matto, o Tantalo, e par che davvero hai
-bisogno di bere una buona dose di elleboro». <span class="smcap">Luciano</span>,
-<i>Dial. dei morti</i>, 17. Cfr. ibid., 13. «Perchè con l'elleboro
-non ti cavi la pazzia?» <span class="smcap">Demost.</span>, <i>Corona</i>. «Di elleboro
-hai d'uopo, e non di quel vulgare, ma proprio di quello
-della focense Anticira, tanto sei fuor di te stessa». <span class="smcap">Alcifr.</span>,
-<i>Lett.</i>, III, 2. Anticira nella Focide era nota per la
-gran copia di elleboro. <i>Tribus Antyciris caput insanabile</i>,
-<span class="smcap">Orat.</span>, <i>ad Pison.</i></p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note179">
-<p><span class="label"><a href="#tag179">179</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Scriveansi su le colonne i nomi dei cittadini illustratisi
-per alte gesta o eccezionali benemerenze, in pace
-o in guerra; come si legge essersi fatto per Conone «al
-quale solo fu scolpita nella colonna questa iscrizione: <i>Dopo
-che Conone ebbe liberato i collegati dagli Ateniesi.</i>» <span class="smcap">Demost.</span>,
-<i>Contro Leptine</i>. Ma nella stessa orazione è accennata
-una iscrizione ricordante i beneficî resi alla città da
-Leucone, governator del Bosforo, per aver soccorsa Atene
-di granaglie nella carestia, e favoriti i mercanti ateniesi:
-«e affinchè durasse la memoria in esempio scolpiste le
-iscrizioni su le colonne nel Pireo e nel Tempio». E ancora
-iscrivevansi sulla colonna i nomi dei cittadini che per
-chiari servigi resi alla città con l'armi o col consiglio ottenevano,
-fra altre ricompense, anche la esenzione dai pubblici
-incarichi (liturgìe) — come da un decreto di Alcibiade
-nella stessa orazione ricordato. (Delle ricompense ai benemeriti,
-semplicissime e rare nei migliori tempi della repubblica,
-moltiplicatesi e divenute costose col decadere
-delle antiche virtù, ho parlato già altrove, nella monografia
-<i>Alcibiade e il secolo di Pericle</i>).</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note180">
-<p><span class="label"><a href="#tag180">180</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Giusto mi pare l'antico proverbio: <i>Se vedi un sasso
-guarda ben sotto che forse non vi sia un oratore che ti
-morda</i>». <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Tesmof.</i>, v. 529. Il proverbio veramente
-non diceva <i>un oratore</i>, ma <i>uno scorpione</i>: la sostituzione
-satirica di <span class="smcap">Aristofane</span> caratterizza la manìa delle pubbliche
-e private accuse, che invadeva lo Pnice e i tribunali.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note181">
-<p><span class="label"><a href="#tag181">181</a>.&nbsp;&nbsp;</span>πομπαῖος, <i>guidatore dell'anime dei morti</i> (<span class="smcap">Eurip.</span>,
-<i>Ajace</i>, v. 832); altro dei molti appellativi di Mercurio, detto,
-come tale, anche <i>sotterraneo</i>, κθονιος, <span class="smcap">Ar.</span>, <i>Rane</i>, 1126, 1145.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note182">
-<p><span class="label"><a href="#tag182">182</a>.&nbsp;&nbsp;</span>ἐσκόπει ο Μενεκλῆς ὃπως... ἔσοιτο αὐτῷ ὃστις ξῶντά τε γηροτροφήσοι καὶ τελευτήσαντα δάψοι αὐτὸν καὶ εἰς τὸν ἔπειτα χρόνον τὰ νομιξόμενα αὐτῷ ποιήσοι... — <span class="smcap">Iseo</span>,
-<i>Ered. di Mènecle</i>, § 10.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note183">
-<p><span class="label"><a href="#tag183">183</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Io m'aspetto che i fiumi vadano all'insù, mentre
-tu alla tua età e con una caterva di figli ti se'invaghito
-di una suonatrice...» <span class="smcap">Alcifr.</span>, <i>Lett.</i>, III, 33. «Tornano
-all'insù de' sacri fiumi le sorgenti». <span class="smcap">Eurip.</span>, <i>Medea</i>, 410.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note184">
-<p><span class="label"><a href="#tag184">184</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La ospitalità data da Atene a Pelopida e agli altri
-profughi tebani ivi postisi in salvo allorchè Tebe venne in
-mano ai Lacedemoni (v. atto I, nota 15), doveva naturalmente
-riuscire — anche per la vicinanza di Atene a Tebe — più
-che sospetta e molesta agli oligarchi tebani ed a Sparta.
-«Inteso avendo Leontide (un degli oligarchi) che gli esiliati
-se ne stavano in Atene, cari alla moltitudine e onorati
-da tutti gli uomini onesti e dabbene, tese loro insidie
-nascostamente... I Lacedemoni scrissero pur lettere agli
-Ateniesi, ingiungendo ad essi di non accogliere nè incitar
-più oltre quegli esuli, ma scacciarli dalla città, come dichiarati
-per nemici comuni dagli alleati. Gli Ateniesi, e per
-indole umana e per antichi obblighi di gratitudine, punto
-a' Tebani ingiuriosi non furono. Peraltro, Pelopida, incitava
-i profughi e dicea loro come bella nè pia cosa non
-era che trascurassero la patria in servitù, e paghi solo dell'esser
-salvi, pendessero dalle determinazioni degli Ateniesi
-(di scacciarli sì o no), sempre alla mercè di que' parlatori
-facondi che atti erano a persuadere il popolo...»
-<span class="smcap">Plutarco</span>, in <i>Pelopida</i>.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note185">
-<p><span class="label"><a href="#tag185">185</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">Tucidide</span>, I, 26; <span class="smcap">Eschilo</span>, <i>Supplici</i>; <span class="smcap">Euripide</span>,
-<i>Supplici, Eraclidi</i>, ecc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note186">
-<p><span class="label"><a href="#tag186">186</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Lisistrata</i>, v. 285; <span class="smcap">Demost.</span>, <i>Corona</i>,
-297.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note187">
-<p><span class="label"><a href="#tag187">187</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Νῦν προς ἔμ’ ἴτω τις, ἵνα μή ποτε φάγη σκόροδα, μηδὲ κυάμους μέλανας
-<span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Lisistr.</i>, 690.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note188">
-<p><span class="label"><a href="#tag188">188</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«<i>Fedra</i>. Che cos'è questa cosa che dicono degli
-uomini, <i>amare?</i> — <i>Nutrice</i>. La più soave, o figlia, e la più
-acerba cosa insieme». <span class="smcap">Eurip.</span>, <i>Ippol.</i>, v. 347-8.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note189">
-<p><span class="label"><a href="#tag189">189</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Eschilo</span>, <i>Persiani</i>, v. 133-139, v. la versione del
-Bellotti, qui, in bocca di Cròbilo, raccorciata.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note190">
-<p><span class="label"><a href="#tag190">190</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«<i>È giusto difendere anche la causa del lupo</i>»,
-proverbio. <span class="smcap">Platone</span>, <i>Fedro</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note191">
-<p><span class="label"><a href="#tag191">191</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tutti gli anni, nelle feste Apaturie, uno o più giorni
-eran consacrati alla iscrizione delle nascite avvenute nel
-corso dell'anno. I figli nati di giuste nozze (da padre e
-madre cittadini) venivano introdotti nella <i>fratria</i> o curia
-del padre, e previo rito sacro, e dato dal padre giuramento
-della legittimità della nascita, venivano dal capo della fratria
-iscritti nel registro della stessa; la quale iscrizione era il
-documento della legittimità ed equivaleva alle nostre dichiarazioni
-di nascita all'ufficio di stato civile. (<span class="smcap">Schömann</span>,
-<i>Ant. Jur. Pub.</i>, 193). — Cfr. <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Eubulide</i>, 1313,
-1315. <span class="smcap">Iseo</span>, per <i>Eufileto</i>, § 3. Questa iscrizione usavasi anche
-a legittimare gli adottati. (<span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Macartato</i>): e
-non è da confondere con l'altra iscrizione, sui registri lessiarchici,
-dei giovani ateniesi pervenuti all'età di 18 anni:
-che conferiva l'esercizio dei diritti civili e di una parte dei
-politici.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note192">
-<p><span class="label"><a href="#tag192">192</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Sofocle</span>, <i>Edipo a Colono</i>, v. 1655-6.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note193">
-<p><span class="label"><a href="#tag193">193</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nella <i>Lisistrata</i> di <span class="smcap">Aristofane</span> un coro di vecchi,
-per fare istizzire le donne, racconta: «C'era una volta un
-giovine di nome Melanione, il quale, fuggendo le nozze,
-andò nel deserto e sui monti: ivi dava la caccia alle lepri,
-tendeva le reti e aveva un cane: e per odio contro le
-donne non fece più ritorno alla sua casa. E noi non siamo
-men casti di Melanione». <span class="smcap">Lis.</span>, 785 seg. E al coro dei
-vecchi, nella stessa scena, il coro delle donne, di ripicco,
-risponde: «C'era una volta un certo Timone, uomo implacabile,
-avvolto la faccia in ispide spine, progenie delle
-Furie. Questo Timone se ne fuggì per odio, imprecando
-molte cose alli uomini malvagi. Così egli odiava voi uomini
-sempre malvagi... <i>ma delle donne era amantissimo</i>».
-<i>Lis.</i>, v. 808 seg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note194">
-<p><span class="label"><a href="#tag194">194</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Superfluo qui osservare, intanto che me ne ricordo,
-una volta per tutte, con l'autore dell'<i>Anacarsi</i> (v. 28) che
-la vita ritirata delle donne ateniesi nel gineceo non deve
-poi intendersi per quella completa clausura che hanno creduto
-taluni: e non impediva loro di ricevere in casa i parenti
-e quegli amici del marito ed estranei che dal marito
-ne aveano il consenso. — Nella <i>Lisistrata</i> di <span class="smcap">Aristofane</span>
-c'è anche di meglio: e il <i>provveditore</i> si lamenta che sian
-gli stessi mariti che procacciano alle mogli certe distrazioni:
-«Noi uomini abbiamo aiutato le donne a diventar
-malvagie. Noi andiamo alle botteghe degli artieri e diciamo:
-orefice, della collana che mi avevi fabbricata, ballando
-ier sera la mia donna, cadde la ghianda del fermaglio.
-Io devo navigar per Salamina. <i>Tu se hai tempo fa
-in ogni modo di recarti da lei verso sera</i>, e riponle la
-ghianda al luogo suo. Un altro ad un calzolaio giovine...
-così parla: o calzolaio, la correggia preme alla mia donna
-il dito mignolo del piede che è tenero assai. <i>Tu va a lei
-sul mezzogiorno</i>, e rilassala alquanto, sicchè si faccia più
-larga. E così, da queste cose hanno origine quell'altre somiglianti...»
-<i>Lisistr.</i>, v. 404-420.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note195">
-<p><span class="label"><a href="#tag195">195</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Meglio un amico sulla terra e innanzi ai nostri
-occhi che un tesoro sotterra e lungi da noi». <span class="smcap">Menandro</span>,
-<i>Citarista</i>, fr. 3. «Nulla è più prezioso di un amico sicuro:
-nè ricchezza, nè regno». <span class="smcap">Eurip.</span>, <i>Oreste</i>, v. 1155.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note196">
-<p><span class="label"><a href="#tag196">196</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Quando tu mi parli, tagli la fiamma, soffii nella
-rete, ficchi un chiodo nella spugna». <span class="smcap">Aristen.</span>, <i>Lett.</i>, II, 20.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note197">
-<p><span class="label"><a href="#tag197">197</a>.&nbsp;&nbsp;</span>κοινὰ γὰρ τὰ τῶν φιλων Così Pilade a Oreste, in
-<span class="smcap">Eurip.</span>, <i>Oreste</i>, v. 735 — verso passato in uso proverbiale.
-Cfr. <span class="smcap">Alcifr.</span>, <i>Lett.</i>, I, 7. <span class="smcap">Enea Sofista</span>, <i>Lett.</i>, <span class="smcap lowercase">VI</span>. <span class="smcap">Procop.
-Sof.</span>, <span class="smcap lowercase">CXIX</span>.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note198">
-<p><span class="label"><a href="#tag198">198</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Aristen.</span>, <i>Lett.</i>, I, 17.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note199">
-<p><span class="label"><a href="#tag199">199</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Ecclesiazuse</i>, v. 597 seg., 605 seg. Cfr.
-il <i>Pluto</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note200">
-<p><span class="label"><a href="#tag200">200</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nei cassettoni e negli armadi delle vesti e biancherie
-usavano metter pomi, per dar a quelle il buon
-odore. Indi il coro delle <i>Vespe</i> in <span class="smcap">Aristofane</span>: «Di
-que' poeti che studieranno dire e trovar cose nuove, tenete
-in serbo le sentenze e riponetele nelle arche insiem coi
-pomi (ἐσβαλλετε τ’ ἐς τὰς κιβωτοὺς μετὰ τῶν μήλων).
-Se farete ciò per l'anno intero, le vostre vesti avranno
-odore di senno». <i>Vespe</i>, 1055-59.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note201">
-<p><span class="label"><a href="#tag201">201</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«<i>E l'adultero perirà con un bel rafano nel di
-dietro</i>.» <span class="smcap">Alcifr.</span>, <i>Lett.</i>, <span class="smcap lowercase">III</span>, 62.
-</p>
-
-<p>
-Varie e severe <i>ab antico</i> in Atene le pene che colpian
-l'adulterio (μοιχεία) consumato e tentato, adultero e adultera
-in una. Mi limito a qui raccogliere, coordinandole,
-le disposizioni principali del diritto penale ateniese su la
-materia — i limiti di queste note non assentendomi più
-lungo discorso.
-</p>
-
-<p>
-Tralascio parlar delle pene circa i mariti adulteri. Dacchè
-le leggi permettevano ai mariti il commercio con le
-meretrici e il tener concubine per averne prole, anco legittimabile
-(<span class="smcap">Dem.</span>, <i>C. Neera, C. Aristocr.</i>): e la domanda di
-divorzio, fatta dalla moglie in persona davanti all'arconte
-promovendo azione per maltrattamenti (κακώσεως δίκη),
-era la sola risorsa e sanzione penale che alle mogli restava
-contro il marito infedele.
-</p>
-
-<p>
-Passo alle donne adultere e ai loro drudi.
-</p>
-
-<p class="center">
-UOMINI ADULTERI.
-</p>
-
-<p>
-§ 1. Solone con legge «permise uccidere l'adultero a
-chi lo cogliesse sul fatto» <span class="smcap">Plut.</span>, <i>Sol.</i>
-</p>
-
-<p>
-«Fu colto (Agorato) in flagrante adulterio (ἐλήφθη μοιχός)
-pel qual delitto la legge scrive la morte in pena».
-<span class="smcap">Lisia</span>, <i>C. Agor.</i>, 66.
-</p>
-
-<p>
-Eufileto all'adultero Eratostene da lui sorpreso nella
-stanza conjugale: «Non io sto per ucciderti, ma la legge
-della città che tu per lascivia dispregiasti». <span class="smcap">Lisia</span>, <i>Uccis.
-Eratost.</i>, 26.
-</p>
-
-<p>
-§ 2. Adulterio, e come tale punito, non era quello
-solo commesso colla moglie. «Se alcuno ucciderà un altro
-cogliendolo presso la moglie, o <i>la sorella</i>, o <i>la concubina
-mantenuta per averne figliuoli</i>, non sarà reo d'omicidio».
-(<span class="smcap">Dem.</span>, <i>C. Aristocr.</i>, 637).
-</p>
-
-<p>
-«All'Areopago è prescritto non condannar per uccisione
-chi colse l'adultero presso la moglie sua. E questo il legislatore
-stimò giusto <i>tanto per le mogli legittime quanto
-per le concubine</i> (παλλακαῖς): certo, se avesse avuto pene
-più gravi per la violazione delle mogli, le avrebbe poste:
-maggiori dell'uccidere non avendone, irrogò la stessa per
-adulterio con moglie o concubina del pari». <span class="smcap">Lisia</span>, <i>Ucc.
-Eratost.</i>, 30, 31.
-</p>
-
-<p>
-§ 3. Adulterio, e come tale passibile di morte, intendevasi
-quello preceduto da seduzione. Stuprare una moglie,
-violentandola, era reato minore e punito di sola multa.
-«La legge comanda che se uno avrà stuprato a forza
-uom libero o fanciullo paghi multa doppia che se stuprasse
-un servo: se poi avrà stuprato a forza una donna
-maritata, sopra le quali è permesso uccidere l'adultero colto
-in fatto, incorra la multa medesima. Tanto, o giudici, quei
-che aggrediscono colla forza, il legislatore stimò degni di
-minor pena di quei che ricorrono alle blandizie persuasive:
-poichè quelli dannò nel capo, questi con multa sola».
-<span class="smcap">Lisia</span>, <i>Uccis. Eratost.</i>, 32.
-</p>
-
-<p>
-§ 4. Se non ucciso sul fatto, poteva l'adultero essere
-punito con altre pene e tradotto in giudizio. Esigevasi però
-sempre per le stesse e per la traduzione in giudizio <i>la flagranza</i>.
-«έλήφθη μοιχὸς», <span class="smcap">Lisia</span>, <i>C. Agor.</i>, 26. «ἐφ ῇ ἂν μοιχὸς ἄλω».
-<span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Neera</i>, 1374. — «μοιχὸς ἑάλω... ἄνθρα ἐν ἄνθροις (<i>membra in membris</i>) ἒχων» <span class="smcap">Luc.</span>, <i>Eunuc.</i> — «<i>Et
-hoc est quod Solon et Draco dicunt:</i> ἐν ἒργῳ». <span class="smcap">Ulpiano</span>.
-</p>
-
-<p>
-§ 5. La flagranza riguardava l'adulterio non solo consumato,
-ma anche tentato, e non compiuto per circostanza
-indipendente dalla volontà dell'adultero. «Punisce la legge
-come adultero non solo chi commise in fatto l'adulterio
-ma anche chi lo volle o tentò (βουληδέντα)» — <span class="smcap">Massimo
-Tir.</span>, <i>Diss.</i> <span class="smcap lowercase">II</span>.
-</p>
-
-<p>
-§ 6. Il marito che non uccide l'adultero, e intende punirlo
-d'altra pena, si impossessa della persona dell'adultero
-legandolo: o rilasciandolo libero, solo dietro malleveria. Su
-la legittimità della cattura, e quindi sul merito dell'accusa
-d'adulterio, decide il tribunale. «Se alcuno avrà messo ingiustamente
-i lacci ad un altro come adultero, questi lo
-accusi ai Tesmoteti: e <i>se</i> vincerà e apparirà legato ingiustamente,
-sia libero, e sciolti i mallevadori da obbligo; se
-invece è chiarito adultero, i mallevadori riconsegninlo all'accusatore». — <span class="smcap">Dem.</span>,
-<i>C. Neera</i>, 1367.
-</p>
-
-<p>
-§ 7. Le pene sussidiarie, <i>in luogo e vece dell'uccisione</i>,
-sono a piacer del marito o <i>pecuniarie</i> o <i>corporali</i>.
-Può il marito accontentarsi di una multa. «<i>È legge l'adultero
-multarsi in danaro</i>». <span class="smcap">Ermogen.</span>, <i>De invent.</i>, II, 1. — «<i>È
-legge l'adultero pagare o morire</i>». — <span class="smcap">Auct.</span> <i>Probl.
-Rhet.</i> «E quegli (l'adultero Eratostene) mi prega, mi supplica
-di non ucciderlo, <i>ma di ricever denaro</i> in componimento».
-<span class="smcap">Lisia</span>, <span class="smcap">Ucc. Erat.</span>, 25. «Stefano sorprende Epeneto
-come adultero e gli estorce trenta mine: delle quali
-avuti mallevadori, lasciò andar libero Epeneto, tenendosi
-certo del danaro». <span class="smcap">Dem.</span>, <i>C. Neera</i>, 1367.
-</p>
-
-<p>
-§ 8. Le pene corporali, in luogo dell'uccisione, potean
-essere di vario genere a piacer del marito: e inflitte nello
-stesso recinto del tribunale giudicante sulla legittimità della
-cattura. «Se è chiarito adultero, i mallevadori riconsegninlo
-all'accusatore, il quale, lì nello stesso tribunale <i>può
-far su di lui, purchè senza spada, ciò che vuole, secondo
-conviensi ad adultero</i>». (ἄνευ ἐγχειριδιου χρῆσθαι ὄ τι ἄν βουληθῆ ως μοιχῳ). <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Neera</i>, 1367.
-</p>
-
-<p>
-§ 9. Nella antecedente designazione sono comprese
-le pene:
-</p>
-
-<p>
-α. <i>dell'accecamento.</i> «Stabiliva la legge potersi
-impunemente accecare (τυφλοῦσθαι) l'adultero colto in
-fatto». <span class="smcap">Auct.</span>, <i>Probl. Reth.</i>, c. 58. «<i>Adulteros deprehensos
-licet excœcare</i>». <span class="smcap">Cur. Fortunatianus</span>, <i>Rhet. Scol.</i>
-</p>
-
-<p>
-β. del <i>marchio</i> rovente. «ἔξεστι στιξειν τοὺς μοιχούς». <span class="smcap">Hermog.</span>, <i>Part. Stat.</i> — νόμος τὸν μοιχὸν στιξειν.
-<span class="smcap">Marcellinus</span>.
-</p>
-
-<p>
-γ. del <i>rafano</i> (ῥαφανιδωσις). Faceasi star carponi
-l'adultero e pelategli le natiche con cenere calda, gli
-si ficcava nel podice un rafano de' più grandi. <span class="smcap">Suida</span>, alle
-voci ραφανιδωθὴναι e μοιχὸς. — <span class="smcap">Alcifr.</span>, <i>Lett.</i>, III, 62. — In
-luogo di un rafano si usava anche un pesce detto <i>mugile</i>.
-<span class="smcap">Catullo</span>, carm. XV.
-</p>
-
-<p>
-§ 10. Il marito che <i>uccide</i> con pene corporali l'adultero
-non ucciso sul fatto, risponde di omicidio. — ἄνευ ἐγχειριδίου, <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Neer.</i>, loc. cit. «Chi bollando
-l'adultero, lo uccide, è reo di omicidio». <span class="smcap">Hermog.</span> e <span class="smcap">Marcell.</span>,
-loc. cit.
-</p>
-
-<p>
-§ 11. È condannato il medico che cura gli adulteri,
-castigati col marchio o col rafano. «’Ιατρὸς, τὰ τῶν μοιχῶν ίώμενος στίγματα, κρίνεται» <span class="smcap">Sopater.</span>
-</p>
-
-<p>
-§ 12. Vietato è all'adultero l'ingresso ne' templi.
-<span class="smcap">Sop.</span>, <i>in Hermog.</i>
-</p>
-
-<p class="center">
-DONNE ADULTERE.
-</p>
-
-<p>
-§ 13. Lecito è uccidere l'adultero (colto sul fatto) e
-l'adultera insieme. <span class="smcap">Hermog.</span>, <i>Part. St.</i> — <span class="smcap">Marcellinus</span>, in
-<span class="smcap">Cicer.</span>, <i>Rhetor.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>.
-</p>
-
-<p>
-§ 14. Il marito che non uccide l'adultera (colta in fatto)
-è però obbligato a ripudiarla. «Quando abbia sorpreso in
-fatto l'adultera, chi la sorprende non potrà più dimorare
-con la moglie: e se dimorerà con essa, sia punito d'infamia».
-<span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Neer.</i>, 1374.
-</p>
-
-<p>
-§ 15. La donna adultera ripudiata non ha dritto alla
-restituzione della dote. «<i>È legge che la dote dell'adultera</i>
-resti al marito». <span class="smcap">Sopater.</span> <i>Divis. Quæst</i>. Cfr. <span class="smcap">Libanius</span>,
-<i>Declam.</i>, 35. — «Trovando la moglie non costumata e reputandosi
-ingannato, la scacciò, gravida, di casa e non le
-restituì la dote». <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Neera</i>.
-</p>
-
-<p>
-§ 16. «<i>Legge dell'adulterio.</i> Nè alla moglie (per
-adulterio ripudiata) sia lecito entrar nei pubblici templi,
-se è stata trovata col drudo: e se vi entri, ognuno possa
-maltrattarla a piacere, tranne che ucciderla». <span class="smcap">Demostene</span>,
-<i>C. Neer.</i>, 1374. «Perciocchè, se una donna è stata colta con
-l'adultero, non può più entrare nei templi per vedere e
-supplicare, come può fare una straniera e un'ancella, a cui
-lo consentono le leggi. E se le adultere vi entrano in onta
-alle leggi, ognuno può maltrattarle a suo talento, purchè
-non le uccida. E se la legge eccettuò la morte, mentre volle
-impune ogni altro maltrattamento, questo fece perchè non
-volle contaminati i templi». <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Neer.</i>, ibid. «Solone,
-dei legislatori il più glorioso, scrisse all'uso antico
-decreti solenni sul buon costume delle donne. Imperocchè
-alla moglie presso la quale sia stato sorpreso l'adultero
-non consente adornarsi, nè entrare nei pubblici templi, affinchè
-con la sua presenza non corrompa le donne oneste.
-Che se vi entri e se si abbigli, ordina al primo capitato di
-lacerarle le vesti e di strapparle gli ornamenti e di batterla,
-purchè non la uccida nè la ferisca. Così il legislatore
-vitupera questa donna e le crea una vita peggior della
-morte». <span class="smcap">Eschine</span>, <i>C. Timarco</i>, § 183.
-</p>
-
-<p>
-§ 17. La moglie accusata d'adulterio può discolparsi
-dando il giuramento d'innocenza al pozzo di Callicoro.
-«A Mnesiloco Peanese scopersi le impudicizie di sua moglie:
-ed egli che aveva ogni modo di appurar la cosa (o
-uom proprio di zucchero!) ripose tutto nell'affar del giuramento.
-Pertanto la donna condussero al pozzo di Eleusi
-detto Callicoro: ivi spergiurò e del delitto purgossi».
-<span class="smcap">Alcifr.</span>, <i>Lett.</i>, <span class="smcap lowercase">III</span>, 69.
-</p>
-
-<p class="center">
-SUI LENONI.
-</p>
-
-<p>
-§ 18. Ai lenoni era inflitta la morte. «Solone comanda
-accusarsi i lenoni, e convinti dannarsi nel capo:
-perchè alle persone desiderose di peccare ma vergognose
-e dubbiose di trovarsi insieme, danno sfacciatamente e per
-prezzo occasione ed agio al delinquere». <span class="smcap">Eschine</span>, <i>C. Timarco</i>.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note202">
-<p><span class="label"><a href="#tag202">202</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi nota antecedente sotto il numero 11.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note203">
-<p><span class="label"><a href="#tag203">203</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. l'orazione di Lisia, in difesa di Eufileto, sulla
-<i>Uccisione di Eratostene.</i></p>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span>
-</p>
-
-<h2 id="atto3">ATTO TERZO</h2>
-</div>
-
-<p class="center">
-Scena come nell'atto precedente
-</p>
-
-<h3>SCENA I.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Mènecle</span> <i>e</i> <span class="smcap">Dàmocle</span> <i>tebano</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Dàm.</span> Mènecle, i profughi lasciano questa notte
-Atene; ma le tue parole di ieri all'assemblea
-rimarranno scritte nel cuore dei Tebani.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Tebe e i suoi profughi nulla mi devono.
-Tebe accolse me profugo al tempo dei 30 tiranni;
-ho sciolto il debito della ospitalità. In
-quanti partite?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Dàm.</span> Pelopida, io ed altri dieci. Il resto dei profughi
-<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span>
-attenderà, per seguirci, nostre notizie al
-confine<a class="tag" id="tag204" href="#note204">[204]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Lo sapete che in Tebe i tiranni son sulle
-guardie, che la città è ben munita, e che la
-impresa vostra è temeraria?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Dàm.</span> Le nostre braccia sono gagliarde, i nostri
-petti sono sicuri, le armi imbrandite per i Lari
-sono sante. Giove le guiderà.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> E Giove dunque vi protegga. Bravi figlioli!
-Vorrei aver vent'anni di meno per essere con
-voi!... E avrò vostre nuove?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Dàm.</span> O da Tebe liberata... o dagli inferni.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>lo abbraccia</i>) Addio. (<i>Dàmocle esce</i>) Moriranno
-tutti ma moriranno bene.
-</p>
-
-<h3>SCENA II.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Mènecle</span> <i>solo.</i>
-</p>
-
-<p>
-(<i>Passeggia meditabondo</i>) Ora a colei... Quel maledetto
-sospetto non mi dà tregua. Poc'anzi
-la fantesca parea sulle mosse. Blèpo sarà ancora
-alla guardia... Decisamente non mi riconosco
-<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span>
-più. È bastato quel sospetto molesto
-per mandare i miei buoni propositi all'aria!...
-E Giove scrutatore dell'anime m'è testimonio
-s'essi eran sinceri!... Ci tenevo tanto alla soddisfazione
-di poter dire: ho schiuso io nuove
-gioie, nuovi orizzonti al di lei cuore! Se ella
-invece ci ha già pensato da sè, la mia diventa
-una generosità da far ridere Atene alle mie
-spese...
-</p>
-
-<h3>SCENA III.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Mènecle</span> <i>e</i> <span class="smcap">Blèpo.</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>ansioso</i>) E così?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> La vecchia è in trappola.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Da quando?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> Ora, ora. Usciva di casa frettolosa: e io salto
-fuor dal vestibolo: <i>Alto là, gentil comare, arresta
-il passo, e vieni un momento con me.</i> E
-lei: <i>Impertinente! Sgombra dai piedi! Devo andar
-per la padrona!</i> Ed io, prendendola delicatamente:
-<i>Anderai dopo; intanto (comicamente
-<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span>
-declamando) inoltra, inoltra Alceste nella reggia
-d'Admeto!</i> E lei: <i>Se non mi lasci la pagherai! — Io
-te lasciar? giammai!... Vieni, o fanciulla,
-e al mio signor rispondi — e dammi il foglio che
-nel grembo ascondi!</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>irritato</i>) Ah! la finisci?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> Ho finito.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> E il foglio?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> È qua (<i>Mènecle afferra ansioso il foglio</i>).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> E la vecchia?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> È là.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Entri! (<i>passeggia, concitato, stringendo il foglio
-con mano convulsa</i>) Per i fulmini di Giove!
-non eran dunque sospetti... (<i>fa per aprire il
-foglio, poi si arresta</i>) ho paura di aprirlo. Sentiam
-costei!
-</p>
-
-<h3>SCENA IV.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Mènecle, Tratta</span> <i>e</i> <span class="smcap">Blèpo</span>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tr.</span> (<i>ancora di dentro, piangente, trascinata da Blèpo</i>)
-Santissime dee! Mi vuoi lasciare, furfante!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> (<i>di dentro, declamatorio</i>) Calma, calma, o fanciulla!
-Umana cosa è il pianto! (<i>entra, tenendo
-per un braccio la vecchia</i>) Ecco, o padrone, la
-vezzosa Tratta...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tr.</span> (<i>a Blèpo</i>) Scoppia!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> ... che da un'ora mi tormenta, perchè vuole
-parlare con te. (<i>a Tratta, con far tragico</i>) Parla!
-favella!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tr.</span> (<i>piagnucolando</i>) O padrone! padrone! lo giuro
-a Venere che non ho fatto nulla e costui mi
-ha indegnamente maltrattata! (<i>Blèpo fa gesti
-comici negativi, come scandalizzandosi dell'asserzione</i>)
-Fammi ragione...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Comincia a dar ragione di te mezzana indegna!...
-Scegli tra lo staffile e il dire la
-verità...<a class="tag" id="tag205" href="#note205">[205]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> (<i>ripetendo con far tragico</i>) Scegli!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tr.</span> O padrone, sì la dirò, la verità, ma ne attesto
-le Dee che sono innocente! Io glie lo
-davo il foglio, e questo sfrontato senza lasciarmi
-tempo, ha allungato apposta le mani
-sul mio seno...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> Seno, lo chiama! Non le credere...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>a Blèpo</i>) Taci, furfante. Esci. (<i>imperioso</i>)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> Ecco la ricompensa!... (<i>va via declamando</i>)
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>E fuor di casa le fantesce indegne</i></p>
-<p class="i01"><i>Van del marito a trafficar lo scorno!...</i><a class="tag" id="tag206" href="#note206">[206]</a>.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Seno, lo chiama!...
-</p>
-
-<h3>SCENA V.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Mènecle</span> <i>e</i> <span class="smcap">Tratta</span>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Alle corte. E bada a non mentire. Da
-quanto tempo fai questo ufficio di... Iride
-messaggiera?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tr.</span> Che le Furie mi portino via, se non è questa
-soltanto la seconda volta.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Ah!... (<i>frenandosi</i>) E quando... la prima?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tr.</span> L'altro ieri.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (Il cuore me lo diceva!) E, n'è vero... da
-Cròbilo?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tr.</span> Sì, padrone.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> E Aglae t'avrà detto di non dir nulla...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tr.</span> Oh no! niente la mi disse...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Ed ora da Cròbilo ci tornavi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tr.</span> No, no, padrone...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Come no? Questo foglio non lo portavi
-a Cròbilo?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tr.</span> No.
-</p>
-
-<p>
-Mèn. Neghi ancora? A chi dunque, sfacciata?
-O confessa, o...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tr.</span> A Elèo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>balzando di sorpresa</i>) Elèo?!! Eh? O quanti
-ne ha? Elèo?... (<i>lunga pausa. Mènecle si passa
-la mano sulla fronte, guarda la vecchia, guarda
-il papiro, fa per isvolgerlo, trema di svolgerlo,
-s'arresta ancora</i>) No... no... tu menti... non è
-possibile!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tr.</span> Buttami dalla torre del Ceràmico<a class="tag" id="tag207" href="#note207">[207]</a> se
-non è vero che ad Elèo lo portavo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>con accento lungo, doloroso</i>) Anche Elèo!...
-(<i>si copre, angosciato, delle mani il volto: poi,
-cupo, a Tratta</i>) Va. Più tardi con te aggiusteremo
-i conti... Blèpo!... (<i>a Blèpo che si affaccia</i>)
-Tieni costei sotto custodia!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tr.</span> Venere santa!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> Non temere... (<i>trascinandola via</i>) Venere ti
-ascolterà... Io attentare al tuo onore!... (<i>escono
-<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span>
-continuando la vecchia a lamentarsi e Blèpo a
-sermoneggiarla</i>).
-</p>
-
-<h3>SCENA VI.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Mènecle</span> <i>solo</i>.
-</p>
-
-<p>
-(<i>Passeggia concitato, stringendo febbrilmente il papiro,
-e dando in rotte esclamazioni</i>) Eppure l'accento
-di colei non mentiva... Elèo!... Elèo
-ch'io credevo il più leale dei giovani!... Ch'io
-amavo, e da cui mi credevo amato come da
-un figlio!... Ma a questa mia età, non vi è
-dunque più un solo volto d'amico, un solo
-affetto sincero sulla terra?... Povero imbecille!...
-i giovani hanno fretta e non aspettano
-che la mano gelida di un vecchio rechi
-loro la felicità! se la pigliano da sè... (<i>terge una
-lagrima</i>) Eppure costava loro sì poco l'attendere!
-Glie l'avrei ritardata di sì poco!... Addio,
-mio bel sogno! Coraggio!... (<i>apre la lettera</i>)
-È proprio lui!... (<i>Si butta a sedere e riprende
-a leggere. Sul principio della lettura, legge forte
-<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span>
-il</i> <span class="smcap lowercase">GRAZIE DELLA TUA</span> <i>con cui comincia e che
-gli strappa un'esclamazione e un movimento d'ira:
-poi riprende convulso la lettura, ma subito alle
-parole successive la sua fisonomia comincia a
-rasserenarsi e gli sfugge qualche esclamazione rotta
-di commozione e di sollievo</i>).
-</p>
-
-<p class="indl">
-«Elèo!...
-</p>
-
-<p>
-«Grazie della tua. Se verrai oggi, sia dunque
-la tua venuta per dirmi addio, in presenza
-dì Mènecle <i>nostro...</i> (<i>a sè, commosso</i>) (Sono
-ancora il loro Mènecle! Meno male!) Sì, io ti
-ringrazio di avere sentito alla stessa ora, nel
-cuor tuo, la parola che a me veniva sul labbro.
-Aglae ed Elèo non devono più incontrarsi
-sotto lo stesso tetto, fino a che Mènecle vive
-(<i>fra sè, approvando, con inflessione fra comico e
-intenerito</i>) (Ciò è onesto!) Ah sì, mio Elèo,
-noi non possiamo obliarlo ciò che dobbiamo
-a quella testa canuta. (<i>Mènecle si asciuga una
-lagrima</i>) Ed io più di te: tu lo sai, tu, testimone
-della sua astuzia magnanima, per
-indurmi a riprendere una libertà, che facesse
-<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span>
-lieti i miei giorni serbando illibato il mio
-nome... (Come? come?) tu che meco leggesti
-il suo affettuoso addio... (Oh! i mariuoli!)
-(<i>Mènecle sorride di gioia e commozione</i>)
-O Elèo! Vide la Grecia eroi ed eroine, e
-sagrifici illustri: non mai ne vide di più veri
-e più nobilmente modesti! È dolce la morte
-per la patria, sapendo di dare ai secoli il
-nome: è dolce a vent'anni la morte per la
-donna amata, sapendo di averne l'amore:
-nessun Greco dai capelli bianchi affrontò
-per una fanciulla ciò che è ben peggio della
-morte: vivere vecchio, solo e sconsolato.
-(<i>Mènecle vinto dall'emozione, s'asciuga una lagrima
-e sorride</i>) (Ma come sa scrivere quella
-birichina!) Oh, io rimarrò con Mènecle fino
-all'ultimo de' suoi giorni... (Se io lo permetterò!)
-superba che tu mi approvi... (Ah
-lui approva! Bravo!) Farò di tutto per consolare
-quell'anima generosa che ha amato
-troppo in gioventù per non sentir bisogno
-di qualcosa che le rammenti il passato. Vedi,
-ieri, col solo aver dato al suo cuore la occupazione
-<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span>
-della gelosia... (La briccona!) il
-povero vecchio pareva tutto cambiato: a
-quest'ora, scommetto, non pensa già più al
-suo triste disegno, inseguendo questa piccola
-cura che lo molesta e lo alletta, gli sveglia
-il ricordo di emozioni antiche. Forse già sospetta
-di Cròbilo: e io tollero per ora le visite
-di quell'imbecille... (Cròbilo fa progressi!...)
-che anch'oggi verrà... Ma non confondiam
-la commedia con le cose serie. Addio, Elèo,
-addio, amico. Gli Dei ti proteggano... e ti
-serbino un giorno... (Ti serbino...?) (<i>Mènecle
-che man mano verso la fine è venuto leggendo sempre
-più rapido e sicuro, con volto ilare e accento
-concitato per gioia ed emozione, giunto a questa
-parola, improvvisamente si arresta, ritorna scurissimo
-in volto e depone il foglio con espressione
-angosciosa. Una visibile lotta si combatte nel suo
-animo. Parecchie volte fa atto di padroneggiarsi
-per continuar a leggere il resto della frase, e
-altrettante esita. Infine con uno sforzo penoso ma
-risoluto pone l'occhio sulla carta, e alle parole
-che terminano la frase e la lettera balza in piedi
-<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span>
-con un urlo di gioia</i>)... all'onor della Grecia!»
-Ah! Molto ben detto.
-</p>
-
-<p>
-(<i>Mènecle, rasserenato, contento, passeggia su e giù
-discorrendo seco con vivacità febbrile</i>) Ma non si
-dirà mai che Mènecle a sessantacinque anni
-si è lasciato sopraffare in generosità da due
-fanciulli! E quella birichina che s'intende di
-burlarmi, la burlerò io!... Bravi figliuoli! Che
-Giove vi benedica — per il bene che volete a
-questo povero vecchio... (<i>dopo una pausa, intenerito</i>)
-e per quello che vi volete tra di voi!
-Quanto a quella buona lana di Cròbilo — l'imbecille
-Cròbilo — eh, se stesse a lui, non
-lo è poi tanto — farà i conti con Aglae...
-e con sua moglie... (<i>va all'uscio e chiama</i>)
-Blèpo!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span>
-</p>
-
-<h3>SCENA VII.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Mènecle, Blèpo</span> <i>e</i> <span class="smcap">Tratta</span>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>a Blèpo</i>) Conduci qua la vecchia. (<i>Blèpo
-esce</i>) Questa lettera a ogni modo è troppo
-bella e merita che Elèo la veda! Queste
-cose... a quell'età... fanno bene!... educano il
-cuore dei giovani!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> (<i>di dentro</i>) Coraggio! che il padrone è allegro!
-Tergi l'amaro pianto!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tr.</span> (<i>ancora piagnucolosa</i>) Oh mio buon padrone...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Non tante smorfie... Riprendi questa lettera
-e riportala al suo destino. E Aglae non sappia
-che m'hai parlato.<a class="tag" id="tag208" href="#note208">[208]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tr.</span> Sì, sì, padrone!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> (<i>a lei che se ne va, nell'uscire assieme</i>) Vedi?
-«<i>dopo le nubi — nella reggia d'Admeto il sol
-risplende...</i>»
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tr.</span> (<i>a Blèpo nell'andarsene</i>) Lo vedi se ero innocente,
-o birbante?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> (<i>fingendo indignarsi, con posa tragi-comica</i>)
-Fanciulla!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tr.</span> Faccia da gufo!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bl.</span> Vezzosa Venere!... io attentare al tuo seno!...
-(<i>vanno via bisticciandosi, la vecchia collerica e
-Blèpo gravemente canzonatorio</i>).
-</p>
-
-<h3>SCENA VIII.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Mènecle</span> <i>solo</i>.
-</p>
-
-<p>
-Ed ora... Oh! il gnomone segna la nona... Se
-Cròbilo ha da venire, a momenti sarà qui.
-Adesso gli lascio più tranquillo il posto... e
-lo servo io... Ah, eccolo... l'<i>imbecille Cròbilo</i>...
-(<i>s'avvia ad uscire dalla porta interna, ch'è nel
-mezzo</i>) Non guastiamogli i progressi!... Quanto
-ai due ragazzi poi... (<i>Nello andarsene, si arresta
-ad un tratto, essendosi fermato il suo sguardo
-sopra una vecchia panòplia appesa alla parete.
-La sua faccia, dianzi rasserenata, si è rifatta
-seria, triste, pensosa. Sembra assorto in qualche
-improvvisa idea. Distacca macchinalmente dalla
-panòplia una vecchia spada, la sfodera, e l'esamina
-lungamente</i>) Quanta ruggine!... (<i>cogitabondo,
-<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span>
-brandisce due o tre volte la spada, squassandola,
-come per provar la forza del braccio.
-Poi, come soddisfatto della prova, con gesto rapido,
-la rinfodera, la rimette a posto, va concitato
-ad un tavolo, scrive poche righe, poi chiama</i>)
-Blèpo! (<i>Blèpo compare</i>) Questo a Pelopida!...
-(<i>gli consegna una tavoletta quindi va via ripetendo
-con accento di soddisfazione commossa</i>)
-Quanto ai due ragazzi poi... (<i>esce</i>).
-</p>
-
-<h3>SCENA IX.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Cròbilo</span> <i>solo</i>.
-</p>
-
-<p>
-(<i>Voce di fantesca di dentro</i>) Aspetta qui — verrà
-a momenti.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>si avanza guardingo, pauroso, dal peristilio
-a destra, in punta di piedi, spiando intorno</i>) La
-piazza è deserta. (<i>rassicurato</i>) Meno male!...
-(<i>tentennando il capo</i>) Curiosa! La mi fa venir
-qui — evidentemente è un convegno — e invece
-di ricevermi nelle sue stanze, la mi riceve
-nell'aula comune... Basta! speriamo avrà preso
-<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span>
-le sue misure... Non ci avrei nessun gusto
-di incontrar Mènecle. Mi squadrava ieri e mi
-contava quegli atti di ferocia, con una disinvoltura...
-Brrrr!... Mènecle sarà un buon amico,
-ma non è uomo mite nell'arte di governo...
-e non è quello il sistema di cattivarsi le popolazioni!...
-Ma già, nelle sue cose è un po'
-strambo... non l'ho mai capito troppo bene...
-Quello che capisco benissimo è che Aglae
-con lui non se la intende... Ah, ella è qui...
-Numi! come è bella! par Venere che esce
-dalle spume!
-</p>
-
-<h3>SCENA X.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Cròbilo</span> <i>e</i> <span class="smcap">Aglae</span>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>entrando con far cordialissimo, disinvolto</i>)
-Salute, buon Cròbilo!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>misterioso</i>) Ssssss!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>forte, mostrando sorpresa</i>) Che è?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Ssssss! (<i>sottovoce, facendole segno di parlar
-più piano</i>) C'è del nuovo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Nuovo di che?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>con gesti</i>) Tu non sai...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Che cosa?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Mènecle... (<i>parla esitante, sconcertato dalla
-tranquillità con cui Aglae lo guarda</i>) ha dei sospetti...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>disinvolta</i>) Fa benissimo. È il dovere di
-un marito di averne.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>sconcertato</i>) Eh? (Cosa dice?...) E... tu...?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> E il dovere di una moglie è di lasciarglieli.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>tentennando il capo, fra sè</i>) (Comincio... a
-non capire). (<i>ad Aglae</i>) Ah... già...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>senza darsi per intesa della sua sorpresa</i>) Meglio
-in faccia a Giove custode dei giuramenti
-essere moglie sospettata... (<i>moto di compiacenza
-di Cròbilo</i>) ... anche ingiustamente... (<i>gesto
-di disappunto di Cròbilo</i>) dal marito, che
-essere marito ingiusto colla moglie...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>rasserenasi</i>) (Ora mi raccapezzo!) Ah sì!
-Mènecle è ingiusto, più che ingiusto... con
-te... (E governava le isole in quel modo...!
-Prudenza! Battiamo largo!...) Però, se egli
-pensasse a risarcire...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Credi tu che gli anni di una fanciulla sciupati
-nella solitudine si risarciscano?... Tu non
-sai...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> So, so!... (Povera ragazza!) Ma tu sola
-non sei... vi hanno cuori che ti sanno compiangere...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>con accento vibratissimo, sdegnoso</i>) Compiangere?...
-Aglae non ha bisogno di compianto.
-Alla mia età, si sente; alla mia età
-si <i>ama</i>, intendi?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>guardandola con compiacenza</i>) (Eh! come
-lo dice!...)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>incalzando</i>) Alla età mia, c'è qui dentro
-un cuore che batte, c'è un'anima che ferve,
-che soffre, che s'irrita, che ha bisogno del
-suo lembo di mondo e di cielo!... E quando
-la povera anima piange trovandosi al buio,
-quando si lagna perchè trovasi al chiuso...
-la <i>si compiange!</i> Bel conforto! tenetevelo!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (Ha ragione!) No... Aglae... senti...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>non dandogli retta, e in vista di sempre più accalorarsi</i>)
-No... non è questo che essa chiedeva!
-Questa oscurità mi intristisce: datemi
-<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span>
-la mia parte di luce! questo chiuso mi soffoca:
-datemi la mia parte di aria!... <i>Aprite!
-aprite! Questo volevo!...</i> (<i>si abbandona come
-spossata dallo sforzo, su di una sedia: poi dopo
-una pausa, volgendosi a Cròbilo</i>) Oh, Cròbilo...
-perdona... mi dimenticavo e ti ho annoiato
-co' miei lamenti...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Annoiarmi! ma va avanti!... ma va avanti!
-Parlano in tua bocca le Sirene!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> E or che ci penso, ho avuto torto di rispondere
-alla tua... e di farti venir qui...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Perchè?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Perchè il favore che avevo a chiederti...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>fra sè, malizioso</i>) (Pretesti!...).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> ... tu non puoi farmelo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>concitato, insinuante, carezzevole</i>) Ecco...
-vedi... ciò si chiama essere ingiusti... Aglae,
-non hai mai udito dire che le anime colpite
-dalla stessa sventura tendono, per istinto, a
-ravvicinarsi? Io, dianzi, ti ascoltavo commosso...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>a parte</i>) (Brutto ipocrita!) E tu...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> E chi ti dice che anch'io non sia uno
-<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span>
-spirito sofferente che inseguiva uno splendido
-ideale, strappatogli dalla triste realtà?
-Il mio ideale era un'anima che comprendesse
-la mia... si chiamava: la bellezza, la
-felicità, l'amore...! la realtà si chiama... (<i>con
-voce cupa</i>) Mìrtala!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>a parte</i>) (Qui ci vorrebbe lei!)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Io, vedi, m'ero detto: Ecco, o Cròbilo,
-gli Dei t'hanno dato la generosità, la virtù...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (la modestia...)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> ... tu hai da essi una bella missione nel
-mondo. Troverai sulla tua strada la menzogna,
-e la smaschererai; troverai la sapienza,
-le strapperai i segreti; troverai la gloria, le
-darai le corone; troverai la virtù, la assisterai;
-la sventura, la consolerai...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (... tua moglie, la tradirai...)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> ... Aglae, tu sei sventurata... e mi vuoi
-togliere il conforto di esercitare sulla terra...
-la mia missione?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Oh no... ma...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Ne dubiti...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> No, ma, vedi, è una missione pericolosa
-<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span>
-la tua. L'ultima volta che fui a Corinto, passando
-in lettiga dalla piazza del mercato, vidi
-la casetta di Antifonte l'oratore, quello, sai,
-che Atene condannò a morte poco tempo
-prima di Socrate... E mi fermò la scritta che
-era ancora sulla porta: «<i>Ufficio di consolazioni.
-Qui dimora Antifonte, il quale ha la virtù di
-guarire con parole gli addolorati</i>...»<a class="tag" id="tag209" href="#note209">[209]</a> La tua
-missione medesima! e l'umanità glie n'è stata
-così riconoscente, che lo ha condannato a
-bere la cicuta...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Alla quale noi rinunziamo! L'umanità è
-stata sempre ingrata. Ma Antifonte guariva
-con le parole... e non coi fatti...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>suggestiva, velatamente ironica</i>) E tu invece...
-<i>uomo di fatti</i>, sei!... Ma da quando questa missione
-il tuo buon demone t'ha suggerito di
-esercitarla?... Fino a ieri nulla ne seppi... e
-poi, Aglae, supposto avesse bisogno di un
-consolatore, vorrebbe prima accertarsi che
-sia quello veramente che ebbe quest'incarico
-dai Numi: che sappia indovinar nella sua
-anima ogni fremito de' suoi desiderî, ogni
-<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span>
-sussulto delle sue speranze, ogni lagrima dei
-suoi dolori... (<i>dopo dette queste parole con voce
-insinuantissima, mutando a un tratto bruscamente
-accento</i>) ... vedi bene che tu non puoi essere
-quello...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>vivissimo</i>) E se lo fossi?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Se lo fosti anche... non ne troveresti il
-tempo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>incalzante</i>) E se lo trovassi?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>fingendosi perplessa</i>) Se lo trovasti... (<i>con
-pentimento brusco</i>) E poi no...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Mettimi alla prova...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Davvero? E tu sai...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> So tutto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> E acconsentiresti...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Se acconsento!... (<i>fra sè, un po' sconcertato</i>)
-(Consentire??... che diamine?...)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Oh grazie!... Perchè capisci... dal momento
-che tu sai tutto...
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Batte su queste parole con insistenza maliziosa).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>impaziente, incalzantissimo</i>) Tutto, tutto...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Non ci sei che tu... E tu dunque gli parlerai?...
-quando?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>sbalordito</i>) Parlare... a chi?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>con tutta naturalezza</i>) Ma a lui...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>sempre più sbalordito</i>) Già... già!... Ma...
-lui... chi?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Ma a Mènecle...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Eh?!... (<i>dà uno sbalzo di spavento</i>) (Quella
-ci mancherebbe!... con quel po' po' di sentenze!...)
-(<i>sconcertatissimo, e pure sforzandosi nasconder
-l'imbarazzo</i>) Ah... già, già... Ma...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>fingendo non accorgersi del suo turbamento</i>)
-Ma tu vedi che da qui bisogna uscirne, per
-le Dee!... bisogna uscirne!... Esiti? Ah!... lo
-sapevo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>con uno sforzo</i>) Ma ti pare?!... Niente affatto!...
-(<i>facendo la voce risoluta e cercando
-farsi coraggio</i>) Cròbilo non indietreggia... e se
-tu lo vuoi... (<i>vorrebbe dir qualche cosa, ma gli
-manca il coraggio</i>) Ma permetti una parola...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>impaziente</i>) Cosa?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> ... nel tuo interesse... mi pare... non ti pare...
-parlargli io... fare uno scandalo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Scandalo? (<i>fingendo sorpresa</i>) Scandalo il
-dirgli che fa male a trattare così la sua compagna,
-<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span>
-sposata innanzi agli Dei patrî ed agli
-Dei del focolare?... il dirgli, coll'autorità di
-un amico, che non son questi i giuramenti
-innanzi all'arconte; scandalo il dirgli che sua
-moglie soffre...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>balzando sbalordito</i>) Eh?!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> ... scandalo il ricondurmelo?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>sbalordito più che mai</i>) (O Febo! o spiriti!
-lo ama!) E... e... questo era... che volevi?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>mostrando a tutta prima sorpresa della sua
-sorpresa</i>) E che altro... dunque... imaginavi?...
-Ah!... (<i>quasi un pensiero le balenasse, si fa improvvisamente
-scura in viso, e s'appressa a
-Cròbilo, figgendogli gli occhi in faccia, e parlandogli
-con voce lenta, severissima</i>) Che altro
-imaginavi che il labbro di Cròbilo, marito di
-Mìrtala, potesse osar di confessare all'orecchio
-di Aglae, la sposa di Mènecle?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>interdetto, confuso</i>) Io... nulla... nulla... Ma
-le tue parole... questo invito...
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Da qualche istante è entrata in iscena Mìrtala introdotta
-adagio da Blèpo, che le fa dei gesti maliziosi,
-sulla soglia, additandole Cròbilo; vedendo questi, Mìrtala
-si arresta, e ritraesi alquanto).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>seria e dignitosissima</i>) Il mio invito fu un
-torto... se ebbi torto di crederti amico leale
-di Mènecle e mio... Ma se Mènecle...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>spaventato, supplichevole</i>) No!... no!... (<i>concentrandosi
-e meditabondo, coll'indice sotto il naso</i>)
-(Ma dunque... avrebbe quasi l'aria di essere
-una canzonatura?!...)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>proseguendo</i>) Ma se tua moglie... fosse qui...
-(<i>Aglae s'è accorta della presenta di Mìrtala</i>) se
-ti sentisse... che cosa direbbe di questa tua
-improvvisa meraviglia?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>prorompendo, con voce risoluta, irritata</i>)
-O per gli Dei! se mia moglie mi sentisse...
-le direi...
-</p>
-
-<h3>SCENA XI.</h3>
-
-<p class="pers">
-<i>Detti e</i> <span class="smcap">Mìrtala</span> (<i>già in iscena da qualche minuto</i>).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>si è avanzata dalla soglia lentamente, e non
-vista da Cròbilo, le si è posta a lato, senza guardarlo,
-ritta, la testa alta, le mani sui fianchi</i>)
-Sentiamo!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>voltandosi con ispavento alla voce di Mìrtala</i>)
-(Mia moglie! son morto!) (<i>cercando ricomporsi
-dalla paura, e uscirne, alla meglio,
-con accento garbato</i>) Niente!... direi che la
-sposa di Mènecle ha dato a Cròbilo una
-prova di stima e di fiducia che lo onora...
-(<i>a denti stretti</i>) (Questa non me l'aspettavo!)
-Cara Mìrtala, sai... (<i>tenta parlarle con fare
-sciolto e sorridente, ma lo sguardo minaccioso
-di Mìrtala, fisso su di lui, lo sconcerta</i>) (Che
-occhiacci! Giove me la mandi buona!)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>con voce lenta e severa, squadrandolo</i>) So...
-E spero che l'incarico lo adempirai... (<i>abbraccia
-Aglae</i>) Grazie, buona Aglae! Non dubitavo
-di te.<a class="tag" id="tag210" href="#note210">[210]</a> Eh, pur troppo noi donne
-siam sempre circondate di insidie!... Quanto
-a questo Alcibiade sbagliato... (<i>squadrando Cròbilo</i>)
-regoleremo i conti a casa...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> A tempo sei giunta, cara Mìrtala. Ma sii
-buona con Cròbilo. Io gli chiesi un favore
-che egli meglio d'altri può rendermi... fui
-forse indiscreta... ma la sua bontà fu maggiore
-della mia indiscrezione... (<i>a Cròb. cordialissima</i>)
-<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span>
-Grazie, Cròbilo! (<i>velatamente ironica,
-affabile</i>) Oh, sì, gli Dei ti hanno data
-una ben nobile missione! Troverai la sventura,
-la soccorrerai;... le mogli abbandonate...
-ai lor mariti le renderai...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>con ismorfie</i>) (Nella mia missione questo
-non c'era...)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Sicuro, Mìrtala, ei m'ha promesso di rendermi
-il mio Mènecle... è un'anima bella, il
-tuo Cròbilo... Sii buona con lui.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Non dubitare, non dubitare. Se non fossi
-buona, gli avrei portato quattro talenti di dote...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>premuroso, tentando ingraziarsela</i>) E la
-possessione di Egìna... terreni aratorî di prima
-qualità...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>fissandolo severissima</i>) Precisamente. E che
-i colòni trascurano e abbisognano molto di
-sorveglianza. Ci andremo insieme...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>con esclamazione comica di angoscia</i>) (Ohimè!...
-l'esilio!... come Aristide... ma almeno
-Aristide era solo!...)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Frattanto, in attesa di parlar con Mènecle,
-ti rincrescerebbe accompagnarmi?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> Ma eccomi!... (<i>fra sè, ripetendo dolorosamente</i>)
-(L'esilio!... come Temistocle!)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mìrt.</span> Addio Aglae...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Addio Mìrtala. Grazie, Cròbilo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>con uno sforzo sopra di sè</i>) Nulla, nulla,
-mio dovere... (Decisamente... era proprio una
-canzonatura!...) (<i>ad Aglae</i>) Nulla!... (<i>a Mìrtala</i>)
-Eccomi... (<i>con comica angoscia</i>) (L'esilio!...
-come Alcibiade!)
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Si lascia macchinalmente condurre via da Mìrtala,
-con aria di suprema dolorosa rassegnazione).
-</p>
-</div>
-
-<h3>SCENA XII.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Aglae</span> <i>sola</i>.
-</p>
-
-<p>
-(<i>Seguendo Cròbilo dello sguardo</i>) Imparerai meglio
-un'altra volta la missione del consolatore...
-(<i>pausa; poi fattasi triste, pensierosa, sospirando</i>)
-Eppure, soltanto la povera Aglae lo sa, se
-il suo cuore avrebbe oggi bisogno davvero di
-conforto!... Coraggio!... Fra breve egli sarà
-qui a dirmi addio... Povero Elèo! (<i>leva dallo
-strofio un piccolo papiro e legge</i>)
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Te fuggo com'esule che disse l'addio...</p>
-<p class="i02"> Ma volge la testa tornando a guardar!...</p>
-<p class="i02"> E fugge... ma il segue più lungo il desio...</p>
-<p class="i02"> E fugge... ma indietro vorrebbe tornar!</p>
-<p class="i01">Mia triste, mia triste battaglia del core!</p>
-<p class="i02"> Scrutarla non cerchi pupilla di uman!</p>
-<p class="i02"> Lasciatemi questo mio povero amore!</p>
-<p class="i02"> Per viverne solo, lo porto lontan!</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Egli è qui!... Venere santa, dammi forza tu!..
-</p>
-
-<h3>SCENA XIII.</h3>
-
-<p class="pers">
-<span class="smcap">Aglae</span> <i>ed</i> <span class="smcap">Elèo</span>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>con effusione triste</i>) Elèo!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> Aglae! Ebbi la tua. (<i>commosso, cercando padroneggiarsi
-e parer calmo</i>) Grazie... Reco gli
-addii a Mènecle e a te.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>triste, commossa</i>) E tu parti...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> Stanotte.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>vivamente inquieta</i>) Per dove? con chi?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> Con Pelopida tebano e i compagni suoi.
-(<i>esclamazione di Aglae</i>) Tebe accolse mio padre
-esule al tempo dei tiranni: è giusto che
-<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span>
-nell'ora delle sue sventure, il figlio paghi il
-debito dell'ospitalità...<a class="tag" id="tag211" href="#note211">[211]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>vivissimamente</i>) E tu...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> E io seguirò i fuorusciti nella più santa
-delle imprese.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>dolorosamente esclamando</i>) O Dee!
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Si abbandona sur un sedile, sopraffatta dall'emozione
-e piange).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> Avresti preferito sapermi vivere, da te lontano,
-una vita oscura, ignava, ingloriosa? Ignavia
-per ignavia, tanto allora varrebbe la colpa!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>asciugandosi gli occhi e cercando padroneggiarsi</i>)
-No, no! Perdona... hai ragione... Ma
-tu sei eroe, figlio di eroi, ed io, dopo tutto,
-non sono che una fanciulla. Perdona. Vedi.
-Sono forte ora. (<i>parla con voce rotta, reprimendo
-i singhiozzi</i>) Ti guardino i Numi! Oh
-nessuna preghiera sarà mai loro salita più
-fervida delle mie! Ti guardino i Numi! E
-ricordati di Aglae!..
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> Ricordarmi?! La tua lettera verrà meco come
-la voce del buon genio mio. Le tue parole
-mi han fatto triste insieme e superbo. Tutta
-<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span>
-la mia esistenza, dissi a me stesso, mi parrà
-spesa bene, se sarà spesa a meritarmele.
-Quando le ore mi passeranno più tristi, dirò:
-Coraggio!... la stima di Aglae è con te.
-Quando la lontananza mi parrà più incresciosa,
-penserò che è per Aglae che l'affrontai:
-e che, se al mio nome, tra i Greci, verrà
-qualche gloria, Aglae lontana lo saprà. Così
-avrò una ambizione nella mia vita, una luce
-sulla mia via. E se un giorno sentissi le forze
-mancarmi, e farmisi uggiosa la luce cara del
-dì... vorrà dire che Aglae m'avrà dimenticato...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Oh Elèo! sei cattivo! e non dovresti esserlo
-con la povera Aglae in quest'ora!...
-Ecco, io avevo preparato un bel ricordo che
-avrebbe fatto qualche volta sovvenire ad
-Elèo la sua piccola sorella d'infanzia: così
-Aglae, pensavo, fida restando al dover suo,
-potrà viaggiar senza rossore in compagnia
-dell'amico de' suoi primissimi dì... (<i>mentre
-Aglae parla, come fra sè, con voce carezzevole,
-infantile, ha nelle mani un piccolo ritratto all'encausto,
-<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span>
-che si è levato dallo strofio, e che va
-guardando</i>) vedrà con lui altro cielo ed altre
-città della Grecia: e come egli la vedrà
-sempre sorridergli così... dello stesso sorriso,
-fissarlo sempre con lo stesso sguardo,
-come uguali rimarran sempre queste dipinte
-sembianze, così uguali per Elèo rimarranno
-la memoria ed il cuore di Aglae...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>vivissimamente, facendo atto di prenderle il ritratto
-dalle mani</i>) Il tuo ritratto!... Oh grazie!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>con umore</i>) Grazie niente. Mi hai detto
-quelle brutte parole...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> Aglae!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Ho fatto male a dirti di venire. Era meglio
-non vederci... Va... lasciami...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> Ma non prima di aver meco questo pegno,
-che non darei (<i>glie lo toglie con affettuosa violenza:
-Aglae se lo lascia togliere, senza guardar
-Elèo</i>) pei tesori della terra! non prima di
-averti detto che Elèo parte, ma la sua mente
-e la sua anima rimangono qui:... qui, presso
-al piccolo domestico altare, dove orfano appresi
-ad amare i soli esseri che mi amarono
-<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span>
-al mondo e ad accettare per essi il dolore...
-a comprendere, per essi, il sacrificio!... (<i>con
-trasporto vivissimo</i>) Oh andassi fino agli ultimi
-confini del mondo ed agli Espèridi...
-lascierà prima Pallade la nostra rupe, che
-queste soglie, ove tu vivi, il mio pensiero!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> No, no, Elèo!... capisco di chiedere troppo...
-troppo più che io non deva, al tuo cuore
-ed alla tua memoria... Tu sei bello, sei giovane,
-e non potrai, non dovrai vivere sempre
-solo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>con rimprovero</i>) Aglae!...
-</p>
-
-<h3>SCENA XIV.</h3>
-
-<p class="pers">
-<i>Detti e</i> <span class="smcap">Mènecle</span>.
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Mènecle si è affacciato dalla porta nel fondo, mentre Elèo
-ed Aglae proseguono il lor dialogo sul davanti della
-scena. Rimane muto, le braccia conserte, il volto tra
-pensieroso e sorridente, sulla soglia a guardarli).
-</p>
-</div>
-
-<p class="pad2">
-<span class="smcap">Agl.</span> No... lasciami dire... Non ti accuso... Il
-tempo non muterà la tua tempra, ma muterà
-molte cose intorno a te... Mènecle vivrà,
-<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span>
-e glielo auguro, buon vecchio! molti
-anni...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>melanconico</i>) Oh... anch'io...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> ... e il giorno che io sarò libera di nozze,
-io non sarò più una ragazza per te. Breve
-è la stagion della donna — e s'ella non la coglie — passata
-quella, se ne sta seduta a consultar
-gli auguri<a class="tag" id="tag212" href="#note212">[212]</a>. Le rose della giovinezza
-in quel dì saranno svanite, e a te, nel fior degli
-anni, non resterebbe a sposar che la memoria
-e l'ombra di colei che fu un tempo la bella
-Aglae... una brutta vecchia grinzosa... Oh, sarebbe
-troppo pretendere...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>di dietro, tentennando il capo</i>) (Infatti...)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> ... e faresti la figura di Cròbilo. Direbbero
-che m'hai sposata per godere la mia dote, la
-eredità di Mènecle. No, no, promettimi solo che
-il giorno in cui il tuo cuore sarà stanco di attendere...
-rimanderai ad Aglae questo ricordo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> Fino a che tra i viventi mi rischiari il sole,
-questo ricordo starà con me. Verrà con me
-nella pugna, poserà con me sotto la tenda.
-Oh gli anni possono involarci la cara giovinezza,
-<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span>
-spegnere le febbri, i delirî dei sensi,
-ma non ispegneranno un affetto reso puro
-e santo dal sagrificio...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (È nato per far l'oratore!...)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>con forza</i>) ... prima che io rinneghi la fede
-di questo affetto, possa Nettuno farmi morire
-come Ippolito... e casto come lui!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (Povero ragazzo! te ne accorgeresti!...)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>buttandosi al collo di Elèo</i>) Oh... lasciamo
-questi giuramenti...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (To'! ha più giudizio di lui!...)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Sia dell'avvenire e del cuor tuo quello
-che gli Dei vorranno. Io ti ringrazio del
-conforto che m'hanno dato le tue parole.
-Esse mi renderanno più forte in questa prova...
-Che se vi avessi a soccombere... (<i>con voce triste,
-infantile</i>) dirò a Mènecle che mi faccia un bel
-sepolcro tutto bianco... bianco... e tu ci verrai...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> Oh taci! Non parlar di morire; dimmi che
-in te la memoria di quest'ora non morirà...
-Me lo prometti?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>volgendosi all'altare domestico</i>) Qui all'ara
-del Dio che ci ascolta...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> E mi giuri che se Mènecle...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>senza guardar Elèo, esitante, gli occhi a terra</i>)
-... il buon vecchio Mènecle...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (Poverina! ci ha aggiunto anche il buono!..)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>arrestandosi e riprendendo premurosa</i>) ... che
-noi dobbiamo amare, finchè vive, come fosse
-nostro padre, n'è vero?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>triste, a capo basso</i>) Oh, sì... come un padre...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>riprendendo esitante il filo della frase</i>) ... se
-il buon vecchio Mènecle ci venisse un giorno
-rapito dalla Parca triste...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> ... inesorabile!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> ... scellerata!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>c. s.</i>) (Si sfogano colla Parca... meno male...)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> ... e che io fossi vivo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> E io anche...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> E tutti due...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> E tutti due quella perdita... amara... (<i>appoggia
-la voce sull'amara, quasi volesse correggere
-un pensiero colpevole: Elèo assente col gesto</i>)
-ci trovasse ancor giovani... in età da marito...
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Sempre esitante, a occhi bassi, come avesse paura
-o rimorso di compier la frase)
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (Giustissimo!... a maritarsi vecchi, ecco
-ciò che succede...)
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> Quel giorno dunque...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Che il buon Mènecle...
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Mènecle si avanza fra i due giovani).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>proseguendo la frase, a voce alta</i>) ... andrà
-all'altro mondo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span>, <span class="smcap">Agl.</span> (<i>sgomentatissimi entrambi al vederlo</i>) Ah!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> ... speriamo, neh, figlioli, che sia lontano — quel
-giorno piangeremo prima amaramente
-la sua partenza e poi potremo sposarci senza
-scrupolo. Ma sentite, neh! (<i>picchiandosi lo
-stomaco</i>) che polmoni e che cassa di stomaco!
-Ce n'è ancora per trent'anni!... Se
-aspettate me state freschi!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>buttandosi alle sue ginocchia</i>) Oh perdono,
-Mènecle!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>idem</i>) Perdono... padre mio...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Ti giuro, per le Dee, che...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>rialzandoli entrambi con affabilità affettuosa</i>)
-Su, su, ragazzi!... ma che giuramenti e che
-perdoni! So tutto... Grazie a te, Elèo, della
-<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span>
-tua lealtà; grazie, Aglae, della tua fedeltà al
-tuo dovere. Soltanto, speriamo (<i>con bonarietà
-comica</i>) non mi farai più dell'altre scene
-di gelosia...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>mortificata chinando gli occhi</i>) Mènecle!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> No, no — non ti rimprovero... benchè, per
-Giove, lo meriteresti, per insegnarti a frugare
-nelle carte del marito e a leggerne le
-lettere...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>sorpresa, mortificata</i>) Ah!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> ... e a scriverne dell'altre ai giovinotti, a
-sua insaputa...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>mortificata</i>) Come... tu...?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>con bonarietà comica e imperiosa</i>) Silenzio!...
-Sappiamo tutto. Se la moglie fa la curiosa,
-il marito ha diritto di fare il curioso... (<i>a
-Elèo</i>) Neh, ricordalo bene anche tu, una volta
-che sii suo marito...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> (<i>supplichevole</i>) Oh... Mènecle!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Silenzio!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>interpretando anch'egli come ironia le parole
-di Mènecle</i>) Mènecle, punisci me... ma risparmia
-a me ed a lei le tue ironie...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Ma che ironie?!! Le <i>tue</i> vuoi dire. È
-una moglie divisa in due — a me in corpo,
-a te in effigie — non è un'ironia? E cosa
-credi, che Mènecle sia feroce come Teseo,
-da lasciar morir casto il povero Ippolito?
-Cosa credete (<i>ad entrambi</i>) che Mènecle sia
-così egoista, così disonesto, così imbecille da
-accettar la elemosina del vostro sagrificio?
-(<i>Mènecle, stando in mezzo ai due giovani, ha
-proferito queste parole con impeto e voce brusca;
-i due giovani, sotto la sfuriata del vecchio, tengono
-mortificati la testa e gli occhi bassi; quando
-al finir delle sue parole s'attentano a levarli furtivamente
-verso di lui credendolo in collera,
-s'accorgono che Mènecle sorride del loro inganno,
-e li guarda affettuoso facendo lor cenno, delle
-due braccia, di appressarglisi</i>) Voi altri siete
-così matti che lo avreste anche mantenuto...
-ma poi... poi, neh? (<i>si volge ad Aglae affettuosamente
-canzonandola e rifacendole la voce</i>)
-le forze mancavano... e ci voleva il sepolcro
-bianco... tutto bianco... (<i>con rimprovero comicamente
-brusco</i>) farmi far di queste spese!...
-<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span>
-Ohibò!... Tu... (<i>sempre ad Aglae</i>) in castigo
-della burla che m'hai fatto, — e tu in castigo
-(<i>ad Elèo</i>) del non avermi mai detto niente — quando
-si ama la moglie si avvisa il marito — vi
-mariterete... E così imparerete.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span>, <span class="smcap">El.</span> (<i>gettandosi entrambi commossi al collo di Mènecle</i>) Ah Mènecle, mai!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>con voce grave, liberandosi dall'abbraccio dei
-due, piangenti di commozione</i>) Preferireste vivere,
-aspettando senza volerlo, senza saperlo,
-la morte mia?... (<i>ad Aglae</i>) Oggi tu ed io
-andremo dall'arconte, a deporre la scritta del
-divorzio insieme: e ci verrai a fronte alta,
-perchè tu rimani nella mia famiglia... (<i>movimento
-di Aglae e di Elèo</i>) già, nella mia famiglia...
-tu sposi mio figlio adottivo...<a class="tag" id="tag213" href="#note213">[213]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span>, <span class="smcap">El.</span> Ah!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>proseguendo, ad Elèo</i>) ... se non ti rincresce
-passare dalla tua nella mia tribù,<a class="tag" id="tag214" href="#note214">[214]</a> verrai
-meco dai fràtori del borgo di Alopéce, e sarai
-iscritto nel registro della fràtria mia, come
-mio figlio, — erede con lei (<i>accennando Aglae</i>)
-<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span>
-delle mie fortune, partecipe delle cose sante
-e sacre<a class="tag" id="tag215" href="#note215">[215]</a>. Porterai in nome Làmaco: il
-nome di mio padre caduto da valoroso a
-Samo... e nella famiglia di Mènecle al nome
-non si mente...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>abbracciandolo commosso</i>) Padre! padre mio!...
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Aglae piange col volto nelle mani. Elèo vorrebbe
-dir qualcosa. Mènecle indovina il suo pensiero e lo previene).
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Quanto al tuo partire... c'è tempo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span> (<i>sorpreso</i>) Che?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> Pelopida... gli ho parlato io. Non ne vuol
-seco più di undici. (<i>con inflessione grave e
-seria</i>) Li ha scelti già... (<i>gesto vivo di protesta
-di Elèo</i>) Non temere! Verrà il tuo giorno...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Agl.</span> Oh Mènecle, la tua generosità...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> No, no, adagio, a parlare di generosità.
-In questo mondo la si scambia con la imbecillità;
-ed io invece, andate là, che i miei
-conti li ho fatti bene. Povero vecchio abbisognante,
-per i miei tardi giorni, di un affetto
-che li consoli, dovrei amareggiarmelo col
-pensiero che il mio vivere impedisce la vostra
-<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span>
-felicità? E che questa idea vostro malgrado
-si inframmetterà tra me e voi, vi renderà
-a vostra insaputa l'affezione a Mènecle
-un peso? Scambierei questo affetto vostro,
-così sincero e così puro, col bel conforto
-di sapere che il dì quando la Parca (<i>sorridendo
-ad Aglae</i>) — <i>la scellerata Parca!</i> — mi
-farà quel tal servizio, un sospiro non confessato
-di sollievo sfuggirà dai petti delle due
-sole persone che mi voglion bene? E mentre
-è sì dolce il nome di padre, dovrei vivere tutti
-i dì fra il dolor di non esserlo... e la tema di
-divenirlo!... scambiar la paura di avere un figlio
-con la gioia tranquilla di lasciarne, partendo,
-qui... due?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">El.</span>, <span class="smcap">Agl.</span> (<i>vivissimamente</i>) Partendo?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>ad Aglae con voce affettuosa</i>) Non sei più
-sola... Che resto a far qui? Ricordi le tue parole?
-«Quando fu il dì del bisogno, ci vollero
-questi vecchioni per liberare la città e
-le sue donne!» Laggiù a Tebe ci è bisogno.
-(<i>con inflessione mesta, solenne, ai due giovani che
-<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span>
-fan per trattenerlo e lo guardano attoniti, commossi</i>)
-Ci vogliono questi!... Vivere liberando
-donne, morire liberando città!
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Quadro).
-</p>
-</div>
-
-<p class="pad2 center large">
-CALA LA TELA.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span>
-</p>
-
-<h3 id="note-atto3">NOTE</h3>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note204">
-<p><span class="label"><a href="#tag204">204</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dopo che il tebano Pelopida ebbe persuasi i suoi
-compagni di esilio all'impresa di partirsi da Atene per
-muovere alla liberazione di Tebe «mandaron essi nascostamente
-a Tebe ad avvertire dei loro disegni gli amici ch'eran
-ivi rimasti: tra questi Carone ed Epaminonda..... Stabilitosi
-quindi il giorno dell'impresa, parve bene ai profughi che
-l'un d'essi, Ferenico, raccogliendo gli altri, facesse sosta
-in Triasio, e che pochi de' più giovani arditamente si arrischiassero
-di entrare in città: e se a questi incogliesse
-mai qualche sinistro dalla parte de' nemici, gli altri tutti
-aver cura dovessero de' figliuoli e de' padri loro. Il primo
-che si esibì ad andarci fu Pelopida, e poi Melone e Dàmocle
-e Teopompo, stretti fra loro co' vincoli d'amicizia
-e di fede, ed emuli sempre della gloria e del valore. Essendo
-<i>dodici</i> in tutto, dopo aver abbracciato quelli che
-restavano addietro, e mandato innanzi un messo a Carone,
-si incamminarono succintamente vestiti... <i>ecc. ecc.</i>» <span class="smcap">Plutarco</span>,
-in <i>Pelopida</i>.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note205">
-<p><span class="label"><a href="#tag205">205</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. nell'arringa di Lisia per <i>la uccision di Eratostene</i>,
-il racconto del marito Eufileto: «Tornato a casa,
-ordinai alla fantesca di seguirmi in piazza; e condottala ad
-uno de' miei famigliari, le dissi che sapevo tutto quel che
-succedeva in casa mia. A te, quindi, soggiungevo, sta lo
-sceglier fra i due: o passata per le verghe esser condannata
-a rigirar la mola, tra patimenti senza fine, o confessando
-la verità andar illesa, e aver da me il perdono de' tuoi
-delitti. E quella sulle prime negava fermamente e diceva
-facessi pure di lei quel che volevo; lei non saper nulla:
-ma quando nominai Eratostene, e dissi che costui era il
-frequentatore di mia moglie, allora si sbigottì, giudicando
-che io sapessi tutto. E cadendo alle mie ginocchia, e fattasi
-da me promettere che non le avrei fatto del male, confessò...» — <i>Uccis.
-Erat.,</i> 18-20.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note206">
-<p><span class="label"><a href="#tag206">206</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">Euripide</span>, <i>Ippolito</i>, 645-650.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note207">
-<p><span class="label"><a href="#tag207">207</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">Aristof.</span> <i>Rane</i>, 130 seg. — Dalla torre alta del
-Ceràmico buttavano la face per dare il segnale della <i>corsa
-delle lampade</i>: di che nelle note all'<i>Alcibiade</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note208">
-<p><span class="label"><a href="#tag208">208</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">Lisia</span>, <i>Uccis. di Eratost.</i>, 21.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note209">
-<p><span class="label"><a href="#tag209">209</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Plutarco</span>, <i>Vite dei X Oratori</i>, in <i>Antifonte</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note210">
-<p><span class="label"><a href="#tag210">210</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">Alcifr.</span>, <i>Lett.</i> 1, 29. Glicera, di Menandro gelosa,
-scrive a Bacchide: «Conosco, o Bacchide, la reciproca
-amicizia che passa tra di noi due: ma d'altra parte, o carissima,
-temo non tanto di te, che ti so di costumi onesti,
-quanto di lui stesso: chè egli è donnajuolo al sommo. Ma
-tu mi taccierai di ombrosa... Deh, scusa, diletta amica, simili
-gelosie da amanti...».</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note211">
-<p><span class="label"><a href="#tag211">211</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Furono gli Ateniesi benevoli ai profughi Tebani,
-«ricompensar volendo i Tebani: perocchè questi principalmente
-contribuito aveano a ristabilirsi in Atene il governo
-popolare e avean decretato che se alcuno portando
-l'armi contro i tiranni passasse per la Beozia, nessuno di
-quelli che ivi abitavano mostrar dovesse di sentire o veder
-cosa alcuna». <span class="smcap">Plut.</span>, in <i>Pelopida</i>. Cfr. <span class="smcap">Senof</span>. <i>Elleniche</i>,
-lib. II.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note212">
-<p><span class="label"><a href="#tag212">212</a>.&nbsp;&nbsp;</span></p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">τῆς δέ γυναικὸς ὁ καιρός, κἂν τούτου μὴ ’πιλάβηται</p>
-<p class="i01">οὐδείς ἐθέλει γῆμαι ταύτην, ὀττευομένη δὲ κάθηται.</p>
-<p class="i10"> <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Lisistrata</i>, 596-7.</p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note213">
-<p><span class="label"><a href="#tag213">213</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Frequenti e legittime erano nel dritto attico le
-adozioni — permesse però solo a quelli che non avean figli
-propri (<span class="smcap">Iseo</span>, <i>Ered. d'Aristarco</i>, 9) — a fine di preservare da
-estinzione il casato. «Dopo ciò (cioè dopo collocata in
-matrimonio ad altri la moglie) pensava Mènecle al come
-evitare la mancanza di figli e aver chi lo curasse nella vecchiaja,
-e morto gli rendesse le esequie e i sagrifici dovuti
-in avvenire. Aveva bensì un nipote, il figlio di costui: ma
-essendo figlio unico, ritenea disdicevole privar di prole
-mascolina il fratello. E così essendo non vide altri più
-prossimi di noi... E in questo modo Mènecle mi ebbe figlio
-ed erede suo». <span class="smcap">Iseo</span>, <i>Ered. Mènecle</i>, § 10-12. «Tutti quelli
-che son per morire si preoccupano di ciò, che le loro case
-non restino solitarie, ma vi sia chi renda ai loro Mani i
-sacrifici funebri, e le altre giuste cose: per il che se si
-trovino senza figli, procurandosene per adozione, ne lasciano.
-Nè già privatamente così stabiliscono, ma la stessa
-repubblica questo sanci: mandando all'arconte di <i>aver cura
-che le case non restino solitarie</i>». <span class="smcap">Iseo</span>, <i>Eredità di Apollodoro</i>,
-§ 30. Lo che voleva dire che se uno moriva senza
-figli nè proprî nè adottivi, e senza testamento, pensava
-l'arconte a istituirgli tra i prossimi congiunti, un figlio
-adottivo ed erede.
-</p>
-
-<p>
-Pel rimanente, le adozioni si facevano o appunto per
-testamento, o <i>inter vivos</i>. In questo secondo caso (ch'è quel
-del nostro Mènecle e di Elèo) l'adottante procedeva, così
-come usavasi pei neonati, alla presentazione del figlio nella
-propria confraternita (<i>fratria</i>) e all'iscrizione sul registro
-della stessa, formante il documento di legittimità.
-</p>
-
-<p>
-«Venuta la festa Targelia, mi introdusse innanzi all'altare
-tra i fratori. A questi è legge che chiunque introduce
-un figliuolo o proprio o adottivo, fa fede, in nome delle
-cose sacre, ch'egli introduce un figlio d'una cittadina,
-legittimamente nato ed adottato. Compiuto ciò, nullameno
-i fratori fan lo squittinio: e se essi giudicano alla stessa
-maniera, allora solamente lo iscrivono nel registro pubblico».
-<span class="smcap">Iseo</span>, <i>Ered. di Apollodoro</i>, § 15-16.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note214">
-<p><span class="label"><a href="#tag214">214</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il figlio adottato non poteva più tornar nella sua
-famiglia paterna (così Mènecle nell'arriga d'<span class="smcap">Iseo</span>, ha scrupolo
-adottando il nipote di privar del figlio il fratello, <span class="smcap">Is.</span>,
-<i>Ered. Mèn.</i>, 10), ed entrava a far parte della tribù dell'adottante,
-che gli imponeva a suo piacimento nuovo nome.
-(Ordinariamente, poi, i figli portavano il nome dell'avo paterno:
-lo stesso avveniva per gli adottati). «Se uno t'interrogasse:
-Dimmi, Beoto, come sei venuto nella tribù Acamantide
-e diventato del demo di Torisio e figliuolo di
-Mantia ed erede delle sostanze da lui lasciate? Non altro
-potresti dire, fuorchè: <i>Mi adottò Mantia</i>. E se soggiungesse:
-dov'è la prova o la testimonianza? — Mi menò
-tra i fratori — risponderesti. — Con qual nome? — Con quello
-di Beoto. — Chè con questo fosti introdotto. Ora se il padre
-tornando a vita ti mettesse al partito o di conservare il
-nome che ti diè o di non ritener lui per padre, non sarebbe
-discreto?» <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Beoto</i>, per il nome, § 30, 31.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note215">
-<p><span class="label"><a href="#tag215">215</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Τῶν πατρώων ἒχεις τὸ μέρος. ἱερῶν, ὁσίων μετέχεις <span class="smcap">Dem.</span>, <i>C. Beoto</i>, per il nome, § 35.</p>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span>
-</p>
-
-<p class="title">
-PROPRIETÀ LETTERARIA
-</p>
-
-<p class="title">
-DEGLI EDITORI-TIPOGRAFI FORZANI E C.
-</p>
-
-<hr class="silver" />
-</div>
-
-<div class="somm">
-<h2><a id="indice" href="#indfront">
-INDICE</a></h2>
-
-<p class="center"><a href="#prologo">PROLOGO</a><br />
-<a href="#note-prologo">Note</a><br />
-<a href="#atto1">ATTO PRIMO</a><br />
-<a href="#note-atto1">Note</a><br />
-<a href="#atto2">ATTO SECONDO</a><br />
-<a href="#note-atto2">Note</a><br />
-<a href="#atto3">ATTO TERZO</a><br />
-<a href="#note-atto3">Note</a></p>
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, in particolare per quanto riguarda gli accenti, alquanto variabili nell'originale. Sono stati corretti senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-
-<p>
-Per comodità di consultazione è stato aggiunto un indice a fine libro.
-</p>
-
-<p class="covernote">
-Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
-</p>
-</div>
-
-
-
-
-
-
-
-
-<pre>
-
-
-
-
-
-End of Project Gutenberg's La sposa di Mènecle, by Felice Cavallotti
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA SPOSA DI MÈNECLE ***
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-Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm
-concept of a library of electronic works that could be freely shared
-with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
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