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You may copy it, give it away or -re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included -with this eBook or online at www.gutenberg.org/license - - -Title: La sposa di Mènecle - -Author: Felice Cavallotti - -Release Date: October 21, 2019 [EBook #60543] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA SPOSA DI MÈNECLE *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - - - - - - FELICE CAVALLOTTI - - - LA - SPOSA DI MÈNECLE - - - COMEDIA - IN UN PROLOGO E TRE ATTI - CON NOTE - - - - IN ROMA - _Presso Forzani e C., tipografi del Senato_ - EDITORI - 1882 - - - - - PROPRIETÀ LETTERARIA - DEGLI EDITORI-TIPOGRAFI FORZANI E C. - - - - -Una delle arringhe giudiziarie, a noi pervenute, di Iseo (l'oratore -ateniese che fiorì sui principî del IV secolo avanti l'era volgare e fu -maestro a Demostene), arringa intitolata: _Della eredità di Mènecle_, -tratta di un caso giuridico che suggerì in germe la idea della presente -commedia e il nome del suo protagonista. Ed è curioso che dei tanti -grecisti i quali si son degnati di farmi, nelle _appendici_ critiche, -la lezione sulla commedia mia, sentenziando non verosimile il caso, -nessuno abbia mostrato tampoco di conoscere il buon vecchio oratore -Iseo almeno di vista. Mi sbaglio: l'uno di essi, più grecista degli -altri, sentendo proferito nella commedia quel nome, mi rimproverò -di avere alluso al discorso di Iseo dell'onorevole Zanardelli, e mi -ammonì paternamente che queste allusioni non sono roba di sapor greco! -Passiamo oltre... e veniamo al piato giudiziario che dovette decidersi -a quei tempi davanti ai giudici cittadini ateniesi. - -Un giovine orfano adottato per figlio da certo Mènecle, al quale -avea dato la propria sorella in isposa, e divenuto, alla morte di -Mènecle, erede di lui, si vede contesa la eredità da un fratello del -defunto: il quale afferma in tribunale l'adozione non essere stata -legittima, ma carpita al vecchio, già imbecillito dall'età, per -mezzo di sua moglie, sorella all'adottato. Iseo scrive l'arringa in -favor di quest'ultimo e sostiene legittima la adozione e la eredità, -difendendo il giovine dall'accusa. Era questa poi falsa? Era vera? V'ha -chi inclina a quest'ultima ipotesi: e scorger vorrebbe nell'arringa -di Iseo la perizia di un avvocato abilissimo messa a servizio di due -giovani imbroglioni, sfruttanti la imbecillità senile di Mènecle. A -me la ipotesi pare molto avventata; dato che le cose stessero a quel -modo, bisognerebbe ammettere che causa cattiva di rado fu difesa con -migliori e più commoventi argomenti. Checchè ne sia, ecco i fatti, -quali l'accusato, nell'arringa che da Iseo per lui fu scritta, innanzi -ai giudici li espone: giusta la legge che agli accusati prescriveva di -perorare la propria causa in persona: - -Due vecchi ateniesi, Epònimo del borgo di Acarne e Mènecle, erano uniti -da intima amicizia. Il primo morì lasciando quattro figli, due maschi -(di cui l'uno è l'accusato) e due femmine. La maggiore fu maritata dai -fratelli a certo Leucolofo. Quattr'anni dopo, quando la minore era già -in età da marito, al vecchio e ricco Mènecle morì la prima moglie: ed -egli andò dai due figli di Epònimo a chiedere in seconde nozze la lor -sorella, in memoria dell'amicizia antica che lo legava al loro padre -defunto. I due fratelli, in reverenza della memoria del genitore e -pensando interpretarne il voto, di gran cuore gliel'accordarono. Ed ora -lasciamo all'accusato la parola: - -«Così collocate entrambe le sorelle, io e mio fratello, essendo -giovani, ci demmo alla milizia e partimmo per la Tracia sotto la -condotta di Ificrate. Quivi fattoci onore ed arricchitici, tornammo -qua e trovammo la sorella maggiore con due figliuoli, e la _minore -sposata a Mènecle, senza prole_. Questi, di lì a due o tre mesi, parlò -con noi, e _dettoci della sorella nostra un gran bene, si lamentò -della propria età e dell'essere senza prole. Disse non dovere essere -quello per lui il guiderdone della sua virtù, di invecchiare con lui -senza aver figli: era già abbastanza che fosse infelice lui._ Questo -parlare chiaramente mostrava che egli la _rimandava amichevolmente_: -perchè nessuno prega cui odia. Ei ci pregava di _rendergli un segnalato -servigio, dando la nostra sorella in moglie ad un altro col consenso di -lui_. E noi lo esortavamo a persuadere egli stesso la donna; e ove ella -avesse acconsentito, noi avremmo appagato il desiderio suo. _E quella, -sulle prime, non volle saperne; ma poi col tempo, benchè a malincuore, -acconsentì._ E così la maritammo a Elèo del borgo di Sfetto, e Mènecle -le restituì la dote... - -«Passato da questo fatto alcun tempo, Mènecle meditava pur sempre tra -sè come scongiurare la mancanza di prole, _e come avere qualcuno che, -lui vivo, avesse cura della sua vecchiaia, e morto gli celebrasse le -esequie e i sacrifici ereditarî_. Aveva bensì un nipote, il figlio -di costui (l'avversario attore): ma essendo figlio unico, riteneva -disdicevole, adottandolo in figlio proprio, privar di prole mascolina -il fratello. E così stando, non vide altri a lui più prossimi di noi. -Quindi ci parlò dicendoci parergli giusto, postochè la fortuna non gli -aveva dato procrear prole dalla sorella nostra, avere almeno un figlio -dalla stessa famiglia, onde avrebbe amato aver prole per via naturale. -Questo udito, mio fratello assai lo ringraziò e lo approvò, dicendo -che alla vecchiaia e alla solitudine di lui certo abbisognava qualcuno -che di lui avesse cura e con lui convivesse nel borgo: «Per mio conto, -egli disse, tu sai che mi tocca star fuori in viaggio; ma ecco qui mio -fratello (me additando) che curerà le tue cose e le mie, se tu vuoi -adottarlo». E Mènecle approvò le sue parole, e in questo modo mi ebbe -figlio ed erede suo». ISEO, _Ered. Mènecl._, § 6-12. - -È egli strano che, mentre sotto a questo racconto il Lallier non vede -altro che tutto un intrigo ordito dai figli di Epònimo, fratelli e -sorelle d'accordo, per impadronirsi dell'eredità di un vecchio ricco e -senza figli; mentre la stessa renitenza della fanciulla ad accettare -in sulle prime il divorzio gli pare aver l'aria di una commedia, e -gli strappa un sorriso d'incredulità (LALL., _La femme à Athènes_, -pag. 257 e seg.), al cuore di una donna invece abbia sorriso la poesia -dell'accettare questo racconto per vero e credere ad un esempio raro -e commovente di abnegazione, di generosità e di virtù? (CLARISSE -BADER, _La femme grecque_). Certo non è a dimenticarsi che questo è -il racconto di una sola delle due parti, l'accusato, e a noi manca, -per dar un giudizio, l'arringa dell'accusatore: e certo il figlio di -Epònimo, soccorso dalla consumata abilità di Iseo, non avrà trascurato -nel racconto, come qualunque accusato, di esporre i fatti sotto la luce -che più gli giovava per muovere i giudici in proprio favore. Ma ammesso -anche ciò, tutto il linguaggio dell'arringa ha pur sempre un accento -di verità che colpisce: e le poche parole che Iseo ha posto in bocca -al vecchio Mènecle sono tanto belle di semplicità, di naturalezza e di -commovente nobiltà d'animo, che l'arte, a cui nulla importa dell'esito, -qualunque fosse, di quel piato giudiziario di secoli fa, ancor meno -sente il bisogno di giudicarle _a priori_ una invenzione sfacciata, e -di credere gratuitamente che il grande oratore che preparava Demostene -ai magnanimi impeti e alle glorie della civile eloquenza fosse -l'ignobile patrocinatore di una ignobile mariuoleria. - -Ora, _mutatis mutandis_, e messi gli accessorî da parte, intorno -a quelle semplici parole di Iseo si svolgono e favola e intreccio -della commedia presente. La quale nel pensiero dell'autore mirava a -innocentissimo scopo: e non quello già — Dioneguardi! — di scrivere -intorno al divorzio una commedia a tesi; genere di roba a cui l'autore -professa insuperabile repugnanza e ch'egli volentieri abbandona ai -moderni riformatori della società; ma senza tante pretese, fra le -cento e cento soluzioni del problema, escogitate in cento e cento -drammi, una affacciarne, esempligrazia, già scritta nel diritto e -nel costume antico, adatta a moderni casi, e sul teatro moderno non -comparsa ancora: e questa, ad argomento non di tirate nè prediche -filosofico-sociali, ma di una azione comica che ritraesse al vero la -vita intima greca del secolo di Menandro e profili e idee e affetti e -tipi della _nova commedia_ menandréa. L'autore però non avea pensato -ad un guaio: che quella vita intima d'allora, così diversa per chi la -guardi alla superficie, studiata dappresso, e minutamente, somiglia -in moltissime cose, come due goccie d'acqua si somigliano, alla vita -intima d'oggidì: e che molti di que' tipi, di que' caratteri, di quegli -affetti della commedia greca del IV secolo, trovano ancora oggi negli -affetti e ne' tipi della società nostra riscontro meraviglioso: chè -appunto non per nulla fu gloria di Menandro lo avere studiato dentro di -sè e intorno a sè ed evocato sulla scena l'_eterno umano_, tutto ciò -che nelle passioni, e nei dolori e nei ridicoli ha di eterno la umana -natura: e per dirla con Manilio, «_data la vita umana in ispettacolo -ai viventi_» (MANILIUS, _Astronomicon_, lib. V. E già prima di lui, -Aristofane il critico esclamava: _O Menandro! O vita umana! chi di voi -due ha imitato l'altro?_). - -E così avvenne che la mia povera _Sposa_ trasse seco dalla nascita la -condanna sua, al cospetto dei critici... che la sanno lunga: i quali -senz'altro, lì sui due piedi, con grande sussiego sentenziarono lei -non essere che una moderna sposina sotto spoglie mentite; e non avere -altro di greco fuor che le vesti ed il nome. Anzi qualcuno dei meno -arcigni tra questi andò più in là, e si degnò con indulgenza domandarmi -perchè mai, _dal momento che la mia era una commedia affatto moderna_, -avessi ricorso al travestimento e non avessi dato addirittura ai miei -personaggi moderni nomi, e messa la scena a Milano od a Cuneo. Eh, Dio -buono! i perchè sono tanti: e tra i cento anche questo, che a Milano -od a Cuneo, la soluzione pensata dal vecchio Mènecle, e a noi da Iseo -testificata, se anche risponde al sentimento nostro, con i codici -nostri non sarebbe stata possibile; sebbene anche a Milano ed a Cuneo -essa forse sarebbe, pure ai dì nostri, in moltissimi casi desiderabile. -E il mio Mènecle non essendo un moralista delle commedie a tesi, non -declama su le leggi come sono da farsi, ma si serve delle leggi come -sono già. Il che, per questi tempi di _verismo_, m'è parso anche più -vero. - -Ma con quei critici sapienti, autorevoli, competenti e consumatori di -_enciclopedie_, dilungarmi in risposte non parmi del caso: e con le -loro nozioni profonde della vita greca e del mondo greco, di riuscire -ad intendermela dispero. Ai benevoli poi, i quali lessero nello -intendimento artistico dell'autore, e furono larghi alla _Sposa_ ne' -teatri d'Italia di accoglienze cortesi, a questi dedico il volume con -le note che l'accompagnano: soverchie certo a molti di loro per l'amore -che professano a questi studî: non soverchie all'autore per il rispetto -che deve all'arte sua. - - FELICE CAVALLOTTI. - - - - -PROLOGO - - [Illustrazione: Scena] - - -_PERSONAGGI DEL PROLOGO_ - - TESMOTETA (presidente del tribunale). - BEOTO, accusatore. - EUDEMONIPPO, autor comico, accusato - (Eudemonippo: εύδαιμων, felice; ἵππος, cavallo). - CANCELLIERE. - ARALDO. - 1º, 2º, 3º GIUDICE. - Altri GIUDICI (_eliasti_) che non parlano, e TESTIMONI. - CUSTODE della _clessidra_, e ARCIERO scita - in sentinella, che non parlano. - -_L'azione del prologo ha luogo in Atene l'anno 300 avanti l'E. V. -(1º della 120ª Olimpiade) ossia 80 anni dopo l'epoca in cui è posta -l'azione della commedia._ - - - - - PROLOGO - - _UN PROCESSO ATENIESE_[1] - - -DICASTERO ATENIESE.[2] - - Aula del _Tribunale verde_ (_Batràchio_).[3] Pareti colorite in - verde. Su alcune colonne sono scolpite in tavole le leggi penali. - - Verso il boccascena, a sinistra, è disposto il seggio elevato del - Tesmoteta, che vestito di bianco e coronato di mirto, presiede. - Accanto a lui, dai due lati, si stendono le gradinate o banchi di - legno, coperti di stuoie (πίαδια)[4] per i giudici (_eliasti_) - occupanti tutta la sinistra del palcoscenico, e supponentisi - continuare in platea. Il recinto dei giudici è circoscritto nello - sfondo da steccato o sbarre (δρυφάκτοις), di là dalle quali è - lo spazio riservato al publico dei cittadini che frequentan le - udienze: e più oltre in fondo, nel mezzo, l'ingresso, chiuso da - un cancello (κιγκλίς).[5] Presso l'ingresso, guardato da una - sentinella (_arciero scìta_),[6] sorge la statua o simulacro - di Lico[7] ed è issata una piccola bandiera. Di fronte al - Tesmoteta, nell'angolo tra lo sfondo e la destra della scena, due - tribune elevate (βήματα), quella dell'_accusatore_ (_ringhiera - dell'implacabilità_, ἀναίδεια) e quella dell'_accusato_ (_ringhiera - della protervia_, ὕβρις). Presso alla ringhiera dell'accusato - stanno i testimoni da lui citati. Dinanzi e vicino[8] alle due - ringhiere, due vasi od urne pei voti, l'una di rame, coperta - (urna del voto, κύριος κάδισκος), l'altra di legno, aperta (urna - di controllo, ἂκυρος κάδισκος). Più innanzi, ma vicino sempre - alle tribune, due tavoli, l'uno del _cancelliere_ o scrivano - (γραμματεύς) su cui è il vaso (ἐχιῖνος) contenente i documenti - e altri papiri distesi sul tavolo; sull'altro più piccolo la - _clessidra_ od orologio ad acqua, regolata da un servo, soprastante - alla stessa (ἐφ’ ὕδωρ).[9] Costui ha presso di sè due anfore, una - grande contenente l'acqua, e una più piccola per attingerne le - misure. - - - All'alzarsi della tela, i due litiganti son ritti in piedi nello - sfondo. Il Tesmoteta (in veste bianca e con la corona di mirto) è - già seduto: gli Eliasti entrano e vanno a prendere i posti. Essi - hanno tutti in mano un bastone (βακτηρία) verde anch'esso come il - color del Tribunale, e terminante in pomo. Man mano entrano, avanti - sedersi, ritirano dal Tesmoteta una tavoletta di cera (gettone - di presenza, ούμβολον). L'Araldo ch'è sul davanti della scena, - in veste bianca, sta bruciando nel tripode dei rami di mirto e - dell'incenso.[10] - - -1º EL. (_prendendo posto_). Neh, Simone, speriamo la tengan corta... - -2º EL. Spero bene. Un bel piatto di lenticchie[11] m'aspetta a cena. Se -l'accusato va per le lunghe, piangerà senza mangiar cipolle...[12] - -TESMOT. Araldo, recita la preghiera e le imprecazioni. - -AR. (_proseguendo ad ardere l'incenso_).[13] «O Giove e Febo Apollo, e -Pallade protettrice della rocca, e dèi Pizii, e dee Pizie, e Delìaci e -Delìache, assistete al giudizio, illuminate il voto. E se alcun giudice -abbia preso danari o doni dalle parti, o non le ascolti entrambe con -animo eguale, e non giudichi secondo le leggi e il giuramento,[14] -sia maledizione e ruina a lui e alla casa sua.[15] E se alcuno dei -contendenti o testimoni inganni i giudici, e asserisca o giuri cose -false, sia maledizione e ruina a lui e alla casa sua. Chi osserverà -il giuramento, gli sia ogni evento felice. Così piaccia a Giove, e a -Nettuno, e a Cerere». - -TESMOT. ed ELIASTI (_in coro_). _Così piaccia_... - -TESMOT. Araldo, vedi se vi son giudici ancora fuori. Appena si -incominci non entrerà più alcuno.[16] - -AR. (_guardando e verso i cancelli e verso la platea_). Pare ci sian -tutti... - -TESMOT. (_accennando verso l'ingresso_). Sian chiusi i cancelli. Chi -dei giudici fosse ancor fuori, perderà la paga... - -4º EL. e altri GIUDICI (_in ritardo, che vengon correndo mentre la -sentinella sta per chiudere i cancelli_). Aspetta! aspetta! - -1º EL. (_a quei che vengono di corsa_). Oh, oh, Carione! Zantia! -Presto, presto! se no, non bevi il latte del questore!...[17] - -4º EL. (_sedendosi cogli ultimi arrivati_). Auff!... maledetta la -furia!... Buon dì, Simone... - -TESMOT. Silenzio!... (_all'araldo_) È chiuso? Chiama i litiganti. - -AR. Causa di Beoto, figlio di Blèpiro, del borgo di Tòrico... - -BEOTO (_avanzandosi_). Presente! - -AR. Contro Eudemonippo, figlio di Evalce, del borgo di Cefiso... - -EUDEM. (_avanzandosi_). Presente! - -TESMOT. Cancelliere, recita l'accusa. - -CANCEL. (_leggendo_).[18] «Il giorno sei della luna crescente di -Munichione,[19] Beoto di Blepiro, Toricese, innanzi all'Arconte accusò -con giuramento Eudemonippo, autore comico, di leggi violate e corruzion -del costume, perchè nella commedia _La Sposa di Mènecle_, presentata -all'ultima gara delle feste Dionìsie,[20] mise in iscena cittadini col -loro nome, disse ingiuria a magistrati, e divulgò idee contrarie alle -leggi, alla famiglia, alle cose sante e stabilite della città. La pena -sia dieci talenti e il bando dalle gare teatrali.[21] Stia in carcere -fin che avrà pagato».[22] - -TESMOT. Giudici, udiste l'accusa. Fu affissa nel termine prescritto, -sotto le statue degli eroi.[23] Le parti hanno dato il giuramento.[24] -Accusatore Beoto, monta in ringhiera.[25] Silenzio!... - - (Beoto sale lento la ringhiera, dispone le carte a sè davanti, ne - passa alcune giù al cancelliere con cui scambia sottovoce brevi - parole, per mostrargli quelle da tener pronte, poi si mette la - corona in testa e si soffia il naso).[26] - -3º EL. (_durante la pausa preparatoria i giudici disattenti van -chiacchierando fra loro_).[27] Sai, chi ho visto ieri? Alce la -sonatrice... - -1º EL. Come? È qui? - -3º EL. È tornata da Mileto, dove ha fatto fortuna. E come s'è fatta -bella!... - -1º EL. Dove la sta?... - -3º EL. Ih, che fretta! Dietro il Pritanèo. Zitto... Sentiam questo -chiacchierone... - -TESMOT. Fate silenzio... attenti, giudici...[28] - -2º EL. To' che si soffia il naso per tirar giù le idee! Ah, sì, se -crede che per tre oboli io voglia star qui fino a domani... (_al -servo che sta versando in più riprese l'acqua dall'anfora grande nella -piccola che serve di misura, e da questa nella clessidra_) Ehi, ehi, -quell'anfore tienle scarse![29] - -BEOTO (_dopo messasi la corona, e aggiustate le carte, comincia a -parlare, appoggiandosi sul bastone[30] e rivolto al Tesmoteta_). O -giudici Ateniesi! La accusa testè letta mi dispensa... - -1º EL. Forte!... - -3º EL. Più forte!... - -2º EL. Che voce da chioccia!... - -BEOTO (_alzando la voce_) ... la accusa testè letta mi dispensa da -lunghe parole, e sarò brevissimo... - -1º EL. Bravo! - -2º EL. Bene!... - -BEOTO. ... brevissimo... e mite: e regalo all'accusato tutta l'acqua -che m'avanza...[31] - -EUDEM. Non so che farne... - -BEOTO. ... perchè la evidenza dei fatti val meglio di ogni arringa -eloquentissima. Nè alcuno di voi creda, per l'olimpico Giove, che -privata invidia o rancore m'abbiano mosso all'accusa:[32] chè l'animo -nel muoverla mi piange... - -3º EL. Poveretto!... - -BEOTO. ... e pagherei volentieri, perchè i fatti non fossero, la multa -dell'accusator soccombente.[33] - -2º EL. Eh, che generoso!... - -BEOTO (_con accento e gesto di declamatore_). Ma in vedere costui -farsi giuoco dei patrii magistrati, e sommuovere con funeste massime -la città,[34] chiamando complici della iniqua opera le Muse, santo e -puro zelo d'indignazione mi prese per la offesa fatta a quelle dee: le -quali invoco e gli altri numi ed eroi tutelari di questo suolo, perchè -vendichino sè stessi, e voi, e le leggi, e i patrii templi, e i boschi, -e i domestici sagrifici...[35] - -2º EL. (_interrompendolo_). Tira il fiato!... - -BEOTO. Che se, per far breve, a poche leggi sole nella accusa mi -restrinsi, ben potrei portar qui tutto intero l'archivio di quante -leggi e sentenze si conservano nel tempio della gran madre degli -dei,[36] perchè questo impudentissimo tutte in una le calpestò. E tu, -che tanto osasti, sei ancora vivo? sei qui? - -TESMOT. Neh, oratore, se è qui, mi par inutile domandarglielo. Bada -all'acqua... - - (Mentre Beoto parla, Eudemonippo è ritto in piedi a lato della - propria tribuna, e prende annotazioni.)[37] - -BEOTO. Ci bado!... non temere, sarò cortese con questo... -scelleratissimo. La commedia vi sta, o giudici, davanti: essa vi parli -per me. Vietano le leggi nostre, o Ateniesi, sian messe sulla scena -persone vere sotto il loro nome e dicasi ingiuria a magistrati: savio -divieto, perchè l'onore di questi è onor dei cittadini che li elessero, -e l'onor dei cittadini è patrimonio della Repubblica. E pur qui nella -commedia si nominano e Fania ed Elèo: e pur non ignorate che il vecchio -Mènecle fu eletto due volte tesmoteta, e andò ambasciatore ai Corintj -e governatore in Lesbo: giudicate voi, dopo tanta dignità di uffici, -qual parte nella commedia gli tocca di fare. Bellissima anzi, vi dirà -questo istrion da dozzina:[38] ma voi non sorprenderanno le sue parole, -perchè appunto la commedia è intesa a capovolgere ogni concetto e della -famiglia e della virtù. Vedo molti fra voi dalla testa calva o canuta, -i quali condussero in tarda età giovane sposa... - -2º EL. (_scherzoso al vicino_). Neh, senti Glaucone!... - -BEOTO. ... essi, essi diranno, per gli dei, se la condotta che a -Mènecle costui attribuisce, sia imitabile e seria, se degna di un -Arconte ella sia! Ad essi, ad essi, se a loro è pur caro sentirsi sui -freddi levigati avorî della testa la carezza di mano morbida e tepida, -e stringere la fresca dolce compagna fra le braccia antiche e dignitose -— ad essi, ad essi[39] io domando se meriti pena costui che dalla -scena osa propor simili esempî, e proporli in persona di un magistrato -che porta corona, affinchè l'esempio, reso più autorevole, porti più -presto, o vecchi giudici, nei talami vostri la solitudine... - - (Esclamazioni dei giudici). - -1º EL. Eh, eh! senti? - -2º EL. Come, come? La solitudine nei talami nostri? Questo osa quel -tristo?...[40] - -BEOTO (_rilevando, con voce vibratissima, la interruzione_). Sì... -questo osa!... e difendeteli, difendeteli, i vostri talami, per gli -dei!... - -2º EL. Ma anche per le dee, se occorre!... o sta a sentire!... - -BEOTO. Io non so se io deva... non vorrei... - -1º EL. Parla! parla! galantuomo!... - -2º e 3º EL. Sì, sì, segui!... segui!... - -BEOTO. Non vorrei eccedere nei diritti della accusa, fedele al mio -proposito di essere cortese con questo... solennissimo birbante... - -1º e 2º EL. No, no, non esser cortese!... - -BEOTO. Ma egli forse vi dirà che nei panni di Mènecle altro partito -non v'era da quello che egli inventò: e voi rispondetegli che miglior -partito era la morte... - -1º EL. Sicuro!... - -2º EL. Sicuro! - -BEOTO. ... e che in quei panni ognun di voi preferirebbe morire... - -1º e 2º EL. Cioè, cioè... - -3º EL. Adagio, un momento... - -BEOTO. Perchè la legge non vieta a chi versi in tristi impicci nel -mondo l'andarsene... (_passa un foglio al cancelliere_) dilla su, -cancelliere... tu (_al custode della clessidra_) ferma l'acqua...[41] - -CANCEL. (_leggendo_). «Chi non voglia più vivere, lo annunzi al Senato: -gli esponga le cause: ottenutone il permesso, vada pure...» - -3º EL. Ah, quando c'è il permesso, è un altro affare... ma io non lo -domando... - -BEOTO. Come vedete, o Ateniesi, la via d'uscita e magnanima vi era: -magnanima costui poteva rendere la condotta di Mènecle: ma a lui -premeva sovvertir la famiglia, e dare ai vecchi mariti detestabile -suggerimento... Or io mi volgo tra voi, giudici, anche a color che -son giovani; a voi, che appena in quest'anno avete avuto la tabella e -prestato in Ardetto il giuramento:[42] e a voi domando, se baldanza di -mogli sia lecita in Atene, quanta costui nelle donne di Cròbilo e di -Fània ne pensò... Ben più modesto ufficio, saviamente, o Ateniesi, fra -noi si assegna alla sposa del cittadino: poichè abbiam le cortigiane -pei piaceri dello spirito e per gli affetti della vita... e abbiam le -mogli per crear figli legittimi e per la custodia della casa e della -roba.[43] - -ELIASTI. Bravo! benissimo! - -BEOTO (_segue riscaldandosi e battendo del pugno sulla ringhiera_). -Questa la legge, questo il costume, questa la base della città: se v'ha -chi altra ne sappia, la indichi, salga qua, gli cedo l'acqua.[44] Ma -costume, e legge, e città, che diverranno se manderete assolto costui -che insegna alle mogli ad alzar la voce, quando parla il marito? -O terra, o sole, o dei![45] Così tu, celibe, insidii dei mariti -l'autorità, e nulla avendo da far nella tua casa, metti sossopra la -loro? - -1º e 2º EL. Ah, ma la vedremo!... - -3º EL. Basta, basta! non dir altro!... lo aggiusterem noi!... - -BEOTO (_rasciugandosi il sudore e ripigliando più calmo_). Ancora una -parola, e ho finito. Fu tempo, o Ateniesi, che le Muse tra voi furon -ministre di virtuosa e virile educazione: allora esse crebbero quegli -uomini che pugnarono a Maratona.[46] E vanno famosi quelli antichi -poeti, perchè insegnarono il vero, onorarono gli iddii, beneficarono -gli uomini: e trovarono molte leggiadre parole per dire molte utili -cose. Orfeo fondò i misteri, vietò le stragi; Museo insegnò i rimedi -delle malattie; Esiodo l'agricoltura e i tempi del seminare e del -raccogliere (_man mano che Beoto prosegue l'enumerazione degli esempi, -gli Eliasti danno in esclamazioni d'impazienza_). Omero perchè acquistò -gloria? perchè insegnò l'arte di schierar le truppe.[47] Tirteo? perchè -insegnò la politica. Così è del poeta ammaestrare gli adulti, come il -pedagogo i puttini:[48] per questo ordinammo che i poemi di Omero si -cantino nelle sante Panatenee:[49] per questo alzammo alle Muse, come -a benefattrici, gli altari. E voi tollerereste che questo sacrilego -ricorra ad esse per renderle seminatrici di guai? Ah, se da qui -tornando alle case vostre, le mogli o le sorelle vi domandassero:[50] -_Che cosa avete fatto quest'oggi?_ risponderete voi: abbiamo assolto -un poeta il quale pose in iscena mogli che si immischiano di quel -che non devono e che non fanno quello che devono? Ah no, per Giove -e per il trofeo e per i sepolcri della Tetràpoli![51] no, per gli -eroi che dormono sotto i pubblici monumenti! oggi... tornando a casa, -raccontereste la vostra sentenza: domani, tornando a casa... non -trovereste la minestra in tavola!... Pensateci! - - (Applausi degli eliasti. Beoto si leva la corona e scende - pettoruto, con aria trionfante, dalla ringhiera). - -2º EL. Ah, le mie lenticchie!... - -1º EL. Questo è parlare!... - -3º EL. Scusa... stavo scrivendo... che cosa ha detto?... - -1º EL. Che se diamo a costui fava bianca, domani le donne non ci fan da -pranzo... - -3º EL. Ma glie ne do cento di fave nere...[52] - -TESMOT. Accusato, monta in ringhiera: e sii calmo: non mi andare fuor -degli ulivi.[53] L'accusatore è stato moderato nei termini e cortese. -Vedi di esserlo anche tu. - - (Grandi e prolungati rumori e voci fra i giudici, intanto che - Eudemonippo monta in ringhiera e si mette la corona). - -EUDEM. Ateniesi! Giudici!... A Giove... - - (Parla fra i rumori ostili). - -ELIASTI (_in coro_). No, no!... Abbasso! - -EUDEM. (_tentando fra i rumori, inutilmente, di farsi ascoltare_). A -Giove che ascolta i giuramenti e le ragioni... io domando... - -2º EL. Ma che domande!... ma sentilo che parla di ragioni... - -TESMOT. Fate silenzio!... - -EUDEM. (_sforzandosi sempre tra i rumori di farsi udire_). Io domando -che se ingiusti... - -1º EL. Ingiusti noi?... Oh sfacciato!... - -3º EL. Noi ingiusti?... Prova mo' a ripeterlo!... - -ALTRI ELIASTI. Basta! abbasso! abbasso![54] - - (Rumori prolungati, conversazioni clamorose tolgono all'oratore la - parola). - -EUDEM. (_a voce fortissima_). Una volta due uomini e un asino... - - (Si fa silenzio improvviso). - -1º EL. Ohe, attenti!... una storiella!...[55] ssssss!... - -ELIASTI. Ssssss! ssssss! - - (Silenzio generale completo). - -EUDEM. (_ripiglia calmo_). Un asino e due uomini viaggiavano:[56] -l'uno, il padron della bestia, l'altro che l'aveva a nolo: e scottando -forte il sole, litigarono i due, a chi l'ombra dell'asino toccasse: -l'uno, il padrone, diceva aver noleggiato l'opera della bestia e non -l'ombra: l'altro replicava, l'ombra essere parte dell'opera... - - (Eudemonippo si arresta con lunga pausa). - -1º EL. To'! to'! un bel caso da decidere!... - -2º EL. E così?... (_a Eudemonippo che ha fatto pausa_) come è andata a -finire?... - -3º EL. (_ed altri_). Come è finita? come è finita?... - -EUDEM. È finita che i due han ricorso ai giudici in tribunale, e i -giudici li han sentiti imparzialmente tutti e due... quello che voi non -fate con me: e voi che state attenti, appena vi parlo di un asino... -potreste bene star attenti, or che vi parlo di... un altro!... - - (Indica l'accusatore: risate fra gli Eliasti). - -2º EL. Bravo, per Giove! Sicuro! Ha ragione!... - -1º e 3º ed altri EL. Sì, sì, parla!... - -EUDEM. (_con voce pacatissima e gesto parco e corretto_). Non dubitate, -sarò cortese: e se di quante leggi violate ei m'accusò, tante menzogne -e stolidaggini gli proverò, bene io confido ei non sia per portar -fuori, col quinto dei voti, salve le spalle da qui: perchè sul vostro -animo incorrotto non han presa nè i grossi paroloni,[57] nè la truce -minaccia onde egli, per ispaventarvi, concluse. Paroloni e minacce -a lui dettate, s'intende (_ironico_), non da odio nè invidia, ma da -purissimo zelo dei costumi e dell'arte: così almeno vi assicurò: tu -intanto (_al cancelliere_) chiamami i testimoni.[58] - -CANCELL. (_leggendo la lista testimoniale_). Callia di Stefano del -borgo di Alopéce, Pànfilo di Arìstide del borgo di Anagìro, Chèrea -di Lisìppo del borgo del Pireo... (_i testi citati si avanzano; il -cancelliere estrae dal vaso[59] la testimonianza e legge_) «Attestiamo -ch'eravamo in teatro alle feste Dionìsie quando Beoto, figlio di -Blepiro toricèse, oggi accusatore, presentò una sua commedia così -brutta che non giunse alla fine, perchè il popolo lo cacciò a fischi, e -per poco non lo lapidò...»[60] - -EUDEM. Basta. Giurate che è vero? - -I TRE TESTIMONI (_un dopo l'altro stendendo la mano sul tripode_).[61] -Giuro. Giuro. Giuro. - -EUDEM. Ebbene, o giudici, io non nego che scevro da invidia e purissimo -sia lo zelo di Beoto: perchè la memoria delle sventure purifica, e i -fischi a lui toccati nell'arte furon tanti, che nessuno zelo può essere -più puro del suo. Ad una sua accusa vo' intanto rispondere: ch'abbia -per me sofferto ingiuria il vero. Voi tutti ricordate di Frìnico, il -poeta tragico che dilettò i vostri avi: chi sulla scena finse il vero -più di lui? Tutta la città egli commosse rappresentando la presa e la -distruzion di Mileto:[62] quand'egli mostrò l'orde persiane irruenti -al baglior degli incendî per la città devastata, e lo strazio dei -feriti e moribondi, e le jonie vergini strappate per i capelli agli -altari, le donne trafitte, i poppanti scannati sul seno delle madri, -tutti vinse la pietà, e per tutto il teatro fu altissimo pianto: ma -gli avi vostri condannarono Frìnico a fortissima multa, per averli -fatti piangere,[63] rappresentando troppo al vero quella disgrazia. -Giusta e savia condanna! Perocchè a noi le Muse abbiano concesso i -celesti doni a disvago e conforto dell'anima, non già ad intristirla -nella contemplazione pura e semplice dei mali.[64] E chi non sa che -uccisioni, e atti di ferocia, e pietosi casi avvengono tutti i giorni -intorno a noi?... Incontrai e vidi, qua venendo, un padre piangere -dirotto sul cadavere dell'unico figlio: io vi giuro, o Ateniesi, -che egli superava nella verità del pianto ogni istrione, e che nè -Sofocle nè Euripide mai non dipinsero un dolor come il suo: ed io non -chiedo riveder finto ciò che i miei occhi han visto già così vero! Ma -vollero i Numi che, a sollievo de' mali, noi alle Muse sagrificando -ci levassimo sopra dei dolori umani: e da dolori e da colpe e da -miserie, brutta discordante miscea, fuor balzasse un mondo di forme -belle e nascose, parlasse una arcana divina armonia, che i cuori umani -intendessero... e pure non fosse di quaggiù!... Questo vollero i nostri -poeti: per questo ammirammo la legge di Tebe che punisce l'artista se -dalla natura e dal vero non evoca le linee del bello. E tu calunnî, -o Beoto, quegli altissimi poeti che nominasti: non da utili verità nè -insegnamenti venne a loro la gloria, ma perchè le menti umane, sull'ali -de' lor canti leggiadri, sorgendo a più vaste e più lucide sfere, -ne ridiscesero migliori[65] e più gagliarde allo studio delle utili -cose!... - -TESMOT. Accusato, tu divaghi, e l'acqua scorre!.. - -1º EL. Sì, sì, taglia corto!... - -EUDEM. Grazie, Arconte.... non esco dal tema. Perchè forse è poi vero -che io abbia detto cose false e messa a capriccio la mia fantasia -nel posto delle leggi e del costume? Vero forse che io insegni nuovi -riti coniugali, libertà e diritti di donna e di moglie, a donna e a -moglie negati?... Ma, o tristo che m'accusi, perchè non accusi anche -l'ombre del vecchio Cràtino e del divino Aristofane, e di Antìfane, -e di Alessi, e di Filemone, e di Menandro nostro dai dolcissimi -amori, a cui le grazie conservino lunghi anni i geniali estri e la -vita? Provami che le mogli delle lor commedie sbugiardino le mogli -della mia: o trascinali anch'essi a questa ringhiera, e trascinavi -Aristotile e Senofonte, che qui nel suolo dell'Attica il nome di -sposa resero augusto e bello di più alti uffici, di cari diritti, -di nova dignità.[66] A voi intanto, o giudici, basti la pazienza -di udir la commedia, e raffrontarla alle leggi, se alcuna d'esse -violai. Tu (_al cancelliere_) brevemente recita queste: voi appresso -giudicherete quella. (_Al custode della clessidra_) Ferma l'acqua. (_Al -cancelliere_) E di' su. - -CANC. (_legge_). «La donna è dal padre o dal fratel consanguineo o -dall'avo paterno data legittimamente in isposa a chi essi credono. -L'orfana erede è in balìa di chi n'ha il diritto o n'ebbe podestà dal -tutore».[67] - -EUDEM. Ora la terza di Solone sull'orfane. - -CANCEL. (_legge_). «L'orfana potrà reclamare che il parente più vicino -la sposi. Questi dovrà condur l'orfana in moglie o collocarla, dandole -cinquecento dramme di dote. Se nol fa, l'Arconte potrà obbligarvelo -sotto multa di mille dramme, sacre a Giunone».[68] - -EUDEM. Continua l'altra. - -CANCEL. (_legge_). «Anche se la donna fosse già maritata, e le muoia -il padre e non le restin fratelli, il prossimo parente la chiederà in -moglie, e il precedente matrimonio sarà sciolto».[69] - -EUDEM. Queste, o giudici, le leggi nuziali, conservatrici delle stirpi. -Passa a quelle dei divorzî. - -CANCEL. (_legge_). «Il divorzio ha luogo o per mutuo consenso de' -coniugi, o promosso dal marito o dalla moglie: se dal marito, è -ripudio: se dalla moglie, è abbandono. - -«Se il divorzio accade per consenso mutuo o volontà del marito, non -esige intervento del giudice. Se è chiesto dalla moglie per incuria o -maltrattamenti del marito, la moglie presenta in persona la richiesta -scritta all'Arconte».[70] - -EUDEM. Basta così. Queste savie leggi, o Ateniesi, a noi ha dato -Solone: voi direte se ad esse scrupolosamente conforme il tema della -commedia e la condotta di Mènecle non sia. Ben vero costui s'alza e vi -dice: A Mènecle, ne' panni suoi, per fargli onore, miglior partito era -scendere, volontaria ombra, fra i morti. E tu che lo affermi, l'avresti -fatto? Tu che adduci la legge, perchè non l'adduci intera?[71] Perchè -sapevi che, nel caso di Mènecle, il Senato di andar fra l'ombre -anzi il tempo non gli avrebbe data licenza. Leggila tutta... Occhio -all'acqua!... - -CANCEL. «Chiunque a cui siasi fatta grave la vita, lo annunzi al -Senato, esponendone le cagioni: privazione di figli, perdita di -sostanze, corpo mutilato, o morbo incurabile... - -EUDEM. Senti?... - -CANCEL. .... e impetrato dal Senato il permesso, beva la cicuta e vada -pure».[72] - -EUDEM. Hai udito le cagioni che la legge enumera? Mi dirai che l'avere -a sessantacinque anni una sposina di venti, sia compreso dalla legge -nella rubrica dei morbi incurabili? - -BEOTO. Certo. - -EUDEM. Ammettiamolo. Chi ti dice che lo ammetteranno, per proprio -conto, i senatori? E che a tutti poi accomodi di contar in piazza, -al Senato, malattie di forma così atroce? E se il permesso è negato, -perchè non parli della pena ai trasgressori?... Dilla tu. - -CANCEL. «Se uno si uccida da sè senza licenza, la mano che questo fece, -sia seppellita separata dal corpo».[73] - -EUDEM. E tu, difensor delle leggi, tu volevi da me sulla scena -l'esempio di un Arconte che le leggi offendesse, o scendesse col -moncherino alla barca di Caronte, senza la mano per pagar l'obolo e -ritirare il resto? Ma tagliati la tua che ha scritto più menzogne sulle -tabelle di quanti abbi capelli sulla testa!... - -Che resta adunque delle accuse di questo tristo? Una sola. Aver messo -in iscena, contro la legge, cittadini Ateniesi col loro nome. Io non -dirò che la legge, se tale fosse, fu posta da Làmaco, uno dei Trenta -tiranni, quando la tirannide infuriava tra noi, e che le leggi dei -Trenta sono a ritenersi abolite...[74] Non dirò che l'attica Musa, nei -tempi d'oro della libertà nostra, ripudiò i freni come sacrileghi, e -Pericle istesso, provatosi a porne, vi rinunziò.[75] Non dirò... - -TESMOT. Neh, accusato, quello che non dirai, lascialo da parte. - -EUDEM. Ebbene, dirò che la legge, se tale foss'anche, costui non l'ha -letta neppure. Dimmela su. - -CANCEL. (_legge_). «Làmaco disse e il Consiglio dei Trenta e il Senato -decretarono: non sia lecito porre in commedia fatti contemporanei, -o cittadini reali e viventi col loro nome. Il trasgressore qualunque -cittadino possa citarlo in giudizio, e scriva la pena». - -EUDEM. Dunque la legge parla di fatti contemporanei: ora invece la -commedia risale ai dì della 100ma Olimpiade, quando Atene raccolse i -fuorusciti di Tebe, e Pelopida ed Epaminonda prepararono la riscossa. -La legge parla di cittadini viventi: ora ecco ben sessant'anni che -il buon Mènecle riposa nel sepolcro degli avi; ecco dieci anni che -Aglae lo raggiunse, veneranda vecchierella, benedetta dai figli dei -figli suoi. E se la legge dà al cittadin nominato facoltà di trarre in -giudizio chi lo nomina, io sbaglierò, ma parmi, o giudici, che per far -questo egli debba prima di tutto esser vivo... ti pare, o Arconte?... - -TESMOT. Sì... mi pare... - -EUDEM. Perchè ai morti non è data facoltà di querela, e all'infuori -di Orfeo, di Teseo e di Ercole non so chi altri fin qui sia tornato -dalle porte dell'Erebo. Così Mènecle potesse tornarne!... egli, pel -primo, pregherebbe, o giudici, a me propizio il vostro voto! (_prende -in mano un ramuscello[76] e lo stende verso i giudici_) Egli ve ne -pregherebbe, o voi giovani, per la memoria dell'atto suo generoso, -a cui resero giustizia qui in quest'aula istessa, innanzi a questa -effigie istessa di Lico eroe, i padri vostri, quando ad essi la parola -eloquente di Iseo la raccontò. Egli ve ne pregherebbe, o vegliardi, non -per lo squallore che costui vi minaccia, dei talami solitari, ma per i -giorni sereni e consolati di affetti cari, che a lui furono compenso -e letizia della tardissima età. Ben vero, egli non morse, il vecchio -Mènecle, alla mela cotogna che la legge invita gli sposi a mangiar -insieme, la notte delle nozze:[77] ben vero, per lui i bianchissimi -graziosi dentini di giovinetta non furono costretti a cercar nella -scorza del frutto sacro alla gamèlia Giunone, i solchi di denti gialli -e tarlati... - -1º EL. al 2º. Come i tuoi... - -2º EL. Eh già... de' tuoi no certo... non ne hai più... - -EUDEM. Ma egli ebbe il conforto, raro concesso a mortali, nell'ora -suprema, di leggere in isplendide pupille il dolore di lagrime vere... -Ah no, o giudici, non voi irriderete alla preghiera che di sotterra il -buon vecchio vi manda per me: non voi raccoglierete la iniqua accusa di -questo furfante... - -BEOTO (_al Tesmoteta_). Arconte!... - -TESMOT. (_a Beoto_). Furfante... è un termine di giurisprudenza... - -EUDEM. (_insistendo_) ... di questo furfante, leggi invocando dai -tiranni bandite, o la mia Musa incolpando di corrompere il costume. Ah -non cambiano i carmi il midollo nelle ossa umane! Da ottanta e più anni -dorme la vecchia commedia politica, tace e dorme la satira sfrenata, -lussuriosa di Aristofane, e non perciò del suo silenzio la città e i -costumi s'avvantaggiarono; oggi sovr'essi il mio collega Filìppide mena -di nuovo la sferza,[78] e non perciò delle sue sferzate città e costumi -miglioreranno. Poveri costumi, se non bastarono a salvarvi nè la parola -di Demostene, nè il sangue dei morti a Cheronea!... Voi tutti le avete -vedute le patrie fortune cadute in basso coll'andarsene delle patrie -virtù; le avete vedute le apostasie dei caratteri, e le fedi instabili -voltarsi al voltarsi dei venti, e i tribuni mutati in cortigiani; e -le 360 statue inalzate a Demetrio Falerèo, rovesciate all'indomani per -ergere gli altari al Poliorcète; e le supine adulazioni di Stratocle, -le bassezze buffonesche di Dromòclide,[79] e la caccia febbrile agli -uffici, alle ricchezze, ai vili onori: e la viltà fatta abitudine, la -menzogna eretta in legge, la ciarlataneria surta a costume: _queste -son le cose_, dirò anch'io col poeta, _queste son le cose, e non già le -commedie, che mandano il popolo in rovina!_[80] Condannatelo il poeta, -se offende le leggi della eterna bellezza!... ma voi... voi pensateci -per vostro conto a quelle eterne della virtù!... - - (Durante l'ultima parte dell'arringa, il Tesmoteta e i giudici - danno segni visibili di stanchezza sonnolenta. Il Tesmoteta abbassa - più volte la testa sul petto, rialzandola tratto tratto come chi - combatte contro il sonno. Quando Eudemonippo ha finito e si leva la - corona, il Tesmoteta rialza, scotendosi, vivamente il capo). - -TESMOT. Finito?... (_vede Eudemonippo che si leva la corona_). Ah... -Passerem dunque, prima dei voti, alla recita della commedia in atti... -Or quindi, o giudici, l'arringa che udiste... - -CANCELL. (_udendo un certo rumore si è mosso dal suo stallo e -si è appressato ai giudici per vedere che cos'è... poi fa segno -maliziosamente all'arconte additandoli, e continuando la frase di lui_) -... li ha già persuasi... (_addita i giudici_) Dormono. - -TESMOT. Dormono? (_vivamente all'accusato_). Recita, ch'è il momento -buono!... - - - (CADE RAPIDAMENTE LA TELA). - - -NOTE - -[1] Per quanto riguarda i tribunali d'Atene, gli ordinamenti e riti -giudiziari, forme del processo, ecc., ecc., rimandasi alle fonti -precipue e alle sparse notizie in DEMOSTENE, ESCHINE, ISOCRATE, LISIA, -ISEO, LICURGO e tutti gli altri oratori attici; e in ARISTOFANE e negli -SCOLII _ad Aristof._, in ispecie alle _Vespe_, alle _Aringatrici_, -alle _Tesmoforìe_, al _Pluto_. Confr. SCHÖMANN, _Antich. greche_; -_Antiquitates jur. publ._; _De Areopago et Ephetis_; _De sortitione -judicum_; _De Dicasteriis_; MEIER e SCHÖMANN, _Der Attische Prozess_; -PERROT, _Droit public d'Athènes_; MATTHIAE, _De judic. athen._; -HUDTWALKER, _De arbitr._; MEURSIUS, _Themis attica_; PETIT, _Legg. -att._, ecc., ecc. - -[2] All'infuori dell'Areopago e degli altri quattro tribunali speciali -dei magistrati detti _Efeti_ (_Pritaneo_, _Delfinio_, _Palladio_ e -_Freatte_) giudicanti delle cause di omicidi volontari e involontari -in genere (δίκαι φονικαί) giudicavano di tutte l'altre cause civili -e penali i giudici popolari o cittadini giurati, 6000 di numero -(_dicasti_ od _eliasti_), scelti a sorte ogni anno fra tutti i -cittadini non minori dei trenta anni, e integri di fama e di diritti -politici e civili (ἐπίτιμοι). Cinque mila erano giudici effettivi; -mille supplenti. Distribuivansi i 6000 in 10 tribunali, ossia sezioni -o decurie (δικαστήρια), quant'era appunto il numero delle tribù (SCOL. -in ARISTOF., _Pluto_); e _dicastero_ diceasi non pur la sezione, -ma anche il luogo o tribunale a ciascuna assegnato per tenervi i -giudizi. Designavansi le 10 sezioni per una lettera dell'alfabeto, -dall'Α alla Κ, che veniva scritta in rosso sulla porta del tribunale -rispettivo: indi, _giudicare nella lettera tale_ (εν τινι γράμματι -δικάζειν) equivaleva essere assegnato a questo o quel tribunale (cfr. -ARISTOF., _Plut._, V. 277). Così ogni anno, insieme alla estrazione -dei giudici cittadini (fatta dai Tesmoteti, per tribù) estraevasi a -sorte anche la lettera indicante il dicastero a cui ciascun d'essi era -assegnato. Compiuta la sortizione, a ciascun giudice veniva data una -tabella di bronzo (πινάκιον) con su scrittovi il suo nome e la lettera -del dicastero assegnatogli, e impressovi il _gorgònio_, stemma della -città. Questa tabella era il distintivo della sua carica di quell'anno, -e il cittadino giurato la recava seco ogni giorno di giudizi, alle -estrazioni mattutine dei dicasteri di quel dì. Perocchè non sempre, -e ben rado, tutti e 10 i tribunali simultaneamente sedevano; ma -nei giorni che v'erano cause a trattare, tutti i giudici cittadini -convenivan la mattina nell'agora, dove l'arconte estraeva dall'urna -a sorte tante lettere o sezioni a seconda del numero de' processi di -quella giornata, e a sorte assegnava in quali tribunali le sezioni -estratte dovessero raccogliersi a giudicare. Poi, siccome ciascun -tribunale distinguevasi da un colore suo proprio, così ai giudici -delle sezioni estratte per quel dì veniva consegnato un bastone di -forma speciale (βακτηρία, σκίπων) terminante in una specie di globulo -(βάλανον); bastone dell'uguale colore del dicastero assegnato, e -colla lettera del medesimo pure scrittavi sopra (ARISTOF., _Vesp._, -v. 727; SCOL., V. 1105; SCOL., _Pluto_, 277). Oltre questo bastone -che serviva ai giudici per sapere a quale dicastero recarsi e per -farvisi riconoscere alla porta, il Tesmoteta, presidente del tribunale, -consegnava a ciascuno d'essi una _téssera_ (σύμβολον), che l'egregio -Mariotti a torto confonde col πινάκιον dinanzi accennato. Quello era il -distintivo della carica annua, e ognuno dei 6000 eliasti l'aveva con sè -(quel che sarebbe pei deputati nostri la medaglia); il σύμβολον invece -era un _gettone di presenza_ che al giudice veniva dato per andare a -ricevere la mercede del giudizio. - -Quanto al numero dei giudici popolari sedenti in ogni causa, i giudici -effettivi essendo 5000, risultava il numero ordinario per ciascun -tribunale di 500 giudici. Se però di cause gravi trattavasi, adunavansi -anche due, tre o più sezioni in un tribunale solo: e s'aveano così -tribunali sedenti di 1000 o 2000 giudici, o magari composto di tutte -e dieci le sezioni riunite. Viceversa, per le cause minori, talvolta -neppure raccoglievasi una sezione intera. Due o tre centinaia anche -bastavano: solo curando dispari il numero per evitare nei voti la -parità. E innanzi alle porte del tribunale destinato s'estraeva di -giudici o supplenti quanti per quella tal causa bisognavano (ISOCR., -_Areopag._, c. 20). Cfr. SCHÖMANN, MEIER, ecc. - -[3] Distinguevansi, come sopra fu detto, ciascuno da un proprio colore, -i tribunali ove recavasi volta per volta l'una o l'altra delle 10 -sezioni o _lettere_ a giudicare (SCOL. in ARISTOF., _Vespe_; POLLUCE, -VIII). E pare il lor numero fosse anche più dei 10 (senza contar -l'Areopago e i 4 altri degli _Efeti_); la maggior parte situati intorno -a l'Agora o Foro. Due di essi dal colore prendevano anche il nome, come -appunto il _Verde_ (Βατραχιοῦν) e il _Rosso_ (Φοινικιοῦν), nominati in -Pausania, I, 28. Oltre questi, ricordansi il _Trigono_ o _Triangolare_, -il _Metioco_ o _Callio_, il _Nuovo_, il _Maggiore_, il _Medio_ e il -_Liceo_, presso al tempio di Lico. Anche l'_Odeone_ serviva a giudizi -popolari (ARISTOF., _Vespe_). Ma il più noto di questi tribunali era -l'_Eliea_, che era un luogo spazioso a cielo aperto, come indica il -nome: probabilmente lo si sceglieva a preferenza quand'era il caso di -raccogliere più sezioni insieme per i giudizi più gravi; ond'è che il -nome di _eliasti_, particolare ai giudici che andavano a sedervi, passò -nell'uso come sinonimo di _dicasti_, ad indicare complessivamente tutti -i giudici cittadini, anche degli altri dicasteri. - -Il _Batrachio_ qui nominato fu da taluno per errore confuso col -_Parabisto_, ch'era un altro tribunale ove sedevano gli _Undici_, -magistrato esecutore delle sentenze di morte, e sovrastante al giudizio -dei furti. - -[4] Cfr. ARISTOF., _Vespe_, v. 90. POLLUCE, VIII, 133. - -[5] Cfr. ARISTOF., _Vespe_, v. 775, 830. «Vuoi tu citare senza che vi -siano gli steccati, che primi a noi sogliono apparire tra le cose sacre -del giudizio?» _ibid._ - -[6] A un picchetto di questi arcieri, per lo più traci o sciti, era -affidato, durante l'udienza, l'ordine nella sala, e il mantener la -quiete fra il publico numeroso dei curiosi. POLLUCE, VIII, 131. MEIER, -_Att. Pr._ - -[7] Lico, figlio di Pandione, antico re d'Atene, pare venisse -onorato di culto particolarmente come patrono dei giudizî. Sorgeva -il suo simulacro all'ingresso della maggior parte dei tribunali e -precisamente nel luogo dove i giudici uscendo riscotevano i tre oboli. -Cfr. in ARISTOF., _Vespe_, l'apostrofe dell'eliasta Filocleone: «O -Lico signore, eroe a me vicino, tu al pari di me sempre t'allegri -per le lagrime degli accusati e solo degli eroi volesti aver sede -appo chi piange», v. 389 seg. Cfr. v. 819. Presso alla statua di Lico -radunavansi anche, innanzi al giudizio, gli eliasti che si lasciavan -corrompere e che vendevano il voto alle parti, per contrattare colle -medesime il prezzo. - -[8] «Conviene che ognuno di voi, giudici, si faccia vicino alla -ringhiera (ἄχρι τοῦ βήματος) per dare un voto santo e giusto...» -DEMOST., _Falsa legaz._, 441. - -[9] POLLUCE, VIII, 113. ESICHIO, SUIDA. Cfr. MEIER, _Att. Pr._, 716. - -[10] Premettevasi alla udienza (che cominciava la mattina per tempo, -ogni processo dovendo finirsi nel dì) una purificazione religiosa e una -preghiera recitata dall'araldo. ARISTOF., _Vespe_. «Ora alcuno porti -subito il fuoco e rami di mirto ed incenso, per porgere innanzi tutto -le preghiere agli dei» v. 860 seg. - -[11] Cfr. ARISTOF., _Vespe_, 811 seg., v. 906. - -[12] ARISTOF., _Lisistr._, v. 798. - -[13] Per i criteri da me seguiti nel compilare il testo di questa -formula, cfr. ARISTOF., _Tesmof._, v. 331-371; _Vespe_, v. 863 segg. -DEMOST., _C. Aristocr._, 652-653; _C. Timocr._, 746-747; _Corona_, 319, -28. ANDOCIDE, _Misteri_, 13, 23. - -[14] V. la formula del giuramento annuo degli eliasti, in DEMOST., -_C. Timocr._, 746: «Darò il voto conforme alle leggi e ai decreti -del popolo ateniese e del Senato dei Cinquecento. Nè voterò per la -tirannide nè per l'oligarchia. Nè se alcuno opprimerà la libertà del -popolo o parlerà o voterà contro di essa, io lo consentirò, come -non consentirò la remissione dei debiti privati nè la spartizione -delle terre o delle case. Non richiamerò i fuorusciti o i condannati -a morte; nè scaccierò i cittadini residenti in città, contro le -disposizioni delle leggi, del popolo e del Senato. Non lo farò, nè -consentirò lo faccia altri. Non nominerò a magistrato chi non abbia -dato conto di altri uffici esercitati... Nè due volte nominerò pel -medesimo magistrato il medesimo cittadino, nè consentirò ch'egli -eserciti due ufficj nello stesso anno. Non accetterò doni per il -giudizio nè permetterò che altri, me consapevole, ne accetti, nè -consentirò artificj o frodi. Non ho meno di trent'anni di età. -Ascolterò l'accusatore e il difensore con animo eguale e sentenzierò -sulla questione. — Sarà giurato in nome di Giove, Nettuno e Cerere e -imprecato la ruina a sè e alla casa sua in caso che siano violate le -cose dette. Per contro a chi le osserverà, molte prosperità verranno». -Quanta sapienza civile di popolo libero in poche linee! Questo -giuramento era prestato al cominciar d'ogni anno, in luogo spazioso -detto Ardetto, in riva all'Ilisso, dai cittadini che vi si radunavano -per l'estrazione a sorte dei 6000 giudici dell'anno. Cfr. SCHÖM., -_Sort. jud._ - -[15] ἐπαρᾶσθαι ἐξώλειαν ἑαυτᾧ και οἰκήᾳ τῇ ἑαυτου, DEMOST., _C. -Timocr._, 746. ἐπιορκοῦντι δ’ἐξώλη αὐτὸν ειναι καὶ γένος. ANDOC., -_Mist._, κακῶς ἀπολέσθαι τοῦτον αὐτὸν κᾠκίαν, ARISTOF., _Tesmof._, v. -349. - -[16] Cfr. ARISTOF., _Vespe_, v. 891. Cominciato il giudizio, (la -mattina per tempo), i giudici arrivati in ritardo restavano esclusi, e -così perdevan la paga. Cfr. _Vespe_, v. 775: «E se anche t'alzerai da -letto a mezzogiorno, nessun Tesmoteta ti _farà più chiudere fuori dei -cancelli_». - -[17] Così era detta per celia la paga dei tre oboli, che i giudici -pigliavano. κωλακρέτου γάλα πίνειν, ARISTOF., _Vespe_, V. 724. - -[18] Sulle formule di accuse, cfr. gli esempi varî in DEMOSTENE e negli -altri oratori: e l'accusa contro Socrate in PLATONE, _Apologia_, e -quella contro Alcibiade, PLUT., _Alcib._ Cfr. ARISTOF., _Vespe_, 894. - -[19] _Munichione_, il 10º mese attico (dal 15 aprile al 15 maggio). Sul -lunario ateniese, cfr. note all'_Alcibiade_. - -[20] Cfr. ESCHINE, _C. Ctesif._ DEMOST., _Corona_. - -[21] La pena ora era lasciata dalla legge al giudizio dell'Eliea -(cfr. DEMOST. _C. Mid._ PLAT. _Apol. Soc._), ora iscritta nella legge -stessa che contemplava il reato e nel testo dell'accusa proposta. Cfr. -DEMOST., _C. Timarc._ ARISTOF., _Vespe_, 897. - -[22] ἔως δέ τοῦ ἀποτῖσαι εὶρχθήτω. DEMOST. _C. Timarc._, 3, 17. - -[23] Si affiggevano in publico, tempo innanzi il dibattimento perchè -ognuno interessato potesse prenderne notizia: «affinchè ognuno -leggesse sotto le statue degli eroi: Eutemone Lusiese diè querela -di posto abbandonato a Demostene Peaniese». DEMOST., _C. Midia_. -Quest'affissione era prescritta anche per le leggi che i cittadini -proponevano, avanti sottoporle al Senato e all'assemblea: «Se -bisogneran nuove leggi, i Tesmoteti le scrivano nelle tavole e le -espongano innanzi alle statue degli eroi, all'esamina di ognuno». -ANDOC., _Misteri_. - -[24] Questo giuramento (ἀντομωσία) era dato dalle due parti innanzi al -Tesmoteta nell'istruttoria del processo precorrente il dibattimento, -l'accusatore giurando della verità dell'accusa, l'accusato della -propria innocenza. Cfr. PLAT., _Apol._ MEIER, _Att. Pr._, 624. - -[25] αίγα, κάθιξε. σὺ δ’ἀναβὰς κατηγόρει. ARISTOF., _Vespe_, 905. Era -prescritto per legge che ciascuna delle due parti perorasse da sè la -propria causa (QUINT., _Inst._, II): gl'incapaci a difendersi da sè, -si faceano scrivere da altri o da parenti o da avvocati di grido che ne -facean professione (_logògrafi_) le arringhe che poi per proprio conto -recitavano. Cfr. _Vite X Or._ DEMOST., _C. Leocar._ Tutt'al più, a -volte concedevasi che la parte limitasse il suo discorso a un semplice -esordio, dopo il quale cedeva la parola a un amico od orator di -mestiere che parlasse per lui (_sinègoro_). Così nella orazion contro -Neera Teomnesto accusatore, dopo un breve proemio, cede la parola al -proprio parente Apollodoro. Gli oratori parlavano dalla ringhiera, -in piedi e postasi in capo la corona; quando non era il loro turno di -parola, sedevano; e finito di parlare, deponevano la corona. ARISTOF., -_Eccles._, v. 163. Cfr. MEIER, _Att. Pr._, 707. - -[26] «Prima di parlare mettiti in capo questa corona. Fate silenzio, -state attenti. Ecco, _già si spurga il naso, come usano gli oratori_, -(χρέμπτεται γὰρ ἤδη, ὃπερ ποιοῦσ’. οἱ ῥήτορες) È probabile che farà un -lungo discorso». ARISTOF., _Tesmof._, 381, 382. _Ecclesiaz._, v. 131. - -[27] Cfr. BARTHEL., _Anac._, cap. 18. A dar meglio idea dell'attenzione -dei giudici nel corso del dibattimento, ARISTOFANE ti mette in iscena -per ischerzo anche il vecchio eliasta che durante le arringhe delle -parti sta mangiando la minestra (_Vespe_, v. 906). - -[28] Σίγα, σιώπα, πρόσεχε τὸν νοῦν. ARISTOF., _Tesmof._, 381. - -[29] Colla clessidra (che noi chiameremmo orologio ad acqua, benchè -non fosse precisamente la stessa cosa, cfr. MEIER, _Att. Pr._, 715) -misuravasi, com'è noto, il tempo concesso alle arringhe delle parti -nei processi d'importanza. Nei processi inconcludenti e in alcuni di -data specie, come la querela di maltrattamento, non s'usava clessidra -(cfr. _Harpocr._) e la misura del tempo lasciavasi probabilmente -al discreto giudizio del presidente. Questi eran detti _processi -senz'acqua_. Secondo la maggiore o minor gravità della causa variava -la quantità e misura dell'acqua accordata; tante anfore per la tal -causa, tante anfore per la tal'altra. Così per es. nella querela -di _falsa ambasceria_ (παραπρεσβείας γ.) eran concesse a ciascuna -parte undici anfore (ESCHIN., _Falsa amb._); nelle cause di eredità -concedeasi a ogni parte un anforeo, e nelle repliche la metà, ossia tre -coe (DEMOST., _C. Macart._) L'acqua veniva fatta misurar dall'arconte -all'udienza, come vedi nell'orazione contro Macartato. Nella misura -dell'acqua non era compreso il tempo impiegato alla lettura degli atti, -leggi, decreti o testimonianze: perciò l'oratore, quando stava per far -dare lettura di documenti, o chiamar testi, ordinava al custode della -clessidra di fermar l'acqua. (πίλαβε τὸ ὕδωρ, cfr. DEMOST., _C. Stef._, -1103; _C. Eubul._, 1305, ecc. ISEO, _Ered. Menec._, 221, ecc.) - -[30] «Procura di arringare in bel modo, appoggiandoti con decoro sul -bastone». ARISTOF., _Ecclesiaz._, v. 150. - -[31] «Se alcuno vuol contraddirmi, venga qua, gli cedo l'acqua». -DEMOST., _Falsa legaz._ «Quelli che mi affermano menzognero, vengano -qua, si servano dell'acqua mia (_parlino nella mia acqua_, ἐπὶ τοῦ ἐμοῦ -ὕδατος) per isbugiardarmi testimoniando». DEMOST., _C. Eubul._ «Indichi -Eschine le sue proposte in pro della patria; se ci sono, le palesi e io -gli cedo l'acqua». DEMOST., _Corona_. Cfr. ANDOC., _Mist._ - -Per esempio opposto, in altre arringhe demosteniche l'oratore lamentasi -spesso che a dir tutto non gli basti l'acqua. «A voler isbugiardare -i testimoni l'acqua non mi basterebbe». DEMOST. _C. Stef._; I. _C. -Neera_; _C. Macart._, ecc. - -[32] L'ipocrisia di questi esordî era in voga tra gli oratori, allora -come oggi: tanto più frequente e necessaria in città dove l'accusa -publica, fatta diritto di ciascun cittadino, allettava gl'ignobili -sicofanti a servirsene a lucri e a vendette personali. «Non per desio -di litigi, in nome degli dei, introdussi o giudici questa causa contro -Beoto». DEMOST., _C. Beot._ «Nessuno di voi, Ateniesi, si avvisi che -per privata inimicizia io venga qua accusator di Aristocrate». DEMOST., -_C. Aristocr._ «Non per ruggine nè voglia di litigar con Leocrate ho -dato questa accusa contro lui, ma perchè reputavo vergogna lasciar -libero nella piazza un tanto vitupero della patria». LICURGO, _C. -Leocr._ Cfr. LISIA, _C. Filone_, ecc. - -[33] L'accusatore che ritirava una publica accusa da lui promossa, -o che non otteneva nei processi il quinto dei suffragi pagava nelle -cause civili un obolo per ogni dramma, ossia la multa del sesto della -somma in litigio; nelle cause penali, come questa, era multato in 1000 -dramme, più la perdita del diritto di accusare e di star in giudizio. -(DEMOST., _C. Teocrine_; _Corona_). Nelle cause religiose era aggiunta -anche l'infamia. - -[34] Cfr. PLAT., _Apol. di Socr._ - -[35] Su queste invocazioni, cfr. LICURG., _C. Leocr._; DEMOST., -_Corona_; ARISTOF., _Ecclesiaz._, v. 171. - -[36] Il tempio di Cibele (_Metròo_), nell'agora presso il Senato, -era anche l'archivio ove custodivansi le leggi scolpite in pietra e i -decreti del popolo. «Ditemi, o cittadini, se un uomo entrato nel tempio -della gran madre vi raschiasse una sola legge, non lo uccidereste voi?» -LICURGO, _C. Leocr._ «La sua rinunzia si conserva fra le scritture -pubbliche nel Metroo, dove sono affidate alla custodia di un cittadino. -Ivi sta scritto il decreto col nome suo». DEMOST., _Falsa legaz._, 381. - -[37] «_Bdelic._ Ed io noterò semplicemente per memoria quanto egli -dirà». ARISTOF., _Vespe_, 540, 559. Così i giudici come gli oratori -eran forniti dell'occorrente per prender note. Cfr. _Vespe_, 529: -«tosto qui alcuno mi porti il mio cofanetto» (κθστη, ch'era la cartella -con l'occorrente per iscrivere, tavolette e stili, σανίδας καὶ γραφάς, -_Vespe_, 848). - -[38] τριταγωνιστής, _istrione da terze parti_, una delle garbatezze -più frequenti che gli avvocati tra loro si regalavano, dacchè era -venuto di moda, col moltiplicarsi dei giudizi e dei rétori, l'enfasi -del declamare e gesticolare. D'altronde (e ciò valga per questo ed -altri epiteti delle arringhe di Beoto ed Eudemonippo), gli oratori -attici in genere e Demostene in ispecie, non brillavano precisamente -per l'eccessiva urbanità. Merita conto di notarlo per coloro che usano -spesso a rovescio la parola _atticismo_ e si imaginano che l'atticismo -antico consistesse, anzichè nella purezza dell'idioma, nell'uso delle -frasi gentili. Basti un esempio per tutti, la graziosa raccolta di -paroline dolci che Demostene regala al suo avversario Eschine, tutte di -un fiato, in un solo discorso: «Che core, o istrion da dozzina, doveva -essere il mio, quando io consigliavo la città?» (_Corona_, 297); e -poi da capo: «Che gli Dei e gli uomini tutti ti annientino, scellerato -cittadino, istrione da terze parti!» (_Cor._, 335); e poi: «Ciarliero, -imbroglione, pestifero vasello di frodi, copista che va declamando -paroloni a somiglianza d'un tragico» (_Cor._, 269); e avanti ancora: -«Ma può mai darsi un più ribaldo ed esecrabile calunniatore di costui?» -(_Cor._, 298) e seguita: «se andava attorno cogli altri, solenne -birbante è costui...» (_Cor._, 300). E i complimenti non finiscono lì: -sebbene per un discorso solo potrebbe parere che bastino. - -[39] Superfluo avvertire che l'eloquenza dell'accusatore Beoto (per -contrapposto a quella di Eudemonippo) è qui presentata come quella -appunto d'un sicofante declamatore e tronfio, giusta la descrizione di -Demostene (_Cor._, 269). - -[40] Giudici che interrompono l'oratore o interloquiscono nell'arringa -— cfr. DEMOST., _C. Stef._, I, 1128; _C. Macart._, 1060; _C. Spudia_, -1033; _C. Beot._, 1022, 1024. - -[41] ἐπίλαβε τὸ ὕδωρ. DEMOST., _C. Stef._, I, 1103; _C. Eubul._, 1305, -7; e altrove. ISEO, _Ered. di Mènecle_, 221; _di Pirro_, 21, ecc. Cfr. -nota 30. - -[42] La lettura dei documenti e delle leggi citate in appoggio -era fatta all'udienza, non dall'oratore, ma dal cancelliere. V. in -DEMOSTENE e negli altri oratori. Della tavoletta o πινάκιον, distintivo -degli eliasti, V. sopra, n. 2: del _giuramento degli eliasti in -Ardetto_, n. 15. - -[43] τὰς μὲν γὰρ ἑταίρας ὴδονἦς ἕνεκ’ ἔχομεν.... τὰς δὲ γυναῖκας τοῦ -παιδοποιεῖσθαι γνησίως καὶ τῶν ἔνδον φύλακα πιστην ἔχειν. DEMOST., _C. -Neera_, 1386. - -[44] «Chi vuol contraddirmi, sorga e _parli nella mia acqua_» ἀναστὰς -ἐν τῷ ἐμῷ ὕδατι, εἰπάτω. DEMOST., _Falsa leg._, 359; _Cor._, 274. - -[45] DEMOST., _Cor._, 269, 273 e in cent'altri luoghi. - -[46] Cfr. ARISTOF., _Nubi_, v. 986. - -[47] Cfr. ARISTOF., _Rane_, v. 1030-1036. - -[48] τοῖς μὲν γὰρ παδαρίοισιν — ἔστι διδάσκαλος ὅστις φράξει, τοῖς -ηβῶσιν δὲ ποιηταί. AR., _Rane_, 1054. - -[49] «Io voglio citarvi anche i versi di Omero, il qual poeta fu -tenuto così eccellente dai nostri padri, che per legge decretarono -recitarsi le poesie di lui solo e non d'altri, ogni cinque anni, nelle -Panatenee». LICURGO, _C. Leocr._ Eliano fa autore di questa legge -Ipparco, il figliuol di Pisistrato, il primo che portò i poemi omerici -nell'Attica. Cfr. PLAT., _Ipparco_. - -[50] Cfr. DEMOST., _C. Neera_, 1382: «τί δέ καὶ φήσειεν ἂν ὒμῶν ἕκαστος -εὶσιὼν πρὸς τὴν ὲαυτοῦ γυναῖκα ἢ θυγατέρα... ἐπειδὰν ἔρηται ὑμᾶς ποῦ -ἦτε, καὶ εἲπητε ὅτι ἐ δικάξομεν, ecc., ecc.» Cfr. ARISTOF., _Lisistr._, -V. 512 seg. - -[51] Cfr. DEMOST., _Corona_, 297: ’Αλλ’ ουκ ἔστιν, οὐκ ἔστιν... μὰ τοὐς -Μαραθῶνι, ecc., ecc. - -[52] Si davano i suffragi ne' giudizi in varie maniere, per via di -piccole conchiglie, o per lo più di fave o di pietruzze (ψ ῆφοι) -bianche per l'assoluzione, nere per la condanna: oppure per mezzo di -pallottoline (σπόνδυλοι), le une nere e forate, le altre bianche ed -intere; le forate per condannare, le intere per assolvere. ESCH., _C. -Timarc._; LUCIANO, _Apol. Paras._ - -[53] «Bada che l'ira nel rispondergli non ti porti di là dagli ulivi», -ἐκτὸς τῶν ἐλαῶν. ARISTOF., _Rane_, 995. - -[54] «Perchè egli era il primo a parlare, stravolse la lite, e col -leggere molte cose e col mentire commosse i giudici di guisa, che non -vollero neanche udire la mia voce. Così condannato all'ammenda della -sesta parte, senza aver ottenuto di far la mia difesa, me ne andai -triste e malcontento». DEMOST., _C. Stefano_, I. In simili casi i -giudici vociferavano in coro al malcapitato di scendere dalla tribuna, -gridandogli: _abbasso! abbasso!_ κατάβα, κατάβα, κατάβα ARISTOF., -_Vespe_, 979. E così nelle _Vespe_ è preso dal vero perfettamente il -bozzetto satirico del vecchio eliasta, impaziente di condannare dopo -udita una parte sola: «_Bdelic._ Per gli dei, o padre, non pronunziar -la sentenza prima di aver udite tutte e due le parti. _Filoc._ Mio -caro, la cosa e già chiara e parla da sè». _Vespe_, 920. - -[55] «Dimmi un po' quali lusinghe non può un giudice ascoltare?... -Chi piange la sua miseria; chi ci narra favole e qualche storiella -da ridere di quelle di Esopo; chi fa il buffone affinchè io rida e -deponga, nel giudicare, lo sdegno». ARISTOF., _Vespe_, v. 564. Cfr. v. -1259. - -[56] V. PLUTARCO, _Demostene_. Cfr. le note al mio _Alcibiade_, p. 215. - -[57] «Costui si vanta tanto della sua voce, che confida di far con -essa molta impressione su di voi. Ma sarebbe assurdo che, mentre lo -scacciaste a fischi dal teatro, qui gli faceste lieta accoglienza -soltanto per la sua voce sonora». DEMOST., _Falsa legaz._ Cfr. -_Corona_, 269. - -[58] Κάλει μοι τοὺς μάρτυρας. DEMOST., ecc. I testimoni non deponevano -all'udienza, ma vi confermavano con giuramento le testimonianze -scritte, date da essi nell'istruttoria o quelle loro deferite -dall'oratore anche avversario. «A conferma del mio dire addurrò -in testimonio Aristofane Olintio. Chiama Aristofane e _leggi_ la -testimonianza di lui». ESCHINE, _Apol._ «Chiama Egesandro per cui -scrissi la testimonianza più modesta che non chiedano i suoi costumi... -ma so bene che spergiurerà». ESCHINE, _C. Timarco_. - -[59] ἐχῖνος. (HARPOCR.; SCOL. in ARIST., _Vespe_, 1427). Era un vaso -di terra o di metallo nel quale si deponevano e custodivano i documenti -presentati nella istruttoria del processo. Cfr. MEIER, _Att. Pr._, 691. - -[60] Cfr. DEMOST., _Falsa legaz._ «Sarebbe assurdo che mentre voi, -giudici, udendo costui (Eschine) rappresentare Tieste e le sventure -di Troja, lo cacciaste di teatro a fischiate, e quasi lo lapidaste, -tanto ch'egli abbandonò l'arte dello istrione, ora ch'egli, non già -sulla scena, ma coi fatti danneggia la repubblica, gli faceste lieta -accoglienza» p. 449. - -[61] «I testimoni parlino senza paura e giurino _toccando le cose -sacre_». LIC., _C. Leocr._ Il giuramento veniva dato secondo i casi -espressamente a voce («_giuriamo: eravamo presenti_» DEMOST., _C. -Stef._, 1, 1109), oppure anche tacitamente, confermando col solo gesto -la testimonianza scritta o già giurata prima nell'istruttoria: come -nell'esempio in DEMOST., _C. Midia_, 560. - -[62] Anno 498 av. l'E. V. (_Olimp._, 70, 3). Nell'anno stesso dello -avvenimento rappresentò Frinico in Atene la sua tragedia: _La presa di -Mileto_. - -[63] ERODOTO. Cfr. MÜLLER, _Ist. Letterat. Gr._, II, 35; BECQ DE -FOUQUIÈRES, _Aspasie_. - -[64] Cfr. un passo del comico Similo, _ex inc. fab._, presso STOBEO, 60. - -Rispetto alle teorie estetiche qui svolte da Eudemonippo, giovi -confrontare anche tutta la scena della contesa fra Eschilo ed Euripide, -nelle _Rane_ di ARISTOFANE. Caratteristico e curioso in ispecie quel -passo: «_Eurip._ Forse che non esposi in iscena la storia di Fedra -esattamente vera come stava? _Eschil._ Sì, per Giove, l'hai esposta -come stava. Ma ciò che è turpe il poeta deve celarlo, non esporlo, -nè metterlo in iscena» v. 1052-3. Tanto è vero, che certe polemiche -di oggidì, e certe teorie veriste nelle quali taluni si credono avere -inventata la polvere da sparo, giravano già nel mondo dell'arte qualche -secolo prima che nascessero i veristi della giornata. - -[65] «_Esch._ Per che cosa si deve ammirare il poeta? _Eurip._ Perchè -prepara cittadini migliori alla città». ARISTOF., _Rane_, 1008-9. - -[66] Vedi in ARISTOTILE, _Morale a Nicomaco_, VIII. Cfr. _Polit._, I, -cap. 1, 5; II, cap. 2; e in SENOFONTE, _Economico_, VII, lo squisito -bozzetto della moglie d'Iscomaco. Cfr. fra le molte opere moderne, che -trattarono della posizione morale e giuridica della donna di famiglia -ateniese, l'eccellente studio di LALLIER, _La femme dans la famille -athénienne_. - -[67] DEMOST., II, _C. Stef._ Cfr. MEURSIUS, _Themis Attica_, 34. - -[68] MEURSIUS, _Them. Att._, 35. Cfr. TERENZIO, _Phormio_; DIOD. SIC., -XII. - -[69] ISEO, _Eredità di Pirro_, § 64. - -[70] PLUT., _Alcib._, VIII; CRATINO, _La bottiglia_, framm. PETIT, -_Leg. Att._; SCHÖM., _Antiq. Jur. Pub._, 343; MEIER, _Att. Pr._, 558; -MARIOTTI, _Demost._, III, 541. - -[71] Di oratori travisanti o mutilanti furbescamente il testo delle -leggi che citavano, vedi esempio: «Non ti vergogni di accusarmi per -invidia e scambiar leggi e smozzicarle, invece di allegarle intere a -chi ha giurato di sentenziare secondo le leggi?» DEMOST., _Corona_, -268. - -[72] LIBANIO, _Decl. X._ cfr. MEURSIUS, _Them. Att._, 52. - -[73] ἐὰν τις αὺτόν διαχρήσεται, τὴν χεῖρα, τὴν τοῦτο πράξασαν, χωρὶς -τοῦ σώματος θάπτομεν. ESCHINE, _C. Ctesif._ - -[74] «Le cose operate sotto i 30 e le sentenze date, private o -pubbliche, non siano valide». DEMOST., _C. Timocr._ Vedi nella stessa -arringa anche il testo del decreto di Diocle. - -[75] Al tempo di Pericle, e mentre più fioriva il poeta comico Cratino, -nell'anno 440 av. l'E. V. fu portato primamente un decreto, che frenava -la libertà degli scherzi nelle commedie. Questo decreto prese il nome -da Morichide, ch'era l'arconte di quell'anno. Ma questo decreto fu -abrogato di lì a soli 3 anni, nel 437, essendo arconte Eutimene. Venne -posteriormente, a regolare la licenza sfrenata degli attacchi, un -decreto così detto di Siracosio, che proibiva attaccare i cittadini -direttamente per nome (μὴ κωμῳδεῖν ὀνομαστὶ): ma il divieto proteggeva -gli uomini politici come tali, non come privati. E che il decreto, -nel fiorire della democrazia ateniese, subisse larghissimi strappi, -lo prova ampiamente la virulenza degli attacchi di Aristofane contro -il demagogo Cleone, nelle _Vespe_. Ma allorquando la libertà ateniese -cadde, per la disfatta di Egospotamo, e Sparta impose ad Atene la -oligarchia dei trenta tiranni, era evidente che la commedia, colla -libertà nata e cresciuta, dovesse seguirne per la prima le sorti. E -così Lamaco, forse più che altro richiamando in vigore e completando -con più rigorose sanzioni quel decreto caduto in dissuetudine, recò -alla commedia antica l'ultimo colpo con il decreto ch'ebbe nome da lui -e che vietava assolutamente porre in iscena i viventi. Cfr. CAPPELLINA, -_Pref. ad Aristof._; SCHLEG., _Letter. dram._; MÜLLER, _Istit. lett. -gr._; MEURSIUS, _Them. Att._ II, 20; PETIT, _Leg. Att._, 79. - -[76] «Vedo qualcuno sedente al tribunale e protendente il ramoscello -dei sùpplici». ARISTOF., _Pluto_, 382. Tutto era buono agli accusati -per cercar perorando d'impietosire i giudici: e se il ramoscello de' -supplicanti non bastava, si faceano venir intorno i vecchi parenti, -le mogli, i bambini, come vedi in ESCHIN., _Apol._ Tutta questa -perorazione o digressione supplichevole di Eudemonippo appartiene -appunto al genere di quelle di che gli oratori ne' giudizi popolari -dell'Eliea facean maggior uso, ma che erano rigorosamente vietate -davanti al tribunale dell'Areopago. Cfr. MEIER, _Att. Pr._, 719. - -[77] Prescrisse Solone, che «la sposa rinchiusa collo sposo in una -stanza, a mangiar abbia con lui una mela cotogna, e sia obbligato il -marito della ereditaria di giacere con essa almeno tre volte il mese». -PLUT., _Solone_. - -[78] Il processo, non bisogna dimenticarlo, ha luogo intorno ai tempi -di Demetrio Poliorcete nel breve intervallo di respiro lasciato alla -democrazia ateniese, fra il cader delle sorti di questo principe e -il ristabilirsi definitivo del giogo macedone. A quell'epoca fiorì -Filippide, poeta comico della commedia nuova, acerbo flagellatore nelle -sue commedie delle smaccate, vergognose adulazioni prodigate a Demetrio -dal popolo ateniese, e in ispecie dai demagoghi cortigiani Stratocle e -Dromoclide. Vedi i suoi versi riferiti in PLUTARCO, _Vita di Demetrio_, -c. 12. - -[79] PLUTARCO, _Vita di Demetrio_, c. 26. - -[80] Ταῦτ ακαταλύει δῆμον, οὐ κωμωδία. FILIPPIDE, presso PLUTARCO, -_Vita Demetrio_, 12. - - - - -ATTO PRIMO - - -PERSONAGGI DELLA COMMEDIA - - MÈNECLE, vecchio eupatrida ateniese (65 anni). - ÀGLAE, sua sposa, giovinetta (sui 19 o 20 anni). - ELÈO, giovine ateniese. - FÀNIA, fratello di Aglae. - CRÌSIDE, sposa di Fània. - CRÒBILO, marito di - MÌRTALA, ricca ereditiera (_epiclera_) (sui 45 anni). - BLÈPO, servo di Mènecle. - DÈLFIDE, ancella di Aglae. - TRATTA, vecchia fantesca. - DÀMOCLE, fuoruscito tebano. - -_L'azione ha luogo in Atene, in casa di Mènecle, nel 379 avanti l'E. -V. (2º della 100ª Olimpiade), l'anno che Pelòpida coi fuorusciti tebani -liberò Tebe._ - - - - -ATTO PRIMO - - Stanza interna, da lavoro, d'un gineceo ateniese, riccamente - decorata. Ingresso nel mezzo, dalla porta e corridoio (μέαυλος), - che mette dal gineceo all'appartamento del marito. Da un lato altra - porta, che mette alle altre stanze riposte del gineceo.[81] - - -SCENA I. - -AGLAE _e_ MÈNECLE. - - (Aglae sta seduta a un tavolino di lavoro, con un canestro di fiori - accanto, intrecciando una corona. Mènecle dall'altro lato della - stanza sta terminando di rotolare un papiro, poi cammina su e giù - pensoso e rannuvolato, tenendo il rotolo in mano). - - -AGL. (_dal suo tavolino di lavoro, parlando seduta e intenta al -lavoro_) Hai terminato? - -MÈN. (_passeggiando, e con voce secca_) Sì. - -AGL. (_sempre chini gli occhi sul lavoro_) Sei ben triste, Mènecle, -stamattina. Si direbbe ti sii imbattuto nell'ombra di qualche eroe -taciturno[82], o la Terra questa notte t'abbia mandato qualche infausto -sogno... - -MÈN. (_passeggiando su e giù, le mani di dietro, serio e brontolando -fra sè_) Sarà... - -AGL. Pure hai vegliato ad ora tarda. La vecchia Tratta m'assicurò che -alla terza vigilia della notte c'era ancora lume nella tua stanza. - -MÈN. (_c. s._) E Tratta farà meco i conti, se la colgo a spiare i fatti -miei... - -AGL. Vedi come sei! Una volta eri cortese. Da qualche tempo non ti -si può parlare. Fui io a dirle che scendesse a dare un'occhiata, -udendo rumor di passi nella stanza tua. Dubitavo stessi male... ti -abbisognasse qualcosa... - -MÈN. (_sempre passeggiando come assorto in pensieri, e brusco nel -parlare_) Grazie. E s'anco mi fosse bisognato, dei servigi delle -vecchie non so che farne... - -AGL. (_sempre cogli occhi al lavoro, e con voce calma, quasi -indifferente_) Ma la mi disse che stavi scrivendo... Se no mi sarei -alzata io... Forse quella lettera? (_additando il rotolo che Mènecle -ha in mano. Mènecle si stringe nelle spalle e non risponde_) Qualche -affare urgente? - -MÈN. (_c. s._) Può darsi. - -AGL. Del tuo dicastero? - -MÈN. Non so.[83] - -AGL. E avrai a far molto oggi? - -MÈN. Non saprei. - -AGL. Eccomi ben informata!... (_sollevando il capo dal lavoro_) Mi puoi -favorire quel libro lassù... - -MÈN. (_prende un rotolo nel luogo indicatole da Aglae e legge il -titolo esterno_) _Amori di Piramo e Tisbe_... (_fra sè_) (Non sono i -nostri...) - -AGL. No... l'altro... - -MÈN. (_c. s. leggendo il titolo esterne_) _Le Trachìnie_... e la -_Medea_. - -AGL. Quello. - -MÈN. Vuoi rileggere come Dejanira si disperò dell'abbandono di -Ercole, e Medea del divorzio di Giasone?... Erano due stupide... -(_nell'avviarsi verso Aglae col libro in mano, legge macchinalmente -quel che gli vien sott'occhio_): - - «Arse Achelòo per me: come potea - Donzelletta mirar l'orrido aspetto? - Ed io per me chiedea - Aspra ed acerba morte, - Piuttosto che a quel mostro esser consorte».[84] - -Un'altra stupidaggine!... (_consegna il libro ad Aglae_). - -AGL. (_prendendo il libro_) Tanto per ingannare il tempo!... Queste -giornate di ecatombèo[85] sono sì lunghe!... - -MÈN. (_si ferma un momento a guardarla, poi torna a camminare -concitato, come combattuto da qualche pensiero, poi le si fa appresso e -la chiama_) Aglae!... - -AGL. (_pacatissima, continuando a leggere_) Mènecle!... - -MÈN. Ti ricordi di quel che tuo padre al letto di morte ci raccomandò, -ad entrambi, quando a me ti affidava? - -AGL. (_senza distor gli occhi dalla lettura e dal lavoro della corona, -con voce pacatissima_) Me ne ricordo... - -MÈN. Che cosa ci disse?... - -AGL. A me disse: sii casta e virtuosa... deferente al marito... -pietosa agl'infelici... ossequente agli Dei...; a te... (_si arresta -d'improvviso_). - -MÈN. (_vivamente_) A me... Aglae?... - -AGL. A te... non ricordo. - -MÈN. Non importa. Me ne ricordo io. A me disse di farti felice. - -AGL. (_sempre leggendo, e come distratta_) Ah, sì!... - -MÈN. Aglae!... (_dopo una pausa di esitanza_) lo sei? - -AGL. (_alzando il capo_) E me lo chiedi? Nulla qui mi manca degli agi -della vita: ho servi, cagnolini, fantesche: specchi di Brindisi[86] -e tappeti di Babilonia,[87] ed ori e gemme, e vesti milesie e veli di -Còo: tu mi provvedi di tutto per le feste di Minerva[88] e per le sante -Tesmoforìe; vo per te rispettata fra le donne libere di Atene, ottengo -i primi onori nelle cerimonie della gran dea: per te posso adempiere -al voto di mio padre, beneficar gl'infelici e dar sagrificj alla sua -tomba... - -MÈN. (_sospirando_) E d'altro? - -AGL. E se... (_si arresta_). - -MÈN. (_insistendo_) E se?... - -AGL. E se qualcosa ancora mancasse alla felicità mia, non sarebbe un -tentare Adrastea chiedere felicità compiuta, cosa non concessa agli -umani? Sola io sarei nata sotto astro sì benigno, io sola avrei avuto -a condizioni diverse dagli altri quest'aria che respiro, da raggiungere -sulla terra ogni mèta dei desiderj?...[89] - -MÈN. (_crollando il capo_) Ahimè! tu parli come parlerebbe Socrate... -ma Socrate, oltre alla molta sapienza, aveva anche il naso rincagnato -e gli occhi loschi... e sessantacinqu'anni sulla gobba...: tu non hai -nessuno di questi privilegi. E se le donne ragionano colla testa così -bene alla tua età, che cosa faranno a sessanta? - -AGL. (_lavorando_) Ragioneranno anche meglio. - -MÈN. Eppure, se tuo padre, morendo, avesse portato sotterra il -desiderio di una felicità maggiore per te? Se a quella ch'ei per te -imaginava, di laggiù vedesse che una parte ne manca, credi che la sua -ombra non ne avrebbe dolore... rimorso forse?... - -AGL. Mènecle! che discorsi son questi?... Decisamente la veglia di -stanotte non t'ha messo l'umore allegro... - -MÈN. (_fra sè_) (Può essere!) (_secco_) Che ne sai tu!... - -AGL. Io so che mio padre, memore de' tuoi beneficj, mi ha a te -affidata, morendo, come a nuovo padre della famiglia:[90] tu hai -pensato ai funebri paterni, alla educazione mia: hai sposata l'orfana -secondo il rito: m'hai chiesto prima se ero contenta: ho detto sì: se -non avevo altre mire in cuore, ho detto no: di che vuoi l'ombra paterna -si dolga? chi vuoi m'abbia a compiangere... - -MÈN. Eh, a quindici anni se ne dicono tanti di sì e di no... (_fra sè, -indispettito, con un gesto vivo d'impazienza, picchiando sul tavolo col -rotolo che ha in mano e che gli cade per terra senza ch'ei vi badi nè -lo raccolga_) (Finge... e non c'è verso...) Pure, ieri, ti ho sorpresa -con una lagrima... - -AGL. Sì, piangevo pensando a quella povera Cesira, di cui è giunta -notizia che le è morto, lassù in Tracia, il figlio... - -MÈN. Ma ier l'altro la notizia non era giunta, e, quando rientrai, -stavi intrecciando, come oggi, delle rose,[91] e c'eran più nuvole -sulla tua faccia, che non sull'Egèo... quando fa nuvolo. - -AGL. Pensavo che quanto quelle rose tanto dura la bellezza della donna. -Ogni cosa il tempo si porta via presto quaggiù: e a noi non resta che -il ricordo delle gioie godute... - -MÈN. (_fra sè comicamente_) (Ne gode molte!) - -AGL. ... il resto è polvere: polvere di Pericle, di Codro e di -Cimone.[92] - -MÈN. Decisamente ti sei data alla filosofia. Io avrò l'umor nero: ma -Eràclito il lagrimoso, al tuo confronto, metteva in corpo l'allegria... - -AGL. Ma sei tu che vai a cercare certi discorsi... Bel modo di occupar -la mattina... E vai oggi al tribunale?... - -MÈN. Oggi al Metichèo non c'è seduta... (Finge... non c'è verso!) - -AGL. Resti?... - -MÈN. No... ho da uscir lo stesso. Addio... - -AGL. (_dal suo posto_) Addio... - -MÈN. (_s'avvia, poi torna indietro_) Se venisse Elèo, bisogna dirgli -che ho avuto lettere da Tebe, da Epaminonda... Poi già gli parlerò -io... (_ritorna ad avviarsi, poi si sofferma da capo, dinanzi a un -tavolo_) Ah, è questo lo specchio che t'ha regalato Crìside? (_prende -dal tavolo uno specchietto di bronzo, a fregi d'oro, e ne esamina il -manico intagliato_) Graziosa questa piccola Afrodite!... (_si specchia, -lisciandosi la barba_) Che bella luce!... Oh, Aglae!... vieni qua!... -(_Aglae si alza e va verso lui_) Più in qua!... così!... (_tenendo -dell'una mano lo specchio, dell'altra avvicinando Aglae a sè, e la -testa di Aglae a contatto della propria, così che i due volti, l'un -presso l'altro, nello specchio si riflettano entrambi_) Guarda!... -che quadretto!... (_porta colla mano lo specchio un po' a distanza, -per meglio contemplarvisi; e con l'altra mano libera si liscia la -barba bianca poi la ripassa dolcemente sulla chioma bionda di Aglae_) -Il vecchio Titone ha sposato l'Aurora e l'oro del Pattòlo si è fuso -con l'argento del Làurio!... (_con gesto ed accento comicamente -espressivi_) Che bel matrimonio!... (_s'avvia_) Addio Aglae... Che bel -matrimonio!... (_esce_). - - -SCENA II. - -AGLAE _sola, poi_ DELFIDE. - - (_Uscito Mènecle, Aglae rimane alquanto in piedi immobile dov'ei - l'ha lasciata, una mano nell'altra, gli occhi a terra, pensierosa - e triste; poi dato un lungo sospiro, a capo chino e passo lento - torna al suo posto a sedersi_) Eh!... (_siede, riprende il lavoro, - chiama_) Delfide!... (_Delfide, giovanetta, entra_) Leggimi - qualcosa... (_Delfide si siede su di uno sgabello a pie' di - Aglae_). - - -DELF. Qui al segno? - -AGL. Come credi... - -DELF. (_leggendo_) - - «Venere è nell'aria, - È nei flutti del mar. Ciò che respira - Tutto nasce da lei: semina e dona - Essa l'amor che a tutti noi diè vita...»[93] - -AGL. Lascia! lascia... mi annoia!... - -DELF. (Peccato!... è così bello!...) Qui, nella Medea ci è un altro -segno... (_leggendo_) - - «Di quanti esseri mai - Hanno una mente, e un'anima, noi donne, - Siam noi le più infelici...» - -Padrona, perchè?... - -AGL. Perchè lo dice il libro... - -DELF. (_scuote, in atto incredulo la testa e prosegue la lettura_) - - «... ad uom donate - Nel primo fior degli anni... ei, se s'annoia - In sua casa, esce fuori: e fra gli amici - E fra la gente le sue noie oblìa... - Ma noi...»[94] - - -SCENA III. - -_Dette, e_ TRATTA, _poi_ ELÈO - -(_il resto della scena_, AGLAE _ed_ ELÈO _soli_). - - -TR. (_affacciandosi sulla soglia_) Padrona... - -AGL. Che c'è? - -TR. Elèo ha domandato del padrone... Credevo fosse ancora qui... - -AGL. Non importa. Passi. - -TR. Allora lo richiamo. Partiva già... (_Tratta esce_). - -AGL. (_a Delf._) Va pure... (_Delfide esce_). (_Aglae si guarda nello -specchio, dandosi una rapida occhiata all'acconciatura, poi va incontro -ad Elèo che compare, fermo, serio, sulla soglia_) Salute, Elèo... -(_affabilissima_) Ci lasciavi senza pur farti vedere?... - -EL. (_cortese, ma molto serio_) Di Mènecle cercavo. - -AGL. È uscito or ora... - -EL. (_accennando a ritirarsi_) Perdona... Ritornerò. - -AGL. (_vivamente_) Ma se attendi per poco, credo potrai vederlo, perchè -oggi non è giorno di giudizî... Non sei più il pupillo di Mènecle, ma -la casa di Mènecle è ancora sempre casa di Elèo... Credo anche abbia a -parlarti, per lettere avute da Tebe... - -EL. (_inoltrandosi_) Da chi? - -AGL. Da Epaminonda, mi pare. - -EL. Ah!... - -AGL. (_tornando a sedersi al suo posto e ripigliando il lavoro della -ghirlanda_) È amico di Pelopida... il capo de' Tebani qui rifugiati, -questo Epaminonda, n'è vero?... - -EL. (_serio_) Credo. - -AGL. (_seguendo il lavoro_) Ne ho udito parlar tanto bene. E perchè -resta in Tebe, sotto i tiranni, invece di rifugiarsi qui, coi compagni, -a viver libero?...[95] - -EL. Lo ignoro. - -AGL. Vi è qualcosa, qualche impresa per aria? - -EL. Non so. - -AGL. (_sorridendo_) Ah! Si vede che sei già uomo serio. Anche Mènecle, -quando gli parlo, risponde come te. Infatti, noi donne maritate, più -in là del fuso e del telaio, e sorvegliar i lavori delle fantesche, per -che cos'altro mai saremmo al mondo?... - -EL. Oh, per molte altre cose!... E poi tu non sei come l'altre... - -AGL. (_scherzosa_) Già! dei complimenti! Mi sovviene Etèocle che -sgrida le Tebane: _Curi gli affari — l'uomo! E voi donne, bestie -insopportabili — state nei vostri lari!..._[96] - -EL. (_serio_) Sei ingiusta. Non avevo inteso d'offenderti. - -AGL. E nè io di rimproverarti. - -EL. (_imbarazzato, serio, sull'andar via_) Se permetti, ripasserò tra -breve a veder Mènecle... - -AGL. Come credi — già che brami di andartene. Vorresti essere così -gentile da passarmi quelle rose e quei mirti, là, in quel canestro... -(_Elèo_ _eseguisce_) Sto intrecciando, come vedi, una corona da -appendere ad una cara tomba... là, dove sai; là... fuori porta -Diomèa.[97] Lo rammenti che domani ricorre il dì della morte di mio -padre? - -EL. Lo rammento. - -AGL. Povero vecchio! Almeno questa l'avrà proprio dalle mie mani: e -non comperata là al mercato de' fiori, da quelle ragazze che fanno -ghirlande... e tant'altre cose. Oh i morti non san che farne di quelle -corone. Li ho colti io tutti questi... sai. Ti ricordi i dì delle -feste, quando m'aiutavi... - -EL. (_reprimendo un sospiro_) Sì... (_accennando novamente di prender -congedo_) Allora... - -AGL. (_continuando la sua frase senza dargli tempo a seguire_) Oh, -allora anche tu eri molto più allegro... e molto più gentile di -adesso... e non facevi quel muso lì, che pare stii consultando qualche -vecchia maga di Tessaglia, di quelle che fan di notte con le bacchette -gli incantesimi...[98] Rammenti quando si correva per gli orti di -Colòno e su per il poggio di Cerere, a cogliere i narcisi delle due -dee, da riempire i canestri per la festa? E quella volta che ti sei -nascosto, là dietro al monumento di Teseo,[99] e m'hai fatto paura -credendo veder l'ombra di Edìpo, aggirarsi nel sito dove la terra lo -ingoiò? Come eri allegro!... - -EL. (_serio, sospirando_) Allora era un tempo!... - -AGL. E adesso è un altro, lo so. Ma non è una ragione per far torto -a quelle memorie, (_sempre proseguendo il lavoro della ghirlanda_). -Ecco... a quest'ora m'avresti già dato la baia per la mia poca abilità -nell'intrecciar questa ghirlanda... tu che volevi dar sempre il tuo -parere e trovavi sempre da dir la tua... «_Ohibò, queste rose non son -messe bene! Ohibò, qui ci andrebbero viole... così... e qui mirti... -così..._» — e _ohibò! ohibò!_ e _così, così,_ tanto per insegnarmi a -farle, il sapientissimo incontentabile si divertiva a disfarmele... -È vero che oggi Elèo, figlio di Leòstene, di corone non insegna più a -farne... ma ne conquista... - -EL. Aglae!... - -AGL. Oh, so tutto... Sappiamo, sappiamo delle prove di valore là -sull'Ellesponto... Eppure forse in quei giuochi, in quelle corse, -quando a cogliermi fiori t'arrampicavi sospeso in aria sul burrone a -picco per farmi strillar dallo spavento, là hai fatto allora le prime -prove del coraggio che ti rende oggi invidiato fra i giovani d'Atene, e -per cui d'averti avuto a pupillo va orgoglioso Mènecle mio... - -EL. (_che ha seguìto con compiacenza mal repressa il discorso di Aglae, -all'ultime parole si lascia sfuggire un piccolo movimento di malumore e -dispetto_) Grazie. Dirai a Mènecle tuo... (_in atto di avviarsi_). - -AGL. Ma Mènecle sarà dolente, e mi sgriderà quando saprà che t'ho -lasciato partire come un forestiero dalla casa ov'egli ti crebbe -e ti amò come un figlio... Nè Giove Ctèsio,[100] nè gli altri Dei -famigliari, custodi della casa di Mènecle, non han molto a lodarsi -della memoria tua... - -EL. Aglae! che ne sai tu?... No, no, non temere, dillo pure a Mènecle -_tuo_ che il cuore di Elèo non dimentica... È ancora qui scritto il -giorno che Mènecle m'abbracciò e mi disse: Elèo, tu non hai più padre; -egli è morto da valoroso a Nemèa;[101] tuoi genitori da oggi avrai la -patria e l'arconte...[102] io li rappresenterò... - -AGL. Tristi cose richiami... Se non erro, quel giorno tu eri da mio -padre... fu là, in casa nostra, che Mènecle ti venne a prendere e -ti disse quelle parole... e tu piangevi... e _qualcun altro_ del tuo -dolore piangeva... Ma tu decisamente quest'oggi non sei cortese... - -EL. Aglae!... - -AGL. (_china sul suo lavoro, senza volgersi ad Elèo e senza guardarlo_) -Oh sì... se non erro... anch'io ero là... in quella triste sera... - -EL. (_con accento dolce, affettuoso_) E — non piangere, mi dicevi; papà -assicura che coloro che cadono in battaglia non muoiono, ma vanno nelle -isole dei beati. — Oh là certamente la sua ombra si sarà abbracciata -con quella del padre tuo... Aglae, ma tu... (_vedendo che Aglae ha -dismesso il lavoro ed è rimasta col capo appoggiato fra le mani, -pensierosa e triste_). - -AGL. Io... nulla. Quelle memorie... - -EL. Perdona... - -AGL. Oh anzi... la mia anima trova in quelle memorie una dolcezza -amara. Povero papà mio! Non credi che domani egli la udirà, come la -udiva or sono cinque anni, la voce della sua piccola Aglae? - -EL. Aglae... io pure ci sarò... - -AGL. ... della sua piccola Aglae (_come parlando con sè medesima e -seguitando il lavoro: con voce mestissima_) che gli verserà acqua -lustrale, e fresco latte sulla tomba,[103] e gli dirà: hai fatto male -ad andartene, e a lasciarmi qui piccina, sola, sola: tu m'indovinavi -fin l'ultimo de' pensieri; ed ora non c'è più nessuno, neppur di quelli -a cui volevi bene, che se ne occupi. Adesso sono tutti cittadini -illustri... persone serie... e la tua Aglae chi vuoi la prenda sul -serio?... - -EL. (_con voce di affettuoso rimprovero_) Neppure Elèo... - -AGL. Già. Neppure Elèo... (_proseguendo a discorrere con sè stessa, -e avendo quasi le lagrime nella voce_) e quindi non lamentarti, papà -mio, se questa corona non è bella come quelle di una volta; mi ci -sono ingegnata da sola... ora non abbiam più maestri sapienti... -non si corre più per gli orti di Colòno... Ma al cuore si guarda... -al cuore... e non al dono... n'è vero, Elèo?... (_mentre così parla -con voce quasi rotta dal pianto, Elèo ha messo mano ai fiori e ne va -scegliendo ed intrecciando alcuni_) Ah! non sciuparmeli!... - -EL. (_proseguendo la sua occupazione, senza guardar Aglae_) E che cosa -domanderai ai Màni di tuo padre? - -AGL. Gli domanderò che dia ad Atene, agli amici... propizj gli -eventi...[104] a Mènecle... (_con lungo sospiro di rassegnazione_) -lunghi anni di vita... a te... - -EL. (_c. s._) A me...? - -AGL. A te mandi una bella sposa che ti torni allegro... e ti -faccia perdere quel muso lungo, serio serio... da Anassàgora -inciprignito...[105] (_Elèo fa un gesto di dispetto e dà uno strappo -ai fiori_) Ahi! ahi... no, così, che me li rovini!... (_ripigliando la -frase di prima_) e tanti bei piccini che, quando fai quella faccia, si -mettano a strillare tutti insieme... A me poi... (_sospende il lavoro -e s'appoggia coi gomiti sul tavolo in atto di riflettere_) vediamo!... -A me... (_sospirando_) A me già... niente piccini... (_si arresta -improvvisamente per tornar a badare a quello che fa Elèo_) Ma hai -capito di lasciar stare!... di non buttarmeli sossopra!... Guarda che -sgarbato confusionario!... Cattivo!... - -EL. (_con voce insinuante_) Ma qui ci andrebbe dell'edera perchè -spicchino sul verde cupo le rose... - -AGL. Già... (_vivamente, prendendo dell'edera e raggiustando la -ghirlanda_) Così... ti pare?... - -EL. E non c'è neppure, tra le rose e l'edera, un corimbo di narcisi... -neppur uno dei fiori cari alle due dee sotterranee...[106] Ci -starebbero così bene!... - -AGL. Grazie della novità. Ma roba comperata non so che farne, e nel -giardino, giù, non ne abbiamo. Magari! mio padre li amava tanto... - -EL. Quei bei narcisi... là... della rupe di Colòno, dove tanti ce -n'era... - -AGL. E dove c'era, per coglierli, da scavezzarsi il collo. Sicuro che -a Colòno ce ne sono!... Anche in Macedonia, anche in Tracia, anche in -Persia ce ne saranno!... Però, se è vero che i morti ci leggono nel -cuore... (_nel volger lentamente l'occhio dal lavoro, verso Elèo, a -prima giunta non lo vede più_). Elèo!... (_Elèo che alle parole di -Aglae si è improvvisamente mosso per correr via di soppiatto, trovasi -già sulla porta. Aglae si alza vivissimamente_) Ah!... - -EL. (_scena muta fra Aglae ed Elèo. Elèo ad Aglae mostrandole la -ghirlanda, con voce commossa_) Neppure uno... di quelli là... Non -sarebbe bello... non sarebbe bello!... (_s'avvia ad uscire, poi -tornando sui suoi passi vivamente, prende per una mano Aglae, -e guardandola affettuoso, le soggiunge con voce lenta, rotta -dall'emozione_) Se è vero che i morti ci leggono nel cuore... essi lo -sanno... che non è un delitto... la memoria! (_fugge via_). - - (Aglae è rimasta un minuto presso la soglia, pensierosa, - tristissima; poi s'abbandona su di uno scanno, e cela il volto - nelle mani). - - -SCENA IV. - -AGLAE e CRÌSIDE. - - -CRÌS. (_entra vivissima e gaia, e corre ad abbracciare Aglae_) Buon dì, -cara Aglae! - -AGL. (_andandole incontro e baciandola_) O mia buona Crìside!... - -CRÌS. Sempre lavori?... - -AGL. Passo le ore. - -CRÌS. Ho incontrato il giovane Elèo che usciva correndo come un -disperato verso porta Ippade, sulla via di Colòno!... (_gesto vivo di -Aglae_) O aurea Venere! altro che quelli che corron lo stadio!... - -AGL. È stato qui dianzi a cercar di Mènecle... - -CRÌS. Che? è andato a Colòno il tuo Mènecle oggi? - -AGL. Oh no... ma... (_sviando il discorso_) ma che grazie dovrò dirti, -o mia Crìside, del tuo dono sì caro e gentile? (_va a prendere lo -specchio_) Ma sai che è bello! tanto bello! perfino adulatore!... - -CRÌS. Ah, nessuno ti adulerà più di quello che Venere ti ha adulato nel -nascere... Tranne il cinto d'oro, tutti i suoi doni t'ha dato...[107] -Così t'avesse dato... anche di meglio impiegarli... - -AGL. (_con affettuoso rimprovero_) Crìside!... - -CRÌS. (_maliziosa_) Ma sai che questo specchio ha anche una virtù tutta -sua? - -AGL. Davvero? - -CRÌS. (_scherzosa_) Esso riflette anche ciò che non si vede: ti svela i -più bei contrasti pittorici che mente d'artista possa immaginare... - -AGL. (_vivissima_) Ah! sì! me ne sono accorta! - -CRÌS. (_con aria di malizia affettuosa_) Allora, sai ciò che esso dice -in questo momento? Che il sorriso del tuo volto è come il rovescio -della tua anima: l'uno vorrebb'essere sereno, come lo sguardo della -dea, tua protettrice; l'altra è triste come l'occhio della Parca. È -un filo di luce che non sa rompere la nuvola. Questo dice lo specchio, -e... nevvero... Aglae, che lo specchio... indovina? - -AGL. (_dopo una pausa, voltando discorso_) E... come sta tuo marito? - -CRÌS. Tuo fratello... bene... grazie agli dei... ma non è la rispo... - -AGL. (_interrompendo_) E da un po' non si lascia vedere... perchè? - -CRÌS. Esce così di rado... È tanto occupato in casa... - -AGL. Molte aringhe per clienti da stendere?... Molti affari -dell'Eliea?... - -CRÌS. (_esitante_) Oh sì... molti affari! molti!... fin troppi... - -AGL. E ti vuol bene sempre? - -CRÌS. Sì... almeno... me lo dice... - -AGL. Ah...! quando te lo dice? - -CRÌS. (_con accento ingenuo_) Oh varie volte!... La mattina, per -esempio, quando apro gli occhi, e prima che mi alzi... poi... mentre -mi alzo e mentre le fantesche mi vestono... mentre mi pettinano... -e quando offro alla dea le divozioni del mattino... o quelle del -vespero... e poi... così... alla sera... quando mi corico... me lo -ripete fino a che mi sono addormentata... e poi... quando dormo... -nella notte... per isvegliarmi... - -AGL. (_con serietà scherzosa_) Infatti... son varie volte. E... ti -bastano? - -CRÌS. (_comicamente ingenua_) Sì... sì... - -AGL. Ah... proprio...? - -CRÌS. Ecco... dirò... alle volte... lì al momento... mi pare quasi... -sì... che siano come troppe!... Ma poi nel dirmelo (_abbassando gli -occhi con grazia sorridente ed ingenua_) siccome cambia tanto la -voce... me lo dice in tante maniere diverse... con negli occhi tante -espressioni diverse... così mi pare sempre una cosa diversa... che... -insomma... fa piacere...! - -AGL. (_scherzosamente seria_) Ah, già! sicuro!... i discorsi variati -piacciono sempre... - -CRÌS. Oh, sì... tanto! Perchè, sai, quando non sa più come dirmelo in -prosa, così per cambiare... anche in versi me lo dice... - -AGL. Ah!... - -CRÌS. L'altra sera aveva studiato tanto... e io, nella notte, tanto -di muso!... la mattina, nello svegliarmi, ho trovato questo sotto -all'origliere: - - Studiai del Meònio le pagine - Per dirti d'amor nova idea: - Quai dolci parole, nell'isola, - Ulisse a Calipso dicea: - - D'amore in che accenti Anadiòmene - Col frigio pastor favellò:... - Studiai del Meònio le pagine... - E... _t'amo!_ altro dirti non so. - - Frugato ho ne' canti d'Orfeo - Per dirti d'amor novo stile: - Com'egli, fra 'l pianto letèo, - Chiamasse la sposa gentile:... - - Qual voce a' suoi cantici amanti - La selva e 'l leon trascinò:... - Frugato ho d'Orfeo tutti i canti... - E... _t'amo!_ altro dirti non so. - - L'ho chiesto di Saffo al lamento - E al vecchio dai brindisi d'oro: - Ognun rispondeami: lo sento... - Ma come insegnartelo... ignoro. - - E frugo!... e altre immagini chiamo!... - Ah!... un lampo qui alfin balenò! - Ah!... eccola! eccola!... è: _t'amo!..._ - (_battendosi la fronte come chi trova un'idea_) - La nova parola ch'io so. - - (_Mentre Crìside va leggendo questi versi da un biglietto che - s'è tolto dallo stròfio, Aglae apre e sfoglia, come rileggendo - distratta, il libro che stava leggendo prima_). - -Ti piacciono? - -AGL. Sì... - -CRÌS. Che cos'hai lì? (_guardando_) Le _Trachinie_ di Sofocle! Dejanira -abbandonata!... Oh che brutti argomenti!... - -AGL. (_con serietà scherzosa_) Ah, sì!... c'è meno varietà che ne' -tuoi... E come dicevi... Fania dunque è tanto occupato... Sono queste -le molte occupazioni... - -CRÌS. Già!... anche queste! - -AGL. (_comicamente seria_) Tutto il tempo che avanza è per i clienti -dell'Eliea... - -CRÌS. (_comicamente ingenua_) Oh, tutto!... - -AGL. (_c. s._) I clienti sono ben serviti. Sicchè, di quelle preziose -notizie che ti dà tuo marito... tu non resti priva... se non quando -esci di casa... come oggi... - -CRÌS. Oh no... mi verrà certo a momenti qui a raggiungere...[108] - -AGL. Ah, bravo Fania!... e dimmi... (_sorridente con gesto espressivo_) -quando...?... - -CRÌS. Oh, quello... (_nasconde tra sorridente e vergognosa la faccia -sulle spalle di Aglae_) quello... vedi... c'è tempo... (_vivamente -ripigliando_) Ma tu che mi fai tutte queste domande, non hai però -ancora risposto alla mia. Cattiva! tu scherzi... ma a nasconderti alla -tua Crìside non ci riesci... - -AGL. Già... lo specchio... - -CRÌS. No, no, è inutile. Tu non sei allegra... non lo sei mai... - -AGL. Io qui in casa non ho per distrarmi tutte quelle tali novità della -giornata... - -CRÌS. E questo è il male! e qualcuno ne ha colpa; e un po' anche tu — -oh sì, per Cerere, anche tu — che per distrarti non fai nulla! Stai -sempre chiusa invisibile come la Pitonessa... L'altro mese nè alle -feste Scire nè alle Targelie non t'han veduta... all'ultima gara delle -tragedie neppure... in casa mia da un mese non metti piede... - -AGL. Dovrei venire a disturbare i profondi studî letterari di tuo -marito? - -CRÌS. (_affettuosamente corrucciata_) Aglae!... (_Si sente di dentro la -voce di Fania che domanda:_ È qui da Aglae?) (_con gioia_) Oh eccolo! -la sua voce! - -AGL. (_con serietà canzonatoria_) È un pezzo che non vi vedete? - -CRÌS. Oh, è già quasi da un quarto d'ora!... (_accorgendosi dal volto -di Aglae dell'intenzione motteggiatrice_) Cattiva!... - - -SCENA V. - -_Dette e_ FANIA. - - -FANIA (_entrando_) Oh sorellina!... Crìside!... - -AGL. (_cortesemente canzonatoria_) Oh fratellino!... Che miracolo!... -Dopo un mese! Qualche buon genio m'ha fatto uno sternuto!...[109] - -FAN. Cara Aglae... perdona... sai... tanti affari... - -AGL. (_guardando maliziosamente Crìside_) Sappiamo!... sappiamo!... - -CRÌS. Fania!... - -FAN. (_ad Aglae_) Come stai? Come sta Mènecle? - -AGL. Grazie. Benissimo. - -FAN. (_a Crìside_) E tu... così... sei scappata via... senza dirmi -niente... brava!... - -CRÌS. Non la finivi mai... - -AGL. Via... non rimproverarla... - -FAN. Oh no, ma... (_a Crìside, serio_) Ma ero ben buono io -d'accompagnarti... - -CRÌS. Già... per il gran viaggio da porta Ceràmica a venir qui... - -FAN. (_con paternale serio-amorevole_) Non è per questo... ma una -moglie giovane non istà bene uscir per Atene in visite senza il -marito...[110] n'è vero, Aglae? - -CRÌS. (_con civetteria, parlando ad Aglae_) E il marito correr dietro a -tutti i passi della moglie come un can segugio di Laconia dietro l'orma -della lepre... n'è vero, Aglae, che non istà bene neppur questo? - -AGL. (_con serietà comica_) A meno che la lepre sia contenta... - -CRÌS. (_brusca, con civetteria_) Oh questo poi!... - -FAN. Crìside!... - -CRÌS. Zitto là!... per Aglàuro! Siam le nipoti di Teseo...[111] e non -siam le schiave dei mariti... noi... - -FAN. (_sorridente_) Lo si vede! Però Solone, veramente ha disposto che -la brava moglie ateniese dovrebbe star sotto al marito... - -CRÌS. (_rifacendogli la voce_) E Temistocle, ateniese, stava sotto alla -moglie,[112] eppure sconfisse i Persiani... ed era quel Temistocle che -era... - -AGL. (_a parte, li guarda sospirando_) Eh! almeno loro si divertono!... - -CRÌS. ... e mio marito Fania, se fossero verità tutte quelle bugie che -mi dice, dovrebbe imparare dal vincitore di Salamina... - -AGL. Come si sconfiggono i Persiani? - -CRÌS. No... come si trattano le mogli. Essere forti contro gli -uomini... bel merito!... Essere deboli con noi... quello è il bello! - -AGL. (_a Crìside_) Veramente, sai, mi pare che un po' di Temistocle -abbia già imparato... - -CRÌS. (_con civetteria stizzosa_) Oh, non abbastanza!... E poi un -bravo marito dovrebbe essere anche un bravo fratello... (_abbraccia -affettuosamente Aglae_) e io non voglio, sai, che egli ti trascuri... -povera Aglae!... E s'egli ti trascura ancora, io trascurerò lui!... -Guardala, Fania, che ciera triste!... (_tenendola abbracciata_) Oh tuo -padre... vostro padre... sia pace alla sua ombra... ma ha avuto un gran -torto verso te... - -AGL. (_con voce di rimprovero_) Crìside! - - (Fania, alle parole di Crìside, si tira pensieroso e serio in - disparte). - -CRÌS. Oh, le due dee mi guardino dal dir ingiuria alla sua memoria... -Epònimo fu prode e virtuoso, ma sbaglia tante volte su nell'Olimpo -Giove, sbagliano anche sulla terra i virtuosi... ed Epònimo (_si guarda -intorno_) — Mènecle non c'è — non fu previdente pel tuo destino... Se -egli che ti amava tanto, tornasse dagli Elisi... - -AGL. Se tornasse dagli Elisi, vedrebbe che Aglae non chiede e non -ha alla sua memoria verun conto da chiedere. (_con voce incisiva, a -Fania_) N'è vero, Fania? (_Fania non risponde, e rimane in disparte, -pensieroso, a testa china_) Mio padre mi affidava, morendo, all'uomo -che gli salvò in campo la vita, lo riscattò dalla prigionia di -guerra, lo soccorse nella povertà, raccolse il suo ultimo sospiro. Se -affidandomi a Mènecle ha consultato il suo cuore, mio padre ha compiuto -il debito suo... - -CRÌS. (_seria, fissando Fania_) E allora gli altri non han compiuto il -loro... - -AGL. E perchè? Mènecle, oltre amico, era il solo lontano congiunto che -la legge chiamasse a sposar l'orfana... o farle la dote.[113] S'egli -non trovò altri degni di me, osservando la legge, Mènecle ha compiuto -l'ufficio suo... Non ho ragione, Fania? - -CRÌS. Già, la legge!... È bello osservar la legge, per iscaldarsi le -mani fredde al sole di sedici primavere!... - -FAN. No, no, Crìside, ha ragione Aglae. Sono io forse, che il mio -ufficio di fratello, nel dar l'assenso, non l'ho compiuto...[114] - -CRÌS. (_a Fan._) Già... lo sapevo... brutto egoista!... Per te però ci -hai ben pensato. - -FAN. Oh Crìside, ti giuro... - -CRÌS. (_dandogli sulla voce_) Zitto là! ne discorreremo. (_ad Aglae, -con voce affettuosa_) Ma dimmi un po'... almeno Mènecle... - -AGL. Oh... Mènecle... non ho niente a ridire. Fa quello che è in lui... - -CRÌS. Quello ch'è in lui!... Non è molto!... - -AGL. Ci vediamo del resto, da qualche tempo in qua, così poco... Adesso -poi, tra gli affari della Eliea e quei di Tebe, ancora meno... - -CRÌS. Per cui... sempre sola?... - -AGL. Sola. - -CRÌS. E il tuo cuore? - -AGL. È tranquillo. - -CRÌS. La tua mente? - -AGL. Riposa. - -CRÌS. I sensi? - -AGL. (_vivissima, nervosa_) Dormono. - -CRÌS. (_alzandosi_) Ebbene... alla tua età... con queste belle -giornate... con questo sole... io non dormirei... - -AGL. Perchè Fania ti sveglia... me l'hai detto. - -CRÌS. (_a Fania, sottovoce_) Meriteresti, per l'aurea Venere, che -invece di me, ti avessero dato in moglie la vecchia Mìrtala! Provar un -po' anche tu... che gusto!... - -FAN. Zitta!... (_si sente di dentro la voce di Cròbilo_) È qui suo -marito... - - -SCENA VI. - -_Detti_, CRÒBILO, _un momento_ BLÈPO. - - -BLÈPO. (_annunziando, dalla soglia_) Cròbilo di Stefano Colonèo. - -AGL. Oh, avanti!... - -FAN. (_mentre Blèpo esce per introdur Cròbilo, si appressa ad Aglae e -le parla in disparte_) Però Mènecle dovrebbe anche comprendere certe -cose... e trattarti un po' meglio... - -AGL. (_sorridente_) Farmi delle poesie amorose, e pormele, quando -dormo, sotto il cuscino? - -FAN. Crìside! - - (Apostrofa Crìside un po' brusco, e si bisticcia sottovoce con lei, - mentre entra Cròbilo). - -CRÒB. Salve, gentile Aglae!... La bella Venere ti guardi... - -AGL. Vicino Cròbilo, sii il benvenuto. - -CRÒB. Vezzosa Crìside, Fania, buon dì. (_vedendoli discorrere a parte_) -(Bella coppia di tortore di Sicilia!)[115] E il nostro caro Mènecle non -è in casa? - -AGL. È uscito da poco. Per lui venivi...? - -CRÒB. Oh... per lui... per te... e per lei... - -AGL. Tua moglie? - - (Durante questo dialogo con Cròbilo, Fania e Crìside si bisticciano - amorosamente in disparte). - -CRÒB. Già... la mia caaaaara moglie!... Mi disse che la ti veniva a far -visita e che passassi a prenderla, sull'ora sesta. A quel che pare è in -ritardo... - -AGL. Attendila dunque... - -CRÒB. Grazie. Avrà lavorato più del solito col minio e coi cosmetici... -o si sarà indugiata a fare la sua chiaccheratina solita con le -vicine... Ah, quando la comincia... l'è come il disco di bronzo -appeso agli alberi dell'oracolo di Dodòna! se appena lo tocchi del -dito, _diiiinnnnnn!!!_ ti suona per tutto un giorno: anzi il bronzo -finisce prima: ma lei, finito il giorno, la mi va avanti anche la -notte!...[116] O Giove miracoloso, che delizia! - -AGL. Eppure, bisogna dire che tu avessi gran bisogno di consultarli, -gli oracoli, poichè questo disco ci sei andato a picchiare.. - -CRÒB. Pur troppo. Si fossero i corvi portata via la prònuba che m'ha -sedotto a queste nozze!...[117] - -AGL. (_scherzosa_) Senti Fania... - -FAN. Che c'è? - -AGL. Cròbilo maledice alla prònuba del suo matrimonio... E tu alla tua? - -FAN. (_guardando Crìside amorosamente e abbracciandola_) Io prego i -Numi che le donino i beni della terra...[118] - -AGL. (_a Cròbilo, scherzosa_) Senti? questi son mariti! - -CRÒB. (_ad Aglae, scherzoso, additandole Crìside_) Vedi...? queste sono -mogli... - -CRÌS. (_va ad abbracciar Aglae_) Aglae! (_discorrono insieme_). - -FAN. (_a Cròbilo, mentre Aglae e Crìside conversano fra loro_) E la tua -che cos'è? - -CRÒB. La mia... la mia... come si chiamano quelle che rubarono le cene -di Fineo? - -FAN. Le arpìe... - -CRÒB. Bravo! Fa conto... con le ali di meno, e la dote di più.[119] - -FAN. È sempre qualcosa. (_batte sulla spalla a Cròbilo_) Cròbilo, -Cròbilo, anche il cavallo scita sprezza la biada che vuol -mangiare.[120] Mi dicono che la biada era discreta... Quattro -talenti... - -CRÒB. (_continuando annoiato_) ... e una possessione nell'isola di -Egìna... - -FAN. ... vigneti e terreni aratorî... - -CRÒB. ... che rendono all'anno centodue mine. La mi fa il conto tutti -i giorni sulle dita... e si lagna che suo padre li facea rendere di -più...[121] O Giove Olimpio!... Felice chi è ricco del suo![122] Per -noi altri mariti poveri, i tesori delle mogli son carboni!...[123] -Se sapevo di far questa vita, preferivo condur a pascere le capre sul -Fellèo!...[124] - -FAN. Sei sempre a tempo... corri... - -CRÒB. Non c'è premura. - -CRÌS. (_interrompendo il discorso con Aglae, e voltandosi a Cròbilo e -Fania_) E così, Fania, Cròbilo non ha ancor finito di contar tutti i -difetti di sua moglie?[125] - -FAN. Pare di no... - -CRÒB. Tutti!... Ci vorrebb'altro... È il catalogo di Esìodo!... - -CRÌS. E glie la fai, di', a tua moglie, l'enumerazione del catalogo? - -CRÒB. A mia moglie?... eh!... quello ci mancherebbe! - -CRÌS. E perchè? - -CRÒB. Perchè Giove ha dato agli uomini gli occhi per vederci, e non per -farseli cavare dalle mogli... - -CRÌS. Ma sai, o Cròbilo, che non è molto lusinghiero, a noi mogli tutte -quante in generale, saper che gl'incliti mariti ci fanno l'occhio del -pesce morto in casa, e fuori di casa se ne vanno... a recitarci que' -tuoi panegirici?!... Fania, spero bene... - -CRÒB. Bella Crìside! ma Venere mi guardi dallo sparlar delle mogli in -generale! qui, innanzi ad Aglae e innanzi a te!... ma ti pare?!... -Le mogli, eh si sa, ce n'ha di buone e di cattive... La va a chi -tocca... Anzi, di regola, le mogli sono una bellissima istituzione: -è appunto per confermare la regola che ci sono le eccezioni... e -queste non divertono... Del resto, vedi benissimo, non c'è moglie -cattiva a cui non si possa contrapporne una modello... Citami, nelle -tragedie, Clitennestra... uxoricida fin che vuoi... ma io ti rispondo -con Penelope. Fedra era incestuosa... ma Alceste era virtuosissima. -Su Medea, cuor di tigre, c'è molto da ridire: ma, dall'altra parte... -dall'altra parte... (_si interrompe con tutta naturalezza, come chi -finge cercar nella memoria e non trova_) ora non saprei. Elena! peggio -di una civetta!... ma invece... invece... (_c. s._) adesso mi verrà -in mente... Ermione! tracotante e sanguinaria; Creùsa, egoista e -vendicativa; Menalippe, adultera... ma all'opposto... all'opposto... -(_c. s._) che so io... insomma, se lo dicevo che le eccezioni fermano -la regola!...[126] - -CRÌS. (_ironicamente rispondendo all'ironia comica di Cròbilo_) E a -quel che pare... fermano anche di preferenza la tua memoria... - - (Durante questo dialogo, Aglae e Fania discorrono fra loro). - -CRÒB. Ah, sicuro!... (_sospirando comicamente_) perchè è su di esse che -faccio un corso di studî pratici... - -CRÌS. (_ironicamente suggestiva_) E quelle mogli delle tragedie ti -servono poi per i confronti teorici... - -CRÒB. Precisamente. Una consolazione... come un'altra. - -CRÌS. Perchè? - -CRÒB. Perchè di sì... Per esempio, tu, Fania... sei storpio... - -FAN. (_risentito_) Io?... Lo sarai tu. - -CRÒB. (_calmo_) Supponiamo che lo sii. Sei storpio... e te ne -affliggi... perchè non puoi correr dietro a Crìside... ma vai a teatro, -vedi in iscena Filottète, che è più storpio di te, e ti consoli.[127] -Tu, Crìside, sei tradita indegnamente da Fania... - -CRÌS. (_furiosa_) Eh? tradita? io?! bada a quel che dici... - -CRÒB. (_calmissimo_) È un'ipotesi... - -CRÌS. Ma io non so che farne delle tue ipotesi... intendi? - -CRÒB. Bene, bene. (_con flemma, correggendosi_) Tu, Aglae, sei tradita -indegnamente da Mènecle... è una ipotesi... - -AGL. (_pacatissima, con mesto sorriso_) Va pur là... non mi arrabbio... -io... - -CRÒB. (_a parte_) (Poveretta! si capisce!...) sei costernata, disperata -del tradimento... - -AGL. Oh, questo poi... - -CRÒB. È un'ipotesi... (_tra sè_) (sbagliata a quel che pare...) - -CRÒB. Ma vai a teatro e vedi Medea tradita da Giasone ancor più -indegnamente di te... e contemplando la di lei sventura, eccoti -confortata della tua. Ebbene anch'io... io... come mi vedi... sono un -marito disgraziato... e tutti i giorni mando alle stelle dei sospironi -grevi, che Giove, se non fosse sordo, sarebbe obbligato a sentirli: -ma vado alla tragedia, e sento Agamènnone, dentro le quinte, che -strilla _ahi! ahi!_[128] perchè sua moglie nel bagno gli sta facendo -la festa... allora mando un sospiro più leggiero, e dico: pazienza!... -fino a qui mia moglie non è venuta ancora... e speriamo non ci venga... - - -SCENA VII. - -_Detti e_ MÈNECLE _con_ MÌRTALA. - - -MÈN. (_entrando ha raccolto e frainteso le ultime parole di Cròbilo_) -Oh altro se ci viene... - -CRÒB. (_dà un balzo, spaventato_) Eh!... - -MÈN. È già qui. L'ho incontrata sulla porta... - -CRÒB. (_sospirando_) Ah!... Che maniera di spaventar la gente! - -MÈN. E te la conduco. Non temere... non temere! Oh, Fania! Crìside! che -buon vento! - -CRÌS. e FAN. (_rendendo il saluto_) Mènecle!... - -MÈN. (_verso la porta_) Avanti, Mìrtala!... - -MÌRT. (_entrando corre ad Aglae_) Oh cara Aglae!... - -AGL. (_restituendole l'abbraccio_) Mìrtala!... - -MÈN. (_a Mìrtala_) C'era qui tuo marito che già s'impazientava credendo -tu non venissi... - -CRÒB. (_confermando a denti stretti_) Già... - -MÈN. Questi son mariti... - -FAN. (_a Cròbilo sottovoce, canzonatorio, additandogli Mìrtala e -rifacendogli le parole di prima_) Queste sono mogli. Tienla da conto... - -MÌRT. (_a Mènecle, accennando Cròbilo_) Oh, non lo lodare tanto!... -Farebbe anche lui delle sue... se io non lo vegliassi un poco... il mio -caro marito... - -CRÒB. (_con compunzione comica_) Ma tu mi vegli sempre... un poco... -(_fra sè_) come Argo... - -MÌRT. (_squadrandolo con diffidenza_) Per fortuna... e forse non quanto -basta... - -CRÒB. (_vivissimamente_) Oh... ti giuro che basta... - -MÌRT. Vedremo! vedremo!... - - Mìrtala ripiglia il colloquio con Aglae. Cròbilo con Mènecle. - -CRÌS. (_a Fania sottovoce, accennandogli Mènecle ed Aglae_) Hai visto? -Rientrando... nemmeno l'ha salutata... Poveretta!... - -FAN. Oh, ma domani mi sentirà. - -CRÌS. Eh già... se non ti fai sentir tu... mi faccio sentir io. Non ho -peli sulla lingua... io![129] - -FAN. Lo so... - -CRÌS. È una vergogna!... Neppure la guarda!... O cosa crede di avere? -Una moglie o un pezzo di legno? Andiamo via. Mi fa male. M'accompagni? - -FAN. Certo. (_a Mèn._) Addio, Mènecle. - -MÈN. Come? arrivo ora, e te ne vai? - -FAN. Accompagno Crìside. (_fissa Mènecle con volto serio_) Ci vedrem -domani. - -CRÌS. (_ad Aglae_) Cara Aglae, addio... - -AGL. Di già? - -MÈN. (_guardando di sottecchi Fania dopo le parole, seco scambiate_) -Che cos'ha costui? Mi guarda scuro con certi occhiacci, come guardasse -l'erba origano...[130] Uhm!... (_va a discorrer con Cròbilo_) E -dunque... - -MÌRT. (_a Crìside che sta salutando Aglae_) Come, come?! Crisiduccia... -ci lasci? - -CRÌS. Dovrei lasciare andar Fania solo? - -MÌRT. Ah questo no... i mariti... brava gente... ma a tenerli d'occhio -non si sbaglia... lo so io. - -CRÌS. (_a Mìrtala, sorridendo_) Io non lo so... ma per non -isbagliare... me lo porto via... (_ad Aglae, sottovoce_) Dà retta a -me... di crucciarti non val la pena... ti verrò a trovare, e a farti -cambiar vita. - -AGL. (_abbraccia Crìside_) La cambierò. Sta tranquilla. - -CRÒB. (_salutando_) Vezzosa Crìside... - -CRÌS. Sta sano, Cròbilo. (_sottovoce, ironica_) E sii felice... con la -tua Mìrtala... - -CRÒB. Eh? - -CRÌS. (_scherzosa, interrompendolo, e rifacendogli la frase di prima_) -È un'ipotesi... - -FAN. (_salutando_) Aglae, ci rivedremo. - -MÌRT. (_sospettosa, a Cròbilo_) Che cosa ti diceva Crìside?... - -CRÒB. Che la felicità umana è un'ipotesi... - -MÌRT. L'hai chiamata vezzosa... va là che ho sentito... - -CRÒB. E non lo è?... - -MÌRT. A me però non l'hai mai detto... ch'io ti senta dirglielo ancora -una volta... - -CRÌS. (_che si è con Fania avviata ad uscire, torna verso Cròbilo, -e gli dice sottovoce, beffarda_) Completalo poi quel tuo catalogo... -Ermione era arrogante, ma Mìrtala è dolce. Elena era adultera... ma -Mìrtala è fedele... (_ridendo lo lascia_) Ah, ah!... - -MÈN. (_vedendo Crìside allontanarsi_) Crìside? - -CRÌS. (_a Mènecle_) Con te sono in collera, e non ti saluto. - -MÈN. (_cortesemente scherzoso_) La pace quando?... - -CRÌS. (_fissandolo_) Quando in Atene non ci saran più egoisti... - -MÈN. Ossia, siccome gli egoisti finiranno col mondo, quando per -indicarli avran trovata una parola nuova... - -CRÌS. (_a Fania ch'è già sull'uscio_) Fania!... (_dandogli il braccio, -e suggerendogli_) Ah, eccola, eccola! è... - -FAN. (_dandole un bacio e proseguendo subito_) «t'amo! — la nova parola -ch'io so!...» (_escono abbracciati_). - - -SCENA VIII. - -AGLAE, MÌRTALA, CRÒBILO, MÈNECLE. - - -MÈN. (_vedendo il bacio_) Eh...! non fan complimenti. Quelli son -felici... e sanno l'arte di star al mondo!... - -MÌRT. (_a Cròbilo, additandogli Fania e Crìside che s'allontanano_) Li -vedi?... impara!... Che nozze!...[131] Ah se tu fossi un marito come -Fania... - -CRÒB. (_a parte_) (Ah se tu fossi una moglie come Crìside!...) -Imparerò... (_va a discorrere con Mènecle che passeggia pensieroso su e -giù_). - -AGL. (_partiti gli sposi è rimasta cogitabonda e triste, poi s'è -rimessa lentamente al lavoro_) (Elèo fra breve ritornerà...) - -MÌRT. (_ritorna verso Aglae_) E così, t'abbiamo aspettata all'ultima -festa delle Scìre...[132] non ci mancavi che tu!... peccato!... c'erano -le più belle matrone d'Atene... c'ero io... - -AGL. Ah!... - -MÌRT. E se avessi visto, sulla strada da Atene a Sciro, che folla!... -mio marito, dalla gran gente, poveretto!... corse rischio di -perdermi... - -MÈN. (_a Cròbilo sottovoce, canzonandole_) Vai in cerca di rischi... - -MÌRT. Se non me l'attaccavo stretto stretto alle costole... - -AGL. (_velatamente ironica_) Si sarà divertito... - -MÌRT. Oh... mezzo mondo!... - -CRÒB. (_Sbadigliando_) Tanto! tanto!... - -MÌRT. Ma sai chi ci ho visto? (_Mìrtala parla colla rapidità delle -vecchie chiacchierone_) Cleonìce... quella magra, col naso lungo... -la moglie di Nìcida, da lui ripudiata tre mesi fa. Sai, dicevano la si -fosse ritirata alla campagna, per tôrsi alla vergogna del ripudio... - -AGL. Poveretta!... - -MÌRT. Ah sì, aspetta!... è ricomparsa alla festa, fresca, fresca, -come niente fosse... e si pavoneggiava in gran lusso... con tanto -di veste cimbèrica e di stivaletti persiani...[133] E poi i poeti -cantano che la moglie ripudiata porta il rossore in fronte!...[134] -Oh la sfacciata!... Oh, a proposito di vesti, un favore ti avrei a -chiedere... sei tanto buona. - -AGL. Ma parla... - -MÌRT. Quella tua tònaca bianca di bisso di Amòrgo,[135] con lo -strascico... Vorrei farmene una eguale anch'io, per la festa di Venere -Colìade...[136] - -AGL. (_a parte_) (O care Grazie!). - -MÌRT. Se non t'increscesse mostrarmela, per copiar le misure... - -AGL. Oh già... t'anderan bene... Ma subito!... Se vieni nella mia -stanza di là... - -MÌRT. Grazie!... Ora, ora, prima di andar via... (_con malizia, -abbassando la voce_) E così spierò anche i segreti del vostro nido... - -AGL. Nido?... che nido? - -MÌRT. (_maliziosamente sorridente_) Eh, già... il vostro... -(_accennandole Mènecle_). - -AGL. (_con indifferenza_) Ah! due nidi... - -MÌRT. Come?... - -AGL. Il mio qui sopra... e il suo... da basso. - -MÌRT. (_stupefatta_) Eh??... non istate insieme?... - -AGL. È tanto occupato... sai... - -MÌRT. Occupato il giorno... va bene;... ma... e la notte? - -AGL. La notte... lui scrive... lavora... - -MÌRT. E tu?... - -AGL. (_con accento vibrato_) Io... dormo. - -MÌRT. E la mattina?... - -AGL. Dorme lui... e lavoro io... - -MÌRT. O Dee santissime!... ma senti, Cròbilo?! - -CRÒB. Che cosa? - -MÌRT. Aglae qui mi conta che Mènecle di notte la lascia sola per -lavorare... - -CRÒB. (_fra sè_) (Oh, oh!) (_con segni adesivi del capo_) Benissimo!... - -MÌRT. (_scrutandolo con faccia scura_) Perchè benissimo? - -CRÒB. Perchè il pensiero di noi uomini, per levarsi su, su, su, nelle -alte sfere, ha bisogno del silenzio notturno e della solitudine... e -quindi... - -MÌRT. (_ironicamente suggestiva_) E quindi lasciando la moglie sola nel -vedovo talamo... - -CRÒB. ... la moglie se ha sonno, riposa più tranquilla... e il marito -ha le idee più lucide. - -MÌRT. (_con calma simulata_) E se sonno la moglie non avesse?... - -CRÒB. Accende il lume e conta i travicelli del soffitto... esercizio -che rinforza la memoria: o va alla finestra a veder il tesmotèta che -passa colla ronda...[137] e il golfo e l'Acròpoli illuminati dalla -luna... - -MÌRT. (_ironica, frenandosi a stento_) Infatti... l'altra notte... per -esempio... che sei rincasato alla terza vigilia... - -CRÒB. Non era ancora... - -MÌRT. (_rincalzando_)... alla terza vigilia, l'ho vista anch'io la -ronda e l'Acròpoli a chiaro di luna... - -CRÒB. N'è vero, com'è poetico? - -MÌRT. Già! (_prorompendo_) Provati un'altra volta a tornar a casa a -quell'ora, e poi... la ronda e la luna te la do io...[138] - -MÈN. Che cosa c'è? Che cosa c'è? Ulisse e Penelope che si bisticciano? - -CRÒB. Niente niente! si discorreva dell'ora che si alza la luna... - -MÌRT. (_a Mèn._) E Penelope dimostrava ad Ulisse che è un'ora in cui i -mariti potrebbero benissimo tralasciare di pensar tanto e far invece... -qualche cosa d'altro. Che già, per quel che fruttano i loro profondi -pensieri, la Repubblica non ci perderebbe gran che: anzi l'andava -meglio quando i mariti cecròpidi coltivavano le mogli un po' di più, e -di giudizî e di decreti ne impasticciavano un po' meno... Quelli eran -tempi!... quand'ero fanciulla io... - -CRÒB. (_a parte_) ... e i Greci assediavano Troja... - -MÌRT. ... e macinavo l'orzo di Minerva, e nelle feste Braurònie -rappresentavo l'orsa di Diana...[139] - -CRÒB. (... al naturale...) - -MÌRT. ... allora, ah sì, non c'era pericolo che mio padre tornasse a -casa dopo il tramonto e facesse a sua moglie il muso scuro con tanti -pretesti di tabelle e palle nere e leggi e processi per la testa... -Adesso, a furia di decreti e novità mandano la Repubblica a soqquadro; -e guardali lì, che par tornino dall'averla salvata a Maratona!... Ah se -governassimo noi donne... - -CRÒB. (Poveri noi...) - -MÈN. (_ironico_) ... gli uomini filerebbero la lana... - -MÌRT. ... e la lana ci scapiterebbe, ma le leggi ci guadagnerebbero. -Già anche oggi (_parla con Mènecle_), al solito, avrete tirato colle -vostre unghiaccie delle gran righe lunghe sulla cera[140] e data -qualcun'altra delle vostre sentenze storte... - -MÈN. Tranquìllati... oggi è vacanza... - -MÌRT. Se non è oggi, sarà stato ieri... - - Come s'è detto, durante questo dialogo, Aglae è seduta intenta al - suo lavoro. - -MÈN. Ah, ieri sì... - -MÌRT. Sentiamo!... - -MÈN. Oh, una causa molto semplice. A Fillide, la giovinetta moglie del -vecchio Fràstore Egilièo, è morto il padre due mesi fa. Malgrado tutto -l'amor figliale, gli occhi per troppo piangere la ragazza non se li è -sciupati, e questo è quel che capita ai padri, quando maritano, per -interesse, a controgenio le figliuole. È andata ai funerali col suo -vecchio marito, senza troppo graffiarsi il viso, con lui è intervenuta -al banchetto funebre dei novendiali,[141] quel tanto insomma che la -legge ordina ai figliuoli, e niente più. Che è, che non è, salta fuori -un bel pezzo di giovine, certo Màntia, ammogliato alla vecchia Pànfila: -e asserendosi solo superstite parente dell'orfana fanciulla, invoca il -diritto dalla legge, di pigliarsela in isposa...[142] - -CRÒB. To' che felice idea!... - -MÌRT. Oh, il birbante! già, sarà stato d'accordo con quella -civettuola... - -MÈN. Fosse d'accordo o di suo capo, vattelapesca. Il fatto è che la -ragazza, messi in un piatto di bilancia i sessant'anni del consorte -vecchio, nell'altro i ventitrè del cuginetto nuovo, trovò la domanda -di quest'ultimo immensamente ragionevole. Non così il venerando marito -di lei e la veneranda mogliera del nostro giovanotto: ai quali proprio -non entrava in testa che s'avessero a disfare due matrimonî per cavarne -fuori un terzo a loro spese... - -MÌRT. Per Venere! Se avean ragione!... - -MÈN. ... e per farla valere, appunto, si misero insieme, poichè il -giovine stette duro a far la lite... - -MÌRT. ... quella sfacciatella avrà soffiato sotto... - -MÈN. (_aderendo_) — ... la sfacciatella soffiava sotto — e chiesero -all'arconte che la domanda dell'improvvisato cuginetto fosse respinta, -contestandone la parentela. Ma sì! il cuginetto era assistito da un -avvocato coi fiocchi, il vecchio Isèo, il quale squadernò davanti -ai giudici un albero genealogico, in linee rette, oblique, laterali -e trasversali, che risaliva sino a Codro per via di femmine e per -via di maschi sino a Teseo: un albero rispettabile. Di più, esibì la -testimonianza dei servi, i quali, posti ai tormenti,[143] dichiararono -aver una volta udito il padre della fanciulla, nel contrattar la -compera di un asino, chiamar parente il padre del giovine. Di più, la -ragazza interrogata, abbassando gli occhi con molta ingenuità e grazia -pudica, confermò anch'ella questa circostanza... - -CRÒB. Dell'asino? - -MÈN. (_confermando e battendogli sulla spalla_) Dell'asino. - -MÌRT. (_impaziente_) Insomma... la conclusione... - -MÈN. La conclusione — ecco... l'albero, veramente, era un po' -imbrogliato... ma il vecchio Isèo ci mise tanta eloquenza — «_giudici, -guardate questo! considerate quest'altro!_»... - -MÌRT. Che i corvi se lo mangino!... - -MÈN. ... e quei due giovani, a vederli, lì insieme, tutti e due, -biondi, rosei, mandandosi certe occhiate — dritte, laterali e -trasversali — come quelle dell'albero, pareano così fatti l'una per -l'altro... - -MÌRT. (_furiosa_) E quindi... - -MÈN. E quindi Isèo, in uno slancio oratorio, imposte le mani sulle due -giovani teste, le avvicinò (_mentre sta dicendo questo con inflessione -espressiva di voce, getta occhiate verso Aglae, come volesse fermarne -l'attenzione. Aglae infatti, alta la testa, e sospeso il lavoro, pur -senza guardar Mènecle, mostra di essere molto attenta_)... e citò -il verso di Omero che _Giove vuol congiunti i simili coi simili_; -e il tribunale per non far torto nè ad Omero nè a Giove, giudicò -ch'eran proprio cugini autentici e che il giovine avea diritto di -divorziar dalla vecchia, e di portar via al vecchio la giovanetta. -I due vegliardi cascarono ululando nelle braccia uno dell'altro, la -giovanetta abbassando gli occhi con molta ingenuità e grazia pudica -rivolse all'antico sposo un commovente sguardo d'addio, e sospirando... -si rassegnò. - -MÌRT. (_indignata_) E tu o Giove, che cosa fai là sopra, che non -punisci queste infamie commesse in tuo nome? - -MÈN. (_pacatissimo_) Vedi, hai torto d'invocar Giove. Forse in quel -momento era occupato anche lui colla piccola Ebe... a far dei torti -alla veneranda Giunone. Son cose che succedono in cielo e in terra.. - -MÌRT. Ma tu, tu, come hai votato? - -MÈN. Ecco... io ci vedo poco... ma mi hanno assicurato che proprio -le linee trasversali andavan bene,[144] e quindi per non guastarle — -mancando un voto alla maggioranza — ho dato il mio. - -AGL. (_con iscatto repentino, vibratissimo di voce_) Bravo Mènecle!... - -CRÒB. (_contemporaneamente, sottovoce per non farsi udir da Mìrtala_) -(Bravo Mènecle!) - -MÈN. (_udendo Aglae, con un sospiro_) (Volevo dire!...) - -MÌRT. (_ad Aglae_) E tu lo lodi, tu lo lodi! Mettiti nei panni di -quella povera moglie abbandonata... - -AGL. Mi metto nei panni di quell'altra. - -MÈN. Ma che abbandono! che abbandono! Cosa credi, che i giudici abbiano -cuor di macigno? Quando Isèo s'accorse che il suo albero sui giudici -faceva un effettone e che i due vecchi rischiavano restar soli, per -ultimo argomento, tirò fuori... (_pausa, segni di attenzione_) un altro -albero... - -CRÒB. Ma era una foresta questa arringa! - -MÈN. Proprio così... un altro albero, dal quale appariva come qualmente -il vecchio abbandonato fosse parente in quarto o quinto grado della -vecchiarella derelitta: onde Isèo concluse, e il Tribunale accolse, -i lor precedenti matrimonî doversi sciogliere anche per ciò: che -la settantenne Pànfila essendo... orfanella, la legge obbligava il -vecchietto a sposarla per la perpetuazione della stirpe. E stese le -mani sulle due teste venerande, ripetè il verso di Omero: che _Giove -ama congiunti i simili coi simili!_... Ah che oratore! che oratore! - -MÌRT. (_mal frenando la stizza_) Aglae, nei processi di tuo marito -ci son troppi alberi... e a viaggiar pei boschi si incontrano i -malandrini... Se credi, son da te... - -AGL. (_alzandosi_) Come vuoi... - -CRÒB. (_ad Aglae sottovoce, mentre questa, prima d'uscire, sta mettendo -a posto qualcosa sul suo tavolo_) Mi raccomando... non le mostrar -tutta la guardaroba... perchè poi a me tocca di portarla... e... vesti -chiuse... vesti chiuse... riparano dai freddi... - -AGL. (_a Mènecle, nell'andarsene con Mìrtala_) Tu sei a casa oggi? - -MÈN. (_asciutto_) No. - -AGL. Sei via a cena? - -MÈN. (_c. s._) Sì. - -AGL. Tornerai presto? - -MÈN. Forse. (_Aglae s'allontana senza dir parola. Quando ella è già -sull'uscio, Mènecle la richiama_) A proposito, è stato qui Elèo? - -AGL. (_ferma sull'uscio, dopo una pausa, come risovvenendosi_) Ah... sì! - -MÈN. Perchè non dirmelo...? - -AGL. (_fredda_) Non me l'hai chiesto. - -MÈN. Ha detto ove andava?... - -AGL. No. - -MÈN. Tornerà? - -AGL. (_imitando il forse precedente di Mènecle, con accento -espressivo_) Forse! (_esce con Mìrtala_). - - -SCENA IX. - -MÈNECLE _e_ CRÒBILO. - - -CRÒB. (_comicamente, a parte_) (Che tenerezze!) (A MÈNECLE) Non si può -dire che tra marito e moglie sprechiate eccessivamente il fiato... Vi -parlate sempre così? - -MÈN. Quasi sempre. - -CRÒB. Non vi anderà giù la voce. E, dimmi, il giorno che l'hai -sposata, l'hai almeno avvertita delle tue abitudini di... eloquenza -domestica?... - -MÈN. Non ci ho pensato. - -CRÒB. Eppure, scusa sai, ma mi sembra... era forse il caso di -pensarci... essendo tu quel galantuomo che sei... che tutta Atene -conosce... - -MÈN. (_vivissimo_) E chi, chi ti dice ch'io non lo sia?... - -CRÒB. Lo sei! lo sei! per Ercole! l'han fino scritto col carbone sui -pilastri del Ceràmico...[145] Appunto... - -MÈN. Appunto... se si è galantuomini e si è fatta una minchioneria, non -si seguita a sospirarne tutto l'anno e ingrassarci sopra... (_parlando, -fissa l'occhio su Cròbilo_)... Si fa di meglio... Ci si ripara... - -CRÒB. Eh? - -MÈN. (_energicamente incalzando_) Altrimenti sui pilastri del Ceràmico -potrebbero scrivere... di me... o di te... anche questo: Mènecle... -o Cròbilo, il tal giorno è stato un imbecille... e adesso ci trova il -_tornaconto_ a rimanerlo... E questo, per mio conto, non voglio che lo -si dica... _non voglio_... intendi... - -CRÒB. Intendo un bel niente. - -MÈN. Intenderai con comodo. - -CRÒB. Quando? - -MÈN. Prima della luna nuova. - - Dette queste parole appoggiandovi sopra con accento vibrato, - s'avvia ad uscire. - -CRÒB. (Che diamine sta mulinando?) Te ne vai?... - -MÈN. Ho da fare... alla cancelleria dell'Arconte. (_si fruga indosso -cercando qualcosa che non trova_) (Dove l'ho messa?) (_torna verso -Cròbilo_) Però ti avverto di una cosa. Sai che Aglae per via di -madre vien dalla famiglia dei Brìtidi;[146] io per via di padre dagli -Almeònidi... - -CRÒB. Lo so... - -MÈN. Il padre suo poi era cugino di Cimone, la madre mia cugina di -Pericle: il suo proavo paterno combattè insiem col mio a Salamìna... le -linee laterali si estinsero... - -CRÒB. (_lo guarda stupìto, senza comprendere_) Eh?... - -MÈN. Era solo per dirti che le nostre genealogie rispettive sono -perfettamente in chiaro: e non c'è pericolo che ci spuntino intorno -cugini nuovi, come i funghi sui fusti delle piante... - -CRÒB. E così? - -MÈN. E così... io non sono il vecchio Fràstore che fece giudizio senza -suo merito: io sono Mènecle, che so far giudizio da me — e il merito -sarà mio — _tutto mio:_ — e non occorreranno cugini in ritardo (_lo -fissa in volto_) che abbiano bisogno di sbarazzarsi di qualche moglie -avanzata dal diluvio di Deucalione. E se i vecchi stanno male con le -giovani, i giovani che han le vecchie... se le tengano!... (_lo saluta -e se ne va: durante l'ultima parlata, Mènecle ha continuato a frugarsi -in dosso: nell'andarsene, fruga sempre e borbotta fra sè_) (Dove l'ho -messa, per Ercole!... Ah... che l'abbia lasciata là...) (_s'avvia, poi -torna bruscamente verso Cròbilo e gli ripete battendogli sulla spalla_) -I giovani che han le vecchie... se le tengano!... (_borbottando sempre -esce_). - - -SCENA X. - -CRÒBILO _solo_. - - -(_Facendo gesti e segni d'uomo che è riuscito a comprendere_). La -morale della favola, si direbbe quasi che sia per me... Non importa!... -Ah, ah, ora comprendo!... Così... per modo di dire... l'amico Mènecle -prepara alla sordina un bel divorzio!... Peuh!... È una soluzione come -un'altra... Non è molto onorifica per Aglae, ma è abbastanza onesta -per lui... Meglio che farla vivere in quel modo!... E Aglae, si vede, -non ne sa ancora niente!... Per quanto sì... non le debba riuscire un -complimento, scommetto non le parrà vero di ricuperare la libertà!... -E con la dote di Mènecle,[147] e con quel visino, e quei due occhioni, -non le sarà difficile trovare chi la faccia discorrere un po' di più. -Perchè, infine, è una gran bella ragazza!... Che occhi! che linee! che -curve!... Pare la Venere degli Orti! To'! io non ci avevo mai fatto -attenzione, ma proprio... più la si guarda dappresso, più è bella!... -Mènecle, ad ogni modo, poi che s'è deciso a questo passo, dovrebbe -almeno prepararvela. Quasi, quasi, se non fosse... (_passeggiando, si -ferma, come venutagli un'idea_) Ma sì... per Bacco!... e perchè no? - - (Aglae e Mìrtala, in questo mentre, rientrano). - - -SCENA XI. - -AGLAE, MÌRTALA, CRÒBILO, _un momento_ TRATTA. - - -AGL. (_rientra discorrendo con Mìrtala_). Oh, trattienla quanto vuoi!... - -MÌRT. (_con un involto in mano_). Grazie!.. - -AGL. (_a Cròb._). È già uscito Mènecle? - -CRÒB. Or ora... (_senza por mente a Mìrtala che sta raggiustando il suo -involto, contempla di sottecchi Aglae e parla fra sè_). (Quel nasino -grazioso che guarda in su!). - -AGL. Niente lasciò detto? - -CRÒB. No... Parea cercar delle carte... (_continuando a sbirciar -Aglae_). Che bei capelli biondi!... Con quella acconciatura oggi par -fin più bella del solito!... Sicuro!... è più bella del solito!... Che -boccone per quello a cui tocca!... - - (Nel volgersi, mentre è immerso in queste riflessioni, si trova - faccia a faccia con Mìrtala, che gli pon su le braccia l'involto da - portare). - -MÌRT. Mi fai piacere di tenermelo... - -CRÒB. (_con una smorfia e un lungo sospiro_). E a me ecco che cosa -tocca!... - -MÌRT. Bada a non la sciupare... - -CRÒB. No, no... (_annasando l'involto_) Hu!hu! che profumo!... Ma di' -un po', Mìrtala, la ti andrà poi bene? - -MÌRT. (_accennandogli Aglae_). E non vedi, orbo, che abbiam la stessa -taglia? - -CRÒB. Ah sì!... (orbo, quando t'ho preso!) Hu! hu! che odor -d'ambrosia!... Che profanazione!... - -AGL. (_passata presso il tavolo a cui Mènecle era seduto sul -cominciar dell'atto, e visto un rotolo caduto per terra, lo raccoglie -sorridente_). To'!... nel grande accalorarsi per la mia felicità, ha -dimenticato fin le sue carte!... Che mi dicevi Cròbilo? che Mènecle -cercava delle carte?... - -CRÒB. Appunto... frugava... - -AGL. E allora saran queste che gli son cadute o ha dimenticato qui. Sai -dove andava?... - -CRÒB. Alla cancelleria dell'arconte. - -AGL. Le darò a Blèpo che glie le porti... - - (Fa per chiamare). - -MÌRT. È inutile. Dà qui. Passiamo ora di là noi. - -AGL. Grazie allora... - - (Le passa il rotolo con indifferenza). - -MÌRT. Così gli dirò anche, a quel rusticone, che non è questo il modo -di andarsene... - -AGL. Non gli dire nulla. È il suo carattere. - -MÌRT. Bel carattere!... Anche gli Sciti lo hanno così:[148] ma non -isposano donne d'Atene. Se fosse mio marito... vedrebbe! Già, tu -sei troppo buona... Vorrei veder io che Cròbilo stesse su la notte a -consumarmi l'olio della lucerna, senza neanche saper quel che scrive... -E tu ti fidi?... - -AGL. Completamente. - -MÌRT. (_scrollando il capo_). Basta!... contenta tu!... (_a Cròbilo, -maliziosa, mostrandogli il rotolo_). Neh, Cròbiluccio, che avessimo -senza saperlo, a far la parte... tu di Mercurio... e io di Iride?... - -CRÒB. (O Dei! che vaga Iride!) Peuh! Mercurio portator di fagotti... - -MÌRT. Vieni dunque. Addio Aglae. - -AGL. Addio. - -CRÒB. (_sbirciando sempre Aglae_). (Che cara creatura! Eh, se -sapesse!...) - -MÌRT. (_a Cròbilo_). Vieni?... (_nell'avviarsi ad uscire con -Cròbilo, va curiosando nell'interno del rotolo; d'un tratto si ferma -esclamando_) Oh, cara Venere!... (_si volta verso Aglae_) Ma voi altri -due fate all'amore di nascosto? e invece di parlarvi, vi scrivete?... - -AGL. (_non comprendendo_). Eh? - -MÌRT. Ma le carte degli affari non saran queste. Questa è per te. - -AGL. (_sorpresa_). Che cosa?... - -MÌRT. Ma sì!... qui nell'angolo dice: _Mia cara Aglae!_... guarda! -guarda!... (_Aglae osserva dove Mìrtala le indica_). Ma allora, poi -ch'è per te, puoi aprirla in coscienza: gli risparmi la fatica... - -CRÒB. (_a parte, avendo seguìto la scena_). Volevo ben dire! Capirai -prima della luna nuova! È la lettera di partecipazione. Ora ho -capito... - -AGL. (_indifferente, prende il rotolo, lo esamina un minuto -esternamente, poi senza aprire lo torna a deporre_). Leggerò poi... -(_fra sè_) (Sarà la ripetizione dei discorsi allegri di stamane!) - -CRÒB. (_inquieto, a parte_). Ma se non legge... bisognerebbe... - -MÌRT. (_ad Aglae maliziosamente_). Ho capito... segreti fra coniugi... -Rispettiamoli!... Vieni, Cròbilo?... - -CRÒB. Vengo!... (_segue lentamente Mìrtala; mentre ella esce, -s'appressa rapido ad Aglae e le dice affrettato, sottovoce, con accento -drammatico_). So tutto. Coraggio. Sei giovane, sei bella. Venere ti -proteggerà... (_allontanandosi, la torna a guardare_) (Che nasino! È -più bella del solito!) - -MÌRT. (_mentre Cròbilo, già avviato ad uscire, si indugia di -soppiatto nella contemplazione di Aglae, Mìrtala sulla soglia si volge -amorosamente al marito, e ad un tratto lo abbraccia scoccandogli un -sonoro bacio e ripetendo con caricatura amorosa il verso di Crìside_). -«_T'amo!..... È la nova parola ch'io so_». - - (Cròbilo, strappato improvvisamente alla sua contemplazione dal - bacio di Mìrtala, con una smorfia comica lo subisce, e mandando un - sospiro di rassegnazione disperata, si lascia da Mìrtala trascinar - via). - - -SCENA XII. - -AGLAE _sola_. - - -AGL. (_Ha accolto con un movimento di dispetto e di fierezza le -ultime parole di Cròbilo_). Che ha inteso dire?... Ah, già!... qui -tutti han preso il vezzo di compiangermi!... Perfin le vecchie! Una -vera gara di pietà! Grazie! non so che farne!... (_torna lentamente, -pensierosa, al suo lavoro e riprende in mano la corona_). Qui metteremo -i narcisi di Elèo... Povero Elèo!... Fino a Colòno... là sulla rupe... -me li è andati a prendere... Dunque la piccola Aglae non è del tutto -dimenticata... E voleva fingere! Serbarmi rancore!... Perchè fingere -con Aglae?... Che colpa ne ho io?... Ah Mènecle, Mènecle, co' tuoi -benefici ti sei preso tutto, è tua la mia vita... ma la memoria del -cuore... di questa neppur gli Dei mi possono chiedere conto. Quanto -alla mia felicità, di cui Mènecle si prende scrupolo e mi parla e mi -scrive... (_prende in mano il rotolo e lo svolge macchinalmente_) glie -ne domando conto forse io?... (_spiega e legge_) È diretta proprio a -me. (_la scorre dapprima sbadatamente e indifferente, poi si fa più -attenta_) Che cos'è questo?... (_legge:_) «Di casa, la notte al nove -della luna calante di Ecatombèo, anno IV della 99ª Olimpiade.» L'ha -proprio scritta stanotte! «Mia cara Aglae!... Il giorno che leggerai -questa mia, i tuoi rapporti meco saran mutati da quelli dell'ora in -cui la scrivo...» (_fra sè, interrompendosi_) Eh... peggio di quel -che sono!... «e forse in quel giorno non ti dorrà il poter dare della -condotta di Mènecle giudizio meno amaro di quello che oggi parla -segretamente in cuor tuo». Che ne sa? «Il cancelliere ti darà questo -scritto, dopo la sentenza dell'arconte che avrà disciolto le nostre -nozze... per domanda tua!...» (_esclamazion di stupore_) Che!... mia -domanda?... io domandarlo?... «Depositato da ora presso lui, ti sarà -allora documento della verità delle mie parole...» (_s'arresta sempre -più stupita_) Che vuol dir ciò?... (_scorre rapidissimamente il resto -della lettera, con segni di crescente sorpresa e commozione: terminato, -rimane assorta, la testa fra le mani, asciugandosi una lagrima_). -Povero vecchio!... povero vecchio!... (_si alza vivamente e passeggia -concitata_). Così... io avevo l'orgoglio di credermi generosa verso -Mènecle... ed è lui che mi soverchia in generosità!... Tutti, tutti, mi -umiliano! Soverchiare Aglae!... Ah! la vedremo!... - - (Rinchiude, e va per riporre al posto di prima il rotolo, ma in - quel punto si affaccia Tratta). - - -SCENA XIII. - -AGLAE, TRATTA _ed_ ELÈO. - - -TR. (dalla soglia) Elèo!... - -AGL. Ah!... (_momento di pausa, di perplessità e lotta interna -vivissima. Poi risolvendosi_) Passi. - -EL. (_entra vivacissimo e reca dei corimbi di narcisi_). Aglae!... -li ho colti là... dove tu sai... (_Aglae non risponde, è triste, -pensierosa — Elèo, interdetto, depone i fiori_) Che hai? - -AGL. (_mesta, chinando lo sguardo_). Nulla. Leggevo una lettera... di -Mènecle... per me. La puoi leggere anche tu... Leggi.... continua pur -forte!... - - (Elèo, guardandola tra sorpreso ed esitante, prende lentamente - la lettera, che ella gli stende, la legge e poi ripiglia a voce - forte la lettura al punto che Aglae gli ha segnato. Aglae segue la - lettura, profondamente commossa). - -EL. (_leggendo_). «Quando tuo padre morente affidavati a me, tu eri -fanciulla quattordicenne appena. Accorrevano, allettati dalla dote -ch'io t'avrei fatto, i concorrenti: ma pel tuo cuore di fanciulla l'ora -della scelta non era suonata: e libera e felice bramavo la tua. Ed io -dissi fra me: che tre o quattro anni a te restavano prima d'affacciarti -alle soglie vere della vita, e non più di tre o quattr'anni — ero -anche malfermo di salute a que' dì — mancavano a me per abbandonarle. -Pensai che sposandoti a un estraneo in quell'età, io rinunziavo in mani -ignote un incarico sacro; che la mia casa poteva offrirti, pei tuoi -anni verdissimi, asilo, fino al dì che la mia morte t'avrebbe trovata, -giovane e bella, erede delle mie fortune, padrona della scelta del cuor -tuo, e in grado di porne le condizioni...» - -AGL. (_ad Elèo_). Che ti sembra? - -EL. (_triste e serio_). È leale. (_prosegue la lettura_) «... Se in -quel mio desiderio sia entrato anche un desiderio egoistico: veder -consolata la mia vecchiaia dal tuo sorriso, lo squallore del mio -inverno da un ultimo raggio di sole, oh Aglae, io non oso domandarlo a -me stesso: non oso cercar tra le pieghe del mio cuore più nascose, in -quell'unico mesto desiderio, l'unico mio torto verso di te...» - -AGL. (_asciugando una lagrima_) Povero vecchio!... - -EL. (_prosegue a leggere_). «Ve lo hai letto tu forse? Non so. So che -in queste nozze il cuor tuo volle scorgere un debito verso l'ombra -paterna: le accettasti prima colla ingenuità della gratitudine; -le subisti poi colla abnegazione del sagrificio... Non volli -disingannarti. Per la educazione del tuo animo quella prova era troppo -bella. Nella Parca liberatrice confidavo perchè fosse breve. Ma ecco, -l'ora che io pensavo è suonata; e trova te fatta donna, nello splendore -dei doni di Venere; e trova me vecchio e vivo e senza il diritto -di prevenire la Parca.[149] Sciupar con un vecchio il tuo aprile, -invecchiar senza gioie nè di sposa, nè di madre, non era questo ch'io -promisi, non può essere questo il premio alla tua virtù.[150] Ma s'io -ti dicessi ora ciò, se pregandoti di recar teco delle mie fortune -quel che in mia mente è già tuo, io ti offrissi di sciogliere di mutuo -accordo le nozze, la tua fierezza, resa dall'idea del sacrifizio più -altera, rifiuterebbe sdegnosamente». - -AGL. (_a sè_). Certo!... - -EL. (_segue a leggere_). «... Valermi della legge, e liberar te -col ripudio? triste felicità la tua sarebbe, comperata a prezzo del -peggior degli affronti.[151] Sola una via mi restava. Scioglierti -dagli scrupoli verso di me: obbligarti a ricorrere all'arconte tu -medesima. Sei nervosa, impaziente, irascibile: pensai di stancare la -tua pazienza. Sei virtuosa e leale: il giorno che il tuo cuore sentirà -prepotente il bisogno di vivere, tra l'abbandonarmi lealmente a fronte -alta e l'ingannarmi, il tuo cuore, ne sono certo, nella scelta non -esiterà. Quando leggerai queste righe avrai scelto, e mi perdonerai -questi giorni di tedio e l'inganno dell'esserti parso egoista, -duro, scortese. Me lo perdonerai pensando alla triste solitudine che -m'attende[152], e in cui non avrò altro conforto che di saperti felice, -e aver sciolto la mia promessa alla cara ombra del padre tuo. - - «MÈNECLE». - -AGL. (_Elèo lascia cadere il foglio, mestissimo in volto. Aglae ha da -qualche minuto in mano e sta contemplando i fiori di Elèo: alle ultime -parole della lettera, se gli è già venuta accostando: nel punto in cui -egli termina, con atto dolce e amorevole gli ripresenta i ramoscelli -di narciso. Elèo vorrebbe rifiutare, ella insiste con gesto muto, -amorevole di preghiera; Elèo riprende i fiori ad occhi bassi, senza dir -parola. Aglae prosegue con voce lentissima e dolce_). Vedi bene che a -quell'ombra non potrei più offrirli... (_lunga scena muta fra i due_). -Non sarebbe bello!... Non sarebbe bello!... - - (Saluto lungo e silenzioso. Elèo si allontana lentamente ed esce. - Aglae ricade sulla sedia, celando il volto nelle mani). - - - CALA LA TELA. - - -NOTE - -[81] Per la topografia della casa ateniese, rimandasi alle descrizioni -di VITRUVIO (_Archit._, VI) e ai lavori archeologici moderni che -le illustrano. Chi non voglia sciupar tempo in minute ricerche, può -farsene un'idea abbastanza chiara ed esatta dai disegni topografici, -per es., dell'opera di GUHL e KÖRNER, _Leben der Griechen und -Römer_, fig. 90-91, o da quelli aggiunti all'_Anacarsi_. La stanza da -lavoro di questa scena è una, s'intende, dell'appartamento segregato -femminile, propriamente detto (γυναικωνῖτις); occupato dalla padrona -di casa e dalle sue donne, e generalmente posto nella parte posteriore -della casa; appartamento al quale non accedeano gli uomini tranne -i parenti, o gli estranei che ne aveano il permesso dal marito. Da -queste stanze riposte del gineceo (ove la moglie attendeva alla sua -toletta, o ai lavori delle fantesche, o alle occupazioni geniali del -ricamo, del tesser ghirlande, della musica ed altre, o riceveva le -amiche), da queste un corridoio (_metaulo_ o _mesaulo_) metteva appunto -direttamente alla sala aperta comune (πρόστας o παραστάς) che dava -sul cortile o peristilio (ἀυλή), e ch'era destinata ai ricevimenti di -famiglia, ai sagrifici domestici o ai pranzi quotidiani. In questa sala -comune nella quale era il domestico altare, e la quale segnava come il -confine tra il gineceo e gli appartamenti anteriori occupati dal marito -(ἀνδρωνῖτις), supporrassi la scena dei due atti successivi. - -[82] «_Tremo e mi mordo le labbra, per presentimento di disgrazia, -come quei che passano allato ad un qualche silenzioso eroe_». ALCIFR., -_Lett._, III, 58. La antichissima superstizione greca imaginava lo -spazio fra la terra e la luna abitato dagli _eroi_ o _genj_, esseri di -sostanza fra l'umana e la divina; i quali talora, siccome mediatori -tra gli dei e gli uomini, scendeano in terra a mescolarsi fra questi -ultimi, ma senza parlare. E infesti a coloro in cui imbattevansi, era -credenza che il loro incontro portasse disgrazia. - -[83] Cfr. ARISTOF., _Lisistrata_: «_Lis._ Nella guerra e nel tempo -passato, voi uomini non ci lasciavate a noi donne aprir bocca...: -e spesso in casa vi udivamo prendere cattivi partiti in affari -gravissimi. Quindi col dolore nell'anima, ma col sorriso sul labbro, -v'interrogavamo: Che avete determinato oggi nell'assemblea? E -il marito: Che fa a te questo? Non vuoi tacere? Ed io mi taceva. -_Provveditore._ Saresti stata battuta, se non tacevi. _Lis._ Ma poi, -udendo qualch'altra vostra decisione anche peggiore, domandavamo al -marito: Perchè far questo? E quegli, squadrandomi con occhio bieco, -dicevami: Se tu non tessi la tua tela, ti dorrà a lungo la testa. Sta -agli uomini aver cura della guerra». v. 507-520. - -[84] V. SOFOCLE, _Trachinie_, v. 9-17. - -[85] Luglio-agosto. V. il lunario attico nelle note all'_Alcibiade_. - -[86] «_Ut omnia de speculis peragantur, optima apud majores fiebant -Brundusina stanno et ære mixtis_». PLIN., XXXIII, 9. Questi specchi -di Brindisi, lodatissimi, fatti di bronzo e di stagno, finchè, come -dice lo stesso Plinio (XXXIV, 17) si usarono d'argento persin dalle -ancelle, sono verosimilmente la stessa cosa degli specchi chiamati, -forse per error di copista, d'_Abrotesio_, in ALCIFR., _Lett._, III, -66. Caratteristiche poi, nella toletta delle signore ateniesi, erano -di questi specchi certe forme piccole, rotonde, per lo più con manico -riccamente lavorato, e raffigurante, il più delle volte, l'effigie di -Venere Afrodite. Cfr. GUHL e KÖRNER, p. 217, fig. 227. Mènecle ne parla -più innanzi. - -[87] Calisseno rodio, pr. Aten. _Deipnos._ — v. TEOFR., _Caratt._, 5. - -[88] Su la parte grandissima che nella vita della donna di famiglia -ateniese aveano le divozioni, le feste e le pratiche religiose d'ogni -genere, e su quel che costavano, di occhi del capo, ai poveri mariti, -abbondano i tratti nei comici e altrove. «Ogni Iddia di cui si celebra -la festa è una maledizione pei mariti: i poveri uomini non ne conoscono -neppure i nomi: le Coliadi, per es., e le Genetillidi, e la dea Frigia, -e la processione d'infelice amore sul pastore (_Adonie_)». LUCIANO, -_Amori_. E in MENANDRO: «Ahimè — sclama un marito — la mia donna spende -dieci mine in profumerie: e le occorrono scatole d'oro per chiudervi -i sandali... In casa la mi faceva cinque sacrifici al giorno: e ad -ogni sacrificio, sette schiave in circolo, picchiavan ne' cimbali, -mentre altre mandavano gli urli rituali. Son soprattutto gli dei che -ci rovinano, noi altri mariti: sempre delle feste a cui far le spese!» -MEN., _Mysogin._, fr. 3. Cfr. i frammenti di un'altra commedia di -MENANDRO, _La sacerdotessa_ (‘Ιέρεια), ove un marito cerca distogliere -la moglie dalla manìa delle pratiche religiose per il culto di Cibele. - -[89] «Solo di tutti gli uomini, o Trofimo, tua madre t'ha posto -al mondo sotto astro sì propizio che tu possa conseguir co' tuoi -sforzi lo scopo di ogni tua brama, e condurre tutte le tue imprese -a buon fine? T'ha forse qualche Iddio assicurato con promesse questo -privilegio? S'è così hai ragione di indignarti: poichè questo Iddio -t'ha ingannato e t'ha usato una ingiustizia. Ma se tu hai ricevuto alle -stesse condizioni di noi quest'aria che respiri e che è a noi comune, -ti bisogna far uso della ragione e sopportare con più coraggio questa -sventura...» MENANDRO, _fram. inc._; MEINEKE, _fr. com. gr._, IV, 227. - -«Iscrizione: _Ai numi soli è dato — ogni successo aver felice appieno — -l'uomo quaggiù non ha contrasto al fato._ Non odi, o Eschine, che aver -prosperi successi è solo degli Dei?» DEMOST., _Corona_. - -[90] Nel diritto attico «la donna _è maritata legittimamente dal padre, -dal fratello consanguineo, dall'avo paterno_» (DEMOST., _C. Stef._, II, -1134) che, succedentisi in ordine di diritto, ponno dar la ragazza a -chi loro talenta (cfr. PETIT, _Leges att._, VI, 1). Il padre può dar -la figlia in isposa lui vivente (DEM., _C. Spud._, 1024; _C. Neera_, -1345) o legarla per testamento. «Demostene mio padre lasciò la sua -sostanza di 14 talenti, me di 7 anni, la sorella di cinque, e la madre -nostra. In punto di morte, tra sè consigliandosi sul come disporre di -noi, affidò _tutte queste cose_ a questo Afobo e a Demofonte nipoti -suoi.... _A Demofonte poi sposò la mia sorella_ e diede subito due -talenti». DEM., _C. Afob._, I, 814. Questo diritto del padre, o di -quelli che in sua mancanza lo rappresentavano, è subordinatamente -esercitato anche dal primo marito, il quale può pur esso morendo -designare per testamento il proprio successore nel talamo. Così, nel -passo testè citato, Demostene soggiunge che il padre suo legò sua mamma -in moglie ad Afobo (_C. Afob._, I, 814); e così Pasione lega morendo -la propria moglie a Formione (DEM., _per Form._, 946, 953; _C. Stef._, -I, 1110; _C. Stef._, II, 1133), sempre per disposizione testamentaria. -— Cfr. DESJARDINS, _Condition de la femme dans le droit civil athén._, -mémoires lus à la Sorbonne. — LALLIER, _La femme dans la famille -athénienne_. - -[91] «I nostri mariti tornando a casa ci guardan con l'occhio del -porco, tante malizie costui (_Euripide_) ha insegnato loro: sicchè -se una moglie sta intrecciando una corona, subito si crede che la -sia innamorata...» (ἐάν τις χαὶ πλέκῃ γννή στέφανον, ἐρᾶν δοχεῖ) — -ARISTOF., _Tesmofor._ V. 395-401. - -[92] σποδὸς δὲ τἄλλα, Περικλέης, Κόδρος, Κίμων — ALESSI (poeta comico -della commedia di mezzo) nel _Maestro di nequizie_ (’Ασωτσδιδάσκαλος). -MEIN., _fr. com. gr._, III, 395. - -[93] - - Φοιταᾴ δ’ἀν αὶθέρ’, ἔστι δ’εν θαλασσίφ - κλύδωνι Κύπρις, πάντα δ’εκ ταύτης ἔφυ. - ‘Ηδ’ ἐστιν ὴ σπείρουσα καὶ διδοῦσ’ ἔρον, - οὖ πάντες ἐσμὲν οὶ κατὰ χθόν’ ἒκγονοι. - EURIP., _Ippol._, v. 447-450. - -[94] EURIP., _Medea_, v. 230-247. - -[95] Fu nell'anno 379 av. l'E. V. (2º della 100ma Olimp.) che lo -spartano Febida, d'accordo cogli oligarchici tebani, si impadronì a -tradimento della rocca di Tebe (Cadméa) e della città, rovesciandone -il governo democratico e instaurandovi la tirannide spartana. I Tebani -di parte democratica che poteron salvarsi — circa 400 — rifugiaronsi -ad Atene: tra questi fuorusciti «Pelopida, e Ferenico, e Androclide, -i quali fuggiti essendo, furono unitamente agli altri condannati in -esilio. Ma Epaminonda sen restò nel paese, trascurato venendo come uomo -che applicandosi alla filosofia, non si ingeriva punto nelle faccende, -e ch'essendo povero non potea far cosa alcuna». (PLUTARCO, _Pelop._) -E di questa presunta innocuità avvantaggiandosi Epaminonda, da Tebe -mantenea le segrete comunicazioni co' fuorusciti e attendea per il -giorno della riscossa «a riempiere di sensi coraggiosi la gioventù -tebana e ad addestrarla a lottar coi Lacedemoni». (Ibid.) — Cfr. -SENOF., _Ellen._ - -[96] ESCHILO, _Sette a Tebe_, v. 181, 200-1. - -[97] «O Minerva Promacorma! Bramo ch'altri mi calpesti disteso morto -sotto un monticello, fuor della porta Diometide o dell'Ippade, anzichè -sopportar più a lungo le gran delizie del Peloponneso». ALCIFR., -_Lett._, III, 52. Gli Ateniesi non usavano seppellir alcuno dentro le -mura. La porta _Diometide_ o _Diomea_, nel quartiere di questo stesso -nome, conduceva al Cinosargo, a levante della città; la porta _Ippade_ -(nominata nella scena appresso) metteva a settentrione, sulla via di -Colono e di là a Tebe. - -[98] Cfr. ALCIFR., _Lett._, II, 4. - -[99] SOFOCLE, _Edipo a Colono_. - -[100] Giove _Ctesio_ (κτήσιος) ossia Giove _posseditore_ o _donatore_, -custode della domestica proprietà; del numero degli Dei penati, -principalissimo: aveva altare nelle case, o se ne teneva un idoletto -nelle dispense. «Il Dio di Dodona comanda che a Bacco popolare si -faccia un sagrificio perfetto; ad Apollo _scacciamali_ si immoli un -bue; liberi e servi s'inghirlandino e vachino dai lavori un giorno -intero; anche a Giove Ctesio sia sacrificato un bue bianco». DEMOST., -_C. Midia_. — E in una arringa di ISEO è descritto un vecchio che -celebra sacrificio, circondato dai figli di sua figlia. «Alle Dionisie -campestri egli ci conduceva con lui, e con lui celebravamo tutte -le feste. Quando sacrificava a Giove Ctesio, ed era per lui l'atto -religioso più importante, non ammetteva nessuno schiavo nè estraneo; -compiva da sè tutte le cerimonie; noi l'aiutavamo, maneggiando gli -oggetti sacri, ponendo sull'altare le viscere; ed egli, come a l'avo -conviensi, supplicava il Dio di accordarci la salute e un tranquillo -possesso della nostra fortuna». ISEO, _Ered. di Cirone_, § 15-16. - -[101] La battaglia sanguinosa di Nemea, dove gli Ateniesi, alleati -coi Tebani, Argivi e Corinzî furono sconfitti dagli Spartani, accadeva -nel 394 av. l'E. V., ossia 15 anni prima dell'epoca in cui è supposta -questa scena. Gli alleati vi erano forti di 24 mila opliti e 1550 -cavalli; i Lacedemoni vincitori avevano 13.500 uomini soli: ma la -mancanza d'accordo tra i capi portò la disfatta dei primi, che vi -perdettero 2500 uomini. I vincitori ebbero 1100 morti. - -[102] «Comandano le leggi che l'arconte abbia cura dei pupilli». -DEMOST., _C. Timarc._ — «Legge: l'arconte abbia cura degli orfani e -delle orfane ereditarie (_epiclére_); e delle case vuote; e delle mogli -che rimangono nelle case dei mariti defunti, e che dicono di essere -gravide». DEMOST., _C. Macart._, 1076. — Indi il tutore rappresentava -l'arconte, verso il quale rispondeva della tutela; e mancando -agli obblighi di questa, poteva esser tratto in giudicio o punito -dall'arconte d'ufficio. — Cfr. SCHÖM., _Ant. gr._; PETIT, _Leg. att._, -VI, 7; MEURS., _Them. att._, II, 10. - -[103] V. ESCHILO, _Coefore_; SOF., _Elettra_; EURIPIDE, _Ifig. in -Aul._, ecc. - -[104] «_Elettra._ I parentali — libamenti spargendo sulla tomba — qual -grata prece proferir degg'io? — Come il padre invocar?... Di' pur, come -t'ispira — la riverenza alla paterna tomba... _Coro._ Prega, il licor -versando, ai fidi amici — fausti tutti gli eventi... _Elettra._ Qual -altro aggiungerò? _Coro._ D'Oreste — ti risovvenga ancor che lunge ei -sia». — ESCHILO, _Coef._, v. 86-88, 108-115. - -[105] «Dicesi che Anassagora di Clazomene (il filosofo che fu -maestro di Socrate) non fu mai veduto ridere, e neppur fare il minimo -sogghigno: Aristosseno parimenti fu nemico del ridere, ed Eraclito -piagneva per ogni cosa della umana vita». ELIANO, _V. Stor._, VIII, 13. - -[106] «Carico di corimbi in questo loco — _il fiorente narciso — -ghirlanda delle due gran Dive antica_ — tuttodì si nutrica — di celeste -rugiada...» SOFOC., _Edipo a Colono_. — Su le due dee sotterranee, -Cerere e Proserpina, V. note all'_Alcibiade_. - -[107] τὴν μὲν ἅπασι τοῖς ἐαυτῆς φιλοτίμοις κεκόσμηκεν Αφροδίτη, μόνου -τοῦ κεστοῦ φεισαμενή. ARISTEN., _Lett._, I, 10. - -[108] «_Che cosa vi è di più dolce per un marito che una sposa secondo -il suo cuore, che cosa di più dolce, sopratutto nella gioventù?_» -ANTIFONTE, pr. STOB. _Flor._, LXVIII. Superfluo avvertire qui, una -volta per tutte, quello che Eudemonippo ha già accennato nel prologo: -che se la _Sposa di Mènecle_ è stata scritta da lui nella 120ª -Olimpiade, vale a dire quando Menandro fioriva, e Aristotile aveva -fatto scuola, egli è alla luce dei lavori della commedia nuova e delle -pagine più belle dello Stagirìta, che s'hanno a studiare, nei novi -costumi e sentimenti di quell'epoca, i novi ideali della famiglia, -dell'affetto coniugale e dell'amore; e i richiami alle caste dolcezze -amorose, e le scene di tenerezza fra giovani fidanzati e sposi, giunte -fino a noi negli sparsi frammenti greci, e nelle pitture più delicate -di Terenzio. _Fabula jucundi nulla est sine amore Menandri._ Nella -dignità cresciuta del matrimonio la moglie ritrova al 4º secolo un -posto quasi nuovo fino allora per lei: e nella femmina, presa per -confinarla nel gineceo a procrear figli, appare per la prima volta -la compagna amante dell'uomo. Ed ecco Aristotile dichiarare che «_la -tenerezza è naturale fra il marito e la moglie_, l'uomo essendo da -natura ancor più incline alla vita in due che non alla vita sociale; e -in questa tenerezza ritrovarsi molto profitto e molte dolcezze insieme -riunite». (AR. _Eth. Nicomac._, VIII, 14). Che più? Eccolo altrove -premunir i giovani sposi _contro l'eccesso della tenerezza_, contro -la intimità spinta al punto da divenire una abitudine tirannica e un -bisogno inquieto, sì che poi non diventi loro impossibile di staccarsi -un minuto l'un dall'altro; e insegnar loro a padroneggiarsi così da -bastare l'uno all'altro, anche colla sola memoria, quando l'un d'essi -è lontano! (ARISTOT., _Econom._, I, 4). — Però il mio Fània meritava -le attenuanti, se i moniti di Aristotile (ch'era in que' giorni un -bambino) non eran fatti per lui. - -[109] «’Ὀλβιε γαμβρ’ ἀγαθός τις ἐπέπταρεν ἐρχομένῳ τοι». _O felice -sposo, qualche buon genio a te veniente sternutò._ TEOCR., _Id._, 18. — -_Hoc ut dixit amor, sinistra ut ante — dextra sternuit adprobatione._ -CATULLO. — Sullo sternuto, or buono or cattivo augurio, cfr. note -_Alcibiade_, 157. - -[110] Cfr. SCHÖMANN. _Ant. greche_; LALLIER, _La femme dans la famille -athénienne_. — TEOFR., _Caratt._, 22. - -[111] _Siam le nipoti di Teseo e non siam le schiave dei mariti._ -Cfr. in SENOFONTE le ammirabili pagine (_Econom._, VII) dove Iscomaco -spiega alla sua sposa giovinetta i doveri e i diritti della moglie; e -com'ella non dee considerarsi la schiava, bensì la compagna del marito, -e avente ella stessa nel domestico governo la sua parte di sovranità. -(_Econ._, VII, 13 e seg.) E con che delicata e viva imagine, Iscomaco -paragona questa sovranità della moglie nella casa a quella della regina -delle api; e come insiste mostrando alla donna sua gli uffici del -marito e della moglie, essere diversi ma grandi del pari, «si da _non -potersi discernere chi vaglia più la donna o l'uomo!_» «E finalmente -— ei le soggiunge — cosa sopra tutte le altre dolcissima, quando nel -compimento degli uffici tuoi, ti farai conoscere di maggior valore che -non son io, tu ti valerai, o moglie mia, dell'opera di me, come di un -tuo ministro; nè dubiterai che nel tempo avvenire abbi ad essere meno -riverita». _Econ._, VII, 41-2. Siamo già evidentemente nelle idee ben -lontani dalla posizione umiliante e servile assegnata alla donna di -famiglia nella antica legislazione ateniese! È vero che al tempo di -Senofonte, tra questo ideale e la generalità del costume, del divario -ancora ne poteva e ne doveva correre: ma la parola dell'epoca è detta -e la nuova missione della donna della famiglia è cominciata. Verrà -tra breve Aristotile a paragonare i diritti della sposa coi diritti -sacri e augusti del supplice che ha deposto il ramo d'olivo sull'ara -domestica, e che acquista con ciò verso il marito i privilegi della -inviolabile ospitalità. (ARIST., _Econ._, I, 4). E verranno tra breve i -comici della commedia nuova a lamentarsi delle usurpazioni di autorità -commesse dalle mogli sui mariti, e a far ridere il pubblico alle spese -dei mariti tiranneggiati! - -[112] _E Temistocle ateniese stava sotto alla moglie._ «Diceva -Temistocle scherzando che suo figlio, ancora piccino, era il più -potente di tutti i Greci. Gli Ateniesi comandano ai Greci; io comando -agli Ateniesi; _sua madre comanda a me_, e lui comanda a sua madre». -PLUT., _Temist._, 18; cfr. PLUT., _Prec. matrim._ — E in una commedia -di Menandro: «Ecco un uomo di cui ognun vanta la felicità in piazza: -ma appena varcata la soglia di casa sua, è il più infelice di tutti._ -Sua moglie è la padrona di tutto:_ essa comanda e litiga senza posa». -MENANDRO, _Piloti_, fr. 2. - -[113] Vedi la legge citata nel _Prologo_, pag. 26. - -[114] Il fratello consanguineo succede in diritto al padre nel disporre -della sorte dell'orfana da maritare. V. sopra nota 10. — Cfr. DEMOST., -_C. Onetore_, 865, 866; _C. Eubulide_, 1311; _C. Beoto_, II, 1010. -ISEO, _Eredità di Mènecle_, § 5-9. - -[115] Colombi di Sicilia, allevati e tenuti in pregio nelle case -ateniesi. TEOFR., _CARATT._, 5. - -[116] - - ’Εὰν δὲ κινήσῃ μόνον τὴν Μυρτίλην - ταύτην τις, ἢ τιτθὴν καλᾖ, πέρας οὐ ποιει - λαλιᾶς. τὸ Δωδοναῖον ἄν χαλκίον, - ὃ λέγουσιν ἠχεῖν, ἀν παράψηθ’ ὁ παριών, - τὴν ὴμεραν ὅλην. καταπαύσαι θᾶττον ἢ - ταύτην λαλοῦαν˙ νύκτα γὰρ προσλαμβάνει. - -MENANDRO, _La suonatrice di flauto_. (’Αῤῤ ήφορος ἤ αὐλητρίς) pr. STEF. -BIZ. — MEIN., _Fr. Com. gr._, IV, 89. - -[117] Le arie di alterigia e le pretese che le ricche ereditiere -recavan seco insiem con la dote nella casa maritale doveano realmente -dar non poco fastidio ai signori mariti ateniesi, se fornirono così -larga materia agli scrittori comici della antica commedia e della nuova -(le imitazioni di Terenzio comprese): dove si incontrano ad ogni piè -sospinto le lamentazioni dei poveri mariti. - - Εἴθ’ ὤφελ’ ὴ προμνήστρι’ ἀπολέσθαι κακῶς - ἥτις με γῆμ’ ἐπῆρε τὴν σὴν μητέρα - -«_Ahi, fosse perita di mala morte la pronuba che m'indusse a sposar -la madre tua!_» ARISTOF., _Nubi_, v. 41. «Oh Dei! che sproposito ho -io mai fatto a sposar per i suoi sedici talenti questa Crobila, una -donnicciuola alta un cubito! È mai possibile di sopportare una tanta -arroganza? Per Giove Olimpo, e per Minerva, ohibò!» MENANDRO, _La -collana_ (πλόκιον), pr. AUL. GEL., II. — MEIN., _Fr. Com. gr._, IV, -189. «Questa vita del matrimonio m'è odiosa! — Perchè l'hai presa -per il cattivo verso... Se passi il tempo a lagnarti de' suoi guai, -senza mettere in bilancia i compensi, ti desolerai eternamente». MEN., -_L'odiator delle donne_ (Μισογόνης) pr. STOB., LXIX. — MEIN., _Fr. -Com. gr._, IV, 164. «Han fatto bene a dipinger Prometeo inchiodato -allo scoglio... È lui che ha creato le donne... Una donna è migliore a -sotterrarsi che a sposarsi». MENANDRO, _fram. inc._ — MEIN., _Fr. Com. -gr._, IV, 228. «Maledetto il primo che inventò di prender moglie! E poi -il secondo, e il terzo, e il quarto e tutti quelli che l'imitarono!» -MENAND., _La ragazza bruciata_. (’Εμπιπραμένη) pr. ATEN., XIII. — -MEIN., _Fr. Com. gr._, IV, 114. - -E la litania dei lamenti non finisce qui: vedine qui sotto degli altri -(note 39, 41, 42): e potrei aggiungerne ancora: ma pare che bastino. - -[118] τὰ τῆς γῆς ἀγαθά. — ALCIFR., _Lett._, II, 3. - -[119] ’Ὲχν δ’ἐπίχληρον Αάμιαν «_Ho (sposato) una strega con la dote_ -(esclama lamentosamente in Menandro un vecchio marito): non te l'ho -già detto? Non te l'ho già detto? Casa e campi mi vengono da lei: e m'è -toccato per averli di prendere anche lei insieme: e questo, o Apollo, è -il peggior dei mali!» MEN., _La collana_ (Πλόκιον), pr. AUL. GEL., I. — -MEIN., _Fr. Com. gr._, IV, 191. - -[120] PLUTARCO. _Proverbii_ — E poco diverso dai Greci diciamo anche -noi: _chi sprezza vuol comprare_. - -[121] TERENZIO, _Formione_: «_Nausistrata._ In verità mio marito -amministra senza una cura al mondo i poderi bene acquistati dal padre -mio: chè egli ne ricavava, senza manco, due talenti l'anno d'argento: -vedete che differenza da uomo ad uomo! — _Demifone._ Due talenti! — -_Nausis._ Proprio! due talenti! e sì le derrate non valeano uno per -cento d'adesso». v. 788-790. — Cfr. sopra, nota 37, framm. del Πλόκιον. - -[122] Πατρῷ’ ἒχειν δεῖ τὸν χαλῶς εύδαιμονα «_Fortunato quegli che è -ricco dell'eredità del padre!_ poichè delle cose che entrano in casa -colla moglie il possesso non è nè sicuro nè allegro». MEN., _inc. -fab._, fr. 54. «Se siete povero e sposate una donna ricca, vi pigliate -una padrona e non una moglie: vi riducete alla condizione di essere a -un tempo e servo e povero». ANASSANDRIDE, _incert. fab._ «O tre volte -infelice chiunque essendo povero conduce moglie!» MEN., Πλόκιον, pr. -STOB., LXVIII. «Alla fronte superba e alle sue arie tutti si voltano -a guardar Crobila: poichè è ben nota mia moglie, dalla ricca dote, o -piuttosto la padrona che mi possiede!» MEN., Πλόκιον, pr. AUL. GEL., -II, 23. «La moglie di lui è la padrona di tutto: essa comanda e lo -strapazza senza posa». MEN., _Piloti_, (Κυβερνῆται). - -[123] «_Ma il nostro tesoro è stato carboni_ (ἄνθρακες ὸ θησαυρὸς -ἦσαν) come dice il proverbio». LUCIANO, _Zeusi_. «Se sapessi ch'ella -ha rivolto ad altri il suo amore, tutti i tesori mi diventerebbero -cenere». ALCIFR., _Lett._, II, 3. - -[124] Cfr. ARISTOF., _Nubi_, v. 71. - -[125] Disposizione degli attori in iscena: - -AGLAE, CRÌSIDE — CRÒBILO, FANIA. - -[126] V. un frammento dei tempi della commedia di mezzo in EUBULO, -Χρύσιλλα. — MEIN., _Frag. Com. græc._, III, 260. — Cfr. in ARISTOFANE, -_Tesmofor._, v. 545-550: ed EURIPIDE, _Androm._, _Jon_, _Ippolito_, -_Alceste_, ecc. - -[127] V. un frammento di un altro poeta della commedia di mezzo: -«L'uomo è animale infelice per natura, ma ha trovato a' suoi dolori -questo conforto (il teatro): poichè la mente, dimentica dei propri mali -nel compatire i mali altrui, vi si diletta e si istruisce insieme. -Vedi prima, se vuoi, i tragici come giovano a tutti! Imperocchè il -povero venendo a sapere che vi è stato Telefo più povero di lui, già -più facilmente sopporta la mendicità; l'infermo per qualche insania -considera Alcmeone; oppur soffre di oftalmia? I figli di Fineo sono -ciechi. Morì il figlio al padre? Niobe lo consola. O qualcuno e -zoppo? Si specchia in Filottete. O un altro è vecchio e sfortunato? Lo -ammaestra Eneo. Qualunque cosa infine uno soffra, maggiori stimando le -altrui calamità, meno delle proprie si lagna». TIMOCLE, _Le Baccanti_ -(Αιονυσιάξουσαι), pr. STOB., _Flor._, 124. — MEIN., _Frag. Com. græc._ -III. 592. Al quale frammento di Timocle, G. Guizot, nello studio -su Menandro (pag. 135), contrappone lo scherzo di Voltaire nella -novella _Les deux consoles_: «Songez à Hécube, songez à Niobé, dit le -philosophe — Ah, dit la dame, si j'avais vecu de leur temps, et si, -pour les consoler, vous leur aviez conté mes malheurs, pensez vous -qu'elles vous eussent ecouté?». - -[128] ὢμοι... ὢμοι, ESCHILO, _Agamenn._ v. 1343-5. - -[129] λίοπη γλῶσσα (ARISTOF., _Rane_, v. 826), _lingua scortecciata_ -ossia _senza pelo_ dicevano anche i Greci, allo stesso modo nostro, di -chi sa bene adoperarla. - -[130] «_Io mi mostrerò forte e coraggioso e guardante l'orìgano_» -βλέποντ’ ὀρίγανον, ARISTOF., _Rane_, v. 602: ossia _guarderò torvo -e brusco_. Modo proverbiale, derivato fra i Greci dall'odor acre di -quell'erba. - -[131] Su le pretese e il bisticciare e il rimbrottar continuo con che -le mogli dotate molestavano i mariti, vedemmo abbondare in Menandro e -ne' comici della commedia nuova gli esempi. — Cfr. LALLIER, _La femme -dans la famille athénienne_. — BENOIT, _Sur la Comédie de Ménandre_. - -[132] «A quella di noi donne che partorisse un uomo utile alla città, -legislatore o capitano, era giusto le si desse qualche premio, e il -primo seggio nelle feste Stenie e nelle _Scire_, e nelle altre che -noi donne sogliamo celebrare». ARISTOF. _Tesmof._, v. 834. «Tu lampada -sarai a parte dei presenti consigli, che furon presi dalle amiche mie -nelle feste Scire». ARISTOF. _Eccles._, v. 18. Si celebravano dalle -donne in onor di Minerva le Scire o _feste dell'ombrella_, ai dodici -del mese detto appunto _sciroforione_ (giugno-luglio), sulla via da -Atene a Sciro ov'era il tempio di Minerva Scirade. Il sacerdote portava -nella processione un ombrello bianco. - -[133] «Che mai di buono farem noi donne, noi che sediamo con chiome -tinte di biondo, portiam tuniche color di croco, e siam cariche di -ornamenti e vestiam cimberiche a strascico (κιμβερίκ’ ὸρθοστάδια) e -peribàridi ai piedi?» ARISTOF., _Lisistr._, 45. — τὼ Περσικά, ibid., -230. Eran calzari di gala, alla persiana. - -[134] EURIP., _Medea_, _Androm._ — ANASSANDRIDE, _Inc. fab._ Vedi -avanti la nota 69. - -[135] Simili al bisso (ch'era una specie di tessuto di lino) ma assai -più fini erano i tessuti rinomati che l'isola di Amorgo forniva -per certe tonache o camicie di donna, di straordinaria finezza -e trasparenza, e che dal luogo d'origine si chiamavano ἀμόργινα. -ARISTOF., _Lisistr._, v. 150; Scol. in ESCHINE, _C. Timarco_, 97. - -[136] Sotto il nome di _Colìade_ (dal borgo attico di Colias ov'era -il tempio) e di _Genetìllide_ (come preside agli atti sessuali) avea -Venere speciali onoranze di riti lascivi femminili. «Se alcuno le -avesse convocate (le donne) nel tempio di Pane, di Venere Colìade -o di Genetìllide, non si potrebbe più passare per la gran copia dei -timpani». ARISTOF., _Lisistr._, v. 1 seg. «Sposatala, giacevo con lei -che olezzava di unguento di croco, di baci con la lingua tra le labbra, -di ghiottornie, di Colìade e di Genetìllide». ARISTOF., _Nubi_, v. 41 -seg. - -[137] Era devoluta ai _tesmotéti_ (gli ultimi sei de' nove arconti) -oltre la presidenza de' giudizi, de' comizi elettorali, ecc., anche -la sorveglianza dell'ordine e della quiete pubblica. Per che di notte -l'uno di essi per turno andava in ronda per la città. Vedi ULPIANO, -nei _Commenti a Demostene_, orazione _Contro Midia_: e fu probabilmente -durante il suo giro di ispezione, che il tesmoteta di cui ivi si parla, -per essersi inframmesso in un parapiglia, a soccorso di un suonatore, -toccò la sua parte di bastonate. - -[138] Per brevità, nella recita, da questo punto si ometta il brano di -scena che segue, da qui saltando addirittura a pag. 123, alle parole di -Cròbilo: - -CRÒB. (_sotto voce ad Aglae che s'allontana con Mìrtala_) Mi raccomando -non le mostrar tutta la guardaroba, ecc. - -[139] «Fanciulla di sette anni, portai nella processione di Minerva i -sacri arnesi; di dieci, macinai l'orzo di Minerva nostra signora; poi, -vestita dell'abito color di croco, simboleggiai l'orsa di Diana nelle -feste Brauronie; quindi, fatta fanciulla leggiadra, portai il canestro -sacro con un monile di fichi secchi al collo». ARISTOF., _Lisistr._, -641 seg. In queste parole della _Lisistrata_ è brevemente riassunta la -prima educazione delle fanciulle ateniesi di distinta nascita. - -[140] Cfr. ARISTOF., _Vespe_, 103-4; 850. Rendevano i giudici, come -s'è detto, le sentenze ne' giudizi in varie forme, oltre quelle -dei ciottoli neri e bianchi, o delle palline forate ed intere (v. -_Prologo_, nota 52). Era anche uso segnar la condanna col tirar righe -lunghe sulla cera delle tavolette. Questo però non toglieva l'uso de' -ciottoli o delle pallottole, necessario a ogni modo, per lo scrutinio -de' voti: come vedi nel passo citato delle _Vespe_: «e per severità -tirando una lunga riga in segno di condanna, rientra in casa con le -unghie impiastricciate di cera: e temendo gli vengano meno i ciottoli, -per aver modo di dare il voto, mantiene in casa un litorale». v. 103 -seg. - -[141] Sul banchetto funebre che, in onor dell'estinto, al nono e al -trigesimo giorno dalla morte, celebravasi, in vesti bianche di lutto, -da' parenti suoi, cfr. ISEO, _Eredità di Cirone_; DEMOSTENE, _Corona_; -POLLUCE, I, 7, ecc. La trascuranza ne' figli, delle onoranze funebri -ai genitori era punita dalle leggi e portava seco interdizione civile. -SENOF., _Memorab._ - -[142] ISEO, _Ered. Pirro_, § 64. Cfr. _Prologo_, pag. 27. - -[143] Le deposizioni degli schiavi nei giudizi, non erano assunte e -tenute valide come prove, se non estorte coi tormenti (βασανίξειν) -dagli inquisitori a ciò destinati (βασανισταὶ), in presenza dei -rappresentanti delle parti che scrivevano il deposto per unirlo agli -atti. Ε βάσανος dicevasi, oltre il supplicio, anche la deposizione -de' servi col supplicio strappata: a differenza di μαρτυρία ch'era -la testimonianza de' liberi. (Potevano in casi eccezionali anche -i liberi cittadini esser posti a tortura, ma solo per espresso -decreto del popolo: così Mantiteo e Apsefione, senatori, a stento la -scansano, abbracciando supplici l'altare. ANDOC., _Misteri_). Quello -dei contendenti che vi aveva interesse _provocava_ a ciò l'avversario -(πρόκλησις εὶς βάσανον) esibendo di dare ai tormenti i proprî schiavi -o disfidando l'avversario a dare i proprî. Accettar la _provocazione_ -o _richiesta_ non era obbligo: ma ricusarla induceva presunzione -sfavorevole al ricusante. «Voi tutti sapete che le provocazioni furono -create per quelle cose che non si possono produrre innanzi a voi. -Quando non può farsi investigazione innanzi a voi, ha luogo per via -di tormenti la provocazione». DEMOST., I, _C. Stef._ «_Io gli chiesi -pei tormenti tre sue ancelle_ informate del fatto e dei danari che -Afobo e la donna possedevano: acciocchè a dimostrazione del vero, non -fossero i soli ragionamenti, ma le prove della tortura. La qual mia -proposta, approvata da tutti i presenti, fu ricusata da lui. Ora voi -per le pubbliche e le private cose reputate la tortura, fra tutte, la -più degna di fede: e ovunque siano servi e liberi e occorra raccogliere -indagini, non vi valete delle testimonianze dei liberi, ma tormentando -i servi cercate ritrovare la verità. E fate bene, o giudici: poichè -dei cittadini testimoni già parecchi furono colti in falso: _ma dei -tormentati nessuno fu mai convinto di non aver detto la verità durante -la tortura_». DEMOST., I, _C. Onetore_, dove il massimo oratore ripete -quasi alla lettera un passo di ISEO suo maestro (_Ered. di Cirone_). E -altrove: «Or come può non essere che questi testimoni abbian deposto il -falso? dacchè neanche ora _ardiscono concedere il corpo della schiava_, -che testificarono già offerto da Teofemo, e _così confermare col -fatto_ la verità della lor testimonianza. Consegnando della schiava il -corpo, non se ne trarrebbero co' tormenti le prove per le quali Teofemo -ingannò i giudici?... Sola la femmina trovatasi presente avrebbe detto -il vero, non già testificando con la tabella (in iscritto), ma con la -più salda e sicura delle testimonianze, coi tormenti cioè. I motivi -dunque coi quali (Teofemo) ingannò i giudici appariscono falsi, chè -non osa consegnare il corpo della schiava, e invece ama meglio mettere -al cimento il fratello e il cognato per falsa testimonianza, anzichè -mediante il corpo della schiava scagionarsi». DEM. _C. Everg._ 7-9. — -E Licurgo oratore: «Nell'atto di accusa io aveva citato i testimonî, -chiedendo si tormentassero gli schiavi di Leocrate. Ma Leocrate -respingendo la provocazione, si accusa traditor della patria. Sì: egli -_con lo scansare la prova degli schiavi_ consapevoli de' fatti suoi, -confessò la verità della querela. E ignora alcun di voi che nelle -controversie l'esame degli schiavi e delle schiave e il tormentarli -quando sanno la cosa è tenuto secondo giustizia ed è comune a tutti? -Or dunque io fui sì lungi dall'apporre a Leocrate falsa accusa, che a -mio carico volevo venire alla prova, tormentando gli schiavi di lui: -ma egli per sua mala coscienza nol sofferse. Eppure i suoi _schiavi -e le schiave avrebbero_ più facilmente negato che dato falsa accusa -al padrone». LICURGO, _C. Leocrate_. — Ecco invece un esempio di -provocazione all'opposto: «Pensai che innanzi tutto convenisse provocar -costui (l'avversario) per convincerlo. E in qual modo? Volli dargli -(all'avversario) un mio giovanetto, che sapeva di lettere, acciò fosse -posto ai tormenti. Or non poteva esso avversario tacciarci di falsatori -con l'investigare la verità, tormentando il giovinetto? Ma _egli -ricusò_». DEMOST., _C. Afobo, falsa testim._ Cfr. DEMOST., _C. Neera_ -e altrove. Ho citato questi passi, e tralascio citarne altri, degli -oratori, a dare un'idea caratteristica e precisa di quel che fosse la -tortura de' servi ne' giudizi ateniesi e il valore grande che vi si -attribuiva. Certo bisogna riportarsi all'idee antiche sugli schiavi, e -al diritto antico che li riguardava come cose e cadaveri, per concepire -come tanta crudeltà paresse la cosa più naturale del mondo anco agli -animi più miti, e in Atene stessa, ove la legge era ad essi più benigna -che altrove, fino a dar loro il diritto di richiamarsi degl'ingiusti -maltrattamenti. (Cfr. note all'_Alcib_.) Che però le deposizioni degli -schiavi tormentati meritassero tutta quella fede che ISEO e DEMOSTENE -sembrano attribuirvi a parole, e che facea dar ad esse maggior peso -delle testimonianze de' liberi, pareva già dubbio, nella sua profonda -intuizione dell'essere umano, ad ARISTOTILE, il quale nella _Retorica_ -discute di questo metodo di prova i vantaggi e i danni: e trova potersi -«ad ogni sorta di tormenti obiettar questo: che sforzano a dire tanto -il falso che il vero, e che i torturati o stanno forti e non dicono la -verità o per impazienza facilmente dicono il falso, affine di uscire -più presto dal martirio» (_Retor._, I, 13). Ancora è ad osservarsi che -nelle arringhe pervenuteci, quanto son frequenti le _provocazioni_ -a questa prova, altrettanto lo sono (come per esempio in _tutti_ i -passi sopracitati) le _ricusazioni_; e non sembrando verosimile che -debban tutte attribuirsi a paura della prova, e che i contendenti -potendo giovarsene se ne privassero così leggermente, è a credere che, -nel fatto e nella consuetudine, un sentimento più umano correggesse -in parte la ferocia della legge, e che la così detta _provocazione_, -così frequente nelle arringhe, fosse il più delle volte, e lo andasse -diventando sempre più ai tempi di ARISTOTILE e posteriori, una forma -retorica, dagli oratori usata più per ispauracchio e per crescere -efficacia alla argomentazione, che per seria intenzione di vederla in -atto. E giova il pensarlo, affinchè quel passo truce che DEMOSTENE, -nell'arringa contro Onetore, ripeteva con le parole stesse di ISEO -(quasi farlo interamente suo gli ripugnasse), ci trovi indulgenti verso -il sublime oratore: tanto più se si pensi che DEMOSTENE, così corrivo -a provocare a parole con questa prova gli altri, o per conto altrui, -quando vi fu provocato egli stesso nella gravissima lite con ESCHINE, e -accettarla probabilmente gli conveniva, con nobili parole a sua volta -la ricusò. «Venga qui il carnefice — grida ESCHINE — e dia i tormenti -innanzi a voi.... Se Demostene si chiarirà mentitore, condannatelo alla -pena di confessare innanzi a tutti che egli è maschio-femmina e non -libero. Conduci alla ringhiera gli schiavi.... (_provocazione_); ma -DEMOSTENE rifiuta l'uso dei tormenti, perchè _non vuol dipendere dai -tormenti de' servi_.» ESCHINE, _Ambasceria_. Caratteristiche parole -che, forse, già in DEMOSTENE adombrano il pensiero di ARISTOTILE, e, -molti secoli più tardi, di BECCARIA. - -[144] Per essere un pretesto umoristico, questo di Mènecle era -abbastanza legittimo. Cfr. DEMOSTENE, nell'arringa contro Macartato, -per l'eredità di Agnia: «Innanzi tutto avevo deliberato, o giudici, -di scrivere in una tavoletta i parenti di Agnia per modo che fossero -tutti notati ad uno ad uno: ma poi stimai che _quella tavoletta non si -potrebbe veder bene da tutti i giudici e massime da quelli che siedono -più lontani_». _C. Macart._, § 18. - -[145] Al Ceràmico era la passeggiata del bel mondo ateniese, e le -scritte sui pilastri e sui muri vi facevano l'ufficio della cronaca -cittadina delle nostre gazzette. Ivi i buontemponi e i maldicenti, -con epigrammi ed iscrizioni col carbone, si divertivano a mettere in -piazza i fatti del prossimo; e gli innamorati talora vi scrivevano -le loro dichiarazioni amorose alle belle, come ce ne restano esempi a -Pompei. «Leggi quel ch'è scritto sui muri del Ceràmico, dove i nostri -nomi stanno sui pilastri.... E trovai questa scritta là dove s'entra -a destra verso il Dìpilo». LUCIANO, _Dialoghi delle cortigiane_. «Ho -pensato scrivere sul muro del Ceràmico dove Architele suol passeggiare: -_Aristeneto contamina Clinia_». LUCIANO, _ibid._ - -[146] Famiglia dei _Britidi_, v. DEMOSTENE, _C. Neera_, 1365. Sugli -_Almeonidi_, l'illustre famiglia di Pericle e di Alcibiade. Vedi note -all'_Alcib._, atto I, n. 37. - -[147] «E così la maritammo ad Elèo del borgo di Sfetto, e Mènecle le -restituì la dote». ISEO, _Ered. di Mènecle_, § 9. Il divorzio infatti -portava seco la restituzione della sostanza dotale alla moglie o -alla famiglia di lei. «La legge vuole che se uno ripudia la moglie, -restituisca la dote ovvero paghi l'interesse di nove oboli; a chi -ha la donna in cura concede facoltà di muover lite nell'Odeone per -gli alimenti». DEMOST., _C. Neera_, 52. «È obbligato dalla legge a -restituir la dote con l'interesse a ragion di nove oboli». DEMOST., _C. -Afobo_, 17. Questa restituzione era però esclusa (e l'egregio MARIOTTI -omise nel suo Codice ateniese di notarlo) nel caso di colpa della -moglie, come si vede dalla stessa arringa contro Neera: «In vederla -Frastore nè costumata, nè a lui obbediente, e informato ch'ella non era -figlia di Stefano, ma di Neera, e perciò reputandosi ingannato, entrò -in ira contro tutti costoro, e mal soffrendo l'ingiuria e l'inganno, -scacciò di casa la donna sua gravida, che aveva tenuta circa un anno, -_e non le restituì la dote_». _C. Neera_, 1362, cfr. 1363. Ma questo di -Frastore con la cortigiana Neera non era evidentemente il caso del buon -Mènecle mio. - -Del resto quest'obbligo della restituzione della dote era in Atene -non disprezzabile freno alla estrema facilità e moltiplicazione de' -divorzi. Più di un marito bramoso di sbarazzarsi della moglie, e -al quale la legge ne apriva cento vie, s'arrestava solo dinanzi al -pensiero di ritornar povero o all'impossibilità di fare la restituzione -impostagli. Indi la prudente riflessione di un personaggio di EURIPIDE: -«Delle ricchezze che la moglie porta in casa non si gode: _non servono -che a rendere il divorzio più difficile_». EURIPIDE, _Melanippe_, fr. -31. - -[148] Cfr. LUCIANO, _Dialoghi delle etére_. — ARISTENETO, _Lettere_. - -[149] Sulle idee dei Greci intorno al suicidio, caratteristica ed -eloquente fra tutte la pagina di PLUTARCO nella vita di Cleomene, -ossia le parole ch'ei pone in bocca a questo re. Disfatto in battaglia, -perduto il trono, costretto a fuggire da Sparta sua, mentre Antigono -è già alle porte, l'eroico re, al suo compagno d'armi, il prode -Tericione, che consiglia il suicidio, risponde: «Vile che sei, credi -esser magnanimo e generoso _perchè insegui la morte che è la più -facile delle cose umane_ e che è sempre in poter nostro? Bisogna che -la morte che si elegge non sia la fuga da un'azione, ma un'azione essa -medesima: _nessuna maggior vergogna del non vivere e non morir che per -sè._ Quando la _speranza di esser utile ancora alla patria nostra ci -lascierà, allora soltanto ci sarà facile morire_». - -[150] Οὔκουν ἔφη δεῖν ἐκείνην τῆς χρηστότητος τῆς ἑαυτῆς τοῦτο -ἀπολαῦσαι, ἄπαιδα καταστῆναι συγκαταγηράσασαν αὑτῳ ISEO, _Ered. di -Mènecle_, § 7. - -[151] Per quanto il divorzio in Atene fosse reso dalle leggi e dall'uso -un caso affatto ordinario e frequente, esso non colpiva perciò meno -duramente l'onore e l'amor proprio della donna, per lo meno nei casi -in cui era il marito che di suo proprio impulso lo promoveva. Già -abbiam visto (_Prologo_, pag. 27) che in questi casi il divorzio era -nella legge stessa qualificato _ripudio_ (ἀπόπεμψις): e il sentimento -pubblico s'accordava colla legge, nella spiegazione umiliante di -quella parola. Ed EURIPIDE, ne' cui drammi, sotto la larva delle -favole antiche, le idee e i costumi dell'età sua si rispecchiano, per -questo fa dire a Medea: «_Non onorevoli_ (ossia _vituperosi_) _sono i -divorzj alle donne_» (οὐ γαρ εὐκλεεῖς ἀπαλλαγαι γυναιξὶν) _Med._, 236. -E altrove nella _Andromaca_, fa dire a Menelao, di sua figlia Ermione -parlando: «Io non voglio che mia figlia sia privata del talamo: poichè -_tutte le altre cose_, che la donna soffra, sono di minor conto: ma -_perdendo il marito, perde la vita_» (ἀνδρος δ’ἁμαρτάνουσ’ ἁμαρτάνει -βιου). EURIPIDE, _Androm._, 370-4. E il comico Anassandride, dei tempi -della commedia di mezzo, nel passo più sopra citato: «_Difficile_ -e _ripida_, aspra (χαλεπὴ καὶ προσάντης), è o figlia la via del -ritorno alla casa del padre dalla casa del marito, per qualunque donna -costumata: poichè ell'è una via che porta seco l'ignominia» (ὁ γἁρ -δίαυλός ἐστιν αισχύνην ἔχων). ANASS., _Inc. fab._, 5. - -[152] «Bastare, disse, _che fosse infelice lui solo_» ἱκανὸς γὰρ, ἔφη, -αὐτὸς ἀτυχῶν εῖναι. ISEO, _Ered. di Mènecle_, § 7. - - - - -ATTO SECONDO - - -ATTO SECONDO - - Casa di Mènecle. Sala aperta comune (προστάς o παστάσ) che dà sul - peristilio; riccamente dipinta e decorata con ricco mobilio. A - destra le colonne del peristilio che supponesi aprirsi da questo - lato, e immettere per le quinte di destra agli ingressi esterni; a - sinistra l'ingresso dal _metaulo_ che immette alle stanze interne - del gineceo. Nello sfondo altra porta che mette alla stanza da - letto θαλαμος. Nell'angolo a sinistra della sala, il piccolo altare - domestico. Una panòplia è appesa alla parete. - - -SCENA I. - -AGLAE _e_ TRATTA. - - (Aglae traversa rapidamente la scena, dalla porta laterale di - sinistra, quella del gineceo, alla porta di mezzo ch'è nello - sfondo: a mezza via si arresta, e chiama forte.) - - -AGL. Tratta! - -TR. (_affacciandosi dalla porta di sinistra_) Padrona! - -AGL. Appena vien Fània da mio marito, avvertimi. Va! (_Tratta -rientra_). E dunque... Fània, da fratello affettuoso, compiangendomi, -pensa a parlare per me; Mènecle, da marito magnanimo, compiangendomi, -pensa a liberar me; Cròbilo, da amico leale, compiangendomi, pensa a -consolar me. E se Aglae la compianta li burlasse tutt'e tre? (_esce per -la porta di mezzo_). - - -SCENA II. - -MÈNECLE _e_ BLÈPO. - - (Mènecle leggendo una carta, seguito da Blèpo, entra dal peristilio - a destra). - - -MÈN. (_leggendo_) «Scegliere fra essere o non essere. O si è marito o -non si è. Se essere non volevi, non dovevi diventarlo». Ma bravo, per -Giove, mio cognato Fània! Platone non avrebbe ragionato meglio! (_si -volge a Blèpo_) E che t'ha detto Fània nel darti questa? - -BL. Che ripassava. - -MÈN. Che ombra fa? - -BL. Un piede[153]. - -MÈN. Oh, oh! quasi mezzodì! Sarà qui a momenti. Va. (_lo richiama_) -Aspetta. Ed è tornato, n'è vero, in mia assenza, Elèo? - -BL. No. - -MÈN. Come no? e queste carte? chi te l'ha date? - - (Accennando altre carte che ha in mano). - -BL. Lui. - -MÈN. Quando? - -BL. Stamattina. - -MÈN. Dove? - -BL. Qui. - -MÈN. Dunque è venuto, imbecille!... - -BL. Grazie. - -MÈN. (_impazientito_) È venuto sì o no? - -BL. Venuto sì, tornato no. - -MÈN. (_lo guarda sorpreso_) Eh?... - -BL. (_con far grave e sentenzioso_) _Venire_ non è lo stesso di -_tornare_. E se uno viene, non torna. E se uno torna, non viene. Però -si può dire: _In questo suol vengo e ritorno_, come Eschilo fa dire ad -Oreste esule[154]. - -MÈN. (_guardatolo attonito, se gli appressa, tra serio e canzonatorio_) -Bravo!... E, dimmi in grazia... dove e quando hai imparato queste belle -cose?... - -BL. (_con gravità_) Ieri, passando dal Liceo, da uno di quei filosofi -che ci stanno. E delle altre cose ancora... - -MÈN. (_ironico_) Ah!... sei divenuto un savio... dunque? - -BL. (_sentenzioso_) No, padrone. Perchè ciò che diviene non è[155], -e non può essere nel momento che diviene: altrimenti, se fosse già, -non diverrebbe, o, se diviene, diviene un'altra cosa: e quello che -è, se potesse divenire, allora l'essere diventerebbe eguale al non -essere, mentre il non essere è diverso dall'essere, come dice Ercole in -Euripide[156]. E per scegliere quindi fra l'essere... - -MÈN. (_continuando ironico_) ... e il non essere... Ferma un momento. -E dimmi un po'... hai scopato le stanze stamane?... e la casa è -all'ordine?... è? - -BL. Sicuro che è. - -MÈN. (_fissandolo_) Ma potrebbe anche non essere, visto come impieghi -il tempo. Vedi questo? (_gli mostra un grosso bastone_) Cosa credi che -sia? essere o non essere? - -BL. (_tirandosi a rispettosa distanza_) Vedo. È un bastone... è... - -MÈN. Ne convieni? Ebbene, se ti sento fare ancora di queste scoperte, -e bazzicar quei galantuomini che mangiano fichi nel Liceo[157], questo, -che è un bastone, ti annunzio che può _divenire_ uno spianatoio per le -tue spalle, pur non cessando di _essere_ un bastone. M'hai inteso? - -BL. Perfettamente. - -MÈN. Vedi che lo sei, un savio!... Va. - - (Blèpo esce, facendo comiche smorfie). - - -SCENA III. - -MÈNECLE _solo_. - - -Per gli Dei e per i démoni!... L'amico Isocrate ha ben ragione di -pigliarsela con que' maledetti sofisti![158] Ancora un po' e questo -mariuolo mi rifaceva la lezion di Fània! (_passeggia su e giù_) Del -resto, mio cognato non potea venir in mezzo più a proposito. Tanta -fatica di meno. La cosa va più liscia che non avrei sperato... Oh -eccolo!... - - -SCENA IV. - -MÈNECLE _e_ FÀNIA. - - -FÀN. Buon dì, Mènecle... - -MÈN. Salute, cognato mio... (_disinvolto_) Sicchè tu vieni a dirmi che -hai scoperto che tua sorella non è felice con me, e a rimproverarmi... - -FÀN. (_impacciato_) Non a rimproverarti... Ma se felice ella sia, -domandalo a te stesso, alla tua coscienza... - -MÈN. (_disinvolto_) Ben detto!... E dimmi: perchè non l'hai domandato -tu prima... alla gran madre... alla natura? - -FÀN. Mènecle! - -MÈN. Ah tu credevi che il vecchio Mènecle, un cittadino pieno di -meriti... - -FÀN. Oh certamente... - -MÈN. Grazie. Vedi che andiam d'accordo... un cittadino pieno di grandi -meriti, noti a tutta Atene (_si interrompe sospirando comicamente_) — -da dieci olimpiadi! — avesse a dare, a una giovinetta di diciott'anni, -le emozioni che tu dài alla tua Crìside, ammannendo alla di lei -fantasia... i suoi grandi meriti per imbandigione!?... Bel pasto!... e -sostanzioso... per una mensa coniugale! - -FÀN. Questo io non dissi... ma... - -MÈN. Ah! c'è un ma... - -FÀN. Ma io sperai che non per nulla, sulla soglia della tua casa, -il giorno che Aglae vi entrò, stessero appese, in lieto augurio, le -ghirlande di antico alloro intrecciate alla giovane édera: e che in -quel dì non fossero indarno comparse le due cornacchie all'altare. -Vi hanno premure delicate, cure affettuose, conforti... che anche un -uomo... - - (Fa pausa come cerchi la parola). - -MÈN. Tira via... Di' pure... maturo. Sono stato in Sicilia con tuo -padre... - -FÀN. Ebbene sì... che anche un uomo... inoltrato sul cammino del -tempo... - -MEN. (Ama le perifrasi!)... Grazie... - -FÀN. ... al pari degli altri _può_, e più degli altri, _deve_ dare ad -una giovane compagna; e che potrebbero compensarla... - -MÈN. (_prosegue ironico la frase_) ... di quell'altre che le -mancassero. Benissimo. E insomma... - -FÀN. (_impazientito_) Oh insomma io dico che tu trascuri Aglae. Non hai -premure per lei. Aglae non è contenta. Aglae non è felice... - -MÈN. (_a parte sospirando_) (Pur troppo!) - -FÀN. E non è questo che sperava mio padre, non è questo che speravo -io... - -MÈN. Già, già! lo so, quello che tu credevi, che tu speravi. Tu -speravi che io rinnovassi il miracolo di Jolao, quando nel furor della -battaglia ricuperò le forze giovanili[159]. Speravi che Giunone Nuziale -non si pappasse i sagrifici a ufo, e bastassero i cestelli di fichi a -portar nella casa nostra le gioje, e bastasse la focaccia di sésamo a -portarvi la fecondità![160] Speravi che io ti facessi zio di una bella -corona di nipotini, di amorini vispi, ricciutelli, paffutelli, per -indennizzarti di quelli che ancora aspetti dalla tua Crìside... dopo -dieci mesi che l'hai sposata. Uh vergogna! vergogna!... - -FÀN. Ma io ti dirò... - -MÈN. (_interrompendolo_) Ma io ti dirò che il padre di Crìside, quando -te l'ha data, ha ben pronunciato le parole sacramentali: _Ti consegno -mia figlia, perchè ne nascano figli legittimi:_[161] e tu l'hai -promesso e giurato. Aglae, quando io la sposai, era orfana, e quindi -io... quella promessa non l'ho fatta a nessuno. - -FÀN. (_risentito, accorgendosi dell'intonazione comica di Mènecle_) -Mènecle! ti prego, per Giove! di cessare lo scherzo... - -MÈN. Sì, giusto, invoca Giove, ch'è il custode de' giuramenti. Te -la darà lui... Ma vedi, bizzarria de' giudizi!... Il buon Mènecle, -quell'asino di Mènecle, tra sè e sè, avea pensato: Che cosa mai di -bello può fare un marito vecchio in casa di moglie giovane?! Che cosa -di bello può mai, se non lasciarle mancare quel meno che è possibile, e -starle, quel più che è possibile, fuori dei piedi? O dovrà trastullarsi -a provarle indosso la veste color di croco e gli stivaletti regalatile -per la festa della Dea? Sarebbe, qui tra noi, amareggiarle il regalo. -O farle delle mani arcolaio e reggerle i fili di lana, intrattenendola -di quel che s'è discusso nell'assemblea e sotto i portici? Anche Ercole -filava per Onfale, ma era giovine, _ed era Ercole_: e pure Onfale ci -si annoiava. Non resterebbe che raccontarle ancora la mia campagna -di Sicilia di 36 anni fa, e la battaglia di Catania, e la strage al -passaggio del fiume Asinaro, e come innanzi di arrendermi ammazzai -quattro nemici, e come fummo rinchiusi nelle Latòmie e come scappai... -Ce n'è per tre sere... e poi? a furia di raccontargliela, mia moglie la -sa a memoria. Un giorno, per cambiare, mi provai a rifarle la storia, -e cominciai: _Appena fummo arrivati sulla riva del fiume_... lei non -mi lascia finire e impazientita tira via: «Appena foste arrivati sulla -riva del fiume, le retroguardie avvisarono la presenza di un nugolo -di nemici; Nicia passò a cavallo sulla fronte delle schiere, le trombe -risonarono...» e _patatì_... e _patatà_... la sapeva meglio di me. Ma -che stizza, che stizza, ci metteva!... Quando arrivò al punto della -fuga dalle Latòmie, ho avuto fin paura che pel dispetto vi appiccicasse -una variante e invece di farmi fuggire, la mi facesse prendere e -accalappiare!... (_pausa, indi sospirando_) Eh, forse per lei sarebbe -stato meglio! - -FÀN. Mènecle, tu sei proprio ingiusto verso Aglae. Io so che ella ti -stima... e... - -MÈN. (_rompendogli la parola in bocca_) E gli Dei glie ne daranno -merito. Alle corte. (_con accento reciso_) Tu non puoi dirmi nulla -ch'io già non sappia e non vi puoi aggiungere che delle sciocchezze. -Io ho fatta una corbelleria, e tu vieni a dirmene cento. Ma io posso -disfare la mia, e tu puoi risparmiare le tue. L'arconte pronuncierà il -divorzio... - -FÀN. (_vivissimo, stupefatto_) Che?!... - -MÈN. Ell'era, per legge, in tua balìa avanti le nozze. Tu sei il -guardiano della felicità sua. Aglae da te l'ebbi. Ridomandala tu[162]. - -FÀN. Io?... mai! - -MÈN. E allora... (_se gli appressa grave, severo_) con che cuore e -perchè me la accordasti? - -FÀN. (_imbarazzato_) Perchè tu lo sai... fu l'ultimo desiderio del -padre nostro... - -MÈN. E perchè Mènecle era ricco e liberava innanzi alla legge te dal -peso della custodia e della dote. (_moto di Fània che Mènecle calma -col gesto_) Non siam noi soli vecchi gli egoisti!... E non per nulla -i vegliardi ritornan qualche volta fanciulli[163]. Che meraviglia, -se anche al povero Mènecle, a cui, con tutta la sua sapienza, passano -ancora alle volte, di sotto ai capelli bianchi, certe ubbìe giovanili, -che meraviglia se al povero Mènecle un lampo di distrazione... di -reminiscenze... in ritardo, abbia offuscato un istante il cervello? Ma -tu che fanciullo non sei, tu nella età che sente la voce della natura e -i bisogni della gioventù — e ci hai pensato per tuo conto — potevi ben -pensarci anche per tua sorella! e difendere lei contro lo sbaglio di -tuo padre... e me contro me stesso. - -FÀN. Ma ti giuro per gli Dei che se... - -MÈN. Non incomodare gli Dei! Aspetta: tu mi giuri che gli Dei vogliono -l'obbedienza ai genitori. E per questo, ti sei sposata bravamente la -tua Crìside, di cui eri innamorato come un gatto, disobbedendo a tuo -padre che voleva accasarti colla figliuola di Eufrànore. Agli Dei -certamente ti sei riservato di chiedere della disobbedienza perdono. -Poichè, tanto, dovevi domandargliela per una, non disturbavi Giove di -più, a far la domanda per due. A questo, _allora_ non ci hai pensato: -_ora_, ti vengono gli scrupoli. E poichè la tua Aglae la vuoi felice, -trovi giusto che in premio della sua virtù, ella consumi il caro -fiore de' verdi anni con chi felice non la può rendere!...[164]. (_con -forza_) Questo tu trovi giusto... e vai nell'Elièa a far da giudice! Io -no! e s'ebbi un torto verso quella fanciulla, saprò ripararlo... per -tutti gli Dei! (_calmandosi e asciugandosi la fronte_) Fai tirar giù -dall'Olimpo gli Dei anche a me! - -FÀN. (_vedendo Mènecle riscaldarsi, impressionato dalle sue parole, -gli parla affettuoso e pacato_) Mènecle, io sarò stato ingiusto: tu -però ora lo sei con te stesso. Se torto vi fu nel passato, in faccia -a mia sorella, fu mio: ma tu che di Aglae e della sua felicità ti dai -pensiero, pensi tu che ella, così fiera, sarà più felice, il giorno -ch'ella vedrassi restituita la sua libertà a prezzo di un affronto al -suo amor proprio? e che il divorzio non chiesto da lei avrà dato il suo -nome in pasto alla maldicenza della città?... - -MÈN. Sì... se non chiesto da lei... Ma e chi... (_si appressa a Fània -e continua, dopo una pausa, a bassa voce_) chi impedisce a lei di -chiederlo?... E a te di suggerirglielo?... - -FÀN. (_esitante e sorpreso, quasi in nube indovinando il pensiero di -Mènecle_) Che?... e tu credi... - -MÈN. Io credo che Giove non m'abbia permesso di salvar Epònimo dal -carcere di Siracusa, per far della mia casa un carcere a vita alla sua -figliuola. Oh, Fània, la vecchiaia è incresciosa a sè stessa, ma lo è -ai giovani doppiamente. Capisco la legge di quei di Ceo[165] che davano -ai vecchi la cicuta per fare ai giovani un po' di posto. Io, della -cicuta, per ora... faccio anche senza: ma se ai canuti la solitudine è -triste, meglio per Mènecle il vivere infelice da solo, senza il rimorso -che per sua colpa si viva infelici in due...[166]. - - (Tanto Mènecle che Fània son commossi). - -FÀN. (_stringendogli la mano_) O Mènecle! Se Aglae sapesse... - -MÈN. Aglae non dee saper nulla. Sicchè le consiglierai di andar -dall'arconte?[167]. Parlerai ad Aglae?... - - -SCENA V. - -MÈNECLE, FÀNIA _e_ AGLAE. - - (Aglae si è già affacciata alla soglia verso la fine della scena - precedente ed udendo parlar di lei si è ritratta indietro. Si - avanza alle ultime parole di Mènecle). - - -AGL. Di che?... - -MÈN. e FÀN. Lei!... - -FÀN. Buon dì, Aglae. - -MÈN. (_imbarazzato, cercando darsi aria disinvolta_) Oh, la nostra -Aglae!... (_a Fània sottovoce_) (Zitto ora!) - -AGL. _La nostra Aglae_, a quanto sembra, vi dava materia a discorrere. -Cercavate la pesta del lupo...[168] ed è presente. - -MÈN. (_scherzoso, cercando sviare il discorso_) Eh, se tutti i lupi -fossero come te, Atene non li perseguiterebbe tanto...[169]. - -AGL. (_fra sè_) (Voltan discorso! Soverchiar Aglae! la vedremo!) Sei -gentile, Mènecle, stamattina... - -MÈN. Eh, ti pare? Sicchè... - -AGL. (_a Fània_) Sicchè di che cosa avevi a parlarmi?... - -FÀN. (_imbarazzato, mentre Mènecle gli fa gesto di tacere. Aglae finge -di non accorgersene_) Oh, cose da nulla... - -AGL. (_volgesi a Mènecle, con accento vibrato, insistente_) Di che -aveva egli a parlarmi?... - -FÀN. Oh nulla!... Avevo espresso qui a Mènecle il desiderio che tu -venissi a teatro nelle prossime feste Lenée. Sai, concorreranno, per le -tragedie, Sofocle il giovine e il nipote di Eschilo, Astidamante... - -AGL. (_ironica_) Ah... - -MÈN. (_confermando_) Già... - -FÀN. Tuo marito mi faceva delle obiezioni: e che forse per quel giorno -non avrebbe potuto... - -MÈN. Appunto... - -AGL. (_interrompendo, con accento vibrato_) Non è vero! - -MÈN. (_per cavar l'altro d'imbarazzo_) Ma lascia andare! non vedi che -scherza!... Se gli avevo già detto di sì! Lo pregavo a chiederti se -volevi andare con lui in compagnia di Crìside... - -AGL. (_con forza_) Non è vero! Ah, insomma volete finirla di infilzar -bugie? - -MÈN. (_fra sè_) (Non c'è verso! Saltiamo il fosso!) Ebbene, poichè vuoi -saperlo a tutti i costi, tuo fratello, qui presente, mi rimproverava -che io ti trascuro un po' troppo... - -AGL. Ah!... (_guardando alternativamente Fània e Mènecle a cui rivolge -la parola_) È qui tutto?... E... d'altro? - -MÈN. Che tu meni, per cagion mia, vita triste... che io non sono un -marito adatto per te... - -FÀN. Oh questo poi!... - -AGL. (_a Fània_) Questo gli hai detto? E fai di queste scoperte? E -il dì che seguisti il mio cocchio di nozze conducendomi qui, non -hai ordinato di dar di volta ai cavalli?[170] M'avevi allora in -tua autorità e non ci hai pensato: oggi più non mi hai... e te ne -occupi?... - -FÀN. (_sorpreso, fra sè_) (Così ora parla? Chi più la capisce?) - -AGL. (_a Mènecle_) E tu... che gli hai risposto? - -MÈN. Io... io... gli ho risposto che... veramente... come fratello, non -ha tutti i torti... che però... il torto mio... - -AGL. (_energicamente interrompendo_) E chi, per le Dee, e con che -diritto, ha pensato a fartene? Mio fratello forse?... (_a Fània_) E chi -t'ha incaricato? - -FÀN. (_impacciato_) Nessuno... ma il mio amor di fratello... - -MÈN. (_passando vicino a Fània, rapido e sottovoce_) Bravo! bravo! dài -sotto!... - -AGL. Amor di fratello?... Tardi lo senti... - -FÀN. Presto o tardi, — è un fatto che non vi vedete quasi mai, peggio -che foste due coniugi spartani; che tu stai chiusa, sola, tutto il -giorno, lui quasi tutto il giorno fuor di casa... - -AGL. E che? è forse mio marito un uomo infermo, un uomo invalido, un -uom decrepito... - -MÈN. (_dà un balzo per sorpresa_) (Eh!?... che cosa dice?) (_vorrebbe, -tra il serio e il comico, objettare qualcosa ad Aglae, che non gliene -dà il tempo_) Ecco... veramente... - -AGL. (_rompendogli la parola e proseguendo il parlar con Fània_) ... -sì... è forse un uom decrepito, che debba serrarsi in casa a far la -guardia alla moglie da mattina a sera, come quei mariti imbecilli -che rubano ad Argo il mestiere, e trovano così il modo più sicuro di -rendersi alle mogli odiosi e insopportabili?[171]. - -MÈN. (_a sè_) (Ah! volevo dire! ha gusto ch'io stia via!). - -AGL. E credi tu, figlio di Epònimo, che la figlia di Epònimo sarebbe -contenta, mentre Atene ha tanto bisogno di lui, di vederselo tutto il -dì ai fianchi... - -MÈN. (_fra sè ribadendo maliziosamente_) (Si tradisce!...) - -AGL. ... occupato nel gineceo a filar lana o a contar storielle milésie -alle fantesche? Credi ch'ella andrebbe superba, mentre i tempi per la -città si fan scuri, del vederlo sotto i propri occhi sciupar negli ozî -femminili il vigore del braccio e della mente, quel che gli resta del -fiore dell'età? - -MÈN. (_gesto comico di sorpresa_) (Eh!) (_ad Aglae_) Ecco... -veramente... puoi dire un fiore... stagionato... Proprio, precisamente, -un giovane di primo pelo non sono... - -AGL. (_interrompendolo_) E per questo mi sei caro... - -MÈN. (_la guarda trasecolato, poi scotendo il capo_) (Non capisco più!). - -AGL. (_rincalzando_) Bella cosa, al confronto di costoro, i giovani -della giornata! Bella gioventù da innamorar donne libere![172]. -Agatòne, Dìnia, Stefano, Dercillo! azzimati, unti, leccati, -dinoccolati, cascanti[173], non san far altro che studiar le pose -quando camminano e quando stan fermi, e andar in giro con cicale in -testa e specchietti indosso e boccettine di Tùrio, che puzzano di -profumerìa lontan due stadî; e prendono i bagni caldi e si coprono -di pelliccie di Sardi per ripararsi dai primi freddi, e passano -tutto il dì e la notte per le bische e nelle case delle danzatrici e -suonatrici di flauto; smorti per le lascivie e per le orgie, consunti, -fracidi a vent'anni; poi, a sentirli discorrere a teatro o per le vie, -impertinenti, presuntuosi, ignoranti come Libétrj, imbecilli più di -Margìte che aveva studiato tante cose e non ne sapeva nessuna...[174]. - -MÈN. (_fra sè_) (Qui ha ragion da vendere...) - -AGL. (_proseguendo senza interruzione e con energia_) ... E sono i -giovani eroi che gloriosamente poi scapparono a Neméa ed a Coronéa! Ma -quando Atene fu nel bisogno, e volle salvi i suoi Dei e le sue donne, -ci vollero _questi_ (_batte sulla spalla di Mènecle_) per cacciare i -trenta tiranni e gli Spartani, e per liberare la città![175]. - -MÈN. (_fra il comico, il modesto e il commosso_) Grazie, grazie! -(_a sè_) (Come parla! proprio figlia di suo padre!... Ed io avere il -coraggio di sacrificarla!... Ohibò!). - -AGL. (_si volge a Fània, parlandogli più calma_) Hai visto, o Fània, i -nuovi oboli di rame? Son nuovi di conio e biondi, lucidi che sembran -d'oro... pur guarda come han pessima la impronta! Osserva invece le -vecchie dramme di argento del Làurio: sono usate, ma non adulterate, -e serban la impronta stupenda e resistono al suono... La stessa -differenza, fa conto, è oggi, in Atene, fra le vostre zazzere bionde... -e queste barbe d'argento...[176]. - -MÈN. (_comico, guardando Fània con sussiego d'approvazione_) Già! - -FÀN. (_attonito fra sè_) (O sta a vedere che se n'è adesso innamorata!). - -AGL. O Mènecle, io ho visto sul tuo petto le tue superbe cicatrici: -esse valgono meglio delle bellezze di Antìnoo... - -MÈN. (_sorpreso, e pur con comica modestia compiacendosi_) Eh? questo -poi... - -AGL. (_proseguendo, a Mènecle_) Io ho letto il tuo ultimo discorso -all'assemblea: quanto cuore, quanto fuoco, quanto slancio giovanile! -Chi di quei giovani sarebbe stato capace di farlo? - -MÈN. Oh, Elèo, per esempio... - -AGL. (_nella foga del dire, resta al nome di Elèo improvvisamente -interdetta e lì per lì s'interrompe: poi, padroneggiandosi, ripiglia_) -Sì... forse Elèo... Intanto oggi tutta Atene, o Mènecle, è piena del -tuo nome, ed io ne vado superba, come se parte della tua gloria si -riflettesse sopra di me. Oh, grazie (_con effusione stringendogli la -mano che egli commosso si lascia prendere_) per questo conforto che mi -dai... - -MÈN. (_sospirando, e come meditando il senso dell'ultime parole di -Aglae_) (Conforto! Ah sì, ne ha bisogno! povera fanciulla!...). - -AGL. (_proseguendo affettuosa e tenendo nella sua la mano di Mènecle_) -Ti ricordi le parole che ti disse mio padre: «Tu sarai l'olmo che -proteggerà la giovane édera...» - -MÈN. (_comicamente sospirando e guardando in aria_) Un olmo antico!... - -AGL. (_ribattendo subito_) ... e perciò robusto. - -MÈN. (_sottovoce a Fània, dandogli di soppiatto un forte pizzicotto_) -Ma parla un po' anche tu... - -FÀN. (_strillando_) Ahi! ahi!... - -AGL. (_che s'è accorta, sorridendo a Fània_) E se robusto non fosse, ti -farebbe strillare in quel modo?... - -FÀN. (_irritato dal pizzicotto e prorompendo_) Sì, strillo, perchè -tu ti lamenti in cuor tuo e poi qui adesso, in sua presenza, per -generosità lo difendi... e al modo ond'ei ti tratta, non lo merita, non -lo merita, non lo merita!... E io sono una bestia a pigliarmela a petto -e a perdere il mio tempo per buscarmi in compenso delle ramanzine!... -Lamentati ancora! (_ad Aglae_) e aspetta ch'io me ne occupi un'altra -volta!... - -AGL. Oh, bravo, per Cerere! farai bene!... - -FÀN. (_ad Aglae stizzito_) Tientelo, godilo il tuo Mènecle!... e -amatevi sempre così, che gli Dei vi premieranno!... (_a Mènecle -passandogli vicino_) (Già che andate così bene intesi, sbrigatevela da -voi!...). - - (Esce concitato, liberandosi da Mènecle che vorrebbe trattenerlo). - - -SCENA VI. - -MÈNECLE _e_ AGLAE. - - -MÈN. (_a sè_) (Bravo!... e lascia me nelle peste!... Pure da qui -bisogna uscirne. Animo Mènecle, sii onesto! (_guardando Aglae, e -parlando sempre fra sè_) Dopo tutto quel bene che pensa di me, _doppio_ -obbligo di essere con lei galantuomo!). - -AGL. (_a sè_) (Ora a noi! soverchiar Aglae!) (_a Mènecle che passeggia -borbottando_) Mènecle! - -MÈN. Che c'è? - -AGL. Io ho preso le tue parti... - -MÈN. (_interrompendo, brusco_) Hai fatto male. - -AGL. Sarà. — ... e non ho voluto dirti nulla di sgradevole in presenza -di mio fratello: ma tu _sai_ che egli ha ragione... (_accentando anche -più_) lo _sai_. - -MÈN. (_a sè_) (Oh, ci mettiam bene!) Se lo dici, lo saprò... - -AGL. (_battendo sulle parole_) Non _saprò_: lo _sai_. Tu fai peggio che -trascurarmi... - -MÈN. Eh?... - -AGL. Tu fai peggio che lasciarmi sola: e il tuo tempo non lo dai tutto -alla città. - -MÈN. (O sta a sentire!) A chi? - -AGL. Ieri fosti con Lisia, l'oratore, e con Neèra, la di lui amica, in -casa di Filostrato Colonèo...[177]. - -MÈN. (È matta!... O sta a vedere, che per distrarsi, la si provasse a -far la gelosa!... (_fa un gesto vivo, come balenatagli improvvisamente -un'idea_) Buono!...) (_ad Aglae con voce ferma_) E che male ci -sarebbe!... Può darsi! Si aveva a parlare io e Lisia di affari di -Stato... - -AGL. Ma Filostrato è scapolo; e Neèra _non è_ uomo di Stato; e con -Neèra ci erano due altre di lei compagne... - -MÈN. Ah! - -AGL. ... venute da Corinto... - -MÈN. (_casca dalle nuvole, ma cerca far il disinvolto_) Può darsi. - -AGL. ... e in casa degli scapoli, e in certe compagnie, è difficile -trattar bene gli affari dello Stato; e alla sera ci fu banchetto; e -i banchetti dove ci son di quelle donne finiscon tardi... (_gesti di -Mènecle sorpreso_) ... e finiscon _male_... - -MÈN. (_disinvolto, c. s._) Può darsi... - -AGL. (_con forza_) Ah? Ma _può darsi_ che Aglae non ne sia contenta... - -MÈN. (_trasecolato, di sorpresa in sorpresa_) (O spiriti! che diamine -salta a costei?!) - -AGL. (_incalzando_) Può darsi che Aglae se n'abbia a male! (_con -accento drammatico_) Così impieghi, o Mènecle, i doni che gli Dei ti -hanno dato? - -MÈN. Eh? (Peccato che me li han dati da un pezzo!) - -AGL. (_proseguendo incalzante_) Ah, lo so che la gloria di un nome -ha sempre un fascino per le donne; lo so che le forestiere venute da -Corinto sono curiose di conoscere questo Mènecle di cui si parla per -Grecia; (_continui segni di stupor comico di Mènecle, Aglae prosegue -con simulata energia_) ma io so anche quale fu il giuramento delle -nostre nozze, e ti credevo, se non più fedele verso me che lo ebbi, più -religioso verso gli Dei che lo hanno ascoltato! - - (Va corrucciata a sedersi). - -MÈN. (_a parte_) (Decisamente, è matta. Elleboro ci vuole.[178] -(_guardandola di sottecchi_) Eppure... come è bella mia moglie quando è -in collera!) - -AGL. Tu non rispondi? Non rispondi? - -MÈN. (_a sè_) (Tanto fa. Le discolpe le farem poi. È la via che se -n'esce). - -AGL. Il tuo silenzio... è eloquente. Ah, non basta, o Mènecle, andar -illustre nella città, col nome scritto su la colonna![179]. Non bastano -i meriti in faccia alla patria, quando in faccia ai domestici lari, -oblii la santità delle sue leggi!... - -MÈN. (Anche questo!) (_si volta risentito, come risoluto a difendersi_) -Oh questo poi... (_si reprime_) (Se mi difendo, guasto). - -AGL. (_afferrando la sua interruzione_) Questo poi è grave — volevi -dire! E mentre io traggo sola le lunghe giornate nel ginecèo, pensando -a ciò che farà Mènecle per la Repubblica, — Mènecle divide il tempo fra -la Repubblica... e l'altre cure: e quando rientra ha sulla fronte le -rughe... - -MÈN. (_a parte, comicamente_) (Lo credo). - -AGL. (_completando la frase_) ... le rughe dei grandi pensieri... - -MÈN. (_a parte, comicamente_) (Un'attenuante...) - -AGL. ... per nascondere tra le lor pieghe i rimproveri della coscienza: -in casa degli altri, per le altre, i sorrisi, le carezze, i calici... - -MÈN. (Cosa mi tocca sentire! Pazienza! siamo alla fine!) - -AGL. ... le canzoni, le ghirlande convivali; per la povera Aglae non -sorrisi, non ghirlande, non carezze: ma la solitudine, l'abbandono, -la noia!... (_prorompendo_) Ah, no! per le due Dee! io non posso più -vivere così... - -MÈN. (Meno male. Al divorzio ci siamo). - -AGL. No!... (_proseguendo con più forza_) no... io non posso più -adattarmi a questa umiliazione... - -MÈN. (Ci siamo! Va dall'arconte!...) - -AGL. ... e io finirò con... - -MÈN. (_sospeso alle labbra di lei, aspettando la risposta ansioso_) ... -con...? - -AGL. ... finirò... con... l'ammalarmi!... (_Mènecle resta lì di botto, -sconcertato_) Oh, quanto sono infelice!... - - (Dà in pianto, abbandonandosi sopra una sedia). - -MÈN. (_sorpreso, comicamente imbarazzato_) Questa conclusion non -m'aspettavo... Ohimè, che imbroglio!... Aglae!... - -AGL. (_senza rispondere, continuando a singhiozzare_) Quanto sono -infelice!... - -MÈN. (Adesso fa piangere anche me!...) (_seguitando a guardarla e -parlando fra sè, le si appressa_) No... senti Aglae... - -AGL. (_seguendo a singhiozzare_) Lasciami... ho voglia di piangere... - -MÈN. (_osservandola_) (Eppure... com'è bella mia moglie quando -piange!...) (_dà un sospiro lungo_) (Eh! avessi cinque olimpiadi di -meno!) (_passeggia, poi si ferma, giungendo le mani al cielo_) (O -Nettuno marino!... Quale strega di Frigia o di Tessaglia mai, tirando -il mio oroscopo, m'avrebbe detto: Mènecle, tu passerai per molte prove; -scamperai dai campi di battaglia e dalle tempeste; dalle spade dei -nemici, dalle calunnie dei sicofanti e dal morso degli oratori[180]; -dai mostri del mare, dalle miniere e dalla schiavitù... e quando -avrai il crine inargentato e il corpo stanco... farai piangere una -donna... di gelosia!...) (_seguita a guardarla di sottecchi_) (Com'è -bella!... Dopotutto, già... lo ha detto lei: appetto ai giovani della -giornata...) (_si dà un'occhiata alla persona, una guardatina in uno -specchio, lisciandosi con compiacenza la barba_) (noi possiamo passare -per belli avanzi...) (_si appressa ad Aglae e le parla amorevole, -insinuante_) Eppure, Aglae, se tu leggessi qui dentro, vedresti... - -AGL. No... no... non voglio veder nulla... - -MÈN. (Ma fa sul serio!) (_guardandola affettuosissimo, le prende nelle -proprie una mano che essa non ritira_) Ma e dunque... sarebbe proprio -vero... che vorresti ancora un po' di bene al vecchio Mènecle? (_parla -esitando_) Oh se!... (_come via cacciasse un pensier lusinghiero_) no.. -no.. - -AGL. (_ritirando la mano e levando vivamente il capo_) Se... cosa? -Prosegui... confessa... - -MÈN. Ma che confessare!... Volevo dire che sono meno bugiardo, meno... -vizioso di quel che credi... (Stavolta dico la verità). Ma che vuoi, -la tua affezione, mi pare un sogno... di quei sogni cari e ingannevoli -della sera... Sai che essa sarebbe una troppo grande consolazione per -questo povero vecchio!... Che io non potrei augurarmi, in questo triste -tramonto, una più alta gioia sulla terra, del sapere, che quel giorno -che per me sarà l'ultimo... (_Mènecle qui parla lento, interrotto, -sinceramente commosso_) tu sarai là... al mio capezzale... a dirmi -l'ultimo addio: che dalle tue labbra, e non da prefiche bugiarde, -udrò la preghiera al conduttore dell'anime;[181] che le tue mani mi -comporranno nel domestico sepolcro e la mia povera ombra avrà qualcuno -sulla terra che si ricordi di lei!...[182] - -AGL. (_commossa dalla sincerità dell'accento di Mènecle, si abbandona -del capo e della persona sul petto di lui. Mènecle la sorregge -amorosamente delle braccia_) Oh, Mènecle! - -MÈN. (_pausa. Mènecle, sorreggendo Aglae, esclama tra 'l mesto e 'l -comico_) (Cose che capitano ai vecchi!... Qui ci vorrebbe Zeusi a -dipingere il quadro!...) E tu Aglae... a questo guerriero cadente... - -AGL. (_risollevando il capo_) Aglae non dimenticherà mai ciò che questo -guerriero cadente ha fatto per la sua famiglia, pel padre suo... - -MÈN. Ah! (_si distacca vivissimamente da Aglae, rabbuiandosi_) (L'avevo -detto che si sagrificava!... Ed io bestia... stavo per dimenticarlo... -Ah, per gli Dei, sarei indegno di aver fatto versare quelle lagrime! Il -dado è tratto!) - -AGL. Che hai?... - -MÈN. (_con accento di repentina risolutezza_) No, Aglae, la tua -gratitudine serbala ad altri. Tra me e tuo padre non ci fu che un -ricambio... e il debitore sono ancora io... Tu sei troppo buona e -virtuosa... e io... non ti merito... _Non ti merito._ Avevi ragione. -Sono indegno di te. (È fatta!). - -AGL. Che? Dunque confessi... - -MÈN. (_concitato_) Sì, sì... confesso... tutto quel che vuoi... - -AGL. Ci sei stato... - -MÈN. Ci sono stato... (Ora mi mangia...) - -AGL. E ci ritornerai... - -MÈN. Secondo i casi... - -AGL. E tu credi di far subire a me la sorte di Dejanira... la sorte -della moglie di Alcibiade... o di quella povera moglie del tuo amico -Lisia, con le cui amiche discuti gli affari... Ma io non sono Dejanira; -io non sono la moglie di Lisia, che vede, tace e sopporta; io non sono -la sposa di Alcibiade che torna indietro dall'arconte insiem con lui... - -MÈN. (L'ho detto! Stavolta ci viene!). - -AGL. (_incalzando_) ... io non son nata a tollerare affronti... e io... -intendi... (_fa una pausa_) io... - -MÈN. (È fatta!) (_vivissimamente, sospeso_) E tu... - -AGL. E io... farò come fai tu. - - (Sbalzo di sorpresa di Mènecle. Aglae è corsa verso l'uscio che - mette alle di lei stanze). - -MÈN. Eh?... (_correndole dietro per richiamarla_) Aglae! Aglae!... - -AGL. (_dall'uscio, ribattendo con forza sulle parole e sillabandole_) -Io farò come fai tu... e quello che fai tu! - - (Entra rapidamente nelle sue stanze e gli serra a chiave l'uscio in - faccia). - -MÈN. No... senti... - - (Aglae è già sparita. Mènecle resta lì trasecolato. Quadro). - - -SCENA VII. - -MÈNECLE _solo_. - - -MÈN. Oh santissimi Numi! (_passeggia, poi si ferma tentennando il -capo_) Destini umani! (_torna a passeggiare, di tratto in tratto -fermandosi_) Vi han mariti che si attaccano alle mogli come l'ostriche -allo scoglio e se le vedono guizzar via di mano come anguille di -Copàide. Provatevi invece a liberarle... ed ecco in che maniera vi -rispondono!... _Farò come fai tu!... e quello che fai tu!_... Peuh! se -facesse proprio come me... non sarebbe gran male. (_riflettendo torna -a passeggiare_) Ma pare che colei l'abbia intesa diverso... Pensa di -me certe cose!.. Chi diamine gliele ha messe in testa!.. _Quello che -fai tu!_ Adagio! e se a me, fin che son suo marito, non convenisse -un bel niente che ella faccia... quel ch'ella crede faccia io?... Se -non garbasse a Mènecle di diventar la favola d'Atene? Eppure già, se -le resto insieme... Non si manda a ritroso nè l'acqua dei fiumi[183], -nè l'istinto di donna di vent'anni!... (_torna a passeggiare, poi si -ferma_) Però, quel dirmelo sulla faccia... Generalmente, le donne, -quando lo fanno, hanno la delicatezza di non dirlo... E tutte le smanie -son venute adesso... perchè sì, fino a ieri, non glien'era importato -mai... E tutta quella foga d'accusarmi!... non potrebbe esser maggiore -se fosse una giustificazione ch'ella cercasse alla coscienza!... -E allora... la filosofia di prima... la sfuriata d'oggi... (_di -improvviso riscotendosi_) Ma qui, per Minerva, c'è sotto qualcosa! - - -SCENA VIII. - -MÈNECLE _ed_ ELÈO. - - -EL. (_entra affrettato_) Buon dì, Mènecle!... Arrivo tardi? - -MÈN. (_lo saluta distratto_) Oh no... anzi... - -EL. Ho fatto tutto. Sono stato da Pelopida, da Lisia e da Iseo... Iseo -e Lisia parleranno all'assemblea per appoggiarti, i fuorusciti di Tebe -confidano in te. Pur troppo la intimazione di Sparta, di espellere -i fuorusciti, incontra favore tra gli amici della pace... La lotta -nell'assemblea sarà viva...[184]. - -MÈN. (_distratto, seguita a borbottare fra sè_) (Farò come fai tu...). - -EL. ... e per battere gli avversarî non ci vorrà meno dell'autorità -della tua parola. Per Giove! da Teseo in poi i diritti della ospitalità -furon sempre sacri ad Atene; e questo ingrandirsi minaccioso di Sparta -alle nostre porte, e la sventura stessa de' fuorusciti reclama che -Atene dia lor soccorso... n'è vero? - -MÈN. (_distratto, soprapensiero_) E dunque bisogna darlo. - -EL. Pure son tanti che ti parlano dello stato misero della flotta, -delle perdite recenti, dell'imprudenza del tirarci addosso una guerra, -se diamo ai profughi aiuto... ti pare?... - -MÈN. (_distratto sempre e assorto ne' suoi pensieri_) Allora non -bisogna darlo. - -EL. (_risentito e sorpreso_) Mènecle! - -MÈN. (_riscotendosi all'apostrofe di Elèo_) Cioè... volevo dire... -perdona... non avevo sentito bene. (_borbotta fra i denti_) «Farò come -fai tu...» Dunque dicevi... - -EL. Dicevo che il soccorrere i fuorusciti, che vennero a noi col -ramoscello de' supplici e si sedettero presso le nostre are[185], mi -pare un dover sacro... - -MÈN. (_riscotendosi_) Sicuro, mio bravo Elèo!... (_gli stringe forte la -mano_) Per il trofeo di Maratona![186] sicuro ch'è dover sacrosanto... - -EL. Grazie! La tua parola nell'assemblea deciderà. Oh sì, dopo il voto -dell'integro, del virtuoso Mènecle, vedrai che la maggioranza verrà -dietro... e tutta Atene farà quel che fai tu... - -MÈN. Eh? (_con movimento vivissimo, fra comico e irritato_) (Non -bastava lei! anche quest'altro!... Anche tutta Atene vuol fare quel che -faccio io! È un contagio!) Ma dunque... - -EL. Dunque l'ora scorre e gli amici tebani m'aspettano. Corro a portar -loro le parole tue. - -MÈN. E non passi a salutare Aglae?... - -EL. (_si fa in volto serio e scuro_) No... sono atteso... è tardi... - -MÈN. È tanto di cattivo umore stamattina, che... - -EL. Ragione di più per lasciarla tranquilla. Falle tu i miei saluti. -(_tra serio e mesto_) Passando per la tua bocca, le giungeran meno -discari... - -MÈN. (Bravo! Se tu sapessi!...) Basta: come vuoi. Siamo intesi. -Salutami Pelopida. - -EL. Addio (_esce_). - - -SCENA IX. - -MÈNECLE _solo_. - - -MÈN. (_seguendo dell'occhio Elèo che allontanasi_) Bravo giovine!... -valoroso e leale! Contrasti bizzarri! Costui nell'età degli svaghi -pensa alle cose serie: e Mènecle nell'età... dei raffreddori, trascura -gli affari serî, per... per... (_non finisce la frase, tornando al -corso insistente dei suoi pensieri_) Ma colei m'ha messo una pulce qui -nell'orecchio... Per Ercole! ne va del mio onore!... Ah, se arrivo a -cogliere quel tale... oh, quello, parola di Mènecle, non mangia più -aglio nè fave nere...[187]. - - -SCENA X. - -MÈNECLE, MÌRTALA _e_ BLÈPO. - - -BL. Padrone. C'è qui Mìrtala, la moglie di Cròbilo Colonèo. - -MÈN. Uh, quella seccatura! Anche oggi! Di me o di Aglae cerca?... - -BLÈPO. Non so. - -MÈN. Bravo asino!... - -BL. (_dalla soglia, impassibile_) Padrone!... - -MÈN. Eh?... - -BL. Poco fa m'hai detto savio. - -MÈN. Ho sbagliato. Falla entrare. - -BL. (_nell'uscire per introdur Mìrtala, borbotta sentenziosamente fra -sè_) Essere l'uno... o essere l'altro!... - -MÈN. Cosa vuole questa vecchia chiacchierona! - -MÌRT. (_entra affannata, frettolosa_) Buon dì, Mènecle!... - -MÈN. (_andandole incontro_) Giove ti salvi! (_Mìrt. è imbarazzata: -getta attorno occhiate inquiete, sembra aver qualcosa sull'animo_) -Della mia Aglae cercavi? Neh, (_a Blèpo ch'è rimasto sulla soglia_) -Blèpo, conducila. (_a Mìrtala_) Ti vedrà tanto volentieri. È là nelle -sue stanze... - -MÌRT. Sola? - -MÈN. Soletta. - -MÌRT. E non l'hai ancora visto... stamattina...? - -MÈN. Chi?... - -MÌRT. Lui... mio marito... - -MÈN. Da ieri non l'ho visto... - -MÌRT. Credevo fosse qui... - -MÈN. T'aveva detto che veniva? - -MÌRT. No... ma... - - (Rimane colla parola sospesa: è visibilmente imbarazzata, - agitatissima). - -MÈN. Che c'è? - -MÌRT. Oh Mènecle! - - (Rompe in uno scoppio di pianto e gli casca abbandonata nelle - braccia). - -MÈN. (_trasecolato_) (Anche questa! Preferivo l'altra!... Però adesso -il quadro è... più intonato). - -BL. (_avanzandosi, serio, impassibile, a fianco di Mènecle che non -l'ha veduto, e che sostiene nelle braccia la vecchia piagnucolante_) -Padrone... consolala! - -MÈN. (_collerico, voltandosi, in vederlo_) Tu qui ancora?... - -BL. Vado, vado... (_avanti andarsene, gli ripete con accento comico di -preghiera_) Consolala! (_declamando_) «Soave è amor, ma troppo acerba -cosa!» lo dice Euripide nell'_Ippolito_[188]. - -MÈN. (_minaccioso, con la vecchia piangente sempre su le braccia_) Te -lo do io ora l'Euripide. - -BL. (_tranquillo, grave_) Vado, vado. - -MÌRT. (_singhiozzando_) Ah, Mènecle, quanto sono infelice!... - -MÈN. (Anche lei! Sono il consolatore universale!...) - -BL. (_dalla soglia, guardando i due, con far sentenzioso_) Ha ragione -Eschilo: - - Empie i letti di pianto amor di sposa - E fa che dolor aspro il cor le stringa, - Poichè il marito la moglie bramosa - Ahi, disertando, la lasciò solinga[189]. - -(_Mènecle voltandosi, lo vede lì ancora, gli getta un'occhiata -minacciosa. Blèpo dall'uscio, sempre tranquillo e grave_) Vado! vado! - - (Esce, seguitando a declamare, con aria drammatica «Ahi, - disertando, la lasciò solinga...»). - - -SCENA XI. - -MÈNECLE _e_ MÌRTALA. - - -MÈN. Via, Mìrtala, calmati... - -MÌRT. O Mènecle, io perderò la pazienza con colui... - -MÈN. Ed egli dice che tu metti alla prova la sua... - -MÌRT. (_levando il capo irritata_) Questo ha detto? Per Venere, la -pagherà!... - -MÈN. No, no, lascia star Venere! (Se ti sentisse!) Avrà commesso -qualche leggerezza, ma poi... (Via, si difende anche il lupo.)[190]. - -MÌRT. Leggerezza, dici? Se in due giorni non ha passato due ore nel -gineceo? - -MÈN. (_guardandola, fra sè_) (Veramente, basterebbero!) Via... - -MÌRT. Ma dove credi sarà andato?... - -MÈN. Mah!... al suo tribunale!... - -MÌRT. Ohibò! ci sono stata!... oggi è chiuso... - -MÈN. All'adunanza della _fratria_ per le iscrizioni delle -nascite...[191]. - -MÌRT. Ci sono stata!... Oggi adunanza non ce n'è.... - -MÈN. Alla banca di Pasione, là al Pireo... - -MÌRT. Ne vengo ora... - -MÈN. (_fra sè comicamente_) (Fa un giro di ispezione nella Grecia!) - -MÌRT. Pasione oggi celebra la festa dei Lari, e non tien banco. - -MÈN. E allora... _nessun può dir cosa ne fu di Edipo!_[192]. - -MÌRT. (_piagnucolosa_) Oh Mènecle! ho paura che Cròbilo mi tradisca... - -MÈN. Ma se è più casto di Melanione... e non può veder l'altre donne! - -MÌRT. Oh anche Timone odiava gli uomini, ma le donne di soppiatto le -cercava!...[193]. - -MÈN. (_di sottecchi squadrandola_) (Non tutte!) - -MÌRT. Ma qui proprio non è venuto...? - -MÈN. E dàlli!... Doveva venire?... - -MÌRT. No... ma... perchè... vedi... io parlo poco... - -MÈN. Sappiamo!... - -MÌRT. Ma sai... le donne, quando si fissano... (_Mìrtala parla -esitante; dopo una pausa prende Mènecle a parte e gli parla con far -misterioso_) Mènecle, Venere mi guardi del pensar male di nessuno. Tu -hai, grazie a Giove, una moglie virtuosa. Ma sai, anche a Penelope, -quando Ulisse non c'era, i Proci le andavan dietro. Tu non sei Ulisse, -ma tua moglie la trascuri... e hai torto...[194]. - -MÈN. (_si è fatto d'improvviso serio e scuro, attentissimo_) Va pure -avanti... - -MÌRT. E il pensarci, fin ch'è tempo, mi par meglio per te... per lei... -e per me... - -MÈN. (_di scatto_) Cròbilo?... - - -SCENA XII. - -_Detti e_ BLÈPO _sulla porta_. - - -BL. Cròbilo! - -MÌRT. Ah! - -MÈN. Furfante, mi fai l'eco? - -BL. No, padrone. - -MÈN. Lui qui?... - -BL. (_imitando l'eco_) Qui. - -MÌRT. (_smaniosa_) L'ho detto io! Oh il perfido! Non son Mìrtala se... - -MÈN. (_serio_) Calmati. E lascia fare a me. È meglio tu vada. - -BL. (_a parte, declamando sentenziosamente_) «Meglio è l'andar quando -il restar non giova!» - -MÌRT. Oh Mènecle, ma tu... - -MÈN. Fidati a me... Va, va presto... - -MÌRT. Oh, mi raccomando... il mio Cròbilo... - -MÈN. Sta sicura. Te lo renderò... Da questa parte... Addio. - - (Mìrtala esce dalla parte del gineceo, non dall'ingresso del - peristilio). - - -SCENA XIII. - -MÈNECLE, CRÒBILO. - - -MÈN. (_dopo accompagnata Mìrt. e messala fuori, risalendo la scena_). -Altro se te lo renderò, bella Elena, il tuo Paride... Lui!... Ma il -bel Paride stavolta discorrerà col re di Sparta... (_a Blèpo_) Fallo -entrare. - - (Blèpo esce ed entra Cròbilo dal peristilio). - -CRÒB. (_entra assai espansivo_) Oh Mènecle! salute!... - -MÈN. (_Mènecle lo riceve padroneggiandosi, con cortesia forzata, -velatamente ironica_) Buon dì, Cròbilo. - -CRÒB. Passavo di qua, venendo dai Portici, e ricordatomi che posdomani -c'è assemblea, ho detto: Oh, entriamo dal nostro Mènecle, che sa tutto, -a saper che c'è di nuovo... - -MÈN. (_lo scruta di soppiatto_) E a me, ora, il mio démone m'aveva -detto: Ecco Cròbilo che passa e che entra... - -CRÒB. Già, l'amico sente sempre l'odor della pesta dell'amico... - -MÈN. (_con intenzione ironica, scrutandolo_) E un amico come te... - -CRÒB. Per tutti e dodici gli Dei! Voglio credere!... - -MÈN. (_proseguendo, suggestivo, velatamente ironico_) ... val più d'un -tesoro. Grazie[195]. - -CRÒB. E non faccio per dire, sai, ma quando per via mi sento alle -spalle: To' quello che passa è Cròbilo Colonèo, l'amico di Mènecle... -dell'inclito Mènecle... mi pare di essere più alto un cubito. Cròbilo, -l'amico di quel Mènecle che operò tanti prodigi in campo, che fece -passar tante leggi nell'assemblea, che governò le isole... per Ercole, -sai che tutto ciò empie la bocca!... E dà una certa autorità... certi -vantaggi... - -MÈN. (_con intenzione, ironica_) Ah già! molti!... - -CRÒB. Vedi, iersera ho fin questionato per te. Tu sai che io ho molte -idee mie, ma infine, con le tue van d'accordo. È così bello aver sempre -coi grandi uomini qualche cosa in comune... - -MÈN. Già, già. (Bello e... comodo). - -CRÒB. Bene, si discorreva degli affari di Tebe e de' profughi. -Quell'asino di Eucare pretendeva che Atene faria bene a levarseli -da' piedi: e dalla sua eran parecchi. Io gli rispondo come va, e gli -espongo... così in breve... giusto le stesse riflessioni che tu mi -facevi l'altra sera... il pericolo di una guarnigione spartana qui a -due passi, nella Cadmea, l'urgenza di ristabilir in Grecia l'equilibrio -compromesso dalla pace di Antalcida, e far di Tebe un antemurale per -chiudere a Sparta gli sbocchi del settentrione... eccetera, eccetera... -insomma tutti quanti gli astanti si arresero alle riflessioni nostre... - -MÈN. (_correggendo_) Alle mie... - -CRÒB. Sì, le mie, le nostre!... Ma Eucare, quell'asino, duro: e io -«_Ti prego a credere che quando io e il mio amico Mènecle esponiamo un -parere, ci abbiamo prima studiato sopra_...» Ohibò! come soffiar in una -rete[196]. Allora mi scappa la pazienza: Senti, gli dico, ci vuole un -bel coraggio ad ostinarsi, quando io e il mio amico Mènecle dichiariamo -che è così e così: e per aver questo coraggio, bisogna prima aver -guadagnate due corone come noi... - -MÈN. (_correggendolo_) Come me... - -CRÒB. Sì... come te... come noi... - -MÈN. (_ironico_) Ah!... - -CRÒB. Aver fatto tante leggi come noi... - -MÈN. (_correggendo ancora_) ... Come me... - -CRÒB. (_senza più badargli_) ... presieduto giudizii come noi, -governate le isole come noi... (_Mènecle accompagna i noi, con gesti -del capo, di adesione ironica_) Ma se ti dicevo che quel poter parlare -dei grandi uomini come di noi stessi, aver con essi tutto in comune... - -MÈN. Sicuro... sicuro... (Ora capisco...) - -CRÒB. (_terminando la frase_) ... è una gran bella cosa!... - -MÈN. Fino a un certo punto. - -CRÒB. (_a mo' di conclusione del suo dire, abbraccia forte Mènecle_) -Qua un abbraccio. - -MÈN. (_liberandosi_) Più adagio. Le costole non sono in comune. Del -resto, dici bene, dal momento che l'amicizia è il mettere in comune -tutte le cose...[197] (_parla velatamente ironico_) come dice il -proverbio, comune la nave, comune il pericolo...[198]. - -CRÒB. Precisamente. - -MÈN. (_a parte_) (E perciò imbarca sulla nave anche le mogli). - -CRÒB. Oh, e Aglae come sta? la nostra cara Aglae... - -MÈN. (_a parte_) (L'ho detto!) La _mia_ cara Aglae sta bene... (Bisogna -insegnargli il singolare degli aggettivi possessivi!) Sicchè anche -tu sei del parere delle _Aringatrici_ di Aristofane! Sai, quella -scena dove Prassàgora inaugura il governo delle donne e fa il suo -discorso-programma: «Prima di tutto noi donne metteremo in comune -la terra, il danaro e ciò che ciascuno ha; tutti possiederanno pani, -pesci, focaccie, tonache, vino, corone e lenticchie...» - -CRÒB. (_facendo vivi segni di adesione e proseguendo la citazione -a memoria_) «se alcuno vede una fanciulla, e gli va a genio, può -pigliarsela dalla Comune, senza spesa... - -MÈN. (_proseguendo_) «le donne faran figli per chi ne vuole...»[199]. - -CRÒB. (_con ripetuti e vivi segni di adesione_) Benissimo! -Benissimo!... Oh per me, al sistema di Prassàgora ci sto subito... -(_maliziosamente a Mènecle_) Queste son massime da mettere nell'arche -insiem coi pomi!...[200]. E senti: se noi governassimo ancora le -isole... - -MÈN. (_suggestivo_) Tu cederesti la tua Mìrtala a chi la vuole... - -CRÒB. (_approvando sempre con calore_) Benissimo! - -MÈN. (_c. s._) Io cedo a chi la vuole la mia Aglae... - -CRÒB. Benissimo!... Per la compagnia che le fai... - -MÈN. (_frenandosi, e proseguendo l'ironia suggestiva_) Per Mìrtala mi -presento io... - -CRÒB. Benissimo! E io faccio come fai tu. - - (Gesto vivissimo di collera in Mènecle). - -MÈN. (Anche lui!) (_piantandosi in faccia a Cròbilo, — e fattosi -d'improvviso scuro in volto e minaccioso_) Ma... e se io... non -dividessi le teorie di Prassàgora? E se a noi che abbiamo governato le -isole, non piacessero queste teorie di governo? - -CRÒB. (_lo guarda tra attonito e spaventato_) Eh? (Che diamine gli è -saltato in mente?...) - -MÈN. (_rifacendosi calmo d'un tratto_) Vieni qua. - - (Lo conduce a uno scrittoio, tira fuori alcune carte, e le scorre - leggendole, con accento pacato e bonario, mentre Cròbilo lo guarda - trasecolato, senza comprendere). - -CRÒB. Che cosa sono? - -MÈN. (_ritornato calmissimo_) Sono carte firmate da me. Alcuni ricordi -del _nostro_ governo dell'isole, quand'ero in Lesbo e vi applicavo -le leggi di Atene. Guarda qui. (_piglia una carta e poi ne spiega, -discorrendo bonariamente, a Cròb. il contenuto_) Sentenza nella causa -di Lisicle. Un bel giovanotto — come te — certo Lisicle, che abitava -in Metinna, avea tresca con la moglie di Stefano. Stefano il marito -lo seppe e un bel giorno, sul fatto te li colse, là presso la marina, -in un bel luogo verde, ombroso, sacro alle ninfe e agli amori: il -quadretto era poetico molto, ma a Stefano pare piacesse poco: perchè -ricorse a te... cioè a me... cioè a noi. E _noi_ abbiamo condannato -Lisicle in via di clemenza alla pena esemplare del rafano[201]. -(_sbalzo di spavento di Cròbilo: Mènecle finge non accorgersene, e -prosegue tranquillissimo_) Stette a letto soltanto cinque mesi... - -CRÒB. (_spaventato_) Ohimè!... - -MÈN. Il medico Dionda, anima pia, lo curò: ed io ho curato il medico -con una multa di mille dramme[202]. (_Mènecle passa tranquillamente a -un'altra carta fingendo non accorgersi delle esclamazioni di spavento -di Cròbilo_) Altra come sopra. Sentenza per la morte di Eutemòne. Certo -vecchio, Nicarco, trascurava la moglie, e il leggiadro Eutemòne se ne -approfittava. La notte il marito dormiva al pian di sopra, la moglie -al pian terreno, col pretesto di far la pappa al bimbo: quando, una -notte, a cucinar la pappa del bimbo, il marito sorprese Eutemòne: e, -senza complimenti, te lo ammazzò. Fu processato per omicidio[203] — ed -ecco la sentenza di assoluzione, con parole di lode, da me firmata, a -incoraggiamento e sprone dei mariti futuri... - -CRÒB. (_spaventato giungendo le mani_) O santo Giove, rettor delle -stelle!... e _tu_ hai fatto... - -MÈN. (_correggendolo, ironico_)... non io... _noi, noi_. - -CRÒB. Che maniera di governare! - -MÈN. Questo abbiam fatto noi (_accenna sè e Cròbilo, beffardamente -appoggiando sul_ noi) quando governavamo le isole... (_battendogli -sulla spalla — e con accento minaccioso, vibratissimo_) Tieni il -ricordo in serbo... E metti anche questo nell'arca, insiem coi pomi! - - - CALA LA TELA. - - -NOTE - -[153] Vedi, sul gnomone, note all'_Alcibiade_, atto II. - -[154] ‘Ἠκω γὰρ ἐς γῆν τήνδε καὶ κατέρχομαι. — Cfr. ARISTOF., _Rane_, v. -1128. - -[155] Cfr. PLATONE, dial. _Parmenide, Eutidemo, Sofista_. — Già -abbiamo visto i sofisti in Atene fatti segno alla satira della commedia -antica, nelle _Nubi_ di ARISTOFANE, che ebbe il torto di confondere -tra i sofisti Socrate, il loro grande derisore. Era però una satira -e una celia che volgeva al serio, perchè in fondo era una reazione -dello spirito conservatore contro le nuove idee filosofiche, e mirava -alla sostanza di queste, attaccandole come novatrici, pericolose -e sovvertitrici della religione e de' costumi; onde lasciava tale -solco dietro di sè, che a distanza di anni potea tradursi nella -accusa di Melito. Al tempo della commedia di mezzo, specialmente -rappresentata dal comico Antifane, (e che comincia a fiorire giusto -intorno all'epoca dei personaggi della mia _Sposa_) sofisti e filosofi -hanno nella vita e nella società ateniese un posto e un'importanza -anche maggiori; e la satira contro di essi sul teatro continua — e i -sofisti nella commedia ne fan larghe spese — è però divenuta una celia -innocua che si prende spasso delle loro arie d'importanza, delle lor -sottigliezze e distinzioni cavillose, come di un tema qualunque di -scherzo: e pur non senza riflettere la segreta lenta influenza che le -nuove dottrine filosofiche dagli orti di Academo vanno irradiando sui -costumi. Di queste satire sui sofisti hai esempio in un frammento del -_Pitagorico_ di ARISTOFANE (fr. 3. MEIN., _Frag. com. græc._, III, -362) e in un altro frammento di ANTIFANE, in un dialogo tra padre e -figlio — quegli non dotto e questi discorrente nel gergo sofistico -— dialogo che ricorda le scene comiche delle _Nubi_ tra Strepsìade e -Filippide tornato dalla scuola di Socrate; e col quale hanno riscontro -le goffaggini sofistiche di Blèpo in questa scena (cfr. ANTIFANE, -Κλεοφάνης; MEIN., _Fr. com. gr._, III, 64). Più acre giudizio de' -sofisti al tempo della mia commedia, e cioè non dei veri filosofi ma -dei rètori spacciatori di vuote e presuntuose ciancie filosofiche, hai -nell'arringa contro i medesimi, del contemporaneo oratore Isocrate. — -Vedi poi, circa i sofisti in Atene, anche le mie note all'_Alcibiade_, -att. II, n. 35, 36, 37. - -[156] EURIP., _Alceste_, v. 528. - -[157] «Che pazzie le son queste? E cosa mi conti, che l'uom savio -deva bazzicar nel Liceo co' sofisti, gente magra, che digiuna, vive di -fichi?» ANTIFANE, _Cleofane_. - -[158] Vedi le orazioni di ISOCRATE, _Contro i sofisti_ e l'_Elogio di -Elena_. - -[159] SOFOCLE, _Eraclidi_. — LUCIANO, _Dial. dei morti_, 5. - -[160] Qui e più sopra si accennano alcuni simboli e riti delle -cerimonie nuziali fra' Greci, e in particolare nell'Attica. Tali le -corone di lauro e d'edera conteste, appese alla porta della casa -nuziale, grazioso emblema dell'union coniugale, e della debolezza -femminile chiedente protezione alle virili virtù del marito, -simboleggiate nella fronda sacra al genio e al valore. Tali, nel -sagrificio a Giunone (‘Ἠρητέλεια) e agli altri Dei nuziali (sagrificio -che precedeva le nozze) il fausto apparir di due tortore o due -cornacchie all'altare; promettenti quest'ultime, come simbolo di -longevità e fedeltà, il prolungarsi dell'amore tra gli sposi fino -agli anni tardissimi. Tali ancora i cestelli di fichi e d'altre frutta -che venivano imposti un momento sul capo degli sposi, al toccar della -soglia maritale, in augurio di letizia e di prosperità: e altro augurio -di più intime gioie, le gioie della fecondità, era la focaccia di -sesamo spartita ai convitati, nella cena nuziale che in casa dello -sposo coronava fra canti e danze e suoni e fiaccole la festa. - -[161] Παίδων σπόρῳ τῶν γνησίων δίδωμὶ σοι τὴν ἐμαυτοῦ θυγατέρα — -Cfr. il passo di DEMOST., _C. Neera_, 1386, citato nella nota 48 al -_Prologo_: e ALCIFRONE, nelle _Lettere_: «Mio padre e mia madre teco, -ereditiera qual sono, in matrimonio mi strinsero, _per la seminagione -di figli legittimi_. ἐπὶ παίδων ἀρότῳ γνησίων — lib. I, 6. - -[162] Vedi nel _Prologo_ della commedia, pag. 26, il testo della legge, -ch'è menzionata da DEMOSTENE, nell'orazione seconda _Contro Stefano_, -1134. Il diritto ch'essa dava ai fratelli — venendo a mancare il padre -— di disporre della sorella e darla in moglie a chi volessero, non era -esaurito neppur da un primo matrimonio. ISEO, _Eredità di Mènecle_, § -5, 9 — cfr. DEM., _C. Onet._, I, 865-6. _C. Eubulide_, pag. 1131. - -[163] «_Il vecchio torna fanciullo un'altra volta_». PLATONE, _Leggi_, -I, 646, a. - -[164] Cfr. il passo già citato dell'orazione di ISEO, _Ered. di -Mènecle_, § 7. - -[165] «Ammiro, o Fània, la legge di quei di Ceo, la quale vuole, che -quando non si può più viver bene, non si continui a viver male». -MENANDRO, _Framm. inc._ Dove il comico ateniese allude alla legge -che, al dir di STRABONE, nell'isola di Ceo, prescriveva di dar a -bere la cicuta ai vecchi che avevano oltrepassato i sessanta, perchè -lasciassero agli altri il posto di cui essi non potevano più godere. -STRABONE, X, 486. - -[166] ἱκανὸς γὰρ, ἔφη, αὐτὸς ἀτυχῶν εἶ ναι. ISEO, _Ered. di Mènecle_, § -7. - -[167] Poteva la moglie, promovendo l'_azione per maltrattamento_ -(κακώσεως δίκη) innanzi l'arconte, chiedere essa il divorzio dal -marito; come vedi nella legge addotta da Eudemonippo nel _Prologo_, -pag. 27. E s'intende che in questo caso (il solo in cui pel divorzio -occorreva l'intervento dell'arconte che lo pronunziasse), esso lasciava -immune la riputazione e l'onor della donna. Si comprendevano poi sotto -quel titolo di _maltrattamento_ (κακώσεως) in genere le accuse di -infedeltà o trascuranza. Come vedi nello scoliaste di ARISTOFANE, al v. -399 dei _Cavalieri_: «Cratino si suppone maritato alla Commedia: questa -vuol divorziare di lui e promovergli un'_azione per maltrattamento_ -(κ. δ.). Gli amici di Cratino la supplicano di non agir alla leggiera e -le domandano la cagione della sua collera; essa si lamenta amaramente -di Cratino _perchè la trascurava_ e si dava all'ubbriachezza». — -E PLUTARCO nella _Vita d'Alcibiade_: «Ipparete essendo virtuosa e -amante del marito, contristata in vedere ch'egli usava con cittadine e -forestiere, partitasi da casa, andò dal fratello: di che non curandosi -Alcibiade, anzi seguendo il suo costume, bisognò si deponesse la -scrittura del divorzio presso l'arconte, non da altri ma da lei stessa. -Presentatasi pertanto ella stessa, secondo la legge, sopravvenne -Alcibiade, e presala la menò a casa, senza che alcuno osasse di -opporsi». _Alc._, 8. Cfr. ALCIFRONE, _Lett._, I, 6. - -[168] «_Vicina è la moglie_. Quando l'orsa è presente, non s'hanno a -cercar le pedate». ARISTEN., _Lett._, II, 12. - -[169] Per distruggere i lupi che infestavano l'Attica, Solone stabilì -un premio: «a chi portasse un lupo, diede cinque dramme, a chi -una lupa, una dramma». PLUT., _Solone_. — Cfr. Scol. in ARISTOF., -_Uccelli_. - -[170] Dopo il primo banchetto nuziale in casa della sposa, questa -veniva la sera condotta alla casa maritale in corteggio di gala tra -canti d'imeneo e suon di flauti, seduta in cocchio tra un parente suo -e un _paraninfo_ o padrino dello sposo, ch'era di solito qualche intimo -amico o parente dello stesso. Vedi la caratteristica descrizione di un -corteggio nuziale, in un frammento di arringa di Iperide, in difesa -di Licofrone, framm. 155, § 2-4. La sorella di Diossippo, il celebre -atleta, viene data dal fratello in moglie a Carippo; e lungo il corteo, -Licofrone, segreto amante, a quel che pare, della sposa, trova modo -di appressarlesi e raccomandarle _di non aver rapporti col marito e -di non lasciarsi da lui toccare_. Ma di ciò accusato, Licofrone nega, -per bocca di Iperide, il fatto, cercando dimostrarne l'impossibilità: -«E qual uomo saravvi in questa città così scempio da prestar fede a un -simile racconto? Giacchè era necessario, o giudici, che prima venissero -il mulattiere e il conduttor del corteggio innanzi al carro conducente -la sposa: poi dietro il carro seguissero i fanciulli che la scortavano -e Diossippo (fratello di lei): poichè anche costui (il fratello) la -accompagnava, per averla egli collocata in matrimonio... E io sarei -giunto a tale grado di pazzia, che in mezzo a tanti uomini che la -scortavano, e fra questi Diossippo e il suo compagno negli esercizi -di lotta Eufreo, uomini fortissimi, avrei osato far di tali discorsi -a donna di lignaggio, e farmi udire da tutti, senza tema di perir lì -subito strangolato?» - -[171] «Il marito che tien sua moglie sotto catenaccio si crede esser -prudente ed è matto: perchè se una di noi ha posto il suo cuore fuor -della casa coniugale, essa s'invola più ratta di freccia e di uccello: -e ingannerebbe i cento occhi di Argo». MENANDRO, _Framm. inc._ - -[172] L'appellativo di _libera_, ἐλευθέρα, corrispondente in questo -caso al latino _ingenua_, designava in genere, quasi titolo nobiliare, -la cittadina ateniese avente stato di famiglia, la donna onesta di -libera nascita, e come tale circondata di rispetto, e sola ammessa -alle sacre Tesmoforìe; per opposto alle cortigiane (ἑταίραι) e alle -_forestiere_ (ξέναι) che gli Ateniesi, scapoli e maritati, liberamente -e pubblicamente corteggiavano, ma alle quali era proibito, sotto -severissime pene, con cittadini ateniesi il matrimonio; ed erano -interdette le feste delle _Due Dee_. — Vedi, p. e., nel passo sopra -citato di Iperide: «Che folle temerità sarebbe stata la mia di -non vergognarmi di rivolgere di tali discorsi a donna libera?» οὐκ -ῂσχυνὀμῃν τοιούτους λόγους λέγων περὶ γυναικος ἐλεμθέρας; _Framm._, -155, 4. Cfr. per l'antitesi quel passo di Menandro: «È difficile, -o Panfila, a donna di famiglia (ἐλεμθέρᾳ γυναικὶ) lottar con una -meretrice (πόρνῃ)». MEN., _Framm. inc._, 36. — All'ἐλεμθέρα, passata -a nozze, corrisponde anche l'omerico e il tirtaico κουριδίη ἄλοχος -indicante la moglie legittima, nata libera da liberi genitori, per -contrapposto alle nate di condizione servile (παλλακαὶ). — Cfr. anche -le note all'_Alcibiade_. - -[173] In questo ritratto della effeminata gioventù ateniese, -troppo degenere dagli avi nei tempi che non per niente volgevano -rapidamente alla decadenza della libertà e della Repubblica, piacque -a parecchi ravvisare allusioni contemporanee. Naturalmente io non -sono padrone delle interpretazioni altrui: e se v'ha chi crede si -possano applicar le mie parole, si serva. Vuol dire che Clistene, -lo svenevole bellimbusto satireggiato da ARISTOFANE, in tutti i -tempi ha fatto scuola: e se v'hanno giovani in Italia a cui paia di -ravvisare nel ritratto sè medesimi, me ne rincresce e auguro alla -mia patria gioventù migliore. Ma che le parole di Aglae siano a ogni -modo un ritratto esattissimo di certa gioventù d'Atene de' tempi -suoi, su questo non cade dubbio; e rimando chi voglia accertarsene ad -ARISTOFANE, specialmente alle _Nubi_, v. 961 eseguenti; a ISOCRATE, -nell'_Areopagitica_, e a TEOFRASTO, _Caratteri_. — Cfr. DIONE CRISOST., -_Regno_, pag. 167. - -[174] πολλ’ ἠπίστατο ἔργα, κακῶς δ’ἠπίστατυ πάντα (PLATONE, I, -_Alcib._) _sapeva molte cose, ma le sapeva tutte male_ — così l'omerico -proverbio girava per Grecia intorno a _Margìte_, protagonista di un -poema antichissimo (forse il più antico esempio di poesia comica), -non pervenuto a noi, e che ARISTOTILE attribuisce ad OMERO. Era il -tipo comico di un solennissimo sciocco che presume di saperla lunga; e -commette, credendo dar prova di finissimi accorgimenti, stolidaggini -d'ogni genere; era forse o senza forse il lontanissimo arcavolo -di Bertoldino. — E il nome usavasi, tra' Greci, per antonomasia, a -sinonimo d'imbecillità. «Una tal cosa (una così enorme stoltezza) non -l'avrebbero commessa neppure Ercole impazzito, e neppure Margite il -più stolido di tutti gli uomini». IPERIDE, _Framm._, 155, 5. «Credi -di parlar con un Margite, per darmela a bere così grossa?» LUCIANO, -_Ermotimo_. - -[175] Cfr. ARISTOF., _Nubi_, v. 986. - -[176] Cfr. ARISTOF., _Rane_, v. 718-726. - -[177] Vedi la orazione contro Neera, che, sia essa o non sia di -DEMOSTENE, rimarrà sempre uno dei quadri più interessanti e istruttivi -della vita privata ateniese nel secolo quarto av. l'E. V. «Prima -voglio narrarvi come Neera fosse in balìa di Nicarete (_una padrona -di postribolo_) e come facesse traffico del corpo suo per chi volesse -averne diletto. Or convien sapere che Lisia il sofista era amante di -Metanira (_altra delle ragazze alunne dello stabilimento d'_educazione -_di Nicarete_) e volle, oltre i dispendî che faceva per lei, iniziarla -nei misteri: pensando che tutte le altre spese andavano a guadagno -della padrona, ma i danari della festa avrebbero profittato alla -ragazza. A questo effetto pregò Nicarete di condurre seco alla festa -dei misteri Metanira, per esservi iniziata. E queste vennero: ma -Lisia non le introdusse nella propria casa, per vergogna della moglie -che aveva (_meno male! che marito prudente!_), e ch'era figliuola di -Brachillo e nipote sua, e della madre già vecchia che abitava con lui. -Condusse invece Metanira e Nicarete nella casa di Filostrato Colonete, -giovine scapolo e amico suo. E venne in compagnia di esse questa Neera -che già aveva messo la sua persona a guadagno». (DEMOST., _C. Neera_, -1351-1352). O non sembra una pagina di costumi odierni, dello Zola? - -[178] Πῖθ’ ἑλλέβορον, _bevi elleboro_, ARISTOF., _Vespe_, v. 1489. -Molto usavano gli antichi l'elleboro per medicina de' matti e de' -farneticanti: indi il modo proverbiale tra loro: «Tu sei matto, o -Tantalo, e par che davvero hai bisogno di bere una buona dose di -elleboro». LUCIANO, _Dial. dei morti_, 17. Cfr. ibid., 13. «Perchè -con l'elleboro non ti cavi la pazzia?» DEMOST., _Corona_. «Di elleboro -hai d'uopo, e non di quel vulgare, ma proprio di quello della focense -Anticira, tanto sei fuor di te stessa». ALCIFR., _Lett._, III, 2. -Anticira nella Focide era nota per la gran copia di elleboro. _Tribus -Antyciris caput insanabile_, ORAT., _ad Pison._ - -[179] Scriveansi su le colonne i nomi dei cittadini illustratisi -per alte gesta o eccezionali benemerenze, in pace o in guerra; come -si legge essersi fatto per Conone «al quale solo fu scolpita nella -colonna questa iscrizione: _Dopo che Conone ebbe liberato i collegati -dagli Ateniesi._» DEMOST., _Contro Leptine_. Ma nella stessa orazione -è accennata una iscrizione ricordante i beneficî resi alla città da -Leucone, governator del Bosforo, per aver soccorsa Atene di granaglie -nella carestia, e favoriti i mercanti ateniesi: «e affinchè durasse la -memoria in esempio scolpiste le iscrizioni su le colonne nel Pireo e -nel Tempio». E ancora iscrivevansi sulla colonna i nomi dei cittadini -che per chiari servigi resi alla città con l'armi o col consiglio -ottenevano, fra altre ricompense, anche la esenzione dai pubblici -incarichi (liturgìe) — come da un decreto di Alcibiade nella stessa -orazione ricordato. (Delle ricompense ai benemeriti, semplicissime e -rare nei migliori tempi della repubblica, moltiplicatesi e divenute -costose col decadere delle antiche virtù, ho parlato già altrove, nella -monografia _Alcibiade e il secolo di Pericle_). - -[180] «Giusto mi pare l'antico proverbio: _Se vedi un sasso guarda -ben sotto che forse non vi sia un oratore che ti morda_». ARISTOF., -_Tesmof._, v. 529. Il proverbio veramente non diceva _un oratore_, ma -_uno scorpione_: la sostituzione satirica di ARISTOFANE caratterizza -la manìa delle pubbliche e private accuse, che invadeva lo Pnice e i -tribunali. - -[181] πομπαῖος, _guidatore dell'anime dei morti_ (EURIP., _Ajace_, v. -832); altro dei molti appellativi di Mercurio, detto, come tale, anche -_sotterraneo_, κθονιος, AR., _Rane_, 1126, 1145. - -[182] ἐσκόπει ο Μενεκλῆς ὃπως... ἔσοιτο αὐτῷ ὃστις ξῶντά τε -γηροτροφήσοι καὶ τελευτήσαντα δάψοι αὐτὸν καὶ εἰς τὸν ἔπειτα χρόνον τὰ -νομιξόμενα αὐτῷ ποιήσοι... — ISEO, _Ered. di Mènecle_, § 10. - -[183] «Io m'aspetto che i fiumi vadano all'insù, mentre tu alla tua -età e con una caterva di figli ti se'invaghito di una suonatrice...» -ALCIFR., _Lett._, III, 33. «Tornano all'insù de' sacri fiumi le -sorgenti». EURIP., _Medea_, 410. - -[184] La ospitalità data da Atene a Pelopida e agli altri profughi -tebani ivi postisi in salvo allorchè Tebe venne in mano ai Lacedemoni -(v. atto I, nota 15), doveva naturalmente riuscire — anche per la -vicinanza di Atene a Tebe — più che sospetta e molesta agli oligarchi -tebani ed a Sparta. «Inteso avendo Leontide (un degli oligarchi) che -gli esiliati se ne stavano in Atene, cari alla moltitudine e onorati da -tutti gli uomini onesti e dabbene, tese loro insidie nascostamente... I -Lacedemoni scrissero pur lettere agli Ateniesi, ingiungendo ad essi di -non accogliere nè incitar più oltre quegli esuli, ma scacciarli dalla -città, come dichiarati per nemici comuni dagli alleati. Gli Ateniesi, e -per indole umana e per antichi obblighi di gratitudine, punto a' Tebani -ingiuriosi non furono. Peraltro, Pelopida, incitava i profughi e dicea -loro come bella nè pia cosa non era che trascurassero la patria in -servitù, e paghi solo dell'esser salvi, pendessero dalle determinazioni -degli Ateniesi (di scacciarli sì o no), sempre alla mercè di que' -parlatori facondi che atti erano a persuadere il popolo...» PLUTARCO, -in _Pelopida_. - -[185] Cfr. TUCIDIDE, I, 26; ESCHILO, _Supplici_; EURIPIDE, _Supplici, -Eraclidi_, ecc. - -[186] Cfr. ARISTOF., _Lisistrata_, v. 285; DEMOST., _Corona_, 297. - -[187] Νῦν προς ἔμ’ ἴτω τις, ἵνα μή ποτε φάγη σκόροδα, μηδὲ κυάμους -μέλανας ARISTOF., _Lisistr._, 690. - -[188] «_Fedra_. Che cos'è questa cosa che dicono degli uomini, _amare?_ -— _Nutrice_. La più soave, o figlia, e la più acerba cosa insieme». -EURIP., _Ippol._, v. 347-8. - -[189] ESCHILO, _Persiani_, v. 133-139, v. la versione del Bellotti, -qui, in bocca di Cròbilo, raccorciata. - -[190] «_È giusto difendere anche la causa del lupo_», proverbio. -PLATONE, _Fedro_. - -[191] Tutti gli anni, nelle feste Apaturie, uno o più giorni eran -consacrati alla iscrizione delle nascite avvenute nel corso dell'anno. -I figli nati di giuste nozze (da padre e madre cittadini) venivano -introdotti nella _fratria_ o curia del padre, e previo rito sacro, e -dato dal padre giuramento della legittimità della nascita, venivano -dal capo della fratria iscritti nel registro della stessa; la quale -iscrizione era il documento della legittimità ed equivaleva alle nostre -dichiarazioni di nascita all'ufficio di stato civile. (SCHÖMANN, _Ant. -Jur. Pub._, 193). — Cfr. DEMOST., _C. Eubulide_, 1313, 1315. ISEO, -per _Eufileto_, § 3. Questa iscrizione usavasi anche a legittimare gli -adottati. (DEMOST., _C. Macartato_): e non è da confondere con l'altra -iscrizione, sui registri lessiarchici, dei giovani ateniesi pervenuti -all'età di 18 anni: che conferiva l'esercizio dei diritti civili e di -una parte dei politici. - -[192] SOFOCLE, _Edipo a Colono_, v. 1655-6. - -[193] Nella _Lisistrata_ di ARISTOFANE un coro di vecchi, per fare -istizzire le donne, racconta: «C'era una volta un giovine di nome -Melanione, il quale, fuggendo le nozze, andò nel deserto e sui monti: -ivi dava la caccia alle lepri, tendeva le reti e aveva un cane: e per -odio contro le donne non fece più ritorno alla sua casa. E noi non -siamo men casti di Melanione». LIS., 785 seg. E al coro dei vecchi, -nella stessa scena, il coro delle donne, di ripicco, risponde: «C'era -una volta un certo Timone, uomo implacabile, avvolto la faccia in -ispide spine, progenie delle Furie. Questo Timone se ne fuggì per odio, -imprecando molte cose alli uomini malvagi. Così egli odiava voi uomini -sempre malvagi... _ma delle donne era amantissimo_». _Lis._, v. 808 -seg. - -[194] Superfluo qui osservare, intanto che me ne ricordo, una volta per -tutte, con l'autore dell'_Anacarsi_ (v. 28) che la vita ritirata delle -donne ateniesi nel gineceo non deve poi intendersi per quella completa -clausura che hanno creduto taluni: e non impediva loro di ricevere in -casa i parenti e quegli amici del marito ed estranei che dal marito -ne aveano il consenso. — Nella _Lisistrata_ di ARISTOFANE c'è anche di -meglio: e il _provveditore_ si lamenta che sian gli stessi mariti che -procacciano alle mogli certe distrazioni: «Noi uomini abbiamo aiutato -le donne a diventar malvagie. Noi andiamo alle botteghe degli artieri -e diciamo: orefice, della collana che mi avevi fabbricata, ballando -ier sera la mia donna, cadde la ghianda del fermaglio. Io devo navigar -per Salamina. _Tu se hai tempo fa in ogni modo di recarti da lei verso -sera_, e riponle la ghianda al luogo suo. Un altro ad un calzolaio -giovine... così parla: o calzolaio, la correggia preme alla mia -donna il dito mignolo del piede che è tenero assai. _Tu va a lei sul -mezzogiorno_, e rilassala alquanto, sicchè si faccia più larga. E così, -da queste cose hanno origine quell'altre somiglianti...» _Lisistr._, v. -404-420. - -[195] «Meglio un amico sulla terra e innanzi ai nostri occhi che un -tesoro sotterra e lungi da noi». MENANDRO, _Citarista_, fr. 3. «Nulla -è più prezioso di un amico sicuro: nè ricchezza, nè regno». EURIP., -_Oreste_, v. 1155. - -[196] «Quando tu mi parli, tagli la fiamma, soffii nella rete, ficchi -un chiodo nella spugna». ARISTEN., _Lett._, II, 20. - -[197] κοινὰ γὰρ τὰ τῶν φιλων Così Pilade a Oreste, in EURIP., _Oreste_, -v. 735 — verso passato in uso proverbiale. Cfr. ALCIFR., _Lett._, I, 7. -ENEA SOFISTA, _Lett._, VI. PROCOP. SOF., CXIX. - -[198] ARISTEN., _Lett._, I, 17. - -[199] ARISTOF., _Ecclesiazuse_, v. 597 seg., 605 seg. Cfr. il _Pluto_. - -[200] Nei cassettoni e negli armadi delle vesti e biancherie usavano -metter pomi, per dar a quelle il buon odore. Indi il coro delle _Vespe_ -in ARISTOFANE: «Di que' poeti che studieranno dire e trovar cose nuove, -tenete in serbo le sentenze e riponetele nelle arche insiem coi pomi -(ἐσβαλλετε τ’ ἐς τὰς κιβωτοὺς μετὰ τῶν μήλων). Se farete ciò per l'anno -intero, le vostre vesti avranno odore di senno». _Vespe_, 1055-59. - -[201] «_E l'adultero perirà con un bel rafano nel di dietro_.» ALCIFR., -_Lett._, III, 62. - -Varie e severe _ab antico_ in Atene le pene che colpian l'adulterio -(μοιχεία) consumato e tentato, adultero e adultera in una. Mi limito -a qui raccogliere, coordinandole, le disposizioni principali del -diritto penale ateniese su la materia — i limiti di queste note non -assentendomi più lungo discorso. - -Tralascio parlar delle pene circa i mariti adulteri. Dacchè le leggi -permettevano ai mariti il commercio con le meretrici e il tener -concubine per averne prole, anco legittimabile (DEM., _C. Neera, C. -Aristocr._): e la domanda di divorzio, fatta dalla moglie in persona -davanti all'arconte promovendo azione per maltrattamenti (κακώσεως -δίκη), era la sola risorsa e sanzione penale che alle mogli restava -contro il marito infedele. - -Passo alle donne adultere e ai loro drudi. - - UOMINI ADULTERI. - -§ 1. Solone con legge «permise uccidere l'adultero a chi lo cogliesse -sul fatto» PLUT., _Sol._ - -«Fu colto (Agorato) in flagrante adulterio (ἐλήφθη μοιχός) pel qual -delitto la legge scrive la morte in pena». LISIA, _C. Agor._, 66. - -Eufileto all'adultero Eratostene da lui sorpreso nella stanza -conjugale: «Non io sto per ucciderti, ma la legge della città che tu -per lascivia dispregiasti». LISIA, _Uccis. Eratost._, 26. - -§ 2. Adulterio, e come tale punito, non era quello solo commesso colla -moglie. «Se alcuno ucciderà un altro cogliendolo presso la moglie, o -_la sorella_, o _la concubina mantenuta per averne figliuoli_, non sarà -reo d'omicidio». (DEM., _C. Aristocr._, 637). - -«All'Areopago è prescritto non condannar per uccisione chi colse -l'adultero presso la moglie sua. E questo il legislatore stimò giusto -_tanto per le mogli legittime quanto per le concubine_ (παλλακαῖς): -certo, se avesse avuto pene più gravi per la violazione delle mogli, -le avrebbe poste: maggiori dell'uccidere non avendone, irrogò la stessa -per adulterio con moglie o concubina del pari». LISIA, _Ucc. Eratost._, -30, 31. - -§ 3. Adulterio, e come tale passibile di morte, intendevasi quello -preceduto da seduzione. Stuprare una moglie, violentandola, era reato -minore e punito di sola multa. «La legge comanda che se uno avrà -stuprato a forza uom libero o fanciullo paghi multa doppia che se -stuprasse un servo: se poi avrà stuprato a forza una donna maritata, -sopra le quali è permesso uccidere l'adultero colto in fatto, incorra -la multa medesima. Tanto, o giudici, quei che aggrediscono colla forza, -il legislatore stimò degni di minor pena di quei che ricorrono alle -blandizie persuasive: poichè quelli dannò nel capo, questi con multa -sola». LISIA, _Uccis. Eratost._, 32. - -§ 4. Se non ucciso sul fatto, poteva l'adultero essere punito con altre -pene e tradotto in giudizio. Esigevasi però sempre per le stesse e per -la traduzione in giudizio _la flagranza_. «έλήφθη μοιχὸς», LISIA, _C. -Agor._, 26. «ἐφ ῇ ἂν μοιχὸς ἄλω». DEMOST., _C. Neera_, 1374. — «μοιχὸς -ἑάλω... ἄνθρα ἐν ἄνθροις (_membra in membris_) ἒχων» LUC., _Eunuc._ — -«_Et hoc est quod Solon et Draco dicunt:_ ἐν ἒργῳ». ULPIANO. - -§ 5. La flagranza riguardava l'adulterio non solo consumato, ma anche -tentato, e non compiuto per circostanza indipendente dalla volontà -dell'adultero. «Punisce la legge come adultero non solo chi commise in -fatto l'adulterio ma anche chi lo volle o tentò (βουληδέντα)» — MASSIMO -TIR., _Diss._ II. - -§ 6. Il marito che non uccide l'adultero, e intende punirlo d'altra -pena, si impossessa della persona dell'adultero legandolo: o -rilasciandolo libero, solo dietro malleveria. Su la legittimità -della cattura, e quindi sul merito dell'accusa d'adulterio, decide -il tribunale. «Se alcuno avrà messo ingiustamente i lacci ad un -altro come adultero, questi lo accusi ai Tesmoteti: e _se_ vincerà e -apparirà legato ingiustamente, sia libero, e sciolti i mallevadori da -obbligo; se invece è chiarito adultero, i mallevadori riconsegninlo -all'accusatore». — DEM., _C. Neera_, 1367. - -§ 7. Le pene sussidiarie, _in luogo e vece dell'uccisione_, sono -a piacer del marito o _pecuniarie_ o _corporali_. Può il marito -accontentarsi di una multa. «_È legge l'adultero multarsi in danaro_». -ERMOGEN., _De invent._, II, 1. — «_È legge l'adultero pagare o -morire_». — AUCT. _Probl. Rhet._ «E quegli (l'adultero Eratostene) -mi prega, mi supplica di non ucciderlo, _ma di ricever denaro_ in -componimento». LISIA, UCC. ERAT., 25. «Stefano sorprende Epeneto come -adultero e gli estorce trenta mine: delle quali avuti mallevadori, -lasciò andar libero Epeneto, tenendosi certo del danaro». DEM., _C. -Neera_, 1367. - -§ 8. Le pene corporali, in luogo dell'uccisione, potean essere di -vario genere a piacer del marito: e inflitte nello stesso recinto del -tribunale giudicante sulla legittimità della cattura. «Se è chiarito -adultero, i mallevadori riconsegninlo all'accusatore, il quale, lì -nello stesso tribunale _può far su di lui, purchè senza spada, ciò che -vuole, secondo conviensi ad adultero_». (ἄνευ ἐγχειριδιου χρῆσθαι ὄ τι -ἄν βουληθῆ ως μοιχῳ). DEMOST., _C. Neera_, 1367. - -§ 9. Nella antecedente designazione sono comprese le pene: - -α. _dell'accecamento._ «Stabiliva la legge potersi impunemente accecare -(τυφλοῦσθαι) l'adultero colto in fatto». AUCT., _Probl. Reth._, c. 58. -«_Adulteros deprehensos licet excœcare_». CUR. FORTUNATIANUS, _Rhet. -Scol._ - -β. del _marchio_ rovente. «ἔξεστι στιξειν τοὺς μοιχούς». HERMOG., -_Part. Stat._ — νόμος τὸν μοιχὸν στιξειν. MARCELLINUS. - -γ. del _rafano_ (ῥαφανιδωσις). Faceasi star carponi l'adultero e -pelategli le natiche con cenere calda, gli si ficcava nel podice un -rafano de' più grandi. SUIDA, alle voci ραφανιδωθὴναι e μοιχὸς. — -ALCIFR., _Lett._, III, 62. — In luogo di un rafano si usava anche un -pesce detto _mugile_. CATULLO, carm. XV. - -§ 10. Il marito che _uccide_ con pene corporali l'adultero non ucciso -sul fatto, risponde di omicidio. — ἄνευ ἐγχειριδίου, DEMOST., _C. -Neer._, loc. cit. «Chi bollando l'adultero, lo uccide, è reo di -omicidio». HERMOG. e MARCELL., loc. cit. - -§ 11. È condannato il medico che cura gli adulteri, castigati col -marchio o col rafano. «’Ιατρὸς, τὰ τῶν μοιχῶν ίώμενος στίγματα, -κρίνεται» SOPATER. - -§ 12. Vietato è all'adultero l'ingresso ne' templi. SOP., _in Hermog._ - - DONNE ADULTERE. - -§ 13. Lecito è uccidere l'adultero (colto sul fatto) e l'adultera -insieme. HERMOG., _Part. St._ — MARCELLINUS, in CICER., _Rhetor._, II. - -§ 14. Il marito che non uccide l'adultera (colta in fatto) è però -obbligato a ripudiarla. «Quando abbia sorpreso in fatto l'adultera, chi -la sorprende non potrà più dimorare con la moglie: e se dimorerà con -essa, sia punito d'infamia». DEMOST., _C. Neer._, 1374. - -§ 15. La donna adultera ripudiata non ha dritto alla restituzione della -dote. «_È legge che la dote dell'adultera_ resti al marito». SOPATER. -_Divis. Quæst_. Cfr. LIBANIUS, _Declam._, 35. — «Trovando la moglie non -costumata e reputandosi ingannato, la scacciò, gravida, di casa e non -le restituì la dote». DEMOST., _C. Neera_. - -§ 16. «_Legge dell'adulterio._ Nè alla moglie (per adulterio ripudiata) -sia lecito entrar nei pubblici templi, se è stata trovata col drudo: -e se vi entri, ognuno possa maltrattarla a piacere, tranne che -ucciderla». DEMOSTENE, _C. Neer._, 1374. «Perciocchè, se una donna è -stata colta con l'adultero, non può più entrare nei templi per vedere -e supplicare, come può fare una straniera e un'ancella, a cui lo -consentono le leggi. E se le adultere vi entrano in onta alle leggi, -ognuno può maltrattarle a suo talento, purchè non le uccida. E se la -legge eccettuò la morte, mentre volle impune ogni altro maltrattamento, -questo fece perchè non volle contaminati i templi». DEMOST., _C. -Neer._, ibid. «Solone, dei legislatori il più glorioso, scrisse all'uso -antico decreti solenni sul buon costume delle donne. Imperocchè alla -moglie presso la quale sia stato sorpreso l'adultero non consente -adornarsi, nè entrare nei pubblici templi, affinchè con la sua presenza -non corrompa le donne oneste. Che se vi entri e se si abbigli, ordina -al primo capitato di lacerarle le vesti e di strapparle gli ornamenti -e di batterla, purchè non la uccida nè la ferisca. Così il legislatore -vitupera questa donna e le crea una vita peggior della morte». ESCHINE, -_C. Timarco_, § 183. - -§ 17. La moglie accusata d'adulterio può discolparsi dando il -giuramento d'innocenza al pozzo di Callicoro. «A Mnesiloco Peanese -scopersi le impudicizie di sua moglie: ed egli che aveva ogni modo di -appurar la cosa (o uom proprio di zucchero!) ripose tutto nell'affar -del giuramento. Pertanto la donna condussero al pozzo di Eleusi detto -Callicoro: ivi spergiurò e del delitto purgossi». ALCIFR., _Lett._, -III, 69. - - SUI LENONI. - -§ 18. Ai lenoni era inflitta la morte. «Solone comanda accusarsi i -lenoni, e convinti dannarsi nel capo: perchè alle persone desiderose -di peccare ma vergognose e dubbiose di trovarsi insieme, danno -sfacciatamente e per prezzo occasione ed agio al delinquere». ESCHINE, -_C. Timarco_. - -[202] Vedi nota antecedente sotto il numero 11. - -[203] Cfr. l'orazione di Lisia, in difesa di Eufileto, sulla _Uccisione -di Eratostene._ - - - - -ATTO TERZO - - -ATTO TERZO - - Scena come nell'atto precedente - - -SCENA I. - -MÈNECLE _e_ DÀMOCLE _tebano_. - - -DÀM. Mènecle, i profughi lasciano questa notte Atene; ma le tue parole -di ieri all'assemblea rimarranno scritte nel cuore dei Tebani. - -MÈN. Tebe e i suoi profughi nulla mi devono. Tebe accolse me profugo al -tempo dei 30 tiranni; ho sciolto il debito della ospitalità. In quanti -partite? - -DÀM. Pelopida, io ed altri dieci. Il resto dei profughi attenderà, per -seguirci, nostre notizie al confine[204]. - -MÈN. Lo sapete che in Tebe i tiranni son sulle guardie, che la città è -ben munita, e che la impresa vostra è temeraria? - -DÀM. Le nostre braccia sono gagliarde, i nostri petti sono sicuri, le -armi imbrandite per i Lari sono sante. Giove le guiderà. - -MÈN. E Giove dunque vi protegga. Bravi figlioli! Vorrei aver vent'anni -di meno per essere con voi!... E avrò vostre nuove? - -DÀM. O da Tebe liberata... o dagli inferni. - -MÈN. (_lo abbraccia_) Addio. (_Dàmocle esce_) Moriranno tutti ma -moriranno bene. - - -SCENA II. - -MÈNECLE _solo._ - - -(_Passeggia meditabondo_) Ora a colei... Quel maledetto sospetto -non mi dà tregua. Poc'anzi la fantesca parea sulle mosse. Blèpo sarà -ancora alla guardia... Decisamente non mi riconosco più. È bastato -quel sospetto molesto per mandare i miei buoni propositi all'aria!... -E Giove scrutatore dell'anime m'è testimonio s'essi eran sinceri!... -Ci tenevo tanto alla soddisfazione di poter dire: ho schiuso io nuove -gioie, nuovi orizzonti al di lei cuore! Se ella invece ci ha già -pensato da sè, la mia diventa una generosità da far ridere Atene alle -mie spese... - - -SCENA III. - -MÈNECLE _e_ BLÈPO. - - -MÈN. (_ansioso_) E così?... - -BL. La vecchia è in trappola. - -MÈN. Da quando? - -BL. Ora, ora. Usciva di casa frettolosa: e io salto fuor dal vestibolo: -_Alto là, gentil comare, arresta il passo, e vieni un momento con me._ -E lei: _Impertinente! Sgombra dai piedi! Devo andar per la padrona!_ -Ed io, prendendola delicatamente: _Anderai dopo; intanto (comicamente -declamando) inoltra, inoltra Alceste nella reggia d'Admeto!_ E lei: -_Se non mi lasci la pagherai! — Io te lasciar? giammai!... Vieni, o -fanciulla, e al mio signor rispondi — e dammi il foglio che nel grembo -ascondi!_ - -MÈN. (_irritato_) Ah! la finisci?... - -BL. Ho finito. - -MÈN. E il foglio? - -BL. È qua (_Mènecle afferra ansioso il foglio_). - -MÈN. E la vecchia? - -BL. È là. - -MÈN. Entri! (_passeggia, concitato, stringendo il foglio con mano -convulsa_) Per i fulmini di Giove! non eran dunque sospetti... (_fa per -aprire il foglio, poi si arresta_) ho paura di aprirlo. Sentiam costei! - - -SCENA IV. - -MÈNECLE, TRATTA _e_ BLÈPO. - - -TR. (_ancora di dentro, piangente, trascinata da Blèpo_) Santissime -dee! Mi vuoi lasciare, furfante!... - -BL. (_di dentro, declamatorio_) Calma, calma, o fanciulla! Umana cosa -è il pianto! (_entra, tenendo per un braccio la vecchia_) Ecco, o -padrone, la vezzosa Tratta... - -TR. (_a Blèpo_) Scoppia!... - -BL. ... che da un'ora mi tormenta, perchè vuole parlare con te. (_a -Tratta, con far tragico_) Parla! favella! - -TR. (_piagnucolando_) O padrone! padrone! lo giuro a Venere che non -ho fatto nulla e costui mi ha indegnamente maltrattata! (_Blèpo fa -gesti comici negativi, come scandalizzandosi dell'asserzione_) Fammi -ragione... - -MÈN. Comincia a dar ragione di te mezzana indegna!... Scegli tra lo -staffile e il dire la verità...[205]. - -BL. (_ripetendo con far tragico_) Scegli! - -TR. O padrone, sì la dirò, la verità, ma ne attesto le Dee che -sono innocente! Io glie lo davo il foglio, e questo sfrontato senza -lasciarmi tempo, ha allungato apposta le mani sul mio seno... - -BL. Seno, lo chiama! Non le credere... - -MÈN. (_a Blèpo_) Taci, furfante. Esci. (_imperioso_) - -BL. Ecco la ricompensa!... (_va via declamando_) - - _E fuor di casa le fantesce indegne_ - _Van del marito a trafficar lo scorno!..._[206]. - -Seno, lo chiama!... - - -SCENA V. - -MÈNECLE _e_ TRATTA. - - -MÈN. Alle corte. E bada a non mentire. Da quanto tempo fai questo -ufficio di... Iride messaggiera? - -TR. Che le Furie mi portino via, se non è questa soltanto la seconda -volta. - -MÈN. Ah!... (_frenandosi_) E quando... la prima? - -TR. L'altro ieri. - -MÈN. (Il cuore me lo diceva!) E, n'è vero... da Cròbilo? - -TR. Sì, padrone. - -MÈN. E Aglae t'avrà detto di non dir nulla... - -TR. Oh no! niente la mi disse... - -MÈN. Ed ora da Cròbilo ci tornavi... - -TR. No, no, padrone... - -MÈN. Come no? Questo foglio non lo portavi a Cròbilo? - -TR. No. - -Mèn. Neghi ancora? A chi dunque, sfacciata? O confessa, o... - -TR. A Elèo. - -MÈN. (_balzando di sorpresa_) Elèo?!! Eh? O quanti ne ha? Elèo?... -(_lunga pausa. Mènecle si passa la mano sulla fronte, guarda la -vecchia, guarda il papiro, fa per isvolgerlo, trema di svolgerlo, -s'arresta ancora_) No... no... tu menti... non è possibile! - -TR. Buttami dalla torre del Ceràmico[207] se non è vero che ad Elèo lo -portavo... - -MÈN. (_con accento lungo, doloroso_) Anche Elèo!... (_si copre, -angosciato, delle mani il volto: poi, cupo, a Tratta_) Va. Più tardi -con te aggiusteremo i conti... Blèpo!... (_a Blèpo che si affaccia_) -Tieni costei sotto custodia!... - -TR. Venere santa! - -BL. Non temere... (_trascinandola via_) Venere ti ascolterà... Io -attentare al tuo onore!... (_escono continuando la vecchia a lamentarsi -e Blèpo a sermoneggiarla_). - - -SCENA VI. - -MÈNECLE _solo_. - - -(_Passeggia concitato, stringendo febbrilmente il papiro, e dando in -rotte esclamazioni_) Eppure l'accento di colei non mentiva... Elèo!... -Elèo ch'io credevo il più leale dei giovani!... Ch'io amavo, e da -cui mi credevo amato come da un figlio!... Ma a questa mia età, non -vi è dunque più un solo volto d'amico, un solo affetto sincero sulla -terra?... Povero imbecille!... i giovani hanno fretta e non aspettano -che la mano gelida di un vecchio rechi loro la felicità! se la pigliano -da sè... (_terge una lagrima_) Eppure costava loro sì poco l'attendere! -Glie l'avrei ritardata di sì poco!... Addio, mio bel sogno! -Coraggio!... (_apre la lettera_) È proprio lui!... (_Si butta a sedere -e riprende a leggere. Sul principio della lettura, legge forte il_ -GRAZIE DELLA TUA _con cui comincia e che gli strappa un'esclamazione -e un movimento d'ira: poi riprende convulso la lettura, ma subito alle -parole successive la sua fisonomia comincia a rasserenarsi e gli sfugge -qualche esclamazione rotta di commozione e di sollievo_). - - «Elèo!... - -«Grazie della tua. Se verrai oggi, sia dunque la tua venuta per dirmi -addio, in presenza dì Mènecle _nostro..._ (_a sè, commosso_) (Sono -ancora il loro Mènecle! Meno male!) Sì, io ti ringrazio di avere -sentito alla stessa ora, nel cuor tuo, la parola che a me veniva -sul labbro. Aglae ed Elèo non devono più incontrarsi sotto lo stesso -tetto, fino a che Mènecle vive (_fra sè, approvando, con inflessione -fra comico e intenerito_) (Ciò è onesto!) Ah sì, mio Elèo, noi non -possiamo obliarlo ciò che dobbiamo a quella testa canuta. (_Mènecle -si asciuga una lagrima_) Ed io più di te: tu lo sai, tu, testimone -della sua astuzia magnanima, per indurmi a riprendere una libertà, -che facesse lieti i miei giorni serbando illibato il mio nome... -(Come? come?) tu che meco leggesti il suo affettuoso addio... (Oh! i -mariuoli!) (_Mènecle sorride di gioia e commozione_) O Elèo! Vide la -Grecia eroi ed eroine, e sagrifici illustri: non mai ne vide di più -veri e più nobilmente modesti! È dolce la morte per la patria, sapendo -di dare ai secoli il nome: è dolce a vent'anni la morte per la donna -amata, sapendo di averne l'amore: nessun Greco dai capelli bianchi -affrontò per una fanciulla ciò che è ben peggio della morte: vivere -vecchio, solo e sconsolato. (_Mènecle vinto dall'emozione, s'asciuga -una lagrima e sorride_) (Ma come sa scrivere quella birichina!) Oh, -io rimarrò con Mènecle fino all'ultimo de' suoi giorni... (Se io lo -permetterò!) superba che tu mi approvi... (Ah lui approva! Bravo!) -Farò di tutto per consolare quell'anima generosa che ha amato troppo -in gioventù per non sentir bisogno di qualcosa che le rammenti il -passato. Vedi, ieri, col solo aver dato al suo cuore la occupazione -della gelosia... (La briccona!) il povero vecchio pareva tutto -cambiato: a quest'ora, scommetto, non pensa già più al suo triste -disegno, inseguendo questa piccola cura che lo molesta e lo alletta, -gli sveglia il ricordo di emozioni antiche. Forse già sospetta di -Cròbilo: e io tollero per ora le visite di quell'imbecille... (Cròbilo -fa progressi!...) che anch'oggi verrà... Ma non confondiam la commedia -con le cose serie. Addio, Elèo, addio, amico. Gli Dei ti proteggano... -e ti serbino un giorno... (Ti serbino...?) (_Mènecle che man mano verso -la fine è venuto leggendo sempre più rapido e sicuro, con volto ilare -e accento concitato per gioia ed emozione, giunto a questa parola, -improvvisamente si arresta, ritorna scurissimo in volto e depone il -foglio con espressione angosciosa. Una visibile lotta si combatte nel -suo animo. Parecchie volte fa atto di padroneggiarsi per continuar -a leggere il resto della frase, e altrettante esita. Infine con uno -sforzo penoso ma risoluto pone l'occhio sulla carta, e alle parole -che terminano la frase e la lettera balza in piedi con un urlo di -gioia_)... all'onor della Grecia!» Ah! Molto ben detto. - -(_Mènecle, rasserenato, contento, passeggia su e giù discorrendo seco -con vivacità febbrile_) Ma non si dirà mai che Mènecle a sessantacinque -anni si è lasciato sopraffare in generosità da due fanciulli! E quella -birichina che s'intende di burlarmi, la burlerò io!... Bravi figliuoli! -Che Giove vi benedica — per il bene che volete a questo povero -vecchio... (_dopo una pausa, intenerito_) e per quello che vi volete -tra di voi! Quanto a quella buona lana di Cròbilo — l'imbecille Cròbilo -— eh, se stesse a lui, non lo è poi tanto — farà i conti con Aglae... e -con sua moglie... (_va all'uscio e chiama_) Blèpo! - - -SCENA VII. - -MÈNECLE, BLÈPO _e_ TRATTA. - - -MÈN. (_a Blèpo_) Conduci qua la vecchia. (_Blèpo esce_) Questa lettera -a ogni modo è troppo bella e merita che Elèo la veda! Queste cose... a -quell'età... fanno bene!... educano il cuore dei giovani!... - -BL. (_di dentro_) Coraggio! che il padrone è allegro! Tergi l'amaro -pianto!... - -TR. (_ancora piagnucolosa_) Oh mio buon padrone... - -MÈN. Non tante smorfie... Riprendi questa lettera e riportala al suo -destino. E Aglae non sappia che m'hai parlato.[208] - -TR. Sì, sì, padrone! - -BL. (_a lei che se ne va, nell'uscire assieme_) Vedi? «_dopo le nubi — -nella reggia d'Admeto il sol risplende..._» - -TR. (_a Blèpo nell'andarsene_) Lo vedi se ero innocente, o birbante?... - -BL. (_fingendo indignarsi, con posa tragi-comica_) Fanciulla!... - -TR. Faccia da gufo!... - -BL. Vezzosa Venere!... io attentare al tuo seno!... (_vanno via -bisticciandosi, la vecchia collerica e Blèpo gravemente canzonatorio_). - - -SCENA VIII. - -MÈNECLE _solo_. - - -Ed ora... Oh! il gnomone segna la nona... Se Cròbilo ha da venire, a -momenti sarà qui. Adesso gli lascio più tranquillo il posto... e lo -servo io... Ah, eccolo... l'_imbecille Cròbilo_... (_s'avvia ad uscire -dalla porta interna, ch'è nel mezzo_) Non guastiamogli i progressi!... -Quanto ai due ragazzi poi... (_Nello andarsene, si arresta ad un -tratto, essendosi fermato il suo sguardo sopra una vecchia panòplia -appesa alla parete. La sua faccia, dianzi rasserenata, si è rifatta -seria, triste, pensosa. Sembra assorto in qualche improvvisa idea. -Distacca macchinalmente dalla panòplia una vecchia spada, la sfodera, -e l'esamina lungamente_) Quanta ruggine!... (_cogitabondo, brandisce -due o tre volte la spada, squassandola, come per provar la forza -del braccio. Poi, come soddisfatto della prova, con gesto rapido, la -rinfodera, la rimette a posto, va concitato ad un tavolo, scrive poche -righe, poi chiama_) Blèpo! (_Blèpo compare_) Questo a Pelopida!... -(_gli consegna una tavoletta quindi va via ripetendo con accento di -soddisfazione commossa_) Quanto ai due ragazzi poi... (_esce_). - - -SCENA IX. - -CRÒBILO _solo_. - - -(_Voce di fantesca di dentro_) Aspetta qui — verrà a momenti. - -CRÒB. (_si avanza guardingo, pauroso, dal peristilio a destra, in -punta di piedi, spiando intorno_) La piazza è deserta. (_rassicurato_) -Meno male!... (_tentennando il capo_) Curiosa! La mi fa venir qui — -evidentemente è un convegno — e invece di ricevermi nelle sue stanze, -la mi riceve nell'aula comune... Basta! speriamo avrà preso le sue -misure... Non ci avrei nessun gusto di incontrar Mènecle. Mi squadrava -ieri e mi contava quegli atti di ferocia, con una disinvoltura... -Brrrr!... Mènecle sarà un buon amico, ma non è uomo mite nell'arte di -governo... e non è quello il sistema di cattivarsi le popolazioni!... -Ma già, nelle sue cose è un po' strambo... non l'ho mai capito troppo -bene... Quello che capisco benissimo è che Aglae con lui non se la -intende... Ah, ella è qui... Numi! come è bella! par Venere che esce -dalle spume! - - -SCENA X. - -CRÒBILO _e_ AGLAE. - - -AGL. (_entrando con far cordialissimo, disinvolto_) Salute, buon -Cròbilo!... - -CRÒB. (_misterioso_) Ssssss!... - -AGL. (_forte, mostrando sorpresa_) Che è?... - -CRÒB. Ssssss! (_sottovoce, facendole segno di parlar più piano_) C'è -del nuovo. - -AGL. Nuovo di che?... - -CRÒB. (_con gesti_) Tu non sai... - -AGL. Che cosa? - -CRÒB. Mènecle... (_parla esitante, sconcertato dalla tranquillità con -cui Aglae lo guarda_) ha dei sospetti... - -AGL. (_disinvolta_) Fa benissimo. È il dovere di un marito di averne. - -CRÒB. (_sconcertato_) Eh? (Cosa dice?...) E... tu...? - -AGL. E il dovere di una moglie è di lasciarglieli. - -CRÒB. (_tentennando il capo, fra sè_) (Comincio... a non capire). (_ad -Aglae_) Ah... già... - -AGL. (_senza darsi per intesa della sua sorpresa_) Meglio in faccia -a Giove custode dei giuramenti essere moglie sospettata... (_moto -di compiacenza di Cròbilo_) ... anche ingiustamente... (_gesto di -disappunto di Cròbilo_) dal marito, che essere marito ingiusto colla -moglie... - -CRÒB. (_rasserenasi_) (Ora mi raccapezzo!) Ah sì! Mènecle è ingiusto, -più che ingiusto... con te... (E governava le isole in quel modo...! -Prudenza! Battiamo largo!...) Però, se egli pensasse a risarcire... - -AGL. Credi tu che gli anni di una fanciulla sciupati nella solitudine -si risarciscano?... Tu non sai... - -CRÒB. So, so!... (Povera ragazza!) Ma tu sola non sei... vi hanno cuori -che ti sanno compiangere... - -AGL. (_con accento vibratissimo, sdegnoso_) Compiangere?... Aglae non -ha bisogno di compianto. Alla mia età, si sente; alla mia età si _ama_, -intendi?... - -CRÒB. (_guardandola con compiacenza_) (Eh! come lo dice!...) - -AGL. (_incalzando_) Alla età mia, c'è qui dentro un cuore che batte, -c'è un'anima che ferve, che soffre, che s'irrita, che ha bisogno del -suo lembo di mondo e di cielo!... E quando la povera anima piange -trovandosi al buio, quando si lagna perchè trovasi al chiuso... la _si -compiange!_ Bel conforto! tenetevelo! - -CRÒB. (Ha ragione!) No... Aglae... senti... - -AGL. (_non dandogli retta, e in vista di sempre più accalorarsi_) No... -non è questo che essa chiedeva! Questa oscurità mi intristisce: datemi -la mia parte di luce! questo chiuso mi soffoca: datemi la mia parte -di aria!... _Aprite! aprite! Questo volevo!..._ (_si abbandona come -spossata dallo sforzo, su di una sedia: poi dopo una pausa, volgendosi -a Cròbilo_) Oh, Cròbilo... perdona... mi dimenticavo e ti ho annoiato -co' miei lamenti... - -CRÒB. Annoiarmi! ma va avanti!... ma va avanti! Parlano in tua bocca le -Sirene! - -AGL. E or che ci penso, ho avuto torto di rispondere alla tua... e di -farti venir qui... - -CRÒB. Perchè? - -AGL. Perchè il favore che avevo a chiederti... - -CRÒB. (_fra sè, malizioso_) (Pretesti!...). - -AGL. ... tu non puoi farmelo... - -CRÒB. (_concitato, insinuante, carezzevole_) Ecco... vedi... ciò si -chiama essere ingiusti... Aglae, non hai mai udito dire che le anime -colpite dalla stessa sventura tendono, per istinto, a ravvicinarsi? Io, -dianzi, ti ascoltavo commosso... - -AGL. (_a parte_) (Brutto ipocrita!) E tu... - -CRÒB. E chi ti dice che anch'io non sia uno spirito sofferente che -inseguiva uno splendido ideale, strappatogli dalla triste realtà? Il -mio ideale era un'anima che comprendesse la mia... si chiamava: la -bellezza, la felicità, l'amore...! la realtà si chiama... (_con voce -cupa_) Mìrtala!... - -AGL. (_a parte_) (Qui ci vorrebbe lei!) - -CRÒB. Io, vedi, m'ero detto: Ecco, o Cròbilo, gli Dei t'hanno dato la -generosità, la virtù... - -AGL. (la modestia...) - -CRÒB. ... tu hai da essi una bella missione nel mondo. Troverai sulla -tua strada la menzogna, e la smaschererai; troverai la sapienza, le -strapperai i segreti; troverai la gloria, le darai le corone; troverai -la virtù, la assisterai; la sventura, la consolerai... - -AGL. (... tua moglie, la tradirai...) - -CRÒB. ... Aglae, tu sei sventurata... e mi vuoi togliere il conforto di -esercitare sulla terra... la mia missione? - -AGL. Oh no... ma... - -CRÒB. Ne dubiti... - -AGL. No, ma, vedi, è una missione pericolosa la tua. L'ultima volta -che fui a Corinto, passando in lettiga dalla piazza del mercato, vidi -la casetta di Antifonte l'oratore, quello, sai, che Atene condannò -a morte poco tempo prima di Socrate... E mi fermò la scritta che era -ancora sulla porta: «_Ufficio di consolazioni. Qui dimora Antifonte, il -quale ha la virtù di guarire con parole gli addolorati_...»[209] La tua -missione medesima! e l'umanità glie n'è stata così riconoscente, che lo -ha condannato a bere la cicuta... - -CRÒB. Alla quale noi rinunziamo! L'umanità è stata sempre ingrata. Ma -Antifonte guariva con le parole... e non coi fatti... - -AGL. (_suggestiva, velatamente ironica_) E tu invece... _uomo di -fatti_, sei!... Ma da quando questa missione il tuo buon demone t'ha -suggerito di esercitarla?... Fino a ieri nulla ne seppi... e poi, -Aglae, supposto avesse bisogno di un consolatore, vorrebbe prima -accertarsi che sia quello veramente che ebbe quest'incarico dai Numi: -che sappia indovinar nella sua anima ogni fremito de' suoi desiderî, -ogni sussulto delle sue speranze, ogni lagrima dei suoi dolori... -(_dopo dette queste parole con voce insinuantissima, mutando a un -tratto bruscamente accento_) ... vedi bene che tu non puoi essere -quello... - -CRÒB. (_vivissimo_) E se lo fossi?... - -AGL. Se lo fosti anche... non ne troveresti il tempo... - -CRÒB. (_incalzante_) E se lo trovassi?... - -AGL. (_fingendosi perplessa_) Se lo trovasti... (_con pentimento -brusco_) E poi no... - -CRÒB. Mettimi alla prova... - -AGL. Davvero? E tu sai... - -CRÒB. So tutto. - -AGL. E acconsentiresti... - -CRÒB. Se acconsento!... (_fra sè, un po' sconcertato_) (Consentire??... -che diamine?...) - -AGL. Oh grazie!... Perchè capisci... dal momento che tu sai tutto... - - (Batte su queste parole con insistenza maliziosa). - -CRÒB. (_impaziente, incalzantissimo_) Tutto, tutto... - -AGL. Non ci sei che tu... E tu dunque gli parlerai?... quando?... - -CRÒB. (_sbalordito_) Parlare... a chi?... - -AGL. (_con tutta naturalezza_) Ma a lui... - -CRÒB. (_sempre più sbalordito_) Già... già!... Ma... lui... chi?... - -AGL. Ma a Mènecle... - -CRÒB. Eh?!... (_dà uno sbalzo di spavento_) (Quella ci mancherebbe!... -con quel po' po' di sentenze!...) (_sconcertatissimo, e pure -sforzandosi nasconder l'imbarazzo_) Ah... già, già... Ma... - -AGL. (_fingendo non accorgersi del suo turbamento_) Ma tu vedi che da -qui bisogna uscirne, per le Dee!... bisogna uscirne!... Esiti? Ah!... -lo sapevo... - -CRÒB. (_con uno sforzo_) Ma ti pare?!... Niente affatto!... -(_facendo la voce risoluta e cercando farsi coraggio_) Cròbilo non -indietreggia... e se tu lo vuoi... (_vorrebbe dir qualche cosa, ma gli -manca il coraggio_) Ma permetti una parola... - -AGL. (_impaziente_) Cosa?... - -CRÒB. ... nel tuo interesse... mi pare... non ti pare... parlargli -io... fare uno scandalo... - -AGL. Scandalo? (_fingendo sorpresa_) Scandalo il dirgli che fa male a -trattare così la sua compagna, sposata innanzi agli Dei patrî ed agli -Dei del focolare?... il dirgli, coll'autorità di un amico, che non son -questi i giuramenti innanzi all'arconte; scandalo il dirgli che sua -moglie soffre... - -CRÒB. (_balzando sbalordito_) Eh?! - -AGL. ... scandalo il ricondurmelo?... - -CRÒB. (_sbalordito più che mai_) (O Febo! o spiriti! lo ama!) E... e... -questo era... che volevi? - -AGL. (_mostrando a tutta prima sorpresa della sua sorpresa_) E -che altro... dunque... imaginavi?... Ah!... (_quasi un pensiero -le balenasse, si fa improvvisamente scura in viso, e s'appressa a -Cròbilo, figgendogli gli occhi in faccia, e parlandogli con voce lenta, -severissima_) Che altro imaginavi che il labbro di Cròbilo, marito di -Mìrtala, potesse osar di confessare all'orecchio di Aglae, la sposa di -Mènecle?... - -CRÒB. (_interdetto, confuso_) Io... nulla... nulla... Ma le tue -parole... questo invito... - - (Da qualche istante è entrata in iscena Mìrtala introdotta adagio - da Blèpo, che le fa dei gesti maliziosi, sulla soglia, additandole - Cròbilo; vedendo questi, Mìrtala si arresta, e ritraesi alquanto). - -AGL. (_seria e dignitosissima_) Il mio invito fu un torto... se ebbi -torto di crederti amico leale di Mènecle e mio... Ma se Mènecle... - -CRÒB. (_spaventato, supplichevole_) No!... no!... (_concentrandosi e -meditabondo, coll'indice sotto il naso_) (Ma dunque... avrebbe quasi -l'aria di essere una canzonatura?!...) - -AGL. (_proseguendo_) Ma se tua moglie... fosse qui... (_Aglae s'è -accorta della presenta di Mìrtala_) se ti sentisse... che cosa direbbe -di questa tua improvvisa meraviglia?... - -CRÒB. (_prorompendo, con voce risoluta, irritata_) O per gli Dei! se -mia moglie mi sentisse... le direi... - - -SCENA XI. - -_Detti e_ MÌRTALA (_già in iscena da qualche minuto_). - - -MÌRT. (_si è avanzata dalla soglia lentamente, e non vista da Cròbilo, -le si è posta a lato, senza guardarlo, ritta, la testa alta, le mani -sui fianchi_) Sentiamo! - -CRÒB. (_voltandosi con ispavento alla voce di Mìrtala_) (Mia moglie! -son morto!) (_cercando ricomporsi dalla paura, e uscirne, alla meglio, -con accento garbato_) Niente!... direi che la sposa di Mènecle ha dato -a Cròbilo una prova di stima e di fiducia che lo onora... (_a denti -stretti_) (Questa non me l'aspettavo!) Cara Mìrtala, sai... (_tenta -parlarle con fare sciolto e sorridente, ma lo sguardo minaccioso di -Mìrtala, fisso su di lui, lo sconcerta_) (Che occhiacci! Giove me la -mandi buona!) - -MÌRT. (_con voce lenta e severa, squadrandolo_) So... E spero che -l'incarico lo adempirai... (_abbraccia Aglae_) Grazie, buona Aglae! Non -dubitavo di te.[210] Eh, pur troppo noi donne siam sempre circondate -di insidie!... Quanto a questo Alcibiade sbagliato... (_squadrando -Cròbilo_) regoleremo i conti a casa... - -AGL. A tempo sei giunta, cara Mìrtala. Ma sii buona con Cròbilo. Io -gli chiesi un favore che egli meglio d'altri può rendermi... fui forse -indiscreta... ma la sua bontà fu maggiore della mia indiscrezione... -(_a Cròb. cordialissima_) Grazie, Cròbilo! (_velatamente ironica, -affabile_) Oh, sì, gli Dei ti hanno data una ben nobile missione! -Troverai la sventura, la soccorrerai;... le mogli abbandonate... ai lor -mariti le renderai... - -CRÒB. (_con ismorfie_) (Nella mia missione questo non c'era...) - -AGL. Sicuro, Mìrtala, ei m'ha promesso di rendermi il mio Mènecle... è -un'anima bella, il tuo Cròbilo... Sii buona con lui. - -MÌRT. Non dubitare, non dubitare. Se non fossi buona, gli avrei portato -quattro talenti di dote... - -CRÒB. (_premuroso, tentando ingraziarsela_) E la possessione di -Egìna... terreni aratorî di prima qualità... - -MÌRT. (_fissandolo severissima_) Precisamente. E che i colòni -trascurano e abbisognano molto di sorveglianza. Ci andremo insieme... - -CRÒB. (_con esclamazione comica di angoscia_) (Ohimè!... l'esilio!... -come Aristide... ma almeno Aristide era solo!...) - -MÌRT. Frattanto, in attesa di parlar con Mènecle, ti rincrescerebbe -accompagnarmi? - -CRÒB. Ma eccomi!... (_fra sè, ripetendo dolorosamente_) (L'esilio!... -come Temistocle!) - -MÌRT. Addio Aglae... - -AGL. Addio Mìrtala. Grazie, Cròbilo... - -CRÒB. (_con uno sforzo sopra di sè_) Nulla, nulla, mio dovere... -(Decisamente... era proprio una canzonatura!...) (_ad Aglae_) Nulla!... -(_a Mìrtala_) Eccomi... (_con comica angoscia_) (L'esilio!... come -Alcibiade!) - - (Si lascia macchinalmente condurre via da Mìrtala, con aria di - suprema dolorosa rassegnazione). - - -SCENA XII. - -AGLAE _sola_. - - -(_Seguendo Cròbilo dello sguardo_) Imparerai meglio un'altra volta la -missione del consolatore... (_pausa; poi fattasi triste, pensierosa, -sospirando_) Eppure, soltanto la povera Aglae lo sa, se il suo cuore -avrebbe oggi bisogno davvero di conforto!... Coraggio!... Fra breve -egli sarà qui a dirmi addio... Povero Elèo! (_leva dallo strofio un -piccolo papiro e legge_) - - Te fuggo com'esule che disse l'addio... - Ma volge la testa tornando a guardar!... - E fugge... ma il segue più lungo il desio... - E fugge... ma indietro vorrebbe tornar! - Mia triste, mia triste battaglia del core! - Scrutarla non cerchi pupilla di uman! - Lasciatemi questo mio povero amore! - Per viverne solo, lo porto lontan! - -Egli è qui!... Venere santa, dammi forza tu!.. - - -SCENA XIII. - -AGLAE _ed_ ELÈO. - - -AGL. (_con effusione triste_) Elèo!... - -EL. Aglae! Ebbi la tua. (_commosso, cercando padroneggiarsi e parer -calmo_) Grazie... Reco gli addii a Mènecle e a te. - -AGL. (_triste, commossa_) E tu parti... - -EL. Stanotte. - -AGL. (_vivamente inquieta_) Per dove? con chi? - -EL. Con Pelopida tebano e i compagni suoi. (_esclamazione di -Aglae_) Tebe accolse mio padre esule al tempo dei tiranni: è -giusto che nell'ora delle sue sventure, il figlio paghi il debito -dell'ospitalità...[211] - -AGL. (_vivissimamente_) E tu... - -EL. E io seguirò i fuorusciti nella più santa delle imprese. - -AGL. (_dolorosamente esclamando_) O Dee! - - (Si abbandona sur un sedile, sopraffatta dall'emozione e piange). - -EL. Avresti preferito sapermi vivere, da te lontano, una vita oscura, -ignava, ingloriosa? Ignavia per ignavia, tanto allora varrebbe la -colpa!... - -AGL. (_asciugandosi gli occhi e cercando padroneggiarsi_) No, no! -Perdona... hai ragione... Ma tu sei eroe, figlio di eroi, ed io, dopo -tutto, non sono che una fanciulla. Perdona. Vedi. Sono forte ora. -(_parla con voce rotta, reprimendo i singhiozzi_) Ti guardino i Numi! -Oh nessuna preghiera sarà mai loro salita più fervida delle mie! Ti -guardino i Numi! E ricordati di Aglae!.. - -EL. Ricordarmi?! La tua lettera verrà meco come la voce del buon -genio mio. Le tue parole mi han fatto triste insieme e superbo. Tutta -la mia esistenza, dissi a me stesso, mi parrà spesa bene, se sarà -spesa a meritarmele. Quando le ore mi passeranno più tristi, dirò: -Coraggio!... la stima di Aglae è con te. Quando la lontananza mi parrà -più incresciosa, penserò che è per Aglae che l'affrontai: e che, se al -mio nome, tra i Greci, verrà qualche gloria, Aglae lontana lo saprà. -Così avrò una ambizione nella mia vita, una luce sulla mia via. E se un -giorno sentissi le forze mancarmi, e farmisi uggiosa la luce cara del -dì... vorrà dire che Aglae m'avrà dimenticato... - -AGL. Oh Elèo! sei cattivo! e non dovresti esserlo con la povera -Aglae in quest'ora!... Ecco, io avevo preparato un bel ricordo che -avrebbe fatto qualche volta sovvenire ad Elèo la sua piccola sorella -d'infanzia: così Aglae, pensavo, fida restando al dover suo, potrà -viaggiar senza rossore in compagnia dell'amico de' suoi primissimi -dì... (_mentre Aglae parla, come fra sè, con voce carezzevole, -infantile, ha nelle mani un piccolo ritratto all'encausto, che si è -levato dallo strofio, e che va guardando_) vedrà con lui altro cielo -ed altre città della Grecia: e come egli la vedrà sempre sorridergli -così... dello stesso sorriso, fissarlo sempre con lo stesso sguardo, -come uguali rimarran sempre queste dipinte sembianze, così uguali per -Elèo rimarranno la memoria ed il cuore di Aglae... - -EL. (_vivissimamente, facendo atto di prenderle il ritratto dalle -mani_) Il tuo ritratto!... Oh grazie! - -AGL. (_con umore_) Grazie niente. Mi hai detto quelle brutte parole... - -EL. Aglae! - -AGL. Ho fatto male a dirti di venire. Era meglio non vederci... Va... -lasciami... - -EL. Ma non prima di aver meco questo pegno, che non darei (_glie lo -toglie con affettuosa violenza: Aglae se lo lascia togliere, senza -guardar Elèo_) pei tesori della terra! non prima di averti detto che -Elèo parte, ma la sua mente e la sua anima rimangono qui:... qui, -presso al piccolo domestico altare, dove orfano appresi ad amare i soli -esseri che mi amarono al mondo e ad accettare per essi il dolore... a -comprendere, per essi, il sacrificio!... (_con trasporto vivissimo_) Oh -andassi fino agli ultimi confini del mondo ed agli Espèridi... lascierà -prima Pallade la nostra rupe, che queste soglie, ove tu vivi, il mio -pensiero!... - -AGL. No, no, Elèo!... capisco di chiedere troppo... troppo più che -io non deva, al tuo cuore ed alla tua memoria... Tu sei bello, sei -giovane, e non potrai, non dovrai vivere sempre solo... - -EL. (_con rimprovero_) Aglae!... - - -SCENA XIV. - -_Detti e_ MÈNECLE. - - (Mènecle si è affacciato dalla porta nel fondo, mentre Elèo ed - Aglae proseguono il lor dialogo sul davanti della scena. Rimane - muto, le braccia conserte, il volto tra pensieroso e sorridente, - sulla soglia a guardarli). - - -AGL. No... lasciami dire... Non ti accuso... Il tempo non muterà la tua -tempra, ma muterà molte cose intorno a te... Mènecle vivrà, e glielo -auguro, buon vecchio! molti anni... - -EL. (_melanconico_) Oh... anch'io... - -AGL. ... e il giorno che io sarò libera di nozze, io non sarò più una -ragazza per te. Breve è la stagion della donna — e s'ella non la coglie -— passata quella, se ne sta seduta a consultar gli auguri[212]. Le rose -della giovinezza in quel dì saranno svanite, e a te, nel fior degli -anni, non resterebbe a sposar che la memoria e l'ombra di colei che fu -un tempo la bella Aglae... una brutta vecchia grinzosa... Oh, sarebbe -troppo pretendere... - -MÈN. (_di dietro, tentennando il capo_) (Infatti...) - -AGL. ... e faresti la figura di Cròbilo. Direbbero che m'hai sposata -per godere la mia dote, la eredità di Mènecle. No, no, promettimi -solo che il giorno in cui il tuo cuore sarà stanco di attendere... -rimanderai ad Aglae questo ricordo... - -EL. Fino a che tra i viventi mi rischiari il sole, questo ricordo starà -con me. Verrà con me nella pugna, poserà con me sotto la tenda. Oh -gli anni possono involarci la cara giovinezza, spegnere le febbri, i -delirî dei sensi, ma non ispegneranno un affetto reso puro e santo dal -sagrificio... - -MÈN. (È nato per far l'oratore!...) - -EL. (_con forza_) ... prima che io rinneghi la fede di questo affetto, -possa Nettuno farmi morire come Ippolito... e casto come lui!... - -MÈN. (Povero ragazzo! te ne accorgeresti!...) - -AGL. (_buttandosi al collo di Elèo_) Oh... lasciamo questi giuramenti... - -MÈN. (To'! ha più giudizio di lui!...) - -AGL. Sia dell'avvenire e del cuor tuo quello che gli Dei vorranno. -Io ti ringrazio del conforto che m'hanno dato le tue parole. Esse -mi renderanno più forte in questa prova... Che se vi avessi a -soccombere... (_con voce triste, infantile_) dirò a Mènecle che mi -faccia un bel sepolcro tutto bianco... bianco... e tu ci verrai... - -EL. Oh taci! Non parlar di morire; dimmi che in te la memoria di -quest'ora non morirà... Me lo prometti? - -AGL. (_volgendosi all'altare domestico_) Qui all'ara del Dio che ci -ascolta... - -EL. E mi giuri che se Mènecle... - -AGL. (_senza guardar Elèo, esitante, gli occhi a terra_) ... il buon -vecchio Mènecle... - -MÈN. (Poverina! ci ha aggiunto anche il buono!..) - -AGL. (_arrestandosi e riprendendo premurosa_) ... che noi dobbiamo -amare, finchè vive, come fosse nostro padre, n'è vero? - -EL. (_triste, a capo basso_) Oh, sì... come un padre... - -AGL. (_riprendendo esitante il filo della frase_) ... se il buon -vecchio Mènecle ci venisse un giorno rapito dalla Parca triste... - -EL. ... inesorabile!... - -AGL. ... scellerata!... - -MÈN. (_c. s._) (Si sfogano colla Parca... meno male...) - -EL. ... e che io fossi vivo... - -AGL. E io anche... - -EL. E tutti due... - -AGL. E tutti due quella perdita... amara... (_appoggia la voce -sull'amara, quasi volesse correggere un pensiero colpevole: Elèo -assente col gesto_) ci trovasse ancor giovani... in età da marito... - - (Sempre esitante, a occhi bassi, come avesse paura o rimorso di - compier la frase) - -MÈN. (Giustissimo!... a maritarsi vecchi, ecco ciò che succede...) - -EL. Quel giorno dunque... - -AGL. Che il buon Mènecle... - - (Mènecle si avanza fra i due giovani). - -MÈN. (_proseguendo la frase, a voce alta_) ... andrà all'altro mondo... - -EL., AGL. (_sgomentatissimi entrambi al vederlo_) Ah!... - -MÈN. ... speriamo, neh, figlioli, che sia lontano — quel giorno -piangeremo prima amaramente la sua partenza e poi potremo sposarci -senza scrupolo. Ma sentite, neh! (_picchiandosi lo stomaco_) che -polmoni e che cassa di stomaco! Ce n'è ancora per trent'anni!... Se -aspettate me state freschi! - -AGL. (_buttandosi alle sue ginocchia_) Oh perdono, Mènecle!... - -EL. (_idem_) Perdono... padre mio... - -AGL. Ti giuro, per le Dee, che... - -MÈN. (_rialzandoli entrambi con affabilità affettuosa_) Su, su, -ragazzi!... ma che giuramenti e che perdoni! So tutto... Grazie a te, -Elèo, della tua lealtà; grazie, Aglae, della tua fedeltà al tuo dovere. -Soltanto, speriamo (_con bonarietà comica_) non mi farai più dell'altre -scene di gelosia... - -AGL. (_mortificata chinando gli occhi_) Mènecle!... - -MÈN. No, no — non ti rimprovero... benchè, per Giove, lo meriteresti, -per insegnarti a frugare nelle carte del marito e a leggerne le -lettere... - -AGL. (_sorpresa, mortificata_) Ah!... - -MÈN. ... e a scriverne dell'altre ai giovinotti, a sua insaputa... - -AGL. (_mortificata_) Come... tu...? - -MÈN. (_con bonarietà comica e imperiosa_) Silenzio!... Sappiamo tutto. -Se la moglie fa la curiosa, il marito ha diritto di fare il curioso... -(_a Elèo_) Neh, ricordalo bene anche tu, una volta che sii suo -marito... - -AGL. (_supplichevole_) Oh... Mènecle!... - -MÈN. Silenzio!... - -EL. (_interpretando anch'egli come ironia le parole di Mènecle_) -Mènecle, punisci me... ma risparmia a me ed a lei le tue ironie... - -MÈN. Ma che ironie?!! Le _tue_ vuoi dire. È una moglie divisa in due -— a me in corpo, a te in effigie — non è un'ironia? E cosa credi, -che Mènecle sia feroce come Teseo, da lasciar morir casto il povero -Ippolito? Cosa credete (_ad entrambi_) che Mènecle sia così egoista, -così disonesto, così imbecille da accettar la elemosina del vostro -sagrificio? (_Mènecle, stando in mezzo ai due giovani, ha proferito -queste parole con impeto e voce brusca; i due giovani, sotto la -sfuriata del vecchio, tengono mortificati la testa e gli occhi bassi; -quando al finir delle sue parole s'attentano a levarli furtivamente -verso di lui credendolo in collera, s'accorgono che Mènecle sorride -del loro inganno, e li guarda affettuoso facendo lor cenno, delle -due braccia, di appressarglisi_) Voi altri siete così matti che -lo avreste anche mantenuto... ma poi... poi, neh? (_si volge ad -Aglae affettuosamente canzonandola e rifacendole la voce_) le forze -mancavano... e ci voleva il sepolcro bianco... tutto bianco... (_con -rimprovero comicamente brusco_) farmi far di queste spese!... Ohibò!... -Tu... (_sempre ad Aglae_) in castigo della burla che m'hai fatto, — e -tu in castigo (_ad Elèo_) del non avermi mai detto niente — quando si -ama la moglie si avvisa il marito — vi mariterete... E così imparerete. - -AGL., EL. (_gettandosi entrambi commossi al collo di Mènecle_) Ah -Mènecle, mai! - -MÈN. (_con voce grave, liberandosi dall'abbraccio dei due, piangenti -di commozione_) Preferireste vivere, aspettando senza volerlo, -senza saperlo, la morte mia?... (_ad Aglae_) Oggi tu ed io andremo -dall'arconte, a deporre la scritta del divorzio insieme: e ci verrai -a fronte alta, perchè tu rimani nella mia famiglia... (_movimento -di Aglae e di Elèo_) già, nella mia famiglia... tu sposi mio figlio -adottivo...[213]. - -AGL., EL. Ah!... - -MÈN. (_proseguendo, ad Elèo_) ... se non ti rincresce passare dalla tua -nella mia tribù,[214] verrai meco dai fràtori del borgo di Alopéce, -e sarai iscritto nel registro della fràtria mia, come mio figlio, — -erede con lei (_accennando Aglae_) delle mie fortune, partecipe delle -cose sante e sacre[215]. Porterai in nome Làmaco: il nome di mio padre -caduto da valoroso a Samo... e nella famiglia di Mènecle al nome non si -mente... - -EL. (_abbracciandolo commosso_) Padre! padre mio!... - - (Aglae piange col volto nelle mani. Elèo vorrebbe dir qualcosa. - Mènecle indovina il suo pensiero e lo previene). - -MÈN. Quanto al tuo partire... c'è tempo... - -EL. (_sorpreso_) Che? - -MÈN. Pelopida... gli ho parlato io. Non ne vuol seco più di undici. -(_con inflessione grave e seria_) Li ha scelti già... (_gesto vivo di -protesta di Elèo_) Non temere! Verrà il tuo giorno... - -AGL. Oh Mènecle, la tua generosità... - -MÈN. No, no, adagio, a parlare di generosità. In questo mondo la si -scambia con la imbecillità; ed io invece, andate là, che i miei conti -li ho fatti bene. Povero vecchio abbisognante, per i miei tardi giorni, -di un affetto che li consoli, dovrei amareggiarmelo col pensiero che -il mio vivere impedisce la vostra felicità? E che questa idea vostro -malgrado si inframmetterà tra me e voi, vi renderà a vostra insaputa -l'affezione a Mènecle un peso? Scambierei questo affetto vostro, così -sincero e così puro, col bel conforto di sapere che il dì quando la -Parca (_sorridendo ad Aglae_) — _la scellerata Parca!_ — mi farà quel -tal servizio, un sospiro non confessato di sollievo sfuggirà dai petti -delle due sole persone che mi voglion bene? E mentre è sì dolce il nome -di padre, dovrei vivere tutti i dì fra il dolor di non esserlo... e la -tema di divenirlo!... scambiar la paura di avere un figlio con la gioia -tranquilla di lasciarne, partendo, qui... due? - -EL., AGL. (_vivissimamente_) Partendo? - -MÈN. (_ad Aglae con voce affettuosa_) Non sei più sola... Che resto -a far qui? Ricordi le tue parole? «Quando fu il dì del bisogno, ci -vollero questi vecchioni per liberare la città e le sue donne!» Laggiù -a Tebe ci è bisogno. (_con inflessione mesta, solenne, ai due giovani -che fan per trattenerlo e lo guardano attoniti, commossi_) Ci vogliono -questi!... Vivere liberando donne, morire liberando città! - - (Quadro). - - - CALA LA TELA. - - -NOTE - -[204] Dopo che il tebano Pelopida ebbe persuasi i suoi compagni di -esilio all'impresa di partirsi da Atene per muovere alla liberazione di -Tebe «mandaron essi nascostamente a Tebe ad avvertire dei loro disegni -gli amici ch'eran ivi rimasti: tra questi Carone ed Epaminonda..... -Stabilitosi quindi il giorno dell'impresa, parve bene ai profughi -che l'un d'essi, Ferenico, raccogliendo gli altri, facesse sosta in -Triasio, e che pochi de' più giovani arditamente si arrischiassero di -entrare in città: e se a questi incogliesse mai qualche sinistro dalla -parte de' nemici, gli altri tutti aver cura dovessero de' figliuoli -e de' padri loro. Il primo che si esibì ad andarci fu Pelopida, e poi -Melone e Dàmocle e Teopompo, stretti fra loro co' vincoli d'amicizia e -di fede, ed emuli sempre della gloria e del valore. Essendo _dodici_ in -tutto, dopo aver abbracciato quelli che restavano addietro, e mandato -innanzi un messo a Carone, si incamminarono succintamente vestiti... -_ecc. ecc._» PLUTARCO, in _Pelopida_. - -[205] Cfr. nell'arringa di Lisia per _la uccision di Eratostene_, il -racconto del marito Eufileto: «Tornato a casa, ordinai alla fantesca -di seguirmi in piazza; e condottala ad uno de' miei famigliari, le -dissi che sapevo tutto quel che succedeva in casa mia. A te, quindi, -soggiungevo, sta lo sceglier fra i due: o passata per le verghe esser -condannata a rigirar la mola, tra patimenti senza fine, o confessando -la verità andar illesa, e aver da me il perdono de' tuoi delitti. E -quella sulle prime negava fermamente e diceva facessi pure di lei quel -che volevo; lei non saper nulla: ma quando nominai Eratostene, e dissi -che costui era il frequentatore di mia moglie, allora si sbigottì, -giudicando che io sapessi tutto. E cadendo alle mie ginocchia, e -fattasi da me promettere che non le avrei fatto del male, confessò...» -— _Uccis. Erat.,_ 18-20. - -[206] Cfr. EURIPIDE, _Ippolito_, 645-650. - -[207] Cfr. ARISTOF. _Rane_, 130 seg. — Dalla torre alta del Ceràmico -buttavano la face per dare il segnale della _corsa delle lampade_: di -che nelle note all'_Alcibiade_. - -[208] Cfr. LISIA, _Uccis. di Eratost._, 21. - -[209] PLUTARCO, _Vite dei X Oratori_, in _Antifonte_. - -[210] Cfr. ALCIFR., _Lett._ 1, 29. Glicera, di Menandro gelosa, scrive -a Bacchide: «Conosco, o Bacchide, la reciproca amicizia che passa tra -di noi due: ma d'altra parte, o carissima, temo non tanto di te, che -ti so di costumi onesti, quanto di lui stesso: chè egli è donnajuolo -al sommo. Ma tu mi taccierai di ombrosa... Deh, scusa, diletta amica, -simili gelosie da amanti...». - -[211] Furono gli Ateniesi benevoli ai profughi Tebani, «ricompensar -volendo i Tebani: perocchè questi principalmente contribuito aveano -a ristabilirsi in Atene il governo popolare e avean decretato che se -alcuno portando l'armi contro i tiranni passasse per la Beozia, nessuno -di quelli che ivi abitavano mostrar dovesse di sentire o veder cosa -alcuna». PLUT., in _Pelopida_. Cfr. SENOF. _Elleniche_, lib. II. - -[212] - - τῆς δέ γυναικὸς ὁ καιρός, κἂν τούτου μὴ ’πιλάβηται - οὐδείς ἐθέλει γῆμαι ταύτην, ὀττευομένη δὲ κάθηται. - ARISTOF., _Lisistrata_, 596-7. - -[213] Frequenti e legittime erano nel dritto attico le adozioni — -permesse però solo a quelli che non avean figli propri (ISEO, _Ered. -d'Aristarco_, 9) — a fine di preservare da estinzione il casato. -«Dopo ciò (cioè dopo collocata in matrimonio ad altri la moglie) -pensava Mènecle al come evitare la mancanza di figli e aver chi lo -curasse nella vecchiaja, e morto gli rendesse le esequie e i sagrifici -dovuti in avvenire. Aveva bensì un nipote, il figlio di costui: ma -essendo figlio unico, ritenea disdicevole privar di prole mascolina -il fratello. E così essendo non vide altri più prossimi di noi... -E in questo modo Mènecle mi ebbe figlio ed erede suo». ISEO, _Ered. -Mènecle_, § 10-12. «Tutti quelli che son per morire si preoccupano di -ciò, che le loro case non restino solitarie, ma vi sia chi renda ai -loro Mani i sacrifici funebri, e le altre giuste cose: per il che se si -trovino senza figli, procurandosene per adozione, ne lasciano. Nè già -privatamente così stabiliscono, ma la stessa repubblica questo sanci: -mandando all'arconte di _aver cura che le case non restino solitarie_». -ISEO, _Eredità di Apollodoro_, § 30. Lo che voleva dire che se uno -moriva senza figli nè proprî nè adottivi, e senza testamento, pensava -l'arconte a istituirgli tra i prossimi congiunti, un figlio adottivo ed -erede. - -Pel rimanente, le adozioni si facevano o appunto per testamento, o -_inter vivos_. In questo secondo caso (ch'è quel del nostro Mènecle e -di Elèo) l'adottante procedeva, così come usavasi pei neonati, alla -presentazione del figlio nella propria confraternita (_fratria_) e -all'iscrizione sul registro della stessa, formante il documento di -legittimità. - -«Venuta la festa Targelia, mi introdusse innanzi all'altare tra i -fratori. A questi è legge che chiunque introduce un figliuolo o proprio -o adottivo, fa fede, in nome delle cose sacre, ch'egli introduce un -figlio d'una cittadina, legittimamente nato ed adottato. Compiuto ciò, -nullameno i fratori fan lo squittinio: e se essi giudicano alla stessa -maniera, allora solamente lo iscrivono nel registro pubblico». ISEO, -_Ered. di Apollodoro_, § 15-16. - -[214] Il figlio adottato non poteva più tornar nella sua famiglia -paterna (così Mènecle nell'arriga d'ISEO, ha scrupolo adottando il -nipote di privar del figlio il fratello, IS., _Ered. Mèn._, 10), ed -entrava a far parte della tribù dell'adottante, che gli imponeva a -suo piacimento nuovo nome. (Ordinariamente, poi, i figli portavano il -nome dell'avo paterno: lo stesso avveniva per gli adottati). «Se uno -t'interrogasse: Dimmi, Beoto, come sei venuto nella tribù Acamantide -e diventato del demo di Torisio e figliuolo di Mantia ed erede delle -sostanze da lui lasciate? Non altro potresti dire, fuorchè: _Mi adottò -Mantia_. E se soggiungesse: dov'è la prova o la testimonianza? — Mi -menò tra i fratori — risponderesti. — Con qual nome? — Con quello di -Beoto. — Chè con questo fosti introdotto. Ora se il padre tornando a -vita ti mettesse al partito o di conservare il nome che ti diè o di non -ritener lui per padre, non sarebbe discreto?» DEMOST., _C. Beoto_, per -il nome, § 30, 31. - -[215] Τῶν πατρώων ἒχεις τὸ μέρος. ἱερῶν, ὁσίων μετέχεις DEM., _C. -Beoto_, per il nome, § 35. - - - PROPRIETÀ LETTERARIA - - DEGLI EDITORI-TIPOGRAFI FORZANI E C. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, in -particolare per quanto riguarda gli accenti, alquanto variabili -nell'originale. Sono stati corretti senza annotazione minimi errori -tipografici. - - - - - -End of Project Gutenberg's La sposa di Mènecle, by Felice Cavallotti - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA SPOSA DI MÈNECLE *** - -***** This file should be named 60543-0.txt or 60543-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/5/4/60543/ - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions -will be renamed. - -Creating the works from public domain print editions means that no -one owns a United States copyright in these works, so the Foundation -(and you!) can copy and distribute it in the United States without -permission and without paying copyright royalties. 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You may copy it, give it away or -re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included -with this eBook or online at www.gutenberg.org/license - - -Title: La sposa di Mènecle - -Author: Felice Cavallotti - -Release Date: October 21, 2019 [EBook #60543] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA SPOSA DI MÈNECLE *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - - - - - -</pre> - - -<div class="booktitle"> -<h1> -LA SPOSA DI MÈNECLE -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="titlepage"> -<p class="large"> -FELICE CAVALLOTTI -</p> - -<p class="pad2 main-t"> -<span class="x-small">LA</span><br /> -<span class="smcap">Sposa di Mènecle</span> -</p> - -<p class="pad2"> -COMEDIA<br /> -IN UN PROLOGO E TRE ATTI<br /> -CON NOTE -</p> - -<p class="pad4"> -IN ROMA<br /> -<i>Presso Forzani e C., tipografi del Senato</i><br /> -EDITORI<br /> -<span class="small">1882</span> -</p> -</div> - -<div class="verso"> -<hr class="mid" /> -<p> -PROPRIETÀ LETTERARIA<br /> -DEGLI EDITORI-TIPOGRAFI FORZANI E C. -</p> -<hr class="mid" /> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_vii">[vii]</span> -</p> - -<hr class="tbs" /> -</div> - -<p> -Una delle arringhe giudiziarie, a noi pervenute, -di Iseo (l'oratore ateniese che -fiorì sui principî del <span class="smcap lowercase">IV</span> secolo avanti -l'era volgare e fu maestro a Demostene), arringa -intitolata: <i>Della eredità di Mènecle</i>, tratta di un caso -giuridico che suggerì in germe la idea della presente -commedia e il nome del suo protagonista. -Ed è curioso che dei tanti grecisti i quali si son -degnati di farmi, nelle <i>appendici</i> critiche, la lezione -sulla commedia mia, sentenziando non verosimile -il caso, nessuno abbia mostrato tampoco di conoscere -il buon vecchio oratore Iseo almeno di -vista. Mi sbaglio: l'uno di essi, più grecista degli -altri, sentendo proferito nella commedia quel -nome, mi rimproverò di avere alluso al discorso -di Iseo dell'onorevole Zanardelli, e mi ammonì -paternamente che queste allusioni non sono roba -<span class="pagenum" id="Page_viii">[viii]</span> -di sapor greco! Passiamo oltre... e veniamo al -piato giudiziario che dovette decidersi a quei -tempi davanti ai giudici cittadini ateniesi. -</p> - -<p> -Un giovine orfano adottato per figlio da certo -Mènecle, al quale avea dato la propria sorella -in isposa, e divenuto, alla morte di Mènecle, -erede di lui, si vede contesa la eredità da un -fratello del defunto: il quale afferma in tribunale -l'adozione non essere stata legittima, ma carpita -al vecchio, già imbecillito dall'età, per mezzo -di sua moglie, sorella all'adottato. Iseo scrive -l'arringa in favor di quest'ultimo e sostiene legittima -la adozione e la eredità, difendendo il -giovine dall'accusa. Era questa poi falsa? Era -vera? V'ha chi inclina a quest'ultima ipotesi: -e scorger vorrebbe nell'arringa di Iseo la perizia -di un avvocato abilissimo messa a servizio di -due giovani imbroglioni, sfruttanti la imbecillità -senile di Mènecle. A me la ipotesi pare molto -avventata; dato che le cose stessero a quel modo, -bisognerebbe ammettere che causa cattiva di rado -fu difesa con migliori e più commoventi argomenti. -Checchè ne sia, ecco i fatti, quali l'accusato, -nell'arringa che da Iseo per lui fu scritta, -innanzi ai giudici li espone: giusta la legge che -agli accusati prescriveva di perorare la propria -causa in persona: -</p> - -<p> -Due vecchi ateniesi, Epònimo del borgo di -<span class="pagenum" id="Page_ix">[ix]</span> -Acarne e Mènecle, erano uniti da intima amicizia. -Il primo morì lasciando quattro figli, due -maschi (di cui l'uno è l'accusato) e due femmine. -La maggiore fu maritata dai fratelli a certo Leucolofo. -Quattr'anni dopo, quando la minore era -già in età da marito, al vecchio e ricco Mènecle -morì la prima moglie: ed egli andò dai due figli -di Epònimo a chiedere in seconde nozze la lor -sorella, in memoria dell'amicizia antica che lo -legava al loro padre defunto. I due fratelli, in -reverenza della memoria del genitore e pensando -interpretarne il voto, di gran cuore gliel'accordarono. -Ed ora lasciamo all'accusato la -parola: -</p> - -<p> -«Così collocate entrambe le sorelle, io e mio -fratello, essendo giovani, ci demmo alla milizia -e partimmo per la Tracia sotto la condotta di -Ificrate. Quivi fattoci onore ed arricchitici, tornammo -qua e trovammo la sorella maggiore con -due figliuoli, e la <i>minore sposata a Mènecle, senza -prole</i>. Questi, di lì a due o tre mesi, parlò con -noi, e <i>dettoci della sorella nostra un gran bene, si -lamentò della propria età e dell'essere senza prole. -Disse non dovere essere quello per lui il guiderdone -della sua virtù, di invecchiare con lui senza aver -figli: era già abbastanza che fosse infelice lui.</i> Questo -parlare chiaramente mostrava che egli la <i>rimandava -amichevolmente</i>: perchè nessuno prega cui -<span class="pagenum" id="Page_x">[x]</span> -odia. Ei ci pregava di <i>rendergli un segnalato servigio, -dando la nostra sorella in moglie ad un altro -col consenso di lui</i>. E noi lo esortavamo a persuadere -egli stesso la donna; e ove ella avesse -acconsentito, noi avremmo appagato il desiderio -suo. <i>E quella, sulle prime, non volle saperne; ma -poi col tempo, benchè a malincuore, acconsentì.</i> E -così la maritammo a Elèo del borgo di Sfetto, -e Mènecle le restituì la dote... -</p> - -<p> -«Passato da questo fatto alcun tempo, Mènecle -meditava pur sempre tra sè come scongiurare -la mancanza di prole, <i>e come avere qualcuno -che, lui vivo, avesse cura della sua vecchiaia, -e morto gli celebrasse le esequie e i sacrifici ereditarî</i>. -Aveva bensì un nipote, il figlio di costui -(l'avversario attore): ma essendo figlio unico, -riteneva disdicevole, adottandolo in figlio proprio, -privar di prole mascolina il fratello. E così -stando, non vide altri a lui più prossimi di noi. -Quindi ci parlò dicendoci parergli giusto, postochè -la fortuna non gli aveva dato procrear -prole dalla sorella nostra, avere almeno un figlio -dalla stessa famiglia, onde avrebbe amato aver -prole per via naturale. Questo udito, mio fratello -assai lo ringraziò e lo approvò, dicendo -che alla vecchiaia e alla solitudine di lui certo -abbisognava qualcuno che di lui avesse cura e -con lui convivesse nel borgo: «Per mio conto, -<span class="pagenum" id="Page_xi">[xi]</span> -egli disse, tu sai che mi tocca star fuori in -viaggio; ma ecco qui mio fratello (me additando) -che curerà le tue cose e le mie, se tu -vuoi adottarlo». E Mènecle approvò le sue -parole, e in questo modo mi ebbe figlio ed erede -suo». <span class="smcap">Iseo</span>, <i>Ered. Mènecl.</i>, § 6-12. -</p> - -<p> -È egli strano che, mentre sotto a questo racconto -il Lallier non vede altro che tutto un intrigo -ordito dai figli di Epònimo, fratelli e sorelle -d'accordo, per impadronirsi dell'eredità di un -vecchio ricco e senza figli; mentre la stessa renitenza -della fanciulla ad accettare in sulle prime -il divorzio gli pare aver l'aria di una commedia, -e gli strappa un sorriso d'incredulità (<span class="smcap">Lall.</span>, <i>La -femme à Athènes</i>, pag. 257 e seg.), al cuore di -una donna invece abbia sorriso la poesia dell'accettare -questo racconto per vero e credere -ad un esempio raro e commovente di abnegazione, -di generosità e di virtù? (<span class="smcap">Clarisse Bader</span>, -<i>La femme grecque</i>). Certo non è a dimenticarsi -che questo è il racconto di una sola delle due -parti, l'accusato, e a noi manca, per dar un giudizio, -l'arringa dell'accusatore: e certo il figlio -di Epònimo, soccorso dalla consumata abilità di -Iseo, non avrà trascurato nel racconto, come -qualunque accusato, di esporre i fatti sotto la -luce che più gli giovava per muovere i giudici -in proprio favore. Ma ammesso anche ciò, tutto -<span class="pagenum" id="Page_xii">[xii]</span> -il linguaggio dell'arringa ha pur sempre un accento -di verità che colpisce: e le poche parole -che Iseo ha posto in bocca al vecchio Mènecle -sono tanto belle di semplicità, di naturalezza e -di commovente nobiltà d'animo, che l'arte, a cui -nulla importa dell'esito, qualunque fosse, di quel -piato giudiziario di secoli fa, ancor meno sente -il bisogno di giudicarle <i>a priori</i> una invenzione -sfacciata, e di credere gratuitamente che il grande -oratore che preparava Demostene ai magnanimi -impeti e alle glorie della civile eloquenza fosse -l'ignobile patrocinatore di una ignobile mariuoleria. -</p> - -<p> -Ora, <i>mutatis mutandis</i>, e messi gli accessorî da -parte, intorno a quelle semplici parole di Iseo si -svolgono e favola e intreccio della commedia -presente. La quale nel pensiero dell'autore mirava -a innocentissimo scopo: e non quello già — Dioneguardi! — di -scrivere intorno al divorzio -una commedia a tesi; genere di roba a cui l'autore -professa insuperabile repugnanza e ch'egli -volentieri abbandona ai moderni riformatori della -società; ma senza tante pretese, fra le cento -e cento soluzioni del problema, escogitate in -cento e cento drammi, una affacciarne, esempligrazia, -già scritta nel diritto e nel costume antico, -adatta a moderni casi, e sul teatro moderno -non comparsa ancora: e questa, ad argomento -<span class="pagenum" id="Page_xiii">[xiii]</span> -non di tirate nè prediche filosofico-sociali, ma -di una azione comica che ritraesse al vero la -vita intima greca del secolo di Menandro e profili -e idee e affetti e tipi della <i>nova commedia</i> menandréa. -L'autore però non avea pensato ad un -guaio: che quella vita intima d'allora, così diversa -per chi la guardi alla superficie, studiata -dappresso, e minutamente, somiglia in moltissime -cose, come due goccie d'acqua si somigliano, -alla vita intima d'oggidì: e che molti di -que' tipi, di que' caratteri, di quegli affetti della -commedia greca del <span class="smcap lowercase">IV</span> secolo, trovano ancora -oggi negli affetti e ne' tipi della società nostra -riscontro meraviglioso: chè appunto non per -nulla fu gloria di Menandro lo avere studiato -dentro di sè e intorno a sè ed evocato sulla -scena l'<i>eterno umano</i>, tutto ciò che nelle passioni, -e nei dolori e nei ridicoli ha di eterno la umana -natura: e per dirla con Manilio, «<i>data la vita -umana in ispettacolo ai viventi</i>» (<span class="smcap">Manilius</span>, <i>Astronomicon</i>, lib. V. E già prima di lui, -Aristofane il critico esclamava: <i>O Menandro! O vita -umana! chi di voi due ha imitato l'altro?</i>). -</p> - -<p> -E così avvenne che la mia povera <i>Sposa</i> trasse -seco dalla nascita la condanna sua, al cospetto dei -critici... che la sanno lunga: i quali senz'altro, -<span class="pagenum" id="Page_xiv">[xiv]</span> -lì sui due piedi, con grande sussiego sentenziarono -lei non essere che una moderna sposina sotto -spoglie mentite; e non avere altro di greco fuor -che le vesti ed il nome. Anzi qualcuno dei meno -arcigni tra questi andò più in là, e si degnò con -indulgenza domandarmi perchè mai, <i>dal momento -che la mia era una commedia affatto moderna</i>, -avessi ricorso al travestimento e non avessi dato -addirittura ai miei personaggi moderni nomi, e -messa la scena a Milano od a Cuneo. Eh, Dio -buono! i perchè sono tanti: e tra i cento anche -questo, che a Milano od a Cuneo, la soluzione -pensata dal vecchio Mènecle, e a noi da Iseo -testificata, se anche risponde al sentimento nostro, -con i codici nostri non sarebbe stata possibile; -sebbene anche a Milano ed a Cuneo essa -forse sarebbe, pure ai dì nostri, in moltissimi -casi desiderabile. E il mio Mènecle non essendo -un moralista delle commedie a tesi, non declama -su le leggi come sono da farsi, ma si serve delle -leggi come sono già. Il che, per questi tempi -di <i>verismo</i>, m'è parso anche più vero. -</p> - -<p> -Ma con quei critici sapienti, autorevoli, competenti -e consumatori di <i>enciclopedie</i>, dilungarmi -in risposte non parmi del caso: e con le loro -nozioni profonde della vita greca e del mondo -greco, di riuscire ad intendermela dispero. Ai -benevoli poi, i quali lessero nello intendimento -<span class="pagenum" id="Page_xv">[xv]</span> -artistico dell'autore, e furono larghi alla <i>Sposa</i> -ne' teatri d'Italia di accoglienze cortesi, a questi -dedico il volume con le note che l'accompagnano: -soverchie certo a molti di loro per l'amore che -professano a questi studî: non soverchie all'autore -per il rispetto che deve all'arte sua. -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Felice Cavallotti.</span> -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span> -</p> - -<h2 id="prologo">PROLOGO</h2> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span> -</p> - -<div class="figcenter"><a id="fill-teatro"></a> - <img src="images/ill-teatro.jpg" alt="Scena" /> -</div> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> -</p> - -<h3><i>PERSONAGGI DEL PROLOGO</i></h3> -</div> - -<ul> -<li>TESMOTETA (presidente del tribunale).</li> -<li>BEOTO, accusatore.</li> -<li>EUDEMONIPPO, autor comico, accusato (Eudemonippo: εύδαιμων, felice; ἵππος, cavallo).</li> -<li>CANCELLIERE.</li> -<li>ARALDO.</li> -<li>1º, 2º, 3º GIUDICE.</li> -<li>Altri <span class="smcap">Giudici</span> (<i>eliasti</i>) che non parlano, e <span class="smcap">Testimoni</span>.</li> -<li><span class="smcap">Custode</span> della <i>clessidra</i>, e <span class="smcap">Arciero</span> scita in sentinella, che non parlano.</li> -</ul> - -<p> -<i>L'azione del prologo ha luogo in Atene l'anno 300 avanti -l'E. V. (1º della 120ª Olimpiade) ossia 80 anni dopo -l'epoca in cui è posta l'azione della commedia.</i> -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -</p> - -<p class="title"> -PROLOGO -</p> - -<p class="title"> -<i>UN PROCESSO ATENIESE</i><a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> -</p> -</div> - -<p class="pad2 title"> -DICASTERO ATENIESE.<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a> -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -Aula del <i>Tribunale verde</i> (<i>Batràchio</i>).<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a> Pareti colorite in -verde. Su alcune colonne sono scolpite in tavole le -leggi penali. -</p> - -<p> -Verso il boccascena, a sinistra, è disposto il seggio -elevato del Tesmoteta, che vestito di bianco e coronato -di mirto, presiede. Accanto a lui, dai due lati, si stendono -le gradinate o banchi di legno, coperti di stuoie -(πίαδια)<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a> per i giudici (<i>eliasti</i>) occupanti tutta la -sinistra del palcoscenico, e supponentisi continuare in -platea. Il recinto dei giudici è circoscritto nello sfondo -da steccato o sbarre (δρυφάκτοις), di là dalle quali -<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> -è lo spazio riservato al publico dei cittadini che frequentan -le udienze: e più oltre in fondo, nel mezzo, -l'ingresso, chiuso da un cancello (κιγκλίς).<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a> Presso -l'ingresso, guardato da una sentinella (<i>arciero scìta</i>),<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a> -sorge la statua o simulacro di Lico<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a> ed è issata una -piccola bandiera. Di fronte al Tesmoteta, nell'angolo -tra lo sfondo e la destra della scena, due tribune elevate -(βήματα), quella dell'<i>accusatore</i> (<i>ringhiera dell'implacabilità</i>, -ἀναίδεια) e quella dell'<i>accusato</i> (<i>ringhiera -della protervia</i>, ὕβρις). Presso alla ringhiera -dell'accusato stanno i testimoni da lui citati. Dinanzi -e vicino<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a> alle due ringhiere, due vasi od urne pei -voti, l'una di rame, coperta (urna del voto, κύριος κάδισκος), -l'altra di legno, aperta (urna di controllo, -ἂκυρος κάδισκος). Più innanzi, ma vicino sempre alle -tribune, due tavoli, l'uno del <i>cancelliere</i> o scrivano -(γραμματεύς) su cui è il vaso (ἐχιῖνος) contenente i -documenti e altri papiri distesi sul tavolo; sull'altro -più piccolo la <i>clessidra</i> od orologio ad acqua, regolata -da un servo, soprastante alla stessa (ἐφ’ ὕδωρ).<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a> -Costui ha presso di sè due anfore, una grande contenente -l'acqua, e una più piccola per attingerne le -misure. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -All'alzarsi della tela, i due litiganti son ritti in piedi nello -sfondo. Il Tesmoteta (in veste bianca e con la corona -di mirto) è già seduto: gli Eliasti entrano e vanno a -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -prendere i posti. Essi hanno tutti in mano un bastone -(βακτηρία) verde anch'esso come il color del Tribunale, -e terminante in pomo. Man mano entrano, -avanti sedersi, ritirano dal Tesmoteta una tavoletta di -cera (gettone di presenza, ούμβολον). L'Araldo ch'è -sul davanti della scena, in veste bianca, sta bruciando -nel tripode dei rami di mirto e dell'incenso.<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a> -</p> -</div> - -<p class="pad2"> -1º <span class="smcap">El.</span> (<i>prendendo posto</i>). Neh, Simone, speriamo -la tengan corta... -</p> - -<p> -2º <span class="smcap">El.</span> Spero bene. Un bel piatto di lenticchie<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a> -m'aspetta a cena. Se l'accusato va per le -lunghe, piangerà senza mangiar cipolle...<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tesmot.</span> Araldo, recita la preghiera e le imprecazioni. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Ar.</span> (<i>proseguendo ad ardere l'incenso</i>).<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a> «O -Giove e Febo Apollo, e Pallade protettrice -della rocca, e dèi Pizii, e dee Pizie, e Delìaci -e Delìache, assistete al giudizio, illuminate -il voto. E se alcun giudice abbia preso danari -o doni dalle parti, o non le ascolti entrambe -con animo eguale, e non giudichi -secondo le leggi e il giuramento,<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a> sia maledizione -e ruina a lui e alla casa sua.<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a> E -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -se alcuno dei contendenti o testimoni inganni -i giudici, e asserisca o giuri cose false, sia -maledizione e ruina a lui e alla casa sua. -Chi osserverà il giuramento, gli sia ogni -evento felice. Così piaccia a Giove, e a Nettuno, -e a Cerere». -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tesmot.</span> ed <span class="smcap">Eliasti</span> (<i>in coro</i>). <i>Così piaccia</i>... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tesmot.</span> Araldo, vedi se vi son giudici ancora -fuori. Appena si incominci non entrerà più -alcuno.<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Ar.</span> (<i>guardando e verso i cancelli e verso la platea</i>). -Pare ci sian tutti... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tesmot.</span> (<i>accennando verso l'ingresso</i>). Sian chiusi -i cancelli. Chi dei giudici fosse ancor fuori, -perderà la paga... -</p> - -<p> -4º <span class="smcap">El.</span> e altri <span class="smcap">Giudici</span> (<i>in ritardo, che vengon correndo -mentre la sentinella sta per chiudere i cancelli</i>). -Aspetta! aspetta! -</p> - -<p> -1º <span class="smcap">El.</span> (<i>a quei che vengono di corsa</i>). Oh, oh, Carione! -Zantia! Presto, presto! se no, non bevi -il latte del questore!...<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a> -</p> - -<p> -4º <span class="smcap">El.</span> (<i>sedendosi cogli ultimi arrivati</i>). Auff!... maledetta -la furia!... Buon dì, Simone... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tesmot.</span> Silenzio!... (<i>all'araldo</i>) È chiuso? Chiama -i litiganti. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Ar.</span> Causa di Beoto, figlio di Blèpiro, del borgo -di Tòrico... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Beoto</span> (<i>avanzandosi</i>). Presente! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Ar.</span> Contro Eudemonippo, figlio di Evalce, del -borgo di Cefiso... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Eudem.</span> (<i>avanzandosi</i>). Presente! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tesmot.</span> Cancelliere, recita l'accusa. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cancel.</span> (<i>leggendo</i>).<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a> «Il giorno sei della luna -crescente di Munichione,<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a> Beoto di Blepiro, -Toricese, innanzi all'Arconte accusò -con giuramento Eudemonippo, autore comico, -di leggi violate e corruzion del costume, -perchè nella commedia <i>La Sposa di -Mènecle</i>, presentata all'ultima gara delle feste -Dionìsie,<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a> mise in iscena cittadini col -loro nome, disse ingiuria a magistrati, e divulgò -idee contrarie alle leggi, alla famiglia, -alle cose sante e stabilite della città. -La pena sia dieci talenti e il bando dalle gare -teatrali.<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a> Stia in carcere fin che avrà pagato».<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tesmot.</span> Giudici, udiste l'accusa. Fu affissa nel termine -prescritto, sotto le statue degli eroi.<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a> -Le parti hanno dato il giuramento.<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a> Accusatore -Beoto, monta in ringhiera.<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a> Silenzio!... -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Beoto sale lento la ringhiera, dispone le carte a sè -davanti, ne passa alcune giù al cancelliere con cui -scambia sottovoce brevi parole, per mostrargli quelle -da tener pronte, poi si mette la corona in testa e si -soffia il naso).<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a> -</p> -</div> - -<p> -3º <span class="smcap">El.</span> (<i>durante la pausa preparatoria i giudici disattenti -van chiacchierando fra loro</i>).<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a> Sai, -chi ho visto ieri? Alce la sonatrice... -</p> - -<p> -1º <span class="smcap">El.</span> Come? È qui? -</p> - -<p> -3º <span class="smcap">El.</span> È tornata da Mileto, dove ha fatto fortuna. -E come s'è fatta bella!... -</p> - -<p> -1º <span class="smcap">El.</span> Dove la sta?... -</p> - -<p> -3º <span class="smcap">El.</span> Ih, che fretta! Dietro il Pritanèo. Zitto... -Sentiam questo chiacchierone... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tesmot.</span> Fate silenzio... attenti, giudici...<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a> -</p> - -<p> -2º <span class="smcap">El.</span> To' che si soffia il naso per tirar giù le -idee! Ah, sì, se crede che per tre oboli io -voglia star qui fino a domani... (<i>al servo che -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -sta versando in più riprese l'acqua dall'anfora -grande nella piccola che serve di misura, e da -questa nella clessidra</i>) Ehi, ehi, quell'anfore -tienle scarse!<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Beoto</span> (<i>dopo messasi la corona, e aggiustate le carte, -comincia a parlare, appoggiandosi sul bastone<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a> -e rivolto al Tesmoteta</i>). O giudici Ateniesi! La -accusa testè letta mi dispensa... -</p> - -<p> -1º <span class="smcap">El.</span> Forte!... -</p> - -<p> -3º <span class="smcap">El.</span> Più forte!... -</p> - -<p> -2º <span class="smcap">El.</span> Che voce da chioccia!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Beoto</span> (<i>alzando la voce</i>) ... la accusa testè letta mi -dispensa da lunghe parole, e sarò brevissimo... -</p> - -<p> -1º <span class="smcap">El.</span> Bravo! -</p> - -<p> -2º <span class="smcap">El.</span> Bene!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Beoto.</span> ... brevissimo... e mite: e regalo all'accusato -tutta l'acqua che m'avanza...<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Eudem.</span> Non so che farne... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Beoto.</span> ... perchè la evidenza dei fatti val meglio di -ogni arringa eloquentissima. Nè alcuno di voi -creda, per l'olimpico Giove, che privata invidia -o rancore m'abbiano mosso all'accusa:<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a> -chè l'animo nel muoverla mi piange... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -</p> - -<p> -3º <span class="smcap">El.</span> Poveretto!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Beoto.</span> ... e pagherei volentieri, perchè i fatti -non fossero, la multa dell'accusator soccombente.<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a> -</p> - -<p> -2º <span class="smcap">El.</span> Eh, che generoso!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Beoto</span> (<i>con accento e gesto di declamatore</i>). Ma in -vedere costui farsi giuoco dei patrii magistrati, -e sommuovere con funeste massime -la città,<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a> chiamando complici della iniqua -opera le Muse, santo e puro zelo d'indignazione -mi prese per la offesa fatta a quelle dee: -le quali invoco e gli altri numi ed eroi tutelari -di questo suolo, perchè vendichino sè stessi, -e voi, e le leggi, e i patrii templi, e i boschi, -e i domestici sagrifici...<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a> -</p> - -<p> -2º <span class="smcap">El.</span> (<i>interrompendolo</i>). Tira il fiato!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Beoto.</span> Che se, per far breve, a poche leggi sole -nella accusa mi restrinsi, ben potrei portar -qui tutto intero l'archivio di quante leggi e -sentenze si conservano nel tempio della gran -madre degli dei,<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a> perchè questo impudentissimo -tutte in una le calpestò. E tu, che -tanto osasti, sei ancora vivo? sei qui? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tesmot.</span> Neh, oratore, se è qui, mi par inutile -domandarglielo. Bada all'acqua... -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Mentre Beoto parla, Eudemonippo è ritto in piedi -a lato della propria tribuna, e prende annotazioni.)<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a> -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">Beoto.</span> Ci bado!... non temere, sarò cortese con -questo... scelleratissimo. La commedia vi -sta, o giudici, davanti: essa vi parli per me. -Vietano le leggi nostre, o Ateniesi, sian messe -sulla scena persone vere sotto il loro nome -e dicasi ingiuria a magistrati: savio divieto, -perchè l'onore di questi è onor dei cittadini -che li elessero, e l'onor dei cittadini è patrimonio -della Repubblica. E pur qui nella -commedia si nominano e Fania ed Elèo: e -pur non ignorate che il vecchio Mènecle fu -eletto due volte tesmoteta, e andò ambasciatore -ai Corintj e governatore in Lesbo: giudicate -voi, dopo tanta dignità di uffici, -qual parte nella commedia gli tocca di fare. -Bellissima anzi, vi dirà questo istrion da dozzina:<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a> -ma voi non sorprenderanno le sue -parole, perchè appunto la commedia è intesa -a capovolgere ogni concetto e della famiglia -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -e della virtù. Vedo molti fra voi dalla testa -calva o canuta, i quali condussero in tarda -età giovane sposa... -</p> - -<p> -2º <span class="smcap">El.</span> (<i>scherzoso al vicino</i>). Neh, senti Glaucone!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Beoto.</span> ... essi, essi diranno, per gli dei, se la condotta -che a Mènecle costui attribuisce, sia -imitabile e seria, se degna di un Arconte ella -sia! Ad essi, ad essi, se a loro è pur caro -sentirsi sui freddi levigati avorî della testa la -carezza di mano morbida e tepida, e stringere -la fresca dolce compagna fra le braccia -antiche e dignitose — ad essi, ad essi<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a> io -domando se meriti pena costui che dalla scena -osa propor simili esempî, e proporli in persona -di un magistrato che porta corona, affinchè -l'esempio, reso più autorevole, porti -più presto, o vecchi giudici, nei talami vostri -la solitudine... -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Esclamazioni dei giudici). -</p> -</div> - -<p> -1º <span class="smcap">El.</span> Eh, eh! senti? -</p> - -<p> -2º <span class="smcap">El.</span> Come, come? La solitudine nei talami -nostri? Questo osa quel tristo?...<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Beoto</span> (<i>rilevando, con voce vibratissima, la interruzione</i>). -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -Sì... questo osa!... e difendeteli, difendeteli, -i vostri talami, per gli dei!... -</p> - -<p> -2º <span class="smcap">El.</span> Ma anche per le dee, se occorre!... o sta -a sentire!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Beoto.</span> Io non so se io deva... non vorrei... -</p> - -<p> -1º <span class="smcap">El.</span> Parla! parla! galantuomo!... -</p> - -<p> -2º e 3º <span class="smcap">El.</span> Sì, sì, segui!... segui!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Beoto.</span> Non vorrei eccedere nei diritti della accusa, -fedele al mio proposito di essere cortese -con questo... solennissimo birbante... -</p> - -<p> -1º e 2º <span class="smcap">El.</span> No, no, non esser cortese!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Beoto.</span> Ma egli forse vi dirà che nei panni di -Mènecle altro partito non v'era da quello che -egli inventò: e voi rispondetegli che miglior -partito era la morte... -</p> - -<p> -1º <span class="smcap">El.</span> Sicuro!... -</p> - -<p> -2º <span class="smcap">El.</span> Sicuro! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Beoto.</span> ... e che in quei panni ognun di voi preferirebbe -morire... -</p> - -<p> -1º e 2º <span class="smcap">El.</span> Cioè, cioè... -</p> - -<p> -3º <span class="smcap">El.</span> Adagio, un momento... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Beoto.</span> Perchè la legge non vieta a chi versi -in tristi impicci nel mondo l'andarsene... -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -(<i>passa un foglio al cancelliere</i>) dilla su, cancelliere... -tu (<i>al custode della clessidra</i>) ferma -l'acqua...<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cancel.</span> (<i>leggendo</i>). «Chi non voglia più vivere, -lo annunzi al Senato: gli esponga le cause: -ottenutone il permesso, vada pure...» -</p> - -<p> -3º <span class="smcap">El.</span> Ah, quando c'è il permesso, è un altro -affare... ma io non lo domando... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Beoto.</span> Come vedete, o Ateniesi, la via d'uscita -e magnanima vi era: magnanima costui poteva -rendere la condotta di Mènecle: ma a -lui premeva sovvertir la famiglia, e dare ai -vecchi mariti detestabile suggerimento... Or -io mi volgo tra voi, giudici, anche a color -che son giovani; a voi, che appena in quest'anno -avete avuto la tabella e prestato in -Ardetto il giuramento:<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a> e a voi domando, -se baldanza di mogli sia lecita in Atene, quanta -costui nelle donne di Cròbilo e di Fània ne -pensò... Ben più modesto ufficio, saviamente, -o Ateniesi, fra noi si assegna alla sposa del -cittadino: poichè abbiam le cortigiane pei -piaceri dello spirito e per gli affetti della -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -vita... e abbiam le mogli per crear figli legittimi -e per la custodia della casa e della -roba.<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Eliasti.</span> Bravo! benissimo! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Beoto</span> (<i>segue riscaldandosi e battendo del pugno sulla -ringhiera</i>). Questa la legge, questo il costume, -questa la base della città: se v'ha chi altra -ne sappia, la indichi, salga qua, gli cedo -l'acqua.<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a> Ma costume, e legge, e città, che -diverranno se manderete assolto costui che -insegna alle mogli ad alzar la voce, quando -parla il marito? O terra, o sole, o dei!<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a> -Così tu, celibe, insidii dei mariti l'autorità, -e nulla avendo da far nella tua casa, metti -sossopra la loro? -</p> - -<p> -1º e 2º <span class="smcap">El.</span> Ah, ma la vedremo!... -</p> - -<p> -3º <span class="smcap">El.</span> Basta, basta! non dir altro!... lo aggiusterem -noi!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Beoto</span> (<i>rasciugandosi il sudore e ripigliando più -calmo</i>). Ancora una parola, e ho finito. Fu -tempo, o Ateniesi, che le Muse tra voi furon -ministre di virtuosa e virile educazione: allora -esse crebbero quegli uomini che pugnarono -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -a Maratona.<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a> E vanno famosi quelli -antichi poeti, perchè insegnarono il vero, onorarono -gli iddii, beneficarono gli uomini: e -trovarono molte leggiadre parole per dire -molte utili cose. Orfeo fondò i misteri, vietò -le stragi; Museo insegnò i rimedi delle malattie; -Esiodo l'agricoltura e i tempi del seminare -e del raccogliere (<i>man mano che Beoto -prosegue l'enumerazione degli esempi, gli Eliasti -danno in esclamazioni d'impazienza</i>). Omero -perchè acquistò gloria? perchè insegnò l'arte -di schierar le truppe.<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a> Tirteo? perchè insegnò -la politica. Così è del poeta ammaestrare -gli adulti, come il pedagogo i puttini:<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a> -per questo ordinammo che i poemi -di Omero si cantino nelle sante Panatenee:<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a> -per questo alzammo alle Muse, -come a benefattrici, gli altari. E voi tollerereste -che questo sacrilego ricorra ad esse -per renderle seminatrici di guai? Ah, se da -qui tornando alle case vostre, le mogli o le -sorelle vi domandassero:<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a> <i>Che cosa avete -fatto quest'oggi?</i> risponderete voi: abbiamo assolto -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -un poeta il quale pose in iscena mogli -che si immischiano di quel che non devono -e che non fanno quello che devono? Ah no, -per Giove e per il trofeo e per i sepolcri della -Tetràpoli!<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a> no, per gli eroi che dormono -sotto i pubblici monumenti! oggi... tornando -a casa, raccontereste la vostra sentenza: domani, -tornando a casa... non trovereste la -minestra in tavola!... Pensateci! -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Applausi degli eliasti. Beoto si leva la corona e scende -pettoruto, con aria trionfante, dalla ringhiera). -</p> -</div> - -<p> -2º <span class="smcap">El.</span> Ah, le mie lenticchie!... -</p> - -<p> -1º <span class="smcap">El.</span> Questo è parlare!... -</p> - -<p> -3º <span class="smcap">El.</span> Scusa... stavo scrivendo... che cosa ha -detto?... -</p> - -<p> -1º <span class="smcap">El.</span> Che se diamo a costui fava bianca, domani -le donne non ci fan da pranzo... -</p> - -<p> -3º <span class="smcap">El.</span> Ma glie ne do cento di fave nere...<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tesmot.</span> Accusato, monta in ringhiera: e sii -calmo: non mi andare fuor degli ulivi.<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a> -L'accusatore è stato moderato nei termini e -cortese. Vedi di esserlo anche tu. -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Grandi e prolungati rumori e voci fra i giudici, intanto -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -che Eudemonippo monta in ringhiera e si mette -la corona). -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">Eudem.</span> Ateniesi! Giudici!... A Giove... -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Parla fra i rumori ostili). -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">Eliasti</span> (<i>in coro</i>). No, no!... Abbasso! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Eudem.</span> (<i>tentando fra i rumori, inutilmente, di farsi -ascoltare</i>). A Giove che ascolta i giuramenti -e le ragioni... io domando... -</p> - -<p> -2º <span class="smcap">El.</span> Ma che domande!... ma sentilo che parla -di ragioni... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tesmot.</span> Fate silenzio!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Eudem.</span> (<i>sforzandosi sempre tra i rumori di farsi -udire</i>). Io domando che se ingiusti... -</p> - -<p> -1º <span class="smcap">El.</span> Ingiusti noi?... Oh sfacciato!... -</p> - -<p> -3º <span class="smcap">El.</span> Noi ingiusti?... Prova mo' a ripeterlo!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Altri Eliasti.</span> Basta! abbasso! abbasso!<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a> -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Rumori prolungati, conversazioni clamorose tolgono -all'oratore la parola). -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">Eudem.</span> (<i>a voce fortissima</i>). Una volta due uomini -e un asino... -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Si fa silenzio improvviso). -</p> -</div> - -<p> -1º <span class="smcap">El.</span> Ohe, attenti!... una storiella!...<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a> ssssss!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Eliasti.</span> Ssssss! ssssss! -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Silenzio generale completo). -</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Eudem.</span> (<i>ripiglia calmo</i>). Un asino e due uomini -viaggiavano:<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a> l'uno, il padron della bestia, -l'altro che l'aveva a nolo: e scottando forte -il sole, litigarono i due, a chi l'ombra dell'asino -toccasse: l'uno, il padrone, diceva -aver noleggiato l'opera della bestia e non -l'ombra: l'altro replicava, l'ombra essere -parte dell'opera... -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Eudemonippo si arresta con lunga pausa). -</p> -</div> - -<p> -1º <span class="smcap">El.</span> To'! to'! un bel caso da decidere!... -</p> - -<p> -2º <span class="smcap">El.</span> E così?... (<i>a Eudemonippo che ha fatto -pausa</i>) come è andata a finire?... -</p> - -<p> -3º <span class="smcap">El.</span> (<i>ed altri</i>). Come è finita? come è finita?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Eudem.</span> È finita che i due han ricorso ai giudici -in tribunale, e i giudici li han sentiti imparzialmente -tutti e due... quello che voi non fate -con me: e voi che state attenti, appena vi -parlo di un asino... potreste bene star attenti, -or che vi parlo di... un altro!... -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Indica l'accusatore: risate fra gli Eliasti). -</p> -</div> - -<p> -2º <span class="smcap">El.</span> Bravo, per Giove! Sicuro! Ha ragione!... -</p> - -<p> -1º e 3º ed altri <span class="smcap">El.</span> Sì, sì, parla!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Eudem.</span> (<i>con voce pacatissima e gesto parco e corretto</i>). -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -Non dubitate, sarò cortese: e se di -quante leggi violate ei m'accusò, tante menzogne -e stolidaggini gli proverò, bene io confido -ei non sia per portar fuori, col quinto dei -voti, salve le spalle da qui: perchè sul vostro -animo incorrotto non han presa nè i grossi -paroloni,<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a> nè la truce minaccia onde egli, -per ispaventarvi, concluse. Paroloni e minacce -a lui dettate, s'intende (<i>ironico</i>), non da odio -nè invidia, ma da purissimo zelo dei costumi -e dell'arte: così almeno vi assicurò: tu intanto -(<i>al cancelliere</i>) chiamami i testimoni.<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cancell.</span> (<i>leggendo la lista testimoniale</i>). Callia di -Stefano del borgo di Alopéce, Pànfilo di Arìstide -del borgo di Anagìro, Chèrea di Lisìppo -del borgo del Pireo... (<i>i testi citati si -avanzano; il cancelliere estrae dal vaso<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a> la -testimonianza e legge</i>) «Attestiamo ch'eravamo -in teatro alle feste Dionìsie quando Beoto, -figlio di Blepiro toricèse, oggi accusatore, presentò -una sua commedia così brutta che non -giunse alla fine, perchè il popolo lo cacciò -a fischi, e per poco non lo lapidò...»<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Eudem.</span> Basta. Giurate che è vero? -</p> - -<p> -<span class="smcap">I tre Testimoni</span> (<i>un dopo l'altro stendendo la mano -sul tripode</i>).<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a> Giuro. Giuro. Giuro. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Eudem.</span> Ebbene, o giudici, io non nego che -scevro da invidia e purissimo sia lo zelo di -Beoto: perchè la memoria delle sventure purifica, -e i fischi a lui toccati nell'arte furon -tanti, che nessuno zelo può essere più puro -del suo. Ad una sua accusa vo' intanto rispondere: -ch'abbia per me sofferto ingiuria -il vero. Voi tutti ricordate di Frìnico, il poeta -tragico che dilettò i vostri avi: chi sulla scena -finse il vero più di lui? Tutta la città egli -commosse rappresentando la presa e la distruzion -di Mileto:<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a> quand'egli mostrò l'orde -persiane irruenti al baglior degli incendî per -la città devastata, e lo strazio dei feriti e -moribondi, e le jonie vergini strappate per i -capelli agli altari, le donne trafitte, i poppanti -scannati sul seno delle madri, tutti vinse -la pietà, e per tutto il teatro fu altissimo -pianto: ma gli avi vostri condannarono Frìnico -a fortissima multa, per averli fatti -<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> -piangere,<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a> rappresentando troppo al vero quella -disgrazia. Giusta e savia condanna! Perocchè -a noi le Muse abbiano concesso i celesti doni -a disvago e conforto dell'anima, non già ad -intristirla nella contemplazione pura e semplice -dei mali.<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a> E chi non sa che uccisioni, -e atti di ferocia, e pietosi casi avvengono -tutti i giorni intorno a noi?... Incontrai e vidi, -qua venendo, un padre piangere dirotto sul -cadavere dell'unico figlio: io vi giuro, o Ateniesi, -che egli superava nella verità del pianto -ogni istrione, e che nè Sofocle nè Euripide -mai non dipinsero un dolor come il suo: ed -io non chiedo riveder finto ciò che i miei -occhi han visto già così vero! Ma vollero -i Numi che, a sollievo de' mali, noi alle Muse -sagrificando ci levassimo sopra dei dolori -umani: e da dolori e da colpe e da miserie, -brutta discordante miscea, fuor balzasse -un mondo di forme belle e nascose, parlasse -una arcana divina armonia, che i cuori -umani intendessero... e pure non fosse di -quaggiù!... Questo vollero i nostri poeti: per -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -questo ammirammo la legge di Tebe che -punisce l'artista se dalla natura e dal vero -non evoca le linee del bello. E tu calunnî, -o Beoto, quegli altissimi poeti che nominasti: -non da utili verità nè insegnamenti venne a -loro la gloria, ma perchè le menti umane, -sull'ali de' lor canti leggiadri, sorgendo a più -vaste e più lucide sfere, ne ridiscesero migliori<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a> -e più gagliarde allo studio delle -utili cose!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tesmot.</span> Accusato, tu divaghi, e l'acqua scorre!.. -</p> - -<p> -1º <span class="smcap">El.</span> Sì, sì, taglia corto!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Eudem.</span> Grazie, Arconte.... non esco dal tema. -Perchè forse è poi vero che io abbia detto -cose false e messa a capriccio la mia fantasia -nel posto delle leggi e del costume? Vero -forse che io insegni nuovi riti coniugali, libertà -e diritti di donna e di moglie, a donna -e a moglie negati?... Ma, o tristo che m'accusi, -perchè non accusi anche l'ombre del -vecchio Cràtino e del divino Aristofane, e di -Antìfane, e di Alessi, e di Filemone, e di -Menandro nostro dai dolcissimi amori, a cui -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -le grazie conservino lunghi anni i geniali -estri e la vita? Provami che le mogli delle -lor commedie sbugiardino le mogli della mia: -o trascinali anch'essi a questa ringhiera, e -trascinavi Aristotile e Senofonte, che qui nel -suolo dell'Attica il nome di sposa resero augusto -e bello di più alti uffici, di cari diritti, -di nova dignità.<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a> A voi intanto, o giudici, -basti la pazienza di udir la commedia, e raffrontarla -alle leggi, se alcuna d'esse violai. Tu -(<i>al cancelliere</i>) brevemente recita queste: voi -appresso giudicherete quella. (<i>Al custode della -clessidra</i>) Ferma l'acqua. (<i>Al cancelliere</i>) E -di' su. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Canc.</span> (<i>legge</i>). «La donna è dal padre o dal -fratel consanguineo o dall'avo paterno data -legittimamente in isposa a chi essi credono. -L'orfana erede è in balìa di chi n'ha il diritto -o n'ebbe podestà dal tutore».<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Eudem.</span> Ora la terza di Solone sull'orfane. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cancel.</span> (<i>legge</i>). «L'orfana potrà reclamare che -il parente più vicino la sposi. Questi dovrà -condur l'orfana in moglie o collocarla, dandole -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -cinquecento dramme di dote. Se nol fa, -l'Arconte potrà obbligarvelo sotto multa di -mille dramme, sacre a Giunone».<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Eudem.</span> Continua l'altra. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cancel.</span> (<i>legge</i>). «Anche se la donna fosse già -maritata, e le muoia il padre e non le restin -fratelli, il prossimo parente la chiederà in -moglie, e il precedente matrimonio sarà -sciolto».<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Eudem.</span> Queste, o giudici, le leggi nuziali, conservatrici -delle stirpi. Passa a quelle dei divorzî. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cancel.</span> (<i>legge</i>). «Il divorzio ha luogo o per -mutuo consenso de' coniugi, o promosso dal -marito o dalla moglie: se dal marito, è ripudio: -se dalla moglie, è abbandono. -</p> - -<p> -«Se il divorzio accade per consenso mutuo -o volontà del marito, non esige intervento -del giudice. Se è chiesto dalla moglie per -incuria o maltrattamenti del marito, la moglie -presenta in persona la richiesta scritta all'Arconte».<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Eudem.</span> Basta così. Queste savie leggi, o Ateniesi, -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -a noi ha dato Solone: voi direte se -ad esse scrupolosamente conforme il tema -della commedia e la condotta di Mènecle -non sia. Ben vero costui s'alza e vi dice: A -Mènecle, ne' panni suoi, per fargli onore, -miglior partito era scendere, volontaria ombra, -fra i morti. E tu che lo affermi, l'avresti fatto? -Tu che adduci la legge, perchè non l'adduci -intera?<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a> Perchè sapevi che, nel caso di -Mènecle, il Senato di andar fra l'ombre anzi -il tempo non gli avrebbe data licenza. Leggila -tutta... Occhio all'acqua!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cancel.</span> «Chiunque a cui siasi fatta grave la -vita, lo annunzi al Senato, esponendone le -cagioni: privazione di figli, perdita di sostanze, -corpo mutilato, o morbo incurabile... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Eudem.</span> Senti?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cancel.</span> .... e impetrato dal Senato il permesso, -beva la cicuta e vada pure».<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Eudem.</span> Hai udito le cagioni che la legge enumera? -Mi dirai che l'avere a sessantacinque -anni una sposina di venti, sia compreso dalla -legge nella rubrica dei morbi incurabili? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Beoto.</span> Certo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Eudem.</span> Ammettiamolo. Chi ti dice che lo ammetteranno, -per proprio conto, i senatori? E -che a tutti poi accomodi di contar in piazza, -al Senato, malattie di forma così atroce? E -se il permesso è negato, perchè non parli -della pena ai trasgressori?... Dilla tu. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cancel.</span> «Se uno si uccida da sè senza licenza, -la mano che questo fece, sia seppellita separata -dal corpo».<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Eudem.</span> E tu, difensor delle leggi, tu volevi da -me sulla scena l'esempio di un Arconte che -le leggi offendesse, o scendesse col moncherino -alla barca di Caronte, senza la mano -per pagar l'obolo e ritirare il resto? Ma tagliati -la tua che ha scritto più menzogne -sulle tabelle di quanti abbi capelli sulla testa!... -</p> - -<p> -Che resta adunque delle accuse di questo -tristo? Una sola. Aver messo in iscena, -contro la legge, cittadini Ateniesi col loro -nome. Io non dirò che la legge, se tale fosse, -fu posta da Làmaco, uno dei Trenta tiranni, -quando la tirannide infuriava tra noi, e che le -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -leggi dei Trenta sono a ritenersi abolite...<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a> -Non dirò che l'attica Musa, nei tempi d'oro -della libertà nostra, ripudiò i freni come sacrileghi, -e Pericle istesso, provatosi a porne, vi -rinunziò.<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a> Non dirò... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tesmot.</span> Neh, accusato, quello che non dirai, -lascialo da parte. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Eudem.</span> Ebbene, dirò che la legge, se tale foss'anche, -costui non l'ha letta neppure. Dimmela -su. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cancel.</span> (<i>legge</i>). «Làmaco disse e il Consiglio -dei Trenta e il Senato decretarono: non sia -lecito porre in commedia fatti contemporanei, -o cittadini reali e viventi col loro nome. Il -trasgressore qualunque cittadino possa citarlo -in giudizio, e scriva la pena». -</p> - -<p> -<span class="smcap">Eudem.</span> Dunque la legge parla di fatti contemporanei: -ora invece la commedia risale ai dì -della 100<sup>ma</sup> Olimpiade, quando Atene raccolse -i fuorusciti di Tebe, e Pelopida ed -Epaminonda prepararono la riscossa. La legge -parla di cittadini viventi: ora ecco ben sessant'anni -che il buon Mènecle riposa nel sepolcro -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -degli avi; ecco dieci anni che Aglae -lo raggiunse, veneranda vecchierella, benedetta -dai figli dei figli suoi. E se la legge -dà al cittadin nominato facoltà di trarre in -giudizio chi lo nomina, io sbaglierò, ma -parmi, o giudici, che per far questo egli debba -prima di tutto esser vivo... ti pare, o Arconte?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tesmot.</span> Sì... mi pare... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Eudem.</span> Perchè ai morti non è data facoltà di -querela, e all'infuori di Orfeo, di Teseo e -di Ercole non so chi altri fin qui sia tornato -dalle porte dell'Erebo. Così Mènecle potesse -tornarne!... egli, pel primo, pregherebbe, o -giudici, a me propizio il vostro voto! (<i>prende -in mano un ramuscello<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a> e lo stende verso i -giudici</i>) Egli ve ne pregherebbe, o voi giovani, -per la memoria dell'atto suo generoso, a cui -resero giustizia qui in quest'aula istessa, innanzi -a questa effigie istessa di Lico eroe, i -padri vostri, quando ad essi la parola eloquente -di Iseo la raccontò. Egli ve ne pregherebbe, -o vegliardi, non per lo squallore che -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -costui vi minaccia, dei talami solitari, ma per -i giorni sereni e consolati di affetti cari, che -a lui furono compenso e letizia della tardissima -età. Ben vero, egli non morse, il vecchio -Mènecle, alla mela cotogna che la legge invita -gli sposi a mangiar insieme, la notte -delle nozze:<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a> ben vero, per lui i bianchissimi -graziosi dentini di giovinetta non -furono costretti a cercar nella scorza del -frutto sacro alla gamèlia Giunone, i solchi -di denti gialli e tarlati... -</p> - -<p> -1º <span class="smcap">El.</span> al 2º. Come i tuoi... -</p> - -<p> -2º <span class="smcap">El.</span> Eh già... de' tuoi no certo... non ne hai più... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Eudem.</span> Ma egli ebbe il conforto, raro concesso -a mortali, nell'ora suprema, di leggere in -isplendide pupille il dolore di lagrime vere... -Ah no, o giudici, non voi irriderete alla preghiera -che di sotterra il buon vecchio vi -manda per me: non voi raccoglierete la iniqua -accusa di questo furfante... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Beoto</span> (<i>al Tesmoteta</i>). Arconte!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tesmot.</span> (<i>a Beoto</i>). Furfante... è un termine di -giurisprudenza... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Eudem.</span> (<i>insistendo</i>) ... di questo furfante, leggi invocando -dai tiranni bandite, o la mia Musa incolpando -di corrompere il costume. Ah non -cambiano i carmi il midollo nelle ossa umane! -Da ottanta e più anni dorme la vecchia commedia -politica, tace e dorme la satira sfrenata, -lussuriosa di Aristofane, e non perciò del suo -silenzio la città e i costumi s'avvantaggiarono; -oggi sovr'essi il mio collega Filìppide mena -di nuovo la sferza,<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a> e non perciò delle sue -sferzate città e costumi miglioreranno. Poveri -costumi, se non bastarono a salvarvi nè la -parola di Demostene, nè il sangue dei morti -a Cheronea!... Voi tutti le avete vedute le -patrie fortune cadute in basso coll'andarsene -delle patrie virtù; le avete vedute le apostasie -dei caratteri, e le fedi instabili voltarsi al voltarsi -dei venti, e i tribuni mutati in cortigiani; -e le 360 statue inalzate a Demetrio Falerèo, -rovesciate all'indomani per ergere gli altari al -Poliorcète; e le supine adulazioni di Stratocle, -le bassezze buffonesche di Dromòclide,<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a> -e la caccia febbrile agli uffici, alle ricchezze, -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -ai vili onori: e la viltà fatta abitudine, la -menzogna eretta in legge, la ciarlataneria -surta a costume: <i>queste son le cose</i>, dirò anch'io -col poeta, <i>queste son le cose, e non già le -commedie, che mandano il popolo in rovina!</i><a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a> -Condannatelo il poeta, se offende le leggi -della eterna bellezza!... ma voi... voi pensateci -per vostro conto a quelle eterne della -virtù!... -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Durante l'ultima parte dell'arringa, il Tesmoteta e -i giudici danno segni visibili di stanchezza sonnolenta. -Il Tesmoteta abbassa più volte la testa sul petto, rialzandola -tratto tratto come chi combatte contro il sonno. -Quando Eudemonippo ha finito e si leva la corona, il -Tesmoteta rialza, scotendosi, vivamente il capo). -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">Tesmot.</span> Finito?... (<i>vede Eudemonippo che si leva -la corona</i>). Ah... Passerem dunque, prima dei -voti, alla recita della commedia in atti... Or -quindi, o giudici, l'arringa che udiste... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cancell.</span> (<i>udendo un certo rumore si è mosso dal -suo stallo e si è appressato ai giudici per vedere -che cos'è... poi fa segno maliziosamente all'arconte -additandoli, e continuando la frase di lui</i>) -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -... li ha già persuasi... (<i>addita i giudici</i>) Dormono. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tesmot.</span> Dormono? (<i>vivamente all'accusato</i>). Recita, -ch'è il momento buono!... -</p> - -<p class="pad2 center large"> -(CADE RAPIDAMENTE LA TELA). -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -</p> - -<h3 id="note-prologo">NOTE</h3> -</div> - -<div class="footnote" id="note1"> -<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>. </span>Per quanto riguarda i tribunali d'Atene, gli ordinamenti -e riti giudiziari, forme del processo, ecc., ecc., rimandasi -alle fonti precipue e alle sparse notizie in <span class="smcap">Demostene, -Eschine, Isocrate, Lisia, Iseo, Licurgo</span> e tutti gli -altri oratori attici; e in <span class="smcap">Aristofane</span> e negli <span class="smcap">Scolii</span> <i>ad -Aristof.</i>, in ispecie alle <i>Vespe</i>, alle <i>Aringatrici</i>, alle <i>Tesmoforìe</i>, -al <i>Pluto</i>. Confr. <span class="smcap">Schömann</span>, <i>Antich. greche</i>; <i>Antiquitates -jur. publ.</i>; <i>De Areopago et Ephetis</i>; <i>De sortitione -judicum</i>; <i>De Dicasteriis</i>; <span class="smcap">Meier</span> e <span class="smcap">Schömann</span>, <i>Der -Attische Prozess</i>; <span class="smcap">Perrot</span>, <i>Droit public d'Athènes</i>; <span class="smcap">Matthiae</span>, -<i>De judic. athen.</i>; <span class="smcap">Hudtwalker</span>, <i>De arbitr.</i>; <span class="smcap">Meursius</span>, -<i>Themis attica</i>; <span class="smcap">Petit</span>, <i>Legg. att.</i>, ecc., ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note2"> -<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>. </span>All'infuori dell'Areopago e degli altri quattro tribunali -speciali dei magistrati detti <i>Efeti</i> (<i>Pritaneo</i>, <i>Delfinio</i>, -<i>Palladio</i> e <i>Freatte</i>) giudicanti delle cause di omicidi volontari -e involontari in genere (δίκαι φονικαί) giudicavano -di tutte l'altre cause civili e penali i giudici popolari o -cittadini giurati, 6000 di numero (<i>dicasti</i> od <i>eliasti</i>), scelti -a sorte ogni anno fra tutti i cittadini non minori dei trenta -anni, e integri di fama e di diritti politici e civili (ἐπίτιμοι). -Cinque mila erano giudici effettivi; mille supplenti. Distribuivansi -i 6000 in 10 tribunali, ossia sezioni o decurie -(δικαστήρια), quant'era appunto il numero delle tribù -(<span class="smcap">Scol.</span> in <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Pluto</i>); e <i>dicastero</i> diceasi non pur -la sezione, ma anche il luogo o tribunale a ciascuna assegnato -per tenervi i giudizi. Designavansi le 10 sezioni per -una lettera dell'alfabeto, dall'Α alla Κ, che veniva scritta -in rosso sulla porta del tribunale rispettivo: indi, <i>giudicare -nella lettera tale</i> (εν τινι γράμματι δικάζειν) equivaleva -essere assegnato a questo o quel tribunale (cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, -<i>Plut.</i>, V. 277). Così ogni anno, insieme alla estrazione dei -giudici cittadini (fatta dai Tesmoteti, per tribù) estraevasi -a sorte anche la lettera indicante il dicastero a cui ciascun -d'essi era assegnato. Compiuta la sortizione, a ciascun -giudice veniva data una tabella di bronzo (πινάκιον) con -su scrittovi il suo nome e la lettera del dicastero assegnatogli, -e impressovi il <i>gorgònio</i>, stemma della città. Questa -tabella era il distintivo della sua carica di quell'anno, e il -cittadino giurato la recava seco ogni giorno di giudizi, -alle estrazioni mattutine dei dicasteri di quel dì. Perocchè -non sempre, e ben rado, tutti e 10 i tribunali simultaneamente -sedevano; ma nei giorni che v'erano cause a trattare, -tutti i giudici cittadini convenivan la mattina nell'agora, -dove l'arconte estraeva dall'urna a sorte tante lettere o -sezioni a seconda del numero de' processi di quella giornata, -e a sorte assegnava in quali tribunali le sezioni estratte -dovessero raccogliersi a giudicare. Poi, siccome ciascun -tribunale distinguevasi da un colore suo proprio, così ai -giudici delle sezioni estratte per quel dì veniva consegnato -un bastone di forma speciale (βακτηρία, σκίπων) terminante -in una specie di globulo (βάλανον); bastone dell'uguale -colore del dicastero assegnato, e colla lettera del medesimo -pure scrittavi sopra (<span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Vesp.</i>, v. 727; <span class="smcap">Scol.</span>, -V. 1105; <span class="smcap">Scol.</span>, <i>Pluto</i>, 277). Oltre questo bastone che serviva -ai giudici per sapere a quale dicastero recarsi e per -farvisi riconoscere alla porta, il Tesmoteta, presidente del -tribunale, consegnava a ciascuno d'essi una <i>téssera</i> (σύμβολον), -che l'egregio Mariotti a torto confonde col πινάκιον -dinanzi accennato. Quello era il distintivo della carica -annua, e ognuno dei 6000 eliasti l'aveva con sè (quel che -sarebbe pei deputati nostri la medaglia); il σύμβολον invece -era un <i>gettone di presenza</i> che al giudice veniva dato per -andare a ricevere la mercede del giudizio. -</p> - -<p> -Quanto al numero dei giudici popolari sedenti in ogni -causa, i giudici effettivi essendo 5000, risultava il numero -ordinario per ciascun tribunale di 500 giudici. Se però di -cause gravi trattavasi, adunavansi anche due, tre o più -sezioni in un tribunale solo: e s'aveano così tribunali sedenti -di 1000 o 2000 giudici, o magari composto di tutte -e dieci le sezioni riunite. Viceversa, per le cause minori, -talvolta neppure raccoglievasi una sezione intera. Due o -tre centinaia anche bastavano: solo curando dispari il numero per evitare nei voti la parità. E innanzi alle porte -del tribunale destinato s'estraeva di giudici o supplenti -quanti per quella tal causa bisognavano (<span class="smcap">Isocr.</span>, <i>Areopag.</i>, -c. 20). Cfr. <span class="smcap">Schömann</span>, <span class="smcap">Meier</span>, ecc.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note3"> -<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>. </span>Distinguevansi, come sopra fu detto, ciascuno da -un proprio colore, i tribunali ove recavasi volta per volta -l'una o l'altra delle 10 sezioni o <i>lettere</i> a giudicare (<span class="smcap">Scol.</span> in -<span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Vespe</i>; <span class="smcap">Polluce</span>, <span class="smcap lowercase">VIII</span>). E pare il lor numero fosse -anche più dei 10 (senza contar l'Areopago e i 4 altri degli -<i>Efeti</i>); la maggior parte situati intorno a l'Agora o Foro. -Due di essi dal colore prendevano anche il nome, come -appunto il <i>Verde</i> (Βατραχιοῦν) e il <i>Rosso</i> (Φοινικιοῦν), -nominati in Pausania, <span class="smcap lowercase">I</span>, 28. Oltre questi, ricordansi il <i>Trigono</i> -o <i>Triangolare</i>, il <i>Metioco</i> o <i>Callio</i>, il <i>Nuovo</i>, il -<i>Maggiore</i>, il <i>Medio</i> e il <i>Liceo</i>, presso al tempio di Lico. -Anche l'<i>Odeone</i> serviva a giudizi popolari (<span class="smcap">Aristof.</span>, -<i>Vespe</i>). Ma il più noto di questi tribunali era l'<i>Eliea</i>, che -era un luogo spazioso a cielo aperto, come indica il nome: -probabilmente lo si sceglieva a preferenza quand'era il -caso di raccogliere più sezioni insieme per i giudizi più -gravi; ond'è che il nome di <i>eliasti</i>, particolare ai giudici -che andavano a sedervi, passò nell'uso come sinonimo di -<i>dicasti</i>, ad indicare complessivamente tutti i giudici cittadini, -anche degli altri dicasteri. -</p> - -<p> -Il <i>Batrachio</i> qui nominato fu da taluno per errore confuso -col <i>Parabisto</i>, ch'era un altro tribunale ove sedevano -gli <i>Undici</i>, magistrato esecutore delle sentenze di morte, -e sovrastante al giudizio dei furti.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note4"> -<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Vespe</i>, v. 90. <span class="smcap">Polluce</span>, <span class="smcap lowercase">VIII</span>, 133.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note5"> -<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Vespe</i>, v. 775, 830. «Vuoi tu citare -senza che vi siano gli steccati, che primi a noi sogliono -apparire tra le cose sacre del giudizio?» <i>ibid.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note6"> -<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>. </span>A un picchetto di questi arcieri, per lo più traci o -sciti, era affidato, durante l'udienza, l'ordine nella sala, e -il mantener la quiete fra il publico numeroso dei curiosi. -<span class="smcap">Polluce</span>, <span class="smcap lowercase">VIII</span>, 131. <span class="smcap">Meier</span>, <i>Att. Pr.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note7"> -<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>. </span>Lico, figlio di Pandione, antico re d'Atene, pare -venisse onorato di culto particolarmente come patrono dei -giudizî. Sorgeva il suo simulacro all'ingresso della maggior -parte dei tribunali e precisamente nel luogo dove i -giudici uscendo riscotevano i tre oboli. Cfr. in <span class="smcap">Aristof.</span>, -<i>Vespe</i>, l'apostrofe dell'eliasta Filocleone: «O Lico signore, -eroe a me vicino, tu al pari di me sempre t'allegri per -le lagrime degli accusati e solo degli eroi volesti aver -sede appo chi piange», v. 389 seg. Cfr. v. 819. Presso -alla statua di Lico radunavansi anche, innanzi al giudizio, -gli eliasti che si lasciavan corrompere e che vendevano il -voto alle parti, per contrattare colle medesime il prezzo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note8"> -<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>. </span>«Conviene che ognuno di voi, giudici, si faccia -vicino alla ringhiera (ἄχρι τοῦ βήματος) per dare un voto -santo e giusto...» <span class="smcap">Demost.</span>, <i>Falsa legaz.</i>, 441.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note9"> -<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>. </span><span class="smcap">Polluce</span>, <span class="smcap lowercase">VIII</span>, 113. <span class="smcap">Esichio</span>, <span class="smcap">Suida</span>. Cfr. <span class="smcap">Meier</span>, <i>Att. -Pr.</i>, 716.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note10"> -<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>. </span>Premettevasi alla udienza (che cominciava la mattina -per tempo, ogni processo dovendo finirsi nel dì) una -purificazione religiosa e una preghiera recitata dall'araldo. -<span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Vespe</i>. «Ora alcuno porti subito il fuoco e rami -di mirto ed incenso, per porgere innanzi tutto le preghiere -agli dei» v. 860 seg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note11"> -<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Vespe</i>, 811 seg., v. 906.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note12"> -<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>. </span><span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Lisistr.</i>, v. 798.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note13"> -<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>. </span>Per i criteri da me seguiti nel compilare il testo di -questa formula, cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Tesmof.</i>, v. 331-371; <i>Vespe</i>, -v. 863 segg. <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Aristocr.</i>, 652-653; <i>C. Timocr.</i>, -746-747; <i>Corona</i>, 319, 28. <span class="smcap">Andocide</span>, <i>Misteri</i>, 13, 23.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note14"> -<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>. </span>V. la formula del giuramento annuo degli eliasti, -in <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Timocr.</i>, 746: «Darò il voto conforme -alle leggi e ai decreti del popolo ateniese e del Senato dei -Cinquecento. Nè voterò per la tirannide nè per l'oligarchia. -Nè se alcuno opprimerà la libertà del popolo o parlerà o -voterà contro di essa, io lo consentirò, come non consentirò -la remissione dei debiti privati nè la spartizione delle -terre o delle case. Non richiamerò i fuorusciti o i condannati -a morte; nè scaccierò i cittadini residenti in città, -contro le disposizioni delle leggi, del popolo e del Senato. -Non lo farò, nè consentirò lo faccia altri. Non nominerò -a magistrato chi non abbia dato conto di altri uffici esercitati... -Nè due volte nominerò pel medesimo magistrato -il medesimo cittadino, nè consentirò ch'egli eserciti due -ufficj nello stesso anno. Non accetterò doni per il giudizio -nè permetterò che altri, me consapevole, ne accetti, nè -consentirò artificj o frodi. Non ho meno di trent'anni di -età. Ascolterò l'accusatore e il difensore con animo eguale -e sentenzierò sulla questione. — Sarà giurato in nome di -Giove, Nettuno e Cerere e imprecato la ruina a sè e alla -casa sua in caso che siano violate le cose dette. Per contro -a chi le osserverà, molte prosperità verranno». Quanta -sapienza civile di popolo libero in poche linee! Questo -giuramento era prestato al cominciar d'ogni anno, in luogo -spazioso detto Ardetto, in riva all'Ilisso, dai cittadini che -vi si radunavano per l'estrazione a sorte dei 6000 giudici -dell'anno. Cfr. <span class="smcap">Schöm.</span>, <i>Sort. jud.</i></p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note15"> -<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>. </span>ἐπαρᾶσθαι ἐξώλειαν ἑαυτᾧ και οἰκήᾳ τῇ ἑαυτου, -<span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Timocr.</i>, 746. ἐπιορκοῦντι δ’ἐξώλη αὐτὸν ειναι καὶ γένος. -<span class="smcap">Andoc.</span>, <i>Mist.</i>, κακῶς ἀπολέσθαι τοῦτον αὐτὸν κᾠκίαν, -<span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Tesmof.</i>, v. 349.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note16"> -<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Vespe</i>, v. 891. Cominciato il giudizio, -(la mattina per tempo), i giudici arrivati in ritardo restavano -esclusi, e così perdevan la paga. Cfr. <i>Vespe</i>, v. 775: -«E se anche t'alzerai da letto a mezzogiorno, nessun Tesmoteta -ti <i>farà più chiudere fuori dei cancelli</i>».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note17"> -<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>. </span>Così era detta per celia la paga dei tre oboli, che i -giudici pigliavano. κωλακρέτου γάλα πίνειν, <span class="smcap">Aristof.</span>, -<i>Vespe</i>, V. 724.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note18"> -<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>. </span>Sulle formule di accuse, cfr. gli esempi varî in <span class="smcap">Demostene</span> -e negli altri oratori: e l'accusa contro Socrate in -<span class="smcap">Platone</span>, <i>Apologia</i>, e quella contro Alcibiade, <span class="smcap">Plut.</span>, <i>Alcib.</i> -Cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Vespe</i>, 894.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note19"> -<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>. </span><i>Munichione</i>, il 10º mese attico (dal 15 aprile al 15 -maggio). Sul lunario ateniese, cfr. note all'<i>Alcibiade</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note20"> -<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">Eschine</span>, <i>C. Ctesif.</i> <span class="smcap">Demost.</span>, <i>Corona</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note21"> -<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>. </span>La pena ora era lasciata dalla legge al giudizio dell'Eliea (cfr. <span class="smcap">Demost.</span> <i>C. Mid.</i> <span class="smcap">Plat.</span> <i>Apol. Soc.</i>), ora iscritta -nella legge stessa che contemplava il reato e nel testo dell'accusa -proposta. Cfr. <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Timarc.</i> <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Vespe</i>, -897.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note22"> -<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>. </span>ἔως δέ τοῦ ἀποτῖσαι εὶρχθήτω. <span class="smcap">Demost.</span> <i>C. Timarc.</i>, -3, 17.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note23"> -<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>. </span>Si affiggevano in publico, tempo innanzi il dibattimento -perchè ognuno interessato potesse prenderne notizia: -«affinchè ognuno leggesse sotto le statue degli eroi: Eutemone -Lusiese diè querela di posto abbandonato a Demostene -Peaniese». <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Midia</i>. Quest'affissione era -prescritta anche per le leggi che i cittadini proponevano, -avanti sottoporle al Senato e all'assemblea: «Se bisogneran -nuove leggi, i Tesmoteti le scrivano nelle tavole e le espongano -innanzi alle statue degli eroi, all'esamina di ognuno». -<span class="smcap">Andoc.</span>, <i>Misteri</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note24"> -<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>. </span>Questo giuramento (ἀντομωσία) era dato dalle due -parti innanzi al Tesmoteta nell'istruttoria del processo precorrente -il dibattimento, l'accusatore giurando della verità -dell'accusa, l'accusato della propria innocenza. Cfr. <span class="smcap">Plat.</span>, -<i>Apol.</i> <span class="smcap">Meier</span>, <i>Att. Pr.</i>, 624.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note25"> -<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>. </span>αίγα, κάθιξε. σὺ δ’ἀναβὰς κατηγόρει. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Vespe</i>, -905. Era prescritto per legge che ciascuna delle due -parti perorasse da sè la propria causa (<span class="smcap">Quint.</span>, <i>Inst.</i>, II): -gl'incapaci a difendersi da sè, si faceano scrivere da altri -o da parenti o da avvocati di grido che ne facean professione -(<i>logògrafi</i>) le arringhe che poi per proprio conto -recitavano. Cfr. <i>Vite X Or.</i> <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Leocar.</i> Tutt'al più, -a volte concedevasi che la parte limitasse il suo discorso -a un semplice esordio, dopo il quale cedeva la parola a un -amico od orator di mestiere che parlasse per lui (<i>sinègoro</i>). -Così nella orazion contro Neera Teomnesto accusatore, -dopo un breve proemio, cede la parola al proprio parente -Apollodoro. Gli oratori parlavano dalla ringhiera, in piedi -e postasi in capo la corona; quando non era il loro turno -di parola, sedevano; e finito di parlare, deponevano la corona. -<span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Eccles.</i>, v. 163. Cfr. <span class="smcap">Meier</span>, <i>Att. Pr.</i>, 707.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note26"> -<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>. </span>«Prima di parlare mettiti in capo questa corona. -Fate silenzio, state attenti. Ecco, <i>già si spurga il naso, -come usano gli oratori</i>, (χρέμπτεται γὰρ ἤδη, ὃπερ ποιοῦσ’. οἱ ῥήτορες) -È probabile che farà un lungo discorso». -<span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Tesmof.</i>, 381, 382. <i>Ecclesiaz.</i>, v. 131.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note27"> -<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">Barthel.</span>, <i>Anac.</i>, cap. 18. A dar meglio idea -dell'attenzione dei giudici nel corso del dibattimento, <span class="smcap">Aristofane</span> -ti mette in iscena per ischerzo anche il vecchio -eliasta che durante le arringhe delle parti sta mangiando -la minestra (<i>Vespe</i>, v. 906).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note28"> -<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>. </span>Σίγα, σιώπα, πρόσεχε τὸν νοῦν. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Tesmof.</i>, -381.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note29"> -<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>. </span>Colla clessidra (che noi chiameremmo orologio ad -acqua, benchè non fosse precisamente la stessa cosa, cfr. -<span class="smcap">Meier</span>, <i>Att. Pr.</i>, 715) misuravasi, com'è noto, il tempo concesso -alle arringhe delle parti nei processi d'importanza. -Nei processi inconcludenti e in alcuni di data specie, come -la querela di maltrattamento, non s'usava clessidra (cfr. -<i>Harpocr.</i>) e la misura del tempo lasciavasi probabilmente -al discreto giudizio del presidente. Questi eran detti <i>processi -senz'acqua</i>. Secondo la maggiore o minor gravità -della causa variava la quantità e misura dell'acqua accordata; -tante anfore per la tal causa, tante anfore per la -tal'altra. Così per es. nella querela di <i>falsa ambasceria</i> -(παραπρεσβείας γ.) eran concesse a ciascuna parte undici -anfore (<span class="smcap">Eschin.</span>, <i>Falsa amb.</i>); nelle cause di eredità concedeasi -a ogni parte un anforeo, e nelle repliche la metà, -ossia tre coe (<span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Macart.</i>) L'acqua veniva fatta -misurar dall'arconte all'udienza, come vedi nell'orazione -contro Macartato. Nella misura dell'acqua non era compreso -il tempo impiegato alla lettura degli atti, leggi, -decreti o testimonianze: perciò l'oratore, quando stava per -far dare lettura di documenti, o chiamar testi, ordinava -al custode della clessidra di fermar l'acqua. (πίλαβε τὸ ὕδωρ, -cfr. <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Stef.</i>, 1103; <i>C. Eubul.</i>, 1305, ecc. -<span class="smcap">Iseo</span>, <i>Ered. Menec.</i>, 221, ecc.)</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note30"> -<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>. </span>«Procura di arringare in bel modo, appoggiandoti -con decoro sul bastone». <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Ecclesiaz.</i>, v. 150.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note31"> -<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>. </span>«Se alcuno vuol contraddirmi, venga qua, gli cedo -l'acqua». <span class="smcap">Demost.</span>, <i>Falsa legaz.</i> «Quelli che mi affermano -menzognero, vengano qua, si servano dell'acqua mia (<i>parlino -nella mia acqua</i>, ἐπὶ τοῦ ἐμοῦ ὕδατος) per isbugiardarmi -testimoniando». <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Eubul.</i> «Indichi Eschine -le sue proposte in pro della patria; se ci sono, le palesi e -io gli cedo l'acqua». <span class="smcap">Demost.</span>, <i>Corona</i>. Cfr. <span class="smcap">Andoc.</span>, <i>Mist.</i> -</p> - -<p> -Per esempio opposto, in altre arringhe demosteniche -l'oratore lamentasi spesso che a dir tutto non gli basti -l'acqua. «A voler isbugiardare i testimoni l'acqua non mi -basterebbe». <span class="smcap">Demost.</span> <i>C. Stef.</i>; I. <i>C. Neera</i>; <i>C. Macart.</i>, -ecc.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note32"> -<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>. </span>L'ipocrisia di questi esordî era in voga tra gli oratori, -allora come oggi: tanto più frequente e necessaria -in città dove l'accusa publica, fatta diritto di ciascun cittadino, -allettava gl'ignobili sicofanti a servirsene a lucri -e a vendette personali. «Non per desio di litigi, in nome -degli dei, introdussi o giudici questa causa contro Beoto». -<span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Beot.</i> «Nessuno di voi, Ateniesi, si avvisi che -per privata inimicizia io venga qua accusator di Aristocrate». -<span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Aristocr.</i> «Non per ruggine nè voglia -di litigar con Leocrate ho dato questa accusa contro -lui, ma perchè reputavo vergogna lasciar libero nella -piazza un tanto vitupero della patria». <span class="smcap">Licurgo</span>, <i>C. Leocr.</i> -Cfr. <span class="smcap">Lisia</span>, <i>C. Filone</i>, ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note33"> -<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>. </span>L'accusatore che ritirava una publica accusa da -lui promossa, o che non otteneva nei processi il quinto dei -suffragi pagava nelle cause civili un obolo per ogni dramma, -ossia la multa del sesto della somma in litigio; nelle cause -penali, come questa, era multato in 1000 dramme, più la -perdita del diritto di accusare e di star in giudizio. (<span class="smcap">Demost.</span>, -<i>C. Teocrine</i>; <i>Corona</i>). Nelle cause religiose era aggiunta -anche l'infamia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note34"> -<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">Plat.</span>, <i>Apol. di Socr.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note35"> -<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>. </span>Su queste invocazioni, cfr. <span class="smcap">Licurg.</span>, <i>C. Leocr.</i>; -<span class="smcap">Demost.</span>, <i>Corona</i>; <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Ecclesiaz.</i>, v. 171.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note36"> -<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>. </span>Il tempio di Cibele (<i>Metròo</i>), nell'agora presso il -Senato, era anche l'archivio ove custodivansi le leggi scolpite -in pietra e i decreti del popolo. «Ditemi, o cittadini, -se un uomo entrato nel tempio della gran madre vi raschiasse -una sola legge, non lo uccidereste voi?» <span class="smcap">Licurgo</span>, -<i>C. Leocr.</i> «La sua rinunzia si conserva fra le scritture -pubbliche nel Metroo, dove sono affidate alla custodia di -un cittadino. Ivi sta scritto il decreto col nome suo». -<span class="smcap">Demost.</span>, <i>Falsa legaz.</i>, 381.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note37"> -<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>. </span>«<i>Bdelic.</i> Ed io noterò semplicemente per memoria -quanto egli dirà». <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Vespe</i>, 540, 559. Così i giudici -come gli oratori eran forniti dell'occorrente per prender -note. Cfr. <i>Vespe</i>, 529: «tosto qui alcuno mi porti il -mio cofanetto» (κθστη, ch'era la cartella con l'occorrente -per iscrivere, tavolette e stili, σανίδας καὶ γραφάς, <i>Vespe</i>, -848).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note38"> -<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>. </span>τριταγωνιστής, <i>istrione da terze parti</i>, una delle -garbatezze più frequenti che gli avvocati tra loro si regalavano, -dacchè era venuto di moda, col moltiplicarsi dei -giudizi e dei rétori, l'enfasi del declamare e gesticolare. -D'altronde (e ciò valga per questo ed altri epiteti delle -arringhe di Beoto ed Eudemonippo), gli oratori attici in -genere e Demostene in ispecie, non brillavano precisamente -per l'eccessiva urbanità. Merita conto di notarlo per coloro -che usano spesso a rovescio la parola <i>atticismo</i> e si -imaginano che l'atticismo antico consistesse, anzichè nella -purezza dell'idioma, nell'uso delle frasi gentili. Basti un -esempio per tutti, la graziosa raccolta di paroline dolci -che Demostene regala al suo avversario Eschine, tutte di -un fiato, in un solo discorso: «Che core, o istrion da dozzina, -doveva essere il mio, quando io consigliavo la città?» -(<i>Corona</i>, 297); e poi da capo: «Che gli Dei e gli uomini -tutti ti annientino, scellerato cittadino, istrione da terze -parti!» (<i>Cor.</i>, 335); e poi: «Ciarliero, imbroglione, pestifero -vasello di frodi, copista che va declamando paroloni -a somiglianza d'un tragico» (<i>Cor.</i>, 269); e avanti ancora: -«Ma può mai darsi un più ribaldo ed esecrabile calunniatore -di costui?» (<i>Cor.</i>, 298) e seguita: «se andava attorno -cogli altri, solenne birbante è costui...» (<i>Cor.</i>, 300). E i -complimenti non finiscono lì: sebbene per un discorso solo -potrebbe parere che bastino.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note39"> -<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>. </span>Superfluo avvertire che l'eloquenza dell'accusatore -Beoto (per contrapposto a quella di Eudemonippo) è qui -presentata come quella appunto d'un sicofante declamatore -e tronfio, giusta la descrizione di Demostene (<i>Cor.</i>, 269).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note40"> -<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>. </span>Giudici che interrompono l'oratore o interloquiscono -nell'arringa — cfr. <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Stef.</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>, 1128; <i>C. Macart.</i>, -1060; <i>C. Spudia</i>, 1033; <i>C. Beot.</i>, 1022, 1024.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note41"> -<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>. </span>ἐπίλαβε τὸ ὕδωρ. <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Stef.</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>, 1103; <i>C. -Eubul.</i>, 1305, 7; e altrove. <span class="smcap">Iseo</span>, <i>Ered. di Mènecle</i>, 221; <i>di -Pirro</i>, 21, ecc. Cfr. nota 30.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note42"> -<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>. </span>La lettura dei documenti e delle leggi citate in appoggio -era fatta all'udienza, non dall'oratore, ma dal cancelliere. -V. in <span class="smcap">Demostene</span> e negli altri oratori. Della -tavoletta o πινάκιον, distintivo degli eliasti, V. sopra, n. 2: -del <i>giuramento degli eliasti in Ardetto</i>, n. 15.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note43"> -<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>. </span>τὰς μὲν γὰρ ἑταίρας ὴδονἦς ἕνεκ’ ἔχομεν.... τὰς δὲ γυναῖκας τοῦ παιδοποιεῖσθαι γνησίως καὶ τῶν ἔνδον φύλακα πιστην ἔχειν. <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Neera</i>, 1386.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note44"> -<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>. </span>«Chi vuol contraddirmi, sorga e <i>parli nella mia -acqua</i>» ἀναστὰς ἐν τῷ ἐμῷ ὕδατι, εἰπάτω. <span class="smcap">Demost.</span>, -<i>Falsa leg.</i>, 359; <i>Cor.</i>, 274.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note45"> -<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>. </span><span class="smcap">Demost.</span>, <i>Cor.</i>, 269, 273 e in cent'altri luoghi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note46"> -<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Nubi</i>, v. 986.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note47"> -<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Rane</i>, v. 1030-1036.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note48"> -<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>. </span>τοῖς μὲν γὰρ παδαρίοισιν — ἔστι διδάσκαλος ὅστις φράξει, τοῖς ηβῶσιν δὲ ποιηταί. -<span class="smcap">Ar.</span>, <i>Rane</i>, 1054.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note49"> -<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>. </span>«Io voglio citarvi anche i versi di Omero, il qual -poeta fu tenuto così eccellente dai nostri padri, che per -legge decretarono recitarsi le poesie di lui solo e non d'altri, -ogni cinque anni, nelle Panatenee». <span class="smcap">Licurgo</span>, <i>C. Leocr.</i> -Eliano fa autore di questa legge Ipparco, il figliuol di Pisistrato, -il primo che portò i poemi omerici nell'Attica. -Cfr. <span class="smcap">Plat.</span>, <i>Ipparco</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note50"> -<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Neera</i>, 1382: «τί δέ καὶ φήσειεν ἂν ὒμῶν ἕκαστος εὶσιὼν πρὸς τὴν ὲαυτοῦ γυναῖκα ἢ θυγατέρα... ἐπειδὰν ἔρηται ὑμᾶς ποῦ ἦτε, καὶ εἲπητε ὅτι ἐ δικάξομεν, -ecc., ecc.» Cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Lisistr.</i>, -V. 512 seg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note51"> -<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">Demost.</span>, <i>Corona</i>, 297: ’Αλλ’ ουκ ἔστιν, οὐκ ἔστιν... μὰ τοὐς Μαραθῶνι, -ecc., ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note52"> -<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>. </span>Si davano i suffragi ne' giudizi in varie maniere, -per via di piccole conchiglie, o per lo più di fave o di -pietruzze (ψ ῆφοι) bianche per l'assoluzione, nere per la -condanna: oppure per mezzo di pallottoline (σπόνδυλοι), le une nere e forate, le altre bianche ed intere; le forate -per condannare, le intere per assolvere. <span class="smcap">Esch.</span>, <i>C. Timarc.</i>; -<span class="smcap">Luciano</span>, <i>Apol. Paras.</i></p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note53"> -<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>. </span>«Bada che l'ira nel rispondergli non ti porti di là -dagli ulivi», ἐκτὸς τῶν ἐλαῶν. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Rane</i>, 995.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note54"> -<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>. </span>«Perchè egli era il primo a parlare, stravolse la -lite, e col leggere molte cose e col mentire commosse i -giudici di guisa, che non vollero neanche udire la mia voce. -Così condannato all'ammenda della sesta parte, senza aver -ottenuto di far la mia difesa, me ne andai triste e malcontento». -<span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Stefano</i>, I. In simili casi i giudici -vociferavano in coro al malcapitato di scendere dalla tribuna, -gridandogli: <i>abbasso! abbasso!</i> κατάβα, κατάβα, κατάβα -<span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Vespe</i>, 979. E così nelle <i>Vespe</i> è preso -dal vero perfettamente il bozzetto satirico del vecchio eliasta, -impaziente di condannare dopo udita una parte sola: -«<i>Bdelic.</i> Per gli dei, o padre, non pronunziar la sentenza -prima di aver udite tutte e due le parti. <i>Filoc.</i> Mio -caro, la cosa e già chiara e parla da sè». <i>Vespe</i>, 920.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note55"> -<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>. </span>«Dimmi un po' quali lusinghe non può un giudice -ascoltare?... Chi piange la sua miseria; chi ci narra favole -e qualche storiella da ridere di quelle di Esopo; chi -fa il buffone affinchè io rida e deponga, nel giudicare, lo -sdegno». <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Vespe</i>, v. 564. Cfr. v. 1259.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note56"> -<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>. </span>V. <span class="smcap">Plutarco</span>, <i>Demostene</i>. Cfr. le note al mio <i>Alcibiade</i>, -p. 215.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note57"> -<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>. </span>«Costui si vanta tanto della sua voce, che confida -di far con essa molta impressione su di voi. Ma sarebbe -assurdo che, mentre lo scacciaste a fischi dal teatro, qui -gli faceste lieta accoglienza soltanto per la sua voce sonora». -<span class="smcap">Demost.</span>, <i>Falsa legaz.</i> Cfr. <i>Corona</i>, 269.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note58"> -<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>. </span>Κάλει μοι τοὺς μάρτυρας. <span class="smcap">Demost.</span>, ecc. I testimoni -non deponevano all'udienza, ma vi confermavano -con giuramento le testimonianze scritte, date da essi nell'istruttoria -o quelle loro deferite dall'oratore anche avversario. -«A conferma del mio dire addurrò in testimonio -Aristofane Olintio. Chiama Aristofane e <i>leggi</i> la testimonianza -di lui». <span class="smcap">Eschine</span>, <i>Apol.</i> «Chiama Egesandro per -cui scrissi la testimonianza più modesta che non chiedano -i suoi costumi... ma so bene che spergiurerà». <span class="smcap">Eschine</span>, -<i>C. Timarco</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note59"> -<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>. </span>ἐχῖνος. (<span class="smcap">Harpocr.</span>; <span class="smcap">Scol.</span> in <span class="smcap">Arist.</span>, <i>Vespe</i>, 1427). -Era un vaso di terra o di metallo nel quale si deponevano -e custodivano i documenti presentati nella istruttoria del -processo. Cfr. <span class="smcap">Meier</span>, <i>Att. Pr.</i>, 691.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note60"> -<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">Demost.</span>, <i>Falsa legaz.</i> «Sarebbe assurdo che -mentre voi, giudici, udendo costui (Eschine) rappresentare -Tieste e le sventure di Troja, lo cacciaste di teatro a -fischiate, e quasi lo lapidaste, tanto ch'egli abbandonò l'arte -dello istrione, ora ch'egli, non già sulla scena, ma coi fatti -danneggia la repubblica, gli faceste lieta accoglienza» -p. 449.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note61"> -<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>. </span>«I testimoni parlino senza paura e giurino <i>toccando -le cose sacre</i>». <span class="smcap">Lic.</span>, <i>C. Leocr.</i> Il giuramento veniva -dato secondo i casi espressamente a voce («<i>giuriamo: -eravamo presenti</i>» <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Stef.</i>, 1, 1109), oppure -anche tacitamente, confermando col solo gesto la testimonianza -scritta o già giurata prima nell'istruttoria: come -nell'esempio in <span class="smcap">Demost</span>., <i>C. Midia</i>, 560.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note62"> -<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>. </span>Anno 498 av. l'E. V. (<i>Olimp.</i>, 70, 3). Nell'anno -stesso dello avvenimento rappresentò Frinico in Atene la -sua tragedia: <i>La presa di Mileto</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note63"> -<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>. </span><span class="smcap">Erodoto</span>. Cfr. <span class="smcap">Müller</span>, <i>Ist. Letterat. Gr.</i>, II, 35; -<span class="smcap">Becq de Fouquières</span>, <i>Aspasie</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note64"> -<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>. </span>Cfr. un passo del comico Similo, <i>ex inc. fab.</i>, -presso <span class="smcap">Stobeo</span>, 60. -</p> - -<p> -Rispetto alle teorie estetiche qui svolte da Eudemonippo, -giovi confrontare anche tutta la scena della contesa fra -Eschilo ed Euripide, nelle <i>Rane</i> di <span class="smcap">Aristofane</span>. Caratteristico -e curioso in ispecie quel passo: «<i>Eurip.</i> Forse che -non esposi in iscena la storia di Fedra esattamente vera -come stava? <i>Eschil.</i> Sì, per Giove, l'hai esposta come stava. -Ma ciò che è turpe il poeta deve celarlo, non esporlo, nè -metterlo in iscena» v. 1052-3. Tanto è vero, che certe polemiche -di oggidì, e certe teorie veriste nelle quali taluni -si credono avere inventata la polvere da sparo, giravano -già nel mondo dell'arte qualche secolo prima che nascessero -i veristi della giornata.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note65"> -<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>. </span>«<i>Esch.</i> Per che cosa si deve ammirare il poeta? -<i>Eurip.</i> Perchè prepara cittadini migliori alla città». <span class="smcap">Aristof.</span>, -<i>Rane</i>, 1008-9.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note66"> -<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>. </span>Vedi in <span class="smcap">Aristotile</span>, <i>Morale a Nicomaco</i>, <span class="smcap lowercase">VIII</span>. -Cfr. <i>Polit.</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>, cap. 1, 5; <span class="smcap lowercase">II</span>, cap. 2; e in <span class="smcap">Senofonte</span>, <i>Economico</i>, -<span class="smcap lowercase">VII</span>, lo squisito bozzetto della moglie d'Iscomaco. -Cfr. fra le molte opere moderne, che trattarono della posizione -morale e giuridica della donna di famiglia ateniese, -l'eccellente studio di <span class="smcap">Lallier</span>, <i>La femme dans la famille -athénienne</i>.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note67"> -<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>. </span><span class="smcap">Demost.</span>, <span class="smcap lowercase">II</span>, <i>C. Stef.</i> Cfr. <span class="smcap">Meursius</span>, <i>Themis Attica</i>, -34.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note68"> -<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>. </span><span class="smcap">Meursius</span>, <i>Them. Att.</i>, 35. Cfr. <span class="smcap">Terenzio</span>, <i>Phormio</i>; -<span class="smcap">Diod. Sic.</span>, <span class="smcap lowercase">XII</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note69"> -<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>. </span><span class="smcap">Iseo</span>, <i>Eredità di Pirro</i>, § 64.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note70"> -<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>. </span><span class="smcap">Plut.</span>, <i>Alcib.</i>, <span class="smcap lowercase">VIII</span>; <span class="smcap">Cratino</span>, <i>La bottiglia</i>, framm. -<span class="smcap">Petit</span>, <i>Leg. Att.</i>; <span class="smcap">Schöm.</span>, <i>Antiq. Jur. Pub.</i>, 343; <span class="smcap">Meier</span>, -<i>Att. Pr.</i>, 558; <span class="smcap">Mariotti</span>, <i>Demost.</i>, <span class="smcap lowercase">III</span>, 541.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note71"> -<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>. </span>Di oratori travisanti o mutilanti furbescamente il -testo delle leggi che citavano, vedi esempio: «Non ti vergogni -di accusarmi per invidia e scambiar leggi e smozzicarle, -invece di allegarle intere a chi ha giurato di sentenziare -secondo le leggi?» <span class="smcap">Demost.</span>, <i>Corona</i>, 268.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note72"> -<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>. </span><span class="smcap">Libanio</span>, <i>Decl. X.</i> cfr. <span class="smcap">Meursius</span>, <i>Them. Att.</i>, 52.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note73"> -<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>. </span>ἐὰν τις αὺτόν διαχρήσεται, τὴν χεῖρα, τὴν τοῦτο πράξασαν, χωρὶς τοῦ σώματος -θάπτομεν. <span class="smcap">Eschine</span>, <i>C. -Ctesif.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note74"> -<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>. </span>«Le cose operate sotto i 30 e le sentenze date, -private o pubbliche, non siano valide». <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Timocr.</i> -Vedi nella stessa arringa anche il testo del decreto -di Diocle.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note75"> -<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>. </span>Al tempo di Pericle, e mentre più fioriva il poeta -comico Cratino, nell'anno 440 av. l'E. V. fu portato primamente -un decreto, che frenava la libertà degli scherzi -nelle commedie. Questo decreto prese il nome da Morichide, -ch'era l'arconte di quell'anno. Ma questo decreto -fu abrogato di lì a soli 3 anni, nel 437, essendo arconte -Eutimene. Venne posteriormente, a regolare la licenza -sfrenata degli attacchi, un decreto così detto di Siracosio, -che proibiva attaccare i cittadini direttamente per nome -(μὴ κωμῳδεῖν ὀνομαστὶ): ma il divieto proteggeva gli -uomini politici come tali, non come privati. E che il decreto, -nel fiorire della democrazia ateniese, subisse larghissimi -strappi, lo prova ampiamente la virulenza degli attacchi -di Aristofane contro il demagogo Cleone, nelle <i>Vespe</i>. -Ma allorquando la libertà ateniese cadde, per la disfatta -di Egospotamo, e Sparta impose ad Atene la oligarchia -dei trenta tiranni, era evidente che la commedia, colla libertà -nata e cresciuta, dovesse seguirne per la prima le -sorti. E così Lamaco, forse più che altro richiamando in -vigore e completando con più rigorose sanzioni quel decreto -caduto in dissuetudine, recò alla commedia antica -l'ultimo colpo con il decreto ch'ebbe nome da lui e che -vietava assolutamente porre in iscena i viventi. Cfr. <span class="smcap">Cappellina</span>, -<i>Pref. ad Aristof.</i>; <span class="smcap">Schleg.</span>, <i>Letter. dram.</i>; <span class="smcap">Müller</span>, -<i>Istit. lett. gr.</i>; <span class="smcap">Meursius</span>, <i>Them. Att.</i> <span class="smcap lowercase">II</span>, 20; <span class="smcap">Petit</span>, -<i>Leg. Att.</i>, 79.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note76"> -<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>. </span>«Vedo qualcuno sedente al tribunale e protendente -il ramoscello dei sùpplici». <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Pluto</i>, 382. Tutto -era buono agli accusati per cercar perorando d'impietosire -i giudici: e se il ramoscello de' supplicanti non bastava, -si faceano venir intorno i vecchi parenti, le mogli, -i bambini, come vedi in <span class="smcap">Eschin.</span>, <i>Apol.</i> Tutta questa perorazione -o digressione supplichevole di Eudemonippo -appartiene appunto al genere di quelle di che gli oratori -ne' giudizi popolari dell'Eliea facean maggior uso, ma che -erano rigorosamente vietate davanti al tribunale dell'Areopago. -Cfr. <span class="smcap">Meier</span>, <i>Att. Pr.</i>, 719.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note77"> -<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>. </span>Prescrisse Solone, che «la sposa rinchiusa collo -sposo in una stanza, a mangiar abbia con lui una mela cotogna, -e sia obbligato il marito della ereditaria di giacere -con essa almeno tre volte il mese». <span class="smcap">Plut.</span>, <i>Solone</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note78"> -<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>. </span>Il processo, non bisogna dimenticarlo, ha luogo intorno -ai tempi di Demetrio Poliorcete nel breve intervallo -di respiro lasciato alla democrazia ateniese, fra il cader -delle sorti di questo principe e il ristabilirsi definitivo del -giogo macedone. A quell'epoca fiorì Filippide, poeta comico -della commedia nuova, acerbo flagellatore nelle sue commedie -delle smaccate, vergognose adulazioni prodigate a -Demetrio dal popolo ateniese, e in ispecie dai demagoghi cortigiani -Stratocle e Dromoclide. Vedi i suoi versi riferiti in -<span class="smcap">Plutarco</span>, <i>Vita di Demetrio</i>, c. 12.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note79"> -<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>. </span><span class="smcap">Plutarco</span>, <i>Vita di Demetrio</i>, c. 26.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note80"> -<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>. </span>Ταῦτ ακαταλύει δῆμον, οὐ κωμωδία. <span class="smcap">Filippide</span>, -presso <span class="smcap">Plutarco</span>, <i>Vita Demetrio</i>, 12.</p> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -</p> - -<h2 id="atto1">ATTO PRIMO</h2> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -</p> - -<p class="title"> -PERSONAGGI DELLA COMMEDIA -</p> -</div> - -<ul> -<li>MÈNECLE, vecchio eupatrida ateniese (65 anni).</li> -<li>ÀGLAE, sua sposa, giovinetta (sui 19 o 20 anni).</li> -<li>ELÈO, giovine ateniese.</li> -<li>FÀNIA, fratello di Aglae.</li> -<li>CRÌSIDE, sposa di Fània.</li> -<li>CRÒBILO, marito di</li> -<li>MÌRTALA, ricca ereditiera (<i>epiclera</i>) (sui 45 anni).</li> -<li>BLÈPO, servo di Mènecle.</li> -<li>DÈLFIDE, ancella di Aglae.</li> -<li>TRATTA, vecchia fantesca.</li> -<li>DÀMOCLE, fuoruscito tebano.</li> -</ul> - -<p> -<i>L'azione ha luogo in Atene, in casa di Mènecle, nel 379 -avanti l'E. V. (2º della 100ª Olimpiade), l'anno che -Pelòpida coi fuorusciti tebani liberò Tebe.</i> -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -</p> - -<h2>ATTO PRIMO</h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Stanza interna, da lavoro, d'un gineceo ateniese, riccamente -decorata. Ingresso nel mezzo, dalla porta e corridoio -(μέαυλος), che mette dal gineceo all'appartamento -del marito. Da un lato altra porta, che mette -alle altre stanze riposte del gineceo.<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a> -</p> -</div> - -<h3>SCENA I.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Aglae</span> <i>e</i> <span class="smcap">Mènecle</span>. -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Aglae sta seduta a un tavolino di lavoro, con un canestro -di fiori accanto, intrecciando una corona. Mènecle dall'altro -lato della stanza sta terminando di rotolare un -papiro, poi cammina su e giù pensoso e rannuvolato, -tenendo il rotolo in mano). -</p> -</div> - -<p class="pad2"> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>dal suo tavolino di lavoro, parlando seduta -e intenta al lavoro</i>) Hai terminato? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>passeggiando, e con voce secca</i>) Sì. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>sempre chini gli occhi sul lavoro</i>) Sei ben -triste, Mènecle, stamattina. Si direbbe ti sii -imbattuto nell'ombra di qualche eroe taciturno<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a>, -o la Terra questa notte t'abbia mandato -qualche infausto sogno... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>passeggiando su e giù, le mani di dietro, serio -e brontolando fra sè</i>) Sarà... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Pure hai vegliato ad ora tarda. La vecchia -Tratta m'assicurò che alla terza vigilia della -notte c'era ancora lume nella tua stanza. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>c. s.</i>) E Tratta farà meco i conti, se la -colgo a spiare i fatti miei... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Vedi come sei! Una volta eri cortese. Da -qualche tempo non ti si può parlare. Fui io -a dirle che scendesse a dare un'occhiata, -udendo rumor di passi nella stanza tua. Dubitavo -stessi male... ti abbisognasse qualcosa... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>sempre passeggiando come assorto in pensieri, -e brusco nel parlare</i>) Grazie. E s'anco mi fosse -bisognato, dei servigi delle vecchie non so -che farne... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>sempre cogli occhi al lavoro, e con voce -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -calma, quasi indifferente</i>) Ma la mi disse che -stavi scrivendo... Se no mi sarei alzata io... -Forse quella lettera? (<i>additando il rotolo che -Mènecle ha in mano. Mènecle si stringe nelle -spalle e non risponde</i>) Qualche affare urgente? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>c. s.</i>) Può darsi. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Del tuo dicastero? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Non so.<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> E avrai a far molto oggi? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Non saprei. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Eccomi ben informata!... (<i>sollevando il capo -dal lavoro</i>) Mi puoi favorire quel libro lassù... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>prende un rotolo nel luogo indicatole da Aglae -e legge il titolo esterno</i>) <i>Amori di Piramo e Tisbe</i>... -(<i>fra sè</i>) (Non sono i nostri...) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> No... l'altro... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>c. s. leggendo il titolo esterne</i>) <i>Le Trachìnie</i>... -e la <i>Medea</i>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Quello. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Vuoi rileggere come Dejanira si disperò -dell'abbandono di Ercole, e Medea del divorzio -di Giasone?... Erano due stupide... (<i>nell'avviarsi -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -verso Aglae col libro in mano, legge -macchinalmente quel che gli vien sott'occhio</i>): -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> «Arse Achelòo per me: come potea</p> -<p class="i01">Donzelletta mirar l'orrido aspetto?</p> -<p class="i01">Ed io per me chiedea</p> -<p class="i01">Aspra ed acerba morte,</p> -<p class="i01">Piuttosto che a quel mostro esser consorte».<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a></p> -</div></div> - -<p> -Un'altra stupidaggine!... (<i>consegna il libro ad -Aglae</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>prendendo il libro</i>) Tanto per ingannare il -tempo!... Queste giornate di ecatombèo<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a> -sono sì lunghe!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>si ferma un momento a guardarla, poi torna -a camminare concitato, come combattuto da qualche -pensiero, poi le si fa appresso e la chiama</i>) -Aglae!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>pacatissima, continuando a leggere</i>) Mènecle!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Ti ricordi di quel che tuo padre al letto -di morte ci raccomandò, ad entrambi, quando -a me ti affidava? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>senza distor gli occhi dalla lettura e dal lavoro -della corona, con voce pacatissima</i>) Me -ne ricordo... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Che cosa ci disse?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> A me disse: sii casta e virtuosa... deferente -al marito... pietosa agl'infelici... ossequente -agli Dei...; a te... (<i>si arresta d'improvviso</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>vivamente</i>) A me... Aglae?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> A te... non ricordo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Non importa. Me ne ricordo io. A me disse -di farti felice. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>sempre leggendo, e come distratta</i>) Ah, sì!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Aglae!... (<i>dopo una pausa di esitanza</i>) lo sei? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>alzando il capo</i>) E me lo chiedi? Nulla qui -mi manca degli agi della vita: ho servi, cagnolini, -fantesche: specchi di Brindisi<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a> e -tappeti di Babilonia,<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a> ed ori e gemme, e -vesti milesie e veli di Còo: tu mi provvedi -di tutto per le feste di Minerva<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a> e per le -sante Tesmoforìe; vo per te rispettata fra -le donne libere di Atene, ottengo i primi -onori nelle cerimonie della gran dea: per te -posso adempiere al voto di mio padre, beneficar -gl'infelici e dar sagrificj alla sua tomba... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>sospirando</i>) E d'altro? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> E se... (<i>si arresta</i>). -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>insistendo</i>) E se?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> E se qualcosa ancora mancasse alla felicità -mia, non sarebbe un tentare Adrastea chiedere -felicità compiuta, cosa non concessa agli -umani? Sola io sarei nata sotto astro sì benigno, -io sola avrei avuto a condizioni diverse -dagli altri quest'aria che respiro, da raggiungere -sulla terra ogni mèta dei desiderj?...<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>crollando il capo</i>) Ahimè! tu parli come -parlerebbe Socrate... ma Socrate, oltre alla -molta sapienza, aveva anche il naso rincagnato -e gli occhi loschi... e sessantacinqu'anni -sulla gobba...: tu non hai nessuno di questi -privilegi. E se le donne ragionano colla testa -così bene alla tua età, che cosa faranno a -sessanta? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>lavorando</i>) Ragioneranno anche meglio. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Eppure, se tuo padre, morendo, avesse portato -sotterra il desiderio di una felicità maggiore -per te? Se a quella ch'ei per te imaginava, -di laggiù vedesse che una parte ne -manca, credi che la sua ombra non ne avrebbe -dolore... rimorso forse?... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Mènecle! che discorsi son questi?... Decisamente -la veglia di stanotte non t'ha messo -l'umore allegro... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>fra sè</i>) (Può essere!) (<i>secco</i>) Che ne sai tu!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Io so che mio padre, memore de' tuoi beneficj, -mi ha a te affidata, morendo, come a -nuovo padre della famiglia:<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a> tu hai pensato -ai funebri paterni, alla educazione mia: -hai sposata l'orfana secondo il rito: m'hai -chiesto prima se ero contenta: ho detto sì: -se non avevo altre mire in cuore, ho detto no: -di che vuoi l'ombra paterna si dolga? chi -vuoi m'abbia a compiangere... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Eh, a quindici anni se ne dicono tanti di sì -e di no... (<i>fra sè, indispettito, con un gesto vivo -d'impazienza, picchiando sul tavolo col rotolo -che ha in mano e che gli cade per terra senza -ch'ei vi badi nè lo raccolga</i>) (Finge... e non -c'è verso...) Pure, ieri, ti ho sorpresa con -una lagrima... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Sì, piangevo pensando a quella povera Cesira, -di cui è giunta notizia che le è morto, -lassù in Tracia, il figlio... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Ma ier l'altro la notizia non era giunta, -e, quando rientrai, stavi intrecciando, come -oggi, delle rose,<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a> e c'eran più nuvole sulla -tua faccia, che non sull'Egèo... quando fa -nuvolo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Pensavo che quanto quelle rose tanto dura -la bellezza della donna. Ogni cosa il tempo -si porta via presto quaggiù: e a noi non resta -che il ricordo delle gioie godute... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>fra sè comicamente</i>) (Ne gode molte!) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> ... il resto è polvere: polvere di Pericle, di -Codro e di Cimone.<a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Decisamente ti sei data alla filosofia. Io -avrò l'umor nero: ma Eràclito il lagrimoso, -al tuo confronto, metteva in corpo l'allegria... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Ma sei tu che vai a cercare certi discorsi... -Bel modo di occupar la mattina... E vai oggi -al tribunale?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Oggi al Metichèo non c'è seduta... (Finge... -non c'è verso!) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Resti?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> No... ho da uscir lo stesso. Addio... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>dal suo posto</i>) Addio... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn</span>. (<i>s'avvia, poi torna indietro</i>) Se venisse Elèo, -bisogna dirgli che ho avuto lettere da Tebe, -da Epaminonda... Poi già gli parlerò io... -(<i>ritorna ad avviarsi, poi si sofferma da capo, -dinanzi a un tavolo</i>) Ah, è questo lo specchio -che t'ha regalato Crìside? (<i>prende dal -tavolo uno specchietto di bronzo, a fregi d'oro, -e ne esamina il manico intagliato</i>) Graziosa -questa piccola Afrodite!... (<i>si specchia, lisciandosi -la barba</i>) Che bella luce!... Oh, Aglae!... -vieni qua!... (<i>Aglae si alza e va verso lui</i>) Più -in qua!... così!... (<i>tenendo dell'una mano lo specchio, -dell'altra avvicinando Aglae a sè, e la testa -di Aglae a contatto della propria, così che i due -volti, l'un presso l'altro, nello specchio si riflettano -entrambi</i>) Guarda!... che quadretto!... (<i>porta -colla mano lo specchio un po' a distanza, per -meglio contemplarvisi; e con l'altra mano libera -si liscia la barba bianca poi la ripassa -dolcemente sulla chioma bionda di Aglae</i>) Il -vecchio Titone ha sposato l'Aurora e l'oro -del Pattòlo si è fuso con l'argento del Làurio!... -(<i>con gesto ed accento comicamente espressivi</i>) Che -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -bel matrimonio!... (<i>s'avvia</i>) Addio Aglae... -Che bel matrimonio!... (<i>esce</i>). -</p> - -<h3>SCENA II.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Aglae</span> <i>sola, poi</i> <span class="smcap">Delfide</span>. -</p> - -<p> -(<i>Uscito Mènecle, Aglae rimane alquanto in piedi immobile -dov'ei l'ha lasciata, una mano nell'altra, -gli occhi a terra, pensierosa e triste; poi dato un -lungo sospiro, a capo chino e passo lento torna -al suo posto a sedersi</i>) Eh!... (<i>siede, riprende il -lavoro, chiama</i>) Delfide!... (<i>Delfide, giovanetta, -entra</i>) Leggimi qualcosa... (<i>Delfide si siede su -di uno sgabello a pie' di Aglae</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Delf.</span> Qui al segno? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Come credi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Delf.</span> (<i>leggendo</i>) -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> «Venere è nell'aria,</p> -<p class="i01">È nei flutti del mar. Ciò che respira</p> -<p class="i01">Tutto nasce da lei: semina e dona</p> -<p class="i01">Essa l'amor che a tutti noi diè vita...»<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a></p> -</div></div> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Lascia! lascia... mi annoia!... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Delf</span>. (Peccato!... è così bello!...) Qui, nella -Medea ci è un altro segno... (<i>leggendo</i>) -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> «Di quanti esseri mai</p> -<p class="i01">Hanno una mente, e un'anima, noi donne,</p> -<p class="i01">Siam noi le più infelici...»</p> -</div></div> - -<p> -Padrona, perchè?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Perchè lo dice il libro... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Delf.</span> (<i>scuote, in atto incredulo la testa e prosegue -la lettura</i>) -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i08"> «... ad uom donate</p> -<p class="i01">Nel primo fior degli anni... ei, se s'annoia</p> -<p class="i01">In sua casa, esce fuori: e fra gli amici</p> -<p class="i01">E fra la gente le sue noie oblìa...</p> -<p class="i01">Ma noi...»<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a></p> -</div></div> - -<h3>SCENA III.</h3> - -<p class="pers"> -<i>Dette, e</i> <span class="smcap">Tratta</span>, <i>poi</i> <span class="smcap">Elèo</span><br /> -(<i>il resto della scena</i>, <span class="smcap">Aglae</span> <i>ed</i> <span class="smcap">Elèo</span> <i>soli</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tr.</span> (<i>affacciandosi sulla soglia</i>) Padrona... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Che c'è? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tr.</span> Elèo ha domandato del padrone... Credevo -fosse ancora qui... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Non importa. Passi. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tr.</span> Allora lo richiamo. Partiva già... (<i>Tratta -esce</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>a Delf.</i>) Va pure... (<i>Delfide esce</i>). (<i>Aglae si -guarda nello specchio, dandosi una rapida occhiata -all'acconciatura, poi va incontro ad Elèo -che compare, fermo, serio, sulla soglia</i>) Salute, -Elèo... (<i>affabilissima</i>) Ci lasciavi senza pur -farti vedere?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>cortese, ma molto serio</i>) Di Mènecle cercavo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> È uscito or ora... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>accennando a ritirarsi</i>) Perdona... Ritornerò. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>vivamente</i>) Ma se attendi per poco, credo -potrai vederlo, perchè oggi non è giorno di -giudizî... Non sei più il pupillo di Mènecle, -ma la casa di Mènecle è ancora sempre casa -di Elèo... Credo anche abbia a parlarti, per -lettere avute da Tebe... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>inoltrandosi</i>) Da chi? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Da Epaminonda, mi pare. -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> Ah!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>tornando a sedersi al suo posto e ripigliando -il lavoro della ghirlanda</i>) È amico di Pelopida... -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -il capo de' Tebani qui rifugiati, questo Epaminonda, -n'è vero?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>serio</i>) Credo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>seguendo il lavoro</i>) Ne ho udito parlar tanto -bene. E perchè resta in Tebe, sotto i tiranni, -invece di rifugiarsi qui, coi compagni, a viver -libero?...<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> Lo ignoro. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Vi è qualcosa, qualche impresa per -aria? -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> Non so. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>sorridendo</i>) Ah! Si vede che sei già uomo -serio. Anche Mènecle, quando gli parlo, risponde -come te. Infatti, noi donne maritate, -più in là del fuso e del telaio, e sorvegliar -i lavori delle fantesche, per che cos'altro mai -saremmo al mondo?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> Oh, per molte altre cose!... E poi tu non sei -come l'altre... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>scherzosa</i>) Già! dei complimenti! Mi sovviene -Etèocle che sgrida le Tebane: <i>Curi gli -affari — l'uomo! E voi donne, bestie insopportabili — state -nei vostri lari!...</i><a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>serio</i>) Sei ingiusta. Non avevo inteso d'offenderti. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> E nè io di rimproverarti. -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>imbarazzato, serio, sull'andar via</i>) Se permetti, -ripasserò tra breve a veder Mènecle... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Come credi — già che brami di andartene. -Vorresti essere così gentile da passarmi quelle -rose e quei mirti, là, in quel canestro... (<i>Elèo</i> -<i>eseguisce</i>) Sto intrecciando, come vedi, una -corona da appendere ad una cara tomba... -là, dove sai; là... fuori porta Diomèa.<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a> -Lo rammenti che domani ricorre il dì della -morte di mio padre? -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> Lo rammento. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Povero vecchio! Almeno questa l'avrà proprio -dalle mie mani: e non comperata là al -mercato de' fiori, da quelle ragazze che fanno -ghirlande... e tant'altre cose. Oh i morti non -san che farne di quelle corone. Li ho colti -io tutti questi... sai. Ti ricordi i dì delle feste, -quando m'aiutavi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>reprimendo un sospiro</i>) Sì... (<i>accennando novamente -di prender congedo</i>) Allora... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>continuando la sua frase senza dargli tempo -a seguire</i>) Oh, allora anche tu eri molto più -allegro... e molto più gentile di adesso... e -non facevi quel muso lì, che pare stii consultando -qualche vecchia maga di Tessaglia, -di quelle che fan di notte con le bacchette gli -incantesimi...<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a> Rammenti quando si correva -per gli orti di Colòno e su per il poggio -di Cerere, a cogliere i narcisi delle due dee, da -riempire i canestri per la festa? E quella volta -che ti sei nascosto, là dietro al monumento -di Teseo,<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a> e m'hai fatto paura credendo -veder l'ombra di Edìpo, aggirarsi nel sito -dove la terra lo ingoiò? Come eri allegro!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>serio, sospirando</i>) Allora era un tempo!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> E adesso è un altro, lo so. Ma non è una -ragione per far torto a quelle memorie, (<i>sempre -proseguendo il lavoro della ghirlanda</i>). Ecco... -a quest'ora m'avresti già dato la baia per la -mia poca abilità nell'intrecciar questa ghirlanda... -tu che volevi dar sempre il tuo parere -e trovavi sempre da dir la tua... «<i>Ohibò, -queste rose non son messe bene! Ohibò, qui ci -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -andrebbero viole... così... e qui mirti... così...</i>» — e -<i>ohibò! ohibò!</i> e <i>così, così,</i> tanto per insegnarmi -a farle, il sapientissimo incontentabile -si divertiva a disfarmele... È vero che oggi -Elèo, figlio di Leòstene, di corone non insegna -più a farne... ma ne conquista... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> Aglae!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Oh, so tutto... Sappiamo, sappiamo delle -prove di valore là sull'Ellesponto... Eppure -forse in quei giuochi, in quelle corse, quando -a cogliermi fiori t'arrampicavi sospeso in aria -sul burrone a picco per farmi strillar dallo -spavento, là hai fatto allora le prime prove -del coraggio che ti rende oggi invidiato fra -i giovani d'Atene, e per cui d'averti avuto a -pupillo va orgoglioso Mènecle mio... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>che ha seguìto con compiacenza mal repressa il -discorso di Aglae, all'ultime parole si lascia sfuggire -un piccolo movimento di malumore e dispetto</i>) -Grazie. Dirai a Mènecle tuo... (<i>in atto di -avviarsi</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Ma Mènecle sarà dolente, e mi sgriderà -quando saprà che t'ho lasciato partire come -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -un forestiero dalla casa ov'egli ti crebbe e -ti amò come un figlio... Nè Giove Ctèsio,<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a> -nè gli altri Dei famigliari, custodi della casa -di Mènecle, non han molto a lodarsi della -memoria tua... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> Aglae! che ne sai tu?... No, no, non temere, -dillo pure a Mènecle <i>tuo</i> che il cuore di Elèo -non dimentica... È ancora qui scritto il giorno -che Mènecle m'abbracciò e mi disse: Elèo, -tu non hai più padre; egli è morto da valoroso -a Nemèa;<a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a> tuoi genitori da oggi -avrai la patria e l'arconte...<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a> io li rappresenterò... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Tristi cose richiami... Se non erro, quel -giorno tu eri da mio padre... fu là, in casa -nostra, che Mènecle ti venne a prendere e ti -disse quelle parole... e tu piangevi... e <i>qualcun -altro</i> del tuo dolore piangeva... Ma tu decisamente -quest'oggi non sei cortese... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> Aglae!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>china sul suo lavoro, senza volgersi ad Elèo -e senza guardarlo</i>) Oh sì... se non erro... anch'io -ero là... in quella triste sera... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>con accento dolce, affettuoso</i>) E — non piangere, -mi dicevi; papà assicura che coloro che cadono -in battaglia non muoiono, ma vanno -nelle isole dei beati. — Oh là certamente la -sua ombra si sarà abbracciata con quella del -padre tuo... Aglae, ma tu... (<i>vedendo che Aglae -ha dismesso il lavoro ed è rimasta col capo appoggiato -fra le mani, pensierosa e triste</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Io... nulla. Quelle memorie... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> Perdona... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Oh anzi... la mia anima trova in quelle memorie -una dolcezza amara. Povero papà mio! -Non credi che domani egli la udirà, come la -udiva or sono cinque anni, la voce della sua -piccola Aglae? -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> Aglae... io pure ci sarò... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> ... della sua piccola Aglae (<i>come parlando -con sè medesima e seguitando il lavoro: con voce -mestissima</i>) che gli verserà acqua lustrale, e -fresco latte sulla tomba,<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a> e gli dirà: hai -fatto male ad andartene, e a lasciarmi qui -piccina, sola, sola: tu m'indovinavi fin l'ultimo -de' pensieri; ed ora non c'è più nessuno, -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -neppur di quelli a cui volevi bene, che se ne -occupi. Adesso sono tutti cittadini illustri... -persone serie... e la tua Aglae chi vuoi la -prenda sul serio?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>con voce di affettuoso rimprovero</i>) Neppure -Elèo... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Già. Neppure Elèo... (<i>proseguendo a discorrere -con sè stessa, e avendo quasi le lagrime nella -voce</i>) e quindi non lamentarti, papà mio, se -questa corona non è bella come quelle di una -volta; mi ci sono ingegnata da sola... ora non -abbiam più maestri sapienti... non si corre -più per gli orti di Colòno... Ma al cuore -si guarda... al cuore... e non al dono... n'è -vero, Elèo?... (<i>mentre così parla con voce quasi -rotta dal pianto, Elèo ha messo mano ai fiori -e ne va scegliendo ed intrecciando alcuni</i>) Ah! -non sciuparmeli!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>proseguendo la sua occupazione, senza guardar -Aglae</i>) E che cosa domanderai ai Màni di tuo -padre? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Gli domanderò che dia ad Atene, agli amici... -propizj gli eventi...<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a> a Mènecle... (<i>con lungo -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -sospiro di rassegnazione</i>) lunghi anni di vita... -a te... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>c. s.</i>) A me...? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> A te mandi una bella sposa che ti torni -allegro... e ti faccia perdere quel muso lungo, -serio serio... da Anassàgora inciprignito...<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a> -(<i>Elèo fa un gesto di dispetto e dà uno strappo -ai fiori</i>) Ahi! ahi... no, così, che me li rovini!... -(<i>ripigliando la frase di prima</i>) e tanti -bei piccini che, quando fai quella faccia, si -mettano a strillare tutti insieme... A me poi... -(<i>sospende il lavoro e s'appoggia coi gomiti sul -tavolo in atto di riflettere</i>) vediamo!... A me... -(<i>sospirando</i>) A me già... niente piccini... (<i>si -arresta improvvisamente per tornar a badare a -quello che fa Elèo</i>) Ma hai capito di lasciar -stare!... di non buttarmeli sossopra!... Guarda -che sgarbato confusionario!... Cattivo!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>con voce insinuante</i>) Ma qui ci andrebbe -dell'edera perchè spicchino sul verde cupo -le rose... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Già... (<i>vivamente, prendendo dell'edera e raggiustando -la ghirlanda</i>) Così... ti pare?... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> E non c'è neppure, tra le rose e l'edera, -un corimbo di narcisi... neppur uno dei fiori -cari alle due dee sotterranee...<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a> Ci starebbero -così bene!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Grazie della novità. Ma roba comperata -non so che farne, e nel giardino, giù, non -ne abbiamo. Magari! mio padre li amava -tanto... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> Quei bei narcisi... là... della rupe di Colòno, -dove tanti ce n'era... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> E dove c'era, per coglierli, da scavezzarsi -il collo. Sicuro che a Colòno ce ne sono!... -Anche in Macedonia, anche in Tracia, anche -in Persia ce ne saranno!... Però, se è vero -che i morti ci leggono nel cuore... (<i>nel volger -lentamente l'occhio dal lavoro, verso Elèo, a -prima giunta non lo vede più</i>). Elèo!... (<i>Elèo che -alle parole di Aglae si è improvvisamente mosso -per correr via di soppiatto, trovasi già sulla porta. -Aglae si alza vivissimamente</i>) Ah!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>scena muta fra Aglae ed Elèo. Elèo ad Aglae -mostrandole la ghirlanda, con voce commossa</i>) -Neppure uno... di quelli là... Non sarebbe -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -bello... non sarebbe bello!... (<i>s'avvia ad uscire, -poi tornando sui suoi passi vivamente, prende per -una mano Aglae, e guardandola affettuoso, le -soggiunge con voce lenta, rotta dall'emozione</i>) Se -è vero che i morti ci leggono nel cuore... -essi lo sanno... che non è un delitto... la memoria! -(<i>fugge via</i>). -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Aglae è rimasta un minuto presso la soglia, pensierosa, -tristissima; poi s'abbandona su di uno scanno, -e cela il volto nelle mani). -</p> -</div> - -<h3>SCENA IV.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Aglae</span> e <span class="smcap">Crìside</span>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>entra vivissima e gaia, e corre ad abbracciare -Aglae</i>) Buon dì, cara Aglae! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>andandole incontro e baciandola</i>) O mia buona -Crìside!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> Sempre lavori?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Passo le ore. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> Ho incontrato il giovane Elèo che usciva -correndo come un disperato verso porta Ippade, -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -sulla via di Colòno!... (<i>gesto vivo di -Aglae</i>) O aurea Venere! altro che quelli che -corron lo stadio!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> È stato qui dianzi a cercar di Mènecle... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> Che? è andato a Colòno il tuo Mènecle -oggi? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Oh no... ma... (<i>sviando il discorso</i>) ma che -grazie dovrò dirti, o mia Crìside, del tuo dono -sì caro e gentile? (<i>va a prendere lo specchio</i>) -Ma sai che è bello! tanto bello! perfino adulatore!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> Ah, nessuno ti adulerà più di quello che -Venere ti ha adulato nel nascere... Tranne il -cinto d'oro, tutti i suoi doni t'ha dato...<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a> -Così t'avesse dato... anche di meglio impiegarli... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>con affettuoso rimprovero</i>) Crìside!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>maliziosa</i>) Ma sai che questo specchio ha -anche una virtù tutta sua? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Davvero? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>scherzosa</i>) Esso riflette anche ciò che non -si vede: ti svela i più bei contrasti pittorici -che mente d'artista possa immaginare... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>vivissima</i>) Ah! sì! me ne sono accorta! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>con aria di malizia affettuosa</i>) Allora, sai -ciò che esso dice in questo momento? Che -il sorriso del tuo volto è come il rovescio -della tua anima: l'uno vorrebb'essere sereno, -come lo sguardo della dea, tua protettrice; -l'altra è triste come l'occhio della Parca. È -un filo di luce che non sa rompere la nuvola. -Questo dice lo specchio, e... nevvero... -Aglae, che lo specchio... indovina? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>dopo una pausa, voltando discorso</i>) E... come -sta tuo marito? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> Tuo fratello... bene... grazie agli dei... ma -non è la rispo... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>interrompendo</i>) E da un po' non si lascia -vedere... perchè? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> Esce così di rado... È tanto occupato in -casa... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Molte aringhe per clienti da stendere?... -Molti affari dell'Eliea?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>esitante</i>) Oh sì... molti affari! molti!... fin -troppi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> E ti vuol bene sempre? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> Sì... almeno... me lo dice... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Ah...! quando te lo dice? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>con accento ingenuo</i>) Oh varie volte!... La -mattina, per esempio, quando apro gli occhi, -e prima che mi alzi... poi... mentre mi alzo -e mentre le fantesche mi vestono... mentre -mi pettinano... e quando offro alla dea le divozioni -del mattino... o quelle del vespero... -e poi... così... alla sera... quando mi corico... -me lo ripete fino a che mi sono addormentata... -e poi... quando dormo... nella notte... per -isvegliarmi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>con serietà scherzosa</i>) Infatti... son varie -volte. E... ti bastano? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>comicamente ingenua</i>) Sì... sì... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Ah... proprio...? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> Ecco... dirò... alle volte... lì al momento... -mi pare quasi... sì... che siano come troppe!... -Ma poi nel dirmelo (<i>abbassando gli occhi -con grazia sorridente ed ingenua</i>) siccome -cambia tanto la voce... me lo dice in tante -maniere diverse... con negli occhi tante -espressioni diverse... così mi pare sempre -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -una cosa diversa... che... insomma... fa piacere...! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>scherzosamente seria</i>) Ah, già! sicuro!... i -discorsi variati piacciono sempre... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> Oh, sì... tanto! Perchè, sai, quando non -sa più come dirmelo in prosa, così per cambiare... -anche in versi me lo dice... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Ah!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> L'altra sera aveva studiato tanto... e io, -nella notte, tanto di muso!... la mattina, nello -svegliarmi, ho trovato questo sotto all'origliere: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Studiai del Meònio le pagine</p> -<p class="i02"> Per dirti d'amor nova idea:</p> -<p class="i02"> Quai dolci parole, nell'isola,</p> -<p class="i02"> Ulisse a Calipso dicea:</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i03"> D'amore in che accenti Anadiòmene</p> -<p class="i02"> Col frigio pastor favellò:...</p> -<p class="i02"> Studiai del Meònio le pagine...</p> -<p class="i02"> E... <i>t'amo!</i> altro dirti non so.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Frugato ho ne' canti d'Orfeo</p> -<p class="i02"> Per dirti d'amor novo stile:</p> -<p class="i02"> Com'egli, fra 'l pianto letèo,</p> -<p class="i02"> Chiamasse la sposa gentile:...</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span></p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i03"> Qual voce a' suoi cantici amanti</p> -<p class="i02"> La selva e 'l leon trascinò:...</p> -<p class="i02"> Frugato ho d'Orfeo tutti i canti...</p> -<p class="i02"> E... <i>t'amo!</i> altro dirti non so.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i03"> L'ho chiesto di Saffo al lamento</p> -<p class="i02"> E al vecchio dai brindisi d'oro:</p> -<p class="i02"> Ognun rispondeami: lo sento...</p> -<p class="i02"> Ma come insegnartelo... ignoro.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i03"> E frugo!... e altre immagini chiamo!...</p> -<p class="i02"> Ah!... un lampo qui alfin balenò!</p> -<p class="i02"> Ah!... eccola! eccola!... è: <i>t'amo!...</i></p> -<p class="i01">(<i>battendosi la fronte come chi trova un'idea</i>)</p> -<p class="i02"> La nova parola ch'io so.</p> -</div></div> - -<div class="blockquote"> -<p> -(<i>Mentre Crìside va leggendo questi versi da un -biglietto che s'è tolto dallo stròfio, Aglae apre e -sfoglia, come rileggendo distratta, il libro che stava -leggendo prima</i>). -</p> -</div> - -<p> -Ti piacciono? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Sì... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> Che cos'hai lì? (<i>guardando</i>) Le <i>Trachinie</i> -di Sofocle! Dejanira abbandonata!... Oh che -brutti argomenti!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>con serietà scherzosa</i>) Ah, sì!... c'è meno -varietà che ne' tuoi... E come dicevi... Fania -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -dunque è tanto occupato... Sono queste le -molte occupazioni... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> Già!... anche queste! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>comicamente seria</i>) Tutto il tempo che -avanza è per i clienti dell'Eliea... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>comicamente ingenua</i>) Oh, tutto!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>c. s.</i>) I clienti sono ben serviti. Sicchè, di -quelle preziose notizie che ti dà tuo marito... -tu non resti priva... se non quando -esci di casa... come oggi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> Oh no... mi verrà certo a momenti qui -a raggiungere...<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Ah, bravo Fania!... e dimmi... (<i>sorridente -con gesto espressivo</i>) quando...?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> Oh, quello... (<i>nasconde tra sorridente e vergognosa -la faccia sulle spalle di Aglae</i>) quello... vedi... -c'è tempo... (<i>vivamente ripigliando</i>) Ma tu che -mi fai tutte queste domande, non hai però ancora -risposto alla mia. Cattiva! tu scherzi... ma -a nasconderti alla tua Crìside non ci riesci... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Già... lo specchio... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> No, no, è inutile. Tu non sei allegra... non -lo sei mai... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Io qui in casa non ho per distrarmi tutte -quelle tali novità della giornata... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> E questo è il male! e qualcuno ne ha colpa; -e un po' anche tu — oh sì, per Cerere, anche -tu — che per distrarti non fai nulla! Stai -sempre chiusa invisibile come la Pitonessa... -L'altro mese nè alle feste Scire nè alle Targelie -non t'han veduta... all'ultima gara delle -tragedie neppure... in casa mia da un mese -non metti piede... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Dovrei venire a disturbare i profondi studî -letterari di tuo marito? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>affettuosamente corrucciata</i>) Aglae!... (<i>Si sente -di dentro la voce di Fania che domanda:</i> È qui -da Aglae?) (<i>con gioia</i>) Oh eccolo! la sua voce! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>con serietà canzonatoria</i>) È un pezzo che -non vi vedete? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> Oh, è già quasi da un quarto d'ora!... -(<i>accorgendosi dal volto di Aglae dell'intenzione -motteggiatrice</i>) Cattiva!... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -</p> - -<h3>SCENA V.</h3> - -<p class="pers"> -<i>Dette e</i> <span class="smcap">Fania</span>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fania</span> (<i>entrando</i>) Oh sorellina!... Crìside!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>cortesemente canzonatoria</i>) Oh fratellino!... -Che miracolo!... Dopo un mese! Qualche -buon genio m'ha fatto uno sternuto!...<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fan.</span> Cara Aglae... perdona... sai... tanti affari... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>guardando maliziosamente Crìside</i>) Sappiamo!... -sappiamo!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> Fania!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fan.</span> (<i>ad Aglae</i>) Come stai? Come sta Mènecle? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Grazie. Benissimo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fan.</span> (<i>a Crìside</i>) E tu... così... sei scappata via... -senza dirmi niente... brava!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> Non la finivi mai... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Via... non rimproverarla... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fan.</span> Oh no, ma... (<i>a Crìside, serio</i>) Ma ero ben -buono io d'accompagnarti... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> Già... per il gran viaggio da porta Ceràmica -a venir qui... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fan.</span> (<i>con paternale serio-amorevole</i>) Non è per -questo... ma una moglie giovane non istà -bene uscir per Atene in visite senza il marito...<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a> -n'è vero, Aglae? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>con civetteria, parlando ad Aglae</i>) E il marito -correr dietro a tutti i passi della moglie -come un can segugio di Laconia dietro l'orma -della lepre... n'è vero, Aglae, che non istà -bene neppur questo? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>con serietà comica</i>) A meno che la lepre -sia contenta... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>brusca, con civetteria</i>) Oh questo poi!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fan.</span> Crìside!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> Zitto là!... per Aglàuro! Siam le nipoti di -Teseo...<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a> e non siam le schiave dei mariti... -noi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fan.</span> (<i>sorridente</i>) Lo si vede! Però Solone, veramente -ha disposto che la brava moglie -ateniese dovrebbe star sotto al marito... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>rifacendogli la voce</i>) E Temistocle, ateniese, -stava sotto alla moglie,<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a> eppure -sconfisse i Persiani... ed era quel Temistocle -che era... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>a parte, li guarda sospirando</i>) Eh! almeno -loro si divertono!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> ... e mio marito Fania, se fossero verità -tutte quelle bugie che mi dice, dovrebbe imparare -dal vincitore di Salamina... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Come si sconfiggono i Persiani? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> No... come si trattano le mogli. Essere forti -contro gli uomini... bel merito!... Essere deboli -con noi... quello è il bello! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>a Crìside</i>) Veramente, sai, mi pare che un -po' di Temistocle abbia già imparato... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>con civetteria stizzosa</i>) Oh, non abbastanza!... -E poi un bravo marito dovrebbe essere anche -un bravo fratello... (<i>abbraccia affettuosamente -Aglae</i>) e io non voglio, sai, che egli ti trascuri... -povera Aglae!... E s'egli ti trascura ancora, -io trascurerò lui!... Guardala, Fania, che ciera -triste!... (<i>tenendola abbracciata</i>) Oh tuo padre... -vostro padre... sia pace alla sua ombra... ma -ha avuto un gran torto verso te... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>con voce di rimprovero</i>) Crìside! -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Fania, alle parole di Crìside, si tira pensieroso e -serio in disparte). -</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> Oh, le due dee mi guardino dal dir ingiuria -alla sua memoria... Epònimo fu prode -e virtuoso, ma sbaglia tante volte su nell'Olimpo -Giove, sbagliano anche sulla terra -i virtuosi... ed Epònimo (<i>si guarda intorno</i>) — Mènecle -non c'è — non fu previdente pel tuo -destino... Se egli che ti amava tanto, tornasse -dagli Elisi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Se tornasse dagli Elisi, vedrebbe che Aglae -non chiede e non ha alla sua memoria verun -conto da chiedere. (<i>con voce incisiva, a Fania</i>) -N'è vero, Fania? (<i>Fania non risponde, e rimane -in disparte, pensieroso, a testa china</i>) Mio -padre mi affidava, morendo, all'uomo che -gli salvò in campo la vita, lo riscattò dalla -prigionia di guerra, lo soccorse nella povertà, -raccolse il suo ultimo sospiro. Se affidandomi -a Mènecle ha consultato il suo cuore, mio -padre ha compiuto il debito suo... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>seria, fissando Fania</i>) E allora gli altri non -han compiuto il loro... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> E perchè? Mènecle, oltre amico, era il solo -lontano congiunto che la legge chiamasse a -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -sposar l'orfana... o farle la dote.<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a> S'egli -non trovò altri degni di me, osservando la -legge, Mènecle ha compiuto l'ufficio suo... -Non ho ragione, Fania? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> Già, la legge!... È bello osservar la legge, -per iscaldarsi le mani fredde al sole di sedici -primavere!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fan.</span> No, no, Crìside, ha ragione Aglae. Sono -io forse, che il mio ufficio di fratello, nel -dar l'assenso, non l'ho compiuto...<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>a Fan.</i>) Già... lo sapevo... brutto egoista!... -Per te però ci hai ben pensato. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fan.</span> Oh Crìside, ti giuro... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>dandogli sulla voce</i>) Zitto là! ne discorreremo. -(<i>ad Aglae, con voce affettuosa</i>) Ma -dimmi un po'... almeno Mènecle... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Oh... Mènecle... non ho niente a ridire. Fa -quello che è in lui... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> Quello ch'è in lui!... Non è molto!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Ci vediamo del resto, da qualche tempo -in qua, così poco... Adesso poi, tra gli affari -della Eliea e quei di Tebe, ancora meno... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> Per cui... sempre sola?... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Sola. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> E il tuo cuore? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> È tranquillo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> La tua mente? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Riposa. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> I sensi? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>vivissima, nervosa</i>) Dormono. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>alzandosi</i>) Ebbene... alla tua età... con queste -belle giornate... con questo sole... io non dormirei... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Perchè Fania ti sveglia... me l'hai detto. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>a Fania, sottovoce</i>) Meriteresti, per l'aurea -Venere, che invece di me, ti avessero dato -in moglie la vecchia Mìrtala! Provar un po' -anche tu... che gusto!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fan.</span> Zitta!... (<i>si sente di dentro la voce di Cròbilo</i>) -È qui suo marito... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -</p> - -<h3>SCENA VI.</h3> - -<p class="pers"> -<i>Detti</i>, <span class="smcap">Cròbilo</span>, <i>un momento</i> <span class="smcap">Blèpo</span>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Blèpo.</span> (<i>annunziando, dalla soglia</i>) Cròbilo di Stefano -Colonèo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Oh, avanti!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fan.</span> (<i>mentre Blèpo esce per introdur Cròbilo, si -appressa ad Aglae e le parla in disparte</i>) Però -Mènecle dovrebbe anche comprendere certe -cose... e trattarti un po' meglio... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>sorridente</i>) Farmi delle poesie amorose, e -pormele, quando dormo, sotto il cuscino? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fan.</span> Crìside! -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Apostrofa Crìside un po' brusco, e si bisticcia sottovoce -con lei, mentre entra Cròbilo). -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Salve, gentile Aglae!... La bella Venere -ti guardi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Vicino Cròbilo, sii il benvenuto. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Vezzosa Crìside, Fania, buon dì. (<i>vedendoli -discorrere a parte</i>) (Bella coppia di tortore -di Sicilia!)<a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a> E il nostro caro Mènecle -non è in casa? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> È uscito da poco. Per lui venivi...? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Oh... per lui... per te... e per lei... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Tua moglie? -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Durante questo dialogo con Cròbilo, Fania e Crìside -si bisticciano amorosamente in disparte). -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Già... la mia caaaaara moglie!... Mi disse -che la ti veniva a far visita e che passassi -a prenderla, sull'ora sesta. A quel che pare -è in ritardo... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Attendila dunque... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Grazie. Avrà lavorato più del solito col -minio e coi cosmetici... o si sarà indugiata -a fare la sua chiaccheratina solita con le vicine... -Ah, quando la comincia... l'è come il -disco di bronzo appeso agli alberi dell'oracolo -di Dodòna! se appena lo tocchi del dito, -<i>diiiinnnnnn!!!</i> ti suona per tutto un giorno: -anzi il bronzo finisce prima: ma lei, finito il -giorno, la mi va avanti anche la notte!...<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a> -O Giove miracoloso, che delizia! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Eppure, bisogna dire che tu avessi gran -bisogno di consultarli, gli oracoli, poichè -questo disco ci sei andato a picchiare.. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Pur troppo. Si fossero i corvi portata -via la prònuba che m'ha sedotto a queste -nozze!...<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>scherzosa</i>) Senti Fania... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fan.</span> Che c'è? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Cròbilo maledice alla prònuba del suo matrimonio... -E tu alla tua? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fan.</span> (<i>guardando Crìside amorosamente e abbracciandola</i>) -Io prego i Numi che le donino i -beni della terra...<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>a Cròbilo, scherzosa</i>) Senti? questi son mariti! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>ad Aglae, scherzoso, additandole Crìside</i>) -Vedi...? queste sono mogli... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>va ad abbracciar Aglae</i>) Aglae! (<i>discorrono -insieme</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fan.</span> (<i>a Cròbilo, mentre Aglae e Crìside conversano -fra loro</i>) E la tua che cos'è? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> La mia... la mia... come si chiamano quelle -che rubarono le cene di Fineo? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fan.</span> Le arpìe... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Bravo! Fa conto... con le ali di meno, -e la dote di più.<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fan.</span> È sempre qualcosa. (<i>batte sulla spalla a Cròbilo</i>) -<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> -Cròbilo, Cròbilo, anche il cavallo scita -sprezza la biada che vuol mangiare.<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a> Mi -dicono che la biada era discreta... Quattro -talenti... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>continuando annoiato</i>) ... e una possessione -nell'isola di Egìna... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fan.</span> ... vigneti e terreni aratorî... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> ... che rendono all'anno centodue mine. La -mi fa il conto tutti i giorni sulle dita... e -si lagna che suo padre li facea rendere di -più...<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a> O Giove Olimpio!... Felice chi è -ricco del suo!<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a> Per noi altri mariti poveri, -i tesori delle mogli son carboni!...<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a> Se -sapevo di far questa vita, preferivo condur a -pascere le capre sul Fellèo!...<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fan.</span> Sei sempre a tempo... corri... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Non c'è premura. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>interrompendo il discorso con Aglae, e voltandosi -a Cròbilo e Fania</i>) E così, Fania, Cròbilo -non ha ancor finito di contar tutti i difetti -di sua moglie?<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fan.</span> Pare di no... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Tutti!... Ci vorrebb'altro... È il catalogo -di Esìodo!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> E glie la fai, di', a tua moglie, l'enumerazione -del catalogo? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> A mia moglie?... eh!... quello ci mancherebbe! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> E perchè? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Perchè Giove ha dato agli uomini gli -occhi per vederci, e non per farseli cavare -dalle mogli... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> Ma sai, o Cròbilo, che non è molto lusinghiero, -a noi mogli tutte quante in generale, -saper che gl'incliti mariti ci fanno l'occhio -del pesce morto in casa, e fuori di casa se -ne vanno... a recitarci que' tuoi panegirici?!... -Fania, spero bene... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Bella Crìside! ma Venere mi guardi dallo -sparlar delle mogli in generale! qui, innanzi -ad Aglae e innanzi a te!... ma ti pare?!... Le -mogli, eh si sa, ce n'ha di buone e di cattive... -La va a chi tocca... Anzi, di regola, -le mogli sono una bellissima istituzione: è -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -appunto per confermare la regola che ci sono -le eccezioni... e queste non divertono... Del resto, -vedi benissimo, non c'è moglie cattiva a -cui non si possa contrapporne una modello... -Citami, nelle tragedie, Clitennestra... uxoricida -fin che vuoi... ma io ti rispondo con Penelope. -Fedra era incestuosa... ma Alceste era virtuosissima. -Su Medea, cuor di tigre, c'è molto da -ridire: ma, dall'altra parte... dall'altra parte... -(<i>si interrompe con tutta naturalezza, come chi -finge cercar nella memoria e non trova</i>) ora non -saprei. Elena! peggio di una civetta!... ma -invece... invece... (<i>c. s.</i>) adesso mi verrà in -mente... Ermione! tracotante e sanguinaria; -Creùsa, egoista e vendicativa; Menalippe, -adultera... ma all'opposto... all'opposto... (<i>c. s.</i>) -che so io... insomma, se lo dicevo che le eccezioni -fermano la regola!...<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>ironicamente rispondendo all'ironia comica -di Cròbilo</i>) E a quel che pare... fermano anche -di preferenza la tua memoria... -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Durante questo dialogo, Aglae e Fania discorrono -fra loro). -</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Ah, sicuro!... (<i>sospirando comicamente</i>) perchè -è su di esse che faccio un corso di -studî pratici... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>ironicamente suggestiva</i>) E quelle mogli delle -tragedie ti servono poi per i confronti teorici... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Precisamente. Una consolazione... come -un'altra. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> Perchè? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Perchè di sì... Per esempio, tu, Fania... -sei storpio... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fan.</span> (<i>risentito</i>) Io?... Lo sarai tu. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>calmo</i>) Supponiamo che lo sii. Sei storpio... -e te ne affliggi... perchè non puoi correr -dietro a Crìside... ma vai a teatro, vedi in -iscena Filottète, che è più storpio di te, e ti -consoli.<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a> Tu, Crìside, sei tradita indegnamente -da Fania... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>furiosa</i>) Eh? tradita? io?! bada a quel -che dici... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>calmissimo</i>) È un'ipotesi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> Ma io non so che farne delle tue ipotesi... -intendi? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Bene, bene. (<i>con flemma, correggendosi</i>) Tu, -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -Aglae, sei tradita indegnamente da Mènecle... -è una ipotesi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>pacatissima, con mesto sorriso</i>) Va pur là... -non mi arrabbio... io... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>a parte</i>) (Poveretta! si capisce!...) sei costernata, -disperata del tradimento... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Oh, questo poi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> È un'ipotesi... (<i>tra sè</i>) (sbagliata a quel -che pare...) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Ma vai a teatro e vedi Medea tradita da -Giasone ancor più indegnamente di te... e -contemplando la di lei sventura, eccoti confortata -della tua. Ebbene anch'io... io... come -mi vedi... sono un marito disgraziato... e tutti -i giorni mando alle stelle dei sospironi grevi, -che Giove, se non fosse sordo, sarebbe obbligato -a sentirli: ma vado alla tragedia, e -sento Agamènnone, dentro le quinte, che -strilla <i>ahi! ahi!</i><a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a> perchè sua moglie nel -bagno gli sta facendo la festa... allora mando -un sospiro più leggiero, e dico: pazienza!... -fino a qui mia moglie non è venuta ancora... -e speriamo non ci venga... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -</p> - -<h3>SCENA VII.</h3> - -<p class="pers"> -<i>Detti e</i> <span class="smcap">Mènecle</span> <i>con</i> <span class="smcap">Mìrtala</span>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>entrando ha raccolto e frainteso le ultime -parole di Cròbilo</i>) Oh altro se ci viene... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>dà un balzo, spaventato</i>) Eh!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> È già qui. L'ho incontrata sulla porta... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>sospirando</i>) Ah!... Che maniera di spaventar -la gente! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> E te la conduco. Non temere... non temere! -Oh, Fania! Crìside! che buon vento! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> e <span class="smcap">Fan.</span> (<i>rendendo il saluto</i>) Mènecle!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>verso la porta</i>) Avanti, Mìrtala!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>entrando corre ad Aglae</i>) Oh cara Aglae!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>restituendole l'abbraccio</i>) Mìrtala!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>a Mìrtala</i>) C'era qui tuo marito che già -s'impazientava credendo tu non venissi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>confermando a denti stretti</i>) Già... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Questi son mariti... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fan.</span> (<i>a Cròbilo sottovoce, canzonatorio, additandogli -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -Mìrtala e rifacendogli le parole di prima</i>) -Queste sono mogli. Tienla da conto... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>a Mènecle, accennando Cròbilo</i>) Oh, non -lo lodare tanto!... Farebbe anche lui delle -sue... se io non lo vegliassi un poco... il -mio caro marito... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>con compunzione comica</i>) Ma tu mi vegli -sempre... un poco... (<i>fra sè</i>) come Argo... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>squadrandolo con diffidenza</i>) Per fortuna... -e forse non quanto basta... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>vivissimamente</i>) Oh... ti giuro che basta... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Vedremo! vedremo!... -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -Mìrtala ripiglia il colloquio con Aglae. Cròbilo con -Mènecle. -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>a Fania sottovoce, accennandogli Mènecle ed -Aglae</i>) Hai visto? Rientrando... nemmeno l'ha -salutata... Poveretta!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fan.</span> Oh, ma domani mi sentirà. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> Eh già... se non ti fai sentir tu... mi faccio -sentir io. Non ho peli sulla lingua... io!<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fan.</span> Lo so... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> È una vergogna!... Neppure la guarda!... -O cosa crede di avere? Una moglie o un -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -pezzo di legno? Andiamo via. Mi fa male. -M'accompagni? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fan.</span> Certo. (<i>a Mèn.</i>) Addio, Mènecle. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Come? arrivo ora, e te ne vai? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fan.</span> Accompagno Crìside. (<i>fissa Mènecle con -volto serio</i>) Ci vedrem domani. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>ad Aglae</i>) Cara Aglae, addio... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Di già? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>guardando di sottecchi Fania dopo le parole, -seco scambiate</i>) Che cos'ha costui? Mi guarda -scuro con certi occhiacci, come guardasse -l'erba origano...<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a> Uhm!... (<i>va a discorrer -con Cròbilo</i>) E dunque... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>a Crìside che sta salutando Aglae</i>) Come, -come?! Crisiduccia... ci lasci? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> Dovrei lasciare andar Fania solo? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Ah questo no... i mariti... brava gente... -ma a tenerli d'occhio non si sbaglia... lo so io. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>a Mìrtala, sorridendo</i>) Io non lo so... ma -per non isbagliare... me lo porto via... (<i>ad -Aglae, sottovoce</i>) Dà retta a me... di crucciarti -non val la pena... ti verrò a trovare, e a farti -cambiar vita. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>abbraccia Crìside</i>) La cambierò. Sta tranquilla. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>salutando</i>) Vezzosa Crìside... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> Sta sano, Cròbilo. (<i>sottovoce, ironica</i>) E sii -felice... con la tua Mìrtala... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Eh? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>scherzosa, interrompendolo, e rifacendogli la -frase di prima</i>) È un'ipotesi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fan.</span> (<i>salutando</i>) Aglae, ci rivedremo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>sospettosa, a Cròbilo</i>) Che cosa ti diceva -Crìside?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Che la felicità umana è un'ipotesi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> L'hai chiamata vezzosa... va là che ho -sentito... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> E non lo è?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> A me però non l'hai mai detto... ch'io -ti senta dirglielo ancora una volta... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>che si è con Fania avviata ad uscire, torna -verso Cròbilo, e gli dice sottovoce, beffarda</i>) -Completalo poi quel tuo catalogo... Ermione -era arrogante, ma Mìrtala è dolce. Elena era -adultera... ma Mìrtala è fedele... (<i>ridendo lo -lascia</i>) Ah, ah!... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>vedendo Crìside allontanarsi</i>) Crìside? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>a Mènecle</i>) Con te sono in collera, e non -ti saluto. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>cortesemente scherzoso</i>) La pace quando?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>fissandolo</i>) Quando in Atene non ci saran -più egoisti... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Ossia, siccome gli egoisti finiranno col -mondo, quando per indicarli avran trovata -una parola nuova... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Crìs.</span> (<i>a Fania ch'è già sull'uscio</i>) Fania!... (<i>dandogli -il braccio, e suggerendogli</i>) Ah, eccola, -eccola! è... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fan.</span> (<i>dandole un bacio e proseguendo subito</i>) «t'amo! — la -nova parola ch'io so!...» (<i>escono abbracciati</i>). -</p> - -<h3>SCENA VIII.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Aglae, Mìrtala, Cròbilo, Mènecle.</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>vedendo il bacio</i>) Eh...! non fan complimenti. -Quelli son felici... e sanno l'arte di -star al mondo!... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>a Cròbilo, additandogli Fania e Crìside -che s'allontanano</i>) Li vedi?... impara!... Che -nozze!...<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a> Ah se tu fossi un marito come -Fania... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>a parte</i>) (Ah se tu fossi una moglie come -Crìside!...) Imparerò... (<i>va a discorrere con -Mènecle che passeggia pensieroso su e giù</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>partiti gli sposi è rimasta cogitabonda e triste, -poi s'è rimessa lentamente al lavoro</i>) (Elèo fra -breve ritornerà...) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>ritorna verso Aglae</i>) E così, t'abbiamo -aspettata all'ultima festa delle Scìre...<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a> non -ci mancavi che tu!... peccato!... c'erano le più -belle matrone d'Atene... c'ero io... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Ah!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> E se avessi visto, sulla strada da Atene a -Sciro, che folla!... mio marito, dalla gran -gente, poveretto!... corse rischio di perdermi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>a Cròbilo sottovoce, canzonandole</i>) Vai in -cerca di rischi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Se non me l'attaccavo stretto stretto alle -costole... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>velatamente ironica</i>) Si sarà divertito... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Oh... mezzo mondo!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>Sbadigliando</i>) Tanto! tanto!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Ma sai chi ci ho visto? (<i>Mìrtala parla colla -rapidità delle vecchie chiacchierone</i>) Cleonìce... -quella magra, col naso lungo... la moglie -di Nìcida, da lui ripudiata tre mesi fa. Sai, -dicevano la si fosse ritirata alla campagna, -per tôrsi alla vergogna del ripudio... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Poveretta!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Ah sì, aspetta!... è ricomparsa alla festa, -fresca, fresca, come niente fosse... e si pavoneggiava -in gran lusso... con tanto di veste -cimbèrica e di stivaletti persiani...<a class="tag" id="tag133" href="#note133">[133]</a> E poi -i poeti cantano che la moglie ripudiata porta -il rossore in fronte!...<a class="tag" id="tag134" href="#note134">[134]</a> Oh la sfacciata!... -Oh, a proposito di vesti, un favore ti avrei -a chiedere... sei tanto buona. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Ma parla... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Quella tua tònaca bianca di bisso di -Amòrgo,<a class="tag" id="tag135" href="#note135">[135]</a> con lo strascico... Vorrei farmene -una eguale anch'io, per la festa di -Venere Colìade...<a class="tag" id="tag136" href="#note136">[136]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>a parte</i>) (O care Grazie!). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Se non t'increscesse mostrarmela, per copiar -le misure... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Oh già... t'anderan bene... Ma subito!... Se -vieni nella mia stanza di là... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Grazie!... Ora, ora, prima di andar via... -(<i>con malizia, abbassando la voce</i>) E così spierò -anche i segreti del vostro nido... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Nido?... che nido? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>maliziosamente sorridente</i>) Eh, già... il vostro... -(<i>accennandole Mènecle</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>con indifferenza</i>) Ah! due nidi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Come?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Il mio qui sopra... e il suo... da basso. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>stupefatta</i>) Eh??... non istate insieme?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> È tanto occupato... sai... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Occupato il giorno... va bene;... ma... e -la notte? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> La notte... lui scrive... lavora... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> E tu?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>con accento vibrato</i>) Io... dormo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> E la mattina?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Dorme lui... e lavoro io... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> O Dee santissime!... ma senti, Cròbilo?! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Che cosa? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Aglae qui mi conta che Mènecle di notte -la lascia sola per lavorare... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>fra sè</i>) (Oh, oh!) (<i>con segni adesivi del -capo</i>) Benissimo!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>scrutandolo con faccia scura</i>) Perchè benissimo? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Perchè il pensiero di noi uomini, per levarsi -su, su, su, nelle alte sfere, ha bisogno -del silenzio notturno e della solitudine... e -quindi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>ironicamente suggestiva</i>) E quindi lasciando -la moglie sola nel vedovo talamo... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> ... la moglie se ha sonno, riposa più tranquilla... -e il marito ha le idee più lucide. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>con calma simulata</i>) E se sonno la moglie -non avesse?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Accende il lume e conta i travicelli del -soffitto... esercizio che rinforza la memoria: -o va alla finestra a veder il tesmotèta che -passa colla ronda...<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a> e il golfo e l'Acròpoli -illuminati dalla luna... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>ironica, frenandosi a stento</i>) Infatti... l'altra -notte... per esempio... che sei rincasato alla -terza vigilia... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Non era ancora... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>rincalzando</i>)... alla terza vigilia, l'ho vista -anch'io la ronda e l'Acròpoli a chiaro di -luna... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> N'è vero, com'è poetico? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Già! (<i>prorompendo</i>) Provati un'altra volta -a tornar a casa a quell'ora, e poi... la ronda -e la luna te la do io...<a class="tag" id="tag138" href="#note138">[138]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Che cosa c'è? Che cosa c'è? Ulisse e -Penelope che si bisticciano? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Niente niente! si discorreva dell'ora che -si alza la luna... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>a Mèn.</i>) E Penelope dimostrava ad Ulisse -che è un'ora in cui i mariti potrebbero benissimo -tralasciare di pensar tanto e far invece... -qualche cosa d'altro. Che già, per quel che -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -fruttano i loro profondi pensieri, la Repubblica -non ci perderebbe gran che: anzi l'andava -meglio quando i mariti cecròpidi coltivavano -le mogli un po' di più, e di giudizî -e di decreti ne impasticciavano un po' meno... -Quelli eran tempi!... quand'ero fanciulla io... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>a parte</i>) ... e i Greci assediavano Troja... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> ... e macinavo l'orzo di Minerva, e nelle feste -Braurònie rappresentavo l'orsa di Diana...<a class="tag" id="tag139" href="#note139">[139]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (... al naturale...) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> ... allora, ah sì, non c'era pericolo che mio -padre tornasse a casa dopo il tramonto e -facesse a sua moglie il muso scuro con tanti -pretesti di tabelle e palle nere e leggi e processi -per la testa... Adesso, a furia di decreti -e novità mandano la Repubblica a -soqquadro; e guardali lì, che par tornino dall'averla -salvata a Maratona!... Ah se governassimo -noi donne... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (Poveri noi...) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>ironico</i>) ... gli uomini filerebbero la lana... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> ... e la lana ci scapiterebbe, ma le leggi ci -guadagnerebbero. Già anche oggi (<i>parla con -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -Mènecle</i>), al solito, avrete tirato colle vostre -unghiaccie delle gran righe lunghe sulla -cera<a class="tag" id="tag140" href="#note140">[140]</a> e data qualcun'altra delle vostre -sentenze storte... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Tranquìllati... oggi è vacanza... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Se non è oggi, sarà stato ieri... -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -Come s'è detto, durante questo dialogo, Aglae è seduta -intenta al suo lavoro. -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Ah, ieri sì... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Sentiamo!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Oh, una causa molto semplice. A Fillide, -la giovinetta moglie del vecchio Fràstore -Egilièo, è morto il padre due mesi fa. Malgrado -tutto l'amor figliale, gli occhi per -troppo piangere la ragazza non se li è sciupati, -e questo è quel che capita ai padri, -quando maritano, per interesse, a controgenio -le figliuole. È andata ai funerali col suo vecchio -marito, senza troppo graffiarsi il viso, -con lui è intervenuta al banchetto funebre -dei novendiali,<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a> quel tanto insomma che la -legge ordina ai figliuoli, e niente più. Che -è, che non è, salta fuori un bel pezzo di giovine, -<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> -certo Màntia, ammogliato alla vecchia -Pànfila: e asserendosi solo superstite parente -dell'orfana fanciulla, invoca il diritto dalla -legge, di pigliarsela in isposa...<a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> To' che felice idea!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Oh, il birbante! già, sarà stato d'accordo -con quella civettuola... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Fosse d'accordo o di suo capo, vattelapesca. -Il fatto è che la ragazza, messi in un piatto -di bilancia i sessant'anni del consorte vecchio, -nell'altro i ventitrè del cuginetto nuovo, trovò -la domanda di quest'ultimo immensamente -ragionevole. Non così il venerando marito di -lei e la veneranda mogliera del nostro giovanotto: -ai quali proprio non entrava in testa -che s'avessero a disfare due matrimonî per -cavarne fuori un terzo a loro spese... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Per Venere! Se avean ragione!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> ... e per farla valere, appunto, si misero insieme, -poichè il giovine stette duro a far la -lite... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> ... quella sfacciatella avrà soffiato sotto... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>aderendo</i>) — ... la sfacciatella soffiava sotto — e -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -chiesero all'arconte che la domanda dell'improvvisato -cuginetto fosse respinta, contestandone -la parentela. Ma sì! il cuginetto -era assistito da un avvocato coi fiocchi, il -vecchio Isèo, il quale squadernò davanti ai -giudici un albero genealogico, in linee rette, -oblique, laterali e trasversali, che risaliva sino -a Codro per via di femmine e per via di -maschi sino a Teseo: un albero rispettabile. -Di più, esibì la testimonianza dei servi, i -quali, posti ai tormenti,<a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a> dichiararono -aver una volta udito il padre della fanciulla, -nel contrattar la compera di un asino, chiamar -parente il padre del giovine. Di più, la -ragazza interrogata, abbassando gli occhi con -molta ingenuità e grazia pudica, confermò -anch'ella questa circostanza... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Dell'asino? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>confermando e battendogli sulla spalla</i>) Dell'asino. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>impaziente</i>) Insomma... la conclusione... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> La conclusione — ecco... l'albero, veramente, -era un po' imbrogliato... ma il vecchio -<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> -Isèo ci mise tanta eloquenza — «<i>giudici, -guardate questo! considerate quest'altro!</i>»... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Che i corvi se lo mangino!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> ... e quei due giovani, a vederli, lì insieme, -tutti e due, biondi, rosei, mandandosi certe -occhiate — dritte, laterali e trasversali — come -quelle dell'albero, pareano così fatti l'una -per l'altro... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>furiosa</i>) E quindi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> E quindi Isèo, in uno slancio oratorio, -imposte le mani sulle due giovani teste, le -avvicinò (<i>mentre sta dicendo questo con inflessione -espressiva di voce, getta occhiate verso -Aglae, come volesse fermarne l'attenzione. Aglae -infatti, alta la testa, e sospeso il lavoro, pur -senza guardar Mènecle, mostra di essere molto -attenta</i>)... e citò il verso di Omero che <i>Giove -vuol congiunti i simili coi simili</i>; e il tribunale -per non far torto nè ad Omero nè a -Giove, giudicò ch'eran proprio cugini autentici -e che il giovine avea diritto di divorziar -dalla vecchia, e di portar via al vecchio la -giovanetta. I due vegliardi cascarono ululando -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -nelle braccia uno dell'altro, la giovanetta abbassando -gli occhi con molta ingenuità e -grazia pudica rivolse all'antico sposo un commovente -sguardo d'addio, e sospirando... si -rassegnò. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>indignata</i>) E tu o Giove, che cosa fai -là sopra, che non punisci queste infamie commesse -in tuo nome? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>pacatissimo</i>) Vedi, hai torto d'invocar -Giove. Forse in quel momento era occupato -anche lui colla piccola Ebe... a far dei torti -alla veneranda Giunone. Son cose che succedono -in cielo e in terra.. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Ma tu, tu, come hai votato? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Ecco... io ci vedo poco... ma mi hanno assicurato -che proprio le linee trasversali andavan -bene,<a class="tag" id="tag144" href="#note144">[144]</a> e quindi per non guastarle — mancando -un voto alla maggioranza — ho -dato il mio. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>con iscatto repentino, vibratissimo di voce</i>) -Bravo Mènecle!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>contemporaneamente, sottovoce per non farsi -udir da Mìrtala</i>) (Bravo Mènecle!) -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>udendo Aglae, con un sospiro</i>) (Volevo -dire!...) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>ad Aglae</i>) E tu lo lodi, tu lo lodi! Mettiti -nei panni di quella povera moglie abbandonata... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Mi metto nei panni di quell'altra. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Ma che abbandono! che abbandono! Cosa -credi, che i giudici abbiano cuor di macigno? -Quando Isèo s'accorse che il suo albero -sui giudici faceva un effettone e che i due -vecchi rischiavano restar soli, per ultimo argomento, -tirò fuori... (<i>pausa, segni di attenzione</i>) -un altro albero... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Ma era una foresta questa arringa! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Proprio così... un altro albero, dal quale -appariva come qualmente il vecchio abbandonato -fosse parente in quarto o quinto grado -della vecchiarella derelitta: onde Isèo concluse, -e il Tribunale accolse, i lor precedenti -matrimonî doversi sciogliere anche per ciò: -che la settantenne Pànfila essendo... orfanella, -la legge obbligava il vecchietto a sposarla per -la perpetuazione della stirpe. E stese le mani -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -sulle due teste venerande, ripetè il verso di -Omero: che <i>Giove ama congiunti i simili coi -simili!</i>... Ah che oratore! che oratore! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>mal frenando la stizza</i>) Aglae, nei processi -di tuo marito ci son troppi alberi... e a viaggiar -pei boschi si incontrano i malandrini... Se -credi, son da te... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>alzandosi</i>) Come vuoi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>ad Aglae sottovoce, mentre questa, prima -d'uscire, sta mettendo a posto qualcosa sul suo -tavolo</i>) Mi raccomando... non le mostrar tutta -la guardaroba... perchè poi a me tocca di -portarla... e... vesti chiuse... vesti chiuse... -riparano dai freddi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>a Mènecle, nell'andarsene con Mìrtala</i>) Tu -sei a casa oggi? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>asciutto</i>) No. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Sei via a cena? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>c. s.</i>) Sì. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Tornerai presto? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Forse. (<i>Aglae s'allontana senza dir parola. -Quando ella è già sull'uscio, Mènecle la richiama</i>) -A proposito, è stato qui Elèo? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>ferma sull'uscio, dopo una pausa, come risovvenendosi</i>) -Ah... sì! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Perchè non dirmelo...? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>fredda</i>) Non me l'hai chiesto. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Ha detto ove andava?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> No. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Tornerà? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>imitando il forse precedente di Mènecle, con -accento espressivo</i>) Forse! (<i>esce con Mìrtala</i>). -</p> - -<h3>SCENA IX.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Mènecle</span> <i>e</i> <span class="smcap">Cròbilo</span>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>comicamente, a parte</i>) (Che tenerezze!) -<span class="smcap">(a Mènecle)</span> Non si può dire che tra marito -e moglie sprechiate eccessivamente il fiato... -Vi parlate sempre così? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Quasi sempre. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Non vi anderà giù la voce. E, dimmi, il -giorno che l'hai sposata, l'hai almeno avvertita -delle tue abitudini di... eloquenza domestica?... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Non ci ho pensato. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Eppure, scusa sai, ma mi sembra... era -forse il caso di pensarci... essendo tu quel -galantuomo che sei... che tutta Atene conosce... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>vivissimo</i>) E chi, chi ti dice ch'io non -lo sia?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Lo sei! lo sei! per Ercole! l'han fino scritto -col carbone sui pilastri del Ceràmico...<a class="tag" id="tag145" href="#note145">[145]</a> -Appunto... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Appunto... se si è galantuomini e si è -fatta una minchioneria, non si seguita a sospirarne -tutto l'anno e ingrassarci sopra... -(<i>parlando, fissa l'occhio su Cròbilo</i>)... Si fa di -meglio... Ci si ripara... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Eh? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>energicamente incalzando</i>) Altrimenti sui pilastri -del Ceràmico potrebbero scrivere... di -me... o di te... anche questo: Mènecle... o -Cròbilo, il tal giorno è stato un imbecille... -e adesso ci trova il <i>tornaconto</i> a rimanerlo... -E questo, per mio conto, non voglio che lo -si dica... <i>non voglio</i>... intendi... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Intendo un bel niente. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Intenderai con comodo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Quando? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Prima della luna nuova. -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -Dette queste parole appoggiandovi sopra con accento -vibrato, s'avvia ad uscire. -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (Che diamine sta mulinando?) Te ne -vai?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Ho da fare... alla cancelleria dell'Arconte. -(<i>si fruga indosso cercando qualcosa che non -trova</i>) (Dove l'ho messa?) (<i>torna verso Cròbilo</i>) -Però ti avverto di una cosa. Sai che -Aglae per via di madre vien dalla famiglia -dei Brìtidi;<a class="tag" id="tag146" href="#note146">[146]</a> io per via di padre dagli Almeònidi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Lo so... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Il padre suo poi era cugino di Cimone, -la madre mia cugina di Pericle: il suo -proavo paterno combattè insiem col mio a -Salamìna... le linee laterali si estinsero... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>lo guarda stupìto, senza comprendere</i>) Eh?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Era solo per dirti che le nostre genealogie -rispettive sono perfettamente in chiaro: -<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> -e non c'è pericolo che ci spuntino intorno cugini -nuovi, come i funghi sui fusti delle piante... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> E così? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> E così... io non sono il vecchio Fràstore -che fece giudizio senza suo merito: io sono -Mènecle, che so far giudizio da me — e il -merito sarà mio — <i>tutto mio:</i> — e non occorreranno -cugini in ritardo (<i>lo fissa in -volto</i>) che abbiano bisogno di sbarazzarsi di -qualche moglie avanzata dal diluvio di Deucalione. -E se i vecchi stanno male con le -giovani, i giovani che han le vecchie... se le -tengano!... (<i>lo saluta e se ne va: durante -l'ultima parlata, Mènecle ha continuato a frugarsi -in dosso: nell'andarsene, fruga sempre e -borbotta fra sè</i>) (Dove l'ho messa, per Ercole!... -Ah... che l'abbia lasciata là...) (<i>s'avvia, -poi torna bruscamente verso Cròbilo e gli ripete -battendogli sulla spalla</i>) I giovani che han le -vecchie... se le tengano!... (<i>borbottando sempre -esce</i>). -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> -</p> - -<h3>SCENA X.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Cròbilo</span> <i>solo</i>. -</p> - -<p> -(<i>Facendo gesti e segni d'uomo che è riuscito a -comprendere</i>). La morale della favola, si direbbe -quasi che sia per me... Non importa!... -Ah, ah, ora comprendo!... Così... per modo -di dire... l'amico Mènecle prepara alla sordina -un bel divorzio!... Peuh!... È una soluzione -come un'altra... Non è molto onorifica -per Aglae, ma è abbastanza onesta per lui... -Meglio che farla vivere in quel modo!... E -Aglae, si vede, non ne sa ancora niente!... -Per quanto sì... non le debba riuscire un complimento, -scommetto non le parrà vero di -ricuperare la libertà!... E con la dote di Mènecle,<a class="tag" id="tag147" href="#note147">[147]</a> -e con quel visino, e quei due -occhioni, non le sarà difficile trovare chi -la faccia discorrere un po' di più. Perchè, infine, -è una gran bella ragazza!... Che occhi! -che linee! che curve!... Pare la Venere degli -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -Orti! To'! io non ci avevo mai fatto attenzione, -ma proprio... più la si guarda dappresso, -più è bella!... Mènecle, ad ogni modo, -poi che s'è deciso a questo passo, dovrebbe -almeno prepararvela. Quasi, quasi, se non -fosse... (<i>passeggiando, si ferma, come venutagli -un'idea</i>) Ma sì... per Bacco!... e perchè no? -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Aglae e Mìrtala, in questo mentre, rientrano). -</p> -</div> - -<h3>SCENA XI.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Aglae, Mìrtala, Cròbilo</span>, -<i>un momento</i> <span class="smcap">Tratta</span>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>rientra discorrendo con Mìrtala</i>). Oh, trattienla -quanto vuoi!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>con un involto in mano</i>). Grazie!.. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>a Cròb.</i>). È già uscito Mènecle? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Or ora... (<i>senza por mente a Mìrtala che -sta raggiustando il suo involto, contempla di sottecchi -Aglae e parla fra sè</i>). (Quel nasino -grazioso che guarda in su!). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Niente lasciò detto? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> No... Parea cercar delle carte... (<i>continuando -a sbirciar Aglae</i>). Che bei capelli -biondi!... Con quella acconciatura oggi par fin -più bella del solito!... Sicuro!... è più bella -del solito!... Che boccone per quello a cui -tocca!... -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Nel volgersi, mentre è immerso in queste riflessioni, -si trova faccia a faccia con Mìrtala, che gli pon su -le braccia l'involto da portare). -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Mi fai piacere di tenermelo... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>con una smorfia e un lungo sospiro</i>). E a -me ecco che cosa tocca!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Bada a non la sciupare... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> No, no... (<i>annasando l'involto</i>) Hu!hu! che -profumo!... Ma di' un po', Mìrtala, la ti andrà -poi bene? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>accennandogli Aglae</i>). E non vedi, orbo, -che abbiam la stessa taglia? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Ah sì!... (orbo, quando t'ho preso!) Hu! -hu! che odor d'ambrosia!... Che profanazione!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>passata presso il tavolo a cui Mènecle era -seduto sul cominciar dell'atto, e visto un rotolo -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -caduto per terra, lo raccoglie sorridente</i>). To'!... -nel grande accalorarsi per la mia felicità, ha -dimenticato fin le sue carte!... Che mi dicevi -Cròbilo? che Mènecle cercava delle carte?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Appunto... frugava... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> E allora saran queste che gli son cadute -o ha dimenticato qui. Sai dove andava?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Alla cancelleria dell'arconte. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Le darò a Blèpo che glie le porti... -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Fa per chiamare). -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> È inutile. Dà qui. Passiamo ora di là noi. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Grazie allora... -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Le passa il rotolo con indifferenza). -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Così gli dirò anche, a quel rusticone, che -non è questo il modo di andarsene... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Non gli dire nulla. È il suo carattere. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Bel carattere!... Anche gli Sciti lo hanno -così:<a class="tag" id="tag148" href="#note148">[148]</a> ma non isposano donne d'Atene. -Se fosse mio marito... vedrebbe! Già, tu sei -troppo buona... Vorrei veder io che Cròbilo -stesse su la notte a consumarmi l'olio della -lucerna, senza neanche saper quel che scrive... -E tu ti fidi?... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Completamente. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>scrollando il capo</i>). Basta!... contenta tu!... -(<i>a Cròbilo, maliziosa, mostrandogli il rotolo</i>). -Neh, Cròbiluccio, che avessimo senza saperlo, -a far la parte... tu di Mercurio... e io -di Iride?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (O Dei! che vaga Iride!) Peuh! Mercurio -portator di fagotti... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Vieni dunque. Addio Aglae. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Addio. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>sbirciando sempre Aglae</i>). (Che cara creatura! -Eh, se sapesse!...) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>a Cròbilo</i>). Vieni?... (<i>nell'avviarsi ad uscire -con Cròbilo, va curiosando nell'interno del rotolo; -d'un tratto si ferma esclamando</i>) Oh, cara -Venere!... (<i>si volta verso Aglae</i>) Ma voi altri -due fate all'amore di nascosto? e invece di -parlarvi, vi scrivete?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>non comprendendo</i>). Eh? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Ma le carte degli affari non saran queste. -Questa è per te. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>sorpresa</i>). Che cosa?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Ma sì!... qui nell'angolo dice: <i>Mia cara -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -Aglae!</i>... guarda! guarda!... (<i>Aglae osserva dove -Mìrtala le indica</i>). Ma allora, poi ch'è per -te, puoi aprirla in coscienza: gli risparmi la -fatica... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>a parte, avendo seguìto la scena</i>). Volevo -ben dire! Capirai prima della luna nuova! È -la lettera di partecipazione. Ora ho capito... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>indifferente, prende il rotolo, lo esamina un -minuto esternamente, poi senza aprire lo torna a -deporre</i>). Leggerò poi... (<i>fra sè</i>) (Sarà la ripetizione -dei discorsi allegri di stamane!) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>inquieto, a parte</i>). Ma se non legge... bisognerebbe... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>ad Aglae maliziosamente</i>). Ho capito... segreti -fra coniugi... Rispettiamoli!... Vieni, -Cròbilo?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Vengo!... (<i>segue lentamente Mìrtala; mentre -ella esce, s'appressa rapido ad Aglae e le dice -affrettato, sottovoce, con accento drammatico</i>). So -tutto. Coraggio. Sei giovane, sei bella. Venere -ti proteggerà... (<i>allontanandosi, la torna -a guardare</i>) (Che nasino! È più bella del -solito!) -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>mentre Cròbilo, già avviato ad uscire, si -indugia di soppiatto nella contemplazione di Aglae, -Mìrtala sulla soglia si volge amorosamente al -marito, e ad un tratto lo abbraccia scoccandogli -un sonoro bacio e ripetendo con caricatura amorosa -il verso di Crìside</i>). «<i>T'amo!..... È la nova -parola ch'io so</i>». -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Cròbilo, strappato improvvisamente alla sua contemplazione -dal bacio di Mìrtala, con una smorfia -comica lo subisce, e mandando un sospiro di rassegnazione -disperata, si lascia da Mìrtala trascinar via). -</p> -</div> - -<h3>SCENA XII.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Aglae</span> <i>sola</i>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>Ha accolto con un movimento di dispetto e di -fierezza le ultime parole di Cròbilo</i>). Che ha inteso -dire?... Ah, già!... qui tutti han preso -il vezzo di compiangermi!... Perfin le vecchie! -Una vera gara di pietà! Grazie! non -so che farne!... (<i>torna lentamente, pensierosa, -al suo lavoro e riprende in mano la corona</i>). Qui -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -metteremo i narcisi di Elèo... Povero Elèo!... -Fino a Colòno... là sulla rupe... me li è andati a -prendere... Dunque la piccola Aglae non è del -tutto dimenticata... E voleva fingere! Serbarmi -rancore!... Perchè fingere con Aglae?... -Che colpa ne ho io?... Ah Mènecle, Mènecle, -co' tuoi benefici ti sei preso tutto, è tua la -mia vita... ma la memoria del cuore... di -questa neppur gli Dei mi possono chiedere -conto. Quanto alla mia felicità, di cui Mènecle -si prende scrupolo e mi parla e mi -scrive... (<i>prende in mano il rotolo e lo svolge -macchinalmente</i>) glie ne domando conto forse -io?... (<i>spiega e legge</i>) È diretta proprio a me. -(<i>la scorre dapprima sbadatamente e indifferente, -poi si fa più attenta</i>) Che cos'è questo?... -(<i>legge:</i>) «Di casa, la notte al nove della luna -calante di Ecatombèo, anno <span class="smcap lowercase">IV</span> della 99ª -Olimpiade.» L'ha proprio scritta stanotte! -«Mia cara Aglae!... Il giorno che leggerai -questa mia, i tuoi rapporti meco saran mutati -da quelli dell'ora in cui la scrivo...» -(<i>fra sè, interrompendosi</i>) Eh... peggio di quel -<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> -che sono!... «e forse in quel giorno non ti -dorrà il poter dare della condotta di Mènecle -giudizio meno amaro di quello che oggi parla -segretamente in cuor tuo». Che ne sa? «Il -cancelliere ti darà questo scritto, dopo la -sentenza dell'arconte che avrà disciolto le -nostre nozze... per domanda tua!...» (<i>esclamazion -di stupore</i>) Che!... mia domanda?... -io domandarlo?... «Depositato da ora presso -lui, ti sarà allora documento della verità -delle mie parole...» (<i>s'arresta sempre più stupita</i>) -Che vuol dir ciò?... (<i>scorre rapidissimamente -il resto della lettera, con segni di crescente -sorpresa e commozione: terminato, rimane -assorta, la testa fra le mani, asciugandosi una -lagrima</i>). Povero vecchio!... povero vecchio!... -(<i>si alza vivamente e passeggia concitata</i>). Così... -io avevo l'orgoglio di credermi generosa -verso Mènecle... ed è lui che mi soverchia -in generosità!... Tutti, tutti, mi umiliano! -Soverchiare Aglae!... Ah! la vedremo!... -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Rinchiude, e va per riporre al posto di prima il -rotolo, ma in quel punto si affaccia Tratta). -</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> -</p> - -<h3>SCENA XIII.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Aglae</span>, <span class="smcap">Tratta</span> <i>ed</i> <span class="smcap">Elèo</span>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tr.</span> (dalla soglia) Elèo!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Ah!... (<i>momento di pausa, di perplessità e lotta -interna vivissima. Poi risolvendosi</i>) Passi. -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>entra vivacissimo e reca dei corimbi di narcisi</i>). -Aglae!... li ho colti là... dove tu sai... (<i>Aglae -non risponde, è triste, pensierosa — Elèo, interdetto, -depone i fiori</i>) Che hai? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>mesta, chinando lo sguardo</i>). Nulla. Leggevo -una lettera... di Mènecle... per me. La puoi leggere -anche tu... Leggi.... continua pur forte!... -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Elèo, guardandola tra sorpreso ed esitante, prende -lentamente la lettera, che ella gli stende, la legge e -poi ripiglia a voce forte la lettura al punto che Aglae -gli ha segnato. Aglae segue la lettura, profondamente -commossa). -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>leggendo</i>). «Quando tuo padre morente affidavati -a me, tu eri fanciulla quattordicenne -appena. Accorrevano, allettati dalla dote ch'io -t'avrei fatto, i concorrenti: ma pel tuo cuore -di fanciulla l'ora della scelta non era suonata: -<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> -e libera e felice bramavo la tua. Ed -io dissi fra me: che tre o quattro anni a te -restavano prima d'affacciarti alle soglie vere -della vita, e non più di tre o quattr'anni — ero -anche malfermo di salute a que' dì — mancavano -a me per abbandonarle. Pensai -che sposandoti a un estraneo in quell'età, io -rinunziavo in mani ignote un incarico sacro; -che la mia casa poteva offrirti, pei tuoi anni -verdissimi, asilo, fino al dì che la mia morte -t'avrebbe trovata, giovane e bella, erede delle -mie fortune, padrona della scelta del cuor tuo, -e in grado di porne le condizioni...» -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>ad Elèo</i>). Che ti sembra? -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>triste e serio</i>). È leale. (<i>prosegue la lettura</i>) -«... Se in quel mio desiderio sia entrato anche -un desiderio egoistico: veder consolata la mia -vecchiaia dal tuo sorriso, lo squallore del -mio inverno da un ultimo raggio di sole, -oh Aglae, io non oso domandarlo a me stesso: -non oso cercar tra le pieghe del mio cuore -più nascose, in quell'unico mesto desiderio, -l'unico mio torto verso di te...» -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>asciugando una lagrima</i>) Povero vecchio!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>prosegue a leggere</i>). «Ve lo hai letto tu -forse? Non so. So che in queste nozze il -cuor tuo volle scorgere un debito verso l'ombra -paterna: le accettasti prima colla ingenuità -della gratitudine; le subisti poi colla -abnegazione del sagrificio... Non volli disingannarti. -Per la educazione del tuo animo -quella prova era troppo bella. Nella Parca -liberatrice confidavo perchè fosse breve. Ma -ecco, l'ora che io pensavo è suonata; e trova -te fatta donna, nello splendore dei doni di -Venere; e trova me vecchio e vivo e senza -il diritto di prevenire la Parca.<a class="tag" id="tag149" href="#note149">[149]</a> Sciupar -con un vecchio il tuo aprile, invecchiar senza -gioie nè di sposa, nè di madre, non era questo -ch'io promisi, non può essere questo il premio -alla tua virtù.<a class="tag" id="tag150" href="#note150">[150]</a> Ma s'io ti dicessi ora -ciò, se pregandoti di recar teco delle mie -fortune quel che in mia mente è già tuo, io -ti offrissi di sciogliere di mutuo accordo -le nozze, la tua fierezza, resa dall'idea del -<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> -sacrifizio più altera, rifiuterebbe sdegnosamente». -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>a sè</i>). Certo!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>segue a leggere</i>). «... Valermi della legge, e -liberar te col ripudio? triste felicità la tua sarebbe, -comperata a prezzo del peggior degli affronti.<a class="tag" id="tag151" href="#note151">[151]</a> -Sola una via mi restava. Scioglierti -dagli scrupoli verso di me: obbligarti a ricorrere -all'arconte tu medesima. Sei nervosa, -impaziente, irascibile: pensai di stancare -la tua pazienza. Sei virtuosa e leale: -il giorno che il tuo cuore sentirà prepotente -il bisogno di vivere, tra l'abbandonarmi lealmente -a fronte alta e l'ingannarmi, il tuo -cuore, ne sono certo, nella scelta non esiterà. -Quando leggerai queste righe avrai -scelto, e mi perdonerai questi giorni di tedio -e l'inganno dell'esserti parso egoista, duro, -scortese. Me lo perdonerai pensando alla triste -solitudine che m'attende<a class="tag" id="tag152" href="#note152">[152]</a>, e in cui non -avrò altro conforto che di saperti felice, e aver -sciolto la mia promessa alla cara ombra del -padre tuo. -</p> - -<p class="indr"> -«<span class="smcap">Mènecle</span>». -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>Elèo lascia cadere il foglio, mestissimo in -volto. Aglae ha da qualche minuto in mano e -sta contemplando i fiori di Elèo: alle ultime -parole della lettera, se gli è già venuta accostando: -nel punto in cui egli termina, con atto dolce -e amorevole gli ripresenta i ramoscelli di narciso. -Elèo vorrebbe rifiutare, ella insiste con -gesto muto, amorevole di preghiera; Elèo riprende -i fiori ad occhi bassi, senza dir parola. Aglae -prosegue con voce lentissima e dolce</i>). Vedi bene -che a quell'ombra non potrei più offrirli... -(<i>lunga scena muta fra i due</i>). Non sarebbe -bello!... Non sarebbe bello!... -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Saluto lungo e silenzioso. Elèo si allontana lentamente -ed esce. Aglae ricade sulla sedia, celando il -volto nelle mani). -</p> -</div> - -<p class="pad2 center large"> -CALA LA TELA. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> -</p> - -<h3 id="note-atto1">NOTE</h3> -</div> - -<div class="footnote" id="note81"> -<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>. </span>Per la topografia della casa ateniese, rimandasi alle -descrizioni di <span class="smcap">Vitruvio</span> (<i>Archit.</i>, <span class="smcap lowercase">VI</span>) e ai lavori archeologici -moderni che le illustrano. Chi non voglia sciupar tempo -in minute ricerche, può farsene un'idea abbastanza chiara -ed esatta dai disegni topografici, per es., dell'opera di -<span class="smcap">Guhl</span> e <span class="smcap">Körner</span>, <i>Leben der Griechen und Römer</i>, fig. 90-91, -o da quelli aggiunti all'<i>Anacarsi</i>. La stanza da lavoro di -questa scena è una, s'intende, dell'appartamento segregato -femminile, propriamente detto (γυναικωνῖτις); occupato -dalla padrona di casa e dalle sue donne, e generalmente -posto nella parte posteriore della casa; appartamento al -quale non accedeano gli uomini tranne i parenti, o gli -estranei che ne aveano il permesso dal marito. Da queste -stanze riposte del gineceo (ove la moglie attendeva alla -sua toletta, o ai lavori delle fantesche, o alle occupazioni -geniali del ricamo, del tesser ghirlande, della musica ed -altre, o riceveva le amiche), da queste un corridoio (<i>metaulo</i> -o <i>mesaulo</i>) metteva appunto direttamente alla sala -aperta comune (πρόστας o παραστάς) che dava sul cortile -o peristilio (ἀυλή), e ch'era destinata ai ricevimenti -di famiglia, ai sagrifici domestici o ai pranzi quotidiani. -In questa sala comune nella quale era il domestico altare, -e la quale segnava come il confine tra il gineceo e gli appartamenti -anteriori occupati dal marito (ἀνδρωνῖτις), supporrassi -la scena dei due atti successivi.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note82"> -<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>. </span>«<i>Tremo e mi mordo le labbra, per presentimento -di disgrazia, come quei che passano allato ad un qualche -silenzioso eroe</i>». <span class="smcap">Alcifr.</span>, <i>Lett.</i>, <span class="smcap lowercase">III</span>, 58. La antichissima -superstizione greca imaginava lo spazio fra la terra e la -luna abitato dagli <i>eroi</i> o <i>genj</i>, esseri di sostanza fra l'umana -e la divina; i quali talora, siccome mediatori tra gli -dei e gli uomini, scendeano in terra a mescolarsi fra questi -ultimi, ma senza parlare. E infesti a coloro in cui imbattevansi, -era credenza che il loro incontro portasse disgrazia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note83"> -<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Lisistrata</i>: «<i>Lis.</i> Nella guerra e nel -tempo passato, voi uomini non ci lasciavate a noi donne -aprir bocca...: e spesso in casa vi udivamo prendere cattivi -partiti in affari gravissimi. Quindi col dolore nell'anima, -ma col sorriso sul labbro, v'interrogavamo: Che -avete determinato oggi nell'assemblea? E il marito: Che fa -a te questo? Non vuoi tacere? Ed io mi taceva. <i>Provveditore.</i> -Saresti stata battuta, se non tacevi. <i>Lis.</i> Ma poi, udendo -qualch'altra vostra decisione anche peggiore, domandavamo -al marito: Perchè far questo? E quegli, squadrandomi -con occhio bieco, dicevami: Se tu non tessi la tua -tela, ti dorrà a lungo la testa. Sta agli uomini aver cura -della guerra». v. 507-520.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note84"> -<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>. </span>V. <span class="smcap">Sofocle</span>, <i>Trachinie</i>, v. 9-17.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note85"> -<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>. </span>Luglio-agosto. V. il lunario attico nelle note all'<i>Alcibiade</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note86"> -<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>. </span>«<i>Ut omnia de speculis peragantur, optima apud -majores fiebant Brundusina stanno et ære mixtis</i>». -<span class="smcap">Plin.</span>, <span class="smcap lowercase">XXXIII</span>, 9. Questi specchi di Brindisi, lodatissimi, -fatti di bronzo e di stagno, finchè, come dice lo stesso -Plinio (<span class="smcap lowercase">XXXIV</span>, 17) si usarono d'argento persin dalle ancelle, -sono verosimilmente la stessa cosa degli specchi -chiamati, forse per error di copista, d'<i>Abrotesio</i>, in <span class="smcap">Alcifr.</span>, -<i>Lett.</i>, <span class="smcap lowercase">III</span>, 66. Caratteristiche poi, nella toletta delle -signore ateniesi, erano di questi specchi certe forme piccole, -rotonde, per lo più con manico riccamente lavorato, -e raffigurante, il più delle volte, l'effigie di Venere Afrodite. -Cfr. <span class="smcap">Guhl</span> e <span class="smcap">Körner</span>, p. 217, fig. 227. Mènecle ne -parla più innanzi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note87"> -<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>. </span>Calisseno rodio, pr. Aten. <i>Deipnos.</i> — v. <span class="smcap">Teofr.</span>, -<i>Caratt.</i>, 5.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note88"> -<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>. </span>Su la parte grandissima che nella vita della donna -di famiglia ateniese aveano le divozioni, le feste e le pratiche -religiose d'ogni genere, e su quel che costavano, di -occhi del capo, ai poveri mariti, abbondano i tratti nei -comici e altrove. «Ogni Iddia di cui si celebra la festa è -una maledizione pei mariti: i poveri uomini non ne conoscono -neppure i nomi: le Coliadi, per es., e le Genetillidi, -e la dea Frigia, e la processione d'infelice amore sul pastore -(<i>Adonie</i>)». <span class="smcap">Luciano</span>, <i>Amori</i>. E in <span class="smcap">Menandro</span>: «Ahimè — sclama -un marito — la mia donna spende dieci mine in -profumerie: e le occorrono scatole d'oro per chiudervi i -sandali... In casa la mi faceva cinque sacrifici al giorno: -e ad ogni sacrificio, sette schiave in circolo, picchiavan -ne' cimbali, mentre altre mandavano gli urli rituali. Son -soprattutto gli dei che ci rovinano, noi altri mariti: sempre -delle feste a cui far le spese!» <span class="smcap">Men.</span>, <i>Mysogin.</i>, fr. 3. -Cfr. i frammenti di un'altra commedia di <span class="smcap">Menandro</span>, <i>La -sacerdotessa</i> (‘Ιέρεια), ove un marito cerca distogliere -la moglie dalla manìa delle pratiche religiose per il culto di -Cibele.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note89"> -<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>. </span>«Solo di tutti gli uomini, o Trofimo, tua madre t'ha -posto al mondo sotto astro sì propizio che tu possa conseguir -co' tuoi sforzi lo scopo di ogni tua brama, e condurre -tutte le tue imprese a buon fine? T'ha forse qualche -Iddio assicurato con promesse questo privilegio? S'è così -hai ragione di indignarti: poichè questo Iddio t'ha ingannato -e t'ha usato una ingiustizia. Ma se tu hai ricevuto -alle stesse condizioni di noi quest'aria che respiri e -che è a noi comune, ti bisogna far uso della ragione e sopportare -con più coraggio questa sventura...» <span class="smcap">Menandro</span>, -<i>fram. inc.</i>; <span class="smcap">Meineke</span>, <i>fr. com. gr.</i>, <span class="smcap lowercase">IV</span>, 227. -</p> - -<p> -«Iscrizione: <i>Ai numi soli è dato — ogni successo -aver felice appieno — l'uomo quaggiù non ha contrasto -al fato.</i> Non odi, o Eschine, che aver prosperi successi -è solo degli Dei?» <span class="smcap">Demost.</span>, <i>Corona</i>.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note90"> -<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>. </span>Nel diritto attico «la donna <i>è maritata legittimamente -dal padre, dal fratello consanguineo, dall'avo -paterno</i>» (<span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Stef.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>, 1134) che, succedentisi -in ordine di diritto, ponno dar la ragazza a chi loro talenta -(cfr. <span class="smcap">Petit</span>, <i>Leges att.</i>, <span class="smcap lowercase">VI</span>, 1). Il padre può dar la -figlia in isposa lui vivente (<span class="smcap">Dem.</span>, <i>C. Spud.</i>, 1024; <i>C. Neera</i>, -1345) o legarla per testamento. «Demostene mio padre -lasciò la sua sostanza di 14 talenti, me di 7 anni, la sorella -di cinque, e la madre nostra. In punto di morte, tra -sè consigliandosi sul come disporre di noi, affidò <i>tutte -queste cose</i> a questo Afobo e a Demofonte nipoti suoi.... -<i>A Demofonte poi sposò la mia sorella</i> e diede subito due -talenti». <span class="smcap">Dem.</span>, <i>C. Afob.</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>, 814. Questo diritto del padre, -o di quelli che in sua mancanza lo rappresentavano, è subordinatamente -esercitato anche dal primo marito, il quale -può pur esso morendo designare per testamento il proprio -successore nel talamo. Così, nel passo testè citato, Demostene -soggiunge che il padre suo legò sua mamma in moglie -ad Afobo (<i>C. Afob.</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>, 814); e così Pasione lega morendo -la propria moglie a Formione (<span class="smcap">Dem.</span>, <i>per Form.</i>, 946, -953; <i>C. Stef.</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>, 1110; <i>C. Stef.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>, 1133), sempre per disposizione -testamentaria. — Cfr. <span class="smcap">Desjardins</span>, <i>Condition de -la femme dans le droit civil athén.</i>, mémoires lus à la -Sorbonne. — <span class="smcap">Lallier</span>, <i>La femme dans la famille athénienne</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note91"> -<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>. </span>«I nostri mariti tornando a casa ci guardan con -l'occhio del porco, tante malizie costui (<i>Euripide</i>) ha insegnato -loro: sicchè se una moglie sta intrecciando una -corona, subito si crede che la sia innamorata...» (ἐάν τις χαὶ πλέκῃ γννή στέφανον, ἐρᾶν δοχεῖ) — <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Tesmofor.</i> V. 395-401.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note92"> -<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>. </span>σποδὸς δὲ τἄλλα, Περικλέης, Κόδρος, Κίμων — <span class="smcap">Alessi</span> -(poeta comico della commedia di mezzo) nel -<i>Maestro di nequizie</i> (’Ασωτσδιδάσκαλος). <span class="smcap">Mein.</span>, <i>fr. -com. gr.</i>, <span class="smcap lowercase">III</span>, 395.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note93"> -<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>. </span></p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Φοιταᾴ δ’ἀν αὶθέρ’, ἔστι δ’εν θαλασσίφ</p> -<p class="i01">κλύδωνι Κύπρις, πάντα δ’εκ ταύτης ἔφυ.</p> -<p class="i01">‘Ηδ’ ἐστιν ὴ σπείρουσα καὶ διδοῦσ’ ἔρον,</p> -<p class="i01">οὖ πάντες ἐσμὲν οὶ κατὰ χθόν’ ἒκγονοι.</p> -<p class="i09"> <span class="smcap">Eurip.</span>, <i>Ippol.</i>, v. 447-450.</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note94"> -<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>. </span><span class="smcap">Eurip.</span>, <i>Medea</i>, v. 230-247.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note95"> -<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>. </span>Fu nell'anno 379 av. l'E. V. (2º della 100<sup>ma</sup> Olimp.) -che lo spartano Febida, d'accordo cogli oligarchici tebani, -si impadronì a tradimento della rocca di Tebe (Cadméa) -e della città, rovesciandone il governo democratico e instaurandovi -la tirannide spartana. I Tebani di parte democratica -che poteron salvarsi — circa 400 — rifugiaronsi -ad Atene: tra questi fuorusciti «Pelopida, e Ferenico, e -Androclide, i quali fuggiti essendo, furono unitamente agli -altri condannati in esilio. Ma Epaminonda sen restò nel -paese, trascurato venendo come uomo che applicandosi -alla filosofia, non si ingeriva punto nelle faccende, e ch'essendo -povero non potea far cosa alcuna». (<span class="smcap">Plutarco</span>, -<i>Pelop.</i>) E di questa presunta innocuità avvantaggiandosi -Epaminonda, da Tebe mantenea le segrete comunicazioni -co' fuorusciti e attendea per il giorno della riscossa «a riempiere -di sensi coraggiosi la gioventù tebana e ad addestrarla -a lottar coi Lacedemoni». (Ibid.) — Cfr. <span class="smcap">Senof.</span>, <i>Ellen.</i></p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note96"> -<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>. </span><span class="smcap">Eschilo</span>, <i>Sette a Tebe</i>, v. 181, 200-1.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note97"> -<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>. </span>«O Minerva Promacorma! Bramo ch'altri mi calpesti -disteso morto sotto un monticello, fuor della porta Diometide -o dell'Ippade, anzichè sopportar più a lungo le gran -delizie del Peloponneso». <span class="smcap">Alcifr.</span>, <i>Lett.</i>, <span class="smcap lowercase">III</span>, 52. Gli Ateniesi -non usavano seppellir alcuno dentro le mura. La -porta <i>Diometide</i> o <i>Diomea</i>, nel quartiere di questo stesso -nome, conduceva al Cinosargo, a levante della città; la -porta <i>Ippade</i> (nominata nella scena appresso) metteva a settentrione, -sulla via di Colono e di là a Tebe.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note98"> -<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">Alcifr.</span>, <i>Lett.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>, 4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note99"> -<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>. </span><span class="smcap">Sofocle</span>, <i>Edipo a Colono</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note100"> -<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>. </span>Giove <i>Ctesio</i> (κτήσιος) ossia Giove <i>posseditore</i> o -<i>donatore</i>, custode della domestica proprietà; del numero -degli Dei penati, principalissimo: aveva altare nelle case, -o se ne teneva un idoletto nelle dispense. «Il Dio di Dodona -comanda che a Bacco popolare si faccia un sagrificio -perfetto; ad Apollo <i>scacciamali</i> si immoli un bue; liberi -e servi s'inghirlandino e vachino dai lavori un giorno intero; -anche a Giove Ctesio sia sacrificato un bue bianco». -<span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Midia</i>. — E in una arringa di <span class="smcap">Iseo</span> è descritto -un vecchio che celebra sacrificio, circondato dai figli di sua -figlia. «Alle Dionisie campestri egli ci conduceva con lui, -e con lui celebravamo tutte le feste. Quando sacrificava -a Giove Ctesio, ed era per lui l'atto religioso più importante, -non ammetteva nessuno schiavo nè estraneo; compiva -da sè tutte le cerimonie; noi l'aiutavamo, maneggiando -gli oggetti sacri, ponendo sull'altare le viscere; ed -egli, come a l'avo conviensi, supplicava il Dio di accordarci -la salute e un tranquillo possesso della nostra fortuna». -<span class="smcap">Iseo</span>, <i>Ered. di Cirone</i>, § 15-16.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note101"> -<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>. </span>La battaglia sanguinosa di Nemea, dove gli Ateniesi, -alleati coi Tebani, Argivi e Corinzî furono sconfitti -dagli Spartani, accadeva nel 394 av. l'E. V., ossia 15 anni -prima dell'epoca in cui è supposta questa scena. Gli alleati -vi erano forti di 24 mila opliti e 1550 cavalli; i Lacedemoni -vincitori avevano 13.500 uomini soli: ma la mancanza -d'accordo tra i capi portò la disfatta dei primi, che -vi perdettero 2500 uomini. I vincitori ebbero 1100 morti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note102"> -<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>. </span>«Comandano le leggi che l'arconte abbia cura dei -pupilli». <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Timarc.</i> — «Legge: l'arconte abbia -cura degli orfani e delle orfane ereditarie (<i>epiclére</i>); e delle -case vuote; e delle mogli che rimangono nelle case dei -mariti defunti, e che dicono di essere gravide». <span class="smcap">Demost.</span>, -<i>C. Macart.</i>, 1076. — Indi il tutore rappresentava l'arconte, -verso il quale rispondeva della tutela; e mancando agli -obblighi di questa, poteva esser tratto in giudicio o punito -dall'arconte d'ufficio. — Cfr. <span class="smcap">Schöm.</span>, <i>Ant. gr.</i>; <span class="smcap">Petit</span>, <i>Leg. -att.</i>, <span class="smcap lowercase">VI</span>, 7; <span class="smcap">Meurs.</span>, <i>Them. att.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>, 10.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note103"> -<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>. </span>V. <span class="smcap">Eschilo</span>, <i>Coefore</i>; <span class="smcap">Sof.</span>, <i>Elettra</i>; <span class="smcap">Euripide</span>, -<i>Ifig. in Aul.</i>, ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note104"> -<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>. </span>«<i>Elettra.</i> I parentali — libamenti spargendo sulla -tomba — qual grata prece proferir degg'io? — Come il padre -invocar?... Di' pur, come t'ispira — la riverenza alla paterna -tomba... <i>Coro.</i> Prega, il licor versando, ai fidi amici — fausti -tutti gli eventi... <i>Elettra.</i> Qual altro aggiungerò? <i>Coro.</i> -D'Oreste — ti risovvenga ancor che lunge ei sia». — <span class="smcap">Eschilo</span>, -<i>Coef.</i>, v. 86-88, 108-115.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note105"> -<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>. </span>«Dicesi che Anassagora di Clazomene (il filosofo -che fu maestro di Socrate) non fu mai veduto ridere, e -neppur fare il minimo sogghigno: Aristosseno parimenti -fu nemico del ridere, ed Eraclito piagneva per ogni cosa -della umana vita». <span class="smcap">Eliano</span>, <i>V. Stor.</i>, <span class="smcap lowercase">VIII</span>, 13.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note106"> -<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>. </span>«Carico di corimbi in questo loco — <i>il fiorente -narciso — ghirlanda delle due gran Dive antica</i> — tuttodì -si nutrica — di celeste rugiada...» <span class="smcap">Sofoc.</span>, <i>Edipo a Colono</i>. — Su -le due dee sotterranee, Cerere e Proserpina, -V. note all'<i>Alcibiade</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note107"> -<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>. </span>τὴν μὲν ἅπασι τοῖς ἐαυτῆς φιλοτίμοις κεκόσμηκεν Αφροδίτη, -μόνου τοῦ κεστοῦ φεισαμενή. <span class="smcap">Aristen.</span>, -<i>Lett.</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>, 10.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note108"> -<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>. </span>«<i>Che cosa vi è di più dolce per un marito che -una sposa secondo il suo cuore, che cosa di più dolce, -sopratutto nella gioventù?</i>» <span class="smcap">Antifonte</span>, pr. <span class="smcap">Stob.</span> <i>Flor.</i>, -<span class="smcap lowercase">LXVIII</span>. Superfluo avvertire qui, una volta per tutte, quello -che Eudemonippo ha già accennato nel prologo: che se la -<i>Sposa di Mènecle</i> è stata scritta da lui nella 120ª Olimpiade, -vale a dire quando Menandro fioriva, e Aristotile -aveva fatto scuola, egli è alla luce dei lavori della commedia -nuova e delle pagine più belle dello Stagirìta, che -s'hanno a studiare, nei novi costumi e sentimenti di quell'epoca, -i novi ideali della famiglia, dell'affetto coniugale -e dell'amore; e i richiami alle caste dolcezze amorose, e le -scene di tenerezza fra giovani fidanzati e sposi, giunte fino -a noi negli sparsi frammenti greci, e nelle pitture più delicate -di Terenzio. <i>Fabula jucundi nulla est sine amore -Menandri.</i> Nella dignità cresciuta del matrimonio la moglie -ritrova al 4º secolo un posto quasi nuovo fino allora -per lei: e nella femmina, presa per confinarla nel gineceo -a procrear figli, appare per la prima volta la compagna -amante dell'uomo. Ed ecco Aristotile dichiarare che «<i>la -tenerezza è naturale fra il marito e la moglie</i>, l'uomo -essendo da natura ancor più incline alla vita in due che -non alla vita sociale; e in questa tenerezza ritrovarsi molto -profitto e molte dolcezze insieme riunite». (<span class="smcap">Ar.</span> <i>Eth. Nicomac.</i>, -<span class="smcap lowercase">VIII</span>, 14). Che più? Eccolo altrove premunir i -giovani sposi <i>contro l'eccesso della tenerezza</i>, contro la -intimità spinta al punto da divenire una abitudine tirannica -e un bisogno inquieto, sì che poi non diventi loro -impossibile di staccarsi un minuto l'un dall'altro; e insegnar -loro a padroneggiarsi così da bastare l'uno all'altro, -anche colla sola memoria, quando l'un d'essi è lontano! -(<span class="smcap">Aristot.</span>, <i>Econom.</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>, 4). — Però il mio Fània meritava -le attenuanti, se i moniti di Aristotile (ch'era in que' giorni -un bambino) non eran fatti per lui.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note109"> -<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>. </span>«’Ὀλβιε γαμβρ’ ἀγαθός τις ἐπέπταρεν ἐρχομένῳ τοι». -<i>O felice sposo, qualche buon genio a te veniente -sternutò.</i> <span class="smcap">Teocr.</span>, <i>Id.</i>, 18. — <i>Hoc ut dixit amor, sinistra ut -ante — dextra sternuit adprobatione.</i> <span class="smcap">Catullo</span>. — Sullo sternuto, -or buono or cattivo augurio, cfr. note <i>Alcibiade</i>, 157.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note110"> -<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">Schömann.</span> <i>Ant. greche</i>; <span class="smcap">Lallier</span>, <i>La femme -dans la famille athénienne</i>. — <span class="smcap">Teofr.</span>, <i>Caratt.</i>, 22.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note111"> -<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>. </span><i>Siam le nipoti di Teseo e non siam le schiave dei -mariti.</i> Cfr. in <span class="smcap">Senofonte</span> le ammirabili pagine (<i>Econom.</i>, -<span class="smcap lowercase">VII</span>) dove Iscomaco spiega alla sua sposa giovinetta i doveri -e i diritti della moglie; e com'ella non dee considerarsi -la schiava, bensì la compagna del marito, e avente -ella stessa nel domestico governo la sua parte di sovranità. -(<i>Econ.</i>, <span class="smcap lowercase">VII</span>, 13 e seg.) E con che delicata e viva -imagine, Iscomaco paragona questa sovranità della moglie -nella casa a quella della regina delle api; e come insiste -mostrando alla donna sua gli uffici del marito e della -moglie, essere diversi ma grandi del pari, «si da <i>non potersi -discernere chi vaglia più la donna o l'uomo!</i>» -«E finalmente — ei le soggiunge — cosa sopra tutte le altre -dolcissima, quando nel compimento degli uffici tuoi, ti -farai conoscere di maggior valore che non son io, tu ti -valerai, o moglie mia, dell'opera di me, come di un tuo -ministro; nè dubiterai che nel tempo avvenire abbi ad essere -meno riverita». <i>Econ.</i>, <span class="smcap lowercase">VII</span>, 41-2. Siamo già evidentemente -nelle idee ben lontani dalla posizione umiliante e -servile assegnata alla donna di famiglia nella antica legislazione -ateniese! È vero che al tempo di Senofonte, tra -questo ideale e la generalità del costume, del divario ancora -ne poteva e ne doveva correre: ma la parola dell'epoca è -detta e la nuova missione della donna della famiglia è cominciata. -Verrà tra breve Aristotile a paragonare i diritti -della sposa coi diritti sacri e augusti del supplice che ha -deposto il ramo d'olivo sull'ara domestica, e che acquista -con ciò verso il marito i privilegi della inviolabile ospitalità. -(<span class="smcap">Arist.</span>, <i>Econ.</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>, 4). E verranno tra breve i comici -della commedia nuova a lamentarsi delle usurpazioni di -autorità commesse dalle mogli sui mariti, e a far ridere -il pubblico alle spese dei mariti tiranneggiati!</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note112"> -<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>. </span><i>E Temistocle ateniese stava sotto alla moglie.</i> -«Diceva Temistocle scherzando che suo figlio, ancora -piccino, era il più potente di tutti i Greci. Gli Ateniesi -comandano ai Greci; io comando agli Ateniesi; <i>sua madre -comanda a me</i>, e lui comanda a sua madre». -<span class="smcap">Plut.</span>, <i>Temist.</i>, 18; cfr. <span class="smcap">Plut.</span>, <i>Prec. matrim.</i> — E in -una commedia di Menandro: «Ecco un uomo di cui ognun -vanta la felicità in piazza: ma appena varcata la soglia di -casa sua, è il più infelice di tutti.<i> Sua moglie è la padrona -di tutto:</i> essa comanda e litiga senza posa». <span class="smcap">Menandro</span>, -<i>Piloti</i>, fr. 2.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note113"> -<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>. </span>Vedi la legge citata nel <i>Prologo</i>, pag. 26.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note114"> -<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>. </span>Il fratello consanguineo succede in diritto al padre -nel disporre della sorte dell'orfana da maritare. V. sopra -nota 10. — Cfr. <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Onetore</i>, 865, 866; <i>C. Eubulide</i>, -1311; <i>C. Beoto</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>, 1010. <span class="smcap">Iseo</span>, <i>Eredità di Mènecle</i>, -§ 5-9.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note115"> -<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>. </span>Colombi di Sicilia, allevati e tenuti in pregio nelle -case ateniesi. <span class="smcap">Teofr., <i>Caratt.</i>, 5.</span></p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note116"> -<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>. </span></p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">’Εὰν δὲ κινήσῃ μόνον τὴν Μυρτίλην</p> -<p class="i01">ταύτην τις, ἢ τιτθὴν καλᾖ, πέρας οὐ ποιει</p> -<p class="i01">λαλιᾶς. τὸ Δωδοναῖον ἄν χαλκίον,</p> -<p class="i01">ὃ λέγουσιν ἠχεῖν, ἀν παράψηθ’ ὁ παριών,</p> -<p class="i01">τὴν ὴμεραν ὅλην. καταπαύσαι θᾶττον ἢ</p> -<p class="i01">ταύτην λαλοῦαν˙ νύκτα γὰρ προσλαμβάνει.</p> -</div></div> - -<p> -<span class="smcap">Menandro</span>, <i>La suonatrice di flauto</i>. (’Αῤῤ ήφορος ἤ αὐλητρίς) -pr. <span class="smcap">Stef. Biz.</span> — <span class="smcap">Mein.</span>, <i>Fr. Com. gr.</i>, <span class="smcap lowercase">IV</span>, 89.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note117"> -<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>. </span>Le arie di alterigia e le pretese che le ricche ereditiere -recavan seco insiem con la dote nella casa maritale -doveano realmente dar non poco fastidio ai signori mariti -ateniesi, se fornirono così larga materia agli scrittori comici -della antica commedia e della nuova (le imitazioni di -Terenzio comprese): dove si incontrano ad ogni piè sospinto -le lamentazioni dei poveri mariti. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Εἴθ’ ὤφελ’ ὴ προμνήστρι’ ἀπολέσθαι κακῶς</p> -<p class="i01">ἥτις με γῆμ’ ἐπῆρε τὴν σὴν μητέρα</p> -</div></div> - -<p> -«<i>Ahi, fosse perita di mala morte la pronuba che m'indusse -a sposar la madre tua!</i>» <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Nubi</i>, v. 41. -«Oh Dei! che sproposito ho io mai fatto a sposar per i -suoi sedici talenti questa Crobila, una donnicciuola alta un -cubito! È mai possibile di sopportare una tanta arroganza? -Per Giove Olimpo, e per Minerva, ohibò!» <span class="smcap">Menandro</span>, -<i>La collana</i> (πλόκιον), pr. <span class="smcap">Aul. Gel.</span>, <span class="smcap lowercase">II</span>. — <span class="smcap">Mein.</span>, <i>Fr. -Com. gr.</i>, <span class="smcap lowercase">IV</span>, 189. «Questa vita del matrimonio m'è odiosa! — Perchè -l'hai presa per il cattivo verso... Se passi il tempo -a lagnarti de' suoi guai, senza mettere in bilancia i compensi, -ti desolerai eternamente». <span class="smcap">Men.</span>, <i>L'odiator delle -donne</i> (Μισογόνης) pr. <span class="smcap">Stob.</span>, <span class="smcap lowercase">LXIX</span>. — <span class="smcap">Mein.</span>, <i>Fr. Com. -gr.</i>, <span class="smcap lowercase">IV</span>, 164. «Han fatto bene a dipinger Prometeo inchiodato -allo scoglio... È lui che ha creato le donne... Una -donna è migliore a sotterrarsi che a sposarsi». <span class="smcap">Menandro</span>, -<i>fram. inc.</i> — <span class="smcap">Mein.</span>, <i>Fr. Com. gr.</i>, <span class="smcap lowercase">IV</span>, 228. «Maledetto il -primo che inventò di prender moglie! E poi il secondo, e -il terzo, e il quarto e tutti quelli che l'imitarono!» <span class="smcap">Menand.</span>, -<i>La ragazza bruciata</i>. (’Εμπιπραμένη) pr. <span class="smcap">Aten.</span>, -<span class="smcap lowercase">XIII</span>. — <span class="smcap">Mein.</span>, <i>Fr. Com. gr.</i>, <span class="smcap lowercase">IV</span>, 114. -</p> - -<p> -E la litania dei lamenti non finisce qui: vedine qui sotto -degli altri (note 39, 41, 42): e potrei aggiungerne ancora: -ma pare che bastino.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note118"> -<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>. </span>τὰ τῆς γῆς ἀγαθά. — <span class="smcap">Alcifr.</span>, <i>Lett.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>, 3.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note119"> -<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>. </span>’Ὲχν δ’ἐπίχληρον Αάμιαν «<i>Ho (sposato) una -strega con la dote</i> (esclama lamentosamente in Menandro -un vecchio marito): non te l'ho già detto? Non te l'ho -già detto? Casa e campi mi vengono da lei: e m'è toccato -per averli di prendere anche lei insieme: e questo, o Apollo, -è il peggior dei mali!» <span class="smcap">Men.</span>, <i>La collana</i> (Πλόκιον), pr. -<span class="smcap">Aul. Gel.</span>, <span class="smcap lowercase">I</span>. — <span class="smcap">Mein.</span>, <i>Fr. Com. gr.</i>, <span class="smcap lowercase">IV</span>, 191.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note120"> -<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>. </span><span class="smcap">Plutarco</span>. <i>Proverbii</i> — E poco diverso dai Greci diciamo -anche noi: <i>chi sprezza vuol comprare</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note121"> -<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>. </span><span class="smcap">Terenzio</span>, <i>Formione</i>: «<i>Nausistrata.</i> In verità mio -marito amministra senza una cura al mondo i poderi bene -acquistati dal padre mio: chè egli ne ricavava, senza manco, -due talenti l'anno d'argento: vedete che differenza da uomo -ad uomo! — <i>Demifone.</i> Due talenti! — <i>Nausis.</i> Proprio! due -talenti! e sì le derrate non valeano uno per cento d'adesso». -v. 788-790. — Cfr. sopra, nota 37, framm. del Πλόκιον.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note122"> -<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>. </span>Πατρῷ’ ἒχειν δεῖ τὸν χαλῶς εύδαιμονα «<i>Fortunato -quegli che è ricco dell'eredità del padre!</i> poichè -delle cose che entrano in casa colla moglie il possesso non -è nè sicuro nè allegro». <span class="smcap">Men.</span>, <i>inc. fab.</i>, fr. 54. «Se siete -povero e sposate una donna ricca, vi pigliate una padrona -e non una moglie: vi riducete alla condizione di essere a -un tempo e servo e povero». <span class="smcap">Anassandride</span>, <i>incert. fab.</i> -«O tre volte infelice chiunque essendo povero conduce -moglie!» <span class="smcap">Men.</span>, Πλόκιον, pr. <span class="smcap">Stob.</span>, <span class="smcap lowercase">LXVIII</span>. «Alla fronte -superba e alle sue arie tutti si voltano a guardar Crobila: -poichè è ben nota mia moglie, dalla ricca dote, o piuttosto -la padrona che mi possiede!» <span class="smcap">Men.</span>, Πλόκιον, pr. -<span class="smcap">Aul. Gel.</span>, <span class="smcap lowercase">II</span>, 23. «La moglie di lui è la padrona di tutto: -essa comanda e lo strapazza senza posa». <span class="smcap">Men.</span>, <i>Piloti</i>, -(Κυβερνῆται).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note123"> -<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>. </span>«<i>Ma il nostro tesoro è stato carboni</i> (ἄνθρακες ὸ θησαυρὸς ἦσαν) -come dice il proverbio». <span class="smcap">Luciano</span>, <i>Zeusi</i>. -«Se sapessi ch'ella ha rivolto ad altri il suo amore, tutti -i tesori mi diventerebbero cenere». <span class="smcap">Alcifr.</span>, <i>Lett.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>, 3.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note124"> -<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Nubi</i>, v. 71.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note125"> -<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>. </span>Disposizione degli attori in iscena: -</p> - -<p> -<span class="smcap">Aglae</span>, <span class="smcap">Crìside</span> — <span class="smcap">Cròbilo</span>, <span class="smcap">Fania</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note126"> -<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>. </span>V. un frammento dei tempi della commedia di -mezzo in <span class="smcap">Eubulo</span>, Χρύσιλλα. — <span class="smcap">Mein.</span>, <i>Frag. Com. græc.</i>, -<span class="smcap lowercase">III</span>, 260. — Cfr. in <span class="smcap">Aristofane</span>, <i>Tesmofor.</i>, v. 545-550: ed -<span class="smcap">Euripide</span>, <i>Androm.</i>, <i>Jon</i>, <i>Ippolito</i>, <i>Alceste</i>, ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note127"> -<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>. </span>V. un frammento di un altro poeta della commedia -di mezzo: «L'uomo è animale infelice per natura, ma ha -trovato a' suoi dolori questo conforto (il teatro): poichè -la mente, dimentica dei propri mali nel compatire i mali -altrui, vi si diletta e si istruisce insieme. Vedi prima, se -vuoi, i tragici come giovano a tutti! Imperocchè il povero -venendo a sapere che vi è stato Telefo più povero -di lui, già più facilmente sopporta la mendicità; l'infermo -per qualche insania considera Alcmeone; oppur soffre di -oftalmia? I figli di Fineo sono ciechi. Morì il figlio al -padre? Niobe lo consola. O qualcuno e zoppo? Si specchia -in Filottete. O un altro è vecchio e sfortunato? Lo ammaestra -Eneo. Qualunque cosa infine uno soffra, maggiori -stimando le altrui calamità, meno delle proprie si lagna». -<span class="smcap">Timocle</span>, <i>Le Baccanti</i> (Αιονυσιάξουσαι), pr. <span class="smcap">Stob.</span>, <i>Flor.</i>, -124. — <span class="smcap">Mein.</span>, <i>Frag. Com. græc.</i> III. 592. Al quale frammento -di Timocle, G. Guizot, nello studio su Menandro -(pag. 135), contrappone lo scherzo di Voltaire nella novella -<i>Les deux consoles</i>: «Songez à Hécube, songez à Niobé, -dit le philosophe — Ah, dit la dame, si j'avais vecu de leur -temps, et si, pour les consoler, vous leur aviez conté mes -malheurs, pensez vous qu'elles vous eussent ecouté?».</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note128"> -<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>. </span>ὢμοι... ὢμοι, <span class="smcap">Eschilo</span>, <i>Agamenn.</i> v. 1343-5.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note129"> -<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>. </span>λίοπη γλῶσσα (<span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Rane</i>, v. 826), <i>lingua scortecciata</i> -ossia <i>senza pelo</i> dicevano anche i Greci, allo -stesso modo nostro, di chi sa bene adoperarla.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note130"> -<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>. </span>«<i>Io mi mostrerò forte e coraggioso e guardante -l'orìgano</i>» βλέποντ’ ὀρίγανον, <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Rane</i>, v. 602: ossia -<i>guarderò torvo e brusco</i>. Modo proverbiale, derivato fra -i Greci dall'odor acre di quell'erba.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note131"> -<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>. </span>Su le pretese e il bisticciare e il rimbrottar continuo -con che le mogli dotate molestavano i mariti, vedemmo -abbondare in Menandro e ne' comici della commedia nuova -gli esempi. — Cfr. <span class="smcap">Lallier</span>, <i>La femme dans la famille -athénienne</i>. — <span class="smcap">Benoit</span>, <i>Sur la Comédie de Ménandre</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note132"> -<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>. </span>«A quella di noi donne che partorisse un uomo utile -alla città, legislatore o capitano, era giusto le si desse -qualche premio, e il primo seggio nelle feste Stenie e nelle -<i>Scire</i>, e nelle altre che noi donne sogliamo celebrare». -<span class="smcap">Aristof.</span> <i>Tesmof.</i>, v. 834. «Tu lampada sarai a parte dei -presenti consigli, che furon presi dalle amiche mie nelle -feste Scire». <span class="smcap">Aristof.</span> <i>Eccles.</i>, v. 18. Si celebravano dalle -donne in onor di Minerva le Scire o <i>feste dell'ombrella</i>, -ai dodici del mese detto appunto <i>sciroforione</i> (giugno-luglio), -sulla via da Atene a Sciro ov'era il tempio di -Minerva Scirade. Il sacerdote portava nella processione -un ombrello bianco.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note133"> -<p><span class="label"><a href="#tag133">133</a>. </span>«Che mai di buono farem noi donne, noi che sediamo -con chiome tinte di biondo, portiam tuniche color -di croco, e siam cariche di ornamenti e vestiam cimberiche -a strascico (κιμβερίκ’ ὸρθοστάδια) e peribàridi ai -piedi?» <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Lisistr.</i>, 45. — τὼ Περσικά, ibid., 230. -Eran calzari di gala, alla persiana.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note134"> -<p><span class="label"><a href="#tag134">134</a>. </span><span class="smcap">Eurip.</span>, <i>Medea</i>, <i>Androm.</i> — <span class="smcap">Anassandride</span>, <i>Inc. fab.</i> -Vedi avanti la nota 69.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note135"> -<p><span class="label"><a href="#tag135">135</a>. </span>Simili al bisso (ch'era una specie di tessuto di lino) -ma assai più fini erano i tessuti rinomati che l'isola di -Amorgo forniva per certe tonache o camicie di donna, di -straordinaria finezza e trasparenza, e che dal luogo d'origine -si chiamavano ἀμόργινα. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Lisistr.</i>, v. 150; -Scol. in <span class="smcap">Eschine</span>, <i>C. Timarco</i>, 97.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note136"> -<p><span class="label"><a href="#tag136">136</a>. </span>Sotto il nome di <i>Colìade</i> (dal borgo attico di Colias -ov'era il tempio) e di <i>Genetìllide</i> (come preside agli -atti sessuali) avea Venere speciali onoranze di riti lascivi -femminili. «Se alcuno le avesse convocate (le donne) nel -tempio di Pane, di Venere Colìade o di Genetìllide, non -si potrebbe più passare per la gran copia dei timpani». -<span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Lisistr.</i>, v. 1 seg. «Sposatala, giacevo con lei -che olezzava di unguento di croco, di baci con la lingua -tra le labbra, di ghiottornie, di Colìade e di Genetìllide». -<span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Nubi</i>, v. 41 seg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note137"> -<p><span class="label"><a href="#tag137">137</a>. </span>Era devoluta ai <i>tesmotéti</i> (gli ultimi sei de' nove -arconti) oltre la presidenza de' giudizi, de' comizi elettorali, -ecc., anche la sorveglianza dell'ordine e della quiete -pubblica. Per che di notte l'uno di essi per turno andava -in ronda per la città. Vedi <span class="smcap">Ulpiano</span>, nei <i>Commenti a Demostene</i>, -orazione <i>Contro Midia</i>: e fu probabilmente durante -il suo giro di ispezione, che il tesmoteta di cui ivi -si parla, per essersi inframmesso in un parapiglia, a soccorso -di un suonatore, toccò la sua parte di bastonate.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note138"> -<p><span class="label"><a href="#tag138">138</a>. </span>Per brevità, nella recita, da questo punto si ometta il -brano di scena che segue, da qui saltando addirittura a -pag. 123, alle parole di Cròbilo: -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>sotto voce ad Aglae che s'allontana con Mìrtala</i>) -Mi raccomando non le mostrar tutta la guardaroba, ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note139"> -<p><span class="label"><a href="#tag139">139</a>. </span>«Fanciulla di sette anni, portai nella processione -di Minerva i sacri arnesi; di dieci, macinai l'orzo di Minerva -nostra signora; poi, vestita dell'abito color di croco, -simboleggiai l'orsa di Diana nelle feste Brauronie; quindi, -fatta fanciulla leggiadra, portai il canestro sacro con un -monile di fichi secchi al collo». <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Lisistr.</i>, 641 seg. -In queste parole della <i>Lisistrata</i> è brevemente riassunta -la prima educazione delle fanciulle ateniesi di distinta -nascita.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note140"> -<p><span class="label"><a href="#tag140">140</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Vespe</i>, 103-4; 850. Rendevano i -giudici, come s'è detto, le sentenze ne' giudizi in varie -forme, oltre quelle dei ciottoli neri e bianchi, o delle palline -forate ed intere (v. <i>Prologo</i>, nota 52). Era anche uso segnar -la condanna col tirar righe lunghe sulla cera delle -tavolette. Questo però non toglieva l'uso de' ciottoli o delle -pallottole, necessario a ogni modo, per lo scrutinio de' voti: -come vedi nel passo citato delle <i>Vespe</i>: «e per severità -tirando una lunga riga in segno di condanna, rientra in -casa con le unghie impiastricciate di cera: e temendo gli -vengano meno i ciottoli, per aver modo di dare il voto, -mantiene in casa un litorale». v. 103 seg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note141"> -<p><span class="label"><a href="#tag141">141</a>. </span>Sul banchetto funebre che, in onor dell'estinto, al -nono e al trigesimo giorno dalla morte, celebravasi, in vesti -bianche di lutto, da' parenti suoi, cfr. <span class="smcap">Iseo</span>, <i>Eredità di Cirone</i>; -<span class="smcap">Demostene</span>, <i>Corona</i>; <span class="smcap">Polluce</span>, <span class="smcap lowercase">I</span>, 7, ecc. La trascuranza -ne' figli, delle onoranze funebri ai genitori era punita -dalle leggi e portava seco interdizione civile. <span class="smcap">Senof.</span>, <i>Memorab.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note142"> -<p><span class="label"><a href="#tag142">142</a>. </span><span class="smcap">Iseo</span>, <i>Ered. Pirro</i>, § 64. Cfr. <i>Prologo</i>, pag. 27.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note143"> -<p><span class="label"><a href="#tag143">143</a>. </span>Le deposizioni degli schiavi nei giudizi, non erano -assunte e tenute valide come prove, se non estorte coi -tormenti (βασανίξειν) dagli inquisitori a ciò destinati (βασανισταὶ), -in presenza dei rappresentanti delle parti che -scrivevano il deposto per unirlo agli atti. Ε βάσανος -dicevasi, oltre il supplicio, anche la deposizione de' servi col -supplicio strappata: a differenza di μαρτυρία ch'era la testimonianza -de' liberi. (Potevano in casi eccezionali anche -i liberi cittadini esser posti a tortura, ma solo per espresso -decreto del popolo: così Mantiteo e Apsefione, senatori, a -stento la scansano, abbracciando supplici l'altare. <span class="smcap">Andoc.</span>, -<i>Misteri</i>). Quello dei contendenti che vi aveva interesse -<i>provocava</i> a ciò l'avversario (πρόκλησις εὶς βάσανον) -esibendo di dare ai tormenti i proprî schiavi o disfidando -l'avversario a dare i proprî. Accettar la <i>provocazione</i> o -<i>richiesta</i> non era obbligo: ma ricusarla induceva presunzione -sfavorevole al ricusante. «Voi tutti sapete che le -provocazioni furono create per quelle cose che non si possono -produrre innanzi a voi. Quando non può farsi investigazione -innanzi a voi, ha luogo per via di tormenti la -provocazione». <span class="smcap">Demost.</span>, <span class="smcap lowercase">I</span>, <i>C. Stef.</i> «<i>Io gli chiesi pei -tormenti tre sue ancelle</i> informate del fatto e dei danari -che Afobo e la donna possedevano: acciocchè a dimostrazione -del vero, non fossero i soli ragionamenti, ma le prove -della tortura. La qual mia proposta, approvata da tutti i -presenti, fu ricusata da lui. Ora voi per le pubbliche e -le private cose reputate la tortura, fra tutte, la più degna -di fede: e ovunque siano servi e liberi e occorra raccogliere -indagini, non vi valete delle testimonianze dei liberi, ma -tormentando i servi cercate ritrovare la verità. E fate bene, -o giudici: poichè dei cittadini testimoni già parecchi furono -colti in falso: <i>ma dei tormentati nessuno fu mai -convinto di non aver detto la verità durante la tortura</i>». -<span class="smcap">Demost.</span>, <span class="smcap lowercase">I</span>, <i>C. Onetore</i>, dove il massimo oratore ripete -quasi alla lettera un passo di <span class="smcap">Iseo</span> suo maestro (<i>Ered. di -Cirone</i>). E altrove: «Or come può non essere che questi -testimoni abbian deposto il falso? dacchè neanche ora <i>ardiscono -concedere il corpo della schiava</i>, che testificarono -già offerto da Teofemo, e <i>così confermare col fatto</i> -la verità della lor testimonianza. Consegnando della schiava -il corpo, non se ne trarrebbero co' tormenti le prove per -le quali Teofemo ingannò i giudici?... Sola la femmina -trovatasi presente avrebbe detto il vero, non già testificando -con la tabella (in iscritto), ma con la più salda e -sicura delle testimonianze, coi tormenti cioè. I motivi -dunque coi quali (Teofemo) ingannò i giudici appariscono -falsi, chè non osa consegnare il corpo della schiava, e -invece ama meglio mettere al cimento il fratello e il cognato -per falsa testimonianza, anzichè mediante il corpo -della schiava scagionarsi». <span class="smcap">Dem.</span> <i>C. Everg.</i> 7-9. — E Licurgo -oratore: «Nell'atto di accusa io aveva citato i testimonî, -chiedendo si tormentassero gli schiavi di Leocrate. Ma -Leocrate respingendo la provocazione, si accusa traditor -della patria. Sì: egli <i>con lo scansare la prova degli schiavi</i> -consapevoli de' fatti suoi, confessò la verità della querela. -E ignora alcun di voi che nelle controversie l'esame degli -schiavi e delle schiave e il tormentarli quando sanno la -cosa è tenuto secondo giustizia ed è comune a tutti? Or -dunque io fui sì lungi dall'apporre a Leocrate falsa accusa, -che a mio carico volevo venire alla prova, tormentando -gli schiavi di lui: ma egli per sua mala coscienza -nol sofferse. Eppure i suoi <i>schiavi e le schiave avrebbero</i> -più facilmente negato che dato falsa accusa al padrone». -<span class="smcap">Licurgo</span>, <i>C. Leocrate</i>. — Ecco invece un esempio di provocazione -all'opposto: «Pensai che innanzi tutto convenisse -provocar costui (l'avversario) per convincerlo. E in qual -modo? Volli dargli (all'avversario) un mio giovanetto, che -sapeva di lettere, acciò fosse posto ai tormenti. Or non poteva -esso avversario tacciarci di falsatori con l'investigare -la verità, tormentando il giovinetto? Ma <i>egli ricusò</i>». <span class="smcap">Demost.</span>, -<i>C. Afobo, falsa testim.</i> Cfr. <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Neera</i> -e altrove. Ho citato questi passi, e tralascio citarne altri, -degli oratori, a dare un'idea caratteristica e precisa di quel -che fosse la tortura de' servi ne' giudizi ateniesi e il valore -grande che vi si attribuiva. Certo bisogna riportarsi all'idee -antiche sugli schiavi, e al diritto antico che li riguardava -come cose e cadaveri, per concepire come tanta crudeltà -paresse la cosa più naturale del mondo anco agli animi -più miti, e in Atene stessa, ove la legge era ad essi più -benigna che altrove, fino a dar loro il diritto di richiamarsi -degl'ingiusti maltrattamenti. (Cfr. note all'<i>Alcib</i>.) Che -però le deposizioni degli schiavi tormentati meritassero -tutta quella fede che <span class="smcap">Iseo</span> e <span class="smcap">Demostene</span> sembrano attribuirvi -a parole, e che facea dar ad esse maggior peso delle -testimonianze de' liberi, pareva già dubbio, nella sua profonda -intuizione dell'essere umano, ad <span class="smcap">Aristotile</span>, il quale -nella <i>Retorica</i> discute di questo metodo di prova i vantaggi -e i danni: e trova potersi «ad ogni sorta di tormenti -obiettar questo: che sforzano a dire tanto il falso che il -vero, e che i torturati o stanno forti e non dicono la verità o -per impazienza facilmente dicono il falso, affine di uscire -più presto dal martirio» (<i>Retor.</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>, 13). Ancora è ad osservarsi -che nelle arringhe pervenuteci, quanto son frequenti -le <i>provocazioni</i> a questa prova, altrettanto lo sono -(come per esempio in <i>tutti</i> i passi sopracitati) le <i>ricusazioni</i>; -e non sembrando verosimile che debban tutte attribuirsi -a paura della prova, e che i contendenti potendo -giovarsene se ne privassero così leggermente, è a credere -che, nel fatto e nella consuetudine, un sentimento più -umano correggesse in parte la ferocia della legge, e che -la così detta <i>provocazione</i>, così frequente nelle arringhe, -fosse il più delle volte, e lo andasse diventando sempre -più ai tempi di <span class="smcap">Aristotile</span> e posteriori, una forma retorica, -dagli oratori usata più per ispauracchio e per crescere -efficacia alla argomentazione, che per seria intenzione -di vederla in atto. E giova il pensarlo, affinchè quel passo -truce che <span class="smcap">Demostene</span>, nell'arringa contro Onetore, ripeteva -con le parole stesse di <span class="smcap">Iseo</span> (quasi farlo interamente -suo gli ripugnasse), ci trovi indulgenti verso il sublime -oratore: tanto più se si pensi che <span class="smcap">Demostene</span>, così corrivo -a provocare a parole con questa prova gli altri, o per conto -altrui, quando vi fu provocato egli stesso nella gravissima -lite con <span class="smcap">Eschine</span>, e accettarla probabilmente gli conveniva, -con nobili parole a sua volta la ricusò. «Venga qui il carnefice — grida -<span class="smcap">Eschine</span> — e dia i tormenti innanzi a voi.... -Se Demostene si chiarirà mentitore, condannatelo alla pena -di confessare innanzi a tutti che egli è maschio-femmina -e non libero. Conduci alla ringhiera gli schiavi.... (<i>provocazione</i>); -ma <span class="smcap">Demostene</span> rifiuta l'uso dei tormenti, perchè -<i>non vuol dipendere dai tormenti de' servi</i>.» <span class="smcap">Eschine</span>, <i>Ambasceria</i>. -Caratteristiche parole che, forse, già in <span class="smcap">Demostene</span> -adombrano il pensiero di <span class="smcap">Aristotile</span>, e, molti secoli -più tardi, di <span class="smcap">Beccaria</span>.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note144"> -<p><span class="label"><a href="#tag144">144</a>. </span>Per essere un pretesto umoristico, questo di Mènecle -era abbastanza legittimo. Cfr. <span class="smcap">Demostene</span>, nell'arringa -contro Macartato, per l'eredità di Agnia: «Innanzi -tutto avevo deliberato, o giudici, di scrivere in una tavoletta -i parenti di Agnia per modo che fossero tutti notati ad -uno ad uno: ma poi stimai che <i>quella tavoletta non si -potrebbe veder bene da tutti i giudici e massime da quelli -che siedono più lontani</i>». <i>C. Macart.</i>, § 18.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note145"> -<p><span class="label"><a href="#tag145">145</a>. </span>Al Ceràmico era la passeggiata del bel mondo ateniese, -e le scritte sui pilastri e sui muri vi facevano l'ufficio -della cronaca cittadina delle nostre gazzette. Ivi i buontemponi -e i maldicenti, con epigrammi ed iscrizioni col carbone, -si divertivano a mettere in piazza i fatti del prossimo; -e gli innamorati talora vi scrivevano le loro dichiarazioni -amorose alle belle, come ce ne restano esempi a -Pompei. «Leggi quel ch'è scritto sui muri del Ceràmico, -dove i nostri nomi stanno sui pilastri.... E trovai questa -scritta là dove s'entra a destra verso il Dìpilo». <span class="smcap">Luciano</span>, -<i>Dialoghi delle cortigiane</i>. «Ho pensato scrivere sul muro -del Ceràmico dove Architele suol passeggiare: <i>Aristeneto -contamina Clinia</i>». <span class="smcap">Luciano</span>, <i>ibid.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note146"> -<p><span class="label"><a href="#tag146">146</a>. </span>Famiglia dei <i>Britidi</i>, v. <span class="smcap">Demostene</span>, <i>C. Neera</i>, 1365. -Sugli <i>Almeonidi</i>, l'illustre famiglia di Pericle e di Alcibiade. -Vedi note all'<i>Alcib.</i>, atto <span class="smcap lowercase">I</span>, n. 37.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note147"> -<p><span class="label"><a href="#tag147">147</a>. </span>«E così la maritammo ad Elèo del borgo di Sfetto, -e Mènecle le restituì la dote». <span class="smcap">Iseo</span>, <i>Ered. di Mènecle</i>, § 9. -Il divorzio infatti portava seco la restituzione della sostanza -dotale alla moglie o alla famiglia di lei. «La legge vuole -che se uno ripudia la moglie, restituisca la dote ovvero -paghi l'interesse di nove oboli; a chi ha la donna in cura -concede facoltà di muover lite nell'Odeone per gli alimenti». -<span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Neera</i>, 52. «È obbligato dalla legge -a restituir la dote con l'interesse a ragion di nove oboli». -<span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Afobo</i>, 17. Questa restituzione era però esclusa -(e l'egregio <span class="smcap">Mariotti</span> omise nel suo Codice ateniese di -notarlo) nel caso di colpa della moglie, come si vede -dalla stessa arringa contro Neera: «In vederla Frastore nè -costumata, nè a lui obbediente, e informato ch'ella non era -figlia di Stefano, ma di Neera, e perciò reputandosi ingannato, -entrò in ira contro tutti costoro, e mal soffrendo -l'ingiuria e l'inganno, scacciò di casa la donna sua gravida, -che aveva tenuta circa un anno, <i>e non le restituì la -dote</i>». <i>C. Neera</i>, 1362, cfr. 1363. Ma questo di Frastore -con la cortigiana Neera non era evidentemente il caso del -buon Mènecle mio. -</p> - -<p> -Del resto quest'obbligo della restituzione della dote era -in Atene non disprezzabile freno alla estrema facilità e moltiplicazione -de' divorzi. Più di un marito bramoso di sbarazzarsi -della moglie, e al quale la legge ne apriva cento -vie, s'arrestava solo dinanzi al pensiero di ritornar povero -o all'impossibilità di fare la restituzione impostagli. Indi -la prudente riflessione di un personaggio di <span class="smcap">Euripide</span>: -«Delle ricchezze che la moglie porta in casa non si gode: -<i>non servono che a rendere il divorzio più difficile</i>». <span class="smcap">Euripide</span>, -<i>Melanippe</i>, fr. 31.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note148"> -<p><span class="label"><a href="#tag148">148</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">Luciano</span>, <i>Dialoghi delle etére</i>. — <span class="smcap">Aristeneto</span>, -<i>Lettere</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note149"> -<p><span class="label"><a href="#tag149">149</a>. </span>Sulle idee dei Greci intorno al suicidio, caratteristica -ed eloquente fra tutte la pagina di <span class="smcap">Plutarco</span> nella -vita di Cleomene, ossia le parole ch'ei pone in bocca a -questo re. Disfatto in battaglia, perduto il trono, costretto -a fuggire da Sparta sua, mentre Antigono è già alle porte, -l'eroico re, al suo compagno d'armi, il prode Tericione, -che consiglia il suicidio, risponde: «Vile che sei, credi -esser magnanimo e generoso <i>perchè insegui la morte che -è la più facile delle cose umane</i> e che è sempre in poter -nostro? Bisogna che la morte che si elegge non sia la fuga -da un'azione, ma un'azione essa medesima: <i>nessuna maggior -vergogna del non vivere e non morir che per sè.</i> -Quando la <i>speranza di esser utile ancora alla patria nostra -ci lascierà, allora soltanto ci sarà facile morire</i>».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note150"> -<p><span class="label"><a href="#tag150">150</a>. </span>Οὔκουν ἔφη δεῖν ἐκείνην τῆς χρηστότητος τῆς ἑαυτῆς τοῦτο ἀπολαῦσαι, ἄπαιδα καταστῆναι συγκαταγηράσασαν αὑτῳ <span class="smcap">Iseo</span>, <i>Ered. di Mènecle</i>, § 7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note151"> -<p><span class="label"><a href="#tag151">151</a>. </span>Per quanto il divorzio in Atene fosse reso dalle -leggi e dall'uso un caso affatto ordinario e frequente, esso -non colpiva perciò meno duramente l'onore e l'amor proprio -della donna, per lo meno nei casi in cui era il marito che di suo proprio impulso lo promoveva. Già abbiam -visto (<i>Prologo</i>, pag. 27) che in questi casi il divorzio -era nella legge stessa qualificato <i>ripudio</i> (ἀπόπεμψις): e -il sentimento pubblico s'accordava colla legge, nella spiegazione -umiliante di quella parola. Ed <span class="smcap">Euripide</span>, ne' cui -drammi, sotto la larva delle favole antiche, le idee e i costumi -dell'età sua si rispecchiano, per questo fa dire a -Medea: «<i>Non onorevoli</i> (ossia <i>vituperosi</i>) <i>sono i divorzj -alle donne</i>» (οὐ γαρ εὐκλεεῖς ἀπαλλαγαι γυναιξὶν) <i>Med.</i>, -236. E altrove nella <i>Andromaca</i>, fa dire a Menelao, di -sua figlia Ermione parlando: «Io non voglio che mia figlia -sia privata del talamo: poichè <i>tutte le altre cose</i>, che la -donna soffra, sono di minor conto: ma <i>perdendo il marito, -perde la vita</i>» (ἀνδρος δ’ἁμαρτάνουσ’ ἁμαρτάνει βιου). -<span class="smcap">Euripide</span>, <i>Androm.</i>, 370-4. E il comico Anassandride, dei -tempi della commedia di mezzo, nel passo più sopra citato: -«<i>Difficile</i> e <i>ripida</i>, aspra (χαλεπὴ καὶ προσάντης), -è o figlia la via del ritorno alla casa del padre dalla casa -del marito, per qualunque donna costumata: poichè ell'è -una via che porta seco l'ignominia» (ὁ γἁρ δίαυλός ἐστιν αισχύνην ἔχων). -<span class="smcap">Anass.</span>, <i>Inc. fab.</i>, 5.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note152"> -<p><span class="label"><a href="#tag152">152</a>. </span>«Bastare, disse, <i>che fosse infelice lui solo</i>» ἱκανὸς γὰρ, ἔφη, αὐτὸς ἀτυχῶν εῖναι. -<span class="smcap">Iseo</span>, <i>Ered. di Mènecle</i>, -§ 7.</p> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> -</p> - -<h2 id="atto2">ATTO SECONDO</h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Casa di Mènecle. Sala aperta comune (προστάς o παστάσ) -che dà sul peristilio; riccamente dipinta e decorata con -ricco mobilio. A destra le colonne del peristilio che -supponesi aprirsi da questo lato, e immettere per le -quinte di destra agli ingressi esterni; a sinistra l'ingresso -dal <i>metaulo</i> che immette alle stanze interne del -gineceo. Nello sfondo altra porta che mette alla stanza -da letto θαλαμος. Nell'angolo a sinistra della sala, -il piccolo altare domestico. Una panòplia è appesa alla -parete. -</p> -</div> - -<h3>SCENA I.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Aglae</span> <i>e</i> <span class="smcap">Tratta</span>. -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Aglae traversa rapidamente la scena, dalla porta laterale -di sinistra, quella del gineceo, alla porta di mezzo ch'è -nello sfondo: a mezza via si arresta, e chiama forte.) -</p> -</div> - -<p class="pad2"> -<span class="smcap">Agl.</span> Tratta! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tr.</span> (<i>affacciandosi dalla porta di sinistra</i>) Padrona! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Appena vien Fània da mio marito, avvertimi. -Va! (<i>Tratta rientra</i>). E dunque... Fània, -da fratello affettuoso, compiangendomi, pensa -a parlare per me; Mènecle, da marito magnanimo, -compiangendomi, pensa a liberar -me; Cròbilo, da amico leale, compiangendomi, -pensa a consolar me. E se Aglae la -compianta li burlasse tutt'e tre? (<i>esce per la -porta di mezzo</i>). -</p> - -<h3>SCENA II.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Mènecle</span> <i>e</i> <span class="smcap">Blèpo</span>. -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Mènecle leggendo una carta, seguito da Blèpo, entra -dal peristilio a destra). -</p> -</div> - -<p class="pad2"> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>leggendo</i>) «Scegliere fra essere o non -essere. O si è marito o non si è. Se essere non -volevi, non dovevi diventarlo». Ma bravo, -per Giove, mio cognato Fània! Platone non -avrebbe ragionato meglio! (<i>si volge a Blèpo</i>) -E che t'ha detto Fània nel darti questa? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> Che ripassava. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Che ombra fa? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> Un piede<a class="tag" id="tag153" href="#note153">[153]</a>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Oh, oh! quasi mezzodì! Sarà qui a momenti. -Va. (<i>lo richiama</i>) Aspetta. Ed è tornato, -n'è vero, in mia assenza, Elèo? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> No. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Come no? e queste carte? chi te l'ha -date? -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Accennando altre carte che ha in mano). -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> Lui. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Quando? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> Stamattina. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Dove? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> Qui. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Dunque è venuto, imbecille!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> Grazie. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>impazientito</i>) È venuto sì o no? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> Venuto sì, tornato no. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>lo guarda sorpreso</i>) Eh?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> (<i>con far grave e sentenzioso</i>) <i>Venire</i> non è lo -stesso di <i>tornare</i>. E se uno viene, non torna. E -se uno torna, non viene. Però si può dire: <i>In -questo suol vengo e ritorno</i>, come Eschilo fa -dire ad Oreste esule<a class="tag" id="tag154" href="#note154">[154]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>guardatolo attonito, se gli appressa, tra serio -e canzonatorio</i>) Bravo!... E, dimmi in grazia... -dove e quando hai imparato queste belle -cose?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> (<i>con gravità</i>) Ieri, passando dal Liceo, da uno -di quei filosofi che ci stanno. E delle altre -cose ancora... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>ironico</i>) Ah!... sei divenuto un savio... -dunque? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> (<i>sentenzioso</i>) No, padrone. Perchè ciò che -diviene non è<a class="tag" id="tag155" href="#note155">[155]</a>, e non può essere nel momento -che diviene: altrimenti, se fosse già, -non diverrebbe, o, se diviene, diviene un'altra -cosa: e quello che è, se potesse divenire, -allora l'essere diventerebbe eguale al non -essere, mentre il non essere è diverso dall'essere, -come dice Ercole in Euripide<a class="tag" id="tag156" href="#note156">[156]</a>. E -per scegliere quindi fra l'essere... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>continuando ironico</i>) ... e il non essere... -Ferma un momento. E dimmi un po'... hai -scopato le stanze stamane?... e la casa è all'ordine?... -è? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> Sicuro che è. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>fissandolo</i>) Ma potrebbe anche non essere, -visto come impieghi il tempo. Vedi questo? -(<i>gli mostra un grosso bastone</i>) Cosa credi che -sia? essere o non essere? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> (<i>tirandosi a rispettosa distanza</i>) Vedo. È un -bastone... è... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Ne convieni? Ebbene, se ti sento fare ancora -di queste scoperte, e bazzicar quei galantuomini -che mangiano fichi nel Liceo<a class="tag" id="tag157" href="#note157">[157]</a>, -questo, che è un bastone, ti annunzio che può -<i>divenire</i> uno spianatoio per le tue spalle, pur -non cessando di <i>essere</i> un bastone. M'hai -inteso? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> Perfettamente. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Vedi che lo sei, un savio!... Va. -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Blèpo esce, facendo comiche smorfie). -</p> -</div> - -<h3>SCENA III.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Mènecle</span> <i>solo</i>. -</p> - -<p> -Per gli Dei e per i démoni!... L'amico Isocrate -ha ben ragione di pigliarsela con que' maledetti -sofisti!<a class="tag" id="tag158" href="#note158">[158]</a> Ancora un po' e questo mariuolo -<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> -mi rifaceva la lezion di Fània! (<i>passeggia -su e giù</i>) Del resto, mio cognato non -potea venir in mezzo più a proposito. Tanta -fatica di meno. La cosa va più liscia che non -avrei sperato... Oh eccolo!... -</p> - -<h3>SCENA IV.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Mènecle</span> <i>e</i> <span class="smcap">Fània</span>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> Buon dì, Mènecle... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Salute, cognato mio... (<i>disinvolto</i>) Sicchè -tu vieni a dirmi che hai scoperto che tua -sorella non è felice con me, e a rimproverarmi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> (<i>impacciato</i>) Non a rimproverarti... Ma se -felice ella sia, domandalo a te stesso, alla -tua coscienza... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>disinvolto</i>) Ben detto!... E dimmi: perchè -non l'hai domandato tu prima... alla gran -madre... alla natura? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> Mènecle! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Ah tu credevi che il vecchio Mènecle, un -cittadino pieno di meriti... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> Oh certamente... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Grazie. Vedi che andiam d'accordo... un -cittadino pieno di grandi meriti, noti a tutta -Atene (<i>si interrompe sospirando comicamente</i>) — da -dieci olimpiadi! — avesse a dare, a una -giovinetta di diciott'anni, le emozioni che tu -dài alla tua Crìside, ammannendo alla di lei -fantasia... i suoi grandi meriti per imbandigione!?... -Bel pasto!... e sostanzioso... per -una mensa coniugale! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> Questo io non dissi... ma... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Ah! c'è un ma... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> Ma io sperai che non per nulla, sulla soglia -della tua casa, il giorno che Aglae vi -entrò, stessero appese, in lieto augurio, le ghirlande -di antico alloro intrecciate alla giovane -édera: e che in quel dì non fossero indarno -comparse le due cornacchie all'altare. Vi -hanno premure delicate, cure affettuose, conforti... -che anche un uomo... -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Fa pausa come cerchi la parola). -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Tira via... Di' pure... maturo. Sono stato in -Sicilia con tuo padre... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> Ebbene sì... che anche un uomo... inoltrato -sul cammino del tempo... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Men.</span> (Ama le perifrasi!)... Grazie... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> ... al pari degli altri <i>può</i>, e più degli altri, -<i>deve</i> dare ad una giovane compagna; e che -potrebbero compensarla... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>prosegue ironico la frase</i>) ... di quell'altre -che le mancassero. Benissimo. E insomma... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> (<i>impazientito</i>) Oh insomma io dico che tu -trascuri Aglae. Non hai premure per lei. -Aglae non è contenta. Aglae non è felice... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>a parte sospirando</i>) (Pur troppo!) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> E non è questo che sperava mio padre, -non è questo che speravo io... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Già, già! lo so, quello che tu credevi, -che tu speravi. Tu speravi che io rinnovassi -il miracolo di Jolao, quando nel furor della -battaglia ricuperò le forze giovanili<a class="tag" id="tag159" href="#note159">[159]</a>. Speravi -che Giunone Nuziale non si pappasse i -sagrifici a ufo, e bastassero i cestelli di fichi -a portar nella casa nostra le gioje, e bastasse -la focaccia di sésamo a portarvi la -fecondità!<a class="tag" id="tag160" href="#note160">[160]</a> Speravi che io ti facessi zio di -<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> -una bella corona di nipotini, di amorini vispi, -ricciutelli, paffutelli, per indennizzarti di quelli -che ancora aspetti dalla tua Crìside... dopo -dieci mesi che l'hai sposata. Uh vergogna! -vergogna!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> Ma io ti dirò... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>interrompendolo</i>) Ma io ti dirò che il padre -di Crìside, quando te l'ha data, ha ben -pronunciato le parole sacramentali: <i>Ti consegno -mia figlia, perchè ne nascano figli legittimi:</i><a class="tag" id="tag161" href="#note161">[161]</a> -e tu l'hai promesso e giurato. Aglae, -quando io la sposai, era orfana, e quindi io... -quella promessa non l'ho fatta a nessuno. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> (<i>risentito, accorgendosi dell'intonazione comica -di Mènecle</i>) Mènecle! ti prego, per Giove! -di cessare lo scherzo... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Sì, giusto, invoca Giove, ch'è il custode -de' giuramenti. Te la darà lui... Ma vedi, bizzarria -de' giudizi!... Il buon Mènecle, quell'asino -di Mènecle, tra sè e sè, avea pensato: -Che cosa mai di bello può fare un -marito vecchio in casa di moglie giovane?! -Che cosa di bello può mai, se non lasciarle -<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> -mancare quel meno che è possibile, e starle, -quel più che è possibile, fuori dei piedi? -O dovrà trastullarsi a provarle indosso la -veste color di croco e gli stivaletti regalatile -per la festa della Dea? Sarebbe, qui -tra noi, amareggiarle il regalo. O farle delle -mani arcolaio e reggerle i fili di lana, intrattenendola -di quel che s'è discusso nell'assemblea -e sotto i portici? Anche Ercole -filava per Onfale, ma era giovine, <i>ed era Ercole</i>: -e pure Onfale ci si annoiava. Non resterebbe -che raccontarle ancora la mia campagna -di Sicilia di 36 anni fa, e la battaglia -di Catania, e la strage al passaggio del fiume -Asinaro, e come innanzi di arrendermi ammazzai -quattro nemici, e come fummo rinchiusi -nelle Latòmie e come scappai... Ce -n'è per tre sere... e poi? a furia di raccontargliela, -mia moglie la sa a memoria. Un -giorno, per cambiare, mi provai a rifarle la -storia, e cominciai: <i>Appena fummo arrivati -sulla riva del fiume</i>... lei non mi lascia finire -e impazientita tira via: «Appena foste arrivati -<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> -sulla riva del fiume, le retroguardie avvisarono -la presenza di un nugolo di nemici; -Nicia passò a cavallo sulla fronte delle schiere, -le trombe risonarono...» e <i>patatì</i>... e <i>patatà</i>... -la sapeva meglio di me. Ma che stizza, che -stizza, ci metteva!... Quando arrivò al punto -della fuga dalle Latòmie, ho avuto fin paura -che pel dispetto vi appiccicasse una variante -e invece di farmi fuggire, la mi facesse prendere -e accalappiare!... (<i>pausa, indi sospirando</i>) -Eh, forse per lei sarebbe stato meglio! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> Mènecle, tu sei proprio ingiusto verso -Aglae. Io so che ella ti stima... e... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>rompendogli la parola in bocca</i>) E gli Dei -glie ne daranno merito. Alle corte. (<i>con accento -reciso</i>) Tu non puoi dirmi nulla ch'io -già non sappia e non vi puoi aggiungere -che delle sciocchezze. Io ho fatta una corbelleria, -e tu vieni a dirmene cento. Ma io -posso disfare la mia, e tu puoi risparmiare -le tue. L'arconte pronuncierà il divorzio... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> (<i>vivissimo, stupefatto</i>) Che?!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Ell'era, per legge, in tua balìa avanti le -<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> -nozze. Tu sei il guardiano della felicità sua. -Aglae da te l'ebbi. Ridomandala tu<a class="tag" id="tag162" href="#note162">[162]</a>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> Io?... mai! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> E allora... (<i>se gli appressa grave, severo</i>) con -che cuore e perchè me la accordasti? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> (<i>imbarazzato</i>) Perchè tu lo sai... fu l'ultimo -desiderio del padre nostro... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> E perchè Mènecle era ricco e liberava -innanzi alla legge te dal peso della custodia -e della dote. (<i>moto di Fània che Mènecle calma -col gesto</i>) Non siam noi soli vecchi gli egoisti!... -E non per nulla i vegliardi ritornan -qualche volta fanciulli<a class="tag" id="tag163" href="#note163">[163]</a>. Che meraviglia, -se anche al povero Mènecle, a cui, con tutta -la sua sapienza, passano ancora alle volte, di -sotto ai capelli bianchi, certe ubbìe giovanili, -che meraviglia se al povero Mènecle un -lampo di distrazione... di reminiscenze... in -ritardo, abbia offuscato un istante il cervello? -Ma tu che fanciullo non sei, tu nella età che -sente la voce della natura e i bisogni della -gioventù — e ci hai pensato per tuo conto — potevi -ben pensarci anche per tua sorella! e -<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> -difendere lei contro lo sbaglio di tuo padre... -e me contro me stesso. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> Ma ti giuro per gli Dei che se... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Non incomodare gli Dei! Aspetta: tu mi -giuri che gli Dei vogliono l'obbedienza ai -genitori. E per questo, ti sei sposata bravamente -la tua Crìside, di cui eri innamorato -come un gatto, disobbedendo a tuo padre che -voleva accasarti colla figliuola di Eufrànore. -Agli Dei certamente ti sei riservato di chiedere -della disobbedienza perdono. Poichè, tanto, -dovevi domandargliela per una, non disturbavi -Giove di più, a far la domanda per due. -A questo, <i>allora</i> non ci hai pensato: <i>ora</i>, -ti vengono gli scrupoli. E poichè la tua -Aglae la vuoi felice, trovi giusto che in -premio della sua virtù, ella consumi il -caro fiore de' verdi anni con chi felice non -la può rendere!...<a class="tag" id="tag164" href="#note164">[164]</a>. (<i>con forza</i>) Questo -tu trovi giusto... e vai nell'Elièa a far da -giudice! Io no! e s'ebbi un torto verso -quella fanciulla, saprò ripararlo... per tutti -gli Dei! (<i>calmandosi e asciugandosi la fronte</i>) -<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> -Fai tirar giù dall'Olimpo gli Dei anche a -me! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> (<i>vedendo Mènecle riscaldarsi, impressionato -dalle sue parole, gli parla affettuoso e pacato</i>) -Mènecle, io sarò stato ingiusto: tu però ora -lo sei con te stesso. Se torto vi fu nel passato, -in faccia a mia sorella, fu mio: ma tu che di -Aglae e della sua felicità ti dai pensiero, pensi -tu che ella, così fiera, sarà più felice, il giorno -ch'ella vedrassi restituita la sua libertà a prezzo -di un affronto al suo amor proprio? e che il -divorzio non chiesto da lei avrà dato il suo -nome in pasto alla maldicenza della città?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Sì... se non chiesto da lei... Ma e chi... -(<i>si appressa a Fània e continua, dopo una pausa, -a bassa voce</i>) chi impedisce a lei di chiederlo?... -E a te di suggerirglielo?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> (<i>esitante e sorpreso, quasi in nube indovinando -il pensiero di Mènecle</i>) Che?... e tu credi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Io credo che Giove non m'abbia permesso -di salvar Epònimo dal carcere di Siracusa, -per far della mia casa un carcere a vita alla -sua figliuola. Oh, Fània, la vecchiaia è incresciosa -<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> -a sè stessa, ma lo è ai giovani doppiamente. -Capisco la legge di quei di Ceo<a class="tag" id="tag165" href="#note165">[165]</a> -che davano ai vecchi la cicuta per fare ai giovani -un po' di posto. Io, della cicuta, per ora... -faccio anche senza: ma se ai canuti la solitudine -è triste, meglio per Mènecle il vivere -infelice da solo, senza il rimorso che per -sua colpa si viva infelici in due...<a class="tag" id="tag166" href="#note166">[166]</a>. -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Tanto Mènecle che Fània son commossi). -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> (<i>stringendogli la mano</i>) O Mènecle! Se Aglae -sapesse... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Aglae non dee saper nulla. Sicchè le consiglierai -di andar dall'arconte?<a class="tag" id="tag167" href="#note167">[167]</a>. Parlerai -ad Aglae?... -</p> - -<h3>SCENA V.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Mènecle</span>, <span class="smcap">Fània</span> <i>e</i> <span class="smcap">Aglae</span>. -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Aglae si è già affacciata alla soglia verso la fine della -scena precedente ed udendo parlar di lei si è ritratta -indietro. Si avanza alle ultime parole di Mènecle). -</p> -</div> - -<p class="pad2"> -<span class="smcap">Agl.</span> Di che?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> e <span class="smcap">Fàn.</span> Lei!... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> Buon dì, Aglae. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>imbarazzato, cercando darsi aria disinvolta</i>) -Oh, la nostra Aglae!... (<i>a Fània sottovoce</i>) -(Zitto ora!) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> <i>La nostra Aglae</i>, a quanto sembra, vi dava -materia a discorrere. Cercavate la pesta del -lupo...<a class="tag" id="tag168" href="#note168">[168]</a> ed è presente. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>scherzoso, cercando sviare il discorso</i>) Eh, -se tutti i lupi fossero come te, Atene non li -perseguiterebbe tanto...<a class="tag" id="tag169" href="#note169">[169]</a>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>fra sè</i>) (Voltan discorso! Soverchiar Aglae! -la vedremo!) Sei gentile, Mènecle, stamattina... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Eh, ti pare? Sicchè... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>a Fània</i>) Sicchè di che cosa avevi a parlarmi?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> (<i>imbarazzato, mentre Mènecle gli fa gesto di -tacere. Aglae finge di non accorgersene</i>) Oh, -cose da nulla... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>volgesi a Mènecle, con accento vibrato, insistente</i>) -Di che aveva egli a parlarmi?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> Oh nulla!... Avevo espresso qui a Mènecle -il desiderio che tu venissi a teatro nelle -<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> -prossime feste Lenée. Sai, concorreranno, -per le tragedie, Sofocle il giovine e il nipote -di Eschilo, Astidamante... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>ironica</i>) Ah... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>confermando</i>) Già... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> Tuo marito mi faceva delle obiezioni: e che -forse per quel giorno non avrebbe potuto... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Appunto... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>interrompendo, con accento vibrato</i>) Non -è vero! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>per cavar l'altro d'imbarazzo</i>) Ma lascia -andare! non vedi che scherza!... Se gli avevo -già detto di sì! Lo pregavo a chiederti se volevi -andare con lui in compagnia di Crìside... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>con forza</i>) Non è vero! Ah, insomma -volete finirla di infilzar bugie? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>fra sè</i>) (Non c'è verso! Saltiamo il fosso!) -Ebbene, poichè vuoi saperlo a tutti i costi, -tuo fratello, qui presente, mi rimproverava -che io ti trascuro un po' troppo... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Ah!... (<i>guardando alternativamente Fània e -Mènecle a cui rivolge la parola</i>) È qui tutto?... -E... d'altro? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Che tu meni, per cagion mia, vita triste... -che io non sono un marito adatto per te... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> Oh questo poi!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>a Fània</i>) Questo gli hai detto? E fai di -queste scoperte? E il dì che seguisti il mio -cocchio di nozze conducendomi qui, non hai -ordinato di dar di volta ai cavalli?<a class="tag" id="tag170" href="#note170">[170]</a> M'avevi -allora in tua autorità e non ci hai pensato: -oggi più non mi hai... e te ne occupi?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> (<i>sorpreso, fra sè</i>) (Così ora parla? Chi più -la capisce?) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>a Mènecle</i>) E tu... che gli hai risposto? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Io... io... gli ho risposto che... veramente... -come fratello, non ha tutti i torti... che però... -il torto mio... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>energicamente interrompendo</i>) E chi, per le -Dee, e con che diritto, ha pensato a fartene? -Mio fratello forse?... (<i>a Fània</i>) E chi t'ha -incaricato? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> (<i>impacciato</i>) Nessuno... ma il mio amor di -fratello... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>passando vicino a Fània, rapido e sottovoce</i>) -Bravo! bravo! dài sotto!... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Amor di fratello?... Tardi lo senti... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> Presto o tardi, — è un fatto che non vi -vedete quasi mai, peggio che foste due coniugi -spartani; che tu stai chiusa, sola, tutto -il giorno, lui quasi tutto il giorno fuor di -casa... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> E che? è forse mio marito un uomo infermo, -un uomo invalido, un uom decrepito... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>dà un balzo per sorpresa</i>) (Eh!?... che cosa -dice?) (<i>vorrebbe, tra il serio e il comico, objettare -qualcosa ad Aglae, che non gliene dà il -tempo</i>) Ecco... veramente... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>rompendogli la parola e proseguendo il parlar -con Fània</i>) ... sì... è forse un uom decrepito, -che debba serrarsi in casa a far la -guardia alla moglie da mattina a sera, come -quei mariti imbecilli che rubano ad Argo il -mestiere, e trovano così il modo più sicuro -di rendersi alle mogli odiosi e insopportabili?<a class="tag" id="tag171" href="#note171">[171]</a>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>a sè</i>) (Ah! volevo dire! ha gusto ch'io -stia via!). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> E credi tu, figlio di Epònimo, che la figlia -<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> -di Epònimo sarebbe contenta, mentre Atene -ha tanto bisogno di lui, di vederselo tutto -il dì ai fianchi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>fra sè ribadendo maliziosamente</i>) (Si tradisce!...) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> ... occupato nel gineceo a filar lana o a -contar storielle milésie alle fantesche? Credi -ch'ella andrebbe superba, mentre i tempi per -la città si fan scuri, del vederlo sotto i propri -occhi sciupar negli ozî femminili il vigore -del braccio e della mente, quel che gli resta -del fiore dell'età? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>gesto comico di sorpresa</i>) (Eh!) (<i>ad Aglae</i>) -Ecco... veramente... puoi dire un fiore... stagionato... -Proprio, precisamente, un giovane -di primo pelo non sono... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>interrompendolo</i>) E per questo mi sei caro... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>la guarda trasecolato, poi scotendo il capo</i>) -(Non capisco più!). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>rincalzando</i>) Bella cosa, al confronto di -costoro, i giovani della giornata! Bella gioventù -da innamorar donne libere!<a class="tag" id="tag172" href="#note172">[172]</a>. Agatòne, -Dìnia, Stefano, Dercillo! azzimati, unti, -<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> -leccati, dinoccolati, cascanti<a class="tag" id="tag173" href="#note173">[173]</a>, non san far -altro che studiar le pose quando camminano e -quando stan fermi, e andar in giro con cicale -in testa e specchietti indosso e boccettine di -Tùrio, che puzzano di profumerìa lontan due -stadî; e prendono i bagni caldi e si coprono -di pelliccie di Sardi per ripararsi dai primi -freddi, e passano tutto il dì e la notte per le -bische e nelle case delle danzatrici e suonatrici -di flauto; smorti per le lascivie e per -le orgie, consunti, fracidi a vent'anni; poi, -a sentirli discorrere a teatro o per le vie, -impertinenti, presuntuosi, ignoranti come Libétrj, -imbecilli più di Margìte che aveva -studiato tante cose e non ne sapeva nessuna...<a class="tag" id="tag174" href="#note174">[174]</a>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>fra sè</i>) (Qui ha ragion da vendere...) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>proseguendo senza interruzione e con energia</i>) -... E sono i giovani eroi che gloriosamente poi -scapparono a Neméa ed a Coronéa! Ma -quando Atene fu nel bisogno, e volle salvi -i suoi Dei e le sue donne, ci vollero <i>questi</i> -(<i>batte sulla spalla di Mènecle</i>) per cacciare i -<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> -trenta tiranni e gli Spartani, e per liberare -la città!<a class="tag" id="tag175" href="#note175">[175]</a>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>fra il comico, il modesto e il commosso</i>) -Grazie, grazie! (<i>a sè</i>) (Come parla! proprio -figlia di suo padre!... Ed io avere il coraggio -di sacrificarla!... Ohibò!). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>si volge a Fània, parlandogli più calma</i>) Hai -visto, o Fània, i nuovi oboli di rame? Son -nuovi di conio e biondi, lucidi che sembran -d'oro... pur guarda come han pessima la impronta! -Osserva invece le vecchie dramme di -argento del Làurio: sono usate, ma non adulterate, -e serban la impronta stupenda e resistono -al suono... La stessa differenza, fa -conto, è oggi, in Atene, fra le vostre zazzere -bionde... e queste barbe d'argento...<a class="tag" id="tag176" href="#note176">[176]</a>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>comico, guardando Fània con sussiego d'approvazione</i>) -Già! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> (<i>attonito fra sè</i>) (O sta a vedere che se n'è -adesso innamorata!). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> O Mènecle, io ho visto sul tuo petto le -tue superbe cicatrici: esse valgono meglio -delle bellezze di Antìnoo... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>sorpreso, e pur con comica modestia compiacendosi</i>) -Eh? questo poi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>proseguendo, a Mènecle</i>) Io ho letto il tuo -ultimo discorso all'assemblea: quanto cuore, -quanto fuoco, quanto slancio giovanile! Chi -di quei giovani sarebbe stato capace di farlo? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Oh, Elèo, per esempio... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>nella foga del dire, resta al nome di Elèo -improvvisamente interdetta e lì per lì s'interrompe: -poi, padroneggiandosi, ripiglia</i>) Sì... -forse Elèo... Intanto oggi tutta Atene, o Mènecle, -è piena del tuo nome, ed io ne vado -superba, come se parte della tua gloria si -riflettesse sopra di me. Oh, grazie (<i>con effusione -stringendogli la mano che egli commosso si -lascia prendere</i>) per questo conforto che mi dai... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>sospirando, e come meditando il senso dell'ultime -parole di Aglae</i>) (Conforto! Ah sì, -ne ha bisogno! povera fanciulla!...). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>proseguendo affettuosa e tenendo nella sua la -mano di Mènecle</i>) Ti ricordi le parole che ti -disse mio padre: «Tu sarai l'olmo che proteggerà -la giovane édera...» -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>comicamente sospirando e guardando in aria</i>) -Un olmo antico!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>ribattendo subito</i>) ... e perciò robusto. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>sottovoce a Fània, dandogli di soppiatto un -forte pizzicotto</i>) Ma parla un po' anche tu... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> (<i>strillando</i>) Ahi! ahi!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>che s'è accorta, sorridendo a Fània</i>) E se -robusto non fosse, ti farebbe strillare in quel -modo?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> (<i>irritato dal pizzicotto e prorompendo</i>) Sì, -strillo, perchè tu ti lamenti in cuor tuo e poi -qui adesso, in sua presenza, per generosità lo -difendi... e al modo ond'ei ti tratta, non lo -merita, non lo merita, non lo merita!... E -io sono una bestia a pigliarmela a petto e -a perdere il mio tempo per buscarmi in compenso -delle ramanzine!... Lamentati ancora! -(<i>ad Aglae</i>) e aspetta ch'io me ne occupi un'altra -volta!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Oh, bravo, per Cerere! farai bene!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fàn.</span> (<i>ad Aglae stizzito</i>) Tientelo, godilo il tuo -Mènecle!... e amatevi sempre così, che gli -Dei vi premieranno!... (<i>a Mènecle passandogli -<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> -vicino</i>) (Già che andate così bene intesi, sbrigatevela -da voi!...). -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Esce concitato, liberandosi da Mènecle che vorrebbe -trattenerlo). -</p> -</div> - -<h3>SCENA VI.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Mènecle</span> <i>e</i> <span class="smcap">Aglae</span>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>a sè</i>) (Bravo!... e lascia me nelle peste!... -Pure da qui bisogna uscirne. Animo Mènecle, -sii onesto! (<i>guardando Aglae, e parlando -sempre fra sè</i>) Dopo tutto quel bene che -pensa di me, <i>doppio</i> obbligo di essere con lei -galantuomo!). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>a sè</i>) (Ora a noi! soverchiar Aglae!) (<i>a -Mènecle che passeggia borbottando</i>) Mènecle! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Che c'è? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Io ho preso le tue parti... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>interrompendo, brusco</i>) Hai fatto male. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Sarà. — ... e non ho voluto dirti nulla di -sgradevole in presenza di mio fratello: ma -tu <i>sai</i> che egli ha ragione... (<i>accentando anche -più</i>) lo <i>sai</i>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>a sè</i>) (Oh, ci mettiam bene!) Se lo dici, -lo saprò... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>battendo sulle parole</i>) Non <i>saprò</i>: lo <i>sai</i>. Tu -fai peggio che trascurarmi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Eh?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Tu fai peggio che lasciarmi sola: e il tuo -tempo non lo dai tutto alla città. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (O sta a sentire!) A chi? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Ieri fosti con Lisia, l'oratore, e con Neèra, -la di lui amica, in casa di Filostrato Colonèo...<a class="tag" id="tag177" href="#note177">[177]</a>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (È matta!... O sta a vedere, che per distrarsi, -la si provasse a far la gelosa!... (<i>fa -un gesto vivo, come balenatagli improvvisamente -un'idea</i>) Buono!...) (<i>ad Aglae con voce -ferma</i>) E che male ci sarebbe!... Può darsi! -Si aveva a parlare io e Lisia di affari di -Stato... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Ma Filostrato è scapolo; e Neèra <i>non è</i> -uomo di Stato; e con Neèra ci erano due -altre di lei compagne... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Ah! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> ... venute da Corinto... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>casca dalle nuvole, ma cerca far il disinvolto</i>) -Può darsi. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> ... e in casa degli scapoli, e in certe compagnie, -è difficile trattar bene gli affari dello -Stato; e alla sera ci fu banchetto; e i banchetti -dove ci son di quelle donne finiscon -tardi... (<i>gesti di Mènecle sorpreso</i>) ... e finiscon -<i>male</i>... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>disinvolto, c. s.</i>) Può darsi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>con forza</i>) Ah? Ma <i>può darsi</i> che Aglae -non ne sia contenta... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>trasecolato, di sorpresa in sorpresa</i>) (O spiriti! -che diamine salta a costei?!) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>incalzando</i>) Può darsi che Aglae se n'abbia -a male! (<i>con accento drammatico</i>) Così impieghi, -o Mènecle, i doni che gli Dei ti -hanno dato? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Eh? (Peccato che me li han dati da un -pezzo!) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>proseguendo incalzante</i>) Ah, lo so che la -gloria di un nome ha sempre un fascino per -le donne; lo so che le forestiere venute da -Corinto sono curiose di conoscere questo -<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> -Mènecle di cui si parla per Grecia; (<i>continui -segni di stupor comico di Mènecle, Aglae -prosegue con simulata energia</i>) ma io so anche -quale fu il giuramento delle nostre nozze, e -ti credevo, se non più fedele verso me che -lo ebbi, più religioso verso gli Dei che lo -hanno ascoltato! -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Va corrucciata a sedersi). -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>a parte</i>) (Decisamente, è matta. Elleboro ci -vuole.<a class="tag" id="tag178" href="#note178">[178]</a> (<i>guardandola di sottecchi</i>) Eppure... -come è bella mia moglie quando è in collera!) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Tu non rispondi? Non rispondi? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>a sè</i>) (Tanto fa. Le discolpe le farem -poi. È la via che se n'esce). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Il tuo silenzio... è eloquente. Ah, non basta, -o Mènecle, andar illustre nella città, col -nome scritto su la colonna!<a class="tag" id="tag179" href="#note179">[179]</a>. Non bastano -i meriti in faccia alla patria, quando -in faccia ai domestici lari, oblii la santità -delle sue leggi!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (Anche questo!) (<i>si volta risentito, come -risoluto a difendersi</i>) Oh questo poi... (<i>si reprime</i>) -(Se mi difendo, guasto). -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>afferrando la sua interruzione</i>) Questo poi -è grave — volevi dire! E mentre io traggo -sola le lunghe giornate nel ginecèo, pensando -a ciò che farà Mènecle per la Repubblica, — Mènecle -divide il tempo fra la Repubblica... -e l'altre cure: e quando rientra ha -sulla fronte le rughe... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>a parte, comicamente</i>) (Lo credo). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>completando la frase</i>) ... le rughe dei grandi -pensieri... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>a parte, comicamente</i>) (Un'attenuante...) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> ... per nascondere tra le lor pieghe i rimproveri -della coscienza: in casa degli altri, -per le altre, i sorrisi, le carezze, i calici... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (Cosa mi tocca sentire! Pazienza! siamo -alla fine!) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> ... le canzoni, le ghirlande convivali; per -la povera Aglae non sorrisi, non ghirlande, -non carezze: ma la solitudine, l'abbandono, -la noia!... (<i>prorompendo</i>) Ah, no! per le due -Dee! io non posso più vivere così... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (Meno male. Al divorzio ci siamo). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> No!... (<i>proseguendo con più forza</i>) no... io -<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> -non posso più adattarmi a questa umiliazione... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (Ci siamo! Va dall'arconte!...) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> ... e io finirò con... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>sospeso alle labbra di lei, aspettando la risposta -ansioso</i>) ... con...? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> ... finirò... con... l'ammalarmi!... (<i>Mènecle -resta lì di botto, sconcertato</i>) Oh, quanto sono -infelice!... -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Dà in pianto, abbandonandosi sopra una sedia). -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>sorpreso, comicamente imbarazzato</i>) Questa -conclusion non m'aspettavo... Ohimè, che -imbroglio!... Aglae!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>senza rispondere, continuando a singhiozzare</i>) -Quanto sono infelice!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (Adesso fa piangere anche me!...) (<i>seguitando -a guardarla e parlando fra sè, le si appressa</i>) -No... senti Aglae... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>seguendo a singhiozzare</i>) Lasciami... ho voglia -di piangere... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>osservandola</i>) (Eppure... com'è bella mia -moglie quando piange!...) (<i>dà un sospiro lungo</i>) -(Eh! avessi cinque olimpiadi di meno!) (<i>passeggia, -<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> -poi si ferma, giungendo le mani al -cielo</i>) (O Nettuno marino!... Quale strega -di Frigia o di Tessaglia mai, tirando il mio -oroscopo, m'avrebbe detto: Mènecle, tu passerai -per molte prove; scamperai dai campi -di battaglia e dalle tempeste; dalle spade dei -nemici, dalle calunnie dei sicofanti e dal -morso degli oratori<a class="tag" id="tag180" href="#note180">[180]</a>; dai mostri del mare, -dalle miniere e dalla schiavitù... e quando -avrai il crine inargentato e il corpo stanco... -farai piangere una donna... di gelosia!...) (<i>seguita -a guardarla di sottecchi</i>) (Com'è bella!... -Dopotutto, già... lo ha detto lei: appetto ai -giovani della giornata...) (<i>si dà un'occhiata alla -persona, una guardatina in uno specchio, lisciandosi -con compiacenza la barba</i>) (noi possiamo -passare per belli avanzi...) (<i>si appressa ad Aglae -e le parla amorevole, insinuante</i>) Eppure, Aglae, -se tu leggessi qui dentro, vedresti... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> No... no... non voglio veder nulla... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (Ma fa sul serio!) (<i>guardandola affettuosissimo, -le prende nelle proprie una mano che essa -non ritira</i>) Ma e dunque... sarebbe proprio -<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> -vero... che vorresti ancora un po' di bene al -vecchio Mènecle? (<i>parla esitando</i>) Oh se!... -(<i>come via cacciasse un pensier lusinghiero</i>) no.. no.. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>ritirando la mano e levando vivamente il -capo</i>) Se... cosa? Prosegui... confessa... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Ma che confessare!... Volevo dire che sono -meno bugiardo, meno... vizioso di quel che -credi... (Stavolta dico la verità). Ma che -vuoi, la tua affezione, mi pare un sogno... di -quei sogni cari e ingannevoli della sera... Sai -che essa sarebbe una troppo grande consolazione -per questo povero vecchio!... Che io -non potrei augurarmi, in questo triste tramonto, -una più alta gioia sulla terra, del -sapere, che quel giorno che per me sarà l'ultimo... -(<i>Mènecle qui parla lento, interrotto, sinceramente -commosso</i>) tu sarai là... al mio capezzale... -a dirmi l'ultimo addio: che dalle tue -labbra, e non da prefiche bugiarde, udrò la -preghiera al conduttore dell'anime;<a class="tag" id="tag181" href="#note181">[181]</a> che le -tue mani mi comporranno nel domestico sepolcro -e la mia povera ombra avrà qualcuno -sulla terra che si ricordi di lei!...<a class="tag" id="tag182" href="#note182">[182]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>commossa dalla sincerità dell'accento di Mènecle, -si abbandona del capo e della persona sul -petto di lui. Mènecle la sorregge amorosamente -delle braccia</i>) Oh, Mènecle! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>pausa. Mènecle, sorreggendo Aglae, esclama -tra 'l mesto e 'l comico</i>) (Cose che capitano ai -vecchi!... Qui ci vorrebbe Zeusi a dipingere -il quadro!...) E tu Aglae... a questo guerriero -cadente... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>risollevando il capo</i>) Aglae non dimenticherà -mai ciò che questo guerriero cadente -ha fatto per la sua famiglia, pel padre -suo... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Ah! (<i>si distacca vivissimamente da Aglae, -rabbuiandosi</i>) (L'avevo detto che si sagrificava!... -Ed io bestia... stavo per dimenticarlo... -Ah, per gli Dei, sarei indegno di -aver fatto versare quelle lagrime! Il dado è -tratto!) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Che hai?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>con accento di repentina risolutezza</i>) No, -Aglae, la tua gratitudine serbala ad altri. Tra -me e tuo padre non ci fu che un ricambio... -<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> -e il debitore sono ancora io... Tu sei troppo -buona e virtuosa... e io... non ti merito... <i>Non -ti merito.</i> Avevi ragione. Sono indegno di te. -(È fatta!). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Che? Dunque confessi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>concitato</i>) Sì, sì... confesso... tutto quel -che vuoi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Ci sei stato... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Ci sono stato... (Ora mi mangia...) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> E ci ritornerai... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Secondo i casi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> E tu credi di far subire a me la sorte di -Dejanira... la sorte della moglie di Alcibiade... -o di quella povera moglie del tuo amico -Lisia, con le cui amiche discuti gli affari... -Ma io non sono Dejanira; io non sono la -moglie di Lisia, che vede, tace e sopporta; -io non sono la sposa di Alcibiade che torna -indietro dall'arconte insiem con lui... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (L'ho detto! Stavolta ci viene!). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>incalzando</i>) ... io non son nata a tollerare -affronti... e io... intendi... (<i>fa una pausa</i>) io... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (È fatta!) (<i>vivissimamente, sospeso</i>) E tu... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> E io... farò come fai tu. -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Sbalzo di sorpresa di Mènecle. Aglae è corsa verso -l'uscio che mette alle di lei stanze). -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Eh?... (<i>correndole dietro per richiamarla</i>) -Aglae! Aglae!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>dall'uscio, ribattendo con forza sulle parole -e sillabandole</i>) Io farò come fai tu... e quello -che fai tu! -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Entra rapidamente nelle sue stanze e gli serra a -chiave l'uscio in faccia). -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> No... senti... -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Aglae è già sparita. Mènecle resta lì trasecolato. -Quadro). -</p> -</div> - -<h3>SCENA VII.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Mènecle</span> <i>solo</i>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Oh santissimi Numi! (<i>passeggia, poi si ferma -tentennando il capo</i>) Destini umani! (<i>torna a -passeggiare, di tratto in tratto fermandosi</i>) Vi -han mariti che si attaccano alle mogli come -l'ostriche allo scoglio e se le vedono guizzar -via di mano come anguille di Copàide. Provatevi -<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> -invece a liberarle... ed ecco in che -maniera vi rispondono!... <i>Farò come fai tu!... -e quello che fai tu!</i>... Peuh! se facesse proprio -come me... non sarebbe gran male. (<i>riflettendo -torna a passeggiare</i>) Ma pare che colei -l'abbia intesa diverso... Pensa di me certe -cose!.. Chi diamine gliele ha messe in testa!.. -<i>Quello che fai tu!</i> Adagio! e se a me, fin che -son suo marito, non convenisse un bel niente -che ella faccia... quel ch'ella crede faccia io?... -Se non garbasse a Mènecle di diventar la -favola d'Atene? Eppure già, se le resto insieme... -Non si manda a ritroso nè l'acqua -dei fiumi<a class="tag" id="tag183" href="#note183">[183]</a>, nè l'istinto di donna di vent'anni!... -(<i>torna a passeggiare, poi si ferma</i>) -Però, quel dirmelo sulla faccia... Generalmente, -le donne, quando lo fanno, hanno -la delicatezza di non dirlo... E tutte le smanie -son venute adesso... perchè sì, fino a ieri, non -glien'era importato mai... E tutta quella foga -d'accusarmi!... non potrebbe esser maggiore se -fosse una giustificazione ch'ella cercasse alla -coscienza!... E allora... la filosofia di prima... -<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> -la sfuriata d'oggi... (<i>di improvviso riscotendosi</i>) -Ma qui, per Minerva, c'è sotto qualcosa! -</p> - -<h3>SCENA VIII.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Mènecle</span> <i>ed</i> <span class="smcap">Elèo</span>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>entra affrettato</i>) Buon dì, Mènecle!... Arrivo -tardi? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>lo saluta distratto</i>) Oh no... anzi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> Ho fatto tutto. Sono stato da Pelopida, da -Lisia e da Iseo... Iseo e Lisia parleranno all'assemblea -per appoggiarti, i fuorusciti di -Tebe confidano in te. Pur troppo la intimazione -di Sparta, di espellere i fuorusciti, -incontra favore tra gli amici della pace... La -lotta nell'assemblea sarà viva...<a class="tag" id="tag184" href="#note184">[184]</a>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>distratto, seguita a borbottare fra sè</i>) (Farò -come fai tu...). -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> ... e per battere gli avversarî non ci vorrà -meno dell'autorità della tua parola. Per Giove! -da Teseo in poi i diritti della ospitalità furon -sempre sacri ad Atene; e questo ingrandirsi -minaccioso di Sparta alle nostre porte, e la -<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> -sventura stessa de' fuorusciti reclama che -Atene dia lor soccorso... n'è vero? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>distratto, soprapensiero</i>) E dunque bisogna -darlo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> Pure son tanti che ti parlano dello stato misero -della flotta, delle perdite recenti, dell'imprudenza -del tirarci addosso una guerra, se -diamo ai profughi aiuto... ti pare?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>distratto sempre e assorto ne' suoi pensieri</i>) -Allora non bisogna darlo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>risentito e sorpreso</i>) Mènecle! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>riscotendosi all'apostrofe di Elèo</i>) Cioè... volevo -dire... perdona... non avevo sentito bene. -(<i>borbotta fra i denti</i>) «Farò come fai tu...» -Dunque dicevi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> Dicevo che il soccorrere i fuorusciti, che -vennero a noi col ramoscello de' supplici e si -sedettero presso le nostre are<a class="tag" id="tag185" href="#note185">[185]</a>, mi pare -un dover sacro... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>riscotendosi</i>) Sicuro, mio bravo Elèo!... -(<i>gli stringe forte la mano</i>) Per il trofeo di Maratona!<a class="tag" id="tag186" href="#note186">[186]</a> -sicuro ch'è dover sacrosanto... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> Grazie! La tua parola nell'assemblea deciderà. -<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> -Oh sì, dopo il voto dell'integro, del -virtuoso Mènecle, vedrai che la maggioranza -verrà dietro... e tutta Atene farà quel che -fai tu... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Eh? (<i>con movimento vivissimo, fra comico e -irritato</i>) (Non bastava lei! anche quest'altro!... -Anche tutta Atene vuol fare quel che faccio -io! È un contagio!) Ma dunque... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> Dunque l'ora scorre e gli amici tebani m'aspettano. -Corro a portar loro le parole tue. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> E non passi a salutare Aglae?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>si fa in volto serio e scuro</i>) No... sono atteso... -è tardi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> È tanto di cattivo umore stamattina, che... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> Ragione di più per lasciarla tranquilla. Falle -tu i miei saluti. (<i>tra serio e mesto</i>) Passando -per la tua bocca, le giungeran meno discari... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (Bravo! Se tu sapessi!...) Basta: come vuoi. -Siamo intesi. Salutami Pelopida. -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> Addio (<i>esce</i>). -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> -</p> - -<h3>SCENA IX.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Mènecle</span> <i>solo</i>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>seguendo dell'occhio Elèo che allontanasi</i>) -Bravo giovine!... valoroso e leale! Contrasti -bizzarri! Costui nell'età degli svaghi pensa alle -cose serie: e Mènecle nell'età... dei raffreddori, -trascura gli affari serî, per... per... (<i>non -finisce la frase, tornando al corso insistente dei -suoi pensieri</i>) Ma colei m'ha messo una pulce -qui nell'orecchio... Per Ercole! ne va del mio -onore!... Ah, se arrivo a cogliere quel tale... -oh, quello, parola di Mènecle, non mangia -più aglio nè fave nere...<a class="tag" id="tag187" href="#note187">[187]</a>. -</p> - -<h3>SCENA X.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Mènecle</span>, <span class="smcap">Mìrtala</span> <i>e</i> <span class="smcap">Blèpo</span>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> Padrone. C'è qui Mìrtala, la moglie di Cròbilo -Colonèo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Uh, quella seccatura! Anche oggi! Di me -o di Aglae cerca?... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Blèpo.</span> Non so. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Bravo asino!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> (<i>dalla soglia, impassibile</i>) Padrone!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Eh?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> Poco fa m'hai detto savio. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Ho sbagliato. Falla entrare. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> (<i>nell'uscire per introdur Mìrtala, borbotta sentenziosamente -fra sè</i>) Essere l'uno... o essere -l'altro!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Cosa vuole questa vecchia chiacchierona! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>entra affannata, frettolosa</i>) Buon dì, Mènecle!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>andandole incontro</i>) Giove ti salvi! (<i>Mìrt. -è imbarazzata: getta attorno occhiate inquiete, -sembra aver qualcosa sull'animo</i>) Della mia -Aglae cercavi? Neh, (<i>a Blèpo ch'è rimasto -sulla soglia</i>) Blèpo, conducila. (<i>a Mìrtala</i>) Ti -vedrà tanto volentieri. È là nelle sue stanze... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Sola? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Soletta. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> E non l'hai ancora visto... stamattina...? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Chi?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Lui... mio marito... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Da ieri non l'ho visto... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Credevo fosse qui... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> T'aveva detto che veniva? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> No... ma... -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Rimane colla parola sospesa: è visibilmente imbarazzata, -agitatissima). -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Che c'è? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Oh Mènecle! -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Rompe in uno scoppio di pianto e gli casca abbandonata -nelle braccia). -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>trasecolato</i>) (Anche questa! Preferivo l'altra!... -Però adesso il quadro è... più intonato). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> (<i>avanzandosi, serio, impassibile, a fianco di -Mènecle che non l'ha veduto, e che sostiene nelle -braccia la vecchia piagnucolante</i>) Padrone... -consolala! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>collerico, voltandosi, in vederlo</i>) Tu qui -ancora?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> Vado, vado... (<i>avanti andarsene, gli ripete -con accento comico di preghiera</i>) Consolala! -(<i>declamando</i>) «Soave è amor, ma troppo -acerba cosa!» lo dice Euripide nell'<i>Ippolito</i><a class="tag" id="tag188" href="#note188">[188]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>minaccioso, con la vecchia piangente sempre -su le braccia</i>) Te lo do io ora l'Euripide. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> (<i>tranquillo, grave</i>) Vado, vado. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>singhiozzando</i>) Ah, Mènecle, quanto sono -infelice!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (Anche lei! Sono il consolatore universale!...) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> (<i>dalla soglia, guardando i due, con far sentenzioso</i>) -Ha ragione Eschilo: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Empie i letti di pianto amor di sposa</p> -<p class="i01">E fa che dolor aspro il cor le stringa,</p> -<p class="i01">Poichè il marito la moglie bramosa</p> -<p class="i01">Ahi, disertando, la lasciò solinga<a class="tag" id="tag189" href="#note189">[189]</a>.</p> -</div></div> - -<p> -(<i>Mènecle voltandosi, lo vede lì ancora, gli getta -un'occhiata minacciosa. Blèpo dall'uscio, sempre -tranquillo e grave</i>) Vado! vado! -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Esce, seguitando a declamare, con aria drammatica -«Ahi, disertando, la lasciò solinga...»). -</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span> -</p> - -<h3>SCENA XI.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Mènecle</span> <i>e</i> <span class="smcap">Mìrtala</span>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Via, Mìrtala, calmati... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> O Mènecle, io perderò la pazienza con -colui... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Ed egli dice che tu metti alla prova la -sua... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>levando il capo irritata</i>) Questo ha detto? -Per Venere, la pagherà!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> No, no, lascia star Venere! (Se ti sentisse!) -Avrà commesso qualche leggerezza, ma poi... -(Via, si difende anche il lupo.)<a class="tag" id="tag190" href="#note190">[190]</a>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Leggerezza, dici? Se in due giorni non -ha passato due ore nel gineceo? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>guardandola, fra sè</i>) (Veramente, basterebbero!) -Via... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Ma dove credi sarà andato?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Mah!... al suo tribunale!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Ohibò! ci sono stata!... oggi è chiuso... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> All'adunanza della <i>fratria</i> per le iscrizioni -delle nascite...<a class="tag" id="tag191" href="#note191">[191]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Ci sono stata!... Oggi adunanza non ce -n'è.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Alla banca di Pasione, là al Pireo... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Ne vengo ora... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>fra sè comicamente</i>) (Fa un giro di ispezione -nella Grecia!) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Pasione oggi celebra la festa dei Lari, e -non tien banco. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> E allora... <i>nessun può dir cosa ne fu di -Edipo!</i><a class="tag" id="tag192" href="#note192">[192]</a>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>piagnucolosa</i>) Oh Mènecle! ho paura che -Cròbilo mi tradisca... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Ma se è più casto di Melanione... e non -può veder l'altre donne! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Oh anche Timone odiava gli uomini, ma -le donne di soppiatto le cercava!...<a class="tag" id="tag193" href="#note193">[193]</a>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>di sottecchi squadrandola</i>) (Non tutte!) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Ma qui proprio non è venuto...? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> E dàlli!... Doveva venire?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> No... ma... perchè... vedi... io parlo poco... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Sappiamo!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Ma sai... le donne, quando si fissano... -(<i>Mìrtala parla esitante; dopo una pausa prende -<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span> -Mènecle a parte e gli parla con far misterioso</i>) -Mènecle, Venere mi guardi del pensar male -di nessuno. Tu hai, grazie a Giove, una moglie -virtuosa. Ma sai, anche a Penelope, quando -Ulisse non c'era, i Proci le andavan dietro. -Tu non sei Ulisse, ma tua moglie la trascuri... -e hai torto...<a class="tag" id="tag194" href="#note194">[194]</a>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>si è fatto d'improvviso serio e scuro, attentissimo</i>) -Va pure avanti... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> E il pensarci, fin ch'è tempo, mi par -meglio per te... per lei... e per me... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>di scatto</i>) Cròbilo?... -</p> - -<h3>SCENA XII.</h3> - -<p class="pers"> -<i>Detti e</i> <span class="smcap">Blèpo</span> <i>sulla porta</i>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> Cròbilo! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Ah! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Furfante, mi fai l'eco? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> No, padrone. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Lui qui?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> (<i>imitando l'eco</i>) Qui. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>smaniosa</i>) L'ho detto io! Oh il perfido! -Non son Mìrtala se... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>serio</i>) Calmati. E lascia fare a me. È -meglio tu vada. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> (<i>a parte, declamando sentenziosamente</i>) «Meglio -è l'andar quando il restar non giova!» -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Oh Mènecle, ma tu... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Fidati a me... Va, va presto... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Oh, mi raccomando... il mio Cròbilo... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Sta sicura. Te lo renderò... Da questa -parte... Addio. -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Mìrtala esce dalla parte del gineceo, non dall'ingresso -del peristilio). -</p> -</div> - -<h3>SCENA XIII.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Mènecle, Cròbilo.</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>dopo accompagnata Mìrt. e messala fuori, -risalendo la scena</i>). Altro se te lo renderò, -bella Elena, il tuo Paride... Lui!... Ma il bel -Paride stavolta discorrerà col re di Sparta... -(<i>a Blèpo</i>) Fallo entrare. -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Blèpo esce ed entra Cròbilo dal peristilio). -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>entra assai espansivo</i>) Oh Mènecle! salute!... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>Mènecle lo riceve padroneggiandosi, con cortesia -forzata, velatamente ironica</i>) Buon dì, -Cròbilo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Passavo di qua, venendo dai Portici, e -ricordatomi che posdomani c'è assemblea, -ho detto: Oh, entriamo dal nostro Mènecle, -che sa tutto, a saper che c'è di nuovo... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>lo scruta di soppiatto</i>) E a me, ora, il mio -démone m'aveva detto: Ecco Cròbilo che -passa e che entra... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Già, l'amico sente sempre l'odor della -pesta dell'amico... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>con intenzione ironica, scrutandolo</i>) E un -amico come te... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Per tutti e dodici gli Dei! Voglio credere!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>proseguendo, suggestivo, velatamente ironico</i>) -... val più d'un tesoro. Grazie<a class="tag" id="tag195" href="#note195">[195]</a>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> E non faccio per dire, sai, ma quando -per via mi sento alle spalle: To' quello che -passa è Cròbilo Colonèo, l'amico di Mènecle... -dell'inclito Mènecle... mi pare di -essere più alto un cubito. Cròbilo, l'amico -<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> -di quel Mènecle che operò tanti prodigi in -campo, che fece passar tante leggi nell'assemblea, -che governò le isole... per Ercole, -sai che tutto ciò empie la bocca!... E dà una -certa autorità... certi vantaggi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>con intenzione, ironica</i>) Ah già! molti!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Vedi, iersera ho fin questionato per te. -Tu sai che io ho molte idee mie, ma infine, -con le tue van d'accordo. È così bello aver -sempre coi grandi uomini qualche cosa in -comune... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Già, già. (Bello e... comodo). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Bene, si discorreva degli affari di Tebe -e de' profughi. Quell'asino di Eucare pretendeva -che Atene faria bene a levarseli -da' piedi: e dalla sua eran parecchi. Io gli -rispondo come va, e gli espongo... così in -breve... giusto le stesse riflessioni che tu mi -facevi l'altra sera... il pericolo di una guarnigione -spartana qui a due passi, nella Cadmea, -l'urgenza di ristabilir in Grecia l'equilibrio -compromesso dalla pace di Antalcida, -e far di Tebe un antemurale per chiudere -<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> -a Sparta gli sbocchi del settentrione... eccetera, -eccetera... insomma tutti quanti gli -astanti si arresero alle riflessioni nostre... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>correggendo</i>) Alle mie... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Sì, le mie, le nostre!... Ma Eucare, quell'asino, -duro: e io «<i>Ti prego a credere che -quando io e il mio amico Mènecle esponiamo un -parere, ci abbiamo prima studiato sopra</i>...» -Ohibò! come soffiar in una rete<a class="tag" id="tag196" href="#note196">[196]</a>. Allora -mi scappa la pazienza: Senti, gli dico, ci vuole -un bel coraggio ad ostinarsi, quando io e il mio -amico Mènecle dichiariamo che è così e così: -e per aver questo coraggio, bisogna prima -aver guadagnate due corone come noi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>correggendolo</i>) Come me... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Sì... come te... come noi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>ironico</i>) Ah!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Aver fatto tante leggi come noi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>correggendo ancora</i>) ... Come me... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>senza più badargli</i>) ... presieduto giudizii -come noi, governate le isole come noi... (<i>Mènecle -accompagna i noi, con gesti del capo, di -adesione ironica</i>) Ma se ti dicevo che quel -<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span> -poter parlare dei grandi uomini come di noi -stessi, aver con essi tutto in comune... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Sicuro... sicuro... (Ora capisco...) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>terminando la frase</i>) ... è una gran bella -cosa!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Fino a un certo punto. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>a mo' di conclusione del suo dire, abbraccia -forte Mènecle</i>) Qua un abbraccio. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>liberandosi</i>) Più adagio. Le costole non -sono in comune. Del resto, dici bene, dal -momento che l'amicizia è il mettere in comune -tutte le cose...<a class="tag" id="tag197" href="#note197">[197]</a> (<i>parla velatamente ironico</i>) -come dice il proverbio, comune la nave, -comune il pericolo...<a class="tag" id="tag198" href="#note198">[198]</a>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Precisamente. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>a parte</i>) (E perciò imbarca sulla nave -anche le mogli). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Oh, e Aglae come sta? la nostra cara -Aglae... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>a parte</i>) (L'ho detto!) La <i>mia</i> cara Aglae -sta bene... (Bisogna insegnargli il singolare -degli aggettivi possessivi!) Sicchè anche tu -sei del parere delle <i>Aringatrici</i> di Aristofane! -<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> -Sai, quella scena dove Prassàgora inaugura -il governo delle donne e fa il suo discorso-programma: -«Prima di tutto noi donne metteremo -in comune la terra, il danaro e ciò -che ciascuno ha; tutti possiederanno pani, -pesci, focaccie, tonache, vino, corone e -lenticchie...» -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>facendo vivi segni di adesione e proseguendo -la citazione a memoria</i>) «se alcuno vede una -fanciulla, e gli va a genio, può pigliarsela -dalla Comune, senza spesa... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>proseguendo</i>) «le donne faran figli per -chi ne vuole...»<a class="tag" id="tag199" href="#note199">[199]</a>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>con ripetuti e vivi segni di adesione</i>) Benissimo! -Benissimo!... Oh per me, al sistema di -Prassàgora ci sto subito... (<i>maliziosamente a -Mènecle</i>) Queste son massime da mettere -nell'arche insiem coi pomi!...<a class="tag" id="tag200" href="#note200">[200]</a>. E senti: -se noi governassimo ancora le isole... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>suggestivo</i>) Tu cederesti la tua Mìrtala a -chi la vuole... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>approvando sempre con calore</i>) Benissimo! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>c. s.</i>) Io cedo a chi la vuole la mia Aglae... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Benissimo!... Per la compagnia che le fai... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>frenandosi, e proseguendo l'ironia suggestiva</i>) -Per Mìrtala mi presento io... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Benissimo! E io faccio come fai tu. -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Gesto vivissimo di collera in Mènecle). -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (Anche lui!) (<i>piantandosi in faccia a Cròbilo, — e -fattosi d'improvviso scuro in volto e minaccioso</i>) -Ma... e se io... non dividessi le teorie di -Prassàgora? E se a noi che abbiamo governato -le isole, non piacessero queste teorie -di governo? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>lo guarda tra attonito e spaventato</i>) Eh? -(Che diamine gli è saltato in mente?...) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>rifacendosi calmo d'un tratto</i>) Vieni qua. -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Lo conduce a uno scrittoio, tira fuori alcune carte, -e le scorre leggendole, con accento pacato e bonario, -mentre Cròbilo lo guarda trasecolato, senza comprendere). -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Che cosa sono? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>ritornato calmissimo</i>) Sono carte firmate -da me. Alcuni ricordi del <i>nostro</i> governo -dell'isole, quand'ero in Lesbo e vi applicavo -le leggi di Atene. Guarda qui. (<i>piglia una -carta e poi ne spiega, discorrendo bonariamente, -<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span> -a Cròb. il contenuto</i>) Sentenza nella causa di -Lisicle. Un bel giovanotto — come te — certo -Lisicle, che abitava in Metinna, avea tresca -con la moglie di Stefano. Stefano il marito -lo seppe e un bel giorno, sul fatto te li colse, -là presso la marina, in un bel luogo verde, -ombroso, sacro alle ninfe e agli amori: il -quadretto era poetico molto, ma a Stefano -pare piacesse poco: perchè ricorse a te... -cioè a me... cioè a noi. E <i>noi</i> abbiamo condannato -Lisicle in via di clemenza alla pena -esemplare del rafano<a class="tag" id="tag201" href="#note201">[201]</a>. (<i>sbalzo di spavento -di Cròbilo: Mènecle finge non accorgersene, e -prosegue tranquillissimo</i>) Stette a letto soltanto -cinque mesi... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>spaventato</i>) Ohimè!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Il medico Dionda, anima pia, lo curò: ed -io ho curato il medico con una multa di -mille dramme<a class="tag" id="tag202" href="#note202">[202]</a>. (<i>Mènecle passa tranquillamente -a un'altra carta fingendo non accorgersi -delle esclamazioni di spavento di Cròbilo</i>) -Altra come sopra. Sentenza per la morte di -Eutemòne. Certo vecchio, Nicarco, trascurava -<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> -la moglie, e il leggiadro Eutemòne se -ne approfittava. La notte il marito dormiva -al pian di sopra, la moglie al pian terreno, -col pretesto di far la pappa al bimbo: quando, -una notte, a cucinar la pappa del bimbo, il -marito sorprese Eutemòne: e, senza complimenti, -te lo ammazzò. Fu processato per -omicidio<a class="tag" id="tag203" href="#note203">[203]</a> — ed ecco la sentenza di assoluzione, -con parole di lode, da me firmata, -a incoraggiamento e sprone dei mariti futuri... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>spaventato giungendo le mani</i>) O santo -Giove, rettor delle stelle!... e <i>tu</i> hai fatto... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>correggendolo, ironico</i>)... non io... <i>noi, noi</i>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Che maniera di governare! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Questo abbiam fatto noi (<i>accenna sè e Cròbilo, -beffardamente appoggiando sul</i> noi) quando -governavamo le isole... (<i>battendogli sulla spalla — e -con accento minaccioso, vibratissimo</i>) Tieni -il ricordo in serbo... E metti anche questo -nell'arca, insiem coi pomi! -</p> - -<p class="pad2 center large"> -CALA LA TELA. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> -</p> - -<h3 id="note-atto2">NOTE</h3> -</div> - -<div class="footnote" id="note153"> -<p><span class="label"><a href="#tag153">153</a>. </span>Vedi, sul gnomone, note all'<i>Alcibiade</i>, atto II.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note154"> -<p><span class="label"><a href="#tag154">154</a>. </span>‘Ἠκω γὰρ ἐς γῆν τήνδε καὶ κατέρχομαι. — Cfr. -<span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Rane</i>, v. 1128.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note155"> -<p><span class="label"><a href="#tag155">155</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">Platone</span>, dial. <i>Parmenide, Eutidemo, Sofista</i>. — Già -abbiamo visto i sofisti in Atene fatti segno alla satira -della commedia antica, nelle <i>Nubi</i> di <span class="smcap">Aristofane</span>, -che ebbe il torto di confondere tra i sofisti Socrate, il loro -grande derisore. Era però una satira e una celia che volgeva -al serio, perchè in fondo era una reazione dello spirito -conservatore contro le nuove idee filosofiche, e mirava -alla sostanza di queste, attaccandole come novatrici, pericolose -e sovvertitrici della religione e de' costumi; onde lasciava -tale solco dietro di sè, che a distanza di anni potea -tradursi nella accusa di Melito. Al tempo della commedia -di mezzo, specialmente rappresentata dal comico Antifane, -(e che comincia a fiorire giusto intorno all'epoca dei personaggi -della mia <i>Sposa</i>) sofisti e filosofi hanno nella vita -e nella società ateniese un posto e un'importanza anche -maggiori; e la satira contro di essi sul teatro continua — e -i sofisti nella commedia ne fan larghe spese — è però divenuta -una celia innocua che si prende spasso delle loro arie -d'importanza, delle lor sottigliezze e distinzioni cavillose, -come di un tema qualunque di scherzo: e pur non senza -riflettere la segreta lenta influenza che le nuove dottrine filosofiche -dagli orti di Academo vanno irradiando sui costumi. -Di queste satire sui sofisti hai esempio in un frammento -del <i>Pitagorico</i> di <span class="smcap">Aristofane</span> (fr. 3. <span class="smcap">Mein.</span>, <i>Frag. -com. græc.</i>, III, 362) e in un altro frammento di <span class="smcap">Antifane</span>, -in un dialogo tra padre e figlio — quegli non dotto e questi -discorrente nel gergo sofistico — dialogo che ricorda le -scene comiche delle <i>Nubi</i> tra Strepsìade e Filippide tornato -dalla scuola di Socrate; e col quale hanno riscontro -le goffaggini sofistiche di Blèpo in questa scena (cfr. <span class="smcap">Antifane</span>, -Κλεοφάνης; <span class="smcap">Mein.</span>, <i>Fr. com. gr.</i>, III, 64). Più -acre giudizio de' sofisti al tempo della mia commedia, -e cioè non dei veri filosofi ma dei rètori spacciatori di -vuote e presuntuose ciancie filosofiche, hai nell'arringa -contro i medesimi, del contemporaneo oratore Isocrate. — Vedi -poi, circa i sofisti in Atene, anche le mie note all'<i>Alcibiade</i>, -att. II, n. 35, 36, 37.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note156"> -<p><span class="label"><a href="#tag156">156</a>. </span><span class="smcap">Eurip.</span>, <i>Alceste</i>, v. 528.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note157"> -<p><span class="label"><a href="#tag157">157</a>. </span>«Che pazzie le son queste? E cosa mi conti, che -l'uom savio deva bazzicar nel Liceo co' sofisti, gente magra, -che digiuna, vive di fichi?» <span class="smcap">Antifane</span>, <i>Cleofane</i>.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note158"> -<p><span class="label"><a href="#tag158">158</a>. </span>Vedi le orazioni di <span class="smcap">Isocrate</span>, <i>Contro i sofisti</i> e l'<i>Elogio -di Elena</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note159"> -<p><span class="label"><a href="#tag159">159</a>. </span><span class="smcap">Sofocle</span>, <i>Eraclidi</i>. — <span class="smcap">Luciano</span>, <i>Dial. dei morti</i>, 5.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note160"> -<p><span class="label"><a href="#tag160">160</a>. </span>Qui e più sopra si accennano alcuni simboli e riti -delle cerimonie nuziali fra' Greci, e in particolare nell'Attica. -Tali le corone di lauro e d'edera conteste, appese -alla porta della casa nuziale, grazioso emblema dell'union -coniugale, e della debolezza femminile chiedente protezione -alle virili virtù del marito, simboleggiate nella fronda sacra -al genio e al valore. Tali, nel sagrificio a Giunone (‘Ἠρητέλεια) -e agli altri Dei nuziali (sagrificio che precedeva le -nozze) il fausto apparir di due tortore o due cornacchie -all'altare; promettenti quest'ultime, come simbolo di longevità -e fedeltà, il prolungarsi dell'amore tra gli sposi fino -agli anni tardissimi. Tali ancora i cestelli di fichi e d'altre -frutta che venivano imposti un momento sul capo degli sposi, -al toccar della soglia maritale, in augurio di letizia e di -prosperità: e altro augurio di più intime gioie, le gioie della -fecondità, era la focaccia di sesamo spartita ai convitati, -nella cena nuziale che in casa dello sposo coronava fra -canti e danze e suoni e fiaccole la festa.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note161"> -<p><span class="label"><a href="#tag161">161</a>. </span>Παίδων σπόρῳ τῶν γνησίων δίδωμὶ σοι τὴν ἐμαυτοῦ θυγατέρα — Cfr. il passo di <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Neera</i>, -1386, citato nella nota 48 al <i>Prologo</i>: e <span class="smcap">Alcifrone</span>, nelle -<i>Lettere</i>: «Mio padre e mia madre teco, ereditiera qual sono, -in matrimonio mi strinsero, <i>per la seminagione di figli -legittimi</i>. ἐπὶ παίδων ἀρότῳ γνησίων — lib. <span class="smcap lowercase">I</span>, 6.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note162"> -<p><span class="label"><a href="#tag162">162</a>. </span>Vedi nel <i>Prologo</i> della commedia, pag. 26, il testo -della legge, ch'è menzionata da <span class="smcap">Demostene</span>, nell'orazione -seconda <i>Contro Stefano</i>, 1134. Il diritto ch'essa dava ai -fratelli — venendo a mancare il padre — di disporre della -sorella e darla in moglie a chi volessero, non era esaurito -neppur da un primo matrimonio. <span class="smcap">Iseo</span>, <i>Eredità di Mènecle</i>, -§ 5, 9 — cfr. <span class="smcap">Dem.</span>, <i>C. Onet.</i>, I, 865-6. <i>C. Eubulide</i>, -pag. 1131.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note163"> -<p><span class="label"><a href="#tag163">163</a>. </span>«<i>Il vecchio torna fanciullo un'altra volta</i>». <span class="smcap">Platone</span>, -<i>Leggi</i>, I, 646, a.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note164"> -<p><span class="label"><a href="#tag164">164</a>. </span>Cfr. il passo già citato dell'orazione di <span class="smcap">Iseo</span>, <i>Ered. -di Mènecle</i>, § 7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note165"> -<p><span class="label"><a href="#tag165">165</a>. </span>«Ammiro, o Fània, la legge di quei di Ceo, la -quale vuole, che quando non si può più viver bene, non -si continui a viver male». <span class="smcap">Menandro</span>, <i>Framm. inc.</i> Dove -il comico ateniese allude alla legge che, al dir di <span class="smcap">Strabone</span>, -nell'isola di Ceo, prescriveva di dar a bere la cicuta ai -vecchi che avevano oltrepassato i sessanta, perchè lasciassero -agli altri il posto di cui essi non potevano più godere. -<span class="smcap">Strabone</span>, X, 486.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note166"> -<p><span class="label"><a href="#tag166">166</a>. </span>ἱκανὸς γὰρ, ἔφη, αὐτὸς ἀτυχῶν εἶ ναι. <span class="smcap">Iseo</span>, <i>Ered. -di Mènecle</i>, § 7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note167"> -<p><span class="label"><a href="#tag167">167</a>. </span>Poteva la moglie, promovendo l'<i>azione per maltrattamento</i> -(κακώσεως δίκη) innanzi l'arconte, chiedere -essa il divorzio dal marito; come vedi nella legge addotta -da Eudemonippo nel <i>Prologo</i>, pag. 27. E s'intende che in -questo caso (il solo in cui pel divorzio occorreva l'intervento -dell'arconte che lo pronunziasse), esso lasciava immune -la riputazione e l'onor della donna. Si comprendevano -poi sotto quel titolo di <i>maltrattamento</i> (κακώσεως) in genere -le accuse di infedeltà o trascuranza. Come vedi nello -scoliaste di <span class="smcap">Aristofane</span>, al v. 399 dei <i>Cavalieri</i>: «Cratino -si suppone maritato alla Commedia: questa vuol divorziare -di lui e promovergli un'<i>azione per maltrattamento</i> -(κ. δ.). Gli amici di Cratino la supplicano di non -agir alla leggiera e le domandano la cagione della sua collera; -essa si lamenta amaramente di Cratino <i>perchè la trascurava</i> -e si dava all'ubbriachezza». — E <span class="smcap">Plutarco</span> nella -<i>Vita d'Alcibiade</i>: «Ipparete essendo virtuosa e amante -del marito, contristata in vedere ch'egli usava con cittadine -e forestiere, partitasi da casa, andò dal fratello: di che -non curandosi Alcibiade, anzi seguendo il suo costume, -bisognò si deponesse la scrittura del divorzio presso l'arconte, -non da altri ma da lei stessa. Presentatasi pertanto -ella stessa, secondo la legge, sopravvenne Alcibiade, e -presala la menò a casa, senza che alcuno osasse di opporsi». -<i>Alc.</i>, 8. Cfr. <span class="smcap">Alcifrone</span>, <i>Lett.</i>, I, 6.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note168"> -<p><span class="label"><a href="#tag168">168</a>. </span>«<i>Vicina è la moglie</i>. Quando l'orsa è presente, -non s'hanno a cercar le pedate». <span class="smcap">Aristen.</span>, <i>Lett.</i>, II, 12.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note169"> -<p><span class="label"><a href="#tag169">169</a>. </span>Per distruggere i lupi che infestavano l'Attica, Solone -stabilì un premio: «a chi portasse un lupo, diede -cinque dramme, a chi una lupa, una dramma». <span class="smcap">Plut.</span>, -<i>Solone</i>. — Cfr. Scol. in <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Uccelli</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note170"> -<p><span class="label"><a href="#tag170">170</a>. </span>Dopo il primo banchetto nuziale in casa della sposa, -questa veniva la sera condotta alla casa maritale in corteggio -di gala tra canti d'imeneo e suon di flauti, seduta -in cocchio tra un parente suo e un <i>paraninfo</i> o padrino dello -sposo, ch'era di solito qualche intimo amico o parente -dello stesso. Vedi la caratteristica descrizione di un corteggio -nuziale, in un frammento di arringa di Iperide, in -difesa di Licofrone, framm. 155, § 2-4. La sorella di Diossippo, -il celebre atleta, viene data dal fratello in moglie a -Carippo; e lungo il corteo, Licofrone, segreto amante, a -quel che pare, della sposa, trova modo di appressarlesi e -raccomandarle <i>di non aver rapporti col marito e di non -lasciarsi da lui toccare</i>. Ma di ciò accusato, Licofrone -nega, per bocca di Iperide, il fatto, cercando dimostrarne -l'impossibilità: «E qual uomo saravvi in questa città così -scempio da prestar fede a un simile racconto? Giacchè era -necessario, o giudici, che prima venissero il mulattiere e il -conduttor del corteggio innanzi al carro conducente la -sposa: poi dietro il carro seguissero i fanciulli che la scortavano -e Diossippo (fratello di lei): poichè anche costui (il -fratello) la accompagnava, per averla egli collocata in matrimonio... -E io sarei giunto a tale grado di pazzia, che -in mezzo a tanti uomini che la scortavano, e fra questi -Diossippo e il suo compagno negli esercizi di lotta Eufreo, -uomini fortissimi, avrei osato far di tali discorsi a donna di -lignaggio, e farmi udire da tutti, senza tema di perir lì -subito strangolato?»</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note171"> -<p><span class="label"><a href="#tag171">171</a>. </span>«Il marito che tien sua moglie sotto catenaccio si -crede esser prudente ed è matto: perchè se una di noi ha -posto il suo cuore fuor della casa coniugale, essa s'invola -più ratta di freccia e di uccello: e ingannerebbe i cento -occhi di Argo». <span class="smcap">Menandro</span>, <i>Framm. inc.</i></p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note172"> -<p><span class="label"><a href="#tag172">172</a>. </span>L'appellativo di <i>libera</i>, ἐλευθέρα, corrispondente in -questo caso al latino <i>ingenua</i>, designava in genere, quasi -titolo nobiliare, la cittadina ateniese avente stato di famiglia, -la donna onesta di libera nascita, e come tale circondata -di rispetto, e sola ammessa alle sacre Tesmoforìe; -per opposto alle cortigiane (ἑταίραι) e alle <i>forestiere</i> -(ξέναι) che gli Ateniesi, scapoli e maritati, liberamente e -pubblicamente corteggiavano, ma alle quali era proibito, -sotto severissime pene, con cittadini ateniesi il matrimonio; -ed erano interdette le feste delle <i>Due Dee</i>. — Vedi, p. e., nel -passo sopra citato di Iperide: «Che folle temerità sarebbe -stata la mia di non vergognarmi di rivolgere di tali discorsi -a donna libera?» οὐκ ῂσχυνὀμῃν τοιούτους λόγους λέγων περὶ γυναικος ἐλεμθέρας; <i>Framm.</i>, 155, 4. -Cfr. per l'antitesi quel passo di Menandro: «È difficile, o Panfila, -a donna di famiglia (ἐλεμθέρᾳ γυναικὶ) lottar con una -meretrice (πόρνῃ)». <span class="smcap">Men.</span>, <i>Framm. inc.</i>, 36. — All'ἐλεμθέρα, -passata a nozze, corrisponde anche l'omerico e -il tirtaico κουριδίη ἄλοχος indicante la moglie legittima, -nata libera da liberi genitori, per contrapposto alle nate di -condizione servile (παλλακαὶ). — Cfr. anche le note all'<i>Alcibiade</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note173"> -<p><span class="label"><a href="#tag173">173</a>. </span>In questo ritratto della effeminata gioventù ateniese, -troppo degenere dagli avi nei tempi che non per niente -volgevano rapidamente alla decadenza della libertà e della -Repubblica, piacque a parecchi ravvisare allusioni contemporanee. -Naturalmente io non sono padrone delle interpretazioni -altrui: e se v'ha chi crede si possano applicar -le mie parole, si serva. Vuol dire che Clistene, lo svenevole -bellimbusto satireggiato da <span class="smcap">Aristofane</span>, in tutti i -tempi ha fatto scuola: e se v'hanno giovani in Italia a cui -paia di ravvisare nel ritratto sè medesimi, me ne rincresce -e auguro alla mia patria gioventù migliore. Ma che le parole -di Aglae siano a ogni modo un ritratto esattissimo di -certa gioventù d'Atene de' tempi suoi, su questo non cade -dubbio; e rimando chi voglia accertarsene ad <span class="smcap">Aristofane</span>, -specialmente alle <i>Nubi</i>, v. 961 eseguenti; a <span class="smcap">Isocrate</span>, nell'<i>Areopagitica</i>, -e a <span class="smcap">Teofrasto</span>, <i>Caratteri</i>. — Cfr. <span class="smcap">Dione -Crisost.</span>, <i>Regno</i>, pag. 167.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note174"> -<p><span class="label"><a href="#tag174">174</a>. </span>πολλ’ ἠπίστατο ἔργα, κακῶς δ’ἠπίστατυ πάντα -(<span class="smcap">Platone</span>, <span class="smcap lowercase">I</span>, <i>Alcib.</i>) <i>sapeva molte cose, ma le sapeva tutte -male</i> — così l'omerico proverbio girava per Grecia intorno -a <i>Margìte</i>, protagonista di un poema antichissimo (forse -il più antico esempio di poesia comica), non pervenuto a -noi, e che <span class="smcap">Aristotile</span> attribuisce ad <span class="smcap">Omero</span>. Era il tipo -comico di un solennissimo sciocco che presume di saperla -lunga; e commette, credendo dar prova di finissimi accorgimenti, -stolidaggini d'ogni genere; era forse o senza forse -il lontanissimo arcavolo di Bertoldino. — E il nome usavasi, -tra' Greci, per antonomasia, a sinonimo d'imbecillità. «Una tal -cosa (una così enorme stoltezza) non l'avrebbero commessa -neppure Ercole impazzito, e neppure Margite il più stolido -di tutti gli uomini». <span class="smcap">Iperide</span>, <i>Framm.</i>, 155, 5. «Credi -di parlar con un Margite, per darmela a bere così grossa?» -<span class="smcap">Luciano</span>, <i>Ermotimo</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note175"> -<p><span class="label"><a href="#tag175">175</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Nubi</i>, v. 986.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note176"> -<p><span class="label"><a href="#tag176">176</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Rane</i>, v. 718-726.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note177"> -<p><span class="label"><a href="#tag177">177</a>. </span>Vedi la orazione contro Neera, che, sia essa o -non sia di <span class="smcap">Demostene</span>, rimarrà sempre uno dei quadri -più interessanti e istruttivi della vita privata ateniese nel -secolo quarto av. l'E. V. «Prima voglio narrarvi come -Neera fosse in balìa di Nicarete (<i>una padrona di postribolo</i>) -e come facesse traffico del corpo suo per chi volesse -averne diletto. Or convien sapere che Lisia il sofista era -amante di Metanira (<i>altra delle ragazze alunne dello stabilimento -d'</i>educazione <i>di Nicarete</i>) e volle, oltre i dispendî -che faceva per lei, iniziarla nei misteri: pensando che tutte -le altre spese andavano a guadagno della padrona, ma i danari -della festa avrebbero profittato alla ragazza. A questo -effetto pregò Nicarete di condurre seco alla festa dei misteri -Metanira, per esservi iniziata. E queste vennero: ma -Lisia non le introdusse nella propria casa, per vergogna -della moglie che aveva (<i>meno male! che marito prudente!</i>), -e ch'era figliuola di Brachillo e nipote sua, e della -madre già vecchia che abitava con lui. Condusse invece -Metanira e Nicarete nella casa di Filostrato Colonete, giovine -scapolo e amico suo. E venne in compagnia di esse -questa Neera che già aveva messo la sua persona a guadagno». -(<span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Neera</i>, 1351-1352). O non sembra -una pagina di costumi odierni, dello Zola?</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note178"> -<p><span class="label"><a href="#tag178">178</a>. </span>Πῖθ’ ἑλλέβορον, <i>bevi elleboro</i>, <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Vespe</i>, -v. 1489. Molto usavano gli antichi l'elleboro per medicina -de' matti e de' farneticanti: indi il modo proverbiale tra -loro: «Tu sei matto, o Tantalo, e par che davvero hai -bisogno di bere una buona dose di elleboro». <span class="smcap">Luciano</span>, -<i>Dial. dei morti</i>, 17. Cfr. ibid., 13. «Perchè con l'elleboro -non ti cavi la pazzia?» <span class="smcap">Demost.</span>, <i>Corona</i>. «Di elleboro -hai d'uopo, e non di quel vulgare, ma proprio di quello -della focense Anticira, tanto sei fuor di te stessa». <span class="smcap">Alcifr.</span>, -<i>Lett.</i>, III, 2. Anticira nella Focide era nota per la -gran copia di elleboro. <i>Tribus Antyciris caput insanabile</i>, -<span class="smcap">Orat.</span>, <i>ad Pison.</i></p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note179"> -<p><span class="label"><a href="#tag179">179</a>. </span>Scriveansi su le colonne i nomi dei cittadini illustratisi -per alte gesta o eccezionali benemerenze, in pace -o in guerra; come si legge essersi fatto per Conone «al -quale solo fu scolpita nella colonna questa iscrizione: <i>Dopo -che Conone ebbe liberato i collegati dagli Ateniesi.</i>» <span class="smcap">Demost.</span>, -<i>Contro Leptine</i>. Ma nella stessa orazione è accennata -una iscrizione ricordante i beneficî resi alla città da -Leucone, governator del Bosforo, per aver soccorsa Atene -di granaglie nella carestia, e favoriti i mercanti ateniesi: -«e affinchè durasse la memoria in esempio scolpiste le -iscrizioni su le colonne nel Pireo e nel Tempio». E ancora -iscrivevansi sulla colonna i nomi dei cittadini che per -chiari servigi resi alla città con l'armi o col consiglio ottenevano, -fra altre ricompense, anche la esenzione dai pubblici -incarichi (liturgìe) — come da un decreto di Alcibiade -nella stessa orazione ricordato. (Delle ricompense ai benemeriti, -semplicissime e rare nei migliori tempi della repubblica, -moltiplicatesi e divenute costose col decadere -delle antiche virtù, ho parlato già altrove, nella monografia -<i>Alcibiade e il secolo di Pericle</i>).</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note180"> -<p><span class="label"><a href="#tag180">180</a>. </span>«Giusto mi pare l'antico proverbio: <i>Se vedi un sasso -guarda ben sotto che forse non vi sia un oratore che ti -morda</i>». <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Tesmof.</i>, v. 529. Il proverbio veramente -non diceva <i>un oratore</i>, ma <i>uno scorpione</i>: la sostituzione -satirica di <span class="smcap">Aristofane</span> caratterizza la manìa delle pubbliche -e private accuse, che invadeva lo Pnice e i tribunali.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note181"> -<p><span class="label"><a href="#tag181">181</a>. </span>πομπαῖος, <i>guidatore dell'anime dei morti</i> (<span class="smcap">Eurip.</span>, -<i>Ajace</i>, v. 832); altro dei molti appellativi di Mercurio, detto, -come tale, anche <i>sotterraneo</i>, κθονιος, <span class="smcap">Ar.</span>, <i>Rane</i>, 1126, 1145.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note182"> -<p><span class="label"><a href="#tag182">182</a>. </span>ἐσκόπει ο Μενεκλῆς ὃπως... ἔσοιτο αὐτῷ ὃστις ξῶντά τε γηροτροφήσοι καὶ τελευτήσαντα δάψοι αὐτὸν καὶ εἰς τὸν ἔπειτα χρόνον τὰ νομιξόμενα αὐτῷ ποιήσοι... — <span class="smcap">Iseo</span>, -<i>Ered. di Mènecle</i>, § 10.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note183"> -<p><span class="label"><a href="#tag183">183</a>. </span>«Io m'aspetto che i fiumi vadano all'insù, mentre -tu alla tua età e con una caterva di figli ti se'invaghito -di una suonatrice...» <span class="smcap">Alcifr.</span>, <i>Lett.</i>, III, 33. «Tornano -all'insù de' sacri fiumi le sorgenti». <span class="smcap">Eurip.</span>, <i>Medea</i>, 410.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note184"> -<p><span class="label"><a href="#tag184">184</a>. </span>La ospitalità data da Atene a Pelopida e agli altri -profughi tebani ivi postisi in salvo allorchè Tebe venne in -mano ai Lacedemoni (v. atto I, nota 15), doveva naturalmente -riuscire — anche per la vicinanza di Atene a Tebe — più -che sospetta e molesta agli oligarchi tebani ed a Sparta. -«Inteso avendo Leontide (un degli oligarchi) che gli esiliati -se ne stavano in Atene, cari alla moltitudine e onorati -da tutti gli uomini onesti e dabbene, tese loro insidie -nascostamente... I Lacedemoni scrissero pur lettere agli -Ateniesi, ingiungendo ad essi di non accogliere nè incitar -più oltre quegli esuli, ma scacciarli dalla città, come dichiarati -per nemici comuni dagli alleati. Gli Ateniesi, e per -indole umana e per antichi obblighi di gratitudine, punto -a' Tebani ingiuriosi non furono. Peraltro, Pelopida, incitava -i profughi e dicea loro come bella nè pia cosa non -era che trascurassero la patria in servitù, e paghi solo dell'esser -salvi, pendessero dalle determinazioni degli Ateniesi -(di scacciarli sì o no), sempre alla mercè di que' parlatori -facondi che atti erano a persuadere il popolo...» -<span class="smcap">Plutarco</span>, in <i>Pelopida</i>.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note185"> -<p><span class="label"><a href="#tag185">185</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">Tucidide</span>, I, 26; <span class="smcap">Eschilo</span>, <i>Supplici</i>; <span class="smcap">Euripide</span>, -<i>Supplici, Eraclidi</i>, ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note186"> -<p><span class="label"><a href="#tag186">186</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Lisistrata</i>, v. 285; <span class="smcap">Demost.</span>, <i>Corona</i>, -297.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note187"> -<p><span class="label"><a href="#tag187">187</a>. </span>Νῦν προς ἔμ’ ἴτω τις, ἵνα μή ποτε φάγη σκόροδα, μηδὲ κυάμους μέλανας -<span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Lisistr.</i>, 690.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note188"> -<p><span class="label"><a href="#tag188">188</a>. </span>«<i>Fedra</i>. Che cos'è questa cosa che dicono degli -uomini, <i>amare?</i> — <i>Nutrice</i>. La più soave, o figlia, e la più -acerba cosa insieme». <span class="smcap">Eurip.</span>, <i>Ippol.</i>, v. 347-8.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note189"> -<p><span class="label"><a href="#tag189">189</a>. </span><span class="smcap">Eschilo</span>, <i>Persiani</i>, v. 133-139, v. la versione del -Bellotti, qui, in bocca di Cròbilo, raccorciata.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note190"> -<p><span class="label"><a href="#tag190">190</a>. </span>«<i>È giusto difendere anche la causa del lupo</i>», -proverbio. <span class="smcap">Platone</span>, <i>Fedro</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note191"> -<p><span class="label"><a href="#tag191">191</a>. </span>Tutti gli anni, nelle feste Apaturie, uno o più giorni -eran consacrati alla iscrizione delle nascite avvenute nel -corso dell'anno. I figli nati di giuste nozze (da padre e -madre cittadini) venivano introdotti nella <i>fratria</i> o curia -del padre, e previo rito sacro, e dato dal padre giuramento -della legittimità della nascita, venivano dal capo della fratria -iscritti nel registro della stessa; la quale iscrizione era il -documento della legittimità ed equivaleva alle nostre dichiarazioni -di nascita all'ufficio di stato civile. (<span class="smcap">Schömann</span>, -<i>Ant. Jur. Pub.</i>, 193). — Cfr. <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Eubulide</i>, 1313, -1315. <span class="smcap">Iseo</span>, per <i>Eufileto</i>, § 3. Questa iscrizione usavasi anche -a legittimare gli adottati. (<span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Macartato</i>): e -non è da confondere con l'altra iscrizione, sui registri lessiarchici, -dei giovani ateniesi pervenuti all'età di 18 anni: -che conferiva l'esercizio dei diritti civili e di una parte dei -politici.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note192"> -<p><span class="label"><a href="#tag192">192</a>. </span><span class="smcap">Sofocle</span>, <i>Edipo a Colono</i>, v. 1655-6.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note193"> -<p><span class="label"><a href="#tag193">193</a>. </span>Nella <i>Lisistrata</i> di <span class="smcap">Aristofane</span> un coro di vecchi, -per fare istizzire le donne, racconta: «C'era una volta un -giovine di nome Melanione, il quale, fuggendo le nozze, -andò nel deserto e sui monti: ivi dava la caccia alle lepri, -tendeva le reti e aveva un cane: e per odio contro le -donne non fece più ritorno alla sua casa. E noi non siamo -men casti di Melanione». <span class="smcap">Lis.</span>, 785 seg. E al coro dei -vecchi, nella stessa scena, il coro delle donne, di ripicco, -risponde: «C'era una volta un certo Timone, uomo implacabile, -avvolto la faccia in ispide spine, progenie delle -Furie. Questo Timone se ne fuggì per odio, imprecando -molte cose alli uomini malvagi. Così egli odiava voi uomini -sempre malvagi... <i>ma delle donne era amantissimo</i>». -<i>Lis.</i>, v. 808 seg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note194"> -<p><span class="label"><a href="#tag194">194</a>. </span>Superfluo qui osservare, intanto che me ne ricordo, -una volta per tutte, con l'autore dell'<i>Anacarsi</i> (v. 28) che -la vita ritirata delle donne ateniesi nel gineceo non deve -poi intendersi per quella completa clausura che hanno creduto -taluni: e non impediva loro di ricevere in casa i parenti -e quegli amici del marito ed estranei che dal marito -ne aveano il consenso. — Nella <i>Lisistrata</i> di <span class="smcap">Aristofane</span> -c'è anche di meglio: e il <i>provveditore</i> si lamenta che sian -gli stessi mariti che procacciano alle mogli certe distrazioni: -«Noi uomini abbiamo aiutato le donne a diventar -malvagie. Noi andiamo alle botteghe degli artieri e diciamo: -orefice, della collana che mi avevi fabbricata, ballando -ier sera la mia donna, cadde la ghianda del fermaglio. -Io devo navigar per Salamina. <i>Tu se hai tempo fa -in ogni modo di recarti da lei verso sera</i>, e riponle la -ghianda al luogo suo. Un altro ad un calzolaio giovine... -così parla: o calzolaio, la correggia preme alla mia donna -il dito mignolo del piede che è tenero assai. <i>Tu va a lei -sul mezzogiorno</i>, e rilassala alquanto, sicchè si faccia più -larga. E così, da queste cose hanno origine quell'altre somiglianti...» -<i>Lisistr.</i>, v. 404-420.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note195"> -<p><span class="label"><a href="#tag195">195</a>. </span>«Meglio un amico sulla terra e innanzi ai nostri -occhi che un tesoro sotterra e lungi da noi». <span class="smcap">Menandro</span>, -<i>Citarista</i>, fr. 3. «Nulla è più prezioso di un amico sicuro: -nè ricchezza, nè regno». <span class="smcap">Eurip.</span>, <i>Oreste</i>, v. 1155.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note196"> -<p><span class="label"><a href="#tag196">196</a>. </span>«Quando tu mi parli, tagli la fiamma, soffii nella -rete, ficchi un chiodo nella spugna». <span class="smcap">Aristen.</span>, <i>Lett.</i>, II, 20.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note197"> -<p><span class="label"><a href="#tag197">197</a>. </span>κοινὰ γὰρ τὰ τῶν φιλων Così Pilade a Oreste, in -<span class="smcap">Eurip.</span>, <i>Oreste</i>, v. 735 — verso passato in uso proverbiale. -Cfr. <span class="smcap">Alcifr.</span>, <i>Lett.</i>, I, 7. <span class="smcap">Enea Sofista</span>, <i>Lett.</i>, <span class="smcap lowercase">VI</span>. <span class="smcap">Procop. -Sof.</span>, <span class="smcap lowercase">CXIX</span>.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note198"> -<p><span class="label"><a href="#tag198">198</a>. </span><span class="smcap">Aristen.</span>, <i>Lett.</i>, I, 17.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note199"> -<p><span class="label"><a href="#tag199">199</a>. </span><span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Ecclesiazuse</i>, v. 597 seg., 605 seg. Cfr. -il <i>Pluto</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note200"> -<p><span class="label"><a href="#tag200">200</a>. </span>Nei cassettoni e negli armadi delle vesti e biancherie -usavano metter pomi, per dar a quelle il buon -odore. Indi il coro delle <i>Vespe</i> in <span class="smcap">Aristofane</span>: «Di -que' poeti che studieranno dire e trovar cose nuove, tenete -in serbo le sentenze e riponetele nelle arche insiem coi -pomi (ἐσβαλλετε τ’ ἐς τὰς κιβωτοὺς μετὰ τῶν μήλων). -Se farete ciò per l'anno intero, le vostre vesti avranno -odore di senno». <i>Vespe</i>, 1055-59.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note201"> -<p><span class="label"><a href="#tag201">201</a>. </span>«<i>E l'adultero perirà con un bel rafano nel di -dietro</i>.» <span class="smcap">Alcifr.</span>, <i>Lett.</i>, <span class="smcap lowercase">III</span>, 62. -</p> - -<p> -Varie e severe <i>ab antico</i> in Atene le pene che colpian -l'adulterio (μοιχεία) consumato e tentato, adultero e adultera -in una. Mi limito a qui raccogliere, coordinandole, -le disposizioni principali del diritto penale ateniese su la -materia — i limiti di queste note non assentendomi più -lungo discorso. -</p> - -<p> -Tralascio parlar delle pene circa i mariti adulteri. Dacchè -le leggi permettevano ai mariti il commercio con le -meretrici e il tener concubine per averne prole, anco legittimabile -(<span class="smcap">Dem.</span>, <i>C. Neera, C. Aristocr.</i>): e la domanda di -divorzio, fatta dalla moglie in persona davanti all'arconte -promovendo azione per maltrattamenti (κακώσεως δίκη), -era la sola risorsa e sanzione penale che alle mogli restava -contro il marito infedele. -</p> - -<p> -Passo alle donne adultere e ai loro drudi. -</p> - -<p class="center"> -UOMINI ADULTERI. -</p> - -<p> -§ 1. Solone con legge «permise uccidere l'adultero a -chi lo cogliesse sul fatto» <span class="smcap">Plut.</span>, <i>Sol.</i> -</p> - -<p> -«Fu colto (Agorato) in flagrante adulterio (ἐλήφθη μοιχός) -pel qual delitto la legge scrive la morte in pena». -<span class="smcap">Lisia</span>, <i>C. Agor.</i>, 66. -</p> - -<p> -Eufileto all'adultero Eratostene da lui sorpreso nella -stanza conjugale: «Non io sto per ucciderti, ma la legge -della città che tu per lascivia dispregiasti». <span class="smcap">Lisia</span>, <i>Uccis. -Eratost.</i>, 26. -</p> - -<p> -§ 2. Adulterio, e come tale punito, non era quello -solo commesso colla moglie. «Se alcuno ucciderà un altro -cogliendolo presso la moglie, o <i>la sorella</i>, o <i>la concubina -mantenuta per averne figliuoli</i>, non sarà reo d'omicidio». -(<span class="smcap">Dem.</span>, <i>C. Aristocr.</i>, 637). -</p> - -<p> -«All'Areopago è prescritto non condannar per uccisione -chi colse l'adultero presso la moglie sua. E questo il legislatore -stimò giusto <i>tanto per le mogli legittime quanto -per le concubine</i> (παλλακαῖς): certo, se avesse avuto pene -più gravi per la violazione delle mogli, le avrebbe poste: -maggiori dell'uccidere non avendone, irrogò la stessa per -adulterio con moglie o concubina del pari». <span class="smcap">Lisia</span>, <i>Ucc. -Eratost.</i>, 30, 31. -</p> - -<p> -§ 3. Adulterio, e come tale passibile di morte, intendevasi -quello preceduto da seduzione. Stuprare una moglie, -violentandola, era reato minore e punito di sola multa. -«La legge comanda che se uno avrà stuprato a forza -uom libero o fanciullo paghi multa doppia che se stuprasse -un servo: se poi avrà stuprato a forza una donna -maritata, sopra le quali è permesso uccidere l'adultero colto -in fatto, incorra la multa medesima. Tanto, o giudici, quei -che aggrediscono colla forza, il legislatore stimò degni di -minor pena di quei che ricorrono alle blandizie persuasive: -poichè quelli dannò nel capo, questi con multa sola». -<span class="smcap">Lisia</span>, <i>Uccis. Eratost.</i>, 32. -</p> - -<p> -§ 4. Se non ucciso sul fatto, poteva l'adultero essere -punito con altre pene e tradotto in giudizio. Esigevasi però -sempre per le stesse e per la traduzione in giudizio <i>la flagranza</i>. -«έλήφθη μοιχὸς», <span class="smcap">Lisia</span>, <i>C. Agor.</i>, 26. «ἐφ ῇ ἂν μοιχὸς ἄλω». -<span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Neera</i>, 1374. — «μοιχὸς ἑάλω... ἄνθρα ἐν ἄνθροις (<i>membra in membris</i>) ἒχων» <span class="smcap">Luc.</span>, <i>Eunuc.</i> — «<i>Et -hoc est quod Solon et Draco dicunt:</i> ἐν ἒργῳ». <span class="smcap">Ulpiano</span>. -</p> - -<p> -§ 5. La flagranza riguardava l'adulterio non solo consumato, -ma anche tentato, e non compiuto per circostanza -indipendente dalla volontà dell'adultero. «Punisce la legge -come adultero non solo chi commise in fatto l'adulterio -ma anche chi lo volle o tentò (βουληδέντα)» — <span class="smcap">Massimo -Tir.</span>, <i>Diss.</i> <span class="smcap lowercase">II</span>. -</p> - -<p> -§ 6. Il marito che non uccide l'adultero, e intende punirlo -d'altra pena, si impossessa della persona dell'adultero -legandolo: o rilasciandolo libero, solo dietro malleveria. Su -la legittimità della cattura, e quindi sul merito dell'accusa -d'adulterio, decide il tribunale. «Se alcuno avrà messo ingiustamente -i lacci ad un altro come adultero, questi lo -accusi ai Tesmoteti: e <i>se</i> vincerà e apparirà legato ingiustamente, -sia libero, e sciolti i mallevadori da obbligo; se -invece è chiarito adultero, i mallevadori riconsegninlo all'accusatore». — <span class="smcap">Dem.</span>, -<i>C. Neera</i>, 1367. -</p> - -<p> -§ 7. Le pene sussidiarie, <i>in luogo e vece dell'uccisione</i>, -sono a piacer del marito o <i>pecuniarie</i> o <i>corporali</i>. -Può il marito accontentarsi di una multa. «<i>È legge l'adultero -multarsi in danaro</i>». <span class="smcap">Ermogen.</span>, <i>De invent.</i>, II, 1. — «<i>È -legge l'adultero pagare o morire</i>». — <span class="smcap">Auct.</span> <i>Probl. -Rhet.</i> «E quegli (l'adultero Eratostene) mi prega, mi supplica -di non ucciderlo, <i>ma di ricever denaro</i> in componimento». -<span class="smcap">Lisia</span>, <span class="smcap">Ucc. Erat.</span>, 25. «Stefano sorprende Epeneto -come adultero e gli estorce trenta mine: delle quali -avuti mallevadori, lasciò andar libero Epeneto, tenendosi -certo del danaro». <span class="smcap">Dem.</span>, <i>C. Neera</i>, 1367. -</p> - -<p> -§ 8. Le pene corporali, in luogo dell'uccisione, potean -essere di vario genere a piacer del marito: e inflitte nello -stesso recinto del tribunale giudicante sulla legittimità della -cattura. «Se è chiarito adultero, i mallevadori riconsegninlo -all'accusatore, il quale, lì nello stesso tribunale <i>può -far su di lui, purchè senza spada, ciò che vuole, secondo -conviensi ad adultero</i>». (ἄνευ ἐγχειριδιου χρῆσθαι ὄ τι ἄν βουληθῆ ως μοιχῳ). <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Neera</i>, 1367. -</p> - -<p> -§ 9. Nella antecedente designazione sono comprese -le pene: -</p> - -<p> -α. <i>dell'accecamento.</i> «Stabiliva la legge potersi -impunemente accecare (τυφλοῦσθαι) l'adultero colto in -fatto». <span class="smcap">Auct.</span>, <i>Probl. Reth.</i>, c. 58. «<i>Adulteros deprehensos -licet excœcare</i>». <span class="smcap">Cur. Fortunatianus</span>, <i>Rhet. Scol.</i> -</p> - -<p> -β. del <i>marchio</i> rovente. «ἔξεστι στιξειν τοὺς μοιχούς». <span class="smcap">Hermog.</span>, <i>Part. Stat.</i> — νόμος τὸν μοιχὸν στιξειν. -<span class="smcap">Marcellinus</span>. -</p> - -<p> -γ. del <i>rafano</i> (ῥαφανιδωσις). Faceasi star carponi -l'adultero e pelategli le natiche con cenere calda, gli -si ficcava nel podice un rafano de' più grandi. <span class="smcap">Suida</span>, alle -voci ραφανιδωθὴναι e μοιχὸς. — <span class="smcap">Alcifr.</span>, <i>Lett.</i>, III, 62. — In -luogo di un rafano si usava anche un pesce detto <i>mugile</i>. -<span class="smcap">Catullo</span>, carm. XV. -</p> - -<p> -§ 10. Il marito che <i>uccide</i> con pene corporali l'adultero -non ucciso sul fatto, risponde di omicidio. — ἄνευ ἐγχειριδίου, <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Neer.</i>, loc. cit. «Chi bollando -l'adultero, lo uccide, è reo di omicidio». <span class="smcap">Hermog.</span> e <span class="smcap">Marcell.</span>, -loc. cit. -</p> - -<p> -§ 11. È condannato il medico che cura gli adulteri, -castigati col marchio o col rafano. «’Ιατρὸς, τὰ τῶν μοιχῶν ίώμενος στίγματα, κρίνεται» <span class="smcap">Sopater.</span> -</p> - -<p> -§ 12. Vietato è all'adultero l'ingresso ne' templi. -<span class="smcap">Sop.</span>, <i>in Hermog.</i> -</p> - -<p class="center"> -DONNE ADULTERE. -</p> - -<p> -§ 13. Lecito è uccidere l'adultero (colto sul fatto) e -l'adultera insieme. <span class="smcap">Hermog.</span>, <i>Part. St.</i> — <span class="smcap">Marcellinus</span>, in -<span class="smcap">Cicer.</span>, <i>Rhetor.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. -</p> - -<p> -§ 14. Il marito che non uccide l'adultera (colta in fatto) -è però obbligato a ripudiarla. «Quando abbia sorpreso in -fatto l'adultera, chi la sorprende non potrà più dimorare -con la moglie: e se dimorerà con essa, sia punito d'infamia». -<span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Neer.</i>, 1374. -</p> - -<p> -§ 15. La donna adultera ripudiata non ha dritto alla -restituzione della dote. «<i>È legge che la dote dell'adultera</i> -resti al marito». <span class="smcap">Sopater.</span> <i>Divis. Quæst</i>. Cfr. <span class="smcap">Libanius</span>, -<i>Declam.</i>, 35. — «Trovando la moglie non costumata e reputandosi -ingannato, la scacciò, gravida, di casa e non le -restituì la dote». <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Neera</i>. -</p> - -<p> -§ 16. «<i>Legge dell'adulterio.</i> Nè alla moglie (per -adulterio ripudiata) sia lecito entrar nei pubblici templi, -se è stata trovata col drudo: e se vi entri, ognuno possa -maltrattarla a piacere, tranne che ucciderla». <span class="smcap">Demostene</span>, -<i>C. Neer.</i>, 1374. «Perciocchè, se una donna è stata colta con -l'adultero, non può più entrare nei templi per vedere e -supplicare, come può fare una straniera e un'ancella, a cui -lo consentono le leggi. E se le adultere vi entrano in onta -alle leggi, ognuno può maltrattarle a suo talento, purchè -non le uccida. E se la legge eccettuò la morte, mentre volle -impune ogni altro maltrattamento, questo fece perchè non -volle contaminati i templi». <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Neer.</i>, ibid. «Solone, -dei legislatori il più glorioso, scrisse all'uso antico -decreti solenni sul buon costume delle donne. Imperocchè -alla moglie presso la quale sia stato sorpreso l'adultero -non consente adornarsi, nè entrare nei pubblici templi, affinchè -con la sua presenza non corrompa le donne oneste. -Che se vi entri e se si abbigli, ordina al primo capitato di -lacerarle le vesti e di strapparle gli ornamenti e di batterla, -purchè non la uccida nè la ferisca. Così il legislatore -vitupera questa donna e le crea una vita peggior della -morte». <span class="smcap">Eschine</span>, <i>C. Timarco</i>, § 183. -</p> - -<p> -§ 17. La moglie accusata d'adulterio può discolparsi -dando il giuramento d'innocenza al pozzo di Callicoro. -«A Mnesiloco Peanese scopersi le impudicizie di sua moglie: -ed egli che aveva ogni modo di appurar la cosa (o -uom proprio di zucchero!) ripose tutto nell'affar del giuramento. -Pertanto la donna condussero al pozzo di Eleusi -detto Callicoro: ivi spergiurò e del delitto purgossi». -<span class="smcap">Alcifr.</span>, <i>Lett.</i>, <span class="smcap lowercase">III</span>, 69. -</p> - -<p class="center"> -SUI LENONI. -</p> - -<p> -§ 18. Ai lenoni era inflitta la morte. «Solone comanda -accusarsi i lenoni, e convinti dannarsi nel capo: -perchè alle persone desiderose di peccare ma vergognose -e dubbiose di trovarsi insieme, danno sfacciatamente e per -prezzo occasione ed agio al delinquere». <span class="smcap">Eschine</span>, <i>C. Timarco</i>.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note202"> -<p><span class="label"><a href="#tag202">202</a>. </span>Vedi nota antecedente sotto il numero 11.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note203"> -<p><span class="label"><a href="#tag203">203</a>. </span>Cfr. l'orazione di Lisia, in difesa di Eufileto, sulla -<i>Uccisione di Eratostene.</i></p> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span> -</p> - -<h2 id="atto3">ATTO TERZO</h2> -</div> - -<p class="center"> -Scena come nell'atto precedente -</p> - -<h3>SCENA I.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Mènecle</span> <i>e</i> <span class="smcap">Dàmocle</span> <i>tebano</i>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Dàm.</span> Mènecle, i profughi lasciano questa notte -Atene; ma le tue parole di ieri all'assemblea -rimarranno scritte nel cuore dei Tebani. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Tebe e i suoi profughi nulla mi devono. -Tebe accolse me profugo al tempo dei 30 tiranni; -ho sciolto il debito della ospitalità. In -quanti partite? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Dàm.</span> Pelopida, io ed altri dieci. Il resto dei profughi -<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span> -attenderà, per seguirci, nostre notizie al -confine<a class="tag" id="tag204" href="#note204">[204]</a>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Lo sapete che in Tebe i tiranni son sulle -guardie, che la città è ben munita, e che la -impresa vostra è temeraria? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Dàm.</span> Le nostre braccia sono gagliarde, i nostri -petti sono sicuri, le armi imbrandite per i Lari -sono sante. Giove le guiderà. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> E Giove dunque vi protegga. Bravi figlioli! -Vorrei aver vent'anni di meno per essere con -voi!... E avrò vostre nuove? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Dàm.</span> O da Tebe liberata... o dagli inferni. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>lo abbraccia</i>) Addio. (<i>Dàmocle esce</i>) Moriranno -tutti ma moriranno bene. -</p> - -<h3>SCENA II.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Mènecle</span> <i>solo.</i> -</p> - -<p> -(<i>Passeggia meditabondo</i>) Ora a colei... Quel maledetto -sospetto non mi dà tregua. Poc'anzi -la fantesca parea sulle mosse. Blèpo sarà ancora -alla guardia... Decisamente non mi riconosco -<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span> -più. È bastato quel sospetto molesto -per mandare i miei buoni propositi all'aria!... -E Giove scrutatore dell'anime m'è testimonio -s'essi eran sinceri!... Ci tenevo tanto alla soddisfazione -di poter dire: ho schiuso io nuove -gioie, nuovi orizzonti al di lei cuore! Se ella -invece ci ha già pensato da sè, la mia diventa -una generosità da far ridere Atene alle mie -spese... -</p> - -<h3>SCENA III.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Mènecle</span> <i>e</i> <span class="smcap">Blèpo.</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>ansioso</i>) E così?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> La vecchia è in trappola. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Da quando? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> Ora, ora. Usciva di casa frettolosa: e io salto -fuor dal vestibolo: <i>Alto là, gentil comare, arresta -il passo, e vieni un momento con me.</i> E -lei: <i>Impertinente! Sgombra dai piedi! Devo andar -per la padrona!</i> Ed io, prendendola delicatamente: -<i>Anderai dopo; intanto (comicamente -<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span> -declamando) inoltra, inoltra Alceste nella reggia -d'Admeto!</i> E lei: <i>Se non mi lasci la pagherai! — Io -te lasciar? giammai!... Vieni, o fanciulla, -e al mio signor rispondi — e dammi il foglio che -nel grembo ascondi!</i> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>irritato</i>) Ah! la finisci?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> Ho finito. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> E il foglio? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> È qua (<i>Mènecle afferra ansioso il foglio</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> E la vecchia? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> È là. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Entri! (<i>passeggia, concitato, stringendo il foglio -con mano convulsa</i>) Per i fulmini di Giove! -non eran dunque sospetti... (<i>fa per aprire il -foglio, poi si arresta</i>) ho paura di aprirlo. Sentiam -costei! -</p> - -<h3>SCENA IV.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Mènecle, Tratta</span> <i>e</i> <span class="smcap">Blèpo</span>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tr.</span> (<i>ancora di dentro, piangente, trascinata da Blèpo</i>) -Santissime dee! Mi vuoi lasciare, furfante!... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> (<i>di dentro, declamatorio</i>) Calma, calma, o fanciulla! -Umana cosa è il pianto! (<i>entra, tenendo -per un braccio la vecchia</i>) Ecco, o padrone, la -vezzosa Tratta... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tr.</span> (<i>a Blèpo</i>) Scoppia!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> ... che da un'ora mi tormenta, perchè vuole -parlare con te. (<i>a Tratta, con far tragico</i>) Parla! -favella! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tr.</span> (<i>piagnucolando</i>) O padrone! padrone! lo giuro -a Venere che non ho fatto nulla e costui mi -ha indegnamente maltrattata! (<i>Blèpo fa gesti -comici negativi, come scandalizzandosi dell'asserzione</i>) -Fammi ragione... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Comincia a dar ragione di te mezzana indegna!... -Scegli tra lo staffile e il dire la -verità...<a class="tag" id="tag205" href="#note205">[205]</a>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> (<i>ripetendo con far tragico</i>) Scegli! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tr.</span> O padrone, sì la dirò, la verità, ma ne attesto -le Dee che sono innocente! Io glie lo -davo il foglio, e questo sfrontato senza lasciarmi -tempo, ha allungato apposta le mani -sul mio seno... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> Seno, lo chiama! Non le credere... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>a Blèpo</i>) Taci, furfante. Esci. (<i>imperioso</i>) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> Ecco la ricompensa!... (<i>va via declamando</i>) -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>E fuor di casa le fantesce indegne</i></p> -<p class="i01"><i>Van del marito a trafficar lo scorno!...</i><a class="tag" id="tag206" href="#note206">[206]</a>.</p> -</div></div> - -<p> -Seno, lo chiama!... -</p> - -<h3>SCENA V.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Mènecle</span> <i>e</i> <span class="smcap">Tratta</span>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Alle corte. E bada a non mentire. Da -quanto tempo fai questo ufficio di... Iride -messaggiera? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tr.</span> Che le Furie mi portino via, se non è questa -soltanto la seconda volta. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Ah!... (<i>frenandosi</i>) E quando... la prima? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tr.</span> L'altro ieri. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (Il cuore me lo diceva!) E, n'è vero... da -Cròbilo? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tr.</span> Sì, padrone. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> E Aglae t'avrà detto di non dir nulla... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tr.</span> Oh no! niente la mi disse... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Ed ora da Cròbilo ci tornavi... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tr.</span> No, no, padrone... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Come no? Questo foglio non lo portavi -a Cròbilo? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tr.</span> No. -</p> - -<p> -Mèn. Neghi ancora? A chi dunque, sfacciata? -O confessa, o... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tr.</span> A Elèo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>balzando di sorpresa</i>) Elèo?!! Eh? O quanti -ne ha? Elèo?... (<i>lunga pausa. Mènecle si passa -la mano sulla fronte, guarda la vecchia, guarda -il papiro, fa per isvolgerlo, trema di svolgerlo, -s'arresta ancora</i>) No... no... tu menti... non è -possibile! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tr.</span> Buttami dalla torre del Ceràmico<a class="tag" id="tag207" href="#note207">[207]</a> se -non è vero che ad Elèo lo portavo... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>con accento lungo, doloroso</i>) Anche Elèo!... -(<i>si copre, angosciato, delle mani il volto: poi, -cupo, a Tratta</i>) Va. Più tardi con te aggiusteremo -i conti... Blèpo!... (<i>a Blèpo che si affaccia</i>) -Tieni costei sotto custodia!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tr.</span> Venere santa! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> Non temere... (<i>trascinandola via</i>) Venere ti -ascolterà... Io attentare al tuo onore!... (<i>escono -<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span> -continuando la vecchia a lamentarsi e Blèpo a -sermoneggiarla</i>). -</p> - -<h3>SCENA VI.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Mènecle</span> <i>solo</i>. -</p> - -<p> -(<i>Passeggia concitato, stringendo febbrilmente il papiro, -e dando in rotte esclamazioni</i>) Eppure l'accento -di colei non mentiva... Elèo!... Elèo -ch'io credevo il più leale dei giovani!... Ch'io -amavo, e da cui mi credevo amato come da -un figlio!... Ma a questa mia età, non vi è -dunque più un solo volto d'amico, un solo -affetto sincero sulla terra?... Povero imbecille!... -i giovani hanno fretta e non aspettano -che la mano gelida di un vecchio rechi -loro la felicità! se la pigliano da sè... (<i>terge una -lagrima</i>) Eppure costava loro sì poco l'attendere! -Glie l'avrei ritardata di sì poco!... Addio, -mio bel sogno! Coraggio!... (<i>apre la lettera</i>) -È proprio lui!... (<i>Si butta a sedere e riprende -a leggere. Sul principio della lettura, legge forte -<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span> -il</i> <span class="smcap lowercase">GRAZIE DELLA TUA</span> <i>con cui comincia e che -gli strappa un'esclamazione e un movimento d'ira: -poi riprende convulso la lettura, ma subito alle -parole successive la sua fisonomia comincia a -rasserenarsi e gli sfugge qualche esclamazione rotta -di commozione e di sollievo</i>). -</p> - -<p class="indl"> -«Elèo!... -</p> - -<p> -«Grazie della tua. Se verrai oggi, sia dunque -la tua venuta per dirmi addio, in presenza -dì Mènecle <i>nostro...</i> (<i>a sè, commosso</i>) (Sono -ancora il loro Mènecle! Meno male!) Sì, io ti -ringrazio di avere sentito alla stessa ora, nel -cuor tuo, la parola che a me veniva sul labbro. -Aglae ed Elèo non devono più incontrarsi -sotto lo stesso tetto, fino a che Mènecle vive -(<i>fra sè, approvando, con inflessione fra comico e -intenerito</i>) (Ciò è onesto!) Ah sì, mio Elèo, -noi non possiamo obliarlo ciò che dobbiamo -a quella testa canuta. (<i>Mènecle si asciuga una -lagrima</i>) Ed io più di te: tu lo sai, tu, testimone -della sua astuzia magnanima, per -indurmi a riprendere una libertà, che facesse -<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span> -lieti i miei giorni serbando illibato il mio -nome... (Come? come?) tu che meco leggesti -il suo affettuoso addio... (Oh! i mariuoli!) -(<i>Mènecle sorride di gioia e commozione</i>) -O Elèo! Vide la Grecia eroi ed eroine, e -sagrifici illustri: non mai ne vide di più veri -e più nobilmente modesti! È dolce la morte -per la patria, sapendo di dare ai secoli il -nome: è dolce a vent'anni la morte per la -donna amata, sapendo di averne l'amore: -nessun Greco dai capelli bianchi affrontò -per una fanciulla ciò che è ben peggio della -morte: vivere vecchio, solo e sconsolato. -(<i>Mènecle vinto dall'emozione, s'asciuga una lagrima -e sorride</i>) (Ma come sa scrivere quella -birichina!) Oh, io rimarrò con Mènecle fino -all'ultimo de' suoi giorni... (Se io lo permetterò!) -superba che tu mi approvi... (Ah -lui approva! Bravo!) Farò di tutto per consolare -quell'anima generosa che ha amato -troppo in gioventù per non sentir bisogno -di qualcosa che le rammenti il passato. Vedi, -ieri, col solo aver dato al suo cuore la occupazione -<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span> -della gelosia... (La briccona!) il -povero vecchio pareva tutto cambiato: a -quest'ora, scommetto, non pensa già più al -suo triste disegno, inseguendo questa piccola -cura che lo molesta e lo alletta, gli sveglia -il ricordo di emozioni antiche. Forse già sospetta -di Cròbilo: e io tollero per ora le visite -di quell'imbecille... (Cròbilo fa progressi!...) -che anch'oggi verrà... Ma non confondiam -la commedia con le cose serie. Addio, Elèo, -addio, amico. Gli Dei ti proteggano... e ti -serbino un giorno... (Ti serbino...?) (<i>Mènecle -che man mano verso la fine è venuto leggendo sempre -più rapido e sicuro, con volto ilare e accento -concitato per gioia ed emozione, giunto a questa -parola, improvvisamente si arresta, ritorna scurissimo -in volto e depone il foglio con espressione -angosciosa. Una visibile lotta si combatte nel suo -animo. Parecchie volte fa atto di padroneggiarsi -per continuar a leggere il resto della frase, e -altrettante esita. Infine con uno sforzo penoso ma -risoluto pone l'occhio sulla carta, e alle parole -che terminano la frase e la lettera balza in piedi -<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span> -con un urlo di gioia</i>)... all'onor della Grecia!» -Ah! Molto ben detto. -</p> - -<p> -(<i>Mènecle, rasserenato, contento, passeggia su e giù -discorrendo seco con vivacità febbrile</i>) Ma non si -dirà mai che Mènecle a sessantacinque anni -si è lasciato sopraffare in generosità da due -fanciulli! E quella birichina che s'intende di -burlarmi, la burlerò io!... Bravi figliuoli! Che -Giove vi benedica — per il bene che volete a -questo povero vecchio... (<i>dopo una pausa, intenerito</i>) -e per quello che vi volete tra di voi! -Quanto a quella buona lana di Cròbilo — l'imbecille -Cròbilo — eh, se stesse a lui, non -lo è poi tanto — farà i conti con Aglae... -e con sua moglie... (<i>va all'uscio e chiama</i>) -Blèpo! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span> -</p> - -<h3>SCENA VII.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Mènecle, Blèpo</span> <i>e</i> <span class="smcap">Tratta</span>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>a Blèpo</i>) Conduci qua la vecchia. (<i>Blèpo -esce</i>) Questa lettera a ogni modo è troppo -bella e merita che Elèo la veda! Queste -cose... a quell'età... fanno bene!... educano il -cuore dei giovani!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> (<i>di dentro</i>) Coraggio! che il padrone è allegro! -Tergi l'amaro pianto!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tr.</span> (<i>ancora piagnucolosa</i>) Oh mio buon padrone... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Non tante smorfie... Riprendi questa lettera -e riportala al suo destino. E Aglae non sappia -che m'hai parlato.<a class="tag" id="tag208" href="#note208">[208]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tr.</span> Sì, sì, padrone! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> (<i>a lei che se ne va, nell'uscire assieme</i>) Vedi? -«<i>dopo le nubi — nella reggia d'Admeto il sol -risplende...</i>» -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tr.</span> (<i>a Blèpo nell'andarsene</i>) Lo vedi se ero innocente, -o birbante?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> (<i>fingendo indignarsi, con posa tragi-comica</i>) -Fanciulla!... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tr.</span> Faccia da gufo!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bl.</span> Vezzosa Venere!... io attentare al tuo seno!... -(<i>vanno via bisticciandosi, la vecchia collerica e -Blèpo gravemente canzonatorio</i>). -</p> - -<h3>SCENA VIII.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Mènecle</span> <i>solo</i>. -</p> - -<p> -Ed ora... Oh! il gnomone segna la nona... Se -Cròbilo ha da venire, a momenti sarà qui. -Adesso gli lascio più tranquillo il posto... e -lo servo io... Ah, eccolo... l'<i>imbecille Cròbilo</i>... -(<i>s'avvia ad uscire dalla porta interna, ch'è nel -mezzo</i>) Non guastiamogli i progressi!... Quanto -ai due ragazzi poi... (<i>Nello andarsene, si arresta -ad un tratto, essendosi fermato il suo sguardo -sopra una vecchia panòplia appesa alla parete. -La sua faccia, dianzi rasserenata, si è rifatta -seria, triste, pensosa. Sembra assorto in qualche -improvvisa idea. Distacca macchinalmente dalla -panòplia una vecchia spada, la sfodera, e l'esamina -lungamente</i>) Quanta ruggine!... (<i>cogitabondo, -<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span> -brandisce due o tre volte la spada, squassandola, -come per provar la forza del braccio. -Poi, come soddisfatto della prova, con gesto rapido, -la rinfodera, la rimette a posto, va concitato -ad un tavolo, scrive poche righe, poi chiama</i>) -Blèpo! (<i>Blèpo compare</i>) Questo a Pelopida!... -(<i>gli consegna una tavoletta quindi va via ripetendo -con accento di soddisfazione commossa</i>) -Quanto ai due ragazzi poi... (<i>esce</i>). -</p> - -<h3>SCENA IX.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Cròbilo</span> <i>solo</i>. -</p> - -<p> -(<i>Voce di fantesca di dentro</i>) Aspetta qui — verrà -a momenti. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>si avanza guardingo, pauroso, dal peristilio -a destra, in punta di piedi, spiando intorno</i>) La -piazza è deserta. (<i>rassicurato</i>) Meno male!... -(<i>tentennando il capo</i>) Curiosa! La mi fa venir -qui — evidentemente è un convegno — e invece -di ricevermi nelle sue stanze, la mi riceve -nell'aula comune... Basta! speriamo avrà preso -<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span> -le sue misure... Non ci avrei nessun gusto -di incontrar Mènecle. Mi squadrava ieri e mi -contava quegli atti di ferocia, con una disinvoltura... -Brrrr!... Mènecle sarà un buon amico, -ma non è uomo mite nell'arte di governo... -e non è quello il sistema di cattivarsi le popolazioni!... -Ma già, nelle sue cose è un po' -strambo... non l'ho mai capito troppo bene... -Quello che capisco benissimo è che Aglae -con lui non se la intende... Ah, ella è qui... -Numi! come è bella! par Venere che esce -dalle spume! -</p> - -<h3>SCENA X.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Cròbilo</span> <i>e</i> <span class="smcap">Aglae</span>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>entrando con far cordialissimo, disinvolto</i>) -Salute, buon Cròbilo!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>misterioso</i>) Ssssss!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>forte, mostrando sorpresa</i>) Che è?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Ssssss! (<i>sottovoce, facendole segno di parlar -più piano</i>) C'è del nuovo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Nuovo di che?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>con gesti</i>) Tu non sai... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Che cosa? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Mènecle... (<i>parla esitante, sconcertato dalla -tranquillità con cui Aglae lo guarda</i>) ha dei sospetti... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>disinvolta</i>) Fa benissimo. È il dovere di -un marito di averne. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>sconcertato</i>) Eh? (Cosa dice?...) E... tu...? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> E il dovere di una moglie è di lasciarglieli. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>tentennando il capo, fra sè</i>) (Comincio... a -non capire). (<i>ad Aglae</i>) Ah... già... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>senza darsi per intesa della sua sorpresa</i>) Meglio -in faccia a Giove custode dei giuramenti -essere moglie sospettata... (<i>moto di compiacenza -di Cròbilo</i>) ... anche ingiustamente... (<i>gesto -di disappunto di Cròbilo</i>) dal marito, che -essere marito ingiusto colla moglie... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>rasserenasi</i>) (Ora mi raccapezzo!) Ah sì! -Mènecle è ingiusto, più che ingiusto... con -te... (E governava le isole in quel modo...! -Prudenza! Battiamo largo!...) Però, se egli -pensasse a risarcire... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Credi tu che gli anni di una fanciulla sciupati -nella solitudine si risarciscano?... Tu non -sai... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> So, so!... (Povera ragazza!) Ma tu sola -non sei... vi hanno cuori che ti sanno compiangere... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>con accento vibratissimo, sdegnoso</i>) Compiangere?... -Aglae non ha bisogno di compianto. -Alla mia età, si sente; alla mia età -si <i>ama</i>, intendi?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>guardandola con compiacenza</i>) (Eh! come -lo dice!...) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>incalzando</i>) Alla età mia, c'è qui dentro -un cuore che batte, c'è un'anima che ferve, -che soffre, che s'irrita, che ha bisogno del -suo lembo di mondo e di cielo!... E quando -la povera anima piange trovandosi al buio, -quando si lagna perchè trovasi al chiuso... -la <i>si compiange!</i> Bel conforto! tenetevelo! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (Ha ragione!) No... Aglae... senti... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>non dandogli retta, e in vista di sempre più accalorarsi</i>) -No... non è questo che essa chiedeva! -Questa oscurità mi intristisce: datemi -<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span> -la mia parte di luce! questo chiuso mi soffoca: -datemi la mia parte di aria!... <i>Aprite! -aprite! Questo volevo!...</i> (<i>si abbandona come -spossata dallo sforzo, su di una sedia: poi dopo -una pausa, volgendosi a Cròbilo</i>) Oh, Cròbilo... -perdona... mi dimenticavo e ti ho annoiato -co' miei lamenti... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Annoiarmi! ma va avanti!... ma va avanti! -Parlano in tua bocca le Sirene! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> E or che ci penso, ho avuto torto di rispondere -alla tua... e di farti venir qui... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Perchè? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Perchè il favore che avevo a chiederti... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>fra sè, malizioso</i>) (Pretesti!...). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> ... tu non puoi farmelo... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>concitato, insinuante, carezzevole</i>) Ecco... -vedi... ciò si chiama essere ingiusti... Aglae, -non hai mai udito dire che le anime colpite -dalla stessa sventura tendono, per istinto, a -ravvicinarsi? Io, dianzi, ti ascoltavo commosso... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>a parte</i>) (Brutto ipocrita!) E tu... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> E chi ti dice che anch'io non sia uno -<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span> -spirito sofferente che inseguiva uno splendido -ideale, strappatogli dalla triste realtà? -Il mio ideale era un'anima che comprendesse -la mia... si chiamava: la bellezza, la -felicità, l'amore...! la realtà si chiama... (<i>con -voce cupa</i>) Mìrtala!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>a parte</i>) (Qui ci vorrebbe lei!) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Io, vedi, m'ero detto: Ecco, o Cròbilo, -gli Dei t'hanno dato la generosità, la virtù... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (la modestia...) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> ... tu hai da essi una bella missione nel -mondo. Troverai sulla tua strada la menzogna, -e la smaschererai; troverai la sapienza, -le strapperai i segreti; troverai la gloria, le -darai le corone; troverai la virtù, la assisterai; -la sventura, la consolerai... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (... tua moglie, la tradirai...) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> ... Aglae, tu sei sventurata... e mi vuoi -togliere il conforto di esercitare sulla terra... -la mia missione? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Oh no... ma... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Ne dubiti... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> No, ma, vedi, è una missione pericolosa -<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span> -la tua. L'ultima volta che fui a Corinto, passando -in lettiga dalla piazza del mercato, vidi -la casetta di Antifonte l'oratore, quello, sai, -che Atene condannò a morte poco tempo -prima di Socrate... E mi fermò la scritta che -era ancora sulla porta: «<i>Ufficio di consolazioni. -Qui dimora Antifonte, il quale ha la virtù di -guarire con parole gli addolorati</i>...»<a class="tag" id="tag209" href="#note209">[209]</a> La tua -missione medesima! e l'umanità glie n'è stata -così riconoscente, che lo ha condannato a -bere la cicuta... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Alla quale noi rinunziamo! L'umanità è -stata sempre ingrata. Ma Antifonte guariva -con le parole... e non coi fatti... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>suggestiva, velatamente ironica</i>) E tu invece... -<i>uomo di fatti</i>, sei!... Ma da quando questa missione -il tuo buon demone t'ha suggerito di -esercitarla?... Fino a ieri nulla ne seppi... e -poi, Aglae, supposto avesse bisogno di un -consolatore, vorrebbe prima accertarsi che -sia quello veramente che ebbe quest'incarico -dai Numi: che sappia indovinar nella sua -anima ogni fremito de' suoi desiderî, ogni -<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span> -sussulto delle sue speranze, ogni lagrima dei -suoi dolori... (<i>dopo dette queste parole con voce -insinuantissima, mutando a un tratto bruscamente -accento</i>) ... vedi bene che tu non puoi essere -quello... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>vivissimo</i>) E se lo fossi?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Se lo fosti anche... non ne troveresti il -tempo... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>incalzante</i>) E se lo trovassi?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>fingendosi perplessa</i>) Se lo trovasti... (<i>con -pentimento brusco</i>) E poi no... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Mettimi alla prova... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Davvero? E tu sai... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> So tutto. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> E acconsentiresti... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Se acconsento!... (<i>fra sè, un po' sconcertato</i>) -(Consentire??... che diamine?...) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Oh grazie!... Perchè capisci... dal momento -che tu sai tutto... -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Batte su queste parole con insistenza maliziosa). -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>impaziente, incalzantissimo</i>) Tutto, tutto... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Non ci sei che tu... E tu dunque gli parlerai?... -quando?... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>sbalordito</i>) Parlare... a chi?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>con tutta naturalezza</i>) Ma a lui... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>sempre più sbalordito</i>) Già... già!... Ma... -lui... chi?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Ma a Mènecle... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Eh?!... (<i>dà uno sbalzo di spavento</i>) (Quella -ci mancherebbe!... con quel po' po' di sentenze!...) -(<i>sconcertatissimo, e pure sforzandosi nasconder -l'imbarazzo</i>) Ah... già, già... Ma... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>fingendo non accorgersi del suo turbamento</i>) -Ma tu vedi che da qui bisogna uscirne, per -le Dee!... bisogna uscirne!... Esiti? Ah!... lo -sapevo... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>con uno sforzo</i>) Ma ti pare?!... Niente affatto!... -(<i>facendo la voce risoluta e cercando -farsi coraggio</i>) Cròbilo non indietreggia... e se -tu lo vuoi... (<i>vorrebbe dir qualche cosa, ma gli -manca il coraggio</i>) Ma permetti una parola... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>impaziente</i>) Cosa?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> ... nel tuo interesse... mi pare... non ti pare... -parlargli io... fare uno scandalo... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Scandalo? (<i>fingendo sorpresa</i>) Scandalo il -dirgli che fa male a trattare così la sua compagna, -<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span> -sposata innanzi agli Dei patrî ed agli -Dei del focolare?... il dirgli, coll'autorità di -un amico, che non son questi i giuramenti -innanzi all'arconte; scandalo il dirgli che sua -moglie soffre... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>balzando sbalordito</i>) Eh?! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> ... scandalo il ricondurmelo?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>sbalordito più che mai</i>) (O Febo! o spiriti! -lo ama!) E... e... questo era... che volevi? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>mostrando a tutta prima sorpresa della sua -sorpresa</i>) E che altro... dunque... imaginavi?... -Ah!... (<i>quasi un pensiero le balenasse, si fa improvvisamente -scura in viso, e s'appressa a -Cròbilo, figgendogli gli occhi in faccia, e parlandogli -con voce lenta, severissima</i>) Che altro -imaginavi che il labbro di Cròbilo, marito di -Mìrtala, potesse osar di confessare all'orecchio -di Aglae, la sposa di Mènecle?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>interdetto, confuso</i>) Io... nulla... nulla... Ma -le tue parole... questo invito... -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Da qualche istante è entrata in iscena Mìrtala introdotta -adagio da Blèpo, che le fa dei gesti maliziosi, -sulla soglia, additandole Cròbilo; vedendo questi, Mìrtala -si arresta, e ritraesi alquanto). -</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>seria e dignitosissima</i>) Il mio invito fu un -torto... se ebbi torto di crederti amico leale -di Mènecle e mio... Ma se Mènecle... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>spaventato, supplichevole</i>) No!... no!... (<i>concentrandosi -e meditabondo, coll'indice sotto il naso</i>) -(Ma dunque... avrebbe quasi l'aria di essere -una canzonatura?!...) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>proseguendo</i>) Ma se tua moglie... fosse qui... -(<i>Aglae s'è accorta della presenta di Mìrtala</i>) se -ti sentisse... che cosa direbbe di questa tua -improvvisa meraviglia?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>prorompendo, con voce risoluta, irritata</i>) -O per gli Dei! se mia moglie mi sentisse... -le direi... -</p> - -<h3>SCENA XI.</h3> - -<p class="pers"> -<i>Detti e</i> <span class="smcap">Mìrtala</span> (<i>già in iscena da qualche minuto</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>si è avanzata dalla soglia lentamente, e non -vista da Cròbilo, le si è posta a lato, senza guardarlo, -ritta, la testa alta, le mani sui fianchi</i>) -Sentiamo! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>voltandosi con ispavento alla voce di Mìrtala</i>) -(Mia moglie! son morto!) (<i>cercando ricomporsi -dalla paura, e uscirne, alla meglio, -con accento garbato</i>) Niente!... direi che la -sposa di Mènecle ha dato a Cròbilo una -prova di stima e di fiducia che lo onora... -(<i>a denti stretti</i>) (Questa non me l'aspettavo!) -Cara Mìrtala, sai... (<i>tenta parlarle con fare -sciolto e sorridente, ma lo sguardo minaccioso -di Mìrtala, fisso su di lui, lo sconcerta</i>) (Che -occhiacci! Giove me la mandi buona!) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>con voce lenta e severa, squadrandolo</i>) So... -E spero che l'incarico lo adempirai... (<i>abbraccia -Aglae</i>) Grazie, buona Aglae! Non dubitavo -di te.<a class="tag" id="tag210" href="#note210">[210]</a> Eh, pur troppo noi donne -siam sempre circondate di insidie!... Quanto -a questo Alcibiade sbagliato... (<i>squadrando Cròbilo</i>) -regoleremo i conti a casa... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> A tempo sei giunta, cara Mìrtala. Ma sii -buona con Cròbilo. Io gli chiesi un favore -che egli meglio d'altri può rendermi... fui -forse indiscreta... ma la sua bontà fu maggiore -della mia indiscrezione... (<i>a Cròb. cordialissima</i>) -<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span> -Grazie, Cròbilo! (<i>velatamente ironica, -affabile</i>) Oh, sì, gli Dei ti hanno data -una ben nobile missione! Troverai la sventura, -la soccorrerai;... le mogli abbandonate... -ai lor mariti le renderai... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>con ismorfie</i>) (Nella mia missione questo -non c'era...) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Sicuro, Mìrtala, ei m'ha promesso di rendermi -il mio Mènecle... è un'anima bella, il -tuo Cròbilo... Sii buona con lui. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Non dubitare, non dubitare. Se non fossi -buona, gli avrei portato quattro talenti di dote... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>premuroso, tentando ingraziarsela</i>) E la -possessione di Egìna... terreni aratorî di prima -qualità... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> (<i>fissandolo severissima</i>) Precisamente. E che -i colòni trascurano e abbisognano molto di -sorveglianza. Ci andremo insieme... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>con esclamazione comica di angoscia</i>) (Ohimè!... -l'esilio!... come Aristide... ma almeno -Aristide era solo!...) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Frattanto, in attesa di parlar con Mènecle, -ti rincrescerebbe accompagnarmi? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> Ma eccomi!... (<i>fra sè, ripetendo dolorosamente</i>) -(L'esilio!... come Temistocle!) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mìrt.</span> Addio Aglae... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Addio Mìrtala. Grazie, Cròbilo... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cròb.</span> (<i>con uno sforzo sopra di sè</i>) Nulla, nulla, -mio dovere... (Decisamente... era proprio una -canzonatura!...) (<i>ad Aglae</i>) Nulla!... (<i>a Mìrtala</i>) -Eccomi... (<i>con comica angoscia</i>) (L'esilio!... -come Alcibiade!) -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Si lascia macchinalmente condurre via da Mìrtala, -con aria di suprema dolorosa rassegnazione). -</p> -</div> - -<h3>SCENA XII.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Aglae</span> <i>sola</i>. -</p> - -<p> -(<i>Seguendo Cròbilo dello sguardo</i>) Imparerai meglio -un'altra volta la missione del consolatore... -(<i>pausa; poi fattasi triste, pensierosa, sospirando</i>) -Eppure, soltanto la povera Aglae lo sa, se -il suo cuore avrebbe oggi bisogno davvero di -conforto!... Coraggio!... Fra breve egli sarà -qui a dirmi addio... Povero Elèo! (<i>leva dallo -strofio un piccolo papiro e legge</i>) -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Te fuggo com'esule che disse l'addio...</p> -<p class="i02"> Ma volge la testa tornando a guardar!...</p> -<p class="i02"> E fugge... ma il segue più lungo il desio...</p> -<p class="i02"> E fugge... ma indietro vorrebbe tornar!</p> -<p class="i01">Mia triste, mia triste battaglia del core!</p> -<p class="i02"> Scrutarla non cerchi pupilla di uman!</p> -<p class="i02"> Lasciatemi questo mio povero amore!</p> -<p class="i02"> Per viverne solo, lo porto lontan!</p> -</div></div> - -<p> -Egli è qui!... Venere santa, dammi forza tu!.. -</p> - -<h3>SCENA XIII.</h3> - -<p class="pers"> -<span class="smcap">Aglae</span> <i>ed</i> <span class="smcap">Elèo</span>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>con effusione triste</i>) Elèo!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> Aglae! Ebbi la tua. (<i>commosso, cercando padroneggiarsi -e parer calmo</i>) Grazie... Reco gli -addii a Mènecle e a te. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>triste, commossa</i>) E tu parti... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> Stanotte. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>vivamente inquieta</i>) Per dove? con chi? -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> Con Pelopida tebano e i compagni suoi. -(<i>esclamazione di Aglae</i>) Tebe accolse mio padre -esule al tempo dei tiranni: è giusto che -<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span> -nell'ora delle sue sventure, il figlio paghi il -debito dell'ospitalità...<a class="tag" id="tag211" href="#note211">[211]</a> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>vivissimamente</i>) E tu... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> E io seguirò i fuorusciti nella più santa -delle imprese. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>dolorosamente esclamando</i>) O Dee! -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Si abbandona sur un sedile, sopraffatta dall'emozione -e piange). -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> Avresti preferito sapermi vivere, da te lontano, -una vita oscura, ignava, ingloriosa? Ignavia -per ignavia, tanto allora varrebbe la colpa!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>asciugandosi gli occhi e cercando padroneggiarsi</i>) -No, no! Perdona... hai ragione... Ma -tu sei eroe, figlio di eroi, ed io, dopo tutto, -non sono che una fanciulla. Perdona. Vedi. -Sono forte ora. (<i>parla con voce rotta, reprimendo -i singhiozzi</i>) Ti guardino i Numi! Oh -nessuna preghiera sarà mai loro salita più -fervida delle mie! Ti guardino i Numi! E -ricordati di Aglae!.. -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> Ricordarmi?! La tua lettera verrà meco come -la voce del buon genio mio. Le tue parole -mi han fatto triste insieme e superbo. Tutta -<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span> -la mia esistenza, dissi a me stesso, mi parrà -spesa bene, se sarà spesa a meritarmele. -Quando le ore mi passeranno più tristi, dirò: -Coraggio!... la stima di Aglae è con te. -Quando la lontananza mi parrà più incresciosa, -penserò che è per Aglae che l'affrontai: -e che, se al mio nome, tra i Greci, verrà -qualche gloria, Aglae lontana lo saprà. Così -avrò una ambizione nella mia vita, una luce -sulla mia via. E se un giorno sentissi le forze -mancarmi, e farmisi uggiosa la luce cara del -dì... vorrà dire che Aglae m'avrà dimenticato... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Oh Elèo! sei cattivo! e non dovresti esserlo -con la povera Aglae in quest'ora!... -Ecco, io avevo preparato un bel ricordo che -avrebbe fatto qualche volta sovvenire ad -Elèo la sua piccola sorella d'infanzia: così -Aglae, pensavo, fida restando al dover suo, -potrà viaggiar senza rossore in compagnia -dell'amico de' suoi primissimi dì... (<i>mentre -Aglae parla, come fra sè, con voce carezzevole, -infantile, ha nelle mani un piccolo ritratto all'encausto, -<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span> -che si è levato dallo strofio, e che va -guardando</i>) vedrà con lui altro cielo ed altre -città della Grecia: e come egli la vedrà -sempre sorridergli così... dello stesso sorriso, -fissarlo sempre con lo stesso sguardo, -come uguali rimarran sempre queste dipinte -sembianze, così uguali per Elèo rimarranno -la memoria ed il cuore di Aglae... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>vivissimamente, facendo atto di prenderle il ritratto -dalle mani</i>) Il tuo ritratto!... Oh grazie! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>con umore</i>) Grazie niente. Mi hai detto -quelle brutte parole... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> Aglae! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Ho fatto male a dirti di venire. Era meglio -non vederci... Va... lasciami... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> Ma non prima di aver meco questo pegno, -che non darei (<i>glie lo toglie con affettuosa violenza: -Aglae se lo lascia togliere, senza guardar -Elèo</i>) pei tesori della terra! non prima di -averti detto che Elèo parte, ma la sua mente -e la sua anima rimangono qui:... qui, presso -al piccolo domestico altare, dove orfano appresi -ad amare i soli esseri che mi amarono -<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span> -al mondo e ad accettare per essi il dolore... -a comprendere, per essi, il sacrificio!... (<i>con -trasporto vivissimo</i>) Oh andassi fino agli ultimi -confini del mondo ed agli Espèridi... -lascierà prima Pallade la nostra rupe, che -queste soglie, ove tu vivi, il mio pensiero!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> No, no, Elèo!... capisco di chiedere troppo... -troppo più che io non deva, al tuo cuore -ed alla tua memoria... Tu sei bello, sei giovane, -e non potrai, non dovrai vivere sempre -solo... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>con rimprovero</i>) Aglae!... -</p> - -<h3>SCENA XIV.</h3> - -<p class="pers"> -<i>Detti e</i> <span class="smcap">Mènecle</span>. -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Mènecle si è affacciato dalla porta nel fondo, mentre Elèo -ed Aglae proseguono il lor dialogo sul davanti della -scena. Rimane muto, le braccia conserte, il volto tra -pensieroso e sorridente, sulla soglia a guardarli). -</p> -</div> - -<p class="pad2"> -<span class="smcap">Agl.</span> No... lasciami dire... Non ti accuso... Il -tempo non muterà la tua tempra, ma muterà -molte cose intorno a te... Mènecle vivrà, -<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span> -e glielo auguro, buon vecchio! molti -anni... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>melanconico</i>) Oh... anch'io... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> ... e il giorno che io sarò libera di nozze, -io non sarò più una ragazza per te. Breve -è la stagion della donna — e s'ella non la coglie — passata -quella, se ne sta seduta a consultar -gli auguri<a class="tag" id="tag212" href="#note212">[212]</a>. Le rose della giovinezza -in quel dì saranno svanite, e a te, nel fior degli -anni, non resterebbe a sposar che la memoria -e l'ombra di colei che fu un tempo la bella -Aglae... una brutta vecchia grinzosa... Oh, sarebbe -troppo pretendere... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>di dietro, tentennando il capo</i>) (Infatti...) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> ... e faresti la figura di Cròbilo. Direbbero -che m'hai sposata per godere la mia dote, la -eredità di Mènecle. No, no, promettimi solo che -il giorno in cui il tuo cuore sarà stanco di attendere... -rimanderai ad Aglae questo ricordo... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> Fino a che tra i viventi mi rischiari il sole, -questo ricordo starà con me. Verrà con me -nella pugna, poserà con me sotto la tenda. -Oh gli anni possono involarci la cara giovinezza, -<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span> -spegnere le febbri, i delirî dei sensi, -ma non ispegneranno un affetto reso puro -e santo dal sagrificio... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (È nato per far l'oratore!...) -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>con forza</i>) ... prima che io rinneghi la fede -di questo affetto, possa Nettuno farmi morire -come Ippolito... e casto come lui!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (Povero ragazzo! te ne accorgeresti!...) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>buttandosi al collo di Elèo</i>) Oh... lasciamo -questi giuramenti... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (To'! ha più giudizio di lui!...) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Sia dell'avvenire e del cuor tuo quello -che gli Dei vorranno. Io ti ringrazio del -conforto che m'hanno dato le tue parole. -Esse mi renderanno più forte in questa prova... -Che se vi avessi a soccombere... (<i>con voce triste, -infantile</i>) dirò a Mènecle che mi faccia un bel -sepolcro tutto bianco... bianco... e tu ci verrai... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> Oh taci! Non parlar di morire; dimmi che -in te la memoria di quest'ora non morirà... -Me lo prometti? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>volgendosi all'altare domestico</i>) Qui all'ara -del Dio che ci ascolta... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> E mi giuri che se Mènecle... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>senza guardar Elèo, esitante, gli occhi a terra</i>) -... il buon vecchio Mènecle... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (Poverina! ci ha aggiunto anche il buono!..) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>arrestandosi e riprendendo premurosa</i>) ... che -noi dobbiamo amare, finchè vive, come fosse -nostro padre, n'è vero? -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>triste, a capo basso</i>) Oh, sì... come un padre... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>riprendendo esitante il filo della frase</i>) ... se -il buon vecchio Mènecle ci venisse un giorno -rapito dalla Parca triste... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> ... inesorabile!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> ... scellerata!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>c. s.</i>) (Si sfogano colla Parca... meno male...) -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> ... e che io fossi vivo... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> E io anche... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> E tutti due... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> E tutti due quella perdita... amara... (<i>appoggia -la voce sull'amara, quasi volesse correggere -un pensiero colpevole: Elèo assente col gesto</i>) -ci trovasse ancor giovani... in età da marito... -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Sempre esitante, a occhi bassi, come avesse paura -o rimorso di compier la frase) -</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (Giustissimo!... a maritarsi vecchi, ecco -ciò che succede...) -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> Quel giorno dunque... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Che il buon Mènecle... -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Mènecle si avanza fra i due giovani). -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>proseguendo la frase, a voce alta</i>) ... andrà -all'altro mondo... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span>, <span class="smcap">Agl.</span> (<i>sgomentatissimi entrambi al vederlo</i>) Ah!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> ... speriamo, neh, figlioli, che sia lontano — quel -giorno piangeremo prima amaramente -la sua partenza e poi potremo sposarci senza -scrupolo. Ma sentite, neh! (<i>picchiandosi lo -stomaco</i>) che polmoni e che cassa di stomaco! -Ce n'è ancora per trent'anni!... Se -aspettate me state freschi! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>buttandosi alle sue ginocchia</i>) Oh perdono, -Mènecle!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>idem</i>) Perdono... padre mio... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Ti giuro, per le Dee, che... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>rialzandoli entrambi con affabilità affettuosa</i>) -Su, su, ragazzi!... ma che giuramenti e che -perdoni! So tutto... Grazie a te, Elèo, della -<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span> -tua lealtà; grazie, Aglae, della tua fedeltà al -tuo dovere. Soltanto, speriamo (<i>con bonarietà -comica</i>) non mi farai più dell'altre scene -di gelosia... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>mortificata chinando gli occhi</i>) Mènecle!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> No, no — non ti rimprovero... benchè, per -Giove, lo meriteresti, per insegnarti a frugare -nelle carte del marito e a leggerne le -lettere... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>sorpresa, mortificata</i>) Ah!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> ... e a scriverne dell'altre ai giovinotti, a -sua insaputa... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>mortificata</i>) Come... tu...? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>con bonarietà comica e imperiosa</i>) Silenzio!... -Sappiamo tutto. Se la moglie fa la curiosa, -il marito ha diritto di fare il curioso... (<i>a -Elèo</i>) Neh, ricordalo bene anche tu, una volta -che sii suo marito... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> (<i>supplichevole</i>) Oh... Mènecle!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Silenzio!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>interpretando anch'egli come ironia le parole -di Mènecle</i>) Mènecle, punisci me... ma risparmia -a me ed a lei le tue ironie... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Ma che ironie?!! Le <i>tue</i> vuoi dire. È -una moglie divisa in due — a me in corpo, -a te in effigie — non è un'ironia? E cosa -credi, che Mènecle sia feroce come Teseo, -da lasciar morir casto il povero Ippolito? -Cosa credete (<i>ad entrambi</i>) che Mènecle sia -così egoista, così disonesto, così imbecille da -accettar la elemosina del vostro sagrificio? -(<i>Mènecle, stando in mezzo ai due giovani, ha -proferito queste parole con impeto e voce brusca; -i due giovani, sotto la sfuriata del vecchio, tengono -mortificati la testa e gli occhi bassi; quando -al finir delle sue parole s'attentano a levarli furtivamente -verso di lui credendolo in collera, -s'accorgono che Mènecle sorride del loro inganno, -e li guarda affettuoso facendo lor cenno, delle -due braccia, di appressarglisi</i>) Voi altri siete -così matti che lo avreste anche mantenuto... -ma poi... poi, neh? (<i>si volge ad Aglae affettuosamente -canzonandola e rifacendole la voce</i>) -le forze mancavano... e ci voleva il sepolcro -bianco... tutto bianco... (<i>con rimprovero comicamente -brusco</i>) farmi far di queste spese!... -<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span> -Ohibò!... Tu... (<i>sempre ad Aglae</i>) in castigo -della burla che m'hai fatto, — e tu in castigo -(<i>ad Elèo</i>) del non avermi mai detto niente — quando -si ama la moglie si avvisa il marito — vi -mariterete... E così imparerete. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span>, <span class="smcap">El.</span> (<i>gettandosi entrambi commossi al collo di Mènecle</i>) Ah Mènecle, mai! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>con voce grave, liberandosi dall'abbraccio dei -due, piangenti di commozione</i>) Preferireste vivere, -aspettando senza volerlo, senza saperlo, -la morte mia?... (<i>ad Aglae</i>) Oggi tu ed io -andremo dall'arconte, a deporre la scritta del -divorzio insieme: e ci verrai a fronte alta, -perchè tu rimani nella mia famiglia... (<i>movimento -di Aglae e di Elèo</i>) già, nella mia famiglia... -tu sposi mio figlio adottivo...<a class="tag" id="tag213" href="#note213">[213]</a>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span>, <span class="smcap">El.</span> Ah!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>proseguendo, ad Elèo</i>) ... se non ti rincresce -passare dalla tua nella mia tribù,<a class="tag" id="tag214" href="#note214">[214]</a> verrai -meco dai fràtori del borgo di Alopéce, e sarai -iscritto nel registro della fràtria mia, come -mio figlio, — erede con lei (<i>accennando Aglae</i>) -<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span> -delle mie fortune, partecipe delle cose sante -e sacre<a class="tag" id="tag215" href="#note215">[215]</a>. Porterai in nome Làmaco: il -nome di mio padre caduto da valoroso a -Samo... e nella famiglia di Mènecle al nome -non si mente... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>abbracciandolo commosso</i>) Padre! padre mio!... -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Aglae piange col volto nelle mani. Elèo vorrebbe -dir qualcosa. Mènecle indovina il suo pensiero e lo previene). -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Quanto al tuo partire... c'è tempo... -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span> (<i>sorpreso</i>) Che? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> Pelopida... gli ho parlato io. Non ne vuol -seco più di undici. (<i>con inflessione grave e -seria</i>) Li ha scelti già... (<i>gesto vivo di protesta -di Elèo</i>) Non temere! Verrà il tuo giorno... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Agl.</span> Oh Mènecle, la tua generosità... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> No, no, adagio, a parlare di generosità. -In questo mondo la si scambia con la imbecillità; -ed io invece, andate là, che i miei -conti li ho fatti bene. Povero vecchio abbisognante, -per i miei tardi giorni, di un affetto -che li consoli, dovrei amareggiarmelo col -pensiero che il mio vivere impedisce la vostra -<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span> -felicità? E che questa idea vostro malgrado -si inframmetterà tra me e voi, vi renderà -a vostra insaputa l'affezione a Mènecle -un peso? Scambierei questo affetto vostro, -così sincero e così puro, col bel conforto -di sapere che il dì quando la Parca (<i>sorridendo -ad Aglae</i>) — <i>la scellerata Parca!</i> — mi -farà quel tal servizio, un sospiro non confessato -di sollievo sfuggirà dai petti delle due -sole persone che mi voglion bene? E mentre -è sì dolce il nome di padre, dovrei vivere tutti -i dì fra il dolor di non esserlo... e la tema di -divenirlo!... scambiar la paura di avere un figlio -con la gioia tranquilla di lasciarne, partendo, -qui... due? -</p> - -<p> -<span class="smcap">El.</span>, <span class="smcap">Agl.</span> (<i>vivissimamente</i>) Partendo? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Mèn.</span> (<i>ad Aglae con voce affettuosa</i>) Non sei più -sola... Che resto a far qui? Ricordi le tue parole? -«Quando fu il dì del bisogno, ci vollero -questi vecchioni per liberare la città e -le sue donne!» Laggiù a Tebe ci è bisogno. -(<i>con inflessione mesta, solenne, ai due giovani che -<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span> -fan per trattenerlo e lo guardano attoniti, commossi</i>) -Ci vogliono questi!... Vivere liberando -donne, morire liberando città! -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Quadro). -</p> -</div> - -<p class="pad2 center large"> -CALA LA TELA. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span> -</p> - -<h3 id="note-atto3">NOTE</h3> -</div> - -<div class="footnote" id="note204"> -<p><span class="label"><a href="#tag204">204</a>. </span>Dopo che il tebano Pelopida ebbe persuasi i suoi -compagni di esilio all'impresa di partirsi da Atene per -muovere alla liberazione di Tebe «mandaron essi nascostamente -a Tebe ad avvertire dei loro disegni gli amici ch'eran -ivi rimasti: tra questi Carone ed Epaminonda..... Stabilitosi -quindi il giorno dell'impresa, parve bene ai profughi che -l'un d'essi, Ferenico, raccogliendo gli altri, facesse sosta -in Triasio, e che pochi de' più giovani arditamente si arrischiassero -di entrare in città: e se a questi incogliesse -mai qualche sinistro dalla parte de' nemici, gli altri tutti -aver cura dovessero de' figliuoli e de' padri loro. Il primo -che si esibì ad andarci fu Pelopida, e poi Melone e Dàmocle -e Teopompo, stretti fra loro co' vincoli d'amicizia -e di fede, ed emuli sempre della gloria e del valore. Essendo -<i>dodici</i> in tutto, dopo aver abbracciato quelli che -restavano addietro, e mandato innanzi un messo a Carone, -si incamminarono succintamente vestiti... <i>ecc. ecc.</i>» <span class="smcap">Plutarco</span>, -in <i>Pelopida</i>.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note205"> -<p><span class="label"><a href="#tag205">205</a>. </span>Cfr. nell'arringa di Lisia per <i>la uccision di Eratostene</i>, -il racconto del marito Eufileto: «Tornato a casa, -ordinai alla fantesca di seguirmi in piazza; e condottala ad -uno de' miei famigliari, le dissi che sapevo tutto quel che -succedeva in casa mia. A te, quindi, soggiungevo, sta lo -sceglier fra i due: o passata per le verghe esser condannata -a rigirar la mola, tra patimenti senza fine, o confessando -la verità andar illesa, e aver da me il perdono de' tuoi -delitti. E quella sulle prime negava fermamente e diceva -facessi pure di lei quel che volevo; lei non saper nulla: -ma quando nominai Eratostene, e dissi che costui era il -frequentatore di mia moglie, allora si sbigottì, giudicando -che io sapessi tutto. E cadendo alle mie ginocchia, e fattasi -da me promettere che non le avrei fatto del male, confessò...» — <i>Uccis. -Erat.,</i> 18-20.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note206"> -<p><span class="label"><a href="#tag206">206</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">Euripide</span>, <i>Ippolito</i>, 645-650.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note207"> -<p><span class="label"><a href="#tag207">207</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">Aristof.</span> <i>Rane</i>, 130 seg. — Dalla torre alta del -Ceràmico buttavano la face per dare il segnale della <i>corsa -delle lampade</i>: di che nelle note all'<i>Alcibiade</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note208"> -<p><span class="label"><a href="#tag208">208</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">Lisia</span>, <i>Uccis. di Eratost.</i>, 21.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note209"> -<p><span class="label"><a href="#tag209">209</a>. </span><span class="smcap">Plutarco</span>, <i>Vite dei X Oratori</i>, in <i>Antifonte</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note210"> -<p><span class="label"><a href="#tag210">210</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">Alcifr.</span>, <i>Lett.</i> 1, 29. Glicera, di Menandro gelosa, -scrive a Bacchide: «Conosco, o Bacchide, la reciproca -amicizia che passa tra di noi due: ma d'altra parte, o carissima, -temo non tanto di te, che ti so di costumi onesti, -quanto di lui stesso: chè egli è donnajuolo al sommo. Ma -tu mi taccierai di ombrosa... Deh, scusa, diletta amica, simili -gelosie da amanti...».</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note211"> -<p><span class="label"><a href="#tag211">211</a>. </span>Furono gli Ateniesi benevoli ai profughi Tebani, -«ricompensar volendo i Tebani: perocchè questi principalmente -contribuito aveano a ristabilirsi in Atene il governo -popolare e avean decretato che se alcuno portando -l'armi contro i tiranni passasse per la Beozia, nessuno di -quelli che ivi abitavano mostrar dovesse di sentire o veder -cosa alcuna». <span class="smcap">Plut.</span>, in <i>Pelopida</i>. Cfr. <span class="smcap">Senof</span>. <i>Elleniche</i>, -lib. II.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note212"> -<p><span class="label"><a href="#tag212">212</a>. </span></p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">τῆς δέ γυναικὸς ὁ καιρός, κἂν τούτου μὴ ’πιλάβηται</p> -<p class="i01">οὐδείς ἐθέλει γῆμαι ταύτην, ὀττευομένη δὲ κάθηται.</p> -<p class="i10"> <span class="smcap">Aristof.</span>, <i>Lisistrata</i>, 596-7.</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note213"> -<p><span class="label"><a href="#tag213">213</a>. </span>Frequenti e legittime erano nel dritto attico le -adozioni — permesse però solo a quelli che non avean figli -propri (<span class="smcap">Iseo</span>, <i>Ered. d'Aristarco</i>, 9) — a fine di preservare da -estinzione il casato. «Dopo ciò (cioè dopo collocata in -matrimonio ad altri la moglie) pensava Mènecle al come -evitare la mancanza di figli e aver chi lo curasse nella vecchiaja, -e morto gli rendesse le esequie e i sagrifici dovuti -in avvenire. Aveva bensì un nipote, il figlio di costui: ma -essendo figlio unico, ritenea disdicevole privar di prole -mascolina il fratello. E così essendo non vide altri più -prossimi di noi... E in questo modo Mènecle mi ebbe figlio -ed erede suo». <span class="smcap">Iseo</span>, <i>Ered. Mènecle</i>, § 10-12. «Tutti quelli -che son per morire si preoccupano di ciò, che le loro case -non restino solitarie, ma vi sia chi renda ai loro Mani i -sacrifici funebri, e le altre giuste cose: per il che se si -trovino senza figli, procurandosene per adozione, ne lasciano. -Nè già privatamente così stabiliscono, ma la stessa -repubblica questo sanci: mandando all'arconte di <i>aver cura -che le case non restino solitarie</i>». <span class="smcap">Iseo</span>, <i>Eredità di Apollodoro</i>, -§ 30. Lo che voleva dire che se uno moriva senza -figli nè proprî nè adottivi, e senza testamento, pensava -l'arconte a istituirgli tra i prossimi congiunti, un figlio -adottivo ed erede. -</p> - -<p> -Pel rimanente, le adozioni si facevano o appunto per -testamento, o <i>inter vivos</i>. In questo secondo caso (ch'è quel -del nostro Mènecle e di Elèo) l'adottante procedeva, così -come usavasi pei neonati, alla presentazione del figlio nella -propria confraternita (<i>fratria</i>) e all'iscrizione sul registro -della stessa, formante il documento di legittimità. -</p> - -<p> -«Venuta la festa Targelia, mi introdusse innanzi all'altare -tra i fratori. A questi è legge che chiunque introduce -un figliuolo o proprio o adottivo, fa fede, in nome delle -cose sacre, ch'egli introduce un figlio d'una cittadina, -legittimamente nato ed adottato. Compiuto ciò, nullameno -i fratori fan lo squittinio: e se essi giudicano alla stessa -maniera, allora solamente lo iscrivono nel registro pubblico». -<span class="smcap">Iseo</span>, <i>Ered. di Apollodoro</i>, § 15-16.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note214"> -<p><span class="label"><a href="#tag214">214</a>. </span>Il figlio adottato non poteva più tornar nella sua -famiglia paterna (così Mènecle nell'arriga d'<span class="smcap">Iseo</span>, ha scrupolo -adottando il nipote di privar del figlio il fratello, <span class="smcap">Is.</span>, -<i>Ered. Mèn.</i>, 10), ed entrava a far parte della tribù dell'adottante, -che gli imponeva a suo piacimento nuovo nome. -(Ordinariamente, poi, i figli portavano il nome dell'avo paterno: -lo stesso avveniva per gli adottati). «Se uno t'interrogasse: -Dimmi, Beoto, come sei venuto nella tribù Acamantide -e diventato del demo di Torisio e figliuolo di -Mantia ed erede delle sostanze da lui lasciate? Non altro -potresti dire, fuorchè: <i>Mi adottò Mantia</i>. E se soggiungesse: -dov'è la prova o la testimonianza? — Mi menò -tra i fratori — risponderesti. — Con qual nome? — Con quello -di Beoto. — Chè con questo fosti introdotto. Ora se il padre -tornando a vita ti mettesse al partito o di conservare il -nome che ti diè o di non ritener lui per padre, non sarebbe -discreto?» <span class="smcap">Demost.</span>, <i>C. Beoto</i>, per il nome, § 30, 31.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note215"> -<p><span class="label"><a href="#tag215">215</a>. </span>Τῶν πατρώων ἒχεις τὸ μέρος. ἱερῶν, ὁσίων μετέχεις <span class="smcap">Dem.</span>, <i>C. Beoto</i>, per il nome, § 35.</p> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span> -</p> - -<p class="title"> -PROPRIETÀ LETTERARIA -</p> - -<p class="title"> -DEGLI EDITORI-TIPOGRAFI FORZANI E C. -</p> - -<hr class="silver" /> -</div> - -<div class="somm"> -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE</a></h2> - -<p class="center"><a href="#prologo">PROLOGO</a><br /> -<a href="#note-prologo">Note</a><br /> -<a href="#atto1">ATTO PRIMO</a><br /> -<a href="#note-atto1">Note</a><br /> -<a href="#atto2">ATTO SECONDO</a><br /> -<a href="#note-atto2">Note</a><br /> -<a href="#atto3">ATTO TERZO</a><br /> -<a href="#note-atto3">Note</a></p> -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, in particolare per quanto riguarda gli accenti, alquanto variabili nell'originale. Sono stati corretti senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p> -Per comodità di consultazione è stato aggiunto un indice a fine libro. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - - - - - - - - -<pre> - - - - - -End of Project Gutenberg's La sposa di Mènecle, by Felice Cavallotti - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA SPOSA DI MÈNECLE *** - -***** This file should be named 60543-h.htm or 60543-h.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/5/4/60543/ - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions -will be renamed. - -Creating the works from public domain print editions means that no -one owns a United States copyright in these works, so the Foundation -(and you!) can copy and distribute it in the United States without -permission and without paying copyright royalties. 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Redistribution is -subject to the trademark license, especially commercial -redistribution. - - - -*** START: FULL LICENSE *** - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full Project -Gutenberg-tm License (available with this file or online at -http://gutenberg.org/license). - - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg-tm -electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. 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