summaryrefslogtreecommitdiff
path: root/old/60865-0.txt
diff options
context:
space:
mode:
authornfenwick <nfenwick@pglaf.org>2025-01-27 17:57:41 -0800
committernfenwick <nfenwick@pglaf.org>2025-01-27 17:57:41 -0800
commit80caf0267dc771968c5a96aaabcf0c2cf9d9d6ef (patch)
tree2ce60f89c98d3d7a1cc3180bc80b6c58479657a9 /old/60865-0.txt
parent56933b96360de289b36bd8911c06bbe413878656 (diff)
NormalizeHEADmain
Diffstat (limited to 'old/60865-0.txt')
-rw-r--r--old/60865-0.txt4375
1 files changed, 0 insertions, 4375 deletions
diff --git a/old/60865-0.txt b/old/60865-0.txt
deleted file mode 100644
index c844d84..0000000
--- a/old/60865-0.txt
+++ /dev/null
@@ -1,4375 +0,0 @@
-The Project Gutenberg EBook of I viaggi di Gio. da Mandavilla, vol. 2, by
-John Mandeville
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
-of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll
-have to check the laws of the country where you are located before using
-this ebook.
-
-
-
-Title: I viaggi di Gio. da Mandavilla, vol. 2
-
-Author: John Mandeville
-
-Commentator: Francesco Zambrini
-
-Release Date: December 6, 2019 [EBook #60865]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I VIAGGI DI GIO. DA ***
-
-
-
-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
-
-
-
-
-
-
- I VIAGGI
- DI
- GIO. DA MANDAVILLA
-
-
- VOLGARIZZAMENTO ANTICO TOSCANO
- ORA RIDOTTO A BUONA LEZIONE
- COLL'AIUTO DI DUE TESTI A PENNA
-
- per cura di
-
- FRANCESCO ZAMBRINI.
-
-
- VOL. II.
-
-
-
- BOLOGNA.
- PRESSO GAETANO ROMAGNOLI.
- 1870.
-
-
-
-
- Edizione di soli 206 esemplari
- per ordine numerati.
-
- N. 199.
-
- IMOLA. — TIP. D'I. GALEATI E FIGLIO
-
- Via del Corso, 35.
-
-
-
-
-DI MOLTI VARII E DIVERSI PAESI CHE SONO DI LÀ, E DEL MONTE ATALANTE, E
-DELLA CITTÀ DI TRABISONDA, DOVE GIACE SANTO ATANAGIO, E DI MOLTI REAMI
-DI BARBARIA.
-
-Poi che io v'ò detto e scritto di sopra el magnifico[1] della Terra
-Santa, e del paese d'intorno, e di molte vie per andare a quele
-tere e al monte Sinai, e della minore Babillonia, e degli altri
-luoghi sopradetti, oramai è tempo di parlare, se vi piace, del paese
-confinante e de le altre province e isole di diverse gente e bestie
-che sono oltre a quegli confini, perchè nel paese di là sono di molte
-strane contrade e molte diverse regione per cagione di quatro fiumi che
-vengono dal paradiso terrestre, perchè Mesopotamia, il Reame di Caldea
-e Arabia sono tralle due riviere di Tigris ed Eufrates: e i Reami di
-Artusia, di Assiria, di Media e di Persia sono tralle riviere del Nilo
-e di Tigris: e Soria, della quale v'ò parlato di sopra, e Palestina e
-Finice sono tra il fiume di Eufrates e il mare mediterraneo; el qual
-mare mediterraneo dura di lungo da Maroch sopra il mare di Spagnia
-infino al mare grande, sì che e' dura oltra Gostantinopoli oltre a
-CCCº. XL. leghe lombarde, verso el mare Occeano. In India è il mare di
-Sithia, il quale è sempre serrato di montagnie: e poi di sotto Sithia,
-dal mare Caspio infino al fiume di Tanai, è Amazonia, cioè terra di
-femine, ove non sono se non femine: e poi il Reame di Albania, el quale
-è molto grande; e chiamasi Albania, perchè le gente del paese sono più
-bianche che l'altre d'intorno. In questi paesi son cani sì grandi e
-sì forti, che uccidono e lioni. E poi appresso v'è Ircania, Ibernia
-e molte altre regione. E tra el mare rosso e el mare Occiano, verso
-mezo dì, è la regione di Etiopia e la superiore Libia; la quale Libia
-comincia al mare di Spagnia, dove sono le colonne d'Ercole, e dura
-infino inverso Etiopia e Egitto. E in questo paese di Libia è assai el
-mare più alto che la tera, e pare che la tera si deba coprire d'acqua;
-niente di meno l'acqua non passa il suo termine. E vedesi da quel
-paese il monte Atalante che passa le nuvole, dove non si può andare;
-ma chi va inverso oriente, in questo paese, l'ombra del suo corpo gli
-va a man dritta, sì come abiamo di qua a man sinistra. In questo mare
-di Libia non vi si truova pesci, però che pel caldo del sole l'acqua
-è tanto calda, che non vi posono vivere. In questa Libia son molti
-Reami e diversi paesi, e quali sarebe cosa lunghissima a parlarne e a
-narrargli. E similmente nelle parti basse, inverso il mare di Spagna,
-vi sono molte regioni; come il reame di Zeb, e il reame di Terruza,
-e il reame di Raugia, e il reame di Algarbo, e il reame di Turnita di
-bella marina, e di Maroch, e di Monte Fiore, di Cartagine e di Affrica,
-e molti altri sono inverso cristianità; de' quali tutti non vi potre'
-racontare, ma assai appresso vi parlerò più pienamente delle parte
-orientale. Adunque chi volessi andare verso Tartaria e verso Persia,
-verso Caldea, verso India, enterebe nel mare a Genova, a Vinegia, o
-vero ad alcuni altri porti sopraddetti; e vassi per mare a una buona
-città chiamata Trabisonda, che soleva essere chiamata Porto di Porti.
-E ivi è il porto de' persi, e de' medii e altre contrade di là. In
-questa città giace santo Attanagio, che fu vescovo d'Alesandria. Questo
-vescovo fu gran dottore in teologia e fece il simbolo: _Quicumque vult
-salvus esse_. Il quale, perchè profondamente parlava della Divinità
-e della Trinità, fu acusato per eretico e imprigionato per lo papa; e
-fece il detto simbolo in prigione, e mandollo al papa, domandandogli
-se lui era eretico, ciò era perchè gli articoli di quelo simbolo non
-erono buoni[2]. E poi che 'l papa l'ebe veduto, disse, che quella era
-la nostra fede, e comandò che si cantassi ogni dì a prima, e riputollo
-vescovo valente e vero cristiano, e fu liberato; ma mai non volle
-ritornare al suo vescovado, però che per invidia era stato acusato di
-eresia. Trabisonda soleva esere dello imperadore di Gostantinopoli, ma
-un ricco uomo, mandato per lo imperadore per guardia del paese contro
-a' turchi, ha usurpato la terra e subgiogato il paese, e chiamasi
-imperadore. Di Trabisonda si va per la piccola Armenia, chi vuole.
-
-
-DEL CASTELLO DI SPARVERI, DOVE STA UNA BELLA DONNA DE' DONI DI VENTURA,
-LA QUALE DÀ, A CHI FA LA VEGHIA VII. DÌ NATURALI, QUELLO CHE 'L SA
-ADOMANDARE.
-
-E in questo paese sono dua castegli antichi, le mura de' quali sono
-alquanto coperte di edera, e sono di sopra a un monte. E uno di quegli
-castegli è chiamato[3] Castello delli Sparvieri, e è posto oltra la
-città di Laiais, e è assai apresso della villa di Persipea, la quale
-è del signore di Zench, il quale è ricco e valente e buono cristiano.
-In questo castello si truova uno sparviere sopra una pertica, molto
-bello e pulito, e una bella donna di doni di ventura, la quale guarda
-questo sparviero; e chiunche vegliasse sopra questo sparviero sette
-giorni naturali, et alcuni dicono tre soli, sanza dormire nè tanto nè
-quanto, questa donna verrebbe a lui, fatta la veghia, e domanderebbeli
-el primo augurio che egli si sapesse augurare delle cose terrene.
-Questa medesima veghia già gran tempo fece uno valente principe, Re di
-Armenia; e da poi che ebbe veghiato, la donna venne a lui e dissegli,
-che egli havea ben fatto il dovere. Il Re rispose, che era assai gran
-signore e bene in pace, e havea assai gran riccheze, e che non si
-augurarebbe altro al suo volere, che havere il corpo di questa donna.
-La donna rispose, che ella non sapeva, perchè egli domandava così
-fatta cosa, e ch'e' non la potrebbe havere, e che non doveva chiedere
-altro che cosa terrena, e che ella non era terrena, anzi spirituale.
-Il Re disse, che non voleva altre cose. E la donna disse: Poi ch'io
-non vi posso ritrare del vostro volere e stolto core, io vi fo un dono
-sanza aguriare, che tutti quegli che discenderanno di voi, per insino
-al nono grado, sempre abbiate guerra senza ferma pace, e sarete in
-subiezione di vostri inimici, e harete bisogno di riccheze. E dapoi in
-qua, nessuno Re d'Armenia è stato in pace, e non è stato abondevole,
-e sempre è stato sotto tributo de' saracini. Item, il figliuolo d'uno
-povero il simile fece una volta la veghia, e sì si augurò, che elli
-si potessi ben guardare dalla fortuna e d'essere bene avventurato in
-mercatanzia. E la donna gli concesse, e diventò il più rico e 'l più
-famoso mercatante che potesse essere nè in mare nè in terra. E tanto
-fu ricco, ch'el non sapeva la millesima parte di ciò che egli haveva;
-e costui fu più savio in augurarsi, che non fu il Re. Uno cavaliero
-del tempio per lo simile veghiò, e augurossi una borsa sempre piena
-d'oro, e la donna gliel concesse, ma li disse che haveva dimandato
-la destruzione di casa sua e del suo ordine, sì per la fidanza di
-questa borsa, sì per la grande superbia che harebbe; e così avenne. Ma
-guardisi bene tutta via colui che farà la detta vigilia, che egli non
-potrebbe sì poco dormire, che egli sarebbe perduto in tutto, e mai più
-non si rivedrebbe. Questa non è però punto la dritta via per andare
-alle prenominate parte, ma chi volesse vedere sì fatta maraviglia, lo
-potrebbe fare. E chi vuole andare per la dritta via a Trebisonda verso
-la grande Armenia, va a una cittade, chiamata Articon. Questa soleva
-essere molto buona e abondante, ma li turchi l'hanno molto guasta. Ivi
-d'intorno nasce poco vino e pochi altri frutti. In questo paese è la
-terra molto alta, e èvi gran fredi, e sonvi assai buone acque di fonte,
-che vengono da uno fiume del paradiso terrestre, e viene di sotto
-terra et è chiamato Eufrates, e è dilungi el fiume dalla città quasi
-una giornata; e viene questa riviera sotto terra d'India, e risurge
-alla terra di Altasar, e passa apresso a Armenia, e entra nel mare di
-Persia. Da questa città di Articon si viene a una montagna, chiamata
-Sabisacola.
-
-
-DELLA MONTAGNA DI ARARATH, DOVE SI FERMÒ L'ARCA DI NOÈ, E DELLA CITTÀ
-DI LAIDENGE, E DELLA CITTÀ DI THAURISSA, E DELLA ABONDANZIA SUA.
-
-Et ivi allato è un'altra montagna, chiamata Ararath, e li giudei la
-chiamano Camon[4], dove si fermò l'arca di Noè dopo il diluvio; e
-ancora oggidì v'è sopra questa montagnia l'arca, e vedesi quando el
-tempo è ben chiaro. È questa montagnia alta ben VII. leghe; e dicono
-alcuni, che vi sono stati, che ànno veduto e toccato l'arca e posto
-el dito nel buco per lo quale uscì el nimico, quando Noè disse:
-_Benedicite _: ma tutti questi che ciò dicono partono a lor piacere,
-però che niuno vi poterebe salire suso. Per la grande abundanzia delle
-neve, che sempre vi stanno il verno e la state, uomo niuno non vi
-poterebe montare, nè mai montò dopo il diluvio di Noè, salvo che un
-monaco, el quale per la divina grazia se ne portò un pezo dell'arca, la
-quale è al presente appiè della montagna in una chiesa. Questo monaco
-aveva grande disiderio di montare insu questa montagnia, e sforzossi
-un dì per salire; ed essendo montato infino alla terza parte del monte,
-trovossi molto lasso e stanco: più oltre non potea andare, e riposossi
-a dormire; e isvegliato che fu, si ritrovò a piè de la montagnia. E
-allora dolcemente pregò el nostro Signiore, che gli volessi concedere
-e aconsentire, che vi salisse. Onde uno angelo vi venne, e dissegli,
-che montasse un'altra volta, e così fece, e reconne quel pezo; e dapoi
-niuno mai non vi salì; ma così fatte parole non sono però da credere.
-A piè di questa montagnia era la città di Laigdenghe, la quale edificò
-Noè; e dall'altra parte, assai d'appresso, la città di Ani, nella
-quale soleva esere mille chiese. Da questa città si va alla città
-di Thaurissa, che soleva esere chiamata Farsi, la quale è una bella
-città, e grande, e una delle magiori che sia al mondo per mercatanzia.
-Qui vanno mercatanti per comperare roba di pregio: questa è la terra
-dello imperadore di Persia, e dicesi che lo imperadore à più rendita di
-questa città, per cagione della mercatanzia, che non à il più ricco Re
-de' cristiani di tutte le sue terre, però che quivi sono mercatanzie
-d'ogni sorte sanza numero. In questa città è una montagnia di sale,
-della quale ogni uomo ne toglie quanto n'à bisogno. Ivi dimorano molti
-cristiani sanza trebuto de' saracini; e da questa città si passa per
-molte ville e per molte castella, andando verso India; e vassi a una
-città chiamata Sodoma, ch'è dilungi da Taurissi X. giornate, ed è molta
-nobile città e grande, e ivi la state sta lo imperadore di Persia;
-imperò che 'l paese è assai fresco; e qui sono di molte riviere, che
-portono navilii. E dipoi si va al camino di verso India per molte
-giornate e per molte città, e passasi a una città chiamata Cassach,
-la quale è molto nobile città e abundante di biade e di vino e d'altre
-cose. Questa fu la città onde si trovorono e si ragunorono insieme, per
-la divina e inmensa grazia, e tre Re per andare a Bethlem per vedere
-e adorare e presentare il nostro Signiore Iesù Cristo. E da questa
-città infino a Bethlem sono LIII. giornate. Da questa città si va a
-una altra città, chiamata Tech, la quale è a una giornata dal mare
-arenoso. Questa è la magiore città che abia el Re di Persia, e in tutta
-la sua terra dicono al vino _vape_, e alla carne _dagabo_: e i pagani
-dicono, che in questa città non possono lungamente vivere e cristiani,
-e però poco vi stanno; e di ciò non so la cagione. Poi si va per molte
-città e per molte ville, delle quale sarebe lunghissimo contare, infino
-alla città di Cornea, la quale soleva esere tanta grande, che le mura
-d'intorno tenevono XXV. leghe di circuito: le mura parevono dipinte;
-ma non è la città così grande, come solea. E da Cornea si va per molte
-città et eziandio per molte terre e molte ville infino alla terra di
-Iob; e ivi finisce la terra de lo 'mperadore di Persia: e se volete
-sapere le lettere de' persi, e come son chiamate, legete qua[5].
-
-
-DELLA TERRA DI IOB E DELLA ABUNDANZIA D'ESSA, E COME SI RICOGLIE LA
-MANNA, E DELLA PROPRIETÀ SUA.
-
-Poi, partendosi da questa città di Cornea, si entra nella città di Iob.
-Questo è bel paese, e ivi è grande abundanzia d'ogni bene, e chiamasi
-la terra Sichessa: e in questo paese è la città di Tenian. Iob fu
-pagano, figliuolo fu del Re Aredengorza: e' tenea questa tera a modo di
-principe del paese, ed era sì ricco, che non sapea la centesima parte
-di ciò che aveva; e quantunque fussi pagano, non di meno serviva al
-nostro Signore Idio, sicondo la sua legge; e il nostro Signore Idio
-aveva a grado il suo servigio; e quando lui cadde in povertà era d'età
-d'anni LXXVIII. E poi che 'l Signor vide la sua grandissima pacienzia,
-lo rimisse nella sua grandeza e richeza, e nella sua alteza; e poi
-fu Re di Idumea, dopo el re Esaù. E quando e' fu Re, e' fu chiamato
-Iobab: e in quel reame Iob visse CºLXX anni; e quando lui murì aveva
-CCXLVIII. In quela terra di Iob non è mancamento di cosa alcuna a
-l'uomo bisognoso. Ivi sono montagnie, dove si truova magiore e migliore
-abundanzia di manna più che in niun'altra parte. Manna è chiamata pane
-degli angioli, ed è una cosa bianca e molto dolce e dilettevole, e asai
-più dolce che mele o zuchero, e viene dalla rugiada del cielo, e cade
-sopra all'erbe di quel paese, e poi aggelasi e viene bianca e dolcie: e
-di quella si mette in medicine per gli ricchi uomini; però che netta il
-ventre e purga il cattivo sangue e leva la malinconia dal cuore. Questa
-tera di Iob confina col reame di Caldea.
-
-
-DEGLI ORNAMENTI DE' CALDEI, E QUALI SONO BEGLI UOMINI, E LE FEMMINE
-SONO BRUTTE E MAL VESTITE.
-
-Il Reame di Caldea è molto grande, e questo linguaggio[6] è el magiore
-che sia di là dal mare. Di qui si passa per andare alla terra di
-Babillonia, cioè la grande Babillonia, della quale v'ò altre volte
-parlato, là dove e linguagi furono in prima trovati; ed è quatro
-giornate di qua da Caldea. E nel Reame di Caldea sono gli uomini begli,
-e sono nobilmente apparati di corege dorate, e i drappi loro sono
-ornati con fregi d'oro, di perle e di pietre preziose nobilisimamente:
-e le donne loro sono bruttissime e mal vestite, e vanno a piedi ignudi,
-e portano una brutta foggia di vestimenti, larga e corta infino a'
-ginochi, e sono le maniche larghe a modo d'uno scapolare da monaco; e
-queste maniche pendono infino a' piedi: e queste femine ànno e capegli
-neri e scompigliati, e spenzolano giù per le spalle: e sono le dette
-femmine molto nere, brutte e non punto graziose; e sono spaventose
-a risguardare, e in loro si truova tanta bruttura, che io non saprei
-scriverlo. In questo reame di Caldea è una città chiamata Hus, e ivi
-stette Thar, padre d'Abraam patriarca, e fu nel tempo di Nino, che
-fu Re di Babillonia, di Arabia e di Egitto. Questo Nino fece la città
-di Ninive, la quale avea Noè cominciata a fare; e poi che Nino l'ebe
-compiuta, sì la chiamò del suo nome, Ninive. Ivi giace Tubbia profeta,
-del quale parla la santa Scrittura. Da questa città d'Hus, per lo
-comandamento di Dio, si partì Abraam dopo la morte di suo padre e menò
-seco Sara, sua moglie, e Loth, figliuolo del suo fratello, però che
-lui non aveva figliuolo. E poi dimorò Abraam nella terra di Canaan in
-un luogo chiamato Sichem; e questo luogo fu salvato quando Soddoma e
-Gomorra e altre città furono arse e somerse in abisso, là dove ora è
-il mare morto, sì come v'ò detto altre volte. In quela tera di Caldea
-egli ànno lor proprio linguagio e lor propie lettere fatte come qui di
-sotto.[7]
-
-
-DEL REGNO DELLE AMAZONE E DE' LOR COSTUMI E USANZA, E DI TRAMEGITTA,
-DOVE ALESSANDRO MAGNO FECE EDIFICARE ALESSANDRIA.
-
-Da poi, oltre a Caldea, è il paese di Amazonia, cioè la terra di
-femine. Questo è un reame dove non abita se non femine, non punto come
-alcuni dicono, che gl'uomini non vi poterebono vivere, ma le femine
-non vogliono che gli uomini abino signoria sopra di loro; però che
-anticamente fu uno Re, el quale era Re di quello paese, e maritavansi
-gli uomini colle donne, come altrove si fa[8]; e quello re era chiamato
-Colapino. Guerregiando col Re d'Africa, fu morto in battaglia insieme
-col nobile sangue del suo Reame; e vedendo la Reina, insieme con altre
-nobile donne, che elleno erono rimase tutte vedove, e che la gentilezza
-di quel paese era perduta; a modo che disperate, tutte s'armorono, a
-ciò che tutte l'altre femine del regnio della loro veduità le facesono
-compagnia, e uccisono tutto el resto degli uomini del paese; e d'allora
-in qua non ànno voluto che niuno uomo abiti fra loro più di sette dì,
-e non vogliono compagnia d'uomini: elle si riducono inverso le terre
-de' lor confini, e ivi truovono e loro amici che le vicitono e con
-esse dimorono X. giorni, e poi ritornono indietro. E se elle ànno
-figliuoli maschi, o sì ch'elle gli uccidono, o vero che dipoi che
-eglino sono d'anni due, che eglino ànno apparato a mangiare da loro e
-andare, gli mandono ai lor padri; e le femine che nascono di gentil
-sangue gli tagliono, o vero cautarizano la mammella sinistra, a ciò
-che sien più atte a portar lo scudo: e s'elle son femine populare, gli
-tagliono la destra poppa, acciò che non le 'mpacci a saettar coll'arco
-turchesco, però ch'elle tragono molto bene. In questa terra si è una
-Reina, la quale governa tutto el paese, e tutte le femine ubidiscono
-a lei. Questa Reina si fa sempre per elezione, ed è eletta quella
-che è più valente in arme. Queste femine sono molte buone guerriere,
-prode e savie e valente, e spesse volte vanno al soldo per guadagnare,
-e aiutono degli altri signiori e mantengonsi vigorosamente. Questa
-terra de Amazonia è una isola tutta circundata d'acqua, salvo che in
-dua luoghi, per li quali sono due entrate, e allato di queste entrate
-stanno e loro amici, colli quali elle vanno a sollazare a lor volontà.
-Allato Amazonia è la terra di Tramegitta, la quale è un paese molto
-buono e dilettevole. Per la grande bontà del paese, il Re Alesandro
-fece fare prima ivi la sua Alesandria, la quale è ora chiamata
-Cielsite: dall'altra parte di Caldea è Etiopia, un gran paese, el quale
-si stende infino a' confini d'Egitto.
-
-
-DI ETIOPIA, E COME IVI SONO GENTI DI DIVERSE MANIERE, PERCHÈ ALCUNI NON
-ÀNNO PIEDI, ALTRI SONO FANCIUGLI E ÀNNO CANUTI E CAPEGLI, E QUANDO SON
-VECHI GLI ÀNNO NERI.
-
-Etiopia è partita in due parte principale, cioè nella parte occidentale
-e nell'altra parte meridionale: la parte meridionale si chiama
-Montagnia, e ivi sono le persone più nere che altrove. Ivi è una fonte
-che di dì è tanta fredda, che niuno none può bere; e di notte è tanto
-calda, che niuno vi poterebe tenere le mani dentro. E più oltre a
-questa parte meridionale, tutta via inverso al mezo dì, al passare del
-gran mare Occeano, quivi è una gran terra e un gran paese, ma niuno
-non vi poterebe abitare per lo gran caldo del sole, che sopra a questo
-paese dirittamente sparge li suoi ragi. In Etiopia tutti' fiumi sono
-turbi, e l'acque sono insalate per cagione del gran mare Occeano. Le
-genti del paese spesso si imbrodono, cioè imbriacono[9], e non ànno
-mai grande apetito di mangiare, e ànno comunemente flusso di corpo,
-e vivono poco tempo. In Etiopia sono gente di diverse maniere, tra
-le quali è una gente che non à se none uno piede tanto largo, che,
-distendendosi in terra, coprono tutto il resto del corpo, e corono sì
-forte, ch'è una maravigliosa cosa a vedere; e sono chiamati Cussia.
-Ivi i fanciugli ànno i capegli canuti; quando diventon grandi, si fanno
-neri. Item, in Etiopia è la città di Sabba, de la quale fu signiore uno
-de' tre Re, e quali vicitorno il nostro Signiore in Bethlem. Di Etiopia
-si va in India per molti e diversi paesi, la quale si chiama India
-alta e magiore, la quale è paese caldissimo: in India mezana è il paese
-temperato.
-
-
-COME SI FA IL CRISTALLO, COME NASCONO LE PERLE, E COME NASCONO E
-DIAMANTI, E COME CRESCONO; E DELLA VIRTÙ E PROPIETADE SUA, E COME E'
-PERDONO LA VIRTUDE, E COME SI CONOSCONO E BUONI DA' CATTIVI.
-
-India minore, che è la terza parte et è verso settentrione, è paese
-freddissimo, nella quale, per la continua freddura dell'acqua, si fa
-cristallo sopra e sassi. Di questo cristallo nascono buoni diamanti,
-e quali ànno similitudine di colore di cristallo torbido e giallo,
-che trae al colore d'olio: e questi diamanti sono tutti duri che non
-si possono pulire. Altri diamanti sono che si truovono in Arabia, che
-non sono così buoni, e sono più bruni, e sono più teneri, e truovasene
-ancora nelle terre di Macedonia, ma e migliori e più preziosi sono in
-India. E molte volte si truovono diamanti nella massa della minera
-d'oro, quando, affinando, si rompe, e sono molti duri, ma e' si
-conviene rompere la massa per minuti pezi; e truovasene alle volte de'
-grandi come uno quattrino fiorentino, e tal volta minore; e sono così
-duri, come quegli d'India e tagliono l'acciaio e 'l vetro legiermente.
-E quantunque in India sopra e sassi di cristallo si truovino buoni
-diamanti, niente meno si ne truova sopra e sassi di may[10] e sopra le
-montagnie dove è miniera d'oro. E diamanti si truovono e crescono molti
-insieme, l'un piccolo e l'altro grande, et àvvene alcuno della grandeza
-d'una fava[11]; e lo più grosso, che possa esere naturalmente, è della
-groseza d'una nocciuola; e tutti son quadrati e acuti, per natura senza
-opera d'uomo, e sono chiamati in India Ameseth, e si truovono, come
-di sopra t'ò detto, nella via dove passa la miniera d'oro, e crescono
-insieme maschi e femine, e sì si nutricono della rugiada del cielo,
-e sì concepono e generono de' piccoli a lato a loro, e comunemente
-multiplicono e crescono ogni anno. Io ò molte volte esperimentato,
-che, mettendo el diamante a la rugiada colla punta in suso e spesso
-molificarlo della rugiada di maggio, elli crescono, e li piccoli si
-fanno buoni, grandi e grossi, sicondo la loro natura. E veri diamanti
-fanno come fanno le perle, che si concriono alla rugiada del cielo[12];
-e come le perle naturalmente pigliono ritondità, così e diamanti
-per divina virtù pigliono quadratura. Ogni diamante, portato dallato
-sinistro, è di magiore virtù che portarlo dallato destro, perchè la
-forza dell'origine loro viene da settentrione, che è la sinistra parte
-del mondo, ed è alla sinistra parte de l'uomo quando volge la faccia
-verso oriente. Se voi volete sapere la virtù del diamante, quantunque
-voi abiate li vostri lapidari, non dimeno, perchè ogni uomo non lo sa,
-io la metterò qua, secondo che dicono e afermano quegli d'oltrammare,
-da' quali è proceduto ogni scienzia e profezia. Il diamante, a colui
-che 'l porta, dona ardire e forza a custodire e membri corporali
-interi: dona vittoria di inimici in piato e in guerra[13], se la
-cagione è giusta; e tiene il portatore in buono stato e sentimento, e
-difendelo da lite, e contese, e cattivi spiriti; e qualunque volesse
-afatturare, o incantare colui che 'l porta, per la virtù della pietra,
-le fatture, o vero incantazioni, tornerebono sopra de' maestri:
-niuna bestia salvatica arebe ardire d'assalire colui che 'l porta.
-Il diamante debbe essere donato sanza miseria d'avarizia e sanza
-comperarlo, e allora à magior virtù, e fa l'uomo più forte e più fermo
-contro a' suoi inimici, e libera e lunatici e li indemoniati; e se
-veleno o altra mala puntura o animale venenoso son posti in presenzia
-del diamante, subito diventa umido e comincia a sudare. In India sono
-alcuni diamanti che sono violati, o vero più bruni che violati, i
-quali sono ben duri e preziosi; ma alcuni non gli amono punto tanto
-quanto gli altri, ma io, quanto per me, gli amerei bene altrettanto,
-imperò che io gli ò veduti isperimentare. E d'altra maniera ne sono,
-bianchi quanto cristalo, ma pur alquanto più torbidi, e son buoni
-e di gran virtù, e tutti sono acuti; e tali quadrati; altri ànno
-sei coste, e altri tre: sono così di natura formati: però li grandi
-signori, scudieri, cavalieri, e altri gran maestri, che cercono onore
-in fatti d'arme, o vero nelle guerre e nelle battaglie, gli portono in
-dito. Quantunque io alquanto mi dilunghi dalla materia mia, nondimeno,
-a ciò che egliono non sieno ingannati da' barattieri del paese che
-gli vanno vendendo, io parlerò alquanto più de' diamanti. Chi vuol
-comperare diamanti, gli conviene che gli sapia conoscere, però che gli
-contraffanno di cristallo giallo e di zafiro; di luopa e di citrino;
-d'una pietra chiamata Iris, e d'alcune piccole pietre che si truovono
-ne' nidii delli sorci, cioè ratti, che sono molte dure; ma tuttavia e
-contrafatti non sono così duri come e naturali, e la punta leggiermente
-si rompe; e sì si puliscono meglio; ma alcuni rubaldi non gli puliscono
-maliziosamente a ciò che si creda che non si possino pulire per sua
-fineza. La esperienza del diamante si fa in questo modo: prima si
-pruova a tagliare in zafiro o in altre pietre preziose, e in cristallo,
-e in acciaio; poi si toglie una pietra di calamita buona, cioè la
-pietra de' marinari, che tira a sè il ferro; e se la calamita non fussi
-troppo grossa, sopra di questa pietra si mette el diamante, e poi si
-mette apresso un ago; e se 'l diamante non è contrafatto, anzi sia
-diamante vero, mentre che 'l diamante sarà presente, mai la calamita
-non trarrà l'ago, s'ella non fusse troppo grossa, la calamita[14].
-Questa è la pruova che fanno quegli d'oltrammare. Ma interviene, che un
-perfetto diamante perde la virtù per lo inconveniente di colui che 'l
-porta, e alora è di bisognio fargli ritornare la propia virtù, o vero
-che sarà di minore virtù e valuta.
-
-
-DI INDIA E DELLA DIVERSITÀ DELLA GENTE CHE VI SI TRUOVONO; E DE L'ISOLA
-DI ORIENS; E DE L'ISOLA DI CANNA, DOVE SI FANNO DIVERSE ADORAZIONE, E
-LA RAGIONE PERCHÈ FANNO QUESTO; E PERCHÈ NON SOTTERRONO E LORO MORTI.
-
-In India sono molti diversi paesi e molte diverse contrade, ed è
-chiamata India per uno fiume, el qual corre per lo paese, apellato
-Indo. In questo fiume si truovono anguille lunghe XXX piedi; e le gente
-che abitono intorno a questo fiume sono tutte verde e gialle. In India,
-e qui intorno a India, son più di V. Mª isole, buone e grande, sanza
-quelle che sono inabitabili e piccole. In ciascheduna isola è grande
-numero di città e di ville e di gente sanza numero, però che gl'Indiani
-sono di così fatta maniera, che egli non escono del suo paese; perchè
-eglino non sono mobili, perchè e' sono sotto el primo clima, cioè
-Saturno, ch'è tardo e poco mobile, però che sta XXX. anni a voltarsi
-pe' XII. segni del zodiaco, e la luna passa quegli XII. segni in un
-mese: e perchè Saturno è di così tardo movimento, per questo le gente
-che son sotto poste a lui non curono di muoversi del luogo loro. Nel
-nostro paese è tutto el contrario; noi siamo sotto el settimo clima,
-cioè della luna, la quale è di legieri movimento, ed è di pronta via da
-caminare per diverse vie, di cercare cose strane[15], e la diversità
-del mondo; però che ella circunda la terra più presto che altro
-pianeto, come di sopra ò detto. Item, pel mezo d'India si va per molte
-e diverse contrade infino al mare Occeano, e poi si truova una isola
-che si chiama Ormes, dove vanno spesso mercatanti viniziani e genovesi
-e d'altri confini per comperare mercatanzie. In questa isola è così
-gran caldo che, per la stretta del caldo, gli testicoli degli uomini
-gli escono di corpo, e ivi pendono infino alle gambe per la grande
-disoluzione; ma le gente che sanno la natura del paese, si fanno legare
-bene fermamente e ugnere d'uno unguento ristorativo e rinfrescativo
-per tenere e testicoli nel corpo, che altrimenti non poterebono vivere
-in questo paese. E in Etiopia e in altro paese le gente stanno nude
-nelle riviere dell'acqua, uomini e femine tutti insieme, da l'ora di
-terza in fino a bassa nona, e giaciono nell'acqua infino alla faccia
-pel caldo, ch'è tanto ismisurato, che apena si può fugire; e non ànno
-le femine punto vergogna de gl'uomini, ma giaciono privatamente a lato
-a lato infino che 'l caldo è abattuto. Ivi si possono vedere di molte
-brutte figure ragunate, spezialmente apresso a di buone ville. Ad
-Ormes sono le nave di legnio sanza chiovi di ferro per li sassi della
-calamita, della quale nel mare è tanta quantità, che è una maraviglia.
-E se per questi confini passassi una nave che avessi ferro, di subito
-perirebe; però che la calamita tira a sè per natura el ferro. Per la
-quale cagione tirerebe a sè la nave, nè più di là si poterebe partire.
-Di qui si va per mare a un'altra isola, chiamata Cana, nella quale è
-grande abbondanza di biade e di vino. Quella isola soleva essere grande
-e solevavi essere buono porto, ma al presente il mare l'à fortemente
-guasta e sminuita. Il Re di questa soleva esere tanto potente, che
-guerreggiava col Re Alessandro. Le genti di queste terre ànno diverse
-legge, però che alcuni adorono il sole, alcuni il fuoco, alcuni gli
-alberi, alcuni e serpenti, alcuni altri la prima cosa che iscontrono
-la mattina, alcuni simulacri e altri idoli; ma tra' simulacri e idoli
-si fa diferenzia. Simulacri sono figure fatte a similitudine d'uomo o
-di femine o del sole o di bestie, o vero d'altre cose naturali: idolo
-si è una certa immagine fatta stoltamente, la quale non si potrebe
-assimigliare ad alcuna cosa naturale, come sarebe una immagine di
-quattro teste e uno uomo colla testa d'un cavallo o d'un bue, o d'altra
-bestia, che non vide niuno giammai, sicondo la disposizione naturale.
-E sapiate, che ognuno che adora simulacri, il fa per riverenzia
-d'alcuno valente uomo, già stato, come fu Ercole, e molti altri, e
-quali nel tempo loro feciono molte maraviglie. E però queste gente
-dicono, che egli sanno bene, che questi tali valenti passati non sono
-dii, anzi è un solo Dio di natura, il quale criò tutte le cose, ed è
-suso nel cielo; e che e' sanno bene, che loro non poterebono fare le
-maraviglie che fanno, se none per la speziale grazia di Dio; e perchè
-costoro furono amati da Dio, loro li adorono. E il simile dicono del
-sole, però che egli muta il tempo e dà caldo e nutrimento a ogni cosa
-sopra la terra: e però che il sole è di tanta e sì perfetta virtude,
-e' sanno bene, che questo aviene, perchè Dio l'ama più che l'altre
-cose, onde egli gl'à donato le magiore virtù che a cosa che sia del
-mondo. Adunque è ragionevole, come e' dicono, che sia onorato e fattoli
-reverenzia. E il simile dicono nelle loro ragioni degl'altri pianeti
-e del fuoco, però che gli è utile. E degl'idoli dicono, che il bue è
-la più santa bestia che sia in terra e dell'altre la più utile, imperò
-che fa di molti beni e niun male; e sanno che ciò non poterebe essere
-sanza spezial grazia di Dio; e però loro tengono il loro Dio mezo bue
-e mezo uomo, imperò che l'uomo si è la più nobil criatura, che sia in
-terra, e à signoria sopra a tutte le bestie. E il simile fanno de'
-serpenti e de l'altre cose che iscontrono la mattina, spezialmente
-tutte le cose che ànno buono incontro; e questo ànno lungamente
-sperimentato; e però dicon loro, che buono iscontro non può venire
-se none per la grazia di Dio, e però fanno fare gli dei simiglianti
-al buono iscontro, per riguardargli e adorargli prima la mattina che
-egli scontrino cosa contraria. Alcuni cristiani dicono, che alcune
-bestie ànno buono iscontro, e alcune cattivo, come si dice ch'è stato
-provato molte volte, che la lepre è cattivo iscontro, un porcello, e
-più altre cose. Per lo simile, uno sparviere e altri uccegli da rapina,
-volando innanzi a gente d'arme, se 'l piglia, è buon segnio; e se nol
-piglia, è cattivo. E altri dicono, che 'l corbo è cattivo iscontro.
-In simili cose molte volte le genti credono (ma non se gli debba dare
-fede, ch'è gran peccato, da poi che li cristiani, che sanno la santa
-dottrina, sono a lor vietate queste oppenioni) e a tal credenza egli
-dànno credito. Adunque ora non è da maravigliare, se' pagani, e quali
-non ànno altra dottrina che la naturale, e' per la loro semplicità più
-largamente le credono. E veramente io ò veduto pagani e saracini, che
-chiamono auguri, che, combattendo noi in arme, o vero in alcuna parte
-contro ai nostri nimici, per voli d'uccegli egliono ci promettono per
-tutto quel dì vittoria; e tutto quello che poi noi troviamo e facciamo,
-egli molte volte mettono per pegnio la lor testa, che così sarà; e
-quantunque tutto ciò, ch'egli dicono, avenisse, niente di meno non si
-debe dar fede a così fatte cose, anzi si dee avere ferma credenza nel
-nostro Signiore, il quale può fare e disfare tutto ciò che gli piace.
-Questa isola di Canna ànno guadagnata e saracini, e sì la tengono. In
-questa isola e in molte altre non si sotterrono e corpi morti, però che
-'l caldo è sì grande, che in brieve tempo la carne si consuma infino
-all'ossa. Da questa isola si va per mare verso India magiore, e a una
-gran città chiamata Zarba, la quale è bellissima e buona. Quivi stanno
-di molti cristiani di buona fede, e quivi sono molte religione, e
-spezialmente di mediani. Da questa città si va per mare insino a Lomba.
-In questa terra cresce il pepe in una foresta, chiamata Combar, la
-quale dura XVIII. giornate.
-
-
-COME NASCE IL PEPE E COME SI COGLIE, E DI QUANTE MANIERE DI PEPE SI
-TRUOVA, E CHE MODO SI TIENE PER LI SERPENTI CHE IVI STANNO.
-
-In questa foresta sono due buone città, l'una chiamata Flandrina e
-l'altra Ginglante, e sono molte isole, e in ciascuna di quelle stanno
-gran numero di cristiani e di giudei, però che 'l paese è buono, ma è
-molto caldo. Voi dovete sapere, che 'l pepe cresce a modo d'una vignia
-salvatica posta appiè d'uno albero, al qual si possono e palmiti[16]
-di quella sostenere; il frutto pende a modo di grappoli d'uve, e
-caricansi tanto gli alberi, che pare che tutti si debono rompere. E
-quando è maturo, è tutta via verde a modo che sono badie di edera, e in
-quela ora si vendemiono a modo che si fa le vignie, e poi il seccono
-al sole tanto, che diventa nero e crespo. In uno albero viene tre
-maniere di pepe; il primo pepe è lungo, el sicondo è nero, e l'ultimo
-pepe è bianco. Il pepe lungo è chiamato Sorbotin, el nero Sulfur, e 'l
-bianco Bavos. Il primo, che viene quando la foglia incomincia a venire,
-s'asomiglia alquanto a la fazione[17] del fiore de le nocciuole, che
-viene prima che le foglie, e pende a basso: e poi viene il nero, che à
-la foglia a modo di grappoli d'uva, molto verde e ricolto: dopo il nero
-viene il bianco, el quale è asai migliore del nero, e di questo non se
-ne porta in questo paese, perchè egli lo tengono per loro, però che è
-migliore e più temperato che 'l nero, e non ànno sì grande abundanzia
-del bianco, come del nero. In questo paese son molte maniere di serpe
-e d'altri vermini per lo gran caldo del paese e del pepe. Alcuna gente
-dicono, che quando si ricoglie il pevaro, che si fa fuoco a pie' degli
-albori per cacciare le serpi e colubri, ma salvo la grazia di quanti
-ciò dicono, egli non metterebono fuoco per cosa alcuna del mondo, però
-che secherebono e arderebono così quegli alberi, come gli altri; ma
-quando egli vogliono ricorre el pepe, e' s'ungono le mani e' piedi di
-sugo di limoni, o vero che e' portono erbe con loro che ànno grande
-odore; per lo quale odore le serpi fuggono, sicchè, quando sono unti,
-vanno sicuramente a vendemmiare, e non ànno paura che serpe nè altri
-vermini sì si approssimino per nulla. Item, verso il capo di questa
-foresta è la città di Palomba, sopra la quale è una montagnia chiamata
-Palomba, per la qual piglia el nome la città.
-
-
-D'UNA FONTE CHE À SAPORE D'OGNI SPEZIE, E DELLA SUA VIRTÙ.
-
-Su questa montagna è una fonte, la quale à odore e sapore d'ogni
-maniera di spezie, e ciascuna ora ella muta odore e sapore, e chiunche
-ne bee tre volte a digiuno, di questa è curato da qualunque infermità
-che abia, e li abitatori ivi d'intorno, che spesso ne beono, mai non
-ànno malattia, e sempre, mentre che vivono, paiono giovani. Io ne bee'
-tre o quatro volte, e ancora mi pare ch'i' mi senta meglio; e' dicono,
-che questa fonte vene dal paradiso, e però è di tanta virtù. Alcuni la
-chiamono la fonte de' giovani, perchè quegli che l'usano a bere, tutta
-via paiono giovani: per tutto questo paese cresce ottimo gengiovo. La
-gente del paese, per la loro semplicità, adorono el bue, e dicono che
-'l bue è la più santa bestia che sia in terra, perchè a loro pare che
-sia sempice ed è buono da arare, piacevole e utile e santificato; però
-che a lor pare che ogni virtù abia. Egli sì 'l fanno lavorare VI. o
-VII. anni, e poi se lo mangiono con gran solennità; e il Re del paese
-à sempre con lui un tal bue, e colui che lo à a guarda riceve ogni dì
-la sua fiamata e la sua orina in due vasi d'oro, e poi la dà al loro
-prelato, che egli chiamono Archiproth, o Papaton. E questo prelato la
-porta innanzi al Re, e 'l Re, per grande divozione, mette la mano in
-quela orina, la quale egli chiamono Gau, e così si bagna la fronte e
-'l petto con gran divozione e riverenzia: e dànno a intendere che sia
-ripieno delle sopradette virtù che à el bue, e che sia santificato de
-la virtù di questa cosa, che nulla vale. Dopo il Re, lo fanno e gran
-signori, e, dopo i signori, gli altri gran maestri, quando ne possono
-avere, ma alcuna volta no ne rimane. In questo paese e' fanno idoli,
-che sono la metà uomo e la metà bue: in questi simulacri e diavoli
-parlono a loro, e dànno a loro risposta di tutto ciò che egliono
-dimandono.
-
-
-COME IN QUESTO PAESE FANNO SACRIFICIO DE' PROPII FIGLIUOLI, E COME,
-MORTO EL MARITO, LA MOGLIE S'ABRUCIA CON LUI INSIEME.
-
-Innanzi a questi simulacri egliono uccidono spesse volte i suo'
-figliuoli, e aspergono e simulacri del sangue di morti; e in questo
-modo fanno i loro sacrifici. Quando alcun muore nel paese, egli ardono
-il corpo per nome di penitenzia, a fine che non patisca pena in terra;
-però che dicono, che' vermini gli mangerebono; e se la moglie del
-morto non à figliuolo, egli l'ardono con lui, e dicono, che è ragione,
-che ella gli faccia compagnia nell'altro mondo, così come à fatto
-in questo. E se le moglie ànno figliuoli, egli le lascion vivere per
-nutricare e figliuoli; ma se la moglie vuole innanzi vivere co' suoi
-figliuoli, che esere arsa col suo marito, ela è sempre imputata maligna
-e falsa, nè alcuno si fiderebe in lei, nè mai è più appregiata. E
-morendo la moglie prima che 'l marito, el marito si fa ardere con ella
-piangendola; e se lui non vuole, non è costretto, anzi si può maritare
-un'altra volta sanza biasimo. Item, in questo paese crescono forti
-vini, e le femine beono vino, e gli uomini none beono punto. Da questo
-paese si va, passando per molti confini, verso un paese, dilungi a
-due giornate, il qual si chiama Maburon. Questo è molto gran reame, e
-sonvi di belle città e di belle ville. In questo Reame giace el corpo
-di santo Tommaso appostolo, in carne e in ossa, in una bella sepultura,
-nella città di Calamia, perchè ivi fu martorizato e sepulto; e li
-assirii feciono già portare il suo corpo in Mesopotania, nella città
-di Edisse, e dipoi fu riportato indietro il braccio colla mano che
-mettee nel lato del nostro Signiore Giesù Cristo, quando gli apparve
-dappoi la resurresione, dicendo: _Noli esse incredulus, sed fidelis_.
-E al presente, el detto braccio con la mano, è fuora del vaso, dove è
-il corpo. E con quella mano quegli del paese fanno le lor sentenzie
-e giudicii, e sanno chi à ragione e chi il torto, perchè quando è
-quistione tra due parte, e ogni uomo si tiene d'avere ragione, egli
-mettono nella mano di santo Tomaso le ragione delle parte predette in
-iscritto, e di subito la mano gitta via il torto o vero la falsità,
-e ritiene il dritto, o vero la verità. E così vengono di lungi paesi
-molte cause dubbiose per questo giudicio.
-
-
-DEGLI IDOLI DI QUESTA GENTE E DELLA GRANDE DIVOZIONE CH'EGLI V'ÀNNO.
-
-Item, san Tomaso giace in una bella e grande chiesa, la quale è
-piena di grandi simulacri, cioè di immagini di idoli loro, chiamati
-dii; delle quali la minore è per grandeza come due comuni uomini; e
-infra l'altre è una immagine assai maggiore dell'altre, tutta coperta
-d'oro e di pietre preziose e è a derisione de' falsi cristiani[18]
-rinnegati, et è sopra una cattedra molto nobile; e à intorno al corpo
-suo di larghe cintole lavorate d'oro e di perle e pietre preziose.
-La chiesa è tutta dorata: di dentro a questa chiesa si va comunemente
-in pellegrinaggio con gran divozione, a modo che vanno e cristiani a
-santo Antonio e a santo Iacopo di Galizia. E molte gente, che dilunge
-terre si muovono per andare inverso questo idolo, con grande divozione
-per tutto el viagio sempre sì tengono gli ochi bassi, nè ardiscono
-d'alzare le lor teste per risguardare d'intorno, per timore di non
-veder cosa che gli rimuova da la loro divozione. Alcuni vi vanno in
-pellegrinagio, che portono coltegli nelle lor mani, e sì si vanno
-fedendo et impiagando nelle braccia, ne le gambe e ne le coscie, e
-spargono el sangue loro per amor di questo idolo; e dicono che beati
-[sono] coloro che muoiono per questo idolo, Idio loro. Altri sono che
-menono i lor figliuoli per uccidergli e sacrificargli a questo idolo, e
-poi aspergono l'idolo del sangue de' suo figliuoli. Altri vi sono che,
-da l'ora che si partono di casa loro, a ogni terzo passo s'inginochiano
-tanto, che aggiungono a questo idolo; e quando e' vi sono arivati,
-lo incensono d'incenso e d'altre cose odorifere, a modo che fussi il
-corpo del nostro Signiore, e vengono ad adorare questo idolo dilungi
-più di Cº. leghe. E innanzi al munistero di questo idolo (_sic_) è
-a modo d'una peschiera, o vero laghetto pieno d'acqua, nella quale e
-pelegrini gettono oro e ariento e perle e pietre preziose sanza numero
-per offerta. Quando e ministri dell'idolo ànno bisogno d'alcuna cosa
-per la chiesa, subito vanno a la peschiera e pigliono tutto quelo
-che è bisogno per la rifezione della chiesa, sì che nulla vi manca,
-che subito non sia aparechiato. Item, quando si fanno le gran feste
-di questo idolo, come la dedicazione della chiesa, tutto el paese si
-viene d'intorno a questo idolo con gran riverenzia; il quale idolo sta
-sopra a uno carro molto bene adornato di drappi d'oro di Tartaria; e
-così lo menono intorno alla città. Inanzi al carro vanno primamente a
-processione ordinatamente, a due a due, tutte le pulzelle del paese;
-appresso le pulzelle vanno e pellegrini, che sono venuti dilungi
-confini, de' quali pellegrini alcuni si fanno o lasciono cadere in
-terra di sotto al carro, sì che il carro colle ruote gli passa a dosso;
-alcuni uccidono di subito, altri rompono braccia o gambe; alcuni le
-cosce; e tutto ciò fanno per grande divozione e per amor del loro Dio;
-e credono che, quanto magior pena e tribulazion patiscono per amor di
-questo idolo, tanto più presso saranno a Dio e in magiore allegreza.
-E brievemente in diversi modi fanno sì aspre penitenzie, e colli loro
-corpi portono e sofferiscono tanti martiri, per amor del loro Dio, che
-quasi niuno cristiano arebe ardire portare la centesima parte, per
-amore di Giesù Cristo. E poi io vi dico, che innanzi al carro, più
-presso, vanno e sonatori del paese con diversi istrumenti, che sono
-sanza numero, e fanno fra loro di grande melodie. E quando egl'ànno
-circundato tutta la città, e' tornono a la chiesa e rimettono il
-loro idolo nel suo luogo; e alora per amor de l'idolo e per riverenza
-della festa egliono uccidono CCº. o CCCº. persone, che di lor volontà
-si fanno uccidere, de' quali e corpi son posti dinanzi all'idolo; e
-dicono che costor son santi, imperò che, per sua buona volontà, son
-morti per amor del loro Dio. E così, come di qua un casato o provincia
-sarebe onorata per uno santo che fussi stato di quello o vero di quelli
-fatti, de' quali si metterebbono in iscritto per farlo canonezare, così
-tengono di là onorati quegli che s'uccidono per amore del loro Dio;
-egli gli mettono in iscritto colle loro letanie; e così si vantano l'un
-co l'altro, e dicono: io ò più santi del mio parentado, che voi non
-avete del vostro! E ànno questa usanza, che, quando egl'anno intenzione
-d'uccidersi pel loro Dio, fanno mandare per tutti e loro amici, e
-con grande abundanzia di pifferi vanno innanzi all'idolo, menando
-gran festa; e colui che si debe uccidere tiene nelle mani un coltello
-bene aguzato, e tagliasi un pezo di carne, e gittalo nella faccia
-dell'idolo, dicendo le sue orazioni, e racomandandosi al suo Dio; e poi
-si ferisce e impiagasi in qua e in là tanto, che cade morto. E allora
-gli amici presentono il corpo a l'idolo, e dicono, cantando: Guardate,
-Dio, che à fatto el vostro leale amico e servidore! lui à abandonato
-la moglie, figliuoli, richeze e tutti e beni temporali di questo mondo
-e' à rinunziato, per amor di voi, e à fatto sacrificio del suo sangue
-e carne; sì che adunque vogliatelo riposare allato a voi, fralli più
-diletti da voi, nella gloria del paradiso; perchè egli à bene meritato.
-E dopo questo e' fanno un gran fuoco e ardono el corpo, e ciascheduno
-piglia della cenere, e sì la conserva in luogo di reliquie: e dicono
-che questa è una buona cosa, che di nulla temono, mentre che gl'ànno di
-questa cenere sopra di loro.
-
-
-DELL'ISOLA LAMORI E DELLA GENTE CHE IVI ABITA, E LA RAGIONE PERCHÈ
-VANNO NUDE; E COME MANGIONO CARNE UMANA, E QUANTI GRADI È TUTTO IL
-FIRMAMENTO.
-
-Da questo paese si va per lo mare Occeano per molte diverse isole e
-per molti diversi paesi, [che] il racontare e iscrivere sarebe lungo
-e tedioso: però toccherò alcuna principale riviera e città. Da quella
-isola, della quale io ò parlato, infino a un'altra terra, che è molto
-grande, chiamata Lamori, sono LII. giornate. In questa terra è gran
-caldo: la gente del paese à questa usanza, che gl'uomini e le femine
-vanno tutti ignudi, e sì si befono, quando vegono alcuno forestiero
-vestito, e dicono, che Dio, il qual fece Adam, il fece ignudo, e che
-Adam e Eva furono fatti ignudi, e che l'uomo non si dee vergognare di
-mostrarsi tale quale Dio lo fece, però che niuna cosa è brutta che sia
-naturale. E dicono, che quegli che si ornano, son gente che non credono
-in Dio; e egli, dicono, che ben credono in Dio, el quale creò el mondo
-e fece Adam e Eva e tutte l'altre cose. E egli non isposono mai femine,
-anzi sono tutte le femine del paese comune, e elle non rifiutono niuno,
-e dicono che pecherebono, s'elle rifiutassino gl'uomini, e che Dio
-comandò così a Adam e a quegli che discendono di lui, quando disse:
-_Crescite et multiplicamini, et replete terram_. In questo paese nissun
-può dire: questa è mia moglie; nè alcuna dire: questo è mio marito.
-E, quando elle partoriscono, dànno e figliuoli a qualunque gli piace,
-di quegli che ànno avuto in sua compagnia. Il simile, tutta la terra è
-comune; uno la tiene uno anno, e un altro l'altro; e ciascuno piglia di
-quela parte che vuole. Il simile, tutti e beni del paese son comuni,
-biade e altre cose, però che niuna cosa sta serrata infra loro nè
-ascosa: ciascuno à d'ogni cosa ciò che gli piace sanza contradizione
-alcuna; e in tal modo è così rico l'uno, come l'altro. Ma egl'ànno una
-cattiva usanza, però che loro mangiono più volentieri carne d'uno uomo,
-che di niuna altra cosa che sia; e però el paese è molto abundante
-di biade e di pesci, d'oro e d'ariento e d'altri beni. Quivi vanno
-e mercatanti e menono a vendere e fanciugli, e quegli del paese gli
-comprono; e se son grassi, subito gli mangiono; e se son magri, gli
-fanno ingrassare, e dicono che questa è la migliore e la più dolce
-carne del mondo.
-
-In questo paese, e in molte altre terre di là, non si vede il
-polo artico, cioè la stella tramontana, la quale è immobile verso
-settentrione, ma vedesi un'altra, la quale è al contrario di quella
-verso mezo dì, chiamata polo antartico. E come e marinai si governono
-di qua per la stella ch'è inverso setentrione, così fanno e marinai
-di là per la stella che è verso mezzo dì; sicchè quella di mezzo dì
-non appare a noi, nè a loro appare quela di settentrione. Per la qual
-cagione si può comprendere, che 'l mondo si è di ritonda forma, perchè
-una parte del firmamento apare in un paese, che non appare in un altro:
-e questo si può provare per esperienza e per sottile indagazione;
-che se si trovassi passaggio di navi e di genti che volessino andare
-cercando el mondo, sì vi si poterebe andare con navilii intorno al
-mondo e di sotto e di sopra; la qual cosa io l'ò provato, perchè sono
-stato inverso la gente di Brabin, et ò riguardato con lo astrolabio,
-che la tramontana si è ivi alta LXIII. gradi, e in Alamagna, verso
-Boemia, LXVIII. gradi; e più avanti, inverso le parte di Settentrione,
-ella è alta sessanta due gradi e alcuni minuti; però che io stesso l'ò
-misurato con lo astrolabio. Ora voi dovete sapere, che sono due stelle
-tramontane, come è detto di sopra; l'una si chiama Artica e l'altra
-Antartica: queste due stelle sono inmobili, e per loro si volge tutto
-il firmamento del mondo, sì come una ruota si volta per lo suo mezo,
-sì che queste due stelle dividono tutto il firmamento in due parti
-eguale, ed è tanto di sopra quanto di sotto. Io sono andato poi nelle
-parte meridionale, e ò trovato verso l'alta Libia, che si vede prima
-il polo antartico; e quanto più andavo inanzi a quelle parti, tanto più
-ritrovavo questo polo antartico più alto, sì che più inanzi, ne l'alta
-Libia verso Etiopia, questo polo antartico era alto XVIII. gradi e
-alcuni minuti: li LX minuti fanno un grado. E poi andando verso questo
-paese, del quale io v'ò parlato, e verso altre isole e altri paesi, a
-l'incontro io trovai l'antartico alto XIII. gradi e VI. minuti; e se io
-avesi trovato navile e compagnia per andare più oltre, io mi son certo,
-che noi aremo veduto d'intorno la ritondità del firmamento; imperò, sì
-come io v'ò detto di sopra, la metà del firmamento è fra queste due
-stelle; e questa metà io l'ò tutta veduta, verso settentrione, sotto
-la tramontana LXII. gradi e X. minuti; verso le parte meridionale,
-io l'ò veduto di sotto l'antartico XXXIII. gradi e XVI. minuti. Ora
-la metà del firmamento tiene cento ottanta gradi; e di questi cento
-ottanta gradi, io n'ò veduti LXII. in una parte, e XXXIII. in un'altra
-parte; che sono novantacinque gradi e quasi la metà d'un grado. E così
-mi mancono, aver veduto tutto il firmamento, LXXXIIII. gradi e quasi
-la metà d'un grado; e questi non sono la quarta parte del firmamento,
-perchè la quarta parte del firmamento è ottanta gradi; sì che ne manca
-cinque gradi e mezo della quarta parte: e così io ò veduto le tre
-parte della ritondità del firmamento, e V. gradi più, e quasi mezo.
-Per la qual cosa io dico certamente che l'uomo può bene ritondare
-o vero circundare tutta la terra del mondo, così di sotto, come di
-sopra, e ritornare nel suo paese, avendo compagnia di navile, e sempre
-ritroverebe buone terre e isole, come in questo paese. E sapiate,
-che quegli che sono al diritto di l'antartico, egli sono dirittamente
-piedi contrappiedi a quegli che sono al diritto dell'artico; e così
-quegli che stanno d'intorno a' poli, per diritta opposizione, stanno
-piedi contrappiedi; imperò che tutte le parti del mare e della terra
-ànno ne' loro oppositi abitabili o vero trapassabili, e di qua e di
-là. E sappiate, che, sicondo che io posso col mio ingegnio vedere
-e comprendere, la terra del Prete Giovanni Imperadore d'India, è di
-sotto a noi, perchè andando di Scozia, o vero d'Inghilterra, verso
-Gierusalem, tutta via si saglie; però che le parte nostre sono ne la
-bassa parte de la tera, verso occidente, e la terra del Prete Giovanni
-è ne la bassa parte verso oriente: e li indiani ànno il giorno quando
-noi abiamo la notte; e così, per contrario, egli ànno la notte, quando
-noi inghilesi abiamo el dì; imperò che la terra e il mare sono di
-ritonda forma; e quando si saglie da uno lato della terra, alora si
-discende dall'altro lato. Ora voi avete veduto di sopra, che Gierusalem
-è nel mezo del mondo: questo si pruova per una lancia diritta in
-terra nell'ora del mezo dì a tempo di equinozio; la quale, essendo
-diritta, non fa ombra dallato alcuno. E che Gierusalem sia nel mezo
-della terra, il profeta David disse: _Et operatus est salutem in medio
-terræ_. Adunque quegli che si partono di queste parte per andare verso
-Ierusalem, tante giornate, quante egli fanno per andare a Ierusalem,
-altrettante giornate si può fare, partendosi da Ierusalem, per infino
-agli altri confini della estremità della terra di là: e quando si va
-alcune giornate verso India, tuttavia si va circundando la ritondità
-della terra e del mare per di sotto il nostro paese di qua.
-
-
-D'UNO CHE ANDÒ CERCANDO EL MONDO E RITROVOSSI IN PAESE, DOVE E' SI
-PARLAVA IN SUA LINGUA.
-
-E imperò mi sono maravigliato molto d'una cosa, che io udi' già
-recitare, essendo piccolo; come uno valente uomo del nostro paese,
-già fu gran tempo, si partì per andare cercando el mondo: il quale,
-avendo lui passata tutta l'India e le isole alte di India, dove son
-più di semila leghe, per molte stagione, e' tanto andò circundando il
-mondo, che trovò una isola, nella quale udì parlare in suo linguaggio,
-e vide caricare e buoi e dire quelle parole medesime, che si dicono
-in suo linguaggio, o veramente nel suo paese. Di che si maravigliò
-grandemente, imperò che non si sapeva dare a intendere a qual modo
-potessi essere. Ma io dico, ch'egli era tanto andato per terra e per
-mare, che lui aveva circundato infino nel suo paese, dove egli era
-conosciuto. Ma lui ritornò indietro per la via onde lui era venuto; e
-dipoi stette un gran tempo, e quivi perdè molte delle sue sostenute
-fatiche nel suo ritornare indietro, sì come lui medesimo disse;
-perchè una volta verso Noverga il sopprese una tempesta fortissima
-in mare, per la quale lui fu portato in una grande isola, la quale
-riconobe esere quella isola, nella quale egli aveva udito parlare il
-suo linguaggio e menare e buoi al carro. E questo fu bene pussibile,
-quantunque a la grossa gente pare, che non si possa andare sotto terra,
-e che si cascherebe verso el cielo di sotto: ma questo non può esere
-altrimenti, che se noi cascassimo da la terra, dove noi siamo, verso il
-cielo; però che sì come a noi pare, che noi siamo di sopra a loro, così
-a loro pare, che noi siamo di sotto a loro: e se vero fussi, che l'uomo
-potessi cadere dalla terra infino al cielo, molto maggiormente la terra
-e 'l mare, che sono così grandi e così pesanti e gravissimi, doverebono
-più presto cadere infino al firmamento. Ma questo è impussibile, però
-che questo non sarebe cadere, anzi sarebe salire e ascendere. E però
-dice il nostro Signiore: _Ne timeas me qui suspendi terram in nichilo_.
-
-
-DELLA GRANDEZA DI TUTTA LA TERRA.
-
-E quantunque sia pussibile circundare tutto el mondo, non dimeno
-de mille l'uno non si dirizerebe così bene per ritornare inverso il
-suo paese, come fece colui, per la grandeza della terra e del mare.
-Si poterebe andare per mille altre vie, delle quali niuna sarebe
-perfettamente diritta per ritornare verso le parti donde si mosse[19];
-che quantunque sia pussibile circundare la terra, come ò detto, non
-dimeno non poterebe andare nè dirizarsi per la diritta via, se ciò non
-fussi fortuna, o per grazia di Dio; perchè la terra è molto grande
-e alta, cioè larga; e dura la ritondità d'intorno, di sotto e di
-sopra, sanza el mare, ventotto milia CCCCº. XXV. miglia. Di queste,
-sicondo l'oppinione degl'antichi e savii, la quale io non ripruovo,
-ma sicondo la parvità del mio intelletto a me par di dire, salvo la
-lor grazia, che sie più migliaia. E perchè intendiate meglio quelo
-ch'io ò detto, io sì ò immaginato una figura, nella quale sia un gran
-compasso orbiculare e sperico, in mezo del quale sia un punto, el
-quale chiamo centro. E in questo compasso grande ò fatto un piccolo
-compasso; poi ò partito tutto il gran compasso in XL. passi, partiti
-per le vie diritte, che tutte cominciono dalla superfice del grande
-compasso, e sieno terminate al centro del piccolo compasso; doverebe
-esere così partito in XL. parte, come il grande, quantunque le parte
-sieno minore che e suoi spazii. Or facciamo che 'l gran compasso, il
-quale è d'intorno al centro, ripresenti la terra; e conciò sie cosa che
-tutti gli astronomi sappino, che 'l firmamento è partito in XII. parte,
-cioè di XII. segni, e ciascheduno di questi segni è partito in XXX.
-gradi, che verrebe il fermamento eser partito in CCC.º LX. gradi. E il
-simile la terra è partita in altrettante parte, e corrisponde ciascuna
-parte della terra a un grado del firmamento, che sarebe ottanta
-volte trentuno migliaio e cinque cento migliaia, e ciascuno di otto
-stadii; sì che tanto à la terra di ritondità e di circuito d'intorno,
-sicondo quel che io posso comprendere per lo detto delli Astrolomi,
-come io ò detto di sopra. E per meglio intendere il fu giustificato
-per termini mensurali, io metterò questa distinzione: _Quinque pedes
-passuum faciunt, passus quoque centum viginti quinque stadium dant, sed
-miliaria octo faciunt stadia, duplicata dant tibi legam_: una torsa fa
-X. piedi. E, seguendo la mia materia, io dico, che non debe dispiacere
-a quegli che legono di ciò, che io dico, che una parte di India è
-sotto a' nostri piedi, e che per lo simile una parte del nostro paese
-è di sotto a una parte d'India dirittamente. A lo opposito, sì come al
-diritto oriente è opposto el diritto occidente, e sì come a la parte
-meridionale è la parte settentrionale, de le quale io v'ò di sopra
-parlato, quantunque a la grossa gente pare che non si possi andare
-sotto la tera, e che si deba cadere verso 'l cielo di sotto, così
-a noi doverebe parere, che siamo sotto a loro. E se vero fussi, che
-l'uomo potessi da la terra al cielo cadere, molto magiormente la tera
-e il mare, che sono tanta materia e sì possente e grave, doverebono
-cadere infino al firmamento; e questo sarebe impossibile e contro a
-natura, perchè non sarebe cadere, ma sarebe salire; e però dice el
-nostro Signiore: _Ne timeas me, quia suspendi terram in nihilo_. Ora
-tornando: è vero ch'io ò misurato collo astrolabio, che quegli che
-stanno nelle parte settentrionale, stanno piè contra piè a quegli che
-stanno dalla parte verso 'l mezo dì, e così siamo noi contro a una
-parte delle isole di India. E se verso oriente e verso occidente fusson
-segni immobili o vero stabili, pe' quali si potessi misurare le parte,
-a modo che si fanno le parte che sono verso settentrione o verso mezo
-dì, per le due stelle immobile, cioè artico e antartico, certamente
-si troverebe l'isole, che a la terra del prete Giovanni serien
-declinate. E circundando più la terra di sotto, che non sono le parte
-di settentrione e di mezo dì, de' quali io ò fatto menzione di sopra,
-io so bene, che io ò fatte più giornate andando verso settentrione e
-diritto verso mezo dì, che da occidente verso oriente. E poi che la
-terra è ritonda, adunque è altrettanto da settentrione verso mezo dì,
-come dal diritto oriente al diritto occidente. Per la qual cagione io
-dico come si passa oltre a questa misura: e di sotto a noi circulando
-la tera, non è però di sotto più, quantunque si dica per intelligenzia.
-
-
-DELL'ISOLA DI SIMBOR, DOVE GL'UOMINI E LE FEMINE SI FANNO SEGNIARE
-NELLA FRONTE CON UN FERRO CALDO PER GENTILEZA; E DELL'ISOLA DI BOTEGON.
-
-Item, a lato di questa isola[20] di Lamori sopra detta, verso mezo dì,
-è un'altra isola, chiamata Simbor. Questa è una grande isola, e il Re
-è molto possente; e le gente di questo paese si fanno segniare nella
-fronte con un ferro caldo, uomini e femine, per grande nobilità e per
-esere conosciuti dall'altra gente, perchè e' si tengono più nobili
-che l'altre gente là d'intorno, perchè stanno sempre in guerra con
-quela gente nuda, de' quali ò parlato di sopra. Assai apresso questa
-isola è un'altra, la qual si chiama Botegon, la quale è molto buona e
-abbondevole, con molte altre isole che sono ivi d'intorno, nelle quali
-abitano molte diversità di genti: e perchè volendo io parlare di tutte
-sarebbe lunghissimo sermone, io non parlerò di tutte, ma piglierò le
-più notabile.
-
-
-DELL'ISOLA DI GIANNA, E DELLE COSE CHE IVI NASCONO, E DELLA POSSANZA DI
-QUESTO RE, E DEL SUO PALAZO, EL QUALE È UNA COSA MOLTO STUPENDA.
-
-Assai apresso questa isola di Botegon sopra detta, passando un poco di
-mare, è un'altra isola, che è un gran paese; la quale si chiama Ianna,
-e circunda quasi dumila leghe. Il Re di questo paese è un gran rico e
-possente, e à sotto lui sette altri Re di sette altre isole, che sono
-ivi d'intorno. Questa isola di Gianna è molto bene abitata e popolata
-di gente. Ivi vi cresce d'ogni maniera di spezie più abundantemente che
-altrove, come è gengiovo, chiodi di gherofani, cannella, noce moscade,
-zedoc e maci. E sappiate che e maci sono propii a modo che la noce,
-e à di fuori una cappannella, dove sta avilupata infino a tanto che
-è matura, poi cade fuori; e così è della noce moscada e del mastice.
-Molte altre spezie e molte altre cose crescono quivi in questa isola,
-perchè d'ogni bene abonda, e d'oro e d'ariento in gran quantità, salvo
-che di vino. Il Re à un palazo nobilissimo e maraviglioso molto e il
-più rico che sia al mondo: gli scaglioni, per li quali si saglie ne
-le sale e nelle camere, son fatti come quadretti d'oro e d'ariento,
-e tutte le mura loro, a modo che si dipignie di qua, son coperte
-di piastre d'oro e d'ariento; nelle quale piastre sono battaglie e
-istorie di cavalieri rilevati; tutti hanno grillande in testa di pietre
-preziose e di grosse perle; e tutte le sale e le camere di dentro sono
-soffitate e lastricate d'oro e d'ariento sì e talmente, che, chi non
-avessi veduto, non poterebe credere le nobilità nè le richeze che sono
-in questo palazo. E sapiate, che questo Re di Ianna è un semplice Re
-e il più possente Re del mondo; e già spesse volte à voluto el Gran
-Cane di Cattai disfarlo, el quale è il più possente imperadore che
-sia sotto il firmamento di qua nè anche di là dal mare; e però ànno
-spesso guerregiato insieme, però che 'l Gran Cane lo voleva fare suo
-tributario e riconoscere la terra da lui, ma costui si è sempre bene
-difeso contro di lui.
-
-
-DELL'ISOLA DI PATEM, DOVE SONO ALBERI CHE FANNO FARINA; ALTRI FANNO
-VINO, ALTRI FANNO MELE, E ALTRI VELENO; E D'UN CERTO LAGO, NEL QUALE
-NASCONO CANNE CHE ÀNNO NELLA RADICE PIETRE PREZIOSE.
-
-Appresso questa isola, andando per mare, si truova un'altra isola
-buona e grande, la qual si chiama Talamasi, e alcuni la chiamono
-Patem. Questo si è un gran reame, e il Re del paese à molte bellissime
-città e molte belle ville. In questa terra e in questo paese crescono
-alberi che fanno farina, de la qual si fa buon pane e bianco e di buon
-sapore, e pare che sia di grano, ma non è però di sapore di grano. E
-ivi sono altri alberi, che fanno mele buono e dolce; e altri alberi
-vi sono, che fanno vino: altri sono che fanno veleno, contra 'l quale
-non è altro che una sola medicina, la qual è a bere el proprio sterco
-stemperato con acqua; e veramente chi non l'avessi, presto morrebbe,
-sì che nè triaca nè altre medicine lo poterebono aiutare. Di questo
-veleno avevon mandato e giudei a torre a uno di questi alberi per
-velenare tutta la cristianità, siccome io udi' dire alla confessione
-nella lor morte; e, per la divina grazia, quantunque fallisse il loro
-male proponimento, nondimeno egliono ne feciono grande mortalità. E
-se a voi piace sapere in qual modo si fa la farina degl'alberi, io vel
-dirò. E' perquotono gli alberi con una accietta atorno a' piedi, sì che
-la scorza intorno in molte parte si lieva, e d'indi n'esce un licore
-spesso, el quale egli fanno seccare al sole, e poi diventa farina bella
-e bianca. El mele, el vino e 'l veleno son tratti dagli altri alberi
-per questo medesimo modo, e poi si conservono ne vasegli. In questa
-isola è uno mare morto, cioè un lago, al qual non si truova fondo, nè
-mai fu trovato; e tutto ciò che cade in questo lago non si truova mai.
-In questo lago crescono canne, ch'egli le chiamono Tabi, e sono lunghe
-XXX. torse e più. Quivi sono altre canne non così lunghe, le quali
-crescono appresso della riva e ànno le radice lunghe IIIIº. aripanti,
-o vero tormature[21] di terra e più; e ne' nodi delle radice di queste
-canne si truovono pietre preziose di gran virtù. Chi porta una di
-queste pietre sopra di lui, non può essere magagnato nè impiagato, nè
-di lui tratto sangue con ferro nè con acciaio. E perchè egl'ànno queste
-pietre, sì combattono arditamente per mare e per terra, però che arme
-niuna non gli può nuocere; ma quegli che ànno a combattere con loro,
-che sanno le loro maniere, gli tragono con lor saette e quadregli
-sanza ferro: e così gli percuotono e uccidono. E di queste canne ne
-fanno casse, navi e altre cose, a modo come noi facciamo di qua d'altri
-legnami. Ma non crediate, che io parli per ciancia, nè per menzogna,
-avisandovi che io vidi cogli occhi miei canne sì grandi sopra queste
-rive, che XX. de' nostri compagni non poterono levare una sola da
-terra.
-
-
-DELL'ISOLA DI TALANOCH E DEL SUO RE E DELLA POSSANZA SUA, E DEGLI
-ELEFANTI, I QUALI LUI TIENE PER SUA DIFESA; E DI DUE ALTRE COSE
-MARAVIGLIOSE CHE VI SONO.
-
-Dopo questa isola si va per mare a un'altra isola che si chiama
-Talanoch, nella quale è molta abundanzia di bene. Il Re di quel paese
-à tante femine quante ne vuole, però che 'l fa cercare le più belle per
-tutto il suo paese e pel paese d'intorno, e falle menare innanzi a lui,
-e piglia una notte l'una, e l'altra notte l'altra; e così fa lui tanto,
-che n'à mille e più, e non giacerebbe con una più d'una notte, cioè
-non arebe seco a fare più d'una volta, salvo se una non gli piacessi
-più delle altre. Questo Re à gran numero di figliuoli: tale n'à cento,
-tale dugento; e alcuni più e altri meno. Questo Re à circa XIIIIº.
-mila elefanti privati, e quali si fa nutricare a' suoi villani per lo
-paese, perchè a caso di bisogno, avendo a far guerra con alcuno altro
-Re d'intorno, egli fa montare gente insu castegli di legname posti
-sopra e leonfanti per combatter contro a' suoi nimici: e così il simile
-fanno gli altri Re di quegli confini, perchè il modo di guerregiare di
-là non è simigliante al nostro ordine di qua. Ivi chiamono gli elefanti
-Varqui.
-
-
-QUI SI FA MENZIONE D'UNA GRAN MARAVIGLIA, DEL PESCIE CHE SI GITTA ALLA
-RIVA DI QUESTA ISOLA.
-
-In questa isola è una grande maraviglia, la quale non è in altra parte
-del mondo; però che ogni maniera di pescie viene una volta l'anno
-dritto alla terra, e sì si gittono alla riva di questa isola, sì che
-e' non si vede in mare se non pesci; e ivi stanno tre dì, e ciascuno
-del paese ne piglia quanto ne vuole. Poi questa maniera di pesci si
-parte, e vienne un'altra; e così l'una maniera drieto all'altra ne
-viene per insino a tanto, che di tutte le ragioni del pescie di mare vi
-vengono; e così ordinatamente l'una drieto all'altra stanno tre giorni,
-tanto che ogni uomo del paese n'abbi preso d'ogni maniera, quanto ne
-vuole. E' non si sa la cagione perchè questo si sia; ma quegli del
-paese dicono, che questo è per fare riverenzia a loro Re, il quale è
-il più degnio che sia, come e' dicono, e perchè il loro Re adempiscie
-quello che disse Dio a Adam: _Crescite et multiplicamini_. E, perchè
-chi multiplica a questo modo il mondo di tutti li suoi figliuoli, per
-questo gli manda el pescie di tutto il mare, perchè e' ne pigli al suo
-volere, per lui e pel suo paese; e così tutti e pesci si arrendono a
-lui, faccendogli onore come il più eccellente e il più amico di Dio al
-mondo, sicondo che dicono. Io non so la ragione perchè è questo: Idio
-la sa, il qual sa el tutto, ma questa maraviglia non è punto di natura,
-anzi è tutta contra a natura; che gli pesci, che ànno a governare tutto
-el mondo[22], si vengono abondantemente a rendere alla morte di lor
-propria volontà, sanza che sieno costretti; e però io son certo, che
-questo non può essere sanza grande significazione. In questo paese
-son chiocciole grande, che nelle case loro molte persone poterebono
-abitare e abergare a modo d'una piccola casetta; e altre ve ne sono
-minore molto più l'una dell'altra. Vi sono vermini grandi a modo d'una
-coscia d'uomo, e sono bianchi colla testa nera; e degli altri ve n'è
-minori, della fazione di quegli che si truovano ne' legni marci; e di
-questi vermini si fa la vivanda regale al Re e per li gran signiori. E
-se uno uomo sposato muore in questo paese, egliono soppelliscono la sua
-moglie viva a lato a lui, e dicono che ragion vuole, che ella gli facci
-compagnia nell'altro mondo, come à fatto in questo.
-
-
-DELL'ISOLA DI RAFFO, OVE DÀNNO GL'UOMINI A MANGIARE A GL'UCCEGLI.
-
-Da questa isola si va per lo mare Occeano a una isola chiamata Raffo.
-La gente di questa isola, quando gli amici lo' sono amalati, egliono
-gli apicono a uno albero, e dicono, ch'egli è meglio, che gl'uccegli,
-e quali sono angioli di Dio, gli mangiono, che sien mangiati in terra
-da' vermini, che sono così brutti. Da questa isola si va a un'altra
-isola, dove son gente di malvagia natura. Questi nutricano di gran
-cani, e sì gli tengono per fare istrangolare i lor parenti, quando
-sono amalati, perchè egliono non aspettono tanto che muoino della loro
-morte naturale, perchè e' dicono, che e' sofferiscono troppo gran pena.
-E quando sono così strangolati, si ragunono insieme per mangiarli in
-luogo di cacciagione.
-
-
-D'UNA ALTRA ISOLA CHIAMATA MULCA, DOVE SONO CATTIVISSIME GENTE CHE
-BEONO SANGUE D'UOMO; E DELL'ISOLA CHE SI CHIAMA TRACONDIA, DOVE SON
-GENTE CHE NON PARLONO, MA SIBILLANO.
-
-Da poi si va per molte isole di mare per insino a una isola, che si
-chiama Mulca; e quivi è ancora cattivissima gente, perchè e' non si
-dilettono in alcuna cosa, tanto quanto fanno nel battagliare e in
-uccidere l'un l'altro, e spezialmente forestieri: e egliono beono
-tropo volentieri sangue d'uomo; il qual sangue chiamono Dan: e quello
-che più ne può uccidere, è più onorato fra loro. E se due persone, che
-si portino odio, si sono acordati per amici, o vero che alcuni fanno
-patto e obligazioni fra loro, fa di bisogno che ciascun bea del sangue
-dell'altro, altrimenti la concordia, o patto, o vero obligazione sarebe
-nulla: se un facesse contro a tal concordia, o patto, o ubligazione, di
-nulla sarebe biasimato nè riprobato. Da questa isola si va per mare,
-di isola in isola, infino a un'altra isola che si chiama Tracondia,
-ove sono le gente tutte bestiale a modo che inrazionale, e stanno in
-caverne che fanno in terra, perchè e' non ànno tanto senno che sappin
-fare case; e mangione carne di serpenti e altre brutte cose. Egliono
-non parlono, ma sibillano l'uno a l'altro a modo di serpenti, e di
-nesuno aver si curono, salvo che d'una pietra preziosa, la quale è
-di XL. colori; e però il nome dell'isola è chiamata Tracondia. Egli
-amono molto questa pietra, e non sanno che virtù s'abbia, ma egliono
-disiderono solamente la sua belleza.
-
-
-DELL'ISOLA ONGAMARA, DOVE SON GENTE CHE ÀNNO TESTE DI CANI, CHE SI
-CHIAMONO CENOFALI, E DELLA GIUSTIZIA DEL SUO RE.
-
-Dopo questa isola si va per mare Occeano per molte isole infino a
-una isola chiamata Ongamara[23], la quale è molto bella e grande e
-tiene di circuito più di mille leghe. Tutti gl'uomini e le femine
-di questa isola ànno teste di cani, e son chiamati Cenofali, e sono
-gente ragionevole e di buono intelletto, e adorono un Bue per suo Dio,
-e ciascuno di loro portono nella testa uno Bue d'oro o d'ariento,
-a dimostrazione che egliono amono bene il loro Dio: e vanno tutti
-ignudi, salvo che portano uno drappetto per coprire le loro secrete
-membra. Eglino sono grandi, forti e buoni combattenti: eglino portano
-una targa grande, che gli cuopre tutto il corpo, e una lancia in mano;
-e se pigliono alcuno in battaglia, e' lo mangiono. El Re di questa
-isola è molto potente e ricco e divoto, sicondo la lor legge, e porta
-intorno al suo collo CCCº. perle grosse d'oriente, incordate d'ariento
-a modo di pater nostri. E come noi diciamo pater nostri e ave Maria,
-contando e pater nostri d'ambra in ambra, così questo Re dice ogni dì
-CCCº. prieghi divotamente al suo Dio prima che mangi. E similmente
-porta ancora intorno al suo collo un rubino orientale fine, nobile,
-lucente, el quale è quasi lungo un piè, e V. dita largo; però che
-quando egli elegono il loro Re, egli gli dànno a portare questo rubino
-in sua mano; e così lo menono cavalcando d'intorno alla sua città; e
-da quel dì innanzi e' son tutti ubidienti a lui; e il Re debbe portare
-tutta via questo rubino intorno al suo collo, perchè se egli non avessi
-il rubino, e' non lo terrebono punto per Re. El Gran Cane di Catai à
-molto disiderato di questo rubino, ma mai non l'à potuto avere, nè
-per guerra, nè per niun modo. Questo Re è molto divoto, sicondo la
-lor legge, e molto giusto; per la qual cagione si può andare molto
-sicuramente per tutto il suo paese, e portare tutto ciò che gli piace,
-che niuno sarebe tanto ardito che rubasse alcuno, imperò che el Re
-subito ne farebe giustizia.
-
-
-DELL'ISOLA DI SILLA, E DI MOLTE STRANE E DIVERSE NATURE D'ANIMALI CHE
-QUIVI SI TRUOVONO.
-
-Da questa isola si va a una altra, la qual si chiama Silla, la quale
-circunda circa V. Cº. leghe. In questa isola è molto la terra guasta e
-diserta, nella quale sono molti serpenti, e tanti dragoni e cocodrilli,
-che niuno ardisce star quivi. Questi coccodrilli sono serpe gialle e
-rossette, e àno quatro piedi, le gambe corte e l'unghie grande: alcuni
-sono lunghi sette torse, alcuni X; e dove e' vanno per lo sabbione,
-pare che un grande albore vi sia strascinato. Ivi sono molte altre
-bestie salvatiche e spezialmente leofanti. In questa isola è una
-montagna assai grande, e in mezo di quella è un lago grande, in un
-bel piano, et evvi grande quantità d'acqua; e dicono che Adam et Eva
-piansono sopra questa montagna Cº. anni, quando furono scacciati del
-paradiso, e per lo lungo pianto, delle lagrime loro si fece questo
-lago: e nel fondo di questo lago si truova di molte pietre preziose
-e perle grosse. In questo lago crescono di molte canne e di grandi
-glagos, e sonvi dentro molti coccodrilli ed altre serpe e di grande
-sansughe[24]. Il Re del paese, ogni anno una volta, dà licenza a le
-povere gente d'entrare in questo lago a pescare di queste pietre; e
-questo fa per limosina, e per amor di Dio e di Adam; e ogni anno se ne
-truova assai; ma per le serpe e vermi che vi son dentro, e' s'ungono
-le mane e le braccia di sugo di limoni e d'altre erbe, e poi non ànno
-paura nè di cocodrilli e d'altri vermini. Questa acqua corre e passa
-per una costa della montagnia: in questo rivolo si truova gran quantità
-di pietre preziose e di perle; e dicono comunemente in questa isola,
-che nè serpente, nè bestie salvatiche del paese non tocherebono, e
-non farebono male, nè alcuno dispiacere a' forestiere niuno che entri
-nel paese, salvo solamente a quegli che son nati nel paese. In questo
-paese, e negli altri che sono d'intorno, sono oche salvatiche, che ànno
-due teste. E qui son lioni bianchi tutti, e grandi come buoi, e molte
-altre bestie diverse. Ivi sono uccegli che non sono di qua da mare. E
-sappiate, che in questo paese, e in altre isole d'intorno, el mare è
-tanto alto, che pare che penda dall'onde, e che deba coprire tutta la
-terra[25]. Io non so perchè modo si possa così sostenere, eccetto che
-per la divina grazia: ed è bene tanto alto verso l'alta Libia; e però
-dice David: _Mirabiles helactiones maris, mirabilis in altis Dominus_.
-
-
-DELL'ISOLA DI DONDINA, DOVE E' MANGIONO L'UNO L'ALTRO, QUANDO NON
-POSSONO SCAMPARE; E DELLA POSSANZA DEL LORO RE, IL QUAL SIGNIOREGIA
-LIIIIº. ISOLE; E DI MOLTE MANIERE D'UOMINI, I QUALI ABITONO IN QUESTE
-ISOLE.
-
-Da questa isola, andando per mare verso mezo dì, è un'altra contrada
-e larga isola, chiamata Dondina. In questa isola son gente di diverse
-nature, perchè il padre mangia el figliuolo, e il figliuolo el padre,
-e il marito la moglie, e la moglie il marito. Quando el padre o la
-madre o veruno altro di loro amici sono amalati, subito el figliuolo,
-o vero altri, vanno al Padre de la lor legge e prieganlo, che voglia
-adomandare al suo idolo, se 'l padre morrà di quella malattia, o no.
-El Padre della loro leggie allora va, insieme col figliuolo dello
-ammalato, innanzi al loro idolo; e per virtù del diavolo, el quale v'è
-dentro, gli risponde e dice, che egli non morrà di quella infermità; e
-insegna loro in qual modo debba guarire. E allora el figliuolo ritorna
-e serve el padre, e fagli ciò che l'idolo gl'insegnò, per insino che
-'l padre è guarito. El simile fanno le mogli pe' mariti, e' mariti
-per le mogli, e gli amici l'uno per l'altro. Ma se l'idolo dice, che
-deba murire, alora il prete va col figliuolo, o cola moglie, o vero
-coll'amico a l'amalato, e sì gli mettono un panno sopra la bocca per
-torgli il fiato; e così, soffocandolo, lo uccidono. E poi tagliono
-il corpo in pezzi, e fanno pregare tutti i loro amici che venghino a
-mangiare di questo corpo morto, e fanno venire quanti pifferi possono
-avere, e così il mangiono con gran festa e con gran solennità. E quando
-egliono ànno mangiato la carne, pigliono l'ossa e sì le seppelliscono,
-cantando e facendo gran festa e gran melodìa; e tutti e lor parenti,
-che non sono stati a questa festa, sono riprobati, e ànno gran vergogna
-e dolore, perchè più non sono riputati per amici: e dicono gli amici,
-che lor mangiono le carne per liberarlo delle pene, sì com'egli dicono.
-E se la carne è troppo magra, gli amici dicono, che egl'ànno fatto
-gran peccato averlo lasciato tanto languire e sofferire pena sanza
-ragione; se ella è grassa, egli dicono, che ciò è ben fatto, e che
-presto l'ànno mandato al paradiso, e non à punto sofferto pena. Il Re
-di questa isola è molto possente, e à di sotto di lui liiiiº. isole
-grande, le quale io l'ò tutte vedute. Nelle quale isole son molte e
-diverse gente; e ciascuna di queste isole à un Re coronato; e tutti
-questi Re ubidiscono a lui. In una di queste isole stanno gente di
-grande statura, come giganti e spaventosi a vedere. Questi ànno solo un
-ochio in mezo la testa, e non mangiono altro che carne e pesci sanza
-pane. E in una altra isola, verso mezo dì, stanno gente di brutta
-statura e di malvagia natura. Questi non ànno punto di testa, e ànno
-gli occhi nelle spalle e la bocca storta a modo che d'un ferro di
-cavallo in mezo el petto. In altra isola son gente sanza testa, e ànno
-gli occhi e la bocca dietro alle spalle. In un'altra isola son gente
-che ànno la faccia tutta eguale sanza naso e sanza ochi, salvo che
-due buchi ritondi nel luogo degli ochi, e una boca piatta a modo d'una
-sfenditura sanza labbra. In un'altra isola son gente di brutta fatta,
-che ànno labbra di sotto la bocca grande, che quando vogliono dormire
-al sole, e' si quoprono tutta la faccia di questo labbro. In un'altra
-isola sono piccole genti a modo di nani, e tutte sono due tanti magiori
-che li pigmei. Questi ànno un piccolo buco in luogo di boca, per lo
-quale e' conviene lor pigliare, per un legnio bucato, tutto ciò che
-mangiono e beono. Egli non ànno lingua, nè parlon punto, salvo che
-egli sibillono, e fanno segni l'uno all'altro a modo che' muti, alla
-mutesca; e così intendono l'uno l'altro. In un'altra isola son gente
-che ànno orechie, che gli pendono infino a' ginochi. In un'altra isola
-son gente, che ànno piedi di cavallo: questi sono forti e possenti, e
-corono forte per modo, che, correndo, pigliono bestie salvatiche, le
-quali mangiano. Item, in un'altra isola son gente che vanno in quatro
-sopra e piedi e mani loro, come fanno le bestie: questi sono tutti
-pilosi, e salgono legiermente sopra gli alberi, come fanno le scimmie,
-e così prestamente. Item, in un'altra isola sono ermofroditi, cioè
-uomini e femine insieme, che ànno una mamilla dalla parte destra, e
-niente da l'altra, e ànno membra d'ogni ragione d'uomini e di femmine;
-e usano di quel che gli piace, dell'uno una volta e dell'altro l'altra.
-Quando egliono usono el sesso femminino, egli ingenerono figliuole; e
-quando egliono usono el mascolino, egli concipono e portono figliuoli.
-In una altra isola son gente che vanno sempre co' ginochi molto
-maravigliosamente, e pare che a ogni passo debbin traboccare; e da
-ciascun piede ànno otto dita. Nelle altre isole ivi d'intorno, son
-molte altre maniere di gente, delle quale si potrebe tenere lunghissimo
-parlamento, ma perchè la materia mia sarebe troppo lunga, io me ne
-passerò assai brevemente.
-
-
-DEL REAME DI MAURI CH'È MOLTO BUONO E GRANDE, E DELLE MANIERE E COSTUMI
-DI QUELLE GENTE.
-
-Di questa isola andando per lo mare Occeano, verso oriente per molte
-giornate, si truova un gran paese e un gran Reame, el qual si chiama
-Mauri. Questo paese è in India magiore, e è la migliore terra, e il
-migliore paese, e più dilettevole, e abondevole d'ogni cosa, che sia in
-possanza de l'uomo. In questa terra stanno molti cristiani e saracini,
-perchè il paese è grande e buono. In questo paese sono più di mille
-città, o vero dumila città grande, sanza le ville. El popolo è molto
-grande in questo paese, più che i' nisuno altro luogo di India: per la
-bontà sua[26] nissun dimanda pane per Dio, però che in tutto el paese
-non è povero alcuno. Ivi sono bella gente, ma sono molto pallidi e
-ànno gl'uomini la barba chiara con pochi peli e lunghi; quasi che uno
-uomo non à L. o LX. peli nella barba, un pelo in qua l'altro in là,
-a modo d'una barba di leopardo, o vero di gatta. In questo paese sono
-le femine molto più belle che i' niuno altro luogo. La prima città di
-questo paese, la quale è una lega dilungi dal mare, si chiama Latori, e
-è assai più grande che non è Parigi. In questa città è un gran fiume,
-che porta navilio, el quale va infino al mare: niuna città è così ben
-fornita, come è questa: tutti quegli del paese adorono idoli. In questo
-paese tutti gli uccegli sono due volte magiori che di qua: ivi sono
-oche bianche e rosse intorno al collo, e ànno uno grosso becco sopra
-la testa e sono dua volte[27] magiori che le nostre. E ivi sono gran
-quantità di serpi, delle quali e' fanno gran festa, e sì le mangiono
-con gran solennità; però che chiunque avessi fatto una gran festa,
-e avessi dato tutte le vivande che si sapessi dare, non avendo dato
-una vivanda di queste serpi, non arebe fatto nulla; però che niuno
-aprezerebe cosa che avessi fatta ma'. Buone città sono in questo
-paese, e ivi si è grande mercato di vivere che non saperei dire, nè
-io domandare. In questo paese son molte chiese di religione sicondo
-la lor legge; e sono in queste chiese idoli grandi come giganti, a'
-quali idoli dànno a mangiare il giorno delle feste loro in questo modo:
-e' portono le vivande inanzi a loro così calde, come le tolgono dal
-fuoco e lasciono ascendere il fummo inverso l'idolo: alora dicono, che
-l'idolo à mangiato: e dipoi e riligiosi mangiono di queste vivande. In
-questo paese son galline bianche, che, in luogo di piuma, ànno lana
-bianca, come pecore. Le femine maritate ivi portono un segnio a modo
-che un corno sopra la testa, per esere conosciute da quelle che non son
-maritate. In questo paese è una bestiuola chiamata idria[28], la quale
-abita in acqua, e vive di pesci. Le gente del paese amaestrono questa
-bestiuola per modo, che a lor piacere la gittono nell'acqua, e ne'
-laghi, e ne' fiumi profondi, e quela bestiuola areca fuori presto di
-gran pesci; e così ne pigliono quanti ne vogliono. Passammo per questo
-paese per molte giornate.
-
-
-DELLA GRANDE CITTÀ DI CASSAGA, E DELLE SUE MANIERE.
-
-Da questa città è un'altra città[29], la più grande del mondo, la qual
-si chiama Cassaga, ciò è a dire, città del cielo. Questa è di circuito
-circa L. leghe, ed è così bene abitata, che in una casa stanno ben
-XII. famiglie. In questa sono X. porte principale, e di fuora ciascuna
-porta, a tre leghe, o vero a quatro, è una gran villa. Questa città
-è situata in un lagume di mare a modo che è Vinegia, e sono in detta
-città più di XII. mila ponti; e sopra ciascuno ponte sono di forte
-torre, ove stanno guardie per guardare la città per lo Gran Cane; però
-che questa terra confina col Gran Cane. Da una parte della terra corre
-uno gran fiume, dilungi dalla città. Ivi stanno religiosi cristiani,
-e spezialmente mediani e mercatanti di molte nazione, perchè el paese
-è buono e abondevole. Ivi fanno molto buon vino, il quale chiamono
-Bighon, ed è molto possente e grazioso a bere. Questa è una città
-reale, dove soleva stare el Re di Mauri o vero Marchi. Per questa città
-si va per acqua sollazando e giucando infino a una gran Badia, la quale
-è asai presso, dove stanno gente religiose, sicondo la lor legge.
-In questa badia son giardini molto grandi e begli, ove sono alberi
-di molte maniere di frutti. Fra questi giardini è una montagnia ben
-fornita d'alberi, nella quale sono giardini d'intorno, e molte diverse
-nazioni di bestie, come sono babuini, scimie, marmote e altre diverse
-bestie. E quando el convento di questa badia à mangiato, fa portare
-li loro avanzi nel giardino per limosina, e fa sonare una campanella
-d'ariento, la quale tiene l'abate nella sua mano; e subito discendono
-di questa montagnia queste tale bestie sopra dette, che tre, o vero
-quatro mila ivi si riducono a modo che' poveri. E alora li è dato tutte
-le reliquie che sono avanzate al convento con belli vasi d'ariento
-dorati. Quando queste bestie ànno mangiato, l'abate suona un'altra
-campanella, e e' ritornono ne' lor luoghi, donde vennono. Questi
-religiosi dicono, che queste bestie sono anime di gentili uomini, che
-ivi sono entrate per fare penitenzia, e loro gli dànno da mangiare per
-lo amore di Dio; e dicono, che l'anima de' villani, dopo la morte loro,
-entrono nelle bestie villane; e così credono fermamante, in modo, che
-niuno gli può rimuovere di quella oppinione. Egli nutricono le dette
-bestie in gioventù, quando ne possono avere; e egli le pascono de la
-limosina, come v'ò detto di sopra. Noi gli dimandamo, se non sarebe
-meglio, che egliono donassino quele reliquie a' poveri. Ci risposono,
-che nel paese non era alcun povero; e quantunque vi fussi poveri, non
-dimeno a lor pareva, che la limosina fussi meglio data a queste anime,
-le quali fanno loro penitenzia, e che non sanno ove guadagnare, nè
-afaticarsi, che non sarebe nella povera gente, le quali anno senno
-e possanza di guadagnarsi le spese. Molte maraviglie sono in questa
-città, o intorno pel paese, le quali io non iscrivo.
-
-
-DELLA CITTÀ DI CHILAFONDA, E DELLA TERRA DELLI PIGMEI E DELLA STATURA
-LORO.
-
-Da quella città si va a un'altra città presso a quella a sei giornate,
-la quale città è chiamata Chillaffonda, della quale le mura circundan
-circa 20. leghe. In questa città sono circa LX. ponti di pietra, e più
-begli che io già vedessi mai. In questa città fu la prima sedia del
-Re di Mauri, perchè ella è più bella e molto più abondante di tutti
-e beni: poi si passa a traverso d'un gran fiume, chiamato Dalai, lo
-quale è la maggiore riviera d'acqua dolce che sia al mondo, perchè ove
-ella è più stretta, ella è ben IIIIº. miglia, o vero leghe larga. Di
-là si va più inanzi, e poi s'entra nella terra del Gran Cane. Questa
-riviera passa pel mezo la terra di Pigmei: questi pigmei sono gente di
-piccola statura, i quali sono lunghi circa a tre spane, e son begli
-e graziosi, uomini e femine, per rispetto della loro piccoleza. Egli
-si maritono nella età di sei mesi, e in due, o vero tre anni, sì ànno
-figliuoli, e non vivono comunemente più di sei o vero VII. anni; e chi
-vive VIII. anni, è riputato vechissimo. Questi pigmei son i più sottili
-e' migliori maestri d'opera di seta e di bambagia, e d'ogni cosa che
-sia nel mondo. E' fanno spesso guera cogl'ucegli del paese, e sono
-molte volte da loro presi e mangiati. Questa piccola gente non lavorono
-terra nè vignia, ma fra loro sono gente grande, come siamo noi di qua,
-che lavorono le terre, e sì gli sostengono come fa di bisogno. E quella
-gente grande sono da loro scherniti, come noi faremmo loro, se eglino
-fussino di qua infra noi. Una buona città infra l'altre v'è dove è
-gran moltitudine di questa picola gente, ed è questa città molto bella
-e grande. Quando gl'uomini grandi, che stanno fra loro, ingenerano
-figliuoli, e' diventono così piccoli, come li pigmei, però che quela
-terra è di tal natura. Il Gran Cane fa guardar ben questa città, perchè
-è sua; e quantunque li pigmei sieno così piccoli, niente di meno e'
-sono razionali, sicondo il lor tempo, e sanno assai sì di senno e sì di
-malizia.
-
-
-DELLA CITTÀ DI IANCAI, E DELLA CITTÀ DI MENCA, E DELLE LORO RICHEZE E
-USANZE.
-
-Da questa città si va innanzi nel paese per molte città e per molte
-ville, insino a una città chiamata Iancai; ed è molto nobile, e rica, e
-bene situata. Ivi vanno gran parte di mercatanti per ogni mercatanzia.
-Questa città val più che niuna altra del paese, perchè el lor signiore
-n'à ogni anno d'entrata, sì come dicon quegli della città, L. mila
-tome di fiorini d'oro, perchè e' contono ogni cosa a tome. Ciascuna
-toma vale X. mila fiorini d'oro, e questo si può bene sommare. Il Re di
-questo paese è molto possente; non dimeno è sotto posto al Gran Cane;
-e 'l Gran Cane à sotto di sè XII. simile provincie; e in questo paese
-sono buone ville. Quivi è una buona usanza, perchè sono alcuni ostieri,
-a li quali, volendo far festa, o veramente convito, si dice: fatemi
-aparechiare domane per tanta gente da mangiare; dicendogli propio
-tutto el numero, e le vivande manifestandogli; e dicendogli: io voglio
-ispendere ancora tanto, e non più. Subitamente l'oste farà aparechiare
-sì pulitamente, che di nulla vi fallerà; e più presto e con assai meno
-spesa, che non farebe nella sua propia casa. E da questa città, lungo
-V. leghe, verso il capo di questa riviera di Dalai, è un'altra città,
-chiamata Mencha. In questa città si truovono grandissimi navilii, e
-sono tutte le nave bianche, come neve, per la natura del legnio, e
-sono grandissime e bellissime navi e bene ordinate; ne le quali sono
-sale con camere; e sono così bene ordinate e adobbate, come fussino in
-terra, edificate in una casa. Poi si va, per lo paese, per molte ville
-e per molte città insino a una città che si chiama Lenterim, la quale è
-di lungo otto giornate dalla città sopra eletta. Questa città sta sopra
-una riviera grande e larga, che si chiama Caromoran: questa riviera
-passa pel mezo Catai, e spesse volte dannegia el paese, quando ela
-cresce troppo.
-
-
-DELL'ISOLA DI CATAI, E DELLE CITTÀ CHE IVI SONO, E DEL PALAZO DEL GRAN
-CANE, E DELLE SUE MAGNIFICENZIE.
-
-Catai si è un'isola bella e buona, e mercatantesca, e rica. Ivi vanno
-ogni anno e mercatanti per ispezie e per altre mercatanzie più che non
-vanno altrove. E sapiate, che' mercatanti, e quali vanno da Genova
-e da Vinegia e da l'altre parte di Lombardia e di Romagna, e' vanno
-per mare e per tera XII. mesi, e anche più, prima che possano venire
-a l'isola di Catai, la quale è principale Reame di tutte le parte di
-là e del Gran Cane. Da Catai si va verso oriente di molte giornate, e
-truovasi una buona città, fra l'altre, chiamata Sugramarcho. Questa
-è una città me' fornita del mondo di seta, di spezie e d'altre
-mercatanzie in grandissima quantità. Poi si va più innanzi, verso
-uriente, a un'altra città antica, la quale è ne la provincia di Catai:
-e, allato a questa città, gli tartari ànno fatto fare un'altra città,
-che si chiama Caadonia, la quale à XII. porte, e trall'una porta e
-l'altra sì à una gran lega, sì che le due città, cioè la vechia e la
-nuova, ànno di circuito più di XX. leghe. In questa città è la sedia
-del Gran Cane in un grande e nobilissimo palazo: le mura di quello
-circundono circa a due leghe e più. Questo palazo è pieno di dentro
-d'altri palazi, e dentro v'è un giardino e un monte, sopra el quale
-è un altro palagio, il quale è il più bello e il più ricco che si
-potessi divisare nel mondo. Intorno al palagio e 'l monte sono fossi
-grandi e profondi pieni d'acqua, e allato vi sono gran peschiere da
-una parte e dall'altra: e ivi si è un bel ponte per passare e fossi.
-In queste peschiere sono oche salvatiche, anitre, cisoni e anghironi
-sanza numero; e intorno le fosse e le peschiere è un gran giardino
-tutto pieno di bestie salvatiche; sichè il Gran Cane, quando e' vuole
-avere di queste bestie e uccegli salvatichi, egli va a cacciare, e
-pigliane da la finestra sanza uscir fuori de la sua camera. Questo
-palazo, dove è la sedia, è molto grande e bello d'intorno, del quale
-nella sala sono XXXIII. colonne d'oro fine, e tutte le mura sono
-coperte di dentro di belli coiami rossi di bestie chiamate pathios,
-le quale sono molto odorifere; sì che, per lo buono odore delle pelle,
-nissuno cattivo aere vi poterebe stare nè entrare nel palazo; e' peli
-di quelle pelle son rossi a modo di sangue, e lucono contro al sole,
-che quasi niuno vi può guardare. Molte gente adorono queste bestie,
-quando le veggono, per la lor virtù grande; e, per la virtù che ànno,
-egliono apprezono tanto queste pelle, più che piastre d'oro. In mezo
-di questo palazo è un tribunale per lo Gran Cane, tutto lavorato d'oro
-e di pietre preziose e di perle grosse; ed è quadrato per ogni cantone
-de la quadratura; e in su ogni canto di questo tribunale sono IIII.
-serpe, tutte d'oro; e d'intorno, alquanto largo, vi sono un Re e una
-Reina fatte di seta d'oro e d'ariento e di perle grosse, le quale
-pendono atorno a questo tribunale; e di sotto a questo tribunale sono
-condotti delle bevande che si beono nella corte dello imperadore; e,
-a lato a questi condotti sono molti vasi d'oro, colli quali quegli
-del palazo beono al condotto. La sala del palazo è molto solennemente
-ornata, e molto maravigliosamente bene aparechiata d'ogni cosa che
-si può aparechiare. Primamente, a capo della sala, è el trono dello
-imperadore, ben alto, dove e' siede a la tavola, ed è adornata di fine
-pietre preziose e ricamature intorno d'oro, le quali sono tutte piene
-di pietre preziose e di perle grosse; e' gradi, pe' quali si saglie,
-sono tutti di diverse pietre preziose e di fine oro. Da la sinistra
-parte del seggio dello Imperadore, è il seggio della sua prima moglie,
-e è un grado più basso del seggio dello Imperadore, e è di diaspro
-ricamato d'oro e di pietre preziose. E poi segue el seggio della sua
-seconda moglie, e è un grado più basso che quello della prima, e è
-di diaspro lavorato così come l'altro. Lo terzo seggio, che v'è, si è
-quello della sua terza moglie, e è un grado più basso che il secondo;
-imperò che lo 'mperadore à tuttavia tre moglie in qualunque parte si
-sia. E, dopo le sue moglie, in quel medesimo luogo, siedono le donne
-e fanciulle del suo lingnagio, ancora più basso, sicondo la loro
-condizione; e tutte quelle che sono maritate ànno uno piede contrafatto
-d'uomo sopra le loro teste, lungo circa d'uno cubito, lavorato tutto
-di perle grosse di oriente, e di sopra lavorato di penne lucente di
-pagone, o vero di collo di grù, a modo che un cimiero, o vero d'un capo
-d'elmetto, a dimostrare, che ele sono in subiezione e sotto e piedi
-de l'uomo; e quele che non sono maritate none portono. Da la destra
-parte de lo 'mperadore siede prima el suo primogenito, il quale debe
-regnare dipoi lui, e siede un grado più basso che lo 'mperadore, a
-modo che quegli delle imperadrice stanno; e dapoi segue quegli del suo
-lignaggio, sicondo le loro condizioni. Lo imperadore à la sua tavola
-fatta d'oro e di pietre preziose e di cristallo bianco, intarsiata
-d'oro e de amatisto e di legno aloes, che viene di paradiso; e d'avorio
-bianco ricamato d'oro. E ciascuna delle sue mogli à una tavola di
-per sè e' suoi figliuoli, e altri gran signori che seggono presso a
-lui: per lo simile non è tavola ivi, che non vaglia un gran tesoro.
-E sotto la tavola dello Imperadore seggono IIII. uomini litterati,
-e quali mettono in iscritto tutto quelo che dice lo 'mperadore,
-o ben o male che sia; però che si conviene ritenere tutto ciò che
-dice, perchè egli non può mutare o stornare la sua parola. Inanzi a
-la tavola dello imperadore sono gran feste: ivi sono tavole d'oro,
-e pagoni d'oro ismaltati molto nobilmente, e sonvi di molte altre
-maraviglie d'uccegli, tutti d'oro ismaltati molto nobilmente, e sonvi
-molte altre cose e d'altre maniere: e fanno questi uccegli ballare,
-danzare e cantare sopra le tavole, percotendosi le palme; e di ciò
-fanno gran festa e buffoneria. Io non so se questo sia per artificio,
-o per nigromanzia. Ed è pure una bellissima cosa a vedere e una gran
-maraviglia, come ciò possa essere; ma questo posso bene io dire, che
-queste sono le più sottil gente in ogni scienzia, nella quale egli
-s'intromettono. In ogni artificio che sia, o che possa esere per lo
-universo mondo, egli el sanno bene; e per questa cagione e' dicono,
-ch'e' vegon ben da due occhi, e i cristiani non vegono se none da uno
-occhio; però che egliono sono e più sottili da poi loro, ma tutte
-l'altre nazione sono cieche in opere e in iscienzia. Io durai gran
-fatica per sapere il modo con che fanno ciò, ma il maestro mi disse:
-io ho botato a Dio immortale di non lo insegnare ad alcuno, ecetto al
-primo mio genito, e così voglio oservare. Item, di sopra alla tavola
-dello imperadore, cioè da un lato della sala, è una vigna tutta messa
-a oro fino, la quale à molti grappoli e racimoli di pietre preziose di
-diversi colori, come bianche, gialle, rosse, verde, nere. Le bianche
-sono di cristallo di berillo e di yris; le gialle sono di topazzi[30];
-e li rossi sono di rubini granati e di albandina; li verdi sono di
-smiraldo, di perides e di grisolido; e i neri sono di onichini; e sono
-così bene lavorati, che egli paiono veri grappoli d'uve. E inanzi a la
-tavola istanno e gran baroni e gli altri che egli servono, e non v'è
-uomo di tanto ardimento, che vi dicessi una parola, non parlando a lui
-lo 'mperadore, salvo che e pifferi[31], che dicono canzone e giuochi
-e altre cose per sollazzo dello imperadore. Tutti e vasi, con che si
-serve nelle sale e nelle camere, son di pietre preziose, spezialmente a
-le gran tavole; o che sono di diaspro, o di cristallo, o di ametisti;
-e sonvi tazze e cuchiai di smeraldo e di zafiro e di topazio e di
-peridos e di molte altre pietre: e sonvi ancora vasellami d'oro
-fine e di ariento. Non ve n'è però alcuno che eglino aprezino tanto
-l'ariento che e' si degnino fare vasi, ma d'argento fanno i gradi, e le
-colonne e aparamenti delle sale e delle camere. Item, inanzi a l'uscio
-della sala stanno molti baroni e cavalieri a ciò che niuno entri
-sanza comandamento e volontà dello imperadore, salvo che' servidori
-e ministri dello ostello e quali entrano e escono a loro volontà, e
-nessuno altro è tanto ardito che ardisca apressimarsi a l'uscio della
-sala. E sapiate che i miei compagni, e io insieme lo servimo al soldo
-per ispazio di XV. mesi contra il Re di Manthi, col quale aveva guerra;
-e la cagione fu, che noi avavamo disiderio grande di vedere se lo
-stato, la nobiltà, l'ordine e il governo della corte sua era tale qual
-noi avavamo udito. E certo noi trovamo nella corte sua asai più ordine,
-nobilità, eccellenzia e maraviglia di quello che c'era stato detto, e
-giamai creduto non l'aremo, se non avessimo veduto; però che a pena
-niun potrebe credere la nobilità e la moltitudine della gente che è
-nella sua corte, se non lo vedesse; perchè ivi non è come di qua; che'
-signiori di qua vanno con poca gente, cioè con poco numero, e 'l Gran
-Cane à ogni dì, a suo spese, gente quasi sanza numero. Ma l'ordine,
-e il costume, e il vivere, la onestà e la netteza non sono simile a
-quelle di qua, però che ivi la comune gente mangia sanza tovaglia,
-sopra piedi e sopra ginochi, e mangiano di ciascuna maniera di carne,
-e poco pane; e dopo mangiare si forbono le mane alle giornee, e non
-mangiono altro che una volta el dì: ma lo stato del gran Signiore è
-grandissimo, e richissimo, e nobilissimo. E quantunque alcuni sieno
-che non credono, e tengono a favola e bugia quel ch'io discrivo della
-nobilità di sua persona, di suo stato, di suo cortesia e del grande
-ordine di gente che tiene, niente dimeno io dirò alcuna parte delle
-maniere e dell'ordine di lui e della sua gente, sicondo che io ho
-veduto molte volte. Chi mi vuol credere, mi creda, se gli piace; e
-chi nol vuol credere, sì lasci stare, però che io so bene, se alcuno è
-stato nel paese di là, quantunque non sia stato infino al luogo dove
-sta il Gran Cane, arà udito parlar di lui e del suo stato tanto, che
-legiermente mi crederà. E quegli che saranno stati nel luogo e nel
-paese, o vero nella stanza del Gran Cane, saperranno ben se io dico il
-vero; sì che per quegli che nulla sanno e non credono altro che quello
-che egli vegono, non lascerò di scrivere una parte di lui e del suo
-stato che mena quando va da uno paese all'altro, e quando egli fa feste
-solenni.
-
-
-PERCHÈ SI CHIAMA EL GRAN CANE E DI CUI DISCESE, E DEL NOME DE' SETTE
-LINGUAGGI DI BARBERIA.
-
-E inprimamente iscriverò la cagione, perchè lui è chiamato Gran Cane.
-Voi dovete sapere che, dapoi el diluvio, esendo il mondo distrutto,
-rimase Noè co la sua famiglia. Noè aveva tre figliuoli, cioè Cam, Sem
-e Iafet. Cam fu colui che rise del padre, quando innebriò per lo bere
-del vino, addormentato e discoperto, e però fu maladetto; ma gli altri
-tre suo frategli, di ciò dolendosi, copersono el padre. Questi tre
-frategli presono tutta la terra in libertà. Cam per sua crudeltà prese
-la parte orientale, chiamata Asia, la minore e la magiore: Sem prese
-Africa, e Iaphet Europa, e però in tre parte è la terra divisa. Cam
-fu el maggiore e 'l più possente dei suo frategli; e di lui discese
-più generazioni che degl'altri. Di Cam nacque Chus, del qual nacque
-Nebroth gigante, el quale fu primo Re al mondo, el qual fece la torre
-di Babillonia. Colle femine della generazione di questo Cam giacevono
-e dimonii, e ingeneravono gente diverse, come sono monstri e gente
-sfigurate; alcuni sanza testa, alcuni con gli orechi grandi, alcuni
-con uno ochio, altri con piè di cavallo e con altri membri disformi.
-Dalla generazione di Cam discese la pagana gente, e la diversità delle
-gente che son nelle isole del mare e per tutta l'Asia. E perchè egli
-era il più possente, e niuno poteva contastare a lui, egli si facea
-chiamare figliuol di Dio, e superiore di tutto 'l mondo: e per questo
-Cam, tutti gl'imperadori poi son chiamati tutti Gran Cani e figliuoli
-di Dio per natura, e superiori di tutto el mondo, e così si chiaman
-nelle sue lettere. E della generazione di Sem discesono e giudei e'
-saracini. Della generazione di Iaphet sono discesi li occidentali, che
-stanno in Europa. Questa oppinione ànno e giudei e' saracini, e così
-m'ànno dato a intendere, prima ch'io andassi in India, cioè che per la
-detta ragione lo imperadore de' Tartari era chiamato Cane: ma quando
-io fui in India, io trovai altrimenti essere la cosa: nondimeno gli
-tartari e quegli che stanno nella grande Asia discesono da Cam, ma lo
-imperadore di Catai non si chiama punto Cane, anzi Cam; e io vi dirò
-el vero, e in che modo si chiama Cam. Non sono ancora Cº. e LX. anni
-passati, che tutta la tartaria era in subiezione e in servitù d'altre
-nazione d'intorno, però ch'egli erono tutti bestiali, e era la vita
-loro come bestie nelle pasture. Ma tra tutti questi tartari erone
-sette principali nazioni, le quali erono superiori a tutti loro; de
-le quali e primi erono chiamati Tartari; e da questa nazione pigliò
-el nome tutta Tartaria, però che questi erono più nobili e li più
-appregiati degli altri. Il sicondo lingnagio era chiamato Fhanghut,
-el terzo Bionch, il quarto Vilar, il quinto Semoth, el sesto Mongil,
-il settimo Coboch. Del primo lingnaggio fu uno valente uomo vecchio,
-non ricco chiamato Canguis[32]: giacendo una volta costui nel suo
-letto e dormendo, per visione gli parve, che gli venisse inanzi un
-cavaliere armato di bianche arme, il qual gli disse: Cam, dormi tu?
-a te mi manda Dio immortale: i' vo' che tu dica alli sette lingnaggi,
-che tu se' lo' mperadore, però che tu conquisterai il paese che è qua
-d'intorno, e li confinanti saranno i' nostra subiezione, sì come voi
-siete stati nella sua, perchè questa è la volontà di Dio immortale.
-Venendo la mattina, Canguis si levò, e andò a dire alli sette lingnaggi
-ciò che gli aveva detto el cavaliere; e i sette lingnagi feciono
-beffe di lui, e dicevono che lui era impazato. Onde lui si partì
-tutto vergognioso: e la notte seguente el bianco cavaliere venne a li
-sette lingnaggi, e comandogli da parte di Dio immortale, che eglino
-facessono Canguis loro imperadore, e che egliono sarebono fuori di
-subiezione e di servitute, e torrebbono gli altri regni intorno a
-loro nella loro subiezione. Onde la mattina egli elessono quello
-Canguis per imperadore, e sì l'assettorono sopra uno feltro nero, e,
-insieme col feltro, egli lo levorono alto con gran solennità, e sì
-lo assettorono in una cathedra, e tutti gli feciono riverenzia, e sì
-lo chiamorono Cam, a modo che aveva detto il bianco cavaliere. Quando
-costui fu talmente eletto, e' volle assagiare, se si potessi fidare in
-loro, e se egli vorrebono esere ubbidienti; e fece fare molti statuti
-e ordini, chiamati Isacham. El primo statuto fu, che egli ubidisono
-e credessino in Dio immortale e onnipotente, al quale piacesse di
-tragli di servitute, e 'l quale sempre chiamassono in adiutorio nei
-loro bisogni. L'altro statuto fu, che tutti gl'uomini del paese che
-potessino portare arme, fussino numerati, e che a ciascuna decina fusse
-dato uno maestro; et a venti, uno altro, e a Cº. uno capo, e a M^e. un
-capitano. Da poi comandò a tutti e principali dei sette lingnagi, che
-egli lasciassono e rinunziassono ciò che avevono di bene di redità, e
-che in quell'ora poi rimanessino contenti di ciò, che farebe di sua
-grazia: egliono lo feciono subito[33]. Da poi fece un altro oribil
-comandamento a tutti e principali sopradetti, che ciascuno faciessi
-venire il suo primo genito, e con loro propie mani ogni uno tagliassi
-il capo al suo figliuolo sanza dimora alcuna: e subito fu compiuto
-el comandamento. Quando el Can vide che e' non contradicevono a cosa
-alcuna che e' comandassi, si pensò che molto bene si poteva fidare; e
-presto comandò loro, che fusino tutti aparechiati in arme per seguire
-la sua bandiera; e poi per forza sottomettesse tutte le terre che sono
-d'intorno. E avenne, che, un dì cavalcando el Cane con poca compagnia
-per riguardare la forza del paese, che egli aveva guadagnato, si
-riscontrò con gran multitudine di suoi nimici; e ivi fu il suo cavallo
-morto e lui abattuto. E vedendo la gente sua i' lor signiore abattuto,
-e credendo che fussi stato morto, tutti si missono in fuga; e i nimici
-gli seguitorno apresso, e non si avidono, che per la lor fuga lo
-imperadore s'andò ascondere per un picolo e spesso bosco. E ritornati
-i nimici dalla fuga, andorono a cercare pel bosco, se vi trovasino
-alcuno ascoso. Molti ne trovorono e missongli a morte; e mentre
-ch'egl'andavano cercando verso el luogo, dove era el Cane, vegono sopra
-uno albero, dove era il Cane, nascoso uno uccello chiamato Rub. Allora
-dicevano fra loro, che poi che quelo uccello stava sopra quell'albero,
-ivi non era alcuno riposto; e così nelle altre parte tornorono. Lo
-imperadore, salvato dalla morte, si partì di notte a salvamento, e
-inverso la gente sua andò, la quale molto fu lieta della sua venuta
-e renderono grazie a Dio immortale e a quello uccello, per cui si fu
-salvato i' lor signore; e però sopra a ogni altro uccello del mondo
-egli onorono quello, e se possono avere della penna, la serbono in
-luogo di reliquie e conservono molto preziosamente, e la portono sopra
-loro teste, e credono, quegli che la portono, essere difesi da ogni
-pericolo. Dipoi il Cane ordinò suo gente per andare sopra quelli che
-l'avevono asalito, e tutti gli distrusse e misse a servitute. Quando
-il Cane ebe guadagnato e sotto poste le terre e 'l paese d'intorno
-di qua dal monte di Beliam, el bianco cavaliere un'altra volta venne
-a lui dormendo, e disse a lui: Cam, la volontà di Dio immortale e
-onnipotente è, che tu passi el monte Belliam, e guadagnerai le terre,
-e sottometterai a te molte altre nazioni; e perchè tu non truovi bene
-passaggio per andare verso quel paese, và al monte Beliam, el quale è
-sopra el mare, e inginochiati IX. volte verso oriente, al nome di Dio
-immortale. e a lui chiedi che ti mostri il camino dove tu puoi passare.
-El Cane fe' a quel modo che gli fu comandato, e di subito el mare, che
-toccava el monte, si ritrasse adietro, e dimostrava una via larga e
-bella VIIII. piedi. E in tal modo passò colla sua gente, e per quelle
-VIIII. inginochiate, e per li VIIII. piedi della via, dall'ora in qua
-el Cane e tutti e Tartari ànno auto e anno il numero VIIII-nario in
-gran riverenzia. E per questo, quando lui vuole presentare o cavagli,
-o ucegli, o archi, o frutti, o qualunque altra cosa, tutta via manda
-il numero di nove, e il presente è più degnamente ricevuto, che se
-fusse Cº. o CCº.; perchè a lor pare, che questo numero sia santificato,
-però che 'l messaggio di Dio immortale el costituì. Dopo che 'l Cane
-ebe guadagnato el paese di Catai e sotto posto molto paese intorno,
-lui cadde in malattia, e ben conobe, ch'egli dovea murire, disse a'
-XII. suo figliuoli, che ciascuno di loro gli portassi una delle sue
-saette. Subito lo feciono; e poi disse, che tutte a XII. fussono legate
-insieme con tre legami: e, così legate, dette al primo suo figliuolo,
-e disegli, che le rompessi tutte insieme: el figliuolo si sforzò di
-romperle, ma non potè. El Cane comandò al sicondo figliuolo che le
-rompesse; e così da l'uno a l'altro, ma niun di loro le potea rompere.
-Dipoi disse il Cane al più giovane: separa l'una da l'altra, e rompi
-ciascuna di per sè; e così fece. E poi disse el Cane al primogenito
-e agl'altri, perchè cagione non l'avevono rotte? Risposono, che non
-potevono, perchè erono legate tutte insieme; e egli disse: perchè egli
-l'à rotte el vostro minor fratello? però che eron separate l'una da
-l'altra. E allora disse el Cane: figliuoli miei, el simile è di voi,
-imperò che, mentre che sarete legati insieme di tre legature, cioè
-d'amore, lealtà e di concordia, niuno vi poterà agravare; ma se voi
-sarete separati da questi legami, sì che l'uno non aiuti l'altro, vo'
-sarete distrutti e annichiliati. Adunque argomentatevi, e ricordatevi
-del mio consiglio: onoratevi e amatevi l'un l'altro, chè sarete
-signiori e superiori di tutto: e, fatti gli ordini suoi, si murì.
-
-Dopo lui sì regniò Othetana Can con suo primo genito, e gl'altri
-fratelli suoi andoro a guadagnare altri paesi e molti regni, infino
-alla terra di Prussia e di Rossia: e tutti si feciono chiamare Can;
-ma erono però sotto l'ubidienzia del lor primo fratello; sì che per
-questa cagione fu lo 'mperadore chiamato Cam; e dappoi successono tutti
-gli altri. Dopo Otetana Cam, regniò Brunon Cam, e poi Mango Cam[34],
-e questo fu buon cristiano battezato, e dette a tutti e cristiani
-lettere[35] di perfetta pace, e mandò suo fratello Alaon con gran
-multitudine di gente per guadagnare la terra santa, e per ridurla
-nelle mani de' cristiani, e per distruggere la lege di Maometto, e per
-pigliare el Califfe di Baldach, che era signiore et imperatore di tutti
-e saracini. E, quando fu preso il Califfe, tanto tesoro vi fu trovato,
-che appena ne doveva esere altrettanto nel resto del mondo. Alaon fece
-venire el Calife inanzi a sè, e dissegli per qual cagione e' non aveva
-tolti molti soldati per una parte di questo tesoro, per difendere il
-suo paese; e lui rispose, che si credeva assai avere di questi del
-suo paese propio. Allora disse Alaon: tu fusti a modo che Dio tra' e
-saracini, e li Dii non debono mangiare vivande mortale; imperò tu non
-mangerai altro che pietre preziose, e 'l tuo tesoro, che tu avevi tanto
-acomulato e tanto ragunato e amato. E fecelo mettere in prigione, e
-tutto il suo tesoro appresso a lui: e quivi si murì di fame e di sete.
-E dappoi Alaon arebbe guadagnato tutta la terra di promissione e messo
-nelle mani di cristiani, ma il Gran Cane murì fra quel termine; onde la
-impresa rimase tutta impedita. Dapoi Mango Cam, regniò Cobilla Cam, el
-qual fu cristiano e regniò XLII. anni: edificò la gran città di Ieuis
-in Catai, la quale è assai magiore di Roma. Gli altri Cam, che vennono
-dappoi, diventorono pagani, e così e successivi, tutti sono stati
-pagani infino al presente.
-
-
-DEL TITOLO DEL GRAN CANE, E DEL GOVERNO DELLA CORTE SUA QUANDO SI FA
-FESTA, E DELLE MANIERE DE' BARONI CHE SERVONO A TAVOLA, E DELLI SAVI
-CHE VI SONO, E DI MOLTE ALTRE COSE MIRABILE E STUPENDE.
-
-El Gran Cane è el più possente imperadore che sia sotto il firmamento,
-e così si chiama per titolo nelle sue lettere: _Cam, filius Dei
-excelsi, omnium universam terram colentium summus Imperator, et Dominus
-omnium dominantium_. Le lettere intorno al suo suggello suonano
-talmente, cioè: _Deus in cœlo, et Cam super terram, eius fortitudo
-omnium hominum Imperatoris sigillum_. E così è scritto nel suo piccolo
-sigillo. E quantunque questo imperadore non sia di presente cristiano,
-niente di meno lui e tutti e tartari credono in Dio immortale e
-onnipotente. E quando egli vogliono minacciare alcuno, dicono: Dio sa
-bene, che tu ti comprasti quello che io ti farò: tal cosa dicendogli,
-ciò che voglion fare. Poi che io v'ho detto la cagione, per la quale
-lo imperadore si chiama Cane, iscriverò ora il governamento de la
-corte sua, quando egli fa festa solenne, cioè le quattro principale
-feste dell'anno. La prima festa è de la sua natività; l'altra della
-sua presentazione nel luogo di Moisach, cioè nel tempio dove fanno una
-maniera di circuncisione: le altre due feste sono di duoi loro idoli;
-la prima quando l'idolo fu prima posto nel tempio e intronizzato[36];
-l'altra quando l'idolo cominciò a parlare, o vero o fare il primo
-miracolo. Altre feste solenne non fanno, se non quando un de' suo
-figliuoli pigliassi moglie. Or sappiate, che a ciascuna di queste feste
-è grandissima copia di popolo, e molto ordinato e armato per migliaia
-e per centinaia e per decine; e ognuno sa ben chi el debe servire, e
-ciascuno si è ben acorto e atento a quelo che gl'apartiene; che non v'è
-difetto alcuno. Prima vi sono quatro mila baroni, richi e possenti,
-per guardare e ordinare la festa e per servire lo 'mperadore. Queste
-feste solenne son fatte di fuori nelle tende fatte di drappi d'oro di
-Tartaria e di camosciato, molto nobilissimamente. Tutti questi baroni
-ànno corone d'oro sopra le teste loro, molto nobile e molte riche,
-lavorate di gran pietre preziose e di perle grosse orientale, e tutti
-son vestiti di drappi d'oro di Tartaria, o vero di camossciato, e
-più pulitamente che nel mondo si potessi pensare nè scrivere. E sono
-queste vestimenta tutte fregiate d'oro d'intorno e lavorate di pietre
-preziose molto ricamente; e non dimeno drappi d'oro e di seta sono
-quivi a miglior mercato, che non sono di qua e panni di lana. Questi
-quatro mila baroni sono partiti in quatro parte, o sia compagnie; e
-ciascun migliaio è vestito di drappi d'un colore solo, e sono così bene
-adornati ricamente, che è una maraviglia a vedere. El primo migliaio,
-il quale è di duchi, di conti e di marchesi e d'amiragli, son vestiti
-di drapi d'oro, tessuti di seta verde, e ricamati d'oro e di pietre
-preziose, al modo come io ò detto di sopra. El sicondo migliaio è
-vestito tuto di drappi di colore di diaspro e di seta vermiglia,
-tuta fregiata a oro e a perle, molto nobilissimamente lavorate. El
-terzo migliaio è vestito di drapi di seta purpurina di India. El
-quarto miglaio è vestito di drapi bianchi, e tute le lor veste sono
-nobilissime e pulitamente lavorate d'oro, di pietre e perle, chè uno
-uomo di nostro paese, avendo una sola di queste veste, potrebe per
-vero dire, che mai non sarebe povero; però che le lor pietre e perle
-varebono un gran tesoro di qua, più che non fanno di là. E, in tal
-modo aconci e chiamati, vanno ordinatamente a due a due inanzi a lo
-'mperadore sanza parlare, inclinandosi solennemente. Ciascuno di loro
-porta inanzi a sè una tavoletta di diaspro, o d'avorio, o di cristallo,
-o di ametiste: inanzi a loro vanno tutti e pifferi, sonando di molti
-e diversi strumenti. Quando el primo migliaio è passato, e fatto la
-sua mostra, e' si tirano da lato a una parte. Poi passa oltre l'altro
-migliaio, e così el terzo, e anche il quarto, a uno modo; nè uno solo
-v'è che parli una sola parola. A lato a la tavola dello imperadore,
-il quale siede in tribunale, seggono di molti filosafi e savi di
-molte scienzie, come d'astronomia, di geometria, di negromanzia, di
-idromanzia, di augurii e di molte altre scienzie. Alcuni di questi
-filosafi ànno, inanzi a loro, astrolabii, sproni d'oro, vasi d'oro
-pieni di sabione, teste di morti, ne le quali fanno parlare maligni
-spiriti; e alcuni vaselli d'oro pieni di carboni ardenti; vaselli d'oro
-pieni d'acqua; altri d'olio; altri di vino; oriuoli d'oro e molti altri
-loro istrumenti, sicondo le loro scienzie. A certe ore, quando pare a
-loro, e' dicono a' suoi vassalli e a' famigli, che tutta via stanno
-inanzi a loro, disiderosi e pronti per fornire e loro comandamenti:
-fate pace. Allora dicono e famigli: fate pace; ascoltate. Poi dicono
-e filosafi: ciascuno faccia riverenzia, e fortemente inchini allo
-imperadore, il qual è figliuol di Dio e signior superno di tutto
-il mondo, perchè l'ora è di presente: e ciascuno abassa el capo a
-terra. Poi dicono questi filosafi: levate su. Poi a un'altra ora
-dirà un filosafo: mettete il vostro piccol dito nell'orechio vostro:
-e subitamente egli el fanno. E un'altra ora dirà un altro filosafo:
-mettete la vostra mano inanzi alla vostra bocca: e egli il fanno. Poi
-dice un altro: mettete la vostra mano sopra la vostra testa: e egli
-subitamente el fanno. Poi dice, che egli la levino; e così fanno. E in
-questo modo, d'ora in ora, gli dicono diverse cose; e dicono che queste
-cose ànno grandissimo misterio. Io gli domandai da parte, qual misterio
-e qual significazione avevono queste cose. Egliono mi risposono,
-che l'abassar le teste in questa ora aveva così fatto misterio, che,
-tutti quegli che l'avevono abassata, sarebono sempre ubidenti a lo
-imperadore, che nè per doni nè per promesse poterebono mai esere
-corroti, nè, per alcuno avere, inclinati a fare alcuno tradimento. Di
-mettere il dito nell'orechie dicevono, che niuno di quegli poterebe
-mai udir cosa contro a lo imperadore, che subito non gliene dicessino,
-se ben fussi il padre, figliuolo o fratello che 'l dicessi. E così di
-ciascuna persona o di cosa ch'egli dicono o fanno fare, eglino dànno
-diversi misterii. Siate certi che nessuna cosa si fa che appartenga
-allo imperadore nè drappi, nè panni, nè veruna altra cosa, salvo che a
-quella ora che dicono e filosafi, e' non moverebono un passo, se none a
-punti di stelle. E se nella terra de lo 'mperadore si fa guerra, o vero
-cosa a lui contraria, questo subito e filosafi e negromanti el vegono,
-e dicono a lo 'mperadore, o al suo consiglio: Signiore, di presente
-nella terra vostra, o in tal parte, si fa la tal cosa. E subito lo
-'mperadore manda gente verso quella parte, e fa la sua providigione.
-Quando e filosafi ànno così fatto e suoi comandamenti, e' pifferi
-cominciono a sonare, e ciascuno el suo istromento, l'uno e poi l'altro,
-e fanno una gran melodia. Quando ànno sonato un gran pezzo, uno de'
-pifferi dello imperadore monta alto sopra una sedia lavorata molto
-nobilmente, e grida, e dice: fate pace; e ciascuno si tace. Da poi
-vengono tutti quegli del parentado dello imperadore, aparechiati molto
-nobilmente di drapo d'oro, e quali ànno aparechiati cavagli bianchi,
-quanti ne possono avere; e poi il siniscalco della corte chiamagli
-tutti, e nomina prima il più nobile, dicendo: siate aparechiati con
-el tale numero di cavagli bianchi per servire il nostro imperadore,
-signior nostro. E così, digradando, chiama tutti quegli dello
-'mperadore; e poi, quando gli à così chiamati tutti, e' passono inanzi
-a lo 'mperadore l'uno dietro a l'altro; e, così ordinati, entrono
-l'uno dopo l'altro e presenton loro cavagli bianchi a lo 'mperadore,
-e passono oltre. E dapoi viene gli altri baroni, ciascuno di quegli
-gli dona, o vero presenta gioielli, o vero altra cosa, sicondo la lor
-condizione. Dipoi vengono e prelati de la lor legge, e ciascun gli dona
-qualche cosa: poi quando egli ànno tutti oferto a lo 'mperadore, el
-magiore de' prelati dona la sua benedizione, dicendo l'orazioni de la
-sua legge. Poi cominciono e pifferi a sonare un'altra volta; e quando
-gl'ànno così un pezzo sonato, e' restono e fanno venire inanzi allo
-'mperadore lioni provati e altre bestie, aquile e avoltoi, e altre
-ragione d'animali, di pesci e serpe, per fargli riverenzia, perchè e'
-dicono che ogni criatura debe ubidire a lui e fagli onore e riverenzia.
-E poi vengono giocolatori e incantatori, che fanno trope maraviglie;
-però che fanno venire nell'aria el sole e la luna per sembianza (per
-fare riverenzia al Re), di tanta chiarezza, che quasi l'uno non può
-veder l'altro. Poi fanno venire la notte, sì che e' non si vede quasi
-niente. Poi fanno ritornare el dì: poi fanno venire danze con le
-più belle fanciulle del mondo, sì come paiono; e fanno venire altre
-fanciulle, che portono coppe d'oro piene di latte di vacca, e dànno
-da bere a' gran signiori e a gran donne; e po' fanno venire cavalieri
-che giostrono nell'aria, armati molto pulitamente di tutte l'arme che
-s'apartengono a giostra, e rompono le lance sì ferventemente, che e
-tronconi volano per tutte le tavole. Poi fanno venire cacce di cervi, e
-di cinghiali, e di cani coridori, e in somma fanno tante diverse cose,
-che è una maravigliosa cosa a vedere. E questi giuochi fanno insino a
-ora di mangiare. Questo imperadore à molte gente per servirlo, come
-io v'ò altre volte detto, e di piferi el numero è di XIII. cornuas:
-uno di questi cornuas fa di numero X. migliaia; ma e' none istanno
-però tutti con lui: però che tutti e piferi vengono inanzi a lui di
-qualunque nazione: egli gli fa tenere nella sua stanza; e quantunque
-e' vadino in altre terre, egliono non dimeno si chiamono piferi dello
-imperadore; e però n'è così gran numero de' valenti. E famigli[37] che
-sono diputati a la guardia degl'ucegli, astori, girifalchi, sparvieri,
-falconi gentili di riviera, e pappagalli parlanti, e altri uccegli; e
-così quegli che guardano le bestie salvatiche, mille elefanti e più,
-e altre diverse bestie arabiche, scimmie, marmotte, e altre bestie
-sono per numero XV. cornuas: e li fisici per la sua persona sono
-CCº., e i più sono cristiani, e sonvene XX. saracini; però che più si
-fida nell'opere de' cristiani che de' saracini. L'altra comune gente
-e famiglia è quasi innumerabile, e tutti ànno ciò che bisogna dalla
-corte dello imperadore. Ne la corte vi sono molti baroni e servidori
-che sono cristiani, che ivi stanno convertiti a la buona fede per le
-predicazioni de' religiosi cristiani che ivi sono; ma vi è molti, che
-non vogliono che si sappia, che sieno cristiani. Questo imperadore può
-spendere quanto vuole sanza istimazione, perchè egli non fa spendere
-oro nè ariento; nè d'altro fa moneta, che di corame e di papiro
-improntato. Ed è la moneta di vario pregio, sicondo la impronta sua;
-e quando la moneta è fatta vechia per molto manegiarla e è rotta e
-guasta, el tesoriere dello imperadore ne dà della nuova per la vecchia,
-una per una, per tutto el suo paese e per tutte le sue province, perchè
-ivi, come ò detto, non fanno monete d'oro nè d'ariento; e però pote
-egli spendere assai; ma dell'oro e dell'ariento, che è in suo paese,
-fa tutta via lavorare nel suo palazo e far cose diverse e mutare e
-rimutare sì come a lui piace. Nella sua camera è una colonna d'oro,
-sopra la quale è un rubino de la lungheza d'un piede, el quale di notte
-alumina tutta la camera. Questo rubino non è però diritto vermiglio,
-ma tiene di colore d'un bruno amatista: ivi sono molte pietre preziose
-e molti altri rubini, ma questo è el meglio e il più prezioso che lui
-abia. Item, al tempo della state sta lo imperadore a una città, che è
-inverso Bissa, la qual si chiama Sedon: ivi è assai freddo. Al tempo
-di verno sta in una città di Camacalech, ove è molto caldo paese,
-ma comunemente sta a Chaida, o vero in Ions, che è buon paese e asai
-temperato, secondo el paese di là: ma di qua parrebbe troppo caldo[38].
-Item, quando lo imperadore cavalca da un paese a l'altro, egli fa
-ordinare IIIIº. oste delle gente sue. El primo oste va inanzi a lui
-una giornata, però che questo oste giace la notte, dove lo 'mperadore
-debe giacere la mattina: ivi truova ogni uomo ciò che gli bisogna; e a
-questo primo oste, e da cavalo e da piede, son per numero L. cornuas:
-un altro oste va a la destra parte, di lungi una meza giornata, e
-l'altro a la sinistra parte altrettanto; e a ciascuno di questi due
-osti son tante genti, quante nel primo. El quarto, che è assai magiore
-che niun degl'altri, va dietro a lo 'mperadore, lontano a una arcata; e
-ciascuno oste ànno la sua giornata ordinatamente in certi luoghi, dove
-debono star la notte, e ivi egli truovono quanto fa di bisognio: e se
-aviene che una di quelle oste muore, subito n'è rimesso un altro in suo
-luogo, sì che il numero rimane sempre intero.
-
-
-DELLA MANIERA DEL GRAN CANE QUANDO LUI CAVALCA, E DI COLORO CHE
-CAVALCANO SECO, E DELLA SIGNIORIA E GRAN POSSANZA SUA.
-
-E sappiate, che lo 'mperadore colla sua persona non cavalca mai:
-el simile e gran signiori di là, salvo se eglino volessino andare
-in alcuna parte con poca compagnia secretamente; e questo per non
-essere conosciuto. Lo 'mperadore va in una carretta di IIIIº. ruote,
-sopra la quale è una bella camera fatta d'una ragione legno chiamato
-aloes, el quale è condotto per un fiume dal paradiso, come io ò detto
-di sopra. Questa camera è molto odorifera, per cagione di questo
-legnio, e è tutta coperta di dentro, la camera, di piastre d'oro con
-pietre preziose e perle grosse: quattro elefanti e quattro destrieri
-bianchi, coperti di riche coperture, tirono questa carretta, e sei gran
-signiori vanno d'intorno a la carretta, a cavallo e aparechiati molto
-nobilmente: e niuno s'aprossima a la carretta, salvo questi signiori
-e quegli che son chiamati dallo imperadore per parlare. Sopra questa
-camera sono posti certi girofalchi, a ciò che, vedendo lo 'mperadore
-uno uccello salvatico, e volendo vedere e aver piacere di quello, gli
-lascia uno d'essi suoi girofalchi e più, come gli piace: in questo si
-piglia diletto passando pel paese. E, come io ho detto, niun cavalca
-inanzi a lui di sua compagnia, anzi tutti vengono dipoi, lungo lui, e
-niuno s'ardisce apressarsi a la camera, ecetto que' signiori che sono
-intorno a lui: e tutto l'oste vien dopo lui pianamente, dove è gran
-moltitudine di gente. In una simile carretta, e similmente ordinate
-vanno le imperadrici, ciascuna per sè, in IIII. osti, a modo che va
-lo 'mperadore, ma non con così gran moltitudine di gente. Dappoi il
-primo genito suo va in un altro carro e per un'altra via, per questa e
-con questa medesima maniera, ed è una maravigliosissima cosa a vedere
-la gran multitudine di gente: nissuno crederebbe la somma, chi non la
-vedessi! Alcuna volta aviene, che lo 'mperadore non va molto dilungi da
-loro, anzi va insieme, e sono loro gente nobile e ordinate e partite
-in IIII. parte[39]. Item, lo imperio di questo Gran Cane è partito
-in XII. province: in ciascuna provincia sono più di duo mila città, e
-ville sanza numero; e 'l suo paese è molto grande, però ch'egli à XII.
-Re principali, de' quali ciascuno à molti Re sotto posti a lui, e tutti
-ubidiscono al Gran Cane. La sua terra e la sua signoria dura tanto,
-che si starebe a andare da l'un capo a l'altro, per mare e per terra,
-più d'un anno: e pe' diserti, dove non si truova alcuna villa, vi sono
-ordinati ostelli per giornate, dove i trapassanti possin trovare quel
-che gli fa bisognio, a ciò che si possa andare per lo paese.
-
-
-DEL MODO CHE OSSERVONO E CORRIERI SUA IN PORTARE PRESTO LE NUOVE, E
-DELLE COSE CHE SI FANNO AL GRAN CANE QUANDO CAVALCA PER LO SUO PAESE.
-
-In quello paese è una maravigliosa usanza, ma è utile, perchè quando
-alcuno contrario viene, o altre novelle che tocchi allo imperadore,
-sì sa tanto in un dì, che un altro non saprebbe in tre, perchè ha
-gli cavallari ordinati che subito montono sopra durmedrari, o vero
-cavagli corridori, e vanno sempre correndo infino a uno oste de'
-predetti; e, quando lui s'appressa, suona un corno, e colui che è
-all'oste lo intende, e subito è aparechiato un altro e dà le lettere,
-e va correndo; e così, correndo, tramutandosi l'uno e l'altro, giugne
-a lo 'mperadore; e a questo modo à presto novelle: e son questi
-corrieri nel lor linguaggio chiamati adilla, che tanto vuol dire,
-quanto messaggieri. Quando lo 'mperadore va da un paese a un altro,
-sicondo il modo che io ò detto, e passa per le città e per le ville,
-ciascuno inanzi al suo uscio fa fuoco, e ardono polvere d'incenso
-molto odorifero, per donare buono odore a lo 'mperadore; e le genti
-s'inginochiono intorno a lui; e lungo le contrade sì gli fanno gran
-riverenzia: e i cristiani e i religiosi, che stanno nelle sue terre,
-gli vanno inanzi a la procissione colla croce e aqua benedetta; e
-andando verso lui cantano ad alta boce:_ Veni, creator spiritus_.
-E quando egli ode, comanda a' signiori, che sono dallato a lui, che
-cavalchino e faccino venire inanzi a lui questi religiosi. E quando
-e' s'appressono e che vede la croce, si leva el suo galeotto, che
-siede sopra a la sua testa a modo d'un cappello di feltro, fatto
-d'oro e di pietre preziose e di perle grosse, el quale è tanto ricco,
-che sarebe stimato un reame di quel paese; e poi s'inginochia contro
-a la croce e fagli riverenza. Poi il prelato di questi religiosi
-dice inanzi a lui orazioni, e poi lo benedice colla croce; e lui
-s'inchina alla benedizione molto divotamente: e poi il prelato gli
-dona alcun frutto al numero di nove in un piattello d'ariento, cioè
-pere, o frutte, o pomi, o altre frutte; e lui ne piglia uno, e poi
-ne dà agli altri signiori che son d'intorno; però che l'usanza è
-tale, che niuno forestieri venga inanzi, che non gli doni qualche
-cosa, sicondo l'antica lege, che dice. _Non apperebis in conspectu
-meo vacuus_. Di poi lo 'mperadore dice a li religiosi, che si tirino
-indietro, a ciò che non sieno soffocati per la grande multitudine de'
-cavagli che vengono. El simile fanno a quelli che stanno nel campo
-della imperadrice: il simile fanno al primo genito, presentandogli
-dei frutti. E sapiate, che queste tante genti, che sono in queste
-tante oste d'intorno a lui e intorno alle moglie e i suoi figliuoli,
-non istanno continuamente con lui, ma, ogni volta che gli piace, son
-comandati, e poi tornono nelle propie stanze, salvo quegli che stanno
-per servire a lui e alle sue moglie e lor figliuoli per governare
-la sua corte. E quantunque tutti gli altri si partino, non dimeno
-comunemente e onorevolmente si stanno con lui nella corte L. mila
-uomini da cavallo e dumila da piedi, sanza e pifferi, e sanza quegli
-che guardano le bestie salvatiche, e gl'uccegli; el numero de' quali
-ò di sopra detto. Sotto il firmamento, nè sopra terra, nè sotto terra
-non è sì gran signore[40], come è il Gran Cane. El prete Giovanni,
-el quale è imperadore dell'alta India, e 'l Soldano di Babillonia
-con lo imperadore di Persia, nè di nobilità, nè di richezze non ànno
-comparazione alla sua possanza; imperò che egli avanza tutti i principi
-terreni. Adunque gran danno è che e' non creda in Dio fermamente. Lui
-ode molto volentieri parlare di Dio, e lascia farsi cristiano chiunque
-vuole per tutto el suo paese; però che a niuno è negato e vietato a
-mantenere qual legge si vuole. In questo paese uno à cento moglie,
-uno XL.; e chi più, e chi meno: egli pigliono le loro parenti per
-moglie, ecetto la madre, e le figliuole, e le sorelle; ma egli possono
-pigliare le sorelle da parte di padre d'un'altra femmina, e le moglie
-de' frategli, dopo la morte. E' portono tutti e drappi larghi sanza
-foderare, e sono interi dinanzi e di dietro, e dallato è allacciato
-e formato di seta; e portono le pelliccie di sopra, e non portono nè
-vestono nè usono cappucci. Usono una maniera di mantegli fessi dallato,
-sopra e quali si vestono e capucci a modo d'un capperone. Le femine
-loro si vestono a modo che gli uomini, sì che e' non si conoscono
-gl'uomini dalle femine, se non le maritate, che portono un segno sopra
-'l capo; e gl'uomini non istanno insieme colle femine, ma ciascuno da
-sè; e l'uomo va da quella che gli piace a la sua casa; uomini e femine.
-Le case loro sono ritonde, fatte di bastoni, con una sola finestra
-ritonda di sopra, la quale fa i' lume, e dove n'esce il fummo: il
-coperto e le parete dentro sono di feltro. Quando e' vanno in guerra,
-e' portono le case seco a modo che noi facciamo le tende e' padiglioni,
-e fanno el fuoco nel mezzo della casa. Item, egli ànno grandissima
-moltitudine d'ogni maniera di bestiame, salvo che de' porci, de' quali
-egli non notriscono.
-
-
-DEL MODO DEL SACRIFICARE LORO, E DE' NOMI DEI FIGLIUOLI DEL GRAN CANE.
-
-Costoro credono in uno Dio, il quale criò e fece ogni cosa, e non
-dimeno egli ànno idoli d'oro e d'ariento e gli offeriscono sempre latte
-di bestie loro; così delle vivande e del vino prima ch'egli mangino; e
-ispesse volte oferiscono cavagli e altre bestie, e chiamono, lo Idio
-di natura, Iroga; e il loro imperadore, abia il nome come si voglia,
-egli lo chiamono Cane. Quando io fui in quel paese, il loro imperadore
-aveva nome Tinth Cane, e 'l suo figliuolo aveva nome Cosuc, e quando
-sarà fatto imperadore si chiamerà Cosuc Cam. Questo imperadore aveva
-XII. figliuoli, sanza quello, e nomi de' quali son questi: Cahadai,
-Vinim, Neag, Vocab, Cadi, Sida, Tuie, Soalac, Rabi, Cam, Gare,
-Gan[41]; e aveva tre moglie; la prima e principale fu figliuola del
-prete Giovanni, e aveva nome Serocam, e l'altra Heracam. Queste genti
-cominciono a fare ogni cosa a luna nuova, e molto onorono la luna
-e il sole, e spesso s'inginochiono verso di quegli. Egli cavalcono
-comunemente sanza isproni, ma portono sempre una sferza in mano, colla
-quale isferzono il cavallo.
-
-
-DELLE COSE CHE E' TENGONO PER PECATO E DELLA PENITENZIA CHE GLI
-CONVIENE FARE PER QUESTI PECCATI, E DEL MODO CH'EGLI TENGONO A
-PRESENTARE IL GRAN CANE.
-
-Egli tengono molto contro a cuscienzia e a gran peccato a gittare un
-suo coltello nel fuoco, e a tagliare col coltello la carne, e apogiarsi
-colla sferza colla quale si sferza el cavallo, e a percuotere il
-cavallo col suo freno, e a rompere uno osso con un altro osso, e a
-recare[42] un piccolo fanciullo sopra porpora. Un grandissimo peccato
-tengono a pisciare ne la casa dove stanno; e, chi vi pisciasse,
-certo l'ucciderebbono; e di ciascuno di questi peccati è bisogno che
-si confessino al lor prete, e pagare una gran somma d'ariento per
-penitenzia; e conviene, il luogo dove è stato pisciato, sia lavato e
-benedetto, e altrimenti, niuno vi ardirebe stare, nè entrare. E quando
-egli ànno pagato la lor penitenzia, egli gli fanno passare pel mezzo
-del fuoco e pel mezzo di due porte, per nettarlo di quel peccato. E
-quando alcun viene a presentare o a fare imbasciata a lo 'mperadore,
-è di bisogno, che lui, e il presente, e lo portatore passi per due
-fuochi ardenti per fagli purificare, a ciò che non vi sia veneno, o
-cosa cattiva che nuoca a lo 'mperadore. L'uomo preso in fornicazione
-è ucciso. Egli uccidono qualunque ruba cosa alcuna; e' sono tutti
-buoni arcieri, e corrono così bene le femine come gl'uomini. Le femine
-fanno tutte le cose, come drappi, tele, e altre arte, e menono carri e
-carrette: universalmente fanno ogni mestiero, salvo che archi, saette
-e armi[43], le quali fanno gl'uomini. Tutte queste femine portono le
-brache, come gl'uomini: tutte le genti di questo paese sono ubidienti
-molto ai lor signori e supriori. Egli non sono contenditori, nè fanno
-quistione l'un co l'altro, e nel paese non è alcuno rubatore: molto
-si onorono l'un l'altro, ma non portono onore a gente strana nè a
-forestieri, quantunque fussino principali. Egli mangiono cani, gatti,
-lupi, volpi, giumenti, puledri, asini, topi e ogni altra bestia grande,
-e salvatica privata; e mangiono tutte le bestie dentro e di fuori,
-e non gli cavono alcuna cosa, se non la feccia. Poco pane mangiono
-e usono, salvochè nelle corti de' gran signiori; e in molti luoghi
-del paese non fanno altro per minestra che brodo. Quando eglino ànno
-mangiato, eglino si nettano le mani a' gironi, perchè eglino non ànno
-tovaglie, se non alle corti de' gran signori, come è detto di sopra.
-E li signiori usono spesso pelle di bestie in luogo di tovaglie, e
-così la comune gente. E quando egli ànno mangiato, e' rimettono le
-scodelle non lavate nel lavegio[44], o vero nella caldaia del brodo,
-infino a tanto che vogliono mangiare un'altra volta. E richi uomini
-beono latte di cavalla e d'altre bestie, ed un'altra bevanda, che fanno
-d'acqua e di mele cotto insieme, perchè non ànno nel paese nè vino nè
-cervogia, e vivono molto cattivamente; e, come io ò detto, non mangiono
-se none una volta el die, e anche poco. Uno uomo di nostro paese
-più mangerebe in un dì, che loro in tre; e a' messaggi forestieri,
-che vengono dallo imperadore, gli dànno mangiare una volta el dì e
-poco. Egli guerreggiono molto saviamente, e sempre si studiono di
-confondere e nimici: ciascun di loro à due archi o tre, e delle saette
-in grandissima abundanzia, e una grande accetta in mano. Li gentili
-uomini ànno spade larghe e tagliente da uno lato, e ànno piastre e
-elmi di coiame pulito, di pelle di dragoni; e il simile le coperture da
-cavallo: e se alcun di loro fugge dalla battaglia, egliono l'uccidono.
-Egliono usono una gran malizia quando sono a uno assedio ad una terra
-murata, promettendo loro ogni cosa che sanno adimandare, oro e ariento,
-e ogni altra cosa, se s'arendono. Ma quando si sono arenduti, tutti
-gl'uccidono e sì gli tagliono gli orechi, e sì gli fanno quocere, e di
-questo mangiono a modo d'insalata: di questo fanno ancora guazzetto per
-li gran signiori. E' ànno intenzione di sottomettere tutte le criature,
-e dicono, che sanno bene per profezia, che saranno vinti per gente
-arcieri, e sì si convertiranno alla legge di quegli che gli vinceranno;
-e però sostengono pacientemente, che ogniuno, di qualunque legge si
-sia, abiti nel paese. Quando vogliono fare e loro idoli, o vero alcuna
-immagine in memoria d'alcuno amico morto, li fanno sempre nudi, e le
-immagine tutte ignude sanza segnio di vestimenta, perchè egli dicono,
-che nel buono amore non è coperta alcuna, e che e' non si debe amare
-per nobil vestimento, nè per nobile apparamento, ma solo amare pel
-corpo, il quale naturalmente è dotato di virtù, e non per vestimenti,
-che non son dote di natura. Item, un gran pericolo è a seguire e
-tartari quando fugono in battaglia, perchè, fugendo, tragono indietro,
-uccidendo gl'uomini e' cavagli. E quando s'aparechiono e aconciono per
-combattere, e' sono sì serrati insieme, che dua milia non paiono uno, e
-guadagnono molto bene le terre altrui, ma non le sanno guardare; però
-che sono più usi a stare nella campagna in tende e in padiglioni, che
-in ville e in castella. Egli non aprezono alcuna cosa nè 'l saper de
-l'altre nazione. Egliono apreziono e vendono molto olio d'ulive, però
-che dicono, che è una nobile medicina. Tutti e tartari ànno piccoli
-ochi e poca barba e chiara, e sono sì falsi e sì malvagi traditori,
-e tanto fraudolenti, che niun si dè fidare nè nelle parole nè nelle
-promesse loro: e' sono assai durissima gente e possono sofferire molta
-pena e sinistro, molto più che altra gente; però che egli ànno molto
-bene imparato nel propio paese. Nulla spendono quando alcuno debe
-murire per malattia: e' mettono una lancia apresso del malato, e quando
-_laborat in extremis_, ciascuno fugge fuori della casa, tanto che sia
-morto; poi lo sotterrono nei campi.
-
-
-DEL MODO CHE SERVONO QUANDO MUORE LO IMPERADORE IN SOTTERRARLO, E DEL
-MODO CHE TENGONO QUANDO NE FANNO UN ALTRO, E DELLE PAROLE CHE LUI DICE
-ALLA ELETTA.
-
-Quando lo 'mperadore muore, egli lo mettono in una catedra[45] a sedere
-nel mezzo della tenda sua molto onorevolmente, e inanzi a lui una
-tovaglia con carne e con vivande e uno nappo pieno di latte, innanzi
-a lui, di cavalla; e mettongli apresso il suo puledro e una cavalla
-sellata col suo freno, e, sopra alla cavalla, oro e ariento; e empiono
-la tenda di strame; poi fanno una gran fossa e larga: con tutte queste
-cose il sotterrono, e dicono, che, quando e' sarà nell'altro mondo,
-e' non sarà sanza stanza, nè sanza cavallo, nè sanza oro, nè sanza
-ariento, e la cavalla gli darà latte e gli farà altri cavalli, tanto
-che sarà ben fornito nell'altro mondo. Alcuni de' suoi cavalieri e
-uficiali si mettono nella fossa con lui per servirlo nell'altro mondo,
-però che credono, che a l'altro mondo si viva in sollazo con femine,
-a modo che fanno di qua. Ancora molte volte egli lo fanno sotterrare
-secretamente di notte nel più salvatico luogo che possono; e sopra la
-fossa vi rimettono l'erbe e gli roghi, acciò che niuno lo truovi mai
-più, e che più non venga in memoria a niuno degli amici suoi. Allora
-dicono, che si troverà vivo nell'altro mondo e che lui è magiore
-signore di là che non era di qua. Dopo la morte dello imperadore e
-sette lingnaggi si ragunono e elegono il suo figliuolo maggiore, e
-sì gli dicono: noi laudiamo (_sic_), ordiniamo, e vi preghiamo, che
-voi siate nostro Signiore, e nostro imperadore, e nostro governatore.
-E lui risponde: se voi volete, ch'io regni sopra di voi, ciascun
-di voi faccia ciò che io gli comanderò, e tutto quello che io dirò
-sia compiuto. Egli rispondono tutti a una boce: tutto ciò che voi
-comanderete, sarà fatto. Poi dice a loro lo imperadore: sappiate che da
-ora inanzi la mia parola sarà tagliente come ispada. E poi l'assettono
-sopra nel feltro nero, e poi il mettono nella sua sedia, e sì gli
-mettono la sua corona. Poi il paese gli manda tutti a presentarlo in
-modo, che in quel dì à più camegli carichi d'oro e d'ariento, sanza
-e gioielli de' gentili uomini, d'oro e di pietre preziose, che sono
-sanza estimazione; e sanza i cavagli, sanza i drappi di porpora e di
-camosciati di Tartaria, che sono sanza numero.
-
-Questa terra di Catai è nella profonda Asia, e poi di qua è Asia
-maggiore, e confina col Reame di Tarsia dallato verso occidente; el
-qual Reame di Tarsia fu d'uno de' Re, che venne a trovare e presentare
-il nostro Signiore in Bethlem; e quegli che sono del linguaggio di
-quel Re, son tutti cristiani. In Tarsia non mangion carne, nè beono
-vino. Di qua dal Reame di Tarsia, da lato, verso occidente, è il reame
-di Turcquestem, el qual si stende verso occidente infino al reame
-di Persia, e di verso settentrione, infino al reame di Corasina. In
-questo paese di Turcquestem sono poche buone città: la migliore città
-di quello reame si chiama Ottorai. Ivi sono grande pasture e poche
-biade, e però son eglino tutti pastori, e giaciono nelle tende, e beono
-cervoge fatte di miglio.
-
-
-DELLA CITTÀ DI CORASINA, E DI MOLTI PAESI STRANI.
-
-Poi da lato di qui è il Reame di Corasina, el quale è buon paese
-abondevole, [ma] sanza vino: verso oriente è un diserto, che dura
-più di Cº. giornate. La magiore città del paese si chiama Corasina,
-della quale el reame piglia el nome: quegli del paese son molto buoni
-guerrieri e arditi. E poi di qua è il reame di Comano, del quale
-anticamente furono discacciati li comani, che furono in Grecia. Questo
-è uno delli magiori reami del mondo, ma non è tutto abitato, però
-che da una parte, verso Bissa, è il freddo sì grande, che nissuno lo
-potrebbe mai patire; e sonvi tante mosche, che non si sa in qual parte
-volgersi. In questi paesi sono pochi alberi fruttiferi, onde vi sono
-poche legnie. Gli uomini giaciono nelle tende e ardono sterco secco di
-bestie. Questo reame viene discendendo verso Prussia e verso Russia;
-e pel mezo di questo reame corre el fiume di Tigris, el quale è una
-de le magior riviere del mondo, e si aghiaccia sì forte, che spesse
-volte sopra il ghiaccio sono ragunati combattenti a cavallo e a piedi,
-più di XXX. mila persone. E tra questa riviera è il gran mare occeano,
-che si chiama el mare Mauro. Verso il capo, di sotto questo reame, è
-il monte Cochis, el quale è uno de' più alti monti del mondo. E tra
-il mare Mauro e il mare Caspio, ivi è uno molto istretto passo, per
-andare verso India; e però vi fece fare Alessandro una città, che
-chiamò Alessandria, per guardare el paese, acciò che niuno vi pasasse
-contra sua voglia: e al presente si chiama quella città, Porta di
-ferro. La principal città di Cumana si chiama Barach, ed è una delle
-tre vie d'andare in India; ma per questo passo non potrebbe andare
-gran multitudine di gente, salvo che di verno: per questa via si ruba
-l'altra via, per andare nel reame di Turquesten in Prussia, e per
-questa via son molte giornate di diserto. La terza via è, per la quale
-(_sic_) si viene di Cumana, e vassi per lo gran mare, e per lo reame
-di Archas, e per la grande Armenia. E sapiate che tutti questi reami,
-e tutte queste terre, infino a Prussia e a Russia, ubidiscono tutti il
-Gran Cane di Catai e molti altri paesi e confini, sicchè il suo potere
-e la sua signioria è molto grande.
-
-
-DELL'IMPERIO DI PERSIA, E DELLE CITTADI CHE IVI SONO.
-
-Poi che io v'ò discritto le terre e i reami inverso le parte di
-settentrione, discendendo da la terra di Catai infino alla terra de'
-cristiani, verso Prussia e verso Russia, io vi scriverò altre terre e
-reami, iscendendo per questa costa verso la parte destra, infino al
-mare di Grecia, inverso la terra di cristianità. E dipoi lo 'mperio
-di Catai, è lo imperio di Persia, e minori reami. Io parlerò prima del
-reame di Persia. Dua reami vi sono; il primo comincia di verso oriente
-infino a la riva di Frison, e di setentrione infino al mare Caspio,
-e verso mezzo dì infino a' diserti d'India. Questo paese è buono
-e ben popolato, e evvi dua buone città principali; l'una Botrura e
-Socvergant, la quale alcuni chiamono Sarmagant. L'altro reame di Persia
-si stende per la riviera di Frison, verso la parte occidentale, infino
-al reame di Media, e verso settentrione infino alla grande Arminia e
-'l mare Caspio, e in verso mezo dì infino a la terra di India. Questo
-si è buon paese e abondevole: ivi sono III. principali città, Neabor,
-Saphaon e Carmasana: dapoi è Erminia, ove soleva esere IIII. reami.
-Gli è un nobile paese, e abondevole di beni, e comunemente comincia
-a Persia, e sì si stende verso occidente dilungi infino a Turchia:
-da l'altra parte dura, dalla città chiamata Alessandria (da altri
-chiamata Porta di ferro) sopra detta, infino al mare di Media; e in
-questa Armenia son molte buone città; ma Taurissa è la più famosa. Di
-poi è 'l reame di Media, il quale è molto buono, e non è men largo[46];
-e comincia verso oriente, alla terra di Persia e alla minore India,
-e sì si stende verso occidente, verso il reame di Caldea, e di verso
-settentrione discendendo verso la piccola Armenia. In questa regione
-di Media son molte grande montagne, e poca terra piana. Gli saracini
-tengono questo reame, e un'altra maniera di gente, che sono cordiani.
-Le due magior città che sieno in questo reame sono Serra e Carima.
-Apresso a questo è il reame di Giorgia, il qual comincia verso oriente
-a una montagna grande, chiamata Absor, ove stanno diverse gente e
-diverse nazioni, e chiamono il lor paese Allano. Questo reame si
-istende verso Turchia, e verso il gran mare, e verso il mezzo dì, e
-confina colla grande Armenia.
-
-
-DEL REAME DI GIORGIA, E DEL REAME DI ABTHAS, E DELLA PROVINCIA DI
-BONAVISON, NELLA QUALE È UNA COSA MOLTO MARAVIGLIOSA, E DELLE GENTE CHE
-IVI ABITONO.
-
-In questo paese sono due reami, l'uno è questo Giorgia, e l'altro
-è il reame di Abthas, e tutta via sono tuta duo e paesi cristiani,
-ma quello di Giorgia è sotto posto al Gran Cane. Il reame di Abthas
-è più forte paese, e àssi vigorosamente e fortemente sempre difeso
-contro a qualunque l'à assalito e non fu mai sottoposto ad alcuno. In
-questo reame di Abthas è una grande maraviglia, perchè v'è una certa
-provincia, la quale circunda tre giornate, ed è chiamata Bonavison,
-ed è tutta coperta di tenebre sanza alcuna chiarezza, sì che niun può
-sapere che cosa vi sia, e niuno vi ardisce d'entrare; ma quegli del
-paese dicono, che alcuna volta ànno udite voce di gente [gridare] e
-cavagli anitrire, e galli cantare; e sassi bene di certo, che vi stanno
-gente, ma non si sa che gente. E dicesi, che queste tenebre vennono per
-divin miracolo, perchè fu già uno imperadore di Persia, malvagio uomo,
-chiamato Sauro. Costui perseguitava tutti e cristiani per istringelli
-e per fagli sacrificare agli suoi idoli, e cavalcava a oste bandito
-per confondere tutti gli cristiani. In quello paese dimoravano molti
-cristiani, i quali, lasciando i loro beni, volevano fuggire in Grecia.
-Essendo pervenuti in un piano il qual è chiamato Imegon, ivi venne
-incontro il malvagio imperadore coll'oste suo per una valle, per
-distruger tutti questi cristiani. Li cristiani, vedendo questo, si
-missono inginochioni, e feciono prieghi a Dio, e di subito venne una
-nuvola tanto fonda e spessa, che coperse lo 'mperadore coll'oste suo
-per sì fatto modo, che non poterono andare inanzi nè a dietro. E così
-questi stanno fra le tenebre, che mai poi n'uscirono; e i cristiani
-n'andorono dove a lor piacque, e li inimici loro stettono confusi sanza
-fare colpo. E possono bene dire:_ A Domino factum est istud, et est
-mirabile in oculis nostris_. Però che un grande miracolo fu questo, che
-Dio fece per loro, sì come apare di presente per la cagione predetta;
-sicchè tutti e cristiani doverebono per questo esser più divoti del
-nostro Signiore che non sono; però che sanza dubbio, se non fussi la
-malvagia gente e i peccati de' cristiani, egli sarebono signiori di
-tutto el mondo; chè la bandiera di Giesù Cristo è sempre spiegata e
-aparechiata per ogni uno suo buon cristiano e servidore per aiutarlo;
-sì che per uno valente uomo amico di Dio, ne sconfondorebe mille
-cattivi, come dice David nel Salterio: _Cadent a latere tuo mille et
-decem millia a dextris tuis: Ad te autem non apropinquabit. Et in altro
-luogo: Quoniam persequebatur unus, mille et duo fugarunt decem millia_
-(_sic_). E come può essere, che uno ne cacci mille, David profeta dice:
-_Sequendo quia manus Domini fecit omnia_ (_sic_). Il nostro Signior
-dice per la bocca del profeta: _Si inimicis meis ambulaveritis super
-tribulantes vos mississem manum meam_ (_sic_). Sì che noi vegiamo
-apertamente, che se noi vogliamo esser buoni, niuno poterebe durare
-contra di noi. Item, fuora di questa terra tenebrosa è una gran
-riviera, la quale dimostra segniale, che dentro stanno gente, ma niuno
-vi vuole stare, nè dimorare, nè entrare per vedere. E sapiate, che in
-questo reame di Giorgia e di Abthas e della piccola Armenia, vi sono
-uomini cristiani e ben divoti, perchè si confessono e comunicono ogni
-settimana una volta o due; e molti vi sono, che si comunicono ogni dì,
-e noi di qua non lo facciamo punto, quantunque San Paolo lo comandi,
-dicendo: _Omnibus diebus dominicis ad comunicandum hoc est tempus_:
-egli el custodiscono, e noi no.
-
-
-DELLA TURCHIA E DELLE PROVINCE CHE VI SONO, E DI CALDEA, DI
-MESOPOTAMIA, E DI MOLTE COSE CHE LÌ SI TRUOVONO.
-
-Item, apresso questo paese di qua, è la Turchia, la quale confina colla
-grande Armenia e colla piccola. La Turchia à molte province; Chomana,
-Capadocia, Sarra, Bricca, Chessa, Chompitam, Gea, Comana, Nachi; e in
-ciascuna città di queste province son molti buon cristiani. La Turchia
-si distende infino alla città de Stachala, la quale siede sopra el mare
-di Grecia, e confina con la Soria. Soria è gran paese e buono, come di
-sopra è detto; e ancora dallato di sopra verso il Reame di Caldea, il
-quale si distende dalle montagne di Caldea inverso oriente, infino alla
-città di Ninive, che siede sopra alla riviera di Tigris; e di largheza
-comincia verso Bissa a la città di Marga; e sì si distende fino mezzo
-dì infino al mare occeano. In Caldea è il paese piano, e poche montagne
-e fiumane vi sono. Da poi è il reame di Mesopotamia, il qual comincia
-a li confini di Giorgia, a una città chiamata Mossella, e sì si stende
-verso occidente infino al fiume di Eufrates, e poi sì si stende verso
-una città chiamata Roais: di largo tien dal monte d'Armenia infino a'
-diserti d'India minore. Questo è un buon paese e piano, ma son poche
-riviere. In questo paese non sono se non due montagne, l'una chiamata
-Simar, l'altra Lison, e confina questo paese col reame di Caldea e col
-reame di Arabia. Ancora, verso le parti meridionali, sono molti paesi,
-molte terre e molte regioni. Prima si è la terra di Etiopia, la quale
-confina verso oriente con gli gran diserti, e verso occidente con gli
-reami di Nubia, e verso mezzo dì col Reame de Mortagna, e verso Bisa
-con lo mare rosso. In questo paese son molte genti con molti reami:
-dipoi si è Mortagnia. Da Etiopia, infino a l'alta Libia, giace tutto
-questo paese di lungo el mare occeano verso el mezzo dì; e in questi
-paesi son molti reami, e confina da l'altra costa con Nubia, la quale
-confina colle terre sopradette, e co' diserti d'Egitto: li nubiani sono
-cristiani. Dopo Egitto, del qual di sopra ò parlato, è l'alta Libia e
-la bassa Libia, la qual discende a basso verso il gran mare di Spagna,
-ne la quale sono i reami di Seoth, Taramensa, Tunisi, Cartagine,
-Buglia, Algarba, Bellamarina, Montefiore, e molti altri reami, e molte
-altre diverse gente.
-
-
-DEL PAESE DI CADISSA E DELLE COSE CHE IVI NASCONO, E DELLI MONTI CASPI,
-NEI QUALI SONO RINCHIUSI E GIUDEI, E DI MOLTE ALTRE COSE.
-
-Io v'ò iscritti di molti paesi che son di qua dallo grande reame
-di Catai, i qua' molti paesi ubidiscono al Gran Cane; ora farò
-discrizione, seguendo, d'alcuni altri paesi e d'alcune isole che sono
-di là. E dicono, che passando tutta la terra di Catai, verso l'alta
-India e verso Bacaria, si passa poi per una regione chiamata Cadissa,
-la quale è paese molto grande e bello. E ivi crescie una region di
-frutti a modo che carobe, ma assai più grossi: e, quando sono maturi,
-si fendono pel mezzo, e truovasi dentro una bestiuola in carne e in
-ossa e in sangue, a modo d'un piccolo agnello sanza lana, sì che si
-mangia insieme col frutto: e questo frutto è di gran maraviglia e di
-grand'opera di natura. Niente di meno io dissi ad alcuno del paese,
-che io non tenevo questa opera per gran miracolo, però che son così
-alberi (_sic_) nel nostro paese, de' quali e frutti sono uccegli; e
-ancora ne sono in altre parte, che nelle nocciuole è il vermine, che
-è animal sensitivo, benchè non abia ossa. Ivi son pomi di buono odore
-e sapore, lunghi, de' quali ne sta insu nun ramo più di Cº., e tanti
-insu un altro ramo; e ànno foglie grande e lunghe un piede e più, e un
-altro piede e più larghe. In questi paesi e in altri, quivi intorno,
-crescono molti alberi, che fanno chiovi di gherofani e noce moscade e
-grosse noce d'India, e altre spezie. Ivi sono vigne che fanno grapoli
-de uva sì grandi, che uno uomo arebe affanno a portare una palmetta[47]
-co' grappoli. In questa medesima regione sono e monti Caspii, chiamati
-Uber: alcuni di quegli del paese gli chiamono Gothet e Magoth. In
-questi monti sono ancor serrati i X. tribi d'Israel co' loro Re, nè
-uscir possono. Ivi furono rinchiusi per lo Re Alessandro con XXII. Re
-di corona col popol loro, el quale sta ne le montagnie di Scizia; e
-infra questi monti Caspii dal detto Re furono incalzati. Vedendo il Re
-Alessandro che non gli poteva rinchiudere per opera degli uomini suoi,
-come e' credeva, pregò lo Idio di natura, che gli volessi aempiere
-quello che aveva cominciato; e quantunque non fusse degnio d'esere
-esaudito, non dimeno Dio, per la sua grazia, chiuse e monti insieme, sì
-che quivi stanno serrati intorno da altri monti; salvo che da uno lato,
-dal quale è il mare Caspio. Potrebono domandare alcuni: poi che 'l
-mare è da uno lato, perchè non escon egli, e vadino dove a lor piace?
-A questo rispondo, che questo mare Caspio esce fuori di terra di sotto
-a questa montagna, e corre pe' diserti da una costa di quel paese e
-si stende infino a' confini di Persia; e quantunque sia chiamato mare,
-non dimeno non è però mare, nè rocca d'altro mare[48], anzi è un lago
-magiore del mondo. E quantunque e' si mettessino in questo mare, non
-saperebbono dove arrivare; però che non sanno altro linguaggio, che
-il loro propio; e però non si metterebbono a uscire. Ma non crediate
-però, che siano quegli proprio che incalciò il Re Alessandro, ma
-sonvi quegli che son discesi di loro, però che quegli non sarebbono
-vissuti tanto tempo. E sappiate, che gli Giudei non ànno terra propria
-in tutto el mondo, se non quella fra quegli monti; e anco di quella
-rendono tributo alla Reina d'Amazonia, la quale fa molto ben guardare
-quegli monti, acciò che non eschino, perchè la terra sua confina con
-quegli monti. Alcuna volta aviene, che alcuno giudeo sale su per quegli
-monti, ma la moltitudine non vi potrebe montare, nè dismontare, perchè
-e monti sono sì aspri, forti e alti, che a malgrado loro vi possono
-stare, perchè non ànno uscita da parte alcuna, salvo che per un piccolo
-sentiero e stretto, el qual fu fatto a mano per forza, e dura forse
-quatro leghe e è tutta terra diserta, dove per niuno ingegno si può
-trovare acqua. Per la qual cagione non vi si può abitare; e sonvi
-tanti dragoni e serpenti e altre velenose bestie, che non vi si può
-passare, salvo per grande verno; e chiamasi questo passo Olirem: e
-questo fa guardare la reina d'Amazonia. E se pure alcun ne esce, non
-sanno altro linguaggio, che 'l suo, e non sanno parlare con altra gente
-che si truovino; ma dicesi ch'egl'usciranno al tempo d'Anticristo. E
-per questa cagione tutti e giudei che son dispersi per tutte l'altre
-terre, imparano il parlare ebreo a speranza, che que' de' monti Caspi
-escino fuori e egli si possino intendere co loro: e questi conduceranno
-quegli per cristianità, per distruggere e cristiani; imperò che gli
-giudei di qua dicono, che egli sanno per profezie, che quegli de' monti
-Caspii usciranno e spargeransi pel mondo. E così, come e giudei sono
-stati sotto posti a' cristiani, così e cristiani saranno sotto posti
-a' giudei. E se voi volete sapere a qual modo e' troveranno uscita,
-sicondo che io ò inteso, io vel dirò. Nel tempo d'Anticristo sarà una
-volpe, la quale arà una tana in quel luogo, dove il Re Alessandro fece
-fare una delle porte; e tanto anderà questa volpe cavando e perforando
-la terra, che ella passerà oltre questa terra verso questi giudei; e
-quando e' vederanno queste volpi, forte si maraviglieranno; però che e'
-non vidono mai sì fatta bestia, e però che d'ogni bestia ànno con loro,
-salvo che delle volpi. Allora cacceranno questa volpe e seguiteranla
-tanto, che enterrà nella sua tana; e egliono v'anderanno drieto,
-perseguitandola infino alla tana tanto, che egliono troveranno le
-porte, che fece fare il Re Alessandro, di pietre grosse. Queste pietre
-romperanno, e a questo modo troveranno uscita.
-
-
-DELLA TERRA DI BACARIA, E DI CERTE ARBORE CHE FANNO LANA; E DELLA
-GROSSEZA DEL GRIFONE, E D'ALTRE COSE CHE LÌ SONO.
-
-Da questo paese si va verso la terra di Bacharia, dove sono malvage
-gente e crudeli; e in questa terra sono alberi che fanno lana come
-fanno le pecore, de le quale si fa drappi per vestire. In questo paese
-son molti ipotami; altri gli chiamono centauri. Queste son bestie
-che conversono alcuna volta in acqua, e alcuna volta in terra; e
-sono d'uomo e di cavallo[49], e mangiono le gente, quando ne possono
-pigliare. E ivi sono riviere che son tre volte più insalate del mare;
-e ivi sono più grifoni che in altre parte. Alcuni dicono che i grifoni
-ànno corpo di lione a dietro, e d'aquila dinanzi; dicono il vero,
-perchè son fatti di così fatta forma. Ma il grifone à il corpo maggiore
-e più forte, che non è otto lioni di qua, e à più grandeza e fortezza,
-che cento aquile; imperò che porta al suo nido volando un gran cavallo
-co l'uomo di sopra, se lo truova; o vero due buovi legati insieme,
-almodo che si legono al carro; perchè egli ànno alie e unghie dinanzi
-così grande e lunghe, come sono corna di bue e di vache; delle quali
-si fanno vasegli per bere, a modo che di corna di bufoli; e delle coste
-delle penne dell'alie, se ne fanno di grandi archi per saettare.
-
-
-DELLA POSSANZA DEL PRETE GIOVANNI, E DELLE GENTE E NAZIONI E REAMI CHE
-GLI SONO SOTTO POSTI, E DEL CAMINO CHE SI FA PER ANDARE IVI, E DELLE
-RICHEZE E PIETRE PREZIOSE CHE SONO IN QUELLE PARTE.
-
-Di là si va per molte giornate per le terre del prete Giovanni, el
-grande imperadore d'india, a un reame, el qual si chiama Avison, o
-vero la isola di Pontesoro. Questo Presto Giovanni à molte gran terre,
-e molte buone città, e molte ville e buone isole, diverse, grande e
-larghe, nel suo reame, perchè questo paese de India è tutto partito per
-isole, per cagione de' gran fiumi che vengono dal paradiso terresto, e
-quali partono la terra in molte parte: il simile in mare vi sono molte
-isole. La migliore città dell'isola di Pontesoro è chiamata Nisa, la
-quale è città reale molto nobile e molta rica. Il prete Giovanni à
-sotto di lui molti Re, molte isole, e molte diverse gente; e il suo
-paese è molto buono e rico, ma non però sì rico, come quel del Gran
-Cane per li mercatanti che non vanno così là comunemente per comperare
-mercatanzie, come fanno nella tera del Gran Cane, perchè il paese è
-troppo lontano, e eziandio perchè egli truovono nell'isola di Catai
-seta, spezie, drappi d'oro, e tuto quel che fa bisogno. E quantunque
-egli avessino migliore mercato ne la città del prete Giovanni, non
-dimeno e' dubitono de la lunga via e degli gran pericoli che sono in
-quel mare, perchè in quel mare, in molti luoghi, sono molti scogli, e
-assai sassi di calamita, che tira a sè il ferro co la sua propietà; e
-per questo non passa nave dove sia chiovi o bandelle di fero. Questi
-sassi di calamita, per sua propietà, tirono le nave e mai più di lì
-non si posono partire. Io medesimo vidi in quel mare, di lungi a modo
-d'una isoletta, ove erano alberi, spine e pruni in quantità; e dicevono
-e marinai, che ciò erano nave, che quivi erono restate pei sassi de
-la calamita; e perchè erono marcite, lì erono cresciuti questi alberi,
-spine, pruni e altre erbe, che vi sono in gran quantità. Questi sassi
-vi sono in molti luoghi in quele parte, e però non v'usano passare
-mercatanti, se egliono non sanno molto bene la via, e se e' non ànno
-buono guidatore. E ancora temono la via molto lunga, sì che adunque e'
-vanno più presto a l'isola di Catai, e lì pigliono ciò che vogliono:
-la quale è più presso; e non è però così presso, che non si peni
-XI. o XII. mesi a andare da Vinegia, o da Genova insino a Catai. E
-ancora la terra del prete Giovanni è più dilungi di molte giornate; e'
-mercatanti, che vanno di là, passono per Persia, e vanno per una città
-chiamata Hermopoli, perchè Hermes filosofo la edificò. Poi passono
-un braccio di mare, e vanno a una gran contrada, o vero città, che
-si chiama Cobach; e ivi truovono ogni mercatanzia e papagalli, e, a
-modo che di qua, l'allodole. E se e mercatanti vogliono passare oltre,
-e' possono andare sicuramente. In quel paese à poco fromento e orzo,
-imperò mangiono riso, miglio, latte e formagio, o vero frutte. Questo
-prete Giovanni piglia tutta via per moglie la figliuola del Gran Cane,
-e 'l Gran Cane piglia tutta via per moglie la figliuola del prete
-Giovanni. Ancora, ne la tera del prete Giovanni, sono molte diverse
-cose, e molte pietre preziose, sì grande e sì grose, che ne fanno
-vasegli, piattegli, scodelle, taglieri e molte altre maraviglie, che
-sarebe cosa lunghissima a scrivere. Ma d'altre isole principale del suo
-stato e delle sue legge iscriverò alcuna cosa.
-
-Questo imperadore, prete Giovanni, è cristiano, e così è gran parte
-del suo paese; ma tutta via non ànno gli articoli della fede che noi,
-e credono nel Padre e nel Figliuolo e nello Spirito Santo. Egli sono
-molti divoti e leali l'uno co l'altro, e non si curono di baratterie,
-nè di cautele, nè d'alcune fraude. Egli à sotto lui LXXII. provincie,
-che tutte gli dànno trebuto, e ciascuna provincia à uno Re. In suo
-paese sono molte maraviglie: ivi è il mare arenoso, el quale è tutto
-di rena e di granelle sanza gocciola d'acqua, e fa grande onde, fluendo
-e refluendo, a modo che fa l'altro mare, e mai per niun tempo non posa
-nè sta quieto. Niuno può passare questo mare nè con nave, nè con altro
-ingegno; e però non si può sapere che terra sia oltra questo mare. E
-quantunque non vi sia punto d'acqua, non dimeno si truova di molti
-pesci alle fiumane d'altra maniera e d'altra fazione, che non sono
-quegli dell'altro mare; e sono di buono gusto e dilicati a mangiare.
-E, a tre giornate dilungi a quello mare, vi sono gran montagne, delle
-quali escie fuori un fiume, il qual viene dal paradiso terresto; ed
-è tutto di pietre preziose, sanza acqua, e corre a basso pel diserto
-a grande onde, a modo che fa el mare arenoso, e finisce in questo
-mare, e ivi si perde. Questo fiume corre a questo modo tre volte la
-settimana, e mena seco di molte grosse pietre del monte, che fanno
-gran romore: e subito, come sono entrate nel lor mare arenoso, più non
-si veggono e perdonsi. Queste tre giornate che corre, niuno ardirebe
-d'entrarvi, ma negli altri dì vi s'entra. Item, oltre a quel fiume, più
-inanzi nel diserto, v'è un gran piano arenoso; e, tralle montagne, è
-questo piano. Ogni dì, quando si leva el sole, cominciono a crescere
-albucegli piccoli, e crescono infino a mezzo dì, e fanno frutti; ma
-niuno s'ardisce a pigliare di questi frutti, perchè sono a modo di cosa
-afatata; e, dopo mezzo dì, discrescono e entrono in terra, sì che al
-calare del sole più non si veggono: e così fanno ogni dì; e questa è
-una grande maraviglia. In questi diserti sono molti uomini salvatichi,
-cornuti e spaventosi; e' non parlono, ma rughiano a modo che' porci.
-Ivi è gran quantità di papioni, cioè cani salvatichi qui sono molti
-pappagalli, che gli chiamono, in suo linguaggio, parsistat: ve ne
-sono alcuni, che parlono di sua natura e salutono le gente che vanno
-pe' diserti; e parlono così perfettamente, quanto se fussi un uomo:
-quegli che parlono bene ànno la lingua larga, e ànno sei dita. Un'altra
-ragione v'è, che non ànno altro che tre dita per piede: questi parlano
-poco o nulla, e male s'intendono, e non fanno se non gridare.
-
-
-DEL MODO CHE TIENE IL PRETE GIOVANNI QUANDO CAVALCA CONTRA' NIMICI, O
-VERO PER LA TERRA; E DEL PALAZO SUO, E DE L'ORNAMENTO DELLA SUA CAMERA.
-
-Quello imperadore, prete Giovanni, quando lui va contro al Gran Cane
-in battaglia, o vero contra alcuno de' confinanti, egli non porta
-stendardo nè bandiera innanzi a sè, ma fa portare XIII. croce grande
-e alte d'oro fine e di pietre preziose. Ciascuna croce è posta in un
-carro e guardata da più di cento mila uomini a piè[50]. A modo come
-di qua si guardono gli stendardi. A tempo di guerra questo numero di
-gente è sanza oste prencipale e sanza le schiere ordinate in battaglia.
-E quando e' non fa guerra e cavalca con privata compagnia, non fa
-portare innanzi a lui altro che una croce semplice, di legnio, sanza
-dipintura, e sanza oro e pietre preziose, per memoria che Giesù Cristo
-sofferì morte sopra a una croce di legnio. Il simile, fassi portare
-innanzi un piattello d'oro, pieno di terra, a memoria, che la nobiltà
-di sua persona e possanza delle sue carne diventeranno e torneranno in
-terra; e fassi portare altri vasegli d'ariento, ne' quali sono gioegli
-d'oro e di pietre preziose, in segnio della sua signioria e della
-sua gentilezza e della sua possanza. E' dimora comunemente nella sua
-città di Susa, e ivi è il suo principale palazzo, el quale è sì rico
-e sì nobile, che non si poterebe dire nè istimare. E di sopra della
-maestra torre del palazzo sono due pomi d'oro; in ciascun di quegli
-sono due carbonchi grandi e larghi, che lucono molto chiaro di notte.
-Le porte principali di questo palazzo sono di pietre preziose, che si
-chiamano sardonio; e le ricamature delle porte d'intorno, e le sbarre
-e le traverse sono d'avorio: le spere della sala e della camera sono di
-cristallo. Le tavole dove mangiono, alcune sono di smiraldi, alcune di
-matiste, e altre di pietre preziose; e sono ornate d'oro. E trespoli di
-queste tavole sono di quelle medesime pietre; e' gradi, dove si saglie
-al trono dove lui siede, l'uno è di onice, l'altro è di cristallo,
-l'altro di diaspro verde, l'altro di amatiste, l'altro di sardonio,
-l'altro è di cordellino; l'ultimo, sopra lo quale lui tiene i piedi, è
-di grisolito; e tutti questi gradi sono d'oro fine, ornati e lavorati
-di pietre preziose e di perle grosse d'oriente. Le parte della sedia
-sono di smeraldo, e ornata d'oro molto nobilmente e d'altre pietre
-preziose e perle grosse. Nella sua camera sono colonne d'oro fine con
-pietre preziose e con molti carbonchi, e quali rendono di notte gran
-chiarezza; e quantunque gli carbonchi luchino, non dimeno arde tutta
-via uno vasello di cristallo pieno di balsamo, per dare buono odore,
-e per cacciare l'aire cattivo. La forma del suo letto è tutta di fine
-zaffiro bene adornato d'oro, però che el zaffiro fa bene dormire e
-rifrena la lussuria, perchè non vuole giacere colle sue moglie altro
-che quattro volte l'anno, sicondo le quattro stagioni; e questo fa
-solamente per generare. E nella città di Nissa si è un bel palazo e
-molto nobile, nel quale sta quando gli piace; ma quivi non è aere così
-temperato, come a Susa. In tutto il suo paese non si mangia altro che
-una volta el dì, come fanno a la corte del Gran Cane; e nella sua corte
-mangiono ogni dì più di XXX. mila persone, sanza quegli che vanno e
-vengono; ma quegli XXX. mila di suo paese e del paese del Gran Cane,
-none spendono tanto bene, quanto farebono nel paese di qua XII. mila.
-
-
-DELLI SERVIDORI DEL PRETE GIOVANNI, E DEL MODO CHE LORO TENGONO IN
-SERVIRLO.
-
-Questo prete Giovanni à sempre, insieme con lui, un Re per servirlo.
-Gli Re si partono a mesi, e sì si mutano l'uno l'altro; e, insieme con
-questo Re, sempre sono LXII. duchi e CCCº. XL. conti. Nella sua corte
-mangiono ogni giorno XII. arcivescovi e XX. vescovi e il patriarca di
-san Tommaso; e così, come el papa, li arcivescovi, vescovi e abbati
-in quello paese son Re; e ciascuno de' gran signiori sanno ben di che
-debon servire. L'uno è maestro dell'ostello, l'altro è camerieri,
-l'altro serve di scodelle, l'altro di tazze, l'altro è siniscalco,
-l'altro è maniscalco; e, gradati, ciascuno à l'uficio suo; e a
-questo modo egli è molto nobilissimamente servito. La sua terra, per
-larghezza, à quatro mesi di giornate; e dilungi, sanza misura; perchè
-lui tien gran parte delle isole sotto terra, che noi diciamo, che sono
-di sotto a noi.
-
-
-D'UNA ISOLA CHIAMATA MILSCORACH, NELLA QUALE STAVA UNO UOMO MOLTO
-CAUTO, CHE AVEVA FATTO UNO PARADISO; E DELLE COSE MARAVIGLIOSE CH'ERANO
-IN QUESTO PARADISO, E COME FU DISTRUTTO COSTUI.
-
-Item, allato a l'isola di Pontesoro, sì v'è una grande isola lunga e
-larga, che si chiama Milscorach; ed è ubbidiente al prete Giovanni. In
-questa isola è grande abundanzia di beni; ivi soleva essere uno ricco
-uomo, non è molto tempo, el quale si chiamava Gatalonabos, uomo molto
-liticoso e cauteloso[51]. Costui aveva una montagna con un castello
-sì forte e sì nobile, quanto si potessi dire. Egli aveva fatto murare
-tutta la montagnia nobilmente, e, dentro a questi muri, erono i più
-begli giardini che si potessino trovare e avere. Quivi aveva fatto
-piantare ogni cosa buona e odorifera, e tutti gli alberi e l'erbe che
-fanno nobili fiori e che si posson trovare e avere; e sonvi ora molte
-belle fontane allato, alle quali avevavi fatto fare molte belle sale
-con belle camere, tutte dipinte d'oro e d'azzurro, e aveva fatto fare
-molte e diverse truffe di istorie: quivi aveva uccegli, che si movevono
-e cantavono con ingegni, come fussino vivi. In questo giardino aveva
-posto d'ogni ragione di gente e di bestie, che aveva potuto avere,
-i quali potessino piacere e dilettare a l'uomo per il tocare e per
-guardare. Ivi aveva poste le più belle fanciulle di età di XIIII. anni,
-che aveva potuto trovare, e i più begli giovinetti di simile etade;
-ed erono tutti vestiti di drappi d'oro; e diceva, che erano angeli.
-Costui aveva fatte fare tre belle fontane e nobile, tutte intorniate
-di pietre preziose e di perle, con certi condotti sotto terra; sì che,
-quando voleva, faceva per l'uno correre latte, e per l'altro vino,
-e per l'altro mele: questo luogo lui lo chiamava paradiso. E quando
-alcuni giovani valenti, prodi e arditi venivono a veder costui, gli
-menava a vedere il suo paradiso, e mostravagli le diverse cose, gli
-piaceri, e gli diversi canti degli uccegli, e le belle fanciulle, e le
-belle fontane di latte, e di vino, e di mele, e faceva sonare diversi
-strumenti musici e cantici in una alta torre, sanza veder quegli che
-sonavono: e diceva, che quegli erono angeli di Dio, e che quel luogo
-era il paradiso, che Idio aveva promesso alli amici suoi, dicendo:
-_Dabo vobis terram fluentem, lac et mel_. Dopo che gli aveva mostrato
-tutte queste cose, gli dava una bevanda; di che subito s'imbriacavono;
-e così ubbriachi, gli parevono quelle cose più grandi. Allora costui
-gli diceva, se egliono volevono murire per amor suo, che, dopo la
-morte, e' verrebono in questo paradiso, e si troverebono della età
-di queste fanciulle; e sempre sollazzerebono con quelle, e sempre si
-troverebono quelle fanciulle pulzelle, e che poi gli metterebbe in un
-altro paradiso più bello assai, dove vederebono visibilmente Idio di
-natura, nella sua maestà e gloria. E allora questi giovani, che più
-altro non sapevono, si offerivono a lui far tutti i suoi voleri. Da poi
-lui gli diceva, che eglino andassono al tal signiore, il quale era suo
-contrario, e confortavagli, che non temessino punto di farsi uccidere,
-per lo amore di lui; imperò che gli metterebe, dipoi la morte loro,
-in un altro paradiso, cento volte più bello; e ivi starebbono sempre
-con le più belle damigelle. E per questo modo e giovani uccidevono gli
-signiori del paese, e loro propii si lasciavono uccidere a speranza
-d'andare a quel paradiso. E in tal modo quello vechione, con sue
-cautele e sagacità, si vendicava degli aversari suoi. Quando gli
-uomini possenti di que' confini si furono aveduti di ciò, e conobono
-la malizia, e la cautela, e la cattività di quel vechione, sì lo
-distrussono, e sì distrussono tutti i begli luoghi, e tutte le nobilità
-che erono in quel paradiso. E luoghi vi sono ancora delle fontane e
-delle altre cose, ma le richezze non vi sono rimase, e non è gran tempo
-che il luogo fu distrutto.
-
-
-DELLA VALLE PERICOLOSA, DOVE STANNO DIAVOLI, E DELLE COSE PAUROSE CHE
-SI TRUOVONO IN QUESTA VALLE PERICOLOSA.
-
-Allato a questa isola di Milscorach, dalla sinistra parte, verso la
-riviera di Frison, si è una maravigliosa cosa, cioè una valle fralle
-montagne, che dura circa a IIII. leghe. Alcuni la chiamono la valle
-di montagnia[52], altri la chiamono la valle pericolosa. In questa
-valle si vede e ode di gran tempeste e di gran voci e spaventevoli.
-Ogni giorno e ogni notte è gran romore, e gran suoni di tamburini, di
-nachere e di trombe, come sempre vi fusse nozze. Questa valle è tutta
-piena di diavoli e stanno tutta via; e dicesi, che è una delle entrate
-dello inferno. In questa valle è molto oro e molto ariento, per li
-quali molti infedeli e cristiani entrono spesso, per pigliar tesoro;
-ma pochi ne ritornono, e spezialmente degli infedeli più che dei
-cristiani, chè per avarizia vi vanno; però che subito sono da' diavoli
-strangolati. Nel mezzo di questa valle, sopra un sasso, v'è una testa
-col viso d'un diavolo, orribile a vedere, e non si vede altro che la
-testa insino alle spalle. Ma io non credo, che sia uomo al mondo, sia
-chi si vuole, tanto ardito, nè tanto sicuro, che guardandolo, non abbia
-tanta paura, che gli par venir meno, tanto è spaventoso a vedere, e sì
-taglientemente[53] riguarda le persone! e à gli ochi tanto orribili
-e sfavillanti, che per certo è gran maraviglia! e cambia e trasmuta
-spesso la sua maniera e la sua continenzia, e per così fatto modo, che
-niuno la può perfettamente riguardare una volta pure, o appresso o di
-lungi. E da quella n'esce fuori fuoco e fiamma con tanta puzza, che a
-pena niuno la può sofferire. Ma tutta via e buoni cristiani, e quali
-sono in buono stato e fermi nella fede, v'entrono bene sanza pericolo.
-Niente di meno non sono però sanza gran paura, quando e' vegono
-visibilmente e diavoli d'intorno a loro; e egli gli fanno di molti
-assalti e minacci, in aria e in terra, di colpi di tuoni e di tempesta;
-e tutta via l'uomo teme che 'l nostro Signiore non faccia vendetta di
-quel che è contro a la volontà sua. E sapiate che, quando io e li miei
-compagni fumo in questa valle, noi entramo in gran pensieri, se noi
-dovessimo mettere e corpi nostri in ventura, e entrare nella difesa di
-Dio. Alcuni de' compagni s'accordavono, e altri erono al contrario, ma
-dua valenti uomini, frati minori, che erono di Lombardia, dissono, se
-v'era alcuno di noi che vi volessi entrare, che si mettessino in buono
-stato, et egli enterrebono con loro. Quando questi frati ebono così
-parlato, sopra la fidanza di Dio e di loro, noi gli facemo dir messa,
-e sì ci confessamo e comunicamo e entramo noi e XIIII. compagni. Ma
-allo uscire, non ci trovamo se non VIIII, nè mai più potemo sapere, se
-i nostri compagni fussin perduti, o ritornassino indietro. Ma, fussi
-come si volesse, noi non gli vedemo mai; ed erono due greci e tre
-spagnuoli. Il resto de' compagni non volono entrare, anzi se n'andorono
-per una altra costa, per esere inanzi, come furono. E in questo modo
-noi passamo la detta valle; e ivi vedemo di molti beni, oro e ariento e
-pietre preziose e molti gioielli in gran quantità di qua e di là, come
-a noi pareva. Ma non sapiamo noi però, s'egli erono veri, però che 'l
-diavolo è tanto sottile, che spesse volte fa parere quel che non è, per
-ingannare la gente; e per questa cagione io non volli tocar cosa che
-io vedessi, e perchè non mi volevo levare dalla mia divozione; imperò
-che io ero in quela ora molto divoto per paura, perchè io vedevo molte
-brutte figure, e per la moltitudine de' corpi morti, che io vedevo
-giacere per tutta la valle; che se vi fussi stato una battaglia, non
-vi doveva essere tanti morti quanti erano in quella valle, che certo
-era una oribil cosa e spaventosa a vedere! Io mi maravigliai molto,
-come e in che modo v'erono tanti corpi morti, e come e corpi erono
-così interi; perchè pareva che di nulla fusson putrefatti. Io credo,
-che e diavoli gli facessino parere così interi, però che, sicondo
-el mio giudicio, non potrebe essere che tanti nuovamente vi fussino
-entrati, nè che vi fussino cotanti morti, che non puzasono. Molti ve
-n'erono in abito di cristiani: io credo che fussino ingannati, per la
-troppa avarizia, perchè e' disideravono del tesoro che e' vedevono, o
-vero perchè ebbono il quore debole, e non poterono soferire la puzza,
-sì che per tanto noi eravamo più divoti. E questa valle à assai bella
-entrata, ed è bella nel cominciamento, e va la via sempre calando infra
-e sassi, torcendosi or qua e or là, ed è assai chiara infino a mezza
-lega, e poi l'aria comincia a esere spessa, a modo che è tra giorno e
-notte. E quando noi fumo caminati bene una gran lega, l'aria era tanta
-spessa e scura, che noi non potavamo vedere, se non come di notte,
-quando non lucon le stelle. Poi noi entramo in tutto ne le tenebre, le
-quali durono bene una lega; e quivi avemo molto che fare e sofferire, e
-credavamo certamente essere tutti perduti. In questo punto noi eravamo
-tutti religiosi; e se alora ognun di noi fussimo fatti signori di
-tutto el mondo e di tutta la terra, aremo ogni mondana cosa volentieri
-renduta, pur che noi fussimo stati fuori di quegli pericoli; imperò
-che veramente noi non credavamo mai portare novele al mondo di queste
-tenebre. Fumo noi tutti abattuti più di mille volte, e in molte maniere
-noi non eravamo così tosto ridirizati, che subitamente noi eravamo
-riabbattuti. Ivi erono grande multitudine di bestie, ma non potavamo
-vedere che bestie si fussono, ma istimavamo che fussino, al tocare, a
-modo di porci neri e di molte altre bestie, le quali corevono fralle
-nostre gambe, e sì ci facevono cadere una volta a ritto, l'altra volta
-a rovescio, e ora da uno lato, l'altra da l'altro; e talvolta era, che
-la testa andava giuso bassa, a modo che in una fossa. Alle volte noi
-fumo abattuti a terra per tuoni, alcuna volta per folgore, e tal volta
-per venti grandissimi: alcuna volta a noi pareva fussimo feriti nelle
-reni, e ora per traverso. Noi trovamo molti corpi morti sopra e quali
-noi passamo co' piedi; e quali, nel passare sopra loro, si lamentavano
-e piagnevono che li passassimo per adosso; e era una cosa terribile e
-spaventosa a vedere! Io credo certisimamente, che se noi non avessimo
-riceuto il _Corpus Domini_, che noi saremo rimasi quivi tutti e
-perduti. In questo luogo ebe ciascun di noi un segniale; perchè quivi
-fu ferito ciascuno di noi duramente per sì fatto modo, che stemo tutti
-strangosciati, a modo che morti, lungamente. Io non so come si fussi,
-ma in quela angoscia noi vedavamo spiritualmente molte cose, delle
-quale io non ardisco parlare, perchè e monaci, che rimasono insieme
-con noi, proibirono a noi, che non parlassimo di ciò cosa alcuna. salvo
-che di quelo che noi avavamo veduto corporalmente, per celare i grandi
-segreti del nostro Signiore Giesù Cristo. Noi fumo feriti in diversi
-luoghi, e in questi luoghi delle ferite, ognuno di noi aveva una tacca
-nera, di largheza d'una mano; l'un nel viso, l'altro nel petto, tale
-da un costato, e altri dallato. Io fui ferito nel collo per così fatto
-modo, che io mi credetti che 'l collo mi fussi separato dal corpo; e
-io n'ò portato il segniale, nero come carbone, più di XVIII. anni,
-e molte persone l'anno veduto. Ma poi che io mi sono ripentito de'
-miei peccati, e che io mi son posto a servire a Dio, sicondo la mia
-flagellità, questo segnio mi s'è convertito in niente, e ò in questo
-luogo la pelle più bianca che altrove; ma tutta via vi pare il colpo,
-e del continovo vi sarà, infino che l'anima nel corpo durerà. Per la
-qual cagione io non consiglierei alcuno che mai v'entrasse, però che,
-al parer mio, al nostro Signiore non piace punto che alcun v'entri. E
-quando noi fumo nel mezo di queste tenebre, noi vedemo quela spaventosa
-figura sotto a un sasso profondo: una volta pareva presso, e un'altra
-da lunga; e così ardenti e sfavillanti erano le fiamme del fuoco
-che gittava, che gli erano d'intorno, ch'era una cosa spaventosa a
-vedere. Ma noi non eravamo tanti arditi che 'l potessimo ben guardare;
-lui tutta via guardava noi: e ivi noi avemo gran paura, tal che
-noi venavam meno quasi in tutto, e poco vi mancò che totalmente non
-fossimo istinti. E così passamo oltre con gran fatica, tanto che abiamo
-passato queste tenebre. Quando noi rivedemo la chiareza, quantunque noi
-fossimo infino lì tormentati e tribulati da' nimici, e quali in ogni
-guisa ci avevono tribulati, pur noi ci consolamo assai. Io non saprei
-punto scrivere tutto quel che noi vedemo, perchè io ero molto atento a
-pregare per divozione, perchè fui molte volte battuto per venti, tuoni
-e per tempeste, ma tutta via ci aiutava Dio colla sua grazia e pietà:
-e in questo modo, per sua misericordia, noi passamo questa valle sanza
-danno di noi, che n'uscimo.
-
-
-DI DUE ISOLE, NELLE QUALI ABITANO GIGANTI DI GRANDE STATURE, E FEMMINE
-TERRIBILE COME EL BASILISCO.
-
-Appresso, oltre a questa valle, è una grande isola, che v'è giganti
-lunghi XXVIII. o vero XXX. piedi. Questi non portono altri vestimenti
-che di pelle di bestie sabatiche, le quali e' pongono sopra loro come
-si levano da dosso alle bestie, e non ànno pane, e mangiono carne
-cruda, e beono sangue; però che ànno assai bestiame; e non ànno case;
-e mangiono più volentieri carne umana che altra carne. In questa
-isola niuno v'entra volentieri, nè vi si apressa, però che se eglino
-vedessino una nave con gente dentro, e' mangerebono bene quelle genti.
-In un'altra isola di là da questa, sicondo che ci dicevono le genti
-di quel paese, v'erano assai giuganti magiori, come di grandeza XLV. o
-vero L. piedi, e altri vi sono lunghi L. gomiti; ma noi non gli vedemo
-punto, nè volontà avavamo d'aprossimarsi a quel luogo; imperò che niuno
-entra in quel paese, nè in altro, che non sia divorato. Fra questa
-gente son pecore così grande come sono buoi di qua, e ànno la lana
-grossa rispondente della grandeza. Io ò ben veduto di queste pecore
-molte volte, e molti sono stati veduti di questi giuganti pigliare
-la gente in mare, e portarne dua in ciascuna mano e andarli mangiando
-crudi. Un'altra isola è verso austro, dove sono molte crudele femine
-e malvage, le quale ànno pietre preziose negli orechi, e sono di tal
-natura, che se riguardono alcuna persona con ira, egli la uccidono
-solamente del guardare, a modo che fa il bavalischio.
-
-
-D'UN'ALTRA ISOLA, E DELLA USANZA CHE TENGONO IN ISPOSARE LE LOR MOGLIE,
-E PERCHÈ NON DORMONO LA PRIMA NOTTE CON LORO, MA E' VI DORME UN ALTRO.
-
-Un'altra isola v'è molto grande e molto buona e bene popolata, nella
-quale è usanza, che, la prima notte che lo sposo debe giacere co la
-moglie, e' fanno giacere un altro uomo con lei per dispulzellarla[54],
-e di ciò gli donono buon salario: e, per questo mistiero, in ogni
-villa sono certi valletti o vero servidori, i quali non fanno altro
-che questo; e chiamono questi in suo linguaggio cadeberia, e suona in
-nostra lingua, matto, disperato; però che quegli del paese riputono
-questo così gran cosa, e tanto pericolosa, cioè ispulzellare una
-femina, ch'a lor pare, che quegli che la dispulzellano si mettino a
-dubio di murire; e se la seconda notte e mariti non truovono le moglie
-dispulzellate per alcuna cagione, egli si lamentono del valletto,
-el quale non à fatto el suo dovere, non altrimenti che 'l servidore
-l'avessi voluto uccidere. Ma oltra la prima notte, da poi che sono
-dispulzellate, egli le guardano strettamente, che non ànno tanto
-ardimento che ardischino a parlare ad alcuno. Noi gli dimandamo per
-qual cagione e' tenevono sì fatta usanza: e' risposono, che, per
-dispulzellare femine, anticamente alcuni ne sono morti; però che eglino
-avevono serpi nel ventre. Per questa cagione e' mantengono questa
-usanza ancora; tutta via si fanno fare credenza del passo, prima che
-egli si menino alla ventura.
-
-
-D'UN'ALTRA ISOLA, E DELLA USANZA CHE ÀNNO QUANDO NASCE UNO E QUANDO
-MUORE, E DEL RE DI COSTORO, E DELLA BUONA GIUSTIZIA CHE S'OSSERVA IN
-QUESTO PAESE.
-
-Apresso è una grande isola, dove le femine fanno gran dolore quando
-nascono e figliuoli; e quando e' muoiono fanno grande allegreza e gran
-festa; e così morti gli gittono in un gran fuoco ardente. E quelle
-che amono i lor mariti, se gli lor mariti muoiono, egli si gittono nel
-fuoco con loro e li figliuoli, e dicono, che 'l fuoco gli purgherà da
-ogni immondizia e da ogni vizio, e puro e netto se n'anderà nell'altro
-mondo, e i mariti loro gli meneranno seco. E la cagione perchè lor
-piangono, quando e figliuoli nascono, e che fanno alegreza quando e'
-muoiono, si è, che dicono, che quando e figliuoli nascono, e' vengono
-nel mondo a la fatica, al dolore e a tristizia; e quando e' muoiono
-e' vanno al paradiso, dove ànno fiume di latte e di mele, e vivono
-in allegreza e in abundanza di beni, sanza dolore e sanza fatica. In
-questa isola si fa un Re per elezione, e non si elegge il più nobile,
-nè il più rico, ma tutta via si elege colui che è stato di buoni
-costumi e di virtù dotato, e che è di grande etade, e che non abia
-alcun figliuolo. In questa isola sono gl'uomini molto leali e molto
-diritti, e fanno diritto giudicio a ciascuno, così del grande come
-del piccolo, sicondo il delitto commesso. El Re di questa isola non
-può giudicare l'uomo a morte sanza el consiglio de' suoi baroni, e
-conviene che tutta la corte se n'accordi. E se 'l Re, lui medesimo fa
-omicidio, o vero commetta cosa da morte, conviene che muoia così bene,
-come farebe una spezial persona; non però che a lui sia messa mano,
-nè toccato, ma è divietato che niun sia tanto ardito che gli faccia
-compagnia, nè che gli sia parlato, nè che gli sia donato, nè venduto
-alcuna cosa, nè che uomo gli ardisca a servire, nè che li sia dato
-mangiare e bere; e in cotal modo gli conviene murire in miseria. Egli
-non perdonono ad alcuno che abia fallito, nè per amore, nè per favore,
-nè per richeza, nè per grandeza: a ognuno è fatto giustizia, secondo
-el loro delitto. Tra quelle isole v'è un'altra isola, dove è grande
-abundanzia di gente, le quali per cosa alcuna non mangerebono carne
-di lepre, nè di gallina, nè d'oca; e nondimeno molte ne notricono per
-vendere e solamente raguardare; e mangiono carne d'ogni altra bestia,
-e beono latte. In questa isola e' pigliono i lor figliuoli, le sorelle
-sue, li lor parenti per moglie; e se in una casa sono X. o XII. uomini,
-tutte le moglie loro sono comune a ognuno, sì che ogni uno dorme
-con chi gli piace, ma per una notte con una, e l'altra coll'altra; e
-il figliuolo è dato a colui che prima giace colla madre; e a questo
-modo non si sa di chi si sia il figliuolo. E per questo modo ànno un
-proverbio, che dice, che se egli notriscono e figliuoli d'altrui, e
-altri nutricono i suoi. In quella isola, e per tutta India, è gran
-moltitudine di coccodrilli, e quali sono una ragione di serpi, come
-ò detto di sopra, che abitono di notte nell'acqua, e di dì sopra la
-terra nelle grotte, o vero nelle cave di sassi, e non mangiono per
-tutto verno, e stanno in questo tempo freddo tra due terre (_sic_)
-umide, a modo che fanno l'altre serpi. Queste serpe, mangiando, muovono
-le mascelle di sopra, e non quelle di sotto, perchè in esse non ànno
-giunture.
-
-
-COME NASCE EL COTONE, E DI MOLTE ALTRE COSE MARAVIGLIOSE E STUPENDE CHE
-SONO IN QUESTI PAESI.
-
-In quello paese, e in più altri di là, eglino mettono a opera la
-semenza del cotone, e seminono ogni anno; e di quela nascono piccoli
-albucegli, e quali portono el cotone, del quale ànno grande abundanzia
-per tutto il paese. Per questo paese tutto, e in molti altri, v'è una
-ragione di legnio duro e forte, e carboni del quale accesi, sotto
-la cenere durerebono vivi uno anno e più. E questo albero chiamono
-ginepre, e somiglialo alquanto: à le foglie e à ogni propietà come
-el ginepro. Ivi sono ancora molti alberi di ebeno, e quali non posono
-per alcun modo ardere nè marcire. Ivi sono nocellari che portono noci
-grosse come el capo di un uomo. Ivi son molti oraflos in alberi: egli
-gli chiamono giefaris, o vero girifalchi. E ivi è una bestia alta a
-modo che un corsiero, e à el collo lungo circa XX. cubiti, e la groppa
-e le corna a modo che cervio. Questa bestia guarderebe sopra il tetto
-d'una casa, e chiamasi giraffa. In questo paese son molti camalioni,
-i qua' son piccoli a modo che chierons salvatichi, e vanno tutta via
-colla gola aperta per pigliare l'aere, imperò che e' vivono solamente
-de l'aere, e non mangiono nè beono alcuna cosa, e cambiono colore
-spesse volte, perchè alcuna volta si vegono d'un colore, e un'altra
-volta d'un altro, e si possono mutare d'ogni colore che vogliono,
-salvo che in rosso nè in bianco. Quivi sono serpenti grandi, grossi
-e lunghi 100. e 200. piedi; e sono serpi di molti e diversi colori,
-rossi, gialli, verdi, neri, tutti maculati; e son lunghi, qual cinque
-torse, tal IIIIº. E altre serpi ivi sono, che ànno le creste sopra 'l
-capo e vanno sopra piedi, alquanto diritti; e son ben lunghi quatro
-torse o più, e sono grossi e abitono tutta via nelle caverne de' sassi,
-e sempre stanno colla gola aperta, della quale a ogni ora li gocciola
-veleno. E ivi son porci di molti colori salvatichi, così grandi, come
-sono di qua e nostri buoi, e sono tacchellati, o vero traversati a modo
-che un cinghiale. Ivi sono spinosi, o ricci, grandi come di qua, e sono
-e nostri porci salvatichi. Ivi sono leoni bianchi tutti. Ivi sono altre
-bestie grandi come destrieri o più, gli quali chiamono toncherons, e
-quali ànno la testa nera e tre lunghe corna nella fronte, tagliente
-a modo d'una spada, e 'l corpo fievole; e cacciono e uccidono gli
-elefanti. Ancora vi sono altre bestie molto cattive e crudele, che non
-sono magiore che come è un vermine[55], e ànno la testa a modo ch'un
-cinghiale, e ànno sei piedi, e per ciascuno piede unghie larghe e
-tagliente, e ànno el corpo come el vermine, e la coda come lioni. Ivi
-sono oche tre tante magiori che le nostre di qua, e son rosse, e ànno
-la testa e 'l collo e il petto nero tutto. In questo paese, e altrove
-intorno, son molte altre ragione di bestie e molti diversi uccegli, i
-quali, volendo tutti iscrivere, sarebe cosa lunghissima.
-
-
-DELL'ISOLA DI BRAGMANI, E DE LA LOR BUONA VITA, E D'UNA LEGIADRA
-LETTERA, LA QUAL MANDORONO AD ALESSANDRO MAGNIO.
-
-Oltr'a questa isola è un'altra isola grande e buona e abondevole,
-ne la quale è buona gente e divota e di buona vita, sicondo la fede
-loro. E quantunque e' non sieno perfetti cristiani, e che e' non
-abino la lege compiuta, come noi, nondimeno egli di legge naturali
-son pieni e d'ogni virtù, e fugono ogni vizio e ogni malizia e ogni
-peccato, però che non son punto superbi, nè avari, nè accidiosi, nè
-invidiosi, nè golosi, nè lussuriosi. Egli non ànno alcun peccato, e
-fanno ad altrui quelo che e' vogliono che sia fatto a loro, e egliono
-adempiono tutti e X. comandamenti. Egliono non ànno cura d'avere, nè
-di richeza: egliono non dicono bugia per alcuna cagione, ma dicono
-semplicemente sì e no, perchè dicono, che quegli che dicono bugia e
-giurono, vogliono ingannare il suo prossimo, e però egli favellono e
-parlono sempre sanza giuramento. Questa isola si chiama terra di fede,
-e alcuni la chiamano l'isola Bragmani. Per mezo di questa isola corre
-una grande riviera, la qual si chiama Theba; e generalmente tutta la
-gente dell'isola, ivi intorno a questi confini, sono più leali e più
-diritti che non sono in alcuna parte del mondo. In questa isola non è
-ladroni, nè assassini, nè meritrice, nè mai vi fu morto uomo. Ivi son
-le gente così caste, e mantengono buona vita, come potrebe fare alcuno
-religioso: ogni dì digiunono; e perchè e' sono così leali e così pieni
-di buone condizione, e' non furono mai gravati di tempesta, nè di fame,
-nè di pestilenzia, nè di niuna altra tribulazione, come siamo noi di
-qua molte volte per li nostri peccati. Per la qual cagione e' pare
-che Dio gli ami, e abi a grado la lor fede e le lor buone operazione.
-E' credono bene in Dio, il qual fece e criò ogni cosa, e lui adorono,
-e non aprezono niuno onore terreno; e sono così diritti, e vivono
-così ordinatamente e così sobriamente nel mangiare e nel bere, che e'
-vivono molto lungamente, e molti di lor muoiono sanza che abino auto
-malizia alcuna; però che la natura gli viene a meno per vechieza. El
-Re Alessandro anticamente gli mandò a disfidare, perchè lui voleva
-guadagnare il lor paese; e e' mandorgli imbasciadori, e quali portorono
-lettere per parte del paese, che dicevono così: Re Alessandro, che cosa
-poterebe assai essere a colui, a chi tutto el mondo non basta? tu non
-troverai in noi quella cosa, per la quale tu ci debbi guerreggiare,
-perchè noi non abbiamo richezze alcune, nè disideriamo, perchè tutti
-e beni del paese qui sono comuni tra noi, e il mangiare e 'l bere è
-per lo sostenimento de' nostri corpi e la nostra richeza; e, in luogo
-di tesoro e d'oro e d'ariento, noi facciamo tesoro di concordia e
-pace e amore l'un coll'altro: in luogo di belle vestimenta pei nostri
-corpi, noi usiamo d'un cattivo panno per inviluppare le nostre carne,
-solamente quanto basta a difenderci dal freddo e coprire le segrete
-membra del corpo; e le nostre donne, o sia moglie, non si adornono per
-piacere, anzi terrebono per grande tristizia ogni aparechiamento che
-si facessi per abellire e per adornare el corpo, a ciò che paresse più
-bello, che Idio non l'à fatto di sua natura: elle non sanno e non si
-curono d'altra belleza, che di quella che Idio dette a la natura loro.
-La terra n'è aparechiata per due cose; la prima, per sostentazione,
-mentre che noi viviamo: e per la nostra sepultura dopo la nostra morte.
-Noi abiamo sempre avuto pace fin qui perpetuamente, della qual voi
-ne volete discacciare. Noi abiamo un Re, non già per fare giustizia,
-perchè fra noi non si truova chi commette pecato, ma noi l'abiamo per
-mantenere nobilità, e per mostrare, che noi siamo ubidienti; però che
-non à a fare, nè adoperare giustizia fra noi, perchè noi non faciamo
-cosa altrui, che non vogliamo che sia fatta a noi; sì che adunque a
-noi non potete voi torre alcuna cosa, salvo che la nostra buona pace,
-la quale è durata sempre fra noi. Quando el re Alessandro ebe letto
-questa lettera, si pensò, che tropo gran male sarebbe, se gli turbassi;
-e allora gli mandò una buona pace, e che e' non si dubitassino punto di
-lui, e che e' mantenessono la lor buona usanza e modo che usati erono.
-
-
-DI DUE ALTRE ISOLE, CIOÈ MESIDRATA E GENOSAFFA, NE LE QUALI FU
-PROFETIZATO LA INCARNAZIONE DEL FIGLIUOL DI DIO; E D'UNA GENTIL
-RISPOSTA QUAL FECIONO AD ALESSANDRO MAGNO.
-
-Due altre isole vi sono; una si chiama Mesidrata, l'altra Genosaffa,
-nelle quali sono così buone genti, leali e piene di gran fede, e
-mantengono el costume de l'isola sopra detta. In queste isole entrò
-Alessandro; e quando lui vide la lor buona fede e la loro lealtà,
-disse, che non gli graverebe punto che gli domandassono richeze o
-altre cose, che gli donerebe volentieri. E' risposono, che egli erono
-assai richi, poi ch'egli avevono da mangiare e da bere per sostenere
-il corpo, e che le richeze e' tesori in questo mondo nulla vagliono,
-nè vogliamo; ma se lui ci potessi donare, che noi non morissimo, e che
-fussimo inmortali, di ciò gli renderebono grazia e mercè. Re Alessandro
-rispose, questo non potrebe fare, chè lui era così mortale come erono
-loro. Egli dissono: per qual cagione dunque, se se' mortale, se' tu
-così rigoglioso e fiero e di vani pensieri, che vuoi sottomettere tutto
-el mondo a modo che tu fussi Dio inmortale? In termine alcuno non ài
-vita, nè ora, nè meza; e tu vuoi ragunare tutto l'aver del mondo, il
-quale in brieve tempo tu lascerai, almeno quando tu morrai; e in cotal
-modo quelo ch'è stato d'altrui prima che tuo, sarà d'altrui dapoi ch'è
-stato tuo, però che teco non porterai alcuna cosa, e come nascesti
-nudo, così nudo ritornerai in terra, de la qual fusti criato. Tu debi
-pensare e sapere, che niuno è inmortale, salvo che Idio, che ogni cosa
-criò: tu non debi disiderare quel che a te non può rimanere. Per questa
-risposta il Re Alessandro fu sbigottito, e partissi da loro sanza
-alcun male. E quantunque questa gente non abino gli articoli della fede
-totalmente, come noi abiamo, non dimeno per la loro buona fede naturale
-e per la loro intenzione buona, io mi penso e rendomi certo, che Dio
-gli ama, e ch'egli piglia e lor servigii a grado, a modo che fece di
-Iob, che fu pagano; e benchè fusse pagano, pure Idio lo tenne pel suo
-leale servo. E, benchè sieno assai più leggi diverse per lo mondo,
-io credo che Iddio ami tutti quegli ch'amano e servono lui, cioè in
-verità, lealtà et umilità, e che dispregiano la vita di questo mondo
-a modo che fanno quelle genti, e come Iob faceva. E questo diceva el
-nostro Signiore per la bocca de Osea profeta: _Scribam ei multiplices
-leges meas_. E altrove dice la Scrittura: _Qui totum subdit suis orbem
-legibus_ (_sic_). Per lo simile dice il nostro Signore nello Evangelio:
-_Alias oves habeo, quae non sunt ex hoc ovili_; ciò è a dire che aveva
-altri servi, che [son] quegli che sono sotto la lege di natura, [non]
-cristiani. E con questo si concorda la visione che ebe santo Petro
-al Giaffo, quando l'agniolo discese dal cielo e recogli inanzi molte
-ragioni di bestie, di serpi e altri rettili della terra in grande
-quantità, e disse a san Pietro: piglia e mangia. E san Piero rispose:
-io non mangiai mai di cotal bestie immonde. E l'angiol disse: _Non
-dicam immunda quae Deus mandavit_ (_sic_); ciò è a dire, che non si
-dee avere in odio e a dispetto alcuna gente cristiana per la diversità
-della lege loro, nè alcuni di loro giudicare; anzi si dee pregare Idio
-per loro, perchè noi non sappiamo quelli che Dio ama, nè quegli che
-abia in odio; imperò che Dio non odia creatura che abbia fatto; e però
-disse san Piero, che seppe la significazione di quella visione: _In
-veritate comperi, quia non est acceptor personarum Deus, nec discernit
-inter judeos et gentiles, sed omnis[56] qui timet eum, et operatur
-iustitiam acceptus est illi_. E per cotale esemplo, quando io dico _De
-profundis_ per le anime passate, io lo dico, congiugnendo [tutti] con
-li cristiani insieme, cioè per le anime di tutti e morti _pro quibus
-sit orandi_; però che io dico, che Idio ama questa gente per la lealtà
-e per la umilità loro, perchè tra loro tutta via sono perfetti molto.
-Ve ne sono stati di continuo in questa isola, che ànno profetezato la
-incarnazione del nostro Signiore Giesù Cristo, come e' doveva nascere
-di vergine, bene tremila anni o più imprima che nascesse. Egli credono
-la incarnazione perfettamente, e non sanno in qual modo sofferisse
-morte per noi, nè non sanno li Evangeli suoi, nè la sua operazione così
-bene, come sappiamo noi.
-
-
-DE L'ISOLA DI FRACAN, DOVE LE GENTE VIVONO DEL SOLO ODORE DE' POMI
-SALVATICHI, E D'UNA ALTRA ISOLA, OVE SONO LE GENTE PILOSE.
-
-Tra queste isole v'è[57] una gran città chiamata Fracan, e à il nome
-dell'isola. La gente di questa isola non coltivano nè lavorono la
-terra, però che egliono non mangiono alcuna cosa, e sono di buon colore
-e di buona fazione, sicondo la lor grandeza; però che sono piccoli; ma
-non però così piccoli come li pigmei. Costoro vivono d'olore di pomi
-salvatichi; e quando vanno in alcuna parte dilungi, portono seco de'
-pomi; però che, se sentissino male odore e non avessino seco di questi
-pomi, subito morrebono; e non sono molti ragionevoli, ma sono tutti
-semplici e bestiali. Dopo questa isola è un'altra isola, dove le genti
-son tutte pilose, salvo che 'l viso e le palme delle mani. Queste genti
-vanno così per mare come per terra, e mangiono carne e pesci tutti
-crudi. In questa isola v'è una gran riviera, la quale è larga circa due
-leghe e mezo, e chiamasi Lebuermar.
-
-
-DEGLI ARBORI DEL SOLE E DELLA LUNA, E DELLA CAGIONE PERCHÈ SI CHIAMA
-PRETE GIOVANNI.
-
-Da questa riviera, a XV. giornate dilungi, si va pe' diserti, e sonvi
-gli alberi del sole e della luna, e quali parlarono ad Alessandro
-Re e predicerono a lui la morte sua. E dicono che 'l prete Ianni, e
-gl'altri che guardono questi alberi, e mangiono di lor frutto e del
-balsamo, el quale ivi crescie, e' vivon bene CCCCº. e CCCCCº. anni, per
-la virtù del balsamo; perchè dicono, che ivi in que' diserti crescie
-gran quantità di balsamo, e altrove no, salvo che in Babillonia, ove
-di sopra scrissi. Noi saremmo andati volentieri verso le parte di
-quegli arbori, se a noi fussi stato pussibile, ma io non credo che Cº.
-uomini potessino a salvamento passare questi diserti, per le grande
-multitudine di bestie salvatiche e di grandi dragoni, e gran serpenti,
-e quali uccidono e divorono quanti ne giungono in questi paesi. Vi
-sono elefanti bianchi e bigi sanza numero, et unicorni e altre bestie,
-le quali ho inanzi scritte; e molte altre bestie assai orribile e
-spaventose. E molte altre isole sono nella terra del Presto Giovanni, e
-sonvi molte maravigliose cose, le discrizioni delle quali sarebe cosa
-lunghissima; però ò lasciato. Molte richeze vi sono e nobile città,
-e magnificenzie; fra l'altre cose v'è grande abundanzia di pietre
-preziose. Io credo che voi sappiate bene, o vero abiate udito dire, per
-qual cagione questo imperadore si chiama Prete Giovanni; ma ancora, per
-quelli che non sanno, io iscriverò la cagione.
-
-Fu già uno imperador valente e animoso, il quale, avendo in sua
-compagnia cavalieri cristiani a modo che à costui che è al presente,
-gli venne voglia di vedere la maniera e modo degli ufici divini, e
-altri costumi di cristiani. In quel tempo durava la cristianità di
-là dal mare per tutta Turchia, Armenia, Soria, Gierusalem, Arabia,
-Allape e per tutta la terra d'Egitto. Questo imperadore venne con poca
-compagnia, e andò un dì di sabato a una chiesa d'Egitto, e fu propio
-il sabato presso a la Pentecosta, ne l'ora e punto, che 'l vescovo
-d'Alessandria faceva l'ordine della messa. Lo imperadore ascoltò e
-risguardò l'ordine dell'ufficio; poi domandò, chi doveva esere quella
-gente che era innanzi al vescovo, o vero prelato, i quali avevono a
-fare così grande misterio. Questi erono preti, diacani e soddiacani
-e altri, solennemente apparati al modo che s'usa di qua nelle nostre
-parti occidentale. Un cavaliere rispose, che quegli erono preti. Allora
-lo imperadore disse, che non voleva essere imperadore, nè re, ma voleva
-esser prete e avere el nome del primo che uscirebe fuora dell'uscio
-di quella chiesa. Allora il vescovo con gli altri preti partendosi
-per uscire fuori, venne per sorte, che il primo che uscì di fuori ebbe
-nome Giovanni, benchè noi, corrompendo il nome, lo abbreviamo, dicendo,
-Ianni; e però quello Imperadore de India dipoi è stato chiamato Prete
-Ianni. Nella terra di questo prete sono buon cristiani, di buona fede e
-di buona legge, e spezialmente quegli del suo paese propio. Egli ànno
-comunemente i suo cappellani che canton la messa e fanno i sacramenti
-di pane, a modo de' greci, ma e' non dicono tante cose quanto fanno di
-qua; però che egli dicono solamente quelle che gl'insegniò san Tommaso
-apostolo, a modo che cantorono gli apostoli, dicendo el Pater Nostro
-e le parole colle quali si consacra il corpo del nostro Signiore: ma
-noi abiamo molte addizioni, che ànno dappoi fatte li papi, le qua' cose
-egli non sanno.
-
-
-DELL'ISOLA TABROBANA, DOVE SONO DUE STATE E DUE VERNI, DOVE I LOR
-GIARDINI SEMPRE SONO VERDI.
-
-Verso le parti orientali, di là dalle parte delle terre dello Prete
-Giovanni, vi è una grande isola e buon reame, el quale è chiamato
-Tabrobana. Questa isola è un paese molto buono e notabile e fruttuoso.
-Il Re di quella è molto ricco: quegli del paese fanno sempre un Re
-per elezione, ma tutta via questo re ubidisce il Prete Giovanni. In
-questo paese sono due state e due verni, e ivi si semina due volte
-l'anno biade ed ogni altre ragione cose; e i giardini son sempre verdi
-e fioriti. Ivi istanno buone genti e ragionevoli tra loro. Ivi sono
-molti cristiani, che sono tanto richi, che non sanno quanto abbino.
-Anticamente, quando nelle nave antiche s'andava da la terra del Prete
-Giovanni a questa isola, si penava a passare XXXIII. giornate e più,
-ma nelle loro nave moderne si passa da una parte a un'altra in VII.
-giornate, e vedesi el fondo dell'aqua in più parti, imperò che non è
-profondo.
-
-
-DELL'ISOLA ORILLA, E DI ARGUTA, NE LE QUALI SON GRANDI TESORI E BEN
-GUARDATI, E DEL MODO CHE SI TIENE A AVER DEL DETTO TESORO.
-
-Dallato a questo reame son due altre isole; la prima si chiama
-Orilla, e l'altra Arguta. Tutta la terra di quelle è di minera d'oro
-e d'ariento. Queste due isole sono là dove il mare rosso si parte
-dal mare occeano. In quelle isole non si vede quasi alcuna stella
-che paia chiaramente, salvo che una, la quale è molto chiara, ed è da
-loro chiamata canopos. Ivi in ogni lunazione non si vede mai se none
-el sicondo quartieri della luna. In queste isole son montagne grande
-d'oro, le quale sono dalle formiche molto ben guardate e custodite
-curiosamente. Queste formiche separano l'oro puro dallo impuro e
-naturalmente bene affinandolo; e sono grandi come cani grandi[58];
-onde la gente non usa aprosimarsi alle montagne, perchè le formiche
-gli assalterebono e da quello non si poterebono difendere, sì che e'
-non possono sanza ingegno aver di questo oro; e però al tempo caldo,
-quando le formiche sono sotto terra nascose, dall'ora di terza infino
-a bassa nona, le genti vanno con cammegli e dormedarii e carregiono
-pian piano, e poi si fugono inanzi che le formiche escin fuori della
-terra. Ma nell'altro tempo, quando non è tanto caldo, e che le formiche
-non s'ascondono, e' s'ingegniano per altro modo, e pigliono giumente
-ch'ànno i puledri piccoli, e sì gli mettono a dosso duo vasegli per
-uno, a modo che due cesti, neri e aperti di sopra, pendenti infino
-appresso a terra, e mandono queste giumente a pasturare al contorno di
-queste montagne, e gli puledrini ritengono legati. Quando le formiche
-veggono questi vasegli, e' vi montono suso, et entranvi dentro; e ànno
-per natura, che non si lasciano alcuna cosa d'intorno, nè in caverna,
-nè sotto terra, nè in altra parte dove stanno, e sempre vanno rimovendo
-e rimutando or qua, or là; onde loro stesse empiono questi vaselli,
-d'oro. E quando, le gente che aspettono, pensono che le giumente siano
-assai cariche, e' menono inverso loro e puledri e fannogli rughiare,
-e subito le giumente tornono verso loro, e egliono le scaricono, e
-ànno l'oro per cotal maniera in gran quantità; però che le formiche
-conoscono gl'uomini dalle bestie, e comportono bene che le bestie
-vadino tra loro, ma non vogliono patire l'andare degl'uomini.
-
-
-DEL PARADISO TERRESTE E DE' FIUMI CHE ESCONO DI QUELLO.
-
-Oltre alla terra e l'isole del Prete Giovanni, andando verso oriente,
-non si truova altro che gran montagnie e regione tenebrose, dove non si
-potrebe vedere nè di giorno nè di notte, sì come testimoniano quegli
-del paese. Queste montagnie diserte, e questi luoghi tenebrosi durono
-da una costa (_sic_) infino al paradiso terreste, dove Adamo nostro
-padre ed Eva furono in prima posti, e quali non molto vi rimasono. Il
-paradiso è verso oriente a cominciamento della terra; ma quelo oriente
-non è già il nostro oriente di qua quando el sole si leva a noi; però
-che, quando el sole si leva all'oriente verso el paradiso terresto,
-allora è meza notte tra le parte di qua, per cagione della ritondità
-della terra, sì come io ò scritto di sopra. E perchè il nostro Signore
-fece la terra tutta ritonda nel mezo del firmamento, bene che vi sia
-monti e valli, questo non è naturalmente, ma venne per ragion del
-diluvio, che fu al tempo di Noè, el quale guastò la terra molle; e la
-dura terra, e e sassi rimason montagnie.
-
-Io non saperei propiamente parlare del paradiso, che io non vi fui
-mai, e ciò mi duole; e penso, che io non fu' degno, ma quel che io
-ò udito dire a' più savi di là, io volentieri lo discriverrò. E'
-dicon che il paradiso terresto è la più alta terra del mondo, e è in
-oriente al cominciamento della terra, e così alto, che tocca quasi
-el cerchio della luna: per lo quale cerchio, o vero spera, la luna fa
-il suo torno. Il paradiso è tant'alto, che il diluvio di Noè coperse
-di sotto e di sopra e intorno tutta la terra, salvo che questa del
-paradiso. Questo paradiso è serrato intorno di mura, e non si sa di
-che cosa sia murato, e non vi par pietre, nè anche altra materia della
-quale siano le mura. Questi muri si distendono da mezo dì verso Bissa.
-Una sola entrata v'è, che sta serrata di fuoco ardente per modo, che
-niuno uom mortale no può entrare per diritto. Nel mezzo de la più
-alta terra del paradiso è il fonte, el quale getta li quattro fiumi,
-e quali corrono per diverse terre. Il primo fiume si chiama Phison, e
-corre per India, nel qual sono molte pietre preziose, e molto legnio
-aloes e molti granelli d'oro; l'altro si chiama Gion o vero Nilo,
-quale passa per Etiopia e per Egitto; l'altro si chiama Tigris, el
-quale corre per Soria e per la grande Armenia: e 'l quarto si chiama
-Eufrates, il qual passa per Media e per Persia e per Armenia. E dicono
-gl'uomini di quel paese, che tutte l'acque dolce del mondo, di sopra
-e di sotto, pigliono origine da quel fonte, e da quello tutte l'acque
-dolce escono. El primo fiume si chiama Phison, che vuol dire in nostra
-lingua, ragunanza, o vero congregazione, perchè molti altri fiumi si
-ragunono e vanno in questo fiume: altrove si chiama Ganges per uno
-che fu Re in India, chiamato Ghangores, però che correva per la sua
-terra. Questo fiume è in alcun luogho torbido, in alcun chiaro, in
-alcun caldo, e in alcun freddo. El sicondo fiume, che si chiama Gion, o
-vero Nilo, è detto, però che sta sempre torbido, e Gion, nella lingua
-di Etiopia, vuol dire torbido. El terzo fiume si chiama Tigris, ciò è
-a dire, tosto, corrente; imperò che corre più presto degli altri, e a
-similitudine di questo, v'è una bestia chiamata tigris, la qual corre
-molto velocemente. El quarto fiume si chiama Eufrates, ciò è a dire,
-ben portante, perchè molti beni crescono sopra questo fiume, frutti,
-biade e altre cose. E sapiate, che niuno uomo mortale può andare,
-nè aprosimarsi al detto paradiso per la moltitudine delle bestie
-salvatiche che sono in quegli diserti, e per l'alteza di quele montagne
-e per l'aspreza de' sassi e quali niuno poterebe passare[59]. Molti
-gran signori ànno voluto molte volte isprementare e andare per questi
-fiumi verso el paradiso, con gran compagnia, ma mai non poterono trovar
-la via; anzi molti di loro murirono per la foresta e per lo navicare,
-e molti altri rimasono orbi, e altri sordi per lo strepito della acqua,
-e altri son morti e perduti nell'onde. Sì che pertanto niun mortale vi
-si può approssimare, salvo che per ispezial grazia di Dio. E di questo
-luogo io non saperei discriver più; e pertanto tacendo, ritornerò a
-quel che io ò veduto.
-
-Chiunque avessi grazia di sapere tener la via diritta, sì poterebe
-passare per queste isole sopradette della terra del Prete Giovanni, le
-qua' sono sotto terra, quanto a noi di qua, e per altre assai isole più
-inanzi, e circundare la terra e poi ritornare dirittamente alle parte
-de le quale si fussino mossi; e arebono circundato tutto el corpo della
-terra. Ma perchè vi converrebe gran tempo, e molti pericoli vi sono nel
-passare, parte per le isole diverse, parte per li gran mari e parte per
-dubio di smarrir la via, pochi uomini si mettono a farlo, quantunque si
-possa fare, tenendo la diritta via in modo, che io ò detto di sopra: e
-per questa cagione si ritorna da queste isole sopradette, costegiando,
-nella terra medesima del Prete Giovanni.
-
-
-DELL'ISOLA DI CAISAM, CH'È MOLTO GRANDE E BUONA, E DE LA USANZA CHE
-TIENE IL FIGLIUOL, MORTO IL PADRE, IN QUESTO PAESE.
-
-Dipoi, ritornando, si viene a un'altra isola, chiamata Charsam, la
-quale isola tiene di lungo 60. giornate e di largo 50. o più. Questa è
-la magiore isola e 'l migliore reame del mondo, eccetto Cataim. Questo
-paese è così bene abitato e così pieno di città e di ville e di gente,
-che, quando e' s'esce fuora d'una città per andare in qualunche parte
-si voglia, si vede un'altra città inanzi a sè. In questa isola è una
-grande abundanzia di vino e di spezie. Il Re di questa isola è molto
-possente e gran ricco, ma nondimeno riconosce la sua terra dal Gran
-Cane e ubidisce lui; però che questa isola è una de le XII. province
-che 'l Gran Cane à sotto di sè, sanza la sua propia terra e de le isole
-migliore, de' le quali n'à molte. In questo paese son gran boschi di
-castagneti, e se e mercatanti usasino così in questa isola, come fanno
-ne l'isola di Catai, ella sarebe asai migliore che Catai. Da questa
-isola si viene, ritornando, a un altro reame, chiamato Riboeh, che è
-sotto posto al Gran Cane, ed è un buon paese e abondevole di biade e di
-vino e d'altri beni. Le gente di questo paese non ànno case, ma stanno
-nelle tende e padiglioni fatti di feltro nero. La lor città principale
-o reale è tutta murata di pietre preziose, cioè nere e bianche, e
-tutte le strade di questa son ben lastricate di queste simile pietre.
-In questa città non è uomo che ardisca spander sangue d'uomo nè di
-bestie per riverenza d'uno idolo ch'egli adorono. In questa città
-istà il Papa della fede loro, il quale e' chiamono Sabasi, e concede
-tutti e benifici e tutte l'altre cose, che apartengono agl'idoli. E
-tutti quegli che riconoscono alcuna cosa de le lor chiese religiose,
-e altri ubidiscono a lui, al modo che fanno qua le genti di santa
-chiesa al Papa. In questa isola è una usanza, che, volendo el figliuolo
-grandemente onorare el padre, quando e' muore, manda per tutti gli
-amici e' parenti suoi, religiosi e preti e pifferi in gran quantità, e
-portono il corpo del padre sopra a una montagnia, facendo gran festa
-e solennità. Poi che l'ànno lassù portato, il maggior prelato sì gli
-taglia el capo e sì lo ripone in uno piattello grande d'ariento dorato:
-dipoi lo dà al figliuolo. Allora el figliuolo o gli altri il pigliano e
-portano, cantando e dicendo molte orazioni. Poi gli preti e religiosi
-tagliano el troncone del busto per pezzi, dicendo orazioni; e gli
-uccelli del paese, che sono usitati a quella usanza per lungo tempo,
-vengono, e sì si apresentono di sopra, volando come fa tra noi il
-nibbio a la carogna; e i preti gittono e pezzi de la carne, e gl'ucegli
-gli pigliono e vanno alquanto dilungi, e sì la mangiono. E poi gli
-preti cantano a modo che di qua per gli morti, e dicono l'uficio in
-loro linguaggio ad alta voce. Dipoi dicono: Riguardate come era valente
-uomo costui, il quale gli angioli di Dio son venuti a trovare e portare
-in paradiso. Alora pare al figliuolo che sia molto onorato, quando gli
-ucegli ànno mangiato il suo padre. E colui, a chi viene maggiore numero
-d'uccelli, è quello che gli pare abbia avuto maggiore onore più che
-gli altri. Da poi il figliuolo rimane a casa cogl'amici e co' parenti
-suoi e fagli gran festa; e gl'amici racontono tra loro qual mente
-gli uccegli gli vennono a torre; e così ragionando, in questo molto
-si gloriano. E quando sono raunati a casa, il figliuolo fa cuocere
-la testa del padre, e alquanto della carne dà in luogo di guazzetto;
-e danne a ciascuno de li suoi più speziali amici; e dell'ossa del
-craneo se ne fa fare una tazza, colla quale lui e i parenti beono con
-gran divozione a memoria del santo uomo, mangiato dagl'uccegli; e il
-figliuolo serba questa tazza; e tutto 'l tempo della vita sua bee con
-quela per memoria di suo padre.
-
-
-D'UNO UOMO MOLTO RICO, E DE LO STATO SUO, E DELLA CONCLUSIONE DEL LIBRO
-CHE FA L'AUTORE.
-
-Da questa isola, ritornando per X. giornate per mezo la terra del Gran
-Cane, è una grand'isola e buona e buon reame, nella quale è uno rico e
-potente Re. Fra gli altri di questo paese v'è uno uomo richissimo, el
-quale non è principe nè amiraglio nè duca nè conte, ma sono molte gente
-a lui suggette che tengono terre da lui; e à costui una grandissima
-entrata ogn'anno, e è troppo ricco, perchè à continuamente più di tre
-mila cavagli caricati di biada e di riso, anno per anno. Costui fa
-molto nobil vita: sicondo l'usanza di là, lui ha cinquanta damigelle
-vergini, le quali tutta via lo servono quando mangia. E quando egli
-è assettato a tavola, tutte quelle vergini gli portano insieme una
-maniera di vivande, e sempre la portano cantando una canzona. Poi gli
-tagliano innanzi quella vivanda, e di quella lo imboccano, però che lui
-non fa alcuna cosa, se non tenere le mani sopra alla tavola e mangiare
-le vivande che gli danno quelle damigelle; imperò ch'egli ha l'unghie
-tanto lunghe, che non potrebbe colle mani nè tenere nè pigliare alcuna
-cosa; e quando si va a coricare, quelle damigelle lo spogliano, e così
-quando si leva lo rivestono. La nobilità degli uomini di quello paese
-è lasciarsi crescere l'unghie quanto possono; e sono molti nel paese,
-che, tanto se le lascion crescere, che circundano tutta la mano: e
-questo è tra loro gran gentilezza. E la nobilità delle donne loro si è
-aver piccoli piedi: e per questo, come son nate, legono e piedi così
-stretti, che non crescono la metà di quelo che doverebbono. Sì che
-queste fanciulle cantono canzone mentre che e' mangia; e quando lui
-à mangiato quela vivanda, ne portone un'altra, cantando a modo che di
-prima; e così fanno per insino che à mangiato, e ogni dì fanno a questo
-modo. E in tal modo usa costui la sua vita, come ànno fatto i suoi,
-e come fanno gl'uomini dati all'ozio e al ventre e alla gola, e quali
-sempre disutilmente vivono sanza fare alcuno bel fatto o altre opere
-degne di laude e di virtù. O quanti ne sono oggi a lui simiglianti che
-disiderano la vita solo per stare a riposo a grattarsi el ventre, come
-fa el porco nella grassa! Egli ha molto bello palazzo e ricco, dove
-si sta; del quale le mura circundano due leghe. Dentro vi sono be'
-giardini: le sue camere e sale sono d'oro e d'argento, e nel mezo d'un
-bel giardino si è uno monticello, ove è uno piccolo praticello, nel
-quale è uno munisterio con torri e pinacoli tutti d'oro. Molte volte va
-costui a questo munisterio, che non è fatto per altra cagione, se non
-per diletto di costui.
-
-Da questo paese si ritorna indietro per la terra del Gran Cane,
-della quale io ò detto di sopra, però non bisogna c'un'altra volta
-vi discriva, nè di quale si tenga conto. E sapiate, che di tutto quel
-paese e di tutte quell'isole e diverse gente e diverse legge e fede,
-ch'egl'ànno, le quali io ò scritto, niuna gente non è lì, la quale,
-pur che abia ragione e intelletto, che non abia alcuno articolo della
-nostra fede e alcun buon punto di ciò che noi crediamo, e che eglino
-non credino in Dio, il qual fece il mondo, el quale egli chiamono
-Hiretarze, ciò è a dire: Dio di natura, sicondo che dice il profeta:
-_Et intuentur omnes fines terrae_; e altrove: _Omnes gentes servient
-ei_ etc. Ma egli non sanno però perfettamente parlare di Dio padre, nè
-del figliuolo, nè dello Spirito santo; nè sanno parlare della Bibbia,
-e spezialmente del Genesis e degl'altri libri di Muises, de l'Esodo
-e degli profeti, però che non ànno chi gl'insegni; sì che non sanno
-se non di loro intelletto naturale. E' dicon bene, che le criature
-ch'egliono adorono, non son punto Dio, ma egli le adorono per le gran
-virtù che sono in quelle, le quali non vi poterebono esser sanza grazia
-di Dio. Dei simulacri e idoli e' dicono, che non v'è alcuna gente, che
-non abino idoli; e questo dicono, perchè noi abiamo le immagine e le
-figure della nostra Donna e di molti altri santi che adoriamo noi; ma
-e' non sanno, che noi non adoriamo punto le immagine di legnio, nè di
-pietre, anzi e santi, a memoria de' quali son fatte; perchè, a modo
-che la lettera dimostra a' litterati che è come si dee credere, così le
-immagine e le pitture dimostrono alla idiota gente a pensare e adorare
-e santi, a nome de' quali son fatte; però che 'l pensare umano ispesse
-volte è invilupato per molte cose, per le quali e' dimenticherebono
-di pregare Dio e nostra Donna e gl'altri santi, se le figure, fatte
-a lor nome, non gli rendesson memoria. E dicono, che gli angioli di
-Dio parlono a loro ne' loro idoli, e che e' fanno di gran miracoli:
-e di ciò dicono vero, perchè negli idoli loro ve ne sono, ma sono due
-ragione d'angioli, buoni e cattivi, come dicono e greci; _chalo bono
-e caccho malo_, cioè: _chalo_ vuol dire _buono_, e _chacho_ vuol dire
-cattivo; sicchè gli buoni angioli non sono negli idoli loro, anco vi
-sono i malvagi e cattivi, per mantenergli nel loro errore.
-
-Molti altri paesi diversi, e molte altre maraviglie sono di là, le
-quali non ò già tutte vedute; e di quelle che io non ò vedute, non
-saperrei propriamente discrivere; e nelli paesi propii, dove io
-sono stato, molte cose diverse sono e strane, delle quali io non fo
-menzione, perchè sarebe cosa lunghissima a ricontare il tutto, perchè,
-se io iscrivessi tutto ciò che è ne le parte di là, chiunque poi si
-afaticassi e travagliasse la persona per andare per le parte di là
-cercando i lontani paesi, volendo racontare, o vero iscrivere delle
-cose strane, si troverebe impacciato per la mia discrizione; però che
-non poterebe nè dire nè contare cosa novella, della quale gli auditori
-si potessino dilettare. E ancora dicesi: _Omnia nova placent_, ciò è a
-dire, che tutte le cose nuove piacciono; sì che pertanto io farò fine,
-sanza più ricontare delle cose strane e diverse che si truovono nelle
-parte di là. E ciò che io ò scritto d'alcun paese, è tanto, che debbe
-bastare. E sapiate, che quello che io ò scritto, si è la propia verità,
-come se fussi il santo Evangelio, benchè saranno molti, che non lo
-crederanno, ma lascio il giudicio ad altrui che voglia andare di là;
-però che loro molte altre cose troveranno da scrivere, e vederanno se
-io dico il vero o no[60].
-
-FINITO IL LIBRO BELLISSIMO DI GIOVANNI MADIVILLA, RIDOTTO IN LINGUA
-TOSCANA. Laus Deo omnipotenti. Amen[61].
-
-Io Giovanni de Mandavilla sopradetto, il quale mi partì di nostro
-paese, e passai el mare nell'anno di grazia 1322; e dipoi ho ricercato
-molte terre e molti paesi, e sono stato in molta buona compagnia, et
-ho veduto molti begli fatti, benchè io nonne faciessi mai alcuno nè
-altro bene, del quale io debbi parlare, et ora al presente io sono
-allo stanco riposo ritornato oltre a mia voglia, per cagione delle
-gotti antiche. E per prendere alcun sollazzo nel mio tristo riposo,
-ricordandomi del tempo passato, ho compilato e messo in iscritto le
-sopra dette cose, secondo el meglio che ho potuto ricordarmi, nell'anno
-di grazia 1357, nell'anno tregesimo quinto che io mi parti' di nostro
-paese. E priego tutti quegli che qui leggieranno, se a loro piace,
-voglino pregare Iddio per me, che io pregherrò per loro; e tutti
-quegli che per me diranno uno Pater nostro, acciò che Iddio mi faccia
-remissione degli miei peccati, io gli faccio tutti participevoli, e sì
-gli conciedo parte di tutti gli miei peregrinaggi e di tutti gli buoni
-fatti, e quali io feci e farò insino alla fine mia. E priego Iddio,
-dal quale ogni bene discende e ogni grazia, che tutti quegli cristiani
-che qua leggono o odono leggiere, che gli voglia adempiere tanto della
-grazia sua negli corpi e anime loro, salve fare (_sic_), alla gloria e
-laude di lui; il quale è trino et uno sanza cominciamento e sanza fine;
-senza equalità buono, e senza quantità grande; in ogni luogo presente,
-e in sè ogni cosa continente; il quale niuno bene può migliorare, il
-quale è in trinità perfetta [e] vive e regna per ogni seculo e per ogni
-tempo. Amen.
-
-
- FINIS: DEO GRATIAS.
-
-
-
-
-INDICE.
-
-
- Di molti vari e diversi paesi che sono di
- là, e del monte Atalante, e della città
- di Trabisonda, dove giace santo Atanagio,
- e di molti reami di Barbaria Pag. 5
- Del castello di Sparveri, dove sta una bella
- donna de' doni di ventura, la quale dà, a
- chi fa la veghia VII. dì naturali,
- quello che 'l sa adomandare » 9
- Della montagna di Ararath, dove si fermò
- l'Arca di Noè, e della città di Laidenge,
- e della città di Thaurissa, e della abondanzia
- sua » 12
- Della terra di Iob e della abundanzia d'essa,
- e come si ricoglie la manna, e della proprietà
- sua » 16
- Delli ornamenti de' Caldei, e quali sono begli
- uomini, e le femmine sono brutte e
- mal vestite » 17
- Del regno delle Amazone e de' lor costumi
- e usanza, e di Tramegitta, dove Alessandro
- Magno fece edificare Alessandria » 19
- Di Etiopia, e come ivi sono genti di diverse
- maniere, perchè alcuni non ànno
- piedi, altri sono fanciulli e ànno canuti
- e capegli, e quando son vechi gli ànno
- neri » 22
- Come si fa il cristallo, come nascono le
- perle, e come nascono e diamanti, e come
- crescono; e della virtù e proprietade
- sua, e come e' perdono la virtude, e come
- si conoscono e buoni da' cattivi » 23
- Di India e della diversità della gente che
- vi si truovono; e de l'isola di Oriens;
- e de l'isola di Canna, dove si fanno diverse
- adorazione, e la ragione perchè
- fanno questo; e perchè non sotterrono
- e loro morti » 29
- Come nasce il pepe e come si coglie, e di
- quante maniere di pepe si truova, e che
- modo si tiene per li serpenti che ivi
- stanno » 35
- D'una fonte che à sapore d'ogni spezie,
- e della sua virtù » 37
- Come in questo paese fanno sacrificio dei
- propii figliuoli, e come, morto el marito,
- la moglie s'abrucia con lui insieme » 39
- Degli idoli di questa gente e della grande
- divozione ch'egli v'ànno » 41
- Dell'isola Lamori e della gente che ivi abita,
- e la ragione perchè vanno nude;
- e come mangiono carne umana, e quanti
- gradi è tutto il firmamento » 46
- D'uno che andò cercando el mondo e ritrovossi
- in paese, dove e' si parlava in
- sua lingua » 52
- Della grandeza di tutta la terra » 54
- Dell'isola di Simbor, dove gl'uomini e le
- femine si fanno segniare nella fronte con
- un ferro caldo per gentileza; e dell'isola
- di Botegon » 58
- Dell'isola di Gianna, e delle cose che ivi
- nascono, e della possanza di questo Re,
- e del suo palazo, el quale è una cosa
- molto stupenda » 59
- Dell'isola di Patem, dove sono alberi che
- fanno farina; altri fanno vino, altri fanno
- mele, e altri veleno; e d'un certo lago,
- nel quale nascono canne che ànno nella
- radice pietre preziose » 61
- Dell'isola di Talanoch e del suo Re e della
- possanza sua, e degli elefanti, i quali lui
- tiene per sua difesa; e di due altre cose
- maravigliose che vi sono » 63
- Qui si fa menzione d'una gran maraviglia,
- del pescie che si gitta alla riva di questa
- isola » 64
- Dell'isola di Raffo, ove dànno gl'uomini
- a mangiare a gl'uccegli » 67
- D'una altra isola chiamata Mulca, dove
- sono cattivissime gente che beono sangue
- d'uomo; e dell'isola che si chiama
- Tracondia, dove son gente che non parlono,
- ma sibillano » 68
- Dell'isola Ongamara, dove son gente che
- ànno teste di cani, che si chiamono Cenofali,
- e della giustizia del suo Re » 69
- Dell'isola di Silla, e di molte strane e diverse
- nature d'animali che quivi si truovono » 71
- Dell'isola di Dondina, dove e' mangiono
- l'uno l'altro, quando non possono scampare;
- e della possanza del loro Re, il
- qual signioregia LIIIIº. isole; e di molte
- maniere d'uomini, i quali abitono in queste
- isole » 73
- Del reame di Mauri ch'è molto buono e
- grande, e delle maniere e costumi di
- quelle gente » 78
- Della grande città di Cassaga e delle sue
- maniere » 81
- Della città di Chilafonda, e della terra
- delli Pigmei e della statura loro » 83
- Della città di Iancai, e della città di Menca,
- e delle loro richeze e usanze » 85
- Dell'isola di Catai, e delle città che ivi
- sono, e del palazo del Gran Cane, e delle
- sue magnificenzie » 87
- Perchè si chiama el Gran Cane e di cui discese,
- e del nome de' sette linguaggi di
- Barberia » 96
- Del titolo del Gran Cane, e del governo
- della corte sua quando si fa festa, e delle
- maniere de' baroni che servono a tavola,
- e delli savi che vi sono, e di molte altre
- cose mirabile e stupende » 106
- Della maniera del Gran Cane quando lui
- cavalca, e di coloro che cavalcono seco,
- e della signioria e gran possanza sua » 118
- Del modo che osservono e corrieri sua in
- portare presto le nuove, e delle cose che
- si fanno al Gran Cane quando cavalca
- per lo suo paese » 120
- Del modo del sacrificare loro, e de' nomi
- dei figliuoli del Gran Cane » 125
- Delle cose che e' tengono per pecato e
- della penitenzia che gli conviene fare per
- questi peccati, e del modo ch'egli tengono
- a presentare il Gran Cane » 126
- Del modo che servono quando muore lo
- imperadore in sotterrarlo, e del modo
- che tengono quando ne fanno un altro, e
- delle parole che lui dice alla eletta » 131
- Della città di Corasina, e di molti paesi
- strani » 134
- Dell'imperio di Persia, e delle cittadi che
- ivi sono » 136
- Del reame di Giorgia, e del reame di Abthas,
- e della provincia di Bonavison,
- nella quale è una cosa molto maravigliosa,
- e delle gente che ivi abitono » 138
- Della Turchia e delle province che vi sono,
- e di Caldea, di Mesopotamia, e di molte
- cose che lì si truovono » 141
- Del paese di Cadissa e delle cose che ivi
- nascono, e delli monti Caspi, nei quali
- sono rinchiusi e Giudei, e di molte altre
- cose » 144
- Della terra di Bacaria, e di certe arbore
- che fanno lana; e della grosseza del
- Grifone, e d'altre cose che lì sono » 149
- Della possanza del prete Giovanni, e delle
- gente e nazioni e reami che gli sono
- sotto posti, e del camino che si fa per
- andare ivi, e delle richeze e pietre preziose
- che sono in quelle parte » 150
- Del modo che tiene il prete Giovanni quando
- cavalca contra' nimici, o vero per la terra;
- e del palazo suo, e de l'ornamento
- della sua camera » 155
- Delli servidori del prete Giovanni, e del
- modo che loro tengono in servirlo » 158
- D'una isola chiamata Milscorach, nella
- quale stava uno uomo molto cauto, che
- aveva fatto uno Paradiso; e delle cose
- maravigliose ch'erano in questo Paradiso,
- e come fu distrutto costui » 159
- Della valle pericolosa, dove stanno diavoli,
- e delle cose paurose che si truovono in
- questa valle pericolosa » 163
- Di due isole, nelle quali abitano giganti
- di grande stature, e femmine terribile
- come el basilisco » 170
- D'un'altra isola, e della usanza che tengono
- in isposare le lor moglie, e perchè
- non dormono la prima notte con loro,
- ma e' vi dorme un altro » 172
- D'un'altra isola, e della usanza che ànno
- quando nasce uno e quando muore, e del
- Re di costoro, e della buona giustizia
- che s'osserva in questo paese » 173
- Come nasce el cotone, e di molte altre
- cose maravigliose e stupende che sono
- in questi paesi » 176
- Dell'isola di Bragmani, e de la lor buona
- vita, e d'una legiadra lettera, la qual
- mandorono ad Alessandro Magnio » 179
- Di due altre isole, cioè Mesidrata e Genosaffa,
- ne le quali fu profetizato la incarnazione
- del figliuol di Dio; e d'una
- gentil risposta qual feciono ad Alessandro
- Magno » 183
- De l'isola di Fracan, dove le gente vivono
- del solo odore de' pomi salvatichi, e d'una
- altra isola, ove sono le gente pilose » 187
- Degli arbori del sole e della luna, e della
- cagione perchè si chiama prete Giovanni » 188
- Dell'isola Tabrobana, dove sono due state
- e due verni, dove i lor giardini sempre
- sono verdi » 191
- Dell'isola Orilla, e di Arguta, ne le quali
- son grandi tesori e ben guardati, e del
- modo che si tiene a aver del detto tesoro » 192
- Del paradiso terreste e de' fiumi che escono
- di quello » 194
- Dell'isola di Caisam, ch'è molto grande
- e buona, e de la usanza che tiene il figliuol,
- morto il padre, in questo paese » 199
- D'uno uomo molto rico, e de lo stato suo,
- e della conclusione del libro che fa l'autore » 202
-
-
-
-
-EMENDAZIONI AL SECONDO VOLUME.
-
-
- Pag. lin.
-
- 5. 7 el viaggio el magnifico.[62]
- 30. 14 mercatanzie In questa mercatanzie. In questa.
- 59. 3 di genti, e perchè di genti: e perchè.
- 74. 25 la bocca, per torgli la bocca per torgli.
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] Qui i codd. leggono invece el _magnifico_.
-
-[2] _e disse che se egli era eretico che ciò credeva; e perchè gli
-articoli di detto salmo erano buoni, però così credeva_. Così il cod.
-Ricc. Il Magliab. e le stampe leggono altresì confusamente come sopra.
-
-[3] Qui il cod. Magl. è mancante: mi valgo del Riccardiano e delle due
-edizz. del 1488 e 1492.
-
-[4] Qui rientra il cod. Magl.
-
-[5] Manca, come altrove.
-
-[6] Così i codd. e le stampe: forse _lingnaggio_.
-
-[7] Qui pur manca, come altrove.
-
-[8] Il cod. Magl. e le stampe leggono: _fu uno Re nel paese e abitarono
-insieme con uomini maritati, come si fa altrove_. Sembrami che la lez.
-sia difettosa in tutti e quattro i testi.
-
-[9] Così amendue i codd. Nella stampa del 1488 manca _si imbrodono
-cioè_.
-
-[10] Il cod. Ricc.; _di mari_: il Magl. e le stampe leggono _di mai_ e
-_di may_.
-
-[11] _e nissuno è di grandeza d'una fava_: cod. Magl. e ediz. del 1488.
-
-[12] _perle fine, le quali si conceranno e ingrosseranno della
-rugiada_: cod. Ricc.
-
-[13] _in pace e in guerra_: cod. Magl. e st.
-
-[14] Il cod. Ricc. legge: _a se l'agulia, e sopra di quella pietra si
-mette il diamante, e poi se gli presenta l'agulia; e se 'l diamante è
-vero e virtuoso, mentre che 'l diamante è presente, mai la calamita non
-tirerà l'agulia, se la calamita non fussi troppo grossa._
-
-[15] Così il cod. Magl. e le stampe: la lez. del Ricc. legge come
-segue: _et è proprietà di via e di camminare per diverse vie e cercare
-cose strane_.
-
-[16] Cioè _tralci_.
-
-[17] In signif. di _forma_.
-
-[18] Così il cod. Magl. e le stampe: il cod. Ricc.: _et è lo Adabo de'
-falsi cristiani_.
-
-[19] Qui vien meno per tutto il Capitolo il cod. Riccardiano: noterò
-più innanzi dove rientra.
-
-[20] Qui rientra il cod. Riccardiano.
-
-[21] così il cod. Magl.: il Ricc. legge _tornature_, e la stampa del
-1488 _tornate_.
-
-[22] Così i codd. e le stampe: forse _mare_.
-
-[23] Il cod Ricc. _Machumaram_: il cod. Magl. e le stampe, come sopra.
-
-[24] Così i codd. e le stampe: sinc. di _sanguisughe_.
-
-[25] Così il cod. Magl. e le stampe. Il Ricc. _che pare che venga dagli
-nuvoli e pare che egli voglia coprire tutta la terra_.
-
-[26] _per la bontà del paese in questo paese_: cod. Magl.: _per la
-bontà sua. In quello paese_: cod. Ricc.
-
-[27] Il cod. Magl. legge: _e ànno una grossa bocca sopra la testa e
-sono nove volte_. Anche le antiche stampe recano _una grossa bocca_.
-
-[28] Cod. Ricc. _Utria_: edizz. ant. _Udria_.
-
-[29] Così il cod. Magl. e le stampe. Il cod. Ricc. ha invece. _Passando
-per quello paese per più giornate è una città_.
-
-[30] Il cod. Magl. legge _compassi_, come altresì hanno le stampe: nel
-Ricc. manca.
-
-[31] Nota qui usato _piffero_ per suonatore di _piffero_: i
-vocabolaristi non ne adducono che un solo es. tratto dalla _Vita di
-Benvenuto Cellini_.
-
-[32] Il cod. Ricc, ha variatamente _Chiamgnus_ e _Chagnus_.
-
-[33] Così il cod. Magl. o le stampe. Nel cod. Ricc. varia la lez. nel
-modo seguente: _che eglino oservassino a tutto quello che egli aveva
-detto e ordinato, e che in quell'ora, e dipoi eglino rimanessino
-contenti di ciò che egli gli farebbe di sua grazia: et eglino
-dissono, ch'erano, e sarebbono presti a ubbidire e fare tutti e sua
-comandamenti_.
-
-[34] Il cod. Ricc. qui ed altrove legge sempre _Magno_: forse meglio.
-
-[35] Così il cod. Magl. e le stampe: il Ricc. ha _le terre_.
-
-[36] Da _Intronizzare, Mettere in trono_. Del verbo, niuno es. cita il
-vocab.; dell'add. un solo, tolto dalle _Rime di Alessandro Allegri_.
-
-[37] Il cod. Ricc. legge: _e gli valletti e' famigli_.
-
-[38] Così i codd.: forse _patirebbe troppo caldo_; o _proverebbe troppo
-caldo_. L'ediz. del 1488 legge _perebbe_.
-
-[39] Così i codd. e le stampe.
-
-[40] _E dico che sotto il firmamento non è sì gran Signore_: cod. Ricc.
-_Sotto il firmamento nè in terra_ ec. cod. Magl.
-
-[41] _sanza el suo primogenito, de' quali e nomi loro sono questi:
-Chadai, Balach, Rabilan, Sare, San, Vrin, Neagu, Vocab, Cadi, Sidan,
-Turen_. Cod. Ricc.: le stampe: _Cahadai, Vinim, Nengu, Vocab, Cadi,
-Sidam, Tulem, Soalach, Rabbi, Can, Gare, Gan_.
-
-[42] La stampa del 1488 legge _arectare_.
-
-[43] Il cod. Magl. e le stampe: _salvo che arte di seta e armi_.
-
-[44] Nota _laveggio_ in signif., pare a me, di quello stanzino ove si
-lavano e si ripongono le pentole, le tegghie, i piatti ed ogni altra
-sorte di stoviglie: chiamasi oggi da alcuni lo _acquario_, da altri lo
-_scaffale_ e da altri il _secchiaio_.
-
-[45] Il cod. Magl. legge carriera: le stampe _cadrega_, forse per
-_carega_.
-
-[46] _ma non è molto largo_: cod. Ricc.
-
-[47] Così i codd.: le stampe _polmetta_: intendi _uno palmite_, cioè
-_un tralcio_.
-
-[48] Cod. Ricc. _nè rocca d'alto mare_.
-
-[49] Così i codd. e le stampe.
-
-[50] Il cod. Ricc. _da più di 1000 uomini_ ec. Le stampe: _da più di
-cento millia cavaleri da cavallo_, o _da cento millia homini da pè_.
-
-[51] Questi è il famoso _Veglio della Montagna_, di cui parlarono
-eziandio Marco Polo e il beato Odorico ne' loro Viaggi, e da cui il
-Boccaccio trasse argomento della sua Novella 8. Giorn. III.
-
-[52] Ediz. del 1488: _la valle di fontana_.
-
-[53] Nota avver. efficace, detto in sen. fig. per _acutamente,
-sottilmente, in modo assai penetrante_ e che offende. Registrasi nel
-Vocab. in signif. prop. soltanto, e senza es.
-
-[54] _Spulzellare_ o _spulcellare_ per _isverginare_ citasi nel
-Vocabolario, ma senza veruno esempio.
-
-[55] Così i codd. e le stampe.
-
-[56] Ne' testi moderni della Scrittura venner tolte via le parole _nec
-discernit inter judeos et gentiles, sed omnis_.
-
-[57] Il cod. Ricc.: _un'altra isola grande, chiamata Pichon, la gente_
-ec.
-
-[58] Le parole _come cani grandi_ si leggono soltanto ne' due testi
-a penna. Nell'edizione del 1488, che ho qui sotto gli occhi, dicesi
-semplicemente _e sono grandi_: onde per verisimiglianza sarà da
-preferirsi la lezione della stampa a quella de' manuscritti.
-
-[59] Il cod. Riccardiano à il segu. brano per soprappiù: _et etiam per
-gli luoghi tenebrosi che vi sono molti. E per acqua non vi si potrebbe
-andare, perchè non vi sono altre acque marine, se non gli sopradetti
-fiumi per gli quali per modo alcuno non si potrebbe andare nè navicare,
-perchè corrono e discendono così forte e impetuosamente e con onde sì
-grandi, che niuna nave vi potrebbe andare: eglino fanno tanto romore
-e menano tanta tempesta e stridore per gli alti e aspri sassi, onde
-discendono, che benchè si gridassi forte, niente nelle navi l'uno non
-potrebbe intendere l'altro_.
-
-[60] Cod. Ricc. _di là in quelle parti, però che molte cose troveranno
-ancora a scrivere, delle quali io non ò fatto menzione_.
-
-[61] Fin qui il cod. Magl.: quel che seguita appartiene al Riccardiano.
-
-[62] Colla scorta delle stampe prescelsi _el viaggio_ al _el
-magnifico_ de' codd., che posi in nota. Ora considerato per bene
-la diversità dalla lez., sembrami si debba anteporre la lez. de'
-mss., come più consentanea alla mente dello scrittore. Secondo che
-chiaramente apparisce, _magnifico_ qui è posto sostantiv. e ha forza di
-_magnificenza_.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute,
-correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni
-("Emendazioni") indicate a fine libro sono state riportate nel testo.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of I viaggi di Gio. da Mandavilla, vol. 2, by
-John Mandeville
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I VIAGGI DI GIO. DA ***
-
-***** This file should be named 60865-0.txt or 60865-0.zip *****
-This and all associated files of various formats will be found in:
- http://www.gutenberg.org/6/0/8/6/60865/
-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
-
-
-Updated editions will replace the previous one--the old editions will
-be renamed.
-
-Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright
-law means that no one owns a United States copyright in these works,
-so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United
-States without permission and without paying copyright
-royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part
-of this license, apply to copying and distributing Project
-Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm
-concept and trademark. Project Gutenberg is a registered trademark,
-and may not be used if you charge for the eBooks, unless you receive
-specific permission. If you do not charge anything for copies of this
-eBook, complying with the rules is very easy. You may use this eBook
-for nearly any purpose such as creation of derivative works, reports,
-performances and research. They may be modified and printed and given
-away--you may do practically ANYTHING in the United States with eBooks
-not protected by U.S. copyright law. Redistribution is subject to the
-trademark license, especially commercial redistribution.
-
-START: FULL LICENSE
-
-THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
-PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK
-
-To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free
-distribution of electronic works, by using or distributing this work
-(or any other work associated in any way with the phrase "Project
-Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full
-Project Gutenberg-tm License available with this file or online at
-www.gutenberg.org/license.
-
-Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project
-Gutenberg-tm electronic works
-
-1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm
-electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
-and accept all the terms of this license and intellectual property
-(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all
-the terms of this agreement, you must cease using and return or
-destroy all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your
-possession. If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a
-Project Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound
-by the terms of this agreement, you may obtain a refund from the
-person or entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph
-1.E.8.
-
-1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be
-used on or associated in any way with an electronic work by people who
-agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few
-things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
-even without complying with the full terms of this agreement. See
-paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project
-Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this
-agreement and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm
-electronic works. See paragraph 1.E below.
-
-1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the
-Foundation" or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection
-of Project Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual
-works in the collection are in the public domain in the United
-States. If an individual work is unprotected by copyright law in the
-United States and you are located in the United States, we do not
-claim a right to prevent you from copying, distributing, performing,
-displaying or creating derivative works based on the work as long as
-all references to Project Gutenberg are removed. Of course, we hope
-that you will support the Project Gutenberg-tm mission of promoting
-free access to electronic works by freely sharing Project Gutenberg-tm
-works in compliance with the terms of this agreement for keeping the
-Project Gutenberg-tm name associated with the work. You can easily
-comply with the terms of this agreement by keeping this work in the
-same format with its attached full Project Gutenberg-tm License when
-you share it without charge with others.
-
-1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern
-what you can do with this work. Copyright laws in most countries are
-in a constant state of change. If you are outside the United States,
-check the laws of your country in addition to the terms of this
-agreement before downloading, copying, displaying, performing,
-distributing or creating derivative works based on this work or any
-other Project Gutenberg-tm work. The Foundation makes no
-representations concerning the copyright status of any work in any
-country outside the United States.
-
-1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg:
-
-1.E.1. The following sentence, with active links to, or other
-immediate access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear
-prominently whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work
-on which the phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the
-phrase "Project Gutenberg" is associated) is accessed, displayed,
-performed, viewed, copied or distributed:
-
- This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
- most other parts of the world at no cost and with almost no
- restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it
- under the terms of the Project Gutenberg License included with this
- eBook or online at www.gutenberg.org. If you are not located in the
- United States, you'll have to check the laws of the country where you
- are located before using this ebook.
-
-1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is
-derived from texts not protected by U.S. copyright law (does not
-contain a notice indicating that it is posted with permission of the
-copyright holder), the work can be copied and distributed to anyone in
-the United States without paying any fees or charges. If you are
-redistributing or providing access to a work with the phrase "Project
-Gutenberg" associated with or appearing on the work, you must comply
-either with the requirements of paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 or
-obtain permission for the use of the work and the Project Gutenberg-tm
-trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or 1.E.9.
-
-1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted
-with the permission of the copyright holder, your use and distribution
-must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any
-additional terms imposed by the copyright holder. Additional terms
-will be linked to the Project Gutenberg-tm License for all works
-posted with the permission of the copyright holder found at the
-beginning of this work.
-
-1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm
-License terms from this work, or any files containing a part of this
-work or any other work associated with Project Gutenberg-tm.
-
-1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
-electronic work, or any part of this electronic work, without
-prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
-active links or immediate access to the full terms of the Project
-Gutenberg-tm License.
-
-1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary,
-compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including
-any word processing or hypertext form. However, if you provide access
-to or distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format
-other than "Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official
-version posted on the official Project Gutenberg-tm web site
-(www.gutenberg.org), you must, at no additional cost, fee or expense
-to the user, provide a copy, a means of exporting a copy, or a means
-of obtaining a copy upon request, of the work in its original "Plain
-Vanilla ASCII" or other form. Any alternate format must include the
-full Project Gutenberg-tm License as specified in paragraph 1.E.1.
-
-1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
-performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works
-unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.
-
-1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing
-access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works
-provided that
-
-* You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
- the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method
- you already use to calculate your applicable taxes. The fee is owed
- to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he has
- agreed to donate royalties under this paragraph to the Project
- Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments must be paid
- within 60 days following each date on which you prepare (or are
- legally required to prepare) your periodic tax returns. Royalty
- payments should be clearly marked as such and sent to the Project
- Gutenberg Literary Archive Foundation at the address specified in
- Section 4, "Information about donations to the Project Gutenberg
- Literary Archive Foundation."
-
-* You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
- you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
- does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm
- License. You must require such a user to return or destroy all
- copies of the works possessed in a physical medium and discontinue
- all use of and all access to other copies of Project Gutenberg-tm
- works.
-
-* You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of
- any money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
- electronic work is discovered and reported to you within 90 days of
- receipt of the work.
-
-* You comply with all other terms of this agreement for free
- distribution of Project Gutenberg-tm works.
-
-1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project
-Gutenberg-tm electronic work or group of works on different terms than
-are set forth in this agreement, you must obtain permission in writing
-from both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and The
-Project Gutenberg Trademark LLC, the owner of the Project Gutenberg-tm
-trademark. Contact the Foundation as set forth in Section 3 below.
-
-1.F.
-
-1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
-effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
-works not protected by U.S. copyright law in creating the Project
-Gutenberg-tm collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm
-electronic works, and the medium on which they may be stored, may
-contain "Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate
-or corrupt data, transcription errors, a copyright or other
-intellectual property infringement, a defective or damaged disk or
-other medium, a computer virus, or computer codes that damage or
-cannot be read by your equipment.
-
-1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
-of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
-Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project
-Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all
-liability to you for damages, costs and expenses, including legal
-fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT
-LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
-PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE
-TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE
-LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
-INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
-DAMAGE.
-
-1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
-defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
-receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
-written explanation to the person you received the work from. If you
-received the work on a physical medium, you must return the medium
-with your written explanation. The person or entity that provided you
-with the defective work may elect to provide a replacement copy in
-lieu of a refund. If you received the work electronically, the person
-or entity providing it to you may choose to give you a second
-opportunity to receive the work electronically in lieu of a refund. If
-the second copy is also defective, you may demand a refund in writing
-without further opportunities to fix the problem.
-
-1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth
-in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS', WITH NO
-OTHER WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT
-LIMITED TO WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
-
-1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
-warranties or the exclusion or limitation of certain types of
-damages. If any disclaimer or limitation set forth in this agreement
-violates the law of the state applicable to this agreement, the
-agreement shall be interpreted to make the maximum disclaimer or
-limitation permitted by the applicable state law. The invalidity or
-unenforceability of any provision of this agreement shall not void the
-remaining provisions.
-
-1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
-trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
-providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in
-accordance with this agreement, and any volunteers associated with the
-production, promotion and distribution of Project Gutenberg-tm
-electronic works, harmless from all liability, costs and expenses,
-including legal fees, that arise directly or indirectly from any of
-the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this
-or any Project Gutenberg-tm work, (b) alteration, modification, or
-additions or deletions to any Project Gutenberg-tm work, and (c) any
-Defect you cause.
-
-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
-
-Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of
-computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It
-exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations
-from people in all walks of life.
-
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
-goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
-remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
-and permanent future for Project Gutenberg-tm and future
-generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see
-Sections 3 and 4 and the Foundation information page at
-www.gutenberg.org Section 3. Information about the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by
-U.S. federal laws and your state's laws.
-
-The Foundation's principal office is in Fairbanks, Alaska, with the
-mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its
-volunteers and employees are scattered throughout numerous
-locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt
-Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to
-date contact information can be found at the Foundation's web site and
-official page at www.gutenberg.org/contact
-
-For additional contact information:
-
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation
-
-Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular
-state visit www.gutenberg.org/donate
-
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations. To
-donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
-
-Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works.
-
-Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
-Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be
-freely shared with anyone. For forty years, he produced and
-distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of
-volunteer support.
-
-Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in
-the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
-necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
-edition.
-
-Most people start at our Web site which has the main PG search
-facility: www.gutenberg.org
-
-This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
-subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
-