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-The Project Gutenberg EBook of Il Re burlone, by Gerolamo Rovetta
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
-of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll
-have to check the laws of the country where you are located before using
-this ebook.
-
-
-
-Title: Il Re burlone
-
-Author: Gerolamo Rovetta
-
-Release Date: May 28, 2020 [EBook #62256]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL RE BURLONE ***
-
-
-
-
-Produced by cerby, Barbara Magni and the Distributed
-Proofreading team at DP-test Italia,
-http://dp-test.dm.unipi.it (This file was produced from
-images generously made available by The Internet Archive)
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-
- GEROLAMO ROVETTA
-
-
- Il Re
- burlone
-
- Dramma in 4 atti
-
-
-
- MILANO
- CASA EDITRICE BALDINI, CASTOLDI & C.º
- Galleria Vittorio Emanuele, 17 e 80
- 1906
-
-
-
-
- PROPRIETÀ LETTERARIA
-
- Tutti i diritti di traduzione e di riproduzione riservati all'Autore
-
- MILANO — TIP. PIROLA & CELLA di P. CELLA
-
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- ❀ ❀ ❀ ❀ ❀ ❀ ❀ A ORESTE CALABRESI
- CON AMICIZIA RICONOSCENTE ❀ ❀ ❀ ❀
- ❀ ❀ ❀ ❀ ❀ ❀ ❀ GEROLAMO ROVETTA
-
-
- Milano, Teatro Manzoni, la sera del 14 Gennaio 1905.
-
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-
-PERSONAGGI
-
-
- FERDINANDO II, re di Napoli
- FRANCESCO, principe ereditario, ragazzo di 11 anni
- MARIA ANNUNZIATA } bambine, figliuole di
- MARIA IMMACOLATA } Ferdinando II e di
- MARIA DELLE GRAZIE } Maria Teresa d'Austria
- Monsignor COCLE dell'ordine di S. Alfonso, confessore del re
- Il Conte ALBERTO SOLARIS DI VEROLENGO
- Il Capitano ALLIANA, istruttore del Principe ereditario
- Il Cavaliere ANDREA del CASTELLUCCIO, gentiluomo di camera
- Il Barone di BATTIFARNO
- Il Colonnello MÜLLER del 2º Regg. degli Svizzeri
- Il Tenente HOLTMANN » » » »
- CARMINE, giardiniere
- AGNESE, sua moglie
- Il Cameriere di Ferdinando
- Un Ufficiale del 2º Reggimento degli Svizzeri
-
- ROSALIA MIRABELLA
- FANNYA
- Il Malestro SAVOLDI
- BARBAJA, impresario teatrale
- NICOLINO TADDEI, critico del _Poliorama_
- NINA, cameriera di Rosalia
- PETRUCCIO, cameriere del _Giglio d'Oro_
-
-Epoca 1846 1847
-
-Il 1º atto a Napoli, nell'Albergo del _Giglio d'Oro_.
-
-Il 2º, 3º e 4º atto a Caserta nel Palazzo Reale.
-
-
-
-
-ATTO PRIMO.
-
- Al _Giglio d'Oro_. — La scena rappresenta il salotto di Rosalia.
- Nel mezzo — sulla strada — balcone e finestra; di là dalla strada,
- il mare. A destra l'anticamera e la scala; a sinistra la camera di
- Fannya.
-
-
-SCENA PRIMA.
-
- Il salotto è bujo; appena il chiaro della luna che entra dai
- vetri chiusi. La NINA dorme sdraiata sul canapè. Qualche istante
- di silenzio, poi, da lontano, si cominciano a sentire gli accordi
- delle chitarre e dei mandolini e un frastuono di grida allegre e di
- evviva. La musica e le grida si avvicinano sempre più e risuonano
- sotto le finestre dell'Albergo. Entra PETRUCCIO. In fine anche la
- voce di ROSALIA e di BARBAJA.
-
-
-GRIDA c. s.
-
-Evviva la Rosalia! Evviva la Mirabella!
-
-ROSALIA di dentro.
-
-Evviva a voi! A voi tutti! Un bacio a Napoli! Alla dolce Napoli!
-
-GRIDA c. s.
-
-Evviva la Mirabella! Evviva la Linda!
-
-La voce di BARBAJA.
-
-Evviva Venezia e la bella Veneziana!
-
-Voce dei SUONATORI.
-
-Eccellenza! La vostra grazia! Signurì! Eccellenza! 'A grazia vostra!
-
-PETRUCCIO entrando con la candela accesa.
-
-Donna Nannì! Donna Nannì! 'A padrona!
-
-NINA svegliandosi ancora sonnacchiosa.
-
-La padrona?... Così presto?
-
-PETRUCCIO.
-
-'A Linda è n'opera corta!
-
-NINA.
-
-E la cesta? E la roba? Devo andare a teatro a prender la roba!
-
-PETRUCCIO.
-
-Eh! Eh! Ce sta ancora tutto 'o ballo.
-
-NINA.
-
-E per fortuna dura un'eternità.
-
- Petruccio e la Nina, mentre parlano,
- corrono per la scena, cercano i
- fiammiferi e accendono due lucerne
- grandi a olio.
-
-NINA quando le grida sono più vicine.
-
-Senti! Senti! Più matti del solito!
-
-PETRUCCIO.
-
-Serata d'addio!
-
- Intanto la musica ha ripreso sotto il
- balcone; poi i suoni e le voci si
- allontanano e smuoiono lentamente.
-
-
-SCENA SECONDA.
-
- Si spalanca l'uscio di destra: entrano BARBAJA, TADDEI, il
- Cavaliere del CASTELLUCCIO e il Maestro SAVOLDI. Precedono e
- illuminano la via a ROSALIA con lunghe candeline di cera; infilate
- nel braccio portano tutti delle corone di alloro e camelie, con
- nastri che depongono qua e là con i soprabiti, i mantelli, i
- cappelli. ROSALIA ha in mano delle camelie e degli altri fiorì.
-
-
-BARBAJA investendo Petruccio.
-
-Non è un albergo, questo! È un fondaco!
-
-CASTELLUCCIO.
-
-Una cantina!
-
-SAVOLDI.
-
-A Milano si chiamerebbe uno stallazzo!
-
-TADDEI.
-
-E a Napoli si chiama alla moda francese Grand Hôtel!
-
- La musica non si ode più.
-
-ROSALIA ridendo con il Castelluccio, mentre questi l'aiuta a svestirsi.
-
-Vedete, cavaliere? Il lume delle mie pupille, il sole della mia
-bellezza, l'astro della mia gloria... non basta a rischiarare le scale!
-
-TADDEI gettando la candelina.
-
-Ma in compenso, accendete i cuori senza scottar le dita!
-
-CASTELLUCCIO a Petruccio con impeto, poi solennemente.
-
-Impara dalla Sacra Maestà del nostro gran Re!
-
-SAVOLDI comincia a intorbidarsi.
-
-CASTELLUCCIO sempre continuando.
-
-Come già non bastasse la sua propria luce a illuminare il mondo, egli
-ha voluto, per soprappiù, largire ai napoletani anche l'illuminazione a
-gaz! Tu invece, fumido tizzone, sopprimi al Giglio d'Oro l'olio e anche
-il sego.
-
-ROSALIA.
-
-E la cena? Don Petruccio mio, non voler sopprimere anche la cena!
-
-PETRUCCIO.
-
-Cinque minuti, eccellenza, e po' ve servo!
-
- Fa per andare a prendere, sopra un
- cassettone, tovaglia e piatti.
-
-ROSALIA opponendosi.
-
-In cucina! Di volo!
-
- pestando i piedi.
-
-Ho fame!
-
-NINA fa per togliergli dalle mani la tovaglia.
-
-Don Pedro, in cucina!
-
-ROSALIA alla Nina.
-
-Tu no! Va subito in teatro a prendere la roba e a chiudere il camerino!
-
-TADDEI subito.
-
-Ci siamo noi!
-
- chiamando.
-
-Impresario Barbaja, Maestro Savoldi!
-
-BARBAJA.
-
-Eccomi!
-
-SAVOLDI.
-
-Pronto!
-
-TADDEI.
-
-Apparecchiamo la tavola!
-
- Barbaja, Savoldi, Taddei eseguiscono.
-
-PETRUCCIO ritorna: va ad aprire una credenza.
-
-Le posate...
-
-CASTELLUCCIO pavoneggiandosi.
-
-A me pure: la musica divina di Donizetti mi fa piangere e mi mette
-appetito!
-
-SAVOLDI borbottando.
-
-Coccodrillo!
-
-ROSALIA lancia un'occhiata al Savoldi per frenarlo: poi togliendo le
-posate a Petruccio.
-
-Io ho fame e non appetito.
-
- Spingendolo verso l'uscio:
-
-Fame! fame!
-
-SAVOLDI dando un pugno per scherzo a Petruccio e spingendolo c. s.
-
-Fame!
-
-BARBAJA c. s. dandogli uno scappellotto.
-
-Fame!
-
- Petruccio via a destra.
-
-ROSALIA alla Nina che sta infilandosi una mantelletta.
-
-E Fannya?...
-
-NINA.
-
-Allegrissima! È andata a letto dopo aver suonato e cantato!
-
- La Nina va via.
-
-ROSALIA con un impeto di tenerezza e di gioia, lanciando un bacio verso
-la camera di Fannya.
-
-Cara! Sorellina cara!
-
-CASTELLUCCIO fingendo di pigliare il bacio a volo, con la mano.
-
-Questo per me! Ah!
-
- mettendosi la mano alla bocca e
- baciucchiandola.
-
-«Qual voluttà trascorrere... Sento di vena in vena»...
-
-SAVOLDI sottovoce
-
-Vecchio cane... Da catena!
-
- Savoldi, Barbaja e Taddei, puliscono
- i bicchieri e le posate con i
- tovagliuoli.
-
-CASTELLUCCIO al Savoldi, serio.
-
-A me?
-
-ROSALIA intromettendosi e vezzeggiandolo.
-
-Caro, caarrone!... Simpaticone!
-
-CASTELLUCCIO scrollando il capo e indicando il Savoldi.
-
-No, voi; lui!
-
-SAVOLDI avanzandosi ironico.
-
-Cavalier Andreo?
-
-CASTELLUCCIO gira attorno alla scena, per riuscire a frenarsi.
-
-ROSALIA interrogando il Barbaja e il Taddei, sorridendo.
-
-Andreo?
-
-BARBAJA piano a Rosalia.
-
-Se lo si chiama Andrea, si offende!
-
-TADDEI.
-
-Re Ferdinando, lo ha persuaso che Andrea, con la desinenza in _a_, è un
-nome di donna!
-
-PETRUCCIO entrando con un piatto di maccheroni e un piatto di carne.
-
-Ecco servita 'a eccellenza!
-
-ROSALIA allegramente, per troncare la scena.
-
-A tavola! A tavola!
-
- siede, mangia: Barbaja e Taddei la
- servono: Rosalia con la bocca piena.
-
-Neh! Cavaliè! Versatemi da bere!
-
-CASTELLUCCIO fatto il giro, è rimasto vicino al Savoldi: piano.
-
-Nella sua paterna bontà, il nostro sovrano, benché degno eroe dei
-tempi omerici, ha sancito una legge severissima per frenare l'abuso dei
-duelli: i miei amici, il Marchese del Vasto e Francesco Carrano, furono
-condannati a sette anni di ferri...
-
-ROSALIA più forte, imitando l'accento napoletano.
-
-Cavaliè!... Mo' aggio sete!
-
-CASTELLUCCIO sempre sottovoce al Savoldi, ma con ira.
-
-Se siete davvero, come si dice in teatro, un gentiluomo proscritto che
-fa il direttore d'orchestra per inclinazione... politica, vi dirò...
-insolente...
-
- sospirando
-
-e andiamo in galera!
-
-SAVOLDI.
-
-Come volete e quando volete.
-
-ROSALIA balzando in piedi: al Savoldi, con un'occhiata severa.
-
-Matto! Proprio matto!
-
- corre carezzevole dal Castelluccio.
-
-Cattivo! Crudele! Dite di volermi bene e mi amareggiate i maccheroni!
-
-SAVOLDI tra il Barbaja e il Taddei piano, con ira.
-
-Cortigiano! Parassita!
-
-TADDEI scrollando il capo, al Savoldi.
-
-Una povera vittima di Ferdinando!
-
-BARBAJA pure al Savoldi.
-
-Ignorante! Ma non farà mai la spia, con tutto il suo amore per il Re!
-
-ROSALIA che sta calmando il Castelluccio.
-
-Il maestro è lunatico e...
-
- sorridendo, vezzeggiandolo.
-
-Gelosissimo!
-
-CASTELLUCCIO soddisfatto.
-
-Di me?
-
-ROSALIA al Savoldi con un'occhiata di comando.
-
-Datemi la mano!
-
- gliela prende mentre il Savoldi
- vorrebbe ritirarla e sorridendo al
- Castelluccio.
-
-E anche voi... la vostra...
-
- Castelluccio vorrebbe resistere.
-
-Se mi volete bene!
-
- Castelluccio porge subito la mano.
-
-Il maestro riconosce il suo torto, voi gli perdonate, e si fa la pace!
-
- fa per unire le due mani: tutti e due
- le ritirano istintivamente.
-
-No?
-
- al Castelluccio sempre più tenera.
-
-Proprio no?... Nemmeno al patto di suggellare la pace con un bacio?
-
- al Savoldi accigliata indicando la
- guancia.
-
-Uno qui...
-
- volgendosi al Castelluccio e
- avvicinandogli la guancia,
- sorridendo.
-
-... E uno qui?
-
-CASTELLUCCIO fa per dare il bacio.
-
-ROSALIA si ritira.
-
-Niente! Insieme, la pace o niente!
-
-SAVOLDI E CASTELLUCCIO danno il bacio insieme, uno per guancia.
-
-ROSALIA respingendoli subito, con le due mani.
-
-Adesso lasciatemi cenare.
-
- siede e torna a mangiare.
-
-BARBAJA fingendo di infuriarsi contro Taddei.
-
-Critico venale!
-
-TADDEI c. s. contro Barbaja.
-
-Impresario... imbroglione!...
-
-BARBAJA.
-
-A me?... Al nipote di Domenico Barbaja? Un duello!
-
-TADDEI.
-
-All'ultimo sangue!
-
-ROSALIA continuando a mangiare.
-
-Bravi!... Bravi! Coraggio!
-
-TADDEI.
-
-Ingrata! Mi vendicherò sul Poliorama!
-
-ROSALIA ridendo.
-
-Maramèo!
-
-BARBAJA.
-
-Vi farò fischiare!
-
-ROSALIA.
-
-Maramèo! Fra quindici giorni sono a Milano!... Canto alla Scala! Nel
-_Barbiere._
-
- Cantarellando a mezza voce.
-
-«... Ma se mi toccano dov'è il mio debole...»
-
-NINA di dentro.
-
-Signora!
-
-CASTELLUCCIO guardando verso l'uscio.
-
-La bella Nannì!
-
-ROSALIA.
-
-Hai fatto presto!
-
-
-SCENA TERZA.
-
-DETTI, LA NINA, IN FINE ALLIANA.
-
-
-NINA ENTRANDO SCONVOLTA.
-
-Signora! Signora! Peggio dei croati!
-
-ROSALIA ridendo.
-
-I croati?... A Napoli?
-
-NINA.
-
-Peggio! E poi almeno i croati sono tedeschi, ma questi...
-
-ROSALIA.
-
-Cos'è successo? Che ti hanno fatto?
-
-NINA.
-
-A me?... A lei! Tutto sossopra!
-
-BARBAJA vivamente.
-
-In teatro?
-
-TADDEI.
-
-Al San Carlo?
-
-NINA.
-
-Nel camerino!
-
-ROSALIA vivamente.
-
-Nel mio camerino?...
-
-NINA.
-
-Sequestrati i costumi della _Linda_ e lei messa in contravvenzione!
-
-ROSALIA.
-
-Sequestrati i miei vestiti? Ma come?
-
-BARBAJA.
-
-L'ultima sera?...
-
- Nina al Barbaja.
-
-Sicuro! Quello del primo atto era nuovo. La Polizia l'ha trovato troppo
-corto e poi non c'erano le mutandi...
-
- correggendosi
-
-i calzoncini verdi!
-
-ROSALIA maravigliata alla Nina e al Barbaja.
-
-È uno scherzo?
-
-SAVOLDI come una minaccia.
-
-Della polizia!
-
-BARBAJA inquieto.
-
-La celebre Goldberg, per una simile contravvenzione, ha dovuto scappare
-e rifugiarsi in casa del Ministro d'Austria!
-
-TADDEI.
-
-Volevano arrestarla!
-
-ROSALIA spaventata.
-
-Arrestarmi?
-
- guardando verso l'uscio di Fannya.
-
-E Fannya?...
-
- si calma e scoppia in una risata.
-
-Ma che!
-
-CASTELLUCCIO.
-
-Impossibile!
-
-SAVOLDI a mezza voce.
-
-Tutto è possibile sotto i Borboni!
-
-CASTELLUCCIO facendo una giravolta per non sentire, si avvicina al
-Taddei.
-
-TADDEI.
-
-Con una polizia canaglia, più ladra dei ladri!
-
-CASTELLUCCIO fa un'altra giravolta e si avvicina alla Nina.
-
-BARBAJA.
-
-Scommetto... è un altro trucco!
-
-NINA.
-
-E che furia!
-
- con forza.
-
-La mia Signora, ho detto, farà le sue rimostranze al Re!
-
- imitando il parlare napoletano.
-
-U Re nostro è u Marchese del Carretto! Isso è u vero re de Napole!
-
-CASTELLUCCIO si allontana protestando scandolezzato con le due mani.
-
-BARBAJA alla Nina.
-
-Per capire se si tratta di un...
-
- indica danaro.
-
-... affare della polizia, bisognerebbe conoscere l'agente.
-
-NINA.
-
-Io non l'ho mai vista quella grinta!
-
-ROSALIA alla Nina, con risolutezza.
-
-Invece di aspettare qualche giorno, si parte subito.
-
-SAVOLDI.
-
-Se vi lascieranno partire!
-
-BARBAJA.
-
-C'è la contravvenzione!
-
-ROSALIA fuori di sè.
-
-Ma io.... parlo col Re!
-
-CASTELLUCCIO.
-
-Questo dovete fare!... La prima sera della _Linda_, il re vi applaudiva
-con entusiasmo dal suo palchetto!
-
-BARBAJA.
-
-Se il regolamento in cui si stabilisce la lunghezza delle gonne, la
-larghezza delle maniche, il verde dei calzoncini, è tutto scritto di
-pugno del Re...
-
-SAVOLDI.
-
-Sotto dettatura della Regina...
-
-TADDEI.
-
-Che è brutta e gobba!
-
-BARBAJA.
-
-Perciò, proibito far vedere le spalle, quando sono belle! Proibito far
-vedere le gambe...
-
-SAVOLDI.
-
-Quando sono diritte!
-
-ROSALIA.
-
-Non ne facevo vedere! Appena tanto così!
-
- alzando le gonne.
-
-CASTELLUCCIO guardando con l'occhialetto.
-
-Alzate ancora: due dita di più!
-
-BARBAJA al Castelluccio, vivamente.
-
-Voi che ne godete la confidenza, dovete parlar chiaro al Re! La corda
-è troppo tesa! Non si è più sicuri nemmeno del titolo delle opere.
-Lucrezia Borgia no, perchè la famiglia Borgia ha avuto due Papi...
-bisogna mettere Elisa Fosco!
-
-TADDEI al Castelluccio.
-
-E con noi? La censura è addirittura idiota! Il revisore Giannatasio ci
-cancella persino gli... eziandio!
-
-CASTELLUCCIO.
-
-Al nostro buon Re, fa scrupolo vedere Dio messo in una congiunzione: io
-scrivo sempre ezian...diana!!
-
-ROSALIA preoccupata.
-
-Per una parola più o meno...
-
-NINA.
-
-Poco male!
-
-ROSALIA.
-
-Ma se invece...
-
- impaurita
-
-Ah mio Dio!
-
-BARBAJA per calmarla.
-
-Corro a teatro; bisogna sapere il nome dell'agente!
-
-NINA.
-
-È inutile! Viene il capitano Alliana; lo dirà lui.
-
-ROSALIA.
-
-Il barone Alliana?...
-
-BARBAJA.
-
-Era in teatro?
-
-NINA.
-
-Ho mandato Zeffirino a cercarlo. Stava appunto per montare in carrozza!
-
-CASTELLUCCIO quando sente che deve venire Alliana, si affretta ad
-andare a prendere il cappello e il soprabito per uscire.
-
-NINA.
-
-L'ho lasciato che gridava con quei satrapi e... gambe mie, ti
-raccomando!
-
- al Taddei.
-
-Non volevo, in quella confusione, che sequestrassero anche me!
-
-ROSALIA al Castelluccio.
-
-Il capitano, vostro cugino, vi fa scappare?
-
-CASTELLUCCIO.
-
-Vi dirò... se domani... trovandoci a Caserta...
-
-BARBAJA.
-
-Eccolo, il capitano!
-
- Tutti, meno il Castelluccio, che si
- mostrerà sempre contrariato, gli
- vanno incontro.
-
-
-SCENA QUARTA.
-
-DETTI, ALLIANA: poi PETRUCCIO.
-
-
-ROSALIA tra l'inquietudine e lo scherzo, tendendo la mano ad Alliana.
-
-Non mi lascierete imprigionare?
-
-ALLIANA cerca di mostrarsi disinvolto, ma è inquieto.
-
-Imprigionare... no; ma vi costerà cara!
-
- indicando danaro.
-
-BARBAJA.
-
-Chi ha eseguito il sequestro?
-
-ALLIANA.
-
-Il famoso don Camillo!
-
-BARBAJA.
-
-Quella canaglia...
-
-TADDEI.
-
-Sst!
-
-SAVOLDI.
-
-Sst!
-
- interrompono Alliana perchè entra
- Petruccio.
-
-PETRUCCIO avvicinandosi al tavolino per sparecchiare.
-
-Vulite u caffè, Eccellenza?
-
-ROSALIA.
-
-No...
-
-NINA forte.
-
-No!
-
-PETRUCCIO verso destra.
-
-Niente caffè!
-
-ALLIANA a Rosalia, strizzando l'occhio e indicando Petruccio.
-
-Quello lì...
-
-BARBAJA piano a Rosalia
-
-Mandatelo via!
-
-NINA che ha veduto il gesto di Barbaja, piano.
-
-Ci penso io!
-
- corre da Petruccio, lo aiuta in fretta
- a prender su tutta la roba e lo
- spinge fuori.
-
-Via! Presto! Anche a me da cenare!
-
- La Nina e Petruccio escono a destra.
-
-ALLIANA chiamandosi tutti vicini, sottovoce.
-
-Bisogna venire a patti con questo don Camillo.
-
-ROSALIA vivamente.
-
-Ma chi è?
-
-BARBAJA c. s.
-
-Un personaggio che ha la lingua corta, poche parole, e i denti lunghi.
-
-TADDEI.
-
-È un bigotto di Monsignor Cocle...
-
-BARBAJA.
-
-È un mezzano di Del Carretto!
-
-ALLIANA.
-
-Tutti così gli impiegati alti e bassi della polizia!
-
-CASTELLUCCIO fa un cenno ad Alliana, perchè usi prudenza, e sospirando
-e scrollando il capo, torna a prendere il cappello e infila i guanti.
-
-BARBAJA.
-
-E per tutto pagare, pagare, pagare...
-
-TADDEI.
-
-E la polizia ha sempre ragione!
-
-ALLIANA.
-
-Sfido! Se ha il Del Carretto per capo visibile, l'invisibile è ancora
-più potente, è monsignor Cocle...
-
-SAVOLDI.
-
-Il confessore...?
-
-ALLIANA.
-
-Il _padrone_ del Re!
-
-BARBAJA a Rosalia.
-
-Voi avete dato scandalo? Pagate se non volete andare all'inferno,
-pagate se non volete andare in prigione.
-
-CASTELLUCCIO avvicinandosi a Rosalia per congedarsi.
-
-Donna Rosalì...
-
-ROSALIA senza badare al Castelluccio, spaventata.
-
-Pago! pago!
-
- ad Alliana.
-
-Correte subito da questo Don Camillo!
-
-ALLIANA.
-
-Nella mia condizione non posso offrire, nè l'altro vorrebbe accettare.
-
-CASTELLUCCIO.
-
-Buona notte, donna Rosal...
-
-ROSALIA c. s.
-
-E allora?!...
-
-ALLIANA rivolgendosi al Barbaja e al Savoldi, e accompagnandoli verso
-l'uscio.
-
-Voi e voi!
-
- a Rosalia.
-
-L'impresario, e il maestro della prima donna. Tornate subito a teatro,
-troverete ancora Don Camillo, fissate per domattina un ritrovo in
-par... ti... colare...
-
-CASTELLUCCIO sempre c. s. a Rosalia.
-
-Vi auguro la buona notte!
-
-ROSALIA al Savoldi e al Barbaja.
-
-Date, date, date, purché sia finito tutto, subito!
-
- vedendo il Taddei che sta per uscire
- con il Barbaja e con il Savoldi.
-
-Anche voi?
-
-TADDEI.
-
-Li seguo alla lontana...
-
- via.
-
-CASTELLUCCIO che sta parlando con Alliana — al Taddei.
-
-Don Niccolì, aspettate!
-
- ad Alliana.
-
-Domani, incontrandoci a Caserta...
-
-ALLIANA.
-
-Ho capito.
-
-CASTELLUCCIO.
-
-Sua Maestà, quando è di buon umore, si diverte a rendere gelosissima
-mia moglie che...
-
- con un grosso sospiro
-
-che di buon umore, non è mai!
-
-ALLIANA.
-
-Conosco mia cugina. Sta tranquillo!
-
- si danno la mano.
-
-CASTELLUCCIO tenendogli la mano stretta e avvicinandosi all'orecchio di
-Alliana con un atto di terrore.
-
-Prudenza, prudenza, con Monsignor Cocle!
-
-ALLIANA al Castelluccio.
-
-Paura di un prete oggi?... Oggi, che abbiamo un Papa dalla nostra? A
-Ferdinando II, daremo Pio IX per confessore!
-
-CASTELLUCCIO scappa via tappandosi le orecchie.
-
-
-SCENA QUINTA.
-
-ROSALIA, ALLIANA poi la NINA.
-
-
-ROSALIA.
-
-Quelli là, vi credono il mio amante!
-
- prendendogli tutte e due le mani con
- trasporto.
-
-Ma io per voi, mi lascio disonorare!
-
-ALLIANA sorridendo.
-
-Per me, e per... Fannya!
-
-ROSALIA.
-
-Tutti e due, non siete... una cosa sola?
-
-ALLIANA ha un lampo d'amore negli occhi, guardando verso l'uscio di
-Fannya, poi ritorna serio, agitato.
-
-Quando uscivo dal teatro e stavo per montare in carrozza, ero col conte
-Alberto!
-
-ROSALIA maravigliata.
-
-Alberto?... Al San Carlo?...
-
-ALLIANA.
-
-È venuto tardi, dopo avermi cercato al club dell'Accademia...
-
- più sottovoce
-
-sarà qui a momenti.
-
-ROSALIA.
-
-Qui?... Stasera, non doveva trovarsi con il ministro d'Inghilterra?
-
-ALLIANA.
-
-A Corte, ci sono novità!
-
-ROSALIA vivamente.
-
-Contro Alberto?... I suoi nemici?... La Regina?...
-
-ALLIANA.
-
-Novità, che riguardano... voi!
-
-ROSALIA.
-
-Me?
-
-ALLIANA.
-
-Il Conte Alberto non ha voluto spiegarsi... ma per ora, non potete più
-partire.
-
-ROSALIA.
-
-C'entra la contravvenzione?
-
-ALLIANA.
-
-No!... Credo di no!
-
-ROSALIA.
-
-Com'era lui?.... Inquieto?.... Preoccupato?
-
-ALLIANA.
-
-Preoccupato...
-
-ROSALIA scrollando il capo.
-
-Vi ricordate a Firenze?... Non volevo accettare la scrittura di Napoli.
-Ho fatto male a cedere alle preghiere vostre e di Fannya!... Vedete
-però?... So fingere!... A teatro e con tutta quella gente, io non sono
-più la donna, ma soltanto la... prima donna... che non fa che cantare e
-scherzare!
-
-ALLIANA interrompendola.
-
-Bisogna avvertire la Nina!
-
- fa un passo verso l'uscio di Fannya.
-
-ROSALIA lo ferma facendogli cenno di parlar pianino perchè Fannya
-dorme: va verso l'uscio a destra e chiama sottovoce.
-
-Nina!
-
-NINA entrando.
-
-Comandi?
-
-ROSALIA.
-
-Sta attenta in anticamera.
-
-NINA.
-
-Aspetta la visita del solito impresario di Vienna?
-
-ROSALIA.
-
-Sì, aspetto il signor conte.
-
-NINA.
-
-Andiamo bene! È appena finito il teatro, e il ristorante comincia ad
-essere pieno di gente.
-
-ROSALIA.
-
-Bada al cameriere...
-
-NINA.
-
-Don Pedro è nelle mie mani!
-
- via.
-
-ALLIANA.
-
-Fannya?... La farete chiamare?
-
-ROSALIA.
-
-Dorme; lasciamola dormire. Quando canto, la mando a letto presto.
-Non la voglio con me in teatro. Qui, a Napoli, poi, la mia piccola
-sorellina, sempre sotto chiave!
-
- verso l'uscio di Fannya.
-
-Tesoro! Cara!
-
-ALLIANA supplichevole.
-
-Sono gli ultimi giorni; le ultime ore...
-
-ROSALIA fingendosi in collera.
-
-L'avete veduta oggi; la vedrete domani!
-
- sorridendo e stringendogli le mani con
- grande espansione.
-
-Le volete proprio bene molto, molto?...
-
-ALLIANA.
-
-Molto?... Che cosa vuol dire, molto?... Tutto!... Tutto ciò che sento,
-che spero, che vivo, che respiro... è là!
-
-ROSALIA esitando: con grande tristezza.
-
-E... le perdonerete sempre... sua madre?
-
-ALLIANA.
-
-I miei, li ho perduti, sono solo. Ma come ho ritrovato mio padre
-nel conte Alberto, ho ritrovata in voi la mia mamma... La mia mamma
-giovine, come ne ho il ricordo da bambino. Era tanto bella anche lei!
-
- rimane triste, pensieroso.
-
-ROSALIA vincendo la commozione, con le lacrime nel viso e passandogli
-una mano dinanzi agli occhi.
-
-Via! Via! Il sole di Fannya deve spazzare ogni nube! Lasciate i
-pensieri tristi a me che mi trovo sospesa tra la prigione... e la
-corte!... Che cosa sarà mai?...
-
- con un sospiro.
-
-Povero Alberto! Quante preoccupazioni! Quante inquietudini, e forse,
-quanti dolori per me! Oh, il mondo è molto severo con i buoni, con gli
-onesti e, soprattutto, con i sinceri. Al mio povero Alberto che ha la
-moglie chiusa in un manicomio, quasi da vent'anni,
-
- con ironia
-
-queste dame impeccabili, e questi cavalieri perfetti farebbero un
-delitto, non già di avere un'amante, ma di volerle bene e di adorare la
-figlia nata dal suo amore!
-
- con inquietudine.
-
-Nessuno sospetta, a Napoli, che Fannya sia mia figlia?
-
-ALLIANA accenna di no.
-
-ROSALIA.
-
-Ero così giovane!... Ed ero così povera!... La prima e l'unica
-bambola che ho avuto, è stata la mia figliuola!... E il solo che mi ha
-voluto bene è stato Alberto... Un bene fatto di pietà, di tenerezza e
-d'intelligenza!
-
- sottovoce, quasi con astio.
-
-Questa Maria Teresa d'Austria, questa seconda moglie di Ferdinando, lo
-odia, Alberto, non è vero?
-
-ALLIANA si fa serio, accigliato.
-
-Lo odia, perchè il conte Alberto di Verolengo è un piemontese! Perchè è
-venuto qui, appunto con la prima moglie del Re, e perchè è rimasto qui
-anche dopo la morte di Maria Cristina. Il conte Alberto è la memoria,
-l'influenza, la bontà di lei, che le sopravvive nella reggia!
-
-ROSALIA.
-
-Maria Cristina di Savoia! La santa Regina! I napoletani, la chiamano
-ancora la santa Regina!
-
-ALLIANA.
-
-E lei viva, nessuna condanna di morte fu eseguita.
-
-ROSALIA.
-
-Sangue, no, ella ripeteva al marito, — lo so da Alberto, — sangue
-no; con la morte voi potete perdere un'anima immortale, con la vita
-può venire il pentimento. E anche morendo furono le sue ultime parole
-rivolte al Re, la sua ultima preghiera: «sangue no, sangue no».
-
-ALLIANA.
-
-Questa invece, brutta, quanto l'altra era bella, cattiva quanto
-l'altra era buona, gli sta sempre cucita alle costole ripetendo sempre
-«Casticate, Fertinante! Casticate!»
-
-ROSALIA.
-
-E il Re?... Alberto è odiato anche dal Re?
-
-ALLIANA.
-
-Chi può conoscere l'animo di Ferdinando? Avete detto benissimo. Il
-Conte Alberto, a corte, è la memoria di Maria Cristina. Se non lo odia,
-certo, non lo ama, perchè non si ama il rimorso, ma lo teme, come si
-teme la giustizia! Quest'uomo, per altro...
-
-ROSALIA.
-
-Alberto?...
-
-ALLIANA.
-
-Quest'uomo forte in mezzo ai deboli, quest'uomo che dice la verità
-in mezzo al servidorume, che biascica rosari e bugie, se non è amato
-dal Re, se è odiato dalla Regina e da una corte ignorante, bigotta,
-ha con sè tutto un partito giovane che vuol far di lui il ministro
-del Re, — anche contro lo stesso Re; — il ministro non di Ferdinando
-II re di Napoli, ma, — voglia o non voglia Ferdinando, — il Ministro
-di Ferdinando Iº re d'Italia, re costituzionale, re indipendente
-dall'Austria e dalla Francia, e se ci vorrà... Se vorranno del sangue,
-vivaddio...
-
-ROSALIA fissandolo inquieta.
-
-E Fannya? La mia Fannya? Che cosa volete fare? Che cosa vuoi fare?
-
-ALLIANA.
-
-No! No! V'ingannate! Giuro! V'ingannate!
-
-ROSALIA.
-
-A Fannya! A Fannya, lo devi giurare!
-
-ALLIANA vivamente.
-
-Il Conte Alberto!... Non una parola.
-
- Violento, ma più sottovoce.
-
-Non una parola!
-
-
-SCENA SESTA.
-
-DETTI, la NINA, il Conte di VEROLENGO, poi FANNYA, in fine, e VOCI.
-
-
-NINA precede il Verolengo e l'aiuta a legarsi il ferrajolo. Verolengo
-si toglie i grandi occhiali d'oro: sottovoce a Rosalia.
-
-Sono passato inosservato!
-
- In questo momento si sentono
- avvicinarsi ed entrano nell'albergo,
- dove saranno accolti da uno scoppio
- di evviva e di battimani, due
- mandolini e una voce che canta la
- canzone: _Te voglio bene assaie e tu
- non piensi a me!_ poi lo sbattere del
- portone dell'albergo, e silenzio.
-
-VEROLENGO.
-
-Travestito come un innamorato..... o come un cospiratore!
-
- baciando la mano di Rosalia.
-
-Innamorato.... sempre. Cospiratore.... mai!
-
-NINA.
-
-C'è giù un... pandemonio!... Si può andare e venire liberamente.
-
-ROSALIA
-
-Sta attenta...
-
-NINA.
-
-Non dubiti!
-
- via.
-
-ROSALIA uscita la Nina afferrando le mani al Verolengo.
-
-Dunque?... Dunque?
-
-VEROLENGO.
-
-Alliana ti ha detto?
-
-ROSALIA.
-
-Che a Caserta ci sono novità?...
-
-ALLIANA.
-
-Ma che il sequestro di questa sera, non ci ha a che fare!
-
-VEROLENGO.
-
-No?...
-
- Fissando Alliana e scrollando il capo.
-
-Anche ripensandoci, parrebbe assolutamente di no! Ma poi, chi lo sa?
-A corte, le bugie, hanno le gambe così lunghe!... E monsignor Cocle,
-stende i suoi ragnateli con tale arte invisibile, silenziosa...
-
-ROSALIA si avvicina al Verolengo, fissandolo.
-
-VEROLENGO.
-
-Se non fossero i miei soliti sospetti, dovrei anzi rallegrarmi con te!
-Domani riceverai un invito da parte di Sua Maestà!
-
-ROSALIA.
-
-Un invito? A me?
-
-VEROLENGO.
-
-Per cantare alle feste del Presepio!
-
-ALLIANA subito, assai stupito.
-
-Voi? Una donna di teatro, invitata a Caserta?
-
-VEROLENGO.
-
-E per di più, durante la novena di Natale!
-
-ALLIANA.
-
-Con il bigottismo della Regina?
-
-ROSALIA.
-
-E del Re!
-
-VEROLENGO.
-
-Appunto! Bisogna aver ottenuto, non soltanto l'assoluzione, ma anche
-l'approvazione di monsignor Cocle!
-
-ROSALIA impaurita.
-
-Io non ci vado!
-
- più forte
-
-Non ci vado, e non ci vado!
-
-VEROLENGO.
-
-Vorresti invece andare in prigione?... Qui, si fa presto!
-
-ROSALIA.
-
-Mettermi in prigione
-
- parlando afona
-
-perchè sono raffreddata e non posso cantare?
-
-VEROLENGO.
-
-Ma lo avrai preso il raffreddore, perchè le gonne della Linda erano
-troppo corte!
-
-ALLIANA.
-
-E in tal caso, non andando a Caserta, sareste punita, perchè avete dato
-scandalo! Questa potrebbe essere la relazione tra i due fatti.
-
-VEROLENGO.
-
-Precisamente: la tela del ragno!
-
-ROSALIA.
-
-Io sono inquieta, inquietissima....
-
-VEROLENGO prendendole le mani.
-
-E forse ti ho spaventata, al solito, senza una ragione!
-
-ALLIANA.
-
-Certo, non bisogna nemmeno esagerare! La Regina è cattiva, la corte
-è pessima, ma il Re, in fondo, è buono. Ha della nobiltà, della
-grandezza....
-
-ROSALIA.
-
-E la razza? La razza?... È il nipote di Ferdinando I, quello che faceva
-amministrare la giustizia dal cardinal Ruffo e da Fra Diavolo! Dei suoi
-fratelli, uno ha fatto sbranare dai mastini un povero padre disonorato
-nella figlia! Un altro, si diverte a gettare delle monete nelle vasche
-d'acqua bollente, per vedere i ragazzi nudi e affamati saltarvi dentro
-per raccoglierle, un altro...
-
-VEROLENGO.
-
-Ferdinando II è migliore dei suoi fratelli!
-
-ALLIANA.
-
-Ferdinando è il migliore di tutti i Borboni!
-
-ROSALIA.
-
-Ma insomma? Migliore, o peggiore, che cosa può volere da me?
-
-VEROLENGO riflettendo.
-
-Ma... volere il Re... o volere monsignor Cocle? La tua confidenza, o
-qualche tua imprudenza per poter entrare nella mia vita...
-
- con un'alzata di spalle.
-
-O soltanto la tua celebrità, la tua virtuosità canora, per il santo
-Presepio, e le mie non sono che ombre!
-
-ALLIANA.
-
-Per altro state in guardia: anche a corte ci sono spie...
-
-VEROLENGO.
-
-Non dire di non conoscermi! Ci siamo veduti a Venezia, a Roma... E se
-non c'è un invito speciale per Fannya...
-
- Rosalia e Alliana, guardano
- istintivamente verso la camera di
- Fannya.
-
-ROSALIA.
-
-La voglio con me.
-
-VEROLENGO.
-
-Tutto al contrario! Non condurla a Caserta!
-
-ALLIANA.
-
-È troppo ingenua e troppo sincera! Resti a Napoli con la Nina!...
-
-VEROLENGO.
-
-E poi, al caso, anch'io ho molti amici...
-
-ROSALIA.
-
-Al caso?... Che caso? Il caso di un tranello... contro di te?
-
- rivolgendosi ad Alliana e fissandolo.
-
-Pensiamoci un po'... freddamente. Per scoprire soltanto che io sono la
-sua amante, e che Fannya non è mia sorella, ma nostra figlia?...
-
-VEROLENGO.
-
-Certo... per questo, monsignor Cocle, non potrebbe farmi bandire, nè
-fucilare, ma tuttavia...
-
-ALLIANA.
-
-E se la macchina, invece che contro di voi... fosse montata contro di
-me?
-
-VEROLENGO..
-
-Contro di te?... Perchè contro di te?
-
-ALLIANA. Anch'io non sono amato a corte. Sono istitutore del Principe
-ereditario, del figlio di Maria Cristina, per intercessione vostra!
-Anch'io sono sospettato!
-
-VEROLENGO.
-
-Sospettato?
-
-ALLIANA.
-
-Tutti noi, ufficiali napoletani! Non c'è fiducia a corte, altro che per
-gli Svizzeri!
-
-ROSALIA.
-
-Sst!... Fannya, per amor del cielo!
-
-VEROLENGOfissando sempre Alliana.
-
-Guardami bene in faccia!
-
-ALLIANA.
-
-Gli Alliana, sono fedeli. Sempre con Dio e per il Re.
-
-VEROLENGO.
-
-La parola d'ordine dei vecchi Murattiani...! Anche con Dio e per il
-Re, si può riuscire... a farsi fucilare, quando si è dei fanatici o dei
-pazzi.
-
- A Rosalia.
-
-Ma diglielo anche tu, nel nome di Fannya! Congiure, no! Pazzie, no!
-
- abbracciando Alliana.
-
-Pensa figliuolo, figliuolo! È finita l'epoca delle congiure, delle
-società segrete, delle sette!... Te lo dico io... vecchio carbonaro!...
-Tante congiure, tutte fallite per la mancanza di un concetto comune! Un
-po' di fumo, subito soffocato nel mare del più nobile sangue!
-
-ROSALIAad Alliana con le lacrime nella voce.
-
-Pensate a Fannya!... Pensate alla povera Fannya!
-
-VEROLENGO.
-
-Un concetto comune, bisogna avere! Invece... chi vuole la repubblica
-come
-
- a Rosalia.
-
-quel tuo maestro Savoldi! Chi esalta e vede la salute in un altro Re, e
-chi
-
- ad Alliana.
-
-con un buon colpo di mano, spera di poter cambiare la testa a
-Ferdinando, senza punto riflettere che in questo giuoco è assai più
-facile il perdere la propria!... Nessuno, intanto, pensa a volere ciò
-che tutti dobbiamo volere, un'Italia, l'Italia!...
-
-ALLIANA accenna di si, col capo.
-
-VEROLENGO afferrandogli una mano.
-
-Allora... Hai fede in me? Tento anch'io con la persuasione...
-Preparando i fatti con le alleanze...
-
- risoluto.
-
-Ma non più pugnali e non ancora i fucili! Nel dar vita a una nazione,
-il pensatore dev'essere l'avanguardia del soldato! È il libro che
-prelude alla battaglia e alla vittoria, e oggi, il Primato del
-Gioberti, è letto, è divorato come un romanzo, anche a Napoli, anche a
-corte, non dal Re... il Re non legge niente, ma dalla stessa madre del
-Re!... Non più le piccole rivoluzioni, moti convulsi che denotano la
-debolezza di un infermo... invece... un'idea grande, sola, da rendere
-limpida, chiara, un'idea, che tutti devono comprendere, che tutti
-devono amare, non i fratelli nell'ombra, ma un popolo intero alla luce
-piena del giorno!
-
-ALLIANA ironico.
-
-Il popolo?... Quale? I sanculotti o i lazzaroni?
-
-VEROLENGO.
-
-Il popolo, del quale noi pure siamo parte e dobbiamo far
-parte! È soltanto quando è respinto, o respinge l'aristocrazia
-dell'intelligenza, che il popolo diventa plebe.
-
- baciando Alliana sui capelli.
-
-Ragazzo! Ragazzo!... Figliuolo! Dammi la tua parola... giura...
-
-FANNYAsull'uscio della sua camera: caccia fuori appena la testa,
-tenendosi nascosta fra le tende.
-
-Bravo, papà! Bravo signor capitano!... E brava anche la
-mammà-sorellina! Bravissimi tutti!
-
-VEROLENGOcorrendo per abbracciarla.
-
-Fannya!
-
-FANNYA.
-
-No!... No! Impossibilissimo!
-
-ROSALIA.
-
-L'ho detto che l'avreste svegliata!
-
-FANNYA.
-
-Sono... impresentabile! Ho sentito la tua voce e quella del signor
-Capitano!... Credevo di sognare... invece, mi sono accorta dal lume che
-ero sveglia... Ho fatto un salto dal letto e sono qui
-
- con una risatina.
-
-così!
-
-ROSALIAsottovoce ad Alliana.
-
-Per lei! Per lei! Promettete, giurate ad Alberto...
-
-FANNYA.
-
-Mamma, anzi, signora madre, perchè non mi hai detto niente?
-
-ROSALIA.
-
-Non sapevo...
-
-VEROLENGO.
-
-Non credevo, stasera, di poter essere libero!
-
-ALLIANA.
-
-Anch'io sono venuto tardi!
-
-FANNYA.
-
-Al babbo soltanto perdono, e mando un bacio!
-
- gli manda un bacio con lo schiocco
- delle labbra.
-
-Con lei...
-
- ad Alliana.
-
-collera grande e prolungata!
-
- a Rosalia.
-
-Con te, poi... Non ti chiamerò più Rosalia, sorella, ma sempre mamma,
-mamma, mammà!
-
-ROSALIA.
-
-Non volevo svegliarti!
-
-FANNYA.
-
-To'!... Non mi son svegliata lo stesso?.. Uff!... Sono stufa di
-dormire, sempre dormire!...
-
-VEROLENGOad Alliana, sottovoce.
-
-Pensa che tanta felicità, quella vita tenera e delicata è nelle tue
-mani...
-
-ALLIANAsi avvicina a Fannya, vivamente.
-
-FANNYA.
-
-Alt! Capitano! E indietro, front!
-
- cantarellando e sorridendo.
-
-Non si può! È arrivato tardi... Non mi ha fatto chiamare...
-
-ALLIANA.
-
-La mano, almeno...
-
-FANNYA.
-
-Non si può!
-
- sparisce dietro le tende.
-
- Si odono le VOCI che escono dalla
- locanda.
-
-VOCE DI UOMO.
-
-Bonanotte, Don Antò! Jammo ca è tarde!
-
-VOCE DI DONNA.
-
-Bonanotte! Ce vedimmo domane.
-
-VOCE DI UOMO.
-
-Bonanotte!
-
-ROSALIA.
-
-Si chiude!
-
-VEROLENGOad Alliana.
-
-Andiamo!
-
-ROSALIA.
-
-Fate presto!
-
-FANNYA
-
- cacciando fuori la testa fra le tende:
- crucciata.
-
-Adesso poi no, no, no...! Fermatevi!
-
-
-SCENA SETTIMA.
-
-LA NINA E DETTI.
-
-
-NINA entra e fa cenno al Verolengo e all'Alliana di andarsene.
-
-È il buon momento...
-
-FANNYA.
-
-Cattivi!... Tutti!... Almeno... salutatemi bene! E domani?... Pensa,
-babbo, sono gli ultimi giorni!
-
-VEROLENGOavvicinandosi a Fannya.
-
-Te lo prometto, cara! Domani, di giorno e di sera!
-
-FANNYA.
-
-E il signor Capitano, non promette niente?
-
-ALLIANA.
-
-Sì! sì! Domani! Sempre!
-
-FANNYAsporge il capo fra le tende verso il Verolengo che le dà un
-bacio: poi stende la mano all'Alliana.
-
-A lei... la mano...
-
-ALLIANAgliela stringe, con grande affetto.
-
-FANNYA.
-
-Anche da baciare!...
-
- tenendo sempre stretta la mano
- dell'Alliana
-
-No! Non ti lascio andare! No!...
-
-ALLIANAfa per baciarle i capelli.
-
-FANNYAsparisce di nuovo dietro le tende.
-
- Si sente una sua allegra risatina.
-
-Buona notte!
-
-VEROLENGOspingendo Alliana verso l'uscio.
-
-Andiamo!
-
-FANNYAchiamando e, di nuovo, sporgendo il capo c. s.
-
-Vincenzo!
-
-ALLIANAsi ferma: si volta.
-
-FANNYA.
-
-«Te voglio bene assaie... E tu, — proprio tu! — non pienze a me!»
-
- Alliana e Alberto via, seguiti dalla
- Nina.
-
-
-SCENA OTTAVA.
-
-FANNYA e ROSALIA.
-
-
- FANNYA in sottanino, con le spalle
- coperte da uno scialletto bianco.
- Corre alla finestra; l'apre... Prende
- due camelie, una bianca e una rossa,
- le lega insieme, prima con un filo,
- poi con due capelli che si strappa
- rapidamente, corre di nuovo alla
- finestra e aspetta.
-
-ROSALIA.
-
-Che fai?
-
-FANNYAnon risponde: guarda dalla finestra: ad un tratto getta giù le
-due camelie.
-
-ALLIANA d. d.
-
-Ah!... Buona notte!
-
-FANNYAcorre a gettarsi tra le braccia di Rosalia, stringendola,
-baciandola appassionatamente.
-
-Oh, mamma! Gli voglio tanto bene! Tanto, tanto da morirne!
-
-
- FINE DELL'ATTO PRIMO.
-
-
-
-
-ATTO SECONDO.
-
- A Caserta nel palazzo reale. — Grande sala terrena, arredata
- con mobili, non ricchi, ma di vecchio stile. Un grande uscio dal
- quale — quando è aperto — si vedrà il giardino e due ufficiali
- del 2º reggimento degli Svizzeri, che vi stanno di guardia. Tutta
- la sala è piena di oggetti destinati al Presepio: ricchi pupazzi
- rappresentanti la Madonna e S. Giuseppe; una greppia; un bue e un
- asinello. Sopra una tavola, il pupazzo di Re Baldassare e un bambin
- Gesù nudo, che deve essere messo nella greppia come in una culla.
- Un mucchio di fieno. Sulla tavola un orologio, grande.
-
-
-SCENA PRIMA.
-
- FERDINANDO II, è in maniche di camicia, con i pantaloni da
- Colonnello del reggimento Re e il berretto in testa; fuma
- mezzo sigaro napoletano, mentre sta accomodando il pupazzo che
- rappresenta Re Baldassare, ancora senza manto e senza corona.
- CARMINE e AGNESE sono intenti ad adornare la greppia di fiori, a
- riempirla di fieno; e a suo tempo, vi mettono dentro, come in una
- culla, il bambin Gesù.
-
-
-FERDINANDO all'Agnese.
-
-Damme 'a corona e no chiovo!
-
-AGNESE prende una corona, una scatola di chiodini e li porge a
-Ferdinando, senza inchinarsi.
-
-Ao comanno vuosto, Maestà...
-
-FERDINANDO mette la corona in testa al pupazzo e la ferma con un
-chiodino.
-
-Così! Mo' sta corona nun t'a levano chiù da capa, né Piemontese, né
-Giacobine, né chillo prevetariello framassone di Pio IX.
-
- ad Agnese che poi Io imita, facendosi
- il segno della Croce.
-
-Sarvamoce l'anema
-
- fa le corna.
-
-e scansammo 'a jettatura!
-
- ad Agnese con comica prosopopea.
-
-Dammi il manto reale... e la mia tunica!
-
-AGNESE gli dà il mantello del pupazzo e l'aiuta a vestire la tunica.
-
-FERDINANDO.
-
-Vattene alla tua greppia.
-
- mentre Agnese si volta per andarsene,
- Ferdinando le dà un pizzicotto.
-
-AGNESE fa un piccolo grido.
-
-FERDINANDO voltandosi al giardiniere.
-
-Hai sentito Don Carmine? Stu re Baldassare, tene na voce de femmena!
-
- sghignazzata: fa dondolare la testa al
- pupazzo.
-
-Movi 'a capa!... Benissimo!
-
- si volta verso il giardino, e con
- piglio di comandare la manovra e
- facendo con le mani tromba alla
- bocca, si metta a gridare:
-
-Comando ioo! Aavanti!
-
-TEN. HOLTMANN e SECONDO UFFICIALE
-
- aprono l'uscio del giardino e fanno il
- saluto militare.
-
-FERDINANDO all'Agnese e a Carmine.
-
-Che bel timbro, forte!... E sti avvocati, sti paglietti pennaruli vanno
-dicenno che il Re Ferdinando «ha la voce chioccia!»
-
- più forte c. s.
-
-Coomando io!... Avanti!
-
-
-SCENA SECONDA.
-
- Il principino FRANCESCO entra dal giardino passando in mezzo al
- tenente HOLTMANN e al SECONDO UFFICIALE seguìto dalle tre bambine,
- MARIA ANNUNZIATA, MARIA IMMACOLATA E MARIA DELLE GRAZIE. FRANCESCO
- dà la mano alla più piccola e corrono tutti fra le gambe di
- FERDINANDO, gridando allegramente. Il TENENTE HOLTMANN e il SECONDO
- UFFICIALE richiudono l'uscio.
-
-
-FRANCESCO.
-
-Papà!
-
-MARIA IMMACOLATA.
-
-Papà!
-
-MARIA ANNUNZIATA.
-
-Papà!
-
-MARIA DELLE GRAZIE.
-
-Papà!
-
-FERDINANDO ridendo.
-
-Papà, papà, papà, papapapà!
-
- prende una bimba fra le braccia e la
- bacia teneramente.
-
-Nicchia, Nicchietta, vuoi fare Din Don?
-
- la fa dondolare tenendola per le
- braccia.
-
-Dinn... Donn!...
-
-TUTTI I BAMBINI insieme.
-
-Dinn donn! Din don! Din don!
-
-FRANCESCO osservando il pupazzo.
-
-Questo è un re?
-
-FERDINANDO.
-
-Uno dei re Magi. Sua Maestà, Baldassare!
-
-FRANCESCO.
-
-E allora, gli altri due?
-
-FERDINANDO.
-
-Re Gaspare e 'o Re Melchiorre?
-
-FRANCESCO.
-
-Dove sono?
-
-FERDINANDO.
-
-In viaggio per il Santo Presepio! Re,
-
-Baldassare, che è più vecchio, cammina più piano!
-
- risata.
-
-E adesso, attento Lasà.
-
- a Francesco: poi alle bambine.
-
-Attenta Nicchia, Pettita, Ciolla!
-
- con piglio militare.
-
-Attenti!
-
- fa dondolare la testa del pupazzo.
-
-UNA DELLE BIMBE.
-
-Dice sempre di sì!
-
-FERDINANDO facendo la lezione.
-
-E perchè dice sempre di sì? Ricordatevelo bene: dice sempre di sì,
-perchè è un re che ha la testa di legno!
-
- ride rumorosamente.
-
-VOCE DI DONNA di dentro, dal piano superiore.
-
-Annunziata! Maria!...
-
-FERDINANDO.
-
-Mammà! Presto, mammà!
-
- si avvicina all'uscio.
-
-Mò vengono!
-
- spinge dentro le tre bambine.
-
-Jammo! Jammo!
-
- ferma Francesco, siede, lo prende
- sulle ginocchia accarezzandolo
- affettuosamente.
-
-Dunque, Ciccì, è stato buono il dejuné?
-
-FRANCESCO.
-
-Sì, papà. Lasagne al pomodoro!
-
-FERDINANDO.
-
-Ma prima, neh?... Tutte le orazioni?
-
-FRANCESCO.
-
-Per te, per mammà, per il Papa...
-
-FERDINANDO correggendolo.
-
-Per il povero Papa, che non sa quello che si fa...
-
-FERDINANDO bacia Francesco, poi si alza, e ammiccando dell'occhio gli
-indica il pupazzo.
-
-E chillu llà... perchè dice sempre di sì?
-
-FRANCESCO.
-
-Perchè...
-
- guarda Ferdinando: non sa che
- rispondere.
-
-FERDINANDO.
-
-Embè? Pecchè?... Pecchè a 'a capa?...
-
- stizzito.
-
-Perchè ha la testa di legno!
-
- cacciandolo dentro l'uscio con una
- sculacciata.
-
-Lasà, Lasagnone!
-
- Francesco, via, scrollando il capo.
-
-Neh! Carminiello!
-
-CARMINE voltandosi e inchinandosi.
-
-Maestà?
-
-FERDINANDO strizzando l'occhio furbescamente.
-
-N'à d'aspetta tiempo primma d'essere isso 'u re! Imparerà! Imparerà!
-
- voltandosi.
-
-Che c'è, don Taniello?
-
-
-SCENA TERZA.
-
-GAETANO poi il CASTELLUCCIO.
-
-
-GAETANO inchinandosi profondamente.
-
-Sua Eccellenza, il cavaliere Del Castelluccio domanda se Vostra
-Maestà...
-
-FERDINANDO interrompendolo.
-
-Andreo? Viene 'nnanze! Buon giorno!
-
- Gaetano, via.
-
-CASTELLUCCIO con un profondo inchino.
-
-Ringrazio umilmente Vostra Maestà! Posso osare di chiedere le notizie
-di Sua Maestà la nostra graziosa Regina?
-
-FERDINANDO
-
-Sta... comm'una c'à da partori' da nu giorno all'altro. Nu figlio è
-sempe nu guaio anche pe' la Regina che ci ha fatto l'abitudine.
-
- ridendo e battendogli sulle spalle.
-
-Se avessi da fare nu figlio tu che nun nce hai l'abitudine, staresti
-molto peggio!
-
-AGNESE ride sguaiatamente.
-
- ride anche CARMINE.
-
-CASTELLUCCIO si sente offeso.
-
-FERDINANDO.
-
-Sei venuto in ferrovia?
-
-CASTELLUCCIO.
-
-Sempre! Sempre con la vostra ferrovia, Maestà!
-
-FERDINANDO.
-
-Bravo, Don Andreo! La ferrovia l'ho fatta a spese mie, e m'è costata
-assai; l'utile è pure mio. Chi viene a Caserta in carrozza, mi fa torto
-e non vede il Presepio. Hai portato la prima donna?
-
-CASTELLUCCIO accennando affermativamente con un inchino.
-
-E anche sua sorella, Maestà.
-
-FERDINANDO.
-
-Assèttate!
-
- sedendo, si volta all'Agnese ammiccando
- con gli occhi.
-
-Porta ccà na seggia!
-
-CASTELLUCCIO fa per sedere.
-
-FERDINANDO gli leva di sotto la sedia.
-
-CASTELLUCCIO che era già stato vittima di questo scherzo, resta
-sospeso, mezzo in piedi, mezzo seduto, e guarda Ferdinando con
-un'occhiata furba.
-
-FERDINANDO
-
- indispettito lo raddrizza con una
- piccola pedata.
-
-Tu sì troppo intelligente... ccà.
-
- Carmine e Agnese ridono: il
- Castelluccio rimane imbronciato.
-
-FERDINANDO voltandosi.
-
-Avete finito?
-
-CARMINE.
-
-Faccio lesto lesto...
-
-FERDINANDO.
-
-Porta 'a Madonna, 'i santi, 'u bambino, tutto 'o presepio, ca mo' vengo
-pur' io. Portate anche 'u bove e 'u ciucciariello
-
- Indicando prima l'asino di legno, poi
- il Castelluccio.
-
-Chillo là... No chisto ccà!
-
- Agnese torna a ridere.
-
-CASTELLUCCIO s'imbroncia sempre di più: Carmine e Agnese, durante la
-scena, portano via, a mano a mano, tutta la roba del Presepio.
-
-FERDINANDO
-
- vedendo che il Castelluccio è
- accigliato, lo accarezza.
-
-Ti sei offeso? Io ti voglio bene, e scherzo... Gnesella, viene ccà! Il
-cavaliere Andreo, si è preso collera!
-
-AGNESE baciando la mano al Castelluccio.
-
-Cavaliere, Eccellenza...
-
-CASTELLUCCIO guardandola sorridendo.
-
-Ridi! Ridi!... Sei bella... ti perdono!
-
- Agnese va via ammiccando a Ferdinando.
- Castelluccio piano a Ferdinando.
-
-Era una bella donna anche la prima, ma questa seconda moglie del
-giardiniere, è ancora più...
-
- fa il gesto come per indicare più
- grassa, più forte.
-
-più bella!
-
-FERDINANDO per cambiar discorso.
-
-La sorella della prima donna, canta essa pure?
-
- siede e fa sedere il Castelluccio.
-
-Assèttate.
-
-CASTELLUCCIO.
-
-No, Maestà. È ancora quasi una ragazzina! Non si vede mai: io non
-l'avevo mai veduta, e ho dovuto insistere molto per poterla condurre
-con noi. Ho dovuto far ben capire alla signora Mirabella che un invito
-di vostra Maestà, è un tale segnalato onore, che non è possibile il
-rifiutare.
-
-FERDINANDO.
-
-E stata 'na penzata di Monsignore...
-
-CASTELLUCCIO con grande ossequio.
-
-Di monsignor Cocle?
-
-FERDINANDO accennando di sì col capo.
-
-... Quella di fare intervenire la celebre prima donna del San Carlo
-alle feste del mio presepio.
-
- si leva il berretto e lo tiene fra, le
- mani: parla con religiosa unzione,
- come se parlasse Monsignor Cocle;
- il Castelluccio ne segue le parole
- movendo devotamente il capo e le
- labbra.
-
-Il fine imperscrutabile della infinita bontà di nostro Signore ci
-ha messi quest'anno a dura prova con i disastri del terremoto e
-dell'eruzione del Vesuvio. Sant'Alfonso De' Liguori, onde placare la
-collera del Cielo, e propiziarlo all'indulgenza ed al perdono, impone
-alla Maestà Vostra, valendosi della mia indegna persona, penitenze più
-severe nella santa ricorrenza del Natale, e feste più solenni e più
-grandiose, in onore del Santo Presepio!
-
- torna a mettersi il berretto in testa e
- cambia tono.
-
-Ho dato commissione al maestro Mercadante perchè scriva un'apposita
-cantata sacra con coro e con soli per voce di soprano.
-
-FRANCESCO e le tre bambine passano fuori dall'uscio del giardino,
-saltando e tenendosi per mano.
-
-Jammo! Jammo! Jammo! Larà-larì-larela! Jammo! Jammo! Larì, larè, larà!
-
-FERDINANDO si alza furioso e prendendo un frustino, corre minacciando
-sull'uscio.
-
-Stateve zitti, guagliù, ca mammà sta malata!
-
- si rimette a sedere — al Castelluccio,
- arrabbiato.
-
-Assèttate!
-
- Quando il Castelluccio è seduto, gli dà
- una frustata nelle gambe.
-
-Tira 'nnanze!
-
-CASTELLUCCIO
-
- cacciando spaventato le gambe sotto la
- sedia.
-
-Io?... Maestà!
-
-FERDINANDO.
-
-Non mi stave dicenno che sta celebre Mirabella è la tua innamorata?
-
-CASTELLUCCIO
-
- schernendosi e spaventato dal frustino.
-
-Oh!... Maestà!
-
-FERDINANDO frustandogli le gambe.
-
-E che ci vai di giorno?... E che ci vai di notte?...
-
-CASTELLUCCIO
-
- si alza, si ritira, salta, supplica,
- piange, si contorce.
-
-FERDINANDO continuando ad inseguirlo e a frustargli le gambe.
-
-E donna Sofia te va cercanno 'ncappa e sotto, disperata, arrangiata,
-gelosa!
-
- scoppiando in una grande sghignazzata.
-
-Piezzo de stupido, è uno scherzo! Sei troppo brutto e troppo vecchio p'
-avè 'a 'nnamurata!
-
- Di nuovo con collera, pestando il piede
- per terra.
-
-E non piangere! Diventi ancora più brutto!
-
- Cambia tono; diventa nobile e
- dignitoso.
-
-Cavaliere del Castelluccio: recatevi subito, a mio nome, da quelle due
-dame; annunziate che Sua Maestà il Re, si compiacerà di esprimere loro
-il suo sovrano gradimento. Aie capito?
-
-CASTELLUCCIO sprofondandosi in un inchino.
-
-È un nuovo onore, di cui sarò sempre grato a Vostra Maestà...
-
-FRANCESCO entra spalancando l'uscio del giardino e corre a rifugiarsi
-fra le gambe di Ferdinando.
-
-FERDINANDO maravigliato.
-
-Embè! Pecchè sto fuje-fuje?
-
- sull'uscio rimasto aperto, si presenta
- un po' indietro — più avanti
- stanno, sempre di guardia, i due
- soliti ufficiali svizzeri — il
- capitano Alliana. — Ferdinando, al
- Castelluccio.
-
-Aspetta!
-
-
-SCENA QUARTA.
-
-ALLIANA e DETTI.
-
-
- FERDINANDO vedendo Alliana non può
- frenare un atto di stizza e di
- antipatia; ma poi subito con la mano
- gli fa cenno assai benevolmente di
- entrare e di avvicinarsi. — Entrato
- Alliana, i due ufficiali richiudono
- l'uscio.
-
-Venite in cerca di Sua Altezza, capitano-professore?
-
- Accarezzando i capelli a Francesco.
-
-Eccolo qui, il mio Lasà... il mio Lasagnone, che ha paura della scienza!
-
- sorridendo con arguta ironia
- nell'espressione bonaria.
-
-Tutto a suo tempo: bisogna prendere quello che piace e quello che non
-piace! Hai avuto le lasagne, il soffritto, la caponata, e adesso...
-bisogna ingoiare la scienza. Nella lezione d'oggi, quale materia verrà
-trattata, professore-capitano?
-
-ALLIANA.
-
-Stamattina, la geografia. Oggi, piacendo a Vostra Maestà, sua Altezza
-avrà una lezione di geometria.
-
-FERDINANDO
-
- sempre accarezzando i capelli a
- Francesco.
-
-Consolati, la lezione sarà più corta!
-
- Guarda l'orologio, poi rivolgendosi ad
- Alliana.
-
-Tra una mezz'ora, venite ccà, ho bisogno di voi.
-
-ALLIANA.
-
-Agli ordini di Vostra Maestà.
-
-FERDINANDO.
-
-La geometria?... Zeppole!
-
- picchiando col dito sulla fronte di
- Francesco.
-
-Tienti ben fisso chesto — come dite? — questo Teo...rema: Chi nasce
-quadro non more tondo! — Buona anche la geografia!... Che cosa ti ho
-insegnato io? Sentimmo: come si chiamano i Francesi?
-
-FRANCESCO.
-
-Parrucchieri.
-
-FERDINANDO.
-
-Gl'Inglesi?
-
-FRANCESCO.
-
-Baccalaiuoli.
-
-FERDINANDO.
-
-I Russi?
-
-FRANCESCO.
-
-Mangia...
-
- pensa, poi
-
-Mangia sego!
-
-FERDINANDO.
-
-E l'Italia, che cosa è?
-
-FRANCESCO.
-
-Uno stivale nell'acqua salata!
-
-FERDINANDO.
-
-Bravo! Lasà!
-
- Ride e bacia Francesco affettuosamente.
- ad Alliana
-
-Vi darò una notizia, professore.... che vi farà piacere.
-
-ALLIANA.
-
-Il mio piacere più grande, la mia soddisfazione, il mio orgoglio è di
-poter essere un soldato e un servitore fedele di Vostra Maestà.
-
-FERDINANDO
-
- amabilmente, ma con una punta d'ironia.
-
-In voi... professore Alliana, nell'egregio cultore delle scienze severe
-non va disgiunto l'appassionato amatore delle arti geniali... Me lo ha
-detto vostro cugino!
-
-CASTELLUCCIO assai stupito.
-
-Io?... Maestà?...
-
-FERDINANDO spingendo Francesco verso l'Alliana.
-
-Va! Studia di assai buona voglia. Puoi vantarti di avere a tua
-disposizione i professori più illustri del mio regno, per sapere, per
-dottrina e per talento.
-
- ammiccando degli occhi al Castelluccio,
- poi con grande serietà e sussiego.
-
-Cerca di approfittarne... soprattutto per imparare... a star bene a
-cavallo. Questa, ricordati, è la scienza più importante, per un re.
-E le lingue! Anche le lingue. Bisogna che un re sappia ben tacere in
-tedesco, in inglese, in francese... e soprattutto in italiano.
-
- grassa risata. Ride da adulatore anche
- il Castelluccio: Alliana rimane
- serio, rigido, in posizione militare.
-
-La celebre _Linda_ del San Carlo, è ospite nostra, con sua sorella...
-Stasera, prima prova della cantata sacra; domani, prova generale.
-
-FISSANDO ALLIANA.
-
-Voi siete amico di queste due... dame. Me l'ha ditto pure vostro
-cugino...
-
-CASTELLUCCIO vivamente.
-
-Io?... No, Maestà!
-
- subito inchinandosi.
-
-Io?... Sì... Maestà...
-
- fa cenno all'Alliana di no.
-
-ALLIANA.
-
-Ho avuto l'onore di conoscere la signora Mirabella lo scorso Aprile a
-Firenze.
-
-FERDINANDO.
-
-Appunto. Incarico voi di condurre quelle due... signore a visitare il
-palazzo reale, la galleria, la biblioteca.
-
- al Castelluccio.
-
-Tu no. Donna Sofia...
-
- un'altra sghignazzata.
-
-Tu le porterai ccà e basta.
-
- congeda con un gesto Francesco e
- l'Alliana.
-
-FRANCESCO va innanzi.
-
-CASTELLUCCIO corre sprofondandosi a baciargli la mano. Francesco entra
-il primo a destra, poi l'Alliana.
-
-
-SCENA QUINTA.
-
-FERDINANDO e il CASTELLUCCIO.
-
-
-FERDINANDO appena uscito l'Alliana, ha un impeto di collera contro di
-lui.
-
-Sai come lo chiamo? Lo scocciatore pedantone! E deve essere anche
-jettatore.
-
- gli fa contro le corna,
- dispettosamente. Al Castelluccio.
-
-Guardateli, o anche tu avrai nu gruosso guaio!
-
-CASTELLUCCIO.
-
-Io?... Oh... Maestà! È cugino soltanto di mia moglie!
-
-FERDINANDO.
-
-Tutti pennaruli, sti uffiziali napolitani! E tutti Murattiani! Manco
-male che io tengo i miei svizzeri!
-
- guarda l'orologio sulla tavola e
- sospira.
-
-E mo st'auto; 'u seccantone... capa tosta.
-
- al Castelluccio.
-
-Don Taniello faccia entrà!
-
- alludendo al Verolengo.
-
-Vuoi n'udienza proprio ogge? Cinque minute e staie frisco!
-
- congeda il Castelluccio con un cenno.
-
-La prima donna e sua sorella...
-
- guarda ancora l'orologio.
-
-fra nu quarto d'ora tu le fai veni ccà.
-
- Castelluccio via.
-
-
-SCENA SESTA.
-
-FERDINANDO solo, poi GAETANO che introduce il VEROLENGO.
-
-
- FERDINANDO sceglie da una cassetta
- un sigaro napoletano, lo spezza,
- ne getta una metà nella cassetta, e
- l'altra metà Faccende sulla fiamma
- della candela. Cantarella a mezza
- voce l'aria della _Linda_.
-
-_«A consolarmi affrettati... Momento fortunato...»_
-
-GAETANO annunziando.
-
-Il conte Solaris di Verolengo!
-
-FERDINANDO.
-
-_Linda_ è n'opera bella assaie!
-
- introdotto il Verolengo, Gaetano via.
-
-VEROLENGO inchinandosi.
-
-Maestà...
-
-FERDINANDO voltandogli le spalle continua a cantarellare.
-
-_«In faccia al cielo e agli uomini Tuo sposo diverrò!»_
-
-VEROLENGO.
-
-Vi ringrazio, Maestà, di avermi accordato l'onore...
-
-FERDINANDO.
-
-Sto sigaro è fetente!
-
- lo spezza con rabbia, ne prende un
- altro, lo rompe, ne accende una metà
- e l'altra metà l'offre al Verolengo.
-
-È il mio avana preferito. Costa niente, odora forte e fuma assai!...
-Prendi la candela!
-
- torna a cantarellare, passeggiando su e
- giù senza guardare il Verolengo.
-
-VEROLENGO depone il sigaro sopra un mobile, fa un altro passo e un
-altro inchino: poi, con voce più forte, risoluto.
-
-Maestà... Vostra Maestà...
-
-FERDINANDO
-
- si ferma: gli si pianta in faccia
- duramente.
-
-La Regina sta a letto, come porta il suo stato, ma sta bene; io,
-ringraziando la Madonna del Carmine e S. Alfonso, sto bene; tu, vedo
-con tanto piacere che stai bene. Torna n'altra volta. Oggi ho da dare
-udienza a tre re nel Presepio: Baldassare, Gaspare e Melchiorre! Bon
-giorno e statte bono!
-
- Si avvia verso l'uscio che mette al
- Presepio, zufolando la solita aria
- della _Linda_.
-
-VEROLENGO con impeto.
-
-Chiedo alla Maestà Vostra di volermi ascoltare!
-
-FERDINANDO si volta indispettito.
-
-VEROLENGO.
-
-Ho ricevuto notizie da... Torino.
-
-FERDINANDO si avvicina con un atto d'inquietudine, poi si calma subito.
-
-Da... Torino?.. E a me che importa? Anche mio cugino Carlo Alberto
-è troppo debole! La debolezza è oggi il figurino di moda per tutti
-i sovrani! — Ricordati: il mio regno è mio, e me lo governo io; io,
-che ho più talento di te, di tutti i ministri, io che sono più...
-Metternich di Metternich!
-
- fissando minaccioso il Verolengo.
-
-No! Piuttosto che mostrare debolezza... vivaddiana, vado a fare il
-colonnello in Russia in Austria! E poi sei tu, sono questi nobili,
-questi ufficiali napoletani e siciliani sempre in guerra fra di loro
-e sempre pronti a far la pace per mettersi contro di me, che sognano
-mutamenti, che minacciano pronunciamenti!
-
-VEROLENGO sottovoce.
-
-È il popolo. Maestà...
-
-FERDINANDO.
-
-Il popolo ha sempre voluto molto bene a me, a mio padre, a mio nonno...
-
-VEROLENGO.
-
-Il popolo, il grande popolo, il cuore e la mente di una nazione,
-Maestà, non il popolaccio di Mercatello o di Santa Lucia!
-
-FERDINANDO beffardo.
-
-I pennaruli... I paglietta?... Chisto è 'u popolo? Ah! ah! ah!
-
- serio
-
-Embè?... Io non ho paura di nessuno: non ho paura degli uomini, e l'ho
-provato.
-
-VEROLENGO ironico a sua volta.
-
-Avete provato, Maestà, di non avere paura anche... di monsignor Cocle?
-
-FERDINANDO alza le mani in atto di terrore.
-
-Monsignore?.. Rispetta Monsignore!... Isso è più assai di un uomo, è la
-mia coscienza!
-
-VEROLENGO.
-
-E la vostra paura...
-
-FERDINANDO.
-
-Sia! A me l'inferno fa paura, e a te, no?
-
-VEROLENGO.
-
-Se ascoltate Monsignore per l'inferno, allora, ascoltate anche me,
-perchè voi, Maestà... avete un'altra paura...
-
-FERDINANDO.
-
-Parla comm'aje da parla, parla chiaro.
-
-VEROLENGO fissa Ferdinando, che lo fissa a sua volta.
-
-Tutti concedono, per non cedere; guai se resterete il solo a voler
-resistere!.. Mi sono messo in diretti rapporti con... Torino.
-
- Ferdinando finge di non capire.
-
-E col vostro pieno consentimento. E vero? Rispondete, Maestà: col
-vostro pieno consentimento?
-
-FERDINANDO.
-
-Domande ne posso fare soltanto io; tu, questo, non lo dimenticare!
-
-VEROLENGO.
-
-Ebbene, a Torino, le mie speranze, i miei voti, le mie proposte, furono
-accolte con simpatia... A Torino, dove tra le feste e le dimostrazioni
-si acclama a Carlo Alberto re Costituzionale mentre a Roma, il nuovo,
-e veramente Santo Pontefice riconforta alla fede la patria e tutto
-il mondo con parole di pace, di libertà, di perdono!... Se non volete
-pensare a Voi, al vostro regno, pensate a vostro figlio, al Principe
-ereditario che sarà re Italiano di nascita e tutto italiano di sangue.
-Sangue piemontese, sangue napoletano...
-
-FERDINANDO stizzito.
-
-Neh! Neh! Con tutto chisto sangue!... Prima che il Principe ereditario
-abbia da... eredità... parla del regno mio, che è soltanto mio, e nun
-fare, mo 'o jettatore!
-
-VEROLENGO.
-
-Stringetevi coi vostri alleati naturali, in una confederazione, in un
-solo stato italiano, di tre monarchie, con tre principi italiani, nati
-in Italia: voi, Maestà, il nuovo Re di Sardegna... il nuovo Papa. Voi
-l'iniziatore...
-
- Ferdinando rimane scosso.
-
-Voi il reggitore supremo. Formate un solo popolo di queste cento folle
-disordinate e avrete un grande potere, avrete la più bella pagina nella
-storia, e sarete amato, adorato come un Dio!.... Oggi la sicurezza del
-trono, la tranquillità, la forza... e il principio di grandi cose per
-il domani...
-
-FERDINANDO resta muto, pensieroso.
-
-VEROLENGO.
-
-Che volete fare? Che pensate? Che aspettate, Maestà?
-
-FERDINANDO.
-
-Sappiamo, intanto, che vuol fare e che aspetta 'u re carbonaro?...
-
-VEROLENGO mostrando una lettera.
-
-Stamattina stessa, con un inviato particolare... E autografa...
-
- Ferdinando non capisce,
-
-di sua mano.
-
-FERDINANDO fa per afferrarla.
-
-VEROLENGO pronto la ritira e la ripone in tasca.
-
-No!
-
- inchinandosi profondamente.
-
-Perdonate! Voi Maestà, ed io, leggere insieme, soli... e insieme, soli,
-rispondere...
-
-FERDINANDO sempre muto e pensieroso, con la mimica delle tre dita
-della mano, esprime l'idea che gli gira in mente dei tre stati in
-confederazione, e lui che li domina tutti.
-
-Ma sti pazzi di siciliani e di napoletani... è proprio vero che mi
-odiano?
-
-VEROLENGO.
-
-Non voi, ma il vostro governo! Abolite gli arbitrii, le ladrerie,
-le prepotenze, e prima cosa... strappate la polizia dalle mani del
-gendarme...
-
-FERDINANDO
-
-Del Carretto?
-
-VEROLENGO continuando.
-
-E il potere dalle mani del Monsignore! Scacciate da voi, dal regno
-monsignor Cocle e tutto l'Ordine!
-
-FERDINANDO spaventato.
-
-Zitto! Vattene! Diventi matto?... Sti discorsi oggi, all'antivigilia
-di Natale!... Ogge che aspetto ccà Monsignore! Ogge, che m'aggio da
-confessà? Pe chesto nun te volevo manco vedè!
-
-VEROLENGO.
-
-Ma...
-
-FERDINANDO.
-
-Che ma! Si deve dir tutto in confessione! Nun c'è segreto nemmeno di
-Stato, per la confessione!
-
- calmandosi.
-
-Torna stasera o domani con la lettera
-
- ammiccando l'occhio.
-
-dell'... autografo! Per otto giorno nun me confesso cchiù. Potremo
-parlà co' tutto comodo dei fatti nuosti.
-
- congedandolo.
-
-Bongiorno, e statte buono!
-
-VEROLENGO supplicando.
-
-Maestà... Maestà!...
-
-FERDINANDO.
-
-Mo' vattenne!
-
-VEROLENGO.
-
-Ogni ora, Maestà... ogni momento è prezioso!
-
-FERDINANDO suona.
-
-Gaetano si presenta sull'uscio.
-
-FERDINANDO.
-
-'Na carrozza!
-
-GAETANO via.
-
-FERDINANDO.
-
-Stasera si prova la cantata sacra.... aspetto 'a prima donna!
-
-VEROLENGO per insistere.
-
-Ma...
-
-FERDINANDO chiamando.
-
-Tenente Holtmann!
-
- al Verolengo.
-
-c'è chillo stupido del cavalier Andreo e 'u professore pedantone!
-
-TENENTE HOLTMANN si presenta all'uscio del giardino.
-
-FERDINANDO continuando al Verolengo.
-
-Nun t'hanno da vedè!
-
- al tenente Holtmann.
-
-Favorite, per suo onore, di accompagnare voi stesso il conte Verolengo.
-
- dà la mano al Verolengo senza guardarlo
- in faccia.
-
-Bongiorno e statte bono!
-
- il Verolengo e il tenente Holtmann via.
-
-FERDINANDO rimane pensieroso.
-
-Carl'Alberto è 'nu trasognato... Sto prevetariello vanitoso di Pio IX è
-nu giocatore d'azzardo...
-
- picchiandosi col dito in mezzo alla
- fronte.
-
-Io ce tengo dint' 'a capa tanta robicella!...
-
- risata, poi suona.
-
-GAETANO si presenta sull'uscio.
-
-FERDINANDO a Gaetano.
-
-A prima donna, ccà.
-
-GAETANO via.
-
-FERDINANDO torna serio, poi, come risolvendosi.
-
-Embè? Il mondo vuol essere canzonato, e nu re, deve sapere meglio degli
-altri l'arte di canzonarlo!
-
- scrollando il capo, con un sorriso
- arguto.
-
-Constitution, rivolution.
-
-
-SCENA SETTIMA.
-
-GAETANO che introduce ROSALIA, FANNYA e il CASTELLUCCIO, FERDINANDO,
-poi di nuovo GAETANO e ALLIANA.
-
-
-FERDINANDO con molta nobiltà si leva il berretto, che butta sopra una
-seggiola, e dà la mano alla sola Rosalia, senza inchinarsi.
-
-La Regina oggi è leggermente indisposta. Sarete ricevuta domani.
-
- Rosalia, s'inchina con la reverenza.
-
-Vi ringrazio, Signora, di aver ben accolto il nostro invito, e di avere
-così ottemperato ad un nostro desiderio!
-
- la guarda con l'occhialetto.
-
-ROSALIA inchinandosi di nuovo c. s.
-
-Nel mentre mi sento profondamente commossa e grata per il grande onore
-ricevuto, sono ben lieta e fiera che la Maestà Vostra si sia degnata di
-abbassare lo sguardo sopra di me, per rendermene degna, e potere così
-prendere parte ad una festa che alla Maestà Vostra è particolarmente
-cara!
-
-CASTELLUCCIO che ha seguito il discorsetto con le approvazioni del
-capo: sottovoce.
-
-Benissimo!
-
-FERDINANDO.
-
-Neh! Neh! Non stai 'nteatro p'applaudì!
-
- risata, poi cortesissimo.
-
-Cioè, in questo teatro, che è il mio, voglio avere il piacere,
-finalmente, di applaudirvi da solo; già troppe volte sono stato
-costretto a confondere il mio plauso con quello di tutto il pubblico.
-Andreo! Adesso, batti le mani!
-
- risata.
-
-Questa bella signorina... vostra sorella?... Si chiama?
-
- la guarda con l'occhialetto.
-
-ROSALIA inchinandosi c. s.
-
-Fannya...
-
-FERDINANDO maravigliato.
-
-Fannyà?
-
- al Castelluccio.
-
-Sto nomme è nu nomme d'opera! Nun ce sta dinto 'u calannario de santi!
-
-FANNYA pronta, sorridendo.
-
-Invece sì! Ci sta benissimo!
-
-CASTELLUCCIO suggerisce, piano.
-
-Maestà! Maestà!
-
-FANNYA facendo un inchino.
-
-Maestà! Mi chiamo Francesca, da Francesca, Fanny, da Fanny, Fannya!...
-Ci sta benissimo!
-
-FERDINANDO.
-
-Ci sta benissimo, facenno nu piccolo viaggetto per arrivarci!
-
- al Castelluccio, sottovoce.
-
-Carina 'a piccerella! Don Gaetano, faccia avvertito il capitano Alliana.
-
-FANNYA fa un atto di maraviglia e di gioia.
-
-FERDINANDO.
-
-Il capitano Alliana è un amico vostro?
-
-ROSALIA.
-
-Lo abbiamo conosciuto, Maestà, in villa, dalla Duchessa di Empoli.
-
-FERDINANDO.
-
-Per ciò, ho scelto il capitano Alliana, come vostro cavaliere e vostra
-guida.
-
- battendo sulle spalle al Castelluccio.
-
-Tu se' troppo nu 'gnorantone. C'è molto da ammirare, oltre il palazzo e
-il giardino, la galleria, la biblioteca. Il capitano è dottissimo...
-
- a Fannya e a Rosalia, guardandole con
- l'occhialetto.
-
-ed ama le arti belle... quando sono belle! Vedrete il salone magnifico
-dei grandi ricevimenti ufficiali: l'ho fatto fare a mie spese...
-
-GAETANO annunziando.
-
-Il capitano Alliana.
-
- introduce Alliana e via.
-
-ALLIANA fatto il saluto resta fermo, su due piedi.
-
-FERDINANDO senza voltarsi continua c. s.
-
-Vi piace la cantata sacra che ho fatto scrivere per voi? È bella assai!
-Mercadante e Donizetti sono i nostri più grandi maestri!
-
- Siede con un salto sulla tavola e
- continua a parlare, dondolando le
- gambe.
-
-Verdi, dopo che ha fatto coll'_Alzira_... come dite in teatro?
-
-FANNYA pronta.
-
-Fiasco.
-
-CASTELLUCCIO suggerendo, piano.
-
-Maestà!
-
-FANNYA.
-
-Maestà, fiasco!
-
-FERDINANDO.
-
-Fias...co. Verdi ha scritto troppa musica; troppa roba! E troppo in
-fretta! L'organetto non cammina più.
-
- risata.
-
-Voi siete una grande artista, e noi amiamo gli artisti! Tutti i Borboni
-sono artisti! Mio fratello Leopoldo è scultore; ha fatto persino — la
-Madonna glielo perdoni — la statua ad un eretico: a Gian Battista Vico!
-Se avesse fatta 'a vostra, sarebbe stata più bella e di nostro gusto.
-Invece di farle, io le statue le faccio fa e pe' chesto che sono il re,
-i miei sudditi me le fanno paga 'n nocchio e anche tutt'e duie!
-
- risata.
-
-Statue... e quadri... Avete sentito parlare di un certo Domenico
-Morelli?
-
- ad Alliana, senza voltarsi.
-
-Farete vedere i miei quadri del Morelli, capitano professore.
-
-FANNYA sorride, ripetendo sottovoce
-
-Professore...
-
-FERDINANDO continuando.
-
-Questo Morelli,
-
- picchiandosi col dito in mezzo alla
- fronte
-
-ha molta roba ccà!
-
- correggendosi.
-
-qui! Io gli raccomando sempre: Don Domì, fa dell'arte e non fa della
-politica! Ma oltre alle arti, bisogna proteggere le scienze. Il primo
-Congresso degli scienziati a Napoli, l'ho voluto io, e l'ho inaugurato
-io, con un discorso mio! E che voce! Fui detto il benigno Giove
-Tonante. Per altro la passiona ca io tengo più grande è per la musica!
-
- con fine ironia.
-
-Anzi, io vorrei ottenere con una legge che nel mio regno, non si
-scrivesse e non si leggesse più... altro che musica! Conoscete il
-buffo Casaccia?... Casaciello? Io ce vado pazzo! E voi pure, mi piacete
-assai!
-
- saltando giù dalla tavola, e facendo
- cenno al Castelluccio di seguirlo.
-
-Vi ringrazio, Signora, di avere bene accolto il nostro invito!
-
- a Fannya.
-
-Voi, signorina...
-
-FANNYA.
-
-Fannya, Maestà!...
-
-FERDINANDO continuando.
-
-Allora diremo: Francesca, Franceschella... Checchina! Tutti i più bei
-fiori del mio giardino, sono vostri, prendeteli; la luce li ha coloriti
-e il sole li ha profumati per la vostra giovinezza.
-
- con un cenno del capo al Castelluccio,
- sottovoce.
-
-Jammo, Andreo!
-
- via seguito dal Castelluccio, senza
- salutare, senza dare la mano a
- nessuno.
-
-
-SCENA OTTAVA.
-
-ROSALIA, FANNYA, ALLIANA, poi il tenente HOLTMANN e SECONDO UFFICIALE
-DEGLI SVIZZERI, GAETANO, CARMINE, AGNESE, SERVITORI, CONTADINI, il
-maggiore MÜLLER e monsignor COCLE. In fine FERDINANDO.
-
-
-FANNYA con gioia.
-
-Com'è simpatico il Re, e com'è buono! Io ero così inquieta...
-
- a Rosalia.
-
-E anche tu! Invece... Non sembra nemmeno un Re!
-
- a Rosalia, guardandola:
-
-Ma perchè continui anche adesso a non essere allegra, mamm... Sorella,
-sorellissima mia?...
-
-ROSALIA.
-
-Lo sono, cara. Sono contenta, vedendo te, così contenta e allegra!
-
-FANNYA.
-
-Sì, sì!! Più che contenta! Più che allegra, mi sento felice,
-felicissima!... Perchè, poi, eravamo rimasti tutti così male
-impressionati! Un invito a corte, lo abbiamo accolto come una
-disgrazia! E anch'io!... Ma di riverbero, vedendo le vostre brutte
-facce!... Non volevate nemmeno condurmi a Caserta! Invece... come mi
-piace il Re... E la corte! Quel bel giardino, questo bel palazzo e
-tanto sole da godere con te...
-
- ad Alliana, e a Rosalia
-
-e con te. Pensare che siamo a Natale ed è un giorno splendido di
-primavera!... Ah come si respira bene a corte!
-
-ROSALIA.
-
-Bambina cara!
-
-ALLIANA.
-
-Sì, tanto cara e tanto bambina!
-
-FANNYA prende prima una mano di Rosalia, poi una mano dell'Alliana,
-tirandoli verso l'uscio dei giardino.
-
-Andiamo! Andiamo! Andiamo! Andiamo fuori! Andiamo a passeggiare!
-Andiamo a cogliere tanti bei fiori col signor... professore!
-
- scoppia in una risata.
-
-Professore! E dire che io non ho mai pensato di amare e di essere amata
-da un pro...fes...sore!... Dio mio, che soggezione!
-
- tocca le labbra con un dito, poi
- con lo stesso dito indica Alliana,
- accennando a un bacio.
-
-Più!... Un professore... non ne ho più il coraggio! Più! Più! Più!
-Soltanto alla Mam...
-
- corre a stringere Rosalia fra le
- braccia, baciandola forte.
-
-Tutti a mia sorella!
-
-ALLIANA ride.
-
-FANNYA gli va vicino.
-
-O se pure... prima... faremo un patto: non sarò mai chiamata la moglie
-del signor professore! La moglie del capitano, mi piace molto di più! —
-Sei in collera?
-
-ALLIANA ridendo stupito.
-
-No! Perchè?
-
-FANNYA
-
-Sii in collera!... Sii in collera!
-
- battendo i piedi per terra.
-
-Lo voglio!
-
-ALLIANA.
-
-Sono in collera!
-
-FANNYA affettuosamente.
-
-Mi fa tanto piacere se sei in collera, così possiamo fare la pace!
-
- gli dà una mano da baciare.
-
-Questa al capitano...
-
-ALLIANA la bacia.
-
-FANNYA gli dà l'altra mano.
-
-E questa al professore!
-
-ALLIANA la bacia ripetutamente.
-
-FANNYA.
-
-Basta! Basta! Basta!
-
-ROSALIA ride, poi ritorna inquieta.
-
-Ma... Alberto?... Dove sarà? Come potremo vederlo?
-
-ALLIANA.
-
-Era qui prima di noi.
-
-ROSALIA.
-
-Dal Re?
-
-ALLIANA.
-
-Sì.
-
-FANNYA.
-
-Andiamo a cercarlo!
-
-ALLIANA.
-
-Non facciamo imprudenze! Lo incontreremo certamente perchè lui stesso
-cercherà di noi.
-
-ROSALIA.
-
-Dunque, credete proprio... che ci siamo tanto spaventati inutilmente?
-
-ALLIANA.
-
-Certissimo!... Ci siamo un po' montati la testa tutti quanti! Il Re è
-troppo fiero e superbo. Non vorrebbe mai fingere in questo modo... Voi,
-non dovete l'invito a corte, altro che alla vostra celebrità!...
-
-ROSALIA.
-
-E al maestro Mercadante!... Ah!.. Che gioia riavere la tranquillità...
-Vi giuro! Il Mercadante, sarà molto contento di me!
-
- ridendo.
-
-E anche il Castelluccio! Mi lascierò baciar le mani in gran mistero e
-segreto!
-
- sottovoce ad Alliana.
-
-Molte volte è la nostra coscienza turbata, che dà corpo alle ombre. Non
-è vero, Vincenzo?
-
-ALLIANA.
-
-La coscienza non c'entra; è l'immaginazione, che vuol far vedere ciò
-che assolutamente non esiste!
-
-FANNYA.
-
-Vi devo dir io, senza tanta profondità di ragionamento ciò che... penso
-io?... Se questo Re, così allegro e buono, venisse anche a scoprire che
-il papà... è il mio papà... non ci mangia nessuno dei tre!... Andiamo,
-dunque, andiamo! Ma intendiamoci, signora guida, niente gallerie,
-niente quadri! Tutto il giardino e tutti i fiori! I quadri sono belli,
-quando piove!
-
- si sente il segnale di una tromba da
- lontano: poi un altro dalla parte
- opposta; poi il rullo dei tamburi.
-
-TEN. HOLTM. e il 2º UFFICIALE spalancano la porta del giardino e
-restano in posizione.
-
-GAETANO dall'uscio a destra, attraversando la scena e fermandosi vicino
-all'uscio del giardino.
-
-Monsignor Cocle!...
-
-AGNESE c. s. dall'uscio del Presepio.
-
-Monsignore!
-
-CARMINE c. s.
-
-Monsignore!
-
- nel giardino si vedranno altri
- servitori e contadini.
-
-ROSALIA turbandosi.
-
-Il Cocle?
-
-ALLIANA.
-
-È naturale; per le feste del Presepio... Per le messe... di Natale!...
-Andiamo!
-
- indicando l'uscio a destra.
-
-Gli svizzeri di guardia, hanno l'ordine di lasciarmi passare!...
-
-FANNYA.
-
-No! Un momento! Lasciatemelo vedere!...
-
-ALLIANA.
-
-Perchè?... Perchè?...
-
-ROSALIA.
-
-Lo vedrai stasera, domani... anche troppo!
-
- Rosalia, Fannya, Alliana, via.
-
-VOCE FORTE dal giardino.
-
-Presentat'... Arm!
-
- tutti s'inginocchiano nel giardino e
- dentro sulla scena; anche il Tenente
- Holtmann e il 2º Ufficiale.
-
-VOCE FORTE c. s. più vicino.
-
-Presentat'... Arm!
-
- Si avanzano nel giardino monsignor
- Cocle, impartendo la benedizione,
- e il colonnello Müller. Monsignor
- Cocle è vestito da prete, con una
- croce d'oro sul petto e con la
- stella dell'Ordine Costantiniano. Il
- colonnello Müller a capo scoperto
- tiene il keppy, con una mano,
- appoggiato sul fianco. Il Cocle e il
- Müller si presentano sull'uscio dì
- mezzo.
-
-FERDINANDO entra: ha le spalline e la sciabola: giunto dinanzi al
-Cocle, s'inginocchia con un ginocchio solo a terra. Il Müller fa
-altrettanto. Il Cocle, benedice.
-
-
-SCENA NONA.
-
-FERDINANDO, COCLE, MÜLLER, HOLTMANN, 2º UFFICIALE, GAETANO, CARMINE,
-AGNESE. Nel giardino SERVI, CONTADINI, E SOLDATI.
-
-
-FERDINANDO al Cocle.
-
-Monsignore, vi bacio le mani, e umilmente mi prostro, implorando
-indulgenza e perdono.
-
-COCLE.
-
-Non a me, ma al Signore, che rappresento, per suo volere, sebbene
-indegno!
-
- sollevandolo.
-
-Io sono. Maestà, il più devoto e sottomesso dei vostri sudditi!
-
- impartisce in giro un'altra
- benedizione.
-
-TUTTI si alzano e si allontanano, meno il Müller, il tenente Holtmann e
-il 2º ufficiale.
-
-COCLE a Ferdinando.
-
-La buona e savia Regina?
-
-FERDINANDO.
-
-Teresa sta à letto, e se raccomanda a vuie, Monsignò, perchè possa
-ottenere 'a grazia dalla Madonna del Parto, la venerata Schiavotella di
-Pozzuoli, tanto miracolosa!
-
-COCLE.
-
-Per sua Maestà, rifulgente delle più belle virtù e veramente Pia
-Regina, noi abbiamo sempre ottenuto specialissime grazie dalla
-infinita bontà del Signore. Egli ha voluto manifestare il suo pieno
-aggradimento, per questa vostra seconda unione santificandola con la
-fecondità, che dà tanta gioia e sicurezza alla vostra casa.
-
-FERDINANDO.
-
-Volete, Monsignore?... Su... nelle vostre camere?...
-
-COCLE.
-
-No, no, mai! Non vi deve recare il benché minimo disagio la mia povera
-persona. Ovunque si trova il Re e la reggia, ovunque si trova un
-ministro del Signore, è la chiesa...
-
-FERDINANDO a Müller.
-
-Come gli altri giorni, nessuno può avvicinarsi: nemmeno Sua Altezza il
-principe Francesco!
-
- MÜLLER saluta militarmente; parla con i
- due ufficiali, che manda uno a destra
- e l'altro a sinistra, poi richiude i
- battenti.
-
-
-SCENA DECIMA.
-
-FERDINANDO, Monsignor COCLE, MÜLLER.
-
-
-FERDINANDO si leva la spada che depone col berretto sopra la tavola,
-si apre la tunica sul petto e mostra al Cocle un medaglioncino che ha
-appeso al collo con una catenella d'oro.
-
-Io tengo ccà i due capelli della Madonna che voi mi avete ottenuto
-da S. Alfonso. Sempre! Sempe ccà! Non è vero, Monsignore? Con questa
-reliquia, sto sicuro contro il terremoto, contro 'a jettatura e contro
-i Fratelli, i Giacobini?
-
-COCLE alza gli occhi al cielo.
-
-FERDINANDO inquieto.
-
-Pure co' sta santa reliquia me poterrià capità quacche gruosso guaio?
-
-COCLE.
-
-Quella reliquia, Maestà, tiene rivolti sopra di voi gli occhi della
-Beata Vergine; voi non dovete mostrarvene indegno, trascurando i suoi
-ammonimenti.
-
-FERDINANDO indicando una poltrona.
-
-Vulite?... Mi sono già preparato, Monsignore.
-
-COCLE.
-
-Prima...
-
- diventa serissimo, come compreso da
- un pensiero mistico, e recitando
- sottovoce un'orazione si alza una
- falda del lungo mantello e la offre
- al bacio di Ferdinando.
-
-FERDINANDO impallidendo.
-
-Il mantello di Sant'Alfonso?
-
-COCLE accennando di sì col capo.
-
-Devo ottenerne nuova forza, per recare a voi la salvezza...
-
-FERDINANDO.
-
-Salvezza... dell'anima?
-
-COCLE.
-
-Salvezza dell'anima, salvezza del regno e della vita! Come vostro
-cugino, Luigi XVI.
-
-FERDINANDO indietreggiando con un grido.
-
-Eh?
-
-COCLE.
-
-Il pericolo che correte voi, è ancora più grande!... Il Re martire, il
-cui capo mozzato dalla mannaia, rotolò dal palco, fra le risate oscene
-della plebaglia briaca, aveva la rivoluzione alle porte della reggia...
-Voi...
-
-FERDINANDO.
-
-Io? Io?
-
-COCLE.
-
-È già entrata qui col tradimento; è vicina, accanto a voi e già tiene
-alzata sopra di voi la sua mano lorda di sangue.
-
-FERDINANDO tremando, con la voce rotta.
-
-Confessatemi! Confessatemi! Confessatemi!
-
-COCLE.
-
-Ascoltate...
-
-FERDINANDO.
-
-Confessatemi! Confessatemi! Prima la grazia! Sono pieno di peccati!
-No... no, no, non... Non voglio morire in peccato... l'inferno...
-
-COCLE.
-
-Calmatevi... ascoltate.
-
-FERDINANDO fuori di sè.
-
-Confessatemi, per Dio!
-
- spaventato dalla bestemmia, segnandosi.
-
-Perdonatemi! Pietà! L'inferno! L'inferno!... L'inferno!
-
-COCLE stende le mani e alza gli occhi al cielo in atto d'invocazione.
-
-Sant'Alfonso...
-
-FERDINANDO.
-
-Sant'Alfonso, ma anche la Madonna del Carmine, anche quella ancora più
-miracolosa di Campiglione...
-
-COCLE avvolge Ferdinando, sempre tremante, nel suo mantello, lo conduce
-con sè vicino alla poltrona, siede, fa inginocchiare Ferdinando dinanzi
-a lui, recita una breve preghiera e lo benedice.
-
-Calmatevi, raccoglietevi, da bravo, e incominciate.
-
-FERDINANDO sempre tremante e convulso; in fretta.
-
-Ancora... molte volte con la Gnesella... La Regina sta malata!... È
-peccato, ma non è adulterio, vero? È adulterio soltanto quando si è
-colti sul fatto e con persone della nostra condizione, vero?
-
-COCLE.
-
-Procurate di non aggravare il peccato con lo scandalo!
-
-FERDINANDO.
-
-No, no, no! Scandalo mai! Ho fatto velare la nudità delle statue...
-Coprire le nudità dei quadri...
-
-COCLE.
-
-E poi? Avanti!
-
-FERDINANDO.
-
-Ho peccato ancora gravemente di avarizia contro gli interessi dello
-Stato...
-
-COCLE.
-
-Offrite in espiazione alla nostra santa Mendica, alla chiesa, non le
-promesse, ma le prove del vostro ravvedimento.
-
-FERDINANDO.
-
-Per l'offerta mi farò consigliare da voi stesso, Monsignò...
-
-COCLE.
-
-E poi?
-
-FERDINANDO china il capo con un gemito.
-
-COCLE più forte.
-
-E poi?
-
-FERDINANDO precipitosamente.
-
-Dico bugie, ogni giorno, sempre.
-
-COCLE.
-
-Per scherzo? A fin di bene o dettate da mal animo?
-
-FERDINANDO.
-
-Nu poco... d'ogne qualità!
-
-COCLE.
-
-Ricordate: il peccato della bugia è tanto più grave, quanto meno, la
-bugia che dite, può esservi utile. E poi?
-
-FERDINANDO fa un sospiro.
-
-COCLE.
-
-E poi?
-
-FERDINANDO.
-
-Ah, Monsignore!... Monsignò!... Io non so se è nu peccato... spesso
-spesso mi pare che... Quando sono calmo, tranquillo... no, ma... certi
-giorni, ho paura...
-
- balbettando
-
-Ho paura! Ho paura! L'avevo giurato... poi... ho mancato! L'avevo
-giurato alla povera Maria Cristina, al letto di morte... «Sangue no!
-Sangue no!» Li vedo, li vedo, Monsignò... Li vedo... i petti squarciati
-dalle palle... gli occhi vitrei... le bocche contorte... giovani...
-vecchi... donne... adolescenti... Monsignore... Monsignò! Oh, tutti
-quei morti! Tutti uniti! Tutti insieme, tutti addosso! È orribile. Mi
-soffocano!... E poi lei!... Mia moglie... Maria Cristina... «Sangue
-no!» Lo avevo giurato! Sangue no! Mi pento! Mi pento!
-
-Mi sono pentito! Ho posto un limite alle condanne! Sì, sì! Spenta
-la ribellione della Sicilia, quando si trattò di domare i moti degli
-Abruzzi, delle Calabrie, ho imposto io, ho telegrafato io ai giudici
-delle Commissioni militari, di non fucilarne impiccarne mai più di
-dieci...
-
-COCLE.
-
-E non mai meno di sei!
-
-FERDINANDO singhiozzando, abbandona il capo sulle ginocchia di Cocle.
-
-COCLE dopo aver guardato con occhio freddo e sarcastico Ferdinando.
-
-Maria Cristina di Savoia, era un'anima troppo mite, troppo debole; era
-nata per il monastero, non per il trono, e le erano ignoti gli obblighi
-impellenti, i gravi doveri dei sovrani.
-
-FERDINANDO.
-
-Infatti... È volata subito in paradiso!... È una santa! Ma una santa,
-che ho contro di me!
-
-COCLE scrollando il capo.
-
-Santo non potrà mai essere chi non è stato forte contro i nemici
-della religione! Dio, il Re dei Cieli, non ha pur dato agli stessi
-suoi angeli, i più eccelsi custodi della sua gloria, le spade lunghe
-e fiammeggianti? Maria Cristina di Savoia, è stata santificata da
-quegli stessi preti, perversi e bestemmiatori, che hanno fatto Papa
-e ingannano Pio IX! Pregate, Maestà, per l'anima di Maria Cristina,
-pregate perchè un miracolo dello Spirito Santo apra gli occhi al nuovo
-Pontefice!
-
-FERDINANDO afferrando una mano al Cocle e baciandola con grande
-trasporto.
-
-Potete assolvermi? Potrete assolvermi, Monsignò?
-
-COCLE gravemente.
-
-Nell'atto di firmare una condanna di morte, sentite in voi l'uomo che
-si vendica, oppure il re costretto a punire?
-
-FERDINANDO vivamente.
-
-Il re! Il re!
-
-COCLE.
-
-Allora, non c'è peccato!
-
-FERDINANDO.
-
- alzandosi di un balzo, con un grido di
- gioia.
-
-Sono innocente, Monsignore, so' innocente?
-
-COCLE restando sempre seduto, e prendendolo per una mano, lo fa di
-nuovo inginocchiare.
-
-Raccoglietevi... e poi?...
-
-FERDINANDO.
-
-Ditemi voi, subito, chi mi tradisce?
-
-COCLE.
-
-E poi? E poi?
-
-FERDINANDO in fretta.
-
-La collera... L'ira... peccati veniali!...
-
-COCLE severo.
-
-L'ira? È ciò che offende di più l'Agnello Divino.
-
-FERDINANDO.
-
-Qualche piccolo mancamento di gola...
-
-COCLE.
-
-Ma la gola, disgraziato, è tra i peccati più bestiali! Vi fa perdere
-insieme la salute dell'anima e la salute del corpo e vi affretta la
-morte con i tormenti e lo stridore dell'inferno!
-
-FERDINANDO fa un atto di terrore.
-
-COCLE.
-
-Per otto giorni, eviterete qualunque cibo e bevanda che possa
-solleticare il vostro gusto.
-
-FERDINANDO umilmente.
-
-Sì, Monsignore...
-
-COCLE.
-
-Recitate con me un atto di contrizione
-
- si raccoglie, recitando la preghiera
- a voce sommessa, poi benedice
- Ferdinando a mezza voce.
-
-_Ego te absolvo..._
-
- Le altre parole si perdono fra le
- sue labbra. Si alzano tutti e due
- insieme: il Cocle, subito, leva il
- mantello a Ferdinando e lo depone
- sulla poltrona, dopo di averlo
- baciato e averlo fatto baciare al Re.
-
-FERDINANDO prorompendo.
-
-Parlate! Parlate! Tutto! Parlate voi adesso, senza esitanze! Ve lo
-comando, sono il vostro re!
-
- cambiando, abbracciandolo.
-
-Siete il mio conforto, il mio amico, l'amico mio più caro!
-
-COCLE con ironia.
-
-Prego per voi, e veglio su di voi, ma non sono io! È il conte Verolengo
-il vostro amico!
-
-FERDINANDO.
-
-Chillo è 'u seccatore mio!
-
-COCLE fissa, scruta Ferdinando.
-
-Oggi stesso?... E stato qui?
-
-FERDINANDO.
-
-Io non l'ho ricevuto! Non gli ho dato udienza! Non l'ho visto!...
-Dunque? Dunque? Il tradimento? Che tradimento? Chi mi tradisce?
-
-COCLE.
-
-Proprio quelli stessi che mi vogliono allontanare da voi! Bandire,
-scacciare dal regno! I miei... i nostri nemici, sempre più temerari!
-
-FERDINANDO.
-
- più sicuro di sè e a sua volta ironico.
-
-Ah! ah! per questo, allora, mi avete onorato delle vostre tanto gradite
-premure, Monsignore; pecchè nu pericolo o state pè passa vuie, non io!
-
-COCLE gli ferma il riso con un'occhiata.
-
-Una vasta congiura militare... Vogliono impadronirsi di voi, domani
-notte, mentre vi recate in espiazione alla Chiesa dei Miracoli...
-
-FERDINANDO di nuovo impaurito.
-
-Come avete saputo? Scoperto?...
-
-COCLE.
-
-L'ho saputo in tempo. Basta, Maestà!
-
- mettendosi una mano prima sulla bocca,
- poi sul petto.
-
-Segreto di confessione.
-
-FERDINANDO.
-
-Chi? Chi? I complici? I complici?
-
-COCLE.
-
-Molti ufficiali superiori, tra cui un generale.
-
-FERDINANDO violento.
-
-L'esercito! Tutti Murattiani!
-
-COCLE.
-
-E il marchese Rosalis di Milano, sotto il falso nome di maestro Savoldi!
-
-FERDINANDO.
-
-Il maestro della prima donna?
-
-COCLE.
-
-Ma la mente che dirige, il braccio che deve colpire, è l'istitutore del
-Principe ereditario, la creatura del Verolengo!
-
-FERDINANDO.
-
-L'Alliana?
-
-COCLE.
-
-Il capitano Alliana!
-
-FERDINANDO chiamando.
-
-Colonnello Müller! Colon...
-
-COCLE fermandogli le parole.
-
-Che cosa volete fare?
-
-FERDINANDO.
-
-Arrestarlo! Subito!
-
-COCLE.
-
-L'Alliana non ci sfugge più; ma un'imprudenza potrebbe salvare gli
-altri, i lontani...
-
-FERDINANDO.
-
-Del Carretto? Il Marchese Del Carretto!
-
-COCLE.
-
-Del Carretto, no! Non potete più fidarvene! Ve lo prova questa
-cospirazione: o non sa, ed è un inetto, o sa, e allora tradisce...
-
-FERDINANDO.
-
-Il mio ministro?
-
-COCLE.
-
-L'antico carbonaro, fornica coi liberali! Se ci sono fratelli, i più...
-venerabili saranno salvati in tempo.
-
-FERDINANDO.
-
-Ma è il mio ministro! La Polizia è nelle sue mani!
-
-COCLE.
-
-Appunto per ciò! Non arresti che facciano chiasso. Il processo vero,
-che deve svelare tutto, si farà qui, questa notte stessa, sorprendendo
-i colpevoli nel sonno. Voi, Maestà, io, il colonnello Müller, il barone
-di Battifarno, che vi ha già dato prova di tanta devozione! Dopo, per
-il processo, pro forma, e la condanna, la Commissione di guerra.
-
-FERDINANDO.
-
-Qui? Sono qui?... L'Alliana... e poi? Chi altro?
-
-COCLE.
-
-Il Giglio d'Oro, il nido degli amori di quelle donne...
-
-FERDINANDO.
-
-'A cantante e 'a sorella?
-
-COCLE.
-
-Era il covo della cospirazione. Quelle donne devono saper molto. Tutto!
-
- alzando gli occhi al cielo.
-
-Sono stato illuminato nel mio consiglio! Le abbiamo qui... sotto
-mano... Il marchese Rosalis, si recava anche di notte, segretamente, al
-Giglio d'Oro... col capitano Alliana.
-
-FERDINANDO.
-
-L'Alliana? Col Rosalis?...
-
-COCLE.
-
-Il Rosalis, non più il Savoldi maestro di musica! Il Rosalis
-travestito, con gli occhiali, spacciandosi per un tedesco, per un
-impresario di Vienna. Delle due donne, una, è l'amante del Savoldi,
-l'altra, la più giovine, del capitano Alliana. Ed ora scacciatemi
-pure, Maestà, con gli altri religiosi del mio Ordine, e chiamate il Del
-Carretto!
-
-FERDINANDO implorando.
-
-Nun me lasciate, Monsignò! Nun me lasciate!
-
-COCLE.
-
-Largite, voi pure, un'ampia amnistia pei delitti politici, come quella
-di Pio IX; — tutti l'hanno encomiata, persino il Gran Sultano! — Fate
-concessioni, date costituzioni, come Carlo Alberto...
-
- non più ironico, minaccioso.
-
-e come Luigi XVI aprite le porte della Reggia alle nuove idee e ai
-nuovi ideali di libertà... e vi entrerà scamiciata, feroce, la violenza
-della piazza! È recente la storia, ed è storia della vostra famiglia!
-Se non sapete essere re, e Dio ve ne punirà con l'inferno, siate uomo!
-Avete... una moglie... delle figlie... Guardate dinanzi a voi, quel
-cadavere ignudo informe di donna... Guardate come... quale scempio ne
-hanno fatto!... È il cadavere di una vostra parente...
-
- piano all'orecchio.
-
-Non era una vostra parente, la principessa di Lamballe?
-
-FERDINANDO si precipita sulla tavola, cadendo con le due mani sulla
-spada. Ha i capelli irti; è pazzo di terrore.
-
-Colonnello Müller! Colonnello Müller!
-
- Si apre la porta del giardino; si
- presenta sull'uscio il colonnello
- MÜLLER. Gli altri due ufficiali,
- restano di guardia, più in fondo.
-
-FERDINANDO si calma a poco a poco, e fa cenno al Müller di avvicinarsi.
-
-Avvicinatevi, colonnello... Viene ccà.
-
-MÜLLER si avanza: fa il saluto militare.
-
-FERDINANDO ride, ma le gambe gli tremano: sottovoce.
-
-Stanotte, ma bada,
-
- indica silenzio.
-
-guai! Tutto il reggimento sotto le armi... pronto. Io e Monsignore
-avremo bisogno di te, questa notte... e dei tuoi bravi soldati!
-
- sorridendo.
-
-Prepariamo nu scherzo grazioso ai nostri, cari amici!
-
- sghignazzata.
-
-Aje capito? Và!...
-
-
- FINE DELL'ATTO SECONDO.
-
-
-
-
-ATTO TERZO.
-
- Nel Palazzo Reale di Caserta: l'alcova e la camera da letto
- di Rosalia. In fondo, a sinistra, un uscio a vetri e tendine
- trasparenti. A destra, un uscio e una finestra.
-
-
-SCENA PRIMA.
-
- ROSALIA e FANNYA sono dinanzi allo specchio della toelette; si
- acconciano i capelli per la notte.
-
-
-FANNYA appena alzato il sipario, si udrà una lunga e allegra risata
-di Fannya, che fa scorrere tra le mani, lisciandoli e pettinandoli, i
-capelli di Rosalia.
-
-Ah! Ah! Ah!... Un capello bianco!... Sì! Sì! Guardalo!
-
- glielo fa vedere tra due dita:
- sottovoce
-
-Non si può più passare per mia sorella.
-
-ROSALIA sorridendo.
-
-Cerca bene! Ce ne sarà più d'uno!
-
-FANNYA arrabbiandosi.
-
-No, invece!... E anche questo non è bianco! È soltanto più chiaro!
-
-ROSALIA.
-
-Hai paura di avermi dato un grande dolore con la tua scoperta?
-
-FANNYA.
-
-A te no, e a me, sì!... Perchè per me tu sei la cosa più bella che ci
-sia al mondo!
-
- Rosalia sorride sempre scrollando il
- capo.
-
-FANNYA.
-
-Sì, bella, bella! E mamma, mamma, mamma!
-
- stringendola e baciandola con passione.
-
-Dio; che bisogno di dirti mamma! E come mi secca quel sorella! Sorella!
-è così poco in confronto di mamma!
-
- le dà un altro bacio.
-
-Mamma!... Mia!.,.
-
- accarezzandola
-
-Come mi piaci! Che bei capelli! Che begli occhi!.. Che bella bocca!..
-Che bel naso!... Sì! Sì! Hai un naso che è un amore!
-
- glielo bacia.
-
-ROSALIA.
-
-Cara!... Ti piaccio tanto, perchè sono la tua mamma!
-
-FANNYA.
-
-E per questo sei bella!
-
- indicandole lo specchio con graziosa
- civetteria
-
-Guarda anche me, là dentro... Ti par possibile che io possa essere la
-figlia... di una mamma brutta?
-
-ROSALIA ridendo si fa sedere Fannya sulle ginocchia, pettinandola lei.
-
-Per punire la tua vanità, ti ricorderò anche domani questo che mi hai
-detto.
-
-FANNYA.
-
-Ho detto?
-
-ROSALIA.
-
-La «cosa» che al mondo ti piace di più, sono io!
-
-FANNYA.
-
-Domani, dopo, sempre!
-
-ROSALIA ammiccando dell'occhio, e accennando col capo verso la finestra.
-
-E... quello là?... Il capitano?
-
-FANNYA.
-
-Il capitano?
-
-ROSALIA.
-
-Se sono io... non è più lui; ricordati!
-
-FANNYA.
-
-Già... se sei tu...
-
- con un grosso e comico sospiro.
-
-Sei famosa per far domande imbarazzanti!
-
-ROSALIA.
-
-Pazienza questo, ma è a lui... che vuoi anche più bene!
-
-FANNYA crucciata.
-
-No!
-
-ROSALIA.
-
-Proprio... no?...
-
-FANNYA
-
-Cattiva! Sei cattiva!
-
-ROSALIA.
-
-Amalo! Amalo!... Lo amo anch'io perchè lo ami!
-
-FANNYA di nuovo sorridendo.
-
-E perchè... mi ama!
-
- fa per trascinare Rosalia verso la
- finestra.
-
-Andiamo a vedere.
-
-ROSALIA.
-
-No, basta! A furia di farmi ammirare la luna a quella finestra...
-
- guarda l'orologio della caminiera.
-
-sono quasi le due!... Cara, si va subito a letto!
-
-FANNYA c. s.
-
-Andiamo a vedere se la sua finestra è chiusa, se è tutto bujo, se dorme
-e allora... pazienza!... Andremo a dormire anche noi!
-
- vanno alla finestra.
-
-ROSALIA.
-
-Vedi?... Tutto chiuso e tutto bujo!
-
-FANNYA con disappunto.
-
-Tutto bujo!... Dorme, il professore!
-
-ROSALIA.
-
-Dunque, anche noi si fa altrettanto... A letto!...
-
-FANNYA appoggiandosi alla finestra.
-
-Che bella voce avevi, stasera!... E il Re, quanti complimenti!
-Vedrai... dopo le feste del Presepio, ti fa... cavaliere!
-
-ROSALIA.
-
-A letto! A letto!... Non sei abituata a far tardi!
-
-FANNYA rassegnata, guarda sempre verso la finestra mentre Rosalia cerca
-di condurla verso l'alcova. — A un tratto, con un grido di gioia
-
-C'è il lume!... La finestra è illuminata!
-
- si scioglie vivamente da Rosalia e
- torna di corsa alla finestra. A
- questo punto, si vedranno passare
- dietro ai vetri dell'uscio a
- sinistra, alcuni soldati svizzeri col
- fucile.
-
-ROSALIA guardando con Fannya dalla finestra, naturalmente.
-
-Quanti soldati nel cortile! Ad ogni uscio, un soldato di guardia!
-
-FANNYA
-
-Si vede che nella casa dei re il sonno scappa facilmente.
-
-ROSALIA con una prima, vaga inquietudine.
-
-E Alberto? Sarà rimasto a Caserta, o sarà ritornato a Napoli?
-
-FANNYA.
-
-Il babbo ha detto che ritornava a Napoli.
-
-ROSALIA.
-
-Ma... quei soldati?... Li vedi laggiù... in fondo?
-
-FANNYA.
-
-Ci sarà il cambio della guardia! Laggiù, in fondo, c'è lo scalone della
-Biblioteca!
-
-ROSALIA a mano a mano più inquieta.
-
-Sopra la Biblioteca, ci sta l'Alliana?
-
-FANNYA ridendo.
-
-È naturale!... Il professore dorme sui libri.
-
-ROSALIA sempre c. s.
-
-Non cambiano la guardia!... Si allontanano... con un uomo... guarda!
-
- voltandosi dinanzi alla finestra per
- impedire a Fannya di avvicinarsi.
-
-No!... Non guardare!
-
-FANNYA cominciando pure a spaventarsi.
-
-Perchè?
-
-ROSALIA calmandosi.
-
-Impossibile!... Così lontano!... È stata un'impressione... strana...
-
-FANNYA.
-
-Che impressione?
-
-ROSALIA.
-
-Mi è parso di vedere in mezzo ai soldati un ufficiale arrestato...
-
-FANNYA.
-
-Vincenzo!
-
-ROSALIA.
-
-Ti giuro! È stata un'impressione! Una allucinazione...
-
-FANNYA.
-
-Voglio vedere...
-
-ROSALIA.
-
-Guarda; non c'è più nessuno!
-
- per tranquillarla.
-
-E guarda la finestra del tuo Vincenzo!.. È sempre illuminata!
-
-FANNYA torna a sorridere.
-
-Sì! È vero!... Che spavento ho avuto!
-
- prende una mano di Rosalia: la stringe
- contro il petto.
-
-Senti il mio cuore... Come batte!...
-
- torna a spaventarsi.
-
-Mamma!... Mamma!... Anche la nostra finestra è aperta... è
-illuminata!... Perchè Vincenzo non apre la sua?... Perchè non si fa
-vedere?... Ah mio Dio, mio Dio! E non poter gridare! E non poterlo
-chiamare!
-
- risoluta, senza lacrime.
-
-È successo qualche cosa, lo sento! È successa una disgrazia!
-
- tremante, va cercando per la stanza,
- trova, prende una sciarpa, si avvolge
- il capo: tutto ciò mentre segue il
- dialogo.
-
-Andiamo giù! Voglio andar giù!
-
-ROSALIA pure tremando, balbettando.
-
-A che fare?...
-
-FANNYA.
-
-Per sapere... interrogare....
-
-ROSALIA.
-
-Interrogare... chi?...
-
-FANNYA.
-
-I soldati... qualche ufficiale...
-
- si appressano all'uscio a destra,
- lo aprono: si presenta il
- Tenente Holtmann: le due donne
- indietreggiano: Fannya sola dà un
- grido, avvinghiandosi stretta al
- collo di Rosalia.
-
-
-SCENA SECONDA.
-
-ROSALIA, FANNYA, il tenente HOLTMANN; poi il colonnello MÜLLER.
-
-
- ROSALIA dopo un momento, ritrova la
- forza, non la voce, e fa ancora un
- passo verso l'uscio.
-
- HOLTMANN rimane immobile, serio,
- impedendole l'uscita: a questo
- punto, si sente il rumore di vari
- calci di fucile che si mettono
- contemporaneamente al pied'arm.
-
- MÜLLER entra; dall'uscio a vetri con
- le tendine trasparenti, si scorgono
- alcuni soldati svizzeri.
-
-ROSALIA al Müller, con impeto.
-
-Qui?... In camera nostra?..
-
-MÜLLER.
-
-Ordine di Sua Maestà.
-
-FANNYA fa un movimento di terrore stringendosi di più al collo di
-Rosalia.
-
-ROSALIA con fierezza.
-
-Non temere! Siamo ospiti del Re! Abbiamo accettato, con fiducia,
-l'onore di un suo invito... Tutto ciò è incomprensibile ma...
-
- con angoscia.
-
-Parlate!... Spiegatevi!...
-
- di nuovo a Fannya tenendola sempre
- abbracciata.
-
-Siamo ospiti del Re! Non abbiamo nulla da temere!
-
- Il tenente HOLTMANN e il MÜLLER
- salutano militarmente.
-
-
-SCENA TERZA.
-
-Entrano FERDINANDO, monsignor COCLE e il BATTIFARNO.
-
-
-FERDINANDO.
-
-Appunto, madama Rosalia...
-
- fa una leggera risatina.
-
-Potete stare sicura!
-
-FANNYA.
-
-Il Re! Il Re!
-
- si stacca da Rosalia e fa un passo
- verso Ferdinando, rasserenandosi.
-
-FERDINANDO.
-
-Pe' quatto pazze che vonno fa' fracasso... non si pò dormì, stanotte:
-ma co' na cura... nu poco energica, ci lasceranno in pace! Non vi avrei
-incomodate, madame, se non foste state alzate voi pure. Forse la fatica
-della prova, della serata, il trionfo?
-
-ROSALIA sempre in grande orgasmo.
-
-La bontà vostra, Maestà, mi dà coraggio...
-
-FANNYA.
-
-Ci dà tanto coraggio...
-
-ROSALIA.
-
-Ditemi, Maestà, quali ordini furono dati... perchè...
-
- le si ferma la parola in gola, vedendo
- entrare il Cocle e il Battifarno.
-
-FERDINANDO nobilmente cortese.
-
-Voi, madama Rosalia, potete dare a questi signori... alcune
-dilucidazioni indispensabili perchè tutti i pazzi più pericolosi
-possano essere chiusi dinto 'a pazzaria — dinto 'u manicomio. —
-
- risata plebea.
-
-E nisciuno pozza scappà!
-
-FANNYA che alla vista di Cocle, che la fissa con dolcezza, si è di
-nuovo stretta a Rosalia impaurita.
-
-Chi è? Chi è?...
-
-ROSALIA pallidissima, fissa in Ferdinando, senza rispondere.
-
-FERDINANDO con asprezza e ironia.
-
-Monsignor Cocle, madama, anzi... madamigella!
-
- scambia un'occhiata d'intelligenza con
- il Cocle, poi torna a ridere.
-
-Sta piccerella nun deve avè molta pratica coi Monsignori, con gli
-uomini di Chiesa! Ah! Ah! Essa tene pure nu nome d'opera!
-
-COCLE con dolcezza.
-
-Il mio abito, signorina, non deve mettervi soggezione; è l'abito di un
-povero prete: non rappresenta che l'umiltà e l'indulgenza.
-
-FANNYA attratta dal sorriso, dalla soavità del Cocle, fa un passo verso
-di lui, poi, torna istintivamente vicino a Rosalia dicendole sottovoce,
-con terrore.
-
-Che vogliono da noi? Perchè i soldati? E Vincenzo?...
-
-ROSALIA. Tiene gli occhi sempre fissi in Ferdinando e nel Cocle;
-per far tacere Fannya, le preme dolcemente il capo contro il petto
-chiudendole così anche la bocca.
-
-FERDINANDO.
-
-Assèttate, Battifarno!
-
- con un inchino
-
-Accomodatevi, Monsignore!... Sedete, belle... madame!
-
- con mezzo sbadiglio, fingendo di aver
- sonno, ma strizzando l'occhio al
- Cocle.
-
-Facimmo subbeto e po' ce ne jammo tutte a dormì!
-
- Il Battifarno, mentre segue il dialogo
- fra il Cocle a Rosalia, cerca e trova
- un piccolo ed elegante calamaio che
- pone sopra un tavolino; siede, leva
- di tasca alcune carte che pone pure
- sul tavolino: sta attentissimo alle
- risposte di Rosalia e di Fannya
- e le scrive. Ferdinando si caccia
- il berretto in testa, perchè sente
- freddo, si sdraia nell'angolo del
- canapè, le gambe accavallate e
- battendo leggermente col frustino
- sui cuscini. Il Müller resta sempre
- ritto, immobile accanto all'uscio.
-
-COCLE spingendo una poltrona dinanzi a Rosalia.
-
-Accomodatevi!... La bontà di Sua Maestà, ce lo permette!
-
-ROSALIA sempre tenendo Fannya abbracciata.
-
-Che cosa si vuol sapere da noi?...
-
-COCLE con una grande soavità di modi e di voce.
-
-I buoni... credono facilmente alla bontà e alla sincerità degli altri,
-tanto più che la cattiveria e la perfidia si travestono con le più
-belle apparenze.
-
-ROSALIA e FANNYA fissano il Cocle sempre più pallide e atterrite
-credendo ch'egli voglia alludere all'Alliana.
-
-COCLE.
-
-Tra i vostri migliori amici... uno appunto vi ha ingannate, ha carpita
-la vostra amicizia e la vostra buona fede...
-
-ROSALIA c. s.
-
-Chi?...
-
-COCLE.
-
-Facendosi credere onesto... leale... ed essendo un perverso...
-
-ROSALIA.
-
-Chi?... Chi?...
-
-COCLE.
-
-Non... riuscite a indovinare?
-
-ROSALIA vivamente.
-
-No!
-
-COCLE sorridendo, ma studiandola.
-
-È il... vostro... maestro...
-
-ROSALIA con un grido di gioia perchè non si tratta dell'Alliana.
-
-Ah! il Savoldi!
-
-FANNYA c. s.
-
-Il maestro!
-
- a Rosalia, sottovoce.
-
-Si tratta del maestro!
-
-COCLE.
-
-Non vi fa maraviglia la scoperta?... Anzi sapevate, dunque, che questo
-Savoldi, è un... esaltato... un pericoloso?...
-
-ROSALIA fuori di sè.
-
-Sì!...
-
- subito
-
-Cioè no... No! No! No! Io non so!... Io non so!
-
-BATTIFARNO scrive.
-
-COCLE.
-
-Buona signora... A fin di bene, s'intende, ma ingannandovi anche in
-questo, voi non ci dite, adesso, la verità...
-
- rivolgendosi anche a Fannya
-
-A Milano, il maestro Savoldi..., — non solamente voi, ma lo sappiamo
-tutti, ormai, — ha un altro nome e l'egregio direttore d'orchestra,
-esercita un'altra professione: si chiama il Marchese Rosalis, e fa...
-
- sorridendo
-
-niente!
-
-ROSALIA.
-
-Il Savoldi?... Marchese Rosalis? Non l'abbiamo mai saputo! Non è vero,
-Fannya?
-
-FANNYA fissa la madre: non sa rispondere una bugia.
-
-COCLE accennando col capo e ammiccando anche con gli occhi,
-bonariamente.
-
-Sì... sì...
-
-FERDINANDO fa un cenno d'impazienza al Battifarno.
-
-BATTIFARNO aspro, risoluto.
-
-Sì! Voi conoscete il suo vero nome; il... falso maestro Savoldi, me lo
-ha detto e confermato egli stesso, poco fa, nel carcere di Santa Maria
-Apparente, dove è stato tradotto.
-
-ROSALIA e FANNYA si stringono l'una all'altra con un atto di terrore.
-
-In carcere?
-
-FANNYA.
-
-Il maestro?... Il povero maestro?...
-
-BATTIFARNO.
-
-Devo leggere la sua deposizione?
-
-COCLE.
-
-Così è; e come voi foste tratta in inganno, altri furono ingannati e
-traviati. E fra questi...
-
- con un sospiro
-
-anche il capitano Alliana.
-
-ROSALIA.
-
-Alliana?
-
-FANNYA.
-
-Vincenzo?...
-
- COCLE accenna dolorosamente di sì, poi
- scambia un'occhiata d'intelligenza
- con Ferdinando, mentre il Battifarno
- continua a interrogare.
-
-BATTIFARNO.
-
-Il capitano Alliana, veniva al Giglio d'Oro col sedicente Savoldi... in
-grande segreto?
-
-ROSALIA.
-
-Non è vero...
-
-FANNYA.
-
-Mai! Col maestro mai!
-
- sottovoce a Rosalia
-
-Vincenzo veniva col papà! Diciamo che veniva col papà.
-
-BATTIFARNO duramente.
-
-Parlate con me, non con vostra sorella e avvicinatevi!
-
-FANNYA impaurita si scosta da Rosalia.
-
-BATTIFARNO.
-
-Il maestro Savoldi si recava al Giglio d'Oro, travestito, col capitano
-Alliana!
-
-FANNYA negando col capo.
-
-Giuro! Giuro!
-
- a Rosalia, c. s.
-
-Bisogna dir tutto, diciamo tutto!
-
-ROSALIA a Fannya, sottovoce.
-
-No! No! No! Per amor del cielo, no!
-
-FERDINANDO con ira brutale a Rosalia.
-
-State zitta, voi! Risponda soltanto chi è interrogato.
-
-BATTIFARNO violento.
-
-E non negate, non giurate e non cercate di mentire!
-
- battendo sulle carte
-
-Qui, è qui, scritta, la verità! Il capitano Alliana, veniva la notte,
-tardi, al vostro albergo, quando di nascosto, per cospirare, ci veniva
-anche il Savoldi.
-
-FANNYA continua a negare con i cenni del capo e con la mano.
-
-BATTIFARNO continuando.
-
-Il falso Savoldi, travestito, spacciandosi per un impresario tedesco,
-per un impresario di Vienna!
-
-FANNYA.
-
-Non è vero! Non è vero!
-
- con un grido straziante.
-
-Non è vero!
-
- rivolgendosi al Cocle con le mani
- giunte.
-
-Ah Monsignore!
-
- supplicando Ferdinando.
-
-E voi!... Eravate così buono!... Tornate buono! Vi hanno ingannato!
-Vincenzo non veniva col Savoldi, non è mai venuto col Savoldi!
-
-BATTIFARNO battendo ancora sulle carte con una risata sardonica.
-
-È qui, qui, qui! È scritto qui!...
-
-FANNYA.
-
-Veniva col mio papà! Era il mio papà, che veniva di notte, di nascosto,
-travestito con Vincenzo! Non veniva per cospirare! Veniva per me!
-Perchè a Napoli, non lo si doveva sapere!
-
- indicando Rosalia.
-
-Non è mia sorella! È la mia mamma!
-
-BATTIFARNO.
-
-Vostro padre?
-
-FERDINANDO.
-
-Chi?
-
-FANNYA.
-
-L'ho detto! L'ho detto! Ho detto tutto!
-
-COCLE.
-
-Il conte di Verolengo?...
-
-FERDINANDO con impeto.
-
-Verolengo?
-
-COCLE attentissimo a Fannya e a Rosalia, lo trattiene con la mano.
-
-FANNYA.
-
-Non ha potuto sposare la mamma.... Non può sposarla...
-
- un nodo le spezza le parole.
-
-per...chè...
-
- scoppia in pianto buttandosi fra le
- braccia di Rosalia.
-
-Ma è il mio papà, è il mio papà, è il mio papà!...
-
-ROSALIA nasconde il viso baciando i capelli di Fannya.
-
-BATTIFARNO scrive.
-
-COCLE con intenzione a Ferdinando.
-
-Anche lui allora... il Verolengo?...
-
-FERDINANDO.
-
-'U seccatore della giustizia e della morale!... Tene na concubina e na
-bastarda 'u Bajardo Piemontese!
-
-COCLE.
-
-Anche lui del complotto! Tra i complici! Uno la madre e l'altro la
-figlia, da buoni... fratelli...
-
-FERDINANDO.
-
-Anche il Verolengo...?
-
- tra sè, mentre il Cocle lo scruta
- attentamente.
-
-Allora... con me...
-
- fa la solita mimica con la mano
- accennando alla confederazione.
-
-Era tutta 'na finzione? Tira 'nnanze, Battifarno, e vai fino in fondo,
-senza riguardi. Presto!
-
-BATTIFARNO.
-
-Fannya Mirabella, avvicinatevi!
-
- Fannya, fa un passo esitando.
-
-Avete dunque confessato che il conte di Verolengo, è vostro padre.
-— Sta bene. — Ora dite quali rapporti esistevano fra il conte di
-Verolengo e il vostro amante, il capitano barone Vincenzo Alliana.
-
-FANNYA alla parola «amante» nasconde la faccia contro il petto di
-Rosalia.
-
-ROSALIA con impeto.
-
-Io sono l'amante, perchè non posso essere che l'amante, del conte
-Verolengo, ma mia figlia è la fidanzata del capitano Alliana!
-
-BATTIFARNO.
-
-Questo poco preme. Risponda chi è interrogato.
-
-ROSALIA.
-
-Mia figlia?... Che cosa volete che possa sapere? Che possa rispondere?
-Io, dirò tutto quello che so, ma prima... Voi, Maestà, ditemi, voi,
-Maestà, che si fa qui? Che si vuol fare qui? Che cosa si pretende da
-noi, da due donne sole, sorprese, spaventate?
-
-FERDINANDO con burbanza sprezzante.
-
-Tira 'nnanze, Battifarno!
-
- mentre segue il dialogo, leva di tasca
- un portasigari, sceglie un sigaro,
- lo spezza, lo accende a una candela e
- fuma.
-
-BATTIFARNO.
-
-Fannya Mirabella, avvicinatevi; voi sola.
-
-FANNYA si tiene avvinghiata a Rosalia.
-
-BATTIFARNO fa un cenno al Müller, borbottando qualche parola in
-tedesco; non si capisce che: Holtmann.
-
-MÜLLER apre l'uscio a destra e chiama a mezza voce.
-
-Tenente Holtmann!
-
-HOLTMANN entra e saluta militarmente.
-
-MÜLLER gli borbotta qualche parola in tedesco, indicando Rosalia e
-Fannya che, atterrite si stringono l'una all'altra più strettamente.
-
-HOLTMANN avvicinandosi a Rosalia, le fa un cenno, indicandole un uscio
-a sinistra.
-
-ROSALIA torva, fremente.
-
-Con mia figlia!... Resto con mia figlia!
-
-HOLTMANN l'afferra per un braccio.
-
-FANNYA cercando di allontanarlo.
-
-La mamma! La mia mamma! Lasciate la mia mamma!...
-
-ROSALIA contro Ferdinando che le volta le spalle, e che si mostra
-indispettito contro il sigaro che non si accende.
-
-Io sono qui, perchè invitata da voi, perchè pregata da voi, e sono una
-donna, in casa vostra, ospite vostra; ma se questo non tocca la lealtà,
-il punto d'onore del Re di Napoli, io non sono suddita vostra, sono
-libera e ho diritto di essere libera!
-
-COCLE fa un sorriso impercettibile.
-
-BATTIFARNO prende in mano un foglio tra quelli posti sul tavolino.
-
-Voi dovete rispondere di una contravvenzione gravissima che le nostre
-leggi puniscono col carcere da uno a tre mesi.
-
- fa un cenno al Müller.
-
-MÜLLER afferra Fannya, mentre Holtmann spinge Rosalia nel piccolo
-gabinetto a sinistra, entra con lei, chiude l'uscio.
-
-ROSALIA torva, fremente, con la voce rauca:
-
-No! No! No!
-
-FANNYA quasi senza voce, disperatamente.
-
-Mamma... Mamma...
-
- MÜLLER entrata Rosalia con il tenente
- Holtmann, e richiuso l'uscio, lascia
- Fannya e ritorna al suo posto.
-
- FANNYA si precipita contro l'uscio, poi
- cade giù di colpo, accosciata, con
- un singhiozzo secco senza lacrime, un
- sussulto rotto di tutto il corpo.
-
-FERDINANDO mettendo il sigaro cattivo sul tavolino.
-
-A te, Battifarno!... Chisto è nu sigario buono pe' regalà a n'amico.
-
- risata.
-
-COCLE a Fannya con grande soavità, insinuante.
-
-Non disperatevi così, calmatevi; la mamma è qui vicino, accanto a noi!
-
- più sottovoce.
-
-Prego io, adesso, Sua Maestà, — il nostro Re è tanto buono, — perchè la
-faccia ritornare subito subito! Siamo tutti convinti dell'innocenza del
-vostro sposo e del vostro papà! Vittime, momentaneamente, dei cattivi
-amici, coi quali, certo senza sapere di far male, venivano insieme
-al vostro albergo... Il maestro della mamma, vero?... Il generale
-dell'Annunziata, il colonnello Caracciolo, il colonnello Colangelo, e
-poi?... E poi?... Salviamo lo sposo, il papà dai cattivi amici, vero?
-Che volevano impadronirsi del Re, vero?... Che volevano la morte del
-Re, vero?... Adesso chiamo subito la mamma, ma vi farete promettere dal
-vostro sposo e dal vostro papà... di non recarsi più tutti insieme ai
-Pellegrini, nel Palazzo del Marchese Dragonetti... vero?... Vero?...
-
- Guarda Ferdinando e il Battifarno
- scrollando il capo.
-
-BATTIFARNO.
-
-Un sistema che in simili casi mi è sempre riuscito ottimamente è quello
-di legare il pollice della mano al pollice del piede, poi, con secchi
-d'acqua gelata...
-
-FERDINANDO interrompendo.
-
-Smettila, Battifarno! Cheste so cose che se fanno, ma io non l'aggio nè
-da vedè nè da sapè...
-
-COCLE.
-
-Non ci sarebbe nemmeno la resistenza fisica necessaria; l'importante è
-che parli: se parla, scopriremo sempre qualche cosa!
-
- fa un cenno al Müller
-
-Richiamiamo la madre, e mettiamola a confronto col capitano Alliana.
-
-MÜLLER batte all'uscio, chiamando sottovoce.
-
-Tenente Holtmann!
-
- si apre l'uscio: esce prima Rosalia,
- poi il tenente Holtmann. Rosalia
- solleva Fannya: il Müller scambia
- qualche parola in tedesco, mentre
- accompagna il tenente Holtmann fin
- sull'uscio di sinistra. Il Müller
- resta di nuovo ritto, immobile,
- vicino al Battifarno.
-
-BATTIFARNO.
-
-Dal 1831 è la settima cospirazione, Maestà... Sette!
-
-FERDINANDO.
-
-L'esercito! Sempre l'esercito!...
-
- sogghignando
-
-Sangue no! Sangue no!... E dire che aggio fatta 'a grazia al tenente
-Angelotti e al sergente Rosaroll.
-
-COCLE.
-
-Ed ora ne raccogliete il frutto.
-
-BATTIFARNO.
-
-Anche quando non fosse un errore, la grazia, sarebbe sempre
-un'ingiustizia in confronto di coloro che non ne sono o non ne furono
-beneficati!
-
-FANNYA riavendosi, a Rosalia.
-
-Via!... Via!... Mamma! Mamma! Andiamo via!
-
-COCLE.
-
-Non volete aspettare il capitano Alliana?
-
-FANNYA
-
- interrogando Rosalia con gli occhi
- ansiosi.
-
-Vincenzo?...
-
-COCLE.
-
-Eccolo, il capitano!
-
-
-SCENA QUARTA.
-
-DETTI, il tenente HOLTMANN, ALLIANA.
-
-
-FANNYA lo guarda: poi arrossisce improvvisamente e nasconde il viso
-contro il petto di Rosalia.
-
-ROSALIA la bacia a lungo, dolorosamente.
-
-FERDINANDO.
-
-Embè, professò?... Chi nasce quadro non muore tondo... Ma chi nasce
-pennarulo... muore... murattiano!
-
-FANNYA a Rosalia, con un filo di voce.
-
-Era vero!... Non era un'allucinazione la tua!
-
-FERDINANDO fissando l'Alliana con odio.
-
-Bene ricambiata la fiducia che avevamo riposta in voi!
-
-ALLIANA.
-
-Potrò apparirvi colpevole, Maestà!
-
- a Fannya e a Rosalia.
-
-E a voi pure! E potrò anche aver commesso un errore!... Non voglio
-scuse, non cerco di difendermi!... Eppure il fine nostro, il nostro
-sogno, Maestà, era un sogno di grandezza e di gloria, per voi!
-
- accennando a Fannya e a Rosalia.
-
-Ma perchè sono qui?... Che cosa volete da queste donne?... Da due
-donne? Con noi,
-
- rivolto al Cocle
-
-nella nostra cospirazione, c'erano uomini, molti uomini, più che non
-crediate, e tutti pronti a morire; ma donne, no! — Maestà, io dirò
-tutto! Voglio dirvi tutto! È l'occasione, buona o cattiva, e l'afferro
-con gioia! — Ma donne, qui, con noi — no! no! no! — Fatele allontanare,
-rimandatele a Napoli...
-
- afferrando le mani di Fannya e
- baciandole con trasporto e con
- passione.
-
-Perdonami, perdonami il male che ti ho fatto e pensa sempre che ti amo,
-ti amo, ti amo!
-
- per spingerle fuori.
-
-Va! Va!
-
- a Ferdinando
-
-Ve lo domando in grazia, Maestà! È la sola grazia che invoco!
-
-FERDINANDO violento.
-
-Nessuna grazia! Più nessuna grazia, per i traditori!
-
-ALLIANA con forza.
-
-Traditore, no!
-
-FANNYA si abbandona sfinita fra le braccia di Rosalia.
-
-ALLIANA continuando.
-
-Abbiamo raccolto il pensiero, volevamo rinnovare il tentativo di
-Michelangelo Colafiore...
-
-FERDINANDO.
-
-Un altro complotto per impadronirvi di me?
-
-BATTIFARNO ad Alliana continuando.
-
-... Del professore Granchi, e di Giuseppe Rizzo...
-
- al Cocle
-
-Un prete, costui! — 1834 — sette di agosto! Ricordate, Maestà? Avevano
-divisato di fermare la vostra carrozza, in via Capodimonte, trascinarvi
-in una vicina casa, e lì, con le buone o con le triste, obbligarvi a
-firmare, spontaneamente, la costituzione... Io avevo chiesto la pena
-capitale per il professore e per il prete!
-
-FERDINANDO.
-
-Sangue no!... Maria Cristina si è opposta.
-
-COCLE.
-
-Anche il Del Carretto! L'ha chiamata la congiura dei ragazzi!
-
-FERDINANDO.
-
-E i ragazzi diventano uomini, Monsignore, a lasciarli crescere!
-
- risata, poi ad Alliana duramente.
-
-Lo scopo, la trama, i complici?
-
-ALLIANA.
-
-Noi, nessuna imposizione: persuasione, Maestà. Fra noi, giovani
-soldati e il nostro giovane Re, c'è una siepe folta, intricata, nera.
-Impossibile tagliarla, sfondarla, romperla. Ebbene, ecco il nostro
-scopo, la nostra trama: poter averlo solo, finalmente, il nostro Re,
-in mezzo a noi. Solo! E al nostro Re, dare la nostra fede e la nostra
-vita. Non imposizioni; la devozione, l'amore, l'entusiasmo! — Dovevate
-andare alla mattina di S. Stefano, prima ancora dell'alba alla chiesa
-dei Miracoli, per ascoltare la messa di Don Placido Bacher, il Santone,
-uno degli interpreti più turpi dell'ignoranza e del sortilegio...
-Invece vi sareste trovato in mezzo a noi, in mezzo al vostro esercito,
-all'entusiasmo del vostro esercito! La nostra voce, finalmente, sarebbe
-arrivata fino a voi, alta, libera! Maestà, — questo volevano dirvi, —
-gli ufficiali, i soldati napoletani, sentono l'ora, i tempi: vogliono
-fare, osare; vogliono battersi per il Re, per una patria! I soldati,
-gli ufficiali napoletani e siciliani, vogliono poter stringere una
-spada nelle loro mani
-
- rivolto al Cocle
-
-e non servire da chierici fra gli incensi delle vostre chiese e non
-portare la torcia, come chierici, nelle vostre processioni!
-
-COCLE sempre muto, impassibile, guarda il Battifarno.
-
-BATTIFARNO subito all'Alliana.
-
-Tutto, quasi tutto l'esercito!... Dunque il generale!...
-
-ALLIANA interrompendo.
-
-Dunque no, famigerato barone!... Bisogna accontentarsi di me!
-
-FANNYA a Rosalia.
-
-Si perde!... Si perde!...
-
-BATTIFARNO c. s.
-
-E di... vostro suocero; il Conte di Verolengo?
-
-ROSALIA con un grido.
-
-Alberto? No!
-
-ALLIANA calmo, sicuro.
-
-Il conte Alberto, non è con me, non è dei nostri!
-
-FANNYA.
-
-Il papà! Il papà! Il papà!
-
-ALLIANA.
-
-Anzi, è contro di noi, e sua Maestà il Re, lo sa.
-
-FERDINANDO vivamente.
-
-Io?
-
-COCLE fa un atto di maraviglia e non leva più gli occhi dal Re.
-
-ALLIANA.
-
-Noi, non vogliamo confederazioni...
-
-FERDINANDO battendo il pugno sul tavolino.
-
-Basta!
-
-COCLE.
-
-No, Maestà!
-
- ad Alliana
-
-Non volete... confederazioni?
-
-ALLIANA.
-
-Vogliamo un solo re, soldato come noi, — un re, che si sente re, ma
-anche uomo e galantuomo e che nel giuoco della vittoria è pronto a
-perdere con noi, la vita e la corona!
-
- a Fannya e Rosalia.
-
-Diverso è il concetto di Alberto; altro il suo fine, e sua Maestà lo
-sa, ne ha le prove!
-
-COCLE.
-
-Prove?...
-
-FERDINANDO impaurito dallo sguardo del Cocle.
-
-Che prove? Non cercate de ve salvà voi e l'altro con le menzogne!
-
-ALLIANA.
-
-Il conte Alberto di Verolengo, per distogliermi dalla mia pazzia, —
-egli la chiama pazzia, — mi ha messo a parte del colloquio che egli
-ebbe oggi con voi, Maestà, e dei termini precisi della lettera giunta
-per voi, da Torino.
-
-COCLE a Ferdinando.
-
-Oggi?... Un colloquio?... Oggi?
-
- ad Alliana vivamente.
-
-Una lettera del Ministro del Re di Sardegna?... O dello stesso Re di
-Sardegna?...
-
-FERDINANDO prorompendo.
-
-I miei ufficiali, Monsignore, li interrogo io! Sono io, il capo
-dell'esercito! Il processo ai miei ufficiali non lo devono fare i
-preti, lo faccio io!
-
- COCLE s'inchina con un leggero sorriso,
- annuendo col capo: indietreggia
- d'un passo e rimane ritto, muto,
- impassibile.
-
-FERDINANDO irritato, nervoso, al Battifarno.
-
-Prendi le tue carte, e vattene!... Il tutto, alla Commissione militare!
-
-BATTIFARNO raccoglie le carte, via.
-
-FERDINANDO al tenente Holtmann.
-
-Tenente Holtmann! Riconducete il capitano Alliana! Non deve parlare,
-comunicare con nessuno!
-
- passeggia fremente di rabbia,
- percuotendo i mobili col frustino.
-
-ALLIANA correndo vicino a Fannya e a Rosalia, sottovoce.
-
-Non temete per me; l'esercito è pronto; domani sarò libero, e il Re
-sarà con noi.
-
- bacia le mani a Rosalia e a Fannya; via
- col tenente Holtmann.
-
-FERDINANDO.
-
-Colonnello Müller! Quelle femmine, ne rispondete voi!
-
- MÜLLER spinge Fannya e Rosalia, mute
- esterrefatte, nel gabinetto, entra
- con loro e chiude.
-
-FERDINANDO passeggia sempre più furibondo, lanciando inquieto qualche
-occhiata al Cocle, che rimane sempre ritto, rigido, muto.
-
-Non è in un'alcova, non è in mezzo a 'e femmene che si può fare il
-processo agli ufficiali del mio esercito... ai traditori!... Non è
-vero, Monsignò?
-
-COCLE rimane sempre c. s.
-
-FERDINANDO.
-
-«Sangue no! Sangue no!» Ecco il frutto della debolezza! Avete ragione
-voi,
-
-Monsignore!
-
- per rabbonirlo.
-
-Avete sempre ragione voi!
-
- di nuovo con impeto.
-
-Stavolta la punizione, l'esempio, riusciranno salutari!
-
- umilmente al Cocle.
-
-Avete detto, Monsignore?... Il generale dell'Annunziata?...
-Caracciolo?...
-
-COCLE lentamente, levandosi di tasca alcune carte.
-
-Eccovi, Maestà, il nome di alcuni supposti complici nella cospirazione
-Alliana... Eccovi alcuni indizi che renderebbero evidenti i rapporti...
-fra il capitano Alliana e il maestro Savoldi, cioè... e il marchese
-Rosalis di Milano, emissario di quell'anima scomunicata e dannata di
-Giuseppe Mazzini...
-
-FERDINANDO con deferenza, respingendo le carte
-
-Tenitavelle vuie, Monsignò...
-
-COCLE c. s.
-
-Di queste due lettere, una vi darà notizia intorno al comitato
-rivoluzionario delle Calabrie... L'altra di gravissimi fatti successi a
-Reggio e a Messina...
-
-FERDINANDO.
-
-Tenetevele voi, sempre tutte voi...
-
-COCLE impaurito.
-
-No, Maestà. Io non ho più la vostra fiducia, la vostra stima, il vostro
-affetto, e non ho più la vostra confidenza.
-
- Si sentono due trombe, una dopo
- l'altra, in lontananza: è la sveglia
- dei soldati. Il Cocle si fa il segno
- della croce.
-
-FERDINANDO facendosi pure il segno della croce.
-
-È l'Ave... Maria...
-
-COCLE guardando verso la finestra.
-
-Albeggia... vedete?... Fatemi un'ultima carità... Una carrozza. Devo
-tornare al mio convento.
-
-FERDINANDO.
-
-Come?... Me vulite lassà... Monsignore?
-
-COCLE.
-
-Abbiamo detto così, non è vero? Le feste del santo Presepio saranno
-sospese... perchè sua Maestà, la Regina, si trova indisposta...
-
-FERDINANDO.
-
-Me vulite lassà... Sulo?...
-
-COCLE.
-
-Solo? Vi lascio in mezzo al vostro esercito, con l'esperta, vigile
-polizia del ministro Del Carretto...
-
-FERDINANDO supplichevole.
-
-Voi siete arrabbiato con me, Monsignò?... Voi siete arrabbiato con
-me?...
-
-COCLE si avvia per uscire.
-
-FERDINANDO trattenendolo.
-
-Monsignore...! Monsignore!... La vostra santa benedizione!... La
-benedizione!...
-
-COCLE lo fissa un momento, poi scrollando vivamente il capo.
-
-No!
-
-FERDINANDO gli cade a' piedi ginocchioni, tremando, picchiandosi il
-petto, baciandogli il mantello.
-
-Perdonatemi... Monsignore... Perdonatemi!... Perdonatemi!...
-
-
- FINE DELL'ATTO TERZO.
-
-
-
-
-ATTO QUARTO.
-
- Nel Palazzo Reale di Caserta. Gabinetto da lavoro di Ferdinando II.
-
-
-SCENA PRIMA.
-
- FERDINANDO e il BATTIFARNO. — Ferdinando è seduto alla scrivania
- e finisce di leggere un largo foglio manoscritto. Il Battifarno
- è in piedi a due passi dalla scrivania. Poi in fine il colonnello
- MÜLLER.
-
-
-FERDINANDO prorompendo in una sghignazzata.
-
-Ah! Ah! Ah! Ferdinando II, il grande...
-
-BATTIFARNO china il capo approvando e facendo un inchino ad ogni
-aggettivo.
-
-FERDINANDO.
-
-... Il benigno... l'incomparabile, l'eccelso... l'immortale!... La
-possente e benefica mano Ferdinandea! Sti paglietti pennaruli sortanto
-quanno se tratta de scrivere 'na domanda de grazia, sanno trovà i
-complimenti e le frasi di giusto encomio, p' 'u re loro. Gratta,
-gratta, sotto all'avvocato tu trovi sempre 'u Giacobino!
-
-BATTIFARNO.
-
-Verissimo, Maestà!
-
-FERDINANDO.
-
-Ma se gratto anche te, lo trovo pure 'u paglietta!
-
-BATTIFARNO.
-
-Vostra Maestà non sarebbe mai per cedere?... Vostra Maestà, mi permette
-di esprimere un mio, non oso dire consiglio, ma...
-
-FERDINANDO.
-
-Tira 'nnanze. So che mi sei buon servitore!
-
-BATTIFARNO.
-
-Non accettate il ricorso! Nessuna grazia intempestiva...
-
-FERDINANDO.
-
-... Se pe' firmà a grazia m'ànno data apposta la possente e benefica
-mano Ferdinandea?
-
-BATTIFARNO.
-
-Oggi la vostra mano, sia possente! Benefica lo è già stata troppo!
-
-FERDINANDO leggendo.
-
-Benigno...! Incomparabile!
-
-BATTIFARNO.
-
-Non fidatevi, Maestà! Gli avvocati estensori del ricorso, hanno
-mostrato abbastanza tutta la loro maravigliosa malafede con le
-arti subdole, con le quali sono riusciti, di cavillo in cavillo, a
-prolungare di altri sei mesi il processo Alliana, che, secondo la vera
-giustizia di Domine Dio,
-
- abbassa il capo, lo abbassa anche
- Ferdinando
-
-si sarebbe sbrigato in meno non di sei... ma di tre ore!
-
-FERDINANDO.
-
-E allora non averria avuto manc' o tiempo d'addiventà... eccelso ed
-immortale!
-
-BATTIFARNO.
-
-Immortale, Maestà, lo siete per la vostra stessa natura; ed eccelso,
-nella bontà, sino all'imprudenza.
-
-FERDINANDO.
-
-Neh! Neh! Caro barò...
-
-BATTIFARNO.
-
-Firmate un'altra grazia e avremo un'altra cospirazione...
-
-FERDINANDO.
-
-Dimme nu poco, barò..., tu hai arrubato na predica a Monsignore e na
-reprimenda a mia moglie?
-
-BATTIFARNO.
-
-Quella...
-
- indicando il ricorso.
-
-è la stessa gente facinorosa... che rende necessario, almeno pro forma,
-un simulacro di costituzione. In proposito, non dimenticate, Maestà:
-_verba ligant homines..._
-
-FERDINANDO interrompendolo.
-
-_Ligant homines_ ma non i re! Stò latino o saccio meglio de te!
-
-BATTIFARNO.
-
-Le regole di un saggio governo, le avete scritte voi stesso con la
-vostra sapienza di Stato a re Luigi Filippo...
-
-FERDINANDO.
-
-A chillo zio mio, 'u pancione, che fa tutto facile?
-
-BATTIFARNO accennando di sì.
-
-«La libertà è fatale ai Borboni. I miei sudditi, obbediscono alla forza
-e si sottomettono. I miei sudditi, non hanno bisogno di pensare e di
-riflettere...» Ed ora, Maestà, con una grazia, che non è pietà, ma
-debolezza, volete sconfessare...
-
-FERDINANDO alzandosi seccato.
-
-Finiamola mò e miettete chesto 'n capo, che chillo che tu ce miette na
-settimana a penzarlo, io l'aggio bello che fatto in cinque minuti! Per
-il marchese Rosalis e per gli altri complici, l'ordine del bagno... Pel
-capitano Alliana...
-
- cerca, prende un foglio sulla scrivania
-
-La risposta mia al ricorso di grazia è chesta. A farai vedè a monsignor
-Cocle, che certamente ne rimarrà contento. A l'esecuzione ce penzarrai
-tu!
-
- congedandolo senza dargli la mano
-
-Buon giorno e statte buono!
-
-BATTIFARNO s'inchina e s'avvia per uscire.
-
-FERDINANDO guarda l'orologio della scrivania.
-
-Il colonnello Müller fallo venì ccà!
-
-BATTIFARNO va via.
-
- FERDINANDO accigliato, prende un
- sigaro, lo rompe, poi lo butta via
- senza fumarlo; entra il colonnello
- Müller: Ferdinando si rasserena.
-
-MÜLLER si ferma ritto, in posizione militare.
-
-
-SCENA SECONDA.
-
-FERDINANDO e il colonnello MÜLLER poi GAETANO e il VEROLENGO.
-
-
-FERDINANDO siede, chiamandosi vicino il Müller.
-
-Viene 'nnanze! Io ti tengo in conto di amico, non comme a chillo là!...
-
- accenna al Battifarno
-
-'U barone non è che tiene affezione pe' me, ma pe' isso stesso!
-
- risata.
-
-Se non fosse persuaso di perdere l'impiego e lo stipendio, coi
-Fratelli e coi Giacobini, diventerebbe nu liberalone!... E invece del
-capitano-professore, farìa fucilà pure a Monsignore! So quasi 'e cinque
-
- ammiccando dell'occhio
-
-'U Piemontese, seccatore e carbonaro, starà aspettando ch'io lo faccia
-chiamare per la sua udienza. Vieni, avvicinati, caro Müller!
-
- gli prende una mano e gliela stringe.
-
-Lo sai che io te so' molto affezionato, e te ne voglio dà na prova...
-La Croce dell'Ordine di San Ferdinando starrà molto bene ccà.
-
- toccandogli il petto.
-
-E la pensione ccà...
-
- gli tocca la tasca
-
-dint'a sacca.
-
-MÜLLER.
-
-Tutta la mia devozione, e la mia fedeltà.
-
-FERDINANDO ammiccando con gli occhi.
-
-Il tenente Holtmann e i quattro soldati?
-
-MÜLLER.
-
-Pronti, Maestà.
-
-FERDINANDO.
-
-Scelti fra i più sicuri? Fra i nostri bravi svizzeri?
-
-MÜLLER.
-
-Sicuri, Maestà!
-
-FERDINANDO.
-
-'A carrozza? Alla porta di sinistra? in fondo al parco?
-
-MÜLLER.
-
-Pronta.
-
-FERDINANDO.
-
-Il piroscafo?
-
-MÜLLER.
-
-Il _Miseno_. Pronto. Appena il conte di Verolengo...
-
-FERDINANDO.
-
-Sst! Abbassa la voce!
-
- sorridendo.
-
-Tieni 'na voce che pare na cannonata!
-
-MÜLLER piano.
-
-Appena il Conte di Verolengo sta per uscire, quattro soldati lo
-afferrano, il tenente Holtmann gli chiude col bavaglio la bocca: io gli
-punto due pistole contro il petto: lo si porta di peso, lo si chiude in
-carrozza: dalla carrozza sul piroscafo che partirà subito, direttamente
-per Genova.
-
-FERDINANDO inquieto.
-
-Chiuso in carrozza 'u Piemontese, tu e il tenente Holtmann venite
-subbeto ccà.
-
- stringendogli la mano
-
-Io te voglio sempre vicino a me.
-
-MÜLLER.
-
-Sempre ai vostri ordini, Maestà.
-
-FERDINANDO ridendo.
-
-Lo stesso scherzo, lo abbiamo fatto a un altro scocciatore, mezzo
-carbonaro pur'isso: il ministro Intonti. Chillo l'avimmo fatto viaggià
-pe' terra; chiesto ccà 'o facimmo viaggià pe' mare!
-
- risata.
-
-Tu che ne dici? Io songo persuaso che chi è stato carbonaro... porta
-sempre co' sè 'a jettatura!
-
- suona.
-
-GAETANO entra e si ferma sull'uscio.
-
-FERDINANDO.
-
-Di a 'u conte Verolengo che po' trasì.
-
-GAETANO via.
-
-MÜLLER fissando Ferdinando.
-
-Nella lotta... se... disgraziatamente sfuggisse... un colpo di...
-pistola?...
-
-FERDINANDO.
-
-No, amico mio caro; non voglio avè guai con mio cugino, il re di
-Sardegna! Anzi, faccio nu voto 'a Madonna du Carmine, pecchè 'u mare
-sia quieto!
-
- guarda se entra il Verolengo, poi al
- Müller confidenzialmente
-
-Fa 'e corna!
-
- tocca il medaglioncino sul petto
-
-Io ce tengo ccà 'a reliquia! Sai chi davvero lo è? Chella cantante...
-'a Mirabella!... Hai visto come guarda? È essa che ha jettato Alliana e
-Verolengo!
-
-VEROLENGO entra, si ferma sull'uscio inchinandosi.
-
-FERDINANDO alzando il tono della voce, al Müller.
-
-Dunque, resta inteso così: domani mattina la grande parata. Io sarò in
-piazza d'Armi alle sette precise.
-
- al Verolengo
-
-Comme staie, don Alberto?
-
-MÜLLER saluta Ferdinando, e il Verolengo: via.
-
-
-SCENA TERZA.
-
-FERDINANDO e il VEROLENGO.
-
-
-FERDINANDO.
-
-Comme staie, don Albertuccio? Staie buono?
-
- gli dà la mano, poi si tocca senza
- parere la reliquia sul petto.
-
-Me fa tanto piacere! Anche Teresa, la Regina — ringraziando 'a Madonna
-e Sant'Alfonso — sta benissimo. Andremo tutti a Gaeta, dopodomani.
-D'estate è bello sta vicino a 'u mare. Fa più fresco pecchè sul mare
-tira sempre un poco di venticello. Ho molto da fare in questi giorni.
-Mia sorella viene con me; la Duchessa di Berry viene con me; Popò viene
-con me! Ho molto da fare in questi giorni!
-
- in atto di congedarlo, senza dargli la
- mano
-
-Bravo, don Alberto! Statti buono; ti ho visto con tanto piacere.
-
-VEROLENGO umilmente, piegando un ginocchio a terra.
-
-Maestà! Vostra Maestà, si degni di ascoltarmi!
-
-FERDINANDO cambia espressione: lo guarda serio, torvo.
-
-VEROLENGO alzandosi.
-
-Io sono colpito dalla vostra disgrazia: ho provato la mia innocenza,
-ma sono rimasti i sospetti e l'avversione. Mi vedo sorvegliato,
-spiato... Eppure vi sono sempre stato e vi sarò sempre devoto e
-fedele! Lo giuro, Maestà! Il giorno nel quale ho lasciato il Piemonte
-e sono venuto qui per seguire la mia povera Regina, ho dimenticato di
-essere un Piemontese: sono stato, sono e sarò sempre suddito vostro. È
-un'ora terribile, questa... Eppure spero... Spero in Voi, nella vostra
-clemenza... E un giorno vedrete, forse, che i miei nemici, non sono i
-migliori amici vostri!
-
-FERDINANDO ironico.
-
-Un'ora terribile, questa?... È un'ora, anzi, nella quale, più che
-soddisfatto, tu dovresti essere contentone.
-
-VEROLENGO lo guarda ansioso.
-
-FERDINANDO.
-
-Ho ascoltato i tuoi buoni consigli «concedere per non cedere» e mi sono
-persuaso a dà 'a carta, 'a costituzione! Che vuoi di più?
-
-VEROLENGO scoppia in lacrime.
-
-FERDINANDO
-
-Che vai facenno? Non voglio scenate, ccà dinto! Vattene!
-
-VEROLENGO.
-
-Mia figlia... muore!
-
-FERDINANDO.
-
-Io non sono medico! Va a chiamare un medico!
-
-VEROLENGO.
-
-Mia figlia muore se l'Alliana è fucilato!
-
-FERDINANDO.
-
-Vattene!
-
-VEROLENGO rizzandosi pallido e fiero.
-
-Avete ben capito, Maestà, queste mie parole? Mia figlia muore se
-l'Alliana è fucilato!
-
-FERDINANDO.
-
-Voi, per la Chiesa, per me, non avete figli, conte di Verolengo! Vostra
-moglie, la vostra legittima moglie, non ve ne ha dato.
-
-VEROLENGO.
-
-Rispondete così, a me, perchè sono un uomo!... L'ho provato per voi, il
-mio coraggio e la mia forza! A quelle due donne, una morente, l'altra
-impazzita, dovete dare questa risposta!
-
-FERDINANDO fa un atto sdegnoso.
-
-VEROLENGO violento.
-
-Per i vent'anni che sono stato il vostro... servitore, non vi domando
-altro!
-
-FERDINANDO.
-
-Non le voglio vedere! Rifiuto di vederle! Vattene!
-
-VEROLENGO.
-
-Avevo preveduto anche il vostro rifiuto!
-
- gli presenta una lettera.
-
-La grazia... la grazia per quelle due donne di essere ricevute da voi,
-Maestà, vi è chiesta dalla giovine regina Vittoria d'Inghilterra che
-raccoglie sul suo capo tanto amore, tanta benedizione di popolo.
-
-FERDINANDO beffardo.
-
-Ah! Ah! Avete fatta na bella penzata! Prevedendo il rifiuto du Re di
-Napoli, vi siete rivolto alla potente Regina d'Inghilterra!... Sta
-bene! Quelle due donne saranno subito ricevute!
-
- calmandosi, sorridendo e salutandolo
- anche con la mano.
-
-Buon giorno, amico caro. E statte buono!
-
-VEROLENGO fa per uscire, poi vinto dall'angoscia si ferma.
-
-Maestà, perdonatemi, Maestà!
-
-FERDINANDO continua a salutarlo con la mano e sorridendo.
-
-VEROLENGO via.
-
-FERDINANDO uscito il Verolengo, corre ad ascoltare vicino all'uscio.
-
-VEROLENGO d. d.
-
-Vigliacchi! Vigliac...
-
-FERDINANDO corre a guardare dalla finestra.
-
-E fa buon viaggio sotto la protezione della bella, graziosa e
-potentissima regina Vittoria d'Inghilterra!
-
- suona
-
-GAETANO entra.
-
-FERDINANDO.
-
-Chelle femmene!... Aspetta nu poco!
-
- toccando il piccolo medaglione.
-
-Chi è il gentiluomo che le accompagna?
-
-GAETANO.
-
-Il cavaliere del Castelluccio.
-
-FERDINANDO.
-
-Fa passà!
-
-GAETANO via.
-
-FERDINANDO fissando la lettera.
-
-Ah! Ah! Per forza avete voluto essere ricevute?... Lo sarete!
-
-
-SCENA QUARTA.
-
-FERDINANDO poi di nuovo GAETANO, che introduce ROSALIA, FANNYA e il
-CASTELLUCCIO.
-
-
-FERDINANDO ritto vicino alla scrivania si tiene voltato in modo da non
-guardare nè Rosalia, nè Fannya.
-
-Bravo, Andreo!...
-
- Gaetano via.
-
-FERDINANDO al Castelluccio.
-
-Anche tu ti metti contro di noi!
-
-CASTELLUCCIO.
-
-Io, Maestà? Contro di voi? Contro il mio Re?...
-
- fa per correre a baciargli la mano.
-
-FERDINANDO rifiuta.
-
-Te l'ho detto: anche tu avrai nu grosso guaio! Il tuo servizio con oggi
-è finito. Invece de venì a Gaeta, resterai a Napoli con tua moglie!
-
-CASTELLUCCIO s'inchina ritirandosi in fondo alla scena.
-
-FERDINANDO a Rosalia, sempre senza guardarla.
-
-Ho acconsentito a ricevervi, perchè non voglio, nè posso usare uno
-sgarbo alla Regina d'Inghilterra. Ma non vi concedo di parlare.
-Sappiate soltanto che nessuna grazia è possibile. Cavaliere del
-Castelluccio, l'udienza è finita.
-
-FANNYA cade ginocchioni.
-
-CASTELLUCCIO fa un passo verso Fannya, ma un'occhiata di Ferdinando lo
-ferma.
-
-ROSALIA senza lacrime, senza tremare, con la voce sicura e una calma
-che contrastano col pallore strano del viso.
-
-Io non vi domando una grazia. La vita di mia figlia è nelle vostre
-mani, e mia figlia non deve morire. Siete un re, il Re: per me no: voi
-siete un padre in faccia a una madre!
-
- sorride.
-
-Non è vero? Se uno dei vostri bambini corresse un pericolo, io darei,
-non una parola o un ordine soltanto, ma la mia vita per salvarlo!...
-Dunque? L'avete vista?
-
- avvicinandosi a Ferdinando che
- indietreggia, sempre senza guardarla.
-
-L'avete vista?... È là!
-
- sorridendo
-
-Sempre così! Non parla più! Non piange più!... Muore!
-
-
-SCENA QUINTA.
-
-Il colonnello MÜLLER e detti.
-
-
-FERDINANDO interroga il Müller con gli occhi: il Müller fa un
-cenno affermativo. Dopo un momento, sempre senza guardare Rosalia e
-toccandosi il piccolo medaglione.
-
-Vi sono necessità di Stato, madama, che s'impongono pure alla nostra
-buona volontà. Io non posso andar contro l'opinione dei miei ministri,
-nè al deliberato dei giudici. Quello che posso fare per voi, madama, è
-di sospendere ogni procedimento in confronto vostro e di agevolare la
-vostra partenza da Napoli.
-
- al Müller
-
-Fai capire al Cavaliere che l'udienza è finita!
-
-MÜLLER si avvicina al Castelluccio, che lo interroga ansioso scrollando
-il capo.
-
-FANNYA è sempre in ginocchio, muta, con gli occhi fissi in Ferdinando.
-
-ROSALIA guarda tutti esterrefatta, poi a Ferdinando, prorompendo prima
-con la voce sorda, poi con uno scoppio d'ira.
-
-... Non avete capito, dunque?... Non si tratta di una grazia... Io non
-domando una grazia; è una legge sacrosanta di umanità!... Ma dunque non
-è vero?... Voi non credete in Dio!
-
-
-SCENA SESTA.
-
-FRANCESCO e detti. Francesco entra correndo e spingendo un piccolo
-cannoncino. Fuori dell'uscio si vedono il tenente HOLTMANN e il 2º
-UFFICIALE.
-
-
-FRANCESCO.
-
-Jammo! Jammo! Jamm...
-
- si ferma vedendo Rosalia e gli altri.
-
-FERDINANDO vivamente.
-
-Viene ccà, Lasà!
-
-ROSALIA.
-
-E Dio c'è, Dio esiste, perchè è Dio che ti manda! Che ti manda qui, in
-mezzo a noi, bambino bello, ridente, felice!
-
- a Ferdinando
-
-Pregherò tanto, sempre per lui, per questo bell'angelo vostro! Angelo!
-Angelo! Angelo! Tu sei volato qui come un angelo! Pregalo tu, il tuo
-papà, nel nome dolce della tua mamma... Pregalo, perchè sia buono...
-Perchè diventi buono... La tua mamma...
-
-FRANCESCO fissando Rosalia.
-
-La mamma dice sempre che il papà è troppo buono, e i napoletani, tutti
-cattivi, cattivi e devono essere _casticati_!
-
-ROSALIA con un grido.
-
-La razza! Ah! La razza!
-
-FANNYA all'ultima parola di Francesco, cade con la testa sul pavimento.
-
-ROSALIA si volta osservandola e rimane immota.
-
-FERDINANDO afferra Francesco, e lo porta con sè.
-
-Via! Via!
-
- via con Francesco.
-
- Il tenente HOLTMANN e il 2º UFFICIALE
- entrano precipitosamente.
-
-HOLTMANN corre insieme al Castelluccio a sollevare Fannya.
-
-CASTELLUCCIO a Rosalia.
-
-È svenuta! È soltanto svenuta!...
-
-ROSALIA sempre immota, sorridente e fissando il cannoncino
-
-Cara!... Tesoro!... Anche la mia Fannya... bambina... era così! È
-sempre stata così!... I bambini cambiano, diventando grandi... Fannya
-no!... Sempre la stessa!... Con la sua piccola faccia rosea e allegra!
-Sempre allegra!
-
- ride.
-
- MÜLLER le afferra un braccio per
- condurla via, mentre il tenente
- Holtmann, il 2º Ufficiale e il
- Castelluccio, portano Fannya fuori
- del gabinetto.
-
-ROSALIA al Müller sempre sorridendo.
-
-Perchè poi mi fate male?
-
- cerca Fannya con gli occhi: la chiama,
- sempre sorridendo.
-
-Fannya! Fannya!... Aspetta!... Non andar via senza di me!
-
- seguendola
-
-Viene anche la tua mamma, con te, cara, tesoro!... Aspetta la tua mamma!
-
-
- FINE DEL QUARTO ED ULTIMO ATTO.
-
-
-
-
-Opere di Gerolamo Rovetta
-
-Romanzi e Racconti:
-
- =La Moglie di Sua Eccellenza.=
- =Mater Dolorosa=, romanzo.
- =Il tenente dei Lancieri=, romanzo.
- =L'idolo=, romanzo.
- =Baby=, romanzo.
- =Ninnoli=, racconti.
- =Il processo Montegù=, romanzo.
- =Le lacrime del prossimo=, romanzo.
- =Sott'acqua=, romanzo.
- =Il primo amante=, romanzo.
- =Tiranni minimi=, racconti.
- =La baraonda=, romanzo.
- =La Signorina=, romanzo.
- =Cavalleria assassina=, racconti.
- =Casta Diva=, novelle.
-
-Teatro:
-
- =Romanticismo=, dramma in 4 atti.
- =Un volo dal nido=, commedia in tre atti.
- =La moglie di Don Giovanni=, dramma in quattro atti.
- =In Sogno=, commedia in quattro atti.
- =Gli uomini pratici=, commedia in tre atti.
- =Scellerata!...= commedia in un atto.
- =Collera Cieca!= commedia in due atti.
- =La contessa Maria=, dramma in quattro atti.
- =La Trilogia di Dorina=, commedia in tre atti.
- =I Barbarò=, dramma in un prologo e quattro atti.
- =Marco Spada=, commedia in quattro atti.
- =La cameriera nova=, commedia in due atti, in dialetto veneziano.
- =Alla città di Roma=, commedia in due atti.
- =La realtà=, dramma in tre atti.
- =Madame Fanny=, commedia in tre atti.
- =Principio di Secolo=, dramma in quattro atti.
- =I disonesti=, dramma in tre atti.
- =Il Ramo d'ulivo=, commedia in tre atti.
- =Il Poeta=, commedia in tre atti.
- =Le due coscienze=, commedia in tre atti.
- =La moglie giovine=, commedia in quattro atti.
- =A rovescio!= commedia in un atto.
- =La baraonda=, dramma in cinque atti.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Il Re burlone, by Gerolamo Rovetta
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL RE BURLONE ***
-
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