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If you are not located in the United States, you'll -have to check the laws of the country where you are located before using -this ebook. - - - -Title: Peregrinazioni d'uno zingaro per laghi ed Alpi - Il Lago Maggiore, l'Ossola, la Frua e il Gries - -Author: Valentino Carrera - -Release Date: July 30, 2020 [EBook #62789] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK PEREGRINAZIONI D'UNO ZINGARO *** - - - - -Produced by Giovanni Fini, Barbara Magni and the Distributed -Proofreading team at DP-test Italia, -http://dp-test.dm.unipi.it (This file was produced from -images generously made available by The Internet Archive) - - - - - - - PEREGRINAZIONI D'UNO ZINGARO - PER LAGHI ED ALPI - - - DI - - VALENTINO CARRERA - - IL LAGO MAGGIORE, L'OSSOLA, - LA FRUA ED IL GRIES - - Io non viaggio mica - Per il minimo scopo: - Non vo' pensare al dopo, - Non vo' durar fatica. - Quel che vuol nascer nasca, - Andrò dove mi porta - Il vapore o la tasca, - Sempre per la più corta. - GIUSTI. - - Seconda edizione corretta ed accresciuta - - - - TORINO - A SPESE DELL'EDITORE. - - - - - Proprietà letteraria - - Tip. Letteraria, 1861. - - - - - Miei cari genitori - - -A voi che stimo ed amo sopra tutti, offro questo libro. Voi accettatelo -con quel sorriso con cui accoglievate le prime parole che m'insegnaste -a balbettare. - -Intanto vivete molti anni per la mia felicità. - - - - -SOMMARIO - - - PARTE PRIMA - Il Lago Maggiore. - - 1. Che intitolo prefazione onde il lettore lo salti - a piè pari _Pag_. 9 - 2. Chi fece l'Italia? » 16 - 3. Le illusioni ed i doganieri — Una cipolla - fra le rose » 23 - 4. Viaggio al naso di _S. Carlone_ — Angera — - Dalle corti d'Amore al Mormonismo » 31 - 5. Il Monterone — Studii fisiologici sopra i cinque - sensi — Il lago a volo d'uccello — La prima - idea » 36 - 6. I piroscafi — Una donna che mangia — Gli - stranieri ed i laghisti — Primato mascolino - — Il concertista di Cannobio — I contrabbandieri - — Rivista di sponde » 45 - 7. Lesa e Manzoni — Ciarle letterarie — La calma » 55 - 8. Origine storica di Belgirate, senza documenti - — Le isole Borromee » 62 - 9. D. Bussolini da Mergozzo, capitolo in cui si - dimostra chiaramente che i più beati sono i - poveri di spirito » 67 - 10. L'acqua, canto in prosa — Se l'acqua del - Verbano fosse vino — L'arca di Noè e la - nautica — Le _guide_ — La capitale del lago - Pallanza — Laveno — Ghifa — Portovaltravaglia - — Luino » 77 - 11. Cannero ed Ettore Fieramosca » 86 - 12. Scoperta del Ticino in Italia — Locarno e - Magadino — Diversità di sistema metrico — Il - Re Gambrino in Italia » 89 - 13. La malinconia a Cannobio — Non tutti i - cattivi principii hanno cattiva fine — Al lettore - indiscreto » 93 - 14. La tempesta sul lago — Quando non si - fanno ceremonie » 101 - 15. Trafiume o Treffiume — Dammi amore e ti - do un mondo » 106 - 16. Storia d'una pentola » 110 - 17. S'io avessi, Dio me ne guardi, un milione - — La villa Poniatowski — Prina » 134 - 18. Intra non si trova che a Intra — Perchè - delle ommissioni — Virgilio a Feriolo — Salute - a chi resta » 136 - - PARTE SECONDA - Per le valli d'Ossola. - - 1. La sentinella dell'Ossola — Un bagno da - trent'anni — I romantici a Vogogna — Domodossola - — Il mercato » 139 - 3. L'Italia non è che un albergo — 17385 - iscrizioni e mezza — Lezioni archeologiche - — Varietà di gusti — Apologia del farniente - — Terzo primato dell'Italia — Quattro duelli - — Che hanno la coda » 145 - 4. Una giovenca ed il più bel cuore del mondo - — Avete buone gambe? — Re in Valvigezzo - — Anche sull'Alpi si trovano traditori — - _Requiescant in pace_ » 162 - 5. Trionfo delle castagne sopra la fama di una - illustrazione Dantesca » 169 - 6. Il Sempione — Invenzione di un ponte per - passarvi sotto » 175 - 7. Si parla di paesi non visti » 178 - 8. L'Anzasca — Un nuovo messia » 180 - 9. Quanti disprezzano l'oro » 182 - 10. Stonazioni della fama — Le ossolane non sono - più quelle d'una volta — Caio Mario ed i Cimbri - — Innocenzo IX di Cravegna — Banchetti funebri - — La valle Diveria » 186 - 11. Premia — Storia nuova di cose vecchie — - La Cravairola » 194 - 12. L'orrida forra di Unterwald » 207 - - PARTE TERZA - La Frua ed il Gries. - - 1. I casali della valle di Pommat o Formazza » 210 - 2. La Frua o cascata della Toce — Quanto - costi un sorriso di donna » 216 - 3. Altipiani superiori » 227 - 4. Ascensione del Gries — Diacciaie — Le - Alpi parlano » 230 - 5. Confini della valle — Le case, il desco, - l'abito, il commercio, l'agricoltura » 241 - 6. Costumanze curiose — La scolaresca » 249 - 7. Lezione di meteorologia — Il frugnare e le - volute — O mi date ragione, o non mi fate - stare _sulle spese_ » 253 - 8. Dove il paese senza un eroe? — Vita e - miracoli del capitano Guenza » 262 - 9. Ascensione del Retihorn — Il segreto della - costanza in amore — Temporale sulle Alpi — - Conversazione colle nuvole — Quanto si apprende - viaggiando — Un'aurora sulle Alpi — Quando - ci rivedremo? » 269 - - - - -PARTE PRIMA - -Il Lago Maggiore - - -I. - -_Che intitolo prefazione, onde il lettore lo salti a piè pari._ - - =Tutto il mondo è paese.= - _Prov. ital._ - -_Uno zingaro?_ Ma ce n'ha ancora degli zingari, fuorchè nella Russia e -nel _Trovatore_? — Perchè, non ce ne dovrebbe più essere? Lo zingaro -non è forse un pensiero errante di paese in paese, facendo suo con -ardita frode quanto non gli verrebbe concesso dall'umana avarizia? -Ammesso — il che veramente non so — il paragone, lo zingaro può avere -subìto trasformazioni, non mai essersi perduto. Permettete, signor -mio, che io cerchi di vincere, s'è possibile, la vostra ritrosìa -nell'accettarmi a compagno, evocando i benigni influssi dell'eloquenza -tradizionale de' miei avi novellatori e poeti: tolleratemi dieci -minuti... Non sono discreto? Ne spendete tanti a sopportare il trionfo -della ciarla su pelle gazzette e nei parlamenti! - -La storia dell'umanità nella nostra tribù dividiamo in tre ere: la -scoperta della foglia di fico, quella dell'America e questa della -fotografia. Dopo la fatale scoperta dei primi nostri nonni, ecco -l'uomo-zingaro che migrando dall'Asia percorre poco alla volta le -plaghe mondiali, lasciando qua e là un lambello del suo saio. Quell'età -non avendo lasciato giornali, nè ritratti d'illustri contemporanei, per -mancanza di sicuri documenti veniamo alla seconda. Scoperta l'America, -gli zingari si precipitano su di essa: a sentirli sono venuti a -seminare la libertà e le patate; tutto d'allora in poi deve spirare -amore, felicità. Mentre gli umanitarii cianciano di quest'inezia di -riformare quel mondo, pillottando colle solite spezie della cristiana -uguaglianza e dei civili diritti la tiritera; mentre gl'indigeni -buoni e semplici come un popolo che non sa un'acca di mutuo soccorso -e di monte di pietà, aprono un tanto di bocca dalla meraviglia, i -missionarii iniziano la riforma facendo scomparire nell'abisso delle -loro tasche i tesori di quelle fortunate contrade: siccome però il -mestiere di moralista è meno facile di quanto si crede, il tiro si -scopre, proteste, recriminazioni, rivolta; il torto è necessariamente -degli Americani poichè l'astuzia, la forza è agli zingari. I quali, -smessi i lenocini della ciaccola, pagano a misura di carbone la -cordiale ospitalità americana. - -Un bel dì però, per solenne grazia del proverbio, il gruppo venne al -pettine, e gli zingari, scardassati addovere, sono costretti ad alzare -i tacchi da quella terra _non ancora matura_..... - -— Ma — lasciando la storia in disparte — questi non mi paiono gli -zingari della tradizione.... - -— Eh! pensate se li conosco! Lo zingaro è volgarmente un vagabondo che -va dicendo la buona ventura nelle capanne del contadino, pei trivii, -nelle osterie e nelle canove in tempo di mercati, di fiere e di feste; -sa rattoppare qualche volta i caldani e le pentole; compone farmachi -e filtri preziosissimi; vende ai più generosi il prezioso segreto — -oh! datene un po' anc'a me per amore di Dio! — di farsi amare; commuta -minuterie dorate senza valore con antichi smanigli d'oro, non perdendo -il destro d'accalappiarvi con quella sua cera da nesci e di farvi -sparire di mano l'anello che ricusaste di vendergli. - -Ma ora tutta questa scienza a che può ancora servire? Vendono tuttora -augurii di nozze e predizioni di fortuna? O, visto che nella capanna -affumicata del contadino, comincia a penetrare la luce che guizza -dai centri di civiltà e di corruzione, lo zingaro, nascosti nella -foresta il tamburo, le nacchere, le carte divinatrici e la non più -magica bacchetta, non è entrato di contrabbando nella città, e con -mille vicende di fogge e di fortuna, non s'è fatto ora sollecitatore -d'impieghi o tagliaborse, letterato di plagi e d'occasione, giornalista -o mezzano? E la scienza per cui gli riusciva di imbarcare il lunario -nei boschi deserti, fra i monti incresciosi, sarà poi sì feconda in -espedienti da far fronte alla desta oculatezza dei cittadini, da sapere -con rapida mano ordire trame impercettibili che pure ad un baleno si -stringano sì fortemente con mille nodi attorno al meglio esperto da -torgli ogni scampo — e se fallisce, quando tutto sta per naufragare -sotto i colpi d'un galantuomo che non vuole perire invendicato, da -risospingerlo al largo dalle secche, risoffiargli in poppa vento e -fortuna in barba agli onesti? - -No, questa non è la nostra tribù — a cui non vorrete con dura -parzialità negare l'istinto del progresso alla perfettibilità umana, -che asserite innato in ogni creatura. - -No, questa non è la nostra tribù. Il lezzo della società non fu mai la -parte del mondo che ne sia piaciuto di notomizzare, anzitutto per un -certo istinto d'avversione alle dissecazioni, d'orrore per la tabe; -e poi perchè sappiamo per durata esperienza che gli è impossibile il -compiacersi, come oggi si fa con tanto studio, nel diguazzare in quanto -ha di più sucido il maremagno del vizio, sia brutalmente spudorato o -sia inorpellato da larva di passione, senza inzaccherarsi un tantino -i sandali, quand'anche vi aggiriate nelle eleganti sale ove non si -balbetta motto a vanvera — ove, non come nel trivio, manca la scusa -della malsuadente fame e dell'ineducazione: perciò se mai solleticava -le papille della vostra curiosità brama di una storia terribile d'uno -zingaro dalla bruna tinta e dallo sguardo felino, che d'avventura in -avventura, sulle _rotaje_ dell'adulterio e dell'omicidio, vi facesse -correre per le vene il diaccio dello spavento od il fuoco della -voluttà, serbandovi a morale della favola la bella soddisfazione -di vederlo alfine fra le braccia dell'amata, riverginata — scusate -la parola impossibile — dall'amore _puro_, mentre l'esoso marito -sta in fondo del quadro lungo, disteso, inchiodato da due righe di -pugnale..... per verità vi siete ingannato! - -La non sarà così perchè ne pare che tanta filza di delitti non possa -essere figlia della serenamente gioconda fantasia italiana, e perchè -lo zingaro che vi fa invito a peregrinare con lui non appartiene alla -tribù antica, tradizionale, se non per la comunanza..... del peccato -originale. - -L'antica s'è _riabilitata_, direbbe un drammaturgo, e la nuova non -è meno curiosa. Anche essa corre, senza meta, balenando qua e là -senz'altra guida che la bellezza della natura; — anch'essa ama le -sagre, le fiere, i mercati per cogliere sul fatto la scena animata dei -mille popolani dalle diverse foggie, dai diversi tipi; — anch'essa -se può giuocare un bel tiro, lo fa con tutta coscienza, e ruba a -man salva ad un crocchio di ciarloni il racconto che dice più d'un -in-foglio su quella gente, un idilio d'amore ad una bella ragazza, il -secreto d'una lagrima come d'un sorriso. Alcuna volta, quando il demone -ruggente dell'arte non l'agita, e così gli è obbligato a starsene a -bocca asciutta innanzi alla festosa mostra di cento zane di saporite -frutta.... allora stende la mano ad una vezzosa fanciulla per averne un -grappolo d'uva ancora imperlato dalla rugiada, una pesca erubescente... -e non dubitate della sua riconoscenza, veh! - -Allo zingaro non mancano modi di trarsi di impiccio: quante volte -pagò lo scotto della cena frugale, narrando alla bella ostessa una -fantastica leggenda, con sì strana eloquenza rappresentandole i casi -amorosi di fate, ondine e silfidi, di genii e di spiriti, che davvero -parve alla curiosa di vedere laggiù nell'ombre l'amante tradito fra -paurosi fantasmi, e di sentire sotto la scranna il rantolo del lupo -che venne ad ingollarsi la perfida!... Chi osa rimprocciare la bella -albergatrice se per schermirsi dagli amanti morti e dai lupi vivi si -allaccia strettamente allo zingaro? - -Dirvi come la tribù nuova fiammante veneri come pura sorgente -d'inspirazione la bellezza variata della natura, culto da cui sorge -necessariamente il disprezzo per ogni affettazione; riassumere, anche -per sommi capi, l'indole bizzarra del suo umore; dirvene, fuggendo, -vita e miracoli, sarebbe ad un tempo noiosa cosa per voi e pericolosa -per noi. - -Ma se poi non isdegnate la compagnia di questi zingari di buona -pasta che intessendo alle descrizioni leggende e fantasie vi guida -— senza bagnarvi — negli antri muschiosi ove fra i canneti lacustri -amoreggia l'avvenente Verbania; nei casolari montani fra le usanze -patriarcali; sulle diacciaie alpine a conversare colle nubi; sui -nembosi picchi supremi a cantare un inno al sole, alla libertà, ed -a farvi considerare di lassù che bruco microscopico è il cosiddetto -re del mondo — accettate la mano e proverete che lo zingaro fra le -divagazioni della mente e le aspirazioni del cuore non dimentica il -positivo della vita, quella catena che ne rammenta ad ogni slancio che -dessa è troppo corta e che il senso governa più della ragione il mondo, -guidandovi in alberghi d'ogni fatta, quando il paese sia poco ospitale -— e per giunta, se non pagherà lo scotto, condirà colle sue novelle la -refezione. - -E poi chi sta a cà niente sa. - -Via, smetti l'abito incomodo che t'insacca; indossa la veste casalinga -del viatore; allaccia calzari che sfidino le mordenti scheggie e le -acute punte delle roccie; armati di lungo bastone ferrato ed uncinato -che ti servirà d'appoggio e di spinta, di leva e di scala per l'erte e -per le diacciaie — e quand'anche la tua borsa non sia sonante di molte -monete d'oro, vieni, lo zingaro insegnerà a te ancora a raccontare la -_storia del lupo_ alle belle ostesse. - -Se mai l'aspetto di diverse genti, la disuguale misura del bene e del -bello col brutto, la lotta continua del debole col forte, l'armonia -sublime della natura non caccieranno la noia che ti prostra intelletto -e corpo nell'afa neghittosa del fannullare, lo zingaro con fratellevole -cura ti guiderà a quelle regioni — ove si slancia sì sovente e con -tanto desiderio il pensiero — che miseria di mente e di cuore fanno -chiamare dell'impossibile... - -Non rigenereremo l'umanità, ma non ci annoieremo, forse. - -Intanto l'aurora festosa già piove le sue tinte onnicolori, la frescura -del mattino ne invita; partiamo... all'Alpi! - -Un istante: anzitutto lo zingaro, secondo l'antica usanza de' suoi, -tolta nelle mani la vostra destra, dovrebbe spiattellarvi l'avvenire -come il passato, farvi i più lusinghieri augurii che egli si sappia.... -ma che volete? Egli, visti fallire i più cordiali vaticinii, da buona -pezza tiene seco loro broncio, ed amico qual è degli antichi adagi, a -chi lo richiede di predizioni, risponde: - -Chi il tutto può sprezzare, possiede il mondo. - -Così sia. - - -II. - -_Chi fece l'Italia?_ - - Uomo lento non ha mai tempo. - _Prov. ital._ - -.... e la vaporiera fugge rapidamente pei piani del Novarese, mentre -l'occhio posandosi appena sulle borgate, sulle castella che si -succedono una all'altra come le apparizioni d'un sogno febbrile, -assiste ad una serie di scene più o meno curiose, varie sempre. - -Così sparve Novara, Bellinzago ed Oleggio che dalla sua altura -contempla il bel pian lombardo, e la vaporiera arrestata un minuto, -rifugge verso il Lago Maggiore. - -Presso lo scalo d'Oleggio vidi la storia della civiltà compendiata -nell'area in cui i vetturali attendono l'arrivo delle merci destinate -a quella cittadina. V'era il carro co' buoi, pesante, senza sponde, -colle quattro ruote eguali e massiccie, il timone convergente all'insù -e le cornute bestie che guardavano con occhio stupito la locomotiva -sbuffante, e parevano appuntarsi sui pie' dinnanzi per timore -di appressarlesi. V'era il carrettone dalle due altissime ruote, -disadorno, coi cavalli attelati uno a coda dell'altro; la carrettella -corrente; il cocchio de' nostri padri incomodo, sicuro, e l'elegante -carrozza a doppie molle, verniciata lucente come uno specchio, leggiera -e per ogni modo d'ornati e di agi vaghissima. - -Fra l'una e l'altra di queste vetture stavano secoli e stanno: dal -carro de' buoi alla carrozza, il divario tra l'età dell'oro e l'età -del ferro; ma fra essi e la vaporiera un mondo, una distanza quale -fra l'antico copista e Bodoni, fra le torri a segnale ed i telegrafi -elettrici, fra il volgare ed il genio.... - -Occupiamo i pochi minuti di fermata osservando quegli antichi veicoli. -Se la vaporiera ha immensi meriti, non siamo tanto ingiusti da negare -ad essi i pregi per cui furono tenuti in conto dai nostri babbi. -Oh! quando mi ricordo il bel tempo in cui piccino sedeva a capo del -carro, poggiando i piedi sul timone e con impazienza infantile andava -punzecchiando gli inirritabili buoi ad accelerare il passo verso -i campi, ove poi di corone di millefiori loro cingeva le corna ed -accarezzava con mano fidente il muso velluto e divideva con essi la -merenda con mille feste dei compagni, io non ho più il coraggio di -ridere dei viaggi eterni per cui i nostri vecchi si facevano saltellare -le budella in corpo con una velocità in ragione di due ore per miglio. -Due ore! La vaporiera quando le talenti, unisce Torino a Milano nello -stesso spazio di tempo..... ma ch'è questo vociare? - -Una decina di ragazze, cogli spilloni d'argento che irradiano il capo, -sta sopra uno di quei carri, ridendo e scherzando fra di loro: alcuna -accenna al viaggiatore che dai carrozzoni della via ferrata ammicca -con sguardo procace: questa riconosce fra i discesi allo scalo il suo -bulo e lo vorrebbe, senza ch'altri se n'avvedesse, fare avvertito della -sua presenza, mentre con una certa solfa tra il mesto d'una monotona -cantilena e la languidezza d'una canzone che non è in voga, una voce -sfibrata canterellava: - - Novara, Novara - L'è bella città; - Si mangia, si beve. - Allegri si sta! - -Se tutta l'allegria dei Novaresi consiste nel mangiare e nel bere, come -dice senz'altro la strofa, l'ha da essere una gaiezza molto dubbia, -pensai; ma già ai poeti debbonsi accordare molte licenze, ed io non -trovando miglior modo di sciogliere la questione, dimenticai il vate -del campanile di S. Gaudenzio per riguardare quel veramente allegro -gruppo di belle e non belle e tutte allegre contadine, le quali — ora -che ci penso — mi ricordano a meraviglia un viaggetto fatto con una -bella ritrosa sopra una stradaccia di campagna, tutta sassi e gore, -per cui ad ogni improvvisa scossa io mi inchinava verso la giovinetta, -e non è a dire s'io secondassi o non l'impulso, _e viceversa_, come -dicono appunto delle vetture; finchè il carro essendo ad un tratto -entrato nei profondi solchi di un campo, la vicenda dell'inchinarsi si -fece sì violenta e rapida, che io coll'unico scopo di preservare quella -cara personcina da ogni urto, non trovai che il mezzo di avvinghiarla -strettamente nelle mie braccia.... - -Un fischio — diretto forse alle mie reminiscenze — eccheggia fra le -mura dello scalo, — un secondo acutissimo _che passa gli orecchi_, -come dice un vicino, e tutto il convoglio si move, cammina, corre, -rivola.... così il tempo da quei dì! Così pure io lascio nello scalo -di Oleggio le riflessioni storiche sugli altri veicoli: il lettore non -l'avrà a male; del resto sa dove andarle a prendere. - -Campi, risaie, prati, boschi, giardini, case, uomini ed animali, tutto -resta indietro: la vaporiera è la nemica per eccellenza del verbo -_stare_; essa corre da un popolo all'altro; cancella un pregiudicio -a cui centomila volumi non bastarono; annulla i dialetti mettendoli -a contatto, e insegna colla necessità la lingua nazionale, spegne -l'ardente face delle antipatie, facendo conoscere con quanto equilibrio -le eccedenze della forza di una regione compensino il manco di saggezza -in un'altra, la virtù militare l'indifferenza artistica, la gentilezza -dei costumi la sapienza civile, eccita e diffonde industrie — fa -l'Italia. - -Ben a ragione certi governi avversarono quest'invenzione che rivaleggia -per la forza morale colla stampa! - -Dell'inferno è dessa senza dubbio, dice con terrore il buon contadino -nella notte quando dalla mal connessa impannata della finestra della -capanna vede laggiù nella tenebria correre un fantasma dagli occhi -sanguinosi, la bocca ardente e la fronte fumosa, mentre l'aria echeggia -d'acuti sibili e la terra seminata di carboni ardenti trema sotto i -piedi.... Ma direbbe egli che l'inferno inspirò ad un mortale questa -terribile scoperta, s'egli sapesse che, mercè sua, si vince il tempo -e la distanza, e suona con cristiano affetto la voce: Dammi la destra, -anch'io sono tuo fratello? - -La vaporiera è dunque la più bella figlia della civiltà, poichè dessa -non serve soltanto a beneficio del commercio, sibbene ai più vitali -interessi dell'esistenza morale. Qual è l'uomo che dalle marine guardi -una nave ad elice sortire, malgrado i venti contrarii e l'agitazione -delle onde, la prora dal porto, ammainate le vele, senz'apparente -impulso, salpando per le più rimote spiaggie dell'Oceano, ove recherà -il nome della sua nazione, — senza sentirsi sollevare dall'entusiasmo, -senza sclamare: questa è la più mirabile opera dell'uomo!? - -Vedete se col vapore si corre presto: in due minuti da Oleggio volai ai -porti liguri e ne ritorno! - -Il convoglio attraversava le alture di Borgoticino, quando poco -lungi da quel villaggio mi apparve — eureka! — la prima conca del -desideratissimo Verbano — fra il Vergante e la rupe della festosa -Angera — il quale disserrandosi poi dai colli, cola pel Ticino, al Po, -nell'Adriatico. - -Una vaporosa nube si dislagava al cielo, ed i raggi vivissimi del -sole di giugno penetrando qua e là fra gli squarci illuminavano con -tale potenza di tocco la rôcca d'Arona, e laggiù in fondo la punta di -Belgirate ove il lago si svolge a sinistra, che davvero il contrasto di -quelle accese tinte colle ombre delle convalli armonizzava assai bene -colla natura variatissima del quadro. - -Un ultimo fischio e il correre si rallenta gradatamente, il convoglio -penetra nei campi, ritorna a riva, entra sotto una tettoia, ove cento -voci — Arona, Arona! — ti fanno accorto che sei finalmente giunto alla -sospirata sponda di quel Lago Maggiore che nella fantasia t'apparve -certamente come una regione incantata a cui sorrida eternamente cielo e -primavera, abitata dalle più avvenenti ondine, dai più amorosi silfi. - -Io vi confesso candidamente di non avere mai fatto questi sogni, e per -la zinganesca mia esperienza che mi ha dimostrato i giudizi assoluti -essere sempre in alcuna parte erronei, e il male dai mille aspetti -mescersi con disuguale misura al bene, e perchè rifuggo dalle imaginose -aspettazioni, le quali per lo più al contatto della realtà risolvonsi -in dure delusioni. Mi pare quindi profittevole.... - -— Cosa fa il signore? Scenda, il convoglio non procede mica oltre.... - -— Benissimo; grazie. Parmi profittevole, diceva, di usare nel giudizio -delle regioni che si percorrono, anche coll'intendimento di studiarle -oltre l'epidermide, quella mite benevolenza che ogni onesto desidera -praticata verso il campanile della sua parrocchia. Quanto al bello, al -buono, quantunque spesso il miracolo non faccia il santo, il fidarvisi -è la meglio; quanto al brutto ed all'incivile giova il credere che -la virtù sta di casa dove meno si crede, e che tanti paesi, tante -usanze... E poi gli uomini la pensano così diversamente! Aprite un -libro di proverbii — li dicono la più bella eredità che le generazioni -si tramandino, la sapienza delle nazioni — sentite che armonìa di -opinioni: - - Chi sta bene non si move, - e - Non diventan porri che i trapiantati. - - Pietra mossa non fa musco, - e - Chi vuol far roba, esca di casa. - - Chi disse donna, disse danno, - e - Senza donna a lato l'uom non è beato; - -e cent'altri grossolani e dilicati, che vanno d'accordo che gli è un -gusto ad appaiarli! - -— Signore — disse in quella una _guardiastazione_, la stessa che -m'interruppe già una volta — questa è l'uscita; e m'indicò la porta. -Se questo dabbenuomo non mi cacciasse con tutta quella buona grazia di -cui è suscettibile un guardiano di via ferrata, io vorrei, o compagno, -dimostrarvi come la bellezza oggettiva abbia meno cultori di quanto -è voce.... ma non c'è verso, egli m'insegue sino all'uscita.... -Quest'insistenza mi desta un dubbio: ch'egli abbia inteso un motto -delle nostre chiacchere più o meno estetiche, e voglia risparmiarne -lo spettacolo poco architettonico della stazione? Chi lo sa? Dopo -la _democratizzazione_ del sapere, chi può giurare che sotto il saio -dell'artiere non s'asconda la giornea del professore? - - -III. - -_Arona — Le illusioni ed i doganieri. — Una cipolla fra le rose._ - - Chi tosto giudica, tosto si pente. - _Prov. ital._ - -Orta! — Angera! — Gozzano! — Varallo! — Domodossola! — Albergo della -Posta! — Reale! — d'Italia! — A me il sacco! — Zolfanelli! — Sigari! — -Ecco le strida che invariabilmente accolgono il viaggiatore all'uscire -dallo scalo della ferrovia d'Arona: vociare che mette in non lieve -imbarazzo il viaggiatore che non ha meta prefissa al suo vagare. - -Per mia fortuna, fra tanti vetturali, facchini, camerieri e ciceroni -_pro domo sua_, una voce che partiva dal mezzo di una folta ispidissima -barba, tuonò al mio orecchio, mentre mi sforzava di attraversare quella -ressa di rompiscatole, il nome dell'ottava meraviglia del mondo e -l'unica di Arona, _il S. Carlone_, e mi fece così risovvenire di un -monumento intorno al quale aveva sentito nella prima adolescenza tante -mirabilia. Si vada adunque al S. Carlone! Senza dare risposta ad alcuna -delle insistenti domande — unico modo di liberarsene, a meno però -vogliate farvi in dieci per non far torto a nessuno — mi avvio verso la -cittadina, dando occhiate a destra ed a sinistra, come quegli che senza -soffermarsi troppo vuole spendere poco e vedere molto. - -Appena uscito dalla casona dello scalo, un bel giovinotto, dall'assisa -di doganiere — ad Arona vi sono più doganieri che mercanti — con un -garbo da farmi strabiliare, (poichè a me un doganiere era sempre parso -il rappresentante della prepotenza legale, dei pregiudicii economici, -la barriera che impedisce il bacio cosmopolitico dei popoli) mi fece -ricredere pienamente, avvisandomi che se io desiderava imbarcarmi -sopra un piroscafo, il _S. Gottardo_ stava per salpare, aggiunto poi -per soprassello che io avrei potuto girare e rigirare in lungo ed in -largo il lago senza la noia del passaporto. Malgrado il desiderio di -accettare l'invito della tintinnante campanella del _S. Gottardo_, io -non volli partire senza visitare l'interno della città pittoresca — al -di fuori — ed il famoso monumento al suo cittadino, benchè sapessi che -vi sarei ritornato più d'una volta nelle corse ch'io aveva in animo di -fare lungo le spiaggie verbanesi. - -Il _S. Gottardo_ diede l'ultimo tocco di squilla, si staccò con tutta -facilità dallo scalo, e descritta una vaga curva, partì avvolgendosi, -come d'un velo per difendersi dal sole cocentissimo, nei vapori della -caldaia fumante. - -Serbatomi per la vetta del colle di S. Carlo il giocondo spettacolo del -lago, come un ghiottone serba ultimo il manicaretto più sapido, entrai -in città. - - * - * * - -Eccomi in Arona! Salve, città dei Borromei! - -Seduta a riva del lago, pare tuttavia che tu ne sdegni la paternità, -poichè ti volgi innamorata con occhi desiosi verso i clivi fiorenti di -Oleggio Castello, lasciando al ceruleo nappo l'ammirazione della poco -graziosa tua parte diretana. Almeno ne' calori della state le pendici -superiori inviassero alle tue viuzzole il conforto delle aure profumate -dei loro laureti! - -Attraversando la città, contai trentacinque osterie, trenta preti -e ventisette accattoni. Era il meriggio caldissimo, ed io passava -correndo per involarmi all'afa soffocante che, uscita dai canali -sotterranei delle vie inferiori, mi inseguiva minacciosa, quando una -frotta di creature che facevano ressa attorno ad una casa di modesta -apparenza m'impedì di proseguire oltre. - -Erano ventisette accattoni. - -Voi che avete da accarezzare — in tasca — un _sovrano_, se vi avviene -d'incontrarvi in quella turba, è d'uopo lo consigliate d'addivenire -ad una transazione costituzionale dividendo il potere, salvo a voi suo -ministro di farvi forse rompere le invetriate dai malcontenti — o senza -transigere coll'_esigenze della situazione_, corriate attraverso ai -chiedenti senza ascoltare quelle voci supplichevoli che sono pure una -rampogna.... - -Io mi arrestai. Qui più d'un ciarlone vi direbbe ch'egli, arrossendo -quasi dell'eccellente salute, intenerito alle lagrime, divise la -borsa coi mendici.... Io che non voglio farvi il torto di credere -che mi stimereste un cicino di più, quando vi dicessi che ho dato a -quegli infelici un obolo — che il più delle volte è un soldo asciutto -come il sistema decimale — non vi dirò nemmeno d'aver fatto alcune -considerazioni economiche sulle trentacinque osterie ed i trenta preti, -e tiro innanzi, cioè mi fermo, poichè la porticina di quella casa -s'aperse e v'apparve.... - -Chi non l'avrebbe desiderata amante? Che bell'occasione di miniarvi -un ritrattino sì sorridente da mandarvi in visibilio! Ma quest'oggi, -dopo quella certa meditazione sulla fallacia dell'apparenza, temo che -i colori della mia tavolozza diano troppo nel duro, nell'angolare; -per non ripetere adunque su tutte le varianti le forme serene di tanta -bellezza, lascio alla vostra fantasia di pennelleggiare co' rapidi suoi -tocchi una di quelle soavi figure che le donne invidiano e gli uomini -rispettano. - -Intanto i re della miseria, coi loro nodosi scettri nella destra, -avvolti nei pidocchiosi palli onnicolori, mi avevano circondato, -levandosi dalle nuche capellute un frusto di berretto spelato, e -succhiavano con avido sguardo la borsa che teneva la fanciulla nelle -mani. - -Io pure salutai riverente quell'apparizione che avrebbe potuto -inspirare a Vela una vivissima idea della carità cristiana, ed ella.... -ma che? Al vedermi estatico contemplarla, sorrise di guisa che tutto -ne fui scosso. Era derisione? Chi lo sa? Malgrado mio, nella limpida -innocenza di quel volto primaverile, quel sorriso — non ridete — -m'apparve come una cipolla nel bel mezzo d'un mazzolino di rose, quale -io vidi farne dono per celia ad un appassionato cultore di antitesi. - -Ella porse agli accattoni le sue monete; una moneta ad ognuno che -venisse ad invocarla un mattino di venerdì a quella porta: indi -rinchiuse la porta senza strepito, senz'impazienza, quasi a tacita -promessa di non negarne giammai l'accesso al mendico. Io, mentre si -recitava attorno un _pater_ ed un'_ave_ per conto della fanciulla — a -cui auguro ottengano un buon marito — dimenticato quel certo sorriso -e la cipolla relativa, intonava fra dolcissimo pianto un inno alla -pietà che ove fosse stato inteso da lei, forse io avrei fatto più lunga -dimora in Arona.... - -Ma ecco attraverso l'iride d'una lagrima la rosea fisionomia imberbe -del doganiere. Gli racconto la commovente istoria; un'irresistibile -curiosità mi sprona a ricercare chi sia quell'angelo che profonde -le ricchezze di questo mondo per la beatitudine dell'altro, vero -prestito ad usura — se ancor vi fosse usura. — Mi appaga ed aggiunge -che i mendici convengono nella città dai dintorni una volta almeno per -settimana. - -— Dunque, diss'io, ella dà loro tanto da alleviare i dolori di chi non -ha sulla terra che la speranza del cielo e la compassione dei generosi -— per una settimana? Oh tremila volte benedetta! Oh santa! Oh terra -fortunata! - -— Signor sì, se per essere da tanto basta regalare un quattrino, antica -moneta milanese! - -E imperturbabile, colla logica orribile dell'aritmetica, mi dimostrò -che Iddio avrebbe dovuto fare per quegli sgraziati il giorno di cento -ore senz'accrescere i bisogni del ventricolo, onde procurarsi lo -stretto necessario per campare in ragione d'un quattrino ogni due ore; -o, supposto che nelle ventiquattro ragranellassero altrettanto, ch'essi -potessero stare, come i ragni, sei giorni senz'alimento. - -— (Mefistofele gabelliere!) Dunque muoiono di fame sei dì per settimana? - -— Morrebbero se altri non li soccorresse senza l'ironica ostentazione -di chi dà quello spettacolo poco costoso. Tutto è apparenza! La saluto. - -— Tutto è apparenza, anch'esso lo sa! Ora comprendo quel certo -sorriso, la cipolla fra le rose! E come sì giovane e sì presto senza le -confidenti illusioni della verde età? - -Ma se n'era andato pe' fatti suoi — o per quelli degli altri, -più facilmente — il che ne torna perfettamente uguale; sicchè -la mia domanda dovette cercare una risposta nelle considerazioni -dell'influenza che il mestiere aveva potuto esercitare sopra di -lui. Ed io non ebbi a meditare gran fatto per accorgermi come in -esso s'avvezzino a guardare ogni cosa attraverso la lente prosaica, -spassionata che conta i fili della stoffa e stabilisce un prezzo alle -creazioni delle arti — tanto che sarei quasi tentato di supporre che -il famoso dilemma di Amleto _essere o non essere_ sia stato suggerito a -Shakespeare da qualche doganiere pensatore. - -Povere le illusioni coi doganieri! La donna, quest'angelo che ecc., -ecc., non è per essi che un portamantello addobbato più o meno di raso; -un ritratto, pegno di un soave affetto ricambiato ed infelice, su cui -scoppiarono pianti sconsolati e baci frenetici, perde tutto il valore -sotto gli occhiali del perito; una treccia di capegli, oh sacrilegio! -può essere considerata concime; che più? il libro a cui pose mano cielo -e terra, vale per essi secondo il peso, la legatura, i fermagli..... -Se nelle lotte letterarie i _realisti_ potevano contare sull'aiuto -dei doganieri, le nebulose fantasticherie alzavano i tacchi come -altrettanti contrabbandieri. - -Scrivete la storia della dogana; narrerete quella dell'incivilimento. -Narrate quante castronerie stampate ed illustrate giungono d'oltre -Alpi, quante di queste, con veste nè forestiera nè italiana, cambiato -il titolo con quello di originale italiano, si spargono a sollucherare -la frega del forestierume, e non del buono certamente, ed a fare più -sonnolenta ancora l'indifferenza italiana per il pane casalingo — -narrerete le nostre, e anche un tantino le altrui miserie letterarie. -Enumerate i gingilli, le festuche, i ciondoli, le minuterie e quella -multispecie farragine di coserelle utili e disutili, strane e curiose -che la moda ne manda da lontano, e che accettiamo senza desiderio di -procurarcele da noi stessi — e narrerete che gli Italiani non solo non -le sanno fornire, ma neppure battezzare colla loro lingua. Contate le -armi che valicano le Alpi o varcano i nostri mari ad offesa o per aiuto -— i quadri e le statue ed i manoscritti e gli oggetti che per arte o -memoria i nostri antichi meno vanitosi di noi e più generosi raccolsero -con religioso studio e con principesca magnificenza, e che ogni -anno, senza ritorno o cambio, lasciano la terra che li aveva creati e -venerati; — avrete irrepugnabili argomenti della floridezza e della -decadenza delle genti. Possa l'indipendenza e la libertà far salire -nel futuro a bosco i tanti bruchi che formano la speranza della nazione -artistica! - -A proposito delle nazioni, la questione sanguinosa della loro -indipendenza è sciolta dai doganieri — quando si ritrarranno ai -confini naturali. Tuttavia, penso, se in quest'età meravigliosa in -cui ogni dì annienta un secolo di tradizioni senza che si possano -prevedere i prodigi della domane, la famiglia umana si confondesse in -un fratellevole amplesso — concedetemi un istante l'ipotesi stranissima -— dove, domando io, dove n'andrebbero le miriadi dei doganieri che -incorniciano i mille regni? - -Proporrò il quesito alle disquisizioni degli economisti, degli -umanitari, e di quanti s'avvisano di riformare la commedia comico-seria -del mondo — a meno che in questo frattempo si scopra mezzo di rilegarli -(parlo dei doganieri, è chiaro) nel mondo dei miti in compagnia di -tante altre anticaglie. - -È tempo di fare ritorno alla nostra cittadina, da cui mi fece digredire -il mal vezzo di camminare balenando corpo e mente, peccato di cui farò -penitenza d'or innanzi col correre per qualche giorno la carreggiata -della strada _maestra_, senza neppure guardare colla coda dell'occhio -quanto m'invitasse a varcare la siepe ed a visitare ciò che non è nel -programma tracciato sul nostro portafoglio. Ritornando adunque alla -cittadina, dirò che nelle successive visite appresi che non solamente -poche città hanno relativamente tante caritatevoli instituzioni -quant'Arona, ma che io avrei preso un solenne granciporro se l'avessi -giudicata dalla scena di cui io stesso era stato testimone.... tanto è -vero che tutto è apparenza! - - -IV. - -_Viaggio al naso del S. Carlone. — Angera. Dalle corti d'amore al -mormonismo._ - -La più bella passeggiata nei dintorni d'Arona è la salita del poggio -su cui s'erge il monumento a S. Carlo, che per la mole il popolo suole -chiamare il _S. Carlone_. Esso appare da quasi tutto il bacino da -Taino a Belgirate, ed è bello vedere dal lago quel titano disegnare -sull'azzurro del cielo la sua figura tranquilla. - -Ammezzo la salita incontrai un cortesissimo Bavarese che si recava -pure lassù, per giudicare co' proprii occhi se la colossale statua -della _Bavaria_ nel Valhalla presso Monaco la cedeva in fatto d'arte -alla rivale italiana: ammirai la suscettibilità del Tedesco, il quale, -poichè d'improvviso ne apparve sulla vetta il _S. Carlone_, dopo -attento esame, colpito dalle mirabili proporzioni di tanta effigie, e -dalla dignitosa e ad una soave espressione dell'immortale che benedice -alla sua patria, confessava candidamente che se il monumento italiano -era condotto meno splendidamente del bavarese, di contro per valore -artistico e per situazione gli era di gran lunga superiore. Gloria -adunque al Crespi che lo disegnò! - -Anch'io volli sedermi nell'interno di quel naso famoso; e quel dovermi -arrampicare per un camino oscuro e pieno di schifosi ragnateli e di -pipistrelli svolazzanti, spingendomi in su colle mani e coi piedi -per certi piuoli di ferro — pericolosa ginnastica che meriterebbe -all'ascensore almeno un'indulgenza — mi suscitò il dubbio che il Santo -abbia suggerito all'artefice questa paurosa scala, onde ognuno pensando -alla probabilità di rompersi se non altro il collo, sia richiamato ai -giovevoli pensieri della morte dal tripudio fascinatore della natura -che festeggia attorno lo sguardo. Chi lo sa! - -È vero che il dabbenuomo che dal vicino collegio vi reca una lunga -scala per salire sul piedistallo e di là ad un buco — non posso -assolutamente dirla una porta, nè una finestra — ripete a tutti che per -privilegio concesso dal Santo nessuno mai si ruppe il surriferito osso -del collo. Chi sarà il primo? Non io senz'alcun dubbio, avendo dopo la -fortunata mia discesa giurato di non cimentare mai più la buona fede -del dabbenuomo sulla validità del suo privilegio. Del resto — senza -danno del privilegiato — direi che di lassù la vista non corre più -lungi gran cosa che dalla vetta del poggio. - -Sotto e sopra il quadro che ti si para distoglie assai presto -dall'osservare il monumento, se non dal pensare a chi raffigura, -quantunque meritamente S. Carlo sia il personaggio storico-religioso -più popolare nella Valle del Po, per non dire in tutta l'Italia. - -La collina del Vergante che alla mia sinistra abbraccia il lago -declinando a Belgirate, tutta verzura e fiori, è sì vaga nelle sue -curve; alla destra i facili poggi di Dormeletto e di Borgoticino corsi -dalle vaporiere fumanti mi traggono col pensiero ai giardini liguri; il -cielo e le onde quete sorridono con tanta armonia, che — se uno zingaro -potesse gonfiare vesciche — direi che la natura canta sì bene le glorie -dell'immortale che la melodia v'assorbe interamente a scapito del -soggetto! - -Volete voi una scena pittoresca, una scena degna delle sponde del -Reno? Guardate là — in prospetto d'Arona. Il castello d'Angera tutto -fiero de' suoi sette od otto secoli, irto di merli che sfidano i denti -adamantini del tempo, la fronte rugata dal fulmine, sta accoccolato -senza barcollare, pensoso come un veterano, sopra una rupe sfiancata -sotto cui si acquatta il villaggio, quale un pulcino sotto l'ali della -chioccia. Lo direste un quadro _dal vero_ — vi sfido io a contraddirmi! -— del medio evo, in cui appare con vivissimo contrasto la schizzinosa -protezione del feudatario e la mormorante docilità dei vassalli. Il -palazzo conta cinquecento anni.... Quant'acqua corse giù pel Ticino! - -— La torre però non novera che tre secoli circa, m'hanno detto. - -— E' bastano per formare un abisso fra noi e quei dì. Quante antitesi! -Asili infantili e giochi di borsa; manicomii e crinolini; vetture, -congegni, libri e legislazione a vapore; corrispondenza elettrica -d'idee e di passioni, e.... tutto quel resto che voi sapete e che -taccio per non romperla in viso alla modestia: mentre allora! Il po' -di buono che quella tempra d'omacci aveva noi l'abbiamo cresciuto, -raffinato, sublimato coi lambicchi del progresso.... - -— Meno le lettere, le arti, e l'amore della famiglia.... - -— Eh! Eh! La non mi conta nulla per le lettere questo turbinio di -_riviste_, di giornali e di romanzi? E per le arti l'è forse cosa -da smorfie la fotografia? Quanto al culto della donna, la verginità -sospettosa delle idee dei nostri babbi semplicioni ha fatto luogo -con altre credenze all'analisi razionale, la quale — a dirvela in un -orecchio — tende in ciò dritto al mormonismo... - -— Messere, m'accorgo che non siete ammogliato... - -— Quest'aria frizzante mi persuade di parlare liberamente — ad essa -la colpa. Il tempo delle corti d'amore, dei tornei, dei trovatori -non è più; e lo sanno le donne. L'uomo ha capito che cantare e farsi -sbudellare per l'incerta virtù d'una bella — sovente brutta — sarebbe -un vero sciupìo di tempo.... E chi giura adesso sulla virtù di una -donna, se non quegli che giura ancora sull'amor patrio dei tanti -sollecitatori d'impieghi? — Io però sacramenterei tuttavia per l'onestà -d'una donna con quella buona fede che invoco invano in me per i -mercanti di parole d'ogni colore: che ciò stia fra parentesi. - -Quanto ai trovatori con qualche piccola variante, se non la chitarra, -hanno cambiato metro; ma neppure quegli antichi cavalieri della -bellezza giungerebbero al delirio platonico di accontentarsi, dopo -la lizza, di portare i colori della signora. — Se io vi dicessi che -uno dei meglio famosi poeti del giorno, che cantò tutti i santi del -cielo e della terra, fu trovato poco tempo fa ginnocchioni innanzi -all'arrendevole fantesca della sua bella rigorosa? — Oh?! — Sentite gli -echi: Oh! oh! oh! — - -Per fortuna questi due ciarloni, nostri compagni di viaggio nella testa -di S. Carlo, di piuolo in piuolo scomparvero giù del camino. - -Nel mirare dietro le torri del vecchio castello i monti di Varese, -e più in là sfumanti nell'azzurro dell'aria quelli del lago di Como; -attorno in semicerchio le vaghe colline di Lesa e di Arona dalle curve -chiomate fra cui spicca nel verdoscuro della vegetazione qua e là una -casa, un campanile, una chiesuola; dappertutto scoprendo varietà, sotto -e sopra, nelle sponde e nei diversi toni dell'orizzonte e delle acque, -compresi il perchè anche agli abitatori delle rive marine il lago -inspira amore di sè. - -L'oceano se placido t'infonde quella malinconiosa riflessione che -compenetra l'uomo all'aspetto d'ogni cosa infinitamente grande — -riflessione da cui sorgono meditazioni profonde di cui a tutti non è -dato l'assaporare l'intima voluttà — se burrascoso t'atterisce; il -mare imponente nel golfo di Napoli come sulle sparute scogliere di -Gibilterra o contro le dighe d'Olanda parla sempre — come Giove fra gli -Olimpici — troppo grandiosi verbi perchè tutti li comprendano.... ma -il lago riverbera sempre colla varietà de' suoi aspetti la vivacità, la -piacevolezza; se una tempesta si scatena la notte sulle sue onde, essa -ti fa prevedere come l'indomani le piante ritemprate dall'acquazzone -saranno sfavillanti ai primi raggi del sole colle foglie ancora -gemmate, e le frutta ed i fiori — se la grandine li risparmiò — -più coloriti. Dopo la burrasca marina — tremo al solo rammentarne -le orrende scene — scendi alla ghiaiosa spiaggia, e trovi fra gli -scogli tuttora echeggianti dei sinistri ululi dell'aquilone il fusto -d'una pianta divelta, sfrondata da un colpo di mare, una tavola — che -servì forse ad una lavandaia — che t'evoca dagli abissi il naufrago -disperato che un maroso divelse da essa, mentre la folaga pare s'aggiri -turbinando per scoprire sui fiotti il cadavere che il mare ributta. -Sulle sponde dell'oceano mediti, su quelle del lago sorridi: là -l'eternità, qui la vita. - - -V. - -_Il Monterone. — Studi fisiologici sopra i cinque sensi. — Il lago a -volo d'uccello. — La prima idea._ - -Mentre c'incamminiamo verso la vetta del Monterone per facili ed -ombrosi sentieri, compagno mio, facciamo quattro chiacchere. - -Tu hai da sapere — prima ancora di descriverti le veramente inudite -meraviglie di Intra e Pallanza — che ieri nelle ore pomeridiane mi sono -rannicchiato fra alcuni scogli dell'isoletta di S. Giovanni, e godendo -ad una la frescura vespertina dell'inverno ed il rezzo di alcune piante -protendentesi ad ombrello sopra il mio capo, me ne stava pensando come -fra tutti i libri il meno intelligibile sia l'uomo, questa edizione -_princeps_, direbbe un bibliofilo, che fa sì splendida mostra nella -biblioteca della natura. Dopo di avere scartabellato nella mia mente -tante pagine non sempre terse, confortevoli, del misterioso volume, -finii per domandare a me stesso quale dei sensi maggiore relazione -avesse coll'anima. - -La fantasia volò coll'ali della memoria ai momenti fuggitivi, in cui -una voce armoniosa colla parola che nega e promette m'avea scosso tutte -le fibre del cuore; alle notti tumultuose in cui le briose note de' -balli vertiginosi m'avevano tratto nella ridda quasi allucinato; alle -sere in cui il _Barbiere_, il _Tell_, la _Lucia_ ed il _Rigoletto_ -versavano un fiume di melodìa nel mio animo, ed il rincrescimento che -il tempo m'involasse sì presto quei divini concenti in mezzo a cui -dimenticava le miserie e le prose della vita per slanciarmi ebbro di -poesia nei mondo delle illusioni.... Oh! l'udito è pure il prezioso -senso! Mercè sua comprendo l'espressione più viva del mondo: tutto -parla; beato chi sente! - -Sennonchè tosto mi ricorse al pensiero come la voce dell'amata s'era -fatta dopo poco tempo aspra, sarcastica; poichè ella troppo presto -dimenticando quanto m'era costata la felicità effimera di pochi dì, -mi piantava colla solita sua buona grazia un pugnale nel bel mezzo -del cuore. È vero che non corse gran tempo che la civetta pietosa — -s'era forse già annoiata del mio successore — volle svellerlo; ma il -modo fu così gentile, delicato, che la tarda carità invece di guarire -la ferita non fece che inasprirla. Strida da una e dall'altra parte, -smanie e stridori di denti...... ancora mi suonano nell'aria orrende -parole....... Lo credereste? A questo punto mi giunsero da ogni parte -cigolì di ruote, e una miriade di stonazioni venne a grandinarmi -intorno dal non lontano teatro di Intra dove si torturava non so quale -delle opere più faticose di Verdi, con tanto strazio che dalla pietà -e dal terrore mi si rattrappivano i nervi.... Benedetto l'udito, senso -preziosissimo; ma tu non sei certo l'eccellente. - -Non aveva finito ancora questa frase che le rose, i gelsomini, le -acacie, i limoni, i millefiori del giardino botanico di Rovelli -m'inviarono una nebbia di sì acute fragranze ch'io allargando le nari -per meglio aspirarne gli effluvii, imparadisato chiusi gli occhi e -credetti d'essere volato all'olimpo di Maometto, in mezzo alle urì, -sulla sponda d'un lago d'acqua di rosa.... O incostanza della fortuna! -Un alito di vento involò ratto l'olezzo; sparì l'acqua di rosa, ed il -lago senza moto, senz'aura, apparve come una conca immensa stagnante -da cui emanava un fetore orribile di pesci imputriditi. Dubitai che la -bella Verbania l'avesse abbandonato colle sue ninfe, m'alzai e pervenni -presso la foce del fiume che bagna la Sassonia.... La Sassonia, qui? -Gnorsì: gl'Intresi costruirono presso l'antica città un sobborgo a -vie spaziose, allineate che corrono fra case più allietate dal sole -e dallo spiro lacustre che non le catapecchie della vecchia parte: -nel centro una piazza e nel mezzo di essa il teatro, il più bello di -tutto il lago. Ora questo sito una volta non tanto lontana era una vera -ciottolaia, un campo di sassi... capite? Gl'Intresi, pratici quanto -gli altri popoli appiedi delle Alpi della lingua nazionale, d'una -ciottolaia fecero una Sassonia, con grave sfregio della patria degli -oficleidi e dei tromboni! - -Ma che volete? Io non poteva a nessun conto adagiarmi all'ombra di -quelle mura senza che ne dovessi tosto sloggiare per sfuggire alle -ammorbanti evaporazioni delle molli erbette,... A che serve il naso, -sclamai scappando indispettito, se per l'olezzo d'un fiore ne tocca -assorbire cento esalazioni ingrate o perniciose? Sì, senza dubbio, -l'odorato è l'infimo dei sensi — me ne rincresce assai pei mercanti -d'essenze! - -Ignoro se il correre per quelle spiagge sassose — stavo per dire -sassoni — od il desiderio di trovare una soluzione lungi dalle praterie -della parte suburbana d'Intra, mi condussero in un albergo vicino allo -scalo dei piroscafi in Intra. — Compagno mio, tu sospetterai forse -ch'io sia di quelli che giudicano di una terra dal modo con cui vi -soddisfecero l'appetito: ti giuro in nome delle costolette che mangiai -in quell'osteria, che per quanto male io possa dire del paese, io sarò -sempre in credito. - -Accetto senz'esitazione l'invito dell'appetito, m'assido ad un desco, -e mentre il cameriere lo apparecchia, fiuto a larghe nari il prosaico -odor d'arrosto che dalla cucina di sotto saliva in quella sala. Dalla -finestra io poteva vedere lo scalo affollato dai soliti fannulloni, -il lago, e di là le capricciose curve dei monti di Laveno. Sennonchè -fra lo zingaro ed il resto v'era una povera melensa creatura, magra, -ossuta, spelata, che attelata ad una sbilenca carrettella stava -menando i denti in un sacco di fieno più paglia che fieno. È innegabile -che l'appetito riceve un notevole stimolo dalla vista di chi trinca -allegramente — in grazia dell'asino il vostro compagno in attesa di -meglio cominciò a mordere in una pagnotta del suo colore. - -Mezz'ora dopo quell'io che mi rammentava poc'anzi con sdegno di -quel gastronomo, il quale sclamò al finire della mensa lussuriosa: -felice chi ha fame! quell'io stesso usciva dall'albergo satollo ed -indignatissimo sulla volgare ed animalesca indole del gusto; e sì che -se non aveva assaporato i manicaretti più delicati, l'appetito m'aveva -fatto golosi anche i cibi più anacoretici: l'asino malsazio coglieva -colle labbra penzoloni gli ultimi frusti del pasto insufficiente.... -Quel certo gastronomo l'avrebbe — a pancia tesa — invidiato con -ragione, poichè il senso del gusto poco su poco giù desta gli stessi -stimoli e dà la stessa soddisfazione all'uomo ed agli altri animali — -non razionalisti. Nella stessa sera di quel giorno incontrai due tomi; -mi vollero secoloro a cena, cena largamente inaffiata dai vini meglio -spiritosi del Piemonte. - -Alla domane mi svegliai tardi, e col capo indolenzito; la prima parola -pronunciata da me fu per chiedere dell'acqua. - - . . . . . . . - -«Non so veramente quanto le dissi — forse quanto le diceva da un anno -— ma troppo mi rammento com'ella all'inesperto amante, accomiatandolo, -dicesse all'orecchio una parola per cui il povero giovinetto -nell'uscire da quelle stanze, tentennante come un ebbro, fu lì lì per -ruzzolare lungo le scale. - -«Domani! Rinuncio a descrivervi le vertiginose aberrazioni della mente -in quelle eterne ventiquattr'ore; vi basti il sapere che quello era -il primo amore e che d'amore non aveva pur anco conosciuto altro che i -tormenti..... Quelle furono ad una le più dolci e le più affannose ore -della mia vita: temeva di vedere giunto l'istante e lo sospirava... -povere illusioni d'un cuore ardente! . . . . . . . . . Alla fantasia -che guidava pei campi eterei i sogni immacolati dell'amore virginale, -in quell'ora fatale si spennarono le ali possenti, e cadde giù -turbinando nelle melmose plaghe della materia....» - - Salve, o del cielo primigenia figlia, - O dell'Eterno coeterno raggio, - Se tal nomarti senza biasmo io posso, - O sacra luce! - -_Hosanna in excelsis!_ Eccoci sul Monterone! - -S'io fossi il re del mondo, avrei tanta fede da trasportare -questo quadro incantevole nei giardini della mia reggia. Il bacino -splendidissimo del Verbano, e le in esso ripetute sponde; i monti -torreggianti dell'Ossola e dell'Intrasca co' loro cappucci di neve; là -in prospetto la punta di Pallanza tutta fiori e verzura, e dietro le -scheggiate vette della Cannobina; qui sotto colli fioriti tempestati -di villeggiature, e le isole incantate; a sinistra le coste ondeggianti -d'Ispra su cui spicca l'eremo di Santa Catterina nell'oscura tinta del -macigno; dietro il lago d'Orta in cui il Monterone bagna le nordiche -pendici; ed attorno le minori conche di Mergozzo, di Varese, di -Bardello, di Monate, di Comabbio; un cielo sereno, freschissime aure -— tutto in tanto mirabile contrasto armonizza a formare una scena, la -quale — se vi molce l'animo la onniloquente bellezza della natura — -adorerete genuflessi. - -Se tu credi d'esser poeta e qui non inneggi, non tentare più oltre le -muse — la tua cetra non ha corde. - -Che tu sia adunque benedetta, o fonte vitale di tante aspirazioni, -o vista! Per te la creazione è quasi opera nostra: per te nessuno è -compiutamente infelice. Tu ne ravvivi nell'aspetto sereno de' nostri -cari l'amore della famiglia e della patria: per te innanzi ai monumenti -il cuore palpita di entusiasmo e di emulazione. Divina figlia del sole, -come il sole dài gioia agli umani — orrendamente infelice quegli a cui -tu non distrai il pensiero dall'idea fissa, eterna, del suo dolore!... -No, no, Milton come Tamiri ed Omero, Tiresia e Fineo, furono cantori -immortali — ma chi vorrebbe la loro gloria a patto di dover dire -coll'angoscia del britanno: - - ... il giorno a me non riede: io non veggo - Nè i dolci raggi del mattin che spunta, - Nè quei del sol che cade; io più non veggo - Di primavera i fior, nè rosa estiva, - Non più scherzosi armenti, non più mandre, - E non più volto d'uom, divina imago, - Ma folta nube invece e buio eterno - Mi cinge intorno, e dai piacer che dolce - Fanno la vita, mi divide; invano - Del bel saper, delle grand'opre sue - Apre natura il libro; è per me tutto - Oscuro, vôto, cancellato, e chiusa - M'è a sapïenza una gran via per sempre! - -Nessun senso, come la vista, ti mette in comunicazione con Dio. - -Dopo d'averti dato il mondo visibile nell'immensa serie delle sue -cose, l'occhio armato di lente scopre all'anima esterrefatta i misteri -della creazione microscopica, dai quali nei muschi, nelle mucilagini, -nelle ninfe, negli insetti effimeri nati ora per morire adesso, nei -milliformi atomi ti si rivela una storia impensata, un nuovo mondo -infinito, nè più nè meno di quello che scopri nelle miriadi dei globi -celesti... cose ed anime che fanno presentire con delirosa vertigine -l'incommensurabilità dell'invisibile, del non sensibile! - -Dunque, mentre ti dà il sensibile, lo sguardo ti fa intuire l'ignoto. - -Perciò nessun senso più divino della vista. - -Chi visitò i luoghi più famosi per la magnificenza, o la serena -bellezza, od il terrore da cui natura li ha improntati, avrà -trovato senza dubbio una folla di visitatori che profonde in punti -d'esclamazione quanto sente, o crede, o finge di sentire. Di questi, -quelli che sentono con palpito le parole del creato, raro è non -tacciano; i secondi si svaporano in iperboliche frasi di romanzo. -I terzi sono però i più curiosi: senza la buona fede dei secondi, -non volendo ammettere in se stessi la negazione delle facoltà più -sensitive, s'abbandonano a rompicollo alle declamazioni d'un lirismo -che in nessun modo può sollevarsi da fior di terra. - -A cavaliere di un bel poggio fra le deliziose colline — bellissime -fra quante vedere si possano — che adagiate lungo il Po, formano una -catena lussureggiante di verzura in prospetto di Torino, sta un antico -convento di cappuccini. Di lassù ampia, variata, stupenda la vista: -il Po, Torino incastonata fra i suoi viali, un campo che è un immenso -giardino, e in fondo, in giro, le Alpi, dalle marittime alle pennine -in tutta la loro maestà. Un cotale con cui era salito lassù, dopo una -fiumana di asmatiche declamazioni lardellate di citazioni storiche a -fascio, da Annibale a Napoleone per Carlomagno, tacque ad un tratto -— la vena era esaurita. Terminava l'inneggiare asserendo che chi non -avesse ammirato addovere quel quadro e la stessa cornice, meritava di -subire almeno almeno la sorte di Fetonte. - -Dopo qualche istante, a mezze labbra e facendo lo gnorri, gli susurrai: - -— Che Creso sarebbe il possessore di questo campo fertilissimo cinto -dall'Alpi ed irrigato da dieci fiumi! - -— Veh! la prima idea che mi venne in capo quando m'affacciai a questo -spettacolo... - -— E poi dicono, pensai tra me, che la prima idea non è la più giusta! - -Non so se questa sarà pure la prima idea che frullerà in capo a voi -infaticabili amatori della natura, sul culmine del Monterone, ove la -prospettiva compensa generosamente la fatica — prospettiva che non la -cede per nulla in estensione ed in varietà a quelle più rinomate dei -monti della Svizzera: — io però a conforto della maggior parte di voi, -vi ho serbato fino a quest'istante una sorpresa la quale non influirà -poco sui giudizi che darete della grandiosa scena... Vi dirò adunque -che certo Cobianchi Intrese ha eretto nel mezzo di amenissima alpe un -eccellente albergo... non vi dico altro... - -Buon viaggio; buon appetito non v'auguro... ve n'accorgete quando -sarete giunti lassù. Ammirato il quadro, refocillato lo stomaco -addovere, discenderete giurando che chi visita il Verbano e non il -Monterone gli è come s'andasse a Roma senza vedere il papa — e che -il Cobianchi, considerato il benefico influsso della sua ospitalità, -merita almeno di essere insignito cavaliere... della tavola rotonda. - - -VI. - -_I piroscafi. — Una donna che mangia. — Gli stranieri. — I laghisti. — -Primato mascolino. — Il concertista di Cannobio. — I contrabbandieri. — -Rivista di sponde._ - - =Tanti paesi, tante usanze.= - _Prov. ital._ - -Sul Lago Maggiore come sul Lemano e sul Reno nella stagione propizia al -girovagare chi viaggia sui piroscafi ha il destro di conoscere a certi -tratti singolari la nazione della maggior parte dei compagni. - -Il S. Gottardo da pochi minuti aveva lasciato l'approdo d'Arona, quando -io mi feci sulla tolda fra un ducento viaggiatori d'ogni età, pelo e -colore, che parte in piedi, parte seduti, stavano guardando la città -dei Borromei che spariva dalla vista. Un terzo della tolda era occupato -da una catasta di cassette, bauli, valigie di cuoio e di stoffa -ricamata, di gabbie di uccelli, di scattole e di fagotti d'ogni colore. - -Una mezza dozzina d'Inglesi s'era installata sulla coperta, attorno ad -un tavolo, al miglior posto; coprirono il tavolo e gli scanni vicini di -libri-guida, di album, di cannocchiali, di buste da sigari e di abiti -in gomma — e si cinsero cogli ombrelli, le sacca ed i bastoni da alpi, -d'una insuperabile bastita. - -Una signorina — ancora ne fremo! — doppiamente graziosa perchè bella -e bionda, mi stava seduta dinnanzi; la personcina, in cui l'armonia -delle forme pareggiava la gioventù freschissima, semplicemente vestita, -suffusa dal tocco potente del nostro sole, s'inquadrava sì bene -nell'orizzonte sereno che io finii nella mia ammirazione per crederla -una fattura di Frate Angelico, il soave dipintore delle vergini e -dei cherubini. E da quegli occhiacci quanta poesia, quanto candore — -un poema sull'innocenza! Nel crescendo della mia meraviglia, dopo di -aver passato in rassegna l'Eva di Milton, Ofelia e Zuleika e quante -deità femminili aveva plasmato la fantasia de' meglio famosi poeti -britannici, non m'avvidi punto che Intra — a cui mirava qual meta -— mi passò dinnanzi come l'ombra di veloce rondinella, o per dirla -più giusta, appunto come se il battello non l'avesse avvicinata. Non -adirarti, Intra mia più buona che bella, in questo istante leggo in -quegli occhi troppo vaghi pensieri perchè io possa pensare a te....! - -Il piroscafo s'era allontanato dallo scalo clamoroso della città -industre; il cameriere apparecchiò un desco e la _divina_ vi sedette. -Ritornò poco dopo portando un gigantesco piatto di costolette -mezz'arroste e di patate fritte, un piatto per tre — anche letterati; — -la _bella_ mangiò tutto. Il cameriere ritornò più volte con thè, latte, -butirro, pane arrostito, salame — tanto da sfamare tre librai; — quella -donna divorò, tracannò tutto, fino all'ultimo bricciolo, all'ultimo -centellino.... - -Perchè non aveva pensato di mettersi al travaglioso — non posso dire -dilettoso — _asciolvere_ (e pranzerà tuttavia?!) prima di giungere ad -Intra? - -Se tutte le donne inglesi mangiano di quella fatta, comprendo con -quanta ragione Byron diceva che una donna bella _non deve mangiare_. - -I Tedeschi — se non sono studenti — circospetti, immoti, con una -serietà bovina guardano fantasiando le spiagge. Benchè non trovino -nella cucina lombarda dei piroscafi la zuppa alla birra di Manhein e le -salsicce di Gottinga, pranzano a bordo, ma per tratto caratteristico -scendono a maggiore agio nella sala, accontentandosi quanto al -paesaggio di goderne quel po' che difila dietro le ovali finestruole. - -I Russi, quei Russi che, se non m'inganno, cent'anni fa Alfieri -diceva barbari vestiti all'europea, oltre alle qualità negative degli -Alemanni hanno nel loro contegno un certo che d'austero che s'attaglia -mirabilmente alla robusta loro struttura. Ma come ogni singolarità -nazionale va elidendosi al frequente contatto delle nazioni, alla -crescente preponderanza delle mode di Francia e d'Inghilterra, -anche quelle barbone che parvero ad Alfieri una fra le cose meno -spiacevoli di quelle regioni della pelle d'oca vanno sparendo. E -se la buon'anima sua rivedesse quelle capitali, non riconoscerebbe -_l'antico accampamento di allineate trabacche_, tanto quella nazione -seppe progredire nella conquista della civiltà, malgrado i secolari -pregiudizi, la massima corruzione delle classi elevate e la retriva -ignoranza del popolo. - -Ma che è mai questo chiasso? - -Quel tale, malgrado le rimostranze del pilota, vorrebbe stare in -piedi sulla barriera a poppa; il suo compagno canterella una canzone -di Béranger pipando, sdraiato sui sedili, senza curarsi un'ette di -chi gli sta d'intorno; la signora, sfidando gli sguardi indiscreti, -s'è arrampicata lesta come un gatto per la scaletta di ferro sul -ponticello fra i tamburi delle ruote, non pensando alla difficoltà -di scendere senza compromettere.... il crinolino! Chi non sa ora — -anche senz'intendere l'epigrammatica canzone, ed il nasale cinguettìo -dei compagni — che quella famiglia è francese? Amabili e spensierati -figli della Francia, chi non vi perdona volentieri l'avventata vostra -leggierezza, in grazia del coraggio con cui la vostra nazione guida le -sorelle nella via del progresso civile? Volere o non volere, essa dà al -mondo grandi lezioni — senza pedanteria, senz'annoiare i discepoli. - -Le strade ferrate, i telegrafi elettrici e forse più rapidi mezzi di -comunicazione cancelleranno un giorno le poche qualità salienti che -ancora distinguono le varie nazionalità; sarà un bene od un male? - - * - * * - -A prua stava un centinaio di popolani seduti sopra zane e cestoni di -frutta, d'ova e di polli; uomini abbronzati, secchi, temprati al gelo -ed al sollione, alle fatiche ed alle privazioni; donne membrute, faccie -poco leggiadre, di bel petto, risolute, e tanto nullatementi quanto -procaci per verun verso; qualche ragazza avvenente, tra 'l montano -e 'l marino, di nera capigliatura, di cera maliziosa; ragazzi vispi, -di contorni gentili che presto la rude educazione e l'aria mordente -rompe a forti linee. In un crocchio regnava una donna — dove non regna -la donna l'uomo imbestia — la quale rintuzzava con tanto brio le più -o meno (e meno anzi che più), spiritose frecciate che i compagni le -saettavano a bruciapelo _sulla preminenza dell'uomo_ sopra il bel -sesso, che da quel punto in poi io non lo chiamerò più il sesso debole. -Un tale — ignoro se sinceramente o per mascherare la tendenza del cuore -— non le scoccava dardi, ma pistolettate, avresti detto, del genere -più mascolino, come: _La donna è una scopa_, _un serpe avvelenato_, -_l'origine eterna d'ogni male_, ecc.; — senonchè quella furbacciona gli -rispose interrompendolo con un'occhiata sì dolce, sì promettente, che -la pistola fece cecca, l'uomo s'ingarbugliò, i compagni risero, ed io -compresi una volta ancora essere molto più facile dire cose d'inferno -della donna che sottrarsi all'impero, alla seduzione delle sue grazie. - -Arrivati a Meina, la brunotta disse: addio, compari, non vado più a -Intra; ho cambiato pensiero, discendo qui. Discese nella barchetta -di traghetto; — già vi stava rincantucciato a poppa il sere — a cui -i compagni, ridendo a smascellarsi, gridavano: Eh! Pero, anche tu hai -cambiato strada.... Non hai più paura del serpe? — La bella, puntati -i suoi piedini sullo scanno di contro, guardò ghignando i coristi, e -voleva dire: Avete un bel gridare cose da chiodi di noi; con un capello -vi tiriamo sempre a' nostri piedi. - -Siccome non conosco il resto della storia, resto a bordo, augurando -mille gioie a quelli che hanno cambiato pensiero — benchè _il primo sia -sempre il migliore_! - -Appoggiati alle cabine del ponte, silenziosi, indifferenti al chiasso -che si faceva sul piroscafo ed allo scorrere delle vedute lungo il -lago, alcuni frati mendicanti.... - -— Zingaro mio, accoccane loro una delle tue, delle più saporite... Non -risparmiare questi fannulloni che in nome di Dio s'ingrassano a spese -del povero.... - -— Zitto là: anzitutto i frati in quistione non erano punto grassi; poi -— se pure non l'ho detto ancora o non m'hai compreso — io non pretendo -incastonare a mezzo di una passeggiata per godere e darsi bel tempo, -quelle rancide quistioni di frati, carabinieri, trovatelli e compagnia, -che oltre all'aria pedantesca di volere ad ogni passo riformare la -società, spirano una tale afa di noia da farti dormire lì su due piedi. - -Zin, zin, ziroziro! Zitti tutti quanti! Largo ai concertisti di -Cannobio! - -Fra le due ruote del battello, presso gli spiragli della macchina -motrice, un vecchiotto segava un violino: attorno a lui col becco -rivolto in su, una nidiata di ragazzini da sette ai dieci anni -_accompagnavano_ il padre con violini e viole, — serii, malinconici, -per non poter saltellare liberamente cogli altri putti; — ma nessuno -avrebbe potuto guardar quella povera bimba accollata ad un grosso -violoncello, stare tutt'occhi ed orecchi per dare il colpo di arco -a seconda dei movimenti dei piedi paterni — e pestava sì forte -il dabbenuomo che evocò dal loro antro vulcanico gli affumicati -attizzatori dei fornelli del piroscafo — colpo d'arco che era dato -tuttavia or troppo presto or troppo tardi — e le manine di lei -impotenti a comprimere sulla tavoletta le corde, per cui ad ogni -vibrazione il cattivo strumento si doleva con un zirlo acuto d'essere -caduto in mani sì innocenti; nessuno dico avrebbe potuto guardare -quella graziosa figurina ed i fratellini ed il babbo fornire quella -musica faticosa, senza porgere loro una moneta ed un mesto sorriso... -Zin, zin, ziroziro! - -E quando il ziro ziro finì, la ragazzina diede un lungo sguardo sugli -astanti quasi per leggere sui visi altrui l'approvazione, mentre il -povero padre si dimenava in mezzo alle sue creature per armonizzare — -Dio sa come — i loro strumenti. Ma tutti i cuori erano perfettamente -d'accordo per compiangervi, perchè tutti gettarono nel cappellaccio -del _maestro_ un soldo: anzi credo che Verdi stesso di cui avevano -scorticato il brindisi della Traviata, presente avrebbe dimenticato le -giuste suscettibilità dell'autore. Raccolti i soldi, risonarono — una -sinfonia, del papà, il caos. Zin, zin, ziro zin! - -Il concertista di Cannobio è un artista? - -L'artista è creatore — e qual creazione più originale della sua -sinfonia? Chi potrebbe meglio rappresentare il disordine? L'effetto -poi corrisponde al merito — lagrime, risa e soldi. Mi direte che il -vecchietto non ha genio — ma se il genio, come disse quel valentuomo di -Bouffon, è una lunga pazienza, chi può contrastarglielo? - - * - * * - -Il laghista ha un carattere suo proprio, come quello che dipende in -gran parte dalla posizione della sua terra. Vicino alla Lombardia, -egli ha l'abbondante loquela, lo scherzo facile, l'arrendevolezza -dei Lombardi; appiedi delle Alpi ama il lavoro, ed è schiettamente -ruvido ed armigero come i Pedemontani; sull'acqua, ed è industre, -bramoso d'arricchire come i Liguri. Quanto ai difetti, egli ama -appassionatamente il suo bel paese — compresi i campanili — e lasciata -in disparte la smania di considerare la città vicina, il villaggio -della stessa costa inferiore al natale, esso ha ragione. La via -ferrata, i piroscafi, la nuova strada al Ticinese faranno con eloquenza -assai maggiore della mia comprendere che le sponde del Verbano su per -giù non sono che una grande famiglia sotto un medesimo tetto. - -Chi non ha inteso parlare dei contrabbandieri del Lago Maggiore? Una -volta — le date sono inutili — c'erano, e tomi indiavolati da tenere -in sussulto le tre finanze; quistioni economiche che si risolvevano -sovente con schioppettate, legnate a josa ed altre galanterie da ambe -le parti. Molti contrabbandieri — non quelli che arrischiavano al gioco -la pelle — arricchirono; la leggenda susurra che molti finanzieri si -rimpolparono: ora chi ne seppe ammassare li gode; i tipi drammatici -scomparvero ed il Verbanese non è ora più tenero del contrabbando di -quanto lo sia ogni abitante di confine. - -Del resto — quà in un orecchio che nessuno ci senta — messa lontano la -quistione del peccato — chi non si sente solleticare dalla tentazione -del frutto proibito? Chi non è sotto qualche aspetto contrabbandiere? -L'amante vorrebbe farla alla barba del Bartolo o del marito; il poeta -introdurre di soppiatto un'idea birbona che _minerà l'edificio della -tirannia_, e molti scrittori e librai arricchire l'opera e lo scrigno, -malgrado la _proprietà letteraria_ — avvenire..... Oh! s'io potessi, -senza che voi ve n'avvedeste, contrabbandare qualche imaginosa fantasia -da cacciare lo sbadiglio dalle vostre labbra! - - * - * * - -Non v'è mai capitato no di condurre un bimbo a compra di balocchi pelle -strenne di capodanno? - -In mezzo a tanti cavalli, soldati e generali e cannoni di legno, eroi -dal capo di cartapesta, asini col pelo, e pupazze cogli occhi vivi -di cristallo, pallottole, racchette, cerchi, palloni volanti, archi -e freccie come al tempo in cui Amore saettava, tamburi per rompere la -testa ai vicini, trombe da chiamare in casa l'emicrania, fischietti e -scuriade ed altri amenissimi trovati per assordare il mondo e rompere -le scatole a chi li ha in casa, in mezzo a questo caos babelico il -piccino non sa che scegliere; l'uccello dalle penne dorate par vivo; -ma il cane abbaia...... la carrozzina corre in giro da sè stessa..... -Così avviene a me in cerca d'un romitaggio ove riposarmi qualche -giorno. Sesto-Calende, malgrado il nome romano, le memorie d'Annibale, -l'antica abbadìa, i barconi che scendono il Ticino che vi sgorga dal -lago, non mi rattiene. Di contro, a Castelletto su Ticino, ho perduto -mezza giornata fantasticando, attorno al castellaccio, sui casi della -Bice del Grossi. Angera, la città del sole — da non confondersi con -quella di Campanella — mi rammenta un proverbio laghista, alla cui sola -memoria mi sento bagnare la camicia. Ispra, quasi sul piano, in fondo -ad un seno deserto, colla prospettiva di ampio tratto di lago e del -Vergante..., ma il mausoleo alla contessa Castelbarco inspira troppo -mesti pensieri.... Lesa tranquilla in placido golfo.... Belgirate -ariosissimo.... Veh! Dimenticavo di notare come sia impossibile -vedere la sponda destra del lago senza guardare ed ammirare l'ampia e -solidissima strada al Sempione che si stende, a seconda dei seni e dei -promontori, come un orlo bianchissimo tra la verzura della pendice e -l'azzurro dell'onda. Non ultimo vanto di Napoleone è quest'opera degna -dei grandi secoli di Roma. Al pari di Roma egli lasciò dovunque traccie -di quel genio che volava sì alto sull'ali dell'aquile vittoriose da -obbliare come gli uomini di quaggiù fra le altre miserie hanno un -cuore. Tuttavia non v'ha, credo, Italiano che, malgrado il ricordo -dell'ingratitudine sua verso la madre, la quale pure sola lo amò senza -tradirlo mai e gli perdonò senz'amarezza di rimproveri, non abbia -dimenticato Campoformio al racconto della passione di Sant'Elena. - - -VII. - -_Lesa e Manzoni. — Ciarle letterarie. — La calma._ - - Oh! quante volte ai posteri - Narrar se stesso imprese, - E sull'eterne pagine - Cadde la stanca man! - -— Anche voi discendete qui? Mi chiese un biondo Alemanno che m'aveva -udito susurrare a mezze labbra la bella lamentazione del Manzoni alla -morte di quel fatalissimo. - -— E perchè no? Risposi a quella simpatica fisonomia. Voi scendete -per...? - -— Vedere quel poeta i cui allori furono invidiati dal nostro grande -Goethe. - -— Manzoni? qui? Allora ad un tratto mi parve che l'aure ripetessero -in flebile armonia gl'inni, i cori e le scene dell'Adelchi e del -Carmagnola, gli episodii dei Promessi Sposi.... A terra! - -Mentre da Belgirate ricorrevamo verso la vicina Lesa, l'Alemanno si -meravigliò meco che gl'Italiani ignorassero dove dimorava l'immortale -cantore. Il poverino ignorava che Manzoni aveva da non pochi anni -pubblicate le opere sue migliori senza che gl'Italiani le avvertissero, -quando Goethe, scopertone per caso il genio, gli schiudeva colle -sue lettere l'immortalità. Ignorava che pochissimi illustri Italiani -debbono la loro fama all'entusiasmo od alla riconoscenza de' paesani, -e moltissimi la devono agli stranieri. Beccaria crebbe tosto in -rinomanza per Voltaire, Morellet, Catterina II. Il Tedesco credeva che -in Italia si leggessero avidamente gli scritti della nazione come in -Germania. Non sapeva che qui, all'infuori de' compilatori e degli altri -racapezzatori di libri, tristo chi aspetta un pane dall'arte! - -Quantunque io avessi detto più che non era forse necessario -sull'ingrato tema, il dabben giovane insisteva con mille interrogazioni -sulle abitudini del cantore; sicchè per troncarla, gli sfoderai ad -un tratto che anche in Germania Mozart, il divino Mozart era morto -miserabile. Quelli, a dir vero, erano altri tempi, meno gonfi di -civiltà....... Intanto eravamo pervenuti alla prima palazzina di -Lesa: ivi soggiorna sovente, nell'estiva stagione, il cantore di -don Abbondio. La cera di quell'abitazione è pacata come la figura di -fra Cristoforo. Venne ad aprire un vecchio senza livrea. — Il conte -è in casa? — Egli ne introdusse senza fare motto. Annunciatici come -desiderosi di sue novelle, e, se era possibile senza suo disturbo, di -avvicinarlo, il servo che ne aveva uditi coll'indifferenza di chi sente -spesso la medesima canzone, entrò lemme lemme nelle stanze interne. -L'emozione era tanta che m'impedì di pensare ad ogni altra cosa, -anche a dare uno sguardo alle semplici supellettili che arredavano -l'abitazione. Ma ecco sentiamo nel salotto vicino una pedata: è il -servo che ritorna forse a dirne....... Ne apparve fra la mite luce -della stanza la veneranda dolcissima fisionomia del poeta. Ci movemmo -balbettando verso di lui. Palpitavamo di religiosa riverenza. Il nostro -cuore batteva con sussulto: anche noi vedremo, parleremo con lui! - -Non so il come, ma cinque minuti dopo ogni nostra esitazione era -dissipata: nella fuggevolissima ora scorsa al suo fianco, ne parlò -del lago, delle sue passeggiate, delle cose presenti, senza entrare -in quelle disquisizioni critiche, dove sogliono annegarsi i letterati. -Con un semplice motto chiuse la bocca agli elogi dell'Alemanno, senza -quell'affettata modestia, sotto l'usbergo della quale certi professori -di lettere sogliono cicalare due ore difilate delle loro scoperte -Americhe nell'arte. - -Alessandro Manzoni ne accordò — quanto non speravamo — una stretta a -quella destra che vergò le pagine ove armonizzano concetto e forma, -ragione e fantasia, la vera essenza del genio! Dio solo sa poi quanto -ne rincrebbe di non poterlo degnamente contraccambiare! - -Noto qui come, imperversante l'austriaco in Lombardia, fra gli -assenti la _Gazzetta ufficiale di Milano_ richiamasse _certo Manzoni -Alessandro_. Napoleone, conquistata l'Italia, mirava anzitutto ad -amicarsi gli uomini di merito che il fulgore della sua stella non aveva -abbagliato. Ma gli Austriaci sprezzavano apertamente ogni cosa italiana -— eccetto l'oro. - -Manzoni donò all'Italia un libro, il quale, come tutti i veri -capolavori, è ad una miracolo di mente profonda, di cuore appassionato, -e un'azione buona. Da lungo tempo sdolcinate affettazioni d'idilii in -cui attori e natura portavano la parrucca, epilettiche convulsioni di -novellaccie di cui non era italiana nè l'origine, nè l'inspirazione, nè -la veste, aspirazioni evirate alla luna, all'indefinito, avevano fatto -dimenticare come lungi dai salotti profumati, e dalle barocche capanne -dei Titiri incipriati, vivea attorno alle città, nei campi, attiva, -oscura, un'immensa famiglia intenta al lavoro. Il poeta comprese -il valore del popolo, d'una gente che dà il pane ed il soldato, le -antitesi crudeli della forza, della necessità col diritto. Colla -dignità vereconda d'un'arte cristiana, senza le basse adulazioni di chi -fa un Marcello d'ogni villano, bussa alle porte del povero, ne illumina -le poche gioie, ne conforta gli stoici dolori, ne mostra le virtù tutte -sue ed i vizi non del tutto suoi. Colora colle tinte della verità il -quadro, dipinge con sicura potenza di tocco scene gigantesche, e ti -presenta i _Promessi Sposi_, in cui l'arte che tutto fa non si scopre — -un libro fra i pochi che gl'Italiani possono leggere due, tre e quattro -volte senz'annoiarsi. - -Poichè il merito dello scrittore italiano venne cresimato oltralpi, i -_Promessi Sposi_ (che altrove avrebbero fruttato strepitose ovazioni -e più strepitose somme) divennero malgrado la sonnolenza apatica -degl'Italiani il libro più popolare della loro letteratura narrativa. - -Da Manzoni, Grossi, Azeglio, Cantù, Carcano. Grossi ed Azeglio però -per vivacità di colore e scioltezza di disegno precedono tutti gli -altri. Carcano è il poeta delle più soavi effusioni di cuore, il poeta -della vita intima. Dopo questi buoni un temporale di mediocrità — non -auree — che a passo di lumaca sulla falsariga maestra regalò all'Italia -una moltitudine di buoni curati, di perseguitate, di Don Rodrighi e -d'Innominati in diciottesimo, la quale ebbe per effetto di disviare -sempre più dalla letteratura nazionale gl'Italiani. - - * - * * - -Manzoni, Rosmini, D'Azeglio sono tre nomi che spargono una bella luce -sul Lago Maggiore. Niuno dei tre nacque sulle sue sponde; ma chi -passando innanzi a Lesa, a Stresa, a Cannero non ricorderà la loro -dimora, le opere per cui il loro nome corre illustre? - -Mi ricordo che la prima volta in cui m'apparì Arona, tosto mi corsero -alla mente le lettere di quell'anima sì altamente innamorata della -natura ch'era il Foscolo, nelle quali, scrivendo all'amico Bottelli, -si lagna spesso che i tempi incerti e l'indole irrequieta gli tolgano -di riposare ancor lui in mezzo a tanto sorriso di cielo e di terra e -d'onde. - - * - * * - - =Chi dona al volgo, inimicizia compra.= - _Prov. ital._ - -Le chiacchere col buon Tedesco mi fecero nascere molte riflessioni -sopra alcune qualità negative — almeno in questi tempi — degli -italiani. - -Credo — vorrei ingannarmi — che la gente italiana considerata nelle -masse, fatta astrazione delle individualità, sia appetto delle nazioni -più colte dell'Europa, Francia, Inghilterra e Germania, quella che si -dimostra più apatica per tutto quanto sorge dalle arti. - -Non illudiamoci col passato. Tanto le individualità sotto ogni aspetto -non patiscono confronto, quanto le moltitudini sono incuranti, senza -alcun entusiasmo o slancio per tutto che non solletica la fregola -animale dei sensi. - -Spogliamoci una volta di quel falso amore di patria che pretende un -primato in ogni cosa. - -Un dì — giova sperarlo ed augurarlo come grande ventura per la nazione -— conquistata da senno l'indipendenza e la libertà, sotto le rugiade -feconde della pace, rigermoglierà fra gl'Italiani raccolti finalmente -ad un solo focolare la religione delle arti; allora forse le sapranno -onorare con quella riconoscenza a cui hanno diritto. Esse sole -mitigarono colle divine illusioni della speranza l'acerbità di grandi -dolori; per esse eterne le glorie, sacre le sventure della nazione. - -Mercede al genio fu quasi sempre sola la coscienza. Onoriamo la memoria -dei nostri grandi: sbattuti dai tempi fortunosi e dall'ingratitudine -non s'avvilirono. Siamone alteri — Se uno dimenticò che il dolore e -la miseria avvivano lo splendore del vero merito, cento elessero il -soffrire. - -Siamone superbi — nessuna nazione può forse menarne sì giusto vanto. - -Ma non dimentichiamo mai come finora fummo ingrati verso di loro. - - * - * * - - =Arco sempre teso si rompe.= - _Prov. Ital._ - -M'inganno, o tu non hai sentito il cuore battere così tranquillamente -come oggi. Ho spinto la mia barchetta nel bel mezzo lago fra il golfo -di Feriolo e quello di Laveno: i remi giacciono stillanti in fondo ad -essa — quasi immobile fra la calma delle onde. Il corpo abbandonato -a poppa sul tappeto, sorreggendo il capo con ambe le mani, puntati -i gomiti sull'orlo della navicella, guardo l'acqua che s'increspa -leggermente attorno alla carena, l'ampia pianura che riflette gli -albori del tramonto — e sto pensando — a niente — o meglio al tutto. - -Una brezza sottile sfiora con ali delicate l'onda e mormora un mondo -di cose. L'ascolto confusa colla voce delle campane stormenti a riva — -poi il tintinnare cessa: il cielo è sereno, l'aria tranquilla, tutto è -pace, armoniosa tranquillità — e allora sento più distinto il sommesso -ciarlìo della brezza. - -— Tranquillità! Voi vi anelate nell'intimo dell'anima, mentre il -vostro orgoglio fa della vita una continua battaglia! Un dì trovate la -quiete che bramaste — il dì che per voi si schiude una tomba. — Nel -giovin cuore avvampa la fiamma d'amore con slanci al settimo cielo -— o trova ripulsa, ed erompe un grido disperato — o corresponsione, -e dopo qualche tempo l'amore non è più che un'affinità simpatica -di traspirazione. Dall'amore aspira alla gloria. Avversa fortuna, -impotenza d'ali, impazienza la negano — o l'ottiene — morto. Deluso, -la patria gli stende le braccia come la donna che sola si ama senza -sazietà e senza rimorsi.... Ne ha — forse — ricchezze ed onori che -galvanizzano il cuore sfibrato.... Ma dove la quiete che pure la natura -v'insegnò ad amare? — Non nei trasporti dell'amore — non nella lotta -contro l'invidia dei consorti Farisei — non nelle allucinazioni delle -notti studiose — non nel tripudio dei baccanali. Bada, veh! a quanto ti -dicono le onde sfiorate: fuggi la tempesta; — gli ombrosi declivi dei -colli: quiete; — il cielo sereno: purità di desiderii.... - -Ma che sarebbe degli uomini se tutti li compenetrasse questo soave -linguaggio della natura? - -La tempesta è adunque necessaria nell'armonia del tutto? - - -VIII. - -_Origine storica di Belgirate, senza documenti. Le isole Borromee._ - -A Belgirate, cinque minuti oltre Lesa, passeggiai due ore ammirando -quelle graziose palazzine a vari colori che difilano lungo il lago, -sulla punta che si protende dalle colline nell'onde. In capo della fila -sta la villa Conelli; in fondo in serrafila la Fontana Pino, e fra una -casa ed un'altra stanno giardini, dove gli alberi hanno più frutti che -foglie, e le aiuole più fiori che erbe. - -Sentite quanto trovai in antiche pergamene sull'origine di Belgirate. - -Pare che il grazioso villaggio se n'andasse una calda notte d'estate -in cerca d'un sito per adagiarvisi. Capitano in testa e retroguardia -in coda difilava lungo la strada del Sempione. Quando si trovò -sull'estremo lembo del Vergante, sentì ad un tratto il venticello -del Mergozzolo ed i zeffiri dell'_Inverna_ sibilare armoniosamente -nei boschi superiori emulando l'usignuolo; l'onde tremole baciare la -sponda, diffuse sui sassolini mormoranti; tale una voluttà profumata -da mille fiori penetrare dalle finestre nell'animo, che gli archi, -le torri, i comignoli al soffio di quella frescura fremevano, i rosai -stendevano le loro braccia in atto di desio ai cantori dei boschi, e le -case stanche dal viaggio sentivano proprio crescersi le radici sotto ai -piedi..... Allora un prolungato ah! di soddisfazione fece echeggiare -la sponda d'Ispra, la fila si fermò, le ondine ed i silfi del lago -danzarono sulla spiaggia; essa si trovò così bella, così lieta, così -arieggiata dall'aure tutte del lago, che spossata dal piacere si adagiò -sul girare della punta, e così fu Belgirate. Ogni giorno dell'estate -e dell'autunno, al tramonto, allora che il sole indora le cime dei -monti di Varese, la fila delle graziose palazzine è passata in rivista -da uno stato maggiore di signorine villeggianti, di cui più d'una può -sconfiggere un esercito senza colpo ferire. - -La leggenda dice, che un buon albergo il quale in quella tal notte -ramingava colle case vagabonde, essendosi fermato per istrada ad -aggiustare un conto un po' elastico con un Inglese, giunto tardi e -trovato ogni posto occupato, fu costretto ad andarsene altrove con -non poco dispetto degli ammiratori dei fiori, degli usignuoli, del -venticello, delle palazzine e delle signore. - - * - * * - - Bellissima fra le isole! Ti porto - impressa nel cuore.... - _U. D. Horn._ - -Da Stresa, elegante villaggio appiedi al Monterone, grandiosa vista -di tutto il golfo di Feriolo, la baia di Napoli del lago, e del lago -sino a Luino; in prospetto le Isole Borromee, la Bella e la Madre dalle -terrazze fiorite; Pallanza, Suna, e dieci villaggi a mezzo i monti -dell'Intrasca. - -Stresa manca d'un viale per la ragione forse che ognuno ne ha nei -propri giardini, i quali sono straordinariamente folti di verzura e di -fiori come a Belgirate, Baveno e Pallanza. - -L'Isola Bella è una ricca collezione di piante disposte sopra varie -gradinate adorne di marmi; il palazzo contiene oggetti d'arte preziosi; -il tutto forma la più graziosa villeggiatura in cui i patrizii Lombardi -abbiano profuso tesori. - -Se non garba a molti il manierismo dell'architettura e quel vedere -ad ogni tratto la natura sopraffatta dalla mano dell'uomo, per tutti -l'Isola Bella vista dalla parte prospiciente Pallanza, dove un folto -bosco di piante variatissime rompe la monotonia delle linee, ed una -serie di grotte ove mormora e gorgoglia l'onda del lago rileva affatto -la massa, è spettacolo ammirevole. - -Io vorrei condurvi, o bella lettrice, a questa peregrina villeggiatura, -approdare con voi alla scalona, visitare le ampie sale del palazzo, -raccontarvi la storiella del pittore Tempesta che le adornò di tanti -quadri dipinti nella sua dimora nell'isola, ammirare con voi pitture -e scolture, e rigirati i viali ombrosi del giardino, cogliere un bel -fiore; e — con vostra buona venia — adornarvene la capigliatura. - -Ma il profumo quasi eccessivo, la vista amenissima, il sorridere -del cielo e dell'onda, la magnificenza della magione e la musica -degli uccelli, potrebbero di leggieri all'ombra di un ananasso o -d'un palmizio farmi credere d'essere un Nabab delle Indie, e voi, o -lettrice, un amabile Urì..... e allora..... chi può prevedere tutti -gli effetti di un sito incantato sulla mente e sui sensi del vostro -compagno?..... Via, non temete, i miei polsi non battono frequenti, -i miei sguardi sono tranquilli, il sangue mi serpeggia pacifico nelle -vene, e voi non vi accorgerete punto che io sogni di essere un Bassà. - -L'isola Madre colla modesta sua casa, co' suoi giardini a terrazzi -senza ornamenti, più vasta della Bella, quasi in mezzo al golfo, piace -ad alcuni forse più della Bella, ove la natura sta più come ornamento -che non base. Gian-Giacomo Rousseau poteva farne il soggiorno della -sua Eloisa. Nell'una e nell'altra roseti e palmizi, magnolie e liane, -camelie e pini e mille pianticelle di diverse patrie, che questo sole -con mite temperie cresce ed affratella. - - * - * * - -Il pittore che vuol dipingere un paesaggio a vividi colori ritragga -l'isolotto dei Pescatori. Chi vuol conoscere come l'uomo possa amare -uno scoglio a costo di starvi accatastato l'uno sopra dell'altro, -entri in quella stretta viuzza dell'isolotto dei Pescatori. Barche -rattoppate, reti al sole, sulla ghiaia, lungo i muri; pannolini e vesti -a scacchi sciorinate alle finestre; portici oscuri, viottoli angusti, -barconi di legno; una marmaglia di ragazzi che chiassano, scorre, -sguizza, s'arrampica sulla spiaggia, sulle scale, sulle gondole; -donne dalle fisonomie robuste ed abbronzate, intente alle chiacchere -ed alle bisogna della vita; una chiesuola, un campanile che si drizza -nell'orizzonte disopra a quelle case che gli fan ressa d'attorno per -ispecchiarsi ancor lui nell'onde; un po' di spiaggia verso il nord, -pochi alberi, poca verzura. - -Il lago qualche volta, la primavera o l'autunno, sdegna la solita -sponda, gonfia, copre la spiaggia, lambe i piedi delle case, batte alle -porte, entra nei pianterreni. Ecco l'isolotto scomparso, e tutte quelle -casupole diguazzando nell'onda tranquilla hanno un aspetto nuovo, -originale, come un quartiere di Cannareggio in Venezia. - -Il contrasto tra lo scoglio dei Pescatori e la grandiosità dell'isola -Bella è sorprendente. L'aspetto dell'isolotto colle umili casette, -colle sue barche fracide a riva, co' cenci all'aria, in quel cielo -serenamente allegro, collo specchio dell'acqua che l'ingrandisce, -con quella scena di verzura su cui si stacca vivamente non è quello -della miseria certamente. Se l'isola Bella col suo grande palazzo ti -fa conoscere l'opulenza del ricco, l'isolotto è un quadro animato -dell'attività instancabile del povero che lotta spensierato colla -fortuna — la quale, a quanto pare, non incappò mai nelle reti di un -pescatore. - - -IX. - -_Don Bussolini da Mergozzo; capitolo in cui si dimostra chiaramente -come i più beati sieno i poveri di spirito._ - - =O mente vaga, alfin sempre digiuna!= - =A che tanti pensier? Un'ora sgombra= - =Quel che 'n molti anni appena si raguna.= - _Petrarca._ - -Quest'oggi fui al lago di Mergozzo, limpido nappo che si stende per -un miglio alle falde del monte Rosso, sulla strada che da Pallanza -corre all'Ossola. Mergozzo poi è una terricciuola sulla sponda del -lago, che da lei prende nome, la quale non ha nulla che possa attrarre -il viaggiatore curioso di monumenti o di spettacoli grandiosi della -natura: dopo le scene del Verbano si rimpicciniscono ben altre bellezze -che non quelle della piccola conca. - -Mentre io passeggiava, rincrescevole che il povero zingaro nulla -trovasse da far suo, passando presso la canonica del paese, casa di -mesta apparenza anzi che no, vidi accosciato in atto di dolorosa -meditazione un uomo dai quarant'anni sulla gradinata della porta. -Egli teneva la lunga e scarna cera tra le mani affilate e smorte, e lo -sguardo fiso nella terra, e quando gli passai accanto mormorò in tuon -di lamento: - -— Eh! tanto gli è morto! - -Ritornai sui miei passi per meglio osservare l'incognito; il quale -vestiva come un prete dei monti, di panni grossi e non troppo lindi; -il cappello dalle tese rilevate e dagli orli spelati giaceva accanto -a lui, come ad uomo che per soverchio calore del capo non lo possa -tollerare sulla fronte. Quando io gli fui dinnanzi, ei levò gli occhi -come smarrito, tolse di terra il cappello, si drizzò e voltosi a me -salutando, mentre due grosse lagrime calavano sulle gote ispide, disse: - -— Sento che il poverino non è nemmeno morto qui, in paese! Lontano -dalla sua parrocchia! - -Egli mi teneva forse per qualche terrazzano: nondimeno quand'egli seppe -che io non era del paese e che anzi ignorava appuntino di chi parlasse, -aggiunse: - -— Non è del paese..... tanto peggio o tanto meglio per lui. Ma, la -senta, io ho un grande bisogno di sfogare con alcuno il mio dolore, e -se il mio presentimento non m'inganna, non la vorrà deridere la fiducia -d'un pover uomo.... Esciamo dai borgo.... la veda; io arrossisco, col -mio abito, di piangere così in mezzo alla strada... E sono anch'io -un uomo, alla carlona, ma un uomo, e il pensiero che quel caro Don -Bussolini sia _morto così male_ mi strozza la parola in bocca.... Ed io -non sapeva niente, io che sarei calato dalle mie montagne a salvarlo, -io che conosceva quell'anima così bisognosa d'un cuore in cui versare -la piena di tanti dolori! Ma io non ho saputo niente! - -Queste parole sgorgavano con tale accento di dolore, che io — ignaro -dell'esser suo e dei fieri casi di Don Bussolini, me ne stava ad una -commosso e confuso per non sapere, come avrei desiderato, porgere -conforto a tanta ambascia. - -— Io vo' raccontargli come uno splendido ingegno ed un bel cuore -possano perdere miserabilmente un uomo, quando agli studi non abbia -conforto e direzione, e gli slanci del cuore ardente, appassionato, non -vengano temprati dai consigli dell'amicizia. - -Don Bussolini era il più bell'ingegno che io m'abbia conosciuto in vita -mia; aggiunga a ciò una perduranza nello studio piuttosto unica che -rara, una memoria straordinaria e la più semplice indole del mondo. - -Noi stringemmo dolcissimi nodi di fratellevole affetto nel seminario; -egli sempre il primo a sciogliere un problema, a trovare il motto, -a comprendere coll'acutissima intuizione i passi più difficili, più -oscuri dei Greci e dei Latini; e se noi studiavamo per guadagnarci -un tozzo di pane o per aprire una carriera all'ambizione, se noi -studiavamo quel tanto appunto che era strettamente necessario per -essere promossi la fin d'anno, Bussolini studiava invece per dissetare -l'ardendissima brama d'istruirsi, di sapere quanto più poteva. Tutta -la polverosa biblioteca del seminario di Novara era volume a volume -passata fra le mani del giovine curioso, e ancora quando alcuno di noi -magnificava quella raccolta di opere, egli sorrideva.... - -Alfine egli fu crismato sacerdote; pensate che festa! Non v'era tra -quegli studiosi un solo che al Bussolini non profetizzasse la più -luminosa carriera, poichè quanti dignitari della Chiesa erano venuti -nel collegio, tutti aveva fatti stupire con quella strapotente facoltà -intellettiva. La parrocchia di Mergozzo era vacante, Bussolini vi fu -nominato, e con grande sua gioia, poichè la tranquillità di quella -sede, la picciolezza della popolazione e la facilità del ministerio -fra gente onesta ed arrendevole, gli promettevano largo campo a' suoi -studii. Egli fu accolto da quella popolazione come un fratello ed in -breve amato come un padre. Chi non lo avrebbe amato? A trent'anni, -nell'età delle passioni, egli non aveva che una cura, un amore, una -passione, lo studio. D'altronde la semplicità elegante de' suoi modi, -la generosità del suo cuore sapevano cattivarsi la comune stima. Un -bel dì, invitato già da lunga pezza a visitarlo nel suo novello eremo, -giungo a Mergozzo; m'accoglie colle maggiori dimostrazioni d'affetto. - -— Senti, Giuseppe: non ti pare che io sia più giocondo dell'usato? -In verità i suoi occhi sfavillavano di tanta luce, che io stetti un -istante sopra il pensiero che egli avesse ricevuta la mitra vescovile. - -— Ho trovato finalmente, Giuseppe, quella luce, che io andava da tanto -tempo cercando... A furia di brancolare fra le tenebre, giunsi alle -sfere irraggiate del sole della verità, della poesia.... ed io da tanti -anni sentiva mormorare attorno questo nome.... Dante.... questo nome, -che è la lingua, la coscienza, il ciclo intellettuale dell'Italia; -sentiva, dico, questo nome, che mi suonava all'orecchio come un -verbo misterioso senza presentire quanto tesoro io vi avrei scoperto -di civile sapienza, d'arte squisitissima? di sublime poesia! Vedi, -Giuseppe, io non mi accorsi della vita del mio pensiero, se non quando -Dante m'iniziò nei mondi dell'infinito.... Ma la mia ragione fu quasi -per vacillare, allora che da ignaro che io era della vera bellezza, -mi vidi ad un tratto trasportato sì presso al Verbo, che i miei occhi -abbarbagliati da tanto fiume di raggi male reggevano allo spettacolo -nuovissimo che mi si schiudeva innanzi. Dante m'insegna a parlare la -favella della mia nazione; Dante mi scopre i nemici di Dio e della -patria; Dante mi narra con parole di fuoco le ire umane e le giustizie -divine, e mi fa piangere con ineffabile dolcezza sui casi di Francesca, -della Pia e della Piccarda; Dante è ad una Omero e Colombo, Raffaello e -Rossini! - -E mi condusse, fra altri parlari consimili, alla sua abitazione. Io -pure aveva letto il poema del cantore immortale, ma l'ignoranza della -storia dei tempi di mezzo annebbiandomi buona parte di quella stupenda -narrazione, faceva sì che io non ne potessi assaporare i pregi più -reconditi. Il poeta mi divinizzava: il filosofo m'atterriva. - -Quando noi fummo nel suo studialo, egli diè mano ad un grosso zibaldone -di carte, su parte delle quali era scritto _storia_, ed erano commenti -storici ai poema; su altre _teologia_, e chiarivano le astruserie -di questa scienza in que' tempi; su altre _arte_, che parlavano -dell'antiche e delle nascenti; _lingua_, e mostravano le origini latine -e provenzali ed il successivo fondersi di buona parte dei vernacoli di -tutta Italia, mirabili studi filologici che diceva base ad ogni sapere -di filosofia; e su altri manoscritti altre denominazioni che non mi -ricorda. - -Quindi mostrommi sopra uno scaffale una ventina di edizioni della -Divina Commedia commentata dai più rinomati bibliofili, e sopra lo -scaffale un'erma del poeta, cinte le tempia da corona di lauro, e sotto -l'erma, in lettere d'oro: _Onorate l'altissimo poeta!_ - -Così scorse quel giorno. La domane, accomiatandomi, con indefinibile -slancio d'affetto, proruppe fra le mie braccia: Beppe, io sono felice! - -Comprendete voi, o signore, quanto quella parola dovesse poi -suonarmi amara? Felice! Se per essere felice non v'ha che un mezzo -solo, dimenticare la terra, pascersi di larve, Bussolini lo era! -In quell'istante, o per vago presentimento di sventura, o perchè -conoscendo io l'ardenza del carattere dell'amico mio, temessi si -lasciasse trasportare dall'entusiasmo oltre i limiti dello studio -ragionato, risposi: - -— Bussolini, guardati dalle passioni: se tu eccedi nella misura, il -disinganno ti sarà atroce, forse mortale! - -— Disingannarmi? E come se la mia passione è tutta pel vero, pel bello, -per Dio! Ma a che più rimembro questa storia, o signore, a voi cui -forse nulla cale dell'amico mio, di me e di queste melanconie? Non -v'è uggiosa questa rimembranza? No? Ebbene, quando farete ritorno a' -vostri, raccontate ai giovani studiosi di gloria il doloroso racconto. - -Parecchi anni lavorò Don Bussolini attorno ad un nuovo commento della -Divina Commedia, di cui conosceva omai a menadito ogni fase, ogni -allusione, e quando io ritornai a Mergozzo credetti debito d'amico -l'eccitarlo a scendere nella lizza della repubblica letteraria, -pubblicando l'opera sua. Io fidava che l'ansietà febbrile del successo, -gli sdegni per la critica superficiale, la dolcezza della lode, gli -eccitamenti a migliori forme, avrebbero di leggieri tratto a più -vasta sfera l'ingegno inteso in troppo ristretta cerchia d'azione. La -battaglia sarebbe stata la vita per Don Bussolini. S'egli si fosse -animosamente gettato da giovinotto fra la turba che di letterarie -ciancie assorda il mondo, in quel caos di sistemi e di idee e di -parole senza idee, in quel tramestìo di genii e di volgo, le potenze -sue intellettive sarebbero sfuggite a quel soverchio concentramento, -che invece d'affinare il pensiero colla meditazione, lo svia spesso -nell'esagerazione. Avrebbe incontrato l'indifferente sogghigno -dell'ignoranza plebea che crolla le spalle alla favella che solleva -il pensiero dalla materia a più confortevoli aure; avrebbe forse -incontrato l'invidia; sarebbe caduto, e allora, morto il poeta, -rinasceva all'altare il sacerdote. O avrebbe vinto o sarebbe stato una -gloria di più all'Italia. Invece!! - -A' miei eccitamenti rispose che da qualche tempo sentiva crescere -nell'anima il bisogno d'espandersi. - -Scrisse a diversi librai: risposero i tempi volgere sì nefasti alle -lettere, il mondo curarsi sì poco dei libri, che se Dante istesso -fosse rinato con un nuovo poema, assai difficilmente avrebbe trovato un -editore... Per quanto dura, era verità. Il giornale ammazzò il libro. -A chi legge libri poi gli oltremontani ammaniscono un quotidiano pasto -di oscenità al massimo buon prezzo. Seppi che Don Bussolini, ignaro -di ogni cosa di questo mondo e anzitutto delle miserie di chi vuole -lottare contro all'indifferenza e l'avarizia speculativa di certi -editori, restò talmente sopraffatto da questa inaspettata rivelazione -di cose che non aveva trovato nei libri, che stette molti giorni come -uomo trasognato. - -So questi suoi affanni, e vengo a consolarlo. La veda, per ingegno -io in paragone del mio amico era la formica presso l'elefante; ma io -dalla prima gioventù aveva imparato assai sul gran libro della società -umana io sono sempre stato uomo, e lui invece quando di poeta... Ma, -Gesummaria, di questo anche troppo le dirò! - -Trovai Don Bussolini chiuso in casa, mentre per l'innanzi egli soleva -studiare passeggiando, perocchè lo spettacolo della natura, egli -diceva, invece di distralo, armonizzava felicemente in lui collo -studio. Allo stropiccìo dei miei piedi si volse, s'alzò in furia dal -tavolo a cui stava tutto intento sopra un librone, e gettatemi le -braccia al collo, avvinghiandosi affettuosamente alla mia persona, -sclamò: - -— Benedetto il mio Beppe! Tanto ti aspettava! - -— Delusioni, non è vero, o Bussolini? - -— No, non delusioni, ma una scoperta, che per me si è una vera America -della mente. Siedi e ascoltami attentamente. Io non so se gli editori -abbiano o no ragione: so però che io non ho acquistato un nome, per -cui mi si debba aprire un varco nella ressa che assiepa il tempio -della gloria! Ma ora il mio buon genio mi additò un mezzo portentoso, -irrepugnabile, per cui il mio nome volerà ben oltre i confini della -povera Mergozzo! - -E mi spiegò come il poema dantesco contenesse in se stesso quasi -un altro poema, quando si trovasse il modo di scoprire il senso -recondito in ogni terzina capovolta, rifusa, senza però nulla -togliere, od aggiungere delle parole, conservando così e numero e -dizione: aggiungeva poi che ogni terzina era strettamente legata alla -susseguente pel senso, cosa che ad evidenza dimostrava, che l'Alighieri -aveva impresso ne' suoi canti questa doppia espressione, manifesta -fattura del vate divino, e non frutto di un casuale gioco di parole. -La Divina Commedia, contemplata da questa faccia, non era, al dire del -Bussolini, creazione meno gigantesca per concezione e profondità di -pensieri..... - -Poco tempo dopo ricevo novelle dell'amico mio; sì grande per lui la -necessità di trovare un essere che comprendesse il suo trovato, i suoi -studi, che egli partiva per Milano. Ivi bussò alla porta di quanti -avevano fama in capitolo.... mi scriveva: - -— Beppe, è venuta l'ora da te profetizzata! A Milano non trovai che -un'anima sola, la quale si sia commossa al mio racconto. Quest'anima -benedicila con me; mi ha ascoltato senza ridere della mia favella -selvaggia; — sì, ho capito di non conoscere il gergo dei sapienti! — -Quest'anima mi ha dette poche e confortevoli parole. È Manzoni. - -Torino, Parigi, o signore, risero come Milano di Don Bussolini. I -sapienti non hanno che il loro orgoglio invece d'un cuore; adunque? - -A Londra, Rossetti, blandendo l'infelice strapazzato, lo fece di -leggieri travedere Dante sotto la sua gotica lente.... Ahi! come il -rividi! Dove l'occhio sfavillante e scrutatore? Dove la serena fronte? -Dove l'amabile sorriso? La mente tentennava. Disperato delle voluttà -dei mondi intellettuali, da cui lo aveva precipitato con sì amaro -disinganno l'altrui glaciale indifferenza, l'infelice con reazione che -gli costò senza dubbio orrende torture, si gettò nelle braccia della -voluttà della materia..... - -Alcune volte, imbandito il desco per sè e due _incogniti_, rinchiuso -nel salotto, favellava con Dante e Beatrice, amaramente dolendosi di -essere stato ingannato dagli uomini..... - -Che più? - -Rilegato per un anno nel convento d'Arona, quella mente, che forse -avrebbe splendidamente sfolgorato in altra condizione, derisa, in odio -a se stessa, vacilla, non è più!..... - -Don Bussolini moriva poco dopo in Isvizzera, miserabile, senza conforto -nè di patria nè di amici. - -Signore, l'ingegno è adunque alcuna volta una maledizione?! - - . . . . . . . - - -X. - -_L'_acqua_, canto in prosa. — Se l'acqua del Verbano fosse vino. — -L'arca di Noè e la nautica. — Le guide. — La capitale del lago. — -Pallanza. — Laveno. — Ghifa. — Portovaltravaglia. — Luino._ - - =Le onde non hanno forse un'anima?= - _Byron_. - -— Dove indirizziamo la prua? - -— Dove ti pare; al largo. Quest'oggi desidero l'acqua, lo specchio -del cielo. V'ha sulla terra cosa alcuna più bella dell'acqua? I fiori? -Ecco, il vento solleva in minutissima polvere il maroso e distende al -raggio del sole un vaghissimo iride contesto di rose, di garofani e di -viole. Al fondo del mare i recessi delle ninfe stanno ornati di perle -e conchiglie a tutt'i colori, dal languido della rosa al vivido del -garofano, dall'azzurro dell'ortensia (ne ho visto delle azzurre), al -candido del gelsomino. - -V'ha forse cosa più necessaria dell'acqua? Sei ammalato? Acqua. Vuoi -forza, elasticità muscolare? Acqua. E tu, come il globo, che sei? Per -quattro quinti acqua. Chi fece la terra? L'acqua. Chi la nutre, la -feconda, la sana? Che cosa è il vino? Acqua. - -Altri cantò a lungo le piante, gli angioli, i fiori e l'asino: perchè -non canterò io l'acqua, questa madre della natura? La voluttà del -correre su dorata quadriga e sollevare colle ruote corruscanti la -polvere del corso più lieto di dame, può forse paragonarsi a quella del -sorvolare con agile schifo sull'ali del vento le onde cristalline di -un lago, d'un bel lago? Voga, voga, gondoliere: vedi come la brezza, -scherzando, arriccia la mia capigliatura, come un'innamorata al suo -caro? Che mi guardi dal cadere?... Lasciami specchiare in questo -cristallo sì terso: forse scoprirò nel fondo qualche bella ondina -amoreggiare fra i canneti con un silfo. Può mai la bella affidare le -membra purissime a più soffice letto? Oh! come tranquilla la sorregge! -Come l'onda increspata lambe amorosa e ricerca i tesori del seno ed -avviticchia pudica il corpo candido colle treccie copiose! - -Oh l'acqua! E i fisici poterono affermare, sacrileghi, che dessa non -è un elemento, come credettero i nostri padri? Dove vi fermerete, -o insolenti, colle vostre scoperte? L'acqua è il primo elemento: -trovatemi un poema che di lei non parli. - -Omero canta l'onda ch'egli sentì morire in un flebile lagno sui -ciottoli delle sponde greche. Virgilio le bricconate d'Enea in faccia -all'oceano, senza il quale come sarebbe egli fuggito alla passionata -Didone? Come sarebbe venuto a fondare quella Roma che... ecc., ecc.? -Senza l'acqua avrebbe potuto Dante fare il più tremendo augurio a Pisa? -Ma lasciamo da parte Dante: questo poeta s'intende che è stato letto, -chiosato, commentato da quanti sanno leggere... Dante. Per la stessa -ragione omettiamo il Tasso, l'Ariosto e gli altri poeti italiani. -Shakespeare, obbedendo a questo irresistibile impulso dei poeti, -trasportò la Boemia sulle sponde dell'oceano, forse per consolarla -colle libere aure marine del paterno reggimento degli Absburgo. -Byron ad ogni pagina canta la tempesta del mare e della mente: senza -il mare egli non avrebbe attraversato a nuoto l'Ellesponto, e non -avrebbe scritto le più belle pagine del _Childe-Harold_, e non avrebbe -anzitutto avuta la soddisfazione di far annegare il suo maestro di -scuola nel _D. Giovanni_. - -L'acqua fa le vendette dei discepoli e dei popoli. Barbarossa annegava -nel Cidno. La Beresina puniva il novello Cesare. Senza l'acqua, Mosè -non avrebbe scampato dalle ugne di Faraone gli Ebrei, questa razza così -degna d'ammirazione sotto l'aspetto politico, religioso, universitario -ed artistico. Se questo è il più tremendo prodigio delle antiche -scritture, delle nuove, dice un Intrese, il più notevole è senza dubbio -quello delle nozze di Cana...... - -Senza l'acqua, senza il mare, Venezia non sarebbe giunta la prima -al Cattaio, e Costantinopoli non si troverebbe in bocca al mare dei -Russi. Senza il mare Colombo non avrebbe scoperta l'America — che non -si chiamerebbe America; — senza il mare, che sarebbe la flotta inglese -e la fama di Nelson? Che sarebbe stato di Gama, di Cadamosto, di Marco -Polo, di Diaz, di Magellano, di Cabotto? — Certamente lord Franklin non -sarebbe perito di fame e di freddo nei deserti polari. - -Il mare è la sorgente delle immagini più sublimi dei poeti e Gian -Paolo Richter, quel gran pensatore, come avrebbe potuto asserire, che -l'idea della vita avvenire è per l'uomo quale un punto nell'immensità -dell'oceano allo stanco navigatore, se.... - -L'acqua (e con questa faccio punto) fornì al divino Petrarca -l'immaginoso paragone: - - «O felice colui, che trova il guado - «Da questo alpestro e rapido torrente - «Ch'ha nome vita, ch'a molti è sì a grado! - -Ma tutto ciò è un nulla. - -Laghisti del Verbano, che sarebbe del vostro bel paese, se i campi -cilestrini del vostro lago non fossero cristalline onde acquose, ma -spumanti fiotti..... di Barbèra? - -Oh! da quanto tempo, o Verbano, tu saresti una conca asciutta come il -palato dei tuoi intrepidi bevitori! - - * - * * - -È fama, che gli antichi imitassero il cigno nella costruzione delle -navi. Da due ore m'arrovello per iscoprire il prototipo delle barche -verbanesi, e mio malgrado non trovo che il rospo. O gondole veneziane -dalla chiglia tagliente, dal felze bruno, dalla prua addentellata, -rimontate il Po ed il Ticino! - -Sento ora esservi tradizione che l'arca di Noè siasi fermata sopra un -alto monte del lago, sopra Intra — l'arca venne copiata; il lenzuolo -che coperse le vergogne dell'inventore della vigna venne issato a -cima di un coso che non è più bastone e non è ancora albero; un palo -lungo lungo a timone; ecco la nautica tradizionale del Verbano. La -ripida discesa del Ticino spiega la mancanza di chiglia nei barconi che -commerciano con Milano e Pavia; ma le veliere e le barchette che fanno -il _cabotaggio_, malgrado i bei modelli introdotti dai villeggianti, -sono sempre conformi all'arca di Noè. - - * - * * - -Compagno, la sbagliate grossa, se credete che io vi vada tessendo una -guida. A che una guida, quando il vostro sguardo è tratto soavemente -senza ombra di sforzo al bello? Quando la natura si apre liberamente -a voi dinanzi? Quale necessità di registrarne le varietà, quando -l'armonia v'allaga di arcane dolcezze il cuore? A che una guida? - -Nessuno si fida delle indicazioni date per gli alberghi o altro simile, -perchè ciò che oggi è buono può essere pessimo domani. Quindi non tutti -ignorano che gli scrittori di questa sorta di libri, _qualche volta_, -per poche lire lodano, col dovuto rispetto alle discipline letterarie, -il più furfante bettoliere, e d'una trabacca pidocchiosa fanno un -castello. - -Dopo queste premesse il lettore può pensare se la mia indole girovaga -e selvaggia poteva acconciarsi, armonizzare con quelle ispide cifre -statistiche! Di più, io sapeva troppo bene che per quanto mi fossi -arrovellato per soddisfare i lettori, io non avrei secondato i loro -capricci variabili secondo le ore della giornata. I lettori laghisti -variano di brama secondo il paese, la villeggiatura ed il giardino..... -ed ogni tulipano vorrebbe un inno! - -Ma se tu hai desiderio di conoscere più ordinatamente il paese, leggi -la Guida di L. Boniforti. È l'unica che lessi senz'annoiarmi, anzi con -piacere. - - * - * * - - =Non fu mai gloria senz'invidia!= - _Prov. Ital._ - -— Pallanza! Pallanza! Chi ha bagagli per Pallanza! - -Io che da varii giorni vagava pel lago e non era ancora sceso alla sua -capitale politica, vistomi sorridere amabilmente da tante pianticelle -fiorite che mi stendevano amorose le braccia, tosto mi lasciai -vincere, e dissi fra me: _vada per Pallanza_, e scesi dal piroscafo _S. -Gottardo_. - -— Oh! scusate.... già mi dimenticavo di salutare, prima d'andarmene, il -capitano, persona squisitamente cortese. - -Disceso a terra m'avviai a sinistra, ammirando case, palazzine e -giardini, e così senz'avvedermene fui a Suna, la quale facendo lo -gnorri va avvicinandosi a Pallanza, di modo che fra pochi anni Pallanza -divorerà Suna o Suna mangierà Pallanza.... seppure — sempre nel futuro -— mentre le due sorelle si confondono in un amplesso, non arriva dalle -spalle Intra e ne fa un boccone. S'io fossi Intra o Suna — perdonatemi -la superba supposizione — io risparmierei Pallanza. L'essere proprio -adagiata sull'estremo lembo della collina che dal Monte Rosso declina -nel lago abbracciando a sinistra il golfo, proprio in faccia alle -isole (quella di S. Giovanni non può risolversi a lasciare la sponda -pallanzese), attorniata da vaghissimi giardini; l'essere risparmiata -nell'inverno dalle staffilate che la tramontana sferra senza pietà -sopra Arona, Intra, Luino e Cannobio; di più la torre antica de' -Barbavara, e anzitutto la sua posizione centrale, dovrebbero farle -perdonare di essere il capoluogo della provincia. - -Così pensava io dondolandomi attorno ai giardini graziosi e coltissimi, -che cerchiano la cittadina verso il promontorio di San Remigio, quando -eccomi dinnanzi uno di quei tali, che i Toscani dicono sì incisivamente -uomini-colla. Era di Feriolo, ed aveva stretto conoscenza con lui -visitando le cave del granito. Vedermi, riconoscermi ed impadronirsi -della mia persona fu un istante. - -— Che ne dice di Pallanza? - -— Molto bene, benchè finora i giardini e le palazzine alla nostrana ed -alla svizzera m'abbiano distolto dall'entrare in paese. - -— Eh! cosa vuol vedere in paese? - -— Le case, le botteghe e chi vende e chi compra, le donne, e se ve ne -sono i monumenti. - -— L'ha visto quel povero vescovo di pietra nell'acqua, sul porto? Ecco -i monumenti. - -— Ho capito: Pallanza non è la sua passione. Eppure ho sentito che vi -si trova spirito socievole più che altrove, e da quel po' di storia -che ho scartabellato parmi che i Pallanzesi, quantunque ora siano -annegati nel nugolo dei forensi e degli amministratori politici, -abbiano indole fieramente tenace d'amor patrio. Signor mio, dopo d'aver -visto i giardini qui attorno, io non mi curo gran fatto di vedere le -manifatture, se vi sono, le carceri che vi sono, ed i monumenti che -non vi sono. Mi pare però cittadina appropriata a contenere la sede -politica del governo del lago; tanto più che, seppure gli operai non -_lunediggiano_, parmi che il commercio non ingombri soverchiamente le -vie. - -— Mi scusi, signore, ma la è in grande errore. - -— Ciò è possibile. Nulla di più facile anche colla migliore volontà -del mondo, che il dare giudizi poco retti, quando si viaggia. E dove -vorrebbe stabilire questa capitale del lago? - -— Senta. Arona ha già troppi intoppi. Ferrovie, telegrafi, poste, -dogana, piroscafi e dieci altre confraternite governative. Di Belgirate -non parliamo. Con tutti quei fiori, con tutte quelle fate ammaliatrici -del bel mondo, Temi non avrebbe la testa a segno; Pallanza è troppo -ilare; Intra è troppo chiassona; Cannobio troppo triste; Luino e -Laveno.... - -— Ma dunque? - -— Quale è il paese più serio del lago? - -— Ho capito, dissi fra me ridendo, e poi a lui: la è dunque di Feriolo? - -— O cosa c'è da ridere? Feriolo non è mica da meno..... - -Per fortuna mia una gentile persona di Pallanza m'incontrava in quel -punto, del resto chi sa dove si finiva. - -Del resto se gl'Italiani credono una sola città potere essere la -metropoli della nazione, Roma, perchè, disse — a morale della favola -— il Feriolese, i laghisti non possono optare per quella città che -crederanno meglio atta a farne la sede del governo?! - - * - * * - -Il piroscafo scorre, guizza sulle onde, e la scena varia ad ogni -istante. Intra, la città del cotone e dell'allegria, salve! Verrò a -te quando mi talenterà passare la serata fra la cricca solazzevole -dei tuoi begli umori ed una dozzina di fiaschi. Verrò a te, e s'io -corro adesso oltre le tue mura, pensa che la più lunga strada è la più -prossima a casa. Tu mi dirai forse: chi ama non aspetta — ed io a te: -chi aspettare puole, ha ciò che vuole. Intanto che tu mediti queste -scappatoie, si maturano le mie nespole. - -Laveno, un nido tranquillo a fior d'acqua, in fondo ad un golfo -verdeggiante, appiedi delle montagne più singolari della costa sinistra -del lago — lo zingaro non può dimenticare la bella abitatrice dalle -stupende chiome.... senza che io te ne profferisca il nome, m'intendi; -parlo di quella gentile il cui sorriso basta a diradare le nubi dalla -tua fronte,..... non vo' dir altro — già alla sua presenza il mio -labbro non balbettò che le solite nullaggini, ed ella deve avermi in -conto d'un ciuco senza basto. - -Portovaltravaglia..... non ho scarpe tali da potermi arrampicare e -dinoccolare per le ciottolaie dei tuoi monti senza pericolo che dopo -un'ora di prova facciano le boccacce. - -Ghifa — voghiamo oltre; i signori della villa Morigia non pensano a -farmene dono. - -Oggebbio — troppo arrampicare troppo scendere. - -Luino, graziosissima Luino dai declivi ombrosi! Da Maccagno che se ne -sta rincantucciato in seno solitario e queto — Maccagno deve essere -stata costrutta da qualche filosofo stoico — alla torre fantastica -dell'Agnelli sulla punta di Germignaga, le curve dei tuoi colli sono -fra le più vaghe e le più arborate; sicchè dopo la pittoresca Angera, -Laveno, e Luino, chi dice tutta la sponda sinistra uggiosa e deserta, -mente per la gola con certe _guide_ scritte da chi passò — forse — una -volta sul lago...... colla nebbia. - - -XI. - -_Cannero ed Ettore Fieramosca._ - -Il seno di Cannero v'invita colla pacatezza dell'onde e colla -benigna temperanza dell'aure e col riso della sua primavera precoce; -l'albergo dei _Tre Re_ spalanca le porte per accogliervi, se non colla -splendidezza dei monarchi orientali, colla spontanea cordialità d'un -ospite un po' alla carlona, ma che vi regala — a buon mercato — a -mense frugali di quel certo rubino che mette in vena, e che vi farà -travedere nell'orizzonte la stella dell'insegna. Ma facciamo punto, chè -altrimenti qualche maligno potrebbe sospettare che messer l'oste abbia -comprato con uno scotto la lode dello zingaro il quale finora non è -in debito con quel galantuomo, e lascia gli annunzi alla quarta pagina -delle gazzette. Anche i terrazzi co' limoneti m'invitano a passeggiare -fra le loro ombre profumate, ma la villa del - - «. . . Cavalier che Italia tutta onora» - -mi rapisce al caro villaggio. - -La villa di Massimo d'Azeglio non ha nulla di monumentale, nulla di -peregrino all'infuori della posizione: costrutta sopra uno scoglio -che si protende nelle linfe lacustri, n'è bagnata da tre parti; dalla -quarta guarda le ripide chine del monte boscato che sta a ridosso -della riva cannerese. Da questa ha dinanzi il basso del lago fin -oltre Laveno; da quella vede in primo aspetto i colli di Luino e di -Germignaga, e, dietro, suffusi dal cilestrino dell'aria, i monti del -Luganese; verso Cannero ne ha in vista le case, i vigneti, e nell'acqua -i romantici castelli percossi dall'onda — più in là, oltre lago, la -fronzute spalle delle erte dell'Alto-Maccagno, su cui fra cielo e terra -biancheggiano boscherecci villaggi. - -All'intorno sulla spiaggia non case, nè orti; alberi, castagneti — il -sito non poteva scegliersi più rimoto. La palazzina disegnava la stessa -mano che coloriva a sì vivi tocchi l'Ettore Fieramosca, e se dessa -non va distinta come opera d'arte, nulla manca in essa per rendere -meglio agiata e confortevole la dimora. Il capace terrazzo a picco sul -lago, innanzi alla Casina, orlato di fiorite pianticelle, con quelle -vedute, è la cosa meglio acconcia per l'abile paesista e descrittore -che, nella meditazione della natura, studia per l'arte i mutabili toni -dell'orizzonte e delle spiagge, i contrasti e le armonie. La temperie -del clima, la bellezza e la tranquillità del sito, i piaceri del lago -e la solitudine che richiama al pensiero le tante memorie di chi è ad -una poeta, pittore, uomo di stato e soldato, lo chiamano sovente a far -dimora nel suo eremo. - -Il rimproccio che tutti fanno a Massimo d'Azeglio ed al suo maestro -Manzoni è di essersi arrestato troppo presto in quell'arringo ove -colsero sì gloriosi allori — ed hanno ragione. (_Qui, a vero dire, non -si sa bene se lo zingaro abbia inteso dire che i due scrittori avessero -ragione, od i primi; io, nella mia qualità d'editore, senza cantartene -i perchè, do ragione agli ammiratori_). - -La brina dell'età non ha smorzato il brio vivacissimo di chi seppe -fondere le pagine dell'_Ettore_ ed il racconto del sacco di Roma nel -_Nicolò de' Lapi_; chi non ha letto con vero solluchero i troppo pochi -frammenti delle _Memorie degli anni giovanili_, scorsi girovagando in -Italia fra lo studio degli uomini e delle cose? - -Giusti, il suo caro amico, lo sollecitava con amorevole insistenza -alla pubblicazione di tre altri lavori a cui aveva posto mano, _Corso -Donati_, _L'Assedio di Siena_ e La _Lega Lombarda_. Che il desiderio -del grande Toscano non debba essere più soddisfatto? - - -XII. - -_Scoperta del Ticino in Italia — Locarno e Magadino — Diversità di -sistema metrico — Il Re Gambrino in Italia._ - -I Ticinesi, malgrado gli Svizzeri oltremontani, sono Italiani. Della -Svizzera non hanno che le leggi. Cielo, clima, favella, istoria più -ancora che la stessa giacitura del paese li fanno Italiani. Essi sono -liberi, ma il giorno in cui tutta l'Italia sarà libera, essi non si -chiameranno più Svizzeri. Allora si accorgeranno che i loro altissimi -monti li invitano a scendere nella valle del Po, non a valicarli per -discendere fra mezzo ad altre razze, ad altre idee. - -I Ticinesi non mangiano che pane italiano e respirano aure italiane. -Dippiù, chi direbbe Vela uno Svizzero piuttosto che un compaesano di -Canova? I Ticinesi non dicono d'essere Italiani più che Svizzeri, -non lo dicono mai: ma ad ogni ora lo provano. Il Ticino non diede -i congiurati del Grütli, nè gli eroi di Grandson e di Morat, alla -Svizzera, ma diede all'Italia soldati ed artisti famosi. I Ticinesi -sono Svizzeri nelle sale del loro governo; ritornati al sole, sono -Italiani. Se i Ticinesi non fossero liberi, sarebbero ora con noi. -Essi sentono tutto il pregio inestimabile della loro libertà, ed ogni -volta che l'Italiano combattè per la sua propria si vide al fianco un -Ticinese. - -Finchè l'Italia non è libera, il Ticino è svizzero per accogliere nelle -sue braccia i nostri profughi. - -Il golfo elvetico ha sembianze severe. I monti altissimi sfiancati, a -gran tratto nudi, scheggiati, proiettano ombre rotte sul paesaggio. Ma -Locarno è in uno dei più deliziosi siti del lago, come ne è una delle -più belle cittadine. - -La passeggiata al Santuario della Madonna, lassù è piena di belle -viste. Peccato che da Locarno si vede poco lago. - -Magadino, il villaggio del lago forse più conosciuto in Europa dopo -Arona, è forse il meno degno di esserlo per tutto che non è commercio. -Dieci case, in cui nove depositi di merci, otto venditori di tabacco, -sette caffè, sei spedizionieri, cinque alberghi, quattro pubblici -funzionarii, tre uffici, due bigliardi, e dappertutto un odor di -formaggio che assassina. - -A Magadino capitò un giorno, in una sdruscita barcaccia, di cui pagò -il nolo cantando una deliziosa barcaruola, la Poesia. Un soldato, che -stava all'approdo, veggendo quella figura divinamente strapazzata, -tenendola per qualche affare di contrabbando, la condusse nanti il -giudice del distretto. Siccome la poverina parlava un linguaggio -inintelligibile per le orecchie _burocratiche_, questi mandò per un -mercante che conosceva varie lingue. Il nuovo arrivato le chiese qual -mestiere esercitasse. - -— Tesso con fiori la trama della vita umana. - -— Che diavolo di stoffa è questa! sclamò il mercante passando colla -mente in rassegna le tele dell'Olanda, i pizzi del Belgio, e le mussole -della Svizzera. Diede di mano ad un _metro_, che stava presso al banco -del giudice, e mostrandolo alla poverina, le chiese se avesse inteso -favellare di quella misura. - -Smarrita da tanta sconoscenza, ella, che pure aveva cantato tante -glorie e consolato tanti dolori, fuggì ratta, e da quel dì più non si -vide attorno..... - -Malgrado il continuo va e vieni di piroscafi, di barche, di vetture, di -carri, di bestemmie e di pugni fra vetturali e facchini, noi passammo -una deliziosa serata all'albergo del Belvedere, ammirando dal balcone -esteriore della casa il bel golfo ticinese riflettere gli ultimi -chiarori del sole che tramontava incendiando le nubi che coronavano -le vette della Valticino, mentre il _maître d'hôtel_ ne raccontava le -avventure dei suoi viaggi. - - * - * * - -Sulla bella via che tende da Locarno a Bellinzona v'ha una graziosa -casetta, che si pavoneggia in mezzo ad un giardino senza fiori. La -domenica v'è un chiasso da non dirsi di strilli musicali, di danzatori -che s'avvolgono in un turbine polveroso, di battimani degli assistenti, -in mezzo ad un va e vieni di ciotole di birra; che quella è una -birreria, la più bella, la più frequentata di Locarno. Una brigatella -di suonatori, ignoro se di mestiere — non posso dire dell'arte — o -dilettanti, — nel caso sono pur discreti a dilettarsi con sì poco! -— soffiava a tutto polmone negli strumenti più o meno assordanti, -inaffiando di quando in quando la gola riarsa con un sorso di spumante -birra. I danzatori — i maschi stavano alle femmine in ragione del cento -per uno — mescevano di quando in quando birra alle danzatrici, mentre -i curiosi in giro e gli altri avventori ai tavoli in giardino, sullo -steccato dinnanzi alla casina, gridavano battendo colle ciotole vuote: -birra, birra! Io chiusi gli occhi — e, meno l'assenza dell'armonia nei -chiasso strumentale — mi pensai di essere in Germania con un _schop_ in -mano e l'inevitabile pipa in bocca. - -E mi parve di sentire attorno la lingua di Klopstok raccontare la -curiosa leggenda di Gambrino, il quale, come Noè il vino, scopriva la -birra, e meritavasi così di essere raffigurato tra Schiller e Goethe -su tutte le ciotole delle birrerie tenere della gloria alemanna. Vispe -e procaci ragazze correvano attorno servendo lo amarognolo liquore, e -ritraendone il prezzo e per giunta lo scoccare d'una interrogazione -galante o d'un bacio sulle umide mani; una sottile nebbia piena -di visioni cominciava ad avvolgere coi veli incerti la sala..... -Quell'avventore pensieroso era senza dubbio Fausto. — Quell'altro dalle -unghie lunghe e la barba da caprone, se non spirasse la fatua gloria -di un damerino provinciale, sarebbe senza fallo Mefistofele — quel tale -che parla sì forte di patria e di forche pei tiranni è forse l'ombra di -qualche Niebelungo in sessantaquattresimo — là una zingara che studia -su fatidiche carte la vostra sorte — qui una canzone di Körner, più in -là dal crocchio di studenti una lezione eretica di Strauss..... - -Io era ingolfato in piena Germania, e stava per essere anch'io della -partita, quando un vicino importuno sclamò: - -— Io vi ripeto, che per un bicchiere di vino delle Fracce do tutta -la birra e la birreria, colla musica per soprappiù. Che volete? sono -Italiano! - - -XIII. - -_La malinconia a Cannobio — Non tutti i cattivi principii hanno cattiva -fine — All'indiscreto lettore._ - -L'aria è soffocante: non un alito di venticello sfiora il lago; -ma Cannobio che all'aspetto esteriore presi per la patria della -melanconia, è dimora d'una costante brezza, che tutto mi fa fremere -deliziosamente. È il più fresco villaggio di tutto il lago, come ne è -forse il più freddo nell'inverno. - -Cannobio ha un aspetto originale. Adagiato in riva al lago fra una -gola di erti monti boscati, presenta una serie di case variatissima. -A destra verso la Cannobina, torrentaccio insolente, dieci o dodici -antichissime case di pietra, la maggior parte delle quali in semirovina -con finestre sfondate, usci disarpionati, tetti cadenti, mentre la -spiaggia è popolata di lavandaie e di pescatori. Queste rozze topaie -sono divise dal resto da una bella chiesuola, in cui — senza parlare -di Bramante che la disegnava, nè del ricco pavimento a scacchiere di -marmo — s'ammira una bella tela del Rafaello delle montagne, Ferrari -Gaudenzio, rappresentante la discesa dalla Croce. Questo tempio -sormontato da una cupola attorniata da colonnette a portico in giro è -rivolto verso l'interno del paese. - -Dal tempio, che così visto dal lago non è meno bizzarro del resto, -corre una fila di case, l'una dall'altra diversa, innanzi a cui -s'innalzano antichi platani, che ombreggiano un tratto di terreno -irregolare senza spiaggia, ma orlato al lago d'un muricciuolo su cui -siedono e si appoggiano al rezzo delle piante foltissime ragazzi e -fanciulle ed i faniente del paese. Di queste case una presso la chiesa -ha la figura di una casa lombarda del XVI secolo: varie iscrizioni in -marmo dormono sul muro grigiastro fatto più scuro dal contrasto dei -muri vicini a colori vivi, qua e là un po' scoloriti dalla pioggia, -come quelli delle villeggiature della Liguria. Quell'altra ha le -inferriate gibbose alle finestre ed i balconi e le persiane e le tende -delle case spagnuole. Poi nella ressa che fanno, stringendosi una -addosso all'altra, per stare a vista del lago, un altro gruppo di case -a portici, a piani sporgenti, slavate, scornicciate dal vento e dal -tempo. Ecco Cannobio dal lago. Entrate, se è possibile, girando lungo -la Cannobina dalla parte opposta, non lo riconoscerete. Un'ampia, lunga -e pulita via adorna di belle abitazioni, una piazza con un bel tempio -vi fanno affatto ricredere che il borgo sia un ammasso di trabacche -annerite e spiombate come da buon tratto della sponda. - -Si direbbe che l'egoistico amore d'una tranquillità assoluta abbia -vestito così tristamente la fisionomia esteriore della borgata per -tener lungi ogni contatto straniero. Il laghista è generoso, ma poco -socievole. - - * - * * - -Passai varii giorni al rezzo dei platani di Cannobio. Tramontato il -sole, in gondola. La sera vogava attorno alla rupe profonda di Pino, -grazioso paesello sopra un erto promontorio vestito di castagni e che -si pavoneggia mirandosi addoppiato dall'onda. - -Ritorniamo ad Intra; cerchiamo un barcaiuolo. Una ventina stanno alla -spiaggia, parte racconciando attrezzi di pesca, parte dormendo distesi -lungo il muricciuolo all'ombra dei castagni. Questo giovane tarchiato -dallo sguardo insolente e col frusto di sigaro fra i denti, mi garba -assai. Questo vecchio con quella nidiata di ragazzacci attorno è un -vero tipo di quegli apostoli che il vigoroso pennello di Tintoretto -scolpiva sulla tela a Venezia. - -Mentre io me ne stava guardando l'animato quadro, che mi si spiegava -dinnanzi, apparì non so di dove una bella creatura, diciottenne, bionda -come un'Inglese e tutta spilloni d'argento alla nuca, come la Lucia -dei _Promessi Sposi_. Ella venne presso uno schifo legato a terra e vi -depose un paniere. Quella testa era stupenda; non era un profilo greco -e qualunque pittore l'avrebbe plasmato qual era. Sulla sua fronte non -si leggeva un pensiero che non fosse di gioia; il sole le aveva indarno -abbronzato il viso, mentre il collo appariva, sotto il fazzoletto -rosso, di rara bianchezza..... Non parliamo di grazia del suo collo -piegato a leggera curva più grassoccio che magro. Il petto ricolmo -palpitava sotto una vestina, che aperta mostrava una bianca camicia -raccolta a sottili pieghe. Due scarpe quadrate malfoggiate tradivano un -piede snello, irrequieto. - -Saltò nella barca con agilità e mi sorrise. Che faccia la barcaruola? -Perchè no? Ne ho viste tante ad Intra! E colla maggior grazia del -mondo: - -— Vorreste, bella ragazza, noleggiarmi la vostra barca? - -— _Smorbion_! Mi rispose seccamente, mentre quel certo vecchio del -Tintoretto senza nemmeno toccarsi il cappellaccio di paglia con un -piglio tra l'arrogante e l'offeso mi si era piantato dinnanzi, tra me e -la forosetta. - -— Cosa vuole da quella ragazza? - -— Ve lo dirò, quando mi avrete spiegata quella parola _smorbion_..... - -— Quella parola vuol dir insolente, petulante, cattivo soggetto. - -Davvero che quel vecchio animandosi, imporporandosi, mi diventava -sempre più interessante; il petto velloso scoperto, gli occhi -ancora raggianti di forza, i lineamenti improntati dalle tramontane, -m'impedivano affatto di irritarmi. - -È inutile dire, che dopo poche parole il vecchio era tranquillo sulle -proposizioni da me fatte a quella tosa, e che il cerchio ragunatosi -d'allocchi desiderosi di essere spettatori d'una scena di pugilato, -rimase con tanto di bocca quando mi vide saltare col vecchio nella -barca, ove già stava la bella Peppina. - -La Peppina se ne andava a Maccagno: perchè non v'andrò io pure? Una -mezz'ora con lei merita una visita a Maccagno. Nella gondola entrambi -seduti a poppa, ella non era più così sospettosamente selvaggia. Non vi -parlerò nè delle sue belle treccie, nè delle sue scarpe troppo grandi, -non del corallo delle labbra, nè degli occhi azzurri come il lago, nè -delle sue calzette bianche di bucato. Ma perchè non dirò che un eroe -avrebbe desiderato di riposare il capo su quel petto palpitante di vita -e d'amore? Nel paniere erano frutta: ne mangiammo assieme; scendemmo a -Maccagno, salimmo una lunga erta boscata ed ombrosa in cima alla quale -un piccolo villaggio. - -Passai qualche giorno a Maccagno fra la pipa, i disegni, i racconti, -che la cara forosetta mi narrava sulle sponde dell'ameno Delio, -percorrendo i boschi, e..... Che cosa è questo ammiccare degli occhi, -garbato lettore? - -— Finisci adunque la frase. - -— Nossignore. Merita forse che io le faccia vedere i bei granchi a -secco che la piglia, quando vuol dar retta alle mormorazioni della più -volgare malizia? Se non capisce lo scopo dei miei racconti, peggio..... - -— Ho capito. Vorresti darmi ad intendere, che la laghista, popolana, -è tanto amabile e generosa, stretta conoscenza, quanto è ritrosa e -selvaggia, a primo incontro. - -— In verità, che se non fosse mio lettore le direi, in confidenza, -che l'è un pesca granciporri... La laghista sotto ogni aspetto è più -cara del laghista. Il sorriso del cielo e del paese le persuadono -l'amore. Ma teme l'amore e lo sfugge volentieri... Innamorata è la -donna — a quanto mi si disse — più generosa del mondo. Quante volte le -grazie femminili temperano la volgarità maschile, qui come dapertutto! -Le aggiungerò, signor lettore, che se i laghisti non fossero gelosi -come tutti gli altri italiani, io vorrei intonare un inno, a grande -orchestra, alle gentili abitatrici delle sponde verbanesi.... Torniamo -dunque in buona pace alla Peppina. Se m'avesse risposto a Cannobio: - -— Signore, questa barca non m'appartiene; io non avrei passato una -settimana lassù. Dopo questa, la bella Peppina partiva per Milano -lasciandomi a ricordo una folla di pazze leggende, con cui aveva -popolato i castelli di Cannero e i boschi di Maccagno. - -Che andava a fare a Milano? A cangiare di scarpe, mi rispose -sorridendo. Ad ogni modo la fortuna ti sia propizia! - - * - * * - -— Compagno mio, voi mi tenete il broncio, e mi pare di non avervene -data cagione. Vi compatisco: il pensiero corre qualche volta laggiù -fra le mura della vostra città... Voi non mi rispondete? Mi guardate -sospettoso... Sotto il saio sgualcito, fantastico dello zingaro, Dio -sa chi potrebbe nascondersi, n'è vero? L'abito abbottonato, una mano -sulla tasca, un'educata smorfia di noia sulle labbra... La cera ed -il silenzio parlano qualche volta con rara eloquenza. Chi sa quanti -sotto queste spoglie non avrebbero sospettato un giornalista ricco -di speranze e d'appetito in cerca d'_associati_; un aspirante al -Parlamento in giro pel circondario promettendo il ritorno dell'età -dell'oro; un commesso di libraio che pretende colla minaccia, o la -borsa o la vita, _una firma_ per un'opera mai più vista, a cui posero -mano cielo e terra! - -— Zingaro, mi pare che voi m'abbiate promesso di guidarmi dal Verbano -alla Svizzera per l'Ossola e la cosa va alle calende greche. Sono -oramai stanco di asolare. Alla fin fine che m'avete voi fatto vedere? -Invero io m'aspettava..... - -— Una lanterna magica o un cicerone di piazza? - -Se desiderate _vedute_ compratevi delle fotografie. Vorreste forse -sapere il nome di tutto ciò che sfila dinanzi agli occhi? Vorrei -potervi dire il nome dei signori di questa e di quella villeggiatura; -ma per mia disgrazia non oso ficcare il naso oltre il cancello del -giardino per aspirare ad aperte narici l'olezzo dei miei carissimi -fiori..... Se in quell'istante capita il portinaio, arrossisco come -un ladro, tanto più che è difficile che m'inviti ad entrare. Cogli -zingari, si è già troppo cortesi quando si lasciano traguardare da -un'inferriata. Pensate, se mi capita un grazioso signore, se io con -questa maledetta indole oserei dirgli: - -— Servitor suo, io sono uno zingaro, ma di quelli che rubano solamente -cogli occhi e col naso... mi permetta... scombicchero un libro... farò -cenno e lode di lei... Scusi... per mia regola... a che ora pranza? Non -voglio disturbarla... — Metterei la mia rispettabile schiena a rischio -di farsi gramolare. - -Con questo sistema, scrivendo difilato di tutto e di tutti, io, -sapendolo fare, avrei scritto un librone in-folio, ed il lettore non -l'avrebbe comperato per non saperlo ficcare in tasca. È vero, salto -di palo in frasca; ma v'assicuro che ciò è unicamente per darvi agio a -respirare. Insomma ditemi il vostro piato. - -— Voglio dirvi che voi non mi avete ancor dipinto qualche singolarità -in mezzo ad una natura pur singolare per varia bellezza. - -— Giuggiole! E dove la prendo io? - -— Lo scultore del fango forma una Venere, e voi mi fate viaggiare in -lungo e in largo il lago........ - -— Annoiandovi? - -— L'avete detto. Voi non mi parlate che degli alberi, delle montagne e -delle onde. Pare che il lago non sia abitato. - -— Ma e Manzoni e Massimo d'Azeglio? - -— Eh! Si conosceva come gente di casa, quando voi senza fallo eravate -ancora cullato dalla balia colla cantilena del ninna nanna. - -— Che volete? Conversare dei morti non mi talenta, e dei vivi, -quand'anche potessi loro conferire l'immortalità, non ne ho punto -voglia. Se alcuno non trova il suo tornaconto, se la pigli col lettore -indiscreto. I nomi maiuscoli di quelli che fanno parlare di sè in -Italia, è inutile che io li ricanti. Parlare di sconosciuti è cosa -poco allettevole per voi e pericolosa per me, chè nella lode non avrei -sempre la sanzione dei conterranei del genio incompreso. - -Tutto il lago possiede uomini d'ingegno vivace, senza farne però gran -caso: tutti i libri di laghisti pubblicatisi vi ebbero pressochè nessun -esito. Non avete mai veduto in un frutteto un albero chiomato di fronde -rigogliose di fiori e di frutta lasciarsi involare dal vento i più -odorosi e le più saporite? Il laghista non legge. - -La popolazione industre, laboriosa ama il litro più del libro... -Chi oserebbe rimprocciarnela? Lo stesso lord Byron direbbe che hanno -ragione. - - -XIV. - -_La tempesta sul lago. — Quando non si fanno cerimonie._ - - =È cosa curiosa l'amore della vita!= - _Un beccaio._ - -Un'immensa nube nericcia s'addensava sui monti che rinserrano il -lago al nord; il lampo di quando in quando guizzando in quell'oscuro -vôlto rischiarava un istante i profili rotti delle montagne. L'aria -soffocante, un'afa di prigione senza uno spiraglio, nessun tuono -ancora. - -Verso le supreme cime dell'Ossola le nevi rischiarate dal tramonto, -contrastavano coll'orizzonte come luccicanti armature mal celate sotto -la bruna cappa d'un antico cavaliere. - -Il Mergozzolo, che d'ordinario soffia un alito di frescura sul -golfo delle isole, pareva addormentato sui morbidi cuscini della sua -verzura. Ma in fondo del lago, dalla pianura lombarda, sorgeva una -straordinaria cortina di nubi rossiccie, sanguinose, che toccavano -il cielo. Ad un istante, mentre i laghisti mirano le barchette, che -s'involano con rapido alternar di remi dal mezzo della tremula pianura, -un rombo lontano, crescente, incessante annunziò la tempesta colle sue -artiglierie. - -Il vento inferiore o _inverna_, si scatenò subitamente sul lago, che -si coprì tosto di spuma leggera, di piccole onde e in meno che il dico -di grandi cavalloni, i quali emulando i marini venivano ad abbattersi -sulla ciottolaia della spiaggia con un lungo stridìo. - -Sulla strada che orla il lago il turbine avvolgeva la polvere in -altissimi spirali, in cui tratto tratto sparivano le vetture, le -persone, gli animali fuggenti qua e là. A riva, le lavandaie malgrado -il loro affaccendarsi a raccogliere i panni sciorinati, a gettar -sassi su quelli che erano stesi a terra, videro una miriade di lini -variopinti preda del vento svolazzare sulla strada, sulle case, -sul lago. L'aria era tutta polvere, fiori divelti, foglie, profumi, -cappelli di paglia, non senza qualche ombrello vagante a grado del -turbine, divelto Dio sa da quali manine! - -Alla calma era successa di repente la più disordinata agitazione; era -un correre generale, aria, gambe, remi. Lo sbattere delle persiane -e delle invetriate che andavano in frantumi precorse d'un istante un -lampo vivissimo ed un rumoroso tuono, che fu per la tempesta come nella -battaglia il primo fuoco dei bersaglieri avamposti. - -L'uragano è precipitato; la schiuma dei fiotti vola a larghe falde -nell'aria per ricadere sopra la nostra gondola in finissima pioggia. -Col vento in poppa, con mezza vela in asta l'_invernone_ ne cacciò -in poco d'ora dalle coste amenissime d'Intra fin presso Cannero. Allo -svolto del monte, che si protende sul lago tra Cannero e Cannobio sotto -al sasso Carmeno, il lago cambiò fisionomia. Un violento aquilone si -abbatteva dalle gole del S. Gottardo sul lago. Una terribile lotta -s'impegnò tra la tramontana e l'invernone. Le onde risospinte, mozzate, -sbattute non avevano più direzione. Il lago era tutto bollente d'ira e -di schiuma, mentre il cielo era tutto fuoco, ed i monti echeggiavano -sordamente alle incessanti scariche dell'elettricità. Di quel lago -sì variamente bello di monti e colline verdissime, d'onde azzurre del -sereno del cielo nulla più appariva. - -Il vento sibilava sinistramente nelle pinete; le strade deserte dalla -popolazione chiassona; le onde emulanti il furore del mare, mentre la -grandine ed una pioggia a rovesci formavano una fitta cortina, fra cui -apparivano in lontananza i paeselli a riva, a mezza costa, le isole -in mezzo ad una tinta grigiastra. Dappertutto la forza, la maestà del -temporale: la grazia era scomparsa. - -Il gondoliere abbassò ad un tratto la vela e fu in tempo. Le onde -mentre alzavano alta la prua si gettavano da poppa sulla gondola. In -quel tramestio il vento ne cacciò — i volti impallidirono — fra le -torri dei castelli di Cannero, mura liscie, nere, senza porte, a picco -nel lago da cui sorgono. - -Il loro aspetto tra il castello feudale, la prigione ed il covo di -pirati è sinistro. Quando questi solitarii avanzi del delitto guardano -dalle oscure occhiaie la ripa vicina, le piante rabbrividiscono. Più -d'una divenne paralitica. - -Il vento entrando nella fessura dei muri, dalle finestruole, dalle -fuciliere strideva orribilmente. Al barcaiuolo omai sfinito parve -di sentire in quelle abbandonate stanze risa di scherno, che gli -diacciarono le ossa. - -Mi assicurò che erano le ombre dei cinque fratelli pirati già re di -quello scoglio. Per nostra fortuna l'aquilone in quel momento abbatteva -il suo rivale: dietro al castello verso Cannero potemmo gettarci sopra -una piccola spiaggia in faccia all'isolata torre della Malpaga. La -barca tratta da quella furia di vento girò sopra se stessa rapidamente, -passò innanzi alla torre, quando un'onda la sollevò in alto per -stritolarla un momento dopo sulla scogliera. La notte era discesa cupa, -oscurissima: in quella tenebrìa non si sarebbe potuto scorgere anima -viva! - -Il barcaiuolo, tremante, accennava al chiarore dei lampi una frotta di -spazzacamini già naufragati poco lungi presso Cannobio, che diguazzando -cercavano colla rabbia della disperazione di salvarsi sopra i frantumi -della barca. Quei volti gonfi, dai capelli verdastri, erano orribili. -La caliginosa tinta lottava invano colla pallidezza cadaverica: gli -occhi roteavano con sguardi di desiderio, di terrore nell'agonia. Un -piccolo ragazzo fra i naufraghi era giunto ad impadronirsi d'un remo. -Suo padre gli chiedeva aiuto, una mano per salvarsi. Il ragazzo attese -che il padre fosse vicino, e con un colpo della rastia gli fracassò le -cervella. L'annegato calò a fondo e ritornò a galla presso il figlio: -afferratolo pei piedi lo sbalzò dal remo. Ogni frusto della barca -era l'oggetto d'una lotta. Avviluppato nella vela, legato, soffocava -il vecchio arruolatore di quei neri operai, invano chiedendo aiuto: -una dozzina di ragazzi stringeva colle braccia convulse il corpo -galleggiante di chi li nutriva......... - -Intanto presso Pino appiedi a quel crocifisso, che stende invano le -braccia ai naviganti, succedeva una scena poco dissimile. Uno schifo, -su cui due fidanzati, urtava in quella roccia e tutto spariva.... -In quella notte l'annegata veggendo il suo caro dormire fra l'alghe -in fondo al lago, leggiera si spiccò alla superficie e dopo mille -tentativi inutili, colle mani sanguinose potè appigliarsi ad uno -sterpo, che sorgeva in una fessura della roccia. - -Lo sterpo è sufficientemente robusto: ancora un istante e la bella è -salva, quando ad un tratto il suo corpo è strettamente avviticchiato. -Prega la misera, prega, supplica, assicura, giura che lo farà salvo fra -un istante: ma tutto è vano. - -Ella sente smarrirsi le forze, sdrucciolare sull'ammuffata roccia, -lo sterpo sbarbicarsi per il soverchio peso..... la brutta morte -s'appressa nuovamente inevitabile. - -Allora un pensiero d'inferno balena alla sua mente..... quella mano, -che ha fra le dita l'anello nuziale, abbranca ratta un'affilata -pietra... Il fidanzato non è più, ma il suo corpo non si è staccato -dal funereo amplesso: le braccia, il petto non sono più animati, il -volto pallente, la lotta è cessata, ma il nemico resta e implacabile, -spaventoso. Ogni sforzo della bella è inutile, lo sterpo si sradica -sempre più, ed ella si sente tirare al fondo dell'abisso fra le sue -bestemmie all'amante, fra le convulsioni degli sforzi per guadagnare la -vita. - -Mi svegliai madido di freddo sudore ad una bella aurora, che su tutto -il lago spargeva fiori e perle, dopo queste orrende visioni dell'amore -della vita, che mi richiamavano ancora confuse le parole a doppio senso -del barcaiuolo a me che lo interrogava nella tempesta, se m'avrebbe -condotto a riva a nuoto: - -— Eh! in queste occasioni non si fanno cerimonie! - - -XV. - -_Treffiume o Trafiume — Dammi amore e ti do un mondo._ - -Un bel mattino, di Cannobio m'avviai verso Trafiume di buon passo. -L'aria frizzante della valle Cannobina, in cui io m'innoltrava, -raffrescandomi tutta la persona, faceva sì ch'io corressi per quella -stradicciuola come se avessi le ali ai piedi. Io non correva punto a -deliberata meta; correva perchè.... correva! - -Chi potrebbe tentare l'enumerazione di tutti i moti dei quali non -è ben nota la causa efficiente? Un giorno berresti un fiasco di -lacrimacristi, al domani ti spinge una vera necessità di seppellirti -lungo e disteso nelle lamentazioni di Young. Quel dì io avrei piuttosto -bevuto alla vostra salute un sorso di lacrimacristi e lasciato ad -altri il piagnone inglese. Come pensare a tante melanconie quando il -cielo è sorridente, fresca l'aura, più verdi le piante, più garrule le -rondini, e lo stesso torrente ha voce più armonica? La valle Cannobina -triste per avarizia di natura era meno uggiosa. Con queste divagazioni -mentre sto per passare sopra un antico ponte, eccomi là in fondo tra i -castagneti Trafiume. - -Perchè _Trafiume_ s'egli non è a mezzo le acque? Dove sono gli archivii -del comune? Le antiche pergamene? Il biricchino a cui io moveva queste -domande per appagare il mio onestissimo desiderio di condire al lettore -la passeggiata con un cicino di storia secondo i buoni costumi della -buona letteratura... Dove mi trovo? Ecco cosa mi tocca con questo -benedetto divagare e saltare di palo in frasca! Ah! Eccomi sulle -rotaie. Il monello andava a scuola a Cannobio, ove studiava nientemeno -che la storia, l'aritmetica, la geografia e la lingua italiana, ed -a prova palpabile degli studii portava accollato al dosso un certo -zibaldone di libri, o cartellone che vogliate, di tale mole, che -il _puer sudavit et alsit_ non fu mai appiccicato sì a dovere. Quel -professore in erba mi disse adunque che il villaggio in discorso era -Treffiume. - -— Caspita! Tre fiumi? Dove sono questi fiumi? Il monello mi guardò -estatico, poi di trotto che il fastello dei libri gli saltellava sul -dosso, partì in mezzo ad un nugolo di polvere, piantandomi sul ponte a -fare conversazione con una antica statua di pietra. - -Disperato di non trovare la sospirata etimologia, mi avanzo oltre il -paesello nella vallea pensando se non mi sarebbe dato di essere il -Colombo dei tre fiumi di Treffiume. - -Oh! eccomi chiusa la via: il torrente s'allaga nell'uscire da un oscuro -e cavernoso canale fra due roccie ertissime congiunte lassù da un -ponte, che da un tempietto valica l'orrida forra. - -Una provvidenza di barchetta mi attendeva, ed io meno confidente -di Colombo, quando salpava coi legni Ispani per la patria delle -contraddizioni e dei _rewolvers_, m'avventurai in quel quasi -sotterraneo canale a mille doppi più periglioso della Manica. - -A dritta cento sassi screpolati, scagliosi, tentennanti sul tuo capo: -a sinistra una roccia spossata di stare lassù abbracciata al monte -e che aspetta forse una sola parola dell'eco per abbandonarsi nelle -braccia della legge di gravità, e sotto al fragilissimo schifo un -gorgo profondo.... Scilla e Cariddi! Eppure la voluttà vertiginosa -del pericolo m'invita oltre la soglia della forra, ed io, compreso -da religiosa temenza, susurro al gondoliere: voga! voga! Ed egli -voga, ed i vivi raggi del sole non osano entrare con noi in quella -misteriosa stanza, in cui certo fra l'ombre ed il mormorio delle acque -amoreggiano..... - -Ma che? Il navicellaio è scomparso, e dall'onde una dolcissima figura -nuotando silenziosa, conduce con una mano lo schifo, ed io ammiro -quelle forme divine su cui le chiome diffuse e l'onde fanno dubbioso -velo..... or eccola a prua, assisa, che con mano sicura, spingendo -ora a destra ora a sinistra, m'addentra nell'umido laberinto. Io -la guardo..... con occhi sì desiosi di una sua novella che valga a -snebbiarmi il cervello, che essa mi sorride e mi dice che s'io bramo -conoscere la sua storia, devo seguirla nelle sue stanze........ Il -rauco fragore della cateratta, a' piedi della quale siamo giunti, si -mesce al dolce suono delle parole dell'ondina....... Ella m'indica -il profondo dell'abisso invitandomi a seguirlo. Io, palpitando con -mille moti di terrore, di ansietà e d'ammirazione, l'ascolto e la fiso -estatico........ La corrente lene lene ne conduce con essa, mentre la -ninfa dello speco, appoggiato il gomito sulle ginocchia, ne fa sostegno -al capo, e..... - -— Ricusi? Vieni laggiù con me ed io quante gioie ha amore tutte ti -darò. Ancora ricusi? Sei tu ambizioso? Io ti farò re di queste onde, -e non avrò altra cura che di foggiarti corone d'alghe intrecciate ai -fiori delle spiaggie. Sei tu avido di novelle e di leggende? Tu poserai -il capo sulle mie ginocchia, e ti racconterò un mondo di cose che -ignori e ch'io ti farò amare. Sei vago di nuove acque? Ti condurrò nel -lago, e di là pel Ticino e pel Po nell'Adriatico, nelle lagune popolate -di tante memorie di gloria e d'amore! Vieni... vieni... io t'amo! Io -ti farò colle mie mani un trono di conchiglie a mille colori più vaghi -dell'iride, e quando ti sarà caro rompere il corso tranquillo dei dì, -noi, lasciata la nostra reggia e spintici a galla, proveremo la nuova -ineffabile voluttà d'abbandonarci ai fiotti, scendendo veloci nei -gorghi e rimontando sui cavalloni in un letto di molle schiuma, mentre -i canneti e i boschi lungo le rive ne susurreranno i segreti delle -loro ombre. Oh! vieni, affidati a chi ti legherà sì strettamente a sè -coll'amore, che tu non avrai più cuore di respingerla! Tu tremi?.... Io -non sono bella per te! - -E la bellissima in atto di cordoglio copriva il volto colle palme e -la persona colle treccie copiose. Vergognoso ed in una arse le vene -di inusato foco, io mi gettai a' suoi piedi onde non mi sfuggisse... -era troppo tardi!... Collo sguardo e co' dolci nomi e colla persona -spirante bellezza singolare continuava a farmi invito... e lungo -la strada a Cannobio io rivedeva di quando in quando quella strana -apparizione fra le onde riottose del fiume; e mentre il piroscafo -m'involava a quelle acque, io la vidi ancora nei fiotti schiumanti -seguire il solco scintillante della nave, con mille invocazioni..... - -Se voi andrete a Treffiume a visitare l'orrido di S. Anna, e vi -toccherà in sorte di vedere fra quelle misteriose ombre l'ondina -assetata d'amore, Verbania, la regina del lago, ditele che senz'amarla -non è dato allo zingaro di dimenticare il primo essere che volesse -farlo felice di tanti doni in cambio di solo amore! - - . . . . . . . - - -XVI. - -_Storia d'una pentola._ - - =Il mondo è di chi se lo piglia.= - _Prov. Ital._ - -La tenebrìa notturna avvolgeva siffattamente Cannobio in una sera -dell'inverno del 1627, che, eccettuati i gatti e i debitori morosi, -nessuno vedeva oltre la punta del proprio naso. Una tramontana che -s'era impregnata d'un nembo di atomi nevosi sulle diacciaie delle Alpi, -arrotava con tanta furia il suo staffile sibilante nei chiassuoli, -sulle poche insegne delle botteghe, e sulle impannate sconnesse delle -finestre, che chiunque avesse fatto capolino dalla porta socchiusa, -al sentire l'acuta trafittura sulla cera e sulla persona, avrebbe -senz'altro rinchiuso in fretta, e sclamato sotto la cappa del focolare: - -— Brrr! la non è sera d'andare attorno. - -Eppure in quella tenebrìa, con quella tramontana, con quel gelo, due -creature, che non erano gatti, e si tenevano amendue in credito l'una -verso l'altra, stavano intese a stretto ed animatissimo colloquio sotto -il portico di una casa verso il lago. - -Chi erano quei due? Due ladri? Due pazzi? - -Erano due amanti: basta la parola. - -Volete provare l'amore, l'amicizia, le passioni umane? Mettetele alla -prova delle privazioni corporali. Quanti che ti si dicono amici per la -pelle, quando minaccia aquilone o la temperatura è discesa alquanti -gradi, ti passeranno dallato fuggendo senza fare cenno per tema di -essere colti dalla bufera, o di levare la mano di tasca per stringere -la tua, o per scoprire il capo! Vuoi conoscere, bella lettrice, se il -tuo vagheggino t'ama? Fallo aspettare le ore e le ore sotto un portico, -un albero, o meglio in piazza, al vento ed al sollione. Dopo due, tre -ore, secondo il tuo buon cuore, arriva od apri la finestra... Eccolo -là! Non si lagna? Chiede anzi perdono a te stessa? Via concedigli un -sorriso: l'uomo è in gran parte tuo. — Che più? Chi accetterebbe la -gloria a patto d'un serio mal di denti? - -Ma Giovanni Branca avrebbe resistito ai freddi della Groenlandia anche -per udire solo la voce della vezzosa Bettina. La quale alla sua volta -e per essere caldissima di gioventù e discretamente innamorata, non -rifuggiva qualche volta dall'uscire sotto il portico a fare quattro -ciancie col Giovanni. - -La sarebbe poi la magna indiscrezione la nostra, se cogliessimo al volo -le parole sommesse degli amanti, facendo capolino dai massicci pilastri -degli archi di quella casa? Con questa frescura la curiosità non si -soddisfa a troppo buon mercato; ma chi sa? Due parole possono rivelare -qualche gran mistero: una tresca od un idilio; seduzione, gelosia, -rapimento e chi sa quant'altre saporitissime cose. Zitti adunque: è -l'amante femminino che parla. - -— Giovanni! disse con timido accento la fanciulla tuttora incerta; tu -non m'ingannerai? - -— Come lo posso io? perchè ingannarti? Vieni, e tu vedrai se i miei -sogni, come tu li chiami, non hanno ombra di verità. - -— Ma se lo zio s'accorgesse della mia assenza? Sai quanto è burbero con -me!? - -— Ho avvertito l'Angiolina. La fantesca dirà che tu sei andata a casa -di tua cugina..... Ma, te ne prego, non perdiamo un istante... Tu esiti -ancora? - -— Elisabetta! se alcuno ti vedesse, povero il tuo onore! - -Giovanni, malgrado la notte oscurissima, vide il volto della bella -impallidire, e sentì la mano palpitante di lei sciogliersi dalle sue. - -— Bettina, io credeva che tu m'amassi! La voce di Giovanni era sì -scorata, rivelava sì intenso dolore, che la fanciulla sentì venir meno -il proposito di non accondiscendere al desiderio del giovane, e dato -uno sguardo alla via buia sclamò: - -— Ebbene, sia; ma io non t'accordo che dieci minuti. Rientrò guardinga -nell'abitazione, e dopo pochi istanti in cui al povero Giovanni pareva -gli si dovesse dal gran battere scoppiare il cuore, ne uscì avvolta -in un mantello, mentre la vecchia fantesca rischiarava il passo con -una lucerna, facendole schermo dal ventare colla mano. Il giovane -all'apparire subitaneo di una lunga striscia di luce, che dalla porta -socchiusa dritta saettò nella strada, e sentendo la Bettina, che -gridava più forte che non era necessario: - -— No, Marta, non ho bisogno di lume; siamo a due passi; sta in casa... -avrebbe voluto gettarsi in un androne per non essere scoperto, se -pure ei fosse stato in tempo: la vecchia lo avrebbe quindi scoperto -senza fallo, se, appena essa fu sotto il portico, amore — gran -contrabbandiere è amore! — non avesse con un buffo spento la lucerna... -La sferza della tramontana, che con mille diverse orribili voci fischia -attraverso alle piante brulle ed ai comignoli, assai più delle parole -della padroncina, persuase eloquentemente la vecchia, che il meglio -era ritornare ad accocolarsi al focolare. La fante sospirando: granchè -questa gioventù! rientrò, richiuse, mentre la giovinetta si slanciava -nelle dense ombre della via, ove, a pochi passi, il tutto suo Giovanni -la raggiungeva. - -Entrambi, senza dir motto, sulla punta dei piedi, brancolando fra le -mura ineguali e sporgenti, evitando le fossatelle e più gelosamente -i passanti, dal portico sulla sponda del lago, giunsero all'ultima -casa di Cannobio verso la valle. Giovanni, schiusa la porta, con -mano trepidante introdusse l'amica nella stanza a pian terreno, poi -serrate prudentemente le imposte delle finestre, per una scaletta -angusta la trasse in un'ampia cameraccia al primo piano di quell'antica -abitazione, dove in pochi minuti le vampe di un bel fuoco illuminarono -le pareti stinte, quasi nude, ed intiepidirono l'ambiente. - -Ma l'una per la corsa affannosa e per quella certa trepidazione che -non iscompagna mai la fanciulla che si trova per la prima volta sola in -balìa dell'amante, l'altro pei mille sentimenti, che gli tumultuavano -nell'animo, non che le punture del freddo, sentivano il sangue più -bollente rifluire dal cuore al capo con insolita ardenza. - -Il giovane, messo innanzi alla Bettina un piatto di ciambelle, a cui -ella fece il più bel viso del mondo, tolse da un cofano antico una -grossa pentola, la quale invece di coperchio aveva sovrapposta una sì -curiosa scattola pure di rame con certi congegni non mai visti, che -la ragazza guardava l'ordigno con occhio stupito, e cessava un momento -di masticare. Dai congegni della piccola caldaja una funicella correva -all'asse di un arcolaio. - -Bettina, quando Giovanni pose dinnanzi a lei l'arcolaio, scoppiò in -una solenne risata..... Il giovane, gettato con ira il cappello in un -canto, proruppe: - -— Da te io non m'aspettava questa maniera di conforto..... Ma tu hai -ragione, tu ignori che questa ruota rappresenta a' miei occhi un mondo -d'innovazioni. - -Le fiamme avvampano crepitando sotto la caldaia, e già il vapore si -sprigiona con veemenza, quando ad un tratto il giovane ottura il foro, -da cui si sviluppa fumante... La giovinetta meravigliata si ritrae un -passo dal focolare e vede la ruota dell'arcolaio girare rapidissima -sopra il suo asse - -— Dunque non saremo più costretti a filare, n'è vero, Giannino? - -— Qua, francamente: che pensi della mia scoperta? Tu sola la conosci. - -La Bettina per dire la verità pensò in quel momento, che se -l'invenzione di Giovanni _la liberava dalla noia del filare_, suo zio, -il più intollerante ed intollerabile zio del mondo, non le avrebbe -permesso tuttavia di starsene ad udire le novelle colle mani in mano — -ed avrebbe voluto dirgli: - -— Caro Giovanni, a dirtela tonda, se tu non trovi che questi ordigni, -il nostro matrimonio non si farà mai più.... Ed io dovrò essere la -moglie d'un mercante d'arcolai? — E l'avrebbe forse detto, se la fronte -di Giovanni non fosse stata sì pallida, se gli occhi non avessero -interrogato con tanto desiderio... uno sguardo al soffrente fece -svanire il pensiero che le balenava in mente. E poi il giovane, se non -era un Apollo, poteva tuttavia dirsi una bella e maschia figura d'uomo, -e s'egli invece di ritrarsi soletto a pensare le ore e le ore, si fosse -mostrato meno restìo ad intervenire ai chiassosi convegni dei coetanei, -per l'ingegno non comune e la piacente arrendevolezza dell'indole, -egli sarebbe stato in breve tempo l'amico di tutti. Ma il Branca era sì -timido! Bettina, se non di ferventissimo amore, lo amava come le donne -amano quelle nature tenere, affettuose e pazienti, che s'accontentano -di poco o nulla e non sanno mai chiedere. - -— Cosa penso io, o Giovanni? Penso che ti amo! - -Il Branca fu ad un pelo di cogliere un bacio su quelle labbra tanto -eloquenti; ma egli s'era promesso di spiegare alla Bettina quante -speranze avess'egli fondate sopra la sua invenzione. Ella si sedette -presso al focolare, e Giovanni così prese a dire: - -— Che sia sempre benedetto il momento, in cui io ti conobbi... Sì, -perchè questa mia invenzione, da cui attendo onore e compenso, non -sarebbe, se il pensiero costante di trovar modo di possederti non -avesse tutte occupate le facoltà della mia mente. Io non ti spiegherò -come il vapore che emana dall'acqua bollente, compresso, abbia una -forza movente, nè con quali congegni io sia riuscito a servirmene. - -Fatta questa premessa, di cui la Bettina gli seppe grado perchè le -risparmiava una noiosa litania di nomi e di cose, delle quali non -avrebbe capito un acca, il Branca cercò di farle comprendere come la -sua invenzione applicata ad un mulino, risparmiasse tempo e fatica. - -— Questo tuttavia parmi non sia ancora tutto il frutto che io posso -sperare dal trovato..... Mille progetti, mille idee tuttora incerte -vagano nella mia mente. Mi recherò intanto a Milano: io presenterò -al vicerè la mia macchinetta: i dottori verranno consultati, e se -Dio vuole, otterrò un privilegio. Allora la mia sorte non sarà più -dubbia; avrò un nome, ricchezze, e tuo zio si lascierà facilmente -persuadere, che io ti piaccio più che Menico, il mercante di vino, a -cui non sarà dato di possedere te così bella di gioventù e di grazie, -come non giungerebbe mai a comprendere egli sì trivialmente positivo, -la tua anima sì delicatamente sensitiva. Allora, proseguì il giovane -avvicinandosi alla fanciulla, a cui buona parte delle parole del -giovine suonavano come una musica dilettosa, di cui sentiva con piacere -l'armonia senza comprendere il concetto — e prendendone nelle sue ambe -le mani, allora io non chiederò più nulla a Dio per la mia felicità, -poichè Bettina, quella Bettina che io amo... - -— Più della tua pentola, n'è vero? interruppe la ragazza. - -— E di me stesso, sarà mia, tutta mia. - -— Sì, Giovanni, per sempre! Ma lascia che io ritorni....... Senti -l'orologio della torre? È un'ora che io son qui..... - -— Un istante! Ma no — tu hai ragione, ed io non mancherò alla mia -promessa. Verrà presto il giorno in cui potremo amarci e dirlo e -provarlo, senza tema di offendere Dio e l'onore. Mio malgrado..... -Addio. - -Giovanni prese la lucerna, accompagnò l'amica per le scale alla porta -di strada, depose il lume sull'ultimo gradino, e fatto più ardito dalle -soavi parole di lei, con ineffabile affetto le disse sommessamente: - -— Bettina, ti ricorda che un giorno io ti chiesi un bacio, e tu -mi rispondesti che io non l'aveva pure meritato.......... corsero -quasi due anni, ed io, se è possibile, imparai ad amarti con maggior -desiderio e rispetto..... E sì che fra le purissime gioie d'un affetto -corrisposto, io soffro sovente crudeli torture..... - -— A cagione mia? - -— No... Sono io stesso che mi tormento. Quando io confuso nella folla -dei balli, ti vedo, circondata da danzatori, sceglierne uno che potrà -stringerti al suo petto, respirare il tuo alito, sentire la fragranza -de' tuoi capelli, io sento una mano premermi il petto da soffocarmi, -una voce che mi dice: quegli è felice! Lo invidio! E questa voce — -sentimi e perdonami, o Bettina — quando questa voce mi dice, che il -danzatore, giovinastro scapestrato, osa nella vertigine della danza -confondere le sue labbra fra le ciocche... - -— Giovanni! - -— Sì, Bettina, io allora mi sento soffocare dalla gelosia, sento -bisogno d'aria libera... e corro all'impazzata pei campi. - -— Povero Giovanni! Ma tu sai pure che io non posso danzare sempre con -te... Del resto hai tu forse motivo di essere geloso? A me piacciono, -lo confesso, lo scherzo, la danza, la musica, le feste, come a tutte le -ragazze; ma anche allora io non ti dimentico, e quando sei là timido, -quasi rincrescevole di trovarti fra la brigata festosa, il mio pensiero -corre a te che solo stimo come il migliore, e che amo come quel solo -che mi farà felice. Sei contento adesso? - -E la bella fanciulla gettò le braccia al collo del timido giovane che, -tremante, ebbro d'amore, le colse sulle timide labbra un bacio, il -primo, il più voluttuoso. - -Perchè come in tutte le cose vi sono nella medesima specie gradazioni -infinite, vi hanno baci che non sono se non l'effetto di due labbra -scoppiettanti sopra una gota, e baci che vi ricercano tutte le -fibre dell'anima e del corpo: così avvenne al Branca, il quale -sentendosi cingere il corpo dalle braccia della carissima amica, -avrebbe desiderato morire allora allora e forse, se avesse conosciuto -l'avvenire, non avrebbe avuto tutti i torti. - -Giovanni stava per dire addio all'amica, quando — gli si drizzarono i -capelli in fronte, e Bettina, atterrita, si sciolse da lui — una voce -schernevole dalla strada, attraverso alla porta, disse queste parole: - -— È questa la fine o il principio della fine? Giovanni Branca, hai -dimenticato l'_audaces fortuna juvat_? Per voi, gentile fanciulla, io -tradurrò il latino così: Una ragazza quando va in casa dell'amante, si -marita senza prete..... - -Il giovane, passato il primo sgomento, volle slanciarsi, aperto -l'uscio, sullo sconosciuto e farsi ragione dell'insulto, ma -l'Elisabetta, smarrita, si frappose piangendo. - -Il lume, urtato, s'era spento cadendo dalla scala. - -— Non t'affannare, Giovanni, per le mie parole indiscrete. La tua -fortuna è nelle tue mani colla tua felicità....... Osa! osa! chè il -mondo è degli insolenti. - -La voce s'allontanò, Giovanni aperta rapidamente la porta, si -gettò nella strada brandendo un ferro... Nessuno! Corse velocemente -malgrado la notte verso il lago, verso la valle... Nessuno! Ritornato -all'abitazione, il povero giovane trovò Bettina distesa sul pavimento -priva di sensi. Esterrefatto rinchiude la porta, riaccende il lume e -prodiga all'amica ogni cura. - -— Mio Dio! punitemi in altro modo, ma risparmiate la mia Elisabetta! -La quale col pallore sulle gote, gli occhi socchiusi, le treccie -cadenti sul petto, mostrava all'amante una nuova bellezza, forse più -affascinante di quella che ne irradiava il volto nelle ore delle gioie: -e quando al fine, riavendosi, balbettò: - -— Sei tu, mio Giovanni? e si strinse più fortemente a lui, come fa -il timido bimbo alla mamma, le parole dell'incognito balenarono -sinistramente nella sua mente, ed un istante fu per cedere alla -tentazione; un istante solo, che soccorrendogli il pensiero delle -promesse fatte alla fanciulla ed a se stesso, disse: - -— No... no... sarei un infame... sarò sventurato, ma senza rimorsi! -Bettina, rincorati; l'ora è tarda, partiamo. - -— Ma quella voce! - -— Non pensarvi. A me solo spetta far rispettare il tuo onore. - -Dieci minuti dopo Elisabetta picchiava sommessamente alla porta della -cugina la quale la riconduceva all'abitazione. - -Quella notte nè Giovanni nè la sua amante potevano dormire; l'uno -rammaricandosi d'aver compromesso l'onore della sua amata, mentre con -tanta vittoria aveva saputo rispettarlo, e l'altra pensando: - -— Come mai il Domenico, il vecchio mercante di vino, — perchè quella -voce era senza dubbio la sua — potè sapere che io stava in casa di -Giovanni? - -E l'uno e l'altra finirono per conchiudere che nessun pro s'era -ritratto dal colloquio, perchè il Giovanni capì che la sua scoperta non -aveva punto meravigliato la fanciulla ignara ed incurante di quanto -non era ciarle d'amore, vesti e balli; ed ella si pentì di avere -accordato all'amante un favore sì pericoloso... per vedere a girare -un arcolaio! Ma come suole accadere, l'amore fecondo in consolazioni -come in tormenti sovvenne a temperare la conclusione dei due amanti, -soggiungendo all'uno: - -— Non sa apprezzare la mia scoperta, ma ella mi ama... posso -ragionevolmente bramare maggiore felicità? Mi ama e me lo disse! - -E all'altra: - -— Egli non inventò che una pentola per far girare gli arcolai ed i -molini... pazienza... Ma chi mi ama più di lui? Domenico dirà nulla e -Giovanni mi sposerà. Domenico è danaroso; ma il suo sguardo non desta -un palpito, la sua voce non scende all'anima... Peccato, che Giovanni -sia così timido! - -E pensando curiosissime cose della dilicata timidezza dell'amante, finì -per addormentarsi, e buona notte. - - -Siamo oramai alla fine del febbraio ed un vivo raggio del sole penetra -nelle stanze quasi a dire: orsù, levati dal focolare, esci all'aperto, -che io richiamando a vita la natura, scioglierò le tue membra -intirizzite. E voi lasciate la casa, che vi ha riparato per cinque -mesi dalle trafitture della tramontana, scendete a riva, contemplate -il lago snebbiato, limpido, le costiere spazzate dalla neve che non -imbianca più se non le più alte falde dei monti, sulle plaghe più -meridiane spuntare i primi fili d'erba, nelle vie squagliarsi la neve -accumulata dal primo dì in cui coprì la terra, fondersi i diacciuoli -delle grondaie, i passeri inneggiare festosi all'opera redentrice del -sole. Senz'accorgervene, lasciaste a casa il pesante mantello, e levate -di tasca le mani e battete palma a palma; sentite la molle aura del -sirocco involgere tepidamente le membra, e ve ne state passeggiando a -riva come in attesa di una grata novella. Ecco intanto che nelle case -le finestre chiuse da tanto tempo e con tanta cura s'aprono, onde il -sole e l'aria entrino liberamente, e una bella fanciulla si mostra sul -balcone vivamente irradiata dal tocco della nuova luce per salutare -l'annuncio della primavera. Le care sue pianticelle, i garofani, i -geranii non staranno più nella uggiosa ombra delle stanze; essa pure -la domenica potrà d'ora innanzi dopo la messa passeggiare colle amiche -sulla spiaggia o verso la Cannobina, e quando Giovanni passa nella via -— e Dio sa se passi soventi — uscire sul balcone e dargli uno sguardo, -un saluto, lasciargli cadere un fiore... Venga dunque la primavera, la -più bella stagione dell'anno, la stagione in cui i cuori si aprono alla -festa della natura, come i calici dei fiori alla rugiada! - -Giovanni era proprio sulla spiaggia, collo sguardo alla casa di -Elisabetta. Dopo quella certa sera egli aveva deciso di non lasciare -intentato alcun mezzo — onesto — per ottenere la mano della giovinetta, -ed aveva studiato parola per parola quanto avrebbe detto a Milano -dinanzi ai fisici, al vicerè stesso — una curiosa apologia della -propria scoperta, in cui pareva che la modestia dell'autore si -sforzasse ad ogni conto di sminuire il valore del trovato. Elisabetta -conoscendo quanta fosse la timidità del buon giovane e volendo tuttavia -consolarlo, lo salutò con un cenno, e spiccando un bel garofano -variegato, lo lasciò cadere sul lastrico della via. Giovanni accosta -la destra alle labbra per ringraziarla, e s'appressa, lentamente -— il correre avrebbe dato sospetti ai passeggieri — alla casa per -raccogliere il fiore — già raccolto dal mercante di vino che da un -chiassuolo era sbucato sulla piazza del lago in quell'istante. - -Il povero Giovanni trattenne a mala pena un grido — quel fiore era -per me; — Menico che di leggieri aveva compreso, vista la Bettina sul -balcone, la causa dell'improvviso pallore del giovane rimasto lì come -di stucco, si mosse verso di lui e gli disse ridendo, ma senz'ombra di -derisione: - -— Oh Giovanni!.... Ma guardate di grazia se mai più bel garofano cadde -in istrada... fra due contendenti... (e guardando all'insù Bettina che -rideva) il terzo gode! - -Giovanni balbettò: - -— Menico... il fiore è bello,... ma... - -— Ma? Chi disprezza vuol comprare... volete comprarlo? - -Giovanni diede uno sguardo a Bettina che voleva dire: Ah! io non lo -venderei certamente! e rispose: - -— Come fiore trovato nella strada, esso non val nulla; ma se la signora -Bettina lo ho gettato a voi, un mondo non basterebbe a pagarvelo.... - -— Qui sta il nodo.... Signora Bettina, il garofano cadde in istrada non -dalla pianticella sicuramente.... Il gambo venne tagliato dalle vostre -forbici, è chiaro... È chiarissimo, che non essendo avvizzito, voi non -ne avete voluto mondare la pianticella... dunque l'avete gettato per -essere raccolto... (davvero che la è da ridere) da me o dal Giovanni? - -La Bettina guardò in istrada Domenico e Giovanni che attendevano lo -scioglimento della questione; e... che batticuore!... stette un istante -sopra pensieri, quindi rispose: - -— A voi... Domenico — e rientrò in casa, chiudendo le invetriate. - -Domenico diede nel più fragoroso scoppio di risa; Giovanni impallidì, -e sentendosi venir meno la vita, s'appoggiò ad un pilastro della casa -della traditrice. - - * - * * - -Giovanni passava ogni ora meridiana sulla spiaggia passeggiando innanzi -all'abitazione, ma la gioviale figura della Bettina non compariva -più dietro le invetriate del balcone. Sulla sera andava al tempio: la -Bettina, sempre colla vecchia fantesca, correva senza degnare d'uno -sguardo chi la seguiva. E Giovanni vedeva spesso il mercante di vino -entrare ed uscire dalla casa dell'amata con quel suo eterno sorriso -sulle labbra! - -Un bel dì, sulla via di Trefiume, eccoti dinanzi la Bettina: non so se -Giovanni si fosse destreggiato per sapere che quel dì l'andava dalla -sua nutrice. - -La prima cosa che avrebbe voluto fare il buon giovane sarebbe stato -gettarsele ai piedi invocando perdono — di che cosa veramente non -sapeva — perchè non so se il naturale ingegno o le meditazioni avessero -insegnato ad avere sempre torto colle donne. La seconda sarebbe stato -il domandarle se le cure della salute non le permettevano più di stare -sul balcone, di passeggiare colla cugina, di guardare dalle invetriate -il lago, la sponda e chi passava dieci volte al giorno dinnanzi alla -sua casa... La terza — dico terza, perchè le nostre azioni, come -insegnavami un sapientissimo professore d'abbicì, non hanno giammai -meno di tre motivi — la terza sarebbe stata... ma se io non me la -ricordo, a Giovanni non sarebbe mancato modo di trovarne cento... -cosa che tuttavia non gli impedì di balbettare maledettamente innanzi -all'amata pel motivo — vi faccio grazia degli altri due — che quando -l'avvenente fanciulla gli fu vicina, il pensiero che quella cara -creatura dovesse appartenere al prosaicissimo mercante di vino gli -serrava siffattamente la gola da non lasciargli proferire verbo. Gran -demonio è l'amore! - -La Bettina non fu meno amabile del solito, sicchè Giovanni rinvenuto -dalla commozione fu tanto coraggioso di chiederle il perchè avesse -dato a Domenico il garofano che aveva spiccato per lui... La giovinetta -arrossì; quindi con quel tatto sì fino proprio delle donne, invece di -rispondere, domandò a Giovanni: - -— E voi l'avete avuto a male? - -— Io ho creduto che voi mi tradiste! Domenico sogghignò così -satanicamente (e questa era una grossa bugìa!) Da quel giorno, Bettina -perdonatemi, io cominciai a dubitare del vostro affetto... Quanto ho -sofferto! - -— Io sono sempre la stessa! Gli disse la giovinetta stendendogli la -destra. - -— Ma perchè destare delle speranze in Domenico, al quale mi diceste di -aver negata la vostra mano? - -— Che ve ne importa, quando siete sicuro della mia fede? Via, -lasciatemi, Giovanni... potrebbe passare alcuno, e allora... - -— Che male potete temere? Vi amo, e vi sposerò appena ritornato da -Milano. - -— A proposito, quando aspettate a partire? - -— Domani. - -— Dunque addio; a rivederci — presto... - -— Bettina, la vostra mano... - -Bettina si guardò tutt'attorno, e veggendo la strada deserta diede -la mano al povero innamorato, che coprendola di baci, tutto commosso, -sclamò: - -— Oh, no, Bettina, tu non dimenticherai il tuo Giovanni, n'è vero? - -— Perchè dovrò dimenticarti?... E colto un fiore sulle zolle che -orlavano quella stradicciuola, glielo porse, e fuggì ratto verso -Cannobio. - -Giovanni stette buona pezza a riguardare come estatico la fanciulla che -s'allontanava, ed ogni qualvolta essa si rivolgeva indietro sorridendo, -parevagli di sentire agli orecchi quella voce: - -— Va, Giovanni, va a Milano ed osa! - - * - * * - -..... E il Grande di Spagna s'alzò dal seggiolone, discese in mezzo a -quell'eletta adunanza d'ingegni, e porgendo la mano al Branca, così gli -favellava: - -— Questo giorno è senza dubbio fra i più felici della mia vita. -Riconoscere il genio nell'infinita turba delle mediocrità e del volgo -è per certo nobilissima cosa; ma il porgergli una mano soccorrevole, -il poterlo premiare è ventura a pochi concessa. Giovanni Branca il -vostro trovato è stato giudicato da questa sapientissima università, -portentoso: ve ne sia lode quanto per noi si possa maggiore. Perciò -in nome del nostro sovrano signore vi conferiamo il privilegio -addimandato. Se nei dominii di S. M. Cattolica non tramonta il sole, il -vostro nome non tramonterà nei secoli dell'umanità. - -Tanta gioia era troppa: Giovanni quasi fuori di sè venne portato al suo -albergo: per le vie una gran moltitudine con mille voci gli acclamava. -Una aggraziata giovinetta fattasi ad un verone gli rammentò Elisabetta; -essa gli gettò un bel mazzo di garofani odoratissimi. Ma Giovanni -Branca non ravvisò più l'umile osteria che l'aveva albergato fino a -quel dì, nel palazzo in cui era stato trasportato — un palazzo tutto -oro, tappeti storiati, marmi e dipinti vaghissimi. Egli salì ad una -loggia, da cui si mirava gran parte della città e del piano lombardo, e -di lassù gli parve di scorgere un moto continuo ed instancabile nelle -officine, in cui le arti fabbrili si giovavano del suo trovato.... -E questa mostruosa rivoluzione nelle arti l'aveva fatta lui con -tanta gloria; di questo insigne beneficio all'umana famiglia era -lui l'autore con tanto plauso di coscienza..... Ma a quante cose non -potrà applicarsi la scoperta? A che non la faranno utile, necessaria -il bisogno e lo studio? Nessuno potè sapere quali strane visioni -apparissero nella loggia al Branca, il quale, tratto quasi fuori di -sè da tanto successo, si gettava prostrato a Dio, chiedendo mercè... -Ma una voce interrompeva la preghiera, una voce più cara che non gli -applausi della moltitudine, la voce di Bettina che veniva a gettarsi -nelle braccia dell'amante: il quale sentendo fra le acclamazioni del -popolo, fra i trionfi della gloria più ineffabili le gioie dell'amore, -cominciò a dubitare fortemente che il proprio intelletto non -vacillasse, e serrando al petto la fanciulla, gridò: - -— Mio Dio! non ammazzatemi, tanta felicità è troppa... Mi basta il suo -amore! - -Chi sa quando Giovanni si svegliò nella sua cameretta in Cannobio, -quanti auspicii trasse dal sogno? Chi lo sa? Io no, e voi? - - * - * * - -Evviva! La danza ferve: è la mezzanotte... Il ballo è diventato un -turbine, in cui si avvolgono venti coppie di danzatori; la musica -accelera le sue note, gli evviva scoppiano più clamorosi... è una -vertiginosa ebbrezza! - -Diresti che ad ogni amante riescì accoccare un bacio sulle spalle -dell'amica sorridente; che ogni bella ha rapito un cuore, che ognuno -ha dimenticato i dolori della vita!... I vecchi ritornano col pensiero -agli anni della gioventù avventurata; i mercanti cessano di pensare -al dare e all'avere, e se mai balena un pensiero che non sia follìa, -tosto una spumante tazza di liquore lo seppellisce nel fondo al cuore. -Venti coppie attendono in giro che i danzatori s'arrestino un istante -per succedere loro, e la musica non cessa nè il tripudio sosta per -riposare; ognuno si sente animato da una forza arcana. - -Bettina non fu mai sì raggiante di gioventù e di bellezza, gli occhi -di lei non scintillarono mai così vivamente; ella è tutto sorriso e -grazia ed i giovani le si affollano attorno bramosi di ballare con lei -sì svelta, sì leggiera. Molti — allucinati forse dalla festa tumultuosa -— non ravvisano più in lei la modesta Bettina, e nessuno è senza -ammirazione per quelle spalle, che rammentano i busti di Fidia, tanto -tempo nascoste sotto la succinta veste della vergine gelosa. In tanta -ebbrezza chi oserebbe chiederle un pensiero pel lontano!... Oibò! ella -non ha un istante per pensare... tutte le voci, tutti gli sguardi le -dicono con tanta melodìa: - -— Bella! Bella! E la musica non è pure un inno alla bellezza di lei? -No, in fede mia ella non può pensare se non che la è la regina della -festa. - -Non v'ha donna, sposa o fanciulla, che in ballo non preferisca, spesso -senza saperne la vera cagione, un danzatore agli altri; un danzatore -a cui sarà lecito quanto ad altri verrebbe tacciato di petulanza. -Se un compaesano, assente, supponiamo, due mesi, fosse giunto quella -sera, avrebbe fatto le boccacce ravvisando nel favorito di Bettina — -chi l'avrebbe creduto? — Domenico, il mercante di vino, che malgrado -i suoi nove o dieci lustri pareva avesse quella sera riacquistato la -baldanzosa gaiezza della gioventù: la bellezza fascinatrice di Bettina -lo aveva galvanizzato. - -E Bettina era ora la sua sposa! - -Mentre fervevano con maggior calore le danze, entrò nell'amplissimo -sterrato un giovane pallidissimo, Giovanni Branca. - -La navicella che lo trasportava da Sesto Calende stava per approdare a -Cannobio, quando il giovane, levando dalle mani la faccia lacrimosa, -intese quel mormorìo di lontani suoni che si diffonde armoniosamente -nella solenne quiete della notte. La casa dell'amica era immersa come -le altre nell'oscurità — ella dormirà certamente, meglio per lei! -Ma dal lato opposto del borgo verso il Sasso Carmeno, le finestre -e le porte d'una casa erano vivamente illuminate, e le invetriate -lasciavano scorgere che vi era festa. I suoni, le grida, accostandosi -alla spiaggia, giunsero al suo orecchio più distinte... il contrasto -di quella gioia col dolore che lo straziava, piombò sul suo cuore come -l'adunco artiglio del _lammergeier_ sulle tenere carni dell'agnello. -Si rizzò sulla prua, ascoltò più attentamente un brindisi che -echeggiava più sonoro, e fatto ormai certo della sua sventura, gridò ai -barcaiuoli: - -— Per chi quella festa? - -— Domenico sposa la Bettina... Voi giungete a tempo ancora per danzare! - -Giovanni barcollò, corse in un canto della nave, gettò nel lago un -pesante involto..... Le lacustri ondine intrecciarono una ridda attorno -alla macchina del Branca, mentre la Verbania, la regina del lago, -disponeva sull'arcolaio le più flessibili alghe, invitando l'infelice -amante a scendere nei regni di lei ove avrebbe trovate amorose ninfe -per costanza senza pari... - -Bettina intravide nella folla l'antico amante, capì l'espressione -disperata di quella cera sconvolta, imparò da un'occhiata che pure non -era odio la storia della pentola e dell'impressione che doveva fare sul -cuore di lui sì appassionato la novella delle sue nozze con Domenico — -e nascose sul petto dello sposo la faccia. - -Il mercante di vino affidò ad un amico la fidanzata, e andò incontro a -Giovanni. - -I crocchi zittirono, la musica cessò: pareva che ognuno presentisse -qualche cosa di terribile, una lotta. - -Menico, sorridente — egli sorrideva sempre — condusse il giovane in una -camera vicina, lo fece sedere e gli disse: - -— Giovanni, io vi ho sempre stimato come il più dabbene, come il più -onorato giovane di Cannobio. Mi piace l'Elisabetta: l'ho chiesta in -isposa; mi venne accordata. So che essa era maltrattata da quel cane di -suo zio; mi accettò più per isfuggire alla tirannia che per amor mio. -_Si dice_ che voi l'avete amata, e che forse vi contraccambiava. Io non -voglio dir altro, e voi mi capite. Se voi potete dire una parola, io mi -ritiro, senza scandalo. Parlate. - -Giovanni fissò in volto il mercante, stette pochi istanti -soprapensieri, come esterrefatto, indi balbettò: - -— Voi potete sposarla... - -Menico lo abbracciò dicendogli: Voi siete l'uomo più onesto che io -abbia mai conosciuto. - -E lo trasse nella sala della danza... Giovanni bevve, danzò con -Bettina, fece dieci brindisi alla felicità degli sposi; dopo un'ora -era il danzatore instancabile, il ciarlone più ameno, più spiritoso, -e nessuno riconosceva in lui il modestissimo giovane, il taciturno -vagatore dei monti solitarii. Alle due dopo la mezzanotte gl'invitati -erano congedati. - -Giovanni quando tutta la folla s'accalcava attorno agli sposi, fattosi -largo, improvvisò una canzone, in cui l'armonia dei versi non la cedeva -che alla delicatezza della concezione... - -Davvero che fra tanti giovani egli si mostrava ad un tratto il più -spiritoso, il più gentile.... anzi più di una danzatrice lo trovò il -più bello..... - -Mentre Domenico accomiatava gli amici, i parenti, o per meglio dire -tutta Cannobio, la cugina della sposa disse a Giovanni sottovoce: - -— Venite con me sul balcone verso il lago. - -Egli la seguì macchinalmente, senz'addarsene, e vi trovò — sola — -Bettina. - -— No, non partite, Giovanni, una sola parola. Voi potevate disonorarmi -con un detto, strappare questa corona di gigli... Voi siete grande, -ed io comprendo troppo tardi di non avervi conosciuto. Non maleditemi -perchè ho concessa la mia mano ad un altro... Ma il cuore, o Giovanni, -il cuore è sempre tuo... - -— Signora, rispose fieramente il giovane sciogliendo le mani da quelle -della sciagurata, nessuno v'ha costretta a queste nozze. Quando a -Milano mi si trattò da pazzo, io piansi di dolore..... eppure allora -io era ancora felice; aveva fede nel vostro amore. Ma ora, Bettina è -morta; è morta, vi ripeto; non v'ha più che la moglie di Domenico..... - -E scomparve. - -Il giovane trovò nella strada la compagnia dei chiassoni del borgo, -che egli aveva fatto meravigliare colla nuova scioltezza dei modi e -col brioso folleggiare dello spirito: tutti gli si fecero d'attorno, -e cantando e schiamazzando, lo trassero pel resto della notte ora in -una, ora in un'altra casa, ove nuove libazioni finirono per assopire -— buon per lui — ogni ricordo delle sue sventure. Di quando in quando -però una nube offuscava la serenità gioviale della sua fronte, ed egli -rimaneva un istante pensoso, un istante solo, chè passate le mani sulla -fronte, quasi per cacciare una brutta tentazione, ritornava a cioncare, -a cantare più strepitosamente. Quando la brigata, scemata a poco a poco -dal numero di quelli che restavano a serenare sui canti dove erano -sdrucciolati a terra, si trovò dispersa, Giovanni se n'andò a letto, -ove i narcotici fumi del vino tracannato non gli risparmiarono di -raffigurarsi la Bettina nelle braccia del mercante di vino. Parendogli -di soffocare fra quelle anguste pareti, decise d'uscire di casa. - -Quando fu sulla scala, ei stette atterrito..... chi non avrebbe detto -a prima giunta che nella stanza terrena Bettina, vestita di bianco, lo -attendeva, al fondo della scala, là ove gli aveva concesso il primo, il -solo bacio? - -Giovanni, sentendo mancarsi la persona, si sedette sopra i gradini -della scala; non era Bettina, ma un raggio di luna — che richiamandogli -tuttavia i primi sguardi e le prime parole d'amore della fanciulla e il -convegno in quella stessa casa e il bacio, e i desiderii di gloria e di -ricchezza, e la speranza dalle mille lusinghe, faceva più profondo col -contrasto del passato l'abisso che lo separava da quei dì avventurosi, -perchè la gonfia stupidità del governo spagnuolo non aveva saputo -scorgere sulla fronte del giovane modesto la luce del genio, e una -donna si era fatto giuoco di lui... Ma egli era senza rimorsi, e questo -pensiero sciolse alfine il pianto dai suoi occhi — ne aveva tanto -bisogno! - -L'alba sorgeva; una luce mal certa cominciava a penetrare dalla -finestra, dalle fessure della porta, quando una voce — la voce di -quella notte — gridò dalla toppa: - -— Piangi, piangi la tua sventura! Non t'aveva io detto che il mondo è -degl'insolenti? Osasti a Milano? No. Osasti colla Lisa? - -— No, gridò Giovanni sorgendo, ma non ho rimorsi. - - -XVII. - -_S'io avessi, Dio me ne guardi, un milione! — Prina e la villa -Poniatowski._ - -Se io avessi un milione da profondere in una villeggiatura, sclamai -io lungo e disteso sul promontorio di San Remigio, abbracciando collo -sguardo l'ampia e multiforme scena, che di là scorgesi correre attorno, -qui io l'eleverei, certo che se per l'arte potrebbe avere molte rivali, -poche senza dubbio ne avrebbe per situazione. - -Tuttavia, siccome mi pare che per ora almeno non sorgerà nulla per mio -conto su quel declivo, dopo d'aver passeggiato un'ora nella compagnia -variata dei miei pensieri, me ne andai a visitare la villa del principe -Poniatowski, a cinque minuti da Intra, sopra un gibboso declivo dei -monti, in una posizione che dopo l'accennata è senza dubbio fra le più -belle del lago. - -La casa povera per architettura come in generale le ville verbanesi, -per quanto ricca di suppellettili e d'agi, è un nulla in confronto -della bellezza di un bosco di alte piante, al rezzo delle quali -s'asconde, è un nulla appetto della vista che vi si gode da tutti i -lati; meno il golfo delle Isole, s'ha davanti la più estesa parte del -lago. Dalla palazzina scendendo a riva verso la parte superiore del -lago si scoprono gli avanzi della villeggiatura Prina, sui quali è -basata in parte la villeggiatura Poniatowski; portici, terrazzi, scale -in istile del secolo passato. In un istante mi concorsero alla mente -le scene sanguinose del 1814 a Milano; Prina, Foscolo, il parroco di -S. Fedele, la plebaglia della piazza e gli assassini che dalle sale -dorate, dietro una persiana, miravano compiersi la loro opera. Mi -pareva di vedere Prina seduto in riva al lago guardare con terrore la -sponda lombarda, tentennando il capo quasi per dire: s'io non avessi -mai abbandonato questi pacifici recessi in seno alla natura ed agli -studii!.... - -Prina era uomo onesto e di mediocre ingegno; l'assassinio solo scrisse -con lettere di sangue il nome di lui nella storia. - -La villeggiatura Poniatowski è una bella scena di Walter Scott. - - -XVIII. - -_Intra non si trova che a Intra. — Perchè delle ommissioni. — Virgilio -a Feriolo. — Salute a chi resta._ - -Eccomi finalmente a Intra. - -Gl'Intresi attendono quasi tutti al lavorìo del cotone. - -Gli operai d'Intra non esistono che ad Intra. Nelle grandi città spesso -la sordida speculazione ammassa in oscure umide stanze centinaia di -operai, che con rachitica pazienza tessono la ricchezza del padrone, -muti, tristi, come in ragni da cantina. La sera appena il tardo -orologio segna la breve libertà, uno ad uno, silenziosi lungo i muri -sfilano alle loro topaie. Ad Intra in generale il fabbricante o per -studii o per buon senno, per cuore quasi sempre, considera l'operaio -qualche cosa più d'un istrumento da lavoro; lo considera come uomo e -come cittadino. Industria attiva, intelligenza, non speculazione. Da -ciò grandi opificii, ariosi, puliti, a cent'occhi; dappertutto acqua -viva ed aria viva; la natura del lago e del laghista fa il resto. -Entrate in una di queste fabbriche, ove migliaia di fusi dipannano, -attorcono il cotone. Il carbone avvampa sotto le caldaie; il vapore -sprigionandosi mette in moto mille ruote addentellate, attorno alle -quali cento operai lavorano dodici ore della giornata. Il silenzio del -capace opifizio non è rotto che dal cigolìo delle macchine e dalla voce -del capo operaio. - -Tutto è ordine, moto, lavoro, instancabile lavoro. Ma in quelle lunghe -stanze se tu t'appressi agli uomini sentirai un sottile cinguettìo -rompere la noia delle ore, e dalle donne una cantilena a mezze labbra, -cinguettìo e cantilene, che appena tradotte alla libera aria la sera -scoppiano in allegri canti clamorosi. Nell'estiva stagione lungo le -case della _Sassonia_, sulla via a Pallanza, a Trobaso, quanti gruppi -di belle ragazze inneggianti! Alla domenica quante partite al Pizzo -Marone, ai paeselli del lago! - -Non è raro trovare a varii deschi di albergo gli operai in baldoria, e -nella stessa camera il padrone fare una partita a tarocchi cogli amici. - -Ma se gli operai d'Intra non si trovano che ad Intra, gli è che -fabbricanti come ad Intra non si trovano che raramente altrove. - -Che cosa posso aggiungere sopra Intra? Del nuovo o del vecchio -campanile? Gl'Intresi non se ne curano. O del faro senza lucerna? Un -marinaio, per le nebbie, isserebbe lassù una campana. - - * - * * - -Il caldo m'è insopportabile. La bella Baveno, al rezzo della quale -io vagai richiamando l'ombra di Cavour invano — Cavour villeggiò -alcuni anni in questo paesello, — non seppe trattenermi. E neppure la -_bucolica_ di G. Prati in onore dell'oste. — Barcaiuolo, a Feriolo! - -Ricorrendo sull'ali della memoria la bella valle del Verbano, e -sfogliazzando il libricciuolo su cui vo notando le sensazioni della -vista, del naso, del cuore e della fantasia, ad un tratto mi si fè -palese che io aveva saltato a piè pari nientemeno che il Santuario -di S. Caterina del Sasso, la salita al Pizzo Marone e qualche altra -rarità, su cui avrei potuto ammanire al lettore un succoso manicaretto, -Dio sa con quanta sua e mia soddisfazione. Per fortuna nostra che -in quel punto mi soccorse il pensare, che se mai qualche lettore -innamoratosi de' miei ritratti volesse un giorno fare conoscenza cogli -originali, s'io di tutto gli avessi favellato, nulla più gli sarebbe -tornato nuovo..... Se non tenete per buona questa ragione, con poco -dispendio e poca fatica potete accertarvi della verità. - -Addio, o Verbanesi! - -Credo che ci lasciamo amici per la pelle: io vi amerò sempre come un -popolo forte, allegro, alla buona e senza maschera, come spero che voi -ricordandovi — tutto può darsi — di me, non sdegnerete centellinarne -una ciotola di quel rubino alla vostra ed alla mia salute... - -Mentre io scoccava sulle dita un sonoro bacio, e raccomandatolo ai -zeffiri, lo inviava alle belle Verbanesi, un tintinnìo di sonagli, -uno schioppiettìo di frusta e lo scalpitare di cinque cavalli, che -mi rammentò il _quadrupedante putrem_ di Virgilio, m'avvisarono che -s'avanzava entro un nugolo di polvere la corriera postale tra Arona e -Domodossola. - -E salute a chi resta. - - - - -PARTE SECONDA - -=Per le valli d'Ossola.= - - -I. - -_La sentinella dell'Ossola — Un bagno da trent'anni — I romantici a -Vogogna — Domodossola — Il mercato._ - -Fra i monti da cui l'Italia è vallata verso settentrione, non v'ha -certamente paese più pittoresco e che porga sì largo tema d'ammirazione -e di studi quanto il grandioso bacino a cui convengono tra i -contrafforti declinanti dalle Alpi Leponzie sette valli variatissime. -Pel poeta, pel pittore e per quelli che corrono le cento miglia per -vedere un paese straniero, una natura assai volte meno curiosa, quanti -spettacoli! - -L'antica mitezza dei costumi pastorali, la vivezza dell'aere che frizza -sui nervi, la serena pace che qui si respira, invitano a ritemprare il -corpo e l'anima. - -L'abitare fra le Alpi rivergina le menti. Come l'antico gladiatore -di quando in quando soffregava con oleosi sughi le membra, l'uomo -— possibilmente — dovrebbe alcuna volta rinfrancarsi all'eloquente -parola della natura, poichè il pensiero umano sulle Alpi, come sul -mare, ingagliardisce, inspirandosi a quanto di grande emana dalla -loro contemplazione. Lassù fra cielo e terra, il cielo ne attira; le -basse passioni si spengono poco a poco e le generose si accrescono di -coraggio e di forza. - -La sapiente antichità bene avvisò che il cielo si scala solo coi monti. - -Io quando incontro su queste nostre Alpi tanti stranieri e nessun -Italiano, quasi sto per dire: - -— Che peccato che sì belle valli sieno in Italia!! - - * - * * - -Prendendo le mosse da Feriolo, la natura poco prima sì rigogliosa e -lussureggiante di fiori, di profumi e di verzura ad un tratto raggrinza -la fronte e si mostra severa, trista. - -Il monte Orfano nudo, solitario, minaccioso sul varco, è la tomba -senza dubbio d'uno fra gli arditi che ruppero guerra agli Olimpici. -Sentinella avanzata dell'Ossola, come il Pirchiriano è alla valle di -Susa, la sua fronte crucciata vide le orde Cimbriche scendere dal Gries -e dal Sempione ed atterrite coll'aspetto barbaro le legioni romane, -correre vittoriose ai campi novaresi a disputarvi l'Italia, questo -eterno sogno dello straniero. Anche sul Pirchiriano stanno scritti i -fati dei Longobardi. Mezz'ora prima dappertutto ghirlande di rose e -tralci d'ubertose viti festeggiano l'umana famiglia: qui dall'una e -dall'altra parte massi granitici ti pendono sul capo! - -I giardini incantati del Vergante e delle Isole Borromee furono una -visione ariostesca? - - * - * * - -Ornavasso e Vogogna coi loro neri castelli sono i villaggi principali -su cui si passa. - -Poco prima di Vogogna, a Migiandone, l'antico ponte della strada del -Sempione in una calda giornata d'estate fu preso da vaghezza di bagnare -le sue membra polverose sulle fresche bionde acque della Toce; ma, -ahi! sventura! colpito da inazione nervosa, sentendosi affogare, invano -invocò aita, nessuno il soccorse. Da trent'anni l'infelice attende una -mano provvidentemente pietosa che lo sollevi dalla Toce: pensate, che -angoscia sarà pel poveretto vedersi passare ogni istante due brutte -barcaccie sul muso, alla musica del sacramentare dei vetturali e dei -viaggiatori! - -Vogogna, mi disse un cotale, fu fabbricata da un pittore paesagista -della scuola romantica. I poggi rilevati su cui dondolano le vecchie -mura di merlate torri, sopra il fondo verdastro della cortina alpestre, -non potevano essere meglio disposti. - -Mentre si cambiavano i cavalli, io dava un'occhiata al paesaggio e -un'altra ad una graziosa figurina, che da una finestra dell'albergo -della Posta minacciava di saettare i passanti collo sguardo acuto, -affilato di due begli occhi neri. _Veh vobis!_ - -Il raggio di fuoco che dall'anima saetta col tuo sguardo accende in -ogni cuore desiderii d'amore — a chi non arride il pensiero di cogliere -un bacio su labbra non ancor schiuse all'amorose parole? - -Ma bada, veh! Bada che da un dì fatale nessuno più legga la bella -epigrafe che ora rifulge sul tuo frontispizio: - -Onorate la vergine! - -Tutte queste belle idee, or che ci penso, mi vennero in capo quando la -vettura allontanandosi rapidamente, la visione s'era dileguata... S'io -restava a Vogogna, sarei stato così moralista? - -Mi ricordo che nelle storie corrono famosi, Giuseppe d'Israele e S. -Antonio, per avere resistito al fascino della bellezza muliebre. - -Ma se Giuseppe non portava un mantello slacciato? Quanto a S. Antonio, -se la bellezza della tentatrice corrispondeva al ritratto lasciatoci -dal De-Colonia, è presto spiegata l'astinenza dell'anacoreta. - -La virtù è nella lotta. - -Dopo Vogogna la valle si stende ampia, piana, verdeggiante sotto un -vôlto ceruleo. - -Il sole tramontava. Passando sopra un ponte di legno che cavalca la -Toce, mi s'indicò il monte Rosa che faceva capolino sopra le altissime -vette dell'Anzasca. Il suo capo ancora suffuso dai raggi solari, si -confondeva quasi nelle aeree tinte del cielo, come quelle teste alate -d'angeli degli antichi cartoni, i contorni delle quali sfumarono. - -Nell'Ossola, il popolo al passare delle corriere postali, si ferma e si -leva rispettosamente il cappello. - -In breve le ferrate zampe dei cavalli risonarono strepitando sul -lastrico d'una bella, pulita ed ampia via, che dritta corre come fra -due linee di case modeste, allegre, colle persiane dal classico colore -verde. - -Domodossola è una curiosa cittadina. Da vedute fotografiche — -invenzione che fra gli altri meriti risparmia la fatica del viaggiare -— molti conoscono, senz'essersi mossi di casa, la piazza del mercato -circondata da case di varia fisionomia, tutte a portici irregolari, con -pilastri in pietra, colle gallerie dai piani superiori a traforo, coi -balconi sporgenti e le grondaie protettrici e i camini a banderuola e -le botteghe tutte diverse d'insegna, di porta, d'addobbo, di profumo. - -Da questa piazza s'apre verso settentrione una via non meno bella -di quella che vi scorge arrivando dal Lago Maggiore. Mi si disse che -entrambe si devono alla strada del Sempione. - -Appena disceso dalla vettura, entrai nell'albergo. Un garzone, tutto -miele e sentimentalismo, avendo senza dubbio scorto sulla mia cera -intenzioni ostili al pollame, m'indicò una porticina che dal cortile -scorgeva nel salotto. Una tavola stava imbandita verso il fondo, -attorno alla quale erano seduti quattro signori, a quella distanza -legale uno dall'altro, che è solita fra persone che il solo caso -riunisce. Se io fossi un Centofanti potrei dirvi a quante lingue -appartenesse il gergo che vi si biasciava. Uno d'essi a capo del -tavolo, alto secco e nodato a foggia d'una canna, con un naso adunco -come il becco d'un avoltoio, sulla cui gibbosa groppa s'inforcava un -occhialetto verdognolo, senza barba, colle labbra sottili, strizzate, -dalle vesti che pizzicavano l'originalità, colla fronte e le guancie -raggrinzate dall'eccesso del piacere o del dolore, era inglese. - -La fisionomia giovialmente serena tra il meditabondo ed il michelaccio, -la capigliatura biondocinerina, la ciera rotonda, un certo fare alla -carlona e una bottiglia di birra spumante, tradivano nell'altro un -figlio dell'Alemagna. - -L'accento dimostrava chiaramente francese il terzo. - -Ma chi avrebbe saputo dire all'ombra di quale campanile fosse nato il -quarto? Egli in dieci minuti vestiva la sua ciera della melanconia -degl'Italiani, dell'aggrottato _spleen_ degli Inglesi, della seria -bonomia tedesca, dell'alterigia spagnuola, della follia francese. Lo -sguardo era dolce, insinuante, ammaliatore; ora fosco, imponente, -terribile; la bocca rosea come quella di una bella figlia della -Georgia, spesso dal sorriso contraevasi al sogghigno. - -Se uno di quegli scultori che sanno dalla pietra ritrarre una forma -evocatrice d'infiniti pensieri, avesse visto, guardato, studiato, -analizzato tutti quei moti irrequieti, che male rappresentano passioni -indecise e lo sconforto del dubbio, ne avrebbe tratto il tipo di -questo secolo. Non un pelo di barba sulle labbra, sulle gote, ma le -sopracciglia e la capigliatura stranamente folte; quest'ultima ad -arricciate ciocche cadevagli nerissima sulle spalle. Era vestito come -un signore di buon gusto. Il suo parlare era poliglotta, una vera _olla -podrida_ di motti italiani, greci, spagnuoli, tedeschi, francesi, -russi, britanni e fors'anche chinesi. Chi avrebbe potuto snebbiare -questo mistero vivente? - -Quand'io entrai, il loro colloquio era animatissimo tanto che l'Inglese -gesticolava come un telegrafo non elettrico. - -Anzi mi parve che tutti e quattro parlassero ad una volta secondo -la buona usanza parlamentare di quelli che vogliono far prevalere la -propria opinione senza ascoltare quella degli altri. - -Salutai: il Francese solo accennò. - -Mi sedetti senz'altro, tracannai un bicchiere di vino ad onore e gloria -della cortesia francese, e mentre il garzone recavami la vittima, che -io doveva immolare al mio appetito, ascoltai. - - -III. - -_L'Italia non è che un albergo — 17835 iscrizioni e mezza — Lezioni -archeologiche — Varietà di gusti — Apologia del farniente — Terzo -primato dell'Italia — Quattro duelli — Che hanno la coda._ - -_Francese_. Il bello è sempre lontano da casa: del resto anche la -Francia non teme confronti. Io viaggio, cioè ho fatto un viaggio in -Italia, perchè questo è l'uso d'ogni persona colta: ve lo dico senza -velo. Credete voi che tutti vengano qui a sospirare le ore e le ore -sotto un arco frantumato, un palazzo polveroso, un'iscrizione che non -riescono a compitare, per amore delle antiche memorie? Tutta ipocrisia, -miei signori. L'Italia è un grande albergo, a cui conviene il bel -mondo europeo, e nulla più. Partii da Marsiglia per Napoli. Ho visto il -cratere del Vesuvio, ho mangiato i maccheroni, ho danzato la tarantella -e mi son fatto scorrazzare in corricolo. I lazzaroni mettono schifo ed -il resto annoia... È un popolo lontano mille miglia da Parigi! A Roma -ho veduto S. Pietro, il Colosseo, il Campidoglio ed il Papa. Grandi -cose in mezzo a meschinissime. A Firenze, ho cercato nelle sale del -bel mondo la tanto decantata favella toscana, ed ho udito biascicare -la nostra gran lingua, la lingua del mondo intelligente. A Milano, a -Genova, tolti i monumenti, trovai città da provincia; a Torino cera -di capitale senza l'imponenza babelica d'una metropoli monumentale. -La seria e disciplinata apparenza dei cittadini e della città spiega -la loro storia e la loro gloria nella diplomazia e nelle armi. Tutto -è ordine. Del resto per chi non è assai ricco ed ama la tranquillità, -Torino sarebbe forse la città più _confortevole_ di tutta l'Italia: -pare un convento di agenti del governo. Tutte queste città, compresa -la scenica Venezia e le cento altre minori, è forse meglio vederle nei -diorami del _Palais Royal_. - -In poche parole, appena lasciato il suolo francese, m'annoiai -mortalmente! - -_Alemanno_. Signore, voi avete un adagio, che se non mi sbaglio suona -che ognuno ha i suoi gusti. Giacchè parliamo senza circonlocuzioni, -vi dirò schiettamente che ho dimorato molti mesi in questo paese, e lo -lascio con grande rincrescimento, quantunque la birra sia pessima. - -L'Italia per noi Tedeschi è una immensa università, le cui mura son -tutte tappezzate di lapidi e di monumenti, per chi sa leggerli. - -_Franc._ (a mezza bocca) Grazie mille. - -_Alem._ (facendo lo gnorri). Nessuna nazione porta sulla sua fronte -così palesi le impronte della sua grandezza.... - -_Franc._ (da semplicione). Per chi sa leggerci. - -_Alem._ (orecchio da mercante). Non tutti sono, grazie a Dio, -letterati. Voi vedete là in quel canto quell'inviluppo mostruoso di -carte? Sono 17835-1/2 iscrizioni trovate da me in Italia e commentate -(mormorio di meraviglia). - -_Incognito._ E, se non sono indiscreto, a che queste tante iscrizioni? - -_Franc._ Io vi ammiro! Vi ammiro profondamente! — disse con ironico -enfasi il Francese, ficcando il naso nel bicchiere e gli occhi in -quelli dell'impassibile incognito per ispiare un zinzino di malignità -nella sua domanda. - -_Alem._ (fermo come torre che non crolla). Queste 17835 iscrizioni e -mezza serviranno per note ad una mia opera futura, a cui preparo le -basi. - -_Franc._ E, se anch'io non sono troppo curioso, quale sarà il titolo di -questo lavoro senza dubbio gigantesco? Anch'io sono baccelliere e non -si sa mai... potrei anch'io associarmi alla sua pubblicazione (se pure -vivrò tanto da vederne il fine!). - -_Alem._ Scrivo la storia del pensiero umano comparato nelle razze -latine e nordiche. - -_Incogn._ L'idea di quest'opera deve avervi atterrito sulle prime. Essa -non può essere concepita che da un figlio della Germania. Voi avete -mente disquisitrice e rara, strana pazienza... - -_Alem._ E lunghi inverni e buona birra. - -_Franc._ (per tagliar corto). In Italia cattiva birra e buon vino. - -_Inglese._ Sì, buon vino, eccellente. Vino che rallegrerebbe un Inglese -corroso dall'umore nero. Lasciando a parte le altre qualità che fanno -bella l'Italia, io credo che essa merita una visita per questa volta. - -_Franc._ Se io vi ritorno, scriverò la storia comparata dei vini. - -_Alem._ Anche quest'opera gioverebbe assai all'umanità, se si -considerassero le parole ed i fatti, che sono la conseguenza diretta -del vino tracannato da Noè a noi, o per meglio dire, a voi. - -_Inglese_ (al garzone). Portatemi del vino piemontese... (mescendo agli -altri) Signori... questo vino è buono; e sarebbe incomparabilmente -migliore ove non si fabbricasse tuttora come ai tempi di Noè. Ah! -l'Italia! Marsala, Lacrima, Chieti, Vin Santo, Canonao, Malvasìa, -Caluso, Barolo, e voi classici vini dell'Astigiano! Il vino è la -più bella gloria dell'Italia. Le altre non conosco. Dappertutto vidi -macchine inglesi. - -_Franc._ E stoffe francesi... - -_Alem._ Gl'Italiani dormono sugli antichi allori. - -_Inglese._ Se pure quegli antichi eroi non furono tanti miti. - -_Franc._ Gl'Italiani sono il popolo di cui si piantarono e si piantano -maggiori carote. I poeti, più bugiardi dei cavadenti, ne hanno -assuefatti di là dell'Alpi a pensare all'Italia come ad un paradiso -terrestre. Essi magnificarono il clima, i monumenti e le donne. Sì — -voglio concederlo — qualche cosa di bello e di grande v'ha qui... come -poco più poco meno dappertutto.... Il clima, se ne eccettuate due o tre -spiaggie marine della parte meridionale, è incostante e freddo nella -stagione invernale come da noi. A Torino si soffre il freddo assai -più che a San Pietroburgo. De' monumenti ho già detto quanto penso: -non sono in grado di apprezzare se non quelli che hanno un'insegna... -Restano le donne... Qui piego il capo, e confesso di aver scoperto -nel loro sguardo una dolcezza che manca al clima, e la grandezza, -che non trovai nel resto. Facciamo, o signori, un brindisi a questi -avanzi dell'antica imperatrice del mondo, su cui pure (al Tedesco) il -signore non avrà mancato di studiare, nelle ore di ozio, senza cercare -iscrizioni... - -_Alem._ _Miscere utile dulci!..._ - -_Franc._ (al cameriere). Porta del Bordeaux. Spero che dopo il vino -piemontese apprezzeranno anche il mio Bordeaux. - -Mentre il Francese mesce ai commensali, chiede all'incognito: - -— Non sarebbe ella mai Italiano? - -_Incogn._ No, non sono Europeo..... - -_Alem._ Nelle linee caratteristiche del suo volto leggo..... - -_Franc._ (scherzando) Un'iscrizione? - -_Alem._ Una leggenda della Grecia..... del Levante..... - -_Incogn._ Non sono nato sulla terra, o signori. - -_Tutti._ Oh! oh! questa è graziosa! marchiana! - -_Franc._ (a fior di labbra) Oh! mi casca adesso dalla luna. - -_Incogn._ Sono nato sopra una nave americana. - -_Ingl._ Siamo della stessa razza. - -_Alem._ La vostra nazione verrà un giorno a mettere in sesto l'Europa. - -_Americ._ Quanto a me dell'Europa non amo che l'Italia. Come nazione, -noi non abbiamo avuto pietà delle sue lagrime, perchè non volle mai -intensamente con tutte le forze l'indipendenza per conseguire la -libertà! Quanto poi a ciò che l'Italia dà al mondo intero..... - -_Ingl._ Eh! poverina; se mi eccettuate i cappelli di paglia..... - -_Franc._ Non ha di suo che il far niente. - -_Amer._ Ecco la sorgente del suo merito a' miei occhi. - -_Tutti._ Oh! oh! - -_Amer._ Signori, voi tutti veniste in Italia per divertirvi. (al -garzone) Mesci Malaga. - -_Franc._ Io vi venni, perchè la moda vuole così, ve l'ho già detto, e -mi annoiai mortalmente. - -_Amer._ Perchè non vi siete divertito? - -_Franc._ Perchè? Strade ferrate poche: alberghi molti e cattivi. Mi -dicono i ladri in quantità. Da pertutto si vede che Voltaire e Vatel -non nacquero in Italia. Ecco l'Italia. - -_Alem._ Io mi divertii molto studiando. Se ci avesse della buona birra -di Baviera, io l'amerei anzitutto, benchè gl'Italiani non amino i -Tedeschi col pretesto degli Austriaci. - -_Amer._ Eh! mi sembra che abbiano imparato a far poca distinzione fra -gli uni e gli altri. - -_Ingl._ Io, a dirla francamente, viaggio per fare economia. In -Italia un uomo solo con una ventina di lire al giorno, se la sciala -allegramente. Amo gl'Italiani perchè amo Byron. Ammiro la loro potenza -artistica antica, e se con poche sterline posso portare via qualche -tela affumicata dai loro palagi deserti, e non sto a lesinare. Quanto -alle loro arti odierne, poco su poco giù, se ne potessero fare mostra -in un centro, credo uguali alle straniere. Non crediate che io ami -le arti come quelle che disterrano al ciel la mente, a dirla cogli -Italiani, amo le arti che mi danno piacere. Il piacere, ecco quanto -cerco, ecco la mia divisa. - -_Franc._ Chi non ama il piacere — anche sotto la forma di un'iscrizione? - -(Smorfia eloquente del Tedesco — a cui l'Americano mesce un bicchierone -di Malaga, il quale trovato nel ventricolo il Bordeaux ed il Barolo, -accende con essi e la birra un incendio, per cui il fumo comincia a -sortire dal naso del pacato Alemanno). - -_Amer._ (_all'Inglese_) Bravo. Il piacere; ecco la molla d'ogni azione. -Chi cerca il dolore? La vita non è che un circolo più o meno vasto, in -cui l'uomo corre dietro al piacere, e fugge al dolore, che del resto ha -le gambe molto lunghe e le braccia di ferro. Ora, viaggiando, qual è il -paese in cui il circolo pare meno angusto? Se non l'.....Italia? - -_Ingl., Alem., Franc._ ad un fiato: L'Inghilterra! La Germania! La Francia! - -_Amer._ Nossignori..... L'Italia. - -_Tutti._ Oh! - -_Amer._ (mesce) A voi partito dalle sponde fumose del Tamigi non -sarebbe stato dato il trovare un paese, che avesse cielo sorridente -e dolci aure, ottimi vini, vita a buon mercato, e di che scialarla -allegramente come in Italia, in tutto il mondo. Qui Shakespeare sognò -i suoi drammi: senza vedere l'Italia egli comprese quanto colore -dà questo sole alle minime cose. Ad ogni passo incontrate l'ombra -di Byron. Come Inglese voi dovete essere appassionato delle scene -naturali. Dove trovate maggior varietà? Qui presso eterne nevi e sulle -rive mediterranee eterna primavera. Fate ora paragone coll'Inghilterra. -Quanto v'appare triste e caliginoso quel suo aere pregno di _Goddam_ e -di catrame! - -_Ingl._ (con una mezza tinta drammatica) Signore! - -_Amer._ E voi, amante pure del piacere, rimproverate agli Italiani il -lor far niente? Voi non lo comprendete il loro far niente. - -Un giorno il sole amoreggiò colla fantasia: da essa nacquero -gl'Italiani. La splendida natura del loro bel paese desta in loro -non meraviglia, come in voi, ma una dolce melanconia che li invita a -meditare, a fantasiare. Chi di essi riesce a plasmare la propria idea -crea un capolavoro concepito fra l'aspetto di spettacoli grandiosi, -fra le memorie d'una gloria immensa, ed in una meditazione continua, -intensa. - -Questo far niente è adunque un gran lavoro. È il far niente che -produsse i loro artisti, Raffaello e Rossini. - -Se tutti gl'Italiani dessero o potessero dare atto ai pensieri che -concepisce il loro far niente, a quest'ora il mondo sarebbe una seconda -volta di loro. Tutte le nazioni nutrono più o meno un certo rancore -contro l'Italia. Perchè non contro la Curlandia, la Danimarca, la -Turchia? - -Tutti cercano di soffocare i suoi gemiti gridando che essa a nulla è -atta. Le altre nazioni quando si trovarono nella sventura annoiarono il -mondo stridendo: quando l'Italia piange, un'arcana melodìa ne soggioga. - -O in una o in un'altra cosa l'Italia comanda sempre al mondo. Una volta -coll'armi, ma i popoli battuti borbottavano male parole; ora colla -musica, ed i soggiogati accettano l'impero battendo palma a palma. A -mezzo l'_Otello_, il _Guglielmo Tell_, la _Norma_, la _Lucia_ od il -_Rigoletto_ rimproverate agl'Italiani di non farvi le stringhe a buon -mercato come in Francia. Io quando sento le note della - - «Casta Diva, che inargenti» - -chiudo gli occhi, ed assorto in una voluttà che non istanca comprendo -tutti i misteri del cuore che nella solenne quiete della notte confida -alle ombre i suoi palpiti. E mi terrei beato se io potessi rientrare -nel nulla _accompagnato_ dalla sinfonia della _Semiramide_. Tutte -queste armonie emanano in parte dall'influsso delle donne italiane, -le sole che mi toccano più che i sensi, la mente. Voi mi direte che -l'Alemagna e la Francia hanno grandi maestri non inferiori in merito -agli Italiani... Senza discutere rispondo che la melodìa di questi mi -tocca di repente il cuore: le armonie di quelli mi meravigliano, ma -m'impongono uno studio. - -Intanto l'Italia riscuote da tutte le nazioni un tributo alle sue arti: -noi lo paghiamo senza battere palpebra. Ora chiedete ai vostri telai, -alle vostre macchine, il piacere! - -Tutti i vostri più grandi artisti non divennero tali se non dopo una -certa dimora in Italia, ove direi che l'armonie di cui è pregna l'aria, -destarono in essi le potenze _dinamiche_. Rubens? Vandych? Poussin? -Thorwaldsen? Meyerbeer? Reynolds? - -La gretta gelosia delle nazioni verso l'Italia è giusta; se esse -le avessero permesso di divenire politicamente una nazione, tutto -il mondo sbadiglierebbe da lungo tempo alle malplagiate note dei -nostri maestri, e allora addio, o piacere unico, divino! Perciò il -risorgimento politico italiano, sotto quest'aspetto, non trova in me -un fautore. Che volete? L'Italia oppressa piangeva così soavemente! -Libera? la vedrete perdere lo scettro delle arti. Le nove vergini non -amano il tamburo militare. Le vostre nazioni quando il gladio romano le -affettò, che divennero? Scomparvero. L'Italia scompare nella politica -e tosto rinasce nelle arti. Cos'è la Spagna divisa, sbattuta da mal -certe passioni? Paragonatele l'Italia. E voi, Alemanno, troverete più -facilmente qui la birra di Baviera, che 17835 iscrizioni in Germania. - -_Franc._ 17835 e 1/2. Ah! ah! - -_Alem._ Sì, 17835 e 1/2. Volete vederle? - -_Franc._, _Ingl._, _Amer._ Misericordia! - -Tutti s'alzarono per isfuggire alla terribile minaccia del buon -Tedesco; questi offeso dalla dimostrazione eloquente credette lesa la -patria nelle sue più profonde affezioni archeologiche, e per difendere -la Germania non trovò mezzo più spiccio di quello di arrovellarsi -contro l'Italia, dimenticando — o ingratitudine! — l'origine delle -iscrizioni in appendice alla sua opera — postuma. - -Io in quella gazzarra pensate se me ne stetti a bocca chiusa! -Desiderare che l'Italia sia schiava per sentirne il pianto... Oh! -dunque la è una istriona? Un usignuolo da tenersi in gabbia? Voi siete -altrettanti egoisti, e per me vorrei che non una nota di Rossini avesse -varcate le Alpi. - -In pochi minuti i forestieri, obbliati i meriti musicali e viniferi ed -il dolce far niente si unirono a' miei danni. Animato da un insolito -calore, io sentiva ingagliardirsi in me tutte le potenze dell'amore, -che fa della patria agl'Italiani una madre afflitta da consolare. -Perciò rigettate le lodi ed il lascivo panegirico dell'Americano, -intuonai, virgolato da più libazioni, un'eloquente difesa della povera -nazione che getta finalmente la cetra, con cui ha saputo molcere i dì -del dolore per impugnare il ferro della battaglia. - -Le vicine pareti della sala erano scomparse, ed io vedeva attorno -attorno sulle pendici dell'anfiteatro ossolano un'immensa moltitudine, -che cogli occhi m'incoraggiava col gesto. Erano ombre di remoti e di -vicini secoli. Io riconoscendo in molti d'essi carissime conoscenze -di biblioteca, eruttava faville. Le cruciate figure di Dante, -di Michelangelo e di Giusti, parevano protestare contro il detto -dell'Americano esser necessaria la schiavità all'Italia per serbare il -primato nelle arti. - -Gli stranieri irritati a quella vista, crollando le spalle e facendo le -boccacce, senza una riverenza al mondo per quei nostri illustrissimi, -sacramentarono d'impiparsi di quelle anticaglie da ferravecchio, di -miti, d'ombre chinesi. - -Se non m'isbaglio, mi diedero per corollario dell'asino — ma per non -essere la prima volta in vita mia — non ne sentii troppa ira. Virgilio -m'era pur costato delle sonore sferzate; Dante mi fa presentire la -bolgia degli scioperati fannulloni; eppure al sacrilego dileggio -perdonai i cavalli al pedagogo, e, gettato lo scudo, colla baionetta in -canna assalii di botto tutte le nazioni in una volta. - -La faccenda diventava seria. Le ombre stesse malcontente parevano -volermi suggerire, ma anch'esse tutte ad una volta. In due minuti il -vino e l'amor di patria annebbiarono le idee; il colloquio diventò -un turbine, una tempesta. L'ira alle fiamme accecanti del liquore -s'accese. Gli era come cento suonatori disaccordi, un pandemonio di -esclamazioni, di nomi proprii, un'enciclopedia a fascio, un vocabolario -scucito, i cui fogli svolazzano confusi dall'uragano. - -Povera Italia! Dopo mezz'ora i quattro campioni giacevano in una gora -sanguigna, attorno al tavolo, non morti e non del tutto vivi. - - * - * * - -Il garzone sentimentale mi condusse nella mia camera da letto: il -quale sormontato da un alto baldacchino a cortine — il letto, non il -cameriere — stava in mezzo alla stanza col capo al muro. Ampie cortine -d'un rosso dubbioso lo coprivano intieramente. Mi posi tosto a letto e -spensi il lume. Un raggio di luna, sottile, lungo, mi tremolava presso -alla finestra: la discussione, il vino e le cortine mi soffocavano: le -apersi. - -In fondo alla camera stavano — non v'era dubbio — varie figure, dritte, -minacciose, una presso all'altra stretta per le mani, come i congiurati -del Grütli. Se non che quelli erano tre, questi quattro. - -Lo spavento fece abbrividire il midollo delle mie ossa. - -Erano proprio i commensali, forse ubbriachi, che venivano a farmi -qualche brutto tiro. Volli scivolare dal letto, cercare nel sacco -da viaggio una pistola; ma le gambe aggranchite mi negarono il loro -ufficio. Volli chiudere gli occhi: non potei. S'avanzarono fin presso -ai piedi del letto. - -Il primo a parlare fu il Tedesco. - -— Signore, egli borbottò, voi avete riso delle mie 17835 iscrizioni e -mezza, e voi me ne renderete conto e tosto. Così vi sarà al mondo un -nemico di Germania di meno. - -— Caro fratello in Schiller, gli risposi ritirando gli artigli, voi -parlate come suole il mondo, una verità ed una menzogna. Anzitutto -gli Italiani non odiano gli Alemanni; odiano gli stranieri che vengono -giù dalle Alpi a rapina di ogni cosa — eccettuate le iscrizioni. Anzi -rimarginate le piaghe fatte dagli Austriaci, la tanto percossa Italia -vi stenderà una mano, amichevole. Se corsero rivi di sangue fra voi e -noi, la colpa a voi: v'abbiamo detto: - - Ripassate le Alpi e tornerem fratelli... - -voleste restare! — Quanto alle iscrizioni, è vero, risi. Battiamoci -dunque da buoni amici. Ma prima che cessi per me questa dolce abitudine -di pensare ed agire, come dice il vostro Goethe, chiaritemi perchè -l'ultima vostra iscrizione sia soltanto mezza. - -— Per la semplice ragione che io non la ritrovai intera. - -Io assentii con un profondo inchino alla magniloquenza di quella -risposta, e quando alzai il capo, l'Inglese corrucciato, cogli occhiali -sul fronte, masticò fra i denti: - -— Signore! voi avete sorriso all'Americano quando irrise la nostra -povertà musicale. V'attendo. - -L'Americano coi capelli pioventi lungo il muso, come un salice -piangente ombreggia il tronco de' suoi pieghevoli rami, s'avanzò, -squassò la criniera, armò le labbra del più infernale sogghigno, e -proruppe nell'attitudine del Mefistofele d'Ary Scheffer: - -— Uomo nato sulla terra, io compiango te come questi altri. Ognuno di -voi crede che i cavoli maturino meglio all'ombra del patrio campanile. -Vi disprezzo perchè egoisti; vi compiango perchè amate un pugno di -terra invece d'amare il tutto. Perciò, a conto mio, ti dico: dormi! -dormi! poichè non sei atto a spogliare quella veste nessea che tu -chiami amor di patria, e che ti darà dolori, non mai gioie. Che Italia -mi vai cantando? Vieni con me: t'insegnerà a dimenticarla il piacere. - -Un brivido glaciale mi corse per le vene tutte: i denti battevano come -le nacchere d'una ballerina nelle ridde della tarantella, e la fronte -mi gocciava ad un tempo di freddo sudore; tuonai: - -— Larva d'uomo, apprestati a lavare col tuo sangue l'insulto! - -Egli crollò le spalle impassibile e s'assise sopra il cassettone -aspettando la sua volta. - -Il Francese con un fare tra lo sbadato e l'altero mi disse: - -— Voi sapete abbastanza che uno di noi due deve morire... e sarete -voi... - -— Perchè non voi! - -— Forse ambidue, susurrò l'Americano. - -— Meglio ancora: ci batteremo al di là... - -Allora gli stranieri, prima discordi, vedendomi facile vittima, si -strinsero a' miei danni. Anche quell'Americano che aveva cantato -l'Italia, o miserabile! derideva la mia nudità! - -. . . . . . . Un velo sanguinoso passò dinanzi i miei occhi, saltai -giù dal letto ed abbrancai furente la spada che m'offeriva il Tedesco. -Pochi colpi ma di misura. Dopo cinque minuti egli cadeva nel proprio -sangue. L'Americano, impassibile, mentre il Tedesco agonizzante gli -raccomandava le sue 17835 iscrizioni e mezza, di un calcio lo rotolò -sotto il letto. - -Pareva che il mio braccio fosse guidato da una magica forza misteriosa: -il Francese nella sua furia lasciò un istante il cuore allo scoperto; -fu l'istante della sua morte. Ed eccolo in compagnia del Tedesco sotto -al letto. - -L'Americano, ad un tratto, mentre io, ebbro e sitibondo di sangue -(e a dirla schietta, anche d'una chicchera di thè, a cacciar giù -quell'imbroglio dallo stomaco), gli porgeva un ferro, trae di tasca -una fiola, d'un sorso ne beve il contenuto, e borbottando un addio -alla vita ed al piacere, s'abbandona mollemente a terra; quindi, oh -meraviglia! per risparmiare a se stesso quel certo calcio surriferito, -agonizzante, striscia, s'avvoltola, sdrucciola come un serpe ferito, -sul pavimento, fin presso ai compagni sotto al letto. - -L'Inglese, masticando il soliloquio d'Amleto, si disponeva, con eroico -disprezzo della morte, ad infilzarmi nello spiedo. Solamente per -amore di verità assicurò che una partita a pugni gli sarebbe stata -più cara; ma, considerato il pregiudizio degli Italiani, che lasciano -questo duellare ai facchini, si dispose a rendermi quel buon ufficio -che desiderava. Oh come lunga, accanita, disperata fu la sua difesa! -Assolutamente non voleva cedere alla sorte dei compagni. Eppure..... -già mi capite. Il suo cadavere, cadendo a terra, urtò il cadavere del -Francese; una viva scintilla di fuoco illuminò la scena. - -Sfinito, mi coricai. Un lago di sangue innondava la stanza: le -iscrizioni del Tedesco galleggiavano, come già i monumenti che le -portavano in fronte soprastarono al deserto di ruine, che fecero le -orde dei suoi connazionali. Il raggio di luna pareva si tuffasse con -voluttà in quella gora, come una silfide nelle cilestri onde marine; -dalla finestra socchiusa un venticello veniva a tergere colla sua -fresca mano i sudori della battaglia, ed io me ne stava là sul letto -come sopra un trono, o meglio sopra un carro di trionfo, allorchè la -porta s'aperse, entrò una frotta d'uomini armati di _rewolvers_. - -Erano Americani; ed il loro capo, sbottonatosi, cavò dal giustacuore -una carta, la lesse: o Dio! era la mia sentenza! - -Quella buona gente era partita di laggiù per accomodare per sempre -la lite e disfare col ferro il nodo gordiano, cominciando la missione -civilizzatrice col mandarmi le gambe in aria. Ed io, sentendomi ad un -tratto più amante che mai della vita, e la morte già tirarmi pei piedi -nelle sue gelide braccia, dato un rapido intensissimo addio a tante -belle e care creature e cose, colla parola strozzata, balbettando, -colle mani in aria ora in atto pietoso, ora irato, invano protestava -aver io difeso l'onore della mia patria, invano invocava il nome del -Licurgo americano, invano faceva appello agli scritti umanitarii -della signora Beecher Stowe; già comprendeva che gl'italiani non -debbono attendere soccorso che dalle proprie braccia, e un anello -diacciato sulla fronte, la bocca d'una pistola, già stava per sbalzarmi -addirittura al di là dello Stige, quando il garzone mi svegliò, come -eravamo convenuti e mi presentò il conto dello scotto. - - * - * * - -Se la sentenza dell'Americano mi faceva capire chiaramente come tutti -i popoli non sono generosi se non finchè nella partita s'avvantaggia -il loro interesse, — salvo a piantarvi dopo il primo acchito — quella -dell'oste a prima vista m'apparve come l'arcobaleno dopo un diluvio; a -seconda mi fece osservare che io era tenuto quale inglese — s'intende -naturalmente di quelli del tempo in cui gli animali parlavano, ed i -ricchi non venivano in Italia a rattoppare la fortuna compromessa dagli -_Sport_... - -Dopo le prove della notte, uno scambio di nazionalità mi era troppo -sensibile; quella birba, che aveva difeso l'Italia, m'aveva a prezzo -della sua eloquenza, accollato il proprio scotto. Discesi e raccontai -la cosa a ser l'oste: mi rispose che, quanto al prezzo, egli era -convinto che gli stranieri potevano senza ragione di broncio pagare un -po' più la sua ospitalità, quando godevano _gratis_ tanti spettacoli; -e quanto all'incognito, avergli detto che io era suo intrinseco amico, -ed essere convenuto fra di noi che io avrei soddisfatto ogni cosa..... -Così per giunta era tenuto pel suo amico, o Dio sa che cosa! Tuttavia -dopo poche mie osservazioni, d'un tratto di penna tagliò la coda -al totale, coda che io in onore della nazionalità italiana donai al -garzone. - -Non vidi più alcuni de' miei commensali. Il Tedesco era partito a -mezzanotte colla corriera del Sempione in compagnia del Francese e -delle sue 17835 iscrizioni — e mezza — l'uno pel Grimsel, l'altro -per Ginevra. L'incognito era certamente passato ad intuonare un inno -all'ospitalità svizzera (a 8, 10 e 12 lire al giorno, compreso il -letto). - - -IV. - -_Una giovenca ed il più bel cuore del mondo — Avete buone gambe? — -Re in Valvigezzo — Anche sull'Alpi si trovano traditori — _Requiescant -in pace.__ - -Che bel mercato è il mercato del sabbato a Domodossola! Le svariate -e strane foggie degli alpigiani di tutti i monti circondanti formano -uno spettacolo veramente curioso. Le vie e la piazza del centro -erano tutte assiepate di carri a cui stavano attelati buoi di piccola -statura; di panche su cui cesti di pomi, pesche, uve e pere di non -grande dimensione ma colorite e gustose; di ortaglia, di forme rotonde -di cacio; stiacciate, bislunghe, ovali, di butirro fresco; di scansìe -su cui bottoni, spilloni, pettini, collane e le altre minuterie di -cui è sì golosa la nostra contadina nè più nè meno che la canadese; -di tavolati a cui appesi il velo, il fazzoletto trinato, la veste di -seta, di cotone e di lana, tutte a vivi colori e il rosso campeggia; -ed intorno a tutte queste botteghe ad aria aperta uno sciame di -montanine fresche rubizze, di ragazzacci, di contadini, di vecchierelle -secche, olivastre e tuttora vegete; un vociare poi di venditori, che -fanno a chi strilla più forte, ed un gridìo continuo di ooh! ooh! dei -conducenti le carrettelle cariche di foresti e di merci che vengono o -vanno alle valli ossolane o all'Intrasca. - -Sulla piazzetta che sta dinnanzi all'albergo, al primo mettere piè -fuori, mi ferì la vista una bionda ragazza sui sedici anni, accoccolata -presso il muro, coi dolcissimi occhi pregni di lacrime. Il volto aveva -leggermente coperto d'una finissima lanugine tal e quale la peluria di -una bella pesca di Lesa. E come una pesca _incarnata_ le gote erano -erubescenti. Fattomi a domandarle della causa del suo dolore, dopo -qualche peritanza mi rispose mostrandomi un canestro pieno di frutta -fresca sconciamente battuta e pesta. Una giovenca infuriata datasi a -scorazzare pel mercato, aveva urtato nel suo canestro quando appunto -stava per venderlo, e ne aveva fatto quel scempio, e due grosse lagrime -venivano terse col rozzo grembiale di tela azzurra. Forse la fanciulla -aveva corso pericolo ella stessa; ma l'essere scampata non la consolava -della perdita, a guisa di quella bimba che, sorpresa sopra le rotaie -di una strada ferrata dall'imminente convoglio, mentre le attraversava -portando un pentolino di latte, caduta a terra dallo spavento, si -rialzava incolume ma piangente perchè aveva rotto il pentolino e -versato il latte. Le profersi di comprare quella frutta. Ella mi -guardò estatica, dubbiosa quasi non avesse compreso. Una vecchierella -che dall'abito pareva sua convalligiana la persuase ad accettare -quelle poche monete di rame di cui le era sì poco generoso. Ella non -rispose che con una lunga occhiata, in cui io lessi cinque o sei ore -di cammino, ed una buona tirata d'orecchi dal padre a lei risparmiata: -poteva dimostrarsi più grata? - -Girellando per le vie, giunsi in faccia al duomo, che, fra parentesi, -non ha ancora faccia. Entratovi, ammirai begli affreschi e quadri, che -mi si dissero opera di valenti pittori ossolani. - -Poco lungi dalla cattedrale vidi pure un'antica magione in viottolo -dimenticato, a porte e finestre ornate di pietra tagliata. Sopra -ogni architrave un'iscrizione latina. Tutte le finestre chiuse: le -invetriate polverose, le soglie e le porte intatte. Pare dorma da lungo -tempo. Quella casa così abbandonata mi parve uno dei tanti palazzi di -Venezia che, disabitati, lungo i canali dei quartieri meno popolosi, -vanno morendo d'inedia e di noia. - -Nessuno indovinerebbe ciò che io trovai di ritorno all'albergo: sovra -un piatto tersissimo di maiolica rossa, coperti da foglie di vite due -grappoli d'uva perlati di rugiada... Quella fanciulla invero aveva un -bel cuore. - -Giammai sì poca moneta fruttò allo zingaro tanto piacere. Il donare -è veramente la più squisita di tutte le soddisfazioni... Non è vero, -lettrici mie? - - * - * * - -Lettore, hai tu buone gambe? Orsù, in moto; apparecchiati a salire e -a scendere, ad arrampicarti e dirupinarti giù dei monti. Se poi non -hai buone gambe, fermati a Domodossola, che io ti racconterò storie e -ciarle millanta di apostoli e di soldati, di alpigiani e di monti, di -foreste e di cascate. - -Il sole spunta sulle creste dei monti che si adagiano tra la valle -Vigezzo e l'Intrasca: e la più ridente delle valli ossolane svelata -agli occhi del cielo e degli uomini intuona il suo inno alla natura. - -Appaiatomi con uno di quegli onesti contadini dal saio meno ruvido, -dalle grosse scarpe e dagli enormi solini della camicia, che, -assiepando la testa — onde non perderla facendo cammino — gli segavano -le orecchie, da Santa Maria Maggiore in due ore di cicalate giunsi al -Santuario. - -— Ha da sapere il mio signore che nell'anno Domini 1494 un certo -Zuccone scagliava una pietra nell'immagine della Vergine e la colpiva -nella fronte. Pensi quale fu il suo terrore quando vide quell'immagine -grondare sangue, e le campane, agitate da mano ignota, suonare a -festa! Sicuro, mio signore, che ciò dopo tanti anni potrebbe essere -messo in dubbio: ma grazie al cielo i miscredenti qui non possono -sogghignare, perchè teniamo negli archivi un atto giudiziale, firmato, -bollato ed autenticato dal podestà della valle e da tutti i notai della -giurisdizione; e lei, che dalla ciera parmi debba sapere di lettera, -capirà che tutti questi scriba non sarebbero andati così d'accordo se -il miracolo non fosse stato evidente. - -— Tutti quei messeri erano convenuti in Re nell'istante di quel -miracolo? - -— No, vi convennero chè il miracolo durò diciotto giorni continui, e se -la vuol convincersi, venga con me che le farò leggere lo strumento. - -— Grazie, amico mio; io sono di quelli che amano meglio di credere che -di accertarmi scrupolosamente del fatto. - -— Ah! sclamò con voce dolente il buon vecchierello stringendomi la -destra fra le incallite mani, perchè non la pensano tutti come lei? - - * - * * - -All'indomani, procedendo poco oltre Olgia, godetti lo spettacolo delle -sottoposte Cento valli, per cui in poche ore, a quanto mi si disse, si -scende, passando ad Intragna, all'amena Locarno. La quasi deserta valle -Cannobina, a cui si potrebbe discendere varcando da Malesco (prima -di giungere a Re) il brutto passo di Finero non mi tentò affatto. A -Craveggia, nota pel bello stabilimento di eccellenti acque minerali, -ebbe i natali Pietro Ferino che, acquistata sui campi napoleonici fama -di esperto condottiero, veniva tenuto caro da Napoleone e dallo stesso -Luigi XVIII, che lo creava pari di Francia. - -A S. Maria Maggiore, sul finire dello scorso secolo, accadeva una -terribile scena. Una buona parte dei novatori che avevano occupato -il forte di Domodossola, sentita la rotta dei compagni a Gravellona, -si ritirava nella valle Vigezzo, donde nel giorno seguente, scendendo -le Cento valli o la Cannobina, si sarebbe rifuggita nella repubblica -cisalpina. A S. Maria i novatori stanchi dalla lunga marcia, abbattuti -dalla fatica e dallo sconforto, sono ricevuti da certo Rassiga, -il quale blatterando di politica in piazza era in voce di fautore -dei Francesi. Egli corre incontro al drappello, e dopo di essersi -rallegrato che il sole di S. Maria potesse vedere i redentori della -patria, rincrescevole della troppo esigua capienza della sua casa, li -guida in un albergo, li conforta di ciancie e di cibi, ed acconciatili -alla meglio nelle stalle capaci, li lascia in preda ai sonno. Il -loro capitano aveva colorito al Rassiga ed ai curiosi la precipitosa -ritirata come una mossa strategica, tacendo dei disastri toccati. A -mezzo la notte, buia come la gola del lupo, Rassiga è svegliato: che -è che non è, un amico che giungeva allora allora dal piano, saputo -dell'arrivo in S. Maria dei novatori e dell'accoglimento avuto, lo -fa consapevole della loro rotta, e peggio, i soldati regi già stare -alle porte del borgo, il pericolo imminente: fuggisse od in alcun modo -provvedesse alla propria sicurezza. Rassiga era uno di quei tali che -ignorano nulla essere più difficile che conservare un'opinione nel -pericolo della vita. Che Dio non metta mai a questa prova la falange -dei tanti! - -Nella lotta, seppure vi fu lotta, prevalse l'egoismo: alle strette di -dover perdere avere e vita, scelse il tradimento. Corse incontro ai -regii; sè disse corpo ed anima pel trionfo dell'ordine: sapere che -una mano di turbolenti si era rifuggita fra quei monti pacifici per -commettere Dio sa quali abbominii su popolazioni devote al re: suo -dovere di svelare il covo che ricettava le fiere, onde immolarle alla -giustizia. - -La paura dalle pallide sembianze condusse con mano tremante il -tradimento attraverso le ombre della notte alla porta segnata; con -passi di volpe varcano furtivi la soglia ospitale. - -Fra la sicuranza del ricetto fratellevole e la stanchezza per la -faticosa marcia, i fuggiaschi s'erano abbandonati al sonno, e già la -fantasia pingeva loro d'attorno le scene famigliari delle madri, delle -spose e delle amiche lontane, quando — un lampo — un tuono orrendo -scoppiò, e s'udì per l'aere commosso un urlo... dal sonno fidente erano -trabalzati nel nulla — tutti! - -— _Requiescant in pace_, balbettò esterrefatto Rassiga. - -— Viva il re! gridarono i soldati. - - -V. - -_Trionfo delle castagne sulla fama di un'illustrazione dantesca._ - -M'aggirava nelle boscate colline di Trontano all'ombra dei castagneti. -Stanco d'asolare entrai in una modesta capanna sull'orlo del villaggio, -e vi trovai cortese ospitalità. Rifocillatomi in compagnia di quei -buoni contadini, mi assisi al rezzo delle piante. L'esterno di quella -casa campestre senza aver nulla di mirabile, mi colpiva; forse erano -due finestre nel muro di pietra, basse, a sesto acuto, profonde, che mi -guardavano fisso come se aspettassero una interrogazione per rivelarmi -un segreto. - -L'antichità di quel muro contrastava singolarmente colla verzura -d'una giovine vite, che abbracciandolo co' tralci, correva attorno -in ghirlande: pareva la giovinezza che conforta col suo sorriso la -vecchiaia. Un zampillo d'acqua scorrente poco lungi tra le foglie ed i -sassolini, empieva l'aria d'un misterioso cicaleccio. Le mie palpebre -s'andavano abbassando; il mio capo s'appoggiò al tronco d'un castagno, -sbadigliai e m'assopii. - -Dopo poco d'ora, mentre io me ne stava tranquillamente dormendo, la -porta della capanna si aprì, e ne uscì un frate che a passi furtivi -venne presso di me. - -La sua alta statura, maestosa ed imponente, pareva averlo destinato -al comando, mentre dallo sguardo ammaliatore refluiva una dolcezza -persuasiva. Il suo capo era interamente nudo: anche le sopraciglia -erano prive di peli. A chi lo guardasse attento, la sua pelle appariva -arsiccia, screpolata; sì che moveva ad un tempo pietà e terrore. -Anzi, se ben mi ricorda, parmi emanasse dalla sua persona un odore di -bruciaticcio insolito. Si avanzò, ed a me meravigliato non stendesse -la mano, disse pacatamente dopo di essersi guardato attorno con occhio -sospettoso: - -— Perchè guardavate voi con tanto amore quell'avanzo d'una antica casa? - -— Non lo so io stesso: forse qui abitò qualche immortale che anche dopo -secoli riempie di sè i luoghi ove s'aggirò vivente. - -— Voi sapete adunque di lui, dello sventurato fra Dolcino? - - «Or di' a frà Dolcin dunque che s'armi, - «Tu che forse vedrai il sole in breve, - «Se egli non vuol qui tosto seguitarmi, - «Sì di vivanda, che stretta di neve - «Non rechi la vittoria al Noarese - «Ch'altrimenti acquistar non saria lieve.» - -Io cominciava a credere di sognare sentendo queste due terzine di -Dante, da un frate, all'ombra di un castagno a Trontano. - -— Dunque qui nacque?... - -— Fra Dolcino. A voi che veniste a visitare questa mia contrada pel -dolce amore della natura... - -— E dell'aria fresca, pensai tra me. - -— ... Voglio dire di sua vita, per appagare la vostra brama. - -Io veramente non pensava più che tanto a frà Dolcino; ma poichè una -sì bella occasione di favellare dei famosi immortalati da Dante non -si presenta ad ogni passo con un frate, tutt'orecchi ascoltai lo -sconosciuto. - -— Verso il finire del secolo XIII, egli nacque in questa casa, figlio -d'un prete. Suo padre decise di vestirlo della tonaca di frate. -Ignorante d'ogni cosa di questo mondo, passava i suoi giorni fra le -feste dell'età e della natura. Quando udì la volontà del padre gli -parve tutto predicesse quanto sognava, virtù ed amore. Gli spiriti -famigliari rallegravano la casa: i passeri sul tetto pareva gli -dicessero colle loro note: va, tutto è amore! Condotto nel Trentino, -indossò la tonaca degli Umiliati; ma in breve sendogli venuta a noia -la solitaria quiete del claustro, in cui interrogava sè stesso, se chi -serve Dio non deve tutto intraprendere per la salute degli uomini, -pregava i priori con istanza di concedergli almeno la licenza della -predicazione. L'indole irrequieta ed animosa lo tradiva ad imprese -più clamorose. Fu cacciato da quel convento; in quella suo padre -moriva. Soffrì come chi crede e spera, e non invano, chè la fortuna, -rasserenato l'orizzonte, dopo tante traversìe gli serbava le ineffabili -consolazioni dell'amore. Allogatosi quale procuratore di un convento -di monache in Trento, conobbe allora una nobile e bella giovinetta -che orfana come Dolcino s'era ritirata fra quelle mura, e l'anima sua -caldissima se n'accese d'inestinguibile affetto corrisposto con quel -tenero amore che riverbera sulla mente dell'uomo le aspirazioni d'una -innocenza immacolata. - -Oh! come rapidi quei giorni! - -Intanto Segarello da Parma empieva l'Italia superiore delle sue ardite -dottrine. Puri in mezzo a corrotti, generosi fino al sagrificio, -fidenti nell'avvenire, entrambi s'interrogarono se essi pure non -sarebbero discesi in Lombardia a propugnare la verità contro i -profanatori del tempio. Abbandonato il Trentino coll'amica inspiratrice -calò nella grande valle del Po, e predicando con tutto il calore -e la forza della convinzione amore a Dio ed agli uomini, digiuni e -mortificazioni, in breve tempo venne seguito da migliaia di proseliti, -e sì alta ne echeggiava la fama, che lo stesso Dante colpitone scriveva -di lui nelle immortali sue pagine. La favella piena di grazia e di -carità, la soave bellezza di Margherita s'insinuava ad ammollire i -cuori più duri, mentre fra Dolcino con ardire di apostolo assaliva i -pregiudici più antichi senza temere d'incontrare la sorte di Segarello, -arso vivo. - -Ahi! che i trionfi davanti gli uomini sono brevi! Cominciarono le prove -di Dio. Il vescovo di Vercelli leva con indulgenze una crociata contro -il ribelle a Roma. Fra Dolcino, rifugiatosi nei monti del Biellese -con poca parte di tanti seguaci, ad una duce e soldato, sostiene un -lungo assedio. Fratello, che Dio non faccia mai soffrire a te quanto -soffrirono Dolcino e Margherita! Le legna e le vettovaglie vennero -a termine: la fame ed il freddo! — la fame che desta la ribellione, -che stanca ogni più saldo proposito; il freddo che intirizzisce il -braccio ed affievolisce il valore! I difensori sfiniti cadevano attorno -alle bastite... alcuni disertavano... e la breccia dal nemico veniva -compiuta quasi senza difesa..... Che più? - -Il 23 marzo del 1307, dopo la più disperata difesa, stremati d'ogni -forza, caddero nelle mani dei crociati, i quali, dopo ogni vituperio, -a misura di tanaglie roventi e di carboni accesi fecero espiare ai due -novatori il delitto d'aver sollevato migliaia di credenti contro i vizi -del clero. Frà Dolcino sopra una catasta di legna nelle radure ghiaiose -fra la Sesia ed il Cervio venne bruciato vivo. Per libidine di ferocia, -Margherita dovette assistere all'estremo supplizio di chi dopo Dio -l'aveva amata sopra ogni terrena cosa! Alla plebe Biellese era serbato -lo spettacolo dell'animosa donna arsa sopra di un rogo. Di frà Dolcino -non restarono neppure le ceneri: non resta che la memoria... non è -vero? - -— Sì, frate, a chi conosce quei tempi. Frà Dolcino, lasciata da parte -ogni questione religiosa, è una bella figura del medio evo: guerriero -ed apostolo in diverse condizioni di tempo, avrebbe operato grandi -cose. - -— Ma ora qual è la memoria di lui? - -— A chi non ha sviscerato le idee di quel secolo, essa non è che la -memoria d'uno che animava i fedeli ad armarsi contro l'Anticristo. -Questi tempi aritmetici non possono di leggieri comprendere lo slancio -dei nostri nonni per un'idea filosofica. Ora gli eretici seggono nelle -Università e nei Parlamenti nel più buon accordo coi devoti; e se corre -qualche saetta, svanisce in un fuoco fatuo di diario. Colle indulgenze -non armereste quattro scaccini di sagrestia. Non v'ha che la patria che -possa suscitare legioni con un grido. - -— E Trontano... soggiunse dopo breve pausa il frate con voce scorata... -e Trontano non s'onora di quel suo antico figlio? - -— A dire la verità io ho sentito sempre a celebrare Trontano per... - -— La patria di frà Dolcino?... - -— No, per le più eccellenti castagne del mondo. Dalla qual cosa voi -ed io potremmo dedurre copia di pensieri sulla vanità della gloria e -sulla inutilità di farsi arrostire pel trionfo d'un'idea... Ma che? voi -impallidite? - -— Per le castagne! per le castagne! - -E il povero frate accasciato sotto il peso della mia rivelazione -stralunò gli occhi, barcollò e sarebbe caduto ruzzoloni se io non mi -fossi affrettato a raccoglierlo nelle mie braccia. - -Se non che in quel punto mi svegliai colle braccia conserte al -castagno, contro il quale io aveva pure picchiato del naso nella furia -di soccorrere il povero frà Dolcino. - -I passeri sul tetto, sui rami, cinguettavano la loro antica canzone: -_tutto è amore_, la sorgente sussurrava un idilio a note sommesse, ed -il muro secolare continuava a guardarmi colle sue oscure occhiaie. Il -castagno sotto il quale m'era apparso frà Dolcino, stendeva, agitandole -con frenetica gioia, le sue braccia all'aria, ed i ricci dei suoi -frutti mi parevano straordinariamente ingrossati a dispetto della -gloria antica del conterraneo. Celebrava quel birbo il trionfo delle -castagne sulla fama di una figura dantesca! La vite sola s'attaccava -più salda, più stretta alle vecchie mura, festeggiandole colla frescura -della sua ombra e colle ghirlande de' suoi tralci pampinosi; ed io, -alzatomi e stirando le membra indolenzite, m'incamminai non so più -dove, zufolando coi passeri: - -— Tutto è amore! - - -VI. - -_Il Sempione — Invenzione di un ponte per passarvi dissotto._ - -La valle più nota ai viaggiatori ed agli studiosi fra quante convengono -nel bacino ossolano, è la valle percorsa da quella meravigliosa strada -che sale al Sempione congiungendo Milano a Ginevra. - -Valle Divedro diramasi da Crevola al valico del Sempione: il confine -però tra gli Svizzeri e gl'Italiani sta a S. Marco, poco prima -di giungere a Gondo. Nell'anno 1801 quella vastissima mente di -Napoleone Bonaparte, ormai al colmo del potere, ideava una strada -monumentale che valicando i gioghi alpini scorgesse dalla Svizzera -all'Italia superiore: nel 1805 la grand'opera era già finita, a gloria -principalmente degl'ingegneri italiani, i quali, quanto più ardua era -la loro impresa in una valle selvaggia, ovunque dirupata ed asprissima, -tanto più degna del nome romano seppero renderla, sì che gli stessi -stranieri, troppo spesso ingiusti, dovettero rendere giustizia alla -perizia loro. - -Il tratto da Iselle a Crevola, anzi quasi tutta la valle, presenta una -delle più orrende scene di distruzione: dappertutto frane di monti e -sassi minacciosi pendono sul capo al viaggiatore; qua e là le volute -della neve precipitano nella stagione invernale nell'oscuro fondo della -valle, avvallando spesso quanto incontrano nell'irrompente rovinìo. -Chiunque vide questo cammino tracciato con tanto ardire e tanta -sapienza, consiglia al governo italiano a non risparmiare cure e danari -per conservare una strada che, larga otto metri, con sei gallerie, -attraversa tre provincie del regno, formando l'ammirazione pur anco dei -volgari. - -Ecco la tradizione storica che lo zingaro raccolse nel pulito e -discreto albergo d'Iselle dalla bocca di un colto Ossolano. - -Sul Sempione nel 1799 vi furono varie fazioni guerresche tra Francesi -ed Austriaci. Nel 1800 il generale Béthencourt con mille soldati -francesi e svizzeri, mentre Bonaparte, attraversava arditamente il -gran S. Bernardo venne inviato ad occupare i posti di Iselle e di -Domodossola. Ma in una procellosa notte un ponte di quell'antica -stradicciuola era sprofondato in un abisso: nessun modo di passar -oltre. Un coscritto, senza dubbio nativo delle Alpi, offre al -generale il mezzo di scavalcare la forra, e senz'altro, leggiero -come uno scoiattolo, striscia sulle rocciose pareti di quel burrone, -aggrappandosi ad ogni masso, ad ogni cespuglio, e giunto in fondo, -guada il torrente e s'arrampica sull'ertissima parete opposta, mentre i -più tremano che un piede in fallo, un sasso malfermo o la vertigine lo -precipitino frantumato nella sottoposta fiumana. - -In questo la recluta è giunta, dopo infiniti sforzi, ad afferrare il -ciglione dell'opposta parete — egli è giunto alla meta e tutti battono -palma a palma. Il giovanetto s'era tratto con sè il cappio d'una grossa -corda che egli aveva assicurato ad un pino dell'altra sponda, e tesala, -l'annodò strettamente ad un macigno, sicchè venne così improvvisato -un ponte sul quale, anzi sotto il quale sospesi alle proprie braccia, -primo s'intende il Béthencourt, passarono i soldati armi e bagaglio ad -armacollo. Di cinque cani che seguivano quella mano d'armati, due soli -poterono giungere ai loro padroni: gli altri tre vennero trascinati -dalla furia del torrente che non riuscirono a guadare. - -È opinione dei più che il Sempione abbia avuto questo nome da Servilio -Cepione nella guerra contro i Cimbri, della quale l'Ossola fu teatro -per molte pugna, quantunque Cepione abbia combattuto non qui, ma nella -Gallia. Dell'antico passaggio restano molte vestigia, particolarmente -dal lato svizzero. - -Presso Gondo, nella galleria più lunga della strada, havvi scolpita nel -marmo quest'iscrizione, che meritava d'essere raccolta fra le 17385 e -1/2 dell'archeologo tedesco, a cui l'attica semplicità che la informa -avrebbe risparmiato le fatiche del commento: - - ÆRE ITALO 1805. - -Delle cose naturali di questa valle sono fra le più notevoli le cascate -di Frassinone presso la galleria di Gondo, e di Zwischbergen poco -lungi. Se lord Byron avesse veduto — il che ignoro — la fantastica -scena che in questi dintorni la natura dispiega, ho per fermo che -il poeta ne avrebbe fatto teatro alle evocazioni del suo Manfredi. -L'oscura profondità dell'abisso, il terribile disordine dei massi, le -nembose vette alpine che si disterrano al cielo, le cupe tinte della -luce empiono l'anima di una misteriosa temenza: l'abisso vi spaventa, -salire su quelle piramidi è impossibile... Non vi movete: non un ah! -di meraviglia o di terrore, non un respiro, che potreste svegliare quei -massi penzoloni.... Vedete cosa vi sta scritto? - - «È proibito di parlare sotto pena di morte!» - - -VII. - -_Si parla di paesi non visti._ - -La valle Isorno stendesi dalla valle d'Ossola alle falde del pizzo del -lago gelato tra la valle Antigorio e la valle Vigezzo, confinando nel -fondo col Ticinese, a cui guida un sentiero passando sulle creste del -pizzo suddetto. Questa valle lieta di pascoli è popolata nella bella -stagione di armenti e di greggie. È quasi sconosciuta ai viaggiatori. - -La val Bugnanco, a destra della Toce, sbocca presso Domo e si stende -fino alla cima di monte Crescia, da cui precipita la Bogna, torrente -minaccioso che portò molte volte gravi danni alla capitale dell'Ossola. -Seguendo il letto della Bogna verso la sorgente, un sentiero scorge -alla confine valle di Strumback nel Vallese: non è frequentato che rare -volte da quei valligiani. Cisore, i due Bugnanco e Monte Ossolano sono -i villaggi più notevoli. - -La valle di Antrona da Villa, poco prima di giungere a Domodossola, -corre sino al pizzo di Botarello, detto dagli Svizzeri, se non -m'inganno, il Fletschorn; valicato il quale, un sentiero guida nel -Vallese, nella valle già nominata di Strumback. La valle Antrona è -ricca di miniere d'oro, di ferro e di amianto. L'Ovesca, tributario -della Toce, vi sbocca presso Villa. La strada di questo villaggio, -passando a Seppiana, Monteschieno e Viganella, guida ad Antrona in -un altipiano che credesi fosse ne' remoti tempi il bacino del lago. -Antrona-piana venne nel secolo XVII distrutta da un'immensa frana -staccatasi dai monti imminenti. — Lo zingaro sentì da un confratello -di ritorno da una peregrinazione nelle tre valli d'Isorno, Bugnanco -ed Antrona quanto sta qui sopra, e per quanto lo solleticasse il -desiderio di scoprire terreni vergini ed incontaminati dalle guide, -non avendo inteso neppure a parlare di una fata con cui amoreggiando -potesse compensarsi della prosaica uniformità delle cose, trascrisse -sul taccuino la poco immaginosa descrizione, rinunciò alle trote del -laghetto d'Antrona, e s'avviò difilato alla volta della vall'Anzasca. - - -VIII. - -_L'Anzasca — Un nuovo Messia._ - -Più splendida giornata di questa non può darsi; tutto parla ai sensi, -al cuore, la serena allegria della giovinezza. Dimentica il viatore -ogni suo guaio per cantarellare coi passeri, che anche un pessimista -non avrebbe potuto immaginare cosa più bella di questo mattino -raffrescato da un venticello che vi fa più giovine di dieci anni, e -suscita, con una voglia matta di correre, un appetito che non sarà -l'ultimo premio ai tentatori delle Alpi. - -Un'antica sbilenca e sonante carrettella tirata da un cavallo più -spigliato che snello di forme ne porta rapidamente all'Anzasca per la -bella strada che quei valligiani intesero di condurre sino alle falde -del Rosa da Piedimulera. - -Il cocchiere, che non aveva ancora aperto bocca da Domo, accennò in -alto un villaggio, Cimamulera, e raccontò come un dodici o quindici -anni fa un prete, che vi era curato, seppe con tali squisitissime -arti abbindolare la gente semplice e credenzona, che in poco tempo -venne idolatrato come novello Messia, e quando poi fu per altri -misfatti carcerato in Novara, i montanari, in processione, a piedi -nudi, scendevano al piano per andare a liberarlo dai Farisei o morirvi -assieme! — Ma un drappello di carabinieri venne inopinatamente ad -opporsi alla crociata per liberare _dal sepolcro_ il sedicente Cristo. -Fu ad un tempo risìbile e compassionevole il vedere quegli apostoli di -una fede che offeriva martiri, dispersi caritatevolmente dai soldati, -mentre la Vergine — madre di più figli — S. Giuseppe e S. Pietro -erano condotti a Domodossola innanzi al capo della provincia, il -quale credette fare cosa assennata, dopo d'avere loro dato una buona -scardassata, senza lavarsene le mani come Pilato, rimandarli al loro -nido. - -Da questo racconto si può dedurre a quali eccessi potesse spingere il -fanatismo religioso nei tempi remoti! - -Da Cimamulera scorgesi la patria di Dolcino; forse arrisero alla mente -del nuovo settario, se non il fine, i trionfi di quell'antico. In -nessun modo però puossi far paragone fra i due. - -A Ponte Grande salutai riverente un cucuzzolo del monte Rosa, l'Alpe -più stupenda dell'Europa per la vastità degli aspetti, e che non la -cede al Bianco in altezza se non di pochi metri. - -Oh! come è bella la cascata di Valbianca! Poche gareggiano con essa -nella catena alpina. - -Da Bannio, uno de' più ameni paeselli della valle, costeggiando -l'Anzino, l'auriga mi disse che si può, salito il Campello, scendere di -là in Vallesesia. - -In tre ore, da Vanzone attraversai, pedestre, l'oscura gola del -Morghen, e giunsi a val Macugnaga. La quale è a vall'Anzasca quello -che è la Formazza all'Antigorio, un altipiano senza alberi fruttiferi, -abitato da un'antica colonia germanica, che parla tuttavia un corrotto -tedesco. Da questi pascoli, in una giornata di penoso cammino, si varca -il monte Moro, dalle cui vette godesi il mirabile aspetto di tutto il -Rosa. - -Da Pecceto alle pendici del Rosa, attraversando il monte Turlo, si -scende in Alagna, donde, mi piace qui notare, partiva per ben quattro -volte D. Giovanni Gnifetti per giungere l'ultima solamente sopra uno -dei cinque pizzi più elevati di quel gigante. Non disanimato dalle -bufere e dai pericoli d'un viaggio, ove ad ogni passo si apre una tomba -all'ardito, pervenne, addì 9 agosto 1842, sul pizzo che giustizia vuole -si chiami d'ora innanzi Gnifetti, come s'appellano Zumstein e Vincent i -picchi su cui salirono gl'intrepidi di tal nome. - - -IX. - -_Quanti disprezzino l'oro._ - - _Auri sacra fames!_ - -Ecco le miniere dell'oro. Indossata la sopraveste dei minieratori, -salutai con animo trepidante la luce del sole, e discesi nella più -profonda e più vasta e più antica delle miniere della valle, anzi -dell'Italia. Duemila anni fa migliaia di schiavi dei Romani vi -cercavano le vene del prezioso metallo, e non ancora esaurito è il -tesoro. Il Rosa, siccome serba agli audaci che gli salgono sopra il più -stupendo spettacolo del mondo, serba nel seno tant'oro da fare di voi, -o mortali, altrettanti re Mida. - -— Dove scendiamo? Nel cuore della terra? Da un'ora ormai il piede -incerto discende per iscale senza numero, di antro in pozzo, di -pozzo in caverne immense, dove la tremolante luce delle lampade non -rischiarando le stillanti e nere pareti, ne lascia supporre d'essere -penetrati nelle bolgie dantesche. — E sotto a' piedi un'altra oscura -bocca ne ingoia, e discendiamo... Ahi! Dov'è l'aura vitale della valle? -La luce onnicolore, il canto della natura? - -— Discendi ancora, disse l'ospite, e vedrai quanto è grande la brama -dell'oro. Ma il petto è ansante, le nari s'allargano invano per bere -un sorso d'aria pura, e le ginocchia minacciano di lasciarmi ruzzolare -nell'abisso..... Ah! ecco l'ultima caverna. - -Dove sono gli immortali cattivi di Minosse? Ma laggiù la turba che si -smaniava non v'era precipitata per l'ira del Ghibellino — laggiù non -le pietose visioni delle Francesche, delle Pie, delle Piccarde — ma sì -l'urlo dell'Ugolino: ho fame, fame — d'oro! Le cere pallide, gli occhi -intenti che sovente si chiudevano per attendere quasi un prodigio dalla -sorte, il prodigio d'un _filone_, le labbra, balbettanti misteriose -parole, tremavano convulsivamente; i ferri, gli scalpelli sonavano -dolorosamente con affrettata vicenda sul sasso, e le girelle cigolando -con lungo e monotono gemito sotto il peso della terra da razzolare -lassù si lagnavano della faticosa bisogna. Presto, trovate l'oro, e -risalirete all'aria libera, dove v'attende il piacere. Presto — la mano -ingranchita nega l'ufficio suo — non importa, avrai tempo a riposarti -stazzonando la coppa dell'ebbrezza. Presto — l'occhio stanco di fissare -s'inietta di sangue — che vale? ti guarirà la vista di quella donna che -prediligerai. Non morderti le labbra per dispettosa impazienza — quelle -della bella si macchierebbero di sangue. - -Tutti hanno ragione. La sete degli agi, dell'ozio, del piacere cresce -smisurata col ribrezzo per la povertà operosa ed onorata. - -Date loro dell'oro, o roccie avare! Perchè non posseggo io la verga -di Mosè? Vi sdoccerei da questa rupe insensibile un torrente di -scintillanti verghe. - -Resisterete voi al fascino di quanto vi si offre per la vostra -ricchezza? Ecco a voi la coscienza dei sacerdoti e dei giudici; a voi -pel pane e l'ozio del circo, le ovazioni della plebe; a voi l'arbitrio -della fama; a voi chi per trenta nummi tradirà la patria; a voi, per i -monili e le perle, la già pudica vergine non riluttante a vostra balìa -— la madre, a cui procuraste mense lussuriose, tace ghignando — il -marito già vendette la moglie; a voi geloso veleni e coltella; a voi -ambizioso chi vi venderà l'ingegno e la fama — al massimo buon prezzo; -— a voi vivo ancora monumenti; a voi artisti, che scambiato il vezzo -dell'ozioso nell'amore splendido delle nove sorelle, inneggieranno e di -mille fantasie abbelliranno la casa; a voi coll'oro la farsa orpellata -delle frini o la tragedia a scelta, e, orribile a dirsi, il poeta che -canta ed impreca a suono della moneta, della poca moneta, per cui tra -secoli, oscurato Mecenate, rivivrete ancora nel sospiro del vate e -della ballerina senza procolo!... - -Resistete? La vertigine vi attira, la virtù e l'onore impallidiscono -al bagliore del vizio seduttore che vi tende le molli braccia..... Un -grido forsennato s'eleva dalla folla ubbriaca: la vita è pel piacere — -Dio è una noiosa chimera; tutti sacrificano al vitello d'oro, senza che -un Mosè spezzi dallo sdegno le tavole sacre sulle loro teste. - -Ahi! dolorosa visione! Quanti vid'io nella turba affannata stendere -la mano per sacrificare al Dio, che io aveva tenuti con religiosa -riverenza come illibati! Attorno al tripudio, apparivano nelle fumose -scene della bolgia monumenta e forche, feste e berline..... - -O infamia, sclamai cadendo sulle ginocchia, tutto adunque s'immolerà -sul tuo altare? - -Quando, dalla parte opposta, come in ampia radura sconfinata, vidi -raggiante la Carità in atto verecondo sovvenire con mano fratellevole -al misero, e così trattenuto il braccio vendicatore dell'ira -divina..... Attorno alla benedetta, in cerchio, chi cantò la verità e -pugnò per la libertà per solo amore delle gemine sorelle..... - -Erano pochi. - - -X. - -_Stonazioni della fama. — Le Ossolane non sono più quelle d'una volta. -— Cajo Mario ed i Cimbri. — Innocenzo IX di Cravegna. — Banchetti -funebri. — La valle Diveria._ - -Di ritorno a Domodossola, senz'altra dimora, corriamo alla valle -Antigorio, da cui, per l'altipiano di Formazza e la salita del Gries, -discenderemo nella Svizzera. - -Crevola trovasi appunto là dove sboccano le valli Divedro ed Antigorio. -La maraviglia, l'illustrazione di Crevola — all'ombra di qual campanile -non havvi _un'illustrazione_? — è il ponte della strada al Sempione, -che varca per la prima volta l'arrabbiata Diveria; i periti vi dicono -che esso è largo otto metri — come la strada — lungo cento e alto -trenta. A mezzo un'enorme torre di granito si erge dal letto della -fiumana a sostenerlo; scendete la scala che sta presso le casipole -vicine e guardate insù — neh, che il ponte ha del pittoresco? Ma gli è -pur vero che questo ponte è più celebrato di quanto l'architettura o le -difficoltà superate meritino. L'Amoretti lo dice imponente; l'Ebel un -capolavoro d'architettura; Boniforti lo chiama famoso se non altro per -constatare l'opinione universale. Io mi stringo umilmente nelle spalle -e senza detrarre al merito del ponte, faccio a me stesso la semplice -domanda: se questo è un famoso capolavoro, quali parole potranno -adoperarsi per favellare del ponte sulla Dora del Mosca, di quello sul -Niagara in America e del viadotto da Marghera a Venezia? - -Questa smania di celebrare, come sublimi, cose per nulla singolari, -non è generalmente invalsa negli scrittori italiani, i quali debbono -piuttosto accagionarsi (forse pel continuo spettacolo di cose grandi in -arte ed in natura) di una certa indifferenza nel notare al viaggiatore -ciò che per universale consentimento è veramente degno d'ammirazione. - -Non parlo delle guide renane e svizzere: ogni rigagnolo d'acqua che -fila da una rupe di dieci metri è una meraviglia. Intanto gl'Italiani, -sì poco curanti della patria loro, sanno generalmente raccontare d'aver -visto questo e quello al di là dei monti, e ignorano quanto sta a dieci -passi dalla loro casa.... Credo di non ingannarmi asseverando che gli -Italiani sentono la bellezza della loro patria senza curarsene punto, -come un nato ricco non dà pregio a quegli agi, ad ottenere i quali i -poveri si travagliano spesso invano tutta la loro vita. Ma senz'altre -digressioni entriamo nella valle Antigorio ritornando a Crevola. - -La lapide latina, che leggesi sopra un muro della Chiesa di S. Vitale, -accenna ad una feroce pugna combattutasi presso Crevola nell'anno -1487 tra gl'Italiani e gli Svizzeri: Bernardino Corio parla di questa -battaglia nelle sue storie, ed in questa narrazione è notevole che -gl'Italiani non avessero che _due_ morti, mentre gli Svizzeri ne -contassero _duemila_, o secondo gli storici Alemanni soli _ottocento_, -numero tuttavia troppo disparato per non eccitare al lettore alcun -dubbio sulla veracità della storia. Ad ogni modo gli Svizzeri uccisi -furono tanti che i loro cadaveri caduti nella Diveria avevano formato -una chiusa di tale altezza da servire di ponte agli Italiani. - -Narrasi pure che le donne ossolane, inferocite dalla barbarie del -nemico, che prima di questa pugna aveva manomesso ogni cosa in quei -dintorni, quanti Svizzeri fuggenti s'erano ricoverati nei boschi o -nelle capanne scannassero, e strappato il cuore sanguinoso dai loro -petti ne ammanissero pasto ai cani. - -Ancora adesso le belle Ossolane vi rapiscono il cuore, ma non è provato -che lo diano ai cani. - -Fra i morti vi furono Renato Trivulzio, capitano degli Italiani, ed -Albino Desilinon, capitano degli Svizzeri. - -Sulle rupi di Crevola sorgeva nel medio evo un castello, che fu dei -Silva, famiglia che diede prodi capitani. Di questo castello non -rimangono se non macerie coperte di muschio e di obblìo. - - * - * * - -Poco sopra Crevola, a destra, sopra un poggio lieto di vigne e di -campi, scorgesi Montecrestese, al di là della Toce; il sole vi matura -un vino schietto e rubino. Qui presso la Toce precipita fragorosa in -un profondo gorgo, su cui, non sono molti anni, era gittato un ponte -altissimo e senza parapetto, sul quale non si varcava quell'abisso -senza pericolo. - -Proseguendo la strada, poco oltre a sinistra troviamo Vira attorniato -da vigneti, e poi a destra Ponte Manlio, così detto dal Console Manlio, -che vi si era accampato colle proprie legioni nella spedizione contro -i Cimbri, ed aveva quivi gettato un ponte sulla Toce. Si sa — da chi -non l'ignora — che i consoli Manlio e Cepione vennero sconfitti da -quei feroci abitatori delle foreste nordiche, già vincitori di Cassio -Longino; sconfitte che dovevano far risplendere di più la sanguinosa -vittoria di Caio Mario, colla quale questo capitano di gran mente e -di forme atletiche atterrava, al dire di Tito Livio, duecento mila -barbari, e menava in trionfo novanta mila prigioni. La fortuna, dando -lo scacco al suo collega Catulo vinto dai Cimbri sulle rive di questa -stessa Toce, gli apparecchiava nuovi allori. - -Nei piani del Ticino, tra Novara e Vercelli, nei campi Raudj, si -combattè l'estrema pugna tra Roma ed i Cimbri; Caio Mario, morti cento -e quarantamila nemici, s'incamminava a Roma, traendo seco settantamila -prigioni, a Roma che per la quinta volta lo eleggeva console. - -Meravigliosa cosa! Non v'ha paese anche nascosto fra inospitali monti -in cui i Romani non abbiano impresso il marchio dell'arrogante loro -grandezza. - -Ma lasciamo le glorie dei Romani ai pochi che le studiano, e _marciamo_ -su Crodo, capoluogo di mandamento di tutta la vallea, lasciato -Campomanlio a destra e passando sotto una galleria tagliata a ferro -e fuoco nella viva roccia. Presso Crodo credesi s'allagasse la Toce -formando un bacino considerevole d'acqua; e monsignor Bescapè, vescovo -di Novara, il quale nelle sue visite pastorali studiava e notava la -natura e gli uomini, parla di un tempietto a S. Martino che allora -chiamavasi Capolago, tempietto che tuttora esiste, a quanto mi si -disse. - -Crodo è forse nella più infelice posizione della valle: ad ogni -infuriare del torrente Alfenza, ogni abitante paventa non si -rinnovellino per lui l'estreme scene del diluvio universale, senza la -speranza di una novella arca di Noè; chè l'Alfenza, diroccando piante, -ciottoli e massi immani, forma a sè dinnanzi barriere che un istante -dopo distrugge, sfogando con tremende urla il rabbioso impeto sulle -mura di Crodo. Perchè dunque i nostri nonni presero stanza in un sito -tanto minacciato? Ciò diranno pure i Domodossolani: ma quei babbi — -senza _ministeri d'agricoltura_ — rispettavano con religiosa temenza -le foreste, sapendo — senza _studi forestali_ — come le piante mentre -abbelliscono le falde montane e purificano l'aere, colle radici sì -tenacemente s'abbarbicano alle zolle, alle roccie, che nessuna forza di -torrente o di voluta che rovini sopra di loro, varrà a sterparle ed a -strascinare con sè il terreno su cui sorgono. Se la improvvida cupidità -dell'oro non viene frenata, fra poco tempo una pianta sulle Alpi sarà -una curiosità, come una cascata. - -Pochi minuti sopra Crodo sta lo stabilimento idropatico con sorgente -d'acqua minerale ed albergo: ve lo indico con piacere nel caso vi possa -giovare; ed in ogni caso se non vi sarà utile la linfa colla doccia -ed il bagno, vi gioverà senza dubbio l'albergo confortevole e più di -tutto l'aria vivissima. La bella strada calessabile, la vicinanza a -Domo, la freschezza del sito, invitano nella stagione estiva copia di -visitatori. - -Quantunque l'appetito m'eccitasse a giungere presto a Baceno, non volli -tralasciare di fare una visita a Cravegna, terricciuola microscopica -sulle ultime falde del Corno Cistella, per soddisfare la mia curiosità -di conoscere almeno di vista il villaggio che gli Ossolani citano -volentieri come patria del compaesano che ebbe più splendida sorte fra -quanti emigrano dai loro monti. - -Giovanni della Noce nasceva di padre cravegnese in Bologna sul -principio del secolo XVI. I risparmi del padre, facchino, o la -protezione di qualche mecenate strapparono il giovanotto all'oscura -sorte della famiglia. Addottorato, egli seppe in breve schiudersi -attraverso alla folla dei preti che assediano il Quirinale una -via col proprio ingegno. Acciuffata così la fortuna colla stima -dei pontefici, di grado in grado, canonico, vicario, referendario, -vescovo, ambasciatore a quella Venezia che allora era ancora in grado -di liberare l'Europa dai Turchi, fu poscia patriarca a Gerusalemme ed -infine cardinale. Quando nel 1591 egli venne eletto pontefice assunse -il triregno col nome d'Innocenzo IX. Scrisse varie opere che io non -lessi e che voi non leggerete. Beneficò i compaesani. Uno dei tratti -singolari della sua vita fu che egli cambiò il nome paterno con quello -di Facchinetti per rammentarsi certamente nell'insperata prosperità la -propria origine; come già gl'imperatori romani traevano dietro di loro -nei trionfi campali uno schiavo, che di quando in quando rompeva le -acclamazioni universali colla fatal voce: rammentati di essere mortale! - -Due discendenti d'Innocenzo furono cardinali nel secolo XVII. - - * - * * - -Da Cravegna, seppure il curioso lasciata la strada vi si è portato, -in mezz'ora di cammino si è a Baceno, la borgata più popolosa di tutta -la valle, situata alle falde di Pizzo di Robbio contrafforte del monte -della Gran Loccia, non lungi dalla foce della Diveria nella Toce. - -Compagno mio, non t'incresca di digredere dal cammino per visitare la -solitaria vallata di Croveo, che qui appunto schiude le sue porte e -della quale nessuno fece mai parola. - -Essa sta rinchiusa fra le Alpi culminanti che muniscono l'Italia -verso il Vallese, la cortina dei contrafforti che digradano a destra -dell'Antigorio dal Reti, e quella della sinistra della valle Divedro. -Le tante pieghe delle Alpi Massime che si svolgono in questa conca -formano una serie di valloncelli, che nella state verdeggiano per -riaddormentarsi poi sotto la neve per sette mesi. Fra queste vallate -la più nota è quella di Agaro, piccolo villaggio abitato tutto l'anno, -alle sponde del torrente che sbocca poi sopra Croveo; torrente che -nel secolo XVI distruggeva interamente il villaggio. Il cardinale -Morozzo, considerate le pessime stradicciuole per buona pezza dell'anno -coperte di ghiaccio, voleva accordare alla chiesa di Agaro il dritto -di seppellire i morti in cimitero proprio senza recarli a Baceno; ma -quei montanari ricusarono _per non perdere i diritti antichi_. Notevole -è l'usanza degli Agaresi di convitarsi a funebre banchetto il giorno -della tumulazione di un loro consanguineo, uso che dura tuttavia; -ignoro poi se non avvenga qualche volta che il più addolorato, mercè a -Bacco, non diventi il più brillo. - -Giacchè toccai qui di questi usi, aggiungerò che in tutta la valle -Antigorio e la Formazza ognuno morendo lascia una o più libbre di sale -per ogni focolare del suo villaggio. - - * - * * - -Baceno è un grazioso, pulito, pittoresco villaggio. Nei tempi andati -era il capoluogo di tutta la valle Antigorio, come ne è tuttora il -borgo più popoloso. Esso siede sopra uno scaglione di monte sulle alte -sponde della Diveria, poco lungi da Verampio, sito ove questa mesce le -sue limpide onde colla Toce biancheggiante. In Baceno ebbero potenza i -feudatari della valle Antigorio. - -I più conosciuti per le loro tiranniche giunterie furono i Valvassori -De Rodes, i quali tanto malmenarono questi onesti valligiani da -eccitarli a sorgere per scuoterne l'iniquissimo giogo. I Valvassori -tenevano castello e corte in Premia, ed avevano una certa giurisdizione -feudale anche sulla valle Formazza e sulla maggior parte della -vall'Antigorio, secondo il diploma di Ottone IV imperatore dato a Pavia -il 25 aprile 1210. - -Le terre di Baceno producono ancora vino, frumento, frutta ed erbaggi -di ottima qualità. La strada costrutta recentemente dal ponte di -Crevola e che fra breve — coll'aiuto di Dio e dello Stato — sarà -condotta fino al confine svizzero, venne fornita a spese dei comuni -della valle con considerevoli sacrifizi, avendo essi dovuto quasi -dappertutto tracciarla nella viva roccia granitica, non senza costrurre -una serie di ponti sopra i torrenti che ad ogni svolgere di pendice -s'adimano nella Toce. Quello che cavalca la Diveria a Baceno, la quale -mugge in un gorgo profondo, è dei più notevoli. - - -XI. - -_Premia — Storia nuova di cose vecchie — La Cravairola._ - -Premia, mezz'ora sopra Baceno, è un villaggio con discreto albergo. La -parrocchiale di Premia venne costrutta dai Valvassori e conserva ancora -qualche antica pittura. Amoretti nella sua escursione su queste alture -accenna ai granati che si rinvengono in questi dintorni aggiungendo -esservene di quelli del diametro di un pollice. Premia è sopra il -livello del mare 800 metri. - -Entrai nell'albergo con eccellente appetito — che il cielo conservi -sempre a me ed a voi, amabilissimi compagni. Nella sala due deschi -erano occupati: presso una finestra stavano assisi ad una tavola -imbandita di pochi piatti e di molte bottiglie tre uomini, di varia -età e d'aspetto signorile, che facevano echeggiare il vôlto del -frequente tintinnio dei bicchieri e dei motti che si cacciavano addosso -a bruciapelo, il tutto frammezzato da qualche sonora apostrofe al -cameriere ed al cuoco. Avevano intenzione di recarsi alla cascata della -Frua in val Formazza.... ma dopo tre giorni d'esitazione, s'accorsero -che le gambe non corrispondevano all'intenzione e ritornarono al piano. -Ma di loro fra poco. - -Il vostro zingaro sedette dirimpetto all'altro tavolo, attorno al quale -stavano assise due persone venerande, una per l'età, l'altra per pudica -ed ingenua bellezza. - -Un vecchio prete egli era dei monti ossolani, che dalla Formazza faceva -ritorno al presbiterio, conducendo con sè quella cara giovinetta, di -sedici o diciott'anni, sua nipote. La ragazza, vestita alla montanina, -aveva ad una un fare spigliato ed una confidenza rispettosa col vecchio -prete, sì che ognuno, senza maliziare, la avrebbe detta sua parente. - -Il vecchio, malgrado i settantacinque che gli pesavano sulle spalle, -era tuttora, come tutti i montanari, vegeto, rubizzo. Due occhi -vivissimi ne illuminavano la serena fisionomia, su cui pure gli anni -e molte fatiche e molti pensieri avevano tracciato profondi solchi. -Egli, naturalmente, mangiava adagio; e la nipote, che aveva quelle -due saldissime fila di denti, dei quali avrei dovuto favellarvi, -per non correre la posta, occupava gli intermezzi, trangugiando, -per passatempo, del pane. Il vecchio, fra un boccone e l'altro, -chiacchierava tranquillamente della stupenda cascata della Frua e di -certi loro parenti di lassù. - -Se non che — un guaio c'è dappertutto — la giovinetta si trovava -proprio in faccia a quei signorini, che andavano a gara a darle certe -occhiate, sul significato delle quali non v'era il menomo dubbio; per -cui la poveretta arrossendo, una volta che fu anche l'ultima, stava col -capo chino sul petto, sì che lo zio le serviva di schermo. - -Oh! ecco una scoperta! Guardando attentamente i tre commensali, -ravvisai in essi tre zingari da me visti in una città dell'alta Italia, -ove erano noti _lippis et tonsoribus_. - -Tre zingari; ma intendiamoci, non confratelli che s'accontentassero -di guardare e di pensare come il vostro compagno di viaggio, che -anzi la cronaca scandalosissima della repubblica artistica voleva che -allungassero un tantino le mani sull'altrui, quando per far suo, quando -per il bel vezzo di manomettere. - -Una volta fecero un tiro solenne alla Fama... la poverina, stanca -dal continuo strombettare, godeva il fresco della sera sulla porta -del tempio... i birboni, mascherati da grand'uomini, tentano di -penetrare nel sacrario senza le debite carte di sicurezza... Ma sì! -da quell'altura ritornarono ruzzolando fino al melmoso piano della -mediocrità! - -Uno di questi, a vent'anni, scombiccherò un dramma. S'era tolto -a maestro — s'intende alla prima — Shakespeare, e malgrado una -quantità di falserighe, dopo aver violato la storia ed il senso -comune, berteggiava la decenza sotto pretesto di romanticismo. Gli -applausi di _centocinquanta amici_ — l'infelice non aveva nemmeno -un nemico! — gl'inocularono il tenia della vanità. Da quella notte -memoranda, il cappello rovesciato sulla nuca o sul naso, la chioma -svolazzante attorno al viso senza parola, gli occhi spiritati, -l'incesso barcollante, — finse d'essere invaso dal demone ruggente -dell'ispirazione. Dopo quella notte Alfieri era _anche lui_ uno -scrittore tragico. - -Il poverino diluì il poco midollo che gli restava in produzioni -d'occasione, in cui riduceva in versi gli articoli dei diarii. - -Consumato quel foco che non riscaldava nessuno, un bel dì, fruga e -rifruga, fa la terribile scoperta, che la fantasia non ha mai voluto -covargli un pulcino nella zucca. Sacco vuoto, senza fede, roso -dall'invidia e disperato di sè, un bel dì, o piuttosto, un brutto dì, -volle finirla..... e si precipitò dalla soffitta della sua lirica -senz'ali nel pozzo d'un giornale politico-letterario — sono tutti -letterari i giornali! — e si fece critico.... Non c'è da meravigliarsi -se di laggiù — guercio com'è — chiama sole una meteora passeggera. -Gli scrittori che credono di potere prevenire le staffilate di quella -severa ed acuta critica che ha illustrato i mondi delle arti, corrono -ad ammansarlo.... È vecchia ed in gran parte giusta l'accusa, che -gl'Italiani non s'occupano di studi critici. Ma, per Iddio, se vediamo -uomini di solenne ingegno dopo d'avere declamato contro la vanità -dei diarii, che benedicono e maledicono senza dare ragione, si fanno -codazzo di scolaretti scribacchianti, e nonchè tollerare questi stupidi -portachitarre, li incensano, li blandiscono! _O vanitas!_ - -Del resto, menandogli buono il vezzo di scorrere a rompicollo i campi -delle arti, su cui non ha mai saputo seminare, è un buon diavolaccio, -niente scrupoloso, e se lo invitate a pranzo, vi divertirà assai. - -L'altro, dalla barba prolissa.... - -Diamine, dirà il lettore, che capigliature, che barbaccie! Ve n'ha da -imborrarne un pagliericcio! Eppure, lettore, mio, conviene sappiate -che la capigliatura lunga e maledettamente ingarbugliata, la barba da -Mosè sono per un artista che conosce il rispettabile pubblico una vera -necessità. Che diavolo di talento volete voi sia racchiuso in una zucca -pelata? - -La barba ed i capelli incolti danno chiaramente a conoscere: - -1. Che l'artista è tanto sublimato alla sfera della poesia, che -ei riguarda le cesoie ed il pettine del parrucchiere come cose -perfettamente inutili.... - -2. Che è un originale, un capo scarico, un essere anfibologico che sa -d'ora in ora farsi angelo o demonio, secondo il garbo che dà ai diversi -peli coll'aiuto delle sole mani.... - -Un maestro di musica, con cui ho stretta conoscenza, un giorno, -dopo d'avermi dato un saggio d'un suo melodramma, mi confidava, che -preparavasi a comparire degnamente innanzi al pubblico lasciandosi -crescere i pochi capelli. - -3. La copia dei capelli è viva immagine della forza: la lunghezza -esprime il disprezzo degli usi del bel mondo, e l'arruffatura la -continua lotta delle idee: tre cose che hanno gli incontestabili -effetti d'ingannare il pubblico e di economizzare alla barba dei -parrucchieri..... - -— Signor scrittore, vorreste dirne quale affinità hanno i parrucchieri -colle arti? - -— Più di quanto pensate. Vi faccio grazia di quanto potrei dirvi -sull'influenza dei sarti e dei cappellai, ma vi domando: - -Amabili lettrici, come vi figurate — nel caso ci pensiate — il vostro -umilissimo compagno di viaggio? Io giurerei sui peli della barba -avvenire, che se io mi presentassi a voi colla faccia e la nuca -pelata, con una di quelle ciere che non differiscono in nulla da quelle -d'ogni galantuomo, senza eccentricità d'abiti e di modi, a chi dicesse -presentandomivi: - -Ecco il tal dei tali, autore del tal libro e di molte opere future e -postume — voi, con quel candore con cui solete ammazzare un uomo che vi -è indifferente, rispondereste sbadigliando: - -— Ah! Sì..... è _proprio lui_ l'autore di quel libro? - -Lettrici mie, se mai sarò tanto fortunato di potermivi inchinare, io -verrò a voi dopo d'aver fatto uso di tutti gli specifici infallibili -(compreso quello d'una parrucca), onde ravvisiate sotto la posticcia -figura iperbolica quell'io, che, ecc., ecc. - -O voi tutti genii perduti nella nebbia dell'indifferenza, consultate -la quarta pagina dei giornali, se la natura non vi classificò fra gli -animali pelosi! Colla _composition créatrice des cheveux et moustaches -du professeur Derk de Sandwich _(anche laggiù vi sono professori)_, -qui garantit la beauté, la multiplication et la création _(sic)_ de la -barbe et des cheveux..._ (tra parentesi, costa L. 10 al vasetto)... in -poco volgere di tempo vi sarà dato entrare nel tempio della gloria per -non uscirne per tutti i secoli dei secoli, in grazia del capilligeno. O -progresso... della chimica! - -Quel tale dalla barbaccia, per tornar a bomba, o alla barba se volete, -si sognò d'essere Michelangelo, nientemeno. Dopo d'avere sonnecchiato -per dieci anni nelle sale delle accademie, credette di svegliarsi -_caricaturista_. Ignorava che non basta saper disegnare per mettere in -ridicolo, che anzi il concetto è tutto. - -..... L'arte affacciatasi un istante al cervellino, vi trovò la -parodìa: pensate se la pudica avrebbe voluto dividere la stanza -con quella mezzana. Che volete? Nessuno capì le sue caricature, -come nessuno aveva capito le sue dipinture storiche; sicchè adesso, -lasciati i lapis, fa progressi rapidissimi nel facile mestiere di genio -incompreso. Tanto peggio per l'Italia! - -Il terzo dall'occhialino, che inforca senza posa la groppa del naso -bernoccoluto, mangia, beve, veste panni, fuma come un turco, e affetta -articoli di politica nei diarii, frammezzando le serie disquisizioni -sul riordinamento della carta mondiale con romanzi originali -italiani tradotti dal francese... Intanto aspetta che un ministro -scoprendo questo diamante nell'immondezzaio degli scribacchianti, lo -incastoni in qualche ufficio. Da dodici anni egli è in attesa della -propria scoperta: intanto qualche ciocca s'imbrina. Egli, ormai -stanco d'aspettare, è deciso di gettarsi a capofitto nelle file -dell'opposizione..... Guai alla vittima! - -Il bello poi sta nel sentire come questa confraternita s'incensa nei -giornali... l'egregio mio amico... il celebre autore... _Sic itur ad -astra!_ - -Ma zitto, sentiamoli. - -— Sì, vi ripeto, che anch'io voglio ritirarmi alla campagna... - -— Per farti anacoreta? Hai ragione. Deciditi una volta a far penitenza -de' tuoi peccati... il pelo si fa grigio, e Cristo ti guardi dal farla -tardi! - -— E solo? - -— Oibò; aspetto solamente l'incontro d'una bella ragazza... - -— A che? - -— Per farne il bastone della mia vecchiaia. - -— È forse necessaria una ragazza? Prenditi una vecchia. - -— Puah! Io intendo sempre d'imitare chi fa professione di dare buon -esempio. - -— Non ti sarà tanto facile trovare un modellino sì aggraziato... (cara, -cara!) - -— Lo credo io. Tanto più che non porto in capo... mi capite... il -salvacondotto. - -— Beati quelli! Paradiso di qua e di là; mentre noi aspettiamo -l'inferno nel purgatorio... Se rinasco, m'immaschero anch'io. - -— E vedere come si conservano freschi, aitanti oltre il mezzo secolo... -mentre io a quaranta... - -— Essi non consultano mai la quarta pagina dei giornali! - -— A proposito. Ieri all'ufficio postale ho letto l'_Armonia_: vi -faccio sacramento che non vi ha diario che lo sopravanzi per spiritose -concezioni, per purità di lingua e per strettissima logica... - -In breve tutti gli strali si spuntavano sulla tranquillità apatica del -prete, il quale tuttavia lasciava spuntare a fior di labbra un certo -risolino indefinibile, forse allora che una favilla spiccava da tanto -fumo. Bevi e ribevi, trinca e cionca, i tre finirono per ingolfarsi nel -razionalismo, e manomettendo quel po' che ne avevano letto stampato -su per le gazzette, diedero un furioso assalto a tutte le religioni -_positive_. - -Io che me ne stava fra tanta battaglia spettatore indifferente, pensai -quanti pensieri dovevano frullare in capo al prete della montagna, -certamente ignaro di ogni contesa filosofica, e che aveva forse creduto -che non vi fossero al mondo religioni diverse dalla cristiana, turca ed -ebrea. Ma egli sorbiva tranquillamente una fumante tazza di caffè. - -Intanto nella via stessa dell'albergo una donna vecchia, scarna, -giallognola e quasi cieca, appoggiandosi ad un bastoncino, si recava -innanzi ad un'immagine della madonna di Revalvegezzo da qualche -Raffaello del paese tratteggiata sul muro, e ginocchioni vi orava tutta -raccolta. - -Nella sala dell'albergo la discussione non cessava: discussione -veramente non era poichè l'affare principale consisteva nel -rincarire la dose a chi aveva parlato prima. Mentre s'arrovellavano -sull'adorazione delle immagini, ad un tratto, vista la vecchierella che -pregava, eccotela in ballo. - -— La vedete quella donna? Credete voi che nell'atto suo entri un cicino -l'adorazione dell'Ente? - -— Impostura! - -— Ostentazione, dico io. - -— Nè l'uno, nè l'altro; ma idolatria, sempre idolatria, paganesimo, -superstizione. - -— Farebbe molto meglio a filare alla conocchia! - -— Sarei curioso di sapere cosa n'avrà dopo di avere sonnecchiato un -paio d'ore davanti quella crosta. - -E alzandosi anche lui, s'avanzò verso la tavola del prete, e fatto un -leggero cenno col capo, col sorriso sulle labbra, chiese al vecchio: - -— Scusi, sor abbate, se le interrompo il _chilo_..... - -— Parli, signore, sono qua a sentirlo. - -— Dica un po' lei, che è della professione e che può parlarne in -cattedra, se quella donna non farebbe molto meglio..... ma lei ha -sentito certamente i nostri discorsi..... l'amico mio giornalista grida -come un ossesso!... favorisca adunque dirne chi di noi gli pare abbia -ragione. - -Il prete gli ficcò, _intus et in cute_, uno sguardo acutissimo, che -tradotto in volgare voleva forse dire: - -— Voi vorreste divertirvi alle mie spalle, neh? Guardate che io vi -faccio pagare lo scotto! - -— Signori, tutto quanto hanno detto, mi torna meno nuovo di quel che -si credono. Dimorai lunghi anni in Allemagna ed a Parigi..... Io, me lo -permettano, risponderò loro con una domanda. - -— Oh! pensi. - -— Quella donna è miserabile, si vede; è quasi cieca... è forse priva di -famiglia, o, Dio non voglia, maltrattata da' suoi come un fastidioso -mobile. Dunque senza gioventù, senza salute, senza vista, senza il -cinismo d'un cuore isterilito nei disordini, senza conforti materiali -e domestici, e quel che è più orribile, senza speranza! Agirà per -ostentazione? Per carpire alle paesane sue il titolo di devota od un -tozzo di pane? Poca ambizione e dura condizione. Ad ogni modo soffre e -senza speranza di meglio, non è vero? Andate ora, sulla supposizione -più onesta, a scalzare la predilezione idolatra che può per avere -un'immagine anzichè per un'altra! Che vogliono darle, o signori, per -consolazione, in cambio d'una fede, che vendica colla vita avvenire i -dolori della presente? - - . . . . . . . - -E corse dietro alla vecchia per recarle il frutto d'una parola, atto -che la fanciulla abbelliva colle grazie della giovinezza e della -carità... Non dico che fosse tutta carità spontanea, pura... ma a buon -conto, senza sofisticare, la carità venne posta in atto. - - * - * * - -Da Premia, a destra, oltre la Toce, si sale per un cattivo sentiero -alla Cravairola, regione al di là della catena dal Pizzo del Forno alla -Corona del Groppo, la quale trovasi oltre al confine naturale e versasi -nella valle Ticinese. - -Le dissensioni sorte anticamente fra gli Ossolani ed i Valmaggesi -finirono per accendere quelle scaramuccie, le quali per essere -guerreggiate fra contadini non sono meno micidiali; di qui rapinarsi il -bestiame, spesso diruparlo, incendiare le capanne; finchè, stanchi di -queste reciproche rappresaglie a cui avrebbe tenuto dietro la comune -miseria, ricorsero ai proprii governi verso la metà del secolo XVII. -Senatori della Camera di Milano ed inviati della Repubblica Elvetica -convennero sul Lago Maggiore e là stabilirono i confini. È inutile -il dire che avevano tutti ragione. Dopo la sentenza, infierirono più -atroci le rappresaglie. Finalmente in una sanguinosa rissa essendo -stato ammazzato l'istigatore principale, un bandito della Valmaggia, di -cui si portò in giro la testa sopra una picca, placata col sangue l'ira -comune, la luttuosa lite ebbe fine. - -Da Premia per Piedilago, detto dai valligiani Piedilatte, i due -Cadarese e S. Rocco, si perviene in due ore sotto quel Salecchio già -accennato da noi. Questo villaggio, il più alto della valle Antigorio, -è situato sopra un breve gradino del monte della Punta di Campo. Da -lassù godesi bella vista sopra una parte della sottostante valle, -mentre tutt'attorno al villaggio rallegrano estesi pascoli smaltati -di odorosissimi fiorellini. Chi da Salecchio volesse recarsi in valle -Formazza, di cui di lassù scorgesi la bocca, senza discendere la via al -basso malagevole assai, vi può pervenire con un sentiero che guida al -santuario di Puneigen, in due ore. - -Questo sentiero corre sull'orlo del pendìo montano qua e là -rapidissimo, e dopo la neve diventa pericoloso, non però come -l'asprissimo che vi conduce da S. Rocco stagliato nell'immenso muro -granitico, che s'aderge al N. O. Sicchè Salecchio è quasi segregato — -nell'inverno — dal resto del mondo. Pochi inverni or sono il sindaco -ed il vice-sindaco di Salecchio vollero discendere per quest'ultimo -calle a S. Rocco; gli sciagurati sdrucciolarono sul vivo diaccio che lo -copriva, e rimbalzarono — orribile a dirsi! — di roccia in roccia sino -a valle..... - -Il santuario di Puneigen od Autilone non ha nulla di rimarchevole per -architettura, ma il sito è assai pittoresco. Sorge sopra una balza del -Martello tutta lieta di piante e di erbe, attorniata da rupi scoscese -che si specchiano in un laghetto. Dall'estremo labbro verso levante, -la vista sulle nudi rupi del Rizoberg, sull'abisso che si sprofonda -nella sottostante Antigorio, e verso mezzodì sui pascoli che allegrano -le falde dei due Salecchio, compensa la poca fatica di farvi una -digressione dalle porte della Formazza. - -Da S. Rocco che ha una bella chiesuola ed una fisonomia ancora aperta, -sorridente, italiana, in poco d'ora giunsi per Balmalarice, Passo, ad -Arivasco. - -Bella cascata è quella del Vuova, qui presso. - -Io solo so quante volte incespicai sulla malagevole stradicciola per -guardare le gigantesche rupi di granito venato a strati orizzontali che -assiepano la valle. Gli obelischi egiziani appetto a quelli che se ne -potrebbero trarre parrebbero birilli. - -Perchè non ho io la potenza della fede che rimove i monti ed il genio -di Michelangelo? Vorrei innalzare sulla vetta suprema delle Alpi tale -un monumento alla verità, che toccasse le stelle. Il granito non è ciò -che manca per ora. - -Il gruppo di casupole, che è Arivasco, non ha nulla che possa -trattenerci, se non fosse questa nidiata di vispi fanciullini, la -folleggiante gaiezza dei quali contrasta non poco colla severità del -paese. La valle sì spaziosa va chiudendosi: ecco Unterwald. Siamo -finalmente in Formazza? - -Fra mezz'ora, rispose una donna. - -Perchè, dissi poi tra me, le mezz'ore di piacere non sono tutte lunghe -quanto codesta per salire alla Formazza? - - -XII. - -_L'orrida forra di Unterwald._ - -Appena oltrepassato il malinconioso casolare di Unterwald (Foppiano), -ci addentriamo in una stretta gola, oscura, sinistra. La scena che ti -colpisce dal ponte d'Untergeschen è stranamente terribile. A destra, -crollante sopra una rupe, una torre inghirlandata d'ellera e di -muschio, sta per sfasciarsi. Forse è l'ultimo monumento della guerra -contro i Cimbri — forse l'innalzarono i Cimbri nella loro discesa. - -Guardati dal favellare contro i Romani ed i Cimbri — essa potrebbe -vendicare su te gli uni e gli altri. - -Lo Sternehorn, gigantesco monolite insofferente di neve; che inabissa -quaggiù i fianchi repenti, soffoca la forra. Le pinete dalle funebri -ombre incutono sacro terrore. Immani macigni rimbalzati qua e là -sotto e sopra, s'arrestarono colpiti da spavento. Fra le poche zolle, -nei loro crepacci, sugli scaglioni inferiori, lacrimano minutissimi -zampilli. In mezzo si rivolta, s'arrabbia di masso in gorgo con orrendo -muggito la Toce tutta spumeggiante d'ira. È l'acqua che si ribella -contro la terra. Intanto il sentiero, incerto, s'innoltra serpeggiando -fra i sassi e sale faticosamente verso il lembo dell'orizzonte che -s'affaccia lassù. - -Dove sbocca questa fossa? - -Le membra si diacciano sotto la vampa settentrionale che dal cigliare -del pozzo si sferra quaggiù in un turbine di nevischio e di spruzzi -del fiume; il petto ansante chiede riposo e mite temperie — ma su! -su! qui non consentono sosta nè le spinose selci della strada, nè -le ombre assideranti. Su! anche i pini, i larici si slanciano con -forza da quest'umida caligine all'insù per giungere ad ottenere un -raggio di sole. I loro rami tremolando ne invocano la caldura onde -gli uccelli migranti vi si posino in ciarle d'amore. Ma invano! Non -un raggio scende di là ed i _merli d'acqua_ stessi (Wasseramsel) non -osano soffermarsi alle loro radici. I corvi soli, gl'incresciosi corvi -spiccano il volo dalle bozze soprastanti e scendono nel burrone sopra -gli alberi infelici a funestarli col loro rauco gracidare. - -Se qui la natura sembra spirare soffocata dalle moli gigantesche e -sfinire di languore, oh! come trista dev'essere la valle di Formazza! - -Un grazioso fanciullino incontrato ad una risvolta ne assicura che fra -pochi istanti toccheremo l'altipiano desiderato. - -Rincorato, dando uno sguardo ancora allo spettacolo sottostante, -invidiai — e non per la prima volta — il pennello del Gonin per -ritrarre questa terribile scena, in cui per rafforzare il colore locale -non sarebbe punto necessario d'innestare episodii drammatici — sì alto -qui parla la natura! - -Ma ecco la bocca dell'androne, ecco la luce, il sole e col sole il -sorriso della vita! - -Guardo in giù, attraverso ai pini, e auguro ai Formazzesi non venga -giammai loro il ticchio di sterpare la boscaglia protettrice del mal -passo — o nessuno s'addentrerà nella spaccatura senza che, eterna spada -Damoclea, non minacci o voluta di neve o frana o macigno! - -Guai a voi! - - - - -PARTE TERZA - -=La Frua ed il Gries.= - - -I. - -_Valle di Pommat o di Formazza — Stafelwald, Andermatten, Touffwald, -Wald, Zumsteg, Brenno, Gurfelen, Fruttwald._ - - =Quanto non s'eleva nella solitudine= - =delle Alpi l'immaginazione!= - _Zimmermann._ - -Eccoci al piano. Quattro o cinque scheggioni diroccati fin qui, Dio sa -quando, dai vertici del Martello, e la valle Formazza si stende in là -fra sublimi montagne. - -Due piccoli villaggi ne si presentano innanzi, amendue poco lieti: -il primo, poco rallegrato dal sole, Stafelwald, allo sbocco di una -ripidissima valletta che dichina dal Vandflühorn (2862 metri), solcata -dal torrente Riebbo, per la quale un brutto sentiero guida nell'estate -pel Criner o Forca del bosco, alla Maggia nel Ticinese: l'altro, -Andermatten (1241 m.), colla parrocchia, sotto una scoscesa roccia che -gli si aderge altissima alle spalle, pare temi di un finimondo. - -Non ha tutti i torti. - -Nulla di notabile nella parrocchia, fuorchè lo svelto campanile che -sorge isolato. Nello sterrato allato alla chiesa il cimitero, come nei -paesi protestanti della Svizzera. Ma prima di giungere al cimitero, -fermiamoci, che n'abbiamo di mestieri, all'albergo del Cavallo bianco, -pulito e discreto. - -La Catterina, l'ostessa, dà cento punti al marito a darvi lezioni di -corografia. V'ha anche una bella giovinetta, semplice ed innocente -quanto vezzosa. Sento da esse che convengono alla parrocchia quanti -abitano nelle superiori frazioni di Touffwald, Wald, Zumsteg, Brenno, -Gurfelen, Fruttwald, e nell'estate dai casali di Kerback e Morasck -distanti tre o quattr'ore di cammino. - -Occupai la domane nel visitare i paeselli. - -Poco oltre Andermatten la valle si rivolge alquanto a sinistra ed -assume quell'aspetto che faceva esclamare al celebre Saussure esser -questa la valle d'aspetto più pastorale ed allettevole. Da Stafelwald -a Touffwald corrono a destra rupi tragrandi di vivo macigno, coronate -d'una sempre verde boscaglia di pini e larici, mentre alzando lo -sguardo scorgonsi le vette supreme dell'Hirelihorn (2434 m.), del -Gazoli, del Bedriol (2921 m.), le quali, correndo fino al Kastel (3276 -m.), dall'aprirsi al chiudersi della valle, a destra rimontando la -Toce, segnano col taglio delle loro creste frastagliate il confine fra -il regno italiano ed il cantone Ticino. - -Dalle balze dell'Hireli si lascia cadere quasi spossato di languore -e di fatica lo Steibo, torrente che forma lunghesso quelle repenti -chine una cascata di ben duecento metri, la quale appare da lungi quale -tela d'argento sfavillante ai raggi del sole. Sempre a destra, prima -di giungere a Touffwald, scendono dall'Alpe Gazoli il Fuldstuder e -l'Ecco, amendue formanti variate cascatelle, le quali sono assai belle -a riguardarsi, principalmente dopo qualche temporale nei valloncelli -superiori. - -Touffwald, detto pure S. Michele, ha case pulite ed è bene esposto al -mezzodì. La strada sotto le boscose falde del Montegiove o Retiberg -(3007 m.), come qui lo dicono, procedendo lungo la Toce scorge a -Wald, nel centro della valle. Siccome però le molteplici sorgenti -che zampillano dal Witenbil, collinetta in mezzo alle praterie, -nell'inverno formano scaglioni di diaccio durissimo, i quali coprono -per lungo tratto la strada, gli alpigiani l'abbandonano passando da -Touffwald alla sinistra della Toce. - - * - * * - -In Wald in una casetta al ponte ha stanza il ricevitore della -dogana italiana, gentilissimo giovine che ne fu largo d'ogni cortese -indicazione. - -Ho fatto una visita alla tenebrosa nicchia in fondo alla quale il -Lebenduner, prorompendo da un covacciòlo si precipita in sottilissima -polvere; ma il denso velo degli spruzzi e l'altisonante ruggito -m'impedirono d'interrogare i genii dello speco. - -Il sentiero che serpeggia su per la foresta, dal ponticello che valica -il torrente, guida ai pascoli di Vannin, e di là, su per le murene -ed i diacci del Minoio-Krüpfi al varco del monte — da cui sceso nella -valletta suprema dell'Arbola, pel passo del Figascian, in una giornata -di cammino, ad Aernen del Vallese. - -Zumsteg è la capitale della valle: è il più grosso villaggio, non il -più bello. Le pendici a destra ed a sinistra sono tutte affoltate di -pinete. - -A pochi minuti da Zumsteg, alla destra della Toce, un bel gruppo di -case sulle ultime falde del Nacker, Brenn — (1322 m.); poco più in -su, pittorescamente allogato sotto una rovina di giganti roccie che -i secoli hanno vestito di muschio e di zolle, sta Gurfelen. Le ruine -a cui s'addossa, lo riparano dalle bufere del settentrione — tutto il -male non viene per nuocere. - -Al di là di Gurfelen, mentre la valle si ristringe, la strada sale, -a sinistra del fiume, sopra una rupe che stagliata trabocca giù nei -profondo in cui gorgoglia la Toce: di là, alla risvolta del cammino, -ove s'innalza un'antica croce di legno, appare pressochè tutta la valle -coi casali di Touffwald, Wald, Zumsteg, Brenn e Gurfelen. - -Da quest'ultimo in un quarto d'ora si giunge a Fruttwald, diviso dalla -Toce, nel verde piano in cui riposa la valle fra le rupi del Nuefelgiuh -e le balze del Tamier. Il Nuefelgiuh è un'orrida catasta di macigni -aspri, scagliosi, nudi, penzoloni sul villaggio. - -Uno di essi, or faranno trent'anni, traboccava con intenso fragore -sul villaggio — la terra traballò, i pendoli s'arrestarono, mura si -screpolarono — ma il masso per miracolo sprofondava a dieci passi dagli -abituri. - -Quelle creste ricise, addentellate non paiono accessibili che agli -uccelli di rapina. Chi oserebbe del resto arrampicarsi lassù? Sentite -una fiera istoria. - -Luigi Dellavedova aveva un figlio non ancora ventenne, di ottima indole -e di belle forme. Luigi è l'espertissimo fra i cacciatori di camosci. -Egli non aveva mai permesso al figlio di accompagnarlo a caccia, -promettendogli però che non appena avesse compito vent'anni, avrebbe -diviso con lui le fortune di quel passatempo che in fatti è una serie -continua d'indicibili disagi, e di pericoli d'ogni maniera. Il giovane -attendeva con vivo desiderio, con impazienza quel giorno avventuroso. -Spesse volte il padre lo sorprendeva fiso estatico verso i culmini -alpestri. Intanto s'addestrava ad imberciare con sicurezza per colpire -il suo cappello a trecento passi. - -Una mattina, mentre il padre era assente, il giovanotto, malgrado -le rimostranze della madre, mette ad armacollo la carabina paterna, -parte per una scorsa sul Reti. Alla sera, prima dell'arrivo del padre, -sarebbe di ritorno. - -Quella sera giunse il padre; ma s'attese invano il figlio. Anche la -notte invano. - -La domane, la dopodimane, la povera madre correva di quando in quando -alla porta della capanna con ansia infinita..... ma forse egli insegue -con altri cacciatori un branco di camosci. Il padre interrogò i -cacciatori della Formazza; seppe che nessuno s'era mosso di casa! Il -padre smanioso, col figlio maggiore, sale sulle alture e le percorre -senza posa per varii giorni; frotte di cacciatori e di pastori -s'addentrano nelle solitudini di quella cerchia montana, tutto attorno -alla valle — invano! - -L'ansietà cangiasi in angoscia. — Ogni valligiano palpita sulla sorte -del giovane; le madri piangono colla madre. - -Ecco l'ottobre — nevica. La neve seppellisce ogni cosa, ogni speranza. -La madre sola spera ancora — in Dio! Più d'una volta, la notte, balza -dal letto e corre affannata alla porta ove le pare abbia picchiato -una mano sospirata. Allo squagliare delle nevi in giugno, sotto -le precipitose rupi del Nuefelgiuh un pastore scopre un cadavere -orrendamente sfracellato..... Il padre solo potè riconoscere la sua -creatura. La carabina, spezzata, trovossi lungi un cento passi dal -cacciatore che per la prima ed ultima volta l'aveva impugnata. - - * - * * - -Quantunque Fruttwald sia il più alto dei villaggi abitati tutto l'anno -nella Formazza, la vista resta ivi circoscritta verso la valle da -un gibboso declive che l'attraversa fra il Tamier ed il Nuefelgiuh, -e verso settentrione da un contrafforte di quest'ultimo monte che -rinchiude quasi il superiore valloncello di Unterderfrutt ove casca la -Toce. - -La strada, lasciato Fruttwald alla sinistra, con breve giro appiedi del -Tamier s'affretta alla Frua, spettacolo che si presenta ad un tratto, -quasi per meglio colpire. - -S'io disegnassi come Schrimer non avrei a descrivertela a parole. - - -II. - -_La Frua o cascata della Toce — Quanto costi un sorriso di donna._ - -Il Valloncello di Unterderfrutt è circondato dalle falde del Picco -di Gigeln, a destra — dalla rupe della Frua a settentrione, — e dalle -ultime digradanti balze del Nuefelgiuh a sinistra ed al fondo. Al di là -della Toce poche stalle in mezzo ad una breve prateria attorniata dai -macigni dinoccolati dalle rupi imminenti, danno ricovero nell'estiva -stagione agli armenti che si vengono a pascolare. - -Lo sguardo non può soffermarsi più d'un istante sulla cornice che -inquadra il meraviglioso spettacolo della Toce, la quale ad un tratto, -lasciato il queto alveo superiore, trabocca dal ciglione della rupe -stagliata in tre orizzontali gradini, uno sull'altro cadente, ed -irritandosi ad ogni labbro, rimbalza spumeggiante nell'aria, ricade -in sottilissima polvere d'argento per spandersi nuovamente in mille -spruzzi, cascatelle e zampilli, formando così una piramide gigantesca, -la quale, allorchè il sole vi diffonde i suoi raggi luminosi, tutta -sfavilla di mille diamanti. - -Bello è contemplarla all'aurora colorirsi a porporine tinte, smagliante -come l'acciaio brillare al mite chiarore della luna, e nelle incerte -ombre della notte innalzarsi come un immenso fantasma in mezzo a quelle -moli rigorose. La severità del sito, i cento sibili confusi in un sol -urlo dell'aria percossa, le scagliose rocce del Gigeln, le superiori -macchie di larici, fra cui fischia il vento, destano nello spettatore -il senso, non so se più di meraviglia o di terrore, che nega la favella -innanzi agli spettacoli più sublimi. - -Nel fitto dell'inverno, benchè il volume delle acque montane scemi -d'assai, la cascata presenta una vista non meno sorprendente: le -notturne bufere ed il gelo asprissimo sogliono in poco d'ora indurare -i fili, gli spruzzi, i zampilli, i veli cadenti; ed allora si vedono -pendere e sorgere su quei lucidi macigni una serie infinita di -stalattiti cristalline, che riflettono la luce con mille colori, mentre -l'acqua scompare sotto questa scintillante armatura. - -Dal ciglio al piano la cascata misura duecento metri; è quindi delle -più considerevoli per l'altezza, mentre per la mole dell'acqua essa -non la cede forse ad alcuna delle più vantate di tutta l'Europa. La -cateratta del Reno presso Sciaffusa non va annoverata propriamente -fra le cascate. Lo Stauback presso Lauterbrunn supera in altezza la -cascata della Toce di un quarto circa; ma siccome quel torrente è molto -povero di linfe, ne avviene che buona parte va dispersa nell'aria in -sottilissima nebbia; mentre la Toce, anche nell'inverno, per le molte -sorgenti perenni, ha tuttavia una notevole quantità di acqua. Poco -più, poco meno può dirsi lo stesso della Tamina, di quella di Martigny -e della stessa del Reichenback, e d'altre che ometto per brevità o -inferiori per l'altezza o pel volume dell'onde. Celeberrime in Italia -sono le cascatelle di Tivoli: le quali a petto della Frua sarebbero -meschina cosa, ove non concorressero a renderle più famose le memorie -delle vicinanze, in cui ad ogni passo ti si rammenta la Sibilla -Tiburtina, e Mario, Scipione, Virgilio, Sallustio, Flacco, Catullo, -Orazio e Mecenate, i quali venivano dalla tumultuosa Roma a cercare -silenzi e riposi al rezzo dei laureti sulle sponde dell'Aniene. - -Il Casalis, nelle poche linee consecrate alla valle di Formazza, dice -la cascata della Toce essere la più bella dell'Europa; il Boniforti -l'accenna come la bellissima delle Alpi italiane e non inferiore a -nessuna della Svizzera; l'Amoretti, che unico percorreva queste valli -fra gli scrittori italiani, quantunque non si lasciasse trasportare -d'entusiasmo che per ciò che era mineralogia, tuttavia la dice -mirabile. L'Ebel stesso la magnifica, benchè per errore la diminuisca -d'un terzo d'altezza. Ecco le sue parole: «Siccome, eccettuata la -cateratta del Reno, non vi ha nella vicina Svizzera una cascata con -massa sì considerevole d'acque, quella della Frua, è, senza dubbio, -delle più notevoli che vi abbia.» - -Salite in venti minuti le risvolte della strada tagliata nella rupe, -dopo d'avere contemplato da vicino la caduta, eccoci sul ciglione da -cui precipita il fiume; di quassù, come da lato, come dalle capanne -d'Unterderfrutt, la scena si para sempre grandiosa. Da questo estremo -limite al sud della valletta di Uberaufderfrutt o di Sant'Antonio, si -spiega dinanzi una parte della valle, senza la vista però dei casolari -nascosti nelle anfrattuosità delle falde montane; alla sinistra della -Toce sorge una cappelletta con portico, dedicata a sant'Antonio, a lato -del Gigeln, altissimo picco direi d'un sol pezzo di viva roccia, che si -disterra da questi altipiani. - - * - * * - -Catterina era la più bella ragazza della valle Formazza: gli occhi -gareggiavano colle labbra nel sorriso, ed il suo cuore non era meno -generoso dell'aspetto. Non era una sola fanciulla in tutta la vallata -che nel segreto del cuore non le invidiasse la bionda e foltissima -capigliatura, e l'arcana potenza di ammaliare quanti l'avvicinavano. - -Nell'estate, in mezzo al suo armento, quando cantava, gli animali -alzavano il capo attenti, e cessavano di pascolare... - -Nelle lunghe giornate d'inverno, accanto a sua madre, filava il lino, e -tutti credevano che passando fra le sue dita bianche e sottili il filo, -s'indorasse. - -Nell'ampia e pulita stufa della sua casa convenivano nelle serate -invernali i più formosi garzoni dei casolari, tutti innamorati di lei, -che sorrideva a tutti senza conoscere l'amore. - -Quando in coro colle amiche intuonava una bella canzone, Pippo -differiva alla domane la confessione di quanto sentiva per lei. Ma -avrebbe potuto spiegarlo? - -Tuttavia un bel mattino, non si sa se a caso, Pippo incontrò Catterina -nella foresta dell'Hireli che riconduceva una capra smarrita. Di -tutte le cose toccantissime ch'egli s'era da tanto tempo studiato di -favellarle, non potè dir motto. Ma quando alla sera la Catterina con -voce più soave del consueto cantò: - - «Nel profondo del mio cuore v'ha una cellula ch'io sentii vuota - fino a quest'oggi. - - Io viveva senza assaporare la vita; io vedeva senza guardare; io - ignorava tutto. - - Ora la cellula è piena di un mondo — una tua parola ha fatto il - miracolo. - - Attorno ad essa mille immagini — e son tutte la tua. Perchè sfugge - tuttavia dall'anima un sospiro?» - -allora Pippo uscì dalla capanna troppo angusta. La brezza notturna -gli ricompose gli spiriti, e il povero innamorato potè sclamare: dov'è -l'uomo più felice di me? - -S'egli era intieramente felice, perchè la sera susseguente andò coi -compagni in casa della fanciulla e ne tornò senza aver profferito -parola in tutta la sera? Era desso geloso? - -Il vecchio Giovanni, il padre di Catterina, possedeva una foresta di -pini secolari, ubertosi pascoli nella valle e meglio di cento capi di -bestiame. Mentre stava un giorno soletto guardando il suo armento che -pascolava sull'alpe di Balmarossa, vide venir a sè Pippo. - -— Benvenuto Pippo! cercate di me? - -— _Deo gratias_, potè rispondere il giovane, affannato dalla salita -sotto la sferza del sole di agosto, e più ancora dalla tema di non -ottener quanto bramava. - -— Sedete e parlate. - -— Se voi siete contento, io mi torrei in isposa la vostra figliuola. - -— Voi siete onesto... ma troppo povero. Sapete che la Catterina è fra -le più ricche della valle? - -— Io non desidero che la fanciulla.... E volle soggiungere le mille -cose che aveva pensato per istrada — ma la dura parola del vecchio gli -annodò in gola ogni risposta. - -Giovanni, vedendo il meschino grondante di sudore impallidire, lo -trasse con sè alla capanna dell'alpe, gli presentò una coppa di latte -munto allora, e con voce meno acerba: - -— N'avete parlato alla Catterina? - -— Disse di amare me solo. - -— Poichè la è così, io non voglio fare due infelici. Voi siete giovane, -e la fortuna ama i giovani. Quando avrete da pascolare dieci bovine, -Catterina sarà vostra. - -Pippo, rasserenata la fronte, abbracciò il vecchio, e scese correndo -quelle alture senz'accorgersi della malagevolezza del sentiero e della -china precipitosa. Prese commiato dalla vecchia madre piangente invano, -e dall'amata che sorrise alle promesse del giovine animoso — e partì -per Roma, per Roma tanto lontana. - -Dopo un anno, Catterina seppe che l'amante spossato per incessanti -fatiche era caduto ammalato. Da quel dì una mano ignota portava -sull'altare della Vergine un mazzo di fiori perlati di rugiada, quali -mai non si videro trapuntare le praterie della valle. Ve n'era di -quelli a mille colori, come la spuma della Frua. - -Pippo, colto dalla febbre, consumò ogni sparagno: quando riebbe in -parte l'antico vigore, i medici lo consigliarono di fare ritorno -all'aria natia. Nullameno cercò lavoro coll'insistenza di un proposito -che non vacilla: debole ancora, il frutto del lavoro bastava appena -alle necessità della vita. Intanto la madre lo richiamava — si sentiva -a morire e voleva rivedere ancora una volta il figliuol suo. Partì -povero e sconfortato da quel paese ove era giunto con tante speranze. -Di ritorno trovò nella sua capanna un cadavere. Dopo la sepoltura della -madre, quella porta non s'apriva ed i vicini dicevano di sentire la -notte dolorosi lamenti. - -Egli sarebbe morto di dolore, se un mattino una voce dilicata e -tremante non avesse cantato sotto le finestre di quell'abituro -la nota canzone dell'amore... Pippo venne fuora: quasi non era -riconoscibile..... era anche povero — tuttavia Catterina gli sorrise. - -Pippo comprò una carabina ed in poco tempo divenne il più destro -cacciatore di quelle alpi. Di quando in quando inviava alla fanciulla -del selvaggiume. Scoprì un giorno appiedi delle orrende diacciaie di -Cavergno una camozza col suo nato: decise di ammazzare la madre per -avere vivente la piccola — fermò di averla ad ogni costo. - -Chi sa contare quante volte il cacciatore corse pericolo di morte? I -camosci, in grazia del sottovento, sentirono l'appressarsi dell'uomo, -valicarono le creste difficili del Kastel con piede snello e sicuro. -E Pippo su per le roccie, dietro ai veloci animali. I quali s'erano -indirizzati verso le giogaie del Thallihorn, sfiorando appena la -cornice a picco, al di là del lago di Kastel, sull'abisso che si -sprofonda giù giù fino al vallone di Kerback. Pippo, sicuro che per -stanchezza la capretta non potrà correre lontano, s'avventura su quel -passo, largo due palmi, fra il cielo e l'inferno — sente smottarsi -sotto ai piedi il sentiero — non s'arresta; si mette carponi e così -valica l'abisso, in fondo al quale, laggiù, acute roccie stendono in su -le loro scarne ed affilate mani bramose di sangue. - -Il capretto alfine è quasi sfinito dal correre, e giace oltre il -burrone della Toce a pie' della madre che lecca pietosa ed accarezza -il nato, e guarda attorno con sospetto. Se Pippo giunge a varcare -inosservato il burrone, le selvaggie creature sono sue. Bisogna -dinoccolarsi al fondo e risalire la parete opposta. Ma se scivola -sopra malsicuro sasso il piede? Sei morto. Se staccasi sopra il capo -un macigno da lungo tempo desideroso di riposare in fondo all'oscura -fossa? Sei seppellito. È facilissimo nella discesa repente avvallare -a fascio; e non sarà impossibile arrampicarsi pell'ertissimo muro di -fronte? E se mentre tu corri manifesto pericolo di orrenda morte, un -sasso maledetto cade sonando sulle pietraie ed avverte la camozza? -Mille terribili pensieri attraversarono come sinistro lampo la mente -del cacciatore... ma Catterina, quando le avesse condotto la svelta -capretta, come gli sorriderebbe! - -Scivolò al fondo, s'inerpicò — dopo dieci prove — sino all'orlo opposto -del burrato, e di là, fra le scabre roccie imberciando con mano ed -occhio sicuri la preda, scoccò il colpo. La palla sibilò acutamente — -tutti gli echi si destarono — quando il fumo si diradò, vide la camozza -fare ancora due passi, inginocchiarsi e cadere spirante presso il -lattante... Povera ed innocente bestiuola! Ma che non vale un sorriso -di Catterina? - -Il lattante smarrito trillava di dolore senza fuggire, sicchè Pippo -potè di leggieri impadronirsene. Catterina lo accettò con festa, gli -cinse il collo d'una rossa collana a cui penzolava uno squillante -campanello, e lo diede ad allattare ad una capra. Ella stessa lo -conduceva ai pascoli della Frua, tutta lieta di vederlo sì gaiamente -saltellare. - -Da qualche tempo Pippo non s'avventurava più alla perigliosa caccia dei -camosci: ritornava dai monti carico di pietruzze, delle quali alcune -bianche come il latte, altre porporine come le labbra di Catterina, -altre screziate d'oro. La cera raggiava di speranza e d'amore. Gli -era apparso il genio delle Alpi e gli aveva indicato una caverna in -cui stava nascosto un ricco tesoro di preziosi metalli e di rarissime -perle. Il pavimento era tutt'oro — le pareti a colonne di malachite, -smeraldo e lapislazzuli — il vôlto stellato di rubini e di granati. - -Da quel dì la ruggine cominciò a serpeggiare in arabeschi sulla canna -della carabina dimenticata in un canto della casa, ed i ragni a tessere -le loro tele polverose sull'acciarino. - -In quella un congiunto gli scrisse da Roma non indugiasse a partire a -quella volta, gli affari procedere con meravigliosa fortuna; avrebbero -diviso come le fatiche i frutti. Pippo sorrise alle esortazioni degli -amici e partì in sua vece un altro. - -Egli vendette la fidata carabina e s'avviò all'Anzasca. Poco tempo -appresso ritornava con alcuni di quei valligiani che saggiano e -conoscono la virtù d'ogni pietra. - -La domane — appena s'inalbava l'orizzonte — con cinque altri giovani -robusti, muniti di vanghe e di acute marre, tutta la frotta, Pippo in -testa, s'incamminò spedita verso il Griesberg; a Bettelmatt penetrò -nel deserto androne del Gemmsland, e, accesi branchi di pino, entrò nel -tenebroso speco. Appena la luce delle torcie resinose arrossò la bocca -dell'antro, un urlo spaventevole gelò il sangue e la parola ai compagni -— ed un lupo si slanciò rabbioso fuori di quelle tane — ma Pippo non -aveva più la carabina, ed il lupo fuggì ratto. Triste presagio! Pippo -ed i suoi amici scavavano con ardore e trasportavano al sole un mucchio -di pietre, ed i minieratori le esaminavano attentamente una dopo -l'altra. A mezzo il giorno questi ultimi dissero ad alta voce: non v'ha -qui indizio d'oro nè di granati. Pippo impallidì! I compagni pietosi -lavorarono fino a sera, secondando la febbrile ansietà dell'amico. -Venne la sera senza che nulla si fosse scoperto; le pietre scavate con -tanta fatica e tanta speranza non avevano valore di sorta. Pippo stava -tuttavia lavorando quando i tizzoni si spensero. Nessuno osava far -motto. Oscurata la spelonca, Pippo si coricò estenuato sulla soglia di -quell'antro malaugurato, gemendo; bagnava la polvere col sudore che gli -gocciava dalla fronte; ma non una lagrima sola. Chiamatolo invano, i -compagni coi minieratori discesero prima della notte nella valle. - -Chi non avrebbe detto Pippo morto? — Dormiva? - -Questo è certo che quand'egli fu solo gli apparve Catterina assisa -a banchetto di nozze, su cui stava fumante la sua bella camozza. -Sollevò il capo dal duro origliere, e smarrito discese fra le tenebre -d'altipiano in altipiano. Di quando in quando una voce soffocata, -disperata — o Catterina! Catterina! — ululava per quelle callaie -dirupinate. - -Intanto un uragano precipitava dalle diacciale del Griesberg, ove le -streghe menavano ridda al bagliore dei lampi ed assordava coll'orrendo -frastuono il misero che s'aggirava in quei valloni. I lupi, turbati -nei covili, scorrevano pei greppi cogli occhi di carbone, urlando -attorno a Pippo, mentre le aquile ed i corvi turbinandogli sul capo, -lo stordivano colle strida minacciose. Ma Pippo scendea sempre. -Sdrucciolava sull'erba, sui macigni; cadeva nelle rabbiose fumane; ma -discendeva sempre. - -Certamente l'anima della madre lo guidava. - -Quando l'aurora si raffresca nei vapori della Toce, egli grondante -acqua da tutta la persona, coi capelli pioventi lungo le guancie -livide, gli occhi stralunati, le mani peste e lacere, i piedi -sanguinosi, giunse all'altipiano di Uberaufderfrutt da cui s'inabissa -il fiume. - -Il cielo si rasserenava, ed i monti si spogliavano delle loro clamidi -fumanti. - -Pippo, giunto sul ciglione della cascata, stava per discendere, quando -— oh! come lampeggiarono di gioia i suoi occhi! — vide nel sottoposto -piano la Catterina, che guidava al pascolo la diletta camozza. Pippo -fuori di sè gridò: Catterina! — Stese le braccia e si slanciò verso -l'amata. Ahi!... la rupe si sprofonda — Pippo, stretto nelle gelide -braccia della cascata, sobbissa — rimbalza sui tre scaglioni — colora -un istante del suo sangue la roccia omicida — e sdrucciola ai piedi di -Catterina. - -La piccola camozza leccò il sangue che sgorgava a rivi dal corpo -frantumato di chi le aveva ammazzato la madre, quindi fuggì alle libere -aure del Gigeln. - -Ecco perchè ogni mattino, allo spuntare dell'aurora, la cascata si -arrossa, e si sente dalle roccie superiori il trillo d'un camoscio. - -E Catterina? - -Credete voi che ella d'allora in poi sorridesse tuttavia? - -Così ha fine la leggenda della Frua. - - -III. - -_Altipiani di Kerback, Valtoccia, Morasck e Bettelmatt._ - -Dall'altipiano di Uberaufderfrutt, ove all'ombra del portico della -cappelletta sull'orlo della cascata udiva la pietosa leggenda della -Frua, in meno di mezz'ora giunsi al vallone di Kerbach attorniato -da alte vette, delle quali la parte meridiana che si protende fino -al vicino anfiteatro di Morasch, è tutta lieta di zolle e di fiori. -L'aere risonava di monotone cantilene d'amore; erano falciatori -che sulle sdrucciolevoli chine del Thalli fornivano il loro lavoro -colla sicurezza de' contadini pianigiani. Le eccellenti disposizioni -ad imitare gli eroi d'Omero, che ad ogni fermata facevano un pasto -proporzionato alla grandezza delle loro imprese, mi fecero accettare -di buon animo la refezione, che m'offriva l'ospitalità d'un vecchio -ed onesto alpigiano. Quindi, poichè il sole già intiepidiva le -freschissime aure, per un sentiero che già fu strada mulattiera -selciata, ci arrampicammo per una buon'ora per la faticosa erta, -e fummo alle bocche della Valtoccia, vasto altipiano tutto ricinto -di picchi petrosi, mentre il suolo appiedi delle immense ciottolaie -verdeggia qua e là di sapidissimi pascoli. Ma come melanconica è questa -suprema convalle! I canti pastorali, il tintinnio delle collane degli -armenti, il loro muggire, tutto pare un doloroso lamento. L'orida retta -del Kastelhorn e le mute falde del picco del Nufenen-Stok spandono sul -resto del quadro la tristezza del loro aspetto. Il laghetto di Castello -rabbrividisce all'aspetto del Kastel che vi si specchia; il ruscello, -che ne sgorga guizza tacito fra i massi, quasi pauroso non dinoccoli -di lassù un macigno a riempire la limpida conca della sua sorgente. Il -ruscello forma più in là il bacino del Pesce, ove le trote non osano -amoreggiare che nel profondo. - -La Toce ne nasce con poca festa. Le sponde dei due nappi e del torrente -sono sabbiose, nude: l'ombra del Kastel fece inaridire l'erba. Anche le -mandrie rifuggono in là. - -In mezzo all'altipiano serpeggia il sentiero che pel passo confine -(Auf der Mark) conduce alle radici della Val Bedretto, alla vetta del -S. Gottardo, agevolmente in una giornata di cammino dai casolari di -Formazza. - -Un mandriano, tutt'occhi e boccacce dalla meraviglia di vedere lassù -un cotale che nè comprava, nè vendeva bovine e formaggi, mi disse che -i Bedrettesi quando vogliono recarsi nel Vallese, invece di scendere -dalla Valtoccia a Kerbach, e di laggiù per Morask e Bettelmatt varcare -il Griesberg, usano per un sentiero difficile passare al di là del -Nufenen-Stok e scendere così nell'Egina evitando il lungo giro. - -Intanto il cielo s'era coperto di nuvoloni fitti, lampeggianti, -e mentre m'aggirava per quelle solitudini malinconiose, mi colse -senz'alcuna difesa un acquazzone, che mi cacciò giù fino al casale di -Kerback più in fretta che io non avrei voluto, molle, inzuppato fino -alle ossa, fra le saette ed i tuoni, come già Mosè dal Sinai, colla -differenza che io invece di trovare gli alpigiani in ridda attorno al -vitello d'oro, li vidi raccolti attorno ad un bel fuoco tutti intenti -chi a mondare castagne, chi a sbattere la crema, e tutti ad ascoltare -le frottole d'un cacciatore, che all'appressarsi del nembo avea -frettolosamente deserto l'agguato per ripararsi sotto quel tetto. - -Riazzurratosi l'orizzonte, lasciai Kerback e salii in mezz'ora a -Morask, l'alpe più popoloso di tutta la val Formazza. - -Morask è meno ricco di pascoli di Kerback, ma è più lieto per più vasta -zona di cielo. La giogaia asprissima che rinserra l'anfiteatro verso -il meriggio, colle cuspidi eccelse del Zumstok e dell'Himmelberg, può -dirsi una parete di un solo macigno. Qua e là il diacciaio del Gries -che si stende dietro a quelle vette, lascia cadere un lembo del suo -lenzuolo sfavillante nella valle. - -Prima della notte m'inerpicai ancora sulle erbose pendici del Thalli, -e vidi smaglianti all'ultimo raggio del sole le nevi eterne che -smaltano le nere orribili creste del Kastel, a levante, che voi dite -inaccessibili e che vi fanno rabbrividire al pensiero di trovarvi -sull'orlo del precipizio che si profonda giù fino alla radice del -monte, mentre in quest'istante forse un ardimentoso cacciatore di -camosci sta sul cigliare dell'abisso, fra la vita e la morte, spinto -lassù dalla sua passione. - -Ma la notte già scolora ogni cosa: scendiamo. - - -IV. - -_Ascensione del Gries — Diacciai — Le Alpi parlano._ - - =Entrai per lo cammino alto e silvestro.= - _Dante_. - -Partii da Morask pel Griesberg. Il sentiero addentratosi in una gola -ove per poco le falde dei monti non si combaciano, orma sopra la neve -ad una florida prateria, e di là, costeggiando per la ripida salita -il torrente che gorgoglia nelle crepature della rupe erbosa, guida -al valloncello di Bettelmatt, famoso pei cacii che fornisce l'Alpe -Anderlin. Prima di giungervi, voi valicate un breve contrafforte che -chiude anche da questa parte l'altipiano, mentre il torrente sbattuto -di sasso in sasso in bianca spuma s'interra nella forra che a furia -di pazienza e di secoli ha scavato attraverso al muro: badate veh! di -non sdrucciolarvi dal sentiero; chi vi trarrebbe di là ai casali della -valle? Il torrente solo. - -Eccoci alle cascine. Esse stanno addossate ai frantumi che ingombrano -il passo nell'angusta bocca della scabrosa valletta del Gemmsland, in -cui l'ombra eterna e i massi paurosi e il deserto d'ogni vita incutono -orrore. La chiude in fondo il Siedel (3218 m.), dalla vetta del quale -fra spaventose diacciaie or piane, or gonfie come onda marina, or rotte -a bizzarre colonne d'ogni architettura, vedesi sorgere solitario il -picco del Blinnenhorn (3552 m.) l'altissimo dei monti che s'estollono -attorno alla nostra valle. - -Mi riposai presso il letto del Griesbach, dall'onde biancheggianti, -dai ciotoli tersissimi, screziati a mille colori, e trovai fra le -ghiaie l'_asbesto_ bianco che i montanari dicono sughero alpestre. -Al di là del torrente, nella prateria un numeroso armento di bovine -agitava pascolando i sonagli delle collane. Alcuno di quegli animali -s'avvicinava a noi pauroso, e dopo averci a lungo guardato con occhio -stupito per le foggie disusate, ricorreva in mezzo agli altri di -gran galoppo. È incredibile il piacere che produce il tintinnìo dei -campanelli, il muggire, lo scorazzare festoso delle giovenche e dei -vitelli che con piede sicuro dichinano rapidissimamente per le pendici; -in questi animali pascolati liberamente all'aria, giorno e notte, senza -impacci di catene e di guinzagli, scorgi una sveltezza di moti che non -trovi in quelli del piano, lenti e taciturni. - -Ma già il sole dardeggia; su ancora, un'ora, la più faticosa, e ti -riposerai sulle sponde dei due laghetti da giardino, da cui zampilla il -Griesbach. - -Pervenni sulla cima dell'erta trafelato ed ansante per la soverchia -fretta con cui la brama di toccare la desiderata fronte dell'Alpe -m'aveva spinto per l'erta. Con animo palpitante, varcata l'ampia -murena, che con mirabile vicenda le diacciale ingoiano e rigettano, -mi trovai sul lembo dell'eterno diacciaio che dorme su quelle vette -supreme, dal Gries allo Stafelclogberg, abbracciando così dalla destra -pressochè tutta la valle di Formazza. - -Eccomi sopra di esso. — Sento sotto di me — novissimo senso — un cupo -rumoreggiare, — fiumi forse che cascano echeggiando dalle caverne nelle -viscere del monte — forse, come la tradizione paesana, sono le anime -dei defunti che cantano preci di remissione. Lunghi, diritti, immensi -crepacci stagliano tutta la gigantesca massa — dove appena visibili, -dove a bocca aperta come mostri. - -In questi crepacci, da cui il piede rifugge istintivamente, dormono -laggiù negli antri sonori, da dodici anni, due giovani francesi. Io -guardo in giù, nell'azzurra abisso senza fondo, e pavento di sentire -che gli infelici vi sdrucciolarono, o vi furono spinti dalla bufera -— non morti e che laggiù, feriti, col martoro di un'agonia che li -sorprende esuberanti di vita, senza speranza di sfuggire alla loro -sorte inevitabile, dolorosa, senza conforto alcuno d'affetti umani o -divini, imprecano al fato, o rassegnati aspettano di agghiadare fra le -braccia della morte, richiamando alla memoria le immagini dei cari... - -Forse i Francesi s'erano avvicinati al Faul, nero fantasima che sorge -nel mezzo della diacciaia, ove dessa pare ondeggi come i fiotti marini. -Forse venendo in Italia, non s'erano attenuti alla loro sinistra, verso -la murena, ove i fessi sono meno frequenti e meno spaziosi — forse -da animosi perlustratori s'erano addentrati, verso il Ritzenhörner, -in quella vasta e terribile solitudine, su cui torreggia il Blinnen -— forse avviluppati dalla bufera avevano dimenticato un momento di -tastare coll'inseparabile _alpenstok_ se mai sotto il mobile strato -della neve non si sprofondava un crepaccio..... - -L'Alpe tenta come il mare l'audace — ma spesso l'uno e l'altro, dopo -avergli rivelato i misteri più stupendi, ingoia gelosamente il sedotto. -L'uno e l'altro ti sfidano col loro fascino: se tu vinci una volta -impune, pensa che essi possono vendicarsi atrocemente. - -Ambidue toccano il cielo. Ambidue cantano sì altamente la grandezza -della natura che la tua piccolezza ne rimane subitamente atterrita. - -Dopo questo senso istintivo, tu osservi e le une e l'altro con -desiderio. In breve mille attrazioni sorgono ad innamorarti di loro: da -quell'istante non sono più due mostri, li ami e ti amano. Se loro sei -fedele amico, ti riveleranno la meravigliosa armonia che li unisce al -resto del mondo, la bellezza del loro essere e la grande generosità con -cui spargono dovunque la vita. - -I diacciai dall'orrenda solitudine ti diranno che sotto la larva della -morte alimentano la vita, i fiumi che fecondano le riarse pianure. La -bufera stessa che schianta l'annoso pino come il tenero lichene, ti -dirà colle mille voci come da queste supreme convalli ventando, fuga -l'aria corrotta e sparge la salute. Così la tempesta marina. Mille -naufraghi disperati ti fanno imprecare ad essa. Ma la morte è la vita: -sono indivisibili, necessarie sorelle. - -Nè meno mirabili ti saranno per amore le foreste e gli intangibili -pizzi nembosi. - -Affidati ad un legno sull'incerta superficie del mare, sali sui vertici -alpini, e sentirai come necessità l'amore, come bella la libertà — -sentirai come se ti battesse in petto cuore di poeta. - -Come l'anima, l'alpe ed il mare ti saneranno il corpo. Se la tua mente -paralitica non si scote, se il tuo corpo non riacquista elasticità e -vigore — tu sei già due volte morto. - -Dal cucuzzolo del Gries, a cui salii di qui in mezz'ora, scorgesi -assai meglio il sottostante diacciaio, e meglio soprattutto lo stupendo -panorama delle Alpi Vallesane e Bernesi, che compensa largamente della -fatica della giornata. Il Grimsel, la Jungfrau, il Fisteraarhorn, -lo Stokhorn ed altre celebrissime Alpi s'estollono al dissopra della -verde cortina che separa dall'Oberland il Vallese; mentre a destra il -Rothental, il Nufenenstock, il Kuliboden, ed a sinistra il Faul ed il -Gemmsland pare sorgano a conversare con quelle fiere torri elvetiche. - -Disceso il cono del Gries, ecco a mezzo il diacciaio, venire verso -di me a lunghi passi una strana apparizione. La doveva essere un -cacciatore fanatico che s'avventurava soletto fra le solitudini alpine, -col capo difeso da uno sdruscito cappellaccio a tre acque, le ossute -gambe infilate e diguazzanti in un paio di brache spelate, le uose -fino al ginocchio, due scarpaccie a mo' di barca da fare il giro del -mondo, mare e terra, un grosso zaino alle spalle, la lunga carabina ad -armacollo e il bastone ferrato nelle mani. - -L'abito di prete cozzava a vista sì duramente colle venatorie munizioni -sotto cui sudava il poveretto, che al vederlo colla lunga e sparuta -persona arrampicarsi brancicando per l'erta, gli era la più risibile -cosa del mondo. - -Eppure il reverendo Blummenkranz era stimabile persona. I compaesani -non lo dicevano _liberale_, nel senso popolare, — benchè fosse largo di -cuore e di mano — perchè non frequentava le bettole; ma assicuravano, -che, venuta la stagione delle foglie, il suo cervello ne andasse tanto -in visibilio da farneticare. Dopo la prima neve rientrava in se stesso. -Le stramberie della sua religione per la natura gli erano perdonate in -grazia del fervore con cui pregava Iddio a non dimenticare le messi -dei campi, i fiorellini delle praterie e le pinete. Don Blummenkranz -nato in Germania era stato altra volta un abate del bel mondo. A Berna -e a Ginevra non sono affatto spariti i ricordi delle sue dissertazioni -sulla necessità dell'amore. - -La sua figura — innegabilmente ridicola — pareva una vivente -confutazione delle sue parole. Disingannato dagli uomini, senz'odiarli, -intese tutte le forze dell'anima nell'amore della natura dalla quale -otteneva rivelazioni sconosciute e voluttà arcane. - -— Tutto parla, diceva Blummenkranz, ed io finirò per comprendere la -meravigliosa espressione delle cose. - -Forse aveva amato una donna — ma qual donna avrebbe avuto compassione -di un essere così strano? - -Malgrado i profondi studi naturali, egli dovette provare che la -cosmologia non era che un intoppo per la carriera ecclesiastica. Da -chierico fatto cappellano, e punto a capo. - -_Contentus parvo_, egli non si crucciava di nulla. La natura -lo compensava largamente dell'irrisione degli uomini. Secondo -Blummenkranz, un uccello parlava più chiaramente d'un avvocato; gli -amori delle piante non erano una finzione imaginosa, ma una storia. -Credeva — senza oltraggio alla religione — agli spiriti che popolano -l'aria, l'acqua e le case, ed era in stretta famigliarità coi genii -delle Alpi. Conosceva le cause per cui i pizzi erano stati battezzati -con una parola anzichè con un'altra, quindi infinite leggende. Siccome -non aveva mai posto piede oltre la Svizzera, si meravigliava alla -descrizione delle vaste pianure, ed inorridiva al pensare, che vi -potesse essere una radura così sconfinata da non scorgere un monte e -che un uomo potesse vivere senza amare le Alpi. - -Di lassù, appaiatosi meco, in tre ore discendemmo nella valle Egina -nel cantone Vallese, alle sponde del Rodano spumante, donde io contava -di recarmi al vicino Obergestelen sulla via al Grimsel. Il varco del -Gries, dal centro dell'alta Italia, è la via più breve al Bernese. - -Lasciato D. Blummenkranz, m'avvio alla volta della mia meta. Se -non che io faceva i conti senza il temporale, che in pochi minuti, -abbuiato l'orizzonte angusto, si rovesciava nella valle. Alle prime -goccie ritornai frettolosamente sui passi miei, e ormai stanco dal -lungo cammino, bussai ad una capanna presso una chiesuola, invocando -ospitalità per amore di Dio e delle poche mie monete. - -La porta della capanna venne aperta, ed una pertica, voglio dire il -reverendo Blummenkranz inchinandosi, m'offrì cordialmente il tetto -ed il desco. Lo credereste? Fu quella una delle più belle sere delle -mie peregrinazioni. La cena parchissima, forse insufficiente, ma -l'anfitrione era sì curioso nel novellare! Compresi che il romito -era miglior cultore dei piaceri dell'immaginazione che non della -caccia. Perchè adunque la carabina? Perchè, mentre tutti tenevano -per ragionevolissima cosa l'arrischiare la vita nella caccia, nessuno -certamente avrebbe compresa e rispettata la passione entusiastica del -povero cappellano. - -Accomiatandomi, il reverendo Blummenkranz mi pose nelle mani un foglio, -dicendo: Serbatelo per memoria mia. — Risalendo, due giorni dopo la -mia gita a Meyringen, allo Stauback, l'Eginenthal, lessi in fronte alla -carta donatami: - - LE MONTAGNE PARLANO. - -Giunto oltre la diacciaia del Gries, sedutomi sul cigliare della balza -imminente a Bettelmatt, mi riposai, leggendo quanto segue: - - «LE MONTAGNE PARLANO. - -«— Su, Blummenkranz, quest'oggi salirai sulle Alpi, le vere Alpi, le -Alpi che mi dividono dall'Italia — il paese di cui non ho pronunciato -una volta il nome senza sussulto. Quest'oggi sono felice — me ne -rallegro cordialmente. - -Di lassù spingerò lo sguardo nelle sue valli, ove sole e terra vanno -d'accordo nel fecondare e nel crescere — ove, senza dubbio, i fiori -sono più coloriti e le frutta più gustose. - -Chi sa se non sentirò quell'aria piena di vita e d'armonie che suona sì -melodiosa scossa dalle vibranti cetre dei suoi poeti? - -Forse i miei occhi vedranno poco — ma la mia anima? Dirò: conosco -anch'io _la terra ove fioriscono gli aranci_! - -Pervenuto al vertice, m'inginocchiai riverente per salutare quel paese -che amo senza conoscere, e con tutte le facoltà dell'animo mio, dissi: - -«T'amo, perchè io so da lunga pezza che noi abbiamo saldato ogni -partita per l'antica ruggine coi Romani; perchè comprendo che se tu -non vieni a noi col perdono sulle labbra, gli è che le ferite non sono -ancora rimarginate — t'amo e mi auguro di vedere la mia patria stretta -con fratellevoli nodi a te, che tutti i nostri bardi cantarono con -esultanza, e che la sola tirannìa ed i suoi odii feroci ne hanno fatto -sprezzare e combattere come maledetta.» - -Profondo silenzio regnava attorno. Sospeso fra terra e cielo, quella -m'incantava, questo mi rapiva....... Le fronti delle Alpi corruscavano; -i loro manti erano agitati; il cervello del Griesberg su cui posava -era palpitante: dal rododendro esalavano inebbrianti profumi; in ampi -circoli le aquile si libravano nell'aria; i tordi montani cominciavano -a cinguettare misteriose note di amore, mentre il vento susurrava i -pastorali accenti del _ranz des-vaches_... Era allucinato? - -Le nebbie, in cui i monti si avvolgevano, sfumarono; la luce innondò -da capo a piedi quei giganti che s'avanzavano, oh meraviglia! da ogni -parte attorno al Griesberg, come a parlamento — forse per ingannare la -noia secolare. - -— Dunque noi che ardimmo scalare il cielo saremo turbati nella pace del -nostro sepolcro da questi embrioni superbi? - -— O Grimsel, le parole che tu soffi, eruttando fumo e faville per -lo sdegno della tua maestà conculcata, trovano nella mia anima una -clamorosa eco. Sì, non vogliamo essere manomessi dall'uomo, o per la -morte come i Diablerets mi sfascierò sopra di esso! - -— Meglio così, caro Firsteraarhorn, disse arrossando la Jungfrau -pudica, che io non vedrei più questi nani insolenti arrampicarsi sul -mio petto per baciare quella fronte che la sola bufera aveva per tanti -secoli tôcca. O meglio un fulmine mi scaraventasse giù nelle valli, -che gl'inverecondi baci di questi uccelli spennati!... Ahi! dove il mio -verginal candore? - -Un'orrenda voce di scherno tuonò: - -— Gran cosa in verità! Quanto volonteroso io non mi torrei i baci, di -cui fai sì grande scalpore, quando tu volessi scambiarli coll'atroce -ferita, che mi aprono nel bel mezzo del corpo... A me che pure tanto li -amai da nascondere la face che alta portava sul capo; ma guai a loro se -io riapro il varco al torrente di fuoco, che m'arde e rugge in petto! - -— Infelice _Cenisio_, che sarebbe degli sciagurati senza di noi? Chi -loro feconderebbe la terra coi fiumi e temprerebbe l'aria coi venti? - -La _Rocciamelone_ chiese la parola per la _Rosa_ immacolata. - -— Immacolata! mormorò ironicamente la _Jungfrau_..... e Saussure, e -Vincent, e Zumstein, e il prete Gnifetti li conta per nulla? - -— Facciamo osservare alla maligna _Jungfrau_ che non tutte le cinque -foglie vennero tocche. - -— Cessate, rituonò il _Bianco_, la ridicola questione. I Romani ci -rispettarono con religiosa temenza, e questi vanerelli d'un secolo -impertinente osano contaminarci le candide stole! Ma a che ragunammo -questo onorando consesso? Per lagnarci delle clamidi insudiciate? Vi -cruccia lieve offesa quando vedete in noi bollire una fiera passione? -Se non vi talenta sentirvi prudere le membra da quest'insetti, -inghiottiteli nelle pieghe de' vostri manti. Mi lagno forse io? La -sventura del Cenisio è sventura che a noi tutti sovrasta. L'umana -famiglia minaccia di ridersi di noi, di attraversarci in ogni -guisa sotto mille pretesti. Confortiamo il Cenisio, e troviamo modo -d'impedire tanta ingiuria. - -Il _Bianco_ stese una mano al _Cenisio_ — a cui mancavano per conforto -anche le salmodie della Novalesa; — commosso dalla regale degnazione, -svenne in braccio all'Iserano. Lo _Stock_ corse lesto in suo soccorso. -Alle lamentevoli grida del vegliardo, alle parole del _Bianco_ erano -accorse attorno attorno quant'Alpi regnano dal Simmering al Tenda. - -Aperto il parlamento dal monte _Bianco_, considerato il caso esposto -— per un fatto personale — dallo stesso Cenisio, parlarono uno dopo -l'altro e sovente anche due o tre alla volta — tacevano da tanto tempo! - -Il _Cenisio_ propose di sloggiare dall'Italia, terra ingrata per -eccellenza alle Alpi; il _Cervino_, ponderato l'irresistibile amore al -paese, propose di congiungersi tutte in sì orrenda maniera che nessun -passo si aprisse. Un viva — a gran maggioranza — accolse il singolare -progetto. Senonchè al punto di passare allo scrutinio, il _Viso_ chiese -la parola con voce, che fu sentita quasi nota fuori di chiave. - -Il _Viso_ — siede a sinistra — educato a metà in Francia, tutto -pieno d'idee cosmopolitiche e fors'anco perchè nessuno gli aveva -sfiorato la pelle, cominciò a sfoderarne delle nuovissime sulla -bella tendenza degli uomini ad unificarsi — parlò dell'abolizione dei -neri, dei doganieri, dell'emancipazione della donna e di altre cose, -che colorando le Alpi come i più cocciuti nemici della fratellanza -universale loro minacciano più che mai la sorte d'essere traforate -e affettate — e finì con tanta eloquenza per proporre ognuno si -togliesse in pace il suo destino in grazia del progresso dei tempi, -con tanta eloquenza che i venerandi oratori, ritornati al loro posto, -ricominciarono a russare saporitamente. - - . . . . . . . - - -V. - -_Confini della valle — Le case, il desco, l'abito, il commercio, -l'agricoltura._ - -Ho fatto una visita a Zumsteg, al _palazzo municipale_, antica casipola -murata or fanno circa tre secoli lungo la Toce. Il fiume batte con -impeto sulle fondamenta e le mura tremano screpolandosi. Al pian -terreno s'apre verso la strada un'ampia finestra sbarrata da solida -inferriata — è la finestra del carcere. Da essa lo sguardo corre ogni -angolo della prigione, sicchè era ad una carcere e berlina. Al piano -superiore la stanza del consiglio; in un armadio le vecchie pergamene -del comune, delle quali sono oltremodo gelosi. - -Notai nel mio taccuino quanto appresi dalla cortesia dell'onesto ospite -circa le costumanze de' suoi conterranei. Tu, compagno mio, forse -non avrai queste novelle in pregio come io le scrissi con amore; ma -pazienta lo stile dimesso e riposa, se vorrai aver lena da potere con -sicurezza toccare l'ardua sommità del Reti, che di lassù ne sfida. - -I confini della giurisdizione di questo municipio comprendono la -terricciuola di Unterstald sino al ponte di Untergeschen: da esso -corrono, al mezzodì, al Minoio-Krüpfti passando sulla vetta del -Martel, e da quello all'Ofenhorn, da cui col limite dell'Italia per -le diacciaie fino al corno del Gries. Alla sinistra della valle poi -dal Gries pel Nufenenstok ed il Markhorn (2963 metri) al culmine del -Rizoberg segue l'orlo estremo del Canton Ticino; dal Rizoberg ritorna -al ponte di Untergeschen. - -Il municipio senza reddito di sorta preleva le spese opportune da -imposte; ciascun casale ha boschi e pascoli che si dividono equamente a -beneficio d'ogni famiglia. - - * - * * - -Entriamo nelle abitazioni. Le case sono quasi tutte di legno colla -forma dei _châlets_ svizzeri, ed a tre piani: quello terreno è murato -e serve di cantina. I piani superiori sono costrutti con travicelle per -lo più di larice foderate internamente con tavolati bene mastiettati e -disposti con qualche simmetria. Il pavimento ed il soffitto, piuttosto -basso, sono pure di legno senza alcuna vernice. - -Tutte le case hanno una camera più vasta delle altre, riscaldata — -forse soverchiamente — da una stufa di pietra, nella quale accendono -grande quantità di legna, e ciò da una parete interna di pietra che -contiene pure il camino della cucina. Tutte le stanze sono tappezzate -d'immagini sacre o di statuette in cera trasportate da Roma e dal -santuario di Einsiedelen in Isvizzera, dove si recano qualche volta in -pellegrinaggio. Una cosa curiosa si è che hanno sì indicibile amore -degli orologi a pendolo da averne anche tre nella stessa _stufa_: -notate che quasi tutti hanno poi ancora nelle tasche un orologio -d'argento. - -Un Formazzese, nel tepore della sua stufa con un po' di patate e di -carne salata se ne ride della neve e del lungo inverno, e dice di stare -meglio di un re — costituzionale. - -Ignoro perchè gli usci abbiano l'architrave tanto basso, che ad -ogni uomo di mediocre statura conviene inchinarsi per entrare nelle -case e per passare dall'una all'altra camera; forse questa stranezza -ha lo scopo di mantenere costante l'uso del saluto di chi entra. I -Romani scolpivano sulla loro soglia il motto che diceva benvenuto al -visitatore, squisita cortesia, che i tempi s'involarono con tant'altre; -i Formazzesi paiono invece più gelosi del rispetto dovuto al padrone -della casa che non di quello all'ospite. - -Le finestre meritano una breve descrizione. Esse sono composte di tre -telai rettangolari separati l'uno dall'altro da un travicello verticale -a sostegno della parete superiore; ogni telaio è diviso in due sorta -di vetri da una linea di legno orizzontale; i superiori sono fissi -con piombo filato e per lo più esagoni, gli inferiori, più grandi, -rettangolari ed incorniciati, scorrono o da una parte o dall'altra -nella mastiettatura del telaio; ne viene perciò può sporgere al di -fuori altro che il capo; per lo più i vetri inferiori sono diacciati, -o, volgarmente, fatti a mandorle per nascondere ai vicini le proprie -faccende senza diminuire la luce. - -Le stalle, le cantine sono senza finestre; nel trebbiale superiore si -coreggia la segale. - -Se da una parte queste abitazioni sono asciutte, sane e comode, -la quantità di legnami onde sono costrutte presenta mille pericoli -d'incendio, tanto più da temersi per i venti e per la mancanza assoluta -d'ogni istrumento atto a spegnerli. Morasck, pochi anni sono, ardeva -interamente. - -Il Formazzese, come gli Alpigiani in genere, si nutre di patate, -di carne salata, e beve vino ed acquavite. Sono golosi di caffè. -Anticamente non si faceva il pane che al fine di novembre per tutto -l'anno; ora suole farsi almeno due o tre volte all'anno. - -Ho visto più d'una volta la famiglia d'un agiato Formazzese assidersi -senza distinzione fra il capo ed il servo ad una pulita tavola -di acero, in mezzo della quale stava un gran piatto, in cui tutti -pescavano colla forchetta o col cucchiaio; antichi costumi che i -Formazzesi conservarono gelosamente sino al giorno d'oggi. - - * - * * - -Ora i calzoni lunghi, la casacca di frustagno o di panno e il cappello -di feltro hanno dato il cambio alle lunghe calze bianche trapunte, -alle brache, al panciotto rosso, all'abito a grandi tasche, nonchè -al cappello a larghe tese. Nell'inverno le gambe per diguazzare -nella neve coprono con uose di lana sino al dissopra del ginocchio; -alcune cordicelle legano alla scarpa la falda che copre il collo del -piede. Alcuni fra quelli che furono in Roma recano ai patrii monti -l'uso incomodo di quel cappello cilindrico — che rappresenta sì bene -le tendenze artistiche del secolo — con non poca antitesi col resto -dell'abito. - -Le donne, che vent'anni sono coprivano il capo d'un pittoresco -cappellino adorno di nastri, lo coprono ora con un fazzoletto rosso -annodato alla nuca. Il seno è coperto da un panciottino a varii colori, -dal quale spunta attorno al collo un pizzo. Le vesti raccorciano la -taglia e giungono a mezza gamba: nell'inverno sono di panno sottilmente -piegato; le braccia ed il dorso coprono con una giubboncella a lunghe -maniche. Nessuno va scalzo; gli stessi zoccoli in legno sono poco -in uso. Nei giorni festivi principalmente il loro uniforme vestire è -notevole per pulizia. - - * - * * - -La fonte del benessere dei Formazzesi consiste negli ampii pascoli, -dei quali si vantaggiano gli altipiani e le convalli superiori, per -cui ben mille bovine vi traggono dalle proprie stalle e dall'Antigorio. -Una parte di queste scende poi a svernare al piano. Falciano una volta -all'anno il fieno nelle praterie meglio soleggiate, ed alquanta segale -che non cresce sempre a maturità. In tutta la valle ho veduto un solo -albero fruttifero nell'orto di una casa in Fracco, un povero ciliegio -bramoso di sole e di nutrimento che intisichiva. - -Sul finire dell'estate, i Formazzesi più danarosi attraversano il Gries -per recarsi alle fiere di Meyringen nell'Oberland, ove fanno incetta -di giovenche e di vitelli che con loro infinito disagio conducono -poi di qua dai faticosi gioghi del Grimsel e del Gries ai mercati di -Domodossola, soddisfatti di un guadagno poco proporzionato a sette -giorni di viaggio disastroso. - - * - * * - -I Formazzesi sono di statura piuttosto alta, nerboruti, agili e svelti. - -Le donne sono più notevoli per robustezza che per avvenenza di forme, -e meglio ritraggono la seria impronta dell'antica patria, che non la -gentile finezza del profilo italiano. - -Quanto all'indole dei Formazzesi, sì largamente dotati dalla natura di -saldissime membra, mi parve ottima. Del resto nella valle nè polizia, -nè milizie comunali. Pochi doganieri perlustrano i confini nei quattro -mesi della bella stagione. - -Le furie sanguinose della vendetta e della gelosia non agitano i loro -cuori, in cui le passioni per l'indole pacata e riflessiva, pei nodi -fratellevoli del sangue, per influsso della fede, e fors'anche per -effetto benigno dell'aria che tutto volatizza, hanno meno impero che -non avrebbero altrove. - -Ho già notato altrove che la maggior parte — e doveva dire la migliore -— della gioventù maschile emigra a Roma. Avvenutomi un giorno in un -crocchio di garzoni di recente ritornati da quella città, avendoli -richiesti dell'arte che praticavano, uno d'essi risposemi: — vi eravamo -ministri. - -Non crediate che i dabben uomini governassero colà il periglioso timone -della pubblica cosa, come si crederebbe a prima vista da noi. Presso -il popolo a Roma ministro è semplicemente il garzone di bottega. O -ambiziosi! - - * - * * - -Tutta la valle era anticamente una foresta, come lo indica lo stesso -nome dei villaggi. I primi immigrati sterparono le foreste del piano, -conservando a sicurezza della valle le folte boscaglie che vestono -i monti, senza la quali in pochi anni l'intiera vallea sarebbe -un deserto, un caos di frane, di ciottoli — forse il letto d'un -ghiacciaio. - -Da Unterstalden alla Frua (1885 m.), oltre la quale non trovai che tre -o quattro pini nei valloni di Kerback e di Morasch, s'elevano veri Dei -Penati della valle, migliaia e migliaia di pini, di larici e d'aceri in -foltissime foreste. - -In esse il balsamico profumo della pianta stessa, il muschio che copre -da secoli la rupe, la misteriosa oscurità e quell'indefinibile musica, -che fa il più lieve susurrare di vento fra i rami e le foglie, ti fa -sostare le ore seduto appiè di quegli alberi secolari, assorto, rapito. -La più bella di queste foreste è quella che copre il Reti fra Touffwald -e Wald. La salita è rapidissima. Sopra la pineta poca verzura, e poi -le nude roccie, fra cui ultimo l'odoroso rododendro, il quale fiorisce -spesso sul freddo terriccio delle diacciaie. Di quando in quando — -troppo sovente forse — si recidono i pini più annosi, anche sulle -difficili cornici; ed io me ne andai più d'una volta presso Andermatten -a vedere le travi scuoiate tratte dai legnaiuoli sulle fittizie rotaie -scivolare rapidissime dalle balze del Krayhorn al fondo della valle. -Ammassati questi fusti in cataste lungo la strada, le traggono poi -nell'inverno sulle slitte sino alla rupe di Puneigen, sulle casse e -li precipitano da quel ciglione. La Toce conduce poi queste travi al -Verbano. I legnaiuoli che esercitano questa pericolosa tratta sogliono -essere per lo più della valle Cannobina o del Lago Maggiore. - - * - * * - -Entrai in un antico abituro a Gurfelen. - -Da lungo tempo vi abitava la miseria e la malattia. L'infelice sdraiato -nel suo lettuccio di paglia, mi guardò con occhio stupito, e con fioca -voce disse: - -— Non guarirò più, sa? Ho tentato ogni rimedio. - -— Che vi disse il medico? - -Mi guardò altra volta meravigliato. - -— Medico? Noi non abbiamo medici. La visita d'un medico da Domodossola -rovinerebbe la mia famiglia. Ci curiamo con decozioni di erbe -aromatiche, con acquavite, burro e grasso di marmotta. Ma io ho tentato -tutto invano..... forse mi manca qualche pianticella... l'ho già -sognata tre volte..... ma non ne so il nome. Gli è come il mio male, mi -sento morire e non ne so il nome. - -Perchè non conosco io la pianticella che tu sogni! - - -VI. - -_Costumanze curiose — La scolaresca._ - -Stamane per tempissimo che appena la cuspide dello Sternehorn -s'indorava ai primi raggi del sole, ed ancora soffiava nella valle -la notturna brezza, uscito dalla capanna per godere il sempre nuovo -spettacolo dell'aurora e bagnarmi in quella frescura, ecco a capo -del ponte di Wald un drappello di questi buoni montanari che recano -a battesimo un neonato. Il padrino coperta la testa d'un cappello -di feltro tutto ornato di lunghi nastri svolazzanti e la persona -d'un lungo mantello — qualunque sia la stagione — porta al tempio il -pargoletto per esservi battezzato, tenendolo nascosto sotto le falde -del pallio: sicchè il Formazzese al primo uscire alla libera luce dei -campi non ha le molli donnesche carezze, ma comincia sotto quei ruvidi -panni ad educarsi ad una vita tutta laboriosa e parca. - -E di tanto mi fu cortese la sorte che mentre io me ne sto quassù -badaluccando s'ammogliasse il gallo della checca del villaggio di -Zumsteg. - -Tutti gli amici ed i vicini sono concordi a festeggiarne le nozze con -incondite canzoni, con moltissimi spari d'arcobugio e di pistola, -onde tutti gli spechi montani e valloncelli attorno ne echeggiano -lungamente. Al partire della sposa dal natio casale nessuno compare -a far evviva: un canto, un colpo di carabina sarebbe un insulto. Così -gli sposi s'avviano coi pochi più stretti di sangue al tempio. Appena -usciti, ecco loro incontro una frotta di giovani stranamente mascherati -che li saluta con fragoroso tuonare delle armi. Uno di questi, coperte -d'una sottile maglia le vive carni, malgrado la brezza quasi invernale -del mattino, precede gli altri e dalle penne ond'ha ornato il capo -appare quale Caraibo. Egli tiene spiegata nella destra una piccola -bandiera bianca orlata di fettuccie rosse, quasi simbolo di pace e -d'amore. A parte le antitesi dell'abito colla temperatura, il nostro -giovinotto fa bella mostra di tarchiate membra e di sporgente petto, -quale scolpiva Spartaco il Vela. Quest'altro che inchina sul bastone -la gibbosa persona, ti rappresenta al vivo un vecchierello di cent'anni -fa, coll'abito rosso, le scarpe fibbiate, il cappello a tre punte e lo -sparato della camicia trinato, tutto splendente di cento bottoni che -non hanno pari se non lo scudo d'Achille. - -Questi dalla persona sottile, dritta ed alta come un pino, si è -travestito da donna con non poca ingiuria al bel sesso. - -Alto là! Ecco una cricca di furfantelli ha sbarrato la strada: gli -sposi non oltrepasseranno la barriera se non distribuiscono ad ognuno -un fazzoletto. Durante il cammino gli amici continuano allegramente ad -assordare collo sparo delle armi i poveri sposi gongolanti per tanta -festa. Al giungere al casolare dello sposo la strada è nuovamente -barricata con una tavola imbandita di ciotole e di boccali: nuovi -evviva: nuove libazioni, nuovo fragore. - -Pagato anche qui il dazio e sgombrato il passo, essi si recano -all'abituro dello sposo, ove nella _stufa_ li attende un desco tutto -carico di caci, di carni salate. La sposa s'assiede a capo del tavolo, -mentre lo sposo fa da coppiere: mesce ad ogni istante ai convitati, -pago dei loro evviva; in quel giorno la sua casa è di tutti, chiunque -ha dritto di cioncare a sua posta quando ha fatti voti per la felicità -della sposa. - -Accade qualche volta, mi si disse da un burlone, che sopravvenuta la -notte, lo sposo è ancora a digiuno, poichè nessuno ha pensato a lui ed -egli solo ebbe a pensare a tutti. - - * - * * - -Chi non si ricorda sorridendo dei primi tempi della scuola infantile? -Allora forse il giorno era sovente affannoso pei rimbrotti ed i -castighi nell'_ingiusto_ maestro, per le paterne tirate d'orecchi, -per la perdita di qualche biglia al classico arringo dei birilli! Ma -è destino dell'uomo rimpiangere il passato, sprezzare il presente -e sperare nell'avvenire. Queste ed altre più cose per consolarmi -della perduta fanciullezza io pensava quando entrai fra la scolaresca -formazzese, una quarantina di biricchini che mi parvero italianamente -svegliati, i quali convengono in Zumsteg da tutti i casolari della -valle per imparare la lingua tedesca ed italiana, il conteggio -elementare e lo scrivere. Entrato, zittirono: interrogati a prova, -risposero a cappello — ed io a rallegrarmi coll'ottimo D. Pietro -Anderlin per la veramente alemanna perduranza con cui pazienta a prò -del suo paese. In Zumsteg ed Andermatten vi sono ancora scuole per le -bimbe, e tutte fioriscono — anche perchè nella valle il saper leggere e -scrivere è cosa da lungo tempo tenuta indispensabile. - - -VII. - -_Una lezione di meteorologia — Il frugnare e le volute — O mi date -ragione, o non mi fate stare _sulle spese_._ - -Nella valle Formazza l'anno non si divide come altrove in quattro -distinte stagioni: un vecchio adagio dice esservi nove mesi d'inverno -e tre di freddo. L'inverno comincia generalmente coi primi giorni di -novembre, benchè nella seconda metà di ottobre si faccia già sentire il -gelo. Nel maggio si liquefanno le nevi, ed il giugno desta dappertutto -la verzura. Ma luglio, agosto e settembre sono i tre mesi di questa -state, nella quale non è raro alzarsi al mattino e vedere i declivi -superiori ammantati d'un bianchissimo strato di neve, che poi i raggi -solari fanno sparire in brev'ora. - -La valle essendo circondata attorno da estesi ghiacciai, la temperatura -estiva è freschissima: in tutta la state il termometro Réaumur non -segna all'ombra oltre i 16 gradi sopra lo zero: scendendo qualche -volta sotto i 10 gradi, il che darebbe una media di 12 a 13 gradi di -calore; d'onde chi vi villeggiasse può a suo bell'agio correre a caccia -per le balze montane, al sole, senza che gli avvenga di ritornare -all'albergo soffocato e tutto molle di sudore. Il sole intiepidisce le -aure che scendono dal Gries e dalla Valtoccia e non sferza, illumina -e non accieca. Perciò i valligiani vestono tutto l'anno pannilana, e i -cappelli di paglia e gli ombrelli sono qui inutili. - -Quanto poi alla stagione invernale essa vi è veramente poco piacevole, -e per la sua durata di otto mesi e per la quantità della neve che -talvolta copre la terra di uno strato di ben tre metri di altezza. - - * - * * - -Le volute, come le chiamano gli abitanti dell'Apennino toscano sulla -strada dell'Abetone, e noi diciamo valanghe, sono, come non tutti -sanno, frane di neve, che traboccando dai supremi pendii alpestri, -ingrossatesi nel subitaneo cammino, rovinano al basso senza che capanne -od alberi valgano a trattenerne l'impeto funesto. Il rombo della voluta -è simile a quello del tuono, e la furia con cui avvalla è tanta che -l'aria percossa da così ingenti masse sprigionandosi d'attorno abbatte -uomini e bestiame non punto tocchi dalla neve. - -Vid'io staccarsi dalle somme rupi, in prospetto alla capanna ov'io -dimorava, un'immensa massa di neve e precipitare sul pascolo detto del -Bedriöli. Una capanna ed una stalla non poterono resistere allo scoppio -dell'aria, e senza essere tocche dalla frana vennero schiantate di -pianta e trasportate alla distanza di cento passi. - -A dare poi un'idea dell'irrepugnabile furia di queste masse nevose, non -increscerà al lettore che io qui trascriva quanto trovo in un antico -libro di memorie d'una famiglia di Fruttwald. Tralascio alcune risibili -raccomandazioni di quell'autore _di non stare sicurtà_ e soprattutto la -peregrina ortografia del testo. - -«L'anno di grazia 1701 cominciò a venire giù neve alli 6 marzo -seguitando senza interruzione sino alli 16: per la qual cosa dalla -Cima Rossa e dal Krayhorn rovinò sopra Andermatten una frana di neve -tanto smisurata, che abbattè una casa e tre stalle, ruppe la porta e -le invetriate della chiesa parrocchiale empiendo tutte le stanze di -neve. Della cappella della confraternita sfondò le invetriate, fracassò -l'angelo del trono di S. Pietro ed altri arredi. Pertanto Formazza -è paese della neve, ed ognuno deve procurare di avere fieno sino al -giugno, in cui, se prospera la stagione, comincia a crescere l'erba. -_Soprattutto ognuno si guardi dalla miseria_: chi scrive per esperienza -vi dice che le cose andranno ognora di male in peggio o come le -stagioni.» - -Anche lo spiritosissimo Rabelais si lagnava, tre secoli or sono, che -non vi fosse più nè state, nè verno. - - * - * * - -La neve da lunga pezza copre vero lenzuolo funereo la natura: solo -qualche fronte insofferente di velo s'aderge nuda. Nel silenzio rotto -dal brontolio della Toce che serpeggia nella vallata, mi giunse -all'orecchio un rombo lontano verso il Thalli, dove una cortina -grigiastra pesa sulle alture. - -Che è? Presto in casa: fuggi, è la bufera che avvolgendo furiosa -ne' suoi turbini quanto trova di leggiero sulla terra, la neve e le -foglie, oscura l'aria ed acceca di modo che sarebbe impossibile di -toccare la soglia prediletta dell'amica. Sbarra la porta — senz'indugio -— e la finestra. Senti come picchia, come sbatte le imposte? Vieni -a questa finestruola e sogguarda dal fesso... tu rabbrividisci? Le -foreste sbattute s'inchinano timorose — l'aria percossa stride, urla -orrendamente — le campane suonano a stormo da sè stesse — l'agnello -smarrito trabocca nel precipizio — la capanna barcolla — il rododendro -è schiantato e il frugnare passa avvolgendosi in un turbine di neve e -di foglie. - -Qui colma il sentiero; là attraversa il piano scavando nella neve -un fosso profondo, dritto, come farebbe un aratro gigantesco; -quell'abituro, quella chiesa scompaiono sotto la mole nevosa che loro -addossa il furibondo ventare, mentre queste siepi, poc'anzi sepolte, -restano ad un soffio nudate, ripetendosi questa vicenda ad un batter -d'occhio. - -Intanto dall'impercettibile fessura tra i vetri s'introduce in casa una -nebbia di sottilissime falde nevose. - -Alle volte queste tempeste montane durano anche vari giorni. Passata la -furia si trovano le bianche praterie solcate come da ondosi cavalloni, -e qualche volta rami di piante portati da remote regioni, come pochi -anni or sono sopra l'altipiano del Gries trovaronsi foglie di noci, -castagni e di tigli. - -La bufera delle alpi è sorella del Simoun del Sahara. - -Mentre al di fuori mugge la bufera, per passare mattana in barba alla -noia che appunto in questi tempacci vi s'incolla addosso, noi agiati -nel tepore di questa capanna, in mezzo ad un crocchio di vezzose -forosette — non farti troppo vicino, compagno mio, il soverchio rompe -il coperchio — ascoltiamo dai novellieri le antiche tradizioni del -paese. Fra queste è notevole, come avente origine alla primitiva -immigrazione, quella che accenna all'esistenza di una famiglia che -viveva a mo' delle fiere nell'ancora deserto Morasck negli spechi e -nelle crepature dei macigni dell'Himmelberg. Ma cercheresti invano una -leggenda, una tradizione che possa snebbiare il tempo e la contrada -da cui presero le mosse, incalzati forse dalla fame o da qualche -persecuzione alle felici terre di queste convalli italiane. - -Osservando attentamente dal modo di appellare nomi oltrealpini le -acque diverse che irrigano la valle, — costumanza che senza fallo -accenna alla cura amorosa, con cui i loro predecessori cercarono di -rammentare l'abbandonata patria — onde chiamano tuttora la Toce Reuss -ed il torrente del Gries Rhone — mi pare che si possa dedurre che i -Formazzesi o emigrassero dalle non rimote valli della Reuss e Rodano, o -tanto vi sostassero da rammentarsene con tenerezza. Wendel vuole queste -genti Sassoni. - -Varii antichi storici chiamano Germani questi abitatori delle Alpi -Pennine o Leponzie: di ciò ne accerta e la diversa struttura fisica e -più di tutto la favella, la quale può dirsi un tedesco poco corrotto, -se riflettasi che essi sono sempre stati in maggior contatto cogli -Italiani che non cogli Svizzeri. L'italiano introdotto nelle scuole, -la quantità dei giovani che vanno e vengono da Roma, e che lo parlano -discretamente rendono ora lassù più comune la lingua nazionale. - -Essendo affatto incerta l'epoca in cui la colonia tedesca immigrò, -occupiamo questa giornata piovigginosa scartabellando quel po' di -storia trascritta qua e là a spiluzzico dalle pergamene e dalle -cronache municipali. In essa non trovasi pagina, o motto, che dimostri -la valle di Pommat indipendente per governo dalle vicissitudini -dell'Ossola; ma dagli Sforza agli imperatori d'Austria conservò -tuttavia sempre amplissimi dritti di giudicare nelle cause riflettenti -il proprio comune, eccettuati i delitti e le controversie più gravi; -per cui la valle Formazza formò senza dubbio per molti secoli una vera -repubblica con vassallaggio verso i signori della Lombardia. - -È notevole che questi alpigiani ogniqualvolta discesero dalle loro rupi -per recarsi alla Corte in Milano per protestare contro i feudatari -dell'Antigorio, tennero sempre il linguaggio di chi ha l'intima -convinzione che nessuna forza al mondo possa sopraffare la voce della -verità. - -Recatisi una volta in Milano per ottenere giustizia contro i -Valvassori De Rodes, da un giorno all'altro, siccome è tuttora uso, -veniva procrastinata l'udienza. Annoiati d'aspettare e di spendere, -cominciando a conoscere quanto sa di sale l'attendere nelle anticamere, -scrissero al governatore in quella città si compiacesse ottemperare a -quanto domandavano senza farli stare maggior tempo _sulle spese._ - -Della loro franchezza, della loro fede nella giustizia, ecco un altro -documento, che ne piace qui trascrivere. - -Il lettore, se non lo salta a piè pari, converrà con noi — -paragonandolo a certe strisciature del giorno — che i Formazzesi, -se erano poco versati negli affari di Stato, non temevano protestare -altamente, a nome della loro povera e microscopica patria, in faccia -a chi poteva sterminarli, come Giove olimpico, con un corruscare di -sguardo. - - «(Anno 1700). - - «_Illustrissimo magistrato_, - -«Non mancava altro per dare il finale esterminio ai poveri habitanti -della valle di Formazza che il notificato l'anno del Signore scorso -sporto alle SS. VV. Ill.me di che godessero certi molini senza -il pagamento di certe annate ad essi imposte. Pare bene stiano ai -medemi il dovere contro il tenor preciso de' suoi privileggi, che qui -l'esibiscono, restare ad un nuovo et impensato aggravio costretti, -e quel che è più, che vengano chiamati molini certi edifitii che non -valgono in tutta la corporatura quaranta lire, et che non macinaranno -uno staro di grano, ò due, ò puoco più in un anno, quandochè i -montanari puonno haverlo, come patente dalla Relatione stessa del -dottore Scacciga che fu colà delegato dalle SS. VV. Ill.me con spesa -di più di cento lire ai patroni di quei molini. Motivi al certo che -obbligherebbero quelli habitanti ad abbandonare il paese, quando et -l'innalterabile giustitia et l'innata equità di questo Ill.mo Tribunale -non li lasciasse ancora sperare che, _ben conosciutisi_ i privileggi -fatti a quel popolo tedesco dedititio, sempre vissuti sotto la corona -di S. M. _più per via d'aderenza che soggettione et haventi leggi -proprie et consiglio di giudicio proprio_, et che finalmente viene -esentato da ogni genere di cotesti aggravii, et havutosi riflesso -alla tenuvità d'edifitii, al lavorerio che fanno, non siino le SS. -VV. Ill.me per molestarli, _lasciandoli vivere colla sua pace_, per -la quale ricorre Gio. Tioli in nome di tutti gli altri, e _proprio -servitore_ (!) a' piedi dell'Ill.mo magistrato, etc., etc.» - -Segue poi un altro documento in cui questi montanari espongono alla -detta Camera di Milano come sia: - -«Dovere di osservare i loro privileggi, ai quali _derogare non puonno -nè grida degli Is. Governatori, nè qualunque altra superiorità_.» - -Davvero che gli Spagnuoli in ispecie dovevano alla lettura di queste -domande inarcare un tanto di ciglia. - -Venendo ora a quei privileggi diremo qualche cosa della loro origine. - -Giovanni Galeazzo Maria Visconti in Vigevano addì 20 aprile 1486 -concedeva ai valligiani il dritto di giudicare tutte le cause -civili e commerciali nel loro tribunale, obbligati solamente a -deferire al capitano commissario ducale in Domodossola quelle di -gravi crimini o miste, e riconosce _ordines et statuta vallis ipsius -hactenus observata_. Non trovando simili autorizzazioni governative, -anteriormente si può credere con ragione che le leggi che reggevano la -valle fossero state stabilite dai loro stessi maggiori poco tempo dopo -la loro immigrazione. - -Ludovico Maria Sforza in Milano addì 7 maggio 1502 confermava i -privileggi dei Formazzesi, aggiungendone qualche altro riflettente i -feudatari De-Rodes. Nel 1531 questi tirannelli, abusando della loro -forza, vollero aggiungere al loro feudo la valle: i nostri montanari -presentarono tosto al Duca Francesco II una supplica per conservare la -propria indipendenza, e riescirono anche questa volta nel loro intento. - -Filippo III di Spagna nell'anno 1611 da Madrid riconfermava queste -antiche prerogative. - -È senza dubbio cosa curiosa l'osservare che i Formazzesi obliando che -i loro signori con poche centinaia d'arcieri potevano sottomettere ad -ogni loro capriccio la valle, in ogni protesta, anzi in ogni supplica -rammentino con sicurezza di essersi _dati_ ai signori Lombardi e di -non essere stati conquistati. Da ciò si può congetturare una primitiva -sottomissione agli Svizzeri, o meglio una quasi assoluta indipendenza. -La stessa posizione della valle conferma quest'ultima induzione, poichè -per molti mesi dell'anno il Griesberg e la Valtoccia sono insuperabili -per le altissime nevi; e verso l'Antigorio, dopo tanti secoli oggidì -tuttora il passaggio è poco migliore di quello alla Svizzera. - -Il trattato di Vorms cedendo l'Ossola ai principi di Savoia, la maggior -parte di quelle concessioni cessava: lo statuto del Re Carlo Alberto -dichiarando tutti i sudditi eguali d'innanzi alla legge, abrogava -finalmente ogni vestigio delle franchigie antiche. - -Nel manoscritto delle leggi che già governavano la valle, non trovai -di notevole che una punizione severa a chiunque tentasse alienare -gl'immobili a favore di persone non nate nella valle. Del resto esse, -poco più poco meno, non differiscono da quelle che erano in vigore in -quel tempo. - - -VIII. - -_Dove il paese senza un eroe? — Vita e miracoli del capitano Guenza._ - -Io non v'ho ancora tessuta la vita ed i miracoli di qualche Formazzese: -nè voi avete dato segno d'accorgervene, quasi certi che sotto quelle -ruvide sargie non possano ripararsi che omaccioni di forza erculea e di -cervello tondo come l'O di Giotto. Niente affatto, signori miei. Non -avete mai sentito la fama buccinare il nome del formidabile capitano -Guenza? No? Tanto peggio per voi, obbligati a trangugiarne ora la -biografia, e tanto meglio per me che potrò acquistarmi fama, dopo -d'essere stato l'Amerigo Vespucci della valle Formazza e della cascata -della Frua, di essere il Colombo del capitano Guenza, il quale era, -come tanti altri eroi sconosciuti, nato fatto per conquistare mezzo -mondo, se auspice alla sua culla era la _buona occasione_ arbitra -suprema dei fati umani. - -O se questa dea volesse favorire quanti la invocano, che nebbia d'eroi! -Andate in un caffè di provincia all'ora della chiacchera politica — -sentite quei Machiavelli in erba, e ditemi se con una _buona occasione_ -non farebbero impallidire tutti gli astri diplomatici. - -Antonio Guenza era il più scapato ragazzo della valle, da Crevola al -Gries; indole e persona senza paura, indomita, a tutta prova. Io, -colla vostra buona venia, avrei una smania da non dirsi d'imitare -i grandi maestri di biografie, i quali convengono tutti che i loro -uomini illustri, piccini (anche a loro tocca nascere, poppare e fare -tutte quelle altre cose che voi sapete), dimostravano una gran voglia -di studio, una precocità d'idee straordinarie nella loro testolina da -far prevedere qualcosa di grosso, sicchè tutto il resto della vita non -è che una rettorica amplificazione della prefazione. Antonio Guenza -invece era sempre al banco dell'asino della scuola: — se c'era la -scuola — e il primo a scaraventare pugni a iosa a chi non la pensava -come lui, malgrado la sferza dell'amoroso babbo a cui non veniva fatto -di tenere il figlio fra le domestiche pareti, nemmeno sprangando la -porta col catenaccio. - -Antonio era come l'aria natia; passava da tutti i buchi, correva sulle -più perigliose cornici montane, e nell'inverno scivolava a precipizio -per le chine più repenti coll'impassibilità con cui altri scenderebbe -una comoda scala. Nutriva poi un disprezzo senza confini per le siepi, -principalmente dei frutteti. Alla sera l'appetito più che la stanchezza -lo menava a casa, ove lo attendeva la solita tirata d'orecchi e un po' -di cena, dopo la rammanzina del povero babbo ed il serio proponimento -che al domani senza fallo — avrebbe ricominciato da capo. - -Pensate se con quell'indole poteva starsene a lungo fra i quattro monti -dell'Antigorio! Questa storia succedeva or sono più di due secoli — vi -fo grazia della data — quando la Lombardia era tutta vesciche gonfie di -Spagna. - -Un bel dì — forse grandinava!... granchè quest'usanza di parole! — un -bel dì adunque quel Toniaccio scompare. Il babbo amoroso alla terribile -notizia si sentì proprio sollevare dal capo un gran peso; forse se -n'era ito a Roma a fare il fornaio, il famigliare di qualche prelato... -chi sa? forse il frate? - -Zitto: ecco una missiva dell'Antonio al caro babbo. - -— «Voi mi cercate... (che granchio a secco!)... invano. Sono già -abbastanza _grande_ per sapere che senza denari non si fa un icchese. -Se non diventerò papa Facchinetti, non importa; ma ritornerò a -casa ricco ancor io e potente. Non bevete tanta acquavite se volete -conservarvi alla mia fortuna.» — - -Passa un mese, un anno, due, cinque, dieci, quindici e nessuno sente -favellare di Tonio. - -Una triste giornata d'autunno, presso uno dei più remoti villaggi -dell'Antigorio, cinque o sei birri giungevano alla casa del vecchio -Guenza, debitore di non so quali gabelle alla Corte di Domodossola. -Essi stavano per compire la loro bisogna, ch'era di portare via il -meglio dell'abituro e di confiscare in nome dello Stato il peggio, -quando di buon trotto un cavaliere sui quarant'anni, dal viso di -bronzo, armato di spada e di pistole, giunse alla porta della casipola -mentre il vecchio litigava coi gabellieri. - -Il nuovo arrivato chiese al vecchio di permettergli di mettere a -sosta la cavalcatura trafelata, e di potersi riposare all'ombra dei -castagni che stavano là intorno, e senz'altro, come a promessa di più -larga rimunerazione, fatto portare un capace fiasco di vino da una -osteriaccia vicina, offerse agli altri di dividere con lui il rezzo dei -castagni e la bevanda. Al generoso signore nessuno disse di no. - -Tracannato il fiasco, lo sconosciuto disse essergli saltato il ticchio -di mangiare due castagne arroste, se era possibile; al che gli astanti -risposero che se ciò talentava alla sua signoria illustrissima essi ne -avrebbero sbatacchiate, e in poco d'ora fatte cuocere; e già uno d'essi -s'era levato per andare in cerca d'una pertica, quando lo sconosciuto -s'alzò d'un tratto, e disse: - -— Fermate! Ora ci penso, la pertica è inutile: bastano le mie pistole. -Vedete lassù sulla punta di quel ramo cinque o sei grossi ricci?... - -Imberciò un istante il ramo a cui pendevano i frutti, scaricò la -pistola, e in mezzo a cento foglie spezzate le castagne caddero a -terra. - -Mentre gli astanti guardavano stralunati l'autore d'un colpo sì -meraviglioso, egli ricarica la pistola sparata, quindi indietreggiando -sino al castagno, con voce terribile, appuntandole tutte e due contro i -berrovieri di Domo, gridò: - -— Partite: questa è la casa del padre del capitano Guenza che vi fa -sacramento di bruciare le cervella al primo che si volta indietro. - -Questa fu la prefazione che Antonio Guenza, di ritorno dall'armata di -Spagna pieno l'animo d'intollerante audacia e le tasche di doppioni -d'oro, pose alle sue opere future. - -Ad Arivasco, se non erro, havvi ancora una sua casa colle mura -perforate da fuciliere. - -Salì poi in valle Formazza, ove regnò assoluto signore. - -La tradizione popolare, che conserva memoria vivissima di quell'uomo -strano, lo raffigura piuttosto come superbiaccio che voleva imporre -ossequio e timore che non uomo d'animo perverso. Nessuna contrattazione -facevasi senza che il capitano avesse dato il suo beneplacito. Con -lui non si scherzava punto: armato di stocco e di pistole, quando gli -talentava uscire per le viuzzole dei casolari, i ragazzi correvano a -nascondersi sotto il grembiale della mamma, e gli uomini s'affrettavano -a cedergli il passo e ad inchinarlo. - -Tuttavia non mancò l'animo ad un certo Anderlin di tenergli bordone -nella contesa di alcuni confini avvenuta fra lui e il capitano, il -quale non amava punto si discutesse sulle proprie pretese. L'Anderlin, -dopo d'avere recisamente negato al capitano la trasposizione del Dio -Termine a proprio danno, sapendo per fama che manesco e prepotente uomo -gli fosse, si teneva in guardia d'insidie, quantunque non apertamente -minacciato. Una volta, stanco ed assetato, egli entra in una bettola a -Foppiano... all'unico desco sedeva il Guenza! Tornare addietro sarebbe -stato vigliaccheria, restare peggio: egli osò! Il Guenza, appena vide -l'Anderlin avanzarsi verso di lui, levò di sotto certa pistola, e la -pose sul tavolo, come una minaccia. L'Anderlin, salutato l'ospite e il -capitano alla maniera paesana, sedè in faccia al Guenza pacatamente, e -gli disse: - -— Sor capitano, quell'arnese lì mi pare inutile sul tavolo, tanto più -— aggiunse in tuono di celia — che non supplisce nè ad un fiasco, nè ad -un bicchiere. - -— E se potesse servire a castigo di un impertinente? - -— Allora, capitano, converrete che vi starà bene anche il castigo del -prepotente, non è vero? - -L'alpigiano trasse di sotto una pistola a due bocche, luccicante, e -coi congegni della piastra sì forbiti da non lasciare dubbio sugli -effetti dell'acciarino, e la pose allato alla ciotola che aveva recato -ser l'oste, come una posata. Sulla cera del capitano lampeggiò un -istante ira mal repressa: ficcò negli occhi all'alpigiano uno sguardo -acutissimo, che questi sostenne senza batter palpebra. - -Dopo cinque minuti in cui corse alla mente del capitano un mondo -di pensieri, fra cui il più insistente era quello di sparare con -destrezza l'arma sua a bruciapelo sull'Anderlin mentre quest'ultimo -badava, facendo tuttavia il Gianni, a non lasciarsi sorprendere -dall'avversario; dopo cinque minuti che parvero un secolo, il capitano -prende la pistola — Anderlin fa lo stesso — la disarma, la ripone nella -cinghia della durlindana, ed offre a trincare alla propria salute. - -L'Anderlin respirò liberamente ed accettò. - -Dopo qualche tempo l'Anderlin inerme incontrò nella salita delle casse -il capitano che scendeva. Il passo stretto, il precipizio lì sotto: se -l'Anderlin non cede la destra e non arresta i suoi muli, il capitano è -obbligato a ritornare indietro o ad aggavignarsi alla parete montana, -cosa poco dicevole all'orgoglio di un capitano di S. M. cattolica. Il -capitano anche senza fare uso delle armi poteva spingere a rifascio -le some nel burrone e ridurre l'Anderlin a mal partito. L'Anderlin -fermò le cavalcature, e salutò il Guenza senza timidezza, e questi, -passandogli allato, gli disse: - -— Buon dì, Anderlin: sapete cosa penso io adesso di voi? - -Rabbrividì l'onesto mulattiere a queste parole che potevano celare un -disegno mortale contro di lui senza difesa; tuttavia rispose: - -— Che, se non bene? - -— Penso che voi siete la più stimabile persona della valle. Buon -viaggio. - -Dunque il Guenza, a cui sarebbe stato facile trarre a mal fine -l'avversario, non era d'animo feroce; bensì in mezzo a quelle timide -genti adoperava il prestigio della fama delle prime prove, e il timore -che incuteva l'erculea persona a tenere soggetta al proprio arbitrio -quella popolazione. - -Dopo la sua morte nacque dal pensiero poco valoroso della libertà -acquistata dal caso, l'adagio: è passato il tempo del capitano Guenza. - -Ultimi discendenti dal capitano vivono tuttora, io spero, due ottimi -vecchi, celibi pacifici, che mi ricordo d'aver talvolta veduto intenti -a faticosi lavori, uno e l'altro poco distanti d'età dal sedicesimo -lustro. Per ampiezza di pascoli e per le case capaci, essi sono i -meglio agiati abitanti del casolare di Wald. - - -IX. - -_Ascensione del Retihorn — Il segreto della costanza in amore — Quando -ci rivedremo?_ - - =Lo monte che salendo altrui dismala.= - _Dante_. - -Questi montanari vogliono che dopo il Gries, dal cui vertice apparisce -la meravigliosa scena delle più celebrate vette Elvetiche, nessuna -delle piramidi che accerchiano la loro pittoresca valle presenti dal -culmine aspetto più grandioso del Retihorn, o Monte Giove come lo -dicono gl'Italiani. Il quale, come parmi d'avervi già detto, s'aderge -alla destra della Toce, al dissopra del casolare di Wald. - -Partito con alcuni compagni poco dopo il meriggio, m'avviai su per -l'erta, sul sentiero che vi conduce all'altipiano di Vannino. Questa -ascensione può fornirsi senza straordinaria fatica in una giornata: -preferii tuttavia di spendervi mezzo il dì precedente, onde poter a mio -bell'agio godere del giocondo spettacolo dell'aurora da quel supremo -cigliare. - -In due ore giungemmo alla parte superiore dell'altipiano di Vannino, il -quale si adagia verso l'occidente ed il mezzodì fra le petrose muraglie -dello Stafelclogberg e le rapide chine del Reti. Il sentiero da Wald ai -pascoli si rigira, salendo, nella folta oscura boscaglia che copre le -falde inferiori di quest'ultimo monte, ed è fra i meno scoscesi della -vallata. Rifocillatici poco lungi dal laghetto da cui ha sorgente il -Lebenduner, ripigliammo l'erta che di qui in su è faticosa assai. I -compagni, arditi cacciatori di camosci, verso il calare della notte, -trovata una tana cavernosa fra i nudi macigni, decisero d'allogarvisi -alla meglio onde passarvi la notte. - -La luce mancava di grado in grado: io mi assisi e mi guardai attorno. - -La cortina dello Stafelclogberg, verso la valle, è formata di -roccie repentissime quasi inaccessibili, le quali colle loro -creste addentellate e fantastiche formano un cinto grandioso a -quell'altipiano, il cui rivo smeraldo contrasta singolarmente con -quelle triste mura. - -Sulle cornici, fra le fessure nè i funerei pini, nè l'olezzante -rododendro che spesso rallegra l'orlo delle diacciaie: lo Stafel non -ha una zolla. Il vento che sprigionandosi dal Gries si precipita nella -convalle superiore fra Vannino e Morasck, viene a rompersi contro -queste pareti. - -Una densa nube vaporosa s'era innalzata dal profondo della valle di -Formazza, avea coperte tutte le anfrattuosità, i valloni superiori; era -il levare della notte. Le creste superbe dello Stafel si disegnavano -tuttavia nell'orizzonte su cui svaniva via via il morente chiarore -degli ultimi crepuscoli riflessi dalle nevi eterne, e quelle due -statue giganti, uomo e donna, che da tanti secoli stanno ritte su -quei vertiginosi cocuzzoli, parevami si movessero. Un irresistibile -desiderio mi punse di sapere se quelle strane figure non fossero -animate; l'immobilità non è sempre la morte. Chi mi provò mai -con irrefragabili prove che animali, piante e pietre non avessero -coll'anima una propria passione? Perchè le loro variate nature non -possono costituire anche nelle qualità dell'anima, una concatenazione -non meno armonizzante della materia e più meravigliosa?... - -Ditemelo voi, fantasmi del giorno e della notte! Non è forse vero -che voi siete due prototipi dell'amore coniugale? Voi felici! Se vi -sorprende il capogiro, se deve cessare questa comunanza di posizione -e di pericoli, se vi sfascerete, cadrete entrambi di lassù nelle -ciotolaie di Vannino... O costanza veramente... di pietra! - -E come vi venne fatto di serbare per sempre il fuoco dell'amore? Deh! -vi prenda pietà dei mortali a cui spesso amore suona smanie e dolori, -lagrime e tradimenti. Eccomi ai vostri piedi: a me per la prima volta -genuflesso dinnanzi alla creatura di Dio, tu, donna beata, palesa -il divino segreto, ond'io possa tutta la mia vita rendere coll'amore -invidiata anche agli angeli. Tu mi guardi incerta: non temere ch'io lo -divulghi... io sono uomo e l'egoismo ti deve essere arra sufficiente -della mia discrezione. Via, dimmelo... io ti prometto di rinunziare -a tutte le brame del mio avvenire... anche a quella di far correre i -miei lettori per mari e monti sull'ali della fantasia. Come potrò io -eternamente amare eternamente amato? Dimmelo, ed in quell'inno di gioia -che sarà la mia vita io ti renderò grazie riconoscenti. Bella regina -d'amore, chi t'avvinse sì strettamente all'amante? - -Le mie ginocchia su quelle scarne rupi s'erano indolenzite a modo che -io stava per rinunciare alla scoperta, quando la gentile impietosita -susurrò questa fatale parola: — il dolore! - - . . . . . . . - -La leggenda del paese susurra invece che quelle anime petrarchesche -conservarono intatto l'amore perchè non fecero sciupìo del tesoro -d'affetti nell'ebbrezza dei sensi. - - . . . . . . . - -Intanto essi nella sdegnosa loro solitudine, paiono ridersi del furore -degli uragani, delle volute che precipitano dai loro piedi, e dei -fulmini che solcano i loro granitici troni. La beatitudine della loro -unione non vale il pericolo? - -Stanco della faticosa salita, dopo d'aver visto le tenebre sorgere -dagli abissi e coprire tutte le valli, sentendo che i miei compagni -russavano saporitamente, salutai i due fantasmi dello Stafel, -m'acconciai anch'io alla meglio e il sonno, come avviene a tutti, -mi sorprese senza che me ne avvedessi sul nudo macigno fatto meno -ingrato dalla spossatezza. Sennonchè a mezza la notte un vivo bagliore -attraversando le palpebre mi scote, uno scoppio tremendo che pare -faccia traballare i monti e sfasciare i picchi mi sveglia affatto. - -Cupa, densissima oscurità rotta di minuto in minuto da sfolgorantissimi -lampi: funebre silenzio interrotto solo dal fragore del tuono. -Il temporale si abbassava e noi eravamo a mezzo le nubi. I lampi -spesseggiavano vivissimi; il tonare assordante minacciava il finimondo, -ed io m'aspettava ogni istante un fulmine spezzasse la roccia che -ne pendeva sul capo. M'era seduto sopra una pietra tutto intento al -guizzare delle saette, come quel pittore che nella tempesta s'era fatto -legare all'albero d'una nave per meglio avvisarne le fasi. L'uragano -nel massimo furore era disceso sotto ai miei piedi, mentre sopra il -capo scintillavano le stelle: scena unica! - -Dopo la tempesta sul mare, la tempesta sulle alpi non ha spettacolo che -la pareggi. La grandezza del luogo, il rapido alternare dei lampi che -s'incrociano; gli echi che con mille diverse voci dalle caverne sonore -addoppiano lo strepito; la furia del vento che urta, ammonta, sperde -le nubi infiammate; il contrasto della scena infernale colla serena -luce del cielo stellato; la solennità della solitudine; gli abissi a -tratto a tratto rischiarati dal profondo all'imo; il pericolo d'essere -incenerito; tutto t'empie l'anima di novissimo terrore, poichè il tutto -ferma una satanica apologia della forza strapotente! Le sinistre voci -del tuono e dell'aquilone non mi dimostrano forse che nella natura -stessa la forza trionfa sopra il debole senza difesa? Chi difende il -pino dall'ira del fulmine che lo schianta in mille schegge? Mentre -imperversa la procella, chi difende dal lupo insidiatore le atterrite -pecore? E se l'avoltoio, l'aquila od il _lammergeier_ mostruoso si -precipitano sul piccolo agnello, potrà egli senza difesa respingere -l'assalto? Tutte le più utili e graziose creature sono deboli, -indifese, quasi affidate al soccorso dell'uomo. Lo schifoso ragno vive -molti giorni senza cibo: un rovescio di pioggia abbatte la farfalla -dall'ali curiose: la spina resiste al rovaio, alla grandine, al -sollione; il vento sfoglia, sfronda, sterpa ogni gentil fiore. Invece -con quale studio geloso la natura armò i prepotenti d'artigli di ferro, -di denti adamantini, di acutissima vista, di agilissimo passo, di -potentissime ali! Se fosse dato un giorno ai percossi vestire una volta -sola la corazza degli assalitori, non farebbero essi scempio dei loro -nemici in nome della giustizia? - -Non sarei tuttavia sicuro che la pecora imbaldanzita dalle novelle -difese, non passasse armi e bagaglio nelle fila dei lupi.... è sì -innebbriante la voluttà del potere! - -L'uragano spariva, e le nubi, come immense fantasime correnti per -l'aere caliginoso sui bianchi destrieri sferzati dal vento, spaziavano -per ogni parte del cielo senz'interrompere l'alto silenzio che col -sibilo dell'aria rotta dalla veloce corsa. - -Passavano presso di me, guardavano meravigliate il loro osservatore -e s'involavano. Una di esse, isolata dalle legioni, quasi perduta in -mezzo a quella confusione, errava a minor passo attorno alla vetta. Oh -quanto bella malgrado il pallore della morte! Quanto amore da quegli -sguardi, da quella cera mestamente soave! E quelle folte, lunghissime -chiome conteste di fiori che scherzavano sulle spalle? A breve tratto -dalla vetta, il corsiero dagli occhi corruscanti rallentò il passo, sì -che io, fatto ardito dalla brama di sentire quella errante, alte levate -le braccia, pregai dalla bella una parola... - -Oh! se mi fosse dato inforcare con te il velocissimo corsiero e -scorrere pei campi del cielo immensi come il desiderio sopra tutte le -plaghe terrene, dal deserto del polo ai giardini dell'oriente! Ma la -voragine che s'inabissa ai miei piedi m'avverte della vertigine che con -sguardo affascinante m'avrebbe attirato nelle sue braccia... Almeno, -diss'io, mi racconta quanto vedesti nella tua lunga pellegrinazione. -Dimmi, l'uomo, quest'essere che doma il fulmine e non sè stesso, è -ovunque il medesimo? Dove ha egli conquistato quella libertà che è -sì cara? Non hai tu visto in qualche ignorata tribù delle Indie o -delle Americhe avverati i sogni d'un anima generosa? Dove s'imparò ad -ubbidire e comandare col Vangelo? Una sola parola dimmi, di grazia; -qual è il motto che riassume quanto imparasti in tanto giro di zone -sull'uomo? — - -La fantasima che aveva ascoltato benigna le curiose interrogazioni -dello zingaro, crollò il capo in atto di diniego, e spronato il cavallo -ratta s'innalzò da quel vertice... Se non che voltasi addietro e -vistomi tuttora colle mani supplichevoli, tracciò nell'oscurità incerta -della notte una parola colle dita scintillanti... Atterrito guardai -quelle parole di fuoco che fiammeggiarono un istante nella tenebrìa, e -lessi: - - CONTRADDIZIONI. - - . . . . . . . - -Il cielo s'era rasserenato, e le stelle luccicavano più di prima. - -Una buon ora prima dell'alba la frescura destava i compagni e tutti -ci mettevamo in cammino, onde poter giungere prima del giorno sul -culmine del picco alpino: sul quale arrivammo quando le ombre della -notte, lottando invano colla luce, fuggivano nelle valli più anguste, -nelle selve più folte, nei torrenti più profondi, mentre poco a poco il -bacino dell'Ossola spogliavasi dei vaporosi veli dell'umida notte, ed -i primi crepuscoli disegnavano con mano malsicura i profili dei monti -sull'orizzonte biancheggiante. - -La notte a veloci passi fuggiva, avvolgendosi ne' suoi veli trapunti, -ai poli opposti; dopo l'alba, l'aurora, il sole, e tutto è colori e -vita. - -Da quel culmine, da cui un contrafforte si stende verso occidente -collo Stafel alla Punta d'Arbola, si ha d'attorno una mirabile vista. -A sinistra, laggiù, la valle di Formazza, le cortine dell'Hireli; e -più in là verso il nord, qualche picco delle alpi Ticinesi; al nord, -verso il Gries, tutte le piramidi più eccelse, dal Gigeln al gigante -di queste valli, il Blinnenhorn, colle grandi ghiacciaie che qua e là -interrotte da valloncelli o da rupi, formano corona alla Formazza; e -verso il meriggio i monti dell'Ossola sino al Lago Maggiore. L'anima -esaltata credeva sentire con divine armonìe cantare: esulta, tutto ciò -che vedi è tuo! . . . . . . . . . . . . . - -Anche gli altipiani deserti, le nevose o sterili roccie, che di quassù -appaiono alla nostra destra, di qua e di là del confine, malgrado tutta -la loro incresciosa aridezza e la mancanza di ogni vegetazione, sono -imponenti. Nulla sull'alpi senza parola, nè le murene, nè le fonti, nè -le ciottolaie, nè le nevate. Ciò che altrove sarebbe insignificante, -qui ti colpisce pei vivi contrasti. - - * - * * - -La nostra peregrinazione è finita. - -Se voi ne accompagnaste pei laghi, per le valli, e vi siete arrampicati -su per le vette alpestri con quel piacere con cui io ho cercato di -svagarvi la mente intrecciando alle descrizioni le leggende ch'io -raccolsi con amore, e le fantasie spesso incomposte che destò nella mia -mente la variatissima natura, non volgerà, io credo, molto tempo che io -ritornerò con maggiore sicurezza d'animo ad offrirvi la mia compagnia -per zonzare in altre contrade della nostra bella Italia. - -Tuttavia seguendo le pedate di certi stranieri e nostri scrittori, io -potrei benissimo, ad ingrossare il volume già soverchio, intitolare -un nuovo capitolo col nome, ad esempio, del Cantone Ticino, e poi, -senza movermi d'un passo, infilarti una insipida tiritera sulla -libertà, sulla democrazia, sulle legnate che tempestano qualche volta -nelle elezioni politiche, sulla legge agraria — e altre somiglianti -reminiscenze di diari mal digeriti — la quale non mancherebbe di -convincerti... che io non so cosa dire. - -Perchè non potrei io ancora condurre il lettore gentile nel bel paese -della fantasia? Chi può negare che non siano quelle le più felici -contrade? - -L'amore, la brama di gloria, il pensiero dalle mille forme, -tutte le illusioni che trovarono sulla terra l'agghiadata parola -dell'indifferenza, lo sprezzo, il disinganno, volano sulle ali -dell'aspirazione a popolare coi sogni d'una vita migliore quei mondi -fantastici... - -Quante volte seduto fra l'ombre d'una pianta viaggiai nel mio passato! - -I fiorellini delle zolle muschiose mi narrarono spesso l'istoria -dell'infanzia paurosa, malaticcia, in cui fra i timori del _pensum_ -e dell'aggrottato cipiglio del _magister_ e le paure febbrili delle -fantasime notturne, io levando ai tuoi mondi con invocazione le manine, -chiedeva per volare a te delle ali! - -Le giovani frondi dell'albero mi ricordarono i primi battiti del cuore -spensierato, e le gioviali risa della bella adolescenza, in cui la -larga vena d'affetti esuberante dal cuore si spandeva in mille ciarle e -perchè agli uomini e a Dio... Quando non trovava che cere indifferenti -e scherno ai miei sogni, io chiedeva delle ali per volare a te! - -Quel pino desideroso di luce che si slancia nell'aere mi racconta la -stagione della prima giovinezza, stagione di focose aspirazioni, tutta -fede ed amore per la patria e per la donna. - -Passa qualche anno; uno, due, tre; pochissimi e brevissimi, e la patria -ti si mostra quale palestra in cui un'infinita turba s'arrabatta -lottando d'astuzia e di frode per strapparsi di mano un cencio di -porpora! - -La donna... no, no, io non dirò ombra di male di quest'essere -misterioso che s'aggira fra di noi, benchè una miriade d'idee -crucciose, sarcastiche al nome di donna abbiano intrecciato nelle -cellule della memoria una ridda sfrenata da cacciarmi addosso -l'emicrania. Che vale il lagno, l'imprecazione contro una divinità che -con un girare d'occhio, un sorriso, una lacrima, ti fa baciare commosso -la tua catena? - -Via, lettore, non temere che io con desiderio indiscreto cerchi da te -d'essere alla mia volta guidato nel viaggio attraverso al passato, al -presente ed alla speranza della tua vita; io non ne voglio conoscere le -pagine, nè ti voglio sciorinare della mia se non le tersissime. - -Ad ogni modo ti auguro salute — anco un tantino per mio amor proprio — -affinchè io ti possa rivedere presto col bastone in mano, il cappello -a larghe tese sul capo e il sacco sulle spalle battere alla porta dello -zingaro e: - -Oeh! l'alba è sorta: affrettati ad allacciare i borzacchini ferrati, o -maestro, che io t'aspetto impaziente. - -Ed io fattomi alla finestra della casupola, e ravvisato con gioia il -compagno di piaceri e di pericoli, in tutta fretta discenderò — o dalla -scala o dalla finestra non torna — ad offrirti una mano amica. - -Adagio, un istante; sai che sono donne, aspettiamole un tantino... -come viaggeremo senza di loro? tu non ignori che esse, quando loro -talenti, sono tali da divertirci, anche colla pioggia sulle spalle, -raccontando le mille e mille storielle, che l'una ha imparato e l'altra -inventa..... - -Eccole tutt'e due — non sono belline? - -Compagno mio, ecco la Leggenda e la Fantasia... - -Partiamo. - - - FINE. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Peregrinazioni d'uno zingaro per laghi -ed Alpi, by Valentino Carrera - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK PEREGRINAZIONI D'UNO ZINGARO *** - -***** This file should be named 62789-0.txt or 62789-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/2/7/8/62789/ - -Produced by Giovanni Fini, Barbara Magni and the Distributed -Proofreading team at DP-test Italia, -http://dp-test.dm.unipi.it (This file was produced from -images generously made available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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