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-The Project Gutenberg eBook of Storia degli Italiani, vol. 4 (di 15), by
-Cesare Cantù
-
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-using this eBook.
-
-Title: Storia degli Italiani, vol. 4 (di 15)
-
-Author: Cesare Cantù
-
-Release Date: February 21, 2021 [eBook #64605]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
- http://www.pgdp.net (This file was produced from images made
- available by The Internet Archive)
-
-*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DEGLI ITALIANI, VOL. 4 (DI
-15) ***
-
- STORIA
- DEGLI ITALIANI
-
-
- PER
- CESARE CANTÙ
-
-
- EDIZIONE POPOLARE
- RIVEDUTA DALL'AUTORE E PORTATA FINO AGLI ULTIMI EVENTI
-
- TOMO IV.
-
-
-
- TORINO
- UNIONE TIPOGRAFICO-EDITRICE
- 1875
-
-
-
-
-CAPITOLO XLIII.
-
-Da Comodo a Severo. Despotismo militare.
-
-
-Di età la più felice del genere umano furono da alcuno qualificati gli
-ottantaquattro anni dalla morte di Domiziano a quella di Marc'Aurelio;
-e il nome degli Antonini restò così caro ai Romani, che i successori
-l'aggiunsero al proprio, sebbene non curassero meritarselo; anzi
-da quel punto si manifesta più apertamente, e senz'ammanti di
-giurisdizione civile, il despotismo militare; pessima fra le tirannidi,
-perchè soffoga le passioni che sono vita della società.
-
-Lo aveva preparato Augusto coll'incarnare nello Stato la forza militare
-per mezzo delle guardie pretoriane. In onta dell'antica costituzione,
-erano aquartierate in Italia; poi Tiberio, col pretesto d'esimere le
-altre città dagl'incomodi alloggi e di mantener meglio la disciplina,
-stanziò le loro dieci coorti sui colli Quirinale e Viminale, in un
-campo fortificato donde padroneggiavano e minacciavano Roma; Vitellio
-le crebbe a sedicimila. Erano più che bastanti a tener in freno
-qualche milioni d'inermi; ma guaste negli ozj d'un'opulenta città,
-vedendo dappresso i vizj del regnante e la fiacchezza del governo, si
-persuadevano che nulla resisterebbe alla loro forza, e come arbitri
-assoluti, davano e toglievano l'impero, non per altro, sovente,
-che per la speranza del donativo. Gl'imperatori per connivenza ne
-dissimulavano l'indisciplina, ne compravano il favore e il voto, che
-esse pretendevano poter dare quali fiore e rappresentanti del popolo;
-i loro capitani nei casi di Stato sedevano giudici[1], col qual mezzo
-superarono di potenza i consoli stessi, e contribuirono a sfasciare il
-senato. Quando poi Comodo nel prefetto del pretorio unì al militare
-comando un'autorità civile, come ministro di Stato e presidente al
-consiglio del principe, quella dignità divenne la prima dell'impero,
-e se ne gloriarono Ulpiano, Papirio, Paolo, Modestino ed altri
-giureconsulti di primo grido.
-
-Se la suprema podestà apparteneva alla forza, perchè anche le legioni
-di provincia non sarebbonsi arrogato di salutare imperatore colui
-che fossero disposte a sostenere colla spada? Massime dopo il tempo
-che descrivemmo, essendo gli eletti per lo più stranieri, spesso
-contendenti un coll'altro, scelti fra soldati, e costretti a vivere
-nei campi, l'impero vestì sembianze affatto militari, e l'imperatore
-non fu il primo magistrato di Roma, ma il generale degli eserciti,
-e sua principale e quasi unica cura il contentar questi o frenarli.
-Ma attesochè l'estensione dell'impero obbligava a mantenerne molti,
-l'uno per gelosia chiarivasi nemico all'imperatore che fosse eletto
-dall'altro esercito. Dopo che, coll'estinguersi la famiglia dei Cesari
-e le succedutevi de' Flavj e degli Antonini, neppure un'ombra di
-legittimità sosteneva que' principi di ventura, i soldati sentirono di
-poterli fare e disfare, alzar sullo scudo o trafiggere colle spade.
-
-L'esercito poi e nel fondo e nelle forme era ben altra cosa da quello
-che vinse il mondo. Augusto lo ridusse stabile, distribuito nelle
-provincie di frontiera, di cui egli riservossi il governo, sicchè lo
-stato civile rimaneva distinto dal militare: supremo difetto della
-costituzione imperiale. La nobile gioventù di Roma e d'Italia non
-aprivasi più la via alle magistrature col militare a cavallo, ma
-coll'amministrar la giustizia e le rendite pubbliche: se si applicasse
-alle armi, non per merito o per anzianità, ma per denaro o nobiltà
-otteneva il comando d'un'ala di cavalleria o d'una coorte di pedoni.
-Già Tiberio si lagnava non vi fossero volontarj, e mal si soffrisse
-la disciplina. Trajano e Adriano sistemarono la milizia quale si
-conservò sino alla fine dell'impero; e sui loro regolamenti è fondato
-il compendio di Vegezio _De re militari_. Augusto aveva assegnato a
-ciascun pretoriano due dramme al giorno, cioè ottantadue centesimi;
-Domiziano portò la paga a novecensessanta dramme l'anno; sotto Comodo
-ne ricevevano mille ducencinquanta, se ben leggiamo un passo confuso
-di Dione al libro LXXII, discusso da Valois e Reimar. Le altre
-truppe, fra il 536 e il 703 di Roma, ebbero venticinque centesimi il
-giorno, sotto Giulio Cesare cinquantuno, sotto Augusto quarantanove,
-quarantotto sotto Tiberio, quarantacinque sotto Nerone, quarantaquattro
-sotto Galba, quarantatre sotto Otone, quarantaquattro sotto Vitellio,
-Vespasiano e Tito, cinquantasette sotto Domiziano.
-
-Delle venticinque legioni che erano sotto Augusto, sedici furono poi
-licenziate o incorporate nelle altre: ma Nerone, Galba, Vespasiano,
-Domiziano, Trajano, Marc'Aurelio ed Alessandro Severo ne formarono
-tredici nuove. Ciascuna componevasi di cinquemila uomini; e al tempo
-di quest'ultimo imperatore, tre accampavano in Bretagna, una nell'Alta
-e due nella Bassa Germania, una in Italia, una nella Spagna, una nella
-Numidia, una fra gli Arabi, due nell'irrequieta Palestina, altrettante
-nella Mesopotamia, e così nella Cappadocia, due nella Bassa ed una
-nell'Alta Mesia, una nel Norico, una nella Rezia: dell'altra non
-sappiamo il posto. Il numero ne variò poi, e fin trentasette furono
-imperante Diocleziano. Ad alcuni paesi imponevasi d'offrire truppe
-ausiliari, che si esercitavano colla disciplina romana, ma nelle armi
-cui ciascuno avevano avvezzato la patria e l'educazione; il che metteva
-ogni legione in grado d'affrontarsi con qualsifosse altra gente,
-comunque armata. Inoltre si menava appresso un treno di dieci grandi
-macchine militari e cinquantacinque minori da avventare projetti; oltre
-l'occorrente per piantare un campo.
-
-Corruttela agli uni e scoraggiamento agli altri recò la distinzione
-delle truppe in _palatine_ e _di frontiera_; quelle destinate agli ozj
-cittadini, queste agli stenti del campo con soldo maggiore; sicchè mal
-sentivansi animate a respingere il nemico quando pensassero che i loro
-commilitoni marcivano in pingui riposi.
-
-Le prime guerre Roma sostenne coll'armi proprie e dei popoli vinti,
-obbligati a tributare un certo numero di cavalli e fanti, di navi e
-marinaj. Obbedivano questi a capi di loro nazione; e sebbene talvolta
-eguagliassero, talaltra eccedessero anche in quantità l'esercito
-romano, li teneva in rispetto l'essere scelti ciascuno da gente
-diversa, scevri dalle legioni, dipendenti dal generale supremo. Cesare
-pel primo assoldò Barbari; Augusto imitò ed estese l'esempio, e per
-sicurezza propria ne introdusse fra le guardie pretoriane. Progredendo,
-l'Italia si trovò esausta di forze, i socj ridotti a provinciali e
-privati dell'uso delle armi; onde fu necessario ricorrere ai Barbari.
-I Germani, gente robusta ed agguerrita, volentieri ponevano a servizio
-altrui il proprio valore, contenti di tenue soldo e scarsa prebenda;
-sicchè furono preferiti dagl'imperatori, cui sembrava anche vantaggioso
-il decimare così quei formidabili.
-
-Però la tirannide uccide se stessa. Coll'escludere dalle armi
-i provinciali e i cittadini, separavasi la forza dall'interesse
-d'adoprarla; ottenevasi per avventura la quiete, ma si spegneva
-il valore; nel mentre si rendevano più formidabili i nemici
-coll'aggiungere la disciplina al naturale coraggio. Costoro ben presto
-entrarono anche tra le privilegiate file legionarie; poi, non più
-bande, ma popolazioni intere vennero assoldate: infidi ajuti, che nel
-frangente ricusavano travagliarsi contro i proprj fratelli; avidi,
-preferivano il sacco alla battaglia; capricciosi, costringevano il
-generale a far giornata quando e dove meno convenisse; infine torcevano
-le armi contro i proprj maestri.
-
-Insomma le minaccie dei Barbari aveano reso necessario l'esercito,
-e perciò l'onnipotenza imperiale; vero governo militare, parallela
-al quale svolgeasi un'altra civiltà pacifica; quello opprimendo,
-questa costituendo leggi sapienti. Una serie d'insigni guerrieri
-portati all'impero ritardò per avventura l'invasione da ogni parte
-minacciata, ma recavano sul trono le dispotiche e feroci abitudini
-dell'accampamento e della guerra. Dalle spade alzati, da queste
-abbattuti, qualvogliasi riforma restava impedita dall'effimera
-loro durata, e dall'obbligo di vegliar sempre in armi contro gli
-stranieri, e più contro gli usurpatori, che con altrettanto diritto
-si sollevavano, e che si sostenevano col tenersi amici i soldati per
-gratitudine del passato e per apprensione dell'avvenire.
-
-Comodo, successore di Marc'Aurelio, ricco solo di forza, lussuria e
-codardia, fu il primo imperatore nato da padre regnante; ma si credè
-generato da uno dei gladiatori che Faustina dalla sanguinosa palestra
-chiamava a contaminare il talamo di Marc'Aurelio. Gli esempj e le
-lezioni di questo non ne corressero l'indole; e a dodici anni trovando
-soverchiamente scaldata l'acqua del bagno, ordinò di gettar nel
-fornello il bagnajuolo.
-
-Arrivato al trono di venti (180 — 17 marzo), benchè non
-avesse nè emuli da tor di mezzo, nè ambizioni o memorie da sradicare,
-sbrigliasi a tutte le crudeltà che potevano suggerirgli il carattere
-atroce e fomenti malvagi: si compiace di veder uomini alla tortura;
-vantandosi esperto chirurgo, fa sue prove sopra infelici, che costringe
-ricorrere a' suoi consulti; girando notturno per le vie, a chi taglia
-per celia un piede, a chi cava un occhio; gitta alle belve uno perchè
-avea detto lui e Caligola esser nati lo stesso giorno; un altro fende
-in due di netto, per mostra di sua gagliardia; vestito da Ercole
-compare in pubblico, onde intitolarsi vincitore de' mostri. Per
-ostentare al _genere umano_ le sue virtù, scende ignudo nell'arena,
-che i predecessori suoi avevano interdetta ai senatori, e non essendo
-mai rimasto ferito in settecentotrentacinque combattimenti, assume il
-titolo di _vincitore di mille gladiatori_.
-
-Di forza prodigiosa, trapassò fuor fuori un elefante colla lancia;
-uccise in un giorno cento leoni nel circo, ciascuno d'un solo trar
-d'arco; colle frecce levava di netto il collo a struzzi correnti, e
-trafisse una pantera senza toccar l'uomo con cui essa era alle prese.
-Perchè non mancassero belve all'imperial trastullo, vietò agli Africani
-d'uccider leoni, nè respingerli qualora affamati si accostassero ai
-villaggi. Di tutto ciò si fa gloria, e vuole se ne tenga memoria ne'
-giornali. Degli applausi del vulgo s'inebbria, e per serbarselo amico,
-istituisce una compagnia di mercadanti e una flotta che rechi grano
-dall'Africa, se càpiti male quella d'Egitto; ma immaginatosi un giorno
-che il popolo lo schernisca, comanda un generale macello e l'incendio
-della città, e a gran pena il prefetto de' pretoriani nel dissuade.
-Non meno segnalato per lussurie, tenne a sua posta trecento concubine
-e altrettanti cinedi; violò le proprie sorelle; sul resto si tiri un
-velo[2].
-
-A tante pazzie occorrevagli denaro; onde rincarì le imposizioni,
-trafficò delle cariche, per denaro assolse rei, e permise assassinj
-e vendette. Lungo sarebbe ridire le vittime innocenti del forsennato,
-che ben presto, dato lo sfratto ai tutori impostigli da Marc'Aurelio,
-lasciò ogni arbitrio ai compagni di sue dissolutezze, salvo a
-disfarsene non appena il contrariassero. Perenne, entratogli in
-grazia col fomentarne le passioni, assisteva con esso ai giuochi
-Capitolini, quando un filosofo cinico compare nel teatro e grida
-a Comodo: — Mentre ti tuffi nelle voluttà, alla tua vita insidiano
-Perenne e suoi figliuoli». Detto fatto, Perenne fe gettar nel fuoco
-colui: ma all'imperatore restò il sospetto ch'egli aspirasse veramente
-a regnare perchè n'era capace; indi le legioni britanne deputarono
-mille cinquecento uomini che venissero a Roma chiedendo la morte del
-ministro; il quale, reo o no, fu ucciso colla moglie, la sorella e
-tre figliuoli: condiscendenza che rivelò la debolezza del governo
-all'esercito lontano.
-
-Gli sottentrava Cleandro, che dalla Frigia nativa portato schiavo
-a Roma, appartenne prima a Marc'Aurelio, poi a Comodo, il quale gli
-diede una sua concubina a sposa e la libertà; poi non avendo a temerne
-nè l'abilità nè la virtù, gli concesse sconfinato potere. E colui
-ne abusava per vender cariche, provincie, entrate, giustizia, vite
-d'innocenti. Fatto incetta de' grani, affamò la città per arricchirsi
-e per acquistar favore colle distribuzioni. Creò patrizj molti schiavi
-appena tolti alla catena, e gli assise in senato; e fin venticinque
-consoli elesse in un anno: chi osò portarne richiamo all'imperatore,
-pagò l'ardimento col sangue. Ma mentre celebravansi i giuochi circesi
-ecco entrare una turba di fanciulli capitanati da una viragine, e
-mandar feroci grida contro Cleandro: il popolo vi fa eco, ed accorre
-al palazzo suburbano ove questi era coll'imperatore, e ne chiede la
-morte; a tegoli e ciottoli volta in fuga i pretoriani: e Comodo che,
-immerso in sozze lascivie, ignorava il caso, sgomentato fa gettare ai
-tumultuanti la testa del favorito, che con la moglie, i figliuoli, gli
-amici è trascinato per le vie.
-
-Altro consigliatore de' suoi delitti era il liberto Antero di
-Nicomedia; e quando i pretoriani lo uccisero, l'imperatore se ne
-vendicò col mandare a male quanti di essi potè. Gli stessi prefetti del
-pretorio erano mutati si può dire ogni giorno; alcuni non durarono che
-sei ore; i più colla carica perdettero la vita.
-
-Scaricandosi d'ogni cura su cosiffatti, l'imperatore ricusava
-persino appor la firma a' dispacci; e appena sotto alle lettere degli
-amici scriveva il _vale_. Eppure questo basso infame nelle medaglie
-attribuiva a sè il titolo di felice, e al secolo suo quel di comodiano,
-di colonia comodiana a Roma; il senato piacentiero chiamò il luogo
-di sue assemblee _casa di Comodo_; i nomi dei mesi furono mutati in
-aggettivi a lode di lui; ed egli scriveva al senato: — L'imperatore
-Cesare Lucio Comodo Elio Aurelio Antonino Augusto felice, leone, pio,
-sarmatico, britannico, germanico, pacificatore, invincibile, ercole,
-romano, padre della patria, pontefice massimo, console per la VII
-volta, imperatore per l'VIII, tribuno per la XVII, agli illustri
-senatori comodiani salute».
-
-Mossa da privata ambizione, Lucilla sorella sua (183) presunse di
-voltare lo Stato congiurando coi principali senatori; ma il sicario,
-preso mentre vibrando il colpo diceva, «Questo dono t'inviano
-i senatori», fu coi complici messo a morte; la principessa esigliata
-a Capri ed ivi uccisa: dove pure fu relegata e morta l'imperatrice
-Crispina, propostasi d'imitare le scostumatezze del marito.
-
-Le parole del sicario, il quale seppe dire e non fare, invelenirono
-Comodo contro il senato; e se dapprima, feroce per inclinazione non per
-calcolo, sapeva anche perdonare, e sull'esempio paterno avea gittato al
-fuoco le rivelazioni offertegli da Manilio, segretario dell'usurpatore
-Avidio Cassio, allora fece rivivere i delatori e i processi di maestà
-e, solito corredo, i supplizj degl'innocenti e di quelli la cui virtù
-facesse raffaccio all'imperiale corruttela. Ricorderemo fra questi i
-due fratelli Quintilj Massimo e Condiano della Troade, unanimi a segno
-che operavano come un uomo solo; insieme governavano le provincie e
-comandavano gli eserciti, insieme sostennero il consolato ed altri
-onori, insieme da Comodo furono uccisi.
-
-Avesse almeno costui saputo usare la brutale valentìa a tutela de'
-confini. Ma al primo arrivar al trono cedette quante fortezze serbava
-sul territorio dei Quadi, patto che questi si tenessero inermi e cinque
-miglia discosto dal Danubio, nè s'adunassero che una volta il mese
-in presenza d'un centurione. Anche da altri Germani comprò la pace, e
-lasciò che i Saracini (qui per la prima volta nominati) riportassero
-vantaggi sopra l'impero. Poi un semplice soldato, di nome Materno,
-che a capo di disertori avea messe a soqquadro Spagna e Gallia,
-vedendosi circuito d'ogni dove, sparpagliò i suoi, e con alquanti
-di essi si spinse fino in Italia col proposito di scannare Comodo e
-farsi imperatore (188). Già alcuni suoi eransi mescolati
-alle guardie di questo, allorchè altri li tradirono, e il supplizio di
-Materno sedò il tumulto. Però il valore de' generali potè reprimere i
-Frisoni, e respingere i Caledonj che avevano superato la muraglia di
-Trajano; e Comodo menava trionfi, e intitolavasi imperatore senza veder
-mai gli accampamenti. Solo una volta mostrò voler passare in Africa; ma
-come ebbe raccolto denari assai, li sciupò in gozzoviglie.
-
-Naturali infortunj aggravarono i mali del suo regno: tremuoti; peste,
-che fin due in tre migliaja d'uomini al giorno mieteva in Roma; andò
-in fiamme il tempio della Pace, dove erano riposte le spoglie della
-Giudea, le opere dei letterati, preziose spezie d'Arabia e di Egitto;
-perfino al palazzo s'apprese l'incendio e al tempio di Vesta, da cui
-fuggendo, le sacre vergini esposero per la prima volta agli occhi
-profani il Palladio, talismano dell'impero.
-
-Il privato pericolo potè più che la pubblica indignazione; poichè
-Marcia concubina di Comodo, Leto capitano delle guardie, ed Ecleto
-suo ciambellano, sapendosi designati a morte, avvelenarono Comodo, di
-appena trentun anno, dopo regnato dodici (192 — 31 xbre). Il
-senato, che ver lui era disceso all'infimo dell'abjezione, come il vide
-morto ripigliò coraggio, fece abbatter le statue, raderne il nome dalle
-lapidi, negar sepoltura al vile gladiatore, al parricida, al tiranno
-più sanguinario di Nerone; ma fra poco Settimio Severo lo farà riporre
-fra gli Dei, istituirgli sagrifizj e solennità anniversarie pel suo
-natale.
-
-I congiurati corsero alla casa di Publio Elvio Pertinace, vecchio
-senatore e consolare, allora prefetto della città, il quale, udito
-chiamarsi di mezzanotte, suppose venissero per ordine di Comodo a
-ucciderlo; onde, fattili entrare, disse: — Da buon tempo vi aspettavo,
-giacchè io e Pompejano siamo i soli amici di Marc'Aurelio lasciati
-sopravivere». Pompejano era virtuoso marito della trista Lucilla
-sorella di Comodo, e ricusando assistere all'anfiteatro, nè vedere
-il figliuolo di Marc'Aurelio prostituire la persona sua e la dignità,
-stava per lo più in campagna, pretessendo malattie che cessarono solo
-nel breve regno del successore.
-
-Pertinace era nato presso Alba del Monferrato, da uno schiavo
-carbonajo, che gl'impose quel nome per la pertinacia sua nel voler
-abbandonare il mestiero paterno, e mettersi a Roma maestro di greco
-e latino. In questa professione poco vantaggiando, diede il nome
-alla milizia, divenne centurione, poi prefetto di una coorte nella
-Siria e nella Britannia. Marc'Aurelio per un'accusa il degradò, poi
-scopertala falsa, creollo senatore, e il mandò colla prima legione a
-guerreggiare i Germani. Ritolta a questi la Rezia, fu fatto console:
-poi, regnando Comodo, si vide a vicenda alzato e depresso, in fine
-assunto governatore di Roma. Dabbene, assiduo agli affari, grave
-senza dispetti, dolce senza fiacchezza, prudente senz'astuzie, frugale
-senz'avarizia, grande senza orgoglio, amatore dell'antica semplicità
-romana, parve a Leto e ai congiurati opportunissimo a riparare ai
-guasti dell'ucciso.
-
-Lo portarono dunque al campo de' pretoriani (193), i quali,
-sebbene affezionati a Comodo dalle largizioni, accettarono il nuovo
-imperatore, perchè prometteva tremila dramme per testa, e il condussero
-con rami d'alloro al senato, perchè se n'approvasse l'elezione. Qui
-cogli applausi interrompendo i rifiuti di Pertinace, gli fu conferito
-il titolo d'augusto, di padre della patria (3 genn), di
-principe del senato, e recitato dai consoli il panegirico. Egli non
-permise si chiamasse augusta la moglie sua che nol meritava, nè cesare
-il figlio sinchè non ne venisse degno. A questi cedette ogni suo
-possesso perchè non avessero ragione di chieder nulla allo Stato; poi,
-perchè l'accidioso fasto della corte nol guastasse, mandò il figliuolo
-ad educare presso l'avo materno.
-
-Le virtù private conservò sul trono. Schietto nel vivere, usava come
-prima co' migliori senatori e gl'invitava a cene familiari, derise
-da quelli che preferivano le sanguinarie prodigalità di Comodo. Per
-risanguare l'erario fece voltare in moneta le abbattute statue del
-predecessore, vendere all'asta l'armi, i cavalli, le vesti di seta,
-i mobili (193), fra cui un carro che indicava l'ora e il
-cammino percorso[3]; le concubine e gli schiavi, eccettuando solo
-i nati liberi e rapiti a forza; costrinse i favoriti del tiranno a
-rendere parte del male acquistato, con cui pagò, oltre i pretoriani,
-i creditori dello Stato, le pensioni maturate e i danneggiati; abolì
-i pedaggi nocevoli al commercio, e decretò per dieci anni immune chi
-rimettesse a coltura le sodaglie d'Italia; professò non accetterebbe
-legati a danno di legittimi eredi; ai banditi per fellonia restituì
-patria e beni, castigò i delatori, e impedì si apponesse il nome suo
-sugli edifizj, dicendo: — Sono pubblici, non dell'imperatore».
-
-I buoni godeano di veder rivivere Trajano e Marco Aurelio: ma troppi
-erano quelli cui giovavano il disordine e il silenzio delle leggi;
-e i pretoriani, temendo riformata la disciplina, ribramavano Comodo.
-Ottantasette giorni appena dopo la sua elevazione, alcune centinaja di
-essi precipitaronsi traverso a Roma nel palazzo (30 marzo),
-aperto dalle guardie e dagli infidi liberti. L'imperatore, vilmente
-abbandonato dai cortigiani, colla maestà della presenza e l'autorità
-della parola arrestò i furibondi, che già si ritiravano, quando
-un Gallo, o non avesse inteso il discorso, o fosse di passione più
-violenta, gli cacciò la spada nel corpo, dicendo: — Eccoti un dono de'
-tuoi soldati»; negli altri rinasce la sete di sangue; e l'imperatore,
-avvoltosi il capo nella toga, pregando il cielo a vendicarlo, spira
-sotto mille colpi, e per la sgomentata città è portato dai pretoriani.
-
-Così la forza militare sormontava il contrasto oppostole dall'impotente
-senato e dagli Stoici, e stabiliva il despotismo de' pretoriani in
-Roma, degli eserciti fuori. Lo rivelò una scena di beffa tremenda.
-Perocchè il popolo infuriato corse al campo de' pretoriani,
-assediandolo minaccioso: ma non avendo capi, non comparendo i consoli,
-non adunandosi il senato, la folla si disperse. I pretoriani non
-aveano ucciso Pertinace per alcun fine o per innalzare qualc'altro,
-ma non trovando raccolto il senato per eleggere un successore,
-pubblicarono che l'impero era in vendita, si darebbe al miglior
-offerente. Sulpiciano, suocero dell'imperatore, ch'era stato spedito
-da questo nel campo a chetare il tumulto, non aborrì di concorrere a
-un seggio stillante di tal sangue; altri competerono; finchè ne venne
-voce a Didio Giuliano, vecchio e ricco milanese, che or favorito
-or disgraziato dagli imperatori, avea traversato senza rumore le
-principali dignità, e adesso nel lusso e ne' bagordi consumava
-una delle più sfondolate fortune. Stava allora spensieratamente
-banchettando cogli amici, i quali lo animarono a concorrere, ed egli
-va al campo, comincia a dirvi, promette ripristinar le cose come sotto
-Comodo, e dalle cinquemila dramme offerte per soldato, sale a seimila
-ducencinquanta (4300 lire), pagabili all'atto.
-
-O Giugurta, Roma ha trovato il compratore!
-
-Didio, a piene voci acclamato, è fra' pretoriani condotto per le
-deserte vie di Roma, indi nel senato, che uditolo enumerare i proprj
-meriti e vantare la libertà della sua elezione, ossequiosamente si
-congratulò della pubblica felicità. Collo stesso corredo guerresco
-portato in palazzo, vide il trono di Pertinace e la frugal cena che
-s'era disposto: eppure imbandì con più splendore che mai, e consumò la
-notte in banchettare, trarre ai dadi, e ammirar Pilade ballerino.
-
-Ma il popolo non un applauso avea levato; anzi, qualvolta egli
-comparisse, gli avventavano ingiurie e sassi, indignati da quel
-turpissimo mercato; e provocavano a sempre nuove risse i pretoriani.
-Poi fra breve la folla si ammutina, ed avventatasi nel circo dove egli
-assisteva ai giuochi, gli rinnova le imprecazioni; ricorrendo anch'essa
-fatalmente alla forza armata come i tiranni, fa appello agli eserciti
-lontani perchè vengano a vendicare la prostituita maestà dell'impero.
-Quel grido d'angoscia trovò eco in tutto l'impero, e gli eserciti
-di Britannia, di Siria, dell'Illiria, comandati da Clodio Albino,
-Pescennio Nigro e Settimio Severo, disdissero l'indegno contratto,
-fosse orgoglio, o invidia dei soldati, od ambizione dei capi.
-
-Clodio Albino, nato nobilmente in Adrumeto d'Africa, avea scritto
-d'agricoltura, poi, abbandonato lo stilo per la spada, allora comandava
-l'esercito di Britannia. Mai non aveva perdonato; crocifisse centurioni
-per colpe da nulla; uggioso in casa e con tutti; in un pasto logorò
-cinquecento fichi, cento pesche, dieci poponi, cento beccafichi e
-quattrocento ostriche. Ricusata obbedienza a Didio, si sosteneva
-nella Britannia senza assumere il titolo d'augusto, anzi esortando a
-ripristinare la repubblica, e asserendo non si acconcerebbero le cose
-finchè il potere civile non prevalesse al militare, e al senato non
-fosser rese le antiche prerogative.
-
-Pescennio Nigro d'Aquino, di poca ricchezza e meno studio, ma ardito
-soldato e buon capitano, era salito ai primi gradi della milizia;
-mantenitore della disciplina, non tollerava che gli uffiziali
-maltrattassero i soldati, fece lapidare due tribuni per avere sottratto
-alcun che della paga, e appena a suppliche dell'esercito perdonò la
-testa a dieci che avevano rubato del pollame; non permetteva il vino
-in campo; viaggiava a piedi e scoperto la testa; voleva i suoi servi
-portassero fardelli onde non parere oziosi nelle marcie. Nel governo
-importante quanto lucroso della Siria, procacciossi amore colla
-fermezza non discompagnata da affabile compiacenza: onde appena s'udì
-assassinato Pertinace, tutti l'esortarono ad assumere l'impero, le
-legioni orientali si chiarirono per lui, per lui il paese dall'Etiopia
-all'Adriatico, e di là dal Tigri e dall'Eufrate gli vennero regie
-gratulazioni. Nella solennità dell'acclamazione proferendosi il
-consueto panegirico, Pescennio interruppe l'oratore che il paragonava a
-Mario, ad Annibale, a non so quali altri capitani, dicendo: — Narraci
-piuttosto quel che han fatto costoro d'imitabile. Lodare i vivi, e
-massime l'imperatore che può ricompensare e punire, è da adulatore.
-Vivo, desidero di piacere al popolo: morto, mi loderete». Virtù
-moderate, pregevoli nel secondo posto, non sufficienti al primo. Invece
-di difilarsi sopra l'Italia ov'era invocato, Pescennio si rallentò
-nella voluttuosa Antiochia, persuaso che la sua elezione non sarebbe nè
-contrastata, nè macchiata di sangue cittadino.
-
-Un emulo superiore sorgeva in Settimio Severo, di Lepti nell'Africa
-Tripolitana e di famiglia senatoria; sperto nell'eloquenza, nella
-filosofia, nelle arti liberali e nella giurisprudenza, sostenne
-magistrature e comandi; faticante di corpo e di mente, alieno dal fasto
-e dalla gola, violento e tenace nell'amore come nell'odio, provvido
-dell'avvenire e dei mezzi onde profittarne, disposto a sacrificare
-fama e onestà all'ambizione, incline all'ingordigia e più alla
-crudeltà. L'astrologia, passione de' suoi nazionali, lo aveva lusingato
-dell'impero; sposò una Giulia Domna sira, perchè gli astri aveano
-promesso a costei, diverrebbe moglie d'un sovrano; e sotto Comodo ebbe
-accusa d'avere interrogato indovini sul divenir imperatore.
-
-In Pannonia, udita la morte di Pertinace, raduna i soldati, svela il
-turpe mercato de' pretoriani, e gli incita a vendetta con un'orazione
-eloquente e colla più eloquente promessa di un donativo doppio di quel
-di Didio: poi colla prontezza richiesta dal caso scrive ad Albino
-promettendo adottarlo e chiamandolo cesare; non tentò Nigro, perchè
-sapeva nol potrebbe sedurre; e mosse senza riposo verso l'Italia, che
-con isgomento vide le legioni di Pannonia sbucare per Aquileja.
-
-Didio sgomentavasi; i pretoriani, buoni solo al tumulto, tremavano
-delle invitte legioni di Pannonia e d'un tal generale; e se dai
-teatri e dai bagni correvano alle armi, a pena sapeano maneggiarle;
-gli elefanti sbattevano dal collo gl'inesperti condottieri; la flotta
-di Miseno mal volteggiava; e il popolo rideva, il senato gongolava.
-Didio in tentenno, ora faceva pronunziare Severo nemico della patria,
-ora pensava associarselo all'impero, oggi gli spediva messi, domani
-assassini: ordinò che le Vestali e i collegi sacerdotali uscissero
-incontro alle legioni, ma ricusarono: armò i gladiatori di Capua, e
-con magiche cerimonie e col sangue di molti fanciulli[4] fece prova di
-sviare il nembo.
-
-Ma i soldati che custodivano l'Appennino disertarono a Severo;
-disertarono i pretoriani, appena esso gli assicurò da ogni castigo,
-purchè consegnassero gli assassini di Pertinace. Avvertito che questi
-erano presi, il senato decretò morte a Didio, il trono a Severo, a
-Pertinace onori divini. Illustri senatori furono deputati a Severo,
-sicarj a Didio, che piagnucolò (2 giugno) perchè gli lasciassero la
-vita: — Che male fec'io? ho mai tolto di vita alcuno?» Ma dovette
-ripagare col sangue i sessantaquattro giorni di regno che coll'oro
-avea comprati.
-
-Severo, che in quaranta giorni avea coll'esercito traversate le
-ottocento miglia che corrono da Vienna a Roma, conseguì l'impero
-senz'altro sangue. Uccisi gli assassini di Pertinace, rese a questo
-segnalate esequie, e diede lusinghe al popolo e al senato. Prima
-d'entrare in Roma raccolse i pretoriani in gran parata, e ricinto
-de' suoi guerrieri, salito in tribunale, li rimbrottò di perfidia e
-codardia, e privandoli del cavallo e delle insegne, li congedò come
-felloni, e li sbandì a cento miglia.
-
-In loro luogo ne elesse quattro tanti, cernendoli dai più prodi
-suoi, di qual fossero paese: onde a tutti i soldati fu aperta la
-speranza d'entrare fra' pretoriani. Questi cinquantamila uomini, fior
-degli eserciti, dovevano dalle legioni essere considerati come loro
-rappresentanti, e togliere le speranze d'una ribellione. Il prefetto
-del pretorio crebbe d'autorità, non solo restando capo dell'esercito,
-ma e delle finanze e delle leggi. Per gratitudine o per politica
-condiscendenza Severo concesse ai soldati l'anello d'oro, aumentò le
-paghe, e con ciò il lusso, la mollezza, l'indisciplina, mentre l'itala
-gioventù, sturbata da quel suo privilegio, si diede al ladro o al
-gladiatore.
-
-Ciò più tardi: per allora, con truppe valorose e devote egli mosse ad
-assicurarsi l'impero non da' Barbari, ma dai due emuli, pari d'armi, di
-forza, d'artifizio. Prevalendo di rapidità e d'accorgimenti, appo Isso
-e Nicea sconfisse Nigro, e quando il seppe ucciso dai soldati presso
-Cizico, aspre vendette esercitò sugli amici del vecchio e generoso
-amico suo; spense la famiglia di esso e i senatori che l'aveano servito
-da tribuni o generali, gli altri sbandì, e i beni al fisco; molti
-di grado inferiore mise a morte; condannò coi padri i figli degli
-uffiziali che avea tenuti ostaggi; alle città fautrici dell'emulo tolse
-i privilegi; quelli che, buono o mal grado, l'aveano servito di denaro,
-ne dovettero il quadruplo a lui; lamenti scoppiassero pur d'ogni parte,
-egli non vi ascoltava.
-
-Nel caldo della vittoria passa l'Eufrate, vince gli abitanti
-dell'Osroene e dell'Adiabene che, fra l'ultime discordie, avevano
-trucidato i Romani e scosso il giogo; penetra nell'Arabia che avea
-parteggiato con Nigro, fa guerra anche ai Parti, conquista una porzione
-della Mesopotamia che riduce a provincia, assedia ed espugna Bisanzio,
-principale baluardo contro i Barbari.
-
-Sapendo che Albino era caro al senato quant'egli odioso, Severo non
-osava romperla seco apertamente, e gli scriveva lettere lusinghiere,
-ma al tempo stesso mandava per assassinarlo. Scoperta la slealtà,
-Albino la proclamò, assunse il titolo d'imperatore, e tragittato nella
-Gallia, vi fece nodo di autorevoli persone. Severo allora sacrifica una
-fanciulla per cercare nelle viscere di essa l'esito della guerra[5]:
-presso Lione s'affrontano cencinquantamila Romani: dopo lunga e
-incerta battaglia fra eserciti di pari valore, Albino, piagato a morte,
-spira ai piedi di Severo (197), che con barbara gioja il fa
-calpestare dal suo cavallo e lasciare ai cani sulla soglia della sua
-tenda.
-
-La sicurezza non sopì in lui il desiderio di vendetta. La moglie ed i
-figliuoli d'Albino, già perdonati, fe trucidare e gettar nel Rodano,
-come tutti i parenti e gli amici, coi beni de' quali arricchì i
-guerrieri suoi e se stesso. Mandando al senato la testa d'Albino, si
-lamentò con lettera beffarda del bene che i senatori gli aveano voluto,
-vantò il governo di Comodo, e — In questo teschio (soggiungeva) voi
-che l'amaste leggete gli effetti del mio risentimento». Giunto poi,
-sciorinò in senato vilipendj contro Albino, lesse lettere a quello
-dirette, encomiò le precauzioni di Silla, Mario ed Augusto, mentre
-Pompeo e Cesare erano periti per inopportuna clemenza. Conseguente
-alle parole, in pochi giorni quarantadue senatori, consolari o pretori
-immolò con altri assai alla vendetta, alla gelosia ed all'avarizia sua;
-fece deificare Comodo, uccidere Narcisso che l'aveva attossicato.
-
-La disciplina era il suo scopo; la voleva come un generale d'esercito,
-dispoticamente; giusto coi piccoli per deprimere i grandi, valendosi
-de' giureconsulti per organizzare l'obbedienza, e associando la
-giurisperizia coll'assolutismo; i soldati viepiù voleva sottomessi,
-quantunque obbligato a condiscendere in parte ad essi perchè stromenti
-di sua elevazione e conservazione. Il popolo, contento di vederlo
-uccider ladri, masnadieri, prepotenti, prese a benvolergli; lo chiamava
-il Mario o il Silla punico, mentre gli Africani lo amavano qual vindice
-dell'antica Cartagine, il cui nome ricompariva sulle medaglie che la
-nuova batteva in riconoscenza de' vantaggi da lui decretatile.
-
-Mosso per nuove battaglie, da Brindisi fu nella Siria ed a Nisiba di
-Mesopotamia per respingere i Parti (198): varcato l'Eufrate,
-prese Seleucia e Babilonia abbandonate, e la capitale Ctesifonte,
-dopo lungo contrasto e gravi malattie, causate da deficenza di cibo. A
-Roma è comandato esultare di questi trionfi, fra i quali esso dichiara
-augusti Caracalla e Geta suoi figliuoli. Riposato alquanto in Siria,
-visita l'Arabia e la Palestina, ove proscrive la religione ebrea o
-cristiana: vede i monumenti dell'Egitto, e raccolti dai tempj i libri
-di arcane dottrine, li chiude nella tomba d'Alessandro Magno, perchè nè
-quelli nè questa più fossero veduti.
-
-Fra ciò non dimentica di spigolare, come dice Tertulliano, i fautori di
-Nigro e d'Albino e chi gli desse ombra: poi abbandonasi tutto a Flavio
-Plauziano (201), prefetto del pretorio, cui ne' domestici
-ragionari e in senato lodava più che Tiberio non facesse di Sejano.
-Senatori e soldati offrivano a costui statue, voti, sacrifizj, come
-all'imperatore, e giuravano per la fortuna di Plauziano; solo per lui
-arrivavasi all'imperatore e ai posti; ed egli abusava dell'autorità,
-fino a mandare a morte illustri personaggi senza tampoco informarne
-Severo: il quale, credendolo un sant'uomo, il cresceva d'onori, e ne
-faceva sposare la figlia Plautilla al suo Caracalla (202).
-Costei portò una dote che sarebbe bastata, dice Dione, a cinquanta
-regine; e cento persone di nobili case, alcuni anche padri di famiglia,
-furono fatti eunuchi per servirla. Ma non sempre spirò quell'aura.
-Ingelosito di Plauziano, Severo comandò s'abbattessero le statue
-erettegli: vero è che alcuni governatori, interpretandolo per segno di
-disfavore, essendosi affrettati di fare altrettanto nelle provincie,
-furono tolti di posto o sbanditi, e Severo dichiarò che guaj a chi
-facesse affronto a Plauziano. Caracalla, nojato del fasto di Plautilla,
-prese tal odio a lei ed al suocero, che ne giurò la ruina; e nel regio
-appartamento avventatosegli (204), lo fece quivi stesso
-trucidare, dopo, fui per dire, un regno di dieci anni. La figlia e i
-confederati di esso furono relegati o morti, dicendosi che macchinava
-assassinar l'imperatore.
-
-Eppure Severo rifiorì il paese; corresse gli abusi insinuati dopo
-Marc'Aurelio; il tesoro trovato esausto, lasciò riboccante, e grano
-bastevole per sette anni[6], olio per cinque, avendo disposto onde
-alquanto distribuirne in perpetuo a ciascun cittadino. Alzò nuovi
-monumenti, e riparò i vecchi a Roma e nelle maggiori città, sicchè
-molte presero il nome di sue colonie; largheggiò col popolo e negli
-spettacoli; mantenne la pace interna.
-
-Contro i Caledonj sollevati e vincitori accorse nella Britannia
-(208), traendo seco i due suoi figli per istrapparli dalle
-lascivie: e benchè gottoso e vecchio, inseguiva a foco e ferro i nemici
-ne' più fitti loro recessi, li costrinse alla pace, e per separare le
-conquiste nuove dal paese indipendente, tirò una mura sull'istmo tra il
-golfo di Forth (_Bodotria æstuarium_) e la foce della Clyde (_Glota_).
-Poco durarono in quiete i Caledonj, e saputo che Severo stava malato,
-irruppero, ond'egli mandò Caracalla che li guerreggiasse a sterminio.
-Costui, che già aveva tentato assassinare il padre in battaglia, ora a
-capo d'un esercito colorì gli empj disegni, inducendo soldati e tribuni
-a disdire obbedienza al vecchio infermo. Severo rimbrottò l'esercito,
-fece decollare i più rei, ma al figlio perdonò; e l'unico suo atto di
-clemenza nocque al mondo più che tutte le sue crudeltà.
-
-Desolato dall'infame condotta di Caracalla, a York (_Eboracum_)
-sentendosi morire, Severo fece leggere ai due figliuoli il discorso
-che Sallustio mette in bocca a Micipsa per esortare i suoi eredi
-alla concordia: raccomandò quella ch'è principale arte de' tiranni,
-conciliarsi i soldati colle liberalità, poco curandosi del resto: fece
-trasferire la Fortuna Aurea dalla sua nella camera di Caracalla, poi in
-quella di Geta, ed esclamò, — Fui tutto, e a nulla giova»[7]; chiesta
-l'urna preparata per le sue ceneri, soggiunse, — Tu racchiuderai quello
-a cui la terra fu piccola». Non reggendo agli spasimi, domandò veleno,
-e negatogli, mangiò tanto da soffocare (211).
-
-Accostavasi ai sessantasei anni, e ne regnò diciassette e otto mesi.
-All'effigie cerea di lui, in Roma collocata sopra letto d'avorio e
-coltrici d'oro, per sette giorni fecero corteggio senatori in bruno
-e dame in bianco; i medici proseguivano regolari visite, annunziando
-i progressi del male, finchè il settimo pubblicarono la morte. Allora
-il feretro fu per la via Sacra portato a spalla di cavalieri nel fôro,
-accompagnato dai senatori e dalla gioventù che inneggiava l'estinto.
-Sul Campo Marzio erasi elevata splendida piramide di legno, contenente
-quattro camere sovrapposte e decrescenti: nella seconda fu collocato
-il simulacro, sparso d'aromi e di fiori; e poichè i cavalieri ebbero
-attorno gareggiato in corse di cavalli, vi fu messo fuoco, e di mezzo
-alle vampe un'aquila, sciogliendo il volo, simboleggiò l'anima di
-Severo salente agli Dei.
-
-Avea pubblicato leggi di grande, quantunque severa giustizia, cui
-dettava e faceva eseguire egli stesso come despoto; poichè avvezzo ai
-campi e sapendosi esoso al senato, sprezzò e conculcò questo simulacro
-di autorità intermedia fra l'imperatore e i sudditi. Così svellendo gli
-ultimi resti della repubblica, insinuò colla dottrina e colla pratica
-il sistema despotico, e agevolò gli abusi de' suoi successori e il
-tracollo dell'impero.
-
-
-
-
-CAPITOLO XLIV.
-
-I Trenta Tiranni. Diocleziano. Imperatori colleghi. Costituzione mutata.
-
-
-Caracalla e Geta, uno di ventitre, l'altro di ventun anno,
-all'indolenza di chi nasce nella porpora aggiungevano mostruosi vizj
-ed un reciproco esecrarsi. Il padre adoprò consigli e rimproveri per
-mitigare quell'accannimento; s'ingegnò di uguagliarli in tutto, fin,
-cosa inusata, nel titolo d'augusto: ma Caracalla tenevasi oltraggiato
-di ciò, e del veder Geta conciliarsi il popolo e l'esercito.
-
-Appena Settimio Severo chiuse gli occhi, i due augusti abbandonarono
-le conquiste per giungere a chi primo in Roma; e proclamati entrambi
-dagli eserciti, ebbero eguale dominio indipendente. Già in via non
-aveano mangiato mai insieme, mai dormito sotto il medesimo tetto;
-in città si divisero il palazzo, ch'era più grande di tutta Roma[8],
-fortificando la porzione dell'uno contro quella dell'altro, e postando
-sentinelle; nè mai s'incontravano che coll'ingiuria sul labbro, col
-pugno sull'elsa. Per ovviare l'imminente guerra fraterna, fu proposto
-di spartire l'impero; ma Caracalla tolse le difficoltà col trucidar
-Geta (212 — 27 febb) in grembo a Giulia loro madre.
-
-Fra rimorso e soddisfazione, quel mostro fugge al campo de' pretoriani,
-prostrasi agli Dei, e dicendosi scampato dalle insidie fraterne,
-protesta voler vivere e morire coi fedeli soldati. Questi prediligevano
-Geta, ma un donativo di mille settecento lire ciascuno sopì le
-mormorazioni. Caracalla non avea udito da suo padre, — Tienti amici i
-soldati, e basta?» Del senato non restavagli a temere; per dare un osso
-al popolo, lasciò deificar Geta, dicendo, — Sia divo, purchè non sia
-vivo»; e consacrò a Serapide la spada con cui l'avea trafitto.
-
-Ma le furie ultrici straziarono il fratricida, che tra le occupazioni,
-le adulazioni, le lascivie, vedevasi incontro i fantasmi del padre e
-del fratello. Per cancellare ogni memoria dell'estinto, ne abbattè le
-statue, e fuse le monete; a Giulia che lo piangeva, minacciò morte; la
-diede a Fadilla, ultima figlia di Marc'Aurelio; ventimila persone fe
-trucidare, come amici di esso. Ad Emilio Papiniano giureconsulto, già
-odioso a lui perchè Severo gli avea raccomandato l'amministrazione del
-regno e la concordia di sua famiglia, comandò di scrivere un'apologia
-del suo fratricidio, come Seneca avea fatto con Nerone; ma questi
-rispose: — È più facile commetterlo che giustificarlo», e con intrepida
-morte suggellò la fama acquistata colle opere e colle cariche.
-
-Fattosi al sangue, Caracalla ne agogna sempre di nuovo, e basta per
-colpa l'esser ricco o virtuoso. Girò le varie provincie (213-16),
-massime le orientali, sfogando l'ingordigia di supplizj contro
-tutto il genere umano. Dovunque fosse, i senatori doveano preparargli
-e banchetti e sollazzi d'immenso costo, ch'egli poi abbandonava alle
-sue guardie; ergergli palazzi e teatri, che o nè guardava tampoco o
-comandava di demolire. Per acquistare popolarità, vestiva secondo il
-paese; in Macedonia, attestando ammirazione per Alessandro, ordinò un
-corpo del suo esercito a modo della falange, attribuendo agli uffiziali
-il nome di quelli dell'eroe; in Asia idolatrò Achille; dappertutto
-buffone e carnefice; nella Gallia fece uccidere sino i medici che
-l'aveano guarito; per una satira ordinò di sterminare gli Alessandrini,
-e dal tempio di Serapide dirigeva la strage di migliaja d'infelici,
-lutti, come egli scrisse al senato, colpevoli.
-
-Del resto nessuna cura nè degli affari nè della giustizia; a giullari,
-cocchieri, commedianti, gladiatori profondeva oro; a liberti, istrioni,
-eunuchi dava i primi posti: che importavano i lamenti del mondo intero?
-«Tienti amici i soldati, e basta». A costoro Caracalla largheggiò ancor
-più che suo padre, del quale poi non avea la fermezza per frenarli;
-settanta milioni di dramme all'anno distribuiva ad essi, oltre la
-paga aumentata; li lasciava poltrire ne' quartieri, e ne provocava la
-famigliarità, imitandone il vestire, i modi, i vizj. Dopo sprecato
-l'immenso tesoro di Severo, dovette fin battere moneta falsa, e a
-Giulia, che nel rimproverava, rispose impugnando la spada: — Finchè
-avrò questa, mai non me ne mancherà».
-
-Menò qualche guerra, ed essendosi i popoli della Germania sollevati
-di conserva, volendo o parte de' suoi tesori o guerra eterna, egli
-scelse il primo patto: non ricevette però gli ambasciatori, ma i
-soli interpreti, che subito fece ammazzare perchè non testimoniassero
-della sua vergogna. Assassinò il re dei Quadi; e chiamati i giovani
-della Rezia alle armi, li fece scannare. Avendo invitato Tiridate
-re dell'Armenia e dell'Osroene ad Antiochia, lo gittò in carcere,
-e l'Osroene ridusse a provincia; ma l'Armenia non potè. Senz'altra
-dichiarazione entrato sulle terre dei Parti, ne sterminò gli abitanti,
-fin collo sbandare bestie feroci: e sebbene non avesse visto nemico,
-si vantò vincitore dell'Oriente, e il senato gli aggiunse i titoli di
-Germanico, Getico e Partico, ed il trionfo. Elvio Pertinace, figlio
-dell'imperatore ucciso, disse che il soprannome di _Getico_ gli
-conveniva, per allusione a Geta ucciso; e pagò il motto colla vita.
-
-La prefettura del pretorio, che allora comprendeva tutte le funzioni
-del dominio, era stata divisa; pel militare ad Avvento, pel civile a
-Marco Opilio Macrino avvocato di Cesarea in Mauritania. Un africano
-indovino predisse a quest'ultimo l'impero: del che fu mandato avviso
-a Caracalla mentre in Edessa guidava un cocchio, ed egli consegnò il
-dispaccio a Macrino stesso. Questi vide inevitabile il morire o dar
-morte; onde comprò il centurione Marziale, che trafisse Caracalla
-intanto che pellegrinava al tempio della Luna a Carre [Sidenote: 217 —
-8 aprile].
-
-Giulia Domna sua madre, che Severo avea sposata perchè le stelle
-prediceanle regio marito, oltre bella, era di vivace immaginativa,
-di fermo animo, di squisito giudizio, insegnata nelle arti e nelle
-lettere, e protettrice degli uomini d'ingegno, le cui lodi però
-non sopirono certi scandali. Sull'austero e geloso marito mai non
-avea preso ascendente, ma sotto il figlio amministrò con prudenza e
-moderazione; poi, per non sopravivere alla dignità, lasciossi morir di
-fame.
-
-Questo mostro si rese memorabile coll'avere dichiarato cittadini
-romani tutti i sudditi, non per generosità, ma per sottoporre anche
-i provinciali alla ventesima delle eredità, che pagavasi dai soli
-cittadini[9].
-
-Tre giorni vacò l'impero del mondo: al quarto, i pretoriani non
-trovando a chi darlo, acclamarono Macrino, che se ne mostrava
-alieno ed accorato dell'uccisione di Caracalla, e che subito sparse
-doni, promesse, amnistia. Il senato, fin allora esitante, prodigò
-imprecazioni al morto, a Macrino più onori che a verun altro mai,
-cesare il figlio suo, augusta la moglie; e il supplicò di punire i
-ministri di Caracalla e sterminare i delatori. Macrino gli permise
-d'esigliare e senatori e alcuni cittadini, crocifiggere gli schiavi
-o liberti accusatori de' padroni; poi all'esercito consentì la
-deificazione di Caracalla, che il sempre docile senato approvò.
-
-Tentando riparare i disordini, annullò gli editti repugnanti alle
-leggi di Roma; punì col fuoco gli adulteri, chiunque fossero; gli
-schiavi fuggiaschi obbligava a combattere coi gladiatori; talvolta
-i rei lasciava morir di fame; condannava nel capo i delatori che
-non provassero l'accusa; se la provassero, lasciava loro l'ordinaria
-ricompensa d'un quarto dei beni dell'accusato, ma li dichiarava infami;
-i cospiranti contro la sua persona ora punì, ora perdonò. Questo
-rigore, e il surrogare talvolta nelle cariche a persone illustri
-gente sprovvista di nobiltà e di merito, eccitò scontenti; trovossi
-indecoroso il vedere in trono uno che nè tampoco era senatore, nè con
-veruna qualità ricattava la bassezza dei natali.
-
-Giustizia o paura, l'imperatore rimandò i prigionieri rapiti da
-Caracalla: ma Artabano IV re dei Parti, che faceva armi per vendicare
-il costui affronto, pretese riedificassero le terre da Caracalla
-diroccate, restituissero la Mesopotamia, e un'ammenda per le sepolture
-dei re Parti oltraggiate; e non ottenendolo, assalì i Romani presso
-Nisiba, li ruppe, nè concedette pace che al prezzo di cinquanta milioni
-di dramme. Gli Armeni furono mitigati col rimettere Tiridate in trono.
-
-Causa principale delle rotte era l'indisciplina degli eserciti; onde
-Macrino, ingegnandosi di ristabilirla, dai molti quartieri delle città
-li trasferì alla campagna, vietando anzi d'accostarsi a quelle, e
-puniva irremissibilmente ogni lieve fallo: volle anche attenuare la
-paga ai soldati, che allora levarono il grido, rinfacciandogli l'oziare
-suo suntuoso in Antiochia, e l'ipocrisia onde avea finto piangere
-l'assassinio di Caracalla, opera sua.
-
-Soffiava nel fuoco Giulia Mesa, sorella di Giulia Domna, scaltra come
-donna, e come uomo coraggiosa, alla quale Macrino avea lasciato le
-molte ricchezze, relegandola però ad Emesa in Fenicia, coi nipoti Vario
-Avito Bassiano di tredici e Alessandro Severo di nove anni, nati quello
-da Giulia Soemi, questo da Giulia Mammea sue figliuole. Il primo, detto
-Elagabalo dal nome del dio Sole di cui essa l'avea fatto sacerdote,
-dai soldati del non lontano campo di Macrino si fece ben volere per
-dolcezza e affabilità, tanto più dopo che Mesa sparse fosse generato
-da Caracalla, e puntellò tal opinione con larghi donativi; indotti dai
-quali, il proclamarono imperatore col nome di Marc'Aurelio Antonino
-Elagabalo (218). Ulpio Giuliano prefetto del pretorio, spedito contro
-di esso, fu trucidato: Macrino, in tentenno fra il rigore e
-l'indulgenza, alfine lo dichiarò nemico della patria, proclamò
-augusto il proprio figlio Marco Opilio Diadumeno, e promise a' soldati
-cinquemila dramme, al popolo cencinquanta per testa. Non ostante ciò,
-i soldati si chiarirono pel giovinetto; trucidavano gli uffiziali per
-succeder loro nei beni e nel grado com'era promesso; poi in battaglia
-sui confini della Siria e della Fenicia, Macrino con intempestiva
-fuga decise della giornata. Côlto presso Archelaide in Cappadocia,
-mentre era condotto all'emulo, avendo inteso che il bilustre figliuolo
-Diadumeno era stato pubblicamente decollato, si precipitò dal carro,
-e le guardie ne finirono i dolori e la vita. I pochi che resistettero,
-perirono: in venti giorni cominciata e finita la rivoluzione.
-
-Elagabalo molti mesi consumò in frivolo viaggio e pomposo dalla Siria
-in Italia, ove intanto spedì le solite promesse, e il proprio ritratto
-in abiti sacerdotali di seta e d'oro, ondeggianti all'orientale, sul
-capo la tiara, monili e collane e gemme per tutto, le ciglia tinte in
-nero, le gote in rosso; talchè Roma dovette accorgersi che, dopo la
-militare brutalità, le sovrastava il molle despotismo orientale.
-
-E veramente il sacerdote del Sole sorpassò in empietà, prodigalità,
-impudicizia e barbarie i mostri che l'avevano preceduto. Fra le sei
-mogli che in quattro anni condusse e che ripudiò od uccise, contò
-anche una Vestale, colpa inaudita. Non d'altro che di stoffe d'oro
-coprivansi i suoi appartamenti: nudo guidava il cocchio tempestato di
-gemme, cui aggiogava donne seminude, e per giungere a quello non dovea
-calcare che polvere d'oro: d'oro i vasi a qualunque uso, e la notte
-distribuiva ai convitati quelli usati il giorno: le vesti, de' drappi
-più fini, nè mai portò due volte la stessa, mai due volte un anello.
-Le peschiere empì d'acqua di rose, di vino il canale de' conflitti
-navali: un indistinto di fiori ricreava le camere, le gallerie, i letti
-suoi: imbandiva pranzi di sole lingue di pavoni e rossignuoli, d'ova
-di rombi, cervella di papagalli e fagiani, talloni di camelli, mamme
-di cigni: non assaggiava pesci se non quando si trovasse lontanissimo
-dal mare, ed allora ne distribuiva al vulgo quantità de' più fini
-e più costosi al trasporto: nutriva i cani con fegato di paperi,
-i cavalli con uva, le fiere con fagiani e pernici. Chi inventasse
-qualche pruriginoso manicaretto, n'avea premio; ma se non incontrasse
-il gusto dell'imperatore, era condannato a non mangiar altro che di
-quello, finchè non ne scoprisse uno più avventurato. Servivansi inoltre
-a quelle mense piselli misti con grani d'oro, lenti con pietre di
-fulmine, fave con ambra, riso con perle; mescevasi mastice al vin di
-rosa, spolveravansi d'ambra i tartufi e i pesci. D'argento erano le
-tavole, e i vasi in forme impudiche; di nardo alimentavansi le lampade;
-rose e giacinti piovevano sui convitati, alcuna volta in tal quantità
-da soffocarli, per divertimento dell'imperatore.
-
-A infamie le più sozze, di cui il suo palazzo fu un ridotto, invitava
-gli amici, che chiamava commilitoni per l'indegno consorzio; e
-le salaci prodezze guadagnavano agli amasj suoi le prime cariche
-dell'impero. Repente cacciò tutte le meretrici, e vi surrogò garzoni,
-e si fece sposare da un uffiziale e da uno schiavo, consumando le
-bestiali nozze al cospetto del mondo. Amò tanto il servo Ganni, che
-pensò sposargli sua madre e farlo cesare; ma avendolo questi esortato
-a maggior decenza, lo trucidò: altri assai mandò a morte nella Siria
-e altrove, come disapprovassero la sua condotta. Quando apparve la
-prima volta nella curia, volle sua madre fosse annoverata fra i padri
-coscritti, con voce al par di loro; anzi istituì, sotto la presidenza
-di lei, un senato di donne, che risolvessero sugli abiti dei Romani, i
-gradi, le visite, e siffatte importanze.
-
-Pazzo pel dio al quale doveva il nome e il trono, e che era adorato
-sotto forma d'un cono di pietra nera, gli alzò tempio magnifico sul
-Palatino, con riti forestieri; Giove e gli altri Dei gli fossero servi;
-anzi a nessun altro che a quello si prestasse adorazione. Profanati
-adunque e spogli i tempj, al suo furono recati il fuoco eterno di
-Vesta, la statua della Gran Madre, gli scudi Ancili, il Palladio; e da
-Cartagine trasferita la dea Astarte con tutti gli ornamenti, la sposò
-al dio suo con nozze sfarzose. Pel culto di quello, non che astenersi
-egli medesimo dalla carne di porco e farsi circoncidere, sagrificava
-fanciulli, rapiti ad illustri famiglie. Menando in processione la rozza
-pietra s'un carro a sei bianchi cavalli, fece spolverar d'oro la via;
-egli, tenendo le briglie, camminava a ritroso per non torcere gli occhi
-dalla prediletta divinità. Nei sacrifizj suoi vini squisiti, rarissime
-vittime, preziosi aromi si consumavano, e tra le lascive danze che
-sirie fanciulle menavano al suono di barbarici stromenti, i più gravi
-personaggi di toga e di spada adempivano ridicole ed abjette funzioni.
-
-Mesa faceva inutile prova di frenare quel forsennato: e prevedendo
-che i Romani, ossia i soldati, nol soffrirebbero a lungo, lo indusse
-(221) a adottare il cugino Alessandro Severo, acciò, diceva,
-gli affari nol distraessero dalle divine sue cure. Elagabalo, come
-vide costui non pigliar parte alle sue dissolutezze, e rendersi
-caro al popolo e al senato, tentò ucciderlo: ma i pretoriani si
-sollevarono, e uccidevano l'imperatore se a lacrime non avesse
-impetrato gli lasciassero la vita e lo sposo; onde sfogarono la loro
-indignazione sugli altri compagni di sue dissolutezze. Quando l'anno
-vegnente attentò ancora alla vita d'Alessandro, i pretoriani di nuovo
-tumultuarono, e avendo Elagabalo dovuto portarlo nel loro campo, a
-quello profusero applausi, a lui insulti. Irritato, comanda la morte
-di alcuni, ma i loro compagni li strappano al carnefice; si fa baruffa;
-Elagabalo si nasconde nelle fogne, ed ivi scoperto è ucciso (222). Avea
-diciott'anni!
-
-Alessandro Severo di quattordici fu gridato imperatore, augusto,
-padre della patria, grande, prima di pur conoscerlo[10]. Egli, dolce
-e modesto, lasciossi regolare dalla madre Mammea[11], la quale gli
-pose attorno un consiglio di sedici senatori, e a loro capo il celebre
-Domizio Ulpiano, affinchè risarcissero lo scompiglio del governo e
-delle finanze, rimovessero i tanti indegni impiegati, e formassero il
-giovane imperatore.
-
-Rispettoso ad essa e ad Ulpiano, aborrente dagli adulatori, Alessandro
-amò la virtù, l'istruzione, il lavoro. Sorto coll'alba, dopo le
-devozioni nella domestica cappella, adorna delle immagini d'eroi
-benefici, dava opera agli affari nel consiglio di Stato e alle cause
-private, donde ricreavasi coll'amena lettura e collo studiare poesia,
-filosofia, storia, massime in Virgilio, Orazio, Platone e Tullio, senza
-trascurare gli esercizj del corpo. Rimessosi poi agli affari, dava
-spaccio a lettere e memoriali, fin alla cena, frugalmente imbandita per
-pochi amici, dotti e virtuosi, la cui conversazione o la lettura gli
-tenesser luogo de' ballerini e de' gladiatori, condimento ai banchetti
-romani. Vestiva positivo, parlava cortese, a tutti dava udienza in
-certe ore, e un banditore ripeteva quella formola de' misteri eleusini:
-— Qua non entri chi non ha animo castigato ed innocente». Avea scritto
-sulle porte del palazzo: — Fate altrui quel che a voi vorreste fatto».
-Di Cristiani avea piena la Corte, e v'è chi dice adorasse in secreto
-Cristo ed Abramo, e pensasse ergere tempj al vero Dio, se gli oracoli
-non avessero riflettuto che ridurrebbe con ciò deserti que' degli
-altri. Come vedeva usato dai Cristiani nella scelta de' sacerdoti,
-pubblicava il nome de' governatori che eleggeva alle provincie,
-invitando chi avesse alcun che da opporre. Moderato il lusso, diminuì
-il prezzo delle derrate e l'interesse del denaro, non lasciando al
-popolo mancare nè largizioni nè divertimenti. I governatori, persuasi
-che l'amore de' governati fosse il solo modo di piacergli, tornavano
-in lena le provincie; e così ricreavasi l'impero da quarant'anni di
-diversa tirannia.
-
-Restavano, pessima piaga, i soldati, indocili d'ogni freno. Alessandro
-gli amicò coi donativi e con alleviarli da qualche peso, come dal
-portar nelle marcie la provvigione per diciassette giorni; ne diresse
-il lusso sui cavalli e sulle armi; alle loro fatiche sottoponevasi egli
-stesso, li visitava malati, non lasciava alcun servizio senza memoria
-o compenso, e diceva premergli più il conservar loro che se stesso, in
-quelli consistendo la pubblica salvezza.
-
-Ma val rimedio a male incancrenito? Ai pretoriani venne a noja la virtù
-del loro creato, e tacciavano Ulpiano loro prefetto di consigliarlo
-alla severità; onde infuriati corsero Roma per tre giorni come città
-nemica, ficcando anche il fuoco, sinchè ebbero Ulpiano, che trucidarono
-sugli occhi stessi dell'imperatore (230), indarno buono.
-Egual fine minacciavano a qualunque ministro fedele; nè Dione storico
-campò, che con celarsi nelle sue ville di Campania. Le legioni
-imitarono il tristo esempio, e da ogni banda rivolte e uccisioni
-d'uffiziali attestavano che nulla più giovava la bontà in tanta
-sfrenatezza.
-
-Al tempo suo (223-26) una grande rivoluzione ristorò l'impero
-di Persia, e Ardescir-Babegan o Artaserse, figlio di Sassan, re dei
-re, all'unità dell'amministrazione e del culto del fuoco secondo la
-dottrina di Zoroastro ridusse quanto paese giace tra l'Eufrate, il
-Tigri, l'Arasse, l'Oxo, l'Indo, il Caspio e il golfo Persico. Erano
-nuovi tremendi nemici all'impero romano; giacchè Ardescir disegnò
-ricuperare quanto avea posseduto Ciro; e senza riguardo ad Alessandro
-Severo, passò l'Eufrate (232), sottomise molte provincie
-contigue, ed all'imperatore che s'avvicinava coll'esercito mandò
-quattrocento uomini, i più atanti di loro persone, i quali dicessero: —
-Il re dei re manda ordine ai Romani e al loro capo; sgombrino la Siria
-e l'Asia Minore, e restituiscano ai Persiani i paesi di qua dell'Egeo e
-del Ponto, posseduti dai loro avi».
-
-Alessandro s'irritò a quella tracotanza, e tolti ai messi gli
-ornamenti, li relegò nella Frigia; la Mesopotamia senza battaglia
-ricuperò; e sconfisse Ardescir (233), che contava cenventimila cavalli,
-diecimila soldati pesanti, mille ottocento carri da guerra, e
-settecento elefanti. Alessandro divise il suo esercito in tre corpi,
-che per diversi lati invadessero la Partia; e la concordia del ben
-disposto attacco avrebbe potuto fiaccare i Persi, se l'esercito
-romano non avesse ricusato le fatiche e trucidato gli uffiziali. Reduce
-a Roma (234), e vantate le sue imprese in senato, Alessandro
-trionfò condotto da quattro elefanti, ed ebbe il soprannome di Partico
-e di Persico: ma poco stante Ardescir ripigliò quanto i Romani aveano
-acquistato, e in quindici anni di regno consolidò la sua potenza
-minacciosa alla romana.
-
-Alessandro disponevasi a rinnovare le ostilità, da cui lo distrassero i
-Germani. Accorso al Reno, ne li respinse (235); ma l'arrestò
-lo scompiglio de' suoi eserciti, intolleranti delle fatiche, della
-disciplina e del rigore ond'egli puniva qualunque oltraggio recassero
-nelle marcie, lungo le quali faceva ripetere dagli araldi quel suo —
-Fate come volete che a voi si faccia».
-
-Quando Alessandro, reduce d'Oriente, festeggiò nella Tracia con
-giuochi militari il natogli Geta, si presentò un garzone balioso, in
-barbara lingua implorando l'onore di concorrere alla lotta. La sua
-corporatura dava grand'indizio di vigoria; laonde, affinchè non avesse,
-egli barbaro, a trionfare d'un soldato romano, furongli opposti i più
-forzosi schiavi del campo: ma un dopo l'altro, sedici ne abbattè.
-Compensato con regalucci ed arrolato nelle truppe, al domani le
-divertì con saltabellare a modo del suo paese: e vedendo che Severo gli
-avea posto mente, tenne dietro al cavallo di lui in una lunga corsa,
-senz'ombra di stanchezza; al fine della quale avendogli l'imperatore
-esibito di lottare, accettò e vinse sette robusti soldati. Alessandro
-il regalò d'una collana d'oro, e lo scrisse fra le guardie del suo
-corpo con paga doppia, l'ordinaria non bastando al suo mantenimento.
-
-Costui chiamavasi Massimino, di padre goto, di madre alana: alto
-otto piedi, trascinava un carro cui non bastava un par di bovi,
-sradicava alberi, fiaccava la tibia di un cavallo con un calcio,
-spiaccicava ciottoli fra le mani, mangiava quaranta libbre di carne,
-bevea ventiquattro pinte di vino al giorno, quando non eccedesse. Nel
-trattare cogli uomini vide la necessità di frenare la natìa fierezza;
-e sotto i succedentisi imperadori si conservò in grado: Alessandro
-il costituì tribuno della quarta legione; indi, per la disciplina
-che serbava, lo promosse al primo comando, lo ascrisse al senato, e
-pensava dare sua sorella a Giulio Vero figlio di lui, bello, robusto e
-coraggioso quanto superbo.
-
-Tanti benefizj, non che ammansassero Massimino, l'invogliarono a tutto
-osare quando tutto potea la forza; spargeva cronache e risa su questo
-imperator siro, tutto senato, tutto mamma; e formatasi una fazione,
-lo assalì presso Magonza (235), e lo trucidò con Mammea,
-di soli ventisei anni. I soldati uccisero gli assassini, eccetto il
-capo: popolo e senatori piansero Alessandro quanto meritava, e con
-annua festa ne commemoravano il natale. Massimino, gridato imperatore,
-si associò il figlio, cui i soldati baciarono le mani, le ginocchia,
-i piedi; il senato confermò quel che non poteva disfare; e tosto
-cominciarono le vendette e le crudeltà. Come chi da infima perviene
-ad alta fortuna, Massimino temeva il dispregio e i confronti; quindi
-la nascita illustre o il merito erano colpa agli occhi suoi, colpa
-l'averlo vilipeso, colpa l'averlo sovvenuto nella sua povertà. Un
-sospetto bastava perchè governatori, generali, consolari fossero
-incatenati sui carri e portati all'imperatore, che, non sazio della
-confisca e della morte, li faceva o esporre alle fiere entro pelli
-fresche di bestie, o battere sinchè avessero fil di vita. Nè i
-Cristiani cansarono la sua ferocia (236).
-
-A pari con questa andava in lui l'ingordigia; e incamerò le rendite
-indipendenti che ciascuna città amministrava per le pubbliche
-distribuzioni e per sollazzi, spogliò i tempj, e le statue di numi e
-d'eroi volse in moneta. Dappertutto fu indignazione, in qualche luogo
-tumulto. Nell'Africa, alcuni giovani ricchissimi, spogliati d'ogni ben
-loro dal procuratore ingordo, armano schiavi e contadini, trucidano il
-magistrato, e gridano imperatore Marc'Antonio Gordiano (237)
-proconsole di quella provincia.
-
-Questo ricco e benefico senatore, discendente dai Gracchi e da Trajano,
-occupava in Roma il palazzo di Pompeo, adorno di trofei e pitture:
-aveva sulla via di Preneste una villa di magnifica estensione, con
-tre sale lunghe cento piedi, e un portico sorretto da ducento colonne
-de' quattro più stimati marmi: nei giuochi dati al popolo, non esibiva
-mai meno di cencinquanta coppie di gladiatori, talora cinquecento: un
-giorno fece uccidervi cento cavalli siciliani ed altrettanti cappadoci,
-e mille orsi, a non dire le fiere minori: e siffatti giuochi, essendo
-edile, rinnovò ogni mese; fatto console, gli estese alle principali
-città d'Italia.
-
-Qui tutta la sua ambizione; placido del resto da non eccitare la
-gelosia de' tiranni, attendeva alle lettere e cantò in trenta libri le
-virtù degli Antonini. Toccava gli ottant'anni quando gli sopragiunse
-codesta sventura dell'impero; e poichè preci e lacrime adoprò invano
-a stornarla, vedendo non camperebbe altrimenti o dai soldati o da
-Massimino, accettò e pose sede in Cartagine. Imperatore con esso
-fu dichiarato suo figlio Gordiano, il quale avea raccolto ventidue
-concubine e sessantaduemila volumi: da ciascuna delle prime ebbe tre o
-quattro figliuoli; degli altri si valse per fare egli stesso libri, di
-cui qualcuno ci rimane.
-
-Dando contezza al senato della loro elezione, i nuovi imperatori
-protestavano deporrebbero la porpora se così a quello piacesse; dei
-decreti ordinavano la pubblicazione soltanto qualora il senato vi
-acconsentisse; richiamavano gli esuli, promettevano generosamente ai
-soldati e al popolo, invitavano gli amici a sottrarsi dal tiranno.
-La risolutezza del console vinse l'esitanza del senato, che dichiarò
-nemici i Massimini e chi con loro, e ricompense a chi gli uccidesse; e
-per tutta Italia si diffuse la rivolta, contaminata di troppo sangue.
-Il senato avvilito a quel modo sotto il villano goto, ripigliava
-allora spiriti e dignità, disponeva la difesa e la guerra, per deputati
-invitava i governatori in ajuto della patria. Dappertutto erano i ben
-accolti; ma Capeliano, governatore della Mauritania e privato nemico
-de' Gordiani, fatto massa, aggrediva i nuovi imperatori (238) in
-Cartagine. Il figlio periva combattendo; il padre all'annunzio
-si strangolava, regnato appena sei settimane: Cartagine fu presa, e
-torrenti di sangue saziarono la vendetta di Massimino.
-
-Il quale, all'udire le prime nuove, infuriando a modo di bestia,
-voltolavasi per terra, dava del capo nelle muraglie, trafisse quanti
-gli erano intorno, finchè a viva forza gli si strappò la spada, poi
-mosse verso Italia. Proclamava intera perdonanza: ma chi si sarebbe
-fidato? Il senato, spinto dalla disperazione ad un coraggio che la
-ragione rinnegava, proclamò imperatori due vecchi senatori, Massimo
-Pupieno e Claudio Balbino, uno che dirigesse la guerra, l'altro che
-regolasse la città. Il primo, figlio di un carpentiere, rozzo ma
-valoroso ed assennato, era salito di grado in grado fino ai sommi e
-alla prefettura di Roma. Le sue vittorie contro Sarmati e Germani, e
-il tenore austero di sua vita, non disgiunta da umanità, il faceano
-riverito dal popolo; come amato n'era Balbino, oratore e poeta di nome,
-integro governatore di molte provincie, ricco sfondolato e liberale,
-amico de' piaceri senza eccesso.
-
-Appena costoro in Campidoglio compivano i primi sagrifizj, il popolo
-tumultua, vuol fare esso pure una elezione, e che ai due s'aggiunga
-un nipote di Gordiano, fanciullo di dodici anni, anch'esso Gordiano
-di nome. Quelli accettarono il cesare, e rabbonacciato il tumulto,
-pensarono a consolidarsi.
-
-Massimino, a capo dell'esercito col quale avea più volte vinto i
-Germani e meditato stendere l'impero fino al mar settentrionale, movea
-sbuffando sopra l'Italia, che mai non avea vista dopo imperatore;
-e sceso dall'AIpi Giulie, trovava il paese deserto, consumate le
-provvigioni, rotti i ponti, volendo così il senato logorarne le forze
-sotto i castelli nel miglior modo muniti. Prima Aquileja gli abbarrò
-la marcia con risoluto coraggio, fidata nel dio Beleno, che credeva
-combattesse sulle sue mura. Se però Massimino si fosse lasciata alle
-spalle quella città, difilandosi sopra Roma, che cosa avrebbe potuto
-opporgli Pupieno, proceduto sin a Ravenna per tenergli testa? E che
-valevano i politici accorgimenti di Balbino contro gl'interni tumulti?
-Ma le truppe di Massimino, trovando il paese desolato e un'inattesa
-resistenza, s'ammutinarono; e un corpo di pretoriani, tremando per le
-mogli ed i figli loro rimasti nel campo d'Alba, trucidarono il tiranno
-col figlio e co' suoi più fidati.
-
-Aquileja spalanca le porte, assediati e assediatori abbracciansi nella
-esultanza della ricuperata libertà, e in Ravenna, in Roma, per tutto
-la gioja, i mirallegro, i ringraziamenti agli Dei sono in proporzione
-del terrore eccitato dagli uccisi e dalla fiducia nei nuovi. Questi
-abolirono o temperarono le tasse imposte da Massimino, rimisero la
-disciplina, pubblicarono leggi opportune col consiglio del senato, e
-cercarono rimarginare le ferite sanguinose. Pupieno chiedeva a Balbino:
-— Qual premio aspettarci per aver liberato Roma da un mostro? — L'amore
-del senato, del popolo e di tutti», rispose Balbino; ma l'altro più
-veggente: — Sarà piuttosto l'odio dei soldati e la loro vendetta».
-
-E indovinò. Ancor durante la guerra, popolo e pretoriani si erano in
-Roma levati a stormo, inondate le vie di sangue, gittato il fuoco ne'
-magazzini e nelle botteghe. Il tumulto fu sopito, non estinto, talchè
-i senatori andavano muniti di pugnali, i pretoriani adocchiavano
-l'occasione di vendicarsi; tutti al pari beffandosi dei deboli argini
-che gl'imperatori mettevano al torrente delle fazioni. Crebbe il
-fermento allorchè i pretoriani si trovarono riuniti in Roma; e fremendo
-che agl'imperatori da essi eletti fossero surrogate queste creature
-del senato, e che si pretendesse rimettere le leggi e la disciplina,
-trucidano gl'imperatori, e recano al campo il giovine Gordiano III,
-proclamandolo unico padrone (238).
-
-Quel fanciullo pareva nato fatto per riconciliare i rissosi: egli
-bello, egli soave, egli rampollo di due imperatori, morti prima di
-divenire malvagi; egli detto figliuolo dal senato, come dai soldati;
-egli dalla plebe amato più che qualunque suo predecessore. Misiteo,
-suo maestro di retorica poi suocero e prefetto al pretorio, dato lo
-sfratto a' ribaldi confidenti del giovine imperatore, meritò la fiducia
-coll'onestà e colla valentìa. Ma poco appresso morì; e il comando
-de' pretoriani fu commesso a Marco Giulio Filippo, che, non contento
-di quel posto, brigò fra i soldati tanto, che obbligò Gordiano ad
-assumerlo compagno nel dominio (244), poi lo depose, infine
-lo trucidò a Zait mentre guerreggiava il re sassanide Sciapur o Sapore,
-figlio di Ardescir.
-
-Filippo era nato a Bosra nell'Idumea, da un capo di carovane arabe, e
-v'è chi lo dice cristiano, sebbene le opere nol mostrino. Acconciatosi
-con Sàpore, tornò in Antiochia (243), dove volendo assistere
-alla solennità della Pasqua, il vescovo Babila lo dichiarò indegno,
-finchè non subisse la penitenza. Giunto a Roma, si conciliò il popolo
-colla dolcezza, e celebrò il millenario della città (247)
-con giuochi ove combatterono trentadue elefanti, dieci orsi, sessanta
-leoni, un caval marino, un rinoceronte, dieci leoni bianchi, dieci
-asini, quaranta cavalli selvaggi, dieci giraffe, oltre belve minori e
-duemila gladiatori. Sanguinosi dovean essere i giubilei della eroica
-città.
-
-Ma d'ogni parte rampollavano nuovi imperatori, il più fortunato
-de' quali fu Gneo Messio Decio di Sirmio, governatore della Mesia;
-marciando contro del quale Filippo fu trucidato a Verona (249) per
-mano dello stesso Decio, dopo cinque anni d'impero.
-
-Aveva egli lasciato progredire la religione cristiana, contro della
-quale invece Decio bandì severissimi editti (250): e chi
-ne faceva professione, era sturbato dalle case e dai beni, e tratto
-al supplizio. Rinnovaronsi allora gli orrori delle proscrizioni;
-fratelli tradirono i fratelli, figliuoli i padri; chi potea sottrarsi
-a quel furore, si riduceva nelle selve e negli eremi. V'era mosso
-Decio dall'amore dell'antica disciplina, che, attribuendo le
-sciagure dell'impero alla corruttela, tentò ripristinare. Avea
-pensato ristabilire la censura; quasi la rugginosa instituzione
-fosse applicabile quando su tutto il mondo incivilito sarebbesi
-dovuto estendere l'ispezione, e chiamare a giudizio inerme l'armata
-depravazione. Pure volendo che il senato eleggesse un censore,
-l'unanime voce acclamò Valeriano; e l'imperatore, conferendogli il
-grado, disse: — Te fortunato per l'universale approvazione! ricevi
-la censura del genere umano, e giudica i nostri costumi. Eleggerai
-i meritevoli di seder nel senato, renderai lo splendore all'ordine
-equestre, crescerai le pubbliche entrate pur alleggerendo le gravezze,
-dividerai in classi l'infinita moltitudine de' cittadini, terrai
-ragione di quanto concerna le forze, le ricchezze, la virtù, la
-potenza di Roma. Al tuo tribunale sono soggetti la corte, l'esercito,
-i ministri della giustizia, le dignità dell'impero, eccetto solo i
-consoli ordinarj, il prefetto della città, il re dei sacrifizj, e la
-maggior Vestale sinchè casta».
-
-Prima che al fatto apparisse ineseguibile quel disegno, lo interruppero
-i Goti, che invasero la Bassa Mesia (254), poi la Tracia
-e la Macedonia. Ora vincendo a forza, ora giovato dai tradimenti,
-l'imperatore li ridusse a tale estremità, che offrirono di rendere i
-prigionieri ed il bottino, pur che fossero lasciati ritirarsi. Decio,
-risoluto a sterminarli, s'attraversò al loro passo. Mal per lui;
-giacchè, assalito in disperata battaglia, vide cadere trafitto il
-proprio figliuolo. Decio gridò ai soldati: — Non abbiam perduto che un
-uomo; sì lieve mancanza non ci scoraggi»; ed avventatosi ove più fervea
-la mischia, vi trovò la morte.
-
-Dell'esercito sbaragliato le reliquie si raggomitolarono al corpo di
-Vibio Treboniano Gallo, da lui spedito per tagliare la ritirata ai
-Goti. Questi, che forse avea colpa della sconfitta, finse volerla
-vendicare, e così amicossi l'esercito che l'acclamò imperatore: ed
-egli si associò Ostiliano figlio di Decio, e, morto fra breve costui,
-il proprio figlio Volusiano. Ma non appena il senato lo confermò,
-conchiuse vergognosa pace coi Goti, promettendo fin un tributo;
-serbatosi a manifestare il suo coraggio col perseguitare i Cristiani.
-
-Nel suo regno d'un anno e mezzo, peste e siccità desolarono; Goti,
-Borani, Carpi, Burgundioni irruppero nella Mesia e nella Pannonia; gli
-Sciti devastarono l'Asia, i Persiani occuparono fino Antiochia. Il
-mauro Emilio Emiliano, comandante della Mesia, borioso d'aver vinto
-i Barbari, e sprezzando Gallo che marciva a Roma nei piaceri, si fa
-salutare imperatore (253 — maggio), e prima che questi ben
-si sdormenti, entra in Italia, e scontratolo a Terni, il vede ucciso
-col figlio Volusiano da' suoi stessi soldati. Ma l'esercito uccide lui
-pure presso Spoleto, dopo quattro mesi di regno, e s'accorda col senato
-e coll'esercito della Gallia e Germania che aveano acclamato Licinio
-Valeriano.
-
-Illustre nascita, modestia, prudenza faceano caro costui, che
-forbendosi dai vizj d'allora, applicava alle belle lettere i suoi
-riposi; devoto dei costumi antichi, aborriva la tirannide, talchè parea
-degno dell'impero. Ma come l'ottenne, si sentì inabile a tanto peso;
-nè altro ajuto seppe scegliere che il proprio figlio Egnazio Gallieno,
-effeminato e vizioso. Pure dava miti ed opportuni provvedimenti, quando
-il chiamarono all'armi i popoli, che dal Settentrione e dall'Oriente
-irrompevano.
-
-Valeriano, vittorioso dei Goti, combattendo Sàpore (259)
-nella Mesopotamia restò vinto e prigioniero per tradimento di Fulvio
-Macriano suo favorito. Il re dei re, invanito dell'opìmo trionfo, il
-menò catenato per le città principali, sul dosso di lui metteva il
-piede per montare a cavallo: morto dopo parecchi anni di prigionia,
-lo fece scorticare, e dedicarne la pelle in un tempio, a perpetuo
-obbrobrio. Altri storici attestano che rispettò il prigioniero, a cui
-lo strazio peggiore fu il vedere suo figlio esultare d'una sventura
-che anticipavagli il regno. I Cristiani vi ravvisarono la punizione
-dell'aver perseguitato i Fedeli, come fece ad istigazione di Marciano,
-famigerato mago egizio, il quale gli persuase non potrebbe l'impero mai
-prosperare finchè non annichilasse un culto abbominato dai patrj numi.
-
-All'annunzio della sconfitta, tutti i nemici dell'impero quasi
-d'accordo l'assalgono e invadono anche l'Italia. Dal pericolo ridesti,
-i senatori posero in essere la guarnigione pretoriana, arrolandovi i
-più robusti plebei, sicchè i Barbari diedero volta. Gallieno rimasto
-solo all'impero, s'adombrò di quest'accesso marziale; onde interdisse
-ai senatori qualunque grado militare, e fin l'accostarsi ai campi delle
-legioni: esclusione che i ricchi ammolliti accettarono come un favore.
-
-Gallieno procurò imbonire i Barbari anche con parentele, sposando la
-figlia di Pipa re dei Marcomanni, nozze sempre tenute per sacrileghe
-dalla romana vanità. Nell'Illiria sconfisse e uccise Ingenuo acclamato
-imperatore, e in vendetta mandò per le spade gli abitanti della Mesia,
-colpevoli o no. — Non basta (scriveva a Veriano Celere) che tu faccia
-morire semplicemente quelli che portarono le armi contro di me, e
-che avrebbero potuto perire nella zuffa; voglio che in ogni città tu
-stermini tutti gli uomini, giovani o vecchi: non risparmiare pur uno
-che m'abbia voluto male o sparlato di me, figlio, padre e fratello di
-principi. Uccidi, strazia senza pietà, fa come farei io stesso che di
-propria mano ti scrivo»[12].
-
-Al furibondo decreto davasi esecuzione (261), talchè i minacciati, per
-disperazione, gridarono imperatore Nonio Regillo. Daco d'origine, e
-discendente da Decebalo che guerreggiò con Trajano, era prode a segno,
-che Claudio, futuro imperatore, gli scrisse: — Un tempo ti sarebbe
-stato decretato il trionfo: ora ti consiglio a vincere con maggior
-precauzione, e non dimenticare che v'è cui le tue vittorie darebbero
-sospetto». Questo valore lo portò al trono, ma non gliel conservò, e
-ben tosto fu ucciso (262) dai proprj soldati.
-
-Un altro imperatore sorto nelle Gallie, Cassiano Postumio, di bassa
-nazione ma sommo capitano, assediò in Colonia Salonino figlio di
-Gallieno, e l'uccise (259), ed ebbe omaggio dalla Gallia,
-dalla Spagna e dalla Bretagna, per otto anni conservandovi la
-tranquillità, e facendosi amare.
-
-Tanti tumulti interni lasciavano agevolezza al persiano Sàpore di
-devastare a baldanza l'Oriente. Anicio Balisto, capitano del pretorio
-sotto Valeriano, raccolte le reliquie dell'esercito di questo, osa
-tenergli fronte, e supplendo al numero colla rapidità e l'arte,
-libera Pompejopoli in Cilicia, fa macello de' Persi in Licaonia, molti
-rendendone prigioni, e tra questi le donne di Sàpore; poi ritirandosi
-prima che questi il raggiunga, sbarca come un lampo a Sebaste e a
-Corissa di Cilicia, sorprendendo e trucidando gl'invasori. Lo aveva
-soccorso Odenato di Palmira, sceico d'alcune tribù di Saracini, educato
-dalla puerizia a caccie e battaglie; e che respinto Sàpore e toltigli i
-tesori, entrò nella Mesopotamia, e inoltrossi nel cuore dell'impero per
-liberare Valeriano. Vinto Sàpore in campale giornata (261)
-sulle sponde dell'Eufrate, lo chiude colla sua famiglia in Ctesifonte,
-e gli sforzi suoi erano forse coronati, se le rinascenti sedizioni
-dell'impero non avessero resa impossibile qualunque impresa grande. In
-ricompensa de' segnalati servigi, nominato da Gallieno capo di tutte
-le forze romane in Oriente, Odenato assunse il titolo di re di Palmira,
-città del deserto (263), che per la cintura delle solitudini
-isolata dal mondo, erasi serbata indipendente fra Roma e i Parti,
-straordinariamente arricchita dall'essere la posata delle carovane che
-andavano e venivano fra l'impero romano e le Indie.
-
-Mentre quivi Odenato e Balisto faceano mirabili prove, Gallieno
-logoravasi fra meretrici: la crudeltà esercitava, non contro
-i senatori, ma contro i soldati, facendone morire fin tre e
-quattromila al giorno. Una volta menò ridicolo trionfo con finti
-prigionieri vestiti da Goti, Sàrmati, Franchi e Persiani; onde alcuni
-inopportunamente lepidi si diedero a squadrare costoro, e chiesti che
-cosa esaminassero tanto minutamente, risposero: — Cerchiamo il padre
-dell'imperatore». Gallieno li fece buttare nel fuoco, ottimo modo di
-aver ragione. Poi prendea diletto a disputare col filosofo Plotino, e
-ideava di commettergli una città ove ridurre in atto la repubblica di
-Platone; faceva anche bei versi ed orazioni; sapeva con pari maestria
-ornare un giardino o cuocere un pranzo; iniziavasi ai misteri di
-Grecia, sollecitava un posto nell'areopago d'Atene; e nelle solennità
-d'immeritati trionfi o nel lusso di sua corte profondeva tesori, che
-la pubblica miseria e le grandi calamità reclamavano. Singolarmente
-memorabile fu il trionfo da lui menato a Roma il decimo anno di suo
-impero, e descrittoci da Trebellio. L'imperatore, corteggiato dal
-senato, dai cavalieri, dalle milizie biancovestite, preceduto dal
-popolo, da donne, da servi con torcie e candele, andò processionalmente
-in Campidoglio. Cento bovi colle corna dorate e con gualdrappe di
-seta, preziosa rarità, e ducento pecore bianche precedeano, ond'essere
-sagrificate. Vi fecero pur mostra dieci elefanti, milleducento
-gladiatori, carrette con ogni maniera di buffoni e commedianti, forze
-ciclopiche, feste e giuochi per tutto, infine alquante centinaja di
-persone vestite da Sciti, da Franchi, da Sarmati, da Persi. Fra ciò,
-nessuna cura de' pubblici interessi; se gli si dice morto suo padre,
-— Sapevo ch'egli era mortale»; se gli annunziano perduto l'Egitto,
-— Faremo senza delle sue tele»; se occupata la Gallia, — Perirà Roma
-senza le stoffe di Arras?» se predata l'Asia dagli Sciti, — Non potremo
-noi lavarci senza le spume di nitro?»
-
-Quest'indolenza suscitava d'ogni parte usurpatori, che nella storia
-sono conosciuti col nome di Trenta Tiranni, sebbene quel numero non
-si ragguagli col vero: ma come senza noja e confusione seguire tutti
-costoro nel breve tragitto dal trono alla tomba?
-
-Fulvio Macriano, meritati i primi gradi della milizia, coll'appoggio
-di Balisto si fece gridar imperatore. Appena l'udì, Valerio Valente,
-proconsole nell'Acaja, prese il titolo stesso: lo imitò Calpurnio
-Pisone (261), speditogli contro. Era quest'ultimo d'illustre
-casa e di grandi virtù, talchè, all'udirlo ucciso, Valente sclamò: —
-Qual conto dovrò rendere ai giudici infernali della morte d'uno che non
-ha l'eguale nell'impero!» Il senato ne decretò l'apoteosi, dichiarando
-non essersi mai dato uomo migliore nè più fermo.
-
-Macriano sul confine della Tracia fu sconfitto e morto. Balisto,
-chiamatosi imperatore in Emesa, è da un sicario di Gallieno tolto di
-vita (264). In Egitto un Emiliano fu pure sconfitto e spedito
-a Roma, e quivi strangolato in prigione, secondo il rito degli avi.
-Nell'Asia Minore gl'Isauri acclamarono Claudio Annio Trebelliano, e
-morto questo in campo, ricusarono sottomettersi, e devastarono l'Asia
-Minore e la Siria fin al tempo di Costantino. Cornelio Gallo, gridato
-augusto in Africa, in capo a sette giorni è crocifisso.
-
-Postumio nelle Gallie associossi Pianvonio Vittorino, resistendo a'
-replicati attacchi di Gallieno, e vincendo un Lucio Eliano, erettosi
-imperatore a Magonza; ma non volendo assentire ai soldati il saccheggio
-di questa città, fu trucidato col figlio. Servio Lolliano che gli
-successe, cadde ucciso per istigazione di Vittorino (266),
-che restò unico padrone delle Gallie, finchè un marito oltraggiato non
-lo scannò. Erasi egli destinato successore il figlio: però i Galli,
-sdegnando obbedire ad un fanciullo, elessero Marc'Aurelio Mario,
-armajuolo di forza e valore straordinario; ma, tre giorni dopo, un
-suo garzone gli confisse la spada nel cuore, dicendo: — Fu fabbricata
-nella tua fucina». I soldati gli surrogarono Pesuvio Tetrico, senatore
-e consolare, che restò in possesso della Gallia, Spagna e Britannia.
-Questi efimeri erano elevati ed abbattuti da Vittoria madre di
-Vittorino, che a Gallieno opponeva virile coraggio e immense ricchezze.
-
-Anche Odenato, che, pel merito d'aver conservate le provincie
-orientali, era stato da Gallieno assunto socio all'impero, e che
-continuava prosperamente contro i Persi, mentre accorreva per riparare
-alle invasioni dei Goti fu assassinato ad Emesa da un suo nipote
-(267); e in nome dei tre figli che lasciava, governò la sua
-seconda moglie Zenobia, forse complice dell'assassinio, col titolo di
-regina d'Oriente e colle insegne imperiali.
-
-Acilio Aureolo, generale di Gallieno nell'Illiria, era stato obbligato
-dall'esercito ad accettare la porpora, e passate le Alpi, battuto
-l'esercito imperiale sull'Adda fra Bergamo e Milano, ove gettò un ponte
-che ancora conserva il suo nome (Pons Aureoli, Pontiròlo) (268), occupò
-Milano. Quivi assediava Gallieno, quando una congiura tolse questo di
-vita, nel decimoquinto anno di regno, trentesimoquinto d'età. Sulle
-prime i soldati voleano vendicarlo, poi vinti a denaro il dichiararono
-tiranno; il senato lo pubblicò nemico della patria, fece trabalzare i
-suoi amici e parenti dalla rupe Tarpea, poco dopo lo deificò.
-
-Il suo fu de' più infelici tempi che la storia ricordi; tutto guerra
-dal Nilo alle Spagne, dall'Eufrate alla Bretagna; orde di Barbari
-irrompevano, gli schiavi agricoli insorgevano, i tiranni faceano a
-chi peggio: e poichè ogni nuovo che saltasse su, doveva profondere
-coi soldati, bisognava smungesse il popolo; come in ogni Stato nuovo,
-commetteva vessazioni e crudeltà; poi rapidamente cadendo, avvolgeva
-nelle ruine l'esercito e le provincie. Talvolta ancora questi
-istantanei signori davano mano ai Barbari per sostenersi contro i
-rivali; sempre la loro disunione ne fomentava le correrie. La fame e la
-peste durata dal 250 al 65 faceano del resto; poi tremuoti, eclissi di
-sole, cupi muggiti della terra accrescevano lo sgomento dei popoli.
-
-A un impero costituito sulle armi, dalle armi potea derivare qualche
-ristoro: e ne arrestò di fatto il tracollo una serie di prodi
-imperatori, venuti dall'Illiria dopo di tristi venuti d'Africa e di
-Siria. L'esercito acclama Marc'Aurelio Claudio (268), come
-il più degno di sostenere il nome e la dignità imperiale; e i senatori
-lo confermano, adunandosi nel tempio d'Apollo: — Augusto Claudio, gli
-Dei ti conservino per noi (ripetuto sessanta volte). Te o un par tuo
-noi abbiamo sempre desiderato (quaranta volte). Tu padre, tu fratello,
-tu amico, tu senatore eccellente, tu vero imperatore (quaranta volte).
-Tetrico è un nulla avanti a te (sette volte). Liberaci da Aureolo, da
-Zenobia, da Vittoria (cinque volte)».
-
-Quest'illirico, acquistato il trono senza delitti, continuò l'assedio
-di Milano finchè vi prese Aureolo, e ne concesse la morte alla domanda
-del suo esercito; sconfisse i Germani inoltratisi fino al lago di
-Garda: ma Tetrico si sostenne nella Gallia anche dopo morta Vittoria.
-Claudio in Roma attese a ricomporre come meglio poteva i disordini
-causati dai precedenti tumulti; agli amici e alla famiglia di Gallieno,
-dal senato condannati a morte, impetrò il perdono; e fu soprannomato il
-secondo Trajano.
-
-Mosso contro i Goti (269) che, saccheggiate le provincie,
-ritiravansi per l'Alta Mesia, scrisse al senato: — Mi trovo al cospetto
-di trecenventimila nemici. Se n'esco vincitore, confido sulla vostra
-riconoscenza: se l'esito non risponde alle speranze, vi ricordi che dal
-regno di Gallieno l'impero restò snervato, colpa sua e de' tiranni che
-desolarono le nostre provincie. Nè lancie abbiamo, nè spade, nè scudi;
-le Gallie e la Spagna, anima dell'impero, sono in mano di Tetrico;
-gli arcieri, occupati contro Zenobia. Per poco che otteniamo, sarà già
-assai». Pure, dopo alquanti giorni, potè scrivere di nuovo: — Abbiam
-disfatto i Goti e distrutto la loro flotta di duemila vele; i campi
-sono coperti di scudi e di cadaveri; e tanti prigioni, che due o tre
-donne toccarono per ciascun soldato».
-
-Di vittorie così segnalate faceva mestieri per puntellare il vacillante
-impero. Ma Claudio durò appena due anni: il senato gli decretò divini
-onori (270), e sospese nelle sale delle adunanze uno scudo
-d'oro coll'effigie di esso; il popolo gli alzò una statua d'oro alta
-sei piedi, una d'argento pesante mille cinquecento libbre; e unanimi
-chiamarono a succedergli il fratello Marc'Aurelio Quintillo: il quale,
-dopo diciassette giorni, fu trucidato dall'esercito, o si uccise
-all'udire che l'esercito aveva proclamato Lucio Domizio Aureliano.
-
-Quest'umile pannone era segnalato per forza e valore, sicchè i soldati
-il conosceano col soprannome di _Mano al ferro_; cantavano ad onor suo
-canzoni, il cui ritornello era _Mille, mille, mille uccise_, e diceano
-che in varie battaglie ammazzasse di suo pugno novecentocinquanta
-nemici. I Goti gli chiesero pace: ma Alemanni, Giutongi e Marcomanni
-malgrado suo penetrarono in Italia, e presso Piacenza voltolo in
-fuga, si difilarono sopra Roma. Lo spavento allora andò al colmo,
-si consultarono i Libri Sibillini, e l'imperatore stesso si lagnò
-col senato perchè ne' riti religiosi procedesse a rilento. — E che?
-(diceva) siete forse radunati in una chiesa cristiana, non più nel
-tempio di tutti gli Dei? Esaminate; e qualunque spesa, qualunque
-animale od uomo vi ordinino i sacri libri, io ve ne fornirò».
-Processioni di sacerdoti biancovestiti tra cori di vergini e garzoni,
-che lustravano la campagna e la consacravano con mistici sacrifizj,
-ravvivarono il coraggio de' Romani, sicchè Aureliano, raccozzate
-le reliquie, presso Fano ruppe i Germani, poi in altre battaglie li
-sterminò. Anche i Vandali che avevano varcato il Danubio, furono da lui
-sconfitti, e costretti a dare ostaggi i figli dei due loro re. Cercando
-però vantaggio reale, più che lusinghiera apparenza, abbandonò la
-conquista di Trajano di là dal Danubio.
-
-Ripristinata la disciplina[13], ogni leggier mancamento de' soldati
-puniva severissimamente; avendo un d'essi violato la donna dell'ospite
-suo, lo fece legare a due alberi piegati, e sparare. I soldati
-pertanto, in canzoni diverse dalle prime, cantavano: — Costui versò
-più sangue che altri non bevesse vino». Se non che faceva sembrare
-meno pesante quella disciplina col sottoporvisi egli stesso. Anche in
-Roma dovette ricorrere ai partiti più rigorosi, e varj senatori mandò a
-morte per accuse lievi nè provate. Riparò la mura attorno alla città,
-per modo che ventun miglio circuiva: il che, se blandiva l'orgoglio
-romano coll'estensione, l'umiliava, avvertendo come la capitale
-dell'impero dovesse provvedere con munizioni alla propria sicurezza.
-
-Disposte le cose per la pace e la guerra, drizzò contro la regina
-Zenobia, che scaltra e coraggiosa restò padrona della Siria e della
-Mesopotamia, ebbe anche l'Egitto, prese gran parte d'Asia. Aureliano
-la vinse presso Antiochia ed Emesa (272), l'ebbe prigioniera,
-distrusse Palmira di modo, che fin le immense sue ruine si ignorarono,
-finchè nel secolo passato ridestarono la meraviglia degli artisti e de'
-curiosi. Domo anche l'Egitto, la cui conservazione tanto importava per
-vettovagliare l'Italia, determinato il grano, il papiro, il lino, il
-vetro che annualmente dovea tributare, Aureliano si volse all'Europa
-per ritogliere Spagna, Gallia e Britannia dalle mani di Tetrico.
-Questi, che per cinque anni avea piuttosto obbedito che comandato a
-turbolenti soldati, venne a darglisi spontaneo (271), onde
-dopo tredici anni quelle provincie si ricongiunsero all'impero.
-
-Aureliano menò trionfo pomposo se altro mai. Precedeano venti
-elefanti, quattro tigri, oltre ducento fiere delle più rare e curiose
-dell'Oriente e del Mezzodì; poi mille seicento gladiatori destinati
-all'anfiteatro. Seguivano i tesori dell'Asia e della regina di Palmira
-in bell'ordine e disordine; e sopra carri innumerevoli, elmi, scudi,
-corazze, insegne militari. Gli ambasciadori di remotissime regioni,
-etiopi, arabi, persi, battriani, indi, cinesi, venuti al rumore
-delle sue vittorie sopra Palmira, attraevano gli occhi sì per la
-stranezza loro, sì per la dovizia e la singolarità dell'addobbo. I
-prodotti di tutte le parti, e le corone d'oro regalategli dalle città
-riconoscenti, attestavano l'obbedienza e la devozione del mondo a
-questa Roma sull'orlo del sepolcro. Seguivano lunghe file di Goti,
-Vandali, Sarmati, Alemanni, Franchi, Galli, Siri, Egizj incatenati;
-dieci guerriere gotiche, prese coll'armi alla mano, e intitolate
-nazione delle Amazoni; l'imperatore Tetrico, colle brache galliche,
-la tunica gialla e il manto di porpora, accompagnato dal figlio e dai
-gallici cortigiani; Zenobia regina, tutta gioje e con catene d'oro alle
-mani e al collo, sorretta da schiave persiane, con dietro il magnifico
-carro, in cui avea sperato salire trionfalmente al Campidoglio, e i
-due sontuosi di Odenato e del re persiano. Nel quarto stava Aureliano,
-tratto da quattro cervi o forse renni, tolti a un re goto. Senatori e
-illustri cittadini chiudeano fra un suono di viva: poi giuochi scenici
-e circesi, battaglie di gladiatori, di fiere, di navi fecero memorabile
-quella solennità.
-
-Sebbene l'esercito avesse a gran voci domandato in Siria la morte di
-Zenobia, Aureliano le donò assai terre nei contorni di Tivoli, ove
-potesse vivere conforme al grado: collocò nobilmente le figlie di
-essa, e all'unico maschio sopravissuto conferì un piccolo principato
-in Armenia. A Tetrico consentì il titolo di collega e il governo della
-Lucania, e gli diceva celiando che il governare una provincia d'Italia
-dava più onore che il regnar nelle Gallie.
-
-A porre in qualche miglior assetto la pubblica cosa, bandì leggi contro
-l'adulterio e il concubinato, eccetto se fosse con ischiave: i liberti
-e servi suoi puniva severamente, e se delinquessero li consegnava al
-magistrato ordinario. Cercò reprimere il lusso, principalmente la
-profusione dell'oro in ricami; e fin alla moglie e alla figliuola
-sua non soffriva gli abiti di seta, perchè questa vendevasi a peso
-d'oro[14]: alzò in Roma il tempio del Sole, riboccante di metalli
-preziosi e di perle, con vasi d'oro pel peso di quindicimila libbre:
-il Campidoglio e altri tempj ornò con doni speditigli da principi
-stranieri, e assegnò stipendj pei sacerdoti e pel culto, ravvivato
-in ogni modo. Oltre l'olio e il pane, distribuiva al popolo carne di
-majale; voleva aggiungere il vino, ma il prefetto del pretorio notò
-che presto il popolo avrebbe preteso anche polli. Rimise ogni debito
-de' privati verso l'erario, facendo bruciare le polizze, e ogni colpa
-di Stato. Ma una sollevazione, eccitata da non sappiamo quale riforma
-della moneta, e che fu a fatica soffocata in torrenti di sangue,
-ridestò l'indole severa di Aureliano, il quale empì le carceri e i
-patiboli, massimamente di senatori.
-
-Unico diritto conoscendo la spada, trattava l'impero non altrimenti
-che paese di conquista. Perciò il senato recosselo in odio,
-quanto l'amava l'esercito; eppure da questo trovò la morte. Mentre
-s'accingeva a vendicare in Persia Valeriano, Mnesteo suo liberto e
-segretario, minacciato da esso per alcune estorsioni, prevenne il
-castigo col mostrare ai principali dell'esercito una finta lista
-di nomi proscritti, e persuaderli a fuggire la morte col darla
-all'imperatore. In fatto tra Eraclea e Bisanzio fu trucidato dalle
-sue guardie (275); scoperta poi falsa la scritta, i congiurati
-gettarono Mnesteo alle fiere, ed eressero un tempio al _restauratore
-dell'impero_. E veramente in que' cinque anni Aureliano avea
-rimarginato le piaghe aperte dall'infingardo Gallieno, schermito
-l'Italia da' Barbari, tornato l'unità all'impero, ricevuto omaggio
-da Ormisda successore di Sapore; e se l'eccessivo rigore nol lascia
-noverare fra i principi buoni, sta fra gli utili, in tempo che la spada
-sola poteva rinfrancare un impero sulle spade fondato.
-
-I primarj uffiziali, trovandosi rei del sangue d'Aureliano, non osarono
-scegliere il successore, e scrissero al senato perchè esso medesimo
-eleggesse uno, pari al presente bisogno, e mondo di quell'assassinio.
-Marco Claudio Tacito, principe del senato, dissuase dall'accettare
-un incarico che susciterebbe turbolenze se la scelta spiacesse
-all'esercito: onde la rimisero a questo, e questo di nuovo ai senatori,
-e così fin a tre volte; sicchè otto mesi vacò l'impero. La quiete
-interna non ne pativa, ma prendevamo baldanza i nemici dall'Eufrate al
-Danubio; onde alfine esso Tacito, discendente dallo storico, dolce di
-natura, ammiratore dell'antica semplicità, vecchio di settant'anni,
-si lasciò indurre ad accettar la primazia dello Stato e del mondo,
-decretatagli per autorità del senato, e meritata pel grado suo e per le
-azioni.
-
-Il suo patrimonio, del valore di un milione seicentomila sesterzi,
-vendette e cesse al pubblico[15]; francò quanti schiavi aveva in
-Roma; e dalla sua temperanza e dal risparmio trasse di che fare
-liberalità. Chiuse i postriboli affatto, i pubblici bagni prima
-di sera; ordinò tempj e sacrifizj per gl'imperatori buoni; escluse
-gli schiavi dal testimoniare contro i padroni; vietò le dorature e
-l'amalgamare i metalli[16]. Ai senatori rese le attribuzioni antiche;
-del che esultanti menarono processioni, e scrissero a tutte le città
-e popoli amici che a loro si dirigessero gli appelli dai proconsoli,
-non più all'imperatore nè al prefetto del pretorio: essi destinavano i
-proconsoli, e conferivano le magistrature con tale indipendenza, che
-negarono il consolato a un fratello di Tacito, da lui raccomandato;
-e davano forza agli editti imperiali coi loro decreti. Ultimo lampo
-dell'autorità senatoria.
-
-Tacito si amicò anche l'esercito con largizioni e col condurlo contro
-i nemici: ma da una parte la rigidezza del clima, dall'altra le
-turbolenze dei soldati, imbaldanziti dalla dolcezza di lui, il trassero
-in Cappadocia (276) alla tomba, dopo appena sei mesi. Antonio Floriano
-suo fratello si fece vestire della porpora, ed ebbe obbedienza dalle
-provincie d'Europa e d'Africa: ma tre legioni d'Asia si chiarirono per
-Valerio Probo sirmiese; quindi guerra civile, sinchè, due mesi dopo, il
-primo restò trucidato.
-
-Probo, colle doti di gran principe, rincacciò fin oltre il Reno i
-Barbari invasori della Gallia; costrinse Goti e Persi a chieder pace;
-soggiogò gl'Isauri, spargendoli fra le provincie più lontane; ruppe
-i Blemmi, stanziati fra l'Etiopia e l'Egitto; contro i Germani tese
-una linea, non più d'alberi e palizzate come Trajano, ma di muro vivo,
-che dalle vicinanze di Neustadt e di Ratisbona sul Danubio stendeasi
-traverso a monti, valli, fiumi e paludi sino a Wimpfen sul Neckar, e
-dopo ducento miglia riusciva al Reno. Costrinse anche i Germani a dare
-sedicimila dei loro giovani più robusti, che scompartì fra le truppe
-nazionali, cui ogni giorno più difficile riusciva il reclutare fra le
-ammollite popolazioni d'Italia e delle provincie interne. Nel trionfo
-suo del 281, Roma vide il circo mutato in selva, trasportandovi alberi
-colle loro radici, e quivi mille struzzi, altrettanti cervi, cignali,
-capriuoli, ibis abbandonati alla caccia del popolo: il domani poi cento
-leoni, cento leonesse, ducento leopardi, trecento orsi, coi ruggiti,
-cogli urli, colla morte divertirono la plebe, non meno che le trecento
-coppie di gladiatori.
-
-Quando le guerre esterne e i rinascenti competitori gliel
-consentissero, Probo, non volendo i soldati mangiassero il pane a
-tradimento, gli adoprava in utili lavori, piantar di vigne le pendici
-della Gallia, della Pannonia e della Mesia, ricostruire più di dieci
-città diroccate, aprir canali: ma avendo detto che sperava fra poco
-metter pace dappertutto e far senza de' soldati, questi lo trucidarono
-(282), catastrofe ormai consueta degl'imperatori, fossero
-ribaldi come Gallieno, o prudenti, giusti e rispettati come Probo[17].
-
-E gridarono Marc'Aurelio Caro, prefetto del pretorio, che nominò Cesari
-i figli suoi Carino e Numeriano, sconfisse i Sarmati nella Tracia,
-assicurando così l'Illiria e l'Italia, indi mosse ai Persi una guerra,
-divenuta omai di necessaria difesa.
-
-Varane II, succeduto su quel trono, avea già invaso la Mesopotamia;
-ma come udì che i Romani avanzavano, indietreggiò, e mandò a Caro
-ambasciadori. Questi il trovarono in abito guerresco con un rozzo
-manto di porpora, che assiso sull'erba cenava con un pezzo di lardo
-e pochi piselli; e quando ebbero esposto la legazione, egli, cavatosi
-un copolino con cui copriva la sua calvizie, rispose: — Se il vostro
-principe non si piega ai Romani, io ridurrò la Persia così nuda di
-alberi, come vedete di capelli la mia testa».
-
-Perchè non paresse vuota millanteria, v'entrò vincendo; ma sul
-meglio morì a Ctesifonte (283), regnato sedici mesi. Il suo
-secretario Calpurnio scriveva al senato: — Il veramente caro nostro
-imperator Caro giaceva malato nella sua tenda quando scoppiò un nembo,
-e tutto fu tenebre: lampi e tuoni ci tolsero di conoscere quel che
-accadeva; ma al cessar di quelli odesi gridare _L'imperatore è morto_.
-Gli uffiziali di camera, desolati di tal perdita, miser fuoco alla
-tenda, onde corse voce che l'imperatore fosse colpito dal fulmine; a
-quanto possiam giudicare, non morì che della sua malattia». Che che ne
-fosse, l'ebbe per sinistro augurio l'esercito, e costrinse Numeriano,
-figlio dell'estinto, a retrocedere dal Tigri, termine fatato alle
-conquiste romane. Era questo ricco di bellissime qualità, poeta e
-oratore: ma nella ritirata anch'esso fu ucciso (284).
-
-Carino, dalla Gallia dove avea condotto la guerra non senza abilità,
-venne a Roma, ed occupò l'impero: in pochi mesi condusse e ripudiò nove
-donne, troppe più ne contaminò; in musiche, balli, oscenità logorava
-il tempo; amici e consiglieri di suo padre, e chiunque poteva esser
-rinfaccio a' suoi vizj o gli era stato pari in privata fortuna, mandò
-a morte; superbo coi senatori, vantava voler distribuirne i poderi alla
-plebe, che trastullava colle feste, e tra la quale schiumò i favoriti,
-ministri e complici a un tempo, sopra i quali scaricavasi d'ogni cura,
-fin dell'apporre le firme.
-
-Oziava e godeva sopra l'abisso; poichè l'esercito che con suo padre
-aveva combattuto in Persia, come nel ritorno fu giunto a Calcedonia
-d'Asia, acclamò imperatore Aurelio Diocleziano, comandante alle guardie
-del corpo, dalmato di bassa gente, prode in armi, lontano da ogni fasto
-e mollezza, destro agli affari, amico del bel sapere, benchè null'altro
-intendesse che guerra. Correndo qualche dubbio ch'egli avesse avuto
-parte all'assassinio di Numeriano, giurossene puro, indi fatto venire
-Ario Apro, suocero dell'estinto, disse: — Costui fu l'assassino
-dell'imperatore», e gl'immerse la spada in petto. Con ciò intendeva
-di dare una prova all'esercito, che se n'accontentò, e adempiere la
-predizione fattagli da una druidessa, ch'egli diverrebbe imperatore
-quando uccidesse un cinghiale, che in latino dicesi _apro_. Perciò
-nelle caccie egli inseguiva sempre questi animali; e allora colpito
-l'emulo, sclamò: — L'ho pur ucciso l'apro fatale».
-
-L'esercito si dispose a sostenerne l'innocenza e l'augurio colla
-guerra civile; per assicurare l'esito della quale, Diocleziano
-fomentò il malcontento fra le truppe di Carino; ed essendo questo
-ucciso (285) per vendetta d'un tribuno, Diocleziano si trovò padrone
-dell'impero, ed ebbe la generosità o la politica di perdonare. Nei
-novantadue anni da Comodo a Diocleziano, di venticinque volte che
-vacò l'impero, ventidue fu per violenta fine di chi l'occupava; dei
-trentaquattro imperadori, trenta furono uccisi da chi aspirava
-succedere; elettori, carnefici, padroni di tutto i soldati: bisognava
-dunque un riparo, e Diocleziano vi pensò col mutare la forma
-dell'impero, e ridurlo, da comando soldatesco, a principato despotico.
-
-Incominciò dall'associarsi Massimiano (286 — 1 aprile),
-contadino sirmiese, una delle migliori spade d'allora, crudele però
-tanto, che Diocleziano potè comparire generoso moderandone gli atti
-severi, forse da lui medesimo suggeriti. Assunsero Massimiano il
-titolo di Erculeo, Diocleziano di Giovio: quegli rispettava per
-genio superiore Diocleziano; questi trovava necessario il valore del
-collega fra tanti nemici sbuffanti. Anzi, per essere più pronti ad
-ogni occorrente, Diocleziano suddivise ancora l'autorità (292),
-scegliendo a Cesari due generali sperimentati; Galerio, detto
-Armentario forse dal prisco suo mestiere, e Costanzo Cloro, soldato
-venuto su col proprio valore, e che allora si volle far discendere da
-Claudio II. A Costanzo diede Massimiano una figlia, Diocleziano una a
-Galerio; e così questi quattro Illirici spartirono tra loro, se non
-l'amministrazione, la difesa dell'impero. Gallia, Spagna, Bretagna
-furono affidate a Costanzo, che sedeva a Treveri od a York: a Galerio
-le provincie illiriche sul Danubio, la Mesia superiore, la Macedonia,
-l'Epiro, l'Acaja, facendone centro Sirmio: l'Italia, colle due Rezie, i
-due Norici, la Pannonia e parte dell'Africa a Massimiano: a Diocleziano
-la Tracia, l'Egitto e l'Asia. Nè per questo si scomponeva la monarchia,
-poichè riguardavano spontaneamente come primo e come un _gran dio_ quel
-che gli aveva assunti; in concordia rara fra potenti, unica fra quattro
-guerrieri diversi di patria, d'età, d'inclinazione, si assistevano di
-consiglio e di braccio: le provincie erano più da vicino guardate; le
-legioni imparavano a rispettare la vita dei capi, quando l'assassinio
-d'un solo nulla avrebbe fruttato: e mentre capitani che proclamavansi
-augusti, Barbari che d'ogni parte irrompevano, faceano difficilissimo
-il governare, i quattro sovrani mantennero l'autorità sul Danubio
-come in Africa, nelle Spagne come in Persia. Ma se più pronti
-erano all'interna sicurezza e alla difesa esteriore, s'indeboliva
-il sentimento dell'unità, e preparavansi gli animi alla divisione
-dell'impero, che presto si effettuò.
-
-Diocleziano dall'Egitto ai dominj persiani estese una linea di
-campi, forti di buone armi; dalla foce del Reno a quella del
-Danubio, antichi accampamenti e nuove fortezze sì ben custodì, che
-i Barbari non s'arrischiarono quasi mai a superarle. I prigionieri
-venivano scompartiti tra i provinciali, e massime dove le guerre
-avevano decimato la popolazione, adoperandoli alla pastorizia ed
-all'agricoltura, talvolta alle armi.
-
-Meglio di Roma parve conveniente Milano per tener d'occhio i Barbari
-della Germania; popolosa, ben fabbricata, con circo, teatro, zecca,
-palazzo, terme, portici adorni di statue; onde fu munita di doppia
-mura, e Massimiano vi pose sua residenza. Per sè Diocleziano abbellì
-Nicomedia sul confine dell'Europa coll'Asia, e se ne compiaceva, quanto
-lo disgustavano di Roma la plebe insolente e il senato che ancora
-voleva arrogarsi qualche diritto, in mezzo all'onnipotenza del brando.
-Fuori dell'antica metropoli non v'erano memorie: onde nell'accampamento
-o ne' consigli delle provincie gli augusti potevano spiegare assoluta
-podestà; risolvevano co' proprj ministri, senza nè render conto nè
-domandar parere al gran consiglio della nazione. Per istrappare a
-questo le ultime apparenze di considerazione, Diocleziano lasciò
-che il collega sbrigliasse il natural rigore col punire immaginarie
-cospirazioni. I pretoriani che, sentendosi fiaccare da questa robusta
-amministrazione, inclinavano a dar mano al senato, furono scemati di
-numero e di privilegi, surrogandovi nella custodia di Roma due legioni
-dell'Illiria col nome di Gioviani ed Erculei: i nomi di console, di
-censore, di tribuno più non parvero necessarj per esercitare con titoli
-repubblicani una potenza, da cui la repubblica era stata distrutta: e
-l'imperatore, non più generale degli eserciti patrj, ma capo del mondo
-romano, fu intitolato _dominus_ anche negli atti pubblici, con titoli e
-attributi divini.
-
-E questa imperiale autorità, scaduta nell'opinione, rapina di viziosi,
-trastullo dell'esercito, Diocleziano pensò ristaurarla dalla radice.
-Italiano egli non era, sicchè gli rincrescesse di togliere alla patria
-la primazia con tanto sangue acquistata: nei campi erasi avvezzo
-alla disciplina indisputata e alle pompe allettatrici, sicchè tutto
-foggiò a sistema orientale. Alla semplicità d'abbigliamenti, di corte,
-d'udienze, che aveano serbata gl'imperatori quando si consideravano
-come primi cittadini e nulla più, Diocleziano surrogò il fasto
-asiatico; si cinse il diadema ch'era costato la vita a Cesare; di
-seta, oro, gemme coprivasi dal capo alle piante la sacra persona;
-scuole di uffiziali domestici custodivano gli accessi del palazzo; e
-chi traverso a questi e ad infinite cerimonie s'accostasse alla maestà
-dell'imperatore, doveva prostrarsi in adorazione.
-
-Tutto insomma dovea dirigersi a circondare d'un gran fasto la
-dignità suprema, a scapito dei poteri subalterni: l'imperatore dovea
-dirigere ogni cosa cogli ordini, eppure non iscemare la dignità coi
-particolari dell'esecuzione e colle comunicazioni troppo immediate: i
-magistrati doveano essere null'altro che esecutori: e poichè non si
-poteva accordare quell'immensa estensione con un governo temperato,
-bisognava studiare di renderlo forte insieme e dolce. Due imperatori
-e due Cesari moltiplicavano queste appariscenze, e ministri del lusso,
-uffiziali, servi; e gareggiando di splendidezza, da una parte crebbero
-gl'intrighi, dall'altra le spese e in conseguenza i tributi.
-
-L'autorità eccessiva de' prefetti al pretorio fu ridotta a giusti
-limiti, introducendo i maestri della milizia, ispettori generali
-della cavalleria e della fanteria. Alla Corte potea portarsi reclamo
-contro la decisione di qualsifosse magistrato. Le provincie furono
-suddivise, e perciò sminuita la potenza di quei che le reggevano: a
-cagion d'esempio, la Gallia, che ne formava un solo, fu tagliata in
-quattordici governi. Conseguentemente cessava l'autorità del senato
-sopra le provincie; le cariche civili restavano separate dai comandi
-militari; represse le vessazioni causate dalla prevaricazione o dalla
-negligenza de' magistrati; tolte le ingiustizie che nascevano dai
-privilegi conceduti ad alcuni. Insomma il despotismo militare dava
-luogo al despotismo governativo, appoggiato sopra innumerevole quantità
-d'impiegati amministrativi.
-
-Diocleziano, autore del nuovo sistema, conservossi moderato, continuò
-le distribuzioni al popolo, fabbricò splendidamente a Cartagine e
-Milano, oltre Nicomedia, e meravigliose terme a Roma, bastanti a
-tremila persone, alle quali unì la biblioteca di Trajano. E quando nel
-ventesimo anno di suo regno menò un trionfo, il popolo, vedendo portate
-le immagini di fiumi e città persiane non prima soggiogate, e de' figli
-e della moglie del persiano re, potè illudersi ancora sull'eternità
-del Giove Capitolino. Ma i Romani guardavano di mal occhio chi gli avea
-tolti dall'esser capi del mondo; onde lanciavano motti, intollerabili
-all'autocrato, che mostrò il suo dispetto abbandonando per sempre i
-sette colli.
-
-Girando per le provincie illiriche, contrasse una malattia che il
-portò a fil di morte. Riavutosi, nè sentendosi la pristina vigoria per
-reggere l'impero, risolse abdicare. In una pianura presso Nicomedia,
-salito sopra eccelso trono (305), dichiarò la sua intenzione
-al popolo ed ai soldati, nominando Cesari Massimino Daza e Severo.
-Il giorno stesso Massimiano, per adempiere il giuramento datone
-già prima al collega, abdicava in Milano. Diocleziano ritiratosi
-in uno splendido palazzo a Salona, sopravisse nove anni in privata
-condizione, rispettato e consultato dai principi cui aveva ceduto
-l'impero. Spesso esclamava: — Ora vivo, ora vedo la bellezza del sole»;
-e quando Massimiano, ch'erasi ritirato nella Lucania, il sollecitava
-a ripigliarsi il governo, rispose: — Non me ne consiglieresti, se tu
-vedessi i bei cavoli che ho piantato in Salona di mia mano». Meditando
-sui pericoli di chi regna, — Quanto spesso (diceva) due o tre ministri
-s'accordano per ingannare il principe, al quale, separato dal resto
-degli uomini, rara o non mai giunge la verità! Non vedendo e udendo che
-per gli occhi e gli orecchi altrui, egli conferisce i posti a viziosi
-o inetti, trascura i meritevoli, e benchè savio, è traviato dalla
-corruzione de' suoi cortigiani».
-
-Al lentarsi di quella mano robusta, le discordie ripullularono ad
-agitare per diciott'anni l'impero, disputato fra varj. Massimino Daza
-cesare, nipote di Galerio, rozzo di parole e d'atti, governò l'Egitto e
-la Siria; Severo, l'Italia e l'Africa; e Galerio, valoroso ma scaltrito
-e arrogante, dominando su queste sue creature e sul malaticcio
-Costanzo, confidava restare unico signor dell'impero, e trasmetterlo
-alla sua famiglia.
-
-Costanzo amministrò la Gallia, la Spagna e la Bretagna con generosa
-e modesta dolcezza, dicendo voler piuttosto ricchi i sudditi che lo
-Stato. Narrano che, avendo Diocleziano mandato a querelarlo perchè
-non avesse denaro in cassa, Costanzo pregò i deputati tornassero fra
-pochi giorni per la risposta. In questo mezzo informò i primarj delle
-sue provincie, accadergli bisogno di denaro; ed essi a gara gliene
-recarono. Mostrando allora quei tesori ai legati, li pregò a riferire a
-Diocleziano com'egli fosse il meglio provvisto de' quattro dominatori,
-se non che lasciava quelle dovizie in deposito presso il popolo,
-considerando l'amor di questo come il più pingue e sicuro erario del
-principe. Partiti i messi, rinviò il denaro a di cui era (303). Quando
-infieriva la persecuzione mossa da Diocleziano contro i Cristiani,
-egli diè loro ricetto, che perciò il lodarono a cielo, come fuor
-misura aveano denigrato Diocleziano.
-
-Da Elena, donna oscura, egli avea generato Costantino; e per riguardo,
-o per timore della nuova regal moglie, l'avea mandato alla corte di
-Diocleziano. Questi lo fece educare, allettato dalle rare qualità del
-giovinetto, che bello di sua persona, generoso, affabile, temperava il
-giovanile ardore con virile prudenza, e facevasi amare al popolo ed
-ai soldati. Galerio ingelosito indusse Diocleziano a scegliere altri
-cesari, con vivo dispiacere del campo; poi fatto augusto, tenne sempre
-d'occhio Costantino, e l'avrebbe morto se non avesse temuto l'esercito
-a lui favorevole, o non gli fossero usciti a vuoto i tradimenti. Quando
-il padre lo ridomandò, esso gli frappose indugi, finchè il giovane
-fuggì, e raggiunto il padre, mosse con lui felicemente contro i Pitti e
-i Caledonj delle isole Britanniche.
-
-
-
-
-CAPITOLO XLV.
-
-Nemici dell'impero. I Germani. Costantino.
-
-
-Questi nomi di Barbari ci avvertono ch'è tempo di far conoscere coloro,
-contro cui l'impero oggimai non tentava conquiste, ma cercava difese.
-
-Nell'immenso spazio occupato da questo impero (t. III, p. 272) poche
-città e poche provincie conservavano un'indipendenza di puro nome, come
-sarebbe nelle Alpi il re Cozio, possessore di dodici città, di cui era
-capo Susa (_Segusia_): il resto obbediva agli ordini ed ai magistrati
-che venivano da Roma o da Milano. Ma chi scorresse quel confine,
-sentiva d'ogni parte fremere popoli, che minacciavano rialzarsi contro
-questa universale tiranna, non appena la compressione si rallentasse.
-
-Dell'Africa settentrionale occupavano i Romani si può dir tutto il
-territorio abitabile, spintisi anche più volte fra le gole del monte
-Atlante. I Bereberi, i Getùli, i Mori o si scagliavano nel deserto
-rubando, o coltivavano le oasi, non domabili perchè non istanziati: e
-da essi il Romano traeva gli agrumi, la porpora delle loro rupi, le
-fiere per gli anfiteatri, l'avorio e gli schiavi negri. Ma di mano
-in mano che l'oppressione e l'esorbitanza de' tributi sminuivano la
-popolazione nei paesi sudditi a Roma, Mori e Getuli riconducevano
-gli armenti sulle campagne abbandonate, saccheggiando e fuggendo,
-e vendicando come un'ingiuria i supplizj che di loro pigliasse
-un'autorità che non riconoscevano. Cresciuti d'ardimento collo scemare
-della potenza romana, respinsero la civiltà sempre più verso le coste;
-e all'aprire del IV secolo, alcuni principi mori già avevano piantato
-dominj alle falde dell'Atlante e fra il deserto e la risorta Cartagine.
-Aspiravano però all'indipendenza non alla conquista; sicchè Roma non
-n'aveva a temere che di vedersi sottratto qualche terreno.
-
-Nubia e Abissinia non erano soggette ai Romani. Altri Barbari
-circondavano l'Egitto, quali i Mori Nasamoni sulla riva occidentale
-del Nilo, e sulla orientale gli Arabi. Sopra la grande penisola
-dell'Asia meridionale, che gli Europei intitolano Arabia, i Romani
-vantarono qualche trionfo: all'effetto s'avvidero come natura non abbia
-fatto quei popoli per rimanere soggetti, nè acconci ad una stabile
-civiltà. Valeansi dunque di loro per trafficare coll'India; talvolta
-ne prendevano agli stipendj la cavalleria, senza pari al mondo per
-l'instancabile ardore e la docilità dei cavalli: ma nulla più che
-scorrerie pareano a temersi da un popolo, che trecencinquant'anni
-più tardi, svegliato alla voce di Maometto, doveva in men di uno
-conquistare più paesi che non Roma in otto secoli.
-
-I Parti aveano soggiogato l'Armenia, che allora stendeasi ad oriente
-dell'Eufrate, da Satala fino alla spina di monti che costeggia il mar
-Caspio; e col porre un ramo degli Arsacidi sul trono d'Artaxata, erano
-venuti a contatto coll'impero. Ma quando li rimise al giogo la risorta
-schiatta persiana, anche l'Armenia ricuperò l'indipendenza, e si
-strinse ai Romani coi legami della religione. I Sassanidi, che aveano
-rinnovato l'impero della Persia, lo crebbero a segno, da sembrare il
-solo emulo formidabile del Campidoglio.
-
-Ma più che i quaranta milioni obbedienti al re dei re doveva riuscire
-funesta a Roma la libertà de' popoli del Settentrione, che incolti
-e vigorosi, aspettavano il cenno di Dio per avventarsele e vendicare
-l'universo. Dai primordj della civile società, la stirpe che denominano
-indo-germanica si stese in diverse direzioni sopra la terra (t. I,
-p. 36); e gli uni, vôlti alla Persia, all'India, al Tibet, crearono o
-conservarono una civiltà meravigliosa; altri, costeggiando il mar Nero
-e il Caspio, si spiegarono dalla Siberia all'Eusino, e da tre bande
-inondarono l'Europa. Gli uni, per le montagne di Tracia, la Macedonia
-e l'Illiria vennero assidersi fra gli ulivi e i laureti della Grecia;
-e a quei miti soli e alla limpida aria indocilendo la natìa rozzezza,
-e temperando la fervida fantasia coll'armonico sentimento, crearono la
-più eletta immagine del bello, mercè della quale primeggiò la stirpe
-greca. Ma questa, all'ora ove siamo col nostro racconto, ha compiuto
-la sua missione, non più s'inorgoglia che di rimembranze, nè s'occupa
-che di diverbj, come i popoli decaduti: mentre sul teatro politico
-appajono la stirpe gotica e la teutone, che la lunga separazione rese
-affatto disformi dalla prima, benchè il linguaggio, anche dopo tante
-modificazioni, ne attesti la comune origine.
-
-L'arrivo de' Germani in Europa rimonta forse a quattordici secoli
-avanti Cristo; ed otto o nove ne tennero a dilatarsi dal Dniester al
-Pruth, e sul paese fra l'Ural e i Crapak. Tendendo continuo verso
-occidente, spingendo i Cimri, e spinti essi medesimi degli Slavi,
-trovaronsi arrestati dall'impero romano al tempo di Augusto, sicchè
-voltarono la fronte contro gli Slavi, e rincacciatili, poterono
-assodarsi nel vasto paese, che poi collettivamente si chiamò Germania o
-Alemagna.
-
-Solo da quel punto la storia si prende cura di essi, e ci addita la
-stirpe gotica nelle montagnose foreste della Scandinavia; la teutonica
-sulle rive dell'Elba e del Reno, attenta ad esercitare la naturale
-vigoria, e mantenere gelosamente l'indipendenza, fidando nell'indomito
-suo coraggio. I primi di questi popoli che i Romani abbiano conosciuti,
-sono i posti avanzati che Cesare trovava sulle frontiere della Gallia;
-erranti, scomunati, senza proprietà fissa, nè agricoltura, nè vanto
-che del distruggere. Tacito conobbe quelli sulle rive del Reno, e
-seppe che, dietro alle popolazioni nomadi corseggianti al confine,
-n'esisteano di fisse, aventi lavoro, proprietà, poteri ereditarj, culto
-pubblico: ma le sue cognizioni non arrivavano che dove gli eserciti
-romani, onde fermavansi all'Elba, nè di là seppe altro che nomi.
-
-Quando, imperante Augusto, i Romani ebbero particolarmente a fare
-coi popoli sul Danubio, li designarono col nome di Germani, che
-probabilmente i Galli avevano applicato a qualche orda venuta di qua
-dal Reno, e che poi fu accomunato a tutta la gente che, nel primo
-secolo, abitava dal Reno ai Carpazj e alla Vistola, e dal Baltico e dal
-mar Germanico fino al monte Cezio (_Kalengebirge_) e al Danubio; oltre
-quelli diffusi lungo questo fiume sin all'Eusino, e piantati nella
-Scandinavia. Probabilmente queste popolazioni diverse attribuivansi la
-generale denominazione di Daci (_Deutsch_) o Teutoni, ma nomi speciali
-deducevano da particolari circostanze; come gli Svevi da _schweifen_
-errare, o da _swee, see_ il mare; i Sassoni, da _sitzen_ stare seduti,
-o da _saks_ spada corta; i Longobardi dalle labarde o dalle barbe
-prolisse; i Franchi da _franke_ lancia; i Marcomanni dallo star vicini
-alla frontiera (_marca_); i Vandali da _wand_ acqua, perchè forse da
-principio abitassero al mare o su qualche grosso fiume.
-
-Queste medesime denominazioni son però male determinate, e nuova
-confusione proviene dall'uso degli antichi d'attribuire ai popoli
-deboli e vinti il nome del potente e vincitore. Per quanto ci è dato
-scorgere tra quel bujo, questi popoli si unirono in federazioni,
-simili a quelle degli Etruschi antichi e degli Svizzeri moderni,
-accordate in prima per resistere, in appresso per nuocere alla
-potenza romana. Sembra ancora che, verso il secondo secolo, alle
-varie genti prevalessero alcune, in modo da comparire otto nazioni,
-che paragoneremmo ad otto corpi di esercito; cioè Vandali, Burgundi,
-Longobardi, Goti, Svevi, Alemanni, Sassoni e Franchi.
-
-Anche popolazioni sarmate, cioè di quella che or chiamiamo Russia,
-scesero in Europa; e principalmente formidabili furono i Rossolani e
-gli Jazigi, scorridori inarrivabili, contro cui i Romani alzarono un
-vallo fra il Theiss e il Danubio, senza per questo ottenere sicurezza.
-
-Secondo l'Edda, libro sacro e poetico in cui è deposta la mitologia
-scandinava, Heimdall figliuolo di Odino (Wodan), scorrendo il mondo,
-generò tre figli: primo il Servo, nero, colle mani callose e gobbo;
-secondo il Libero, con capelli biondi, viso rosato, occhi sfavillanti;
-terzo il Nobile, col guardo penetrante di un dragone, gote vermiglie,
-capelli argentei. E quei che nacquero da ciascuno furono servi, liberi
-o nobili come essi. I figli del nobile aguzzarono le freccie, domarono
-cavalli, brandirono lancie: ultimo fu il re che conobbe i numi,
-comprese il canto degli uccelli, seppe calmare i flutti, estinguere
-gl'incendj, sopire i dolori[18].
-
-Qui avete delineata la costituzione primitiva della nazione scandinava,
-la quale si riprodusse nelle principali razze germaniche. Un Dio padre;
-tre Caste d'uomini, diversi per natura; vero e assoluto libero non
-era che il capo; in dipendenza da lui gli altri si trovavano o liberi
-o no, e i figliuoli seguivano la condizione del padre. Correva però
-divario tra le famiglie semplicemente libere ed i tenitori delle grandi
-possessioni, ai quali soli spettava il voto nelle adunanze, fors'anche
-il sacerdozio, e tra essi eleggevansi i re[19]. I liberi erano capaci
-di tutti i diritti.
-
-La nobiltà, fosse patriziato religioso, o privilegio delle famiglie e
-dei conti, sembra fosse ridotta ad una distinzione affatto personale,
-che non dava prevalenza nel governo o nell'amministrazione della
-giustizia; se non che ad essa erano privilegiate alcune dignità, come
-in Roma ai cittadini d'ottimo diritto. Non potevano i nobili sposarsi
-con liberi, nè questi con schiavi. Il restante popolo serviva in guerra
-col titolo di liti (_leute_, gente), o con quello di coloni lavorava
-i campi. I coloni avevano casa e famiglia propria, coltivando il
-terreno cui erano affissi in perpetuo, senz'altro che pagar al signore
-un canone in derrate, in bestiame o in panni. A costoro, e a servi,
-affrancati, donne, vecchi, infermicci lasciavansi i campi e le arti,
-mentre ai liberi restavano la guerra per occupazione, la caccia per
-divertimento, il saccheggio per industria.
-
-È antico il vezzo de' malcontenti di cercare fra i Barbari quella
-moralità, che dicono scomparsa d'infra la gente civile. Così lo storico
-Tacito esagerò la bontà morale de' Germani per farne raffaccio ai
-Romani; anche i santi Padri gli elevarono sopra di questi, perchè non
-ne aveano la raffinata corruttela: ma vuolsi distinguere l'ignoranza
-de' vizj dalla pratica ragionata delle virtù. Appena cessassero
-dalla caccia o dalla guerra, piombavano, come tutti i Barbari,
-dall'eccesso della fatica nell'inerzia assoluta; restavano poveri,
-perchè nulla si esaurisce più presto che il saccheggio; e ignudi e
-sudici passavano l'intero giorno al focolare sguazzando la preda, e
-poltrendo, bagnandosi, straviziando, alle violenti emozioni del giuoco
-abbandonandosi con tale frenesia, da mettere s'un trar di dadi l'avere,
-la moglie, i figli, se stessi. Tra i conviti, loro delizia, ponevano
-in discussione gli affari di maggior momento, serbandosi a deciderne
-il domani a mente riposata. Qualunque capitasse, otteneva franca
-ospitalità, e dava occasione di banchettare gli amici, e d'eccedere
-in voracità e bagordi. Mentre i meno ricchi mesceano bevande forti
-in tazze formate del cranio di nemici, i doviziosi traevano il vino
-dalle terre dell'impero, e scaldati da questo, rompevano a risse ed a
-violenze mortali, dimenticando le accordate paci, e ridestando antiche
-vendette.
-
-Non bollente di voluttuosi istinti come nell'Asia, più che la bellezza
-l'uomo pregiava nelle donne la prudenza, il valore, la castità. Sposate
-in età abbastanza matura, non venivano al marito con vezzi e cervello e
-passioni fanciullesche come in Asia, ma tali da ragionar l'obbedienza:
-onde inspiravano più saldo affetto, e ottenevano grand'ascendente sugli
-uomini. In casa attendevano all'ago, al pennecchio, ai campi; in guerra
-seguivano gli uomini incorandoli, talora combattendo, sempre pigliando
-in cura i feriti. Una fanciulla macchiava la verginale onestà? fosse
-pur bella e ricca, più non trovava nozze; l'adultera era severamente
-punita; la poligamia permessa soltanto ai re ed ai grandi come
-distintivo d'onore. Non che le mogli recassero dote al marito, questo
-le comprava dal futuro suocero con doni, che consistevano per lo più
-in un par di bovi, un cavallo bardato, e scudo e lancia; cui la sposa
-ricambiava con una compita armadura, simbolo della comunione di beni e
-di fatiche.
-
-Quando un garzone se ne fosse reso degno con qualche bella lode,
-riceveva asta e scudo dal padre o da alcun ragguardevole Germano
-nell'adunanza degli uomini; e d'allora più non li deponeva, assistendo
-armato alle assemblee, a banchetti, a giudizj, a giuochi, a sacrifizj;
-sulle armi giurava come sacre; coll'armi e col cavallo era sepolto.
-
-A tutti i liberi possidenti era un dovere, anzi un diritto il
-militare; e in occasione di guerra nazionale tutti convocavansi col
-bando militare o _eribanno_ per proteggere la patria. Altre volte un
-capo qualunque radunava in banda armata i suoi clienti, o chiunque
-preferisse i rischi al riposo ed al lavoro, e s'avventurava in nuovi
-paesi. Supremi loro distintivi erano l'amore dell'indipendenza, e
-il diletto d'esercitare liberamente le forze: quindi il mettersi a
-pericolo con baldanza spensierata, non curarsi della sorte dei vicini,
-combatter domani quelli con cui jeri trovavansi in lega; manìa di
-libertà, che associandosi colla dipendenza militare, diede origine alla
-feudalità.
-
-Tra gente siffatta dovevano frequentare occasioni di guerra; e
-quand'anche gli storici nol dicessero, la mobilità di quelle tribù
-è attestata dalla grande migrazione. Questa a torto vien dipinta
-quasi un'improvvisa vertigine generale, un subito levarsi de' Germani
-ed irrompere sull'impero, o perchè giurati in lega d'armi a guerra
-finita, o perchè rincalzati da un'onda di Jung-nu che fossero espulsi
-dalla Cina, e che a torto si confondono cogli Unni. Il movimento
-era continuato da secoli, e queste popolazioni derivate dall'Oriente
-(matrice dei popoli, più vera che non il Settentrione), or più or meno,
-ma incessantemente si erano dilatate pel nord dell'Europa, spingendosi
-e respingendosi a vicenda, contrastate da indigeni, da Boj, da Lettoni,
-da Celti.
-
-Forse per incalzo dei Germani, i Galli erano piombati sui paesi
-meridionali e nella nostra penisola, fin a distruggere Roma col loro
-Brenno (t. I, p. 493), e prendere stanza nell'Italia superiore. I
-Teutoni al tempo di Mario valicarono le Alpi: Cesare impedì che con
-Ariovisto occupassero l'Elvezia. Incontratisi con quest'altra onda
-romana, che in senso contrario invadeva il paese, ne restarono lungo
-tempo frenati, non però quieti.
-
-Il Danubio, divenuto frontiera settentrionale dell'impero, come il
-Reno fu munito con una schiera di fortificazioni e con uno spalto di
-terra da Ratisbona fin al confluente del Lahn, le quali impedissero
-le correrie dei Germani non soggiogati, mentre quelli di qua dal fiume
-accettavano i modi, l'industria e l'oppressione dei vincitori. Questi
-sulle prime eransi proposto di sottomettere i Germani come avean
-fatto dei Galli, svellendone i costumi, il governo, la lingua: ma lo
-sterminio di Varo (t. ii, p. 375) mostrò impossibile l'impresa, e che
-invece d'assalirli a visiera alzata, conveniva alimentare fra essi le
-discordie, or questi or quelli favorendo. Con ciò i Romani riuscirono a
-farsene alleati alcuni, come i Cherusci e i Batavi; alcuni tributarj,
-come i Frisoni e i Caninefati; o snervare i loro capi coi godimenti
-della civiltà.
-
-Non però rimanevansi tranquilli alle loro sedi; ed ora i Cherusci
-insorgevano pel valore di Erminio; ora Maroboduo snidava i Boj
-dall'antica sede, e vi piantava nuove genti; ora Claudio Civile
-rialzava la fortuna dei Batavi. E furono vinti spesso; ma se l'orgoglio
-romano si vantava d'avere volta per volta distrutti questi popoli,
-essi lo smentivano col sorgere più rigogliosi di prima a lanciare nuovi
-colpi contro il non più immobile sasso del Campidoglio.
-
-Trajano, spintosi ben addentro nel nord-est, potè ridurre a provincia
-la Dacia, ponendovi numerosa colonia di soldati, che misti coi natii,
-formarono la gente dei Valacchi, superbi anche adesso della romana
-origine. Sotto Marc'Aurelio i Marcomanni riuscirono fino ad Aquileja,
-e d'allora crebbe il numero degli Alemanni che Roma adoprò in guerra,
-nelle magistrature e nelle colonie.
-
-Duravano dunque da molti secoli e i moti interni e le migrazioni. Fame,
-peste, diluvj, allettamento di patria migliore, baruffe intestine,
-oracoli, emulazioni di re, avidità di bottino, di conquiste, di sangue,
-traevano alcun popolo a respingere un altro: talvolta un capo colla
-numerosa banda de' suoi fedeli, o con una tribù, cominciava correrie; e
-dal fare preso ardimento al fare, spingeva le imprese più che prima non
-avesse immaginato. Il paese che abbandonavano non lasciava ad essi nè
-rimembranze nè desiderj, giacchè portavano seco gli Dei, le famiglie,
-le ossa dei progenitori, tutte le cose che fanno cara la patria.
-
-Allora poi che videro i Romani indeboliti lentarsi nella resistenza,
-cedere alcune provincie, in altre non opporre che una muraglia, più
-innanzi s'ardirono; ed allettati dal predare paesi colti e ricchi,
-e dall'umiliare la nazione che li chiamava barbari, irruppero tutti
-insieme; come al fiaccarsi della diga precipita il nostro Po sulle
-circostanti campagne, senza che per questo si dica esserne allora
-cominciati il corso e la foga. Che però l'impulso venisse di lontano,
-parrebbe provato dal vedere che i primi invasori non sono già i popoli
-confinanti, bensì i più remoti: gli Unni dal Volga; poi gli Alani dal
-Tanai e dal Boristene; poi i Vandali dalla Pannonia; seguono i Goti
-dalla Germania settentrionale, indi dalla centrale Eruli e Turingi,
-in appresso i Franchi dalla meridionale, e i Borgognoni dalla grande
-Polonia.
-
-I più segnalati fra questi popoli sono i Goti, che provenivano essi
-pure dall'Asia, e precisamente dai contorni del lago Aral, dove ebbero
-il nome di Messàgeti o Geti[20]: poi sembra pigliassero stanza nella
-penisola scandinava e attorno al Baltico, divisi in Ostrogoti od
-orientali, e Visigoti od occidentali, secondo la loro posizione colà;
-nomi che conservarono poi nelle successive migrazioni. Aggiunge la
-nazionale leggenda, che in tre vascelli uscirono dalla Scandinavia,
-uno dei quali essendo rimasto indietro, a quei che lo salivano restò il
-nome di Gepidi, cioè infingardi.
-
-Sarebbero dunque tre famiglie della nazione stessa: ma qual conto
-fare di tradizioni, alterate sulle bocche, e spesso mutate di gente
-in gente? Fatto è che i Goti ci appajono una nazione battagliera e
-numerosa, che meglio d'ogni altra germanica ebbe il concetto della
-monarchia ereditaria, dipendendo, non obbedendo, gli Ostrogoti alla
-stirpe degli Amali, i Visigoti a quella dei Balti, che si vantavano
-progenie degli Ansi loro semidei, e tra essi la nazione sceglieva il
-re.
-
-Dapprima seguirono il corso della Vistola, poi la catena de' Carpazj:
-al tempo degli Antonini abitavano quella che oggi è la Prussia, donde
-mossi, abbracciarono o sospinsero Eruli, Burgundi ed altri, bevettero
-alle foci del Boristene e del Tanai, e trovaronsi dinanzi la Dacia,
-ove un popolo laborioso coltivava campi gratissimi, s'arricchiva colle
-industrie, e nella diuturna pace aveva trascurato le difese contro
-nemici che reputava abbastanza discosti. Con poca difficoltà i Goti la
-invasero, e Decio imperatore, venuto in persona a combatterli, vi perdè
-la battaglia e la vita. Il successore di nulla si mostrò più premuroso
-che di lasciar liberamente tornarsene i Barbari, carichi di preda e
-di baldanza; che più? s'obbligò a loro di annuo tributo. Non era il
-modo d'invogliar altri all'attacco? Sempre nuovi sciami irrompevano in
-fatto sulle provincie limitrofe come a preda sicura, respinti talvolta,
-reduci sempre, tanto più mentre gli eserciti si trovavano impegnati fra
-emuli imperatori.
-
-Piantatisi nell'Ucrania, i Goti vennero ben presto signori della costa
-settentrionale dell'Eusino, donde corseggiarono le ricche e molli
-provincie dell'Asia Minore. Usciti poi dall'Ellesponto, serpeggiarono
-tra le isole Egee, e sorti nel Pireo, s'impadronirono della città
-di Minerva, sparsero il guasto per tutta la Grecia, e si difilavano
-sull'Italia, quando Gallieno, scosso dalle torpide voluttà e comprata
-una banda di Eruli, al cui capo concesse gli ornamenti consolari, tenne
-testa agli invasori. La dissensione e l'indisciplina dell'esercito
-romano diedero agio ai Goti di ritirarsi, e sui rimasti vascelli
-devastare il lido ove Troja fu, poi riposarsi nella Tracia.
-
-Aureliano, dopo giornata campale, gl'indusse ad una pace, ove
-obbligavansi a fornire di duemila cavalieri gli eserciti romani,
-lasciando ostaggi i figliuoli de' caporioni, cui Aureliano fece educare
-convenientemente al sesso e al grado, poi le fanciulle impalmò a'
-primarj suoi uffiziali affine di saldar l'unione tra le due genti. Egli
-poi ritirava le guarnigioni dalla Dacia, i cui coloni rinvigorirono la
-parte meridionale del Danubio, mentre sull'abbandonato paese dilagavano
-Vandali e Goti, che dai coloni rimasi impararono qualche arte di pace,
-mantennero relazioni di commercio coll'altra riva del fiume, e furono
-barriera a nuovi invasori.
-
-Come dall'oriente i Goti, così dal nord-est della Germania uscì una
-seconda invasione, quella dei Franchi, che sotto Gallieno tragittarono
-il Reno, invasero le Gallie e la Spagna. Gli usurpatori che non
-iscrupoleggiavano sui mezzi per sostenersi nell'impero, ricorsero più
-volte al costoro braccio; ma infine Aureliano li ricacciò di là dal
-Reno. Poco tardarono a ripassarlo; e avvegnachè Probo ne trionfasse,
-non per questo mitigò la loro fierezza. Gran prova rinnovarono di
-loro ardimento allorchè dal mar Nero, ove esso imperatore gli aveva
-relegati, osarono sopra fragili legni tragittarsi nel Bosforo Tracio e
-nell'Egeo, e sbarcati predarono molti luoghi della Grecia e dell'Asia
-Minore, sorpresero Siracusa, approdarono in Africa, indi usciti
-dallo stretto di Cadice per l'Oceano tornarono in Germania[21]. Corsa
-appena credibile a chi non abbia osservato anche ai dì nostri quanto
-ardimento possa infondere la navigazione da corsaro. Rapidissimi si
-vedevano i Franchi piombare sulle coste dell'Armorica e della Belgica,
-saccheggiare e sottrarsi; poi quando Carausio si fu valso di loro per
-usurpare la Bretagna, divenuti più audaci, occuparono tutta l'isola de'
-Batavi. Colà furono vinti da Costanzo Cloro, e trapiantati lungi dal
-Reno; ma poco indugiarono a sorgere terribili contro di Costantino e di
-Crispo.
-
-Altra o lega o gente principale fra' nemici di Roma, sono gli Alemanni.
-Con questo nome comparvero primamente sul Meno ai giorni di Caracalla,
-il quale non solo scelse fra loro le sue guardie, ma ne imitò il
-vestire e la bionda capellatura. Benchè non osassero travalicare le
-barriere dei Romani, molestavano senza tregua il confine e le opulente
-contrade della Gallia; poi alcuni, varcato il Danubio, per le alpi
-Retiche scesero in queste nostre parti, ed accamparono fin sotto a
-Ravenna, donde con lautissimo bottino ritirarono il passo davanti
-all'esercito romano. Un'altra volta ben trecentomila di essi giunsero a
-Milano.
-
-Mentre poi Aureliano componeva coi Goti le cose sul confine illirico,
-gli Alemanni si scagliarono da capo nell'armi, e con quarantamila
-cavalieri e il doppio di fanti invasero la Rezia, menarono guasto dal
-Danubio al Po; ma intanto che si ritiravano, l'imperatore intercettò
-loro i passi con tanta maestria, che chiesero patti. Appena però dalle
-incalzanti necessità fu egli chiamato altrove, gli Alemanni ruppero
-quella siepe d'armi, e si difilarono sopra l'Italia, sperperando fin a
-Milano, e spargendosi a branchi per le valli dell'Adda e del Ticino:
-presso Piacenza sconfissero i Romani, ma a Fano rimasero vinti: poi
-disfatti interamente a Pavia, sbrattarono l'Italia. La subitanea
-invasione fece avvisato Aureliano della necessità di circondare
-di mura Roma, ridotta a difendersi sul Tevere, non più sul Volga o
-sull'Eufrate. E gli Alemanni acquistarono tanta preponderanza, che il
-nome loro venne esteso a tutti que' Germani che non s'appigliarono alla
-lega dei Franchi; laonde essendo spesso scambiati Alemanni e Germani,
-mal si possono sceverare le imprese di questi e di quelli.
-
-Fu per tenere questi Barbari in soggezione che Diocleziano collocò un
-imperatore ed una corte sul loro stesso confine, nell'alta Italia.
-Costanzo irruppe sul terreno dei Franchi, e rattenne gli Alemanni
-dal riversarsi sulle Gallie; ma a molte orde di Sarmati, di Carpi, di
-Bastarni fu concesso stanza nelle provincie consumate d'abitanti. Da
-ciò rimaneva blandita la vanità romana; e una politica di corta veduta
-s'appagava di questi effimeri trionfi, senza avvedersi che l'impero si
-educava in seno la serpe che lo morderebbe.
-
-I Franchi diedero assai a tribolare a Costantino, il quale contro di
-loro esercitò le legioni che dovevano renderlo signore del mondo; e,
-in memoria de' ben riusciti successi, istituì giuochi detti Franchici.
-Crispo suo figlio si rese formidabile a questi ed agli Alemanni;
-campeggiò egli medesimo i Goti, che rifattisi nella lunga pace, si
-unirono ai Sarmati della palude Meotide, e devastarono l'Illirico,
-finchè furono costretti a vergognosa ritirata. Anche nei loro paesi gli
-inseguì Costantino, passando il Danubio sul ristorato ponte di Trajano;
-e ridusse i Goti a cercar pace, e a tributargli quarantamila soldati.
-
-Di molti allori già era dunque glorioso Costantino, quando, morto e
-deificato Costanzo, egli fu salutato imperatore (306); e
-secondo il costume, spedì all'altro augusto e ai Cesari la propria
-effigie in addobbo imperiale. Galerio ne montò in superbissima collera;
-pure, onde evitare la guerra civile, gli mandò la porpora e il solo
-titolo di cesare, quello d'augusto serbando a Severo.
-
-Ma la inumanità di Galerio, la lunga assenza, e un censimento delle
-ricchezze fatto con tal rigore da ricorrere fin alla tortura per
-iscoprire gli averi nascosti, aveano mossa a rumore l'Italia, ove
-Massenzio, figlio di Massimiano e genero di Galerio, si fece gridare
-augusto, comprando i pretoriani col denaro, i Romani colla speranza
-di redimerli da Galerio, i Gentili con quella di restaurarne il
-culto. Massimiano, uscito dal ritiro, ripigliò gli affari (307), e
-qual collega di suo figlio ricevette omaggio dal popolo e dal
-senato; vinse e uccise Severo, chiese amico Costantino dandogli
-sposa sua figlia Fausta e il titolo d'augusto; poi vedendo di esser
-considerato men di quello che desiderasse, si recò a Galerio, chi dice
-per incitarlo contro il proprio figliuolo, e chi per trovar luogo e
-tempo a tradirlo. Galerio intanto era penetrato in Italia; ma come vide
-l'immensità di Roma, o piuttosto la risolutezza di questa a servirsi
-delle ricchezze per respingere colui che voleva rapirgliele, non ardì
-assediarla e si ritirò, devastando la nostra patria, che peggio i
-barbari non avrebbero potuto.
-
-Al posto di Severo collocò Licinio Liciniano dace, amico suo e al
-par di lui valoroso ed ignorante, lascivo in vecchia età ed avaro.
-Massimino Daza, che governava l'Egitto e la Siria, pretese anch'egli
-al titolo d'augusto: per modo che sei imperatori presedevano al mondo
-romano, dal combattersi non rattenuti se non dal reciproco timore.
-Massimiano, rejetto da Galerio, rannodò con Costantino: ma mentre
-questo campeggiava i Franchi, ne divulgò la morte (309), e
-schiuso il tesoro d'Arles, colla prodigalità e col rammemorare l'antico
-splendore mosse i Galli a voler tornare in dominio, e stese la mano
-a Massenzio (310). Costantino sopragiunto, assediatolo in
-Marsiglia, l'ebbe in balia, e non gli lasciò che la scelta della morte.
-
-Galerio divise la vita tra opere di pubblica utilità, piaceri e
-sevizie. Geloso del sapere e della franchezza, sbandì giureconsulti,
-avvocati, letterati; affidava i giudizj a guerrieri, digiuni delle
-leggi: ma ulceri vergognose e schifosi insetti il consumarono, senza
-che trovasse ristoro o nei medici che spesso mandava a morte, o nei
-voti moltiplicati ad Apollo e ad Esculapio. Credendosi castigato dal
-cielo per la persecuzione contro i Cristiani, la sospese con un editto
-in nome suo, di Licinio e di Costantino, e poco stante morì (311).
-Massimino volò dall'Oriente per occuparne le provincie, volò
-Licinio a contrastarlo; poi scesero ad accordi, statuendo per confine
-l'Ellesponto e il Bosforo di Tracia. Accordo di nemici, poichè le due
-rive stettero irte d'armi, e Licinio cercò l'alleanza di Costantino,
-Massimino quella di Massenzio, e guatavansi con terribile aspettazione
-dei popoli.
-
-Massenzio tiranneggiava l'Italia smungendola con pazze prodigalità;
-dai senatori esigeva spontanei donativi in moltiplicate occasioni;
-pel minimo sospetto sfogava il rancore contro di questi, mentre
-colla seduzione o la violenza ne disonorava le mogli e le figliuole.
-Costrinse il governatore della città a cedergli Sofronia sua sposa: ma
-questa, cristiana e virtuosa, chiese tempo per addobbarsi; e orato, si
-uccise. Lasciava che i soldati lo imitassero, saccheggiando, uccidendo,
-lascivendo; talora ad alcuno concedeva la villa, ad altri la donna d'un
-senatore; mentr'egli nel voluttuoso palazzo, gittando magìa e indagando
-l'avvenire nelle viscere di femmine e di fanciulli, vantavasi d'esser
-unico imperatore, gli altri sostener solo le sue veci. Il contrasto
-dava spicco alla felicità delle provincie soggette a Costantino,
-assicurate dai Barbari, e meno esauste dagli ingordi tributi.
-
-Udendo questi che Massenzio radunava gagliardo esercito per torgli
-l'impero col pretesto di vendicare il padre, lo prevenne e mosse verso
-Italia, sollecitato dal popolo e dal senato a redimere l'antica regina
-del mondo. Massenzio, fidando tutto ne' guerrieri, se gli era amicati;
-tornò i pretoriani al pristino numero; pose in armi ottantamila
-Italiani, aggiungendovi metà tanti Mori d'Africa, oltre i Siciliani,
-talchè comandava censettantamila pedoni e diciottomila cavalli[22].
-Costantino non armava in tutto che novantamila de' primi ed ottomila
-degli altri; onde, distribuitine ove occorreva, provveduto alla
-difesa del regno suo, non potè moverne che quarantamila, prodi però,
-esercitati contro i robusti Germani, e condotti da capitano esperto ed
-amato.
-
-Il quale, mentre la sua flotta assaliva la Corsica, la Sardegna e i
-porti d'Italia, valicò le alpi Cozie, e, prima che Massenzio il sapesse
-partito dal Reno, pel Moncenisio calò a Susa. Presala di viva forza
-(312), nelle pianure della Dora scontra un corpo italiano,
-coperti uomini e cavalli di ferro, e li rompe; entra in Torino, poi
-in Milano; ha Verona a discrezione, dopo sconfitto Pompejano che con
-grand'arte la difendeva. Massenzio intanto si stordiva o lusingava,
-finchè i suoi uffiziali furono spinti a mostrargli imminente la ruina.
-Posto in piedi un terzo esercito, egli se ne mise a capo, vergognandosi
-dei rimbrotti della moltitudine, e confortato dai Libri Sibillini che
-avevano ambiguamente risposto: — In questo giorno perirà il nemico di
-Roma». Incontratisi a nove miglia da Roma (_ad Saxa Rubra_), Massenzio
-vide l'esercito suo tagliato a pezzi, e fuggendo precipitò dal ponte
-Milvio nel Tevere: e Costantino, cinquantotto giorni dopo mosso da
-Verona, ebbe compita la guerra.
-
-Padrone di Roma, estirpò ogni seme e razza del tiranno, ma per quanto
-la moltitudine gridasse, non consentì l'uccisione de' primarj amici
-di quello; e sospesa la crudeltà quando più non era necessaria,
-dimenticò il passato, diede il congedo ai pretoriani e ne disfece il
-campo, impedì i delatori, sollevò gli oppressi da Massenzio, e in due
-mesi, dicono i panegiristi, rimarginò le piaghe recate da sei anni di
-tirannia. Al senato restituì lo splendore, e ne fu ripagato con ogni
-modo d'onoranze; il primo posto fra gl'imperatori, arco di trionfo che
-tuttora sussiste, dedicati a lui molti edifizj cominciati da Massenzio,
-a non dire le feste che attirarono infinito concorso. Diede sua sorella
-all'imperatore Licinio: mosso sopra i Franchi, devastò le loro terre, e
-molti prigionieri gettò alle belve.
-
-Quando Massimino Daza morì a Tarso, rimasero padroni Licinio delle
-provincie orientali, delle occidentali Costantino. Poteasi prevedere
-una scissura, che non tardò; e Costantino disfece l'emulo nella
-Pannonia e nelle pianure di Tracia (314), indi gli concesse
-pace. Ma avendo Costantino, nello sconfiggere i Sarmati e i Goti,
-inseguiti questi ultimi fin sulle terre di Licinio, si rinnovarono
-lamenti, che finirono in guerra aperta. Licinio fu novamente battuto
-presso Adrianopoli, e la sua flotta nello stretto di Gallipoli, onde
-chiese patti e gli ottenne. Avendo però Costantino saputo ch'esso
-allestiva nuove armi (323 — 3 luglio), e chiedeva perfino
-in ajuto i Barbari, lo prevenne e ruppe a segno, che non isperò
-salvezza altrimenti che col gettarsegli ai piedi, rinunciando alla
-porpora. Costantino l'accolse benigno, e lo inviò a Tessalonica con
-ogni cortesia; poco poi mandò a strangolarlo. Così l'impero restava
-unito nella robusta mano di Costantino, che, padrone del mondo, potè
-trarre ad effetto i lunghi divisamenti, e dargli politica nuova; nuova
-capitale, nuova religione.
-
-
-
-
-LIBRO QUINTO
-
-
-
-
-CAPITOLO XLVI.
-
-Il Cristianesimo perseguitato, combattente, vincitore.
-
-
-Allorchè Costantino movea verso l'Italia contro Massenzio, tutto
-l'esercito vide, sopra del sole, uno splendore in forma di croce, dove
-leggeasi, _Per questo segno vincerai_. Dappoi in sogno esso imperatore
-fu avvertito che adottasse la croce per insegna; ond'egli fece farne
-una col monogramma di Cristo ☧ e la attaccò al làbaro, cioè allo
-stendardo imperiale, invece degli Dei che soleano portarsi innanzi alle
-legioni. Dall'obbrobrio del Gólgota passa dunque la croce a guidare gli
-eserciti; presto sfolgorerà in fronte ai re, aprendo una nuova civiltà;
-ma traverso ai contrasti e ai patimenti, che sono indispensabili pel
-trionfo del vero.
-
-Gli apostoli e i primi loro discepoli, colla voce, coll'esempio,
-col martirio, colla Grazia propagarono la redentrice morte in parti
-remotissime; giovati umanamente dalla grande concentrazione del mondo
-civile nell'Impero, per cui erano tolte le barriere delle nazionali
-nimicizie, e rese universali le lingue greca e romana.
-
-Come le antiche città voleano derivare le proprie origini da semidei,
-così le Chiese aspirarono al vanto d'esser fondate da apostoli o dai
-primi loro discepoli. Che san Paolo, allegando d'essere cittadino
-romano, declinasse i giudizj provinciali, e si facesse condurre a Roma,
-consta dagli Atti Apostolici. Un'antica fama vi porta anche san Pietro
-(t. III, p. 194), il quale, secondo le tradizioni napoletane, venendo
-da Antiochia approdò a Brindisi, quindi a Otranto; in Taranto lasciò
-vescovo Amasiano; visitò Trani, Oria, Andria; per l'Adriatico navigò
-a Siponto, indi pel Tirreno giunse a Napoli, e convertitala, vi pose
-vescovo Aspreno; s'addentrò pure a Capua, facendone vescovo Prisco, e
-Marco ad Atina, Epafrodito a Terracina, Fotino a Benevento, Simisio a
-Sessa, così a Bari e altrove. Reggio vanta per primo pastore Stefano,
-ricevuto dall'apostolo Paolo; e Pozzuoli Patroba, discepolo di questo.
-Farebbero discepolo di Pietro san Paolino, che battezzò i Lucchesi.
-A Milano vorrebbe dirsi piantata la croce dall'apostolo Barnaba:
-nella Venezia da san Marco evangelista, il quale avendo convertito
-ad Aquileja Ermàgora, in Roma lo presentò a Pietro, che destinollo
-vescovo di questa città[23], di Trieste, di Concordia; come san Massimo
-d'Emona, san Prosdocimo di Padova, Vicenza, Altino, Feltre, Este.
-
-Pie tradizioni, che la critica non può tutte accettare, ma neppure
-senza leggerezza repudiar tutte. Certo in Roma, trentatre anni
-dopo Cristo morto, Nerone trovava Cristiani in quantità (_multitudo
-ingens_); e non si poteano più reprimere che coll'inventare contro
-di loro insane calunnie, quali l'incendio di Roma (t. III, p. 197). I
-grandi e i dotti continuavano come Pilato a dire — Cos'è la verità?» ma
-numerose classi, che la necessità del lavoro salvava dalla corruzione,
-credendo quello che avevano creduto i loro padri, frequentavano i
-tempj, e sentivano il bisogno della divinità che soccorre, che consola,
-che rimunera. Fra gli schiavi, se molti riduceansi turpe strumento ai
-vizj del padrone, altri, più remoti dal lezzo signorile, mantenevano la
-moralità naturale. A costoro dunque come riusciva consolante l'udire
-parlarsi d'un Dio, eguale per essi e pei loro tiranni; e che colla
-pazienza poteano le dure fatiche, gl'iniqui strapazzi tramutare in
-tesoro per un'altra vita, ove ad un giudizio incorruttibile sarebbero
-chiamati non meno gli oppressori che gli oppressi!
-
-Il più de' Cristiani cernivasi dunque tra costoro: ma ben presto Plinio
-ne scontrava d'ogni età ed ordine; Tertulliano asseriva al proconsole:
-— Se persisti a sterminare i Cristiani, puoi decimare la città, e fra'
-colpevoli troverai molti del tuo grado, senatori, matrone, amici»;
-l'editto dell'imperatore Valeriano suppone battezzati e senatori e
-cavalieri romani e dame di grado.
-
-Neppure ai popoli più abbandonati la Provvidenza non avea lasciato
-mancare lumi per iscorgere la verità, e per almeno rispettare quel che
-non aveano forza di seguire. L'orgoglio degradasse pure lo spirito, la
-concupiscenza invilisse la carne, gli uomini si stordissero fra cure
-e voluttà; non poteano spegnere la coscienza prepotente che porta a
-cercare chi è Dio? chi l'uomo? quali relazioni fra questo e quello?
-come il peccatore può rigenerarsi? che cosa s'incontrerà dopo morte?
-A siffatte domande niuna risposta soddisfacente adduceano l'orgoglio
-degli Stoici, la depravazione degli Epicurei, la grossolanità de'
-Cinici, lo scetticismo degli Accademici; e soltanto dubbj o sottilità
-esibivano a chi invocava il riposo della certezza.
-
-Nè meglio appagava una religione, dove professavasi o un Dio
-imperfetto, o la creatura perfetta; il che equivale a negare e la
-creatura e Dio; e che, spoglia di dogmi, riusciva mancante d'efficacia
-morale. Fra quei sacerdoti, se eccettuate alcuni fanatici egizj e siri,
-chi mai avrebbe patito disagi non che tormenti pel suo Dio? chi voluto
-girare predicandone il culto, più di quel che giovasse ad acquistare
-credito e ricchezze? tenevano la loro dignità non altrimenti che un
-impiego dello Stato; pronti, se il senato lo decretasse, a sostituire
-Giove a Tina, Mitra ad Apollo, ed erigere altari al tiranno ed alla
-meretrice.
-
-Or ecco il cristianesimo, «dalle tenebre chiamando nell'ammirabile sua
-luce», e rivelando Colui che è la chiave di tutti i secreti, la parola
-di tutti gli enigmi, il compimento di tutta la legge, proclamava di
-nuovo la fede perchè fondato sulla rivelazione, la speranza perchè
-appoggiato a promesse divine, la carità perchè mostra tutti fratelli
-e solidarj in quell'ordine universale, ove ogni cosa si armonizza al
-fine supremo che a ciascuno impose Iddio, e a quel supremo bene che è
-la manifestazione esterna delle perfezioni divine[24]. Gente non natavi
-per accidente, ma entrata nel cristianesimo per intima persuasione e
-dopo lunga lotta e duri sacrifizj e persuasa non darsi salute fuori di
-esso, restava impegnata a conservarlo e diffonderlo coll'esaltamento
-d'una profonda fiducia; scendere al vulgo, alle donne, ai fanciulli,
-per illuminarne l'intelletto, dirigerne la condotta, comunicare a
-tutti la cognizione più essenziale, quella de' proprj doveri; sicchè
-i principj importanti all'ordine sociale diventano universale eredità
-per via di catechismi, omelie, professioni di fede, cantici, preghiere:
-forme diverse d'una fede sola, d'una sola speranza, adattate alla
-comune capacità. Il padre convertito trae la famiglia ad una credenza,
-fuor della quale sa che non si arriva a salvamento; il soldato predica
-alla sua coorte, uno schiavo all'ergastolo e talora al padrone.
-
-A quest'apostolato potea lungamente resistere la gentilesca
-indifferenza? Roma avea provato ogni bene terreno, la potenza e la
-gloria, poi la ricchezza e le voluttà; e non se ne trovava appagata.
-De' suoi pensatori, alcuni deploravano ancora Farsaglia, ed oscillavano
-tra un'avventata resistenza e il disperare della pubblica cosa; altri
-in represso fermento aspettavano misteriosi avvenimenti predetti
-dagli oracoli, e creduti come si suole in tempi e da uomini infelici
-tra quell'avvicendare d'anarchia e despotismo, tra la brutalità degli
-imperanti, la feroce licenza de' guerrieri, le rapine de' magistrati.
-All'annunzio d'una religione, divina nella sua origine, semplice e vera
-nell'insegnamento, pura e generosa nell'applicazione; a quella dottrina
-semplice, chiara, umana e insieme sublime, l'intelletto s'apriva,
-se ancora la volontà esitava; quand'anche la Grazia non trionfasse
-delle abitudini e dell'interesse, il cristianesimo palesava virtù, a
-cui non poteasi ricusare ammirazione; colla fratellanza procurava i
-gaudj d'una vita interiore; coi purificati sentimenti sapeva occupare
-le anime robuste, esercitare le immaginazioni attive, soddisfare ai
-bisogni intellettuali e morali, repressi, non isradicati dal sofisma,
-dalla tirannide, dalle sventure. Prova di questo bisogno di virtù si
-è, che coloro i quali tentarono ringiovanirle, dovettero alle credenze
-antiche mescere alcun che di puro ed elevato, che non traevano dalla
-loro essenza, che mai non aveano avuto nella pratica; il grossolano
-politeismo avvicinare al dogma d'un Dio solo, restringendo il culto
-quasi unicamente a Giove, e facendo di Apollo un mediatore fra Dio e
-gli uomini per mezzo degli oracoli, un salvatore dell'umanità, il quale
-si fosse incarnato, vissuto servo in terra, sottoposto a patimenti per
-espiazione.
-
-Ma per quanto s'industriasse a rifarsi dei dogmi cristiani, forse
-che l'idolatria soccombente offriva la consolante dottrina della
-remissione de' peccati? Rimorso dalla coscienza, uno potea attutirla
-altrimenti che con olocausti, con farsi piovere sul capo il sangue
-di vittime scannate, o con altre espiazioni, di cui sentiva la
-superstiziosa vanità? Or che _buona novella_ l'udire che un Dio
-aveva radunata in sè solo quell'ira ineffabile, e che ciascuno può
-appropriarsi i meriti infiniti del sacrifizio della croce mediante
-la fede nel divino Redentore? I fedeli di quelle legalità, dove
-allo scellerato non serbavasi che il castigo, ben faceano colpa ai
-Cristiani dell'accogliere i peccatori; ma i Cristiani rispondevano col
-restituirli innovati dalla penitenza.
-
-Di buon'ora i Cristiani si costituirono in società con capi e
-regolamenti, entrate e spese (t. III, p. 202); legami volontarj e
-morali, eppur tenaci, che davano prevalenza sopra le fiacche e disperse
-aggregazioni religiose degli antichi, nelle quali ciò che in Etruria
-si credeva, beffavasi in Sicilia, ed i sacerdoti de' varj delubri e de'
-molteplici numi, non che fra loro indipendenti, erano gelosi e nemici.
-Ne' Cristiani invece, uno lo spirito, una la morale, uno il culto:
-devoti fin alla morte alla causa stessa; «nell'unità della fede e nella
-cognizione del Figliuol di Dio»[25], credevano infallibile il concilio
-de' loro sacerdoti, perchè lo Spirito Santo avea promesso d'esser con
-loro; dipendevano da capi che avevano conversato coll'Uomo Dio, o con
-chi gli era vissuto a' fianchi. Vedendo quell'intima comunanza, quel
-legame fraterno, saldato dall'unità delle credenze e delle speranze,
-i Gentili esclamavano, — Vedi com'e' si amano!» Ed a ragione, dice
-Tertulliano, ne fan le meraviglie, essi che non sanno se non odiarsi.
-
-I miracoli sono generalmente attestati, prodotti in apologie nelle
-quali troppo importava non mentire; dai nemici stessi non negati, bensì
-attribuiti a magia; tanto che anche il critico di buona fede s'arresta
-prima di volgerli in riso. Si negano? più grande diventa il miracolo
-di convertire il mondo, d'ispirare agli ignoranti la cognizione di
-sì elevate dottrine, ai dotti la sommessione a tanti misteri, agli
-scredenti la fede di cose incredibili; e tutto ciò a fronte di ostacoli
-potentissimi.
-
-E ostacolo dei più robusti era l'abitudine. Colle prime idee, colle
-prime parole, il Gentile avea bevuto il politeismo; gli Dei erano
-associati alle impressioni di sua gioventù; ne' bisogni s'era rivolto
-ad essi, ricorso ai loro oracoli nel dubbio, sciolto ad essi il voto
-dopo campato da malattia, da naufragj, dalle manie di Caligola o dalle
-vendette di Sejano.
-
-Le immagini della mitologia ridono di tale squisitezza, che, anche
-perduta ogni fede e trascorsi tanti secoli, lusingano tuttora
-le nostre immaginazioni. Che doveva essere allora, quando tutte
-le arti v'attingeano? quando n'erano pieni i libri, con cui si
-coltivava l'ingegno, s'incantavano gli ozj, si distraevano le
-malinconie? Il Cristiano, che negli Dei protettori della musica,
-della poesia, dell'eloquenza non riconosceva altro che demonj, era
-ridotto a privarsene: perchè ad ogni piè sospinto trovava pericoli e
-contaminazione, non dovea festeggiar i giorni di reciproci augurj o di
-solenni commemorazioni; non sospendere lampade e rami di lauro alle
-porte, nè coronarsi di fiori quando tutto il popolo s'inghirlandava;
-anzi protestare ad ogni atto che inferisse idolatria. A nozze si
-cantano Talassio ed Imene? alle esequie si fanno espiazioni? nei
-banchetti si liba agli Dei ospitali? nelle case si riveriscono i Lari?
-il Cristiano deve fuggire, mostrarne orrore. Da ciò continui disgusti;
-e il convertito obbligato a lasciar le più care distrazioni, ridursi
-alle abnegazioni, all'isolamento.
-
-A impieghi e dignità era unica via il piacere al principe: e il
-principe bruciava i Cristiani, e ne faceva fanali a' suoi orti. Per
-rinfrancare il debole sentimento morale, eransi muniti di religiose
-cerimonie tutti gli atti della pubblica vita. Quelli dunque che già
-occupavano magistrature, come poteano prestare il giuramento? come
-sacrificare? come intervenire nel senato che radunavasi in un tempio, e
-le cui tornate cominciavano da libagioni alle divinità? come presedere
-ai giuochi gentileschi?
-
-E ai giuochi ripetemmo quanto traessero ingordi i Romani. Or bene,
-il cristianesimo esecrava spettacoli ove per diletto si versava
-sangue, e i nuovi convertiti venivano conosciuti all'allontanarsi dal
-circo; ma ciò quanto costava! Alipio (ce lo racconta sant'Agostino)
-convertito rinunziò agli spettacoli sanguinarj: pure un giorno i suoi
-amici lo trassero al circo romano. Egli vi si tenne ad occhi chiusi
-e immobile durante la lotta; quando improvviso il silenzio ansioso
-degli spettatori è rotto da applausi feroci, perchè un gladiatore aveva
-atterrato l'altro. Vinto dalla curiosità, Alipio schiude gli occhi, e
-la vista di quel sangue gli ridesta la crudele voluttà; mal suo grado
-s'affissa su quel corpo boccheggiante, e l'anima di lui s'inebbria
-del furore del combattimento e degli omicidj dell'arena. «Più non era
-l'uomo strascinatovi a forza, ma uno anch'esso della folla, commosso
-del pari, del pari gridante, ebbro di gioja come essa, e impaziente
-di ritornar a godere i furori del circo». Tanto l'abitudine prevaleva
-sopra le migliori risoluzioni.
-
-L'idolatria sfoggiava la solennità d'un pubblico culto, con feste
-patrie e regie; il cristianesimo non esibiva che povera e semplice
-austerità; quella, connessa a' primordj della storia nazionale,
-deificava i fondatori e i legislatori del popolo; questo li sbalzava
-dall'are per sostituirvi il figlio di un fabbro, uno morto sul
-patibolo. Il vulgo stesso nel culto della patria vedeva quello della
-sua gloria; talchè s'innestavano pietà e patriotismo.
-
-E chi erano costoro che venivano a dar il crollo a credenze, antiche
-quanto il mondo, diffuse quanto il genere umano? Non sapienti Greci,
-non Pitagorici o Gimnosofisti, ma della genìa degli Ebrei, rinomata per
-corriva e nata al servaggio, derisa per la singolarità de' costumi e
-per le astinenze. Il loro fondatore non avea, come gli altri autori di
-religioni, usato lo scettro o la spada, nè tampoco la cetra o la penna:
-i suoi discepoli, levati dal remo o dal banco, erano una marmaglia
-pezzente, che si raccoglieva attorno poveri schiavi, giovani inesperti
-o vecchi mentecatti, per contar baje d'un Dio che si umana, d'uno che
-crocifisso risorge; vietava di discutere le ragioni dell'adorare e del
-credere; giudicava un male la sapienza del mondo, un bene la follia;
-riponeva la sapienza (come Giuliano li rimproverava) nel ripetere
-stupidamente, — Io credo».
-
-Pertanto la religione di Cristo era dai Latini chiamata _insania,
-amentia, dementia, stultitia, furiosa opinio, furoris incipientia_;
-l'orgoglioso repugnava dall'accomunarsi con artigiani e schiavi; i
-dotti trovavano ridicoli que' misteri, la cui sublimità non s'attinge
-che mediante la Grazia; la povertà e i supplizj de' discepoli davano
-argomento della debolezza del fondatore in una società che tutto
-riponeva nell'esito, tutto conchiudeva con questo mondo. Esagerando poi
-e falsando, dicevano che i Nazareni adorassero il sole, un agnello, una
-forca, una testa di giumento: e il vulgo, sempre numerosissimo, rideva,
-e li giudicava stolti ancor più che malvagi[26].
-
-Ma anche malvagi li credeva. Costretti com'erano a tenere le assemblee
-in secreto, i Cristiani davano appiglio alle accuse, solite apporsi a
-tutto ciò che è arcano; e nel più sinistro senso venivano intesi i riti
-loro. Le sobrie agapi sono inverecondo stravizzo: nei silenzj delle
-catacombe violentano il pudore e la natura: un fanciullo coperto di
-farina è presentato al neofito, il quale lo trafigge senza sapere che
-si faccia, se ne raccoglie il sangue in calici che passano da un labbro
-all'altro, e se ne mangiano le carni. Ritraggonsi dalle magistrature
-per non dovere far omaggio agli Dei? li sentenziano d'infingardi: sono
-stregonerie i miracoli; malefizio la loro costanza nei supplizj: anzi
-sono atei perchè non hanno sagrifizj, non tempj[27].
-
-Eppure cotesti ribaldi qual morale insegnano? la più pura ed austera:
-povertà ad un mondo idolatrante le ricchezze; umiltà al secolo della
-superbia; castità in mezzo alle ostentate lascivie; abnegazione tra
-il filosofico egoismo. Invece di quell'assenza d'ogni dogma, così
-comoda all'accidia umana, che permetteva tutte le contraddizioni
-all'intelligenza, tutti i vaneggiamenti all'anima, tutte le
-superstizioni ai cuori, tutti gli eccessi alle passioni, intimavasi
-un dogma preciso, assoluto, universale, che richiedeva l'intensità
-dell'intelletto, la sommessione del raziocinio, l'obbedienza del cuore;
-al panteismo filosofico o al popolare l'idea della spiritualità di Dio
-e dell'individualità dell'uomo; agli Epicurei la fede nella Provvidenza
-e nelle retribuzioni postume; agl'increduli e agli indifferenti la
-necessità del culto; agli egoisti la solidarietà del genere umano; ai
-gaudenti le austerità e l'umiliazione; allo schiavo di ritenere le
-sue catene, sebbene al padrone intimi ch'egli è eguale al servo; al
-povero di non esigere i soccorsi, sebbene al ricco imponga di dare
-volontariamente. La gente, che da tanti mali erasi rifuggita nelle
-voluttà, senza tampoco sospettare che queste offendessero divinità
-tuffate nello stesso brago, vedevasi allora non solo interdetti gli
-atti, ma riprovato il desiderio; riprovata la fornicazione anche
-colle libere, anche colle schiave; riprovata la vendetta, che prima
-era dovere e religione; riprovato il fasto, e detti beati coloro che
-soffrono, beati gli umili di spirito; esclusi dalla gloria i molli, gli
-adulteri, i pederasti. Questa guerra alle passioni, questo freno agli
-istinti naturali, quanti non dovea stornare dal cristianesimo?
-
-Mercanti e artieri assai vivevano del somministrar vittime,
-dell'allestire giuochi e simulacri: sacerdoti, auguri, re sacrificuli,
-incantatori, astrologi recavansi in odio chi guastava lor arte,
-e facevano prova di sostenerla col ravvivare il fervore pel culto
-antico, l'attenzione degli oracoli, la scaltrezza dei prodigi. Così
-invalse una quantità di maghi e prestigiatori, tra cui famosi Simone
-samaritano in patria e Apollonio di Tiane a Roma. Quegli offerse a
-san Pietro del denaro se gli partecipasse la facoltà di conferire
-lo Spirito Santo; donde fu nominata la simonia, cioè il vendere le
-cose sacre; prima eresia che comparve, ultima che sparirà. Vogliono
-capitasse egli a Roma regnante Claudio, e co' suoi prestigi talmente
-s'illustrasse, da meritare una statua nell'isola del Tevere[28]; ma
-avendo voluto librarsi a volo, si ruppe la persona. Anche Apollonio
-venne a Roma imperando Nerone, il quale, sebben nemico ai filosofi,
-gli permise di rimanere, e d'alloggiar ne' tempj, secondo soleva; poi
-a Vespasiano diede consigli sul ben governare l'impero. Accusato da un
-Greco a Domiziano, tornò a Roma a giustificarsi, ma il giorno medesimo
-fu visto a Pozzuoli e ad Efeso; e trovandosi in quest'ultima città al
-momento che Domiziano cadeva trafitto a Roma, sospese di parlare, e
-stato alquanto assorto, agli uditori meravigliati, disse: — Il tiranno
-è morto». Nerva succeduto imperatore, e che già eragli amico, l'invitò;
-ma egli scusossene, e mandogli de' pareri; indi sparve, nè più fu
-veduto vivo o morto.
-
-Persone devote al nome di costui e a quel di Pitagora, a cui egli
-s'appoggiava, professavano che un'infinità di genj occupassero il
-vuoto fra l'uomo e Dio, partecipi in vario grado alla natura di esso; e
-poter l'uomo contrarre patti con quelli per via di cerimonie, digiuni,
-purificazioni. Il popolo li temeva e pagava, i grandi vi credevano; non
-Caracalla soltanto, ma fin Marc'Aurelio ne aveva sempre agli orecchi;
-e la malignità li confondeva coi Cristiani, e i miracoli de' santi coi
-costoro prestigi.
-
-La più grave imputazione però ai Cristiani, vorrei dire la più romana,
-era d'odiare il genere umano, il che significava odiare l'impero[29].
-Le istituzioni di Roma traevano lor forza dallo spirito di famiglia,
-sopra il quale era sorta la gran città, e dalla conseguente venerazione
-per gli antenati. Or ecco il cristianesimo, che, per guadagnare gli
-spiriti volgendosi principalmente alla gioventù, la sottraeva ad
-una generazione frivola, logora, ignara del vero bene, nimicava il
-padre ai figli, il fratello al fratello; donde eseredati figliuoli,
-repudiate mogli, puniti schiavi, scassinata l'autorità domestica.
-Non che opporre agli antichi nuove glorie, nuove virtù, proferivansi
-dannati eternamente gli uomini più cari e venerati, i conquistatori ed
-i sapienti, i Cesari e i Ciceroni; chiamati demonj gli Dei, pel cui
-auspicio era ingrandito il Campidoglio. Mentre Roma intitolava eroi
-quelli che aveano sterminato maggiori popoli, grandezza il rapire a
-molti l'indipendenza, principal fonte di potere e di gloria la guerra,
-unico scopo di questa la conquista; ecco predicarsi la pace, la
-fratellanza, la giustizia, condannarsi cioè tutta la politica antica e
-nuova di Roma; dall'angustie d'una patria terrena sollevati gli animi
-ad una invisibile, della quale erano cittadini gli uomini tutti, anche
-il vinto, anche il barbaro, anche lo schiavo.
-
-La religione de' Latini era essenzialmente nazionale, e incarnata colla
-repubblica; Roma, città santa, inorgoglivasi di derivare dagli Dei;
-a sette cose sacre annetteasi la conservazione dell'impero (t. I, p.
-153-4); nei maggiori frangenti consultavansi i Libri Sibillini; senza
-auspicj non si tenevano assemblee, senza feciali non s'indiceva la
-guerra o saldava la pace, senza sacrifizj non s'inaugurava imperatore
-o console; a comuni solennità si congregavano le federazioni; e
-le teorie, portando l'annuo omaggio della lontana colonia alla
-madrepatria, teneano stretto il nodo fra questa e quella. Intaccare
-pertanto la religione era intaccare lo Stato, era un dichiararsi nemici
-del genere umano.
-
-Augusto, fondando l'impero, trovò la necessità di rinnobilire le
-svilite idee religiose, e «ristorare i tempj e le crollanti immagini
-degli Dei» (ORAZIO); e in testimonio dell'alleanza fra lo statuto
-e la religione, unì il sommo pontificato alla potenza imperiale, e
-collocò nel senato l'altare della Vittoria. Allora fu imposto silenzio
-alle voci che nella Roma repubblicana sbraveggiavano gli Dei e la
-vita futura; si moltiplicarono sacrifizj, iscrizioni votive, delubri.
-Mecenate, consigliando Augusto sul modo di governare, gli aveva detto:
-— Onora sempre e dappertutto la divinità secondo le leggi e gli usi
-aviti, e costringi gli altri a farlo. Quelli che introducono alcun
-che di stranio nel culto, detesta e punisci, non solo per riguardo
-agli Dei, ma perchè questi novatori trascinano molti cittadini ad
-alterare i costumi, donde vengono congiure, intelligenze, associazioni
-pericolose»[30]. Le assemblee erano vietate, anche quando tendessero
-a pubblica utilità; e tanto più sedi scopo religioso. I giureconsulti
-«custodi delle divine ed umane cose» pronunziavano doversi conservare
-ad ogni costo il culto avito, e Ulpiano radunò tutte le leggi in
-proposito[31]. Ben è vero che ai numi patrj e ai greci si erano
-aggiunti ora l'Iside egizia, ora il Mitra persiano, poco importando al
-politeismo che gli Dei fossero venti o cento, anzi alla costituzione
-essendo consono l'adottare gli Dei stranieri, ed alla politica
-l'assimilarsi i vinti coll'accettarne le credenze. Ma tutt'altrimenti
-andava il caso con una religione che ogn'altra escludeva, che diceasi
-universale, e destinata a fabbricare il suo tempio colle macerie delle
-nemiche.
-
-La tirannia fin allora aveva colpito gli uomini nel corpo, ne' beni,
-nella vita, non s'era rivolta all'anima, al pensiero, mai non avendoli
-incontrati sulla sua via. Era la prima volta che desse di cozzo in
-una fede seria, profonda, pronta ad obbedire finchè le si chiedessero
-gli averi e il sangue, ma risoluta a resistere quando n'andassero di
-mezzo la credenza o il dovere: in quella gara di farsi vili al pie' di
-vili regnanti, insegnano che l'uomo è soltanto di Dio[32]; quanto ai
-dogmi ed all'esercizio di loro religione, non conoscono superiorità
-terrena; adoprano sincerità e pazienza, non forza o scaltrezze, non
-calare a transazioni, non guadagnar tempo; persuasi che tutte le cose
-visibili sono un nulla a petto delle arcane, che l'unico bene consiste
-nell'accettar la croce, l'unico male nel peccato, e che la follia
-del Calvario trionferebbe dell'ostinazione d'Israele e della superbia
-di Roma: gl'imperatori o i proconsoli vogliono forzarli? se deboli,
-fuggono; se no, soffrono, non piegano: contro la barbarie raddoppiasi
-la loro costanza, la quale diventa ad altri eccitamento, sicchè «il
-sangue è semenza di Cristiani».
-
-Pure cotesti settarj dal loro Cristo aveano imparato a rispettare la
-potestà; sotto imperatori che disonoravano la natura, i loro dottori
-gli esortavano alla docilità, non essendo ancora in tal numero che
-bastassero a rappresentare un voto nazionale e mutare un reggimento.
-San Vittore interrogato da un prefetto, risponde: — Nulla ho fatto
-contro l'onore o gl'interessi dell'imperatore o della repubblica; non
-ricusai di assumere la difesa ove il dovere me l'imponeva; ogni giorno
-offro il sacrifizio per la salute di cesare e dell'impero; ogni giorno
-in favore della repubblica immolo vittima spirituale al mio Dio».
-Perocchè il cristianesimo, improntato della universalità, attributo
-incomunicabile delle soluzioni divine, collocò la religione ben
-disopra alla parte contingente e variabile della società, fermandola
-nell'essenziale e permanente, sicchè l'uomo, in qualunque clima e
-qualunque governo, possa operare il perfezionamento proprio e meritarsi
-il cielo; sotto principi crudeli e scostumati non si ribella alla
-società, da' cui peccati rifugge; non pretende sovvertirla, ma cerca
-emendarla; combatte i vizj del secolo, ma senza staccarsi da esso.
-
-Pertanto i Cristiani, ignorati o tollerati, erano cresciuti. I padroni
-degli schiavi s'accorgeano d'un mutamento, non cominciato dalle
-sublimi, ma dalle infime parti della società: alcuni sofisti tolsero
-a sillogizzare sopra quelle credenze: i sacerdoti vedeano diradarsi
-i tempj, sminuire le offerte. Allora, aperti gli occhi, si conobbe
-che costoro, nati appena jeri, già empivano i fòri, i tribunali,
-le legioni; senz'armi, senza difesa, negavano obbedienza ad ordini
-così semplici, quali pareano il bruciare un grano d'incenso sull'ara
-di un dio o d'un imperatore; e piuttosto accontentavansi di morire.
-Alla romana legalità, che faceva delitto il contrariare un decreto
-qualunque, come doveva movere sdegno questa inobbedienza! Gli statisti,
-che sentivano non poter più Roma prosperare dacchè era spoglia di
-morale ed abbandonata ai baccanali della forza, sapevano però che nel
-cadavere d'un grande Stato le istituzioni antiche conservano una vita
-galvanica, perchè e l'aristocrazia si ricorda qual fu, e l'esercito
-è abituato ad una certa disciplina, e il popolo ad un'amministrazione
-qual ella sia, e nel principe si concentrano la forza e l'opinione. Di
-qui la tenacità alle forme vetuste, che è propria de' dominj deboli; di
-qui l'odio dei politici contro il cristianesimo.
-
-Sopragiungevano intanto sempre nuove traversie; peste, tremuoti, fame,
-correrie di Barbari: e i Cristiani predicavano, — Sono avvisi del
-cielo; Roma e il mondo, sommersi in un mare di vizj, meritano questi e
-peggiori castighi». Fremeano i Gentili a tal voce, quasi desiderassero
-o si compiacessero de' mali di cui adducevano la ragione: i politici
-si confermavano nel crederli avversi allo Stato: i religiosi pensavano
-che le costoro bestemmie irritassero gli Dei, i quali, destri un tempo
-agl'incrementi di Roma, lasciavanla allora sfasciarsi. Adunque ne si
-plachi la collera col sagrificare i loro nemici; il Cristiano, pel
-solo suo nome, sia considerato «nemico de' numi, degl'imperatori, delle
-leggi, de' costumi, di tutta la natura»[33].
-
-Derivavano dunque dalla legalità romana le persecuzioni, che quella
-civiltà ci presentano in un aspetto differente assai dal classico;
-quistione politica più che religiosa, dove, poco curando la dottrina,
-punivasi la disobbedienza; e dove gl'imperatori buoni, cioè ispirati
-dall'antico genio romano, imperversarono più che non i malvagi, quali
-Comodo od Elagabalo.
-
-La Chiesa noverò le sue vittorie dal numero delle sue tribolazioni.
-Sotto Nerone vedemmo la prima volta perseguitati i Cristiani, e non
-pare fosse soltanto per dare una soddisfazione al popolo, nè che si
-limitasse a Roma[34]. Domiziano, quando voleva rifabbricare il Giove
-Capitolino, tassò gli Ebrei un tanto per testa; e i Cristiani, compresi
-sotto quel nome, non volendo a verun patto contribuire per idolatrie,
-ne nacque nuova persecuzione, in cui caddero Flavio Clemente, cugino
-dell'imperatore e collega di lui nel consolato, colla moglie e la
-nipote Domitilla. Il cristianesimo era già dunque arrivato ai limitari
-della reggia.
-
-Plinio Cecilio (t. III, p. 339), stando proconsole della Bitinia
-e del Ponto, sentì contrasto fra il dovere d'eseguir la legge che
-condannava i Cristiani, e la coscienza propria che glieli mostrava
-incolpevoli; laonde interpellò l'imperatore Trajano come comportarsi,
-e se fossero a punire indistintamente giovani e vecchi, se perdonare
-a chi si pentiva. — Gl'interrogai (soggiunge) se fossero cristiani;
-e quei che confessarono, escussi due o tre fiate con minaccia del
-supplizio se perseveravano, gli ho condannati, giacchè meritano
-castigo la disobbedienza e l'ostinazione. Alcuni denunziati negarono;
-altri dissero aver cessato d'essere cristiani, ed affermavano che
-tutto il loro errore o delitto consisteva nell'adunarsi un giorno
-prefisso avanti l'alba e avvicendare inni a Cristo come fosse dio; si
-obbligavano con giuramento di non commetter furto, adulterio od altro
-misfatto, nè negare il deposito; poi raccoglievansi a mensa comune,
-innocente. Credetti bene chiarir la verità col mettere alla tortura
-due giovani schiave che diceansi addette ai ministerj di quel culto:
-non vi ho scoperto che una superstizione trasmodata, laonde ho sospeso
-tutto, aspettando tuoi ordini. Gran numero di persone d'ogni sesso e
-grado sono e saranno comprese in tale accusa, poichè questo contagio
-non ha soltanto infette le città, ma si è dilatato pei villaggi e le
-campagne».
-
-L'imperatore, rispondendo, collauda l'operato del suo ministro,
-ma essere impossibile stabilir regola certa e generale in cause di
-questa natura. — Non bisogna fare indagini; ma se accusati e convinti,
-punirli; se l'imputato nega d'esser cristiano, gli si perdoni».
-
-Strana rivelazione del contrasto fra la legalità e la giustizia!
-Il proconsole, uomo onesto, non trova rei questi settarj se non del
-nome, pure non domanda che siano salvati, sibbene con qual misura deva
-castigarli; e li mette al tormento per iscoprirne delitti, di cui non
-sono accusati. L'imperatore, un de' migliori, anch'egli tentenna fra il
-proprio sentimento e la ferrea rigidezza delle leggi! E come! la legge
-è tanto vaga che i prudenti stessi non sanno come interpretarla, e può
-essere sospesa non solo dall'imperatore, ma fin dal proconsole: eppure
-a' dubbj di questo l'imperatore non risponde se non che ha fatto bene.
-Se sono colpevoli, perchè declinare l'indagine? perchè assolverli sulla
-semplice negativa? Se innocenti, perchè punirli di confessare ciò che
-non è colpa? Che legislazione è cotesta dove si castiga non un fatto,
-ma un sentimento? Qual sanguinoso testimonio del niun conto che gli
-antichi faceano della vita dei loro simili![35]
-
-Che se tanto lasciavasi all'arbitrio de' tribunali, e sotto un Plinio
-ed un Trajano, che doveva essere delle assemblee tumultuarie, quando
-la plebe, nei giorni devoti agli Dei o fra la sanguinaria ebbrezza
-dell'anfiteatro, chiamava a gran voci, — I Cristiani alle fiamme, alle
-fiere?» Editti d'Adriano e d'Antonino vietarono di far fondamento
-sulla semplice diceria per condannarli: ma che, se i rei medesimi
-confessavano, anzi gloriavansi? Come doveva inviperire l'orgoglio
-degli imperatori o de' loro ministri allorchè vedeano un fanciullo,
-una donna, un oscuro cittadino confessare apertamente il delitto
-apposto; e a lusinghe, a promesse, a minaccie resistendo, ricusare non
-un delitto, ma l'atto il più semplice del culto nazionale, un granello
-d'incenso al dio Giove o al dio Antinoo! Li straziavano allora colla
-tortura, non per istrapparne la confessione del delitto, ma acciocchè
-il negassero; oppure mettevano a lubriche prove la continenza dei
-giovani e la castità delle vergini; e infelloniti dalla resistenza, gli
-abbandonavano a' manigoldi e al vulgo, in cui la ferocia, innestata
-dall'abitudine de' supplizj e de' giuochi circesi, veniva esasperata
-dal fanatismo.
-
-Talvolta governatori umani respingevano le accuse, o con sotterfugi
-salvavano gl'imputati; talvolta li cacciavano solamente a confine:
-ma altri li chiudevano negli ergastoli e nelle miniere, oppure
-esercitavano su loro l'esacerbazione che permetteva la legge,
-iniquissima perchè indeterminata. Alla prova soccombevano? riportavano
-applausi dai Pagani, orrore e compassione dai Cristiani. Chi subisse
-generoso i tormenti, restava in venerazione: i fedeli baciavano le
-catene portate e le cicatrici rimaste; pei morti istituivano annue
-commemorazioni; e il sangue e le ossa, raccolte studiosamente, venivano
-poste sotto gli altari che servivano di mensa al viatico di quelli che
-si professavano pronti ad imitarli, e che in impeto generoso ambivano
-il martirio fin a denunziarsi da se stessi, a sturbare a bella posta
-i riti idolatrici, a ricusare la clemenza, e negli anfiteatri provocar
-l'ira delle fiere e de' manigoldi[36].
-
-A malgrado degli scrupoli di Trajano, consta che sotto di esso molti
-subirono il martirio. Clemente papa fu sbandito dalla sua sede.
-Ignazio, vescovo d'Antiochia, fu da quell'imperatore mandato a Roma,
-perchè vi fosse ucciso: sul viaggio dell'intrepido confessore di Cristo
-accorreano vescovi, diaconi, fedeli; in Roma tanti mostravano interesse
-per lui, ch'egli temeva riuscissero a camparlo dal martirio; ma come vi
-si seppe destinato, coi fedeli pregò il Figliuol di Dio per le Chiese,
-per la carità fra' Cristiani, per la cessazione delle persecuzioni:
-esposto nell'anfiteatro alle fiere nelle feste Sigillarie, mentre i
-Gentili applaudivano ai leoni che lo sbranavano, i fedeli pregavano per
-esso, e ne davano avviso ai fratelli d'ogni paese, affinchè quel giorno
-tenessero in perpetuo solenne.
-
-Adriano, spinto al sangue da zelo per le superstizioni e la magìa,
-e da odio per gli Ebrei, ordinò processure, nelle quali caddero i
-papi Alessandro, Sisto e Telesforo. Fabbricata la villa di Tivoli,
-cominciò magnifici sacrifizj per dedicarla: ma che? le vittime, gli
-auspizj, gli augurj uscivano a vuoto o in sinistro. Interrogati con
-più vigorose evocazioni, gli Dei risposero: — Come renderemmo oracoli,
-se ogni giorno Sinforosa co' suoi sette figli ci oltraggia, invocando
-il suo Dio?» L'imperatore ebbe a sè costei, che richiesta dell'esser
-suo, rispose: — Mio marito Getulio, con Amanzio fratel suo, tribuni
-militari, patirono per Gesù Cristo, ed anzichè immolare agli Dei,
-lasciaronsi recidere il capo, acquistando infamia in terra e gloria
-fra gli angeli». E intimandole l'imperatore, — Tu sagrificherai agli
-Dei, o sarai a loro sagrificata», non esitò nella scelta, anelando
-di ricongiungersi collo sposo. L'imperatore dunque la fece condurre
-nel tempio d'Ercole, quivi schiaffeggiare, sospendere pei capelli, e
-durando pur ferma, gettare nelle cascatelle, memori delle voluttuose
-canzoni d'Orazio. I figliuoli ne imitarono la costanza.
-
-Era Aglae una romana tanto ricca, che tre volte diede i pubblici
-spettacoli; amministravano le sue entrate settantatre agenti, ai
-quali soprantendeva Bonifazio, uomo ospitale e largo coi poveri,
-ma licenzioso, e che con essa viveva in peccato. Avuto da Aglae
-commissione di andare in Oriente, e recare reliquie di martiri, per
-cui intercessione ottenere perdonanza, egli partì con dodici cavalli,
-tre lettighe e molti profumi; e per via cominciò a pensare seriamente
-ad un'opera assunta con leggerezza, e ad orare e far astinenza. Giunto
-a Tarso, vide il martirio d'alcuni Cristiani, e preso dalla costoro
-fermezza, li pregò che per lui pregassero; sicchè il governatore
-fece esporre lui pure ad ogni peggior tormento, che egli comportò
-pazientissimo in ammenda del passato. Aglae, avvertita del martirio
-dell'amante, ne ricomprò il cadavere a molto prezzo, e ritornata allo
-spirito, diede ogni aver suo ai poveri, e con poche donzelle si ritirò
-dal mondo.
-
-Cecilia romana, obbligata contro voglia al matrimonio, converte il
-marito, il cognato e altri, ed è condannata a perdere gli occhi da un
-governatore cui troppo erano piaciuti. Maria, schiava d'un Tertullo
-senatore romano, sola della casa adorava Cristo, ed era tollerata
-per la fedeltà e l'esatto servire. Sopragiunta la persecuzione di
-Diocleziano, il padrone, per non essere costretto a denunziarla e
-così perderla, la fa battere a verghe onde muti fede, e sepellire in
-carcere, ma senza smoverla. Il giudice, informatone, la volle a sè, la
-fece martorare tanto che il popolo incompassionito volle si cessassero
-i tormenti. Il giudice la diede allora in custodia ad un soldato,
-ed essa temendo per la sua onestà, fuggì tra i monti, ove finì poi
-santamente[37].
-
-Molte altre donne col santo eroismo assicuravano la libertà della
-femmina, e ricompravano dall'obbrobriosa servitù il loro sesso,
-elevandolo alla dignità della donna cristiana. Così la bellezza
-domava la forza, la morte intimoriva i viventi, e la fede trionfava
-dell'orgoglio.
-
-Que' Romani che non voleano stordirsi sull'avvilimento della patria, si
-compiacevano nel rimembrare gli Scevola, i Bruti, i Catoni, prodighi
-delle grand'anime per una libertà, che sembrava più bella dacchè
-perduta; e nel segreto vantavano i pochi che ancora gl'imitassero o
-li contraffacessero resistendo ai cesari e affrontando la morte. Or
-eccoti una setta che proclama la libertà; non la libertà che rinnega
-l'ordine e che si acquista per sommosse, ma che rifiuta qualsivoglia
-restrizione alla coscienza, e per la quale cotesti Galilei sanno, non
-darsi la morte, ma intrepidi aspettarla[38]. Ma gli eroi, sublimando la
-passione umana, operavano cose straordinarie per l'acquisto di gloria:
-i santi, rinunziato ad ogni passione, senza calcolare le proprie forze,
-inermi ma intrepidi affrontavano le potestà umane e le infernali, nulla
-curando della lode, e la volontà propria rimettendo affatto a Dio.
-
-Vero è che i Romani erano avvezzi a quotidiani supplizj, a conflitti di
-gladiatori, a battaglie nella città o sui campi, a stoici suicidj: ma
-coloro o lasciavano la vita costretti, o la gittavano come un carico
-importabile, al più la deponevano con indifferenza, come cosa che
-saziò. Ne' Cristiani, all'incontro, fanciulli «che non distinguono la
-destra dalla sinistra», vecchi, donne, morivano non coll'orgogliosa
-dignità delle scuole, ma con semplicità; non per erudizione di
-dottrine morte, ma per le parole della vita; non per se stessi, ma pel
-genere umano: fra supplizj squisiti non metteano lamento, gioivano,
-perdonavano. «Il vulgo (dice Lattanzio) vedendo le persone lacerate
-con varj tormenti, e mentre i carnefici si stancano, esse durare
-nella pazienza, fa giudizio che non sia vanità questa perseveranza
-dei morenti, e che senza Dio non potrebbero sopportarsi tanti spasimi.
-Masnadieri, persone robustissime non reggono a pari torture, gemono,
-urlano, soccombono al dolore, perchè vi manca l'ispirata pazienza. I
-nostri, non che uomini, ma fanciulli e donnicciuole, tacendo vincono i
-loro tormentatori, nè il fuoco stesso può strappar ad essi un gemito;
-il sesso debole, la fragile età soffrono d'essere sbranati a membro
-a membro, e non per necessità, giacchè potrebbero evitarlo, ma per
-volontà, giacchè confidano in Dio»[39].
-
-L'antica società facea dunque il suo dovere, e il suo la nuova; i
-Cristiani subiscono la pena di morte, ma la dichiarano iniqua; si
-crederebbero contaminati pur dalla vista d'un supplizio, e interdicono
-il sacerdozio a chi uccise od esercitò diritto di sangue[40];
-sublimando per tal guisa il carattere dell'uomo, non più soltanto
-quand'è ravvolto nella toga senatoria o nel mantello filosofico, o
-decorato dell'anello equestre, ma anche povero, ignorante, nudo, perfin
-colpevole; è uomo, e basta. Questa tacita ma costante resistenza rivelò
-la vigoria del cristianesimo.
-
-Ai propagatori del vero più che le persecuzioni e la morte pesano
-la calunnia o la noncuranza; e queste porsero nuovo esercizio alla
-pazienza de' primi Cristiani. Giovenale descrisse uno dei loro supplizj
-coll'indifferenza d'un franco pensatore al cospetto di fanatici[41];
-Tacito confuse questa _setta odiosa_ colle tante che infestavano Roma,
-cloaca di tutte le immondezze[42]; Plinio giuniore non può crederli
-rei, eppure li punisce; Plinio maggiore, Plutarco, Quintiliano nè
-tampoco li nominano; nè la lunga storia di Dione Cassio, nè quasi la
-più ampia _Storia Augusta_; il satirico Luciano ne fa assurde celie; i
-dotti gli accusano di predicare a donne, fanciulli, schiavi, evitando
-di scontrarsi con pensatori.
-
-Ma intanto la parola, soffocata o derisa, echeggiava da mille parti;
-e già penetrava nelle scuole, sostenuta con eloquenti scritture
-e incalzanti argomentazioni; nè più fu lecito alle persone colte
-ignorarla quando veniva a provocar l'esame e chiedere giustizia. Alcuni
-autori vi attingevano verità dapprima ignote, sicchè qualcosa di più
-puro ed elevato inserivano in libri di fondo pagano. Singolarmente
-in Seneca, fra tante debolezze e vanità, s'incontrano rudimenti di
-precetti e persino frasi, che accertano avesse cognizione de' libri
-cristiani, anzi alcuno disse amicizia con san Paolo[43]. Il suo non
-è più il Dio cieco ed impotente degli Stoici, ma uno incorporeo,
-indipendente, che è sua propria necessità, e che prima di far il
-mondo lo pensò[44]; abita in cuor dell'uomo virtuoso[45], vuol essere
-amato[46] perchè ci ama; noi siamo socj e membri suoi[47]: la maestà
-degli Dei è nulla senza la loro bontà: la Provvidenza governa il mondo,
-non da madre cieca, ma da padre prudente, laonde obbedire a Dio è
-libertà[48]: supremo bene è il possedere un'anima retta e una lucida
-intelligenza. Romano, egli seppe compassionar l'uomo esposto alle belve
-e agli stocchi dell'anfiteatro. — Voi dite, egli commise un delitto e
-merita morte. Sia; ma voi, qual delitto avete voi commesso per meritare
-d'essere spettatori del suo supplizio?»[49] Proclamò che «il divino
-spirito appartiene allo schiavo come al patrizio; schiavo, liberto,
-cavaliere, son parole inventate dalla vanità o dal dispregio; la virtù
-non esclude veruno; ognuno è nobile perchè discende da Dio. Non li
-chiamare schiavi, ma uomini, ma commensali, ma men nobili amici, ma
-consorti di schiavitù, giacchè la fortuna ha su noi i medesimi diritti
-come su loro. Quel che tu dici schiavo, viene dal ceppo stesso che
-tu. Consultalo, ammettilo a' tuoi colloquj, a' tuoi pasti; non voler
-essergli formidabile, e ti basti quel che basta a Dio, rispetto e
-amore»[50].
-
-Per verità le azioni sue furono poco cristiane, ma certo egli
-migliorò sul fine di sua vita: le lettere a Lucilio tengono più
-del serio; nella sesta accenna ad un cambiamento avvenuto in lui,
-ad una trasfigurazione; gli manda libri dove ha segnato i passi
-più degni d'approvazione e ammirazione. Pure nelle lettere stesse
-colloca il saggio più in alto che Dio, esalta il suicidio, dubita
-dell'immortalità, e affatto da gentile fu la sua morte; onde
-possiam conchiudere con Erasmo: — Se si legga come pagano, scrisse
-cristianamente; se come cristiano, scrisse gentilesco».
-
-Ma la sapienza, che in lui e in altri moralisti s'incontra a frammenti
-e tra contraddizioni, veniva insegnata nella sua pienezza dai santi
-Padri, e col carattere dell'universalità. Quella manifestazione di
-Dio rendeva inescusabile il paganesimo[51]; quella fede indomita a
-terrori e lusinghe, quelle virtù più che umane infondeano nel mondo
-uno spirito nuovo; sicchè la Chiesa, poc'anzi appena sperante, si
-estende trionfatrice, e s'accinge a riformare la società con nuovo
-sistema di credenze e di morale. Chè, sebbene il cristianesimo non
-tendesse a cambiar le relazioni e la condizione esterna dell'uomo,
-dichiarasse anzi non voler portare la mano all'edifizio della società,
-e rispettasse le grandi ingiustizie d'allora, la tirannide, la
-schiavitù, la guerra, pure sin da' primordj si mostrò fruttuosissimo
-al civile progresso. Non cambiando la società, bensì il modo
-d'apprezzarla; non togliendo i patimenti, ma trasformandoli in meriti;
-non mirando a riformare il popolo per mezzo dei governi, ma questi per
-mezzo di quello, migliorava la morale e gl'intelletti, incivilimento
-importantissimo giacchè intimamente connesso col civile. Ove dominavano
-l'anarchia, l'empietà, la dissolutezza, l'egoismo, eccolo sostituire
-un gerarchico ordinamento, la fede, la santità, l'amor generoso ed
-universale. Il potere, anche mentre restringe e comprime la spirituale
-società, ne prova il virtuoso ascendente: i giureconsulti, meditando
-sulla lettera tenace delle leggi, sentonsi da un'aura diversa lor
-malgrado ispirati: nella costituzione, ove tutto possono l'esercito
-e l'imperatore, appare un esempio delle due supreme garanzie della
-libertà, l'elezione e il dibattimento: si sciolgono gli uomini dalle
-leggi umane arbitrarie, per sottometterli alla legge razionale e
-divina[52].
-
-Tali benefizj non furono allora intesi dai forti nè dai savj; e quelli,
-indispettiti e meravigliati del trovar gente che, contro il volere
-imperiale, sostenesse l'indipendenza delle proprie convinzioni, tolsero
-a perseguitarla, dapprima per antipatia, senz'ira, senza timore, fin
-senza fanatismo, per secondare il gusto che il popolo prendeva ai
-supplizj; poi per un deliberato proposito di sterminarla.
-
-Sotto gli Antonini, che erano la stessa bontà, come dice il dabben
-Muratori; che erano i migliori de' principi e i migliori degli uomini,
-come dice il retorico Gibbon, non mancarono martiri. Pare che del
-loro tempo venisse a Roma Luciano, nativo di Samosata in Asia, il
-quale per l'universale ironia ben fu paragonato a Voltaire. Ricco di
-cognizioni, potente di stile, arguto di riso, fece una trista pittura
-de' costumi romani, poi volse in beffa tutto quanto si credeva e
-venerava, il potere come il sapere, le religioni come la filosofia;
-gli Dei perseguita con frizzi che doveano sconficcarli non meno dei
-ragionamenti, e attesta che nè gl'intelletti serj nè gli arguti più
-non vi prestavano fede o rispetto; e se ancora se ne frequentavano gli
-altari, più non era se non per convenienza sociale.
-
-Marc'Aurelio fra tante virtù non ebbe quella di resistere ai filosofi
-che l'accannivano contro i Cristiani; e come rei di attentare alla
-religione dello Stato, e nutrire spiriti avversi alla pubblica cosa,
-li perseguitò o lasciolli perseguitare, finchè, dicono, il riferito
-miracolo della legione fulminante sospese le stragi. Risparmiata sotto
-Comodo e i successivi, si dilatò la credenza nostra. Se n'adombrò
-Settimio Severo sul finire del regno, e confondendoli cogl'irrequieti
-Ebrei, promulgò un editto contro i nuovi proseliti, ma che facilmente
-si estendeva anche agli altri, e massime a quelli che andavano a
-convertire: onde la persecuzione cominciata in Egitto, si propagò pel
-resto dell'impero.
-
-È ingagliardita assai un'opinione quando la parte che può opprimerla a
-forza, sentesi tratta a combatterla con argomenti. Trasferita che fu
-la quistione nel campo della parola, i Cristiani poterono accettare
-quella battaglia, per la quale, più che per pacifiche comunicazioni,
-si propaga la verità. Adunque, mentre i martiri col sangue, altri
-coll'ingegno difesero la verità in una serie di apologie, dirette
-le più agl'imperatori onde distorli dalla persecuzione coll'esporre
-la morale e i dogmi cristiani. Le più rinomate sono quelle che san
-Giustino samaritano indirizzò ad Antonino e Lucio Vero, al senato e al
-popolo romano, poi a Marc'Aurelio, lagnandosi che, dove si tolleravano
-tante assurde religioni, soli i Cristiani venissero perseguitati, essi
-tanto meglio costumati che i Gentili, e che con orribili torture si
-estorcessero confessioni di colpe bugiarde.
-
-Tertulliano cartaginese, il più eloquente padre in lingua latina,
-commentando l'accennata lettera di Trajano a Plinio[53], mostrava
-quale ingiustizia fosse il punirli pel solo nome, togliere ad essi la
-difesa e gli avvocati che a nessun reo si negano, nè appurare i delitti
-confessati, la qualità, il tempo, il modo, i complici. All'illegalità
-delle processure aggiunge la sconvenienza di castigare tante persone,
-e — Che farete delle migliaja d'uomini, di donne, d'ogni età e
-condizione, che presentano le braccia alle vostre catene? di quanti
-roghi, di quante spade non avrete bisogno? Ci si accusa di mangiar
-fanciulli. Come! bensì in Africa durò l'uso d'immolarne a Saturno, fin
-quando Tiberio non fece crocifiggere i sagrificatori agli alberi che
-ombreggiavano il tempio. Ma se l'uso pubblicamente è cessato, praticasi
-ancora in segreto: uomini si scannano a Mercurio dai Galli; sangue
-umano versasi in Roma stessa per onore di Giove; mentre noi Cristiani
-ci asteniamo perfino dal gustare qualunque sangue[54]. Ci calunniano
-di lesa maestà: ma sebbene i Cristiani non manifestino la devozione
-con giuramenti e bagordi, pregano il Dio vero acciocchè all'imperatore
-conceda lunga vita, regno riposato, sicurezza nei palazzi, valor nelle
-truppe, fedeltà nel senato, probità nel popolo, pace in tutto il mondo.
-Coloro che più profondono di tali testimonianze agl'imperatori, gli
-sono i meno fedeli e meglio disposti alla ribellione: al contrario i
-Cristiani perseguitati obbediscono; e quand'anche il popolo previene
-gli ordini supremi per ucciderli, e viola perfino i cadaveri, essi
-non pensano alla vendetta... Dilaga il Tevere? non dilaga il Nilo?
-difettasi d'acqua? trema la terra? gittasi una carestia, una peste?
-tosto si esclama, _I Cristiani ai leoni._ Simili sventure non venivano
-esse anche prima di Cristo? e sono effetti dello sdegno di Dio contro
-gli uomini colpevoli e ingrati. Intanto, quando il seccore fa temere
-di sterilità, voi sacrificate a Giove, frequentando i bagni, le
-osterie, i postriboli; noi cerchiamo placare il Cielo colla continenza,
-colla frugalità, con digiuni, col coprirci di sacco e di cenere; e
-ottenuta misericordia, ne diamo onore a Dio. Ma queste sciagure non ci
-scompongono, nè in questo mondo altro desiderio abbiamo che di partirne
-il più presto possibile».
-
-Così la Chiesa dogmatizzava e disputava, soffriva e protestava;
-venerava i martiri, ma facea sentir le ragioni ai popoli ed agli
-imperatori.
-
-Alla morte di Settimio Severo tanto s'erano assodati i Cristiani,
-che, mentre prima adunavansi in case private e di nascosto, poterono
-eriger chiese, comprare terreni in Roma, pubblicamente far le elezioni.
-Alessandro Severo gli ammise nella reggia come sacerdoti e come
-filosofi, e a vescovi e dottori concesse le sue grazie: ma quando
-Massimino succedutogli punì gli amici del predecessore, molti Cristiani
-andarono avvolti nel castigo, poi altri in occasione di un tremuoto.
-
-L'imperatore Filippo li favorì tanto, che si credette ne avesse
-abbracciata la fede: ma sotto Decio, un fanatico poeta uscì in
-pubblico, deplorando l'abbandonata religione; il vulgo chiese fosse
-riparata col sangue degli empj; e i magistrati cercarono l'aura
-popolare col concederlo. Anche la peste, che in quel tempo devastava
-l'impero, aizzò la furia del popolo e la superstizione dei ministri ad
-isfogarsi sopra queste innocenti vittime, che rendevano il ricambio col
-profondere assistenza, preghiere, carità. Allora i principali vescovi
-furono morti od esigliati; per sedici mesi impedito al clero di Roma
-d'eleggere un successore all'ucciso papa Fabiano; i preti di questo
-messi in carcere; sistemata la persecuzione per via di decreti.
-
-Valeriano al fine del regno, per istigazione del prefetto Macriano,
-egizio e dotto di magia, perseguitò nuovamente i Cristiani, tra i quali
-caddero illustri vittime, e Stefano e Sisto II papi. Gallieno sospese
-le persecuzioni; e quantunque alcune vittime cadessero sotto Aureliano,
-la Chiesa potè assumere quell'aspetto di legalità che il tempo
-conferisce.
-
-È nella natura dell'uomo di lasciar illanguidire una credenza allorchè
-non contrastata, ravvivarla quando combattuta. I Pagani guardavano
-con indifferenza o spregio la loro religione; ma quando i Cristiani
-si presentarono a mostrarne la falsità e l'indecenza, per reazione
-vi si affezionarono; le dottrine o le pratiche che bastava conoscere
-per disapprovarle, dichiararono non essere che vulgari aggiunte,
-oppure simboli di arcana sapienza e di morale sublime. Si rinfrescò
-pertanto la venerazione alle antiche favole; e il dispetto di vederle
-malmenate dai nuovi settarj, insegnava mille arti di sostenerle.
-Allora dunque rinnovati più pomposi che mai i sagrifizj, introdotti
-di nuovi, proposte iniziazioni ed espiamenti, con cui supplire a ciò
-che la Chiesa prometteva col battesimo e colla confessione; poi si
-moltiplicarono miracoli, e profeti, e oracoli, e guarigioni ai sacrarj
-di Esculapio e d'Igia; e tanto se n'esaltò il fanatismo del popolo, che
-città e comuni a gara supplicavano gl'imperatori di adempire le antiche
-leggi, cioè sterminare i Cristiani.
-
-Galerio e Diocleziano, abboccatisi dopo la guerra persiana affine
-di prendere un partito sopra un punto ormai divenuto capitale, da
-un'accolta di pochi primarj vennero persuasi di toglier via una setta,
-che formando uno Stato nello Stato, ne impacciava il movimento, e
-poteva minacciarne l'esistenza. Ed era vero che il cristianesimo
-cresciuto scomponeva l'unità così necessaria delle leggi e delle
-credenze; e chi volesse rintegrarla, trovavasi obbligato a questa
-scelta, o di rendere dominante la nuova religione, o di distruggerla.
-Di far il primo non ebbe senno o volontà Diocleziano; tentò il secondo,
-e professando voler abolire il nome cristiano, pubblicò la proscrizione
-generale: — In tutte le provincie si demoliscano le chiese; pena il
-capo a chi tenga conventicole segrete; si consegnino i libri santi
-per essere bruciati in forma solenne; i beni ecclesiastici venduti
-all'asta, o tratti al fisco, o donati a comunità e a cortigiani: quelli
-che ricusino omaggio agli Dei di Roma, se ingenui rimangano esclusi
-da onori e impieghi; se schiavi, dalla speranza di libertà; tutti
-sottratti alla protezione della legge: i giudici accolgano qualunque
-accusa contro i Cristiani, e nessun richiamo o discolpa».
-
-Se non fosse attestato concordemente da tanti storici, appena si
-potrebbe credere pubblicato da nazione civile un decreto di sì
-tirannesca perversità, che avvolgeva tanta parte del mondo nella
-persecuzione, sbrigliando le private violenze e le frodi coll'interdire
-agii offesi di portarne querela, e l'uffizio del giudice riduceva non a
-librare l'accusa colle prove, ma a scoprire, perseguitare, cruciare chi
-fosse cristiano o un cristiano volesse salvare.
-
-E la persecuzione di Diocleziano rimase famosissima[55], e la Chiesa
-d'Italia vi diede larga messe: in Roma Genesio commediante, Pancrazio
-di quattordici anni, Agnese di dodici, Sebastiano milanese, Marcello
-sacerdote, Pietro esorcista; a Benevento Gennaro vescovo, ingloriato
-dai Napoletani; a Bologna Agricola gentiluomo con Vitale suo schiavo;
-in Milano Nazaro, Celso, Naborre, Felice, Gervaso, Protaso; in Aquileja
-Canzio, Canziano e Canzianilla, di casa Anicia; — glorie nuove nel
-paese ove la gloria fin allora s'era dedotta dall'uccidere, non
-dal patire. Il diacono Cesario, venuto d'Africa a Terracina, vi fu
-testimonio dell'empio rito, per cui a certe solennità sagrificavasi
-un giovane ad Apollo gettandosi in mare; e levò la voce contro questo
-suicidio, onde meritò il martirio. Vuolsi che la legione Tebea negasse
-idoleggiare, e agli ordini imperiali rispondesse: — Noi siamo soldati
-dell'imperatore; da lui riceviamo la paga, ma da Dio la vita. Dobbiamo
-versar questa contro il nemico? sì il faremo: abbiam l'armi alla
-mano, ma non opponiamo resistenza, e preferiamo morire incolpevoli che
-uccidere gl'innocenti». Distinzione ignota ai soldati antichi, e per la
-quale furono trucidati a San Maurizio del Vallese[56].
-
-Gli editti di Diocleziano furono dai successori suoi modificati
-secondo l'indole loro o le circostanze; chè ormai la quistione non
-era più religiosa ma politica, e gl'imperatori ai Cristiani recavano
-pace o guerra, per calpestare o alzar una fazione, già preponderante
-nella fortuna dell'impero. Galerio, forse dalla malattia richiamato
-a sentimenti migliori, in nome proprio e di Costantino e Licinio,
-pubblicò un editto ove, asserendo «d'avere adoperato a ristabilire
-l'antica disciplina romana, e fare che si ravvedessero i Cristiani,
-i quali, presuntuosamente disprezzando la pratica dell'antichità,
-abbandonarono la religione dei padri; e avendone molti fatti patire
-e perire, vedendoli però ostinarsi a non rendere il culto debito
-agli Dei», permette che professino liberamente le private opinioni, e
-uniscansi nelle loro conventicole, purchè serbino rispetto alle leggi e
-al governo stabilito.
-
-L'opinione dianzi perseguitata, era ancor vilipesa, ma tollerata;
-onde i confessori vennero schiusi dagli ergastoli e dalle miniere, gli
-apostati tornavano a penitenza, i raminghi rivedevano le dolci case, e
-nella pubblica professione della fede e del culto loro ricantavano il
-Dio forte, il quale può dai sassi suscitare figliuoli d'Abramo.
-
-Costantino doveva meritare il cognome di grande da chiunque sa far
-merito a un principe di accettare le novità, mal fin allora combattute:
-che se gli emuli suoi chiedevano il favor popolare col secondare i
-Gentili, egli pensò appoggiarsi sui Cristiani, men numerosi ma pieni
-di gioventù e della forza di chi viene a riformare, talchè poteasi
-prevedere come nel loro movimento trascinerebbero l'inerzia pagana, e
-resterebbero in piedi quando il gentilesimo andava a fasci.
-
-Allora la santa letizia della libertà si diffuse in tutto l'impero;
-dalle squallide catacombe sbucavano i sacerdoti a celebrare alla faccia
-del mondo i riti della nuova alleanza; i vescovi solennizzavano memorie
-di martiri, o dedicavano chiese; i letterati pubblicavano virtù fin
-allora dissimulate; i fedeli, riconoscendosi fra loro, s'abbracciavano,
-saldando la fratellanza colla cena della perpetua commemorazione.
-
-Se non che al paganesimo rimanevano sostegno i sacerdoti,
-l'aristocrazia, i corpi municipali che spesso aveano provocato
-gl'imperatori alla persecuzione, i tanti magistrati e capitani. A Roma,
-per memoria degli antichi auspizj e per lunga sequela di sacerdozj,
-erano affezionate le persone di grado, e per consenso i liberti e
-gli schiavi; essa veniva considerata come splendido centro della
-religione; i riti, i giuochi, più che trastullo, v'erano l'occupazione
-e il nutrimento del vulgo; d'ogni parte vi conveniva il fiore della
-gioventù, che in quella sentina di tutte le superstizioni, come san
-Girolamo la chiamava, bevea l'odio del nome cristiano ne' tempj, nei
-teatri, nelle scuole. Era dunque assai che l'imperatore alla nuova
-religione concedesse libertà pari all'antica, senza avventurarsi di
-colpo ad un cambiamento che avrebbe sovvertito lo Stato[57]: onde
-prepararvi gli animi, negligentò alcuni riti nazionali; non celebrò
-i giuochi secolari nel 314; i Capitolini, cui avrebbe egli dovuto
-presentarsi cinto dai pontefici e dal senato, a capo dell'esercito, non
-impedì, ma volse in derisione[58].
-
-Eppure doveano inorridire i Romani rugginosi nel vedere il successore
-d'Augusto mettere a pari col pagano il culto pur dianzi proscritto;
-esimere i sacerdoti di questo dalle funzioni municipali, come quei
-del gentilesimo; proibire che la domenica si lavorasse, o che i
-giudici e i corpi dello Stato s'occupassero di verun affare, salvo
-che dell'emancipazione de' figli o degli schiavi. Ma Costantino non vi
-facea mente: e allorchè si trovò senza colleghi nè emuli, proscrisse
-i giuochi gladiatorj, le feste scandalose; chiuse tempj, tolse alle
-Vestali e ai sacerdoti profani i privilegi, concedendoli invece al
-clero e ai vescovi, alle cui sentenze diede forza quanto alle sue
-medesime, sminuendo in tal modo l'autorità de' magistrati secolari;
-largheggiò di beni e di denaro colle chiese[59]; sedeva ne' concilj,
-disputava di teologia, metteva sugli edifizj pubblici la croce, alzava
-il làbaro alla testa degli eserciti, e nel campo una cappella uffiziata
-da Cristiani.
-
-Ma non che indicesse guerra al paganesimo, conservava, come i suoi
-predecessori, il titolo di sommo pontefice, e in tale qualità fece
-decreti religiosi con titoli idolatrici; con immagini di numi si lasciò
-scolpire sulle medaglie; poi quando morì, sagrifizj gli furono fatti
-all'antica, ascrivendolo fra gli Dei. Tanto i Gentili erano lontani dal
-credere ch'egli avesse soppiantato il culto nazionale, e dal prevedere
-che non tarda il trionfo della verità, posta che sia a pari armi
-coll'errore.
-
-
-
-
-CAPITOLO XLVII.
-
-Traslazione della sede imperiale a Costantinopoli. Costituzione del
-Basso Impero.
-
-
-Chi conosce quanta potenza sia inerente alla vista dei luoghi,
-intenderà gli ostacoli che in Roma dovea trovar Costantino alla sua
-deliberazione d'impiantare la nuova politica sopra una religione nuova.
-Unico centro non aveva il politeismo, che, neppure col concedere a
-tutti gli Dei l'ospitalità, caratteristica degl'istituti romani, giunse
-mai all'unità: pure Roma, cominciando dal suo fondatore, racchiudeva
-una serie di tradizioni gentilesche, colle quali andavano connesse
-le sue vittorie, l'orgoglio de' suoi bei giorni; e sarebbesi detto
-che Giove dalla rupe Capitolina minacciasse chiunque ne violava gli
-altari, benchè fosse disposto a dividerne gli onori con qualsifosse dio
-nuovo o rinnovato, da qualsifosse parte del mondo giungesse a Roma col
-suo bagaglio di superstizioni. Fra le quali come poteva il buon seme
-attecchire?
-
-Ogni atto pubblico poi, giusta l'origine sacerdotale del governo
-patrizio, era consacrato da cerimonie; e Costantino si stomacò de'
-riti profani: popolo e patrizj si scandolezzarono o indispettirono di
-vederlo vilipendere ciò che, non più per convinzione, ma per legalità
-era sacro; ed egli, non che sbigottire, deliberò staccarsi da cotesta
-genìa dirazzata e pretensiva. Il senato professava ancora che il
-governo del mondo fosse privilegio d'una stirpe; laonde l'abbattere
-le case senatorie, che parve il solo proposito comune a tutti gli
-imperatori, venne ancor meno da frenesia di sangue che da gelosia
-di dominio e da bisogno di rifornire l'erario colle pinguissime loro
-fortune. Di tal passo rimase annichilata l'antica razza conquistatrice,
-a segno che, sotto Gallieno, credeasi che delle famiglie patrizie
-unica la Calfurnia sussistesse. Coll'accomunato diritto di cittadinanza
-erasi surrogata una gente nuova; gl'imperatori da eunuchi e da liberti
-sceglievano i confidenti ed i ministri, i quali costituivano nuove
-famiglie, ricche e potenti: equavasi il diritto a vantaggio della plebe
-e fin degli schiavi.
-
-Ma anche scomparsi i discendenti degli Scipioni e degli Emilj,
-la ricordanza d'altri tempi sopraviveva: il Romano, dovunque si
-volgesse, incontrava d'altra natura memorie sull'Aventino, al Foro, in
-Campidoglio, il sangue di Virginia, l'ombra de' Gracchi, il cipiglio
-di Catone, il pugnale di Bruto; nel suo orgoglio arricciavasi dinanzi
-a imperadori, stranieri alle gloriose sue rimembranze, impostigli
-dall'esercito, e che stavano fuor di Roma gran tempo e fin tutta la
-vita.
-
-Sintanto che gli augusti risedevano nella metropoli, il popolo credeva
-serbare ancora un residuo d'autorità quando sotto alle finestre del
-palazzo o nel teatro, coll'applauso o col sibilo, approvava o disdiceva
-un fatto, una legge; quando li vedeva accattare il suo favore con
-largizioni, con giuochi. Ma le condiscendenze che gl'imperatori doveano
-alla maestà del senato e alla famigliarità del popolo, repugnavano
-ai nuovi ordinamenti, e a chi erasi abituato alla docile obbedienza
-delle legioni e dei provinciali. Se ne emancipò Diocleziano piantando
-altrove la residenza, e convertì la tenda militare in una corte di
-despoto orientale, sopra l'elmo collocando il diadema: fra i sudditi e
-l'imperante fu scavato l'abisso da che a questo più non accadea bisogno
-di cattivarsi la plebe, nè venerare il senato, nè rispettare le patrie
-costumanze, ma gli bastava abbagliare col fasto, imporre colla forza.
-
-Alle provincie, avvezze a servire, non costava nulla il piegarsi
-alla nuova politica, tanto più che ridondava tutta in loro vantaggio:
-laonde Costantino stabilì rompere interamente col passato, mutando la
-sede dell'impero in luogo che non avesse memorie da rinfacciare, riti
-da adempiere, tombe da riverire. E scelse Bisanzio, che, sul limite
-dell'Europa e dell'Asia, univa alla salubrità e all'incomparabile
-bellezza l'opportunità di tener occhio sì agli irrompenti
-Settentrionali, sì ai minacciosi Persiani. Rifabbricò dunque essa
-città, intitolandola Costantinopoli (329), vi improvvisò
-edifizj e vi trasferì la Corte[60]: la nuova capitale, per riverenza
-all'antica, fu intitolata colonia e prima e prediletta figlia di Roma;
-e a' suoi cittadini partecipato il diritto italico.
-
-Ma il tempo ha un'irresistibile efficacia a fare divenir vere le cose e
-repudiar le finzioni: e la nostra Roma, sebbene conservasse il primato
-nominale, non fu più la metropoli del mondo; dietro all'imperatore
-migrarono magistrati, cortigiani e la folla di coloro che voleano
-vivere di largizioni, o vendere l'adulazione, o sfoggiar l'opulenza,
-od esercitare le arti del lusso; tornarono verso Levante tanti capi
-d'arte, che alla Grecia e all'Asia erano stati usurpati in dieci secoli
-di vittorie.
-
-Fu questa la terza trasformazione del potere di Roma; e qui noi ci
-baderemo a dar conto dell'amministrazione civile e militare, cominciata
-da Diocleziano, migliorata da Costantino, compita da' suoi successori,
-e che durò per tutto quel che dicono Basso Impero.
-
-Per tre secoli l'imperatore non era stato che comandante all'esercito,
-nè l'autorità amministrativa esercitava altrimenti che arrogandosi
-le varie magistrature con militare usurpazione. Augusto, fondato
-il despotismo unicamente sulle armi e sulle finanze, avviava alla
-monarchia collo spossare la democrazia: dal che derivò un potere
-assoluto e precario, conturbato da frequenti rivoluzioni, causate non
-più dalla plebe ma dalla soldatesca.
-
-Alla sfrenatezza militare bisognava un rimedio, e lo applicò
-Diocleziano coll'introdurre un'amministrazione che tutto facesse
-dipendere da una volontà, da un impulso, da un sentimento; i poteri,
-dianzi confusi e indeterminati, divenissero distinti e precisi; la
-suddivisione di provincie, d'eserciti, di funzioni tenesse gli uni
-subordinati agli altri, e tutti all'imperatore, causando il pericolo di
-soverchio ingrandimento e di subitanee usurpazioni.
-
-Scorgendo quale appoggio sia al trono l'aristocrazia, Costantino
-all'antica ne surrogò una che non avesse diritti e memorie da tutelare,
-ma dall'imperatore traesse e su lui riflettesse il proprio splendore.
-Fu essa disposta in quattro ordini, i _chiarissimi_, i _rispettabili_,
-gl'_illustri_, i _perfettissimi_, oltre i _nobilissimi_ membri della
-famiglia imperiale. Titolo di Chiarissimi competeva ai senatori; a
-quelli tra essi che sortivansi a governare una provincia, e a chi per
-grado od uffizio si elevasse sopra gli altri, toccava del Rispettabile:
-Illustri erano i consoli e patrizj, i prefetti al pretorio di Roma e
-di Costantinopoli, i generali, i sette uffiziali del palazzo: dietro
-a questi venivano i Perfettissimi. Mentre prima il Romano volgeva la
-parola direttamente anche al capo dello Stato, allora più non parlò
-che alla _sua maestà_; i magistrati primarj chiamava _serenità,
-eccellenza, eminenza, gravità, sublime ed ammirabile grandezza,
-illustre e magnifica altezza_; e l'usurpare un titolo indebito, anche
-per ignoranza, dichiaravasi sacrilegio[61].
-
-Le porzioni di sovranità, che tradizionalmente conservavano il popolo
-e le magistrature curuli, cessarono, rimanendo unico padrone e signor
-delle cose l'imperatore, unica fonte all'autorità de' magistrati[62].
-Il senato, «consiglio sempiterno della repubblica dei popoli, delle
-nazioni e dei re» (CICERONE), era soccombuto ai colpi replicati
-degl'imperatori e alle proprie bassezze; e l'assemblea, che a Cinea
-era sembrata un'accolta di re, allora spendeva lunghe adunanze in
-recitare codardi vituperj agl'imperatori caduti, o codarde apoteosi
-ai nuovi innalzati, e registrava ne' suoi atti quante volte fossero
-stati ripetuti i viva e i riviva[63]. Se i primi imperatori offrivano
-al senato in _lettere_ o _libelli_ od _orazioni_ il loro desiderio,
-che dal consenso di esso acquistava forza di legge; i susseguenti
-fecero di per sè _editti, rescritti, costituzioni_, le quali a
-metà del III secolo aveano già vigor di legge; e i padri coscritti
-trovaronsi ristretti a formolare in senatoconsulti le proposizioni
-fatte dall'imperatore in materie legali, a riconoscere il nuovo
-augusto, e morto decretargli altari o patibolo. Conservassero pure il
-laticlavo, i calzari neri colla mezza luna d'argento, il posto distinto
-agli spettacoli, la direzione d'alcune minuzie; ma ogni ingerenza
-nel reggimento dell'impero, nella cura dell'erario, nel governo delle
-provincie fu tolta loro da Diocleziano. Infine non furono più che un
-consiglio municipale, di giurisdizione circoscritta quasi alle mura
-della città, sicchè appena si trovava chi desiderasse appartenervi.
-Per ciò, e per secondare lo spirito monarchico, quella dignità venne,
-almeno in parte, ridotta ereditaria[64].
-
-I consoli non più dal popolo e dal senato, ma erano eletti dal principe
-per propria autorità[65]. Inaugurati erano là dove sedeva l'imperatore:
-il primo gennajo, vestiti di porpora ricamata a seta ed oro, con ricche
-gemme e col corteo dei primarj uffiziali di toga e di spada, preceduti
-dai littori, andavano con gran maniere di letizia al fôro, ove
-seduti sul tribunale d'avorio, esercitavano atto di giurisdizione col
-manomettere uno schiavo; davano le feste che soleansi in Roma; i nomi
-e le effigie loro su tavolette d'avorio si spargeano in dono al popolo,
-alle città, alle provincie, ai magistrati. A ciò, e a dar nome all'anno
-riducevasi l'uffizio dei consoli, vigliaccamente esultanti d'ottenere
-un onore senza peso[66].
-
-Il titolo di patrizio fu concesso a vita da Costantino ad alcuni
-personaggi, appena inferiori ai consoli, e detti padri adottivi
-dell'imperatore e della repubblica.
-
-I prefetti al pretorio da Severo a Diocleziano erano primi ministri
-dell'impero nell'amministrazione civile e militare: ma fiaccati, poi
-tolti via i pretoriani, si trasformarono in magistrati civili. Erano
-quattro, uno per l'Oriente, uno per l'Illirico, uno per le Gallie, uno
-per l'Italia, al qual ultimo spettavano pure la Rezia fin al Danubio,
-le isole del Mediterraneo, la provincia africana. Ammiano Marcellino,
-storico di quel tempo, non esita a chiamarli imperatori di minor grado,
-giacchè competeva ad essi l'amministrare le finanze e la giustizia,
-il regolar la moneta, le strade, i granaj, il traffico e quanto
-ha tratto alla pubblica prosperità; spiegare, estendere, talvolta
-anche modificare gli editti generali; vigilare sui governanti delle
-provincie, decidere supremamente delle cause di maggior rilievo.
-
-Da essi rimanevano dissoggette Roma e Costantinopoli, dipendendo da un
-prefetto ciascuna. Quel di Roma, istituzione d'Augusto, era assistito
-da quindici uffiziali nel soprantendere alla sicurezza, abbondanza
-e polizia della città, uno dei quali specialmente aveva in cura le
-statue. Il prefetto trasse ben presto a sè le cause già attribuite ai
-pretori; poi occupò nel senato il posto de' consoli, come presidente
-ordinario; a lui si recavano gli appelli da cento miglia in giro; da
-esso dipendeva l'autorità municipale.
-
-Pel governo civile l'impero fu distribuito in tredici diocesi, le
-quali poi suddivideansi in centosedici provincie; tre governate da
-proconsoli, trentasette da consolari, cinque da correttori, settantuna
-da presidi.
-
-Quanto è specialmente dell'Italia, i successori d'Augusto s'erano
-avvisati che il miglior mezzo a consolidare la loro tirannide fosse
-il mozzar man mano i diritti alla penisola, nido dell'antica libertà
-municipale privilegiata. Comodo estese a tutto il mondo ciò che era
-stato speciale di Roma, poi dell'Italia: pure la penisola era rimasta
-esente dal tributo. Ma quando Diocleziano la concesse al collega
-Massimiano, non essendo più alimentata dalle contribuzioni altrui,
-dovette sottoporsi ai pesi medesimi delle provincie, e più mai non ne
-fu alleviata.
-
-Col fondere Osci, Sabelli, Latini nella nazionalità romana si era
-dato forza e vitalità allo Stato: ma sette secoli vi vollero perchè
-l'Italia divenisse nazione, e solo col sistema di Costantino quel nome
-espresse un'unità politica, anzi più propriamente significò le contrade
-superiori, l'antica Gallia Cisalpina, i paesi una volta abitati da
-Veneti, Liguri, Insubri.
-
-Dal prefetto di Roma dipendeano dieci provincie, chiamate suburbicarie:
-Campania, Etruria ed Umbria, Piceno suburbicario, Sicilia, Apulia,
-Calabria, Lucania e Bruzio, Sannio, Sardegna e Corsica, Valeria. Dal
-suo vicario, la Liguria, l'Emilia, il Piceno annonario e la Venezia,
-dette provincie d'Italia, cui furono poi unite l'Istria, le alpi Cozie,
-le due Rezie. In appresso la prefettura d'Italia venne divisa in due
-diocesi, d'Italia e d'Africa. Nella diocesi d'Italia, l'Emilia fra
-il Po e l'Appennino, la Liguria, la Venezia, il Piceno, la Flaminia
-tra Modena e Rimini col litorale dell'antica Umbria, la Campania,
-l'Etruria, la Sicilia erano governate da un consolare; da correttori
-l'Etruria, l'Apulia, la Calabria, la Lucania, il Bruzio; da presidi il
-Sannio, la Valeria, le alpi Marittime, Pennine e Graje, le due Rezie,
-la Sardegna, la Corsica.
-
-Proconsoli, correttori, presidi, erano varj d'attribuzioni; tutti però
-amministravano e la giustizia e le finanze in dipendenza dai prefetti,
-e per quanto al principe piacesse; infliggevano pene fin capitali; il
-mitigarle era serbato ai prefetti, come pure il condannare all'esiglio.
-Ponevasi attenzione che nessuno fosse natìo del paese che governava,
-nè vi contraesse parentele, o comprasse schiavi e terre, volendo con
-ciò ovviare gli abusi e le corruzioni; pure Costantino medesimo, poi i
-successivi imperatori non rifinano di querelarsi che tutto si venda da
-essi o da' loro ministri[67].
-
-Ciascuna provincia formava un corpo politico, rappresentato
-dall'assemblea generale, che una volta l'anno o per occasioni
-straordinarie, concedente il prefetto del pretorio, radunavasi nel
-capoluogo, intervenendovi gli onorati, i curiali e possessori liberi.
-Questa dieta provinciale potea far decreti, spedire messi al principe,
-anche malgrado del vicario, del preside o del prefetto al pretorio[68].
-
-Si trasformano dunque i magistrati all'antica in impiegati alla
-moderna, gli uffiziali della patria in servitori del principe. Sotto
-i re, essi magistrati rimanevano sottoposti al capo dello Stato:
-nella repubblica, ciascuno aveva un'autorità sovrana entro la sfera
-d'attività a lui competente, e poteva fare opposizione al collega o
-ai funzionarj inferiori, sempre esposto ad una responsalità reale
-e terribile: or eccoli connessi in un'assoluta gerarchia. Nella
-repubblica, ed anche sotto i primi imperatori, le insegne della dignità
-accompagnavano il magistrato soltanto in uffizio; fuor di quello,
-console, pretore, imperatore non avevano altro corteggio o servitù
-che i liberti, i clienti, gli schiavi proprj: ma cogli innovamenti
-di Diocleziano, il palazzo, la tavola, lo sfarzo, il numeroso codazzo
-posero immensurabile distanza fra il monarca ed i sudditi.
-
-Già prima il titolo di _onorato_ distingueva chi avesse sostenuta
-alcuna dignità nell'impero, o cui il principe avesse concesso trionfi
-od onorificenze: al perdersi delle altre distinzioni, tutti ambirono
-questa, e l'imperatore la largì a chiunque prestasse alcun servizio
-alla sua persona; merito più rilevante che il giovare allo Stato.
-Pertanto gli uffizj dapprima affidati a schiavi, il tagliare avanti, il
-servire alla coppa, fin le _prestazioni sordide_, erano ambite da gran
-signori, non tanto per gli stipendj, quanto per le esenzioni ond'erano
-privilegiate; perocchè gli Onorati restavano ascritti al senato senza
-subirne i pesi, e dopo servito dieci o quindici anni, andavano sciolti
-da ogni vincolo che per nascita li legasse alla curia o ad alcuna
-corporazione. Per _codicilli onorarj_ poi si concedevano talvolta i
-titoli a persone che mai non avevano servito, nè tampoco veduto il
-principe, tanto per godere l'esenzione, od almeno usar le insegne della
-nominale dignità.
-
-A fianco dell'imperatore stavano sette uffiziali, consiglieri privati,
-e custodi della persona, della casa, del tesoro. Un eunuco, gran
-ciambellano (_præfectus sacri cubiculi_), mai non distaccavasi dal
-principe, fosse agli affari o alle ricreazioni, prestandogli i più
-umili servigi, e avendo così mille occasioni d'insinuarsegli nelle
-grazie e di regolarne i favori. Da quello dipendevano i Conti della
-mensa e della guardaroba. Il maestro degli uffizj, ministro di Stato,
-dirigeva gli affari pubblici, e nessun richiamo di suddito giungeva al
-principe se non attraverso a quattro uffizj, uno dei quali riceveva
-i memoriali, l'altro le lettere, il terzo le domande, il quarto la
-corrispondenza varia. Davano spaccio agli esibiti cenquarantotto
-segretarj, per lo più legali, e preseduti da quattro maestri.
-
-Al maestro degli uffizj sottostavano alcune centinaja di messaggeri,
-che, col favore delle buone strade e delle poste, dalla capitale
-fin alle provincie estreme recavano gli editti, le vittorie
-degl'imperatori, il nome de' consoli; e che acquistarono importanza
-col riferire quanto raccogliessero sulle condizioni del paese e sui
-portamenti de' magistrati e de' cittadini. Crebbero costoro fin a
-diecimila, a proporzione della debolezza della corte o del timore di
-ribellioni; e divennero gravosi al popolo pel modo con cui esigevano il
-servizio delle poste, e perchè favorivano o perseguitavano (stile dei
-delatori) chi sapeva o no tenerseli amici.
-
-Divenuta imperiale la podestà, tolta l'aristocrazia delle famiglie,
-accomunata la cittadinanza, cambiasi pure la procedura giudiziale:
-non occorrono più magistrati patrizj che dicano il diritto; senatori,
-cavalieri, plebe non lottano più per essere ammessi nella lista de'
-giudici; non più le decurie sono annualmente elette nel fôro ed esposte
-al pubblico: nè il cliente sceglie il magistrato, nè i cittadini
-il giudice sopra la lista annuale. La giustizia emana dal trono:
-il rettore di ciascuna provincia o il vicario suo; il prefetto del
-pretorio in appello come rappresentante dell'imperatore; l'imperatore
-stesso per supremo ricorso, costituiscono l'alto organamento
-giudiziario: l'inferiore i magistrati locali di ciascuna città con
-giurisdizione limitata: alcuni agenti speciali per le cause fiscali:
-una distinta giurisdizione militare, e la ecclesiastica de' vescovi.
-Più non sono separati lo _jus_ dal _judicium_; più non si sceglie il
-giudice, e si redige la formola a ciascuna causa. L'attore cita il
-reo davanti l'autorità competente, mediante un atto; il magistrato
-gliene fa l'intimazione per mezzo d'un usciere, giudica la causa e
-nel fatto e nel diritto. Questa procedura, in origine introdotta come
-straordinaria, allora divenne generale.
-
-Finchè i giudizj emanavano direttamente dal popolo, ovvero dal
-pretore eletto da esso, non rimaneva luogo ad appello, sovrana essendo
-quell'autorità. Commessi a magistrati eletti senza concorso di questa
-e subordinati, era naturale che ne venisse quella graduazione, per cui
-i giudizj dell'uno erano riveduti dal superiore, e infin dall'augusto.
-La cooperazione dei giudici ne spiega in qual modo nell'immensa Roma
-due pretori potessero risolvere i dissidj di cittadini e forestieri:
-ma aboliti quelli, come bastare? Già, durante la repubblica, i pretori
-teneansi allato dei giureconsulti per consiglio; poi gl'imperatori
-ne assunsero un collegio (_consistorium_), che decidesse i punti di
-diritto portatigli in ultima appellazione.
-
-Essendo la salute dell'impero suprema legge, bastava che uno di questi
-delatori imputasse di tradimento qualche cittadino, perchè tosto
-venisse tradotto in catene a Milano, a Roma, a Costantinopoli, e quivi
-giudicato con metodi estralegali, e massime colla tortura. Questa erasi
-fin allora in Roma serbata agli schiavi: ma i magistrati, che nelle
-provincie la trovavano già consueta, ne continuarono l'uso, e guari non
-andò che l'applicarono anche a cittadini romani. Furono dunque chieste
-eccezioni, e concedute a favore degli Illustri e degli Onorati, del
-clero, de' soldati e casa loro, de' professori d'arti liberali, dei
-magistrati municipali e loro discendenza fin al terzo grado, e degli
-impuberi: le quali esenzioni venivano a confermare quell'iniquità ad
-aggravio degli altri. Siccome poi i giureconsulti definirono, nei casi
-di Stato, potersi trascendere il diritto, perciò in quelli la tortura
-applicavasi indistintamente a rei, a complici, a testimonj.
-
-Lo studio delle leggi restava incoraggiato come scala alle magistrature
-civili. Tutte le città ragguardevoli n'aveano scuole, dove rimasti
-cinque anni, i giovani cercavano ricchezza ed onori col dibattere
-sopra le innumerevoli cause private, o coll'iniziarsi agli impieghi,
-abbondantissimi, e nei quali il merito o l'abilità o la pieghevolezza
-potevano condurre sino a divenire Illustri. Questo sciame che
-strepitava pei tribunali, o strisciava alla corte, o traforavasi nelle
-case private ad azzeccare litigi e trafficar di cavilli, divenne
-nuova peste dell'impero, e degradò la nobile giurisprudenza fino
-all'abjettezza de' mozzorecchi.
-
-Degli antichi questori un solo rimase, non più incaricato dell'erario,
-ma di comporre orazioni ed epistole a nome dell'imperatore, e
-leggerle in senato. E poichè quelle presero la forza, poi anche la
-forma di editti, il questore equivalse al moderno grancancelliere,
-rappresentante del potere legislativo, fonte della civile
-giurisprudenza. Talora sedeva a suprema giudicatura nel gabinetto
-imperiale coi prefetti del pretorio e col maestro degli uffizj, o
-scioglieva i dubbj dei giudici inferiori; oltrechè, per servizio
-dell'imperatore e per modello uffiziale di stile, coltivava quel gergo
-pomposo e barbarico che acquistava nome d'eloquenza. Come giudice
-delegato proferiva egli talvolta di casi riservati all'imperatore;
-talaltra consultavansi i due senati, come alle corti di giustizia.
-
-Da un ministro del fisco (_comes rerum privatarum_) amministravasi il
-tesoro particolare dell'imperatore, costituito dai patrimonj dei re e
-delle repubbliche sottoposte, da quei delle varie famiglie venute al
-trono, e dalle confische. Le entrate pubbliche furono maneggiate da
-un Conte delle sacre largizioni, che centinaia di persone occupava in
-undici uffizj per fare e riscontrare i conti. Le zecche, le miniere,
-gli erarj deposti nelle diverse città dipendevano dal tesoriere,
-che corrispondeva co' ventinove ricevitori provinciali, regolava il
-commercio esterno, dirigeva le manifatture del lino e della lana,
-esercitate da schiavi per uso della corte e dell'esercito.
-
-La distinzione fra l'erario militare e il fisco disparve in diritto
-dacchè l'imperatore potea disporre liberamente di tutte le casse:
-pure si lasciarono separati l'_erario sacro_, che riceveva le imposte
-pubbliche, il _privato_ che riceveva le rendite particolari del
-principe, e quello _di prefettura_ per le entrate che si destinavano
-specialmente all'esercito. Le pubbliche consistevano ne' possessi
-imperiali, nelle contribuzioni dirette, nelle indirette, e in frutti
-eventuali, oltre i dominj del fisco: ma qui ci si affaccia la peggior
-piaga de' popoli nel Basso Impero.
-
-Ciascun patrimonio veniva esattamente descritto, con la misura dei
-terreni, il numero degli schiavi e del bestiame, adequandone il valore
-per ogni jugero sopra giuramento del proprietario: al quale l'usar
-frode sarebbesi imputato come sacrilegio ed offesa maestà[69]. Censo
-vizioso che ad ogni mutar di possesso sarebbe convenuto rifare; laonde
-ne faceano lor pro i ricchi, vendendo gli sterili per comprar terreni
-feraci: dal che richiami incessanti, e visite, e riforme.
-
-Ad ogni jugero della stessa categoria era imposto un eguale tributo in
-denari e in derrate. Ma al tempo di Costantino il tributo fondiario si
-esigeva per _capi_, intitolandosi così un complesso di terreni, varj
-d'estensione, ma stimati di rendita eguale, e perciò d'egual valore.
-Questo valore era di mille _aurei_, lo perchè un capo dicevasi anche
-_millena_; e da tale unità tassabile venne il nome di capitazione[70].
-La capitazione personale colpiva i nulla aventi. Al censo venivano
-proporzionate altre gravezze o straordinarie, o canoniche, o sordide, o
-d'altra categoria.
-
-Era dunque lo stesso _tributum ex censu_ dei tempi repubblicani:
-ma un decreto (_indictio_) del principe determinava ogn'anno la
-quantità e qualità delle imposizioni; e se al bisogno non bastasse,
-imponevasi una _superindizione_: alle straordinarie occorrenze
-potevano supplire fin i prefetti del pretorio, sovrintendenti alle
-finanze. Il tributo ripartivasi sul luogo, vigilando il preside della
-provincia, e intervenendovi i Difensori della città. Pagavasi in tre
-rate, nelle mani de' ricevitori del preside; il quale ogni quattro
-mesi trasmetteva al tesoriere della provincia la lista delle somme
-percette, e questo al conte delle largizioni. La più parte si pagava in
-denaro, anzi in oro; il resto coi generi che il terreno dava, i quali,
-a spese de' provinciali, erano spediti nei pubblici magazzini, donde
-si distribuivano alla Corte, all'esercito, alla plebe di Roma e di
-Costantinopoli.
-
-Che se riescono sempre malvedute le incumbenze de' finanzieri, viepiù
-allora quando con sì largo arbitrio si esercitavano, e smungevasi il
-popolo con sovrimposte e anticipazioni accumulate, non impedite da
-verun corpo dello Stato. L'esazione sotto Galerio offriva a Lattanzio
-l'immagine della guerra e della cattività: «Misurar terre, numerare
-viti e alberi, registrare gli animali d'ogni razza, il nome di tutte
-le persone, non distinguendo contadini da borghesi: ognuno accorreva
-con figli e schiavi, e lo scudiscio faceva l'uffizio suo: per forza
-di torture costringevansi i figliuoli ad attestare contro il padre,
-gli schiavi contro i padroni, le donne contro i mariti: se mancassero
-prove, mettevansi alla corda i padri, i padroni, i mariti, per farli
-deporre contro se stessi; e quando il dolore avesse loro strappato di
-bocca alcuna confessione, questa si tenea per vera, nè età o malattia
-valeva di scusa: faceansi recare infermi e malati, e si fissavano gli
-anni di ciascuno, aggiungendone ai fanciulli, detraendone ai vecchi;
-poichè pagavasi un tanto per testa, e a denaro si comprava la libertà
-del respirare... Fra ciò gli animali perivano? perivano gli uomini?
-tassavasi ciò che più non esisteva, in modo che nè vivere nè morire
-si potea gratuitamente: pur beati i mendichi, che restavano esenti
-da tali violenze. Galerio, mostrandone pietà, li fece imbarcare,
-con ordine che, quando fossero in alto, venissero gettati al mare:
-egregio spediente per nettare dalla mendicità l'impero! e acciocchè,
-sotto pretesto di povertà, nessuno si esimesse dal censo, far perire
-un'infinità di poveretti!»
-
-Nè meno della capitazione gravava la _collazione lustrale_, che ogni
-quinto anno esigevasi dai trafficanti. — Il tempo in cui essa matura
-(dicea Libanio davanti ad un imperatore), cresce il numero degli
-schiavi; e dai padri vendonsi i figli, non per riporne il prezzo,
-ma per darlo agli esattori». E Zosimo: — Quando torna il tempo della
-collazione lustrale, allora pianti e guaj per tutta la città; vedesi
-con battiture ed altri strazj tormentar chi per povertà non può
-sborsare la tassa; madri vendono i figliuoli, padri menano le figlie
-al postribolo per procacciarsi di che soddisfare l'esattore»[71].
-Costantino proibì quelle torture, surrogandovi una cortese prigionia:
-gli eredi dovevano spegnere il debito del defunto al fisco, o
-abbandonare l'eredità.
-
-I contribuenti erano inoltre tenuti a molte prestazioni personali,
-come cuocere il pane, la calcina, trasportare i generi ai magazzini o
-all'esercito, servire di cavalli le poste. I senatori e gli ottimati
-delle provincie pagavano un tributo speciale (_follis_) sulle loro
-sostanze, e una tassa qualora venissero promossi ad una carica[72]. I
-donativi spontanei che davano le città a trionfanti o a benemeriti, per
-lo più in corone d'oro, ben presto furono tenuti come un dovere verso
-il principe quando salisse al trono, menasse moglie, avesse figliuoli,
-guidasse trionfi. I senatori a quest'_oro coronario_ surrogavano
-un'offerta di mille seicento libbre d'oro[73].
-
-Sull'entrata, l'uscita, il transito, il consumo pesavano gabelle:
-fors'anche pagavano le merci nel passare da una all'altra diocesi,
-poichè dell'entrate di ciascuna assumevano l'appalto distinte società
-di pubblicani. Era speciale dell'Italia il dazio di consumo della
-vigesimaquinta e della centesima, che oggi diremmo del quattro e
-dell'uno per cento. Poi si pagava su quanto si portasse in viaggio, poi
-per mantenere le vie; sicchè dappertutto erano guardie e stradieri, le
-cui concussioni mal potevano esser frenate dal minaccioso rigore delle
-leggi.
-
-Le arti tiranniche degli esattori ci sono legalmente attestate
-dall'imperatore Valentiniano. — Appena l'esattore giunge nella
-sbigottita provincia, circondato da fabbri di calunnie, inorgoglisce
-dei sontuosi ossequj, chiede l'appoggio delle autorità provinciali,
-talora aggiunge a sè anche le scuole, acciocchè, moltiplicato il
-numero degli uomini e degli uffizj, il terrore estorca quanto piaccia
-all'avidità. Comincia egli dall'addurre e svolgere terribili comandi
-sopra molteplici decreti; presenta caligini di minute supputazioni,
-confuse con inesplicabile oscurità, che, fra gli uomini ignari delle
-tranellerie, più fanno effetto quanto meno possono intendersi. Domanda
-le quietanze distrutte dal tempo, non conservate dalla semplicità e
-fiducia dello sdebitato: e se perirono, coglie occasione di predare;
-se vi sono, bisogna pagare acciocchè valgano: talchè presso quel
-malvagio arbitro la carta perita nuoce, la conservata non giova. Da ciò
-innumerevoli guaj, dura prigionia, crudele tortura e tutti i martorj
-preparati dall'esattore ostinato nelle crudeltà. Il palatino, complice
-de' furti, esorta; incalzano i turbolenti uscieri; sovrasta la spietata
-esecuzione militare: nè questa ribalderia, usata su cittadini come su
-nemici, termina per giustizia di prove o per compassione»[74].
-
-Le passate turbolenze e i tanti usurpatori aveano chiarito come fosse
-pericoloso l'unire ne' governatori delle provincie la giustizia e
-l'amministrazione col comando militare; laonde Costantino li separò.
-La suprema ispezione sugli eserciti fu commessa ad un maestro generale
-per la fanteria, uno per la cavalleria: poi n'ebbe uno a ciascuna
-delle frontiere più minacciate, sul Reno, sull'alto e basso Danubio,
-sull'Eufrate: in fine diventarono otto. Sotto di essi erano disposti
-trentacinque duci, distinti tutti col cingolo d'oro; a dieci era
-concesso il titolo di _comiti_, ossia compagni più onorevoli; ed oltre
-il soldo, ricevevano onde mantenere cennovanta servi e cencinquantotto
-cavalli. Essi non doveano brigarsi dell'amministrazione civile, nè
-i magistrati del loro comando: il che assicurò la quiete interna,
-togliendo il despotismo militare, unico ed infelicissimo avanzo della
-democrazia.
-
-La milizia fu ridotta ad una specie di tributo, giacchè i senatori, gli
-Onorati, i sacerdoti del gentilesimo, e i principali decurioni furono
-obbligati somministrare un prefisso numero di soldati, o in cambio
-trenta o trentasei soldi d'oro per uomo. Tale somma attesta quanto
-fossero scarsi i volontarj; e malgrado le grosse paghe e i ripetuti
-donativi, la milizia era aborrita tanto, che molti per sottrarsene
-si mozzavano le dita; e quantunque fosse appiccinita la misura pei
-coscritti, e s'ammettessero anche schiavi, pure, se vollero empiere le
-file, gl'imperatori dovettero concedere terre immuni e inalienabili ai
-veterani, col patto feudale che i loro figliuoli, giunti a età virile,
-dessero il nome all'esercito, se no perdessero l'onore, il fondo ed
-anche la vita[75].
-
-Le ripetute severissime minaccie non rattenevano dal disertare ai
-Barbari, o favorirne le correrie; nè dal soperchiare i sudditi,
-mandando i cavalli a pascolo sull'altrui fondo, o mescolandosi d'affari
-civili; nè induceano i veterani ad occuparsi nel mercimonio o coltivare
-le terre concesse. Si dovette anche ricorrere ad ausiliarj stranieri,
-arrolando Goti e Alemanni, e sollevandoli ai gradi della milizia,
-donde ai civili, e perfino al consolato: lo che sempre più sviliva le
-magistrature curuli.
-
-La legione fu ridotta da seimila a mille o millecinquecento guerrieri,
-separandone, come pare, la cavalleria; il che, se scemò la robustezza,
-crebbe la mobilità, assomigliandola ai reggimenti nostri. Centrentadue
-legioni allora componeano l'esercito romano; e sembra fra tutto si
-armassero seicentoquarantacinquemila uomini, sullo spazio stesso dove
-in piena quiete ora ne stanno in armi più di due milioni. Li dicono
-necessarj alla pace!
-
-La guardia del principe era fatta da tremilacinquecento domestici[76],
-distribuiti in sette scuole, e comandati da due conti. Splendidamente
-divisati con armi d'oro e d'argento, fra essi cernivansi due compagnie
-di cavalli e fanti, detti dei _protettori_. Facevano la scolta negli
-appartamenti interni; andavano nelle provincie quando abbisognasse dar
-pronta e vigorosa esecuzione agli ordini imperiali; e l'esser messo fra
-questi era la più elevata speranza del guerriero.
-
-I sudditi liberi dell'impero si dividevano in tre classi: abitanti
-delle due metropoli, abitanti delle città provinciali, e campagnuoli.
-I primi, sebbene assoggettati alle medesime imposizioni, erano però
-vantaggiati da privilegi, e dalle distribuzioni del grano, spedito per
-obbligo dalle provincie, a cura d'un preside particolare (_præfectus
-annonæ_).
-
-Gli abitanti delle città provinciali cessarono d'esser divisi in
-cittadini, socj e sudditi quando Caracalla, accomunata la cittadinanza,
-tutti eguagliò nella soggezione all'imperatore. Allora vi troviamo
-senatori, curiali o decurioni, e plebe. I senatori erano ombre
-dell'ombra di senato che sopraviveva a Costantinopoli e a Roma;
-quell'onorificenza di puro nome ricevendo dagl'imperatori per avere
-sostenuto cariche insigni, e che infine diventò comune ai maggiori
-possidenti. Poteano esser giudicati soltanto da un tribunale
-particolare, non richiesti alla tortura, nè obbligati alle cariche
-municipali: vantaggi che pagavano con una speciale imposizione, e
-con contributi straordinarj in caso di bisogno[77]. I possessori,
-fossero originarj (_municipes_) od avveniticci (_incolæ_), formavano
-i decurioni o curiali; e poichè doveano spendere e denaro e tempo
-nelle pubbliche cure, le leggi municipali determinavano qual facoltà
-dovessero possedere. Nel II secolo, da un curiale di Como esigevansi
-centomila sesterzj, cioè da diciannove a ventimila lire; nel 342,
-Costanzo II obbligava alla curia d'Antiochia chi possedesse venticinque
-jugeri di terreno; nel 435, Valentiniano III quei che avessero trecento
-soldi d'oro, che potevano contarsi per quattromila cinquecento lire:
-tant'erasi avvilita quella dignità, in prima ambita e con suntuose
-largizioni procacciata. Le iscrizioni accennano anche un ordine
-equestre, forse de' membri di certi collegi.
-
-Nella plebe si riducevano i minori possidenti, artieri, mercadanti,
-esclusi dall'amministrazione urbana (_jus honorum_); era distribuita in
-varie maestranze; del resto faziosa, tremante o minaccevole, attenta ad
-ogni occasione di saccheggi e di violenze.
-
-Alla campagna stavano o proprietarj liberi, o coloni, o schiavi.
-Di questi ultimi non faremo parola più che di animali domestici. I
-coloni, di mezzo fra liberi e schiavi, erano avvinti al terreno che
-coltivavano, in modo che con esso erano venduti e divisi, benchè una
-legge pietosa vietasse di separare i membri della stessa famiglia[78].
-Erano dunque un avviamento ad abolire la schiavitù; e mentre verun
-cenno ne fanno i giurisprudenti classici, frequente si trovano
-menzionati dopo Costantino. Donde provennero? chi li crede imitati da
-ciò che si vedeva nelle nazioni germaniche; chi derivati dalle colonie
-barbare trapiantate nell'impero: più probabilmente germogliarono
-dall'antica forma dei possessi, quando Vespasiano e Tito chiamando al
-fisco i beni comunali, su cui aveano diritto gli abitanti di ciascun
-cantone, e Costantino applicandoli al culto cristiano, ridussero gran
-parte de' possessori a miseria, ed a vendere il proprio patrimonio, o
-lavorarlo a titolo di coloni[79].
-
-Obbligati a vivere e morire sul suolo ove nasceano, trovavansi del
-resto liberi di loro persona; e perciò il diritto li annovera tra
-gl'ingenui, e ne fa legittime le nozze; ma insieme li chiama servi
-della gleba; nè contro del padrone poteano stare in giudizio, salvo si
-discutesse della propria condizione. Ad esso retribuivano in denaro
-o in natura un canone impreteribile, al fisco l'imposizione; col
-rimanente viveano, e risparmiando poteano comprar beni, dei quali però
-l'alto dominio restava al padrone. Condizione peggiore dello schiavo
-in quanto non potevano essere affrancati, non disgiunti dal suolo, nè
-tampoco emanciparsi coll'entrare ecclesiastici o militari[80].
-
-Colle traversie pubbliche ne crebbe il numero e peggiorò la condizione,
-scomparendo la classe tanto utile de' liberi coltivatori e de' minuti
-possidenti. Chi non potesse soffrire la perdita della libertà,
-rifuggiva nelle città a nuove miserie: altri, oppressi da crudeli
-padroni o dall'ingordo fisco, rompevano ad aperte ribellioni.
-
-Questa causa s'univa alle anzidette per aumentare i terreni
-abbandonati. Gl'imperatori fecero esente da tributi chi gli occupasse;
-li distribuivano anche fra i possessori di buone campagne, minacciando
-privarli di queste se quelli trascurassero: provvedimenti vessatorj,
-che a niun bene riuscivano perchè non toccavano la radice del male.
-All'uopo stesso fu introdotta l'enfiteusi, contratto pel quale,
-mediante un canone statuito, assegnavasi un fondo a coltivare per
-un certo tempo od in perpetuo. Prima fu praticato solo con terreni
-del fisco o del municipio; dappoi anche coi privati, allorchè questi
-possedettero intere provincie.
-
-Prima di Giulio Cesare, ciascun municipio costituiva una repubblica
-indipendente, associata alla romana, cui contribuiva un contingente
-determinato, e ne ricevea protezione; partecipava ad alcuni impieghi,
-e ne comunicava la capacità ai Romani entro le sue mura; del resto
-avea leggi proprie, magistrati elettivi, libera amministrazione degli
-interni affari. Intera dunque la libertà civile e la comunale; soltanto
-la libertà politica era legata dal patto federale.
-
-Ma talora il municipio o per forza o di voglia adottava le leggi
-civili romane, e in tal caso entrava fra i popoli detti _fundi_.
-Sotto l'impero, la condizione di fundi diviene generale, adottandosi
-dappertutto il diritto civile romano come condizione della
-cittadinanza, formandosi così l'unità giuridica, mentre gl'Italici non
-aveano chiesto che l'accomunamento del diritto politico. Allora tutte
-le colonie latine divennero municipj; ed essendo caduto in dissuetudine
-il diritto di suffragio, municipio significò una città abitata da
-cittadini romani, qual che ne fosse l'origine.
-
-Tutto ciò effettuossi colla _lex julia_[81] o poco dopo: e in
-conseguenza Roma non fu più soltanto una repubblica sostenuta da
-repubbliche, ma la metropoli d'un grand'impero, di cui l'Italia era
-la provincia principale. Ma a farla vera monarchia si opponeva il
-carattere del diritto pubblico e privato di Roma, municipale per
-essenza, come di quasi tutte le antiche città italiche: onde fu
-mestieri riformare il modo della libertà municipale in Italia, per
-armonizzarla colla politica imperiale e coll'accentrata uniformità.
-
-Come in Roma i soli cittadini di ottimo diritto erano partecipi della
-sovranità, cioè potevano render suffragio in una tribù e sostenere
-le magistrature, così nelle città i decurioni. Non che in pratica,
-neppure nelle filosofiche speculazioni si conosceva il sistema della
-rappresentanza, che fa partecipare al governo effettivo i sudditi,
-per quanto discosti. La riforma di Cesare rese possibile ad Augusto
-di risparmiare ai cittadini lontani il disagio di recarsi fin a Roma
-a rendere i voti, imponendo di raccoglierli ne' particolari comizj,
-indi spedirli alla metropoli. Questo diritto egli limitò ai municipj,
-sotto il qual nome vennero intesi non più tutti i cittadini, ma
-puramente i decurioni. Il senato di questi (_ordo, curia_) insieme coi
-magistrati amministrava la città; ma non che la curia fosse contrappeso
-ai magistrati, unicamente da essa sceglievansi. Questi potevano
-presentare i proprj successori; ma poichè ciò li rendeva garanti
-dell'amministrazione del surrogato, guardavanlo come un peso, e le più
-volte ne abbandonavano la scelta al governatore della provincia[82].
-
-Prima magistratura della città erano i due o i quattro giuridici
-(_duumviri, quatuorviri jure dicundo_), equivalenti ai consoli di
-Roma innanzi che avessero divisa l'autorità coi pretori. Annui,
-soprintendevano all'amministrazione, presedevano il senato municipale,
-ed esercitavano la giurisdizione entro certi limiti, di là dai quali
-le cause portavansi al magistrato. Col crescere dell'imperatoria,
-scemò l'autorità dei corpi municipali; fu tenuto per concessione
-graziosa quel che era diritto anteriore alla conquista; e i duumviri
-scaddero fra gl'impiegati inferiori, senza più nè imperio nè potestà
-nè tribunale. In fine cessarono, e alla curia e all'amministrazione
-degli affari municipali presedeva il primo decurione (_principalis_)
-per tutta la vita o almeno per quindici anni, senza giurisdizione
-perchè non era un magistrato, ma solo il decano del collegio[83]. Così
-il despotismo imperiale insinuava le forme monarchiche perfino nella
-costituzione delle curie.
-
-I Comuni dunque conservavano la sovranità municipale, ma non aveano
-alcuno schermo costituzionale contro il potere assoluto.
-
-Al vedere l'ordinamento delle curie, ov'è scritto nell'_album_ chiunque
-abbia capacità e certi possessi, senza privilegi di nascita o limite di
-numero; ove gli imperatori raccomandano di non sollevare al duumvirato
-se non grado a grado[84], siccome al sacerdozio; ove la curia stessa
-prende parte immediata agli affari della città, elegge i magistrati
-suoi, convoca all'uopo tutti gli abitanti, fa decreti che spedisce
-direttamente, senza che il prefetto possa altro che accompagnarli
-d'informazioni, voi credereste aver sottocchi altrettante repubbliche,
-democratiche affatto, la cui opposizione impedisca o turbi le violenze
-de' lontani dominatori. Apparenza e null'altro.
-
-Ogn'atto delle curie poteva essere cassato dal principe; il rettore
-della provincia annullava a volontà l'elezione dei magistrati; quando
-poi la centralità imperiale spense ogni pubblica vita, l'ordine de'
-decurioni cadde nell'ultimo avvilimento. Perocchè nella difficoltà di
-esigere le esorbitanti imposte, gl'imperatori obbligarono i decurioni
-a riscuoterle, e star garanti di quelle della comunità coi beni e colla
-persona propria, come pure a rispondere della propria amministrazione,
-e di quella degli uffiziali dipendenti da essi. Da un debitore del
-fisco erano abbandonati i campi? la curia era tenuta a pagarne i
-carichi, trovasse o no a chi venderli. Erano dunque i decurioni
-ridotti ad agenti gratuiti e vittime del despotismo, e coll'aumentare
-de' bisogni dell'impero, la carica ne divenne insopportabile; mentre
-l'assodarsi della monarchia scemava e l'autorità e la riverenza de'
-municipj. Costantino e i successori suoi, esentando molti dalle cariche
-municipali, le facevano pesare viepiù sui restanti, e togliendo a molte
-città i lauti patrimonj per applicarli alle chiese cristiane, resero
-impossibile il sostenere le spese. Aggiungete che i curiali senza figli
-poteano disporre solo un quarto de' loro beni, cadendo il resto alla
-curia; dal municipio non potevano allontanarsi senza permissione del
-governatore della provincia; sopra di essi pesava la speciale oblazione
-dell'oro: di modo che trovavansi esposti alle sempre crescenti
-avidità dell'erario, alle prepotenze dei Barbari che soprarrivavano,
-all'esecrazione dei cittadini, che li riguardavano come implacabili
-riscossori.
-
-Bisognò dunque ristorarli di nuovi privilegi: cadendo in miseria,
-fossero nutriti a spese del municipio; se sani e salvi uscissero dal
-giro di tutte le cariche municipali, se n'intendessero dispensati
-per l'avvenire; fossero anche decorati col titolo di conte. Poi
-s'apposero rimedj agli artifizj onde si declinava questa penosa
-onorificenza; Trajano proibì di spender denaro per esimersene; ogni
-figlio di decurione dovesse restar curiale; entrarvi chi acquistasse
-fino a venticinque jugeri; nessuno potesse vendere il terreno che gli
-conferiva quell'oneroso diritto; nessuno ottenere uffizio di corte se
-prima non avesse adempito a que' carichi. Per sottrarsi, il decurione
-arrolavasi all'esercito? la legge lo strappava agli stendardi; davasi
-schiavo? la legge il ritornava libero per empiere la curia; gli spurj,
-gli Ebrei, i nati da padre servo e donna libera, il guerriero vile, il
-prete scostumato erano condannati a farsi decurioni[85]. Questi erano i
-padri della patria; questi i puntelli delle municipali franchigie.
-
-L'eccesso dei mali portato dal pervertimento delle curie fece, dopo il
-365, introdurre sindaci (_defensores_), eletti dall'intera città per
-tutelare i contribuenti contro le pretensioni della curia, e questa
-contro gli uffiziali dell'impero[86]. Nelle cause criminali istruivano
-essi il processo, nelle civili giudicavano fino all'ammontare di
-trecento soldi, e da loro davasi appello ai governatori. Ne crebbe
-l'importanza quando, più esigendosi dai Comuni, più bisognava a questi
-concedere; e quando, oppressi i decurioni, non si poteva usufruttare
-che la plebe. Stranio da prima alla curia, il Difensore finì per
-diventarne capo: sinchè, cadendo a fasci l'amministrazione, il clero
-s'insinuò nelle curie, e il vescovo assunse l'uffizio del Difensore.
-
-Nella giurisdizione volontaria alcuni atti solenni dell'antico diritto,
-come le _vindiciæ_ con tutte le loro applicazioni del manomettere,
-adottare, emancipare, rimanevano ai magistrati del principe, nè
-comunicavansi ai municipali. Altri di forma nuova furono introdotti
-dagli imperatori, quando si cominciò a distendere protocolli d'ogni
-cosa; e secondo lo statuto di Onorio, gli alti doveansi erigere davanti
-ad un magistrato o al difensore, a tre _principali_ e ad uno scrivano
-(_exceptor_); e consistevano in un dialogo fra il primario attore e il
-magistrato. I testamenti sarebbero dovuti aprirsi solennemente alla
-presenza del governatore della provincia; ma per agevolezza alcuna
-volta si leggevano nella curia.
-
-Le città nostre conservavano l'antico diritto italico, che la giustizia
-fosse resa dai cittadini stessi, almeno in materia civile e per la
-prima istanza. Il magistrato istruiva il processo, determinava il
-principio di diritto applicabile al caso, e rendeva una decisione
-condizionata: allora un giurato (_judex_), scelto ciascuna volta e
-di privata condizione, ponderava il fatto, e lo metteva in relazione
-col principio dottrinale esibitogli dal magistrato; dal quale accordo
-usciva il giudizio deliberativo. Quest'ordine di _giudizj privati_
-cadde sotto gl'imperatori, come dicemmo, e i magistrati pronunziavano
-d'alcuni affari senza assistenza di giudici (_extraordinariæ
-cognitiones_). La quale procedura straordinaria fu poi da Diocleziano
-abolita in alcune provincie, in altre dileguò, rimanendo la
-giurisdizione ai governatori, salvo l'appello.
-
-Il nobile romano continuava a credere abjezione il lordar la mano
-nelle arti; ancora al tempo di Costantino erano infami coloro che si
-applicassero a vendere a ritaglio e guadagnare d'industria; Onorio
-e Teodosio vietarono a' nobili e ricchi il mercatare, come cosa
-pregiudicevole allo Stato. Ma rivoluzione importantissima, comecchè
-neppure accennata dalla storia, fu il mutarsi l'industria dagli schiavi
-ai liberi. Mentre prima ciascun dovizioso teneva in casa chi facesse
-ogni servizio sì pel suo occorrente, sì per venderne, allora troviamo
-artigiani indipendenti che lavorano per se stessi e per chi paga; in
-ciascuna città raccolti in maestranze, le quali molto estese e con ampj
-privilegi, dapprima servirono di valido sostegno ai municipj, poi dalla
-fiscalità furono ridotte a nuovo stromento di tirannia e d'oppressura.
-
-I nove collegi d'arti che sussistevano a Roma fin dai tempi di Numa,
-dovettero esser formati piuttosto per apparato che pei bisogni:
-ma sotto l'impero crebbero tanto, che Costantino ne distingue
-trentacinque; cioè, fonditori di metalli, fabbri, lavoratori di ferro,
-di bronzo, di piombo, d'argento; orefici, giojellieri, doratori,
-fabbricatori di vetri, di specchi; conciatori, tintori di porpora,
-tessitori di damaschi, d'altre stoffe operate; folloni, muratori,
-tagliapietre, lavoratori di marmo, di musaico, d'avorio; terrazzieri,
-plasticatori, falegnami, marangoni, quei che ornavano le soffitte,
-carpentieri, vasaj, livellatori dell'acqua, pittori, architetti,
-intagliatori, scultori, medici, veterinarj[87].
-
-Gli aggregati doveano assicurarsi protezione coll'eleggersi un
-patrono: acquistavano il privilegio d'esercitare quell'arte, ad
-esclusione d'ogni altro; aveano sindaco, statuti, possedimenti; erano
-immuni da prestazioni di corpo, e fin dal militare nelle legioni, ma
-dovevano allo Stato certi servigi. Così ai fabbri in Roma incombeva di
-spegnere gl'incendj; lungo i fiumi alcuni _navicularj_ erano tenuti
-a trasportar le derrate degli eserciti; i _bastagarj_ a carreggiare
-le annone del fisco, e via discorrete. Pertanto consideravansi
-come legati al territorio della città, coi figli e cogli averi; lo
-scostarsene pareggiavasi a diserzione, e venivano rinviati; nè agli
-obblighi poteano sottrarsi neppure per rescritto imperiale, eccetto
-se entrassero soldati o cherici[88]. Di questa servitù si valsero
-gl'imperatori a sevizie fiscali, e tennero le maestranze in solido
-responsabili delle tasse; quando non trovassero denaro altrove,
-gettavansi sopra di esse con tale oppressura, che molti se ne
-sottraevano fino col rendersi servi della gleba.
-
-Grave crollo all'industria diedero gl'imperatori col fabbricare per
-economia checchè occorresse al servizio proprio, alle distribuzioni pei
-cortigiani e ministri, agli eserciti, infine anche per farne traffico:
-intempestiva reminiscenza dell'antica costituzione domestica, quando
-ogni padrefamiglia teneva in casa servi per tutte le manifatture
-occorrenti. Alessandro Severo faceva tessere e tignere porpora, e la
-più fina e lucente mandava sul mercato[89]: Costantino vendeva vesti,
-lino, pelliccie per conto del fisco: Costanzo II avea telaj di lana,
-seta, lino. Errore grossolano d'economia, del quale fu conseguenza
-l'avere Valentiniano proibito a qualunque privato di fabbricar seterie,
-o tessere ori od altre stoffe; Graziano e Teodosio multano di morte
-e confisca chi tignesse o vendesse porpora, o comprasse seta dai
-Barbari, serbandosene il monopolio l'imperatore, dal quale pure i
-soldati doveano comprar le vesti[90]. Davano opera a tali manifatture
-innumerevoli schiavi, obbligativi in perpetuo coi figli loro acciocchè
-non portassero fuori l'arte.
-
-Gli armajuoli erano liberi di condizione; ma ascritti una volta al
-collegio, doveano per un certo numero d'anni rimanervi coi figli,
-marchiati al braccio ond'essere riconosciuti. Internamente le armi si
-vendeano alla libera, ma era vietato asportarle. Fabbricavansi (per
-dir solo dell'Italia) freccie a Concordia, scudi a Verona e Cremona,
-corazze a Mantova, archi a Pavia, spade a Lucca: ad Aquileja, Milano,
-Ravenna, Roma, Canusio, Venosa lavoravansi stoffe di lana e seta per
-uso particolare degl'imperatori, divise militari, vele e sartiame per
-le navi: Taranto e Siracusa aveano tintorie; zecca Aquileja e Roma.
-
-Al fisco furono tratte anche le miniere, le saline, le cave di gesso,
-di coti, di marmi, e perfino delle pietre; ed affittavansi a privati.
-Vi lavoravano o condannati, o schiavi coi loro figliuoli: schiavi
-erano i monetieri. Tante opere affidate a schiavi, che non costavano
-se non il mantenimento, diminuivano i modi di guadagnare alla libera
-popolazione, offrendo le manifatture ad un prezzo cui non poteano i
-privati.
-
-Il commercio non fioriva meglio che nell'età precedente; e se le leggi
-il tolsero in cura, fu con meschini ed avari accorgimenti. Allorchè i
-Barbari si avvicinarono, e preser gusto alle delicature della civiltà,
-i Romani avrebbero potuto, collo stabilire mercati sulle frontiere,
-ricuperare in parte l'oro che quelli rapivano o ricevevano in tributi
-e soldi. Ma temendo di allettarli colla mostra delle ricchezze, fu
-limitato quel traffico, e interdetto, pena la confisca e l'esiglio, il
-vendere ai Barbari nè ai loro ambasciadori non solo le armi, ma sino
-il ferro greggio o lavorato, nè le coti, o l'insegnare a costruir navi
-nè somministrarne il legname, anzi fin il dare vino, olio, caviale,
-sale: poi il timore fece escludere gelosamente i mercadanti persiani e
-barbari, salvo alcune città determinate[91].
-
-Se pensate che a Roma era chiusa la principale sorgente di sue
-ricchezze, la conquista, comprenderete come ella doveva impoverire. I
-metalli fini eransi cumulati in poche mani, e resi sterili nel lusso
-de' giojelli, delle dorature, de' vasi; le miniere di Spagna e di
-Grecia erano esauste, ossia entrate nel terreno duro, che esige tempo
-e forza soverchia; dall'Egitto e dalla Libia conveniva trarre tutto
-il grano, il quale si paga a contanti: onde la mancanza di numerario
-fu uno degli sconci più sentiti in quell'estremo, non bastando a
-pagare gli eserciti, a incoraggiare l'agricoltura, a dar capitali
-all'industria e agevolezza al cambio.
-
-Già Antonino Pio avea dovuto sovvenire alle pubbliche necessità fin
-col vendere gli ornamenti imperiali; Marc'Aurelio mandò due volte
-all'incanto i vasi d'oro e le preziosità della reggia; Didio Giuliano
-adulterò la moneta, indotto forse dall'ingente somma a cui erasi
-obbligato per comprare il breve impero. Le monete d'oro si conservavano
-a settecentottantotto di fino, ma deteriorarono quelle d'argento;
-Caracalla vi mescolò metà rame; di due terzi le alterò Alessandro
-Severo: Massimo fece coniare i metalli preziosi dei tempj e dei luoghi
-pubblici, e fino i simulacri degli Dei e degli eroi: sotto Filippo non
-correvano quasi altre specie d'argento che le battute dagli Antonini:
-da Gallieno a Diocleziano se ne spendeano soltanto di rame stagnato;
-e tanto insolentivano i monetieri falsi, da proromper fino contro
-Aureliano in una sommossa, che settemila soldati costò il soffocarla.
-Dopo lui ricomparve l'argento, forse perchè egli ne traesse dalla
-depredata Palmira; ma a poco andare fu esaurito. Mentre Costantino nel
-325 tagliava ottantaquattro solidi ogni libbra d'oro, quarantadue anni
-più tardi Valentiniano I ne tagliava settantadue, cioè l'aumentava
-d'un settimo: e mentre la proporzione dell'oro coll'argento al tempo di
-Vespasiano era di uno a dieci, Costantino la stabilì come di dodici a
-quattordici.
-
-Teodosio determina che ai soldati sui confini dell'Illirico si dia
-denaro invece delle razioni, e che ottanta libbre di carne porcina
-salata valutinsi un soldo d'oro, come ottanta libbre di olio, e dodici
-moggia di sale. Il soldo d'oro può ragguagliarsi a lire 14.81, talchè
-una libbra metrica di carne valeva 57 centesimi, e lire 1.13 la mina
-del sale; tanto era incarito il denaro dal tempo di Diocleziano.
-
-Doveva incarirne anche l'interesse. Già sotto la repubblica abbiam
-veduto a che grosse usure si collocassero i capitali: senza tener
-conto degli abusi, la legge al tempo d'Augusto determinava il quattro
-per cento, il sei sotto Tiberio, il dodici regnante Alessandro Severo:
-questi lo ridusse ancora di tratto al quattro; infausto accorgimento,
-che fece chiuder l'oro, e moltiplicare le segrete usure, tantochè a
-Costantino parve assai il poterle ridurre al dodici[92].
-
-Nell'ignoranza de' principj che regolano la ricchezza, fu persino
-vietato di portar fuori l'oro, e, ciò che a pena si può credere, venne
-ordinato di usare ogni astuzia per carpirlo ai forestieri[93]. Allo
-scemare del denaro, si assegnavano in natura gli stipendj a' magistrati
-e guerrieri, valendosi dei tributi pagati in natura dalle provincie. E
-poichè il soldo tanto cresciuto alle legioni non poteasi senza pericolo
-diminuire, s'introdussero ausiliarj barbari, i quali s'accontentavano
-di pane, lardo, vino, olio e poca moneta.
-
-Così l'enorme avidità delle finanze, se non bastava diroccasse
-l'industria e l'agricoltura, apriva anche il paese ai Barbari, che ben
-presto dovevano dominarlo.
-
-
-
-
-CAPITOLO XLVIII.
-
-Figli di Costantino. Sistemazione ecclesiastica. L'Arianismo.
-
-
-Tanti interessi favorì e guastò Costantino col mutare politica,
-religione, metropoli, che non è meraviglia se di niun altro personaggio
-forse tanto bene fu detto e tanto male. Converrebbe trasferirsi al suo
-tempo per ponderare con esattezza il merito e la colpa dell'assodare
-sulle ruine del governo popolare la sovranità centrale, mutando lo
-spirito della sua nazione non solo, ma delle successive, che da quel
-punto appajono distinte dalle antiche. Robusto animo si richiede per
-certo a cangiare, non che gli statuti, la religione d'un paese, senza
-sbigottire a pregiudizj d'educazione, a sofismi, a mormorazioni;
-robusto per resistere alle insinuazioni d'un partito trionfante, anelo
-di vendicarsi della lunga oppressione. A chi il chiedeva di condannare
-Gentili od eretici, Costantino rispondeva: — La religione vuole che
-per lei si soffra la morte, non che la si dia». Nelle carestie mandava
-generosamente ai vescovi grani, vino, olio, vesti, denaro da compartire
-ai bisognosi, massime ad orfani e vedove, senza divario di credenze.
-Represse le spie, _pubblica peste_, punendole se calunniatrici;
-professava di voler calcare le orme di Marc'Aurelio e dello zio
-Claudio; attesa la fragilità degli uomini, doversi nel governo
-propendere alla condiscendente equità più che alla stretta giustizia.
-Riferitogli che alcuni popolani aveano lanciato sassi contro le sue
-statue, si palpò, e disse: — Non mi risento di nessun'ammaccatura».
-In uno di que' panegirici che la viltà de' letterati tesseva, e
-l'impudenza de' Cesari tollerava, un sacerdote predicevagli che,
-dominato glorioso sugli uomini, salirebbe a regnare a lato del Figliuol
-di Dio; ma l'imperatore lo interruppe, e, — Non de' tuoi elogi ho
-mestieri, bensì delle tue preghiere».
-
-Quando di paganesimo era satura la società, non poteva egli a un tratto
-promulgare editti che abolissero il passato, e sopra la formalista
-legalità facessero trionfare il giusto e il buono: pure adoperò
-per elevare l'uomo materiale a uom morale, e al diritto di natura
-sottoporre gli arbitrj del diritto civile. Conforme alle dottrine
-religiose, abrogò le punizioni contro il celibato, esentò i cherici
-da ogni pubblico servizio od impiego oneroso, restrinse la facoltà
-di far divorzio; mandò a tutte le città d'Italia poi d'Africa, che
-si sussidiassero i genitori poveri, acciocchè non avessero a mandar a
-male i neonati. Punì il ratto fin a volere arso vivo il reo, o sbranato
-nell'anfiteatro; ed anche la rapita se confessasse aver consentito;
-i genitori di lei doveano pubblicamente accusarla; gli schiavi che
-v'avessero tenuto mano, erano bruciati, o liquefatto loro del piombo
-nella gola; nè lunghezza di tempo prescriveva l'azione contro questo
-misfatto, i cui effetti cadevano anche sulla prole: legge dove
-la moralità faceva trascendere la giustizia, e che perciò dovette
-modificarsi.
-
-A insinuazione de' vescovi, meglio tutelò gl'interessi dei pupilli, ne
-garantì i possessi immobili, e volle s'intendessero aver ipoteca legale
-sui beni dei loro tutori. Generalizzò il diritto delle madri sulla
-successione ai proprj figliuoli; rinfrancò la buona fede, mediante il
-giuramento che i testimonj doveano proferire prima di deporre; estese
-l'uso de' codicilli; e volle più non fossero essenziali le formole
-nelle stipulazioni, nè le parole rituali nei legati. Da qualunque
-decisione diede appello a magistrati superiori; ma per ovviare allo
-spirito contenzioso, morbo d'allora, inflisse pene a chi interponesse
-appelli temerarj[94]. Sottopose anche il soldato all'ordinaria autorità
-nelle cause civili: nelle criminali, per tutti i sudditi fino ai
-Chiarissimi, furono competenti i medesimi tribunali. Stabilì che le
-condanne si registrassero, per responsabilità morale dei giudici:
-minacciò i magistrati prevaricatori o negligenti: dalle confische
-esentò ciò che fosse stato donato alle mogli ed ai figli, e nel
-registro de' confiscati si notasse sempre che aveano prole: addolcì la
-detenzione ai prevenuti, e volle che gl'incarcerati per debiti al fisco
-avessero stanza capace ed ariosa: mitigò le pene afflittive, abolendo
-quella tanto prodigata del marchio in fronte e la croce.
-
-Vietò agli uffiziali pubblici di togliere, per debiti fiscali, i bovi,
-gli schiavi o gli attrezzi rurali, nè per le poste usare gli animali
-destinati ai campi: durante la seminagione e la messe dispensò i
-contadini da ogni servizio di corpo, e fin dal santificare le feste.
-Incoraggiò le arti e il sapere, mantenne pubbliche biblioteche,
-e la tradizione fa da lui fabbricare innumerevoli chiese, e tutte
-dotare pinguamente, con vasi preziosi e aromi e marmi fini. A tali
-liberalità gli porgevano modo sì i beni che i predecessori suoi aveano
-confiscato ai martiri, sì quelli ch'e' toglieva ai tempj profani o
-alla celebrazione de' giuochi circensi e teatrali. Proibì anche i
-gladiatori, ma non fece osservare il divieto: come anco ripermise
-l'aruspicina, che prima avea vietata.
-
-Ma prode a capo degli eserciti, nella reggia annighittiva a posta de'
-ministri, che sperdevano il genio di lui tra frivole particolarità.
-Guasto dalla prospera fortuna, portava inseparabile il diadema,
-effeminato nell'addobbo e nel lusso aulico; al quale ed alla fabbrica
-della nuova città non bastando i tesori accumulati, gravò di nuovi
-accatti i sudditi. Da crudeltà ed avarizia nol ritennero la riflessione
-e il cristianesimo.
-
-Da Minervina, moglie oscura di sua giovinezza, avea generato Giulio
-Crispo; giovane di ridente aspettazione, che a diciassette anni
-(317) proclamato cesare e governatore delle Gallie, con
-vittorie su Germani e Franchi e nella guerra civile acquistò il cuore
-della moltitudine. Ma repente Costantino lo faceva giudicare e uccidere
-a Pola (326): dappoi, scopertolo innocente, lo pianse, e punì
-atrocemente coloro che l'aveano indotto a un misfatto, le cui ragioni
-sono avvolte nel mistero, come avviene di questi assassinj di palazzo.
-Allora dichiarò Cesari Costantino, Costanzo, Costante, partoritigli da
-Fausta figlia di Massimiano; associò loro, non si saprebbe perchè, gli
-zii Dalmazio e Annibaliano; e li collocò in diverse parti dell'impero,
-con qualche porzione di autorità, ma sempre in sua dipendenza.
-
-Negli ultimi quattordici anni meritò il titolo di fondatore della
-pubblica quiete: temuto dai Goti, dai Vandali, dai Persi, riceveva
-ambascerie fin dalle rive dell'oceano Orientale, e dalle sorgenti del
-Nilo. Dieci mesi dopo celebrato il trentesimo anno d'impero, ammalò
-a Nicomedia, e sentendosi mancare, chiese l'imposizione delle mani
-ed il battesimo (337 — 27 maggio) fin là differito, e morì
-protestando esser unica vera vita quella in cui entrava. Onorato di
-solennissime esequie, fu collocato dall'adulazione de' Pagani fra gli
-Dei, dalla gratitudine del clero fra gli apostoli e i santi, dalla
-giustizia della posterità fra i grandi monarchi, come quello che intese
-il suo tempo, e non che ostinarsi al passato, secondò e favorì i maturi
-progressi, e si pose a capo della maggior rivoluzione che la storia
-descriva.
-
-Appena lui morto, il popolo e i soldati, non si sa per qual motivo,
-trucidarono Dalmazio, Annibaliano e i nipoti di lui, sicchè regnarono
-soli i figli. Costanzo II ebbe l'Asia, l'Egitto, la Tracia; Costante
-l'Italia, l'Illirico e l'Africa: Costantino II, non contento delle
-Gallie, della Spagna e della Bretagna, pretese anche la Mauritania
-(340), e per averla invase l'Italia; ma ad Aquileja restò ucciso. Ne
-occupò i dominj Costante, ma debole e scostumato, perdeva gli amici,
-esacerbava i nemici: del che imbaldanzito Flavio Magnenzio, capitano
-barbaro, l'uccise e si fece gridare imperatore (350), ed ebbe
-l'Occidente coll'Italia. Contemporaneamente Vetranione, antico
-generale delle legioni dell'Illirico, intesa la morte di Costante,
-lasciossi da queste acclamare augusto; e in Roma Popilio Nepoziano,
-nipote di Costantino, con un branco di schiavi e gladiatori, carpiva
-la porpora.
-
-Costanzo dalla guerra di Persia si volse contro gli usurpatori;
-ricevette al perdono Vetranione che sempre avea fatto mostra d'essere
-daccordo con lui; a Magnenzio, che già aveva ucciso Nepoziano,
-diede una delle più sanguinose battaglie che da gran tempo vedesse
-l'Europa[95]. Costanzo pianse allo sterminio di tanti prodi che
-avrebber potuto far barriera ai Barbari: Magnenzio, fuggito in
-Aquileja, sostenne alquanto tempo la guerra nell'alta Italia poi nelle
-Gallie, finchè a Lione s'uccise (353). Allora Costanzo si
-trovò unico possessore di tutto l'impero; egli _eterno_, egli _signore
-dell'universo_: ma era un fiacco, inetto a far il bene o impedire il
-male, aggirato da eunuchi, i quali, arbitri del nuovo impero come
-dell'antico erano i pretoriani, ergevano ai primi gradi creature
-loro, accumulavano ricchezze, impedivano che i lamenti giungessero al
-monarca, illuso da mendace quadro di prosperità e d'applausi.
-
-Di tali disordini si fanno forti alcuni per dire, — Ecco a che fu
-ridotto l'impero dal cristianesimo».
-
-Perchè l'illazione reggesse, bisognerebbe dimenticare qual era l'impero
-pagano; chè è solo dei fatui, allorchè una medicina non risana un
-infermo disperato, dire che lo ammazzò. Il cristianesimo operava una
-rivoluzione, non di accademiche speculazioni, ma pratica, volendo
-mutare la condizione morale, dirigere la volontà e la vita. Non tendeva
-dunque ad operare sull'opinione per via della pietà, ma viceversa, a
-penetrare nelle credenze, e da queste nelle leggi quale indistruttibile
-componente. In mutazioni siffatte, il movimento, non che si arresti
-alla superficie, investe tutte le azioni e le idee, la società
-domestica non men che la pubblica, s'intreccia spesso ne' legami della
-famiglia e dello Stato, sempre alla loro sanzione; talchè l'opinione
-recente trovasi a petto un ordine legale da abbattere, affezioni da
-contrastare, abitudini inveterate da rompere, giudizj abbarbicati da
-revocare in discussione.
-
-Men difficile riuscirebbe la vittoria se i novatori portassero seco un
-ordinamento bello e compito, una legislazione foggiata sui dogmi che
-insegnano. Ma il cristianesimo, società spirituale, volta a convincere
-gl'intelletti e far retti i cuori, più che a sovvertire le relazioni
-e l'esterior condizione dell'uomo, quando uscì dall'angusto circolo
-delle chiese non aveva in pronto veruna teorica sociale da offerire
-agli imperatori convertiti, sicchè trovossi esposto agli inevitabili
-ondeggiamenti del tirocinio.
-
-I successori pertanto di Costantino trovavano nei precetti del Vangelo
-e nei consigli della Chiesa di che migliorare le leggi dal lato morale:
-ma mentre la legislazione civile assumeva spirito cristiano, gentilesca
-rimase l'amministrazione; il sovrano era ancora identico collo Stato,
-coll'autorità senza confini rendendo smisurata l'efficacia de' vizj
-suoi; alla Corte duravano perversi costumi, e raggiri d'eunuchi e
-cortigiani; le credenze evangeliche rimanevano falsate dal despotismo
-di teologi coronati. Se v'aggiungete l'irriflessivo ostinarsi di
-molti nella dottrina dei loro padri; la necessità di rispettare certe
-forme di reggimento, unico puntello della costituzione di cui erano
-scalzati i fondamenti; le gravi sventure che percossero l'impero; le
-dissensioni interne della Chiesa, vi sarà spiegato perchè sì lento
-arrivasse il finale trionfo di questa, e nella sua visibile attuazione
-si mescolassero estranei elementi.
-
-Frattanto alla società civile essa ne contrapponeva un'altra,
-costituita regolarmente ma sovra tutt'altre basi. E poichè gli affari
-esterni della Chiesa tale importanza acquistano, che senza di essi
-rimarrebbe inintelligibile la storia, vogliamo esaminarne l'ordinamento
-allora introdotto; e tanto più che durò dopo scomparso il civile, per
-dar carattere alla storia moderna d'Italia, e conservasi fino a noi
-colla stabilità che la Chiesa imprime a tutto.
-
-A una dottrina veramente cattolica, la cui identità resterebbe
-distrutta per ogni minima deviazione dalla fede comune, era
-indispensabile un sacerdozio ordinato in modo, da perpetuare la
-rigorosa conformità di credenze nell'infinito numero di Stati fra cui
-è divisa la comunità spirituale, indipendenti, distinti di luoghi,
-di stirpe, di favella; in modo che s'attuasse una civiltà, universale
-di fatto come di nome. A ciò servì l'unità del sacerdozio, pel quale
-l'esistenza del potere ecclesiastico rimane assicurata accanto al
-temporale, senza che l'uno minacci l'altro.
-
-Col sacerdozio s'introduce fin dal principio una distinzione, ignota
-a Greci e Romani, fra preti e laici. I sacerdoti, destinandosi a
-speciale servizio divino, ricevevano la missione e la dignità dai
-vescovi coll'imposizione delle mani. Ogni comunità aveva un solo
-vescovo, che la propria elezione comunicava ai confratelli con lettere
-pastorali, ove faceva professione di sua fede: gli uni agli altri poi
-partecipavansi la lista degli scomunicati, acciocchè nessuno di questi
-fosse accettato in altre chiese; e davano lettere di raccomandazione
-(_literæ formatæ_) pei fedeli della propria diocesi che viaggiassero.
-Così l'universalità moltiplicava le relazioni, potentissimo mezzo
-d'incivilimento.
-
-Il territorio su cui un vescovo aveva giurisdizione, chiamavasi
-diocesi, con nome dedotto dalla nuova distribuzione imperiale.
-Più tardi a molti vescovi fu preposto un metropolita, col titolo
-d'arcivescovo o di patriarca, che li consacrava, convocava a sinodi,
-rivedeva le loro sentenze. Ne' primi secoli non appajono altri
-patriarchi che a Roma, Alessandria, Antiochia.
-
-La chiesa di Roma, oltre esser eretta nella maggior città d'allora,
-vantavasi fondata avanti ogn'altra di Occidente, e dal maggiore
-degli apostoli, e bagnata del sangue di esso e di san Paolo; onde
-consideravasi capo della gerarchia il vescovo di essa, malgrado che
-gli altri patriarchi ora ad ora competessero: ma almen nella pratica,
-la primazia teneasi piuttosto d'ordine e dignità, che di potere o
-giurisdizione. Quando la Chiesa universale fu legalmente riconosciuta,
-e potè congregare i suoi rappresentanti, e pubblicare decreti per tutto
-l'impero, l'autorità della romana sede fondossi sopra atti legittimi,
-emanati dalla potenza ecclesiastica d'accordo colla civile[96], e
-s'andò via via fortificando anche esteriormente.
-
-La comunanza dei beni, possibile in società ristretta, perdette
-opportunità appena la Chiesa fu dilatata; e i proseliti poterono
-conservare i loro beni ed aumentarli ciascuno col traffico,
-l'industria, le eredità, solo obbligati a soccorrere i fratelli poveri,
-e ad un'offerta nelle ebdomadali o mensili adunanze, pel culto o per
-opere di pietà. Il denaro raccolto custodivasi dal vescovo, e tre
-porzioni generalmente se ne facevano: la prima a sostentamento del
-vescovo e del clero; la seconda al culto e ai banchetti di carità;
-l'ultima ai poveri, pellegrini, schiavi, carcerati, a salvar la vita
-e l'anima degli esposti, a quelli che soffrissero per la giustizia.
-N'erano dispensieri i diaconi; nè lontananza di provincie, nè
-diversità di nazione limitava la carità, anzi neppure la differenza di
-religione. Essendo dalle leggi imperiali interdetto ai collegi e corpi
-il possedere fondi senza dispensa del senato o del l'imperatore, le
-chiese non n'ebbero se non sullo scorcio del secolo III. Dall'editto di
-Costantino ne ricevettero ampia facoltà, e allora cessarono di trarre
-unico sostentamento dalle limosine dei fedeli.
-
-Gli ecclesiastici dapprima vestivano non altrimenti de' laici, per
-la necessità di nascondersi; ed abito consueto a' Cristiani era il
-mantello filosofico sopra la tunica, quale con poca varietà conservasi
-tuttora dagli ecclesiastici. La maestosa toga già cadeva in disuso
-sotto Augusto[97], riserbandosi solo a certe comparse, per quanto egli
-e più tardi Adriano tentassero richiamarne l'usanza: smessa poi affatto
-nel dechino dell'impero, dell'antico vestimento serbarono traccia
-soltanto gli ecclesiastici, i quali in tal modo vennero a trovarsi
-addobbati diversamente dalla comune de' cittadini.
-
-Ciascuna _plebe_ poi eleggeva i proprj sacerdoti: fra questi
-cernivasi il vescovo, cercando appartenesse alla diocesi medesima,
-onde conoscesse il suo gregge, ma del resto prendendolo dovunque si
-trovassero scienza, virtù, opportunità alle circostanze; e popolarmente
-era pure eletto il romano pontefice. Per decidere sui dubbj, o per
-refocillarsi di fede e di carità, si radunavano in sinodi particolari,
-ovvero in generali.
-
-Era dunque la Chiesa costituita in monarchia elettiva e
-rappresentativa, colla libertà e l'eguaglianza accoppiando l'assoluta
-obbedienza dovuta al capo, benchè tolto dal popolo: nè altro culto
-al mondo seppe coordinare una gerarchia in modo, da potersi svolgere
-ed ampliare indefinitamente, eppur rimanere sotto ad una magistratura
-suprema ed infallibile in diritto e in fatto. Re e sudditi, individui
-ed assemblee non sono sommessi che alla legge di Dio, promulgata e
-interpretata dalla Chiesa, a cui egli disse, — Chi ascolta voi, ascolta
-me; pascete le mie pecore; ciò che voi sciorrete sarà sciolto, ciò che
-legherete sarà legato»; onde l'autorità e l'obbedienza rimangono del
-pari nobilitate; ai popoli s'impone un'autorità scevra d'ogni violenza,
-e tale che lo spirito vi s'inchina senza che il cuore s'avvilisca;
-giacchè, parlando dall'alto, obbliga eppure non costringe.
-
-La potenza morale de' pontefici, divenuta poi efficacissima nel
-medioevo, riducesi, come quella de' prischi tribuni, a una negazione
-protettrice, impedendo si conculcassero la giustizia e la moralità.
-Come un pretore romano, il pontefice pacifico e inerme decide, secondo
-equità, le dissensioni, che l'interesse o l'ambizione suscitino fra i
-credenti; come un censore, ammonisce gl'ingiusti ed i violenti; come un
-tribuno, protesta a favore degli oppressi. I suoi ministri, recisamente
-distinti da quelli dell'ordine temporale, sono obbligati all'universale
-insegnamento, epilogato in simboli noti a tutti, ed esposti al cherico,
-al laico, all'incredulo: il che impedisce del pari e l'esclusività
-delle Caste orientali, e il vacillamento dei moderni Riformati. Il
-sacerdote accostandosi al sovrano siccome deputato della monarchia
-della Chiesa, rammenta l'eguaglianza di tutti e la preferenza dovuta ai
-poveri; accostandosi al popolo, predica la ragionata soggezione.
-
-I primi pontefici, dopo sudato tutta la vita a serbare pura la fede e
-incoraggiarne i confessori, l'avevano suggellata col proprio sangue. A
-Pietro succedettero (67) Lino volterrano; Anacleto romano;
-Clemente romano, già compagno di san Paolo, e di cui ci rimangono
-due lettere ai Corintj (100); Evaristo siro; Alessandro
-romano; Sisto della gente Elvidia, che introdusse il digiuno della
-quaresima; Telesforo di Turio, cui si attribuisce il _Gloria in
-excelsis_ (139). Di Igino ateniese, Pio d'Aquileja, Aniceto
-d'Ancisa, Sotero di Fondi, non è ben certo, non che il tempo, l'ordine
-di successione (177). Eleuterio di Nicopoli narrano mandasse
-missionarj nella Bretagna. Lo zelo di Vittore africano (193)
-fu temperato dai prelati occidentali, affinchè non segregasse dalla
-Chiesa i vescovi d'Asia per la quistione sul tempo in cui celebrare
-la pasqua. Calisto della gente Domizia (249), succeduto a
-Zefirino romano, dicono scavasse il famoso cimitero lungo la via Appia,
-che vi fossero tumulati censettantaquattromila martiri e quarantatre
-papi. Seguono Urbano e Ponziano romani (253), Antero di
-Policastro, Fabiano, Cornelio, Lucio, Stefano romani: quest'ultimo
-ebbe dispareri con san Cipriano. Poi Sisto II ateniese (257);
-Dionisio di Turio, de' cui scritti ci rimane qualche frammento; Felice
-romano; Eutichiano da Lucca; Cajo Dalmata; Marcellino romano; Marcello
-romano (304), di cui la severità e le contraddizioni sono
-attestate dall'epitafio che san Damaso ne scrisse. Pochi mesi durato
-papa Eusebio calabrese, gli successe Melchiade o Milziade africano
-(311], indi Silvestro di Roma [Sidenote: 314), sotto il quale
-avvenne il fortunato cambiamento degl'imperatori.
-
-Tardi si narrò che Costantino, mondato dalla lebbra e battezzato
-da questo pontefice, cedesse a lui ed ai successori la sovranità
-di Roma, dell'Italia e delle province d'Occidente. L'atto, forse
-foggiato nell'VIII secolo e inserito nelle Decretali del falso
-Isidoro, parve assegnare remotissima antichità e legittimo principio
-alla dominazione temporale dei papi. Pure sin dal secolo XII ne fu
-impugnata l'autenticità, poi Lorenzo Valla l'abbattè con ragioni,
-cui i leali difensori della santa sede furono i primi ad assentire.
-Costantino dotò bensì lautamente le chiese di Roma; ed un catalogo,
-comunque imperfetto[98], enumera le rendite che da case, botteghe,
-fondi, giardini traevano quelle di San Pietro, San Paolo, San Giovanni
-Laterano, sommanti a ventiduemila aurei, oltre quantità d'olio,
-lino, carta, aromi, frutti. Pure i pontefici anche dopo il trionfo
-perseverarono in umile tenore di vita, non aspirando a regnare su
-questo mondo, ma a darsi specchi di costante virtù.
-
-Tosto però che le cose del cielo toccano queste umane, partecipano
-della pervertita loro natura. Nella Chiesa, da perseguitata divenuta
-dominante, a folla entrarono Pagani, non sempre per intima convinzione,
-nè dopo lottato col raziocinio, colle passioni, coll'abitudine,
-cogl'interessi; ma sovente per conservare le cariche o il favore, o per
-cupidigia de' privilegi e delle ricchezze sacerdotali: di che i costumi
-de' Cristiani peggiorarono, e i vizj dell'antica s'insinuarono nella
-nuova religione. Trista pittura de' costumi dei prelati fa Ammiano
-Marcellino, ma siccome uomo che del cristianesimo non conosce se non
-l'austera semplicità, senza avvertire come già acquistasse ingerenza
-civile, e in conseguenza dovesse mostrare pompe esteriorj, suntuose
-solennità, ricevere tributi, avere possessi, co' privilegi e coi
-pericoli che gli accompagnavano.
-
-In Oriente si era meno ammazzato e più discusso; laonde, se rapido
-germogliò il cristianesimo, insieme nacquero dubbj e novità, e quella
-serie di dissensi che rampollano da ogni verità tosto che sia seminata
-in mezzo agli uomini, dove può restare contaminata da amici, da nemici,
-dai mezzi stessi di cui l'uomo è costretto valersi per propagarla, cioè
-la parola e la scrittura. Quindi nuova nè sempre incruenta persecuzione
-cominciò alla sposa di Cristo, la quale, sicura omai della costanza
-dei martiri, doveva temere la seduzione dell'errore, e travagliarsi
-a conservare nell'apostolica integrità questo vasto simbolo della
-rivelazione, di cui ogni parte, ogni parola corrisponde al tutto.
-
-Al nostro libro non appartiene di toccarne se non quanto concerne
-l'Italia, e quanto operò sui pubblici avvenimenti; perocchè le eresie,
-che dapprima erano dispute di scuola, giunsero ben presto a sconvolgere
-la politica: e la più clamorosa fu l'Arianismo.
-
-Cristo nulla scrisse. Che gli Apostoli, prima di spargersi a predicare
-alle nazioni, abbiano fra sè combinato il simbolo della fede comune,
-quale ci fu tramandato col titolo d'_Apostolico_, è pia credenza[99].
-Un'esposizione generale e compita del dogma non si aveva; e la
-dichiarazione di fede consisteva nell'escludere dalla comunione
-d'una chiesa chi credesse altrimenti, cioè chi alla verità generale
-surrogasse una restrizione di particolar suo giudizio.
-
-Di siffatta guisa erano stati combattuti i primi errori intorno alla
-natura divina, dove alcuni aveano sostenuto l'unità astratta della
-sostanza di quella, fino a negare ch'essa si svolgesse in tre persone;
-alcuni eransi abbandonati alla vaghezza d'idee platoniche, analoghe
-alle cristiane sul Verbo; altri aveano posto troppa differenza tra
-il Padre e il Figliuolo, o formandone un dio distinto, o riducendolo
-a un uomo, nel quale per alcun tempo si fosse incarnata una virtù
-celeste, una sostanza divina. Da che il mondo omai apparteneva a
-Cristo, viepiù importava di conoscere chi e quale egli fosse. Ario,
-prete d'Alessandria d'Egitto (312), pretese spiegarlo; ma
-mentre gli ortodossi tengono Cristo come la conoscibilità divina, il
-pensiero eterno di Dio, coesistente coll'eterna sua attività, della
-medesima sua sostanza (ὁμούσιος), Ario vi riconosceva la forza, la
-verità, l'avvenire, ma non voleva identificarlo con Dio, e ne formava
-un essere distinto, di sostanza analoga (ὁμοιούσιος) a quella di Dio,
-una creatura tipica, che Dio generò per servire di modello agli uomini.
-
-Erudito in quanto erasi detto prima di lui, con sottilissima
-dialettica, stile splendido e fin lezioso, arguta industria
-d'insinuarsi negli spiriti, perseveranza di aspettare, accorgimento
-di cedere a tempo, e rimanere nella Chiesa nel mentre la sovvertiva,
-faceva libri e poemi popolari, entrava nelle case confabulando,
-e — Avete voi (domandava alle donne), avete avuto figli prima di
-partorire? così neppur Dio potette averne uno prima che il generasse».
-Da questa triviale comparazione molti restavano convinti che il Padre
-dovess'essere anteriore al Figliuolo.
-
-Già allora non pochi teneano che, nella forma della dottrina, nulla
-vi fosse di assoluto, e tutto dipendesse dal riflesso d'una certa
-modificazione del sentimento, e che le differenze della Chiesa non
-fossero se non varianti maniere di vedere dell'intelligenza cristiana:
-sicchè gl'istinti razionali dirigeansi a favore di Ario, il quale
-al mistero opponeva il senso comune: i tanti che, sull'esempio di
-Costantino e della Corte, si erano convertiti prima di vincere sè ed il
-mondo, abbandonavansi alla rilassatezza nel credere, alla svogliatezza
-nel cercare il vero: lo scarso studio agevolava l'errore, e a gente
-inavvezza alle sublimi audacie dell'ideale, riusciva più facile
-rappresentarsi Gesù nella sua vita e morte qual profeta, che qual dio;
-tanto più che, con tale spediente, le dottrine comunicate dall'alto per
-suo mezzo conservavano il valore dogmatico, mentre all'unità di Dio non
-restava più questa nube della triplicità di persone.
-
-Ma se l'autore del cristianesimo non è dio, eguale e consustanziale
-coll'autore delle cose, quei che l'adorano sono idolatri, o
-riconoscendo due Dei, ricascano nel politeismo; Cristo non è più il
-tipo a cui l'uomo dee conformarsi per meritare, lo che costituisce la
-base del cristianesimo pratico; e perduta la fede del mediatore divino,
-trova novamente fra sè e Dio quell'abisso che ne lo separava nei secoli
-pagani. La dottrina di Ario feriva dunque l'essenza del cristianesimo.
-Inoltre, per conservare la società e per migliorare i costumi e la
-condizione civile, allora più che mai faceva duopo di opere; e per
-operare bisogna credere; e per credere bisogna ammettere un'autorità
-infallibile. L'egoismo avea sfasciato la società romana; il sacrifizio
-dovea ricostruirla, e per sagrificarsi bisogna non dubitare dello scopo
-dei proprj sforzi. Ben è dritto dunque se tanta importanza attribuì la
-Chiesa ad un'eresia che intaccava le basi della fede, l'appoggio della
-speranza, il nerbo della carità.
-
-L'introdursi d'una nuova religione avea spezzato l'unità politica
-romana, sicchè gl'imperatori a ferro e fuoco vollero distruggerla;
-ma cresciuta tanto da divenire prepollente, Costantino la favorì per
-ricomporre l'unità in senso cristiano. Erasi appena avviata, quand'ecco
-il cristianesimo scindersi in parti; ecco sconnettersi quella fede, che
-della propria unità avea sempre fatto arma trionfante contro la Babele
-delle opinioni gentilesche.
-
-Costantino, che dapprima l'avea sprezzata come un problema irresolubile
-a raziocinj umani, si accorse quanto seria si rendesse la querela
-sì pel pericolo della fede, sì pel calore sedizioso con cui era
-agitata: persuaso però che la Chiesa nelle credenze non dev'essere
-regolata che da se stessa, indicò un'adunanza, non più particolare,
-ma universale. Ora che voleasi accogliere tutto il mondo romano nella
-comunione cristiana, non bastavano parziali decisioni; ma la Chiesa,
-rappresentante dell'umanità divinamente ristabilita nell'unità,
-dovea mostrarsi una in un concilio ecumenico, e in questo chiarirsi
-del comune consenso, e stabilire qual credenza tenere sopra il punto
-essenziale del cristianesimo, la natura del Verbo.
-
-Pertanto a Nicea di Bitinia (325) convennero i vescovi di
-tutto l'impero, in numero di trecendiciotto. Molti di loro portavano
-sul corpo le gloriose stigmate del martirio, sostenuto per la fede
-che allora venivano a difendere colla parola; altri rendeva illustri
-uno speciale dono di santità, di miracoli, di dottrina; e fra loro
-primeggiavano da una parte Ario, attentissimo ad ogni opportunità di
-far trionfare la sua causa; dall'altra Atanasio, diacono poi vescovo
-d'Alessandria, per lunghi anni il campione più fervoroso della parte
-ortodossa. Silvestro papa vi mandò legati; varj laici vennero ad
-appoggiare colla dottrina l'una o l'altra causa; e lo stesso imperatore
-vi comparve colla maestà richiesta da tale assemblea.
-
-Qui cominciossi a contendere di testi, di ragioni e di cavilli; per
-sottrarsi ai quali fu adottata una parola platonica, dichiarando che
-il Figliuolo è _consustanziale_ (ὁμούσιος) col Padre; fu compilato un
-simbolo, e condannati Ario ed i suoi[100]. Le decisioni del concilio
-furono notificate a tutto l'impero; e Costantino moltiplicò lettere in
-tal senso, ed esigliò Ario. Ma questo, inesauribile di spedienti, ora
-esclamava contro l'introdurre nel dogma una parola sconosciuta alle
-sacre scritture, o contro la presunzione di definire assolutamente
-sovra punti imperscrutabili; ora propugnava le opinioni sue davanti
-a nuovi concilj; ora con capziose professioni di fede sorprendeva
-l'imperatore, infelice teologo: il quale al fine ordinò al vescovo di
-Costantinopoli di ricevere Ario alla comunione. Questi però, mentre
-recasi alla chiesa, è preso da colica e muore (336).
-
-Non che spegnersi con lui, l'incendio divampò: diciotto simboli in
-pochi anni pubblicarono gli Ariani, i sinodi particolari decidevano un
-contrario all'altro, s'avvicendavano le persecuzioni; e gl'imperatori
-succeduti a Costantino, e adombrati del potere conceduto da questo
-alla Chiesa, propendevano per la fazione che gl'invocava. Costanzo II
-perseguitò accannitamente sant'Atanasio, che instancabile parlava,
-agiva, scriveva, passava da Oriente in Occidente, dai deserti di
-Libia alla sede di Roma per far trionfare la verità. Papa Liberio
-romano, succeduto a Marco e Giulio romani anch'essi, sosteneva
-Atanasio e le decisioni del concilio Niceno (352); ma per
-ciò Costanzo, o piuttosto i suoi eunuchi il tolsero a perseguitare, e
-coltolo nottetempo, il trasferirono a Milano (356), indi il
-confinarono a Berea nella Tracia; ma nulla il divolse dal proponimento.
-
-E violenza era in ogni dove; per bandi imperiali, chiunque sostenesse
-la parola _consustanziale_ era marchiato in fronte, espulso di città,
-confiscati gli averi; i Cattolici comunicassero cogli Ariani, o
-guaj; date a questi le chiese e le pubbliche dotazioni; in Roma si
-veniva alle mani per la consustanzialità, come un tempo pei diritti
-del popolo; e i soldati, «cattivi apostoli della verità, la quale
-non conosce altr'arme che la persuasione» (ATANASIO), pretendevano
-imporre la fede. Ma intanto riconosceasi qualcosa di nuovo nel mondo
-romano; il vessillo della Chiesa sventolava di fronte a quel della
-terra: la Chiesa proclamava un'autorità superiore alle umane, e da cui
-queste ritraggono; Cesare rispondeva colla spada; ma gli ecclesiastici
-ne aspettavano imperterriti il colpo, sostenuti dal popolo e dal
-rappresentante di questo, il pontefice.
-
-Frattanto i fedeli, privi di pastori, esitanti nelle coscienze,
-sottoposti a vescovi non eletti da loro e non conosciuti, alzavano
-concordi lamenti. Allorchè Costanzo venne a Roma, una nobiltà di
-matrone in addobbi sfarzosi gli si presentò, invocando — Restituisci
-alla sede papale Liberio, giacchè nessuno entra nelle chiese dacchè
-vi sta Felice a lui surrogato». L'imperatore accondiscese, purchè
-Liberio convenisse nel parere de' vescovi; ma quando tal concessione fu
-proclamata nel circo, il popolo, che in Italia non aveva disimparato le
-democratiche manifestazioni, raccolse a scherni, dicendo: — La Chiesa
-è forse un anfiteatro, dove fare due fazioni? Un solo Dio, un solo
-Cristo, un vescovo solo».
-
-Pure i soliti artifizj de' prelati greci, affinati alla Corte e nelle
-scuole, prevalsero nel concilio di Rimini (358); quattrocento
-vescovi furono tratti a firmare una formola di fede, la quale
-condannava chi dicesse, il Figliuolo di Dio essere creatura eguale
-alle altre; formola che, sotto sembianza di verità, implicava che
-Cristo fosse creatura. All'insistente persecuzione non seppe resistere
-Liberio; e in un istante di debolezza, affine di esser restituito alla
-sua sede, sottoscrisse un simbolo in senso ariano, o più veramente la
-condanna d'Atanasio[101].
-
-San Girolamo potè allora dire che il mondo stupì di trovarsi tutto
-ariano: vent'anni di durata toglievano a quest'opinione la taccia
-di nuova; il papa vi aveva aderito, non cercavasi per quali arti, nè
-se subito si ritrattò: laonde si poteva credere imminente la caduta
-della fede Nicena, un concilio ecumenico si sarebbe ingannato, avrebbe
-mentito la parola di Cristo. Ma Atanasio, non che disperare, sbucato
-dal settenne nascondiglio, si scagliò non contro i prevaricatori, bensì
-contro la forza che li traviava; tosto i Padri illusi protestano contro
-l'errore; e nel concilio d'Alessandria vien rintegrata la dottrina
-cattolica.
-
-Invece di risecare tante vane quistioni, le fomentava Costanzo, non
-assodando per fede, ma turbando per curiosità la Chiesa, e intanto
-lasciando mal capitare l'impero.
-
-
-
-
-CAPITOLO XLIX.
-
-Giuliano. Riscossa del Paganesimo.
-
-
-Dallo sterminio della famiglia imperiale (pag. 164) erano campati
-Costantino Gallo e Claudio Giuliano nipoti di Costantino, che furono
-educati principescamente. Gallo tentò signoria (354), onde
-fu condannato e ucciso. Giuliano dissimulando sguisciò dal pericolo;
-e messo ad onorevole esiglio in Atene, assunse il vestire e i modi
-de' filosofi, alle cui arti intendeva da lunga pezza. Eusebia, moglie
-di Costanzo II, nelle mille occasioni che ad ogni donna si presentano
-e che la scaltra fa nascere, insinuava nelle grazie del marito il
-giovane Giuliano; e poichè i nemici d'ogni parte irrompevano, Costanzo,
-sentendosi incapace di tener testa, concesse a Giuliano il titolo di
-cesare (355), la mano di Elena sua sorella, ed i paesi di là
-dall'Alpi. I soldati, la cui approvazione allora bastava, la diedero in
-Milano, battendo dello scudo contro i ginocchi, pieni di fiducia nella
-virtù del giovane venticinquenne. L'ombroso imperatore gl'impose per
-iscritto il modo di contenersi, e fin le spese della tavola; non gli
-permise di fare il donativo ai soldati, nè lo fece egli stesso; e lo
-circondò di servi e cortigiani che, in aspetto d'ossequio, limitavangli
-la libertà degli atti, delle parole, fui per dire del pensiero.
-
-Lasciato lui a guardia dell'Occidente, Costanzo si voltò all'Asia;
-ma prima volle veder Roma, dove ricevette gli onori trionfali e gli
-omaggi servili dell'antica metropoli del mondo, alla quale tributò
-ammirazione, e ne crebbe gli ornamenti coll'erigere nel Circo
-l'obelisco egizio, che ora grandeggia sulla piazza del Laterano.
-Guerreggiò i Barbari prosperamente, e con minor fortuna i Persiani.
-
-Basso di statura, grosso di collo, spalle larghe, tra cui affondava
-la testa, agitata da frequenti moti involontarj; arruffata la
-capigliatura, occhi vivi ma stravolti; prolissa, ispida, impidocchiata
-la barba; irsuto il petto, sucide le mani, lunghe le ugne; in compenso,
-faticante di corpo e ardito d'animo, memoria pronta e tenace, ingegno
-arguto, piacentesi in sottili quistioni; parlare facile e naturale, men
-volentieri in latino che in greco; buono e dolce nel fare, intrepido
-ne' pericoli: tale era Giuliano. Cresciuto prima in un carcere cortese,
-poi fra gli ozj ringhiosi delle scuole e sui libri, quando rase la
-barba e depose il mantello per assumere il paludamento di cesare,
-parve strano e ridevole a' cortigiani di Costanzo. Ma dalla sventura
-e dai libri aveva imparato temperanza, continenza, amor della fatica,
-disprezzo del fasto. Vestiva poco meglio che soldato, dormiva sopra
-un tappeto steso sul terreno, e nel fitto della notte sorgeva per
-attendere agli affari o agli studj; poi l'eloquenza appresa dai retori
-adoprava nel calmare o dirigere le passioni della turba guerresca;
-le nozioni di giustizia attinte dai sofisti applicava a districare i
-litigi avviluppati, quantunque poco versato nella giurisprudenza; univa
-l'arte di scegliersi buoni consiglieri, e la docilità di confidarvisi.
-Tre volte passò il Reno per portar guerra rotta ai borghi che i Germani
-vi fabbricavano ad imitazione de' nostri; e obbligatili alla pace, menò
-di qua ventimila prigionieri redenti. I Franchi, di più formidabile
-valore, riuscì a snidare dalla Gallia (357), di cui ricostruì
-le città, e fortezze e navi dispose coi materiali somministrati per
-patto dai Germani e coll'opera delle legioni e degli ausiliarj.
-
-Alla Corte imperiale i buffoni, fastidiume d'ogni età, proverbiavano
-questo soldato filosofo, le sue sinistraggini e lo strano vestire,
-paragonandolo a uno scimiotto, a una talpa, a un caprone, e facendone
-la parodia. Ma allorchè le vittorie impedirono di prenderlo più
-a gabbo, la beffa si risolse in gelosia; e cortigiani ed eunuchi
-esageravano le sue imprese per metterne ombra a Costanzo come d'un
-emulo.
-
-E vi riuscirono. Parendo composte le cose della Gallia mentre cresceva
-il pericolo in Oriente, Costanzo ne colse pretesto (361)
-onde togliere a Giuliano le legioni gratificategli dai trionfi, per
-portarle nella Persia. Moltissimi volontarj d'ogni favella aveanvi
-dato il nome col patto di non passare mai le Alpi; nè la tutela della
-gloria romana era motivo efficace su' Barbari. Amorosi di Giuliano
-quanto aborrenti dalla disastrosa marcia e dal campeggiare in terre
-sconfacenti e con nemici nuovi, si gettarono all'unica via che restava
-per non abbandonare la patria e lui, la ribellione, e gridarono augusto
-Giuliano. Questo seppe procurare all'infedeltà la scusa della violenza;
-e ne' suoi scritti giura per Giove, pel Sole, per Marte, per Minerva,
-per tutti gli Dei, che della cospirazione non ebbe sentore. Altri
-assicurano che sinceramente vi resistette finchè, avendo preso sonno,
-gli comparve il genio dell'Impero, istantemente rimproverandolo di
-mancante coraggio: Giuliano destatosi pregò di cuore Giove, il quale
-con manifesto augurio gli ordinò di rassegnarsi al voler del cielo e
-dell'esercito.
-
-Fatto è che egli regalò di cinque monete d'oro e una libbra d'argento
-ciascun de' soldati che gli aveano usato quella violenza: poi
-avventatosi ad atti che gli toglievano di più riconciliarsi con
-Costanzo, si accinse alla guerra, confidando negli Dei immortali.
-Colle celeri marcie che spaventano gli avversarj e trascinano gli
-esitanti, a giornate crescendo di gente, riceve l'omaggio dell'Illiria,
-dell'Italia, della Grecia; e traversato il monte Emo, s'accosta ad
-Adrianopoli. Apollo avevalo assicurato della morte di Costanzo, il
-quale infatti consunto da lenta febbre risparmiò una guerra civile.
-
-Costantino, ingegno mediocre, meritò insigne posto nella storia
-secondando il progresso delle idee e coordinandole ai fatti. Or ecco
-un uomo di splendide qualità riuscire meschino coll'affaticarsi a
-rimorchiare il mondo verso un passato irremeabile; col ripetere in
-mille toni: — Schiviamo le novità».
-
-Associata nella giovine testa l'idea di Costanzo suo oppressore con
-quella dei Cristiani, Giuliano li confuse in un odio comune; stomacato
-dagli inesplicabili litigi sull'arianismo, nojato degli obbligati
-esercizj di pietà, ribramò il culto antico, sotto del quale l'impero
-aveva raggiunto il colmo, e le lettere prodotto lavori immortali.
-Gli accarezzavano questa inclinazione i sofisti, che ristrettisi a
-ripetere la parola vecchia, nulla capivano dello spirito recente,
-e che il lusingavano colla speranza di future grandezze. Ha un bel
-ridire che egli disprezza la gloria, ma da ogni atto Giuliano lascia
-trasparire filosofica ostentazione; qualunque azione sua egli narri, ne
-dà per ragione che così doveva un filosofo; qualunque sua virtù era un
-calcolo, un esercizio scolastico, una parata.
-
-Aggiungerei anche un'impostura. Noi rispettiamo le convinzioni
-religiose; ma potremmo compatire Giuliano che, mentre lusinga
-gl'idolatri colla speranza d'una ristorazione, continua a fingersi
-cristiano per conciliarsi ora l'imperatore, ora i soldati, comunica
-con questi nella solennità del Natale, adempie le solenni cerimonie?
-Que' numi suoi compajono troppo a proposito nei casi decisivi di sua
-vita; per essi giura non aver nodrito ambizione; ad essi imputa la
-sua ribellione; con aruspici e indovini passa ore ed ore almanaccando
-sull'esito de' suoi tentativi. In queste vanità stava occupato allorchè
-gli giunse la morte di Costanzo (11 xbre); onde padrone
-incontrastato dell'impero, pensò effettuare le promesse tante volte
-date ai fautori dell'idolatria.
-
-Ripetemmo come Costantino si fosse creduto obbligato a riguardi co'
-partigiani di essa, ed a palliare col nome di tolleranza la protezione
-conceduta al cristianesimo. I figli suoi, col vantaggio di chi viene
-secondo, e nell'età che tiene minor conto degli ostacoli, ardirono di
-più, ma non tutto. La legge del 341 ordina che «cessi la superstizione,
-si abolisca l'infamia de' sacrifizj»[102]; ma non vi annette pena,
-e Magnenzio la abrogò, sperando acquistarsi fautori. Costanzo II,
-trovatosi unico padrone, decretò fosse interamente abolita l'idolatria,
-pena la vita[103]; pure nulla intraprese contro il culto antico. Può
-darsi che i Cristiani de' decreti contrarj all'aruspicina ed ai riti
-segreti e divinatorj profittassero onde molestare i sacerdoti pagani;
-ma l'esecuzione misuravasi all'arbitrio de' magistrati. Laonde troviamo
-sussistere e tempj e sacrifizj in Occidente, e in ispecial modo a
-Roma; alla Sibilla di Tivoli chiedevansi ancora oracoli; se i venti
-contrariassero la flotta portatrice del grano, la plebe strascinava i
-magistrati ad Ostia affinchè sagrificassero sugli altari di Castore;
-i sacerdoti Salj menavano cogli scudi caduti dal cielo le frenetiche
-carole, per quanto derisi dai Cristiani; libazioni d'umano sangue
-continuavansi a Giove Laziale sul monte Albano; sussistevano le varie
-gerarchie sacerdotali; sotto la sanzione delle leggi riposava ancora
-il voto di castità delle Vestali; si eressero anzi nuovi tempj alle
-divinità già ferite a morte[104]; e, al dire di Lattanzio, nuovi numi
-ogni giorno nasceano[105]. Ma agli altri prevalsero Cibele e Mitra.
-
-Dicemmo come, fervendo la seconda guerra punica, fosse dalla Frigia
-introdotto a Roma il simulacro della Madre Idea; i cui sacerdoti,
-chiamati Galli, fanaticamente danzando e cantando sul cimbalo, erravano
-di terra in terra, traendosi dietro la turba, meravigliata dello
-strano vestire, della scurrile devozione, dei prestigi, in cui erano
-destrissimi. Scostumati, ignoranti, golosi, scrocconi, non sarebbonsi
-attirato che lo spregio, se non avessero acquistato forza dal trovarsi
-disposti in compatta ordinanza sotto un arcigallo.
-
-Il culto che da antichissimo a Mitra prestavano i Persiani, andò
-alterato da eterogenee mescolanze: i nuovi Mitriaci esigevano rigide
-macerazioni, e da chi aspirava a' gradi più sublimi, la verginità e
-il celibato. Insinuatosi, non si sa quando, nel Campidoglio, crebbe
-sotto gl'imperatori, ed eccedeva fino a sagrifizj umani. Per diversi
-gradi compivasi l'iniziazione a quei misteri. Il supremo capo a Roma
-chiamavasi _pater patrum_; avea sotto di sè il _pater sacrorum_ e
-gli ordini inferiori, intitolati il corvo, il grifo, il soldato, il
-leone, il perseo, l'eliodramo. Erano cerniti i più fra l'aristocrazia,
-sebbene nelle molte iscrizioni che ricordano criòboli e tauròboli,
-cioè sacrifizj d'arieti e di tori, si trovi ben di rado ornato di que'
-titoli il capo dello Stato, cioè della religione nazionale. I neofiti
-ricevevano una specie di battesimo, s'imprimevano dei segni in fronte,
-beveano farina stemprata nell'acqua, con certe formole rituali. Nei
-sotterranei del Campidoglio aprivasi il principale tempio di Mitra;
-all'equinozio di primavera se ne celebravano i misteri; ma con maggior
-festa il _natale del Sole invitto_ ai 25 dicembre: lo perchè i padri
-della Chiesa occidentale scelsero questo giorno a solennizzare la
-natività di Cristo, vero sole, la quale in Oriente festeggiavasi
-il 6 gennajo, giorno colà sacro ad Osiride[106]. Tali particolarità
-raccogliamo dai Cristiani che impugnarono quel culto; e le somiglianze
-sue con quello di Cristo indussero alcuno de' filosofi antichi e de'
-razionalisti moderni a sostenere che questo derivasse da quello i
-misteri e i riti.
-
-Oltre queste novità, duravano ancora molte forme del gentilesimo
-nazionale, care a un popolo così tenace delle costumanze avite. Alla
-elezione dell'imperatore Probo, il senato volgeva ancor la preghiera
-alle grandi divinità: — O sommo Giove, o Giunone regina del cielo,
-o Minerva protettrice delle virtù, o Concordia, o Vittoria romana,
-accordate ai senatori, al popolo romano, ai soldati, agli alleati
-nostri, agli stranieri la grazia di veder Probo regnare come ha
-combattuto». Un calendario del 354 dopo Cristo o circa, descrive
-le feste profane che si devono celebrare giorno per giorno[107]. Da
-recenti scavi dell'anfiteatro di Capua uscì un'iscrizione del 387, ove
-Romano Giuniore sacerdote enumera le solennità pagane da lui celebrate
-quell'anno: e sono _vota_ al 3 gennajo per la salute del principe;
-_genialia_ in febbrajo, tre lustrazioni per le sementi; _rosaria_
-in maggio; feste vendemmiali all'uscire di ottobre; e così via. Un
-viaggiatore del 374 trova «in Roma sette vergini nobili e chiarissime,
-che per la salvezza della città compiono le cerimonie degli Dei
-secondo l'uso degli avi»; e soggiugne che «i Romani onorano gl'iddii, e
-spezialmente Giove, il Sole, Cibele»[108]. Di quel torno stesso abbiamo
-l'arida nomenclatura delle vie e degli edifizj di Roma, fatta da un
-Publio Vittore e un Rufo Festo, dove riscontriamo cencinquantadue tempj
-e cennovantuna cappelle.
-
-— Alle calende di gennajo tutti levansi buon'ora e si corrono incontro
-ciascuno con regalucci chiamati strenne: agli amici si fa un dono
-prima di augurare il buon giorno, si premono le labbra, stringonsi la
-mano, non per ricambiare espressioni d'amicizia, ma per farsi pagare
-le cortesie dell'amicizia. Così al tempo stesso abbracciano e tastano
-un amico...; poi tornando a casa, portano rami, come se avessero presi
-gli augurj, e riedono carichi dei doni raccolti, senza accorgersi che
-sono altrettanti peccati». Così predicava Massimo vescovo di Torino,
-il quale non pensò gittar invano il suo zelo in confutare quelli che
-credevano in Venere, in Marte, negli altri Dei, lamentandosi che i
-magistrati non facessero adempiere, nè i Cristiani osservassero gli
-editti imperiali attorno al culto; esortava ripetutamente ad abbattere
-gl'idoli ne' contorni di Torino, vietare i sagrifizj intemperanti o
-crudeli, non credere a maghi o a coloro che vantano di potere coi carmi
-trarre dal cielo la luna[109].
-
-Gaudenzio vescovo di Brescia, seguitando l'esempio di Filastro suo
-predecessore, combattè vigoroso l'idolatria nella sua diocesi; e — Voi,
-neofiti, chiamati al banchetto di questa pasqua mistica e salutare,
-badate bene di conservar le anime monde dagli alimenti contaminati
-dalla superstizione pagana. Non basta che il vero Cristiano respinga
-da sè il pascolo avvelenato dai demonj; bisogna ancora che sfugga
-tutte le abominazioni dei Gentili, tutte le frodi degl'idolatri, come
-si fugge il veleno vomitato dal serpente infernale. L'idolatria si
-compone d'incanti, di presagi, d'augurj, di sorti, di tutte le vane
-osservanze; e inoltre di quelle feste chiamate _parentali_, per cui
-mezzo l'idolatria sa rianimar l'errore. Di fatto gli uomini, cedendo
-alla gola, cominciarono a mangiar i cibi che avevano imbanditi pei
-morti, poi non temettero di celebrare a onor loro sacrileghi sacrifizj,
-per quanto sia difficile a credere che adempiano un dovere verso i
-loro morti quelli che, con mano tremolante per l'ubriachezza, ergono
-il desco sui sepolcri, e dicono a chiara voce, _Lo spirito ha sete_. Ve
-ne supplico, astenetevi da questi atti, chè Dio sdegnato non abbandoni
-al furor dell'inferno i suoi sprezzatori e nemici, reluttanti al suo
-giogo».
-
-Abondio, vescovo di Como, col risuscitare un fanciullo morto toglieva
-dal gentilesimo il principale signore di quella città. Benchè sia
-attribuita a san Romolo la conversione di tutta l'Etruria al tempo
-di Costantino, numerose iscrizioni attestano che il culto idolatrico
-sopraviveva in Firenze, a Pisa, a Volterra, a Rimini. Giove e la
-Fortuna Pubblica erano adorati a Spoleto, Vesta ad Alba, Castore e
-Polluce nell'isola Sacra presso Ostia, Nettuno in questa città; Anzio,
-Preneste, Velletri, Terracina, Narni consultavano e riverivano gli
-Dei antichi; in Ardea continuavasi il culto della madre degli Dei;
-Napoli era la metropoli del paganesimo dell'Italia meridionale. Con
-tanta ostinazione si conservavano le viete osservanze! E più ancora
-nella campagna, donde venne il nome di paganesimo (_pagus_); sicchè i
-missionarj osavano appena staccarsi dalle città.
-
-Per isvecchiare l'antico si era tentato innestarvi i culti orientali,
-con una tolleranza che degenerò in grossolano sincretismo. L'arguto
-Luciano mise in burletta l'affaccendamento di Mercurio per trovar
-posto nell'Olimpo agli Dei che v'arrivano in folla dalla Persia,
-dalla Scizia, dalla Tracia, dalla Gallia; e il dispetto con che i
-vecchi guatavano cotesta gentaglia nuova, il dio Ati, il dio Sebazio,
-i Coribanti; Bacco che seco introduce i satiri capripedi, e fin il
-cagnuolo d'Erigone: Mitra, che giungendo di Media col turbante in
-testa, adocchia stupido i colleghi, e non capisce quel che dicano,
-neppur quando trincano alla salute di lui.
-
-Inoltre i filosofi avversavano la nuova dottrina, la cui umiltà
-mortificava la loro superbia: i sacerdoti che aveano divulgato tanti
-miracoli e tante baje, or trovavano ridicole le leggende de' Cristiani:
-i retori erano menati dall'abitudine scolastica e dalla classica
-educazione a sostenere e imbellire cerimonie senza fede, numi senza
-vita, e render popolare la causa soccombente, ch'essi patrocinavano
-tanto più, quanto meno poteano comprendere le sublimità della
-trionfante. Si tentò dunque opporvi una religione filosofica, impastata
-di neoplatonismo; e a quell'estremo sforzo per rigenerare la società e
-il politeismo diede opera principale Plotino di Licopoli. Coll'esercito
-dell'imperatore Gordiano era venuto in Asia e a Roma, dove si pose a
-lottar di virtù e di scienza col cristianesimo, e chiese a Gordiano una
-piccola città della Campania, ove stabilire un governo repubblicano
-secondo le massime della sua scuola. Non l'ottenne, ma molti seguaci
-si attirò predicando il distacco delle cose terrene: i ricchi lo
-costituivano tutore de' loro figliuoli, i litiganti lo sceglievano
-arbitro, lasciavansi le delizie della città per ritirarsi seco
-nella solitudine. Altri correano a cercar lumi a Edesio, scolaro di
-Giamblico: ma anche costoro erano costretti assumere aspetto religioso;
-ed o impostori contraffacevano le austerità de' cristiani per
-combatterli; o avidi del vero, eppure sfasciati nel dubbio, riuscivano
-a pratiche teurgiche e a teorie panteistiche, le meno convenevoli ad
-una fede pubblica, che vuole un oggetto degno d'amore, di riverenza, di
-speranza.
-
-Tutti questi aveano occhieggiato con compiacenza Giuliano, che
-mostravasi disposto a rimettere in onore il culto avito. Compita la
-poca filosofica sua rivolta, egli getta la maschera; man mano che
-acquista un paese, vi lascia riaprire i tempj, rinnovare i sagrifizj;
-egli stesso come sacerdote massimo moltiplica questi a segno, da
-far temere non venissero meno i bovi nell'impero. Conoscendo troppo
-che una religione da alcun tempo riposata, anzi seduta sul trono,
-più non poteva essere combattuta coi supplizj e a spada sguainata,
-introdusse una persecuzione d'altro genere dalle precedenti; e potè
-vantare non senza verità d'essersi coi Cristiani mostrato più umano
-che non il predecessore, il quale tanti n'avea espulsi e morti a
-titolo d'eresia, mentr'egli restituì agli esuli la patria, i beni agli
-spogliati, le sedi ai vescovi di qual si fossero setta. Ma operava
-non per generosità, bensì per iscaltrimento, prevedendo che con ciò
-susciterebbe tale vespajo, da sovvolgere la Chiesa, e da aprire largo
-campo alle beffe sue e de' suoi.
-
-Altro pensato attacco fu l'interdire ai Cristiani la elevata
-educazione; e stando a lui la nomina de' maestri di grammatica
-e di retorica e fors'anche de' medici, arti liberali stipendiate
-dall'erario, sbandì dall'insegnamento tutti i Cristiani, per dirigere
-all'intento suo le prime tanto efficaci impressioni della gioventù,
-e così o guastarla o escluderla dalle scuole, e preparare alla Chiesa
-gli erramenti ed il fanatismo dell'ignoranza. Al modo stesso precluse
-loro tutti gl'impieghi d'onore e di confidenza, munendo ogni aula, ogni
-bandiera colle immagini idolatriche, cui il fedele non poteva rendere
-omaggio: la quale esclusione in mano de' subalterni diventava una fiera
-tirannia, portando sino a negare la giustizia.
-
-Poi egli medesimo scese alla lizza, e nei _Cesari_ e nei _Sette libri
-contro i Cristiani_ risvegliò quante folli ed esagerate accuse mai
-si fossero avventate contro di questi, condendole colla beffa, arma
-terribile perchè vulgare, e perchè dispensa dal ragionamento. Mentre
-con ciò tendeva ad offuscar la luce, erasi proposto di trovare virtù
-e verità là dove erano vizio e pazzia, svecchiare le credenze pagane
-col ritrarle verso i loro cominciamenti, imbellire come simboli ed
-allegorie ciò che d'empio e di turpe v'aveano introdotto le popolari
-tradizioni, trarre dagli adulterj di Giove una lezione di morale,
-e dall'eviramento di Ati un simbolo dell'anima separata dal vizio
-e dall'errore; Omero doveva essere per lui quel che l'Evangelo pei
-Cristiani; morale caritatevole, dogmi puri, idee nuove indagando sotto
-idee antiche e favole sensuali; e foggiando a proprio talento una
-scientifica superstizione, la quale pretendeva innestare, non già ne'
-cuori, ma nelle teste degli uomini.
-
-Era egli possibile riformare una religione che mai non possedette
-principj teologici assoluti, nè precetti morali, nè sacerdotale
-ordinamento? Vero è forse che ne' misteri tradizionalmente
-s'insegnasse alcun che di meno materiale che non le oscenità e le
-ridicolaggini delle cerimonie e delle credenze propalate: ma qualvolta
-il senato romano volle rinvigorire la fede, nol seppe altrimenti
-che coll'introdurre numi forestieri, a cui la novità procacciasse
-devozione. Se un robusto pensatore, conoscente della società fra cui
-vivea, avesse mai potuto proporsi di rimpedulare il passato, con che
-spedienti vi si potea accingere? col saldare le istituzioni romane,
-sostegno della religione in cui erano nate e cresciute; religione
-del resto tutta politica, nè punto metafisica. Che se Costantino, per
-sottrarsi all'ascendente di questa, avea mutato la sede dell'impero
-a Costantinopoli, chi volesse risuscitarla dovea ritornare verso quel
-focolajo dell'idolatria.
-
-Giuliano, all'incontro, filosofo da scuola, nè tampoco s'accôrse che
-in Roma sopravivevano un senato ed un'aristocrazia, avvinghiati al
-culto degli avi; e tutte le sue sollecitudini concentrò sull'ellenismo,
-vale a dire sopra credenze impotenti da gran pezzo a sostenere il
-dechino de' costumi e ad invigorire la nazionalità; e pensò affidar
-l'avvenire del mondo a sofisti, indovini, ciancieri furbi e sprezzati.
-Con un eclettismo senza buona fede, injettando alla credenza greca
-sentimenti che mai non v'erano stati o che da secoli erano periti,
-egli accettava l'unità di Dio: al tempo stesso, avendogli il Sole in
-visione a Vienna pronosticate le future grandezze, venerò specialmente
-il _padre Mitra_, e si dichiarò assessore di quell'altro[110]; nelle
-medaglie si lasciò figurare or da Serapide, ora da Apollo, e dipingere
-fra Marte e Mercurio; giurava per Serapide[111]; faceva il panegirico
-della Madre Idea, sgridando cotesti _ridicoli_ che, acuti, ma non sani
-dell'intelletto, negano fede a ciò che dalle città viene creduto, e
-preferiscono la croce ai sacri trofei degli Ancili, indubbiamente
-caduti dal cielo; con una turba di sofisti e teurgici celebrava
-sacrifizj, rinnovava le spaventose scene dell'iniziazione e l'orrida
-maestà de' riti in antri cupi, fra tuoni e lampi.
-
-Dopo imperatore e pontefice massimo, non poteva accomunarsi ai sudditi
-nelle pratiche devote; onde ebbe una cappella domestica sacra al Sole:
-di statue e altari empì gli appartamenti e i giardini: appena l'astro
-del giorno apparisse sull'orizzonte, il salutava con un sacrifizio;
-di nuove vittime l'onorava al tramonto; nè la notte lasciava prive
-d'offerte la luna e le stelle: ciascun giorno visitava il tempio del
-Dio, di cui correva speciale commemorazione; poi non isdegnando gli
-uffizj più bassi, vestito di porpora, in mezzo ad impudichi sacerdoti
-e a donne carolanti, soffiava nel fuoco, sgozzava di propria mano le
-vittime, e nelle palpitanti viscere indagava il futuro; si sottopose
-anche ad un taurobolo, facendosi piovere sul capo il sangue d'un
-toro scannato. — Con ciò vuol cancellare il carattere impressogli dal
-battesimo», dicevano i Cristiani, ai quali se volessimo credere, scannò
-vergini e fanciulli per esplorarne le viscere, e i cadaveri ne furono
-trovati lui morto: ma il titolo di _apostato_ attribuitogli, bastava
-a denigrarlo agli occhi di quelli ch'esso perseguitava; onde conviene
-andar cauti nel credere ai delitti, di cui essi funestano i tre anni
-del suo regno.
-
-A vicarj del suo pontificato elesse sacerdoti e filosofi, amici
-e confidenti di sua gioventù, zelatori della credenza avita; e
-principalmente il rétore Libanio d'Antiochia, il quale ci assicura
-che, dopo che fu ammesso all'illustrazione, Dei e Dee scendevano
-assiduamente a conversare coll'imperatore; talvolta gli rompevano
-il sonno, lambendogli leggermente i capelli; sempre il tenevano
-consigliato ne' dubbj, avvertito se alcun pericolo gl'imminesse; e
-talmente v'era abituato, che discerneva alla voce e all'incesso Minerva
-da Giove, Ercole da Apollo[112].
-
-Tanti favori si meritava egli con opere, cui non mi ricorda che Omero
-abbia mai riconosciute per meritorie, come l'astenersi in certi giorni
-da alcuni cibi ch'egli immaginava meno graditi a questo o a quello
-iddio. Ad imitazione del cristianesimo, tentò riordinare l'ellenismo
-con riti nuovi e con una gerarchia, raccogliendone in sè i supremi
-uffizj, e formandone una superstizione ragionata. Voleva introdurre nei
-tempj la predica e il catechismo, preghiere ad ore determinate, canti
-a due cori, penitenze per li peccati, apparecchi per l'iniziazione,
-ritiri per i contemplativi e per le vergini: singolarmente gli
-piacevano le _lettere formate_ dei vescovi, mediante le quali i
-fedeli viaggiando erano dappertutto accolti con effusione di carità.
-Sull'esempio delle pastorali de' Cristiani, ne mandava fuori anch'esso,
-raccomandando ai sacerdoti di esser buoni, e d'imitare quei cani di
-Galilei, i quali alle loro credenze acquistavano fede con tante opere
-di carità: proponeasi d'assistere gl'indigenti, stabilire ospedali pei
-poveri, senza distinzione di patria nè di credenza: il che se avesse
-effettuato, avrebbe porto un'altra prova dell'efficacia della verità
-anche sopra coloro che repugnano dalla luce di essa.
-
-Mentre involontaria testimonianza rendea della virtù cristiana
-volendola conculcata e imitata, chiudeva gli occhi ai progressi che
-il cristianesimo avea fatto fare all'equità legale; e di tante sue
-costituzioni inserite nel codice Teodosiano, neppur una asseconda
-l'affrancamento del diritto naturale, sì bene avviato da' suoi
-predecessori. Che poi egli non operasse convinto, ma per odio al
-cristianesimo, il mostrò con favorire gli Ebrei, che cercò anche
-ristabilire a Gerusalemme, affine di smentire la profezia di Cristo:
-ma si disse che fiamme sbucate di terra distruggessero le fabbriche
-cominciate.
-
-Trattavasi di teurgie e sagrifizj? Giuliano deviava dalla parsimonia
-introdotta in ogni altro atto; e rari uccelli e fin cento bovi al
-giorno propiziavano le sorde divinità; e largizioni veramente regie
-dotavano i santuarj, sopravissuti all'indifferenza dei Gentili ed allo
-zelo dei Cristiani. Che gioja per lui quando i soldati esercitavano
-l'appetito sopra le vittime scannate agli idoli, e s'ubriacavano col
-sacro vino![113] Poi nei giorni solenni, mentre passavangli davanti
-in rassegna, largheggiava con chiunque gettasse sull'ara alcuni
-grani d'incenso. Molti Cristiani rimasero ingannati dalla semplicità
-di quest'atto; poi come lo conobbero colpevole, corsero a furia al
-palazzo, repudiando l'oro ricevuto, e gridandosi cristiani: del che
-cruccioso, l'imperatore ordinò fossero decollati; e già avviavansi
-contenti al supplizio disputando a chi primo, quand'esso li graziò,
-ripetendo: — Non voglio dare a costoro la gloria del martirio».
-
-Quest'entusiasmo artifiziale non gli toglieva di accorgersi come
-ai riti ellenici o etruschi più non appartenesse la direzione
-delle coscienze; ogni tratto si querela della trascuranza ne'
-doveri religiosi, della spilorceria nell'onorare gli Dei; ma sordo
-all'eloquenza de' fatti, per decreti imperiali e per filosofiche
-elucubrazioni ostinavasi ad imporre una religione, la cosa più libera
-del mondo.
-
-E per imporla non rifuggiva dell'accoppiare alla dotta persecuzione
-la legale. Ordinò che i Cristiani restaurassero i delubri degli Dei,
-dal loro zelo demoliti, e vi si restituissero i beni confiscati; e
-attesochè per lo più su quelli eransi costruite chiese, conveniva
-abbatterle; e non permettendo la religione ai Cristiani di fabbricare
-tempj profani, venivano trattati a maniera dei debitori insolvibili,
-carcerati al modo romano, e malmenati da uffiziali che colla arbitraria
-severità sapevano di gratificarsi l'augusto. Ai pontefici profani
-trasferì l'amministrazione dei beni assegnati da Costantino e da' suoi
-figli pel culto; confuse i sacerdoti cristiani coll'infimo vulgo;
-attese ad escludere i fedeli da ogni onore e vantaggio temporale; e
-non dissimulava l'intenzione di adoperar cogli ostinati una salutare
-violenza[114].
-
-Insomma la tolleranza di Giuliano era quella di tutti i tiranni,
-clementi finchè nessuno si oppone. Ma una Chiesa avvezza a quarant'anni
-di dominio spiegava più sicura la costanza di cui avea fatto mostra fin
-quando era scarsa ed oppressa: che se alle prime persecuzioni avevano
-i Cristiani chinato la fronte, obbedendo alle potestà superiori anche
-ribalde, or che si sentivano divenuti un popolo, non si credevano
-obbligati a sopportare l'ingiustizia peggiore, quella che violenta le
-coscienze. Adunque in varie parti abbatterono i rialzatisi altari,
-i riaperti delubri; alto levavano i lamenti contro l'usurpare beni
-alle chiese per darli agli idoli. Giuliano, indispettito della
-resistenza, puniva i contumaci: e i Cristiani veneravano le vittime
-sue come martiri; e la presunzione d'innocenza faceva accompagnare
-di non dissimulato compatimento il supplizio anche di quelli che per
-avventura l'aveano meritato coll'esorbitare nell'opposizione, solito e
-naturale effetto delle inique procedure. Anzi, temendo che Giuliano non
-si avventurasse a peggio, i Cristiani accingevansi ad una resistenza
-che poteva travolgere l'impero nella guerra civile, se i casi non
-l'avessero prevenuta.
-
-Giuliano conservò in trono molte belle qualità. Semplice nel vestire e
-nei piaceri, attento ai gravi obblighi di re, dava udienza ogni giorno
-agli ambasciatori ed ai privati, prendendo istantanea deliberazione
-sopra le suppliche; scriveva lettere pubbliche e trattati filosofici;
-le caste notti usurpava al riposo per darle agli affari; nè ai
-giuochi del Circo, passione de' suoi predecessori, recava la sua noja
-se non quando il rito l'obbligasse. Ripigliando uffizj dimenticati
-dagli augusti, sovente arringava, massime nel senato, per isfoggiare
-eloquenza: più spesso sedeva ne' giudizj come a dovere o come a
-divertimento, spassandosi a sventare i cavilli degli avvocati; ma
-talora appassionandosi in modo disdicevole a giudice, empiva l'aula
-di schiamazzo, e una volta, stomacato dalla zotichezza di certi
-villani venuti a supplicarlo, li prese a pugni e calci. Con quelli
-che tramavano contro di lui usò clemenza; ricusò il titolo di signore;
-mostrò riverenza ai consoli; pensava anche rinunziare al diadema, se
-non l'avesse distolto una rivelazione degli Dei.
-
-Nel libro dei _Cesari_ protestò contro le interminabili conquiste
-di Roma, preferendo Antonino a Cesare ed Augusto, cioè la pace alla
-guerra. Eppure della gloria d'Antonino non s'appagava, e ambiva pur
-quella di Trajano. Chetati in Occidente i Franchi, gli Alemanni,
-i Goti, restava in Oriente l'impero dei Persi, contro di cui, in
-trecent'anni di guerra, i Romani non aveano ancor potuto stabilmente
-acquistare pur una provincia della Mesopotamia, o dell'Assiria. Per
-vendicare i danni recati da re Sapore, Giuliano raccolse formidabile
-esercito ad Antiochia, ove consumò l'inverno a ristabilire l'idolatria
-e saldar la disciplina. A primavera (268) si mosse, a vicenda
-consolato ed afflitto dagli oracoli bene o male risposti, e dal trovar
-in fiore o sfruttato il culto de' suoi numi.
-
-Dirizzatosi sopra Ctesifonte, assalse l'esercito nemico, e l'inseguì
-fin sotto alla città: ma improvvidamente abbandonato il Tigri,
-base delle sue operazioni, e sul quale le navi lo provvedeano di
-vettovaglie, inoltratosi nell'interno della Persia, non trova che
-solitudine; le ubertose campagne, i pingui villaggi sono ridotti a
-fumanti deserti dall'amor della patria o dagli ordini d'un déspoto;
-ogni giorno s'assottigliano le provvigioni; false guide rendono più
-disagiate le marcie al pesante treno; uomini e Dei non suggeriscono
-più ripieghi all'eroe, il quale, se dianzi fantasticava la conquista
-dell'Ircania e dell'India, allora, desolato al vedersi causa di tanto
-pubblico disastro, dovette dar volta verso il Tigri.
-
-Le bande, che aveano bersagliato incessantemente la marcia, si
-raccozzarono in immenso esercito per abbarrargli la ritirata. Grossi
-di numero, leggeri di movimenti, a dovizia provvigionati, chiudevano
-in mezzo i Romani, costretti a combattere marciando, impediti dalle
-gravi armature, sì scarsi di cibo, che logoravano quanto potevano
-sottrarre ai somieri. Giuliano non concedeva a se stesso nulla più che
-all'infimo soldato: ma la superstizione che l'avea spinto ad afferrare
-il diadema, minacciava strapparglielo. Quel genio dell'Impero, che
-nella Gallia avea chiesto d'essere ammesso nella sua tenda, or rivide
-in atto di velare di gramaglie il capo e il cornucopia, e ritirarsene
-esterrefatto: Giuliano balza all'aria aperta, quand'eccogli avanti
-un'ignota meteora in sembianza del dio Marte, corrucciato con esso
-perchè in un trasporto di collera avea giurato non volergli più fare
-sacrifizj[115]. Gli aruspici etruschi consultati lo sconsigliano
-dalla pugna; ma come evitarla? Al nuovo giorno intimata la mischia
-(27 giugno), mentre, imbaldanzito del primo successo, insegue
-i Persiani, questi al modo loro saettano a man salva un nembo di dardi
-e giavellotti, uno de' quali imbrocca Giuliano nel petto.
-
-Portato nella tenda, e riconosciuta mortale la ferita, cogli amici egli
-ragionò della morte alla maniera di Socrate, e come gli sapesse dolce
-in quel punto l'incolpabilità di sua vita; compiacersi di morire da
-re, anzichè per segrete cospirazioni, o per violenza di tiranno, o per
-languore di malattia; augurare ai Romani potessero esser felici sotto
-un sovrano virtuoso. Dissertò sulla natura dell'anima e sulla sua,
-che presto sarebbe ricongiunta alle stelle da cui emanava; e spirò di
-trentun anno e otto mesi.
-
-Così narrano i suoi ammiratori; e Ammiano Marcellino, ch'era presente,
-gli pone in bocca una dissertazione nè da moribondo nè da lui. I
-Cristiani invece fanno che, sentendosi ferito, urlasse — Vincesti, o
-Galileo», e spirasse fra spasimi e rimorsi. E una cosa e l'altra sarà
-stata creduta, perchè i partiti credono non esaminano, e la storia
-rimane esitante fra eccessi opposti, colla sola certezza che entrambi
-esagerarono.
-
-
-
-
-CAPITOLO L.
-
-Da Gioviano a Teodosio. I santi Padri. Trionfo del cattolicismo.
-
-
-Non rimanendo alcun rampollo di Costantino, e importando aver un capo
-da opporre all'incalzante nemico, fu acclamato Claudio Gioviano,
-primicerio de' domestici, trentaduenne, bello, piacevole, prode,
-non ambizioso, diviso tra il cristianesimo e le voluttà. Ridotto ad
-accettare capitolazioni indecorose ma inevitabili, dopo disastrosa
-ritirata si raccolse a salvamento in Nisibe.
-
-Lo aveva preceduto nell'impero la fama della morte di Giuliano, accolta
-con impeti d'esultanza e di dolore; perocchè il labaro, drappellato
-in capo all'esercito annunziava ripristinato il culto del vero Dio.
-L'idolatria, risorta per obbedienza o per adulazione, ricadde per
-sempre; spontaneamente richiusi i tempj, cessate le vittime; i filosofi
-si rasero, deposero il pallio, e tacquero; i Cristiani non vendicarono
-l'arroganza e l'oppressione passata se non con un'allegrezza
-trascendente forse i limiti della carità: ma quanto son pochi quelli
-che s'accontentino di vincere senza voler trionfare!
-
-Gioviano restituì le immunità alle chiese, al clero (364),
-alle vedove, alle vergini sacre, proibendo di violentarle o sedurle
-al matrimonio; richiamò i vescovi; interdisse magìe e superstizioni,
-ma non l'esercizio del politeismo; circondato dai vescovi delle varie
-sêtte, premurosi di trarlo dalla loro, egli si chiarì pei Cattolici.
-Ma appena riconosciuto da tutto l'impero, una notte morì [Sidenote: 15
-febbr.], chi dice d'intemperanza, chi d'asfissia, chi di tradimento.
-
-Dopo dieci giorni, i capi dell'esercito buttarono la porpora sulle
-robuste spalle di Flavio Valentiniano, soldato pannone, in cui gran
-destrezza, valore, bella presenza, eloquenza naturale sebbene incolta.
-Siccome Gioviano, così egli fu eletto da soli i capi, non da tutto
-l'esercito, che, composto il più di Barbari mercenarj o di ragunaticci,
-poco badava a cui toccasse l'impero; e di tal passo s'introdussero le
-elezioni per intrigo.
-
-Il 25 febbrajo era bisestile, giorno di sinistro augurio, onde
-Valentiniano si tenne nascosto, poi il domani fu acclamato a grida
-incessanti. Sentendo per altro la necessità che almen due capi vi
-fossero in tanta estensione, l'esercito il richiese di darsi un
-collega, e Valentiniano rispose: — Testè dipendeva da voi l'eleggere
-un imperatore; eletto, ora spetta a me il provvedere al pubblico
-interesse: non bisogna precipitare, state cheti e fidate in me».
-Poco appresso condiscese a quel voto intitolando augusto suo fratello
-Valente (8 marzo) di trentasei anni, che debole e timido,
-unico merito aveva l'amare il fratello; e gli lasciò le prefetture
-d'Oriente, tenendo per sè quelle dell'Illirico, dell'Italia, della
-Gallia, cioè quanto si stende tra i confini della Grecia, il muro
-Caledonio e il monte Atlante; l'antica amministrazione non innovando in
-altro che nello stabilire guardia doppia e doppia corte, una in Milano,
-una in Costantinopoli.
-
-Sol dunque di Valentiniano spetta a noi il dire. Egli invitò ognuno
-ad esporre le querele, e ne fioccarono contro i ministri che avevano
-abusato della credulità e della superstizione di Giuliano, e che furono
-puniti di multe e tormenti. Soldato grossolano, dilettavasi a vedere
-torture ed esecuzioni; più gli veniva in grazia chi più spietato; e a
-Massimino conferì la prefettura della Gallia per avere menato strage
-tra le famiglie di Roma. Innocenza e Mica Aurea chiamava due orse che
-teneva sempre accanto alla sua camera, pascendole e trastullandole
-egli stesso; porgeva loro a sbranare i malfattori; e quando gli parve
-che Innocenza avesse abbastanza ben servito, le rese la libertà delle
-selve. — Uccidetelo» era l'ordinaria sua sentenza sopra le accuse; e
-non già per propria sicurezza, ma perchè gli aveano detto che vuolsi
-esercitar la giustizia.
-
-Un prefetto desidera cangiar luogo, e l'imperatore: — Va, conte, e
-spicca il capo a costui che vuole spiccarsi dalla sua provincia». Un
-ragazzo sguinzaglia troppo presto un cane? un artefice fa una corazza
-bella, ma alquanto mancante del peso convenuto? sono decretati a morte.
-Trovate esauste le finanze, benchè da quarant'anni in poi il tributo
-si fosse addoppiato, Valentiniano non si fece coscienza d'intaccare le
-proprietà dei più ricchi e magnifici. Irritato dai disordini derivanti
-dallo esorbitare delle imposizioni, comanda gli si porti il capo di
-tre decurioni per ciascuna città di quella provincia. — Piaccia alla
-clemenza vostra decretare come comportarci ove tre decurioni non
-vi sieno», gli chiese il prefetto Florenzio; e l'ordine insano fu
-revocato.
-
-Però nel vivere privato si condusse con castigata semplicità, nè
-fu cieco pei parenti. Difese avvisatamente l'impero, e lasciò che
-i giurisprudenti gli suggerissero ottime leggi. Zelante quando il
-mostrarsi cristiano recava pericolo, si mantenne poi tollerante[116];
-allontanò una legione da una sinagoga, di cui disturbava il culto;
-i Pagani esercitassero i loro riti, esclusa però la magìa e le
-superstizioni che dal senato erano state interdette; ai pontefici
-provinciali concedette le immunità proprie dei decurioni e gli onori
-di conti[117]; lasciò rinnovare i misteri Eleusini, e si videro arder
-vittime sugli altari, menarsi per le vie le orgie di Bacco, e uomini e
-donne, vestiti di pelli caprine, stracciar cani e fare l'altre follie
-di quel culto.
-
-Perchè il clero non si corrompesse nelle prosperità, a Dàmaso vescovo
-di Roma dirizzò Valentiniano un editto, che ecclesiastici e monaci non
-frequentassero le case di vergini e di vedove; ai direttori inibì di
-ricevere dalle figlie spirituali donativo, legato o eredità; e pare
-che dappoi a tutte le persone dell'ordine ecclesiastico fosse vietato
-l'accettar testamenti o legati, atteso l'abusare che alcuni faceano
-della fiducia, massime delle donne, onde fraudare i parenti della
-legittima eredità[118]; e il lusso e l'ambizione facevano che il seggio
-pontificale fosse ambito per ben altro che per zelo delle anime, e
-acquistato sin colla forza.
-
-Valentiniano esercitò sua bravura contro le nazioni straniere,
-che quasi di conserto invadevano l'impero. I Germani, offesi
-della scarsezza dei donativi fatti agli ambasciatori spediti colle
-congratulazioni, si avventarono sulle Gallie, ruppero i Romani in
-battaglia ordinata, uccidendone il generale Severiano; ma poi vennero
-interamente disfatti da Gioviano presso Metz. I Sassoni penetrarono
-nell'impero; ma tolti in mezzo, furono rinviati, e malgrado la salvezza
-promessa, assaliti e fatti a pezzi. Valentiniano stesso entrò sul
-territorio degli Alemanni, e nel paese che ora è regno di Würtemberg li
-ruppe sanguinosamente, e passò gran tempo sul Reno (366-70)
-per inanimare i soldati alla fabbrica de' forti con cui muniva quella
-linea. Da lui istigati, ottantamila Borgognoni si affacciarono a
-quel fiume per danneggiare gli Alemanni; ma non vedendosi assecondati
-dall'imperatore, diedero volta, trucidando quanti aveano prigionieri.
-
-Avendo Valentiniano fabbricato forti di là del Danubio sulle terre dei
-Quadi confederati, Gabinio re di questi venne in persona a querelarsene
-(373); ma essendo stato vilmente trucidato, i suoi mandarono
-a sperpero l'Illiria, e ruppero due legioni romane. Contro di loro
-mosso in persona, Valentiniano ne dilapidò le terre, sicchè essi
-spedirongli ambasciatori a Guns in Ungheria implorando pietà. Mentre
-a questi Valentiniano parlava coll'escandescenza cui soleva talora
-abbandonarsi, cadde morto (375 — 17 9bre), avendo vissuto
-cinquantacinque anni, regnato dodici.
-
-Graziano suo figlio sarebbe potuto succedergli; ma alcuni, ambiziosi
-di governare sotto il nome d'un re bambino, acclamarono Valentiniano
-II, partorito da Giustina, seconda moglie del defunto, perchè nato
-nella porpora: e ne seguiva guerra civile se il prudente Graziano
-non si fosse quetato all'elezione, consigliando la vedova imperatrice
-a stabilirsi col figlio in Milano, mentr'egli assumeva il difficile
-governo delle Gallie.
-
-Ma ecco giungergli avviso che i Goti aveano invaso l'impero orientale,
-onde s'allestì a difesa dello zio Valente; prima però che giungesse,
-questo in fiera giornata ad Adrianopoli era stato vinto ed ucciso
-(378 — 9 agosto). Con ciò Graziano trovavasi a diciannove
-anni padrone del mondo: se non che davanti si vedea un milione di
-Goti, insuperbiti d'aver ucciso quarantamila guerrieri, e acquistatone
-l'armi e i cavalli in una battaglia tanto segnalata; alle spalle
-gli si agitavano i Germani; all'un estremo del mondo fremevano i
-Persi, gli Scoti all'altro, istrutti alla prova che potevasi vincer
-Roma, incatenare od uccidere i suoi imperatori. Graziano, sentendosi
-insufficiente a tanti urti, il pubblico bene preferì alla personale
-ambizione, e fermò scegliersi a collega non un fanciullo nato per caso
-nella reggia, ma un uomo pari alla gravezza dei tempi; e pose gli occhi
-sopra un esule, un oltraggiato, che non ambiva nè sognava tampoco il
-trono.
-
-Teodosio conte spagnuolo avea condotto gl'imperiali a vincere Firmo,
-principotto mauro di gran seguito, il quale avea sommosso l'Africa,
-disgustata dalle vessazioni di Romano, governatore avido, crudele, e
-insieme superbo a segno, che non volea mettersi in marcia se non con
-quattromila camelli. Firmo, ridotto alle strette, dopo ostinata difesa
-si strangolò; ma Teodosio rimostrò che le sollevazioni non si poteano
-prevenire efficacemente se non reprimendo gli eccessi de' governatori,
-e massime di Romano. Tale franchezza gli costò la vita.
-
-Suo figlio, di nome anch'egli Teodosio, liberalmente educato, aveva
-nella Bretagna represso le irruzioni de' Pitti e Scoti, e vinto
-l'usurpatore Valentino, consegnandolo ai magistrati, ma esigendo
-non l'obbligassero a nominare i complici, per non essere costretto
-a punirli. Piombò poi sulle terre degli Alemanni, e assai ne prese,
-che furono messi in colonia sul Po. Venuto famoso per questi ed altri
-fatti, fu spedito duca della Mesia, la quale salvò dai Sarmati. Quando
-suo padre fu decollato, egli, sentendosi invidiato dai cortigiani,
-si ritirò in Ispagna, dispensando il tempo fra le cure di cittadino
-e la tranquilla amministrazione d'un vasto patrimonio, lieto di tre
-figliuoli, Arcadio, Onorio e Pulcheria.
-
-Cincinnato della Roma decrepita, fu invitato da Graziano, prima a
-combattere in difesa dell'impero, poi a parte del trono, quando compiva
-i trentatre anni (370 — 19 genn.). L'imperatore non temeva
-che alla vendetta domestica posponesse il pubblico vantaggio, e gli
-sposò Galla sua sorella: il popolo ne ammirava la maschia bellezza, la
-maestà temperata dalla grazia, e — Viene dalla patria stessa di Trajano
-e d'Adriano; gli imiterà». A Teodosio furono assegnate le provincie già
-imperiate da Valente, oltre la Dacia e la Macedonia; Graziano serbò le
-Gallie, la Spagna, la Bretagna; mentre di nome obbedivano al fanciullo
-Valentiniano II l'Illiria occidentale, l'Italia e l'Africa.
-
-Graziano sospese le persecuzioni; protesse le lettere e le coltivò,
-trovando agio di trattare la cetra colla mano avvezza alla spada, e di
-cantare le imprese degli eroi; al poeta Ausonio suo maestro concesse
-il consolato, e una toga quale gl'imperatori indossavano nel trionfo;
-conservò perenne amicizia con sant'Ambrogio vescovo di Milano[119].
-Ma morti coloro che lo avevano messo sul cammino diritto, lasciossi
-forviare da indegni cortigiani, sicchè consumava il tempo tra le
-caccie e in disputare coi vescovi, de' quali talvolta assecondava
-l'intolleranza.
-
-Nella Bretagna i soldati scontenti si levarono a sedizione; e Magno
-Massimo, compatrioto e commilitone di Teodosio, non avendo ottenuto
-grado pari alla sua ambizione, si fece gridare imperatore, e passò
-nelle Gallie con trentamila soldati e centomila paesani; coraggioso
-e degno d'impero se l'avesse cercato per vie migliori. Fissatosi a
-Treveri, si procacciava ogni giorno nuovi partigiani, anche dei più
-vicini di Graziano. Questi da Parigi fuggì verso l'Italia; ma presso
-Lione tratto insidie, cadde ucciso a ventiquattr'anni [Sidenote: 383
-— 23 agosto]. Massimo spedì a Teodosio giustificandosi del fatto; e
-— Riconoscimi per collega, o mi sosterrò colle forze de' più floridi
-paesi dell'impero». Necessità e desiderio di risparmiare una guerra
-indussero Teodosio al patto; e i tre imperatori furono acclamati per
-tutto l'orbe romano.
-
-Pochi anni dopo (387), Massimo, non sapendo limitare la
-sua ambizione, sotto finta di ausiliarj esibì un grosso di truppe, le
-quali in sicurtà di pace passando le Alpi, assicurarongli l'entrata
-nell'Italia. Valentiniano II, o dirò meglio Giustina che ne reggeva
-la fanciullezza, fuggirono allora da Milano, ove Massimo entrava
-trionfante: ma Teodosio sopragiunsegli con esercito agguerrito e
-somma rapidità; talchè chiuso in Aquileja, fu da' suoi spogliato e
-condotto all'imperatore (388 — agosto), che ne volle il capo
-a vendetta di Graziano. Sbrigata così la guerra civile, e sveltene le
-radici colla moderazione e col perdono, Teodosio salì al Campidoglio in
-trionfo.
-
-E ben n'avea diritto: i Goti aveva ripartiti in colonie per paesi
-deserti, dove si convertivano al cristianesimo e alla civiltà;
-i Persiani invocavano la sua amicizia; i sudditi gli mostravano
-riconoscenza. Nella privata condotta abbastanza temperante, ai parenti
-affezionato e rispettoso, allevò come proprj i nipoti; affabile al
-conversare, variava tono a seconda delle persone, gli amici sceglieva
-tra' migliori, e impieghi e premj dava a' più degni, non adombrandosi
-del merito, nè dimenticando i benefizj. Fra le cure del vasto impero
-trovava pure alcun respiro onde applicarsi alla lettura, e massime
-alla storia, giudicando i fatti antichi, fremendo alle crudeltà di
-Cinna, di Mario, di Silla, il passato facendo scuola dell'avvenire.
-Senza ostacolo e quasi senza lamenti avrebbe potuto occupare intera
-l'autorità; pure ricollocò sul trono Valentiniano II, aggiungendogli
-anche le provincie tolte a Massimo di là dell'Alpi.
-
-In tempi ove l'impero sfasciavasi, nè un palmo di terra egli perdette,
-costretto però aggravare le imposizioni, e amministrar con un rigore
-molto simile a tirannia, unico puntello del cadente dominio. La
-rivoltosa Antiochia avea minacciata d'estremo rigore; ma lo placarono
-gli anacoreti e san Giovanni Grisostomo. Tessalonica però, che uccise
-i primarj uffiziali di lui, fu condannata a sanguinoso sterminio.
-Ambrogio, vescovo di Milano, ove l'imperatore si trovava, ne smarrì
-d'orrore; gli scrisse ad esecrazione del fatto, esortando ne facesse
-penitenza a calde lagrime, e avvertendolo non ardisse accostarsi
-all'altare del Dio della misericordia colle mani stillanti del sangue
-innocente. Teodosio a quei rimproveri risensò; e poichè non poteva più
-riparare all'eccidio, si recò per penitenza nella basilica milanese. Ed
-ecco Ambrogio farsegli innanzi sul vestibolo, dichiarando che, pubblico
-essendo stato il delitto, pubblicamente doveva soddisfare alla divina
-giustizia; nè lo volle ricevere alla comunione finchè non si sottomise
-alla canonica penitenza. Spoglio delle insegne della suprema podestà,
-comparve supplichevole in mezzo della chiesa, confessandosi in colpa:
-col che dopo otto mesi ottenne indulgenza e d'essere ricomunicato; e
-frutto ne fu un editto che ingiungeva di soprassedere sempre trenta
-giorni alle comandate esecuzioni.
-
-Di maggior memoria è degna quest'altra legge, viepiù opportuna
-dopo profonde commozioni: — Se alcuno, dimentico della prudenza,
-si fa lecito di straziare con trista e sconsiderata maldicenza il
-nostro nome, e per orgoglio si rende detrattore sedizioso del tempo
-presente, vietiamo gli s'infligga alcun castigo o maltrattamento. Se
-l'offesa proviene da leggerezza, vuolsi disprezzarla; se da follia,
-compatirla; se da perversità, perdonarla»[120]. Nè erano i detti
-smentiti dalle opere, giacchè essendosi scoperta una congiura contro
-di lui a Costantinopoli, e i rei condannati nel capo, Teodosio perdonò
-a tutti, e non volle si cercassero i complici, soggiungendo, — Così
-potessi rendere la vita ai morti»[121]. E un'altra volta un magistrato
-insistendo che degli uffiziali della giustizia doveva essere principal
-cura l'assicurare la vita del principe, — Sì (soggiunse egli), ma
-vorrei prendeste anche maggior cura della mia reputazione».
-
-Poichè le rivoluzioni durature non si compiono d'improvviso, i primi
-imperatori cristiani aveano lasciato il culto antico sussistere allato
-al nuovo; ancora i riti pagani si riguardavano, o almeno chiamavansi
-nazionali; i pontefici sagrificavano in nome del genere umano; in mezzo
-alla curia Giulia, dove accoglievasi il senato, sorgeva sull'ara la
-statua della Vittoria, tolta ai Tarantini, e da Augusto ornata colle
-spoglie dell'Egitto; e prima delle adunanze, i senatori vi ardevano
-incenso, giurando fedeltà all'imperatore.
-
-E in Italia non pochi nelle scuole difendevano le antiche credenze, e
-nella società se ne chiarivano campioni. Nominerò fra questi Vettio
-Agorio Pretestato, «capo della pietà pagana», nella cui biblioteca
-Macrobio fa radunare gl'interlocutori de' suoi Saturnali, e prestargli
-un rispetto vicino a venerazione. Mettevasi egli attorno gl'illustri
-avanzi del paganesimo; fu deputato a Valentiniano I perchè sospendesse
-le persecuzioni contro gli auguri; ed altamente onorato finchè visse,
-ebbe dopo morte due statue dagl'imperatori, una dalle Vestali[122].
-
-A lui diresse amichevoli lettere Aurelio Anicio Simmaco romano, che
-dal retore Libanio avea succhiato la venerazione del paganesimo e la
-speranza di rintegrarlo. Nato dal prefetto di Roma, salì pontefice,
-questore, pretore, governò la Campania e i Bruzj, stette proconsole
-in Africa, indi prefetto di Roma, da ultimo console (391); parteggiò
-per Magno Massimo, vinto il quale, rifuggì in una chiesa di quei
-Cristiani che aveva osteggiati, e papa Liberio gl'impetrò perdono;
-aggregato ai pontefici, vi portò uno zelo vigoroso, lamentando che
-troppi di essi col negligere i sacri doveri cercassero la grazia
-degli imperanti. Mirabile accecamento! in mezzo a tanta mutazione,
-egli favella delle patrie religioni come niuno le avesse revocate in
-dubbio, e a Pretestato scrive: — Oh se m'accora che, dopo moltiplicati
-sacrifizj, il funesto presagio manifestatosi a Spoleto non siasi ancora
-pubblicamente espiato! Giove si mostrò favorevole appena alla quarta
-mactazione, e neppure all'undecima ci fu possibile soddisfare alla
-fortuna pubblica. Deh in qual paese siamo! Ora si tratta di raccorre
-ad assemblea i colleghi nostri, e ti terrò informato se giunsero
-a scoprire qualche rimedio divino»[123]. Con singolare contrizione
-supplica egli i patrj numi che perdonino le neglette cerimonie[124];
-esorta le Vestali a mantenere severa la disciplina; chiede la punizione
-d'alcuna che avea leso il voto[125]; e s'adopera per sostenere la
-politica importanza del paganesimo.
-
-A questa unicamente dirigeano la mira i difensori del politeismo in
-Occidente; a differenza dell'impero Orientale, che aveva in Atene
-una scuola regolarmente piantata all'uopo di mantenere, per una
-_catena d'oro_ d'iniziati, la fiducia nelle defunte immortalità e
-nelle dottrine teurgiche associate al neoplatonismo. Solo i maestri
-delle varie scuole di Roma, Milano, Bordeaux, Treveri, Tolosa,
-Narbona diffondeano le favole degli autori pagani nel farne ammirar
-le bellezze; e quando uno di essi, Eugenio, dall'accidente fu portato
-al trono, diede mano all'idolatria, rialzò l'altare della Vittoria,
-collocò la statua di Giove al varco delle alpi Giulie[126], e
-drappellava l'effigie di Ercole innanzi a' suoi eserciti.
-
-La costoro esistenza è prova che il cristianesimo trionfante si guardò
-dalle persecuzioni, cui era soggiaciuto nascente. Il numero però
-de' Cristiani era grandemente cresciuto, e illustri famiglie[127]
-vi aggiungevano credito e potenza. La stessa scenica persecuzione
-di Giuliano, comprimendo un istante la libera manifestazione del
-culto, rintegrò l'elasticità; e il facile trionfo sopra la impotente
-ricomparsa degli idoli di Grecia crebbe l'autorità dei vescovi, che,
-quasi altrettanti capitani non solo per dilatare il cristianesimo, ma
-per combattere il politeismo, a gran voce domandavano che la società
-rompesse finalmente i legami che l'avvincevano all'idolatria.
-
-Internamente però la Chiesa non avea mai cessato d'essere conturbata
-dalla quistione sulla natura del divin Figliuolo; e vescovi gli uni
-avversi agli altri, non paghi di lanciarsi riprovazioni ecclesiastiche,
-studiavano nuocersi a vicenda ora nell'opinione de' fedeli, ora
-nel favore dei potenti. Questi collocavano nelle sedi non il più
-meritevole, ma quello che tenesse la loro credenza; e spesso il popolo
-od eleggevasi un altro vescovo, o lasciando vuote le chiese, s'adunava
-alla campagna; agli uffiziali che volessero mescolarsene facea
-resistenza, e ne nascevano violenze, bandi, uccisioni.
-
-Di nuove glorie intanto ammantavansi i padiglioni del militante
-cristianesimo; e i santi Padri costituivano una letteratura, non
-educata alle imitazioni, non a ritrarre una società che avea cessato
-d'esistere, od una ideale che non era esistita mai, bensì il presente,
-l'attualità, le idee sociali più avanzate, cioè le religiose.
-
-Nei primi tempi del cristianesimo predomina il miracolo; e sebbene
-campeggi la potenza dell'uomo nel soffrire, nel resistere, nel vincere,
-quegli avvenimenti sono men tosto da descrivere che da venerare.
-Semplici ed incolti erano la maggior parte de' primi discepoli, più
-pratici che speculativi, più d'azione che di discorso; la dottrina,
-perpetuata dalla tradizione orale e viva, concentravasi in poche
-parole gravi e schiette; nascevano dispute? le terminava la voce d'un
-discepolo che potea dire, — Ho veduto io stesso il verbo umanato»
-oppure — L'ha veduto chi a me lo narrò»; e della verità era splendida
-prova la rinnovazione dell'uomo interno, che si operava per via di
-virtù dapprima ignote, pace, fraternità, eguaglianza, universale
-beneficenza, costanza ai martirj, magnanimo perdono. Ma ben tosto i
-dotti, loro malgrado, sono costretti ad accorgersi della presenza de'
-novatori, e se non altro, a vituperarli: allora i Padri cominciano
-a difendere i dogmi dai Gentili e dai filosofi, per mostrare come
-le dottrine antiche siano inferiori e meno conformi alla ragione.
-Non paghi di tenersi sulle difese, provano la verità della dottrina
-cristiana con eccellenti ragioni, coi miracoli, colle profezie; e già
-mettono fuori idee profonde e nuove sulla natura di Dio e su quella
-dell'uomo; anzi colla logica e colla storia assaltano il paganesimo e
-la filosofia, e a quegl'imperatori onnipossenti favellano con nobile ed
-insolita libertà.
-
-Qui ci si apre un nuovo prospetto dell'attività latina. Ne' primi
-secoli le Chiese occidentali somigliarono a colonie delle orientali;
-ordinamento, riti, libri, lingua liturgica erano greci: perocchè la
-greca era la lingua internazionale dell'impero, siccome nel XV secolo
-l'italiana ed oggi la francese; laonde con essa parlavano gli apostoli
-e gli eresiarchi, la Bibbia leggeasi nella versione dei Settanta fatta
-ad Alessandria, in greco si stesero le omelie di san Clemente, il
-_Pastore_ di Ermia, le apologie di san Giustino, la confutazione delle
-eresie di Ippolito, il quale, al par di Origéne, predicò a Roma in
-greco. Non dicasi per questo che la religione cristiana appartenesse
-alla letteratura de' Greci; chè se di questi tiene la forma, ebraico
-essenzialmente erane il fondo, colla semplicità, coll'ispirazione,
-colla rigidezza d'espressione e di sentimento.
-
-Dopo gli apologisti di cui già parlammo (pag. 115), il primo scritto
-teologico in latino fu l'_Ottavio_ di Minucio Felice. Ottavio
-convertito e Cecilio ancora pagano, condottisi ad Ostia, dove
-villeggiava Minucio celebre avvocato, passeggiavano sul lido; e
-perchè, al vedere un idolo di Serapide, Cecilio si pose la mano alla
-bocca baciandola, come praticavasi in segno d'adorazione, Ottavio
-il disapprovò come d'ubbia indegna d'un par suo. Fermatisi poi
-ad osservare fanciulli che faceano il rimbalzello mentre altri ne
-prendevano diletto, Cecilio rimaneva pensieroso sopra le parole udite,
-sicchè fu proposto di mettere fra loro la cosa in discussione. Tale
-è il soggetto d'un dialogo di Minucio, che volta a volta rende sapore
-de' platonici; Cecilio sostiene gli Dei, antica e generale credenza,
-contro questa pazzia di gente nuova, deturpata di sozze infamie e
-perseguitata; ma gli altri due sillogizzano così bene, che egli si dà
-vinto e convertito.
-
-L'africano Arnobio, a lungo sostenuto il paganesimo, si rese vinto alla
-Chiesa, la quale gl'impose d'adoperare contro dell'idolatria la sua
-artifiziosa parola. Come dunque dapprima aveva commentato gli autori
-profani, così nei sette libri _contro i Gentili_ offrì una compiuta
-oppugnazione delle antiche credenze, rivolgendosi agli addottrinati
-ch'erano capaci di bilanciarle colle nuove; confuta coloro che
-dicevano, — Dopo il cristianesimo è perito il mondo: il genere umano
-diventa preda di ogni male»; e nel suo zelo di proselito, domanda la
-distruzione non solo dei teatri, ma anche delle opere de' poeti.
-
-Educò egli un altro potente campione del cristianesimo in Lattanzio
-suo compaesano. Più d'immaginazione oratoria che di storica verità
-egli fa prova nel trattatello _Della morte de' persecutori_; nelle
-_Istituzioni divine_, pubblicate sul fine del regno di Costantino,
-debolmente ribattè gli errori senza saperli schivare. Men notevole per
-elevata eloquenza che per accurata espressione, è il più elegante fra
-gli autori ecclesiastici latini, nè però merita il titolo di Cicerone
-cristiano. Ben lontano dall'indignazione di Giulio Firmico, il quale
-suggeriva di punire l'idolatria a rigor di legge, proclama essere la
-religione la cosa più spontanea: — Via da noi il pensiero di vendicarci
-de' nostri persecutori; a Dio se ne lasci la cura; il sangue de'
-Cristiani ricadrà sul capo di chi lo versò».
-
-San Cipriano, vescovo di Cartagine (248), colle moltissime
-opere di soave e lucida abbondanza, contribuì forse meglio che
-altri a separare i due ordini di fede e d'esame, di rivelazione e di
-concepimento, la cui mescolanza produce o la schiavitù o il traviamento
-dell'intelligenza, mentre la distinzione schiude allo spirito umano le
-barriere dell'infinito, traendolo dal simbolo nella realtà.
-
-San Girolamo (331-420), nato nobilmente a Stridone nella
-Dalmazia, educato a Roma sotto Donato commentatore di Terenzio, e sotto
-il retore Vittorino, contrasse la coltura e la corruzione di quella
-grande città, finchè nauseato concentrò sopra il cristianesimo l'ardore
-potente che prima dissipava nelle passioni. Gustò le maschie voluttà
-della solitudine, abbellita, come egli dice, «dai fiori di Cristo,
-lontano dall'affumicata prigione della città»: ma non restandone
-soddisfatta la operosità sua, si condusse ad Antiochia, dove contro
-voglia fu ordinato prete; indi a Costantinopoli, benchè quinquagenario,
-si pose discepolo a Gregorio Nazianzeno nell'esegesi sacra, e mutò in
-latino varie opere; poi a Roma papa Damaso l'adoprò a diversi negozj e
-lavori letterarj.
-
-Quivi legò amicizia con pie matrone, degne di storia. Melania, uscita
-d'una di quelle case senatorie, alle quali, cessata ogni potenza
-politica, erano rimaste opulentissime rendite, perduti il marito e due
-figli, lasciò il terzo fanciullo per passare in Egitto a conoscere gli
-anacoreti; sovvenne largamente ai fedeli perseguitati dagli Ariani,
-accogliendoli nella fuga, e vestendosi da schiava per nutrirli e
-consolarli nelle prigioni. Marcella, pur vedova, erasi raccolta in
-villa a monastico rigore con Principia sua figliuola. Di pari virtù
-rifulgevano Asella ed Albina, suora e madre di Marcella. Per maggiore
-pietà e più generosi soccorsi a poveri ed infermi si segnalò Paola
-d'antichissima famiglia[128], colle sue figliuole Eustochio e Blesilla.
-Queste dame sottometteansi al dominio dell'anima robusta di Girolamo, e
-così Leta, Fabiola, altre coscienze profondamente convinte, che colle
-virtù più austere protestavano contro le fiacchezze, e soccorrevano
-generosamente alle miserie d'un secolo infelicissimo.
-
-Saldo al vero, Girolamo insegnava che la saldezza della Chiesa dipende
-dall'unità del pontefice, e se a questo non si dia un potere superiore
-agli altri, v'avrà tanti scismi quanti vescovi. Umile in faccia a
-Dio, altero in faccia agli uomini, flagella stizzosamente quanti
-vizj incontra; nè risparmia gl'indegni ministri della religione,
-smascherando certuni che, fattisi diaconi e sacerdoti per trattare più
-liberamente colle donne, si piacevano in vesti eleganti, capelli ricci
-e profumati, anelli alle dita, camminar in punta di piedi, traforarsi
-nelle case, e sollecitare donativi e legati[129]. Punti da ciò, tolsero
-a perseguitare il santo, denigrandone le amicizie spirituali; tanto che
-egli, sebbene davanti ai magistrati si chiarisse innocente, abbandonò
-Roma e tornò in Palestina, percorrendone passo passo i luoghi per
-meglio comprendere le sacre scritture.
-
-Paola suddetta, fissatasi con Girolamo a Betlemme, dove accorrevano
-Cristiani d'ogni paese senza distinzione di grado o di ricchezza e
-riguardando primo chi facevasi ultimo, presedette a un monastero di
-donne; Girolamo ad uno d'uomini. Caloroso martire di se stesso, egli
-scriveva sin mille righe il giorno: pure trovava tempo di spiegare la
-Bibbia a' suoi anacoreti, dirozzare colle prime lettere i fanciulli, e
-tornare di furto agli autori profani, delizia della sua gioventù.
-
-Anche Melania, piantatasi a Gerusalemme, vi accolse per trent'anni
-tutti coloro che affluivano a venerare i santi luoghi. Con lei erasi
-stretto di spirituale amicizia Rufino prete d'Aquileja, ammiratore
-d'Origene, teologo austero, ma traviato dal proprio orgoglio; talchè
-Gerusalemme, popolata di questi fervidi proseliti e ingegnosi, divenne
-il centro delle dottrine rigorose e razionali di Origene. Girolamo, che
-dapprima lo avea levato a cielo, dappoi ne vide il pericolo, e cominciò
-contro Rufino una polemica, disabbellita da ingiurie che ripescava in
-Persio e Giovenale.
-
-Le più importanti sue elucubrazioni sono di critica sacra. I Greci
-aveano avuto fin dall'origine i libri sacri, stesi in parte dagli
-apostoli in quella lingua, come la più diffusa: i Latini anch'essi
-di buon'ora ne fecero una traduzione, per quanto faticoso riuscisse
-il voltarli nella lingua del vulgo, da cui fu detta _la Vulgata_.
-Incaricato da Damaso di togliere ad esame la versione italica dei
-Vangeli, fedele ma da interpolamenti e variazioni alterata, Girolamo
-il fece, e insieme corresse il Salterio, Giobbe ed altri libri che non
-ci rimangono. Pensò poi a una nuova versione dell'antico Testamento,
-non più sul testo dei Settanta, ma sull'originale; e per quindici
-anni vi si ostinò, fedele al testo a segno da introdurre nella lingua
-molti modi ebraici, valendosi pure delle versioni siriaca ed araba,
-e delle greche: fatica stupenda per un uomo solo, ove dovette crear
-quasi una lingua nuova, che si appropriò immagini e frasi orientali,
-piegossi ad esprimere idee e cose opposte al suo carattere, eppure non
-perdette maestà e gravità. Per tale opera le lingue d'Oriente vennero
-ad influire, più tardi, sopra quelle dell'Europa; e la traduzione di
-Girolamo, adottata dalla Chiesa invece dell'antica italica fatta sopra
-i Settanta, diventò fondamento a quella che il concilio Tridentino
-dichiarò autentica.
-
-Accortosi per propria sperienza che alcune letture aduggiano i
-fiori celesti sotto un rigoglio d'importuni pensieri, e smorzano
-il gusto degli studj meglio confacenti a Cristiano, Girolamo nella
-tarda età garriva coloro che, dopo abbandonata la sapienza del
-secolo, si nauseavano della semplicità delle sacre scritture, e
-tornavano ai poeti[130]. Eppure egli stesso gli amò sempre, tanto che
-gliel'apponevano i suoi avversarj: nuovo indizio della battaglia, che
-le due civiltà si portavano nella letteratura come in ogni altra cosa.
-
-Del che un nuovo esempio abbiamo in Ponzio Meropio Paolino da Bordeaux
-(353-431), che, dopo dignità primarie nella Spagna e nelle
-Gallie, governò la Campania; e nominatissimo per parentadi non meno
-che per dottrina, consentì alla chiamata di Dio, rinunziò al mondo,
-e a Roma ricevette il battesimo. Di tale acquisto i Cristiani fecero
-pubbliche gratulazioni, mentre i Pagani se ne rodevano; parenti e
-amici incontrandolo voltavano largo da lui come da disertore; clienti,
-liberti, schiavi consideravano rotto ogni vincolo con esso. Il poeta
-Ausonio non lasciò via intentata per istornarlo dalla sua risoluzione,
-tra le frivolezze letterarie d'allora non intendendo come la forza
-della convinzione e l'autorità della coscienza potessero reggere contro
-consigli e lamenti così poetici.
-
-Paolino, a Firenze animatosi nei colloquj di sant'Ambrogio, si ritirò
-nella solitudine presso Nola, ove colla moglie, ridotta a sorella,
-visse sedici anni, istituendo una specie di Tebaide fra le delizie
-della Campania: fabbricò una chiesa a san Felice con dipinte istorie
-dell'antico Testamento, per guardar le quali i terrazzani dimenticavano
-fin il desinare. Minacciano i Barbari? ei non li teme, assorto in una
-pace che il mondo non può rapire. Ogn'anno, il giorno natalizio del suo
-santo prediletto, compone un canto; e benchè gl'idolatri della forma
-sentenziino ch'egli scrisse meglio da pagano che convertito, Ambrogio
-trovava composti e soavi quei carmi, e Agostino ne lodava la _gemebonda
-pietà_. Fatto vescovo, mantiene corrispondenza con Ambrogio, Girolamo,
-Agostino, coll'Italia, coll'Asia, coll'Africa, ricambiando idee,
-consigli, schiarimenti.
-
-Trapassando altri Padri della Chiesa occidentale, nominerò Zenone
-vescovo di Verona, che sbarbicò dalla sua chiesa i resti dell'idolatria
-e dell'arianismo, e ci lasciò settantasette discorsi, eleganti
-d'espressione, se non nuovi d'idee. Eusebio sardo pel primo introdusse
-la vita regolare fra il clero di Vercelli ond'era vescovo; nel
-concilio di Milano resistette all'imperatore, il quale cacciò fin la
-mano alla spada contro di esso; mandato esule qua e là, stava nella
-Tebaide allorchè lo richiamò l'editto di Giuliano; caldeggiò sempre
-sant'Atanasio; fu spedito a rimettere in pace la chiesa d'Antiochia; al
-che non essendo riuscito, tornò alla sua sede, ove chiuse santamente i
-giorni. Ebbe amico Lucifero vescovo di Cagliari, uno dei più fervorosi
-oppugnatori de' varj scismi, e che dall'esiglio mandò all'imperatore
-uno scritto dettato con quella violenza che gli faceva ordinare a' suoi
-di non aver comunicazione di sorta cogli eretici. Conformi opinioni
-sosteneva l'amico suo diacono Ilario, pretendendo sino che gli Ariani,
-per rientrare in grembo alla Chiesa, dovessero ribattezzarsi; il che lo
-faceva da san Girolamo soprannomare il Deucalione del mondo.
-
-Mai non s'era pensato dai Pagani ad accogliere in una chiesa il
-popolo per esporgli che cosa credere, come adorare, come operare: la
-cognizione delle cose sacre, siccome tutto il resto, essendo privilegio
-di pochi, non mai accomunata alle plebi. D'altra parte, che sarebbesi
-potuto predicare nel tempio quando i dottori stessi non aveano
-dogmi comuni, e stavano perplessi sulla morale? L'eloquenza antica
-esercitavasi negl'interessi particolari d'un cittadino o d'una città;
-al più qualche filosofo disputava coi discepoli, ma intorno a dottrine
-speciali, sprovvedute di carattere pubblico e universale.
-
-Da che Cristo ebbe detto, — Andate e predicate a tutti», doveva alla
-congregazione dei fedeli essere esposta la verità universalmente
-accettata, e spiegarvisi i punti che rilievano alla salute di tutti.
-Dalla più tenera età il sacerdote assumeva il fanciullo, e col
-catechismo gl'insinuava le verità sublimi, mercè delle quali potrebbe
-anche la femminetta rispondere a ciò che ignoravano Aristotele e
-Platone. L'istruzione continuava quanto la vita, o confermando i
-credenti, o convertendo i traviati, o persuadendo gl'increduli. La
-predicazione sulle prime era avvalorata dal santo olezzo della virtù,
-dall'evidenza del miracolo; e parlando lo Spirito Santo per bocca degli
-apostoli, non era mestieri di persuasive d'umana sapienza[131]. Ma
-come la religione fu estesa e mescolata alla società, si munì anch'essa
-delle armi con cui l'errore la combatteva, e l'eloquenza fu trasportata
-dalla ringhiera al pulpito, dalla politica alla morale, dagl'interessi
-del mondo a quelli del cielo. La Chiesa, fatta trionfante, volle
-ornarsi dell'eloquenza, come si ornava di pompe e d'apparati, e supplì
-coll'arte del pulpito all'intepidita fede primitiva. Suo primo campo
-furono le lotte cogli Ariani; poi giganteggiò per opera di oratori, i
-quali, nel combattere l'orgoglio del sapere e l'indocilità del cuore,
-reggono a petto di quanto l'antichità vanta di più insigne, non che
-sorpassare di buon tratto i loro contemporanei.
-
-Con gagliardia affrontò Ariani e idolatri (340-97) in Occidente
-sant'Ambrogio, romano nato a Treveri. Come governatore della Liguria
-e dell'Emilia sedeva egli in Milano, dove la presenza dell'imperatrice
-Giustina facea prevalere gli Ariani a segno, che vi fu posto a vescovo
-il cappadoce Ausenzio di quella setta. Quando l'imperatrice ottenne
-dal figlio una legge, che a quelli concedeva piena libertà di
-assemblee, e guaj se i Cristiani li molestassero, il segretario
-Benevolo negò formolarla, e rinunziò piuttosto al grado; ma Ausenzio
-se ne incaricò. Allorchè questo vescovo morì, poteasi prevedere
-tumultuosa l'elezione del successore, che faceasi a voci di
-popolo; e il governatore Ambrogio si presentò ai comizj per tenerli
-in dovere. Ma appena entrato, le due divise d'accordo gridano: —
-Sii vescovo tu stesso», poichè il vescovo si eleggeva di qualunque
-condizione, nè tampoco esigendosi fosse cristiano; onde Ambrogio,
-tentato invano sottrarsi a quel peso colla fuga e col seder giudice
-in un caso di sangue, riconoscendo il volere di Dio a portentosi
-indizj, si lasciò battezzare, poi ordinar prete e vescovo; e ceduto
-ai poveri il suo denaro, alla Chiesa i terreni, al fratello Satiro
-l'amministrazione della propria casa, tutto si affisse al santo
-ministero.
-
-Dalla Bibbia e dai Padri, letture a lui nuove, tal frutto colse, che
-divenne il primo dei santi Padri in Occidente; e se cede in genio a
-Gregorio Magno, a Basilio, a Giovan Grisostomo, li supera in pratica
-attività, sublimandosi negli atti più che negli scritti. La vita sua,
-delineataci eloquentemente da Paolino suo segretario, era assorta nelle
-cure più diverse; giudicare cento affari a lui portati dai fedeli,
-curare spedali, attendere ai poveri, accogliere tutti con affabilità,
-e fra ciò meditare e comporre: forniva di vescovi chiese che mai non ne
-aveano avuti; visitava ed incorava gli altri, e talvolta li raccoglieva
-a concilj; interponevasi a favore de' rei di Stato; vendeva gli ori
-del tempio per riscattare prigionieri dai Goti. Missioni importanti
-erano a lui affidate come a pratico: da Valentiniano morendo gli furono
-raccomandati i suoi figliuoli: dissuase Magno Massimo dall'entrare
-in Italia: ucciso Graziano, andò ad impetrarne il cadavere, e con
-franchezza intimava a Teodosio la verità, e gl'insegnava le distinzioni
-fra il sacerdozio e l'impero, talchè quegli diceva, — Solo Ambrogio
-conosco, il quale di vescovo porti degnamente il nome». Intanto egli
-rappresentava con dignità ed amore il tribunato che in nome di Cristo
-aveano assunto i vescovi dopo caduto quello in nome della legge,
-colla parola e colle opere offrendosi sostegno al popolo, invocando
-la giustizia o l'indulgenza de' principi, interponendo a favore de'
-tapini e de' soffrenti le dottrine della povertà, dell'eguaglianza, del
-riscatto umano, operato col sangue d'una vittima celeste.
-
-Quanta pratica avesse coi classici lo palesano le opere sue; sebbene
-scriva balzellante e scorretto, senza padronanza di frasi, e con vane
-sottigliezze e giocherelli, qualora non sia animato dal sentimento
-del dovere o del pericolo[132]. Nella più estesa e curiosa fra le sue
-opere, sui _Doveri degli ecclesiastici_, passa in rassegna quelli
-di tutti gli uomini, e scioglie quistioni di pratica filosofia.
-Nell'_Esamerone_, commentando le sei giornate del mondo creato,
-molto si giova di Origene. I suoi elogi della virginità producevano
-tale effetto, che padri e mariti lamentavansi perchè troppe donne
-dedicassero a Dio la loro continenza.
-
-L'imperatore Graziano avea decretato che ciascuno potesse onorar la
-divinità nelle adunanze al modo che più credesse opportuno; ma Ambrogio
-seppe persuaderlo a ferire di colpo estremo l'osservanza antica. In
-conseguenza ordinò di toglier via dal senato di Roma la statua della
-Vittoria; poi chiamò al fisco tutti i beni con cui mantenevansi
-i tempj, i pontefici, i sacrifizj; annullò i privilegi politici e
-civili delle Vestali, e vietò ai sacerdoti d'accettare legati se non
-di beni mobili[133]. Spaventati i nobili romani, i capi del senato,
-e quelli che si ostinavano a chiamarsi «la parte migliore dell'uman
-genere»[134], spedirono a Graziano perchè sospendesse questi decreti;
-e per fare maggior colpo, gli recarono la veste di sommo pontefice,
-religiosamente custodita, e che a lui dovea rammentare la lunga serie
-de' predecessori che se ne fregiarono come simbolo del potere supremo
-in terra e d'onori divini dopo morte. Graziano non si arrese a quelle
-dimostrazioni, e proferì, — Tale ornamento disdicesi a cristiano»;
-onde la religione antica rimase senza sommo pontefice, e il sacerdozio
-spogliato dei beni che lo facevano ambire anche dopo ch'era privato
-degli onori e de' privilegi.
-
-Nè diverso esito sortì l'ambasceria mandata a Valentiniano II acciocchè
-ripristinasse l'altare della Vittoria; e le suppliche di Simmaco e di
-Libanio a tale intento sono l'ultimo grido del paganesimo, che sentesi
-trafitto nel cuore. Lo sdegno di questi esalò non soltanto in segreti
-mormorii, ma in voci aperte; nè forse restarono estranj alla sommossa,
-nella quale Graziano perdette la vita. Ma soccombettero definitivamente
-allorchè ebbe la porpora Teodosio, che il titolo di Grande dovette
-principalmente all'avere terminata con coraggio e convincimento la
-prolungata contesa fra le due religioni.
-
-Narrasi che, venuto a Roma, e ricevuto da un bell'incontro di dame
-e senatori, Teodosio proponesse a discutere qual fosse la religione
-da seguitarsi, e che l'idolatria vi soccombette. Il fatto non ha
-sembianza di vero: certo per legge generale egli vietò che «alcuno si
-contaminasse co' sagrifizj, immolasse vittime, difendesse simulacri
-fatti a man d'uomo»; i magistrati non entrassero ne' tempj; confisca
-per qualunque atto d'idolatria, e morte a chi immolasse; il giorno
-del Signore fu dichiarato sacro, proibendo in esso i giuochi e
-gli spettacoli, e riformando il calendario giuridico a norma delle
-prescrizioni cristiane[135]. Eppure le leggi di Teodosio convincono
-che non erano cessati i riti antichi; imperocchè egli decretò che,
-chi dal cristianesimo ritornasse all'idolatria, rimanesse incapace
-di disporre de' suoi beni per testamento; dappoi estese questo
-statuto ai catecumeni, e dichiarò infami gli apòstati[136]. I concilj
-ripeterono queste leggi, e gli scrittori ecclesiastici inveivano contro
-le cerimonie gentilesche, conservate massimamente nelle feste, nei
-saturnali e nei giuochi. Tempj e delubri furono però chiusi allora dai
-magistrati, e spesso demoliti dalla pietà: i senatori, come cantava
-Prudenzio, bellissimi splendori del mondo, deposero le insegne del
-vecchio sacerdozio per rivestire la candida toga del catecumeno[137].
-
-Restava a domare l'eresia; e Teodosio, caduto in grave malattia,
-decretò essere volontà sua che tutti aderissero alla religione
-insegnata da san Pietro ai Romani, quale allora si professava dal
-pontefice Damaso e da Pietro vescovo d'Alessandria; ai seguaci di essa
-dava autorità d'assumere il titolo di Cristiani Cattolici; i dissidenti
-infamava col nome d'eretici, minacciandoli anche di castighi[138].
-Rimossi i vescovi e cherici ostinati, senza tumulto nè sangue si
-stabilì la fede ortodossa; e il terzo[139] concilio ecumenico, adunato
-in Costantinopoli, confermò nell'interezza sua il simbolo Niceno,
-dichiarandolo più distesamente in alcuna parte, onde combattere
-posteriori eresie.
-
-Ciò in Oriente; ma fra noi l'arianismo erasi ricoverato sotto il manto
-di Giustina madre di Valentiniano II, la quale, arrogando all'imperiale
-autorità anche l'ispezione sopra il culto, pretendeva che sant'Ambrogio
-cedesse agli Ariani una delle chiese di Milano. L'indegna proposizione
-con fermezza egli respinse; e Giustina, chiamando ribellione
-l'opporsi ai voleri imperiali, si ostinò d'ottenere a forza l'intento.
-Cominciò a gravare i mercanti d'una tassa di ducento libbre d'oro, e
-imprigionare molti che non vollero o non potevano pagarla. Mandò ad
-Ambrogio l'ordine di uscire dalla città, ma egli protestò non poter
-abbandonare il gregge da Dio affidatogli: minacciollo di morte, ed
-egli mostrò nulla desidererebbe meglio del martirio. Deliberata poi di
-pubblicamente solennizzare a modo suo la pasqua, citò Ambrogio al suo
-consiglio; ma per ispontaneo affetto essendogli corso dietro a turba il
-suo gregge fino al palazzo, i ministri imperiali dovettero supplicare
-il prelato a disperdere e calmare l'estuante moltitudine, promettendo
-non sarebbe violata la religione.
-
-Bugiarde promesse! Nella solenne mestizia della settimana santa,
-uffiziali di palazzo si recano dapprima alla basilica Porziana, poi
-alla nuova[140], per disporre ogni cosa a ricevervi l'imperatore e sua
-madre. Il popolo torna allora sui tumulti, sicchè gran pena durarono le
-guardie a difendere le chiese; e un sacerdote ariano versava in grave
-pericolo, se non fosse ricorso per difesa ad Ambrogio stesso. Questi
-negava d'esser obbligato a cedere il tempio, attesochè le cose divine
-non vanno soggette all'imperatore, il quale si trova nella Chiesa,
-non sopra la Chiesa; e dalla cattedra di verità mostrava come sia
-lecito resistere all'ingiustizia, non però con armi, non colla forza;
-pregava Dio a non permettere si versasse sangue per la sua Chiesa; e
-congregati nelle due basiliche i fedeli, gl'intratteneva, or cantando,
-ora predicando, e ripeteva — La tirannide del sacerdote è la sua
-debolezza».
-
-Fu allora che Ambrogio, per animare e distrarre il popolo, introdusse
-il cantare a vicenda in due cori, cioè le antifone, ancora inusate nel
-nostro Occidente. Prima d'allora certamente cantavasi dai fedeli, ma
-forse con una semplicità tutta di pratica; e probabilmente nelle chiese
-derivate dagli Ebrei seguivasi il modo che questi aveano tenuto nel
-recitare i salmi, mentre in Grecia vi si applicavano le melopee della
-lira. Da questa melopea greca prese le mosse Ambrogio, sia togliendone
-i nômi o le arie popolari, sia riducendo in _octacordi_, o serie di
-otto suoni (le ottave), i tetracordi o serie di quattro suoni di cui
-componeansi i modi greci[141]. Scrisse pure inni di nobile commovente
-semplicità, alcuni dei quali si cantano tuttora[142]. Con santa
-compiacenza egli rimembrava la melodia d'uomini e donne, di vergini
-e fanciulli, sonante come il fragore delle onde, e dalla quale anche
-sant'Agostino restava commosso fino alle lagrime[143].
-
-La fermezza d'Ambrogio vinse l'ostinazione dell'imperatrice, che
-dischiuse le carceri, tolse le guardie; e Valentiniano, sentendo
-la potenza di quell'inerme, diceva a' suoi uffiziali: — Se Ambrogio
-l'ordinasse, voi mi consegnereste a lui colle mani legate».
-
-Ma poco di poi gli fu elevato incontro un dottore degli Ariani, e
-pubblicato un editto che permetteva a questi di tenere loro assemblee,
-minacciando di morte i Cattolici se le turbassero. Ambrogio tornò alle
-armi sue, la predica, le antifone; e dì e notte la chiesa fu occupata
-dai fedeli. Tale consenso distolse i principi dall'usare violenza;
-e il concilio d'Aquileja, tenuto poco dopo il Costantinopolitano, e
-dove Ambrogio sostenne la parte principale, chiarì la fede de' vescovi
-d'Occidente, che poterono asserire non esistere più Ariani fino
-all'Oceano.
-
-Ambrogio durò ventidue anni al laborioso ministero, finchè di
-cinquantasette a Dio piacque chiamarlo al premio. Si pretende che,
-per ricompensare lo zelo adoperato contro gli Ariani da lui e da san
-Valeriano, il pontefice erigesse le sedi di Milano e d'Aquileja in
-metropoli, dignità fin allora ignota in Occidente. La prima estese la
-giurisdizione sui vescovadi da Po fin dentro la Rezia; l'altra su quei
-della Dalmazia, della Pannonia, del Norico, e poc'a poco della Venezia:
-e l'un metropolita consacrava l'altro, risparmiando il difficile
-viaggio a Roma.
-
-Contemporaneamente san Filastro combatteva gli Ariani, stese un
-_Catalogo delle eresie_, e fatto vescovo di Brescia «città rozza, ma
-avida di dottrina»[144], resistette a Valentiniano e Giustina insieme
-con Benivolo, magistrato, il quale, piuttosto che cedere alle blandizie
-dell'imperatore, si ritirò a vivere oscuro in riva al Benàco. A questo
-Benivolo sono diretti alcuni sermoni di san Gaudenzio, che peregrinato
-a Gerusalemme, in Antiochia conobbe san Giovanni Grisostomo, poi
-succedette a Filastro nel vescovado di Brescia, ove colle reliquie
-portate d'Oriente consacrò una chiesa col titolo di Concilio de' Santi.
-Vigilio dal vicino Trento scorreva la valle dell'Adige e il Veronese,
-predicando, battezzando, ergendo chiese, abbattendo idoli: perocchè
-nelle vallate alpine conservavasi il culto di Saturno, e nella trentina
-di Non (Anaunia) circuivansi processionalmente i campi, litando a
-quel dio; al che non avendo voluto uniformarsi Sisinio, Martirio,
-Alessandro, furono martirizzati: anche i valligiani di Rondera, ligi
-all'adorazione di quell'idolo, lapidarono Vigilio[145].
-
-Sì grandiosi uffizj incombevano ai Padri in quella Chiesa, che di
-perseguitata diveniva dominatrice; ma sebbene greci e latini difendano
-le stesse verità, e in tutti si senta la convinzione che lotta,
-l'entusiasmo che eleva, la carità che santifica, traggono carattere
-particolare dalla natura del paese, secondo che vivono in Oriente
-o in Occidente. In Roma non erano mai prosperate la metafisica e la
-filosofia sublime, per difetto in parte della lingua; mentre il sano
-intelletto e lo spirito pratico vi campeggiarono nello svolgere ed
-ordinare la legislazione. Pertanto gli apologisti latini non offrono
-grande apparenza d'ingegno, conservano alcun che dell'alterezza
-romana, rigidi, ostinati di non calare ad accordi coll'avversario,
-nè tampoco valersi d'altre armi che le proprie; onde sdegnano gli
-ornamenti dell'eloquenza, gli artifizj della logica, le reminiscenze
-della letteratura ostile. La Grecia, ancora fiorente di lettere quando
-il cristianesimo apparve, gli oppose più clamorosa lotta, armata di
-cavilli, di seduzioni, di disprezzo; ma quando convertita gli esibì
-difensori, questi conservarono le costumanze e i difetti delle scuole
-dond'erano usciti, e comparivano in campo come Davide, accinti della
-spada rapita al gigante.
-
-Il nemico stesso che combattevano era differente. Roma, per cui sono
-identici la religione e lo Stato, non sa apporre al cristianesimo
-condanna peggiore che dichiararlo nemico del genere umano, cioè
-dell'Impero; il genio suo legale decreta, uccide, non discute; e gli
-apologisti, opponendo rigore a rigore, s'accontentano spiegare il
-dogma ed appellarsi alla lettera scritta. I Greci, perdute le avite
-istituzioni, naturali alla disputa e alle sottigliezze, retori e
-sofisti ingordi di quistioni nuove, guardano i Cristiani come novatori
-pazzi o pericolosi, che ripudiando la tradizione, precipitano la
-coscienza umana nell'incertezza. Mentre dunque i magistrati a Roma
-uccidevano, i dotti di Grecia esaminavano, discutevano, sicchè gli
-apologisti erano obbligati scendere a minuzie, accettare l'objezione
-arguta, snodare il sottile paradosso, il sillogismo capzioso; e
-sentendo tutta la potenza della libera parola, invocavano solo che la
-forza non intervenisse nella discussione della verità.
-
-Gli uni e gli altri aprono la nuova società, posati tuttavia sul
-terreno dell'antica; convincono l'uomo che, senza quel lume del lume,
-egli ignora le verità più necessarie alla sua condotta, più care al
-suo cuore, più dolci alle sue speranze; e invocano la libertà delle
-coscienze, non più per il solo senato, nè per una città od una gente,
-ma per l'universo. Vinti che ebbero i nemici esterni, dovettero lottare
-contro le discordie intestine, cioè coloro che, al modo del serpente
-antico, adopravano la parola di Dio per diffondere l'errore, o per
-restringere a concetti particolari le verità generalissime che la
-Chiesa annunziava.
-
-Nelle scuole vengono a fronte l'antico Oriente, l'antico Occidente
-e il cristianesimo, il quale, estendendosi su tutti gli uomini e
-tutti gl'interessi, era naturale che trovasse molte ed interessate
-contraddizioni. I Neoplatonici vogliono elevarsi a Dio non mediante la
-fede, ma mediante la dottrina. Sêtte giudaizzanti, sêtte giudaiche,
-sêtte orientali assenzienti od avverse agli Ebrei, sêtte cristiane
-propense o nemiche all'ascetismo, docili o reluttanti all'asiatica
-teosofia, cominciano la più splendida gara d'ingegno che il mondo
-avesse mai veduta, fra la teologia antica e la nuova, fra la mitologia
-poetica e la religione morale, fra la vetustà che tramonta e il nuovo
-tempo che s'apre. Onde alla dottrina evangelica incontrò come a tutte
-le novità; prima tacciata di sogno e di follia, dappoi se ne confessa
-la sublimità, ma appuntandola di plagio, quasi ogni sua verità fosse
-dedotta dall'Egitto, dall'India, dall'Accademia; infine se ne adottano
-i concetti, mentre tuttavia si persiste ad oppugnarla. Ma su quella
-bilancia ha perduto ogni peso la spada; e l'autorità dei cesari,
-nell'apogeo della sua forza, non entra per nulla a determinare la
-credenza; tanto efficace sonò la parola che distingueva i diritti della
-spada da quelli del pensiero.
-
-Fra le eresie fu clamorosissima quella di Nestorio, il quale negava
-l'incarnazione di Dio, distinguendo in Cristo la persona divina
-dall'umana, e ripudiando perciò la divina maternità di Maria:
-condannata nel concilio di Efeso (431), quarto ecumenico,
-venne per ricolpo a dare estensione al culto della Vergine, il quale
-contribuì non poco a svellere i resti del paganesimo, convertendo
-alla Madre dell'amore e alla donna dei dolori i tempj pagani. Non più
-sulla natura di Dio ma su quella dell'uomo sofisticarono i Pelagiani,
-cercando perchè tanti mali si patiscano sotto un Dio buono, come
-la prescienza divina si combini coll'umana libertà, e la Grazia
-coll'attività morale dell'uomo. I Manichei lo spiegavano in modo
-vulgare, supponendo un Dio buono e un malvagio; e da quella provincia
-romana dell'Africa, dove si svolsero le più vigorose intelligenze
-cristiane, dove si elaborarono i principj fondamentali della cristiana
-filosofia, sorse il più vigoroso combattitore, sant'Agostino, del quale
-parleremo fra poco. Eutichiani, Monofisiti, Monoteliti, colle varie
-gradazioni di loro eresie concernenti la natura o la volontà di Dio e
-del suo Verbo, agitarono piuttosto l'Oriente.
-
-Perocchè la divisione ch'erasi fatta nell'Impero, estendevasi pure alle
-chiese, e cominciata dalla fabbricazione di Costantinopoli, dura fino
-ad oggi, avendo ciascuna, anche prima di scindere la essenziale unità,
-conservato un'impronta e una pendenza particolare; speculativo il genio
-bisantino, pratico il genio romano. Allorchè la Chiesa greca si radunò
-nel concilio di Nicea, fu per chiarire la relazione delle tre persone
-divine, e settanta opinioni agitavano il clero abissino sopra l'unione
-delle due nature in Cristo: la latina non ebbe trattati dogmatici prima
-di Agostino, nè prima di Gregorio Magno alcun metafisico sedette sul
-trono papale. In Oriente si disputa sulla essenza della natura divina,
-mentre quasi ignote vi sono le quistioni sulla libertà umana e sulla
-Grazia: al contrario, da noi si ragiona sopra gli atti umani.
-
-I rigori della vita monastica erano cominciati in Oriente; e i
-deserti della Siria e della Tebaide si popolarono d'anacoreti, che
-nella solitudine attendevano ad operare la salute delle proprie
-anime, staccati dalle cose terrene, come Antonio[146], Pacomio,
-Ilarione. Non tardarono i monaci a propagarsi nel nostro paese, forse
-allorchè sant'Atanasio scorreva l'Italia per combattere l'arianismo:
-ma ben presto si raccolsero in compagnie, sotto regole dettate da
-sant'Agostino, poi da san Benedetto; e furono piuttosto missionarj
-di Barbari, dissodatori di terreni, assistenti di infermi; nè le Alpi
-e gli Appennini videro strazj e macerazioni quali i torrenti petrosi
-dell'Egitto e le bollenti arene della Libia; e invece di quegli stiliti
-che colà passavano l'intera vita su di una colonna, da noi si vide
-l'attività efficace di sant'Ambrogio, di Leon Magno.
-
-La Chiesa greca restò corrotta dalla propria immobilità, non
-progredendo in mezzo a tanto sapere, non raffinando l'arte in
-mezzo a tanto cerimoniale, anzi vedendo sorgere gli Iconoclasti,
-poi retrocedendo collo scisma. Nella latina invece il buon senso
-filosofico e pratico si piegò al progresso, si modificò a seconda
-dei tempi e nello svolgersi dell'attività; man mano che la società
-secolare diveniva impotente, l'ecclesiastica vi si surrogava; i riti
-pagani come i tempj conservava, trasformandoli e traendoli a superiore
-intelligenza; le terre cambiavano i nomi per assumer quello d'un santo.
-
-La differenza fra le due Chiese fu rivelata maggiormente
-dall'ordinamento esterno. L'impero Occidentale sfasciavasi quando
-appunto ingrandivano i pontefici; e in questi si concentrava
-l'autorità, che lasciavansi cadere di mano i magistrati civili.
-Avrebbero essi dovuto allegare l'incompetenza, per non esporsi al
-rimprovero d'usurpazione, dato molti secoli dopo da una filosofia non
-solo estranea a quei pericoli, ma incapace o risoluta a non intenderli?
-doveano lasciare che la società andasse a fascio, anzichè togliere a
-dirigerla, come ognuno deve fare ne' frangenti?
-
-Il patriarca di Costantinopoli scapitava per la presenza
-dell'imperatore; nè era meglio che una delle ruote d'un sistema civile,
-regolare, protetto dalla gerarchia e dall'esercito. In Italia invece
-vedremo ben presto gl'imperatori fuggire da Roma, sicchè il papa,
-dolente sì, ma non vergognoso delle pubbliche sventure, mantenevasi
-colla fronte alta, come scevro dalle colpe imperiali; quando ogn'altra
-autorità perdea vigore, egli solo rimaneva cogli attributi di un'altra
-sovranità, reale e permanente; e le istituzioni politiche dell'impero,
-l'energia delle genti occidentali, il pericolo valeano ad assodarlo,
-mentre a lui si volgeano i Barbari, ch'egli doveva convertire,
-illuminare, incivilire, governare.
-
-Il bisogno di difesa e d'azione facea stringere fra sè i monaci,
-milizia poderosissima de' pontefici. Il celibato staccò l'ordine
-sacerdotale dal laico, e dagli interessi e affetti terreni; sicchè
-il prete si considerò superiore al laico, e perciò esigeva rispetto
-e sommessione, come marchio di santità adducendo le astinenze e la
-dottrina. Perfino la lingua comune e la pace universale, che parvero
-sin oggi utopie benevole, vennero dalla società cristiana attuate per
-quanto è possibile col parlar latino e coi concilj.
-
-Così, mediante il cristianesimo, dentro periva il despotismo, cioè il
-potere separato dal dovere, l'autorità che crede aver sopra gli uomini
-ogni diritto, fin quello negatogli dalla legge naturale e divina; fuori
-periva la nazionalità esclusiva, tutto dirigendo all'affratellamento.
-Nè però la Chiesa aboliva l'individualità degli uomini o de' popoli,
-anzi la nobilitava; solo alla nazionale esclusività contrapponeva
-il concetto d'universalità, dovendosi rispetto anche ai minimi, non
-perchè greci o romani od ebrei, ma perchè uomini e cristiani, perchè
-non fattura capricciosa di varj numi, ma libera creazione del Padre
-nostro[147]. Le verità, tramandate parte in iscritto, parte a voce,
-riceveano non solo spiegazione ma autenticità dalla Chiesa, che n'è
-la depositaria e la garante, e ogniqualvolta ne vede intaccata una, la
-chiarisce e svolge viemeglio; e poichè non c'è verità astratta che non
-operi sulla morale, stabilendo quelle purifica questa.
-
-Tale fu il còmpito de' santi Padri. Malgrado che le condizioni della
-società d'allora e i sopravenuti infortunj tardassero i frutti, pure
-non v'è per avventura miglioramento alcuno de' tempi più civili, che
-almeno in germe non si trovi in essi. Succeduti agli apostoli ed ai
-martiri per propugnare col sapere e colla parola le credenze nuove,
-sorte col popolo e fra il popolo rampollate, essi rompono il perpetuo
-circolo dell'imitazione fra cui era incantata la profana letteratura,
-e formano il secolo d'oro della cristiana: e noi potemmo studiarvi
-molte particolarità della storia de' popoli, e il lento ma incessante
-maturarsi della più vasta rivoluzione, e gli ostacoli attraversatile
-dalla scienza appoggiata sulle antiche osservanze, sinchè fu chiamata a
-sostenere con reintegrato vigore le nuove.
-
-Le dispute che essi agitarono, oggi sono dimenticate: ma essi
-combatterono perchè noi, vulgo senza diritti nè forza nè divinità,
-potessimo cessare d'essere schiavi negli ergastoli, o pasto ai leoni
-per divertimento del popolo re, e le nostre anime trastullo ai sofismi
-dei filosofi, alla prepotenza dei dominatori, alla lascivia de' ricchi;
-combatterono, perchè noi plebe potessimo sentire l'eguaglianza nostra e
-proclamarla in diritto, sinchè il tempo non la consacri nel fatto.
-
-
-
-
-CAPITOLO LI.
-
-La coltura pagana digrada, si amplia la cristiana.
-
-
-Quella dei santi Padri era letteratura vitale, nuova, dell'avvenire;
-ma la scolastica, di forme ricalcate sui modelli classici, neppur un
-grande scrittore produsse dopo Costantino. Dall'Africa fu chiamato
-a Roma e a Milano sant'Agostino per insegnare eloquenza; dalle
-Gallie un retore per tessere il panegirico a Teodosio; le vennero
-d'Egitto Macrobio e il migliore poeta Claudiano, da Siria il retore
-migliore Icherio, d'Antiochia il migliore storico Ammiano Marcellino;
-e ricordiamoci che in gran carezza di viveri, essendo rinviati i
-forestieri da Roma, i pochi letterati dovettero andarsene, conservando
-invece tremila ballerine, altrettante cantatrici, e loro maestri e cori
-e turba seguace.
-
-Scuole però non mancavano, e san Girolamo vi si esercitava fanciullo
-a declamare, e con finti litigi addestravasi ai veri; nei tribunali,
-udiva eloquenti oratori disputare fino a svillaneggiarsi e
-mordersi[148]. Valentiniano e Graziano istituirono scuole di retorica
-e grammatica greca e latina nella metropoli di ciascuna provincia; e
-coloro che venivano a studio in Roma, dovevano portare dalla patria
-attestazioni dell'esser loro, poi arrivando notificare dove abitassero,
-a che studj intendessero, non bazzicare male compagnie e spettacoli,
-se no cacciati a verghe[149]. I maestri di grammatica non insegnavano
-meramente gli elementi della lingua, sibbene tutte le scienze
-filologiche[150]: che in conto maggiore fossero quei di retorica,
-appare dal doppio delle razioni a loro assegnate[151]: passavano di
-città in città al fiuto de' migliori stipendj, trafficando di versi,
-complimenti, panegirici, dispute, senza curarsi dell'impero che cadeva
-o del cristianesimo che sorgeva. Così le scuole diventavano semenzaj di
-cattivo gusto, come ogniqualvolta s'insegna a supplire ai pensieri con
-un'enfasi sempre più esagerata, e con cumuli di figure alla perfezione
-dello stile e alla purezza della lingua.
-
-Deteriorando la coltura e crescendo la mescolanza, sopra l'arte
-imitatrice studiata dagli scrittori rivalse l'elemento popolare,
-spontaneo e incolto; sicchè nemmeno i Romani giunsero a conservare
-l'aristocratica purità della dicitura. A ciò s'affaticarono retori
-e grammatici; Mauro Servio commentator di Virgilio; Elio Donato
-precettore di san Girolamo e autore dei rudimenti della grammatica, che
-divennero modello alle posteriori; Nonio Marcello che trattò _della
-proprietà delle parole latine_; Pomponio Festo che scrisse della
-significazione delle parole; Sosipatro Carisio che diede cinque libri
-di osservazioni grammaticali; Diomede, Fabio, Planciade, Fulgenzio,
-che hanno il merito d'averci conservato qualche frammento o qualche
-tradizione antica; ultimo Arusiano che dispose alfabeticamente frasi e
-locuzioni spigolate nei classici.
-
-Questi grammatici erano i soli che trascrivessero i libri per uso della
-scuola: e regolandosi secondo il gusto particolare, lasciavano perire
-i migliori per conservare i più opportuni; preferivano le cose tenui
-e le brevi alle storie di Tacito e di Livio; col divulgare estratti
-buttavano in dimenticanza le opere, il cui guasto venne dunque ben
-prima che dal medioevo e dai frati.
-
-Altri compilatori ci tramandarono notizie sulla storia e sulle
-scienze, come Aurelio Macrobio, vissuto al tempo di Teodosio II,
-che nei _Saturnali_ introduce persone di conto a discorrere di
-variatissimi argomenti, riportando le notizie e le dottrine degli
-autori colle parole lor proprie. Di qui una sgarbata mescolanza di
-stile, confessando egli stesso maneggiare a stento il latino, giacchè
-era nato in Oriente: ma ci conservò per tal modo brani importanti[152].
-Marciano Cappella africano nei nove libri del _Satyricon_ fa fascio
-d'ogni erba in verso e in prosa: e quella specie di compendio di tutte
-le scienze servì di testo alle scuole del medioevo. Di Censorino, più
-che gli _Indigitamenta_ sulle divinità che hanno potenza sopra la vita
-dell'uomo, è utile il trattato cronologico, astronomico, aritmetico,
-fisico De die natali, per la cognizione che se ne trae de' computi del
-tempo fra' diversi popoli.
-
-Le scienze non furono nè estese, nè applicate. La medicina seguitava
-in un empirismo misto d'incantagioni e di formole. Oribaso da
-Pergamo, medico di Giuliano e suggeritore delle costui superstizioni,
-transuntò opere d'antichi; ma il poco che ne rimane non ci aggiunge
-veruna cognizione: se non che discorre saviamente sugli esercizj di
-corpo frequentati dagli antichi, e sull'educazione fisica da darsi ai
-fanciulli, raccomandando quel che mai non sarà predicato abbastanza,
-d'invigorire il corpo prima di coltivare lo spirito, e lasciar questo
-in riposo fino ai sette anni, e allora affidare i ragazzi a maestri,
-ma fin ai quattordici astenerli da grammatici e geometri; dappoi non
-lasciarli mai oziosi, acciocchè precoce non si svegli in essi l'istinto
-della carne. Teodoro Prisciano scrisse in latino e in greco un
-_Emporiston_ delle malattie facili a curarsi, il _Logicus_ sugl'indizj
-delle croniche e delle acute, il _Ginecion_ su quelle delle donne, e
-un libro d'esperienze fisiche. Di veterinaria (_mulomedicina_) trattò
-un Publio Vegezio, de' mali de' bovi un Gargilio Marziale, scorrendo su
-tutta l'economia rustica. Va col titolo di _Medicina pliniana_ un libro
-mal attribuito a Plinio Valeriano. Dopo Costantino v'ebbe archiatri di
-palazzo, spesso decorati del titolo di conti del primo ordine, e nel
-v secolo posti a paro coi duchi o vicarj. Fu pensiero nuovo quel di
-Valentiniano II d'assegnare un medico a ciascuno dei quattordici rioni
-di Roma.
-
-Vindanio Anatolino diede alcune regole d'agricoltura, buone quantunque
-miste a gentilesche superstizioni. L'ultimo scrittore latino d'agraria,
-Palladio Tauro Emiliano, in quattordici libri offre, appropriandoli a
-ciascun mese, estratti d'antichi, massime di Columella, più di questo
-esatto nel parlare d'alberi fruttiferi e degli orti: l'ultimo libro
-è in versi elegiaci. In Italia, dove la retorica guasta sì spesso e
-la storia e la precettiva, giovi ricordare ch'egli dal bel principio
-avvertiva: — Innanzi tratto vuolsi por mente a qual sia la persona cui
-devi insegnare, nè chi istruisce l'agricoltore deve emulare le arti
-e l'eloquenza dei retori, come si fa da certuni che, volendo parlare
-eloquentemente ai contadini, ottengono che la loro dottrina non possa
-capirsi nemmeno da' più esperti».
-
-I Romani sapevano la guerra per arte più che per scienza; nè lo stesso
-Giulio Cesare riesce di grande utilità agli studiosi della strategia.
-Il primo che ne trattasse dogmaticamente fu Vegezio Renato, che
-nell'_Epitome institutionum rei militaris_, dedicato a Valentiniano II,
-spogliò varj autori di arte bellica terrestre e marittima, e gli ordini
-d'Augusto, Trajano e Adriano «affinchè, coll'esempio e l'imitazione
-delle antiche virtù, gl'istitutori de' giovani soldati potessero
-ripristinar l'onore della milizia romana guasta e giacente».
-
-Adriano, trovando mal accomodarsi l'antica legione coi nuovi modi della
-guerra, era ricorso al triviale ripiego di sceglierne i più prodi
-e obbedienti, e formarne una coorte di mille, quasi il frantumarlo
-rendesse buono ciò che non è. Probabilmente collocavasi essa a capo
-della legione, e dietro a lei le nove altre coorti, disposte sopra
-tre linee: lo che rendeva agevole il formare il battaglione quadrato,
-di grand'uso nelle guerre di quel tempo contro la cavalleria, nerbo
-de' Parti e degli Arabi. Ma al tempo di Vegezio la coorte era già
-ben diversa da quella d'Adriano, componendosi di due linee; la prima
-d'una fila di soldati pesanti, e d'una d'arcieri ferrati, con lancie e
-chiaverine; seguivano due file di veliti; indi una schiera di macchine
-da saettamenti, tra cui balestrieri e frombolieri e reclute male ad
-ordine d'arme, e gli _additi_ destinati a protegger le macchine alle
-spalle; ultimi stavano i triarj per la riscossa. Vegezio si lamenta
-che della legione non sussista più che il nome: a fatica si reclutava,
-doveasi concederle voluttuosi quartieri, alleggerirne le armi, infine
-empirla di stranieri; eppure, dice Vegezio, lasciavansi uccidere non
-come uomini, ma come bruti, anzichè portar armi di buona difesa.
-
-Espone egli coll'ordine schietto e appropriato di Senofonte; mette
-per fondamento valere più l'arte che la natura, e coll'esercizio e
-le istituzioni essere i Romani riusciti ad una superiorità, non data
-loro dalla natura. — Non superavano essi in numero i Galli, in agilità
-gli Spagnuoli, in forza i Germani, in iscaltrimenti gli Africani,
-gli Asiatici in ricchezza, i Greci in dottrina; ma meglio di tutti
-sapeano scegliere buoni soldati, istruirli nella guerra per principj,
-rinvigorirli con esercizj giornalieri, prevedere quanto può occorrere
-nelle varie maniere di mischie, di marcie, d'accampamenti; punire
-i vili, ricompensare i prodi. Queste parti della scienza militare
-crescono il coraggio; nessuno ha paura nel praticare ciò che ha bene
-imparato; ond'è che un gomitolo ben destro e disciplinato prevale
-ad uno più numeroso, ma di minor disciplina ed esercizio, che perciò
-trovasi esposto a sconfitte micidiali». Scende poi alle particolarità
-de' varj esercizj nella centuria, nella coorte, nella camerata,
-nell'individuo.
-
-Nel libro secondo elevasi ad ordinamenti superiori, e alle guise
-con cui avvincevasi alla bandiera il soldato, non più volontario;
-facendogli, per Dio, per Cristo, per lo Spirito Santo e per la maestà
-dell'imperatore, giurar d'obbedire, di non disertare, d'immolar la
-vita per l'impero. Nel terzo tratta del formare gli eserciti, del
-conservarli sani e ben animati e disciplinati, delle qualità del
-capitano, dei segnali, delle disposizioni a norma del terreno, del
-passo dei fiumi, dei fenomeni naturali. Nel quarto ragiona delle
-fortificazioni; nel quinto della marina: cose del tutto mutate oggidì.
-
-Nè gran cosa si può imparare da' suoi ordini di battaglia; ma i
-consigli e le massime generali contengono principj sicuri, che ancora
-non perdettero l'utilità. — Più avrete esercitato e disciplinato il
-guerriero ne' quartieri, men pericoli correrete in campo. Non ordinate
-mai le truppe in battaglia campale, che non ne abbiate sperimentato il
-valore con avvisaglie, e non siano sicure di vincere. I grandi generali
-non danno mai battaglia se non tratti da occasione favorevole o dalla
-necessità. Procurate ridurre il nemico colla fame, col terrore, colle
-sorprese, più che colle battaglie, giacchè in queste la decisione sta
-alla fortuna. Maggiore scienza si vuole a ridurre il nemico per fame
-che per ferro. Staccate dal nemico più uomini che potete, e ricevete
-bene tutti quelli che a voi verranno: chè guadagnerete più col trar
-uomini a voi che coll'ucciderli. Dopo una battaglia fortificate i
-posti, anzi che sparpagliare l'esercito: chi lascia i suoi sbandarsi
-inseguendo i fuggiaschi, cerca perdere la vittoria. Il disegno migliore
-è quel che rimane celato al nemico. Cogliere le occasioni è arte di
-guerra più utile che il valore. L'armata acquista forze nell'esercizio,
-le perde nell'inazione. Chi rettamente giudica delle forze proprie
-e delle avversarie, di rado soccombe. Il valore prevale al numero;
-una posizione vantaggiosa prevale talvolta al valore. Manovre sempre
-nuove rendono formidabile un generale; condotta troppo uniforme lo
-fa vilipendere. Secondo sarete forte in fanteria o in cavalleria,
-procuratevi un campo favorevole a questa o a quell'arma; e l'urto
-maggiore parta da quel dei due, su cui fate maggior caso. Deliberate
-con molti ciò che in generale converrebbe fare; decidete con pochissimi
-o anche da solo su ciò che dovete fare in ciascun caso particolare».
-
-Sesto Giulio Africano, nei _Cesti_, deplorata la invalsa trascuranza
-delle armi offensive, continua: — Se si pensasse a proteggere i
-guerrieri con corazze ed elmi alla greca, se si attribuissero ad
-essi lunghe lancie, se si esercitassero a scagliare più a sesto il
-giavellotto, e a combattere caduno per se stesso, e quando occorra
-avventarsi sopra il nemico, correndo di tutta forza sin al tiro dei
-dardi, certo i Barbari non resisterebbero». Le quali modificazioni
-furono appunto adottate sotto Alessandro Severo, che con soldati così
-allestiti formò una gran falange di sei legioni, più numerosa che mai
-non fosse stata la greca. Ma già alla forza surrogavasi l'astuzia, ed
-esso Giulio si diffonde intorno ai modi di far perire il nemico senza
-combattere, cioè avvelenar le acque, i cibi, l'aria stessa, spaventare
-i cavalli, circuire il nemico con quelle frodi che la prisca virtù
-romana aveva aborrite. Poi suggerisce spedienti per sostenere intrepidi
-sia l'attacco de' nemici, sia il ferro de' chirurgi; all'uopo è ben
-fortunato chi trovi nello stomaco d'un gallo una pietruzza, e la porti
-seco alla mischia; come pure converrà tenersi propizio il dio Pan,
-ispiratore del terror panico, e potentissimo a dare e togliere il
-coraggio.
-
-In tempi di tanta importanza pel morire di una e il sottentrare
-d'un'altra civiltà, nessuno tolse a delineare al vero i popoli
-invasori, o il carattere dei personaggi senz'adulazione o livore. Nè
-a contemplare d'occhio fermo i casi, e con ordine e verità narrare
-tanti disastri era opportuna quella mollezza degli intelletti, quello
-spossamento degli animi. Qual fiducia avere nel domani quando si vedeva
-perire ramo a ramo la pianta sociale, nè prevedevasi qual sorgerebbe
-dal suo ceppo? I Barbari, in perpetuo ed irragionato movimento,
-presentavano soltanto l'agitazione del caos o l'impulso dell'accidente
-cieco, ineluttabile: maledirne le vittorie era pericoloso quando
-già sovrastavano, viltà il celebrarle; meglio tornava il tacere o
-stordirsi.
-
-Aurelio Vittore scarnamente compendiò le vicende romane da Augusto fin
-alle vittorie di Giuliano nelle Gallie, il quale gli decretò una statua
-di bronzo, onore svilito, e il governo della seconda Pannonia, indi
-Teodosio la prefettura di Roma. Flavio Eutropio, che fece la campagna
-di Persia con Giuliano, per ordine di Valente scrisse un _Breviario_
-della romana storia in dieci libri, dall'origine fino a Gioviano, con
-facile, semplice e pulita dettatura, e con amor del vero, quantunque
-non gli basti sempre l'arte di sceverarlo dal falso. Sesto Rufo, per
-ordine di Valentiniano, dettò un _Compendio delle vittorie e delle
-provincie del popolo romano_, specie di statistica, cui fa corona
-un opuscolo sui monumenti e gli edifizj di Roma. Storie scritte per
-ordine!
-
-Ammiano Marcellino, nato di buona casa in Antiochia, militò nella
-Mesopotamia e nella Gallia; poi di cinquant'anni ritiratosi dalle armi
-in Roma, scrisse in latino una storia dal punto ove Tacito finisce,
-sino alla morte di Valente: ma dei trentun libri ci rimangono solo
-gli ultimi diciotto, che abbracciano dal 352 al 78, viepiù importanti
-perchè ogn'altro storico è venuto meno. A modo dei cronisti, digredisce
-grossolanamente sopra le comete ed altri accidenti naturali, mentre
-tace occorrenze di capitale rilievo. Da soldato narratore scarseggia
-d'arte e finezza, ma non di buon senso e amore della verità; non si
-propone scolasticamente un modello qualsivoglia, non fa della storia un
-retorico esercizio, e conosce che la semplicità ne è merito supremo;
-sa mostrare come i fatti si concatenino, e delineare i caratteri;
-e preziose informazioni ci trasmise su paesi e costumi che avea
-veduti, e massime sulla Germania. Al cristianesimo non fa buon viso,
-pure non l'aspreggia; e disapprova egualmente le mistiche follie di
-Giuliano, l'intolleranza di Costanzo, e lo sviare d'alcuni vescovi
-dalla primitiva disciplina. È l'ultimo suddito di Roma che in latino
-scrivesse una storia profana, onde si prova un vero rincrescimento
-nell'abbandonarlo[153].
-
-I narratori ecclesiastici sono greci i più; e fra' latini, per dizione
-pura e calma sobrietà fu chiamato Sallustio cristiano Sulpizio Severo
-d'Aquitania, che con pia credulità scrisse la vita di san Martino, e le
-vicende della religione dall'origine del mondo fino al 410 dopo Cristo.
-
-Dal vuoto Plinio sin a Costantino appena si trova chi aspiri al
-titolo di oratore; e le _Declamazioni di dieci retori minori_,
-raccolte da Calpurnio Flacco al tempo degli Antonini, girellano sopra
-soggetti immaginarj con poca arte, meno eleganza e niuna spontaneità.
-All'introdursi del fasto orientale frequentarono i panegirici, e
-dodici ce ne rimangono, infelici imitazioni del non felice Plinio:
-sono gratulazioni e piacenterie recitate agli augusti in nome della
-provincia dai più eloquenti, cioè da quelli che sapevano dir a
-disteso e ornatamente ciò che in breve e con semplicità si potrebbe.
-Anicio Simmaco romano, da Prudenzio anteposto fin a Cicerone, ci pare
-infelicissimo; pregia gli antichi, ma smanioso del bagliore poetico,
-ingordo dell'applauso anzi che castigato veneratore della bellezza,
-trastullasi in licenziosi traslati, e di giocherelli ingegnosi
-copre fracide adulazioni[154]. Suo figlio ne raccolse le lettere in
-dieci libri, senz'ordine cronologico, ma non inutili alla storia; e
-chi le paragoni con quelle di Cicerone, poi con quelle di Plinio,
-avrà tracciata la crescente digradazione dalla franca semplicità
-repubblicana alle formole pomposamente servili. Per eloquenza Mario
-Vittorino africano ottenne una statua nel fôro Trajano, e dall'Apostato
-fu eccettuato dal divieto d'insegnar belle lettere, quantunque
-cristiano: ma nè ciò, nè gli encomj dei santi Agostino e Girolamo
-tolgono alle opere sue di parer buje ed incolte, oltrechè povere di
-dottrina teologica.
-
-I poeti ridussero a mestiere l'adulare, e uniti in maestranze
-come le altre arti, dai loro priori erano condotti al palazzo dei
-grandi per celebrare onomastici, matrimonj, virtù finte quanto le
-augurate prosperità. Si lascino nell'oblio co' loro odierni imitatori
-que' verseggianti ispirati da fame e da vigliaccheria; quelle
-poesie descrittive, dove l'eleganza stentata rivela la meschinità
-dell'ingegno. Solito delle età di decadenza, al bello si credette
-supplire col difficile; e Publilio Ottaziano, esigliato da Costantino,
-ottenne grazia coll'offrirgli una serie di componimenti, alcuni dei
-quali figurano un altare, altri un flauto, quale un organo[155]; in
-uno il primo verso è tutto in bisillabi, il secondo in trisillabi,
-il terzo in quadrisillabi; in un altro si succedono le parole di
-una, due, tre, quattro, cinque sillabe; in altri la prima parte
-dell'esametro è riprodotta nella seconda del pentametro[156]; in uno
-i versi possono leggersi da destra a mancina senza che si alteri il
-metro; in uno di venti versi, tutte le prime lettere insieme formano
-_Fortissimus imperator_, le quattordicesime _Clementissimus rector_,
-le finali _Costantinus invictus_[157]. Altri tessellavano poemi nuovi
-con emistichj vecchi, come Falconia Proba che applicò a Gesù Cristo
-le frasi di Virgilio; del casto Virgilio, cui Ausonio trasse a laide
-significazioni. Rufo Avieno, due volte proconsole al tempo di Teodosio,
-ridusse in versi latini i _Fenomeni_ e i _Prognostici_ d'Arato, e la
-_Descrizione della terra_ di Dionigi Alessandrino, e fin le storie di
-Livio pensava verseggiare in giambi.
-
-Claudio Claudiano d'Alessandria, già maturo, adottò la lingua
-latina, e le restituì un vigore disimparato; scrisse sopra differenti
-soggetti, alcuni di rimembranza, come il _Ratto di Proserpina_ e la
-_Gigantomachia_; i più d'occasione, or lodando il barbaro suo mecenate
-Stilicone, or con estro più caldo vituperando Rufino ed Eutropio
-avversarj di quello; sempre esagerato, sempre ingrandendo le cose
-piccole, abbellendo le grette. Triviale d'immaginativa, trova però
-felici modi[158]; è mirabile artefice d'armonia: ma non trascende
-mai quel piccolo valico, per cui gli ottimi arrivano a sollevare
-l'intelligenza e toccare il cuore. Entrato franco nel soggetto,
-languisce come chiunque non sorregge l'ingegno collo studio: nè rifugge
-da immagini esuberanti o schife, come cavalli che pregustano la preda
-che avran domani, o vene che vomitano l'oro, o mari che sputano gemme
-sulla spiaggia.
-
-Soprastava Alarico, soprastava Attila; ed i poeti chimerizzavano la
-Roma di Fabrizio e di Catone, nella città dei papi ricantavano Giove
-e la guerra, e a Stilicone parlavano un linguaggio qual sarebbe stato
-conveniente a Mario. Claudiano ha in pronto numi ed augurj per ogni
-occorrenza, per levare in cielo il cattolico imperatore Teodosio,
-per festeggiare il natalizio d'Onorio e vaticinare la fecondità de'
-suoi illibati imenei. Il genio poetico s'incateni a idee che hanno
-perduto la forza, la vita, l'avvenire, e avrà condannato se stesso a
-rimbambolire. Nè allora si trattava de' trastulli poetici di certi
-poetonzoli odierni; perocchè, quando stavansi a fronte due civiltà
-nemiche, il cantar Giove significava chiarirsi contro Cristo; e
-Claudiano forse col beffare i Cristiani[159] e rendersi cantore
-uffiziale del paganesimo, meritò che il senato facesse dai _dottissimi_
-imperatori decretargli il titolo di chiarissimo, il grado di notaro e
-una statua nel fôro Trajano[160]. Ma la ruina del generale Stilicone
-ravvolse anche il poeta.
-
-A Magno Ausonio di Bordeaux l'esser maestro di Graziano fece ottenere
-il titolo di conte, e le dignità di prefetto al pretorio d'Italia e
-d'Africa, e di console. Graziano, che non avea potuto trovarsi presente
-all'inaugurazione di lui, volle assistere allorchè deponeva i fasci;
-nella qual occasione il poeta recitò il ringraziamento che ci resta.
-L'imperiale alunno gli rispose: — Pago un debito, e pagandolo resto
-ancora debitore»; motto che val meglio di tutta l'elucubrata arringa
-del poeta. Morto Graziano, Ausonio collocossi in patria, ove compose
-la più parte delle opere che ce ne restano; delle quali tal conto
-facevasi, che Teodosio gliele chiese per lettera. Però, se nella
-verseggiatura conserva quel fiore che ultimo i Latini perdettero, dà
-troppi segni di decadenza; alla parola propria surroga artifiziate
-circonlocuzioni; e le lettere son le nere figlie di Cadmo, bianca
-figliuola del Nilo la carta, gnidj nodi la cannuccia da scrivere.
-Nel _Grifo_ enumera tutte le cose che vanno tre a tre, le Grazie, le
-Parche, le fauci del Cerbero, il tridente di Nettuno, le teste della
-Gorgone, Iddio uno e trino; mescolanza di sacro e profano, in cui
-cade sovente. Piacesi anche degli sforzi, come terminare un verso
-col monosillabo da cui comincia il seguente: insomma un frivoleggiare
-perpetuo in mezzo a pericoli incalzanti.
-
-E s'egli è vero che fosse cristiano, voleva per arte rimanere
-gentilesco. Anche altri poeti cristiani s'accontentarono d'imitare i
-classici in descrizioni, narrative, didascaliche, panegirici, antichi
-di forma come d'immagini e di stile, se non che surrogavano la sacra
-scrittura, vite di santi, virtù cristiane; innesto disopportuno sul
-giovane tronco. San Severino lasciò un poema bucolico sopra una delle
-molte epizoozie che, uscente il iv secolo, s'aggiunsero alle altre
-sventure. Bucolo pastore al mandriano Egone guaisce d'aver perduto il
-suo armento; e Titiro, chiesto come il suo conservasse, risponde, col
-fargli in fronte il segno della croce; dal che toglie occasione per
-ridurli a seco adorare il Cristo: veste antica con toppe nuove.
-
-Altri, affidandosi ai sentimenti personali, aprivano campo intentato; e
-col cristianesimo, religione intima, coi sublimi modelli de' profeti,
-coll'espressione della gioja e della tristezza universale per via di
-cantici ripetuti a coro, la poesia latina si svincolò dalle elleniche
-imitazioni, e si fece originale, spontanea, inspirata. Alcuni inni, che
-tuttora si cantano dalla Chiesa, reggono a petto delle migliori odi de'
-classici, se non per elegante purezza di lingua, certo per profondità
-di sentimento e poetica potenza[161]. Destinata non a dilettar pochi,
-ma ad operare su tutti, non ad essere letta a tavolino, ma cantata
-nelle piene chiese, la lirica dovette scegliersi altre forme, più
-libera nella frase e nel metro, preferendo strofe di quattro versi,
-e giambici di quattro piedi, confacevoli alle schiette cantilene del
-coro; dalle severità della prosodia e del ritmo emancipandosi più
-sempre, finchè l'accento prevalesse del tutto alla quantità, e ne
-venisse la versificazione moderna. Anche nella descrittiva, qualora non
-vada sopraccarica d'inutili ed estranie particolarità, come in alcuni
-panegirici di santi, ricorre la solenne gravità e la forza dignitosa
-de' classici, mentre occupa di profondo sentimento il lettore, lontano
-al pari dalle sdulcinature e dalla gonfiezza.
-
-Negli inni di Aurelio Prudenzio tarragonese, oltre la cristiana
-unzione, si riscontrano passi e graziosi e commoventi, e pratica delle
-bellezze classiche, benchè incappi in solecismi, e leda le regole del
-metro. San Prospero d'Aquitania, notaro di Leon Magno, lasciò alcuni
-poemi, centosei epigrammi, o dirò meglio pensieri morali, derivati
-da sant'Agostino; un carme degl'_Ingrati_, designando con questo
-nome i Semipelagiani, che pretendevano potesse l'uomo colle sole sue
-forze operare la propria santificazione. Sidonio Apollinare, nobile
-lionese, coi panegirici agl'imperatori Avito, Magioriano, Avieno
-acquistò onori; poi ritiratosi placidamente nell'Alvernia, vivea con
-tre figli e coll'ottima moglie, visitato da quanto possedeva di meglio
-la fiorente Gallia, e scrivendo versi su tutti i piccoli accidenti:
-non manca d'estro e immaginativa, ma l'andazzo delle scuole il trasse
-a sottigliezze e metafore esagerate, che parevano un oro ai depravati
-Romani e agl'ignoranti invasori.
-
-Comodiano di Gaza fece un poema contro i Pagani, ove le iniziali
-di ciascun articolo formano il titolo dell'opera; ma è degno
-d'osservazione che gli esametri non han più riguardo alla quantità
-delle sillabe, ma al numero soltanto: avviamento dalla versificazione
-metrica alla ritmica moderna, e indizio che la pronunzia già fosse
-alterata, sebbene vivesse ancora il latino. E nuovo segno ne è
-l'introdursi della rima, la quale, se talvolta già era sfuggita anche
-ai classici, allora adopravasi per sistema sì nei versi che nella
-prosa[162]. Pure, se la prosa, accostandosi al parlar comune, ritraeva
-dell'alterazione prodotta dalla mescolanza di tante barbare voci e
-frasi, il poeta, non ispirato e spontaneo ma studioso e ricordevole,
-trovava ne' suoi modelli la purezza primitiva e meditata: laonde fin
-quelli che scrivono disacconcio e barbaro, come Sidonio e Capella,
-nei versi non sembrano più dessi. E sebbene ad altri insegnamenti che
-gli ordinarj fossero formati coloro che s'applicavano alla scienza
-di Dio ed alle quistioni morali e teologiche, salta agli occhi un
-malaugurato contrasto tra il fondo e le forme, le idee e lo stile:
-quelle, gravi e interessanti, come espressione degli uomini e del tempo
-cui appartengono; questo, affettato, quasi l'autore, nell'applicar la
-fantasia a cercare ingegnose combinazioni di parole e di frasi, tema
-sempre non trovarne di abbastanza nuove, bizzarre, forzate. È costretto
-usar la parola propria e immediata? vuol però rialzarla e darle
-apparenza di nuova con un giro della frase che stuzzichi l'attenzione,
-ecciti la meraviglia.
-
-La Bibbia portò un ringiovanimento nella letteratura latina, insegnando
-una inusata semplicità d'esposizione, una poesia più schietta, e
-a trattare i punti più elevati senza metafisiche astrazioni, ad
-esprimersi per immagini vive: e di là cominciarono le invenzioni
-simboliche, onde si arricchì il medioevo. Troppe cagioni, e non
-letterarie, intristirono i frutti; ma non è men vero che, mentre, per
-la trasfusione della lingua cristiana, sovvertivasi il latino classico,
-ne nasceva un nuovo che poi divenne comune a' filosofi, e durò fin nel
-Cinquecento allorchè risorse il ciceroniano.
-
-Di bonissima ora la Bibbia fu tradotta in latino, e forse qualche parte
-in latino scritta: dal che raccogliete quanta ragione abbiano i pedanti
-di considerare come barbara una dettatura contemporanea di Tacito[163].
-Il Vangelo e gli Atti apostolici, narrandoci puramente quel che rileva
-alla dottrina, lasciavano la curiosità su quel profluvio di notizie,
-che soglionsi desiderare intorno a tutte le persone insigni, venerate
-o dilette. Per soddisfarvi cominciarono alcuni a raccontare la vita di
-Cristo, della sua madre[164], degli apostoli, parte raccogliendo quel
-che da altri udivano, alterato come accade dalla tradizione, parte
-aggiungendovi di loro fantasia. Ne vennero così i vangeli apocrifi, i
-quali, sebbene non sieno esibiti alla fede del credente, nè resistano
-all'esame del critico, sono però modelli d'ingenuità, che contrastano
-singolarmente coll'antica letteratura, massime della decadenza. Alla
-pietà poco avveduta fece poi intoppo la malizia, quando, dilatandosi le
-eresie, ogni setta volle avere un vangelo suo proprio, con avvenimenti
-o sentenze che servissero a' suoi errori: talchè la Chiesa dovette
-intervenire per sceverare i veri dagli apocrifi.
-
-Campo nuovo alla letteratura cristiana aprivano pure le vite di tanti
-martiri e de' mirabili solitarj. Anche in antico si erano stese
-biografie, ma sempre di personaggi da storia; mentre qui l'umile
-virtù trovava il suo panegirico e la sua rivelazione, e l'umana
-natura riproducevasi nel racconto di minuti accidenti, esposti per
-edificazione altrui. Nessuno voglia cercarvi scene dilettevoli al
-bel mondo, nè filosofici accorgimenti, bensì l'ingenua narrazione
-domestica, in cui, se la storia positiva è talvolta alterata, la storia
-morale rivelasi con tocchi pieni d'attrattiva e di verità. Il mondo
-romano, fidato nella propria eternità mentre strisciava sull'orlo
-dell'abisso, proseguiva i suoi vanti e le sue cure; i poeti ricantavano
-i loro Dei, senza volersi accorgere che erano trafitti nel cuore; i
-filosofi disputavano sul crepuscolo, quando già era spiegata la pompa
-del giorno: frattanto il popolo, a cui quelli non ponevano mente,
-tesseva la storia secondo il suo stile, ripetendo ora le predicazioni
-dell'apostolo, ora i tormenti del martire, ora la castità della
-fanciulla, or le astinenze dell'eremita, con quegli abbellimenti di
-circostanze che sono carattere dei racconti popolari. Da ciò le tante
-leggende che esercitarono la pietà de' secoli credenti e la critica
-dei pensanti, ma dove nessuno potrà non riconoscere un'ammirabile
-semplicità, una credenza talvolta ingannata, non però ingannatrice;
-troppo male imitate da quelli che dappoi ne composero per esercizio di
-scuola.
-
-I primi scrittori cristiani, occupandosi della virtù più che della
-dottrina, pensarono solo esporre i dogmi della fede, i precetti della
-morale, i riti del culto: onde la più parte delle opere loro sono
-catechismi, dettati col calore della convinzione. Il cristianesimo
-aveva posto come base d'ogni dottrina quel che di più generale v'ha
-nelle credenze e nella ragione umana: agl'intelletti non restava
-dunque che adoperarsi a piantare ogni scienza sopra tale inconcusso
-fondamento, dal che sarebbe venuto e il totale rigeneramento
-del sapere, e l'immenso progresso che è frutto dell'accordo.
-Sciaguratamente sottentrò ben presto alla fede universale l'individuale
-opinione; e fra problemi inestricabili, logorossi tempo e fatica
-per fabbricar sistemi, incerti di diritto, effimeri di fatto; il
-carattere dell'universalità si smarrì nelle suggestioni parziali; e le
-speculazioni furono mentosto un ingrandimento dell'ordine della fede
-ben accertata, che un ritorno a parziali teoriche, a scuole esclusive,
-ad ipotesi gratuite.
-
-Già prima d'Augusto le produzioni dello spirito e delle arti non
-si proponevano che di stimolare i personali appetiti: al leggere i
-profani, diresti componessero in paesi remoti da ogni tumulto, nella
-Roma trionfale e confidente ne' suoi numi; tanto puerilmente cantano
-sull'orlo della tomba, e incensano per reminiscenza le quatriduane
-immortalità. Arte siffatta dritto è bene se vien presa a vile dai
-Padri della Chiesa; essi che, tonando dal pergamo, argomentando
-nell'assemblea, od orando nella solitudine, sempre sono gli uomini del
-momento e della realtà, risentono e rivelano i martorj d'una società
-che perisce; essi eroi della carità e dell'opposizione, quando nel
-resto non appajono che smaccate piacenterie, o flacida rassegnazione,
-o pazienza addolorata. Non per questo vilipendevano i classici; e
-Girolamo credeasi castigato dal cielo perchè troppo ciceroniano;
-e sant'Agostino raccomandava che ai fanciulli si desse di buon'ora
-Virgilio, acciocchè non più lo dimenticassero[165].
-
-Per assodare il vero, i Padri dovettero ribattere il falso, e mostrare
-l'accordo della fede colla ragione, non solo adducendo le prove
-storiche della rivelazione, ma costituendo un sistema di speculazioni
-razionali, fondate sopra di quella. Adunque, considerando filosofia e
-religione derivate dalla fonte stessa, drizzaronsi a conciliarle con un
-eclettismo, che differisce da quello dei Neoplatonici in quanto, invece
-di strascinare le concezioni delle varie scuole ad accordarsi con altre
-dell'ordine medesimo, le normeggia ad uno superiore, qual è la fede. I
-Padri latini, quand'ebbero a combattere eresie, adottarono anch'essi
-il sillogizzare d'Aristotele e di Zenone; ma in generale trovarono
-più confacente il platonismo, che alcuno disse un'anticipazione
-od un preparamento del cristianesimo, salvo a scostarsene ove men
-retto argomentasse; tenendo costantemente la filosofia come ancella
-della teologia, la rivelazione come base d'ogni cognizione pratica e
-speculativa.
-
-Ammessa la rivelazione, restavano chiariti tutti i dubbj logici.
-Essa contiene la morale, cioè quanto concerne le azioni umane: essa
-è comunicata per mezzo della parola, dunque spiega le origini del
-linguaggio: essa è fatta da un essere ad esseri, dunque accerta
-l'esistenza molteplice: essa viene da sorgente infallibile, dunque
-porge il criterio della certezza. Così argomentava la Chiesa, benchè
-alcuni de' Padri, ligi ad abitudini di scuola, andassero a cercare
-dalla scienza ciò che soltanto la fede può somministrare. Dio pertanto
-e la sua relazione col mondo e coll'uomo sono il primario oggetto del
-loro spiritualismo più o meno razionale. Dio per atto di libera volontà
-cavò dal nulla il mondo. Alcuni poi sostenevano operata la creazione
-nel tempo; altri da tutta l'eternità, come l'altre qualità di Dio così
-quella di creatore dovendo essere eterna. Alla fatalità degli astrologi
-e degli stoici opponevano una provvidenza generale e particolare, forse
-esercitata col ministero degli angeli.
-
-Questa scienza, opposta all'egoismo filosofico, non aspira alla gloria
-mondana di fondare scuole, anzi professa che la dottrina non è sua;
-non dipartendosi mai dal senso comune del genere umano unito a Dio,
-cioè dall'autorità della Chiesa. La morale da que' principj dedotta
-non formolavano in una scienza; ma datole per fondamento la volontà di
-Dio, espressa dalla ragione e dalla rivelazione, e l'obbligo dell'uomo
-di obbedire a chi ordina o in virtù di potenza assoluta, o per
-dirizzare alla felicità temporale ed eterna, dettavano precetti severi
-e purissimi: raccomandavano specialmente la carità, ossia l'amore
-disinteressato del prossimo, la sincerità, la pazienza, la temperanza:
-alcuni si spinsero fino a rigoroso ascetismo, che purgasse dal peccato
-e sciogliesse dalla materia per via di contemplazione e di penitenza.
-
-Il complesso della dottrina, e insieme il punto più elevato della
-storia e della filosofia cristiana si riscontrano in Aurelio Agostino
-da Tagaste nella Numidia (354-430). Cresciuto fra le lusinghe
-d'una giovinezza voluttuosa ma colta, sul terribile problema del come
-coesistano un Dio buono ed il peccato, accettò la vulgare soluzione de'
-Manichei, che supponeano un principio buono ed uno malvagio; poi non
-se n'accontentando, ne cercò altre, perfino coll'astrologia e colla
-chiaroveggenza; al fine per disperato abbandonossi allo scetticismo.
-Fatto professore di retorica a Milano, invaghito de' classici, sì che
-piangeva ai lamenti di Didone e dall'_Ortensio_ era trascinato alla
-ricerca più sublime, per dotta curiosità andò ascoltar le prediche di
-sant'Ambrogio; ma queste gli crebbero il bisogno d'acchetarsi nella
-verità, e si rivolse a Platone, dal quale iniziato al sentimento
-dell'essere spirituale[166] e al concetto della realtà vera, tranquillò
-l'anima nell'autorità e nella rivelazione, e ricevuto il battesimo da
-sant'Ambrogio, alleò la fede di cristiano colla ragione di filosofo,
-tolse a confutare gli errori cui prima aveva aderito, dibattè i
-problemi più spinosi della filosofia, e primo in Occidente ridusse a
-forma sistematica la dottrina evangelica, mostrando indispensabile alla
-scienza e alla ragione umana l'appoggiarsi nella divina.
-
-Sublime ingegno benchè sfavorito dai tempi, fu il più filosofico tra
-i santi Padri; tutto seppe, a tutto piegò il docile intelletto; egli
-metafisico, egli storico, egli erudito delle arti e de' costumi[167],
-sottile dialettico, oratore grave e maestoso; scrisse di musica, come
-dei più ardui punti teologici; descrisse la decadenza dell'imperio come
-i fenomeni del pensiero; avvivò la disputa scolastica coll'eloquenza;
-eloquenza talora barbara e affettata, spesso nuova e semplice,
-sempre viva e concisa, e sostenuta dall'affetto. Ne' _Soliloquj_
-ragiona seco stesso «per saper Dio e l'anima», all'arguta dialettica
-accoppiando fantastica sensività. Nelle _Confessioni_, libro per le
-anime che ritornano al cammin dritto, non per quelle che mai non se
-ne scostarono, esponendo i proprj fatti non per celia come Orazio e
-l'Ariosto, nè coll'aria provocatrice di Rousseau e dell'Alfieri, ma
-gemebondo e a ginocchio, egli ci mostra un'anima tutta ambizione ed
-amore, che nel giovanile traviamento s'inebbria non si soddisfa, della
-celebrità s'annoja, corre ingorda dietro alla felicità e al vero, e
-nella turbolenta solitudine del cuore contrasta con se stessa, e supera
-le barriere che oppongono una falsa sapienza, una lunga abitudine, i
-fomiti della gioventù e della concupiscenza. La profonda naturalezza
-di quello scritto è cosa insolita all'antichità; come la riflessione
-severa e la mestizia senza disperazione, che il cristianesimo metteva
-nell'uomo.
-
-Quanto alla politica, al detto di san Paolo «Non v'è potestà che
-non sia stabilita da Dio», Agostino aggiunge, «O la ordini egli,
-o la permetta». Che appartenga al sovrano il diritto di vita e di
-morte, era allora sì indubitato, che il cristianesimo non bastò a
-negarlo; e sant'Agostino disse, il soldato che non uccide quando il
-principe legittimo glielo impone, esser reo come quello che uccide
-senz'ordine[168]; non bene ancora afferrando l'idea di un nuovo diritto
-pubblico, che discernerebbe affatto la forza dal diritto di giudicare.
-Assolve la tremenda necessità della guerra qualvolta sia fatta per
-respingere l'ingiuria, vendicar il torto recato ai sudditi, opporsi ad
-ambiziosi invasori; ma iniqua la rendono l'ingiustizia del motivo, la
-violenza dei mezzi, l'abuso della vittoria, l'accannimento contro il
-nemico, il turbar la pace, l'ambir conquiste, il permettere violenze
-che si potrebbero impedire[169].
-
-Agostino stesso dal tribuno Marcellino implora grazia per alcuni
-settarj, proponendo invece della morte una prigionia «dove siano
-ricondotti dalla malefica operosità all'utile lavoro, dalla follia del
-delitto alla ragione e al pentimento»: nel che voi scorgete adombrato
-quel sistema penitenziario, da cui tanto spera la nostra età. Altrove
-proclamava essere i governi istituiti dal popolo e pel popolo; «i re
-nè i signori non ebbero nome dal regnare o dal signoreggiare, bensì dal
-reggere; regno deriva da re, e questo da regolare. Il fasto principesco
-vuol riguardarsi non come attributo di chi governa, ma come orgoglio
-di chi domina. Iddio, avendo fatto l'uomo ragionevole ad immagine sua,
-volle dominasse sulle creature irragionevoli, non sull'uomo; e però i
-primi giusti furono collocati pastori di greggie, anzichè re d'uomini;
-volendo Dio con ciò darci a conoscere qual cosa fosse confacevole e
-all'ordine delle creature e alle conseguenze de' peccati»[170].
-
-Assunto vescovo d'Ippona (395), coll'eloquenza evidente e
-colla straordinaria emozione allettava le fantasie degli Africani,
-che, per udirne i prolungati ragionamenti, abbandonavano i riti
-superstiziosi. Poi da' trattati più eccelsi della metafisica scendeva
-a catechizzare i fanciulli, addolciva la condizione degli schiavi,
-per redimere i quali vendea sino i vasi dei tempj; ed esortava tutti
-all'armonia e alla carità.
-
-Già considerammo i santi Padri nell'azione: come filosofi e letterati
-voglionsi misurare ad altra stregua che la ordinaria. È vero che ai
-latini manca la bella armonia del genio greco e la graziosa e castigata
-elocuzione; di rimpatto sono più originali, più attuali; piaciono
-meno, penetrano meglio. In Agostino e Ambrogio si fa sentire la
-scuola con tante antitesi, coll'enfasi, col sottilizzare; Cipriano ha
-l'ampollosilà meridionale; Lattanzio un'acquosa facilità; Tertulliano
-uno stile ferreo: ma di rimpatto la veemenza di Cipriano è sempre
-magnanima; Tertulliano spiega una robustezza senz'esempj; Ambrogio,
-naturalmente ameno, sempre nobile e pieno d'unzione; Agostino sublime e
-popolare, accoppia i pregi degli altri, e sa adoprarli a vicenda in una
-carriera di diversi combattimenti. In tutti poi, se la lingua digrada,
-si rialza lo stile; al difetto di purezza suppliscono il vigore del
-sentimento, la ricchezza delle immagini, l'elevatezza del vedere, e
-massime la novità del fondo, pregio notevolissimo in una letteratura
-che sempre erasi applicata a tradurre o imitare. Girolamo, fra bellezze
-stupende, tanto nerbo, tanta immaginativa, tanta erudizione, ha le
-bizzarrie d'un genio sbrigliato; l'espressione sempre energica, sovente
-naturale, guasta con citazioni disadatte, con triviali riflessi, col
-non sapersi arrestare a tempo: ma come riuscire corretto se talvolta
-in un giorno scrivea mille righe, e in una notte compose il trattato
-contro Vigilanzio?
-
-E la fretta è il carattere di scritture dettate per occasione: dettate
-fra l'universale scadimento, fra invasioni, fra dispute iraconde, fra
-grossolana effeminatezza e imbelle scoraggiamento, come pretendervi
-la sobria e severa purezza che innamora ne' classici? Ne' loro
-contemporanei trovammo grammatici gelati, retorici ciancieri, cronisti
-digiuni, poeti da nozze e da idillj, tutto ciò che può combinarsi
-colla depressione morale: i cristiani, filosofi e politici, destinati
-a meditare e fare, persuadere e governare, sovrastano per convinzione
-ardente ed operosa, conseguente calore e verità di linguaggio, pel
-continuo occuparsi degli interessi più attuali e grandiosi dell'uomo
-e dell'umanità, per l'elevatezza che ritraggono dall'osservare gli
-eventi non secondo l'impressione istantanea, ma in relazione colle
-verità eterne e con una vita di cui questa non è che l'ombra e la
-preparazione. Da tale punto d'aspetto doveano essi ravvisare ben
-altrimenti le grandezze e il decadimento di Roma.
-
-Quando questa, come or ora vedremo, fu presa dai Goti, il mondo
-cristiano esclamò esser vendicato il tanto sangue de' martiri; e
-da molti discorsi, anche di sant'Agostino, trapela una specie di
-contentezza per questa grande giustizia. Gli amici dell'antico
-culto interpretavano invece quel disastro come punizione degli
-Dei abbandonati, e imputavano ai Cristiani la ruina dell'impero. A
-costoro Agostino oppose la _Città di Dio,_ curioso lavoro di genio
-e d'erudizione, tanto complesso di mezzi eppur unico di fine, e
-il primo monumento di filosofia della storia. Gran potenza doveva
-conservare il politeismo se Agostino credette d'insister tanto nel
-provare la superiorità di Dio sugli Dei. Assume egli di mostrare come
-nel paganesimo giacessero sconvolte le idee di virtù e di gloria,
-lo riconduce ai veri elementi suoi, il panteismo materialista e
-l'adorazione della carne, e cerca in esso le reali cagioni della rovina
-della società, ponendo a parallelo le due civiltà che si combattevano.
-
-Gli abitatori della città di Dio e della città del mondo vivono
-mescolati quaggiù, ma quale trionferà? che fia di Roma? Invece di
-rispondervi direttamente, egli s'approfonda ne' misteri dell'eternità,
-scruta i tremendi abissi della giustizia divina e le esultanze
-della rimunerazione. Quante bellezze nella natura! quante meraviglie
-nell'industria! quante gioje nell'intelligenza! Agostino divaga nel
-descriverle, e — Se tanto Iddio largisce a chi ha predestinato alla
-morte, che farà per coloro che predestina alla vita?» così dell'una
-città preconizza la caduta con una convinzione fin allora ignota alla
-storia, mentre canta il trionfo dell'altra, che da Abele in poi, fra le
-persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio, peregrinando procede.
-«Quella venne fabbricata dall'amore di sè, portato fin al disprezzo di
-Dio; questa dall'amor di Dio, portato fin al disprezzo di sè; l'una si
-glorifica in se medesima, l'altra nel Signore; l'una cerca la gloria
-degli uomini, l'altra non vuol gloria fuorchè il testimonio della
-coscienza; l'una cammina tronfia e pettoruta, l'altra dice a Dio, _Tu
-sei mia gloria_; nell'una i principi sono strascinati dalla passione di
-signoreggiare sopra i sudditi, nell'altra principi e sudditi si rendono
-reciproca assistenza, quelli ben governando, questi obbedendo».
-
-Come dunque nella sua gioventù, cerca ancora le ragioni della lotta fra
-il bene e il male, ma pone fuor di questa un Dio immutabile, sorgente
-unica degli esseri tutti. Il male esiste, ma viene da una creatura,
-qual è il demonio: gli uomini si disputano la gloria, la ricchezza, i
-beni che Dio abbandona ad essi. L'incarnazione futura del Riparatore
-è la ragione suprema di essere del genere umano, la lanterna nel mar
-della storia. Viene Cristo, ma allora l'impero si scoscende, e sono le
-sue ruine che ispirano il libro d'Agostino, la più grande rivelazione
-del maggior conflitto che la storia ricordi tra i due mondi; l'uno
-perduto sempre dal peccato, l'altro sempre salvato da Cristo.
-
-Cominciata l'opera nel 411, la pubblicò in ventidue libri
-successivamente fino al 427; e chi non s'adombri alle incessanti
-antitesi[171] e allo stile brillantato, chi non s'offenda alle
-particolarità in cui si sminuzza nel determinare la fine delle due
-città, volendo applicarvi parola per parola l'Apocalisse senza che
-gli bastino l'immaginazione per valersi del linguaggio misterioso, e
-l'alta intelligenza per discernere qual idea convenga o no tradurre in
-immagini, ammirerà tanto ardimento di pensiero e tanta umiltà di fede,
-con cui affronta problemi fondamentali, il governo temporale della
-Provvidenza, l'accordo della prescienza col libero arbitrio, gli arcani
-della morte e della resurrezione.
-
-Prima d'ogni altro, Agostino seppe comprendere con uno sguardo
-l'intera umanità da Adamo fin alla consumazione dei secoli a guisa
-di un uomo solo, solidariamente congiunto nel male e nei patimenti,
-che dalla fanciullezza alla vecchiaja, passando per tutte le età,
-compie la sua carriera nel tempo[172]; e sotto la contingente varietà
-degli avvenimenti ond'è tessuta la storia dell'umana famiglia, scopre
-un disegno immutabile e necessario di essa Provvidenza, il quale
-gradatamente si compie, malgrado gli ostacoli dell'ignoranza e delle
-passioni.
-
-La storia fin allora era stata alea, cioè considerava che la società
-avesse in se medesima il proprio fine; nè i più grandi filosofi
-avrebbero potuto scorgerne il fine comune, quando le nazioni
-camminavano ciascuna per la sua via, distinte una dall'altra, e
-il libero arbitrio dell'uomo, la forza, le vittorie, le sconfitte
-decidevano della loro fortuna. Solo il cristianesimo poteva annunziare
-che gli uomini sono tutti fratelli, che Cristo è centro dell'umanità,
-e che l'estendersi del suo regno è il fine, cui le umane cose
-vengono dirette anche da ciò che sembra ad esse opporre contrasto.
-Le persecuzioni aveano di ciò offerto una dolorosa ma incontrastabile
-prova, e i Padri della Chiesa acclamarono che l'attuazione del vangelo
-è lo scopo a cui la Provvidenza governa le cose di quaggiù. Sotto
-questa prospettiva osserva Agostino gli avvenimenti.
-
-Erasi proposto di rispondere al paganesimo politico dell'Occidente, ma
-poi allargò il proprio soggetto, e invece d'una semplice confutazione,
-diede al mondo un'esposizione si può dire compiuta delle dottrine
-cristiane. A trattare quel primo assunto egli indusse Paolo Orosio
-spagnuolo, il quale fecesi a mostrare come, fin da' primordj,
-gravissime sciagure flagellarono senza tregua l'uman genere; la storia
-è una ripetizione continua del fallo d'Adamo, una serie di rivolte
-contro Dio e di conseguenti punizioni, talchè nulla di straordinario
-erano quelle d'allora, per quanto desolatrici: donde inferisce che
-la vita è un cammino d'espiazione, per cui l'uomo, traverso un'acerba
-preparazione, si conduce alla vera felicità, la quale anche in terra
-può prelibarsi da chi impari dalla religione ad accettare i travagli
-come si deve.
-
-Allorchè, occupata l'Africa dai Vandali, non i Gentili soltanto
-rinfacciavano al cristianesimo i disastri dell'impero, ma i Cristiani
-medesimi lagnavansi di non mietere che sventure dalle virtù e dai
-patimenti, Salviano, «eloquente prete di Marsiglia», scrisse _Del
-governo di Dio_, dove, mostrato quanto a torto si giudichi spesso
-del bene e del male, investiga nella storia la manifestazione della
-divina giustizia, e non potersi a ragione mover lamento, dacchè così
-universale vedeasi la corruttela dentro e fuori della Chiesa: anzi
-con ricche descrizioni e con patetici tocchi istituendo confronto,
-ne' Barbari devastatori dell'impero indica virtù non mai conosciute
-o dimenticate in questo, a segno che non sia da meravigliare se essi
-prevalgano. Palesava in somma di comprendere ciò che nessuno de' suoi
-contemporanei, cioè che la caduta dell'impero darebbe origine a nuova
-civiltà, costituita sopra il cristianesimo.
-
-
-
-
-CAPITOLO LII.
-
-Trasformazione delle arti belle.
-
-
-Dopo l'archeologica restaurazione di Adriano, le arti andarono a
-precipizio. Già un gusto immiserito palesa la porta de' Borsari
-a Verona, colle colonne a strie torse, e sovrapposti alle nicchie
-frontoni a vicenda angolari e tondi. Nelle terme di Diocleziano, il
-quale volle sorpassare quante se n'erano fatte sin allora, caricaronsi
-le volte di ornamenti, i quali cadendo uccisero molte persone. Nel
-suo meraviglioso palazzo a Spalatro, l'arcata nasce dalle colonne
-senza cornicione; queste posano su modiglioni invece di piedistalli,
-e una schiera sopra l'altra senza che una linea continuata accenni
-una soffitta interna; le cornici, invece di tirare orizzontalmente
-dall'una all'altra colonna, circolano col fregio attorno di un'immensa
-arcata; aggiungete ornamenti, senza sobrietà nè significazione nè
-effetto, onde la superfluità genera confusione. Le proporzioni più non
-si osservarono; pesanti e secche modanature, goffi e meschini profili,
-archi senza archivolto, colonne spirali o elittiche, e perfino nel
-medesimo peristilio se ne posero di differente altezza. Eppure l'arte
-spiegava maggior libertà ed ampiezza nel gettare francamente le volte
-da una colonna all'altra senza bisogno di piedritto, ampliando così
-gl'intercolunnj, e dando snellezza e luce ai portici.
-
-Sì rapidamente degradò la scultura, che i giganteschi modiglioni del
-magnifico tempio della Pace non vantaggiano sui lavori dei secoli
-barbari. La noja del bello si rivela nella cupidigia del singolare;
-le statue degli Dei staccansi dalle sembianze umane per ridiventare
-simboliche all'orientale; il Mitra, o dio Sole, effigiasi con viso di
-leone e piccole ali e un serpente attorcigliato alla persona e molti
-simboli: anche i busti diminuiscono di rilievo, di correzione, di
-disegno; tutta la rappresentazione perde di carattere per modo, ch'è
-necessario ajutarne l'intelligenza per mezzo di scritture. Costantino,
-che tanto fece fabbricare nelle due città capitali, per ornare le sue
-terme a Roma portò di Grecia i colossi di Montecavallo, che l'epigrafe
-certo posteriore attribuisce a Fidia e Prassitele; ma in molto maggior
-numero opere trasferì da Roma a Costantinopoli, e per erigere edifizj
-nuovi fu ridotto a spogliare gli anteriori, acconciandone i frammenti
-in maniera sgraziata, quasi non si trovassero tampoco scarpellini per
-copiare l'antico.
-
-Ma qui pure avvicinavasi alla materia la scintilla dello spirito,
-perocchè le rivoluzioni che si fanno nell'idea, portano conseguenze in
-tutti i fatti; e come la morale privata e pubblica e la letteratura,
-così anche le arti belle doveano dal cristianesimo ricevere un
-mutamento radicale, e non essere distrutte ma compite. Quelle sensuali
-che effigiavano l'idolo o il monarca, poi identificavano l'idolo col
-Dio, non poteano ispirare che abominio ai primi Cristiani; ma ben tosto
-dall'essere mero trastullo de' fortunati, blandizie de' sensi, corredo
-della ricchezza, essi doveano chiamarle ad ornare le solennità d'amore
-e di dolore, associarsi alla nuova civiltà per esprimere l'aspirazione
-ad un perfezionamento, di cui continuo è il desiderio in questa vita,
-ma il compimento non si dà che nell'altra.
-
-Fin dal loro nascere i Cristiani usavano alcuni simboli, esprimenti
-le loro credenze: sulle tombe intagliavano palme, cuori, triangoli,
-viti, pesci, croci, specialmente il monogramma ☧, cioè Cristo, col
-nome dell'estinto. Null'altro che questi simboli tollerava l'austero
-Tertulliano, il quale, confondendo l'arte cogli abusi, riprovava
-qualsifosse effigie, sin quella del Buon Pastore: ma gli altri dottori
-mostraronsi più condiscendenti alla inclinazione della natura umana di
-rappresentare ai sensi gli oggetti consacrati nella sua memoria e nella
-sua venerazione.
-
-Roma posa sovra un terreno vulcanico, e le lave indurite, il peperino,
-la pozzolana da una parte, dall'altra il più moderno travertino,
-sedimento del Teverone, prestarono materiali a fabbricarla. Dallo
-scavo di queste materie, massime presso porta Esquilina, risultarono
-grotte vastissime, serpeggianti sotto alla gran metropoli, e talvolta
-a varj piani sovrapposti. Pare che di buon'ora s'introducesse l'uso
-di sepellire in alcune di esse _catacombe_ la gente vulgare, entro
-cellette o loculi, ricavati nelle pareti l'uno sopra l'altro a maniera
-di colombajo.
-
-I Cristiani, forse condannati a lavorare in que' sotterranei, o che vi
-cercarono oblio e nascondigli, ne fecero il luogo di loro convegno e i
-dormitorj (_cœmeteria_), come con fausta parola chiamavano i sepolcreti
-dei fratelli addormentatisi in Dio. Quest'opinione vulgata appoggiasi
-sopra esempj consimili di Napoli, di Siracusa, di Parigi: ma renderebbe
-perplessi intorno alle reliquie che se ne estraggono, e supporrebbe un
-accomunamento de' riti cristiani co' gentileschi, troppo repugnante dal
-primitivo zelo; laonde qualche moderno dimostrò vittoriosamente che le
-catacombe cristiane furono fatte a bella posta, e i Gentili, come non
-posero mano a scavarle, non poterono per legge servirsene.
-
-Lunghi androni sotterranei, con nicchie a più ordini ricavate ne'
-fianchi, tratto tratto riescono a camere decorate di stucchi, e a
-cappelle destinate a celebrarvi i sacri misteri. Dopo che più non
-furono necessarie a celarvisi, restarono venerate come teatri di quelle
-scene devote, ove i fedeli, commemorando i martirizzati, preparavansi
-ad imitarli; e i più morendo chiedevano di dormire a lato a quei santi,
-per partecipare alle loro intercessioni. Furono pertanto frequentate
-dalla divozione fin al secolo xii, quando Pietro Mallio ne diede
-l'enumerazione; dappoi si visitava soltanto quella cui s'entra per la
-chiesa di San Sebastiano.
-
-Pontificando Sisto V, si tornò l'attenzione a questi antichi
-sepolcreti, ed egli ne fece estrarre delle reliquie; pietà che si
-estese, e che fu poi regolata da Clemente VIII e da altri, acciocchè
-non si confondessero le ossa de' santi e i distintivi del martirio con
-avanzi profani. Qualche erudito ne formò oggetto di studio; ed Onofrio
-Panvinio enumerò quarantatre catacombe a Roma, e discorse i riti e le
-adunanze che vi si tenevano; Antonio Bosio continuò più di trent'anni
-ad esplorarle, e senza misurare spese e fatiche ne levò i piani,
-disegnò le pitture, le sculture, i sarcofagi, gli altari, gli oratorj,
-e ne tessè l'opera della _Roma sotterranea_, che, pubblicata postuma,
-fu riveduta ed ampliata da Paolo Aringhi nella _Roma sotterranea
-novissima_, di maniera che se ne diffuse la cognizione, e si eccitarono
-nuove ricerche. Marc'Antonio Boldetti, nelle _Osservazioni_ sopra i
-cimiteri de' santi martiri e degli antichi Cristiani di Roma, sebbene
-insista specialmente sull'autenticità delle reliquie e sui decreti
-della Chiesa in tal proposito, esibì insieme i disegni di molti oggetti
-scoverti nelle catacombe, e continuò lunghe indagini, di conserva col
-Marangoni; ma quando stavano per pubblicare gli studj di tanti anni,
-il fuoco li distrusse, e solo pochissimo il Marangoni ne stampò. Per
-commissione di Clemente XII, il Bollari si applicò a questa ricerca
-con ricchissima erudizione, ma poca diligenza e pochissimo sentimento
-dell'arte cristiana. Miglior esame vi portò il gesuita Marchi,
-in un'opera che le ultime vicende hanno sospesa, e che divenne il
-fondamento ad altre di forestieri[173].
-
-Da quelle grotte, che sono pel curioso una delle meraviglie di Roma e
-pel devoto un santuario di pietà e di speranze, si trassero in diversi
-tempi avanzi d'arte, che venivano collocati nelle chiese, massime di
-San Martino ai Monti, Sant'Agnese, San Giovan Laterano, Ara Coeli,
-Santa Maria Maggiore e Santa Maria Transtevere, e che poi si pensò
-raccogliere in un Museo Cristiano nel Vaticano.
-
-Delle figure le più sono ad incavo, empito di minio, colore de'
-trionfanti, che qui dinotava un nuovo genere di vittorie: appena
-arrivano a cento in tutta Roma le opere di bassorilievo, a cencinquanta
-nella restante Italia, e quaranta in Francia: non mancano musaici. E
-rappresentano il Buon Pastore; san Pietro col gallo; l'orante, cioè
-un uomo o una donna, stanti, cogli occhi al cielo e le mani protese;
-il fossore in atto di sterrare, col riscontro spesso di una figura
-portante la lucerna.
-
-Fra i simboli che si conservavano come passaggio dall'iniziazione dei
-culti antichi alla realtà ed alla storia, sono le sigle Α Ω, ☧, IH,
-indicanti Cristo; la colomba posata sul ramo di palma con una stella
-nel becco, o che bee dal calice; cervi che corrono al fonte; pesci
-in asciutto; un gallo che annunzia il mattino dell'eterna giornata;
-due mani erette al cielo, o due mani e due piedi disposti a croce;
-il delfino, simbolo del tragitto delle anime verso una riva ospitale;
-l'àncora della speranza, o un semplice ramo d'ulivo; talvolta il cuore,
-che i Gentili appendevano al collo de' loro fanciulli. La croce era
-segno usitatissimo; e dapprincipio si faceva greca, cioè a braccia
-eguali; nel secolo iii si allungò, quando vi si appose il Crocifisso,
-ignoto a' primi tempi; com'era inusato il calice, da cui più tardi
-si fece sporgere l'ostia, o fu posto in mano all'evangelista di Patmo
-col serpente. Il serpente, nota di salute ai Greci che l'attribuivano
-al dio della medicina, ed agli Ebrei che ricordavano quello eretto
-nel deserto, passò a significare lo spirito del male, e si figurò
-vinto a piè della Croce, poi più tardi conculcato dalla Immaculata
-concetta. Talora il maligno esprimevasi col corvo; ma solo nel medioevo
-fu introdotta la sconcia forma di mezz'uomo e mezza bestia. La forza
-irrazionale trovasi talora rappresentata col leone, che dappoi fu posto
-fuor delle chiese con un agnello o un fanciullo in gola; altre volte,
-indicando la forza morale, sostiene la sedia vescovile, o il cero
-pasquale, o colonne.
-
-Alle allegorie si aggiungono rappresentazioni storiche, desunte dal
-nuovo Testamento, come le parabole del Vangelo, o dell'Apocalisse
-il libro dei sette suggelli, il candelabro di sette rami, i quattro
-angeli dei quattro venti, i ventiquattro vecchioni, la bilancia, la
-donna inseguita dal dragone: non ne mancano di cavate dai Gentili o
-dalla tradizionale sapienza, quali sarebbero l'Orfeo, le Sibille, le
-Muse: e scene di vendemmia, che raffiguravano pel pio artista una vita
-matura, e da cui stavasi per ispremere il succhio spirituale. La morte,
-effigiata dai Greci in genj di graziosa mestizia colla face rovesciata,
-non aveva emblemi tra' primi Cristiani, e furono i Gnostici che
-introdussero la forma dello scheletro[174].
-
-I nomi di _santo, caro, innocente, dolcissimo_, attestano l'affetto
-verso il defunto: l'_in pace_, frequente imitazione degli Ebrei, la
-fiducia religiosa che fa men tristi gli avelli; mentre negli epitafj
-romani l'idea d'una vita futura era mentosto credenza che augurio. I
-caratteri romani vi sono deformati, ineguali, fitti, raccorci, misti a
-lettere greche[175].
-
-Antichissimo era l'uso dei doppieri accesi ai feretri; e sebbene
-Tertulliano riprovi lo spargervi fiori, troviamo usitato questo
-bel simbolo della bellezza e fragilità della vita. V'avea sepolture
-private, bisomi, trisomi, cioè per due, tre o più cadaveri; e alcune
-separate pei fanciulli vissuti men di quaranta giorni. Spesso il
-cadavere acconciavasi con aromi, donde quella fragranza che spesso si
-legge usciva dalle tombe dischiuse.
-
-I sarcofagi s'introdussero quando alla nuova religione diedero
-il nome senatori e ricchi. Il primo, di cui l'età sia accertata
-dall'iscrizione, è di appena due anni anteriore alla morte di
-Costantino[176]; ma forse il più antico è quello della villa Panfili,
-figurante portici alla corintia, sotto cui quindici personaggi che
-circondano Cristo, in toga sopra sedia curule, bello del volto, e
-colle chiome spartite sul capo, al modo che suole ancora figurarsi.
-Sui sarcofagi per lo più si scolpiscono scene evangeliche, come
-l'adorazione de' magi o la benedizione dei fanciulli: talvolta anche
-della mitologia, o pagane reminiscenze, talchè non meno di Giona e
-Noè vi appajono Deucalione e Giasone, e le agapi non differentemente
-dai banchetti profani. Imperocchè l'arte plastica greca rivaleva sulle
-concezioni giudaiche; e massime dopo che la Chiesa non fu più costretta
-a nascondersi, si palesò il contrasto fra i comandi a metà pagani de'
-signori, tendenti a ridur materiale il culto, e il genio riordinatore
-e progressivo della Chiesa, che sostituiva la storia all'allegoria:
-la qual lotta impedì qui pure la trasformazione totale, cui il
-cristianesimo aspirava.
-
-Intanto era nuovo questo prendere a soggetto, non più la forza e la
-leggiadria nella più vistosa appariscenza, bensì la bellezza che deriva
-dall'interno, i patimenti, l'ascetismo: e l'uomo dei dolori, la vergine
-madre, vecchi plebei, donne piangenti, esprimevano una religione
-insolita, per cui la vita era una espiazione, e che rendeva sacre
-le lagrime, e nell'amore e nella speranza trovava una significazione
-morale alla gioja e ai tormenti: anzi, per protestare contro gli abusi
-del bello, alcuni effigiavano la divinità in forma umile e servile.
-Quando la Chiesa divenne trionfante, più non ebbe a temere di quel che
-a principio potea parerle un inciampo; e non che repudiare le arti,
-se le appropriò, purificandole come tutto il resto; e conoscendole
-capaci di produrre effetti morali e intellettuali qualora sentano la
-propria elevatezza, se le rese ferme ed eloquenti ausiliarie nella
-promulgazione della divina parola.
-
-Nella vicenda di persecuzione e di tolleranza, corsa per quattro
-secoli, i Cristiani fabbricarono qualche cappella in Roma stessa:
-Adriano, dopo udita l'apologia di Quadrato, permise si radunassero
-in celle che s'intitolarono Adrianee: e già avanti Costantino, più
-di quaranta chiese aveva la sola metropoli. Ma sol dopo ottenuta la
-pace e il trionfo si potè alzare tempj artisticamente, ed abbellirli
-di effigie ed ornamenti. Papa Silvestro, avuto in dono da Costantino
-il palazzo di Laterano, vi fece disporre un battistero ottagono,
-consacrato al santo, dal quale prese nome la chiesa vicina di San
-Giovanni Laterano, dove ancora il pontefice prende possesso della città
-e del mondo (_urbis et orbis princeps_). Distrutto il circo di Nerone,
-Costantino v'alzò una chiesa al principe degli apostoli, fabbricò
-quella di San Paolo fuor delle mura, e San Lorenzo, e Sant'Agnese.
-Quest'ultima, in una valle sparsa di catacombe tra la via Salaria e la
-Nomentana, fu conversa poi in cappella funeraria, ove Costanza figlia
-dell'imperatore venne deposta entro stupendo sarcofago di porfido,
-ornato di bacchiche allegorie. Simboli eguali appajono nel musaico del
-vicino battistero rotondo.
-
-La chiesa dedicata in Roma a santa Prisca là dove sorgeva il palazzo di
-questa, battezzata da san Pietro e considerata come la prima martire,
-arieggia alle catacombe, con un sepolcro, un altare, una cappella.
-Quella di San Clemente, che è anteriore a Teodosio Magno, conserva
-inalterata la forma rituale, cinta d'un atrio a colonne e col pronao;
-dentro in tre navate, di cui la mediana ha undici metri di sfogo,
-quattro la destra, sei la sinistra, con anomalia non rara; ampia
-scala conduce alla tribuna, sotto cui si apre la confessione colle
-reliquie. Anche San Silvestro, Sant'Ermete, San Martino ai Monti in
-Roma furono elevati sopra oratorj sotterranei. Galla Placidia, figlia
-di Teodosio, volle che la chiesa de' Santi Nazario e Celso in Ravenna
-imitasse gl'ipogei; e vi collocò le tombe per sè, pel fratello Onorio,
-pel marito Costanzo e pel figlio Valentiniano III[177]. A Leon Magno
-s'attribuisce San Pietro in Vincoli a Roma, e ignoriamo donde togliesse
-quelle colonne d'un dorico assai più alto del pestano.
-
-Costantino imperatore e i primi successori suoi non abbatterono nè
-mutarono i tempj pagani; ma ciò si fece via via che il cristianesimo
-prevaleva. Uno dei primi che fossero ridotti a chiesa fu Sant'Urbano
-fuor porta Capena, sopra la fontana di Egeria, di cotto, con portico
-di quattro belle colonne. Però tempj così piccoli come i pagani mal
-potevano servire al popolo intero, che congregavasi a partecipare
-della preghiera e del sagrifizio, e ad ascoltare i dogmi della fede
-e i precetti della morale. Più opportune a tal uopo venivano le
-basiliche (t. III, p. 425), recinti coperti, nei quali raccoglievansi
-i mercadanti agli affari, gli oratori a discutere, i magistrati a
-sentenziare. Dieci ne aveva la sola Roma, che altrove nominammo; e
-mentre i tempj per lo più abbellivansi esternamente di colonnati,
-della basilica non si vedeano che mura. La sala interna formava un
-quadrilungo, tripartito da due serie di colonne, le quali riuscivano
-ad un semicerchio, alzato d'alquanti gradini, e coperto d'un emiciclo.
-In questo abside o tribunale sedeva il pretore, con attorno i giudici
-e rimpetto gli avvocati: in gabinetti attigui si tenevano gli scrivani
-minori, uffiziali intenti a risolvere o conciliare i piati insorti fra
-negozianti: alcune basiliche erano provvedute di loggie in alto per
-comodo degli spettatori. Siffatte erano opportunissime alle riunioni
-dei Cristiani, non solo per la capacità, ma anche per la distribuzione,
-collocandosi in mezzo del tribunale l'altare, sulla cattedra del
-magistrato il vescovo, attorno ad esso il clero, nel resto i fedeli,
-e sulle loggie le vedove e le vergini devote. Dicono che la prima
-basilica volta ad uso cristiano fosse in Roma la Porcia, e servisse di
-modello alle chiese che conservarono quel nome.
-
-Mentre papa Liberio con un senatore romano ideava la chiesa di Santa
-Maria Maggiore, cadde neve, benchè fosse agosto entrante; e su quella
-un angelo delineò la pianta della fabbrica. Questa leggenda attesta che
-s'attribuiva alle costruzioni sacre un senso superiore al capriccio
-dell'artista; e sembra che ogni parte fosse rituale, come già nel
-tempio ebraico. Allorchè fossero arbitri della scelta, i Cristiani
-costruivano le chiese sulle alture, lunghe due volte la larghezza, e
-colla cella rivolta ad oriente. Prima incontravasi l'atrio o paradiso,
-portico a colonne largo quanto la chiesa, e talora formante un cortile
-quadrilatero[178]. Ivi si deponevano gli estinti, col capo verso
-levante, ad aspettare la resurrezione. Del sepellire in città, vietato
-rigorosamente dalle XII Tavole[179], più non s'aveva scrupolo, come
-mostrano le tombe di Costantino e d'Onorio: un campo fuor della chiesa
-serviva ai più: alcuno impetrava di collocare i suoi cari presso i
-martiri, come sant'Ambrogio depose il fratello Satiro vicino a San
-Vittore. Solo i vescovi poteano essere sepolti nelle navate della
-chiesa; la famiglia imperiale sotto la sacra soglia.
-
-In tre zone era partita la chiesa: alla prima (_narthex, ferula,
-pronaos_) vicina alla porta aveano accesso i penitenti non
-iscomunicati, e i catecumeni, che udivano il vangelo senza poter
-assistere al sacrifizio. La seconda (_navis_), ad uso degl'iniziati,
-n'era separata trasversalmente per un muro a tre porte; quella a
-destra per gli uomini, la sinistra per le donne, la mediana per le
-processioni. Nella nave di mezzo, riservata alle cerimonie religiose,
-avevano posto i leviti e i tre cori cantanti attorno ai tre pulpiti
-o amboni. Questi si faceano ottagoni o quadrati[180] con musaici
-e scolture; e uno serviva per l'orchestra, uno per l'epistola,
-dall'altro i diaconi leggeano il vangelo e le lettere dei vescovi.
-Davanti agli amboni stava la colonna del cero pasquale. La sedia del
-vescovo dietro all'altare occupava il centro dell'abside, che poi si
-chiamò presbitero, e che avea la volta dorata, e a lato i pastofori.
-All'estremità delle navi minori il _senatorium_ ed il _matroneum_
-servivano pei patrizj e le dame. Al sacrario (_cella, hieration_),
-separato dal restante tempio con un arcone trionfale, si saliva per
-tre gradini; un velo colorato lo toglieva agli sguardi; nè ad altri che
-al sacerdote era dato penetrarvi. Stava sotto di esso la confessione,
-cripta delle ossa de' martiri, sopra cui ergevasi l'altare, unico
-all'unico Dio. Sopra di quello pendea la pisside, spesso in figura
-di colomba, entro cui conservavasi l'eucaristia; e attorno lampade di
-varie forme, appese al baldacchino in triangolo (_ciborium_) che era
-sorretto da quattro colonne. A questa generale distribuzione molte
-varietà s'introducevano.
-
-Per edificare più prontamente, e trovandosi già le arti in decadenza,
-alle chiese s'adattavano colonne tolte ad edifizj diversi, e perciò
-di grandezza disuguali. Invece d'accorciare le troppo lunghe o
-rialzare con uno zoccolo le brevi, si sbandì l'architrave, e dall'una
-all'altra gettaronsi archi, sorgenti immediatamente da esse; metodo già
-conosciuto, allora fatto generale. Nella basilica di San Paolo fuor
-della mura[181] ventiquattro colonne di pavonazzetto furono portate
-dalla Mole Adriana, i cui elegantissimi capitelli discordavano dalle
-sedici aggiuntevi forse quando Teodosio ed Arcadio l'ampliarono;
-divideano esse la basilica in cinque navate, che con una trasversale
-formavano croce, e davano un vedere ben più grandioso e magnifico che
-i peristilj esterni degli antichi: tutti gli archi impostavano sulle
-colonne. In Santa Costanza le colonne sono binate, non nel senso della
-circonferenza, ma secondo il raggio della rotonda; quali pure in una
-chiesa presso Nocera de' Pagani, e in non poche posteriori. Il tempio
-pagano ricevea luce dalle porte o da un foro nella volta o da lampade;
-ne' cristiani finestre rotonde ed arcuate trasmettevano una luce,
-temperata da vetri a colore che rappresentavano al popolo le storie
-bibliche o dei santi.
-
-Moltiplicaronsi poi le chiese a Roma, e in esse potrebbe seguirsi passo
-a passo l'architettura nel dechino e nel risorgimento, nessuna età
-così infelice trovandosi che qualcuna non ne ergesse per munificenza
-o devozione de' pontefici. Anche nelle altre città se ne aprivano,
-man mano che il cristianesimo vi era piantato, prediligendo le forme
-rituali nelle piante, nell'elevazione e negli ornamenti. Quando poi
-il culto non si limitò ad un martire solo, crebbero gli altari, il che
-coll'interrompere le linee alterò la semplicità del disegno; molto più
-quando s'introdusse la profana pompa de' mausolei.
-
-Edifizj considerevoli son pure i battisteri. Nelle rovine della casa di
-Prisca a Roma, ove credono abitasse san Pietro, mostrano un capitello
-incavato, nel quale è fama ch'egli battezzasse, con acqua dapprima
-sacra a Fauno: aggiungono ch'egli amministrasse quel sacramento in
-una catacomba della via Salaria, e in quella dove poi fu sepolto
-presso un luogo ch'ebbe nome di Fonte san Pietro. Dappoi si eressero
-a quest'uopo edifizj presso le acque, accanto alle chiese, alle quali
-talora erano congiunti per via di portici, come ad Aquileja. Presso
-al palazzo Laterano, Costantino o san Silvestro fece il suntuoso
-battistero che ancora sussiste, con più ordini di magnifiche colonne di
-porfido o marmo, e membrature di edifizj antichi, senza unità di stile
-e di proporzioni: nel mezzo vaneggia il bacino, a cui si scende per
-alquanti scaglioni, ottagono come tutto l'edifizio, al quale precede un
-portico pei neofiti aspettanti; e serbasi ancora pei solenni battesimi
-amministrati dal papa. A tal uso furono pure ridotte in Roma le terme
-pubbliche di Novato, fratello delle sante Prassede e Pudenziana; il
-bagno del loro padre senatore Pudente; e quello di santa Cecilia,
-chiuso ora nella bella chiesa che da questa trae il titolo. Ottagona
-se ne volea per lo più la pianta; ma talora quadra, rotonda o a croce,
-con gallerie in alto, e una cappella coll'immagine del Battista, o di
-san Pietro che battezza Cornelio, o altra da ciò. Alle vasche giungeva
-l'acqua per doccie sotterranee, talchè il vulgo credeva si empissero
-miracolosamente. In quel di Sant'Andrea, rifabbricato da Leone III,
-la fonte era circondata da colonne di porfido; e di mezzo ne sorgeva
-un'altra, portante un agnello d'argento che versava l'acqua. Talora
-era un vaso isolato, sorretto da colonne o da animali simbolici. Un
-solo battistero faceasi per diocesi, e a pasqua e pentecoste soltanto
-si compiva la cerimonia; lo perchè i battisteri doveano essere
-molto capaci. Sulla forma de' primi se ne costruirono poi molti nel
-medioevo[182].
-
-La decorazione e la sfragistica si esercitavano nei dittici, ove
-scriveansi i nomi dei santi e dei benefattori, da commemorare alla
-messa, ne' troni dei vescovi, negli altari e altarini, ne' candelabri,
-ne' reliquarj, nelle coperte dei libri rituali.
-
-Coloro che non giudicheranno queste opere col sentimento, ma le
-scruteranno colla critica artistica, non dimentichino che era un'età
-di universale decadenza; e già imperante Costantino tal penuria si
-pativa d'artisti, che si dovettero dilapidar le fabbriche anteriori
-onde fornire le nuove. L'arco alzato a' suoi trionfi è tutt'insieme più
-maestoso che quel di Settimio Severo; ma gli ornamenti furono levati
-dall'arco e dal fôro di Trajano, e mal raccozzati con lavori di nuovo,
-scarsi di quell'arte di profilare che produce la grazia. Di questa
-mancano affatto le immagini del Salvatore e dei dodici Apostoli ch'egli
-fece porre in argento a San Giovanni Laterano, ed altre statue dell'età
-sua in Campidoglio, come pure le medaglie e monete: e per dedicargli
-una statua, si pose il capo di lui sovra un antico Apollo. Di quel
-tempo si fusero le porte di bronzo di San Paolo, perite nell'ultimo
-incendio, con incise figure e rabeschi contornati d'argento, ove
-la ricchezza mal potè velare lo scadimento dell'arte. E tanto fra
-il popolo scemava il culto del bello, che fu necessario vietare si
-demolissero mausolei, archi e colonne per capriccio o per bisogno di
-murare, e istituire un magistrato per difendere colla forza i pubblici
-monumenti[183].
-
-Come dapprima la Grecia aveva allattata l'arte romana, così questa
-si trapiantò in Grecia con Costantino, e le costruzioni da lui
-fino all'imperatore Giustiniano derivano affatto dalle latine, e
-primieramente l'ippodromo e la gran cisterna di Costantinopoli;
-le medaglie bisantine portano latine leggende, e perfin la lupa
-romana. Solo al tempo di Giustiniano e colla fabbrica di Santa Sofia
-appare quel che volle dirsi stile bisantino, non bene definito nè
-cronologicamente nè artisticamente, ma che infine potrebbe ancora
-dedursi da edifizj romani, e specialmente dalle terme, preferendo
-alla sala rettangola delle basiliche la pianta rotonda e le cupole
-semicircolari, e tutto ornando di musaici e di pietre multicolori, e
-d'una ricchezza di ori, figure, rabeschi, opposta alla semplice nudità
-che dai Latini fu sempre preferita.
-
-
-
-
-CAPITOLO LIII.
-
-Miglioramenti e complesso della legislazione.
-
-
-Man mano che le altre discipline e l'Impero decadevano, migliorava
-la legislazione; segno evidente che la cagione non era a cercarsene
-nell'incremento della civiltà romana, bensì nello spirito nuovo, infuso
-dal cristianesimo. Solo un secolo più tardi dell'età che narriamo
-quella legislazione fu raccolta e vagliata per cura dell'imperatore
-Giustiniano: ma a noi pare questo il luogo di toglierla ad esame, sì
-perchè le sue disposizioni capitali si riferiscono a quest'età, sì per
-coglierne occasione a spingere un estremo sguardo nella vita intima del
-gran popolo, e comprendere meglio in qual senso deva intendersi la sua
-caduta.
-
-L'antico Oriente non ebbe idea del diritto individuale, tutto rimanendo
-assorto dal capocasa, patriarca, autor della vita come del diritto;
-la personalità confondeasi nella famiglia, la famiglia nello Stato,
-lo Stato nel monarca; sicchè all'uomo non rimaneva altra difesa che
-ne' costumi patriarcali e nella religione, la quale, mentre sanziona
-l'obbedienza, mitiga insieme l'impero. Assoluta v'è pertanto la podestà
-paterna; il matrimonio è una vendita combinata fra' genitori; la moglie
-è serva; il padre può vendere i figliuoli, adottarne altri; sconosciuto
-il testamento, energica manifestazione della libertà individuale. È
-dunque il dominio dell'autorità, cioè della fatalità.
-
-In Grecia la filosofia, cioè la libertà e la ragione, spezzano
-quell'unità indefinita e universale, si svincola il progresso, la
-religione si scevera dal governo; ma la vita pubblica rimane tuttora
-confusa colla privata, pubblici i giudizj, il pubblico diritto identico
-coll'individuale; il matrimonio non ha luogo che fra concittadini; la
-potestà patria è proprietà sulla prole, e il genitore scontento ne fa
-protesta al magistrato, e rinvia di casa il figlio, che più non può
-vantare alcuna ragione. E però la Grecia elevossi a tante libertà,
-ma puramente comunali, fossero aristocratiche o democratiche; donde
-moltissime varietà. Ma in verun luogo la libertà individuale acquistò
-pienezza all'ombra del potere principesco, siccome accadde ne' nostri
-Comuni: bensì arrivarono a compimento la potenza e la franchigia
-delle città. Se non che i cittadini di Grecia erano nobili d'origine,
-a differenza degl'italiani ch'erano mercanti e borghesi; l'uomo
-rimaneva subordinato alla qualità di cittadino; lo spirito comunale
-teneva escluso lo straniero dal matrimonio legittimo: bensì questo fu
-purificato col ridurlo a monogamia, siccome la pubblica animadversione
-fu sostituita alla guerra privata.
-
-Roma apparve al termine de' tempi antichi, per modo che potette
-riassumere quanto di meglio erasi prodotto sotto il dominio
-dell'autorità, ed insieme profittare di quanto introducevano dapprima
-la filosofia, poi il cristianesimo, cioè la libertà, la ragione,
-l'umanità rinata nell'amore di Dio. Missione provvidenziale di essa
-parve il costituire e perfezionare socialmente l'elemento del diritto,
-il lato politico e giuridico della vita umana. Lo spirito d'ordine e
-l'inflessibilità de' primitivi patrizj introdusse lo _stretto diritto_,
-complesso di massime e d'azioni legali, arbitrarie, che, volendo
-regolare con atteggiamenti materiali lo spirito dell'uomo, ancora
-incapace di dirigersi per ragione, lo faceano chinare all'autorità,
-ad arcani religiosi, a formole impreteribili, cambiate le quali son
-cambiati gli effetti[184]; a solenni interrogazioni e risposte solenni,
-che non lasciano dubbio sulla volontà; la quale trovasi obbligata non
-dalla coscienza e dalla nozione del giusto e dell'ingiusto, ma dalla
-espressione letterale.
-
-Questo ferreo diritto nazionale, scritto nelle XII Tavole, diveniva
-insufficiente dacchè Roma accolse in grembo tanti forestieri, nelle cui
-controversie non potendo aver luogo le azioni legali, vi si sostituì
-l'imperio del magistrato. Inoltre molti de' suoi mandò a governare
-altre genti; l'agro sacro più non rimase privilegio dei patrizj;
-nuove vie s'apersero ad acquistare ricchezza, gloria, magistrature.
-Roma dunque avrebbe o dovuto rannicchiarsi negli angustissimi suoi
-principj, o sovvertirsi violentemente, se il flessibile e progressivo
-talento della democrazia non avesse reso diritto umano quel ch'era
-diritto quiritario, insinuato nel legale il sistema dell'onesto
-(_bonum et æquum_), l'_arbitrio_ delle ordinanze annuali, e un _gius
-de' forestieri_, che la legge scritta temperasse coll'equità. E per
-_equità_ intendevano la ragione naturale, cioè quel fondo di idee
-morali che tutti gli uomini civili possedono, che sopravive ad ogni
-corruzione e che fonda la convivenza sulla libertà, sull'eguaglianza,
-sui sentimenti naturali, sulle ispirazioni del buon senso.
-
-Il diritto _equo_ era espresso negli editti, ove i pretori e gli
-edili pubblicavano le regole secondo cui giudicherebbero durante
-l'annuale loro magistratura (t. i, p. 411). In essi, conformandosi
-ai fatti, s'insegnavano azioni od eccezioni, per le quali piegare
-l'inflessibilità delle formole patrizie; per esempio, supporre
-erede chi nol sia, usucatto ciò che non è ancora, e vivo il morto o
-viceversa; proteggeasi la proprietà naturale in modo che si equiparasse
-alla quiritaria; accanto all'usucapione, riservata ai possessi italici,
-elevavasi la prescrizione, estesa anche ai provinciali. Al testatore
-è arbitrio di diseredare i proprj figliuoli; ma il pretore cassa quel
-testamento, supponendo nol potesse fare se non mentecatto (querela
-inofficiosi). Chi cadde prigioniero del nemico perde ogni diritto,
-fin quello di testare; ma il pretore ne autorizza il testamento,
-supponendolo morto all'istante che cominciò la cattività di lui.
-Pel gius civile romano, negli atti giuridici, malgrado l'errore,
-il dolo, la violenza, se il consenso fu dato, se l'atto ebbe il
-compimento delle solennità e delle parole, rimane prodotto l'effetto,
-creato o modificato il diritto: non così nel gius delle genti, e il
-pretore condanna l'iniquità, e con ingegnosi procedimenti corregge
-la materialità inflessibile della ragion civile. Questa non conosce
-altre forme d'obbligazione che i contratti o i delitti qualificati: ma
-l'equità pretoria inventa i quasi-contratti e quasi-delitti, coi quali
-fa passare nel fòro esteriore alcuni doveri, dapprima riservati alla
-coscienza.
-
-S'appajano dunque progresso e tradizione; creasi del nuovo, ma senza
-distruggere l'antico: mentre oggi troppo incliniamo ad abolire una
-istituzione perchè vecchia, i Romani la conservavano appunto perchè
-vecchia, modificandola; preferivano la scuola storica alla filosofica,
-le riforme inglesi alle rivoluzioni francesi. Perciò dappertutto
-s'incontra un diritto doppio e parallelo; parentela civile (_agnatio_)
-e parentela naturale (_cognatio_); matrimonio civile (_justæ nuptiæ,
-connubium_) e unione naturale (_concubinatus_); proprietà romana
-(_quiritaria_) e proprietà naturale (_bonitaria_); contratti di diritto
-formale (_stricti juris_) e contratti di buona fede. In questo modo si
-passava dall'iniziazione secreta de' patrizj alla pubblicità popolare,
-dall'autorità alla ragione, dalla generalità astratta alla personalità
-libera; conciliavasi la venerazione pel passato colla necessità di
-progressivi miglioramenti.
-
-Dalla lotta fra i due diritti è costituita la storia interna di
-Roma, la sua guerra nella pace: e siccome nell'esterna il valore,
-così nell'interna ebbe importanza principale la giurisprudenza,
-scienza capitale fra i Romani. Abbiansi i Greci le splendide qualità
-dell'immaginazione, i fiori, i canti, le arti: Roma possederà il
-positivo dell'età matura, la grande ambizione, ed un'unica letteratura
-originale, quella della giurisprudenza, che potrà effettuare l'unità
-del mondo antico.
-
-Già nella società primitiva, uno de' precipui uffizj del patrono romano
-consisteva nel tutelare il cliente; onde le famiglie grandi voleano
-tutte che un loro membro valesse nella giurisperizia; e poichè senza
-di lui non poteva il plebeo stare in giudizio, egli talvolta colle
-sportule che esigeva, gravava i clienti quasi d'un tributo. E il
-guadagno e l'influenza induceano i patroni a tenere arcane le azioni
-simboliche e legittime sì della giurisdizione volontaria, sì della
-contenziosa: avendole fatte pubbliche Gneo Flavio nel 449 di Roma (_jus
-Flavianum_), i patrizj ne inventarono di nuove; ma un secolo dopo,
-Sestio Elio palesò anche queste (_jus Ælianum_); finchè accomunate a'
-plebei le magistrature, Tiberio Coruncano, primo plebeo che salisse
-pontefice massimo, professò pubblicamente la giurisprudenza.
-
-Allora nuova importanza ottennero i giurisperiti, fossero assessori dei
-magistrati, o dirigessero i privati ne' loro affari, o gli assistessero
-nelle controversie, rispondendo, scrivendo, cautelando[185], cioè
-dando consulti, redigendo formole di contratti e d'azioni, prevenendo
-contro le nullità. A Servio Sulpizio si fa merito d'avervi introdotto
-il metodo scientifico: ma Cicerone attribuisce questa lode a Quinto
-Scevola suo contemporaneo, che all'abilità letteraria e all'eleganza
-dell'esporre associò l'arte di distribuire, distinguere, definire,
-interpretare[186]. Vi ottennero popolarità Aulo Ofilio, Alfeno Varo,
-Sulpizio Rufo, Aquilio Gallo, che passava parte dell'anno in villa
-per iscriver opere; Aulo Cascellio, arguto ne' motti, indipendente
-nelle opinioni, che mai non volle comporre una formola secondo le
-leggi pubblicate dai triumviri, dicendo, — La vittoria non conferisce
-legittimo titolo al comandare»; e a chi lo consigliava a moderarsi
-nello sparlar di Cesare, rispose: — Due cose mi rendono franco; l'esser
-vecchio, e il non avere figliuoli».
-
-Anche Marco Tullio con occhio filosofico osservava la legislazione,
-volgendo in beffa le formole dello stretto diritto, religione del
-passato ormai insufficiente, e sostenendo risoluto la legge naturale e
-l'equità. Dichiarata allora la lotta del diritto naturale col civile,
-questo si trovò ridotto alla difensiva; tanto più dopo che vennero
-gl'imperatori, i quali lo astiavano come avanzo aristocratico, e
-Caligola voleva abolirlo d'un colpo, Claudio ne eliminava ciò che
-serbasse di troppo nazionale e rigido. I giureconsulti medesimi
-si persuasero che non era possibile circoscriversi nelle formole
-aristocratiche; e impedita o screditata la tribuna, e spenta
-l'eloquenza, si volsero alla pacata discussione e alla scrupolosa
-indagine dei fatti; e con tempo, dottrina e impassibilità maggiore
-che non potessero giudici e pretori, e con metafisica più esatta,
-pigliarono assunto di armonizzare le teoriche o discordi o repugnanti
-delle varie fonti, e giungere ai semplici risultamenti della pratica.
-
-Dall'età aristocratica del diritto si passò così alla filosofica;
-definita la giurisprudenza «cognizione delle cose umane e divine,
-scienza del giusto e dell'ingiusto, arte del buono e dell'equo», i
-giureconsulti videro la necessità di posare il diritto più sodamente
-che non nella contingenza dei casi e della volontà umana, e lo
-derivarono da un'eterna giustizia, ingenita nell'uomo, donde emanano
-tre regole cardinali: Vivere onesto, non offendere altrui, attribuire a
-ciascuno il suo.
-
-È fenomeno tutto particolare ai Romani questa letteratura legale, che
-per purità del dire, concisione, chiarezza[187], lucido svolgimento
-delle intricatissime quistioni, e principalmente per l'analisi severa,
-rimarrà perpetua meraviglia de' savj e vergogna di que' moderni, nei
-quali non sai se più incoerenti le ragioni o più barbara la dicitura.
-Presentata la tesi in termini precisi, quei giureconsulti la svolgono
-al modo che sogliono i matematici, adoprando a vicenda l'analisi per
-penetrare nella natura delle cose, la grammatica per ispiegare le voci,
-la dialettica per acuire la rigorosa interpretazione, la sintesi per
-valutare l'autorità, non solo d'altri giurisprudenti e degl'imperatori,
-ma di filosofi, medici, fisici: invece di definizioni, pongono termini
-di senso certo e tecnico, tali da escludere il dubbio; invece di
-divisioni puramente da scuola, e di lungagne retoriche, si difilano
-alla effettiva applicazione; e vi arrivano con tale rapidità, che, per
-quanto complicatissime sieno le tesi, nessun loro consulto riempie una
-facciata. Questo li preservò dal guasto che nella letteratura e nella
-lingua recavano Seneca e i suoi; e come Galileo scriveva con limpida
-sobrietà fra le petulanti ampolle del Seicento, così la concisa purezza
-di quei giureconsulti, la semplice dignità, provenienti dal buon senso
-e dalla gravità, fanno mirabile contrasto coi ventosi traviamenti de'
-puri letterati, i quali separavano il linguaggio pratico dallo scritto.
-
-Chi si ricorda l'infelicità degli etimologi latini, non avrà
-meraviglia se in questo fatto anche i giureconsulti nè colsero nè
-diedero rasente[188]. Di rado criticano la legge, ancor più di rado
-ne investigano la ragione politica ed economica o, come oggi diremmo,
-lo spirito; eminentemente pratici, facevano fondamento sopra certi
-assiomi, dai quali deducevano le conseguenze e le applicavano a casi
-particolari, senza risalire ai generali principj e al diritto naturale;
-dialettici robusti, anzichè teorici, s'acchetavano talvolta a ragioni
-che fanno sorridere[189]: pure vanno qualificati filosofi d'una scienza
-tutta pratica, e a ragione intitolavansi «sacerdoti che cercano la
-vera non la simulata filosofia»[190]. S'appoggiarono essi sopra la
-scuola stoica, austera e castigata ancora, ma già diselvatichita, più
-tollerante e meno superstiziosa, quale ne' più recenti suoi adepti
-proclamava il governo della Provvidenza divina, la consanguineità degli
-uomini tutti, la potenza dell'equità naturale.
-
-Distinsero il diritto in naturale, delle genti, e civile, secondo
-che traeva i suoi principj dalla natura animale dell'uomo, o dalla
-razionale di tutti i popoli, o dall'ordine politico di ciascuno: in
-pratica però intrecciarono il primo col secondo, solo separando il
-diritto civile e il diritto delle genti, quello applicato ai cittadini
-soltanto, questo a tutti. Il primo formava parte di quel che anche
-oggi chiamiamo diritto civile, e regolava i possessi e le prerogative
-di chi godeva i privilegi di cittadino romano; mentre il gius naturale
-riconosceva ad ogni individuo la facoltà di soddisfare i bisogni e
-gl'istinti comuni; il gius delle genti poneva l'uomo in relazione cogli
-altri uomini non appartenenti al medesimo gremio sociale.
-
-Quest'ultimo era dunque ben altro da quel che noi chiamiamo ora
-diritto delle genti; sopra il quale anzi, fra tanti lavori giuridici,
-nessuno ne fecero i Romani, per la ragione che realmente non esisteva,
-nel senso che noi l'intendiamo. Due popoli, finchè in guerra, si
-conoscevano unicamente per la forza: solo alle nimicizie dava qualche
-norma il diritto feciale, stabilendo le cause di romperle e i modi
-di dichiararle; venuti ad accordi, si regolavano secondo la lettera
-di questi. Dagli alleati generalmente si esigeva che avessero gli
-stessi amici e nemici del popolo romano, e che riverissero la maestà
-di questo[191]: ma la prima condizione li privava del diritto di
-guerra e pace, e dava ai Romani quella di passarvi coll'esercito, di
-farvelo mantenere, di chiederne soldati; l'altra attribuiva a Roma la
-superiorità del patrono sul cliente: perciò i legati investigavano
-e decidevano nel paese amico, metteansi arbitri nelle querele;
-il senato, guardiano del diritto, pacificatore universale, dava o
-toglieva l'immunità, l'indipendenza; e chi resistesse a' suoi ordini,
-consideravano come irriverente, come un superbo da debellare.
-
-Ma alla natura umana come tale non aveasi riverenza; il forestiero
-non poteva tampoco possedere, ottener giustizia, entrare in relazioni
-di proprietà con un cittadino romano; fosse privato o nazione, solo
-per mezzo d'un patrono o d'un ospite poteva aver sicurezza garantita,
-e stare in giudizio; finchè non venne stabilito anche un pretore
-_peregrino_, che proferiva sopra le liti tra forestieri e cittadini.
-E nel discutere e risolvere i litigi dei tanti stranieri accorrenti a
-Roma, si compararono le differenti legislazioni; e que' principj che
-trovavansi comuni a tutte, compresero essere insiti alla natura umana e
-ne dedussero un diritto, proprio di tutte le nazioni civili.
-
-Gli editti pretorj essendosi estesi con successive aggiunte, sentivasi
-il bisogno di raccorli, ordinarli, armonizzarli. Ofilio, contemporaneo
-di Cicerone, pel primo gli avea radunati: più famosa opera prestò
-Salvio Giuliano (t. iii, p. 246), che scelse i migliori e più
-opportuni, per ordine di Adriano imperatore; il quale nel 131 fece
-dal senato approvare quella compilazione (_Editto Perpetuo_), forse
-allorchè istituì i quattro giuridici per l'Italia. Se con ciò abbia
-tolto ai pretori la facoltà legislativa di modificare l'editto, non è
-certo[192]. In questo lavoro, che servì di testo ai legisti, Giuliano
-non introdusse nuovi principj, pure cambiò il diritto coll'eliminarne
-ciò che più non confacevasi al tempo. Molti lo tolsero a commentare,
-incominciando Giuliano stesso; indi Pomponio ed Ulpiano in ottantatre
-libri, Paolo in ottanta, Furio Antico in cinque, e Saturnino e Gajo;
-oltre i moderni che tentarono rintegrarlo.
-
-L'effetto di questa buona istituzione che fissava norme comuni al
-governo dell'impero, incagliossi in due altre: la prima fu l'autorità
-concessa alle risposte dei prudenti; l'altra le costituzioni imperiali.
-
-Anticamente qualunque pratico di leggi rispondeva ai consulenti,
-senza bisogno di licenza; ma Augusto, accorgendosi quanto la loro
-autorità varrebbe a introdurre principj nuovi, conforme alla nuova
-amministrazione, prescelse taluni, le cui risposte si considerassero
-come date dall'imperatore stesso. Fu dunque un privilegio la dignità
-de' giureconsulti, i quali esponevano gli avvisi loro; se unanimi,
-acquistavano forza di legge; in caso di disparere, il magistrato
-decideva: modo opportunissimo a togliere di mezzo le discussioni
-di diritto, che poco s'acconciano colle monarchie. Per un rescritto
-d'Adriano tale privilegio restava comune ai giureconsulti classici,
-senza bisogno di particolare domanda[193].
-
-Il cambiamento di costituzione avea introdotto una nuova fonte di
-diritto. Dapprima non v'avea che leggi e editti; pochi senatoconsulti
-ci restano dei tempi repubblicani[194], perchè il senato, assorto
-dalla politica, del diritto civile abbandonava la cura ai tribuni; ma
-venuti gl'imperatori, su questo concentrò l'attenzione, esclusa dalla
-politica. Intanto la rivoluzione morale e la economica s'andavano
-compiendo; la nuova religione aveva insegnato un'eguaglianza ed una
-libertà che rinnegavano gli inveterati privilegi; l'astuta cupidigia,
-sottentrata all'energia ed alla politica ambizione, esigeva leggi
-meglio combinate per mettere barriera all'egoismo crescente. Più non
-bastando pertanto la tradizione avita, gl'imperatori si trovavano
-costretti intervenire ogni tratto, moltiplicando le costituzioni;
-e fu istituito che gli _atti_ loro avessero forza di legge. Di
-questi alcuni introducevano veramente un nuovo diritto (_mandata,
-edicta_); altri non facevano che chiarire o applicare il già esistente
-(_rescripta, epistolæ, decreta, interlocutiones_): compilati dai
-migliori giureconsulti, erano avuti in molta stima, massime quanto
-all'applicazione del diritto[195]. Aggiungansi le _sanzioni_ o _formole
-prammatiche_, rescritti imperiali pel governo delle provincie, diretti
-ad università o ai governatori come ordinanze speciali sull'esecuzione
-di leggi.
-
-Sul fine dunque dell'impero, fonti del diritto si riguardavano, per la
-teorica, le XII Tavole, i primitivi plebisciti, i consulti del senato,
-gli editti dei magistrati, le consuetudini non iscritte: ma nell'uso
-non cadevano se non gli scritti dei giureconsulti classici e le
-costituzioni imperiali.
-
-De' giureconsulti i più si attennero all'ordine pratico, quello cioè
-dell'Editto Perpetuo[196]; sebbene alcuni seguissero classificazioni
-filosofiche, come fecero Gajo ed Ulpiano, che distinsero i diritti
-spettanti alle persone, alle cose, alle azioni. Quel che oggi a noi
-pare di tanto rilievo, la determinazione storica delle leggi, è da
-essi negletta, se non venga assolutamente necessaria per comprendere
-il diritto: più volentieri fermansi a svolgere l'origine delle opinioni
-de' giureconsulti, e i principj da essi introdotti[197].
-
-Per quanto concordi nel fondo, i giureconsulti formarono delle scuole,
-che poi vennero a conflitto, come succede ogniqualvolta il ragionamento
-si applichi a discussione. Già ai tempi d'Augusto contrastavansi
-Antistio Labeone e Atejo Capitone; il primo fedele agli antichi
-privilegi, l'altro ligio all'imperatore; questo sottomettendo l'intima
-essenza del diritto all'indipendente esame della ragione, desideroso
-dei progressivi perfezionamenti; quello attaccato al positivo, alla
-lettera, alle dottrine tradizionali; rappresentanti insomma della
-più generale divisione fra le dottrine, quella del progresso e quella
-della conservazione[198]. I giureconsulti poi si spartirono: gli uni
-denominati Sabiniani in grazia di Sabino scolaro di Capitone, gli
-altri Proculejani da Proculo scolaro di Labeone, che propendeva a
-una trattazione più filosofica e storica del diritto, e a dar regole
-generali all'ermeneutica giuridica. Poi nuove scuole sorsero, distinte
-fra sè o pel metodo, o pel punto di partenza, o pel fondo della loro
-discussione; quali preferendo lo stretto diritto, quali il diritto
-equo, quali i principii teorici, quali l'espression della legge,
-finchè si avvicinarono nella convinzione che il gius positivo non può
-perfezionarsi meglio che coll'unire i metodi diversi.
-
-I libri dei giureconsulti esercitarono maravigliosa efficacia
-sull'avvenire, perciocchè in parte chiarirono il diritto, e furono
-posti a contributo da Giustiniano[199], altri pervennero fino a
-noi, istruzione e guida, e talvolta impaccio ai giurisperiti ed ai
-legislatori, e per lungo tempo legge comune negli Stati moderni. Lungo
-sarebbe il dire di tutti quelli che acquistarono nome in sì importante
-scienza, la cui storia fu descritta da Sesto Pomponio romano, insigne
-giureconsulto, in un frammento, prezioso malgrado alquanti errori di
-fatto[200]. Lo pareggia Salvio Giuliano testè citato, probabilmente
-milanese, che viveva ancora sotto Antonino Pio; sostenne cariche
-eminenti; oltre compilare l'Editto Perpetuo, scrisse novanta libri di
-_Digesti_, di cui nelle Pandette si conservarono frammenti.
-
-Nei settant'anni fra Antonino e Alessandro Severo furono compilate
-le _Istituzioni_ di Gajo in quattro libri, di Fiorentino in dodici,
-di Callistrato in tre, di Paolo e d'Ulpiano in due, di Marciano in
-sedici. Tutte si smarrirono, eccetto quelle di Gajo Tazio romano,
-rimaste ignote fino al 1816, cominciate sotto Antonino, finite sotto
-Marc'Aurelio, e formano il fondo di quelle di Giustiniano[201]. Erano
-destinate ad insegnare il diritto, e sono l'opera che, a malgrado delle
-troppe lacune, più particolarmente c'informa del diritto classico, ed
-anche de' costumi, delle istituzioni, della società pubblica e della
-privata; onde la loro scoperta fu per la scienza storica del diritto
-romano un acquisto, qual non toccò a verun'altra parte analoga delle
-cognizioni umane, improvvisamente aprendo una delle migliori fonti,
-inesplorata fin allora.
-
-Seguirono altri giureconsulti, finchè arrivano i più celebri, e
-principe fra essi Emilio Papipiano fenicio, prefetto al pretorio e
-presidente al consiglio privato di Settimio Severo, mandato a morte da
-Caracalla perchè non volle giustificarne il fratricidio. Giulio Paolo
-padovano e Domizio Ulpiano fenicio, assessori suoi nel consiglio di
-Stato, composero moltissime opere, tanto accreditate che gli estratti
-d'Ulpiano formano un terzo delle Pandette, un sesto quelli di Paolo;
-anzi può dirsi che fondo di quelle sieno i loro commenti sull'Editto
-Perpetuo. Di settantotto opere di Paolo trovasi cenno nel Digesto;
-oltre i cinque libri di _Receptæ Sententiæ_, che contengono tutti i
-principi giuridici non contestati, disposti coll'ordine dell'Editto
-Perpetuo. A volta a volta pecca d'oscurità; mentre preciso e chiaro
-procede Ulpiano, quantunque molti solecismi semitici rivelino la sua
-origine.
-
-Le opere de' giurisperiti, dotate d'autorità giuridica, formavano
-un'intera biblioteca; sicchè era da pochi l'averne copia, e da
-pochissimi lo studiarne gl'intendimenti: poi qualora uno dissonasse
-dall'altro, a quale appigliarsi? Convenne dunque gl'imperatori
-designassero quali preferire; e prima Costantino autorò gli scritti
-di Paolo, e specialmente le _Receptæ Sententiæ_, abolendo le note di
-Ulpiano e Paolo sopra Papiniano[202]; poi Valentiniano III determinò
-quali costituzioni imperiali e quai rescritti potessero allegarsi,
-quali tenersi per leggi comuni, eccettuando i rescritti per negozj
-particolari, od estorti dai litiganti in opposizione alle leggi. Quanto
-al modo di valersi de' giureconsulti, attribuì vigore legislativo a
-Papiniano, Paolo, Gajo, Ulpiano, Modestino; ove discordassero, valeva
-l'opinione dei più; ove pari, quella di Papiniano; e s'egli non
-parlava, decidesse la prudenza del giudice. Singolare e veramente unico
-tribunale, in cui l'imperatore, per isgravarsi del rendere egli stesso
-il diritto, lo restringeva a citazioni.
-
-Al consiglio de' classici giureconsulti, fioriti da Augusto fino a
-Caracalla, vanno attribuite le più savie, precise e circostanziate
-disposizioni intorno ai diritti reali ed alla famiglia, ed altri
-veri miglioramenti indotti nella legislazione; merito in parte alla
-natura della nuova costituzione, nella quale l'imperatore non era
-inceppato dai privilegi d'alcun corpo, e i cittadini, distolti dalla
-vita politica, ne cercavano un compenso dall'ottenere la massima
-indipendenza civile; in parte maggiore alle nuove dottrine che i
-Galilei opponevano alle superbe ed inumane delle scuole antiche.
-L'efficacia dello stoicismo, modificato dal cristianesimo, si sente
-in essi quando Fiorentino insegna che la schiavitù è un'istituzione
-del diritto delle genti contro natura, e che natura stabilì una
-specie di parentela fra gli uomini; e Ulpiano, che tutti gli uomini
-quanto al diritto naturale sono eguali e nascono liberi[203]. Ma que'
-giurisprudenti teneano ai pregiudizj dei tempi pagani, allorchè non
-eransi ancora introdotte tante alterazioni rispetto alle persone,
-ai legati, alle obbligazioni, alle forme, alla procedura. I giudici
-dunque si trovavano strascinati due secoli addietro, e incatenato il
-diritto alla latina pertinacia e a idee formaliste, di cui i precedenti
-imperatori si erano affaticati a spastojarlo.
-
-Anche ridotta la giurisprudenza a quella meccanica applicazione,
-e malgrado le scuole all'uopo istituite, ogni giorno cresceva la
-difficoltà d'intendere gli scrittori; sempre nuove complicazioni
-recavano gl'incessanti rescritti degli imperatori, massime di
-Costantino, venuto a compiere ed attestare la nuova rivoluzione.
-Come doveva riuscir lungo lo studiare, imbarazzante l'applicare tante
-leggi, spesso abrogate e derogate! come avvilupparsi la giustizia in
-un labirinto, ove non era avviata da canoni prefissi! Unico rimedio
-sentivasi il raccogliere i decreti e le sentenze ancora vigenti,
-disporle sistematicamente, formare insomma un codice.
-
-Già temendo che Costantino, per favorire alla religione adottata, non
-disperdesse le leggi de' suoi antecessori, due giureconsulti aveano
-unito quelle pubblicatesi da Adriano a Diocleziano, formandone i
-codici, che dagli autori trassero nome di Gregoriano ed Ermogeniano:
-impresa d'autorità privata, opportuna ma non legale. Teodosio il
-Giovane eternò la propria memoria con un divisamente degno de' Cesari
-più illustri, quale fu la prima raccolta autentica delle costituzioni
-romane. Con solenne editto elesse otto personaggi di grande scienza e
-dignità, i quali la compilassero sulle norme ivi prefisse; radunate
-le leggi, si disputerebbe della loro convenienza, per formarne un
-codice espresso con semplicità; si tralasciassero le costituzioni
-degli antecessori di Costantino, registrate nei codici di Gregorio
-ed Ermogene, attesochè quell'imperatore, coll'abolire le formole e
-solennità antiche, aveva mutato faccia alla giurisprudenza, e quindi
-messe fuori d'uso gran parte delle istituzioni precedenti. L'opera fra
-tre anni fu ridotta a compimento in sedici libri, di cui i primi cinque
-concernono il diritto civile, gli altri il pubblico e le cose della
-religione; e nel 438 fu promulgata in ambi gl'imperi, acciocchè avesse
-preminenza sopra ogni altra legge[204].
-
-Compilato a precipizio in tempi di scadente letteratura e fra
-gli sgomenti de' Barbari, il codice Teodosiano riuscì deteriore;
-limitandosi alle leggi posteriori a Costantino, cioè fatte sol
-dove tacessero le antecedenti, ne tralascia d'importanti, mentre ne
-inserisce alcune d'interesse affatto parziale; vane repliche, errori di
-data e di soscrizione, mutilazioni di leggi, irragionevole partimento
-disabbelliscono quel lavoro; per renderli concisi, oscuraronsi alcuni
-testi; talvolta le rubriche sono più particolari che il testo, talaltra
-affatto dissone da questo; benchè l'imperatore esigesse perfetta
-ortodossia, vi s'insinuarono leggi favorevoli all'aruspicina; del
-_divino_ Giuliano è riferita la costituzione dove ai violatori de'
-sepolcri minaccia l'ira degli Dei Mani; il privilegio antico, che
-reclama la libertà del divorzio e del concubinato, attaccasi alle leggi
-Papia ed altre, posteriori al trionfo dell'equità. Insomma, piuttosto
-che un concetto creatore, vi si scorge una fatica da compilatori:
-eppure, a tacer la scienza legale, non v'è libro che meglio conduca
-alla cognizione di quel secolo, e principalmente della lotta estrema
-del privilegio patrizio e nazionale coll'equità universale. Perocchè,
-da sì varie fonti emanata, la giurisprudenza romana non poteva
-armonizzarsi in un bell'insieme; gli elementi eterogenei, venuti a
-transazione faticosa dopo lotte ostinate, ancor si discernono; fino
-i più arditi giureconsulti si acconciano alla patria ed al tempo: sol
-quando, caduto l'impero romano, restò dominante il cristianesimo, che
-dava vinta la causa all'equità, un più compito lavoro potè eseguirsi
-dall'imperatore Giustiniano.
-
-Quest'impresa appartiene all'impero d'Oriente, e all'età in cui
-l'Italia era occupata dai Barbari; sicchè noi ci limiteremo a dire
-come il dotto Triboniano e i collaboratori a ciò eletti cominciarono
-dal raccogliere tutte le leggi, ordini, rescritti degl'imperatori,
-cristiani fossero o gentili; e disponendoli secondo l'Editto Perpetuo,
-formarono il _Codice_ giustinianeo, decretato il 528.
-
-Non potendo un codice abbracciare tutti i casi e sminuzzarsi sopra
-ciascun accidente, occorreva di ricorrere alle opere de' giureconsulti
-per le spiegazioni e l'applicazione particolare. Ma poichè quella
-moltiplicità di responsi chiedeva lunghissimi studj, e spesso le
-sentenze erano irreconciliabili, si pensò estrarre da essi i più
-importanti teoremi di ragion civile. Duemila volumi si spogliarono a
-tal uopo, riducendoli in uno, ove in sette parti di cinquanta libri,
-sotto quattrocenventidue titoli, si trovarono classificate novemila
-cenventitre leggi, portanti ciascuna il nome di chi l'aveva emanata:
-nè i compilatori ci lasciarono ignorare quanta fatica sostenessero per
-aver ridotti a cencinquantamila i tre milioni di versi o, vogliam dire,
-sentenze de' loro autori. L'opera, pubblicata nel dicembre 533, fu
-intitolata _Pandette_[205], perchè abbracciava intera la giurisprudenza
-romana, o _Digesto_, perchè esse leggi v'erano classate con metodo:
-e quantunque le decisioni di casi particolari trascendano d'assai la
-vera legislazione, pure questo è l'unico codice compiuto che i Romani
-abbiano posseduto dopo le XII Tavole.
-
-Perdettero allora la giuridica autorità le decisioni de' prudenti,
-che non fossero ammesse nelle Pandette; la qual cosa fece trascurar le
-fonti, e smarrirsi così le XII Tavole, l'Editto pretorio, il papipiano,
-l'ulpiano e quegli altri che tanto or verrebbero destri per chiarire
-assai punti oscuri nella scienza del diritto. Neppur tutte le ammesse
-valsero per legge; ma le decisioni ed interpretazioni si considerarono
-come tali e nulla più. Ai copisti fu vietato lo scriverle con
-abbreviazioni, ed agli interpreti il commentarle altrimenti che parola
-per parola.
-
-In acconcio della gioventù, Giustiniano commise a Triboniano,
-Doroteo e Teofilo, consultando i compendj degli antichi giuristi, e
-principalmente quello di Gajo, componessero un corso d'_Istituzioni_
-in quattro libri: il primo che tratta delle persone, il secondo
-delle cose, il terzo delle azioni, il quarto delle ingiurie private,
-coronandoli cogli elementi criminali. Come il Digesto, e quasi al
-tempo stesso, ottennero forza di legge; e benchè al bello stile de'
-giureconsulti classici e al romano spirito di questi si mescolassero
-parole barbare e idee servili, di immenso prezzo riesce quell'opera
-vuoi per la storia, vuoi per la intelligenza del diritto.
-
-Ma poichè tra il fare comparvero soluzioni e pareri contraddittorj, fu
-duopo ricorrere all'oracolo sovrano, che pronunziò cinquanta decisioni.
-Giustiniano le volle innestate ai luoghi convenienti nel Codice, onde
-nel novembre 534 ne fece una seconda edizione (_Prælectio repetita_),
-che sola a noi pervenne, in dodici libri di settecentosettantasei
-titoli, contenente costituzioni di cinquantaquattro imperatori da
-Adriano in giù. Poi forse ducento nuove costituzioni portò Giustiniano,
-che furon dette _Novelle_, e che i glossatori raccolsero in gran
-parte, e con poche altre di successivi imperatori distribuirono in nove
-collezioni.
-
-Molta confusione giuridica e morale derivò dallo sbranare lo studio
-della giurisprudenza in modo, che da un lato si accumulassero le
-opinioni dei legisti, originate talvolta da particolari circostanze
-de' consulenti; dall'altro le decisioni imperiali, autorevoli per
-l'origine; inoltre quelle prime compendiare, mutilare, disgiungere
-dalle antecedenti, lasciandole così oscure ed ambigue, eppure da
-concepimenti privati elevarle a dignità legislativa; nelle altre
-insinuar quelle dettate da spirito diverso, e fin ostile. Non che
-s'ardisse ad una legislazione nuova e originale, Giustiniano veruna
-fondamentale istituzione non introdusse, nè tampoco seppe ridurre
-d'accordo le contraddittorie che regolano le sociali e le domestiche
-relazioni dei Romani. Suggerite da accidentali bisogni, e spesso varie
-d'intento secondo il magistrato popolare o patrizio, conservatore o
-progressivo che le avea pronunziate, cozzano fra sè: quelle da lui
-promulgate contraffanno sovente alle consuetudini[206] e al diritto
-antico, ch'egli non osa annichilare secondo avrebbe chiesto la mutata
-condizione del mondo: nè seppe sinteticamente raccogliere i frutti
-della sperienza pubblica e privata, in un accordo robusto che veramente
-meritasse nome di legge, come avviene ne' codici moderni.
-
-Se non che a sgravio de' compilatori vuolsi riflettere ch'essi non
-si dirigevano a scientifico intento, ma puramente alla pratica: e
-in ciò ben riuscirono; e quantunque obbligati ad indagar le fonti
-in una letteratura straniera all'Oriente dov'essi viveano, nella
-scelta procedettero così accorti, da rimanere anch'oggi la più fedele
-espressione dello spirito del diritto romano.
-
-Sotto tale aspetto, e perchè formato sopra lavori del tempo che
-descriviamo, noi discorriamo qui del _Corpo del diritto civile_, e non
-sarà discaro che con esso c'indugiamo attorno a quella legislazione che
-tanta efficacia esercitò sulle successive, e al progredir suo man mano
-che abbracciava maggior numero d'uomini, finchè a tutti si estese col
-cristianesimo.
-
-Tre cose son nostre, la libertà, la città, la famiglia, dice Paolo:
-e la testa (_caput_) d'un cittadino era appunto costituita da queste
-tre qualità, protette dal gius civile. La libertà s'acquista per
-nascita o per manumessione, si perde per condanna giudiziaria o per
-prigionia: giacchè talmente riconosciuto era il diritto della forza,
-che il Romano caduto prigioniero di stranieri, foss'anche un console
-come Regolo, perdea la qualità di cittadino e d'uomo; era riscattato da
-un Romano? restava servo di questo, finchè non se ne fosse ricompro.
-La cittadinanza acquistavasi per nascita, per naturalizzazione, per
-affrancazione: perdeasi per la relegazione o la deportazione, o pel
-naturalizzarsi in uno Stato forestiero, cioè che non avesse il diritto
-di cittadinanza, quantunque appartenesse all'impero.
-
-A noi, avvezzi a vedere tutte le parti d'uno Stato sottostare alle
-medesime leggi, è difficile comprendere la diversità de' legami che
-univano a Roma i vinti e gli aggregati: ma il nuovo codice portando
-in fronte _Nel nome del signor nostro Gesù Cristo_, il diritto veniva
-essenzialmente mutato da una religione che, al contrario delle dottrine
-uscite dai santuarj d'Etruria e di Grecia, proclamava esser gli uomini
-eguali; non la forza, ma ragione e carità aver a dirigere il mondo;
-e sommo rispetto doversi a ciascuno, non perchè cittadino, ma perchè
-uomo. Ne conseguì che il diritto delle genti prevalesse affatto sopra
-quello de' Quiriti.
-
-Tale lotta noi seguimmo già ne' politici ordinamenti, nelle leggi sui
-debitori, nelle successive acquisizioni del tribunato. Anche delle
-relazioni fra patroni e clienti, liberi e schiavi, ingenui e liberti,
-cittadini e provinciali, a lungo abbiamo e ripetutamente divisato. Qui
-cercheremo il progredire dell'equità in quella ch'è fondamento della
-civile convivenza, la famiglia romana. Questa anche nell'ordine privato
-non era naturale, ma creazione del diritto civile, abbracciando tutte
-le persone discendenti per maschi da un autore comune, ovvero entrati
-in essa per adozione o per manucapione. La donna è moglie pel marito,
-è madre pei figliuoli, ma non rimane compresa nella famiglia pel solo
-fatto del matrimonio; vi dà dei figliuoli, ma non è di loro famiglia.
-I figliuoli stessi possono esserne stranieri, mentre ne fanno parte
-straniere persone; attesochè fondamento non ne è il matrimonio, come
-da noi, bensì la potestà. Il padre è re in casa; nella propria persona
-assorbisce quella della moglie, dei figli, dei discendenti; giudica fin
-della loro vita. Ordinamento tirannico al modo orientale, vigorosissimo
-a conservar le case e la disciplina, restringendo i diritti domestici e
-di successione ad una parentela meramente civile (_agnatio_).
-
-La favola primitiva di Roma atteggiava fanciulle sabine di buona
-casa, rapite dai grossolani masnadieri di Romolo, i quali redimono
-il rapimento col rispetto, e ad istanza di esse si rappacificano coi
-Sabini; nel trattato si obbligano a non costringerle mai a girar la
-macine o preparare il pranzo, ma solo a filar lana. Per legge le donne
-non potevano esser tradotte al giudice degli omicidj, reputandole
-incapaci di tal delitto[207]; duranti le feste a loro onore, gli uomini
-doveano cedere ad esse il passo. Malgrado questo rispetto, che le
-differenzia dalle orientali, pesava sopra di esse la rigidezza della
-potestà domestica.
-
-I patrizj conoscono soltanto le _giuste nozze_, contratto
-d'impreteribile solennità, pel quale la matrona diviene parte
-della famiglia (_materfamilias_), e mediante la formalità della
-confarreazione, o una compra (_coemptio_), o l'usucapione, è ridotta
-in assoluta dipendenza dalla maestà del marito (_in manum convenit_),
-a segno che nulla possiede in proprio, può da quello esser venduta,
-giudicata, fin messa a morte per deliberazione presa coi parenti[208].
-Al contrario nel _matrimonio_ plebeo la moglie (_uxor_), non che
-diventi schiava allo sposo, serba il godimento de' proprj beni, e può
-fino convenir il marito in giudizio. La seconda forma prese col tempo
-vigore ed estensione, mentre invecchiò l'altra.
-
-Pertanto, invece d'entrare nella famiglia del marito, le matrone
-rimanevano spesso in quella del padre, indipendenti da quello:
-vivo lui, doveano aver un assegno per le spese di casa; morto, ne
-ereditavano i beni, in solo usufrutto è vero, ma pure amministrandoli
-a voglia, senza dipendere dal marito. Ne derivava alla donna un'aria
-d'eguaglianza e talora di superiorità; il marito, per ottenerne
-prestiti, dovea farle delle concessioni[209], oppure essa armavasi
-dei titoli di creditrice. I comici, non meno del censore Catone,
-schernivano cotesta indipendenza, causata dalla dote: eppure essa
-avviava la donna all'emancipazione.
-
-Al tempo di Teodosio e Valentiniano trovansi le donazioni _avanti
-nozze_, ma come istituzione già consueta. Furono introdotte quale un
-compenso della dote, e stipulavansi prima, atteso che le donazioni
-tra marito e moglie erano nulle. Tale donativo rimaneva immune
-dall'azione de' creditori, e se il marito fosse insolvibile, la donna
-aveva un'azione personale ed anche reale per farselo attribuire.
-La sorte di lei e de' figli era dunque assicurata dalla dote e dal
-dono antenuziale. Cessando il matrimonio, il marito ripigliava
-su questi la pienezza de' diritti, come anche per colpe della
-moglie determinate dalla legge. In caso di sopravivenza, ella avea
-diritto ad una porzione. Così via via s'accostava la donna a quella
-libertà che poi ottenne piena col cristianesimo, e che la sottrasse
-all'assoluta potestà maritale, facendola _consorte_, non serva, dandole
-l'uguaglianza legittima, conservandole la padronanza ne' suoi beni, ed
-obbligando il marito ad una donazione per nozze, equivalente alla dote
-ricevuta[210].
-
-Da principio non dovea confondersi un ordine coll'altro: dappoi, per
-la legge Canuleja del 445 avanti Cristo, i plebej possono unirsi in
-matrimonio con patrizj: poi, per la Papia Poppea del 9 dopo Cristo,
-l'ingenuo può mescolarsi al liberto: infine, al tempo di Giustiniano,
-il sangue senatorio potè innestarsi con quello della liberta e della
-prostituta senza avvilirsi.
-
-Anticamente la madre rimaneva esclusa dall'eredità legittima del
-marito, e solo se cadesse in miseria, ne riceveva una parte[211]; se
-il marito le lasciasse ogni aver suo, non ne toccava che un decimo;
-e nessun dono poteva accettarne. Ma le leggi Giulia e Papia Poppea le
-attribuirono un decimo dell'eredità del marito se avesse un figlio, un
-terzo se tre, volendo in ogni modo favorire la moltiplicazione della
-prole: a questo intento, la madre potea col marito ereditare da uno
-straniero.
-
-Nemmeno dai figli redava in origine la madre, nè essi da lei: ma
-al tempo di Claudio, essendo morti tre figlioletti, unica delizia
-della genitrice, l'imperatore ne fu commosso, e lei dichiarò erede
-universale. L'eccezione divenne regola, e l'affezione un titolo; e
-sotto Adriano e Marc'Aurelio, i senatoconsulti Tertulliano ed Orfiziano
-assegnarono alla madre una porzione legittima ed eguale alla paterna
-nell'eredità de' figli, come a questi nella materna eredità.
-
-Anche dalla perpetua tutela s'emancipò allora la madre, perocchè un
-senatoconsulto, imperante Claudio, proferì che l'ingenua la quale
-avesse tre figli, o la liberta la quale n'avesse quattro, per questo
-solo fatto rimarrebbero dispensate dalla tutela dell'agnato: la tutela
-stessa del padre fu poi ristretta alla minore età. Sopraviveva, gli
-è vero, la tutela _atiliana_, per cui una donna non poteva stare in
-giudizio o far contratti senza un curatore[212]; ma col dare a lei i
-diritti di tutrice venivasi a eluder quella, e mostrarne l'assurdità.
-In fatto dapprima si permise alla donna di sceglier essa medesima il
-tutore: ma divenuta questa tutela o inutile o viziosa, fosse di scelta
-loro od imposta dalla legge (_ottativa_ o _dativa_), Costantino la
-abolì riconoscendo alle donne diritti eguali all'uomo, e Giustiniano
-cassò dal suo codice tutto quanto rammentasse le antiche restrizioni,
-e decretò alla madre o all'avola la tutela legale di pien diritto[213].
-Merito ancora del cristianesimo, che nella vita attiva diede alle donne
-una posizione quale non aveano mai avuta sotto il patriziato romano, e
-che esse eransi meritata col loro zelo alle conversioni, coll'eroismo
-al martirio e alla carità[214].
-
-Le seconde nozze erano state incoraggiate dai primi imperatori; nè il
-cristianesimo le riprovò, quantunque paressero indizio di debolezza.
-Gl'imperatori cristiani provvidero che l'interesse de' figliuoli non
-restasse deteriorato quando il padre o la madre passavano ad altro
-letto[215].
-
-La donna, ond'essere romanamente considerata moglie, bisognava fosse
-di classe conveniente, ed entrasse in casa colle richieste formalità,
-coi riti sacri e cogli Dei penati; diversamente era _concubina_,
-non partecipe all'acqua, al fuoco, al culto interiore: matrimonio
-inferiore, sprovvisto di solennità, solubile, eppur regolato dal
-diritto naturale, e che serviva a coprire unioni libere ma non viziose
-di chi non voleva gli eccessivi legami del matrimonio legale, o sposava
-liberte; i figli consideravansi naturali, e non aveano i diritti de'
-legittimi verso il padre, bensì verso la madre. Gl'imperatori cristiani
-non osarono batter di fronte questa consuetudine[216]; solo provvidero
-meglio alla legittimazione. Leone il Filosofo abolì poi il concubinato
-in Oriente: in Europa si protrasse fin dopo il Mille.
-
-Esercitando il diritto suo sopra il matrimonio quale sacramento,
-la Chiesa vi pose ordinamenti, e tolse di guardarlo come semplice
-contratto d'interesse e di piacere. Meglio fu tutelata la libertà
-della donna nella scelta dello sposo[217], tanto più da che contro la
-violenza offriva rifugio la verginità onorata e sacra.
-
-Le nozze romane non s'intendevano _giuste_ se non vi consentissero
-e i contraenti e quelli in cui potestà erano: che se padre e madre
-negassero il consenso senza motivi, il governatore della provincia
-poteva concederlo, e prefiggere la dote. Perchè i riguardi non
-impacciassero la volontà, nessun magistrato doveva contrar parentela
-nella provincia che reggeva; e se vi facesse sponsali, era in arbitrio
-della donna lo scioglierli, uscito ch'egli fosse d'autorità. Nè il
-tutore potea farsi sposa o nuora la pupilla. Incestuosi guardavansi i
-maritaggi tra genitori e figli anche adottivi, tra fratelli e sorelle.
-Restavano sciolti quando il marito cadesse schiavo o prigioniero, o per
-cinque anni non se ne avesse contezza.
-
-La Chiesa, volendo purificare tutte le relazioni civili e sottoporle
-a norme spirituali, crebbe gl'impedimenti, e chiamò _impedienti_ gli
-uni, _pubblici_ o _dirimenti_ gli altri[218]. Dovendo i Cristiani
-vivere in legame di carità e in unione di credenza e di pratiche,
-bisognò proteggere i costumi con maggiori divieti, e insieme propagare
-a lontane famiglie que' vincoli di benevolenza che già esistono tra
-parenti: furono quindi proibiti i matrimonj tra figli di fratelli,
-sotto l'esorbitante pena del fuoco e la confisca de' beni; ed anche lo
-sposar nipoti nè cognate[219]. Facevano impedimento l'adulterio e il
-ratto; e come nel diritto romano era d'ostacolo l'adozione, così nel
-diritto canonico la parentela spirituale. I santi Padri ebbero sempre
-come pericolosi i matrimonj con infedeli: sotto il qual nome le leggi
-civili intesero poi soltanto gli Ebrei, giacchè i Pagani sempre più
-scomparivano; più tardi furono vietate le nozze anche con eretici.
-
-Per simboli antichi il matrimonio dovea simulare una violenza, e la
-sposa essere fra i pianti divelta dalle braccia materne per passare
-in quelle del marito. Cinque tede di pino ed una di biancospino; i
-capelli della ragazza divisi sulla fronte col ferro d'una lancia;
-le monete ch'essa dava allo sposo; l'invocato nome di Talasso;
-l'ungere il chiavistello della porta maritale, e varcarne la soglia
-a braccia d'amici per non incespicare; la focaccia di farina, sale
-e acqua, ed altri riti antichi, avevano perduto significazione, fin
-per gli eruditi. Però gli sponsali non andavano senza solennità; e il
-fidanzato dava alla sposa un anello, ponendoglielo sul quarto dito,
-che (tradizione egizia, non ancora spenta fra il vulgo) credeasi
-comunicare per un nervo sottilissimo col cuore. Il cristianesimo
-semplificò questi riti: ma fin dai primi tempi si esigeva che gli sposi
-dichiarassero al vescovo l'intenzione di contrar nozze, cerimonia
-surrogata alle sponsalizie del diritto civile[220]; e gl'imperatori
-resero obbligatorio tale atto. Generalmente si dava la benedizione;
-ma solo nell'VIII o IX secolo fu dall'autorità reputata necessaria a
-render valido il matrimonio; nel diritto canonico non si tenne mai per
-indispensabile[221].
-
-Sotto la legge Papia il matrimonio si provava per semplice presunzione,
-e, come ogni altro diritto, per l'uso e il possesso; nè occorreano
-magistrati per sancirlo, quasi il legislatore avesse sdegnato
-d'intervenire ad autenticare un obbligo, che ciascuna delle parti
-potea rescindere a talento. Nasceano dissapori in famiglia? se non
-fossero tolti da preghiere sporte alla dea Viriplaca, o dal pranzo che
-imbandivasi il 19 febbrajo (charistia), si consentiva il divorzio,
-non altro esigendosi se non che uno dei conjugi mandasse all'altro
-il libello, in presenza di sette cittadini. Elevato il matrimonio a
-dignità di sacramento, dalle leggi fu derogata la facilità procellosa
-de' divorzj, e specificatene le cause. La donna poteva separarsi dal
-marito se omicida, avvelenatore, sacrilego, impotente, o per lunga
-assenza e professione monastica; in ogni altro caso ella era rimandata
-spoglia d'ogni ricchezza ed ornamento: ma poteva far esigliare, e
-trarre a sè gli averi di quella che il marito introducesse nel suo
-talamo. La Chiesa non permise mai il divorzio nel senso civile; che se
-gli sposi separavansi, non poteano contrarre altri nodi[222].
-
-Del passo medesimo si addolcì la paterna assolutezza, non derivante dal
-sangue, ma dalle formole delle giuste nozze, e dalla finzione civile
-dell'adozione e dell'arrogazione. Era essa illimitata, sin a poter
-esporre o diseredare i figliuoli, i quali, sebbene fossero indipendenti
-pel diritto civile, e votassero nella tribù e nella classe del padre,
-pel diritto privato restavano non soltanto soggetti, ma in proprietà
-del genitore, per qualunque età o grado o magistratura avessero, salvo
-se fossero emancipati con finta vendita. Questa faceasi dal genitore a
-persona terza, la quale gli dava a peso il denaro convenuto, ripetendo
-l'atto tre volte, giacchè per altrettante la legge permetteva al
-padre di vendere il figlio; dopo di che il compratore lo menava ad
-un crocevia, e gli dicea: — Va dove t'aggrada». Chi non avesse figli
-poteva adottarne o arrogarne, col che su loro acquistava diritti
-e doveri di padre, e tramandava ad essi il nome e i beni; mezzo di
-perpetuar le famiglie, che nell'aristocrazia sono il tutto.
-
-Dalla centralità del potere imperiale discordava quella giurisdizione
-privata de' padri; e il contrasto che la nuova generazione convertita
-aveva esercitato verso la vecchia pertinace, invogliava a porre limiti
-alla potestà patria, da carnale mutata in spirituale. Costantino lo
-fece; tanto che il padre rimase capo rispettato della sua discendenza,
-arbitro di diseredare, d'infliggere correzioni moderate, di dettare
-al magistrato la sentenza severa che fosse reclamata dalla disciplina
-domestica: ma ai genitori micidiali de' proprj figli fu applicata la
-pena dell'omicidio[223].
-
-Ai pupilli non ancora puberi, vale a dire ai maschi prima dei
-quattordici anni, e alle fanciulle prima dei dodici, che perdessero il
-padre, si destinava un tutore fra' più prossimi parenti paterni; e sin
-a Claudio non era questo obbligato a veruna cauzione. Fatti puberi,
-gli orfani non potevano disporre de' proprj beni avanti la maggiore
-età, vale a dire a venticinque anni, se non consenziente un curatore,
-destinato dal prefetto della provincia.
-
-Ogni guadagno del figliofamiglia apparteneva al padre. Se vivesse a
-parte e con mestiere differente, il padre gli abbandonava il peculio,
-in modo che potesse disporne, non però alienarlo a titolo gratuito, nè
-legarlo in testamento. Dopo Augusto, per equità si permise ai figliuoli
-di disporre di ciò che avessero guadagnato militando (_peculium
-castrense_): sotto Costantino vi si assimilarono i beni acquistati in
-uffizj civili ed ecclesiastici (_peculium quasi-castrense_) o per dote:
-infine il padre non restò erede del figlio ab-intestato, se non in una
-parte legittima; de' beni della moglie non gli rimase che l'usufrutto,
-spettandone la proprietà ai figliuoli. Gran progresso alla indipendenza
-di questi e al loro valor civile in una società che fin allora gli avea
-tenuti soggetti. Generalizzando poi quel concetto, e depurandolo dalle
-viete mescolanze, Giustiniano attribuì al figlio la proprietà di quanto
-entrava nel suo peculio _avventizio_[224]: del che s'applaudisce egli a
-nome dell'umanità, e avrebbe potuto dire, a gloria del cristianesimo.
-
-Sfasciasi dunque la famiglia legale per dar luogo al diritto umano;
-la gentilità cade in dimenticanza, e così il _nesso_ e l'_addizione_
-dell'uomo libero; la mano e il _mancipio_ non sopravanzano che
-come finzioni, onde eludere certi rigori dell'antico diritto. Il
-figliofamigiia ottiene una capacità, uno stato, poi una proprietà; il
-gius pretorio favorisce i cognati, i parenti di sangue, e attribuisce
-loro sempre maggiori diritti; finchè dalle costituzioni imperiali
-restano cancellati gli effetti della prisca famiglia romana, che da
-prima politica, poi religiosa, poi di diritto civile privato, infine si
-riduce a naturale.
-
-La paterna onnipotenza e la nessuna cura dell'uomo se non in quanto
-era cittadino, palesavasi principalmente nell'infanticidio, costumato
-da tutti gli antichi. Romolo ordinò di conservare in vita la fanciulla
-primogenita: le leggi imponevano d'uccidere il neonato deforme o
-infermiccio: che il padre impoverito potesse vendere i figliuoli,
-risulta da Paolo, e fin sotto Costantino e Teodosio Magno se ne trovano
-prove autentiche, e san Girolamo ci porge i gemiti di una madre, i
-cui tre figli erano stati venduti dal marito per pagare il fisco[225].
-L'abortire era una scienza, e Giustiniano dichiarava che il feto, non
-ancor venuto in luce, non è uomo: onde, se al padre gravasse l'educare
-altra prole, se la madre non volesse abbreviarsi la gioventù, se
-gl'indovini o la congiunzione delle stelle profetassero sinistramente,
-disperdevasi il concetto; o, dopo nato, il padre non lo levava di
-terra; col che intendevasi ch'egli non lo riconosceva, ed era gettato
-alla via a morire, se pure nol raccogliessero certi speculatori che,
-storpiatili, se ne servivano per eccitare la pietà de' passeggieri, o
-li riducevano eunuchi o nani.
-
-Primi i Cristiani levarono la voce a favore di quei tapini; poi li
-raccolsero per salvarne la vita e l'anima; Costantino decretò sussidj
-a chi fosse impotente a nutrire i figliuoli: ma l'uso di gettarli
-era talmente radicato, che non veniva punito; solo la legge voleva ne
-diventasse proprietario chi li raccoglieva, passando in esso la patria
-potestà e il diritto di trattarli come figli o come servi. Valente
-e Graziano costituirono pene a chi esponesse i bambini: finalmente
-Giustiniano, sostenuto dalle censure ecclesiastiche, abolì questa
-nefandità.
-
-Nel codice Giustinianeo è proclamata l'eguaglianza di tutti i cittadini
-avanti alla legge; abolite le orgogliose distinzioni de' tempi
-repubblicani, a ottenere cariche e comandi non valeva più l'esser
-nobile o plebeo, romano o barbaro, ma il merito o vero o supposto.
-Logicamente ne conseguiva il cassare l'altra più iniqua distinzione
-fra ingenui e schiavi; ma talmente era connaturata colla società,
-che lunghi secoli stentarono la civiltà e il cristianesimo prima di
-toglierla.
-
-L'antico diritto distingueva lo stato dell'uomo in naturale e civile.
-Per natura ha la libertà, cioè può fare ciò che la forza e il diritto
-non vieta, nè tal libertà può alienare: ma civilmente ammettevasi la
-schiavitù; e lo schiavo era diminuito del _capo_, cioè senza le tre
-cose che lo costituiscono, libertà, cittadinanza, famiglia; era cosa,
-non uomo. Come fosse trattato, non serve ripeterlo (Cap. XIX); ma
-gl'imperatori, contornati di schiavi e liberti, presero compassione
-per quella classe, con cui incrudelivano o straviziavano, e spesso
-divennero redentori degli schiavi quei ch'erano flagello dei liberi.
-Claudio pronunziò liberi i servi che nell'infermità fossero abbandonati
-dai padroni sull'isola d'Esculapio, e omicida chi li trucidasse per
-non mantenerli: la legge Petronia sotto Nerone impedì d'obbligarli
-a combattere colle fiere[226]: Adriano volle alle pene capitali non
-fossero condannati dai padroni, ma dal giudice, e potessero portar
-querela ai magistrati per mali trattamenti[227]: Antonino Pio costituì,
-che chi uccidesse il proprio schiavo fosse punito come l'uccisore
-dell'altrui, e i magistrati soccorressero a quelli che dai padroni
-fossero straziati, ovvero spinti all'impudicizia: Diocleziano permise
-allo schiavo di stare in giudizio o per costringere il padrone a
-concedergli la libertà dopo pagato il riscatto, o per vendicare la
-morte di quello[228].
-
-Restavano però sempre come una _seconda specie d'uomini_[229], e una
-legge di Costantino, vietandole, enumera le atrocità usitate contro
-gli schiavi; toglierli di vita col laccio, la croce, le armi, o
-trabalzarli, o injettar loro veleno nelle vene, o strapparne a brani
-le carni, o arderli a lento fuoco, o perfino lasciarli imputridire
-vivi. Esso imperatore abolì la croce, consueto loro supplizio, e
-il marchio in fronte: se mandò assolto il padrone che uccidesse il
-servo nel correggerlo, lo dichiarò omicida se per deliberata volontà
-il mettesse a morte: nel dividere i coloni coi poderi, volle non si
-separassero i figliuoli dai genitori, dalle sorelle i fratelli, dai
-mariti le mogli[230]. Egli stesso agevolò le manumessioni fatte in
-chiesa e da chierici; e tante furono, che l'Impero si trovò affollato
-di poveri, cui la Chiesa dovette soccorrere con ospedali e sussidj. Se
-ne induceva la necessità di procedere lentamente: e l'avere un giorno
-l'effimero imperatore Giovanni abolita la schiavitù, fu un atto di que'
-rivoluzionarj che non riflettono al domani.
-
-Costantino lasciò sussistere gl'impedimenti frapposti da Augusto alla
-manumessione per testamento; pure diveniva consueta, e Giustiniano vi
-diede altrettanta libertà come alle manumessioni tra vivi. Egli stanziò
-che, chiunque cessava d'essere schiavo, acquistasse immediatamente
-la cittadinanza, abolendo la restrizione, di cui la legge Giunia
-Norbana circondava quelli fatti liberi _per lettera, fra amici_, o
-con formalità meno solenni; introdusse di liberarli _nelle sacrosante
-chiese_, giusto trovando che i ceppi dello schiavo si spezzassero a piè
-di quella croce, donde l'uomo era stato redento dalla servitù.
-
-A paro colle persone, venne svincolandosi la proprietà, le cui vicende
-sono il più significante testimonio della condizione di un popolo.
-Come fra i più antichi, così probabilmente fra i Greci essa era di
-natura religiosa: a Roma la troviamo municipale, sebbene in origine
-l'esser cittadino portasse forse la comunanza di riti. Da principio
-l'intera tribù acquistava proprietà sopra i campi da essa coltivati,
-dividendo come le fatiche così i frutti, e ripartendoli per famiglie o
-consorzj, obbligati a conservare e trasmettere la proprietà comune. A
-ciascun brano di privata si aggiungeva un pezzo di proprietà pubblica
-pei pascoli: dal che seguiva che, com'era comune la pubblica, così la
-privata dovesse unirsi in consorzj, e perciò rimaner solidale nei pesi
-pubblici.
-
-I Comuni però non erano unioni popolari, quali oggi le intendiamo,
-determinate dall'unità territoriale; sibbene aggregamento di alquanti
-consorzj. Talvolta parte di un consorzio si poneva sotto al patronato
-d'un senatore o d'una persona di Corte, e con ciò restava esente dai
-carichi, ad aggravio dell'altra parte. Ciò contribuì a sminuire i
-possessori liberi, moltiplicando i coloni e i servi. Gl'imperatori
-poco a poco aveano tratto sotto l'immediata loro protezione anche le
-città, solo garantendone alcune franchigie. I consorzj godeano pure
-di privilegi imperiali, contribuendo ai pubblici aggravj; e fu come
-consorzio che la nuova Chiesa crebbe e divenne governo.
-
-Fra le cose, alcune erano state appetite sovra le altre dalla
-semplicità guerresca dei prischi Romani, come la terra che costituiva
-la proprietà per eccellenza, poi le case, gli schiavi, le bestie da
-lavoro. Queste (dette RES MANCIPI perchè non s'acquistavano se non
-colla mancipazione o con altro atto legale) conferivano la condizione
-civile, e perciò erano regolate colla religione e coll'autorità
-pubblica, non poteano acquistarsi che dal cittadino, nè alienarsi senza
-formole pubbliche. Le altre cose di lusso e godimento, per quanto Roma
-arricchisse, furono sempre tenute da meno (chiamate res nec mancipi
-perchè vi bastava la tradizione, senza le solennità sacramentali della
-mancipazione), e regolavansi col diritto naturale.
-
-Da principio esiste un dominio solo; si possiede pel diritto de'
-Quiriti (_dominio quiritario_), o non si possiede. Solo il cittadino
-può avere tale dominio; solo farne oggetto le cose e il suolo
-_commerciabile_; escluse dunque le persone e le terre straniere: la
-provincia è proprietà del popolo, poi dell'imperatore; in essa e sopra
-ogni suolo che non fruisca del diritto italico, si hanno de' possessi,
-ma non la proprietà: sebbene poco a poco anche quelli acquistino i
-mezzi di tutela e i vantaggi della proprietà legale romana. Questa
-non può essere attribuita con modi diversi dalle romane prescrizioni:
-compite le quali, diviene assoluta, che che inganno o forza vi siano
-intervenuti.
-
-Dalle scuole stoiche i giureconsulti aveano dedotta la distinzione
-dei beni in cose materiali e no: contavansi fra le materiali quelle
-che possono toccarsi; le altre indicavano piuttosto diritti sulle cose
-stesse, fra cui i più importanti erano le servitù rustiche ed urbane,
-e le personali, cioè usufrutto, uso, abitazione. Alcune cose erano
-_sacre_, come i tempj; altre _religiose_, come i luoghi destinati a
-sepolture; altre sante, come le porte d'una città. Alcune erano di
-tutti (_res universitatis_), come teatri, stadj; alcune di nessuno,
-come i lidi del mare, i fiumi; o del primo occupante, come gli uccelli
-liberi, alla cui caccia unico limite era il rispetto dovuto ai fondi e
-alle siepi altrui.
-
-Acquistavasi la proprietà delle cose particolari colla prescrizione,
-col dono, colla compra, o colle successioni: le servitù, gli schiavi
-e le terre poste in Italia trasmettevansi col solenne rito della
-mancipazione. Ma accanto al dominio quiritario s'introduce un diritto
-meno perfetto, un possesso secondo il diritto delle genti, non
-giuridico ma di fatto, e che si definisce _in bonis habere_, avere tra
-i proprj beni; donde fu poi denominato dominio _bonitario_: gli editti
-pretorj lo proteggeranno, la giurisprudenza ne snoderà le regole, vi si
-annetteranno gli effetti utili del dominio[231].
-
-I Cristiani non riconoscevano per padrona di tutto la patria; i
-possessi non deducevano dalla ragion di Stato, ma da Dio; laonde il
-civile diritto cedette a quel delle genti, e invalse la proprietà
-naturale; e quando si compilò il Codice, furono equiparate le cose
-màncipi e le non màncipi[232], il diritto quiritario e il bonitario,
-«ludibrio d'antica sottigliezza». Adunque da principio trovammo una
-sola proprietà _ex jure Quiritium_; alla fine, ancora una proprietà
-sola, ma aperta a tutti, in qualunque territorio, e in arbitrio
-del possessore il disporne. Speciali regolamenti ebbe l'enfiteusi
-ecclesiastica, o precaria, per la quale un podere veniva dalle Chiese
-conceduto con lieve canone per un tempo determinato, allo spirar del
-quale tornava ad esse con aggiunta d'altri terreni e coi miglioramenti.
-
-In prima il solo cittadino romano poteva testare[233], e in due
-maniere: o ne' _comizj calati_ il patrizio dichiarava alle tribù la sua
-ultima volontà; o sul campo di guerra il soldato avanti ai commilitoni
-(_in procinctu_). Da poi, cogli stessi riti onde trasferivasi il
-dominio, si facea la solenne dichiarazione dell'ultima volontà,
-presenti cinque testimonj e un pesatore, simulando vendere famiglia e
-beni ad un altro, il quale non era dunque erede ma compratore (_familiæ
-emptor_). L'editto pretorio modificò queste norme, accordando valore
-(_possessio bonorum_) a qualunque testamento portasse il suggello di
-sette cittadini. Sotto gl'imperatori la dichiarazione d'ultima volontà
-potè farsi davanti un magistrato, e alla curia municipale, iscrivendola
-ne' protocolli; donde il testamento _autentico_. Infine Valentiniano
-III introdusse il testamento _olografo_.
-
-L'istituzione dell'erede, ch'era il punto essenziale, dovea farsi in
-termini imperativi; ma Costantino alla necessità delle formole surrogò
-la semplice espressione di volontà. Chi avesse figliuoli naturali o
-adottivi, non emancipati nè espressamente diseredati, doveva istituirli
-eredi. Al debitore insolubile imprimevasi nota d'infamia; laonde
-chi morisse in tal condizione, istituiva erede forzato uno schiavo,
-acciocchè la procedura fosse patita da questo, senz'aggravio della
-sua memoria. Perocchè gli schiavi e i figlifamiglia sottentravano
-_necessariamente_ al defunto nei diritti non meno che nei pesi: poi il
-pretore permise di _astenersi_ dalla successione del padre: finalmente
-con Giustiniano s'introdusse il benefizio dell'inventario.
-
-In legati non poteasi disporre di là da tre quarti dell'eredità[234].
-I beni dell'intestato passavano agli eredi _suoi e necessarj_, cioè
-ai figli legittimi o adottivi, o ai discendenti in linea mascolina:
-gli emancipati non v'aveano diritto per legge, ma furonvi ammessi
-per editto pretorio (_bonorum possessio ab intestato_). Dappoi non
-s'ebbe più riguardo all'agnazione, aristocraticamente diretta a
-conservar i beni nelle famiglie; e le costituzioni imperiali chiamarono
-alla successione legittima anche i discendenti per donna; le madri
-ereditarono dai figli, a preferenza degli agnati; non contandosi
-più il legame della potestà, ma quello del sangue. Così la natura fu
-ripristinata ne' suoi diritti, e il principio aristocratico soccombette
-all'equalità naturale. L'ordine di successione stabilito da Giustiniano
-secondo la parentela naturale, è affatto filosofico, e sopravisse alla
-barbarie e alla feudalità, per impiantarsi ne' codici odierni.
-
-In una successione non può raccogliersi se non quel che esisteva
-nel patrimonio del defunto; in conseguenza non si può stipulare una
-promessa pel momento della morte. Questa sottigliezza de' giureconsulti
-romani fu tolta via da Giustiniano. Ove mancasse un successore,
-l'eredità ricadeva al fisco. Da poi alcune corporazioni ottennero
-privilegio speciale sui beni de' loro aggregati, morti senza eredi;
-onde quei de' soldati devolveansi alla sua legione, quei del decurione
-municipale alla curia, quei del monaco al convento.
-
-Di quattro specie obbligazioni riconosce il diritto romano; per
-_contratti_ e _quasi-contratti_, per _delitti_ e _quasi-delitti_. Le
-convenzioni fra i Romani non produceano obbligazione se non in casi
-determinati; cioè quando vi si fosse adoperata una delle formole
-riconosciute dal civile diritto, come il nesso, la stipulazione; o
-quando l'uso vi avesse applicato un nome e un'azione speciale, come
-il mutuo, il comodato, il deposito, il pegno, la fidejussione, la
-vendita, la locazione, il mandato, la società. Que' primi quattro
-chiamavansi contratti _reali_, perchè, oltre il consenso, suppongono
-la tradizione fatta da chi deve a chi riceve; mentre gli altri si
-formano col semplice consenso. Pel diritto pretorio, a tali contratti
-se n'aggiunsero più altri _innominati_; finchè Aristone, imperante
-Trajano, introdusse l'azione _ex præscriptis verbis_, cioè che chi
-diede o fece una cosa in vista d'una prestazione equivalente, possa
-esigerla. Quindi i contratti innominati furono ridotti a quattro tipi,
-_Do ut des, do ut facias, facio ut des, facio ut facias_; ma non si
-statuì mai che in essi il consenso delle parti bastasse per produrre
-obbligazione: così, per esempio, il baratto, che alcun tempo fu
-assimilato alla vendita, si ebbe sempre come un contratto innominato,
-una variante del tipo _do ut des_.
-
-In generale le formole in cui s'adoprava il verbo _spondère_, tenevansi
-come di diritto civile, e non creavano obbligazioni che fra cittadini
-romani; fin a quando l'imperatore Leone dichiarò che le stipulazioni
-reggevano, qualunque ne fossero i termini. Bastava dunque si facesse
-un dialogo fra i due contraenti: — Prometti di dare o di fare la tal
-cosa? — Prometto». Gli atti e le formole inchiudevano la necessità che
-gli stipulanti fossero presenti: ma uno potea farsi rappresentare dai
-proprj schiavi. Ogni padrefamiglia teneva un libro di dare e avere
-(_codex accepti et expensi_), e il registrarvi un obbligo lo rendeva
-autentico; sebbene non conosciamo di quali cautele abbisognasse
-quest'atto.
-
-Un fatto lecito da cui risultassero obbligazioni, chiamavasi
-quasi-contratto, come la volontaria gestione d'affari altrui. Dei
-delitti parleremo or ora. Quasi-delilto dicevasi un fatto che recò o
-poteva recar danno, senza precisa intenzione, ma per colpa; come chi
-sospendesse o gettasse alcun che, o scavasse una fossa con pericolo de'
-passeggieri.
-
-L'ipoteca potea mettersi su tutti i beni; nè conosceasi la _legale_,
-cioè non precisata da convenzione. Le ipoteche non erano pubbliche, nè
-il credito veniva assicurato se non dalle pene minacciate ai venditori
-che dissimulassero di quali carichi fosse gravato il fondo che
-vendeano.
-
-Le azioni, cioè il diritto di reclamare in giudizio il dovuto,
-distinguevansi, quanto all'oggetto, in _personali_, _reali_ e _miste_,
-secondo che erano da persona a persona per costringerla ad adempiere
-un obbligo, o chiedevasi compenso o restituzione d'una cosa, o faceasi
-l'una cosa e l'altra, come nel domandare una divisione d'eredità.
-Quanto all'origine, erano o _civili_, autorizzate da legge, o
-_pretorie_, fondate sull'editto del pretore. Quanto al soggetto, erano
-di _stretto diritto_, di _buona fede_, ed _arbitrarie_; distinzioni
-fondate sul particolar modo d'amministrare la giustizia, essendo le
-prime due deferite al magistrato, le terze all'arbitrio.
-
-La giurisdizione rimaneva congiunta all'amministrazione in quel che
-dicevasi _imperio_: se non che alcuni magistrati inferiori non aveano
-tutto l'imperio, ma soltanto l'autorità giuridica. Dell'imperio
-ordinario non facea parte la giurisdizione criminale, che era sempre
-una delegazione speciale, denominata _merum imperium_, e portava
-diritto di spada; a diversità del _mixtum imperium_, che consisteva nel
-poter mettere alcuno in possesso di beni.
-
-Anche dopo dismesse e diradate le azioni simboliche, la legge e la
-consuetudine avevano determinato le formole della processura. Negli
-atti giuridici da principio sopra l'intenzione predomina la forma, che
-è quasi la veste, l'esternazione del pensiero; e non usandosi o poco
-la scrittura, bisogna far impressione sui sensi, e che l'atto della
-volontà istantaneo e fuggevole sia ridotto sensibile e irrevocabile.
-Oltre le cause generali che materializzano le istituzioni al tempo
-delle civiltà nascenti, e che in paesi diversissimi offrono press'a
-poco gli stessi fenomeni, le forme della stipulazione giovano in
-quanto fissano seriamente l'attenzione delle parti sopra ciò che
-stanno per fare; in un'espressione netta, breve, rigorosa, precisano
-l'obbligazione che contraesi, e fanno apparire più vigorosamente
-l'assenso delle parti mediante l'interrogazione e la risposta. Oggi
-stesso che si bada più ch'altro alla pura volontà, all'intenzione, per
-certi atti più importanti si conservano pratiche analoghe all'antica
-stipulazione, come è la formola del matrimonio, come il giuramento.
-
-In principio questi atti s'appoggiano all'analogia, operazione tanto
-comune nella fanciullezza dell'individuo come delle nazioni. Da poi
-si arriva al simbolo, che spesso non è se non l'avanzo d'un rito
-perduto. Via via le istituzioni dalla materia passano nel campo
-dell'intelligenza; la civiltà si appiglia immediatamente allo spirito,
-alla volontà, all'intenzione; dall'esteriorità chiedendo soltanto ciò
-che è indispensabile per rivelare e garantire il consenso.
-
-Così andò in Roma. Quando ancora non si coniava denaro, ogni vendita
-faceasi a peso; donde ci son rimaste le espressioni moderne di _spesa,
-stipendio_, _spendere_. Anche dopo conosciute le monete, si comparve al
-giudizio colla bilancia e col metallo (æs et libra); e questi divennero
-simbolo in molti contratti, dove si trattava di tutt'altro che vendita.
-Ne' processi di rivendicazione si finge battaglia, come quando la
-guerra era il modo d'acquisto per eccellenza: poi la bacchetta rimase
-simbolo della lancia: e tale procedura s'accomunò a casi, dove nè
-tampoco trattavasi di decidere una contestazione. Sopra una zolla,
-sopra un tegolo recati al pretore si adempivano le formalità ch'era
-prescritto al magistrato di fare sugli oggetti stessi. Abolite le
-trenta curie, trenta littori ne rimasero simbolo, poi bastò la scure
-del littore.
-
-A passo passo tutte le azioni legali che drammatizzavano il diritto
-patrizio (t. I, p. 182), si mutarono in formole che erano date dal
-pretore stesso, in modo che le parti non deteriorassero la propria
-condizione per ignoranza di esse: ma benchè la _lex Julia privatorum_
-di Augusto avesse concesso ai litiganti di spiegare semplicemente
-davanti al magistrato l'oggetto in contestazione, pure non era unico
-intento de' giureconsulti e de' giudici la scoperta del vero e del
-diritto, e la decisione restava vincolata all'esattezza di esse formole
-d'azione, che doveano adoprarsi dai contendenti, prima che la causa
-fosse librata dal giudice; talchè uno trovavasi condannato, non perchè
-avesse torto, ma solo per ignoranza o fallo in quelle applicare. Un
-tale (racconta Gajo) portò querela per alcuni ceppi di viti tagliate
-(_vitibus succisis_); ma le XII Tavole aveano parlato soltanto di
-alberi, sicchè la petizione fu respinta. Caduta la religione che
-sanciva le formole, Costanzo le abolì come divenute un lacciuolo di
-sillabe alla buona fede[235], lasciando che l'attore scegliesse qual
-più gli piaceva.
-
-Questo, nell'introdurre l'istanza, giurava non esser mosso da prurito
-di calunniare o vessare, ma da convinzione; e se perdesse, doveva per
-ammenda il decimo dell'oggetto contestato. Nelle cause reali ciascuna
-parte poteva obbligare l'avversario a deporre una somma, che andava
-perduta qualora soccombesse. A nessuno era negato farsi rappresentare
-da un procuratore, e sopra di questo cadeva la sentenza: ma ben doveano
-trascinarsi per le lunghe i processi, se Giustiniano, «per impedire
-che divengano immortali», dichiarò l'intenzione che una causa non
-oltrepassasse la durata d'una vita d'uomo[236].
-
-Mentre fra noi qualsivoglia reità, dall'adulterio in fuori, provoca
-azione pubblica nell'interesse della società, fra i Romani il furto,
-la rapina, il danneggiamento, le ingiurie ed altri delitti erano
-_privati_, procedendosi contr'essi soltanto sopra istanza dell'offeso.
-I _pubblici_ si distinguevano da capo in _ordinarj_, contemplati da
-alcuna legge particolare con pena prestabilita, e _straordinarj_,
-che erano puniti a stima del magistrato, quali la tentata infrazione
-del carcere, lo stellionato, il formare delle società non autorate
-dall'imperatore. Morte infliggevasi anche per colpe vaghe o leggeri,
-come abbattere un albero, tagliar una vigna, se supponeasi fatto
-nell'intento di sminuire il censo al fisco[237]. Gravissima pena
-l'esiglio, che traeva seco la morte civile, e che solevasi infliggere
-per adulterio, atto falso, estorsioni e simiglianti; o a persone
-qualificate, pei delitti per cui le inferiori si condannavano alle
-miniere. Perocchè le pene colpivano in grado diverso secondo il
-delinquente; e chi uccidesse la propria moglie côlta in adulterio, se
-libero era relegato in un'isola; se egli fosse di condizione inferiore,
-subiva i lavori pubblici; anche per dato incendio la persona oscura
-andava alle catene ed alle fiere, non la illustre; nel furto l'uom
-vulgare era staffilato e precipitato dalla rupe Tarpea, il ricco si
-redimeva col dare il quadruplo del rubato.
-
-Non poteva il codice negligere i precetti della nuova religione
-intorno alla castigatezza del costume, ignota all'antichità[238].
-Mentre alle adultere fu ridotta la pena a due anni di solitudine
-penitente, i peccati contro natura castigaronsi, senza divario di
-persone, con una squisitezza di supplizj che a fatica può perdonarsi
-alla purità del motivo. Nuova cosa erano pure le comminatorie contro
-l'eresia: ma il volere alla religione della carità e della mansuetudine
-applicare i regolamenti dalla patrizia severità emanati in sostegno
-dell'inesorabile religione dello Stato, portò a giustificare le
-persecuzioni, e offrì l'autorità dell'esempio agl'imperatori germanici,
-quando, più tardi, statuirono fin la morte contro i miscredenti.
-
-Nei casi di maestà rinasce l'esorbitanza del prisco diritto. La società
-antica, propensa a tutto idoleggiare, avea divinizzato l'imperatore,
-in modo che qualunque attentato contro di esso consideravasi fatto
-contro la repubblica in lui personificata, e contro la divinità.
-Enormissimo fra i delitti era pertanto quello di Stato: ma tale
-qualifica colpiva anche azioni indifferenti, nè soltanto sotto principi
-tirannici, ma fin sotto quelli che aveano del cristianesimo adottate
-le esteriorità, non il liberale sentimento. La legge Giulia fa reo di
-fellonia chi fonde le statue degl'imperatori od «opera alcun che di
-somigliante»[239]: tanta latitudine nella più formidabile delle accuse!
-Vi volle un senatoconsulto per dichiarare che non offendeva la maestà
-chi disfacesse simulacri di imperatori riprovati; e rescritti di Severo
-ed Antonino per mandare immune chi ne vendesse di non consacrati, o per
-caso li colpisse d'una pietra.
-
-Una legge imperiale puniva chi mettesse in forse il giudizio del
-principe o dubitasse del merito de' suoi impiegati[240]: un'altra
-pronunziò che l'attentare contro i ministri e gli uffiziali del
-principe fosse misfatto, come il nuocere al principe stesso, del
-cui corpo son quasi membri[241]; una di Valentiniano, Teodosio e
-Arcadio costituisce rei di maestà i monetieri falsi[242]: sotto
-Costanzo reputavasi fellonia l'interrogare indovini sopra lo strillo
-d'un topo o d'una donnola, e il medicare una doglia con parole da
-vecchierella[243]. Soffogata la rivolta di Avidio Cassio, s'introdusse
-di processare anche morti, per incamerarne i beni se convinti[244].
-E la confisca era grande stimolo ad abbondare in siffatte accuse; e
-v'avea gente apposta (_petitorii_) che le promovevano, per domandarne
-in compenso i beni, con un'insistenza mal frenata da ventisei leggi del
-codice Teodosiano[245].
-
-Quanto di severo aveano statuito sopra tal fatto i predecessori,
-fu accolto da Giustiniano, tenendo fin memoria del giureconsulto
-Paolino che accusò di perduellione un giudice per aver deciso in
-senso contrario ad una legge dell'imperatore: e di Faustiniano, che,
-avendo giurato per la vita del principe non perdonare al suo schiavo,
-si credette obbligato a perpetuar la collera per non incorrere in
-crimenlese[246]. Dimenticò invece che l'imperatore Alessandro Severo
-avea respinte le accuse indirette di maestà, e Tacito escluse gli
-schiavi dallo attestare in queste contro i loro padroni[247].
-
-Dove ci si manifesta uno dei difetti principali del codice
-Giustinianeo, l'avere tramandato ai posteri uno spirito dissonante
-dall'amore e dalla benevolenza predicate dal Vangelo. L'imperatore
-dispotico e il ligio suo ministro evitarono d'inserire le leggi
-_sediziose_ della repubblica, e checchè sentisse di libertà o di
-privilegi, cancellati o cancellabili dalla tirannide. Di tre soli
-giureconsulti dell'età repubblicana fecero menzione, e scarsa di quelli
-fioriti sotto i primi Cesari, larga messe invece cogliendo nel tempo
-che una turba di forestieri portava a Roma l'omaggio di sue adulazioni:
-osarono perfino il nome degli antichi giureconsulti lasciar in capo
-a leggi loro, benchè mutilate o travolte[248], mentre non omettevasi
-alcuno de' passi che consolidi od esageri i monarchici arbitrj; il che,
-oltre nuocere allora, innestò un morboso elemento alle costituzioni
-della nuova Europa, presumendo giustificare la tirannia al cospetto
-di quelli, per cui son tutt'uno giustizia e legalità. Imperocchè, se
-lo studio rinnovato del diritto giustinianeo offrì dopo il XIV secolo
-felicissimi concetti d'ordine e d'amministrazione, pregiudicò alla
-posterità l'idolatrare tutto ciò che Giustiniano avea raccolto della
-sapienza come dell'imbecillità e ferocia de' suoi predecessori; i
-principi se ne armarono per menomare le franchigie introdotte dallo
-spirito de' Germani, dalle immunità ecclesiastiche, dalla feudalità e
-dai Comuni; si tornò a predicare la pagana onnipotenza del monarca; e
-i progressi dell'umana ragione furono inceppati dalla pretensione di
-governare il mondo colle istituzioni di tanti secoli prima, e d'una
-società e d'una religione essenzialmente differenti.
-
-Non ostante gli errori particolari, non ostante che il Codice di
-Giustiniano e il Digesto non siano giunti a noi quali erano stati
-compilati, rimangono il più insigne monumento della sapienza antica,
-viepiù meraviglioso per tempi considerati d'universale decadenza.
-E decadenza era veramente, ma solo delle idee antiche, le quali
-cedevano luogo alle nuove. Il politeismo era perito; perite le favole
-filosofiche d'Alessandria e le legali d'Atene; perito l'alito esclusivo
-del patriziato, livellato pur esso nella soggezione alle leggi; perita
-la fierezza d'un tempo che affiggeva la giustizia a formole morte.
-Che altro restava se non il cristianesimo? E quanto esso giovasse
-a migliorare la legislazione ci apparve in tutta questa rassegna, e
-nelle leggi de' successori di Costantino, che attestano quanto fossero
-inumane le precedenti.
-
-I tre figli di quello nel 338 ricusavano i libelli infamatorj, le
-lettere cieche, le accuse secrete, impedendo di procedere sopra tali
-denunzie[249]. Valentiniano condannò l'esposizione degl'infanti;
-stipendiò un medico dei poveri per ciascun quartiere di Roma; vietò
-agli avvocati di ricevere sportule, bastando la gloria di difendere
-l'innocenza; a tutti impedì lo ingiuriarsi nei dibattimenti; i
-commedianti, battezzati in pericolo di morte, non si potesse più
-obbligarli a salire sul palco, nè le figlie delle attrici a seguire la
-professione materna; istituì scuole, stabilì i difensori delle città,
-avvocati degli interessi di queste, i quali poteano recar rimostranze
-ai magistrati civili ed anche al trono. Graziano ai delatori bugiardi
-infliggeva la pena che sarebbe tocca al calunniato; revocò tutti i
-privilegi concessi a privati in pregiudizio del corpo cui appartengono;
-dispensò dall'obbedire ad ordini che i tribunali o i magistrati
-dicessero aver ricevuto a viva voce dall'imperatore.
-
-Teodosio Magno proibì di sollecitare i beni dei condannati per
-ribellione, giacchè talora, a forza d'importunità, si otteneva
-ciò che principe giusto non era in diritto di concedere: la quale
-ordinanza rattenne dallo spionaggio quei tanti che si faceano delatori
-per ciuffare i beni dell'accusato. Mentre dapprima gli averi degli
-esigliati si applicavano al tesoro, egli ordinò fossero divisi tra
-questo e il reo od i suoi eredi, e che ai figli si lasciassero interi
-quelli d'un padre condannato a morte. Agli Ebrei fu proibito comprare
-schiavi cristiani, e ai Cristiani permesso senza misura di affrancare i
-loro. Dolcezza e umanità prescrisse Teodosio a quei che sogliono averne
-sì poca, i carcerieri; i giudici visitassero frequente le prigioni,
-raccogliessero le lagnanze dei detenuti, ed esattamente registrassero
-le loro imputazioni. Vietò anche il vendere, comprare ed ammaestrare
-alcuna sonatrice, o invitarla a banchetti e spettacoli, e il tenere
-musici di professione; contro la quale specie di servi, continui erano
-in declamare i santi Padri, come semenzajo di scostumatezza.
-
-Una legge d'Onorio vietava il traffico a persone di qualità, non perchè
-disonorevole, ma perchè aveano agevolezza di far torti agli inferiori:
-un'altra permetteva a chi trovasse leoni sulle proprie terre,
-d'ucciderli, non però di prenderli vivi per farne mercato; preferendo
-ai piaceri imperiali il vantaggio de' popoli. Più ricordevole è
-quella che impone, i prigionieri ogni domenica sieno tratti fuori dai
-giudici, per sapere se ebbero ogni necessità, e mandati al bagno; se
-poveri, siano alimentati dal pubblico: e di questa legge raccomandava
-l'adempimento a' vescovi, dai quali probabilmente gli fu suggerita.
-Un'altra ordina ai medesimi di prender cura non sieno maltrattati gli
-schiavi cristiani tornanti alle case.
-
-I due Valentiniani aveano introdotto di liberare al giorno di Pasqua i
-carcerati per delitti non gravi[250]. Dipoi Valentiniano III proferiva
-che alla maestà regia convenisse dichiarare «anche il principe esser
-tenuto alle leggi, e che l'autorità di lui dipende dall'autorità del
-diritto, più che l'imperare essendo cosa magnifica il sommettere il
-principato alle leggi». In conseguenza proibiva a tutti quel tanto che
-voleva non fosse lecito neppure a lui stesso; e notificava che, salva
-la riverenza dovuta alla maestà sua, non avrebbe sdegnato litigare coi
-privati al medesimo fòro, ed esser giudicato colle leggi medesime[251].
-
-Alla rugginosa originalità romana, e ai sistemi non più confacenti
-colle abitudini contemporanee, Giustiniano più non doveva i riguardi
-cui Costantino si trovò astretto; alla lettera che ammazza sostituiva
-lo spirito che vivifica; dai giureconsulti classici estrasse quanto
-gli parve di diritto cosmopolitico, e ripudiò quel che fosse meramente
-romano, non esitando ad alterarne i testi per emancipare le leggi da
-una tutela retrospettiva. Cominciando dal nome di Cristo e dall'augusta
-Trinità, professava che l'autorità deriva da Dio; riconosceva la Chiesa
-coll'accettare la fede da questa consacrata; da tal fede dedusse quanto
-ha d'originale la sua compilazione, l'eguaglianza degli uomini, la
-giusta democrazia, la rintegrazione della persona morale, sicchè non
-si guardasse la Casta o la tribù o la famiglia, ma l'individuo. Forte
-abbastanza per trarre le conseguenze dalle premesse cristiane, si
-fece uom dell'avvenire, intento sempre a trovare qualche miglioramento
-conforme alla natura e al progresso[252] e incessantemente accostò il
-diritto al tipo semplice e puro del cristianesimo: teologo ancor più
-che giureconsulto.
-
-Insomma la giurisprudenza, unica scienza vera e particolare del
-popolo romano, estese a tutta l'umanità il diritto equo e buono, e
-aprì la società moderna col rendere individuale e potente il diritto,
-formolandolo in un capolavoro della logica. Vero è che l'ingegno
-non produce moralità, e il difetto di quell'opera consistette
-appunto nella prevalenza della logica; ma parte sempre maggiore di
-spiritualità vi s'introdusse dacchè coi giuristi cooperarono i teologi
-a redimere il mondo dalla legale oppressione per vie differenti.
-Però il diritto avea già fatto sforzi per separarsi dall'elemento
-teocratico e aristocratico, ed assumere esistenza indipendente; lo
-perchè al cristianesimo costò maggior fatica il dominarlo. Ma da
-quell'ora trovansi a contatto, e spesso a conflitto la ragion civile
-colla canonica; e l'effettuare il principio eminentemente cristiano
-che tutta l'umanità abbia diritto alla giustizia, alla simpatia, alla
-libertà, sarà l'opera di tutto l'avvenire: opera lenta, tergiversata,
-incompresa, fin maledetta, ma che si compie fra gli errori degli uomini
-e sotto l'occhio della Provvidenza.
-
-
-
-
-CAPITOLO LIV.
-
-Impero diviso. Onorio. Invasione di Alarico.
-
-
-Ripigliamo il corso de' fatti, accostandoci alla fine dell'Impero.
-
-Morta che fu Giustina sua madre, Valentiniano II abbracciò la fede
-cattolica, e sempre più amore e stima acquistossi colla morigeratezza,
-l'applicazione agli affari, le domestiche virtù, la cura della
-giustizia. Accusato d'amar troppo i giuochi del circo e i combattimenti
-delle fiere, se gli interdisse; imputato d'intemperanza, spesseggiò i
-digiuni; saputo che in Roma una commediante allettava troppi giovani,
-la chiamò alla corte, e rimandolla senza vederla tampoco, per dare
-esempio. Grand'amore portava alle sorelle; eppure litigando esse di
-certi possessi con un orfano, egli rimise al giudice ordinario la
-querela, e le persuase a recedere dalla pretensione.
-
-Arbogasto, Franco valoroso, de' benefizj di lui abusò per sovvertire
-l'impero d'Occidente; a proprie creature distribuì i posti importanti
-nelle milizie e nel governo della Gallia, sicchè Valentiniano si trovò
-in Vienna come prigioniero di questi occulti nemici. Citato Arbogasto,
-lo ricevette sul trono intimandogli di deporre le cariche; ma il Franco
-rispose: — L'autorità mia non dipende dal sorriso o dal cipiglio d'un
-monarca»; e gettò il foglio dove l'ordine era scritto. Valentiniano
-fu a gran pena trattenuto da un atto di violenza; ma pochi giorni
-dopo il trovarono strozzato nella sua tenda (390), e tutti
-indovinarono da chi. Arbogasto, non osando cingere a se medesimo il
-diadema, lo conferì al retore Eugenio, suo segretario privato e maestro
-degli uffizj, reputato per sapere e prudenza.
-
-Commosso dall'indegna uccisione del collega e cognato, Teodosio pascolò
-di parole Eugenio, intanto che dai valorosi generali Stilicone e
-Timosio facea porre in essere e in disciplina le legioni e i Barbari
-federati; coi quali mosse contro il nostro Occidente. Arbogasto si
-restrinse a difendere i confini dell'Italia; ma Teodosio, occupata la
-Pannonia sino ai piedi delle alpi Giulie, scese ad affrontarlo nelle
-pianure di Aquileja (391), e lo vinse. Arbogasto si diede la
-morte; Eugenio l'ebbe dall'impazienza dei soldati a' piedi di Teodosio.
-Sant'Ambrogio, che avea resistito inerme all'usurpatore, rifiutandone
-i doni e ritirandosi da Milano per non avere con esso corrispondenza,
-allora recò a Teodosio l'omaggio delle provincie occidentali, e ne
-impetrò amnistia.
-
-Teodosio raccoglieva così novamente il mondo romano nelle proprie mani;
-e le sue virtù e la florida età serenavano di speranze. Poco dopo la
-vittoria, egli divise l'impero d'Oriente e quello d'Occidente fra i due
-suoi figliuoli Arcadio ed Onorio, e questo secondo chiamò a ricevere
-le insegne in Milano. Quivi splendidi giuochi furono disposti, ai quali
-avendo Teodosio assistito, la sua salute già logora n'ebbe tale scossa,
-che la notte morì (395 — 17 genn.). Ultimo imperatore che
-reggesse con fermo polso le romane cose, e guidasse gli eserciti in
-campo; lasciava negli amici e nei nemici alta stima di sue virtù, e una
-grave apprensione per la preveduta fragilità d'un regno spartito tra
-fanciulli.
-
-Arcadio da Costantinopoli governava l'impero d'Oriente; Onorio da
-Milano reggeva Italia, Africa, Gallia, Spagna, Bretagna, Norico,
-Pannonia, Dalmazia, l'Illirico dimezzato. Ma Arcadio contava appena
-diciott'anni, undici Onorio, nè l'un nè l'altro le qualità che si
-richiedono anche in tempi quieti, non che le occorrenti in tanta
-procella. Vero è che il padre li aveva provveduti d'abilissimi tutori,
-mettendo Rufino guascone a fianco di Arcadio, Stilicone vandalo di
-Onorio: ma le gelosie di cotesti e de' loro successori approfondirono
-le divisioni, non solo di Stato, ma d'interessi fra i due imperi.
-
-Stilicone, granmaestro della cavalleria e della fanteria, aveva
-accompagnato in tutte le guerre Teodosio, il quale lo spedì
-ambasciadore in Persia, poi gli sposò sua nipote Serena, dalla quale
-ebbe Eucherio, Maria e Termanzia. In ventitre anni che comandò gli
-eserciti, non vendette gradi, non fraudò delle paghe i soldati,
-nè elevò il proprio figlio o gl'immeritevoli: ma avido di piaceri
-e ricchezze, l'ambizione sua non era soddisfatta al vedersi dagli
-adulatori corteggiato più di Onorio stesso, e cantato perpetuamente dal
-miglior poeta d'allora, Claudiano. Traverso alle costui piacenterie ed
-alle calunnie della storia, queste e quelle stipendiate, è difficile
-avverare altro, se non il valore di lui, e l'uso fattone a pro d'un
-impero, che costituito militarmente, sol dalla forza doveva trarre
-l'ultimo suo ristoro.
-
-Al morire di Teodosio, Stilicone aveva preteso alla tutela d'amendue
-gl'imperatori; e se ne mostrò degno col coraggio contro i Barbari.
-Dovendo, come il denaro e le gioje, così le legioni dividersi fra i
-due imperatori, propose guidarle egli stesso in Oriente, sì per tenere
-in disciplina i soldati, sì per opporsi all'insurrezione dei Goti: ma
-Rufino ingelosito gli fece da Arcadio intimare non procedesse, se non
-voleva essere in conto di ribelle. Stilicone non esitò a dar volta,
-ma affidò le legioni e la sua vendetta al goto Gaina, che trucidò
-Rufino (395 — 9bre). Eutropio, succeduto a costui, prima
-copertamente insidiò a Stilicone per togliergli ora il favore del
-suo principe, ora la confidenza del popolo, ora anche la vita; poi
-dal docile senato di Costantinopoli il fece decretare pubblico nemico
-(396), confiscatine i possessi in Oriente; e quando il vide
-movere contro Costantinopoli, sollecitò Gildone nobile mauritano a
-voltarsi da Onorio ad Arcadio.
-
-Questo Gildone aveva in patrimonio mille ottocento miglia di terreno
-sulle coste d'Africa, che anticamente formavano cinque provincie
-romane; e fatto anche comandante dell'armi imperiali d'Africa, vi regnò
-da tiranno, con un'armata di settantamila uomini, Roma riconoscendo
-soltanto col tributarle il grano, del quale mantenevasi l'Italia. Le
-lamentanze degli oppressi giunsero però all'imperatore; e Stilicone,
-fattolo chiarire nemico della patria, spedì Mascezelo a domarlo
-(398). Cinquemila uomini bastarono contro quell'immenso
-apparato; Gildone preso si uccise; i capi della sommossa furon dati da
-giudicare al senato, impaziente di punire coloro che aveano minacciato
-il popolo in ciò che più gli stava a cuore, il vitto. Dieci anni
-appresso non erano ancora esaurite le procedure contro i complici
-dell'Africano.
-
-Leggete le odi di Orazio, ove dagli Dei è promesso a Roma che starà
-immobile, e detterà patti ai trionfati Medi; poi vedete il poemetto
-di Claudiano _Della guerra gildonica_; qual melanconico contrasto!
-Quivi Roma, misera in aspetto, recasi ai piedi di Giove «non coll'usato
-volto, nè qual dettava leggi ai Britanni, o sottometteva a' suoi fasci
-i tremendi Indiani; ma fievole di voce, tarda il passo, depressa
-gli occhi, colle guancie scarne, le braccia smagrite, a gran pena
-sul debole omero sostenendo lo squallido scudo, rivelando la canizie
-di sotto all'elmo lentato, e trascinando l'asta irrugginita. Giunta
-finalmente al cielo, prostrossi alle ginocchia del tonante, e ordì
-meste querele: — Se le mie mura, o Giove, meritarono di nascere
-con durevoli augurj, se inalterati stanno i carmi della Sibilla, nè
-disprezzi ancora la rôcca Tarpea, io vengo a supplicarti, non perchè
-il console trionfante calchi l'Arasse, o le nostre scuri oppugnino la
-faretrata Susa, nè perchè piantinsi l'aquile nostre sulle arene del mar
-Rosso: questo un tempo mi concedevi; ora io Roma ti chiedo il vitto,
-il vitto soltanto, ottimo padre; rimovi l'estrema fame; già satollammo
-ogn'ira; già soffrimmo tanto, da movere a compassione e Geti e Svevi;
-la Partia stessa inorridisce ai casi miei».
-
-L'orgoglio di Stilicone passò ogni segno quando ebbe sposata sua
-figlia Maria all'imperatore. Ma questi compiva appena i quattordici
-anni; e dopo dieci altri la sposa morì, illibata da un marito senza
-forza e senza passioni, il quale in ventott'anni di regno non uscì
-mai di fanciullo, lasciando imperare Stilicone, che forse ne fomentava
-l'inerzia e accarezzava l'imbecillità.
-
-Eppure, se in alcun tempo mai, allora veramente era bisogno di principe
-attuoso e guerresco; perocchè, non appena Teodosio chiuse gli occhi,
-i Goti pensarono uscire dalla forzata tranquillità, e mettere a nuovi
-guasti l'impero. Alarico, della principesca famiglia dei Baiti, la
-più illustre fra' Goti dopo quella degli Amali, era stato formidabile
-avversario di Teodosio, poi riconciliato seco ed eletto maestro delle
-milizie. Morto questo, e tenendosi scarsamente rimunerato, stava di
-mal cuore nelle terre assegnategli; forse inizzato da Rufino, devastò
-la Tracia, la Macedonia, la Tessaglia; per le mal difese Termopile
-entrò nella Grecia, fin allora intatta da scorrerie; e distrutti tempj
-e città, sospesi i riti di Cerere Eleusina, dal mar Nero al golfo
-Adriatico gli abitanti furono uccisi o spinti in ischiavitù.
-
-Accorto più che non s'aspetterebbe da Barbaro, Alarico facea spargere
-un oracolo, che lo diceva fatato a distrugger Roma e l'Impero. Ne lo
-lusingava la scissura fra le due Corti, posto in mezzo alle quali,
-poteva profittare degli errori d'entrambe. Ed error sommo commise
-Arcadio cedendogli la provincia da lui devastata e, ch'è peggio, i
-quattro grandi arsenali dell'Illiria. Ne conobbe l'importanza Alarico,
-e per quattro anni li fece lavorare non ad altro che a stromenti da
-guerra; sicchè, a spese e fatica delle provincie, i Barbari poterono al
-naturale coraggio unire questo sussidio, sovente mancato. Ne cresceva
-Alarico di credito e d'aderenti, i quali lo proclamarono re dei
-Visigoti (382), e chiesero li traesse di servitù e li menasse
-al trionfo.
-
-Piantavasi in tal modo una terza potenza fra le due che divideano
-l'orbe romano; e il nuovo re ora all'Oriente ora all'Occidente vendeva
-i suoi servigi, calcolando con barbara sagacia contro di quale più
-gli convenisse voltar le armi. Le provincie orientali sono state
-corse dalle orde in ogni senso: Costantinopoli è situata in troppo
-mirabile robustezza; l'Asia non è accessibile a chi non abbia flotte:
-ma l'Italia, oh! essa può dirsi intatta ancora, essa opulenta, essa
-indifesa.
-
-Ed a quella bellezza, che formò sempre il vanto e il pericolo del
-nostro paese, drizzò Alarico la voglia e i passi; e valicate le alpi
-Giulie, consumò buon tempo attorno alle oppostegli difese e massime
-ad Aquileja, mentre tale sgomento diffondevasi per la penisola, che
-i ricchi già imbarcavano ogni avere per la Sicilia e per l'Africa. I
-residui Pagani all'aspetto di queste sventure esclamavano, — Ecco segni
-della collera dei numi abbandonati»; i Cristiani ripetevano, — Ecco
-la punizione dei delitti con cui Roma salì tant'alto, e di quelli pei
-quali ora declina»; e gli uni e gli altri cresceano il danno reale con
-terrori superstiziosi.
-
-Ad Onorio, sonnecchiante nel palazzo di Milano, le adulazioni non
-lasciavano pur sospettare che altri potesse avventurarsi contro il
-successore di tanti cesari; e baloccandosi nel dar beccare di propria
-mano a una nidiata di polli, non aveva forse tampoco udito il nome
-d'Alarico. Il nembo gli ruppe il sonno, non gl'infuse il coraggio; e
-tentennando fra le paure, pensò ricovrarsi in alcuna remota parte della
-Gallia. Ma Stilicone, prevedendo qual terrore getterebbe la fuga del
-monarca, vi si oppose; pigliò l'assunto d'accozzare un esercito; e non
-v'avendo truppe in Italia, che pur era capo d'un impero steso sulla
-Gallia, la Spagna, l'Inghilterra, il Belgio, la costa d'Africa e mezza
-Germania, mandò alle più lontane legioni che accorressero, lasciando
-la mura Caledonia e le rive del Reno sguernite, od affidate a soli
-Germani. Egli medesimo, non essendo di quelli per cui il patriotismo è
-passione accecante ed esclusiva, non badava se il soccorso venisse da
-Barbari o no; e imbarcatosi sul lago di Como nel cuore della vernata,
-giunse nella Rezia, sedò i tumulti, e arrolò quanti nemici di Roma
-vollero divenirne i difensori.
-
-Onorio, assediato in Asti, già era a un punto di cedere, quando, gli
-eserciti d'ogni parte sopravenendo, Stilicone strinse in mezzo i Goti;
-côlto il tempo che celebravano la pasqua, gli assalì a Pollenza nella
-Liguria (403), li ruppe, e delle spoglie loro arricchì i
-suoi soldati. Alarico, dopo che invano adoprò il senno e il braccio a
-reggere il campo, e vide prigioni sua moglie, le nuore, i figliuoli,
-si ritirò con la cavalleria, e pensava rifarsi con un colpo ardito
-varcando l'Appennino per isgominare la Toscana ed assalir Roma. Ma
-i capi dei Goti, infedeli a un re vinto, o ineducati alla prova
-dell'avversità, minacciarono abbandonarlo; tanto ch'egli dovette
-porgere ascolto alle proposizioni fattegli d'abbandonare l'Italia,
-purchè gli fossero restituiti i parenti presi e una pensione. Nella
-ritirata avea disegno di sorprendere Verona; ma Stilicone, istruttone,
-lo colse e sconfisse di modo, che gli fu grazia sottrarsi colla
-fuga. Eppure quell'instancabile, rannodate le reliquie fra i monti,
-mostrò ancora la fronte al nemico, che stimò fortuna il lasciarlo
-uscir dall'Italia, troppo convinta di non aver più barriere contro
-l'ingordigia de' Barbari.
-
-Onorio solennizzò in Roma il trionfo (404), cui non avea
-contribuito. Questa, che in cent'anni vedeva appena per la terza
-volta un imperatore, andò lieta dei doni che fece alle chiese, della
-riverenza insolita che mostrò al senato, e soprattutto dei giuochi
-ch'esso le preparò nel circo: ma i sanguinosi spettacoli dei gladiatori
-erano riprovati a gran voce dai sacerdoti cristiani; il poeta Prudenzio
-in bei versi ne sconsigliava l'imperatore pupillo; il pio Telemaco uscì
-a bella posta dal suo romitaggio, e discese nell'arena egli stesso per
-impedirli: il popolo infuriato lo trucidò, ma col sangue del martire fu
-scritto il trionfo dell'umanità.
-
-L'adulazione ergeva ad Onorio un arco, ove leggevasi aver lui per
-sempre distrutta la nazione dei Goti: ma la prudenza dava la mentita
-col riparare e munire i castelli vicini a Roma e le mura di questa.
-Eppure nè quivi nè in Milano sentendosi sicuro, l'imperatore andò a
-rimpiattare la porpora in Ravenna, difesa dalla flotta, dalle paludi e
-dalle fortezze.
-
-E ben era tempo di munirsi, perocchè tutto il Settentrione agitavasi
-e traboccava le sue piene verso l'Italia. Allettato dai trionfi e
-dalle prede altrui, Radagaiso (Radegast), a capo d'un'accozzaglia,
-alcuno dice di ducentomila Vandali, Svevi, Borgognoni, mosse dal
-Baltico, e cresciuto per via da venturieri d'ogni nazione, si presentò
-sul Danubio. Come difendere le lontane provincie quando il pericolo
-stringeva l'Italia? Stilicone dunque richiamò di là le guarnigioni,
-e con nuove leve, e col promettere libertà e denaro agli schiavi che
-s'arrolassero, appena mise in piedi trenta o quarantamila guerrieri,
-cui aggiunse molti Barbari ausiliarj: tanto era stata micidiale
-l'ultima guerra, tanto aborrito il militare.
-
-Con uno dei tre corpi in cui erasi divisa quella moltitudine,
-Radagaiso passò senza ostacolo la Pannonia, le Alpi, il Po; evitando
-Stilicone accampato sul Ticino, dagli Appennini scese improvviso a
-saccheggiare l'aperto paese, distruggendo gli avanzi delle già floride
-città d'Etruria (405), assediò Firenze, e bucinavasi che il
-feroce avesse giurato ridurre a un mucchio di rottami la regina del
-mondo, e col sangue de' più illustri senatori propiziare i numi suoi.
-I fedeli dell'antica religione nazionale, sperando quest'idolatro
-ripristinerebbe gli Dei, e sulla ruina della patria trionferebbe la
-loro fazione, invece di eccitare il popolo ad armarsi di coraggio, e
-se non altro di disperazione, esclamavano: — Ecco, tutto perisce al
-tempo de' Cristiani; come resistere ad un guerriero che ogni giorno
-fa sagrifizj, mentre a noi sono vietati?» I Cristiani incoravano
-l'assediata Firenze con miracoli e rivelazioni; ed uno asserì che
-sant'Ambrogio eragli apparso in sogno, assicurandolo che per domani
-la patria sarebbe redenta[253]. In fatti dinanzi a quella città
-l'esercito di Stilicone raggiunse il barbaro; e coll'abilità medesima
-onde aveva due volte vinto Alarico senz'avventurarsi all'incertezza
-d'una battaglia la cui perdita sarebbe stata irreparabile, circonvallò
-il nemico di robuste trincee, talchè di assediatore assediato sulle
-aride balze di Fiesole, restò consunto dalla fame. Radagaiso, costretto
-ad arrendersi, ebbe tronca la testa; e i suoi furono venduti schiavi
-in tanto numero, che se ne aveva una partita per una moneta d'oro;
-il clima poi e il vitto cangiato li sterminò. Ad altre grosse frotte
-aquartieratesi fra le Alpi Stilicone agevolò la ritirata; andassero
-pure a manomettere le provincie, tanto solo che rimanesse salva
-l'Italia.
-
-Alla quale ormai riducevasi l'immenso impero d'Occidente; perocchè
-la Gallia era occupata da Franchi, Burgundi, Alemanni; la Bretagna,
-sgombra di legioni; effimeri imperatori s'ergeano a disputare il lacero
-manto d'Augusto, fra cui basti nominare Costantino, che chiaritosi
-imperator delle Gallie (407), ottenne da Onorio il titolo
-di collega. Poi sovrastava Alarico, dalla sventura non abbattuto ma
-istruito; e non che i Barbari perdessero confidenza nel valore e nella
-prudenza di esso, a lui facevano capo quante bande scorrazzavano dal
-Reno all'Eusino. Stilicone cercò dunque gratificarselo per averlo
-fautore nel non mai deposto disegno di sottomettere l'Oriente: e
-Alarico, affacciatosi alle frontiere d'Italia, esibì difenderla, purchè
-gli fossero accordate alcune domande, e a' suoi una delle provincie
-occidentali restate deserte.
-
-Nella crescente fiacchezza d'Onorio e del suo governo, Stilicone
-s'era industriato di tornare qualche polso al senato, e far che si
-recasse in mano gli affari pubblici; ma non avea trovato che retori,
-istruiti nelle forme dell'antica repubblica e nulla più, e vogliosi
-di pompeggiare in parole sonanti, come al tempo che i loro padri
-intimavano a Pirro, — Esci dall'Italia, e poi tratteremo». Allora
-dunque che Stilicone propose le domande del re goto, i senatori
-gridarono essere indegno della romana maestà il comprare incerta e
-vergognosa pace da un Barbaro: ma il generale, non badando a ciò che
-ricordavano i libri, ma a ciò che esigeva la vigliaccheria della corte
-di Ravenna, attutì l'intempestivo patriotismo imponendo consentissero
-ad Alarico quattromila libbre d'oro, perchè assicurasse i confini
-d'Italia. Lampadio senatore esclamò, — Questa non è una pace, ma patto
-di servitù»; e dalle conseguenze di tale franchezza nol campò che
-l'asilo d'una chiesa[254]: ma incorati da tale protesta, i senatori
-si ostinano sul niego, mettendo un'opposizione affatto insolita al
-generale onnipotente.
-
-Ad essi davano sostegno le legioni, indispettite dal vedersi posposte a
-Barbari. Onorio medesimo era stato insusurrato contro del suo tutore,
-come volesse tenerlo perpetuo pupillo, se non anche mutarne la corona
-sul capo del proprio figlio Eucherio; onde, diretto da Olimpio, pretese
-esercitare in fatto il dominio che teneva di puro nome, e fare mal
-arrivato il ministro. Si presenta dunque al campo di Pavia, composto
-di truppe romane ostili al Barbaro, e ad un segnale fa trucidare tutti
-gli amici di questo, altri illustri con essi, e saccheggiare le case. I
-condottieri, la cui fortuna intrecciavasi a quella di lui, ad una voce
-chiesero a Stilicone li menasse a sterminare questi imbelli Romani.
-Se gli ascoltava, l'esito avrebbe potuto giustificarlo; ma egli o
-fiaccamente tentennò, o generosamente preferì la propria alla pubblica
-ruina, sicchè i federati l'abbandonarono dispettosi; un di loro assaltò
-la sua tenda, e trucidò gli Unni che vi stavano di guardia; Stilicone,
-rifuggito agli altari in Ravenna, ne fu tratto con perfidia; e
-decretato a morte, la subì con dignità e coraggio (408).
-
-Al traditore, al parricida fu allora gridato d'ogni parte da coloro
-stessi che dianzi incensavano il ministro guerriero; e chi s'affrettava
-a rivelarne gli amici, chi a nascondersi. Olimpio, orditor primo
-della trama contro il suo benefattore, esagerava ad Onorio il pericolo
-sfuggito, e l'inaspriva contro la memoria del salvatore dell'impero;
-Eucherio, figlio di questo, svelto alla chiesa, fu trucidato;
-Termanzia, succeduta alla sorella Maria[255] nel freddo talamo di
-Onorio, fu repudiata intatta; e la fermezza con cui gli amici di
-Stilicone sostennero torture e morte, lasciò che i servigi di lui
-rimanessero certi, incerta la colpa. Fu imputato d'intelligenza coi
-Barbari, egli il solo che li seppe vincere sempre in ventitre anni che
-diresse gli eserciti; d'avviare al trono Eucherio, egli che il lasciò
-fino ai vent'anni umile tribuno dei notari; di meditare il rialzamento
-del paganesimo, egli che educò il figlio nella religione cristiana,
-e che era esoso ai Gentili per avere arso i Libri Sibillini[256] e
-perchè sua moglie avea tolto un monile a Vesta, quelli oracolo, questa
-salvaguardia di Roma.
-
-Al rompere della diga, il torrente traripò; ed Onorio stesso pareva
-compiacersi d'abbattere se alcun ostacolo restava, congedando i più
-prodi perchè idolatri od ariani, e sostituendo uffiziali vilipesi dai
-nemici, esosi all'esercito. I Barbari, che servivano come ausiliarj,
-dal vendicare Stilicone non si rattenevano se non per riguardo alle
-famiglie e alle ricchezze che aveano depositate nelle città forti
-d'Italia: or bene, Onorio ordinò che que' preziosi ostaggi fossero
-tutti il medesimo giorno scannati, e rapitine i beni. Tolto ogni
-freno all'ira e alla disperazione, trentamila federati disertarono
-ad Alarico, che esultò di veder la Corte operare così a suo disegno;
-e la caduta di Stilicone riverito e paventato, le paghe interrotte,
-l'istigazione degli offesi lo resero ardito d'intimare all'impero
-soddisfazione o guerra. Lasciossi poi mitigare: ma i Romani,
-interpretando la moderazione per paura, nè accettarono i patti, nè
-s'allestirono d'armi (409); sicchè Alarico, rotta l'amistà
-e la fede, si mosse, e dall'alto delle alpi Giulie mostrò a' suoi
-le delizie del clima italiano, le superbe città, i soavi frutteti,
-le spoglie di trecento trionfi accumulate in Roma, e la facilità di
-rapirgliele. Aquileja, Altino, Concordia, Cremona soccombono a quel
-forte; nuovi federati s'aggiungono ogni dì alla sua bandiera, che
-sventola in faccia a Ravenna; spaventata la quale, egli costeggia
-l'Adriatico, poi, per la via Flaminia, di città in città senza
-contrasto pianta le tende sotto l'antica signora del mondo. Un eremita
-tenta sedarne la furia, ed Alarico risponde: — Non posso fermarmi;
-Iddio mi spinge avanti».
-
-Più non era il tempo che, contro di Annibale e di Pirro, il popolo
-romano si alzava quasi una persona sola, e dall'infimo plebeo fin al
-consolare e al dittatore tutti correvano a vittoria o morte. L'Impero
-avea perduto le migliori sue provincie; le altre rimanevano sì deserte,
-che doveasi ripopolarle con sciami di Barbari. L'Italia specialmente,
-per le ragioni altrove discorse e massime per le colonie militari,
-andavasi disabitando fin dal tempo dei primi imperatori.
-
-Esauste da piaceri eccessivi od infami le sorgenti della vita, i
-ricchi per voluttà, i poveri per necessità, aborrivano dal matrimonio;
-sicchè Costantino grandi privilegi attribuiva a chi pur un figliuolo
-avesse. Non volendo svilirsi nel commercio e nell'industria, i ricchi
-investivano i loro capitali in terreni, che vennero a ridursi tutti
-nelle mani di giganteschi possessori, massime dopo che Trajano pose
-per condizione dell'aspirare a dignità l'avere almeno i tre quarti
-del patrimonio in Italia. Sparì dunque la classe vitale de' minuti
-proprietarj, e alla popolazione agricola sottentrarono gli schiavi:
-ma fin questa infelice genìa minoravasi, e perchè gl'imperatori non
-conducevano tutti i prigionieri in Italia dacchè essa non era più
-riguardata come capo dell'impero, e perchè, meglio delle robuste
-braccia da aratro e da marra, si cercavano molti servi, che a centinaja
-seguissero per via i padroni e le dame[257].
-
-I piani d'Italia, dalla maschia loro feracità erano convertiti in
-molli giardini e inutili parchi; il grano aspettavasi dall'Africa e
-dall'Egitto, sicchè qualvolta o le flotte nemiche o i tiranni o le
-procelle intercettassero il tragitto, Italia affamava. Diviso poi
-l'Impero, essa non solo cessò di ricevere i tributi del mondo, ma ebbe
-accomunate le tasse degli altri paesi, e divenne simile a colui che,
-avvezzo a scialare in casa di grandi, si trovi repente senz'appoggio,
-povero, inerte, male abituato.
-
-Più volte qui gittò la peste, fierissima sotto a Tito, fin ad uccidere
-in Roma diecimila persone in un giorno; poi riportata d'Oriente
-dall'esercito di Lucio Vero[258]; di nuovo sotto Comodo, e spesso nel
-secolo seguente. Tre guerre civili s'erano combattute alla gagliarda
-nell'Italia settentrionale al tempo dei Trenta Tiranni, tre sotto
-Massenzio, tre sotto i figli di Costantino, due alla morte di Graziano
-e di Valentiniano II: e i Barbari, facendosi beffa della barriera
-dell'Alpi, venivano a rapire schiavi ed armenti, lasciando un incolto
-deserto.
-
-Procuravano gl'imperatori risanguarlo o colle colonie militari, o
-trasferendovi gente; Aureliano distribuì prigionieri, che nel paese
-fra l'Etruria e le alpi Marittime piantassero vigne da far gratitudine
-alla romana plebe[259]; il vecchio Valentiniano spedì sul Po gli
-Alemanni presi al Reno[260]; Graziano, Taifali ed Ostrogoti su quel
-di Modena, Reggio e Parma: ma fin questo inadeguato ristoro mancò
-quando altrove che all'Italia gl'imperatori mandarono i prigionieri di
-Germania e di Persia, e quando, cessate le esenzioni, nulla allettava i
-veterani forestieri a piantarsi in colonia di qua dalle Alpi. Pertanto
-sant'Ambrogio scrive a Faustino: — Partendo da Bologna, tu lasci alle
-spalle Claterna, essa Bologna, Modena, Reggio; hai a destra Brescello,
-di fronte Piacenza, di cui non altro che il nome rimembra l'antica
-celebrità; a sinistra mettono compassione gl'incolti Appennini; e
-considerando le borgate un tempo animatissime di popolo, ti si stringe
-il cuore nell'osservare i cadaveri di tante città mezzo diroccate, e la
-morte di tante contrade per sempre distrutte»[261].
-
-La Gallia Cisalpina, più discosta dalla corruttela, avea serbato lena
-più a lungo; ma quando si piantarono altre corti in Ravenna e Milano,
-le auliche splendidezze introdussero immoralità, le largizioni ozio,
-le cariche brogli; e la gente, affollandosi a quelle per vivere di
-donativi, svogliavasi dal lavoro dei campi, dalla tediosa onestà delle
-famiglie, dalla schietta rozzezza de' villaggi.
-
-Quanto al mezzodì dell'Italia, basti dire che nel 395 una legge
-d'Onorio sgravò del tributo cinquecentoventottomila e quarantadue
-jugeri di terreno inseminato nel paese a cui l'ubertà guadagnò il
-nome di _Terra di lavoro_[262]. Per quei deserti erravano a baldanza
-orde devastatrici. Già soleano molestar le vie ne' tempi antichi;
-ripullularono durante le guerre civili, peggio dappoi: un Balla,
-entrante il III secolo, con seicento masnadieri infestava l'Italia
-inferiore, e due anni penò Settimio Severo a sterminarlo[263]. Tanto
-poi crebbe il male, che Valentiniano I venne nella determinazione di
-disarmare l'Italia come le provincie, sicchè nessuno portasse armi
-senza sua espressa licenza; nessuno, eccetto le persone di qualità,
-comparisse a cavallo nel Piceno, nella Flaminia, nell'Apulia, nella
-Calabria, ne' Bruzj, nella Lucania, nel Sannio, indi neppure nelle
-circostanze di Roma[264]: provvedimento estremo, che attesta la
-gravezza del male, e che toglieva alla quieta popolazione il modo
-di schermirsi da coloro che sfidavano la legge. E perchè di pastori
-principalmente formavansi queste bande, Onorio decretò che, chi
-consegnasse figli da allevare a pastori, s'avrebbe come confesso
-d'intelligenza co' masnadieri[265]. Alla strada e al bosco molti
-erano spinti dall'ingorda tirannide degli esattori fiscali, che, sotto
-pretesto di vecchi debiti, taglieggiavano il paese, e molestavano con
-estorsioni, prigionie, supplizj.
-
-Potevano i cittadini amare una patria, che più non recava nè grandezza
-nè dignità nè sicurezza nè giustizia? Ristretta la pubblica vita nel
-gabinetto dell'imperatore, ai sapienti, agli statisti più non rimane
-che coltivare il diritto civile, ed esercitare la retorica e la
-giurisperizia nei minuti interessi privati. Proscrizioni dittatorie,
-guerra civile e supplizj imperiali tolsero di mezzo la nobiltà antica:
-la nuova, che non ha tradizioni a custodire, privilegi a tutelare,
-affollasi attorno al principe onde esercitare una parte delle costui
-tirannidi, e godere in fretta d'una preda che fra breve sarà rapita.
-
-Dispensati dal servizio militare per gelosia, esclusi dai dibattimenti
-pubblici per costituzione, considerando come turpe l'industria,
-popolo e ricchi poltriscono nell'inerzia, ovvero esalano la turbolenta
-energia ne' parteggiamenti del circo o nelle esorbitanze del lusso.
-Ciascuno si fa parte da se medesimo, e con mercenaria avidità specula
-sulle pubbliche sciagure per ottenere gradi, piaceri, potenza, e,
-stromento dell'una e degli altri, il denaro, procacciato con spergiuri,
-corruzione, falsi testimonj, ladronecci. V'ha chi serba sentimento del
-nobile e del giusto? geme sulle sventure, e vedendole irreparabili,
-abbandona la società ai ribaldi e agli ambiziosi, e armato di
-disprezzo, o si ricinge di virtù austere ma senza viscere, o si
-stordisce fra godimenti sensuali, e con riti superstiziosi interroga un
-destino che teme e che non può declinare.
-
-La classe media, più morale perchè operosa, era perduta, l'Impero
-riducendosi a ricchi sfondolati e a pezzenti, e tra loro l'abisso.
-Decurioni e senatori, a forza di eredità e di usurpamenti, succedendo
-ad infinite famiglie cadute serve o mendiche, aveano occupato provincie
-intere, e facendosi centro ciascuno d'un piccolo mondo, trascuravano
-tutto il resto. Se ad un de' siffatti il Goto occupasse i campi della
-Tracia, gliene sopravanzano immensi nella Spagna; se il Borgognone gli
-ardesse il ricolto nella Gallia, continuavano a fruttargli gli oliveti
-della Siria. Di qui l'imprevidenza meravigliosa di gente esultante
-sopra il sepolcro; di qui i prepotenti abusi, giacchè, qual magistrato
-poteva intimare obbedienza al possessore d'intere provincie?
-
-In queste la nobiltà imperiale, cui spettavano le elevate magistrature,
-somigliava a quella di Roma, e diffondeva lontano la corruttela della
-metropoli; la nobiltà paesana, investita degli onori municipali,
-foggiavasi su quegli esempj. Fatti tutti cittadini romani, crebbe il
-numero degli ozianti, cui il tesoro dovea nutrire, del quale così
-aumentavano i bisogni quanto sminuivano le entrate; e ben tosto le
-campagne e le città lasciaronsi vuote per andar a godere e brogliare
-in Roma. Quivi bisognava alimentarli; e perciò, invece del grano,
-distribuivansi pane e carne e vesti già fatte e denaro, tutto a spese
-del restante impero.
-
-Nelle grandi città s'annida una mescolata d'artigiani e di liberti,
-viventi sullo scarso traffico lasciato a loro dal monopolio imperiale,
-e col porgere alimenti al lusso e alle voluttà de' signori; del resto
-arrogante e vilipesa, conculcata e sommovitrice, minacciosa e tremante.
-Nè s'agita essa, come al tempo de' Coriolani, pei diritti proprj o
-per gl'interessi della patria; ma per domandare pane e giuochi, per
-sostenere prezzolata le cabale d'eunuchi e favoriti, che in pochi anni
-trarricchiscono vendendo le grazie del monarca. Ignorante e conculcata,
-paurosa di perdere quel che non possiede, avida d'un avvenire che nè
-conosce nè spera, esulta non della propria libertà, ma dello strazio
-de' suoi antichi oppressori; gode allorchè può crescere le sofferenze,
-e chiedere sieno dati i Cristiani ai leoni, o gettati nel Tevere i
-tiranni che jeri adorava. L'unica volta che i Romani mostrarono qualche
-vigore, fu nel respingere la legge Papia Poppea, che reprimeva il
-libertinaggio.
-
-Così non più affetto pei deboli, non più subordinazione verso i
-potenti, non zelo per l'ordine sociale, non dignità di carattere,
-non venerazione per la divinità; una dotta corruttela, sfruttata
-d'immaginativa e fiacca di ragione, che più non sa se non commentare
-le opere antiche, rimenar dispute incancrenite, simile ai vecchi
-che ridicono il passato quando perdettero il senso del presente.
-Rimescolavano questa decrepita società le dottrine teurgiche,
-tardo alimento a credenze illanguidite, sicchè il meraviglioso e
-l'incredibile divenivano ordine e realtà.
-
-E una tal Roma si vorrebbe che noi compiangessimo? Ne' tempi nostri,
-se ci stomaca la corruttela de' ricchi e de' saccenti, ci volgiamo
-alle classi operose. Queste in Roma trovavansi sistemate a modo di
-maestranze fin dall'antica costituzione; ma non che servire alla tutela
-reciproca, offrirono destro all'avidità del fisco, che esigeva da tutti
-insieme quel che dai singoli non avrebbe ottenuto. E talmente erano
-gravate, che non comprenderemmo come durassero, se non sapessimo che
-gl'imperatori poteano costringer uno ad entrarvi; che entrati, non
-se n'usciva più, e se uno se n'allontanasse, v'era ricondotto come
-disertore.
-
-I campagnuoli, tanta oggi e sì vital parte, erano o coloni liberi o
-schiavi, distinti piuttosto di nome che di fatto, e poco superiori
-alle bestie che ne ajutavano le fatiche. Non che ispirare a costoro
-sentimenti di patria, o educarne il coraggio, erano tenuti inermi
-e ignoranti, che mai non potessero rivoltare contro dei tiranni le
-braccia od il pensiero: i lontani padroni gli affidavano a qualche
-schiavo o liberto favorito, che esercitava la superbia dispotica e
-crudele del servo che comanda. Al colono non restava modo legale di
-recare i lamenti al padrone o contro di esso; aggravato di canone
-sempre crescente, s'indebitava; quando l'oppressione giungesse al
-colmo, fuggiva, abbandonando casa, campi, famiglia per mettersi a
-servizio d'un altro, col quale ricominciare l'inevitabile vicenda, se
-pure il primitivo signore nol ridomandasse colle sommarie processure
-statuite dalla legge.
-
-Se v'è cosa che compensi la libertà, a migliore partito si
-trovavano i coltivatori schiavi, cui almeno il padrone pasceva per
-conservare queste macchine animate. Però le fatiche e la durezza de'
-sovrantendenti li consumavano, e più non essendone empito il vuoto
-dalle cessate vittorie, bisognava comprarli dai Barbari vincitori, o
-fra quelli che per castigo erano privati della libertà. Insofferenti
-dell'oppressione in cui non erano nati, costoro erano tenuti quieti
-soltanto dalla sferza e dalle catene; al primo bel destro fuggivano
-a vivere vagabondi; o intendendosi fra loro, trucidavano i padroni,
-e gittatisi alla foresta, viveano in armi. Non potendo dai Romani
-aspettare che castigo, blandivano i Barbari, ne imparavano la favella,
-ne divenivano anche guide, esultando agli strazj del popolo, da' cui
-ceppi si erano riscossi[266]; ovvero dai loro covili piombando sui
-coloni rimasti, ne esacerbavano le miserie. Il proprietario assalito
-o minacciato, se fosse qualche opulento senatore, poteva invocare la
-pubblica forza: il minuto possidente trovavasi esposto irreparabilmente
-all'attacco, vietandogli le leggi l'uso delle armi. Che gli rimaneva
-dunque? vendere il camperello al dovizioso vicino, o lasciarlo sodo, se
-pure il fisco non glielo staggisse in pagamento de' gravosi contributi;
-e sottrattosi all'infelicità del possedere, rifuggire a Roma.
-
-Chi s'accostava a questa città, vedeva per tutto magnificenza, codardia
-e morte; campagne trascurate e parchi voluttuosi; solitudine e stormi
-di schiavi; poi ville splendidissime, e vie eterne fiancheggiate
-di monumenti, le quali fin dal Clyde e dall'Eufrate mettevano capo
-al Foro, pieno di storia più che non interi regni. Alle trentasette
-porte schiuse nella cerchia di Roma, che girava quindici miglia (t.
-III, p. 424), rispondevano altrettanti suburbj, simili a città, e che
-prolungavansi fino al mare, ai Sabini e per entro al Lazio antico e
-all'Etruria. Là entro stivavasi una popolazione affluente da tutto il
-mondo, ridotta a un terzo dalle recenti sciagure, e dopo che con Roma,
-oltre Costantinopoli, gareggiavano Cartagine, Treveri, la florida
-Milano e la paludosa Ravenna. Là trovavi distinti Cappadoci, Sciti,
-Ebrei; là quella mescolata d'ogni razza e credenza, senza condizione
-nè patria nè nome, che è la zavorra di tutte le metropoli. La plebe
-più non guadagna a vendere il voto o a testimoniare il falso; non
-v'è più un Clodio, un Catilina che l'assoldi per tumultuare; non
-più re stranieri che ne comprino il favore, nè la chiamino erede di
-intere provincie; la pompa de' trionfanti non rinnova ogni anno le
-largizioni, nè agl'imperatori più cale d'averla amica e plaudente.
-Il mutarsi a Costantinopoli o a Milano di tante famiglie senatorie e
-della Corte, lasciò senza pane migliaja di persone avvezze a vivere su
-quelle: giace dunque la moltitudine scoraggiata, come il pitocco che
-sciupò nell'inerzia la gioventù; Teodosio e Graziano sono costretti a
-reprimere l'oziosa mendicità che ingombra le vie; e dell'antica boria
-non si conservano che i vizj, cresciuti coll'affluirvi d'ogni genìa.
-Sotto Teodosio si erano piantati lupanari presso certi molini, e gli
-uomini che v'entrassero cadevano in trabocchetti, ed erano forzati a
-girar le màcine, senza che più nulla se n'intendesse di fuori[267]. Nel
-mezzo di Roma! e il delitto sarebbe rimasto occulto, se un soldato non
-riusciva per gran ventura a camparne.
-
-Pure il popolo, antico padrone del mondo, non avea perduto il diritto
-d'essere pasciuto gratuitamente; e ogni giorno a tenuissimo prezzo
-distribuivasi pane a ciascun cittadino, in ducencinquantaquattro forni
-e ducensessantotto magazzini assegnati ne' varj quartieri: vi si univa
-per cinque mesi il lardo, somministrato dai majali della Lucania, e che
-al tempo di Valentiniano III saliva a tre milioni secentoventottomila
-libbre; tre milioni di libbre d'olio, tributo africano, distribuivansi
-per accendere i lumi e per ungersi nei bagni; e le vendemmie della
-Campania procacciavano vino a basso mercato. Ogni sollevazione
-dell'Africa o della Sicilia, da cui bisognava trarre il grano,
-recava dunque spavento; e dopo che l'Egitto ebbe ad approvvigionare
-Costantinopoli, si dovettero empire i granaj di Roma con frumenti del
-Rodano, dell'Arari e dell'Iberia[268]. Somme ingenti uscivano pure
-d'Italia per provvedere tante lautezze di vestire e di mangiare, e
-marmi e travi per le fabbriche, e belve per gli spettacoli; poi anche
-per assoldare i Barbari, o pagar ad essi un indecoroso tributo. La
-minutaglia, nudrita non per onore, ma perchè non tumultui, senza letto
-nè tetto, nè scarpe in piedi o cenci in dosso, s'affolla nei teatri
-e pei circhi, tronfia di nomi pomposi, lavasi in terme degne di re, e
-beve, e giuoca; ode una sconfitta? ulula gemiti disperati, che domani
-più non ricorda; ode una vittoria? esclama, — Viva l'imperatore; avremo
-pane e giuochi».
-
-Perocchè al pane e ai giuochi riduceansi tutte le sue aspirazioni,
-e al delirio giungeva l'amore degli spettacoli. «Odono (dice
-Ammiano Marcellino) che da alcun luogo giungano cocchieri o cavalli?
-s'affollano attorno al narratore, come gli avi loro affisavano attoniti
-i figliuoli di Leda, nunzj della vittoria. La plebe logora la vita
-al giuoco, nel vino, pei chiassi e negli spettacoli; centro di loro
-speranza, loro tempio, loro abitazione, lor parlamento è il circo
-Massimo. Pei fôri, sui trivj, nelle piazze s'accalca; e chi più gode
-autorità, va per le strade gridando che crolla il pubblico stato se,
-nel prossimo conflitto, il tale auriga suo protetto non ottiene la
-palma. Il giorno poi de' ludi equestri, prima che il sole mostri dal
-cielo la splendida faccia, v'accorrono, superando in velocità i cocchi
-disposti per entrare in lizza; e molti fin la notte vegliano, temendo
-non soccomba la fazione lor favorita»[269]. Sant'Agostino ed Orosio
-raccontano che i Romani, fuggiti da Alarico a Cartagine, vi duravano
-nei teatri quant'era lunga la giornata; nulla credevasi perduto se
-il circo si ricuperasse; la spada gotica non avea nociuto a Roma se i
-cittadini potevano rigodere i giuochi circensi[270]: donde la felice
-frase di Salviano, — Il popolo muore e ride»[271]. Tremila ballerini
-e altrettanti musici sollazzavano Roma; essi soli vennero eccettuati
-quando, in una gran penuria, si sbandirono tutti i forestieri, sino i
-professori d'ogni arte liberale[272].
-
-Gli eccessi del lusso accostavansi a quelli della miseria e della
-corruzione. I patrizj non sapevano che vantare una serie di avi, alle
-cui austere virtù potevano contrapporre soltanto un fasto, cresciuto
-a misura che diminuiva la civile importanza. Il nome di senato non
-indicava tampoco il primo corpo della metropoli d'un impero; ma
-opulentissimi senatori occupavano palagi da poter dirsi quartieri, anzi
-città, comprendendo piazze, tempj, ippodromi, boschi[273]. E provincie
-poteansi dire le loro possessioni, da cui alcuno traeva quattromila
-libbre d'oro l'anno, e un terzo di questo valore in generi; la rendita
-cioè di quattro milioni e mezzo. Chi non avesse che mille o mille
-cinquecento libbre d'oro sarebbesi appena reputato degno di sedere in
-quell'ordine, nè sufficiente a sostenerne i pesi e lo sfarzo. Macrino,
-quando fu eletto imperatore, potea colle proprie rendite bastare
-alle spese dello Stato: san Girolamo ad Eliodoro nobile cittadino
-d'Aquileja, poi divenuto vescovo di Altino, rinfaccia i vasti portici,
-gl'ingenti spazj occupati da case, le villeggiature deliziose[274]:
-Paola, la devota amica di esso santo, contava tra' suoi poderi la città
-di Nicopoli.
-
-Di tali ricchezze facevano sciupìo in una vanità senza gusto: empiere
-la casa d'argenterie; moltiplicare le proprie effigie di bronzo o di
-marmo rivestito di foglia d'oro; sopraccaricare d'ornamenti i cocchi,
-di seta e porpora l'abito, che ad arte sciorinato, scopriva tuniche
-suntuose, ricamate a figure d'animali o a piante; e farsi precorrere da
-cuochi affumicati, seguire da una cinquantina di schiavi e di buffoni,
-poi parasiti ed eunuchi d'ogni età, pallidi e lividi. Il figliuolo
-d'Alipio, nelle solennità obbligate dell'anno di sua pretura, logorò
-un milione e duecentomila nummi d'oro, o vogliam dire zecchini, in sei
-o sette giorni: il figlio di Simmaco, senatore di mediocre fortuna, ne
-spese due milioni: quattro milioni il figlio di Massimo. Quegli Anicj e
-Petronj ed Olibrj, il cui patriotismo consisteva tutto nell'ostentare
-alberi genealogici, non che rifuggire dall'armi, nè tampoco
-comportavano fossero arrolati i loro servi; e quando l'imperatore
-Onorio volle con questi empire l'esercito, assordarono la curia di
-lamenti, ed esibirono piuttosto una somma d'oro[275]: tanto alla comune
-sicurezza preferivano l'avere magnifica famiglia.
-
-Sotterfuggere ogni pubblica cura o domestica fatica, l'intera
-giornata oziare a garruli crocchi e a bagni, uscire talvolta con
-apparato immenso a vedere i servi cacciar le fiere, o pel lago Lucrino
-navigare alle magnifiche lor ville con una salmeria di fanti, eunuchi,
-staffieri, tal era la loro vita. Vai per loro? alla soglia incontri le
-are della dea Tutela, il cui nome dia buon auspizio all'entrare[276].
-Il damigello non t'annunzia al padrone, se prima non si lavò da capo a
-piedi. Tarda uno schiavo a recare il tepido lavacro? trecento sferzate.
-La mano o il ginocchio soltanto concedono ai baci de' clienti, i
-quali vengono ancora ad offerire omaggio, o ricevere promesse e
-sportule: nè si lusinghi entrar loro in grazia chi non è destro
-nell'adulare, nel suono, nel canto, nell'avventurar patrimonj sopra
-un dado, nello spacciare auspizj e indovinamenti[277], senza i quali
-non s'intraprende opera alcuna. Dimenticati i libri, se non qualche
-scurrile; le biblioteche chiuse come sepolcri; in quella vece cercano
-organi idraulici, lire grandi quanto un carro, flauti ed altri enormi
-stromenti, de' quali e di voci canore solo risuonano i palazzi.
-
-Che se alcun sintomo di vita appariva ancora fra quella turba
-viziosa, pusillanime, arrogante, era nella nimicizia fra Cristiani
-e Gentili, che, invece d'accordarsi a salute della patria, quelli
-attribuivano tutti i mali all'indulgenza dei Cesari verso le reliquie
-dell'idolatria, questi faceano voti per la fortuna dei Barbari, da cui
-speravano rialzati gli abbattuti delubri.
-
-E i Barbari venivano addosso a questa città, che non avea più veduto
-eserciti stranieri da quando, seicentoventiquattr'anni prima, Annibale
-sciorinò in faccia a porta Collina il cavallo di Cartagine. Colla
-baldanza consueta ne' decaduti, ripetevasi sorridendo, — Impossibile
-che un Barbaro assedii questa città gigante, al modo che Porsena
-l'assediò nascente!» ma ecco Alarico la circonda (409), e
-ne interdice ogni comunicazione colla campagna e col Tevere: Allora i
-Romani si gettarono alla disperazione, solita conseguenza; e poichè il
-vulgo nelle grandi sventure vuol sempre alcuno su cui versare la colpa,
-cominciò la solita canzone de' tradimenti: — Fu Stilicone che chiamò
-Alarico; Serena, vedova di lui, tiene intelligenza con questo per
-vendicarlo»; e tanto schiamazzò, che spinse il senato ad uno di quegli
-atti di condiscendenza che attestano una debolezza colpevole; cioè
-condannarla a morte. Fieri e d'accordo al delitto, divisi e pusillanimi
-alla difesa.
-
-La fame ingagliardiva alla giornata, nè la pietà dei monaci e di Leta,
-vedova dell'imperatore Graziano, bastavano a gran pezza al bisogno;
-onde la gente dai cibi schifi passò ai nefandi, e moriva per le vie,
-dove il lezzo dei cadaveri generava malattie. Ai mali opponevansi le
-superstizioni, ed auguri etruschi vennero asserendo di avere, con riti
-loro, salvato Narni, traendo il fulmine sopra i nemici, ed esibirono
-fare altrettanto a Roma: Pompejano, prefetto della città, interrogò i
-libri pontificali sopra ciò che convenisse fare; ma alle Sibille, che
-alla culla di Roma ne aveano vaticinato l'eternità, non restava più
-voce se non per annunziarne la morte quand'era già all'agonia. Gli
-aruspici allora protestarono, — Il Cielo non può placarsi altrimenti
-che con pubblici sacrificj, e col salire il senato in Campidoglio»;
-ma verun senatore osò assistere alla cerimonia, e i Toscani furono
-congedati. Falliti anche i soccorsi che si speravano mandati da
-Ravenna, più non restava che implorare la clemenza del re goto.
-
-Il senatore Basilio e Giovanni tribuno dei notari furono spediti ad
-invocarla; ed avendo essi detto ad Alarico, — Non vedi quanta gente
-sia ancora in Roma?» egli rispose: — Meglio si sega il fieno dov'è più
-folto», e ordinò gli consegnassero quant'oro e argento rimaneva in
-città, pubblico o di privati, ogni suppellettile di prezzo, e tutti
-gli schiavi barbari. — Ma che dunque ci lasci?» chiesero i deputati;
-ed Alarico: — La vita». Pure assentì una tregua, nella quale piegatosi
-a qualche umanità, limitò la contribuzione a cinquemila libbre d'oro,
-trentamila d'argento, trentamila di pepe, quattromila vesti di seta,
-tremila pezze di scarlatto fine, e si rendessero in libertà tutti
-gli schiavi barbari. Benchè fossero messi a contribuzione tutti i
-cittadini, non riuscivasi a pareggiare quella somma, onde si mise mano
-agli ornamenti dei tempj, e si fusero molte statue, fra cui quella del
-Valore, guajendone gli idolatri come segno che fosse perita la romana
-virtù.
-
-Così soddisfatto, Alarico lentò l'assedio; e disserrate le porte, tre
-giorni si fece mercato di viveri ne' sobborghi, empiendo i granaj
-pubblici e privati pel caso di nuovi disastri. Alarico tenne in
-rigorosa disciplina il suo esercito, sicchè non insultasse ai vinti;
-poi diede volta verso Toscana, dove pensava svernare. Accorsero alla
-sua bandiera quarantamila Barbari schiavi, anelanti alla vendetta
-contro gli aspri signori, intanto che il suo cognato Ataulfo gli
-menava un rinforzo di Goti e di Unni, sicchè a capo di centomila uomini
-sgomentava l'Italia. Ma perchè ripeteva di voler pace, furono spediti
-tre senatori espressi da Roma alla corte di Ravenna a sollecitare
-il cambio degli ostaggi e un trattato, per cui fondamento Alarico
-poneva d'essere eletto generale degli eserciti d'Occidente con annua
-provvigione di denaro e di grano, e il possesso della Dalmazia,
-del Norico, della Venezia, che lo facevano arbitro del Danubio
-e dell'Italia. Olimpio, ministro d'Onorio, negò darvi orecchio;
-anzi dietro ai messi spedì a Roma un corpo di seimila Dalmati: dal
-cui minaccioso aspetto irritati, i Barbari li tolsero in mezzo e
-trucidarono. Poco dopo, Olimpio perde la grazia dell'imperatore, e
-dovette andarsene esule; ricuperò poi l'autorità, la riperdette, e
-mozzegli le orecchie, finì la vita sotto le verghe.
-
-Onorio, non potendo far senza d'un padrone, assunse a quel grado
-Giovio, prefetto del pretorio: agli eretici e a' Pagani furono riaperti
-i comandi e le magistrature: Gennerido, barbaro di nazione, idolatro
-di fede, rimesso generale della Dalmazia, della Pannonia, del Norico
-e della Rezia, disciplinò le truppe, le incoraggiò, ricompensando
-talvolta del suo per supplire alla grettezza della Corte; e trasse
-a sè diecimila ausiliarj Unni, abbondevolmente provvisti di viveri e
-d'armenti, talchè assicurò la frontiera illirica. La Corte, non che
-secondare questi sforzi, armeggiava solo in intrighi disonorevoli e
-rischiosi. Istigate dal prefetto Giovio, le guardie a tumulto chiesero
-la testa di due generali e dei due primi eunuchi; quelli furono
-decollati, questi ricoverarono a Milano. Il brigante eunuco Eusebio e
-il crudele Allobico rimescolarono la reggia, finchè avversatisi per
-reciproca gelosia, il primo fu a bastonate ucciso sotto gli occhi
-dell'imperatore; l'altro s'accordò con Costantino imperator delle
-Gallie onde abbattere Onorio, e sotto veste di guerreggiare i Goti,
-il fece calare sino al Po. Ma la trama fu scoperta, e Onorio, non
-osando (così sentivasi da poco) punire giuridicamente Allobico, dispose
-una cavalcata, e in mezzo a quella pompa lo fece assassinare; indi
-scavalcato egli stesso, a ginocchi ringraziò Dio d'averlo libero da un
-traditore.
-
-Alarico avea, per mezzo di papa Innocenzo I, spedite nuove proposte
-di pace, e Giovio cominciava a praticarla, quando Onorio, incaparbito
-dalle istigazioni de' cortigiani, gli mandò disponesse del tesoro,
-ma non prostituisse ad un Barbaro le onoranze militari di Roma. La
-lettera, mostrata ad Alarico, lo irritò, ed inveendo contro l'imbecille
-imperatore, ruppe ogni accordo: d'altra parte la Corte obbligò i
-primarj uffiziali a giurare sul sacro capo del loro monarca, che in
-nessun tempo, a nessun patto farebbero accordi col nemico dell'Impero,
-anzi menerebbero implacabile guerra. Tanta baldanza infondevano le
-paludi di Ravenna; tanta ne sogliono ostentare coloro che o son lontani
-dal danno, o vogliono mascherar la paura.
-
-Ma il dissimulare il pericolo non lo rimuove, e già tutto l'Impero
-andava a balìa de' Barbari, e Roma vide di nuovo calare alla sua
-volta l'irresistibile Alarico. Costui, moderato ancora nell'ira e
-nella prosperità, non si stancò di spedire vescovi all'imperatore
-acciocchè campasse la città e l'Italia dall'ultimo sterminio: ma
-vistesi ripudiare tutte le condizioni, occupò il porto d'Ostia, e
-intimò a Roma di arrendersi a discrezione, o distruggerebbe d'un colpo
-i magazzini da cui ne dipendeva la sussistenza. Alle grida del popolo
-cedette il senato, e per ordine d'Alarico accettò imperatore Flavio
-Attalo, prefetto della città. Costui dichiara generale degli eserciti
-d'Occidente il suo creatore, assume Ataulfo per conte de' domestici,
-cioè della guardia del corpo; distribuite le cariche civili e militari
-tra suoi fidati, convoca il senato, e dichiara voler rintegrare
-la maestà romana, e stendere l'impero sull'Egitto e sull'Oriente
-usurpatigli. Stolidi millanti in chi era ludibrio de' Barbari: tuttavia
-furono mandate truppe a racconciare il freno all'Africa; Milano e il
-resto d'Italia acclamarono a pien popolo il nuovo augusto, che cercossi
-favore col sostenere i Pagani, e ripermetterne le assemblee; e fra le
-armi gotiche accampato presso Ravenna, ricusò la proposta d'Onorio
-di dividere le provincie occidentali, dicendo: — Se egli depone
-all'istante la porpora, gli concederò pacifico esiglio in qualche isola
-remota».
-
-Anche Giovio ministro e Valente generale di Onorio si unirono ad Attalo
-(410); di che tale sgomento concepì il figlio di Teodosio,
-che in ogni amico, in ogni servo paventava un traditore, e teneva legni
-sull'ancora per tragittarsi nelle terre del nipote. Ma quattromila
-veterani speditigli dall'Oriente tolsero a difendere Ravenna; le scarse
-truppe da Attalo spedite in Africa furono messe a pezzi dal conte
-Eracliano, che coll'impedire l'asportazione del grano affamò Roma,
-sicchè ne sollevò la plebe: poi Alarico prese in sospetto il proprio
-creato perchè talora mostrava condiscendere al senato più che ai Goti;
-e toltegli le insegne imperiali, le spedì qual pegno di pace ad Onorio.
-
-Ma dalla pace sconsigliavano l'imperatore i baldanzosi ministri e
-qualche fortunata sortita; laonde Alarico comparve sotto le mura di
-Roma (24 agosto), anelando alle spoglie ed alla vendetta; e
-dopo lungo assedio, per tradimento di schiavi v'entrò, passando sotto
-gli archi che, sette anni prima, erano stati eretti a celebrare il
-totale sterminio di sua nazione; e la città degli augusti, dopo avere
-per mille censessantatre anni predato il mondo, rimase preda al furore
-lungamente represso. Alarico ordinò si risparmiasse il sangue, e non si
-violassero le chiese degli apostoli Pietro e Paolo, sicchè la religione
-diventava unica salvaguardia a coloro che l'aveano perseguitata. Un
-Goto, entrato nell'abitazione d'una vergine matura, le chiese l'oro;
-ed essa il condusse ad un armadio, gli mostrò una ricchezza di vasi
-preziosi, e — Io non riterrò ciò che non posso difendere; ma vi voglio
-avvisato, che queste suppellettili sono sacre a san Pietro, e se le
-toccate, il sacrilegio resterà sulla vostra coscienza». Il Barbaro
-non ardì porvi la mano, e ne comunicò avviso ad Alarico, il quale
-ingiunse si tornassero intatte alla chiesa del maggiore apostolo.
-Spettacolo singolare, una processione di fieri Goti, mossa in ordine
-dal Quirinale, tra una schiera d'armati, alternando grida guerresche
-con devote salmodie, portò quei vasi al Vaticano; Cristo trionfava
-dove fallivano le armi terrene; e tante vite salvate negli asili della
-religione attestarono la civile potenza di questa, e il sorgere di
-tempj nuovi dallo sfasciume degli antichi.
-
-Fuori di là, il furore barbarico esercitò le licenze solite in città
-presa d'assalto; e dei tanti rimastivi fin allora schiavi, il lungo
-rancore si satollò nel sangue. Il sacco si stese dagli insigni capi
-d'arte fino agli addobbi privati; ori, gemme, tavole d'avorio, tripodi
-d'argento andarono confusi coi tappeti e colle vesti seriche sul lungo
-traino di carri che seguiva l'esercito goto; egregie statue furono
-gittate; stupendi vasi barbaramente divisi dall'ascia ignorante;
-con acerbe torture scoperti i tesori; alcuni palagi caddero preda
-delle fiamme; molti uomini uccisi, assai più ridotti servi, se non
-li riscattasse o la pietà congiunta o la religiosa carità; alquante
-vergini e matrone scamparono vergogna con volontaria morte[278]; una
-bella dama assalita da un giovane Goto, resistette finch'egli, tocco da
-quella virtù, la condusse incolume al marito[279].
-
-Il sesto giorno i Goti lasciarono la città, e rigurgitanti di prede
-scesero per la via Appia all'Italia meridionale, spogliando e vincendo
-un paese che offriva quanto può allettare un conquistatore, nulla di
-quanto può frenarlo. Il campo de' Goti era pieno di cittadini e matrone
-d'illustri case, che ora schiavi e ludibrio della fortuna, mesceano
-il vino dei non più loro campi ai rozzi Settentrionali, i quali,
-assisi fra i platani e gli eterni laureti delle ville di Cicerone e di
-Lucullo, godevano le delizie del cielo italiano, e da quelle balzavano
-ad altre battaglie, a stragi nuove. Molti Italiani rifuggivano in
-terre più remote, alcuni nelle isole o in Africa, alcuni in Egitto, a
-Costantinopoli, a Betlemme, soccorrendo ai miserabili chi avea potuto
-sottrarre gli averi alla devastazione. Le ricchezze delle chiese si
-conversero in nutrire poveri e riscattar prigioni; Proba, altra amica
-di Girolamo, perdute nel sacco della città le sfondolate sue dovizie,
-approdò in Africa, e il frutto degli ampj possedimenti che vi tenea
-distribuì ai fuggiaschi.
-
-Alarico, giunto allo Stretto, gettò gli occhi sulla Sicilia, che
-meditava occupare per farsene scala all'Africa: ma una procella che
-disperse il primo imbarco, svogliò i Goti da un elemento per essi
-inusato; poi ne li distolse affatto la morte di Alarico (412). Per
-dare sepoltura all'eroe fu deviato il Busentino che lambisce
-le mura di Cosenza; scavata nel letto una fossa, e depostovelo con
-opulente spoglie, si diede novamente il corso alla fiumana, uccisi gli
-schiavi che eransi in quell'opera travagliati, perchè nessuno sapesse
-il luogo dove riposava il terrore di Roma, nè il suo riposo fosse
-turbato da postume vendette[280].
-
-Allora i Goti raccolsero i voti sopra Ataulfo, cognato dell'estinto.
-Secondando Alarico, avea costui meditato di rinnovare faccia al mondo,
-e colle macerie del romano ergere un impero gotico: ma dall'esperienza
-chiarito che la forza demolisce non edifica, che a comporre uno Stato
-voglionsi leggi e ordinamenti di cui non erano capaci i nazionali
-suoi, si propose di meritar gratitudine col rifondere lena all'Impero
-cadente[281]. Sospesi dunque i colpi, offrì pace ed amicizia alla Corte
-imperiale: e questa, nulla ostando il dissennato giuramento, ebbe di
-grazia l'accettarla, e diede impresa ai nuovi federati d'osteggiare i
-tiranni sorti di là dell'Alpi. Ataulfo menò i suoi fuor dell'Italia,
-che per quattro anni avevano corsa e devastata; ma come alleati
-non meno che come nemici mandavano a sperpero le contrade, ora col
-pretesto di ribellioni, ora per l'indisciplina di gente che, stanziando
-nell'Impero, n'aveva contratto i vizj, non la pulizia.
-
-Sul cuore di Ataulfo aveva acquistato dominio Galla Placidia, figliuola
-di Teodosio, che cresciuta nella porpora, s'invogliò d'intromettersi
-alle politiche vicende, mentre le abbandonavano gl'infingarditi
-fratelli. Stava in Roma quando Alarico vi pose assedio la prima volta;
-e leggera o crudele, assentì alla morte di sua cugina Serena. Presa
-dai Goti, fu trattata con umanità e riguardi, forse per la protezione
-di Ataulfo che tolse ad amarla. Quand'egli ne chiese la mano, i
-ministri d'Oriente disconsigliavano superbamente l'ineguale parentela;
-ma la gradì Placidia, e le nozze furono stipulate prima che i Goti
-valicassero le Alpi, indi solennemente celebrate a Narbona. Messa da
-imperatrice, Placidia sedette su splendido soglio, e più basso a lato
-di lei Ataulfo vestito alla romana, che alla sposa per dono nuziale
-offrì le spoglie dell'Impero. Cinquanta garzoni, fior di bellezza, in
-abiti di seta, portavano ciascuno due vassoj, colmi l'uno di monete
-d'oro, l'altro di gemme: dirigeva il coro degli epitalamj Attalo, che,
-perduto il trono, non isdegnava seguire da cortigiano i gotici re.
-
-Perdonate le colpe de' passati scompigli, si ristaurò alquanto la
-capitale, portandovi abbondanza dall'Africa; e la gente tornava con tal
-ressa, che in un sol giorno n'arrivarono quattordici migliaja[282].
-Ma come lusingarsi di durevole ristoro in tanta enormità di mali ed
-imminenza di pericoli? I rimedj stessi attestavano l'acerbità delle
-piaghe d'Italia, giacchè la Campania, la Toscana, il Piceno, il
-Sannio, la Puglia, la Calabria, l'Abruzzo, la Lucania, provincie le più
-manomesse, dovettero tenersi assolte dal tributo, eccetto un quinto per
-mantenere le pubbliche poste; le terre vacanti concedevansi a vicini o
-a stranieri, scarche di tasse.
-
-Nuovi guaj le vennero quando il conte Eracliano, rompendo la fede
-serbata nelle più urgenti necessità, ribellò l'Africa, e impedì i
-viveri alla nostra penisola: anzi con copiosissimo armamento[283]
-sorto nel Tevere, si diresse sopra Roma; ma scontrato dagli imperiali
-n'andò rotto, e fuggendo in Africa, fu côlto e decapitato. Della quale
-vittoria doveasi il merito all'illirio Costanzo, succeduto ad Allobico
-nel governare Onorio; bello e robusto come piace alla moltitudine,
-cortese ne' modi, sentito ne' motteggi; di valore poi e di capacità
-tale, che, mentre diresse le cose, non solo l'Italia rimase franca da
-invasioni, ma alcune provincie vennero ricuperate. Nelle Gallie vinse
-l'imperatore Costantino, che, sebbene avesse creduto render sacra la
-propria vita coll'ordinarsi prete, fu mandato in Italia ed ucciso.
-Anche Attalo, abbandonato da Ataulfo, fu condotto ad Onorio, il quale
-l'espose agli scherni della sua capitale, poi gli fece amputar due
-dita, ed esigliare a Lipari.
-
-Così Onorio, imbelle di corpo e di senno, in cinque anni trionfava di
-sette competitori. Ma quando doveva mostrarsi meglio riconoscente ad
-Ataulfo, l'inasprì col pretendere gli restituisse Placidia. Ataulfo da
-quel punto cessò di far causa coll'Impero; e Costanzo, che aspirava
-alla mano di Placidia e al trono, assicuratesi le spalle mediante la
-pace coi Barbari ch'eransi tragittati sulla sinistra del Reno, incalzò
-robustamente i Goti. Ataulfo allora gittossi di là de' Pirenei; ma
-presto fu assassinato da Sigerico in Barcellona (415); il
-quale, succedutogli nel comando, ne scannò i sei figliuoli, e fra una
-ciurma di schiave vulgari costrinse l'imperiale Placidia a camminare
-per dodici miglia dinanzi al cavallo di colui che l'avea vedovata.
-Ma dopo sette giorni di dominio, anch'egli fu ucciso, e surrogatogli
-Vallia, il quale, avversissimo ai Romani, corse la Spagna fin al mare,
-e con Costanzo si accordò di restituire Placidia, combattere in nome
-d'Onorio i Barbari di Spagna, e dare ostaggio, ricevendo in cambio
-seicentomila moggia di grano e un paese ove collocar sua gente.
-
-Delle vittorie di lui menò trionfo Onorio in Campidoglio; indi a Vallia
-assegnò l'Aquitania e per sede Tolosa; ai Burgundi consentì la Germania
-Prima, donde poco a poco si stesero sul bel paese cui lasciarono il
-nome di Borgogna. I Franchi, combattuto i nemici di Roma, gl'imitarono
-saccheggiando, e via via si dilagarono su tutta la Germania Seconda.
-L'isola Britannica, rimasta sguarnita allorchè l'usurpatore Costantino
-condusse le sue truppe sul continente, pregò ed ottenne da Onorio di
-potersi difendere colle proprie forze: altrettanto fecero gli Armorici
-nel litorale della Gallia fra la Senna e la Loira: e così pezzo a pezzo
-scomponeasi il colosso romano.
-
-In Italia Costanzo sollecitava il compimento de' suoi voti non d'amore,
-ma d'ambizione, chiedendo la mano di Placidia, la quale finalmente, per
-espresso comando d'Onorio, lo sposò, ed ottenne per sè e pel marito
-il titolo d'augusti (421). Quando però le immagini loro
-furono recate alla corte di Costantinopoli, Teodosio il Giovane sdegnò
-accettarle, e immineva aperta guerra, se non che fra l'allestirla
-Costanzo morì (2 7bre). Al cadere di costui, che per undici
-anni aveva sorretto l'esilità d'Onorio, rannodaronsi gl'intrighi di
-corte; e Placidia, cara al fratello a segno da dare appiglio alla
-malignità, gli fu dagli invidiosi messa in odio, e dopo tumulti e
-baruffe la costrinse a cercare co' suoi figli ricovero alla corte
-Orientale (423 — 15 agosto). Poco sopravisse Onorio, che, in
-regno abbastanza lungo, mai non aveva operato se non per impulso di
-chi lo avvicinava. A sbottoneggiare la sua voluttuosa negligenza, il
-popolo inventò che, avendo udito Roma essere stata presa dai nemici, se
-ne desolò, fin quando non seppe che trattavasi dell'antica metropoli
-del mondo, non d'una gallina sua favorita, che con quel nome egli
-chiamava[284].
-
-Imperando Onorio, si può dire dato l'ultimo crollo al paganesimo.
-Arcadio comandò d'abbattere i tempj in città ed in campagna, e coi
-materiali riparare i ponti, le vie maestre, gli acquedotti e le mura
-di Costantinopoli, tolto qualunque privilegio ai ministri degli idoli,
-vietato ogni culto _superstizioso_ sotto gravi pene[285]. Onorio
-parimenti comminava la morte a chi sagrificasse a' falsi Dei, aboliva
-le rendite dei tempj, e destinava questi a pubblico uso, punendo
-gli uffiziali che tollerassero i sagrifizj, e commettendo ai vescovi
-d'impedirli[286]. Molti tempj andarono pertanto in ruina, alcuni furono
-vôlti al culto migliore, e i loro beni passarono ad arricchire la
-Chiesa.
-
-
-
-
-CAPITOLO LV.
-
-Valentiniano III. — Gli Unni.
-
-
-A separare più sempre i due Imperi, Onorio aveva decretato che in
-Occidente non valessero le leggi emanate da Costantinopoli. Quivi le
-cose volgeano non meno improspere che in Italia, anzi la monarchia,
-non frenata da veruna memoria d'antichi privilegi, operava a maggior
-baldanza; nè la splendidissima pompa bastava a coprire l'inettitudine
-del fanciullo Arcadio, che, al pari d'Onorio, metteva la testa in
-grembo a favoriti, i quali a vicenda acquistavano ed abusavano il
-potere. Quando egli morì dopo tredici anni di regno (408),
-Onorio fece qualche movimento verso la tutela del nipote Teodosio II,
-ma presto lasciolla cascare in mano di favoriti, poi della sorella
-Pulcheria, che votatasi alla verginità e a pie pratiche, si mostrava
-però degna di governare mezzo l'Impero, più che non lo zio ed il
-fratello. Questo fu da lei provveduto di buoni maestri, ma cresceva
-inetto; eppure intanto la Persia rinnovava gli attacchi contro
-l'Impero, e strappavagli l'Armenia.
-
-Morto Onorio (423), Teodosio si aggiunse anche il titolo
-d'imperatore d'Occidente, e mandò a debellare Giovanni segretario
-dell'estinto, che n'aveva usurpato il diadema, e che, resistito invano
-in Ravenna, ebbe tronca la destra; poi condotto a strapazzo sopra un
-asino, fu decapitato nel circo d'Aquileja. Teodosio trovossi allora
-padrone di tutto l'Impero; ma, fosse moderazione o negligenza, cesse
-l'Occidente al nipote Placido Valentiniano (425), figlio di
-Costanzo e di Placidia. Aveva questi appena sei anni, gli diedero sposa
-Licinia Eudossia figlia di Teodosio, e fu commesso alla tutela della
-madre, che per venti anni lo governò, con molle educazione sviandolo
-da occupazioni virili; mentr'essa nè sapeva reggere il freno, nè
-commetterlo a buone mani.
-
-Ultimo puntello degl'imperi sfasciantisi sono i guerrieri, e Placidia
-trovò due eccellenti generali in Ezio e Bonifazio. Il primo, nato
-nella Mesia inferiore da un'Italiana sposata a uno Scita, messosi
-giovanissimo alle armi, aveva praticato coi Barbari qual soldato e
-quale ostaggio. Bonifazio erasi non meno segnalato nei governi che ne'
-campi; riuscito a liberare l'Africa, ne fu posto governatore, e per
-giustizia e probità si rese caro e rispettato. L'accordo di questi due
-campioni avrebbe potuto rinvigorire alquanto l'Impero, ma gli diè il
-tracollo la loro nimistà. Nel passato tumulto Bonifazio avea serbato
-fede a Valentiniano, mentre Ezio ajutò all'usurpatore con sessantamila
-Unni. Fallita l'impresa, Ezio è accarezzato per paura, e ringrandisce
-nel favore dell'imperatrice; e macchinando di elevare se stesso
-sulle ruine di Bonifazio, susurra a Placidia, — Bisogna richiamarlo
-dall'Africa»; intanto segretamente avvisa Bonifazio, — Bada che
-l'obbedire ti costerebbe la testa». Bonifazio gli dà ascolto, e, invece
-di deporre il comando, avventasi alle armi; e da Placidia dichiarato
-ribelle, manda a Genserico re de' Vandali, eccitandolo ad acquistare
-stabili possedimenti in Africa.
-
-Genserico, uomo di meschina statura, azzoppato nel cader da cavallo, ma
-riflessivo, sprezzatore del lusso, lento al parlare, facile all'ira,
-cupido del possedere e di mischiar litigi[287], aveva condotto i
-suoi ad occupare la Spagna; donde allora, sopra vascelli offerti da
-Bonifazio che l'invitava e dagli Spagnuoli che bramavano liberarsene,
-tragittò in Africa cinquantamila uomini (429), ai quali
-s'aggiunsero malcontenti e Mori vagabondi.
-
-Sant'Agostino, vescovo d'Ippona, pose in opera l'autorità di prelato e
-d'amico per distogliere Bonifazio dall'insensata vendetta; ma quando
-altri amici scopersero le fraudolente lettere di Ezio, Bonifazio
-pentito venne ad affidare la sua testa a Placidia, e Cartagine e le
-guernigioni romane rientrarono nel dovere. Ma il colpo era dato, e
-per quante somme il ravveduto offrisse a Genserico acciò sgombrasse
-l'Africa, questi rimase non più come ausiliario, ma come padrone e
-devastatore; e sgominato Bonifazio, che combatteva col valore d'un
-pentito, scorse liberamente la campagna; sperperò le sette provincie,
-che chiamavansi granajo di Roma e del genere umano, mandando a strazio
-senza distinzione d'età o di grado, svellendo le vigne e gli ulivi, e
-se il terrore non esagerò, scannando i prigionieri davanti alle città
-assediate, acciocchè il lezzo ne ammorbasse l'aria.
-
-Sconfitti interamente i Romani, Bonifazio per disperato fuggì dalla
-contrada sopra la quale avea tratto tante sventure, e giunto a Ravenna,
-ebbe da Placidia oneste accoglienze e il grado di patrizio e di
-generale degli eserciti romani. Questi onori parvero un oltraggio ad
-Ezio, a cui l'essere scoperto perfido non avea scemato la confidenza;
-onde accorse con uno stuolo di Barbari; e a tal segno era scaduta ogni
-autorità imperiale, che assalì armata mano Bonifazio. Questi prevalse,
-ma d'una ferita spirò poco dappoi (432), perdonando ad Ezio,
-e consigliando alla ricca sua moglie di sposarlo. Ezio, rassicurato
-di perdono, torna; e l'imperatrice, baciando la mano che non poteva
-recidere, il solleva a patrizio. Fatti inesplicabili nella scarsità
-ed inesattezza de' cronisti d'allora. Nè con Ezio si deve parlare del
-patriotismo antico: libertà considerava l'affrancare i suoi padroni
-dagli stranieri, e se medesimo da chiunque l'impacciasse; combatteva
-per quell'onor militare, che oggi pure manda migliaja di soldati a
-profondere la vita e farsi eroi per una causa che non esaminarono, che
-forse ignorano.
-
-Genserico, domata la risorta Cartagine (439), i migliori
-terreni da Tripoli a Tangar distribuì fra' suoi, riducendo a servi
-i prischi possessori. Nessun'altra invasione riusciva di tanto
-pregiudizio all'Italia, avvegnachè i senatori vi perdevano i lauti
-patrimonj ivi collocati, il fisco l'immensa eredità di Gildone, la
-plebe le distribuzioni del grano e dell'olio che di là si traevano.
-Stava dunque sul cuore agl'imperatori di ricuperarla, ma Genserico,
-scaltro quanto prode, intoppò ogni lor passo; e posta in essere
-un'armata navale da ricordare i migliori tempi di Cartagine, invase
-anche la Sicilia, occupò Palermo, sbarcò più volte sulle coste della
-Lucania. Quand'ecco nuovo flagello scaricarsi sull'Impero: gli Unni.
-
-È impossibile confonderli, come gli storici d'un secolo fa[288], coi
-Mongoli e Tartari; e meglio si assegnano alla stirpe finnica, cioè
-a quella da cui derivano gli odierni Ungheresi. I nostri, sgomentati
-dall'apparire di genti estranie alla razza indo-germanica, non trovando
-immagini adeguate al loro terrore, ricorsero alle favole, e dissero che
-re Filimero avendo trovato fra' suoi Goti alcune maliarde, le cacciò
-in paese deserto, lontan lontano dal campo suo: quivi le imbatterono
-spiriti maligni, e mescolatisi con esse, generarono gli Unni, orridi
-e piccoli, nè somiglianti ad uomini se non perchè favellano[289].
-Ammiano Marcellino li descrive di ferocia senza pari; nati appena,
-solcavasi loro il viso con un ferro rovente, acciocchè non mettessero
-barba; piccoli e tarchiati della persona, con vigorose membra, grosse
-teste, spalle tozze, tanto da scambiarli per bestie ritte sulle zampe,
-o per le grossolane cariatidi che sorreggono i palchi; portano alta
-la fronte, cavalcano a meraviglia, e maneggiano maestrevolmente arco e
-freccie.
-
-La caccia era loro abitudine; ed inseguendo una cerva bianca, alcuni
-traversarono la palude Meotide, onde vennero a conoscere il paese
-degli Sciti; e giudicando che per guisa soprannaturale fosse loro
-indicata quella via, indussero i compatrioti a invadere le contrade
-scoperte. Così fecero; e parte vinsero i popoli che scontravano, parte
-li fugarono col terrore degli orridi aspetti e d'una ferocia mai più
-sperimentata. Condotti dal re Balamiro (376), sottomisero
-gli Acatsiri e gli Alani, coi quali saltarono sulle contrade degli
-Ostrogoti, e li dispersero e sottomisero. I Visigoti chiesero ricovero
-sulle terre dell'Impero, abbandonando agli Unni il paese a settentrione
-del Danubio, ove da un secolo e mezzo stanziavano, e che allora divenne
-centro d'un nuovo Stato che dovea durare settantasette anni.
-
-Balamiro, inanimato dal buon successo, devastò le provincie romane, e
-molte città distrusse, finchè non venne acquietato col promettergli
-l'annuo tributo di diciannove libbre d'oro (20,000 lire) (400). Uldino,
-che gli succedette nel comando, fu assassinato; i Romani dovettero con
-più larghi donativi sviare le minaccie di Caratone; e d'allora gli
-Unni si mescolarono volta a volta nelle vicende dell'Impero. Varcato il
-Danubio, misero a sacco la Tracia e minacciarono Costantinopoli; se non
-che la peste li sterminò (425). Roila riceveva da Teodosio il Giovane
-l'annuo tributo di trecencinquanta libbre d'oro (370,000 lire) per
-tenersi tranquillo; forse con Ezio menò perfide pratiche; ma appena
-ebbe conchiuso nuovi accordi con Valentiniano III, morì (433),
-lasciando il principato al nipote Attila.
-
-Deforme figura, carnagione olivigna, testa grossa, capelli brizzolati,
-piccoli occhi affossati, naso simo, pochi peli al mento, corporatura
-tozza e nerboruta, fiero il portamento e la guardatura, come d'uomo
-che si sente vigoria superiore a quanti lo circondano, tale ci è
-descritto Attila. Sua vita era la guerra, pure sapea frenarsi: severo
-nel pretendere giustizia, considerava per tale la propria volontà;
-pure ai supplichevoli mostravasi esorabile, propizio a chi in fede
-ricevesse. Nè soltanto nella forza fidando, fece spargere di quelle
-ubbie che allettano la plebe. Una vitella tra il pascolare si ferisce
-un piede; e il pastore meravigliato cerca fra l'erbe, e vede sporgere
-la punta di una spada, che egli trae fuori e reca ad Attila; il quale
-mostra accettarla come un dono del dio della guerra, e un segno della
-dominazione universale. — La stella cade (diceva), la terra trema, io
-sono il martello del mondo, e più non cresce erba dove il mio cavallo
-ha posto piede». Avendolo un eremita chiamato _flagello di Dio_, adottò
-questo titolo come un augurio, e convinse le genti che lo meritava.
-
-Da principio sgomenta Teodosio il Giovane, che, al prezzo di settecento
-libbre d'oro all'anno, compra una pace vergognosa, oltre concedergli
-libero mercato in riva al Danubio, e restituirgli quanti sudditi suoi
-erano rifuggiti nelle provincie imperiali: avuti i quali, e tra essi
-alcuni giovani di regia stirpe, Attila li fa crocifiggere (441). Allora
-osteggia i Barbari di varia nazione, stanziati od erranti
-nel centro dell'Europa: Gepidi, Ostrogoti, Svevi, Alani, Quadi,
-Marcomanni si piegano o sono ridotti all'obbedienza di lui, che stende
-dai Franchi agli Scandinavi il dominio, il terrore per tutto il mondo:
-una folla di re lo corteggia, settecentomila guerrieri aspettano
-dal suo cenno qual paese abbiagli designato la vendetta di Dio. Ed
-egli, dal barbaro volgendosi al mondo incivilito, assale la Persia,
-ma respinto, ascolta al vandalo Genserico, e si avventa sull'impero
-romano; e distesi i suoi Barbari in una terribile linea di cinquecento
-miglia dall'Eusino all'Adriatico, manda dire a Valentiniano e Teodosio
-— Preparatemi un palazzo».
-
-Tre segnalate vittorie lo recano fino ai sobborghi di Costantinopoli.
-Devastate settanta città, ridotto in servitù chi campava dal ferro,
-pretese che Teodosio cessasse d'intitolarsi signore della contrada che
-si estende dal Danubio fino a Naisso e alla Nava in Tracia; poi qualora
-volesse premiare qualche suo benemerito, lo spediva alla corte di
-Costantinopoli ad insultar l'imperatore nel suo palazzo, col pretesto
-di chiedere l'adempimento de' patti, ma in realtà per farsi impinguare
-di doni dallo sbigottito augusto.
-
-Satollo di vittorie e di sangue, Attila ricoveravasi a riposo, non
-in alcuna città, ma nel proprio accampamento fra il Danubio, il Teiss
-ed i Carpazj, in quei campi d'Austerlitz, che divennero modernamente
-famosi per segnalata vittoria. Colà i vincitori del mondo e le loro
-donne compiacevansi attestare i loro trionfi coll'oro e le gemme onde
-fregiavano la persona fin alle scarpe, le spade, le bardature, e col
-vasellame d'oro e d'argento cesellato onde caricavano le mense. Attila
-solo, che sembra gigante perchè montato su tante ruine, e innanzi al
-quale tremava ognuno dal Baltico all'Atlante e al Tigri, ostentava non
-portare altro ornamento che d'armi; a tavola usava coppe e taglieri di
-legno, nè mangiava che carne e pane. Ivi accolse le umili e pompose
-ambasciate degli imperatori romani, ai quali a prezzo concedette di
-sopravivere ancora alquanto.
-
-Poco dipoi Teodosio II, cascando di cavallo, morì di cinquant'anni
-(450 — 28 luglio), dopo quarantatre d'un regno disonestato
-dall'avvilimento dell'impero, illustrato dal Codice ch'egli fece
-pubblicare: Pulcheria ottenne anche in titolo il comando sull'Oriente,
-che di fatto già esercitava; e per la prima volta una donna stette in
-proprio nome a capo dell'impero romano. Non un marito essa volendo ma
-un collega, fermò sua scelta sopra Marciano senatore sessagenario, il
-quale alla scuola dell'armi e della sventura aveva appreso virtù ignote
-ai cesari ch'erano stati cullati nella porpora.
-
-Quanto importasse il conservar la pace egli lo sentiva, ma non a prezzo
-di viltà; onde ad Attila, che mandava arrogantemente a chiedere il
-tributo, rispose: — Oro ho per gli amici, pei nemici ferro». Ultima
-voce romana. Attila si risolve alla guerra, e move dal fondo dei
-pascoli pannonj esitando, — Mi drizzerò all'oriente o all'occidente?
-cancellerò dal mondo Costantinopoli o Roma?» Una serie d'accidenti il
-determinò verso questa.
-
-Ezio, dopo ch'ebbe costretto Placidia a rimetterlo in grande stato,
-e sacrificare i nemici alla sua vendetta, baldanzeggiava di potere
-e di fasto, mentre l'imperatore vero marciva in un vile riposo,
-assicuratogli dalla valentìa di questo capitano. Il quale veramente
-ritardò d'alquanti anni l'ultimo crollo dell'Impero; frenò i Vandali
-con trattati, mantenne l'autorità imperiale nella Gallia e nella
-Spagna, e strinse federazione coi Franchi e cogli Svevi. Non aveva
-mai interrotto le relazioni cogli Unni d'Attila, nel cui campo pose
-ad educare il proprio figlio Carpiglione: la sua intromessa manteneva
-pace fra l'imperatore e quel formidabile, al costo però di frequenti
-umiliazioni: anzi ebbe Unni ed Alani agli stipendj allorchè volle
-combattere i Burgundi e Visigoti, già accasati nelle Gallie. Ma come
-Genserico mandò invitare gli Unni, Attila si difilò sopra le Gallie,
-dove lo chiamava anche l'alleanza dei Franchi, che colà avevano preso
-stanza dal Reno fin alla Somma.
-
-Se occorrevagli un'ombra di diritto, gliel'offerse Onoria, sorella di
-Valentiniano III, che relegata per aver amato il ciambellano Eugenio,
-spedì un eunuco ad Attila, esibendogli l'anello e le ragioni ch'essa
-poteva offrirgli come moglie. L'Unno mandò a chiedere formalmente la
-mano d'Onoria, come già sua fidanzata, e con lei mezzo l'impero. — Le
-donne romane non hanno diritto alla successione», gli fu risposto: e
-la principessa venne maritata di nome ad un uomo oscuro, indi chiusa in
-perpetuo carcere. Attila allora aduna un nuvolo di popoli germani e di
-vassalli od alleati, stermina molte città della Gallia (450),
-ed assedia Orleans.
-
-Ezio, non illudendosi nè alle insidiose profferte d'Attila, nè agli
-intrighi d'una parzialità che alla corte italiana favoriva la pace, per
-timida apprensione della guerra, fatto eroe per volontà, come sempre
-era stato per coraggio, avea raccolto le maggiori truppe che potesse, e
-massime gli ajuti dei Visigoti e de' costoro alleati, congiuntisi per
-respingere questi nuovi invasori d'un terreno, dov'essi cominciavano
-a gustare la dolcezza di stabili domicilj. Un generale romano, purchè
-riuscisse ad unire un esercito, poteva fare gran fondamento sulla
-superiorità che la tattica gli dava sopra di gente ragunaticcia, ricca
-soltanto di personale valore. Lo sentì Attila, il quale, ingombrato
-più che soccorso dalla moltitudine raccozzata, conobbe la titubanza,
-e levatosi d'attorno ad Orleans, e ripassata la Senna (451),
-attese il nemico nelle pianure Catalauniche sulla Marna, opportune ai
-volteggiamenti della cavalleria.
-
-Ivi dunque s'accampava tutto il mondo asiatico, romano e germanico;
-quelli cui sfuggiva, e quelli che afferravano il dominio della nuova
-Europa. Con Roma schieravansi Visigoti, Leti, Armorici, Galli, Breuni,
-Sassoni, Borgognoni, Sarmati, Alani, Franchi, Ripuarj; con Attila altri
-Franchi ed altri Borgognoni, Boj, Eruli, Turingi, Gepidi, Ostrogoti:
-fratelli separati da lunga stagione, qui si rincontravano per
-trucidarsi. Nella battaglia, con poc'arte e assai furore travagliata,
-cencinquantamila cadaveri copersero le rive della Marna, ma ai Romani
-restò il vanto: e fu l'ultima gran vittoria che si riportasse in nome
-degli antichi signori del mondo. Attila si ritirò dietro la trincea de'
-suoi carri, e la notte cantava battendo le armi, a guisa di leone che
-rugge nella caverna dove l'hanno ridotto i cacciatori. Preparatosi alla
-difesa, accatastò le selle e le gualdrappe dei suoi cavalli, disposto a
-bruciarvisi vivo perchè nessuno potesse vantare d'aver preso od ucciso
-il sire di tante vittorie. Ivi aspetta un attacco; ma al silenzio della
-campagna s'accorge che il nemico s'era ritirato per arte di Ezio, ed
-anch'egli rivarca il Reno, e costeggiando il Danubio torna in Pannonia.
-
-A primavera s'accinge a nuova invasione (452), e chiesta
-ancora la mano di Onoria col patrimonio di essa, e ancora disdetto,
-mettesi in marcia, valica le Alpi, e invade la pianura che l'Isonzo, il
-Tagliamento, la Livenza, la Piave, il Musone, la Brenta, l'Adige, il
-Sile avevano formata presso ai lenti loro sbocchi in mare. Era stata
-popolata dai Veneti Paflagoni[290], i quali colla caccia e la pesca
-viveano in quelle lagune, che offrivano breve tragitto fra Aquileja e
-Ravenna: vestiti alla greca con tuniche a maniche, larghi calzoni, il
-pileo in capo, e molto curandosi dei cavalli[291]. Il paese che con
-nome generico chiamavasi le Venezie, fioriva per le città di Concordia,
-Opitergio, Patavio, Altino, ridente di ville quanto il lido di
-Baja[292], e principalmente Aquileja.
-
-A questa pose assedio Attila colle macchine fabbricategli da disertori,
-e col dispendio di vite incalcolate. Gl'Italiani nel difenderla
-mostrarono che l'antico valore non mancava in essi del tutto, qualora o
-non li disgustasse la dotta oppressione, o non gl'impedisse la gelosia
-degli imperatori. Dopo tre mesi di vani attacchi, Attila per disperato
-levava già il campo, quando nel girare vede una cicogna che s'appresta
-a fuggire coi pulcini suoi da una torre dove aveva posto nido. — La
-città sta per cadere, se l'abbandonano fin animali così fidi», egli
-dice; e con tale augurio ravvivato lo stanco coraggio de' suoi, li
-mena con superstiziosa foga all'assalto. S'apre la breccia, ed Aquileja
-ruina per più non risorgere. Altino, Concordia, Patavio vanno a strazio
-uguale; e gli abitanti sbigottiti, dal continente cercano rifugio tra
-le isolette della laguna, primo nocciolo della città e della repubblica
-che dovea conservare il libero imperio più a lungo che Roma[293].
-
-Internatosi allora fra terra, Attila mandò a pari guasto Vicenza,
-Verona, Bergamo: Pavia e Milano si ricomprarono dal fuoco col cedere
-tutte le ricchezze e colla pronta sommessione. Attila, entrando
-nella reggia a Milano, e visto una pittura dove gl'imperatori erano
-rappresentati sul trono in atto di calpestar re barbari, sorrise,
-e vi fece istoriare i cesari, versanti sacca d'oro a' piedi di lui
-vincitore.
-
-Tutta Italia, alle incalzanti notizie di replicati disastri, giaceva
-scarsa di consiglio, sprovvista di esercito, decimata d'abitanti. Ezio
-solo tenevasi in piedi: ma gli alleati che lo aveano soccorso di là
-dall'Alpi quando a quella dell'Impero andava congiunta la propria loro
-salvezza, allora vedevano con indifferenza dirigersi quella furia sopra
-l'Italia, come l'agricoltore quando il nembo, minaccioso a' suoi campi,
-si sfoga sopra gli altrui. Anche l'impero Orientale non seppe che
-promettere soccorsi; talchè a quel generale non restava che bezzicare
-di fianco l'esercito d'Attila. Valentiniano stesso non ben s'affidava
-nel suo generale, e tenendosi poco sicuro nel nascondiglio di Ravenna,
-era fuggito a Roma; poi vedendo anche questa abbandonata di soccorso e
-imperfetta di mura, meditava uscire d'Italia.
-
-Nell'universale scoraggiamento, Leone papa ed Avieno romano consolare
-presero il partito di condursi supplichevoli al Flagello di Dio, e in
-nome della religione e delle antiche memorie implorare la salvezza di
-Roma. Lo scontrarono vicino a Peschiera, e accolti con rispetto, il
-pregarono a dar sosta, promettendogli immense somme qual dote d'Onoria.
-
-Le leggende, che non poco s'esercitarono intorno a questo gran
-frangente, ricordano diverse battaglie avvenute sotto le mura di
-Roma, sì fiere che tutti i soldati perirono, eccetto i comandanti; ed
-anche esalate le anime, i cadaveri continuavano a pugnare tre giorni
-e tre notti come vivi[294]. Altri dissero che i santi Pietro e Paolo
-comparissero dal cielo, proteggendo la città dove riposano le loro
-ceneri, e minacciando Attila, il quale atterrito indietreggiò; miracolo
-perpetuato in colori da Rafaello, in marmo dall'Algardi.
-
-Anche senza miracolo, può credersi che il rispetto all'antica metropoli
-del mondo gentile e alla nuova del cristianesimo rattenesse i Barbari:
-recente era l'esempio d'Alarico, di cui restarono spezzati i trionfi
-e la vita appena ebbe violato la gran città; i seguaci d'Attila,
-impetuosi negli attacchi, non reggevano alle lunghe prove degli assedj:
-erano decimati dalle malattie, con cui tante volte Italia punì i
-suoi invasori; infine, quale allettamento potevano avere i palagi per
-Attila, avvezzo a considerar libertà l'aria aperta, e prigione le case?
-Agognava prede? gli venivano offerte senza fatica.
-
-Ripiegò dunque verso la sua città di legno; e tra via, alle tante mogli
-che l'aveano fatto padre d'innumerevole prole, aggiunse la giovinetta
-Ildegonda: ma nella gioja o nell'abuso delle nozze fu sorpreso dalla
-morte (453). Il cadavere di lui venne esposto in mezzo alla
-campagna fra due lunghe file di tende di seta; i suoi Unni si mozzarono
-i capelli, sfregiaronsi il volto, e gli offersero esequie di sangue
-umano. Chiuso in tre casse, una d'oro, una d'argento, una di ferro,
-nottetempo lo sepellirono colle spoglie più scelte de' nemici e coi
-cadaveri degli schiavi che aveano scavata la fossa, intorno alla quale
-i nobili Unni menarono dissoluti e intemperanti banchetti funerali.
-I molti figli di lui se ne disputarono gli ampj possessi; ma questi
-già erano perduti al lentar della mano che unica valeva a tenerli
-congiunti.
-
-La costui corsa non recò all'Italia soltanto i passeggieri disastri
-d'un'irruzione. Il paese veneto era la linea di congiunzione fra
-l'impero Orientale e l'Occidentale: i Barbari vi si erano affollati
-rompendola a volta a volta, ma senza stabilità, finchè la dominazione
-astuta quanto violenta d'Attila non ebbe dissipato ogni prestigio della
-superiorità romana. Distrutta Aquileja, la piazza d'arme più rilevante
-e la piazza di commercio più considerevole nell'alta Italia, questa
-si trovò aperta a chiunque venisse; e da quel punto la Venezia rimase
-staccata dall'Impero.
-
-
-
-
-CAPITOLO LVI.
-
-Sulla caduta dell'Impero romano.
-
-
-L'Impero potè dunque inneggiare e Giove e Cristo perchè trovavasi
-un'altra volta salvato: ma il cancro ne rodeva gli organi vitali; e
-dismessa l'obbedienza, indisciplinati gli eserciti, esausto l'erario,
-un sentimento universale di stanchezza e di paura stringeva gli animi,
-e facea guardare con isgomento il compirsi del XII secolo di Roma, che,
-secondo i computi de' sacerdoti etruschi, reputavasi fatale alla durata
-di essa.
-
-Educati da fanciulli ad ammirare Roma gigante, in una letteratura tutta
-piena della grandezza di lei, e sopra storie che, isolando la gloria
-dal diritto, la idolatrano, ne esagerano le virtù, ne giustificano le
-colpe, infondono idee false ed inumane della libertà, della gloria,
-del diritto di conquista; condotti poi a meditare quella legislazione,
-non solo ammirata ma seguita ancora in gran parte dopo tanti progressi
-della ragione e della pratica; circondati da mirabili avanzi di quella
-civiltà, e considerando come vanto patrio la magnificenza e i trionfi
-di coloro che godiamo chiamare nostri avi; qual meraviglia se con
-fatica deponiamo giudizj ricevuti senza discussione, e convertiti in
-sentimenti? se ci riesce ingrato chi ci strappa quelle illusioni,
-ed alle magnifiche frasi surroga i nudi fatti, allo splendore la
-giustizia, alla gloria l'umanità?
-
-Sulla caduta maestà latina faccia elegie chi, avvinto alle reminiscenze
-di scuola, giudica col patriotismo di Tullio e di Catone. Un insigne
-scrittore inglese, stomacato di vedere il convento d'Ara-cœli
-sorgere a fianco al Campidoglio, e cantici di frati sonare là dove
-un tempo decretavasi lo sterminio d'intere nazioni, fra sardonico ed
-epigrammatico dipinse come declinasse Roma dal punto che fu inaugurata
-la nuova fede. Ma chi si affezioni agli oppressi, ai vinti, al
-popolo, sarà a stupire se giudichi diverso da chi ammira la violenza,
-il trionfo, gli eroi? sarà a stupire se, chi della Via sacra e del
-Campidoglio si occupa meno che della Suburra e delle catacombe, non
-preconizza tanto la Roma d'Augusto quanto medita sul suo deperimento?
-V'ha spettacolo più istruttivo che quello d'una società che si sfascia
-mentre un'altra si forma? e quando mai la storia offrì maggiore
-opportunità di considerarlo?
-
-Un occhio umano e filosofico dovrà riconoscere che quella catastrofe,
-di lunga mano preparata, ritardata forse da accidenti che parvero
-accelerarla, tolse via una barriera ai progressi dell'umanità. D'altra
-parte l'agonia di dieci secoli dell'impero d'Oriente basterebbe a
-convincerci del come si sarebbe miseramente trascinata la sopravivenza
-dell'Occidentale.
-
-Per imputare della caduta di questo le sole invasioni dei Barbari,
-bisognerebbe dimenticare come esse cominciassero fin dal tempo di Mario
-e di Cesare, e che cinque secoli urtarono l'Impero senza scassinarlo,
-fintantochè le corrosioni interne non ebber reso irreparabile un
-crollo, di cui la grande migrazione fu occasione e nulla più.
-
-Le società moderne, anche traverso a quell'inumano avanzo che dicesi
-ragione di Stato, si fondano sull'amore; e più s'inciviliscono, più
-procurano la pace, estendono l'eguaglianza a maggior numero d'uomini,
-e infine a tutti. Le antiche in quella vece, non riconoscendo la
-fratellanza originaria nè la solidarietà del genere umano, si nutrivano
-d'odio, di guerra, dell'escludere ogn'altra gente dal piccolo numero
-de' privilegiati; libere nell'interno, tiranne e nemiche di chiunque
-non appartenesse alla loro aggregazione; il patriotismo era meno amor
-de' suoi che odio de' non suoi; il che fu espresso nel proverbio romano
-«L'uomo è un lupo per l'uomo»[295]. Di qui la necessità di tenersi
-sempre in armi per difendersi o per offendere; di qui la cura dei
-legislatori civili e religiosi nel conservare costumi e istituzioni che
-la loro tenevano distinta da ogni altra gente.
-
-Però conquiste, alleanze, federazioni dilatavano questa società,
-col che scemavansi i nemici, e comunicavasi a maggior numero
-quella giustizia naturale, che è diritto, ma che guardavasi come
-privilegio. L'incivilimento e l'umanità ne vantaggiavano, ma ne
-rimanevano sconficcate le società parziali; il patriotismo, svigorito
-coll'allargarlo, riducevasi incapace di resistere ad altro popolo che
-ne conservasse la primitiva inesorabilità.
-
-Greci, Pelasgi, Etruschi, gli altri popoli circumabitanti al
-Mediterraneo viveano in questo secondo stadio, allorchè Roma li colse
-e domò; Roma patriotica e guerriera per eccellenza. All'impeto suo,
-all'inflessibilità di que' patrizj, qual ostacolo poteva opporre
-l'Europa? Le nazioni di questa si trovavano press'a poco al medesimo
-livello di civiltà; date all'agricoltura, divise in popoletti secondo
-i territorj, tra loro frequenti in guerre, delle quali la minutezza
-impediva sino i vantaggi, soliti derivare da queste feconde malattie
-dell'umanità; non aveano una metropoli che primeggiasse; gelose
-dell'indipendenza, non s'univano se non a tempo per momentanei
-interessi o per calcoli d'equilibrio politico. Ma anche dove
-scarseggiavano i raffinamenti sociali, possedevasi la libertà; e mentre
-nei grandi imperi asiatici l'individuo andava perduto o sagrificato
-nelle convenienze dello Stato o nella volontà d'un arbitro, qui la
-suddivisione produceva quelle lotte, in cui l'uomo svolge ed esercita
-le proprie forze.
-
-Ne profitta Roma, miscuglio anch'essa di genti diverse; e fra le
-popolazioni italiote costretta a sostenersi colle armi, introduce
-quel sistema che da tutte doveva distinguerla, l'assimilare
-gradatamente al suo Comune i vinti, mediante la potenza del diritto.
-Quest'assimilazione fu iniziata dai re: la cacciata de' Tarquinj
-la sospese, ed assodò l'oligarchia, nella quale la plebe soffriva
-orribile pressura; ma non che fiaccarsi alla tirannide, si agitava, e
-chiedeva pane e diritti. Come acquietarla? occupandola in incessanti
-guerre, donde i patrizj traevano infallibile vantaggio, perocchè
-vincendo arricchivansi, vinti trovavano d'aver decimato e punito i loro
-tiranneggiati. Delle perdite Roma si rifaceva coll'assorbire il fiore
-de' paesi soggiogati: mirabile costituzione, mercè della quale divenne
-padrona non istantanea del mondo.
-
-Sottoposta la penisola, Roma si trovò a petto Cartagine; poi la Grecia
-e l'Asia, civiltà antiche; poi la Gallia, la Spagna, la Germania,
-civiltà esordienti: nella resistenza divenuta gigante, nella vittoria
-irresistibile, sulla meschina bilancia dell'altrui politica getta la
-sua spada; dà mano al debole, per opprimere con questo il forte, indi
-l'uno e l'altro soggiogare.
-
-Guai ai vinti! I trattati portavano in capo la parola di pace, come
-testè vedevamo quelle di libertà e fratellanza; ma realmente erano
-patti d'un superiore ad inferiori, sottomettendo non solo i vinti ma
-gli alleati a più o men diretta dipendenza. Il feroce diritto patrizio
-considera nemici i popoli indifferenti, e di buona presa la roba e
-gli uomini di chi non sia alleato; con lunga arte cancella i caratteri
-nazionali; ovunque tocchi, abbatte le vetuste grandezze e l'industria
-di lunghi secoli; l'opulenta Corinto, Cartagine regina dei mari, Rodi
-sposa del sole, cadono immolate alla gelosa conquistatrice; pérdono
-fiore le mercantili città dell'Egeo, muojono le splendide della Grecia;
-il commercio, anima del popolo attorno ai mari interni, è strozzato fra
-gli abbracci della padrona.
-
-Ad alcuni paesi vinti d'Italia e di Grecia lasciava essa qualche
-ombra di libertà; ma delle popolazioni di Spagna, delle Gallie,
-della restante Europa fa quello sterminio che crede necessario alla
-sua sicurezza; e sui cadaveri pianta colonie talmente efficaci, che
-giunsero fino a mutarne il linguaggio. Delle provincie conquistate
-dividevasi il bottino fra i soldati, il terreno fra i cittadini, che
-così diventavano barriera contro i nemici, ed estendendo fra i vinti
-il timore di Roma e il rispetto per le istituzioni sue, preparavano
-nuovi trionfi. Salvo i pochi che in alcuni paesi ottenevano in tutto o
-in parte il civile o il politico privilegio di Romani o di Latini, gli
-altri restavano esposti alle calunnie de' giudizj, alle estorsioni de'
-legulej, alla tirannide de' nobili, alla rapina de' proconsoli, sicchè
-il metter pace era un ridurre a deserto[296].
-
-Tutto ciò importava quella necessità che più ripugna alle libere
-istituzioni, un grosso esercito. Le lontane conquiste obbligarono a
-prolungare i comandi, sicchè i generali si abituarono a potere ogni lor
-voglia fra le provincie schiave; gli eserciti, devoti ai capitani che
-gli aveano guidati alla vittoria, li seguivano anche contro la patria;
-e con essi Mario e Silla si fecero sanguinarj tiranni, con essi Cesare
-abbattè l'aristocrazia, Augusto la repubblica.
-
-Non abbandoniamoci a quella sentimentalità, che nelle guerre vede
-soltanto capitali sperperati e sangue effuso. Non che speciale a Roma
-fosse la crudeltà, vedemmo anzi lodarla di moderazione: che se tal
-lode veniva dal concetto che gli antichi si formavano della conquista,
-è certo che essa sottometteva e inciviliva; fra società fondate
-sull'odio, sospendea la permanente ostilità che ne parea condizione
-necessaria; toglieva la libertà, ma dava un governo e i vantaggi della
-civiltà e dell'ordine; imponeva il patriotismo e la dignità romana;
-un secolo dopo la conquista, la fiera Spagna era trasformata, con
-grandi strade, acquedotti, terme, teatri, circhi, tempj, crescente
-popolazione, e viva industria, e coltura tale che mandava a Roma i
-maestri d'Augusto, d'Ovidio, di Nerone, i poeti Lucano e Marziale,
-i due Seneca, gli storici Mela e Floro, l'agronomo Columella;
-nella Gallia si spianano strade, si aboliscono con lunghi sforzi i
-sagrifizj umani, grandeggiano scuole d'eloquenza; l'Africa sale ad
-una floridezza, qual mai non ebbe o prima o poi; in Egitto è portato
-il lino, nella Gallia l'ulivo, la vigna sul Danubio e sul Reno, ove
-sorsero città, che fin ad oggi sono le meglio fiorenti[297].
-
-E fu Roma la prima che le conquistate nazioni pensasse a governare.
-Il diritto pubblico stabilito dalla vittoria la rendea padrona,
-ma la civiltà diffusa mediante le colonie facea che assimilasse il
-mondo, divenisse centro d'incivilimento, e perpetuasse i risultamenti
-dell'invasione armata; sicchè non la violenza solo, ma l'autorità e la
-coltura congiungeva a Roma il mondo, la cui immensa varietà era diretta
-da spirito d'ordine, di regola, di stabilità. Anzi, al vederla fatta
-meta di tutti i desiderj, Roma somiglia un centro che attira, anzichè
-un vortice che ingoja; e che non essa ingoji il mondo, ma il mondo
-costringa lei a riceverlo nel suo grembo.
-
-Questi miglioramenti eransi cominciati sotto la Repubblica; ma li
-perturbava la violenza, divenuta universale quando tanti anelavano a
-far propria la cosa pubblica colle ricchezze, coll'eloquenza, colle
-vittorie, cogli assassinj, cogli abusi di quella libertà, che è la
-parola più frantesa, giacchè valse perfino a scagionare i patiboli
-di Robespierre e i pugnali di nostri contemporanei. Il mondo n'era
-scagliato in preda alla forza brutale, quando gl'imperatori poterono
-sospenderne la caduta; e come la legge internazionale della repubblica
-era stata la guerra, così dell'Impero divenne la pace. La costituzione
-andò alterata, non tanto perchè il dittatore de' nobili o il tribuno
-della plebe avesse assunto il titolo imperiale, quanto pel cessare
-delle conquiste, ch'erano state l'alimento di Roma. La politica
-dell'accomunare di dentro l'eguaglianza cittadina, fuori i diritti
-dell'umanità, prese allora tutta l'ampiezza, avviando ad una grande
-unità, nella quale per conseguenza cessava la distinzione di nazioni,
-tutti potendo dar voti, tutti aspirare alle cariche, purchè aggregati
-all'estesissima cittadinanza.
-
-La innovazione dell'Impero bisogna conchiudere fosse necessaria, poichè
-durò sì a lungo, nè mai fu seriamente tentato di ripristinare l'antica
-Repubblica. Ma da una parte venne operata colla forza, in aspetto
-di usurpazione militare, che imponeva un governo soldatesco senza
-freni civili; dall'altra le irruzioni, allora cresciute, de' Barbari
-costrinsero a continuar le guerre, non più di conquista ma di difesa.
-Sono i due modi per cui si consolida il despotismo.
-
-Sebbene il sistema fosse fondato sulla violenza, già ne veniva
-indizio di quella spontanea associazione de' popoli, costituita sulla
-pace e sulla libertà, alla quale tende il mondo; intanto le idee si
-ampliavano, estendeansi la coltura e i miglioramenti materiali, ed il
-concetto d'una grande unità.
-
-Di ciò s'avvidero già gli antichi, laonde, col nome di orbe, di
-universo, di genere umano intesero il popolo e l'impero romano; e al
-decadere di questo, Claudiano glorificava Roma perchè sola ricevette
-nel suo grembo anche i vinti, e tutti abbracciò col nome di cittadino,
-e, merito di lei, anche lo straniero godeva le pacifiche consuetudini
-come nella propria patria, atteso che tutti sono una sola gente[298].
-
-Ma perchè siavi unità, son necessarj l'accordo degli interessi, la
-simpatia de' popoli. Qui invece Roma trovavasi fra due civiltà, la
-greca e la barbara, essenzialmente diverse, e che divenivano germe
-d'una divisione, la quale si pronunziò col distacco dei due Imperi.
-L'unità, cioè l'eguaglianza, non era possibile in società costituite
-sulla separazione, sulla disparità; nè dagli antichi era concepita se
-non come monarchia universale, cioè il sacrifizio di tutti i vinti al
-vantaggio del vincitore.
-
-In fatti, dopo che la Repubblica avea cancellate le nazionalità,
-annichilò anche gl'individui, valutando il cittadino solamente in
-quanto giovava allo Stato, e scompagnando per tal modo l'interesse
-personale dal comune. Togli quei pochi che speravano dignità o
-impieghi, tutti gli altri non conosceano lo Stato se non per le
-oppressioni o le imposte.
-
-In Roma repubblicana la patria era una religione: scopo supremo delle
-azioni pubbliche e private l'ingrandirla; per essa sprezzati l'oro, la
-vita, la pietà, la virtù; non accettata la pace che dopo la vittoria;
-e creati quegli eroi che formano l'ammirazione di chiunque osservi la
-grandezza indipendentemente dall'umanità.
-
-Quel vitale sistema di Roma d'aggregarsi i vinti fu guasto dagli
-imperatori esagerandolo; e per togliere ogni ostacolo ai proprj arbitrj
-e impinguare il tesoro, estesero a sempre maggior numero di sudditi
-la cittadinanza, rintuzzando così il sentimento esclusivo dell'amor di
-patria. A misura che questa dilatavasi, quello s'indeboliva, e la pena
-dell'esiglio, terribile al Romano quando lo spingeva soltanto a Fidene
-o ad Ardea, parve sì mite ai tempi di Cesare, che convenne aggiungervi
-la confisca dei beni.
-
-In un piccolo Stato libero, ove il diritto di suffragio dipende dalla
-proprietà, si comprende come tutti i privilegi e i poteri si devono
-concentrare nella città. Ragionevolmente dunque Roma tenne un governo
-di municipio, ove patrizj, popolo e cavalieri, senato, consoli e
-tribuni si bilanciavano per modo che una mano vigorosa poteva dirigerli
-in un bello ordinamento civile. Siffatto ella il mantenne anche
-ampliandosi, onde perdeva le proporzioni allorchè la città era estesa
-quanto il mondo. Altre Rome ottennero la forma della madre, ma della
-prisca non rimaneva che il fantasma; nè coll'aprirla a tutta Italia,
-poi all'Impero tutto, si produsse un vero ordine di cittadini, una
-nobiltà imperiale, che desse assicurazioni di libertà al popolo, di
-durata al governo, d'efficacia all'amministrazione.
-
-Se Cesare, passaggio fra l'antichità conquistatrice e le moderne
-età civilizzatrici e vero fondatore dell'autocrazia, avesse potuto
-effettuare i grandiosi suoi divisamenti, ridurre ad unità l'Impero
-mediante la rappresentanza, accomunare alle provincie la cittadinanza,
-abolire il patriziato originario coll'accogliere nel senato il meglio
-d'ogni gente, poteva uscirne un governo bilanciato, che le forze
-diverse convergesse ad uno scopo, e quella mescolanza di Latini,
-Italici, nuovi Latini, municipj, coloni, provinciali, fondesse in un
-grand'insieme per la franchigia della nazione e l'incivilimento del
-mondo. Ma al piccolo ingegno e al piccolo cuore d'Augusto mancò la
-capacità o la generosità d'istituire un freno a se stesso e alla rea
-volontà de' successivi imperanti. Questi, all'ombra de' regolamenti con
-cui la Repubblica patrizia proteggeva i magistrati, poterono legalmente
-ciò che vollero, identificando in sè il popolo, armandosi dell'autorità
-tribunizia; e per logica legalità, al cieco amore di patria rimase
-sostituita la cieca obbedienza al despoto di essa. Tutto dipendeva
-dai capricci d'un solo, e questo dai capricci dell'esercito; laonde la
-monarchia arrotando la conquista, regolò l'ammirazione del mondo, ma
-riuscì tempestosa poco meno della repubblica.
-
-Sotto le forme d'una grande unità, internamente nulla era fuso; razze,
-lingue, credenze, istituzioni, intenti, tutto rimaneva differente;
-un popolo ignorava l'altro; le comunicazioni non aperte che fra
-le capitali, cioè fra le varie stanze di cittadini di Roma; del
-resto avversione reciproca fra soggiogati e vincitori; le compresse
-nazionalità rialzavansi a tratti; le provincie, non che crescessero
-forza a Roma, la indebolivano reputandola nemica, e consideravano
-come propria libertà il perdersi della loro tiranna; sicchè
-quell'antagonismo, nulla avendo di legale, sconvolgeva lo Stato.
-
-I comizj del popolo erano più possibili quando gente da tutto l'orbe
-potea prendervi parte? Perchè il senato avrebbe potuto frapporre
-qualche barriera, tutti gl'imperatori, buoni o malvagi, fiacchi o
-risoluti, accordaronsi nel decimarlo e avvilirlo. E ne restò sbrigliata
-la tirannide; tanto più che l'esecutivo non era, come nei moderni,
-separato dal potere legislativo; i principi faceano da giudici,
-pronunziavano in casi particolari, ed applicavano le pene da loro
-stessi decretate.
-
-I buoni imperatori si temperavano nell'esercitare quest'illimitato
-e legale rigore: i malvagi ne facevano stromento a passioni, e
-coll'infame genìa delle spie spargevano tra il popolo la pessima delle
-corruzioni, quella che ti fa sospettare un nemico in ogni fratello.
-Ma a quei mostri che si succedettero sul trono d'Augusto, udimmo
-mai rinfacciare che trascendessero la legge? Nulla avea questa che
-restringesse i loro arbitrj; della religione erano essi i pontefici
-sommi; la moralità era una controversia di scuola, sottomessa alla
-ferrea parola della legge, per la quale chiamavasi diritto ciò ch'era
-comandato (jus jussum). Se l'eventualità della nascita, o il capriccio
-dell'esercito, o la venalità d'un'assemblea assidono un mostro sul
-trono del mondo, costui diffonderà tanto più la propria corruzione,
-quanto più in alto è collocato. Se poi la scarsa fazione de' buoni vi
-innalzi principi d'invidiabile virtù, questi allevieranno i mali di chi
-sta a loro più vicino, ma dovranno assecondare anch'essi le materiali
-inclinazioni che ormai allo spirito tolgono ogni possanza; giacchè le
-abitudini d'un potere sfrenato si connaturarono a segno da non lasciar
-discernere la giustizia, nè sentire l'umanità; e tutte le classi,
-disarmoniche e scoraggiate, sospingonsi a vicenda nell'irreparabile
-abisso.
-
-Questo principe è proclamato superiore alla legge, eppure, come un
-balocco da fanciulli, è sollevato e abbattuto da frequenti rivoluzioni:
-non di quelle rivoluzioni, ove fra il sangue proceda la società, come
-la nave nelle tempeste; ma congiure di Corte o di caserma, che non
-fruttano nè franchigie nè esperienza, che uccidendo il tiranno assodano
-la tirannia.
-
-Da qui, come da tutte le rivoluzioni, la prevalenza della forza armata.
-Costretti a tenersi in guardia men tosto contro nemici esterni che
-contro i sudditi, gl'imperatori crebbero la potenza de' pretoriani,
-e questi usurparono la facoltà di eleggerli e mescersi del governo
-civile, finchè Comodo strappò le ultime apparenze di franchigia rimaste
-al popolo e al senato, col porre accanto al trono il prefetto del
-pretorio. Insuperbiti dal sentirsi necessarj, i pretoriani occupavano
-i beni altrui senza tampoco mascherare colle formole l'usurpazione;
-svilirono il senato coll'aggregarvi ogni feccia, purchè pagasse;
-vendettero i decreti; crearono venticinque consoli in un anno; che più?
-posero all'asta l'Impero.
-
-Quel che i pretoriani in città, pretesero farlo gli eserciti fuori,
-conferendo il diadema a quel qualunque, cui fossero disposti
-a sostenere. Dopo Massimino cominciano le gare fra il senato e
-l'esercito per l'elezione; e poichè il secondo preponderava, sceglieva
-gl'imperatori da nazioni differenti; Roma, invece di dar il padrone
-agli stranieri, lo ricevette da essi; e quale patriotismo poteva
-attendersi fra capi forestieri e sudditi avviliti? Poi ciascun esercito
-pretendendo l'eguale diritto, ne vennero doppie e triplici elezioni,
-sostenute da guerre civili, tra cui si logoravano le armi che sarebbero
-state necessarie contro i Barbari, e lasciavansi sguarnite le frontiere
-quando più era mestieri guardarle.
-
-Nei censessant'anni descritti dalla _Storia Augusta_, settanta persone
-portarono il titolo imperiale; e, dove conferivasi a quel modo, manca
-ogni criterio per distinguere il legittimo dall'usurpatore, se non sia
-l'esito. Effimeri monarchi potevano attenersi ad una politica uniforme?
-Ogni nuovo venuto vi mescolava alcun che di personale, compiacevasi
-operare a rovescio del predecessore; nessuno proponevasi un gran
-disegno, nè aveva il tempo d'effettuarlo.
-
-La divisione dell'Impero fatta da Diocleziano agevolava il pronto
-riparare agli invasori, e terminò le sommosse dei soldati: ma ne venne
-sterminato aumento alle spese delle Corti, non più semplici come al
-tempo d'Augusto, ma emule della vanità persiana; alle forze mancò
-l'accordo, e massime l'Italia nostra ne patì, cessando d'essere il capo
-e il cuore di quel corpo gigantesco.
-
-Costantino conobbe la necessità d'una monarchia regolare, comunque
-irrefrenata, e di separar il potere che dirige da quello che eseguisce;
-ma non ebbe arte o volontà di fondere i diversi elementi. Poneva un
-termine all'anarchia militare, facendo prevalere l'ordine civile;
-fiaccò la guardia pretoriana; ai capi de' soldati non assegnò che
-gl'infimi gradi della nuova gerarchia; quattro prefetti del pretorio
-e quattro eserciti si tennero l'un l'altro in rispetto; i soldati si
-cernirono solo fra proletarj, e perchè non disertassero, marchiavansi
-a fuoco sul braccio o sulla gamba. Restavano da ciò prevenute le
-turbolenze e le insurrezioni, ma fiaccata la robustezza militare
-allora appunto quando il bisogno ne cresceva; e disperse le legioni che
-difendevano i passi, lasciavansi a sbaraglio le provincie.
-
-I successori suoi abbandonaronsi alla corruttela d'una Corte asiatica,
-e i palazzi dov'essi ricoveravano la minacciata maestà, divennero
-officine d'intrighi, d'iniqui giudizj, di basse turpitudini, surrogate
-ai macelli dei primi Cesari. Fra cortigiani ed eunuchi, gl'imperatori
-non contraevano che avidità di godimenti, non gustavano che la
-beatitudine del far nulla; negligendo di vedere le cose coi proprj
-occhi, sulla guerra e l'amministrazione, sui lamenti e i bisogni dei
-popoli acquetavansi alle relazioni d'un confidente scaltro, brigante
-o venale. Che la traslazione della sede fosse opportuna alla durata
-dell'Impero, l'attestano i dieci secoli che Costantinopoli sopravisse:
-ma fra le due metropoli entrò gelosia; Roma indispettivasi di vedere
-diviso il diadema, e le ricchezze e gli ornamenti suoi passar ad
-abbellire la figlia rivale; Costantinopoli recavasi a sdegno che Roma
-pretendesse ancora il primato: sul Tevere ricoveravansi le reliquie del
-paganesimo in grembo all'aristocrazia; sul Bosforo versavasi sangue
-per le dispute cristiane: dei reciproci pericoli parevano esultare,
-anzi talvolta l'una dirigeva sopra l'altra i nemici o per rancore o per
-salvare se stessa.
-
-Vedemmo i Romani, sempre mal pratici in fatto di finanze, dapprima
-cercare la prosperità col tener basse le fortune, poi non conoscer la
-ricchezza che nel cumulo di metalli preziosi; e dopochè col cessar
-le conquiste cessò l'affluenza di questi, nessun modo si conobbe
-d'agevolare i cambj, e provaronsi tutte le angustie della mancanza di
-numerario. Neppure troviamo che in quegli estremi si ricorresse ai
-prestiti forzati e ai viglietti di banco, come erasi usato ai tempi
-d'Annibale; e l'arte riducevasi a smungere i sudditi col divisare un
-raffinato concatenamento di vessazioni. Man mano che l'Impero declina,
-cessano gli eventuali ristori che la sua potenza recava; e sempre
-più bisognoso d'uomini e di denaro, maggiormente domanda ai sudditi
-quanto meno si occupa del loro benessere; anzi, per soddisfare alle sue
-necessità, incatena le persone ed i possessi. Qui v'avea servi affissi
-ai padroni, là coloni affissi alla gleba, artigiani affissi alla
-manifattura, decurioni affissi al municipio colla persona, le sostanze,
-i figliuoli, l'eredità, l'amore[299].
-
-L'artigiano non paga le tasse? le dovrà la maestranza cui egli spetta.
-Ai sudditi le imposte riescono esorbitanti? ebbene, soddisfino per
-essi i decurioni. Abbandonano i terreni? ebbene, siano obbligati
-gli altri possessori a comperarli. I decurioni, aborriti perchè
-tiranni, aborrenti perchè tiranneggiati, sottraggonsi a quella carica?
-ebbene, vi si obblighino a forza; la assumano i bastardi, gli Ebrei,
-i sacerdoti indegni, i soldati fuggiaschi, i debitori insolvibili.
-Pertanto i municipj non erano che un sistema di più vasta e più
-immediata oppressura; le corporazioni d'arti equivalevano ad una
-galera; il titolo di cittadino romano, dianzi stimato e compro a gran
-valuta, era fuggito come un supplizio, era ripudiato quasi infame[300].
-
-Ne' mali più gravi i rimedj stessi aggravano; perfin la giustizia
-diviene un'occasione di danni. L'accomunamento della cittadinanza,
-reclamato dall'equità e dalla politica, non fece che spopolare
-l'Italia, traendone a Roma tutti i ricchi e gli scioperati: questo
-gentame seguì a Costantinopoli il pane e i piaceri, lasciando l'Italia
-vuota, deserti i suoi campi, le città senza patrimonio, senza capi.
-Allora la patria nostra perdette le esenzioni, fin là godute come terra
-sovrana; restò gravata dalle tasse comuni, appunto quando cessavano
-d'affluirle quelle di tutto il mondo; la migrazione dei ricchi e le
-rapaci correrie dei Barbari desolavano d'abitanti le sue città, di
-frutti le campagne, che, da giardini dei grandi com'erano prima, si
-conversero in letto di fiumi, in asilo di belve e di ladroni.
-
-Come prendersi cura alla difesa d'uno Stato, a cui non erano
-attaccati altrimenti che pel sanguinoso legame del tributo? Quei
-Greci, quei Galli che avevano profuso milioni di vite per la propria
-indipendenza contro Roma, veruna resistenza opposero agl'invasori.
-Il modo d'esazione dei Barbari, semplice per quanto arbitrario,
-men rincresceva che non il lento sanguisugio di un governo, che non
-pareva essersi raffinato se non a danno de' sudditi: le migliaja di
-schiavi sospiravano l'ora di mirare umiliati i burbanzosi padroni, e
-lanciar loro in viso i ceppi che aveano sin allora portati: i coloni,
-sottoposti all'enorme capitazione e ad opprimenti servigi di corpo,
-offrivansi a chiunque promettesse un sollievo, od almeno una mutazione
-di mali: il cittadino si divincolava in quella inestricabile rete
-di tirannia che avviluppava tutti, dall'imperatore sino all'infimo
-schiavo.
-
-Tra siffatti come suscitare il patriotismo? e tolto questo,
-qual movente rimaneva nelle antiche società? la legislazione? la
-filosofia? la religione? La prima fu il vero vanto degli ultimi secoli
-dell'Impero, consolidando ed appurando la famiglia e la proprietà,
-sicchè il furore de' tiranni violava quegli ordinamenti, ma non li
-cambiava: e questo rispetto alle leggi valse a prolungare l'esistenza
-di Roma, il cui decadimento venne lentissimo perchè il sistema era
-buono, nè facilmente si cancellava la grandezza del nome suo.
-
-Ma se, vedendo imperatori dispotici, moltitudine adulante,
-menzogna perpetua nelle apparenze e nel linguaggio, le anime nobili
-s'indignavano, non sorgeano però ad alto scopo, limitandosi a ribramare
-il passato; sicchè non mirando a un avvenire, ne seguiva sterilità
-d'intelligenza e di cuore. Una religione fondata sopra la credenza
-d'un Dio solo, se anche travii, può revocarsi a' suoi principj,
-avendo un punto saldo da cui prender le mosse. La latina, senza base
-una e solida, senz'intima moralità, contraddicente alla ragione e ai
-bisogni spirituali di quel tempo, non poteva restaurarsi, sconnessa
-che fosse. Inutili dunque gli sforzi di Augusto per rintegrarla come
-elemento d'ordine. Tentarono gli Antonini rinsanichirla innestandovi la
-filosofia stoica, e ne sorsero benefici regnanti e vigorosi magistrati:
-ma quella scuola, oltre gl'intimi difetti, non potea mai divenir
-popolare, come dev'essere una religione. Tanto peggio riuscirono i
-tentativi di ringiovanirla colle dottrine neoplatoniche, coi riti
-teurgici, colle iniziazioni mitriache.
-
-Rimedj organici portava il cristianesimo, destinato a compier l'opera
-di Roma, cioè unificare il mondo nel diritto, ricevere tutti nella
-gran città, reggere coll'impero i popoli senza abolirne l'indipendenza
-e l'autonomia, e non solo i popoli tra l'Eufrate e il Danubio, ma fin
-di là da mari, di cui neppure l'esistenza conoscevano gl'imperatori:
-dentro, virtù cittadine e private rifiorivano; un clero che la legge
-romana esimeva dai tributi oppressivi e dalle odiose cariche curiali,
-mentre la legge cristiana gli toglieva d'imbrutalire nell'ozio e ne'
-bagordi. Ma i monaci nel deserto e i sacerdoti nelle città, non che
-tutelare l'antico, invocavano il giovane mondo. Perocchè il dire che
-una società si discioglie, significa che un'altra cova nel suo seno, il
-cui fermentare scompone gli elementi dell'anteriore acciocchè entrino
-in nuove combinazioni. Insinuarsi nell'Impero la nuova dottrina non
-poteva se non iscomponendo l'ordine, di cui l'apparenza durava.
-
-Se n'accorsero fin dall'origine i giureconsulti e gli imperatori,
-laonde bandirono guerra a questi sudditi riottosi; e i Cristiani,
-ridotti a considerare per nemico un governo che in guise spietate
-voleva inceppare la più libera delle cose, la coscienza, se ne
-sceveravano stringendosi fra sè; disobbedivano ed erano puniti per
-colpe che non si giudicavano disonoranti, sicchè la disciplina andava
-a fasci, mentre fiaccavasi il sentimento morale; ne' magistrati onesti
-lottavano la coscienza e la legalità; entro le stesse mura, nella casa
-stessa, uno trovavasi nemico dell'altro, e lentavasi ogni legame di
-società e di famiglia.
-
-Il cristianesimo, sapendo che la resistenza è colpa quando cessa
-d'essere un dovere, per non provocare i tiranni, aveva dapprima
-offerto il collo tacendo e perdonando: invigorito poi ne' tormenti
-e nelle maschie voluttà dell'astinenza e della solitudine, alza la
-voce di mezzo al fragore dell'armi; da credenza personale e interiore
-s'è mutato in istituzione, con governo e rendite, rappresentanza ed
-assemblee, talchè può svincolarsi dagl'impacci della società civile.
-L'unità, scopo della politica romana, perì allorchè questa a doppio
-interesse si dirizzò, alla patria cioè ed al cristianesimo; e la
-società che finiva non avendo più l'autorità, la nuova non avendo
-ancora la potenza, venne ad accelerarsi lo sfacelo.
-
-Ogni nuova rivoluzione religiosa noceva allo Stato; poichè o Costantino
-alzasse il làbaro, o Giuliano riaprisse i delúbri, o Gioviano tornasse
-alla croce, sottraevansi all'Impero le braccia o il senno di alcuni,
-che faceansi coscienza di coadjuvare a chi adorava altrimenti, o
-non v'erano sofferti dall'intolleranza: le istituzioni introdotte
-e quelle abolite dal cristianesimo traevano il crollo di altre, su
-cui la vecchia società era sistemata: ai municipj non restò più che
-miseria quando Costantino applicò i loro possessi alle chiese: dalla
-milizia e dalle magistrature molti forti e pensatori si stornavano per
-darsi all'eremo o al sacerdozio, e tornavano di aggravio ai laici le
-esenzioni concedute al clero.
-
-Nella teologia antica il perire degli Dei faceva perire la nazione:
-sicchè Roma dovea cadere perchè caduti i suoi numi, finir l'Impero
-perchè era finita quella teologia. La nuova avrebbe potuto rivolgersi
-tutta a riformare i costumi mediante i precetti morali e le leggi
-civili: ma ne fu sviata per l'inciampo delle eresie. Perocchè, se la
-morale era la conseguenza, la premessa era il dogma: e quella senza
-di questo sarebbe soccombuta nell'urto della barbarie, non potendo
-dalla sola filosofia cominciarsi una civiltà duratura. Bisognò dunque
-chiarire, precisare, mettere in sodo il dogma: ma che la morale e
-l'attuamento di essa nelle leggi non fossero neglette, il palesano
-la motivazione delle migliori costituzioni imperiali, tutti gli
-scritti dei santi Padri, e quella folla di sacerdoti e di monaci che
-coll'esempio e colla parola proclamavano la virtù, pur lamentando che
-tanto restasse annebbiata dalle antiche abitudini.
-
-Efficacia pubblica scemò alla religione l'essere la società civile
-rimasta ancora pagana di fondo, d'istituti, di leggi, di costumi, qual
-era sorta e cresciuta. Essa possedeva tutte le istituzioni opportune
-al progresso delle idee e all'ammiglioramento degl'intelletti; mentre
-la religione nuova ne mancava: e tutto dovea dedurre dalla propria
-volontà, dalle credenze, dall'impero di queste sugli animi, dal bisogno
-che aveano di propagarsi e d'occupare il mondo.
-
-L'esito del conflitto non restò a lungo dubbioso, e la società antica
-fu trafitta nel cuore: ma siccome certi paladini del medioevo si
-favoleggiò che persistessero a combattere tre giorni dopo morti,
-così quella si reggea per la propria mole, e pagana nelle midolle
-anche dopo fatta cristiana nell'esteriore, prolungò una vita affatto
-artifiziale; posto il dogma della Trinità e della Redenzione in
-fronte alle leggi, pure l'impero progrediva in un ordine diverso,
-se non anche opposto al Vangelo. Nè il cristianesimo proponevasi
-d'abbatterlo, suo scopo essendo il migliorare gli uomini acciocchè
-s'immegliasse la società, non già il correggere quelli per mezzo di
-questa, come fin allora avevano i savj praticato. Non fa dunque cessar
-di colpo le intime ostilità, la schiavitù, la passiva obbedienza; con
-quali forze l'avrebbe potuto? non determina le relazioni di coscienza
-fra re e popoli, perchè nazioni cristiane non v'aveva ancora, ma
-soltanto individui; al governo siedono imperatori, che sono capi degli
-eserciti e dello Stato, pontefici e Dei, con un senato disposto a
-tutto confermare, un esercito a tutto eseguire: ma la Chiesa intuona
-che gl'imperatori dipendono anch'essi da un Dio, il quale a suo grado
-li solleva ed abbatte; che la rigidezza parziale ed esclusiva della
-legge romana deve piegarsi alla comprensibilità cristiana, cioè alla
-moralità e alla giustizia, uniformi per tutti; i cesari non sono
-sbalzati dal trono, ma dall'altare e dalla sedia pontifizia; e accanto
-alla società peritura ne viene alzata per modello una nuova, diversa
-all'intutto, fondata sull'eguaglianza degli uomini, con una gerarchia
-elettiva, dove non nobiltà, non privilegi ereditarj, dove gli onori,
-la considerazione, il potere si piantano sull'unica base legittima, il
-merito.
-
-Frattanto i ministri della parola consigliavano a garantirsi dalla
-corruzione col ridursi nella solitudine, nella preghiera, nel
-celibato: del che i Pagani li rimproverano, quasi tendessero a rompere
-ogni legame, fin quelli della famiglia, e il cristianesimo fosse
-incompatibile con qualunque civile assestamento. Sant'Agostino, che
-vedeva qual partito potrebbero i nemici della religione trarre da
-principj, dei quali soltanto l'esagerazione era pericolosa, assumeva
-a dimostrare che il Vangelo non proibisce nè di portar le armi, nè di
-sostenere le cariche pubbliche, ma aspira a formare magistrati integri
-e soldati docili alla disciplina; e — Quelli che pretendono la dottrina
-di Cristo contraria alla repubblica, ci diano un esercito composto di
-soldati quali essa dottrina li vuole; ci diano magistrati provinciali,
-mariti, spose, genitori, figli, padroni, schiavi, re, giudici,
-debitori, esattori, quali la legge di Cristo comanda che sieno; e
-allora vedremo chi oserà dire che essa è nemica della repubblica; nè
-si esiterà a riconoscere quanto la salvezza dello Stato sarebbe meglio
-assicurata qualora si ascoltasse alle nostre esortazioni».
-
-Tal era il vero spirito del cristianesimo; ma non tutti i dottori
-cristiani lo comprendevano sì chiaro come Agostino, e la divergenza
-d'opinioni dava appiglio ai rimbrotti dei Pagani. Ad ogni modo,
-società cristiana non poteva dirsi fintanto che i depositarj della
-nuova dottrina non fossero riusciti ad impadronirsi dell'uomo dalle
-fasce, eliminare le idee dell'ordine antico, divenute seconda natura,
-ed istillar quelle del nuovo, insieme coi precetti ricevuti sulle
-ginocchia della madre.
-
-Benchè dunque sembrassero riconciliate la società civile e la
-religiosa, sussisteva la contraddizione d'origine e d'essenza,
-e comprendeasi che non bastava mutare le costituzioni romane, ma
-bisognava per tutt'altra via dirigere il Governo, se si volesse lo
-scampo non dell'Impero ma della società. La nuova fede non era discesa
-dal cielo pel Romano soltanto, come il Palladio e gli Ancili; ma
-nella giustizia e carità sua abbracciando il genere umano, sostituiva
-l'amore universale all'angusto patriotismo antico: d'altra parte, non
-vedeansi già i Barbari combattere nelle file di Roma, e governare,
-e talora anche sedere sul trono? Lontani adunque dal compiangere la
-rovina d'una società esclusiva, l'invasione dei Goti consideravano come
-un estendersi dei diritti umani, un necessario risanguamento[301]; e
-le macerazioni di Roma come un giusto giudizio delle sanguinose sue
-iniquità.
-
-Pertanto non rinvigorirono il patriotico egoismo e l'odio contro tutte
-le nazioni: parevano fino esultare ai disastri della città terrena, i
-quali tornavano a glorificazione della città celeste. Di ciò movevano
-loro acerba accusa i Gentili, e ne restavano più sempre lentati i
-vincoli sociali, e indotto quello spirito di diffidenza e persecuzione,
-che è effetto e diviene causa della sconnessione sociale. Qualora poi
-il pericolo stringesse, ambe le parti esagerando, gli uni ponevano ogni
-fiducia ne' martiri e nei miracoli, gli altri nelle viete osservanze;
-invece di cercar le cause presenti dei mali ed i rimedj, i Gentili
-ripeteano, — Ecco come si vendicano quei numi abbandonati, sotto i
-quali era giganteggiata la romana fortuna»; di rimpatto i Cristiani
-sulla nuova Babele intonavano le minaccie de' profeti contro l'antica,
-e ne' disastri scorgevano l'avviso o la punizione di Dio, il trionfo
-della verità, la legge della Provvidenza. Nel più sublime de' loro
-carmi essi leggevano le maledizioni contro di Roma: «Uno dei sette
-angeli venne, e disse al veggente di Patmo: — Ti mostrerò la condanna
-della gran meretrice, che siede sopra le grandi acque. E lo trasportò
-nel deserto, e vide una donna seduta sopra una bestia color porpora,
-piena di nomi di bestemmia, con sette teste e dieci corna; ed era
-vestita di porpora e di grana, fregiata d'oro, di gemme e di perle, e
-teneva in mano un vaso d'oro, e sulla fronte portava scritto _Mistero_.
-E l'angelo gli disse: — Perchè stupisci? io ti dirò il mistero della
-donna e della bestia che la porta, e che ha sette teste e dieci corna.
-Le sette teste sono i sette colli sopra cui ella è posta: le acque
-che tu vedi, sono i popoli, le genti, le favelle: la donna è la gran
-città, che regna sopra i re della terra. Tutte le nazioni furono
-sedotte da' suoi prestigi; i mercadanti della terra si arricchirono
-degli eccessi del suo lusso; essa si elevò nell'orgoglio suo e tuffossi
-nelle delizie, dicendo in suo cuore, _io son regina, e mai non cadrò
-in lutto_; e divenne una Babilonia madre delle fornicazioni e d'ogni
-abominio, e inebbriò i re della terra col vino della sua prostituzione,
-e nella stessa coppa fece bevere tutti i popoli del mondo. Dai quali
-comperò preziosità, ed essi esclamarono: _Qual città fu mai pari a
-questa?_ Ma guaj a lei, che s'ubriacò del sangue de' santi, del sangue
-dei martiri di Gesù. I mercadanti della terra gemeranno e piangeranno
-sopra di essa, perchè non fia più chi compri le loro merci, le merci
-d'argento e d'oro, di pietre, di perle, di bisso, di porpora, di
-seta, di grana, d'ogni sorta legni odorosi, e mobili d'avorio, e gemme
-preziose, e rame e ferro e marmo, e cinnamomo ed incenso, vino, olio,
-fior di farina, biada, bestie da carico, agnelli, cavalli, carri,
-schiavi ed anime d'uomini. In un giorno le verrà lutto e morte, fame e
-incendio, perchè forte è il Signore che la giudicherà»[302].
-
-Che vediamo dunque a Roma negli ultimi suoi tempi? sul trono un fasto
-imbelle e snervante; usurpatori che si disputano le provincie senza
-saperle difendere; confische e procedure moltiplicate dai sospetti; le
-pubbliche cose in mano di schiavi, di stranieri, d'eunuchi; cortigiani
-che rinterzano intrighi; vescovi in lite e scisma tra sè; provincie
-quali perdute, quali in tentenno; gli eserciti composti di barbari
-soldati, comandati da barbari generali; decurioni per forza; magistrati
-che procurano, come nei naufragi, raccogliere qualche brano di potere
-e di ricchezza; molti ribellatisi alle leggi, che fanno guerra alle
-vie e ai campi; una plebe ignorante, scostumata, inerme, che, oppressa
-da sciagure, pretende dall'avvenire ciò che questo non le potrebbe
-dare, e con odio sovente ingiusto trabalza quelli che con inconsiderato
-entusiasmo elevò; finchè, caduta nella prostrazione d'animo che
-consegue alla servitù ed alla diuturnità dei mali, guarda impassibile
-lo sfasciarsi d'un ordine di cose che nè teme nè ama, e, per sottrarsi
-ai mali incalzanti, desidera fin i disastri gravi ma passeggeri
-della guerra. Pertanto l'impronta degli ultimi anni dell'Impero è la
-vigliaccheria; è una personalità inerte, a cui le irruenti sventure non
-istrappano che querele, e del passato non ritiene se non un residuo di
-idee pagane, che rende necessaria la distruzione di quel cadavere, la
-cui putrefazione avrebbe appestato la terra.
-
-A distruggerlo ecco i Barbari. La Germania era divisa fra cento
-popolazioni, da nessun legame od interesse congiunte nell'impresa; e
-non appena le aquile latine aveano fitto in una l'artiglio, una nuova
-sottentrava con integre forze e diverso metodo di guerra; sicchè per
-quattro secoli, da Basilea sino alle foci del Reno e del Danubio,
-durarono aperte ostilità o pace armata, nè le guerre profittavano
-ad altro che a respingere l'assalto. Ma ormai che valeano le
-barriere poste dalla natura e dall'uomo, quando d'ogni dove i nemici
-irrompevano, o per naturale desiderio d'avventure e pericoli, o per
-avidità di preda, o per vendetta, o per impulso d'altri Barbari, o per
-sollecitazione d'alcun ambizioso?
-
-Que' Germani venivano tutt'animo e spiriti guerreschi, colle virtù
-domestiche, e coi vizj della forza. Capi, eletti per merito e nel fiore
-dell'età, servivano di raffaccio agli accidianti augusti; le assemblee
-generali sotto cielo aperto, agl'intrighi de' gabinetti romani; gli
-eserciti ignudi e baldanzosi, alle truppe comprate e insofferenti
-della disciplina; i Germani robustamente sistemati nelle loro tribù, ai
-Romani svigoriti dallo spegnersi del patriotismo; il governo semplice
-e spicciativo di quelli, ad uno di fiscali e legulej, al quale, come al
-vampiro, non rimaneva fiato se non per suggere il sangue. La brutalità
-barbarica era meno obbrobriosa che non l'affinata dissolutezza de'
-Romani che aveano abusato di tutte le dottrine, di tutti i godimenti:
-que' caratteri vigorosi sapeano obbedire, sapeano sacrificarsi,
-possedevano istintivamente quel sentimento d'onore che l'antichità
-classica non conobbe, e di cui il cristianesimo dovea poi valersi per
-formare la coscienza pubblica, e costituire l'obbedienza ragionevole.
-I Germani agognavano acquistare una patria: i Romani non curavano
-difendere la propria. Fra i primi le donne stimolavano al valore ed
-alle imprese: le nostre svogliavano dalle pubbliche cure, talvolta
-ancora tradivano, come dicesi che la moglie di Stilicone invitasse
-Alarico, Onoria conducesse Attila, Genserico Eudossia. Quelli erano
-animati da religione sanguinaria, che assegnava il paradiso in premio
-delle stragi: questi divisi tra una voluttuosa che sfasciavasi, e una
-nuova che, avendo il suo regno in altro mondo che questo, insegnava ad
-offrire la guancia sinistra a chi la destra avea percosso.
-
-Il popolo di Marte come poteva ritardar la sua caduta altrimenti,
-che col rinfrescare l'elemento suo primo, la forza? Tanto si vide
-allorchè sedette a capo dell'Impero una serie di prodi, cresciuti
-fra l'armi e sollevati dal valore: ma i più, giunti alla porpora,
-deponevano l'usbergo, o ignari d'ogni altro studio fuor della guerra,
-mandavano a precipizio l'amministrazione. Nell'esercito, cernito per
-forza, la disciplina, nerbo di Roma, pervertivasi; si voleva ragionare
-l'obbedienza: era bisogno di trasportare le legioni su remoto confine?
-ricusavano, pronte a salutare augusto il primo che promettesse riposo
-e donativi; lagnavansi del peso delle armadure, e prima la corazza,
-poi il caschetto vollero deporre; preferivano il comodo dei cavalli
-alla fermezza della fanteria; cessarono di fortificare ogni volta gli
-accampamenti, sicchè, esposti senza difesa, più non poterono confidare
-che ne' turpi passi della fuga.
-
-Che se ancora il desiderio di passare dalla classe degli oppressi in
-quella degli oppressori faceva ad alcuni desiderare la condizione di
-soldato, in cui potessero saccomannare le provincie, esigere lauti
-donativi dagli imperatori, deporli e crearli a talento, cambiossi
-il caso dopo Diocleziano e Costantino, quando una regolata gerarchia
-ridusse l'esercito alla vera sua natura di macchina. Allora il fasto
-della Corte attribuiva i titoli della milizia a chi avesse, non
-meritato in opera d'arme, ma prestato servigi al principe; sicchè
-trovossi più comodo intrigare in palazzo che combattere sul campo:
-ogni gloria era riservata all'imperatore; dall'arbitrio di questo
-gli onori e le dignità. Nulla dunque allettava alla pericolosa e non
-necessaria carriera dell'armi; e tanto meno dacchè, forse per impedire
-le frequenti sedizioni, Gallieno escluse i senatori dal capitanare
-eserciti. Allora i patrizj infingardirono, e fuggendo dall'Italia,
-s'andavano a rimpiattare nella Macedonia, nella Dalmazia, nella Tracia,
-per sottrarsi alle dignità e alla milizia che recava gravissimo peso e
-scarsi onori. Il popolo minuto rifuggiva dal servizio a segno, che per
-sottrarsene molti si amputavano il pollice[303].
-
-Quando Italia fu invasa, non si trovò chi ostasse: Stilicone offrì
-due monete d'oro a qualunque schiavo si arrolasse, mentre un tempo
-costoro venivano accettati appena in pericoli stringentissimi: città
-folte di popolo e munite resistettero solo qualche istante a bande di
-scorridori, ignari dell'arte degli assedj, e incapaci di perseverare
-ad un'impresa. Inetti a resistere coll'armi, i figli di quel Camillo
-che volea la patria salvata col ferro non coll'oro, chetano i nemici
-a denaro, prima palliato col nome di soldo, poi preteso apertamente
-siccome tributo. L'Impero ne resta smunto, e costretto a gravare
-più sempre i sudditi, mentre i nemici se ne rifacevano, per tornare
-più vigorosi a nuove pretensioni, perduto il rispetto che ispira una
-nazione domabile sol dopo lunga resistenza. Che se quel soldo fosse
-tardato o disdetto, i Barbari venivano a ripeterlo colle armi, più
-baldanzosi quanto più i provinciali divezzavansi da queste.
-
-Fu dunque forza rimettersi affatto a braccia straniere: riempiute le
-schiere di così fatti, anche il comando se ne affidò a Barbari, che
-per tal via ascesero alle supreme magistrature. Grandi capitani ne
-trasse Roma, non mossi però da carità di patria, o da quel sentimento
-che è padre del vero coraggio, bensì da cupidigia di tesori e di
-gradi, o da ambiziose gelosie: Rufino sommoveva i Vandali e i Goti per
-contrariare Stilicone; questo lasciavasi fuggir di mano i Goti perchè
-non si cessasse d'aver bisogno di lui; Ezio non esterminava Attila
-per impedire gl'incrementi di Torrismondo. Gli imperatori non poteano
-riporre piena fiducia in eroi prezzolati: i cortigiani invidiavano ed
-aborrivano cotesta genìa, potente solo per le spade: la vanità latina
-si teneva oltraggiata dalla superiorità di quelli che continuava a
-chiamar barbari: e Stilicone, Ezio, Romano, Nigidio cadevano sotto al
-pugnale di maligni eunuchi o d'emuli imbelli.
-
-Eppure a svecchiare l'Impero, o almeno a difenderlo da nuove invasioni,
-unico partito sarebbe stato il fondere i Romani coi Goti, gente da
-gran pezzo abituata agli ordini de' Romani, tra cui o presso cui
-viveva, non isnervata dai vizj della civiltà, e capace di riceverne i
-vantaggi, come ne fanno prova i regni dove si piantò. Ma da una parte
-vi si oppose l'antipatia nazionale, inasprita dai disaccordi religiosi;
-dall'altra la sleale politica credeva sottigliezza d'accorgimento il
-seminare zizzania fra i popoli assalitori; e col violare i patti e con
-turpi tradimenti gl'irritava, e toglieva la possibilità d'onorevoli
-accordi.
-
-Disgustati, essi rivoltavansi contro quelli che dianzi aveano difesi;
-tornando d'aver servito nelle legioni, rivelavano le ricchezze
-e le delizie de' paesi romani, e la facilità di conquistarli; e
-ricomparivano più baldanzosi e più forti. Al crescere del pericolo
-scemavano i mezzi di ripararvi; ogni provincia che i Barbari invadono,
-cessano le contribuzioni di generi e d'uomini all'Impero; si ritirano
-dalle frontiere le guarnigioni e i magistrati, abbandonando le antiche
-conquiste agli assalitori ed a se stesse. Allora si scioglie il solo
-legame che unisce a Roma i varj municipj; e tutti si smembrano senza un
-pensiero al bene del corpo, al quale erano appiccicati, non congiunti.
-Solo in governi federativi, o dove le libertà provinciali sono
-profondamente radicate ne' costumi, le nazioni possono sussistere anche
-con un governo debole, e fin senza governo: qui invece erasi voluto
-ridurre ogni cosa al centro, e sfasciavasi l'intero corpo quand'era
-minacciato il capo.
-
-Qualche imperatore s'avvisò di riscuotere il patriotismo
-coll'avventurare, fra quello scompiglio, alcun elemento di libertà;
-il diritto di tener armi, levato dall'ombroso Augusto, fu restituito
-ai sudditi[304]; Graziano esortò le provincie a formare assemblee, ove
-discutere sopra oggetti di pubblico interesse, non impedite o ritardate
-da verun magistrato[305]; Onorio suggerì perfino una specie di governo
-federativo che raccogliesse quei divisi, ma niuna provincia o città ne
-approfittò[306]: tanto al sentimento affatto locale di quelle società
-riusciva incomprensibile e repugnante il sentimento dell'unione.
-Pertanto ciascuno, uomini e corpi, restringendosi in se stessi, non
-rimase chi difendesse l'Impero: i Barbari lo sovvertirono a loro
-voglia, finchè risolsero d'abolirlo.
-
-
-
-
-CAPITOLO LVII.
-
-Ultimi imperatori.
-
-
-Gl'imperatori stessi, inetti a sostenerlo, davano il crollo all'Impero.
-Valentiniano III, trionfante senz'aver combattuto (450),
-si scapestrò dopo la morte di Placidia; e preso in odio e in sospetto
-Ezio, salvatore dell'Impero, ad istigazione de' suoi eunuchi gl'immerse
-in cuore quella spada che mai non avea saputa impugnare contro de'
-Barbari. Con pari viltà furono assassinati gli amici del patrizio:
-al quale, come all'uomo che soccombe, furono attribuiti ambiziosi
-disegni, accordi coi nemici, macchinate rivolte. Vili che applaudissero
-all'imperiale assassino non mancarono; ma un Romano osò dirgli: — Tu
-facesti come chi colla sinistra si amputasse la destra».
-
-A scorno della virtuosa moglie Eudossia, Valentiniano lasciviva fin
-sopra le dame principali. La moglie di Petronio Massimo, ricco senatore
-di casa Anicia, gli resistette; ma un giorno al giuoco l'imperatore
-vinse a costui l'anello, e di questo si valse per mandar a chiamare
-la casta donna in nome del marito e se ne sbramò. Massimo propose
-tergere l'oltraggio nel sangue, e due fedeli di Ezio, improvvidamente
-accolti fra le guardie imperiali, gli prestarono il braccio per
-scannare Valentiniano (455 — 16 marzo). Massimo non durò
-fatica a erigersi imperatore; ma quest'atto fu il termine delle
-prosperità e delle virtù, di cui egli era stato fin allora un modello
-(455). Quanto non dovette egli sospirare la privata onorevole
-tranquillità allorchè si trovò a capo d'un Impero che uom del mondo
-più non era capace di rinfiorire! Coll'amico Fulgenzio, al cadere di
-giornate tempestose e di notti insonni, esclamava: — Fortunato Damocle,
-il cui regno cominciò e finì nel pranzo istesso!»
-
-Volle puntellarsi sul trono coll'impalmare a suo figlio Palladia,
-primogenita dell'ucciso imperatore; ed egli stesso, mortagli la
-virtuosa donna, menò a forza la vedova di Valentiniano. Costei, per
-vendicar sè ed il marito, si dirizzò al terribile Genserico, che con
-robusto armamento di Vandali e Alani dall'Africa sbarcò alla foce
-del Tevere. Massimo rimase ad aspettarlo con una freddezza che non
-era coraggio; ma dal popolo fu tolto a sassi, e gettato nel Tevere
-(12 giugno).
-
-Tre giorni dopo, Genserico era alle porte di Roma, la quale, sapendo
-assassinare, non difendersi, limitavasi a piangere ed orare. La
-religione di nuovo la coprì col suo manto; e Leone papa, che l'avea
-schermita da Attila, uscì col clero in processione, e coll'autorità
-d'uomo venerato e colla santità del ministero indusse Genserico a
-risparmiare le stragi e il fuoco; del resto tutto fu abbandonato ad un
-saccheggio di quattordici giorni. Al tempio di Giove in Campidoglio fu
-tolto fin il tetto di bronzo dorato, salvandone però le statue dei numi
-e degli eroi. In quello della Pace aveva Tito deposti gli arredi del
-culto giudaico, la tavola e il settemplice candelabro d'oro; e questi
-pure furono rapiti. Nè le chiese cristiane restarono immuni; e le
-ricchezze sfuggite ad Alarico vennero accumulate sulle navi africane,
-che parevano vendicare Cartagine. Eudossia medesima, avanzatasi
-incontro all'invocato liberatore, si vide strappar di dosso le gioje,
-e con due figliuole fu imbarcata fra migliaja di schiavi, scelti
-per bellezza o vigorìa. Prospero vento portò a Cartagine le prede
-e le persone, alle quali alcun ristoro diede il vescovo Deograzia,
-ricoverandole nelle chiese, soccorrendole cogli ori di queste, e coi
-conforti che la carità sola conosce. Il poeta Paolino, allora vescovo
-di Nola, convertì in questo pio uso tutte le ricchezze ecclesiastiche;
-e nulla più restandogli, per riscattare il figliuolo d'una vedova,
-diede schiavo se stesso[307].
-
-Anche da altre parti i Barbari irrompevano, e le provincie scotevano
-il giogo di Roma. Franchi ed Alemanni procedettero fino alla Senna;
-alle coste portavano assalto i Sassoni; i Goti aspiravano a durevoli
-conquiste. A frenare costoro, Massimo aveva destinato Flavio Avito,
-nobile d'Alvergna, che in sua giovinezza attese alle lettere e al
-diritto, combattè a fianco di Ezio, meritò d'essere prefetto al
-pretorio della Gallia; poi dal ritiro villereccio presso Clermont
-chiamato generale della fanteria e cavalleria, non si ricusò al bisogno
-della patria, tenne in rispetto i Barbari, ed egli medesimo andò a
-trattare con Teodorico II re dei Visigoti. Costui, udita la morte di
-Massimo, esibì assistere Avito per succedergli (10 luglio);
-e Roma e l'Italia nol poterono ricusare, solo pregandolo a por sua sede
-nell'antica capitale del mondo.
-
-La virtù di Avito non resistette alle blandizie d'un grado, cui,
-perduta la potenza, restavano le seducenti vanità; e molti mariti
-inimicò. Lo scontento non tardò a prorompere; e il senato, che nella
-debolezza degli augusti aveva ricuperato alcuna autorità, pose in campo
-il suo diritto d'eleggere l'imperatore. A nulla però sarebbe riuscito
-se non v'avesse dato appoggio il conte Ricimero, uno de' principali
-comandanti dei Barbari ausiliarj in Italia. Distrutte sessanta galee
-vandale nelle acque della Corsica, era costui stato salutato liberatore
-d'Italia: del quale trionfo imbaldanzito, intimò ad Avito di deporre
-la porpora (456 — 16 8bre). Questo cercò sicurezza col farsi
-ungere vescovo di Piacenza; ma quivi pure perseguito dalla vendetta del
-senato, mentre fuggiva verso la natale Alvergna, morì o fu ucciso.
-
-Vacato alquanto l'Impero, fu conferito a Giulio Valerio Magioriano
-(457 — 1 agosto), degno di migliori tempi. In voce di coraggioso,
-liberale e accorto, sotto Ezio militò con tanta gloria, da eccitarne
-la gelosia; degradato per ciò, fu riassunto alla morte di quello, e
-Ricimero, divenuto patrizio d'Italia, lo costituì generale
-della cavalleria e della fanteria; e poi ch'ebbe in quel grado respinto
-gli Alemanni che erano proceduti fino a Bellinzona di qua dall'alpi
-Lepontine, lo collocò sopra un trono, di cui disponeva a suo talento.
-Dell'elezione Magioriano fece saputo il senato e l'esercito[308]: —
-A sostenere il colmo del principato, non per volontà mia m'accostai,
-ma per ossequio della pubblica devozione, onde non vivere a me solo,
-o ricusando non parere ingrato alla repubblica per cui nacqui. Or
-favorite al principe da voi creato, e partecipate con noi alla cura
-degli affari, acciocchè l'impero, datomi per vostra istanza, cresca per
-le concordi attenzioni. La giustizia varrà al tempo nostro, e la virtù
-potrà prosperare sotto la tutela dell'innocenza. Nessuno temerà gli
-spionaggi, che già da privati noi detestammo, e che ora specialmente
-condanniamo: delle calunnie abbia paura soltanto chi le porti. Col
-padre e patrizio nostro Ricimero, vigilantissimo delle cose militari,
-avremo cura di serbare il mondo romano, che in comune assicurammo da
-esterni nemici e da domestica discordia. Spero che della elezione
-nostra voi serberete tal memoria, quale io, consorte una volta dei
-vostri pericoli, mi riprometto senza manco dall'amor vostro; e se il
-Cielo m'assista, mi sforzerò, con autorità di principe e riverenza di
-collega, che non abbia a spiacervi il giudizio che di me recaste».
-
-Il linguaggio costituzionale de' primi anni dell'Impero, disusato da
-tanto tempo, suona ancora in questo editto, e per l'ultima volta.
-
-Nelle poche sue leggi Magioriano mostrava i sentimenti generosi
-e generosamente espressi d'un padre di popolo infelice, che ai
-mali di questo soccorre ove può, se non altro li compatisce. Le
-fortune dei provinciali, «attrite dalla varia e molteplice esazione
-di tributi, e dagli straordinarj pesi fiscali», sollevò alquanto
-depennando i vecchi crediti del fisco; e toltala alle commissioni
-straordinarie[309], tornò ai provinciali la giurisdizione sulle tasse.
-I senati minori, cioè i corpi municipali, «viscere delle città e
-nervi delle repubbliche», erano tanto sviliti dall'ingiustizia de'
-magistrati e dalla insaziabilità degli esattori[310], che i cittadini
-se ne sottraevano coll'esigliarsi lontano od ascondersi. Magioriano
-gli esorta a tornare, alleviandone i pesi; e scioltili dall'esser
-garanti del tributo nel loro distretto, esige da essi soltanto un
-esatto conto del ricevuto e dei debitori morosi. Ai difensori della
-città restituisce la tutelare potenza, confortando ad eleggere a quel
-grado persone incorrotte, capaci e coraggiose di sostenere il povero
-e combattere il prepotente, ed informare l'imperatore de' soprusi,
-col suo nome ammantati. Provvide anche agli antichi edifizj, o per
-negligenza crollanti, o che abbatteansi onde avere materiali a nuove
-fabbriche. All'adultero, confisca de' beni ed esiglio; se tornasse in
-Italia, poteva essere ucciso impunemente. Nessuna si consacrasse a Dio
-prima dei quarant'anni: le vedove minori di quest'età si rimaritassero,
-o perdessero metà dei beni. Annullati i matrimonj disuguali. Di quel
-che vi si scorge d'eccessiva minutezza, di sproporzionato rigore e di
-rimembranze pagane, lo scusi la buona intenzione.
-
-Sconfitto Genserico che era sbarcato in Italia, Magioriano meditava
-ricuperare l'Africa; ma non potendo restituire il coraggio e la
-disciplina nelle legioni, assoldò Barbari, e a capo loro (458) passate
-le Alpi di fitto inverno, vinse Teodorico II visigoto, e lo accettò in
-alleanza; intanto che negli arsenali di Miseno e di Ravenna faceva
-allestire navigli, sicchè prontamente ebbe raccolte a Cartagena
-trecento grosse galee e adeguato numero di sottili. Ma Genserico
-ridusse a deserto la Mauritania, e sorpresa la flotta mal guardata
-nel porto, vi fisse il fuoco. Magioriano si trovò allora ridotto ad
-accettare una tregua, durante la quale accelerò nuovi preparativi: ma
-gli scontenti prodotti dalle sue riforme toccarono il colmo per la
-presente disgrazia, e il sollevato campo l'uccise a Voghera (461 — 2
-agosto).
-
-Ricimero allora ingiunse al senato d'eleggere Vibio o Libio Severo,
-oscuro lucano: poi, appena gli riuscì incomodo, il tolse di mezzo
-(465 — 15 agosto), e per venti mesi governò, non assumendo
-verun titolo, ma facendo tesoro, armi, alleanze in proprio nome.
-Protestavano contro la sua dittatura Marcellino ed Egidio. Il primo,
-letterato e fedele all'antica religione, era stato caro ad Ezio,
-perseguito da Valentiniano, da Magioriano messo a governare la
-Sicilia e l'esercito ivi disposto contro i Vandali; dappoi, occupata
-la provincia della Dalmazia, si intitolò patrizio dell'Occidente,
-e andando in corso per l'Adriatico, infestava le coste d'Italia e
-d'Africa. Egidio, maestro della milizia nella Gallia, si chiarì nemico
-agli uccisori di Magioriano, e con forte esercito si rese formidabile:
-presso Orleans sconfisse gl'imperiali e minacciò l'Italia: nè forse
-Ricimero seppe disfarsene altrimenti che col veleno.
-
-Anche Beorgor re degli Alani era sceso in Italia (464), ma
-sotto Bergamo toccò una sconfitta sì piena, che dopo d'allora più non
-trovasi mentovata quella gente. Genserico, non fiaccato dalla grave
-età, usciva ogni primavera con grossa flotta dal porto di Cartagine,
-e se il piloto gli chiedesse ove drizzar la prora, rispondeva: — Ove
-soffiano i venti, che ci porteranno al lido cui la divina giustizia
-voglia punire». Quanto bagna il Mediterraneo fu infestato da' costui
-ladroni, i quali, non avidi di gloria ma di bottino, sfuggivano
-d'affrontare eserciti in campagna, o assaltar fortezze; e sui loro
-cavalli battuto il litorale e rapitone il bello e il buono, si
-rimbarcavano. Ricimero, sprovveduto di forze navali, dovette lasciare
-che gl'italiani ricorressero alla mediazione dell'imperatore di
-Costantinopoli.
-
-Questi spedì ambasciatori a Marcellino, che, pago di vedersi con tal
-atto riconosciuto sovrano della Dalmazia, promise restar quieto.
-Genserico, al contrario, alzava le pretensioni, e pretendeva che
-suo cognato Olibrio fosse elevato augusto; ma in vece sua, dopo
-diuturna vacanza, fu gridato Procopio Antemio [Sidenote: 467 — 12
-aprile], galata di nazione, uno de' più illustri privati dell'impero
-Orientale, e genero dell'imperatore Marciano. Mosso da Costantinopoli
-con molti conti e con piccolo esercito, entrò in Roma trionfalmente,
-e senato, popolo, federati approvarono la scelta. Ricimero, che
-nella vacanza avea continuato da padrone, volle gli sposasse una sua
-figlia, e splendidissime celebraronsi le nozze. Antemio, lasciando
-Costantinopoli, avea ceduto la sua casa per farne un bagno pubblico,
-una chiesa, un ospizio pei vecchi: pure in Roma tollerò sì gli avanzi
-del paganesimo, sì gli eretici, e nel fôro Trajano rinnovò l'antica
-cerimonia del manomettere i servi colla guanciata, «pronto (diceva
-il suo panegirista) a sciogliere gli antichi schiavi e farne di
-nuovi»[311].
-
-Leone imperatore d'Oriente adoprò allora le sue forze e centrentamila
-libbre d'oro per isbrattare dai Vandali il Mediterraneo; il patrizio
-Marcellino, colle sue navi avvezze a corseggiare, li snidò di Sardegna;
-Basilisco, fratello dell'imperatrice d'Oriente, comandava la flotta
-di mille centredici navi, e più di centomila fra soldati e ciurma: ma
-Genserico trovò ancor modo di gettar le fiamme nella flotta, sicchè i
-due Imperj videro andar col fumo un armamento che gli avea spossati.
-Basilisco, con appena mezze le navi, fuggì a Costantinopoli; Marcellino
-si ritrasse in Sicilia, dove cadde assassinato; e Genserico tornò
-despoto del mare, aggiunta anche la Sicilia al suo dominio, mentre
-l'Impero perdeva tutte le provincie d'oltr'Alpe.
-
-Ricimero, non trovando Antemio abbastanza ligio, si ritirò da Roma
-a Milano, e intendendosela coi Barbari, minacciava guerra civile, se
-Epifanio vescovo di Pavia non fosse riuscito a conciliare l'imperatore
-di nome con quello di fatto. Ma il barbaro patrizio covava l'astio;
-e raccolto un grosso di Borgognoni e di Svevi, negò di più obbedire
-all'impero greco e all'eletto di quello, e proclamò Anicio Olibrio.
-Questo senatore, della più illustre famiglia romana, avendo sposata
-Placidia, ultima figlia di Valentiniano III, vantava ragioni al trono;
-e come cognato di Genserico, aveva l'appoggio di questo: lasciati gli
-ozj di Costantinopoli, dove era fuggito da Roma dopo il saccheggio
-di Genserico, sbarcò in Italia, e fu portato da Ricimero verso
-l'antica metropoli. Il senato e parte del popolo stavano per Antemio,
-e sostenuti da un esercito goto o gallo, tre mesi resistettero; ma
-una forte fazione repugnava a quell'imperatore, greco d'origine e
-poco zelante della fede; talchè Ricimero prevalse [Sidenote: 472 —
-11 luglio], fece trucidar l'imperatore suo suocero, e col saccheggio
-satollò le milizie.
-
-Dopo poche settimane Ricimero stesso moriva, cessando di sovvertire
-l'Impero, e lasciando l'esercito al nipote Gundibaldo principe
-de' Borgognoni. Olibrio anch'esso non sopravisse che sette mesi; e
-l'imperiale corona fu usurpata da un Flavio Glicerio (473),
-non sappiamo quale; poi da Leone imperatore di Costantinopoli data
-a Giulio Nepote, successo allo zio Marcellino nella sovranità della
-Dalmazia (474). Condottosi in Italia, e quivi agevolmente
-mutato in vescovo il competitore Glicerio, riconfortò di qualche
-speranza l'Impero cadente. Ma da lontano Eurico re dei Visigoti lo
-costrinse a cedergli l'Alvergna; da vicino i Barbari federati, insorti
-sotto Oreste, marciarono da Roma a Ravenna (475 — 28 agosto).
-Fuggì al loro avvicinarsi Giulio, e abdicandosi d'un trono che fa
-meraviglia come ancora trovasse aspiranti, visse nel suo principato
-della Dalmazia, ove quattro anni appresso fu assassinato da due
-cortigiani di Glicerio.
-
-Oreste, figlio di Tatullo, avea servito da segretario ad Attila e da
-suo ambasciadore a Costantinopoli. Morto il terribile padrone, ricusò
-obbedire ai figli di esso nè ai Visigoti; e raccozzato uno sciame
-dei Barbari che seguivano il Flagello di Dio, massime Eruli, Scirri,
-Alani, Turcilingi e Rugi, li menò al soldo di Roma col nome consueto
-di federati. Gl'imperatori per paura e necessità lo contentarono di
-regali e di gradi, fin a intitolarlo patrizio e generale. Infido ajuto,
-poichè, acquistata autorità su quella sua banda, come uomo sicuro
-ch'egli era e loro compatrioto e vivente al modo stesso, gl'indusse a
-scuotere l'obbedienza, e gridar imperatore suo figlio Romolo Augusto
-(476 — 28 8bre), vezzeggiato in Momillo Augustolo.
-
-Quelle ciurme raccogliticcie, recandosi a vile un imperatore ch'era
-loro creato, pretendevano facesse ogni loro talento, aumentasse paghe e
-doni; anzi, invidiando i Barbari che aveano già acquistato ferme stanze
-nella Gallia, nella Spagna, in Africa, domandarono anch'essi un terzo
-delle terre italiane. Oreste negò contentarli della domanda; ma essi
-trovarono chi gliela esaudì.
-
-Collega di Oreste nell'ambasceria d'Attila a Costantinopoli era stato
-un Edecone, il cui figlio Odoacre, senz'altro retaggio che il proprio
-valore, l'adoprò alla rapina e a servire chi lo pagasse, pensando
-farsi buona parte fra le tempeste d'allora. Errò qualche tempo nel
-Norico; poi calato nel bel paese, e udito i federati mormorare pel
-rifiuto d'Oreste, — Io v'accorderò quanto bramate, purchè a me vogliate
-sottomettervi». Accorsero a gara sotto le bandiere di esso (476), che
-senza contrasto giunse fino all'Adda; preso Oreste in Pavia,
-lo mandò a morte; avuta compassione o disprezzo dell'imbelle Augustolo,
-sol notevole per giovanile bellezza, gli assegnò seimila monete d'oro
-l'anno; e Luculliano, villa sul delizioso promontorio di Miseno,
-fabbricata da Mario, abbellita da Lucullo con tutte le arti di Grecia,
-poi gradita campagna degl'imperatori, indi nelle invasioni mutata in
-fortezza, diveniva asilo dell'ultimo successore d'Ottaviano.
-
-A che serviva omai questa dispendiosa dignità d'imperatore? Adunque,
-sotto dettatura del Barbaro, il senato scrisse all'imperatore Zenone a
-Costantinopoli: — Non intendiamo continuare più oltre la successione
-imperiale in Italia; basta la maestà d'un solo monarca a difendere
-l'Oriente e l'Occidente; sia dunque Costantinopoli sede dell'impero
-universale; a tutelare la repubblica romana rimarrà Odoacre, cui ti
-preghiamo concedere il titolo di patrizio e l'amministrazione della
-diocesi italica». Zenone esitò; e nel giovane figlio di Oreste, in cui
-per bizzarro caso si univano i nomi del primo re e del primo imperatore
-romano, terminò l'impero d'Occidente, 476 anni dopo Cristo, 1229 dopo
-la fondazione della città, 507 dopo che la battaglia d'Azio vi stabilì
-il dominio d'un solo. Roma aveano governata in prima sette re, poi
-quattrocentottantatre coppie di consoli, infine settantatre imperatori.
-
-E qui si chiude la storia di Roma: storia la più importante del
-mondo, non solo per noi, che viviamo sul suolo stesso, e che possiamo
-ed affacciarla a chi ci chiama nazione molle, e tenercene obbligati
-ad essere grandi noi pure, sebbene in modo diverso; ma anche per le
-lezioni, di cui l'incremento, la grandezza, il dechino di essa sono
-fecondi a chi guarda l'uomo, e la potenza di lui ammira meno nelle
-violenze della forza, che nelle lente conquiste del diritto. Poi quella
-storia si mescola a tutte le posteriori, giacchè gli Stati successivi
-d'Europa sono romano-germanici, e molti fatti trovano in quella o la
-spiegazione o l'esempio. E noi, credenti e speranti che l'uman genere
-progredisca imparando e migliorando, noi severi scrutatori delle virtù
-romane, noi proclameremo come una delle più belle glorie italiane
-l'immensa efficacia che Roma esercitò agli avanzamenti di quello.
-
-Dalla rupe Tarpea i Romani guardavansi come una gente privilegiata
-che non si conosce alcun obbligo morale colle altre, tutte barbare,
-predestinate al ferro de' guerrieri e all'ingordigia de' proconsoli,
-i quali, tra un parco di schiavi, in una miniera di denari qual è il
-mondo straniero, procedono come il dio Marte lor progenitore, intimando
-— Guai ai vinti». Un popolo che non intendeva la proprietà, non la
-libertà; che disciplinato soltanto per la guerra anche nella pace,
-lottava onde ripartirsi la preda; che il patriotismo riponeva non tanto
-nell'amar la propria, quanto nell'odiare le altre nazioni; che facevasi
-gloria dello sterminio; che unico mezzo di sussistenza considerava la
-dilapidazione, la rapina, la schiavitù, parve ad alcuni null'altro che
-abbominevole, mentre altri ne deducevano falsi concetti di gloria, e il
-vanto delle guerre ambiziose e dei colpi robusti, e la giustificazione
-dell'esito.
-
-Ma colla smania o piuttosto la necessità delle conquiste, i Romani
-arrestavano l'indefinito suddividersi dei popoli, introducevano
-qualche ordine nel caos delle genti antiche; per modo che quelle
-che prima non si conoscevano che per cozzarsi e distruggersi, si
-trovassero strette nell'unità della forza prepotente, poi della legge e
-dell'amministrazione.
-
-In tutta la società antica non si erano vedute fin allora che comunità
-di pochi, o accidentale aggregazione di molte comunità, dominate da una
-sola, e pronte a sconnettersi: Roma sola faticò all'opera eminentemente
-italiana di unire; ed organizzatrice anche al tempo di sua decadenza,
-colla spada ravvicina elementi disparati; per conservarli introduce
-unità di governo, principj di equità, nozioni di diritto; vuole
-assimilarsi il mondo, impresa mai più tentata, e formare una patria,
-una città; allo sfrazionamento de' Comuni sostituisce l'idea di
-nazione; agl'individui surroga un popolo, un popolo re; spezza mille
-barriere, frapposte alle genti; innesta civiltà dissomigliantissime,
-sicchè l'una all'altra profitti. In quell'espansione il Britanno del
-pari e l'Etiope si trovarono concittadini; si estesero la lingua,
-l'arte, la legislazione romana; anzi ne' paesi sottoposti quasi d'altra
-civiltà non ci fu tramandata memoria che della romana; e i Balbi di
-Napoli, i Virj e i Plinj di Como, i Nepoti e i Catulli di Verona, i
-Severi di Trieste, i Fabj di Brescia, i Sergj di Pola sono romani; come
-sono inglesi tutti i nomi segnalati nell'Unione americana.
-
-Ma fondere non poteva Roma, essa medesima mancando di quell'unità,
-superiore alle contingenze umane, nella quale soltanto possono i popoli
-affratellarsi, e costituire una dinastia di nazione, non più regnante
-per la forza ma per l'intelligenza. La necessità di questo grande
-eguagliamento non era predetta dalle Sibille, non l'avvisavano filosofi
-nè statisti, irritavansi anzi coi Cristiani che la predicavano; sicchè
-Roma moriva persuasa della propria immortale sovranità; moriva per la
-forza, essa che di forza era vissuta.
-
-Moriva, ma dopo che, venendo ultima degli antichi popoli, seppe
-profittare dell'esperienza di tutti, sistemarla col senso legale,
-sublimarla col cristianesimo; moriva, ma un immenso retaggio lasciando
-all'avvenire. La sua supremazia assicurò il primato dell'Europa sul
-resto del mondo, giacchè, in qualunque parte essa arrivò, stabilì
-città donde s'irradiava l'incivilimento, e che dapprima fissarono al
-terreno l'onda dei Barbari, più tardi coi vescovi e coi Comuni poterono
-frangere la tirannide feudale. I reggimenti municipali dall'impero
-istituiti o regolati, restarono, almeno ne' paesi non occupati dai
-Longobardi; e sebbene si restringessero a semplice amministrazione,
-misti ad elementi settentrionali, e vivificati dalle ecclesiastiche
-immunità produssero i Comuni del medioevo e la più gloriosa età
-dell'Italia. Già era non solo nata, ma svolta la più parte delle idee
-destinate a vivere nella società nuova; il primato pontifizio, la
-solitaria operosità de' monaci, il rinnovamento dell'arte, la lingua
-vulgare, perfino la scolastica, perfino la filosofia della storia con
-sant'Agostino. La letteratura latina, per quanto di fioritura breve,
-più di qualsiasi ebbe durata ed estensione, perocchè si collocò accanto
-ad ogni altra nazionale, educando i nuovi popoli europei, che tutti
-ne desunsero qual più qual meno il carattere: l'Omero dei mezzi tempi
-facevasi guidare da Virgilio traverso al miracoloso viaggio, col quale
-esordiva al volo delle letterature moderne.
-
-Quell'idioma, universale alla Chiesa universale, depositaria
-privilegiata della civiltà e del sapere, viepiù veniva opportuno
-nell'ignoranza, e nelle scarse comunicazioni d'allora; e modificando i
-prischi dialetti, generò le nuove favelle, che sono un latino corrotto,
-rigenerato da spirito analitico e flessibile; più logiche se meno
-maestose, più limpide se meno poetiche.
-
-Le leggi di Roma, perchè dirette al mondo intero, aveano meno
-dell'arbitrario e del particolare; e in canoni generali dominano i
-costumi e le credenze tutte; tutti i fatti sociali, tutte le differenze
-riconducono ad unità di principj. In conseguenza si adattano anche
-all'avvenire, e mantenute in prima e modificate nella Chiesa, poi
-introdotte nelle scuole e nella società secolare a dar norma agli atti,
-alle transazioni, ai contratti, offrirono grandiosi modelli d'ordine e
-di equità; la legislazione moderna s'affisse al diritto romano come al
-suo principio, spesso come a suo testo; man mano che si scioglie dai
-vincoli feudali, la proprietà torna a regolarsi alla romana; il nostro
-ordinamento amministrativo è istituzione romana acconciata a governi
-temperati: sebbene sia vero che talvolta quegl'istituti divennero ceppi
-a coloro che non sanno ammirare senza voler imitare.
-
-Il concetto di un potere centrale, che tutto muova e governi, fu
-trasmesso da Roma, parte coll'amministrazione sopravissuta, parte nelle
-ricordanze: i popoli barbari l'ammiravano, pur senza forza o sapienza
-bastante a raggiungerlo; e di esso fu merito se un impero cristiano
-rivisse sotto Carlo Magno, se alle sfrantumate giurisdizioni feudali
-riuscirono legisti popolani ad opporre la liberale perchè tutrice
-preponderanza d'un'autorità suprema.
-
-Così Roma, perduto lo scettro della forza, afferrerà quello del
-pensiero; dopochè per cinque secoli fu centro dell'unità materiale e
-della forza politica, lo diverrà della forza spirituale e dell'unità
-intelligente; papi e imperatori aspireranno alla primazia per memoria
-di Roma, mentre il servo invocherà nell'emancipazione d'essere
-dichiarato cittadino romano; sicchè quella città per nuova via tornerà
-a mettersi a capo dell'incivilimento, in una grande unificazione, che
-non abolisca le nazionalità particolari, le provincie, i Comuni, ma
-dia vita alla nazione cristiana, la quale sarà la più civile; e fondata
-sul dogma dell'eguaglianza delle anime, cioè sull'unità d'origine, di
-redenzione, di fine, più non retrocederà, e nella quale la potenza
-che regola i corpi non potrà nulla sugli spiriti. Stupendi frutti
-della romana sapienza, dacchè fu fecondata dal cristianesimo, che,
-cancellando le idee ingiuriose a Dio, cancella pur quelle ingiuriose
-all'uomo.
-
-
- FINE DEL TOMO QUARTO E DEL LIBRO QUINTO
-
-
-
-
-AGGIUNTE
-
-
-Vol. I, p. 169, alla nota 12 aggiungi:
-
-Sul _Nexum et la contrainte par corps en droit romain_ offrì
-un'importante dissertazione all'Istituto di Francia nel 1874 il sig. S.
-Vainberg.
-
-Vedasi pure UNTERHOLZER, _Lehre des römischen Rechts von den Schuld
-Verhältnissen_, Lipsia 1840; SELL, _De jure romano nexo et mancipio_,
-Brunswich 1840, come Vainberg, sostiene che _nexum_ e _mancipium_
-fossero una cosa stessa, attuata sempre per _æs et libram_. GIRAUD,
-_Des nexi_, distingue il _nexum_ dal _mancipium_; HUSCHKE, _Ueber
-das Recht des Nexum, und das altrömische Schuldrecht_, Lipsia 1846;
-BACHOFEN, _Das Nexum_, Basilea 1846.
-
-Vol. I, p. 261, alla nota 23 aggiungi:
-
-Il più recente lavoro che conosciamo sopra Selinunte è di Otto Benndorf
-(Berlino 1873), _Die Metopen von Selinunt, mit Untersuchungen über
-die Geschichte, die Topographie und die Tempel von Selinunt_, con 13
-tavole.
-
-
-
-
-INDICE
-
-
- CAPITOLO
-
- XLIII. Da Comodo a Severo. Despotismo militare _pag._ 1
- XLIV. I Trenta Tiranni. Diocleziano. Imperatori
- colleghi. Costituzione mutata » 22
- XLV. Nemici dell'Impero. I Germani. Costantino » 65
-
- LIBRO QUINTO
-
- XLVI. Il Cristianesimo perseguitato, combattente,
- vincitore » 87
- XLVII. Traslazione della sede imperiale a
- Costantinopoli. Costituzione del Basso
- Impero » 125
- XLVIII. Figli di Costantino. Sistemazione ecclesiastica.
- L'Arianismo » 160
- XLIX. Giuliano. Riscossa del Paganesimo » 180
- L. Da Gioviano a Teodosio. I santi Padri.
- Trionfo del Cattolicismo » 199
- LI. La coltura pagana digrada, si amplia la
- cristiana » 236
- LII. Trasformazione delle arti belle » 269
- LIII. Miglioramenti e complesso della legislazione » 286
- LIV. Impero diviso. Onorio. Invasione di Alarico » 342
- LV. Valentiniano III. Gli Unni » 379
- LVI. Sulla caduta dell'Impero romano » 392
- LVII. Ultimi imperatori » 422
-
- Aggiunte al volume I » 437
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] LAMPRIDIO, _Vita di Alessandro_.
-
-[2] _Sororibus suis constupratis, ipsas concubinas suas sub oculis suis
-stuprari jubebat, nec irruentium in se juvenum carebat infamia, omni
-parte corporis atque ore in sexum utrumque pollutus_. Historia Aug.,
-47.
-
-[3] Lampridio, _Vita di Pertinace_.
-
-[4] DIONE, in _Didio Giuliano_.
-
-[5] SUIDA, pag. 257.
-
-[6] In ragione di settantacinquemila moggia l'anno.
-
-[7] _Omnia fui, et nihil expedit_. Historia Aug., 71.
-
-[8] ERODIANO. Bisognerà comprendervi i giardini.
-
-[9]
-
- _Fecisti patriam diversis gentibus unam,_
- _Urbem fecisti quæ prius orbis erat._
- RUTILIO, Itinerario.
-
-V'è chi ascrive questa legge a Marc'Aurelio (MANNERT, _Commentatio de
-Marco Aurelio Antonino, constitutionis de civitate universo orbi data
-auctore_. Alla 1772); e forse v'avea posto restrizioni, che Caracalla
-levò.
-
-[10] Lampridio trasse dagli archivj della città questo processo verbale
-della elezione di lui:
-
-— Il giorno avanti le none di marzo, essendosi in folla raccolto il
-senato nella curia, cioè nel tempio sacro alla Concordia, e avendo
-pregato Aurelio Alessandro Cesare Augusto a intervenirvi, ed avendo
-egli ricusato perchè sapeva trattarsi di onori suoi, poscia essendo
-venuto, si acclamò: «O augusto innocente, gli Dei ti conservino.
-Alessandro imperatore, gli Dei ti conservino. Gli Dei ti hanno dato
-a noi, gli Dei ti conservino. Gli Dei ti tolsero dalle impure mani,
-gli Dei ti perpetuino. Tu pure soffristi l'impuro tiranno, tu pure ti
-dolesti di vedere quell'impuro ed osceno; gli Dei lo svelsero, gli
-Dei ti conservino. Infame imperatore, giustamente dannato! Felici
-noi dell'imperio tuo, felice la repubblica! L'infame fu trascinato
-coll'uncino ad esempio spaventevole; il lussurioso imperatore fu a
-ragione punito. Dei immortali, ad Alessandro vita; di qui appajano i
-giudizj degli Dei».
-
-E avendo Alessandro ringraziato, si acclamò: «Antonino Alessandro,
-gli Dei ti conservino. Ti preghiamo ad assumere il nome d'Antonino.
-Vendica tu l'ingiuria di Marco; vendica tu l'ingiuria di Vero; vendica
-tu l'ingiuria di Bassiano. Peggior di Comodo fu il solo Elagabalo,
-nè imperatore, nè Antonino, nè cittadino, nè senatore, nè nobile, nè
-romano. I tempj degli Antonini un Antonino dedichi; il casto riceva il
-sacro nome, il nome di Antonino, il nome degli Antonini».
-
-E dopo le acclamazioni, Aurelio Alessandro Cesare Augusto proferì:
-«Vi ringrazio, o padri coscritti, non ora primamente, ma e pel titolo
-di Cesare, e per la vita salvata, e per l'aggiunto nome d'Augusto,
-pel pontificato massimo, per la podestà tribunizia, pel comando
-proconsolare, cose tutte che, con nuovo esempio, in un sol giorno
-mi conferiste». E come ebbe parlato, si acclamò: «Queste accettasti;
-accetta ora il nome di Antonino». Ed egli: «Non vogliate, vi prego,
-o padri coscritti, costringermi ad accettare un nome cui mi sarebbe
-difficile soddisfare, già gravi essendo questi insigni nomi. Chi
-intitolerebbe Cicerone un muto? chi un ignorante Varrone? Marcello un
-empio?»
-
-Di nuovo fu acclamato come sopra, e l'imperatore disse: «Qual sia
-stato il nome degli Antonini, ricordi la clemenza vostra. Se pietà,
-chi più santo del Pio? se dottrina, chi più prudente di Marco? se
-forza, chi più robusto di Bassiano?» Di nuovo si acclamò come sopra,
-e l'imperatore soggiunse: «Certo vi ricorda come testè quel più laido
-di tutti i bipedi non solo ma e de' quadrupedi, portasse il nome di
-Antonino, e in turpitudine e lussuria superasse i Neroni, i Vitellj,
-i Comodi, e quali erano i gemiti di tutti: e pei circoli del popolo e
-dei nobili una sola voce fosse, che sconvenientemente e' si chiamava
-Antonino, e che da tale obbrobrio era violato tanto nome».
-
-Mentre parlava si acclamò: «Gli Dei allontanino i mali; te imperante,
-di ciò non temiamo; ne siamo sicuri te duce. Vincesti i vizj,
-vincesti i disonori, ornasti il nome d'Antonino. Certi siamo, ben
-presumiamo; noi te fin dalla puerizia approvammo ed oggi approviamo».
-Allora l'imperatore: «Nè io esito ad assumer questo nome a tutti
-venerabile, perchè tema che ne' vizj risolvasi la mia vita, o abbia a
-vergognarmene; ma mi spiace prima il prendere il nome d'altra famiglia,
-poi credo di gravare me stesso».
-
-E di nuovo gli fu acclamato, ed egli proseguì: «Perocchè, se accetto
-il nome di Antonino, posso anche quello assumere di Trajano, di Tito,
-di Vespasiano». E gli fu gridato: «Come Augusto, così anche Antonino».
-Allora l'imperatore: «Vedo che cosa vi spinga a tale aggiunta. Augusto
-è il primo fondatore dell'impero, e nel nome di lui tutti succediamo
-quasi per adozione e per dritto ereditario: anche gli Antonini furono
-detti Augusti. Ma il nome fu ereditario in Comodo, affettato in
-Bassiano, ridicolo in Aurelio».
-
-E gli fu acclamato: «Alessandro Augusto, gli Dei ti conservino. Alla
-verecondia tua, alla prudenza, all'innocenza, alla tua castità. Di
-qui comprendiamo qual diverrai; tu farai che il senato ben elegga i
-principi. Sii vincitore! sii sano! regna per molti anni». Alessandro
-soggiunse: «Vedo, o padri coscritti, d'aver ottenuto quel che
-desideravo, e ve ne ringrazio, e procurerò che questo nome che porto
-nell'impero sia tale che da altri si desideri, ed offrasi ai buoni
-uffizj della vostra pietà». E avendolo più volte ripetuto, e' disse:
-«Più facile mi sarebbe stato accettare il nome degli Antonini; poichè
-condiscenderei in parte alla parentela od alla comunanza del titolo
-imperiale. Ma il cognome di Magno perchè si adopra? che cosa ho fatto
-di grande? e sol dopo belle imprese l'ebbe Alessandro, dopo grandi
-trionfi Pompeo. Cheti dunque, e voi stessi, magnifici, contate me per
-uno di voi, anzi che darmi il nome di Magno».
-
-Dopo di che fu acclamato: «Aurelio Alessandro Augusto, gli Dei ti
-conservino».
-
-Tali erano le discussioni del glorioso senato; in tali atti si sfogava
-la manìa delle mozioni, triviale occupazione degli inetti.
-
-[11] Il vescovo Eusebio la chiama religiosissima e di gran pietà (VI.
-21), lo che da alcuni la fece credere cristiana. La vita d'Alessandro,
-nella _Storia Augusta_, è piuttosto un romanzo sul fare della
-_Ciropedia_. Erodiano sembra più attendibile, e s'accorda coi frammenti
-di Dione.
-
-[12] Vedi Manso, _I Trenta Tiranni_ (ted.), dietro alla sua _Vita di
-Costantino_.
-
-[13] Delle minutezze cui scendeva Aureliano in fatto di disciplina
-militare sia argomento questa lettera a un suo luogotenente: — Se
-vuoi essere tribuno, anzi se t'è caro di vivere, tieni in freno le
-mani dei soldati. Niun d'essi rapisca i polli altrui, niuno tocchi le
-altrui pecore. Sia proibito il rubar uve, il far danno ai seminati,
-l'esigere dalla gente olio, sale, legna, dovendo ognuno contentarsi
-della provvisione del principe. Hanno i soldati a rallegrarsi del
-bottino fatto sopra i nemici, non delle lagrime de' sudditi romani.
-Ognuno abbia l'armi sue ben terse, le spade ben aguzze ed affilate,
-e le scarpe ben cucite. Alle vesti logore succedano le nuove. Mettano
-la paga nella tasca, e non nella taverna. Ognuno porti la sua collana,
-il suo anello, il suo bracciale, e nol venda o biscazzi. Si governi e
-strigli il cavallo e il giumento per le bagaglie, e così ancora il mulo
-comune della compagnia, e non si venda la biada lor destinata. L'uno
-all'altro presti ajuto, come se fosse un servo. Hanno il medico senza
-spesa; non gettino denaro in consultare indovini. Vivano costantemente
-negli alloggi; e se attaccheranno lite, non manchi loro una mancia di
-buone bastonate».
-
-[14] _Absit ut auro fila pensentur; libra enim auri tunc libra serici
-fuit_. VOPISCO, in _Aureliano_.
-
-[15] Se pure va inteso così il _publicavit_ di Vopisco.
-
-[16] Da Claudio II a Diocleziano non si batterono più monete d'argento,
-ma di rame argentato. Quelle d'oro continuarono ad essere di titolo
-fino, perchè il tributo era pagato in oro.
-
-[17] Vopisco soggiunge che i discendenti di Probo andarono ad abitare
-nelle vicinanze dei laghi di Garda e di Como.
-
-[18] _Edda Sæmundar. Rigsmal._
-
-[19] _Reges ex nobilitate, duces ex virtute sumunt_. TACITO, cap. VII.
-
-[20] Il Muratori talvolta scrive: — Gli Sciti, o vogliam dire i Goti»,
-al 267, 271 ecc.; e tal altra: — Gli Sciti, cioè i Tartari», al 261.
-
-[21] ZOSIMO, i. 67; _Panegyr. veteres_, V.
-
-[22] Romagnosi (_Dell'indole e dei fattori dell'incivilimento_,
-part. II. c. 252) accolse l'opinione d'alcuni, che, per avversione
-a Costantino, presentano quella di Massenzio come un'«opposizione
-armata in senso nazionale». Io non trovai il minimo appoggio a tale
-asserzione.
-
-[23] È bizzarro come la boria municipale sapesse innestare le origini
-favolose delle città colle sacre. Il Malvezzi cronista bresciano (_Rer.
-It. Script._, tom. XIV. 780) racconta che Ercole fondò a Brescia la
-rocca Cidnea (_Brixia Cydneæ supposita speculæ_, cantò Catullo); poi
-la cinsero di torri e di spalti i Tirreni, dai quali in dritta linea
-derivavano i santi Faustino e Giovita.
-
-Nella cattedrale di Gorizia conservossi il bastone pastorale che
-Ermagora avrebbe ricevuto da san Pietro; come in San Carpoforo a Como
-quel che usava san Felice primo vescovo. Più famoso è il codice dei
-vangeli, che stava nel monastero di San Giovanni del Timavo, distrutto
-dagli Ungari nel 615, donde passò al monastero Belinese, e di là al
-capitolo d'Aquileja, sotto il patriarcato dei Torriani, di cui porta lo
-stemma. Carlo IV nel 1353 passando per Aquileja, ottenne dal patriarca
-gli ultimi due quaderni di quella reliquia, che comprendono dal
-versetto 20 del cap. XII sino al fine; e li regalò alla metropolitana
-di Praga, ordinando di legarli in oro e perle, assegnandovi duemila
-ducati; e volle che l'arcivescovo e il clero andassero incontro alla
-reliquia, ed ogni pasqua fosse portata in solenne processione. Gli
-altri cinque quaderni, rimasti ad Aquileja, furono poi recati a Venezia
-per ordine del doge Tommaso Mocenigo nel 1420: ma l'umidità danneggiò
-talmente il manoscritto, che più non è leggibile, e si disputò perfino
-se fosse latino, e se su papiro o pergamena. I dubbj furono risoluti da
-Lorenzo della Torre, nel ii vol., pag. 548 e seg. dell'_Evangeliarium
-quadruplex_ del Bianchini (Roma 1749). Che questo brano appartenesse
-al manoscritto d'Aquileja raccogliesi anche da ciò, che in esso,
-dove finisce il vangelo di san Matteo, si legge, _Explicit evangelium
-secundum Matthæum, incipit secundum Marcum_; e nulla segue. Nel 1778
-Giuseppe Dobrowsky, sotto il titolo di _Fragmentum pragense evangelii
-sancti Marci, vulgo autographi_, fece a Praga stampare i sedici fogli
-donati da Carlo IV, e apparve che non era neppure l'antica versione
-italica, ma quella emendata da san Girolamo.
-
-[24] _Epistola_ I di san PIETRO, II. 9.
-
-[25] San Paolo, _ad Eph._, IV. 13.
-
-[26] _Audio eos turpissimæ pecudis caput asini consecratum, inepta
-nescio qua persuasione, venerari_, fa dire Minucio a Cecilio. — _Ab
-indoctis hominibus scriptæ sunt res vestræ._ ARNOBIO, I. 39. — Il
-padre Mamachi, nelle _Origini ed antichità cristiane_ (1750), comincia
-dal riferire a lungo tutti i titoli d'onore che davansi a questi,
-poi quelli d'ignominia: ed erano, 1. atei, 2. magi e malefici, 3.
-prestigiatori, 4. greci e impostori, 5. sofisti, 6. seduttori, 7.
-seguaci di nuova, prava, smodata o malefica superstizione, 8. di
-religione barbara e pellegrina e barbari, 9. malvagi demonj, 10.
-disperati e parobolani, 11. sarmentizj e serniassj, 12. biatanati, cioè
-violentemente uccisi, 13. ottusi, stolidi, rozzi, idioti, ignoranti,
-goffi, inetti, agresti, miseri, fatui, ostinati, di deplorata e
-illecita fazione, 14. plantina prosapia e panattieri, 15. nazione
-nemica della luce e amante i nascondigli, muta in pubblico, 16. persone
-vili, 17. asinaj e adoratori di asini, 18. stranieri, faziosi, rei
-d'offesa divinità, sacrileghi, profani, varj, 19. nemici dell'uman
-genere e de' principi, omicidi, incestuosi, pessimi, scelleratissimi
-d'ogni ribalderia, 20. uomini da nulla negli affari, 21. Cristempori o
-negozianti di Cristo, 22. sibillisti, 23. Giudei. Seguono le accuse che
-ad essi venivano apposte, dividendole in ventiquattro capi.
-
-[27] Αἶρε τοὺς ἀθεοὺς era il grido contro loro sotto Adriano. E nel
-dialogo di Minucio, l'interlocutore gentile esclama: _Cur nullas aras
-habent? templa nulla? nulla nota simulacra?... Unde autem, vel quis
-ille, aut ubi, deus unicus, solitarius, destitutus?_
-
-[28] Pare uno sbaglio di san Giustino, che credette a lui dedicata
-l'iscrizione, SEMONI SANCO DEO FIDIO SACRUM, la quale alludeva a una
-delle antiche divinità italiche.
-
-[29] GRUNER. _De odio humani generis Christianis a Romanis objecto_.
-Coburgo 1755. _Genus humanum_ in questo senso è solenne in Tacito;
-Pisone dice: _Galbam consensus generis humani, me Galba cæsarem dixit_.
-Hist., lib. I. Da ciò Tito fu detto _delizia del genere umano_.
-
-[30] DIONE, lib. LII. 36. Le parole sono precise: ἠνάγκαζε.....
-τοὺς δὲ δὴ ξενίζοντας.... μίσει, καὶ κόλαζε. Se le ricordi chi vanta
-la tolleranza religiosa degli antichi, dimenticandosi le stragi di
-Cambise, i tempj incendiati da Serse, i processi contro Protagora,
-Diagora, Socrate, Anassagora, Stilpone; per non dir nulla degli Egizj.
-Platone stesso e Cicerone nelle immaginarie loro repubbliche negano
-tollerare culti stranieri.
-
-[31] _Domitius Ulpianus rescripta principum nefaria collegit,
-ut doceret quibus pœnis affici oportet eos qui se cultores Dei
-confitentur_. LATTANZIO, Inst., v. 2.
-
-[32] _Solus Dei homo_. Tertulliano, _Scorp._ 14.
-
-[33] TERTULLIANO, _Apol._ I. 21. Abbiamo una sentenza di questo tenore:
-«Essendo che Sperato, Cittino... confessano di essere cristiani, e
-ricusano di rendere omaggio e rispetto allo imperatore, ordiniamo sieno
-decapitati». BARONIO, _ad ann._ 202, § 4.
-
-[34] In Ispagna fu trovato un marmo, ove Nerone è lodato d'aver purgata
-quella provincia «dai ladroni, e da quelli che inculcavano una nuova
-superstizione al genere umano». Ap. MURATORI, _Thes. Ant._, i. 99.
-Si dubitò della sua autenticità, ma la sostenne il protestante Gian
-Ernesto Walchio, _Marmor Hispaniæ antiquum vexationis Christianorum
-neronianæ insigne documentum illustratum, etc. v. c. F. Goris
-consecratum._ Jena 1750.
-
-[35] Anche qui la leggenda intervenne, e narrò che Plinio fosse in
-Creta convertito da Tito discepolo di San Paolo, e subisse il martirio.
-Rincresceva ai Cristiani di credere perduto l'uomo che avea reso
-testimonianza delle loro virtù.
-
-[36] _Certatim gloriosa in certamina ruebatur, multoque avidius tunc
-martyria gloriosis motibus quærebantur, quam nunc episcopatus pravis
-ambitionibus appetuntur_, SULPICIO SEVERO, lib. II.
-
-A coloro che riducono a minimo numero le vittime, volle rispondere il
-Visconti (_Mem. romane d'antichità_. Roma 1825) colle tante iscrizioni
-di martiri. Di molti non s'indicava il nome, ma il numero; come,
-
- MARCELLA ET CHRISTI MARTYRES CCCCL.
- HIC REQVIESCIT MEDICVS CVM PLVRIBVS.
- CL MARTYRES CHRISTI.
-
-Fors'anche son numeri di martiri quelli che, senz'altra indicazione,
-troviamo su alcune sepolture, colla corona e la palma; del qual uso è
-testimonio anche il seguente epigramma di Prudenzio, Carm. XI:
-
- _Sunt et multa tamen, tacitas claudentia tumbas_
- _Marmora, quæ solum significant numerum._
- _Quanta virum jaceant, congestis corpora acervis,_
- _Scire licet, quorum nomina nulla legas._
- _Sexaginta illic, defossa mole sub una,_
- _Reliquias memini me didicisse hominum_.
-
-Una, per esempio, dice: N. XXX. SVRRA ET SENEC. COSS; cioè ci dà
-trenta uccisi sotto il pio Trajano; e contraddice a chi asserì (come il
-BURNET, _Lettere dall'Italia_, pag. 224) che i Cristiani non avessero
-catacombe prima del IV secolo, giacchè questa, del 107, fu scavata da
-una catacomba.
-
-[37] BALUZIO, _Miscell._, tom. II. p. 115.
-
-[38] _Ipsam libertatem, pro qua mori novimus_. TERTULLIANO, _ad Nat._
-I. 1.
-
-[39] Instit., lib. V. c. 13: _Nam, cum videat vulgus dilacerari homines
-variis tormentorum generibus, et inter fatigatos carnifices invictam
-tenere patientiam, existimat id quod est, nec consensum tam multorum,
-nec perseverantiam morientium vanam esse, nec ipsam patientiam sine
-Deo cruciatus tantos posse superare. Latrones et robusti corporis viri
-ejusmodi lacerationes perferre nequeunt, exclamant et gemitus edunt,
-vincuntur enim dolore, quia deest illis inspirata patientia. Nostri
-autem, ut de viris taceam, pueri et mulierculæ tortores suos taciti
-vincunt, et expromere illis gemitum nec ignis potest. Ecce sexus
-infirmus et fragilis ætas dilacerari se toto corpore utique perpetitur,
-non necessitate, quia licet vitare si vellent, sed voluntate, quia
-confidunt in Deo._
-
-[40] Sant'Ambrogio, per mostrarsi indegno dell'episcopato, assistè ad
-un giudizio capitale.
-
-[41]
-
- _Pone Tigillinum; tæda lucebis in illa,_
- _Qua stantes ardent, qui fixo gutture fumant,_
- _Et latum media sulcum deducit arena_. Sat. I. 155.
-
-Allude ai fanali degli orti di Nerone.
-
-[42] _Annal._, XV. 44.
-
-[43] È tradizione antica; e i santi Girolamo ed Agostino non metteano
-dubbio sull'autenticità di quattordici lettere fra Seneca e san Paolo,
-che ora la critica rifiuta. Altri andarono a cercarne prove nelle opere
-stesse di Seneca, riscontrandovi passi analoghi a quei dell'apostolo
-delle genti. Questi nella IIª ai Corintj, 11, chiama _angelo di Satana_
-un falso profeta; e Seneca: _Nec ego, Epicuri angelus, scio_... (Ep.
-20). Così _progenitura di Dio_ per uom dabbene: così somigliata la
-vita allo stato di guerra (Epp. 51. 96). Altre maniere Seneca usa nel
-senso del Nuovo Testamento; come caro (_Animo cum hac carne grave
-certamen est, ne abstrahatur_. De cons. ad Marciam, 240). E molto
-maggiore vi è la quantità di idee cristiane. Che se alcuno dica che
-un uomo, meditando sulla natura umana e sui rapporti fra l'uomo e
-Dio, può arrivarvi di per sè, noi chiederemo perchè nulla se ne trovi
-o nei _Dialoghi_ di Platone, o nella _Morale_ d'Aristotele, o nei
-_Memorabili_ di Senofonte, o nelle opere di Cicerone, anzi neppure in
-Marc'Aurelio e in Epitteto, della scuola stessa di Seneca?
-
-Se riflettiamo che Seneca si astenne dalla dieta pitagorica soltanto
-per non parere un ebreo nè dispiacere a Tiberio, se osserviamo le sue
-colpevoli condiscendenze verso Nerone, siam poco inclinati a farne
-un santo. Ma storicamente nulla si oppone all'amicizia tra questo e
-l'Apostolo delle genti; il quale arrivato, come credesi, a Roma nel
-61, cortese prigionia ottenne da Burro prefetto del pretorio, amico di
-Seneca: fors'anche Seneca n'avea già contezza da suo fratello Anneo
-Novato Gallione, governatore dell'Acaja, al cui tribunale Paolo era
-stato tradotto mentre dimorava in Corinto. Che se la maggior parte
-delle opere sue si mostrano scritte prima della venuta di Paolo, quella
-sulla _Vita beata_ e sui _Benefizj_, ove più abbondano le espressioni
-cristiane, e massimamente molte _Lettere_, sono posteriori. Del resto
-le somiglianze potrebbero indicare soltanto che Seneca conobbe i libri
-de' Cristiani.
-
-Vedi in proposito FR. CH. GELPKE, _Tractatiuncula de familiaritate,
-quæ Paulo apostolo cum Seneca philosopho intercessisse traditur
-verisimillima_. Lipsia 1813; il _Seneca_ del sig. Durosoir nella
-collezione di Panckouke; Amédée Fleury, Saint _Paul et Sénéque_. Parigi
-1853. E tratto tratto il tema si ripiglia, e il dotto vulgo lo crede
-nuovo.
-
-[44] _De benef._, VI. 7. 23; _Quæst. nat._, I. 1, III. 45.
-
-[45] _Ep._ 41. 73.
-
-[46] _Deus ametur_. Ep. 42. 47. 96; _De benef._, VII. 2.
-
-[47] _Hujus socii sumus et membra_. Ep. 93.
-
-[48] _Parere Deo libertas est_. De vita beata, 15; _Colite in pia et
-recta voluntate_. De benef., I. 6; Ep. 116.
-
-[49] _Ep._ 7.
-
-[50] _De benef._, III; _Ep._ 44.
-
-[51] SAN PAOLO, _ad Rom._, I. 18. 20.
-
-[52] Teodosio e Valentiniano scrivono: _Digna vox est majestate
-regnantis legibus alligatum se principem profiteri; adeo de auctoritate
-juris nostra pendet auctoritas. Et revera majus imperio est submittere
-legibus principatum_. Cod., I. 14.
-
-[53] Il Giannone, nell'opera manoscritta che citammo a pag. 24 del
-vol. III, esclama: — Or chi crederebbe che, contro un rescritto
-cotanto savio, prudente e degno della romana moderazione e sapienza,
-Tertulliano avesse potuto declamar tanto, deridendolo e reputandolo
-contraddittorio, e con iscipiti contrapposti ed antitesi malmenarlo e
-schernirlo? ecc.»; e segue dimostrando la _legalità_ del proconsole e
-dell'imperatore.
-
-[54] Per regola data dal concilio degli Apostoli, e a lungo osservata,
-i Cristiani s'astenevano dal sangue e dagli animali soffogati. Avanzo
-di rito ebraico.
-
-[55] Dal giorno dell'acclamazione di Diocleziano, 29 agosto 281, parte
-l'_êra dei martiri_, usata a lungo dalla Chiesa, e tuttora dai Copti e
-dagli Abissini.
-
-[56] Agatangelo romano descrisse e probabilmente vide le persecuzioni
-di quel tempo in Armenia, dove le vergini Ripsima e Galana romana
-furono esposte alla brutalità di re Tiridate: e molte con loro
-patirono, ma il martirio di esse valse la conversione dell'Armenia.
-La storia di Agatangelo, dall'armeno volta in italiano, forma uno
-degli anelli della Collana Storica, che i padri Mechitaristi aveano
-cominciata nella loro isola a Venezia.
-
-[57] Costantino scrisse ad Ario: — Sono persuaso, che se io fossi
-tanto felice da recar gli uomini ad adorare tutti lo stesso Dio,
-questo cambiamento di religione ne produrrebbe un altro nel governo»; e
-soggiunge che cerca compiere questo disegno «senza far troppo rumore».
-EUSEBIO, _Vita Const._, II. 65. Avea dunque chiaro concetto di quel che
-operava.
-
-[58] Gran colpa gliene fa Zosimo, II. 7 e 30.
-
-[59] Anastasio Bibliotecario cavò dagli archivj del Vaticano il
-catalogo degli arredi donati da Costantino alla basilica di San
-Giovanni Laterano, di portentosa ricchezza:
-
-1. Un baldacchino (_fastigium_) d'argento, sul cui dinanzi una statua
-del Salvatore in sedia, alta 5 piedi, e pesante 120 libbre; inoltre i
-dodici Apostoli con corone d'argento purissimo in testa, alti ciascuno
-5 piedi e pesanti 90 libbre. Sul dietro un'altra statua del Salvatore
-in trono, e che guarda l'abside, alta 5 piedi e pesante 140 libbre.
-Vicino di lei, quattro angeli d'argento, di 5 piedi, e del peso di 50
-libbre. E tutto il baldacchino pesa libbre 2025.
-
-2. Una lumiera d'oro puro, ornata di 15 delfini, e pesante 25 libbre,
-colla catena che la sospende al baldacchino.
-
-3. Quattro candelabri a forma di corone, d'oro puro, ornati di venti
-delfini, e pesanti 15 libbre ciascuno.
-
-4. La volta della basilica, dorata in tutta la lunghezza, che è di 500
-piedi.
-
-5. Sette altari d'argento, ciascuno di 200 libbre.
-
-6. Sette patene d'oro, da 30 libbre.
-
-7. Sedici d'argento, da 30 libbre.
-
-8. Sette coppe d'oro puro, da 10 libbre.
-
-9. Una di metallo, sparsa d'oro e adorna di coralli, smeraldi,
-giacinti, pesante 20 libbre, 3 oncie.
-
-10. Venti coppe d'argento da 15 libbre.
-
-11. Due vasi sacri d'oro puro, da 50 libbre, capaci di 3 medimni
-ciascuno.
-
-12. Altri venti d'argento, da 10 libbre e da un medimno.
-
-13. Quaranta calici d'oro puro, da 1 libbra.
-
-14. Cinquanta d'argento da 2 libbre.
-
-15. Un candelabro d'oro puro, collocato avanti all'altare, ornato di
-venticinque delfini, e pesante 30 libbre.
-
-16. Un candelabro d'argento con venti delfini, da 50 libbre.
-
-17. Quarantacinque candelabri d'argento, disposti nella nave, ciascuno
-da 30 libbre.
-
-18. Dal lato destro della basilica, quaranta candelabri, da 20 libbre
-d'argento;
-
-19. Dal sinistro, altri venticinque;
-
-20. E altri cinquanta nella nave, simili.
-
-21. Tre urne d'argento, da 30 libbre, e capaci di 10 medimni ciascuna.
-
-22. Due incensieri d'oro puro, da 50 libbre.
-
-23. Nel Battistero una vasca di porfido, dentro e fuori rivestita di
-lamina d'argento per 3008 libbre.
-
-24. Nel cui mezzo, una colonna di porfido, che sostiene una lampada
-d'oro puro, da 50 libbre.
-
-25. Sull'orlo della vasca un agnello che versa acqua, di 30 libbre
-d'oro.
-
-26. A destra di quello una statua del Salvatore, d'argento puro, alta 5
-piedi, e pesante 70 libbre.
-
-27. A sinistra un san Giovanni Battista d'argento, alto 5 piedi, del
-peso di 100 libbre.
-
-28. Sette cervi d'argento che versano acqua, da 80 libbre ciascuno.
-
-29. Un incensiere di 10 libbre d'oro puro, ornato di quarantadue pietre
-fine.
-
-Erano dunque 685 libbre d'oro, e 12,943 d'argento, non contando la
-duratura della volta: lo che varrebbe 1,700,000 franchi, senza la
-fattura. Costantino vi aggiunse fondi per una rendita di circa 230,000
-lire, e l'annuo tributo di 150 libbre d'aromi.
-
-Tanta liberalità fece dubitare sulla genuinità del testo, la quale però
-fu da autorevoli critici sostenuta.
-
-[60] _Constantinopolis dedicatur pene omnium urbium nuditate_, dice
-san Girolamo. Codino, greco d'età posteriore, riferisce un aneddoto
-favoloso, ma degno di ricordo; cioè che Costantino chiamò i principali
-nobili di Roma, e li spedì alla guerra contro i Persiani; intanto fece
-fabbricare a Costantinopoli palazzi affatto simili a quei ch'essi
-possedevano in Roma, e vi pose gli stessi mobili, indi le mogli e i
-figli loro. Tornati dopo sedici mesi quei signori, esso gli accolse con
-un solenne banchetto, dopo il quale fece condurre ciascuno alla nuova
-abitazione, dove si meravigliarono di trovarsi nella casa e fra le
-persone conosciute e care.
-
-[61] _Si quis indebitum sibi locum usurpaverit, nulla ignoratione
-defendat, sitque plane sacrilegii reus qui divina præcepta neglexerit._
-Legge di Graziano nel Codice Teodosiano, lib. VI. tit. 5. l. 2.
-
-[62] Ci sono guida esso _Codice Teodosiano_ coi ricchissimi commenti
-del Gotofredo e del Ritter.
-
-La _Notizia delle dignità dell'Oriente e dell'Occidente_, specie
-d'almanacco imperiale, composto un secolo più tardi, commentato dal
-Panciroli nel _Thesaurus antiquitatum romanarum_ del GREVIO, vol. VII.
-
-LYDUS, _De officiis romani imperii._
-
-SALVIANUS, _De gubernatione Dei_.
-
-_Tabula Heracleensis_, ediz. MAZOCCHI. Napoli 1754.
-
-Oltre i predetti abbreviatori di storie, abbiamo PAOLO OROSIO,
-_Historiarum libri_ VII, e ZONARA, _Annales_.
-
-Da qui innanzi la storia assume colore diverso, secondo che gli
-scrittori sono idolatri o cristiani.
-
-Zosimo, alla maniera di Polibio, dipinge la decadenza dell'Impero,
-avversissimo sempre ai Cristiani: i cinque libri che ce ne restano,
-arrivano al 410.
-
-Dei trentun libri di Ammiano Marcellino, tredici sono perduti, negli
-altri egli si stende dal 354 al 378: prolisso, ma istruttivo e di
-sufficiente imparzialità.
-
-_Panegyricæ orationes veterum oratorum; notis ac numismatibus
-illustravit et italicam interpretationem adjecit_ LAURENTIUS PATAROL.
-Venezia 1708. Sono i panegirici recitati agli imperatori da Diocleziano
-a Teodosio, donde con molta cautela può attingersi qualche notizia, o
-dirò meglio qualche sentimento.
-
-Eusebio, nei dieci libri della _Storia ecclesiastica_, e nei cinque
-della _Vita di Costantino_, e i continuatori suoi Socrate, Teodoreto,
-Sozomene, Evagrio, illustrano grandemente la storia politica; parziali
-sempre agli imperatori cristiani. Dicasi lo stesso di molte vite di
-santi.
-
-Fra' moderni, tutti gli storici filosofisti avversano Costantino; sono
-per lui i fautori del cristianesimo.
-
-[63] Lampridio ci conservò due pagine d'imprecazioni del senato contro
-Comodo (in _Comodo_, 18, 19) ed altre non meno abjette contro Elagabalo
-(in _Alex. Severo_, 6. 7. 9). Vopisco ci tramandò il processo verbale
-dell'acclamazione di Claudio II, da noi riferito a pag. 49.
-
-[64] _Si quis senatorium nostra largitate fastigium, vel _generis
-felicitate_ consecutus..._ Cod. Teod., lib. V.
-
-[65] Graziano imperatore ad Ausonio poeta scriveva: _Cum de consulibus
-in annum creandis solus mecum volutarem... te consulem et designavi,
-et declaravi, et priorem nuncupavi_. Ed Ausonio ringraziandonelo,
-si congratula di non aver dovuto scendere alle antiche bassezze del
-cercarlo al popolo: _Consul ego, imperator auguste, munere tuo, non
-passus septa neque campum, non suffragia, non puncta, non loculos: qui
-non prensaverim manus, nec consalutantium confusus occursu, aut sua
-amicis nomina non reddiderim; aut aliena imposuerim; qui tribus non
-circuivi, centurias non adulavi; jure vocatis classibus non intremui;
-nihil cum sequestre deposui, cum diribitore nihil pepigi. Romanus
-populus, Martius campus, equester ordo, rostra, ovilia, senatus, curia,
-unus mihi omnia Gratianus_.
-
-[66] _In consulatu honos sine labore suscipitur_. MAMERTINO, Paneg.
-vet., XI. 2.
-
-[67] Da un curioso passo di Lampridio (in _Alex. Severo_, 42) impariamo
-le paghe che ricevevano i governatori delle provincie: venti libbre
-d'argento, cento monete d'oro (lire 3913), sei anfore di vino, due
-muli, due cavalli, due vesti da comparsa (_forenses_), una da casa
-(_domestica_), un tinozzo da bagno, un cuoco, un mulattiere, e se non
-avesser moglie, una concubina, reputata necessaria come le altre cose.
-_Quod sine his esse non possent_. Uscendo di carica, restituivano i
-muli, i cavalli, il mulattiere e il cuoco: il restante tenevano, se il
-principe fosse soddisfatto di loro; se no, restituivano quadruplicato.
-
-Valeriano fissa l'assegnamento di Aureliano, tribuno delle legioni,
-così scrivendo a Sejonio Albino prefetto alla città: _Sinceritas tua
-supradicto viro efficiet, quamdiu Romæ fuerit, panes militares mundos
-sexdecim, panes militares castrenses quadraginta, olei sextarium unum,
-et item olei secundi sextarium unum, porcellum dimidium, gallinaceos
-duos, porcinæ pondo triginta, bubulæ pondo quadraginta, liquaminis
-sextarium, salis sextarium unum, herbarum, olerum, quantum satis est._
-E a Probo: _In salario diurno bubulæ pondo, porcinæ pondo sex, caprinæ
-pondo decem, gallinaceum per biduum, vini veteris diurnos sextarios
-decem, cum lardo bubalino, salis, olerum, lignorum, quantum satis est_.
-(Historia Augusta)
-
-Sotto Costantino continuavasi a dare la provvigione in natura; e
-poichè egli limitò a tre lustri la durata del servizio militare, per
-dare il ben servito ai congedati introdusse una tassa straordinaria
-ogni quintodecimo anno, dal che venne il ciclo delle _Indizioni_;
-così alcuni. Savigny (_Ueber die römische Steuerverfassung_) pensa
-l'Indizione fosse il rinnovamento del catasto, che par si raddrizzasse
-ogni quindici anni. Certo però l'Indizione trovasi già sotto
-Diocleziano.
-
-[68] AMMIANO MARCELLINO, _Hist._, XXVIII. 6. — _Cod. Teod._, lib. IV.
-IX. XII. ecc.
-
-[69] _Si quis sacrilega vitem falce succiderit, aut feracium ramorum
-fœtus hebetaverit, quo declinet fidem censuum, et mentiatur callide
-paupertatis ingenium, mox detectus, capitale subibit exitium, et bona
-ejus in fisci jura migrabunt._ Cod. Teod., lib. XVIII. tit. 11. l. I.
-
-_Finis_ nella bassa latinità voleva dire pagamento, come τέλος in
-greco, e _Ziel_ in tedesco. Da ciò il nome di _finanza_, venuto a
-significar l'arte di procurarsi denaro con modi raffinati e dotti.
-La voce _taglia_ viene dalla tacca, che l'esattore dell'imposta e il
-riscontratore facevano sopra un pezzo di legno per indicare le somme
-pagate, e che divideasi, restando espressa la somma sulle due metà.
-
-[70] Da una novella di Magioriano raccogliesi che ciascun capo pagava
-all'anno due soldi d'imposta, e mezzo soldo per le spese di percezione;
-vale a dire che queste si valutavano un quarto dell'entrata totale.
-
-[71] LIBANIO, _Or. contro Flor._; ZOSIMO, II. 24.
-
-[72] _Cod. Teod._, lib. XII. XIII. ecc.; NAZARIO, _Paneg. vet._, X. 35;
-ZOSIMO, II. 38.
-
-[73] _Oblatio auri_. SIMMACO, Ep. 10. 26. — _Universi, guos senatorii
-nominis dignitas non tuetur, ad auri coronarii præstationem vocentur._
-Cod. Teod., lib. XII, tit. 13.
-
-[74] _Nov. Valent._ VII.
-
-[75] Vedi GOTOFREDO al lib. VII. _De re militari_ del codice
-Teodosiano; e questo codice nei titoli _De tyronibus, De desertoribus,
-De decurionibus, De veteranis, De filiis veteranorum_.
-
-[76] Giustiniano li portò poi a cinquemila cinquecento; e il _comes
-domesticorum_ divenne carica importantissima.
-
-[77] Alcuni moderni, come RAYNOUARD, _Hist. du droit municipal en
-France_. Parigi 1836, tom. I. c. 17, e FAURIEL, _Hist. de la Gaule
-méridionale_. Ivi, tom. I. c. 10, pensano costituissero in ogni città
-un senato superiore alla curia. A me non occorse mai menzione di senati
-provinciali.
-
-[78] Codice Giustinianeo, _Communia utr. jud._
-
-[79] _Nonnulli, quum domicilia atque agellos suos aut pervasionibus
-perdunt, aut fugati ab exactoribus deserunt, quia tenere non possunt,
-fundos majorum expetunt, atque coloni divitum fiunt_. SALVIANO, De
-gubern. Dei.
-
-[80] _Quæ enim differentia inter senos et adscriptitios intelligatur,
-cum uterque in domini sui positus sit potestate, et possit servum
-cum peculio manumittere, et adscriptitium cum terra dominio suo
-expellere?_ Cod. Giustin., lib. XI. tit. 47. l. 21. Forse si eccedette
-nell'intendere che questo passo di Giustiniano escluda l'emancipazione.
-E sebbene manumissioni di coloni non si trovino mai, si rifletta che
-il colono poteva o comprare o ricevere in dono il terreno al quale era
-affisso, poi con trent'anni d'assenza restava prosciolto; fors'anche
-non era reputata necessaria la manumissione. Giustiniano permise poi di
-ordinarli preti, purchè seguitassero negli obblighi del colonato _Nov._
-CXXV, 4.
-
-[81] È del 708 o 709 di Roma, e fu conservata in parte dalla Tavola
-d'Eraclea, e più da una iscrizione trovata a Padova. Vedi SAVIGNY,
-_Gesch. des römischen Rechts in Mittelalter,_ cap. II. § 8.
-
-[82] «Il soggetto delle curie, malgrado gli abbondanti materiali che
-esistono, rimane sempre il più oscuro nell'istoria legale dell'impero».
-GIBBON, cap. XXII.
-
-[83] AMMIANO MARCELLINO, XXV. 4; SIMMACO, _Ep._ 10; Cod. Teod., _De
-op. publ._ — Se i codici Teodosiano e Giustinianeo parlano sì poco
-de' magistrati municipali, mentre ogni tratto ne fan menzione i
-giureconsulti classici, la ragione si è che questi vivevano in Italia,
-quelli furono compilati in Oriente.
-
-[84] _Nemo, originis suæ oblitus et patriæ, cui domicilii jure
-devinctus est, ad gubernacula provinciæ nitatur ascendere priusquam,
-decursis gradatim curiæ muneribus, subvehatur; nec vero a duumviratu
-vel a sacerdotio incipiat, sed, servato ordine, omnium officiorum
-sollicitudinem sustineat_. Legge di Valentiniano nel codice Teodosiano,
-lib. XII. tit. 4. l. 77.
-
-[85] _Curiales nervos esse reipublicæ ac viscera civitatum, nullus
-ignorat: quorum cœtum recte appellavit antiquitas minorem senatum:
-huc redegit iniquitas judicum, et exactorum plectenda venalitas, ut
-nonnulli patrias deserentes, natalium splendore neglecto, occultas
-latebras elegerint, et habitationem juris alieni._ Nov. Magior, IV.
-4. _Curiales... cœperunt se eximere curiæ, et occasiones invenire per
-quas liberi ab his efficerentur. Ita civitates diminutæ... Decuriones
-facultatibus... et corporibus fraudare curiam voluerunt, rem omnium
-impiam adinvenerunt, a legitimis nuptiis abstinentes, ut eligerent
-magis sine filiis quam sub lege deficere... Transtulerunt curialium
-facultates ad alias personas, nihil exinde habente curia... sub falsis
-causis facientes donationes... Vidimus quosdam sic adversos esse contra
-proprias patrias..._ Nov. Giustin. XXXVIII.
-
-[86] _Hi potissimum constituantur defensores, quos decretis elegerint
-civitates. Defensores nihil sibi insolenter, nihil indebitum
-vindicantes, nominis sui tantum fungantur officio, nullas infligant
-mulctas, nullas exerceant quæstiones; plebem tantum vel decuriones ab
-omni improborum insolentia et temeritate tueantur, ut id tantum quod
-esse dicuntur, esse non desinant_. Cod. Teod., lib. XI. tit. 3.
-
-[87] _Cod. Teod._, lib. XIII, tit. 4.
-
-[88] PLINIO, _Ep._ X. 42; _Cod. Teod._, lib. XIV. tit. 1. l. 24; lib.
-XIII. tit. 5, l. 25; lib. X. tit. 4. l. 11. ecc.
-
-[89] LAMPRIDIO, in _Alex. Severo_, cap. 39.
-
-[90] _Cod. Teod._, lib. X. tit. 20.
-
-[91] _Cod. Teod._, lib. X. tit. 40; _Cod. Giustin._, lib. IV. tit. 41.
-l. 1; _Dig._, lib. XXIX. tit. 4. l. 11.
-
-[92] Ai tempi di san Girolamo andava ancor peggio. — Si suole in
-campagna esigere gl'interessi del frumento, del vino, dell'olio
-ed altre derrate; e per esempio si dà all'inverno dieci moggia per
-riceverne quindici al ricolto, cioè la metà più».
-
-Le parole che si riferiscono all'interesse sono:
-
- _Fœnus semiunciarium_ 1½ per cento.
- » _unciarium_ 1 »
- _Usura triens_ 3 »
- » _quadrans_ 4 »
- » _quincunx_ 5 »
- » _semis_ 6 »
- » _bes_ 8 »
- » _deunx_ 11 »
- » _centesima_ 12 »
- » _centesimaquaterna_ 48 »
- _Anatocismus_, interesse dell'interesse.
-
-[93] _Solum Barbaris aurum minime præbeatur, sed etiam, si apud eos
-inventum fuerit, subtili auferatur ingenio_. Cod. Giustin., lib. IV.
-_De comm. et merc._, 2.
-
-[94] _Codice Teod._, De fide test., lib. III e _passim_.
-
-[95] Zonara farebbe perduti trentamila uomini da Costanzo,
-ventiquattromila da Magnenzio: nel che dev'essere corso sbaglio.
-
-[96] Graziano e Valentiniano I ingiunsero che ogni vescovo potesse
-al romano appellarsi dalle sentenze del metropolita, il quale fosse
-tenuto esporre i motivi del suo giudicato: Valentiniano III, malgrado
-l'opposizione di sant'Ilario vescovo d'Arles, volle i vescovi soggetti
-alle decisioni del papa della città eterna: il concilio generale di
-Calcedonia nel 451 chiese da papa Leone Magno la conferma dei suoi
-decreti: i vescovi d'Oriente scrissero al papa Simmaco, riconoscendo
-che le pecore di Cristo furono confidate al successore di Pietro _in
-tutto il mondo abitato_: quelli dell'Epiro domandavano da Ormisda la
-conferma del vescovo da loro eletto; il quale papa stese un formolario,
-che i vescovi doveano trasmettere firmato ai metropoliti, questi ai
-patriarchi, i patriarchi al pontefice, come simbolo dell'unità, che le
-chiese d'Oriente accettarono, affrettandosi di meritare la comunione
-della sede apostolica, _in cui risiede la verace e intera solidità
-della religione cristiana_.
-
-[97] SVETONIO, in _Augusto_, 40.
-
-[98] Ap. BARONIO, _ad annum_ 324, num. 58. 65. 70. 71. E vedi indietro,
-a pag. 123.
-
-[99] A ciascun vescovo era lecito farvi cambiamenti; e Rufino ci reca
-il simbolo qual recitavasi dalla Chiesa romana, più incontaminato,
-e quale dall'aquilejese, a cui esso prete apparteneva. Eccoli a
-confronto:
-
- Romano _Credo in Deum patrem omnipotentem._
- Aquilejese _Credo in Deo patre omnipotente invisibili et
- impassibili._
- Rom. _Et in Christum Jesum unicum filium ejus, dominum
- nostrum._
- Aquil. _Et in Christo Jesu, unico filio ejus, domino
- nostro._
- Rom. e Aquil. _Qui natus est de Spiritu Sancto ex Maria
- Virgine._
- Rom. _Crucifixus sub Pontio Pilato et sepultus, tertia
- die resurrexit a mortuis._
- Aquil. _Crucifixus sub Pontio Pilato et sepultus, descendit
- ad inferna, tertia die resurrexit a
- mortuis._
- Rom. e Aquil. _Ascendit in cælos, sedet ad dexteram Patris;
- inde venturus est judicare vivos et mortuos._
- Rom. _Et in Spiritum Sanctum. Sanctam Ecclesiam.
- Remissionem peccatorum. Carnis resurrectionem._
- Aquil. _Et in Spiritu Sancto. Sancta Ecclesia. Remissione
- peccatorum. Hujus carnis resurrectione._
-
-Dalle catechesi di Massimo vescovo di Torino (_Homil. in traditione
-Symboli_), di san Pier Crisologo vescovo di Ravenna (_in Symb.
-apost._), e da altri raccogliamo i simboli delle diverse Chiese, dove
-trovansi introdotte le parole _conceptus, passus, mortuus, catholicam,
-sanctorum communionem, vitam æternam,_ dappoi adottate nel Simbolo
-comune, qual già si trova ne' sermoni 240, 241, 242, posti in appendice
-ai sermoni genuini di sant'Agostino nell'edizione de' Padri Maurini.
-
-Alcune di quelle aggiunte pajono arbitrarie e sin futili; ma tendevano
-a confutare alcuni errori divulgati. Così nel surriferito simbolo
-aquilejese il _descendit ad inferna_ si oppone agli Apollinaristi
-ed Ariani, che negavano l'anima a Cristo, quasi ne facesse vece
-la divinità: l'_invisibili et impassibili_ è contro i Novaziani e
-Sabelliani, che diceano esser nato e aver patito il Padre Eterno;
-l'_hujus carnis_ contrasta a chi teneva che dovessimo risorgere con un
-corpo aereo e celeste.
-
-[100] Nel concilio Niceno fu pure decisa la quistione delle pasque,
-importante sotto l'apparente frivolezza, giacchè suggellava il distacco
-del cristianesimo dagli Ebrei, e la supremazia della Chiesa di Roma;
-secondo la cui pratica, fu convenuto di festeggiare la resurrezione di
-Cristo la domenica in cui cade o che segue immediatamente il plenilunio
-più vicino all'equinozio di primavera. Questa deferenza alla Chiesa
-romana è un fatto rilevantissimo nella storia ecclesiastica.
-
-[101] È il _fallo di Liberio_, ridetto a sazietà dagli avversarj
-dell'infallibilità del papa. Ma quand'anche si accetti per vero, il che
-da alcuni s'impugna, nulla conchiude contro di quella, non avendo egli
-sentenziato dalla cattedra, non con libera volontà, e, appena rimesso
-nel suo seggio, si disdisse.
-
-[102] _Cod. Teod._, lib. XVI. tit. 10. l. 2.
-
-[103] Ivi, IV del 353; e V del 356.
-
-[104] I fatti vennero raccolti da TZCHIRNER, _Der Fall des Heidenthum_,
-Lipsia 1829, e da BEUGNOT, _Histoire de la destruction du paganisme
-en Occident_, Parigi 1835; ma le conseguenze che questo ne trae, non
-possono ragionevolmente accettarsi. Vedi pure J. E. AUER, _Kaiser
-Julian der Abtrünnige_ ecc. Vienna 1855.
-
-[105] _Nascuntur ergo et quotidie quidem dii novi: nec enim vincuntur
-ab hominibus fœcunditate_. Div. instit., I. 16.
-
-[106] JABLONSKI, _De origine festi natalis Christi_; SANT'EPIFANIO,
-_Adversus hæreses_, I. 29. Al 22 febbrajo celebravansi le _caristie_
-pei morti; e i nostri vi sostituirono la cattedra di San Pietro,
-_festum epularum sancti Petri_.
-
-[107] GREVIO, _Thesaurus antiq. rom._, VIII. 95.
-
-[108] HUDSON, _Geogr. minor._, III. 15.
-
-[109] _Contra Paganos_. D. MAXIMI _taurinensis episcopi opera_. Roma
-1674.
-
-[110] Τὸν πατέρα Μίθραν. _Opere_, pag. 336 e 130.
-
-[111] BANDURI, _Numismata imp. rom._, II. 427-440. — Ὄμνυμι δὲ τὸν
-Σαράπιν. _Ep._ VI.
-
-[112] LIBANIO, _Legat. ad Julianum_, pag. 157; e _Oratio parænetica_,
-cap. 85.
-
-[113] Se ne congratula Giuliano nell'_Ep._ 38; e se ne duole Ammiano
-Marcellino, lib. XXII. 12.
-
-[114] _Ep._ 42, Ἀκοντας ἱᾶσθαι, medicare contro voglia.
-
-[115] AMMIANO MARCELLINO, lib. XXV. 2. Così Ottaviano Augusto negò le
-feste pubbliche a Nettuno dopo che la flotta pericolò due volte.
-
-[116] _Hoc moderamine principatus inclaruit, quod, inter religionum
-diversitates, medius stetit, vel quemquam inquietavit, neque ut hoc
-coleretur imperavit aut illud, nec interdictis minacibus subjectorum
-cervicem ad id quod ipse coluit inclinabat, sed intemeratas reliquit
-has partes ut reperit._ Quest'asserzione di Ammiano Marcellino (XXX. 9)
-è confermata dal codice Teodosiano, ove Valentiniano dice: _Testes sunt
-leges a me in exordio imperii mei datæ, quibus unicuique, quod animo
-imbibisset, colendi libera facultas tributa est._ Lib. IX, tit. 16. I.
-9.
-
-[117] _Cod. Teod._, lib. XII, tit. 50. I. 75.
-
-[118] _Pudet dicere: sacerdotes idolorum, mimi, et aurigæ, et scorta
-hæreditates capiunt; solis clericis ac monacis hac lege prohibetur; et
-non prohibetur a persecutoribus, sed a principibus christianis. Nec de
-lege queror, sed doleo cur meruerimus hanc legem._ SAN GIROLAMO.
-
-[119] Sono esagerate, ma meritano esser riferite, le lodi dategli da
-Ausonio in tal proposito, _Epigr._ I:
-
- _Arma inter, Chunnosque truces, furtoque nocentes_
- _Sauromatas, quantum cessat de tempore belli,_
- _Indulget claris tantum inter castra Camœnis._
- _Vix posuit volucres stridentia tela sagittas,_
- _Musarum ad calamos fertur manus: otia nescit,_
- _Et commutata meditatur arundine carmen._
- _Sed carmen non molle modis; bella horrida Martis_
- _Odrysii, tressæque viraginis arma retractat._
- _Exulta, Æacides; celebraris vate superbo_
- _Rursus, romanumque tibi contingit Homerum._
-
-[120] _Cod. Teod._, lib. IX. tit. 7. I. 1.
-
-[121] TEMISTIO, _Oratio_ XIX.
-
-[122] Sotto una statua erettagli nel 387 è _chiamato pontifex
-Vestæ, pontifex Solis, quindecemvir, augur, tauroboliatus, neocorus,
-hierophanta et pater sacrorum_. GRUTERO, pag. 1102. Nº 2. In un'ara
-scoperta allo scorcio del secolo passato gli si aggiungono i titoli
-di _curialis Herculis, sacratus Libero et Eleusinis, pater patrum_;
-DONATO, _Suppl. al Muratori_, tom. I. p. 72. Nº 2. _Pater sacrorum_ e
-_pater patrum_ si riferiscono al culto di Mitra, come abbiam veduto.
-
-Macrobio fa da lui difendere nobilmente gli schiavi contro un tal
-Evangelo, dicendo ch'essi sono formati degli stessi elementi che noi,
-ricevono lo spirito dallo stesso principio, vivono, muojono all'egual
-modo; i costumi distinguere gli uomini, non l'abito o la condizione;
-infine espone nobilmente la maniera di farsi amato agli schiavi.
-_Saturn._, I.
-
-[123] Lib. I. ep. 43.
-
-[124] _Dii patrii, facite gratiam neglectorum sacrorum_. Lib. II. ep. 7.
-
-[125] Ep. 9.
-
-[126] AGOSTINO, _De civ. Dei_, v. 26.
-
-[127]
-
- _Sexcentas numerare domos de sanguine prisco_
- _Nobilium licet, ad Christi piacula versas._
- PRUDENZIO, v. 567.
-
-[128] Sebben Girolamo mostri disprezzo per distinzioni di nascita,
-rammenta che per padre ella discendeva da Agamennone, per madre dai
-Gracchi, e sposò uno disceso da Enea e da Giulio.
-
-[129] _Ep._ XXIII _ad Eustoch._
-
-[130] _Ep._ IV _ad Fabiol._ del 401.
-
-[131] SAN PAOLO, I _ad Corinth._, II. 4.
-
-[132] Il migliore per avventura de' suoi discorsi è quello in morte
-del fratello Satiro, tutto spirante affetti di famiglia. — A nulla mi
-valse l'aver raccolto il moribondo tuo respiro, appoggiata la bocca mia
-sulle estinte tue labbra. Io sperava far passare la tua morte nel mio
-seno, e comunicare a te la vita mia. Pegni crudeli e soavi, sventurati
-abbracci, fra i quali io sentii il suo corpo farsi gelato e rigido,
-e l'ultimo fiato esalare. Lo stringea fra le braccia, ma avevo già
-perduto colui che ancora io serravo. Quel soffio di morte divenne per
-me soffio di vita. Voglia il Cielo almeno ch'esso purifichi il cuor
-mio, e ponga nella mia anima l'innocenza e la dolcezza tua».
-
-Dall'affetto domestico sa elevarsi ai pubblici danni, come nel
-bell'esordio: — Fratelli carissimi, abbiam condotto innanzi all'ara
-del sacrifizio la vittima che fu richiesta, vittima pura, accetta a
-Dio, Satiro, mia scorta e mio fratello. Io non aveva dimenticato ch'ei
-fosse mortale, nè mi lasciai illudere da vana speranza; ma la grazia
-oltrepassò la speranza, e non che lamentarmi a Dio, devo ringraziarlo,
-come quegli che sempre desiderai, in caso che alla Chiesa o a me
-sovrastassero calamità, si sfogasse la tempesta sopra di me e sopra
-la mia famiglia. Grazie al Signore, che nell'universale sovvertimento
-prodotto dai Barbari che d'ogni parte recano guerra, abbia soddisfatto
-all'afflizione comune co' miei particolari dispiaceri, e sia stato
-percosso io solo quando temea per tutti. Sì, o fratello, avventuroso
-in quanto rende florida la vita, nol fosti meno per opportunità della
-morte. Non a noi fosti rapito, ma ai disastri; non hai perduto la vita,
-ma fosti campato dalla minaccia delle calamità sospese sul nostro capo.
-Affezionato com'eri a tutti i tuoi, oh quanto avresti gemuto nel sapere
-che l'Italia è incalzata da un nemico già alle porte! quale afflizione
-per te in pensare che ogni nostra speranza di salute sta nel baluardo
-delle Alpi, e che alcuni tronchi d'albero sono l'unica barriera che
-difende il pudore! quanto l'anima tua si sarebbe contristata nel vedere
-che sì piccola distanza ci separa dal nemico, nemico feroce e brutale,
-che nè la vita risparmia nè il pudore».
-
-Nulla di così bello egli dice o nella consolazione per la morte di
-Valentiniano o nel panegirico di Teodosio.
-
-[133] SIMMACO, lib. X. ep. 54. Il testo proprio della legge ci manca;
-ma in una d'Onorio del 415 (_Cod. Teod._, lib. XVI. tit. 10. l. 20) è
-detto: — Conforme ai decreti del divo Graziano, ordiniamo di applicare
-al nostro dominio tutte le proprietà (_omnia loca_) che l'errore degli
-antichi destinò alle sacre cose».
-
-[134] SIMMACO, lib. I. ep. 46.
-
-[135] _Cod. Teod._, lib. XVI, tit. 7. l. 11. 12. 16.
-
-[136] Ivi, I. 1. 4. 5.
-
-[137]
-
- _Exultare patres videas, pulcherrima mundi_
- _Lumina, concilium que senum gestire Catonum_
- _Candidiore toga niveum pietatis amictum_
- _Sumere, et exuvias deponere pontificales._
- Contro Simmaco.
-
-[138] _Cod. Teod._, lib. XVI. tit. 1. I. 2.
-
-[139] Se nella serie dei concilj ecumenici si annoveri pure quel di
-Gerusalemme, tenuto dagli Apostoli, nell'anno 50 d. C., e descritto
-da san Luca nel cap. XV degli _Atti_ — Il simbolo, quale allora fu
-redatto, si legge quotidianamente nella messa.
-
-[140] Oggi San Vittor Grande l'una, e Sant'Ambrogio l'altra.
-
-[141] Così racconta Isidoro di Siviglia, _De officiis ecclesiasticis_,
-lib. I. c. 7.
-
-[142] _Deus creator omnium — Jam surgit hora tertia — Nunc sancte
-nobis Spiritus_; e alcuno dice il _Te Deum_, ma altri lo pretende
-composto nel IV secolo da un frate Sisebut, vissuto probabilmente a
-Montecassino.
-
-[143] _Exameron_, III. 5; AUGUSTINI _Confess._ IX. 7.
-
-[144] _Rudis sed avida doctrinæ_, dicevala san Gaudenzio; e l'inno
-antico di san Filastro,
-
- _Et rudem sed tunc cupidam moneri_
- _Insciam quamquam, tamen ad docendum_
- _Firmiter promptam._
-
-[145] Labus, _Museo Bresciano_, intorno all'antico marmo di C. Giulio
-Ingenuo, pag. 56. Da un curioso passo di Rodolfo notajo parrebbe che
-fin nel VII secolo durasse in Valcamonica il culto di Saturno: _Erant
-adhuc in illa valle plurimi Pagani, qui arboribus et fontibus victimas
-offerebant. In tempore usque regis Ariberti imago Saturni magna
-frequentia venerabatur in curte Hedulio_ (a Edolo): _et quum præcepti
-regis obedientia non fieret ut illa imago destrueretur, Ingelardus dux
-Brissiæ misit armatorum manus, qui illam disperderunt in fragmentis_.
-
-[146] Una tradizione molto divulgata fa nato sant'Antonio a
-Ventimiglia, o almeno da madre di questa città.
-
-[147] Dell'unità del genere umano non ebbe conoscenza l'antichità,
-alla quale sembrava un fatto fatale la divisione in nazioni. Giuliano
-imperatore giudica che quest'unità, proclamata dagli Ebrei e dai
-Cristiani, ripugni alla diversità di leggi e di costumi, la quale
-deriva dalla volontà degli Dei, rappresentanti de' genj contrarj onde
-sono ispirati i popoli, da Marte i guerreschi, da Minerva quei che
-uniscono la prudenza al coraggio, da Mercurio quelli che hanno prudenza
-più che valore. SAN CIRILLO, _contra Julianum_, lib. IV.
-
-[148] Commento al cap. II dell'_epistola ai Galati_.
-
-[149] _Quicumque ad Urbem discendi cupiditate veniunt, primitus ad
-magistrum census provincialium judicum, a quibus copia est danda
-veniundi, ejusmodi litteras proferant, ut oppida hominum et natales
-et merita expressa teneantur; deinde ut primo statim profiteantur
-introitu, quibus potissimum studiis operam navare proponant; tertio,
-ut hospitia eorum sollicite censualium norit officium, quo ei rei
-impertiant curam, quam se adseruerint expetisse. Idem immineant
-censuales, ut singuli eorum tales se in conventibus præbeant, quales
-esse debent, qui turpem inhonestamque famam et consociationes (quas
-proximas putamus esse criminibus) æstiment fugiendas, neve spectacula
-frequentius adeant, aut adpetant vulgo intempestiva convivia. Quin
-etiam tribuimus potestatem, ut, si quis de his non ita in Urbe se
-gesserit quemadmodum liberalium dignitas poscat, publice verberibus
-adfectus, statimque navigio superpositus, abjiciatur Urbe, domumque
-redeat. His sane qui sedulam operam professionibus navant, usque ad
-vigesimum ætatis suæ annum Romæ licet commorari. Post id vero tempus,
-qui neglexit sponte remeare, sollicitudine præfecturæ etiam impurius
-ad patriam revertatur. Verum ne hæc perfunctorie fortasse curentur,
-præcelsa sinceritas tua officium censuale commoneat, ut per singulos
-menses, qui, vel unde veniant, quive sint, pro ratione temporis ad
-Africam vel ad cæteras provincias remittendi brevibus comprehendat, his
-dumtaxat exceptis, qui corporatorum sunt oneribus adjuncti. Similes
-autem breves etiam ad scrinia mansuetudinis nostræ annis singulis
-dirigantur; quo, meritis singolorum, institutionibusque compertis,
-utrum quæque nobis sint necessaria judicemus. Dat._ III _Id. Mart.
-Triv. Valentiniano et Valente III A. Cos._
-
-[150] Ne siamo accertati dal carme d'Ausonio in onore d'un grammatico
-di Bordeaux:
-
- _Quod jus pontificum, quæ fœdera, stemma quod olim_
- _Ante Numam fuerat sacrificis Curibus,_
- _Quod Castor cunctis de regibus ambiguis, quod_
- _Conjugis e libris ediderat Rhodope;_
- _Quod jus pontificum, veterum quæ scita Quiritum,_
- _Quæ consulta patrum, quid Draco, quidve Solon_
- _Sanxerit, et Locris dederat quæ jura Zaleucus,_
- _Sub Jove quæ Minos, quid Themis ante Jovem,_
- _Nota tibi._
- De Profess., cap. 22.
-
-[151] Ai primi, ventiquattro razioni giornaliere, agli altri metà
-soltanto. L'uso di fissare gli stipendj per razione era generale, e il
-fisco le ricomprava secondo un prezzo determinato. L'assegno suddetto
-è per le scuole municipali: nelle imperiali di Treveri i retori hanno
-trenta profende, venti un grammatico latino, dodici un greco.
-
-[152] Basti, a mostrarne la importanza, il titolo de' capitoli: I.
-_præfatio_; II. _cur genio, et quomodo sacrificetur_; III. _genius
-quid sit, et unde dicatur_; IV. _variæ opiniones veterum philosophorum
-de generatione_; V. d_e semine hominis, et quibus e partibus exeat_;
-VI. _quid primum in infante formetur, et quomodo alatur in utero
-etc._; VII. _de temporibus quibus partus solent esse ad nascendum
-maturi, deque numero septenario_; VIII. _rationes Chaldæorum de
-tempore partus; idem de zodiaco et de conspectibus_; IX. _opinio
-Pythagoræ de conformatione partus_; X. _de musica, ejusque regulis_;
-XI. _ratio Pythagoræ de conformatione partus confirmata_; XII. _de
-laudibus musicæ, ejusque virtute; item de spatio cœli, terræque ambitu,
-siderumque distantia_; XIII. _distinctiones ætatum hominis secundum
-opiniones multorum, deque annis climatericis_; XIV. _de diversorum
-hominum clarorum tempore mortis_; XV. _de tempore et de ævo_; XVI.
-_seculum quid sit ex diversorum definitione_; XVII. _Romanorum sæculum
-quale sit_; XVIII. _de ludorum sæcularium institutione eorumque
-celebratione usque ad imp. Septimium et M. Aurelium Antoninum_; XIX.
-_de anno magno secundum diversorum opiniones, item de diversis aliis
-annis, de olympiadibus, de lustris et agonibus capitolinis;_ XX.
-_de annis vertentibus diversarum nationum_; XXI. _de anno vertente
-Romanorum, deque illius varia correctione, de mensibus et diebus
-intercalariis, de diebus singulorum mensium, de annis julianis_;
-XXII. _de historico temporis intervallo, deque adelo et mystica, de
-annis Augustorum et ægyptiacis_; XXIII. _de mensibus naturalibus et
-civilibus, et nominum rationibus_; XXIV. _de diebus, et varia dierum
-apud diversas nationes observatione; idem de solariis et horariis_;
-XXV. _de dierum romanorum diversis partibus, deque eorum propriis
-nominibus_.
-
-[153] Così conchiude: _Hæc ut miles quondam et græcus, a principatu
-Cæsaris Nervæ exorsus, adusque Valentis interitum, pro virium explicavi
-mensura, numquam, ut arbitror, sciens silentio ausus corrumpere vel
-mendacio. Scribant reliqua potiores ætate, doctrinisque florentes.
-Quos id, si libuerit, aggressuros, procudere linguas ad majores moneo
-stylos._ Aveva in idea l'impero di Teodosio Magno.
-
-[154] Per Valentiniano, quando s'associò Valente all'impero, intona:
-_Si qua in te cognatas cælitum potestates hujusmodi esset æquatio,
-paribus cum sole luminibus globus sororis arderet; nec radiis fratris
-obnoxia, precarium raperet luna fulgorem: iisdem curriculis utrumque
-sidus emergeret, pari exortu diem germana renovaret, per easdem cæli
-lineas laberetur, nec menstruo pigra discursu aut in senescendo varias
-mulctaret effigies, aut in renascendo parvas pateretur ætates. Ecce
-formam beneficii tui astra nesciunt æmulari: illis nihil est in mundana
-luce consimile, vobis totum est in orbe commune._
-
-Pel ponte costruito sul Reno dall'imperatore stesso: _Eat nunc carminis
-auctor inlustris, et pro clade popularium Xantum fingat iratum, armatas
-cadaveribus undas scriptor decorus educat; nescivit flumina posse
-frenari. Tantumne valuit rivus iliacus, ut in auxilium Vulcani flamma
-peteretur? Profundus didicit, quid parvus evaserit? Defensio ipsa
-cælestium tuo operi non meretur æquari. Fluvium incendisse vindicia
-est, calcasse victoria._
-
-[155] Per l'eleganza della forma scegliamo questo:
-
- ARA PYTHIA.
- VIDES UT ARA STEM DICATA PYTHIO
- FABRE POLITA VATIS ARTE MUSICA
- SIC PULCHRA SACRATISSIMA GENS PHOEBO DECENS
- HIS APTA TEMPLIS QUI LITANT VATUM CHORI
- TOT COMPTA SERTIS ET CAMOENÆ FLORIBUS
- HELICONII LOCANDA LUCIS CARMINUM
- NON CAUTE DURA ME POLIVIT ARTIFEX
- EXCISA NON SUM RUPE MONTIS ALBIDI
- LUNA E NITENTE NEC PARI DE VERTICE
- NON CÆSA DURO NEC COACTA SPICULO
- ARCTARE PRIMOS EMINENTES ANGULOS
- ET MOX SECUNDOS PROPAGARE LATIUS
- EOSQUE CAUTE SINGULOS SUBDUCERE
- GRADU MINUTO PER RECURVAS LINEAS
- NORMATA UBIQUE SIC DEINDE REGULA
- UT ORA QUADRE SIT RIGENTE LIMITE
- VEL INDE AD IMUM FUSA RURSUM LINEA
- TENDATUR ARTE LATIOR PER ORDINEM
- ME METRA PANGUNT DE CAMOENARUM MODIS
- MUTATO NUMQUAM NUMERO DUMTAXAT PEDUM
- QUÆ DOCTA SERVAT DUM PRÆCEPTIS REGULA
- ELEMENTA CRESCUNT ET DECRESCUNT CARMINUM
- HAS PHOEBE SUPPLEX DANS METRORUM IMAGINES
- TEMPLIS CHORISQUE LÆTUS INTERSIT SACRIS.
-
-[156] N'abbiamo già esempj ne' classici, come in Marziale:
-
- _Rumpitur invidia quidam, dulcissime Juli,_
- _Quod me Roma legit; rumpitur invidia._
-
-[157]
-
- _Blanditia; fera mors Veneris persentit amando_
- _Permisit solitæ nec styga tristitiæ;_
-
-che può leggersi a rovescio:
-
- _Tristitiæ styga nec solitæ permisit amando_
- _Persentit Veneris mors fera blanditias._
-
-E così il seguente:
-
- _Perpetuis bene sic partiri munera seclis_
- _Sidera dant patria et patris imperium._
-
-[158]
-
- ... _Nec te jucunda fronte fefellit_
- _Luxuries, prædulce malum, quæ dedita semper_
- _Corporis arbitriis, hebetat caligine sensus..._
- _Fingendaque sensibus addis_
- _Verba, quibus magni geminatur gratia doni..._
- _Quoties incanduit ore_
- _Confessus secreta rubor, nomenque beatum_
- _Injussæ scripsere manus!_
- _Et reliquum nitido detersit pollice somnum:_
- _Utque erat interjecta comas, turbata capillos,_
- _Mollibus assurgit stratis._
-
-Questo mi sembra più felice del pariniano.
-
-La similitudine del cavallo, cara a tutti i poeti da Giobbe in qua,
-eccola in lui pure (_De nuptiis Mariæ_):
-
- _Nobilis haud aliter sonipes, quem primus amoris_
- _Sollicitavit odor, tumidus, quatiensgue decoras_
- _Curvata cervice jubas, pharsalia rura_
- _Pervolat, et notos hinnitu flagitat amnes,_
- _Naribus accensis: mulcet fæcunda magistros_
- _Spes gregis, et pulchro gaudent armenta merito._
-
-Nello stesso epitalamio descrive l'abitazione di Venere:
-
- _Hic habitat nullo constricta Licentia nodo,_
- _Et flecti faciles Iræ, vinoque madentes_
- _Excubiæ, Lacrymæque rudes, et gratus amantum_
- _Pallor, et in primis titubans Audacia furtis,_
- _Jucundique Metus, et non secura Voluptas,_
- _Et lasciva volant levibus Perjuria pennis._
- _Hos inter petulans alta cervice Juventus_
- _Excludit senium luco._
-
-Non saprei un passo d'Ovidio da contrapporre a questo, che ricorda
-Tibullo.
-
-[159] Ha un epigramma, ove, per tutti i santi cristiani, prega celiando
-un tal Jacopo a non censurarlo. Comincia:
-
- _Per cineres Pauli, per cani limina Petri,_
- _Ne laceres versus, dux Iacobe, meos._
-
-[160] Nel secolo XV fu dissotterrato il piedistallo con una iscrizione
-di non sicura autenticità, che dice: C. CLAVDIANO V. C. TRIBVNO ET
-NOTARIO, INTER CETERAS _vigentes_ ARTES QVE GLORIOSISSIMO POETARVM,
-LICET AD MEMORIAM SEMPITERNAM CARMINA AB EODEM SCRIPTA SVFFICIANT,
-ADTAMEN TESTIMONII GRATIA OB IVDICII SVI FIDEM DD. NN. ARCADIVS ET
-HONORIVS FELICISSIMI AC DOCTISSIMI IMPERATORES, SENATV PETENTE, STATVAM
-IN FORO DIVI TRAIANI ERIGI COLLOCARIQVE IVSSERINT. Ενι Βιργιλιοῖο νοὸν
-καὶ μοῦσαν Ομῆρον Κλαυδιανὸν ‘Ρώμη καὶ Βασιλεὶς ἔθεσαν.
-
-Scaligero (_Poetices_ lib. V. _qui et Hypercriticus_) chiama Claudiano
-_maximus poeta, solo argumento ignobiliore oppressus, addit de ingenio
-quantum deest materiæ Felix in eo calor, cultus non invisus, temperatum
-judicium, dictio candida, numeri non affectati, acute dicta multa sine
-ambitione_.
-
-[161] Tali sarebbero l'inno di sant'Ambrogio, _Deus creator omnium_;
-e quel di Prudenzio per gl'Innocenti, _Salvete, flores martirum_.
-Gli altri più antichi che la Chiesa ancor canti, sono il _Gloria in
-excelsis_ di sant'Ilario, lo _Jam mæsta quiesce querela_ di Prudenzio,
-e due di Sedulio.
-
-[162] Un poema di sant'Agostino o d'un contemporaneo contro i Donatisti
-d'Africa è in trocaici rimati:
-
- _Abundantia peccatorum solet fratres conturbare;_
- _Propter hoc dominus noster voluit nos præmonere,_
- _Comparans regnum cælorum reticulo misso in mare,_
- _Congreganti multos pisces omne genus hinc et inde,_
- _Quos cum traxissent ad litus, tunc cœperunt separare,_
- _Bonos in vasa miserunt, reliquos in mare._
-
-Sant'Agostino (_De tempore_): _Et magis ex ipsa (vita) corrumpitur
-quam sanetur: magis occiditur quam vivificetur_ (Serm. 138 _De verbis
-Dom._). _Ecce venitur et ad passionem, ecce venitur et ad sanguinis
-effusionem, venitur et ad corporis incensionem._ (_De civ. Dei_,
-XVI. 6) _Tamquam lex æterna in illa eorum curia superna_ (XVII. 12).
-_Infidelitas gentium cum Dei populum exultabat atque insultabat esse
-captivum, quid aliud quam Christi commutationem sed scientibus nesciens
-exprobabat?... Illius enim spei confirmatio verbi hujus_ (_fiat_)
-_iteratio_ (IX. 1). _Partim erudito otio, partim necessario negotio...
-Uno_ (_vitæ genere_) _in contemplatione vel inquisitione veritatis
-otioso, altero in gerendis rebus humanis negotioso... Crucifixerunt
-salvatorem suum, et fecerunt damnatorem suum..._
-
-[163] Vedi la nota 1 del Cap. XLVI.
-
-[164] Tre lettere conosciamo, attribuite a Maria Vergine. La prima, con
-quella di sant'Ignazio che le diede origine, è d'antica data, non di
-riconosciuta autenticità.
-
-Un vescovo messinese in occasione di peste ne trasse fuori un'altra,
-che pretese diretta da Maria a Messina e che ancora vi ottiene gran
-venerazione: benchè antichissima, la critica non può accettarla, e
-la Congregazione dell'Indice appuntò i libri ove troppo assolutamente
-n'era dichiarata l'autenticità. Eccola: _Maria Virgo, Joachim filia,
-humillima Dei ancilla, Christi Jesu crucifixi mater, ex tribu Juda,
-stirpe David, Messanensibus omnibus salutem, et Dei Patris omnipotentis
-benedictionem. Vos omnes fide magna legatos ac nuncios per publicum
-documentum ad nos misisse constat. Filium nostrum, Dei genitum, Deum et
-hominem esse fatemini, et in cœlum post suam resurrectionem ascendisse,
-Pauli apostoli prædicatione mediante viam veritatis agnoscentes. Ob
-quod vos et civitatem vestram benedicimus, cujus perpetuam protectricem
-nos esse volumus. Anno filii nostri_ XLII, III _nonas julii, luna_
-XVII, _feria quinta, ex Hierosolymis._
-
-Frà Girolamo Savonarola riguardava per autentica la lettera di Maria
-ai Fiorentini, d'immemorabile antichità: ma e la Chiesa e la critica vi
-mettono gran dubbj, tanto più che consta solo nel 65 dopo Cristo essere
-Firenze stata informata della verità da Paolino e Frontino discepoli di
-san Pietro. Essa dice: _Florentia, Deo et Domino nostro Jesu Christo
-filio meo, et mihi dilecta. Tene fidem, insta orationibus, roborare
-patientia. His enim sempiternam consequeris salutem apud Deum._
-
-[165] _Virgilium pueri legant, ut poeta magnus omniumque præclarissimus
-atque optimus, teneris imbibitus annis, non facile oblivione possit
-aboleri._ De civ. Dei, I. 3.
-
-[166] «Platone (dic'egli) mi ha fatto conoscere il vero Dio; Gesù
-Cristo me ne ha mostrato la via».
-
-[167] Nella _Città di Dio_ ha un intero capitolo sulla Sibilla
-Eritrea, _quæ inter alias Sibyllas cognoscitur de Christi evidentia
-multa cecinisse_. E racconta che in Italia seppe che alcune ostiere
-vantavansi di dare ai viaggiatori certi formaggi, che li cambiavano
-in bestie da soma, le quali esse adopravano pe' loro servigi, poi vi
-restituivano la forma primitiva; e benchè trasformati, conservavano
-la ragione. Ma, soggiunge, tali cose sono false o talmente rare, che
-poca fede vi si può prestare: pure s'ha da credere fermamente che Dio
-è onnipotente, e può far quel che vuole a castigo o a ricompensa; che
-i demonj sono angeli divenuti cattivi per le colpe, e che non possono
-se non quel che viene permesso da Colui, i cui giudizj sono talvolta
-secreti, non mai ingiusti. Lib. XVIII. c. 18. E merita esser letto
-tutto per vedere la possanza delle credenze comuni sopra un'elevata
-intelligenza, e per ispiegare le opinioni delle fatucchiere, di cui
-parleremo al CAP. CXLIV.
-
-[168] _De civ. Dei_, I. 29. Vedi DE MAISTRE, _Du pape_, IV. 4.
-
-[169] Confutazione di Fausto Manicheo.
-
-[170] _De civ. Dei_, XII. 2; XV. 1.
-
-[171] È curioso vedere come giustifichi, anzi lodi le antitesi, dicendo
-che nelle opere di Dio le apparenti contraddizioni producono bellezza,
-come nello stile le antitesi, «bellissimi ornamenti dell'eloquenza;
-e come questi contrapposti rendono più bello il parlare, così per una
-eloquenza di contrapposizione non di parole ma di cose, si compone la
-bellezza del secolo».
-
-[172] _De quæst. octogintatribus_, q. 58, e _De civ. Dei_, X. 14. Ecco
-prevenuti Pascal e Bossuet.
-
-[173] PANVINIO, _De ritu sepeliendi mortuos apud veteres Christianos,
-et de eorumdem cœmeteriis,_ 1574.
-
-MARANGONI, _Appendix de cœmeterio sanctorum Thrasonis et Saturnini_, e
-_Acta sancti Victorini_, 1740.
-
-BOLDETTI, _Sopra i cimiteri dei santi Martiri_.
-
-BOTTARI, _Roma sotterranea._ 1737-54. Le tavole sono le stesse del
-Bosio.
-
-MARCHI, _Monumenti delle arti cristiane primitive della metropoli del
-cristianesimo_. Roma 1844.
-
-Maitland (_La Chiesa nelle catacombe_. Londra 1847) volle fare
-l'opposto del Marchi, cercandovi argomenti contro il cattolicismo.
-
-A Parigi si era pubblicato _Rome souterraine_, ma il signor Perret non
-vi conservò il carattere, aggraziando le pitture. Pio IX incaricò il
-comm. De Rossi di nuove esplorazioni nelle catacombe: ed egli dispose
-ben 12 mila iscrizioni cristiane, delle quali molto importa accertare
-il tempo e il luogo. La più antica conosciuta è del 102. Il De Rossi
-trovò il vero cimiterio di san Calisto e le tombe dei primi pontefici,
-e i libri suoi sono il più sicuro testo intorno a quelle antichità
-cristiane.
-
-[174] Che però lo scheletro non fosse mai effigiato dai classici, come
-asseriscono i trattatisti d'arte, è smentito da pitture e bassorilievi:
-nel museo Borbonico si ha una donna che sparge di fiori lo scheletro
-del suo bambino; uno scheletro dalla cui bocca esce una farfalla,
-simbolo dell'anima; un altro che balla al flauto sonato da Sileno,
-primo cenno delle danze dei morti.
-
-[175] Semplicissimi sono gli epitafj: LAZARVS AMICVS NOSTER DORMIT —
-MARTYRI IN PACE — NEOPHITVS IIT AD DEVM — RESPECTVS QVI VIXIT ANNOS V
-ET MENSES VIII, DORMIT IN PACE — ALEXANDER MORTVVS NON EST SED VIVIT
-SVPER ASTRA.
-
-È particolare questo di Vicenza: MARTINA CARA CONJVX QUÆ VENIT DE
-GALLIA PER MANSIONES L VT COMMEMORARET MEMORIAM DVLCISSIMI MARITI SVI
-BENE QVIESCAS DVLCISSIME MI MARITE. (GIOVANNI DA SCHIO, _Le antiche
-iscrizioni di Vicenza_, 1850).
-
-[176] IVN. BASS. V. C. QVI VIXIT ANNIS XLII. II IN IPSA PRÆFECTVRA VRBI
-NEOFITVS IIT AD DEVM VIII KAL. SEPT. EVSEBIO ET YPATIO COSS. E vedi
-BOTTARI, tav. 33.
-
-[177] _A. F. Quast_, _Die altchristlichen Bauwerke von Ravenna, von_ V
-_bis zum_ IX. _Jahrhundert historisch geordnet, und durch Abbildungen
-erklärtert_. Berlino 1842.
-
-Gli edifizj di cui tratta, sono _i_. _Ecclesia ursiana_, cioè la
-cattedrale, edificata poco dopo il 400, ora tutta rimodernata; Ecclesia
-petriana, distrutta per tremuoto nell'VIII secolo; San Lorenzo in
-Cesarea, edificata da Luscrizio cameriere d'Onorio, distrutta per
-tremuoto nel 1553; battistero della cattedrale, eretto da Neo vescovo
-(425-30), fabbrica delle più rimarchevoli di Ravenna; battistero della
-Petriana, distrutto; basilica di san Giovanni Evangelista, costrutta
-da Galla Placidia; basilica di Santa Croce, dalla medesima, rovinata;
-cappella de' Santi Nazario e Celso, dalla medesima; San Giovanni
-Battista e Santa Agata, rimodernate; Sant'Agnese, distrutta; San
-Pietro, ora San Francesco, cappella nel palazzo arcivescovile.
-
-II. Epoca di Teodorico: Santa Maria in Cosmedin, già battistero ariano;
-San Teodoro; San Martino _in cœlo aureo_, ossia Sant'Apollinare nuovo;
-palazzo di Teodorico, mausoleo del medesimo; portico della piazza
-maggiore.
-
-III. Costruzioni posteriori sino alla morte di Agnello arcivescovo
-(566); Santa Maria Maggiore, rimodernata nel XVI secolo; San Michele
-in Affricisco, consacrata nel 545, or quasi distrutta; San Vitale;
-Sant'Apollinare in Classe, consacrata nel 549; Sant'Andrea e Santo
-Stefano.
-
-IV. Ultimo periodo, sino al 900; San Severo in Classe, distrutta
-al principio del nostro secolo; monastero di Sant'Apollinare, e
-abbellimenti delle parti interne della basilica fatti nel 642-77;
-devastazioni posteriori di Classe, e risarcimenti sotto Leone III;
-poi, per le incursioni de' Saracini, si portò in città il corpo di
-sant'Apollinare.
-
-[178] Ancora si vede in Roma a San Lorenzo, a San Giorgio in Velàbro, a
-Santa Maria Transtevere, e alquanto modificato a San Giovanni Laterano,
-Santa Maria Maggiore, ecc. I cortili si hanno a San Clemente, ai
-Quattro Santi Coronati, a San Lorenzo in Roma; a Sant'Apollinare e San
-Giovanni della Sagra in Classe a Ravenna; alla cattedrale di Parenzo in
-Istria, a Sant'Ambrogio di Milano... Quest'ultima basilica, San Zeno di
-Verona e Santa Maria di Torcello sono quelle dell'Italia superiore che
-per avventura conservano maggiori elementi della basilica antica.
-
-[179] _Hominem mortuum in urbe ne sepellito, neve urito_. La ragione
-politica di ciò era che la tomba dava la proprietà d'un luogo, e la
-città non doveva essere di verun privato.
-
-[180] A quello di Sant'Ambrogio in Milano servirono due arche
-funerarie, una sovrapposta all'altra.
-
-[181] Bruciata il 21 luglio 1832, ed ora ricostrutta. Vedi CIAMPINI,
-_Synopsis de sacris ædificiis a Constantino constructis_. Roma 1691.
-
-Calcolano essersi fabbricate in Roma:
-
- nel secolo II chiese 2
- — III » 9
- — IV » 17
- — V » 8
- — VI » 12
- — VII » 5
- — VIII » 11
- — IX » 7
- — X » 1
- — XI » 7
- — XII » 8
- — XIII » 16
- — XIV » 8
- — XV » 30
- — XVI » 93
- — XVII » 62
- — XVIII » 7
-
-[182] Il San Giovanni di Firenze, mal creduto tempio di Marte, mentre
-la dissonanza delle parti lo attesta eretto ne' bassi tempi; il
-circolare di Pisa; il San Giovanni di Parma, a sedici faccie dentro e
-otto fuori, cominciato il 1196 da Benedetto Antelmani, e finito verso
-il 1260; il dodecagono di Canosa; il San Giovanni in Fonte a Verona,
-ottagono, come quelli di Cremona, Volterra, Pistoja, ecc.
-
-[183] _Centurio nitentium rerum_. — AMMIANO MARCELLINO, XVI. 6; Cod.
-Teod., lib. IX. tit. 17; lib. XVI. tit. 49; Cod. Giust., tit. _De
-sepulc. viol._
-
-[184] _Qui cadit a formula, cadit a toto_. Un esempio vivo possiamo
-averlo negli Inglesi, schiavi del convenuto, del gusto nazionale,
-de' casi precedenti, della giustizia, della virtù, della religione
-uffiziale; eppure questa non è imitazione del diritto romano, il quale
-anzi è aborrito dai loro pratici.
-
-[185] _Respondebant, scribebant, cavebant,_ dice Cicerone.
-
-[186] _Sic enim, existimo, juris civilis magnum usum et apud Scævolam,
-et apud multos fuisse; artem in hoc uno. Quod nunquam effecisset ipsius
-juris scientia, nisi eam præterea didicisset artem, quæ doceret rem
-universam tribuere in partes, latentem reperire definiendo, obscuram
-explanare interpretando, ambigua primum videre, deinde distinguere...
-Sed adjunxit etiam et literarum scientiam, et loquendi elegantiam._
-Brutus, 41; Pro Muræna, 10. 14.
-
-[187] _Nihil tam proprium legis quam claritas_.
-
-[188] _Familia_ da _fons memoriæ; metus_ da _mentis trepidatio; furtus_
-da _furvus; stellionatus_ da _stellio_, tarantola; _testamentum_ da
-_testatio mentis_.
-
-[189] Una legge romana dice, non poter il cieco piatire, perchè non
-vede gli ornamenti della magistratura; Dig. lib. I, _De postul._ Paolo
-(_Sent._ IV. 9) scrive che il feto di sette mesi nasce perfetto, perchè
-sembra provarlo la ragione dei numeri di Pitagora.
-
-[190] Dig. lib. I. tit. 2. l. 1.
-
-[191] _Eosdem, quos populus romanus, hostes et amicos habeant —
-Majestatem populi romani comites conservanto._ CICERONE, pro Balbo, 16.
-
-[192] Eineccio (_Edicti Perpetui ordini et integritati suæ restituti,
-partes duo_), Bach (_Historia juris romani_. Lipsia 1806) e tutti
-sostennero il sì, fino ad Hugo che sostenne il no con ragioni di polso.
-L'Editto Perpetuo andò perduto, e i tentativi di rintegrarlo, fatti da
-G. Bauchin nel 1597, sono inseriti in POTHIER, _Pandectæ Justinianeæ_,
-lib. I. Meglio WIELING, _Fragmenta Edicti Perpetui_. Franeker 1733. E
-vedansi:
-
-GIFANIUS, _Œconomia juris_.
-
-NOODT, _Commentarius ad Digesta_.
-
-DE WEYTE, _De origine fatisque jurisprudentiæ romanæ, præsertim
-edictorum prætoris; ac de forma edicti perpetui._ Cella 1821.
-
-FRANK, _Commentarius de edicto prætoris_. Kiliæ 1830.
-
-HAIMBERGER, _Il diritto romano privato e puro_ (lat. e ted.). Lemberg
-1830.
-
-MACKELDEY, _Manuale del diritto romano_ (ted.). Berlino 1814.
-
-WESTEMBERG, _Manuale di diritto romano_ (ted.). Ivi 1822.
-
-La scuola storica del diritto, già ingrandita in Germania, venne
-diffusa allorchè fu coltivata dai Francesi; e i recenti lavori di
-Beugnot, Pardessus, Giraud, Laboulaye, Thibaut, Troplong, Laferrière,
-Du Caurroy.... ne resero comuni le conclusioni. È principalmente
-notevole l'_Explication historique des Instituts de l'empereur
-Justinien_, del sig. Ortolan. Parigi 1854.
-
-[193] Tale parmi il senso più naturale del famoso passo di Pomponio,
-Dig. lib. I. tit. 2. l. 1: _Sussurius Sabinus in equestri ordine
-fuit, et publice primus respondit; posteaque hoc cœpit beneficium
-dari a Tiberio Cæsare: hoc tamen illi concessum erat. Et, ut obiter
-dicamus, ante tempora Augusti publice respondendi jus non a principibus
-dabatur, sed qui fiduciam studiorum suorum habebant, consulentibus
-respondebant. Neque responsa utique signata dabant, sed plerumque
-judicibus ipsis scribebant, aut testabantur qui illas consulebant.
-Primus divus Augustus, ut major juris auctoritas haberetur, constituit
-ut ex auctoritate ejus responderent: et ex illo tempore peti hoc pro
-beneficio cœpit. Et ideo optimus princeps Hadrianus, quum ab eo viri
-prætorii petirent ut sibi liceret respondere, rescripsit eis, hoc non
-peti, sed præstari; et ideo delectari se, si qui fiduciam sui haberet,
-populo ad respondendum se præpararet._
-
-Come esorbitante, credevasi falsa una tanta autorità, quando la chiarì
-questo passo di Gajo, recentemente scoperto (_Comm._ I. 7): _Responsa
-prudentum sunt sententiæ et opiniones eorum, quibus permissum est jura
-condere: quorum omnium si in unum sententiæ concurrant, id quod ita
-sentiunt, legis vicem obtinet: si vero dissentiunt, judici licet quam
-velit sententiam sequi: idque rescripto divi Hadriani significatur._
-
-[194] Alcuno opinò divenissero sorgenti del diritto soltanto dopo
-Tiberio, e da prima fossero solo proposizioni, vigenti un anno e non
-più. Il contrario ora è dimostrato da Hugo, _Lehrbuch der Geschichte
-des römischen Rechts bis auf Justinian_.
-
-[195] Più di mille cinquecento ce ne rimangono da Augusto a Costantino.
-A domande rispondono colle _epistolæ, literæ_: sulla petizione fanno
-una _subscriptio, adnotatio_, che chiamasi _sanctio prammatica_ se
-diretta ad una città o ad un corpo; _constitutiones personales_
-si dicono propriamente le concessioni di privilegi: _decreta_
-o _interlocutiones_ sono decisioni di cause portate in appello
-all'imperatore o al suo consiglio: _mandata_ sono gli ordini dati
-dall'imperatore ai governatori delle provincie: _edicta_ gli ordini
-diretti al popolo.
-
-[196] Tali le _Receptæ Sententiæ_ di Paolo.
-
-[197] Talvolta in ciò degenerano in minuzie, come si vede nei frammenti
-trovati nella biblioteca Vaticana il 1823.
-
-[198] _Antistius Labeo, ingenii qualitate et fiducia doctrinæ, qui et
-in cæteris sapientiæ partibus operam dederat, plurima innovare studuit:
-Atejus Capito, in his quæ ei tradita erant, perseverabat._ POMPONIO,
-Dig. lib. I. tit. 2. l. 2.
-
-Avendo Tiberio in un editto usato una parola non latina, qualche
-senatore, desideroso di far pompa di libertà ove non portava pericolo,
-sorse a rinfacciargliela. Capitone sostenne che, quantunque mai non
-si trovasse usata, si dovesse però mettere fra le latine sull'autorità
-di Tiberio. Un Marcello replicò che Tiberio potea dare la cittadinanza
-agli uomini, non alle parole. Magnanima opposizione!
-
-[199] In capo alle Pandette si suole stampare il catalogo degli
-autori di cui si valse Giustiniano, cavato dal famoso manoscritto del
-Digesto conservato a Firenze. Da Alessandro Severo a Giustiniano tre
-soli giureconsulti vi sono citati, Arcadio Carisio, Giulio Aquila ed
-Ermogene, forse autore del codice che porta il suo nome.
-
-[200] È inserito nel Digesto, lib. I. tit. 2.
-
-[201] Fra' molti manoscritti ond'è ricca la biblioteca del Capitolo
-di Verona, e di cui diede il catalogo Scipione Maffei nella _Verona
-illustrata_, trovavansi alcuni fogli di pergamena, che quel dotto
-antiquario giudicò formar parte d'un codice o di qualche opera d'antico
-giureconsulto, e ne esibì il fac-simile. D'allora più non se ne parlò,
-fin quando Haubold nel 1816 stampò a Lipsia una _Notitia fragmenti
-veronensis _de interdictis_._ Niebuhr, venuto a Verona, trasse copia
-del frammento _de præscriptionibus_, e d'un altro sui diritti del
-fisco; esaminò varj manoscritti, e singolarmente le epistole di san
-Girolamo, riconosciute per palinsesto da Maffei e da Mosotti, ma non
-mai dicifrato: e al modo che sotto la storia poetica di Roma leggeva
-la vera, scoprì sotto la scrittura quanto bastasse per convincersi che
-era l'opera di un giureconsulto; e applicando l'infusione di galla a
-un foglio, lo lesse. Ne informò Savigny, ed insieme proclamarono sui
-giornali la scoperta, mostrando che il frammento _de præscriptionibus_
-apparteneva agli _Istituti_ di Gajo. L'Accademia di Berlino spedì
-a Verona nel 1817 i signori Göschen e Bekker, i quali, superando le
-gravi difficoltà che a chi vuol il bene oppongono coloro che fare nol
-vogliono o non sanno, giunsero a trascrivere nove decimi del libro; il
-resto era illeggibile. Il manoscritto componevasi di centoventisette
-fogli; la scrittura più recente in majuscole esibiva ventisei epistole
-di san Girolamo; la primitiva, elegantissima, gli _Istituti_; e fra
-questa e quella una terza stendevasi per un quarto del manoscritto,
-contenente epistole e meditazioni d'esso santo. Onde la membrana
-fu raschiata tre volte; eppure offre il testo più compiuto, sebbene
-difficile ed ostinato lavoro esigesse il leggerlo. Niebuhr e Knopp
-credono la scrittura anteriore al regno di Giustiniano. La prima
-edizione ne fu fatta a Berlino il 1820. Bluhm tornò a collazionarla col
-testo di Verona, e ne fece un'edizione _princeps_ nel 1824.
-
-[202] _Costituzioni_ del 321 e 327, scoperte dal Maj nel 1821.
-
-[203] Instit. lib. I; Dig. _De just. et jure_, l. 1; _De reg. juris_,
-l. 33.
-
-[204] Il codice Teodosiano andò perduto, colpa dei compendj fattine,
-tra cui il principale è il _Breviario_ d'Alarico, che ebbe vigore
-presso i Visigoti. Nel 1528 Giovanni Siccardo ne pubblicò un'edizione
-in Magonza; ma non è se non esso Breviario, purgato dalle leggi
-derivate da usanze gotiche. Du Tillet aggiunse gli ultimi otto libri,
-non compendiati in quel Breviario. Cujaccio credette dare interi
-il VII e VIII col supplemento di Stefano Carpino. A Cujaccio stesso
-furono da Pietro Piteo comunicate le costituzioni del senatoconsulto
-Claudiano, appartenenti al IV libro. Giacomo Gotofredo commentò questo
-codice con trenta anni di lavoro, pubblicato nel 1736 in Lipsia da
-Antonio Marsigli e Daniele Ritter (_Codex Theodosianus, cum perpetuis
-commentariis_ J. GOTHOFREDI; 6 vol. in-fol.). Il cardinale Maj in
-un palimsesto vaticano scoperse altri frammenti, che stampò a Roma
-nel 1823 coi tipi di Propaganda. L'anno seguente Amedeo Peyron nella
-biblioteca dell'Università di Torino trovò ben cinquanta leggi non
-prima conosciute, tra cui quelle ove Teodosio prescrive le norme colle
-quali produrre la sua legislazione (_Fragmenta codicis Theodosiani_,
-nel tomo XXVII degli _Atti dell'Accademia di Torino_). Con queste e le
-scoperte da Clossio fu fatta un'edizione nuova d'esso codice a Lipsia
-il 1825, per cura di C. F. Wenck. Ma nuove leggi scoprì a Torino e
-nell'Ambrosiana Carlo di Vesme, che ne fa la più compiuta edizione.
-
-[205] Πᾶν δέχεσθαι, tutto contenere. La sigla _ff_, colla quale
-suole indicarsi il Digesto, probabilmente viene da un _d_ corsivo,
-abbreviazione di Digesto, traversato da una linea, che dagli editori fu
-scambiato per un doppio _f_. Vedi CRAMER, _Progr. de sigla Digestorum
-ff._ Chilon 1790. Spesso, nel citar le leggi, invece di L. si pone
-_fr._, perchè in fatto son piuttosto frammenti.
-
-Già al tempo che si compilarono le Pandette, molte opere di diritto
-erano o perdute o scarse a Costantinopoli, poichè di Casellio vi si
-dice che _scripta non extant, sed unus liber_; di Trebazio, che _minus
-frequentatur_; di Tuberone, che _libri parum grati sunt_, ecc. ecc. Le
-Pandette stesse poco mancò non andassero perdute; giacchè, se anche è
-una storiella quella dell'unica copia serbatasi ad Amalfi, ne prova
-però la rarità. Più tardi gli eruditi raggranellarono i brani de'
-varj autori sparsi per le Pandette, e li disposero secondo i libri
-dond'erano tolti; e ad alcuni passi recò non poca luce il ravvicinarli
-e paragonarli.
-
-Degli scrittori di diritto antegiustinianei pochi ci arrivarono
-intatti; i più, alterati da qualche legislatore, come tutti quelli
-nella raccolta giustinianea. Queste opere di diritto sono o _Libri
-prudentum_, o _Codices constitutionum_, ossieno diritto antico e
-diritto posteriore. Fra i primi voglionsi particolarmente mentovare:
-
-1. I frammenti _Regularum_ di Ulpiano;
-
-2. Le _Instituta_ di Gajo, di cui parliamo;
-
-3. Le _Receptæ Sententiæ_ di Paolo, conservateci mutile dai Visigoti;
-
-4. _Lex Dei, sive Collatio legum mosaicarum et romanarum_, raccolta
-fatta sul dechino dell'Impero Occidentale, del pari che
-
-5. _Consultatio veteris jurisconsulti_;
-
-6. _Vaticana juris fragmenta_.
-
-I codici sono:
-
-1. Frammenti del Gregoriano e dell'Ermogeniano;
-
-2. Il Teodosiano;
-
-3. Le Novelle degli imperatori da Teodosio a Giustiniano.
-
-Le iscrizioni su pietra o su bronzo, contenenti testi di leggi,
-senatoconsulti, editti od atti, sono preziosi come testi autentici,
-mentre i libri non ci danno che le copie. Furono raccolti da
-Spangenberg (Berlino 1830) col titolo, _Antiquitatis romanæ monumenta
-legalia, extra libros juris romani sparsa_. Egli stesso avea pubblicato
-a Lipsia nel 1821 una raccolta d'atti del diritto romano, vale a
-dire contratti, testamenti e simili; _Juris romani tabulæ negotiorum
-solemnium, modo in ære, modo in marmore, modo in charta superstites_.
-E già ne' _Papiri diplomatici raccolti ed illustrati_, a Roma nel 1805,
-il Marini avea pubblicato una collezione d'atti sopra papiro.
-
-Delle leggi ed atti giuridici che abbiamo su bronzo, i principali sono:
-
-_Senatusconsultum de Bacchanalibus_ del 567 di Roma, che riporteremo
-nell'_Appendice I_.
-
-_Lex Thoria agraria_ del 613, che sta sul rovescio della tavola che
-contiene la _lex Servilia repetundarum_ del 654 circa;
-
-_Tabula Heracleensis_, frammenti trovati il 1732 nell'antica Eraclea
-presso Taranto, di varie leggi dal 664 al 680 di Roma, o, secondo
-Savigny, del 709: e sta nel museo di Napoli;
-
-_Plebiscitum de Thermensibus majoribus Pisidis_, forse del 690, degente
-nel museo Borbonico, dove pure la _lex de scribis viatoribus;_
-
-_Lex Rubria de Gallia Cisalpina, del 708 circa_: fu trovata mutila a
-Velleja, e deposta a Parma;
-
-_Lex Regia_, ossia il senatoconsulto dell'impero di Vespasiano,
-dell'823 di Roma: sta nel museo Capitolino, anch'essa mutila.
-Impropriamente chiamasi senatoconsulto: bensì tale è quello _de
-ædificiis negotiationis causa non diruendis_, dell'801 o 809,
-dissotterrato da Ercolano; e un altro _de Asclepiade Clazomenio_, uno
-_de Triburtibus_, uno in onore di Germanico.
-
-Si han pure due rescritti di Vespasiano dell'833, trovati uno a
-Malaga, l'altro in Corsica; un'_Epistola Domitiani, spectans ad
-litem inter Falerienses et Firmanos de subsecivis_, trovata presso
-Faleria; l'_Edictum Diocletiani de prætiis rerum_, del 303 d. C.,
-tariffa dei prezzi e de' salarj, del quale un esemplare sta nel Museo
-Britannico, un altro a Aix: l'_Edictum Constantini Magni de ordine
-judiciorum publicorum_ del 311 d. C., tratto da schede della Biblioteca
-Ambrosiana. Va anche mentovata l'orazione di Claudio imperatore in
-senato sul comunicare la cittadinanza ai Galli, la quale si conserva a
-Lione in due pezzi di bronzo; e _Tabula Trajani alimentaria_ sui fondi
-destinati da Trajano ad un ospizio di orfani nel 108 d. C., scoperta
-il 1747 a Velleja. Altre riferiscono testamenti, rendite, rescritti
-di magistrati, atti municipali, determinazioni di confini, fra' quali
-vuole una menzione particolare la sentenza, resa nel 633 di Roma, sopra
-le differenze nate tra i Genuesi e i Genuati, e che conservasi nel
-palazzo municipale di Genova.
-
-Nel secolo XVI cominciaronsi indagini storiche sopra il diritto romano,
-e massime i Batavi ne meritarono ottimamente. Lavori grandiosi però
-non apparvero che entrante il secolo passato; e primo quello di Gian
-Vincenzo Gravina, che nel 1701 pubblicò _Origines juris civilis_; poi
-in Germania Eineccio nel 1716, _Antiquitatum romanarum jurisprudentiam
-illustrantium syntagma_, che è il sunto più compito e chiaro degli
-studj storici fatti sin allora. Questo riguarda solo la storia interna
-del diritto romano; l'esterna fu dal medesimo trattata nell'_Historia
-juris civilis romani ac germanici_. Alla 1733.
-
-La quale distinzione della storia esterna ed interna fu prima
-introdotta dal Leibniz. L'esterna, ossia generale, considera solo
-l'andamento della legislazione d'un popolo, dando a conoscere l'origine
-e i progressi delle fonti del diritto, cioè de' costumi, delle leggi,
-de' codici, gli avvenimenti politici che v'ebbero influenza, la
-successione dei giureconsulti, le scuole loro, le opere e l'efficacia
-sulle riforme della legislazione. L'interna, o vogliasi dire _le
-antichità del diritto_, è la storia speciale de' principj del diritto
-medesimo, mostrando come progredirono lo stato delle persone, il
-reggimento domestico, la storia delle proprietà, delle istituzioni
-giudiziali, delle leggi penali, insomma le particolarità della
-legislazione d'un popolo.
-
-[206] Dell'autorità attribuita alla consuetudine, molte testimonianze
-abbiamo: _Pleraque in jure non legibus, sed moribus constant_.
-QUINTILIANO, Instit., v. 3. — S_ed et ea quæ longa consuetudine
-comprobata sunt, velut tacita civium conventio, non minus quam ea
-quæ scripta sunt, jura servantur_. Leg. 35 pr. Dig. tit. I. lib. 3. —
-_Omne jus aut consensus fecit, aut necessitas constituit, aut firmavit
-consuetudo_. Leg. 40 ivi. — Anche Portalis, nel discorso preliminare
-al Codice francese, pose: _Les codes des peuples se font avec le temps,
-mais, à proprement parler, on ne les fait pas._
-
-[207] Plutarco, in _Romolo_; DIONIGI D'ALICARNASSO, lib. II.
-
-[208] _Sei stuprum commisit aliudve peccassit, maritus judex et vindex
-estod, deque eo cum cognatis gnoscitod._ XII Tavole.
-
-[209] Vedi tutta l'_Aulularia_ di Plauto.
-
-[210] GIUSTINIANO, Nov. 91.
-
-[211] GIUSTINIANO, Nov. 53.
-
-[212] _Tutoris auctoritas necessaria est mulieribus, si lege aut
-legitimo judicio agant, si se obligent, si civile negotium gerant._
-ULPIANO, Framm. tit. XI.
-
-[213] _Nov._ 118, cap. 5.
-
-[214] Sotto l'impero figurano grandemente Giulia Domna, Soemi, Mammea,
-Zenobia; e al declinare di esso Pulcheria, Eudossia, Placidia, Onoria,
-Giustina.
-
-[215] Sant'Ambrogio (_Hexameron_, lib. VI. c. 4. § 22) scrive:
-_Natura hoc bestiis infundit, ut catulos proprios ament, et fœtus
-suos diligant. Nesciunt illa odia novercalia, nec, mutato concubitu,
-parentes a sobole depravantur, neque noverunt præferre filios
-posterioris copulæ. Nesciunt charitatis differentiam._ — Vedi il Cod.
-Teod. _De secundis nuptiis_; e POTHIER, _Pandectæ_, tom. II. p. 89.
-
-[216] Sotto Giustiniano potea ciascuno avere la concubina: _Cujuscumque
-ætatis concubinam haberi posse palam est, nisi minor annis duodecim
-sit._ Dig. lib. XIV. tit. 1. I. 4. Vanno in tal senso intesi i passi di
-concilj o d'autori ecclesiastici, ove si parla della concubina.
-
-[217] Sant'Agostino vuole che la madre abbia il maggior diritto
-nel maritare la figlia, se pur questa non sia maggiorenne: _Puellæ
-fortassis... apparebit et mater, cujus voluntatem in tradenda filia
-omnibus, ut arbitror, natura præponit; nisi eadem puella in ea ætate
-fuerit, ut jure licentiori sibi ipsa eligat quod velit._ Ep. 233 ad
-Benenatum.
-
-[218] Furono ridotti in versi a questo modo:
-
-dirimenti —
-
- _Error, conditio duplex, insania mentis,_
- _Nec non mandati vitium, puerilis et ætas,_
- _Raptus, adulterium, cædes, cognatio, votum,_
- _Cultus disparitas, vis, ordo, ligamen, honestas,_
- _Si sit affinis, si clandestinus, et impos;_
- _Hæc facienda vetant connubia, facta retractant._
-
-impedienti —
-
- _Ecclesiæ vetitum, nec non tempus feriatum,_
- _Atque catechismus, sponsalia, jungite votum,_
- _Par nisi sit cultus, nisi proclamatio terna,_
- _Ni sacer accedat ritus, patrisque voluntas;_
- _Hæc prohibent fieri, permittunt facta teneri._
-
-[219] Arcadio temperò questo rigore, assolvendo dal fuoco; poi abrogò
-la legge. Cod. Giust., lib. III. tit. 7. l. 2; tit. 12. l. 3; lib. V.
-tit. 4. l. 19.
-
-[220] _Penes nos occultæ conjunctiones, idest non prius apud Ecclesiam
-professæ, juxta mœchiam et fornicationem judicari periclitantur._
-TERTULLIANO, De prudentia.
-
-[221] — La chiesa (dice Tertulliano) prepara il matrimonio, e ne
-stende il contratto, l'oblazione delle preghiere lo conferma, la
-benedizione il suggella, Dio lo ratifica. Due fedeli portano lo stesso
-giogo; non sono che una carne sola, un solo spirito; pregano insieme,
-insieme digiunano, insieme sono alla chiesa, alla mensa divina,
-nelle traversie, nella pace». _Ad uxorem_. — Del quale testo porge
-un esteso commento il Goudefroy sulla legge III del Cod. Teod. _De
-nuptiis_. E dopo Tertulliano viveva Modestino, che del matrimonio diede
-l'elegantissima definizione _conjunctio maris et fœminæ, consortium
-totius vitæ, divini et humani juris communicatio_. Dig. _De ritu nupt._
-I. 1.
-
-[222] _Repudium, quod permissum aliquando, jam prohibet... Solus enim
-separabit qui et conjunxit... In totum enim, sive per nuptias, sive
-vulgo, alterius viri admissio adulterium pronuntietur._ TERTULLIANO, De
-monogamia.
-
-[223] Cod. Giust., lib. III. _De patria potestate_.
-
-[224] Inst., _Per quas personas_. Gotofredo (sulla legge del Cod. Teod.
-_de maternis bonis_) avverte che ciò stabilivasi _christiana disciplina
-paullatim patriæ potestatis duritiem emolliente_.
-
-[225] PAOLO, _Sent._ v. 1. BYNCKERSHOECK, _De jure occidendi liberos_.
-
-[226] SVETONIO, in _Claudio_, 25; Dig. lib. XLVIII. tit. 8. l. 2; lib.
-II. tit. 2.
-
-[227] SPARZIANO in _Hadriano_, 19. — _Dominorum potestatem in suos
-servos illibatam esse oportet, nec cuipiam hominum jus suum detrahi_.
-Dig. lib. II. tit. I. l. 6.
-
-[228] Cod. Giust., lib. I. tit. 19. l. 1; lib. VII. tit. 13. l. 1.
-
-[229] Florio, _Hist._, III. 20.
-
-[230] Cod. Teod., lib. IX. tit. 12. l. 1; tit. 18. l. 40. tit. 12. l.
-1; Cod. Giust., lib. III. tit. 38. l. 2.
-
-[231] Opera capitale su questo punto è SAVIGNY, _Das Recht des
-Besitzes_. Giessen 1803. Vi fecero dilucidazioni e commenti WARN-KÖNIG
-(_Analyse du Traité de la possession par M. de Savigny_ Liegi 1824), e
-LHERMINIER (_De possessione; analytica Savinianæ doctrinæ expositio._
-Parigi 1828).
-
-[232] Tit. _De usucapione_, e _De nudo jure Quiritium tollendo_.
-
-[233] Cicerone prova che Archia era cittadino romano perchè fece
-testamento.
-
-[234] Inst. II. 22, _De lege Falcidia_.
-
-[235] _Aucupatione syllabarum insidiantes_. L. II. del Cod. Giust. _De
-formulis_, dell'anno 342.
-
-[236] Cod. Giust., lib. III. tit. 1. l. 13.
-
-[237] Cod. Teod., lib. XIV, tit. 1. l. 1.
-
-[238] Ulpiano scrive che, se una donna fu successivamente concubina
-del patrono, poi del figlio di esso, e ancora del figlio di questo, non
-crede operi regolarmente: NON PUTO EAM RECTE FACERE. Dig. lib. I. tit.
-1. l. 3.
-
-[239] _Aliudve quid simile admiserint_. Dig., tit. _Ad leg. Jul. maj._
-
-[240] _Sacrilegii instar est dubitare an dignus sit quem elegerit
-imperator_. Cod. _De crim. sacril._ La copiò re Ruggero nelle
-costituzioni di Napoli, tit. IV.
-
-[241] _Nam ipsi pars corporis nostri sunt_. Dig. l. cit.
-
-[242] Cod. Teod., tit. _De falsa moneta_.
-
-[243] Ammiano Marcellino, XVI. 8.
-
-[244] Cod. Giust., lib. IX. tit. 8. l. 6.
-
-[245] Lib. IV. tit. 15; lib. IX. tit. 42; lib. X. tit. 8. 9. 10.
-
-[246] Lib. IX, tit. 8. l. 1 e 2.
-
-[247] VOPISCO in _Alex. Sev._; Cod. Teod., tit. _Ad leg. Jul. maj._
-
-[248] _Nomina quidem servavimus, legum autem veritatem nostram fecimus.
-Itaque si quid erat in illis seditiosum (multa etiam talia erant ibi
-reposita), hoc decisum est et definitum, et in perspicuum finem deducta
-est quæque lex_. Cod. Giust., lib. I. tit. 17. l. 3.
-
-[249] Cod. Teod. tit. _De petit._, e _De famos. libell._ — Le seguenti
-leggi trovansi sparse nel codice stesso.
-
-[250] Ivi, tit. _De indulg. crim._ — Il Muratori, nel riferir ciò
-all'anno 409, dice che tal costume durava a' suoi giorni in moltissimi
-luoghi della cristianità, e nominatamente a Modena.
-
-[251] Ivi, lib. XI, tit. 30. l. 68; Cod. Giust., De leg. _Digna vox_.
-
-[252] _Nitimur aliquid invenire semper et naturæ consequens, et quod
-possit priora corrigere_. Nov. 18 præf.
-
-Il sig. Troplong, nell'_Influenza del cristianesimo sopra la
-legislazione_, conchiude: — Il diritto romano fu migliore nell'età
-cristiana che nelle antecedenti; e il dire contrario è paradosso o mala
-intelligenza; ma è inferiore alle legislazioni moderne, nate all'ombra
-del cristianesimo, e meglio penetrate del suo spirito».
-
-Gaudenzio Paganini nel 1638 beffò Giustiniano amaramente per avere
-abolito le leggi d'agnazione, ed essersi mostrato favorevole alle
-ragioni delle donne. Sagrifizio alle idee pagane, che vorrebbe nei
-secoli cristiani resuscitare i pregiudizj di Catone, il privilegio
-contro il diritto comune.
-
-Il grancancelliere L'Hôpital, volendo sviare i Francesi dalla
-legislazione romana per tenerli alle consuetudini patrie, incaricò
-Francesco Holmann di scrivere l'_Anti-Tribonien, ou Discours sur
-l'étude des lois_; dove, animandosi dell'odio contro Cujaccio, flagella
-non solo la giustinianea, ma tutta la legislazione romana, con acutezza
-e ardimento talvolta felice, sempre parziale.
-
-[253] Paolino, nella _Vita di sant'Ambrogio_. Anche Orosio ed altri
-autori ascrivono la vittoria su Radagaiso a miracolo; e a Firenze e nel
-Mugello si alzarono allora chiese a santa Reparata.
-
-[254] ZOSIMO, lib. 5.
-
-[255] Nel 1554 fu trovato sul Vaticano il costei cadavere, con molti
-oggetti preziosi; ne' soli abiti aveva trentasei libbre d'oro.
-
-[256] Fa pietà l'orrore che Rutilio Numaziano mostra per quell'enorme
-colpa, ch'egli trova peggiore di quella di Nerone:
-
- _Omnia tartarei cessent tormenta Neronis,_
- _Consumat stygias tristior umbra faces._
- _Hic immortalem, mortalem percutit ille;_
- _Hic mundi matrem perdidit, ille suam._
- Itinerarium, II.
-
-[257] AMMIANO MARCELLINO, lib. XIV. Secondo Dureau de la Malle,
-l'Egitto aveva appena un milione d'abitanti; un milione e ducentomila
-la Sicilia; dieci milioni la Gallia; qualcosa meno l'Italia; la Grecia,
-deserta.
-
-[258] Nella descrizione di quella peste trovansi molti sintomi simili
-al vajuolo, che molti credono abbia preceduto la invasione degli Arabi.
-
-[259] VOPISCO, 48.
-
-[260] AMMIANO MARCELLINO, XVIII. 5; XXXI. 9.
-
-[261] _Epist._ 39.
-
-[262] Cod. Teod., lib. XI. tit. 28. l. 2.
-
-[263] DIONE, lib. LXXV. E desolazione e briganti sono dunque di buona
-pezza anteriori al dominio dei papi, cui se ne ascrive la colpa.
-
-[264] Cod. Teod., lib. XV. tit. 47. l. 1; lib. IX. tit. 30. l. 3. 5.
-
-[265] Ivi, lib. IX. tit. 34.
-
-[266] SIDONIO APOLLINARE, _Ep._ v. 5. Di Scronato egli dice:
-_Exultans Gothis, insultansque Romanis, leges theodosianas calcans,
-theodoricinasque praeponens... Barbaris provincias propinans_. Ep. VII.
-7.
-
-[267] SOCRATE, _Storia eccl._, v. 8.
-
-[268] CLAUDIANO, _in Eutropium_, I, 401.
-
-[269] Lib. XXVIII.
-
-[270] AGOSTINO, _De civ. Dei_, I. 32; OROSIO, I. 6.
-
-[271] _De Providentia_.
-
-[272] San Girolamo (_adversus Rufinum_, lib. II) ricorda Filistone,
-Lentulo, Marullo, altri autori di commedie biologiche ed etologiche,
-drammi ove si riproduceano le abitudini della vita domestica e che
-perciò sarebbero preziosi a conoscere.
-
-[273] Tutto ciò raccogliamo da un curiosissimo frammento di
-Olimpiodoro, conservatoci da Fozio. Il quale Olimpiodoro compose un
-verso che in latino suona:
-
- _Est urbs una domus: mille urbes continet una urbs._
-
-Anche Rutilio Numaziano (_Itinerarium_, III) canta:
-
- _Quid loquar inclusas inter laquearia sylvas_
- _Vernula quæ vario carmine ludit avis?_
-
-[274] _Epist._ 14.
-
-[275] SIMMACO, lib. VIII. ep. 65.
-
-[276] _Ipsa Roma orbis domina, in singulis insulis domibusque, Tutelæ
-simulacrum cereis venerans ac lucernis, quam ad tuitionem ædium isto
-appellant nomine, ut tam intrantes quam exeuntes domos suas, inoliti
-semper commoveantur erraris_. SAN GIROLAMO, Comm. in Isaia.
-
-[277] AMMIANO MARCELLINO, XIV. 6. XXVIII. 2. — _Plena sunt conventicula
-nostra hominibus, qui tempora rerum agendarum a mathematicis
-accipiunt. Jam vero, ne aliquid inchoetur aut ædificiorum aut hujusmodi
-quorumlibet operum diebus quos ægyptiacos vocant, sæpe etiam nos movere
-non dubitant_. S. AGOSTINO, Expos. epist. ad Galatas, cap. IV.
-
-[278] Sant'Agostino non approva il fatto, _De civ. Dei_, II. 17.
-
-[279] SOZOMENE, IX. 10.
-
-[280] GIORNANDES, _De rebus goticis_, cap. XXX.
-
-[281] Lo disse egli stesso ad un Narbonese, il quale lo riferì a san
-Girolamo in un suo pellegrinaggio a Terrasanta, presente Orosio, che ce
-lo tramandò, lib. VII. 43.
-
-[282] Olimpiodoro, presso Fozio.
-
-[283] Orosio dice tremila ducento legni; Marcellino settecento.
-
-[284] PROCOPIO, _De bello gotico_.
-
-[285] È la legge che uffizialmente riconobbe il culto cristiano come
-unico dominante, XVI _kalendas decembris_ 408. Cod. Teod., lib. XVI.
-tit. 10. l. 29.
-
-[286] Ivi, lib. XVI. tit. 10. l. 13. 14. 15. 16.
-
-[287] GIORNANDES, _De rebus goticis_, cap. 33.
-
-[288] Siccome De Guignes, _Histoire des Huns, des Turcs et des
-Mongols_, 1756-58. Lo contraddissero Ghébard nella _Storia d'Ungheria_,
-I, 187, poi Klaproth, Rémusat, e omai tutti gli Orientalisti. Bensì
-Rémusat e Saint-Martin riconobbero i Geti e gli Asi negli Yue-ti e Osi,
-rammentati negli annali dei Cinesi come biondi. In una relazione dei
-regni buddici troviamo verso il 500 gli Yue-ti in guerra coi popoli
-sulle rive dell'Indo, per disputare la tazza d'oro di Budda. Le ragioni
-etimologiche hanno scarso valore, allorchè sieno isolate. In fatti
-Bergmann (nel _Nomadische Streifereien unter den Kalmuken_. Riga 1804,
-vol. I. p. 129) trova la radice del nome di _Muntsak_ padre di Attila
-nel mongolo _mu_ cattivo e _tzak_ tempo; Attila è da lui mutato in
-_Etzel_, che significa qual cosa di maestoso. Egualmente, o con meno
-stiracchiatura, si spiegano col parlare ungherese: Attila è _atzel_
-acciajo; Muntsag, _ment tseg_ fertilità. Altri potrebbe dedurre il nome
-d'Attila dalla radice _atta, atti, ætti,_ che in molte lingue asiatiche
-suona giudice, capo, re; donde Attalo re marcomanno, Attalo di Pergamo,
-Attalo mauro, Atea scita, Atalarico, Eticone, ecc. V'è chi riscontra i
-nomi di Bleda, Balamir, Munzuk nei nomi slavi di Blad o Vlad, Bolemir,
-Muzok.
-
-[289] A questa descrizione di Giornandes si conforma quella di Sidonio
-Apollinare, vescovo di Clermont nel 472, il quale canta nel carme II,
-vs. 245:
-
- _Gens animis membrisque minax: ita vultibus ipsis_
- _Infantum suus horror inest. Consurgit in arctum_
- _Massa rotunda caput; geminis sub fronte cavernis_
- _Visus adest, oculis absentibus: acta cerebri_
- _In cameram vix ad refugos lux pervenit orbes;_
- _Non tamen et clausos, nam fornice non spatioso_
- _Magna vident spatia, et majoris luminis usum_
- _Perspicua in puteis compensat puncta profundis._
- _Tum, ne per malas excrescat fistula duplex,_
- _Obtundit teneras circumdata fascia nares,_
- _Ut galeis cedant. Sic propter prælia natos_
- _Maternus deformat amor, quia tensa genarum_
- _Non interjecto fit latior area naso._
- _Cætera pars est pulchra viris. Stant pectora vasta,_
- _Insignes humeri, subcincta sub ilibus alvus._
- _Forma quidem pediti media est, procera sed extat_
- _Si cernas equites, sic longi sæpe putantur_
- _Si sedeant._
-
-[290] Così chiamati non dai Vendi, ma da ἐν ἴημι, _venuti_.
-
-[291] STRABONE, lib. XI.
-
-[292] _Æmula Bajanis Altini litora villis._ MARZIALE.
-
-[293] Una tradizione, che correva già ai tempi di Ottone da Frisinga,
-fa fondata Udine da Attila. Egli avea altro in vista che fondare città;
-ma forse su quell'altura, così singolare nel piano, si ritirò una parte
-della popolazione carnica del Friuli, e se ne formò quell'abitato,
-che però non trovasi nominato se non nel 983 quando Ottone II donò al
-patriarca Rodualdo _castellum Utini_.
-
-[294] _Frammenti di Damascio_ nella Biblioteca di Fozio, p. 1039.
-
-[295] _Lupus est homo homini; non homo, quem qualis sit non novit._
-PLAUTO, Asinaria, II. 4.
-
-[296] _Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant._ TACITO.
-
-[297] Il nostro Gravina è uno dei primi che riconosca il merito delle
-conquiste romane. Aristotele pose, e Cicerone sostenne che la natura
-dà alla ragione l'imperio sopra la barbarie, e l'interesse de' popoli
-rozzi esige sieno sottomessi a dominazione intelligente. Ora la
-dominazione di Roma (dice esso Gravina, _Origo juris civilis_, I. 16)
-fu la sola giusta, perchè _in vertice rationis humanæ_; non considerava
-come nemici che i nemici dell'umanità; non toglieva ai vinti che la
-facoltà di fare il male; imponeva servitù a quei soli che preferivano
-un'esistenza selvaggia al vivere sociale; mentre a' Greci e ad altri
-popoli civili permetteva di vivere secondo le leggi loro; proponeasi
-per iscopo di propagare la civiltà, e realizzare l'associazione
-universale.
-
-[298]
-
- _Hæc est quæ in gremium victos, quæ sola recepit,_
- _Humanumque genus communi nomine fovit,_
- _Matris non dominæ ritu, civemque vocavit_
- _Quem domuit, nexuque pio longinqua redemit._
- _Hujus pacificis debemus moribus omnes_
- _Quod, velut patriis regionibus, utitur hospes..._
- _Quod cunctis gens una sumus._
- CLAUDIANO, Consul. Stiliconis, II. 150.
-
-Anche Plinio maggiore conobbe l'efficacia civilizzatrice dell'unità
-romana e della lingua: _Omnium terrarum alumna eadem et parens, numine
-Deum electa, quæ sparsa congregaret imperia, ritusque molliret, et tot
-populorum discordes ferasque linguas sermonis commercio contraheret,
-colloquia et humanitatem homini daret, breviterque una cunctarum
-gentium in toto orbe patria fieret_, III. 6.
-
-[299] _Filia curialis, si, genitalis soli amore neglecto, in alia
-voluerit nubere civitate, quartam mox omnium facultatum suarum ordini
-conferat, a quo se alienari desiderat_. Nov. Major, IV.
-
-[300] Vedi il nostro Cap. XLVII. — Il decadimento personale dell'impero
-non potrebbe più al vivo ritrarsi di quel che fa Salviano, _De
-gubernatione Dei_, v. 5. 8: _Inter hæc vastantur pauperes, viduæ
-gemunt, orphani proculcantur, in tantum ut multi eorum, et non obscuris
-natalibus editi, et liberaliter instituti, ad hostes fugiant, ne
-persecutionis publicæ afflictione moriantur; quærentes scilicet apud
-Barbaros romanam humanitatem, quia apud Romanos barbaram inhumanitatem
-ferre non possunt. Et quamvis ab his, ad quos confugiunt, discrepent
-ritu, discrepent lingua, ipso etiam, ut ita dicam, corporum atque
-induviarum barbaricarum fætore dissentiant, malunt tamen in Barbaris
-pati cultum dissimilem, quam in Romanis injustitiam sævientem. Itaque
-passim vel ad Gothos, vel ad Bagaudas, vel ad alios ubique dominantes
-Barbaros migrant, et commigrasse non pænitet. Malunt enim sub specie
-captivitatis vivere liberi, quam sub specie libertatis esse captivi.
-Itaque nomen civium romanorum, aliquando non solum magno æstimatum,
-sed magno emptum, nunc ultro repudiatur ac fugitur, nec vile tantum,
-sed etiam abominabile pene habetur. Ecquod esse majus testimonium
-romanæ iniquitatis potest, quam quod plerique et honesti, et nobiles,
-et quibus romanus status summo et splendori esse debuit et honori,
-ad hoc tamen romanæ iniquitatis crudelitate compulsi sunt, ut nolint
-esse romani? E poco avanti: Ubi, aut in quibus sunt, nisi in Romanis
-tantum, hæc mala? Quorum injustitia tanta, nisi nostra? Franci enim
-hoc scelus nesciunt; Hunni ab his sceleribus immunes sunt; nihil horum
-est apud Vandalos, nihil horum apud Gothos. Tam longe enim est, ut
-hæc inter Gothos Barbari tolerent, ut ne Romani quidem, qui inter eos
-vivunt, ista patiantur. Itaque unum illic Romanorum omnium votum est,
-ne unquam eos necesse sit in jus transire Romanorum. Una et consentiens
-illic romanæ plebis oratio, ut liceat eis vitam, quam agunt, agere cum
-Barbaris. Et miramur, si non vincantur a nostris partibus Gothi, cum
-malint apud eos esse quam apud nos Romani! Itaque non solum transfugere
-ab eis ad nos fratres nostri omnino nolunt, sed, ut ad eos confugiant,
-nos relinquunt._
-
-[301] Gli scrittori ecclesiastici mostrano ben altri sentimenti verso
-gli Unni d'Attila e i Vandali di Genserico.
-
-[302] _Apocalissi_, cap. XVII.
-
-[303] AMMIANO MARCELLINO, _Hist._, XV.
-
-[304] _Singulos universosque nostro monemus edicto, ut, romani
-roboris confidentia, ex animo quo debent propria defensare cum suis
-adversus hostes, si vis exegerit, salva disciplina publica, servataque
-ingenuitatis modestia, quibus potuerint armis, nostrasque provincias
-ac fortunas proprias, fideli conspiratione et juncto umbone tueantur_.
-Costituz. di Valentiniano III del 430.
-
-[305] _Sive integra diœcesis in commune consuluerit, sive singulæ inter
-se voluerint provinciæ convenire, nullius judicis potestate tractatus
-utilitati eorum congruus differatur; neve provinciæ rector, ac
-præsidens vicariæ potestati, aut ipsa etiam præfectura decretum æstimet
-requirendum_. Costituz. del 382.
-
-[306] Costituz. del 418.
-
-[307] Atto non raro nei primi Cristiani. Nell'_Epist._ I di
-san Clemente leggiamo: — Molti de' nostri conoscemmo, i quali
-volontariamente si posero in ceppi per redimere altrui; molti che si
-assoggettarono alla schiavitù per pascere gli altri col prezzo della
-venduta libertà».
-
-[308] _Nov._ III, in calce al Cod. Teod.
-
-[309] Erano per lo più ottenute da favoriti, che ne abusavano per
-trarricchire colle più sottili arti. Una ci è nota dalle leggi.
-Essendosi peggiorata la moneta, pretendeano non ricevere che oro,
-portante il conio di Faustina e degli Antonini: il che raddoppiava
-l'aggravio; giacchè chi non ne avesse, dovea venire a gravose
-composizioni.
-
-[310] _Nov._ IV, in calce al Cod. Teod.
-
-[311] SIDONIO, _Paneg._
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
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-senza annotazione minimi errori tipografici. Il testo greco è stato
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