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If you are not located in the United States, you -will have to check the laws of the country where you are located before -using this eBook. - -Title: Romanticismo - (dramma in 4 atti) - -Author: Gerolamo Rovetta - -Release Date: June 1, 2021 [eBook #65488] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -Produced by: Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online Distributed - Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was - produced from images generously made available by The Internet - Archive) - -*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK ROMANTICISMO *** - - GEROLAMO ROVETTA - - - ROMANTICISMO - - DRAMMA IN 4 ATTI - - - Sedicesima edizione - - - - MILANO - CASA EDITRICE BALDINI & CASTOLDI - Galleria Vittorio Emanuele, 17 - — - 1922 - - - - - PROPRIETÀ RISERVATA - - - I diritti di riproduzione, di traduzione e di rappresentazione - sono riservati per tutti i paesi, non escluso il Regno di Svezia - e Norvegia - - È assolutamente proibito di rappresentare questo dramma - senza il consenso della Società Italiana degli Autori. - (_Articolo 14 del Testo unico 17 Settembre 1882_). - - UNIONE TIPOGRAFICA — MILANO - - - - - A TINA DI LORENZO L'AUTORE DI - DORINA DI NORA DI ANNA CON AFFETTUOSA - E RICONOSCENTE AMMIRAZIONE. - - LIVORNO, 18 NOVEMBRE 1902. - - - - -Patria italiana sul teatro - - - _A Gerolamo Rovetta._ - - -Per qual ragione credete voi che il vostro nuovo dramma «Romanticismo» -sia così ben accolto sui teatri di città in città d'Italia e dia alla -nostra letteratura il conforto che un lavoro drammatico applaudito -e piaciuto, nel pieno senso della parola, sia questa volta un lavoro -italiano? Voi non pecchereste d'immodestia, rispondendomi che gli è -perchè lo avete fortemente concepito e datagli una forma appropriata, -con sentimento di verità e d'arte. I vostri personaggi son persone vive -che operano e parlano in un ambiente reale: i caratteri sono quali, -nelle rispettive condizioni di vita e d'ufficio, erano i caratteri del -Lombardo-Veneto, triste vocabolo di austriaca memoria, mezzo secolo -fa; gli affetti, quali nei cuori degl'Italiani di codesta nobile -e visceral parte della patria nostra si venivano formando e nella -vita si effondevano, in quel sacro decennio fra il '49 e il '59, che -maturò, fermentante dal 1821, la libertà d'Italia. Il vostro conte -Vitaliano Lamberti aveva nei decennii antecedenti portato il nome di -Federico Confalonieri, di Giovanni Arrivabene, degli Arconati, degli -Arese, dei Trecchi, dei Porro. Quella borghesia eroica che nella -farmacia di Giovanni Ansperti riceveva l'epico giuramento dei fedeli -al verbo mazziniano, e dava, serena e impenitente i suoi confessori -e martiri alle forche di Belfiore, accolse il medico, il libraio, il -prete, il patrizio, che non si chiamavano Ansperti, Fratti, Strassèr, -Morelli, Lamberti, ma Scarsellini, Maggi, Maisner, Montanari, -Finzi, Grioli, Zambelli, Speri, Penna, Ottonelli, Tazzoli. La povera -Giuditta Ansperti, che muore di crepacuore un mese dopo esserle stato -impiccato il marito, fu, in quella stessa Como, e in una farmacia, con -dissomiglianza di vicenda e di fibbra, la forte donna il cui affetto -tenace segue fino alle terribili carceri di Venezia Luigi Dottesio, -e che è sopravvissuta, fino a sei anni fa, quasi nonagenaria, a quel -dramma d'amore e di patria e di sangue. Dalle montagne del confine -elvetico, che Ugo Foscolo inaugurò al rifugio dell'idea italica sotto -l'egida delle libertà repubblicane; fra quelle balze, esercitate dal -contrabbando politico, di mezzo alle quali il vostro conte trafuga -in salvo il vecchio farmacista e si trova a dover ammazzare il tristo -gendarme, che italiano, si fa gioia e vanto delle lacrime e del sangue -degli italiani ribelli al suo imperatore; dalle balze di quelle -montagne erano passati in una tempestosa notte del '22, a lume di -torcie, l'Arrivabene, l'Ugoni, lo Scalvini, scampando allo Spielberg -che ingoiava il Pellico, il Maroncelli, l'Oroboni, il Pallavicino, il -Castillia, il Borsieri. Di quelle dame austriacanti, madri di figliuoli -liberali; di quelle spose che avevano fatta una cosa sola dell'amore -coniugale e della devozione all'Italia; oh quante la storia, la più -inedita, del cuore di donna, quante ne avrebbe potuto consacrare alla -compassione o al disprezzo, ovvero (come già per Teresa Confalonieri) -al culto reverente, di noi che allora eravamo giovanetti! E il vostro -consigliere imperiale, che divide la sua fedeltà tra l'aula della -Cancelleria Cesarea e i recessi d'una di quelle alcove maledette -nel verso del Berchet e del Nicolini, lo abbiamo avuto, mutati nomi -e proporzioni, anche noi nella Toscana lorenese: salvo che qui la -tragedia si assottiglia pianamente nel comico, che il Giusti di tra -le quinte dell'allusione motteggevole ritraeva in iscorcio; nel modo -stesso che la ferocia del gendarme Baraffini ingoffiava in qualche -inocuo pupazzetto militare, tirato pe' fili della sestina scettica del -Guadagnoli. Ma il pallido Ortis del romanticismo di tutta la penisola -si disegnava con chiaroscuri lunari lungo le linee, sulle quali voi -avete tracciata la figura del venturiero Rodolfo. E non piuttosto -di Lombardia che di altra qualsiasi regione d'Italia era il marchese -Giacomino, da voi ritratto con arguzia e festività goldoniane, quando -dalla regione designata per la riscossa rivarcava il Ticino, sotto la -bandiera tricolore, non più fatuo giovanotto quasi inconsapevole de' -suoi stessi sentimenti di naturale amor patrio, ma soldato di Vittorio -Emanuele alle cariche di Palestro e di San Martino. - - * - * * - -E tutta questa vita vera di quel periodo della nostra storia Voi -l'avete atteggiata con arte sapiente; sì per quel che avete condotto -espressamente sulla scena, sì per quello che fra atto e atto avete -trascorso. La morte della vedova Ansperti, quanto è più pietosa -risaputa dopo! e come drammatico lo scontro dei patriotti coi gendarmi -sul confine svizzero, nella penombra del racconto senza indugiarvisi -sopra! E il suicidio espiativo dell'Ortis denunciatore, che Voi con -audace novità fate raccontare dal marito alla moglie, e può da quella -coppia pura avere generoso compianto; e il duello patriottico tra -Giacomino e il Grosso ufficiale austriaco che ci pare aver conosciuto -nonostante che voi non gli abbiate fatto l'onor della scena; sono -tratti di artista possente, che sa risparmiarsi alle parti culminanti -dell'opera meditata, e in queste poi eccellere luminoso. - -Dico nel primo atto tutto intero, che non si dimentica; e (per quanto -dallo avervi ascoltato può essermisi impresso nella memoria) nella -scena, che mi parve bellissima su tutte, nella quale moglie e marito -si rivelano, tardi ma in tempo, a se medesimi, e nella religione della -patria riconsacrano e sublimano l'amor coniugale; e dove a quella -religione il conte mazziniano inizia il marchesino, che d'ora innanzi -avrà coscienza di ciò che sin allora solamente sentiva; e le arti -poliziesche della suocera e del consigliere intorno alla giovane sposa -magnanima; e il castigo che alla vecchia dama si viene, lungo tutto il -dramma, apparecchiando nella diserzione d'ogni più caro e legittimo -affetto, e nel supremo dolore, in cui ella ritrova colle lacrime -materne se stessa, dell'arresto del figliuolo; e nella temperanza con -la quale avete ritratto e lei e l'imperiale amico suo senz'aggravarli -di troppo foschi colori, anzi lasciando che ancor egli, pur rimanendo -inflessibile nell'aulica sua devozione contro l'idea italiana, e contro -il «romanticismo» della rivoluzione impossibile, abbia tuttavia alcuno -di quei tratti generosi a cui nessun cuore umano che non sia de' pochi -affatto snaturati e perversi, rimane chiuso con sigillo inviolabile. - -Questi sono pregi nobilissimi del vostro lavoro. Ai quali deve pur -aggiungersi la sincerità della lingua e dello stile che mi parvero -non peccare nè di trascuranza delle proprietà dell'idioma che ci è -testimonio di nazione, nè di quella preziosità che sotto altre penne (e -alcun'altra volta scusate sotto la vostra stessa) aliena dallo schietto -quotidiano linguaggio il conversar delle scene. Grave questione -cotesta, nella quale credo che autori ed attori avrebbero ancor molto -da fare, qui fra noi, per conseguire al teatro nostro la virtù somma, -che dovrebb'essere, in tutti i sensi ed aspetti, la verità. - -Della verità storica poi, di fatti e d'ambiente, lumeggiata in modo -squisito dalla valentia dei vostri interpreti e dallo sceneggiamento e -dal costume, così fossero i drammaturghi sempre in sicuro possesso come -siete stato Voi nell'interrogarne un'epoca, della quale i testimoni -viventi rimangono, drappello di seniori, ancora in buon numero! Ahimè -quanto falso medioevo sulle scene moderne! e non di scrittori italiani -solamente; anzi, diciamo piuttosto, quanto falso medioevo italiano -in lavori teatrali, che è sotto tale rispetto «peccato nostro e non -natural cosa» tradurceli e accettarceli con plauso e, in certo modo, -sottoscriverceli noi Italiani, sui teatri d'Italia! Voi avete dato un -esempio, da augurarne imitatori. Ho riletto, dopo la rappresentazione -del vostro «Romanticismo», le scene maestrevoli che la Sand desunse -pel suo «Cadio» dalla storia della Vandea; nè le vostre mi paiono -da meno: oltre poi il vantaggio, di averle Voi commisurate a scenica -rappresentazione: chè il teatro parla a più e di più specie, persone -che non il libro; parla a coloro ai quali non vorremmo non averci a -pentire di aver insegnato a leggere il libro e il giornale; e parla, -il teatro, il linguaggio del cuore, nel quale tutti anche e letterati -e analfabeti, dovremmo saperci intendere e sentirci uniti nel bene. E -si avverta che quanto è più facile lo adire le fonti del vero d'un'età -a noi vicina, tanto più stringente è l'obbligo d'attingervi schietto: e -più grave dunque il carico che Voi vi eravate addossato. - -Proseguite animosamente, anche perchè — questo vi dico per ultimo, ma -sopra tutto mi preme che vi sia detto; e per questo principalmente -ho preso fiducia di scrivervi in pubblico — anche perchè voi avete -fatto, signore, un'opera buona. E ciò pure io credo (e rispondo alla -dimanda che Vi proposi in principio) sia legittimo titolo del lieto -successo che avete incontrato. La Poesia civile, la quale, e romantica -e classica, cooperò con tanta efficacia a conquistarci la libertà -nazionale, è richiamata sotto le armi a difenderla: difenderla da -nemici tanto più pericolosi in quanto essi pretessono in nome della -libertà umana, mentre uccidono consapevoli o no, il sentimento della -patria. Io ho pur una volta sentito, come da giovane, echeggiare il -teatro di applausi patriottici: ve ne ringrazio di cuore. La grande -istoria della servitù d'Italia e del suo risorgimento Vi offre, -da tutto il secolo decimonono, altri degni argomenti a trattare o -riproducendo con nomi storici o, molto meglio, dal complesso dei -particolari, com'era avete fatto, idealizzando fedelmente al vero -persone ed avvenimenti. Vi preghiamo — lasciatemi parlare in nome della -generazione con la quale io discendo — Vi preghiamo, Voi che ascendete, -non sia questo il solo lavoro con cui facciate rivivere sulle scene, -a memoria, ad ammonimento, a conforto, la santa immagine della patria -italiana. - - _Firenze, Settembre 1902._ - - ISIDORO DEL LUNGO. - - (Dal _Giornale d'Italia_: — Roma — Sabato 4 Ottobre 1902). - - - - -PERSONAGGI - - - Il conte VITALIANO LAMBERTI - Il conte di RIENZ - Il marchese GIACOMINO D'ARFO - RODOLFO CÉZKY - GIOVANNI ANSPERTI, farmacista - CASIMIRO FRATTI, medico - MAURO STRASSÈR, libraio-editore - Don CARLO MORELLI - Il signor FAUSTINO, direttore della Farmacia Ansperti. - BARAFFINI, sergente dei gendarmi - DEMOSTENE, facchino - FRANCESCO, vecchio servo di casa Lamberti - La contessa ANNA LAMBERTI - La contessa TERESA LAMBERTI dei duchi di Landro - GIUDITTA ANSPERTI - CAROLINA, vecchia cameriera della contessa Teresa - Una contadina - Gendarmi. - -L'azione succede nel 1854: - -Nel 1º atto a Como, nella farmacia Ansperti. - -Nel 2º, 3º e 4º atto nella villa Lamberta, presso Milano. - - - - -ATTO PRIMO. - - - La scena rappresenta la retrobottega della farmacia Ansperti. Dai - vetri delle finestre, che hanno le tendine bianche, ma sono - aperte, e dagli usci si vedrà l'interno della farmacia e la - porta che dalla farmacia mette sulla strada. La retrobottega è - arredata come un modesto salottino borghese: un grande braciere - con intorno alcune seggiole: una tavola grande, che serve da - pranzo e da giuoco. — È la fine di novembre. — Sono le sette - pomeridiane. La farmacia è illuminata con una lucerna ad olio: - nella retrobottega una lucerna ad olio sulla tavola ed una - candela di sego sulla credenza. Sulla tavola ad un'estremità, - sul vecchio tappeto, è steso un tovagliolo con l'occorrente del - pranzo per una sola persona. - - -SCENA PRIMA. - -Il signor FAUSTINO e la signora GIUDITTA. Il Signor Faustino, seduto a -tavola, cena. La signora Giuditta, vestita assai modestamente, senza -nessun ornamento, con un fazzoletto nero al collo, curva dinanzi -al grande braciere, fissa la brace immobile, assorta, con la mente -lontano. È pallida: ha l'aspetto sofferente. - - - FAUSTINO continua a mangiare, poi dopo - essersi pulita la bocca col tovagliolo - cerca la bottiglia del vino con gli - occhi: dopo un momento chiamando - sottovoce: - -Signora Giuditta! Signora Giuditta! - - GIUDITTA scuotendosi: lo fissa senza - capire. - -FAUSTINO sorridendo. - -Sono condannato anch'io... - - più sottovoce - -A morir di sete! - -GIUDITTA. - -Ah!... Il vino! - - si alza: va a prendere la bottiglia sulla - credenza. - -Scusi! La mia povera testa se ne va! - -FAUSTINO. - -Coraggio, signora Giuditta!... Non bisogna crucciarsi e bisogna -distrarsi! - - dopo averla osservata: gravemente. - -Lei è molto ammalata! - - GIUDITTA scoppia in lacrime. - -FAUSTINO alzandosi e prendendole una mano. - -Coraggio! Coraggio per lei... - - sottovoce - -e più ancora _per lui_. - -GIUDITTA a mano a mano con crescente esaltazione. - -Lo sento! Lo sento! Non lo vedrò più! La forca!... La forca! Poveri -e ricchi! Plebei e nobili! La forca... non guarda più in faccia a -nessuno! - -FAUSTINO. - -Sst! - - guarda verso la farmacia: poi, più - sottovoce, spaventato. - -Sa che quel rinnegato del sergente Baraffini l'ha presa a perseguitare -e fa sempre la ronda!... — Pensi, invece — per calmarsi — che con tante -perquisizioni non hanno trovato una prova sola contro suo marito! E -suo marito, Tito Ansperti, è forte di corpo e di spirito: saprà negare, -negare, negar sempre, per salvar sè e gli altri. - -GIUDITTA. - -E il dottor Lazzati? — Gli hanno trovato qualche cosa? — No. — Eppure -lo hanno condannato a quindici anni di ferri! E poi... fra i suoi -compagni... - -FAUSTINO con impeto. - -Fra i patriotti?... Una spia? - -GIUDITTA. - -Una spia, no! Ma un animo debole che non resista ai patimenti, alle -minacce, ai tradimenti... — Mi compatisca, signor Faustino!... Perdoni -ad una povera donna che ama, che soffre... e che muore. Sì! Sì! La -morte! Ecco la mia forza e la mia speranza, perchè il mio Tito non me -lo rendono più! Sono tre mesi, più di tre mesi, che quel Baraffini -aveva messi sopra di me i suoi occhi di spia infame! — È venuto a -strapparlo dalle mie braccia! E rideva, ghignava, mentre i gendarmi lo -ammanettavano! Lo hanno condotto a Como, a Milano, a Venezia! Dio, Dio, -a Venezia! Sapete come si chiama la prigione dove lo hanno rinchiuso a -Venezia? — _Lo Stokhaus!_ — La casa delle bastonate. - - scoppia di nuovo in lacrime. - -FAUSTINO esortandola a calmarsi. - -Signora Giuditta! Signora Giuditta! Anche per quel povero vecchio del -signor Ansperti!... Il signor Tito era l'unico figlio! - -GIUDITTA. - -Il babbo vive per la patria, per la vendetta! Lui... non è che suo -padre! Io sono sua moglie! Lo amo, lo adoro, ne sono innamorata! Sono -giovine ancora! È mio, è mio, il mio Tito e lo voglio! - - Suona il campanello dall'uscio che dalla - strada mette in farmacia: Giuditta si - asciuga la lacrime in fretta. - -FAUSTINO fa per avviarsi in bottega. - -Finisca di cenare. Vado io al banco. - - vede in farmacia il conte Lamberti: - sottovoce a Faustino: - -È il conte Vitaliano! - - Giuditta e Faustino mutano d'aspetto - immediatamente: sorridono e si mostrano - disinvolti. - -GIUDITTA rimuovendo la brace con una palettina. - -Avanti, avanti, signor conte! Venga a scaldarsi le mani! Soffia una -_brèva_ gelata! Un ventaccio di neve! - -FAUSTINO mentre Lamberti entra nella retrobottega. - -Servitor suo, signor conte! - - -SCENA II. - -LAMBERTI vestito da cacciatore e DETTI poi la voce di DEMOSTENE. - - -GIUDITTA. - -È stata una buona giornata? Ha fatto buona presa? - -LAMBERTI. - -No. - -FAUSTINO. - -M'hanno detto che attorno al Bisbino si levano le starne a nuvoli! - -LAMBERTI. - -Non sono stato a caccia. - -GIUDITTA ha notato l'occhiata e il torbido umore di Lamberti: -sforzandosi con una risata. - -Allora grande allegria e festa per la selvaggina! - -LAMBERTI fissandola con intenzione. - -Appunto: grande allegria! Molta allegria! - -FAUSTINO per cavarsela, avviandosi in bottega. - -Con permesso... - -GIUDITTA. - -Si ricordi: lo zucchero e il caffè a casa Bernasconi. - -FAUSTINO. - -Subito! - - chiamando - -Demostene! - - entra nella farmacia. - -DEMOSTENE di dentro con una sua cantilena particolare. - -_vèngòòò!_ - - Mentre dura il dialogo tra la Giuditta e - il Lamberti, si vedrà il signor Faustino - consegnare due pacchi di zucchero e - di caffè a Demostene: poi, dall'uscio - di strada, che si apre sempre con una - scampanellata, entrerà una donna di - servizio con una ricetta: il signor - Faustino, legge la ricetta e prepara la - medicina che consegnerà poi alla donna. - - -SCENA III. - - GIUDITTA e il conte LAMBERTI nella retrobottega. - - Nella farmacia — a suo tempo, e seguendo l'azione come è indicata - nella scena II - - FAUSTINO, DEMOSTENE e la DONNA DI SERVIZIO. - - -GIUDITTA. - -In questi mesi a Como si _crèpa_ di salute! se non ci fosse un po' di -lavoro in coloniali, con la farmacia non si caverebbero le spese! - - LAMBERTI fa un atto di stizza, passeggiando - in su e in giù. - -GIUDITTA sforzandosi di sorridere. - -Misericordia che nuvoloni! È giovine, è ricco... La signora contessa -è una dea fra le più ammirate dell'Olimpo milanese di tutto il -Lombardo-Veneto! Dovrebbe essere allegro, felice e invece è sempre -tetro e brontolone, come il vecchio Silva dell'_Ernani_! - -LAMBERTI fissandola. - -Lei, invece signora Giuditta, lei, la moglie di Tito Ansperti... si -mostra troppo di buon umore _con me_. - - prorompendo. - -Per Dio, non sono una spia! - -GIUDITTA, spaventata. - -Signor conte! - - frattanto nella farmacia si svolge l'azione - tra Faustino e Demostene com'è indicato - nella scena II. - -LAMBERTI. - -E allora, perchè — tutti qui! diffidate di me? Lei, signora Giuditta, -col suo ridere forzato, mentre è pallida, ancora stravolta dal dolore? -E anche il signor Faustino, il dottore, anche don Carlo, tutti! E più -di tutti il vecchio Ansperti, suo suocero! - -GIUDITTA inquieta per sè commossa per il Lamberti. - -Quel povero vecchio, dopo che gli hanno arrestato il figliuolo... in -seguito ad una falsa denunzia... a sospetti senza fondamento, non ha -più la testa a posto. - -LAMBERTI avvicinandosi: sottovoce. - -Giovanni Ansperti il Presidente della Fratellanza Repubblicana Comasca, -ha il cuore sempre forte e la testa sempre a posto! - - GIUDITTA lo fissa pallida, esterrefatta. - -LAMBERTI. - -So tutto; e stasera prenderò parte anch'io al vostro gioco del sette -e mezzo. — Dov'è il signor Ansperti?... Di sopra?... Lo faccia venir -giù. Se io fossi soltanto un imprudente — lei lo sa — Tito Ansperti -a quest'ora sarebbe impiccato. Per chi è trovato in possesso di una -cedola del prestito di Mazzini, c'è la pena di morte — e Tito Ansperti -ne ha vendute cinquecento per cinquanta mila svanziche in un giorno -solo e a Como soltanto! E il contrabbando? E la diffusione dei libri -rivoluzionari? - - con un impeto di collera. - -Ma si fidi di me! Ha tanta fiducia nel signor Faustino, il direttore -della sua farmacia, che conosce da pochi mesi, e in me no, che mi -ha sempre veduto? Si fida di Demostene — il suo facchino — e non si -fiderebbe di me, che ho avuto per trent'anni il fratello di suo suocero -in casa mia, mio amministratore, mio procuratore? — Ma guardi la mia -faccia. Legga nei miei occhi! Le par possibile che io possa essere un -traditore, ovvero un pusillanime, un vigliacco? - -GIUDITTA dopo un momento. - -Io credo in lei? ma... e gli altri?... - - esitando. - -Ella sa perchè, non la sua persona, ma il suo nome è circondato da -tanta... - -LAMBERTI. - -Antipatia, da tanto odio? Lo so. - -GIUDITTA. - -Da tanta diffidenza. - -LAMBERTI. - -Per mia madre! — Mia madre una duchessa di Landro, italiana, ma che -chiamano «la Tirolese» perchè è tirolese il conte di Rienz! — Mia madre -devota a casa d'Austria, mia madre la cugina, l'amica... Sì, l'amica, è -falso, è un'infamia, ma tutti lo credono per gettarmelo in faccia! Mia -madre l'amica di quel Conte di Rienz, del consigliere, dell'ispiratore -mandato da Vienna all'arciduca! - -GIUDITTA. - -Signor conte! Signor conte! - -LAMBERTI. - -Ebbene, tutto questo è un grande dolore per me! È la vergogna che pesa -sopra di me! Ma imputarmelo a colpa, no! — Dov'è la giustizia? E la -giustizia dev'essere il sangue giovine e nuovo di un popolo nuovo e -giovine! — È la mia disgrazia, terribile, signora Giuditta! Per mia -madre, anche in casa mia, trovo la freddezza e l'indifferenza! - - con un impeto di sincerità. - -Io amo mia moglie con tutta la poesia, con tutta la passione, ma non -sono riamato! — L'ho detto anche a Tito Ansperti: la patria prima; -ma poi anche il mio nome da redimere, anche l'amore da inspirare, una -famiglia mia da conquistare! - - cambiando. - -Ci vogliono prove? - -GIUDITTA. - -Non per me... - -LAMBERTI. - -Prove _materiali_, non ne ho, ma riuscirò a convincere lei e gli altri. -— Dovevo essere iniziato alla _Giovine Italia_, presentato ai fratelli -da suo marito. Quando egli fu arrestato, speravo che da un giorno -all'altro fosse prosciolto... - -GIUDITTA con un grido. - -Sperava?... Oggi non spera più? - -LAMBERTI deludendo la domanda di Giuditta. - -Oggi ho alcune gravi rivelazioni da fare alla Società. Qualunque -indugio potrebbe essere fatale. - - più sottovoce afferrandole la mano. - -I fratelli si raccolgono qui anche stasera? - - vedendola esitante. - -Ancora? — Ebbene lo dirò come ci siamo intesi io e suo marito, e mi -crederà! - - GIUDITTA lasciandosi cadere sopra una - seggiola fissa ancora Lamberti che resta - in piedi, davanti a lei. - -LAMBERTI. - -Anche Tito Ansperti era, come me, un cacciatore appassionato: ci -incontravamo spesso, nei boschi lontani, e si cacciava poi insieme, -soli io e lui, le intere giornate. - -GIUDITTA. - -So, so; ebbene? - -LAMBERTI. - -Una mattina prestissimo, ai primi di settembre... - -GIUDITTA interrompendolo. - -Il giorno stesso in cui sono venuti i gendarmi? - -LAMBERTI. - -No. Tito Ansperti è stato arrestato il venerdì: noi, invece, ci siamo -incontrati la mattina del mercoledì: sono date che non si dimenticano. - -GIUDITTA come un'eco: quasi cupamente. - -Alle otto di sera, il cinque settembre: venerdì. Sono date che non si -dimenticano! - -LAMBERTI. - -Io avevo fissato la posta dietro la villa del Pizzo, alle prime -boscaglie che salgono poi, a dirupo, lungo la montagna. L'alba non -spuntava ancora: io avevo attraversato il grande giardino dell'albergo -«Alla Regina d'Inghilterra», avevo scavalcato il muro di confine fra il -giardino dell'Albergo e quello della villa e mi ero lasciato cader giù, -di colpo, nel recinto della villa stessa, quando vedo passarmi davanti -agli occhi il lucicore di una canna di fucile e sento una mano forte, -di ferro stringermi alla gola. - -GIUDITTA. - -Tito? - -LAMBERTI. - -«Che fate qui? — Dove andate?» — borbotta il mio aggressore, in tono di -minaccia e di collera. - -GIUDITTA. - -Era lui?... Era Tito?... - -LAMBERTI. - -Ma allora, subito... - - Si ode il campanello della farmacia: entra - la donna com'è indicato nella scena - seconda. - -GIUDITTA con voce indifferente, avvicinandosi all'uscio a vetri. - -Come sta la padrona? - -DONNA di dentro. - -Stasera è quasi senza febbre! - -GIUDITTA. - -Buon segno! Speriamo! - - rientra: torna a sedersi come prima: con la - stessa intonazione di prima. - -Era lui? Era Tito?... - -LAMBERTI. - -Lo riconosco alla voce! «amici!...» rispondo «Lamberti!» L'altro -rallenta la mano, mi lascia libero, ma il suo viso — la penombra a -mano a mano diradava — rimaneva accigliato, inquieto. — «Non è la -buona strada, signor conte! — Per di là! Per di là!» — E mi respinge -a viva forza verso il muro di cinta, quando ad un tratto si ode nella -boscaglia un frastuono, un precipitare di passi e dal dirupo erto, -scosceso due giovani montanari piombano, d'un salto, in mezzo a noi, -e buttati vari pacchi di libri e di carte ai nostri piedi, continuano -sempre giù, a precipizio, e spariscono nella discesa! - - -SCENA IV. - - Suona il campanello della farmacia: entrano DON CARLO MORELLI - e MAURO STRASSÈR. Si fermano al banco a discorrere col signor - Faustino. — Poi in fine entra in Farmacia il DOTTOR FRATTI. - - -GIUDITTA dopo aver guardato, rimanendo seduta, chi è entrato in -bottega: a Lamberti in tono rassicurante. - -Don Carlo e il libraio Strassèr! - -LAMBERTI continuando. - -Erano due contrabbandieri! E portavan libri del Guerrazzi, del -Gioberti, la _Francesca da Rimini_ del Pellico! Erano giornali, -l'_Italia del Popolo_, coi proclami di Mazzini, di Saffi, di Kossuth, -stampati a Capolago dalla tipografia Elvetica. - - cambiando, ridendo. - -Ah! ah! La villa del Pizzo! La villa dell'arciduca Ranieri, vicerè del -Lombardo-Veneto, è un buon posto, sicuro, per un simile contrabbando! -— Tutto ciò io indovino, intuisco a quella rapida scena, il pallore -minaccioso dell'Ansperti, e subito, gettandogli le braccia al collo e -baciandolo, gli grido ma, a voce bassa, con tutto il calore del mio -sangue: «Viva l'Italia!» — Viva l'italia — mi risponde l'Ansperti -abbracciandomi a sua volta, sicuro che io non ero un giuda! — Una -vecchia tana di volpe serve di nascondiglio, fino a sera, ai libri e ai -proclami... - - scampanellata forte: è il dottor Fratti che - entra in farmacia. - -GIUDITTA sottovoce. - -Il dottor Fratti! - -LAMBERTI. - -E la sera ne abbiamo introdotti a Como, quanti ce ne stavano, sotto gli -abiti, nelle tasche, nel carniere... Poi a Milano. - -GIUDITTA con fede e con entusiasmo stringendogli la mano. - -Adesso sì! - -LAMBERTI interrompendola: allontanando la propria mano. - -Adesso o credermi o denunziarmi! - -GIUDITTA. - -Andiamo su, dal babbo! - - si stringono la mano. — Giuditta, chiamando - sull'uscio a vetri. - -Venite avanti! - -DON CARLO. - -Buona sera, signora Giuditta! - -GIUDITTA. - -Qui fa più caldo! — Demostene! - -DEMOSTENE di dentro. - -_Vengòòò!_ - -GIUDITTA. - -Porta del carbone! - -DOTTOR FRATTI sull'uscio della farmacia. - -E il signor Giovanni? - -GIUDITTA. - -Vado a chiamarlo e torno subito. Anche lei, signor Faustino! Venga a -preparare le carte e le puglie. Resterà Demostene in bottega! Addio -signor Strassèr! - -STRASSÈR. - -Buona sera! - - Giuditta e Lamberti entrano dall'uscio di - fianco, a sinistra, che mette alla scala - e quindi alle stanze superiori. - - -SCENA V. - - DON CARLO MORELLI, il DOTTOR FRATTI e MAURO STRASSÈR entrano - dalla farmacia nella retrobottega: poco dopo da un uscio di - fianco entra DEMOSTENE, in maniche di camicia e con un lungo - grembiule bianco, portando un cesto di carbone. - - - Tutti depongono i mantelli, i cappelli - sulle seggiole; chi appoggia l'ombrello, - chi il bastone alle seggiole; si levano i - grossi guanti di lana. - - Frattanto entra Demostene e vuota mezzo il - cestello del carbone sul braciere, lascia - il cesto per terra accanto al braciere - e passa per l'uscio a vetri, nella - farmacia. - - Tutti gli altri si avvicinano al braciere. - -FRATTI. - -Il freddo, io lo soffro alle mani. - -STRASSÈR. - -Io, invece ai piedi. - -DON CARLO sorridendo bonariamente e crollando leggermente il capo con -un moto che gli è abituale. - -Io alle mani, ai piedi e a tutto il resto! - - ridono. - -FRATTI scherzando. - -Siete vecchio, Don Carlo, e i vecchi, si sa, amano il caldo! - -DON CARLO. - -No, no! Io no! Secondo le stagioni. D'inverno amo stare al caldo, ma -d'estate... al fresco! - - ridono. - - -SCENA VI. - - Il signor FAUSTINO e detti; poi la signora GIUDITTA. - - - FAUSTINO entra, spazzola il tappeto che è - già sul tavolo e prepara le carte e le - pugliette per il giuoco. - - DON CARLO aperta la scatola del tabacco, ne - offre allo Strassèr. - -È vostro compatriotta: rapè d'Ungheria! - -STRASSÈR prendendo il tabacco e annusando. - -A me, già, che volete?... L'idea di riprendere il nostro... sett'e -mezzo, ancora qui, proprio qui, dopo l'arresto dell'Ansperti, mi -pare... - -DON CARLO crollando il capo e rimescolando la cenere con le molle. - -Anche a me. Mi pare, forse un eccesso di astuzia! - -FRATTI. - -E l'abbandonare improvvisamente la farmacia, non sarebbe stato invece, -un eccesso di... ingenuità? Qui ci tengono d'occhio, ma lo sappiamo e -abbiamo preso le nostre precauzioni! - -FAUSTINO. - -E poi trovare un altro posto?... Quale?... Dove? - -FRATTI. - -Qui siamo vecchi amici: siamo sempre venuti e, finchè la polizia ce lo -permette, continueremo a venire. - -STRASSÈR voltandosi dà un'occhiata sospettosa all'uscio che mette alle -stanze superiori. - -Però, stasera, aspetteremo almeno, a giuocare, che quell'altro... - - vuol dire: che il Lamberti se ne sia - andato. - -DON CARLO chiamando Faustino. - -Pst!... Faustino! - - Faustino si avvicina. - -Il conte Vitaliano è andato su dal signor Ansperti! - -FRATTI. - -A che fare? - -FAUSTINO. - -Non so. È stato qui più di un'ora a discorrer colla signora Giuditta! - - Tutti si fissano come interrogandosi a - vicenda. - -FRATTI. - -Come... figlio di sua madre, non m'ispira molta fiducia! - -DON CARLO scrollando il capo e sorridendo con bontà. - -Con tutti i suoi milioni è un povero infelice! - -FAUSTINO. - -Per sua moglie? - -DON CARLO. - -Credo, molto di più... per sua madre! - -STRASSÈR. - -Voi andate spesso a villa Lamberta? - -DON CARLO. - -Sì, dalla contessa giovine. - - a Fratti. - -Voi pure, dottore? - -FRATTI. - -Mi fanno chiamare per le persone di servizio. Per i padroni, arriva il -medico da Milano. Peccato! Curerei la vecchia tanto volentieri... con -l'arsenico! - -STRASSÈR. - -Ma... anche la contessa giovine, pare, non è troppo molto buona con suo -marito? - -DON CARLO scrollando il capo, più forte. - -Non saprei! — Io so... che è molto buona per i miei poveri! - -GIUDITTA entrando. - -Pronto, signor Faustino? - -FAUSTINO. - -Prontissimo! - -GIUDITTA con solennità e fermezza. - -Vi annunzio, a nome del signor Giovanni, che abbiamo acquistato, -da stasera in poi un nuovo compagno di giuoco: il conte Vitaliano -Lamberti. - - Il Fratti, lo Strassèr e Faustino fissano - Giuditta serî, accigliati. Don Carlo, - sorridendo, continua a frugare con la - paletta nel braciere. - -GIUDITTA. - -Mio marito doveva condurlo qui, in mezzo a noi, il giorno stesso in cui -fu arrestato. Ha offerto le prove più sicure a me, al signor Giovanni. - - prorompendo. - -È risoluto, pronto a dare tutto il suo danaro e tutto il suo sangue -alla causa italiana! - -STRASSÈR esitando. - -Nessun dubbio, ma... - -FRATTI pronto. - -Uno, uno solo. Era vostro marito che doveva presentarlo al comitato? - -GIUDITTA. - -Sì. - -FRATTI. - -Sono tre mesi che Tito Ansperti è stato arrestato. Perchè il signor -Conte si è risolto proprio stasera? - -GIUDITTA. - -Perchè ha una grave rivelazione da fare alla fratellanza, -nell'interesse della causa e nostro. — Vi ripeto: io e mio suocero -siamo pronti ad accoglierlo: voi volete respingerlo? Differire? - -FRATTI risoluto. - -No. - -GIUDITTA rivolgendosi a Strassèr e a Faustino. - -E voi? - -STRASSÈR e FAUSTINO insieme. - -No. - -GIUDITTA va all'uscio che mette nelle stanze superiori e chiama: - -Signor Giovanni! - - rivolgendosi agli altri - -Eccolo. Il conte Vitaliano è qui, col babbo! - - a Faustino. - -Demostene è stato avvertito? - -FAUSTINO. - -Fa già la guardia. — Sente? - - Si sente dalla farmacia il rumore che fa il - mortaio nel quale viene pestato il caffè - con un lungo bastone di ferro. - - GIUDITTA va a chiudere l'uscio e le - finestre che danno nella farmacia: dalle - tendine non si distingueranno più le - persone, ma si vedrà sempre la luce. - - -SCENA VII. - - Il conte LAMBERTI. — Il signor GIOVANNI ANSPERTI e detti, poi, - infine, DEMOSTENE. - - - FRATTI va incontro a Lamberti e fissandolo - gli stende la mano in silenzio. - -LAMBERTI stringe la mano al Fratti e allo Strassèr; poi a Don Carlo, -vivamente. - -Lei che conosce la mia vita e le mie amarezze, lei non è stupito di -vedermi _qui_? Mi aspettava _qui_, non è vero? - -DON CARLO commosso. - -E la benedico. E a sua volta, signor conte, non si stupisca lei di -trovar qui, un povero prete. — Qui si soffre e si spera, è dunque il -nostro posto, il più degno! - -GIOVANNI stringendo la mano a Don Carlo. - -Voi siete la bontà e la giustizia. - -LAMBERTI. - -Un vero, un degno prete. Invece a Venezia... — Ecco ciò che preme, ciò -di cui dovevo avvertirvi. - - TUTTI lo circondano con ansia. - -LAMBERTI. - -A Venezia, al servizio dell'auditore militare, c'è un prete ben diverso -e che compie un ben diverso ministero. - -FRATTI. - -L'abate Bianconi? - -STRASSÈR. - -Un fanatico austriacante? - -GIUDITTA. - -Bianconi? Un Italiano? Un altro rinnegato? - -LAMBERTI. - -Costui commettendo un sacrilegio... - - si sente Demostene che batte più in fretta - il mortaio. - -GIOVANNI subito, correndo a sedersi attorno alla tavola seguito da -tutti gli altri. - -Al giuoco! - -TUTTI meno Vitaliano e la Giuditta. - -Giuochiamo! - - GIOVANNI distribuisce una carta a ognuno, - cominciando il giuoco del sette e mezzo. - -GIUDITTA sottovoce al Lamberti. - -La ronda o qualche figura sospetta. Demostene dà l'avviso pestando più -forte nel mortaio. - -FRATTI a Giovanni continuando il giuoco. - -Carta; un'altra, un'altra... ancora una carta... Sto. - -FAUSTINO. - -Sto. - -DON CARLO dopo aver guardata la sua carta. - -Anch'io; sto. - - DEMOSTENE torna a pestare lentamente col - tono cadenzato di prima. - -STRASSÈR. - -Dieci _kraiser_: carte. - - prendendo le carte che gli dà Giovanni - Ansperti. - -È stato un falso allarme. Quattro - - vedendo l'ultima carta. - -e quattro otto! - -FAUSTINO sottovoce. - -Vado io a vedere. - - si alza, esce. - -GIUDITTA macchinalmente, seguendo Faustino con lo sguardo. - -Carta! - - GIOVANNI le dà le carte pure - macchinalmente. Demostene sospende di - picchiare perchè parla con Faustino. - -GIUDITTA. - -Ancora... — Un'altra... — Sette e mezzo. - -FAUSTINO ritornando, mentre tutti si voltano verso di lui. - -Due gendarmi. Hanno cacciato il grugno in bottega, poi sono spariti. - - tutti circondano ansiosi il Lamberti. - -GIOVANNI. - -Dunque? - -GIUDITTA. - -L'abate Bianconi?... - -Lamberti. - -Sapete che un mese fa, a Milano, all'osteria della «Mezzalingua», è -stato arrestato il cappellaio Rossetti? - -GIUDITTA spaventata. - -Sì, ma il Rossetti è sicuro! - -STRASSÈR. - -Sicurissimo! - -FRATTI. - -Sono pronto io a giurare per lui! - -GIOVANNI imponendo silenzio, con forza. - -Sst! - -FAUSTINO. - -Lasciatelo parlare! - -GIUDITTA angosciata. - -Dio, Dio, mio Dio! - -LAMBERTI continuando. - -Orbene, quando il Rossetti dalle carceri di Milano fu trasferito a -quelle di Venezia... - -GIUDITTA. - -Allo Stokhaus? - -ANSPERTI. - -Con mio figlio! - -FRATTI con ira. - -Anche voi! Ma lasciatelo parlare! - -LAMBERTI continuando. - -Fu subito assalito da una febbre fortissima, poi rimase prostrato, -abbattuto, in preda a cupe malinconie, a scrupoli religiosi... - -STRASSÈR. - -Scrupoli religiosi? - -FRATTI. - -Il Rossetti? - -FAUSTINO. - -Un mangia-preti? - -DON CARLO. - -Ha però una sorella monaca, a Brescia, al Sacro Cuore... - -LAMBERTI continuando. - -Era turbato da visioni spaventevoli! gli appariva, credeva di vedere il -demonio. - - si torna a sentir lento, misurato, - cadenzato, il pestar di Demostene nel - mortaio. - -Il commissario di polizia approfittò dell'occasione e gli pose accanto, -in segreta, l'abate Bianconi, mentitore, traditore fin con l'aspetto -venerando!... Costui s'insinuò nell'animo debole del convalescente, lo -sbigottì con le minacce dell'inferno e lo consolò con le promesse del -paradiso, purchè fosse disposto a mettere in pace la propria coscienza, -con una confessione generale. - - DON CARLO si nasconde la faccia con le - mani, in atto di orrore. - -LAMBERTI continuando. - -Fra i peccati il più grave, la diffusione di certi libri proibiti dalla -Chiesa, che turbano la mente dei giovani, che offendono il sentimento -religioso, che diffondono il pervertimento e la corruzione, e il -povero Rossetti, non dubitando che un vecchio ministro di Dio potesse -commettere un sacrilegio... - -DON CARLO. - -Un tanto sacrilegio! - -LAMBERTI continuando. - -Confessò di essere stato lui stesso l'intermediario che all'osteria -della «Mezzalingua» e a quella della «Noce» riceveva i libri e gli -stampati introdotti nel Lombardo-Veneto da Tito Ansperti. - - GIUDITTA si alza con un grido, poi si - lascia ricadere sulla sedia. - -GIOVANNI. - -Mio figlio!... Il nome di mio figlio! - -DON CARLO. - -Un prete! - - toccandosi gli abiti con orrore. - -Un vecchio prete! - -FAUSTINO. - -Anche il Rossetti! - -STRASSÈR. - -Anche il Rossetti! - -LAMBERTI. - -Sst!. - - impone silenzio guardando inquieto nella - farmacia. - - GIUDITTA continua a piangere. Per un - istante non si sentono che i suoi - singhiozzi, e il pestare che fa Demostene - nel mortaio. - -LAMBERTI dopo un momento. - -Si tratta della vostra sicurezza! Della vostra vita! A Venezia... - - esitando, guardando Giuditta, poi - decidendosi. - -Il Tribunale Militare è già stato radunato! - -GIUDITTA alzandosi di colpo. - -Condannato! Lo hanno condannato?... - -LAMBERTI. - -Più tardi lo saprò! - - correndo vicino a Giuditta. - -Al carcere! non potrà essere che al carcere! Ha sempre negato! Avrà -continuato a negare! - -GIUDITTA con impeto, a Faustino. - -Gliel'ho detto! Anche stasera! Il mio Tito, no!... Ma un altro! Un -altro che non abbia la sua forza! - - Faustino, don Carlo, lo Strassèr, - il Lamberti circondano Giuditta - confortandola, facendola sedere, - stringendole le mani con affetto. - Giovanni Ansperti ed il Fratti restano un - po' in disparte, l'Ansperti appoggiato al - Fratti osserva Giuditta. Il Fratti fissa - il Lamberti mostrandosi incredulo. - -FAUSTINO. - -Coraggio! Non si perda di coraggio! - -DON CARLO. - -Io ho tanta fede! Abbia la mia fede! - -LAMBERTI come scusandosi. - -Io non potevo tacere! Non avrei potuto tacere! - -GIOVANNI mormorando. - -Povera donna! Povera donna! - -STRASSÈR. - -Maledetto il traditore! - -FAUSTINO. - -Il vigliacco! - -FRATTI avanzandosi con impeto. - -Aspettate a maledire e a giudicare! Io ho visto il Rossetti nel -quarantotto sulle barricate! L'ho visto l'anno scorso nella giornata -del sei febbraio! È ammalato! Può essere ancora il delirio della -febbre! Non si giudicano gli uomini, non si condanna un fratello con la -paura! - - Tutti meno Giuditta, il Lamberti e Don - Carlo fanno atto di sdegno. - -FAUSTINO. - -Paura?... - -STRASSÈR. - -Chi paura? - -GIOVANNI imponendosi. - -Nessuno ha paura! - -FRATTI al Lamberti. - -Lei, intanto, signor conte, dica un po': come ha potuto avere tante -notizie, i tanti particolari? - -LAMBERTI risentito. - -Ho rivelato all'Associazione quanto poteva esserle utile. Ora basta: io -ho finito. - - Prende il cappello e il mantello e fa per - andarsene. - -GIUDITTA con un grido trattenendolo. - -No! - -GIOVANNI con autorità. - -Si fermi! - -DON CARLO sottovoce al Fratti. - -Vorreste costringerlo a fare il nome di sua madre o quello del conte di -Rienz? - - LAMBERTI fa di nuovo per andarsene. - -GIOVANNI. - -Ha chiesto a mio figlio e a me di appartenere alla _Giovine Italia_. -Siamo tutti pronti ad accettare il suo giuramento, ad accoglierlo come -fratello. - -FRATTI al Lamberti. - -Nelle mie parole non c'era altro che l'impeto, il desiderio di poter -difendere un amico; ma non un'ombra di diffidenza verso di lei! -Francamente, lealmente: mi creda e mi dia la mano. Mi dichiaro io -stesso il suo iniziatore. - -GIOVANNI al Lamberti. - -E la formula della promessa? - -LAMBERTI. - -La so, da vostro figlio. - -GIUDITTA con voce fioca. - -Anche Demostene... - - si avvicina all'uscio della farmacia, lo - apre, e chiama Demostene con la mano. - — Demostene entra, fa un passo verso - il gruppo, rimanendo un po' discosto. — - Giuditta resta in piedi, appoggiata alla - credenza, vicino alla finestra. - -LAMBERTI lento, solenne, come chi ripete parole imparate a mente. - -«... Nel nome di Dio e dell'Italia. Nel nome di tutti i martiri della -santa causa italiana, caduti sotto i colpi della tirannide straniera -o domestica. Pei doveri che mi legano alla terra ove Dio m'ha posto, -e ai fratelli che Dio m'ha dati... Per l'amore, innato in ogni uomo, -ai luoghi ove nacque mio padre e dove vivranno i miei figli... Per -l'odio innato in ogni uomo, al male, all'ingiustizia, all'usurpazione, -all'arbitrio... Pel rossore che io sento in faccia ai cittadini -dell'altre nazioni, del non aver nome, nè diritti di cittadino, nè -bandiera di nazione, nè patria... Per fremito dell'anima mia creata -alla libertà, impotente ad esercitarla, creata all'attività nel bene -e impotente a farlo nel silenzio e nell'isolamento della servitù... -Per la memoria dell'antica potenza... Per la coscienza della presente -abbiezione... Per le lacrime delle madri italiane, pei figli morti -sul palco, nelle prigioni, in esilio, io, Vitaliano Lamberti conte di -Agliate, credente nella forza commessa da Dio all'Italia e convinto che -il popolo è Depositario di questa forza — che nel dirigerla pel popolo -e col popolo, sta il secreto della vittoria... — Dò il mio nome alla -_Giovine Italia_, associazione d'uomini credenti nella stessa fede, e -giuro: di consacrarmi tutto e per sempre a costituire con essi l'Italia -in nazione _una, libera, indipendente_; — Giuro, invocando sulla -mia testa l'ira di Dio, l'abbominio degli uomini e l'infamia dello -spergiuro, se io tradissi in tutto o in parte il mio giuramento.» - -FRATTI. - -Fratello! - - si abbracciano. - - LAMBERTI abbraccia Giovanni Ansperti e Don - Carlo. - - FAUSTINO fa cenno a Demostene di rientrare - nella farmacia, e sorvegliare la porta di - strada. - -LAMBERTI chiamandoli tutti vicini, meno Giuditta che rimane sempre -immobile. - -Finora il solo compromesso è Tito Ansperti. Forte, coraggioso, saprà -resistere alle insidie dell'interrogatorio e salvarsi. Ma l'abate -Bianconi è ancora vicino al Rossetti. — Chi ha avuto rapporti con -costui? In caso di pericolo, metto a vostra disposizione uomini fidati -e danaro. - -FRATTI. - -Il Rossetti non apparteneva al nostro comitato. - -GIOVANNI. - -Era in quello di Milano. - -DON CARLO. - -Non lo vedo dall'anno scorso. - -STRASSÈR. - -Io torno adesso da Londra. - -LAMBERTI vivamente. - -Garibaldi? - -STRASSÈR. - -Si!... Si è riconciliato con Mazzini! - -FRATTI. - -«Fallito il moto del 6 Febbraio» sono parole del Maestro, «l'Italia è -paurosa, svogliata, inerte; bisogna ridestarla all'azione.» - -STRASSÈR. - -Egli sta preparando un nuovo piano. — Medici incomincierà il moto nella -Lunigiana; seguirà Garibaldi in Sicilia; Kossuth nella Valtellina! - -LAMBERTI. - -Ora non sarà più come l'anno scorso. Avremo le armi, perchè avremo il -danaro. - -GIOVANNI. - -Sst! la ronda! Sono le dieci e mezzo, bisogna chiudere. - -FAUSTINO a Demostene. - -Si chiude! - -DEMOSTENE dalla farmacia. - -_Prontòòò!_ - -LAMBERTI al Fratti e a don Carlo. - -Domani a casa mia. Voi due! - -DEMOSTENE. - -I gendarmi! - -TUTTI. - -I gendarmi? - - corrono al tavolo da gioco. - -GIUDITTA guardando dalla finestra della farmacia. - -Il Baraffini! - - spaventata buttandosi fra le braccia di - Giovanni Ansperti, come per proteggerlo. - -Per lei babbo! Questa volta è venuto per lei. - -GIOVANNI. - -Su! Su! Non ti veda tremare quel rinnegato! Mi sento sicuro come mio -figlio. - - -SCENA VIII. - - Il sergente BARAFFINI, i GENDARMI e detti. - - - I gendarmi restano dietro l'uscio a vetri e - dietro la finestra che dà nella farmacia. - -BARAFFINI parla un dialettaccio mezzo veneto. - -Bona sera, parona. Bona sera alla compagnia. - -GIOVANNI andandogli incontro. - -Eccomi! Sono con voi! Presto, andiamo! - -BARAFFINI. - -In dove? - -GIOVANNI. - -Non siete qui per me? Per arrestarmi? - -BARAFFINI ironico. - -Me dispiase contradirla, ma no go ordini in proposito. Sarà per -un'altra volta, no xe vero? Semo qua, invece, per la parona! - - tutti: fanno l'atto di difenderla. - -GIUDITTA avanzandosi risoluta. - -Per me?... Eccomi pronta! - -BARAFFINI. - -Pian, pian! Troppa pressa de andar drento. Se tratta invece d'una bona -notizia. — La ga domandà la grazia de veder so marìo? No xe vero? - -GIUDITTA con un grido: ancora esitante tra speranza e timore. - -Sì? Sì? - -BARAFFINI. - -Ecco qua! - - porgendole una lettera. - -A ela. - -GIUDITTA strappandogli la lettera dalle mani giubilante, tremante, -mentre cerca di spiegarla per leggerla. - -La grazia!... Dio! Dio!... La grazia! La grazia! - -BARAFFINI. - -La grazia de vederlo un'ultima volta. - - GIUDITTA si ferma di colpo: alza il capo - fissando di nuovo il Baraffini con gli - occhi sbarrati. - -BARAFFINI. - -E l'ordinanza impone de no perder tempo in ciacole. Bisogna partir sta -note con nu altri perchè el ga da esser picà, doman l'altro matina, a -Venezia. - - GIUDITTA fissa ancora per un istante, - immobile, muta, il Baraffini, poi dà un - grido terribile e cade riversa sostenuta - da Giovanni Ansperti, circondata da - tutti gli altri. Il Fratti le slaccia il - colletto, parla a Faustino, che corre - in farmacia e ritorna subito, con un - bicchierino d'acqua, e una boccettina - d'aceto, per far rinvenire la Giuditta: - tutto ciò mentre continua il dialogo. - -GIOVANNI al Baraffini, a mezza voce. - -Rinnegato! - - Baraffini dà una occhiata ai gendarmi, poi - si avvicina all'Ansperti minaccioso. - -Cossa? Vecio inseminio?... Più forte! - -ANSPERTI con forza. - -Rinnegato! - - BARAFFINI fa per slanciarsi ad afferrare - l'Ansperti, seguito dai gendarmi. - -LAMBERTI frapponendosi. - -È suo padre! È il padre dell'Ansperti vivaddio! - -BARAFFINI riconoscendolo meravigliato. - -Ela?... Ela qua?... - - mettendosi la mano al berretto. - -Bona sera, sior conte! - - fa per avvicinarsi a Giuditta. - -Presto! No gavemo tempo da perder in convulsioni!... - -LAMBERTI fermandolo. - -Indietro, e abbassate la voce! - -BARAFFINI con sfrontatezza e con minaccia. - -La diga! Paron belo!... Mi qua fazzo el mio dover! - -GIOVANNI con un grido disperato avvicinandosi alla Giuditta, che rimane -immobile sulla sedia. - -Giuditta! Giuditta! - -LAMBERTI respingendo il Baraffini e indicandogli l'uscio della farmacia. - -Fuori! Di là!... Aspettate di là! Lasciate almeno, alle nostre donne, -la libertà di morir di dolore! - - Il Baraffini e i gendarmi si fermano - sull'uscio della farmacia: gli altri - circondano la Giuditta. Don Carlo, - in piedi, a mani giunte, mormora una - preghiera sottovoce. - - - FINE DEL PRIMO ATTO. - - - - -ATTO SECONDO. - - - Alla villa Lamberta, presso Milano. — Ricca e spaziosa sala - terrena: a destra un canapè, poltrone sedie e un tavolino - grande. — A sinistra, una libreria e una scrivania. — In fondo, - nel mezzo, un uscio a due battenti: quando è aperto si vedrà il - giardino. Finestre e usci laterali. - - -SCENA PRIMA. - - La contessa TERESA, il conte di RIENZ, la contessa ANNA, il - CÉZKY e FRANCESCO. La contessa Teresa, in piedi, davanti al - tavolino, leva i fiori da un cesto di vimini e ne riempie due - ricchi vasi. Il conte di Rienz passeggia su e giù, per la sala. - Dimostra un'eleganza ed una disinvoltura giovanile. Francesco, - in piedi, serio, rigido, si tiene un po' discosto aspettando - gli ordini della contessa Teresa. Anna, in piedi sopra uno - sgabello, davanti alla libreria, prende dei libri e ne legge il - frontespizio al Cézky, seduto alla scrivania. - - -RIENZ fermandosi vicino a Teresa. - -Quante cure e quanto amore per i vostri fiori. - -TERESA sorridendo. - -Non vedono le rughe e non hanno odî politici! Sono i soli amici rimasti -fedeli; che non mi voltano le spalle! - -RIENZ sottovoce, con amabile rimprovero. - -I soli, Teresa? - -TERESA. - -Voi siete... molto più di un amico! Quando non c'erano le rughe, -l'amore... e adesso... tutto ciò che rimane di questa mia povera vita! - -RIENZ scherzando. - -E Giacomino? - -TERESA con un sospiro. - -Il figlio della mia povera figliuola? - - ridendo con viva compiacenza. - -Ah! Ah! Giacomino, è la mia vanità! Come nonna, e nonna di un -rompicollo già famoso, posso vantarmi di essere ancora una nonnina -giovine e bella! - - a Francesco indicando il vaso di fiori che - ha finito di adornare, ed il posto dove - metterlo. - -Lì; sul caminetto! - -ANNA leggendo il frontespizio di un libro e dettando al Cézky. - -«George Sand. — _François Le Champi_ — Editore Cadot — Parigi.» - -CÉZKY scrivendo. - -«... Cadot — Parigi.» - -TERESA che sta riempiendo un secondo vaso di fiori, al Rienz. - -Vi vedrò qualche volta anche quest'inverno? - -RIENZ. - -Volete proprio rimanere a villa Lamberta? - -TERESA. - -Ve l'ho detto; sono gli odî politici! A Milano, adesso, mi detestano! - -RIENZ. - -Commettete la colpa di ricevermi! - -TERESA. - -Quella Maffei!... Col pretesto dell'arte e della letteratura!... Non -so come si possa tollerare un simile covo di rivoluzionari! E tutti -sottomessi a quel Carlo Tenca! Al figlio di una portinaia! - -RIENZ sorridendo con un'alzata di spalle. - -Chiacchiere, lasciateli chiacchierare. Quando c'entrano le donne non -c'è mai serio pericolo! e chi altro si è mostrato con voi poco gentile? - -TERESA. - -Cioè... molto scortese. Tutti! Adesso anche la Marianna Trivulzio, -anche la Carolina Crivelli! L'una ha finto quasi di non vedermi, -l'altra mi ha appena salutata. - -RIENZ. - -Quando? - -TERESA. - -Sabato; a Milano. Le ho incontrate faccia a faccia al _coperto dei_ -Figini: io salivo, loro scendevano. È di moda, è una montatura! - -RIENZ. - -Passerà. - -ANNA leggendo il frontespizio di un altro libro: vivamente. - -«_La capanna dello zio Tom!_...» - - buttando il libro sulla scrivania. - -Voglio rileggerlo! - - CÉZKY legge il frontespizio e scrive. - -RIENZ a Teresa. - -E... vostro figlio? - -TERESA per farlo tacere. - -Stefano, per amor del cielo! - - odorando il mazzo. - -No, no! I figli, non sono i _fiori della vita_! - -RIENZ. - -Dite la verità: lo credereste capace di... qualche seria buffonata? - -TERESA. - -Capace di tutto per il suo spirito di contradizione contro sua madre! -Anche di fare il repubblicano o l'albertista. - -RIENZ. - -Va sempre a caccia con quel Fratti... Con quel vostro dottore? - -TERESA stizzita. - -Mio dottore? che dottore!... Veterinario! Non gli ho mai fatto curare -altro che la servitù! Francesco! - - indicandogli l'altro vaso che ha empito di - fiori. - -Sotto lo specchio! - - Mette i fiori che sono rimasti nel cesto, - in una coppa d'argento, in mezzo al - tavolino. - -ANNA legge il titolo di un altro volume. - -«_I dolori del giovine Werther_... Firenze — Le Monnier.» - -CÉZKY scrivendo: con evidente allusione. - -Questo libro invece lo rileggerò io! Werther e Jacopo Ortis! Nella -mia anima, quanto della loro anima... Nel loro dolore quanto del mio -dolore. - -ANNA con vivacità. - -Signor Cézky! Siamo forse da capo? - -CÉZKY fingendo di scrivere, mormora alcune parole delle lettere -dell'Ortis. - -«Ho amato! Tu stesso, tu mi hai presentata la felicità; tu l'hai -abbellita de' raggi dell'infinita tua luce! ma dopo mille speranze ho -perduto tutto!» - -TERESA rovesciando sul tavolino i pochi fiori che sono rimasti nel -piccolo cesto e dando il cesto vuoto a Francesco. - -Prendete, andate pure. - -ANNA prende un libro lo apre e legge: - - Luna, romito, aereo - Tranquillo astro d'argento, - Come una vela candida - Navighi il firmamento, - Come una dolce amica - In tua carriera antica - Segui la terra in ciel! - -A voi! - - scendendo dallo sgabello. - -Leggete, invece, questi bei versi, per rasserenarvi. - -RIENZ sempre passeggiando, si avvicina ad Anna. - -Si può sapere, contessa, qual lavoro avete immaginato per impiegare il -vostro tempo e per farlo perdere al segretario di vostro marito? - -ANNA con freddezza. - -Il catalogo de' miei libri! - - Si volta subito e prende un altro volume: - dettando a CÉZKY. - -Alessandro Dumas: «_Antony._» - -RIENZ dopo aver scambiato un'occhiatina ed un sorriso d'intelligenza -con Teresa. - -Avete detto bene, duchessa, è una moda, una montatura; idrofobia -romantica, ma passerà, passerà! I _Conti di Lara_, i _Don Paez_, i -_Profughi_, i _Corsari_ da una parte; — le _Parisine_, le _Ermengarde_, -le _Carlotte_ dall'altra, hanno fatto più male ai giovani cervelli del -Lombardo-Veneto, di tutti libri incendiari e proibiti «sotto pena di -morte» — Lo spirito rivoluzionario è entrato nel sangue «al chiaro di -luna» e anche a suon di musica coi _Lombardi_ e col _Rigoletto_! Il -cattivo umore e le cattive digestioni!... Ecco il nemico insidioso al -quale un buon Governo deve tagliare la strada, e noi, invece, abbiano -lasciato prender voga all'etisia! Tisiche le... _demi-mondaines_, come -la _Margherita_ del Dumas, tisici i lions, tisiche le signore! Chi -ormai ha la disgrazia di essere florido, beve l'aceto per diventar -magro e verde. - -TERESA ridendo. - -Non c'è che dire! Avete quasi ragione! - -RIENZ. - -Quasi? Proprio così. — I discepoli di quel maestro... capo bandito, -mezzo Fra Diavolo e mezzo Savonarola, che ordisce da Londra le -pugnalate del 6 febbraio dell'anno scorso?... I _fratelli_? I -_cospiratori_?... Tutti stomachi deboli! Dopo teatro, non potendo -cenare, passano la notte cospirando, preparando la rivoluzione!... -pallidi Antony, di un'illusione politica... che vanno a finire sulla -forca! Preparare la rivoluzione! - - siede vicino a Teresa. - - TERESA sceglie un fiore dalla coppa - d'argento e glielo offre. - -RIENZ. - -Grazie! - - odorando il fiore. - -Intanto... le rivoluzioni che riescono non sono quelle che si -preparano, e poi... - - sorridendo. - -In questo momento? Noi armati fino ai denti, la Francia in piena -reazione monarchica e il Piemonte costretto, pare, a metter giudizio! - -TERESA. - -Quel... Cavour, veramente, che roba è? - -RIENZ alzandosi vivamente, e facendo con la mano il gesto stizzoso, -particolare ai tedeschi. - -Un piccolo Metternich _frondeur_, che se vorrà ostinarsi a fare -l'Italia, finirà col disfare il Piemonte! - - a Teresa: più sottovoce. - -Volete scommettere, Teresa? Fra un anno sarete a Milano, -festeggiatissima! - -TERESA. - -Credete? Davvero? - -RIENZ. - -Leggete il loro giornale! I poeti, i critici del crepuscolo, dopo -il fiasco tragico del 6 febbraio cominciano ad averne abbastanza -dell'«utopista» di Londra o di Lugano!... del cospiratore banchiere che -col «prestito nazionale» ha vuotate loro anche le tasche! - - ridendo e sedendo di nuovo. - -Ah! Ah! È scoppiata la discordia fra i due «Carlett... Carlucc...» come -dite? - -TERESA. - -_Carlöè._ - -RIENZ. - -Fra i due Carlöe, il Cattaneo _federalista_ e il Tenca _unitario_! Ah! -Ah! Il _Crepuscolo_! Benissimo! Soltanto, il loro, non è il crepuscolo -che si vede prima del levar del sole... è il crepuscolo del tramonto: -l'ultimo barlume del romanticismo! - - alzandosi. - -Ma qui, e a Vienna devono darmi ascolto. Basta con le forche e proibire -«_la bianca luna_». Rimettere in voga l'allegria e rinforzare l'amore! - -TERESA. - -Lo manderemo a Venezia ai bagni di mare! - -RIENZ. - -Sapete, Teresa, che cosa mi ha detto lo stesso conte di Metternich? -— «Quei poveri Lombardoveneti, noi li abbiamo troppo annoiati!» — -Filosofia, profonda! — I popoli, sono come le donne e le donne si -vincono divertendole, e vi tradiscono... sopratutto quando le annoiate! - -FRANCESCO si presenta sull'uscio di mezzo. - -La carrozza di sua Eccellenza! - -TERESA. - -Così presto? - -RIENZ. - -Sono a pranzo dall'Arciduca. Devo essere alla «Villa del Pizzo» prima -delle sette! - -TERESA a FRANCESCO. - -Dite al cocchiere di andare avanti al passo e di fermarsi alla «casa -rossa». - - Francesco s'inchina ed esce. - -Ho la prescrizione del medico — il mio! — di fare un'ora di -passeggiata, tutti i giorni! Suvvia datemi il braccio, uomo... - - guardandolo con affettuosa e con tenera - galanteria. - -molto divertente! - - rivolgendosi ad Anna. - -Vieni anche tu, Anna? - -CÉZKY sottovoce alla contessa, sempre fingendo di scrivere. - -No!... Rispondete di no! - -ANNA fa un atto di collera contro Cézky: poi fermandosi, a Teresa. - -Devo salire un momento... - - Stringe la mano al Conte di Rienz con - molta sostenutezza. Il Cézky, alzatosi - in piedi, s'inchina profondamente, poi - corre innanzi, spalanca i due battenti - dell'uscio, e s'inchina una seconda - volta. - -TERESA mentre aiutata da Rienz si accomoda lo scialle. - -Mia nuora è proprio come me!... Io non ho mai sentito vivamente gli -affetti di famiglia! - -RIENZ. - -E... Giacomino? - -TERESA ridendo. - -Quello posso dire che mi è caro come le mie pupille!... Mi costa un -occhio della testa! - - CÉZKY chiude l'uscio e rimane vicino alla - soglia. - - -SCENA II. - - CÉZKY ed ANNA. - - -ANNA fissa il Cézky corrugando le ciglia: questi tenta un istante di -sostenere lo sguardo di Anna, poi abbassa il capo intimidito. - -Un tono così imperativo, certi modi io non li tollero! - -CÉZKY si lascia cadere sopra una sedia; si nasconde il viso fra le mani. - -Oh, le mie illusioni! Il mio sogno! - - scoppia in lacrime. - -ANNA. nervosissima: guardando inquieta verso l'uscio. - -Badate! Possono sentire! Può tornare mia suocera! - - CÉZKY si alza, asciugandosi gli occhi: - si avvicina alla scrivania riordinando - macchinalmente alcune carte. - -ANNA rabbonita. - -Sogno, illusioni!... L'illusione, forse, che io potessi mancare a me -stessa alla mia onestà, alla mia dignità! - -CÉZKY. - -E al vostro cuore? Adesso non parlate più del vostro cuore! - -ANNA. - -Abbassate la voce! - -CÉZKY. - -Perdono, vi domando perdono!... Non badate a ciò che dico, pensate -soltanto a tutto ciò che soffro! — Sono giorni e giorni che io cerco di -vincere la vostra freddezza! Che aspetto questo momento... - -ANNA con alterezza. - -Parlate dunque! Presto! - -CÉZKY. - -Ricordate contessa Anna....... - -ANNA con atto di insofferenza. - -Signor Cézky! - -CÉZKY malinconico, sentimentale. - -Bisogna ricordare, lasciatemi ricordare! — Quando sono arrivato qui, il -primo giorno, la vostra bellezza mi ha dato l'impressione subitanea di -un barbaglio di luce; ma era solo l'entusiasmo di tutto ciò che c'era -nel mio spirito, di arte e di poesia. Fossi stato un pittore, avrei -dato il vostro volto alle mie madonne; ero un poeta e vedevo le grazie -coi vostri occhi e col vostro sorriso! Ma il cuore, poteva ancora -tacere, — forse, — la testa, poteva ancora ragionare. — Vedevo voi, in -cielo: io, in terra. — Che cosa poteva valere per me — povero profugo, -l'oscura nobiltà di mio padre? - - con un sorriso di sdegnosa amarezza. - -Ero stato beneficato, protetto dal... signor conte! La mia dignitosa -fierezza mi teneva sempre davanti agli occhi il mio passato e il mio -presente, come una barriera insormontabile, contro ogni speranza, -contro ogni desiderio. La vostra bellezza illuminava la mia vita, -la mia anima la mia mente... la piccola stanzetta del poeta ignoto e -solitario, ma non era che luce! Non era ancora ardore, non era ancora -spasimo! Siete stata voi, la prima... - -ANNA. - -No! - -CÉZKY. - -La prima a venire di là in biblioteca. — Io leggevo i «_Sogni -d'amore_» del Prati, le «_Lettere a Maria_» dell'Aleardi... Balbettavo, -impallidivo! Ve ne siete accorta e tornavate più spesso... - -ANNA con sincerità. - -Sì, è vero! Questo è vero! E per ciò? Vi vedevo soffrire, vi vedevo -infelice — per questo, — ma soltanto per questo, sentivo per voi -amicizia e simpatia! - -CÉZKY. - -Sapevate che io passavo le intere notti in giardino, sul terrazzo, -contemplando le vostre finestre... - -ANNA. - -No! questo no! - -CÉZKY. - -Lo sapevate, perchè le vostre finestre s'illuminavano e la vostra ombra -appariva dietro i vetri. - -ANNA. - -Io non vi ho veduto!... Io non pensavo a voi! Lo giuro! - -CÉZKY. - -Insistendo, insistendo sempre, avete voluto sapere perchè fossi così -triste, perchè sospiravo, e quando finalmente, si sono spalancate le -porte della mia anima con uno scoppio di pianto, voi, per compassione, -s'intende, soltanto per compassione, avete pianto con me! - -ANNA. - -E anche questo è vero! Mostrandomi con voi gentile, affettuosa, speravo -di calmare la vostra passione, di consolare il vostro dolore, di poter -essere per voi... una sorella. - -CÉZKY con dolorosa ironia. - - «... Simile alla rosa - Nella mistica val di Casimira!...» - -Aleardi! Aleardi! - -ANNA. - -Ho sperato nella sincerità, nella lealtà della mia stima, della mia -simpatia per voi, e nella mia onestà, che tutto potesse risolversi nel -conforto di una tenera, di una sicura amicizia. - -CÉZKY. - -Amicizia?... - -ANNA. - -Amicizia, ispirata dalla... pietà. Dalla pietà per il vostro dolore che -credevo sincero, per il vostro amore che credevo diverso! - - CÉZKY fa una risata ironica. - -ANNA rivoltandosi. - -Infine... Sarò stata leggera, imprudente! Ma qualunque possa essere -il mio torto, — anche se agli occhi vostri io oggi posso sembrarvi -diversa, mutata, io però, vi ho sempre fatto l'onore di fidarmi di voi, -— e non è bello, non è generoso, da parte vostra, il farmene pentire! - -CÉZKY. - -E lo spingere un uomo alla disperazione? Il farlo diventare pazzo e -credere poi... di potersene sbarazzare comodamente, quando - - con gelosia. - -il cuore s'inebria di nuove speranze, di nuove gioie? — Questo, sarà -forse bello e generoso, ma... non è prudente. - -ANNA con fierezza. - -Sarebbe... una minaccia? - -CÉZKY. - -Forse! - - lentamente, fissando Anna che corruga la - fronte, sdegnata. - -Nelle lunghe giornate squallide, tristi, quando sola qui, dimenticata, -sentivate il freddo intorno a voi e il cuore intirizzito, allora -avete pur voluto riscaldarvi alle fiamme della mia passione! Adesso -l'incendio divampa! Fuggire, è troppo tardi! - -ANNA con collera sprezzante. - -Vorreste punirmi per essere stata buona, troppo buona con voi? - -CÉZKY. - -Buona con me? - - con una risata ironica. - -Ah! Ah! Ah! Eravate... gelosa e volevate vendicarvi! - -ANNA. - -Vendicarmi? - -CÉZKY. - -Vendicarvi! I miei occhi, il mio pallore, che vi dicevano bella, che vi -dicevano cara, vi vendicavano della freddezza, dei lunghi abbandoni di -vostro marito. — Non negate! Non sorridete così! E non sfidate la mia -gelosia! Abbiate, invece, paura della mia gelosia! Oh, è ben diversa -dalla vostra!... Con tanto amore, con tanto desiderio, io, ho appena -sfiorata la vostra mano, con le labbra, una volta! Sono geloso, geloso -di tutto! Dell'aria, di chi vi guarda, di una carezza al vostro cane! — -Oggi, _lui_, è tornato — è qui — forse per farsi perdonare... E voi lo -sperate! Lo leggo nei vostri occhi raggianti! - - sottovoce. - -È grande il mio amore per voi, ma è ancora più grande il mio odio per -quell'uomo. - -ANNA. - -Quell'uomo, signore, è il vostro benefattore! il vostro protettore! - -CÉZKY. - -Ma che protettore, ma che benefattore! Quell'uomo mi ha offerto un... -un posto, ed io gli ho dato in cambio molto di più: il mio lavoro e la -mia intelligenza! - -ANNA. - -Basta! Non vi posso più ascoltare! Sappiate che oggi, come ieri, come -sempre, io non ho amato, non ho adorato altri che mio marito! - -CÉZKY diventando pallidissimo. - -Voi, sì... Ma lui... lui no! - - con ironia. - -Non più gite a Como! Non più caccia! Sfido io la bella farmacista... è -morta! - -ANNA. - -È falso! Ed è la seconda volta che voi mentite! La signora Ansperti è -morta di amore e di dolore un mese dopo che Tito Ansperti fu condannato -a morte e giustiziato! - -CÉZKY. - -Chi ve l'ha detto?... Lui? il signor conte? - -ANNA. - -Un prete, un degno sacerdote, Don Carlo Morelli. E me lo avesse pur -detto mio... - - interrompendosi e fissando Cézky. - -il signor conte, gli avrei ugualmente creduto. Egli non ha mai mentito. - -CÉZKY con odio e con ira repressa. - -Nemmeno io, non ho mai mentito. Lo dicevan tutti a Como! Era la voce -che correva... - - prorompendo. - -Sì, sì, ho mentito! Ho mentito! Perchè... Per questo devo farvi paura - - si lascia cadere sopra una sedia, - pallidissimo, stravolto. - -come faccio paura... a me stesso. - -ANNA è ancora accigliata, ma poi, mal suo grado, rimane vinta da un -nuovo senso di pietà. - -Non vediamoci più per ora. Tornate a Milano. Dimenticatemi. Anch'io -cercherò di dimenticare... questo brutto giorno, e starà in voi, col -tempo il risuscitare in me quel sentimento buono che mi avete ispirato. - - si ode di lontano la bubboliera di una - carrozza. - -CÉZKY alzandosi. - -Vostro marito ritorna! - -ANNA. - -Andate! Partite, senza farvi vedere! Penserò io a giustificarvi! - - Il suono della bubboliera si avvicina - sempre, a mano, a mano. - -CÉZKY risoluto. - -No. - -ANNA con calma, sicura di sè: - -Allora ricordate questo: alla vostra prima parola, alla vostra prima -minaccia, sarò io che dirò tutto, io stessa che parlerò al signor -conte. - - Cessa il suono della bubboliera. Anna si - volta vivamente per andare incontro al - Lamberti, invece è Giacomino che arriva. - - -SCENA III. - - GIACOMINO e detti. - - -GIACOMINO entra chiamando. - -Anna! Anna!... Benissimo! Eccoti qui! - -ANNA. - -Non hai incontrata la nonna? - -GIACOMINO risponde appena con un cenno al profondo inchino del Cézky. - -Appunto perchè l'ho vista da lontano, ho potuto schivarla! - - vorrebbe parlare ma è trattenuto dalla - presenza del Cézky. - -Per il momento le ho mandato una... letterina! - -ANNA. - -Ancora il Faraone? - -GIACOMINO. - -Già! Il Faraone! - - sottovoce indicando ad Anna il Cézky. - -Mandalo via! - - forte. - -Vitaliano è qui? - -ANNA. - -Stamattina è andato a Milano, ma deve tornar presto; se non è già -tornato. - -GIACOMINO. - -Gli devo parlare per... Te lo dirò poi. - -CÉZKY. - -La signora contessa non ha altro da comandarmi? - -ANNA. - -No, grazie! - - CÉZKY inchina Anna: inchina Giacomino. - -GIACOMINO. - -Buon giorno. - - ANNA vedendo uscire il Cézky respira con un - senso di gioia. - - -SCENA IV. - - ANNA e GIACOMINO. - - -GIACOMINO tirando il fiato senza aver badato ad Anna. - -Ah... Che peso quel tuo polacco! - -ANNA con un'alzata di spalle: ancora irata. - -È odioso! - -GIACOMINO. - -Non fidartene non accettare nè versi nè sospiri. - -ANNA. - -Che ti salta in mente? - -GIACOMINO. - -In campagna! In mancanza di meglio! Sembra l'eroe di una ballata -notturna, ma sembra, anche uno scappato di prigione! — Galoppa, Ruello! -Galoppa! Alla larga! - - chiamando Anna. - -Pst! - - con grande mistero. - -Giura il segreto. - -ANNA. - -Che c'è? - -GIACOMINO osservandola. - -Sei pallida? Hai la ciera stravolta? - -ANNA. - -Il tempo: un po' di dolor di capo. Che cosa devo giurare? - -GIACOMINO. - -Il massimo segreto! - -ANNA. - -Giuro. - -GIACOMINO. - -Corro io, il rischio di essere chiuso in prigione e chiuso -_aritmeticamente_, come direbbe il Gargantini! — Ho provocato un -ufficiale austriaco alto così e grosso così! - -ANNA vivamente. - -Scherzi! - -GIACOMINO. - -Pensa, la nonna, quando lo saprà! - - facendo l'atto di infilzare uno, con una - spaccata. - -Zzaff... Parte a parte, io lui, o lui me; s'intende. - -ANNA. - -Dici per scherzo? - -GIACOMINO all'orecchio di Anna. - -Viva la Repubblica! E viva il re di Sardegna! - -ANNA sussultando. - -Diventi matto? - -GIACOMINO. - -Naturalmente l'arte nasconde la politica. Io sono del partito della -Pochini e ho fischiato il ballo «Miranda» e la prima ballerina la -Priora, perchè sono stati imposti dagli ufficiali austriaci. Il -principe Varzis... - -ANNA interrompendolo. - -Ti batti col principe Varzis? - -GIACOMINO accenna di sì, continuando. - -... Si sfogava ad applaudire dalle poltrone degli ufficiali, ed io a -fischiare dal mio palco in prima fila. È corsa qualche occhiata, ma -gli ufficiali hanno ricevuto l'ordine severissimo di usare la massima -prudenza... Io, allora, finito il teatro, mi sono appostato all'uscita, -e quando passa il mio barilotto di birra, gli grido forte, guardandolo -in faccia: — Come cenerei volentieri stasera con... - - esitando. - -L'ho detta troppo grossa! A te non posso ripeterla! - -ANNA. - -Avanti! Avanti! di su! - -GIACOMINO. - -Chiudi prima le orecchie... Chiudi almeno gli occhi! Mi fai soggezione! - -ANNA. - -Presto! Ragazzo che sei! Cos'hai detto? - -GIACOMINO. - -Come cenerei volentieri con una costoletta... di porco. - - ridendo. - -E nota: nel dirlo me n'è venuta anche la voglia! Sono andato al Cova e -ne ho subito divorata una, enorme! - -ANNA. - -Non ti credo niente! Però bada: non si dicono nemmeno per ridere certe -cose! - -GIACOMINO. - -Per ridere! — Alle undici sono venuti da me i rappresentanti -del principe Varzis, — a mezzogiorno si sono trovati co' miei e -domattina... Zzaff! - -ANNA. - -Allora... Dio! Dio! Ma che cosa hai fatto?... Ma Giacomino?!... Se non -sai nemmeno batterti! - -GIACOMINO. - -Stasera mi daranno lezione, in tre. - -ANNA. - -Ci vuol altro!... Il principe Varzis?... Uno spadaccino! - -GIACOMINO. - -Mi vuoi proprio bene? - -ANNA. - -Sicuro che ti voglio bene! - -GIACOMINO. - -E anch'io, sai? — Oh, se tu non fossi stata troppo vecchia, come -ti avrei sposata volentieri! Del resto, è stata la nonna a trovarti -troppo vecchia; non io! Per me saresti andata benissimo! Figurati, io -volevo cominciare a sposarti fino da quando avevo cinque anni! — Te ne -ricordi? E saresti stata molto più felice con me, che con mio zio! — -L'uomo delle selve! - -ANNA. - -Non scherzare! Non è il momento! - -GIACOMINO. - -Sul serio! Come ti avrei amata! Più della Cesira, più dell'Ernestina, -più di donna Eugenia... — Ma che di più! Messe tutte insieme, non -riuscirebbero a dare nemmeno un terzo, nemmeno un quarto, un quinto, un -decimo del grande, dell'immenso amore che ti ho sempre voluto... e che -ti voglio! - -ANNA. - -Via! Finiscila! E in questo momento! - -GIACOMINO. - -Appunto: posso confessarti il mio amore perchè sono quasi un morituro. -E se invece sarà morituro quell'altro, io forse dovrò scappare e non ci -vedremo più ugualmente! - -ANNA. - -E la nonna? La tua povera nonna? - -GIACOMINO. - -Ti disperi anche per la nonna? Se andate così d'accordo nel non potervi -soffrire? - -ANNA. - -Ma quando saprà... Pensa di tutta la famiglia non ama che te! E poi, -anche per la cosa in se stessa! Tu, proprio tu, batterti, e batterti -con un ufficiale austriaco! - -GIACOMINO. - -Sicuro! — È stata per me la mamma, il papà... tutto! - - commovendosi. - -Ti dico la verità: io non ho la più piccola esitazione, mi sento -fatalista! Soltanto quando penso alla nonna, mi viene un po' la... -malinconia! - -ANNA. - -Non c'è una via di scampo?... Non si può accomodare?... - -GIACOMINO vivamente. - -Accomodare?... Diventi matta, Anna? Del resto io mi batto appunto anche -per la nonna! Sfido io! Con quel... conte di Rienz!... E nota che lui, -come lui, personalmente, mi è poi simpaticissimo!... Mah! Come si fa? È -un austriaco e... - - con forza. - -non c'è cristi! - - movimento di Anna. - -È di moda! È un verso del Giusti! — Quelli, invece, che non sono -proprio più di moda, sono gli austriaci! Sono andati giù, giù, giù, -tremendamente! - -ANNA. - -E scegliere proprio il principe Varzis. - -GIACOMINO continuando. - -Giacchè ero dietro, ho scelto addirittura il più grosso! - - ritornando serio. - -Ho la nonna, una nonna più che codinona da farmi perdonare!... Povera -nonna!... - - cambiando, tornando a ridere e a scherzare. - -Non senti qui... - - odorando ironicamente. - -ANNA. - -Che cosa? - -GIACOMINO. - -Che puzzo d'aquila arrosto?... — Bisogna cambiar aria! - - leva di tasca un fazzoletto bianco rosso e - verde: sventolandolo, sbattendolo. - -Cambiar aria! Cambiar aria! - -ANNA spaventata, glielo strappa di mano per nasconderlo. - -Imprudente. Se te lo trovano? - -GIACOMINO. - -Dammelo! - -ANNA. - -No! - -GIACOMINO. - -Dammelo! - -ANNA. - -No! Corro io stessa ad abbruciarlo, sul momento! - - fa per correre via. - -GIACOMINO cantando. - -«La bandiera dei tre colori — Sempre è stata la più bella...» - -ANNA dandogli il fazzoletto e mettendogli una mano sulla bocca. - -Prendi! Ragazzo! - -GIACOMINO sottovoce. - -«Noi vogliamo sempre quella — Noi vogliam la libertà!» - - mostrandole le cifre del fazzoletto. - -L. M. «Libertà o Morte» — Libertà, s'intende, per il popolo che è in -schiavitù: non per me! Io la libertà, con la nonna, figurati, ne ho -quanta ne voglio! - -ANNA. - -Ma... e... poi? - - con gli occhi pieni di lacrime. - -Ti andrà bene!... Sì!... Sì... Lo spero! Ne sono certa! Ma... e dopo? -Se quell'altro rimanesse... - -GIACOMINO. - -Infilato? - -ANNA. - -O anche solo ferito gravemente? - -GIACOMINO. - -In tal caso: galoppa Ruello! Galoppa fino a Torino! Adesso, appena -torna Vitaliano gli racconto la storiella che ho già scritto alla -nonna: ho perduto al giuoco. Si tratta dell'onore, bisogna battere alla -grande cassa della nonna. - - commovendosi a mano a mano. - -Batterla io stesso... — Sciocchezze... ma sai? Ho paura di -commuovermi... di farle capire qualche cosa... — Invece così, mi darà -la solita strapazzata, io resterò a testa bassa... e poi... Psst! -Partenza! - - cambiando, scherzando di nuovo. - -A Torino!... Ad arruolarmi!... In cavalleria!... Ohp là là! Ohp là là! -Torino, sai, è una città divertentissima! Un piccolo Parigi!... Ci sono -i famosi veglioni dello Scribe dove le donne si mostrano in perfetto -costume di... - - correggendosi. - -— Cose straordinarie! - -ANNA. - -E per scappare? - -GIACOMINO. - -Questa notte dopo il fatto della costoletta di por... d'agnello, sono -diventato di moda, in un attimo!... Avessi visto al Cova! Poi di sopra, -al Club. — Mi hanno presentato a Emilio Dandolo! — che bel giovine! E -come parla!... Ti dice certe parole, crist... - - correggendosi. - -E che _lion_! È il Re dei _lions_! L'idolo delle signore! Pensa che è -tisico! Ma tisico proprio davvero! - -ANNA. - -Rispondimi, invece. E per scappare? - -GIACOMINO più sottovoce. - -Appunto stavo per dirtelo. Emilio Dandolo ci pensa lui. - -ANNA. - -In che modo? - -GIACOMINO. - -Lo saprò... un'ora prima del duello! - - battendosi sulla fronte. - -Ah, saper Diana! — Ho fatto giuramento di tacere e te l'ho detto! Non -parlerai con nessuno? - -ANNA. - -No!... Te lo prometto! - -GIACOMINO. - -Sul tuo onore? - -ANNA. - -Te lo prometto! - -GIACOMINO. - -Specialmente con quel Cézky. Quel profugo... ereditario! Perchè il vero -profugo, capostipite, era suo padre! - -TERESA di dentro. - -Basta così... - -GIACOMINO spaventato. - -La nonna!... Ha già ricevuto la mia lettera! - -TERESA sempre di dentro. - -Ti proibisco di difenderlo! Anche la mia pazienza, la mia bontà, hanno -un limite! - - presentandosi sulla soglia dell'uscio. - -Dov'è questo signore? - - -SCENA V. - - La contessa TERESA, il LAMBERTI e detti. - - -TERESA vedendo Giacomino. - -Si vergogni! - - Giacomino rimane sempre a testa bassa. - -Vergognatevi! Dieci mila svanziche! Altre dieci mila svanziche?... Non -pago più niente! Sempre l'«ultima volta» e sempre da capo! Adesso basta -e peggio per voi! Il giuoco, la disperazione di tante madri! E sapendo -di darmi un grande dispiacere, un grande dolore! Siete cattivo e siete -testardo. _Tes-tardo!_ — Sì o no? - - GIACOMINO accenna di sì col capo. - -TERESA. - -Come sì? — Difenditi rispondi! Che c'è di nuovo? — Su con quella testa! - - vivamente. - -Ti senti forse poco bene? - - vede gli occhi di Giacomino gonfi di - lacrime. - -Sopratutto, lo sai, non voglio scene. L'uomo dev'essere sempre un uomo -e quando ha perduto paga. - - al Lamberti. - -Gli darai le diecimila svanziche e gli dirai tu, tutto quello che gli -volevo dir io, e che si merita! Tu Anna, vieni con me. - - al Lamberti. - -Gli farai ben considerare la sua e la nostra condizione. Non siamo -banchieri e oggi, di ricchi, non ci sono che i banchieri! — E che sia -l'ultima volta! - -GIACOMINO. - -Lo giuro! - -TERESA. - -Non giurare, mai! - -GIACOMINO abbracciandola. - -Sei buona! Sei un angelo! - -TERESA. - -Sta fermo!... Dissipatore, giuocatore e adesso anche seduttore! - - ridendo. - -Angelo! - - gli dà uno schiaffettino. - -A quest'ora, sai anche tu, come sono fatti gli angeli! Coi capelli -biondi... o neri, non importa, ma hanno le guance di rosa, le labbra di -corallo e gli occhi languidi! - -GIACOMINO. - -Il mio buon angelo sarai sempre tu! - -TERESA fingendo di arrabbiarsi. - -Finiscila!... Hai capito?... Andiamo, Anna!... Mi prende anche in -giro!... Vero stupid... Vero stupidone! - - esce ridendo seguita da Anna. - - -SCENA VI. - - GIACOMINO e il LAMBERTI. — In fine ANNA. - - -LAMBERTI sottovoce; ma serio, senza nessuna commozione. - -Le dieci mila svanziche, prevedo, le finirai presto, se dovrai andare a -Torino. - -GIACOMINO trasalendo, ma poi fingendosi meravigliato. - -A Torino?... Io?... - -LAMBERTI. - -... E siccome, prevedo pure, che non sarebbe sempre facile il poter -scrivere e forse, ancora meno, il poter rispondere, così ti ho -preparato, al caso, anche una mia credenziale per il banco Mazza e -Sacerdoti. - -GIACOMINO. - -A Torino?... Io?... - -LAMBERTI. - -Sì, tu! — Domani ti batti col principe Varzis! - -GIACOMINO. - -Chi te l'ha detto? - -LAMBERTI. - -Emilio Dandolo. - -GIACOMINO. - -Emilio Dandolo? - -LAMBERTI. - -Adesso, a Milano. - - fissandolo. - -Libertà o Morte. - -GIACOMINO. - -Anche tu?... Anche tu sei dei nostri? - -LAMBERTI. - -Dei vostri? Non so. Tu, intanto, di chi sei? - -GIACOMINO. - -Io? Di chi sono? Bellissima domanda! Di chi sono? Sono... del partito -degli Italiani. - -LAMBERTI. - -Del partito della Pochini? Della prima ballerina della Scala? - -GIACOMINO. - -Contro la Priora che ci vogliono imporre gli ufficiali austriaci! Ma la -Scala è nostra! - - dà una grande fischiata. - -Fischi! Abbasso! Basta! — Dovevi sentire ieri sera, che baccano! - -LAMBERTI vivamente. - -Ebbene no! Io non sono dei vostri, dei tuoi! Noi non apparteniamo al -partito degli Italiani: apparteniamo all'Italia e siamo italiani! - -GIACOMINO, maravigliato. - -Non è poi la stessa cosa? - -LAMBERTI. - -Io, «il figlio delle selve», fischio di notte, al confine, per -chiamare, o avvisare i contrabbandieri... - -GIACOMINO risentito. - -Anch'io non fischio soltanto le ballerine! Domattina — lo sai già — mi -sentirà fischiare qualcun altro! - -LAMBERTI. - -Dinanzi a tutta Milano che ti osserva e ti applaude, con le più belle -signore che ti incitano e ti ammirano? Non arrischieresti forse di -romperti il collo anche alle corse per ottenere i battimani delle dee -dell'Ippodromo? Il duello col Varzis ti fa onore: ma ti giova anche. -Il fare l'Italiano, il fare il coraggioso è indispensabile oggi, per il -perfetto gentiluomo di società, come... il saper suonare il pianoforte! -Ben altro dev'essere il sentimento che ci anima! Ben altro il coraggio -del quale dobbiamo dar prova! - -GIACOMINO con alterezza. - -Qual'è, dunque? - -LAMBERTI. - -È il coraggio dell'abnegazione, del sacrificio, il coraggio del -perseverare... tanto più grande, quanto più è oscuro e ignorato! — È -il coraggio del Pezzotti, che sentendosi sfinito dalla lunga prigionia -e dalle torture dell'interrogatorio, per paura che gli sfugga un nome, -per paura di tradire i compagni, solo, al buio, con la cravatta si -appicca all'inferriata del carcere! È il coraggio di Tito Speri, che -esce dal confortatorio ornato nella giovine elegante persona, azzimato -nell'abito, ben composta la chioma bionda e che così, come per recarsi -ad un ballo, infilandosi i guanti bianchi, si avvia al capestro, alla -forca! — E non ha lì, intorno, in quell'alba piovosa, altro che quattro -croati per ammirarlo! E al boia che gli chiede il perdono regolamentare -risponde: — Niente paura, caro mio!... Trattami soltanto da buon amico! -— Sei diventato pallido? — Anch'io guardami! E non sono questi, i soli. -— Sono cento, sono mille gli esempî, gli eroi: sono uomini e donne, -patrizî e popolo; sono spiriti eletti nella nobiltà del pensiero, sono -anime semplici e rudi! E tutti insieme, i nostri, dal sepolcro dei -morti, dal sepolcro più tremendo dei vivi, erompono in un sol grido, in -una sola parola d'incitamento, di evocazione di speranza: — Patria! - -GIACOMINO. - -Patria! La nostra Patria! — Ho capito! - - si preme sul cuore una mano del Lamberti. - -Senti. — Sono con te. - -LAMBERTI. - -Sei commosso?... No! No! Non nascondere, non vergognarti delle tue -lacrime! - -GIACOMINO. - -Non sono più un ragazzo! Sono un uomo! - -LAMBERTI. - -Ed è appunto questo tuo pallore, questo tuo fremito, sono queste tue -lacrime che ti rendono uomo! Ascoltami bene. - -GIACOMINO. - -Sì! Sì! - -LAMBERTI. - -Tu, adesso, sai ciò che fai! Il tuo, dunque, non è più un duello, -è la nostra guerra disperata e continua. Non è possibile unirci in -battaglioni? Scendiamo in campo faccia a faccia... - -GIACOMINO. - -Uno per uno! - -LAMBERTI. - -E se mai ti tremasse la mano, ricordati. Oggi bisogna ricordare, -ricordare e odiare. - - più sottovoce. - -In un anno solo, — dal quarantotto al quarantanove, — più di 960 tra -impiccati e fucilati. In questi ultimi tre anni, più di 432. — E «la -verga di ferro», — ricordati, — che valse la condanna a morte ad un -povero maestro, e non era altro che un piccolo bastoncino da passeggio! -— E ricordati le irrisioni feroci!... E le nostre giovani, trascinate -ignude alle nerbate sulle reni in Castello, presenti gli ufficiali, -— come il tuo, di domani, che sghignazzavano! Ricordati! Ricordati! -Oggi bisogna ricordare, ricordare e odiare! Verrà dopo il perdono, -— il perdono e fors'anche l'oblìo, — ma soltanto, quando la patria, -l'avremo. - -GIACOMINO. - -Domani! Domani! Sono dei tuoi, sono con te! — Domani sarò degno di te! - -LAMBERTI. - -Degno di me? Io? Non sono niente, non sono nessuno, io! Sai, tu, a chi -dobbiamo, noi tutti, questo fuoco, questa fede, questo fervore, questo -spirito di sacrificio? — A lui, ad un uomo, ad un grande, che abbiamo -intravveduto appena, col quale abbiamo scambiato appena qualche parola, -ma che sentiamo essere vicino a noi, con noi, vigile, austero, forte -come il destino! - -GIACOMINO sottovoce. - -Mazzini?... Mazzini?... - -LAMBERTI. - -Votato alla causa degli oppressi, i nemici d'Italia lo odiano, i -potenti lo avversano e lo temono, ma tutti i cuori generosi battono -sul suo, si esaltano alla sua parola ardente, e le donne lo amano, e la -giovane Italia lo idolatra! - -GIACOMINO. - -Mazzini! Mazzini! È Giuseppe Mazzini! - -LAMBERTI. - -Egli è cospiratore ed artista: formidabile, inflessibile, gentile e -mite insieme. Adora i fanciulli, i fiori e definisce la musica «il -tramite più puro fra l'uomo e la divinità». — Egli è, per noi la stessa -Provvidenza, nella quale fermamente crede, e noi siamo con lui, per -lui! La sua invocazione, — Dio e Popolo, — è la nostra; e il suo motto -«pensiero ed azione» — è ormai, per noi tutti, il dovere, la gioia, il -perchè della vita... - -GIACOMINO. - -E il coraggio di saper morire! - -LAMBERTI. - -A Milano, subito, a Milano! Ho già consegnato a Emilio Dandolo, denaro -e credenziali. Ma sarò anch'io questa notte, a Milano. — E se non -partirai... - - Il Lamberti pensa per un istante che - Giacomino possa rimanere ferito, ucciso: - ma poi, subito, si rassicura. - -— Non temere! Dio è con noi! — Se il Varzis se la caverà con poco, -torneremo qui. Ci sarà da fare. - - GIACOMINO gli afferra la mano, - interrogandolo con gli occhi, - ansiosamente. - -LAMBERTI. - -Forse. — Aspetto adesso un amico... — Tu, va; adesso va; e non veder la -nonna, nessuno! - -GIACOMINO. - -No! - -LAMBERTI. - -Pensa che da una tua parola, da una tua imprudenza, può dipendere la -vita di Dandolo, di cento altri... — che hai?... - - scotendolo con ira. - -Con chi?... Con chi? - -GIACOMINO. - -Con Anna. Ho detto tutto ad Anna! - -LAMBERTI. - -Soltanto con lei? - -GIACOMINO. - -Soltanto con Anna. Ma adesso la vedrò: certo mi aspetta... per -salutarmi. - - verso la finestra. - -Eccola! - - fa per andarle incontro. - -LAMBERTI. - -No. Le parlerò io stesso; subito! Adesso la chiamo qui! Tu va. Scendi -per la scala di servizio, passa dietro la casa. All'osteria della -Stella, troverai un calessino già pronto. In meno di un'ora sei a -Milano. Addio! - - GIACOMINO lo fissa, mostrando il desiderio - di abbracciarlo: il Lamberti e Giacomino - si gettano fra le braccia l'uno - dell'altro, poi Giacomino fugge via quasi - di corsa. - - -SCENA VII. - - LAMBERTI solo — poi ANNA. - - -LAMBERTI alla finestra: saluta ancora Giacomino con la mano. Si -ricompone, va sull'uscio di mezzo e chiama: - -Anna! Anna! - - ANNA si presenta all'uscio. - -LAMBERTI. - -Vieni qui, un momento. - - ANNA entra. - - LAMBERTI chiude l'uscio. - - -SCENA VIII. - - LAMBERTI ed ANNA. Il CÉZKY in fine. - - -LAMBERTI. - -Giacomino è partito. - - ANNA si volta vivamente e lo fissa. - -LAMBERTI. - -In questo momento; e mi ha lasciato i suoi saluti per te. È ardito quel -ragazzo; pieno di coraggio. Non temere, Varzis le piglierà! - -ANNA. - -Ti ha detto? - -LAMBERTI sorridendo. - -Sapevo già... - -ANNA. - -Da chi? - -LAMBERTI. - -Non temere! Hai paura della mia imprudenza? - - guardandola e scrollando il capo. - -Anna! Anna! Da molto tempo ho imparato a tacere! E anch'io?... Sono -certo, sicuro del tuo silenzio? - -ANNA lo fissa sempre: esitante. - -... Tu? - -LAMBERTI. - -Sì. Una parola imprudente potrebbe mandare anche me in Castello... -poi a Mantova. Hai sentito del vecchio Ansperti? Della sua fuga quasi -miracolosa in Isvizzera, a settant'anni? Infermo? - -ANNA. - -Sì... - -LAMBERTI. - -Sono stato io. - -ANNA. - -Tu? - -LAMBERTI. - -Coi nostri contrabbandieri: cuori di leone e garretti di camoscio! - - ridendo. - -Per un lungo tratto di cresta l'ho portato io sulle spalle! Che notte! -Le nubi, anche le nubi correvano brontolando! E a lampi, si vedeva -giù il precipizio, a mille piedi! Ci fu uno scontro con i gendarmi. Il -solo, per altro che mi aveva riconosciuto, — il sergente Baraffini, — -l'ho ammazzato! - -ANNA. - -Tu?... Tu? - -LAMBERTI. - -Sì, io. Ti fa tanto stupore? Perchè? — Non mi credevi capace di -arrischiare anch'io la vita per la mia patria? Tutti ormai: i nostri -stessi servitori, i contadini... tutti. Ed io solo, no? Oh, Anna, anche -se non mi ami, almeno un po' di stima! - - ANNA gli stringe la mano con passione. - -LAMBERTI con dolcezza e insieme con molta gravità. - -Presto verrà il giorno decisivo. Riusciremo, questa volta! Ma oggi, -al punto in cui siamo, ho acquistato il diritto di parlare. Ho -acquistato il diritto, finalmente di averti con me, unita nel pensiero, -nelle ansie, nelle aspirazioni! Voglio sentirmi riscaldata l'anima, -raddoppiato il coraggio dal calore del tuo affetto! Voglio avere la -certezza nel rischio, che se anche perdo la vita... - -ANNA buttandogli le braccia al collo con un grido di spavento. - -No! - - ripetendo sottovoce e stringendosi a - Vitaliano affettuosamente. - -No, no, no! - -LAMBERTI. - -... Tu, ormai, non avrai più sdegno, non avrai più collera contro -il mio nome, che è il nome di mia madre, ma lo porterai fiera, con -orgoglio! - - ANNA fa per rispondere: le lacrime - le stringono la gola. Scoppia in - pianto abbracciando ancora Vitaliano - strettamente e nascondendosi il viso - contro il suo petto. - -LAMBERTI. - -Per me! le tue lacrime!... Piangi per me! - - baciandola sui capelli. - -Non temere tu mi porti fortuna! Tutto andrà bene, se mi vuoi bene!... -Bella! Come sei bella! Bella, bella, cara!... Che smania avevo di dirti -bella, di dirti cara... e non osavo, non osavo mai! - -ANNA. - -Dimmi Anna, tante volte! Anna, Anna, Anna. Mi piace tanto il mio nome -detto da te. - -LAMBERTI. - -Anna!... Anna!... Pensa Anna, è questo il primo giorno il primo momento -nostro... - -ANNA. - -Anna... ancora Anna, Anna.... - -LAMBERTI. - -Fra me e te, Anna, c'era come una nebbia fredda, un muro di ghiaccio. -Io non sapevo parlare, tu non mi sapevi capire; ci chiudevamo in noi -stessi e ci allontanavamo l'uno dall'altra. E la causa di ciò? Mia -madre! È così? Rispondi. Mia madre? - -ANNA. - -Ma... - - risoluta. - -Adesso no; più! - -LAMBERTI. - -Questo spirito nuovo che freme nell'aria, che ci accende il sangue -e le idee, che ci ripete echeggiante nell'anima, con ogni alito di -vento, con ogni stormir di fronda, la canzone della patria, è penetrato -pure nel tuo cuore, nel tuo spirito, co' suoi entusiasmi, con la sua -poesia! Io capivo, vedevo tuttociò, a mano a mano che io stesso ne -rimanevo sconvolto, preso, affascinato! Dal mio amore per te venne la -prima luce, la prima fiamma. Tu, senza saperlo, mi hai fatto vincere -avversioni, esitazioni, pregiudizi, ripugnanze! Mi hai rischiarata -dinanzi, come illuminata dal sole, la strada giusta e diritta, la vera! - -ANNA. - -Anch'io, voglio dirti tutto, anch'io. No! Lasciami parlare qui; — -ho più coraggio qui, — così — Tu dici di avermi amata fin dal primo -giorno?... Io... no. E come avrei potuto, subito, volerti bene? Non è -stato il nostro cuore, non siamo stati noi ad unirci... Sono stati gli -altri. Mi sentivo straniera qui, in casa tua, mi sentivo sola. La mia -vita cominciava appena e mi pareva finita, e sentivo, con un grande -bisogno di piangere, un così vivo, un così grande bisogno di amare! — -Seguivo qualche fantasma che mi destava pietà, simpatia... ma poi, non -trovavo nessuno! — Sono stata tanto cattiva, tanto leggera e vana! — -Perdonami! Poi un giorno, finalmente, ti sei fermato di più con me... -Mi hai guardata fissandomi... I tuoi occhi erano diversi! — Allora... -— Sì, mi faceva dispetto tua madre, perchè essa gettava come un'ombra -sopra di te, ed io volevo vederti circondato dell'approvazione, -dell'ammirazione di tutti! Sì, è vero, sentivo un fremito accendermi -il sangue, le idee, ma quella che mi ripeteva nell'animo ogni alito di -vento, ogni stordir di fronda, era... la canzone dell'amore! - -LAMBERTI. - -Cara, cara, cara! - -ANNA. - -Anna! La tua Anna! Dimmi che ti piacciono i miei capelli! Dimmi tu, che -sono bella!... - -LAMBERTI. - -Bella!... Bella... - -ANNA. - -Che sono tua!... Tutta tua! - - Vitaliano ed Anna restano un istante - abbracciati. — Poi Vitaliano ascolta - verso l'uscio di mezzo. — Ascolta anche - Anna. - -ANNA scostandosi. - -Forse... tua madre? - -LAMBERTI. - -Sarà il dottor Fratti! Lo aspetto! - - l'uscio si apre. - - ANNA trasalisce con un motto di spavento. - - CÉZKY si presenta pallidissimo. - -LAMBERTI. - -Il Fratti?... È arrivato? - -CÉZKY con voce alterata. - -Il signor Fratti e il signor Strassèr. - -LAMBERTI pensando. - -Qui no!... Non è prudente... - - al Cézky. - -Su! In camera vostra! - -ANNA sottovoce a Vitaliano. - -No! No! - -LAMBERTI con grande tenerezza. - -Anna, Anna, Anna cara!... Non inquietarti così!... È dei nostri! - -ANNA con un grido. - -Cézky?! - - LAMBERTI rimane colpito; fissa il Cézky, — - poi Anna, — poi ordina al Cézky di andare - avanti e lo segue. - - - FINE DEL SECONDO ATTO. - - - - -ATTO TERZO. - - - Salotto nell'appartamento della contessa Teresa: da un uscio a - sinistra si entra nella sua camera da letto. — Nella parete - di fondo, a destra, dall'uscio sempre aperto si vedrà una - cappelletta con un ricco altarino e un inginocchiatoio. Un - grande ritratto dell'imperatore Francesco Giuseppe. In faccia - all'uscio della camera da letto, un altro uscio che mette nella - biblioteca. - - -SCENA PRIMA. - - CAROLINA — la voce di Teresa, poi il RIENZ. - - - CAROLINA entra e va a battere all'uscio - della camera di Teresa. - -TERESA di dentro. - -Chi è? - -CAROLINA. - -Sua Eccellenza! - -TERESA. - -Il Conte Stefano? - -CAROLINA. - -Sì! Faccia presto! - - RIENZ entra in fretta, ancora con il - cappello il pastrano e il frustino. - -TERESA sempre di dentro: a Carolina. - -Vengo subito! Apri le finestre! - - CAROLINA si volta, vede il Rienz e fa per - aiutarlo a levarsi il pastrano. - -RIENZ. - -Andate, andate dalla contessa. - - CAROLINA entra da Teresa. - - RIENZ si leva da sè il pastrano, depone il - cappello, tiene in mano il frustino che - agita nervosamente camminando su e giù - per il salotto. - -TERESA ancora di dentro. - -Che c'è?... Una brutta notizia? - -RIENZ. - -Forse! - -TERESA. - -Vitaliano?... Qualche nuova sciocchezza di Vitaliano? - -RIENZ. - -Vi dirò... Fate presto! - -TERESA. - -Un momento!... sono pronta! - - entra allacciandosi un nastro della veste - da camera. - -— Eccomi! - - -SCENA II. - - RIENZ e TERESA — poi di nuovo la CAROLINA. - - RIENZ bacia la mano alla contessa. - - -TERESA. - -Mio Dio! Stefano? - -RIENZ. - -Una lettera anonima! Una denuncia. - -TERESA. - -Una denuncia contro chi? - -RIENZ. - -Contro Vitaliano; contro vostro figlio! Lo si accusa di cospirazione; -di essere in rapporti con Mazzini e con quel... Garibaldi, quell'altro -romantico filibustiere! - -TERESA. - -Datemi questa lettera! - -RIENZ. - -Non fu mandata a me! Fu mandata... - -TERESA con un grido represso. - -Alla polizia? - -RIENZ. - -Tranquillatevi. Fu aperta dal barone Wolf, — un buon austriaco, mio -amico. — Per fortuna! — Se capitava fra le mani dell'altro commissario, -l'italiano, a quest'ora sarebbero qui i gendarmi! - -TERESA vivamente, giungendo le palme verso la cappelletta. - -Grazie! Grazie! Vi ringrazio! - - coprendosi il viso con le mani. - -Mio figlio? Il mio sangue? Un conte Lamberti? - -RIENZ. - -C'è questo di più grave ancora:: la lettera anonima, la denunzia è -partita da questa casa. - -TERESA. - -Come lo sapete? - -RIENZ. - -Per un miracolo! Ai furfanti, manca sempre qualche cosa: quando sono -perfetti, diventano... brava gente! A costui, manca il sangue freddo. -Mentre compie la canagliata, gli tremano le mani e gli si oscura la -vista. - -TERESA vivamente. - -Chi è? - -RIENZ. - -Cézky. - -TERESA. - -Quel polacco girovago, pitocco? - -RIENZ. - -È innamorato di Anna. - -TERESA fissando Rienz. - -Anna abbassarsi a... Non lo credo... - - risoluta. - -No! - -RIENZ. - -Precisamente! Respinto, per vendicarsi! - -TERESA con alzata di spalle. - -Uno strimpellatore di versi! Un Werther, un Ortis, inconcludente! - -RIENZ. - -Più concludente degli altri! Invece di ammazzarsi, costui, fa impiccare -il marito! - -TERESA impallidendo: con voce rauca. - -In qual modo avete scoperto? - -RIENZ si avvicina alla scrivania di Teresa e prende un foglio di carta. - -Questa è la lettera. — Va bene? — Qui, in prima pagina, la sua brava -denunzia. - - volta il foglio. - -E in fondo da quest'altra parte, una parola, in lapis, sbiadita, — una -sola parola — «promemoria». — Una nota si vede incominciata e subito -interrotta. - -TERESA. - -Era il carattere del Cézky? - -RIENZ affermando col capo. - -Indubbiamente! Non vi ricordate, Teresa? Per quindici giorni, quando ho -avuto ammalato il mio cancelliere? Chi lo ha sostituito? Il Cézky. - -TERESA si lascia cadere sopra una sedia. - -Ma... e allora? - -RIENZ. - -Volete un'altra prova?... Schiacciante? Prima di parlare con voi, -volevo parlare col Cézky - - con piglio minaccioso. - -a quattr'occhi, io e lui... A villa Lamberta non c'è più. — Il letto... -intatto. Fatto il colpo ha preso il largo. - -TERESA. - -Allora?... E allora?... - -RIENZ. - -Chiamate vostro figlio. - -TERESA esitante. - -Qui?... Con voi? - -RIENZ con un atto stizzoso. - -Puntigli, riguardi, risentimenti... Non è l'ora! — Adesso bisogna -tutto sapere, — la lista dei compagni, dei fratelli prima, — poi, se si -tratta solo di sciocchezza, d'imprudenze, tutto in tacere, per quanto -riguarda la vostra casa. — Ma vostro figlio, — il pazzo! — reso da noi -impotente a nuocere e a nuocersi! - -TERESA con gratitudine, stringendogli la mano. - -Oh! Stefano! - -RIENZ. - -Di simili scandali è piena Milano; è pieno il Lombardo-Veneto! Ci -mancherebbe altro che ne scoppiasse uno anche nella casa... che... -frequento io! — È necessario per tutti, per l'autorità stessa -dell'Arciduca, che qui... e a Vienna, non si facciano confusioni -fra il vostro nome e quello dei d'Adda, dei Durini, degli Arese... -Fra la vostra, — la vera, — e tutta questa aristocrazia turbolenta, -irrequieta, imborghesita dalle inframmettenze donnesche e dalle -velleità demagogiche! — Chiamate vostro figlio! - - TERESA suona il campanello sopra il - tavolino: pausa. - - CAROLINA entra: rimane presso l'uscio. - -TERESA. - -Mandate Francesco dal signor conte. A mio nome! Venga qui, subito. - - CAROLINA via. - -RIENZ. - -Calma mi raccomando; calma. - -TERESA. - -È un gran dolore!... La mia devozione il mio affetto all'imperatore! I -miei principî! Tutto l'orgoglio del mio nome... - - RIENZ le impone di tacere e le fa segno che - qualcuno si avvicina. - - -SCENA III. - - FRANCESCO e detti. - - -FRANCESCO sta sulla soglia dell'uscio. - -Il signor conte non c'è. Non è a villa Lamberta. È andato a Milano. - -RIENZ vivamente. - -A Milano? - -TERESA. - -Quando? - -FRANCESCO. - -Questa notte, tardi. Saranno state le tre, le quattro. Non potrei dire -l'ora, precisamente perchè il signor conte si è alzato e si è vestito -da solo: non mi ha fatto chiamare. - -TERESA con esitazione. - -Ed è... anche partito solo? In calessino? - -FRANCESCO. - -No, no; con Giovanni, in carrozza chiusa. Ha fatto attaccare i due -sauri. - -RIENZ interrompendolo. - -La contessa Anna... - - rivolgendosi a Teresa. - -Fate pregare la contessa Anna di venir qui subito. - -TERESA a FRANCESCO. - -Avete sentito?... Andate. - - FRANCESCO s'inchina ed esce. - - -SCENA IV. - - TERESA e RIENZ. - - -TERESA. - -Questa notte?... Saranno state le tre, le quattro? - - al Rienz: cercando di tranquillarsi. - -E d'altra parte in carrozza... a due cavalli... con Giovanni, il nostro -primo cocchiere?... - -RIENZ riprendendo il foglio di carta, che gli è caduto di mano. - -E per ciò? A commettere delle... bestialità, non si va soltanto a piedi -o in diligenza. - - -SCENA V. - - ANNA e detti. - - -ANNA. - -Eccomi mamma. - -TERESA colpita: al Rienz sottovoce. - -Mamma?... È la prima volta! - - RIENZ chiude tutti gli usci, — non a chiave - — guardando prima se vi è qualcuno che - possa ascoltare. - - ANNA lo osserva attentamente, corrugando - gli occhi. - -TERESA. - -Siedi, cara, siedi. - -RIENZ con squisita, amabile galanteria. - -E oggi vogliate essere buona anche con me, contessa Anna. Guardatemi, -— se vi è possibile, — senza diffidenza, e sopratutto senza cattive -prevenzioni. Lo dicevo, adesso, alla contessa Teresa: — è con dolore, -è con vero dolore, che io sono costretto a notare la vostra freddezza. -Certe volte dovrei dire, persino... antipatia. - - ANNA, maravigliata, interroga Teresa con - uno sguardo. - -TERESA. - -Sì, cara. Proprio così. - -RIENZ. - -Oggi, specialmente oggi, io ho bisogno, invece, di tutta la confidenza, -di tutta la fiducia vostra e del conte Vitaliano. - -ANNA trasalisce, ma poi si domina subito, simulando una grande -indifferenza e molta sicurezza. - -Mio marito? - -TERESA con impeto indicandole il Rienz. - -Per lui! Per il nostro interesse! Per il nostro onore! - -RIENZ sorridendo, fa cenno a Teresa di contenersi: ad Anna. - -Rassicuratevi! Non c'è finora da spaventarsi! La contessa Teresa è -madre: si lascia vincere, forse, troppo presto dalle apprensioni. - -ANNA. - -Spaventarmi? Di che? - - rivolgendosi a Teresa. - -Soltanto io non so spiegarmi le tue parole... - - al Rienz con più forza. - -e tanto meno le vostre! - -TERESA. - -Anna, Anna, cerca di frenarti! Non è questo il momento di essere fiera, -orgogliosa! - -ANNA. - -Non lo sono mai stata, — con te, — mamma. - - RIENZ resta attentissimo, seguendo con - ansia il dialogo fra Anna e Teresa. - -TERESA con irritazione. - -E sopratutto, figliola mia, ricordati nella scelta degli amici non -bisogna lasciarsi guidare da antipatie e, peggio, da simpatie strane, -ridicole. Gli amici veri, leali, si conoscono e si trovano vicini a noi -nel momento del bisogno, del pericolo! - -ANNA trasalisce, ma è un lampo. Con molta calma: - -Nel momento del pericolo? Quale pericolo? - - RIENZ fa un cenno di approvazione a Teresa, - incitandola ad andare avanti. - -TERESA. - -Si tratta di Vitaliano, ti ripeto: di tuo marito! - -ANNA. - -Vitaliano? Egli non ha nessun pericolo da temere. - -TERESA. - -Questo intanto, — tu, — come lo sai? Come lo puoi assicurare? - - RIENZ approva sempre coi cenni del capo le - domande di Teresa. - -ANNA sforzandosi per sorridere. - -Come lo so? Forse... non sono sua moglie? - - appassionatamente. - -Conosco la sua vita, il suo cuore, conosco i suoi pensieri... - -TERESA. - -Non tutto conosci! Voglio crederlo, almeno non tutto! - - lentamente, sempre spinta dalle - approvazioni del Rienz. - -Ci sono azioni, intrighi, che un uomo nasconde anche alla propria -moglie, anche alla donna più amata, più adorata... - -ANNA. - -Ma non a me! Vitaliano non ha segreti per me! - -TERESA osservandola con l'occhialino: ironica. - -Sì?... Benissimo. Me ne compiaccio assai! Tanto più che non è sempre -stato così. Oh, no! Anzi, è recente — recentissima, crederei, — questa -unione così stetta, delle vostre anime? - -ANNA risentita. - -Ciò, scusa, mamma, non ti riguarda! — Io ho da dirti questo soltanto - - ironica a sua volta. - -per tranquillarti. — Tuo figlio Vitaliano non ha proprio nulla da -temere! - - RIENZ non veduto da Anna, mostra a Teresa - il foglio di carta che tiene ancora fra - le mani. - -TERESA. - -Nemmeno... da un qualche suo... nemico? - -ANNA. - -È buono, non ha nemici. - -TERESA. - -Da un amico, allora; — da un suo fratello di fede, da un traditore, da -un rivale, da una spia?... - -ANNA con un grido di spavento, alzandosi di scatto. - -Cézky?! Ha fatto la spia?! - -RIENZ avanzandosi: vivamente. - -Sì, Cézky! Ha denunziato il conte Lamberti! Ma voi come avete -indovinato? - -ANNA smarrita, tremante. - -Io?... Io no!... Io non ho detto niente non so niente! - -TERESA ad Anna, che ad ogni parola si smarrisce e trema sempre più. - -Cézky! Cézky! Con un'anonima alla polizia! Lo ha denunziato alla -polizia! - - indicando a Rienz. - -Lui ha scoperto tutto per fortuna nostra! E lui solo può ancora salvare -Vitaliano dall'infamia, dalla morte! - -ANNA disperata, si volta verso Rienz con gli occhi pieni di lacrime, -tendendo verso di lui le mani giunte, supplichevoli. - -Dio, Dio, Dio, Dio! - -RIENZ. - -Lo salverò; a un patto: — la verità! voglio la verità! - -ANNA. - -Ma io... - -RIENZ. - -La verità! O vostro marito è arrestato e perduto! - -ANNA balbettando. - -Sì!... Sì!... Ieri... - - si arresta, esita impaurita davanti alla - rivelazione che sta per fare. - -Io... non... non so... - -RIENZ. - -Dovete parlare e bisogna parlare! - -ANNA. - -Io... non... - - scoppia in un pianto dirotto. - -Non so niente! Io non so niente, niente, niente! - -RIENZ. - -Le lacrime! Sempre! Maledette le lacrime! - - cammina su e giù furibondo. - -TERESA al Rienz, sottovoce. - -Non così! La spaventate troppo! - -RIENZ. - -L'ho osservata bene! Sa molte cose. Bisogna approfittare della paura! - -TERESA mettendosi una mano sul petto. - -Io; io. - -RIENZ a Teresa: sempre sottovoce. - -Nomi, — sopratutto! — Nomi! I compagni! - -TERESA avvicinandosi ad Anna dolcemente. - -Coraggio! Coraggio, Anna! - - l'accarezza, la bacia sui capelli. - -Sono io stessa, che ti fo coraggio: sua madre. La mia presenza qui, -la mia calma ti devono rassicurare. Mio figlio non mi ha mai amata. Ha -torti gravi verso di me: ha commesso errori gravissimi, ma è sempre mio -figlio, porta sempre il mio nome! - - ANNA continua a singhiozzare. - -TERESA. - -Ora si tratta di salvarlo; poi, tutti insieme, — noi tre, — cercheremo, -di poter rimediare per il momento, e sapremo costringerlo anche ad -aprire gli occhi davanti al precipizio. Non è vero? - -RIENZ. - -Certamente! - - ANNA ancora in lacrime, guarda ora l'uno - ora l'altra, come trasognata. - -TERESA. - -Quel Cézky! - - ANNA ha un brivido. - -TERESA. - -Che canaglia!... Tuo marito ti trascurava un po'; ti lasciava sola. -Poi... - - accarezzandola. - -la testolina è poetica... I versi... la luna. — Romanticismo! — Non è -vero, conte Stefano? — Ha sperato: — si è innamorato. - - ANNA fa un atto di protesta. - -TERESA. - -Non giustificarti! Non negare! — Sono donna... un istante di -sconforto... la malinconia. È la sua stessa infamia che ti difende, che -prova la tua innocenza! Tu lo hai respinto e lui si è vendicato! Tutta -la colpa è di tuo marito. - - ANNA fissa Teresa attentamente. - -TERESA. - -Il primo venuto diventa subito suo amico, basta che sia un affamato e -un declamatore! E così, come questo Cézky, tutti gli altri, i tristi, i -settarî che gli hanno avvelenato il sangue! - -ANNA. - -I settarî?... I tristi?... - -TERESA. - -Tu li conosci?... — Unisciti a noi per allontanarlo da costoro! Per -salvarlo da costoro! - -ANNA cominciando a capire. - -Io non... conosco nessuno... - -RIENZ quasi brutalmente. - -Con chi si trova vostro marito? Chi gli scrive? Chi ha rapporti palesi -o segreti con lui? - -ANNA alzandosi, fissando prima Teresa, poi il Rienz. - -E vorreste che io?... È questo che... — Ditemi, — ben chiaro, — _ben -chiaro_, — che cosa volete, che cosa pretendete da me? - -RIENZ. - -Contessa, vi prego. Nè... strepito... nè false sentimentalità! - -ANNA. - -E nemmeno sottintesi! - -RIENZ. - -E nemmeno sottintesi. Io qui, rappresento l'arciduca, — più ancora — -il mio imperatore. Io sono stato un soldato e ora sono un servitore -fedele di casa d'Austria, di questa vecchia e grande casa che ha -profuso nel vostro paese, — paese di conquista, — sangue e milioni! — -Io posso salvare vostro marito, ma lui solo! Tutti i nostri nemici no! -— Voglio, devo sapere se si sta macchinando un altro sei febbraio, se -— nell'ombra, — si stanno affilando nuovi pugnali! Questi emissarî, -questi adepti, questi sicarî, voglio averli nelle mani, perchè io -voglio, devo definire l'ordine e lo Stato. — Che cosa mi credete voi, -un traditore o, — peggio, — un imbecille?! - -ANNA. - -E voi signore? - - a Teresa. - -E tu? Che cosa mi credete?... Anch'io... la spia? Anch'io... una spia? - -TERESA. - -Il tuo sangue t'impone di parlare! I tuoi interessi! I tuoi diritti! - -ANNA con orrore crescente. - -Io la spia?... La spia?... Una spia?... - -TERESA. - -Vitaliano... - -RIENZ. - -Col silenzio accusate lui solo! - -ANNA. - -No! No! No! No! - -RIENZ. - -Lo perderete! - -TERESA. - -Sarà arrestato! - -ANNA. - -E allora uccidetemelo anche! Io morirò con lui! Ma la spia no! La spia -mai! - -TERESA spaventata. - -Ssst. Sottovoce! - -RIENZ irritato, irrequieto. - -Diventate pazza! Siete pazza! - -ANNA. - -Pazza! Pazza! Ma anch'io della stessa pazzia di mio marito! - - a Teresa. - -Lo amo! Adesso lo amo!... Lo amo!... Oh, se lo amo! - - a Rienz. - -E con lui, amo, adoro ciò che egli adora! Questa sua patria, questa -nostra patria, più grande della vostra, più bella della vostra e, per -colpa vostra, tanto infelice! - - a Teresa. - -Volete dei nomi? - - a Rienz. - -I nomi? Prendetevi il suo e prendetevi il mio! - -TERESA. - -Il tuo? - -ANNA. - -Sì; anche il mio! — È per lui! Per Vitaliano! È stato in questa forte -e nuova poesia della sua vita, che io finalmente ho cominciato ad esser -sua, _sua_! Che ho cominciato a conoscerlo a comprenderlo... - -RIENZ sente venir gente. - -Ssst!... - -TERESA. - -Taci! - -ANNA continuando. - -A stimarlo! - -TERESA afferrandole una mano; cercando di chiuderle la bocca, e -ascoltando verso l'uscio. - -Taci! Taci! - -ANNA. - -Ad ammirarlo!... - - -SCENA VI. - - FRANCESCO e detti — poi il LAMBERTI. - - -FRANCESCO aprendo l'uscio di mezzo. - -Il signor conte... - -ANNA con un grido di gioia. - -Vitaliano! - -FRANCESCO. - -Torna adesso! - -RIENZ a Francesco spingendolo fuori e richiudendo l'uscio. - -Va bene! Andate! - - ad Anna. - -E voi ricordatevi... - -ANNA mentre Teresa vorrebbe allontanarla chiamando, con voce ancora -soffocata - -Vitaliano! - -TERESA. - -Che cosa gli dirai? - -ANNA. - -Ciò che volete da me! Che pretendete da me! - -TERESA. - -Rifletti prima! - -RIENZ. - -Per voi e per lui! - -ANNA forte. - -Vitaliano! Vitaliano! - -LAMBERTI di dentro. - -Anna! - - presentandosi sull'uscio. - -Anna! - -ANNA corre a gettarsi fra le braccia di Vitaliano. - -Tu! Tu! Qui! Sei qui! Sei qui! - - -SCENA VII. - - LAMBERTI, ANNA, TERESA, il RIENZ. - - -LAMBERTI ad Anna. - -Che cosa ti hanno fatto?... - - fissando Teresa e il Rienz. - -Che cosa le avete fatto?... - -TERESA. - -Sei stato tradito! - - LAMBERTI trasalisce corrugando le ciglia. - -TERESA. - -Denunziato alla polizia! - -ANNA. - -E vogliono i nomi! Tutti i nomi! - -TERESA. - -Per salvarti! Perchè vogliamo salvarti! - -LAMBERTI ad Anna, ansiosamente. - -E tu?... Tu?... - -ANNA. - -No! No! No! — Io e te! Noi due! Noi due! Ho detto soltanto noi due! - -LAMBERTI stringendosi Anna sul petto. - -Soltanto noi due? — Perchè non dire la verità? — Sempre la verità! - - al Rienz ironico. - -I nomi? - - RIENZ rimane rigido, impassibile. - -LAMBERTI a Teresa. - -E anche tu sei qui con lui per avere dei nomi? - - TERESA raggrotta la fronte, fiera, - sdegnosa. - -LAMBERTI prorompendo. - -Ve li dirò! E ricordateli bene! — È il nome di quanti hanno cuore e -intelligenza, di quanti ricordano e odiano!... Uscite nelle vie! Nelle -piazze! Entrate nei teatri, nelle chiese, dovunque si finge di godere -o di pregare, dovunque si soffre e si nasconde il tormento! Il nome? I -nomi... - - ridendo. - -Ah! Ah! Prima allargate le vostre prigioni! Fatele grandi come le -nostre città e prendetevi... il nome di tutti! È l'ora! È venuta l'ora! -Siamo tutti congiurati e ribelli! - -RIENZ scrollando il capo con fierezza ironica. - -Tutti! - -TERESA rivoltandosi sdegnata. - -Tutti, no! - -LAMBERTI. - -Tutti! Tutti!... Anche in casa tua! Anche la parte più cara del tuo -sangue, della tua anima... - -ANNA con un grido di angoscia. - -Giacomino?... Giacomino?... - - TERESA guarda Anna, attonita, poi fa un - passo verso Vitaliano. - -LAMBERTI continuando. - -Sì, lui, la creatura tua allevata da te, con le tue passioni, i tuoi -pregiudizi! Anche lui! Anche lui, ha sentito il nostro fremito d'odio e -di rivolta! - - spingendo prima Anna, poi anche Teresa - verso l'uscio di mezzo. - -Va! Va!... Andate! Ritorna adesso! - -ANNA con un grido. - -Ferito?... - -TERESA allibita. - -Ferito?.... - -LAMBERTI. - -Sì! Ferito! - - verso la finestra. - -Ecco!... la carrozza! - -TERESA. - -Si è battuto?... Un duello! - -LAMBERTI. - -Sì! Con un ufficiale austriaco! Il principe Varzis! — È dei nostri! Si -è battuto per noi! - - Anna e Teresa corrono incontro a Giacomino. - - -SCENA VIII. - - LAMBERTI e il RIENZ. - - -LAMBERTI fissa il Rienz, che rimane presso l'uscio, con un'occhiata -torva, di odio. - -E voi, invece ricordatevi bene: — Giacomino, quel ragazzo si è battuto -per una ballerina. Bisogna crederlo e farlo credere! Sono io solo che -voi, — proprio voi — dovete far arrestare! - -RIENZ soffoca un impeto di collera: poi con dignità e con amarezza. - -Ah, no! Signor conte! — Io non sono un ufficiale di polizia e non sono -un delatore! - - - FINE DEL TERZO ATTO. - - - - -ATTO QUARTO. - - - La stessa scena dell'atto terzo. - - -SCENA PRIMA. - - GIACOMINO poi ANNA — poi FRANCESCO. - - - GIACOMINO seduto a un tavolino in - giacchetta da camera e con un fazzoletto - bianco al collo: sta facendo colazione. - - ANNA di dentro: bussa ad un uscio di - fianco. - -GIACOMINO con indifferenza, continuando a mangiare. - -Avanti! - -ANNA. - -Posso entrare? - -GIACOMINO alzandosi, correndole incontro. - -Vieni! Vieni, zietta cara! - -ANNA entra facendo un lavoro di maglia: è pallida. Si sforza per -dominare una grande tristezza e una grande inquietudine. - -Oggi come va? - -GIACOMINO allegramente. - -Benone!... Benissimo! - -ANNA sorridendo, ma sempre con un velo di mestizia. - -Ero venuta per farti un po' di compagnia. Allora... - - fa un passo per uscire. - -GIACOMINO. - -Ahi!... Si riapre la ferita! - -ANNA lo guarda a lungo: con un sospiro. - -Beato te! - - siede e ricomincia a lavorare, ma - svogliatamente, soprappensiero e - interrompendosi spesso. - -GIACOMINO ridendo. - -Eh!... Perchè la sciabolata - - segna il petto. - -l'ho presa di traverso! Se era per così... - - indica la punta. - -a quest'ora sarei fra i beati, davvero! - - siede e continua a far colazione: beve un - bicchiere di marsala. - -Eccellente! - -ANNA. - -Non bere troppo, in questi primi giorni! E non mangiar troppo! -Ricordati le raccomandazioni del dottore! - -GIACOMINO. - -Non parlarmi di quello sgherro della nonna! - - ANNA si fa sempre scura in viso, quando - sente nominar Teresa. - -GIACOMINO. - -Dopo due giorni avrei potuto alzarmi e lui, a letto, per una settimana! -Il mio stomaco invocava un bel pezzo di rosbiffe al sangue, e lui, -brodetti e vermicelli!... Malizie della nonna per tenermi sottochiave, -— qui, — nel suo appartamento! — Ma oggi, rivoluzione! Ho dichiarato -a quel... Giulay che sarei uscito a cavallo e così, almeno, mi ha -permesso di uscire in carrozza. — E sai, - - indica danaro. - -più niente! Le... svanziche, moneta austriaca! — Io ho dichiarato di -essere italiano! dunque... più nemmeno un kaiser! Tu l'hai vista, oggi, -la nonna? - -ANNA seccamente. - -No! - -GIACOMINO. - -Io non la vedo da tre giorni! - - si ferma con la forchetta in mano, - pensieroso. - -Accumula prediche e strapazzate! - - con un'alzata di spalle. - -Non ci penso, o perdo l'appetito! - - ricomincia a mangiare allegramente. - -ANNA. - -Tu sei sempre allegro... Tu ridi sempre! Proprio... beato te! - -GIACOMINO. - -Che vuoi? Per me la vita bisogna prenderla... e magari anche lasciarla -ridendo! - - guardandosi intorno, sottovoce. - -Io l'ho detto anche a Vitaliano: — Perchè dobbiamo metterci a fare -l'Italia con tanto di muso? Ma facciamola ridendo! Col cattivo umore -non si farà poi niente di buono! - -ANNA con gli occhi fissi. - -Beato te!... Beato te!... Perchè sei un uomo solo! - -GIACOMINO. - -No, se vuoi, beato per questo: perchè io so che tutte le cose, -anche le più nere, hanno il loro lato roseo, ed io lo volto subito -da questa parte! Da un po' di tempo, per esempio, avevo quasi perso -l'appetito!... persino i tartufi non erano abbastanza profumati! — -Adesso dopo una sciabolata e otto giorni di languidi brodetti!... Uhm! -Queste patatine... hanno squisitezze inaudite! — Vuoi? - -ANNA rifiutando con un cenno del capo. - -Grazie. - -GIACOMINO. - -Ti ricordi, da ragazzi? Quante volte si rubava al cuoco le patate e le -rape! — Si divoravano crude! ed eri tu, la più vecchia e la più golosa, -che ci guidavi all'assalto!... - -ANNA sorridendo. - -Sì, sì... mi ricordo! - - -SCENA II. - - FRANCESCO e detti. - - FRANCESCO entra con un piatto coperto. - - -GIACOMINO goloso. - -Che cos'è?... - -FRANCESCO. - -Un quartino di pollo, bollito! - -GIACOMINO. - -Un quartino! Potevi portarne anche un quartone, gendarme! - -FRANCESCO. - -Mah! Quando non si ha avuto giudizio... si fa penitenza! - -GIACOMINO. - -Giudizio? Devi dire fortuna. Non ho avuto fortuna! E sai perchè? Perchè -ho avuti troppi maestri! — Teso quel braccio! Più lunga la spaccata!... -Salto indietro! Passo avanti!... — E poi, tutti mi insegnavano a darle, -e nessuno m'ha insegnato a non prenderle! - -FRANCESCO scrollando il capo con dolce rimprovero. - -Marchesino!... Marchesino! Vale proprio la pena di battersi... per una -ballerina! - -GIACOMINO si alza con impeto: fissa Francesco fieramente e respinge il -piatto. - -Porta via! - -FRANCESCO inchinandosi, intimidito. - -Signor marchese... Scusi... Io non credevo... - -GIACOMINO. - -Basta così. Ho detto di portar via! - - FRANCESCO raccoglie in fretta piatti e - bicchieri sopra un vassoio e via. - - -SCENA III. - - ANNA e GIACOMINO. - - -ANNA. - -Che estro hai avuto? Perchè tanta furia? - -GIACOMINO. - -Quell'uomo rappresenta tutta l'Austria. L'Austria, che non vuol -prendermi sul serio! Io mi sono battuto per una ballerina! È fissato, -è convenuto; è la parola d'ordine. Scommetto che se io andassi a dire -oggi al commissario di polizia: — Barone; io non mi sono battuto per -la Pochini, ma perchè non voglio in questa terra feconda di aranci e di -olivi i mangiatori di sego, — scommetto mi riderebbe sul muso! - -ANNA. - -E ti disperi per ciò? - -GIACOMINO. - -Non mi dispero, ma capirai, averle prese e poi non essere nemmeno un -po'... un po' martire! - - avvicinandosi ad Anna. - -C'è qualche cosa di grosso per aria! - - ANNA trasalisce interrogandolo con gli - occhi. - -GIACOMINO. - -Non posso dirti niente! Non interrogarmi, non pregarmi, non -supplicarmi! Tanto, non potrei rispondere! Ma che uomo, tuo marito! Che -uomo quel Vitaliano! - -ANNA sorridendo, raggiante. - -Sì? È vero? - -GIACOMINO. - -Che cuore!... E che fegato!... Non è un orso, — no, no! — È un -leone!... Un Dio! - - con slancio, dando un bacio ad Anna. - -Tò!... Prendi! - -ANNA risentita. - -Giacomino! - -GIACOMINO. - -È per lui. Per tuo marito! — E questa volta... Altro che finte e salto -indietro! Sempre avanti e per davvero fino alla fine! - - vedendo Anna oscurarsi in viso. - -Che hai?... - - spaventato. - -La nonna! - - siede fingendosi sofferente. - -ANNA scrollando il capo. - -Tutto il tuo coraggio... - -GIACOMINO. - -Sento anch'io il coraggio, come in quei versi, di guardare il patibolo -in faccia; ma di guardare in faccia la nonna quando è in collera.... -proprio no! - - -SCENA IV. - - TERESA e detti. - - -TERESA entra dall'uscio della biblioteca e si avvicina ad Anna senza -mai guardare Giacomino. - -Oh, brava! Ero stata a cercarti in biblioteca! Mando il fattore a -Milano; vuoi qualche cosa? - -ANNA fa cenno di no, col capo. - -Grazie. - -TERESA rimane un po' sconcertata da tanta sostenutezza, poi, dopo aver -lanciata un'occhiata, senza parere, a Giacomino, si avvicina ad Anna, -cercando di rabbonirla. - -Bella questa lana!... Un bel colore! Ne farò prendere anche per me! Si -trova dal Guffanti, vero? Quello in via dei Borsinari? - -ANNA. - -Sì. - -TERESA ad Anna sottovoce e chinandosi come per osservare la lana. - -Quel... bel mobile, come va stamattina? - -ANNA. - -Meglio. - -TERESA. - -Mi pare un po' giù. Ha mangiato? - -ANNA. - -Sì! - -TERESA. - -Asino! Così debole... per crepare d'indigestione! - - dopo un momento con voce affettuosa. - -Anche tu, bada! sei pallida! Hai certi occhi... - -ANNA. - -Capirai; per me, almeno, non è questo il momento di pensare alla mia -salute! - -TERESA sente sul viso la stoccata, ma si domina. - -Dovresti pensare a questo, per altro, che non sempre si può riuscire -a moderare il proprio carattere, a frenare il proprio legittimo -risentimento; e non dovresti conservare tanta... asprezza. Non -sarò stata sempre molto espansiva con te, e la cosa, del resto, era -abbastanza... reciproca. Ma ti ho sempre usato ogni riguardo, ho sempre -avuto per te molta stima... e te l'ho provato anche ultimamente. - -ANNA. - -Ed io pure ti ho provato di meritarla. - -TERESA. - -Hai, nondimeno un grave torto. I giovani dovrebbero sempre giudicare i -vecchi con un po' di benevolenza e... giudicare dalle intenzioni, che -sono sempre giuste e rette. - - con un accento di verità e di passione, ma - sempre molto dignitosa. - -Apprezza... il passo che io fo in questo momento. - - ANNA si alza vivamente, vinta da un - improvviso slancio del cuore. - -TERESA sottovoce. - -E non metterti sempre anche tu, contro di me... Ormai, sono detestata -da tutti in casa mia! - -ANNA. - -Detestata no. - -TERESA. - -Sì! Sì!... E perchè? - - forte per essere udita anche da Giacomino. - -Per quella maledetta ubriacatura politica. - -GIACOMINO. - -Ma nonna, tu... - -TERESA. - -Non parlo con voi! — Voi, per me, siete morto, e ne provo grande -sollievo! È un peso... che ho giù dallo stomaco! - - ad Anna, con un altro tono di voce. - -Ma sopra di te, io avrei il diritto di poter contare come in un aiuto, -come in un'alleata... - -ANNA. - -Un'alleata? Tua? - -TERESA sottovoce. - -Sì, per il bene, per la sicurezza di tuo marito. - -ANNA. - -In questi momenti gli uomini come mio marito, non pensano alla propria -sicurezza! — Hanno ben altro da pensare. - -TERESA. - -E sei tu? Una donna, una moglie, un essere del nostro stampo che parla -così?... — I patriotti, i fratelli! — Tu, almeno questo, avresti dovuto -aver imparato... a tue spese: a conoscere bene i fratelli! - - ANNA trasalisce. - -TERESA. - -È un vento, una furia, che penetra nelle case, nelle famiglie, e che -spazza via tutto: ogni sentimento di rispetto, di amore, ogni spirito -di religione, di concordia e, insieme, la tranquillità e la felicità! - - pausa. - -Di vivo! di forte, di profondo, non c'è più che l'odio! - -GIACOMINO con forza, ribellandosi. - -Non è vero! - -TERESA meravigliata, furente. - -Non è vero?!... - - frenandosi con ironia. - -Ah, già, già! Sicuro! «Non è vero!» Di forte e di profondo c'è anche -l'amore! L'amore... delle ballerine, per le quali un ragazzaccio -scimunito come voi, provoca disordini e arrischia la vita! - - GIACOMINO si alza di scatto e si abbottona - la giacca nervosamente. - -TERESA. - -Ah! Ah!... Vi sentite meglio? Siete guarito, interamente?... Ne ho -molto piacere. - - GIACOMINO si avvia per uscire. - -TERESA con forza. - -Dove andate? - -GIACOMINO duramente. - -Di là! - -TERESA ha una scossa, poi si domina e torna ironica. - -Andate! Andate pure! - - richiamandolo. - -Il dottore... - - GIACOMINO si ferma. - -TERESA. - -Il dottore vi ha concesso per oggi, una passeggiata in carrozza. Ve -la permetto anch'io, ma verso mezzogiorno; col sole! Andate in camera -vostra a vestirvi, e non uscite... finchè non vi manderò a chiamare! - - GIACOMINO si avvia di nuovo, serio, - sostenuto. - -TERESA che si aspetta una parola di scusa: quando Giacomino è -sull'uscio. - -Andate così... - - GIACOMINO si ferma. - -TERESA sforzandosi di sorridere per vincere l'ira e il dolore. - -Andate! Andate pure!... Meno vi vedo e più... sono contenta! - - GIACOMINO via. - -TERESA con le lagrime nella gola. - -Anche lui... Ma a lui poi, — a lui! — Che cosa ho fatto?... - - sfogandosi, gridando forte. - -Francesco! Francesco! - - va verso l'uscio di mezzo. - -Francesco! - - il Lamberti entra. - - -SCENA V. - - LAMBERTI e dette — poi FRANCESCO. - - -LAMBERTI. - -Che vuoi da Francesco? - -TERESA. - -Mandarlo da Giacomino! - -LAMBERTI indicando Francesco che si presenta e si ferma sull'uscio. - -Eccolo, Francesco! - -TERESA. - -Andate dal signor Marchese! Aspettate! Prendete questo _plaid_! - - gli dà uno scialle. - -Che lo porti in carrozza, e si copra! Ordine mio! - - FRANCESCO via. - -LAMBERTI ad Anna. - -Vieni un momento di là? Ho da parlarti. - -TERESA. - -No, no! Rimani... Rimanete. Vado io! - - con la solita calma signorile. - -Il fattore mi aspetta: devo mandarlo a Milano. - - ad Anna. - -La lana dal Guffanti abbiamo detto?... - -ANNA. - -Sì. - -TERESA via, nella biblioteca. - -Guffanti; via dei Borsinari! - - -SCENA VI. - - LAMBERTI ed ANNA, poi di nuovo FRANCESCO. - - -ANNA a Vitaliano. - -Hai da parlarmi? - - lo guarda fisso. - -Che hai? - - LAMBERTI a sua volta, continua a fissare - Anna con grande tristezza. - -ANNA con voce rotta dall'ansia. - -Che hai? Che cosa vuoi dirmi? Sì, sì!... Fissami bene: che il tuo -occhio possa penetrare in fondo all'anima mia; non ho nulla da -nasconderti! - -LAMBERTI. - -Hai capito dunque, che io volevo parlarti... di lui, del Cézky?... - - ANNA sostiene lo sguardo di Vitaliano: - ferma, sicura. - -LAMBERTI le prende una mano, gliela bacia. - -No, Anna, Anna cara; io non ho mai dubitato di te! - -ANNA. - -Posso essere stata leggera; certo sono stata imprudente! — Era, allora, -così vuota e inerte la mia vita, così grigia... - - con un brivido. - -così buia! - - accarezzandogli i capegli con grazia - affettuosa. - -L'amore è come il sole; senza di lui, non c'è luce, nè calore! - - LAMBERTI stringe Anna al petto - affettuosamente. - -ANNA. - -Per quel giovane... che non aveva una famiglia, solo, povero, io ho -sentito, prima, un sentimento di compassione, di pietà... Poi anche -di simpatia per il suo dolore così simile al mio. Cézky mi amava... lo -capivo, lo vedevo, e non era amato. E anch'io cominciavo ad amare, ad -amarti, e allora... non mi credevo amata! — Ecco; ti ho detto tutto! — -Io poi, lo ritenevo nobile di animo, esaltato, ma onesto. - -LAMBERTI. - -Onesto?... Forse lo era. Non si può giudicare gli uomini nell'eccesso -della passione; da un momento di disperazione! Bisogna, in ogni modo, -essere indulgenti con chi... - - lentamente e fissando Anna per farle - indovinare il suicidio del Cézky. - -sa condannarsi e punirsi da sè, con chi... sconta il delitto -commesso... con la propria vita. - -ANNA con un grido. - -Cézky? - -LAMBERTI accennando affermativamente col capo, si leva una lettera di -tasca e gliela dà. - -È una lettera da Milano. Chi scrive, è un amico. - - ANNA legge con un forte tremito: lascia - cadere la lettera e siede con un gesto - d'orrore, nascondendosi il capo fra le - mani. - -LAMBERTI raccoglie la lettera e di nuovo la ripone in tasca. - -Noi lo credevamo in Tirolo o a Vienna, sotto la protezione della -polizia! Invece era a Milano, nascosto in una soffitta, vivendo nel -dolore, e, forse, fra i rimorsi. In quell'ultimo istante la grande -bontà di Dio ha certo fatto dimenticare a quell'uomo di essere una -spia. Si è ucciso con una pugnalata come Jacopo Ortis... e col libro -dell'Ortis, chiuso dinanzi. - - cammina su e giù, poi torna ad avvicinarsi - ad Anna. - - ANNA rimane sempre con il capo fra le - braccia appoggiata al tavolino. - -LAMBERTI si appoggia lui pure al tavolino: ad Anna, con grande dolcezza. - -Perdonagli, Anna! Gli ho perdonato anch'io! Ed ora... ascoltami con -coraggio. Forse... forse qualche giorno, forse domani, forse stasera io -dovrò partire. - -ANNA, con un sussulto doloroso. - -È il momento? - -LAMBERTI. - -Sì. Il Fratti e lo Strassér rimangono a Milano. Don Carlo Morelli, da -Como, ci terrà in relazione con lui. - -ANNA. - -Con Mazzini?... - -LAMBERTI. - -Sì. È a Lugano; pronto ad unirsi con noi. Io devo passare dal -Carrarese, e per il giorno dell'insurrezione trovarmi a Sarzana. - -ANNA buttandogli le braccia al collo. - -Vengo con te! - -LAMBERTI. - -Anna... Anna... - -ANNA. - -Vengo con te! - -LAMBERTI. - -Mi raggiungerai!... Presto! - -ANNA. - -Vengo con te! Vengo con te! - -LAMBERTI. - -È impossibile cara, e lo sai. Ascoltami, dunque; ascolta bene ciò che -tu devi fare. - - ANNA abbassa il capo come vinta. - -LAMBERTI. - -Appena partito io tu anderai e ti fermerai a Milano, in casa tua. Sei -ricca, della mia sostanza tu non ne hai bisogno. - - si leva di tasca un'altra lettera chiusa in - una busta. - -Prendi... - - turbamento di Anna. - -Ma no!... Non impressionarti così! Bisogna tutto prevedere. Tornerò, o -verrai tu! - - indicando la lettera. - -Due righe sole. Sei tu la mia erede universale. Ma per aiutare i -nostri. Devi spendere tutto ciò che è mio per la causa. Ed ora... - - esitando. - -Un'altra preghiera. E pensa, — adesso sì, — pensa che può essere -l'ultima. — È la mia felicità, è il coraggio stesso che io ti domando. -Sono egoista, ingiusto, inumano, ma è più forte di me. Se io... Anche -quando non ci sarò più... - - abbracciandola stretta con un singhiozzo. - -Ti voglio sempre mia! - -ANNA coprendolo di baci. - -Tua, tua, tua, tua! Ma io voglio venire con te! Ma io voglio morire con -te! Con te che sei mio! Con te che mi hai fatto vivere! Con te che mi -hai fatta buona! Tua! Tua! Tua! Tua! - -LAMBERTI dopo un momento di commozione, asciuga gli occhi ad Anna. - -Che non ti vedano piangere!... Nessuno deve sospettare... - - prende la lettera sul tavolino, gliela dà. - -Prendi! - - ANNA, attonita, la tiene in mano. - -No! No!... - - ANNA la nasconde in seno. - -E la chiuderai subito nella tua scrivania. A Milano vedrò poi il mio -notaio... - -FRANCESCO dall'uscio di mezzo, tremante, sconvolto. - -Signor conte! Sa?... Sa? - -LAMBERTI. - -Che c'è? - -FRANCESCO. - -A Sonvico, hanno arrestato il dottor Fratti! - -LAMBERTI. - -Chi te l'ha detto? - -FRANCESCO. - -Adesso! Il maestro di posta! - -LAMBERTI. - -Va!... Chiamalo! - - Francesco via. - -ANNA trattenendo Vitaliano che vuol seguire Francesco. - -Il dottor Fratti? Arrestato?... - -LAMBERTI. - -Lasciami andare! Lasciami andare! - - -SCENA VII. - - TERESA e il Conte RIENZ. - - - Teresa chiamando dalla biblioteca. - -Vitaliano! Vitaliano! - -RIENZ. - -Dov'è? Dov'è?... - - seguito da Teresa entra in fretta dalla - biblioteca, attraversa la scena, viene - fin dietro di Vitaliano: sottovoce; - rapidamente. - -Partite subito sul momento! Dietro il Molino vecchio troverete una -carrozza chiusa. Passerete il confine a Maslianico. - - forte ad Anna. - -Contessa Anna, scusate la mia fretta ma devo essere subito a Milano, al -Comando Militare. - - a Teresa. - -Anche voi! Perdonate! - - fa un inchino alle signore, via. - - -SCENA VIII. - - LAMBERTI, ANNA, TERESA. - - - Lamberti immobile, sorpreso. - -ANNA con disperazione. - -Va! Va! Va! - -TERESA. - -Non un minuto! È la Provvidenza! L'aiuto della Provvidenza! - - LAMBERTI risoluto. - -Alcune carte... Aspettatemi! - - ad Anna che fa per seguirlo - -Aspettami! - - va via per l'uscio dal quale è uscito - Giacomino. - -ANNA a Teresa, con grande ansia e terrore. - -Tu sai?... Tu sai?... - -TERESA. - -Anna! Anna! - -ANNA. - -Presto! Ho diritto di saper tutto. Sono sua moglie! - -TERESA sempre più tremante. - -Dalla Spezia... - -ANNA. - -Dalla Spezia? - -TERESA. - -Sì, è venuto l'ordine dalla Spezia!... Hanno sequestrata una tartana, — -i doganieri Pontifici, — diretta alla punta di San Terenzo! Era carica -di armi, di fucili! Il capitano, un levantino, arrestato, minacciato di -morte, ha parlato! - -ANNA. - -E Vitaliano? - -TERESA. - -Una grande insurrezione doveva scoppiare nello stesso giorno, in tutta -l'Italia! - -ANNA. - -E Vitaliano?... Vitaliano?... - -TERESA. - -È uno dei capi! Vengono per arrestarlo! - - fuor di sè. - -Ma cosa fa? Che cosa fa? - -ANNA. - -Il conte?... Il conte di Rienz? - -TERESA. - -Ha tutto arrischiato per noi, ma non può nulla contro la polizia! — Il -Commissario, i soldati, saranno qui fra mezz'ora! Sono forse già qui! - - verso la biblioteca. - -Che cosa fa adesso? Ma che cosa fa?!... - - giungendo le mani supplichevoli verso la - cappelletta. - -Dio! Dio! Dio! Buono! Santo! - - -SCENA IX. - - LAMBERTI e dette. - - -LAMBERTI. - -Eccomi. Ed ora... io sono pronto. - -TERESA. - -Va!... Dunque!... Va! - - Anna lo fissa pallidissima, immobile, muta. - -LAMBERTI. - -No, madre mia. Io resto. - - ANNA trasalisce: senza mai dire una parola - lo abbraccia come per non lasciarlo più, - lo accarezza, lo bacia, gli bacia la - mano. - -TERESA. - -Rimani?... Ma... non hai capito?... Vengono qui!... I soldati! Il -Commissario! Per arrestarti! - - ANNA stringe Vitaliano affettuosamente, lo - guarda supplichevole, scongiurandolo di - fuggire. - -LAMBERTI le prende la mano, gliela stringe forte per infonderle -coraggio: poi di nuovo, a Teresa. - -Nella carrozza del conte di Rienz è partito Giacomino. Avviserà, dietro -via quanti più potrà dei nostri. E gli ho dovuto assicurare, per farlo -partire, che avevo anch'io un mezzo altrettanto sicuro e che lo avrei -raggiunto a Chiasso. Invece... no. Resto qui. La Provvidenza che voleva -salvare me, non ha voluto o potuto salvare insieme anche tutti gli -altri miei compagni. Perciò io, — solo, — non posso, io, approfittare -dei suoi favori... e rimango. - -TERESA. - -Va! Va! Va! Ascoltami, Vitaliano! Devi ascoltarmi! Ne ho diritto! -Sono tua madre!... La mamma! La tua povera mamma! Lo sento e non l'ho -mai sentito come in questo momento! E non c'è più altro per me! Te lo -giuro! Non c'è più altro! Va! Va! Va! Va! - - LAMBERTI con dolcezza. - -Non posso partire! - - la bacia, come in atto di perdono. - -TERESA. - -Va! Va! Va! - -LAMBERTI risoluto. - -No, mamma non devo partire. Bisogna aspettarli qui! - -TERESA ascolta un momento: con un grido. - -Dio! - - prendendosi la testa fra le mani guardando - spaventata verso la finestra. - -Vengono!... Vengono! - - Anna con un grido si attacca disperatamente - al collo di Vitaliano come per - difenderlo... - - - FINE. - - - - -Opere di Gerolamo Rovetta - - -_Romanzi_: - - La Moglie di sua Eccellenza, romanzo. - La Signorina, romanzo. - Cinque minuti di riposo! - Mater Dolorosa, romanzo. - La Baraonda, romanzo. - L'idolo, romanzo. - Le lacrime del prossimo, romanzo. - Il tenente dei Lancieri, romanzo. - Il primo amante, romanzo. - Il processo Montegù, romanzo. - Sott'acqua, romanzo. - Dramatis personæ, antologia. - -_Teatro_: - - I Disonesti, dramma in tre atti. - Scellerata!... commedia in un atto. — Collera cieca... commedia - in due atti. - Romanticismo, dramma in quattro atti. - Madame Fanny, commedia in tre atti. — Marco Spada, commedia in - quattro atti. — La Cameriera nova, commedia in due atti in - dialetto veneziano. - La Baraonda, dramma in cinque atti. — Principio di Secolo, dramma - in quattro atti. - La Realtà, dramma in tre atti. — La Trilogia di Dorina, commedia - in tre atti. - Il Re Burlone, dramma in quattro atti. - Molière e sua Moglie, commedia in tre atti. - Il Ramo d'ulivo, commedia in tre atti. — Il Poeta, commedia in - tre atti. - La Moglie giovine, commedia in quattro atti. — Le due coscienze, - commedia in tre atti. - I Barbarò, dramma in un prologo e quattro atti. — Alla città di - Roma, commedia in due atti. - -_Novelle_: - - Casta Diva, Novelle. - Cavalleria assassina, racconti. - Baby, Tiranni minimi. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - -*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK ROMANTICISMO *** - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the -United States without permission and without paying copyright -royalties. 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