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-The Project Gutenberg eBook of Romanticismo, by Gerolamo Rovetta
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
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-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
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-using this eBook.
-
-Title: Romanticismo
- (dramma in 4 atti)
-
-Author: Gerolamo Rovetta
-
-Release Date: June 1, 2021 [eBook #65488]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-Produced by: Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online Distributed
- Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
- produced from images generously made available by The Internet
- Archive)
-
-*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK ROMANTICISMO ***
-
- GEROLAMO ROVETTA
-
-
- ROMANTICISMO
-
- DRAMMA IN 4 ATTI
-
-
- Sedicesima edizione
-
-
-
- MILANO
- CASA EDITRICE BALDINI & CASTOLDI
- Galleria Vittorio Emanuele, 17
- —
- 1922
-
-
-
-
- PROPRIETÀ RISERVATA
-
-
- I diritti di riproduzione, di traduzione e di rappresentazione
- sono riservati per tutti i paesi, non escluso il Regno di Svezia
- e Norvegia
-
- È assolutamente proibito di rappresentare questo dramma
- senza il consenso della Società Italiana degli Autori.
- (_Articolo 14 del Testo unico 17 Settembre 1882_).
-
- UNIONE TIPOGRAFICA — MILANO
-
-
-
-
- A TINA DI LORENZO L'AUTORE DI
- DORINA DI NORA DI ANNA CON AFFETTUOSA
- E RICONOSCENTE AMMIRAZIONE.
-
- LIVORNO, 18 NOVEMBRE 1902.
-
-
-
-
-Patria italiana sul teatro
-
-
- _A Gerolamo Rovetta._
-
-
-Per qual ragione credete voi che il vostro nuovo dramma «Romanticismo»
-sia così ben accolto sui teatri di città in città d'Italia e dia alla
-nostra letteratura il conforto che un lavoro drammatico applaudito
-e piaciuto, nel pieno senso della parola, sia questa volta un lavoro
-italiano? Voi non pecchereste d'immodestia, rispondendomi che gli è
-perchè lo avete fortemente concepito e datagli una forma appropriata,
-con sentimento di verità e d'arte. I vostri personaggi son persone vive
-che operano e parlano in un ambiente reale: i caratteri sono quali,
-nelle rispettive condizioni di vita e d'ufficio, erano i caratteri del
-Lombardo-Veneto, triste vocabolo di austriaca memoria, mezzo secolo
-fa; gli affetti, quali nei cuori degl'Italiani di codesta nobile
-e visceral parte della patria nostra si venivano formando e nella
-vita si effondevano, in quel sacro decennio fra il '49 e il '59, che
-maturò, fermentante dal 1821, la libertà d'Italia. Il vostro conte
-Vitaliano Lamberti aveva nei decennii antecedenti portato il nome di
-Federico Confalonieri, di Giovanni Arrivabene, degli Arconati, degli
-Arese, dei Trecchi, dei Porro. Quella borghesia eroica che nella
-farmacia di Giovanni Ansperti riceveva l'epico giuramento dei fedeli
-al verbo mazziniano, e dava, serena e impenitente i suoi confessori
-e martiri alle forche di Belfiore, accolse il medico, il libraio, il
-prete, il patrizio, che non si chiamavano Ansperti, Fratti, Strassèr,
-Morelli, Lamberti, ma Scarsellini, Maggi, Maisner, Montanari,
-Finzi, Grioli, Zambelli, Speri, Penna, Ottonelli, Tazzoli. La povera
-Giuditta Ansperti, che muore di crepacuore un mese dopo esserle stato
-impiccato il marito, fu, in quella stessa Como, e in una farmacia, con
-dissomiglianza di vicenda e di fibbra, la forte donna il cui affetto
-tenace segue fino alle terribili carceri di Venezia Luigi Dottesio,
-e che è sopravvissuta, fino a sei anni fa, quasi nonagenaria, a quel
-dramma d'amore e di patria e di sangue. Dalle montagne del confine
-elvetico, che Ugo Foscolo inaugurò al rifugio dell'idea italica sotto
-l'egida delle libertà repubblicane; fra quelle balze, esercitate dal
-contrabbando politico, di mezzo alle quali il vostro conte trafuga
-in salvo il vecchio farmacista e si trova a dover ammazzare il tristo
-gendarme, che italiano, si fa gioia e vanto delle lacrime e del sangue
-degli italiani ribelli al suo imperatore; dalle balze di quelle
-montagne erano passati in una tempestosa notte del '22, a lume di
-torcie, l'Arrivabene, l'Ugoni, lo Scalvini, scampando allo Spielberg
-che ingoiava il Pellico, il Maroncelli, l'Oroboni, il Pallavicino, il
-Castillia, il Borsieri. Di quelle dame austriacanti, madri di figliuoli
-liberali; di quelle spose che avevano fatta una cosa sola dell'amore
-coniugale e della devozione all'Italia; oh quante la storia, la più
-inedita, del cuore di donna, quante ne avrebbe potuto consacrare alla
-compassione o al disprezzo, ovvero (come già per Teresa Confalonieri)
-al culto reverente, di noi che allora eravamo giovanetti! E il vostro
-consigliere imperiale, che divide la sua fedeltà tra l'aula della
-Cancelleria Cesarea e i recessi d'una di quelle alcove maledette
-nel verso del Berchet e del Nicolini, lo abbiamo avuto, mutati nomi
-e proporzioni, anche noi nella Toscana lorenese: salvo che qui la
-tragedia si assottiglia pianamente nel comico, che il Giusti di tra
-le quinte dell'allusione motteggevole ritraeva in iscorcio; nel modo
-stesso che la ferocia del gendarme Baraffini ingoffiava in qualche
-inocuo pupazzetto militare, tirato pe' fili della sestina scettica del
-Guadagnoli. Ma il pallido Ortis del romanticismo di tutta la penisola
-si disegnava con chiaroscuri lunari lungo le linee, sulle quali voi
-avete tracciata la figura del venturiero Rodolfo. E non piuttosto
-di Lombardia che di altra qualsiasi regione d'Italia era il marchese
-Giacomino, da voi ritratto con arguzia e festività goldoniane, quando
-dalla regione designata per la riscossa rivarcava il Ticino, sotto la
-bandiera tricolore, non più fatuo giovanotto quasi inconsapevole de'
-suoi stessi sentimenti di naturale amor patrio, ma soldato di Vittorio
-Emanuele alle cariche di Palestro e di San Martino.
-
- *
- * *
-
-E tutta questa vita vera di quel periodo della nostra storia Voi
-l'avete atteggiata con arte sapiente; sì per quel che avete condotto
-espressamente sulla scena, sì per quello che fra atto e atto avete
-trascorso. La morte della vedova Ansperti, quanto è più pietosa
-risaputa dopo! e come drammatico lo scontro dei patriotti coi gendarmi
-sul confine svizzero, nella penombra del racconto senza indugiarvisi
-sopra! E il suicidio espiativo dell'Ortis denunciatore, che Voi con
-audace novità fate raccontare dal marito alla moglie, e può da quella
-coppia pura avere generoso compianto; e il duello patriottico tra
-Giacomino e il Grosso ufficiale austriaco che ci pare aver conosciuto
-nonostante che voi non gli abbiate fatto l'onor della scena; sono
-tratti di artista possente, che sa risparmiarsi alle parti culminanti
-dell'opera meditata, e in queste poi eccellere luminoso.
-
-Dico nel primo atto tutto intero, che non si dimentica; e (per quanto
-dallo avervi ascoltato può essermisi impresso nella memoria) nella
-scena, che mi parve bellissima su tutte, nella quale moglie e marito
-si rivelano, tardi ma in tempo, a se medesimi, e nella religione della
-patria riconsacrano e sublimano l'amor coniugale; e dove a quella
-religione il conte mazziniano inizia il marchesino, che d'ora innanzi
-avrà coscienza di ciò che sin allora solamente sentiva; e le arti
-poliziesche della suocera e del consigliere intorno alla giovane sposa
-magnanima; e il castigo che alla vecchia dama si viene, lungo tutto il
-dramma, apparecchiando nella diserzione d'ogni più caro e legittimo
-affetto, e nel supremo dolore, in cui ella ritrova colle lacrime
-materne se stessa, dell'arresto del figliuolo; e nella temperanza con
-la quale avete ritratto e lei e l'imperiale amico suo senz'aggravarli
-di troppo foschi colori, anzi lasciando che ancor egli, pur rimanendo
-inflessibile nell'aulica sua devozione contro l'idea italiana, e contro
-il «romanticismo» della rivoluzione impossibile, abbia tuttavia alcuno
-di quei tratti generosi a cui nessun cuore umano che non sia de' pochi
-affatto snaturati e perversi, rimane chiuso con sigillo inviolabile.
-
-Questi sono pregi nobilissimi del vostro lavoro. Ai quali deve pur
-aggiungersi la sincerità della lingua e dello stile che mi parvero
-non peccare nè di trascuranza delle proprietà dell'idioma che ci è
-testimonio di nazione, nè di quella preziosità che sotto altre penne (e
-alcun'altra volta scusate sotto la vostra stessa) aliena dallo schietto
-quotidiano linguaggio il conversar delle scene. Grave questione
-cotesta, nella quale credo che autori ed attori avrebbero ancor molto
-da fare, qui fra noi, per conseguire al teatro nostro la virtù somma,
-che dovrebb'essere, in tutti i sensi ed aspetti, la verità.
-
-Della verità storica poi, di fatti e d'ambiente, lumeggiata in modo
-squisito dalla valentia dei vostri interpreti e dallo sceneggiamento e
-dal costume, così fossero i drammaturghi sempre in sicuro possesso come
-siete stato Voi nell'interrogarne un'epoca, della quale i testimoni
-viventi rimangono, drappello di seniori, ancora in buon numero! Ahimè
-quanto falso medioevo sulle scene moderne! e non di scrittori italiani
-solamente; anzi, diciamo piuttosto, quanto falso medioevo italiano
-in lavori teatrali, che è sotto tale rispetto «peccato nostro e non
-natural cosa» tradurceli e accettarceli con plauso e, in certo modo,
-sottoscriverceli noi Italiani, sui teatri d'Italia! Voi avete dato un
-esempio, da augurarne imitatori. Ho riletto, dopo la rappresentazione
-del vostro «Romanticismo», le scene maestrevoli che la Sand desunse
-pel suo «Cadio» dalla storia della Vandea; nè le vostre mi paiono
-da meno: oltre poi il vantaggio, di averle Voi commisurate a scenica
-rappresentazione: chè il teatro parla a più e di più specie, persone
-che non il libro; parla a coloro ai quali non vorremmo non averci a
-pentire di aver insegnato a leggere il libro e il giornale; e parla,
-il teatro, il linguaggio del cuore, nel quale tutti anche e letterati
-e analfabeti, dovremmo saperci intendere e sentirci uniti nel bene. E
-si avverta che quanto è più facile lo adire le fonti del vero d'un'età
-a noi vicina, tanto più stringente è l'obbligo d'attingervi schietto: e
-più grave dunque il carico che Voi vi eravate addossato.
-
-Proseguite animosamente, anche perchè — questo vi dico per ultimo, ma
-sopra tutto mi preme che vi sia detto; e per questo principalmente
-ho preso fiducia di scrivervi in pubblico — anche perchè voi avete
-fatto, signore, un'opera buona. E ciò pure io credo (e rispondo alla
-dimanda che Vi proposi in principio) sia legittimo titolo del lieto
-successo che avete incontrato. La Poesia civile, la quale, e romantica
-e classica, cooperò con tanta efficacia a conquistarci la libertà
-nazionale, è richiamata sotto le armi a difenderla: difenderla da
-nemici tanto più pericolosi in quanto essi pretessono in nome della
-libertà umana, mentre uccidono consapevoli o no, il sentimento della
-patria. Io ho pur una volta sentito, come da giovane, echeggiare il
-teatro di applausi patriottici: ve ne ringrazio di cuore. La grande
-istoria della servitù d'Italia e del suo risorgimento Vi offre,
-da tutto il secolo decimonono, altri degni argomenti a trattare o
-riproducendo con nomi storici o, molto meglio, dal complesso dei
-particolari, com'era avete fatto, idealizzando fedelmente al vero
-persone ed avvenimenti. Vi preghiamo — lasciatemi parlare in nome della
-generazione con la quale io discendo — Vi preghiamo, Voi che ascendete,
-non sia questo il solo lavoro con cui facciate rivivere sulle scene,
-a memoria, ad ammonimento, a conforto, la santa immagine della patria
-italiana.
-
- _Firenze, Settembre 1902._
-
- ISIDORO DEL LUNGO.
-
- (Dal _Giornale d'Italia_: — Roma — Sabato 4 Ottobre 1902).
-
-
-
-
-PERSONAGGI
-
-
- Il conte VITALIANO LAMBERTI
- Il conte di RIENZ
- Il marchese GIACOMINO D'ARFO
- RODOLFO CÉZKY
- GIOVANNI ANSPERTI, farmacista
- CASIMIRO FRATTI, medico
- MAURO STRASSÈR, libraio-editore
- Don CARLO MORELLI
- Il signor FAUSTINO, direttore della Farmacia Ansperti.
- BARAFFINI, sergente dei gendarmi
- DEMOSTENE, facchino
- FRANCESCO, vecchio servo di casa Lamberti
- La contessa ANNA LAMBERTI
- La contessa TERESA LAMBERTI dei duchi di Landro
- GIUDITTA ANSPERTI
- CAROLINA, vecchia cameriera della contessa Teresa
- Una contadina
- Gendarmi.
-
-L'azione succede nel 1854:
-
-Nel 1º atto a Como, nella farmacia Ansperti.
-
-Nel 2º, 3º e 4º atto nella villa Lamberta, presso Milano.
-
-
-
-
-ATTO PRIMO.
-
-
- La scena rappresenta la retrobottega della farmacia Ansperti. Dai
- vetri delle finestre, che hanno le tendine bianche, ma sono
- aperte, e dagli usci si vedrà l'interno della farmacia e la
- porta che dalla farmacia mette sulla strada. La retrobottega è
- arredata come un modesto salottino borghese: un grande braciere
- con intorno alcune seggiole: una tavola grande, che serve da
- pranzo e da giuoco. — È la fine di novembre. — Sono le sette
- pomeridiane. La farmacia è illuminata con una lucerna ad olio:
- nella retrobottega una lucerna ad olio sulla tavola ed una
- candela di sego sulla credenza. Sulla tavola ad un'estremità,
- sul vecchio tappeto, è steso un tovagliolo con l'occorrente del
- pranzo per una sola persona.
-
-
-SCENA PRIMA.
-
-Il signor FAUSTINO e la signora GIUDITTA. Il Signor Faustino, seduto a
-tavola, cena. La signora Giuditta, vestita assai modestamente, senza
-nessun ornamento, con un fazzoletto nero al collo, curva dinanzi
-al grande braciere, fissa la brace immobile, assorta, con la mente
-lontano. È pallida: ha l'aspetto sofferente.
-
-
- FAUSTINO continua a mangiare, poi dopo
- essersi pulita la bocca col tovagliolo
- cerca la bottiglia del vino con gli
- occhi: dopo un momento chiamando
- sottovoce:
-
-Signora Giuditta! Signora Giuditta!
-
- GIUDITTA scuotendosi: lo fissa senza
- capire.
-
-FAUSTINO sorridendo.
-
-Sono condannato anch'io...
-
- più sottovoce
-
-A morir di sete!
-
-GIUDITTA.
-
-Ah!... Il vino!
-
- si alza: va a prendere la bottiglia sulla
- credenza.
-
-Scusi! La mia povera testa se ne va!
-
-FAUSTINO.
-
-Coraggio, signora Giuditta!... Non bisogna crucciarsi e bisogna
-distrarsi!
-
- dopo averla osservata: gravemente.
-
-Lei è molto ammalata!
-
- GIUDITTA scoppia in lacrime.
-
-FAUSTINO alzandosi e prendendole una mano.
-
-Coraggio! Coraggio per lei...
-
- sottovoce
-
-e più ancora _per lui_.
-
-GIUDITTA a mano a mano con crescente esaltazione.
-
-Lo sento! Lo sento! Non lo vedrò più! La forca!... La forca! Poveri
-e ricchi! Plebei e nobili! La forca... non guarda più in faccia a
-nessuno!
-
-FAUSTINO.
-
-Sst!
-
- guarda verso la farmacia: poi, più
- sottovoce, spaventato.
-
-Sa che quel rinnegato del sergente Baraffini l'ha presa a perseguitare
-e fa sempre la ronda!... — Pensi, invece — per calmarsi — che con tante
-perquisizioni non hanno trovato una prova sola contro suo marito! E
-suo marito, Tito Ansperti, è forte di corpo e di spirito: saprà negare,
-negare, negar sempre, per salvar sè e gli altri.
-
-GIUDITTA.
-
-E il dottor Lazzati? — Gli hanno trovato qualche cosa? — No. — Eppure
-lo hanno condannato a quindici anni di ferri! E poi... fra i suoi
-compagni...
-
-FAUSTINO con impeto.
-
-Fra i patriotti?... Una spia?
-
-GIUDITTA.
-
-Una spia, no! Ma un animo debole che non resista ai patimenti, alle
-minacce, ai tradimenti... — Mi compatisca, signor Faustino!... Perdoni
-ad una povera donna che ama, che soffre... e che muore. Sì! Sì! La
-morte! Ecco la mia forza e la mia speranza, perchè il mio Tito non me
-lo rendono più! Sono tre mesi, più di tre mesi, che quel Baraffini
-aveva messi sopra di me i suoi occhi di spia infame! — È venuto a
-strapparlo dalle mie braccia! E rideva, ghignava, mentre i gendarmi lo
-ammanettavano! Lo hanno condotto a Como, a Milano, a Venezia! Dio, Dio,
-a Venezia! Sapete come si chiama la prigione dove lo hanno rinchiuso a
-Venezia? — _Lo Stokhaus!_ — La casa delle bastonate.
-
- scoppia di nuovo in lacrime.
-
-FAUSTINO esortandola a calmarsi.
-
-Signora Giuditta! Signora Giuditta! Anche per quel povero vecchio del
-signor Ansperti!... Il signor Tito era l'unico figlio!
-
-GIUDITTA.
-
-Il babbo vive per la patria, per la vendetta! Lui... non è che suo
-padre! Io sono sua moglie! Lo amo, lo adoro, ne sono innamorata! Sono
-giovine ancora! È mio, è mio, il mio Tito e lo voglio!
-
- Suona il campanello dall'uscio che dalla
- strada mette in farmacia: Giuditta si
- asciuga la lacrime in fretta.
-
-FAUSTINO fa per avviarsi in bottega.
-
-Finisca di cenare. Vado io al banco.
-
- vede in farmacia il conte Lamberti:
- sottovoce a Faustino:
-
-È il conte Vitaliano!
-
- Giuditta e Faustino mutano d'aspetto
- immediatamente: sorridono e si mostrano
- disinvolti.
-
-GIUDITTA rimuovendo la brace con una palettina.
-
-Avanti, avanti, signor conte! Venga a scaldarsi le mani! Soffia una
-_brèva_ gelata! Un ventaccio di neve!
-
-FAUSTINO mentre Lamberti entra nella retrobottega.
-
-Servitor suo, signor conte!
-
-
-SCENA II.
-
-LAMBERTI vestito da cacciatore e DETTI poi la voce di DEMOSTENE.
-
-
-GIUDITTA.
-
-È stata una buona giornata? Ha fatto buona presa?
-
-LAMBERTI.
-
-No.
-
-FAUSTINO.
-
-M'hanno detto che attorno al Bisbino si levano le starne a nuvoli!
-
-LAMBERTI.
-
-Non sono stato a caccia.
-
-GIUDITTA ha notato l'occhiata e il torbido umore di Lamberti:
-sforzandosi con una risata.
-
-Allora grande allegria e festa per la selvaggina!
-
-LAMBERTI fissandola con intenzione.
-
-Appunto: grande allegria! Molta allegria!
-
-FAUSTINO per cavarsela, avviandosi in bottega.
-
-Con permesso...
-
-GIUDITTA.
-
-Si ricordi: lo zucchero e il caffè a casa Bernasconi.
-
-FAUSTINO.
-
-Subito!
-
- chiamando
-
-Demostene!
-
- entra nella farmacia.
-
-DEMOSTENE di dentro con una sua cantilena particolare.
-
-_vèngòòò!_
-
- Mentre dura il dialogo tra la Giuditta e
- il Lamberti, si vedrà il signor Faustino
- consegnare due pacchi di zucchero e
- di caffè a Demostene: poi, dall'uscio
- di strada, che si apre sempre con una
- scampanellata, entrerà una donna di
- servizio con una ricetta: il signor
- Faustino, legge la ricetta e prepara la
- medicina che consegnerà poi alla donna.
-
-
-SCENA III.
-
- GIUDITTA e il conte LAMBERTI nella retrobottega.
-
- Nella farmacia — a suo tempo, e seguendo l'azione come è indicata
- nella scena II
-
- FAUSTINO, DEMOSTENE e la DONNA DI SERVIZIO.
-
-
-GIUDITTA.
-
-In questi mesi a Como si _crèpa_ di salute! se non ci fosse un po' di
-lavoro in coloniali, con la farmacia non si caverebbero le spese!
-
- LAMBERTI fa un atto di stizza, passeggiando
- in su e in giù.
-
-GIUDITTA sforzandosi di sorridere.
-
-Misericordia che nuvoloni! È giovine, è ricco... La signora contessa
-è una dea fra le più ammirate dell'Olimpo milanese di tutto il
-Lombardo-Veneto! Dovrebbe essere allegro, felice e invece è sempre
-tetro e brontolone, come il vecchio Silva dell'_Ernani_!
-
-LAMBERTI fissandola.
-
-Lei, invece signora Giuditta, lei, la moglie di Tito Ansperti... si
-mostra troppo di buon umore _con me_.
-
- prorompendo.
-
-Per Dio, non sono una spia!
-
-GIUDITTA, spaventata.
-
-Signor conte!
-
- frattanto nella farmacia si svolge l'azione
- tra Faustino e Demostene com'è indicato
- nella scena II.
-
-LAMBERTI.
-
-E allora, perchè — tutti qui! diffidate di me? Lei, signora Giuditta,
-col suo ridere forzato, mentre è pallida, ancora stravolta dal dolore?
-E anche il signor Faustino, il dottore, anche don Carlo, tutti! E più
-di tutti il vecchio Ansperti, suo suocero!
-
-GIUDITTA inquieta per sè commossa per il Lamberti.
-
-Quel povero vecchio, dopo che gli hanno arrestato il figliuolo... in
-seguito ad una falsa denunzia... a sospetti senza fondamento, non ha
-più la testa a posto.
-
-LAMBERTI avvicinandosi: sottovoce.
-
-Giovanni Ansperti il Presidente della Fratellanza Repubblicana Comasca,
-ha il cuore sempre forte e la testa sempre a posto!
-
- GIUDITTA lo fissa pallida, esterrefatta.
-
-LAMBERTI.
-
-So tutto; e stasera prenderò parte anch'io al vostro gioco del sette
-e mezzo. — Dov'è il signor Ansperti?... Di sopra?... Lo faccia venir
-giù. Se io fossi soltanto un imprudente — lei lo sa — Tito Ansperti
-a quest'ora sarebbe impiccato. Per chi è trovato in possesso di una
-cedola del prestito di Mazzini, c'è la pena di morte — e Tito Ansperti
-ne ha vendute cinquecento per cinquanta mila svanziche in un giorno
-solo e a Como soltanto! E il contrabbando? E la diffusione dei libri
-rivoluzionari?
-
- con un impeto di collera.
-
-Ma si fidi di me! Ha tanta fiducia nel signor Faustino, il direttore
-della sua farmacia, che conosce da pochi mesi, e in me no, che mi
-ha sempre veduto? Si fida di Demostene — il suo facchino — e non si
-fiderebbe di me, che ho avuto per trent'anni il fratello di suo suocero
-in casa mia, mio amministratore, mio procuratore? — Ma guardi la mia
-faccia. Legga nei miei occhi! Le par possibile che io possa essere un
-traditore, ovvero un pusillanime, un vigliacco?
-
-GIUDITTA dopo un momento.
-
-Io credo in lei? ma... e gli altri?...
-
- esitando.
-
-Ella sa perchè, non la sua persona, ma il suo nome è circondato da
-tanta...
-
-LAMBERTI.
-
-Antipatia, da tanto odio? Lo so.
-
-GIUDITTA.
-
-Da tanta diffidenza.
-
-LAMBERTI.
-
-Per mia madre! — Mia madre una duchessa di Landro, italiana, ma che
-chiamano «la Tirolese» perchè è tirolese il conte di Rienz! — Mia madre
-devota a casa d'Austria, mia madre la cugina, l'amica... Sì, l'amica, è
-falso, è un'infamia, ma tutti lo credono per gettarmelo in faccia! Mia
-madre l'amica di quel Conte di Rienz, del consigliere, dell'ispiratore
-mandato da Vienna all'arciduca!
-
-GIUDITTA.
-
-Signor conte! Signor conte!
-
-LAMBERTI.
-
-Ebbene, tutto questo è un grande dolore per me! È la vergogna che pesa
-sopra di me! Ma imputarmelo a colpa, no! — Dov'è la giustizia? E la
-giustizia dev'essere il sangue giovine e nuovo di un popolo nuovo e
-giovine! — È la mia disgrazia, terribile, signora Giuditta! Per mia
-madre, anche in casa mia, trovo la freddezza e l'indifferenza!
-
- con un impeto di sincerità.
-
-Io amo mia moglie con tutta la poesia, con tutta la passione, ma non
-sono riamato! — L'ho detto anche a Tito Ansperti: la patria prima;
-ma poi anche il mio nome da redimere, anche l'amore da inspirare, una
-famiglia mia da conquistare!
-
- cambiando.
-
-Ci vogliono prove?
-
-GIUDITTA.
-
-Non per me...
-
-LAMBERTI.
-
-Prove _materiali_, non ne ho, ma riuscirò a convincere lei e gli altri.
-— Dovevo essere iniziato alla _Giovine Italia_, presentato ai fratelli
-da suo marito. Quando egli fu arrestato, speravo che da un giorno
-all'altro fosse prosciolto...
-
-GIUDITTA con un grido.
-
-Sperava?... Oggi non spera più?
-
-LAMBERTI deludendo la domanda di Giuditta.
-
-Oggi ho alcune gravi rivelazioni da fare alla Società. Qualunque
-indugio potrebbe essere fatale.
-
- più sottovoce afferrandole la mano.
-
-I fratelli si raccolgono qui anche stasera?
-
- vedendola esitante.
-
-Ancora? — Ebbene lo dirò come ci siamo intesi io e suo marito, e mi
-crederà!
-
- GIUDITTA lasciandosi cadere sopra una
- seggiola fissa ancora Lamberti che resta
- in piedi, davanti a lei.
-
-LAMBERTI.
-
-Anche Tito Ansperti era, come me, un cacciatore appassionato: ci
-incontravamo spesso, nei boschi lontani, e si cacciava poi insieme,
-soli io e lui, le intere giornate.
-
-GIUDITTA.
-
-So, so; ebbene?
-
-LAMBERTI.
-
-Una mattina prestissimo, ai primi di settembre...
-
-GIUDITTA interrompendolo.
-
-Il giorno stesso in cui sono venuti i gendarmi?
-
-LAMBERTI.
-
-No. Tito Ansperti è stato arrestato il venerdì: noi, invece, ci siamo
-incontrati la mattina del mercoledì: sono date che non si dimenticano.
-
-GIUDITTA come un'eco: quasi cupamente.
-
-Alle otto di sera, il cinque settembre: venerdì. Sono date che non si
-dimenticano!
-
-LAMBERTI.
-
-Io avevo fissato la posta dietro la villa del Pizzo, alle prime
-boscaglie che salgono poi, a dirupo, lungo la montagna. L'alba non
-spuntava ancora: io avevo attraversato il grande giardino dell'albergo
-«Alla Regina d'Inghilterra», avevo scavalcato il muro di confine fra il
-giardino dell'Albergo e quello della villa e mi ero lasciato cader giù,
-di colpo, nel recinto della villa stessa, quando vedo passarmi davanti
-agli occhi il lucicore di una canna di fucile e sento una mano forte,
-di ferro stringermi alla gola.
-
-GIUDITTA.
-
-Tito?
-
-LAMBERTI.
-
-«Che fate qui? — Dove andate?» — borbotta il mio aggressore, in tono di
-minaccia e di collera.
-
-GIUDITTA.
-
-Era lui?... Era Tito?...
-
-LAMBERTI.
-
-Ma allora, subito...
-
- Si ode il campanello della farmacia: entra
- la donna com'è indicato nella scena
- seconda.
-
-GIUDITTA con voce indifferente, avvicinandosi all'uscio a vetri.
-
-Come sta la padrona?
-
-DONNA di dentro.
-
-Stasera è quasi senza febbre!
-
-GIUDITTA.
-
-Buon segno! Speriamo!
-
- rientra: torna a sedersi come prima: con la
- stessa intonazione di prima.
-
-Era lui? Era Tito?...
-
-LAMBERTI.
-
-Lo riconosco alla voce! «amici!...» rispondo «Lamberti!» L'altro
-rallenta la mano, mi lascia libero, ma il suo viso — la penombra a
-mano a mano diradava — rimaneva accigliato, inquieto. — «Non è la
-buona strada, signor conte! — Per di là! Per di là!» — E mi respinge
-a viva forza verso il muro di cinta, quando ad un tratto si ode nella
-boscaglia un frastuono, un precipitare di passi e dal dirupo erto,
-scosceso due giovani montanari piombano, d'un salto, in mezzo a noi,
-e buttati vari pacchi di libri e di carte ai nostri piedi, continuano
-sempre giù, a precipizio, e spariscono nella discesa!
-
-
-SCENA IV.
-
- Suona il campanello della farmacia: entrano DON CARLO MORELLI
- e MAURO STRASSÈR. Si fermano al banco a discorrere col signor
- Faustino. — Poi in fine entra in Farmacia il DOTTOR FRATTI.
-
-
-GIUDITTA dopo aver guardato, rimanendo seduta, chi è entrato in
-bottega: a Lamberti in tono rassicurante.
-
-Don Carlo e il libraio Strassèr!
-
-LAMBERTI continuando.
-
-Erano due contrabbandieri! E portavan libri del Guerrazzi, del
-Gioberti, la _Francesca da Rimini_ del Pellico! Erano giornali,
-l'_Italia del Popolo_, coi proclami di Mazzini, di Saffi, di Kossuth,
-stampati a Capolago dalla tipografia Elvetica.
-
- cambiando, ridendo.
-
-Ah! ah! La villa del Pizzo! La villa dell'arciduca Ranieri, vicerè del
-Lombardo-Veneto, è un buon posto, sicuro, per un simile contrabbando!
-— Tutto ciò io indovino, intuisco a quella rapida scena, il pallore
-minaccioso dell'Ansperti, e subito, gettandogli le braccia al collo e
-baciandolo, gli grido ma, a voce bassa, con tutto il calore del mio
-sangue: «Viva l'Italia!» — Viva l'italia — mi risponde l'Ansperti
-abbracciandomi a sua volta, sicuro che io non ero un giuda! — Una
-vecchia tana di volpe serve di nascondiglio, fino a sera, ai libri e ai
-proclami...
-
- scampanellata forte: è il dottor Fratti che
- entra in farmacia.
-
-GIUDITTA sottovoce.
-
-Il dottor Fratti!
-
-LAMBERTI.
-
-E la sera ne abbiamo introdotti a Como, quanti ce ne stavano, sotto gli
-abiti, nelle tasche, nel carniere... Poi a Milano.
-
-GIUDITTA con fede e con entusiasmo stringendogli la mano.
-
-Adesso sì!
-
-LAMBERTI interrompendola: allontanando la propria mano.
-
-Adesso o credermi o denunziarmi!
-
-GIUDITTA.
-
-Andiamo su, dal babbo!
-
- si stringono la mano. — Giuditta, chiamando
- sull'uscio a vetri.
-
-Venite avanti!
-
-DON CARLO.
-
-Buona sera, signora Giuditta!
-
-GIUDITTA.
-
-Qui fa più caldo! — Demostene!
-
-DEMOSTENE di dentro.
-
-_Vengòòò!_
-
-GIUDITTA.
-
-Porta del carbone!
-
-DOTTOR FRATTI sull'uscio della farmacia.
-
-E il signor Giovanni?
-
-GIUDITTA.
-
-Vado a chiamarlo e torno subito. Anche lei, signor Faustino! Venga a
-preparare le carte e le puglie. Resterà Demostene in bottega! Addio
-signor Strassèr!
-
-STRASSÈR.
-
-Buona sera!
-
- Giuditta e Lamberti entrano dall'uscio di
- fianco, a sinistra, che mette alla scala
- e quindi alle stanze superiori.
-
-
-SCENA V.
-
- DON CARLO MORELLI, il DOTTOR FRATTI e MAURO STRASSÈR entrano
- dalla farmacia nella retrobottega: poco dopo da un uscio di
- fianco entra DEMOSTENE, in maniche di camicia e con un lungo
- grembiule bianco, portando un cesto di carbone.
-
-
- Tutti depongono i mantelli, i cappelli
- sulle seggiole; chi appoggia l'ombrello,
- chi il bastone alle seggiole; si levano i
- grossi guanti di lana.
-
- Frattanto entra Demostene e vuota mezzo il
- cestello del carbone sul braciere, lascia
- il cesto per terra accanto al braciere
- e passa per l'uscio a vetri, nella
- farmacia.
-
- Tutti gli altri si avvicinano al braciere.
-
-FRATTI.
-
-Il freddo, io lo soffro alle mani.
-
-STRASSÈR.
-
-Io, invece ai piedi.
-
-DON CARLO sorridendo bonariamente e crollando leggermente il capo con
-un moto che gli è abituale.
-
-Io alle mani, ai piedi e a tutto il resto!
-
- ridono.
-
-FRATTI scherzando.
-
-Siete vecchio, Don Carlo, e i vecchi, si sa, amano il caldo!
-
-DON CARLO.
-
-No, no! Io no! Secondo le stagioni. D'inverno amo stare al caldo, ma
-d'estate... al fresco!
-
- ridono.
-
-
-SCENA VI.
-
- Il signor FAUSTINO e detti; poi la signora GIUDITTA.
-
-
- FAUSTINO entra, spazzola il tappeto che è
- già sul tavolo e prepara le carte e le
- pugliette per il giuoco.
-
- DON CARLO aperta la scatola del tabacco, ne
- offre allo Strassèr.
-
-È vostro compatriotta: rapè d'Ungheria!
-
-STRASSÈR prendendo il tabacco e annusando.
-
-A me, già, che volete?... L'idea di riprendere il nostro... sett'e
-mezzo, ancora qui, proprio qui, dopo l'arresto dell'Ansperti, mi
-pare...
-
-DON CARLO crollando il capo e rimescolando la cenere con le molle.
-
-Anche a me. Mi pare, forse un eccesso di astuzia!
-
-FRATTI.
-
-E l'abbandonare improvvisamente la farmacia, non sarebbe stato invece,
-un eccesso di... ingenuità? Qui ci tengono d'occhio, ma lo sappiamo e
-abbiamo preso le nostre precauzioni!
-
-FAUSTINO.
-
-E poi trovare un altro posto?... Quale?... Dove?
-
-FRATTI.
-
-Qui siamo vecchi amici: siamo sempre venuti e, finchè la polizia ce lo
-permette, continueremo a venire.
-
-STRASSÈR voltandosi dà un'occhiata sospettosa all'uscio che mette alle
-stanze superiori.
-
-Però, stasera, aspetteremo almeno, a giuocare, che quell'altro...
-
- vuol dire: che il Lamberti se ne sia
- andato.
-
-DON CARLO chiamando Faustino.
-
-Pst!... Faustino!
-
- Faustino si avvicina.
-
-Il conte Vitaliano è andato su dal signor Ansperti!
-
-FRATTI.
-
-A che fare?
-
-FAUSTINO.
-
-Non so. È stato qui più di un'ora a discorrer colla signora Giuditta!
-
- Tutti si fissano come interrogandosi a
- vicenda.
-
-FRATTI.
-
-Come... figlio di sua madre, non m'ispira molta fiducia!
-
-DON CARLO scrollando il capo e sorridendo con bontà.
-
-Con tutti i suoi milioni è un povero infelice!
-
-FAUSTINO.
-
-Per sua moglie?
-
-DON CARLO.
-
-Credo, molto di più... per sua madre!
-
-STRASSÈR.
-
-Voi andate spesso a villa Lamberta?
-
-DON CARLO.
-
-Sì, dalla contessa giovine.
-
- a Fratti.
-
-Voi pure, dottore?
-
-FRATTI.
-
-Mi fanno chiamare per le persone di servizio. Per i padroni, arriva il
-medico da Milano. Peccato! Curerei la vecchia tanto volentieri... con
-l'arsenico!
-
-STRASSÈR.
-
-Ma... anche la contessa giovine, pare, non è troppo molto buona con suo
-marito?
-
-DON CARLO scrollando il capo, più forte.
-
-Non saprei! — Io so... che è molto buona per i miei poveri!
-
-GIUDITTA entrando.
-
-Pronto, signor Faustino?
-
-FAUSTINO.
-
-Prontissimo!
-
-GIUDITTA con solennità e fermezza.
-
-Vi annunzio, a nome del signor Giovanni, che abbiamo acquistato,
-da stasera in poi un nuovo compagno di giuoco: il conte Vitaliano
-Lamberti.
-
- Il Fratti, lo Strassèr e Faustino fissano
- Giuditta serî, accigliati. Don Carlo,
- sorridendo, continua a frugare con la
- paletta nel braciere.
-
-GIUDITTA.
-
-Mio marito doveva condurlo qui, in mezzo a noi, il giorno stesso in cui
-fu arrestato. Ha offerto le prove più sicure a me, al signor Giovanni.
-
- prorompendo.
-
-È risoluto, pronto a dare tutto il suo danaro e tutto il suo sangue
-alla causa italiana!
-
-STRASSÈR esitando.
-
-Nessun dubbio, ma...
-
-FRATTI pronto.
-
-Uno, uno solo. Era vostro marito che doveva presentarlo al comitato?
-
-GIUDITTA.
-
-Sì.
-
-FRATTI.
-
-Sono tre mesi che Tito Ansperti è stato arrestato. Perchè il signor
-Conte si è risolto proprio stasera?
-
-GIUDITTA.
-
-Perchè ha una grave rivelazione da fare alla fratellanza,
-nell'interesse della causa e nostro. — Vi ripeto: io e mio suocero
-siamo pronti ad accoglierlo: voi volete respingerlo? Differire?
-
-FRATTI risoluto.
-
-No.
-
-GIUDITTA rivolgendosi a Strassèr e a Faustino.
-
-E voi?
-
-STRASSÈR e FAUSTINO insieme.
-
-No.
-
-GIUDITTA va all'uscio che mette nelle stanze superiori e chiama:
-
-Signor Giovanni!
-
- rivolgendosi agli altri
-
-Eccolo. Il conte Vitaliano è qui, col babbo!
-
- a Faustino.
-
-Demostene è stato avvertito?
-
-FAUSTINO.
-
-Fa già la guardia. — Sente?
-
- Si sente dalla farmacia il rumore che fa il
- mortaio nel quale viene pestato il caffè
- con un lungo bastone di ferro.
-
- GIUDITTA va a chiudere l'uscio e le
- finestre che danno nella farmacia: dalle
- tendine non si distingueranno più le
- persone, ma si vedrà sempre la luce.
-
-
-SCENA VII.
-
- Il conte LAMBERTI. — Il signor GIOVANNI ANSPERTI e detti, poi,
- infine, DEMOSTENE.
-
-
- FRATTI va incontro a Lamberti e fissandolo
- gli stende la mano in silenzio.
-
-LAMBERTI stringe la mano al Fratti e allo Strassèr; poi a Don Carlo,
-vivamente.
-
-Lei che conosce la mia vita e le mie amarezze, lei non è stupito di
-vedermi _qui_? Mi aspettava _qui_, non è vero?
-
-DON CARLO commosso.
-
-E la benedico. E a sua volta, signor conte, non si stupisca lei di
-trovar qui, un povero prete. — Qui si soffre e si spera, è dunque il
-nostro posto, il più degno!
-
-GIOVANNI stringendo la mano a Don Carlo.
-
-Voi siete la bontà e la giustizia.
-
-LAMBERTI.
-
-Un vero, un degno prete. Invece a Venezia... — Ecco ciò che preme, ciò
-di cui dovevo avvertirvi.
-
- TUTTI lo circondano con ansia.
-
-LAMBERTI.
-
-A Venezia, al servizio dell'auditore militare, c'è un prete ben diverso
-e che compie un ben diverso ministero.
-
-FRATTI.
-
-L'abate Bianconi?
-
-STRASSÈR.
-
-Un fanatico austriacante?
-
-GIUDITTA.
-
-Bianconi? Un Italiano? Un altro rinnegato?
-
-LAMBERTI.
-
-Costui commettendo un sacrilegio...
-
- si sente Demostene che batte più in fretta
- il mortaio.
-
-GIOVANNI subito, correndo a sedersi attorno alla tavola seguito da
-tutti gli altri.
-
-Al giuoco!
-
-TUTTI meno Vitaliano e la Giuditta.
-
-Giuochiamo!
-
- GIOVANNI distribuisce una carta a ognuno,
- cominciando il giuoco del sette e mezzo.
-
-GIUDITTA sottovoce al Lamberti.
-
-La ronda o qualche figura sospetta. Demostene dà l'avviso pestando più
-forte nel mortaio.
-
-FRATTI a Giovanni continuando il giuoco.
-
-Carta; un'altra, un'altra... ancora una carta... Sto.
-
-FAUSTINO.
-
-Sto.
-
-DON CARLO dopo aver guardata la sua carta.
-
-Anch'io; sto.
-
- DEMOSTENE torna a pestare lentamente col
- tono cadenzato di prima.
-
-STRASSÈR.
-
-Dieci _kraiser_: carte.
-
- prendendo le carte che gli dà Giovanni
- Ansperti.
-
-È stato un falso allarme. Quattro
-
- vedendo l'ultima carta.
-
-e quattro otto!
-
-FAUSTINO sottovoce.
-
-Vado io a vedere.
-
- si alza, esce.
-
-GIUDITTA macchinalmente, seguendo Faustino con lo sguardo.
-
-Carta!
-
- GIOVANNI le dà le carte pure
- macchinalmente. Demostene sospende di
- picchiare perchè parla con Faustino.
-
-GIUDITTA.
-
-Ancora... — Un'altra... — Sette e mezzo.
-
-FAUSTINO ritornando, mentre tutti si voltano verso di lui.
-
-Due gendarmi. Hanno cacciato il grugno in bottega, poi sono spariti.
-
- tutti circondano ansiosi il Lamberti.
-
-GIOVANNI.
-
-Dunque?
-
-GIUDITTA.
-
-L'abate Bianconi?...
-
-Lamberti.
-
-Sapete che un mese fa, a Milano, all'osteria della «Mezzalingua», è
-stato arrestato il cappellaio Rossetti?
-
-GIUDITTA spaventata.
-
-Sì, ma il Rossetti è sicuro!
-
-STRASSÈR.
-
-Sicurissimo!
-
-FRATTI.
-
-Sono pronto io a giurare per lui!
-
-GIOVANNI imponendo silenzio, con forza.
-
-Sst!
-
-FAUSTINO.
-
-Lasciatelo parlare!
-
-GIUDITTA angosciata.
-
-Dio, Dio, mio Dio!
-
-LAMBERTI continuando.
-
-Orbene, quando il Rossetti dalle carceri di Milano fu trasferito a
-quelle di Venezia...
-
-GIUDITTA.
-
-Allo Stokhaus?
-
-ANSPERTI.
-
-Con mio figlio!
-
-FRATTI con ira.
-
-Anche voi! Ma lasciatelo parlare!
-
-LAMBERTI continuando.
-
-Fu subito assalito da una febbre fortissima, poi rimase prostrato,
-abbattuto, in preda a cupe malinconie, a scrupoli religiosi...
-
-STRASSÈR.
-
-Scrupoli religiosi?
-
-FRATTI.
-
-Il Rossetti?
-
-FAUSTINO.
-
-Un mangia-preti?
-
-DON CARLO.
-
-Ha però una sorella monaca, a Brescia, al Sacro Cuore...
-
-LAMBERTI continuando.
-
-Era turbato da visioni spaventevoli! gli appariva, credeva di vedere il
-demonio.
-
- si torna a sentir lento, misurato,
- cadenzato, il pestar di Demostene nel
- mortaio.
-
-Il commissario di polizia approfittò dell'occasione e gli pose accanto,
-in segreta, l'abate Bianconi, mentitore, traditore fin con l'aspetto
-venerando!... Costui s'insinuò nell'animo debole del convalescente, lo
-sbigottì con le minacce dell'inferno e lo consolò con le promesse del
-paradiso, purchè fosse disposto a mettere in pace la propria coscienza,
-con una confessione generale.
-
- DON CARLO si nasconde la faccia con le
- mani, in atto di orrore.
-
-LAMBERTI continuando.
-
-Fra i peccati il più grave, la diffusione di certi libri proibiti dalla
-Chiesa, che turbano la mente dei giovani, che offendono il sentimento
-religioso, che diffondono il pervertimento e la corruzione, e il
-povero Rossetti, non dubitando che un vecchio ministro di Dio potesse
-commettere un sacrilegio...
-
-DON CARLO.
-
-Un tanto sacrilegio!
-
-LAMBERTI continuando.
-
-Confessò di essere stato lui stesso l'intermediario che all'osteria
-della «Mezzalingua» e a quella della «Noce» riceveva i libri e gli
-stampati introdotti nel Lombardo-Veneto da Tito Ansperti.
-
- GIUDITTA si alza con un grido, poi si
- lascia ricadere sulla sedia.
-
-GIOVANNI.
-
-Mio figlio!... Il nome di mio figlio!
-
-DON CARLO.
-
-Un prete!
-
- toccandosi gli abiti con orrore.
-
-Un vecchio prete!
-
-FAUSTINO.
-
-Anche il Rossetti!
-
-STRASSÈR.
-
-Anche il Rossetti!
-
-LAMBERTI.
-
-Sst!.
-
- impone silenzio guardando inquieto nella
- farmacia.
-
- GIUDITTA continua a piangere. Per un
- istante non si sentono che i suoi
- singhiozzi, e il pestare che fa Demostene
- nel mortaio.
-
-LAMBERTI dopo un momento.
-
-Si tratta della vostra sicurezza! Della vostra vita! A Venezia...
-
- esitando, guardando Giuditta, poi
- decidendosi.
-
-Il Tribunale Militare è già stato radunato!
-
-GIUDITTA alzandosi di colpo.
-
-Condannato! Lo hanno condannato?...
-
-LAMBERTI.
-
-Più tardi lo saprò!
-
- correndo vicino a Giuditta.
-
-Al carcere! non potrà essere che al carcere! Ha sempre negato! Avrà
-continuato a negare!
-
-GIUDITTA con impeto, a Faustino.
-
-Gliel'ho detto! Anche stasera! Il mio Tito, no!... Ma un altro! Un
-altro che non abbia la sua forza!
-
- Faustino, don Carlo, lo Strassèr,
- il Lamberti circondano Giuditta
- confortandola, facendola sedere,
- stringendole le mani con affetto.
- Giovanni Ansperti ed il Fratti restano un
- po' in disparte, l'Ansperti appoggiato al
- Fratti osserva Giuditta. Il Fratti fissa
- il Lamberti mostrandosi incredulo.
-
-FAUSTINO.
-
-Coraggio! Non si perda di coraggio!
-
-DON CARLO.
-
-Io ho tanta fede! Abbia la mia fede!
-
-LAMBERTI come scusandosi.
-
-Io non potevo tacere! Non avrei potuto tacere!
-
-GIOVANNI mormorando.
-
-Povera donna! Povera donna!
-
-STRASSÈR.
-
-Maledetto il traditore!
-
-FAUSTINO.
-
-Il vigliacco!
-
-FRATTI avanzandosi con impeto.
-
-Aspettate a maledire e a giudicare! Io ho visto il Rossetti nel
-quarantotto sulle barricate! L'ho visto l'anno scorso nella giornata
-del sei febbraio! È ammalato! Può essere ancora il delirio della
-febbre! Non si giudicano gli uomini, non si condanna un fratello con la
-paura!
-
- Tutti meno Giuditta, il Lamberti e Don
- Carlo fanno atto di sdegno.
-
-FAUSTINO.
-
-Paura?...
-
-STRASSÈR.
-
-Chi paura?
-
-GIOVANNI imponendosi.
-
-Nessuno ha paura!
-
-FRATTI al Lamberti.
-
-Lei, intanto, signor conte, dica un po': come ha potuto avere tante
-notizie, i tanti particolari?
-
-LAMBERTI risentito.
-
-Ho rivelato all'Associazione quanto poteva esserle utile. Ora basta: io
-ho finito.
-
- Prende il cappello e il mantello e fa per
- andarsene.
-
-GIUDITTA con un grido trattenendolo.
-
-No!
-
-GIOVANNI con autorità.
-
-Si fermi!
-
-DON CARLO sottovoce al Fratti.
-
-Vorreste costringerlo a fare il nome di sua madre o quello del conte di
-Rienz?
-
- LAMBERTI fa di nuovo per andarsene.
-
-GIOVANNI.
-
-Ha chiesto a mio figlio e a me di appartenere alla _Giovine Italia_.
-Siamo tutti pronti ad accettare il suo giuramento, ad accoglierlo come
-fratello.
-
-FRATTI al Lamberti.
-
-Nelle mie parole non c'era altro che l'impeto, il desiderio di poter
-difendere un amico; ma non un'ombra di diffidenza verso di lei!
-Francamente, lealmente: mi creda e mi dia la mano. Mi dichiaro io
-stesso il suo iniziatore.
-
-GIOVANNI al Lamberti.
-
-E la formula della promessa?
-
-LAMBERTI.
-
-La so, da vostro figlio.
-
-GIUDITTA con voce fioca.
-
-Anche Demostene...
-
- si avvicina all'uscio della farmacia, lo
- apre, e chiama Demostene con la mano.
- — Demostene entra, fa un passo verso
- il gruppo, rimanendo un po' discosto. —
- Giuditta resta in piedi, appoggiata alla
- credenza, vicino alla finestra.
-
-LAMBERTI lento, solenne, come chi ripete parole imparate a mente.
-
-«... Nel nome di Dio e dell'Italia. Nel nome di tutti i martiri della
-santa causa italiana, caduti sotto i colpi della tirannide straniera
-o domestica. Pei doveri che mi legano alla terra ove Dio m'ha posto,
-e ai fratelli che Dio m'ha dati... Per l'amore, innato in ogni uomo,
-ai luoghi ove nacque mio padre e dove vivranno i miei figli... Per
-l'odio innato in ogni uomo, al male, all'ingiustizia, all'usurpazione,
-all'arbitrio... Pel rossore che io sento in faccia ai cittadini
-dell'altre nazioni, del non aver nome, nè diritti di cittadino, nè
-bandiera di nazione, nè patria... Per fremito dell'anima mia creata
-alla libertà, impotente ad esercitarla, creata all'attività nel bene
-e impotente a farlo nel silenzio e nell'isolamento della servitù...
-Per la memoria dell'antica potenza... Per la coscienza della presente
-abbiezione... Per le lacrime delle madri italiane, pei figli morti
-sul palco, nelle prigioni, in esilio, io, Vitaliano Lamberti conte di
-Agliate, credente nella forza commessa da Dio all'Italia e convinto che
-il popolo è Depositario di questa forza — che nel dirigerla pel popolo
-e col popolo, sta il secreto della vittoria... — Dò il mio nome alla
-_Giovine Italia_, associazione d'uomini credenti nella stessa fede, e
-giuro: di consacrarmi tutto e per sempre a costituire con essi l'Italia
-in nazione _una, libera, indipendente_; — Giuro, invocando sulla
-mia testa l'ira di Dio, l'abbominio degli uomini e l'infamia dello
-spergiuro, se io tradissi in tutto o in parte il mio giuramento.»
-
-FRATTI.
-
-Fratello!
-
- si abbracciano.
-
- LAMBERTI abbraccia Giovanni Ansperti e Don
- Carlo.
-
- FAUSTINO fa cenno a Demostene di rientrare
- nella farmacia, e sorvegliare la porta di
- strada.
-
-LAMBERTI chiamandoli tutti vicini, meno Giuditta che rimane sempre
-immobile.
-
-Finora il solo compromesso è Tito Ansperti. Forte, coraggioso, saprà
-resistere alle insidie dell'interrogatorio e salvarsi. Ma l'abate
-Bianconi è ancora vicino al Rossetti. — Chi ha avuto rapporti con
-costui? In caso di pericolo, metto a vostra disposizione uomini fidati
-e danaro.
-
-FRATTI.
-
-Il Rossetti non apparteneva al nostro comitato.
-
-GIOVANNI.
-
-Era in quello di Milano.
-
-DON CARLO.
-
-Non lo vedo dall'anno scorso.
-
-STRASSÈR.
-
-Io torno adesso da Londra.
-
-LAMBERTI vivamente.
-
-Garibaldi?
-
-STRASSÈR.
-
-Si!... Si è riconciliato con Mazzini!
-
-FRATTI.
-
-«Fallito il moto del 6 Febbraio» sono parole del Maestro, «l'Italia è
-paurosa, svogliata, inerte; bisogna ridestarla all'azione.»
-
-STRASSÈR.
-
-Egli sta preparando un nuovo piano. — Medici incomincierà il moto nella
-Lunigiana; seguirà Garibaldi in Sicilia; Kossuth nella Valtellina!
-
-LAMBERTI.
-
-Ora non sarà più come l'anno scorso. Avremo le armi, perchè avremo il
-danaro.
-
-GIOVANNI.
-
-Sst! la ronda! Sono le dieci e mezzo, bisogna chiudere.
-
-FAUSTINO a Demostene.
-
-Si chiude!
-
-DEMOSTENE dalla farmacia.
-
-_Prontòòò!_
-
-LAMBERTI al Fratti e a don Carlo.
-
-Domani a casa mia. Voi due!
-
-DEMOSTENE.
-
-I gendarmi!
-
-TUTTI.
-
-I gendarmi?
-
- corrono al tavolo da gioco.
-
-GIUDITTA guardando dalla finestra della farmacia.
-
-Il Baraffini!
-
- spaventata buttandosi fra le braccia di
- Giovanni Ansperti, come per proteggerlo.
-
-Per lei babbo! Questa volta è venuto per lei.
-
-GIOVANNI.
-
-Su! Su! Non ti veda tremare quel rinnegato! Mi sento sicuro come mio
-figlio.
-
-
-SCENA VIII.
-
- Il sergente BARAFFINI, i GENDARMI e detti.
-
-
- I gendarmi restano dietro l'uscio a vetri e
- dietro la finestra che dà nella farmacia.
-
-BARAFFINI parla un dialettaccio mezzo veneto.
-
-Bona sera, parona. Bona sera alla compagnia.
-
-GIOVANNI andandogli incontro.
-
-Eccomi! Sono con voi! Presto, andiamo!
-
-BARAFFINI.
-
-In dove?
-
-GIOVANNI.
-
-Non siete qui per me? Per arrestarmi?
-
-BARAFFINI ironico.
-
-Me dispiase contradirla, ma no go ordini in proposito. Sarà per
-un'altra volta, no xe vero? Semo qua, invece, per la parona!
-
- tutti: fanno l'atto di difenderla.
-
-GIUDITTA avanzandosi risoluta.
-
-Per me?... Eccomi pronta!
-
-BARAFFINI.
-
-Pian, pian! Troppa pressa de andar drento. Se tratta invece d'una bona
-notizia. — La ga domandà la grazia de veder so marìo? No xe vero?
-
-GIUDITTA con un grido: ancora esitante tra speranza e timore.
-
-Sì? Sì?
-
-BARAFFINI.
-
-Ecco qua!
-
- porgendole una lettera.
-
-A ela.
-
-GIUDITTA strappandogli la lettera dalle mani giubilante, tremante,
-mentre cerca di spiegarla per leggerla.
-
-La grazia!... Dio! Dio!... La grazia! La grazia!
-
-BARAFFINI.
-
-La grazia de vederlo un'ultima volta.
-
- GIUDITTA si ferma di colpo: alza il capo
- fissando di nuovo il Baraffini con gli
- occhi sbarrati.
-
-BARAFFINI.
-
-E l'ordinanza impone de no perder tempo in ciacole. Bisogna partir sta
-note con nu altri perchè el ga da esser picà, doman l'altro matina, a
-Venezia.
-
- GIUDITTA fissa ancora per un istante,
- immobile, muta, il Baraffini, poi dà un
- grido terribile e cade riversa sostenuta
- da Giovanni Ansperti, circondata da
- tutti gli altri. Il Fratti le slaccia il
- colletto, parla a Faustino, che corre
- in farmacia e ritorna subito, con un
- bicchierino d'acqua, e una boccettina
- d'aceto, per far rinvenire la Giuditta:
- tutto ciò mentre continua il dialogo.
-
-GIOVANNI al Baraffini, a mezza voce.
-
-Rinnegato!
-
- Baraffini dà una occhiata ai gendarmi, poi
- si avvicina all'Ansperti minaccioso.
-
-Cossa? Vecio inseminio?... Più forte!
-
-ANSPERTI con forza.
-
-Rinnegato!
-
- BARAFFINI fa per slanciarsi ad afferrare
- l'Ansperti, seguito dai gendarmi.
-
-LAMBERTI frapponendosi.
-
-È suo padre! È il padre dell'Ansperti vivaddio!
-
-BARAFFINI riconoscendolo meravigliato.
-
-Ela?... Ela qua?...
-
- mettendosi la mano al berretto.
-
-Bona sera, sior conte!
-
- fa per avvicinarsi a Giuditta.
-
-Presto! No gavemo tempo da perder in convulsioni!...
-
-LAMBERTI fermandolo.
-
-Indietro, e abbassate la voce!
-
-BARAFFINI con sfrontatezza e con minaccia.
-
-La diga! Paron belo!... Mi qua fazzo el mio dover!
-
-GIOVANNI con un grido disperato avvicinandosi alla Giuditta, che rimane
-immobile sulla sedia.
-
-Giuditta! Giuditta!
-
-LAMBERTI respingendo il Baraffini e indicandogli l'uscio della farmacia.
-
-Fuori! Di là!... Aspettate di là! Lasciate almeno, alle nostre donne,
-la libertà di morir di dolore!
-
- Il Baraffini e i gendarmi si fermano
- sull'uscio della farmacia: gli altri
- circondano la Giuditta. Don Carlo,
- in piedi, a mani giunte, mormora una
- preghiera sottovoce.
-
-
- FINE DEL PRIMO ATTO.
-
-
-
-
-ATTO SECONDO.
-
-
- Alla villa Lamberta, presso Milano. — Ricca e spaziosa sala
- terrena: a destra un canapè, poltrone sedie e un tavolino
- grande. — A sinistra, una libreria e una scrivania. — In fondo,
- nel mezzo, un uscio a due battenti: quando è aperto si vedrà il
- giardino. Finestre e usci laterali.
-
-
-SCENA PRIMA.
-
- La contessa TERESA, il conte di RIENZ, la contessa ANNA, il
- CÉZKY e FRANCESCO. La contessa Teresa, in piedi, davanti al
- tavolino, leva i fiori da un cesto di vimini e ne riempie due
- ricchi vasi. Il conte di Rienz passeggia su e giù, per la sala.
- Dimostra un'eleganza ed una disinvoltura giovanile. Francesco,
- in piedi, serio, rigido, si tiene un po' discosto aspettando
- gli ordini della contessa Teresa. Anna, in piedi sopra uno
- sgabello, davanti alla libreria, prende dei libri e ne legge il
- frontespizio al Cézky, seduto alla scrivania.
-
-
-RIENZ fermandosi vicino a Teresa.
-
-Quante cure e quanto amore per i vostri fiori.
-
-TERESA sorridendo.
-
-Non vedono le rughe e non hanno odî politici! Sono i soli amici rimasti
-fedeli; che non mi voltano le spalle!
-
-RIENZ sottovoce, con amabile rimprovero.
-
-I soli, Teresa?
-
-TERESA.
-
-Voi siete... molto più di un amico! Quando non c'erano le rughe,
-l'amore... e adesso... tutto ciò che rimane di questa mia povera vita!
-
-RIENZ scherzando.
-
-E Giacomino?
-
-TERESA con un sospiro.
-
-Il figlio della mia povera figliuola?
-
- ridendo con viva compiacenza.
-
-Ah! Ah! Giacomino, è la mia vanità! Come nonna, e nonna di un
-rompicollo già famoso, posso vantarmi di essere ancora una nonnina
-giovine e bella!
-
- a Francesco indicando il vaso di fiori che
- ha finito di adornare, ed il posto dove
- metterlo.
-
-Lì; sul caminetto!
-
-ANNA leggendo il frontespizio di un libro e dettando al Cézky.
-
-«George Sand. — _François Le Champi_ — Editore Cadot — Parigi.»
-
-CÉZKY scrivendo.
-
-«... Cadot — Parigi.»
-
-TERESA che sta riempiendo un secondo vaso di fiori, al Rienz.
-
-Vi vedrò qualche volta anche quest'inverno?
-
-RIENZ.
-
-Volete proprio rimanere a villa Lamberta?
-
-TERESA.
-
-Ve l'ho detto; sono gli odî politici! A Milano, adesso, mi detestano!
-
-RIENZ.
-
-Commettete la colpa di ricevermi!
-
-TERESA.
-
-Quella Maffei!... Col pretesto dell'arte e della letteratura!... Non
-so come si possa tollerare un simile covo di rivoluzionari! E tutti
-sottomessi a quel Carlo Tenca! Al figlio di una portinaia!
-
-RIENZ sorridendo con un'alzata di spalle.
-
-Chiacchiere, lasciateli chiacchierare. Quando c'entrano le donne non
-c'è mai serio pericolo! e chi altro si è mostrato con voi poco gentile?
-
-TERESA.
-
-Cioè... molto scortese. Tutti! Adesso anche la Marianna Trivulzio,
-anche la Carolina Crivelli! L'una ha finto quasi di non vedermi,
-l'altra mi ha appena salutata.
-
-RIENZ.
-
-Quando?
-
-TERESA.
-
-Sabato; a Milano. Le ho incontrate faccia a faccia al _coperto dei_
-Figini: io salivo, loro scendevano. È di moda, è una montatura!
-
-RIENZ.
-
-Passerà.
-
-ANNA leggendo il frontespizio di un altro libro: vivamente.
-
-«_La capanna dello zio Tom!_...»
-
- buttando il libro sulla scrivania.
-
-Voglio rileggerlo!
-
- CÉZKY legge il frontespizio e scrive.
-
-RIENZ a Teresa.
-
-E... vostro figlio?
-
-TERESA per farlo tacere.
-
-Stefano, per amor del cielo!
-
- odorando il mazzo.
-
-No, no! I figli, non sono i _fiori della vita_!
-
-RIENZ.
-
-Dite la verità: lo credereste capace di... qualche seria buffonata?
-
-TERESA.
-
-Capace di tutto per il suo spirito di contradizione contro sua madre!
-Anche di fare il repubblicano o l'albertista.
-
-RIENZ.
-
-Va sempre a caccia con quel Fratti... Con quel vostro dottore?
-
-TERESA stizzita.
-
-Mio dottore? che dottore!... Veterinario! Non gli ho mai fatto curare
-altro che la servitù! Francesco!
-
- indicandogli l'altro vaso che ha empito di
- fiori.
-
-Sotto lo specchio!
-
- Mette i fiori che sono rimasti nel cesto,
- in una coppa d'argento, in mezzo al
- tavolino.
-
-ANNA legge il titolo di un altro volume.
-
-«_I dolori del giovine Werther_... Firenze — Le Monnier.»
-
-CÉZKY scrivendo: con evidente allusione.
-
-Questo libro invece lo rileggerò io! Werther e Jacopo Ortis! Nella
-mia anima, quanto della loro anima... Nel loro dolore quanto del mio
-dolore.
-
-ANNA con vivacità.
-
-Signor Cézky! Siamo forse da capo?
-
-CÉZKY fingendo di scrivere, mormora alcune parole delle lettere
-dell'Ortis.
-
-«Ho amato! Tu stesso, tu mi hai presentata la felicità; tu l'hai
-abbellita de' raggi dell'infinita tua luce! ma dopo mille speranze ho
-perduto tutto!»
-
-TERESA rovesciando sul tavolino i pochi fiori che sono rimasti nel
-piccolo cesto e dando il cesto vuoto a Francesco.
-
-Prendete, andate pure.
-
-ANNA prende un libro lo apre e legge:
-
- Luna, romito, aereo
- Tranquillo astro d'argento,
- Come una vela candida
- Navighi il firmamento,
- Come una dolce amica
- In tua carriera antica
- Segui la terra in ciel!
-
-A voi!
-
- scendendo dallo sgabello.
-
-Leggete, invece, questi bei versi, per rasserenarvi.
-
-RIENZ sempre passeggiando, si avvicina ad Anna.
-
-Si può sapere, contessa, qual lavoro avete immaginato per impiegare il
-vostro tempo e per farlo perdere al segretario di vostro marito?
-
-ANNA con freddezza.
-
-Il catalogo de' miei libri!
-
- Si volta subito e prende un altro volume:
- dettando a CÉZKY.
-
-Alessandro Dumas: «_Antony._»
-
-RIENZ dopo aver scambiato un'occhiatina ed un sorriso d'intelligenza
-con Teresa.
-
-Avete detto bene, duchessa, è una moda, una montatura; idrofobia
-romantica, ma passerà, passerà! I _Conti di Lara_, i _Don Paez_, i
-_Profughi_, i _Corsari_ da una parte; — le _Parisine_, le _Ermengarde_,
-le _Carlotte_ dall'altra, hanno fatto più male ai giovani cervelli del
-Lombardo-Veneto, di tutti libri incendiari e proibiti «sotto pena di
-morte» — Lo spirito rivoluzionario è entrato nel sangue «al chiaro di
-luna» e anche a suon di musica coi _Lombardi_ e col _Rigoletto_! Il
-cattivo umore e le cattive digestioni!... Ecco il nemico insidioso al
-quale un buon Governo deve tagliare la strada, e noi, invece, abbiano
-lasciato prender voga all'etisia! Tisiche le... _demi-mondaines_, come
-la _Margherita_ del Dumas, tisici i lions, tisiche le signore! Chi
-ormai ha la disgrazia di essere florido, beve l'aceto per diventar
-magro e verde.
-
-TERESA ridendo.
-
-Non c'è che dire! Avete quasi ragione!
-
-RIENZ.
-
-Quasi? Proprio così. — I discepoli di quel maestro... capo bandito,
-mezzo Fra Diavolo e mezzo Savonarola, che ordisce da Londra le
-pugnalate del 6 febbraio dell'anno scorso?... I _fratelli_? I
-_cospiratori_?... Tutti stomachi deboli! Dopo teatro, non potendo
-cenare, passano la notte cospirando, preparando la rivoluzione!...
-pallidi Antony, di un'illusione politica... che vanno a finire sulla
-forca! Preparare la rivoluzione!
-
- siede vicino a Teresa.
-
- TERESA sceglie un fiore dalla coppa
- d'argento e glielo offre.
-
-RIENZ.
-
-Grazie!
-
- odorando il fiore.
-
-Intanto... le rivoluzioni che riescono non sono quelle che si
-preparano, e poi...
-
- sorridendo.
-
-In questo momento? Noi armati fino ai denti, la Francia in piena
-reazione monarchica e il Piemonte costretto, pare, a metter giudizio!
-
-TERESA.
-
-Quel... Cavour, veramente, che roba è?
-
-RIENZ alzandosi vivamente, e facendo con la mano il gesto stizzoso,
-particolare ai tedeschi.
-
-Un piccolo Metternich _frondeur_, che se vorrà ostinarsi a fare
-l'Italia, finirà col disfare il Piemonte!
-
- a Teresa: più sottovoce.
-
-Volete scommettere, Teresa? Fra un anno sarete a Milano,
-festeggiatissima!
-
-TERESA.
-
-Credete? Davvero?
-
-RIENZ.
-
-Leggete il loro giornale! I poeti, i critici del crepuscolo, dopo
-il fiasco tragico del 6 febbraio cominciano ad averne abbastanza
-dell'«utopista» di Londra o di Lugano!... del cospiratore banchiere che
-col «prestito nazionale» ha vuotate loro anche le tasche!
-
- ridendo e sedendo di nuovo.
-
-Ah! Ah! È scoppiata la discordia fra i due «Carlett... Carlucc...» come
-dite?
-
-TERESA.
-
-_Carlöè._
-
-RIENZ.
-
-Fra i due Carlöe, il Cattaneo _federalista_ e il Tenca _unitario_! Ah!
-Ah! Il _Crepuscolo_! Benissimo! Soltanto, il loro, non è il crepuscolo
-che si vede prima del levar del sole... è il crepuscolo del tramonto:
-l'ultimo barlume del romanticismo!
-
- alzandosi.
-
-Ma qui, e a Vienna devono darmi ascolto. Basta con le forche e proibire
-«_la bianca luna_». Rimettere in voga l'allegria e rinforzare l'amore!
-
-TERESA.
-
-Lo manderemo a Venezia ai bagni di mare!
-
-RIENZ.
-
-Sapete, Teresa, che cosa mi ha detto lo stesso conte di Metternich?
-— «Quei poveri Lombardoveneti, noi li abbiamo troppo annoiati!» —
-Filosofia, profonda! — I popoli, sono come le donne e le donne si
-vincono divertendole, e vi tradiscono... sopratutto quando le annoiate!
-
-FRANCESCO si presenta sull'uscio di mezzo.
-
-La carrozza di sua Eccellenza!
-
-TERESA.
-
-Così presto?
-
-RIENZ.
-
-Sono a pranzo dall'Arciduca. Devo essere alla «Villa del Pizzo» prima
-delle sette!
-
-TERESA a FRANCESCO.
-
-Dite al cocchiere di andare avanti al passo e di fermarsi alla «casa
-rossa».
-
- Francesco s'inchina ed esce.
-
-Ho la prescrizione del medico — il mio! — di fare un'ora di
-passeggiata, tutti i giorni! Suvvia datemi il braccio, uomo...
-
- guardandolo con affettuosa e con tenera
- galanteria.
-
-molto divertente!
-
- rivolgendosi ad Anna.
-
-Vieni anche tu, Anna?
-
-CÉZKY sottovoce alla contessa, sempre fingendo di scrivere.
-
-No!... Rispondete di no!
-
-ANNA fa un atto di collera contro Cézky: poi fermandosi, a Teresa.
-
-Devo salire un momento...
-
- Stringe la mano al Conte di Rienz con
- molta sostenutezza. Il Cézky, alzatosi
- in piedi, s'inchina profondamente, poi
- corre innanzi, spalanca i due battenti
- dell'uscio, e s'inchina una seconda
- volta.
-
-TERESA mentre aiutata da Rienz si accomoda lo scialle.
-
-Mia nuora è proprio come me!... Io non ho mai sentito vivamente gli
-affetti di famiglia!
-
-RIENZ.
-
-E... Giacomino?
-
-TERESA ridendo.
-
-Quello posso dire che mi è caro come le mie pupille!... Mi costa un
-occhio della testa!
-
- CÉZKY chiude l'uscio e rimane vicino alla
- soglia.
-
-
-SCENA II.
-
- CÉZKY ed ANNA.
-
-
-ANNA fissa il Cézky corrugando le ciglia: questi tenta un istante di
-sostenere lo sguardo di Anna, poi abbassa il capo intimidito.
-
-Un tono così imperativo, certi modi io non li tollero!
-
-CÉZKY si lascia cadere sopra una sedia; si nasconde il viso fra le mani.
-
-Oh, le mie illusioni! Il mio sogno!
-
- scoppia in lacrime.
-
-ANNA. nervosissima: guardando inquieta verso l'uscio.
-
-Badate! Possono sentire! Può tornare mia suocera!
-
- CÉZKY si alza, asciugandosi gli occhi:
- si avvicina alla scrivania riordinando
- macchinalmente alcune carte.
-
-ANNA rabbonita.
-
-Sogno, illusioni!... L'illusione, forse, che io potessi mancare a me
-stessa alla mia onestà, alla mia dignità!
-
-CÉZKY.
-
-E al vostro cuore? Adesso non parlate più del vostro cuore!
-
-ANNA.
-
-Abbassate la voce!
-
-CÉZKY.
-
-Perdono, vi domando perdono!... Non badate a ciò che dico, pensate
-soltanto a tutto ciò che soffro! — Sono giorni e giorni che io cerco di
-vincere la vostra freddezza! Che aspetto questo momento...
-
-ANNA con alterezza.
-
-Parlate dunque! Presto!
-
-CÉZKY.
-
-Ricordate contessa Anna.......
-
-ANNA con atto di insofferenza.
-
-Signor Cézky!
-
-CÉZKY malinconico, sentimentale.
-
-Bisogna ricordare, lasciatemi ricordare! — Quando sono arrivato qui, il
-primo giorno, la vostra bellezza mi ha dato l'impressione subitanea di
-un barbaglio di luce; ma era solo l'entusiasmo di tutto ciò che c'era
-nel mio spirito, di arte e di poesia. Fossi stato un pittore, avrei
-dato il vostro volto alle mie madonne; ero un poeta e vedevo le grazie
-coi vostri occhi e col vostro sorriso! Ma il cuore, poteva ancora
-tacere, — forse, — la testa, poteva ancora ragionare. — Vedevo voi, in
-cielo: io, in terra. — Che cosa poteva valere per me — povero profugo,
-l'oscura nobiltà di mio padre?
-
- con un sorriso di sdegnosa amarezza.
-
-Ero stato beneficato, protetto dal... signor conte! La mia dignitosa
-fierezza mi teneva sempre davanti agli occhi il mio passato e il mio
-presente, come una barriera insormontabile, contro ogni speranza,
-contro ogni desiderio. La vostra bellezza illuminava la mia vita,
-la mia anima la mia mente... la piccola stanzetta del poeta ignoto e
-solitario, ma non era che luce! Non era ancora ardore, non era ancora
-spasimo! Siete stata voi, la prima...
-
-ANNA.
-
-No!
-
-CÉZKY.
-
-La prima a venire di là in biblioteca. — Io leggevo i «_Sogni
-d'amore_» del Prati, le «_Lettere a Maria_» dell'Aleardi... Balbettavo,
-impallidivo! Ve ne siete accorta e tornavate più spesso...
-
-ANNA con sincerità.
-
-Sì, è vero! Questo è vero! E per ciò? Vi vedevo soffrire, vi vedevo
-infelice — per questo, — ma soltanto per questo, sentivo per voi
-amicizia e simpatia!
-
-CÉZKY.
-
-Sapevate che io passavo le intere notti in giardino, sul terrazzo,
-contemplando le vostre finestre...
-
-ANNA.
-
-No! questo no!
-
-CÉZKY.
-
-Lo sapevate, perchè le vostre finestre s'illuminavano e la vostra ombra
-appariva dietro i vetri.
-
-ANNA.
-
-Io non vi ho veduto!... Io non pensavo a voi! Lo giuro!
-
-CÉZKY.
-
-Insistendo, insistendo sempre, avete voluto sapere perchè fossi così
-triste, perchè sospiravo, e quando finalmente, si sono spalancate le
-porte della mia anima con uno scoppio di pianto, voi, per compassione,
-s'intende, soltanto per compassione, avete pianto con me!
-
-ANNA.
-
-E anche questo è vero! Mostrandomi con voi gentile, affettuosa, speravo
-di calmare la vostra passione, di consolare il vostro dolore, di poter
-essere per voi... una sorella.
-
-CÉZKY con dolorosa ironia.
-
- «... Simile alla rosa
- Nella mistica val di Casimira!...»
-
-Aleardi! Aleardi!
-
-ANNA.
-
-Ho sperato nella sincerità, nella lealtà della mia stima, della mia
-simpatia per voi, e nella mia onestà, che tutto potesse risolversi nel
-conforto di una tenera, di una sicura amicizia.
-
-CÉZKY.
-
-Amicizia?...
-
-ANNA.
-
-Amicizia, ispirata dalla... pietà. Dalla pietà per il vostro dolore che
-credevo sincero, per il vostro amore che credevo diverso!
-
- CÉZKY fa una risata ironica.
-
-ANNA rivoltandosi.
-
-Infine... Sarò stata leggera, imprudente! Ma qualunque possa essere
-il mio torto, — anche se agli occhi vostri io oggi posso sembrarvi
-diversa, mutata, io però, vi ho sempre fatto l'onore di fidarmi di voi,
-— e non è bello, non è generoso, da parte vostra, il farmene pentire!
-
-CÉZKY.
-
-E lo spingere un uomo alla disperazione? Il farlo diventare pazzo e
-credere poi... di potersene sbarazzare comodamente, quando
-
- con gelosia.
-
-il cuore s'inebria di nuove speranze, di nuove gioie? — Questo, sarà
-forse bello e generoso, ma... non è prudente.
-
-ANNA con fierezza.
-
-Sarebbe... una minaccia?
-
-CÉZKY.
-
-Forse!
-
- lentamente, fissando Anna che corruga la
- fronte, sdegnata.
-
-Nelle lunghe giornate squallide, tristi, quando sola qui, dimenticata,
-sentivate il freddo intorno a voi e il cuore intirizzito, allora
-avete pur voluto riscaldarvi alle fiamme della mia passione! Adesso
-l'incendio divampa! Fuggire, è troppo tardi!
-
-ANNA con collera sprezzante.
-
-Vorreste punirmi per essere stata buona, troppo buona con voi?
-
-CÉZKY.
-
-Buona con me?
-
- con una risata ironica.
-
-Ah! Ah! Ah! Eravate... gelosa e volevate vendicarvi!
-
-ANNA.
-
-Vendicarmi?
-
-CÉZKY.
-
-Vendicarvi! I miei occhi, il mio pallore, che vi dicevano bella, che vi
-dicevano cara, vi vendicavano della freddezza, dei lunghi abbandoni di
-vostro marito. — Non negate! Non sorridete così! E non sfidate la mia
-gelosia! Abbiate, invece, paura della mia gelosia! Oh, è ben diversa
-dalla vostra!... Con tanto amore, con tanto desiderio, io, ho appena
-sfiorata la vostra mano, con le labbra, una volta! Sono geloso, geloso
-di tutto! Dell'aria, di chi vi guarda, di una carezza al vostro cane! —
-Oggi, _lui_, è tornato — è qui — forse per farsi perdonare... E voi lo
-sperate! Lo leggo nei vostri occhi raggianti!
-
- sottovoce.
-
-È grande il mio amore per voi, ma è ancora più grande il mio odio per
-quell'uomo.
-
-ANNA.
-
-Quell'uomo, signore, è il vostro benefattore! il vostro protettore!
-
-CÉZKY.
-
-Ma che protettore, ma che benefattore! Quell'uomo mi ha offerto un...
-un posto, ed io gli ho dato in cambio molto di più: il mio lavoro e la
-mia intelligenza!
-
-ANNA.
-
-Basta! Non vi posso più ascoltare! Sappiate che oggi, come ieri, come
-sempre, io non ho amato, non ho adorato altri che mio marito!
-
-CÉZKY diventando pallidissimo.
-
-Voi, sì... Ma lui... lui no!
-
- con ironia.
-
-Non più gite a Como! Non più caccia! Sfido io la bella farmacista... è
-morta!
-
-ANNA.
-
-È falso! Ed è la seconda volta che voi mentite! La signora Ansperti è
-morta di amore e di dolore un mese dopo che Tito Ansperti fu condannato
-a morte e giustiziato!
-
-CÉZKY.
-
-Chi ve l'ha detto?... Lui? il signor conte?
-
-ANNA.
-
-Un prete, un degno sacerdote, Don Carlo Morelli. E me lo avesse pur
-detto mio...
-
- interrompendosi e fissando Cézky.
-
-il signor conte, gli avrei ugualmente creduto. Egli non ha mai mentito.
-
-CÉZKY con odio e con ira repressa.
-
-Nemmeno io, non ho mai mentito. Lo dicevan tutti a Como! Era la voce
-che correva...
-
- prorompendo.
-
-Sì, sì, ho mentito! Ho mentito! Perchè... Per questo devo farvi paura
-
- si lascia cadere sopra una sedia,
- pallidissimo, stravolto.
-
-come faccio paura... a me stesso.
-
-ANNA è ancora accigliata, ma poi, mal suo grado, rimane vinta da un
-nuovo senso di pietà.
-
-Non vediamoci più per ora. Tornate a Milano. Dimenticatemi. Anch'io
-cercherò di dimenticare... questo brutto giorno, e starà in voi, col
-tempo il risuscitare in me quel sentimento buono che mi avete ispirato.
-
- si ode di lontano la bubboliera di una
- carrozza.
-
-CÉZKY alzandosi.
-
-Vostro marito ritorna!
-
-ANNA.
-
-Andate! Partite, senza farvi vedere! Penserò io a giustificarvi!
-
- Il suono della bubboliera si avvicina
- sempre, a mano, a mano.
-
-CÉZKY risoluto.
-
-No.
-
-ANNA con calma, sicura di sè:
-
-Allora ricordate questo: alla vostra prima parola, alla vostra prima
-minaccia, sarò io che dirò tutto, io stessa che parlerò al signor
-conte.
-
- Cessa il suono della bubboliera. Anna si
- volta vivamente per andare incontro al
- Lamberti, invece è Giacomino che arriva.
-
-
-SCENA III.
-
- GIACOMINO e detti.
-
-
-GIACOMINO entra chiamando.
-
-Anna! Anna!... Benissimo! Eccoti qui!
-
-ANNA.
-
-Non hai incontrata la nonna?
-
-GIACOMINO risponde appena con un cenno al profondo inchino del Cézky.
-
-Appunto perchè l'ho vista da lontano, ho potuto schivarla!
-
- vorrebbe parlare ma è trattenuto dalla
- presenza del Cézky.
-
-Per il momento le ho mandato una... letterina!
-
-ANNA.
-
-Ancora il Faraone?
-
-GIACOMINO.
-
-Già! Il Faraone!
-
- sottovoce indicando ad Anna il Cézky.
-
-Mandalo via!
-
- forte.
-
-Vitaliano è qui?
-
-ANNA.
-
-Stamattina è andato a Milano, ma deve tornar presto; se non è già
-tornato.
-
-GIACOMINO.
-
-Gli devo parlare per... Te lo dirò poi.
-
-CÉZKY.
-
-La signora contessa non ha altro da comandarmi?
-
-ANNA.
-
-No, grazie!
-
- CÉZKY inchina Anna: inchina Giacomino.
-
-GIACOMINO.
-
-Buon giorno.
-
- ANNA vedendo uscire il Cézky respira con un
- senso di gioia.
-
-
-SCENA IV.
-
- ANNA e GIACOMINO.
-
-
-GIACOMINO tirando il fiato senza aver badato ad Anna.
-
-Ah... Che peso quel tuo polacco!
-
-ANNA con un'alzata di spalle: ancora irata.
-
-È odioso!
-
-GIACOMINO.
-
-Non fidartene non accettare nè versi nè sospiri.
-
-ANNA.
-
-Che ti salta in mente?
-
-GIACOMINO.
-
-In campagna! In mancanza di meglio! Sembra l'eroe di una ballata
-notturna, ma sembra, anche uno scappato di prigione! — Galoppa, Ruello!
-Galoppa! Alla larga!
-
- chiamando Anna.
-
-Pst!
-
- con grande mistero.
-
-Giura il segreto.
-
-ANNA.
-
-Che c'è?
-
-GIACOMINO osservandola.
-
-Sei pallida? Hai la ciera stravolta?
-
-ANNA.
-
-Il tempo: un po' di dolor di capo. Che cosa devo giurare?
-
-GIACOMINO.
-
-Il massimo segreto!
-
-ANNA.
-
-Giuro.
-
-GIACOMINO.
-
-Corro io, il rischio di essere chiuso in prigione e chiuso
-_aritmeticamente_, come direbbe il Gargantini! — Ho provocato un
-ufficiale austriaco alto così e grosso così!
-
-ANNA vivamente.
-
-Scherzi!
-
-GIACOMINO.
-
-Pensa, la nonna, quando lo saprà!
-
- facendo l'atto di infilzare uno, con una
- spaccata.
-
-Zzaff... Parte a parte, io lui, o lui me; s'intende.
-
-ANNA.
-
-Dici per scherzo?
-
-GIACOMINO all'orecchio di Anna.
-
-Viva la Repubblica! E viva il re di Sardegna!
-
-ANNA sussultando.
-
-Diventi matto?
-
-GIACOMINO.
-
-Naturalmente l'arte nasconde la politica. Io sono del partito della
-Pochini e ho fischiato il ballo «Miranda» e la prima ballerina la
-Priora, perchè sono stati imposti dagli ufficiali austriaci. Il
-principe Varzis...
-
-ANNA interrompendolo.
-
-Ti batti col principe Varzis?
-
-GIACOMINO accenna di sì, continuando.
-
-... Si sfogava ad applaudire dalle poltrone degli ufficiali, ed io a
-fischiare dal mio palco in prima fila. È corsa qualche occhiata, ma
-gli ufficiali hanno ricevuto l'ordine severissimo di usare la massima
-prudenza... Io, allora, finito il teatro, mi sono appostato all'uscita,
-e quando passa il mio barilotto di birra, gli grido forte, guardandolo
-in faccia: — Come cenerei volentieri stasera con...
-
- esitando.
-
-L'ho detta troppo grossa! A te non posso ripeterla!
-
-ANNA.
-
-Avanti! Avanti! di su!
-
-GIACOMINO.
-
-Chiudi prima le orecchie... Chiudi almeno gli occhi! Mi fai soggezione!
-
-ANNA.
-
-Presto! Ragazzo che sei! Cos'hai detto?
-
-GIACOMINO.
-
-Come cenerei volentieri con una costoletta... di porco.
-
- ridendo.
-
-E nota: nel dirlo me n'è venuta anche la voglia! Sono andato al Cova e
-ne ho subito divorata una, enorme!
-
-ANNA.
-
-Non ti credo niente! Però bada: non si dicono nemmeno per ridere certe
-cose!
-
-GIACOMINO.
-
-Per ridere! — Alle undici sono venuti da me i rappresentanti
-del principe Varzis, — a mezzogiorno si sono trovati co' miei e
-domattina... Zzaff!
-
-ANNA.
-
-Allora... Dio! Dio! Ma che cosa hai fatto?... Ma Giacomino?!... Se non
-sai nemmeno batterti!
-
-GIACOMINO.
-
-Stasera mi daranno lezione, in tre.
-
-ANNA.
-
-Ci vuol altro!... Il principe Varzis?... Uno spadaccino!
-
-GIACOMINO.
-
-Mi vuoi proprio bene?
-
-ANNA.
-
-Sicuro che ti voglio bene!
-
-GIACOMINO.
-
-E anch'io, sai? — Oh, se tu non fossi stata troppo vecchia, come
-ti avrei sposata volentieri! Del resto, è stata la nonna a trovarti
-troppo vecchia; non io! Per me saresti andata benissimo! Figurati, io
-volevo cominciare a sposarti fino da quando avevo cinque anni! — Te ne
-ricordi? E saresti stata molto più felice con me, che con mio zio! —
-L'uomo delle selve!
-
-ANNA.
-
-Non scherzare! Non è il momento!
-
-GIACOMINO.
-
-Sul serio! Come ti avrei amata! Più della Cesira, più dell'Ernestina,
-più di donna Eugenia... — Ma che di più! Messe tutte insieme, non
-riuscirebbero a dare nemmeno un terzo, nemmeno un quarto, un quinto, un
-decimo del grande, dell'immenso amore che ti ho sempre voluto... e che
-ti voglio!
-
-ANNA.
-
-Via! Finiscila! E in questo momento!
-
-GIACOMINO.
-
-Appunto: posso confessarti il mio amore perchè sono quasi un morituro.
-E se invece sarà morituro quell'altro, io forse dovrò scappare e non ci
-vedremo più ugualmente!
-
-ANNA.
-
-E la nonna? La tua povera nonna?
-
-GIACOMINO.
-
-Ti disperi anche per la nonna? Se andate così d'accordo nel non potervi
-soffrire?
-
-ANNA.
-
-Ma quando saprà... Pensa di tutta la famiglia non ama che te! E poi,
-anche per la cosa in se stessa! Tu, proprio tu, batterti, e batterti
-con un ufficiale austriaco!
-
-GIACOMINO.
-
-Sicuro! — È stata per me la mamma, il papà... tutto!
-
- commovendosi.
-
-Ti dico la verità: io non ho la più piccola esitazione, mi sento
-fatalista! Soltanto quando penso alla nonna, mi viene un po' la...
-malinconia!
-
-ANNA.
-
-Non c'è una via di scampo?... Non si può accomodare?...
-
-GIACOMINO vivamente.
-
-Accomodare?... Diventi matta, Anna? Del resto io mi batto appunto anche
-per la nonna! Sfido io! Con quel... conte di Rienz!... E nota che lui,
-come lui, personalmente, mi è poi simpaticissimo!... Mah! Come si fa? È
-un austriaco e...
-
- con forza.
-
-non c'è cristi!
-
- movimento di Anna.
-
-È di moda! È un verso del Giusti! — Quelli, invece, che non sono
-proprio più di moda, sono gli austriaci! Sono andati giù, giù, giù,
-tremendamente!
-
-ANNA.
-
-E scegliere proprio il principe Varzis.
-
-GIACOMINO continuando.
-
-Giacchè ero dietro, ho scelto addirittura il più grosso!
-
- ritornando serio.
-
-Ho la nonna, una nonna più che codinona da farmi perdonare!... Povera
-nonna!...
-
- cambiando, tornando a ridere e a scherzare.
-
-Non senti qui...
-
- odorando ironicamente.
-
-ANNA.
-
-Che cosa?
-
-GIACOMINO.
-
-Che puzzo d'aquila arrosto?... — Bisogna cambiar aria!
-
- leva di tasca un fazzoletto bianco rosso e
- verde: sventolandolo, sbattendolo.
-
-Cambiar aria! Cambiar aria!
-
-ANNA spaventata, glielo strappa di mano per nasconderlo.
-
-Imprudente. Se te lo trovano?
-
-GIACOMINO.
-
-Dammelo!
-
-ANNA.
-
-No!
-
-GIACOMINO.
-
-Dammelo!
-
-ANNA.
-
-No! Corro io stessa ad abbruciarlo, sul momento!
-
- fa per correre via.
-
-GIACOMINO cantando.
-
-«La bandiera dei tre colori — Sempre è stata la più bella...»
-
-ANNA dandogli il fazzoletto e mettendogli una mano sulla bocca.
-
-Prendi! Ragazzo!
-
-GIACOMINO sottovoce.
-
-«Noi vogliamo sempre quella — Noi vogliam la libertà!»
-
- mostrandole le cifre del fazzoletto.
-
-L. M. «Libertà o Morte» — Libertà, s'intende, per il popolo che è in
-schiavitù: non per me! Io la libertà, con la nonna, figurati, ne ho
-quanta ne voglio!
-
-ANNA.
-
-Ma... e... poi?
-
- con gli occhi pieni di lacrime.
-
-Ti andrà bene!... Sì!... Sì... Lo spero! Ne sono certa! Ma... e dopo?
-Se quell'altro rimanesse...
-
-GIACOMINO.
-
-Infilato?
-
-ANNA.
-
-O anche solo ferito gravemente?
-
-GIACOMINO.
-
-In tal caso: galoppa Ruello! Galoppa fino a Torino! Adesso, appena
-torna Vitaliano gli racconto la storiella che ho già scritto alla
-nonna: ho perduto al giuoco. Si tratta dell'onore, bisogna battere alla
-grande cassa della nonna.
-
- commovendosi a mano a mano.
-
-Batterla io stesso... — Sciocchezze... ma sai? Ho paura di
-commuovermi... di farle capire qualche cosa... — Invece così, mi darà
-la solita strapazzata, io resterò a testa bassa... e poi... Psst!
-Partenza!
-
- cambiando, scherzando di nuovo.
-
-A Torino!... Ad arruolarmi!... In cavalleria!... Ohp là là! Ohp là là!
-Torino, sai, è una città divertentissima! Un piccolo Parigi!... Ci sono
-i famosi veglioni dello Scribe dove le donne si mostrano in perfetto
-costume di...
-
- correggendosi.
-
-— Cose straordinarie!
-
-ANNA.
-
-E per scappare?
-
-GIACOMINO.
-
-Questa notte dopo il fatto della costoletta di por... d'agnello, sono
-diventato di moda, in un attimo!... Avessi visto al Cova! Poi di sopra,
-al Club. — Mi hanno presentato a Emilio Dandolo! — che bel giovine! E
-come parla!... Ti dice certe parole, crist...
-
- correggendosi.
-
-E che _lion_! È il Re dei _lions_! L'idolo delle signore! Pensa che è
-tisico! Ma tisico proprio davvero!
-
-ANNA.
-
-Rispondimi, invece. E per scappare?
-
-GIACOMINO più sottovoce.
-
-Appunto stavo per dirtelo. Emilio Dandolo ci pensa lui.
-
-ANNA.
-
-In che modo?
-
-GIACOMINO.
-
-Lo saprò... un'ora prima del duello!
-
- battendosi sulla fronte.
-
-Ah, saper Diana! — Ho fatto giuramento di tacere e te l'ho detto! Non
-parlerai con nessuno?
-
-ANNA.
-
-No!... Te lo prometto!
-
-GIACOMINO.
-
-Sul tuo onore?
-
-ANNA.
-
-Te lo prometto!
-
-GIACOMINO.
-
-Specialmente con quel Cézky. Quel profugo... ereditario! Perchè il vero
-profugo, capostipite, era suo padre!
-
-TERESA di dentro.
-
-Basta così...
-
-GIACOMINO spaventato.
-
-La nonna!... Ha già ricevuto la mia lettera!
-
-TERESA sempre di dentro.
-
-Ti proibisco di difenderlo! Anche la mia pazienza, la mia bontà, hanno
-un limite!
-
- presentandosi sulla soglia dell'uscio.
-
-Dov'è questo signore?
-
-
-SCENA V.
-
- La contessa TERESA, il LAMBERTI e detti.
-
-
-TERESA vedendo Giacomino.
-
-Si vergogni!
-
- Giacomino rimane sempre a testa bassa.
-
-Vergognatevi! Dieci mila svanziche! Altre dieci mila svanziche?... Non
-pago più niente! Sempre l'«ultima volta» e sempre da capo! Adesso basta
-e peggio per voi! Il giuoco, la disperazione di tante madri! E sapendo
-di darmi un grande dispiacere, un grande dolore! Siete cattivo e siete
-testardo. _Tes-tardo!_ — Sì o no?
-
- GIACOMINO accenna di sì col capo.
-
-TERESA.
-
-Come sì? — Difenditi rispondi! Che c'è di nuovo? — Su con quella testa!
-
- vivamente.
-
-Ti senti forse poco bene?
-
- vede gli occhi di Giacomino gonfi di
- lacrime.
-
-Sopratutto, lo sai, non voglio scene. L'uomo dev'essere sempre un uomo
-e quando ha perduto paga.
-
- al Lamberti.
-
-Gli darai le diecimila svanziche e gli dirai tu, tutto quello che gli
-volevo dir io, e che si merita! Tu Anna, vieni con me.
-
- al Lamberti.
-
-Gli farai ben considerare la sua e la nostra condizione. Non siamo
-banchieri e oggi, di ricchi, non ci sono che i banchieri! — E che sia
-l'ultima volta!
-
-GIACOMINO.
-
-Lo giuro!
-
-TERESA.
-
-Non giurare, mai!
-
-GIACOMINO abbracciandola.
-
-Sei buona! Sei un angelo!
-
-TERESA.
-
-Sta fermo!... Dissipatore, giuocatore e adesso anche seduttore!
-
- ridendo.
-
-Angelo!
-
- gli dà uno schiaffettino.
-
-A quest'ora, sai anche tu, come sono fatti gli angeli! Coi capelli
-biondi... o neri, non importa, ma hanno le guance di rosa, le labbra di
-corallo e gli occhi languidi!
-
-GIACOMINO.
-
-Il mio buon angelo sarai sempre tu!
-
-TERESA fingendo di arrabbiarsi.
-
-Finiscila!... Hai capito?... Andiamo, Anna!... Mi prende anche in
-giro!... Vero stupid... Vero stupidone!
-
- esce ridendo seguita da Anna.
-
-
-SCENA VI.
-
- GIACOMINO e il LAMBERTI. — In fine ANNA.
-
-
-LAMBERTI sottovoce; ma serio, senza nessuna commozione.
-
-Le dieci mila svanziche, prevedo, le finirai presto, se dovrai andare a
-Torino.
-
-GIACOMINO trasalendo, ma poi fingendosi meravigliato.
-
-A Torino?... Io?...
-
-LAMBERTI.
-
-... E siccome, prevedo pure, che non sarebbe sempre facile il poter
-scrivere e forse, ancora meno, il poter rispondere, così ti ho
-preparato, al caso, anche una mia credenziale per il banco Mazza e
-Sacerdoti.
-
-GIACOMINO.
-
-A Torino?... Io?...
-
-LAMBERTI.
-
-Sì, tu! — Domani ti batti col principe Varzis!
-
-GIACOMINO.
-
-Chi te l'ha detto?
-
-LAMBERTI.
-
-Emilio Dandolo.
-
-GIACOMINO.
-
-Emilio Dandolo?
-
-LAMBERTI.
-
-Adesso, a Milano.
-
- fissandolo.
-
-Libertà o Morte.
-
-GIACOMINO.
-
-Anche tu?... Anche tu sei dei nostri?
-
-LAMBERTI.
-
-Dei vostri? Non so. Tu, intanto, di chi sei?
-
-GIACOMINO.
-
-Io? Di chi sono? Bellissima domanda! Di chi sono? Sono... del partito
-degli Italiani.
-
-LAMBERTI.
-
-Del partito della Pochini? Della prima ballerina della Scala?
-
-GIACOMINO.
-
-Contro la Priora che ci vogliono imporre gli ufficiali austriaci! Ma la
-Scala è nostra!
-
- dà una grande fischiata.
-
-Fischi! Abbasso! Basta! — Dovevi sentire ieri sera, che baccano!
-
-LAMBERTI vivamente.
-
-Ebbene no! Io non sono dei vostri, dei tuoi! Noi non apparteniamo al
-partito degli Italiani: apparteniamo all'Italia e siamo italiani!
-
-GIACOMINO, maravigliato.
-
-Non è poi la stessa cosa?
-
-LAMBERTI.
-
-Io, «il figlio delle selve», fischio di notte, al confine, per
-chiamare, o avvisare i contrabbandieri...
-
-GIACOMINO risentito.
-
-Anch'io non fischio soltanto le ballerine! Domattina — lo sai già — mi
-sentirà fischiare qualcun altro!
-
-LAMBERTI.
-
-Dinanzi a tutta Milano che ti osserva e ti applaude, con le più belle
-signore che ti incitano e ti ammirano? Non arrischieresti forse di
-romperti il collo anche alle corse per ottenere i battimani delle dee
-dell'Ippodromo? Il duello col Varzis ti fa onore: ma ti giova anche.
-Il fare l'Italiano, il fare il coraggioso è indispensabile oggi, per il
-perfetto gentiluomo di società, come... il saper suonare il pianoforte!
-Ben altro dev'essere il sentimento che ci anima! Ben altro il coraggio
-del quale dobbiamo dar prova!
-
-GIACOMINO con alterezza.
-
-Qual'è, dunque?
-
-LAMBERTI.
-
-È il coraggio dell'abnegazione, del sacrificio, il coraggio del
-perseverare... tanto più grande, quanto più è oscuro e ignorato! — È
-il coraggio del Pezzotti, che sentendosi sfinito dalla lunga prigionia
-e dalle torture dell'interrogatorio, per paura che gli sfugga un nome,
-per paura di tradire i compagni, solo, al buio, con la cravatta si
-appicca all'inferriata del carcere! È il coraggio di Tito Speri, che
-esce dal confortatorio ornato nella giovine elegante persona, azzimato
-nell'abito, ben composta la chioma bionda e che così, come per recarsi
-ad un ballo, infilandosi i guanti bianchi, si avvia al capestro, alla
-forca! — E non ha lì, intorno, in quell'alba piovosa, altro che quattro
-croati per ammirarlo! E al boia che gli chiede il perdono regolamentare
-risponde: — Niente paura, caro mio!... Trattami soltanto da buon amico!
-— Sei diventato pallido? — Anch'io guardami! E non sono questi, i soli.
-— Sono cento, sono mille gli esempî, gli eroi: sono uomini e donne,
-patrizî e popolo; sono spiriti eletti nella nobiltà del pensiero, sono
-anime semplici e rudi! E tutti insieme, i nostri, dal sepolcro dei
-morti, dal sepolcro più tremendo dei vivi, erompono in un sol grido, in
-una sola parola d'incitamento, di evocazione di speranza: — Patria!
-
-GIACOMINO.
-
-Patria! La nostra Patria! — Ho capito!
-
- si preme sul cuore una mano del Lamberti.
-
-Senti. — Sono con te.
-
-LAMBERTI.
-
-Sei commosso?... No! No! Non nascondere, non vergognarti delle tue
-lacrime!
-
-GIACOMINO.
-
-Non sono più un ragazzo! Sono un uomo!
-
-LAMBERTI.
-
-Ed è appunto questo tuo pallore, questo tuo fremito, sono queste tue
-lacrime che ti rendono uomo! Ascoltami bene.
-
-GIACOMINO.
-
-Sì! Sì!
-
-LAMBERTI.
-
-Tu, adesso, sai ciò che fai! Il tuo, dunque, non è più un duello,
-è la nostra guerra disperata e continua. Non è possibile unirci in
-battaglioni? Scendiamo in campo faccia a faccia...
-
-GIACOMINO.
-
-Uno per uno!
-
-LAMBERTI.
-
-E se mai ti tremasse la mano, ricordati. Oggi bisogna ricordare,
-ricordare e odiare.
-
- più sottovoce.
-
-In un anno solo, — dal quarantotto al quarantanove, — più di 960 tra
-impiccati e fucilati. In questi ultimi tre anni, più di 432. — E «la
-verga di ferro», — ricordati, — che valse la condanna a morte ad un
-povero maestro, e non era altro che un piccolo bastoncino da passeggio!
-— E ricordati le irrisioni feroci!... E le nostre giovani, trascinate
-ignude alle nerbate sulle reni in Castello, presenti gli ufficiali,
-— come il tuo, di domani, che sghignazzavano! Ricordati! Ricordati!
-Oggi bisogna ricordare, ricordare e odiare! Verrà dopo il perdono,
-— il perdono e fors'anche l'oblìo, — ma soltanto, quando la patria,
-l'avremo.
-
-GIACOMINO.
-
-Domani! Domani! Sono dei tuoi, sono con te! — Domani sarò degno di te!
-
-LAMBERTI.
-
-Degno di me? Io? Non sono niente, non sono nessuno, io! Sai, tu, a chi
-dobbiamo, noi tutti, questo fuoco, questa fede, questo fervore, questo
-spirito di sacrificio? — A lui, ad un uomo, ad un grande, che abbiamo
-intravveduto appena, col quale abbiamo scambiato appena qualche parola,
-ma che sentiamo essere vicino a noi, con noi, vigile, austero, forte
-come il destino!
-
-GIACOMINO sottovoce.
-
-Mazzini?... Mazzini?...
-
-LAMBERTI.
-
-Votato alla causa degli oppressi, i nemici d'Italia lo odiano, i
-potenti lo avversano e lo temono, ma tutti i cuori generosi battono
-sul suo, si esaltano alla sua parola ardente, e le donne lo amano, e la
-giovane Italia lo idolatra!
-
-GIACOMINO.
-
-Mazzini! Mazzini! È Giuseppe Mazzini!
-
-LAMBERTI.
-
-Egli è cospiratore ed artista: formidabile, inflessibile, gentile e
-mite insieme. Adora i fanciulli, i fiori e definisce la musica «il
-tramite più puro fra l'uomo e la divinità». — Egli è, per noi la stessa
-Provvidenza, nella quale fermamente crede, e noi siamo con lui, per
-lui! La sua invocazione, — Dio e Popolo, — è la nostra; e il suo motto
-«pensiero ed azione» — è ormai, per noi tutti, il dovere, la gioia, il
-perchè della vita...
-
-GIACOMINO.
-
-E il coraggio di saper morire!
-
-LAMBERTI.
-
-A Milano, subito, a Milano! Ho già consegnato a Emilio Dandolo, denaro
-e credenziali. Ma sarò anch'io questa notte, a Milano. — E se non
-partirai...
-
- Il Lamberti pensa per un istante che
- Giacomino possa rimanere ferito, ucciso:
- ma poi, subito, si rassicura.
-
-— Non temere! Dio è con noi! — Se il Varzis se la caverà con poco,
-torneremo qui. Ci sarà da fare.
-
- GIACOMINO gli afferra la mano,
- interrogandolo con gli occhi,
- ansiosamente.
-
-LAMBERTI.
-
-Forse. — Aspetto adesso un amico... — Tu, va; adesso va; e non veder la
-nonna, nessuno!
-
-GIACOMINO.
-
-No!
-
-LAMBERTI.
-
-Pensa che da una tua parola, da una tua imprudenza, può dipendere la
-vita di Dandolo, di cento altri... — che hai?...
-
- scotendolo con ira.
-
-Con chi?... Con chi?
-
-GIACOMINO.
-
-Con Anna. Ho detto tutto ad Anna!
-
-LAMBERTI.
-
-Soltanto con lei?
-
-GIACOMINO.
-
-Soltanto con Anna. Ma adesso la vedrò: certo mi aspetta... per
-salutarmi.
-
- verso la finestra.
-
-Eccola!
-
- fa per andarle incontro.
-
-LAMBERTI.
-
-No. Le parlerò io stesso; subito! Adesso la chiamo qui! Tu va. Scendi
-per la scala di servizio, passa dietro la casa. All'osteria della
-Stella, troverai un calessino già pronto. In meno di un'ora sei a
-Milano. Addio!
-
- GIACOMINO lo fissa, mostrando il desiderio
- di abbracciarlo: il Lamberti e Giacomino
- si gettano fra le braccia l'uno
- dell'altro, poi Giacomino fugge via quasi
- di corsa.
-
-
-SCENA VII.
-
- LAMBERTI solo — poi ANNA.
-
-
-LAMBERTI alla finestra: saluta ancora Giacomino con la mano. Si
-ricompone, va sull'uscio di mezzo e chiama:
-
-Anna! Anna!
-
- ANNA si presenta all'uscio.
-
-LAMBERTI.
-
-Vieni qui, un momento.
-
- ANNA entra.
-
- LAMBERTI chiude l'uscio.
-
-
-SCENA VIII.
-
- LAMBERTI ed ANNA. Il CÉZKY in fine.
-
-
-LAMBERTI.
-
-Giacomino è partito.
-
- ANNA si volta vivamente e lo fissa.
-
-LAMBERTI.
-
-In questo momento; e mi ha lasciato i suoi saluti per te. È ardito quel
-ragazzo; pieno di coraggio. Non temere, Varzis le piglierà!
-
-ANNA.
-
-Ti ha detto?
-
-LAMBERTI sorridendo.
-
-Sapevo già...
-
-ANNA.
-
-Da chi?
-
-LAMBERTI.
-
-Non temere! Hai paura della mia imprudenza?
-
- guardandola e scrollando il capo.
-
-Anna! Anna! Da molto tempo ho imparato a tacere! E anch'io?... Sono
-certo, sicuro del tuo silenzio?
-
-ANNA lo fissa sempre: esitante.
-
-... Tu?
-
-LAMBERTI.
-
-Sì. Una parola imprudente potrebbe mandare anche me in Castello...
-poi a Mantova. Hai sentito del vecchio Ansperti? Della sua fuga quasi
-miracolosa in Isvizzera, a settant'anni? Infermo?
-
-ANNA.
-
-Sì...
-
-LAMBERTI.
-
-Sono stato io.
-
-ANNA.
-
-Tu?
-
-LAMBERTI.
-
-Coi nostri contrabbandieri: cuori di leone e garretti di camoscio!
-
- ridendo.
-
-Per un lungo tratto di cresta l'ho portato io sulle spalle! Che notte!
-Le nubi, anche le nubi correvano brontolando! E a lampi, si vedeva
-giù il precipizio, a mille piedi! Ci fu uno scontro con i gendarmi. Il
-solo, per altro che mi aveva riconosciuto, — il sergente Baraffini, —
-l'ho ammazzato!
-
-ANNA.
-
-Tu?... Tu?
-
-LAMBERTI.
-
-Sì, io. Ti fa tanto stupore? Perchè? — Non mi credevi capace di
-arrischiare anch'io la vita per la mia patria? Tutti ormai: i nostri
-stessi servitori, i contadini... tutti. Ed io solo, no? Oh, Anna, anche
-se non mi ami, almeno un po' di stima!
-
- ANNA gli stringe la mano con passione.
-
-LAMBERTI con dolcezza e insieme con molta gravità.
-
-Presto verrà il giorno decisivo. Riusciremo, questa volta! Ma oggi,
-al punto in cui siamo, ho acquistato il diritto di parlare. Ho
-acquistato il diritto, finalmente di averti con me, unita nel pensiero,
-nelle ansie, nelle aspirazioni! Voglio sentirmi riscaldata l'anima,
-raddoppiato il coraggio dal calore del tuo affetto! Voglio avere la
-certezza nel rischio, che se anche perdo la vita...
-
-ANNA buttandogli le braccia al collo con un grido di spavento.
-
-No!
-
- ripetendo sottovoce e stringendosi a
- Vitaliano affettuosamente.
-
-No, no, no!
-
-LAMBERTI.
-
-... Tu, ormai, non avrai più sdegno, non avrai più collera contro
-il mio nome, che è il nome di mia madre, ma lo porterai fiera, con
-orgoglio!
-
- ANNA fa per rispondere: le lacrime
- le stringono la gola. Scoppia in
- pianto abbracciando ancora Vitaliano
- strettamente e nascondendosi il viso
- contro il suo petto.
-
-LAMBERTI.
-
-Per me! le tue lacrime!... Piangi per me!
-
- baciandola sui capelli.
-
-Non temere tu mi porti fortuna! Tutto andrà bene, se mi vuoi bene!...
-Bella! Come sei bella! Bella, bella, cara!... Che smania avevo di dirti
-bella, di dirti cara... e non osavo, non osavo mai!
-
-ANNA.
-
-Dimmi Anna, tante volte! Anna, Anna, Anna. Mi piace tanto il mio nome
-detto da te.
-
-LAMBERTI.
-
-Anna!... Anna!... Pensa Anna, è questo il primo giorno il primo momento
-nostro...
-
-ANNA.
-
-Anna... ancora Anna, Anna....
-
-LAMBERTI.
-
-Fra me e te, Anna, c'era come una nebbia fredda, un muro di ghiaccio.
-Io non sapevo parlare, tu non mi sapevi capire; ci chiudevamo in noi
-stessi e ci allontanavamo l'uno dall'altra. E la causa di ciò? Mia
-madre! È così? Rispondi. Mia madre?
-
-ANNA.
-
-Ma...
-
- risoluta.
-
-Adesso no; più!
-
-LAMBERTI.
-
-Questo spirito nuovo che freme nell'aria, che ci accende il sangue
-e le idee, che ci ripete echeggiante nell'anima, con ogni alito di
-vento, con ogni stormir di fronda, la canzone della patria, è penetrato
-pure nel tuo cuore, nel tuo spirito, co' suoi entusiasmi, con la sua
-poesia! Io capivo, vedevo tuttociò, a mano a mano che io stesso ne
-rimanevo sconvolto, preso, affascinato! Dal mio amore per te venne la
-prima luce, la prima fiamma. Tu, senza saperlo, mi hai fatto vincere
-avversioni, esitazioni, pregiudizi, ripugnanze! Mi hai rischiarata
-dinanzi, come illuminata dal sole, la strada giusta e diritta, la vera!
-
-ANNA.
-
-Anch'io, voglio dirti tutto, anch'io. No! Lasciami parlare qui; —
-ho più coraggio qui, — così — Tu dici di avermi amata fin dal primo
-giorno?... Io... no. E come avrei potuto, subito, volerti bene? Non è
-stato il nostro cuore, non siamo stati noi ad unirci... Sono stati gli
-altri. Mi sentivo straniera qui, in casa tua, mi sentivo sola. La mia
-vita cominciava appena e mi pareva finita, e sentivo, con un grande
-bisogno di piangere, un così vivo, un così grande bisogno di amare! —
-Seguivo qualche fantasma che mi destava pietà, simpatia... ma poi, non
-trovavo nessuno! — Sono stata tanto cattiva, tanto leggera e vana! —
-Perdonami! Poi un giorno, finalmente, ti sei fermato di più con me...
-Mi hai guardata fissandomi... I tuoi occhi erano diversi! — Allora...
-— Sì, mi faceva dispetto tua madre, perchè essa gettava come un'ombra
-sopra di te, ed io volevo vederti circondato dell'approvazione,
-dell'ammirazione di tutti! Sì, è vero, sentivo un fremito accendermi
-il sangue, le idee, ma quella che mi ripeteva nell'animo ogni alito di
-vento, ogni stordir di fronda, era... la canzone dell'amore!
-
-LAMBERTI.
-
-Cara, cara, cara!
-
-ANNA.
-
-Anna! La tua Anna! Dimmi che ti piacciono i miei capelli! Dimmi tu, che
-sono bella!...
-
-LAMBERTI.
-
-Bella!... Bella...
-
-ANNA.
-
-Che sono tua!... Tutta tua!
-
- Vitaliano ed Anna restano un istante
- abbracciati. — Poi Vitaliano ascolta
- verso l'uscio di mezzo. — Ascolta anche
- Anna.
-
-ANNA scostandosi.
-
-Forse... tua madre?
-
-LAMBERTI.
-
-Sarà il dottor Fratti! Lo aspetto!
-
- l'uscio si apre.
-
- ANNA trasalisce con un motto di spavento.
-
- CÉZKY si presenta pallidissimo.
-
-LAMBERTI.
-
-Il Fratti?... È arrivato?
-
-CÉZKY con voce alterata.
-
-Il signor Fratti e il signor Strassèr.
-
-LAMBERTI pensando.
-
-Qui no!... Non è prudente...
-
- al Cézky.
-
-Su! In camera vostra!
-
-ANNA sottovoce a Vitaliano.
-
-No! No!
-
-LAMBERTI con grande tenerezza.
-
-Anna, Anna, Anna cara!... Non inquietarti così!... È dei nostri!
-
-ANNA con un grido.
-
-Cézky?!
-
- LAMBERTI rimane colpito; fissa il Cézky, —
- poi Anna, — poi ordina al Cézky di andare
- avanti e lo segue.
-
-
- FINE DEL SECONDO ATTO.
-
-
-
-
-ATTO TERZO.
-
-
- Salotto nell'appartamento della contessa Teresa: da un uscio a
- sinistra si entra nella sua camera da letto. — Nella parete
- di fondo, a destra, dall'uscio sempre aperto si vedrà una
- cappelletta con un ricco altarino e un inginocchiatoio. Un
- grande ritratto dell'imperatore Francesco Giuseppe. In faccia
- all'uscio della camera da letto, un altro uscio che mette nella
- biblioteca.
-
-
-SCENA PRIMA.
-
- CAROLINA — la voce di Teresa, poi il RIENZ.
-
-
- CAROLINA entra e va a battere all'uscio
- della camera di Teresa.
-
-TERESA di dentro.
-
-Chi è?
-
-CAROLINA.
-
-Sua Eccellenza!
-
-TERESA.
-
-Il Conte Stefano?
-
-CAROLINA.
-
-Sì! Faccia presto!
-
- RIENZ entra in fretta, ancora con il
- cappello il pastrano e il frustino.
-
-TERESA sempre di dentro: a Carolina.
-
-Vengo subito! Apri le finestre!
-
- CAROLINA si volta, vede il Rienz e fa per
- aiutarlo a levarsi il pastrano.
-
-RIENZ.
-
-Andate, andate dalla contessa.
-
- CAROLINA entra da Teresa.
-
- RIENZ si leva da sè il pastrano, depone il
- cappello, tiene in mano il frustino che
- agita nervosamente camminando su e giù
- per il salotto.
-
-TERESA ancora di dentro.
-
-Che c'è?... Una brutta notizia?
-
-RIENZ.
-
-Forse!
-
-TERESA.
-
-Vitaliano?... Qualche nuova sciocchezza di Vitaliano?
-
-RIENZ.
-
-Vi dirò... Fate presto!
-
-TERESA.
-
-Un momento!... sono pronta!
-
- entra allacciandosi un nastro della veste
- da camera.
-
-— Eccomi!
-
-
-SCENA II.
-
- RIENZ e TERESA — poi di nuovo la CAROLINA.
-
- RIENZ bacia la mano alla contessa.
-
-
-TERESA.
-
-Mio Dio! Stefano?
-
-RIENZ.
-
-Una lettera anonima! Una denuncia.
-
-TERESA.
-
-Una denuncia contro chi?
-
-RIENZ.
-
-Contro Vitaliano; contro vostro figlio! Lo si accusa di cospirazione;
-di essere in rapporti con Mazzini e con quel... Garibaldi, quell'altro
-romantico filibustiere!
-
-TERESA.
-
-Datemi questa lettera!
-
-RIENZ.
-
-Non fu mandata a me! Fu mandata...
-
-TERESA con un grido represso.
-
-Alla polizia?
-
-RIENZ.
-
-Tranquillatevi. Fu aperta dal barone Wolf, — un buon austriaco, mio
-amico. — Per fortuna! — Se capitava fra le mani dell'altro commissario,
-l'italiano, a quest'ora sarebbero qui i gendarmi!
-
-TERESA vivamente, giungendo le palme verso la cappelletta.
-
-Grazie! Grazie! Vi ringrazio!
-
- coprendosi il viso con le mani.
-
-Mio figlio? Il mio sangue? Un conte Lamberti?
-
-RIENZ.
-
-C'è questo di più grave ancora:: la lettera anonima, la denunzia è
-partita da questa casa.
-
-TERESA.
-
-Come lo sapete?
-
-RIENZ.
-
-Per un miracolo! Ai furfanti, manca sempre qualche cosa: quando sono
-perfetti, diventano... brava gente! A costui, manca il sangue freddo.
-Mentre compie la canagliata, gli tremano le mani e gli si oscura la
-vista.
-
-TERESA vivamente.
-
-Chi è?
-
-RIENZ.
-
-Cézky.
-
-TERESA.
-
-Quel polacco girovago, pitocco?
-
-RIENZ.
-
-È innamorato di Anna.
-
-TERESA fissando Rienz.
-
-Anna abbassarsi a... Non lo credo...
-
- risoluta.
-
-No!
-
-RIENZ.
-
-Precisamente! Respinto, per vendicarsi!
-
-TERESA con alzata di spalle.
-
-Uno strimpellatore di versi! Un Werther, un Ortis, inconcludente!
-
-RIENZ.
-
-Più concludente degli altri! Invece di ammazzarsi, costui, fa impiccare
-il marito!
-
-TERESA impallidendo: con voce rauca.
-
-In qual modo avete scoperto?
-
-RIENZ si avvicina alla scrivania di Teresa e prende un foglio di carta.
-
-Questa è la lettera. — Va bene? — Qui, in prima pagina, la sua brava
-denunzia.
-
- volta il foglio.
-
-E in fondo da quest'altra parte, una parola, in lapis, sbiadita, — una
-sola parola — «promemoria». — Una nota si vede incominciata e subito
-interrotta.
-
-TERESA.
-
-Era il carattere del Cézky?
-
-RIENZ affermando col capo.
-
-Indubbiamente! Non vi ricordate, Teresa? Per quindici giorni, quando ho
-avuto ammalato il mio cancelliere? Chi lo ha sostituito? Il Cézky.
-
-TERESA si lascia cadere sopra una sedia.
-
-Ma... e allora?
-
-RIENZ.
-
-Volete un'altra prova?... Schiacciante? Prima di parlare con voi,
-volevo parlare col Cézky
-
- con piglio minaccioso.
-
-a quattr'occhi, io e lui... A villa Lamberta non c'è più. — Il letto...
-intatto. Fatto il colpo ha preso il largo.
-
-TERESA.
-
-Allora?... E allora?...
-
-RIENZ.
-
-Chiamate vostro figlio.
-
-TERESA esitante.
-
-Qui?... Con voi?
-
-RIENZ con un atto stizzoso.
-
-Puntigli, riguardi, risentimenti... Non è l'ora! — Adesso bisogna
-tutto sapere, — la lista dei compagni, dei fratelli prima, — poi, se si
-tratta solo di sciocchezza, d'imprudenze, tutto in tacere, per quanto
-riguarda la vostra casa. — Ma vostro figlio, — il pazzo! — reso da noi
-impotente a nuocere e a nuocersi!
-
-TERESA con gratitudine, stringendogli la mano.
-
-Oh! Stefano!
-
-RIENZ.
-
-Di simili scandali è piena Milano; è pieno il Lombardo-Veneto! Ci
-mancherebbe altro che ne scoppiasse uno anche nella casa... che...
-frequento io! — È necessario per tutti, per l'autorità stessa
-dell'Arciduca, che qui... e a Vienna, non si facciano confusioni
-fra il vostro nome e quello dei d'Adda, dei Durini, degli Arese...
-Fra la vostra, — la vera, — e tutta questa aristocrazia turbolenta,
-irrequieta, imborghesita dalle inframmettenze donnesche e dalle
-velleità demagogiche! — Chiamate vostro figlio!
-
- TERESA suona il campanello sopra il
- tavolino: pausa.
-
- CAROLINA entra: rimane presso l'uscio.
-
-TERESA.
-
-Mandate Francesco dal signor conte. A mio nome! Venga qui, subito.
-
- CAROLINA via.
-
-RIENZ.
-
-Calma mi raccomando; calma.
-
-TERESA.
-
-È un gran dolore!... La mia devozione il mio affetto all'imperatore! I
-miei principî! Tutto l'orgoglio del mio nome...
-
- RIENZ le impone di tacere e le fa segno che
- qualcuno si avvicina.
-
-
-SCENA III.
-
- FRANCESCO e detti.
-
-
-FRANCESCO sta sulla soglia dell'uscio.
-
-Il signor conte non c'è. Non è a villa Lamberta. È andato a Milano.
-
-RIENZ vivamente.
-
-A Milano?
-
-TERESA.
-
-Quando?
-
-FRANCESCO.
-
-Questa notte, tardi. Saranno state le tre, le quattro. Non potrei dire
-l'ora, precisamente perchè il signor conte si è alzato e si è vestito
-da solo: non mi ha fatto chiamare.
-
-TERESA con esitazione.
-
-Ed è... anche partito solo? In calessino?
-
-FRANCESCO.
-
-No, no; con Giovanni, in carrozza chiusa. Ha fatto attaccare i due
-sauri.
-
-RIENZ interrompendolo.
-
-La contessa Anna...
-
- rivolgendosi a Teresa.
-
-Fate pregare la contessa Anna di venir qui subito.
-
-TERESA a FRANCESCO.
-
-Avete sentito?... Andate.
-
- FRANCESCO s'inchina ed esce.
-
-
-SCENA IV.
-
- TERESA e RIENZ.
-
-
-TERESA.
-
-Questa notte?... Saranno state le tre, le quattro?
-
- al Rienz: cercando di tranquillarsi.
-
-E d'altra parte in carrozza... a due cavalli... con Giovanni, il nostro
-primo cocchiere?...
-
-RIENZ riprendendo il foglio di carta, che gli è caduto di mano.
-
-E per ciò? A commettere delle... bestialità, non si va soltanto a piedi
-o in diligenza.
-
-
-SCENA V.
-
- ANNA e detti.
-
-
-ANNA.
-
-Eccomi mamma.
-
-TERESA colpita: al Rienz sottovoce.
-
-Mamma?... È la prima volta!
-
- RIENZ chiude tutti gli usci, — non a chiave
- — guardando prima se vi è qualcuno che
- possa ascoltare.
-
- ANNA lo osserva attentamente, corrugando
- gli occhi.
-
-TERESA.
-
-Siedi, cara, siedi.
-
-RIENZ con squisita, amabile galanteria.
-
-E oggi vogliate essere buona anche con me, contessa Anna. Guardatemi,
-— se vi è possibile, — senza diffidenza, e sopratutto senza cattive
-prevenzioni. Lo dicevo, adesso, alla contessa Teresa: — è con dolore,
-è con vero dolore, che io sono costretto a notare la vostra freddezza.
-Certe volte dovrei dire, persino... antipatia.
-
- ANNA, maravigliata, interroga Teresa con
- uno sguardo.
-
-TERESA.
-
-Sì, cara. Proprio così.
-
-RIENZ.
-
-Oggi, specialmente oggi, io ho bisogno, invece, di tutta la confidenza,
-di tutta la fiducia vostra e del conte Vitaliano.
-
-ANNA trasalisce, ma poi si domina subito, simulando una grande
-indifferenza e molta sicurezza.
-
-Mio marito?
-
-TERESA con impeto indicandole il Rienz.
-
-Per lui! Per il nostro interesse! Per il nostro onore!
-
-RIENZ sorridendo, fa cenno a Teresa di contenersi: ad Anna.
-
-Rassicuratevi! Non c'è finora da spaventarsi! La contessa Teresa è
-madre: si lascia vincere, forse, troppo presto dalle apprensioni.
-
-ANNA.
-
-Spaventarmi? Di che?
-
- rivolgendosi a Teresa.
-
-Soltanto io non so spiegarmi le tue parole...
-
- al Rienz con più forza.
-
-e tanto meno le vostre!
-
-TERESA.
-
-Anna, Anna, cerca di frenarti! Non è questo il momento di essere fiera,
-orgogliosa!
-
-ANNA.
-
-Non lo sono mai stata, — con te, — mamma.
-
- RIENZ resta attentissimo, seguendo con
- ansia il dialogo fra Anna e Teresa.
-
-TERESA con irritazione.
-
-E sopratutto, figliola mia, ricordati nella scelta degli amici non
-bisogna lasciarsi guidare da antipatie e, peggio, da simpatie strane,
-ridicole. Gli amici veri, leali, si conoscono e si trovano vicini a noi
-nel momento del bisogno, del pericolo!
-
-ANNA trasalisce, ma è un lampo. Con molta calma:
-
-Nel momento del pericolo? Quale pericolo?
-
- RIENZ fa un cenno di approvazione a Teresa,
- incitandola ad andare avanti.
-
-TERESA.
-
-Si tratta di Vitaliano, ti ripeto: di tuo marito!
-
-ANNA.
-
-Vitaliano? Egli non ha nessun pericolo da temere.
-
-TERESA.
-
-Questo intanto, — tu, — come lo sai? Come lo puoi assicurare?
-
- RIENZ approva sempre coi cenni del capo le
- domande di Teresa.
-
-ANNA sforzandosi per sorridere.
-
-Come lo so? Forse... non sono sua moglie?
-
- appassionatamente.
-
-Conosco la sua vita, il suo cuore, conosco i suoi pensieri...
-
-TERESA.
-
-Non tutto conosci! Voglio crederlo, almeno non tutto!
-
- lentamente, sempre spinta dalle
- approvazioni del Rienz.
-
-Ci sono azioni, intrighi, che un uomo nasconde anche alla propria
-moglie, anche alla donna più amata, più adorata...
-
-ANNA.
-
-Ma non a me! Vitaliano non ha segreti per me!
-
-TERESA osservandola con l'occhialino: ironica.
-
-Sì?... Benissimo. Me ne compiaccio assai! Tanto più che non è sempre
-stato così. Oh, no! Anzi, è recente — recentissima, crederei, — questa
-unione così stetta, delle vostre anime?
-
-ANNA risentita.
-
-Ciò, scusa, mamma, non ti riguarda! — Io ho da dirti questo soltanto
-
- ironica a sua volta.
-
-per tranquillarti. — Tuo figlio Vitaliano non ha proprio nulla da
-temere!
-
- RIENZ non veduto da Anna, mostra a Teresa
- il foglio di carta che tiene ancora fra
- le mani.
-
-TERESA.
-
-Nemmeno... da un qualche suo... nemico?
-
-ANNA.
-
-È buono, non ha nemici.
-
-TERESA.
-
-Da un amico, allora; — da un suo fratello di fede, da un traditore, da
-un rivale, da una spia?...
-
-ANNA con un grido di spavento, alzandosi di scatto.
-
-Cézky?! Ha fatto la spia?!
-
-RIENZ avanzandosi: vivamente.
-
-Sì, Cézky! Ha denunziato il conte Lamberti! Ma voi come avete
-indovinato?
-
-ANNA smarrita, tremante.
-
-Io?... Io no!... Io non ho detto niente non so niente!
-
-TERESA ad Anna, che ad ogni parola si smarrisce e trema sempre più.
-
-Cézky! Cézky! Con un'anonima alla polizia! Lo ha denunziato alla
-polizia!
-
- indicando a Rienz.
-
-Lui ha scoperto tutto per fortuna nostra! E lui solo può ancora salvare
-Vitaliano dall'infamia, dalla morte!
-
-ANNA disperata, si volta verso Rienz con gli occhi pieni di lacrime,
-tendendo verso di lui le mani giunte, supplichevoli.
-
-Dio, Dio, Dio, Dio!
-
-RIENZ.
-
-Lo salverò; a un patto: — la verità! voglio la verità!
-
-ANNA.
-
-Ma io...
-
-RIENZ.
-
-La verità! O vostro marito è arrestato e perduto!
-
-ANNA balbettando.
-
-Sì!... Sì!... Ieri...
-
- si arresta, esita impaurita davanti alla
- rivelazione che sta per fare.
-
-Io... non... non so...
-
-RIENZ.
-
-Dovete parlare e bisogna parlare!
-
-ANNA.
-
-Io... non...
-
- scoppia in un pianto dirotto.
-
-Non so niente! Io non so niente, niente, niente!
-
-RIENZ.
-
-Le lacrime! Sempre! Maledette le lacrime!
-
- cammina su e giù furibondo.
-
-TERESA al Rienz, sottovoce.
-
-Non così! La spaventate troppo!
-
-RIENZ.
-
-L'ho osservata bene! Sa molte cose. Bisogna approfittare della paura!
-
-TERESA mettendosi una mano sul petto.
-
-Io; io.
-
-RIENZ a Teresa: sempre sottovoce.
-
-Nomi, — sopratutto! — Nomi! I compagni!
-
-TERESA avvicinandosi ad Anna dolcemente.
-
-Coraggio! Coraggio, Anna!
-
- l'accarezza, la bacia sui capelli.
-
-Sono io stessa, che ti fo coraggio: sua madre. La mia presenza qui,
-la mia calma ti devono rassicurare. Mio figlio non mi ha mai amata. Ha
-torti gravi verso di me: ha commesso errori gravissimi, ma è sempre mio
-figlio, porta sempre il mio nome!
-
- ANNA continua a singhiozzare.
-
-TERESA.
-
-Ora si tratta di salvarlo; poi, tutti insieme, — noi tre, — cercheremo,
-di poter rimediare per il momento, e sapremo costringerlo anche ad
-aprire gli occhi davanti al precipizio. Non è vero?
-
-RIENZ.
-
-Certamente!
-
- ANNA ancora in lacrime, guarda ora l'uno
- ora l'altra, come trasognata.
-
-TERESA.
-
-Quel Cézky!
-
- ANNA ha un brivido.
-
-TERESA.
-
-Che canaglia!... Tuo marito ti trascurava un po'; ti lasciava sola.
-Poi...
-
- accarezzandola.
-
-la testolina è poetica... I versi... la luna. — Romanticismo! — Non è
-vero, conte Stefano? — Ha sperato: — si è innamorato.
-
- ANNA fa un atto di protesta.
-
-TERESA.
-
-Non giustificarti! Non negare! — Sono donna... un istante di
-sconforto... la malinconia. È la sua stessa infamia che ti difende, che
-prova la tua innocenza! Tu lo hai respinto e lui si è vendicato! Tutta
-la colpa è di tuo marito.
-
- ANNA fissa Teresa attentamente.
-
-TERESA.
-
-Il primo venuto diventa subito suo amico, basta che sia un affamato e
-un declamatore! E così, come questo Cézky, tutti gli altri, i tristi, i
-settarî che gli hanno avvelenato il sangue!
-
-ANNA.
-
-I settarî?... I tristi?...
-
-TERESA.
-
-Tu li conosci?... — Unisciti a noi per allontanarlo da costoro! Per
-salvarlo da costoro!
-
-ANNA cominciando a capire.
-
-Io non... conosco nessuno...
-
-RIENZ quasi brutalmente.
-
-Con chi si trova vostro marito? Chi gli scrive? Chi ha rapporti palesi
-o segreti con lui?
-
-ANNA alzandosi, fissando prima Teresa, poi il Rienz.
-
-E vorreste che io?... È questo che... — Ditemi, — ben chiaro, — _ben
-chiaro_, — che cosa volete, che cosa pretendete da me?
-
-RIENZ.
-
-Contessa, vi prego. Nè... strepito... nè false sentimentalità!
-
-ANNA.
-
-E nemmeno sottintesi!
-
-RIENZ.
-
-E nemmeno sottintesi. Io qui, rappresento l'arciduca, — più ancora —
-il mio imperatore. Io sono stato un soldato e ora sono un servitore
-fedele di casa d'Austria, di questa vecchia e grande casa che ha
-profuso nel vostro paese, — paese di conquista, — sangue e milioni! —
-Io posso salvare vostro marito, ma lui solo! Tutti i nostri nemici no!
-— Voglio, devo sapere se si sta macchinando un altro sei febbraio, se
-— nell'ombra, — si stanno affilando nuovi pugnali! Questi emissarî,
-questi adepti, questi sicarî, voglio averli nelle mani, perchè io
-voglio, devo definire l'ordine e lo Stato. — Che cosa mi credete voi,
-un traditore o, — peggio, — un imbecille?!
-
-ANNA.
-
-E voi signore?
-
- a Teresa.
-
-E tu? Che cosa mi credete?... Anch'io... la spia? Anch'io... una spia?
-
-TERESA.
-
-Il tuo sangue t'impone di parlare! I tuoi interessi! I tuoi diritti!
-
-ANNA con orrore crescente.
-
-Io la spia?... La spia?... Una spia?...
-
-TERESA.
-
-Vitaliano...
-
-RIENZ.
-
-Col silenzio accusate lui solo!
-
-ANNA.
-
-No! No! No! No!
-
-RIENZ.
-
-Lo perderete!
-
-TERESA.
-
-Sarà arrestato!
-
-ANNA.
-
-E allora uccidetemelo anche! Io morirò con lui! Ma la spia no! La spia
-mai!
-
-TERESA spaventata.
-
-Ssst. Sottovoce!
-
-RIENZ irritato, irrequieto.
-
-Diventate pazza! Siete pazza!
-
-ANNA.
-
-Pazza! Pazza! Ma anch'io della stessa pazzia di mio marito!
-
- a Teresa.
-
-Lo amo! Adesso lo amo!... Lo amo!... Oh, se lo amo!
-
- a Rienz.
-
-E con lui, amo, adoro ciò che egli adora! Questa sua patria, questa
-nostra patria, più grande della vostra, più bella della vostra e, per
-colpa vostra, tanto infelice!
-
- a Teresa.
-
-Volete dei nomi?
-
- a Rienz.
-
-I nomi? Prendetevi il suo e prendetevi il mio!
-
-TERESA.
-
-Il tuo?
-
-ANNA.
-
-Sì; anche il mio! — È per lui! Per Vitaliano! È stato in questa forte
-e nuova poesia della sua vita, che io finalmente ho cominciato ad esser
-sua, _sua_! Che ho cominciato a conoscerlo a comprenderlo...
-
-RIENZ sente venir gente.
-
-Ssst!...
-
-TERESA.
-
-Taci!
-
-ANNA continuando.
-
-A stimarlo!
-
-TERESA afferrandole una mano; cercando di chiuderle la bocca, e
-ascoltando verso l'uscio.
-
-Taci! Taci!
-
-ANNA.
-
-Ad ammirarlo!...
-
-
-SCENA VI.
-
- FRANCESCO e detti — poi il LAMBERTI.
-
-
-FRANCESCO aprendo l'uscio di mezzo.
-
-Il signor conte...
-
-ANNA con un grido di gioia.
-
-Vitaliano!
-
-FRANCESCO.
-
-Torna adesso!
-
-RIENZ a Francesco spingendolo fuori e richiudendo l'uscio.
-
-Va bene! Andate!
-
- ad Anna.
-
-E voi ricordatevi...
-
-ANNA mentre Teresa vorrebbe allontanarla chiamando, con voce ancora
-soffocata
-
-Vitaliano!
-
-TERESA.
-
-Che cosa gli dirai?
-
-ANNA.
-
-Ciò che volete da me! Che pretendete da me!
-
-TERESA.
-
-Rifletti prima!
-
-RIENZ.
-
-Per voi e per lui!
-
-ANNA forte.
-
-Vitaliano! Vitaliano!
-
-LAMBERTI di dentro.
-
-Anna!
-
- presentandosi sull'uscio.
-
-Anna!
-
-ANNA corre a gettarsi fra le braccia di Vitaliano.
-
-Tu! Tu! Qui! Sei qui! Sei qui!
-
-
-SCENA VII.
-
- LAMBERTI, ANNA, TERESA, il RIENZ.
-
-
-LAMBERTI ad Anna.
-
-Che cosa ti hanno fatto?...
-
- fissando Teresa e il Rienz.
-
-Che cosa le avete fatto?...
-
-TERESA.
-
-Sei stato tradito!
-
- LAMBERTI trasalisce corrugando le ciglia.
-
-TERESA.
-
-Denunziato alla polizia!
-
-ANNA.
-
-E vogliono i nomi! Tutti i nomi!
-
-TERESA.
-
-Per salvarti! Perchè vogliamo salvarti!
-
-LAMBERTI ad Anna, ansiosamente.
-
-E tu?... Tu?...
-
-ANNA.
-
-No! No! No! — Io e te! Noi due! Noi due! Ho detto soltanto noi due!
-
-LAMBERTI stringendosi Anna sul petto.
-
-Soltanto noi due? — Perchè non dire la verità? — Sempre la verità!
-
- al Rienz ironico.
-
-I nomi?
-
- RIENZ rimane rigido, impassibile.
-
-LAMBERTI a Teresa.
-
-E anche tu sei qui con lui per avere dei nomi?
-
- TERESA raggrotta la fronte, fiera,
- sdegnosa.
-
-LAMBERTI prorompendo.
-
-Ve li dirò! E ricordateli bene! — È il nome di quanti hanno cuore e
-intelligenza, di quanti ricordano e odiano!... Uscite nelle vie! Nelle
-piazze! Entrate nei teatri, nelle chiese, dovunque si finge di godere
-o di pregare, dovunque si soffre e si nasconde il tormento! Il nome? I
-nomi...
-
- ridendo.
-
-Ah! Ah! Prima allargate le vostre prigioni! Fatele grandi come le
-nostre città e prendetevi... il nome di tutti! È l'ora! È venuta l'ora!
-Siamo tutti congiurati e ribelli!
-
-RIENZ scrollando il capo con fierezza ironica.
-
-Tutti!
-
-TERESA rivoltandosi sdegnata.
-
-Tutti, no!
-
-LAMBERTI.
-
-Tutti! Tutti!... Anche in casa tua! Anche la parte più cara del tuo
-sangue, della tua anima...
-
-ANNA con un grido di angoscia.
-
-Giacomino?... Giacomino?...
-
- TERESA guarda Anna, attonita, poi fa un
- passo verso Vitaliano.
-
-LAMBERTI continuando.
-
-Sì, lui, la creatura tua allevata da te, con le tue passioni, i tuoi
-pregiudizi! Anche lui! Anche lui, ha sentito il nostro fremito d'odio e
-di rivolta!
-
- spingendo prima Anna, poi anche Teresa
- verso l'uscio di mezzo.
-
-Va! Va!... Andate! Ritorna adesso!
-
-ANNA con un grido.
-
-Ferito?...
-
-TERESA allibita.
-
-Ferito?....
-
-LAMBERTI.
-
-Sì! Ferito!
-
- verso la finestra.
-
-Ecco!... la carrozza!
-
-TERESA.
-
-Si è battuto?... Un duello!
-
-LAMBERTI.
-
-Sì! Con un ufficiale austriaco! Il principe Varzis! — È dei nostri! Si
-è battuto per noi!
-
- Anna e Teresa corrono incontro a Giacomino.
-
-
-SCENA VIII.
-
- LAMBERTI e il RIENZ.
-
-
-LAMBERTI fissa il Rienz, che rimane presso l'uscio, con un'occhiata
-torva, di odio.
-
-E voi, invece ricordatevi bene: — Giacomino, quel ragazzo si è battuto
-per una ballerina. Bisogna crederlo e farlo credere! Sono io solo che
-voi, — proprio voi — dovete far arrestare!
-
-RIENZ soffoca un impeto di collera: poi con dignità e con amarezza.
-
-Ah, no! Signor conte! — Io non sono un ufficiale di polizia e non sono
-un delatore!
-
-
- FINE DEL TERZO ATTO.
-
-
-
-
-ATTO QUARTO.
-
-
- La stessa scena dell'atto terzo.
-
-
-SCENA PRIMA.
-
- GIACOMINO poi ANNA — poi FRANCESCO.
-
-
- GIACOMINO seduto a un tavolino in
- giacchetta da camera e con un fazzoletto
- bianco al collo: sta facendo colazione.
-
- ANNA di dentro: bussa ad un uscio di
- fianco.
-
-GIACOMINO con indifferenza, continuando a mangiare.
-
-Avanti!
-
-ANNA.
-
-Posso entrare?
-
-GIACOMINO alzandosi, correndole incontro.
-
-Vieni! Vieni, zietta cara!
-
-ANNA entra facendo un lavoro di maglia: è pallida. Si sforza per
-dominare una grande tristezza e una grande inquietudine.
-
-Oggi come va?
-
-GIACOMINO allegramente.
-
-Benone!... Benissimo!
-
-ANNA sorridendo, ma sempre con un velo di mestizia.
-
-Ero venuta per farti un po' di compagnia. Allora...
-
- fa un passo per uscire.
-
-GIACOMINO.
-
-Ahi!... Si riapre la ferita!
-
-ANNA lo guarda a lungo: con un sospiro.
-
-Beato te!
-
- siede e ricomincia a lavorare, ma
- svogliatamente, soprappensiero e
- interrompendosi spesso.
-
-GIACOMINO ridendo.
-
-Eh!... Perchè la sciabolata
-
- segna il petto.
-
-l'ho presa di traverso! Se era per così...
-
- indica la punta.
-
-a quest'ora sarei fra i beati, davvero!
-
- siede e continua a far colazione: beve un
- bicchiere di marsala.
-
-Eccellente!
-
-ANNA.
-
-Non bere troppo, in questi primi giorni! E non mangiar troppo!
-Ricordati le raccomandazioni del dottore!
-
-GIACOMINO.
-
-Non parlarmi di quello sgherro della nonna!
-
- ANNA si fa sempre scura in viso, quando
- sente nominar Teresa.
-
-GIACOMINO.
-
-Dopo due giorni avrei potuto alzarmi e lui, a letto, per una settimana!
-Il mio stomaco invocava un bel pezzo di rosbiffe al sangue, e lui,
-brodetti e vermicelli!... Malizie della nonna per tenermi sottochiave,
-— qui, — nel suo appartamento! — Ma oggi, rivoluzione! Ho dichiarato
-a quel... Giulay che sarei uscito a cavallo e così, almeno, mi ha
-permesso di uscire in carrozza. — E sai,
-
- indica danaro.
-
-più niente! Le... svanziche, moneta austriaca! — Io ho dichiarato di
-essere italiano! dunque... più nemmeno un kaiser! Tu l'hai vista, oggi,
-la nonna?
-
-ANNA seccamente.
-
-No!
-
-GIACOMINO.
-
-Io non la vedo da tre giorni!
-
- si ferma con la forchetta in mano,
- pensieroso.
-
-Accumula prediche e strapazzate!
-
- con un'alzata di spalle.
-
-Non ci penso, o perdo l'appetito!
-
- ricomincia a mangiare allegramente.
-
-ANNA.
-
-Tu sei sempre allegro... Tu ridi sempre! Proprio... beato te!
-
-GIACOMINO.
-
-Che vuoi? Per me la vita bisogna prenderla... e magari anche lasciarla
-ridendo!
-
- guardandosi intorno, sottovoce.
-
-Io l'ho detto anche a Vitaliano: — Perchè dobbiamo metterci a fare
-l'Italia con tanto di muso? Ma facciamola ridendo! Col cattivo umore
-non si farà poi niente di buono!
-
-ANNA con gli occhi fissi.
-
-Beato te!... Beato te!... Perchè sei un uomo solo!
-
-GIACOMINO.
-
-No, se vuoi, beato per questo: perchè io so che tutte le cose,
-anche le più nere, hanno il loro lato roseo, ed io lo volto subito
-da questa parte! Da un po' di tempo, per esempio, avevo quasi perso
-l'appetito!... persino i tartufi non erano abbastanza profumati! —
-Adesso dopo una sciabolata e otto giorni di languidi brodetti!... Uhm!
-Queste patatine... hanno squisitezze inaudite! — Vuoi?
-
-ANNA rifiutando con un cenno del capo.
-
-Grazie.
-
-GIACOMINO.
-
-Ti ricordi, da ragazzi? Quante volte si rubava al cuoco le patate e le
-rape! — Si divoravano crude! ed eri tu, la più vecchia e la più golosa,
-che ci guidavi all'assalto!...
-
-ANNA sorridendo.
-
-Sì, sì... mi ricordo!
-
-
-SCENA II.
-
- FRANCESCO e detti.
-
- FRANCESCO entra con un piatto coperto.
-
-
-GIACOMINO goloso.
-
-Che cos'è?...
-
-FRANCESCO.
-
-Un quartino di pollo, bollito!
-
-GIACOMINO.
-
-Un quartino! Potevi portarne anche un quartone, gendarme!
-
-FRANCESCO.
-
-Mah! Quando non si ha avuto giudizio... si fa penitenza!
-
-GIACOMINO.
-
-Giudizio? Devi dire fortuna. Non ho avuto fortuna! E sai perchè? Perchè
-ho avuti troppi maestri! — Teso quel braccio! Più lunga la spaccata!...
-Salto indietro! Passo avanti!... — E poi, tutti mi insegnavano a darle,
-e nessuno m'ha insegnato a non prenderle!
-
-FRANCESCO scrollando il capo con dolce rimprovero.
-
-Marchesino!... Marchesino! Vale proprio la pena di battersi... per una
-ballerina!
-
-GIACOMINO si alza con impeto: fissa Francesco fieramente e respinge il
-piatto.
-
-Porta via!
-
-FRANCESCO inchinandosi, intimidito.
-
-Signor marchese... Scusi... Io non credevo...
-
-GIACOMINO.
-
-Basta così. Ho detto di portar via!
-
- FRANCESCO raccoglie in fretta piatti e
- bicchieri sopra un vassoio e via.
-
-
-SCENA III.
-
- ANNA e GIACOMINO.
-
-
-ANNA.
-
-Che estro hai avuto? Perchè tanta furia?
-
-GIACOMINO.
-
-Quell'uomo rappresenta tutta l'Austria. L'Austria, che non vuol
-prendermi sul serio! Io mi sono battuto per una ballerina! È fissato,
-è convenuto; è la parola d'ordine. Scommetto che se io andassi a dire
-oggi al commissario di polizia: — Barone; io non mi sono battuto per
-la Pochini, ma perchè non voglio in questa terra feconda di aranci e di
-olivi i mangiatori di sego, — scommetto mi riderebbe sul muso!
-
-ANNA.
-
-E ti disperi per ciò?
-
-GIACOMINO.
-
-Non mi dispero, ma capirai, averle prese e poi non essere nemmeno un
-po'... un po' martire!
-
- avvicinandosi ad Anna.
-
-C'è qualche cosa di grosso per aria!
-
- ANNA trasalisce interrogandolo con gli
- occhi.
-
-GIACOMINO.
-
-Non posso dirti niente! Non interrogarmi, non pregarmi, non
-supplicarmi! Tanto, non potrei rispondere! Ma che uomo, tuo marito! Che
-uomo quel Vitaliano!
-
-ANNA sorridendo, raggiante.
-
-Sì? È vero?
-
-GIACOMINO.
-
-Che cuore!... E che fegato!... Non è un orso, — no, no! — È un
-leone!... Un Dio!
-
- con slancio, dando un bacio ad Anna.
-
-Tò!... Prendi!
-
-ANNA risentita.
-
-Giacomino!
-
-GIACOMINO.
-
-È per lui. Per tuo marito! — E questa volta... Altro che finte e salto
-indietro! Sempre avanti e per davvero fino alla fine!
-
- vedendo Anna oscurarsi in viso.
-
-Che hai?...
-
- spaventato.
-
-La nonna!
-
- siede fingendosi sofferente.
-
-ANNA scrollando il capo.
-
-Tutto il tuo coraggio...
-
-GIACOMINO.
-
-Sento anch'io il coraggio, come in quei versi, di guardare il patibolo
-in faccia; ma di guardare in faccia la nonna quando è in collera....
-proprio no!
-
-
-SCENA IV.
-
- TERESA e detti.
-
-
-TERESA entra dall'uscio della biblioteca e si avvicina ad Anna senza
-mai guardare Giacomino.
-
-Oh, brava! Ero stata a cercarti in biblioteca! Mando il fattore a
-Milano; vuoi qualche cosa?
-
-ANNA fa cenno di no, col capo.
-
-Grazie.
-
-TERESA rimane un po' sconcertata da tanta sostenutezza, poi, dopo aver
-lanciata un'occhiata, senza parere, a Giacomino, si avvicina ad Anna,
-cercando di rabbonirla.
-
-Bella questa lana!... Un bel colore! Ne farò prendere anche per me! Si
-trova dal Guffanti, vero? Quello in via dei Borsinari?
-
-ANNA.
-
-Sì.
-
-TERESA ad Anna sottovoce e chinandosi come per osservare la lana.
-
-Quel... bel mobile, come va stamattina?
-
-ANNA.
-
-Meglio.
-
-TERESA.
-
-Mi pare un po' giù. Ha mangiato?
-
-ANNA.
-
-Sì!
-
-TERESA.
-
-Asino! Così debole... per crepare d'indigestione!
-
- dopo un momento con voce affettuosa.
-
-Anche tu, bada! sei pallida! Hai certi occhi...
-
-ANNA.
-
-Capirai; per me, almeno, non è questo il momento di pensare alla mia
-salute!
-
-TERESA sente sul viso la stoccata, ma si domina.
-
-Dovresti pensare a questo, per altro, che non sempre si può riuscire
-a moderare il proprio carattere, a frenare il proprio legittimo
-risentimento; e non dovresti conservare tanta... asprezza. Non
-sarò stata sempre molto espansiva con te, e la cosa, del resto, era
-abbastanza... reciproca. Ma ti ho sempre usato ogni riguardo, ho sempre
-avuto per te molta stima... e te l'ho provato anche ultimamente.
-
-ANNA.
-
-Ed io pure ti ho provato di meritarla.
-
-TERESA.
-
-Hai, nondimeno un grave torto. I giovani dovrebbero sempre giudicare i
-vecchi con un po' di benevolenza e... giudicare dalle intenzioni, che
-sono sempre giuste e rette.
-
- con un accento di verità e di passione, ma
- sempre molto dignitosa.
-
-Apprezza... il passo che io fo in questo momento.
-
- ANNA si alza vivamente, vinta da un
- improvviso slancio del cuore.
-
-TERESA sottovoce.
-
-E non metterti sempre anche tu, contro di me... Ormai, sono detestata
-da tutti in casa mia!
-
-ANNA.
-
-Detestata no.
-
-TERESA.
-
-Sì! Sì!... E perchè?
-
- forte per essere udita anche da Giacomino.
-
-Per quella maledetta ubriacatura politica.
-
-GIACOMINO.
-
-Ma nonna, tu...
-
-TERESA.
-
-Non parlo con voi! — Voi, per me, siete morto, e ne provo grande
-sollievo! È un peso... che ho giù dallo stomaco!
-
- ad Anna, con un altro tono di voce.
-
-Ma sopra di te, io avrei il diritto di poter contare come in un aiuto,
-come in un'alleata...
-
-ANNA.
-
-Un'alleata? Tua?
-
-TERESA sottovoce.
-
-Sì, per il bene, per la sicurezza di tuo marito.
-
-ANNA.
-
-In questi momenti gli uomini come mio marito, non pensano alla propria
-sicurezza! — Hanno ben altro da pensare.
-
-TERESA.
-
-E sei tu? Una donna, una moglie, un essere del nostro stampo che parla
-così?... — I patriotti, i fratelli! — Tu, almeno questo, avresti dovuto
-aver imparato... a tue spese: a conoscere bene i fratelli!
-
- ANNA trasalisce.
-
-TERESA.
-
-È un vento, una furia, che penetra nelle case, nelle famiglie, e che
-spazza via tutto: ogni sentimento di rispetto, di amore, ogni spirito
-di religione, di concordia e, insieme, la tranquillità e la felicità!
-
- pausa.
-
-Di vivo! di forte, di profondo, non c'è più che l'odio!
-
-GIACOMINO con forza, ribellandosi.
-
-Non è vero!
-
-TERESA meravigliata, furente.
-
-Non è vero?!...
-
- frenandosi con ironia.
-
-Ah, già, già! Sicuro! «Non è vero!» Di forte e di profondo c'è anche
-l'amore! L'amore... delle ballerine, per le quali un ragazzaccio
-scimunito come voi, provoca disordini e arrischia la vita!
-
- GIACOMINO si alza di scatto e si abbottona
- la giacca nervosamente.
-
-TERESA.
-
-Ah! Ah!... Vi sentite meglio? Siete guarito, interamente?... Ne ho
-molto piacere.
-
- GIACOMINO si avvia per uscire.
-
-TERESA con forza.
-
-Dove andate?
-
-GIACOMINO duramente.
-
-Di là!
-
-TERESA ha una scossa, poi si domina e torna ironica.
-
-Andate! Andate pure!
-
- richiamandolo.
-
-Il dottore...
-
- GIACOMINO si ferma.
-
-TERESA.
-
-Il dottore vi ha concesso per oggi, una passeggiata in carrozza. Ve
-la permetto anch'io, ma verso mezzogiorno; col sole! Andate in camera
-vostra a vestirvi, e non uscite... finchè non vi manderò a chiamare!
-
- GIACOMINO si avvia di nuovo, serio,
- sostenuto.
-
-TERESA che si aspetta una parola di scusa: quando Giacomino è
-sull'uscio.
-
-Andate così...
-
- GIACOMINO si ferma.
-
-TERESA sforzandosi di sorridere per vincere l'ira e il dolore.
-
-Andate! Andate pure!... Meno vi vedo e più... sono contenta!
-
- GIACOMINO via.
-
-TERESA con le lagrime nella gola.
-
-Anche lui... Ma a lui poi, — a lui! — Che cosa ho fatto?...
-
- sfogandosi, gridando forte.
-
-Francesco! Francesco!
-
- va verso l'uscio di mezzo.
-
-Francesco!
-
- il Lamberti entra.
-
-
-SCENA V.
-
- LAMBERTI e dette — poi FRANCESCO.
-
-
-LAMBERTI.
-
-Che vuoi da Francesco?
-
-TERESA.
-
-Mandarlo da Giacomino!
-
-LAMBERTI indicando Francesco che si presenta e si ferma sull'uscio.
-
-Eccolo, Francesco!
-
-TERESA.
-
-Andate dal signor Marchese! Aspettate! Prendete questo _plaid_!
-
- gli dà uno scialle.
-
-Che lo porti in carrozza, e si copra! Ordine mio!
-
- FRANCESCO via.
-
-LAMBERTI ad Anna.
-
-Vieni un momento di là? Ho da parlarti.
-
-TERESA.
-
-No, no! Rimani... Rimanete. Vado io!
-
- con la solita calma signorile.
-
-Il fattore mi aspetta: devo mandarlo a Milano.
-
- ad Anna.
-
-La lana dal Guffanti abbiamo detto?...
-
-ANNA.
-
-Sì.
-
-TERESA via, nella biblioteca.
-
-Guffanti; via dei Borsinari!
-
-
-SCENA VI.
-
- LAMBERTI ed ANNA, poi di nuovo FRANCESCO.
-
-
-ANNA a Vitaliano.
-
-Hai da parlarmi?
-
- lo guarda fisso.
-
-Che hai?
-
- LAMBERTI a sua volta, continua a fissare
- Anna con grande tristezza.
-
-ANNA con voce rotta dall'ansia.
-
-Che hai? Che cosa vuoi dirmi? Sì, sì!... Fissami bene: che il tuo
-occhio possa penetrare in fondo all'anima mia; non ho nulla da
-nasconderti!
-
-LAMBERTI.
-
-Hai capito dunque, che io volevo parlarti... di lui, del Cézky?...
-
- ANNA sostiene lo sguardo di Vitaliano:
- ferma, sicura.
-
-LAMBERTI le prende una mano, gliela bacia.
-
-No, Anna, Anna cara; io non ho mai dubitato di te!
-
-ANNA.
-
-Posso essere stata leggera; certo sono stata imprudente! — Era, allora,
-così vuota e inerte la mia vita, così grigia...
-
- con un brivido.
-
-così buia!
-
- accarezzandogli i capegli con grazia
- affettuosa.
-
-L'amore è come il sole; senza di lui, non c'è luce, nè calore!
-
- LAMBERTI stringe Anna al petto
- affettuosamente.
-
-ANNA.
-
-Per quel giovane... che non aveva una famiglia, solo, povero, io ho
-sentito, prima, un sentimento di compassione, di pietà... Poi anche
-di simpatia per il suo dolore così simile al mio. Cézky mi amava... lo
-capivo, lo vedevo, e non era amato. E anch'io cominciavo ad amare, ad
-amarti, e allora... non mi credevo amata! — Ecco; ti ho detto tutto! —
-Io poi, lo ritenevo nobile di animo, esaltato, ma onesto.
-
-LAMBERTI.
-
-Onesto?... Forse lo era. Non si può giudicare gli uomini nell'eccesso
-della passione; da un momento di disperazione! Bisogna, in ogni modo,
-essere indulgenti con chi...
-
- lentamente e fissando Anna per farle
- indovinare il suicidio del Cézky.
-
-sa condannarsi e punirsi da sè, con chi... sconta il delitto
-commesso... con la propria vita.
-
-ANNA con un grido.
-
-Cézky?
-
-LAMBERTI accennando affermativamente col capo, si leva una lettera di
-tasca e gliela dà.
-
-È una lettera da Milano. Chi scrive, è un amico.
-
- ANNA legge con un forte tremito: lascia
- cadere la lettera e siede con un gesto
- d'orrore, nascondendosi il capo fra le
- mani.
-
-LAMBERTI raccoglie la lettera e di nuovo la ripone in tasca.
-
-Noi lo credevamo in Tirolo o a Vienna, sotto la protezione della
-polizia! Invece era a Milano, nascosto in una soffitta, vivendo nel
-dolore, e, forse, fra i rimorsi. In quell'ultimo istante la grande
-bontà di Dio ha certo fatto dimenticare a quell'uomo di essere una
-spia. Si è ucciso con una pugnalata come Jacopo Ortis... e col libro
-dell'Ortis, chiuso dinanzi.
-
- cammina su e giù, poi torna ad avvicinarsi
- ad Anna.
-
- ANNA rimane sempre con il capo fra le
- braccia appoggiata al tavolino.
-
-LAMBERTI si appoggia lui pure al tavolino: ad Anna, con grande dolcezza.
-
-Perdonagli, Anna! Gli ho perdonato anch'io! Ed ora... ascoltami con
-coraggio. Forse... forse qualche giorno, forse domani, forse stasera io
-dovrò partire.
-
-ANNA, con un sussulto doloroso.
-
-È il momento?
-
-LAMBERTI.
-
-Sì. Il Fratti e lo Strassér rimangono a Milano. Don Carlo Morelli, da
-Como, ci terrà in relazione con lui.
-
-ANNA.
-
-Con Mazzini?...
-
-LAMBERTI.
-
-Sì. È a Lugano; pronto ad unirsi con noi. Io devo passare dal
-Carrarese, e per il giorno dell'insurrezione trovarmi a Sarzana.
-
-ANNA buttandogli le braccia al collo.
-
-Vengo con te!
-
-LAMBERTI.
-
-Anna... Anna...
-
-ANNA.
-
-Vengo con te!
-
-LAMBERTI.
-
-Mi raggiungerai!... Presto!
-
-ANNA.
-
-Vengo con te! Vengo con te!
-
-LAMBERTI.
-
-È impossibile cara, e lo sai. Ascoltami, dunque; ascolta bene ciò che
-tu devi fare.
-
- ANNA abbassa il capo come vinta.
-
-LAMBERTI.
-
-Appena partito io tu anderai e ti fermerai a Milano, in casa tua. Sei
-ricca, della mia sostanza tu non ne hai bisogno.
-
- si leva di tasca un'altra lettera chiusa in
- una busta.
-
-Prendi...
-
- turbamento di Anna.
-
-Ma no!... Non impressionarti così! Bisogna tutto prevedere. Tornerò, o
-verrai tu!
-
- indicando la lettera.
-
-Due righe sole. Sei tu la mia erede universale. Ma per aiutare i
-nostri. Devi spendere tutto ciò che è mio per la causa. Ed ora...
-
- esitando.
-
-Un'altra preghiera. E pensa, — adesso sì, — pensa che può essere
-l'ultima. — È la mia felicità, è il coraggio stesso che io ti domando.
-Sono egoista, ingiusto, inumano, ma è più forte di me. Se io... Anche
-quando non ci sarò più...
-
- abbracciandola stretta con un singhiozzo.
-
-Ti voglio sempre mia!
-
-ANNA coprendolo di baci.
-
-Tua, tua, tua, tua! Ma io voglio venire con te! Ma io voglio morire con
-te! Con te che sei mio! Con te che mi hai fatto vivere! Con te che mi
-hai fatta buona! Tua! Tua! Tua! Tua!
-
-LAMBERTI dopo un momento di commozione, asciuga gli occhi ad Anna.
-
-Che non ti vedano piangere!... Nessuno deve sospettare...
-
- prende la lettera sul tavolino, gliela dà.
-
-Prendi!
-
- ANNA, attonita, la tiene in mano.
-
-No! No!...
-
- ANNA la nasconde in seno.
-
-E la chiuderai subito nella tua scrivania. A Milano vedrò poi il mio
-notaio...
-
-FRANCESCO dall'uscio di mezzo, tremante, sconvolto.
-
-Signor conte! Sa?... Sa?
-
-LAMBERTI.
-
-Che c'è?
-
-FRANCESCO.
-
-A Sonvico, hanno arrestato il dottor Fratti!
-
-LAMBERTI.
-
-Chi te l'ha detto?
-
-FRANCESCO.
-
-Adesso! Il maestro di posta!
-
-LAMBERTI.
-
-Va!... Chiamalo!
-
- Francesco via.
-
-ANNA trattenendo Vitaliano che vuol seguire Francesco.
-
-Il dottor Fratti? Arrestato?...
-
-LAMBERTI.
-
-Lasciami andare! Lasciami andare!
-
-
-SCENA VII.
-
- TERESA e il Conte RIENZ.
-
-
- Teresa chiamando dalla biblioteca.
-
-Vitaliano! Vitaliano!
-
-RIENZ.
-
-Dov'è? Dov'è?...
-
- seguito da Teresa entra in fretta dalla
- biblioteca, attraversa la scena, viene
- fin dietro di Vitaliano: sottovoce;
- rapidamente.
-
-Partite subito sul momento! Dietro il Molino vecchio troverete una
-carrozza chiusa. Passerete il confine a Maslianico.
-
- forte ad Anna.
-
-Contessa Anna, scusate la mia fretta ma devo essere subito a Milano, al
-Comando Militare.
-
- a Teresa.
-
-Anche voi! Perdonate!
-
- fa un inchino alle signore, via.
-
-
-SCENA VIII.
-
- LAMBERTI, ANNA, TERESA.
-
-
- Lamberti immobile, sorpreso.
-
-ANNA con disperazione.
-
-Va! Va! Va!
-
-TERESA.
-
-Non un minuto! È la Provvidenza! L'aiuto della Provvidenza!
-
- LAMBERTI risoluto.
-
-Alcune carte... Aspettatemi!
-
- ad Anna che fa per seguirlo
-
-Aspettami!
-
- va via per l'uscio dal quale è uscito
- Giacomino.
-
-ANNA a Teresa, con grande ansia e terrore.
-
-Tu sai?... Tu sai?...
-
-TERESA.
-
-Anna! Anna!
-
-ANNA.
-
-Presto! Ho diritto di saper tutto. Sono sua moglie!
-
-TERESA sempre più tremante.
-
-Dalla Spezia...
-
-ANNA.
-
-Dalla Spezia?
-
-TERESA.
-
-Sì, è venuto l'ordine dalla Spezia!... Hanno sequestrata una tartana, —
-i doganieri Pontifici, — diretta alla punta di San Terenzo! Era carica
-di armi, di fucili! Il capitano, un levantino, arrestato, minacciato di
-morte, ha parlato!
-
-ANNA.
-
-E Vitaliano?
-
-TERESA.
-
-Una grande insurrezione doveva scoppiare nello stesso giorno, in tutta
-l'Italia!
-
-ANNA.
-
-E Vitaliano?... Vitaliano?...
-
-TERESA.
-
-È uno dei capi! Vengono per arrestarlo!
-
- fuor di sè.
-
-Ma cosa fa? Che cosa fa?
-
-ANNA.
-
-Il conte?... Il conte di Rienz?
-
-TERESA.
-
-Ha tutto arrischiato per noi, ma non può nulla contro la polizia! — Il
-Commissario, i soldati, saranno qui fra mezz'ora! Sono forse già qui!
-
- verso la biblioteca.
-
-Che cosa fa adesso? Ma che cosa fa?!...
-
- giungendo le mani supplichevoli verso la
- cappelletta.
-
-Dio! Dio! Dio! Buono! Santo!
-
-
-SCENA IX.
-
- LAMBERTI e dette.
-
-
-LAMBERTI.
-
-Eccomi. Ed ora... io sono pronto.
-
-TERESA.
-
-Va!... Dunque!... Va!
-
- Anna lo fissa pallidissima, immobile, muta.
-
-LAMBERTI.
-
-No, madre mia. Io resto.
-
- ANNA trasalisce: senza mai dire una parola
- lo abbraccia come per non lasciarlo più,
- lo accarezza, lo bacia, gli bacia la
- mano.
-
-TERESA.
-
-Rimani?... Ma... non hai capito?... Vengono qui!... I soldati! Il
-Commissario! Per arrestarti!
-
- ANNA stringe Vitaliano affettuosamente, lo
- guarda supplichevole, scongiurandolo di
- fuggire.
-
-LAMBERTI le prende la mano, gliela stringe forte per infonderle
-coraggio: poi di nuovo, a Teresa.
-
-Nella carrozza del conte di Rienz è partito Giacomino. Avviserà, dietro
-via quanti più potrà dei nostri. E gli ho dovuto assicurare, per farlo
-partire, che avevo anch'io un mezzo altrettanto sicuro e che lo avrei
-raggiunto a Chiasso. Invece... no. Resto qui. La Provvidenza che voleva
-salvare me, non ha voluto o potuto salvare insieme anche tutti gli
-altri miei compagni. Perciò io, — solo, — non posso, io, approfittare
-dei suoi favori... e rimango.
-
-TERESA.
-
-Va! Va! Va! Ascoltami, Vitaliano! Devi ascoltarmi! Ne ho diritto!
-Sono tua madre!... La mamma! La tua povera mamma! Lo sento e non l'ho
-mai sentito come in questo momento! E non c'è più altro per me! Te lo
-giuro! Non c'è più altro! Va! Va! Va! Va!
-
- LAMBERTI con dolcezza.
-
-Non posso partire!
-
- la bacia, come in atto di perdono.
-
-TERESA.
-
-Va! Va! Va!
-
-LAMBERTI risoluto.
-
-No, mamma non devo partire. Bisogna aspettarli qui!
-
-TERESA ascolta un momento: con un grido.
-
-Dio!
-
- prendendosi la testa fra le mani guardando
- spaventata verso la finestra.
-
-Vengono!... Vengono!
-
- Anna con un grido si attacca disperatamente
- al collo di Vitaliano come per
- difenderlo...
-
-
- FINE.
-
-
-
-
-Opere di Gerolamo Rovetta
-
-
-_Romanzi_:
-
- La Moglie di sua Eccellenza, romanzo.
- La Signorina, romanzo.
- Cinque minuti di riposo!
- Mater Dolorosa, romanzo.
- La Baraonda, romanzo.
- L'idolo, romanzo.
- Le lacrime del prossimo, romanzo.
- Il tenente dei Lancieri, romanzo.
- Il primo amante, romanzo.
- Il processo Montegù, romanzo.
- Sott'acqua, romanzo.
- Dramatis personæ, antologia.
-
-_Teatro_:
-
- I Disonesti, dramma in tre atti.
- Scellerata!... commedia in un atto. — Collera cieca... commedia
- in due atti.
- Romanticismo, dramma in quattro atti.
- Madame Fanny, commedia in tre atti. — Marco Spada, commedia in
- quattro atti. — La Cameriera nova, commedia in due atti in
- dialetto veneziano.
- La Baraonda, dramma in cinque atti. — Principio di Secolo, dramma
- in quattro atti.
- La Realtà, dramma in tre atti. — La Trilogia di Dorina, commedia
- in tre atti.
- Il Re Burlone, dramma in quattro atti.
- Molière e sua Moglie, commedia in tre atti.
- Il Ramo d'ulivo, commedia in tre atti. — Il Poeta, commedia in
- tre atti.
- La Moglie giovine, commedia in quattro atti. — Le due coscienze,
- commedia in tre atti.
- I Barbarò, dramma in un prologo e quattro atti. — Alla città di
- Roma, commedia in due atti.
-
-_Novelle_:
-
- Casta Diva, Novelle.
- Cavalleria assassina, racconti.
- Baby, Tiranni minimi.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK ROMANTICISMO ***
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