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-The Project Gutenberg eBook of L'Italia nel 1898, by Napoleone
-Colajanni
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
-of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you
-will have to check the laws of the country where you are located before
-using this eBook.
-
-Title: L'Italia nel 1898
- (Tumulti e reazione)
-
-Author: Napoleone Colajanni
-
-Release Date: March 31, 2022 [eBook #67743]
-
-Language: Italian
-
-Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team
- at http://www.pgdp.net (This file was produced from images
- made available by The Internet Archive)
-
-*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ITALIA NEL 1898 ***
-
-
- N. COLAJANNI
-
-
- L’ITALIA NEL 1898
-
- (TUMULTI E REAZIONE)
-
-
- Il quarantotto italiano, compiuto poi nel
- ’60, non fu neppure politico, fu strettamente
- nazionale e meschinamente unitario e dinastico.
- _L’Italia attende ancora il suo quarantotto
- politico, che le dia le condizioni essenziali
- della vita moderna, e permetta di studiare
- il passo sulla via già percorsa dalle nazioni
- sorelle._
-
- FILIPPO TURATI
-
-
-
- MILANO
- SOCIETÀ EDITRICE LOMBARDA
- Corso Venezia, 13
-
-
-
-
-A CHI LEGGE
-
-
-_Il lettore intelligente sa che non è cosa facile scrivere la storia
-contemporanea e dire tutta quanta la verità, o quella, che, in buona
-fede, tale si crede. Non si può dirla specialmente quando essa può
-procurare molestie e persecuzioni agli attori o ai testimoni; quando si
-può sospettare, che impedimenti verrebbero posti alla circolazione di
-un libro, che si proponesse di farla nota tutta intera._
-
-_Questa avvertenza serve per coloro, che mi hanno somministrati
-elementi preziosi sui fatti di Milano e che non li vedranno in queste
-pagine riprodotti, non ostante che essi si siano dichiarati pronti a
-sostenere la esattezza delle loro informazioni anche nei Tribunali._
-
-_La prudenza che mi ha suggerito di ometterli non ha spiegato la sua
-azione nello interesse mio personale; ma in quello del libro, che potrà
-compiere opera utile correggendo errori e pregiudizi, che hanno falsato
-la pubblica opinione. Il libro mira sopratutto a far breccia in quella
-che lo Zerboglio ha chiamato la _reazione onesta_ e che costituisce la
-forza maggiore dei politici partigiani e disonesti._
-
-_Così è: nella massa degli avversari del socialismo e della democrazia
-in genere, in Italia e in questo quarto d’ora, per deficienza
-di cultura e di conoscenza degli uomini e delle cose, la grande
-maggioranza è composta di persone che, con tutta sincerità, credono che
-la_ reazione _presente sia stata provocata dalle colpe e dagli errori
-dei socialisti e dei democratici di ogni gradazione; e che essa sia
-necessaria per salvare lo Stato e la società._
-
-_Questo libro si rivolge alla _reazione onesta_ nella speranza
-di richiamarla alla realtà e di ricondurla sopra la retta via. Vi
-riuscirà? Lo ignoro; per riuscire, però, ho messo ogni studio — anzi
-si dirà che sono stato esagerato in questo studio — per esporre i
-_fatti_ quali li presentarono i giornali conservatori o reazionari
-— _Corriere della Sera, Perseveranza_, ecc., di Milano; _Nazione_ di
-Firenze, _Corriere_ e _Mattino_ di Napoli, ecc., ecc., e il periodico
-_I Tribunali_ di Milano, che pubblicò i resoconti stenografici dei
-processi svoltisi innanzi ai Tribunali di guerra della stessa Milano
-col visto del Regio Commissario straordinario Generale Bava-Beccaris.
-In quanto ai _giudizî_ sulle cause prossime, che generarono i fatti,
-del pari, ho messo la massima cura nel presentarne una specie
-di antologia ricavata da articoli e dai libri dei monarchici più
-autorevoli, più colti e più onesti._
-
-_Dai lettori invoco un benevolo compatimento per le deficienze dello
-stile e della esposizione, che in questo mio libro sono maggiori che
-nei miei precedenti. Per farmele perdonare dirò loro che scrissi in
-gran fretta i singoli capitoli e li mandai a stampare uno per uno nella
-speranza di poterli in ultimo rileggere in una volta per correggerli,
-coordinarli e completarli. Per ragioni da me indipendenti non potei
-compiere che assai incompletamente questo necessario lavoro di fusione
-e di revisione. Ad ogni modo, tale quale esso è rimasto, spero che
-verrà accolto come la espressione di chi non si è proposto che la
-ricerca della verità e il bene del proprio paese._
-
-_Castrogiovanni, 12 Dicembre 1898._
-
- Dott. NAPOLEONE COLAJANNI
-
-
-
-
-I.
-
-SIAMO IN RITARDO
-
-
-Imprendendo a dire, con tutta la prudenza imposta dalla reazione
-trionfante, dei casi che si svolsero in Italia nella primavera 1898
-e che, per colpa del governo, assunsero proporzioni minacciose ed
-impronta speciale in Milano nelle giornate dal 6 al 9 Maggio, sento il
-bisogno di riprodurre le pagine colle quali posi termine al libro sugli
-_Avvenimenti di Sicilia_ del 1893-94, che agli ultimi intimamente si
-connettono.
-
-Scrivevo adunque nell’autunno del 1894: «I segni precursori del
-principio della demolizione di tutto ciò che esiste in politica in
-Italia non mancano e presentano una grande analogia con quelli che
-nel secolo scorso precedettero lo scoppio tremendo della rivoluzione
-francese».
-
-«Si legga l’_Ancien régime_ di Tocqueville e di Taine e si vedrà che
-in Francia prima del 1789, come a Napoli, nelle Puglie, in Sicilia
-nel 1893 e nel 1894, si sente che c’è un popolo in rivoluzione
-latente, che aspetta l’occasione per irrompere; che questo popolo
-manca ancora di organizzazione e di capi, non avendo più fiducia in
-quelli che hanno l’autorità legale. Anche allora si gridava: «_Pane,
-non tasse, non cannoni_! ch’è il grido del bisogno, dice Taine, e il
-bisogno esasperato irrompe e va avanti come un animale inferocito. E i
-magazzini, i convogli di cereali arrestati, i mercati saccheggiati. E
-si grida: _Abbasso l’ufficio del dazio!_ E le barriere sono infrante,
-gl’impiegati vinti e scacciati... E si danno al fuoco i registri delle
-imposte, i libri dei conti, gli archivî dei comuni e si fa tutto al
-grido di: _Viva il Re!_»
-
-«La scena descritta dal Taine per Bignolles e per altri siti non
-sembra la fotografia di ciò che è avvenuto a Valguanera, a Partinico,
-a Monreale, a Castelvetrano, a Ruvo, a Corato? Eppure i contadini di
-Sicilia e di Puglia non sanno o non conoscono cosa sia la rivoluzione
-francese, i cui preludî imitano e ripetono!»
-
-«Non basta ancora; l’analogia continua più grande che mai sulle cause,
-che accelerano la catastrofe in Francia e che potranno accelerarla
-adesso in Italia. Si disse dei gravissimi imbarazzi finanziari in cui
-si dibatte il nostro paese; e Gomel ha messo stupendamente in evidenza
-le cause finanziarie della rivoluzione francese».
-
-«Qualche piccola inversione nell’ordine degli avvenimenti vi potrebbe
-essere; quando Joly de Fleury si decise all’aumento delle imposte i
-Parlamenti di Francia protestarono e invocarono la riunione degli
-Stati Generali. Noi non abbiamo assemblee che per la loro storia
-si rassomiglino ai Parlamenti francesi, ma abbiamo una Camera dei
-Deputati, che dovrebbe equivalere agli Stati Generali, la quale sotto
-l’incubo dello scioglimento ha approvato le imposte proposte dall’onor.
-Sonnino e che potrà essere disciolta se non farà quell’_ultimo sforzo_,
-che si chiama _ultimo_ per ischerzo, ma ch’è sempre seguito dalla
-domanda di un _altro_».
-
-«Chi può garantire che in Italia non si cominci da uno scioglimento
-mentre in Francia si cominciò da una convocazione? E qualche altra
-differenza ci sarebbe ancora nei protagonisti del prologo. L’Italia da
-alcuni anni ha visti i Maurepas, i Vergennes, i Calonne, i Brienne,
-i Joly de Fleury ed anche i d’Ormesson; l’Italia potrà anche trovare
-il suo Neker; ma in tanta decadenza indarno cerca un Turgot! Dov’è il
-Ministro che dica coraggiosamente al Re ch’è impossibile ogni ulteriore
-accrescimento delle imposte; che prestiti non se ne possono fare più;
-che la salvezza è nelle economie e nelle riforme?»
-
-«E tutto ciò disse Turgot al buon Luigi XVI; ma non fu ascoltato!»
-
-«Lo sarebbe adesso in Italia?»
-
-«Nessuno può dirlo; ma tutti devono riconoscere che gli avvenimenti
-incalzano e che la scintilla partita dalla Sicilia, che nell’arte,
-nella coltura, nella organizzazione sociale, in tutto, si trova —
-come direbbe Giuseppe Ferrari — in ritardo di fronte alle fasi di
-sviluppo percorse dalla Francia e da altre regioni dell’Alta Italia,
-che sentirono l’alito della rivoluzione francese: quella scintilla,
-ove non si provveda in tempo, potrà, varcando lo stretto, far divampare
-l’incendio nel resto d’Italia».
-
-«Comunque, se insipienza di uomini di governo o fatalità di cose
-vorranno che gli avvenimenti non abbiano quel corso pacifico ed
-evolutivo, che dev’essere vagheggiato da quanti conoscono i danni e gli
-orrori delle cruenti rivoluzioni, io faccio voti ardenti pel bene del
-mio paese che il grido: «_morte a li cappedda_» non possa acquistare
-quella triste celebrità che al di là delle Alpi acquistò il grido: _Les
-aristocrates à la lanterne!_»[1]
-
-Il riavvicinamento tra i prodromi della grande rivoluzione francese e
-gli avvenimenti di Sicilia, che riporta il nostro paese ad un secolo
-fa, può oggi essere completato con un altro riscontro storico che
-somministra l’Inghilterra.
-
-Al di là della Manica l’evoluzione politico-sociale non fu tranquilla
-e pacifica sempre, come, nelle sue grandi linee, si è andata svolgendo
-nella seconda metà di questo secolo.
-
-Vi furono due grandi periodi di sommosse, di tumulti, di repressioni
-sanguinose e di reazione, che ricordano la fase che attraversa l’Italia
-dal 1893 in poi. Il primo va dal 1799 al 1824; il secondo dal 1837 al
-1848. Tra i due periodi non mancarono le agitazioni, che terminarono
-qualche volta in conflitti sanguinosi — specialmente nel 1819, nel
-1831, nel 1832, nel 1839, ecc.; — e non fecero difetto completamente
-dopo il 1848: astraendo dall’Irlanda — dove gli avvenimenti
-presentarono sempre caratteri complessi non paragonabili mai con quelli
-italiani — per tutti basta ricordare la _domenica sanguinosa_ — _the
-bloody Sunday_ — 13 novembre del 1887.
-
-I due periodi storici inglesi, classici per le turbolenze, il secondo
-dei quali comprende il movimento _cartista_, vanno rievocati oggi in
-Italia per concludere dal confronto — da completarsi più tardi — che se
-in Inghilterra fossero stati adottati i criteri di governo che formano
-ormai la gloria non invidiabile della borghesia italiana, il boja
-avrebbe dovuto lavorare in permanenza; gli anni di galera distribuiti
-ai _ribelli_ e ai sovversivi avrebbero dovuto contarsi non più a
-secoli, ma a migliaia di secoli; la costituzione anzichè svolgersi
-sempre più e continuamente nel senso democratico avrebbe dovuto essere
-soppressa; la reazione sfrenata, insomma, quale del resto la vagheggiò
-e consigliò in Inghilterra il partito dell’_ultratorismo_, vi si
-avrebbe dovuto insediare sovrana e incrollabile.
-
-Qualcuno potrà obbiettare, che accennando al lavoro del boia si vien
-meno alle condizioni di una buona comparazione e che viene a mancare
-ogni analogia, perchè condanne a morte ci furono in Inghilterra —
-benchè non eseguite — ma non una — eccettuato il caso Barsanti, che
-non entra nel periodo in discussione — ne inflissero i mal giudicati
-Tribunali militari Italiani nel 1894 e nel 1898.
-
-All’obbiezione si trova risposta nelle differenze tra i due
-paesi: nella natura degli avvenimenti, nella proporzione e durata
-delle repressioni, nella giustizia delle altre pene, nella serena
-imparzialità dei giudici ordinari — e non eccezionali — nella sapienza
-e moderazione delle classi dirigenti e dei governanti.
-
-Le differenze ci sarà occasione di rilevarle, nella misura consentita
-dall’indole di questo scritto, man mano che procederà la narrazione; e
-le differenze eloquenti non potranno non richiamare alla realtà triste
-della nostra enorme inferiorità politica e morale, quanti leggeranno
-coll’animo intento alla ricerca del vero.
-
-Per ora basta fermare questo: che i tumulti, le sommosse, i tentativi
-coscientemente insurrezionali che afflissero l’Inghilterra per
-cinquant’anni circa spesso tolsero a pretesto le riforme politiche; ma
-il fondo dei movimenti fu e rimase sempre economico. Non cade dubbio
-sulla natura del movente nel primo periodo dei torbidi inglesi; invece
-qualcuno vorrebbe negarla pel secondo. E in verità, guardando alla
-superficie e alle dichiarazioni di alcuni capi del _cartismo_, si
-potrebbe credere che questo movimento celebre, durato circa dieci anni,
-sia stato essenzialmente politico. Erano, infatti, d’indole politica
-i famosi sei articoli della _Charta del popolo_; ma nella intenzione
-dei _cartisti_ delle due scuole, essi dovevano servire come _mezzo_ per
-ottenere il miglioramento economico delle masse lavoratrici.
-
-I promotori ed organizzatori del movimento trovarono grande seguito
-per lo appunto perchè tristissime erano le condizioni economiche degli
-operai nella grandissima maggioranza.
-
-Ciò era a conoscenza dei capi del _cartismo_; tanto che il reverendo
-Stephens, uno dei più audaci e dei più infervorati, predicava che il
-_cartismo_ era sopratutto una _quistione di forchetta e di coltello_!
-
-Risalendo dal caso particolare all’indole generale dei movimenti
-politici inglesi, il Rise, ch’è uno degli scrittori che ha iniziato
-la illustrazione della cosidetta _Era Vittoriana_, ha scritto queste
-parole significative non per i soli inglesi ma per tutti i popoli
-che hanno coscienza delle proprie sofferenze: «John Bull al verde,
-egli osserva, è il più persistente dei malcontenti e svolge principî
-politici — ma sempre con un occhio volto agli affari futuri. Quando
-è sazio di carne e di birra ha poche idee e la sua soddisfazione è
-colossale». (_Rise of democracy._ London. Blackie et Son 1897 pag.
-129). A provare l’esattezza del giudizio, un poco più oltre aggiunge:
-«Appena R. Peel risolvette la quistione tributaria, la stabilità fu
-assicurata alle industrie, alla società, alle istituzioni». (pag.
-130).[2]
-
-Il 1848 trovò disarmato il _cartismo_ dalla precedente riforma; così
-l’eco della proclamazione della repubblica in Francia, invece di
-trascinarlo ad una rivoluzione trionfante, ne segnò la morte. La sua,
-però, non fu opera inutile: destò dal letargo le classi dirigenti,
-mise sotto i loro occhi i pericoli cui andavano incontro ostinandosi
-nella resistenza e contando sulla repressione e le costrinse alle
-trasformazioni economiche e politiche indicate dai tempi, reclamate dal
-popolo.
-
-I sei articoli della _Charta_, dichiarati da principio irrealizzabili,
-incontrarono la sorte di molte utopie e in gran parte oggi sono stati
-tradotti in leggi; con questo in più: che ogni riforma politica fu
-seguita — più raramente preceduta — da una riforma economica. Così da
-questa lezione dei fatti svoltisi in Inghilterra emergono insegnamenti
-non solo per le classi dirigenti italiane, ma anche per una parte
-degli elementi avanzati, che — almeno sino a poco tempo fa — tenevano
-in grande dispregio la politica. La tenne anche in dispregio Roberto
-Owen, più di sessant’anni or sono, al di là della Manica e smarrì la
-diritta via per conseguire quelle riforme economiche e morali di cui fu
-apostolo geniale.
-
-Ma è per le classi dirigenti italiane, che sopratutto sono ricchi di
-ammaestramento questi raffronti storici dell’Italia colla Francia da
-una parte e coll’Inghilterra dall’altra.
-
-In Francia la cecità dei governanti nel secolo scorso condusse alla
-grande rivoluzione con tutti i suoi eccessi e con tutti i suoi orrori,
-che potranno ripetersi se la degenerata borghesia, che ha in mano
-le sorti della terza repubblica, non si libera dalle strette del
-militarismo. In Inghilterra le classi dirigenti, imitando gli esempi
-dei buoni tempi di Roma, seppero sempre cedere a tempo. Se ricorsero
-alla repressione, anche energica, non la resero sistematica, facendola
-assurgere ad esclusivo metodo di governo e risposero ai tumulti da
-disagio economico con riforme economiche; ai tumulti ed alle agitazioni
-politiche fecero seguire le riforme politiche. Sinanco quando i
-movimenti vi assunsero forme decisamente criminose le classi dirigenti
-inglesi guardarono al fondo e alla sostanza e pensarono di eliminare il
-delitto allontanandone le cause. Così la borghesia e l’aristocrazia,
-e sopratutto gli industriali, allarmati ed indignati pei famosi
-_delitti di Sheffield_, cominciano nel 1867 una grande inchiesta colla
-intenzione di riuscire alla repressione severa del fenomeno criminoso;
-ma appena constatatolo, anche per la confessione di qualche reo, si
-cambia rotta e si riesce alla sapiente prevenzione colle leggi del
-1870 e del 1875, che accordarono agli operai la più ampia libertà di
-organizzazione, di sciopero e di quel _picketing_, che sembrerebbe
-anche una enormità a molti democratici italiani[3].
-
-Di fronte ai tumulti, alle sommosse, alle insurrezioni, adunque, alle
-classi dirigenti italiane la storia addita due vie tracciate senza
-incertezze e quasi senza alcuna di quelle oscillazioni e deviazioni
-ordinarie nel corso degli avvenimenti sociali. Sull’una sta scritto
-al termine: _rivoluzione_; è la via battuta dai governanti francesi.
-Sull’altra, al principio risplende una insegna sulla quale si legge:
-_riforme_. È l’insegna antica di casa nostra — l’insegna di Roma; ma
-l’Inghilterra l’ha rimessa a nuovo e l’ha circondata di affascinante
-forza di persuasione[4].
-
-L’Italia è in ritardo nella sua evoluzione rispetto alla Francia
-e all’Inghilterra; ma se questo ritardo sotto molti aspetti è
-deplorevole, esso ha almeno un lato buono: consente al nostro paese di
-trarre profitto dei risultati degli esperimenti politico-sociali che
-furono fatti altrove.
-
-
-
-
-II.
-
-LA MARCIA DELLA SOMMOSSA
-
-
-La formula: _riforme o rivoluzione_, — formula adottata dal partito
-repubblicano parlamentare nel manifesto indirizzato al paese
-all’indomani della repressione dei tumulti di Aprile e Maggio 1898
-(_Rivista popolare._ Anno III, 21) — sembrerebbe adatta a chiudere
-questo studio; invece la si è allogata nel proemio. Non a caso. Al lume
-del dilemma che la storia pone ai governanti d’Italia si può esaminare
-quali le tendenze che si possono constatare per prevedere, entro i
-limiti delle previsioni sociologiche, se si otterranno le _riforme_ o
-se si arriverà alla _rivoluzione_.
-
-Queste tendenze non si possono indurre dalla osservazione degli
-avvenimenti svoltisi nel corso di pochi anni; nè si può assicurare che
-le _riforme_ non verranno più tardi solo perchè esse non vengono fatte
-immediatamente. Ogni _riforma_ la quale vuole raggiungere lo scopo
-prefisso dev’essere preparata e maturata con intelletto e con amore,
-con conoscenza piena delle condizioni da modificare e delle altre, che
-alle medesime si spera sostituire.
-
-Il malessere economico, politico e morale in Italia non data da
-pochi anni, perchè dal 1870 in poi è andato crescendo, quasi senza
-interruzione; i segni ne furono manifesti e indussero allo studio delle
-cause che lo generarono i privati e lo Stato.
-
-Questi studî sono notissimi e non occorre enumerarli; tra i tanti
-basta ricordare l’_Inchiesta parlamentare agraria_, che se ha poco
-valore in alcune parti, ne ha uno sommo nel Proemio e nella conclusione
-magistralmente esposta da Stefano Jacini.
-
-Dal volume breve di mole e ricco di contenuto dell’illustre senatore
-lombardo sono scorsi alcuni lustri e di rimedî adottati tra quelli
-indicati come necessari ed urgenti si ha scarsa notizia e magrissimi
-risultati. Sicchè da allora ad oggi i mali deplorati, anzicchè
-diminuire, andarono crescendo in guisa da rendere facile a qualunque
-osservatore mediocre la previsione di qualche catastrofe, per la
-innegabile persistenza delle classi dirigenti nel sistema di governo
-che era riuscito disastroso per tanti anni.
-
-Se il periodo dell’osservazione in Italia fosse soltanto durato da
-Caltavuturo — 21 Gennaio 1893 — alla primavera del 1898, si potrebbe
-dire che esso sarebbe stato insufficiente per indurre le tendenze?
-Ciò potrebbe dirsi pel passato remoto; non più oggi. Nella esperienza
-sociale c’è acceleramento rapidissimo ch’è in ragione diretta del tempo
-trascorso e dell’esperienza aumentata in ragione composta dei mezzi di
-studio sempre più copiosi e perfezionati e degli altri per divulgare i
-risultati raccolti.
-
-Infatti in Inghilterra non si comprende la lentezza delle nostre
-_Inchieste_ e l’oblìo cui vengono condannate dopo compiute — condizioni
-tra noi divenute inseparabili e che destano un sorriso d’incredulità
-quando qualcuna nuova ne viene annunziata. Il pubblico, anzi, l’accetta
-come una indecente mistificazione; ed a giudicarne dalla ordinaria
-inutilità, non sbaglia.
-
-Dell’Inghilterra, invece, si sa questo: che cominciato lo studio delle
-condizioni delle _Trade-Unions_ nel 1867 in seguito ai _delitti di
-Sheffield_, si venne ai primi provvedimenti nel 1871; che constatata
-con una inchiesta nel 1868-69 la poca diffusione dell’istruzione, si
-ebbe il primo _Education act_ nel 1870; che ripreso, con un’altra
-inchiesta lo studio dell’Irlanda nel 1879-80 il Gladstone dette il
-grande _land act_ per l’isola Verde nel 1881. Gli esempi potrebbero
-continuare; e il significato di questa lodevole rapidità nel far
-seguire il rimedio alla diagnosi non può essere infirmato dalla
-relativa lentezza sui provvedimenti radicali per combattere la
-_disoccupazione_; a riguardo della quale, del resto, alcune misure
-parziali lenitive si sono prese. Ma qui conservatori, liberali,
-radicali e socialisti, che hanno rivolto le loro cure al grande
-problema, con pari ardore, si capisce che devono procedere coi piedi di
-piombo, perchè si tratta di una delle manifestazioni più salienti della
-questione sociale.
-
-Quanto diversa corre la bisogna in Italia! Quel capitolo degli
-_Avvenimenti di Sicilia_ che intitolai dalla desolante inazione del
-governo di fronte ai mali constatati — _Nulla è mutato!_ — potrei
-ripeterlo oggi applicandolo all’Italia tutta, e potrebbesi rendere il
-titolo più espressivo e corrispondente alla verità affermando che da
-allora ad oggi: _Molto s’è peggiorato!_ Al lume dei fatti si vedrà che
-questo pessimismo è giustificato.
-
-La necessità e l’urgenza di opportuni provvedimenti che dalla Sicilia
-si estendessero a tutta la penisola ed alla infelicissima tra le
-sue regioni, la Sardegna, emergevano evidenti dalle discussioni
-parlamentari del 1894, continuate ed allargate successivamente.
-
-Furono gli ardenti unitari come Fortunato, Imbriani, ecc., che
-insistettero nel dimostrare che il disagio che affliggeva le
-popolazioni al di là dello Stretto, imperversava del pari in tutto
-il resto del regno. Era vero; ed erravasi soltanto affermando che in
-Sicilia il malessere non avesse caratteri particolari, che lo rendevano
-più sensibile.
-
-Qualche cosa si fece per la Sicilia — utilissima l’abolizione
-del dazio di uscita sui zolfi, che permise la costituzione
-dell’_Anglo-Siciliana_; e ciò, in parte, spiega la tranquillità del
-1898 di alcune provincie. Ma le condizioni peggiorarono nella penisola,
-o almeno non furono sensibilmente alleviate. Era prevedibile quindi, e
-fu previsto, che le manifestazioni del disagio, dovunque non ne erano
-state rimosse o attenuate le cause, dovessero presentarsi o continuare.
-La scintilla, perciò, che nel 1892-93, poco mancò non divenisse grande
-incendio in Sicilia, varcò lo stretto negli anni successivi.
-
-Dal 1894 a tutto il 1897, in corrispondenza della varietà delle
-condizioni economiche, politiche, morali e intellettuali, che è
-propria delle diverse regioni d’Italia — fatta federale dalla natura
-e dalla storia — i segni del malessere profondo sono differenti nel
-mezzogiorno, nel centro e nel settentrione.
-
-Mentre in Sicilia, nel Napoletano, nel Lazio si tumultua, s’incendiano
-le case comunali, gli uffici daziari al grido _Viva il Re_ e si
-continua ad eleggere quei deputati e quei consiglieri provinciali e
-comunali, cui si attribuiscono i malanni contro i quali si sollevano;
-nel Piemonte, in Lombardia, nella Emilia, ecc., — regioni dalla
-maggiore coltura intellettuale e politica e dall’industria maggiormente
-sviluppata — la protesta assume forme e caratteri moderni e civili:
-le sofferenze dei lavoratori si traducono in iscioperi, in elezioni di
-consiglieri e deputati repubblicani, socialisti ed anche conservatori
-nel senso buono — appartenenti, cioè, a quel gruppo, che fa capo
-all’onor. Colombo e che da anni domanda un mutamento d’indirizzo nella
-politica e nell’amministrazione dello Stato.
-
-La storia di questi scioperi — parzialmente illustrati con metodo
-positivo dall’Einaudi — e di queste elezioni come prodotto del
-malcontento e del disagio è ancora da farsi e deve mettersi in chiaro
-l’anomalia del buon successo degli scioperi agricoli a preferenza di
-quelli industriali. È certo, però, che i governanti, di fronte a queste
-proteste civili e moderne, tennero un contegno incivile e disumano:
-non seppero che applicare l’art. 247 ed altri analoghi articoli del
-Codice penale — che in Italia stanno a fare le veci del _picketing_
-inglese! — ricorrere alla violenza ed organizzare la concorrenza nel
-lavoro dei soldati a benefizio dei capitalisti. Questi esempi, che
-venivano dall’alto dovevano consigliare i lavoratori dall’affidarsi ai
-mezzi legali e convincerli, al contrario, che essi non potevano sperare
-salvezza e miglioramento se non dall’uso della forza brutale.[5]
-
-Si accenna appena a queste manifestazioni legali del disagio
-illegalmente represse dal governo che sotto Di Rudinì volle acquistare
-fama non bella a Molinella, come altri se l’aveva assicurata
-tristissima a Conselice; e si è anche costretti a sorvolare sulla
-inattesa agitazione agraria delli Castelli Romani — inframescata di
-violenze, di ferimenti, di arresti e di processi; ma tanto legittima
-nelle sue cause da accapparrarsi le simpatie e la benevolenza degli
-ufficiosi del tempo — l’està del 1897 — e di alcuni rappresentanti del
-potere politico: Bonerba ispettore di Pubblica Sicurezza e Marchese
-Cassis ispettore generale al ministero dell’interno. È tutto dire! Si
-fa una semplice menzione della grande manifestazione di Roma contro la
-ricchezza mobile, che ebbe il suo epilogo tragico in Piazza Navona;
-e la si ricorda particolarmente: da un lato perchè sintomatica del
-generale malcontento della borghesia; dall’altro perchè segna la sua
-illogica e contradditoria condotta. Questa borghesia, infatti, che fa
-le elezioni, che ha in mano le redini del governo e vuole la politica
-dispendiosa, ha perduto il diritto di protestare contro la soverchia
-gravezza delle imposte: se vuole gli obbiettivi dei megalomani deve
-somministrare i mezzi per conseguirli.
-
-Si sorpassa su tutte queste manifestazioni che si svolsero dal
-gennaio 1894 al maggio 1898 che rappresentano gli anelli della catena
-interminabile del malcontento e che sono degnissime dello studio
-dello psicologo politico, per venire a quella che rimarrà lugubremente
-celebre negli annali nostri come la _protesta dello stomaco_.
-
-La protesta dello stomaco per un momento ridà all’Italia una unità di
-sentimenti, che le mancava da anni parecchi; la protesta dello stomaco
-assegna al nostro paese un posto speciale, perchè vide riprodurre
-fenomeni che non si credevano più possibili nella civile Europa
-occidentale in questo scorcio di secolo. Infatti solo da noi si ebbero
-i tumulti per carestia, per fame, per cause che agirono egualmente
-presso gli Stati del vecchio continente, ma senza produrre gli effetti
-dolorosi, che rimangono propri ed esclusivi dell’Italia.
-
-
-
-
-III.
-
-LA CRONACA SANGUINOSA
-
-
-L’anno 1897 erasi chiuso per l’Italia sotto i più sinistri auspici.
-Nelle Marche, nella Romagna, in vari altri punti del regno, durante
-l’autunno, quasi per non interrompere la cronaca dei tumulti e delle
-sommosse, c’erano state delle manifestazioni, ora lievi, ora gravi che
-costituivano l’indice più eloquente del malessere generale.
-
-A Forlì si assaltano le botteghe nelle quali si vende il pane; la
-sommossa dura alcuni giorni in Ancona dove si saccheggia la casa di
-un negoziante di grano; a Macerata gli affamati s’impadroniscono del
-frumento messo in vendita e si rompono i vetri della casa del Sindaco
-e del Municipio; a Senigallia si saccheggiano i magazzini di frumento
-del principe Ruspoli; a Chiaravalle vi sono colpi di revolver ed un
-carabiniere viene ferito; a Gallipoli si dà fuoco alla casa di un ricco
-cittadino; a Firenze — la mite e gentile Firenze — scene simili si
-ripetono e molti agenti di polizia vengono feriti; a Milano, a Napoli,
-a Palermo, a Ferrara, a Bologna, società operaie ed associazioni
-politiche protestano contro il rincaro del prezzo del pane e si
-moltiplicano le riunioni degl’infelici che domandano: _pane e lavoro!_
-
-Non ci potevano essere e non ci furono equivoci sull’indole di siffatte
-dimostrazioni; erano la protesta dello stomaco. Tali vennero giudicate
-con singolare unanimità dalla stampa di ogni partito e dagli uomini
-politici, che le segnalarono in Parlamento e fuori, ed il giudizio
-non poteva essere modificato dal grido: _Viva la Repubblica! Viva il
-Socialismo!_ echeggiato in quei giorni nella minuscola Subiaco. Era
-evidente l’urgenza di misure che attenuassero almeno le più crudeli
-sofferenze dei lavoratori e della borghesia magra. Qualche cosa fecero
-i Municipi specialmente in Sicilia, dove era fresca la memoria dei
-tumulti del 93-94: e con qualche sacrifizio ed anche con qualche
-strappo alla legge tennero il prezzo del pane entro limiti normali.
-Riuscirono con ciò a mantenere la calma. Nulla, o ben poco, fece
-il governo, su cui pesarono le maggiori responsabilità e che poteva
-prendere i più efficaci provvedimenti di sana prevenzione; esso non
-credeva allo spettacolo doloroso delle inaudite miserie, non sentiva il
-cupo muggito della tempesta che si avvicinava rapida e minacciosa.
-
-Il timore manifestato nel 1894 era già una realtà nell’autunno del
-1897: la sommossa aveva valicato lo stretto e dalla Sicilia si era
-propagata in tutto il continente. Sullo scorcio di quell’anno, però,
-essa non aveva assunto i caratteri che l’avevano distinta nell’isola.
-Il fenomeno si riprodusse in tutti i suoi dettagli nell’anno 1898, che
-rimarrà celebre nei nostri annali per la cronaca sanguinosa della sua
-primavera.
-
-Ed è la Sicilia, dove sono i centri del dolore, che suona la diana:
-a Modica ed a Troina si tumultua per fame e rinnovansi le stragi del
-1893-94. Sorpassano la decina gli affamati uccisi in Febbraio in quelle
-due città, e centinaia di feriti cercano salvezza nella fuga, perchè
-la polizia non contenta delle generose somministrazioni di piombo cerca
-vittime nuove per le patrie galere.
-
-Passano due mesi in una calma relativa, che non inganna i veggenti,
-e quando verso la fine di Aprile si esauriscono le provviste
-locali di frumento e si eleva rapidamente il prezzo per la guerra
-ispano-americana, che rese più scarsa l’importazione, l’incendio
-divampa da un capo all’altro d’Italia con una rapidità prodigiosa
-spiegabile colla facilità e rapidità dei mezzi di comunicazioni di ogni
-genere; i tumulti e le sommosse assumono le proporzioni di una vera
-epidemia alla cui diffusione, oltre le cause economiche, politiche
-e morali persistenti, somministra un contributo considerevole il
-mimetismo, il contagio psico-sociale.
-
-Ecco la cronaca sanguinosa fatta di date e di cifre; ed avverto che,
-pur troppo, essa non è completa[6].
-
-I tumulti, le sommosse cominciarono il 26 Aprile a Faenza ed a
-Finale-Emilia. Si ripetono il 27 a Faenza e Bari; il 28 a Faenza,
-Foggia, S. Giovanni a Teduccio, Arzano, Benevento, Secondigliano; il
-30 a Modugno, Aversa, Palermo, Piove, Pesaro, Ferrara, Rutigliano,
-Castelsanpietro, Forlì, Rimini, Camerino, Napoli; il 1.º Maggio a
-Monopoli, Molfetta, Minervino-Murge, Benevento, Ferrara, Napoli,
-Rimini, Bagnacavallo, Ascoli Piceno, Resina, Ponticello, Giuliano,
-ecc.; il 2 a Bagnacavallo, Ascoli Piceno, Cesena, Piacenza, Parma,
-Ferrara, Ariano di Puglia, Salerno, Palermo, Pesaro; il 3 a Pesaro,
-Figline Valdarno, Avellino, Soresina; il 5 a Pavia, Livorno, Sesto
-Fiorentino; il 6 ad Avellino, Livorno, Firenze, Pisa, Padova, Palermo,
-Milano; il 7 a Livorno, Pistoia, Fermo, Porto Maurizio, Milano; l’8 a
-Firenze, Monza, Como, Padova, Pescia, Genzano di Roma; il 9 a Milano,
-Napoli, Pontedera, Monza, Saronno, Como, Brescia, Rovigo, Vicenza,
-Reggio-Calabria, Siracusa, Bologna, Monsummano, Tropea, Castelvetrano,
-Foggia, Matelica, Livorno, Pisa, Siena, Roccastrada, Bologna, Ferrara
-e dintorni, Ancona, Velletri, Messina, ecc., ecc.; il 10 a Napoli,
-Livorno, Genova, Porto-Maurizio, Chiavari, Ravenna, Castelferretti,
-Tropea, Velletri; l’11 a Caserta, Aversa, Cimitile, Novara, Luino,
-Messina, ecc.
-
-Col giorno 11 Maggio si può dire che cessa il periodo acuto delle
-dimostrazioni. I governanti che per oltre quindici giorni sono stati in
-preda del terrore — altrettanto grande quanto era stata grande la loro
-precedente incosciente serenità — hanno compiuto la repressione, hanno
-consolidato lo stato di assedio in tre grandi regioni, delle quali
-due tra le più agiate e le più colte della penisola, la Toscana e la
-Lombardia — e possono trionfalmente annunziare che: _l’ordine regna in
-Italia_.
-
-La gravità dei fatti non fu da per tutto uguale; ma fu identica la
-loro fisonomia da Messina a Luino. Per un momento le manifestazioni
-politico-sociali di questo regno d’Italia malconnesso, lo ripeto,
-assunsero impronta rigidamente unitaria: da Luino a Messina, unica fu
-la causa che sollevò la protesta ed uguale dappertutto la forma di
-questa protesta dello stomaco. Il primo grido che si sentì per ogni
-dove fu quello di _pane e lavoro_, cui successivamente e in varia
-misura si aggiunsero altri gridi sovversivi — altri _evviva!_ ed altri
-_abbasso!_ secondo il diverso temperamento locale. Ai gridi più spesso
-si aggiunsero minaccie contro le autorità, contro le persone invise;
-alle minaccie seguirono i fatti: rotture di fanali, di vetri delle
-case, devastazioni, incendi, saccheggi; ed a questi le repressioni ora
-miti ora feroci; gli arresti a migliaia e i massacri.
-
-Una prima e necessaria constatazione: la ferocia della repressione
-non sta menomamente in rapporto colle gravità ed un poco anche
-coll’indole dei tumulti. A Bari ed a Foggia i fatti sono gravissimi
-e stante la importanza delle due città possono riuscire pericolosi;
-eppure non ci sono i morti di Molfetta e di Modugno. A Faenza, che
-inizia il movimento e dove sin dal primo giorno si concede il pane a
-30 centesimi, si arriva alla costruzione di vere barricate; ma non si
-deplora un eccidio come a Bagnacavallo. Tra Prato e Sesto Fiorentino,
-tra Parma e Piacenza da un lato, Monza, Luino e Soresina dall’altro,
-in ambienti tanto diversi, intercedono le medesime differenze dianzi
-accennate e che si verificarono anche in Sicilia nel 1893-94. Ciò prova
-che dovunque le autorità furono longanimi e prudenti si evitò o si
-ridusse a ben poca cosa il versamento del sangue.
-
-Se in questa diversità di risultati c’entrano le differenze individuali
-delle autorità locali, c’entra in misura maggiore la mancanza di savia
-ed uniforme direzione dal centro.
-
-Ho enumerato senza alcun ordine le città, i paesi, i villaggi che
-somministrano elementi alla cronaca sanguinosa perchè l’apparente
-disordine si presta a considerazioni d’indole apparentemente geografica
-che assurgeranno più tardi ad importanza maggiore per giudicarne
-l’indole. Anzitutto, se in generale si può affermare che i tumulti
-cominciano nel mezzogiorno per propagarsi gradatamente al settentrione,
-non è meno vero, però, che la prima scintilla si parte dal centro
-e dal nord della penisola — Faenza e Finale Emilia — e divampa più
-qua e più là, mostrando che le cause determinanti esistono in tutta
-la penisola ed agiscono disordinatamente e contemporaneamente sui
-grandi e sui piccoli centri, senza che possa affermarsi esservi
-una prevalenza decisa dei primi o degli ultimi in guisa che possano
-stabilirsi i primitivi centri d’irradiazione. Solo può rilevarsi che i
-casi di Milano esercitarono maggiore influenza degli altri se si deve
-giudicarne dal numero delle località che furono tumultuanti il giorno
-nove Maggio.
-
-Il fenomeno è naturale ed ha la sua ragione di essere in quella specie
-di egemonia, che la _capitale morale_ esercitava ed esercita in gran
-parte d’Italia ed a cui si sottraggono l’estremo mezzogiorno e la
-Sicilia. Si noti intanto che Firenze non ricordava forse da secoli
-tumulti quali quelli del 1898; che Napoli abbandona la sua proverbiale
-indifferenza apatica e memore delle prime prove dell’agosto 1893,
-persiste per più giorni nei tumulti senza lasciarsi intimidire dagli
-apparecchi micidiali di guerra teatralmente allineati nelle sue
-piazze e vede le sue donne smunte, i suoi fanciulli laceri, le sue
-larve di lavoratori sfidare la forza pubblica ed in qualche momento
-affrontare serenamente la morte. Il contegno di queste due città da
-solo somministra all’osservatore politico qualche indicazione, che
-non dovrebbe andare perduta per valutare al giusto lo intervento delle
-cause, che riuscirono ai tumulti.
-
-Un’ultima constatazione mercè la quale la geografia e la cronologia
-alleate rivelano l’indole dei luttuosi avvenimenti in discorso.
-
-Il 1º Maggio, giorno sacro pei socialisti e che avrebbe potuto fornire
-occasione a dimostrazioni facilmente degeneranti, passa tranquillo dove
-i socialisti sono forti per numero e per organizzazione. Solo a Rimini,
-a Bagnacavallo ed un poco a Ferrara, contrade pervase discretamente
-dalla corrente delle nuove idee, nel giorno della festa del lavoro vi
-furono tumulti; prevalsero questi nel mezzogiorno — Napoli, Monopoli,
-Minervino Murge, Molfetta, Benevento, Resina, Ponticello, Giuliano,
-ecc. — dove possono esservi socialisti, ma non esiste affatto un
-partito socialista, nemmeno in embrione.
-
-E chiudo questa cronaca sanguinosa con cifre, che, per quanto
-incomplete, riescono dolorose ed eloquentemente rivelatrici.
-
-Bisogna rinunziare ad enumerare gli arresti. In un giorno c’erano oltre
-500 detenuti per causa dei tumulti nelle carceri giudiziarie della
-sola Bari; 300 cittadini in una volta furono imprigionati a Livorno;
-un migliaio circa in più volte in Napoli. In Italia gli arresti, senza
-timore di esagerare, si può affermare, che nel periodo dei tumulti
-dovettero contarsi a decine di migliaia.
-
-La statistica dei ferimenti tra i cittadini è ancora più incerta;
-chi è ferito nei tumulti si presume che abbiavi preso parte. Non si
-ammette che sul luogo ci si sia trovato accidentalmente o trascinato
-dalla marea; perciò se fa noto il suo stato è sicuro che egli verrà
-sottoposto a processo. In questo caso sarà fortuna se uscirà assolto;
-ma nessuno lo risarcirà mai dai parecchi mesi di carcere preventivo
-sofferto. Si comprende perciò che il numero dei feriti tra i cittadini
-denunziati dai giornali dal 26 Aprile alli 11 Maggio debba essere molto
-al disotto del vero; riuscii a raccoglierne circa duecento, ma con
-molta probabilità avranno passato il migliaio.
-
-Più sicuro è il numero dei morti e ce ne furono cinquantuno oltre
-quelli di Milano. La forza pubblica non ebbe che un morto e ventisette
-feriti; e tra le ferite furono calcolate le leggere contusioni. Nella
-forza pubblica le lesioni furono quasi tutte lacero-contuse. Il popolo
-in armi, che movevasi in seguito a complotto preordinato da lunga mano,
-non possedeva che sassi e bastoni!
-
-
-
-
-IV.
-
-A MILANO
-
-
-Le notizie delle sommosse e dei tumulti che il telegrafo comunicava
-ai giornali e che questi diffondevano in ogni angolo d’Italia
-avevano eccitato la opinione pubblica nella misura consentita dalla
-inerzia morale e intellettuale, da cui è afflitto il nostro paese;
-l’eccitamento raggiunse il colmo suo in tutte le classi sociali,
-nelle sfere politiche, nei rappresentanti del governo, quando corse
-la prima voce che la sommossa incomposta per fame del mezzogiorno si
-era trasformata in rivolta a Milano e che la rivolta poteva divenire
-rivoluzione. Un pubblicista, conservatore di merito in Napoli, non
-esitò a ricordare la famosa risposta del Liancourt a Luigi XVI.
-(_Corriere di Napoli_).
-
-Non poteva essere diversamente. L’importanza della città di Milano
-e le sue condizioni, note ed in parte esagerate, facevano presumere
-che i moti del resto d’Italia dovevano assumere carattere diverso
-riproducendosi nella _capitale morale_; sicchè appena si seppe
-delle prime dimostrazioni del giorno 6 maggio osservossi un notevole
-mutamento nel linguaggio dei giornali conservatori e degli altri, che
-rispecchiavano le opinioni delle sfere governative.
-
-Si cominciò a tacere delle cause economiche, che avevano determinato i
-primi tumulti, e si segnalò con accenni vaghi e timidi da principio,
-più recisi e chiari in appresso, l’azione dei partiti sovversivi —
-repubblicani, clericali e socialisti, — il complotto, la preordinazione
-voluta e cosciente di tutti quei movimenti che erano stati
-considerati con singolare unanimità spontanei, improvvisi, e sottratti
-all’influenza di qualsiasi partito politico. In questa guisa tutto
-l’interesse e tutta l’attenzione della frazione della nazione che pensa
-e partecipa alla vita politica concentrossi su Milano, da cui possono
-prender nome tutti gli avvenimenti luttuosi della primavera del 1898.
-E dal carattere reale o artificiosamente attribuito agli avvenimenti
-di Milano presero l’intonazione tutti i provvedimenti politici,
-che costituiscono uno dei periodi della più stolta e ingiustificata
-reazione, che abbia attraversato l’Italia nuova.
-
-A Milano, perciò, si assomma la storia dei tumulti di cui
-c’intratteniamo ed è indispensabile esporre colla maggiore esattezza
-possibile quali furono i fatti che vi si svolsero dal 6 al 9 maggio,
-onde assegnare le rispettive responsabilità agli attori del dramma e
-riuscire al giudizio complessivo equanime sull’opera del governo.
-
-Non è facile fare la cronaca imparziale, obbiettiva, degli avvenimenti
-ai quali si ha assistito o si ha preso parte diretta o indiretta;
-l’impresa è più ardua quando chi scrive è uomo di parte. È bene, però,
-che chiunque desidera che la luce si faccia intera, a tale impresa si
-accinga, perchè su ciò che può esservi di errato nella narrazione, dai
-viventi possa venire la rettifica o la smentita opportuna.
-
-Comincio, adunque, sereno la cronaca dei fatti di Milano; per la
-quale si ha un documento importante nei resoconti stenografici dei
-processi, che si svolsero innanzi ai Tribunali militari. A proposito
-dei quali non si deplorerà abbastanza la condotta insana del Generale
-Bava-Beccaris, che sottrasse elementi preziosi per la storia colla
-censura esercitata sulla stampa e coi tagli fatti eseguire negli stessi
-resoconti stenografici dei processi[7].
-
-I tumulti di Milano prendono le mosse da un manifesto che i socialisti
-indirizzarono il giorno 6 ai cittadini. In esso si domandava la
-restaurazione della libertà e della giustizia, l’abolizione dei
-privilegi, la guerra al militarismo, il suffragio universale e si
-concludeva chiamando il paese a salvare se stesso per evitare nuove
-stragi.
-
-Si può discutere sulle opportunità di questo appello; è indubitabile,
-però, che il suo contenuto non era criminoso: ogni singolo punto del
-medesimo era stato impunemente più volte e in vario modo discusso ed
-affermato. Pensarono diversamente le guardie di Pubblica Sicurezza pel
-malvezzo prevalso d’intervenire sempre e passarono all’arresto di un
-distributore presso Ponte Seveso.
-
-L’arbitrio era reso pericoloso dall’eccitamento degli animi ed ebbe
-quelle conseguenze dolorose che la più elementare prudenza doveva far
-prevedere. Gli operai, in gran parte appartenenti allo stabilimento
-Pirelli, in via Galilei, protestarono e chiesero la liberazione degli
-arrestati accompagnando la richiesta con urli e fischi contro gli
-agenti della forza, il cui contegno fu provocante oltre misura. I sassi
-volarono contro la delegazione della questura in Via Napo Torriani; e
-sassi furono lanciati contro lo stabilimento Stigler perchè gli operai
-non vi lasciavano il lavoro. In questi episodi vennero operati altri
-arresti.
-
-Una commissione di operai con a capo il socialista Dell’Avalle si portò
-dalle autorità di pubblica sicurezza scongiurando che si lasciassero
-in libertà gli arrestati per disarmare l’ira popolare. La preghiera fu
-ascoltata per metà: due furono rilasciati ed un terzo, Amadio Angelo,
-venne trattenuto col pretesto che era stato colto coi sassi in mano.
-L’ottenuta parziale liberazione incoraggiava nella insistenza da un
-lato, mentre la negata liberazione dell’altro esasperava gli animi
-maggiormente.
-
-In questo primo tafferuglio non vi furono che delle contusioni, per
-colpi di pietra; ma non doveva tardare l’intervento della truppa
-invocato insistentemente dalla questura e che doveva riuscire
-micidiale. Il primo picchetto, del 47 fanteria alle 15,30 fu schierato
-verso la fronte dello stabilimento Pirelli, dove lavoravano 2400
-persone. Altra truppa arriva un poco più tardi e si dispone sempre
-nei pressi dello stabilimento suddetto. Alle 16,30 un battaglione del
-57 fanteria prese posto nell’Ippodromo del Trotter. Così si trovano
-di fronte gli elementi dell’incendio e non occorre che una scintilla
-perchè esso divampi.
-
-Quando più viva era la dimostrazione e gli operai evocano indignati
-l’uccisione di Muzio Mussi, i deputati Turati e Rondani sovraggiungono
-sul luogo e si rinnovano i consigli di calma dati prima dal
-Dell’Avalle; il consiglio avvalorano colla promessa della liberazione
-dell’Amadio, coll’annunzio dell’abolizione del dazio comunale sulle
-farine e sui cereali.
-
-Alle ore 18 comincia per gruppi l’uscita degli operai dello
-stabilimento Pirelli e la gente sulla via Galilei si sfoga gridando:
-_Evviva Turati! Evviva Rondani! Abbasso il governo provocatore!_
-Parlano di nuovo i due deputati socialisti e pare che ogni pericolo di
-conflitto sia scongiurato.
-
-Ma un gruppo di persone, da 200 a 300 — in gran parte donne e fanciulli
-— si avviò, cantando l’Inno dei Lavoratori, verso via Ponte Seveso e
-Andrea Doria e fischiando gli agenti di polizia, tra i quali un certo
-Viola, _el calabres_, assai inviso perchè tra i più petulanti nelle
-provocazioni. Si torna a domandare la liberazione dell’Amadio e si
-scagliano di nuovo sassi contro l’ufficio della Questura in via Napo
-Torriani. Alle 19 circa esce dal Trotter una compagnia di fanteria
-che viene accolta anche essa a fischi ed a sassate. Una pietra, dice
-il _Corriere della Sera_, colpì in fronte un soldato. «Questo fatto,
-continua lo stesso giornale, le cui parole riproduco testualmente,
-_parve l’ordine di reagire con la forza alla forza_; e dalla truppa
-partirono otto o dieci colpi di moschetto, _pare_, sparati in aria.
-Fu quello un momento di panico e di confusione. Molti dei dimostranti
-_parevano_ disposti a resistere anche di fronte alle schioppettate
-e seguitavano a lanciar sassi; ma i più spaventati fuggivano a
-rompicollo, spingendo, rovesciando quelli che si trovavano di ostacolo
-sui loro passi. Le guardie della sotto brigata uscivano con le
-rivoltelle in pugno, sparando esse pure, mentre altri colpi partivano
-dalla truppa. Il parapiglia durò pochi minuti, ma ebbe esito letale»
-(N. 124).
-
-Infatti vi lasciarono la vita nello stesso giorno un certo Savoldi e
-l’odiata guardia di Pubblica Sicurezza, il Viola, ch’era in borghese
-e che per dare da vicino la caccia ai dimostranti trovossi insieme
-a loro fatto bersaglio alle scariche dei soldati. Affermasi, anzi,
-che fu proprio il Viola che uccise il Savoldi. All’indomani cessò di
-vivere uno dei feriti più gravi, l’Abbiati. Numerosissimi i feriti.
-La giornata lugubre ebbe uno di quegli epiloghi di una spontanea
-teatralità, che impressionano le menti le meno eccitabili. Il Savoldi,
-raccolto da pietosi operai, fu messo sul tram elettrico per essere
-condotto all’ospedale dei Fatebenefratelli. Ma durante il tragitto
-morì. Fu ricondotto, sempre in tram, ed accompagnato da operai
-in Piazza del Duomo, dove formossi un assembramento di circa 500
-persone. La polizia voleva impossessarsene; ma i compagni di lavoro
-non se lo lasciarono strappare dalle mani e lo condussero al Cimitero
-Monumentale.
-
-La passeggiata di quel cadavere pareva invocasse vendetta; e vendetta
-chiedevano gli operai. L’ucciso la meritava. Dalla testimonianza del
-Commendator Pirelli innanzi al Tribunale Militare si seppe che il
-Savoldi era un operaio che aveva lavorato tutto il giorno nel suo
-stabilimento e che si trovava nella folla per curiosità. (_Udienza del
-28 Luglio_).
-
-Qualche cosa di grave sarebbe avvenuto in Milano la sera del 6; ma un
-provvidenziale acquazzone alle 20 sciolse l’assembramento di Piazza
-del Duomo. Più tardi la Galleria, i Portici settentrionali e la Piazza
-del Duomo furono affollatissimi e si cantò l’Inno dei Lavoratori; ma
-riuscì agevolmente alla forza di fare sgombrare. Vi fu qualche arresto
-e qualche spiacevole incidente; ma a mezzanotte tutto era finito.
-
-È necessario assodare la responsabilità di questa prima giornata; ciò
-che avvenne dopo non fu che la conseguenza fatale.
-
-È innegabile l’illegalità dei primi arresti, che procurarono le
-dimostrazioni e la sassaiuola per ottenere la liberazione degli
-arrestati. A parte ogni altra considerazione di ordine politico e
-sentimentale, è del pari innegabile che si continuò nella illegalità
-nel momento in cui si arriva alla catastrofe. Mancarono infatti i tre
-squilli di tromba voluti dalla legge per intimare lo scioglimento di
-una dimostrazione. Il _Corriere della sera_, la cui narrazione dei
-fatti pare tutta intesa ad attenuare la responsabilità della forza
-pubblica e delle autorità, parla di _un solo_ squillo di tromba dato
-dalle guardie di pubblica sicurezza; ma non fa menzione di alcun
-squillo al momento in cui la truppa fa la sua scarica micidiale.
-
-I _tentativi di resistenza_ dei dimostranti sono una semplice ipotesi
-non avvalorata da alcun elemento di fatto; le scariche sin dalle
-prime dovettero mirare a colpire, perchè la fuga precipitosa cui si
-dettero gli operai non consentiva, se non come espressione di ferocia,
-la continuazione del fuoco; e i morti e i feriti caddero colla prima
-scarica, tanto improvvisa, che non dette tempo alla guardia Viola di
-ritirarsi.
-
-L’illegalità fu aggravata dalla mancanza assoluta di tatto politico.
-Anche se l’Amodio fosse stato un pericoloso delinquente — ed era un
-inerme ragazzo; anche se avesse confessato il _grave_ reato di avere
-scagliato delle pietre, in quell’ora di grande eccitamento, dinanzi ad
-una folla numerosa e tumultuante, sarebbe stato atto savio lasciarlo in
-libertà — salvo a riprenderlo e processarlo più tardi, se di processo e
-di pena, ritornata la calma, lo si fosse ritenuto meritevole.
-
-Che la prudenza consigliasse la liberazione lo riconobbe il comm.
-Pirelli, uomo d’ordine per eccellenza e tanto alieno dalla sovversione
-che non volle contaminato il balcone del proprio stabilimento
-permettendo che l’on. Turati facesse opera di pace colla sua valida
-ed ascoltata parola. Fu il Pirelli, che sin dal primo momento chiese
-telefonicamente alla Questura la liberazione dell’Amodio; e fu il
-Pirelli che da buon politico avvertiva il Questore dei pericoli cui
-si andava incontro ostinandosi nel rifiuto, che poscia confessava al
-Turati — che richiedevalo di notizie delle pratiche fatte inutilmente
-presso la Questura per rimuovere la causa occasionale del disordine.
-Quando le pratiche furono rinnovate con insistenza dai deputati Turati
-e Rondani, il signor Questore all’imprudenza volle aggiungere il
-mendacio; in un momento insolito di tenerezza per la legalità scusossi
-di non potere liberare l’Amodio perchè non era più in sua facoltà il
-farlo, avendolo deferito all’autorità giudiziaria. E non era vero; e
-la falsità del pretesto venne subito dimostrata dalla risposta data
-dal Procuratore del Re allo stesso Turati, che rapido era corso da lui
-per ottenere dall’autorità giudiziaria ciò che era stato negato dalla
-autorità di Pubblica Sicurezza[8].
-
-Forma un contrasto stridente colla condotta inqualificabile della
-Questura quella ammirevole e pacificatrice dei socialisti più noti. Il
-Dell’Avalle sin dai primi momenti fu sul luogo e consigliò vivamente la
-calma e s’intese col Pirelli nel consigliare a chiedere la liberazione
-del detenuto. A lui si unirono tosto gli onorevoli Turati e Rondani per
-tale intento.
-
-Due volte parlò nelle strade il Turati e parlò pure il Rondani e
-fece pena il vedere innanzi al Tribunale Militare come si accanisse
-l’Avvocato Fiscale nel contorcere il senso delle loro parole, astraendo
-completamente dalla gravità del momento in cui furono pronunziate,
-dalle intenzioni chiare univoche di coloro che le pronunziavano,
-dall’effetto prodotto e dallo scopo raggiunto.
-
-Si ammetta pure la versione più rivoluzionaria dei discorsi dei
-due deputati socialisti e si riconosca pure che essi abbiano voluto
-scongiurare il pericolo _presente_ promettendo una _futura_ levata di
-scudi: non è evidente che essi in tal modo soltanto potevano esercitare
-un’azione moderatrice sulla folla esaltata? Ogni altro linguaggio
-avrebbe fatto perdere la popolarità agli oratori senza ammansare gli
-esaltati.
-
-L’intenzione del Turati era tanto retta e pacificatrice che ai
-tumultuanti annunzia e promette anche ciò che non aveva ancora
-ottenuto: la liberazione di Amodio; egli era tanto sicuro nel tentativo
-di disarmare i tumultuanti che si affretta a dare la buona novella
-della deliberazione della Giunta sul dazio comunale sulle farine e
-sui cereali; e la opera sua fu così efficace, che dove essa spiegossi
-raggiunse l’intento. Lo riconobbe il _Corriere della Sera_.
-
-Erano dunque ben strani rivoluzionari questi socialisti che nel momento
-del massimo fermento, quando la loro parola può trasformare il tumulto
-in rivolta, consigliano ed ottengono la calma! E non è una delle minori
-enormità di questo periodo tristissimo di reazione l’insano tentativo
-di attribuire a colpa degli accusati ciò che costituiva il loro
-migliore titolo per ricevere azione di grazie anzichè punizione[9].
-
-
-
-
-V.
-
-DAL SACCHEGGIO DI CASA SAPORITI ALLA BRECCIA DEI CAPPUCCINI
-
-
-Il sangue corso nelle vie di Milano nella sera del 6 maggio doveva
-farne versare dell’altro nei giorni successivi. Era facile prevedere
-che qualche cosa di più grave poteva avvenire e all’indomani le
-autorità politiche, militari e amministrative avrebbero dovuto prendere
-provvedimenti adatti per calmare gli animi e prevenire i disordini.
-
-Nulla di tutto ciò; le misure adottate, intese ad intimidire, non
-potevano che sovreccitare gli animi ancora di più. Solo nel pomeriggio
-del giorno 7 comparve un manifesto a firma del sindaco Vigoni, che
-invitava alla calma!
-
-In quel manifesto mancava il calore sincero, che occorreva in quei
-momenti; era scialbo e rispecchiava lo stato di animo di coloro
-che lo avevano redatto — coscienti che non c’era corrispondenza di
-sentimenti tra l’anima del popolo e quella dei suoi rappresentanti
-legali; ed armonia d’intenti non poteva esservi tra un sindaco e i suoi
-rappresentati, quando il primo potè proclamare la sua città travolta
-da un’_onda di barbarie_ e potè invocare in nome della paura lo stato
-d’assedio, che non avevano potuto ottenere prima i telegrammi del
-Generale Bava e del prefetto Winspeare (_Secolo_, 8 Settembre 98).
-Mai come in questa circostanza fu avvertito il danno e il pericolo di
-questa dissonanza!
-
-In quanto alle parole di pace del Comandante del corpo di armata e del
-Prefetto, si comprende che non potevano essere ascoltate, perchè erano
-ritenuti — a torto o a ragione — responsabili dei fatti del giorno
-precedente. A loro non restava che far sentire la voce della minaccia e
-la fecero sentire nelle ore pomeridiane — poco dopo che avevano fatto
-appello al patriottismo di Milano — colla proclamazione dello Stato
-d’assedio.
-
-Intanto era dato l’impulso sin dalle prime ore del mattino al
-movimento, che doveva più tardi terminare tragicamente. Gli operai,
-addolorati e indignati pei fatti del giorno precedente, volevano
-manifestare i loro sentimenti astenendosi dal lavoro. La decisione fu
-presa in principio da quelli dello stabilimento Pirelli; gradatamente
-venne comunicata ed accettata da quelli di quasi tutti gli altri
-stabilimenti della città e dei sobborghi.
-
-Si è scritto e detto che gli operai in grandissima maggioranza erano
-contrari alla cessazione del lavoro: ma la facilità colla quale venne
-eseguita dapertutto, anche se chiesta da sole donne — come constatano
-i rapporti ufficiali — prova che ciò non è esatto. Mancarono i segni di
-un qualsiasi dissenso.
-
-In questa guisa la valanga dei dimostranti partita dallo stabilimento
-Pirelli andava ingrossandosi e verso mezzogiorno era composta di
-parecchie migliaia di persone. _Il Corriere della Sera_ osserva
-che «all’avanzarsi di quella minacciosa marea si chiudevano
-precipitosamente i portoni delle case ed i negozi; _e quanti ne
-uscivano andavano ad aumentare la folla dei curiosi_.» (N. 125). E che
-si trattasse di _curiosi_ lo stesso giornale ripete più esplicitamente
-più oltre in un appello intitolato: _A casa, a casa!_ nel quale
-deplorava che «quando più grave e penoso si fa il dovere dell’Autorità
-militare, proprio nei punti ove il tumulto facilmente degenera in
-tragedia, si affolla una moltitudine di _curiosi_, quasi fossero devoti
-ad un nuovo genere di _sport_».
-
-In questa constatazione preziosa c’è tutto lo spirito che animava la
-massa dei dimostranti; era composta di _curiosi_! E mi piace ripetere
-il punto ammirativo dello stesso _Corriere_. Che fossero _curiosi_
-verrà confermato più in là. Era minacciosa la folla? È una gratuita
-supposizione non corredata da alcuna prova. Se tra migliaia di persone
-se ne trova una — dato che il fatto sia vero — che dice ad un grande
-industriale, il Grondona: _È venuta l’ora per noi di non lavorare più
-e di vedere sgobbare voi altri!_ ciò dimostra che non mancava qualche
-esaltato.
-
-Mancò qualunque violenza, qualunque aggressione contro gl’industriali;
-e se questi furono previdenti ed avveduti, specialmente il Pirelli,
-gli operai, si potrebbe soggiungere — tenendo conto dei fatti — si
-mostrarono pieni di benevolenza verso i padroni. Il grido: _Morte ai
-signori!_ se realmente fu emesso da qualche pazzo, non rispecchiava le
-intenzioni dei lavoratori.
-
-Ma delle intenzioni pacifiche della immensa massa si ha la
-irrefragabile testimonianza nei fatti, che valgono più delle
-insinuazioni. Non c’erano armi tra i dimostranti — e in buona parte
-erano donne e fanciulli — e non commisero alcun atto che potesse far
-fede delle loro intenzioni ostili.
-
-In quel giorno malaugurato sarebbe bastato che — come in Roma per la
-dimostrazione Frezzi — la forza avesse brillato per la sua assenza e
-Milano dopo poche ore avrebbe ripreso la fisonomia ordinaria di città
-colta, tranquilla e industriosa. Invece chi stava a capo del governo
-— invido degli allori raccolti da altri in Sicilia; forse spronato da
-volontà diverse — volle mostrarsi forte e dette istruzioni conformi
-ai propositi. Perciò, sin dalle prime ore del giorno, uno squadrone di
-cavalleria fece una perlustrazione nelle adiacenze degli stabilimenti
-industriali: _adiacenze che presentavano la tranquillità abituale_
-(_Corriere della Sera_).
-
-La piazza del Duomo venne occupata militarmente da fanteria, cavalleria
-e artiglieria sotto il comando di Bava Beccaris. Chiuso dai bersaglieri
-lo sbocco della Galleria verso la Piazza del Duomo; dalla cavalleria lo
-sbocco della piazza verso il Corso; da alpini e fanteria via Mercanti,
-via Torino, via Carlo Alberto, via Rastrelli: militarmente occupate
-tutte le porte della città. Era evidente che l’autorità militare aveva
-preso tutte le disposizioni strategiche contro una rivolta di là da
-venire e di cui mancavano i segni precursori. Queste disposizioni,
-intanto come avviene sempre in casi simili, non potevano esse stesse
-che provocare la rivolta.
-
-I dimostranti, rei di cantare l’inno dei lavoratori, ebbero le prime
-cariche della cavalleria nel Corso di Porta nuova e nelle vie adiacenti
-e _fuggirono_. «L’intero reggimento di cavalleria, lascio la parola
-al _Corriere della Sera_, percorreva di continuo al trotto in colonne
-serrate e sparse, le vie Principe Umberto, i viali Venezia, Porta Nuova
-e Garibaldi, via Moscova, corso Porta Nuova ed i bastioni. Tutti i
-negozi erano chiusi; molte finestre sbarrate; i curiosi si ritiravano
-spaventati. Ma un residuo del grosso della dimostrazione si ridusse
-in via Melchiorre Gioia, presso la Dogana. Dinanzi alla cooperativa
-ferroviaria tennero un conciliabolo, emettendo di quando in quando
-grida ed agitando in alto i _bastoni_, i _cappelli_ ed i _fazzoletti_.
-Arrivò, dopo poco, una compagnia di fanteria, che venne fermata a
-_spall-arm_ di fronte ai dimostranti, colla cavalleria alle spalle.
-_Venne ordinato il pied-arm e ciò contribuì alquanto a far allontanare
-l’attruppamento, che si frazionò poi in gruppi e si disperse. Verso
-mezzogiorno le vie sunnominate, percorse incessantemente dalla
-cavalleria, erano quasi sgombre_».
-
-Dunque, nel _conciliabolo_ improvvisato su una strada, si scoprono le
-armi dei rivoltosi: _bastoni_, _cappelli.... e fazzoletti_. I rivoltosi
-erano tanto decisi alla lotta, che si disperdono al semplice comando di
-_pied-arm...._
-
-Testimoni oculari, invece, narrano di modi straordinariamente
-provocatori adoperati da ufficiali e sott’ufficiali, da guardie di
-pubblica sicurezza e da carabinieri e che contribuirono ad invelenire
-gli animi.
-
-Si può ammettere che ci siano delle esagerazioni; comunque, i
-fatti reali ed un certo cinismo mostrato da militari in via Carlo
-Alberto e altrove, nulla prova contro l’insieme dell’esercito. Gli
-esempi contrari e belli non mancarono; ed una nobile esortazione di
-un ufficiale ai soldati perchè non facessero uso delle armi senza
-l’esplicito comando, venne narrata dal Secolo; di soldati che spesso
-sparavano in aria narrano gli stessi testimoni oculari più corrivi ad
-accusare i militari. Il vero è che in questi casi, ponendo a contatto
-truppe armate e dimostranti inermi, devono avvenire fatalmente dei
-conflitti, che si risolvono in massacri; come una miccia accesa
-accanto alla polvere deve determinare un’esplosione. L’esperimento
-venne fatto in Sicilia su larga scala nel 1893; ed era stato fatto a
-San Luri, a Calatabiano, a Ruvo, a Corato, ecc. Ed è istruttivo che
-le stesse condizioni spesso riescirono agli stessi risultati anche in
-Inghilterra.
-
-Queste condizioni fecero sì che il giorno 7 in più punti della città,
-a Porta Venezia, a Porta Vittoria, a Porta Ticinese, a Porta Sempione,
-in via Torino il fuoco della truppa sia stato più o meno vivo nelle ore
-pomeridiane e che abbia tuonato anche il cannone.
-
-La narrazione di questi luttuosi avvenimenti che hanno dato i giornali
-conservatori e reazionari di Milano, lascia intendere chiaramente che
-mancarono i fatti provocatori degli eccidi da parte dei dimostranti,
-e che le fucilate vennero sempre determinate dalle insolenze e dalle
-sguaiataggini delle donne e dei monelli, che rappresentarono la parte
-più ardita e più persistente dei tumultuanti: molte donne portavano in
-collo i figlioletti.
-
-È chiaro dallo insieme delle testimonianze raccolte dai resoconti dei
-giornali e dalle risultanze processuali, che la costruzione delle poco
-serie barricate — che non ebbero in verun punto veri difensori — e le
-deboli offese dei cittadini furono la conseguenza diretta ed immediata
-delle fucilate dei soldati, che stesero sul terreno parecchi morti
-e moltissimi feriti. E le offese non furono che quelle, che potevano
-venire da sassi e da tegole lanciate da mani deboli — da donne e da
-fanciulli — e da tetti dai quali non scorgevansi nemmeno coloro che
-avrebbero dovuto essere presi di mira. Ma sulle barricate e sulle armi
-dei rivoltosi avrò agio di ritornare.
-
-Un testimonio oculare, che assistette a molti incidenti e ad una
-continuata serie di provocazioni da parte delle truppe, con maggiore
-precisione accorda una importanza decisiva alla scarica micidiale
-fatta da un plotone di bersaglieri in via Torino senza che ci fosse
-stato alcun squillo di tromba. Questo stesso cittadino immediatamente,
-in una a due altri, raccolsero un bambino di circa otto anni
-colpito mortalmente e lo portarono davanti al generale Bava Beccaris
-apostrofandolo vivacemente. Il generale dette ordine di arrestarli;
-ma non fu ubbidito, perchè il caso pietoso s’imponeva anche ai
-cervelli ubbriacati dal fumo della polvere. I tentativi di offesa che
-erroneamente vengono chiamati tentativi di resistenza e le barricate
-sarebbero stati la conseguenza del sangue versato in via Torino. Questo
-eccidio non trova alcuna giustificazione: tale non può menomamente
-considerarsi il fatto dei ragazzi arrampicati su di una scala Porta,
-che costretti, con cattivi modi a discendere, lanciarono dei pezzi di
-legno, che non offesero alcuno.
-
-In questa triste giornata, durante la quale fu commesso il cosidetto
-saccheggio del Palazzo Saporiti, sul quale ritornerò, all’Ospedale
-Maggiore e in quello dei Fate bene fratelli furono portati dodici morti
-e quarantanove feriti gravemente. Ma queste cifre non danno che un’idea
-lontana del sangue versato.
-
-Da ogni parte della Lombardia, dal Piemonte e da Piacenza, nelle varie
-ore arrivarono rinforzi di truppe: fanteria, alpini e cavalleria;
-e in ogni punto della città si procedette alle perquisizioni e
-agli scioglimenti dei circoli, e delle associazioni repubblicane e
-socialiste e della Camera del Lavoro, con sequestro di carte innocue e
-di registri.
-
-Alle 17 e mezza tutta la redazione dell’_Italia del Popolo_, in una a
-quanti si trovavano nel giornale di Via S. Pietro all’Orto per puro
-accidente o per doveri professionali — come il moderato avvocato
-Valentini — e in una all’on. De Andreis, che volle essere condotto
-in questura per protesta o per atto di solidarietà, viene arrestata e
-sospeso il giornale.
-
-Alle 22,30 al Comando si apprende che le numerose barricate sono state
-tutte espugnate.
-
-La giornata si chiude con una grande vittoria del partito moderato
-lombardo: alle 23 l’ispettore Latini comunica che viene anche sospeso
-il _Secolo_. L’avv. Carlo Romussi suo direttore e il suo redattore
-Emilio Girardi vengono trattenuti in questura.
-
-Il fatto culminante del giorno 7 Maggio fu il saccheggio annunziato e
-strombazzato del Palazzo Saporiti; attorno al quale saccheggio figurano
-gli annunziati conflitti in diversi punti della città, la resistenza
-degli insorti e le facili espugnazioni delle barricate sorte qua e
-là come segno di protesta e d’indignazione anzichè come vero mezzo di
-organizzare una insurrezione.
-
-L’alba del giorno 8, in conseguenza, sorgeva in mezzo alla generale
-preoccupazione ed un certo squallore poteva notarsi sin dalle prime ore
-nella popolosa, ricca ed allegra città.
-
-La preoccupazione non era fuori proposito. Se realmente nella
-popolazione ci fosse stata l’intenzione di venire ad una rivoluzione,
-il giorno 8, perchè festivo, si prestava benissimo; ma la giornata non
-fu delle più calde.
-
-In Piazza del Duomo, occupata da cavalleria, fanteria e artiglieria,
-mantiene il suo quartier generale Bava Beccaris, quasi a dirigere le
-operazioni di guerra; operazioni nelle quali non si potè ammirare
-l’unità e la intelligenza della direzione, ma che spiccano per la
-facile e disumana energia.
-
-In molti punti si assicura che sorgono barricate e da molte finestre si
-afferma che partono colpi di fucile e di rivoltella contro le truppe.
-Quanto valgano le prime e quanto veri i secondi si vedrà in appresso;
-rimane certo che la ragazzaglia e molte donne ostentano la loro
-antipatia all’esercito con qualche insolenza, con qualche innocuo sasso
-e con molti fischi.
-
-Ufficiali e soldati ricambiano queste manifestazioni con fucilate
-e puntate di baionetta, che ammazzano e feriscono; e la cavalleria
-ce l’ha specialmente contro le donne, che contando sulla generosità
-dei cavalieri, in qualche punto sperarono sbarrare la strada coi
-loro corpi: furono calpestate inesorabilmente. A Porta Ticinese, in
-Piazza Sant’Eustorgio, nel Corso e nel Sobborgo San Gottardo, a Porta
-Ludovica, a Porta Tenaglia, a Porta Sempione, a Porta Romana, ecc.,
-vi furono i soliti incidenti luttuosi cominciati colle rincorse tra
-soldati armati e ragazzi che urlano e fischiano e terminati colla
-uccisione e col ferimento di molti cittadini.
-
-Il cannone tuonò lugubremente in diversi punti e in più volte,
-specialmente al Corso San Gottardo e in Piazza S. Eustorgio. L’affare
-dovette essere grave in Corso S. Gottardo, perchè c’era da fare
-contro i _2000 studenti venuti da Pavia e armati di rivoltella_: tanto
-risoluti che i pattuglioni di cavalleria non poterono disperderli e
-n’ebbe ragione soltanto il cannone! (_Perseveranza_ 9 Maggio).
-
-Nell’insieme la giornata passò in modo migliore di quello temuto:
-l’avvenimento più caratteristico fu l’arresto dell’on. Turati e della
-dottoressa Koulichoff e degli on. Costa e Bissolati, ch’erano corsi a
-Milano alla notizia divulgatasi in Italia della morte del primo.
-
-Tutti i prigionieri furono condotti al cellulare scortati dalla
-cavalleria e dalla fanteria in piena disposizione di battaglia.
-
-Colla ripresa del lavoro il lunedì, giorno 9, avrebbe dovuto ritornare
-completamente la calma; così non piacque allo zelo repressivo delle
-autorità politiche e militari che il lavoro proibirono e che scovrirono
-il maggior pericolo di rivoluzione che abbia corso Milano e lo
-distrussero con l’usata energia.
-
-Lasciando da parte i minori incidenti, il pericolo in discorso fu
-visto nella zona da Porta Vittoria a Porta Venezia che ebbe per
-centro Porta Monforte. Qui, secondo la fervida immaginazione del
-Generale Bava Beccaris e della stampa moderata, nel convento dei
-Cappuccini si asserragliarono gl’insorti ed organizzarono vigorosa
-resistenza, coadiuvati dalle fucilate delle case adiacenti; ma superata
-valorosamente dai bersaglieri, che rinnovarono le prodezze della
-Cernaia, prendendo di assalto la improvvisata fortezza, sulla quale il
-cannone aveva aperta una breccia superiore nell’importanza a quella di
-Porta Pia....
-
-I soldati arrestarono gl’insorti, i cappuccini loro complici e gli
-studenti travestiti da cappuccini e li condussero nell’atrio della
-Prefettura prima, e al cellulare dopo....
-
-Di questo movimento i giornali di Milano del 9 e 10 — compresa _La
-Lombardia_ — dettero una narrazione paurosa; e fortunatamente fu
-l’ultimo atto dell’insurrezione di cui ebbero ad occuparsi.
-
-Qui si pone termine alla sintetica esposizione dei tumulti della
-capitale lombarda: cominciati per imprudenza e testardaggine
-dell’autorità politica il giorno sei; continuati per la fretta
-d’intervenire e di mettere in contatto truppe e cittadini eccitati
-il giorno sette — quando si denunzia il preteso attentato contro la
-civiltà coi saccheggi e colle devastazioni; — il giorno 8 — quando si
-crede completare la eliminazione delle menti direttive coll’arresto
-dei deputati socialisti; — e il 9 — quando si pensa di schiacciare la
-testa all’idra insurrezionale colla espugnazione del convento di via
-Monforte.
-
-In due successivi capitoli si troveranno dettagli e schiarimenti, che
-metteranno il lettore in condizione di potere apprezzare equamente
-l’entità dei fatti sin qui sommariamente enunziati. Ora mi limito a
-notare con tristezza le voci corse e i fatti assodati, che possono in
-modo complessivo fare giudicare il carattere dell’azione militare.
-
-Non raccoglierò le voci che narrano del cinismo di alcuni ufficiali di
-cavalleria, che parlarono del poco numero dei morti come se si fosse
-trattato di una battaglia contro nemici stranieri; nè le altre, di
-ufficiali di fanteria e dei bersaglieri, che sciabolarono i soldati
-che non volevano sparare o miravano male. Non le raccolgo, quantunque
-corrano ancora in Milano dopo sei mesi, perchè le credo messe in giro
-in momenti di eccitamento e di passione, che fanno travedere uomini
-abitualmente calmi e che pur serbandosi in buona fede inventano o
-esagerano. Mi piace, invece, insistere sulla condotta umana e prudente
-di molti ufficiali, che raccomandavano ai soldati di non reagire contro
-le provocazioni dei ragazzi e delle donne, mostrandosi longanimi e
-pazienti.
-
-Per quanto si sia intenzionati di gettare un velo sul passato, pure
-giustizia vuole che si rilevino alcune particolarità innegabili, che
-indicano la via per trovare i veri responsabili del massacro di Milano.
-
-È innegabile, infatti, che la repressione assunse talvolta un carattere
-individuale odioso: si sparava ai singoli individui che si affacciavano
-alle finestre, che attraversavano una strada in fretta per condursi
-alle loro abitazioni.
-
-Si fecero scariche in punti deserti — come in via Pioppette il giorno
-7, dove rimase ucciso un cittadino che transitava. Si sparò quasi
-sempre sulla folla, che fuggiva. Si sparò dai bastioni contro le
-case le cui imposte delle finestre erano chiuse e vi furono freddati
-individui che si portavano da una stanza all’altra[10]. Si dette
-la caccia ai ragazzi che occupavano i tetti; caccia descritta dalla
-_Perseveranza_ nei termini seguenti: «Allora i carabinieri salgono
-colla consegna o di fermare i ragazzi sui tetti o di _sparare_....
-Avviene una caccia sui tetti. Qualcuno si ferma, altri non odono
-ragione e vengono freddati a colpi di revolver. Sul tetto di casa
-Saporiti in breve vi sono due morti e quattro feriti gravemente».
-(Numero del giorno 8 Maggio). E tra quei ragazzi alcuni erano di dodici
-e tredici anni; ed erano tutti inermi; e nella peggiore delle ipotesi
-non potevano che scappare senza poter nuocere ad alcuno....
-
-Questi fatti resero credibili alcuni altri insistentemente smentiti;
-e fu smentito solennemente dall’Avvocato fiscale Bacci l’uccisione
-di un fanciullo di dieci anni con un colpo di revolver per parte di
-un carabiniere; alcuni non negano, ma rettificano affermando che la
-vittima vi perdette soltanto un occhio. Furono riferiti dai giornali
-e non smentiti questi casi pietosi e raccapriccianti — di cui qualcuno
-olezzante poesia rivoluzionaria.
-
-Il giorno 7 un gruppo di giovani seguiva un operaio nel Corso
-Garibaldi, che portava, mostrandolo ai passanti, un berretto contenente
-materia molle biancastra; diceva che fosse il prodotto dei cervelli di
-sette ragazzi. _La Perseveranza_ corregge sulla fede di un medico: Nel
-berretto c’era il cervello di un solo uomo. (_N. del giorno 8 maggio_).
-Nello stesso giorno 7, nei giardini pubblici, di fronte al Palazzo
-Rocca-Saporiti e precisamente nel punto indicato da una pozza di
-sangue, ove nella mattinata era rimasto ucciso da un colpo di revolver
-un ragazzo undicenne, fu piantato un palo sormontato da una corona
-intrecciata di foglie verdi e margherite, e da un cartello con frasi
-di pietà per la vittima e di sdegno contro gli strumenti crudeli della
-borghesia (_Lombardia_ N. 125).
-
-Non accordo realtà alla leggenda, che si forma in tutte le guerre
-civili, del soldato che uccide la sorella che si trova nelle fila degli
-insorti e che si è ripetuta per Milano; ma non si può negar fede a
-questo episodio, che per ultimo narro.
-
-Nel settembre, alla redazione del _Secolo_ risorto, presentossi
-un vecchio abbonato, che consegnò al cronista due lire perchè le
-destinasse a qualcuno delle famiglie delle vittime dei tumulti di
-Maggio e narrò: «Sono i risparmi della mia povera nipotina novenne,
-anch’essa curiosa, ed uccisa nei moti dello scorso maggio». Il giorno
-era uscita insieme a suo zio per impostare una lettera al padre
-lontano; nella quale, dati i pericoli del momento, lo si pregava di
-non ritornare subito in patria. Per via la scheggia di una cannonata —
-la prima sparata — le squarciò lo stomaco. Fu portata a casa informe
-cadavere «Oggi, continuò il vecchio, frugando tra i suoi abitini che
-mi erano venuti tra le mani, in una borsa trovai due lire: erano i suoi
-piccoli risparmi; a nessun miglior uso possono servire che a beneficare
-l’orfanello di chi, come lei, cadde vittima della reazione». Il povero
-vecchio andò via piangendo!
-
-Il dolore suscitato da questi incidenti caratteristicamente tristi
-delle lotte civili non può essere lenito che dal ricordo degli atti
-umanitari; e la stampa di quei giorni, con giusta ragione, dette
-lodi al Senatore Negri, che affaticossi nel fare preparare bende e
-barelle.... Egli — il capo incontestato degli uomini politici che
-avevano voluto la reazione e che dalla reazione speravano trarne i
-maggiori profitti — adempiva scrupolosamente al suo dovere di capo
-della Croce Rossa!...
-
-
-
-
-VI.
-
-LA MENZOGNA AL SERVIZIO DELLA REAZIONE
-
-
-Il movimento politico sociale che in quest’ultimo quarto di secolo si
-è svolto con meravigliosa rapidità ed intensità tra i popoli civili
-era stato lento e stentato in Italia. Le cause di questo ritardo nella
-sua evoluzione sono parecchie e degne tutte di uno studio speciale;
-qui basta enumerarle: mancanza di uno sviluppo industriale e di
-relativa concentrazione ed organizzazione delle classi lavoratrici,
-analfabetismo, miseria, deficiente libertà ed educazione politica
-rudimentale, esaurimento derivante da un lungo periodo di cospirazioni,
-di rivolte e di guerre per conseguire l’unità e l’indipendenza dallo
-straniero, servilismo infiltrato nelle ossa delle popolazioni per la
-servitù per secoli durata, differenze ed antagonismi regionali che
-paralizzano molte forze ed energie locali e che, abilmente sfruttate,
-servono a comprimere le une per mezzo delle altre, ecc.
-
-Di questo ritardo nella evoluzione politico-sociale si risentono
-tutte le classi: le dirigenti come le cosidette classi inferiori.
-Ond’è che mentre nelle ultime manca la coscienza dei propri diritti
-e l’aspirazione generale ad un tenore di vita più umano — mancanza
-contrassegnata dalle alternative tra la rassegnazione ignominiosa e le
-esplosioni selvagge — nelle classi dirigenti, invece, c’è l’avversione
-verso le innovazioni e la credenza in diritti propri, che rappresentano
-una sopravvivenza del tramontato regime feudale. Queste condizioni,
-si sa che sono più vive nel mezzogiorno e nelle isole; il settentrione
-è stato maggiormente penetrato dalla corrente della vita moderna. Non
-tanto, però, da aver modificato sensibilmente la costituzione politica
-e intellettuale della maggioranza delle classi dirigenti, rimaste più
-reazionarie che sanamente conservatrici. Se n’ebbe la prova, con una
-certa sorpresa in molti, in occasione dei moti di Maggio.
-
-Per quanto lento il movimento politico sociale elevante le classi
-lavoratrici, esso allarmava già le classi dirigenti che da un pezzo
-manifestavano il rammarico profondo e il pentimento per le meschine
-riforme concesse — e specialmente per la riforma elettorale politica
-del 1882 ed amministrativa del 1889.
-
-I moti di Sicilia del 1893-94 manifestarono lo stato d’animo delle
-classi dirigenti, le quali perdonarono a Crispi le brutture di cui
-era macchiato, in grazia della repressione pronta e severa. Tutto
-perdonarono col proprio disdoro a chi aveva iniziato con fortunati
-auspici la reazione.
-
-Venne Abba Garima e fatalmente produsse la Caduta di Crispi; ma caduto
-il vessillifero, la reazione dava segni d’impazienza per riprendere la
-marcia trionfale interrotta dal disastro africano, nel quale c’era la
-complicità innegabile delle classi dirigenti.
-
-I moti del 1898, perfettamente analoghi, e solo più generali e più
-vasti nelle proporzioni di quelli del 1893-94, somministrarono propizia
-l’occasione per riprendere l’interrotto movimento reazionario.
-
-Questi moti da principio furono talmente violenti e si propagarono
-con tanta rapidità, che le classi dirigenti ne provarono paura e
-sbalordimento, ma rinfrancatesi man mano che il telegrafo dava
-notizia delle repressioni riuscite e della buona prova fatta
-dall’organizzazione dell’esercito — per la quale trepidarono fortemente
-nel momento del richiamo delle classi in congedo — ripresero con
-energia compensatrice della breve sosta l’opera malvagiamente
-reazionaria interrotta nel 1896.
-
-Intanto nel mezzogiorno, dove queste classi dirigenti sono meno colte
-ed hanno minore coscienza collettiva dei propri interessi e delle
-proprie aspirazioni, si applaudiva al governo per la repressione ed
-anche la s’invocava più feroce e più continuata, ma venne meno la loro
-azione diretta; in Toscana e nella Lombardia, dove supponevasi che le
-classi dirigenti dovessero essere più illuminate e più modernamente
-conservatrici, invece furono esse gli elementi attivi che presero la
-mano al governo centrale e quasi gli imposero la reazione. La loro
-attività in tale senso fu in ragione diretta del pericolo da cui si
-sentivano minacciate: la perdita del dominio e dell’influenza a causa
-dei progressi rapidi della democrazia repubblicana e socialista.
-
-La reazione, per colorire i propri disegni, si servì della menzogna e
-della esagerazione, che le avevano reso eccellenti servizi nel 1893-94.
-Allora ai buoni italiani del continente si fece comprendere che in
-Sicilia non erano i lavoratori che si movevano, stanchi di vessazioni e
-di soprusi e di spogliazione, che non erano i contadini che reclamavano
-la terra loro o patti agrari tollerabili se non equi del tutto; ma
-che l’isola fosse in aperta insurrezione per attentare all’unità della
-nazione ed erigersi a stato indipendente o porsi sotto la protezione
-non si sa bene se della Francia, o della Russia: il _trattato di
-Bisacquino_ non lo definiva chiaramente.
-
-Il giuoco riuscito allora fu ripetuto nel 1898; e sino ad un certo
-punto con ugual fortuna. Si scrisse che a Napoli si gridava: _Vulimme
-ò re nusto!_ cioè il Borbone. Si ripetè che in Lombardia si volesse
-costituire lo _Stato di Milano_.
-
-Di vero c’era questo solo: che a Napoli, come à Milano, il malcontento
-era generale e profondo e correvano per la bocca di tutti certi
-confronti odiosi. Ma era una menzogna che a Napoli e a Milano il
-tumulto avesse una bandiera politica qualsiasi.
-
-La menzogna poi divenne gigantesca nelle proporzioni date agli
-avvenimenti dalle classi dirigenti che volevano sfruttarli
-disonestamente; ciò specialmente in Toscana e in Lombardia. Nella mite
-e gentile Toscana l’opera dei reazionari sorpassò tutto ciò che era da
-attendersi dalla paura folle che imperava sovrana a Palazzo Braschi;
-e i reazionari ottennero lo Stato di assedio, in tutte le provincie,
-di cui non sentiva il bisogno il Prefetto di Firenze, ch’era pure un
-avveduto uomo d’ordine e per soprammercato un generale — l’ex deputato
-Sani. Ed a Pisa il Regio Commissario straordinario per la Toscana
-arriva a scorgere pericoli dove non ne vedeva il Prefetto Minervini.
-Sicchè si ebbe in quei momenti: un Prefetto dimissionario perchè seppe
-proclamate misure non chieste dalla salute pubblica; ed un altro
-Prefetto punito coll’aspettativa perchè non volle sciogliere delle
-associazioni non pericolose e non sovversive!
-
-I disordini repressi facilmente e rapidamente nel mezzogiorno e
-nel centro della penisola non potevano esercitare valida influenza
-sull’indirizzo politico dello Stato; l’esercitarono invece e vigorosa
-quelli di Milano, esagerati e falsati con impudenza pari alla
-persistenza.
-
-E questi uomini non esitarono a spargere in Italia, per ottenere le
-invocate misure, notizie tali, che fecero rinvigorire i tumulti e le
-sommosse e crearono pericoli reali non sospettati dagli imprudenti
-loro inventori e propalatori! Poco mancò che l’annunzio telegrafico:
-_il cannone tuona da otto ore in Milano!_ non provocasse una vera
-insurrezione altrove....
-
-«I moti di Milano, si affermò nei giornali e nei corridoi allarmati di
-Montecitorio, nelle sale di Palazzo Braschi, e in altre più auguste,
-non solo mirano ad abbattere le istituzioni, a rompere l’unità
-d’Italia; ma costituiscono un attentato contro la stessa civiltà».
-
-I singoli elementi dovevano essere adeguati al giudizio complessivo
-e finale; perciò da un lato si ingigantirono tutti gli episodi che
-facevano fede della forza e della organizzazione dell’insurrezione e
-dei pericoli conseguenti per lo Stato; dall’altro si somministrarono
-altri dettagli paurosi dai quali dovevasi argomentare di che cosa
-fossero capaci i barbari moderni, padroni di una città civile e ricca.
-
-In tal guisa si sospingeva il governo ad una repressione pronta ed
-energica sino alla ferocia; e non solo si mirava alla repressione, che
-deve durare sintanto che c’è l’imminenza o l’immanenza del pericolo,
-come espressione della legittima difesa dello Stato, ma si mirava a
-giustificare la reazione permanente come mezzo adatto per distrurre le
-cause, che avevano generato i barbari moderni.
-
-Così si diffusero con amorevole sollecitudine notizie sulle barricate,
-sul complotto, sulla uccisione degli alpini, sulle bande svizzere,
-sulla resistenza fiera — anche eroica — degli insorti, sulla impedita
-partenza dei treni, sulla necessità del cannoneggiamento, sulle case
-designate al saccheggio e alla distruzione, sul saccheggio avvenuto di
-Palazzo Saporiti, della Cassa di Risparmio, sulla distruzione della
-Villa reale di Monza; sui contadini di Corbetta che marciavano su
-Milano per vendicare Muzio Mussi; sui contadini bolognesi concentrati
-sulle sponde del Po, ecc., ecc.
-
-Di ciascuno di questi elementi giustificatori della repressione e
-della reazione dirò qui rapidamente col vivo rammarico di non poterne
-trattare più ampiamente e di non saperne dire in forma artistica,
-mescolando il ridicolo colla rampogna, per flagellare gli eroi della
-menzogna e della calunnia.
-
-Comincio cogli atti che dovevano far designare gl’insorti come i nuovi
-vandali; e perciò come tanti salvatori della civiltà gli uomini della
-reazione.
-
-L’invenzione più grottesca fu quella delle case designate al saccheggio
-e alla devastazione nella nuova San Barthelemy anarchica e socialista
-colle lettere rosse — il colore adatto! — _B_ e _F_ che indicavano:
-_Bombe_ e _Fuoco_. La notizia corsa per la prima fu delle prime
-smentite come un prodotto di una morbosa immaginazione e furono gli
-stessi giornali conservatori a constatare l’esistenza delle famose
-lettere, che, però, non erano state scritte dai rivoluzionari, ma
-dagli agenti della autorità municipale; la _B_ indicava che lì presso
-c’era una _bocca di presa_ dell’acqua potabile; la _F_ era un segno pei
-lavori di _fognatura_!
-
-Ebbe sorte più prospera, dal punto di vista degli inventori, la notizia
-sul saccheggio della Cassa di Risparmio e del Palazzo Saporiti; la
-notizia fu accreditata a Roma e non fu delle minori nel determinare la
-proclamazione dello Stato di assedio. Mancava ogni base al saccheggio
-della Cassa di Risparmio e la notizia circolò per breve tempo; c’era
-qualche lieve indizio per la seconda ed ebbe la sua discussione innanzi
-al Tribunale Militare.
-
-E dal Tribunale Militare si seppe ciò che c’era di vero in questo
-episodio disonorevole per gl’insorti di Milano.
-
-Nel terzo processo il Tribunale Militare si occupò del saccheggio del
-Palazzo Saporiti. — Gli accusati erano nove: di due non fu indicata
-l’età; sette erano minorenni tra i 14 e i 18 anni; di uno la polizia
-dette cattive informazioni e non trova da dire sui precedenti degli
-altri. Ben terribili questi saccheggiatori e ben grave dovette essere
-la devastazione compiuta! Sentiamo dal processo.
-
-Un testimonio oculare, il cocchiere di Casa Saporiti, dice che avevano
-preso della biancheria... per fare delle barricate. Ma se essi furono
-arrestati sui tetti! Palazzo Saporiti è tra i più ricchi di Milano;
-fu completamente in mano dei barbari devastatori per alcune ore; ma in
-tutto non si accusa che un danno di circa ottomila lire. E fosse vero!
-Ascoltiamo un testimonio che vale di più del cocchiere e dei portieri;
-per un caso strano, questo testimone è il difensore di ufficio dei
-vandali imberbi. Il Barone Di Loreto, capitano dei Lancieri di Firenze,
-colla ingenuità di chi non apprese nelle Università il diritto e nelle
-aule l’arte oratoria, dice: «Signori giudici! Basta guardare il fisico
-e l’aspetto di Molteni e degli altri imputati per convincersi che
-non potevano essere devastatori e saccheggiatori. _E poi, il corpo
-del reato dov’è?_ L’atto d’accusa parla di gioielli e biancheria
-trafugata per il valore di otto e più mila lire, _mentre gl’imputati
-al momento del loro arresto non possedevano un oggetto d’oro, un
-capo di biancheria, nè altro. Io presi parte alla repressione col mio
-squadrone, e stetti fermo presso una barricata per dieci minuti, quando
-fummo avvertiti che i tetti erano occupati dai dimostranti_. Dopo i
-tre squilli molta gente si ritirò nei Giardini pubblici e molti altri
-entrarono in casa Saporiti...»
-
-È chiaro, dunque, che i _saccheggiatori_ e i devastatori entrarono in
-Casa Saporiti per paura; e vi rimasero in trappola. Tentarono fuggire
-dal palazzo Richard, ma vennero arrestati. Se vi avessero avuto seco
-la _res furtiva_ non avrebbero avuto modo di nasconderla: dal luogo
-del saccheggio passarono al cellulare. Non importa: il Tribunale li
-condannava; e dà 8 anni di reclusione al Sormani e 2 anni e 6 mesi ad
-un Bianchi di quindici anni....
-
-Il _saccheggio_ di Casa Saporiti somministra materia per un altro
-processo. Si svolge il 26 Luglio e compariscono sullo sgabello....
-tre donne. Su di una concentrasi l’accusa: la Ferrari, che piange
-e si dichiara innocente. Una compagna l’accusa di aver preso della
-biancheria; l’avv. fiscale è più preciso e tremendo: assicura che prese
-stoviglie, bicchieri ed altri oggetti che furono poi distrutti...
-La Ferrari insiste, sempre piangendo, di non aver raccolto che dei
-fiori....
-
-La sventurata poteva essere creduta: fu proprio la _Perseveranza_
-del giorno 8 ad annunziare che le donne misero sossopra i giardini
-_divellendo piante e fiori!_
-
-Ad ogni modo non prestiamole fede ed ammettiamo ch’essa abbia rubate
-tante stoviglie e bicchieri.... quanto ne poteva contenere il suo
-grembiale. Anche qui manca la _res furtiva_; ma si conceda che siano
-stati bene applicati i due anni e mezzo di reclusione appioppatile dal
-Tribunale Militare.
-
-Si parlò, e ci fu il relativo processo, del saccheggio del gioielliere
-Amodeo. Ma il _Corriere della Sera_ (N. 125) dà la spiegazione del
-fatto. Corse voce che l’Amodeo avesse ucciso un popolano con un colpo
-di revolver. Il colpo fu vero, e il _Corriere_ deplorò l’imprudenza;
-ma non fu seguito da saccheggio a scopo di furto, sibbene da tentativo
-di devastazione per indignazione. Dei sei accusati, quattro erano
-_minorenni_, come risulta dal 56º processo.
-
-Ebbene: questi fatti e questi processi autorizzano chicchessia ad
-atteggiarsi a salvatore della civiltà? In tutte le parti del mondo e
-in tutti i tempi si legge di tumulti e di sommosse che non siano stati
-accompagnati da reati più numerosi e più gravi? Vi sono operai, dice
-Louis Blanc, che la miseria tiene continuamente a disposizione dei casi
-imprevisti.
-
-Per un momento, durante il perturbamento, da paura o da altro men
-lodevole motivo si arriva a comprendere che si creda alla menzogna
-ed alla esagerazione senza che si metta in dubbio la buona fede di
-chi la menzogna divulga; perciò si può essere disposti a perdonare la
-_Perseveranza_ del giorno 8 che diceva essere quello degli insorti
-programma di _rivoluzione_, di _saccheggio_, di _devastazione_. Ma
-tornata la calma si può e si deve essere inesorabili verso chi continua
-nel mendacio e nella calunnia. Ed è dopo una settimana circa da che
-la repressione è compiuta e la verità si è fatta strada in tutti i
-giornali d’Italia che la _Perseveranza_ scrive: «I nostri agitatori
-non sdegnano l’appoggio di quegli abbietti per costumi, rotti al vizio
-od al delitto, che continuamente escono e rientrano nelle carceri con
-fatale intermittenza di delitti e di castighi, e che, mentre non si
-mostrano nei momenti di calma, sbucano dall’ombra nei tempi di lotte
-cittadine; come non sdegnano l’appoggio di quegli anarchici dallo
-stampo francese qualificati per _démolisseurs, ravageurs, barberes de
-la Société_» (15 Maggio). E dire che la _Perseveranza_ è l’organo del
-filosofo Negri!
-
-
-
-
-VII.
-
-LE ISTITUZIONI IN PERICOLO!
-
-
-Il saccheggio e la devastazione di Milano ricca e colta furono
-inventati per suscitare l’indignazione contro i barbari contemporanei;
-ma queste menzogne forse non erano sufficienti per determinare l’azione
-energica del governo.
-
-Chi poteva assicurare che al Ministero stessero proprio a cuore
-gl’interessi delle civiltà! Bisognava creare il pericolo delle
-istituzioni; inventare, perciò, o esagerare le forze e la resistenza
-dei tumultuanti. Presto fatto: donne e bambini, uomini inermi furono
-tramutati in combattenti, cui _onestamente_ accordossi anche l’eroismo,
-che faceva comodo.
-
-Analizziamo le creazioni dei denunziatori della pericolosa insurrezione
-di Milano. Ecco un primo gruppo di notizie assolutamente fantastiche:
-gli alpini uccisi, una compagnia disarmata, gli studenti di Pavia in
-marcia sopra Milano, ecc., ecc.
-
-Di alpini uccisi si seppe a Palazzo Braschi e nei corridoi di
-Montecitorio; ma, malauguratamente per coloro cui faceva comodo il
-grave fatto, nulla se ne seppe a Milano. I becchini non poterono
-trovare, tra i cadaveri dei cittadini massacrati, alcun soldato alpino
-ucciso dai tumultuanti, così del pari i superiori non poterono prender
-conoscenza di alcuna compagnia disarmata; come la cavalleria mandata
-in perlustrazione fuori Milano, le truppe appiattate nelle cascine non
-poterono sorprendere in marcia i _duemila_ studenti armati di Pavia.
-Sperossi di trovarne qualcuno travestito da cappuccino; ma le barbe dei
-frati arrestati dopo la breccia erano barbe autentiche....
-
-E si passi sopra ai diversi strombazzati assalti della stazione, alla
-complicità dei ferrovieri per impedire la partenza dei treni: in grazia
-della esagerazione della confusione, che doveva esservi in una stazione
-di città cannoneggiata, si ha almeno la soddisfazione di cogliere
-una preziosa confessione dalla bocca della _Perseveranza_. Eccola:
-«Insistente era la voce della sommossa alla stazione, con demolizione
-della tettoia, sciopero dei ferrovieri, arresti, fuoco, vittime. Quando
-ieri — il 9 — ci recammo alla stazione per assumere informazioni,
-trovammo l’ex onor. Zavattari che si affannava a persuadere gli
-increduli — increduli anche sul posto! — che nulla, nulla era
-succeduto. Tutti i treni andavano e venivano regolarmente, tranne,
-come era noto dal giorno precedente, quelli della linea Alessandria
-in seguito anche ai fatti di P. Genova e di P. Ticinese di ieri
-l’altro. Però la stazione e il difuori erano garantiti dalla truppa.
-_Dobbiamo una parola di elogio ai facchini della stazione — il seguito
-dello Zavattari_ — che si prestarono coi migliori modi ad assistere i
-forestieri in arrivo, specialmente alla sera, quando non c’erano più nè
-vetture, nè omnibus. Non ostante l’ora tarda, parecchi accompagnarono i
-forestieri agli alberghi». (_N. del 10 Maggio_).
-
-Pare, dunque, che Zavattari si sia adoperato efficacemente per il
-mantenimento dell’ordine; per ciò, forse, fu arrestato e condotto
-innanzi al Tribunale militare, che — _incredibile dictu!_ — lo
-assolvette non ostante il suo riaffermato repubblicanesimo.
-
-Ma se fin qui siamo di fronte al fantastico, entriamo nel campo
-della realtà colle _Bande svizzere_, colla complicità di Cipriani ed
-un po’ anche — come nel _Trattato di Bisacquino_ — della Francia:
-l’ingrediente necessario per fare effetto sulla immaginazione dei
-_patrioti_.
-
-A tumulti finiti — si badi bene — scrivono da Torino alla diligente
-e onesta _Perseveranza_. «_Voci dall’estero assai esplicite_. — Mi si
-afferma da _persona autorevole_ che a Parigi si sapeva quanto doveva
-succedere a Milano, dove la preparazione alla sommossa era stata ideata
-e condotta abilmente da qualcuno di coloro i quali o vennero arrestati
-in flagrante, oppure presero il largo. Pare che anche il Cipriani non
-ignorasse ogni cosa, ma che egli abbia consigliato o sconsigliato,
-ignoro perchè non mi si volle, o non mi si seppe dir di più. Certo
-la miccia venne accesa a Bari e percorse tutta linea ascendente fino
-a Milano, lasciando nello scoppio parecchi strascichi e numerosi
-addentellati a nuovi incendi ovunque il malcontento, la miseria, la
-corruzione, la malvagità trovavano buona presa davanti il sonno delle
-cosidette Autorità di vigilanza e di tutela dell’ordine pubblico». (_N.
-del 15 Maggio_)[11].
-
-Tutto questo sarebbe stato grave... se fosse stato vero. Non lo era;
-e a quali innocenti, anzi miserevoli proporzioni si riducesse la
-partecipazione dell’indispensabile Cipriani lo si apprese dal processo
-dei giornalisti: allo scambio di poche parole tra Carlo Romussi e il
-valoroso di Domokos nel passare da Milano per ritornare in Francia.
-
-Ma chi può negare l’esistenza delle bande d’insorti italiani, che
-dovevano calare dalla Svizzera sopra Milano?
-
-Le avevano organizzate l’on. Rondani e gli altri rifugiati in Lugano,
-Lausanne ecc; l’on Morgari aveva valicato il confine per condurle
-in Italia; l’_Agenzia Stefani_ le aveva annunziate; tutta la stampa
-monarchica aveva protestato energicamente contro l’indegna repubblica
-elvetica, che non sapeva esercitare i suoi doveri di buon vicinato.
-È l’_Opinione_ di Roma — l’ufficiosa di tutti i ministeri — che dà il
-monito alla Svizzera; e Visconti Venosta rincara la dose con una _nota_
-diplomatica.
-
-Quanti erano gl’italiani delle bande? dove erano indirizzati? La stampa
-monarchica non esitò a valutarne le forze: da 500 a 5000; indicò la
-direzione o meglio la meta precisa: Milano. Questo è certo: le bande
-non penetrarono in Italia e non furono arrestate nemmeno dall’esercito,
-che in forza discreta venne scaglionato al confine per impedire
-l’entrata di questo pericoloso contrabbando.
-
-In questa creazione delle bande svizzere c’era un nocciolo di verità,
-che fu ridotto alle sue giuste proporzioni sopratutto dalle risultanze
-processuali e dalle testimonianze delle autorità federali e cantonali —
-Camuzzi, Bernasconi, Primavesi e Rupa. — Le notizie false ed esagerate
-sugli avvenimenti di Milano avevano messo il fermento nella numerosa
-colonia italiana in Isvizzera; i primi esaltati socialisti — poco più
-di un centinaio — mossero verso il confine; vi arrivarono in _dieci_;
-non avevano nè armi nè denaro; mancavano di pane e di vestiti...
-(_Deposizione del Consigliere di Appello Primavesi, giudice istruttore
-in Lugano_. Udienza del 29 Luglio). Verso il confine potevano arrivare
-più numerosi; ma ciò fu impedito dai telegrammi, dalle lettere, dai
-consigli e dalle preghiere degli on. Morgari e Rondani e dell’avv.
-Tanzi. Rondani e Tanzi rimasero in Isvizzera. Morgari rientra in
-Italia, di nulla diffidando come chi ha coscienza di aver fatto
-doverosa opera di pace; ma n’è punito col carcere preventivo e col
-processo e dovette sentirsi ascrivere a colpa dal Tribunale Militare
-l’influenza esercitata nello scongiurare un tentativo d’invasione.
-Punito come Zavattari!
-
-E siamo alle barricate. L’Italia e l’Europa seppero che a Milano i
-tumulti si erano trasformati in vera rivoluzione; tanto che vi erano
-sorte le barricate come a Palermo nel 1860 e 1866; come a Vienna, a
-Parigi, a Berlino, nella stessa Milano nel 1848 ecc.
-
-La notizia, se anche vera nella sua essenza, non doveva lasciarsi
-circolare perchè non poteva non esercitare una influenza eccitatrice; e
-il governo che sopprimeva giornali e telegrammi che dicevano la verità
-poteva impedire la trasmissione dei dettagli di queste barricate;
-doveva almeno ridurle a quello che erano in realtà. Che fosse
-necessaria la riduzione è evidente.
-
-Si sa dalla breve cronaca che barricate erano sorte in vari punti
-della città e nei tre giorni di conflitto. Stando al _Corriere della
-Sera_ (N. 125) rinforzato dalla _Perseveranza_, queste barricate
-dovevano essere una cosa molto seria la cui espugnazione avrebbe dovuto
-costare molto sangue alla truppa, se fossero state il prodotto _di una
-rivolta preparata con tutta la calma, mentre la truppa era impegnata
-in altri punti della città_ e non l’episodio di un tumulto improvviso.
-Queste barricate costituivano, secondo i giornali delle reazioni, una
-_fortezza_ nel punto in cui s’incontrano corso Garibaldi, via Moscova e
-via Statuto; e ne avevano altre di _rinforzo_ in altre vie collaterali.
-E la _Perseveranza_ del giorno 8 scrisse che il giorno precedente
-soltanto a Porta Garibaldi vi furono tredici barricate _sapientemente_
-costrutte e _tenacemente_ difese.
-
-Chi conosce la storia delle barricate vere nelle varie rivoluzioni di
-Europa si attende uno svolgimento tragico. E ci fu la tragedia; molti
-cittadini lasciarono la vita o furono feriti _presso_ le barricate; non
-ve la lasciò alcun soldato o ufficiale.
-
-Un criterio veramente infallibile sulla entità di queste barricate
-l’abbiamo nei processi e nelle condanne del Tribunale Militare. Il
-31º processo, ad esempio, per le barricate, per così dire premeditate
-— quelle del _Corriere_ — di Corso Garibaldi e Via Moscova avrebbe
-dovuto presentare il maggiore interesse e i più gravi accusati. Invece
-tra i quindici condannati la maggiore pena inflitta fu di un anno e
-mezzo di reclusione. Una vera miseria per difensori di barricate, che
-si suppongono presi colle armi in mano; ai preparatori ideali della
-insurrezione si appiopparono sei, dieci, quindici anni di reclusione!
-
-Non a Milano soltanto, ma dapertutto le risultanze processuali sono
-riuscite a smentire le menzogne della polizia sulla gravità dei fatti.
-Così i _delitti_ dei cittadini di Sesto Fiorentino, che condussero ad
-altro piccolo massacro, furono così terribili, che le pene inflitte
-ai colpevoli dal Tribunale militare di Firenze non raggiunsero i _sei
-mesi_ di carcere!
-
-La verità è diversa da quella che si vorrebbe dare ad intendere per il
-decoro e per la serietà dei conservatori, dei generali e dei Ministri
-del regno d’Italia. Queste famose barricate non rappresentano che
-una specie di esercizio sportivo dei ragazzi e dei dimostranti; erano
-poco consistenti e mancavano del requisito principale: mancavano di
-difensori. Si espugnavano senza alcun pericolo, senza fucilate e senza
-cannonate: a colpi di scudiscio. Erano una parata da teatro che non
-meritava il sangue di cui furono bagnate. Se i processi e le pene non
-bastassero per giustificare questo giudizio, ci sarebbe una prova
-strana — in un certo senso anche umiliante: furono tranquillamente
-fotografate e dalla parte, naturalmente, nella quale stavano gli
-assalitori....
-
-Veniamo all’ultima invenzione sbalorditoia: alla resistenza degli
-insorti ed alla breccia aperta nel Convento dei Cappuccini.
-
-Per giustificare questo ignominioso episodio, s’inventarono rivoltosi
-e combattenti all’Acquabella e altrove. Nello stesso intento la
-_Perseveranza_ del giorno 10 Maggio narrò che uno squadrone del
-reggimento cavalleria Milano, appena arrivato da Lodi, veniva lanciato
-fuori Porta Monforte e riusciva a prendere alle spalle un _gruppo di
-riottosi, intimando la resa, minacciando la carica colle lance_; e il
-gruppo si arrese: i 150 circa, che lo componevano, erano la =più parte
-armati di rivoltella e altri di coltello=; Falso, falso, falso!
-
-Affare grosso quello dei Cappuccini! Infatti, dice la _Perseveranza_,
-gl’insorti, inseguiti lungo i bastioni, continuarono a sparare e
-ripararono nel Convento dei Cappuccini invadendolo e _trincerandovisi
-fortemente. La truppa dovette snidarli mediante un vigoroso fuoco
-di fucileria. I soldati poterono accerchiare l’edifizio e la chiesa
-attigua. Furono circuiti e_ =arrestati tutti i combattenti, che non
-riuscirono a salvarsi=.
-
-Qui siamo in piena e vergognosa menzogna. Qui, come alle barricate,
-mancarono gl’insorti e i difensori dell’improvvisata fortezza; in loro
-vece c’erano frati caritatevoli, che vennero arrestati in vent’otto,
-e vecchi e vecchie mendicanti che erano andati a prendere la loro
-scodella di minestra e vi trovarono la morte.
-
-La menzogna vergognosa viene confessata a denti stretti dal _Corriere
-della Sera_ (N. 128); più dettagliatamente dalla _Perseveranza_ (giorno
-11) che sente il rimorso delle precedenti affermazioni e, forse, voleva
-farsi perdonare dai suoi buoni amici di una volta, i clericali. _La
-Perseveranza_ ci narra che la truppa _ignorava_ (_!?_) l’esistenza del
-convento e che si allarmò del movimento attorno al cancello — ed erano
-i poveri che atterriti dalle fucilate cercavano riparo in luogo, che,
-scioccamente, ritenevano sacro — ed aprì la breccia a colpi di cannone;
-è la _Perseveranza_ che ci narra che il Padre Isaia venne arrestato e
-_ferito_ — avrà ricevuto una medaglia il valoroso che lo ferì? — mentre
-lavava una ferita ad una vecchia....; è la _Perseveranza_ che riproduce
-dalla _Lega Lombarda_ la notizia della sorpresa che fece allibire il
-Prefetto Winspeare quando si trovò dinanzi quegli strani prigionieri: i
-frati cappuccini e i vecchi mendicanti!
-
-Questo episodio dei Cappuccini di Monforte fu tanto enorme che
-l’Autorità Militare ordinò un’inchiesta; la quale dovette _spiegare_
-l’errore di chi ordinò il fuoco e la breccia, ma non potè fare a meno
-di condurre alla liberazione dei poveri frati — avvenuta il 15 Maggio —
-che devono solo alle loro condizioni se non ricevettero i loro anni di
-reclusione anzichè le scuse umilianti di tutte le autorità. In questa
-liberazione sta, però, l’implicita condanna di autorità militari,
-che si mostrarono deficienti di tutto — specialmente di prudenza, di
-umanità e d’intelligenza — e che completarono i trofei raccolti nei
-giorni precedenti raccogliendo larga messe d’infamia e di ridicolo:
-infamia per avere ucciso dei poveri in cerca di pane; ridicolo per
-avere aperto la breccia in un inerme e pacifico convento, con cannonate
-che sono degne di essere messe alla pari con quelle contro i bovi del
-pozzo di Tata nella _gloriosa_ campagna contro Re Giovanni nel 1887.
-
-Riassumo. La cronaca e le poche considerazioni esposte in questo
-capitolo dimostrano che cosa fosse la pericolosa insurrezione di
-Milano. Ci sono ancora altre prove schiaccianti contro coloro che
-inventarono pericoli inesistenti o li centuplicarono.
-
-Queste prove vengono somministrate: dal numero dei morti e dei feriti
-tra i combattenti; dalla natura della morte e delle ferite tra le
-truppe; dalla condizione delle vittime tra i cittadini.
-
-Con insistenza meravigliosa, nella cronaca delle luttuose giornate
-di Maggio, dai giornali si narra di fucilate e di colpi di revolver
-partiti dalle barricate e dalle finestre delle case vicine. Ma da
-tutti i processi non si potè apprendere che nelle case immediatamente
-visitate dalla polizia e dai soldati si siano trovate armi da fuoco
-e combattenti. Se combattenti colle armi in mano si fossero trovati
-sarebbero stati certamente fucilati. E non mancava l’animo al generale
-Bava Beccaris di farli fucilare — a lui che avrebbe già voluto far
-passare per le armi l’onor. De Andreis, cui si trovò in tasca un
-terribile esplodente: un progetto per la illuminazione elettrica.
-
-L’inchiesta sulla breccia dei Cappuccini avrebbe dovuto condurre alla
-scoperta di queste case, che davano asilo agli insorti omicidi — di
-queste case cui il Regio Commissario straordinario consacrò uno dei
-tanti suoi balordi proclami.
-
-Ma guardate, fatalità: durante l’assalto dei Cappuccini si va ad
-esplorare una casa dalla quale si supponeva che si fosse sparato; e in
-quella stessa casa si conduce, per farlo curare, un ufficiale ferito
-in via Moscova! Almeno a Napoli trovarono da condannare la disgraziata
-complice di uno studente, che sparò da una casa, ma che fu assolto...
-per non provato reato. A Milano nulla!
-
-Se gli insorti spararono per tre giorni di seguito in tanti punti, tra
-i soldati avrebbero dovuto essere numerosi i morti e i feriti per arma
-da fuoco. Ma la forza non ebbe che due morti; la guardia di Pubblica
-Sicurezza Viola e il soldato Grazia Antonio Tommazzetti. Il primo
-venne ucciso da una scarica della truppa; il secondo _non si sa_ (_?!_)
-_se venne ucciso per arma da fuoco o per una caduta di comignolo sul
-capo_. Così il _Corriere della Sera_ (N. 130). C’è anche chi afferma,
-che venne ucciso da un ufficiale perchè negavasi di far fuoco contro i
-cittadini; ma la voce non è accreditata.
-
-Di più. Il _Corriere_ dà nello stesso numero l’elenco nominativo dei
-soldati ed ufficiali raccolti negli ospedali militari; tra ventidue
-feriti, _due_ soli lo furono per arma da fuoco; _tre_ da coltello; gli
-altri presentano ferite lacero-contuse o semplici leggere contusioni.
-Le lesioni più gravi sono per rottura dei malleoli per caduta dal
-cavallo. E chi garantisce che i _cinque_ non feriti da arma contundente
-non siano vittime dei colpi della forza, che sparava e caricava
-all’impazzata? C’è da sospettarlo: il _Corriere_ (N. 132) infatti
-constata che il soldato Malinverni ferito da arma da taglio _lo fu
-dalla bajonetta di un commilitone_ contro il quale urtò accidentalmente
-nel parapiglia!
-
-Non ci potevano essere, come non ci furono, feriti d’arma da fuoco e
-da taglio tra i soldati perchè i terribili insorti di Milano — donne e
-fanciulli in massima parte — possedevano ben curiose e allegre armi.
-Il _Corriere_, la _Perseveranza_ e gli altri giornali non videro che
-cappelli, fazzoletti, bastoni.... e sciabole di legno da bambini.
-Contro la forza furono scagliati sassi e — inorridite! — un pajo di
-scarpe.
-
-E che in Milano ci fossero armi più serie lo si vide dal numero dei
-fucili che vennero portati al Comando Militare quando venne l’ordine
-del disarmo.
-
-Ma siccome giornali ed autorità parlano con tanta insistenza di colpi
-di arma da fuoco.... che per tre giorni di seguito in molti punti non
-ammazzano nè feriscono, bisogna ricorrere ad una curiosa ipotesi: che
-gl’insorti sparassero a polvere, per intimorire la forza e costringerla
-a retrocedere amichevolmente. Ma non erano a polvere, però, i colpi di
-fucili e di cannone sparati dalle truppe; se ne ha la prova dolorosa
-nella loro micidialità. Intorno al numero dei morti corsero — anche
-sulla _Tribuna_ — delle esagerazioni: si parlò di 800, di 300 morti.
-Accettiamo la cifra officiale, benchè ancora discussa: circa 80 morti e
-450 feriti.
-
-Se gli uccisi, se i feriti fossero stati insorti veri, anche se
-armati di scarpe o di sciabole di legno, avrebbero meritato la
-loro sorte; ma invece «alla statistica dei feriti e dei morti hanno
-dato una straordinaria percentuale i _curiosi_, gl’_imprudenti_, i
-_disgraziati_....» Questa la confessione del _Corriere della Sera_ (N.
-127). La _Lombardia_ (N. 126) riferì il giudizio di un professionista
-indignato che nel sobborgo S. Gottardo si fosse sparato non contro
-bande di rivoltosi, ma contro casigliani _endimanchés_ =curiosi= e che
-non sapevano stare in casa in un giorno di primavera. E le cannonate?
-Non è vero, dice lo stesso professionista, che quelle a mitraglia
-siano state precedute da quelle a polvere; o almeno l’intervallo di
-pochi minuti tra le une e le altre toglieva qualunque significato
-di avvertimento alle ultime. Che più? È la stessa _Perseveranza_ che
-riconosce che sparasi contro le finestre dalle quali affacciavansi,
-_curiosi_; e aggiunge che a Porta Garibaldi, a Porta Ticinese, a Porta
-Genova, a Porta Vittoria, specialmente sul corso Loreto, tratto tratto
-le truppe dovevano far fuoco _per disperdere i curiosi_! (Numero del
-giorno 10 Maggio). La _ferocia_ dei combattenti di cui ci dettero
-notizia gli organi del Regio Commissario era tale che.... _assistevano
-i soldati caduti_. Ce lo fece sapere la _Perseveranza_ del giorno 8. In
-Italia, in questo triste quarto d’ora, non è lecito commentare come si
-dovrebbe l’insieme di queste note sull’_insurrezione_ di Milano; sarà
-lecito almeno di rilevare che dalle medesime risulta non essere stato
-mai in pericolo nel maggio 1898, nè la civiltà, nè le istituzioni; se
-pericoli corsero, nella peggiore delle ipotesi, l’una e le altre lo
-devono ai rappresentanti dell’ordine, i quali vollero ed eseguirono una
-carneficina non necessaria; e in politica niente è così disastroso e
-deplorevole quanto ciò che è inutile.
-
-In Parlamento e fuori, coloro che difesero l’uccisione di oltre
-centocinquanta cittadini ed il ferimento di oltre un paio di migliaia,
-dissero, per attenuare la responsabilità degli omicidi, che lo Stato
-aveva agito per _legittima difesa_; ora, pur essendo generosi, non
-si può accordare che l’_eccesso di difesa_, che va sempre punita. La
-punizione verrà; ma dal Tribunale della Storia.
-
-
-
-
-VIII.
-
-L’OPERA DELLA REAZIONE
-
-
-Qualunque sia stata l’importanza dei tumulti della primavera del 1898
-e siano state anche semplicemente _sportive_ le barricate costruite
-in Milano e tentate pure in Faenza, a nessuno verrà in mente di negare
-al governo il diritto e il dovere di ristabilire l’ordine, che — bene
-inteso — è condizione vera di progresso e di libertà ad un tempo.
-S’intende perciò la repressione immediata, anche se riesca a ferire
-interessi legittimi e sentimenti alti e rispettabili; ma se ne deve
-discutere la misura. E nessuno dei pari vorrà negare la convenienza,
-la necessità anzi, di questa discussione; poichè in politica l’assoluto
-non esiste e la misura è tutto.
-
-Se la repressione si arresta appena cessata la sua urgente indicazione,
-quella troverà poche censure e solleverà poche e fiacche proteste.
-Se la repressione continua quando è cessato il pericolo che la impose
-allo Stato, in nome del preteso diritto di legittima difesa, diviene
-reazione, che toglie a pretesto le sommosse e non si propone soltanto
-il ristabilimento dell’ordine.
-
-Ancora: Della misura, e perciò della legittimità della repressione, si
-potrà opportunamente giudicare in seguito alla esatta valutazione dei
-fatti che la determinarono e delle cause di ogni specie che suscitarono
-i fatti stessi.
-
-Questa conoscenza è indispensabile non solo per assegnare le rispettive
-responsabilità, ma anche per giudicare e prevedere quale sarà la
-efficacia dei provvedimenti presi — se riusciranno a mantenere
-lungamente quell’ordine che sta, almeno in apparenza, in cima dei
-pensieri dei governanti; e ad impedire, a più o meno lunga scadenza, la
-ripresentazione dei tumulti.
-
-La semplice cronaca ci ha fatto già conoscere quale sia stata la
-loro entità; meglio e più completamente l’apprezzeremo al lume delle
-risultanze dei processi. Le quali saranno tanto più significative
-inquantochè i processi furono istruiti col minimo di regolarità
-procedurale e di garanzia nella difesa dei presunti rei e col massimo
-di severità nei giudici eccezionali, che conobbero e giudicarono dei
-reati. Queste risultanze, quindi, potranno peccare per eccesso; ma non
-si potrà sospettare che presentino attenuata la gravità dei fatti. Si
-può presumere anche la esagerazione, perchè in questa sta il tentativo,
-l’unica speranza di giustificazione della condotta del governo e
-delle classi dirigenti che lo inspirarono e spronarono nell’azione
-repressiva[12].
-
-Senza anticipare le risultanze processuali e il giudizio che potrà
-desumersi dalla conoscenza delle cause delle sommosse, per ora
-continueremo la cronaca della repressione, mettendone in evidenza
-alcuni dettagli che servono a gettare sprazzi di viva luce sull’indole
-dell’azione del governo e delle classi dirigenti.
-
-Nelle Puglie, dove i tumulti assunsero gravi proporzioni e furono
-accompagnati da episodi selvaggi, come quelli di Minervino-Murge, la
-repressione fu breve e non uscì dai limiti del dovere e del diritto
-di ogni governo di garantire a tutti l’ordine. Fu in parte merito del
-Generale Pelloux di non avere trasmodato; in gran parte si deve alla
-mancanza di stimolo da parte delle classi dirigenti che non sentono
-alcun pericolo politico e si accontentano dell’ordine materiale.
-
-Mancavano le ragioni di provvedimenti che uscissero dall’ordinario
-a Napoli e nella sua provincia; dove la repressione pronta ed
-energica e non duratura al di là della durata degli insignificanti
-tumulti sarebbe stata più che sufficiente. La proclamazione dello
-stato d’assedio e la istituzione dei tribunali di guerra, quindi,
-vennero giudicate intempestive, capricciose, suggerite da preconcetti
-politici e da ricordi recenti — dal ricordo delle scene dolorose
-dell’Agosto 1893. Il lusso di cannoni e di cavalleria nelle piazze e
-nelle strade di Napoli, anche prima che venisse proclamato lo stato
-d’assedio, venne interpretato come un espediente, pericoloso sempre,
-per mascherare l’intrinseca e reale debolezza militare del governo. I
-provvedimenti, infine, furono tanto sproporzionati al pericolo temuto,
-che fu possibile sospettare che essi siano stati presi in odio ad una
-persona e ad un giornale invisi all’onor. marchese Di Rudinì e che
-non si potevano colpire sotto l’impero delle leggi ordinarie. Enunzio
-l’ipotesi, perchè più volte e da più parti ripetuta, senza nascondere
-che per quanto poca stima si abbia e per quanto poco stimabili
-siano i governanti italiani, essa non sembra credibile. Comunque, mi
-piace constatare che a Napoli, come nelle Puglie, mancò sul governo
-la pressione delle classi dirigenti in favore di una repressione
-trasmodante ed a suo onore ricordo, che il sindaco di Napoli, Marchese
-di Campolattaro, insistette presso il Ministero affinchè lo stato
-d’assedio, innocuo ed inavvertito per la cittadinanza, dannoso a
-quanti vivono dei numerosi forestieri e pericoloso solo pei Tribunali
-militari, venisse tolto al più presto possibile.
-
-Altrettanto ingiustificato fu lo stato d’assedio in Firenze e in tutta
-la Toscana; odioso perchè fatto nell’interesse di una classe, o meglio
-di una ristretta casta.
-
-Della assoluta mancanza di necessità dello stato dì assedio nella
-Toscana si ha la prova nella narrazione e nei commenti ai fatti che
-dette la _Nazione_, l’organo massimo dei conservatori toscani e che
-combatteva il Ministero Di Rudinì, perchè fiacco verso i partiti
-sovversivi; dei quali anzi lo diceva complice più o meno cosciente. La
-prova irrefragabile sta poi in questo: l’autorità politica che doveva
-giudicare sulla convenienza del provvedimento, il Prefetto di Firenze,
-nulla ne seppe ed apprese il decreto che lo esautorava e gli sostituiva
-un Regio Commissario straordinario, dal proclama che lesse uscendo da
-Palazzo Riccardi. Ed il prefetto era un militare ed un accorto uomo
-politico: il generale Sani. Questo episodio, che non ha precedenti,
-viene completato dalla punizione inflitta al comm. Minervini, Prefetto
-di Pisa, perchè si era rifiutato di sciogliere alcune società innocue
-che mai erano uscite dall’orbita della legalità; scioglimento imposto
-dal Generale Heusch in un momento di morboso furore reazionario.
-
-A Firenze e in Toscana lo stato d’assedio e i conseguenti Tribunali
-militari, non giudicati necessari dalle autorità politiche locali,
-le sole competenti sulle misure opportune e sconsigliati dagli onor.
-Nicolini e Brunicardi, vennero chiesti ed ottenuti, dalle consorterie
-politiche locali, verso le quali il Ministero Di Rudinì, nella folle
-preoccupazione di superare in energia Francesco Crispi, ebbe il torto
-imperdonabile di mostrarsi condiscendente[13].
-
-Lo stesso avvenne a Milano ed in Lombardia; dove almeno il Prefetto
-ed il generale comandante la direzione chiesero il provvedimento
-eccezionale, ma non fu concesso se non in seguito a telegramma del
-sindaco della capitale morale ed alle pressioni esercitate sul governo
-da una frazione del partito conservatore lombardo. I fatti di via Napo
-Torriani del giorno sei, cagionati più che altro dalla imprudenza
-e dalla cocciutaggine della questura, non avrebbero mai potuto
-giustificare la proclamazione dello stato d’assedio in una città come
-Milano; e l’insieme degli avvenimenti autorizza a sospettare poscia
-che la continuazione dei tumulti, sino alla breccia tragicocomica
-aperta nel convento dei Cappuccini, furono se non voluti e provocati,
-come qualcuno si arrischia a dire, certo comodi e ben venuti per dare
-parvenza di opportunità a misure eccessive e deplorevoli.
-
-I mezzi adoperati dai conservatori toscani e da quelli Lombardi per
-trascinare il governo, bendisposto a lasciarsi trascinare, furono
-identici: la calunnia e l’esagerazione. Ma quest’ultima può trovare
-scusa nella paura grande e nei minacciati interessi; non la prima. Nel
-calunniare gli avversari e nell’esagerare i fatti, alcuni e qualche
-giornale non conobbero limiti di decenza: si vide la _Perseveranza_
-farsi la denunziatrice sfacciata dei giornali democratici,
-fraintendendo, sino a disonorarlo, l’ufficio della stampa[14].
-
-Per singolare coincidenza, in due scritti — l’uno pubblicato a Firenze
-ed attribuito al Generale Sani o per lo meno da lui inspirato;
-e l’altro a Ginevra da un profugo — dei gruppi, delle caste, se
-non delle classi che spinsero maggiormente il governo italiano ad
-oltrepassare la repressione per abbandonarsi nelle braccia di una
-reazione rabbiosa, si danno note psicologiche caratteristiche, che
-si rassomigliano meravigliosamente. Della consorteria di Firenze, che
-invocò ed ottenne lo stato di assedio, si dice: che manca d’ideale, che
-accetta la dinastia sabauda come accetterebbe qualunque altra; e che
-nella monarchia vede un _mezzo_ per mantenere a se stessa il primato
-in tutte le faccende pubbliche, a scopo di lucro più che altro[15].
-Il profugo di Ginevra scrive che i conservatori lombardi, in fondo,
-sono rimasti quello che erano gli aristocratici ai tempi di Parini
-e che pochi — nella _Costituzionale_ di Milano non arrivarono che a
-novanta in circostanze solenni — ma arditi, sotto la guida del Senatore
-Negri, vollero non la repressione dei tumulti, ma la vera reazione per
-mantenersi al potere. In Toscana, come in Lombardia, questi gruppi di
-uomini, queste consorterie, agirono energicamente perchè si sentivano
-vicini a perdere ogni influenza ed ogni supremazia: la democrazia
-batteva alle porte e stava per entrare nelle loro cittadelle[16].
-
-Si comprende perciò che questi interessati promotori della repressione
-energica al di là delle esigenze di una savia politica, abbiamo visto
-con favore i tumulti ed abbiano inventato essi stessi il _complotto_,
-di cui si dirà in appresso. Per loro, come ingenuamente confessò un
-giornale di Genova, la reazione non era temuta, ma _sospirata_[17].
-
-Non spenderò parole per stigmatizzare gl’intenti e i mezzi adoperati
-da queste consorterie per conseguirli e i pericoli che creano pei
-popoli e pei governi; meglio delle parole servirà la esposizione dei
-fatti. La loro opera, sommariamente, la farò giudicare da Carlo Luigi
-Farini, che scrivendo delle _sette_ dei suoi tempi — specialmente
-delle reazionarie — parve anticipare la fotografia e il giudizio sulle
-contemporanee. «I governi che istituiscono _sette_ governative o ne
-accettano gli aiuti, scrisse il celebre moderato romagnolo, vengono a
-termine di quegli individui, i quali essendo istitutori o direttori
-delle _sette_ di opposizione, invece di guidarle ne sono guidati, e
-costretti ad operare, buono o mal grado a posta di quelle. Nessuna
-idea è più autopetica all’idea di governo, quanto l’idea di _sette_.
-Governare vale ed importa moderare l’umana associazione a vantaggio
-dei più, secondo gli eterni principii della giustizia e della ragione:
-far _setta_ vale ed importa imporre ai più le opinioni, le volontà,
-le passioni dei meno, cioè sragionare, scapestrare sovente, sgovernare
-sempre; le _sette_ governative hanno poi questo peggiore sconcio, che
-trascinando il governo ad operare ingiustizia, attentano al principio
-morale dell’autorità, e la rendono così esosa, che gli uomini non la
-considerano altrimenti come una necessaria tutrice e moderatrice,
-ma come una nemica da invigilare con istudio e guerreggiare con
-perseveranza»[18].
-
-È logico e naturale che dove più intensa fu l’opera delle _sette_ per
-trascinare il governo alla reazione, ivi più clamorose siano state
-le manifestazioni e gli atti di grazia perchè scongiurati i pretesi
-pericoli corsi dalla patria e dalla civiltà — cioè dai loro interessi.
-
-A Milano, perciò, non appena cessato il primo periodo della reazione
-— quello della repressione sanguinosa — si assiste ad un nauseante
-scambio di ringraziamenti e di congratulazioni che ricorda lo
-spettacolo vergognoso dei tempi peggiori del servilismo e della
-tirannide. La deputazione provinciale, il consiglio comunale di Milano,
-alcune associazioni politiche mandarono al generale Bava Beccaris
-indirizzi traboccanti di riconoscenza, nei quali l’esagerazione e la
-menzogna colle forme di rettorica sbilenca arrivano alle lodi smaccate
-per la _energia_, per la _intelligenza, per gli elevati intendimenti
-civili e patriottici_ spiegati nel salvare Milano dal _saccheggio_ e
-dall’_anarchia_, e nel conservare all’Italia le _gloriose istituzioni
-vigenti_[19].
-
-Della sincerità e del valore delle manifestazioni di una parte delle
-classi dirigenti lombarde molti dubitano ricordando che rettoricume
-analogo venne adoperato sotto l’Austria e in favore dei generali che
-salvarono le istituzioni di allora contro coloro che, complessivamente,
-sono i governanti di oggi. La storia somministra parecchi esempi
-degradanti di questo invertimento di parti e di questi trapassi
-repentini dalla condanna all’apoteosi, e viceversa. Checchè ne sia
-della sincerità della riconoscenza manifestata è, però, assai probabile
-che un militare, ignorante le vicende della storia, l’abbia accettata
-come oro di coppella e si sia lasciato suggestionare sino a dirigere
-all’esercito quest’ordine del giorno, che costitusce l’esaltamento più
-caloroso dell’opera propria:
-
- «_Ufficiali, sott’ufficiali e soldati, funzionari ed agenti di
- Pubblica Sicurezza_.
-
- «In questi tristissimi giorni, non badando nè a fatiche nè a
- disagi, voi avete reso un grande servizio al Re, alla Patria, alla
- Civiltà.
-
- «Per opera vostra la pace è restituita a questa grande Metropoli,
- la quale 50 anni or sono, per virtù, per valore e per concordia di
- tutti i suoi cittadini, seppe risorgere a libera vita.
-
- «I malvagi di ogni partito, concordi nel folle intento di
- sovvertire le Istituzioni e disfare l’Italia, l’avrebbero
- ripiombata in una servitù peggiore della prima.
-
- «Voi l’avete impedito: nel nome del Re e della Patria vi ringrazio.
-
- «Milano, 11 Maggio 1898.
-
- «_Il regio Commissario Straordinario_
-
- Tenente generale F. BAVA BECCARIS.»
-
-L’esagerazione interessata, la vera ubbriacatura locale, infine, spiega
-come e perchè si abbia perduto l’esatta percezione degli avvenimenti a
-Roma e fa anche supporre la buona fede nei Ministri, che distribuirono
-medaglie ed onorificenze in numero sbalorditivo e suggerirono al Re
-questo telegramma, di cui a loro resta tutta la responsabilità:
-
- «_Roma, addì 6 giugno 1898 — ore 21,20._
-
- «Ho preso in esame la proposta delle ricompense presentatemi dal
- ministro della guerra a favore delle truppe da lei dipendenti e
- col darvi la mia approvazione fui lieto e orgoglioso di onorare la
- virtù di disciplina, abnegazione e valore di cui esse offersero
- mirabile esempio. A Lei poi personalmente volli conferire di
- _motu proprio_ la Croce di Grand’ufficiale dell’ordine militare
- di Savoia, per rimeritare il grande servizio che Ella rese alle
- _istituzioni_ ed alla _civiltà_ e perchè Le attesti col mio affetto
- la riconoscenza mia e della Patria.
-
- «UMBERTO».
-
-Dinanzi a questo lusso di ringraziamenti, di lodi e di ricompense,
-saremmo curiosi di conoscere quali severe parole dovrebbe adoperare
-l’onorevole Deputato Franchetti, che altra volta si scandalizzò
-— consenziente l’on. Pelloux allora ministro della Guerra — delle
-numerose ricompense accordate per la cosidetta battaglia di Coatit,
-e nelle quali non esitò a scorgere «sintomi, nei gradi supremi
-dell’esercito, di stanchezza, di rilassatezza nell’apprezzare l’ideale
-militare, di disinteressamento da quegli interessi alti, il cui
-complesso, costituisce appunto la forza militare della nazione»[20].
-E molti che amano la monarchia e l’esercito, con uno sconforto
-indicibile, di fronte alla suprema onorificienza militare — il titolo
-di _Grande uffiziale dell’ordine militare di Savoia_ — accordato al
-Generale Bava Beccaris, si domandano quale altra si dovrebbe e potrebbe
-concedere al fortunato soldato che salvasse l’Italia da un invasore
-straniero![21]
-
-Se la vittoria ottenuta dall’esercito in Milano, dal punto di vista
-militare, per denominarla benevolmente, si deve dirla lillipuziana,
-dall’altro canto non si può dire che brillarono le doti politiche e
-civili del Regio Commissario Straordinario in guisa da compensare
-l’assoluta mancanza dei meriti guerreschi — mancanza aggravata da
-questo ingenuo appello ai cittadini di Milano:
-
- _Cittadini!_
-
- Da tre giorni la truppa del presidio, in continuo servizio di
- pubblica sicurezza, si trova talvolta nella impossibilità di
- provvedere alla confezione del rancio giornaliero.
-
- Questo disagio aggiunto agli altri di questi giorni riesce assai
- penoso.
-
- Faccio quindi appello al cuore della cittadinanza, fiducioso
- che essa vorrà concorrere volonterosamente ad eliminare questo
- inconveniente.
-
- A tale scopo ho autorizzato i signori comandanti dei singoli
- riparti di truppa a rivolgersi ai privati, ai proprietari delle
- locande, dei ristoranti, degli alberghi per ottenere da essi la
- concessione temporanea delle cucine e di quanto occorra per la
- cottura del vitto.
-
- Dai signori comandanti militari saranno rilasciati, a richiesta,
- buoni per ottenere, a suo tempo, il rimborso del prezzo delle
- somministrazioni fatte.
-
- _Milano, 10 maggio 1898._
-
- Il tenente generale
-
- R. Commissario Straordinario
-
- F. BAVA BECCARIS.
-
-Questo appello, fatto quando era cessato ogni simulacro di lotta,
-dove non c’erano nemici da respingere, dove i quartieri, i depositi,
-le vie di comunicazione erano in potere delle truppe, fa comprendere
-che in una vera guerra guerreggiata, i soldati italiani, in mancanza
-di cittadini che possano essere incitati a fornirli di rancio, devono
-morire di fame o provvedere all’esistenza col saccheggio barbarico e
-medioevale.
-
-Questo appello, non abbastanza notato da coloro che si occupano della
-difesa dello Stato, dà la misura della organizzazione del servizio
-delle sussistenze e commenta e completa eloquentemente la guerra
-d’Africa coi pasti poco omerici forniti dalle cosce di muli morti per
-esaurimento.
-
-La fantasia ariostesca trascinò il Generale Bava Beccaris, che
-confidava nei cittadini pel fornimento dei viveri alle truppe, a
-deplorare che gli stessi cittadini abbiano concesso ai rivoltosi
-di salire sui tetti per gettare tegole sulla via e di sparare dalle
-finestre sui soldati... (_Manifesto del 10 maggio_).
-
-L’opera politica e civile del Regio Commissario Straordinario,
-infine, può desumersi dai consigli dati al clero, che non aveva preso
-la menoma parte nei tumulti; dai rimproveri altezzosi rivolti al
-cardinale-arcivescovo di Milano perchè era venuto meno ai suoi doveri;
-e dalle ipocrite e stravaganti risposte date agli onorevoli Mussi e De
-Cristoforis ed al signor Edoardo Sonzogno, che domandavano il permesso
-— alla fine del mese di maggio — di potere ripubblicare il _Secolo_. Il
-consiglio dato al Sonzogno di adibire gli operai, per dar loro lavoro,
-_specialmente nelle pubblicazioni che hanno di mira l’istruzione e
-l’educazione della gioventù_, venendo da un uomo di caserma, riesce
-un capolavoro di ironia grottesca. (Lettera al sig. E. Sonzogno del 27
-Maggio 1898).
-
-Ma tutte queste opere militari, politiche e civili non possono
-giustificare la dignità senatoria e il più alto grado nell’ordine
-militare di Savoia, accordati al Generale Bava Beccaris; il quale
-avrà creduto di ripagare il ministero di tanta generosità verso di lui
-dimostrata, col famoso rapporto del 29 Maggio.
-
-In questo rapporto si fece strazio della verità con una impudenza
-non mai riscontrata per lo passato nei documenti ufficiali e non
-prevedibile neppure, forse, dallo stesso senatore Saracco quando
-consigliò il Presidente del Consiglio a far conoscere agli italiani
-una verità a scartamento ridotto. Fra le tante perle colate a getto
-continuo dalla penna dello espugnatore dei Cappuccini, segnalo queste:
-L’illustre generale vi afferma che in Borsa, durante le giornate
-di Maggio, vi era allarme e che molti intendevano sbarazzarsi dei
-titoli di rendita italiana; che l’Università di Pavia era un covo di
-rivoluzionarî e i suoi studenti erano venuti a Milano per prendere
-parte alla rivoluzione; che il legato Loria era divenuto il _tesoro
-di guerra_ della rivoluzione; che tutte le precedenti autorità
-politiche erano state _deboli, incostanti_ nella difesa contro i
-partiti sovversivi; che c’era _apatia_ nel partito dell’ordine ed
-_indifferenza_ nelle classi dirigenti ecc., ecc.
-
-C’è un metro preciso per apprezzare il valore di questo rapporto: i
-giornali dell’_ordine_ e delle _classi dirigenti_, quando il _Secolo_
-ne cominciò la pubblicazione a brani staccati, lo fecero supporre
-alterato o maliziosamente dimezzato. Il documento pubblicato nella sua
-interezza provò che il giornale democratico non era colpevole dei reati
-attribuitigli: il vero reo era il suo autore, ch’è stato ufficialmente
-invitato dal Rettore dell’Università di Pavia, Prof. Bellio, a
-rimangiarsi le menzogne spacciate — dopo oltre venti giorni dalla
-data dell’invenzione! — sul conto degli studenti e che potrebbe essere
-querelato per _false notizie_ dagli agenti e frequentatori della Borsa
-di Milano!
-
-Non si sa di provvedimenti presi dal governo contro le autorità
-denunziate come _fiacche ed incostanti_; ma al generale Bava Beccaris
-si può tenere conto della verità detta sulle classi dirigenti e
-della grande prudenza e della grande modestia dimostrata tacendo —
-eloquentissimo silenzio! — sulla breccia _gloriosa_ dei Cappuccini....
-
-Comunque, se poca gratitudine deve il governo al Regio Commissario
-Bava Beccaris; se nessuna gliene devono l’Italia, le istituzioni e
-la civiltà — molta, moltissima; gliene devono i moderati lombardi, o
-meglio di Milano.
-
-Il Regio Commissario Straordinario consolidò il loro potere con
-una serie di misure, che avrà potuto illuderli sulla durata delle
-conseguenze, ma che pel momento, non frenò ma eliminò, soppresse, i
-loro avversari. Sciolti i circoli repubblicani e socialisti, radicali
-e clericali — quantunque gli ultimi li abbiano avuti alleati pel
-passato in quasi tutte le lotte amministrative; sciolta l’_Umanitaria_,
-fondata coi milioni lasciati da Mosè Loria, soppressi tutti i giornali
-e le riviste che potevano dare fastidio — la _setta_ rimase padrona
-incontrastata del Municipio, della Provincia, della Congregazione di
-carità, di tutte le istituzioni, dalle quali si può esercitare una
-qualsiasi influenza economica, politica e morale.
-
-Di tutti questi provvedimenti, i più mostruosi certamente rimarranno lo
-scioglimento dell’_Umanitaria_ e la soppressione dei giornali, poichè
-collo scioglimento della prima si arrecò un colpo al Codice Civile e
-con la soppressione dei giornali si ferì a morte l’opinione pubblica.
-
-Con ciò l’eccesso dell’arbitrio si rese dannoso a coloro che dovevano
-usufruirne; poichè, mentre si spera che l’indole dell’_Umanitaria_ si
-sia permanentemente mutata, in guisa da farne strumento docilissimo
-nelle mani della _Setta_[22]; mentre ci vorrà del tempo per la
-ricostituzione dei Circoli disciolti; invece, appena cessato lo
-stato d’assedio, risorse più gagliardo di prima il _Secolo_, che
-rappresenta l’aculeo più doloroso confitto nelle carni dei conservatori
-lombardi[23].
-
-Gl’interessi e le ambizioni di una _setta_, più direttamente feriti in
-Lombardia e in Toscana, dettero la spinta energica al governo verso lo
-stato di assedio e verso la trasformazione delle repressione, anche
-severa ma temporanea, in furiosa reazione duratura; ma la iniziativa
-dei conservatori dì Milano e di Firenze trovò un terreno ben preparato
-per attecchire in tutta Italia. Infatti la borghesia alta e gli avanzi
-dell’aristocrazia dappertutto sentivano che avanzavasi la marea
-democratica, che doveva sommergerli presto o tardi, quantunque del
-pericolo non avessero coscienza piena, perchè non lo avevano provato
-imminente come in Toscana e in Lombardia e in qualche altra regione
-dell’Italia settentrionale ed un poco della centrale. La reazione
-perciò, appena cominciata, perdette l’impronta locale e divenne
-nazionale, senza trovare serie resistenze nella opinione pubblica e
-molto meno nel Parlamento[24].
-
-Degli uomini e degli organi della reazione bisogna esaminare le
-dichiarazioni, le leggi, gli atti, tenendo di mira che le dichiarazioni
-hanno preso il posto delle leggi ed hanno generato gli atti. Sotto
-questo aspetto e contro la comune opinione, il ministro Pelloux ha
-segnato un peggioramento su quello Di Rudinì; in quanto che l’ultimo
-voleva legalizzare la reazione; l’altro la mette in pratica senza
-sentire il bisogno di nuove leggi, anzi calpestando e consigliando
-apertamente a tutti i subordinati di calpestare le leggi vigenti.
-
-Una reazione non tradotta in leggi potrebbe e dovrebbe considerarsi
-come un male minore, perchè lascerebbe sperare la brevità della durata,
-la limitazione al periodo eccezionale che la suscitò. Ma dove il
-sentimento della legalità è scarsissimo, per non dire insussistente,
-come in Italia, l’ostentata, continuata ed impunita violazione di ogni
-legge, riesce esiziale nei rapporti pubblici e privati, aggrava sino a
-renderli insanabili i mali esistenti e rappresenta l’inizio di una vera
-dissoluzione dell’organismo politico-sociale.
-
-La presente reazione non data dalla primavera del 1898, ma rimonta
-al gennaio 1894 con una sosta notevolissima — è doveroso rendere
-giustizia ai caduti — dall’aprile 1896 all’aprile 1898. Agli estremi
-di vita sua il ministero Di Rudinì — cui devesi imputare come colpa
-grave l’abbandono del primitivo programma militare, — invaso dal demone
-della paura e dall’ardente desiderio di mantenersi la fiducia delle
-alte sfere, parve voler far dimenticare il bene fatto in senso legale e
-liberale e si dette a sfrenata reazione.
-
-La sua caduta è un incidente personale, anzichè parlamentare, che
-non esercita alcuna influenza sull’andamento della cosa pubblica:
-la reazione continua pazza, furiosa e rincrudisce quando avviene
-l’assassinio dell’Imperatrice d’Austria. La differenza sta in questo:
-Di Rudinì, dopo aver militarizzato i ferrovieri, voleva ristabilire le
-leggi sul domicilio coatto, modificare il diritto elettorale, infrenare
-la libertà di stampa, di riunione e di associazione, disciplinare
-lo stato d’assedio, ecc., mediante nuove leggi o modificazioni delle
-antiche. Il successore onorevole Pelloux parve più liberale, oltre che
-per la buona compagnia di ministri che dai loro precedenti dovevano
-giudicarsi più o meno democratici, anche perchè buttò in mare gran
-parte di quel bagaglio; e non era, perchè continuò risolutamente per la
-via battuta dal predecessore. Ebbe il merito della sincerità — elemento
-mancante ai nostri politici e non trascurabile nella vita pubblica —
-perchè egli con franchezza davvero soldatesca dichiarò di voler _fare_
-senza preoccuparsi di _legiferare_. Quando non _fa_, lascia _fare_
-tranquillamente ai subordinati, che non solo eseguiscono con disciplina
-militare, ma interpretano le intenzioni dei superiori con meravigliosa
-intuizione, che sembrerebbe lettura del pensiero alla Pickmann se non
-si sapesse ch’è l’effetto delle circolari segrete e delle reversioni
-storiche. Egli è così che sotto Pelloux si formulano canoni nuovi di
-governo e si compiono atti che fanno dire al conservatore dianzi citato
-dell’_Idea liberale:_ «Siamo oggi più che mai in una paurosa condizione
-di arresto di sviluppo intellettuale e morale, per cui tutto vacilla e
-scricchiola, mentre ci sta sul capo la minaccia di una crisi orrenda
-in cui tripudieranno le impulsività ataviche della bestia umana e le
-_libidini feroci di Valentino in sessantaquattresimo che questi anni di
-pseudo libertà hanno fecondato a legione_».
-
-Di questi canoni e di questi atti dell’on. Pelloux ne nunzio, per ora,
-sette, che si potrebbero chiamare i sette peccati mortali di questo
-ministero soldatesco, procedendo dal minimo al massimo in ordine
-d’importanza e che comprendono tutte le principali norme direttive
-della funzione parlamentare e governativa.
-
-L’on. Pelloux, spronato a dichiararsi di _Sinistra_, a chi lusingavasi
-di vedere risorto l’antico partito liberale sotto la protezione di
-parecchie sciabole, risponde che non ne sente il bisogno e che i
-sostenitori li prende dove li trova. Spronato da Barzilai, non vuole
-trovare nemmeno una frase equivoca contro la soluzione incostituzionale
-delle crisi parlamentari. Telegrafa al Prefetto di Torino per lodarlo
-di avere sciolto il comizio elettorale _pro_ De Amicis. Permette che
-il Sottoprefetto Santini presieda una riunione elettorale _contro_
-Rondani. Raccomanda di sequestrare qualunque giornale, qualunque
-rivista che appaia sovversiva, senza preoccuparsi dei processi e
-degli esiti loro. Dichiara fuori della legge tutti i partiti che non
-accettano incondizionatamente l’ordinamento politico-sociale vigente.
-Proclama, infine, che vuol pacificare gli animi con tutti i mezzi, =non
-esclusa la giustizia=: concetto cinico che fa il pajo coll’altro più
-recente di voler dare col suo comodo l’amnistia per poter =sfollare le
-prigioni=!
-
-Ciascuna di queste massime e ciascuno di questi atti o è una orrenda
-bestemmia, o è un arbitrio da Valentino in sessantaquattresimo: la
-frase che contiene il severo giudizio è di un monarchico liberale, come
-s’è visto. In altri tempi e in altri paesi uno solo di tali elementi
-sarebbe bastato a far cadere vituperato un Ministero; certo è che essi
-non distruggono soltanto il regime parlamentare, ma sovvertono ogni
-ordinamento civile. È del pari indiscutibile che il cinismo assurge
-a proporzioni eroiche quando si proclama che nella pacificazione
-degli animi la _giustizia_ non ci deve entrare che come un mezzo
-eccezionale. Che razza di _pace_, con questi mezzi non informati a
-giustizia si possa conseguire, un avvenire non remoto ci dirà. Per
-ora basta ricordare che gli strumenti della volontà ministeriale sono
-prefetti e magistrati provati a malfare e che non avevano bisogno degli
-incoraggiamenti per continuare peggiorando.
-
-La enunciazione di questi canoni e la conoscenza degli uomini di
-governo che devono metterli in pratica, dispenserebbero da qualunque
-enumerazione dei fasti della reazione. Pure, ad eliminare qualunque
-sospetto di esagerazione ed il dubbio che i fatti siano stati
-migliori delle parole spavalde e ciniche, giova ricordare qualche data
-dell’ultima fase della reazione cominciata in Aprile 1898 e che non
-si sa quando possa aver termine: reazione criminosa che non infuria
-soltanto dove additossi un pericolo, sia pure immaginario, ma in
-tutta Italia, anche nelle regioni che non ne somministrarono il minimo
-pretesto.
-
-Ecco l’elenco doloroso dei fasti della reazione, senza ordine
-cronologico e senza disposizione ascendente o discendente per la loro
-importanza.
-
-1. _Stato di assedio e Tribunali militari_. Vi accenno senza insistervi
-ulteriormente perchè lo stato di assedio fu dimostrato non necessario,
-perciò iniquo, dai fatti esposti e dai giudizi non sospetti riportati.
-Ai giudizî ne aggiungo uno solo: quello dell’on. Pelloux! In un
-momento di espansione intima — ci vanno soggetti anche i militari e
-gli uomini politici! — confessò la non necessità del provvedimento
-all’onor. De Cristoforis. Vennero le smentite dei giornali ufficiosi;
-non quella diretta del Ministro. Potrà venire; ma se venisse, tra uno
-che afferma e l’altro che nega, gli Italiani sceglierebbero a seconda
-delle tendenze e della conoscenza che ciascuno ha degli individui in
-contrasto. In politica, del resto, i provvedimenti raramente vanno
-giudicati in sè, ma dai risultati che danno; e lo Stato di assedio,
-oltre che per le conseguenze economiche e politiche, va misurato dal
-figlio suo primogenito: il Tribunale militare. La sua opera verrà
-esaminata a parte.
-
-2. _Arresto di deputati._ L’art. 45 dello Statuto non è un privilegio,
-ma una garanzia, nell’interesse collettivo, della libertà e della
-indipendenza del rappresentante del popolo. Secondo lo stesso Statuto,
-può essere arrestato il deputato in flagranza di un reato. In forza
-della sospensione delle leggi ordinarie, deputati vennero arrestati, ad
-esempio, nel 1862 a Napoli, nel 1894 a Palermo. Si allargò per comodità
-del governo il concetto della flagranza; ma non si era arrivati ad
-arrestare nei luoghi non sottoposti allo stato di assedio e quando
-nemmeno esistono gli elementi più fantastici della flagranza; ciò
-avviene nel 1898 a danno di Quirino Nofri. Non solo: si arrestò per
-lo passato, ma non si andò oltre senza l’autorizzazione a procedere
-della Camera dei Deputati. Se ne fece a meno nel 1898 e si processò e
-condannò Quirino Nofri prima che fosse chiesta tale autorizzazione.
-Arriviamo ad un colmo: Quirino Nofri sente il bisogno di rinunziare
-alle immunità, che accorda quel famoso ed umoristico art. 45 e vuole
-essere trattato da semplice cittadino.... per paura, volendo godere
-della immunità parlamentare, di rimanere più lungamente in carcere!
-
-3. _Punizioni di Prefetti._ Raramente occorse in Italia che un Prefetto
-venisse punito per avere violato le leggi; non si era mai dato — e
-forse non si darà mai per lo avvenire, perchè le Autorità sanno ormai a
-che attenersi — che un Prefetto a punizione venisse sottoposto proprio
-perchè.... non volle violare la legge. È il caso Minervini.
-
-4. _Inchiesta sui testimoni veridici._ Vedremo a che cosa sia stato
-ridotto il sacro diritto della difesa nella discussione sui Tribunali
-Militari; qui di volo sia menzionato uno stranissimo episodio che fa
-capo ad un Tribunale civile. Sinora, anche iniquamente, s’incriminarono
-i testimoni quando furono sospettati ed accusati di dire il falso.
-Ora si apre un’inchiesta su di un maggiore, Mascilli, ed un capitano,
-Minto, dell’esercito, che ebbero il torto di dire la verità nel
-processo Barbato. Che abbiano detto il vero si deve tenere per cosa
-giudicata, perchè il Tribunale di Palermo non li incriminò come falsi
-testimoni... Avviso ai militari, che avessero un concetto _antiquato_
-sulle leggi dell’onore.
-
-5. _Spionaggio obbligatorio._ Lasciamo alle fisime della morale o alla
-poesia dei senza cervello ogni considerazione sull’orrore che desta la
-spia: limitiamoci ai confronti. Prima si corrompevano, si seducevano,
-s’incoraggiavano i disgraziati per abbandonarsi al brutto mestiere. Si
-progredisce colla nuova reazione; e non solo si ricorre alla denunzia
-anonima come elemento per istruire i processi — come si vedrà più
-innanzi — ma si arrestano gli onesti cittadini per costringerli a fare
-la spia: premio la libertà. Caso Gatti in Milano. E dell’esportazione
-in Isvizzera delle spie che a tempo perso esercitano il mestiere di
-truffatore, o esercitarono quello di corruttore e di ladro? Informino i
-casi Santoro, De Benedetti, Mantica, ecc.
-
-6. _Libertà del domicilio._ Tra i vantaggi attribuiti alla unificazione
-d’Italia ci fu quella della libertà del domicilio: il cittadino di
-qualunque regione acquistò il diritto di stabilirsi dovunque più
-gli torna comodo, purchè vi viva onestamente e vi si procuri stabile
-lavoro. Fisime. Si arresta l’avvocato Nino Verso Mendola, che da sette
-anni esercita la professione a Bologna e lo si traduce ammanettato a
-Riesi suo luogo di nascita. Non si potè imputare alcun reato, nè grande
-nè piccolo; non si potè trascinarlo nè dinanzi ad un Tribunale militare
-nè dinanzi ad un Tribunale civile. Non si potè neppure proporlo —
-parrebbe impossibile, colla _larghezza_ dei criteri adottati — pel
-domicilio coatto. Il caso Verso Mendola ha non pochi compagni; uno
-recentissimo: ad uno studente s’impose lo sfratto da Bologna, perchè
-meridionale; ma gli si consentì il domicilio a Modena.
-
-7. _Domicilio coatto._ È istituto posseduto esclusivamente dall’Italia.
-Un consigliere della Corte di Cassazione e Professore illustre di
-Diritto penale, il deputato Lucchini, assicurò che esso disonora la
-terra classica del giure. Si credette di avere attenuato il disonore
-disciplinandolo, facendo precedere l’assegnazione da una larva di
-processo e da una difesa. Si torna all’antico, peggiorandolo: si
-arrestano i cittadini durante lo stato d’assedio e si mantengono
-nelle isole senza processo e senza condanna, anche quando venne
-tolto lo stato di assedio. Casi Mocchi, Brambilla, Casilli, ecc. Il
-Casilli, ex deputato al Parlamento, è tanto ricco quanto onesto. Al
-domicilio coatto, perfezionato, si assegna altra funzione: quella
-correttiva dei magistrati, che giudicano secondo coscienza, non
-secondo l’ordine della polizia. Il Magistrato assolve? L’innocente
-riconosciuto viene assegnato al domicilio, facendolo pentire, forse,
-di non avere preferita pochi mesi di reclusione a parecchi anni nello
-scoglio di Tremiti. Caso Podrecca. Il magistrato dà una pena giudicata
-insufficiente dalla polizia? Si ricorre al domicilio coatto come
-supplemento di pena. Caso Modigliani. Il domicilio coatto, infine,
-diviene strumento comodissimo per eliminare i giornalisti non corrotti
-ed ammazzare i giornali sovversivi. Caso Garzia Cassola.
-
-8. _Piccolo Stato di assedio._ Il nome e la cosa sono di origine
-tedesca; li inventò Bismark per combattere il socialismo; ma li ebbe e
-li adoperò per legge. Di legge, però, non c’è bisogno in Italia, dove
-gli arresti arbitrarî e in massa, specie alla vigilia di elezioni e
-di viaggi reali, sono nella tradizione mai smentita del governo. Anche
-per questi arresti ora c’è la nota che indica il progresso: le retate
-a centinaia prima si facevano per maggiore sicurezza delle _persone
-reali_; ora si fanno a benefizio dei semplici ministri. Oltre duecento
-cittadini vennero tradotti in _domo petri_ a Palermo per l’arrivo
-degli on. Masi, Finocchiaro e Fortis. Questo per amore di verità.
-Questi arresti — e gli arrestati è noto che possono essere _frezzati_
-o _suicidati_ — però, assunsero proporzioni gigantesche, al di fuori di
-ogni legge e di ogni procedura, coll’ultima reazione. Sicchè alla cosa
-che c’era _Don Chisciotte_ — giornale monarchico come tutti sanno dette
-il nome. Casi: tutti i giorni e in tutta Italia.
-
-9. _Soppressione di giornali._ Si spiegava quello dell’_Italia del
-Popolo_: era un giornale repubblicano e pubblicavasi in una città
-dove c’era lo stato di assedio. Pareva enorme quella del _Secolo_,
-semplicemente democratico; e vada pure pel _Secolo_, in grazia dei
-poteri eccezionali del Regio Commissario! Ciò che si applica pure al
-_Mattino_ di Napoli, quantunque monarchico — anzi entusiasticamente
-dinastico. Ma come e perchè soppressi i giornali nel resto d’Italia
-dove si viveva sotto l’impero della legge comune? La cosa fu tanto
-bestiale, che la riprovò lo stesso _Corriere della Sera_, anche dopo
-che la direzione era stata abbandonata da Torelli Viollier, divenuto
-troppo liberale pei tempi che correvano. Casi a centinaia e per ogni
-colore — dal monarchico al repubblicano, dal clericale al socialista.
-
-10. _Sequestri._ La morte violenta è la soppressione. Non è sempre
-praticabile, ma quando, per un avanzo di pudore, che non voglio nemmeno
-chiamare ipocrisia, un giornale inviso non viene ucciso di un colpo,
-si cerca farlo morire lentamente coi sequestri. D’onde l’orrenda
-bestemmia, cioè la nuova teoria giuridico costituzionale del Pelloux,
-sui sequestri senza preoccupazione di processi. I Procuratori del
-Re non sono stati sordi; e dove lo furono, i Procuratori generali
-li hanno richiamati al dovere: caso Panighetti — quello del processo
-Cavallini — e si sono avuti i tardivi sequestri per ordine dei Regi
-Procuratori di Sondrio e di Como; i sequestri e le condanne per gli
-articoli lasciati passare a Roma; i sequestri dei fregi o dei segni
-di lutto che da 28 anni portava liberamente l’_Unità Cattolica_ in
-Firenze; i sequestri degli scritti di Mazzini, che circolano con
-altrettanta libertà da cinquant’anni; i sequestri in Milano di uno
-scritto di Leone Tolstoi che ha sperimentato il regime della Russia del
-mezzogiorno; i sequestri, infine, contro la prosa sovversiva dell’on.
-Pelloux, purchè riprodotta sulle colonne dell’_Avanti_; i sequestri
-delle sciarade dello stesso giornale; i sequestri dell’_Asino_ per
-avere messo in burletta una cosa sacra ed inviolabile: gli speroni
-del generale Pelloux: i sequestri di libri che circolano liberamente
-nel rivoluzionario impero Germanico, come quello di Kantschy sul
-_Capitale_ di Marx[25]. I fatti hanno avuto il commento più allegro
-che si possa immaginare: B. Cirmeni ha fatto sapere al mondo che il
-Generale Pelloux è pieno di buone intenzioni verso la stampa. E chi ne
-poteva dubitare? Si sottintende che la benevolenza del Presidente del
-consiglio si esplica a benefizio di quei giornali che interpretano i
-suoi pensieri![26].
-
-11. _Scioglimenti._ Furono sempre incerti i limiti del diritto di
-associazione; perciò si ebbe un’alterna vicenda di scioglimenti e di
-ricostituzione di Società dichiarate sovversive. La manìa di colpire
-quelle esclusivamente economiche era cominciata in Sicilia nel 1894; ma
-i casi sporadici di allora divennero epidemia spaventevole nel 1898. A
-migliaia furono sciolte, non solo i circoli socialisti e repubblicani,
-ma le casse rurali, le cooperative di consumo e di lavoro, generando
-situazioni giuridicamente strane, a vantaggio di debitori che non
-sanno più a chi pagare le cambiali; invertendo o sperperando capitali
-che rappresentano i risparmi sudati dei lavoratori. Dicono che
-arrivano a circa _quattromila_ questi scioglimenti: rimangono tipici
-i casi delle _Lega dei Ferrovieri_, delle _Cooperative ferroviarie_,
-dell’_Umanitaria_, delle _Casse rurali_. Il criterio dello
-scioglimento viene esteso ai consigli comunali: sciolto quello di Bruno
-(Alessandria) perchè sospettato socialista, e destituito il sindaco di
-Sorso, il sig. Catta, perchè socialista. A quando il ristabilimento
-del Tribunale della Santissima Inquisizione? Del resto siamo sulla
-buona: Il Tribunale di Genova, nel processo Festa — il _macellaretto_
-— ha assodato che le _lettres de chachet_ e la tortura sono in uso in
-Italia...
-
-12. _Militarizzazione ferroviaria._ È il caso dei casi; rappresenta
-la novità assoluta nell’arbitrio; mercè la quale si prendono tre
-piccioni con una fava: si privano del diritto di voto migliaia di
-cittadini, che non avevano saputo esercitarlo votando pei socialisti;
-si assicura l’ordine colla minaccia permanente del Tribunale di Guerra,
-anche in tempo di pace — anche quando è cessato l’artificioso stato
-di guerra creato collo stato di assedio; si consegnano mani e piedi
-legati gli operai, che perdono qualunque mezzo per migliorare la
-propria condizione ed a fare rispettare i propri diritti e si mette
-a disposizione di una società di speculatori un corpo organizzato
-militarmente dallo Stato. Vilfredo Pareto chiama questa geniale trovata
-del Generale Afan de Rivera — che vi guadagnò il suo posto di ministro
-— semplicemente il ristabilimento della schiavitù.[27] Il provvedimento
-è tanto più iniquo in quanto che un’_inchiesta ufficiale_, quella
-presieduta dal Senatore Gagliardo, ha constatato che il Governo e la
-Magistratura non hanno saputo, voluto o potuto garantire ai ferrovieri
-quel minimo di diritto, ch’era stato loro assicurato dalle _convenzioni
-ferroviarie_ del 1885.
-
-13. _Concorrenza economica. Lo Stato contro i lavoratori._ Messo
-sulla china di servire ai capitalisti privando i ferrovieri dei mezzi
-di lottare legalmente colle società, che le sfruttano contro legge
-— le tante vittorie ottenute dai primi nei Tribunali e nelle Corti
-di appello, ed annullate spesso dalla Cassazione, ne fanno fede — lo
-Stato si è sentito trascinato a favorire qualunque piccolo o grande
-proprietario. C’erano già stati dei saggi di concorrenza nel lavoro,
-fatto per ordine del governo contro i lavoratori in isciopero; ora
-si rinunziò ad ogni avanzo di pudore e si disse agli operai, della
-campagna in ispecie, che lo Stato non solo era pronto a sostituire
-quelli in isciopero coi suoi soldati; ma che metteva la forza a
-disposizione dei proprietari costringendo i lavoratori a contentarsi
-dei salari che i primi _generosamente_ avrebbero voluto loro
-concedere. Il contegno delle autorità negli scioperi era stato sempre
-indecentemente ostile agli operai; ma a Molinella si mise da parte
-ogni rimasuglio di decenza. Ora si minaccia il peggio stando a questo
-brano di corrispondenza da Ferrara ad un giornale ufficioso: «Lunedì
-prossimo comincerà la mietitura del frumento, _e perchè questa segua il
-suo corso regolare_, il generale Mirri ha opportunamente dislocate le
-truppe. La cavalleria visiterà con apparizioni improvvise e con marcie
-notturne tutte le località........»[28]. Ogni commento è assolutamente
-superfluo. Noto soltanto che c’è un progresso dal 1894 al 1898: allora
-i latifondisti di Sicilia si limitarono a rompere i così detti _patti
-di Corleone_ sui contratti agrari; ora la cavalleria _presiede_ alla
-mietitura...
-
-14. _La volontà degli elettori._ Non è stata militarizzata perchè è
-incoercibile; ma si è sulla buona via per neutralizzarla. I metodi
-elettorali adoperati nel Collegio di Cossato e di Torino — dove il
-Sottoprefetto presiede le riunioni in favore del candidato del governo
-— lasciano intendere che da ora in poi le conferenze elettorali devono
-farle i delegati di pubblica sicurezza, visto che non si lasciano
-parlare i deputati che non vanno d’accordo col governo. Nè i deputati
-possono tenersi in comunicazione cogli elettori, come vorrebbe il buon
-regime parlamentare: si è impedito a De Cristoforis ed a Prampolini
-di parlare ai loro elettori a Milano ed a Reggio-Emilia. Il disprezzo
-verso gli elettori, poi, venne ufficialmente proclamato nella lettera
-che il Generale Pelloux rivolse al Generale Tarditi, quando il collegio
-di Fossano, non ostante le seduzioni e le violenze di ogni genere, non
-volle scieglierlo a suo rappresentante. Sanno ormai gli elettori che
-il capo del governo li considera come spregievoli quando non portano
-i loro voti sui candidati ufficiali. Si stava meglio sotto il secondo
-Impero.
-
-15. _La scuola._ I nostri governanti e le nostre classi dirigenti non
-sono degli sciocchi, che per puntellare il loro dominio confidano
-soltanto sulla forza brutale, sempre infida, e che a data ora si
-esaurisce o si ritorce contro coloro che l’adoperano; essi tengono
-conto anche della forza morale, perciò la loro attenzione si è rivolta
-alla scuola da un duplice punto di vista. Da un lato vogliono limitare
-la diffusione dell’istruzione: in questo senso la manifestazione
-più caratteristica è venuta dal modesto comune di S. Marco in Lamis
-(Foggia) il cui consiglio comunale ha fatto voti al Governo del Re
-perchè venga abolita la legge sull’istruzione obbligatoria; però questa
-esplosione di sincerità risponde al pensiero intimo dei conservatori
-del resto d’Italia ed è una eco altrettanto sincera di quella voce che
-si levò nella Sala Ragona di Palermo nel 94.
-
-Da un altro lato si bada con ogni cura alla qualità dell’istruzione
-che s’impartisce; perciò in alto e in basso si sorveglia, si punisce,
-si epura il personale insegnante. Si protestò, anche dai conservatori
-settentrionali, quando nel 1894 corse voce che il Regio Commissario
-militare per la Sicilia, Generale Morra di Lavriano, aveva fatto
-ammonire privatamente qualche professore dell’Università di Palermo;
-ma questi stessi conservatori non protestano più quando s’infligge la
-censura ad un Professore Pantaleoni, quando si puniscono o si riprovano
-apertamente Ettore Ciccotti, Fabio Luzzati, Ruggero Panebianco, Giorgio
-Levi, addetti all’insegnamento in varie Università del Regno; rimossi
-dall’insegnamento o ammoniti vengono alcuni insegnanti delle Scuole
-Secondarie. A Milano e Torino, a Rovigo, a Mantova e in altri punti
-ancora gl’insegnanti delle scuole comunali e delle scuole secondarie
-vengono ammoniti, sospesi, e licenziati solo perchè professano
-principii socialisti «benchè, come diceva la relazione del sindaco
-della _capitale morale_, non si possedessero prove, che essi abbiano
-profittato della cattedra per insegnare massime e principii contrari
-all’attuale costituzione politica e sociale».[29]
-
-Questi insegnanti puniti sono tra i più diligenti, più onesti e più
-colti; e quelli della provincia di Mantova e di Rovigo furono quasi
-tutti discepoli di Ardigò. Una volta messi sulla via lubrica della
-persecuzione del pensiero, non si sa più dove si può arrivare; e
-mentre organizzasi la più degradante sorveglianza sugli studenti — come
-risulta da documenti relativi alla provincia di Trapani — lo scandaloso
-esempio dato dal governo e dai partiti politici che lo sorreggono è
-stato seguito dai clericali, i quali a Brescia hanno licenziato dalla
-Scuola commerciale il Prof. Tirale solo perchè è monarchico liberale.
-Non è il caso di ripetere: _qui gladio feriit, gladio periit?_
-
-Contro questo tentativo ignominioso di snidare la libertà di
-pensiero dall’ultimo baluardo che le rimane in Italia, la scuola,
-si ebbe la protesta alta e generosa di Cesare Lombroso, rimasta
-sterile ed isolata. La reazione aspetta tranquilla il ritorno del
-ministro-carabiniere alla Minerva per compiere la militarizzazione
-della scuola; e allora essa crederà di avere infiltrato sino nel
-midollo delle ossa degli italiani, servili per tanti secoli di
-soggezione, i principii che la informano.
-
-E conchiudo queste osservazioni sull’opera compiuta sinora della
-reazione con due constatazioni; una di origine italiana e l’altra
-straniera. Il monarchico _Mattino_ di Napoli dall’esame degli
-avvenimenti ultimi è indotto ad allarmarsi perchè «_tutte le ire
-e tutti i rancori suscitati dalla politica bestiale del governo si
-accumulano sull’esercito_»; e si domanda: «quale concetto deve, per
-necessità, scaturire da tutte queste stravaganze — gli atti del governo
-— e radicarsi nello spirito della plebe? Che i 240 milioni del bilancio
-della guerra non servono già alla difesa del paese dai nemici esterni,
-ma alla difesa delle istituzioni vigenti. Ora, quale insensatezza e
-quale delitto maggiore potreste voi immaginare di questo far apparire
-le istituzioni, emanate meno di mezzo secolo fa dai plebisciti, come
-puntellate solamente dalla forza delle bajonette?» (N. del 2 Agosto
-1898).
-
-Uno straniero alla sua volta esaminati i fatti recenti conchiude:
-Lo Statuto costituisce un insieme di franchigie che la dinastia ha
-concesso in blocco alla nazione e che il potere esecutivo ha ripreso in
-dettaglio.
-
-E non ci può essere alcuno che vorrà ritenere eccessivo il giudizio
-dello straniero quando, in ispreto delle leggi e dello Statuto:
-si esigono le imposte non votate dal Parlamento; si abolisce la
-libertà del domicilio, di stampa, di riunione e di associazione; si
-ristabilisce la tortura e si rimettono in uso le _lettres de cachet_;
-si uccidono impunemente i detenuti; si sottraggono i cittadini ai
-giudici legittimi; si falsano sistematicamente le elezioni; si riduce
-ad una farsa il regime parlamentare.
-
-Nella credenza che si allarga sulla nuova funzione dell’esercito e nel
-trionfo della reazione che ha annientato lo Statuto, vi sono germi di
-pericoli gravi ed ammonimenti per tutti: anche pei reazionari.
-
-
-
-
-IX.
-
-LASCIAMO PASSARE LA GIUSTIZIA!
-
-
-_Ella passa terribile per la notte_... canta il poeta. Chi passa? La
-giustizia. Quale? Passa la giustizia italiana del 1898.
-
-Questa giustizia procede innanzi secura perchè non è alle sue prime
-armi. Ha progredito dal 1860 in poi: si è provata in Sicilia e nel
-mezzogiorno contro Garibaldi e i suoi, contro i renitenti, contro il
-brigantaggio; ha ripetuto le prove a Palermo nel 1866; nell’Emilia —
-quando il pane fu impastato col sangue — con Lobbia, con Barsanti, con
-Tanlongo; si fortificò nel 1894 in Sicilia. Ora è adulta, è forte, è
-vigorosa.
-
-_Ella passa terribile_..... ed è cieca affinchè la vista di colui che
-dovrà essere colpito dalla sua spada non la conturbi e non la trascini
-a parzialità; ed ha la bilancia in mano affinchè il pro ed il contro
-venga equamente pesato. Si può sospettare che abbia falsi i pesi e
-disuguali i piatti? Può anche temersi che, per essere troppo giusta, la
-questura tolga di mano, alla Dea venerata, pesi e bilancia?
-
-Può sospettarlo un giornale maldicente e farlo sospettare coi suoi
-pupazzetti (_Don Chisciotte_); ma per togliere ogni pericolo che
-le venga arrecata offesa, la forza si è messa a disposizione della
-giustizia; l’esercito l’ha messa sotto la sua protezione e la fa
-amministrare nei tribunali militari.
-
-Dicono che questa giustizia italiana del 1898 non sia quella consentita
-dallo Statuto e voluta dalle leggi; chi lo dice non è un malcontento,
-un volgare brontolone: è un uomo d’ordine, che presiede la più alta e
-importante Magistratura del Regno, la istituzione destinata controllare
-tutta l’azione del governo. È il senatore Finali che nella Gran Corte
-dei Conti si è rifiutato a registrare i decreti relativi allo Stato
-d’Assedio, da cui contortamente si volle far derivare il diritto
-di sottoporre i liberi cittadini a Tribunali eccezionali di Guerra
-esplicitamente condannati dallo Statuto[30].
-
-A che pro discutere delle legittimità dello Stato di Assedio e dei
-Tribunali Militari quando essi sono un fatto che l’Italia ha subìto
-e che il Parlamento ha approvato? La discussione teorica in questo
-momento non conta; meglio esaminare se questa giustizia eccezionale ha
-assolto bene il compito suo sanando anche i vizî possibili della sua
-origine; più utile indagare se la giustizia, amministrata da questi
-Tribunali eccezionali, abbia aumentato il prestigio dell’Esercito da
-cui emanano, colla serietà dei reati puniti, colla correttezza nella
-istruzione dei processi, colle garanzie indispensabili accordate alla
-difesa, colla sapienza dei giudici, col tatto nella direzione dei
-dibattimenti, colla equità nell’applicazione delle pene.
-
-Un uomo d’ordine per il primo nella Camera dei Deputati, l’on.
-Galimberti, discutendosi l’autorizzazione a procedere contro i deputati
-Bissolati, Costa, De Andreis, Morgari e Turati osservò: che nel modo
-come si facevano funzionare i Tribunali di Guerra e colla competenza a
-giudicare di frivolezze per le quali dovrebbe bastare un Vice-Pretore,
-si toglie alla istituzione la solennità dei giudizî suoi e si attenta
-all’autorità ed al prestigio dell’esercito. Fu più esplicito e più alto
-chi meno era sospettabile di tenerezza per i rivoltosi, chi non può
-non avere a cuore l’esercito di cui fa parte: il colonnello Siacci,
-infatti, in Senato ebbe a pronunziare gravi parole sui Tribunali di
-Guerra istituiti nel 1898 e che egli vide funzionare a Napoli.
-
-«I recenti bandi militari, disse l’illustre Senatore, hanno allargata
-smisuratamente la cerchia delle attribuzioni dei Tribunali di Guerra,
-chiamando questi Tribunali a conoscere anche delitti contemplati dal
-Codice penale comune, delitti le cui figure non sempre si riesce
-chiaramente a distinguere senza un certo acume, senza una certa
-pratica di diritto penale. Per esempio, l’istigazione a delinquere. Un
-articolo di giornale, quattro chiacchiere fatte al caffè, _il discorso
-stesso che ho l’onore di fare in questo momento al Senato, diventano
-facilmente istigazione a delinquere_.[31] Dal Ministro guardasigilli,
-perciò, invoco che si provveda ad una revisione sollecita, sia pur
-sommaria, di tutti i processi, e ad una _pronta riparazione di molte
-condanne eccessive, per non dire ingiuste_. Egli è ministro di grazia
-e di giustizia, ma in questo caso la grazia e la giustizia fanno una
-cosa sola.... Io questo invoco, non solo per amore della giustizia,
-_ma anche nell’interesse del prestigio dell’esercito. Fanno più
-male all’esercito certe ingiustizie a freddo che venti uomini caduti
-sotto una scarica provocata da una folla che insulta la truppa; e mal
-provvede al suo prestigio tanto chi l’obbliga a subire impassibile
-coll’armi al braccio le replicate offese della piazza, quanto chi
-gl’impone funzioni odiose, contrarie alla sua stessa natura_»[32].
-
-Ma il deputato e il senatore forse avevano le traveggiole scorgendo
-certi pericoli dove non c’erano? Così pare.
-
-I Tribunali di guerra, invece, si occuparono di certi reati gravi, che
-avevano davvero bisogno di una punizione esemplare, solenne! Vediamo.
-
-Un Caimi prende due anni di reclusione e 500 lire di multa per rottura
-di lampioni; un Majocchi viene condannato perchè dà dello _stupit_, del
-_macaco_ ad una sentinella. Non è ben sicuro che quelle parole fossero
-indirizzate alla sentinella; ad ogni modo il capitano De Caroli che
-tradusse l’accusato in Tribunale, riconobbe che il Majocchi pronunziò
-quelle parole per fare lo spiritoso! Un Bianchi compare innanzi al
-Tribunale di guerra perchè chiama _cappellone_ un brigadiere dei
-carabinieri; Pedotti e Brusa, alla loro volta, vengono condannati
-perchè chiamano _mangiapagnotta_ un tenente di cavalleria che passava
-in carrozza. A Firenze si danno otto mesi di reclusione al Cassi perchè
-chiamò _pagliacciate_ gli arresti. Nella stessa Firenze si procede
-contro Melani perchè ha chiamato mangiapatate un sott’ufficiale _che
-non può mentire_, dice il Presidente. E questa perla di Presidente,
-ad un accusato che dice di aver deplorato i tumulti, dà una lezione di
-fierezza esclamando: _Come!... voi socialista, deplorate le gesta dei
-vostri compagni?_...
-
-Questi ed altri casi simili a Milano. C’è di meglio — ossia di peggio
-— a Napoli. Filosa, un ragazzo, prende tre mesi di detenzione per
-avere gridato: _E billoco!_ (Eccoli!) — una frase trovata nell’agosto
-1893 per avvisare l’arrivo di dimostrazioni e degli agenti di polizia.
-Verniero, il famoso gobbetto il cui caso fu portato in Senato dal
-colonnello Siacci, ebbe due anni di reclusione perchè leggeva i
-giornali al caffè e li commentava, manifestando delle simpatie pel
-socialismo; si badi: lettura e commento precedettero la proclamazione
-dello stato di assedio. Un ragazzetto si buscò quattro mesi per avere
-abbattuto(?) un albero; tre donne rispettivamente ebbero un anno,
-9 mesi e 7 mesi di reclusione, per aver preso parte ad una pacifica
-dimostrazione; 2 anni ciascuno ebbero Del Giudice e Carozza per avere
-presentato al Prefetto, la mattina del 30 aprile, una commissione di
-donne: erano stati arrestati la stessa sera, ma vennero rilasciati
-spontaneamente l’indomani perchè non si era trovata alcuna ragione
-per processarli. Altri tre, nello stesso processo e per gli stessi
-reati(?) ebbero un anno, due anni e mezzo e tre anni; 18 mesi per
-uno altri tre ragazzi per avere abbattuto un palo. Bavarese e Fiore
-di Torre Annunziata, due donne, ebbero tre anni per una, con 6 mesi
-di segregazione cellulare per avere detto che sarebbe avvenuta la
-rivoluzione come nel 1848. De Cicco ebbe 8 mesi per avere eccitato
-all’odio di classe in Pomegliano d’Arco cogli articoli pubblicati a
-Gallipoli. Alcuni soldati delle compagnie di disciplina ebbero 3, 4 e
-5 anni di reclusione come accusati d’insubordinazione e di anarchismo,
-per avere detto, vedendo maltrattare un compagno: _queste sono boiate!_
-Il soldato Muscari fu condannato a 7 anni e mezzo di reclusione per
-avere sfidato un tale in borghese, che lo aveva insultato perchè gli
-chiese un cerino per accendere un sigaro. E sì che il Tribunale gli
-accordò le circostanze attenuanti... Sotto gli abiti di un borghese
-si nascondeva un ufficiale e il disgraziato ebbe il torto di non
-accorgersene!
-
-I processi e le condanne per contravvenzioni di ogni genere ai bandi
-non si contano; e furono tanti che i maligni dissero che si processava
-e si condannava per giustificare la continuazione dello stato di
-assedio; mentre si manteneva lo stato di assedio perchè i Tribunali
-Militari avevano ancora della carne al fuoco... Strano circolo vizioso!
-
-Alla qualità dei processi svoltisi innanzi ai Tribunali Militari
-naturalmente doveva corrispondere e corrispose la quantità. Si vedrà
-dal riassunto statistico. Del pari è facile supporre che si sia
-proceduto con soverchia leggerezza — quale parola più mite potrebbe
-adoperarsi? — nello imbastire i suddetti processi.
-
-Se la supposizione risponda alla realtà si può argomentarlo facilmente
-da quanto appresso. Base generale ai processi furono: le confidenze,
-le denunzie anonime, le asserzioni gratuite... ed umoristiche, altri
-elementi che se pur avessero avuto un valore intrinseco, c’erano
-passati sopra tanti anni a farglielo perdere completamente.
-
-Mi sbarazzo alla lesta di questi ultimi e ne cito uno tipico; la
-lettera di Andrea Costa ad un Bordigiago di Padova... del 1881. Ma
-questo singolarissimo documento non potè essere valutato dai giudici
-militari, perchè la Camera dei deputati non gli accordò alcuna
-importanza, quantunque gliene abbia data una schiacciante l’on. Tommaso
-Villa! In compenso l’_Inno dei lavoratori_ pubblicati nel 1884, mai
-sequestrato per lo passato, servì a fare aggravare la pena contro
-Filippo Turati.
-
-In quanto alle _confidenze_ e alle denunzie anonime, furono il prodotto
-dello spionaggio rimesso in onore come ai tempi dei passati regimi.
-A Milano, come a Firenze, come a Napoli, gli amici si guardavano
-sospettosi e non si comunicavano le impressioni che con straordinaria
-circospezione. Per Milano il fenomeno fu constatato da parecchi
-giornali; per Napoli posso aggiungere, per personale esperienza, che
-in qualche caffè dove riunivansi deputati e senatori, i più prudenti
-consigliavano spesso di parlare a bassa voce. E la prudenza non era
-superflua: al gobbetto dell’on. Siacci si appiopparono due anni di
-reclusione per avere chiacchierato in un caffè.
-
-Lo spionaggio assunse tali proporzioni che ben cinquemila lettere
-anonime furono indirizzate alla polizia nella sola Milano (_Secolo_).
-E la libertà, l’onore, la posizione dei cittadini furono lasciati
-in balìa dei miserabili che per invidia, per rancore, per bassa
-speculazione si abbandonarono all’infame mestiere di spia.
-
-Era tanto iniqua la base di questi processi, che la _Nazione_ di
-Firenze, benchè tardivamente — in Settembre — a proposito della
-perquisizione in casa del Prof. Pullè, protestò energicamente contro la
-_perfidia dell’anonimo e delle denunzie false_.
-
-Quale influenza abbiano esercitata non solo sui processi, ma anche
-sulle condanne le _confidenze_ delle spie si apprenderà da questo
-dato: la pretesa prova più importante contro Gustavo Chiesi fu quella
-di essere stato visto in carrozza in luogo dove vennero erette delle
-barricate. Negava l’accusato; affermava il questore Minozzi, che
-l’aveva saputo da persona che non volle nominare. Meno male se una
-semplice guardia, un carabiniere, a viso aperto, avesse deposto di
-averlo visto!
-
-L’insieme delle deposizioni degli agenti della forza pubblica, delle
-confidenze, delle denunzie portava seco l’impronta evidente della
-falsità. E per falsi bollò i rapporti alla Questura il tenente
-difensore Forzano nella udienza del Tribunale di Milano del 18
-Giugno. E lo stesso avvocato fiscale in Firenze rimprovera aspramente
-una guardia di pubblica sicurezza a nome Ghezzi per le sue palmari
-contraddizioni nell’accusa contro Teschi; ma Teschi viene condannato!
-
-Poteva ammettersi per vero, ad esempio, un rapporto della questura
-di Milano su certa riunione notturna in casa di un Dottor Ceretti? I
-convenuti furono designati come anarchici, repubblicani e socialisti.
-Chiesti i nomi, si rispose dalla questura che non li sapeva! Si
-designa il colore politico di individui che.... non si conoscono.
-Siamo in piena amenità — i tempi non consentono adoperare altra parola
-— a Napoli nel processo pei fatti di Resina. Le guardie barricate
-in caserma riconobbero i tumultuanti attraverso.... il buco della
-serratura.
-
-Meno male se i rei riconosciuti in tale strana guisa fossero stati
-pochi: trattavasi di una vera folla; a ben sessantaquattro individui si
-distribuirono _centoventun’anni e nove mesi_ di reclusione.
-
-La falsità dei rapporti talora è umiliante.... anche per un poliziotto
-italiano. Egli è così che la Questura di Milano scrive essere stato
-visto Angiolo Cabrini insieme ad altri a parlare con la Kulichoff
-in via dell’Unione il 6 Maggio. L’accusa — se il parlate con amici
-è un reato — è precisa; ma l’_alibi_ di Cabrini è irrefragabile.
-Egli insegna nel Ginnasio di Mendrisio e il direttore Borella manda
-certificato sulla presenza del Cabrini nella scuola per tutto il giorno
-6 a fare, come di dovere, le sue lezioni. Cabrini venne condannato in
-contumacia a tre anni di detenzione ed a 1000 lire di multa. Tal altra
-la falsità apparisce lampante all’udienza. Nel processo pei tumulti
-di Resina un brigadiere accusò un imputato di avergli afferrato la
-sciabola: _tanto vero, soggiungeva, che l’accusato ha ancora le mani
-tagliate_. L’accusato leva le mani e le mostra vergini di qualunque
-ferita; e davvero, in questo caso, potevano essere levate verso il
-cielo invocando giustizia.
-
-Il record tra i documenti di questi processi viene vinto dalla
-famosa cartolina-fantasma partita da Firenze. È la cartolina firmata:
-_Speranza 333_, il cui sequestro, come quello del cifrario dell’onor.
-Bissolati, fece annunziare trionfanti agli organi della reazione che
-si era scoperto e documentato il complotto con tutto il suo seguito.
-La gioia loro però fu di breve durata, perchè il Generale Heusch — il
-regio Commissario straordinario per la Toscana: nientemeno! — appena ne
-fu annunziata là scoperta gloriosa, dichiarò esplicitamente: _trattarsi
-di un artifizio allo scopo di fuorviare il sereno corso della giustizia
-e di danneggiare le persone nella lettera nominata_.
-
-Per credere alla serietà e realtà di una cospirazione i cui segreti
-comunicavansi per mezzo delle _cartoline postali_, ci voleva tutta
-la imbecillità e la malvagità della polizia italiana che aveva
-prestato fede al proclama _firmatissimo_ di Petralia ed al _Trattato
-di Bisacquino_. Ad onore del vero, però, deve avvertirsi subito, che
-l’avvocato fiscale, a richiesta della difesa, nel processo Chiesi,
-Romussi e Compagni, dichiarò di non volersi avvalere di un siffatto
-documento: tanto, era sicuro della condanna degli accusati![33]
-
-Il Tribunale militare di Firenze chiuse bene la sua vita condannando
-l’autore della cartolina _Speranza 333_ e di altri quattro analoghi
-documenti, lo sciagurato Sciascia-Sicurelli. Ma di questo atto di
-giustizia finale sentì rammarico la magistratura cosidetta civile;
-ed a Piacenza, nel processo Verrazzani-Marchesi, condannò in base
-ad una cartolina rassomigliante al documento _Speranza 333_ che _fu
-letta e veduta_ da testimoni di accusa che l’ebbero in mano.... e non
-la conservarono! La circostanza va notata perchè dà la misura della
-illusione nutrita da coloro che credono tuttavia che la giustizia
-sarebbe stata amministrata meglio dai magistrati ordinarî.
-
-Questi mezzi edificanti, presentati come prove contro le migliaia
-di accusati che passarono dinanzi ai Tribunali militari, lasciano
-l’adito a pensare che alla difesa in ogni caso sarà riuscito facile
-la demolizione degli edifizi artificiosi dell’accusa. Il senatore
-colonnello Siacci che aveva constatato la deficiente coltura giuridica
-degli avvocati fiscali, causa prima di errori e di esagerazioni, con
-rara opportunità aveva deplorato vivamente che tale deficienza sia
-stata maggiore tra gli improvvisati difensori; di talchè il duello
-tra l’accusa e la difesa avveniva quasi sempre ad armi disuguali
-— cioè sleale.[34] Quando uno di questi difensori di ufficio,
-onestamente, confessa la propria ignoranza e domanda un breve rinvio
-per farsi chiarire, da persone competenti, un punto di diritto per lui
-indecifrabile, i superiori non mancano di infliggergli una punizione
-disciplinare[35]. I difensori intelligenti e coscienziosi, del resto,
-venivano continuamente beffeggiati dall’avv. fiscale e redarguiti
-in nome della disciplina dal Presidente in piena udienza. Così nel
-Tribunale di Firenze pel processo pei tumulti di Riglione il tenente
-Ercolani si azzardò a dire, che quel processo era stato ordito dai
-preti. Il presidente si alza infuriato e lo redarguisce: «Così non
-si va! Cotesti apprezzamenti se li tenga per sè. _Osserviamo la
-disciplina_, se no rinvio il dibattimento; e allora guai a chi tocca!».
-
-_Incredibile dictu_: finiti i processi, fu punito coll’allontanamento
-da Firenze l’avvocato fiscale Gavino Ricci perchè non era stato
-abbastanza feroce! La misura era tanto punitiva che l’avvocato
-fiscale Bargalossi, chiamato a sostituirlo, alla prima udienza si
-disse _addolorato pel suo ingiusto allontanamento..._ (_Nazione_ del
-5-6 ottobre). Del resto siamo arrivati a questo: che agli ufficiali
-s’impone di _difendere_ gli accusati; ma non si lascia loro libertà di
-difesa; e pare che agli stessi ufficiali le autorità politiche vogliano
-proibire di dire la verità se chiamati come testimoni in un processo.
-Parrebbe inverosimile se non fosse vero; ciò si rileva dal processo
-Barbato e dall’inchiesta fatta contro il maggiore e il capitano di
-fanteria, che deposero in favore dell’accusato!
-
-Meno male se davanti ai Tribunali militari, come presso tutti i
-popoli civili, fosse stata sacra la difesa! Ma a questa furono imposti
-limiti davvero inqualificabili e la si fece svolgere in condizioni,
-che dovevano renderla assolutamente inefficace, inadeguata. Tale, a
-mo’ d’esempio, doveva riescire quando ad un solo ufficialetto ignaro
-del diritto e delle schermaglie procedurali, affidavasi la difesa
-di dieci, di venti accusati; e per di più, si presentavano in blocco
-requisitoria e difesa di molti processi in una volta. Così a Milano, si
-raggrupparono sei processi — dal 41º al 46º in un giorno; ed altri sei
-— dal 47º al 52º — se ne raggrupparono in un altro.
-
-Il povero ufficiale difensore quasi sempre si rimetteva in questi casi
-alla clemenza del Tribunale segnalando la buona condotta e i buoni
-precedenti dei suoi poveri clienti. Oh, se si correva nell’accusare e
-nel condannare! si correva tanto, che l’avvocato fiscale in Milano,
-sicuro del fatto suo, dichiarava inutile provare l’accusa.... Era
-inutile l’accusa perchè era impossibile la difesa.
-
-Gli ostacoli, spesso insormontabili, si sollevano al punto di origine
-dei documenti della difesa: il Prefetto di Ravenna, ad esempio, negasi,
-contro legge, a legalizzarne uno che doveva servire alla difesa di
-De Andreis. Del resto tutti i documenti possibili e immaginabili non
-pesano nella bilancia dei Tribunali militari.
-
-Della libertà di difesa consentita agli accusati si avrà un idea da
-questo breve dialogo avvenuto nel processo pei fatti di Pomigliano
-d’Arco (Tribunale di Napoli): _Imputato_: Debbo dire mezza parola.
-_Presidente_: Dite pure. _Imputato_: Domandate al Signor Brigadiere....
-_Presidente_: Oh! ne avete già dette cinque di parole... Basta! — E lo
-fa sedere. Ancora. Nel processo dei ferrovieri di Napoli: _Imputato
-Fortina_: Vorrei s’inscrivesse nel verbale questa circostanza....
-_Presidente_: Qui non state nella vostra _lega_, ma innanzi al
-Tribunale di Guerra e basta che noi sentiamo; non occorre inserire nel
-verbale. In quanto a verbali — afferma Walter Mocchi in un giornale di
-Roma — gl’istruttori non si curano di fare firmare gl’interrogatori; ed
-a domanda rispondevano: «Non importa; tanto ve la vedrete col Tribunale
-il giorno dell’udienza!»
-
-L’ottimo colonnello Mondino, Presidente di uno dei due Tribunali di
-Napoli, aveva dichiarato non occorrere verbale: _bastare che egli
-sentisse_. Avrebbe potuto bastare realmente se egli e i giudici suoi
-colleghi avessero sentito da tutte e due le orecchie. Disgraziatamente
-per la giustizia e ancora di più per gl’imputati, i Presidenti dei
-Tribunali di Guerra non sentivano che da una sola; sicchè la bilancia
-non poteva che essere falsa perchè la lancia non poteva pendere
-fatalmente che dal solo lato del piatto esistente, ch’era quello
-dell’accusa.
-
-Lo dichiarano più volte ed esplicitamente i signori Presidenti dei
-Tribunali di Guerra, con grave scandalo di coloro che dai medesimi
-attendevansi giustizia spiccia e sollecita, perchè liberata dalle
-formalità curialesche, ma giusta. Detti illustrissimi Presidenti
-dichiarano che non volevano testimoni a difesa, o ne volevano pochi;
-pochi o molti, del resto, soggiungevano che non avrebbero loro prestato
-fede.
-
-Queste dichiarazioni fatte caso per caso, improvvise, nel calore
-del dibattimento — se dibattimenti possono chiamarsi i monologhi
-dell’accusa — senza consultare i membri del Tribunale, costituivano in
-sè un’offesa alla dignità di questi ultimi ed erano contro la legge. Il
-Presidente, come argutamente osservò il Mocchi[36], anticipava la legge
-sul Giudice unico, e parafrasando il motto del Re Sole esclamava: _Il
-Tribunale sono io!_
-
-Non c’è dubbio su questa che sembrerebbe una enormità incredibile
-se non fosse rigorosamente vera: il partito preso di impedire la
-presentazione dei testimoni della difesa. Chi percorre i resoconti
-dei Tribunali di Milano se ne può convincere; ed a Milano occorse il
-caso più clamoroso della condanna iniqua di un imputato, che aveva
-un omonimo, di cui non si vollero ascoltare i testimoni a difesa.
-L’iniquità è stata documentata dallo stesso Avvocato fiscale, che sotto
-l’aculeo del rimorso ha avanzato egli stesso la domanda di grazia al Re
-in favore del povero condannato.
-
-Si capisce, però, la renitenza dei Presidenti a sentire i testimoni a
-difesa: li credevano perfettamente inutili, perchè non degni di fede.
-
-Lasciamo apprendere al lettore la grave circostanza dal drammatico
-resoconto dei dibattimenti. Siamo a Firenze nel processo pei tumulti di
-Figline. Il tenente Thermes, a difesa del colono Nocentini, presenta
-una lista di otto testimoni; non se ne ammette che uno. Il difensore
-ci tiene al numero: _Presidente_: al numero e a qualche cos’altro....
-_Tenente Thermes_: Sta bene: ma se otto testimoni deponessero che il
-Nocentini non si mosse del lavoro... _Presidente_: =Anche se fossero
-cinquanta sarebbe lo stesso= (Mormorio). I carabinieri e le guardie
-hanno deposto in modo da non lasciar dubbio, dando prova di possedere
-una memoria assai lucida. _Tenente Thermes_: Eccezionalmente lucida...
-_Presidente_: Qui non si tratta di far discussione. L’incidente
-è esaurito. — E Nocentini è condannato. Lo stesso Presidente del
-Tribunale di Firenze dichiara: _Si citano solamente i testimoni che
-possono deporre su cose importanti!_ (Processo Guiducci e Teschi).
-
-A Napoli. Processo di Resina. _Presidente_: D’Antonio Maria, alzatevi.
-Negate pure se volete: ma vi avverto che non crederò una parola di
-quanto direte. — Processo di Giuliano. _Tenente Susanna_: Il mio difeso
-ha citato quattro testimoni, che non sono presenti. _Presidente_:
-oh! se lei lascia fare a quelli lì, faranno venire a testimoniare
-tutta Giuliano! E fa comprendere che se tutta Giuliano venisse, non
-servirebbe a scuotere l’edifizio dell’accusa.=Nello stesso processo.
-_Un imputato_: Ma io tengo i testimoni... _Presidente_: Oh! per me
-i vostri testimoni valgono zero. =Per me i testimoni buoni sono i
-carabinieri e le guardie=.
-
-In quanto a Milano, i dialoghi hanno forma più garbata; ma il succo
-è lo stesso ed è questo: il Presidente non accorda valore al numero
-e alle qualità dei testimoni a difesa. Ne accorda tanto poco a tutta
-la difesa, che a Filippo Turati preannunzia la condanna. E su questa
-_inezia_ giuridica l’on. Barzilai ha presentato una interpellanza alla
-Camera dei Deputati. I criterî del magistrato sulla utilità della
-difesa appaiono nella loro ributtante nudità nella risposta che lo
-stesso Presidente dette all’onorevole De Andreis: _Ma crede lei che il
-tribunale sia disposto a prestar fede alle sue difese?_...
-
-Fermiamoci un istante sulla questione dei testimoni. Il difensore
-tenente Ponti, nel 36º processo di Milano, con amarezza, che gli fa
-onore, diceva: «Prima di terminare, noto che le risultanze dei vari
-processi m’inducono a credere che è assai più facile il venir qui ad
-accusare che a difendere. È noto: 1º che si ha tendenza a prestare
-maggior fede a chi accusa che a chi difende; 2º che le classi meno
-elevate dimostrano di possedere in misura ben ristretta quella qualità
-che si chiama coraggio civile e che fa ritenere fra i più sacri doveri
-quello di saper difendere a tempo e luogo il proprio simile, lasciando
-a parte il timore di conseguenze spiacevoli».
-
-No, tenente Ponti! Non è il _coraggio civile_ che mancò alle classi
-meno elevate. Egli è che i rappresentanti delle classi più elevate
-resero assai pericoloso l’adempimento del proprio dovere. I testimoni
-della difesa andavano incontro al pericolo di essere incriminati, —
-e si arrestò il Sartori a Firenze perchè l’Avvocato Fiscale dichiarò
-_essersi formato il convincimento ch’esso mentiva_ — mentre non
-s’incriminarono mai i testimoni dell’accusa anche quando il mendacio
-loro era lampante. E poi, a che pro’ esporsi a questi pericoli?
-Anche quando in favore degli accusati vanno a deporre gli uomini che
-occupano le più elevate e delicate posizioni sociali, il risultato
-non muta: si nega a loro la fede, che si accorda intera alle guardie
-di P. S., ai carabinieri, agli anonimi, alle spie reclutate nei più
-bassi fondi sociali. Un’enorme quantità di testimoni appartenenti
-alle classi dirigenti depone in Firenze in favore dell’Avv. Crosti;
-e Crosti è condannato; il Comm. Pirelli depone in favore di Turati:
-Turati è condannato. L’on. Colombo depone in favore di De Andreis:
-De Andreis è condannato. Il capo del gabinetto del Questore di Napoli
-depone in favore di Lamberto Sbarra: Sbarra è condannato. Il capitano
-dei carabinieri che ha il servizio politico in Napoli depone in favore
-di De Cicco: De Cicco è condannato. Il tenente colonnello comandante
-l’arsenale di Castellammare di Stabia depone in favore di Scognamiglio:
-e Scognamiglio viene condannato. Il Senatore colonnello Siani depone in
-favore di Verniero: e Verniero viene condannato....
-
-A che cosa possono servire i testimoni più degni di fede quando un
-sostituto avvocato fiscale Ricci (processo dei socialisti di Monza, 30
-Giugno e 1 Luglio) dichiara che non sono attendibili i testimoni tutti,
-tra i quali il =Sottoprefetto di Monza?= c’è di meglio: nell’udienza
-del 1 Giugno a Firenze, un maresciallo dei carabinieri afferma e il
-fornaio Beccani nega. E il Presidente: _non esito a credere piuttosto
-al valoroso maresciallo, che al Beccani, ch’è un pusillanime!_
-
-Non è tutto. Se mancano i testimoni della stessa accusa, non si
-manda in libertà l’imputato, ma si rinvia il processo per supplemento
-d’istruttoria sino a tanto che si riesce a condannarlo per un qualsiasi
-plausibile motivo. Ciò accadde ad un Raffaele Esposito in Napoli.
-
-Con processi istruiti con metodi assolutamente incivili e nella
-mancanza completa di una vera difesa, le probabilità in favore di
-giudizi giusti rimanevano attaccate al filo sottilissimo delle qualità
-personali dei giudici: dovevano supporsi in loro eccezionalmente
-sviluppate l’intelligenza e l’equanimità.
-
-In generale, dello sviluppo intellettuale di un individuo si ha un
-primo ed importante indizio nel tatto, nella garbatezza, nel sapere
-rispettare quelle che sono le regole del galateo. Questo rispetto
-imponevasi specialmente di fronte agli accusati, che presentavansi
-innanzi ai Tribunali militari in così straziante inferiorità.
-
-Usare modi cortesi verso questi poveri inermi costretti a combattere
-contro uomini ferrati, era un dovere più che una generosità; ma anche
-ogni residuo di gentilezza venne meno nelle pubbliche udienze e la
-brutalità della caserma si mise in evidenza in tutta la sua bruttura.
-Si dice che delle invettive, dei sarcasmi inopportuni, ingenerosi,
-adoperati dal colonnello Parvopassu nei primi dibattimenti davanti
-il Tribunale militare, si scandalizzarono anche in alto e gli furono
-rivolti consigli di temperanza. Ammansato egli arrivò al processo
-De-Andreis-Turati, nel quale volle dar mostra di gentilezza col
-rivolgere a Turati qualche complimento — _senza sarcasmo_ — egli stesso
-fu costretto ad aggiungere — sapendo che non sarebbe stato creduto
-sincero. Chi alla brutalità ed alle ingenerosità aggiunse i tratti
-del buffone, fu il colonnello Mondino che credette poter passare alla
-storia provocando indecentemente l’ilarità del pubblico nel distribuire
-secoli di galera.
-
-Di lui ricostruì la ributtante _silhouette_ il Mocchi nell’articolo
-cennato e credo doveroso non insistervi oltre; aggiungo soltanto, che
-suscitò la nausea il Presidente del Tribunale di Milano quando tentò
-vilipendere villanamente l’on. Maffi. E che dire di quel tenente
-colonnello Giacosa che alla fine della udienza del 9 agosto, in
-Firenze, consiglia gli accusati: _se vi vengono tra i piedi socialisti
-e anarchici, mettete una mano nell’orologio e l’altra nel portamonete?_
-
-In questi processi pei tumulti di Aprile e Maggio 1898 non occorreva
-soltanto l’ordinaria sapienza giuridica; ma era indispensabile pure una
-discreta conoscenza delle scienze politiche e sociali, senza la quale
-non potevansi valutare al giusto i fatti e si dovevano scorgere dei
-reati dove tra i popoli civili non se ne scorge traccia alcuna. Ora,
-l’ignoranza dei giudici militari su questo si chiarì sbalorditoria ed
-indusse il colonnello Parvopassu a chiedere all’Ing. Valsecchi cosa
-s’intendesse dai socialisti per _conquista dei poteri pubblici_; a
-Maffi imputava a delitto — eccitamento all’odio di classe — il parlare
-di _sane e pratiche rivendicazioni del proletariato_; a Gustavo Chiesi
-rimproverasi il discredito gettato sull’esercito colle sue critiche
-della campagna d’Africa del 1887; e sempre si videro terribili reati
-nelle frasi: _lotta di classe, leghe di resistenza_, ecc., ecc.
-
-Nel campo giuridico, l’ignoranza non era minore; e preferisco
-attribuire ad ignoranza certi errori e certe contraddizioni, che
-altrimenti si dovrebbero ascrivere a brutale malvagità.
-
-Egli è così che Romussi, Chiesi e altri giornalisti vengono condannati
-come _complici_ nei fatti che procurarono devastazione e saccheggio,
-mentre la stessa sentenza dichiara quei fatti essere avvenuti
-indipendentemente dalla loro volontà. Per Valera, Koulichoff, ecc.,
-manca l’estremo delle pubblicità necessarie perchè ci sia il reato
-imputato. Al gruppo dei giornalisti contumaci, che dovevano rispondere
-dei reati contemplati negli art. 246 e 247 si regalarono sei mesi di
-più di quelli che loro spettavano. A Pescetti si danno 10 anni, mentre
-a Turati e De-Andreis, per un reato minore, se ne danno dodici. Rilevo
-infine, che si distribuirono pene enormi per reati insussistenti ed
-anzichè rilevarlo colla parola calda e dotta dei valorosi avvocati che
-difesero i condannati in Cassazione mi piace farlo con quelle di un
-modesto difensore militare.
-
-Il tenente Mazza, nell’udienza del 21 Giugno, in difesa di Valera
-innanzi al Tribunale militare di Milano osserva:
-
-«Trovo scritto in un libro, compilato da una delle menti più eccelse
-che onorano l’Italia (parlo dell’illustre Zanardelli e del suo Codice
-Penale, che segnò il trionfo del senso morale e della sociologia) come:
-«_Nessuno possa essere punito per un fatto che secondo la legge del
-tempo in cui fu commesso, non costituiva reato_». (Articolo 2)
-
-«Ora, lo stato di assedio coi Tribunali di guerra, per quanto possa
-modificare la procedura penale, per quanto accordi competenza a reati
-anteriormente commessi, non potrà mai annullare il dispositivo di un
-articolo di legge, facendo considerare reato un fatto che, secondo la
-legge del tempo in cui fu commesso, reato non costituiva.
-
-«E che fatti ora incriminati, sia per articoli di giornali o discorsi
-o conferenze pubbliche, non costituissero reato, lo prova con evidenza
-l’aver liberamente concesso ai giornali di circolare senza sequestro,
-il non aver mai spiccato contro i direttori, collaboratori, gerenti e
-conferenzieri alcun mandato di arresto o di semplice comparizione.
-
-«Se i miei difesi avessero, come sostiene l’accusa, commesso delitti
-contro i poteri dello Stato, o eccitato a commettere tali delitti, se
-avessero pubblicamente istigato a delinquere, o fatto l’apologia d’un
-reato, o incitato all’odio fra le classi sociali, certamente il potere
-giudiziario sarebbe intervenuto per reprimere il reato coll’azione
-penale.
-
-«Ora invece il Regio Procuratore mai intervenne contro i nostri difesi
-e la stessa autorità di P. S., che con i suoi rapporti ha scoperto ora
-tanto materiale di accusa, non ha mai provocato dal potere giudiziario
-alcun provvedimento.
-
-«Cosa dice adunque codesto non intervento, se non che discorsi,
-conferenze, sermoni ed articoli di giornali, che ora si vogliono
-incriminare, non raggiunsero mai gli estremi del reato, e quindi non si
-agì a termine di legge, perchè il fatto nel suo assieme non costituiva
-reato?»
-
-E non basta condannare per i reati insussistenti; ma si condanna per
-i reati che avrebbero potuto avvenire, nel processo dei socialisti del
-Circolo di Chiusi — Firenze, udienza del 13 Giugno — si accusa l’Avv.
-Crosti pei _disordini che si sarebbero verificati se il circolo non
-fosse stato sciolto...._
-
-Questo è di una evidenza sorprendente e si applica alle numerosa
-categoria dei condannati giornalisti — da Chiesi, Romussi e Valera a
-Menzione e De Cicco.
-
-La stessa sapienza giuridica fa condannare la povera Maria Marone
-di Napoli a 12 anni di reclusione come _complice_ dello studente
-Cupola, suo amante, che si seppe difendere da sè e che perciò venne
-assolto![37]
-
-Questa ignoranza crassa può spiegare certe sentenze davvero draconiane:
-7 anni ad una donna per essersi trovata a capo di una innocua
-dimostrazione di donne; 100 anni di reclusione a 60 persone accusate
-di avere incendiato un carrozzone di tram in Milano; 2 anni a chi
-affrettossi a portare nei casotti i fucili abbandonati dalle guardie
-daziarie di Resina — ebbe pure le lodi del Presidente! — 20, 22, 25
-e 30 mesi di reclusione a _quattro_ imputati di avere dato _una_ sola
-bastonata ad un agente della forza pubblica in Casoria...
-
-Quattro anni di reclusione ebbe il Trinci per avere scagliato dei sassi
-innocui in Firenze....
-
-È chiaro: i Tribunali di guerra, in quanto a somministrazione di pene,
-adottarono questa savia massima: _melius est abundare quam deficere!_
-
-Ed abbondano anche contro il parere dell’accusa: a Firenze l’Avv.
-Fiscale Gavino Ricci domandò sei mesi di detenzione contro Del Buono ed
-un anno contro Ciotti; il Tribunale ne dette quattro anni e due mesi a
-quest’ultimo, otto mesi al primo.
-
-Tanta severità viene compensata dalle imparzialità!.. Imparziali sempre
-i giudici militari passano sopra alla parola del Re e condannano
-gli amnistiati, i contumaci, i pazzi, gli ubbriachi. Sui reati del
-borbonico Menzione passano sopra due amnistie e la pena scontata, ma
-il Tribunale di guerra cancella tutto e condanna. I contumaci erano
-stati risparmiati sotto Francesco Crispi, che non si lasciò smuovere
-dallo scrupolo insolito pel rispetto alla legge da chi avvertivalo che
-sfuggiva alla lontana una grossa preda: Cipriani (_Don Chisciotte_,
-N. 208 del 1898); ma furono inesorabilmente condannati nell’anno di
-grazia 1898. I pazzi furono ritenuti sempre irresponsabili; ma il
-Tribunale militare di Milano scrive un nuovo capitolo di psichiatrica,
-e pei fatti di Seregno condanna un Confalonieri il cui solo testimone
-di accusa — il maresciallo dei carabinieri — lo dichiara pazzo; e
-condanna Zoppini per avere gridato il _19 Maggio_ nel corso Vercelli:
-_Viva il socialismo! Viva l’anarchia!_ La sola data del reato bastava
-ad assodare lo squilibrio mentale; lo dichiararono irresponsabile
-tre periti medici; ma Zoppini viene condannato, benchè sia stato
-_diciannove volte_ al manicomio!
-
-Si può immaginare se trovarono grazia gli ubbriachi: un De Ambrogi
-venne condannato per avere emesso non so qual grido sovversivo dopo
-essere stato per sette ore continuo all’osteria... e per avere gridato:
-_vorrei avere tanta..._ _carta_ _da dare fuoco a tutto il mondo!_
-
-Pietà non si ha se non per coloro che nei processi del mezzogiorno
-risultarono all’evidenza istigatori e promotori dei disordini per
-gare municipali: nessuno di loro fu condannato. Erano cavalieri,
-commendatori, uomini _d’ordine_, che a data ora davano la caccia ai
-sovversivi e meritarono tutti i riguardi. Nessuno sospettò in questa
-pietà l’influenza del pregiudizio o dell’interesse di classe!
-
-E se a Milano si condanna Don Albertario, trovano pietà i preti in
-Firenze, dove vengono assolti tutti quelli del 25 giugno per accuse che
-avrebbero procurato anni ed anni di reclusione ai socialisti.
-
-Con processi istruiti nel modo che abbiamo visto, senza difesa, coi
-criteri, colla sapienza e colla imparzialità dei giudici che ci sono
-noti: i Tribunali di Milano distribuirono anni 1390, mesi 3 e giorni
-2 di reclusione; anni 90, mesi 1 e giorni 6 di detenzione; anni 307
-di sorveglianza e L. 33,952 di multa a 688 imputati — dei quali 17
-donne e molti minorenni. A Napoli vennero condannati 812 individui —
-tra i quali molte donne e molti minorenni — a 624 anni, 11 mesi e 21
-giorni di reclusione e detenzione; 80 anni e 6 mesi di sorveglianza e
-L. 50,927 di multa. Le condanne più gravi furono quelle del Tribunale
-di Firenze pei fatti di Figline: un Pampoloni ebbe 27 anni di galera;
-Fabbricanti e Giani 25, Musuai 24, Laperini, Borghesi e Gabrielli
-22, Coloni 20, ecc., ecc.[38] Questa statistica è veramente paurosa e
-fa temere che i Tribunali di guerra abbiano sparso copiosamente seme
-di odio; ed è un giornale conservatore, cui non sfugge la realtà, a
-pensare che le condanne degli uomini politici e dei giornalisti di
-Milano ha avuto tutto il carattere di una _vendetta_, più che di un
-severo atto di giustizia. (_Mattino_ 19 Agosto 1898).
-
-Se la vendetta e l’odio seminati possano produrre la pace o l’amore
-non so; auguriamoci che l’avvenire sia migliore di quello intravvisto
-e temuto. Per ora concludiamo col senatore e colonnello Siani: coi
-Tribunali di guerra si sono avute condanne feroci; _feroci sino al
-ridicolo!_
-
-L’illegittimità dei Tribunali militari, le basi delle accuse, la
-mancanza della difesa, l’ignoranza dei giudici — il tutto coronato da
-questa _ferocia sino al ridicolo_ nelle pene, spiegano come e perchè
-il movimento in favore dell’amnistia si accentui e divenga una valanga
-irresistibile che schiaccierà coloro che vogliono arrestarla: valanga a
-cui hanno portato il loro contributo tutti i partiti e tutte le classi
-sociali. E si vuole l’amnistia, nel senso di giustizia riparatrice,
-perchè nei condannati si riconoscono delle vittime, non dei delinquenti
-— nè politici, nè comuni. Di grazia, di perdono hanno bisogno soltanto
-i giudici.
-
-
-
-
-X.
-
-LA CONDANNA DELLE IDEE
-
-
-Avvenne dei processi svoltisi innanzi ai Tribunali Militari ciò ch’era
-avvenuto pei tumulti: l’attenzione del pubblico concentrossi a Milano.
-
-Quasi tutte le udienze del Tribunale di guerra consacrate ai
-tumultuanti di Maggio ebbero la loro speciale importanza in quanto che
-somministrarono gli elementi migliori pel retto giudizio sull’indole
-vera dei moti; la sintesi sui vari elementi, poi, si desume chiara
-e completa dei due processi dei _giornalisti_ e dei _deputati_, come
-vennero denominati.
-
-La qualità degli accusati e la natura dei reati che vennero loro
-imputati spiegano il fenomeno e danno ragione del vivo interesse
-col quale gl’italiani ne seguirono lo svolgimento. Allora venne in
-discussione esplicitamente il _complotto_.
-
-È chiaro: se si fosse provato che le sommosse della primavera del
-1898 furono la conseguenza della preesistente organizzazione e della
-decisa determinazione di un partito per provocarli e riuscire ad una
-rivoluzione, la gravità delle prime sarebbe stata enorme ed avrebbe
-potuto giustificare sino ad un certo punto l’allarme delle classi
-dirigenti e dei conservatori e l’azione spiegata dai governo. Ma la
-dimostrazione mancò completamente.
-
-Nei moti del mezzogiorno non si tentò neppure di accennare alla
-esistenza di un complotto, tanto essi furono improvvisi, disordinati,
-apolitici. Se ne parla in Toscana. Ma a Firenze dove avrebbe dovuto
-farsi più palese, il complotto fu escluso quando più la paura spingeva
-alle esagerazioni, anche sincere, dall’organo massimo dei conservatori:
-dalla Nazione. L’importanza e la natura reale dei tumulti, quando
-più viva era l’impressione dai medesimi suscitata, può dedursi dai
-seguenti brani, che tolgo da quel giornale: «Dopo il giorno 6 Maggio,
-non una mosca venne molestata; nessun disordine fu segnalato dentro
-le mura cittadine; _e nemmeno nel giorno sei nessun disordine sarebbe
-accaduto... se si fosse operato in altro modo... Questi fatti dolorosi
-non si sarebbero certo prodotti se, mentre si era esagerato l’allarme
-con la ingiunzione di chiudere le botteghe e dopo aver fatto uscire
-la truppa, quando meno ve n’era bisogno, non si fosse abbandonata la
-Piazza Vittorio Emanuele, lasciando rinchiusi, poco lontani, interi
-battaglioni di truppa_».
-
-Così la _Nazione_ del giorno 7 Maggio, che rincalzava il 9: «_Il
-panico fu superiore ai fatti avvenuti_. Giornali esteri e, sopratutto
-i giornali di certe regioni, che hanno interesse a far concorrenza a
-Firenze, diffondono le notizie più esagerate. — _Ed è obbligo delle
-autorità il farle smentire_».
-
-Ci fu tanto il complotto, che l’avvocato Fiscale, per i caporioni
-arrestati a Firenze, chiese il massimo di un anno[39].
-
-E nel processo di Figline, che fu seguito, come sappiamo, dalle
-più severe condanne, la stessa sentenza ammette l’influenza della
-propaganda dei partiti sovversivi, ma esclude l’associazione a
-delinquere ed il complotto.
-
-Per Milano, siccome nei tumulti escludevasi l’azione determinante del
-disagio economico, così potè sorgere spontaneo e sincero il sospetto
-della cospirazione e dei motivi politici tanto nella stampa locale
-quanto in quella del resto del regno. Il sospetto divenne certezza per
-gli organi conservatori e reazionari.
-
-Il _Corriere della Sera_, in prima pagina, all’indomani dei fatti del
-7 scriveva: «La questione del pane è passata in seconda linea, anzi
-qui non vi fu mai. Essa servì di pretesto agli _organizzatori dei
-disordini_ per ispingere giovani incoscienti, operai mal consigliati,
-donne, ragazzi ad eccessi che a Milano non si sarebbero mai creduti
-possibili». Meglio informato e più equanime, il cronista in seconda
-pagina spiega e corregge, ed augurandosi che i rivoltosi dalle misure
-prese vengano distolti da nuovi pazzi tentativi, soggiunge: «Ce lo fa
-sperare _la mancanza di direzione e di organizzazione nella sommossa_.
-I conflitti avvenuti ieri non indicano da parte dei tumultuanti,
-_nessun disegno prestabilito. Le barricate furono improvvisate senza
-un concetto tattico e furono abbandonate_ =senza essere difese=. Salvo
-pochi revolvers, =non si videro armi da fuoco= _in possesso degli
-assalitori_(?). _Nè si videro materie esplosive. Le colluttazioni
-avvennero alla spicciolata.... Non si nominano capi che dirigono la
-sommossa. Non si vedono proclami che diano una direttiva al movimento._
-=Non si ode un grido che abbia un significato qualunque e che accenni
-ad una meta=». (N. 125).
-
-Questa la verità che non teme smentita. C’è voluto tutto l’accecamento
-partigiano della _Perseveranza_ per affermare: «Il movimento del 7 ebbe
-un carattere rivoluzionario spiccato. La sommossa scoppiò in varî punti
-della città simultaneamente. _I fatti si svolsero facendo credere_
-=ad un grandioso piano prestabilito di rivoluzione, di saccheggio, di
-devastazione=». (Numero del giorno 8 Maggio). E il giorno 9 insiste
-accusando i repubblicani come autori principali, che trascinarono
-i socialisti. E la stolta accusa ripete il giorno 12 — quando erano
-noti tutti i dettagli, quando essa stessa sentivasi umiliata della
-_breccia dei Cappuccini_! — parlando dell’accordo dei repubblicani
-cogli anarchici, coll’imbeccata che i rivoltosi ricevevano dalla vicina
-Svizzera, in cui _risiedeva la mente direttrice_(?), _lo stato maggiore
-del partito_(?), del complotto ordito dai repubblicani e secondato dai
-socialisti senza entusiasmo, della distribuzione di rivoltelle fatta
-dai repubblicani, ecc., ecc. E tutte queste menzogne le dava come
-=notizie precise= _ricevute da fonte attendibile circa la preparazione
-e l’organizzazione della rivolta_, =che troveranno la conferma nelle
-risultanze del procedimento penale....=[40].
-
-In questa criminosa aberrazione, la _Perseveranza_ ebbe complici la
-Questura e l’accusa. L’identità assoluta del linguaggio autorizza
-ad ammettere che gli articoli del giornale conservatore, i rapporti
-del Questore Minozzi e degli altri delegati, gli atti di accusa le
-requisitorie degli Avvocati fiscali e il rapporto Bava Beccaris abbiano
-la stessa origine. A tutti le risultanze del procedimento penale
-inflissero la più clamorosa smentita, la più vergognosa umiliazione.
-Il Tribunale di guerra, infatti, escluse esplicitamente il complotto in
-entrambi i processi.
-
-E per quanto quei giudici si siano mostrati sempre ingiustificatamente
-severi, il complotto non avrebbero potuto ammetterlo senza coprirsi di
-disonore. Non potevano e non dovevano prestar fede al complotto di casa
-Ceretti; non a quello presso la redazione dell’_Italia del Popolo_ —
-dove sedeva il Comitato _pro-repubblica_ che comprendeva il monarchico
-Valentini; — non all’antico accordo tra repubblicani, socialisti e
-anarchici, smentito da una serie interminabile di lotte e il cui solo
-sospetto avrebbe fatto ritornare anti-socialista Edmondo De Amicis. Nè
-potevano prendere sul serio la bandiera... di _carta_ dell’_anarchico_
-Callegari sulla quale era scritto... _Evviva la repubblica!_
-
-Meno ancora le contraddizioni di un disgraziato Avvocato fiscale
-Torre, che pei fatti del 6 Maggio, mentre afferma l’_organizzazione di
-un vero e proprio moto rivoluzionario_, negli accusati non trova che
-_fannulloni, i quali si sono messi nella dimostrazione per fare del
-chiasso_: fannulloni ai quali fa regalare sette anni di reclusione!
-
-È innegabile: il Tribunale di guerra, escludendo il complotto, più che
-fare atto di giustizia, provvide alla propria dignità[41].
-
-Sfumato questo umoristico complotto, che non ebbe capi, armi,
-programma, nè bandiera, e mancata completamente la dimostrazione della
-partecipazione ai tumulti dei giornalisti e dei deputati, non si riesce
-assolutamente a comprendere per quale titolo essi vennero condannati.
-
-I motivi della condanna sfuggono ad ogni ricerca; ond’è che l’onor.
-Barzilai afferma essere entrato nell’aula dei Tribunali di guerra
-il simbolismo ibseniano, che fa scorgere in Turati, in De Andreis,
-negli altri accusati, dei simboli, delle personificazioni dei partiti
-ribelli. Altri chiama _metaforici_ i reati attribuiti agli accusati e
-_allegorici_ i processi; nei quali, con fantasia ariostesca, ai verbi
-_parlare, dire, scrivere, professare_... accompagnati ora da una ed ora
-da un’altra espressione avverbiale, _come parlare con sarcasmo, parlare
-in modo sospetto, professare apertamente delle idee, scrivere articoli
-sui giornali_ — si attribuisce una speciale efficienza criminosa, quasi
-che le parole si possano tramutare in _bombe_, i discorsi in _tumulti_,
-le idee e gli articoli in _corpi armati_, ecc.!
-
-Si sa, però, che non furono allegoriche o metaforiche le condanne!
-
-È bene aggiungere — e lo rilevò l’Impallomeni nel ricorso in Cassazione
-— che per Turati, oltre la _capacità a delinquere_ — non quella di
-Chauvet — riconosciuta in tutti e tramutata con un giuoco di bussolotti
-in _reato commesso_, come notò il Barzilai, c’era qualche cosa di più
-concreto, che accennava ad un fatto: egli il giorno sei _raccomandò la
-calma_ in modo non giudicato ortodosso; e parlò coll’avvocato Cavalla
-in modo da _potere_ essere sentito dai rivoltosi....
-
-Ben gli stia la condanna! Perchè andare ad esporre la vita per
-raccomandare la calma? Se qualche parola non fu ortodossa però,
-il Tribunale riconobbe che le intenzioni erano corrette: disse
-esplicitamente, infatti, _che i capi socialisti e repubblicani, i
-tumulti non li volevano_.
-
-Non insistendo più oltre su queste sentenze del Tribunale di Milano, i
-cui considerando Barzilai li chiama degni della Papuasia, e smettendo
-ogni ironia, si può riassumere l’opera tutta di questa magistratura
-eccezionale, non consentita dallo Statuto, in questo giudizio: essa non
-ebbe che uno scopo: la persecuzione e la condanna del pensiero, delle
-idee, della legittima e pacifica propaganda.
-
-Che sia stato questo il fermissimo proponimento dei Tribunali Militari
-appare chiaro, lampante dalla motivazione della sentenza contro i
-giornalisti: «l’opera di Chiesi e di Romussi, repubblicano il primo e
-radicale il secondo, _nella quale si mantennero sino alla soppressione
-dei loro giornali_, costituisce il fatto =materiale=(?) diretto a
-suscitare la guerra civile, _sebbene ciò non fosse in quel momenti
-da essi desiderato e sia avvenuto per causa indipendente dalla loro
-volontà_».[42]
-
-I motivi generici e specifici di responsabilità di Turati e di De
-Andreis sono identici: s’imputano all’uno gli articoli del 1896,
-l’_Inno dei lavoratori_, ecc.; e all’altro le opinioni repubblicane,
-la costituzione di circoli e i discorsi repubblicani... La prova
-delle prove, infine, la ritrovano nelle parole, _interpretate_
-loiolescamente, che Turati e De Andreis pronunziarono imprudentemente,
-— quando il loro animo era abbeverato di amarezza, quando
-l’indignazione avrebbe eccitato gli uomini più miti e più teneri delle
-istituzioni! — alla presenza di un ufficiale e di un avvocato Cavalla,
-che si fece un merito nel denunziarle.
-
-Questa persecuzione e condanna del pensiero, delle idee, della
-propaganda pacifica ch’era negli intendimenti dei Tribunali di guerra,
-armonizza perfettamente colla corrente psicologica degli avvocati
-fiscali e delle Regie questure. Queste ultime trovarono un’aggravante
-nella stessa temperanza del _Secolo_; perchè con questa temperanza,
-disse un testimonio poliziotto, riusciva meglio a fare breccia negli
-animi[43] mentre il Tribunale non può menar buona a Don Albertario la
-_fine ironia_ adoperata nei suoi articoli....
-
-In una _nota_ precedente e in altre pagine furono rilevate le accuse
-sbalorditone scagliate dalle questure del regno agli imputati, nelle
-quali si parla sempre di _opuscoli_, di _discorsi_ sovversivi — mai
-incriminati per lo passato — più specificatamente si rimprovera al De
-Cicco in Napoli di ricevere e leggere riviste e giornali repubblicani
-e socialisti; nei certificati rilasciati dalle autorità si rileva
-spesso la morale buona, ma _cattiva la condotta politica_; l’avvocato
-fiscale recede dell’accusa contro Zavattari _benchè_ repubblicano; il
-rapporto della questura per Valera confessa che non fu _possibile aver
-dati positivi per credere che esso abbia preso parte attiva ai tumulti_
-(pag. 217) ma viene condannato lo stesso per le sue opinioni. Ma perchè
-cercare elementi ed indizi per assodare questa determinata e voluta
-persecuzione contro il pensiero?
-
-È il colonnello Parvopassu, che — sapendo di non avere _fatti_ a
-disposizione per condannare — in uno scatto imprudente, volto a Turati
-esclama; _le vostre idee sono criminose!_
-
-Tanto criminose, che non gli consente quella libertà di esporle che
-il Tribunale Militare di Palermo concesse nel 1894 a De Felice e
-Barbato...
-
-Chi può negare il progresso compiuto in quattro anni? In Italia non si
-cammina, si galoppa sulla via della reazione...
-
-Dichiarare criminose le idee; processare il pensiero; condannare
-la pacifica e legittima propaganda...! Ma per impedire tutto ciò
-che ritenevasi mostruoso, per acquistare la libertà delle idee, del
-pensiero, della propaganda, migliaia di martiri lasciarono la testa
-sul patibolo o gemettero per anni ed anni nelle galere del Piemonte,
-dell’Austria, del Papa, del Borbone: per conquistare tanta libertà,
-l’Italia fece cento insurrezioni e parecchie sanguinose rivoluzioni che
-costarono la vita a migliaia dei suoi figli!
-
-Il gretto e prosaico materialismo contemporaneo risponde a queste
-evocazioni liriche con una sdegnosa scrollatina di spalle indicante
-il nessun conto in cui devono tenersi questi ricordi oramai troppo
-antichi, stantii.
-
-Ebbene, questa incoercibilità del pensiero, questa legittimità della
-propaganda delle idee hanno in favore la parola indiscutibilmente
-autorevole di un contemporaneo: di Giuseppe Zanardelli, in nome del cui
-Codice Penale si processa e si condanna[44].
-
-Se Zanardelli appare un dottrinario liberale, si rievochi la memoria di
-un conservatore autoritario, quella di Silvio Spaventa, che non solo la
-libertà delle idee voleva piena ed intera, ma anche quella di riunione
-e di associazione[45].
-
-Ad ogni modo confortiamoci. Contro le aberrazioni di Tribunali, i
-cui giudici educati nella caserma ignorano il diritto, la storia, la
-politica, la scienza sociale, c’è il correttivo: c’è la suprema Corte
-di Cassazione di Roma — la cittadella del diritto, la magistratura
-_istituita per mantenere la esatta osservanza delle leggi_[46].
-
-Vero è che il supremo magistrato nel 1894 dette uno strappo allo
-articolo dell’ordinamento giudiziario, che assegnavale l’altissima
-funzione di mantenere la esatta osservanza delle leggi, rinunziando
-a conoscere delle illegalità dello Stato di assedio e dei Tribunali
-Militari; ma si poteva vivere sicuri che le sentenze dei Tribunali
-militari, che colpirono le idee, le opinioni, la propaganda pacifica
-sarebbero state annullate e avrebbero condotto alla liberazione dei
-cittadini ingiustamente condannati. Ci si poteva contare, perchè
-la Cassazione nel 1894 — nelle cause Fiorenza e Molinari — aveva
-proclamato costituire violazione di competenza, sindacabile in
-Cassazione:
-
-I. il qualificare _eccitamento alla guerra civile_ un semplice
-danneggiamento, un tumulto, ecc.
-
-II. il qualificare come _fatti diretti ad eccitare la guerra civile_ le
-semplici conferenze, le lettere, gli articoli di giornali, ecc.
-
-III. il ritenere in _rapporto immediato di causalità_ con gli
-avvenimenti, che provocarono lo stato di assedio, le conferenze
-(tenute anteriormente ad essi) nelle quali non si uscì dal campo
-degli incitamenti a semplici parole ed in cui non si presero accordi o
-determinazioni per compiere i fatti criminosi poi consumati.
-
-Non è chiaro che colle massime riconosciute dalla Cassazione nel 1894
-la condanna dei giornalisti e dei deputati nel 1898 è ingiusta e sarà
-cassata? È chiaro come la luce del sole; ma non è utile nel momento
-storico che attraversiamo e la Cassazione mettendosi in armonia coi
-tempi e cogli uomini che ci governano, ripudia le massime solennemente
-promulgate e conferma la sentenza contro la libertà del pensiero e
-contro la legittimità della propaganda[47]. Da questa minima _capitis
-diminutio_ alla massima che si ebbe nel 1894, la decollazione della
-giustizia è compiuta![48]
-
-Commentando quest’ultima sentenza della Suprema Corte di Cassazione di
-Roma, un giornale amaramente conclude:
-
-«A noi pare che i giudici della Corte abbiano fatto opera meritevole di
-elogio per parte d’ogni buon patriota. Essi hanno conferito valore al
-concetto unitario».
-
-«L’unità politica fu conseguita nel 70.
-
-«L’unità morale è posteriore; è dovuta a uomini di grande pregio, non
-ultimi il Depretis, il Crispi e il Rudinì; i settentrionali passarono
-ai meridionali il contagio delle speculazioni; questi insegnarono a
-quelli il modo di reprimere con energia (_vulgo_ violenza) i tumulti
-delle folle: per questa via si ebbe l’unità. Ora si aggiunge, terza,
-l’unità della giustizia.
-
-«Alcuni (i sobillatori non mancano mai) andavano bucinando che, oltre
-la giustizia militare, una ve ne fosse, detta, non si sa perchè,
-civile. Tentavano portare una divisione nel campo della giustizia: una
-specie di lotta di classe con annesso eccitamento, ecc., ecc.
-
-«Ma i giudici della Corte suprema, con pensiero altamente patriottico,
-han voluto significare con la sentenza d’oggi che la giustizia in
-Italia è unica ed uniforme. Gli antichi dettaron la massima: _cedant
-arma togae_; massima da baggei; noi siam gente moderna, e noi non ci
-sappiam figurare la giustizia se non armata di spada.
-
-«Concludendo, l’Italia ora può dirsi compiuta. Ha l’unità politica,
-l’unità morale e l’unità giuridico-militare. Non è ancor perfetta
-l’unità tributaria, troppe essendo le disuguaglianze tra cittadino
-e cittadino: ma per la perequazione della miseria sta provvedendo
-alacremente l’agente delle tasse».
-
-In questa conclusione sull’unità giuridico-militare raggiunta, c’è da
-fare una correzione: essa non data dal 1898; pur troppo e più antica!
-
-Le pietre miliari della decadenza della Magistratura cosidetta civile
-sono innumerevoli: dal processo Lobbia al processo Tanlongo; dalla
-impunità assicurata ai grandi ladri delle ferrovie a quella accordata
-agli assassini di Frezzi, di Donati, di Castellano, di Siculiana.
-Questa magistratura _civile_, che non ebbe viscere per trovare un
-responsabile della catastrofe della miniera Virdilio-Mintinella e per
-assegnare un misero compenso alle desolate famiglie degli ottanta
-minatori che vi lasciarono la vita; questa magistratura, che non
-trova modo di colpire i ministri delinquenti; questa magistratura
-che _delicatamente_ avverte prima delle perquisizioni da fare se
-i presunti rei.... sono monarchici[49] — oh! questa magistratura
-_civile_, e sopratutto umana, trova tutta la sua energia e tutta la sua
-severità per processare e punire i disgraziati, che rubarono per fame:
-essa processa e condanna in Torino Margherita Giustetto per essersi
-_impossessata, per trarne profitto, di un chilogramma di frumento del
-valore di_ =centesimi venti...= processa e condanna in Roma _un ragazzo
-a quattro mesi di reclusione per avere rubato quattro grappoli di
-uva!_[50]
-
-Questa magistratura _civile_ ha voluto mostrarsi all’_altezza_ della
-giustizia militare; perciò essa, che in un momento di _aberrazione_
-aveva assolto in Tribunale Barbato, lo condanna nella Corte di Appello
-di Palermo. E perchè da un estremo all’altro del Regno l’_unità_
-sia completa e incrollabile, la Corte di Appello di Milano respinge
-il ricorso dei contumaci facendo fare un passo tanto gigantesco al
-giure, da espellerlo dalle aule sacre alla giustizia affermando «che
-le sentenze essendo state pronunziate per =esempio= non possono venire
-modificate!»
-
-E dicano gl’italiani se non è santa l’indignazione del deputato
-Lucchini, =membro della Cassazione di Roma=, che vede la magistratura
-compromessa in _uffici più o meno politici e_ =polizieschi= e che nei
-giudizi in discorso scorge _la rovina della legge, delle istituzioni e
-dei principî di ordine e di autorità_. Della libertà non parla perchè,
-egli dice, non conta più nulla![51]
-
-Non pel desiderio di chiudere questa dolorosa narrazione con delle
-frasi sensazionali, per amore di rettoricume da cui rifuggo, adunque,
-ma perchè le parole del poeta corrispondono rigorosamente alla realtà
-dei fatti, torno a ripetere con Rapisardi che «passa terribile per la
-notte» la giustizia, di cui sghignazza la turba; e passa la giustizia
-
- «C’ha il cervel nella borsa e l’anima nell’epa,
- Che al boia dice: salve; ed al povero: crepa;
- Ch’erto sul banco traffica l’opra, le forze, il sangue,
- L’onor d’una cenciosa plebe che stenta e langue,
- E scannando se stessa i suoi tiranni impolpa,
- D’un formicaio umano, cui la miseria è colpa.
- La sventura destino, il lamento delitto,
- Un patibol la vita ove Dio l’ha conflitto,
- L’error pane dell’anima, un tranello l’inferno
- La speranza una frode, la giustizia uno scorno...»
-
-Il poeta si rinfranca perchè sente imminente l’arrivo di un’altra
-giustizia che vince, passa, impugnando la scure di acciaio, squassando
-la face
-
- «E dal sommo d’un monte, dritta in faccia all’aurora
- Grida con bronzea voce di mille tuoni: È l’ora![52]
-
-È l’ora? Lo pensa, lo spera forse, il vate; e bisogna lasciargli questa
-illusione.
-
-
-
-
-XI.
-
-LE CAUSE ECONOMICHE DEI TUMULTI
-
-
-I giudici più benevoli dei governanti italiani, i cittadini che non
-sono complici o comunque interessati nella repressione, riconoscono
-che nell’ultima, ancor prima che si tramutasse in confessata reazione,
-vi fu eccesso di difesa. Pochi hanno formulato questa colpa del
-governo italiano con tanta precisione quanto l’on. Galimberti, la cui
-opinione non è sospetta perchè anche lui è uomo di ordine come vogliono
-essere chiamati i nostri monarchici. Egli, trattando della _vera
-responsabilità_, riconosce che essa sta nell’eccesso della repressione
-— specialmente a Milano, dove fu adoperato il cannone contro gli
-inermi. «Contro gl’inermi il cannone! egli continua. Ecco la colpa
-di tutti i governi deboli, francesi e spagnuoli, da che si dettero le
-costituzioni: aver adoperato le armi da fuoco contro gl’inermi... Chi
-si è assimilato la vita inglese, sa molto bene che le dimostrazioni
-in Inghilterra assumono proporzioni maggiori che da noi. Si dicono e
-rimangono infatti dimostrazioni pacifiche solo perchè il governo si
-guarda bene dal provocare la rivoluzione adoperando le armi da fuoco.
-Esagerare i movimenti popolari, cambiare le dimostrazioni in tumulti,
-per mezzo di agenti provocatori, e i tumulti in rivoluzioni per mezzo
-di cannonate contro castelli in aria, è anche rivelazione d’insipienza
-politica».
-
-Così scrive saviamente e onestamente un ex sottosegretario di Stato e
-non c’è da aggiungere che questo corollario: chi commette un eccesso
-di difesa è colpevole in diritto privato e merita una condanna — anche
-lieve. Non può essere diversamente in politica, dove dal diritto
-privato, male a proposito, è stato trasportato il principio della
-legittima difesa[53]. In Italia, nell’anno 1898 — in altri tempi le
-cose procedevano diversamente: lo vedremo — ai colpevoli anzichè pena
-toccò in sorte l’apoteosi: l’abbiamo visto. Di più: gli strumenti
-principali dell’eccesso di difesa, i militari, furono chiamati a
-giudicare le vittime!
-
-Era possibile, era umano supporre, che essi sarebbero stati imparziali
-nella causa propria?
-
-Intanto, per assurda ipotesi, si conceda che non ci sia stata
-sproporzione tra i tumulti e la repressione; che non ci sia stato
-l’eccesso di difesa esplicitamente ammesso dal Galimberti. Accettata
-questa ipotesi, sorge il dovere di un’altra disanima: perchè
-gl’italiani si abbandonarono alla sommossa?
-
-In nome del diritto della difesa dello Stato si può ammettere che i
-rivoltosi, i tumultuanti siano anche impiccati; ma più che nel nome
-della giustizia, in quello della sapienza politica e della vera ragione
-di Stato, bisogna ricercare quali furono le cause che spinsero i
-cittadini al tumulto, o alla rivolta.
-
-Questa indispensabile ricerca causale ha doppio interesse: 1.º assegna
-la vera responsabilità — massime in coloro, che col loro mal governo
-resero fatale la ribellione; 2.º provvede per lo avvenire: uomini
-veramente di Stato, infatti, non si contenteranno del ristabilimento
-momentaneo dell’ordine materiale, ma penseranno ad eliminare le
-cause che provocarono i tumulti, affinchè questi non si riproducano
-a scadenza più o meno lontana. Poichè, come ha riconosciuto un
-pubblicista dei più devoti alle istituzioni, «le cause delle ribellioni
-non sono mai negli uomini, ma nelle _cose_; e ogni provvedimento,
-giudiziario o di polizia, contro gli uomini, non serve a nulla, finchè
-le cose restino dopo, quali erano prima degli avvenimenti» (RASTIGNAC).
-
-La causa occasionale degli ultimi dolorosi avvenimenti è nota: il
-rincaro fortissimo del prezzo del pane. Questo fenomeno, però, non fu
-che la scintilla, la quale dette fuoco alle mine preparate e pronte.
-
-La causa occasionale, del resto, in sè e da per sè era bastevole a
-produrre i più gravi perturbamenti; poichè il caro del pane fu davvero
-straordinario: arrivò a 54 centesimi il chilogramma a Soresina; da 50 a
-60 in Napoli. L’efficienza di questo prezzo elevatissimo del principale
-alimento degli italiani — alimento quasi esclusivo nelle masse
-del mezzogiorno — potrà valutarsi al giusto ponendo mente a queste
-circostanze: 1.º salari bassi; 2.º disoccupazione prevalente; 3.º
-consumo del pane scarsissimo, anche prima del suo rincaro. Nel 1895 il
-consumo giornaliero del grano era in Italia di grammi 330 per abitante,
-mentre elevavasi a grammi 533 in Francia[54]. Figuriamoci se non si
-doveva trattare di vera fame nel 1898 quando il prezzo del pane venne
-raddoppiato!
-
-Ma se il pane divenne carissimo in Italia, perchè prendersela col
-governo e coi municipi? Le folle furono guidate dall’intuito, che non
-le ingannò: le imposte dirette ed indirette di ogni genere che governo
-e municipi fanno gravare su di un quintale di pane, rappresentano il
-42,85% del suo prezzo totale. (FIORETTI).
-
-Nè si dica che questo abbandonarsi ai tumulti ed alle sommosse per
-il prezzo e per la scarsezza del pane, cui si riduce nella sua più
-semplice e genuina espressione il disagio economico, sia propria
-caratteristica degli italiani: i famosi anglo-sassoni subiscono la
-stessa influenza ed agiscono alla stessa guisa degli italiani quando
-stanno male economicamente. Uno dei protagonisti del _cartismo_,
-lo Stephens, diceva che il movimento non fu solo politico, ma fu
-sopratutto una _quistione di forchetta e coltello_. E più di recente,
-celebrandosi il 60.º anniversario del regno di Vittoria, un altro
-scrittore constatava: «John Bull al verde è il più persistente dei
-malcontenti e svolge principi politici — ma sempre con un occhio volto
-agli affari futuri. Ma quando è sazio di carne e di birra, ha poche
-idee e la sua soddisfazione è completa.»[55].
-
-Altri, riferendosi a questi avvenimenti del 1898 esclusivi dell’Italia,
-giustamente osserva: il nostro paese è assai sciagurato, è il solo in
-cui fenomeni economici comuni a tutta Europa abbiano una ripercussione
-così terribile; altrove, mali come questi si sopportano e si tollerano:
-da noi divengono insopportabili e intollerabili e provocano alla
-disperazione. Una crisi economica genera subito qui una grande miseria
-e la miseria genera un movimento tumultuario e folle che lungi dal
-diminuire il male, lo fa più acuto e lo aggrava di mille doppi; quale
-speranza di posare, di respirare, di risorgere possono nutrire regioni
-intere in cui la vita normale, il lavoro, i commerci sono sospesi?»
-
-Così il Deputato Oliva nel _Corriere della Sera_ (1898 N. 122).
-Poteva aggiungere che tumulti per il pane non ce ne furono — almeno
-nelle proporzioni dell’Italia — nemmeno nei paesi, nei quali, sotto
-la pressione del forte rincarimento del prezzo dei cereali, i governi
-rifiutaronsi ad abolire, anche temporaneamente, il dazio doganale sui
-medesimi.
-
-La ragione per cui una crisi economica comune a tutta l’Europa produce
-soltanto in Italia effetti che non produce altrove, è chiara, evidente
-e nota da alcuni anni: da noi questa crisi rappresenta la goccia,
-che fa traboccare il liquido dal vaso; non è una vera crisi, ma la
-fortissima riacutizzazione di una grave malattia cronica preesistente.
-
-Di una condizione economica morbosa della Italia veramente eccezionale
-si conoscono da tempo gl’indici diretti ed indiretti — analfabetismo,
-delinquenza, contrazione di consumi, espropriazioni per inadempiuto
-pagamento d’imposte, emigrazione, ecc., ecc. — e fu cecità dei nostri
-uomini di governo e delle nostre classi dirigenti il non avere tenuto
-conto degli ammonimenti severi ed inesorabili, che venivano fuori da
-tutte le pubblicazioni statistiche ufficiali del Comm. Bodio e dei loro
-illustratori.
-
-Non c’era bisogno di attendere i tumulti di Sicilia del 1893-94,
-nè quelli del resto d’Italia, per prevedere che ogni ulteriore
-aggravamento del disagio economico esistente — ogni altro accidente
-che presso popoli in condizioni normali sarebbe passato inosservato,
-fra noi avrebbe prodotto conseguenze gravi, che all’osservatore
-superficiale sarebbero sembrate sproporzionate alle cause[56].
-
-I fatti recenti — tumulti di Sicilia, dei Castelli romani, ecc. —
-aprivano gli occhi anche ai ciechi; figuriamoci a coloro che avevano
-scienza e coscienza delle vere condizioni economiche dell’Italia!
-
-Egli è così che un conservatore liberale vero e sincero, quale
-il Marchese De Viti De Marco, nell’Ottobre 1897 spiegava col
-generale malessere economico quei fenomeni. E l’eminente professore
-dell’Università di Roma soggiungeva: «La politica del governo va in
-cerca dei _sobillatori_; invece è dessa che crea i pericoli.»[57]
-
-La miseria dei lavoratori era trovata eccessiva e tale da non trovare
-riscontro in Europa se non in Irlanda, sin da quando Stefano Iacini
-— quale sobillatore! — scriveva il prezioso _Proemio all’Inchiesta
-agraria_. D’allora ad oggi la situazione, specialmente pei contadini, è
-peggiorata.
-
-Quale si era ridotta la situazione giova conoscerlo dalla confessione
-consacrata in un documento ufficiale ancora più prezioso del _Proemio_
-di Iacini. Eccolo: «Il progressivo e costante aumento dell’emigrazione
-che in un decennio ascende all’altissima cifra di 2,391,139, come si
-rileva dal prospetto qui unito desunto dall’annuario statistico del
-1895, la permanenza delle cause che ingenerano le manifestazioni di
-questo fenomeno sociale, e cioè il malessere profondo che affligge
-l’economia nazionale, la depressione generale dell’agricoltura e
-dell’industria, dovuta a ragioni di concorrenza mondiale e alla
-mancanza di capitali disponibili a miti condizioni per l’insufficienza
-del risparmio nazionale, la miseria dolorosa di alcune popolazioni
-agricole, la sovrabbondanza di lavoratori avventizi ognor crescente
-di fronte allo estendersi dei latifondi, alla soppressione dei grandi
-lavori pubblici, l’aumento stesso troppo rapido della popolazione
-povera, sono fatti di così grave importanza etico-sociale, che esigono
-la più alta e profonda considerazione da parte del governo.»
-
-Chi è dunque quest’altro pericoloso anarchico, meritevole del domicilio
-coatto, che denigra l’Italia in faccia al mondo? L’on. Di Rudinì!
-Col brano sopra riportato, comincia, infatti, la relazione al disegno
-di legge: _Costituzione dei Comuni rurali e delle borgate autonome_,
-presentato alla Camera dei Deputati nella seduta del 13 Aprile 1897....
-
-Potrei centuplicare le citazioni delle previsioni e dei giudizî
-analoghi al precedente, se non temessi di annoiare; ma non so
-resistere alla tentazione di riprodurre un brano di un discorso
-ispirato pronunziato da Giustino Fortunato in mezzo alla religiosa
-attenzione della Camera: «Io sono stato lungamente l’autunno scorso,
-diceva il rappresentante della Basilicata, in un angolo remoto del
-nostro Appennino, ove ho molto guardato intorno, molto osservato,
-molto ascoltato in tutte le classi sociali; ci sono tornato durante il
-periodo elettorale, e a me corre l’obbligo di dirvi _che noi dormiamo
-sopra un vulcano!_ I lavoratori della terra nell’Italia meridionale,
-_che nulla sanno di repubblica, nè di socialismo_ non hanno bisogno
-di essere agitati dalla propaganda dei partiti estremi _perchè essi
-sono già abbastanza agitati e sospinti alla disperazione per conto
-loro_; i lavoratori della terra tacciono laggiù, perchè credono di
-essere ancora deboli, ancora impotenti contro un ordine politico, la
-cui funzione principale è quella dell’esattore, la cui organizzazione
-tributaria rasenta il regime della confisca. _Ma c’è nell’aria qualche
-cosa di quell’afa che annunzia e precede gli uragani, qualcosa, non
-so, come una tempesta sorda di odii e di rancori, che non può, a quanti
-aborrono, come io ne abborro, dalla violenza e dalla lotta di classe,
-non farci paventare e prevenire il pericolo. Il_ =disagio economico=;
-_questa è la vera debolezza d’Italia; questa la sola forza dei suoi
-nemici_. E la scienza politica non è così miseramente superba, che
-debba, io credo, non solo rifiutare gli avvertimenti, ma sdegnare
-financo gli avvisi»[58].
-
-Nelle parole di Giustino Fortunato che furono materialmente ascoltate
-con attenzione ed anche con emozione, c’è qualche cosa di fatidico;
-ma le parole non si tradussero in quella forza affettiva, che conduce
-all’azione; ed ebbero egual sorte di quelle pronunziate da me il 31
-Gennaio 1893 all’indomani della strage di Caltavuturo.
-
-Il discorso del Deputato di Melfi è del Maggio 1897, quando non era
-sopraggiunta e non era prevedibile la crisi eccezionale del pane,
-quando non erano scoppiati i moti dei Castelli Romani e meno ancora
-erano alle viste quelli delle Marche (Ancona, Sinigaglia, Macerata,
-ecc.); ma non c’era bisogno di questi ultimi svegliarini per sentire
-ch’era tempo ed era dovere di cittadino e di politico il dare il grido
-di allarme, perchè la condizione generale, che andavasi maturando da un
-pezzo era evidentemente disastrosa.
-
-La visione chiara di tale situazione non l’avevano soltanto gli
-studiosi solitari, che hanno agio di ricercare i dettagli e l’insieme
-ad una volta, ma s’imponeva anche agli uomini di governo ai quali
-spesso, per voler guardare lontano e nel complesso, sfugge la
-percezione esatta della realtà e non si accorgono delle piccole
-magagne, che, talora all’improvviso, fanno scoppiare una caldaia e con
-essa tutta la macchina dello Stato.
-
-Per citarne pochi ed autorevoli, ricorderò che ebbe questa percezione
-esatta della realtà Ruggero Bonghi — un ex ministro di _destra_ —
-che nel monito famoso dato al _principe_ avvertiva: «Il pericolo
-di offendere le istituzioni attuali in Italia è maggiore che in
-Inghilterra perchè l’Italia è messa insieme appena da un terzo di
-secolo, malamente cementata, vanamente inquieta, conquassata da
-dolori di ogni sorta, ma tutti pungenti, economicamente disagiata,
-finanziariamente squilibrata, incerta in tutte le istituzioni sue
-civili e sociali, incalzata dal disavanzo, ed esitante o divisa tra
-il mantenere alleanze che le pesano o scioglierle con pericolo di
-essere minacciata da altre parti. E questo forse è peggio: _che ciò
-che altrove è effetto di ricchezza mal distribuita_, =qui è effetto di
-miseria ugualmente distribuita=.»[59].
-
-Da Bonghi a Saracco, dalla _destra_ alla _sinistra_, da un temperamento
-e da una origine tanto diversa nell’uno e nell’altro, il salto è
-grande; ma a quattro anni di distanza, il secondo riesce alla esplicita
-conferma del giudizio del primo; e vi riesce con una dimostrazione che
-si può risparmiare ai lettori, perchè viene magnificamente riassunta
-nel titolo dell’articolo: _Siamo poveri o non siamo?_[60]
-
-Lo stesso Saracco, immemore di essere stato compagno al governo di
-Francesco Crispi che colle sue follie militari era stato causa precipua
-del dissesto finanziario dello Stato ed economico della nazione, in
-una critica mordace delle illusioni e dell’ottimismo di Luigi Luzzati
-sul _fondo di sgravio_, dopo aver detto che le _leggi in Italia si
-fanno per ingannare il prossimo_, riesciva a questa conclusione ultra
-sobillatrice: «Che dire della serietà di queste promesse, innanzi ad
-un programma che le mette tutte bravamente a dormire? Non sarà ancora
-il _protesto_, ma sarà per lo meno la _moratoria_, che precede il
-_fallimento_. Ora i popoli sono pazienti, ma non sopportano a lungo di
-essere ingannati»[61].
-
-Certamente questo è un linguaggio che se fosse venuto da un
-repubblicano o da un socialista, sarebbe stato ritenuto un eccitamento,
-una preparazione alla ribellione; ma, ripeto, esso corrisponde
-alle verità. Va notato altresì, che la condizione del bilancio, se
-direttamente riguarda lo Stato, rimane un indice eloquente della
-condizione economica della nazione: l’instabilità o il _deficit_
-dell’uno rispecchia la corrispondente situazione dell’altra[62].
-
-Alle illusioni sul bilancio dello Stato fanno riscontro quelle del
-risparmio nazionale, che dà luogo a tante volate liriche, basate
-esclusivamente sull’aumento dei depositi delle Casse di risparmio
-ordinarie e postali. Su questi aumenti in generale deve osservarsi,
-che sono un fenomeno naturale derivante dall’aumento parallelo della
-popolazione e dello spirito di previdenza che comincia a penetrare da
-per tutto e induce molti a collocare a tenui interessi quel peculietto
-che prima tenevano nascosto nel fondo di una cassetta; nonchè della
-sfiducia crescente in altri istituti ed in altri impieghi. Infatti
-l’aumento nelle casse di risparmio ordinarie in lire 277 milioni dal
-1886 al 1896 e di lire 205 milioni in quelle postali dal 1886 al 1894
-ha la sua dolorosa contro partita nella diminuzione di lire 514 milioni
-di altre Banche e società di credito dall’anno 1886 al 1894 per alcune
-e 1895 per altre[63].
-
-I calcoli e le previsioni degli uomini di governo, colla piccineria
-reale o immaginaria della nostra vita politica, si possono supporre
-suggeriti da quel pessimismo che viene dalla nostalgia del potere,
-quando se ne è lontani. Se così fosse, potremmo contentarcene; ma pur
-troppo ci sono i dati statistici obbiettivi che vengano dal Bodio o
-dal Mulhall, riescono alla stessa conclusione: alla miseria nostra
-assoluta, umiliante, messa al confronto colla ricchezza di altre
-nazioni. Egli è così che il Prof. Federico Flora — un avversario deciso
-del socialismo — poggiandosi sui dati del Bodio e capitalizzando i 54
-miliardi di ricchezza totale della Italia al 5% assegna un reddito
-medio per ogni famiglia di lire 350 all’anno: _reddito buono a
-lasciarci morire di fame_, egli soggiunge[64].
-
-Questa dolorosa condizione economica si connette intimamente — in
-gran parte sta con essa in relazione di causa ed effetto — col regime
-tributario italiano, che pare fatto apposta per assottigliare lo scarso
-reddito, per impedire la formazione di capitale riproduttivo, per
-iscoraggiare le industrie nuove. Un rapido sguardo al nostro meccanismo
-finanziario ed alla sua funzione, tradotti in poche cifre, vale più di
-molti lunghi discorsi e di qualunque elegante dimostrazione[65].
-
- =Ricchezza privata= =Per capo=
-
- Quinquennio 1873-77 Miliardi 42,2 L. 1507
- » 1888-92 » 54 » 1768
- Aumento 28% 17%
-
- =Spese pubbliche= =Per capo=
-
- Quinquennio 1873-77 Milioni 1133 L. 40
- » 1888-92 » 1626 » 52
- Aumento 40% 30%
-
-In Inghilterra il rapporto tra la spesa e la ricchezza è di 1/77; in
-Francia di 1/68; in Italia di =1/32=. E più chiaramente: supponendo una
-ricchezza di L. 10,000 sulla medesima un inglese pagherebbe L. 130, un
-francese L. 147, un italiano L. =307=. (FLORA).
-
-A più amare riflessioni dà luogo la ripartizione del prodotto delle
-imposte: la spesa.
-
-Nel bilancio del 1895-96 figuravano:
-
- Spese per debito pubblico Milioni 685 il 42,5 %
- » militari » 443 » 27,5 %
- » di riscossione » 160 » 10 %
- » per servizi civili » 318 » 20 %
-
-Si apprende in questa guisa che le spese improduttive rappresentano
-l’80%; mentre per le produttive non resta che il 20% (FLORA). Se si
-pensa che nelle spese dei servizi civili ci sono quelli che rendono
-— ad esempio poste e telegrafi — si scorgerà che la quota reale
-della spesa pei servizi civili è inferiore a quella sopra indicata;
-che era del 33% nel 1862. Evidente dunque il continuo peggioramento
-sotto questo aspetto: la contrazione delle spese pei servizi civili —
-specialmente nei lavori pubblici — spiega il crescente fenomeno della
-disoccupazione. (CONIGLIANI).
-
-Ma su chi pesano maggiormente le imposte che alimentano le spese
-pubbliche così malamente ripartite? Ecco il lato più doloroso della
-questione. Le cifre confermano la sintesi esposta altra volta dall’on.
-Giolitti, e cioè: che in Italia c’è una progressione tributaria al
-rovescio. Infatti sui 1361 milioni, che rendono i tributi — imposte sui
-terreni, sui fabbricati, sugli affari, consumi e lotto — 731 milioni
-pesano sui meno abbienti e sulle classi lavoratrici (FLORA) ond’è che
-rimangono completamente giustificati questi giudizii manifestati da due
-eminenti economisti appartenenti a due scuole diverse: «È cominciato
-un moto di reazione generale contro un _sistema tributario selvaggio_.
-Tutti gli interessi antagonistici delle classi dirigenti si rimettono
-di accordo quando si tratta di scaricare sulla massa dei consumatori
-una valanga di balzelli incivili e per affidare ai _pezzenti_ il
-patriottico compito di tenere in pareggio il bilancio». (DE VITI DE
-MARCO). La disonestà, pari soltanto alla impreveggenza delle classi
-dirigenti, rese addirittura intollerabile la condizione delle classi
-lavoratrici. «Nei Comuni si può, sotto l’egida delle leggi, col
-beneplacito dell’autorità tutoria, dare ascolto alle clientele locali,
-alle coalizioni di vergognosi interessi aggravando la mano sui più
-deboli contribuenti,» (CONIGLIANI)[66]. L’iniquità tributaria così è
-completa: comincia per conto dei Comuni e si completa per conto dello
-Stato.
-
-Ma vi sono sofferenze e sofferenze; variano per la intensità da una
-classe all’altra, dall’una all’altra regione.
-
-Dove sono stabilite delle industrie importanti e che rivestono il
-carattere della moderna grande industria, non si può negare una
-relativa prosperità non ostante la _intransigenza_ e la _pedanteria
-del fisco_, stigmatizzata fieramente da un ex ministro del Tesoro,
-che spesse volte la costringe ad emigrare[67]. Ma le miserie
-incommensurabili si riscontrano nelle regioni agricole; perchè il fisco
-italiano pare che abbia preso di mira specialmente l’agricoltura: con
-questa c’è la morte. I dettagli di questa persecuzione del fisco contro
-l’agricoltura sono scandolosi; ma qui basta ricordare i termini estremi
-di questo esoso e pazzesco fiscalismo. Mentre la terra tra tributi
-erariali e locali, paga il 16 per cento in Francia, il 15 in Germania,
-dal 13 al 20 in Inghilterra, in Italia le imposte assorbono dal =30= al
-=50= per cento del reddito prediale (FLORA). In conseguenza di questo
-brutale sistema l’Italia vince il _record_ nelle espropriazioni per
-causa d’imposta: ci furono _sessantaquattromila_ vendite d’immobili
-rustici ed urbani dal 1 gennaio 1884 al 31 dicembre 1895, cioè 567
-espropriazioni per ogni 100 mila abitanti e per ogni 3000 proprietari.
-Il 18,90% dei proprietari è stato espropriato! Queste cifre divengono
-più imponenti quando si considera: 1.º che nel 1895 il 76 per cento
-dei beni espropriati rimase aggiudicato al demanio, perchè non
-trovò acquirenti; 2.º che nel 62,49 per cento dei casi il prezzo di
-aggiudicazione dello immobile espropriato fu inferiore a 50 lire. Sono
-cose orribili e vergognose, esclama il Fioretti[68].
-
-E lo stesso Fioretti saviamente osserva che più iniqua dell’imposta
-fondiaria riesce l’imposta agraria di ricchezza mobile sopratutto,
-perchè nelle campagne e nei piccoli centri nulla sfugge all’occhio
-linceo del Fisco, mentre nelle grandi città si può fortunatamente
-calcolare che almeno il 50 per cento del reddito tassabile sfugge
-all’imposta. È questa una fortuna singolare, egli soggiunge; se
-fosse altrimenti, la vita economica dell’Italia sarebbe materialmente
-strozzata da un giorno all’altro[69].
-
-Con ciò rimane dimostrato che l’antica affermazione del De Laveleye
-sul collettivismo fiscale non è una immagine rettorica, ma una
-rigorosa realtà, che induce il Flora e il Fioretti a riconoscere che
-il vero nemico della proprietà privata in Italia è lo Stato e non il
-collettivismo; il primo fa fatti; il secondo semina idee; il Fisco
-rappresenta un pericolo presente; il collettivismo un pericolo futuro e
-assai remoto[70].
-
-Le maggiori sofferenze dell’agricoltura e delle classi agricole dicono
-di primo acchito che il disagio economico dev’essere di gran lunga
-superiore nel mezzogiorno d’Italia e nelle sue due maggiori isole.
-Questo disagio maggiore vi è sottolineato: 1.º dalla più numerosa
-emigrazione delle classi agricole; 2.º dai minori consumi; 3.º dal
-maggiore numero di espropriazioni; 4.º dalla enorme sproporzione
-nello accumolo dei risparmi. E mi fermo a questi soli quattro indici
-diretti della condizione economica[71]. Essi bastano ad assodare
-irrefragabilmente la miseria squallida del mezzogiorno prevalentemente
-agricolo e la relativa agiatezza del settentrione prevalentemente
-industriale; o dove, almeno l’industria è tanto prospera che rimargina
-le ferite sanguinanti dell’agricoltura[72].
-
-Queste diversità di condizioni economiche spiega tutta la fenomenologia
-sociale diversa tra il settentrione e il mezzogiorno e dà la ragione
-dei tumulti più frequenti, che si deplorano nella bassa Italia, sebbene
-non vi esistano nè socialisti almeno organizzati come partito — nè
-propagande socialiste e meno ancora repubblicane[73].
-
-È la miseria maggiore, che spinge per fame ai tumulti; e la miseria
-è determinata da un sistema tributario la cui rapacità supera quella
-deplorata da Salviano; quella descritta da Vauban nella sua _Dime
-Royal_ sotto l’_Ancien régime._ Nessuno si meraviglia più che siffatte
-cause in Francia abbiano dato come risultato la grande rivoluzione
-dell’89; c’è da meravigliarsi come non lo abbiano dato altrove. Lo
-daranno in Italia, se non si muterà strada. Di ciò cominciano ad essere
-convinti anche i conservatori.
-
-Un conservatore dei più convinti qual’è il Fioretti, nel mezzogiorno
-riconosce che gli ultimi moti sono stati l’espressione della profonda
-crisi economica che travaglia la patria nostra; e la crisi alla sua
-volta è determinata unicamente dalla enormità del nostro sistema
-tributario. Di che, in teoria, pare che siano anche convinti i
-conservatori lombardi.
-
-La _Costituzionale_ di Milano, il 7 giugno 1898, votò un ordine
-del giorno in cui invocava la _sollecita restaurazione degli ordini
-economici ed amministrativi del paese affine di scemare il disagio che
-lo affligge_.
-
-L’on. Colombo in altra riunione della stessa associazione (17 maggio)
-disse _disastrosissime le nostre condizioni economiche_. Non fu meno
-severo l’onorevole Prinetti, parlando al _Circolo Popolare_ (20
-Maggio), verso il Fisco e verso il nostro sistema tributario; ivi
-e allora un Socio dello stesso circolo, l’Albasini Scrosati, disse
-_profonda la miseria del paese_. Si commossero anche i giovincelli
-dell’Associazione monarchica fra gli studenti che trovarono non solo
-soverchiamente fiscale il nostro sistema tributario, ma anche gravante
-in modo sproporzionato sulle classi meno abbienti[74].
-
-Mi sono fermato sui giudizi dei conservatori lombardi con particolarità
-perchè essi sono stati e sono i più rabbiosi nell’invocare ferro, fuoco
-e galera contro i _sovversivi_; essi, perciò, erano i più interessati
-nel diminuire l’importanza delle cause vere dei tumulti. Pure
-l’evidenza si è imposta anche a loro e li ha costretti a confessioni
-che suonano condanna severa dei loro metodi di governo; metodi di
-governo che si riassumono nella esclamazione brutale, ma vera di Don
-Albertario. «Ah! canaglie, voi date piombo ai miseri che avete affamato
-e poi vi lanciate contro i clericali!»[75].
-
-Concludo. Ci furono altri e veri responsabili degli ultimi tumulti;
-coloro che li prepararono e li resero fatali: i governanti e le classi
-dirigenti[76]. Chi pensa che quei tumulti potevano essere evitati;
-chi pensa che non si ripeteranno se si continuerà nei vecchi metodi
-di governo ignora la storia. La grande sobillatrice è stata e sarà la
-fame; e in Italia il padre premuroso delle sobillatrice è il Fisco.
-
-Ma i tumultuanti, si domanda, colla violenza migliorarono forse
-la loro sorte? A questa domanda si può rispondere colla esperienza
-politico-sociale; tutte le grande riforme economico-sociali, anche
-nella stessa Inghilterra, furono precedute e provocate da tumulti
-e da violenze. Il poco che si è ottenuto in Sicilia si deve alla
-insurrezione del 1866 e ai tumulti del 1893; il poco che si è ottenuto
-in Italia — alleviamento prima, ora abolizione del dazio comunale sulle
-farine, la sospensione del dazio governativo sui cereali — si deve
-ai tumulti del 1898! Così non dovrebbe essere; ma così è! I tumulti,
-perciò, nuociono alle vittime; giovano alle collettività.
-
-A chi biasima e condanna la violenza, che anche io biasimo e condanno,
-ritorcendo l’argomento si può chiedere: forse furono permesse le
-dimostrazioni pacifiche? forse i ministri non dissero ricca l’Italia e
-capace di sopportare nuove imposte? forse la dimostrata irrefragabile
-miseria indusse il governo a far senno?
-
-E poi: sotto gli stimoli della fame si pretende che gli uomini
-ragionino! Ma ragionarono mai le folle impulsive? e perchè avrebbero
-dovuto ragionare in Italia, dove in quarant’anni nulla si fece per
-elevarne la cultura intellettuale e morale?
-
-
-
-
-XII.
-
-LE CAUSE POLITICHE E MORALI
-
-
-Ebbi occasione di avvertirlo: i tumulti, appena risalgono dal
-mezzogiorno verso il nord e si ripetono a Milano, avviene un
-perturbamento profondo nell’animo e nella mente dei monarchici tutti.
-Essi non sanno o non vogliono rendersene ragione e mutano linguaggio
-e dopo essersi confessati rei, perchè autori del malgoverno fatto
-dall’Italia per quarant’anni, si fanno accusatori degli avversari
-politici, alla cui propaganda sovversiva attribuiscono in Milano ciò
-che in tutto il resto della penisola avevano attribuito all’azione
-della collettività governante.
-
-Spiegano e giustificano — spesso in buona fede — il mutamento
-dell’attitudine colle condizioni economiche di Milano: non intendono
-che Milano ricca e prospera possa abbandonarsi a quelle sommosse, che
-altrove scoppiarono improvvisamente per fame.
-
-Questo mutamento, che — è bene ripeterlo — non sempre è suggerito
-dalla mala fede, più che ignoranza della storia e della scienza
-politica, indica l’accecamento, cui tutti andiamo soggetti di fronte
-a certi avvenimenti che ci scuotono profondamente e ci producono un
-risveglio doloroso. La paura, il dispetto, la sorpresa, allora riescono
-all’amnesia più o meno completa; pare che subiamo un improvviso tuffo
-nel fiume Lete e così dimentichiamo ciò che la storia di tutti i tempi
-e di tutti i paesi, a qualunque grado di civiltà, ci ha insegnato; e
-il suo insegnamento chiaro e costante è questo: tumulti, sommosse,
-insurrezioni, rivoluzioni spesso non traggono origine immediata
-da cause economiche; e tumulti sommosse e risurrezioni precedono
-e preparano quasi sempre le rivoluzioni. Sicchè governi e classi
-dirigenti, che hanno interesse ad impedire le rivoluzioni, nei tumulti
-dovrebbero scorgere degli avvertimenti salutari.
-
-Riguardo all’etiologia di questi perturbamenti politico-sociali,
-senza voler fare dell’ecletismo comodo, ma per semplice ossequio
-alle realtà, ci si deve tener lontani tanto dalle esagerazioni del
-Loria, che nei medesimi sempre scorge il _substratum_ economico se
-non l’azione diretta ed immediata delle cause economiche; quanto delle
-altre di Lombroso, che soverchiamente riduce l’influenza del fattore
-economico contraddicendo alle teorie del determinismo economico.[77]
-La verità è che i vari fattori sociali — economici, politici, morali,
-intellettuali, ecc. — alternano la loro azione nella determinazione dei
-perturbamenti politici di vario grado; e che tutti, poi, essendo tra
-loro intimamente connessi, non riesce agevole scinderli ed assegnare a
-ciascuno di essi l’efficienza precisa ed esclusiva.
-
-Queste considerazioni si applicano a rigore di termini ai tumulti
-di Milano; i quali inducono a ricercare se nella _capitale morale_
-d’Italia, in mancanza delle cause economiche, non avessero potuto agire
-le cause politiche e morali.
-
-La ricerca sulle condizioni politiche e morali del regno va preceduta
-da qualche osservazione che ha speciale importanza tra noi.
-
-L’influenza delle condizioni politiche e morali, alcuni, a torto,
-vorrebbero deriderla e metterla in cattiva luce sotto il nome
-d’idealismo politico; certo è che tutti, anche i derisori, s’inchinano
-riverenti verso le manifestazioni di questo idealismo, quando si
-constatano in casa altrui o si riferiscono a tempi remoti. Così tutti
-leggono ammirando ciò che Louis Blanc scrisse nella sua magnifica
-_Storia dei dieci anni_ sulle cause essenzialmente politiche e morali,
-che determinarono in Francia le due rivoluzioni del 1830 e del 1848.
-Giuseppe Zanardelli, con parola elevata ed opportuna, nella Camera dei
-Deputati, onde stigmatizzare le violazioni dello Statuto perpretate
-da Crispi nel 1895 ricordò, per lodarla, la resistenza del Parlamento
-e del popolo francese agli arbitri di Carlo X e del suo ministro
-Polignac, resistenza che doveva fatalmente condurre alle barricate
-di Luglio. Ed è caratteristico, che le barricate di Febbraio 1848 in
-Parigi ebbero a pretesto la proibizione dei banchetti elettorali, in
-risposta sdegnosa al materialismo volgare di Guizot, che da Lisieux
-aveva gridato ai francesi: _arricchitevi!_ quasi a distorli da ogni
-preoccupazione di ordine politico e morale.
-
-Non basta. Quanto più le rivoluzioni sembrano sottrarsi alla
-influenza delle cause economiche, dei disprezzati impulsi partiti
-dalle contrazioni dello stomaco, tanto più esse vennero esaltate e
-glorificate da poeti e da storici, da romanzieri e da politici come la
-espressione ideale dei più nobili sentimenti umani. Questa esaltazione
-per oltre cinquant’anni formò specialmente tutta la educazione politica
-e intellettuale degli italiani; e ad essa consacrarono le forze i
-migliori ingegni del paese, che fecero fiere campagne contro coloro
-che, immemori delle origini e delle vicende dello Stato italiano, i
-precedenti rivoluzionarî, con tutti gli annessi martiri ed eroismi,
-non tennero abbastanza in onore. Chi lo crederebbe? Anche oggi alcuni
-contro i socialisti non sanno scagliare altra accusa se non quella di
-sacrificare tutto al culto della materia!
-
-«Se una suggestione più vicina ha potuto favorire l’irreparabile
-esplosione di malcontento, scrive il Ciccotti, lo si può e deve cercare
-altrove che non nella propaganda socialista.
-
-«I fasti della rivoluzione borghese italiana rigurgitano di congiure,
-di rivolte, di resistenze continue e violente: e il trionfo di quel
-movimento rivoluzionario ha portato all’apoteosi di tutti questi
-episodi.
-
-«In ogni città d’Italia si trovano lapidi e monumenti eretti per
-glorificare quei fatti. Lo stesso regicidio è glorificato nella persona
-di Agesilao Milano, e una forma di attentato, che in altri casi destò
-tanta indignazione, ha avuto anch’esso il battesimo della gloria
-nei nomi di Monti e Tognetti, cantati da poeti di grido (Carducci),
-raccomandati all’ammirazione dei venturi perfino su mura di pubblici
-edifici.
-
-Il cinquantesimo anniversario del 1848 ha riportato quest’anno, in
-folla, la rievocazione e il riconoscimento ufficiale del diritto di
-rivolta.
-
-«Già, parecchi anni addietro, il re aveva contribuito all’erezione di
-un monumento a Giuseppe Mazzini, condannato a morte un tempo sotto la
-monarchia[78].
-
-«Quest’anno le barricate del quarantotto sono state commemorate,
-festeggiate, ribenedette, in adunanze ufficiali da senatori e
-conservatori di ogni calibro.
-
-«Un senatore, già ministro e vice presidente del Consiglio superiore
-dell’istruzione, ha pubblicato con accompagnamento di parole laudative
-e pietose in una rivista le memorie dell’ex deputato Polti dei Bianchi,
-che organizzò il moto abortito del 6 febbraio 1853: e quella congiura
-segreta si proponeva — come lo stesso Polti dice — di pugnalare
-all’impensata sulle vie i soldati austriaci, di sterminarli con bombe,
-di fomentare la diserzione e i tradimenti nella loro fila»[79].
-
-Nulla c’è adunque di più illogico in Italia quanto il biasimo inflitto
-dalle attuali classi dirigenti a coloro che cercano nella violenza la
-soluzione dei problemi politico-sociali, la via per porre termine ai
-tormenti che subiscono. Si risponde dai rivoluzionari antichi, chiamati
-volgarmente _quarantottisti_, che bisogna sempre saper distinguere;
-ed è giusto infatti, che respingendo l’assoluto, si esamini se le
-condizioni che giustificarono la rivoluzione contro gli antichi regimi
-sussistano ancora per ispiegare i moti contro l’attuale. È l’esame cui
-si procederà ora.
-
-Ci è nota la condizione economica degli italiani odierni; la quale
-certamente non è peggiore di quella di cinquant’anni or sono, ma è
-più avvertita e resa più penosa dai cresciuti bisogni da soddisfare,
-dai contatti più frequenti tra classi e classi, tra popoli e popoli
-che suscitano maggior numero di desideri e che accrescono l’invidia e
-l’aspirazione al meglio, che sono le grandi molle di ogni progresso.
-L’istruzione maggiormente diffusa dà più chiara coscienza dei torti
-che si subiscono e delle iniquità sociali esistenti e lo stesso senso
-morale più evoluto spinge a proteste ed a tentativi per eliminare le
-più stridenti ingiustizie.
-
-Il criterio relativo, adunque, che s’invoca per le opportune
-descriminazioni tra rivoluzioni e rivoluzioni, induce a ritenere che
-psicologicamente oggi la rivoluzione dovrebbe essere più facile e più
-giustificata.
-
-Ciò dal lato economico. Il risultato non è diverso procedendo alle
-constatazioni delle condizioni politiche e morali.
-
-C’è un punto in cui la condizione economica stessa è il prodotto della
-vita e delle condizioni politiche. La pressione tributaria schiacciante
-ch’è tanta parte della miseria italiana è filiata dalla pessima
-politica e dall’amministrazione ora pazza, ora disonesta. Le inchieste,
-che rimontano se non erro, al 1865, assodarono tale sperpero del
-pubblico denaro, che sarebbe stato sufficiente a gettare il discredito
-e la diffidenza sullo Stato, che lo permise o meglio che ne fu l’autore
-principale.
-
-Il carattere generale precipuo della politica italiana nei suoi
-rapporti colla finanza fu il difetto assoluto di coordinazione della
-politica all’economia, della spesa alla ricchezza razionale; sul quale
-non è uopo insistere perchè venne lumeggiato dai teorici dell’economia
-— ultimi Pareto Flora e Conigliani — e dai politici non sospetti per
-idee sovversive da Carmine e Colombo risalendo al marchese Alfieri
-di Sostegno, a Stefano Iacini, che primo tale politica combattè come
-megalomaniaca.
-
-Questa politica disastrosa ha i suoi capisaldi: le pensioni, le
-ferrovie, le spese militari. Le pensioni sono divenute un cancro
-roditore; rappresentano oltre ottanta milioni all’anno nel bilancio;
-e crescono dando luogo a scandali grossi e piccini — sia che si
-riferiscono a cittadini che se la pappano nel fiore degli anni; sia che
-si accumulino indebitamente su di una stessa persona.
-
-Conseguenze più gravi sul bilancio ebbero le costruzioni ferroviarie.
-I molti miliardi che costarono furono causa d’ira e di sdegno, più
-che di critica obbiettivamente economica, tra gli economisti della
-scuola ortodossa — e sopratutto da parte del Pareto e del De Viti;
-spesso si dimenticò, però, che le spese ferroviarie che gravano sul
-bilancio dello Stato, furono causa di risveglio e di prosperità per
-la nazione. Il compenso vale la pena di essere messo in evidenza;
-nè può dimenticarsi che la configurazione geografica dell’Italia
-è tale che necessariamente rende poco remunerative alcune linee —
-sempre indispensabili per debito di giustizia distributiva — le quali
-però danno il loro contributo per rendere proficue le altre. Dove
-la critica si appunta bene e mai abbastanza severa è nella quantità
-della spesa e nei modi per procurarsi i mezzi per farla. Fra tanti, un
-discorso parlamentare dell’on. Rava, dimostrò che coi metodi adoperati
-dai finanzieri italiani per ferrovie e per altre spese si assunsero
-prestiti che ci fanno pagare l’interesse su 100 mentre s’incassò poco
-più di 50!
-
-Come si siano spesi i quattrini che lo Stato ottenne a condizioni di
-minorenne che fa cambiali a _babbo morto_, si apprenderà da queste
-poche cifre: il preventivo della Novara-Pino da 20 milioni salì a
-44: della succursale dei Giovi dai 21 ai 78: della Cuneo-Ventimiglia
-da 38 a 91; della Faenza-Firenze da 40 a 77; della Parma Spezia da
-46 a 119... La litania potrebbe continuare e i commenti potrebbero
-essere più pepati ricordando che alcune di queste linee non sono
-ancora complete. Queste cifre dicono che le nostre ferrovie avrebbero
-potuto costare un terzo di meno se _onestamente_ costruite; e che la
-spesa avrebbe potuto ridursi ulteriormente, se alla medesima si fosse
-provveduto con intelligenza e prudenza. Non la spesa ferroviaria in
-sè, dunque, va condannata — perchè se anche sproporzionata produsse e
-produce del bene — ma il modo dello spendere.
-
-La spesa militare sorpassa di gran lungo quella ferroviaria e con
-minori risultati: gli _otto_ e più _miliardi_ assorbiti dall’esercito
-e dalla marina dal 1871 al 1897 hanno lasciato indifeso lo Stato e
-non gli hanno procurato nemmeno il conforto illusorio della gloria:
-esercito e marina non possono ricordare che Custoza, Lissa e Abba
-Carima — tre date, che rendono acutissimo il dolore della miseria
-economica prodotta dalla loro preparazione; dolore che non può essere
-lenito in alcun modo dalle _vittorie_ ottenute contro i contadini
-inermi di Sicilia e di Molinella, contro gli operai del pari inermi di
-Molinella o di Milano![80]
-
-Era il Generale La Marmora, poi, che raccomandava di respingere i
-consigli di coloro che credono o fanno credere che all’Italia non deve
-bastare la sua indipendenza e la sua libertà e vanno predicando ch’essa
-ha bisogno di _gloria militare_, perchè essi sono _scellerati_ e più
-che scellerati, _assurdi_.... (_De Viti De Marco_).
-
-Questa enorme sproporzione tra la potenzialità economica della Nazione,
-la spesa militare e i risultati suoi fu messa in evidenza centinaia
-di volte da scrittori ed oratori d’ogni colore; ma per ragioni facili
-ad intendersi mi piace soltanto di far menzione del Jacini, del
-Carmine, del Colombo — autentici ed eminenti conservatori lombardi;
-l’ultimo, con coerenza che altamente l’onora, due volte abbandonò il
-ministero del tesoro perchè si volle continuare nelle follie militari
-connesse alla _triplice alleanza_, aggravate dalle follie coloniali.
-Affinchè, poi, non si dica che la grettezza e la micromania del Colombo
-non possono essere adottate a criteri direttivi della politica di
-una grande nazione — stigmatizzata a varie riprese da sinceri amici
-dell’Italia nuova, quali Gladstone, De-Laceluy, Castelar, soccorre
-opportuno il giudizio di chi fu compagno di ministero del megalomane
-tipico: Crispi.
-
-Nel cennato articolo — _Siamo poveri o non siamo?_ — l’on. Saracco
-scriveva: «non possiamo sovra tutto non dobbiamo dimenticare questo
-vero, che _qualunque svolgimento di militare potenza che uno Stato
-intende fare per il mantenimento della sua preponderanza politica,
-affinchè non risulti precario ed artificiale, deve essere in armonia
-colle forze economiche della nazione_».
-
-La citazione non potrebbe essere più opportuna nel momento in cui si
-parla _di 500 milioni_ da spendere per la marina!
-
-Il popolo italiano, benchè incolto, avvertì le conseguenze economiche
-delle spese militari: d’onde germogliarono sentimenti politici, ch’è
-bene, a scanso di equivoci e di allarmi del Fisco, esporre colle parole
-d’un monarchico convinto. «Si pensa che la monarchia costituzionale
-da noi o diventa civile sul modello della inglese _o manca alla sua
-missione nella terza Italia_; la monarchia civile sarebbe all’unissono
-con l’interesse della gran massa dei contribuenti e porrebbe radici
-profonde nel sentimento del popolo ch’è sempre monarchico; _la
-monarchia militare si mette contro l’interesse della nazione_. Due
-crisi extra parlamentari, che hanno eliminato dal governo, prima
-uno e poi due ministri lombardi favorevoli alla riduzione delle
-spese militari, hanno personificato e drammatizzato nella fantasia
-popolare il contrasto tra la Corona e il Popolo. _Così il sentimento
-antimilitare è divenuto poco alla volta_ =antimonarchico=». (_De Viti
-De Marco_).
-
-Pensioni, spese ferroviarie, spese militari, che ballano sinistramente
-sullo sfondo cupo dello sperpero abituale e della malversazione
-generale, hanno generato rapidamente l’enorme debito pubblico — i cui
-_quattordici miliardi_ assorbono per interessi gran parte del bilancio
-italiano, togliendogli ogni elasticità — sino ad impedirgli per molti
-mesi la sospensione del dazio sul grano, reso inevitabile dalla fame,
-— circoscrivendolo entro un cerchio di ferro, che costituisce la
-corona di spine della nazione, la pompa perennemente aspirante delle
-sue risorse. Così queste condizioni economiche generate dalla politica
-hanno rigenerato il più profondo e giustificato malcontento politico.
-
-Meno male se l’azione dello Stato avesse trovato un correttivo in
-quella delle amministrazioni locali; ma queste hanno creduto bene
-di modellarsi sul primo e ne hanno anche esagerato i difetti e gli
-errori in tutto e per tutto, aggravando, rispetto ai Contribuenti, le
-disastrose condizioni create dallo Stato[81]. Con questo in più: che le
-malversazioni locali più note hanno suscitato maggiore risentimento;
-che i balzelli si sono resi odiosi; che le passioni locali hanno
-inasprito tutte le ferite antiche e recenti.
-
-Che cosa fossero e quanto contribuissero a generare il generale
-malessere economico, politico e morale, le amministrazioni locali
-fu detto ripetutamente in Parlamento; e più di recente in occasione
-dei moti di Sicilia del 1893-94 e della legge pel Regio Commissario
-straordinario civile per la stessa isola in Luglio 1896[82]. Ma nessuno
-con sintesi mirabile poteva e con maggiore autorità ne scrisse meglio
-dell’attuale ministro dell’Interno. Proprio il Generale Pelloux in
-una circolare ai Prefetti del Settem. 1898, rubando il mestiere ai
-sobillatori, dice:
-
-«Ho potuto nel mio breve soggiorno nelle Puglie nella scorsa primavera
-e nei pochi mesi dacchè mi trovo alla direzione del ministero
-dell’interno, rilevare che, in parecchie località, lo stato delle
-cose lascia a desiderare.... La disonestà nella amministrazione
-va colpita subito, senza misericordia, con tutta la severità delle
-leggi.... E la disonestà nelle amministrazioni, bisogna pur dirlo, si
-può manifestare e si manifesta sotto le forme più svariate: con ogni
-sorta di abusi, a cominciare talvolta col colpevole favorire gli amici
-e i congiunti mediante la creazione per essi d’impieghi non necessari;
-colle destinazioni abusive di essi a posti che non potrebbero coprire;
-col fare eseguire lavori, e permettere spese non necessarie, a solo
-scopo partigiano, andando fino alle alterazioni delle liste elettorali
-comunali; alle falsificazioni dei ruoli d’imposte a danno degli altri
-(pur troppo anche talvolta a danno dai meno abbienti); al non esigere i
-pagamenti dovuti alla amministrazione dai proprii amici; al creare così
-contabilità artificiali che diventano presto indecifrabili e permettono
-poi ogni specie d’inganni e di frodi; rasentando o toccando persino
-talvolta l’appropriazione indebita collo storno dei mezzi destinati
-al servizio pubblico, impiegandoli invece a scopo ben diverso. Se
-ciò non si frena con tutto il rigore, con tutta l’energia che è del
-caso, _invano si può tentare di sperare di fare argine alle dottrine
-sovversive alle propagande ostili, le quali diventano tanto più facili
-in quanto che trovano un terreno preparato a far germogliare le loro
-idee_».
-
-Meglio e più onestamente non si potrebbe dire; in quanto al fare è un
-altra cosa. Si sa che tra il dire e il fare c’è il mare!
-
-Ma rimane d’importanza capitale l’esplicita confessione del ministro
-che sta a capo della feroce reazione contro i partiti avanzati: che i
-veri e diretti responsabili dei tumulti non sono le vittime colpite.
-
-Sta pure in fatto che i più volgari appetiti, le ambizioni più
-sfrenate, i rancori più profondi in tutto il mezzogiorno soffiarono
-e soffiano nel fuoco per fare divampare incendi dai quali tutti,
-disonestamente sperano trarre profitto. E questi sciagurati provocatori
-di tumulti sono stati quasi sempre i più insistenti nell’invocare
-misure di rigore contro i _sovversivi_, che spesso furono soltanto
-imprudenti e ciechi perchè non si avvidero che servirono di strumento
-ai biechi fini altrui[83].
-
-Intanto i veri colpevoli rimasero impuniti — talora premiati colla
-conquista del municipio; le masse incoscienti furono massacrate; i
-repubblicani, e i socialisti innocenti condannati alla reclusione
-per discorsi o scritti di data remota e che non potevano esercitare
-influenza diretta sugli avvenimenti.
-
-Questa vita comunale e provinciale, che da se stessa — dati gli stretti
-rapporti col potere centrale — deve reagire sulla vita nazionale,
-per la grande ignoranza delle masse ha fatto accumulare odî contro
-il governo; poichè tali masse per lo appunto tutte le sofferenze,
-che loro vengono da cause locali, per la impossibilità in cui si
-trovano di discernere con esattezza, le hanno addossate allo Stato.
-Nell’errore sono state dolorosamente confermate dalle repressioni
-largamente ordinate ed eseguite dalle autorità che lo rappresentano; e
-in questa guisa, anche tutte le anomalie più o meno criminose di indole
-locale sono andate ad accrescere il torrente impetuoso del malcontento
-politico.
-
-A frenarlo, ad inalvearlo per renderlo meno rovinoso, sarebbero occorsi
-uomini di Stato di grande levatura al centro ed alla periferia; ma
-certamente se l’Italia li avesse avuti, non sarebbe stata ridotta
-così a mal partito come si trova oggi. I politici italiani, senza
-distinzione di partiti — e sarei disposto ad aggravare la mano più su
-quelli di _sinistra_ che di _destra_ — si sono chiariti impulsivi,
-impreveggenti, preoccupati degli interessi individuali o di un
-minuscolo gruppetto — che non diviene partito — senza alcuna grande
-direttiva d’interesse collettivo, nazionale. Quando hanno sacrificato
-se stessi ed hanno compiuto qualche atto di abnegazione — caso, del
-resto, assai raro — il sacrifizio avvenne a beneficio della dinastia;
-giammai della patria. Gli interessi veri dello Stato, quelli superiori
-delle Società quasi mai ebbero il sopravvento nelle determinazioni dei
-politici nelle cui mani rimase il governo per circa quarant’anni; e
-quando gli interessi individuali furono posposti, giova ripeterlo, non
-prevalsero che quelli dinastici[84].
-
-Non faccio entrare nel novero dei fattori politici del malcontento
-le violazioni ripetute, sistematiche dello statuto, l’adulterazione
-sfacciata del regime rappresentativo e la riduzione al minimo delle
-pubbliche libertà: sono notissimi, qui stesso vi si è accennato
-più volte e basta a proposito di esse rammentare che _da soli_
-determinarono in Italia e fuori rivoluzioni, che furono lodate ed
-esaltate. Giova invece chiudere questa serie di considerazioni con un
-cenno fugacissimo sulla politica ecclesiastica.
-
-In quasi tutti gli Stati c’è un clero e c’è una religione, che
-servono di cemento e che quasi sempre funzionano come strumenti di
-conservazione. Ben diversa è la situazione in Italia; nè c’è duopo
-rammentare per quali cause lo Stato si trovi in conflitto colla Chiesa
-dominante. Ora è precisamente in questo conflitto, che si è mostrata
-— fatta eccezione, è notevolissima, della sapiente _legge delle
-guarentigie_ del 1871 — tutta l’insipienza e la bestiale indiscrezione
-della politica italiana, che ha oscillato continuamente tra principî
-cari a Zanardelli a quelli sottolineati da Prinetti colla sua visita
-al cardinale Ferrari; contraddizione impersonata talora ed esplicatesi
-clamorosamente a piccoli intervalli in uno stesso individuo, che ora
-invoca Dio colla formula del più schietto legittimismo clericale ed
-ora si affida a Crisostomo per dare consigli al Papato dopo avere
-inneggiato alla Dea Ragione. Egli è così che clero e religione, che
-altrove sono fattori di stabilità e di conservazione sui quali lo Stato
-può contare, tra noi sono divenuti massimi elementi di perturbamento. E
-meno male che in Italia è fiacco il sentimento religioso, e sono timidi
-i clericali![85].
-
-Il disagio economico, che arriva alla miseria vera, il dispotismo e
-l’insipienza dei governanti talora si tollerano e si subiscono in pace
-quando un soffio di moralità lambisce gli uomini e le istituzioni
-e in qualche guisa li vivifica e li sorregge. Invece tra noi un
-fermento putrido virulentissimo s’infiltra dappertutto e spinge alla
-dissoluzione.
-
-Il fermento putrido nulla ha risparmiato; dalla vita privata
-si è riversato nella vita pubblica — che per comodità di molti
-lojolescamente si vollero staccare; e quando nella seconda la sua
-azione virulenta ha raggiunto il massimo d’intensificazione, è tornata
-a devastare la compagine sociale.
-
-Egli è così che nella delinquenza abbiamo il tristissimo primato che
-in Europa nessun altro popolo ci può contendere[86]; e che questa
-delinquenza, sotto forma larvata talora e tal altra più imprudente e
-sovvertitrice perchè sicura dell’impunità, ha conquistato i municipi,
-le provincie, gli uffici pubblici, tutto il complesso organismo dello
-Stato. Le cifre delle statistiche penali documentano il primato della
-criminalità; la storia di ogni giorno dei cassieri che scappano; degli
-istituti che falliscono fraudolentemente; dei commendatori tratti in
-arresto.... la storia della inchiesta sulle ferrovie meridionali nel
-1864 — inchiesta misteriosamente scomparsa —, delle inchieste sulla
-Regia interessata dei tabacchi e del relativo processo Lobbia....
-delle inchieste sulla Banca Romana con relativi amminicoli; la _storia
-meravigliosa_ sulla influenza che può esercitare un Costanzo Chauvet;
-i discorsi da ministri e le relazioni parlamentari — per citare i più
-recenti — di Saracco, di Prinetti, di Brunicardi sui lavori pubblici,
-ecc., ecc., costituiscono il più doloroso pendant della delinquenza
-privata e completano il quadro cupo della pubblica moralità che a
-larghe pennellate, per quanto in forma solennemente ufficiale, ci
-fece conoscere la circolare del Generale Pelloux sulle amministrazioni
-locali[87].
-
-Chi vuole avere un quadro rassomigliante al vero, ma sempre più bello
-del vero, legga sulla degenerazione politica in Italia ciò che scrisse
-Ruggero Bonghi per commemorare la breccia di Porta Pia[88]. E vorrei
-possedere tutta l’autorità di cui godeva Ruggero Bonghi e vorrei
-che in Italia si godesse quella poca libertà di cui si godeva ancora
-nel 1893, per esporre altre considerazioni importantissime che egli
-allora espose, rivolgendosi a chi di dovere, in quei famosi articoli
-sull’_Ufficio e sul diritto del Principe in uno Stato libero_ e che gli
-valsero la punizione per lui più dolorosa: l’ostracismo dal Palazzo del
-Quirinale[89].
-
-Ma se certi tasti oggi non è più lecito toccare senza riportare
-gravi scottature, sarà lecito, però, ripetere ciò che opportunamente
-disse testè Giulio Prinetti, togliendolo a prestito da Guizot: _nelle
-monarchie moderne, che non discendono da Dio, la sovranità risiede
-nella_ =giustizia=[90]. Or bene, ciò che manca assolutamente tra noi è
-la giustizia!
-
-Questa mancanza cominciò ad essere avvertita più di venti anni or
-sono da Marco Minghetti in un libro, che rimase classico; ora non è
-più da alcuno negata o attenuata e se ne discorre come del fenomeno
-più pericoloso e meglio constatato. Sin dal principio della XIV
-legislatura, il Re, nel discorso inaugurale dei lavori parlamentari,
-promise provvedimenti per ristaurare il regno della giustizia; ma
-ancora non c’è stato il tempo di prenderli. E senza la giustizia non si
-sorregge alcuna società civile![91].
-
-Il popolo, che conosce queste condizioni deplorevoli, diffida sempre
-della giustizia legale e crede spesso di esercitare un sacrosanto
-diritto facendosela da sè ed a modo suo: _more barbarico_.
-
-È questo l’ultimo fattore di ordine politico-morale del presente
-perturbamento italiano su cui ho creduto di dovermi fermare; ed esso
-solo è tale da rendere possibile qualunque movimento violento inteso a
-provvedere. Ed il popolo da gran tempo avrebbe provveduto, se in esso
-la coscienza dei mali e del loro esatto rapporto colle cause vere che
-li hanno generati non fosse ottenebrata dalla ignoranza crassa e dalla
-deficentissima educazione politica; avrebbe provveduto, se ogni energia
-non fosse stata fiaccata dalla lunga servitù ed esaurita da oltre
-settant’anni di lotta per conquistare l’unità e la indipendenza della
-nazione.
-
-L’insieme di queste condizioni economiche, politiche, intellettuali
-e morali quale è stato riconosciuto ed esposto dagli scrittori di
-ogni colore politico in occasione degli ultimi tumulti,[92] spiega
-esaurientemente la genesi di questi fenomeni, che mi piace segnalare
-colla parola di tre uomini, dei quali nessuno metterà in dubbio la
-devozione all’Italia, alla dinastia, alle presenti istituzioni.
-
-1. Coloro che amano le istituzioni e vogliono conservarle in Italia
-hanno poca fiducia in se stessi; e questa poca fiducia ne turba le
-menti. La confessione amara è dell’on. Di Rudinì in una circolare del
-Maggio 1898 a tutte le Autorità del Regno, in cui deplorava il malvezzo
-delle continue richieste di truppa, nella quale soltanto scorgevasi la
-salute.
-
-2. Nel disagio pubblico, nel disordine delle istituzioni liberali
-e nello aumento della immoralità si trovano le propizie condizioni
-della cresciuta forza del brigantaggio e del clericalismo e della
-_diminuzione_ del _sentimento unitario_. Ciò riconobbe Ruggiero
-Bonghi[93].
-
-3. «Le nostre popolazioni sono _malcontente e sentono disgusto di
-un regime_, che le condanna ad una vita di privazioni e di stenti,
-che possono talvolta apparire incomportabili». Questo è il giudizio
-del Senatore Giuseppe Saracco, che viene ribadito da cento altri
-pareri, altrettanto espliciti, e tutti di monarchici che constatano
-con infinito dolore la diminuzione o la scomparsa della fede nelle
-istituzioni[94].
-
-Per dire come e perchè gli errori e le colpe degli uomini possano far
-perdere la fede nelle istituzioni buone — le nostre sono eccellenti!
-— occorrerebbe lungo discorso. Dal quale mi dispensa il parere
-autorevole.... di Vittorio Emmanuele II. Fu il _gran re_ per lo appunto
-che in uno dei discorsi della Corona saviamente ammonì: _I popoli
-apprezzano le istituzioni in ragione dei risultati che danno_.
-
-Che cosa abbiano dato le istituzioni sinora in Italia abbiamo visto:
-i loro prodotti si assommano nel tumulto e nel delitto anarchico.
-Questi risultati si devono all’opera costantemente sovvertitrice
-degli uomini che ebbero in mano la cosa pubblica da quarant’anni in
-qua;[95] e questi uomini meritevoli di gogna o di galera si sono eretti
-a giustizieri ed hanno punito negli altri le colpe proprie: hanno
-mandato alla reclusione coloro che altro reato non commisero se non
-quello di denunziare e di stigmatizzare l’opera di sovvertimento delle
-istituzioni da loro compiuta!
-
-
-
-
-XIII.
-
-LA CAPITALE MORALE
-
-
-La ricerca sommaria sinora eseguita sarebbe bastevole per provare
-che in Italia esistono tutte le condizioni politiche per rendere
-intelligibile qualunque moto — anche improvviso, impulsivo e senza
-scopo preciso — inteso a modificare uno stato di cose dichiarato
-addirittura intollerabile dagli uomini eminenti che contribuirono a
-crearlo. È chiaro, del pari, che se in Italia c’è una città o una
-regione che per le condizioni politiche, morali, intellettuali ed
-economiche si differenzia dal resto del regno — in questa città o in
-questa regione più vivo e più intenso deve sentirsi il desiderio o
-meglio il bisogno di un mutamento radicale. E deve sentirsi urgente
-questo bisogno, se avvertite le disastrose condizioni delle altre
-regioni, perchè deve sorgere spontaneo il timore che a lungo andare il
-male comune intacchi anche le parti sane o meno ammalate. La differenza
-constatata e la paura del male prossimo danno pure ragione di una
-tendenza vaga ed indeterminata al separatismo o al rimpianto di una
-riunione che si crede verificata a proprio danno.
-
-Questa città, che riflette nelle linee generali le condizioni di tutta
-la regione di cui geograficamente e storicamente è il centro, c’è:
-Milano; Milano, da tempo chiamata la _capitale morale_ d’Italia, ora
-con senso di ammirazione e d’invidia — ora con una ironia che nasconde
-male la poca sincerità di chi la manifesta.
-
-Ho avuto agio di deplorare che Milano soverchiamente si sia inorgoglita
-della sua prosperità e che abbia misconosciuto quanto essa deve
-alle altre regioni d’Italia, che apportano il loro contingente per
-crearla[96]. Mentirei a me stesso se non riconoscessi che _Milano_
-merita sul serio la fama buona di cui gode e il titolo di _capitale
-morale_.
-
-Le sue condizioni forse saranno inferiori a quelle di parecchie altre
-grandi città del mondo civile; per lo insieme sono di gran lunga
-superiori a quelle del resto d’Italia — non esclusa Torino che in
-qualche cosa la supera.
-
-Gli elementi giustificatori del buon nome di Milano sono numerosi;
-ma prima di esporli sommariamente giova fermarsi sulla condizione
-economica sua ed esaminare se cause d’indole strettamente economica,
-quali furono quelle che determinarono i tumulti nel resto d’Italia,
-potevano commuoverla.
-
-La miseria generale ed intensa della penisola ha fatto comparire
-maggiore la prosperità economica di Milano. Epperò di fronte agli
-ultimi dolorosi avvenimenti parecchie cose sono da osservare:
-
-1. Non è esatto che il benessere nella capitale lombarda sia così
-grande e diffuso come si vuole far credere; la miseria vi è soltanto
-minore, meno estesa che altrove. I salari degli operai della Ditta
-Pirelli esposti dal cav. Calcagno innanzi al Tribunale militare
-(udienza del 18 Giugno) provano che per la massa essi sono di gran
-lunga inferiori a quelli delle grandi industrie europee, mentre gli
-operai della Ditta Pirelli sono tra i meglio pagati d’Italia[97].
-
-2. A Milano, per la minore miseria e per la fama di grassa e ricca
-di cui gode e per le ristrettezze delle altre parti d’Italia, è
-supponibile che in ogni tempo siano accorsi operai e spostati dalle
-altre parti d’Italia a costituirvi l’armata di riserva degli affamati e
-dei disoccupati. Non si dimentichi che la condizione dei contadini dei
-dintorni è miserissima. Sicchè si deve prestar fede alla _Perseveranza_
-(9 Maggio) quando dei tumultuanti scrive: «Le campagne dettero un
-contingente di contadini laceri, scalzi, senza cappelli, dalle facce
-stravolte...»
-
-Che tra i tumultuanti il massimo contingente sia stato fornito da
-elementi senza lavoro e residenza stabile, ce lo prova all’evidenza
-una nota di cronaca del _Corriere della Sera_ che all’indomani della
-breccia di Porta Monforte constatò che negli stabilimenti industriali
-_quasi tutti_ gli operai il giorno 10 Maggio erano tornati al
-lavoro[98]. Sarebbe stata impossibile questa generale ripresa del
-lavoro cogli 80 morti, col migliaio di feriti e coi 2000 arresti
-praticati, se ai morti, ai feriti e agli arrestati avessero dato
-il loro contingente gli operai che stanno relativamente bene e che
-lavorano regolarmente.
-
-3. Infine si dimentica un canone di psicologia popolare, indiscutibile
-oramai, ch’è questo: le influenze dei perturbamenti economici
-regressivi si risentono più rapidamente e più intensamente dove
-maggiore è il benessere; invece l’adattamento all’ambiente sociale
-è tale tra i popoli caduti nell’abbiezione della miseria e della
-ignoranza, ch’essi divengono insensibili a qualunque male nuovo e a
-qualunque peggioramento di quelli esistenti. Inversamente cresce il
-desiderio di benessere, di coltura e di libertà, in ragione diretta dei
-miglioramenti conseguiti. L’osservazione è di Buckle e fu ripetuta da
-Spencer e da Lombroso[99].
-
-Perciò si mossero la Sicilia nel 1893 e la Puglia nel 1898 e rimasero
-tranquille la Calabria e la Sardegna. Qui la miseria dura ininterrotta
-da anni ed anni e le popolazioni che le abitano si sono adattate ad un
-regime inferiore. Il passaggio rapido da un relativo benessere ad un
-certo grado di miseria spingea a ribellione le prime. Questi principî
-di psicologia collettiva, che trovarono la loro applicazione ripetute
-volte, poterono agire a Milano come in varie altre contrade[100].
-Milano, che aveva tumultuato il 1 Aprile 1886 per il dazio sul pane e
-per le angherie degli agenti daziari, non poteva rimanere insensibile
-quando il prezzo del pane subì nel 1898 un aumento di quasi il
-50%[101].
-
-A Milano, inoltre, come si disse, dovettero intensamente agire altre
-cause, perchè Milano è la _capitale morale_. Che lo sia lo dicono le
-cifre, che bisogna lasciar parlare. Cominciamo da quelle relative alla
-base biologica, che con qualche confronto con quelle della maggiore
-città del mezzogiorno, Napoli, serviranno a fare apprezzare più al
-giusto la costituzione bio-sociologica della metropoli del Nord e di
-quella del Sud[102].
-
-L’aumento della popolazione nella capitale della Lombardia, se
-non è vertiginoso come quello di alcune grandi città dell’Europa
-settentrionale o degli Stati Uniti, è assai considerevole. Contava
-351,941 abitanti nel 1885 ed arrivò a 441 nel 1895. L’aumento fu più
-rapido tra il 1881 e il 1891 — da 314 a 414 mila abitanti; mentre
-Napoli nello stesso tempo da 493 salì a 527 mila. In media a Milano
-l’aumento fu di circa 10,000 abitanti all’anno, mentre a Napoli non
-arrivò a 3000.
-
-Questa prima ed enorme differenza acquista un significato economico
-sociale interessantissimo quando si saprà che la natalità di Milano nel
-1895 era molto ai disotto di quella media del regno: rispettivamente di
-28,21 e di 38,67 per mille abitanti.
-
-Questa natalità arriva alla cifra dei popoli orientali meno avanzati
-in civiltà in Napoli: nel 1891 di 41,4 nel quartiere S. Lorenzo, dove
-nel 1881 mantenevasi a 49,8. Questi altri dati, oltre l’influenza
-esercitata dalla diversità delle condizioni economiche degli abitanti
-delle due città, danno ragione in parte della differente mortalità:
-a Milano, per l’igiene, la pulizia e il rinnovamento edilizio, si
-spendono Lire 1318,80 per 100 abitanti; a Napoli si arriva a poco più
-della metà, a L. 693.85.
-
-L’aumento della popolazione, dunque, a Milano, come nelle altre città
-civili, non è determinato da forte natalità, ma dalla sua minore
-mortalità ridotta a 24,52 nel 1895 colla media del regno di circa 26
-e di Napoli, che mantenevasi a 30,6 nel 1893. L’aumento dovuto alla
-minore mortalità viene accresciuto dalla immigrazione, che fu di
-10,511 nel 1885 e discese a 9545 nel 1895; inversamente l’emigrazione
-tra gli stessi anni salì da 2944 a 3194. Queste ultime cifre sono
-interessantissime, perchè dimostrano: 1º la quantità considerevole di
-persone nate fuori di Milano, che nella ricca città vanno a prendere
-dimora; 2º che il movimento ascenzionale della prosperità, a giudicarne
-dalla diminuita immigrazione e dall’aumentata emigrazione, aveva già
-cominciato a subire un arresto nel 1895.
-
-Occorrerebbe una speciale monografia per illustrare la vita economica
-industriale di Milano, che non è uguagliata da quella di verun’altra
-città italiana; vi sarà agio di accennarvi un poco più in là, e qui
-basta ricordare che la _Cassa di Risparmio_ costituisce l’indice
-migliore della ricchezza della Lombardia. Gli ottocento milioni
-all’incirca di depositi e risparmi della Lombardia rappresentano oltre
-due terzi del totale spettante alle provincie meridionali come si è
-visto in uno dei capitoli precedenti.
-
-La superiorità di Milano è indiscutibile e considerevole dal punto di
-vista intellettuale e morale. Milano spende L. 655,20 per istruzione
-e L. 1,23 per culto ogni 100 abitanti; Napoli invece presenta queste
-cifre: L. 354 e L. 19,67. Alle due spese corrispondono rigorosamente
-i dati dell’analfabetismo e quei della superstizione, dimostrabili
-colla statistica per la prima parte e riconoscibili soltanto dalla
-cronaca per la seconda. A Milano, infatti, su 100 sposi, un poco
-più di 16 non sanno sottoscrivere; più di 50 a Napoli. Quasi tutti i
-ragazzi che hanno l’obbligo della scuola — 96 su 100 — la frequentarono
-in Lombardia negli anni 1894-95; arrivarono a 63 nella Campania.
-Aggiungasi che mancarono qui tutte, o quasi, le scuole e le istituzioni
-complementari, che rendono meno illusoria l’istruzione obbligatoria.
-
-In perfetta armonia coi dati economici e morali sono quelli morali
-come si può rilevare da questo specchietto che si riferisce al triennio
-1893-95. Per 100,000 abitanti:
-
- Milano Napoli
-
- Reati d’ogni specie denunziati 1316 3984
- Contro il buon costume 10,48 40,54
- Omicidi 3,02 28,35
- Lesioni violente 101,61 511,30
- Reati contro proprietà 352,97 498,25
-
-Milano supera tutto il mezzogiorno nel numero delle nascite
-illegittime (10,2 per 100 nascite); ma si sa che questo è l’indice
-meno significante della moralità pubblica; tanto che Torino, la quale
-nell’insieme sta innanzi a Milano per la istruzione e pei reati, la
-supera nelle quote degli illegittimi, con 14,1. Milano anche in uno
-degli elementi più dolorosi, si rivela a livello delle regioni più
-colte di Europa: nel 1895 ebbe 90 suicidi; non furono che 53 a Napoli,
-con circa 90 mila abitanti in più.
-
-Se dal lato negativo della statistica morale si passa a quello
-positivo, in qualche modo rappresentato dalla beneficenza e dalla
-previdenza, riscontriamo dati che armonizzano coi precedenti e
-li spiegano. A Napoli si spendono L. 118,72 per 100 abitanti per
-beneficenza pubblica ed a Milano 185,15. Ma queste cifre non danno che
-una pallidissima idea dello spirito filantropico di Milano, in tutte le
-sue classi sociali. Chi volesse rendersene conto, legga in _Appendice_
-ciò che brevemente ci scrisse persona che conosce la _capitale morale_
-e non potrà fare a meno di sentire per essa una viva ammirazione.
-
-Accanto alla beneficenza sta la previdenza. Oltre il Monte di Pietà
-e la Cassa di Risparmio, a Milano vivono o meglio vivevano, prima che
-la raffica reazionaria le devastasse, oltre 160 associazioni di mutuo
-soccorso tra professionisti ed operai di ogni specie. Si può assicurare
-che i più umili mestieri e i più vari hanno la loro associazione di
-mutuo soccorso; prima fra tutte l’_Associazione generale_, che ha un
-capitale di oltre 600,000 lire e che per potenza economica e numero di
-soci gareggia con quella di Torino; entrambi sono tra le pochissime in
-Italia che reggono al paragone delle inglesi. Milano, colle sue diverse
-opere di beneficenza e di previdenza, spende la bella somma di circa
-otto milioni e duecento mila lire all’anno.
-
-Floridissima e bene organizzata era la Camera del Lavoro, cui il
-municipio aveva accordato un sussidio annuo di L. 10,000 e la sede
-gratuita in via Crocefisso ed a cui facevano capo circa 120 sodalizi
-che rappresentavano tutto il lavoro manuale e parte di quello
-intellettuale — associazioni tra insegnanti, ecc. — Serviva come
-intermediaria tra capitale e lavoro, tra l’offerta e la domanda di
-lavoro e patrocinava gli interessi dei lavoratori.
-
-L’opera sua fu sempre efficacissima e spesso compose degli scioperi o
-li evitò; lo stesso Municipio in qualche occasione si rivolse ad essa.
-L’ultima sua buona opera compiuta fu nello sciopero dei tramvieri,
-che durò un sol giorno e terminò colla vittoria dei lavoratori contro
-il Municipio e contro la società Edison. L’ira della reazione non la
-risparmiò, non ostante che non avesse carattere politico.
-
-E colla Camera del Lavoro possiamo passare alle associazioni
-schiettamente politiche. Quelle di mutuo soccorso hanno ciascuna
-una prevalente tendenza politica; l’_Associazione generale_, ad
-esempio, è nelle mani dei monarchici moderati che se ne avvalgono ed
-acquistano una influenza superiore alla loro forza reale. La norma
-delle associazioni monarchiche è la _Costituzionale_ presieduta dal
-nobile G. Visconti Venosta e dove si raccolgono i reazionari più
-feroci, reclutati nell’aristocrazia e nella grassa borghesia: le sue
-idee vengono rappresentate nella stampa della _Perseveranza_. Sono
-monarchiche varie società fra militari ed alcuni circoli elettorali —
-tra i quali un Comitato elettorale permanente nel terzo collegio, che
-tra i principali capi di accusa contro i suoi avversari enumera quello
-di essere appartenenti alla massoneria. Merita menzione speciale il
-_Circolo popolare_, che vorrebbe un partito conservatore moderno ben
-distinto dal reazionario, a cui appartengono Prinetti e Ambrosoli,
-tra gli altri deputati; ma che sinora non è riuscito ad avere molta
-fortuna; non ne ha avuto una maggiore l’_Associazione monarchica fra
-gli studenti milanesi_.
-
-Un tempo era potentissimo il Consolato Operaio schiettamente
-democratico e che fu lo strumento della vittoria clamorosa della
-lista democratica e repubblicana alla prima elezione generale a
-suffragio allargato nel 1882. Fu battuto in breccia dai socialisti,
-che gradatamente gli sottrassero molti importanti sodalizi e gli era
-stato sostituito il _Tribunato dei lavoratori_, ch’era schiettamente
-repubblicano[103]; e repubblicani erano molti circoli elettorali ed
-altre società — compresa una d’irredenti ed altre fra gli studenti
-raccolti nel _Fascio Carlo Cattaneo_. Repubblicani e democratici
-potevano contare su di alcune società di mutuo soccorso, sulla _Società
-democratica tra i Reduci dalle Patrie battaglie_ e sulle _Società
-Reduci volontari garibaldini_.
-
-Erano oltre venticinque le società e trenta gli oratorii cattolici,
-nei quali stava la forza disciplinata del partito clericale. Alcune
-organizzazioni avevano scopo esclusivamente elettorale e riuscirono
-utilissime ai moderati nelle elezioni amministrative.
-
-I sodalizi socialisti sembravano scarsi di numero; ma erano
-mirabilmente organizzati e di una sorprendente attività. Alla
-_Federazione socialista_, all’_Associazione elettorale socialista_,
-al _Circolo di studi sociali_ facevano capo molti circoli — alcuni
-prevalentemente elettorali — ed altre utili istituzioni, come il
-Ristorante cooperativo di Ponte Seveso che riusciva efficacissimo per
-la propaganda. L’organizzazione socialista era la più disciplinata e la
-più forte: la sola che poteva competere col partito clericale. Nè la
-disciplina veniva rotta dalle diversità della corrente che cominciava
-a designarsi tra i moderati guidati da Turati e dalla Koulischoff, che
-volevano accordi coi partiti affini, e gli intransigenti che di accordi
-non volevano sapere in alcun modo. Gli uni e gli altri — moderati
-e intransigenti — erano decisamente avversi a qualunque tentativo
-rivoluzionario, almeno tra gli elementi direttivi e tra gli oratori
-delle frequenti e frequentate conferenze.
-
-Con un cenno alla _Massoneria_ — scissa durante il governo Crispi,
-perchè a lui si riteneva troppo ligio il Gran Maestro del tempo — alla
-_Società internazionale per la pace_, dove trovano posto uomini di
-tutti i colori — dal conservatore Albasini-Scrosati ai repubblicani
-Maffi e Premoli — e al _Circolo per la solidarietà internazionale_,
-ch’è una emanazione della precedente, con intendimenti più larghi e più
-pratici, pongo termine alla rapidissima rassegna delle associazioni
-di Milano, che possono già dare un adeguato concetto della sua
-vivace attività politica, che meglio risalterebbe dalla storia dei
-suoi singoli collegi fatta al lume dei risultati elettorali. Le
-ultime elezioni, ad esempio, insegnano che nel solo VI collegio, tra
-socialisti e repubblicani, gli antidinastici sono oltre 3000.
-
-Questi dati politici e intellettuali vengono completati dalle seguenti
-notizie sulla stampa. Milano ha i giornali più diffusi in Italia, se
-non i meglio compilati.
-
-Comincio dall’_Italia del Popolo_ che non risorgerà più nella _capitale
-morale_ e che rivivrà a Roma sotto il semplice titolo: _Italia_.
-Benchè intransigentemente repubblicana — talvolta bigotta — e non ben
-fatta dal lato tecnico e deficientissima pel servizio telegrafico, era
-riuscita ad avere quattromila abbonati. Era grande il valore morale dei
-suoi collaboratori — oggi quasi tutti in carcere — ma era maggiore la
-diffusione delle idee repubblicane; tale da consentirle una tiratura
-di oltre 15 mila copie, quale non l’ebbero mai _L’Unità Italiana, Il
-Dovere, La Lega della democrazia_, non ostante la direzione di uomini
-che si chiamavano Maurizio Quadrio, F. Campanella, Alberto Mario. E
-l’_Italia del Popolo_, per le deficienze indicate, non oltrepassava i
-confini dell’Emilia.
-
-Tra i quotidiani, il primo posto per la diffusione lo tiene a Milano
-e in tutta Italia _Il Secolo_, la cui tiratura oscilla attorno alle
-100 mila copie e che esercita una grande e benefica influenza in senso
-democratico in tutto il regno. E per questa sua azione venne soppresso
-dal generale Bava Beccaris. Viene dopo _Il Corriere della sera_,
-che col volteggiare accorto del Torelli-Viollier, che sapeva a tempo
-debito secondare l’opinione pubblica e colla grande cura posta nella
-compilazione, aveva ottenuto una considerevole diffusione. Coll’uscita
-dell’antico direttore, cui parvero enormi i fasti reazionari dello
-stato di assedio, si è avvicinato politicamente alla _Perseveranza_
-— l’organo più sfacciato della reazione, ma che per fortuna esercita
-scarsissima influenza, per la sua scarsa diffusione. Non arrivò
-a guadagnare neppure durante lo stato di assedio, quando ridusse
-democraticamente il prezzo di vendita da 10 a 5 centesimi.
-
-La _Lombardia_ era un giornale alquanto democratico, non bene
-definito, ma che per le sue imparzialità godeva di molte simpatie
-tra la borghesia che non vuole arrivare al _Secolo_, ma che non può
-acconciarsi agli organi della reazione; ora ha mutato indirizzo, come è
-pure mutato tutto il personale di redazione, volontariamente dimessosi
-per atto di solidarietà con il suo direttore, non avendo voluto il
-direttore Gianderini acconciarsi a fare un giornale reazionario.
-Invece è discretamente diffusa _La Sera_, sempre — almeno sinora —
-ministeriale, per l’ora tarda in cui si pubblica e che la fa ricercare
-per le notizie ultime. L’_Osservatore Cattolico_ di Don Albertario e la
-_Lega Lombarda_ sono i due quotidiani cattolici: la seconda fornica coi
-moderati e qualche volta assume intonazione conciliazionista.
-
-_La Lotta di Classe_ — risorta sotto il titolo di: _Lotta_ con un
-valoroso direttore — Claudio Treves — _Il Socialista, L’elettore
-cattolico milanese, il Popolo cattolico, Il lavoratore italiano_,
-clericale, e _L’Idea liberale_ sono settimanali: sarebbe fortuna per
-tutti se le idee temperate dell’ultima prevalessero tra i monarchici
-milanesi.
-
-Milano ha inoltre: 23 pubblicazioni commerciali e industriali — tra
-i quali _Il Sole_ e il _Commercio_ quotidiano; 22 di medicina; 5
-giornali giuridici — _I Tribunali_ divennero quotidiani durante i
-processi politici ultimi; 16 agricole; 22 di moda; 14 strettamente
-religiose; 29 letterarie, educative, scolastiche, ecc.; 13 per le
-famiglie ed umoristiche — argutissimo _Il Guerrino Meschino_ e assai
-popolare _L’Uomo di Pietra_; 13 teatrali; 3 di viaggi; 5 di pubblicità;
-9 di sport, caccia e scherma; 15 di genere diverso; 12 scientifiche —
-tra le quali _Il Pensiero italiano_ di Pirro Aporti. E chiudo questa
-eloquentissima enumerazione con un cenno speciale alla soppressa
-_Critica Sociale_, che mercè l’opera assidua, intelligente ed amorevole
-di Filippo Turati aveva acquistato fama grande e meritata in Italia e
-fuori e che tutti si augurano di vedere risorgere presto e rigogliosa e
-battagliera, non appena il suo valoroso direttore avrà riacquistata la
-libertà.
-
-Da tutto ciò si può già concludere che Milano è città essenzialmente
-politica e intellettuale; e chi conosce la vivacità delle discussioni
-nei caffè, nei ritrovi familiari, nelle piazze; la frequenza e varietà
-delle conferenze pubbliche — molte delle quali, naturalmente con
-diversità d’intenti, organizzate dal florido _Circolo Filologico_
-e dalla _Società internazionale per la pace_ — tutte affollate e
-parecchie tenute nella stessa ora, potrà ancora più agevolmente
-ricostruire mentalmente l’ambiente psichico di Milano.
-
-Questo ambiente, è naturale, non si formò in un giorno, nè in un anno.
-Degli anni ce ne vollero perchè quello descritto da Parini si mutasse
-radicalmente.
-
-Non è qui il luogo per dimostrare quali fattori naturali e sociali
-abbiano contribuito a preparare e maturare il mutamento facendone
-un centro attivissimo di vita economica e intellettuale; certamente
-l’Austria colla sua cura di forche, di piombo e di galera ne ricostituì
-sano e vigoroso il carattere politico; ne formò la tradizione fiera,
-indipendente, indomita.
-
-In un solo anno — dall’agosto 1848 all’agosto 1849 — furono eseguite
-non meno di novecento sessanta sentenze di morte sopra individui
-accusati o semplicemente sospettati autori di reati politici, compresi
-taluni pei quali non esisteva neppure il sospetto, ma che vennero
-giustiziati sol perchè tratti accidentalmente in arresto. Alcune
-esecuzioni acquistarono celebrità per alcuni episodi eccezionali.
-
-È così che i milanesi vanno orgogliosi del: _Tiremm innanz!_ di Sciesa
-(1850).
-
-«Il trattamento dei bruti a cittadini che insultati risentono
-l’insulto, dice il Senatore Piolti de’ Bianchi, segnò tra Milano e
-l’Austria una macchia indelebile, una pagina d’odio, che nessuno mai
-straccerà».
-
-E quest’odio spiega come, perchè Milano _pacifica_ e umana fra le
-città italiane, abbia manifestato un entusiasmo come per una vittoria
-nazionale all’annunzio dell’assassinio del D.r Vandoni (1851) reo di
-aver denunziato alla polizia il suo amico Dottor Ciceri[104].
-
-Il moto del 6 Febbraio 1853 — nel quale ebbero parte Visconti Venosta
-e Depretis — e tutte le successive cospirazioni e impiccagioni
-consecutive, sino alla liberazione del 1859, non fecero che rinvigorire
-e rendere adamantino questo carattere politico della Lombardia e della
-sua capitale.
-
-Una nuova vita avrebbe dovuto cominciare colla cacciata degli
-Austriaci; e lombardi e milanesi vi credettero tanto a questa nuova
-vita, che essi, nei primi anni della costituzione del regno, sembrarono
-tra i più devoti alla dinastia sabauda; tanto devoti, che Enrico
-Cernuschi, indignato, preferì alla cittadinanza italiana la francese.
-— Le elezioni politiche erano l’indice migliore dei sentimenti della
-massa che godeva del diritto di voto. C’erano già dei brontoloni,
-disgustati che Vittorio Emmanuele non avesse mantenuto l’antico
-impegno di convocare la Costituente; ma i più erano soddisfatti della
-liberazione dal giogo austriaco e preoccupati e distolti da altre
-aspirazioni, dal desiderio ardente di compiere l’unità e l’indipendenza
-della nazione, sino a tanto che lo odiato e antico oppressore rimaneva
-accampato nel Veneto. Qualche elezione — quelle di Giuseppe Ferrari, di
-G. Mussi, e più tardi di Carlo Cattaneo — più che alla influenza della
-corrente politica che rappresentavano gli eletti — era un omaggio alla
-eminenza della persona o l’effetto di condizioni locali.
-
-La reazione contro il sentimento monarchico-moderato andavasi maturando
-man mano che i governanti discreditavansi per errori politici e per
-immoralità delle quali non potevansi vittoriosamente difendere.
-
-Era divenuta vigorosa all’epoca del _Gazzettino Rosa_ — che potè
-fare di più per la demolizione delle istituzioni coi duelli de’
-suoi redattori viventi _en bohemiens_, che non gli articoli logici e
-serrati dell’_Unità Italiana_ — ed esplose colle infamie del processo
-Lobbia[105].
-
-Passò inosservata, o quasi, la cospirazione repubblicana del 1869
-— per la quale venne arrestato sulla Piazza del Duomo il Dott.
-Pantano, tradito da un ufficiale; ma suscitò maggiore interessamento
-il tentativo insurrezionale della Caserma di Pavia colla conseguente
-fucilazione di Barsanti.
-
-I sotterfugi miserevoli di Lanza per negare la grazia del povero
-caporale, chiesta in nome delle donne italiane da una Pallavicini, al
-cui consorte grazia non era stata negata dall’Imperatore d’Austria,
-produsse la più penosa impressione nella pubblica opinione. E la
-Lombardia cominciò a divenire un semenzaio di deputati schiettamente
-repubblicani — Sonzogno, Billia, Ghinosi, Mussi, Cavallotti — molti
-dei quali forniti dal _Gazzettino Rosa_, divenuto popolare perchè
-battagliero ed anticesareo. 1 fatti di Via Moscova — 23 Marzo 1879[106]
-— e tanti altri fasti della polizia, che non lasciava passare occasione
-per agire austriacamente, accelerarono l’evoluzione di Milano e della
-Lombardia in senso democratico e repubblicano: evoluzione che trovava
-il suo terreno ben preparato nella tradizione storica e nella influenza
-che dovevano esercitare legittimamente, sopra tutti gli elementi
-intellettuali e sani, un gigante come Carlo Cattaneo, uomini come
-Giuseppe Ferrari e Gabriele Rosa; evoluzione che divenne ufficialmente
-palese colle elezioni generali del 1882.
-
-In tal modo si andò preparando in Milano e in Lombardia un ambiente non
-solo repubblicano, ma schiettamente federalista, con questo in più: che
-la tendenza federalista non era esclusiva dei repubblicani, ma invadeva
-più o meno apertamente su tutti gli altri partiti e su tutte le classi
-sociali, percorrendo una gamma al cui centro stava l’_Italia del
-Popolo_ coll’indimenticabile Dario Papa, e, agli estremi, da un lato
-Filippo Turati e dall’altro Giuseppe Colombo.
-
-Date le condizioni tristi del resto d’Italia e data la coscienza
-della superiorità economica, intellettuale e morale di Milano
-e della Lombardia, coloro che si sapevano superiori e vedevansi
-legalmente accoppati da una forte maggioranza avversa, non potevano
-che riconfermarsi nel sentimento e nell’aspirazione federalista nella
-quale vedevano una nuova liberazione dai _barbari_ del mezzogiorno.
-Così formossi la leggenda dello _Stato di Milano_, in fondo della quale
-c’era e c’è un assieme di verità, che non dovette rimanere del tutto
-estranea negli ultimi moti di Maggio[107].
-
-Milano e la Lombardia si credettero addirittura sottoposti ad un
-dominio odioso sotto il secondo ministero Crispi: il quale ricambiava
-i lombardi di cordialissima antipatia e designavali come _Galli
-cisalpini_. Antipatia scambievole, sottolineata dai solenni fischi di
-Milano al Presidente del Consiglio, tanto più significante in quanto
-che la rottura colla Francia accentuata da Crispi, più che alle altre,
-economicamente, riusciva profittevole alle industrie lombarde.
-
-Lo spirito lombardo, in ultimo, parve impersonato in Cavallotti che
-alla sua tenace e meravigliosa opposizione dette il profumo che veniva
-dalla _questione morale_; sicchè le manifestazioni violente di Milano e
-di Pavia dopo Abba Carima e la successiva caduta di Crispi parvero una
-vittoria, una rivincita del bardo glorioso della democrazia e dei suoi
-rappresentati.
-
-Questo l’ambiente politico-morale di Milano; che a buon diritto può
-essere chiamata la _capitale morale_ d’Italia per lo insieme armonico
-delle sue condizioni. Torino che l’uguaglia, le sta dappresso o
-la supera nella vita economica, nell’alfabetismo e nella minore
-delinquenza, non ha la vivacità e l’energia politica di Milano. E
-si spiega la calma di Torino durante gli ultimi moti non solo col
-desiderio di non nuocere al successo della sua Esposizione e colla
-forte organizzazione del suo socialismo intransigente, ma anche col
-suo temperamento e colla influenza della tradizione dinastica ancora
-tanto viva su di un Edmondo De Amicis che manifesta un sacro orrore
-per l’idea repubblicana innanzi al Tribunale militare, che doveva
-condannare a dodici anni di reclusione il suo amico e compagno di fede
-Filippo Turati!
-
-L’ambiente politico-morale di Milano, sovraccitato già in modo
-straordinario dalla morte e dai funerali di Cavallotti e dalla rassegna
-delle forze repubblicane e socialiste fatte nella commemorazione
-solenne del cinquantesimo anniversario delle Cinque Giornate — era tale
-che sarebbe stato miracolo se i moti per la fame del resto d’Italia
-non vi avessero ottenuto una forte ripercussione. Sarebbe bastato
-il contagio psichico, tanto più facile dove il terreno è adatto, a
-determinarla[108]; l’uccisione di Mussi doveva renderla inevitabile.
-L’imprudenza — altri forse dirà il calcolo, se la reazione era
-realmente _sospirata_ — delle autorità politiche e militari dovevano
-necessariamente riuscire agli episodi sanguinosi di Maggio 1898. Nei
-quali, per quante ricerche abbia fatte, non sono riuscito a convincermi
-che vi abbia avuto parte principale la teppa, come da qualcuno, che
-ha voluto erroneamente scagionare Milano dei tumulti avvenuti, è stato
-asserito[109].
-
-La manifestazione primitiva del 6 Maggio fu essenzialmente politica
-e tali rimasero le successive. Così doveva essere. Se le condizioni
-d’Italia sono tali che a giudizio di Saracco destano il _disgusto del
-presente regime_ — e testè gli fecero dire che per salvare l’Italia
-si dovrebbe _ricondurre il senso chiaro, esatto della moralità nella
-coscienza pubblica, in basso e in alto_[110] — non era evidente, non
-era logico, che questo disgusto prorompesse in pubbliche manifestazioni
-nella _capitale morale,_ dove identiche esplosioni, per cause minori,
-c’erano state altre volte? Se questa volta si arriva alle barricate,
-che nessuno, però, difende, la colpa è tutta delle autorità politiche e
-militari, che agirono in guisa da far sospettare che abbiano voluto le
-barricate per arrivare alla reazione.
-
-Per parte mia non esito ad aggiungere che se le barricate rimasero
-indifese, se i moti non furono più gravi ciò si deve al fatto che
-mancò assolutamente ogni preparazione ed ogni direzione e sopratutto
-al dissidio tra i socialisti e una borghesia colta e repubblicana,
-che ha un obbiettivo determinato, ma che ebbe tagliati i garretti
-dal socialismo, che le sottrasse le masse. In queste poi poterono
-più la tradizione, il temperamento, che non poteva essere modificato
-in pochi anni, anzichè la propaganda sinceramente e costantemente
-antirivoluzionaria dei socialisti; ed esplosero[111].
-
-La protesta di Milano fu essenzialmente politica e morale; ma credo
-di avere dimostrato ad esuberanza che non ebbe il menomo carattere di
-un vero tentativo insurrezionale. Se a Milano, come alcuni, a torto,
-pretendono, mancò l’influenza economica nella determinazione della
-protesta, ciò tornerebbe sempre a suo grandissimo onore. I socialisti
-non deridono a sangue ogni giorno la quistione sociale perchè alcuni
-socialisti la riducono a semplice _quistione di stomaco?_ Ebbene, diano
-tutta la loro ammirazione a Milano che si leva in nome delle più sante
-ed alte idealità!
-
-In quanto alle sozze calunnie di chi disse i moti di Milano e del resto
-d’Italia voluti e preparati dai socialisti e repubblicani agli _ordini
-ed agli stipendi_ del Papa e della Francia, esse non meritano che il
-più profondo disprezzo[112].
-
-Quattro mesi di reazione non poterono modificare l’ambiente politico e
-morale di Milano.
-
-La _capitale morale_ rimane uno scandalo per alcune parti d’Italia ed
-un pericolo — se non si vorrà trarre ammaestramento dagli avvenimenti
-— per le istituzioni; si capisce perciò che ci sia qualche nuovo
-Barbarossa, come venne chiamato chi ebbe la triste ventura di spegnere
-Cavallotti, che la vorrebbe annientata; si capisce ancora che ci sia
-chi vorrebbe metterla sotto la _tutela affettuosa_ dell’Italia.
-
-Oh! il momento per togliere di mezzo questa minaccia permanente alla
-tranquillità dello Stato, di porre sotto tutela.... la _capitale
-morale_ è veramente opportuno! Quando all’estero, per nostra
-incancellabile vergogna, si discute sulla convenienza di porre l’Italia
-sotto la tutela dell’Europa perchè non sa guarirsi dalla miseria e
-dall’analfabetismo, che generarono il pericolo anarchico[113], è giusto
-che ci sia all’interno chi voglia spento il focolaio di benessere, di
-sana energia, di vera civiltà che risiede in Milano!
-
-Se i nuovi Barbarossa esprimessero il sentimento della maggioranza
-degli italiani sarebbe segno che l’Italia non potrebbe tollerare che
-una sua grande città venisse chiamata la _capitale morale_....
-
-
-
-
-XIV.
-
-CONFRONTI
-
-
-Si afferma di ordinario dalle persone che non vogliono darsi la pena di
-comparare per riflettere ed agire in conformità dei risultati ottenuti
-dalla comparazione: i confronti sono odiosi. Dovrebbe dirsi invece:
-i confronti sono dolorosi e vergognosi per coloro che sono costretti
-a constatare la propria inferiorità e per quanti furono e sono causa
-della inferiorità stessa.
-
-La comparazione che s’impone quando si è dato il bando all’assoluto
-è di una indiscutibile utilità nella politica, che vuole essere
-sperimentale perchè, trovando termini di confronto con dati
-avvenimenti, si acquistano elementi per una specie di giudizio di
-appello, ammaestramenti ed indicazioni sulle conseguenze non remote
-degli avvenimenti comparati a seconda della diversità delle misure
-adottate di fronte ai medesimi.
-
-Non si deve tacere che nella comparazione e nelle induzioni si deve
-andare guardinghi, perchè la diversità delle condizioni tra popolo e
-popolo ed anche tra periodi diversi nella vita di una stessa nazione,
-può indurre in errore e far formulare previsioni che non si realizzano
-generando meraviglia e disillusioni; ma, oltrecchè nella fase presente
-di evoluzione la diversità delle condizioni è in continua attenuazione
-tra i popoli europei, è innegabile che la comparazione rimane come
-il metodo migliore per fare della politica sperimentale, pur facendo
-riserve sulle indicazioni che somministra e ricorrendo a tutti i
-temperamenti nell’applicazione, che possono essere suggeriti dalla
-conoscenza delle più salienti diversità di condizioni.
-
-Convinto della eccellenza di questo metodo, mi pare che non si
-potrebbe conchiudere più opportunamente questo studio sui tumulti della
-primavera del 1898 e sulla conseguente reazione se non coi confronti
-sul rispetto delle leggi e delle costituzioni, sulla libertà lasciata
-ai cittadini, sulle misure adottate dai vari Stati d’Europa in casi
-analoghi a quelli italiani.
-
-Se si dovesse prestar fede ai grotteschi apologisti del vigente regime
-italiano, i quali non esitano ad affermare che in fatto di libertà e
-di osservanza della costituzione il nostro paese nulla ha da invidiare
-agli Stati più liberi del mondo, e che arrivano all’impudenza di
-dire che ne gode una maggiore della Francia, si potrebbe stabilire
-un contrasto stridente ed umiliante per noi, ponendo il paragone tra
-l’Italia e la Svizzera, tra l’Italia e gli Stati Uniti d’America;
-ma queste vanterie si devono prendere per quello che sono: per
-ridicolaggini divulgate con serietà o per ignoranza compassionevole
-o per insigne e interessata malafede. Perciò rinunzio a qualunque
-paragone non solo con detti Stati retti a repubblica, ma anche colle
-monarchie scandinave, dove da anni i tumulti per cause economiche e
-politiche sono sconosciuti è dove è illimitata la libertà e tutto vi si
-discute: dal Re alla organizzazione sociale; da questa alle compagine
-nazionale[114].
-
-I nostri millantatori si avrebbero a male il paragone tra l’Italia,
-paese a regime rappresentativo, con la Germania o con l’Austria, stati
-semplicemente costituzionali. Invece sono le due nostre alleate che
-avrebbero giusto motivo di offendersi del paragone. Il Cancelliere di
-Ferro, quando volle darsi nelle braccia della reazione, prima contro
-i cattolici e poscia contro i socialisti, si armò di leggi. Tra noi
-invece vige da anni, intendiamoci, e non da ieri soltanto, il cosidetto
-_piccolo stato d’assedio_, senza che leggi, e nemmeno i famosi
-decreti-leggi lo abbiano autorizzato. Le leggi talora sono applicate
-severamente in Germania; ma quando esistono queste leggi, almeno
-ogni cittadino sa a che cosa attenersi e a quali rischi si espone
-violandole. Tra noi l’arbitrio sostituito sistematicamente alla legge
-produce in tutti una incertezza ed un perturbamento, che sono tra le
-cause maggiori della nostra decadenza politica.
-
-In quanto a libertà di stampa e di riunione, chi legge il _Worwärts_
-e gli altri giornali e riviste dei socialisti, chi ha conoscenza delle
-conferenze innumerevoli che si tengono in tutte le birrerie di Berlino
-e della Germania, chi ha seguito l’ultimo congresso socialista di
-Stuttgart, in cui si affermò la dottrina collettivista da un lato e
-dall’altro si manifestarono voti aperti per la repubblica e si lanciò
-una sfida solenne all’Imperatore sulla famosa questione degli scioperi
-— si convincerà che il confronto non regge.
-
-Non regge neppure coll’Austria, che siamo abituati a considerare come
-sinonimo di dispotismo. Ha certi freni la stampa e i sequestri qualche
-volta colpiscono anche le riviste — ad esempio, Die Zeit di Vienna; —
-ma c’è una misura, vi sono criteri stabili. Non parliamo del diritto
-di riunione; quando i socialisti austriaci promossero l’agitazione
-pel suffragio universale a Vienna, si fecero dimostrazioni di venti e
-quarantamila persone, che procedettero ordinate per lo più.
-
-Qualche volta ci furono colluttazioni, anche gravi, colla forza;
-avvennero arresti e condanne severe — conformi alle leggi; ma il
-governo austriaco non pensò di sopprimere il diritto di riunione.
-
-Gravi tumulti in Austria sono avvenuti negli ultimi anni e qualche
-volta fu proclamato lo Stato di assedio, consentito dalle leggi. Ma nè
-per la durata, nè per gli episodi che lo contrassegnarono in Boemia per
-la questione recentissima delle lingue, nè nell’Istria alcuni anni or
-sono, per l’altra analoga delle tabelle bilingui, si rese odioso come
-in Italia dal 1894 in poi. Nemmeno il più lontano paragone è possibile
-per le condanne dei tumultuanti, che furono mitissime anche quando
-andavano a colpire i cittadini rei di manifestazioni anti-nazionali,
-come fu il caso nei tumulti per le tabelle bilingui nell’Istria. Chi
-avrebbe potuto immaginare che l’Austria ci avrebbe dato lezioni di
-liberalismo e di costituzionalismo?
-
-Il paragone prediletto ai nostri monarchici costituzionali è quello
-coll’Inghilterra. Essi ci tengono, o meglio ci tenevano[115], a dire
-che in Italia, in grazia della _lealtà_ di Casa Savoja e dell’affetto
-popolare da cui è circondata, è stato possibile il godimento
-della massima libertà e del più perfetto svolgimento del regime
-rappresentativo. Nulla, intanto, di più grottescamente falso.
-
-Il paragone, sotto tutti i punti di vista, non regge ora; e non reggeva
-neppure pei tempi migliori della libertà italiana.
-
-Rimontando a sessant’anni or sono per la libertà di stampa ed a più di
-settant’anni per il diritto di riunione, per i criteri repressivi, per
-le condizioni lavoratori, deisi potrebbe trovare qualche somiglianza
-tra l’Inghilterra di allora e l’Italia odierna. Non più oggi.
-
-Due parole sulla libertà della stampa, che è divenuta la libertà
-fondamentale: essa sola vale quanto gli articoli più larghi di una
-carta costituzionale, che possono rimanere lettera morta dove c’è un
-esercito stanziale numeroso e disciplinato[116]; essa sola sostituisce
-efficacemente ogni più severo controllo sull’opera politica e morale
-del governo.
-
-Per dare la misura di questa libertà di stampa in Inghilterra, bisogna
-leggere la collezione del _Truth_, del _Reynold’s News paper_, della
-_Modern Society_, dell’_Irish Weekly Independent_, del _Labour Leader_,
-di altre riviste o giornali socialisti, repubblicani, radicali e
-irlandesi. Indarno si cerca nella storia dei processi da anni ed
-anni qualche cosa che rassomigli all’applicazione dell’articolo
-247 del Codice penale e di altri articoli consimili. Le istituzioni
-politico-sociali vi sono discusse e attaccate con una violenza di
-linguaggio inaudita; la Camera dei lords, nell’anno di grazia 1898,
-dal _Reynold’s Newspaper_ viene considerata come un’assemblea di
-speculatori, di usurai, di ladri.... E non sono meglio trattati
-la Regina e tutti i membri della famiglia reale. Su i Re tutti
-d’Inghilterra, da Guglielmo il conquistatore a Vittoria, circola
-liberamente il libro di I. Morrison Davidson — _The New Book of Kings_:
-Il nuovo libro dei Re — di cui si sono fatte parecchie edizioni, e
-che riporta tutti gli aneddoti più feroci e più scostumati che possano
-discreditare le persone reali e le istituzioni monarchiche.
-
-Questa non è la libertà che si esercita su coloro che già appartengono
-alla storia — e che in Italia sono sempre _sacre ed inviolabili_; — ma
-si esercita piena, illimitata, sui contemporanei. Nel numero del 17
-aprile 1898, _Gracchus_ scrive una lettera al _Reynold’s News paper_
-nella quale dimostra il nessun valore politico, intellettuale e morale
-degli illustri parenti della Regina e della regina dice: «_Vittoria
-ha schivato l’adulterio_. E sta bene: l’ammiriamo. E l’ammiriamo
-in quanto, convinti del dogma della ereditarietà, chiunque avrebbe
-giurato, che essa avrebbe seguito la grossolana immoralità, che
-caratterizza i suoi zii particolarmente....».
-
-Ma se la Regina viene risparmiata da _Gracchus_ — nessuno risparmia
-il Principe di Galles, ch’è stato messo alla gogna nei Tribunali, nei
-giornali, nei _meetings_ — non la è da altri. Così l’_Irish Weekly
-Independent_ nel febbraio 1898 pubblicò un articolo: _Is the Queen
-mad?_ — La Regina è pazza? — dove si facevano allusioni agli amorazzi
-antichi della Regina con un suo prediletto e notissimo servitore, che
-— si assicura — la confortò dopo la morte del Principe-sposo Alberto.
-Nel numero del 1º maggio, lo stesso giornale, ch’è illustrato, in
-prima pagina, sotto il titolo: _A Jubilea Idyll_ si vedeva la Regina
-Vittoria, volante come una furia orrida, con la face in mano, portar
-la guerra dapertutto, mentre intorno e sotto di lei i cannoni che
-scoppiano producono incendii, rovina e desolazione... In Italia, un
-giornale fu sequestrato perchè mise in caricatura... gli speroni del
-generale Pelloux!
-
-Gli emblemi, i motti allegorici, che si portano in processione, i
-discorsi che si pronunziano nei _meetings_ sono dello stesso genere; e
-questo genere violento non è escluso dal Parlamento; dove, ad esempio,
-il Wakley, direttore del _Lancet_ e deputato di Londra, domandando
-l’amnistia pei condannati cartisti di Monmouthshire, chiama _traditori_
-i Re e parla di _royal miscreants_, di _royal ruffians_ — canaglie
-reali, banditi reali...
-
-Questi saggi di massima libertà di linguaggio, che si potrebbero
-moltiplicare a piacere, rispondono alla sciocca obbiezione che si
-sente spesso ripetere in Italia: in Inghilterra si può concederla
-perchè non se ne abusa. Ed a questa obbiezione rispose qualche anno
-fa Pasquale Villari, senatore, conservatore ed ex ministro del regno,
-col seguente giudizio: «La stampa più moderata usa in Inghilterra un
-linguaggio che a noi parrebbe sovversivo, ma che colà è giudicato prova
-di un vero spirito conservatore. _Da noi si direbbe, che questo è un
-eccitare i tumulti colà si crede che questo sia un conoscere i propri
-tempi...._[117]».
-
-E parliamo di tumulti e di sommosse, ch’è quello che maggiormente
-importa.
-
-La storia dell’Inghilterra — proprio per ismentire anche su questo quei
-capi ameni i quali vogliono stabilire certe differenze di trattamento
-politico in ragione delle differenze di temperamento tra gli italiani e
-gl’inglesi — è piena di tumulti e di sommosse assai più gravi di quelli
-che abbiamo deplorato in Italia nella primavera del 1898.
-
-Se ci rifacciamo alla storia del primo quarto di questo secolo, anche
-al di là della Manica riscontriamo un periodo agitatissimo di fame, di
-prepotenze, di tumulti, di repressioni, di reazione, che nulla o ben
-poco ha da invidiare al nostro presente.
-
-È il periodo dell’_ultratorismo_ contrassegnato dal sistema iniquo
-delle imposte, dalla niuna protezione sociale ai lavoratori, dalla
-prevalenza megalomaniaca e militaresca, dalla mancanza di libertà
-politica e di giustizia penale. Fu la vergogna dell’Inghilterra e
-scomparve più di settant’anni or sono.
-
-Sorpasso sui tumulti del 1829 e accenno appena a quelli che si
-riferiscono alla prima riforma, per fare comprendere a coloro che
-non conoscono gli inglesi quale sia la _flemma_ e il _rispetto_ delle
-persone e delle leggi di questi famosi anglo-sassoni.
-
-Nel 1831, appena Lord Russell presentò il _bill_ di riforma, vi furono
-luminarie e dimostrazioni di gioia. In Italia gli amici delle riforme
-si sarebbero contentati di manifestare la propria soddisfazione con
-degli evviva! In Inghilterra si sentì il bisogno di una vigorosa
-sassaiuola contro i nemici del _bill_; e la sassaiuola degenera in
-gravi tumulti dopo il rigetto da parte dei lords (18 ottobre 1831). Si
-fanno le elezioni generali sulla questione della riforma e riescono
-favorevoli al _bill_; e allora, in previsione della opposizione
-della Seconda Camera, i lords vengono minacciati e scoppiano
-dappertutto tumulti sanguinosi. Viene bastonato il duca di Newcastle;
-schiaffeggiato il marchese di Londonderry; gettato da cavallo il duca
-di Cumberland — un membro della famiglia reale!
-
-Si riesce ad immaginare che cosa avverrebbe in Italia se casi simili
-si verificassero? Un milione almeno di cittadini sarebbe gettato
-in galera; della costituzione non rimarrebbe traccia; meno ancora
-del disegno di legge. Cedere in Italia alla pressione della piazza:
-vergogna! orrore! Nulla di tutto ciò in Inghilterra. Il _bill_ ebbe il
-suo corso e i _lords_, ammoniti a scongiurare bufera più tremenda, non
-osarono più respingerlo. Non solo: il Re — oh scandalo! — favorevole al
-_bill_, annunziò che avrebbe licenziato le persone di casa reale, che
-non si adoperassero pel suo trionfo.
-
-Ancora un dato interessante. Scoppia un altro tumulto in Londra il 13
-maggio 1833; un policeman viene ucciso, altri feriti. Ebbene, i giurati
-mandarono assolto l’uccisore per _omicidio giustificato...._ In Italia,
-per Decreto reale, sarebbe stata soppressa la giuria. Fermiamoci ai
-tumulti più caratteristici: a quelli che si riferiscono al movimento
-_cartista_ durato dieci anni e più — dal 1837 al 1848. Ci dobbiamo
-fermare a questi tumulti perchè hanno qualche analogia coi nostri e per
-questo aneddoto di dolorosa attualità.
-
-Paolo Valera — oggi in carcere e ch’era vissuto parecchi anni in
-Inghilterra — impressionato degli avvenimenti italiani del 1893-94,
-volle fare conoscere il movimento cartista in una serie di articoli
-della _Critica sociale_ raccolti in opuscolo con una prefazione di
-Filippo Turati, nella quale si leggono queste parole:
-
-«Collo studio sul movimento chartista, noi squaderniamo al lettore
-un brano di storia inglese vecchio di mezzo secolo che varcando la
-Manica e il Gottardo, si ringiovanisce, diventa quasi dell’attualità.
-Più ancora: _diventa forse ad un dipresso, la storia nostra di
-domani_»[118].
-
-Filippo Turati fu profeta. La storia di 60 anni fa è divenuta la storia
-di oggi.... peggiorata. Niuno lo sa meglio di lui, che soffre nella
-tetra cella di Pallanza!
-
-Peggiorata? Vediamo.
-
-In Inghilterra ci furono condanne severissime durante il movimento
-chartista; Iohn Frost ed alcuni altri furono condannati a morte: la
-pena fu commutata. Ma queste condanne furono conforme alla legge; non
-stati di assedio; non Tribunali militari; non processi senza difesa e
-senza garanzia. Si vide anzi questo caso strano: scambi di cortesia, di
-parole di stima, di ringraziamenti tra.... giudici e condannati. Cose
-dell’altro mondo!
-
-Non solo questo; ma le condanne, dal punto di vista della legalità,
-furono meritate e corrispondevano esattamente ai reati commessi. È
-facile dimostrarlo perchè i fatti abbondano.
-
-In Inghilterra i tumulti non avvennero improvvisi come in Italia; ma
-furono voluti e preparati. Quando la _carta_ chiesta dai riformatori
-venne seppellita legalmente, cominciarono a prevalere i così detti
-_cartisti della forza fisica_, la cui denominazione dice chiaramente,
-che la violenza era l’ingrediente principale del loro programma.
-
-Non si trattava di chiacchiere. In quasi tutte le officine
-d’Inghilterra si lavorava giorno e notte a preparare picche a tre
-scellini e mezzo per una per la rivoluzione di domani; e i capi
-volevano che tutti preparassero armi e alle armi si addestrassero. Il
-reverendo Stephens invitò le moltitudini ad andare ai _meetings_ con
-un pugnale nella destra e una face nella sinistra; al _meetings_ in
-Ashton-Under Lyne, dopo una furiosa requisitoria contro il Ministero
-Whig, domandò alla folla: _siete armati?_ Parecchi gli risposero con
-delle scariche in aria. — _Va bene_, disse il ministro di Dio. _Buona
-notte!_
-
-Questi comizi notturni e con gli intervenuti armati; dovevano allarmare
-naturalmente il governo, che li proibì. In questa proibizione di
-_meetings_ con esercizi militari illuminati dalle torce si vide un
-insulto al popolo oppresso e una violazione della costituzione; perciò
-anche alcuni, che deplorarono le violenze dei _cartisti della forza
-fisica_, come Feargus O’ Connor, si resero solidali con Stephens.
-
-I motti sulle insegne e i discorsi che si tenevano in questi
-comizi erano la prova lampante delle intenzioni dei promotori
-ed organizzatori: erano schiettamente rivoluzionari. Stephens si
-proclamava rivoluzionario _fino al coltello_ ed alla morte ed insegnava
-che «riprendere le ricchezze male acquistate» «non è altro che atto
-di giustizia». Parlando dei padroni delle fabbriche, incitò la folla
-a coprire di pece e di penne Iones (un padrone) ed a dargli fuoco.
-Insegnò ai presenti come prendersi del pane: «colla picca sul petto
-dite ai prestinai che alla prossima volta vi prenderete la pagnotta
-colla sua punta».... Il farmacista Pott — un altro fanatico _cartista_
-— appendeva alle sue finestre palle di piombo dorate con questa
-scritta: _pillole pei tories!_
-
-Dalla preparazione si passò all’azione; e bande armate, con un capo
-— Iohn Frost — con un programma preciso, il 4 Novembre 1839 dettero
-l’assalto a Newport. Vi fu conflitto con undici morti e molti feriti;
-e fu questo l’avvenimento che dette luogo nel 1840 alle severe condanne
-emanate dalla giuria, di cui si fece precedente menzione.
-
-In Italia non si può trovare un solo fatto, che si possa paragonare
-a questo assalto di Newport; eppure, data la diversità dei Codici,
-le condanne pei tumulti di Sesto Fiorentino furono infinitamente
-più severe. Volendo essere generosissimi coi nostri giudici militari
-e col governo che li mise a funzionare, i reati maggiori avrebbero
-qualche lontana, stentata, artificiosa analogia con quelli attribuiti a
-Stephens. Ebbene, mentre i Rondani, i Turati, i De-Andreis, i Chiesi,
-i Romussi, per articoli o discorsi scritti e pronunziati alcuni anni
-prima e che erano infinitamente meno eccitanti di quelli del prete
-inglese, ebbero dai sedici ai sei anni di reclusione, lo Stephens fu
-processato a piede libero e non ebbe che _diciotto_ mesi di carcere!
-In Italia, in mancanza della pena di morte, lo avrebbero condannato
-al massimo della reclusione o della galera e i giudici sarebbero
-rimasti dolenti di non potergli dare gli anni di vita di Matusalem per
-appioppargliene novecento...
-
-I tumulti del periodo _cartista_ non durarono un mese o un anno, ma
-con maggiore o minore intensità si riprodussero per dieci anni: la
-fame li rese acuti nel 1842, quando si assaltarono e saccheggiarono
-anche le _Workhouses_. Dettero luogo al cosidetto processo _mostruoso_
-dei 59, durante il quale ci fu il discorso lunghissimo, commovente
-e convincente di O’ Connor, che indusse i giudici a dichiarazioni
-pubbliche di stima e di simpatia verso gli accusati. Si ebbe la
-sentenza; ma ne venne sospesa l’esecuzione per un errore di forma:
-l’Inghilterra non ha una Cassazione disciplinata! Il processo non
-venne ripreso perchè il governo non se ne occupò più. «I Ministri,
-dice Valera, avevano fiutata l’opinione del paese contraria a questi
-processi contro le manifestazioni del pensiero».
-
-La diversità dei criteri di governo, del rispetto per la libertà, per
-le leggi e per la costituzione tra l’Inghilterra e l’Italia, in questi
-dolorosi casi risulta all’evidenza dalla differenza tra i generali
-preposti alla repressione. Conosciamo i nostri Bava Beccaris, gloriosi
-vincitori all’interno; il Valera, e fece bene, ci presentò il generale
-Napier, che fu mandato a schiacciare il _cartismo_ in undici contee
-settentrionali. Il generale Napier fece il suo dovere di soldato; ma
-quale uomo fosse, si può scorgere dal modo come pensava. Dei tumulti
-riteneva responsabili i governanti e malediceva coloro ch’erano causa
-delle guerre civili. Le insurrezioni, egli diceva, non sono provocate
-dai capi del _cartismo_, ma dal debito nazionale, dalle leggi sui
-cereali, dalle nuove leggi sulla carità pubblica. Il _cartismo_ è il
-prodotto della ingiustizia dei Tories e della imbecillità dei whigs.
-Sferzava i magistrati pusillanimi che divenivano leoni dietro le
-baionette dei soldati. Deplorava che il Parlamento avesse votato 12,000
-sterline per le scuderie reali, mentre altrove si moriva di fame.
-Sconsigliava l’arresto di O’ Connor e voleva che si dasse la _Carta_.
-E concludeva: _È crudele ed inutile sopprimere la vita per delle
-idee. Non è giustizia, è barbarie, è vendetta di partito dominante.
-Magistrati, lords, duchi_ =sono tutti assetati di sangue=.
-
-Ecco in bocca ad un generale la frase, che doveva procurare sei anni di
-reclusione a Gustavo Chiesi...
-
-Tutto questo sfata l’umoristica ed accreditata leggenda sul carattere
-inglese e prova a luce meridiana che gli inglesi abusano più dei latini
-della libertà di parola; che gl’inglesi tumultuano tanto frequentemente
-quanto gl’italiani quando soffrono ed hanno fame.
-
-Se le cose procedono diversamente, in ultimo, in Inghilterra e in
-Italia, egli è che le moltitudini inglesi sanno farsi rispettare
-e difendono la libertà. Pare che essi abbiano letti i commentarî
-di Blackstone e vi abbiano imparato che il popolo ha il diritto
-di manifestare la sua volontà primo colla petizione, secondo colla
-rimostranza, terzo colle armi. Così il Valera.
-
-Se le moltitudini sono impregnate dallo spirito di Blackstone, i
-governanti, in generale, da oltre cinquant’anni in qua, sono del
-pari convinti che il loro dovere è quello di rispettare i diritti del
-popolo. E rispettandoli, sanno di fare un buon affare nello interesse
-sociale e delle classi che rappresentano. Se ne dimenticano qualche
-volta ed avvengono allora perturbamenti gravissimi. Tale quello della
-_domenica sanguinosa_ (13 Novembre 1887), quando la polizia volle
-impedire, la riunione di un _meeting_ in Trafalgar-Square e il popolo
-scatenossi come una furia su Londra, provocando conflitti sanguinosi,
-devastazioni di ogni genere. Così avviene sempre, ogni volta che la
-polizia interviene per impedire una manifestazione; il suo intervento
-in Italia come in Inghilterra genera la sommossa. La sua assenza è
-la migliore garanzia dell’ordine, sia in Italia come in Inghilterra.
-Roma vide trentamila cittadini protestare pacificamente per
-l’assassinio _Frezzi_ con tanto ordine e con tanta compostezza, quanta
-se ne può riscontrare a Londra durante le più ordinate e pacifiche
-manifestazioni. Mancava la polizia[119]. E ci fu in Parlamento chi
-trovò da rimproverare all’on. Di Rudinì questo atto politico e questo
-rispetto alla legge e ai diritti dei cittadini!
-
-I nostri monarchici — distinzione, onestamente, non si potrebbe fare
-fra la _destra_ e la _sinistra_ — messi colle spalle al muro dalla
-eloquenza dei fatti, non si danno per vinti e dopo aver blaterato per
-tanto tempo sulla solidità delle nostre istituzioni e sulla popolarità
-della nostra monarchia, confessano umiliati che ciò che riesce
-innocuo in Inghilterra, dove la monarchia ha secolari radici, non si
-può consentire in Italia, dove le istituzioni vigono appena da mezzo
-secolo.
-
-L’obbiezione, mentre li umilia, perchè sfronda molte aureole, si
-mostrerà che è infondata da un altro punto di vista. Ma prima di venire
-a questa dimostrazione, ce n’è un’altra da fare, ricorrendo alla storia
-e alla vita politica del Belgio.
-
-La dinastia che regna nel Belgio non vanta la durata della Sabauda: è
-nata ieri — nel 1830; le istituzioni presenti non godono del benefizio
-della tradizione come le inglesi. Le condizioni, adunque, vi sono molto
-rassomiglianti a quelle dell’Italia. Ed ecco che cosa ci apprende la
-storia e la vita politica del Belgio.
-
-Non discutiamo sul diritto di associazione e di riunione; una
-sola parola lo qualifica: è illimitato per tutto e per tutti — pei
-socialisti e pei clericali, pei monarchici e pei repubblicani. Bandiere
-rosse, fiori e nastri rossi, _marsigliese, carmagnola_, ecc., sono
-ingredienti immancabili d’ogni comizio republicano o socialista e nel
-quale la polizia brilla per la sua assenza: perciò vi mancano del pari
-i disordini. E si grida _Viva la repubblica!_ nei comizi, come lo si
-grida alla Camera dei Deputati, dopo che vi entrarono i socialisti.
-
-Altrettanto illimitata è la libertà di stampa. Giornali e riviste
-pubblicano continuamente articoli contro il Re, contro la famiglia
-reale, contro l’esercito, contro tutte le istituzioni e contro tutti
-gli individui dichiarati in Italia sacri, inviolabili, intangibili e
-che sarebbero tra noi severamente puniti come _sovversivi_. Là passano
-inosservati in tempi ordinari; ed anche all’indomani dei gravissimi
-tumulti del 1886, il De Fuisseaux — un _sovversivo_ per eccellenza
-— potè pubblicare un giornale, il cui semplice titolo tra noi
-costituirebbe un reato: _La repubblique belge_.
-
-La misura vera di questa illimitata libertà di stampa viene data da
-ciò che si scrive sulla vita pubblica e privata del Re e della famiglia
-reale.
-
-Non esiste l’ipocrito rispetto alla formola menzognera: _il re regna
-e non governa_, e al Re si fanno rimontare le responsabilità tutte che
-tra noi si preferisce addossare ai ministri responsabili. Ci vorrebbe
-un volume, per riassumere soltanto ciò che si è scritto nella forma
-più violenta contro Leopoldo II a proposito del Congo; a lui si fa
-colpa anche di qualche inezia: De Fuisseaux lo attaccò vivacemente nel
-celebre _Catechismo del popolo_ perchè venne annullata la decisione del
-Comune di Lacken, che lo sottoponeva all’imposta come qualunque altro
-cittadino[120]. Questi attacchi sono divenuti violenti nell’està del
-1898 per il progettato porto militare di Bruges, combattuto aspramente
-alla Camera dei Deputati da Anseele come una impresa di Re Leopoldo.
-Su questo porto militare un giornale di Bruxelles pubblica un articolo
-dal titolo caratteristico: _Un roi encombrant_ nel quale riassumeva i
-pareri assai violenti contro il Re di altri giornali — tra i quali _La
-Patrie_ e _Le bien public_, monarchici e clericali.
-
-Meno male se il Re lo si attaccasse soltanto come capo dello Stato;
-ma lo si tratta peggio nella sua vita privata. Così nel _Peuple_ (15
-Settembre 98) leggevasi un articolo sul _Pericolo congolese_ nel quale
-lo si consigliava di andarsene nel Congo e costatava con rammarico che
-egli _preferiva di andare a Parigi per trovarvi Emilia d’Alençon e Cleo
-de Merode_. Il Bertrand aveva già accennato alle relazioni scandalose
-di Leopoldo II con Madame Ieffries. Al Re non si rinfacciarono soltanto
-le debolezze per le _cocottes_ parigine, ma gli si rimproverò di essere
-associato negli utili di una _bisca_ ad Anderme e che stava fondando
-ad Ostenda un gran Casino da giuoco — uso Montecarlo — insieme al suo
-amico e protetto Colonnello North.
-
-Ebbene: Leopoldo II non richiese la punizione degli autori di questi
-scritti pubblicati nel Belgio e vendicossi domandandone il sequestro
-quando vennero riprodotti in Germania dal _Proletario_ e dall’_Eco_ di
-Amburge[121]. Chi vuol sapere come vengono trattati i suoi congiunti,
-legga l’opuscolo di Bertrand: _Leopoldo II e la sua famiglia_. Vi
-è detto, ad esempio, che il Conte di Fiandra è un vero _tipo di
-degenerato_, che gode di un appannaggio di L. 200,000 per la sola
-ragione ch’è fratello del re; e _ancora ciò non è provato, perchè nel
-Belgio la ricerca della paternità è interdetta_.
-
-Non mi permetto di riprodurre ciò che si scrive nei manifesti e nei
-giornali del movimento antimilitarista, perchè, trattandosi di una
-istituzione che vive e funziona anche tra noi, darebbe occasione al
-Fisco d’infierire; potrà aversene un’idea leggendo tutta la collezione
-della _Caserne_ e del _Peuple_ di Bruxelles.
-
-L’eccitamento all’odio di classe e il discredito delle istituzioni vi
-sono versati a piene mani. Preferisco arrivare ai tumulti, ai processi
-ed alle condanne, che hanno analogia con quelli ultimi d’Italia.
-
-Non rievocherò la lotta per il suffragio universale, strappato al
-governo ed al Parlamento clericale per mezzo di un atto veramente
-rivoluzionario: lo sciopero generale. Gli animi erano eccitati, la
-situazione molto tesa: a Bruxelles e nelle altre città del Belgio
-migliaia e migliaia di operai in isciopero domandavano minacciosamente
-il diritto al voto e gridavasi a perdifiato: _Viva la repubblica!_ Non
-stati di assedio, non arresti, non processo. Fu arrestato uno dei capi
-ed organizzatori dello sciopero, Emilio Vandervalde; ma per una sola
-notte!
-
-Mancarono i tumulti, perchè mancò la provocazione e mancò l’intervento
-della polizia. Ci furono altra volta i tumulti e furono tremendi
-e dettero occasione a condanne severe: furono quelle dell’_Année
-terrible_ del Belgio, l’anno 1886.
-
-In quest’_année terrible_, ripeto, ci furono condanne severe: a vita, a
-15 anni di lavori forzati, ecc., per i fatti dei dintorni di Charleroi.
-Ma tutto per le vie ordinarie, per mezzo dei giurati, senza stato di
-assedio e senza tribunali militari, non ostante che nel momento della
-repressione tutti i poteri fossero stati accentrati nelle mani del
-generale Vandersmissen.
-
-Non ostante queste condanne severe, che suscitarono la generale
-indignazione, nessuno oserebbe paragonarle a quelle italiane dell’anno
-1898, di fronte alle quali risulterebbero assai più miti; e soprattutto
-giuste.
-
-I tumulti furono cagionati dallo sciopero tra i minatori, cominciato il
-25 Marzo a Fleurus.
-
-Si riproducono al vero le scene di _Germinal_ e di _Happe-Chaire_ e
-divengono persone vive i tipi dei capolavori di Zola e di Lemonnier.
-Le bande degli operai gridando: _Viva la repubblica!_ cantando la
-marsigliese, seguendo le bandiere rosse, percorrono eccitatissime il
-paese; pregano, minacciano, impongono lo sciopero e dalle miniere di
-carbone lo comunicano alle vetriere.
-
-Da principio il governo non interviene; ma il suo intervento diviene
-una vera necessità di ordine sociale. Sono gli scioperanti armati
-di revolver, i primi a far fuoco a Gilly sulla guardia civica il 27
-Marzo. A Roux, poco dopo, la truppa fa fuoco, ma per difendere uno
-stabilimento, che gli scioperanti si ostinavano a voler prendere per
-distrurlo.
-
-Di che cosa fossero capaci i tumultuanti, si vide in diversi punti.
-Vi furono scene dì orrore vero e se ci si attenesse alle descrizioni
-che ne dettero i monarchici e i clericali, si potrebbe credere alla
-calunnia suggerita dalla passione di parte; invece sono gli scrittori
-socialisti che confessano i saccheggi, i ricatti, le distruzioni,
-gl’incendi vandalici degli scioperanti di Marzo[122]. Ciò che fecero
-da Baudoux, un industriale odiato per i perfezionamenti introdotti
-nell’industria vetraria, fu incredibile. Una banda ubbriacata di
-saccheggio e di distruzione, dicono Vandervelde e Destrèe, incendiò
-tutto lo stabilimento, e saccheggiò l’abitazione del Baudoux, mentre
-una folla immensa assisteva indifferente, senza prestare soccorso ed
-aiuto di sorta. Al seguito degli scioperanti, aggiungono gli stessi
-scrittori socialisti, sbucarono dalle loro tane oscure tutte le bestie
-immonde, i vagabondi, i pregiudicati, i malfattori, che si fanno
-innanzi in ogni movimento sociale (pag. 69 e 70).
-
-Scene analoghe non si videro in Italia; ma ciò che rende veramente
-caratteristica la differenza fra i tumulti del Belgio e quelli italiani
-fu sopratutto la causa.
-
-Si sa che la fame fu la grande sobillatrice fra noi. Nel Belgio i
-minatori soffrivano alquanto; ma non in modo eccezionale da spiegare i
-barbarici eccessi menzionati. Destrèe e Vandervelde confessano: _questo
-sciopero sembrava che non avesse alcuna ragione particolare; era
-diretto contro gli speculatori, contro il Governo, contro la Società,
-contro chiunque..._ Era una solenne protesta sociale! C’era ignoranza
-profonda nel popolo sollevato, che non sapeva ciò che voleva.... _C’era
-nella sommossa un desiderio brutale, feroce, incosciente di godimento e
-di ricchezza._
-
-Da particolare a particolare, questo si chiama furto. Ma da classe a
-classe, da nazione a nazione, ciò cambia carattere e costituisce il
-preludio delle grandi rivoluzioni sociali (pag. 65 e 66).
-
-E meno male se gli scioperanti fossero stati i soli minatori; ma i
-vetrai, continuano i due scrittori socialisti, non erano miserabili
-e non avevano alcuna seria ragione per porsi in isciopero. Forse si
-sono esagerate le loro buone condizioni; ma ciò non pertanto esse
-erano soddisfacenti: _la maggior parte avevano una casa, dei risparmi,
-godevano di un certo comfort, erano una specie di aristocrazia nelle
-classi operaie e avrebbero dovuto rimanere estranei allo sciopero_
-(pag. 67).
-
-A Milano, a Napoli, a Firenze, nessuno dei condannati si trovò nelle
-condizioni dei saccheggiatori e degli incendiari del Belgio; ma le
-condanne non furono inferiori. Nel Belgio sembrarono enormi le condanne
-di Charleroi, da sei mesi di prigione al disotto, per oggetti rubati
-negli scioperi e ci fu uno scoppio d’indignazione perchè un Gillet fu
-condannato ad _otto giorni_ di carcere perchè trovato possessore di
-un pugnale e perchè minacciò un maggiore dell’esercito. In Italia gli
-_otto giorni_ sarebbero divenuti _otto anni_ di reclusione; e nessuno
-se ne sarebbe sorpreso!
-
-Ma la iniquità delle condanne italiane diventa spaventevole quando si
-paragonano a quelle inflitte nel Belgio agli elementi intellettuali,
-ritenuti inspiratori e promotori diretti o indiretti dei tumulti.
-Alfredo De-Fuisseaux, che col suo _Catechismo del Popolo_, vendutosi
-a molte decine di migliaia di copie, aveva certo eccitato moltissimo
-gli animi, venne condannato a _sei mesi_ di prigione dalla Corte di
-Assise di Bruxelles. Il 4 Giugno, innanzi al giurì di Gand, comparve
-E. Anseele sotto l’accusa di avere attaccato la forza delle leggi e di
-avere oltraggiato il Re per un articolo pubblicato nel _Vooruit_ nel
-quale si scongiurarono le madri di scrivere ai loro figli dell’esercito
-perchè non tirassero sugli operai in isciopero e per un discorso
-pronunziato in un comizio nel quale, volto agli operai, consigliando la
-calma, aveva detto: se voi vi esaltate, il governo non domanderebbe di
-meglio che massacrare; _e in questo giorno vi sarebbe festa al palazzo
-dell’arcivescovo di Malines ed al castello di Leopoldo II,_ =assassino
-I....= Anseele confessò di avere pronunziato queste parole a fine di
-bene e nel momento dell’eccitamento; venne assolto e condannato a _sei
-mesi_ di prigione per la prima accusa!
-
-_Sei mesi_ di prigione nel Belgio a chi afferma che il capo dello
-Stato avrebbe fatto festa per il massacro del popolo, a chi chiama
-_assassino_ il Re! li hai ben meritati i tuoi _dodici anni_ di
-reclusione, tu, Filippo Turati, che non pensasti mai d’insultare
-atrocemente il sovrano d’Italia e che profferisti parole di pace, tali
-riconosciute dai tuoi avversari!
-
-Non basta. Si assicura già che il governo prenderà l’iniziativa di una
-legge che dichiarerà nulli i voti dati ai condannati politici.
-
-E nel Belgio? Anseele, proclamato candidato in Bruxelles nell’ottobre
-1886, viene messo in libertà, affinchè possa sostenere la campagna
-elettorale..... Rientra in prigione, perchè non eletto.
-
-Le origini dello sciopero e dei successivi tumulti e gli episodi che
-li accompagnarono, i processi — tutto contribuisce a stabilire la
-maggiore gravità dei fatti del Belgio. Eppure non venne proclamato
-lo stato d’assedio, non sottratti gli accusati ai giudici legittimi,
-non proposta alcuna misura restrittiva delle libertà di stampa, di
-associazione, di riunione, non pensata alcuna diminuzione del diritto
-elettorale.
-
-Appena un mese dopo i tumulti, il 25 e il 26 Aprile, il partito
-socialista belga potè riunirsi liberamente a congresso a Gand ed una
-colossale manifestazione in favore dei condannati potè farsi in Agosto
-a Bruxelles, dove già si era esasperati perchè il borgomastro Buls —
-senza ingerenza del governo — l’aveva proibita in Giugno; e solenni
-manifestazioni, punite in Italia, come apologia di reati, si svolsero
-pacificamente in tutte le città del regno.
-
-Questo avviene nel Belgio, dove la dinastia dei Coburgo regna da
-sessant’anni appena ed è straniera e non crede di avere speciali
-benemerenze per la liberazione e per l’unificazione del paese...
-
-In Italia... in Italia, — ricordiamolo, per attenuare l’amarezza che
-suscita la reazione e l’abbiezione presente, in altri tempi non si
-procedeva come si procede al giorno d’oggi. Era maggiore il rispetto
-delle leggi, lo Statuto pareva cosa viva, vi si godeva di un _minimum_
-di libertà indispensabile in uno stato civile contemporaneo. Le radici
-delle istituzioni non erano e non potevano essere più profonde che oggi
-non siano e le scosse erano forti; ma la reazione, dopo Aspromonte,
-dopo il massacro di Torino — allora il Re licenziò il ministro che
-l’aveva consumato — dopo Mentana, dopo i tentativi insurrezionali e le
-cospirazioni del periodo 1869-71, non raggiunse mai l’intensità e la
-sfacciataggine di quella odierna.
-
-Non rievocheremo i ricordi dei tempi delle lune di miele del popolo
-collo Statuto, quando Didaco Pellegrini, eletto mentre era in prigione
-per reato politico — 2 Dicembre 1848 — venne convalidato e liberato;
-ma è bene ricordare questo episodio, che si riferisce al periodo più
-burrascoso della nostra storia. Si era nel 1867 ed a Firenze, appena
-conosciuto l’arresto di Garibaldi a Sinalunga, una dimostrazione
-imponente protesta; e protesta con intendimenti, che non ebbero mai
-i tumultuanti del 1898 nè a Milano, nè altrove; infatti si disarma il
-picchetto di Guardia nazionale a Palazzo vecchio e si saccheggiano due
-botteghe di armaiuoli; un brigadiere di P. S. viene ucciso e diciotto
-agenti feriti. Nulla seguì che possa paragonarsi alla reazione odierna.
-
-Ma il guasto odierno è immenso e nella speranza di suscitare un
-salutare risveglio, è necessario che si tracanni sino all’ultima stilla
-il fiele dei confronti storici.
-
-Faremo l’ultimo, che riuscirà amarissimo ai bigotti della monarchia
-sabauda e che farà rinnovare l’accusa sciocca di leso patriottismo
-contro chi lo pone: quello col governo borbonico — col _governo
-negazione di Dio_.
-
-Nel mezzogiorno, il popolo ha posto già il confronto; e quando certi
-movimenti della pubblica opinione esistono, il dissimularseli non
-sarebbe che una ipocrisia, una menzogna pericolosa. Il popolo ha posto
-tanto il paragone, che deve riuscire la più degradante condanna della
-presente reazione, che il poeta dialettale notissimo, Ferdinando Russo,
-la sua canzone per Piedigrotta — per la festa più popolare di Napoli,
-la festa nella quale si espande l’anima del popolo, la fa seguire dal
-ritornello: _Franceschiello, Franceschiè_....
-
-C’è chi s’indigna ed approva il sequestro di una canzonetta, che
-per bocca di un _tipo di plebeo sordidamente ignorante si aggira su
-questo ignobile tema:_ =Si stava meglio sotto il Borbone=[123]. Questa
-indignazione è del tutto inopportuna o va riserbata tutta, intera,
-contro i governanti, che hanno fatto strazio dell’Italia ed hanno reso
-possibile il paragone[124].
-
-Ma è proprio possibile questo confronto?
-
-Chi non tiene conto delle mutate condizioni psicologiche, dei
-progressi politici e intellettuali, dapertutto compiutisi, nega la
-possibilità di questi confronti, soprattutto perchè non trova oggi in
-Italia notizia di fucilazioni, che furono tanto frequenti nel regno
-delle due Sicilie. Costoro non hanno senso storico e dimenticano che
-Ferdinando II, se oggi governasse ancora a Napoli, non sarebbe quello
-di sessanta anni fa, anche senza essere stato costretto a trasformarsi
-da alcuna rivoluzione. I Borboni di Francia, rimessi sul trono dalla
-Santa Alleanza, non si sognarono mai di potere cancellare la storia
-— questa stolta idea non albergò che nella mente del Re di Sardegna
-— e non ostante gli orrori del _terrore bianco_, nei primi momenti
-della restaurazione, non credettero mai più di potere riprendere quei
-diritti assoluti che con Luigi XIV confusero lo Stato colla persona
-del Re. Dopo l’assassinio del Duca di Berry, i reazionari rovesciarono
-il Decazes chiamandolo complice di Louvel: _il principe_, dicevano,
-_è stato pugnalato da una idea liberale_. Ma fu cosa transitoria; e
-durò meno di quella stessa reazione che in termini identici accusò
-Zanardelli e Cairoli di avere armato il pugnale di Passanante. La
-ragione dei tempi s’impose, sotto la restaurazione, in guisa che
-i più convinti monarchici, che altra volta non si scandalizzarono
-delle Saint Barthelemy e delle Dragonnades, per bocca di Demarcay e
-di Casimir Perier protestarono fieramente per avere visto i dragoni
-caricare la folla inoffensiva; questa ragione dei tempi indusse anche
-i legittimisti a protestare contro la soppressione di un giornale e
-l’arresto del suo direttore Robert, rese gigante Manuel in Parlamento
-sotto la restaurazione e mentre assicura la popolarità al mordace Paul
-Louis Courier, induce i De Remusat, i Thiers a protestare in difesa
-della libertà della stampa contro le ordinanze di Luglio.
-
-Questa stessa ragione dei tempi, che comincia ad imporsi alla Russia
-e s’imporrà alla Turchia, non ostante la protezione dell’Imperatore
-di Germania, avrebbe trasformato Ferdinando II, che si sapeva Re per
-diritto divino e che nulla credeva dovesse al popolo. Che cosa avrebbe
-fatto Re Bombase il popolo, colle sue battaglie e coi suoi sacrifizî,
-lo avesse creato Re d’Italia?
-
-Un parallelo tra le condizioni odierne e quelle del regime borbonico
-non si può porre in Sicilia, nè prima del 1848. Non in Sicilia, per lo
-stesso motivo per cui delle istituzioni e della educazione politica
-inglese non se ne può giudicare vedendole alla prova in Irlanda.
-Non prima del 1848, perchè il reame di Napoli era vissuto al difuori
-delle correnti innovatrici europee e della ferocia politica era meno
-responsabile di quella identica che il governo del Regno di Sardegna
-spiegò sino a quell’epoca verso la _Giovine Italia_ o verso i liberali
-del 1821.
-
-Non possono sorprendere anche dopo il 1848 le fucilazioni ch’erano
-nei codici non solo, ma nella coscienza pubblica. Sarebbero uno
-spaventevole anacronismo oggi in Italia pei reati politici, quando la
-pena di morte è stata abolita per gli assassini comuni efferati e pei
-parricidi.
-
-Comunque, tale quale la consentivano i tempi e le istituzioni
-politiche, l’azione del governo borbonico dopo il 1848 nel continente
-napoletano non perde nel paragone con quello del governo italiano nel
-1898. Questo insegnano i fatti, che desumo dalle sorgenti più ortodosse
-per patriottismo o per italianità[125].
-
-Ricordiamo e confrontiamo. L’avvenimento più clamoroso contro i
-Borboni fu il sangue versato in Napoli il 15 Maggio 1848. Si disse
-che Ferdinando II per fare sorgere le barricate ed avere pretesto
-alla repressione, si sia servito di agenti provocatori. L’accusa trova
-oggi smentita nella _Nuova Antologia_ per bocca del Masi, e la si deve
-considerare come una calunniosa fandonia.
-
-Più interessanti sono gli episodi che si svolsero nella triste giornata
-e che la seguirono.
-
-Il 15 Maggio, in Napoli, si contavano 79 barricate vere — e non uso
-Milano — con difensori armati, che sparavano ed ammazzavano — difensori
-che nessuno potè vedere a Milano: la forza non potè acchiapparne uno
-solo!
-
-Verso le 11 e mezza i primi colpi erano tirati; alla caduta di un
-granatiere e di un capitano della guardia, il fuoco si accende ben
-nutrito. Michelangelo Ruberti fa tirare da Sant’Elmo sulla città; ma
-a polvere — i cannoni sparavano a mitraglia nelle strade di Milano.
-Un maggiore, sei ufficiali e ventuno soldati vennero uccisi; due
-colonnelli, undici ufficiali, centottantuno soldati feriti con arma da
-fuoco. Queste sono, del resto, le perdite dei soli _Svizzeri_; non vi
-sono comprese quelle della guardia reale e degli altri corpi militari.
-A Milano un solo soldato fu ucciso; e nessuno può assicurare che lo sia
-stato dai tumultuanti.
-
-Dalle perdite delle truppe si dovrebbe argomentare che a Napoli
-gl’insorti — insorti veri — abbiano dovuto avere perdite enormi;
-e Nisco calcola che i morti siano stati 500, tra cui 19 donne; ma
-l’esagerazione è evidente. Più ragionevole pare quindi la cifra che
-altri dà di 132 morti e 600 feriti tra l’una e l’altra parte. Di poco
-quindi, in una vera battaglia, sarebbero stati superati i caduti di
-Milano.
-
-D’Hervey Saint-Denis — un borbonico — afferma che durante la lotta
-nessun cittadino inoffensivo fu colpito se non a caso. A Milano quasi
-tutti gli uccisi erano cittadini inoffensivi: non ne fu trovato uno
-solo armato. Mac Farlane scriveva a lord Aberdeen che il Re avesse
-detto ad un generale che chiedeva istruzioni: _risparmiate i miei
-sudditi, fate prigionieri, non uccidete!_ Mettiamo in quarantena questa
-pietà di Re Bomba, perchè affermata da uno straniero — uno scultore —
-stipendiato dal governo borbonico; mettiamola in quarantena, quantunque
-siano numerose le prove della sincerità della pietà di Ferdinando II,
-ma c’è un atto che fa onore al tatto politico di Ferdinando II e che
-da nessuno è messo in dubbio: _800 prigionieri furono lasciati liberi
-all’indomani del 15 Maggio!_ Quest’atto non compensa la fucilazione
-dei 27 prigionieri presi coll’arma alla mano, fatta eseguire dal Conte
-d’Aquila?[126] Qui manca il termine di paragone per l’Italia... Allora
-come oggi venne proclamato lo stato di assedio; ma quanta differenza, a
-disdoro dell’Italia una, libera!
-
-Ecco il decreto del Maresciallo Labrano — il Bava Beccaris del tempo —
-se si può insultare la memoria di un uomo con questo paragone.
-
-L’art. 1 istituiva una Commissione inquirente.
-
-L’art. 2 diceva: «La Commissione ha l’incarico d’inquisire su tutti
-i reati contro la sicurezza interna dello Stato e contro l’interesse
-pubblico _che sono stati commessi dal 1º Maggio_ in poi e che si
-potranno commettere fin che dura lo stato d’assedio.
-
-Art. 3. Dopo l’inquisizione, la Commissione rimetterà gli atti alle
-_autorità ordinarie competenti a norma delle leggi di Procedura
-Penale_.
-
-Art. 4. La Commissione avrà facoltà di fare incarcerare le persone per
-misura preventiva e ritenerle in carcere _per un periodo non maggiore
-di 15 giorni,_ dopo i quali dovrà rimandarli all’autorità competente
-per farli giudicare».
-
-Dedichiamo questo decreto a coloro che commemorarono in Napoli il
-15 Maggio. In questo decreto, la retroattività era stabilita con
-data certa e non si aveva, almeno, un processo per reati commessi
-quattordici anni prima... come in Italia.
-
-Lo stato di assedio in Napoli non durò un mese: venne tolto il 14
-Giugno 1848. Ma un mese di stato di assedio intensamente applicato in
-Napoli avrebbe potuto valere ai servizi della reazione quanto i quattro
-mesi di Milano. Adagio, non calunniamo... i borboni.
-
-Si potrebbe pensare che durante lo stato di assedio siano stati
-arrestati e processati tutti i liberali — almeno i capi più noti —
-punita qualunque manifestazione sovversiva; — così almeno si è fatto
-in Italia. Nulla di tutto ciò. A Napoli avvennero cose addirittura
-sbalorditive.
-
-A Napoli la _Gazzetta Ufficiale_ pubblicava la lista di sottoscrizione
-in favore... dei liberati dal carcere politico. A Napoli il tenente
-De Sauget — morto generale del Regno d’Italia — e il tenente di
-artiglieria Bellelli rifiutarono le onorificenze date loro per la
-repessione dei moti rivoluzionarï... e non furono molestati[127]. A
-Napoli si trovò un Procuratore del Re, De Horatiis, che rifiutossi di
-sottoscrivere l’ordine di arresto per Silvio Spaventa. Mancano i fatti
-analoghi nell’Italia nuova e libera.
-
-A Napoli — caso ancora più sbalorditivo — furono imputate 321 persone
-immediatamente dopo il 15 Maggio; ma solo contro 59 arrestati e 11
-contumaci continuò il processo. I capi, i veri promotori del movimento,
-liberali del resto, non vennero arrestati durante lo stato di assedio —
-pare impossibile a chi ricorda i recentissimi casi nostri. Ferdinando
-II, l’odiato e odioso _Re Bomba_, non voleva abusare della vittoria;
-non ne abusò sino a quando non ricominciarono le manifestazioni
-rivoluzionarie e le cospirazioni. Occhio alle date. Il primo arresto
-pel processo cosidetto dell’_unità italiana_, nella persona di Nicola
-Nisco, avveniva in Novembre del 1848; Silvio Spaventa venne arrestato
-il 13 Marzo, Settembrini il 23 Giugno, Poerio il 19 luglio, Scialoia
-il 26 Settembre 1849... Un anno e più mesi dopo le barricate di Maggio!
-Forse il processo non sarebbe continuato se altri gravi avvenimenti non
-avessero allarmato il Re; il 16 Settembre 1849 un gruppo di liberali
-volle turbare la benedizione data dal Papa dalla terrazza del Palazzo
-Reale, gettando delle vipere; e Faucitano veniva arrestato colle vesti
-abbruciate e le mani annerite per una bomba, che gli scoppiava in
-tasca.
-
-E come condotti i processi sotto i borboni! Durò otto mesi il processo
-cosidetto dei 42; si svolse innanzi ai magistrati ordinari; i migliori
-avvocati difesero gl’imputati[128]. Gli storici liberali deplorano
-che si sia prestata fede alle deposizioni dei birri del tempo e che si
-siano istruiti i processi in base a denunzie anonime.... Sappiamo ciò
-ch’è avvenuto in Italia![129].
-
-Le condanne? Severe: tra le quali sette di morte, tutte commutate, nel
-solo processo dei 59.
-
-C’è ancora una statistica più eloquente: quella delle condanne. Mariano
-D’Ayola, vittima dei borboni, assicura che dal 1815 al 1856, sotto
-il _governo negazione di Dio_, ci furono 2067 condanne politiche — in
-_quarant’uno anni!_[130] In Italia, in _pochi mesi_, i soli Tribunali
-militari di Napoli, Firenze e Milano ne condannarono circa 2500!! E
-non si aggiungono le condanne dei Tribunali ordinari in tutto il resto
-d’Italia.
-
-Un ultimo confronto: Il trattamento dei detenuti politici. Il governo
-borbonico si disonorò trattandoli come i detenuti comuni; questo
-trattamento suscitò l’indignazione di Gladstone. Ma che cosa fa di
-diverso il governo italiano? Fa qualche cosa di peggio: non concede
-ai socialisti e ai repubblicani — anche deputati — quella libertà
-di studio concessa da Ferdinando IIº alle sue vittime: Settembrini
-traduceva in carcere le opere di Luciano ed a Spaventa si permettevano
-libri che per quei tempi erano rivoluzionari[131].
-
-Tivaroni, sdegnoso, protesta perchè si rasero barba e capelli ai
-detenuti politici e fossero stati condannati come rei comuni sotto il
-borbone; e dice che a quarant’anni di distanza, certe cose sembrano
-impossibili. Che diranno i posteri, per lo stesso trattamento fatto
-subire a Barbato, a De Andreis, a De Felice, a Turati, a Romussi, a
-Chiesi?
-
-Non lo sappiamo. Sappiamo ciò che pensano i contemporanei — tra i
-popoli civili e liberi. E sappiamo che l’associazione dei giornalisti
-inglesi si è rivolta al Re, invocando un trattamento umano; e
-che questo intervento degli stessi giornalisti inglesi, cui sono
-associati quelli del Belgio, fa discendere l’Italia a livello della
-Turchia; sappiamo che _Ouida_ in Inghilterra, Mead negli Stati Uniti
-hanno rievocato il giudizio di Gladstone e lo proclamano a maggior
-ragione meritato dal governo italiano. Il Mead, anzi, vorrebbe che
-l’ambasciatore degli Stati Uniti protestasse ufficialmente in nome
-della lesa umanità. Sappiamo, dunque, che _il libero_ regime italiano
-viene giudicato alla pari del _dispotico_ regime dei Borboni[132].
-
-Tutto questo è grave e pericoloso sia per l’Italia che per le sue
-istituzioni. Credono alcuni, stoltamente, che a garanzia delle medesime
-stia l’esercito; ma anche i Borboni pensavano lo stesso: fu proprio
-Silvio Spaventa a constatare, che tutte le cure del governo _negazione
-di Dio_ erano state rivolte all’esercito e che la reazione che li aveva
-separati dalla parte morale e intelligente della popolazione, li aveva
-gettati nelle braccia dei militari. Ma l’esercito non li salvò.
-
-Il Tivaroni, chiudendo il suo studio sul regime borbonico, ricordati
-i processi, le condanne e i mali trattamenti fatti subire ai detenuti
-politici, osserva: «con tali mezzi la dinastia borbonica scavava con le
-sue mani la propria tomba».
-
-Che la dinastia savoiarda possa finire in ugual modo nessuno crede;
-— _honny soit qui mal y pense!_ — ma è innegabile che alcuni suoi
-consiglieri mettono dell’impegno per rovinarla. Dopo tutto, se la
-reazione durerà, sarà la prima volta nella storia, che essa avrà
-salvato una istituzione ed una dinastia.
-
-Le lezioni della storia, però, non devono essere rammentate soltanto
-ai conservatori ed agli uomini dell’ordine. La storia insegna pure:
-«che il quarantotto italiano, compiuto poi nel sessanta, non fu
-neppure politico, fu strettamente nazionale e meschinamente unitario
-e dinastico. L’Italia attende ancora il suo quarantotto politico, che
-le dia le condizioni essenziali della vita moderna e le permetta di
-studiare il passo sulla via già percorsa dalle nazioni sorelle».
-
-Questo insegnamento dovrebbero ricordare tutti i democratici italiani;
-e non dovrebbero dimenticare un solo istante soprattutto i socialisti
-italiani, che la pacifica ed onesta voluzione economica da loro
-vagheggiata non sarà possibile senza la preliminare conquista della
-libertà politica. L’ammonimento viene a loro da Filippo Turati; ma se
-la voce eloquente del recluso di Pallanza non potesse essere ascoltata,
-dovrebbe essere inesorabilmente ascoltata quella che vien fuori dagli
-ultimi tumulti, che somministrarono il pretesto alla presente reazione.
-
-
-
-
-DELLO STESSO AUTORE
-
-
- =La libertà e la quistione sociale=. Milano 1879 (_Esaurito_).
- =La repubblica e le guerre civili=. Firenze 1882 (_Esaurito_).
- =Le Istituzioni Municipali=. Catania 1883 L. 3,00
- =La delinquenza della Sicilia=. Palermo 1885.
- (_In preparazione la seconda edizione_).
- =L’alcoolismo: sue conseguenze morali e sue
- cause=. Catania 1887 » 3,00
- =Oscillations thermometriques et delicts contre les
- personnes=. Lyon 1887 » 1,00
- =Corruzione politica=. Catania 1888 (_Esaurita
- la prima e seconda edizione_).
- =La Sociologia Criminale=. 2 grossi vol.
- Catania 1889 » 13,00
- =Ire e spropositi di Cesare Lombroso=. Catania 1890 » 1,25
- =La politica coloniale=. Seconda ediz. Palermo 1892 » 3,50
- =La difesa nazionale e le economie militari=.
- Catania » 1,00
- =Banche e Parlamento=. Milano 1893 » 2,00
- =In Sicilia=. Roma 1894 » 1,00
- =Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause=.
- Palermo » 2,00
- =Consule Crispi=. Palermo 1895 » 1,25
-
-
-
-
-PUBBLICAZIONI
-
-DELLA SOCIETÀ EDITRICE LOMBARDA
-
-
- =Felice Cavallotti nella vita e nelle opere= IX ediz. L. 2,50
- BJÖRNSON =Il Re= (traduzione di F. Fontana) » 2, —
- M. MAZZOLANI =Via Trita= — Versi — » 3, —
- FR. CHIESA =Preludio= — Versi — (_con 19 illustr._) » 5, —
- T. PEYRANI =Verità e ignoranza= (_studio critico sulle
- credenze religiose_) » 2, —
- DARIO PAPA =Viaggi= (III edizione 500 pag.) » 3, —
- F. FONTANA =Poesie Vecchie e nuove= (III edizione
- 500 pagine) » 2,50
- » =Viaggi in Europa, in America, in
- Africa= (III edizione 500 pagine) » 3, —
- » =La Polpetta del Re= (_illustrazioni di
- L. Conconi_) » —,50
- G. VENANZIO =Giovani= (Goliardica) » 3, —
-
- L’ITALIA FEMMINILE
- GIORNALE SETTIMANALE
- _Mode, Lavori femminili, Letteratura_
- _Questioni del giorno, Attualità, Varietà_
- Abbonamento annuo L. 5.
- Un numero separato Centesimi 10
-
- Lodi. — Tip. E. Wilmant, 1898
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] (_Gli avvenimenti di Sicilia._ R. Sandron. Palermo 1894, pag. 505 a
-808).
-
-[2] La riforma tributaria fu iniziata nel 1842. Fece un passo
-gigantesco, mercè l’efficacissima cooperazione di Gladstone, nel
-1845-46. Fu, si può dire, condotta a termine dal solo Gladstone nel
-1853 e nel 1860. Sulla riforma tributaria inglese sono da leggere vari
-eccellenti articoli pubblicati dal Prof. Ricca Salerno nella _Nuova
-Antologia_ ed uno del Conigliani (_Gladstone e la finanza inglese_)
-nella _Riforma Sociale_ del 15 Luglio 1898. Sul movimento _cartista_,
-coloro che vogliono averne piena conoscenza, potranno leggere le opere
-di Henriet Martineau, di Molesworth, di Justin M’Carthy. Un’idea chiara
-l’avranno dallo scritto vivace, quasi drammatico, di Paolo Valera:
-_L’insurrezione Chartista in Inghilterra_, con Proemio di Filippo
-Turati. (Milano 1895, presso la _Critica Sociale_). Paolo Valera, nella
-cella del reclusorio di Finalborgo, potrà meditare sulla differenza
-tra l’Italia e l’Inghilterra, ch’egli aveva studiata ed esposta
-senza sospettare, che doveva poco tempo dopo averne la dolorosa prova
-personale.
-
-[3] Sul _Picketing_ si riscontrino gli accenni del mio opuscolo: _La
-grande battaglia del lavoro_. Per più ampie notizie sulla importanza
-delle leggi del 1870 e 1875 e sulla riconosciuta consuetudine del
-_Picketing_ che ne risultò, si leggano: Howell: _Le passé et l’avenir
-des Trades Unions_; Coniugi Webb: _Histoire du Trade Unionisme_; K.
-Lavolléc: _Les classes ouvrières d’Europe_, Vol. III, _Angleterre_.
-
-[4] Mi sia permesso ricordare che queste idee svolsi sommariamente nel
-1879 in un opuscolo: _La questione sociale e la libertà._ (Milano;
-Tipografia Gattinoni) Lo ricordo non per vanità, ma per convincere
-il lettore che non per comodità polemica suggeritami dagli altri
-avvenimenti ricorro a certi confronti; sibbene perchè gl’insegnamenti
-che ne scaturiscono formano parte integrale del mio patrimonio
-intellettuale senza alcuna subordinazione od opportunismo politico di
-sorta.
-
-[5] La diversità di queste manifestazioni ho illustrato in: _Mouvements
-sociaux en Italie._ Parigi 1898. Presso la _Rivista Popolare._ L. 1.
-
-[6] Ho raccolto molte date e molte cifre da vari giornali d’Italia e
-con particolarità dal _Secolo_ di Milano e dalla _Tribuna_ di Roma che
-ebbero il più largo servizio telegrafico ed epistolare dalle provincie.
-
-[7] Il _Corriere della Sera_ annunziò che ciò che stampava
-_naturalmente_ era sottoposto alla revisione del Regio Commissario
-Straordinario. _I Tribunali, Giornale di cronaca e di critica
-giudiziaria_, non poche volte negli appositi _supplementi_ ha degli
-spazi bianchi, che rappresentavano i brani soppressi del resoconto
-stenografico. C’è una soppressione nel dodicesimo processo pei fatti
-di Sesto S. Giovanni; ma sono quattro nel tredicesimo per le barricate
-di Porta Venezia. In questo processo venne soppresso anche un brano
-della requisitoria dell’avvocato fiscale.... Per la narrazione mi sono
-servito dei giornali locali — con particolarità del _Corriere della
-Sera_ — e di memorie fattemi pervenire da testimoni oculari.
-
-[8] Un caso identico a quello del 6 Maggio si ripetè a Milano nella
-stessa via Napo Torriani quattro mesi dopo; ma non si venne alle
-fucilate perchè la polizia fu più prudente.
-
-[9] La figura del Questore Minozzi si avrà intera da questa risposta
-data da lui nell’Udienza del 28 Luglio innanzi al Tribunale militare.
-_Presidente:_ È vero che disse al Turati «_quando c’è lei non succedono
-disordini_»?
-
-_Questore Minozzi:_ Sì, perchè egli sa contenersi molto bene nei
-discorsi, è padrone delle parole, ha molta influenza sulle masse
-operaie e _quando vuole non succede niente; ma se non vuole sa
-incitare, per il che, se avvengono tumulti_, =è perchè egli li ha
-voluti=.
-
-Superflui i commenti alla insinuazione loiolesca.
-
-[10] Ho l’elenco nominativo di questi casi. Non lo pubblico per motivi
-facili ad immaginare.
-
-[11] Il sig. Stillman — l’uomo nefasto che per venti anni ha falsato
-l’opinione pubblica d’Inghilterra sulle cose d’Italia, per mezzo delle
-sue corrispondenze al _Times_ — ritiratosi in America ha avuto il
-coraggio di scrivere al _Transcript_ di Boston che i moti d’Italia non
-furono determinati dalla fame, ma da una cospirazione repubblicana,
-i cui capi erano al servizio del Papa e della Francia.... La buona
-e gentile vedova di Dario Papa, Fidelia Dinsmore, ha smascherato
-l’indegno calunniatore.
-
-[12] La _Perseveranza_ ed altri giornali reazionari sperano di poter
-giustificare le eccessive misure repressive e la reazione bestiale
-colle relazioni, che ha promesso di pubblicare il governo. È bene si
-sappia che tali documenti, come tutti i documenti ufficiali, saranno
-compilati _ad usum delphini_: conterranno tutto, meno la verità e lo
-ha confessato coll’abituale franchezza il generale Pelloux. Egli in
-Senato, rispondendo al senatore Cannizzaro, dichiarò che pubblicherà
-una relazione sugli ultimi fatti, ma soggiunse che _non si può
-tutto dire al pubblico perchè certe cose è bene che il pubblico non
-le sappia_. Il soldato così prometteva lealmente... di non dire la
-verità... Per la Storia è bene aggiungere che in questa condotta venne
-incoraggiato dall’onor. Saracco con le seguenti dichiarazioni che gli
-fruttarono la Presidenza del Senato:
-
-«Il ministero dell’Interno vedrà quello che si può dire e quello che
-non si può dire sui moti di Milano e di altri paesi dove fu mestieri
-ricorrere alla repressione.
-
-«Egli farà, probabilmente, come fanno i ministri degli affari esteri,
-preparerà cioè il suo libro verde, giallo o nero, ma dirà solo quanto
-conviene si dica, e nulla più.
-
-«Se domani il ministro degli interni, d’accordo coi suoi colleghi,
-presentasse una relazione dalla quale risultasse che i moti dello
-scorso maggio si spiegano in molta parte col disagio economico, pare
-a me che farebbe opera non solamente vana, ma insana, se non sapesse
-di poter presentare contemporaneamente i provvedimenti più acconci
-per migliorare questa disgraziata situazione che fu cagione o pretesto
-delle sommosse».
-
-Se abbia accettati i consigli e come li abbia messi in esecuzione,
-vedrassi, dal rapporto del Generale Bava di cui si farà parola più
-innanzi.
-
-[13] Per completare le notizie sulla natura dei fatti che determinarono
-la proclamazione dello Stato di assedio in Toscana, aggiungo
-che la _Gioventù monarchica_ portò una vivace protesta contro il
-contegno provocante della questura di Firenze il giorno 7 maggio al
-_Fieramosca_. Questo — giornale monarchico e temperato — scrisse che
-_sarebbe bastata una buona annaffiata per spazzar via la ragazzaglia
-che si abbandonò ai tumulti_.
-
-[14] La _Perseveranza_, del giorno 9 Maggio, ad esempio, denunzia
-formalmente _La Brianza lavoratrice_; dice cosa iniqua il non
-sequestrarla. Dopo avere dato precise indicazioni al Procuratore del
-Re, si compiacque in un numero successivo che fossero stati esauditi
-i suoi desideri. Dei singoli privati la stessa _Perseveranza_ scrisse
-in guisa che la _Lega Lombarda_ ebbe a parlare di _delazioni_. Il
-giornale milanese prese gusto al mestiere e denunziò pel sequestro
-_L’Italia Nuova_ di Lugano, il _Dovere_ e la _Rivista popolare_
-di Roma. Un trafiletto della cronaca del _Corriere della Sera_ sul
-linguaggio dell’_Italia del Popolo_ del giorno 6 Maggio, parve una
-denunzia per la soppressione avvenuta immediatamente dopo. Parecchi
-giornali accolsero e commentarono quel trafiletto come vera denuncia.
-Quando il commento venne riprodotto nella _Rivista popolare_, il
-_Corriere della Sera_ protestò energicamente. In quella protesta sta
-la più severa condanna dell’atto in sè e della _Perseveranza_ che
-l’ha ripetuto. Sento il dovere altresì di scindere le responsabilità
-nel parlare dei conservatori lombardi. Una parte di essi inflisse il
-biasimo più severo alla condotta dei reazionari. La lettera aperta di
-Torelli-Viollier a Luigi Roux (_Stampa_ di Torino 1898, N. 163) rimane
-un documento schiacciante contro gli ubbriachi reazionari di Milano.
-La parte giovane e sinceramente conservatrice della Lombardia fece
-sentire più volte la sua voce anche durante lo stato di assedio, per
-mezzo dell’_Idea liberale_ di Milano. Ma tutta l’amarezza dell’animo
-per lo strazio dello Statuto, della legge e della libertà, detta
-rivista la manifestò appena potè sentirsi liberata dalla cappa di
-piombo del generale Bava Beccaris, con una lettera aperta del direttore
-G. Borelli indirizzata a me (N. del 15 Settembre 1897). Anche tale
-lettera suona condanna severissima dello stato di assedio e dell’opera
-compiuta dai reazionari. La voce del Torelli-Viollier e del Borelli
-hanno eccezionale importanza perchè è quella di due monarchici e per
-soprassello moderati, che conoscono gli uomini e gli avvenimenti del
-loro paese. Il Borelli e l’_Idea liberale_ si possono considerare come
-la espressione dei sentimenti del _Circolo Popolare_ di cui il profugo,
-che citerò più innanzi, scrive che è un gruppo _quasi repubblicano per
-la monarchia e troppo monarchico ancora per la repubblica_ e che perciò
-non potè fare molta strada.
-
-[15] _Per la verità_. Appunti sullo stato di assedio a Firenze del
-Comm. *** — Firenze, Settembre 1898. pag. 6 e 7.
-
-[16] _La sommossa di Milano_ — Note di un profugo — Ginevra 1898, pag.
-13 a 29.
-
-[17] _Note di un profugo_, pag. 29. Il _profugo_ è il Professore Ettore
-Ciocotti.
-
-[18] _Lo stato romano dall’anno 1815 al 1850_ — Firenze — Le Monnier,
-1853 — Vol. I, pag. 11.
-
-[19] L’ordine del giorno votato dal Consiglio Comunale di Milano su
-proposta del Senatore Negri venne votato per alzata e seduta. Tutti si
-alzarono ad eccezione dei consiglieri Majno, Angiolini e Carabelli.
-
-[20] Discorso pronunciato alla Camera dai Deputati sul Disegno di legge
-per l’ordinamento dell’esercito nella tornata del 5 maggio 1897. A
-proposito di onorificenze si ricordi la polemica sollevata da Massuero
-— convintissimo monarchico — colla notizia pubblicata sulla punizione
-grave — la messa in disponibilità — inflitta al colonnello Crotti
-per avere rifiutato qualsiasi onorificenza agli ufficiali del proprio
-reggimento. La motivazione del rifiuto era elevata: da soldato che ama
-il proprio paese. L’_Esercito_ smentì fiaccamente; ma seguitando la
-polemica potè anche sapersi che chi propose la punizione sia stato il
-Generale Pallavicini, forse quello che diresse il fuoco ad Aspromonte
-contro Garibaldi. Se è lui, si vede che invecchiando non ha mutato
-natura.
-
-[21] Molti monarchici protestarono contro le pazzesche manifestazioni
-di riconoscenza all’esercito; nobilmente il prof. Nitti nella _Riforma
-Sociale._ L’aberrazione dei civili fa comprendere perchè, ubriacatisi
-di lodi, abbiano perduto la testa i militari. Un capitano Ranzi,
-nei servizi resi dall’esercito nel 1898 trovò la giustificazione
-del militarismo e l’occasione per attaccare aspramente Guglielmo
-Ferrero per le sue brillanti conferenze contro la guerra e contro il
-militarismo — riunite in volume e pubblicate da Treves — alle quali,
-quasi, si attribuivano i tumulti. Ferrero rispose con un magistrale
-articolo nella _Vita Internazionale_ di Milano (Novembre 1898) mettendo
-in evidenza la poca consistenza delle virtù dei nostri ufficiali.
-
-[22] Nella seduta del Consiglio Comunale di Milano del 22 agosto
-1898, venuta in discussione la trasformazione dello Statuto
-dell’_Umanitaria_, il consigliere De Herra adoperò frasi scottanti
-contro il colpo di mano dei moderati, che trassero profitto dello stato
-di assedio per impadronirsene. L’amministrazione, anche sotto lo stato
-di assedio, impose la nuova cinta daziaria. Ci fu chi volle assicurare
-il _maximum_ della impopolarità alla setta, proponendo il collocamento
-sulla piazza all’uopo destinata della statua di Napoleone III, nascosta
-da tanti anni nell’atrio del palazzo del Senato dove la confinò la
-volontà dei cittadini.
-
-[23] Basta leggere l’ultimo numero del _Secolo_ (7-8 maggio)
-pubblicatosi sotto il regime della sciabola per convincersi della
-brutalità della misura presa dal Regio Commissario in odio non dei
-repubblicani e dei socialisti, ma dei semplici democratici. In quel
-numero, in prima pagina, si parla, è vero, con parole severe del
-cinquantenario dello Statuto, che doveva celebrarsi l’indomani in
-Torino; ma le sue parole erano più moderate di quelle di molti altri
-giornali che non furono neppure sequestrati. In terza pagina poi,
-a proposito dei tumulti del giorno precedente, c’era un appello
-che incitava i cittadini alla calma che avrebbe potuto scrivere e
-sottoscrivere qualunque uomo d’ordine. Nè si dica che la paura od il
-senso dell’opportunità abbiano suggerito tale linguaggio: in parecchie
-altre occasioni — e particolarmente nel 1886 all’epoca dei tumulti
-provocati dai moderati pel dazio municipale sul pane — il _Secolo_ non
-usò termini diversi.
-
-[24] Sino a pochi giorni dopo i tumulti di Milano, faceva pena ad
-ascoltare i discorsi reazionari fierissimi che tenevano nei corridoi
-di Montecitorio alcuni deputati ritenuti veramente liberali. La verità
-sui pericoli corsi dalle _istituzioni_ e dalla _civiltà_ non era
-ancora conosciuta. Uno studio particolare meriterebbe l’attitudine
-dei vari giornali liberali, in generale disenzienti dai deputati delle
-rispettive regioni, dal quale risulterebbe la poca influenza esercitata
-dalla stampa nel creare le correnti della opinione pubblica. I giornali
-più ferocemente reazionari si sono affermati in Lombardia, nell’Emilia,
-nel Veneto, ecc., mentre si può dire che mancano in Sicilia e nel
-mezzogiorno: ivi manca il pericolo democratico.
-
-[25] Un giornale pubblicò una notizia degna di fare la compagnia, se
-vera, con questo sequestro: alla Biblioteca Marucelliana non si danno
-più in lettura per ordine superiore i libri socialisti; ad un prete fu
-negato il _Capitale_ di Marx.
-
-[26] In fatto di sequestri va rilevata la vera anarchia nei criteri
-dei magistrati. Si sequestra in una città ciò che venne liberamente
-pubblicato altrove. Si sequestra a Varese un articolo di _Vamba_ non
-sequestrato in Roma. Più tipico il caso mio e della _Rivista popolare_.
-Si sequestrò _la Valtellina_ di Sondrio perchè aveva riprodotto un
-articolo mio non sequestrato in Roma quando comparve sulla _Rivista
-popolare_. Si fa il processo; vengo regolarmente interrogato dal
-giudice istruttore come autore dell’articolo; ma all’ultima ora si
-lascia in pace me e si condanna dal Tribunale di Sondrio il povero
-gerente della _Valtellina_.... Nell’articolo si faceva l’apologia....
-della monarchia inglese! Quegli ottimi magistrati nel parallelo che
-ogni lettore poteva fare videro una offesa alla monarchia italiana.
-
-[27] _La liberté economiques et les evenements d’Italie._ Lausanne
-1898. p. 5. Il Pareto narra questo edificante episodio accaduto a
-Sulmona. Un meccanico ferroviere va dal barbiere e si fa radere
-quando viene il suo turno. Aveva dimenticato che in forza della
-militarizzazione dei ferrovieri egli non era che un sergente. Un
-capitano di fanteria arrivato dopo di lui lo mise agli arresti perchè
-non aveva ceduto il posto al superiore. Numerosi altri casi consimili
-si sono verificati in ogni parte del regno.
-
-[28] PARETO, pag. 8. Nella _Grande battaglia del lavoro_ (Roma 1898)
-ha stigmatizzato questa sleale concorrenza che il governo fa fare
-dai soldati ai lavoratori a vantaggio dei proprietari. In Lombardia i
-soldati furono anche adibiti per mungere le vacche.
-
-[29] Il reato massimo che somministrò il pretesto per la destituzione
-del Prof. Gottardi fu il suo opuscolo: _La boie_ scritto in dialetto
-e nel quale così riassume il catechismo socialista: «Amé i vostri
-bambini, le vostre done, i vostri veci. Per esser socialisti bisogna
-esser boni. Bisogna sentirse capaci de amar tuti, de no odiar
-nessuno, altro che el mal». I tre maestri di Milano puniti avevano
-rispettivamente 19, 23 e 29 anni di servizio. Lina Malnati, una delle
-punite, mandò al Secolo questa nobile lettera.
-
- «Agli onesti giornali che han difesa la causa dei maestri
- socialisti, il mio ringraziamento speciale.
-
- «Ventitrè anni e mezzo di onorato servizio — la scrupolosa cura
- di non portare le mie idee politico-sociali nel sereno ambiente
- della scuola, non valsero a salvarmi dalla condanna pel delitto
- di pensare a modo mio, fuori di scuola. Chino la testa innanzi
- all’ingiusto provvedimento, ma rialzo l’anima nella quale mi riposa
- tanta altarezza e tanta dignità, da soffocarvi ogni sentimento di
- rancore o di rivolta. Mi vien tal luce dalla coscienza, che basta
- essa sola a confortarmi nell’immenso dolore di dover dare un addio
- alla mia scuola.
-
- _Dev._ LINDA MALNATI.
-
-[30] Ho esaminato la questione della legalità dello Stato d’assedio e
-dei Tribunali militari altrove (_Gli avvenimenti di Sicilia e le loro
-cause_. Palermo, Remo Sandron 1895, Cap. XXI). La grave controversia
-più volte si è dibattuta in Parlamento e venne esaminata con rara
-perspicuità dalla Commissione per l’Esame delle questioni legali
-riguardanti la difesa davanti ai Tribunali di Guerra (Agrati, Alberti,
-Ferrari, Majno e Valdata) nominata dall’_Associazione Lombarda dei
-Giornalisti_ (Milano Tipografia Nazionale di V. Romperti 1898).
-L’onor. Avv. Carlo Altobelli riassunse brillantemente le ragioni
-giuridiche costituzionali, che stanno contro lo Stato di Assedio e
-contro i Tribunali di Guerra iniziando la difesa dei giornalisti e dei
-deputati condannati in Milano davanti alla Suprema Corte di Cassazione
-del Regno. L’indole di questo lavoro non si presta a svolgere questo
-argomento, ripetendo del resto scuse e difese notissime. Qui mi limito
-ad esporre qual’è stata l’opera dei Tribunali militari in occasione dei
-tumulti di Aprile e Maggio 1898.
-
-[31] _Don Chisciotte_ (15 Luglio 1898) infatti ironicamente denunziò il
-colonnello Siacci come un _nuovo pericoloso_ pel discorso _sovversivo_
-pronunziato in Senato. A quando l’ammonizione?
-
-[32] Resoconto ufficiale della Seduta del Senato del 13 Luglio 1898.
-
-[33] Essendo passati alla storia il documento _firmatissimo_ e
-il _trattato di Bisacquino_, non si può sottrarre alla storia il
-documento _Speranza 333_ che fu spedito da Firenze a Turati il 7 Maggio
-coll’ambulante Firenze-Milano. Eccolo nella sua integrità:
-
-V. V. è stato impossibile spedire. = (per 000) si è tentato farlo
-Rifredi, Sesto inutilmente. Bicchi non ricevendo 000 combinato
-Romussi (=|=) tornossene a Livorno dove aveva trattato V per 000 poco
-fino Genova dove Zandrino avrebbe provveduto per Alessandria dove
-di qui partito per Villavecchia avrebbe condotto Milano aggiungendo
-racimolato locale. Avverto che 17 sono stati consegnati solo 270
-non essendo pronti gli altri 329. Però Bicchi assicurami che entro
-domani radunerà 000 manderà li Ciotti Blasi i quali hanno precise
-istruzioni farmi recapitare non per = ma per (= =). Appena effettuata
-||| da Genova Zandrino spediravvi bolletta dichiarata 10 sottosuolo
-rimanenti 17 complemento. Bicchi operato miracoli. Sesto, Figline,
-Prato hanno corrisposto ultimo momento Δ messi sospetto non mandarono
-più rinforzi, modo Firenze rimasero molti 17. Però non dubitate 237-471
-alacremente provvedete 000 anche da Pavia. Doveva andare Bicchi = senza
-spesa; stima però prudente non muoversi aspettando notizie. Blasi non
-corrisponde....
-
-[34] In diritto romano si scusa l’_ignorantia juris_ ai minorenni, alle
-donne, ai rustici.... ed ai soldati. Ah, quei romani!....
-
-[35] Non raccolgo la voce corsa di ufficiali puniti per avere fatto
-delle difese troppo buone, sebbene la trovi riprodotta da vari
-giornali. Mi sembra inverosimile la cosa. Tale voce corse pure pei
-processi di Palermo nel 1894; ed era insussistente.
-
-[36] Walter Mocchi: _La cosa giudicata_. Nella _Rivista popolare_.
-Anno IV, N. 8. Francesco Giarelli nel Caffaro di Genova ha confermato
-la narrazione di Mocchi. L’uno e l’altro assistettero alle udienze del
-Tribunale di Napoli.
-
-[37] Il caso della Marone ha sollevato un grido d’indignazione nella
-stampa di ogni colore, anche devota alle istituzioni (_Tribuna, Don
-Chisciotte, Mattino, Roma, Corriere de Napoli,_ ecc.). Ma quanti altri
-più enormi non ve ne sono?
-
-[38] Il _Corriere della Sera_ (N. 127 del 1898) con profetica
-incoscienza scriveva, prima che incominciassero i processi:
-
-«Alessandro Manzoni, dall’alto del suo piedestallo a San Fedele, pareva
-guardasse tutto quel tramestìo con aria mesta e dicesse: È in questo
-modo che i Milanesi hanno pensato di commemorare il venticinquesimo
-anniversario della mia morte?»
-
-E chi guardava il Manzoni, pensava che il mondo più cambia e più è
-la stessa cosa; perchè i subbugli di questi giorni egli li aveva già
-descritti nel suo romanzo, sino nelle più minute circostanze; perchè di
-ogni arrestato un po’ conosciuto dice quello che il mercante bergamasco
-diceva di Renzo: «_Si sa di sicuro che le lettere son rimaste in mano
-della giustizia, e che c’è descritta tutta la cabala; e si dice che vi
-anderà di mezzo molta gente_».
-
-Oh! se c’è andata di mezzo _molta gente!_ I tempi di Renzo Tramaglino
-impallidiscono rispetto a quelli nostri.
-
-[39] _Per la verità._ Appunti sullo Stato di assedio a Firenze del
-Comm. *** Firenze — Settembre 1898, pag. 75.
-
-[40] Va rilevato con particolarità il linguaggio della _Perseveranza_,
-perchè esso rispecchia il pensiero della frazione del partito
-conservatore lombardo, che ha in mano il Municipio di Milano ed altre
-importanti istituzioni locali e che, pur troppo! esercitò poderosa
-influenza sulle dissennate misure del governo centrale.
-
-[41] È bene che si abbia un’idea dei reati attribuiti dalla questura
-nei suoi rapporti e nelle deposizioni dei suoi rappresentanti e
-delle prove addotte contro i repubblicani e contro i socialisti. Nel
-rapporto della Questura si ascrive a colpa del partito repubblicano
-la _chiesta abolizione del dazio sulle farine e la diminuzione
-delle spese militari_... (Povero Czar se capiti tra le unghie del
-Questore Minozzi!) Sempre secondo la Questura il partito socialista
-commise queste scelleratezze: _fece propaganda, ricevette aiuto
-dallo straniero... negli scioperi organizzò associazioni... di arti e
-mestieri e leghe di resistenza, portò suoi candidati anche nei collegi
-nei quali non avevano probabilità di riuscire_.... Alla Koulicioff
-— questa iniqua che volle sfuggire la galera russa per assaporare le
-delizie della reclusione italiana — si rimproverarono le conferenze sul
-miglioramento igienico ed economico delle donne. Tutti questi reati e
-queste prove furono trasportati di sana pianta negli atti di accusa e
-nelle requisitorie dell’avvocato fiscale che il 21 Giugno affermava
-_avere raggiunta la prova di una organizzazione solida e completa_.
-Nell’atto di accusa contro i giornalisti, il Bacci, che non trovò modo
-di far condannare il Barattieri, affermò che Milano era stata scelta
-come centro della rivoluzione poichè per la sua _posizione geografica_
-poteva più facilmente isolarsi dal rimanente del regno onde impedire
-l’arrivo di altra truppa.... perchè quivi più sollecito sarebbe stato
-il soccorso già _preparato ed organizzato_ dei fuorusciti italiani
-residenti in Isvizzera. Disse che i tumulti furono fatti sorgere nei
-piccoli centri allo scopo di attrarvi le truppe, sguarnire le città e
-tentarvi un colpo di mano. Concludeva che _tutti_ i moti d’Italia non
-furono che la conseguenza di una lunga preparazione diretta all’unico
-scopo di mutare gli ordini politico-sociali.... Queste temerarie
-affermazioni che fruttarono secoli di galera, non meritano l’onore
-della discussione. Fanno fede della ignoranza fenomenale degli avvocati
-fiscali. Oh! se aveva ragione il senatore Siacci ad invocare la riforma
-dei Tribunali militari! Ciò s’impone nell’interesse dello stesso
-esercito.
-
-[42] Carlo Romussi, dal cellulare di Milano, il 22 Agosto 1898 diresse
-una nobile lettera all’_Associazione fra i giornalisti lombardi_ e
-ponevale questi tre quesiti:
-
-1. — Se si può chiamare responsabile un giornale ed il suo direttore
-di fatti che accadono nella città dove il giornale si stampa e che il
-giornale stesso sconsiglia e biasima.
-
-2. — Se giuridicamente si possa prendere il complesso di una serie di
-articoli rappresentanti l’opera giornalistica di un uomo, e portarlo
-contro di lui come titolo di accusa, dato l’ordinamento nostro per il
-quale funziona un procuratore generale, incaricato di controllare volta
-per volta ogni singola pubblicazione.
-
-3. — Se non sia da chiedere al Parlamento che le accuse di reati
-commessi per mezzo della stampa siano in ogni tempo sottratte ai
-tribunali militari e sottoposte al giurì.
-
-L’_Associazione lombarda_ e tutti i giornalisti onesti hanno risposto
-conformemente ai dettami dello Statuto e della giustizia, delle leggi
-e del buon senso; ma le Sentenze restano e le vittime nei reclusori
-d’Italia!
-
-[43] Il _Secolo_ in =dodici= anni ebbe in tutto dodici sequestri; e
-furono gli anni della reazione.
-
-[44] Gli Italiani immemori leggano i discorsi di Zanardelli in risposta
-alla interpellanza Nicotera in maggio 1878 sul permesso congresso
-repubblicano riunito al Teatro Argentina.
-
-[45] Discorso letto la sera del 7 Maggio 1880 nella sala
-dell’Associazione costituzionale di Bergamo.
-
-[46] Sulla interpretazione ed applicazione dell’art. 122
-dell’ordinamento giudiziario, che contiene le parole su riportate,
-si discusse in occasione delle sentenze dei Tribunali militari di
-Sicilia e di Lunigiana nel 1894. Gli avvocati Marcora e Majno ripresero
-splendidamente la discussione nel ricorso presentato alla Corte di
-Cassazione di Roma in difesa di Chiesi, Romussi, Valera, Koulichoff,
-ecc. La ripresero per dimostrare — e vi riuscirono luminosamente — che
-la Cassazione aveva il diritto o meglio il dovere d’interloquire sulla
-legalità dello Stato di assedio e dei Tribunali militari; su questa
-questione e sulle altre innumerevoli mostruosità e contraddizioni
-delle sentenze di cui qui si discute si possono leggere con grande
-profitto oltre la cennata memoria a firma Marcora e Majno, le altre
-d’Impallomeni, Escobedo, Orzi, Sacchi in difesa di molti condannati dai
-Tribunali militari del 1898.
-
-[47] La stampa liberale a suo tempo (Settembre 1898) si scandalizzò
-della promozione accordata al consigliere Nazzari che era stato
-relatore in Cassazione contro i condannati di Milano. La stampa ebbe
-torto; c’erano i buoni precedenti nella brillante carriera del Tondi,
-uno dei giudici che condannarono Lobbia.
-
-[48] L’indole e la mole di questo scritto non mi permettono di entrare
-in considerazioni giuridiche sulla sentenza della Cassazione che
-respinse i ricorsi dei condannati dai Tribunali militari. Ne fece una
-critica dotta, seria, elevata il Prof. Luigi Majno (_Rivista popolare_,
-Anno IV, N. 7). Rilevo qui soltanto che la Cassazione di Roma ha osato
-completare _in fatto_ le sentenze del Tribunale di guerra, dicendo essa
-ciò che il Tribunale di guerra ebbe la onestà di non dire — e cioè che
-Chiesi, Romussi e gli altri _vollero i tumulti_. Il Tribunale disse
-esplicitamente che _non li vollero!_ I commenti su questa enormità
-sarebbero superflui.
-
-[49] Leggo nel _Don Chisciotte_ del 5 ottobre e riproduco integralmente:
-
-«Trascrivo dal _Messaggero_ la notizia seguente mandata da Livorno:
-
-«Ieri il sostituto procuratore del re cav. Bertoli, il giudice
-d’istruzione avv. Sighieri e alcuni agenti di pubblica sicurezza si
-recarono alla sede dell’Associazione liberale monarchica e fecero una
-perquisizione che durò più di tre ore.
-
-«Nessun documento fu sequestrato.
-
-«_Notate bene che da tre giorni il Consiglio della Monarchica era stato
-avvisato dalla autorità che i locali della società dovevano essere
-perquisiti._
-
-«Per conto mio non aggiungo nulla, neppure la conferma della notizia,
-che non posso dare. Ma è certo che così essa si presta a curiose
-osservazioni. E prima, anzi principale di tutte: — È vero che una
-perquisizione si è compiuta previo avviso di tre giorni?
-
-«Poi non posso a meno di notare: quell’associazione così stranamente
-perquisita era la fucina del crispismo per la provincia livornese».
-
-[50] Questi due fatti di cronaca vengono riferiti da _Vamba_ nel
-_Don Chisciotte_ (1898 N. 248). Casi simili e più dolorosi sono a mia
-conoscenza personale. Della decadenza e corruzione della Magistratura
-italiana mi sono occupato in: _Corruzione politica_. Catania 1888;
-_Banche e Parlamento_. Milano 1898; _Gli avvenimenti di Sicilia_
-Palermo 1895. Ho riportato fatti numerosi e giudizi autorevoli
-di uomini appartenenti alle classi più elevate e più colte, che
-vivono al difuori della politica. I giudizî degli ex ministri Eula
-e Santa Maria Nicolini, gli articoli di Daneo e del prof. Mortara
-eliminarono il sospetto che il mio pessimismo, possa essere suggerito
-da passione di parte. Se qualche dubbio rimanesse ancora, si legga la
-relazione dell’ex ministro Costa sul processo Tanlongo e le _ingenue_
-dichiarazioni dell’ex ministro Calenda dei Tavani nella Camera
-dei Deputati a proposito del processo Giolitti: suscitarono tale
-indignazione, che Villa, Presidente della Camera, gli tolse la parola e
-sospese la seduta.
-
-[51] MARIO RAPISARDI: _Giustizia_. Versi. Catania 1892. N. Giannetti p.
-5.
-
-[52] _Rivista penale_, Settembre 1898, p. 300.
-
-[53] Questa giustificazione della legittima difesa fu accampata in
-Parlamento — pare impossibile! — da un giurista: dall’on. Villa.
-Ora l’_omnes leges omniaque jura permittunt vim vi repellere_, non
-può invocarsi che contro la aggressione presente, per respingere la
-_violenza attuale_, così com’è detto nella parte generale del Codice
-penale. Ma con qual diritto la scusa della legittima difesa si può
-invocarla quando giudici militari e ministri hanno riconosciuto,
-che s’intendevano punire i pretesi colpevoli di violenze passate? La
-_legittima difesa_ può sinanco giustificare le cannonate; giammai i
-Tribunali di guerra!
-
-[54] GIULIO FIORETTI: _Pane, governo e tasse in Italia_. Napoli, L.
-Pierro, 1898. L. 2,50, pag. 67. Il Fioretti è uno dei più colti e
-battaglieri conservatori del mezzogiorno. Mi riferirò spesso al suo
-pregevole libro limitandomi ad indicare l’autore.
-
-[55] ROSE: _Rise of democracy_. London 1898, p. 129.
-
-[56] Feci questa osservazione sin dal 1892 attenendomi agli studi ed ai
-dati del Bodio, del Pantaleoni, del Delivet. Vedi: _La difesa nazionale
-e le economie nelle spese militari_, Catania, N. Giannotta, 1892, p. 10
-e 11.
-
-[57] _Giornale degli Economisti_, Ottobre 1797.
-
-[58] Discorso sull’_Ordinamento dell’esercito_ del 4 maggio 1897.
-Da parte mia ripetute volte, sino alla noia, ripetei prima e dopo
-di Giustino Fortunato le stesse cose nel Parlamento e fuori; più
-esplicitamente — ed era facilissimo farlo — in Die Zeit del 12 Febbraio
-1898 e nella _Revue Socialiste_ dell’Aprile 1898. Era tanto facile fare
-da profeta, che i tumulti predissero — pare impossibile! — i prefetti
-del regno d’Italia. Così almeno telegrafava al _Corriere della Sera_ il
-deputato Torraca nel Gennaio del 1898.
-
-[59] _Il diritto del Principe in uno Stato libero_. Nuova Antologia, 15
-Dicembre 1893.
-
-[60] _Nuova Antologia,_ 30 Novembre 1897.
-
-[61] _Nuova Antologia_, 15 Gennaio 1898. Il corsivo nel brano riportato
-ce l’ha messo lo stesso onor. Saracco.
-
-[62] Questa corrispondenza viene bellamente illustrata dalle condizioni
-del bilancio e della prosperità economica dell’Inghilterra.
-
-[63] Queste cifre _Il Commercio italiano_ di Roma (14 Agosto 1898) le
-ha tolte dall’ultimo _Annuario statistico_.
-
-[64] _La finanza e la questione sociale_. Torino, Fratelli Bocca 1897,
-p. 93, Nota 1. Pel Delivet il reddito annuo sarebbe maggiore di L.
-223,11 per ogni abitante dedotte le spese militari, mentre sarebbe di
-L. 802 per un inglese. Calcolando che pel mantenimento normale occorre
-la metà del reddito dell’Inglese, l’Italiano per avere un mantenimento
-normale si trova con un _deficit_ di L. 97,75: _deficit_ superato
-soltanto da quello dello Spagnuolo e del Russo.
-
-[65] Cifre e confronti sono tolti dal libro di Fioretti: _Pane_, ecc.;
-dall’altro pregievolissimo di C. A. Conigliani: _La riforma delle leggi
-sui tributi locali_. Modena 1898; dalla prolusione al corso di Scienza
-della finanza sul _Nostro sistema tributario_ letta nell’Università di
-Genova il 6 Dicembre 1897 e dall’articolo del De Viti De Marco: _Le
-recenti sommosse in Italia — Cause e riforme_ (Nel _Giornale degli
-Economisti_, Giugno 1898).
-
-[66] DE VITI DE MARCO: _Cronaca del Giornale degli Economisti_. Maggio
-1898. CONIGLIANI: Op. cit., p. 7 e 72.
-
-[67] G. Colombo: _Le industrie meccaniche italiane all’Esposizione
-di Torino_, Nuova Antologia; 1.º Ottobre 1898. I fasti nefasti del
-fiscalismo italiano sono noti e superano quelli della decadenza
-dell’Impero Romano. Il deputato Farinet — un conservatore di quattro
-cotte — ne ha narrato alcuni edificanti nella _Stampa_ di Torino. Come
-deputato ho avuto conoscenza di molti altri inauditi, e devo aggiungere
-che spesso una correzione totale o parziale di certe enormità la trovai
-nell’amministrazione centrale, che s’inspira ad una certa equità. La
-correzione non si ha, però, che coll’intervento di qualche deputato;
-ma si sa che i più miseri e i più sacrificati non sempre riescono ad
-ottenere l’appoggio di un deputato.
-
-[68] I dati su queste espropriazioni fanno lagrimare in Sardegna.
-Quelli sopra Fonni, Bolotana, Lei, Orani, Oniferi, Orotelli, Ottana,
-Sarulea (provincia di Sassari) fanno spavento. Si leggano nella _Nuova
-Sardegna_ di Sassari del 2 Luglio e 17 Agosto. Negli _Avvenimenti
-di Sicilia_ dimostrai che dove era stato minore il numero delle
-espropriazioni era stato mantenuto l’ordine nel 1893.
-
-[69] La _rivista popolare_ (30 ottobre 1897) nell’articolo: _Le
-proteste dei contribuenti_ a proposito dei precedenti fatti di Piazza
-Navona in Roma, rilevò pure che i piccoli centri erano più gravati
-della ricchezza mobile che le grandi città; aggiunse che i piccoli
-centri non contano nella vita politica e subiscono le conseguenze delle
-follie dei _politicians_ delle grandi città.
-
-[70] Il Fioretti afferma che il sistema tributario italiano s’inspira
-alle teorie di George; e tra queste e quelle di Sella trova molta
-analogia anche dal punto di vista teorico.
-
-[71] Le espropriazioni per cause d’imposta nel periodo 1884-1895
-furono: 48, 47 per 100,000 abitanti nel mezzogiorno; 11,78 nell’Italia
-centrale; 6,90 nella settentrionale. Inversamente e logicamente al 31
-Dicembre 1893 nell’Italia settentrionale con 13.630,904 abitanti c’era
-ora _un miliardo quattrocento novantotto milioni di risparmio_; nella
-meridionale con 11,668,273 abit. non arrivava che a L. 284,172,606! La
-Sicilia con 3,444,394 abitanti aveva risparmi per Lire 62,752,241; la
-Lombardia con 4,007,561 abitanti ne aveva per _settecento settantuno
-milioni_.
-
-[72] L’on. Colombo, nel citato articolo, riconosce questa maggiore
-prosperità del settentrione. Come non si avvede dunque, ch’è ingiusta
-la legge sulla perequazione fondiaria, che aggraverà ancora la mano
-sulle provincie del mezzogiorno?
-
-[73] In pochi anni nella sola Basilicata dove i socialisti e i
-repubblicani si contano sulla punta delle dita vi furono cinque gravi
-sommosse con morti e feriti numerosi, con assalti in regola alla
-Caserma dei Carabinieri e alle case Municipali: a Bernalda nel 1888,
-a Forenza nel 1890, a Palazzo nel 1892, a Montescaglioso nel 1897 e a
-Picerno in Novembre 1898. Altre sommosse avvennero in giugno e luglio
-1898 in alcuni comuni del Napoletano, non ostante la recentissima
-sanguinosa repressione generale.
-
-[74] Una buona osservazione del Fioretti: L’antico motto _dividi ed
-impera_ dalla fiscalità italiana si è tradotto nel principio: _dividi
-e tassa_. Si fanno approvare le tasse aristocratiche (le dirette)
-col concorso dei democratici; e si grava la mano sui poveri (imposte
-indirette) colla influenza degli aristocratici. Il Fisco accetta con
-uguale compiacimento le imposte aristocratiche e le democratiche
-e infin dei conti socialisti e conservatori restano ugualmente
-beffati.... e tassati (op. cit. p. 18). Il libro di Conigliani è tutta
-una tremenda requisitoria contro il nostro sistema tributario dal punto
-di vista economico, politico e morale.
-
-[75] _Osservatore Cattolico_ del 6-7 Maggio 1898.
-
-[76] Il _Corriere della Sera_ di Milano nel Numero del 19 Maggio
-1898 commentando i discorsi e i voti cennati così li riassume: «In
-complesso gli oratori della _Costituzionale_ hanno riconosciuto che i
-partiti dominanti, le classi dirigenti, hanno molta responsabilità ne’
-disordini avvenuti in tante parti d’Italia. Nè fucili, nè cannoni, per
-quanto numerosi e pronti a sparare, potrebbero garantire l’ordine in
-avvenire, se quei partiti o quelle classi non avessero la coscienza di
-questa verità».
-
-[77] Loria: _Les bases economiques de la costitution social_. Paris;
-Lombroso e Laschi: _Il delitto politico e le rivoluzioni_. Torino.
-Fratelli Bocca 1890. Questi ultimi considerano le sommosse, le rivolte,
-ecc., come fenomeni patologici; la rivoluzione sarebbe una esplosione
-fisiologica. Ma siccome le prime prepararono sempre le rivoluzioni
-con queste analogie tra la storia e la biologia — si riesce a questa
-strana conclusione: le condizioni patologiche preparano la condizione
-fisiologica!
-
-[78] Un busto è stato inaugurato testè in Genova alla memoria dei
-fratelli Ruffini; lapidi e busti ricordano Vochieri ed altre vittime
-delle insurrezioni contro la dinastia dei Savoia. È tutta un’apoteosi
-della lotta contro Casa Savoja, la storia dettagliata e documentata che
-Giovanni Faldella, oggi senatore del Regno, ha consacrato alla _Giovine
-Italia_ e ai fratelli Ruffini.
-
-[79] _La sommossa di Milano_, pag. 26 e 27. L’apologia della
-rivoluzione fatta da Crispi tante volte, fu rifatta in modo più solenne
-il 12 Gennaio 1898 in Palermo. L’on. Rosano, ex sottosegretario agli
-interni, glorificò nello stesso anno l’insurrezione del 15 Maggio 1848
-in Napoli.
-
-[80] Un temperato e coltissimo scrittore, il Nitti, accennando alle
-lodi prodigate all’esercito in occasione delle ultime repressioni,
-esce in questa sanguinosa ed amara considerazione a proposito della
-circolare diramata dal Generale Afan de Rivera assumendo il portafoglio
-della guerra: «Adottare leggi di eccezione può essere una necessità
-che s’imponga a noi tutti in momenti dolorosi; ma non mai causa
-di allegrezza; nè i provvedimenti di rigore chiameremo mai atti di
-genialità. In altri tempi, quando l’onor. Afan de Rivera imparava
-nell’esercito borbonico i principî che ora esplica, un generale
-italiano, glorioso per battaglie vere, Enrico Cialdini, all’indomani
-di una vittoria contro le truppe del Borbone, invitava gli ufficiali
-ad una messa solenne: non già per rallegrarsi, egli diceva, poichè la
-vittoria era stata ottenuta contro altri italiani, ma per commemorare
-insieme i defunti d’ambo le parti». (_Le sommosse dell’ieri e le
-repressioni dell’oggi_. Nella _Riforma Sociale_ di Torino. Giugno
-1898).
-
-[81] Sin dal 1883 nel libro sulle _Istituzioni municipali_ dimostrai
-il grande marcio e i pericoli che si annidarono nei Comuni e nella
-Provincia; da allora ad oggi chi sa dire di quanto si siano aggravati i
-mali?
-
-[82] Per la parte che in Sicilia nel 1893-94 rappresentarono i partiti
-locali — _apolitici_ benchè mascherantisi da socialisti o altro — si
-legga il mio libro: _Gli avvenimenti di Sicilia_, ecc., e gli scritti
-del Deputato Di San Giuliano e del Senatore Pasquale Villari.
-
-[83] Anche il _Corriere della Sera_ in una corrispondenza da Foggia
-(1898 — N. 121) lascia intendere chi furono i responsabili dei tumulti
-di Bari e di Foggia. Dettagli più sinistri, anche sulla complicità
-della autorità politica, pei gravissimi fatti di Minervino Murge si
-possono leggere in un opuscolo di A. Panarelli: _Il primo Maggio 1898 a
-Minervino Murge_. Canosa di Puglia 1898.
-
-[84] Il citato corrispondente da Foggia al _Corriere della Sera_
-scriveva: «Un tumulto, quando è solo un tumulto, è cosa dolorosa,
-ma passeggera; la gravità di quanto è avvenuto sta più che altro nel
-contegno delle autorità: _il quale dimostra qual misera cosa sia presso
-di noi l’organizzazione governativa_».
-
-[85] Enrico Panzacchi, che ci tiene ad essere considerato conservatore,
-scrisse sulla politica ecclesiastica queste parole:
-
-«Dall’ambigua formula cavouriana abbiamo stillato tutto il succo
-deleterio che poteva contenere e ce ne siamo fatto un sonnifero.
-Davanti al problema — così singolarmente grave per il nuovo regno
-che ha Roma capitale — noi abbiamo riposta tutta la nostra gloria
-nell’essere astensionisti, reticenti, evadenti; ossia nell’essere
-nulla.
-
-«Non uno Stato confessionale — co’ suoi doveri, ma anche co’ suoi
-diritti; non uno Stato laico — nel senso veramente logico e moderno
-della parola. Con un po’ di buon volere avremmo potuto avere amico e
-pacifico il basso clero cattolico; e con la incuria, le tirchierie,
-i mali garbi e le ingiustizie palesi, ce lo siamo inimicato per modo
-che il meglio che possiamo aspettarci da lui è d’averlo neutrale. La
-storia racconterà poi, a edificazione dei posteri, le incertezze, le
-incongruenze d’ogni genere, le provocazioni e le remissioni infelici
-nelle quali cademmo, abbozzando trattative e _modus vivendi_ che l’alta
-gerarchia ecclesiastica non volle accettare.
-
-«Intanto tutte le nostre leggi sono riuscite a vuoto. Abolimmo i
-conventi e l’Italia è piena di frati; incamerammo l’asse ecclesiastico
-e lo vedemmo sfumare, non si sa bene il come e il dove, tranne
-l’arricchimento dei pubblicani benemeriti; volemmo comprimere con
-la libertà il clericalismo, ed esso, con l’aiuto della libertà,
-risorse d’ogni lato e minaccia di montarci sul capo, ricco, prospero,
-provocante». — _Corriere della Sera_, 1898, N. 133.
-
-[86] Un tempo passavano per nemici della patria coloro che colla
-cifra in mano ciò affermavano. L’indignazione sollevata in Europa
-dall’assassinio dell’Imperatrice d’Europa costrinse anche i _patrioti_
-a confessare la verità. Si legga, ad esempio, l’articolo di Scarfoglio:
-_Il nostro primato!_ — _Mattino_ di Napoli, 1898, N. 177.
-
-[87] Per tutto ciò che riguarda molte manifestazioni della nostra
-degenerazione morale si leggano i due miei scritti: _Corruzione
-politica_ — Catania 1888, II ediz. — e _Banche e Parlamento_ —
-Milano 1893. — La documentazione di ciò che ho scritto esige non una
-breve pagina, ma qualche volume in folio. Tutte le riviste e tutti i
-giornali negli ultimi tempi ne hanno dato saggi edificanti. I fenomeni
-morbosi sono stati anche ufficialmente constatati nelle associazioni
-costituzionali del regno. Tipica la dichiarazione del Senatore Negri.
-Questi, nella riunione della Costituzionale di Milano, tra le cose
-erronee, dimostrate tali dai processi, disse questa preziosa verità:
-_I tumulti avvennero perchè in tutta l’azione del governo e del paese,
-mancò la coscienza del dovere.... Ciò che avvenne si deve al difetto_
-=di una politica morale=. E cercano i sobillatori! Un altro tratto:
-Giulio Prinetti, nel Parlamento e nel paese vi godeva di grandissime
-antipatie — che per parte mia non divisi mai. Bastò che egli mostrasse
-alquanta energia — non tutta quella ch’era necessaria — verso alcuni
-grandi ladri, perchè le antipatie si tramutassero in una corrente di
-calda simpatia e di sincera ammirazione. Tanto sentito è il bisogno di
-moralità, e tanto eccezionale è il caso di un ministro che se ne faccia
-paladino!
-
-[88] _XX Settembre_ — Nuova Antologia. 15 Settembre 1895.
-
-[89] Sono due articoli pubblicati ad un anno di distanza nella _Nuova
-Antologia_ del 15 Gennaio e del 15 Dicem. 1893.
-
-[90] Discorso nel _Circolo popolare_ di Milano nella seduta del 20
-Maggio 1898.
-
-[91] Sulla denegata giustizia abituale in Italia e sulle disastrose
-conseguenze sue, ha parole roventi la scrittrice inglese _Ouida_
-(_An impeachement of modern Italy._ Nella _Review of Reviews_ — 15
-Settembre).
-
-[92] Avevo intenzione di riprodurre i più caratteristici giudizi
-sintetici emessi da uomini politici, da riviste e da giornali di parte
-monarchica in occasione degli ultimi tumulti. Vi sono confessioni
-preziosissime sulle cause vere di detti tumulti e sulla enorme, se
-non esclusiva, responsabilità degli uomini succedentisi al governo da
-quarant’anni e sulle classi dirigenti italiane. Ho dovuto rinunziare
-a questa riproduzione perchè sarebbe stato necessario ad essa sola
-consacrare un lunghissimo capitolo. Se qualche lettore volesse prendere
-il lavoro separatamente, farebbe opera utilissima. Io gli vengo sin
-da ora in aiuto con una lista — incompletissima, badiamo — di riviste
-e di giornali che enumero senza rispettare nè l’ordine cronologico,
-nè quello della loro importanza. Eccola qua. _Perseveranza, Corriere
-della Sera, Lombardia_, ecc., di Milano coi discorsi dei membri della
-Costituzionale e del Circolo popolare dei giorni 17 e 20 Maggio, e 7
-Giugno 1898; _Mattino_ di Napoli; _Corriere della Sera_, con articolo
-di Panzacchi (N. 133), dei giorni 25, 26 e 27, 28 Luglio con articoli
-di Torraca e della Direzione; _La Lombardia_ con articoli del Prof.
-Ercole Vidari; _Rivista penale_ del Giugno colla cronaca del Deputato
-Lucchini, Consigliere della Cassazione; _Corriere di Napoli_ del 4 e
-8 Maggio; intera collezione del settimanale _Economista_ di Firenze
-da Maggio 1898 in poi; _Don Chisciotte_ del 4, 5 e 6 Maggio; _Don
-Marzio_ del 5 Maggio; _Tribuna_ con articolo di _Rastignac_ del 7
-Maggio; _Nuova Antologia_ del 1 Maggio, del 15 Giugno, del 15 Agosto
-con articolo di Maggiorino Ferraris, di Ugo Pisa, di Ercole Vidari;
-_Giornale degli Economisti_ di Maggio, Giugno, Luglio e Agosto con
-articoli di De Viti De Marco; di Racioppi, ecc.; _Riforma Sociale_
-di Maggio e Giugno con articoli di Nitti; _Idea liberale_ del 15 e 30
-Giugno e del 15 Settembre con articoli di Borelli, Massuero, Vidari;
-_Vita internazionale_ del 20 Giugno con articolo di Massara; _Rivista
-politica e letteraria_ di Luglio con articolo di Beroaldo. Tutto il
-libro del Fioretti è anche da leggere per la parte politica.
-
-[93] _XX Settembre._ In Nuova Antologia del 15 Settembre 1895. I
-bigotti dell’unità e della monarchia quando affermai alla Camera
-che il sentimento unitario era in ribasso urlarono. Ora il fatto è
-riconosciuto da tutti coloro cui la passione e l’ignoranza non fa velo
-alla mente. Coloro che vogliono saperne di più leggano: Colajanni e
-Ciccotti: _Settentrionali e Meridionali_, Biblioteca della _Rivista
-popolare_ Roma. Remo Sandron. Palermo-Milano 1898.
-
-[94] G. Saracco: _Siamo poveri o non siamo?_ Il Borelli sotto il
-muso del Regio Commissario Bava Beccaris, nell’_Idea liberale_ del
-15 Giugno, constatava che «nella massa che mormora sottovoce e pare
-prostrata mentre osserva ed aspetta _non c’è quasi più un barlume di
-fede_; =ove fede è, non rassomiglia più certamente alla nostra=....»
-
-[95] «_Le istituzioni sono sovvertite e coloro che le sovvertono sono
-precisamente coloro che governano e amministrano; cioè, per dir meglio,
-che dovrebbero governare e amministrare_». Ho raccolto questa gemma
-preziosa nel Corriere della Sera del 25-26 Luglio 1898.
-
-[96] D. Napoleone Colajanni: _Settentrionali e meridionali. Agli
-italiani del mezzogiorno._ Prof. Ettore Ciccotti: _Mezzogiorno e
-settentrione._ Roma-Palermo-Milano, 1898, Prezzo L. 1. Presso la
-_Rivista Popolare_ e presso Remo Sandron.
-
-[97] I capisala hanno L. 4,20 al giorno; i garzoni L. 1; gli operai
-dalle L. 2 alle 3. Per operai intellettuali e che aspirano ad un
-elevato tenore di vita sono abbastanza meschini.
-
-[98] Vale la pena di riferire testualmente le sue parole togliendole
-dal N. 127:
-
-«Abbiamo stamani interpellato i principali stabilimenti sulla ripresa
-del lavoro ed ecco le risposte che ne abbiamo avute:
-
- Banfi: amido e ciprie. Quasi tutti gli operai, meno alcune
- donne dimoranti fuor di Milano.
- Bassolini: vernici. Tutti.
- Fratelli Branca; liquori. Quasi tutti.
- Binda: bottoni. Su quattrocento operai ne mancano ottanta,
- per lo più del contado.
- Binda: carta. Tutti.
- Bertarelli Giov. P. G.: arredi sacri. Tutti.
- Besana: stabilimento meccanico. Tutti.
- Buselli: candele. Tutti.
- Bertelli: medicinali. Tutti.
- Breda ing. Ernesto: stabilimento meccanico. Su 1200
- mancavano 200.
- Union des Gaz. Tutti.
- Fonderia milanese acciaio. Tutti.
- Carlo Erba: medicinali. Tutti.
- Blumenthal: conceria. Tutti.
- Brunt: apparecchi a gas. Tutti.
- Stabilimento De Angeli: Quasi tutti: mancano alcuni
- operai del contado.
- Manifattura dei tabacchi: Tutti.
- Stabilimento Pirelli: Tutti.
- Camona e C. Quasi tutti.
- Richard-Ginori: Tutti.
-
-Tutti gli stabilimenti ci assicurano che regna perfetta calma nel ceto
-operaio. Alcuni stabilimenti, quali il Centenari e Zinelli e altri che
-impiegano specialmente donne, hanno rimandata l’apertura a domattina.
-Altri come il Suffert e lo Stigler, non aprirono perchè ignoravano
-l’ordine del Comando generale. Gli operai però si presentarono
-ugualmente al lavoro, ma dovettero esser rimandati.
-
-[99] Per l’aumentato desiderio di miglioramenti già conseguiti vedi
-lo Spencer: _Problèmes de morale et de sociologie._ Guillaumin et C.
-Paris 1894 _De la liberté à la servitude_ (pagina 80 a 82). Lombroso
-scultoriamente sempre: «È stato osservato che, perchè un popolo si
-sollevi, è necessario che si trovi in uno stato relativo di benessere,
-perchè nell’eccesso di prostrazione, il popolo come l’uomo non ha
-abbastanza energia per reagire; sicchè il massimo della sventura umana,
-almeno quanto alle rivolte, ha quasi un’influenza inibitrice che non il
-massimo della felicità. È perciò che nel medio evo scoppiarono sommosse
-in numero maggiore nelle città rette a comuni che nei paesi dove
-vigeva il sistema feudale, nei quali la plebe era stretta dalla più
-dura miseria..... Quando le forze del popolo sono consunte dalla fame,
-esso è men disposto ad usare dell’energia che gli rimane in tumulti
-sanguinosi, che d’altronde non farebbero che aggravare il suo stato,
-diminuendogli ancora il lavoro e quindi le fonti della sussistenza.
-Noi ne abbiamo un esempio sott’occhio in Italia in cui le condizioni
-del contadino, miserabilissime, non diedero luogo a nessuna sommossa
-neppure in Lombardia, dove migliaia vivono di una sostanza putrefatta,
-che li avvelena.» (_Il delitto politico_, ecc., p. 84 e 85). Forse il
-Lombroso generalizza troppo la rassegnazione sotto il regime feudale.
-Il Puviani questi principi di psicologia collettiva li ha applicati
-al limite di tolleranza delle imposte (_Illusione finanziaria mediante
-associazione delle pene delle imposte fra loro e con altre pene._ Nel
-_Giornale degli Economisti_ Agosto 1898).
-
-[100] Avverto il lettore che ho sostenuto e documentato l’influenza
-del passaggio rapido dal benessere al malessere economico nella
-manifestazione individuale nella _Sociologia Criminale_. Catania, 1889.
-Volumi due, L. 13.
-
-[101] Il frumento nostrano ebbe un prezzo massimo di L. 23.75 dal
-29 Aprile al 1 Maggio 1897, raggiunse quello di 34,25 dal 28 al 30
-Aprile 1898. Il prezzo della farina e del frumento risentirono meno
-l’aumento. Ringrazio vivamente la Camera di Commercio e il Dott.
-Clerici segretario del Comune di Milano, che pregati mi fornirono tutte
-le notizie, che furono in condizione di darmi.
-
-[102] Qualche confronto tra Napoli e Milano feci nel _Secolo_ nel
-luglio 1897. Li ampliai in due articoli — _Paralleli igienici e
-sociali_ — nel _Medico delle famiglie_ di Boston. (Gennaio e Febbraio
-1898).
-
-[103] Il Consolato operaio fa fondato dai moderati nel 1860 per
-avere il monopolio delle dimostrazioni patriottiche. A poco a
-poco si trasformò in senso radicale per opera di Romussi, Prada e
-Valera. Vi fu un tempo in cui era il centro di tutto il lavoro utile
-per la redenzione politica e sociale delle classi lavoratrici. Le
-elezioni del 1882 e del 1886 segnarono il suo apogeo. Penetratavi la
-corrente socialista, nacquero nel suo seno vivaci discussioni che lo
-indebolirono. Il 21 Ottobre 1892 il Consolato — 16 Società contro 11
-— decretò la fusione col partito dei lavoratori e accettò la lotta di
-classe. Le altre 11 società fondarono il _Tribunato_.
-
-[104] Per conoscere meglio la formazione dell’ambiente politico di
-Milano mi sembra opportunissimo questo brano della relazione del
-Senatore Piolti de’ Bianchi sul tentativo insurrezionale del 6 Febbraio
-1853 che si riferisce per lo appunto all’assassinio del Vandoni:
-«Milano, città pacifica e umana fra tutte, Milano che il suo poeta
-sferzava perchè troppo tollerante e troppo molle, Milano che aveva
-tenuto per mesi fra l’ugne l’aborrito Bolza senza torcergli un capello,
-Milano in quel dì, ad un ignaro, sarebbe parsa una città di cannibali,
-tanto gongolava di gioia per un assassinio. Ma il bastone e la verga e
-la forca avevano trovato degna risposta nel pugnale; ma la ferocia del
-tiranno muta la natura dei popoli più miti, quando sentono la dignità
-di sè stessi».
-
-[105] In queste dimostrazioni per Lobbia la polizia agì, come sempre,
-austriacamente; suscitarono indignazione i maltrattamenti fatti subire
-al maggiore garibaldino Liborio Chiesa, mutilato di una gamba.
-
-[106] In occasione della commemorazione delle cinque giornate, la
-polizia, per sequestrare la bandiera della _Fratellanza repubblicana_,
-eseguì una vera feroce agressione contro la popolazione inerme, che
-venne paragonata a quella dell’8 Settembre 1847 ed organizzata dal
-Bolza all’arrivo dell’arcivescovo Romelli. Nel processo, il Generale
-Fumel — quello del brigantaggio — ebbe parole asprissime contro le
-autorità politiche e militari, che la prepararono ed eseguirono. Era
-prefetto il Gravina, questore Amour, comandante dei soldati il Maggiore
-Chiala.
-
-[107] L’influenza della tendenza federalista constatata dal _Daily
-Chronicle_ e da altri giornali viene esplicitamente ammessa da un
-conservatore lombardo, il Siliprandi ex deputato. Questi, da avversario
-leale, fa buona testimonianza delle qualità della parte repubblicana e
-scrive:
-
-«Una parte notevolissima della borghesia lombarda è repubblicana e,
-mi affretto a dirlo, e con piacere lo affermo, trattandosi dei nostri
-immediati avversari politici, essa è tanto moralmente rispettabile,
-intellettualmente colta, e socialmente elevata quanto la borghesia
-monarchica. Essa vanta tradizioni patriottiche indiscutibili, tenacia
-di opinioni, attività costante di propaganda, abilità grandissima
-di procedimenti. La utopia mazziniana è quasi spenta nelle nostre
-provincie, ma il positivo pensiero di Carlo Cattaneo vive robusto e
-spontaneo tanto che molti lo nutrono inconsciamente. Esso è magnifica
-pianta che facilmente obliqua e cresce rigogliosa sul campo lombardo».
-— «Tradizione monarchica razionale in queste provincie non vi fu mai;
-sede recente di una repubblica rivoluzionaria e guerriera; vissuta
-poi per cinquant’anni in ribellione perenne; fornitrici di presocchè
-intieri i repubblicaneggianti eserciti volontari, durante la guerra
-del risorgimento italiano, lo spirito di resistenza è cosa facilissima
-a destarsi in esse». Dott. SILIPRANDI: _Capitoli Teorico-Pratici di
-politica sperimentale._ Mantova 1898. Vol. III, p. 224, nota e seg.
-
-[108] Si sa che le epidemie vengono favorite dalle tristi condizioni
-igieniche e biologiche di una popolazione; ma, una volta sviluppate,
-non risparmiano gli organismi sani e vigorosi che vivono anche nelle
-migliori condizioni. Ciò che si dice delle malattie trova riscontro
-esatto nelle epidemie psichiche.
-
-[109] I malviventi nella sommossa di Milano ebbero parte molto minore
-di quella che in casi analoghi sogliono avere come risulta dalla
-lettura degli stessi processi. Mancarono i reati comuni caratteristici,
-che sogliono accompagnare tutti gli sconvolgimenti politici. Con più
-ragione potrebbe darsi che le dimostrazioni di Napoli furono suscitate
-dalla _camorra_: ivi l’obbiettivo principale dei dimostranti per molte
-ore fu la liberazione dei delinquenti comuni rinchiusi nelle carceri
-di S. Francesco. Tra i pochissimi giornali d’Italia che hanno visto
-giusto nei movimenti di Milano, va segnalato il _Don Chisciotte._ «Che
-cosa era quello strano, inaudito fenomeno, il quale certo non poteva
-chiamarsi nè una rivoluzione, nè una sommossa? Adesso si dice: era
-un movimento teppistico. Ed è una sciocchezza: perchè i teppisti non
-sfidano le fucilate senza una ragione qualsiasi e una città intera non
-tollera che per colpa loro, essa sia trasformata in uno spettacolo
-sanguinoso». Così Luigi Lodi nell’articolo sulla _Liberazione di
-Milano_,(1893 — N. 244)
-
-[110] Intervista con un redattore della _Gazzetta del Popolo_ di Torino.
-
-[111] Il Ciccotti fa eccellenti considerazioni sull’azione della
-propaganda antirivoluzionaria socialista, e dimostra, che non
-poteva essere completa. Si contraddice, però, manifestando il
-proprio rammarico per la dimostrata _impotenza ed inettitudine_ del
-partito repubblicano (pag. 23). Non è chiaro che l’_impotenza e la
-inettitudine_ sono dovute per lo appunto alla efficace propaganda
-socialista? Con leggerezza poi afferma che i socialisti non ebbero
-parte nei tumulti. Tutti i processi lo smentiscono. Nè questo torna a
-loro disdoro; anzi!
-
-[112] Quel miserabile Stillman, ex corrispondente del _Times_, che fu
-sempre agli _ordini_ se non agli _stipendi_ di Crispi, così scrisse in
-una lettera al direttore del _Boston Evening Transcript_ del 13 Ottobre
-1898. Gli rispose onestamente e fieramente Fidelia Dinsmore, la buona e
-gentile compagna di Dario Papa.
-
-[113] In risposta alla conferenza antianarchica promossa dall’Italia,
-la _Frankfurter Zeitung_ fece tale formale proposta ch’era venuta
-già da alcuni giornali della Svizzera. Il _Journal de Généve_,
-l’_Independence Belge_ e altri autorevoli giornali francesi, svizzeri
-e tedeschi furono di accordo colla _Frankfurter Zeitung_. Sulla
-produzione anarchica poi, l’_Economist_ di Londra (22 Ottobre 1898)
-scrisse a nostra vergogna:
-
-«Abbiamo detto che l’anarchico è, a nostro giudizio, ordinariamente
-un criminale o un pazzo, ma nella produzione sia del criminale che
-del pazzo non devesi ignorare la parte esercitata dallo Stato e dalla
-società. Lo Stato è, senza dubbio, oggi responsabile di usare mezzi
-immorali e _macchiavellici_, educando così i proprii cittadini in idee
-immorali. Esso è responsabile, in tutti i grandi Stati continentali,
-di impedire quella libertà di parlare, di scrivere e di associarsi che
-forma una valvola di sicurezza nel malcontento popolare.
-
-«Il paese, nel quale la politica è nelle mani di.... e le prigioni
-sono piene di..... è un paese che merita di avere degli anarchici,
-perchè fa del suo meglio per produrli. Il paese, che sperpera il suo
-danaro in armamenti oltre i suoi mezzi, nel mentre lascia i suoi poveri
-morire di fame e porta il peso di una imposta schiacciante, soffrirà
-dell’anarchismo, e nessuna misura di polizia, per perfetta che sia, ne
-lo potrà liberare.
-
-«La società, la quale cerca di far moneta in qualsiasi modo, senza
-riguardo alle leggi della moralità, coltiverà gli anarchici così
-sicuramente, come lo stagno coltiva i bacilli.
-
-«Non vi è scampo da questa legge, ed è bene per la società umana che
-nessun scampo vi sia. Se, adunque, le Potenze continentali pensano che
-riuscirà loro di abbattere l’anarchismo e di eliminarlo con qualche
-provvedimento di polizia, esse si illudono.
-
-«Si faccia energicamente giustizia contro i criminali, con tutti i
-mezzi, ma non si dimentichi che l’ingiustizia sociale ed il sistema
-vizioso di spese pubbliche aiutano a creare l’anarchismo, e che è di
-gran lunga meglio prendersi un po’ di pena per colpire alle sue cause,
-che usare tutti i nostri sforzi nell’agire contro i suoi sciagurati
-effetti».
-
-[114] Si sa che nella Norvegia il partito radicale discute e propone in
-parlamento il distacco della Svezia; la necessità di una separazione
-completa della Norvegia dalla Svezia venne affermata testè dal
-Congresso dei socialisti norvegesi. Björnson ha messo sulle scene
-=Il Re=, di cui Ferdinando Fontana fece una bellissima traduzione
-edita dalla _Società Editrice Lombarda_ di Milano, per dimostrarne
-il danno o l’inutilità. In uno dei tanti processi svolti innanzi
-al Tribunale militare di Firenze, il Presidente Colonnello Roggero
-apostrofò l’ufficiale difensore, che ricordò il _caso Dreyfus_ per
-dimostrare ch’era possibile un errore da parte dei giudici militari, e
-gli ricordò con burlesco orgoglio che in Italia il _caso Dreyfus_ non
-era possibile! Ciò che non è possibile in Italia è che si trovi una
-Cassazione, che al pari della francese faccia giustizia, come nei _casi
-Dreyfus e Picquart_, e non renda servizi....
-
-[115] A questi chiari di luna, in Italia oggi nessuno ripete che il
-nostro paese ha poco da invidiare all’Inghilterra. Queste sciocchezze,
-però, si ha il coraggio di affermarle ancora da qualche italiano che
-vive al di là della Manica. Un signor Dalla Vecchia, rispondendo ad un
-articolo onesto e coraggioso di _Ouida_, ha osato scrivere che l’Italia
-è ancora il paese che viene immediatamente dopo dell’Inghilterra in
-quanto alla influenza della pubblica opinione, (_It is not to describe
-Italy as a land where liberty is banished and tiranny rules. All
-adverse criticism notwithstanding, Italy, as a nation where public
-opinion rules supreme, comes next only to England_). Review of Reviews.
-Ottobre 1898. pag. 362.
-
-[116] Ferdinando Lassalle, in uno dei suoi più arguti _pamphlets —
-Uber Verfassungwesena_ — a dimostrare che tutti gli articoli delle
-costituzioni liberali sono una lustra inutile quando c’è un forte
-esercito permanente agli ordini del capo dello Stato, domandava: se nel
-vostro giardino avete un melo e vi appendete una tavoletta sulla quale
-scrivete ch’esso è un fico, per questo l’albero è divenuto davvero
-un fico? No; e quando voi assicurerete a tutti che quello è un fico,
-l’albero resterà quello che era e pel prossimo anno produrrà mele e non
-fichi.
-
-[117] Citato dall’onor. Mirabelli in un magnifico discorso parlamentare
-sulla libertà della stampa.
-
-[118] Proemio di F. Turati all’_Insurrezione cartista in Inghilterra_
-di Paolo Valera. Milano 1895, p. 5. Ne raccomandiamo la lettura a tutti
-gl’Italiani fiacchi e smemorati.
-
-[119] La longanimità notissima della polizia e il rarissimo intervento
-delle truppe sono la precipua ragione per cui oggi le dimostrazioni
-non terminano più in massacri nella Gran Brettagna, nemmeno in Irlanda,
-che per tanti anni fa trattata da vero paese di conquista e sottoposta
-spesso alle leggi eccezionali. Ultimamente, in Belfast, in un conflitto
-colla popolazione, la polizia ebbe 106 feriti. In Italia, per punire
-i rivoltosi armati, si sarebbe proclamato lo stato di assedio e
-mobilizzato un corpo di esercito; niente di tutto ciò oltre la Manica!
-
-[120] _La Belgique en 1886_, Bruxelles, Vol. 1.
-
-[121] Vedi in _Rivista popolare_ (Anno 3, N. 3) l’articolo: _Le roi
-s’amuse_. È bene avvertire che di questa estrema libertà possono godere
-i cittadini belgi. Si è severi contro gli stranieri. Così fu soppresso
-il giornale _Le national_ per un articolo intitolato _Saligand II_
-in cui si parlava di certi fatti scandalosi avvenuti in Londra. Il
-direttore del giornale era francese e venne espulso.
-
-[122] L. Bertrand: _La Belgique en 1886_; I. Destrèe et E. Vandervelde:
-_Le socialisque en Belgique_. Paris. Giard et Briere 1893.
-
-[123] _Don Chisciotte_. N. 239 del 1898.
-
-[124] Lo ha compreso benissimo chi dirige lo stesso _Don Chisciotte_,
-che col suo fine intuito politico ha ricordato in numeri immediatamente
-successivi l’umiliazione che dovremmo provare nel vedere ricordato
-ed applicato in Inghilterra al governo italiano il giudizio dato da
-Gladstone sul governo borbonico. (_Dal tempo di Gladstone_. N. 240 _Pei
-condannati politici_. N. 246). Ai bigotti sabaudi che si scandalizzano
-di questi confronti, Giustino Fortunato — onore del mezzogiorno e
-della Camera italiana, di sentimenti, purtroppo! fanaticamente unitari
-e monarchici — inaugurando il 20 Settembre 1898 in Potenza una lapide
-alle vittime del governo borbonico, ha risposto in questi termini:
-
-«Abbiamo tanto patito, atteso, sperato, e dover poi confessare alle
-nuove generazioni, che valeva meglio non farne nulla! Abbiamo tanto
-magnificata l’opera nostra, e date assicurazioni al mondo di costanza e
-di virtù, perchè poi il mondo meravigliasse nell’udire da noi stessi,
-che lo scopo è fallito, che le aspettative sono deluse! Abbiamo,
-insomma, offerto per tanti anni tanta decima di sangue e di danaro, ed
-essere costretti a conchiudere, che ci siamo solennemente ingannati,
-perchè la patria è una astrazione e la libertà una menzogna! E questa
-l’Italia che apparve già meritevole della aspettazione della storia?»
-
-Più tardi lo stesso Fortunato, parlando ai suoi elettori di Palazzo San
-Gervasio, completava il proprio pensiero con quest’altro periodo, che
-si raccomanda ai suddetti bigotti sabaudi:
-
-«Il cinquantesimo anniversario dello Statuto non ha significato, in
-sostanza, se non una cosa: un immenso lutto, l’ora più tragica, il
-maggior pericolo che l’Italia abbia corso dacchè è surta a dignità
-di nazione. L’unità, l’indipendenza, il regime libero, il passaggio,
-insomma da una semplice espressione geografica ad una grande potenza,
-tutto non era stato se non un miracolo di un pugno di uomini e
-della buona fortuna. La immane opera affannatamente, affrettatamente
-compiuta, poteva aver chiesto un dispendio eccessivo, forse anche
-deprimente, di energie economiche. Nel fatto, la misura era colma
-e traboccò. La scuola del dolore dovrebbe quindi ammonirci, che un
-qualsiasi altro disperdimento di forze sarebbe, ormai, criminoso,
-perchè l’incendio, che cova sotto le ceneri, potrebbe, nuovamente,
-divampare. E invece...»
-
-[125] Gli _atti di accusa_ e la _Gazzetta Ufficiale_ del tempo sono
-preziosi. Si riscontrino il: _Ferdinando II_ di Mariano D’Ayala; _Gli
-ultimi trentasei anni del Regime di Napoli_ di Nisco; e sopratutto
-per lo insieme la _Storia critica del risorgimento italiano_ di Carlo
-Tivaroni, opera di lunga lena, di grande pregio e molto imparziale.
-Editori Roux di Torino.
-
-[126] Ho dato la cifra dei fucilati e la versione su quel fatto, che
-corre tra i nemici più fieri del governo borbonico.
-
-Molti negano che il Conte d’Aquila ordinasse la fucilazione; altri
-affermano che si trovasse soltanto presente. Ciò che il Conte d’Aquila
-smentì sempre. Gli storici borbonici assicurano che i fucilati in
-Castelnuovo nel primo furono soltanto 5 o 6 e che le fucilazioni
-cessarono appena sopraggiunse il generale Luigi Cosenz.
-
-[127] Il Generale Pelloux, rispondendo all’on. Bissolati nella Camera
-dei Deputati in Dicembre 1898, smentì recisamente sul suo onore che il
-Colonnello Crotti di Costigliole fosse stato punito per aver rifiutato
-la medaglia al valore militare per la repressione di Milano. Benchè
-questa circostanza venga riconfermata dalla monarchica _Provincia di
-Como_, che per la prima la dette, sono disposto a credere al Generale
-Pelloux. Sarebbe doloroso, però, il constatare che nell’esercito
-italiano non ci siano stati ufficiali, che abbiano imitato De Sanget e
-Bellelli.
-
-[128] Sotto il Papa, nel processo innanzi ad un Tribunale militare,
-l’avv. Palomba difese gli accusati.
-
-[129] Benedetto Croce, nipote a Silvio Spaventa, di cui ha cominciato
-ad illustrare l’opera, così scrive a Vilfredo Pareto: «Lasciando
-ai competenti il confronto fra i sistemi penitenziarii applicati
-ora ai condannati politici con quello dei Borboni, e lasciando agli
-incompetenti che hanno un po’ di cuore e di sentimento giudicare il
-triste spettacolo che offre ora l’Italia libera, a me pare che il
-punto sul quale il confronto s’impone irresistibile è sull’indole e sul
-modo con cui sono stati condotti i processi politici. Perchè si sono
-spese tante parole e tanti colori rettorici per proclamare _iniquo_
-il processo, per esempio, fatto dopo il 1848 a Silvio Spaventa? Cito
-questo che ho avuto occasione di studiare da vicino. Non certo perchè
-lo Spaventa non fosse liberale, nazionalista, anzi unitario: in ciò
-i giudici borbonici non sbagliavano, come non sbagliano quelli di
-Milano nel giudicare socialisti il Turati e compagni. Ma fu un processo
-iniquo, perchè, mancando la prova di reati determinati, si volle
-tuttavia condannare nello Spaventa il liberale e l’unitario, ossia
-le convinzioni e le opinioni che apparivano certe e non sconfessate.
-È vero — si potrebbe dire — che i Borboni provvidero a fornire delle
-prove di reato, stipendiando dei falsi testimoni. Ma ciò prova che il
-senso giuridico non si era del tutto smarrito! Si riconosceva almeno
-la necessità delle prove di fatto e dei reati di azione. I giudici di
-Milano non hanno sentito questo bisogno.... — Vilfredo Pareto — _La
-Liberté Économique_ — pag. 99-100. _Rastignac_ nel _Mattino_ di Napoli
-ha esplicitamente riconosciuto che in Italia, _come sotto i borboni_, i
-processi si fanno alle idee.
-
-[130] Gladstone, nelle famose lettere a lord Aberdeen nel 1851, affermò
-che i detenuti politici erano nelle provincie napoletane da _15_ a
-_30 mila_. Il governo borbonico, in risposta, fece pubblicare una
-statistica dalla quale risulterebbe che nel 1851 gl’imputati politici,
-in giudizio, in carcere e in custodia erano in tutto _2024_.
-
-[131] _L’associazione Lombarda dei Giornalisti_ ha pubblicato
-un’eloquente memoria nella quale è esposto il trattamento cui sono
-sottoposti _Giornalisti e condannati politici in Italia e all’estero_.
-Il paragone riesce, come sempre, disonorevole per l’Italia! Non
-parliamo dei modi civili adoperati dal governo del Granduca di Toscana,
-che permetteva a La Cecilia, ed a Guerrazzi di scrivere le _Memorie_ e
-_L’Asino_ nelle sue prigioni di Stato. Ma è caratteristica la lettera
-che il dott. Giuseppe Canella indirizzò al giornale _Il Secolo_ sul
-trattamento dei detenuti politici in _Austria_. Eccola:
-
-«Italiano e non altro che italiano, dal 1848 in poi il mio pensiero
-e la mia opera furono sempre per l’Italia. Ho provato le prigioni
-politiche dell’Austria, dalla Torre Wanga di Trento a quelle
-d’Innsbruck, al Castello di Kufstein, a Rattemberg, Capodistria,
-Gradisca, Lubiana e Gratz.
-
-«Non appartenni, nè voglio appartenere a niun altro partito se non
-a quello che tende a «fare l’Italia». Qui soffersi molti disinganni
-ed amarezze, e non ultima quella di vedere, sotto molti riguardi,
-fatti paragoni tutt’altro che lusinghieri per l’Italia in confronto
-dell’Austria.
-
-«Leggendo ora sui giornali come sono trattati i prigionieri,
-severamente condannati dai tribunali militari, ad onta della mia
-ripugnanza, devo convenire che l’Austria, più avveduta nel reprimere e
-nel prevenire, si è fatta più ragionevole e più umana nel castigare».
-
-Il podestà di Riva di Trento riassume poscia il regolamento 28 ottobre
-1849, firmato dal ministro della Giustizia, Schmerling, che disciplina,
-anche attualmente, il trattamento dei condannati politici.
-
-Risulta da esso che, per i crimini politici, i condannati sono
-_custoditi_ in un riparto particolare della prigione, e devesi avere
-riguardo tanto _al loro grado di coltura_ quanto alla loro età ed al
-_loro anteriore metodo di vita_.
-
-Ai condannati è concesso l’uso del proprio letto; possono leggere,
-scrivere e ricevere visite di parenti, previo il permesso del preposto
-dello stabilimento.
-
-La spesa per il vitto, che lo Stato sopporta per ogni condannato
-politico è di 28 soldi al giorno, compresa la razione di pane. Ma
-i detenuti politici possono però provvedersi una maggior quantità
-di vitto, spendendo del proprio sino ad un fiorino al giorno, e
-quindi complessivamente hanno alimenti giornalieri per una somma
-corrispondente a circa due lire e mezza italiane.
-
-L’onor. Ettore Sacchi, infine, in una importante lettera allo stesso
-_Secolo_ (N. 11643), dimostra che nè dal punto di vista giuridico
-nè da quello militare, si possono trattare come delinquenti comuni i
-condannati italiani dei Tribunali di guerra. Ma il governo italiano,
-in questo come in tutto il resto, continua nella _nobile_ missione di
-riabilitare il Papa, l’Austria e i Borboni. Tutte le premure, tutte le
-gentilezze il governo italiano le riserba pei delinquenti comuni, si
-chiamino Tanlongo o Costella.
-
-[132] Georg Brandes, che ama e conosce l’Italia e che è uno dei più
-illustri scrittori scandinavi, visitando nella primavera del 1898 il
-nostro paese, rimase scandalizzato dalla cieca e furiosa reazione cui
-si abbandonavano i nostri governanti.
-
-
-
-
-INDICE
-
-
- A chi legge Pag. 1
-
- I. Siamo in ritardo 5
- II. La marcia della sommossa 15
- III. La cronaca sanguinosa 23
- IV. A Milano 31
- V. Dal saccheggio di casa Saporiti alla breccia
- dei Cappuccini 43
- VI. La menzogna al servizio della reazione 59
- VII. Le istituzioni in pericolo! 69
- VIII. L’opera della reazione 83
- IX. Lasciamo passare la giustizia! 123
- X. La condanna delle idee 151
- XI. Le cause economiche dei tumulti 171
- XII. Le cause politiche e morali 195
- XIII. La capitale morale 221
- XIV. Confronti 249
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici. Per comodità di lettura è
-stato aggiunto un indice a fine volume.
-
-*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ITALIA NEL 1898 ***
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-<div lang='en' xml:lang='en'>
-<p style='text-align:center; font-size:1.2em; font-weight:bold'>The Project Gutenberg eBook of <span lang='it' xml:lang='it'>L'Italia nel 1898</span>, by Napoleone Colajanni</p>
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
-of the Project Gutenberg License included with this eBook or online
-at <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>. If you
-are not located in the United States, you will have to check the laws of the
-country where you are located before using this eBook.
-</div>
-</div>
-
-<p style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:0; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Title: <span lang='it' xml:lang='it'>L'Italia nel 1898</span></p>
-<p style='display:block; margin-left:2em; text-indent:0; margin-top:0; margin-bottom:1em;'><span lang='it' xml:lang='it'>(Tumulti e reazione)</span></p>
-<p style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:0; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Author: Napoleone Colajanni</p>
-<p style='display:block; text-indent:0; margin:1em 0'>Release Date: March 31, 2022 [eBook #67743]</p>
-<p style='display:block; text-indent:0; margin:1em 0'>Language: Italian</p>
- <p style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:0; margin-left:2em; text-indent:-2em; text-align:left'>Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was produced from images made available by The Internet Archive)</p>
-<div style='margin-top:2em; margin-bottom:4em'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK <span lang='it' xml:lang='it'>L'ITALIA NEL 1898</span> ***</div>
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-L’ITALIA NEL 1898
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage break-before">
-<p class="x-large">
-N. COLAJANNI
-</p>
-
-<p class="pad1 main-t">
-L’ITALIA NEL 1898
-</p>
-
-<p class="x-large">
-(TUMULTI E REAZIONE)
-</p>
-</div>
-
-<div class="blockfront nobreak">
-<p>
-Il quarantotto italiano, compiuto
-poi nel ’60, non fu neppure politico, fu
-strettamente nazionale e meschinamente
-unitario e dinastico. <i>L’Italia
-attende ancora il suo quarantotto politico,
-che le dia le condizioni essenziali della
-vita moderna, e permetta di studiare il
-passo sulla via già percorsa dalle nazioni
-sorelle.</i>
-</p>
-
-<p class="indr">
-FILIPPO TURATI
-</p>
-</div>
-
-<div class="titlepage nobreak">
-<p>
-<span class="large">MILANO</span><br />
-SOCIETÀ EDITRICE LOMBARDA<br />
-<span class="small">Corso Venezia, 13</span>
-</p>
-</div>
-
-<div class="somm">
-<hr />
-<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span>
-</p>
-
-<h2 id="pref">A CHI LEGGE</h2>
-</div>
-
-<p>
-<i>Il lettore intelligente sa che non è cosa facile
-scrivere la storia contemporanea e dire tutta
-quanta la verità, o quella, che, in buona fede,
-tale si crede. Non si può dirla specialmente quando
-essa può procurare molestie e persecuzioni agli
-attori o ai testimoni; quando si può sospettare,
-che impedimenti verrebbero posti alla circolazione
-di un libro, che si proponesse di farla nota tutta
-intera.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Questa avvertenza serve per coloro, che mi
-hanno somministrati elementi preziosi sui fatti di
-Milano e che non li vedranno in queste pagine
-riprodotti, non ostante che essi si siano dichiarati
-pronti a sostenere la esattezza delle loro informazioni
-anche nei Tribunali.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>La prudenza che mi ha suggerito di ometterli
-non ha spiegato la sua azione nello interesse mio
-<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span>
-personale; ma in quello del libro, che potrà compiere
-opera utile correggendo errori e pregiudizi,
-che hanno falsato la pubblica opinione. Il libro
-mira sopratutto a far breccia in quella che lo
-Zerboglio ha chiamato la <span class="upright">reazione onesta</span> e che
-costituisce la forza maggiore dei politici partigiani
-e disonesti.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Così è: nella massa degli avversari del socialismo
-e della democrazia in genere, in Italia e in
-questo quarto d’ora, per deficienza di cultura e di
-conoscenza degli uomini e delle cose, la grande maggioranza
-è composta di persone che, con tutta sincerità,
-credono che la</i> reazione <i>presente sia stata
-provocata dalle colpe e dagli errori dei socialisti
-e dei democratici di ogni gradazione; e che essa
-sia necessaria per salvare lo Stato e la società.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Questo libro si rivolge alla <span class="upright">reazione onesta</span>
-nella speranza di richiamarla alla realtà e di ricondurla
-sopra la retta via. Vi riuscirà? Lo
-ignoro; per riuscire, però, ho messo ogni studio — anzi
-si dirà che sono stato esagerato in questo
-studio — per esporre i <span class="upright">fatti</span> quali li presentarono
-i giornali conservatori o reazionari — <span class="upright">Corriere
-della Sera, Perseveranza</span>, ecc., di Milano; <span class="upright">Nazione</span>
-di Firenze, <span class="upright">Corriere</span> e <span class="upright">Mattino</span> di Napoli, ecc., ecc.,
-e il periodico <span class="upright">I Tribunali</span> di Milano, che pubblicò
-i resoconti stenografici dei processi svoltisi innanzi
-ai Tribunali di guerra della stessa Milano col visto
-<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
-del Regio Commissario straordinario Generale
-Bava-Beccaris. In quanto ai <span class="upright">giudizî</span> sulle cause
-prossime, che generarono i fatti, del pari, ho messo
-la massima cura nel presentarne una specie di
-antologia ricavata da articoli e dai libri dei monarchici
-più autorevoli, più colti e più onesti.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Dai lettori invoco un benevolo compatimento
-per le deficienze dello stile e della esposizione, che
-in questo mio libro sono maggiori che nei miei
-precedenti. Per farmele perdonare dirò loro che
-scrissi in gran fretta i singoli capitoli e li mandai
-a stampare uno per uno nella speranza di poterli
-in ultimo rileggere in una volta per correggerli,
-coordinarli e completarli. Per ragioni da me indipendenti
-non potei compiere che assai incompletamente
-questo necessario lavoro di fusione e di revisione.
-Ad ogni modo, tale quale esso è rimasto,
-spero che verrà accolto come la espressione di chi
-non si è proposto che la ricerca della verità e il
-bene del proprio paese.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Castrogiovanni, 12 Dicembre 1898.</i>
-</p>
-
-<p class="indr">
-Dott. <span class="smcap">Napoleone Colajanni</span>
-</p>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap1">I.
-<span class="smaller">SIAMO IN RITARDO</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Imprendendo a dire, con tutta la prudenza imposta
-dalla reazione trionfante, dei casi che si svolsero
-in Italia nella primavera 1898 e che, per colpa
-del governo, assunsero proporzioni minacciose ed
-impronta speciale in Milano nelle giornate dal 6
-al 9 Maggio, sento il bisogno di riprodurre le pagine
-colle quali posi termine al libro sugli <i>Avvenimenti
-di Sicilia</i> del 1893-94, che agli ultimi intimamente
-si connettono.
-</p>
-
-<p>
-Scrivevo adunque nell’autunno del 1894: «I
-segni precursori del principio della demolizione di
-tutto ciò che esiste in politica in Italia non mancano
-e presentano una grande analogia con quelli
-che nel secolo scorso precedettero lo scoppio tremendo
-della rivoluzione francese».
-</p>
-
-<p>
-«Si legga l’<i>Ancien régime</i> di Tocqueville e di
-Taine e si vedrà che in Francia prima del 1789, come
-a Napoli, nelle Puglie, in Sicilia nel 1893 e nel
-1894, si sente che c’è un popolo in rivoluzione latente,
-che aspetta l’occasione per irrompere; che
-<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
-questo popolo manca ancora di organizzazione e di
-capi, non avendo più fiducia in quelli che hanno
-l’autorità legale. Anche allora si gridava: «<i>Pane,
-non tasse, non cannoni</i>! ch’è il grido del bisogno,
-dice Taine, e il bisogno esasperato irrompe
-e va avanti come un animale inferocito.
-E i magazzini, i convogli di cereali arrestati, i
-mercati saccheggiati. E si grida: <i>Abbasso l’ufficio
-del dazio!</i> E le barriere sono infrante, gl’impiegati
-vinti e scacciati... E si danno al fuoco i
-registri delle imposte, i libri dei conti, gli archivî
-dei comuni e si fa tutto al grido di: <i>Viva
-il Re!</i>»
-</p>
-
-<p>
-«La scena descritta dal Taine per Bignolles e
-per altri siti non sembra la fotografia di ciò che è
-avvenuto a Valguanera, a Partinico, a Monreale,
-a Castelvetrano, a Ruvo, a Corato? Eppure i contadini
-di Sicilia e di Puglia non sanno o non conoscono
-cosa sia la rivoluzione francese, i cui preludî
-imitano e ripetono!»
-</p>
-
-<p>
-«Non basta ancora; l’analogia continua più
-grande che mai sulle cause, che accelerano la
-catastrofe in Francia e che potranno accelerarla
-adesso in Italia. Si disse dei gravissimi imbarazzi finanziari
-in cui si dibatte il nostro paese; e Gomel
-ha messo stupendamente in evidenza le cause finanziarie
-della rivoluzione francese».
-</p>
-
-<p>
-«Qualche piccola inversione nell’ordine degli
-avvenimenti vi potrebbe essere; quando Joly de
-Fleury si decise all’aumento delle imposte i Parlamenti
-di Francia protestarono e invocarono la riunione
-degli Stati Generali. Noi non abbiamo assemblee
-che per la loro storia si rassomiglino ai Parlamenti
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-francesi, ma abbiamo una Camera dei Deputati,
-che dovrebbe equivalere agli Stati Generali, la
-quale sotto l’incubo dello scioglimento ha approvato
-le imposte proposte dall’onor. Sonnino e
-che potrà essere disciolta se non farà quell’<i>ultimo
-sforzo</i>, che si chiama <i>ultimo</i> per ischerzo, ma ch’è
-sempre seguito dalla domanda di un <i>altro</i>».
-</p>
-
-<p>
-«Chi può garantire che in Italia non si cominci
-da uno scioglimento mentre in Francia si
-cominciò da una convocazione? E qualche altra
-differenza ci sarebbe ancora nei protagonisti del
-prologo. L’Italia da alcuni anni ha visti i Maurepas,
-i Vergennes, i Calonne, i Brienne, i Joly de Fleury
-ed anche i d’Ormesson; l’Italia potrà anche trovare
-il suo Neker; ma in tanta decadenza indarno cerca
-un Turgot! Dov’è il Ministro che dica coraggiosamente
-al Re ch’è impossibile ogni ulteriore accrescimento
-delle imposte; che prestiti non se ne possono
-fare più; che la salvezza è nelle economie e
-nelle riforme?»
-</p>
-
-<p>
-«E tutto ciò disse Turgot al buon Luigi XVI;
-ma non fu ascoltato!»
-</p>
-
-<p>
-«Lo sarebbe adesso in Italia?»
-</p>
-
-<p>
-«Nessuno può dirlo; ma tutti devono riconoscere
-che gli avvenimenti incalzano e che la scintilla
-partita dalla Sicilia, che nell’arte, nella coltura,
-nella organizzazione sociale, in tutto, si trova — come
-direbbe Giuseppe Ferrari — in ritardo di
-fronte alle fasi di sviluppo percorse dalla Francia
-e da altre regioni dell’Alta Italia, che sentirono
-l’alito della rivoluzione francese: quella scintilla,
-ove non si provveda in tempo, potrà, varcando lo
-stretto, far divampare l’incendio nel resto d’Italia».
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-</p>
-
-<p>
-«Comunque, se insipienza di uomini di governo
-o fatalità di cose vorranno che gli avvenimenti
-non abbiano quel corso pacifico ed evolutivo,
-che dev’essere vagheggiato da quanti conoscono i
-danni e gli orrori delle cruenti rivoluzioni, io faccio
-voti ardenti pel bene del mio paese che il grido:
-«<i>morte a li cappedda</i>» non possa acquistare quella
-triste celebrità che al di là delle Alpi acquistò il
-grido: <i>Les aristocrates à la lanterne!</i>»<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>
-</p>
-
-<p>
-Il riavvicinamento tra i prodromi della grande
-rivoluzione francese e gli avvenimenti di Sicilia,
-che riporta il nostro paese ad un secolo fa, può
-oggi essere completato con un altro riscontro storico
-che somministra l’Inghilterra.
-</p>
-
-<p>
-Al di là della Manica l’evoluzione politico-sociale
-non fu tranquilla e pacifica sempre, come,
-nelle sue grandi linee, si è andata svolgendo nella
-seconda metà di questo secolo.
-</p>
-
-<p>
-Vi furono due grandi periodi di sommosse, di
-tumulti, di repressioni sanguinose e di reazione,
-che ricordano la fase che attraversa l’Italia dal 1893
-in poi. Il primo va dal 1799 al 1824; il secondo
-dal 1837 al 1848. Tra i due periodi non mancarono
-le agitazioni, che terminarono qualche volta in conflitti
-sanguinosi — specialmente nel 1819, nel 1831,
-nel 1832, nel 1839, ecc.; — e non fecero difetto completamente
-dopo il 1848: astraendo dall’Irlanda — dove
-gli avvenimenti presentarono sempre caratteri
-complessi non paragonabili mai con quelli italiani — per
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-tutti basta ricordare la <i>domenica sanguinosa</i> — <i>the
-bloody Sunday</i> — 13 novembre del 1887.
-</p>
-
-<p>
-I due periodi storici inglesi, classici per le turbolenze,
-il secondo dei quali comprende il movimento
-<i>cartista</i>, vanno rievocati oggi in Italia per
-concludere dal confronto — da completarsi più tardi — che
-se in Inghilterra fossero stati adottati i criteri
-di governo che formano ormai la gloria non
-invidiabile della borghesia italiana, il boja avrebbe
-dovuto lavorare in permanenza; gli anni di galera
-distribuiti ai <i>ribelli</i> e ai sovversivi avrebbero dovuto
-contarsi non più a secoli, ma a migliaia di
-secoli; la costituzione anzichè svolgersi sempre più
-e continuamente nel senso democratico avrebbe dovuto
-essere soppressa; la reazione sfrenata, insomma,
-quale del resto la vagheggiò e consigliò in Inghilterra
-il partito dell’<i>ultratorismo</i>, vi si avrebbe dovuto
-insediare sovrana e incrollabile.
-</p>
-
-<p>
-Qualcuno potrà obbiettare, che accennando al
-lavoro del boia si vien meno alle condizioni di una
-buona comparazione e che viene a mancare ogni
-analogia, perchè condanne a morte ci furono in Inghilterra — benchè
-non eseguite — ma non una — eccettuato
-il caso Barsanti, che non entra nel periodo
-in discussione — ne inflissero i mal giudicati
-Tribunali militari Italiani nel 1894 e nel 1898.
-</p>
-
-<p>
-All’obbiezione si trova risposta nelle differenze
-tra i due paesi: nella natura degli avvenimenti,
-nella proporzione e durata delle repressioni, nella
-giustizia delle altre pene, nella serena imparzialità
-dei giudici ordinari — e non eccezionali — nella
-sapienza e moderazione delle classi dirigenti e dei
-governanti.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-</p>
-
-<p>
-Le differenze ci sarà occasione di rilevarle,
-nella misura consentita dall’indole di questo scritto,
-man mano che procederà la narrazione; e le differenze
-eloquenti non potranno non richiamare alla
-realtà triste della nostra enorme inferiorità politica
-e morale, quanti leggeranno coll’animo intento alla
-ricerca del vero.
-</p>
-
-<p>
-Per ora basta fermare questo: che i tumulti,
-le sommosse, i tentativi coscientemente insurrezionali
-che afflissero l’Inghilterra per cinquant’anni
-circa spesso tolsero a pretesto le riforme politiche;
-ma il fondo dei movimenti fu e rimase sempre economico.
-Non cade dubbio sulla natura del movente
-nel primo periodo dei torbidi inglesi; invece qualcuno
-vorrebbe negarla pel secondo. E in verità,
-guardando alla superficie e alle dichiarazioni di
-alcuni capi del <i>cartismo</i>, si potrebbe credere che
-questo movimento celebre, durato circa dieci anni,
-sia stato essenzialmente politico. Erano, infatti, d’indole
-politica i famosi sei articoli della <i>Charta del
-popolo</i>; ma nella intenzione dei <i>cartisti</i> delle due
-scuole, essi dovevano servire come <i>mezzo</i> per ottenere
-il miglioramento economico delle masse lavoratrici.
-</p>
-
-<p>
-I promotori ed organizzatori del movimento
-trovarono grande seguito per lo appunto perchè
-tristissime erano le condizioni economiche degli
-operai nella grandissima maggioranza.
-</p>
-
-<p>
-Ciò era a conoscenza dei capi del <i>cartismo</i>;
-tanto che il reverendo Stephens, uno dei più audaci
-e dei più infervorati, predicava che il <i>cartismo</i> era
-sopratutto una <i>quistione di forchetta e di coltello</i>!
-</p>
-
-<p>
-Risalendo dal caso particolare all’indole generale
-dei movimenti politici inglesi, il Rise, ch’è
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-uno degli scrittori che ha iniziato la illustrazione
-della cosidetta <i>Era Vittoriana</i>, ha scritto queste
-parole significative non per i soli inglesi ma per
-tutti i popoli che hanno coscienza delle proprie
-sofferenze: «John Bull al verde, egli osserva, è il
-più persistente dei malcontenti e svolge principî
-politici — ma sempre con un occhio volto agli
-affari futuri. Quando è sazio di carne e di birra
-ha poche idee e la sua soddisfazione è colossale».
-(<i>Rise of democracy.</i> London. Blackie et Son 1897
-pag. 129). A provare l’esattezza del giudizio, un
-poco più oltre aggiunge: «Appena R. Peel risolvette
-la quistione tributaria, la stabilità fu assicurata
-alle industrie, alla società, alle istituzioni».
-(pag. 130).<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il 1848 trovò disarmato il <i>cartismo</i> dalla precedente
-riforma; così l’eco della proclamazione della
-repubblica in Francia, invece di trascinarlo ad una
-rivoluzione trionfante, ne segnò la morte. La sua,
-però, non fu opera inutile: destò dal letargo le
-classi dirigenti, mise sotto i loro occhi i pericoli
-cui andavano incontro ostinandosi nella resistenza
-e contando sulla repressione e le costrinse alle trasformazioni
-economiche e politiche indicate dai
-tempi, reclamate dal popolo.
-</p>
-
-<p>
-I sei articoli della <i>Charta</i>, dichiarati da principio
-irrealizzabili, incontrarono la sorte di molte utopie
-e in gran parte oggi sono stati tradotti in leggi;
-con questo in più: che ogni riforma politica fu seguita — più
-raramente preceduta — da una riforma
-economica. Così da questa lezione dei fatti svoltisi
-in Inghilterra emergono insegnamenti non solo per
-le classi dirigenti italiane, ma anche per una parte
-degli elementi avanzati, che — almeno sino a poco
-tempo fa — tenevano in grande dispregio la politica.
-La tenne anche in dispregio Roberto Owen, più di
-sessant’anni or sono, al di là della Manica e smarrì
-la diritta via per conseguire quelle riforme economiche
-e morali di cui fu apostolo geniale.
-</p>
-
-<p>
-Ma è per le classi dirigenti italiane, che sopratutto
-sono ricchi di ammaestramento questi raffronti
-storici dell’Italia colla Francia da una parte e coll’Inghilterra
-dall’altra.
-</p>
-
-<p>
-In Francia la cecità dei governanti nel secolo
-scorso condusse alla grande rivoluzione con tutti i
-suoi eccessi e con tutti i suoi orrori, che potranno
-ripetersi se la degenerata borghesia, che ha in mano
-le sorti della terza repubblica, non si libera dalle
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-strette del militarismo. In Inghilterra le classi dirigenti,
-imitando gli esempi dei buoni tempi di Roma,
-seppero sempre cedere a tempo. Se ricorsero alla
-repressione, anche energica, non la resero sistematica,
-facendola assurgere ad esclusivo metodo di governo
-e risposero ai tumulti da disagio economico con
-riforme economiche; ai tumulti ed alle agitazioni
-politiche fecero seguire le riforme politiche. Sinanco
-quando i movimenti vi assunsero forme decisamente
-criminose le classi dirigenti inglesi guardarono al
-fondo e alla sostanza e pensarono di eliminare il
-delitto allontanandone le cause. Così la borghesia
-e l’aristocrazia, e sopratutto gli industriali, allarmati
-ed indignati pei famosi <i>delitti di Sheffield</i>, cominciano
-nel 1867 una grande inchiesta colla intenzione
-di riuscire alla repressione severa del fenomeno
-criminoso; ma appena constatatolo, anche per la confessione
-di qualche reo, si cambia rotta e si riesce
-alla sapiente prevenzione colle leggi del 1870 e del
-1875, che accordarono agli operai la più ampia libertà
-di organizzazione, di sciopero e di quel <i>picketing</i>,
-che sembrerebbe anche una enormità a molti democratici
-italiani<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Di fronte ai tumulti, alle sommosse, alle insurrezioni,
-adunque, alle classi dirigenti italiane la
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-storia addita due vie tracciate senza incertezze e
-quasi senza alcuna di quelle oscillazioni e deviazioni
-ordinarie nel corso degli avvenimenti sociali. Sull’una
-sta scritto al termine: <i>rivoluzione</i>; è la via
-battuta dai governanti francesi. Sull’altra, al principio
-risplende una insegna sulla quale si legge:
-<i>riforme</i>. È l’insegna antica di casa nostra — l’insegna
-di Roma; ma l’Inghilterra l’ha rimessa a nuovo e l’ha
-circondata di affascinante forza di persuasione<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>.
-</p>
-
-<p>
-L’Italia è in ritardo nella sua evoluzione rispetto
-alla Francia e all’Inghilterra; ma se questo ritardo
-sotto molti aspetti è deplorevole, esso ha almeno un
-lato buono: consente al nostro paese di trarre profitto
-dei risultati degli esperimenti politico-sociali
-che furono fatti altrove.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap2">II.
-<span class="smaller">LA MARCIA DELLA SOMMOSSA</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-La formula: <i>riforme o rivoluzione</i>, — formula
-adottata dal partito repubblicano parlamentare nel
-manifesto indirizzato al paese all’indomani della
-repressione dei tumulti di Aprile e Maggio 1898
-(<i>Rivista popolare.</i> Anno III, 21) — sembrerebbe
-adatta a chiudere questo studio; invece la si è
-allogata nel proemio. Non a caso. Al lume del dilemma
-che la storia pone ai governanti d’Italia si
-può esaminare quali le tendenze che si possono
-constatare per prevedere, entro i limiti delle previsioni
-sociologiche, se si otterranno le <i>riforme</i> o
-se si arriverà alla <i>rivoluzione</i>.
-</p>
-
-<p>
-Queste tendenze non si possono indurre dalla
-osservazione degli avvenimenti svoltisi nel corso
-di pochi anni; nè si può assicurare che le <i>riforme</i>
-non verranno più tardi solo perchè esse non vengono
-fatte immediatamente. Ogni <i>riforma</i> la quale
-vuole raggiungere lo scopo prefisso dev’essere preparata
-e maturata con intelletto e con amore, con
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-conoscenza piena delle condizioni da modificare e
-delle altre, che alle medesime si spera sostituire.
-</p>
-
-<p>
-Il malessere economico, politico e morale in
-Italia non data da pochi anni, perchè dal 1870 in
-poi è andato crescendo, quasi senza interruzione;
-i segni ne furono manifesti e indussero allo studio
-delle cause che lo generarono i privati e lo Stato.
-</p>
-
-<p>
-Questi studî sono notissimi e non occorre enumerarli;
-tra i tanti basta ricordare l’<i>Inchiesta parlamentare
-agraria</i>, che se ha poco valore in alcune
-parti, ne ha uno sommo nel Proemio e nella conclusione
-magistralmente esposta da Stefano Jacini.
-</p>
-
-<p>
-Dal volume breve di mole e ricco di contenuto
-dell’illustre senatore lombardo sono scorsi alcuni
-lustri e di rimedî adottati tra quelli indicati come
-necessari ed urgenti si ha scarsa notizia e magrissimi
-risultati. Sicchè da allora ad oggi i mali deplorati,
-anzicchè diminuire, andarono crescendo in
-guisa da rendere facile a qualunque osservatore
-mediocre la previsione di qualche catastrofe, per la
-innegabile persistenza delle classi dirigenti nel sistema
-di governo che era riuscito disastroso per
-tanti anni.
-</p>
-
-<p>
-Se il periodo dell’osservazione in Italia fosse
-soltanto durato da Caltavuturo — 21 Gennaio 1893 — alla
-primavera del 1898, si potrebbe dire che esso
-sarebbe stato insufficiente per indurre le tendenze?
-Ciò potrebbe dirsi pel passato remoto; non più oggi.
-Nella esperienza sociale c’è acceleramento rapidissimo
-ch’è in ragione diretta del tempo trascorso e dell’esperienza
-aumentata in ragione composta dei mezzi di
-studio sempre più copiosi e perfezionati e degli altri
-per divulgare i risultati raccolti.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-</p>
-
-<p>
-Infatti in Inghilterra non si comprende la lentezza
-delle nostre <i>Inchieste</i> e l’oblìo cui vengono
-condannate dopo compiute — condizioni tra noi
-divenute inseparabili e che destano un sorriso d’incredulità
-quando qualcuna nuova ne viene annunziata.
-Il pubblico, anzi, l’accetta come una indecente
-mistificazione; ed a giudicarne dalla ordinaria inutilità,
-non sbaglia.
-</p>
-
-<p>
-Dell’Inghilterra, invece, si sa questo: che cominciato
-lo studio delle condizioni delle <i>Trade-Unions</i>
-nel 1867 in seguito ai <i>delitti di Sheffield</i>, si venne ai
-primi provvedimenti nel 1871; che constatata con
-una inchiesta nel 1868-69 la poca diffusione dell’istruzione,
-si ebbe il primo <i>Education act</i> nel 1870; che
-ripreso, con un’altra inchiesta lo studio dell’Irlanda
-nel 1879-80 il Gladstone dette il grande <i>land act</i>
-per l’isola Verde nel 1881. Gli esempi potrebbero
-continuare; e il significato di questa lodevole rapidità
-nel far seguire il rimedio alla diagnosi non
-può essere infirmato dalla relativa lentezza sui provvedimenti
-radicali per combattere la <i>disoccupazione</i>;
-a riguardo della quale, del resto, alcune misure parziali
-lenitive si sono prese. Ma qui conservatori, liberali,
-radicali e socialisti, che hanno rivolto le
-loro cure al grande problema, con pari ardore, si
-capisce che devono procedere coi piedi di piombo,
-perchè si tratta di una delle manifestazioni più salienti
-della questione sociale.
-</p>
-
-<p>
-Quanto diversa corre la bisogna in Italia! Quel
-capitolo degli <i>Avvenimenti di Sicilia</i> che intitolai
-dalla desolante inazione del governo di fronte ai
-mali constatati — <i>Nulla è mutato!</i> — potrei ripeterlo
-oggi applicandolo all’Italia tutta, e potrebbesi
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-rendere il titolo più espressivo e corrispondente
-alla verità affermando che da allora ad oggi: <i>Molto
-s’è peggiorato!</i> Al lume dei fatti si vedrà che questo
-pessimismo è giustificato.
-</p>
-
-<p>
-La necessità e l’urgenza di opportuni provvedimenti
-che dalla Sicilia si estendessero a tutta la penisola
-ed alla infelicissima tra le sue regioni, la Sardegna,
-emergevano evidenti dalle discussioni parlamentari
-del 1894, continuate ed allargate successivamente.
-</p>
-
-<p>
-Furono gli ardenti unitari come Fortunato,
-Imbriani, ecc., che insistettero nel dimostrare che
-il disagio che affliggeva le popolazioni al di là
-dello Stretto, imperversava del pari in tutto il resto
-del regno. Era vero; ed erravasi soltanto affermando
-che in Sicilia il malessere non avesse caratteri particolari,
-che lo rendevano più sensibile.
-</p>
-
-<p>
-Qualche cosa si fece per la Sicilia — utilissima
-l’abolizione del dazio di uscita sui zolfi, che permise
-la costituzione dell’<i>Anglo-Siciliana</i>; e ciò, in parte,
-spiega la tranquillità del 1898 di alcune provincie.
-Ma le condizioni peggiorarono nella penisola, o
-almeno non furono sensibilmente alleviate. Era prevedibile
-quindi, e fu previsto, che le manifestazioni
-del disagio, dovunque non ne erano state rimosse o
-attenuate le cause, dovessero presentarsi o continuare.
-La scintilla, perciò, che nel 1892-93, poco
-mancò non divenisse grande incendio in Sicilia, varcò
-lo stretto negli anni successivi.
-</p>
-
-<p>
-Dal 1894 a tutto il 1897, in corrispondenza della
-varietà delle condizioni economiche, politiche, morali
-e intellettuali, che è propria delle diverse regioni
-d’Italia — fatta federale dalla natura e dalla storia — i
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-segni del malessere profondo sono differenti
-nel mezzogiorno, nel centro e nel settentrione.
-</p>
-
-<p>
-Mentre in Sicilia, nel Napoletano, nel Lazio si
-tumultua, s’incendiano le case comunali, gli uffici
-daziari al grido <i>Viva il Re</i> e si continua ad eleggere
-quei deputati e quei consiglieri provinciali e comunali,
-cui si attribuiscono i malanni contro i quali
-si sollevano; nel Piemonte, in Lombardia, nella
-Emilia, ecc., — regioni dalla maggiore coltura intellettuale
-e politica e dall’industria maggiormente
-sviluppata — la protesta assume forme e caratteri
-moderni e civili: le sofferenze dei lavoratori si traducono
-in iscioperi, in elezioni di consiglieri e
-deputati repubblicani, socialisti ed anche conservatori
-nel senso buono — appartenenti, cioè, a quel
-gruppo, che fa capo all’onor. Colombo e che da
-anni domanda un mutamento d’indirizzo nella politica
-e nell’amministrazione dello Stato.
-</p>
-
-<p>
-La storia di questi scioperi — parzialmente
-illustrati con metodo positivo dall’Einaudi — e di
-queste elezioni come prodotto del malcontento e del
-disagio è ancora da farsi e deve mettersi in chiaro
-l’anomalia del buon successo degli scioperi agricoli
-a preferenza di quelli industriali. È certo, però,
-che i governanti, di fronte a queste proteste civili
-e moderne, tennero un contegno incivile e disumano:
-non seppero che applicare l’art. 247 ed altri analoghi
-articoli del Codice penale — che in Italia
-stanno a fare le veci del <i>picketing</i> inglese! — ricorrere
-alla violenza ed organizzare la concorrenza
-nel lavoro dei soldati a benefizio dei capitalisti.
-Questi esempi, che venivano dall’alto dovevano
-consigliare i lavoratori dall’affidarsi ai mezzi legali
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-e convincerli, al contrario, che essi non potevano
-sperare salvezza e miglioramento se non dall’uso
-della forza brutale.<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>
-</p>
-
-<p>
-Si accenna appena a queste manifestazioni legali
-del disagio illegalmente represse dal governo che
-sotto Di Rudinì volle acquistare fama non bella a
-Molinella, come altri se l’aveva assicurata tristissima
-a Conselice; e si è anche costretti a sorvolare sulla
-inattesa agitazione agraria delli Castelli Romani — inframescata
-di violenze, di ferimenti, di arresti e
-di processi; ma tanto legittima nelle sue cause da
-accapparrarsi le simpatie e la benevolenza degli ufficiosi
-del tempo — l’està del 1897 — e di alcuni
-rappresentanti del potere politico: Bonerba ispettore
-di Pubblica Sicurezza e Marchese Cassis ispettore
-generale al ministero dell’interno. È tutto dire!
-Si fa una semplice menzione della grande manifestazione
-di Roma contro la ricchezza mobile, che
-ebbe il suo epilogo tragico in Piazza Navona; e la
-si ricorda particolarmente: da un lato perchè sintomatica
-del generale malcontento della borghesia;
-dall’altro perchè segna la sua illogica e contradditoria
-condotta. Questa borghesia, infatti, che fa le
-elezioni, che ha in mano le redini del governo e
-vuole la politica dispendiosa, ha perduto il diritto
-di protestare contro la soverchia gravezza delle imposte:
-se vuole gli obbiettivi dei megalomani deve
-somministrare i mezzi per conseguirli.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-</p>
-
-<p>
-Si sorpassa su tutte queste manifestazioni che
-si svolsero dal gennaio 1894 al maggio 1898 che
-rappresentano gli anelli della catena interminabile
-del malcontento e che sono degnissime dello studio
-dello psicologo politico, per venire a quella che
-rimarrà lugubremente celebre negli annali nostri
-come la <i>protesta dello stomaco</i>.
-</p>
-
-<p>
-La protesta dello stomaco per un momento ridà
-all’Italia una unità di sentimenti, che le mancava
-da anni parecchi; la protesta dello stomaco assegna
-al nostro paese un posto speciale, perchè vide riprodurre
-fenomeni che non si credevano più possibili
-nella civile Europa occidentale in questo scorcio di
-secolo. Infatti solo da noi si ebbero i tumulti per
-carestia, per fame, per cause che agirono egualmente
-presso gli Stati del vecchio continente, ma
-senza produrre gli effetti dolorosi, che rimangono
-propri ed esclusivi dell’Italia.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap3">III.
-<span class="smaller">LA CRONACA SANGUINOSA</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-L’anno 1897 erasi chiuso per l’Italia sotto i più
-sinistri auspici. Nelle Marche, nella Romagna, in
-vari altri punti del regno, durante l’autunno, quasi
-per non interrompere la cronaca dei tumulti e delle
-sommosse, c’erano state delle manifestazioni, ora
-lievi, ora gravi che costituivano l’indice più eloquente
-del malessere generale.
-</p>
-
-<p>
-A Forlì si assaltano le botteghe nelle quali si
-vende il pane; la sommossa dura alcuni giorni in
-Ancona dove si saccheggia la casa di un negoziante
-di grano; a Macerata gli affamati s’impadroniscono
-del frumento messo in vendita e si rompono i vetri
-della casa del Sindaco e del Municipio; a Senigallia
-si saccheggiano i magazzini di frumento del principe
-Ruspoli; a Chiaravalle vi sono colpi di revolver
-ed un carabiniere viene ferito; a Gallipoli si dà fuoco
-alla casa di un ricco cittadino; a Firenze — la
-mite e gentile Firenze — scene simili si ripetono e
-molti agenti di polizia vengono feriti; a Milano,
-a Napoli, a Palermo, a Ferrara, a Bologna, società
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-operaie ed associazioni politiche protestano contro
-il rincaro del prezzo del pane e si moltiplicano
-le riunioni degl’infelici che domandano: <i>pane e
-lavoro!</i>
-</p>
-
-<p>
-Non ci potevano essere e non ci furono equivoci
-sull’indole di siffatte dimostrazioni; erano la
-protesta dello stomaco. Tali vennero giudicate con
-singolare unanimità dalla stampa di ogni partito e
-dagli uomini politici, che le segnalarono in Parlamento
-e fuori, ed il giudizio non poteva essere
-modificato dal grido: <i>Viva la Repubblica! Viva il
-Socialismo!</i> echeggiato in quei giorni nella minuscola
-Subiaco. Era evidente l’urgenza di misure che
-attenuassero almeno le più crudeli sofferenze dei
-lavoratori e della borghesia magra. Qualche cosa
-fecero i Municipi specialmente in Sicilia, dove era
-fresca la memoria dei tumulti del 93-94: e con qualche
-sacrifizio ed anche con qualche strappo alla legge
-tennero il prezzo del pane entro limiti normali.
-Riuscirono con ciò a mantenere la calma. Nulla, o
-ben poco, fece il governo, su cui pesarono le maggiori
-responsabilità e che poteva prendere i più
-efficaci provvedimenti di sana prevenzione; esso non
-credeva allo spettacolo doloroso delle inaudite miserie,
-non sentiva il cupo muggito della tempesta
-che si avvicinava rapida e minacciosa.
-</p>
-
-<p>
-Il timore manifestato nel 1894 era già una realtà
-nell’autunno del 1897: la sommossa aveva valicato
-lo stretto e dalla Sicilia si era propagata in tutto
-il continente. Sullo scorcio di quell’anno, però, essa
-non aveva assunto i caratteri che l’avevano distinta
-nell’isola. Il fenomeno si riprodusse in tutti i suoi
-dettagli nell’anno 1898, che rimarrà celebre nei
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-nostri annali per la cronaca sanguinosa della sua
-primavera.
-</p>
-
-<p>
-Ed è la Sicilia, dove sono i centri del dolore,
-che suona la diana: a Modica ed a Troina si tumultua
-per fame e rinnovansi le stragi del 1893-94. Sorpassano
-la decina gli affamati uccisi in Febbraio in
-quelle due città, e centinaia di feriti cercano salvezza
-nella fuga, perchè la polizia non contenta delle generose
-somministrazioni di piombo cerca vittime
-nuove per le patrie galere.
-</p>
-
-<p>
-Passano due mesi in una calma relativa, che
-non inganna i veggenti, e quando verso la fine di
-Aprile si esauriscono le provviste locali di frumento
-e si eleva rapidamente il prezzo per la guerra ispano-americana,
-che rese più scarsa l’importazione,
-l’incendio divampa da un capo all’altro d’Italia
-con una rapidità prodigiosa spiegabile colla facilità
-e rapidità dei mezzi di comunicazioni di ogni genere;
-i tumulti e le sommosse assumono le proporzioni
-di una vera epidemia alla cui diffusione, oltre le
-cause economiche, politiche e morali persistenti,
-somministra un contributo considerevole il mimetismo,
-il contagio psico-sociale.
-</p>
-
-<p>
-Ecco la cronaca sanguinosa fatta di date e di
-cifre; ed avverto che, pur troppo, essa non è completa<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>.
-</p>
-
-<p>
-I tumulti, le sommosse cominciarono il 26 Aprile
-a Faenza ed a Finale-Emilia. Si ripetono il 27 a
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-Faenza e Bari; il 28 a Faenza, Foggia, S. Giovanni
-a Teduccio, Arzano, Benevento, Secondigliano; il
-30 a Modugno, Aversa, Palermo, Piove, Pesaro,
-Ferrara, Rutigliano, Castelsanpietro, Forlì, Rimini,
-Camerino, Napoli; il 1.º Maggio a Monopoli, Molfetta,
-Minervino-Murge, Benevento, Ferrara, Napoli,
-Rimini, Bagnacavallo, Ascoli Piceno, Resina, Ponticello,
-Giuliano, ecc.; il 2 a Bagnacavallo, Ascoli
-Piceno, Cesena, Piacenza, Parma, Ferrara, Ariano
-di Puglia, Salerno, Palermo, Pesaro; il 3 a Pesaro,
-Figline Valdarno, Avellino, Soresina; il 5 a Pavia,
-Livorno, Sesto Fiorentino; il 6 ad Avellino, Livorno,
-Firenze, Pisa, Padova, Palermo, Milano; il 7
-a Livorno, Pistoia, Fermo, Porto Maurizio, Milano;
-l’8 a Firenze, Monza, Como, Padova, Pescia,
-Genzano di Roma; il 9 a Milano, Napoli, Pontedera,
-Monza, Saronno, Como, Brescia, Rovigo, Vicenza,
-Reggio-Calabria, Siracusa, Bologna, Monsummano,
-Tropea, Castelvetrano, Foggia, Matelica, Livorno,
-Pisa, Siena, Roccastrada, Bologna, Ferrara e dintorni,
-Ancona, Velletri, Messina, ecc., ecc.; il 10
-a Napoli, Livorno, Genova, Porto-Maurizio, Chiavari,
-Ravenna, Castelferretti, Tropea, Velletri; l’11
-a Caserta, Aversa, Cimitile, Novara, Luino, Messina,
-ecc.
-</p>
-
-<p>
-Col giorno 11 Maggio si può dire che cessa il
-periodo acuto delle dimostrazioni. I governanti che
-per oltre quindici giorni sono stati in preda del
-terrore — altrettanto grande quanto era stata grande
-la loro precedente incosciente serenità — hanno compiuto
-la repressione, hanno consolidato lo stato di
-assedio in tre grandi regioni, delle quali due tra le
-più agiate e le più colte della penisola, la Toscana
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-e la Lombardia — e possono trionfalmente annunziare
-che: <i>l’ordine regna in Italia</i>.
-</p>
-
-<p>
-La gravità dei fatti non fu da per tutto uguale;
-ma fu identica la loro fisonomia da Messina a Luino.
-Per un momento le manifestazioni politico-sociali di
-questo regno d’Italia malconnesso, lo ripeto, assunsero
-impronta rigidamente unitaria: da Luino
-a Messina, unica fu la causa che sollevò la protesta
-ed uguale dappertutto la forma di questa protesta
-dello stomaco. Il primo grido che si sentì per ogni
-dove fu quello di <i>pane e lavoro</i>, cui successivamente
-e in varia misura si aggiunsero altri gridi
-sovversivi — altri <i>evviva!</i> ed altri <i>abbasso!</i> secondo
-il diverso temperamento locale. Ai gridi più spesso
-si aggiunsero minaccie contro le autorità, contro le
-persone invise; alle minaccie seguirono i fatti:
-rotture di fanali, di vetri delle case, devastazioni,
-incendi, saccheggi; ed a questi le repressioni ora
-miti ora feroci; gli arresti a migliaia e i massacri.
-</p>
-
-<p>
-Una prima e necessaria constatazione: la ferocia
-della repressione non sta menomamente in rapporto
-colle gravità ed un poco anche coll’indole dei tumulti.
-A Bari ed a Foggia i fatti sono gravissimi e
-stante la importanza delle due città possono riuscire
-pericolosi; eppure non ci sono i morti di Molfetta
-e di Modugno. A Faenza, che inizia il movimento
-e dove sin dal primo giorno si concede il
-pane a 30 centesimi, si arriva alla costruzione di
-vere barricate; ma non si deplora un eccidio come
-a Bagnacavallo. Tra Prato e Sesto Fiorentino, tra
-Parma e Piacenza da un lato, Monza, Luino e Soresina
-dall’altro, in ambienti tanto diversi, intercedono
-le medesime differenze dianzi accennate e
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-che si verificarono anche in Sicilia nel 1893-94. Ciò
-prova che dovunque le autorità furono longanimi
-e prudenti si evitò o si ridusse a ben poca cosa il
-versamento del sangue.
-</p>
-
-<p>
-Se in questa diversità di risultati c’entrano le
-differenze individuali delle autorità locali, c’entra
-in misura maggiore la mancanza di savia ed uniforme
-direzione dal centro.
-</p>
-
-<p>
-Ho enumerato senza alcun ordine le città, i
-paesi, i villaggi che somministrano elementi alla
-cronaca sanguinosa perchè l’apparente disordine si
-presta a considerazioni d’indole apparentemente geografica
-che assurgeranno più tardi ad importanza
-maggiore per giudicarne l’indole. Anzitutto, se in
-generale si può affermare che i tumulti cominciano
-nel mezzogiorno per propagarsi gradatamente al
-settentrione, non è meno vero, però, che la prima
-scintilla si parte dal centro e dal nord della penisola — Faenza
-e Finale Emilia — e divampa più qua
-e più là, mostrando che le cause determinanti esistono
-in tutta la penisola ed agiscono disordinatamente
-e contemporaneamente sui grandi e sui piccoli
-centri, senza che possa affermarsi esservi una
-prevalenza decisa dei primi o degli ultimi in guisa
-che possano stabilirsi i primitivi centri d’irradiazione.
-Solo può rilevarsi che i casi di Milano esercitarono
-maggiore influenza degli altri se si deve
-giudicarne dal numero delle località che furono
-tumultuanti il giorno nove Maggio.
-</p>
-
-<p>
-Il fenomeno è naturale ed ha la sua ragione di
-essere in quella specie di egemonia, che la <i>capitale
-morale</i> esercitava ed esercita in gran parte d’Italia
-ed a cui si sottraggono l’estremo mezzogiorno e la
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-Sicilia. Si noti intanto che Firenze non ricordava
-forse da secoli tumulti quali quelli del 1898; che
-Napoli abbandona la sua proverbiale indifferenza
-apatica e memore delle prime prove dell’agosto 1893,
-persiste per più giorni nei tumulti senza lasciarsi
-intimidire dagli apparecchi micidiali di guerra teatralmente
-allineati nelle sue piazze e vede le sue
-donne smunte, i suoi fanciulli laceri, le sue larve
-di lavoratori sfidare la forza pubblica ed in qualche
-momento affrontare serenamente la morte. Il
-contegno di queste due città da solo somministra
-all’osservatore politico qualche indicazione,
-che non dovrebbe andare perduta per valutare al
-giusto lo intervento delle cause, che riuscirono ai
-tumulti.
-</p>
-
-<p>
-Un’ultima constatazione mercè la quale la geografia
-e la cronologia alleate rivelano l’indole dei
-luttuosi avvenimenti in discorso.
-</p>
-
-<p>
-Il 1º Maggio, giorno sacro pei socialisti e che
-avrebbe potuto fornire occasione a dimostrazioni
-facilmente degeneranti, passa tranquillo dove i socialisti
-sono forti per numero e per organizzazione.
-Solo a Rimini, a Bagnacavallo ed un poco a Ferrara,
-contrade pervase discretamente dalla corrente delle
-nuove idee, nel giorno della festa del lavoro vi furono
-tumulti; prevalsero questi nel mezzogiorno — Napoli,
-Monopoli, Minervino Murge, Molfetta, Benevento,
-Resina, Ponticello, Giuliano, ecc. — dove
-possono esservi socialisti, ma non esiste affatto un
-partito socialista, nemmeno in embrione.
-</p>
-
-<p>
-E chiudo questa cronaca sanguinosa con cifre,
-che, per quanto incomplete, riescono dolorose ed
-eloquentemente rivelatrici.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-</p>
-
-<p>
-Bisogna rinunziare ad enumerare gli arresti.
-In un giorno c’erano oltre 500 detenuti per causa
-dei tumulti nelle carceri giudiziarie della sola Bari;
-300 cittadini in una volta furono imprigionati a
-Livorno; un migliaio circa in più volte in Napoli.
-In Italia gli arresti, senza timore di esagerare, si
-può affermare, che nel periodo dei tumulti dovettero
-contarsi a decine di migliaia.
-</p>
-
-<p>
-La statistica dei ferimenti tra i cittadini è ancora
-più incerta; chi è ferito nei tumulti si presume
-che abbiavi preso parte. Non si ammette che sul
-luogo ci si sia trovato accidentalmente o trascinato
-dalla marea; perciò se fa noto il suo stato è sicuro
-che egli verrà sottoposto a processo. In questo caso
-sarà fortuna se uscirà assolto; ma nessuno lo
-risarcirà mai dai parecchi mesi di carcere preventivo
-sofferto. Si comprende perciò che il numero dei
-feriti tra i cittadini denunziati dai giornali dal 26
-Aprile alli 11 Maggio debba essere molto al disotto
-del vero; riuscii a raccoglierne circa duecento, ma
-con molta probabilità avranno passato il migliaio.
-</p>
-
-<p>
-Più sicuro è il numero dei morti e ce ne furono
-cinquantuno oltre quelli di Milano. La forza pubblica
-non ebbe che un morto e ventisette feriti;
-e tra le ferite furono calcolate le leggere contusioni.
-Nella forza pubblica le lesioni furono quasi tutte
-lacero-contuse. Il popolo in armi, che movevasi
-in seguito a complotto preordinato da lunga mano,
-non possedeva che sassi e bastoni!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap4">IV.
-<span class="smaller">A MILANO</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Le notizie delle sommosse e dei tumulti che il
-telegrafo comunicava ai giornali e che questi diffondevano
-in ogni angolo d’Italia avevano eccitato
-la opinione pubblica nella misura consentita dalla
-inerzia morale e intellettuale, da cui è afflitto il
-nostro paese; l’eccitamento raggiunse il colmo suo
-in tutte le classi sociali, nelle sfere politiche, nei
-rappresentanti del governo, quando corse la prima
-voce che la sommossa incomposta per fame del
-mezzogiorno si era trasformata in rivolta a Milano
-e che la rivolta poteva divenire rivoluzione. Un
-pubblicista, conservatore di merito in Napoli, non
-esitò a ricordare la famosa risposta del Liancourt
-a Luigi XVI. (<i>Corriere di Napoli</i>).
-</p>
-
-<p>
-Non poteva essere diversamente. L’importanza
-della città di Milano e le sue condizioni, note ed
-in parte esagerate, facevano presumere che i moti
-del resto d’Italia dovevano assumere carattere diverso
-riproducendosi nella <i>capitale morale</i>; sicchè
-appena si seppe delle prime dimostrazioni del giorno
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-6 maggio osservossi un notevole mutamento nel
-linguaggio dei giornali conservatori e degli altri,
-che rispecchiavano le opinioni delle sfere governative.
-</p>
-
-<p>
-Si cominciò a tacere delle cause economiche,
-che avevano determinato i primi tumulti, e si segnalò
-con accenni vaghi e timidi da principio, più recisi e
-chiari in appresso, l’azione dei partiti sovversivi — repubblicani,
-clericali e socialisti, — il complotto,
-la preordinazione voluta e cosciente di
-tutti quei movimenti che erano stati considerati con
-singolare unanimità spontanei, improvvisi, e sottratti
-all’influenza di qualsiasi partito politico. In
-questa guisa tutto l’interesse e tutta l’attenzione
-della frazione della nazione che pensa e partecipa
-alla vita politica concentrossi su Milano, da cui
-possono prender nome tutti gli avvenimenti luttuosi
-della primavera del 1898. E dal carattere reale o
-artificiosamente attribuito agli avvenimenti di Milano
-presero l’intonazione tutti i provvedimenti politici,
-che costituiscono uno dei periodi della più stolta e
-ingiustificata reazione, che abbia attraversato l’Italia
-nuova.
-</p>
-
-<p>
-A Milano, perciò, si assomma la storia dei tumulti
-di cui c’intratteniamo ed è indispensabile
-esporre colla maggiore esattezza possibile quali
-furono i fatti che vi si svolsero dal 6 al 9 maggio,
-onde assegnare le rispettive responsabilità agli attori
-del dramma e riuscire al giudizio complessivo
-equanime sull’opera del governo.
-</p>
-
-<p>
-Non è facile fare la cronaca imparziale, obbiettiva,
-degli avvenimenti ai quali si ha assistito o si
-ha preso parte diretta o indiretta; l’impresa è più
-ardua quando chi scrive è uomo di parte. È bene,
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-però, che chiunque desidera che la luce si faccia
-intera, a tale impresa si accinga, perchè su ciò
-che può esservi di errato nella narrazione, dai
-viventi possa venire la rettifica o la smentita opportuna.
-</p>
-
-<p>
-Comincio, adunque, sereno la cronaca dei fatti
-di Milano; per la quale si ha un documento importante
-nei resoconti stenografici dei processi, che
-si svolsero innanzi ai Tribunali militari. A proposito
-dei quali non si deplorerà abbastanza la condotta
-insana del Generale Bava-Beccaris, che sottrasse
-elementi preziosi per la storia colla censura esercitata
-sulla stampa e coi tagli fatti eseguire negli stessi
-resoconti stenografici dei processi<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>.
-</p>
-
-<p>
-I tumulti di Milano prendono le mosse da un
-manifesto che i socialisti indirizzarono il giorno 6
-ai cittadini. In esso si domandava la restaurazione
-della libertà e della giustizia, l’abolizione dei privilegi,
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-la guerra al militarismo, il suffragio universale
-e si concludeva chiamando il paese a salvare se
-stesso per evitare nuove stragi.
-</p>
-
-<p>
-Si può discutere sulle opportunità di questo
-appello; è indubitabile, però, che il suo contenuto
-non era criminoso: ogni singolo punto del medesimo
-era stato impunemente più volte e in vario modo
-discusso ed affermato. Pensarono diversamente le
-guardie di Pubblica Sicurezza pel malvezzo prevalso
-d’intervenire sempre e passarono all’arresto di un
-distributore presso Ponte Seveso.
-</p>
-
-<p>
-L’arbitrio era reso pericoloso dall’eccitamento
-degli animi ed ebbe quelle conseguenze dolorose
-che la più elementare prudenza doveva far prevedere.
-Gli operai, in gran parte appartenenti allo
-stabilimento Pirelli, in via Galilei, protestarono e
-chiesero la liberazione degli arrestati accompagnando
-la richiesta con urli e fischi contro gli agenti della
-forza, il cui contegno fu provocante oltre misura.
-I sassi volarono contro la delegazione della questura
-in Via Napo Torriani; e sassi furono lanciati contro
-lo stabilimento Stigler perchè gli operai non vi
-lasciavano il lavoro. In questi episodi vennero operati
-altri arresti.
-</p>
-
-<p>
-Una commissione di operai con a capo il socialista
-Dell’Avalle si portò dalle autorità di pubblica
-sicurezza scongiurando che si lasciassero in
-libertà gli arrestati per disarmare l’ira popolare.
-La preghiera fu ascoltata per metà: due furono
-rilasciati ed un terzo, Amadio Angelo, venne trattenuto
-col pretesto che era stato colto coi sassi in
-mano. L’ottenuta parziale liberazione incoraggiava
-nella insistenza da un lato, mentre la negata
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-liberazione dell’altro esasperava gli animi maggiormente.
-</p>
-
-<p>
-In questo primo tafferuglio non vi furono che
-delle contusioni, per colpi di pietra; ma non doveva
-tardare l’intervento della truppa invocato insistentemente
-dalla questura e che doveva riuscire
-micidiale. Il primo picchetto, del 47 fanteria alle
-15,30 fu schierato verso la fronte dello stabilimento
-Pirelli, dove lavoravano 2400 persone. Altra truppa
-arriva un poco più tardi e si dispone sempre nei
-pressi dello stabilimento suddetto. Alle 16,30 un
-battaglione del 57 fanteria prese posto nell’Ippodromo
-del Trotter. Così si trovano di fronte gli
-elementi dell’incendio e non occorre che una scintilla
-perchè esso divampi.
-</p>
-
-<p>
-Quando più viva era la dimostrazione e gli
-operai evocano indignati l’uccisione di Muzio Mussi,
-i deputati Turati e Rondani sovraggiungono sul
-luogo e si rinnovano i consigli di calma dati prima
-dal Dell’Avalle; il consiglio avvalorano colla promessa
-della liberazione dell’Amadio, coll’annunzio
-dell’abolizione del dazio comunale sulle farine e
-sui cereali.
-</p>
-
-<p>
-Alle ore 18 comincia per gruppi l’uscita degli
-operai dello stabilimento Pirelli e la gente sulla
-via Galilei si sfoga gridando: <i>Evviva Turati! Evviva
-Rondani! Abbasso il governo provocatore!</i> Parlano
-di nuovo i due deputati socialisti e pare che
-ogni pericolo di conflitto sia scongiurato.
-</p>
-
-<p>
-Ma un gruppo di persone, da 200 a 300 — in
-gran parte donne e fanciulli — si avviò, cantando
-l’Inno dei Lavoratori, verso via Ponte Seveso e Andrea
-Doria e fischiando gli agenti di polizia, tra i quali
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-un certo Viola, <i>el calabres</i>, assai inviso perchè tra
-i più petulanti nelle provocazioni. Si torna a domandare
-la liberazione dell’Amadio e si scagliano
-di nuovo sassi contro l’ufficio della Questura in
-via Napo Torriani. Alle 19 circa esce dal Trotter
-una compagnia di fanteria che viene accolta anche
-essa a fischi ed a sassate. Una pietra, dice il <i>Corriere
-della Sera</i>, colpì in fronte un soldato. «Questo
-fatto, continua lo stesso giornale, le cui parole
-riproduco testualmente, <i>parve l’ordine di reagire con
-la forza alla forza</i>; e dalla truppa partirono otto
-o dieci colpi di moschetto, <i>pare</i>, sparati in aria.
-Fu quello un momento di panico e di confusione.
-Molti dei dimostranti <i>parevano</i> disposti a resistere
-anche di fronte alle schioppettate e seguitavano a
-lanciar sassi; ma i più spaventati fuggivano a rompicollo,
-spingendo, rovesciando quelli che si trovavano
-di ostacolo sui loro passi. Le guardie della
-sotto brigata uscivano con le rivoltelle in pugno, sparando
-esse pure, mentre altri colpi partivano dalla
-truppa. Il parapiglia durò pochi minuti, ma ebbe
-esito letale» (N. 124).
-</p>
-
-<p>
-Infatti vi lasciarono la vita nello stesso giorno
-un certo Savoldi e l’odiata guardia di Pubblica Sicurezza,
-il Viola, ch’era in borghese e che per
-dare da vicino la caccia ai dimostranti trovossi
-insieme a loro fatto bersaglio alle scariche dei soldati.
-Affermasi, anzi, che fu proprio il Viola che
-uccise il Savoldi. All’indomani cessò di vivere uno
-dei feriti più gravi, l’Abbiati. Numerosissimi i feriti.
-La giornata lugubre ebbe uno di quegli epiloghi di
-una spontanea teatralità, che impressionano le menti
-le meno eccitabili. Il Savoldi, raccolto da pietosi
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-operai, fu messo sul tram elettrico per essere condotto
-all’ospedale dei Fatebenefratelli. Ma durante
-il tragitto morì. Fu ricondotto, sempre in tram, ed
-accompagnato da operai in Piazza del Duomo, dove
-formossi un assembramento di circa 500 persone.
-La polizia voleva impossessarsene; ma i compagni
-di lavoro non se lo lasciarono strappare dalle mani
-e lo condussero al Cimitero Monumentale.
-</p>
-
-<p>
-La passeggiata di quel cadavere pareva invocasse
-vendetta; e vendetta chiedevano gli operai.
-L’ucciso la meritava. Dalla testimonianza del Commendator
-Pirelli innanzi al Tribunale Militare si
-seppe che il Savoldi era un operaio che aveva lavorato
-tutto il giorno nel suo stabilimento e che si
-trovava nella folla per curiosità. (<i>Udienza del 28
-Luglio</i>).
-</p>
-
-<p>
-Qualche cosa di grave sarebbe avvenuto in
-Milano la sera del 6; ma un provvidenziale acquazzone
-alle 20 sciolse l’assembramento di Piazza del
-Duomo. Più tardi la Galleria, i Portici settentrionali
-e la Piazza del Duomo furono affollatissimi e si
-cantò l’Inno dei Lavoratori; ma riuscì agevolmente
-alla forza di fare sgombrare. Vi fu qualche arresto
-e qualche spiacevole incidente; ma a mezzanotte
-tutto era finito.
-</p>
-
-<p>
-È necessario assodare la responsabilità di questa
-prima giornata; ciò che avvenne dopo non fu che
-la conseguenza fatale.
-</p>
-
-<p>
-È innegabile l’illegalità dei primi arresti, che
-procurarono le dimostrazioni e la sassaiuola per
-ottenere la liberazione degli arrestati. A parte ogni
-altra considerazione di ordine politico e sentimentale,
-è del pari innegabile che si continuò nella illegalità
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-nel momento in cui si arriva alla catastrofe. Mancarono
-infatti i tre squilli di tromba voluti dalla
-legge per intimare lo scioglimento di una dimostrazione.
-Il <i>Corriere della sera</i>, la cui narrazione dei
-fatti pare tutta intesa ad attenuare la responsabilità
-della forza pubblica e delle autorità, parla di <i>un solo</i>
-squillo di tromba dato dalle guardie di pubblica
-sicurezza; ma non fa menzione di alcun squillo
-al momento in cui la truppa fa la sua scarica micidiale.
-</p>
-
-<p>
-I <i>tentativi di resistenza</i> dei dimostranti sono una
-semplice ipotesi non avvalorata da alcun elemento
-di fatto; le scariche sin dalle prime dovettero mirare
-a colpire, perchè la fuga precipitosa cui si
-dettero gli operai non consentiva, se non come
-espressione di ferocia, la continuazione del fuoco;
-e i morti e i feriti caddero colla prima scarica, tanto
-improvvisa, che non dette tempo alla guardia Viola
-di ritirarsi.
-</p>
-
-<p>
-L’illegalità fu aggravata dalla mancanza assoluta
-di tatto politico. Anche se l’Amodio fosse stato un
-pericoloso delinquente — ed era un inerme ragazzo;
-anche se avesse confessato il <i>grave</i> reato di avere
-scagliato delle pietre, in quell’ora di grande eccitamento,
-dinanzi ad una folla numerosa e tumultuante,
-sarebbe stato atto savio lasciarlo in libertà — salvo
-a riprenderlo e processarlo più tardi, se di processo
-e di pena, ritornata la calma, lo si fosse ritenuto
-meritevole.
-</p>
-
-<p>
-Che la prudenza consigliasse la liberazione lo
-riconobbe il comm. Pirelli, uomo d’ordine per eccellenza
-e tanto alieno dalla sovversione che non volle
-contaminato il balcone del proprio stabilimento permettendo
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-che l’on. Turati facesse opera di pace colla
-sua valida ed ascoltata parola. Fu il Pirelli, che
-sin dal primo momento chiese telefonicamente alla
-Questura la liberazione dell’Amodio; e fu il Pirelli
-che da buon politico avvertiva il Questore dei pericoli
-cui si andava incontro ostinandosi nel rifiuto,
-che poscia confessava al Turati — che richiedevalo
-di notizie delle pratiche fatte inutilmente presso la
-Questura per rimuovere la causa occasionale del
-disordine. Quando le pratiche furono rinnovate con
-insistenza dai deputati Turati e Rondani, il signor
-Questore all’imprudenza volle aggiungere il mendacio;
-in un momento insolito di tenerezza per la
-legalità scusossi di non potere liberare l’Amodio
-perchè non era più in sua facoltà il farlo, avendolo
-deferito all’autorità giudiziaria. E non era vero; e
-la falsità del pretesto venne subito dimostrata dalla
-risposta data dal Procuratore del Re allo stesso Turati,
-che rapido era corso da lui per ottenere dall’autorità
-giudiziaria ciò che era stato negato dalla
-autorità di Pubblica Sicurezza<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Forma un contrasto stridente colla condotta
-inqualificabile della Questura quella ammirevole
-e pacificatrice dei socialisti più noti. Il Dell’Avalle
-sin dai primi momenti fu sul luogo e consigliò vivamente
-la calma e s’intese col Pirelli nel consigliare
-a chiedere la liberazione del detenuto. A lui
-si unirono tosto gli onorevoli Turati e Rondani per
-tale intento.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-</p>
-
-<p>
-Due volte parlò nelle strade il Turati e parlò
-pure il Rondani e fece pena il vedere innanzi al
-Tribunale Militare come si accanisse l’Avvocato Fiscale
-nel contorcere il senso delle loro parole,
-astraendo completamente dalla gravità del momento
-in cui furono pronunziate, dalle intenzioni chiare
-univoche di coloro che le pronunziavano, dall’effetto
-prodotto e dallo scopo raggiunto.
-</p>
-
-<p>
-Si ammetta pure la versione più rivoluzionaria
-dei discorsi dei due deputati socialisti e si
-riconosca pure che essi abbiano voluto scongiurare
-il pericolo <i>presente</i> promettendo una <i>futura</i> levata
-di scudi: non è evidente che essi in tal modo soltanto
-potevano esercitare un’azione moderatrice sulla
-folla esaltata? Ogni altro linguaggio avrebbe fatto
-perdere la popolarità agli oratori senza ammansare
-gli esaltati.
-</p>
-
-<p>
-L’intenzione del Turati era tanto retta e pacificatrice
-che ai tumultuanti annunzia e promette
-anche ciò che non aveva ancora ottenuto: la liberazione
-di Amodio; egli era tanto sicuro nel tentativo
-di disarmare i tumultuanti che si affretta a dare
-la buona novella della deliberazione della Giunta
-sul dazio comunale sulle farine e sui cereali; e la
-opera sua fu così efficace, che dove essa spiegossi
-raggiunse l’intento. Lo riconobbe il <i>Corriere della
-Sera</i>.
-</p>
-
-<p>
-Erano dunque ben strani rivoluzionari questi
-socialisti che nel momento del massimo fermento,
-quando la loro parola può trasformare il tumulto
-in rivolta, consigliano ed ottengono la calma! E non
-è una delle minori enormità di questo periodo tristissimo
-di reazione l’insano tentativo di attribuire
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-a colpa degli accusati ciò che costituiva il loro
-migliore titolo per ricevere azione di grazie anzichè
-punizione<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap5">V.
-<span class="smaller">DAL SACCHEGGIO DI CASA SAPORITI
-ALLA BRECCIA DEI CAPPUCCINI</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Il sangue corso nelle vie di Milano nella sera
-del 6 maggio doveva farne versare dell’altro nei
-giorni successivi. Era facile prevedere che qualche
-cosa di più grave poteva avvenire e all’indomani le
-autorità politiche, militari e amministrative avrebbero
-dovuto prendere provvedimenti adatti per calmare
-gli animi e prevenire i disordini.
-</p>
-
-<p>
-Nulla di tutto ciò; le misure adottate, intese ad
-intimidire, non potevano che sovreccitare gli animi
-ancora di più. Solo nel pomeriggio del giorno 7
-comparve un manifesto a firma del sindaco Vigoni,
-che invitava alla calma!
-</p>
-
-<p>
-In quel manifesto mancava il calore sincero,
-che occorreva in quei momenti; era scialbo e rispecchiava
-lo stato di animo di coloro che lo avevano
-redatto — coscienti che non c’era corrispondenza
-di sentimenti tra l’anima del popolo e quella dei
-suoi rappresentanti legali; ed armonia d’intenti non
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-poteva esservi tra un sindaco e i suoi rappresentati,
-quando il primo potè proclamare la sua città travolta
-da un’<i>onda di barbarie</i> e potè invocare in nome
-della paura lo stato d’assedio, che non avevano potuto
-ottenere prima i telegrammi del Generale Bava
-e del prefetto Winspeare (<i>Secolo</i>, 8 Settembre 98).
-Mai come in questa circostanza fu avvertito il danno
-e il pericolo di questa dissonanza!
-</p>
-
-<p>
-In quanto alle parole di pace del Comandante
-del corpo di armata e del Prefetto, si comprende che
-non potevano essere ascoltate, perchè erano ritenuti — a
-torto o a ragione — responsabili dei fatti del
-giorno precedente. A loro non restava che far sentire
-la voce della minaccia e la fecero sentire nelle ore
-pomeridiane — poco dopo che avevano fatto appello
-al patriottismo di Milano — colla proclamazione
-dello Stato d’assedio.
-</p>
-
-<p>
-Intanto era dato l’impulso sin dalle prime ore
-del mattino al movimento, che doveva più tardi
-terminare tragicamente. Gli operai, addolorati e indignati
-pei fatti del giorno precedente, volevano
-manifestare i loro sentimenti astenendosi dal lavoro.
-La decisione fu presa in principio da quelli dello
-stabilimento Pirelli; gradatamente venne comunicata
-ed accettata da quelli di quasi tutti gli altri stabilimenti
-della città e dei sobborghi.
-</p>
-
-<p>
-Si è scritto e detto che gli operai in grandissima
-maggioranza erano contrari alla cessazione del lavoro:
-ma la facilità colla quale venne eseguita dapertutto,
-anche se chiesta da sole donne — come
-constatano i rapporti ufficiali — prova che ciò non
-è esatto. Mancarono i segni di un qualsiasi dissenso.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-</p>
-
-<p>
-In questa guisa la valanga dei dimostranti partita
-dallo stabilimento Pirelli andava ingrossandosi e
-verso mezzogiorno era composta di parecchie migliaia
-di persone. <i>Il Corriere della Sera</i> osserva che «all’avanzarsi
-di quella minacciosa marea si chiudevano
-precipitosamente i portoni delle case ed i negozi; <i>e
-quanti ne uscivano andavano ad aumentare la folla
-dei curiosi</i>.» (N. 125). E che si trattasse di <i>curiosi</i>
-lo stesso giornale ripete più esplicitamente più oltre
-in un appello intitolato: <i>A casa, a casa!</i> nel quale
-deplorava che «quando più grave e penoso si fa
-il dovere dell’Autorità militare, proprio nei punti
-ove il tumulto facilmente degenera in tragedia, si
-affolla una moltitudine di <i>curiosi</i>, quasi fossero devoti
-ad un nuovo genere di <i>sport</i>».
-</p>
-
-<p>
- In questa constatazione preziosa c’è tutto lo spirito
-che animava la massa dei dimostranti; era
-composta di <i>curiosi</i>! E mi piace ripetere il punto
-ammirativo dello stesso <i>Corriere</i>. Che fossero <i>curiosi</i>
-verrà confermato più in là. Era minacciosa la folla?
-È una gratuita supposizione non corredata da alcuna
-prova. Se tra migliaia di persone se ne trova
-una — dato che il fatto sia vero — che dice ad un
-grande industriale, il Grondona: <i>È venuta l’ora
-per noi di non lavorare più e di vedere sgobbare voi
-altri!</i> ciò dimostra che non mancava qualche
-esaltato.
-</p>
-
-<p>
-Mancò qualunque violenza, qualunque aggressione
-contro gl’industriali; e se questi furono previdenti
-ed avveduti, specialmente il Pirelli, gli operai,
-si potrebbe soggiungere — tenendo conto dei fatti — si
-mostrarono pieni di benevolenza verso i padroni.
-Il grido: <i>Morte ai signori!</i> se realmente fu emesso
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-da qualche pazzo, non rispecchiava le intenzioni dei
-lavoratori.
-</p>
-
-<p>
-Ma delle intenzioni pacifiche della immensa
-massa si ha la irrefragabile testimonianza nei
-fatti, che valgono più delle insinuazioni. Non
-c’erano armi tra i dimostranti — e in buona parte
-erano donne e fanciulli — e non commisero alcun
-atto che potesse far fede delle loro intenzioni
-ostili.
-</p>
-
-<p>
-In quel giorno malaugurato sarebbe bastato che — come
-in Roma per la dimostrazione Frezzi — la
-forza avesse brillato per la sua assenza e Milano
-dopo poche ore avrebbe ripreso la fisonomia ordinaria
-di città colta, tranquilla e industriosa. Invece
-chi stava a capo del governo — invido degli allori
-raccolti da altri in Sicilia; forse spronato da volontà
-diverse — volle mostrarsi forte e dette istruzioni
-conformi ai propositi. Perciò, sin dalle prime ore del
-giorno, uno squadrone di cavalleria fece una perlustrazione
-nelle adiacenze degli stabilimenti industriali:
-<i>adiacenze che presentavano la tranquillità
-abituale</i> (<i>Corriere della Sera</i>).
-</p>
-
-<p>
-La piazza del Duomo venne occupata militarmente
-da fanteria, cavalleria e artiglieria sotto il
-comando di Bava Beccaris. Chiuso dai bersaglieri
-lo sbocco della Galleria verso la Piazza del Duomo;
-dalla cavalleria lo sbocco della piazza verso il Corso;
-da alpini e fanteria via Mercanti, via Torino, via
-Carlo Alberto, via Rastrelli: militarmente occupate
-tutte le porte della città. Era evidente che l’autorità
-militare aveva preso tutte le disposizioni strategiche
-contro una rivolta di là da venire e di cui mancavano
-i segni precursori. Queste disposizioni, intanto
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-come avviene sempre in casi simili, non potevano
-esse stesse che provocare la rivolta.
-</p>
-
-<p>
-I dimostranti, rei di cantare l’inno dei lavoratori,
-ebbero le prime cariche della cavalleria nel
-Corso di Porta nuova e nelle vie adiacenti e <i>fuggirono</i>.
-«L’intero reggimento di cavalleria, lascio la parola
-al <i>Corriere della Sera</i>, percorreva di continuo al
-trotto in colonne serrate e sparse, le vie Principe
-Umberto, i viali Venezia, Porta Nuova e Garibaldi,
-via Moscova, corso Porta Nuova ed i bastioni. Tutti i
-negozi erano chiusi; molte finestre sbarrate; i curiosi
-si ritiravano spaventati. Ma un residuo del grosso
-della dimostrazione si ridusse in via Melchiorre Gioia,
-presso la Dogana. Dinanzi alla cooperativa ferroviaria
-tennero un conciliabolo, emettendo di quando in
-quando grida ed agitando in alto i <i>bastoni</i>, i <i>cappelli</i>
-ed i <i>fazzoletti</i>. Arrivò, dopo poco, una compagnia
-di fanteria, che venne fermata a <i>spall-arm</i>
-di fronte ai dimostranti, colla cavalleria alle spalle.
-<i>Venne ordinato il pied-arm e ciò contribuì alquanto
-a far allontanare l’attruppamento, che si frazionò
-poi in gruppi e si disperse. Verso mezzogiorno le vie
-sunnominate, percorse incessantemente dalla cavalleria,
-erano quasi sgombre</i>».
-</p>
-
-<p>
-Dunque, nel <i>conciliabolo</i> improvvisato su una
-strada, si scoprono le armi dei rivoltosi: <i>bastoni</i>,
-<i>cappelli.... e fazzoletti</i>. I rivoltosi erano tanto decisi
-alla lotta, che si disperdono al semplice comando
-di <i>pied-arm....</i>
-</p>
-
-<p>
-Testimoni oculari, invece, narrano di modi straordinariamente
-provocatori adoperati da ufficiali e
-sott’ufficiali, da guardie di pubblica sicurezza e da
-carabinieri e che contribuirono ad invelenire gli animi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-</p>
-
-<p>
-Si può ammettere che ci siano delle esagerazioni;
-comunque, i fatti reali ed un certo cinismo mostrato
-da militari in via Carlo Alberto e altrove, nulla
-prova contro l’insieme dell’esercito. Gli esempi contrari
-e belli non mancarono; ed una nobile esortazione
-di un ufficiale ai soldati perchè non facessero
-uso delle armi senza l’esplicito comando, venne narrata
-dal Secolo; di soldati che spesso sparavano in
-aria narrano gli stessi testimoni oculari più corrivi
-ad accusare i militari. Il vero è che in questi casi,
-ponendo a contatto truppe armate e dimostranti
-inermi, devono avvenire fatalmente dei conflitti, che
-si risolvono in massacri; come una miccia accesa
-accanto alla polvere deve determinare un’esplosione.
-L’esperimento venne fatto in Sicilia su larga scala
-nel 1893; ed era stato fatto a San Luri, a Calatabiano,
-a Ruvo, a Corato, ecc. Ed è istruttivo che le
-stesse condizioni spesso riescirono agli stessi risultati
-anche in Inghilterra.
-</p>
-
-<p>
-Queste condizioni fecero sì che il giorno 7 in più
-punti della città, a Porta Venezia, a Porta Vittoria,
-a Porta Ticinese, a Porta Sempione, in via Torino il
-fuoco della truppa sia stato più o meno vivo nelle ore
-pomeridiane e che abbia tuonato anche il cannone.
-</p>
-
-<p>
-La narrazione di questi luttuosi avvenimenti che
-hanno dato i giornali conservatori e reazionari di
-Milano, lascia intendere chiaramente che mancarono
-i fatti provocatori degli eccidi da parte dei
-dimostranti, e che le fucilate vennero sempre determinate
-dalle insolenze e dalle sguaiataggini delle
-donne e dei monelli, che rappresentarono la parte
-più ardita e più persistente dei tumultuanti: molte
-donne portavano in collo i figlioletti.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-</p>
-
-<p>
-È chiaro dallo insieme delle testimonianze raccolte
-dai resoconti dei giornali e dalle risultanze
-processuali, che la costruzione delle poco serie barricate — che
-non ebbero in verun punto veri difensori — e
-le deboli offese dei cittadini furono la conseguenza
-diretta ed immediata delle fucilate dei
-soldati, che stesero sul terreno parecchi morti e
-moltissimi feriti. E le offese non furono che quelle,
-che potevano venire da sassi e da tegole lanciate
-da mani deboli — da donne e da fanciulli — e da
-tetti dai quali non scorgevansi nemmeno coloro che
-avrebbero dovuto essere presi di mira. Ma sulle barricate
-e sulle armi dei rivoltosi avrò agio di ritornare.
-</p>
-
-<p>
-Un testimonio oculare, che assistette a molti incidenti
-e ad una continuata serie di provocazioni da
-parte delle truppe, con maggiore precisione accorda
-una importanza decisiva alla scarica micidiale fatta
-da un plotone di bersaglieri in via Torino senza
-che ci fosse stato alcun squillo di tromba. Questo
-stesso cittadino immediatamente, in una a due altri,
-raccolsero un bambino di circa otto anni colpito
-mortalmente e lo portarono davanti al generale Bava
-Beccaris apostrofandolo vivacemente. Il generale dette
-ordine di arrestarli; ma non fu ubbidito, perchè il
-caso pietoso s’imponeva anche ai cervelli ubbriacati
-dal fumo della polvere. I tentativi di offesa che erroneamente
-vengono chiamati tentativi di resistenza
-e le barricate sarebbero stati la conseguenza del
-sangue versato in via Torino. Questo eccidio non
-trova alcuna giustificazione: tale non può menomamente
-considerarsi il fatto dei ragazzi arrampicati
-su di una scala Porta, che costretti, con cattivi modi
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-a discendere, lanciarono dei pezzi di legno, che
-non offesero alcuno.
-</p>
-
-<p>
-In questa triste giornata, durante la quale fu
-commesso il cosidetto saccheggio del Palazzo Saporiti,
-sul quale ritornerò, all’Ospedale Maggiore e in
-quello dei Fate bene fratelli furono portati dodici
-morti e quarantanove feriti gravemente. Ma queste
-cifre non danno che un’idea lontana del sangue
-versato.
-</p>
-
-<p>
-Da ogni parte della Lombardia, dal Piemonte
-e da Piacenza, nelle varie ore arrivarono rinforzi di
-truppe: fanteria, alpini e cavalleria; e in ogni
-punto della città si procedette alle perquisizioni e agli
-scioglimenti dei circoli, e delle associazioni repubblicane
-e socialiste e della Camera del Lavoro, con
-sequestro di carte innocue e di registri.
-</p>
-
-<p>
-Alle 17 e mezza tutta la redazione dell’<i>Italia
-del Popolo</i>, in una a quanti si trovavano nel giornale
-di Via S. Pietro all’Orto per puro accidente o per
-doveri professionali — come il moderato avvocato
-Valentini — e in una all’on. De Andreis, che volle
-essere condotto in questura per protesta o per atto
-di solidarietà, viene arrestata e sospeso il giornale.
-</p>
-
-<p>
-Alle 22,30 al Comando si apprende che le numerose
-barricate sono state tutte espugnate.
-</p>
-
-<p>
-La giornata si chiude con una grande vittoria
-del partito moderato lombardo: alle 23 l’ispettore
-Latini comunica che viene anche sospeso il <i>Secolo</i>.
-L’avv. Carlo Romussi suo direttore e il suo redattore
-Emilio Girardi vengono trattenuti in questura.
-</p>
-
-<p>
-Il fatto culminante del giorno 7 Maggio fu il
-saccheggio annunziato e strombazzato del Palazzo
-Saporiti; attorno al quale saccheggio figurano gli
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-annunziati conflitti in diversi punti della città, la
-resistenza degli insorti e le facili espugnazioni delle
-barricate sorte qua e là come segno di protesta e
-d’indignazione anzichè come vero mezzo di organizzare
-una insurrezione.
-</p>
-
-<p>
-L’alba del giorno 8, in conseguenza, sorgeva in
-mezzo alla generale preoccupazione ed un certo
-squallore poteva notarsi sin dalle prime ore nella
-popolosa, ricca ed allegra città.
-</p>
-
-<p>
-La preoccupazione non era fuori proposito. Se
-realmente nella popolazione ci fosse stata l’intenzione
-di venire ad una rivoluzione, il giorno 8,
-perchè festivo, si prestava benissimo; ma la giornata
-non fu delle più calde.
-</p>
-
-<p>
-In Piazza del Duomo, occupata da cavalleria,
-fanteria e artiglieria, mantiene il suo quartier generale
-Bava Beccaris, quasi a dirigere le operazioni
-di guerra; operazioni nelle quali non si potè ammirare
-l’unità e la intelligenza della direzione, ma
-che spiccano per la facile e disumana energia.
-</p>
-
-<p>
-In molti punti si assicura che sorgono barricate
-e da molte finestre si afferma che partono colpi di
-fucile e di rivoltella contro le truppe. Quanto valgano
-le prime e quanto veri i secondi si vedrà in
-appresso; rimane certo che la ragazzaglia e molte
-donne ostentano la loro antipatia all’esercito con
-qualche insolenza, con qualche innocuo sasso e con
-molti fischi.
-</p>
-
-<p>
-Ufficiali e soldati ricambiano queste manifestazioni
-con fucilate e puntate di baionetta, che ammazzano
-e feriscono; e la cavalleria ce l’ha specialmente
-contro le donne, che contando sulla
-generosità dei cavalieri, in qualche punto sperarono
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-sbarrare la strada coi loro corpi: furono calpestate
-inesorabilmente. A Porta Ticinese, in Piazza Sant’Eustorgio,
-nel Corso e nel Sobborgo San Gottardo,
-a Porta Ludovica, a Porta Tenaglia, a Porta Sempione,
-a Porta Romana, ecc., vi furono i soliti incidenti
-luttuosi cominciati colle rincorse tra soldati
-armati e ragazzi che urlano e fischiano e terminati
-colla uccisione e col ferimento di molti cittadini.
-</p>
-
-<p>
-Il cannone tuonò lugubremente in diversi punti
-e in più volte, specialmente al Corso San Gottardo
-e in Piazza S. Eustorgio. L’affare dovette essere
-grave in Corso S. Gottardo, perchè c’era da fare
-contro i <i>2000 studenti venuti da Pavia e armati di
-rivoltella</i>: tanto risoluti che i pattuglioni di cavalleria
-non poterono disperderli e n’ebbe ragione
-soltanto il cannone! (<i>Perseveranza</i> 9 Maggio).
-</p>
-
-<p>
-Nell’insieme la giornata passò in modo migliore
-di quello temuto: l’avvenimento più caratteristico
-fu l’arresto dell’on. Turati e della dottoressa Koulichoff
-e degli on. Costa e Bissolati, ch’erano corsi
-a Milano alla notizia divulgatasi in Italia della
-morte del primo.
-</p>
-
-<p>
-Tutti i prigionieri furono condotti al cellulare
-scortati dalla cavalleria e dalla fanteria in piena
-disposizione di battaglia.
-</p>
-
-<p>
-Colla ripresa del lavoro il lunedì, giorno 9,
-avrebbe dovuto ritornare completamente la calma;
-così non piacque allo zelo repressivo delle autorità
-politiche e militari che il lavoro proibirono e che
-scovrirono il maggior pericolo di rivoluzione che
-abbia corso Milano e lo distrussero con l’usata
-energia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-</p>
-
-<p>
-Lasciando da parte i minori incidenti, il pericolo
-in discorso fu visto nella zona da Porta Vittoria a
-Porta Venezia che ebbe per centro Porta Monforte.
-Qui, secondo la fervida immaginazione del Generale
-Bava Beccaris e della stampa moderata, nel
-convento dei Cappuccini si asserragliarono gl’insorti
-ed organizzarono vigorosa resistenza, coadiuvati dalle
-fucilate delle case adiacenti; ma superata valorosamente
-dai bersaglieri, che rinnovarono le prodezze
-della Cernaia, prendendo di assalto la improvvisata
-fortezza, sulla quale il cannone aveva aperta una
-breccia superiore nell’importanza a quella di Porta
-Pia....
-</p>
-
-<p>
-I soldati arrestarono gl’insorti, i cappuccini
-loro complici e gli studenti travestiti da cappuccini
-e li condussero nell’atrio della Prefettura prima, e
-al cellulare dopo....
-</p>
-
-<p>
-Di questo movimento i giornali di Milano del
-9 e 10 — compresa <i>La Lombardia</i> — dettero una
-narrazione paurosa; e fortunatamente fu l’ultimo
-atto dell’insurrezione di cui ebbero ad occuparsi.
-</p>
-
-<p>
-Qui si pone termine alla sintetica esposizione
-dei tumulti della capitale lombarda: cominciati per
-imprudenza e testardaggine dell’autorità politica il
-giorno sei; continuati per la fretta d’intervenire e
-di mettere in contatto truppe e cittadini eccitati il
-giorno sette — quando si denunzia il preteso attentato
-contro la civiltà coi saccheggi e colle devastazioni; — il
-giorno 8 — quando si crede completare
-la eliminazione delle menti direttive coll’arresto
-dei deputati socialisti; — e il 9 — quando si pensa di
-schiacciare la testa all’idra insurrezionale colla espugnazione
-del convento di via Monforte.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-</p>
-
-<p>
-In due successivi capitoli si troveranno dettagli
-e schiarimenti, che metteranno il lettore in condizione
-di potere apprezzare equamente l’entità
-dei fatti sin qui sommariamente enunziati. Ora mi
-limito a notare con tristezza le voci corse e i fatti
-assodati, che possono in modo complessivo fare giudicare
-il carattere dell’azione militare.
-</p>
-
-<p>
-Non raccoglierò le voci che narrano del cinismo
-di alcuni ufficiali di cavalleria, che parlarono del
-poco numero dei morti come se si fosse trattato di
-una battaglia contro nemici stranieri; nè le altre,
-di ufficiali di fanteria e dei bersaglieri, che sciabolarono
-i soldati che non volevano sparare o miravano
-male. Non le raccolgo, quantunque corrano
-ancora in Milano dopo sei mesi, perchè le credo messe
-in giro in momenti di eccitamento e di passione,
-che fanno travedere uomini abitualmente calmi e che
-pur serbandosi in buona fede inventano o esagerano.
-Mi piace, invece, insistere sulla condotta umana e
-prudente di molti ufficiali, che raccomandavano ai
-soldati di non reagire contro le provocazioni dei ragazzi
-e delle donne, mostrandosi longanimi e pazienti.
-</p>
-
-<p>
-Per quanto si sia intenzionati di gettare un
-velo sul passato, pure giustizia vuole che si rilevino
-alcune particolarità innegabili, che indicano la via
-per trovare i veri responsabili del massacro di Milano.
-</p>
-
-<p>
-È innegabile, infatti, che la repressione assunse
-talvolta un carattere individuale odioso: si sparava ai
-singoli individui che si affacciavano alle finestre,
-che attraversavano una strada in fretta per condursi
-alle loro abitazioni.
-</p>
-
-<p>
-Si fecero scariche in punti deserti — come in
-via Pioppette il giorno 7, dove rimase ucciso un
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-cittadino che transitava. Si sparò quasi sempre
-sulla folla, che fuggiva. Si sparò dai bastioni contro
-le case le cui imposte delle finestre erano chiuse
-e vi furono freddati individui che si portavano da
-una stanza all’altra<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>. Si dette la caccia ai ragazzi
-che occupavano i tetti; caccia descritta dalla <i>Perseveranza</i>
-nei termini seguenti: «Allora i carabinieri
-salgono colla consegna o di fermare i ragazzi sui
-tetti o di <i>sparare</i>.... Avviene una caccia sui tetti.
-Qualcuno si ferma, altri non odono ragione e vengono
-freddati a colpi di revolver. Sul tetto di casa
-Saporiti in breve vi sono due morti e quattro feriti
-gravemente». (Numero del giorno 8 Maggio). E
-tra quei ragazzi alcuni erano di dodici e tredici anni;
-ed erano tutti inermi; e nella peggiore delle ipotesi
-non potevano che scappare senza poter nuocere ad
-alcuno....
-</p>
-
-<p>
-Questi fatti resero credibili alcuni altri insistentemente
-smentiti; e fu smentito solennemente dall’Avvocato
-fiscale Bacci l’uccisione di un fanciullo
-di dieci anni con un colpo di revolver per parte di
-un carabiniere; alcuni non negano, ma rettificano
-affermando che la vittima vi perdette soltanto un
-occhio. Furono riferiti dai giornali e non smentiti
-questi casi pietosi e raccapriccianti — di cui qualcuno
-olezzante poesia rivoluzionaria.
-</p>
-
-<p>
-Il giorno 7 un gruppo di giovani seguiva
-un operaio nel Corso Garibaldi, che portava, mostrandolo
-ai passanti, un berretto contenente materia
-molle biancastra; diceva che fosse il prodotto dei
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-cervelli di sette ragazzi. <i>La Perseveranza</i> corregge
-sulla fede di un medico: Nel berretto c’era il cervello
-di un solo uomo. (<i>N. del giorno 8 maggio</i>).
-Nello stesso giorno 7, nei giardini pubblici, di fronte
-al Palazzo Rocca-Saporiti e precisamente nel punto
-indicato da una pozza di sangue, ove nella mattinata
-era rimasto ucciso da un colpo di revolver
-un ragazzo undicenne, fu piantato un palo sormontato
-da una corona intrecciata di foglie verdi e margherite,
-e da un cartello con frasi di pietà per la
-vittima e di sdegno contro gli strumenti crudeli
-della borghesia (<i>Lombardia</i> N. 125).
-</p>
-
-<p>
-Non accordo realtà alla leggenda, che si forma
-in tutte le guerre civili, del soldato che uccide la
-sorella che si trova nelle fila degli insorti e che si
-è ripetuta per Milano; ma non si può negar fede a
-questo episodio, che per ultimo narro.
-</p>
-
-<p>
-Nel settembre, alla redazione del <i>Secolo</i> risorto,
-presentossi un vecchio abbonato, che consegnò al
-cronista due lire perchè le destinasse a qualcuno
-delle famiglie delle vittime dei tumulti di Maggio
-e narrò: «Sono i risparmi della mia povera nipotina
-novenne, anch’essa curiosa, ed uccisa nei
-moti dello scorso maggio». Il giorno era uscita
-insieme a suo zio per impostare una lettera al padre
-lontano; nella quale, dati i pericoli del momento,
-lo si pregava di non ritornare subito in patria. Per
-via la scheggia di una cannonata — la prima sparata — le
-squarciò lo stomaco. Fu portata a casa informe
-cadavere «Oggi, continuò il vecchio, frugando tra
-i suoi abitini che mi erano venuti tra le mani,
-in una borsa trovai due lire: erano i suoi piccoli
-risparmi; a nessun miglior uso possono servire
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-che a beneficare l’orfanello di chi, come lei, cadde
-vittima della reazione». Il povero vecchio andò
-via piangendo!
-</p>
-
-<p>
-Il dolore suscitato da questi incidenti caratteristicamente
-tristi delle lotte civili non può essere
-lenito che dal ricordo degli atti umanitari; e la
-stampa di quei giorni, con giusta ragione, dette lodi
-al Senatore Negri, che affaticossi nel fare preparare
-bende e barelle.... Egli — il capo incontestato degli
-uomini politici che avevano voluto la reazione e
-che dalla reazione speravano trarne i maggiori profitti — adempiva
-scrupolosamente al suo dovere
-di capo della Croce Rossa!...
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap6">VI.
-<span class="smaller">LA MENZOGNA AL SERVIZIO DELLA REAZIONE</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Il movimento politico sociale che in quest’ultimo
-quarto di secolo si è svolto con meravigliosa
-rapidità ed intensità tra i popoli civili era stato
-lento e stentato in Italia. Le cause di questo ritardo
-nella sua evoluzione sono parecchie e degne tutte
-di uno studio speciale; qui basta enumerarle: mancanza
-di uno sviluppo industriale e di relativa concentrazione
-ed organizzazione delle classi lavoratrici,
-analfabetismo, miseria, deficiente libertà ed educazione
-politica rudimentale, esaurimento derivante da
-un lungo periodo di cospirazioni, di rivolte e di
-guerre per conseguire l’unità e l’indipendenza dallo
-straniero, servilismo infiltrato nelle ossa delle popolazioni
-per la servitù per secoli durata, differenze
-ed antagonismi regionali che paralizzano molte
-forze ed energie locali e che, abilmente sfruttate,
-servono a comprimere le une per mezzo delle
-altre, ecc.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-</p>
-
-<p>
-Di questo ritardo nella evoluzione politico-sociale
-si risentono tutte le classi: le dirigenti come le cosidette
-classi inferiori. Ond’è che mentre nelle ultime
-manca la coscienza dei propri diritti e l’aspirazione
-generale ad un tenore di vita più umano — mancanza
-contrassegnata dalle alternative tra la rassegnazione
-ignominiosa e le esplosioni selvagge — nelle
-classi dirigenti, invece, c’è l’avversione verso
-le innovazioni e la credenza in diritti propri, che
-rappresentano una sopravvivenza del tramontato regime
-feudale. Queste condizioni, si sa che sono più
-vive nel mezzogiorno e nelle isole; il settentrione
-è stato maggiormente penetrato dalla corrente della
-vita moderna. Non tanto, però, da aver modificato
-sensibilmente la costituzione politica e intellettuale
-della maggioranza delle classi dirigenti, rimaste più
-reazionarie che sanamente conservatrici. Se n’ebbe
-la prova, con una certa sorpresa in molti, in occasione
-dei moti di Maggio.
-</p>
-
-<p>
-Per quanto lento il movimento politico sociale
-elevante le classi lavoratrici, esso allarmava già le
-classi dirigenti che da un pezzo manifestavano il
-rammarico profondo e il pentimento per le meschine
-riforme concesse — e specialmente per la riforma
-elettorale politica del 1882 ed amministrativa del 1889.
-</p>
-
-<p>
-I moti di Sicilia del 1893-94 manifestarono
-lo stato d’animo delle classi dirigenti, le quali perdonarono
-a Crispi le brutture di cui era macchiato,
-in grazia della repressione pronta e severa. Tutto
-perdonarono col proprio disdoro a chi aveva iniziato
-con fortunati auspici la reazione.
-</p>
-
-<p>
-Venne Abba Garima e fatalmente produsse la
-Caduta di Crispi; ma caduto il vessillifero, la reazione
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-dava segni d’impazienza per riprendere la
-marcia trionfale interrotta dal disastro africano, nel
-quale c’era la complicità innegabile delle classi
-dirigenti.
-</p>
-
-<p>
-I moti del 1898, perfettamente analoghi, e solo
-più generali e più vasti nelle proporzioni di quelli
-del 1893-94, somministrarono propizia l’occasione
-per riprendere l’interrotto movimento reazionario.
-</p>
-
-<p>
-Questi moti da principio furono talmente violenti
-e si propagarono con tanta rapidità, che le
-classi dirigenti ne provarono paura e sbalordimento,
-ma rinfrancatesi man mano che il telegrafo dava
-notizia delle repressioni riuscite e della buona
-prova fatta dall’organizzazione dell’esercito — per
-la quale trepidarono fortemente nel momento del
-richiamo delle classi in congedo — ripresero con
-energia compensatrice della breve sosta l’opera
-malvagiamente reazionaria interrotta nel 1896.
-</p>
-
-<p>
-Intanto nel mezzogiorno, dove queste classi dirigenti
-sono meno colte ed hanno minore coscienza
-collettiva dei propri interessi e delle proprie aspirazioni,
-si applaudiva al governo per la repressione
-ed anche la s’invocava più feroce e più continuata,
-ma venne meno la loro azione diretta; in Toscana
-e nella Lombardia, dove supponevasi che le classi
-dirigenti dovessero essere più illuminate e più modernamente
-conservatrici, invece furono esse gli
-elementi attivi che presero la mano al governo
-centrale e quasi gli imposero la reazione. La loro
-attività in tale senso fu in ragione diretta del pericolo
-da cui si sentivano minacciate: la perdita del
-dominio e dell’influenza a causa dei progressi rapidi
-della democrazia repubblicana e socialista.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-</p>
-
-<p>
-La reazione, per colorire i propri disegni, si
-servì della menzogna e della esagerazione, che le
-avevano reso eccellenti servizi nel 1893-94. Allora
-ai buoni italiani del continente si fece comprendere
-che in Sicilia non erano i lavoratori che si movevano,
-stanchi di vessazioni e di soprusi e di spogliazione,
-che non erano i contadini che reclamavano la terra
-loro o patti agrari tollerabili se non equi del tutto;
-ma che l’isola fosse in aperta insurrezione per attentare
-all’unità della nazione ed erigersi a stato indipendente
-o porsi sotto la protezione non si sa bene
-se della Francia, o della Russia: il <i>trattato di Bisacquino</i>
-non lo definiva chiaramente.
-</p>
-
-<p>
-Il giuoco riuscito allora fu ripetuto nel 1898;
-e sino ad un certo punto con ugual fortuna. Si
-scrisse che a Napoli si gridava: <i>Vulimme ò re nusto!</i>
-cioè il Borbone. Si ripetè che in Lombardia si volesse
-costituire lo <i>Stato di Milano</i>.
-</p>
-
-<p>
-Di vero c’era questo solo: che a Napoli, come
-à Milano, il malcontento era generale e profondo e
-correvano per la bocca di tutti certi confronti odiosi.
-Ma era una menzogna che a Napoli e a Milano il tumulto
-avesse una bandiera politica qualsiasi.
-</p>
-
-<p>
-La menzogna poi divenne gigantesca nelle proporzioni
-date agli avvenimenti dalle classi dirigenti
-che volevano sfruttarli disonestamente; ciò specialmente
-in Toscana e in Lombardia. Nella mite e
-gentile Toscana l’opera dei reazionari sorpassò tutto
-ciò che era da attendersi dalla paura folle che imperava
-sovrana a Palazzo Braschi; e i reazionari
-ottennero lo Stato di assedio, in tutte le provincie,
-di cui non sentiva il bisogno il Prefetto di Firenze,
-ch’era pure un avveduto uomo d’ordine e per soprammercato
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-un generale — l’ex deputato Sani.
-Ed a Pisa il Regio Commissario straordinario per
-la Toscana arriva a scorgere pericoli dove non ne
-vedeva il Prefetto Minervini. Sicchè si ebbe in
-quei momenti: un Prefetto dimissionario perchè
-seppe proclamate misure non chieste dalla salute
-pubblica; ed un altro Prefetto punito coll’aspettativa
-perchè non volle sciogliere delle associazioni non
-pericolose e non sovversive!
-</p>
-
-<p>
-I disordini repressi facilmente e rapidamente nel
-mezzogiorno e nel centro della penisola non potevano
-esercitare valida influenza sull’indirizzo politico dello
-Stato; l’esercitarono invece e vigorosa quelli di
-Milano, esagerati e falsati con impudenza pari alla
-persistenza.
-</p>
-
-<p>
-E questi uomini non esitarono a spargere in Italia,
-per ottenere le invocate misure, notizie tali, che
-fecero rinvigorire i tumulti e le sommosse e crearono
-pericoli reali non sospettati dagli imprudenti loro
-inventori e propalatori! Poco mancò che l’annunzio
-telegrafico: <i>il cannone tuona da otto ore in Milano!</i>
-non provocasse una vera insurrezione altrove....
-</p>
-
-<p>
-«I moti di Milano, si affermò nei giornali e
-nei corridoi allarmati di Montecitorio, nelle sale di
-Palazzo Braschi, e in altre più auguste, non solo
-mirano ad abbattere le istituzioni, a rompere l’unità
-d’Italia; ma costituiscono un attentato contro la
-stessa civiltà».
-</p>
-
-<p>
-I singoli elementi dovevano essere adeguati al
-giudizio complessivo e finale; perciò da un lato si
-ingigantirono tutti gli episodi che facevano fede
-della forza e della organizzazione dell’insurrezione
-e dei pericoli conseguenti per lo Stato; dall’altro
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-si somministrarono altri dettagli paurosi dai quali
-dovevasi argomentare di che cosa fossero capaci i
-barbari moderni, padroni di una città civile e ricca.
-</p>
-
-<p>
-In tal guisa si sospingeva il governo ad una
-repressione pronta ed energica sino alla ferocia; e
-non solo si mirava alla repressione, che deve durare
-sintanto che c’è l’imminenza o l’immanenza del
-pericolo, come espressione della legittima difesa
-dello Stato, ma si mirava a giustificare la reazione
-permanente come mezzo adatto per distrurre le cause,
-che avevano generato i barbari moderni.
-</p>
-
-<p>
-Così si diffusero con amorevole sollecitudine
-notizie sulle barricate, sul complotto, sulla uccisione
-degli alpini, sulle bande svizzere, sulla resistenza
-fiera — anche eroica — degli insorti, sulla impedita
-partenza dei treni, sulla necessità del cannoneggiamento,
-sulle case designate al saccheggio e alla distruzione,
-sul saccheggio avvenuto di Palazzo Saporiti,
-della Cassa di Risparmio, sulla distruzione della
-Villa reale di Monza; sui contadini di Corbetta che
-marciavano su Milano per vendicare Muzio Mussi;
-sui contadini bolognesi concentrati sulle sponde del
-Po, ecc., ecc.
-</p>
-
-<p>
-Di ciascuno di questi elementi giustificatori
-della repressione e della reazione dirò qui rapidamente
-col vivo rammarico di non poterne trattare
-più ampiamente e di non saperne dire in forma
-artistica, mescolando il ridicolo colla rampogna,
-per flagellare gli eroi della menzogna e della calunnia.
-</p>
-
-<p>
-Comincio cogli atti che dovevano far designare
-gl’insorti come i nuovi vandali; e perciò come tanti
-salvatori della civiltà gli uomini della reazione.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-</p>
-
-<p>
-L’invenzione più grottesca fu quella delle case
-designate al saccheggio e alla devastazione nella
-nuova San Barthelemy anarchica e socialista colle
-lettere rosse — il colore adatto! — <i>B</i> e <i>F</i> che indicavano:
-<i>Bombe</i> e <i>Fuoco</i>. La notizia corsa per
-la prima fu delle prime smentite come un prodotto
-di una morbosa immaginazione e furono gli stessi
-giornali conservatori a constatare l’esistenza delle
-famose lettere, che, però, non erano state scritte
-dai rivoluzionari, ma dagli agenti della autorità municipale;
-la <i>B</i> indicava che lì presso c’era una
-<i>bocca di presa</i> dell’acqua potabile; la <i>F</i> era un segno
-pei lavori di <i>fognatura</i>!
-</p>
-
-<p>
-Ebbe sorte più prospera, dal punto di vista
-degli inventori, la notizia sul saccheggio della Cassa
-di Risparmio e del Palazzo Saporiti; la notizia fu
-accreditata a Roma e non fu delle minori nel determinare
-la proclamazione dello Stato di assedio.
-Mancava ogni base al saccheggio della Cassa di
-Risparmio e la notizia circolò per breve tempo;
-c’era qualche lieve indizio per la seconda ed ebbe
-la sua discussione innanzi al Tribunale Militare.
-</p>
-
-<p>
-E dal Tribunale Militare si seppe ciò che c’era
-di vero in questo episodio disonorevole per gl’insorti
-di Milano.
-</p>
-
-<p>
-Nel terzo processo il Tribunale Militare si occupò
-del saccheggio del Palazzo Saporiti. — Gli
-accusati erano nove: di due non fu indicata l’età;
-sette erano minorenni tra i 14 e i 18 anni; di uno
-la polizia dette cattive informazioni e non trova da
-dire sui precedenti degli altri. Ben terribili questi
-saccheggiatori e ben grave dovette essere la devastazione
-compiuta! Sentiamo dal processo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-</p>
-
-<p>
-Un testimonio oculare, il cocchiere di Casa
-Saporiti, dice che avevano preso della biancheria...
-per fare delle barricate. Ma se essi furono arrestati
-sui tetti! Palazzo Saporiti è tra i più ricchi di Milano;
-fu completamente in mano dei barbari devastatori
-per alcune ore; ma in tutto non si accusa
-che un danno di circa ottomila lire. E fosse vero!
-Ascoltiamo un testimonio che vale di più del cocchiere
-e dei portieri; per un caso strano, questo
-testimone è il difensore di ufficio dei vandali imberbi.
-Il Barone Di Loreto, capitano dei Lancieri
-di Firenze, colla ingenuità di chi non apprese nelle
-Università il diritto e nelle aule l’arte oratoria,
-dice: «Signori giudici! Basta guardare il fisico
-e l’aspetto di Molteni e degli altri imputati per
-convincersi che non potevano essere devastatori
-e saccheggiatori. <i>E poi, il corpo del reato
-dov’è?</i> L’atto d’accusa parla di gioielli e biancheria
-trafugata per il valore di otto e più mila
-lire, <i>mentre gl’imputati al momento del loro arresto
-non possedevano un oggetto d’oro, un capo
-di biancheria, nè altro. Io presi parte alla repressione
-col mio squadrone, e stetti fermo presso una
-barricata per dieci minuti, quando fummo avvertiti
-che i tetti erano occupati dai dimostranti</i>. Dopo
-i tre squilli molta gente si ritirò nei Giardini
-pubblici e molti altri entrarono in casa Saporiti...»
-</p>
-
-<p>
-È chiaro, dunque, che i <i>saccheggiatori</i> e i devastatori
-entrarono in Casa Saporiti per paura; e
-vi rimasero in trappola. Tentarono fuggire dal palazzo
-Richard, ma vennero arrestati. Se vi avessero
-avuto seco la <i>res furtiva</i> non avrebbero avuto modo
-di nasconderla: dal luogo del saccheggio passarono
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-al cellulare. Non importa: il Tribunale li condannava;
-e dà 8 anni di reclusione al Sormani e 2
-anni e 6 mesi ad un Bianchi di quindici anni....
-</p>
-
-<p>
-Il <i>saccheggio</i> di Casa Saporiti somministra materia
-per un altro processo. Si svolge il 26 Luglio
-e compariscono sullo sgabello.... tre donne. Su di
-una concentrasi l’accusa: la Ferrari, che piange e
-si dichiara innocente. Una compagna l’accusa di
-aver preso della biancheria; l’avv. fiscale è più
-preciso e tremendo: assicura che prese stoviglie,
-bicchieri ed altri oggetti che furono poi distrutti...
-La Ferrari insiste, sempre piangendo, di non aver
-raccolto che dei fiori....
-</p>
-
-<p>
-La sventurata poteva essere creduta: fu proprio
-la <i>Perseveranza</i> del giorno 8 ad annunziare che le
-donne misero sossopra i giardini <i>divellendo piante
-e fiori!</i>
-</p>
-
-<p>
-Ad ogni modo non prestiamole fede ed ammettiamo
-ch’essa abbia rubate tante stoviglie e bicchieri....
-quanto ne poteva contenere il suo
-grembiale. Anche qui manca la <i>res furtiva</i>; ma si
-conceda che siano stati bene applicati i due anni
-e mezzo di reclusione appioppatile dal Tribunale
-Militare.
-</p>
-
-<p>
-Si parlò, e ci fu il relativo processo, del saccheggio
-del gioielliere Amodeo. Ma il <i>Corriere della
-Sera</i> (N. 125) dà la spiegazione del fatto. Corse voce
-che l’Amodeo avesse ucciso un popolano con un
-colpo di revolver. Il colpo fu vero, e il <i>Corriere</i> deplorò
-l’imprudenza; ma non fu seguito da saccheggio
-a scopo di furto, sibbene da tentativo di devastazione
-per indignazione. Dei sei accusati, quattro
-erano <i>minorenni</i>, come risulta dal 56º processo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ebbene: questi fatti e questi processi autorizzano
-chicchessia ad atteggiarsi a salvatore della civiltà?
-In tutte le parti del mondo e in tutti i tempi si
-legge di tumulti e di sommosse che non siano stati
-accompagnati da reati più numerosi e più gravi? Vi
-sono operai, dice Louis Blanc, che la miseria tiene
-continuamente a disposizione dei casi imprevisti.
-</p>
-
-<p>
-Per un momento, durante il perturbamento, da
-paura o da altro men lodevole motivo si arriva a
-comprendere che si creda alla menzogna ed alla
-esagerazione senza che si metta in dubbio la buona
-fede di chi la menzogna divulga; perciò si può
-essere disposti a perdonare la <i>Perseveranza</i> del
-giorno 8 che diceva essere quello degli insorti programma
-di <i>rivoluzione</i>, di <i>saccheggio</i>, di <i>devastazione</i>.
-Ma tornata la calma si può e si deve essere inesorabili
-verso chi continua nel mendacio e nella calunnia.
-Ed è dopo una settimana circa da che la
-repressione è compiuta e la verità si è fatta strada
-in tutti i giornali d’Italia che la <i>Perseveranza</i> scrive:
-«I nostri agitatori non sdegnano l’appoggio di
-quegli abbietti per costumi, rotti al vizio od al
-delitto, che continuamente escono e rientrano nelle
-carceri con fatale intermittenza di delitti e di castighi,
-e che, mentre non si mostrano nei momenti
-di calma, sbucano dall’ombra nei tempi di lotte
-cittadine; come non sdegnano l’appoggio di
-quegli anarchici dallo stampo francese qualificati
-per <i>démolisseurs, ravageurs, barberes de la Société</i>»
-(15 Maggio). E dire che la <i>Perseveranza</i> è l’organo
-del filosofo Negri!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap7">VII.
-<span class="smaller">LE ISTITUZIONI IN PERICOLO!</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Il saccheggio e la devastazione di Milano ricca
-e colta furono inventati per suscitare l’indignazione
-contro i barbari contemporanei; ma queste menzogne
-forse non erano sufficienti per determinare
-l’azione energica del governo.
-</p>
-
-<p>
-Chi poteva assicurare che al Ministero stessero
-proprio a cuore gl’interessi delle civiltà! Bisognava
-creare il pericolo delle istituzioni; inventare, perciò,
-o esagerare le forze e la resistenza dei tumultuanti.
-Presto fatto: donne e bambini, uomini inermi furono
-tramutati in combattenti, cui <i>onestamente</i> accordossi
-anche l’eroismo, che faceva comodo.
-</p>
-
-<p>
-Analizziamo le creazioni dei denunziatori della
-pericolosa insurrezione di Milano. Ecco un primo
-gruppo di notizie assolutamente fantastiche: gli
-alpini uccisi, una compagnia disarmata, gli studenti
-di Pavia in marcia sopra Milano, ecc., ecc.
-</p>
-
-<p>
-Di alpini uccisi si seppe a Palazzo Braschi e
-nei corridoi di Montecitorio; ma, malauguratamente
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-per coloro cui faceva comodo il grave fatto, nulla
-se ne seppe a Milano. I becchini non poterono trovare,
-tra i cadaveri dei cittadini massacrati, alcun
-soldato alpino ucciso dai tumultuanti, così del pari
-i superiori non poterono prender conoscenza di alcuna
-compagnia disarmata; come la cavalleria mandata
-in perlustrazione fuori Milano, le truppe appiattate
-nelle cascine non poterono sorprendere in
-marcia i <i>duemila</i> studenti armati di Pavia. Sperossi
-di trovarne qualcuno travestito da cappuccino; ma
-le barbe dei frati arrestati dopo la breccia erano
-barbe autentiche....
-</p>
-
-<p>
-E si passi sopra ai diversi strombazzati assalti
-della stazione, alla complicità dei ferrovieri per
-impedire la partenza dei treni: in grazia della esagerazione
-della confusione, che doveva esservi in
-una stazione di città cannoneggiata, si ha almeno la
-soddisfazione di cogliere una preziosa confessione
-dalla bocca della <i>Perseveranza</i>. Eccola: «Insistente
-era la voce della sommossa alla stazione, con demolizione
-della tettoia, sciopero dei ferrovieri, arresti,
-fuoco, vittime. Quando ieri — il 9 — ci recammo
-alla stazione per assumere informazioni, trovammo
-l’ex onor. Zavattari che si affannava a persuadere
-gli increduli — increduli anche sul posto! — che
-nulla, nulla era succeduto. Tutti i treni andavano
-e venivano regolarmente, tranne, come era noto dal
-giorno precedente, quelli della linea Alessandria in
-seguito anche ai fatti di P. Genova e di P. Ticinese
-di ieri l’altro. Però la stazione e il difuori erano
-garantiti dalla truppa. <i>Dobbiamo una parola di
-elogio ai facchini della stazione — il seguito dello
-Zavattari</i> — che si prestarono coi migliori modi ad
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-assistere i forestieri in arrivo, specialmente alla sera,
-quando non c’erano più nè vetture, nè omnibus.
-Non ostante l’ora tarda, parecchi accompagnarono
-i forestieri agli alberghi». (<i>N. del 10 Maggio</i>).
-</p>
-
-<p>
-Pare, dunque, che Zavattari si sia adoperato
-efficacemente per il mantenimento dell’ordine; per
-ciò, forse, fu arrestato e condotto innanzi al Tribunale
-militare, che — <i>incredibile dictu!</i> — lo assolvette
-non ostante il suo riaffermato repubblicanesimo.
-</p>
-
-<p>
-Ma se fin qui siamo di fronte al fantastico,
-entriamo nel campo della realtà colle <i>Bande svizzere</i>,
-colla complicità di Cipriani ed un po’ anche — come
-nel <i>Trattato di Bisacquino</i> — della Francia:
-l’ingrediente necessario per fare effetto sulla immaginazione
-dei <i>patrioti</i>.
-</p>
-
-<p>
-A tumulti finiti — si badi bene — scrivono da
-Torino alla diligente e onesta <i>Perseveranza</i>. «<i>Voci
-dall’estero assai esplicite</i>. — Mi si afferma da <i>persona
-autorevole</i> che a Parigi si sapeva quanto doveva
-succedere a Milano, dove la preparazione alla sommossa
-era stata ideata e condotta abilmente da
-qualcuno di coloro i quali o vennero arrestati in
-flagrante, oppure presero il largo. Pare che anche
-il Cipriani non ignorasse ogni cosa, ma che egli
-abbia consigliato o sconsigliato, ignoro perchè non
-mi si volle, o non mi si seppe dir di più. Certo
-la miccia venne accesa a Bari e percorse tutta linea
-ascendente fino a Milano, lasciando nello scoppio
-parecchi strascichi e numerosi addentellati a nuovi
-incendi ovunque il malcontento, la miseria, la corruzione,
-la malvagità trovavano buona presa davanti
-il sonno delle cosidette Autorità di vigilanza e di
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-tutela dell’ordine pubblico». (<i>N. del 15 Maggio</i>)<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Tutto questo sarebbe stato grave... se fosse
-stato vero. Non lo era; e a quali innocenti, anzi
-miserevoli proporzioni si riducesse la partecipazione
-dell’indispensabile Cipriani lo si apprese dal processo
-dei giornalisti: allo scambio di poche parole tra
-Carlo Romussi e il valoroso di Domokos nel passare
-da Milano per ritornare in Francia.
-</p>
-
-<p>
-Ma chi può negare l’esistenza delle bande d’insorti
-italiani, che dovevano calare dalla Svizzera
-sopra Milano?
-</p>
-
-<p>
-Le avevano organizzate l’on. Rondani e gli
-altri rifugiati in Lugano, Lausanne ecc; l’on Morgari
-aveva valicato il confine per condurle in Italia;
-l’<i>Agenzia Stefani</i> le aveva annunziate; tutta la
-stampa monarchica aveva protestato energicamente
-contro l’indegna repubblica elvetica, che non sapeva
-esercitare i suoi doveri di buon vicinato. È l’<i>Opinione</i>
-di Roma — l’ufficiosa di tutti i ministeri — che dà
-il monito alla Svizzera; e Visconti Venosta rincara
-la dose con una <i>nota</i> diplomatica.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-</p>
-
-<p>
-Quanti erano gl’italiani delle bande? dove erano
-indirizzati? La stampa monarchica non esitò a valutarne
-le forze: da 500 a 5000; indicò la direzione
-o meglio la meta precisa: Milano. Questo è certo:
-le bande non penetrarono in Italia e non furono
-arrestate nemmeno dall’esercito, che in forza discreta
-venne scaglionato al confine per impedire l’entrata
-di questo pericoloso contrabbando.
-</p>
-
-<p>
-In questa creazione delle bande svizzere c’era
-un nocciolo di verità, che fu ridotto alle sue
-giuste proporzioni sopratutto dalle risultanze processuali
-e dalle testimonianze delle autorità federali
-e cantonali — Camuzzi, Bernasconi, Primavesi e
-Rupa. — Le notizie false ed esagerate sugli avvenimenti
-di Milano avevano messo il fermento nella
-numerosa colonia italiana in Isvizzera; i primi esaltati
-socialisti — poco più di un centinaio — mossero
-verso il confine; vi arrivarono in <i>dieci</i>; non avevano
-nè armi nè denaro; mancavano di pane e di vestiti...
-(<i>Deposizione del Consigliere di Appello Primavesi,
-giudice istruttore in Lugano</i>. Udienza del
-29 Luglio). Verso il confine potevano arrivare più
-numerosi; ma ciò fu impedito dai telegrammi, dalle
-lettere, dai consigli e dalle preghiere degli on. Morgari
-e Rondani e dell’avv. Tanzi. Rondani e Tanzi
-rimasero in Isvizzera. Morgari rientra in Italia, di
-nulla diffidando come chi ha coscienza di aver fatto
-doverosa opera di pace; ma n’è punito col carcere
-preventivo e col processo e dovette sentirsi ascrivere
-a colpa dal Tribunale Militare l’influenza esercitata
-nello scongiurare un tentativo d’invasione.
-Punito come Zavattari!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-</p>
-
-<p>
-E siamo alle barricate. L’Italia e l’Europa seppero
-che a Milano i tumulti si erano trasformati in
-vera rivoluzione; tanto che vi erano sorte le barricate
-come a Palermo nel 1860 e 1866; come a Vienna, a
-Parigi, a Berlino, nella stessa Milano nel 1848 ecc.
-</p>
-
-<p>
-La notizia, se anche vera nella sua essenza, non
-doveva lasciarsi circolare perchè non poteva non
-esercitare una influenza eccitatrice; e il governo
-che sopprimeva giornali e telegrammi che dicevano
-la verità poteva impedire la trasmissione dei dettagli
-di queste barricate; doveva almeno ridurle a
-quello che erano in realtà. Che fosse necessaria la
-riduzione è evidente.
-</p>
-
-<p>
-Si sa dalla breve cronaca che barricate erano
-sorte in vari punti della città e nei tre giorni di
-conflitto. Stando al <i>Corriere della Sera</i> (N. 125)
-rinforzato dalla <i>Perseveranza</i>, queste barricate dovevano
-essere una cosa molto seria la cui espugnazione
-avrebbe dovuto costare molto sangue alla truppa,
-se fossero state il prodotto <i>di una rivolta preparata
-con tutta la calma, mentre la truppa era impegnata
-in altri punti della città</i> e non l’episodio di un
-tumulto improvviso. Queste barricate costituivano,
-secondo i giornali delle reazioni, una <i>fortezza</i> nel
-punto in cui s’incontrano corso Garibaldi, via
-Moscova e via Statuto; e ne avevano altre di <i>rinforzo</i>
-in altre vie collaterali. E la <i>Perseveranza</i> del
-giorno 8 scrisse che il giorno precedente soltanto
-a Porta Garibaldi vi furono tredici barricate <i>sapientemente</i>
-costrutte e <i>tenacemente</i> difese.
-</p>
-
-<p>
-Chi conosce la storia delle barricate vere nelle
-varie rivoluzioni di Europa si attende uno svolgimento
-tragico. E ci fu la tragedia; molti cittadini
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-lasciarono la vita o furono feriti <i>presso</i> le barricate;
-non ve la lasciò alcun soldato o ufficiale.
-</p>
-
-<p>
-Un criterio veramente infallibile sulla entità di
-queste barricate l’abbiamo nei processi e nelle condanne
-del Tribunale Militare. Il 31º processo, ad
-esempio, per le barricate, per così dire premeditate — quelle
-del <i>Corriere</i> — di Corso Garibaldi e Via
-Moscova avrebbe dovuto presentare il maggiore interesse
-e i più gravi accusati. Invece tra i quindici
-condannati la maggiore pena inflitta fu di un anno
-e mezzo di reclusione. Una vera miseria per difensori
-di barricate, che si suppongono presi colle
-armi in mano; ai preparatori ideali della insurrezione
-si appiopparono sei, dieci, quindici anni di
-reclusione!
-</p>
-
-<p>
-Non a Milano soltanto, ma dapertutto le risultanze
-processuali sono riuscite a smentire le menzogne
-della polizia sulla gravità dei fatti. Così i
-<i>delitti</i> dei cittadini di Sesto Fiorentino, che condussero
-ad altro piccolo massacro, furono così terribili,
-che le pene inflitte ai colpevoli dal Tribunale militare
-di Firenze non raggiunsero i <i>sei mesi</i> di
-carcere!
-</p>
-
-<p>
-La verità è diversa da quella che si vorrebbe
-dare ad intendere per il decoro e per la serietà dei
-conservatori, dei generali e dei Ministri del regno
-d’Italia. Queste famose barricate non rappresentano
-che una specie di esercizio sportivo dei ragazzi e
-dei dimostranti; erano poco consistenti e mancavano
-del requisito principale: mancavano di difensori. Si
-espugnavano senza alcun pericolo, senza fucilate e
-senza cannonate: a colpi di scudiscio. Erano una
-parata da teatro che non meritava il sangue di cui
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-furono bagnate. Se i processi e le pene non bastassero
-per giustificare questo giudizio, ci sarebbe una prova
-strana — in un certo senso anche umiliante: furono
-tranquillamente fotografate e dalla parte, naturalmente,
-nella quale stavano gli assalitori....
-</p>
-
-<p>
-Veniamo all’ultima invenzione sbalorditoia: alla
-resistenza degli insorti ed alla breccia aperta nel
-Convento dei Cappuccini.
-</p>
-
-<p>
-Per giustificare questo ignominioso episodio, s’inventarono
-rivoltosi e combattenti all’Acquabella e
-altrove. Nello stesso intento la <i>Perseveranza</i> del giorno
-10 Maggio narrò che uno squadrone del reggimento
-cavalleria Milano, appena arrivato da Lodi, veniva
-lanciato fuori Porta Monforte e riusciva a prendere
-alle spalle un <i>gruppo di riottosi, intimando la resa,
-minacciando la carica colle lance</i>; e il gruppo si
-arrese: i 150 circa, che lo componevano, erano la
-<b>più parte armati di rivoltella e altri di
-coltello</b>; Falso, falso, falso!
-</p>
-
-<p>
-Affare grosso quello dei Cappuccini! Infatti,
-dice la <i>Perseveranza</i>, gl’insorti, inseguiti lungo i bastioni,
-continuarono a sparare e ripararono nel Convento
-dei Cappuccini invadendolo e <i>trincerandovisi
-fortemente. La truppa dovette snidarli mediante un
-vigoroso fuoco di fucileria. I soldati poterono accerchiare
-l’edifizio e la chiesa attigua. Furono circuiti
-e</i> <b>arrestati tutti i combattenti, che non
-riuscirono a salvarsi</b>.
-</p>
-
-<p>
-Qui siamo in piena e vergognosa menzogna.
-Qui, come alle barricate, mancarono gl’insorti e
-i difensori dell’improvvisata fortezza; in loro vece
-c’erano frati caritatevoli, che vennero arrestati in
-vent’otto, e vecchi e vecchie mendicanti che erano
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-andati a prendere la loro scodella di minestra e vi
-trovarono la morte.
-</p>
-
-<p>
-La menzogna vergognosa viene confessata a
-denti stretti dal <i>Corriere della Sera</i> (N. 128); più
-dettagliatamente dalla <i>Perseveranza</i> (giorno 11) che
-sente il rimorso delle precedenti affermazioni e,
-forse, voleva farsi perdonare dai suoi buoni amici
-di una volta, i clericali. <i>La Perseveranza</i> ci narra
-che la truppa <i>ignorava</i> (<i>!?</i>) l’esistenza del convento
-e che si allarmò del movimento attorno al cancello — ed
-erano i poveri che atterriti dalle fucilate cercavano
-riparo in luogo, che, scioccamente, ritenevano
-sacro — ed aprì la breccia a colpi di cannone; è la
-<i>Perseveranza</i> che ci narra che il Padre Isaia venne
-arrestato e <i>ferito</i> — avrà ricevuto una medaglia
-il valoroso che lo ferì? — mentre lavava una ferita
-ad una vecchia....; è la <i>Perseveranza</i> che riproduce
-dalla <i>Lega Lombarda</i> la notizia della sorpresa che
-fece allibire il Prefetto Winspeare quando si trovò
-dinanzi quegli strani prigionieri: i frati cappuccini
-e i vecchi mendicanti!
-</p>
-
-<p>
-Questo episodio dei Cappuccini di Monforte fu
-tanto enorme che l’Autorità Militare ordinò un’inchiesta;
-la quale dovette <i>spiegare</i> l’errore di chi
-ordinò il fuoco e la breccia, ma non potè fare a
-meno di condurre alla liberazione dei poveri frati — avvenuta
-il 15 Maggio — che devono solo alle
-loro condizioni se non ricevettero i loro anni di
-reclusione anzichè le scuse umilianti di tutte le
-autorità. In questa liberazione sta, però, l’implicita
-condanna di autorità militari, che si mostrarono
-deficienti di tutto — specialmente di prudenza, di
-umanità e d’intelligenza — e che completarono
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-i trofei raccolti nei giorni precedenti raccogliendo
-larga messe d’infamia e di ridicolo: infamia per
-avere ucciso dei poveri in cerca di pane; ridicolo
-per avere aperto la breccia in un inerme e
-pacifico convento, con cannonate che sono degne di
-essere messe alla pari con quelle contro i bovi del
-pozzo di Tata nella <i>gloriosa</i> campagna contro Re
-Giovanni nel 1887.
-</p>
-
-<p>
-Riassumo. La cronaca e le poche considerazioni
-esposte in questo capitolo dimostrano che cosa fosse
-la pericolosa insurrezione di Milano. Ci sono ancora
-altre prove schiaccianti contro coloro che inventarono
-pericoli inesistenti o li centuplicarono.
-</p>
-
-<p>
-Queste prove vengono somministrate: dal numero
-dei morti e dei feriti tra i combattenti; dalla
-natura della morte e delle ferite tra le truppe;
-dalla condizione delle vittime tra i cittadini.
-</p>
-
-<p>
-Con insistenza meravigliosa, nella cronaca delle
-luttuose giornate di Maggio, dai giornali si narra di
-fucilate e di colpi di revolver partiti dalle barricate
-e dalle finestre delle case vicine. Ma da tutti i processi
-non si potè apprendere che nelle case immediatamente
-visitate dalla polizia e dai soldati
-si siano trovate armi da fuoco e combattenti. Se
-combattenti colle armi in mano si fossero trovati
-sarebbero stati certamente fucilati. E non mancava
-l’animo al generale Bava Beccaris di farli fucilare — a
-lui che avrebbe già voluto far passare per le
-armi l’onor. De Andreis, cui si trovò in tasca un
-terribile esplodente: un progetto per la illuminazione
-elettrica.
-</p>
-
-<p>
-L’inchiesta sulla breccia dei Cappuccini avrebbe
-dovuto condurre alla scoperta di queste case, che
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-davano asilo agli insorti omicidi — di queste case
-cui il Regio Commissario straordinario consacrò uno
-dei tanti suoi balordi proclami.
-</p>
-
-<p>
-Ma guardate, fatalità: durante l’assalto dei Cappuccini
-si va ad esplorare una casa dalla quale si
-supponeva che si fosse sparato; e in quella stessa casa
-si conduce, per farlo curare, un ufficiale ferito in
-via Moscova! Almeno a Napoli trovarono da condannare
-la disgraziata complice di uno studente, che
-sparò da una casa, ma che fu assolto... per non
-provato reato. A Milano nulla!
-</p>
-
-<p>
-Se gli insorti spararono per tre giorni di seguito
-in tanti punti, tra i soldati avrebbero dovuto essere
-numerosi i morti e i feriti per arma da fuoco. Ma
-la forza non ebbe che due morti; la guardia di
-Pubblica Sicurezza Viola e il soldato Grazia Antonio
-Tommazzetti. Il primo venne ucciso da una scarica
-della truppa; il secondo <i>non si sa</i> (<i>?!</i>) <i>se venne
-ucciso per arma da fuoco o per una caduta di comignolo
-sul capo</i>. Così il <i>Corriere della Sera</i> (N. 130).
-C’è anche chi afferma, che venne ucciso da un
-ufficiale perchè negavasi di far fuoco contro i cittadini;
-ma la voce non è accreditata.
-</p>
-
-<p>
-Di più. Il <i>Corriere</i> dà nello stesso numero
-l’elenco nominativo dei soldati ed ufficiali raccolti
-negli ospedali militari; tra ventidue feriti, <i>due</i> soli
-lo furono per arma da fuoco; <i>tre</i> da coltello; gli
-altri presentano ferite lacero-contuse o semplici
-leggere contusioni. Le lesioni più gravi sono per
-rottura dei malleoli per caduta dal cavallo. E chi
-garantisce che i <i>cinque</i> non feriti da arma contundente
-non siano vittime dei colpi della forza, che
-sparava e caricava all’impazzata? C’è da sospettarlo:
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-il <i>Corriere</i> (N. 132) infatti constata che il soldato
-Malinverni ferito da arma da taglio <i>lo fu dalla
-bajonetta di un commilitone</i> contro il quale urtò
-accidentalmente nel parapiglia!
-</p>
-
-<p>
-Non ci potevano essere, come non ci furono, feriti
-d’arma da fuoco e da taglio tra i soldati perchè i
-terribili insorti di Milano — donne e fanciulli in
-massima parte — possedevano ben curiose e allegre
-armi. Il <i>Corriere</i>, la <i>Perseveranza</i> e gli altri giornali
-non videro che cappelli, fazzoletti, bastoni.... e sciabole
-di legno da bambini. Contro la forza furono
-scagliati sassi e — inorridite! — un pajo di scarpe.
-</p>
-
-<p>
-E che in Milano ci fossero armi più serie lo
-si vide dal numero dei fucili che vennero portati
-al Comando Militare quando venne l’ordine del
-disarmo.
-</p>
-
-<p>
-Ma siccome giornali ed autorità parlano con
-tanta insistenza di colpi di arma da fuoco.... che
-per tre giorni di seguito in molti punti non ammazzano
-nè feriscono, bisogna ricorrere ad una curiosa
-ipotesi: che gl’insorti sparassero a polvere, per
-intimorire la forza e costringerla a retrocedere amichevolmente.
-Ma non erano a polvere, però, i colpi di
-fucili e di cannone sparati dalle truppe; se ne ha la
-prova dolorosa nella loro micidialità. Intorno al
-numero dei morti corsero — anche sulla <i>Tribuna</i> — delle
-esagerazioni: si parlò di 800, di 300 morti. Accettiamo
-la cifra officiale, benchè ancora discussa:
-circa 80 morti e 450 feriti.
-</p>
-
-<p>
-Se gli uccisi, se i feriti fossero stati insorti veri,
-anche se armati di scarpe o di sciabole di legno,
-avrebbero meritato la loro sorte; ma invece «alla
-statistica dei feriti e dei morti hanno dato una
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-straordinaria percentuale i <i>curiosi</i>, gl’<i>imprudenti</i>,
-i <i>disgraziati</i>....» Questa la confessione del <i>Corriere
-della Sera</i> (N. 127). La <i>Lombardia</i> (N. 126)
-riferì il giudizio di un professionista indignato che
-nel sobborgo S. Gottardo si fosse sparato non contro
-bande di rivoltosi, ma contro casigliani <i>endimanchés</i>
-<b>curiosi</b> e che non sapevano stare in casa in un
-giorno di primavera. E le cannonate? Non è vero,
-dice lo stesso professionista, che quelle a mitraglia
-siano state precedute da quelle a polvere; o almeno
-l’intervallo di pochi minuti tra le une e le altre
-toglieva qualunque significato di avvertimento alle
-ultime. Che più? È la stessa <i>Perseveranza</i> che riconosce
-che sparasi contro le finestre dalle quali
-affacciavansi, <i>curiosi</i>; e aggiunge che a Porta Garibaldi,
-a Porta Ticinese, a Porta Genova, a Porta
-Vittoria, specialmente sul corso Loreto, tratto tratto
-le truppe dovevano far fuoco <i>per disperdere i curiosi</i>!
-(Numero del giorno 10 Maggio). La <i>ferocia</i>
-dei combattenti di cui ci dettero notizia gli organi
-del Regio Commissario era tale che.... <i>assistevano
-i soldati caduti</i>. Ce lo fece sapere la <i>Perseveranza</i>
-del giorno 8. In Italia, in questo triste quarto
-d’ora, non è lecito commentare come si dovrebbe
-l’insieme di queste note sull’<i>insurrezione</i> di Milano;
-sarà lecito almeno di rilevare che dalle
-medesime risulta non essere stato mai in pericolo
-nel maggio 1898, nè la civiltà, nè le istituzioni; se
-pericoli corsero, nella peggiore delle ipotesi, l’una
-e le altre lo devono ai rappresentanti dell’ordine,
-i quali vollero ed eseguirono una carneficina non
-necessaria; e in politica niente è così disastroso e
-deplorevole quanto ciò che è inutile.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-</p>
-
-<p>
-In Parlamento e fuori, coloro che difesero l’uccisione
-di oltre centocinquanta cittadini ed il ferimento
-di oltre un paio di migliaia, dissero, per attenuare
-la responsabilità degli omicidi, che lo Stato
-aveva agito per <i>legittima difesa</i>; ora, pur essendo
-generosi, non si può accordare che l’<i>eccesso di difesa</i>,
-che va sempre punita. La punizione verrà; ma dal
-Tribunale della Storia.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap8">VIII.
-<span class="smaller">L’OPERA DELLA REAZIONE</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Qualunque sia stata l’importanza dei tumulti
-della primavera del 1898 e siano state anche semplicemente
-<i>sportive</i> le barricate costruite in Milano
-e tentate pure in Faenza, a nessuno verrà in mente
-di negare al governo il diritto e il dovere di ristabilire
-l’ordine, che — bene inteso — è condizione
-vera di progresso e di libertà ad un tempo. S’intende
-perciò la repressione immediata, anche se riesca a
-ferire interessi legittimi e sentimenti alti e rispettabili;
-ma se ne deve discutere la misura. E nessuno
-dei pari vorrà negare la convenienza, la necessità
-anzi, di questa discussione; poichè in politica l’assoluto
-non esiste e la misura è tutto.
-</p>
-
-<p>
-Se la repressione si arresta appena cessata la
-sua urgente indicazione, quella troverà poche censure
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-e solleverà poche e fiacche proteste. Se la
-repressione continua quando è cessato il pericolo
-che la impose allo Stato, in nome del preteso diritto
-di legittima difesa, diviene reazione, che toglie a
-pretesto le sommosse e non si propone soltanto il
-ristabilimento dell’ordine.
-</p>
-
-<p>
-Ancora: Della misura, e perciò della legittimità
-della repressione, si potrà opportunamente giudicare
-in seguito alla esatta valutazione dei fatti che la
-determinarono e delle cause di ogni specie che
-suscitarono i fatti stessi.
-</p>
-
-<p>
-Questa conoscenza è indispensabile non solo per
-assegnare le rispettive responsabilità, ma anche per
-giudicare e prevedere quale sarà la efficacia dei
-provvedimenti presi — se riusciranno a mantenere
-lungamente quell’ordine che sta, almeno in apparenza,
-in cima dei pensieri dei governanti; e ad
-impedire, a più o meno lunga scadenza, la ripresentazione
-dei tumulti.
-</p>
-
-<p>
-La semplice cronaca ci ha fatto già conoscere
-quale sia stata la loro entità; meglio e più completamente
-l’apprezzeremo al lume delle risultanze dei
-processi. Le quali saranno tanto più significative
-inquantochè i processi furono istruiti col minimo di
-regolarità procedurale e di garanzia nella difesa
-dei presunti rei e col massimo di severità nei giudici
-eccezionali, che conobbero e giudicarono dei
-reati. Queste risultanze, quindi, potranno peccare
-per eccesso; ma non si potrà sospettare che
-presentino attenuata la gravità dei fatti. Si può
-presumere anche la esagerazione, perchè in questa
-sta il tentativo, l’unica speranza di giustificazione
-della condotta del governo e delle classi dirigenti
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-che lo inspirarono e spronarono nell’azione repressiva<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-</p>
-
-<p>
-Senza anticipare le risultanze processuali e il
-giudizio che potrà desumersi dalla conoscenza delle
-cause delle sommosse, per ora continueremo la
-cronaca della repressione, mettendone in evidenza
-alcuni dettagli che servono a gettare sprazzi di
-viva luce sull’indole dell’azione del governo e delle
-classi dirigenti.
-</p>
-
-<p>
-Nelle Puglie, dove i tumulti assunsero gravi
-proporzioni e furono accompagnati da episodi selvaggi,
-come quelli di Minervino-Murge, la repressione
-fu breve e non uscì dai limiti del dovere e
-del diritto di ogni governo di garantire a tutti l’ordine.
-Fu in parte merito del Generale Pelloux di
-non avere trasmodato; in gran parte si deve alla
-mancanza di stimolo da parte delle classi dirigenti
-che non sentono alcun pericolo politico e si accontentano
-dell’ordine materiale.
-</p>
-
-<p>
-Mancavano le ragioni di provvedimenti che
-uscissero dall’ordinario a Napoli e nella sua provincia;
-dove la repressione pronta ed energica e
-non duratura al di là della durata degli insignificanti
-tumulti sarebbe stata più che sufficiente. La
-proclamazione dello stato d’assedio e la istituzione
-dei tribunali di guerra, quindi, vennero giudicate
-intempestive, capricciose, suggerite da preconcetti
-politici e da ricordi recenti — dal ricordo delle
-scene dolorose dell’Agosto 1893. Il lusso di cannoni
-e di cavalleria nelle piazze e nelle strade di Napoli,
-anche prima che venisse proclamato lo stato d’assedio,
-venne interpretato come un espediente, pericoloso
-sempre, per mascherare l’intrinseca e reale debolezza
-militare del governo. I provvedimenti, infine,
-furono tanto sproporzionati al pericolo temuto, che
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-fu possibile sospettare che essi siano stati presi in
-odio ad una persona e ad un giornale invisi all’onor.
-marchese Di Rudinì e che non si potevano
-colpire sotto l’impero delle leggi ordinarie. Enunzio
-l’ipotesi, perchè più volte e da più parti ripetuta,
-senza nascondere che per quanto poca stima si abbia
-e per quanto poco stimabili siano i governanti
-italiani, essa non sembra credibile. Comunque, mi
-piace constatare che a Napoli, come nelle Puglie,
-mancò sul governo la pressione delle classi dirigenti
-in favore di una repressione trasmodante ed a suo
-onore ricordo, che il sindaco di Napoli, Marchese
-di Campolattaro, insistette presso il Ministero affinchè
-lo stato d’assedio, innocuo ed inavvertito per
-la cittadinanza, dannoso a quanti vivono dei numerosi
-forestieri e pericoloso solo pei Tribunali militari,
-venisse tolto al più presto possibile.
-</p>
-
-<p>
-Altrettanto ingiustificato fu lo stato d’assedio in
-Firenze e in tutta la Toscana; odioso perchè fatto
-nell’interesse di una classe, o meglio di una ristretta
-casta.
-</p>
-
-<p>
-Della assoluta mancanza di necessità dello stato
-dì assedio nella Toscana si ha la prova nella narrazione
-e nei commenti ai fatti che dette la <i>Nazione</i>,
-l’organo massimo dei conservatori toscani e che
-combatteva il Ministero Di Rudinì, perchè fiacco
-verso i partiti sovversivi; dei quali anzi lo diceva
-complice più o meno cosciente. La prova irrefragabile
-sta poi in questo: l’autorità politica che doveva
-giudicare sulla convenienza del provvedimento, il
-Prefetto di Firenze, nulla ne seppe ed apprese il
-decreto che lo esautorava e gli sostituiva un Regio
-Commissario straordinario, dal proclama che lesse
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-uscendo da Palazzo Riccardi. Ed il prefetto era un
-militare ed un accorto uomo politico: il generale
-Sani. Questo episodio, che non ha precedenti, viene
-completato dalla punizione inflitta al comm. Minervini,
-Prefetto di Pisa, perchè si era rifiutato di sciogliere
-alcune società innocue che mai erano uscite
-dall’orbita della legalità; scioglimento imposto dal
-Generale Heusch in un momento di morboso furore
-reazionario.
-</p>
-
-<p>
-A Firenze e in Toscana lo stato d’assedio e i
-conseguenti Tribunali militari, non giudicati necessari
-dalle autorità politiche locali, le sole competenti
-sulle misure opportune e sconsigliati dagli
-onor. Nicolini e Brunicardi, vennero chiesti ed
-ottenuti, dalle consorterie politiche locali, verso
-le quali il Ministero Di Rudinì, nella folle preoccupazione
-di superare in energia Francesco Crispi,
-ebbe il torto imperdonabile di mostrarsi condiscendente<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Lo stesso avvenne a Milano ed in Lombardia;
-dove almeno il Prefetto ed il generale comandante
-la direzione chiesero il provvedimento eccezionale,
-ma non fu concesso se non in seguito a telegramma
-del sindaco della capitale morale ed alle pressioni
-<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
-esercitate sul governo da una frazione del partito
-conservatore lombardo. I fatti di via Napo Torriani
-del giorno sei, cagionati più che altro dalla imprudenza
-e dalla cocciutaggine della questura, non avrebbero
-mai potuto giustificare la proclamazione dello
-stato d’assedio in una città come Milano; e l’insieme
-degli avvenimenti autorizza a sospettare poscia che
-la continuazione dei tumulti, sino alla breccia tragicocomica
-aperta nel convento dei Cappuccini, furono
-se non voluti e provocati, come qualcuno si arrischia
-a dire, certo comodi e ben venuti per dare parvenza
-di opportunità a misure eccessive e deplorevoli.
-</p>
-
-<p>
-I mezzi adoperati dai conservatori toscani e da
-quelli Lombardi per trascinare il governo, bendisposto
-a lasciarsi trascinare, furono identici: la
-calunnia e l’esagerazione. Ma quest’ultima può
-trovare scusa nella paura grande e nei minacciati
-interessi; non la prima. Nel calunniare gli avversari
-e nell’esagerare i fatti, alcuni e qualche giornale
-non conobbero limiti di decenza: si vide la <i>Perseveranza</i>
-farsi la denunziatrice sfacciata dei giornali
-democratici, fraintendendo, sino a disonorarlo, l’ufficio
-della stampa<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-</p>
-
-<p>
-Per singolare coincidenza, in due scritti — l’uno
-pubblicato a Firenze ed attribuito al Generale Sani
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-o per lo meno da lui inspirato; e l’altro a Ginevra
-da un profugo — dei gruppi, delle caste, se non
-delle classi che spinsero maggiormente il governo
-italiano ad oltrepassare la repressione per abbandonarsi
-nelle braccia di una reazione rabbiosa, si danno
-note psicologiche caratteristiche, che si rassomigliano
-meravigliosamente. Della consorteria di Firenze,
-che invocò ed ottenne lo stato di assedio, si dice: che
-manca d’ideale, che accetta la dinastia sabauda
-come accetterebbe qualunque altra; e che nella monarchia
-vede un <i>mezzo</i> per mantenere a se stessa
-il primato in tutte le faccende pubbliche, a scopo
-di lucro più che altro<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>. Il profugo di Ginevra
-scrive che i conservatori lombardi, in fondo, sono
-rimasti quello che erano gli aristocratici ai tempi di
-Parini e che pochi — nella <i>Costituzionale</i> di Milano
-non arrivarono che a novanta in circostanze solenni — ma
-arditi, sotto la guida del Senatore Negri,
-vollero non la repressione dei tumulti, ma la vera
-reazione per mantenersi al potere. In Toscana, come
-in Lombardia, questi gruppi di uomini, queste consorterie,
-agirono energicamente perchè si sentivano
-vicini a perdere ogni influenza ed ogni supremazia:
-la democrazia batteva alle porte e stava per entrare
-nelle loro cittadelle<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Si comprende perciò che questi interessati promotori
-della repressione energica al di là delle esigenze
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-di una savia politica, abbiamo visto con favore
-i tumulti ed abbiano inventato essi stessi il
-<i>complotto</i>, di cui si dirà in appresso. Per loro, come
-ingenuamente confessò un giornale di Genova, la
-reazione non era temuta, ma <i>sospirata</i><a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Non spenderò parole per stigmatizzare gl’intenti
-e i mezzi adoperati da queste consorterie per conseguirli
-e i pericoli che creano pei popoli e pei governi;
-meglio delle parole servirà la esposizione
-dei fatti. La loro opera, sommariamente, la farò
-giudicare da Carlo Luigi Farini, che scrivendo delle
-<i>sette</i> dei suoi tempi — specialmente delle reazionarie — parve
-anticipare la fotografia e il giudizio
-sulle contemporanee. «I governi che istituiscono
-<i>sette</i> governative o ne accettano gli aiuti, scrisse
-il celebre moderato romagnolo, vengono a termine
-di quegli individui, i quali essendo istitutori o direttori
-delle <i>sette</i> di opposizione, invece di guidarle
-ne sono guidati, e costretti ad operare, buono o
-mal grado a posta di quelle. Nessuna idea è più
-autopetica all’idea di governo, quanto l’idea di
-<i>sette</i>. Governare vale ed importa moderare l’umana
-associazione a vantaggio dei più, secondo gli eterni
-principii della giustizia e della ragione: far <i>setta</i>
-vale ed importa imporre ai più le opinioni, le volontà,
-le passioni dei meno, cioè sragionare, scapestrare
-sovente, sgovernare sempre; le <i>sette</i> governative
-hanno poi questo peggiore sconcio, che
-trascinando il governo ad operare ingiustizia,
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-attentano al principio morale dell’autorità, e la
-rendono così esosa, che gli uomini non la considerano
-altrimenti come una necessaria tutrice e
-moderatrice, ma come una nemica da invigilare
-con istudio e guerreggiare con perseveranza»<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a>.
-</p>
-
-<p>
-È logico e naturale che dove più intensa fu
-l’opera delle <i>sette</i> per trascinare il governo alla
-reazione, ivi più clamorose siano state le manifestazioni
-e gli atti di grazia perchè scongiurati i pretesi
-pericoli corsi dalla patria e dalla civiltà — cioè
-dai loro interessi.
-</p>
-
-<p>
-A Milano, perciò, non appena cessato il primo
-periodo della reazione — quello della repressione
-sanguinosa — si assiste ad un nauseante scambio
-di ringraziamenti e di congratulazioni che ricorda
-lo spettacolo vergognoso dei tempi peggiori del
-servilismo e della tirannide. La deputazione provinciale,
-il consiglio comunale di Milano, alcune associazioni
-politiche mandarono al generale Bava Beccaris
-indirizzi traboccanti di riconoscenza, nei quali
-l’esagerazione e la menzogna colle forme di rettorica
-sbilenca arrivano alle lodi smaccate per la
-<i>energia</i>, per la <i>intelligenza, per gli elevati intendimenti
-civili e patriottici</i> spiegati nel salvare Milano
-dal <i>saccheggio</i> e dall’<i>anarchia</i>, e nel conservare all’Italia
-le <i>gloriose istituzioni vigenti</i><a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-</p>
-
-<p>
-Della sincerità e del valore delle manifestazioni
-di una parte delle classi dirigenti lombarde molti
-dubitano ricordando che rettoricume analogo venne
-adoperato sotto l’Austria e in favore dei generali
-che salvarono le istituzioni di allora contro coloro
-che, complessivamente, sono i governanti di oggi.
-La storia somministra parecchi esempi degradanti
-di questo invertimento di parti e di questi trapassi
-repentini dalla condanna all’apoteosi, e viceversa.
-Checchè ne sia della sincerità della riconoscenza manifestata
-è, però, assai probabile che un militare,
-ignorante le vicende della storia, l’abbia accettata
-come oro di coppella e si sia lasciato suggestionare
-sino a dirigere all’esercito quest’ordine del giorno,
-che costitusce l’esaltamento più caloroso dell’opera
-propria:
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-«<i>Ufficiali, sott’ufficiali e soldati, funzionari ed
-agenti di Pubblica Sicurezza</i>.
-</p>
-
-<p>
-«In questi tristissimi giorni, non badando nè
-a fatiche nè a disagi, voi avete reso un grande
-servizio al Re, alla Patria, alla Civiltà.
-</p>
-
-<p>
-«Per opera vostra la pace è restituita a questa
-grande Metropoli, la quale 50 anni or sono, per
-virtù, per valore e per concordia di tutti i suoi
-cittadini, seppe risorgere a libera vita.
-</p>
-
-<p>
-«I malvagi di ogni partito, concordi nel folle
-intento di sovvertire le Istituzioni e disfare l’Italia,
-l’avrebbero ripiombata in una servitù peggiore
-della prima.
-</p>
-
-<p>
-«Voi l’avete impedito: nel nome del Re e della
-Patria vi ringrazio.
-</p>
-
-<p>
-«Milano, 11 Maggio 1898.
-</p>
-
-<p class="center">
-«<i>Il regio Commissario Straordinario</i>
-</p>
-
-<p class="center">
-Tenente generale <span class="smcap">F. Bava Beccaris</span>.»
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-</p>
-
-<p>
-L’esagerazione interessata, la vera ubbriacatura
-locale, infine, spiega come e perchè si abbia perduto
-l’esatta percezione degli avvenimenti a Roma
-e fa anche supporre la buona fede nei Ministri,
-che distribuirono medaglie ed onorificenze in numero
-sbalorditivo e suggerirono al Re questo telegramma,
-di cui a loro resta tutta la responsabilità:
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-«<i>Roma, addì 6 giugno 1898 — ore 21,20.</i>
-</p>
-
-<p>
-«Ho preso in esame la proposta delle ricompense
-presentatemi dal ministro della guerra a
-favore delle truppe da lei dipendenti e col darvi
-la mia approvazione fui lieto e orgoglioso di onorare
-la virtù di disciplina, abnegazione e valore
-di cui esse offersero mirabile esempio. A Lei poi
-personalmente volli conferire di <i>motu proprio</i> la
-Croce di Grand’ufficiale dell’ordine militare di
-Savoia, per rimeritare il grande servizio che Ella
-rese alle <i>istituzioni</i> ed alla <i>civiltà</i> e perchè Le
-attesti col mio affetto la riconoscenza mia e della
-Patria.
-</p>
-
-<p class="indr">
-«<span class="smcap">Umberto</span>».
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Dinanzi a questo lusso di ringraziamenti, di
-lodi e di ricompense, saremmo curiosi di conoscere
-quali severe parole dovrebbe adoperare l’onorevole
-Deputato Franchetti, che altra volta si scandalizzò — consenziente
-l’on. Pelloux allora ministro
-della Guerra — delle numerose ricompense accordate
-per la cosidetta battaglia di Coatit, e nelle
-quali non esitò a scorgere «sintomi, nei gradi supremi
-dell’esercito, di stanchezza, di rilassatezza
-nell’apprezzare l’ideale militare, di disinteressamento
-da quegli interessi alti, il cui complesso,
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-costituisce appunto la forza militare della nazione»<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a>.
-E molti che amano la monarchia e l’esercito, con
-uno sconforto indicibile, di fronte alla suprema onorificienza
-militare — il titolo di <i>Grande uffiziale
-dell’ordine militare di Savoia</i> — accordato al Generale
-Bava Beccaris, si domandano quale altra si
-dovrebbe e potrebbe concedere al fortunato soldato
-che salvasse l’Italia da un invasore straniero!<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-</p>
-
-<p>
-Se la vittoria ottenuta dall’esercito in Milano,
-dal punto di vista militare, per denominarla benevolmente,
-si deve dirla lillipuziana, dall’altro canto
-non si può dire che brillarono le doti politiche e
-civili del Regio Commissario Straordinario in guisa
-da compensare l’assoluta mancanza dei meriti guerreschi — mancanza
-aggravata da questo ingenuo
-appello ai cittadini di Milano:
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p class="indl">
-<i>Cittadini!</i>
-</p>
-
-<p>
-Da tre giorni la truppa del presidio, in continuo
-servizio di pubblica sicurezza, si trova talvolta
-nella impossibilità di provvedere alla confezione del
-rancio giornaliero.
-</p>
-
-<p>
-Questo disagio aggiunto agli altri di questi
-giorni riesce assai penoso.
-</p>
-
-<p>
-Faccio quindi appello al cuore della cittadinanza,
-fiducioso che essa vorrà concorrere volonterosamente
-ad eliminare questo inconveniente.
-</p>
-
-<p>
-A tale scopo ho autorizzato i signori comandanti
-dei singoli riparti di truppa a rivolgersi ai
-privati, ai proprietari delle locande, dei ristoranti,
-degli alberghi per ottenere da essi la concessione
-temporanea delle cucine e di quanto occorra per la
-cottura del vitto.
-</p>
-
-<p>
-Dai signori comandanti militari saranno rilasciati,
-a richiesta, buoni per ottenere, a suo tempo,
-il rimborso del prezzo delle somministrazioni fatte.
-</p>
-
-<p>
-<i>Milano, 10 maggio 1898.</i>
-</p>
-
-<p class="center">
-Il tenente generale
-</p>
-
-<p class="center">
-R. Commissario Straordinario
-</p>
-
-<p class="center">
-<span class="smcap">F. Bava Beccaris.</span>
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-</p>
-
-<p>
-Questo appello, fatto quando era cessato ogni
-simulacro di lotta, dove non c’erano nemici da respingere,
-dove i quartieri, i depositi, le vie di comunicazione
-erano in potere delle truppe, fa comprendere
-che in una vera guerra guerreggiata, i
-soldati italiani, in mancanza di cittadini che possano
-essere incitati a fornirli di rancio, devono
-morire di fame o provvedere all’esistenza col saccheggio
-barbarico e medioevale.
-</p>
-
-<p>
-Questo appello, non abbastanza notato da coloro
-che si occupano della difesa dello Stato, dà la misura
-della organizzazione del servizio delle sussistenze
-e commenta e completa eloquentemente la
-guerra d’Africa coi pasti poco omerici forniti dalle
-cosce di muli morti per esaurimento.
-</p>
-
-<p>
-La fantasia ariostesca trascinò il Generale Bava
-Beccaris, che confidava nei cittadini pel fornimento
-dei viveri alle truppe, a deplorare che gli stessi cittadini
-abbiano concesso ai rivoltosi di salire sui
-tetti per gettare tegole sulla via e di sparare dalle
-finestre sui soldati... (<i>Manifesto del 10 maggio</i>).
-</p>
-
-<p>
-L’opera politica e civile del Regio Commissario
-Straordinario, infine, può desumersi dai consigli
-dati al clero, che non aveva preso la menoma parte
-nei tumulti; dai rimproveri altezzosi rivolti al cardinale-arcivescovo
-di Milano perchè era venuto
-meno ai suoi doveri; e dalle ipocrite e stravaganti
-risposte date agli onorevoli Mussi e De Cristoforis
-ed al signor Edoardo Sonzogno, che domandavano
-il permesso — alla fine del mese di maggio — di
-potere ripubblicare il <i>Secolo</i>. Il consiglio dato al
-Sonzogno di adibire gli operai, per dar loro lavoro,
-<i>specialmente nelle pubblicazioni che hanno di mira
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-l’istruzione e l’educazione della gioventù</i>, venendo
-da un uomo di caserma, riesce un capolavoro di
-ironia grottesca. (Lettera al sig. E. Sonzogno del
-27 Maggio 1898).
-</p>
-
-<p>
-Ma tutte queste opere militari, politiche e civili
-non possono giustificare la dignità senatoria
-e il più alto grado nell’ordine militare di Savoia,
-accordati al Generale Bava Beccaris; il quale avrà
-creduto di ripagare il ministero di tanta generosità
-verso di lui dimostrata, col famoso rapporto del
-29 Maggio.
-</p>
-
-<p>
-In questo rapporto si fece strazio della verità
-con una impudenza non mai riscontrata per lo
-passato nei documenti ufficiali e non prevedibile
-neppure, forse, dallo stesso senatore Saracco quando
-consigliò il Presidente del Consiglio a far conoscere
-agli italiani una verità a scartamento ridotto. Fra
-le tante perle colate a getto continuo dalla penna
-dello espugnatore dei Cappuccini, segnalo queste:
-L’illustre generale vi afferma che in Borsa, durante
-le giornate di Maggio, vi era allarme e che molti
-intendevano sbarazzarsi dei titoli di rendita italiana;
-che l’Università di Pavia era un covo di rivoluzionarî
-e i suoi studenti erano venuti a Milano per
-prendere parte alla rivoluzione; che il legato
-Loria era divenuto il <i>tesoro di guerra</i> della rivoluzione;
-che tutte le precedenti autorità politiche
-erano state <i>deboli, incostanti</i> nella difesa contro i
-partiti sovversivi; che c’era <i>apatia</i> nel partito dell’ordine
-ed <i>indifferenza</i> nelle classi dirigenti ecc., ecc.
-</p>
-
-<p>
-C’è un metro preciso per apprezzare il valore
-di questo rapporto: i giornali dell’<i>ordine</i> e delle
-<i>classi dirigenti</i>, quando il <i>Secolo</i> ne cominciò la
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-pubblicazione a brani staccati, lo fecero supporre
-alterato o maliziosamente dimezzato. Il documento
-pubblicato nella sua interezza provò che il giornale
-democratico non era colpevole dei reati attribuitigli:
-il vero reo era il suo autore, ch’è stato ufficialmente
-invitato dal Rettore dell’Università di Pavia,
-Prof. Bellio, a rimangiarsi le menzogne spacciate — dopo
-oltre venti giorni dalla data dell’invenzione! — sul
-conto degli studenti e che potrebbe essere
-querelato per <i>false notizie</i> dagli agenti e frequentatori
-della Borsa di Milano!
-</p>
-
-<p>
-Non si sa di provvedimenti presi dal governo
-contro le autorità denunziate come <i>fiacche ed incostanti</i>;
-ma al generale Bava Beccaris si può tenere
-conto della verità detta sulle classi dirigenti
-e della grande prudenza e della grande modestia
-dimostrata tacendo — eloquentissimo silenzio! — sulla
-breccia <i>gloriosa</i> dei Cappuccini....
-</p>
-
-<p>
-Comunque, se poca gratitudine deve il governo
-al Regio Commissario Bava Beccaris; se nessuna
-gliene devono l’Italia, le istituzioni e la civiltà — molta,
-moltissima; gliene devono i moderati lombardi,
-o meglio di Milano.
-</p>
-
-<p>
-Il Regio Commissario Straordinario consolidò
-il loro potere con una serie di misure, che avrà
-potuto illuderli sulla durata delle conseguenze, ma
-che pel momento, non frenò ma eliminò, soppresse,
-i loro avversari. Sciolti i circoli repubblicani e socialisti,
-radicali e clericali — quantunque gli ultimi li
-abbiano avuti alleati pel passato in quasi tutte le
-lotte amministrative; sciolta l’<i>Umanitaria</i>, fondata
-coi milioni lasciati da Mosè Loria, soppressi tutti i
-giornali e le riviste che potevano dare fastidio — la
-<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
-<i>setta</i> rimase padrona incontrastata del Municipio,
-della Provincia, della Congregazione di carità, di
-tutte le istituzioni, dalle quali si può esercitare una
-qualsiasi influenza economica, politica e morale.
-</p>
-
-<p>
-Di tutti questi provvedimenti, i più mostruosi
-certamente rimarranno lo scioglimento dell’<i>Umanitaria</i>
-e la soppressione dei giornali, poichè collo
-scioglimento della prima si arrecò un colpo al Codice
-Civile e con la soppressione dei giornali si
-ferì a morte l’opinione pubblica.
-</p>
-
-<p>
-Con ciò l’eccesso dell’arbitrio si rese dannoso
-a coloro che dovevano usufruirne; poichè, mentre
-si spera che l’indole dell’<i>Umanitaria</i> si sia permanentemente
-mutata, in guisa da farne strumento
-docilissimo nelle mani della <i>Setta</i><a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>; mentre ci
-vorrà del tempo per la ricostituzione dei Circoli
-disciolti; invece, appena cessato lo stato d’assedio,
-risorse più gagliardo di prima il <i>Secolo</i>, che rappresenta
-l’aculeo più doloroso confitto nelle carni
-dei conservatori lombardi<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-</p>
-
-<p>
-Gl’interessi e le ambizioni di una <i>setta</i>, più direttamente
-feriti in Lombardia e in Toscana, dettero
-la spinta energica al governo verso lo stato di
-assedio e verso la trasformazione delle repressione,
-anche severa ma temporanea, in furiosa reazione
-duratura; ma la iniziativa dei conservatori dì Milano
-e di Firenze trovò un terreno ben preparato
-per attecchire in tutta Italia. Infatti la borghesia
-alta e gli avanzi dell’aristocrazia dappertutto sentivano
-che avanzavasi la marea democratica, che doveva
-sommergerli presto o tardi, quantunque del
-pericolo non avessero coscienza piena, perchè non
-lo avevano provato imminente come in Toscana e
-in Lombardia e in qualche altra regione dell’Italia
-settentrionale ed un poco della centrale. La reazione
-perciò, appena cominciata, perdette l’impronta locale
-e divenne nazionale, senza trovare serie resistenze
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-nella opinione pubblica e molto meno nel Parlamento<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Degli uomini e degli organi della reazione bisogna
-esaminare le dichiarazioni, le leggi, gli atti,
-tenendo di mira che le dichiarazioni hanno preso
-il posto delle leggi ed hanno generato gli atti.
-Sotto questo aspetto e contro la comune opinione, il
-ministro Pelloux ha segnato un peggioramento su
-quello Di Rudinì; in quanto che l’ultimo voleva legalizzare
-la reazione; l’altro la mette in pratica
-senza sentire il bisogno di nuove leggi, anzi calpestando
-e consigliando apertamente a tutti i subordinati
-di calpestare le leggi vigenti.
-</p>
-
-<p>
-Una reazione non tradotta in leggi potrebbe e
-dovrebbe considerarsi come un male minore, perchè
-lascerebbe sperare la brevità della durata, la
-limitazione al periodo eccezionale che la suscitò.
-Ma dove il sentimento della legalità è scarsissimo,
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-per non dire insussistente, come in Italia, l’ostentata,
-continuata ed impunita violazione di ogni legge,
-riesce esiziale nei rapporti pubblici e privati, aggrava
-sino a renderli insanabili i mali esistenti e
-rappresenta l’inizio di una vera dissoluzione dell’organismo
-politico-sociale.
-</p>
-
-<p>
-La presente reazione non data dalla primavera
-del 1898, ma rimonta al gennaio 1894 con una
-sosta notevolissima — è doveroso rendere giustizia
-ai caduti — dall’aprile 1896 all’aprile 1898. Agli
-estremi di vita sua il ministero Di Rudinì — cui
-devesi imputare come colpa grave l’abbandono del
-primitivo programma militare, — invaso dal demone
-della paura e dall’ardente desiderio di mantenersi
-la fiducia delle alte sfere, parve voler far
-dimenticare il bene fatto in senso legale e liberale
-e si dette a sfrenata reazione.
-</p>
-
-<p>
-La sua caduta è un incidente personale, anzichè
-parlamentare, che non esercita alcuna influenza
-sull’andamento della cosa pubblica: la reazione
-continua pazza, furiosa e rincrudisce quando
-avviene l’assassinio dell’Imperatrice d’Austria. La
-differenza sta in questo: Di Rudinì, dopo aver militarizzato
-i ferrovieri, voleva ristabilire le leggi sul domicilio
-coatto, modificare il diritto elettorale, infrenare
-la libertà di stampa, di riunione e di associazione,
-disciplinare lo stato d’assedio, ecc., mediante nuove
-leggi o modificazioni delle antiche. Il successore
-onorevole Pelloux parve più liberale, oltre che per
-la buona compagnia di ministri che dai loro precedenti
-dovevano giudicarsi più o meno democratici,
-anche perchè buttò in mare gran parte di quel
-bagaglio; e non era, perchè continuò risolutamente
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-per la via battuta dal predecessore. Ebbe il merito
-della sincerità — elemento mancante ai nostri politici
-e non trascurabile nella vita pubblica — perchè
-egli con franchezza davvero soldatesca dichiarò di
-voler <i>fare</i> senza preoccuparsi di <i>legiferare</i>. Quando
-non <i>fa</i>, lascia <i>fare</i> tranquillamente ai subordinati,
-che non solo eseguiscono con disciplina militare,
-ma interpretano le intenzioni dei superiori con meravigliosa
-intuizione, che sembrerebbe lettura del
-pensiero alla Pickmann se non si sapesse ch’è l’effetto
-delle circolari segrete e delle reversioni storiche.
-Egli è così che sotto Pelloux si formulano
-canoni nuovi di governo e si compiono atti che
-fanno dire al conservatore dianzi citato dell’<i>Idea
-liberale:</i> «Siamo oggi più che mai in una paurosa
-condizione di arresto di sviluppo intellettuale e
-morale, per cui tutto vacilla e scricchiola, mentre
-ci sta sul capo la minaccia di una crisi orrenda
-in cui tripudieranno le impulsività ataviche della
-bestia umana e le <i>libidini feroci di Valentino in
-sessantaquattresimo che questi anni di pseudo libertà
-hanno fecondato a legione</i>».
-</p>
-
-<p>
-Di questi canoni e di questi atti dell’on. Pelloux
-ne nunzio, per ora, sette, che si potrebbero
-chiamare i sette peccati mortali di questo ministero
-soldatesco, procedendo dal minimo al massimo in
-ordine d’importanza e che comprendono tutte le
-principali norme direttive della funzione parlamentare
-e governativa.
-</p>
-
-<p>
-L’on. Pelloux, spronato a dichiararsi di <i>Sinistra</i>,
-a chi lusingavasi di vedere risorto l’antico partito
-liberale sotto la protezione di parecchie sciabole,
-risponde che non ne sente il bisogno e che i sostenitori
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-li prende dove li trova. Spronato da Barzilai,
-non vuole trovare nemmeno una frase equivoca
-contro la soluzione incostituzionale delle crisi parlamentari.
-Telegrafa al Prefetto di Torino per lodarlo
-di avere sciolto il comizio elettorale <i>pro</i> De Amicis.
-Permette che il Sottoprefetto Santini presieda una
-riunione elettorale <i>contro</i> Rondani. Raccomanda di
-sequestrare qualunque giornale, qualunque rivista
-che appaia sovversiva, senza preoccuparsi dei processi
-e degli esiti loro. Dichiara fuori della legge
-tutti i partiti che non accettano incondizionatamente
-l’ordinamento politico-sociale vigente. Proclama,
-infine, che vuol pacificare gli animi con
-tutti i mezzi, <b>non esclusa la giustizia</b>: concetto
-cinico che fa il pajo coll’altro più recente di
-voler dare col suo comodo l’amnistia per poter
-<b>sfollare le prigioni</b>!
-</p>
-
-<p>
-Ciascuna di queste massime e ciascuno di questi
-atti o è una orrenda bestemmia, o è un arbitrio da
-Valentino in sessantaquattresimo: la frase che contiene
-il severo giudizio è di un monarchico liberale,
-come s’è visto. In altri tempi e in altri paesi uno
-solo di tali elementi sarebbe bastato a far cadere
-vituperato un Ministero; certo è che essi non distruggono
-soltanto il regime parlamentare, ma sovvertono
-ogni ordinamento civile. È del pari indiscutibile
-che il cinismo assurge a proporzioni eroiche
-quando si proclama che nella pacificazione degli
-animi la <i>giustizia</i> non ci deve entrare che come un
-mezzo eccezionale. Che razza di <i>pace</i>, con questi
-mezzi non informati a giustizia si possa conseguire,
-un avvenire non remoto ci dirà. Per ora basta ricordare
-che gli strumenti della volontà ministeriale
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-sono prefetti e magistrati provati a malfare e che
-non avevano bisogno degli incoraggiamenti per
-continuare peggiorando.
-</p>
-
-<p>
-La enunciazione di questi canoni e la conoscenza
-degli uomini di governo che devono metterli in
-pratica, dispenserebbero da qualunque enumerazione
-dei fasti della reazione. Pure, ad eliminare qualunque
-sospetto di esagerazione ed il dubbio che i
-fatti siano stati migliori delle parole spavalde e
-ciniche, giova ricordare qualche data dell’ultima
-fase della reazione cominciata in Aprile 1898 e
-che non si sa quando possa aver termine: reazione
-criminosa che non infuria soltanto dove additossi
-un pericolo, sia pure immaginario, ma in tutta
-Italia, anche nelle regioni che non ne somministrarono
-il minimo pretesto.
-</p>
-
-<p>
-Ecco l’elenco doloroso dei fasti della reazione,
-senza ordine cronologico e senza disposizione ascendente
-o discendente per la loro importanza.
-</p>
-
-<p>
-1. <i>Stato di assedio e Tribunali militari</i>. Vi
-accenno senza insistervi ulteriormente perchè lo
-stato di assedio fu dimostrato non necessario, perciò
-iniquo, dai fatti esposti e dai giudizi non sospetti
-riportati. Ai giudizî ne aggiungo uno solo: quello
-dell’on. Pelloux! In un momento di espansione
-intima — ci vanno soggetti anche i militari e gli
-uomini politici! — confessò la non necessità del
-provvedimento all’onor. De Cristoforis. Vennero le
-smentite dei giornali ufficiosi; non quella diretta
-del Ministro. Potrà venire; ma se venisse, tra uno
-che afferma e l’altro che nega, gli Italiani sceglierebbero
-a seconda delle tendenze e della conoscenza
-che ciascuno ha degli individui in contrasto. In
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-politica, del resto, i provvedimenti raramente vanno
-giudicati in sè, ma dai risultati che danno; e lo
-Stato di assedio, oltre che per le conseguenze economiche
-e politiche, va misurato dal figlio suo primogenito:
-il Tribunale militare. La sua opera verrà
-esaminata a parte.
-</p>
-
-<p>
-2. <i>Arresto di deputati.</i> L’art. 45 dello Statuto
-non è un privilegio, ma una garanzia, nell’interesse
-collettivo, della libertà e della indipendenza del
-rappresentante del popolo. Secondo lo stesso Statuto,
-può essere arrestato il deputato in flagranza di
-un reato. In forza della sospensione delle leggi
-ordinarie, deputati vennero arrestati, ad esempio,
-nel 1862 a Napoli, nel 1894 a Palermo. Si allargò
-per comodità del governo il concetto della flagranza;
-ma non si era arrivati ad arrestare nei luoghi non
-sottoposti allo stato di assedio e quando nemmeno
-esistono gli elementi più fantastici della flagranza;
-ciò avviene nel 1898 a danno di Quirino Nofri.
-Non solo: si arrestò per lo passato, ma non si
-andò oltre senza l’autorizzazione a procedere della
-Camera dei Deputati. Se ne fece a meno nel 1898
-e si processò e condannò Quirino Nofri prima che
-fosse chiesta tale autorizzazione. Arriviamo ad un
-colmo: Quirino Nofri sente il bisogno di rinunziare
-alle immunità, che accorda quel famoso ed umoristico
-art. 45 e vuole essere trattato da semplice
-cittadino.... per paura, volendo godere della immunità
-parlamentare, di rimanere più lungamente
-in carcere!
-</p>
-
-<p>
-3. <i>Punizioni di Prefetti.</i> Raramente occorse
-in Italia che un Prefetto venisse punito per avere
-violato le leggi; non si era mai dato — e forse
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-non si darà mai per lo avvenire, perchè le Autorità
-sanno ormai a che attenersi — che un Prefetto a
-punizione venisse sottoposto proprio perchè.... non
-volle violare la legge. È il caso Minervini.
-</p>
-
-<p>
-4. <i>Inchiesta sui testimoni veridici.</i> Vedremo
-a che cosa sia stato ridotto il sacro diritto della
-difesa nella discussione sui Tribunali Militari; qui
-di volo sia menzionato uno stranissimo episodio
-che fa capo ad un Tribunale civile. Sinora, anche
-iniquamente, s’incriminarono i testimoni quando
-furono sospettati ed accusati di dire il falso. Ora
-si apre un’inchiesta su di un maggiore, Mascilli,
-ed un capitano, Minto, dell’esercito, che ebbero il
-torto di dire la verità nel processo Barbato. Che
-abbiano detto il vero si deve tenere per cosa giudicata,
-perchè il Tribunale di Palermo non li incriminò
-come falsi testimoni... Avviso ai militari, che avessero
-un concetto <i>antiquato</i> sulle leggi dell’onore.
-</p>
-
-<p>
-5. <i>Spionaggio obbligatorio.</i> Lasciamo alle fisime
-della morale o alla poesia dei senza cervello
-ogni considerazione sull’orrore che desta la spia:
-limitiamoci ai confronti. Prima si corrompevano,
-si seducevano, s’incoraggiavano i disgraziati per
-abbandonarsi al brutto mestiere. Si progredisce
-colla nuova reazione; e non solo si ricorre alla denunzia
-anonima come elemento per istruire i processi — come
-si vedrà più innanzi — ma si arrestano
-gli onesti cittadini per costringerli a fare la
-spia: premio la libertà. Caso Gatti in Milano. E
-dell’esportazione in Isvizzera delle spie che a tempo
-perso esercitano il mestiere di truffatore, o esercitarono
-quello di corruttore e di ladro? Informino i
-casi Santoro, De Benedetti, Mantica, ecc.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-</p>
-
-<p>
-6. <i>Libertà del domicilio.</i> Tra i vantaggi attribuiti
-alla unificazione d’Italia ci fu quella della
-libertà del domicilio: il cittadino di qualunque regione
-acquistò il diritto di stabilirsi dovunque più
-gli torna comodo, purchè vi viva onestamente e
-vi si procuri stabile lavoro. Fisime. Si arresta l’avvocato
-Nino Verso Mendola, che da sette anni esercita
-la professione a Bologna e lo si traduce ammanettato
-a Riesi suo luogo di nascita. Non si potè
-imputare alcun reato, nè grande nè piccolo; non
-si potè trascinarlo nè dinanzi ad un Tribunale militare
-nè dinanzi ad un Tribunale civile. Non si
-potè neppure proporlo — parrebbe impossibile, colla
-<i>larghezza</i> dei criteri adottati — pel domicilio coatto.
-Il caso Verso Mendola ha non pochi compagni; uno
-recentissimo: ad uno studente s’impose lo sfratto
-da Bologna, perchè meridionale; ma gli si consentì
-il domicilio a Modena.
-</p>
-
-<p>
-7. <i>Domicilio coatto.</i> È istituto posseduto
-esclusivamente dall’Italia. Un consigliere della Corte
-di Cassazione e Professore illustre di Diritto penale,
-il deputato Lucchini, assicurò che esso disonora la
-terra classica del giure. Si credette di avere attenuato
-il disonore disciplinandolo, facendo precedere
-l’assegnazione da una larva di processo e da una
-difesa. Si torna all’antico, peggiorandolo: si arrestano
-i cittadini durante lo stato d’assedio e si
-mantengono nelle isole senza processo e senza
-condanna, anche quando venne tolto lo stato di
-assedio. Casi Mocchi, Brambilla, Casilli, ecc. Il
-Casilli, ex deputato al Parlamento, è tanto ricco
-quanto onesto. Al domicilio coatto, perfezionato, si
-assegna altra funzione: quella correttiva dei magistrati,
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-che giudicano secondo coscienza, non secondo
-l’ordine della polizia. Il Magistrato assolve?
-L’innocente riconosciuto viene assegnato al domicilio,
-facendolo pentire, forse, di non avere preferita
-pochi mesi di reclusione a parecchi anni nello
-scoglio di Tremiti. Caso Podrecca. Il magistrato
-dà una pena giudicata insufficiente dalla polizia?
-Si ricorre al domicilio coatto come supplemento di
-pena. Caso Modigliani. Il domicilio coatto, infine,
-diviene strumento comodissimo per eliminare i giornalisti
-non corrotti ed ammazzare i giornali sovversivi.
-Caso Garzia Cassola.
-</p>
-
-<p>
-8. <i>Piccolo Stato di assedio.</i> Il nome e la
-cosa sono di origine tedesca; li inventò Bismark
-per combattere il socialismo; ma li ebbe e li adoperò
-per legge. Di legge, però, non c’è bisogno
-in Italia, dove gli arresti arbitrarî e in massa,
-specie alla vigilia di elezioni e di viaggi reali,
-sono nella tradizione mai smentita del governo.
-Anche per questi arresti ora c’è la nota che indica
-il progresso: le retate a centinaia prima si facevano
-per maggiore sicurezza delle <i>persone reali</i>; ora si
-fanno a benefizio dei semplici ministri. Oltre duecento
-cittadini vennero tradotti in <i>domo petri</i> a
-Palermo per l’arrivo degli on. Masi, Finocchiaro e
-Fortis. Questo per amore di verità. Questi arresti — e
-gli arrestati è noto che possono essere <i>frezzati</i> o
-<i>suicidati</i> — però, assunsero proporzioni gigantesche,
-al di fuori di ogni legge e di ogni procedura, coll’ultima
-reazione. Sicchè alla cosa che c’era <i>Don
-Chisciotte</i> — giornale monarchico come tutti sanno
-dette il nome. Casi: tutti i giorni e in tutta Italia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-</p>
-
-<p>
-9. <i>Soppressione di giornali.</i> Si spiegava quello
-dell’<i>Italia del Popolo</i>: era un giornale repubblicano
-e pubblicavasi in una città dove c’era lo stato di
-assedio. Pareva enorme quella del <i>Secolo</i>, semplicemente
-democratico; e vada pure pel <i>Secolo</i>,
-in grazia dei poteri eccezionali del Regio Commissario!
-Ciò che si applica pure al <i>Mattino</i> di Napoli,
-quantunque monarchico — anzi entusiasticamente
-dinastico. Ma come e perchè soppressi i giornali
-nel resto d’Italia dove si viveva sotto l’impero
-della legge comune? La cosa fu tanto bestiale, che
-la riprovò lo stesso <i>Corriere della Sera</i>, anche dopo
-che la direzione era stata abbandonata da Torelli
-Viollier, divenuto troppo liberale pei tempi che correvano.
-Casi a centinaia e per ogni colore — dal
-monarchico al repubblicano, dal clericale al socialista.
-</p>
-
-<p>
-10. <i>Sequestri.</i> La morte violenta è la soppressione.
-Non è sempre praticabile, ma quando, per
-un avanzo di pudore, che non voglio nemmeno
-chiamare ipocrisia, un giornale inviso non viene
-ucciso di un colpo, si cerca farlo morire lentamente
-coi sequestri. D’onde l’orrenda bestemmia, cioè la
-nuova teoria giuridico costituzionale del Pelloux,
-sui sequestri senza preoccupazione di processi. I
-Procuratori del Re non sono stati sordi; e dove lo
-furono, i Procuratori generali li hanno richiamati
-al dovere: caso Panighetti — quello del processo
-Cavallini — e si sono avuti i tardivi sequestri per
-ordine dei Regi Procuratori di Sondrio e di Como;
-i sequestri e le condanne per gli articoli lasciati
-passare a Roma; i sequestri dei fregi o dei segni
-di lutto che da 28 anni portava liberamente l’<i>Unità
-Cattolica</i> in Firenze; i sequestri degli scritti
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-di Mazzini, che circolano con altrettanta libertà da
-cinquant’anni; i sequestri in Milano di uno scritto
-di Leone Tolstoi che ha sperimentato il regime
-della Russia del mezzogiorno; i sequestri, infine,
-contro la prosa sovversiva dell’on. Pelloux, purchè
-riprodotta sulle colonne dell’<i>Avanti</i>; i sequestri
-delle sciarade dello stesso giornale; i sequestri dell’<i>Asino</i>
-per avere messo in burletta una cosa sacra
-ed inviolabile: gli speroni del generale Pelloux: i
-sequestri di libri che circolano liberamente nel rivoluzionario
-impero Germanico, come quello di
-Kantschy sul <i>Capitale</i> di Marx<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>. I fatti hanno
-avuto il commento più allegro che si possa immaginare:
-B. Cirmeni ha fatto sapere al mondo che
-il Generale Pelloux è pieno di buone intenzioni
-verso la stampa. E chi ne poteva dubitare? Si sottintende
-che la benevolenza del Presidente del consiglio
-si esplica a benefizio di quei giornali che
-interpretano i suoi pensieri!<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
-</p>
-
-<p>
-11. <i>Scioglimenti.</i> Furono sempre incerti i
-limiti del diritto di associazione; perciò si ebbe
-un’alterna vicenda di scioglimenti e di ricostituzione
-di Società dichiarate sovversive. La manìa
-di colpire quelle esclusivamente economiche era
-cominciata in Sicilia nel 1894; ma i casi sporadici
-di allora divennero epidemia spaventevole nel 1898.
-A migliaia furono sciolte, non solo i circoli socialisti
-e repubblicani, ma le casse rurali, le cooperative
-di consumo e di lavoro, generando situazioni
-giuridicamente strane, a vantaggio di debitori che
-non sanno più a chi pagare le cambiali; invertendo
-o sperperando capitali che rappresentano i
-risparmi sudati dei lavoratori. Dicono che arrivano
-a circa <i>quattromila</i> questi scioglimenti: rimangono
-tipici i casi delle <i>Lega dei Ferrovieri</i>, delle <i>Cooperative
-ferroviarie</i>, dell’<i>Umanitaria</i>, delle <i>Casse rurali</i>.
-Il criterio dello scioglimento viene esteso ai consigli
-comunali: sciolto quello di Bruno (Alessandria)
-perchè sospettato socialista, e destituito il sindaco
-di Sorso, il sig. Catta, perchè socialista. A quando
-il ristabilimento del Tribunale della Santissima Inquisizione?
-Del resto siamo sulla buona: Il Tribunale
-di Genova, nel processo Festa — il <i>macellaretto</i> — ha
-assodato che le <i>lettres de chachet</i> e la tortura
-sono in uso in Italia...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-</p>
-
-<p>
-12. <i>Militarizzazione ferroviaria.</i> È il caso dei
-casi; rappresenta la novità assoluta nell’arbitrio; mercè
-la quale si prendono tre piccioni con una fava: si
-privano del diritto di voto migliaia di cittadini, che
-non avevano saputo esercitarlo votando pei socialisti;
-si assicura l’ordine colla minaccia permanente
-del Tribunale di Guerra, anche in tempo di pace — anche
-quando è cessato l’artificioso stato di guerra
-creato collo stato di assedio; si consegnano mani
-e piedi legati gli operai, che perdono qualunque
-mezzo per migliorare la propria condizione ed a
-fare rispettare i propri diritti e si mette a disposizione
-di una società di speculatori un corpo organizzato
-militarmente dallo Stato. Vilfredo Pareto
-chiama questa geniale trovata del Generale
-Afan de Rivera — che vi guadagnò il suo posto di
-ministro — semplicemente il ristabilimento della
-schiavitù.<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a> Il provvedimento è tanto più iniquo
-in quanto che un’<i>inchiesta ufficiale</i>, quella presieduta
-dal Senatore Gagliardo, ha constatato che il
-Governo e la Magistratura non hanno saputo, voluto
-o potuto garantire ai ferrovieri quel minimo
-di diritto, ch’era stato loro assicurato dalle <i>convenzioni
-ferroviarie</i> del 1885.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-</p>
-
-<p>
-13. <i>Concorrenza economica. Lo Stato contro
-i lavoratori.</i> Messo sulla china di servire ai capitalisti
-privando i ferrovieri dei mezzi di lottare legalmente
-colle società, che le sfruttano contro legge — le
-tante vittorie ottenute dai primi nei Tribunali
-e nelle Corti di appello, ed annullate spesso dalla
-Cassazione, ne fanno fede — lo Stato si è sentito
-trascinato a favorire qualunque piccolo o grande
-proprietario. C’erano già stati dei saggi di concorrenza
-nel lavoro, fatto per ordine del governo
-contro i lavoratori in isciopero; ora si rinunziò
-ad ogni avanzo di pudore e si disse agli
-operai, della campagna in ispecie, che lo Stato non
-solo era pronto a sostituire quelli in isciopero coi
-suoi soldati; ma che metteva la forza a disposizione
-dei proprietari costringendo i lavoratori a
-contentarsi dei salari che i primi <i>generosamente</i>
-avrebbero voluto loro concedere. Il contegno delle
-autorità negli scioperi era stato sempre indecentemente
-ostile agli operai; ma a Molinella si mise da
-parte ogni rimasuglio di decenza. Ora si minaccia
-il peggio stando a questo brano di corrispondenza
-da Ferrara ad un giornale ufficioso: «Lunedì
-prossimo comincerà la mietitura del frumento,
-<i>e perchè questa segua il suo corso regolare</i>, il generale
-Mirri ha opportunamente dislocate le truppe.
-La cavalleria visiterà con apparizioni improvvise
-e con marcie notturne tutte le località........»<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>.
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-Ogni commento è assolutamente superfluo. Noto
-soltanto che c’è un progresso dal 1894 al 1898:
-allora i latifondisti di Sicilia si limitarono a rompere
-i così detti <i>patti di Corleone</i> sui contratti
-agrari; ora la cavalleria <i>presiede</i> alla mietitura...
-</p>
-
-<p>
-14. <i>La volontà degli elettori.</i> Non è stata militarizzata
-perchè è incoercibile; ma si è sulla buona
-via per neutralizzarla. I metodi elettorali adoperati
-nel Collegio di Cossato e di Torino — dove il Sottoprefetto
-presiede le riunioni in favore del candidato
-del governo — lasciano intendere che da ora
-in poi le conferenze elettorali devono farle i delegati
-di pubblica sicurezza, visto che non si lasciano
-parlare i deputati che non vanno d’accordo col
-governo. Nè i deputati possono tenersi in comunicazione
-cogli elettori, come vorrebbe il buon regime
-parlamentare: si è impedito a De Cristoforis ed a
-Prampolini di parlare ai loro elettori a Milano ed
-a Reggio-Emilia. Il disprezzo verso gli elettori, poi,
-venne ufficialmente proclamato nella lettera che il
-Generale Pelloux rivolse al Generale Tarditi, quando
-il collegio di Fossano, non ostante le seduzioni e le
-violenze di ogni genere, non volle scieglierlo a suo
-rappresentante. Sanno ormai gli elettori che il capo
-del governo li considera come spregievoli quando
-non portano i loro voti sui candidati ufficiali. Si
-stava meglio sotto il secondo Impero.
-</p>
-
-<p>
-15. <i>La scuola.</i> I nostri governanti e le nostre
-classi dirigenti non sono degli sciocchi, che
-per puntellare il loro dominio confidano soltanto
-sulla forza brutale, sempre infida, e che a data ora
-si esaurisce o si ritorce contro coloro che l’adoperano;
-essi tengono conto anche della forza morale,
-<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
-perciò la loro attenzione si è rivolta alla scuola da
-un duplice punto di vista. Da un lato vogliono limitare
-la diffusione dell’istruzione: in questo senso
-la manifestazione più caratteristica è venuta dal
-modesto comune di S. Marco in Lamis (Foggia) il
-cui consiglio comunale ha fatto voti al Governo
-del Re perchè venga abolita la legge sull’istruzione
-obbligatoria; però questa esplosione di sincerità risponde
-al pensiero intimo dei conservatori del resto
-d’Italia ed è una eco altrettanto sincera di quella
-voce che si levò nella Sala Ragona di Palermo nel 94.
-</p>
-
-<p>
-Da un altro lato si bada con ogni cura alla
-qualità dell’istruzione che s’impartisce; perciò in
-alto e in basso si sorveglia, si punisce, si epura il
-personale insegnante. Si protestò, anche dai conservatori
-settentrionali, quando nel 1894 corse voce
-che il Regio Commissario militare per la Sicilia,
-Generale Morra di Lavriano, aveva fatto ammonire
-privatamente qualche professore dell’Università di
-Palermo; ma questi stessi conservatori non protestano
-più quando s’infligge la censura ad un Professore
-Pantaleoni, quando si puniscono o si riprovano
-apertamente Ettore Ciccotti, Fabio Luzzati,
-Ruggero Panebianco, Giorgio Levi, addetti all’insegnamento
-in varie Università del Regno; rimossi
-dall’insegnamento o ammoniti vengono alcuni insegnanti
-delle Scuole Secondarie. A Milano e Torino,
-a Rovigo, a Mantova e in altri punti ancora
-gl’insegnanti delle scuole comunali e delle scuole
-secondarie vengono ammoniti, sospesi, e licenziati
-solo perchè professano principii socialisti «benchè,
-come diceva la relazione del sindaco della <i>capitale
-morale</i>, non si possedessero prove, che essi abbiano
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-profittato della cattedra per insegnare massime e
-principii contrari all’attuale costituzione politica e
-sociale».<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a>
-</p>
-
-<p>
-Questi insegnanti puniti sono tra i più diligenti,
-più onesti e più colti; e quelli della provincia di
-Mantova e di Rovigo furono quasi tutti discepoli
-di Ardigò. Una volta messi sulla via lubrica della
-persecuzione del pensiero, non si sa più dove si può
-arrivare; e mentre organizzasi la più degradante
-sorveglianza sugli studenti — come risulta da documenti
-relativi alla provincia di Trapani — lo
-scandaloso esempio dato dal governo e dai partiti
-politici che lo sorreggono è stato seguito dai clericali,
-i quali a Brescia hanno licenziato dalla Scuola
-commerciale il Prof. Tirale solo perchè è monarchico
-liberale. Non è il caso di ripetere: <i>qui gladio
-feriit, gladio periit?</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
-</p>
-
-<p>
-Contro questo tentativo ignominioso di snidare
-la libertà di pensiero dall’ultimo baluardo che le
-rimane in Italia, la scuola, si ebbe la protesta alta
-e generosa di Cesare Lombroso, rimasta sterile ed
-isolata. La reazione aspetta tranquilla il ritorno del
-ministro-carabiniere alla Minerva per compiere la
-militarizzazione della scuola; e allora essa crederà
-di avere infiltrato sino nel midollo delle ossa degli
-italiani, servili per tanti secoli di soggezione, i
-principii che la informano.
-</p>
-
-<p>
-E conchiudo queste osservazioni sull’opera compiuta
-sinora della reazione con due constatazioni;
-una di origine italiana e l’altra straniera. Il monarchico
-<i>Mattino</i> di Napoli dall’esame degli avvenimenti
-ultimi è indotto ad allarmarsi perchè «<i>tutte
-le ire e tutti i rancori suscitati dalla politica bestiale
-del governo si accumulano sull’esercito</i>»;
-e si domanda: «quale concetto deve, per necessità,
-scaturire da tutte queste stravaganze — gli atti
-del governo — e radicarsi nello spirito della
-plebe? Che i 240 milioni del bilancio della guerra
-non servono già alla difesa del paese dai nemici
-esterni, ma alla difesa delle istituzioni vigenti.
-Ora, quale insensatezza e quale delitto maggiore
-potreste voi immaginare di questo far apparire le
-istituzioni, emanate meno di mezzo secolo fa dai
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-plebisciti, come puntellate solamente dalla forza
-delle bajonette?» (N. del 2 Agosto 1898).
-</p>
-
-<p>
-Uno straniero alla sua volta esaminati i fatti
-recenti conchiude: Lo Statuto costituisce un insieme
-di franchigie che la dinastia ha concesso in blocco
-alla nazione e che il potere esecutivo ha ripreso in
-dettaglio.
-</p>
-
-<p>
-E non ci può essere alcuno che vorrà ritenere
-eccessivo il giudizio dello straniero quando, in ispreto
-delle leggi e dello Statuto: si esigono le imposte
-non votate dal Parlamento; si abolisce la libertà
-del domicilio, di stampa, di riunione e di associazione;
-si ristabilisce la tortura e si rimettono in uso
-le <i>lettres de cachet</i>; si uccidono impunemente i detenuti;
-si sottraggono i cittadini ai giudici legittimi;
-si falsano sistematicamente le elezioni; si riduce ad
-una farsa il regime parlamentare.
-</p>
-
-<p>
-Nella credenza che si allarga sulla nuova funzione
-dell’esercito e nel trionfo della reazione che ha annientato
-lo Statuto, vi sono germi di pericoli gravi
-ed ammonimenti per tutti: anche pei reazionari.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap9">IX.
-<span class="smaller">LASCIAMO PASSARE LA GIUSTIZIA!</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-<i>Ella passa terribile per la notte</i>... canta il poeta.
-Chi passa? La giustizia. Quale? Passa la giustizia
-italiana del 1898.
-</p>
-
-<p>
-Questa giustizia procede innanzi secura perchè
-non è alle sue prime armi. Ha progredito dal 1860
-in poi: si è provata in Sicilia e nel mezzogiorno
-contro Garibaldi e i suoi, contro i renitenti, contro
-il brigantaggio; ha ripetuto le prove a Palermo
-nel 1866; nell’Emilia — quando il pane fu impastato
-col sangue — con Lobbia, con Barsanti, con
-Tanlongo; si fortificò nel 1894 in Sicilia. Ora è
-adulta, è forte, è vigorosa.
-</p>
-
-<p>
-<i>Ella passa terribile</i>..... ed è cieca affinchè la
-vista di colui che dovrà essere colpito dalla sua
-spada non la conturbi e non la trascini a parzialità;
-ed ha la bilancia in mano affinchè il pro ed il
-contro venga equamente pesato. Si può sospettare
-che abbia falsi i pesi e disuguali i piatti? Può
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-anche temersi che, per essere troppo giusta, la
-questura tolga di mano, alla Dea venerata, pesi e
-bilancia?
-</p>
-
-<p>
-Può sospettarlo un giornale maldicente e farlo
-sospettare coi suoi pupazzetti (<i>Don Chisciotte</i>); ma
-per togliere ogni pericolo che le venga arrecata
-offesa, la forza si è messa a disposizione della giustizia;
-l’esercito l’ha messa sotto la sua protezione
-e la fa amministrare nei tribunali militari.
-</p>
-
-<p>
-Dicono che questa giustizia italiana del 1898
-non sia quella consentita dallo Statuto e voluta
-dalle leggi; chi lo dice non è un malcontento, un
-volgare brontolone: è un uomo d’ordine, che presiede
-la più alta e importante Magistratura del
-Regno, la istituzione destinata controllare tutta l’azione
-del governo. È il senatore Finali che nella
-Gran Corte dei Conti si è rifiutato a registrare i
-decreti relativi allo Stato d’Assedio, da cui contortamente
-si volle far derivare il diritto di sottoporre
-i liberi cittadini a Tribunali eccezionali di Guerra
-esplicitamente condannati dallo Statuto<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-</p>
-
-<p>
-A che pro discutere delle legittimità dello Stato
-di Assedio e dei Tribunali Militari quando essi sono
-un fatto che l’Italia ha subìto e che il Parlamento
-ha approvato? La discussione teorica in questo momento
-non conta; meglio esaminare se questa giustizia
-eccezionale ha assolto bene il compito suo
-sanando anche i vizî possibili della sua origine;
-più utile indagare se la giustizia, amministrata da
-questi Tribunali eccezionali, abbia aumentato il
-prestigio dell’Esercito da cui emanano, colla serietà
-dei reati puniti, colla correttezza nella istruzione
-dei processi, colle garanzie indispensabili accordate
-alla difesa, colla sapienza dei giudici, col tatto nella
-direzione dei dibattimenti, colla equità nell’applicazione
-delle pene.
-</p>
-
-<p>
-Un uomo d’ordine per il primo nella Camera
-dei Deputati, l’on. Galimberti, discutendosi l’autorizzazione
-a procedere contro i deputati Bissolati,
-Costa, De Andreis, Morgari e Turati osservò: che
-nel modo come si facevano funzionare i Tribunali
-di Guerra e colla competenza a giudicare di frivolezze
-per le quali dovrebbe bastare un Vice-Pretore,
-si toglie alla istituzione la solennità dei giudizî
-suoi e si attenta all’autorità ed al prestigio dell’esercito.
-Fu più esplicito e più alto chi meno era
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-sospettabile di tenerezza per i rivoltosi, chi non
-può non avere a cuore l’esercito di cui fa parte:
-il colonnello Siacci, infatti, in Senato ebbe a pronunziare
-gravi parole sui Tribunali di Guerra istituiti
-nel 1898 e che egli vide funzionare a Napoli.
-</p>
-
-<p>
-«I recenti bandi militari, disse l’illustre Senatore,
-hanno allargata smisuratamente la cerchia
-delle attribuzioni dei Tribunali di Guerra, chiamando
-questi Tribunali a conoscere anche delitti
-contemplati dal Codice penale comune, delitti le
-cui figure non sempre si riesce chiaramente a distinguere
-senza un certo acume, senza una certa
-pratica di diritto penale. Per esempio, l’istigazione
-a delinquere. Un articolo di giornale, quattro
-chiacchiere fatte al caffè, <i>il discorso stesso che ho
-l’onore di fare in questo momento al Senato, diventano
-facilmente istigazione a delinquere</i>.<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a> Dal
-Ministro guardasigilli, perciò, invoco che si provveda
-ad una revisione sollecita, sia pur sommaria,
-di tutti i processi, e ad una <i>pronta riparazione
-di molte condanne eccessive, per non dire ingiuste</i>.
-Egli è ministro di grazia e di giustizia, ma in
-questo caso la grazia e la giustizia fanno una
-cosa sola.... Io questo invoco, non solo per amore
-della giustizia, <i>ma anche nell’interesse del prestigio
-dell’esercito. Fanno più male all’esercito certe ingiustizie
-a freddo che venti uomini caduti sotto
-una scarica provocata da una folla che insulta la
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-truppa; e mal provvede al suo prestigio tanto
-chi l’obbliga a subire impassibile coll’armi al
-braccio le replicate offese della piazza, quanto chi
-gl’impone funzioni odiose, contrarie alla sua stessa
-natura</i>»<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Ma il deputato e il senatore forse avevano le
-traveggiole scorgendo certi pericoli dove non c’erano?
-Così pare.
-</p>
-
-<p>
-I Tribunali di guerra, invece, si occuparono di
-certi reati gravi, che avevano davvero bisogno
-di una punizione esemplare, solenne! Vediamo.
-</p>
-
-<p>
-Un Caimi prende due anni di reclusione e 500
-lire di multa per rottura di lampioni; un Majocchi
-viene condannato perchè dà dello <i>stupit</i>, del <i>macaco</i>
-ad una sentinella. Non è ben sicuro che quelle
-parole fossero indirizzate alla sentinella; ad ogni
-modo il capitano De Caroli che tradusse l’accusato
-in Tribunale, riconobbe che il Majocchi pronunziò
-quelle parole per fare lo spiritoso! Un Bianchi
-compare innanzi al Tribunale di guerra perchè
-chiama <i>cappellone</i> un brigadiere dei carabinieri; Pedotti
-e Brusa, alla loro volta, vengono condannati
-perchè chiamano <i>mangiapagnotta</i> un tenente di
-cavalleria che passava in carrozza. A Firenze si
-danno otto mesi di reclusione al Cassi perchè chiamò
-<i>pagliacciate</i> gli arresti. Nella stessa Firenze si procede
-contro Melani perchè ha chiamato mangiapatate
-un sott’ufficiale <i>che non può mentire</i>, dice il
-Presidente. E questa perla di Presidente, ad un
-accusato che dice di aver deplorato i tumulti, dà
-<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
-una lezione di fierezza esclamando: <i>Come!... voi
-socialista, deplorate le gesta dei vostri compagni?</i>...
-</p>
-
-<p>
-Questi ed altri casi simili a Milano. C’è di
-meglio — ossia di peggio — a Napoli. Filosa, un
-ragazzo, prende tre mesi di detenzione per avere
-gridato: <i>E billoco!</i> (Eccoli!) — una frase trovata
-nell’agosto 1893 per avvisare l’arrivo di dimostrazioni
-e degli agenti di polizia. Verniero, il famoso
-gobbetto il cui caso fu portato in Senato dal colonnello
-Siacci, ebbe due anni di reclusione perchè
-leggeva i giornali al caffè e li commentava, manifestando
-delle simpatie pel socialismo; si badi:
-lettura e commento precedettero la proclamazione
-dello stato di assedio. Un ragazzetto si buscò quattro
-mesi per avere abbattuto(?) un albero; tre donne
-rispettivamente ebbero un anno, 9 mesi e 7 mesi
-di reclusione, per aver preso parte ad una pacifica
-dimostrazione; 2 anni ciascuno ebbero Del Giudice
-e Carozza per avere presentato al Prefetto, la mattina
-del 30 aprile, una commissione di donne:
-erano stati arrestati la stessa sera, ma vennero
-rilasciati spontaneamente l’indomani perchè non si
-era trovata alcuna ragione per processarli. Altri
-tre, nello stesso processo e per gli stessi reati(?)
-ebbero un anno, due anni e mezzo e tre anni;
-18 mesi per uno altri tre ragazzi per avere abbattuto
-un palo. Bavarese e Fiore di Torre Annunziata,
-due donne, ebbero tre anni per una, con 6 mesi
-di segregazione cellulare per avere detto che sarebbe
-avvenuta la rivoluzione come nel 1848. De Cicco
-ebbe 8 mesi per avere eccitato all’odio di classe in
-Pomegliano d’Arco cogli articoli pubblicati a Gallipoli.
-Alcuni soldati delle compagnie di disciplina
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-ebbero 3, 4 e 5 anni di reclusione come accusati
-d’insubordinazione e di anarchismo, per avere detto,
-vedendo maltrattare un compagno: <i>queste sono boiate!</i>
-Il soldato Muscari fu condannato a 7 anni e mezzo
-di reclusione per avere sfidato un tale in borghese,
-che lo aveva insultato perchè gli chiese un cerino
-per accendere un sigaro. E sì che il Tribunale gli
-accordò le circostanze attenuanti... Sotto gli abiti
-di un borghese si nascondeva un ufficiale e il disgraziato
-ebbe il torto di non accorgersene!
-</p>
-
-<p>
-I processi e le condanne per contravvenzioni
-di ogni genere ai bandi non si contano; e furono
-tanti che i maligni dissero che si processava e si
-condannava per giustificare la continuazione dello
-stato di assedio; mentre si manteneva lo stato di
-assedio perchè i Tribunali Militari avevano ancora
-della carne al fuoco... Strano circolo vizioso!
-</p>
-
-<p>
-Alla qualità dei processi svoltisi innanzi ai Tribunali
-Militari naturalmente doveva corrispondere
-e corrispose la quantità. Si vedrà dal riassunto statistico.
-Del pari è facile supporre che si sia proceduto
-con soverchia leggerezza — quale parola più
-mite potrebbe adoperarsi? — nello imbastire i suddetti
-processi.
-</p>
-
-<p>
-Se la supposizione risponda alla realtà si può
-argomentarlo facilmente da quanto appresso. Base
-generale ai processi furono: le confidenze, le denunzie
-anonime, le asserzioni gratuite... ed umoristiche,
-altri elementi che se pur avessero avuto
-un valore intrinseco, c’erano passati sopra tanti anni
-a farglielo perdere completamente.
-</p>
-
-<p>
-Mi sbarazzo alla lesta di questi ultimi e ne cito
-uno tipico; la lettera di Andrea Costa ad un Bordigiago
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-di Padova... del 1881. Ma questo singolarissimo
-documento non potè essere valutato dai
-giudici militari, perchè la Camera dei deputati non
-gli accordò alcuna importanza, quantunque gliene
-abbia data una schiacciante l’on. Tommaso Villa!
-In compenso l’<i>Inno dei lavoratori</i> pubblicati nel 1884,
-mai sequestrato per lo passato, servì a fare aggravare
-la pena contro Filippo Turati.
-</p>
-
-<p>
-In quanto alle <i>confidenze</i> e alle denunzie anonime,
-furono il prodotto dello spionaggio rimesso in
-onore come ai tempi dei passati regimi. A Milano,
-come a Firenze, come a Napoli, gli amici si guardavano
-sospettosi e non si comunicavano le impressioni
-che con straordinaria circospezione. Per Milano il
-fenomeno fu constatato da parecchi giornali; per Napoli
-posso aggiungere, per personale esperienza,
-che in qualche caffè dove riunivansi deputati e senatori,
-i più prudenti consigliavano spesso di parlare
-a bassa voce. E la prudenza non era superflua: al
-gobbetto dell’on. Siacci si appiopparono due anni di
-reclusione per avere chiacchierato in un caffè.
-</p>
-
-<p>
-Lo spionaggio assunse tali proporzioni che ben
-cinquemila lettere anonime furono indirizzate alla
-polizia nella sola Milano (<i>Secolo</i>). E la libertà, l’onore,
-la posizione dei cittadini furono lasciati in
-balìa dei miserabili che per invidia, per rancore,
-per bassa speculazione si abbandonarono all’infame
-mestiere di spia.
-</p>
-
-<p>
-Era tanto iniqua la base di questi processi, che
-la <i>Nazione</i> di Firenze, benchè tardivamente — in
-Settembre — a proposito della perquisizione in casa
-del Prof. Pullè, protestò energicamente contro la
-<i>perfidia dell’anonimo e delle denunzie false</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-</p>
-
-<p>
-Quale influenza abbiano esercitata non solo sui
-processi, ma anche sulle condanne le <i>confidenze</i>
-delle spie si apprenderà da questo dato: la pretesa
-prova più importante contro Gustavo Chiesi fu
-quella di essere stato visto in carrozza in luogo
-dove vennero erette delle barricate. Negava l’accusato;
-affermava il questore Minozzi, che l’aveva
-saputo da persona che non volle nominare. Meno
-male se una semplice guardia, un carabiniere, a
-viso aperto, avesse deposto di averlo visto!
-</p>
-
-<p>
-L’insieme delle deposizioni degli agenti della
-forza pubblica, delle confidenze, delle denunzie portava
-seco l’impronta evidente della falsità. E per
-falsi bollò i rapporti alla Questura il tenente difensore
-Forzano nella udienza del Tribunale di Milano
-del 18 Giugno. E lo stesso avvocato fiscale in Firenze
-rimprovera aspramente una guardia di pubblica
-sicurezza a nome Ghezzi per le sue palmari
-contraddizioni nell’accusa contro Teschi; ma Teschi
-viene condannato!
-</p>
-
-<p>
-Poteva ammettersi per vero, ad esempio, un
-rapporto della questura di Milano su certa riunione
-notturna in casa di un Dottor Ceretti? I convenuti
-furono designati come anarchici, repubblicani e socialisti.
-Chiesti i nomi, si rispose dalla questura che
-non li sapeva! Si designa il colore politico di individui
-che.... non si conoscono. Siamo in piena
-amenità — i tempi non consentono adoperare altra
-parola — a Napoli nel processo pei fatti di Resina.
-Le guardie barricate in caserma riconobbero i tumultuanti
-attraverso.... il buco della serratura.
-</p>
-
-<p>
-Meno male se i rei riconosciuti in tale strana
-guisa fossero stati pochi: trattavasi di una vera
-<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
-folla; a ben sessantaquattro individui si distribuirono
-<i>centoventun’anni e nove mesi</i> di reclusione.
-</p>
-
-<p>
-La falsità dei rapporti talora è umiliante....
-anche per un poliziotto italiano. Egli è così che la
-Questura di Milano scrive essere stato visto Angiolo
-Cabrini insieme ad altri a parlare con la Kulichoff
-in via dell’Unione il 6 Maggio. L’accusa — se il
-parlate con amici è un reato — è precisa; ma
-l’<i>alibi</i> di Cabrini è irrefragabile. Egli insegna nel
-Ginnasio di Mendrisio e il direttore Borella manda
-certificato sulla presenza del Cabrini nella scuola
-per tutto il giorno 6 a fare, come di dovere, le sue
-lezioni. Cabrini venne condannato in contumacia a
-tre anni di detenzione ed a 1000 lire di multa. Tal
-altra la falsità apparisce lampante all’udienza. Nel
-processo pei tumulti di Resina un brigadiere accusò
-un imputato di avergli afferrato la sciabola: <i>tanto
-vero, soggiungeva, che l’accusato ha ancora le mani
-tagliate</i>. L’accusato leva le mani e le mostra vergini
-di qualunque ferita; e davvero, in questo caso,
-potevano essere levate verso il cielo invocando
-giustizia.
-</p>
-
-<p>
-Il record tra i documenti di questi processi
-viene vinto dalla famosa cartolina-fantasma partita
-da Firenze. È la cartolina firmata: <i>Speranza
-333</i>, il cui sequestro, come quello del cifrario
-dell’onor. Bissolati, fece annunziare trionfanti agli
-organi della reazione che si era scoperto e documentato
-il complotto con tutto il suo seguito. La
-gioia loro però fu di breve durata, perchè il Generale
-Heusch — il regio Commissario straordinario
-per la Toscana: nientemeno! — appena ne fu annunziata
-là scoperta gloriosa, dichiarò esplicitamente:
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-<i>trattarsi di un artifizio allo scopo di fuorviare
-il sereno corso della giustizia e di danneggiare
-le persone nella lettera nominata</i>.
-</p>
-
-<p>
-Per credere alla serietà e realtà di una cospirazione
-i cui segreti comunicavansi per mezzo
-delle <i>cartoline postali</i>, ci voleva tutta la imbecillità
-e la malvagità della polizia italiana che aveva prestato
-fede al proclama <i>firmatissimo</i> di Petralia ed
-al <i>Trattato di Bisacquino</i>. Ad onore del vero, però,
-deve avvertirsi subito, che l’avvocato fiscale, a richiesta
-della difesa, nel processo Chiesi, Romussi
-e Compagni, dichiarò di non volersi avvalere di
-un siffatto documento: tanto, era sicuro della condanna
-degli accusati!<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il Tribunale militare di Firenze chiuse bene
-la sua vita condannando l’autore della cartolina
-<i>Speranza 333</i> e di altri quattro analoghi documenti,
-lo sciagurato Sciascia-Sicurelli. Ma di questo atto di
-giustizia finale sentì rammarico la magistratura cosidetta
-civile; ed a Piacenza, nel processo Verrazzani-Marchesi,
-condannò in base ad una cartolina rassomigliante
-al documento <i>Speranza 333</i> che <i>fu letta
-e veduta</i> da testimoni di accusa che l’ebbero in
-mano.... e non la conservarono! La circostanza va
-notata perchè dà la misura della illusione nutrita da
-coloro che credono tuttavia che la giustizia sarebbe
-stata amministrata meglio dai magistrati ordinarî.
-</p>
-
-<p>
-Questi mezzi edificanti, presentati come prove
-contro le migliaia di accusati che passarono dinanzi
-ai Tribunali militari, lasciano l’adito a pensare che
-alla difesa in ogni caso sarà riuscito facile la demolizione
-degli edifizi artificiosi dell’accusa. Il senatore
-colonnello Siacci che aveva constatato la deficiente
-coltura giuridica degli avvocati fiscali, causa prima
-di errori e di esagerazioni, con rara opportunità aveva
-deplorato vivamente che tale deficienza sia stata
-maggiore tra gli improvvisati difensori; di talchè
-il duello tra l’accusa e la difesa avveniva quasi sempre
-ad armi disuguali — cioè sleale.<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a> Quando uno di
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-questi difensori di ufficio, onestamente, confessa la
-propria ignoranza e domanda un breve rinvio per
-farsi chiarire, da persone competenti, un punto di
-diritto per lui indecifrabile, i superiori non mancano
-di infliggergli una punizione disciplinare<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>. I difensori
-intelligenti e coscienziosi, del resto, venivano
-continuamente beffeggiati dall’avv. fiscale e redarguiti
-in nome della disciplina dal Presidente in
-piena udienza. Così nel Tribunale di Firenze pel
-processo pei tumulti di Riglione il tenente Ercolani
-si azzardò a dire, che quel processo era stato ordito
-dai preti. Il presidente si alza infuriato e lo redarguisce:
-«Così non si va! Cotesti apprezzamenti se
-li tenga per sè. <i>Osserviamo la disciplina</i>, se no
-rinvio il dibattimento; e allora guai a chi tocca!».
-</p>
-
-<p>
-<i>Incredibile dictu</i>: finiti i processi, fu punito
-coll’allontanamento da Firenze l’avvocato fiscale
-Gavino Ricci perchè non era stato abbastanza feroce!
-La misura era tanto punitiva che l’avvocato
-fiscale Bargalossi, chiamato a sostituirlo, alla prima
-udienza si disse <i>addolorato pel suo ingiusto allontanamento...</i>
-(<i>Nazione</i> del 5-6 ottobre). Del resto
-siamo arrivati a questo: che agli ufficiali s’impone
-di <i>difendere</i> gli accusati; ma non si lascia loro libertà
-di difesa; e pare che agli stessi ufficiali le
-autorità politiche vogliano proibire di dire la verità
-<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
-se chiamati come testimoni in un processo. Parrebbe
-inverosimile se non fosse vero; ciò si rileva dal
-processo Barbato e dall’inchiesta fatta contro il
-maggiore e il capitano di fanteria, che deposero in
-favore dell’accusato!
-</p>
-
-<p>
-Meno male se davanti ai Tribunali militari,
-come presso tutti i popoli civili, fosse stata sacra
-la difesa! Ma a questa furono imposti limiti davvero
-inqualificabili e la si fece svolgere in condizioni,
-che dovevano renderla assolutamente inefficace, inadeguata.
-Tale, a mo’ d’esempio, doveva riescire
-quando ad un solo ufficialetto ignaro del diritto e
-delle schermaglie procedurali, affidavasi la difesa
-di dieci, di venti accusati; e per di più, si presentavano
-in blocco requisitoria e difesa di molti processi
-in una volta. Così a Milano, si raggrupparono
-sei processi — dal 41º al 46º in un giorno; ed altri
-sei — dal 47º al 52º — se ne raggrupparono in
-un altro.
-</p>
-
-<p>
-Il povero ufficiale difensore quasi sempre si rimetteva
-in questi casi alla clemenza del Tribunale
-segnalando la buona condotta e i buoni precedenti
-dei suoi poveri clienti. Oh, se si correva nell’accusare
-e nel condannare! si correva tanto, che l’avvocato
-fiscale in Milano, sicuro del fatto suo, dichiarava
-inutile provare l’accusa.... Era inutile l’accusa
-perchè era impossibile la difesa.
-</p>
-
-<p>
-Gli ostacoli, spesso insormontabili, si sollevano
-al punto di origine dei documenti della difesa: il
-Prefetto di Ravenna, ad esempio, negasi, contro
-legge, a legalizzarne uno che doveva servire alla
-difesa di De Andreis. Del resto tutti i documenti
-possibili e immaginabili non pesano nella bilancia
-dei Tribunali militari.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
-</p>
-
-<p>
-Della libertà di difesa consentita agli accusati
-si avrà un idea da questo breve dialogo avvenuto
-nel processo pei fatti di Pomigliano d’Arco (Tribunale
-di Napoli): <i>Imputato</i>: Debbo dire mezza
-parola. <i>Presidente</i>: Dite pure. <i>Imputato</i>: Domandate
-al Signor Brigadiere.... <i>Presidente</i>: Oh! ne avete
-già dette cinque di parole... Basta! — E lo fa sedere.
-Ancora. Nel processo dei ferrovieri di Napoli:
-<i>Imputato Fortina</i>: Vorrei s’inscrivesse nel verbale
-questa circostanza.... <i>Presidente</i>: Qui non state nella
-vostra <i>lega</i>, ma innanzi al Tribunale di Guerra e
-basta che noi sentiamo; non occorre inserire nel
-verbale. In quanto a verbali — afferma Walter
-Mocchi in un giornale di Roma — gl’istruttori non
-si curano di fare firmare gl’interrogatori; ed a domanda
-rispondevano: «Non importa; tanto ve la
-vedrete col Tribunale il giorno dell’udienza!»
-</p>
-
-<p>
-L’ottimo colonnello Mondino, Presidente di uno
-dei due Tribunali di Napoli, aveva dichiarato non
-occorrere verbale: <i>bastare che egli sentisse</i>. Avrebbe
-potuto bastare realmente se egli e i giudici suoi
-colleghi avessero sentito da tutte e due le orecchie.
-Disgraziatamente per la giustizia e ancora di più
-per gl’imputati, i Presidenti dei Tribunali di Guerra
-non sentivano che da una sola; sicchè la bilancia
-non poteva che essere falsa perchè la lancia non
-poteva pendere fatalmente che dal solo lato del
-piatto esistente, ch’era quello dell’accusa.
-</p>
-
-<p>
-Lo dichiarano più volte ed esplicitamente i
-signori Presidenti dei Tribunali di Guerra, con
-grave scandalo di coloro che dai medesimi attendevansi
-giustizia spiccia e sollecita, perchè liberata
-dalle formalità curialesche, ma giusta. Detti illustrissimi
-<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
-Presidenti dichiarano che non volevano testimoni
-a difesa, o ne volevano pochi; pochi o
-molti, del resto, soggiungevano che non avrebbero
-loro prestato fede.
-</p>
-
-<p>
-Queste dichiarazioni fatte caso per caso, improvvise,
-nel calore del dibattimento — se dibattimenti
-possono chiamarsi i monologhi dell’accusa — senza
-consultare i membri del Tribunale, costituivano
-in sè un’offesa alla dignità di questi ultimi
-ed erano contro la legge. Il Presidente, come argutamente
-osservò il Mocchi<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a>, anticipava la legge
-sul Giudice unico, e parafrasando il motto del Re
-Sole esclamava: <i>Il Tribunale sono io!</i>
-</p>
-
-<p>
-Non c’è dubbio su questa che sembrerebbe una
-enormità incredibile se non fosse rigorosamente
-vera: il partito preso di impedire la presentazione
-dei testimoni della difesa. Chi percorre i resoconti
-dei Tribunali di Milano se ne può convincere; ed
-a Milano occorse il caso più clamoroso della condanna
-iniqua di un imputato, che aveva un omonimo,
-di cui non si vollero ascoltare i testimoni a
-difesa. L’iniquità è stata documentata dallo stesso
-Avvocato fiscale, che sotto l’aculeo del rimorso ha
-avanzato egli stesso la domanda di grazia al Re
-in favore del povero condannato.
-</p>
-
-<p>
-Si capisce, però, la renitenza dei Presidenti a
-sentire i testimoni a difesa: li credevano perfettamente
-inutili, perchè non degni di fede.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
-</p>
-
-<p>
-Lasciamo apprendere al lettore la grave circostanza
-dal drammatico resoconto dei dibattimenti.
-Siamo a Firenze nel processo pei tumulti di Figline.
-Il tenente Thermes, a difesa del colono Nocentini,
-presenta una lista di otto testimoni; non se ne
-ammette che uno. Il difensore ci tiene al numero:
-<i>Presidente</i>: al numero e a qualche cos’altro.... <i>Tenente
-Thermes</i>: Sta bene: ma se otto testimoni deponessero
-che il Nocentini non si mosse del lavoro...
-<i>Presidente</i>: <b>Anche se fossero cinquanta
-sarebbe lo stesso</b> (Mormorio). I carabinieri e
-le guardie hanno deposto in modo da non lasciar
-dubbio, dando prova di possedere una memoria
-assai lucida. <i>Tenente Thermes</i>: Eccezionalmente lucida...
-<i>Presidente</i>: Qui non si tratta di far discussione.
-L’incidente è esaurito. — E Nocentini è condannato.
-Lo stesso Presidente del Tribunale di Firenze
-dichiara: <i>Si citano solamente i testimoni che
-possono deporre su cose importanti!</i> (Processo Guiducci
-e Teschi).
-</p>
-
-<p>
-A Napoli. Processo di Resina. <i>Presidente</i>: D’Antonio
-Maria, alzatevi. Negate pure se volete: ma
-vi avverto che non crederò una parola di quanto
-direte. — Processo di Giuliano. <i>Tenente Susanna</i>:
-Il mio difeso ha citato quattro testimoni, che non
-sono presenti. <i>Presidente</i>: oh! se lei lascia fare a
-quelli lì, faranno venire a testimoniare tutta Giuliano!
-E fa comprendere che se tutta Giuliano
-venisse, non servirebbe a scuotere l’edifizio dell’accusa.=Nello
-stesso processo. <i>Un imputato</i>: Ma
-io tengo i testimoni... <i>Presidente</i>: Oh! per me i vostri
-testimoni valgono zero. <b>Per me i testimoni
-buoni sono i carabinieri e le guardie</b>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
-</p>
-
-<p>
-In quanto a Milano, i dialoghi hanno forma più
-garbata; ma il succo è lo stesso ed è questo: il
-Presidente non accorda valore al numero e alle
-qualità dei testimoni a difesa. Ne accorda tanto
-poco a tutta la difesa, che a Filippo Turati preannunzia
-la condanna. E su questa <i>inezia</i> giuridica
-l’on. Barzilai ha presentato una interpellanza alla
-Camera dei Deputati. I criterî del magistrato sulla
-utilità della difesa appaiono nella loro ributtante
-nudità nella risposta che lo stesso Presidente dette
-all’onorevole De Andreis: <i>Ma crede lei che il
-tribunale sia disposto a prestar fede alle sue difese?</i>...
-</p>
-
-<p>
-Fermiamoci un istante sulla questione dei testimoni.
-Il difensore tenente Ponti, nel 36º processo
-di Milano, con amarezza, che gli fa onore, diceva:
-«Prima di terminare, noto che le risultanze dei
-vari processi m’inducono a credere che è assai più
-facile il venir qui ad accusare che a difendere. È
-noto: 1º che si ha tendenza a prestare maggior
-fede a chi accusa che a chi difende; 2º che le
-classi meno elevate dimostrano di possedere in misura
-ben ristretta quella qualità che si chiama coraggio
-civile e che fa ritenere fra i più sacri doveri
-quello di saper difendere a tempo e luogo il proprio
-simile, lasciando a parte il timore di conseguenze
-spiacevoli».
-</p>
-
-<p>
-No, tenente Ponti! Non è il <i>coraggio civile</i> che
-mancò alle classi meno elevate. Egli è che i rappresentanti
-delle classi più elevate resero assai pericoloso
-l’adempimento del proprio dovere. I testimoni
-della difesa andavano incontro al pericolo di
-essere incriminati, — e si arrestò il Sartori a
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-Firenze perchè l’Avvocato Fiscale dichiarò <i>essersi formato
-il convincimento ch’esso mentiva</i> — mentre non
-s’incriminarono mai i testimoni dell’accusa anche
-quando il mendacio loro era lampante. E poi, a che
-pro’ esporsi a questi pericoli? Anche quando in favore
-degli accusati vanno a deporre gli uomini
-che occupano le più elevate e delicate posizioni sociali,
-il risultato non muta: si nega a loro la fede,
-che si accorda intera alle guardie di P. S., ai carabinieri,
-agli anonimi, alle spie reclutate nei più
-bassi fondi sociali. Un’enorme quantità di testimoni
-appartenenti alle classi dirigenti depone in Firenze
-in favore dell’Avv. Crosti; e Crosti è condannato;
-il Comm. Pirelli depone in favore di Turati: Turati
-è condannato. L’on. Colombo depone in favore di
-De Andreis: De Andreis è condannato. Il capo del
-gabinetto del Questore di Napoli depone in favore
-di Lamberto Sbarra: Sbarra è condannato. Il capitano
-dei carabinieri che ha il servizio politico in
-Napoli depone in favore di De Cicco: De Cicco è
-condannato. Il tenente colonnello comandante l’arsenale
-di Castellammare di Stabia depone in favore
-di Scognamiglio: e Scognamiglio viene condannato.
-Il Senatore colonnello Siani depone in favore di
-Verniero: e Verniero viene condannato....
-</p>
-
-<p>
-A che cosa possono servire i testimoni più
-degni di fede quando un sostituto avvocato fiscale
-Ricci (processo dei socialisti di Monza, 30 Giugno
-e 1 Luglio) dichiara che non sono attendibili i testimoni
-tutti, tra i quali il <b>Sottoprefetto di
-Monza?</b> c’è di meglio: nell’udienza del 1 Giugno
-a Firenze, un maresciallo dei carabinieri afferma
-e il fornaio Beccani nega. E il Presidente: <i>non
-<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
-esito a credere piuttosto al valoroso maresciallo, che
-al Beccani, ch’è un pusillanime!</i>
-</p>
-
-<p>
-Non è tutto. Se mancano i testimoni della stessa
-accusa, non si manda in libertà l’imputato, ma si
-rinvia il processo per supplemento d’istruttoria sino
-a tanto che si riesce a condannarlo per un qualsiasi
-plausibile motivo. Ciò accadde ad un Raffaele
-Esposito in Napoli.
-</p>
-
-<p>
-Con processi istruiti con metodi assolutamente
-incivili e nella mancanza completa di una vera difesa,
-le probabilità in favore di giudizi giusti rimanevano
-attaccate al filo sottilissimo delle qualità
-personali dei giudici: dovevano supporsi in loro
-eccezionalmente sviluppate l’intelligenza e l’equanimità.
-</p>
-
-<p>
-In generale, dello sviluppo intellettuale di un individuo
-si ha un primo ed importante indizio nel
-tatto, nella garbatezza, nel sapere rispettare quelle
-che sono le regole del galateo. Questo rispetto imponevasi
-specialmente di fronte agli accusati, che
-presentavansi innanzi ai Tribunali militari in così
-straziante inferiorità.
-</p>
-
-<p>
-Usare modi cortesi verso questi poveri inermi
-costretti a combattere contro uomini ferrati, era un
-dovere più che una generosità; ma anche ogni residuo
-di gentilezza venne meno nelle pubbliche
-udienze e la brutalità della caserma si mise in evidenza
-in tutta la sua bruttura. Si dice che delle
-invettive, dei sarcasmi inopportuni, ingenerosi, adoperati
-dal colonnello Parvopassu nei primi dibattimenti
-davanti il Tribunale militare, si scandalizzarono
-anche in alto e gli furono rivolti consigli di temperanza.
-Ammansato egli arrivò al processo De-Andreis-Turati,
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-nel quale volle dar mostra di gentilezza
-col rivolgere a Turati qualche complimento — <i>senza
-sarcasmo</i> — egli stesso fu costretto ad aggiungere — sapendo
-che non sarebbe stato creduto
-sincero. Chi alla brutalità ed alle ingenerosità aggiunse
-i tratti del buffone, fu il colonnello Mondino
-che credette poter passare alla storia provocando
-indecentemente l’ilarità del pubblico nel distribuire
-secoli di galera.
-</p>
-
-<p>
-Di lui ricostruì la ributtante <i>silhouette</i> il Mocchi
-nell’articolo cennato e credo doveroso non insistervi
-oltre; aggiungo soltanto, che suscitò la nausea il
-Presidente del Tribunale di Milano quando tentò
-vilipendere villanamente l’on. Maffi. E che dire di
-quel tenente colonnello Giacosa che alla fine della
-udienza del 9 agosto, in Firenze, consiglia gli accusati:
-<i>se vi vengono tra i piedi socialisti e anarchici, mettete
-una mano nell’orologio e l’altra nel portamonete?</i>
-</p>
-
-<p>
-In questi processi pei tumulti di Aprile e Maggio
-1898 non occorreva soltanto l’ordinaria sapienza giuridica;
-ma era indispensabile pure una discreta conoscenza
-delle scienze politiche e sociali, senza la quale
-non potevansi valutare al giusto i fatti e si dovevano
-scorgere dei reati dove tra i popoli civili non se
-ne scorge traccia alcuna. Ora, l’ignoranza dei giudici
-militari su questo si chiarì sbalorditoria ed indusse
-il colonnello Parvopassu a chiedere all’Ing.
-Valsecchi cosa s’intendesse dai socialisti per <i>conquista
-dei poteri pubblici</i>; a Maffi imputava a delitto — eccitamento
-all’odio di classe — il parlare di <i>sane
-e pratiche rivendicazioni del proletariato</i>; a Gustavo
-Chiesi rimproverasi il discredito gettato sull’esercito
-colle sue critiche della campagna d’Africa del 1887;
-<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
-e sempre si videro terribili reati nelle frasi: <i>lotta
-di classe, leghe di resistenza</i>, ecc., ecc.
-</p>
-
-<p>
-Nel campo giuridico, l’ignoranza non era minore;
-e preferisco attribuire ad ignoranza certi errori e
-certe contraddizioni, che altrimenti si dovrebbero
-ascrivere a brutale malvagità.
-</p>
-
-<p>
-Egli è così che Romussi, Chiesi e altri giornalisti
-vengono condannati come <i>complici</i> nei fatti
-che procurarono devastazione e saccheggio, mentre
-la stessa sentenza dichiara quei fatti essere avvenuti
-indipendentemente dalla loro volontà. Per Valera,
-Koulichoff, ecc., manca l’estremo delle pubblicità
-necessarie perchè ci sia il reato imputato. Al gruppo
-dei giornalisti contumaci, che dovevano rispondere
-dei reati contemplati negli art. 246 e 247 si regalarono
-sei mesi di più di quelli che loro spettavano.
-A Pescetti si danno 10 anni, mentre a Turati e De-Andreis,
-per un reato minore, se ne danno dodici.
-Rilevo infine, che si distribuirono pene enormi per
-reati insussistenti ed anzichè rilevarlo colla parola
-calda e dotta dei valorosi avvocati che difesero i
-condannati in Cassazione mi piace farlo con quelle
-di un modesto difensore militare.
-</p>
-
-<p>
-Il tenente Mazza, nell’udienza del 21 Giugno,
-in difesa di Valera innanzi al Tribunale militare
-di Milano osserva:
-</p>
-
-<p>
-«Trovo scritto in un libro, compilato da una
-delle menti più eccelse che onorano l’Italia (parlo
-dell’illustre Zanardelli e del suo Codice Penale, che
-segnò il trionfo del senso morale e della sociologia)
-come: «<i>Nessuno possa essere punito per un fatto che
-secondo la legge del tempo in cui fu commesso, non
-costituiva reato</i>». (Articolo 2)
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-</p>
-
-<p>
-«Ora, lo stato di assedio coi Tribunali di guerra,
-per quanto possa modificare la procedura penale,
-per quanto accordi competenza a reati anteriormente
-commessi, non potrà mai annullare il dispositivo di
-un articolo di legge, facendo considerare reato un
-fatto che, secondo la legge del tempo in cui fu
-commesso, reato non costituiva.
-</p>
-
-<p>
-«E che fatti ora incriminati, sia per articoli
-di giornali o discorsi o conferenze pubbliche, non
-costituissero reato, lo prova con evidenza l’aver liberamente
-concesso ai giornali di circolare senza
-sequestro, il non aver mai spiccato contro i direttori,
-collaboratori, gerenti e conferenzieri alcun
-mandato di arresto o di semplice comparizione.
-</p>
-
-<p>
-«Se i miei difesi avessero, come sostiene l’accusa,
-commesso delitti contro i poteri dello Stato,
-o eccitato a commettere tali delitti, se avessero pubblicamente
-istigato a delinquere, o fatto l’apologia
-d’un reato, o incitato all’odio fra le classi sociali,
-certamente il potere giudiziario sarebbe intervenuto
-per reprimere il reato coll’azione penale.
-</p>
-
-<p>
-«Ora invece il Regio Procuratore mai intervenne
-contro i nostri difesi e la stessa autorità di
-P. S., che con i suoi rapporti ha scoperto ora tanto
-materiale di accusa, non ha mai provocato dal potere
-giudiziario alcun provvedimento.
-</p>
-
-<p>
-«Cosa dice adunque codesto non intervento,
-se non che discorsi, conferenze, sermoni ed articoli
-di giornali, che ora si vogliono incriminare, non
-raggiunsero mai gli estremi del reato, e quindi non
-si agì a termine di legge, perchè il fatto nel suo
-assieme non costituiva reato?»
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
-</p>
-
-<p>
-E non basta condannare per i reati insussistenti;
-ma si condanna per i reati che avrebbero potuto
-avvenire, nel processo dei socialisti del Circolo di
-Chiusi — Firenze, udienza del 13 Giugno — si
-accusa l’Avv. Crosti pei <i>disordini che si sarebbero
-verificati se il circolo non fosse stato sciolto....</i>
-</p>
-
-<p>
-Questo è di una evidenza sorprendente e si
-applica alle numerosa categoria dei condannati giornalisti — da
-Chiesi, Romussi e Valera a Menzione
-e De Cicco.
-</p>
-
-<p>
-La stessa sapienza giuridica fa condannare la
-povera Maria Marone di Napoli a 12 anni di reclusione
-come <i>complice</i> dello studente Cupola, suo
-amante, che si seppe difendere da sè e che perciò
-venne assolto!<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a>
-</p>
-
-<p>
-Questa ignoranza crassa può spiegare certe
-sentenze davvero draconiane: 7 anni ad una donna
-per essersi trovata a capo di una innocua dimostrazione
-di donne; 100 anni di reclusione a 60
-persone accusate di avere incendiato un carrozzone
-di tram in Milano; 2 anni a chi affrettossi a portare
-nei casotti i fucili abbandonati dalle guardie
-daziarie di Resina — ebbe pure le lodi del Presidente! — 20,
-22, 25 e 30 mesi di reclusione a
-<i>quattro</i> imputati di avere dato <i>una</i> sola bastonata
-ad un agente della forza pubblica in Casoria...
-</p>
-
-<p>
-Quattro anni di reclusione ebbe il Trinci per
-avere scagliato dei sassi innocui in Firenze....
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-</p>
-
-<p>
-È chiaro: i Tribunali di guerra, in quanto a
-somministrazione di pene, adottarono questa savia
-massima: <i>melius est abundare quam deficere!</i>
-</p>
-
-<p>
-Ed abbondano anche contro il parere dell’accusa:
-a Firenze l’Avv. Fiscale Gavino Ricci domandò
-sei mesi di detenzione contro Del Buono ed un
-anno contro Ciotti; il Tribunale ne dette quattro
-anni e due mesi a quest’ultimo, otto mesi al
-primo.
-</p>
-
-<p>
-Tanta severità viene compensata dalle imparzialità!..
-Imparziali sempre i giudici militari passano
-sopra alla parola del Re e condannano gli amnistiati,
-i contumaci, i pazzi, gli ubbriachi. Sui reati del
-borbonico Menzione passano sopra due amnistie e la
-pena scontata, ma il Tribunale di guerra cancella tutto
-e condanna. I contumaci erano stati risparmiati sotto
-Francesco Crispi, che non si lasciò smuovere dallo
-scrupolo insolito pel rispetto alla legge da chi avvertivalo
-che sfuggiva alla lontana una grossa
-preda: Cipriani (<i>Don Chisciotte</i>, N. 208 del 1898);
-ma furono inesorabilmente condannati nell’anno di
-grazia 1898. I pazzi furono ritenuti sempre irresponsabili;
-ma il Tribunale militare di Milano scrive
-un nuovo capitolo di psichiatrica, e pei fatti di Seregno
-condanna un Confalonieri il cui solo testimone
-di accusa — il maresciallo dei carabinieri — lo
-dichiara pazzo; e condanna Zoppini per avere gridato
-il <i>19 Maggio</i> nel corso Vercelli: <i>Viva il socialismo!
-Viva l’anarchia!</i> La sola data del reato
-bastava ad assodare lo squilibrio mentale; lo dichiararono
-irresponsabile tre periti medici; ma
-Zoppini viene condannato, benchè sia stato <i>diciannove
-volte</i> al manicomio!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
-</p>
-
-<p>
-Si può immaginare se trovarono grazia gli ubbriachi:
-un De Ambrogi venne condannato per avere
-emesso non so qual grido sovversivo dopo essere
-stato per sette ore continuo all’osteria... e per avere
-gridato: <i>vorrei avere tanta...</i> <i>carta</i> <i>da dare fuoco
-a tutto il mondo!</i>
-</p>
-
-<p>
-Pietà non si ha se non per coloro che nei processi
-del mezzogiorno risultarono all’evidenza istigatori
-e promotori dei disordini per gare municipali:
-nessuno di loro fu condannato. Erano cavalieri,
-commendatori, uomini <i>d’ordine</i>, che a data ora davano
-la caccia ai sovversivi e meritarono tutti i
-riguardi. Nessuno sospettò in questa pietà l’influenza
-del pregiudizio o dell’interesse di classe!
-</p>
-
-<p>
-E se a Milano si condanna Don Albertario,
-trovano pietà i preti in Firenze, dove vengono assolti
-tutti quelli del 25 giugno per accuse che
-avrebbero procurato anni ed anni di reclusione ai
-socialisti.
-</p>
-
-<p>
-Con processi istruiti nel modo che abbiamo visto,
-senza difesa, coi criteri, colla sapienza e colla imparzialità
-dei giudici che ci sono noti: i Tribunali di
-Milano distribuirono anni 1390, mesi 3 e giorni 2
-di reclusione; anni 90, mesi 1 e giorni 6 di detenzione;
-anni 307 di sorveglianza e L. 33,952 di multa
-a 688 imputati — dei quali 17 donne e molti minorenni.
-A Napoli vennero condannati 812 individui — tra
-i quali molte donne e molti minorenni — a
-624 anni, 11 mesi e 21 giorni di reclusione e detenzione;
-80 anni e 6 mesi di sorveglianza e
-L. 50,927 di multa. Le condanne più gravi furono
-quelle del Tribunale di Firenze pei fatti di Figline:
-un Pampoloni ebbe 27 anni di galera; Fabbricanti
-<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
-e Giani 25, Musuai 24, Laperini, Borghesi e Gabrielli
-22, Coloni 20, ecc., ecc.<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a> Questa statistica è
-veramente paurosa e fa temere che i Tribunali di
-guerra abbiano sparso copiosamente seme di odio;
-ed è un giornale conservatore, cui non sfugge la
-realtà, a pensare che le condanne degli uomini
-politici e dei giornalisti di Milano ha avuto tutto
-il carattere di una <i>vendetta</i>, più che di un severo
-atto di giustizia. (<i>Mattino</i> 19 Agosto 1898).
-</p>
-
-<p>
-Se la vendetta e l’odio seminati possano produrre
-la pace o l’amore non so; auguriamoci che
-l’avvenire sia migliore di quello intravvisto e temuto.
-Per ora concludiamo col senatore e colonnello
-Siani: coi Tribunali di guerra si sono avute condanne
-feroci; <i>feroci sino al ridicolo!</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-</p>
-
-<p>
-L’illegittimità dei Tribunali militari, le basi
-delle accuse, la mancanza della difesa, l’ignoranza
-dei giudici — il tutto coronato da questa <i>ferocia
-sino al ridicolo</i> nelle pene, spiegano come e perchè
-il movimento in favore dell’amnistia si accentui e
-divenga una valanga irresistibile che schiaccierà
-coloro che vogliono arrestarla: valanga a cui hanno
-portato il loro contributo tutti i partiti e tutte le
-classi sociali. E si vuole l’amnistia, nel senso di
-giustizia riparatrice, perchè nei condannati si riconoscono
-delle vittime, non dei delinquenti — nè
-politici, nè comuni. Di grazia, di perdono hanno
-bisogno soltanto i giudici.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap10">X.
-<span class="smaller">LA CONDANNA DELLE IDEE</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Avvenne dei processi svoltisi innanzi ai Tribunali
-Militari ciò ch’era avvenuto pei tumulti:
-l’attenzione del pubblico concentrossi a Milano.
-</p>
-
-<p>
-Quasi tutte le udienze del Tribunale di guerra
-consacrate ai tumultuanti di Maggio ebbero la loro
-speciale importanza in quanto che somministrarono
-gli elementi migliori pel retto giudizio sull’indole
-vera dei moti; la sintesi sui vari elementi, poi, si
-desume chiara e completa dei due processi dei <i>giornalisti</i>
-e dei <i>deputati</i>, come vennero denominati.
-</p>
-
-<p>
-La qualità degli accusati e la natura dei reati
-che vennero loro imputati spiegano il fenomeno e
-danno ragione del vivo interesse col quale gl’italiani
-ne seguirono lo svolgimento. Allora venne in
-discussione esplicitamente il <i>complotto</i>.
-</p>
-
-<p>
-È chiaro: se si fosse provato che le sommosse
-della primavera del 1898 furono la conseguenza
-della preesistente organizzazione e della decisa determinazione
-di un partito per provocarli e riuscire
-<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
-ad una rivoluzione, la gravità delle prime sarebbe
-stata enorme ed avrebbe potuto giustificare sino
-ad un certo punto l’allarme delle classi dirigenti e
-dei conservatori e l’azione spiegata dai governo.
-Ma la dimostrazione mancò completamente.
-</p>
-
-<p>
-Nei moti del mezzogiorno non si tentò neppure
-di accennare alla esistenza di un complotto, tanto
-essi furono improvvisi, disordinati, apolitici. Se ne
-parla in Toscana. Ma a Firenze dove avrebbe dovuto
-farsi più palese, il complotto fu escluso quando
-più la paura spingeva alle esagerazioni, anche sincere,
-dall’organo massimo dei conservatori: dalla
-Nazione. L’importanza e la natura reale dei tumulti,
-quando più viva era l’impressione dai medesimi
-suscitata, può dedursi dai seguenti brani, che
-tolgo da quel giornale: «Dopo il giorno 6 Maggio,
-non una mosca venne molestata; nessun disordine
-fu segnalato dentro le mura cittadine; <i>e nemmeno
-nel giorno sei nessun disordine sarebbe accaduto...
-se si fosse operato in altro modo... Questi fatti
-dolorosi non si sarebbero certo prodotti se, mentre
-si era esagerato l’allarme con la ingiunzione di
-chiudere le botteghe e dopo aver fatto uscire la
-truppa, quando meno ve n’era bisogno, non si
-fosse abbandonata la Piazza Vittorio Emanuele,
-lasciando rinchiusi, poco lontani, interi battaglioni
-di truppa</i>».
-</p>
-
-<p>
-Così la <i>Nazione</i> del giorno 7 Maggio, che rincalzava
-il 9: «<i>Il panico fu superiore ai fatti
-avvenuti</i>. Giornali esteri e, sopratutto i giornali
-di certe regioni, che hanno interesse a far concorrenza
-a Firenze, diffondono le notizie più esagerate. — <i>Ed
-è obbligo delle autorità il farle smentire</i>».
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ci fu tanto il complotto, che l’avvocato Fiscale,
-per i caporioni arrestati a Firenze, chiese il massimo
-di un anno<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a>.
-</p>
-
-<p>
-E nel processo di Figline, che fu seguito, come
-sappiamo, dalle più severe condanne, la stessa
-sentenza ammette l’influenza della propaganda dei
-partiti sovversivi, ma esclude l’associazione a delinquere
-ed il complotto.
-</p>
-
-<p>
-Per Milano, siccome nei tumulti escludevasi
-l’azione determinante del disagio economico, così
-potè sorgere spontaneo e sincero il sospetto della
-cospirazione e dei motivi politici tanto nella stampa
-locale quanto in quella del resto del regno. Il sospetto
-divenne certezza per gli organi conservatori
-e reazionari.
-</p>
-
-<p>
-Il <i>Corriere della Sera</i>, in prima pagina, all’indomani
-dei fatti del 7 scriveva: «La questione del
-pane è passata in seconda linea, anzi qui non vi
-fu mai. Essa servì di pretesto agli <i>organizzatori
-dei disordini</i> per ispingere giovani incoscienti,
-operai mal consigliati, donne, ragazzi ad eccessi
-che a Milano non si sarebbero mai creduti possibili».
-Meglio informato e più equanime, il
-cronista in seconda pagina spiega e corregge, ed
-augurandosi che i rivoltosi dalle misure prese vengano
-distolti da nuovi pazzi tentativi, soggiunge:
-«Ce lo fa sperare <i>la mancanza di direzione e di
-organizzazione nella sommossa</i>. I conflitti avvenuti
-ieri non indicano da parte dei tumultuanti, <i>nessun
-<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
-disegno prestabilito. Le barricate furono improvvisate
-senza un concetto tattico e furono abbandonate</i>
-<b>senza essere difese</b>. Salvo pochi
-revolvers, <b>non si videro armi da fuoco</b>
-<i>in possesso degli assalitori</i>(?). <i>Nè si videro materie
-esplosive. Le colluttazioni avvennero alla spicciolata....
-Non si nominano capi che dirigono la
-sommossa. Non si vedono proclami che diano una
-direttiva al movimento.</i> <b>Non si ode un grido
-che abbia un significato qualunque e
-che accenni ad una meta</b>». (N. 125).
-</p>
-
-<p>
-Questa la verità che non teme smentita. C’è
-voluto tutto l’accecamento partigiano della <i>Perseveranza</i>
-per affermare: «Il movimento del 7 ebbe
-un carattere rivoluzionario spiccato. La sommossa
-scoppiò in varî punti della città simultaneamente.
-<i>I fatti si svolsero facendo credere</i> <b>ad un grandioso
-piano prestabilito di rivoluzione,
-di saccheggio, di devastazione</b>». (Numero
-del giorno 8 Maggio). E il giorno 9 insiste
-accusando i repubblicani come autori principali,
-che trascinarono i socialisti. E la stolta accusa ripete
-il giorno 12 — quando erano noti tutti i
-dettagli, quando essa stessa sentivasi umiliata della
-<i>breccia dei Cappuccini</i>! — parlando dell’accordo
-dei repubblicani cogli anarchici, coll’imbeccata che
-i rivoltosi ricevevano dalla vicina Svizzera, in cui
-<i>risiedeva la mente direttrice</i>(?), <i>lo stato maggiore
-del partito</i>(?), del complotto ordito dai repubblicani
-e secondato dai socialisti senza entusiasmo, della
-distribuzione di rivoltelle fatta dai repubblicani, ecc.,
-ecc. E tutte queste menzogne le dava come <b>notizie
-precise</b> <i>ricevute da fonte attendibile circa la
-<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
-preparazione e l’organizzazione della rivolta</i>, <b>che troveranno
-la conferma nelle risultanze
-del procedimento penale....</b><a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a>.
-</p>
-
-<p>
-In questa criminosa aberrazione, la <i>Perseveranza</i>
-ebbe complici la Questura e l’accusa. L’identità
-assoluta del linguaggio autorizza ad ammettere che
-gli articoli del giornale conservatore, i rapporti
-del Questore Minozzi e degli altri delegati, gli atti
-di accusa le requisitorie degli Avvocati fiscali e
-il rapporto Bava Beccaris abbiano la stessa origine.
-A tutti le risultanze del procedimento penale inflissero
-la più clamorosa smentita, la più vergognosa
-umiliazione. Il Tribunale di guerra, infatti,
-escluse esplicitamente il complotto in entrambi i
-processi.
-</p>
-
-<p>
-E per quanto quei giudici si siano mostrati
-sempre ingiustificatamente severi, il complotto non
-avrebbero potuto ammetterlo senza coprirsi di disonore.
-Non potevano e non dovevano prestar fede
-al complotto di casa Ceretti; non a quello presso
-la redazione dell’<i>Italia del Popolo</i> — dove sedeva
-il Comitato <i>pro-repubblica</i> che comprendeva il monarchico
-Valentini; — non all’antico accordo tra
-repubblicani, socialisti e anarchici, smentito da una
-serie interminabile di lotte e il cui solo sospetto
-avrebbe fatto ritornare anti-socialista Edmondo De
-<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
-Amicis. Nè potevano prendere sul serio la bandiera...
-di <i>carta</i> dell’<i>anarchico</i> Callegari sulla quale era
-scritto... <i>Evviva la repubblica!</i>
-</p>
-
-<p>
-Meno ancora le contraddizioni di un disgraziato
-Avvocato fiscale Torre, che pei fatti del 6 Maggio,
-mentre afferma l’<i>organizzazione di un vero e proprio
-moto rivoluzionario</i>, negli accusati non trova che
-<i>fannulloni, i quali si sono messi nella dimostrazione
-per fare del chiasso</i>: fannulloni ai quali fa regalare
-sette anni di reclusione!
-</p>
-
-<p>
-È innegabile: il Tribunale di guerra, escludendo
-il complotto, più che fare atto di giustizia, provvide
-alla propria dignità<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-</p>
-
-<p>
-Sfumato questo umoristico complotto, che non
-ebbe capi, armi, programma, nè bandiera, e mancata
-completamente la dimostrazione della partecipazione
-ai tumulti dei giornalisti e dei deputati, non si
-riesce assolutamente a comprendere per quale titolo
-essi vennero condannati.
-</p>
-
-<p>
-I motivi della condanna sfuggono ad ogni ricerca;
-ond’è che l’onor. Barzilai afferma essere
-entrato nell’aula dei Tribunali di guerra il simbolismo
-ibseniano, che fa scorgere in Turati, in De
-Andreis, negli altri accusati, dei simboli, delle personificazioni
-dei partiti ribelli. Altri chiama <i>metaforici</i>
-i reati attribuiti agli accusati e <i>allegorici</i> i
-processi; nei quali, con fantasia ariostesca, ai verbi
-<i>parlare, dire, scrivere, professare</i>... accompagnati ora
-da una ed ora da un’altra espressione avverbiale,
-<i>come parlare con sarcasmo, parlare in modo sospetto,
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-professare apertamente delle idee, scrivere articoli sui
-giornali</i> — si attribuisce una speciale efficienza
-criminosa, quasi che le parole si possano tramutare
-in <i>bombe</i>, i discorsi in <i>tumulti</i>, le idee e gli articoli
-in <i>corpi armati</i>, ecc.!
-</p>
-
-<p>
-Si sa, però, che non furono allegoriche o metaforiche
-le condanne!
-</p>
-
-<p>
-È bene aggiungere — e lo rilevò l’Impallomeni
-nel ricorso in Cassazione — che per Turati, oltre
-la <i>capacità a delinquere</i> — non quella di Chauvet — riconosciuta
-in tutti e tramutata con un giuoco di
-bussolotti in <i>reato commesso</i>, come notò il Barzilai,
-c’era qualche cosa di più concreto, che accennava
-ad un fatto: egli il giorno sei <i>raccomandò la calma</i>
-in modo non giudicato ortodosso; e parlò coll’avvocato
-Cavalla in modo da <i>potere</i> essere sentito dai
-rivoltosi....
-</p>
-
-<p>
-Ben gli stia la condanna! Perchè andare ad
-esporre la vita per raccomandare la calma? Se
-qualche parola non fu ortodossa però, il Tribunale
-riconobbe che le intenzioni erano corrette: disse
-esplicitamente, infatti, <i>che i capi socialisti e repubblicani,
-i tumulti non li volevano</i>.
-</p>
-
-<p>
-Non insistendo più oltre su queste sentenze del
-Tribunale di Milano, i cui considerando Barzilai
-li chiama degni della Papuasia, e smettendo ogni
-ironia, si può riassumere l’opera tutta di questa
-magistratura eccezionale, non consentita dallo Statuto,
-in questo giudizio: essa non ebbe che uno
-scopo: la persecuzione e la condanna del pensiero,
-delle idee, della legittima e pacifica propaganda.
-</p>
-
-<p>
-Che sia stato questo il fermissimo proponimento
-dei Tribunali Militari appare chiaro, lampante dalla
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-motivazione della sentenza contro i giornalisti:
-«l’opera di Chiesi e di Romussi, repubblicano il
-primo e radicale il secondo, <i>nella quale si mantennero
-sino alla soppressione dei loro giornali</i>, costituisce
-il fatto <b>materiale</b>(?) diretto a suscitare la
-guerra civile, <i>sebbene ciò non fosse in quel momenti
-da essi desiderato e sia avvenuto per causa indipendente
-dalla loro volontà</i>».<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a>
-</p>
-
-<p>
-I motivi generici e specifici di responsabilità
-di Turati e di De Andreis sono identici: s’imputano
-all’uno gli articoli del 1896, l’<i>Inno dei lavoratori</i>,
-ecc.; e all’altro le opinioni repubblicane, la costituzione
-di circoli e i discorsi repubblicani... La prova
-<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
-delle prove, infine, la ritrovano nelle parole, <i>interpretate</i>
-loiolescamente, che Turati e De Andreis
-pronunziarono imprudentemente, — quando il loro
-animo era abbeverato di amarezza, quando l’indignazione
-avrebbe eccitato gli uomini più miti e
-più teneri delle istituzioni! — alla presenza di un
-ufficiale e di un avvocato Cavalla, che si fece un
-merito nel denunziarle.
-</p>
-
-<p>
-Questa persecuzione e condanna del pensiero,
-delle idee, della propaganda pacifica ch’era negli
-intendimenti dei Tribunali di guerra, armonizza
-perfettamente colla corrente psicologica degli avvocati
-fiscali e delle Regie questure. Queste ultime
-trovarono un’aggravante nella stessa temperanza del
-<i>Secolo</i>; perchè con questa temperanza, disse un testimonio
-poliziotto, riusciva meglio a fare breccia
-negli animi<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a> mentre il Tribunale non può menar
-buona a Don Albertario la <i>fine ironia</i> adoperata nei
-suoi articoli....
-</p>
-
-<p>
-In una <i>nota</i> precedente e in altre pagine furono
-rilevate le accuse sbalorditone scagliate dalle questure
-del regno agli imputati, nelle quali si parla
-sempre di <i>opuscoli</i>, di <i>discorsi</i> sovversivi — mai
-incriminati per lo passato — più specificatamente
-si rimprovera al De Cicco in Napoli di ricevere e
-leggere riviste e giornali repubblicani e socialisti;
-nei certificati rilasciati dalle autorità si rileva spesso
-la morale buona, ma <i>cattiva la condotta politica</i>;
-l’avvocato fiscale recede dell’accusa contro Zavattari
-<i>benchè</i> repubblicano; il rapporto della questura
-<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
-per Valera confessa che non fu <i>possibile aver dati
-positivi per credere che esso abbia preso parte attiva
-ai tumulti</i> (pag. 217) ma viene condannato lo stesso
-per le sue opinioni. Ma perchè cercare elementi ed
-indizi per assodare questa determinata e voluta
-persecuzione contro il pensiero?
-</p>
-
-<p>
-È il colonnello Parvopassu, che — sapendo di
-non avere <i>fatti</i> a disposizione per condannare — in
-uno scatto imprudente, volto a Turati esclama;
-<i>le vostre idee sono criminose!</i>
-</p>
-
-<p>
-Tanto criminose, che non gli consente quella
-libertà di esporle che il Tribunale Militare di Palermo
-concesse nel 1894 a De Felice e Barbato...
-</p>
-
-<p>
-Chi può negare il progresso compiuto in quattro
-anni? In Italia non si cammina, si galoppa sulla
-via della reazione...
-</p>
-
-<p>
-Dichiarare criminose le idee; processare il pensiero;
-condannare la pacifica e legittima propaganda...!
-Ma per impedire tutto ciò che ritenevasi
-mostruoso, per acquistare la libertà delle idee, del
-pensiero, della propaganda, migliaia di martiri lasciarono
-la testa sul patibolo o gemettero per anni
-ed anni nelle galere del Piemonte, dell’Austria, del
-Papa, del Borbone: per conquistare tanta libertà,
-l’Italia fece cento insurrezioni e parecchie sanguinose
-rivoluzioni che costarono la vita a migliaia dei
-suoi figli!
-</p>
-
-<p>
-Il gretto e prosaico materialismo contemporaneo
-risponde a queste evocazioni liriche con una sdegnosa
-scrollatina di spalle indicante il nessun conto
-in cui devono tenersi questi ricordi oramai troppo
-antichi, stantii.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ebbene, questa incoercibilità del pensiero, questa
-legittimità della propaganda delle idee hanno in
-favore la parola indiscutibilmente autorevole di
-un contemporaneo: di Giuseppe Zanardelli, in nome
-del cui Codice Penale si processa e si condanna<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Se Zanardelli appare un dottrinario liberale, si
-rievochi la memoria di un conservatore autoritario,
-quella di Silvio Spaventa, che non solo la libertà
-delle idee voleva piena ed intera, ma anche quella
-di riunione e di associazione<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Ad ogni modo confortiamoci. Contro le aberrazioni
-di Tribunali, i cui giudici educati nella caserma
-ignorano il diritto, la storia, la politica, la
-scienza sociale, c’è il correttivo: c’è la suprema
-Corte di Cassazione di Roma — la cittadella del
-diritto, la magistratura <i>istituita per mantenere la
-esatta osservanza delle leggi</i><a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
-</p>
-
-<p>
-Vero è che il supremo magistrato nel 1894 dette
-uno strappo allo articolo dell’ordinamento giudiziario,
-che assegnavale l’altissima funzione di mantenere
-la esatta osservanza delle leggi, rinunziando
-a conoscere delle illegalità dello Stato di assedio e
-dei Tribunali Militari; ma si poteva vivere sicuri che
-le sentenze dei Tribunali militari, che colpirono le
-idee, le opinioni, la propaganda pacifica sarebbero
-state annullate e avrebbero condotto alla liberazione
-dei cittadini ingiustamente condannati. Ci si poteva
-contare, perchè la Cassazione nel 1894 — nelle
-cause Fiorenza e Molinari — aveva proclamato costituire
-violazione di competenza, sindacabile in
-Cassazione:
-</p>
-
-<p>
-I. il qualificare <i>eccitamento alla guerra civile</i>
-un semplice danneggiamento, un tumulto, ecc.
-</p>
-
-<p>
-II. il qualificare come <i>fatti diretti ad eccitare
-la guerra civile</i> le semplici conferenze, le lettere,
-gli articoli di giornali, ecc.
-</p>
-
-<p>
-III. il ritenere in <i>rapporto immediato di causalità</i>
-con gli avvenimenti, che provocarono lo stato
-di assedio, le conferenze (tenute anteriormente ad
-essi) nelle quali non si uscì dal campo degli incitamenti
-a semplici parole ed in cui non si presero
-accordi o determinazioni per compiere i fatti criminosi
-poi consumati.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
-</p>
-
-<p>
-Non è chiaro che colle massime riconosciute
-dalla Cassazione nel 1894 la condanna dei giornalisti
-e dei deputati nel 1898 è ingiusta e sarà cassata?
-È chiaro come la luce del sole; ma non è
-utile nel momento storico che attraversiamo e la
-Cassazione mettendosi in armonia coi tempi e cogli
-uomini che ci governano, ripudia le massime solennemente
-promulgate e conferma la sentenza contro la
-libertà del pensiero e contro la legittimità della
-propaganda<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a>. Da questa minima <i>capitis diminutio</i>
-alla massima che si ebbe nel 1894, la decollazione
-della giustizia è compiuta!<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a>
-</p>
-
-<p>
-Commentando quest’ultima sentenza della Suprema
-Corte di Cassazione di Roma, un giornale
-amaramente conclude:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
-</p>
-
-<p>
-«A noi pare che i giudici della Corte abbiano
-fatto opera meritevole di elogio per parte d’ogni
-buon patriota. Essi hanno conferito valore al concetto
-unitario».
-</p>
-
-<p>
-«L’unità politica fu conseguita nel 70.
-</p>
-
-<p>
-«L’unità morale è posteriore; è dovuta a uomini
-di grande pregio, non ultimi il Depretis, il
-Crispi e il Rudinì; i settentrionali passarono ai
-meridionali il contagio delle speculazioni; questi
-insegnarono a quelli il modo di reprimere con
-energia (<i>vulgo</i> violenza) i tumulti delle folle: per
-questa via si ebbe l’unità. Ora si aggiunge, terza,
-l’unità della giustizia.
-</p>
-
-<p>
-«Alcuni (i sobillatori non mancano mai) andavano
-bucinando che, oltre la giustizia militare, una
-ve ne fosse, detta, non si sa perchè, civile. Tentavano
-portare una divisione nel campo della giustizia:
-una specie di lotta di classe con annesso eccitamento,
-ecc., ecc.
-</p>
-
-<p>
-«Ma i giudici della Corte suprema, con pensiero
-altamente patriottico, han voluto significare
-con la sentenza d’oggi che la giustizia in Italia
-è unica ed uniforme. Gli antichi dettaron la massima:
-<i>cedant arma togae</i>; massima da baggei; noi
-siam gente moderna, e noi non ci sappiam figurare la
-giustizia se non armata di spada.
-</p>
-
-<p>
-«Concludendo, l’Italia ora può dirsi compiuta.
-Ha l’unità politica, l’unità morale e l’unità giuridico-militare.
-Non è ancor perfetta l’unità tributaria,
-troppe essendo le disuguaglianze tra cittadino e
-cittadino: ma per la perequazione della miseria sta
-provvedendo alacremente l’agente delle tasse».
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
-</p>
-
-<p>
-In questa conclusione sull’unità giuridico-militare
-raggiunta, c’è da fare una correzione: essa non
-data dal 1898; pur troppo e più antica!
-</p>
-
-<p>
-Le pietre miliari della decadenza della Magistratura
-cosidetta civile sono innumerevoli: dal
-processo Lobbia al processo Tanlongo; dalla impunità
-assicurata ai grandi ladri delle ferrovie a
-quella accordata agli assassini di Frezzi, di Donati,
-di Castellano, di Siculiana. Questa magistratura
-<i>civile</i>, che non ebbe viscere per trovare un
-responsabile della catastrofe della miniera Virdilio-Mintinella
-e per assegnare un misero compenso alle
-desolate famiglie degli ottanta minatori che vi lasciarono
-la vita; questa magistratura, che non trova
-modo di colpire i ministri delinquenti; questa magistratura
-che <i>delicatamente</i> avverte prima delle perquisizioni
-da fare se i presunti rei.... sono monarchici<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a> — oh!
-questa magistratura <i>civile</i>, e
-sopratutto umana, trova tutta la sua energia e
-tutta la sua severità per processare e punire i
-disgraziati, che rubarono per fame: essa processa
-e condanna in Torino Margherita Giustetto
-<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
-per essersi <i>impossessata, per trarne profitto, di un
-chilogramma di frumento del valore di</i> <b>centesimi
-venti...</b> processa e condanna in Roma <i>un ragazzo
-a quattro mesi di reclusione per avere rubato quattro
-grappoli di uva!</i><a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
-</p>
-
-<p>
-Questa magistratura <i>civile</i> ha voluto mostrarsi
-all’<i>altezza</i> della giustizia militare; perciò essa, che
-in un momento di <i>aberrazione</i> aveva assolto in Tribunale
-Barbato, lo condanna nella Corte di Appello
-di Palermo. E perchè da un estremo all’altro del
-Regno l’<i>unità</i> sia completa e incrollabile, la Corte
-di Appello di Milano respinge il ricorso dei contumaci
-facendo fare un passo tanto gigantesco al
-giure, da espellerlo dalle aule sacre alla giustizia
-affermando «che le sentenze essendo state pronunziate
-per <b>esempio</b> non possono venire modificate!»
-</p>
-
-<p>
-E dicano gl’italiani se non è santa l’indignazione
-del deputato Lucchini, <b>membro della Cassazione
-di Roma</b>, che vede la magistratura
-compromessa in <i>uffici più o meno politici e</i> <b>polizieschi</b>
-e che nei giudizi in discorso scorge <i>la
-rovina della legge, delle istituzioni e dei principî di
-ordine e di autorità</i>. Della libertà non parla perchè,
-egli dice, non conta più nulla!<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a>
-</p>
-
-<p>
-Non pel desiderio di chiudere questa dolorosa
-narrazione con delle frasi sensazionali, per amore
-di rettoricume da cui rifuggo, adunque, ma perchè
-le parole del poeta corrispondono rigorosamente
-alla realtà dei fatti, torno a ripetere con Rapisardi
-che «passa terribile per la notte» la giustizia, di
-cui sghignazza la turba; e passa la giustizia
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">«C’ha il cervel nella borsa e l’anima nell’epa,</p>
-<p class="i01">Che al boia dice: salve; ed al povero: crepa;</p>
-<p class="i01">Ch’erto sul banco traffica l’opra, le forze, il sangue,</p>
-<p class="i01">L’onor d’una cenciosa plebe che stenta e langue,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span></p>
-<p class="i01">E scannando se stessa i suoi tiranni impolpa,</p>
-<p class="i01">D’un formicaio umano, cui la miseria è colpa.</p>
-<p class="i01">La sventura destino, il lamento delitto,</p>
-<p class="i01">Un patibol la vita ove Dio l’ha conflitto,</p>
-<p class="i01">L’error pane dell’anima, un tranello l’inferno</p>
-<p class="i01">La speranza una frode, la giustizia uno scorno...»</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Il poeta si rinfranca perchè sente imminente
-l’arrivo di un’altra giustizia che vince, passa, impugnando
-la scure di acciaio, squassando la face
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">«E dal sommo d’un monte, dritta in faccia all’aurora</p>
-<p class="i01">Grida con bronzea voce di mille tuoni: È l’ora!<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a></p>
-</div></div>
-
-<p>
-È l’ora? Lo pensa, lo spera forse, il vate; e
-bisogna lasciargli questa illusione.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap11">XI.
-<span class="smaller">LE CAUSE ECONOMICHE DEI TUMULTI</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-I giudici più benevoli dei governanti italiani,
-i cittadini che non sono complici o comunque
-interessati nella repressione, riconoscono che nell’ultima,
-ancor prima che si tramutasse in confessata
-reazione, vi fu eccesso di difesa. Pochi hanno formulato
-questa colpa del governo italiano con tanta
-precisione quanto l’on. Galimberti, la cui opinione
-non è sospetta perchè anche lui è uomo di ordine
-come vogliono essere chiamati i nostri monarchici.
-Egli, trattando della <i>vera responsabilità</i>, riconosce
-che essa sta nell’eccesso della repressione — specialmente
-a Milano, dove fu adoperato il cannone
-contro gli inermi. «Contro gl’inermi il cannone!
-egli continua. Ecco la colpa di tutti i governi
-deboli, francesi e spagnuoli, da che si dettero le
-costituzioni: aver adoperato le armi da fuoco
-contro gl’inermi... Chi si è assimilato la vita
-inglese, sa molto bene che le dimostrazioni in
-<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
-Inghilterra assumono proporzioni maggiori che da
-noi. Si dicono e rimangono infatti dimostrazioni
-pacifiche solo perchè il governo si guarda bene
-dal provocare la rivoluzione adoperando le armi
-da fuoco. Esagerare i movimenti popolari, cambiare
-le dimostrazioni in tumulti, per mezzo di
-agenti provocatori, e i tumulti in rivoluzioni per
-mezzo di cannonate contro castelli in aria, è anche
-rivelazione d’insipienza politica».
-</p>
-
-<p>
-Così scrive saviamente e onestamente un ex
-sottosegretario di Stato e non c’è da aggiungere
-che questo corollario: chi commette un eccesso di
-difesa è colpevole in diritto privato e merita una
-condanna — anche lieve. Non può essere diversamente
-in politica, dove dal diritto privato, male a
-proposito, è stato trasportato il principio della legittima
-difesa<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a>. In Italia, nell’anno 1898 — in
-altri tempi le cose procedevano diversamente: lo
-vedremo — ai colpevoli anzichè pena toccò in sorte
-l’apoteosi: l’abbiamo visto. Di più: gli strumenti
-principali dell’eccesso di difesa, i militari, furono
-chiamati a giudicare le vittime!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
-</p>
-
-<p>
-Era possibile, era umano supporre, che essi sarebbero
-stati imparziali nella causa propria?
-</p>
-
-<p>
-Intanto, per assurda ipotesi, si conceda che non
-ci sia stata sproporzione tra i tumulti e la repressione;
-che non ci sia stato l’eccesso di difesa esplicitamente
-ammesso dal Galimberti. Accettata questa
-ipotesi, sorge il dovere di un’altra disanima: perchè
-gl’italiani si abbandonarono alla sommossa?
-</p>
-
-<p>
-In nome del diritto della difesa dello Stato si
-può ammettere che i rivoltosi, i tumultuanti siano
-anche impiccati; ma più che nel nome della giustizia,
-in quello della sapienza politica e della vera
-ragione di Stato, bisogna ricercare quali furono le
-cause che spinsero i cittadini al tumulto, o alla
-rivolta.
-</p>
-
-<p>
-Questa indispensabile ricerca causale ha doppio
-interesse: 1.º assegna la vera responsabilità — massime
-in coloro, che col loro mal governo resero
-fatale la ribellione; 2.º provvede per lo avvenire:
-uomini veramente di Stato, infatti, non si contenteranno
-del ristabilimento momentaneo dell’ordine
-materiale, ma penseranno ad eliminare le cause
-che provocarono i tumulti, affinchè questi non si
-riproducano a scadenza più o meno lontana. Poichè,
-come ha riconosciuto un pubblicista dei più devoti
-alle istituzioni, «le cause delle ribellioni non sono
-mai negli uomini, ma nelle <i>cose</i>; e ogni provvedimento,
-giudiziario o di polizia, contro gli uomini,
-non serve a nulla, finchè le cose restino dopo, quali
-erano prima degli avvenimenti» (<span class="smcap">Rastignac</span>).
-</p>
-
-<p>
-La causa occasionale degli ultimi dolorosi avvenimenti
-è nota: il rincaro fortissimo del prezzo
-del pane. Questo fenomeno, però, non fu che la
-<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
-scintilla, la quale dette fuoco alle mine preparate
-e pronte.
-</p>
-
-<p>
-La causa occasionale, del resto, in sè e da per
-sè era bastevole a produrre i più gravi perturbamenti;
-poichè il caro del pane fu davvero straordinario:
-arrivò a 54 centesimi il chilogramma a
-Soresina; da 50 a 60 in Napoli. L’efficienza di
-questo prezzo elevatissimo del principale alimento
-degli italiani — alimento quasi esclusivo nelle
-masse del mezzogiorno — potrà valutarsi al giusto
-ponendo mente a queste circostanze: 1.º salari bassi;
-2.º disoccupazione prevalente; 3.º consumo del pane
-scarsissimo, anche prima del suo rincaro. Nel 1895 il
-consumo giornaliero del grano era in Italia di grammi
-330 per abitante, mentre elevavasi a grammi 533 in
-Francia<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a>. Figuriamoci se non si doveva trattare
-di vera fame nel 1898 quando il prezzo del pane
-venne raddoppiato!
-</p>
-
-<p>
-Ma se il pane divenne carissimo in Italia, perchè
-prendersela col governo e coi municipi? Le
-folle furono guidate dall’intuito, che non le ingannò:
-le imposte dirette ed indirette di ogni genere
-che governo e municipi fanno gravare su di
-un quintale di pane, rappresentano il 42,85% del
-suo prezzo totale. (<span class="smcap">Fioretti</span>).
-</p>
-
-<p>
-Nè si dica che questo abbandonarsi ai tumulti
-ed alle sommosse per il prezzo e per la scarsezza del
-<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
-pane, cui si riduce nella sua più semplice e genuina
-espressione il disagio economico, sia propria caratteristica
-degli italiani: i famosi anglo-sassoni subiscono
-la stessa influenza ed agiscono alla stessa
-guisa degli italiani quando stanno male economicamente.
-Uno dei protagonisti del <i>cartismo</i>, lo Stephens,
-diceva che il movimento non fu solo politico,
-ma fu sopratutto una <i>quistione di forchetta e
-coltello</i>. E più di recente, celebrandosi il 60.º anniversario
-del regno di Vittoria, un altro scrittore
-constatava: «John Bull al verde è il più persistente
-dei malcontenti e svolge principi politici — ma
-sempre con un occhio volto agli affari
-futuri. Ma quando è sazio di carne e di birra,
-ha poche idee e la sua soddisfazione è completa.»<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Altri, riferendosi a questi avvenimenti del 1898
-esclusivi dell’Italia, giustamente osserva: il nostro
-paese è assai sciagurato, è il solo in cui fenomeni
-economici comuni a tutta Europa abbiano una ripercussione
-così terribile; altrove, mali come questi
-si sopportano e si tollerano: da noi divengono insopportabili
-e intollerabili e provocano alla disperazione.
-Una crisi economica genera subito qui una
-grande miseria e la miseria genera un movimento
-tumultuario e folle che lungi dal diminuire il male,
-lo fa più acuto e lo aggrava di mille doppi; quale
-speranza di posare, di respirare, di risorgere possono
-nutrire regioni intere in cui la vita normale,
-il lavoro, i commerci sono sospesi?»
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
-</p>
-
-<p>
-Così il Deputato Oliva nel <i>Corriere della Sera</i>
-(1898 N. 122). Poteva aggiungere che tumulti per
-il pane non ce ne furono — almeno nelle proporzioni
-dell’Italia — nemmeno nei paesi, nei quali,
-sotto la pressione del forte rincarimento del prezzo
-dei cereali, i governi rifiutaronsi ad abolire,
-anche temporaneamente, il dazio doganale sui medesimi.
-</p>
-
-<p>
-La ragione per cui una crisi economica comune
-a tutta l’Europa produce soltanto in Italia
-effetti che non produce altrove, è chiara, evidente
-e nota da alcuni anni: da noi questa crisi rappresenta
-la goccia, che fa traboccare il liquido dal
-vaso; non è una vera crisi, ma la fortissima riacutizzazione
-di una grave malattia cronica preesistente.
-</p>
-
-<p>
-Di una condizione economica morbosa della
-Italia veramente eccezionale si conoscono da tempo
-gl’indici diretti ed indiretti — analfabetismo, delinquenza,
-contrazione di consumi, espropriazioni
-per inadempiuto pagamento d’imposte, emigrazione,
-ecc., ecc. — e fu cecità dei nostri uomini di governo
-e delle nostre classi dirigenti il non avere
-tenuto conto degli ammonimenti severi ed inesorabili,
-che venivano fuori da tutte le pubblicazioni
-statistiche ufficiali del Comm. Bodio e dei loro illustratori.
-</p>
-
-<p>
-Non c’era bisogno di attendere i tumulti di
-Sicilia del 1893-94, nè quelli del resto d’Italia, per
-prevedere che ogni ulteriore aggravamento del disagio
-economico esistente — ogni altro accidente
-che presso popoli in condizioni normali sarebbe
-passato inosservato, fra noi avrebbe prodotto conseguenze
-<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
-gravi, che all’osservatore superficiale sarebbero
-sembrate sproporzionate alle cause<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a>.
-</p>
-
-<p>
-I fatti recenti — tumulti di Sicilia, dei Castelli
-romani, ecc. — aprivano gli occhi anche ai ciechi;
-figuriamoci a coloro che avevano scienza e coscienza
-delle vere condizioni economiche dell’Italia!
-</p>
-
-<p>
-Egli è così che un conservatore liberale vero
-e sincero, quale il Marchese De Viti De Marco, nell’Ottobre
-1897 spiegava col generale malessere economico
-quei fenomeni. E l’eminente professore dell’Università
-di Roma soggiungeva: «La politica
-del governo va in cerca dei <i>sobillatori</i>; invece è
-dessa che crea i pericoli.»<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a>
-</p>
-
-<p>
-La miseria dei lavoratori era trovata eccessiva
-e tale da non trovare riscontro in Europa se non
-in Irlanda, sin da quando Stefano Iacini — quale
-sobillatore! — scriveva il prezioso <i>Proemio all’Inchiesta
-agraria</i>. D’allora ad oggi la situazione,
-specialmente pei contadini, è peggiorata.
-</p>
-
-<p>
-Quale si era ridotta la situazione giova conoscerlo
-dalla confessione consacrata in un documento
-ufficiale ancora più prezioso del <i>Proemio</i> di Iacini.
-Eccolo: «Il progressivo e costante aumento dell’emigrazione
-che in un decennio ascende all’altissima
-cifra di 2,391,139, come si rileva dal prospetto
-qui unito desunto dall’annuario statistico del
-1895, la permanenza delle cause che ingenerano le
-<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
-manifestazioni di questo fenomeno sociale, e cioè il
-malessere profondo che affligge l’economia nazionale,
-la depressione generale dell’agricoltura e dell’industria,
-dovuta a ragioni di concorrenza mondiale
-e alla mancanza di capitali disponibili a miti
-condizioni per l’insufficienza del risparmio nazionale,
-la miseria dolorosa di alcune popolazioni agricole,
-la sovrabbondanza di lavoratori avventizi ognor
-crescente di fronte allo estendersi dei latifondi, alla
-soppressione dei grandi lavori pubblici, l’aumento
-stesso troppo rapido della popolazione povera, sono
-fatti di così grave importanza etico-sociale, che esigono
-la più alta e profonda considerazione da parte
-del governo.»
-</p>
-
-<p>
-Chi è dunque quest’altro pericoloso anarchico,
-meritevole del domicilio coatto, che denigra l’Italia
-in faccia al mondo? L’on. Di Rudinì! Col brano
-sopra riportato, comincia, infatti, la relazione al
-disegno di legge: <i>Costituzione dei Comuni rurali
-e delle borgate autonome</i>, presentato alla Camera dei
-Deputati nella seduta del 13 Aprile 1897....
-</p>
-
-<p>
-Potrei centuplicare le citazioni delle previsioni
-e dei giudizî analoghi al precedente, se non temessi
-di annoiare; ma non so resistere alla tentazione
-di riprodurre un brano di un discorso ispirato
-pronunziato da Giustino Fortunato in mezzo alla
-religiosa attenzione della Camera: «Io sono stato
-lungamente l’autunno scorso, diceva il rappresentante
-della Basilicata, in un angolo remoto del
-nostro Appennino, ove ho molto guardato intorno,
-molto osservato, molto ascoltato in tutte le classi
-sociali; ci sono tornato durante il periodo elettorale,
-e a me corre l’obbligo di dirvi <i>che noi
-<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
-dormiamo sopra un vulcano!</i> I lavoratori della
-terra nell’Italia meridionale, <i>che nulla sanno di
-repubblica, nè di socialismo</i> non hanno bisogno
-di essere agitati dalla propaganda dei partiti
-estremi <i>perchè essi sono già abbastanza agitati e
-sospinti alla disperazione per conto loro</i>; i lavoratori
-della terra tacciono laggiù, perchè credono
-di essere ancora deboli, ancora impotenti contro
-un ordine politico, la cui funzione principale è
-quella dell’esattore, la cui organizzazione tributaria
-rasenta il regime della confisca. <i>Ma c’è nell’aria
-qualche cosa di quell’afa che annunzia e
-precede gli uragani, qualcosa, non so, come una
-tempesta sorda di odii e di rancori, che non può,
-a quanti aborrono, come io ne abborro, dalla violenza
-e dalla lotta di classe, non farci paventare
-e prevenire il pericolo. Il</i> <b>disagio economico</b>;
-<i>questa è la vera debolezza d’Italia; questa la sola
-forza dei suoi nemici</i>. E la scienza politica non
-è così miseramente superba, che debba, io credo,
-non solo rifiutare gli avvertimenti, ma sdegnare
-financo gli avvisi»<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nelle parole di Giustino Fortunato che furono
-materialmente ascoltate con attenzione ed anche
-con emozione, c’è qualche cosa di fatidico; ma
-le parole non si tradussero in quella forza affettiva,
-che conduce all’azione; ed ebbero egual sorte di
-quelle pronunziate da me il 31 Gennaio 1893 all’indomani
-della strage di Caltavuturo.
-</p>
-
-<p>
-Il discorso del Deputato di Melfi è del Maggio
-1897, quando non era sopraggiunta e non era prevedibile
-la crisi eccezionale del pane, quando non
-erano scoppiati i moti dei Castelli Romani e meno
-ancora erano alle viste quelli delle Marche (Ancona,
-Sinigaglia, Macerata, ecc.); ma non c’era bisogno
-di questi ultimi svegliarini per sentire ch’era tempo
-ed era dovere di cittadino e di politico il dare il
-grido di allarme, perchè la condizione generale,
-che andavasi maturando da un pezzo era evidentemente
-disastrosa.
-</p>
-
-<p>
-La visione chiara di tale situazione non l’avevano
-soltanto gli studiosi solitari, che hanno agio
-di ricercare i dettagli e l’insieme ad una volta, ma
-s’imponeva anche agli uomini di governo ai quali
-spesso, per voler guardare lontano e nel complesso,
-sfugge la percezione esatta della realtà e non si accorgono
-delle piccole magagne, che, talora all’improvviso,
-fanno scoppiare una caldaia e con essa
-tutta la macchina dello Stato.
-</p>
-
-<p>
-Per citarne pochi ed autorevoli, ricorderò che
-ebbe questa percezione esatta della realtà Ruggero
-Bonghi — un ex ministro di <i>destra</i> — che nel monito
-famoso dato al <i>principe</i> avvertiva: «Il pericolo
-di offendere le istituzioni attuali in Italia è
-maggiore che in Inghilterra perchè l’Italia è
-<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
-messa insieme appena da un terzo di secolo, malamente
-cementata, vanamente inquieta, conquassata
-da dolori di ogni sorta, ma tutti pungenti,
-economicamente disagiata, finanziariamente squilibrata,
-incerta in tutte le istituzioni sue civili e
-sociali, incalzata dal disavanzo, ed esitante o divisa
-tra il mantenere alleanze che le pesano o
-scioglierle con pericolo di essere minacciata da
-altre parti. E questo forse è peggio: <i>che ciò che
-altrove è effetto di ricchezza mal distribuita</i>, <b>qui
-è effetto di miseria ugualmente distribuita</b>.»<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Da Bonghi a Saracco, dalla <i>destra</i> alla <i>sinistra</i>,
-da un temperamento e da una origine tanto diversa
-nell’uno e nell’altro, il salto è grande; ma a quattro
-anni di distanza, il secondo riesce alla esplicita
-conferma del giudizio del primo; e vi riesce con
-una dimostrazione che si può risparmiare ai lettori,
-perchè viene magnificamente riassunta nel titolo
-dell’articolo: <i>Siamo poveri o non siamo?</i><a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a>
-</p>
-
-<p>
-Lo stesso Saracco, immemore di essere stato
-compagno al governo di Francesco Crispi che colle
-sue follie militari era stato causa precipua del dissesto
-finanziario dello Stato ed economico della
-nazione, in una critica mordace delle illusioni e
-dell’ottimismo di Luigi Luzzati sul <i>fondo di sgravio</i>,
-dopo aver detto che le <i>leggi in Italia si fanno per
-ingannare il prossimo</i>, riesciva a questa conclusione
-<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
-ultra sobillatrice: «Che dire della serietà di queste
-promesse, innanzi ad un programma che le mette
-tutte bravamente a dormire? Non sarà ancora il
-<i>protesto</i>, ma sarà per lo meno la <i>moratoria</i>, che
-precede il <i>fallimento</i>. Ora i popoli sono pazienti,
-ma non sopportano a lungo di essere ingannati»<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Certamente questo è un linguaggio che se fosse
-venuto da un repubblicano o da un socialista, sarebbe
-stato ritenuto un eccitamento, una preparazione
-alla ribellione; ma, ripeto, esso corrisponde
-alle verità. Va notato altresì, che la condizione del
-bilancio, se direttamente riguarda lo Stato, rimane
-un indice eloquente della condizione economica della
-nazione: l’instabilità o il <i>deficit</i> dell’uno rispecchia
-la corrispondente situazione dell’altra<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Alle illusioni sul bilancio dello Stato fanno riscontro
-quelle del risparmio nazionale, che dà luogo
-a tante volate liriche, basate esclusivamente sull’aumento
-dei depositi delle Casse di risparmio ordinarie
-e postali. Su questi aumenti in generale
-deve osservarsi, che sono un fenomeno naturale derivante
-dall’aumento parallelo della popolazione e
-dello spirito di previdenza che comincia a penetrare
-da per tutto e induce molti a collocare a tenui interessi
-quel peculietto che prima tenevano nascosto
-nel fondo di una cassetta; nonchè della sfiducia
-<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
-crescente in altri istituti ed in altri impieghi. Infatti
-l’aumento nelle casse di risparmio ordinarie in
-lire 277 milioni dal 1886 al 1896 e di lire 205 milioni
-in quelle postali dal 1886 al 1894 ha la sua
-dolorosa contro partita nella diminuzione di lire
-514 milioni di altre Banche e società di credito
-dall’anno 1886 al 1894 per alcune e 1895 per altre<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a>.
-</p>
-
-<p>
-I calcoli e le previsioni degli uomini di governo,
-colla piccineria reale o immaginaria della
-nostra vita politica, si possono supporre suggeriti
-da quel pessimismo che viene dalla nostalgia del
-potere, quando se ne è lontani. Se così fosse, potremmo
-contentarcene; ma pur troppo ci sono i
-dati statistici obbiettivi che vengano dal Bodio o
-dal Mulhall, riescono alla stessa conclusione: alla
-miseria nostra assoluta, umiliante, messa al confronto
-colla ricchezza di altre nazioni. Egli è così che il
-Prof. Federico Flora — un avversario deciso del
-socialismo — poggiandosi sui dati del Bodio e capitalizzando
-i 54 miliardi di ricchezza totale della
-Italia al 5% assegna un reddito medio per ogni
-famiglia di lire 350 all’anno: <i>reddito buono a lasciarci
-morire di fame</i>, egli soggiunge<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
-</p>
-
-<p>
-Questa dolorosa condizione economica si connette
-intimamente — in gran parte sta con essa in
-relazione di causa ed effetto — col regime tributario
-italiano, che pare fatto apposta per assottigliare
-lo scarso reddito, per impedire la formazione
-di capitale riproduttivo, per iscoraggiare le industrie
-nuove. Un rapido sguardo al nostro meccanismo
-finanziario ed alla sua funzione, tradotti in
-poche cifre, vale più di molti lunghi discorsi e di
-qualunque elegante dimostrazione<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a>.
-</p>
-
-<table class="data" summary="">
- <tr>
- <td colspan="3" class="center"><b>Ricchezza privata</b></td> <td colspan="2" class="center"><b>Per capo</b></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Quinquennio 1873-77</td> <td>Miliardi</td> <td class="num">42,2</td> <td class="center">L.</td> <td class="num">1507</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Quinquennio 1888-92</td> <td class="center">»</td> <td class="num">54&nbsp;&nbsp;&nbsp;</td> <td class="center">»</td> <td class="num">1768</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Aumento</td> <td>&nbsp;</td> <td class="num">28%</td> <td>&nbsp;</td> <td class="num">17%</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3" class="center"><b>Spese pubbliche</b></td> <td colspan="2" class="center"><b>Per capo</b></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Quinquennio 1873-77</td> <td>Milioni</td> <td class="num">1133</td> <td class="center">L.</td> <td class="num">40</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Quinquennio 1888-92</td> <td class="center">»</td> <td class="num">1626</td> <td class="center">»</td> <td class="num">52</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Aumento</td> <td>&nbsp;</td> <td class="num">40%</td> <td>&nbsp;</td> <td class="num">30%</td>
- </tr>
-</table>
-
-<p>
-In Inghilterra il rapporto tra la spesa e la
-ricchezza è di <span class="above">1</span>&#xfeff;&#8260;&#xfeff;<span class="below">77</span>; in Francia di <span class="above">1</span>&#xfeff;&#8260;&#xfeff;<span class="below">68</span>; in Italia
-di <b><span class="above">1</span>&#xfeff;&#8260;&#xfeff;<span class="below">32</span></b>. E più chiaramente: supponendo una
-<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
-ricchezza di L. 10,000 sulla medesima un inglese
-pagherebbe L. 130, un francese L. 147, un italiano
-L. <b>307</b>. (<span class="smcap">Flora</span>).
-</p>
-
-<p>
-A più amare riflessioni dà luogo la ripartizione
-del prodotto delle imposte: la spesa.
-</p>
-
-<p>
-Nel bilancio del 1895-96 figuravano:
-</p>
-
-<table class="data" summary="">
- <tr>
- <td>Spese per debito pubblico</td> <td>Milioni</td> <td class="num">685</td> <td class="center">il</td> <td class="num">42,5</td> <td>%</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Spese militari</td> <td class="center">»</td> <td class="num">443</td> <td class="center">»</td> <td class="num">27,5</td> <td>%</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Spese di riscossione</td> <td class="center">»</td> <td class="num">160</td> <td class="center">»</td> <td class="num">10&nbsp;&nbsp;&nbsp;</td> <td>%</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Spese per servizi civili</td> <td class="center">»</td> <td class="num">318</td> <td class="center">»</td> <td class="num">20&nbsp;&nbsp;&nbsp;</td> <td>%</td>
- </tr>
-</table>
-
-<p>
-Si apprende in questa guisa che le spese improduttive
-rappresentano l’80%; mentre per le
-produttive non resta che il 20% (<span class="smcap">Flora</span>). Se si
-pensa che nelle spese dei servizi civili ci sono
-quelli che rendono — ad esempio poste e telegrafi — si
-scorgerà che la quota reale della spesa pei
-servizi civili è inferiore a quella sopra indicata; che
-era del 33% nel 1862. Evidente dunque il continuo
-peggioramento sotto questo aspetto: la contrazione
-delle spese pei servizi civili — specialmente
-nei lavori pubblici — spiega il crescente fenomeno
-della disoccupazione. (<span class="smcap">Conigliani</span>).
-</p>
-
-<p>
-Ma su chi pesano maggiormente le imposte che
-alimentano le spese pubbliche così malamente ripartite?
-Ecco il lato più doloroso della questione.
-Le cifre confermano la sintesi esposta altra volta
-dall’on. Giolitti, e cioè: che in Italia c’è una progressione
-tributaria al rovescio. Infatti sui 1361
-milioni, che rendono i tributi — imposte sui terreni,
-sui fabbricati, sugli affari, consumi e lotto — 731
-milioni pesano sui meno abbienti e sulle classi
-lavoratrici (<span class="smcap">Flora</span>) ond’è che rimangono completamente
-<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
-giustificati questi giudizii manifestati da due
-eminenti economisti appartenenti a due scuole diverse:
-«È cominciato un moto di reazione generale
-contro un <i>sistema tributario selvaggio</i>. Tutti
-gli interessi antagonistici delle classi dirigenti si
-rimettono di accordo quando si tratta di scaricare
-sulla massa dei consumatori una valanga di balzelli
-incivili e per affidare ai <i>pezzenti</i> il patriottico
-compito di tenere in pareggio il bilancio».
-(<span class="smcap">De Viti De Marco</span>). La disonestà, pari soltanto alla
-impreveggenza delle classi dirigenti, rese addirittura
-intollerabile la condizione delle classi lavoratrici.
-«Nei Comuni si può, sotto l’egida delle leggi,
-col beneplacito dell’autorità tutoria, dare ascolto
-alle clientele locali, alle coalizioni di vergognosi
-interessi aggravando la mano sui più deboli contribuenti,»
-(<span class="smcap">Conigliani</span>)<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a>. L’iniquità tributaria
-così è completa: comincia per conto dei Comuni e
-si completa per conto dello Stato.
-</p>
-
-<p>
-Ma vi sono sofferenze e sofferenze; variano per
-la intensità da una classe all’altra, dall’una all’altra
-regione.
-</p>
-
-<p>
-Dove sono stabilite delle industrie importanti
-e che rivestono il carattere della moderna grande
-industria, non si può negare una relativa prosperità
-non ostante la <i>intransigenza</i> e la <i>pedanteria del
-fisco</i>, stigmatizzata fieramente da un ex ministro
-del Tesoro, che spesse volte la costringe ad emigrare<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a>.
-Ma le miserie incommensurabili si riscontrano
-<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
-nelle regioni agricole; perchè il fisco italiano
-pare che abbia preso di mira specialmente l’agricoltura:
-con questa c’è la morte. I dettagli di
-questa persecuzione del fisco contro l’agricoltura
-sono scandolosi; ma qui basta ricordare i termini
-estremi di questo esoso e pazzesco fiscalismo. Mentre
-la terra tra tributi erariali e locali, paga il 16
-per cento in Francia, il 15 in Germania, dal 13 al
-20 in Inghilterra, in Italia le imposte assorbono dal
-<b>30</b> al <b>50</b> per cento del reddito prediale (<span class="smcap">Flora</span>).
-In conseguenza di questo brutale sistema l’Italia
-vince il <i>record</i> nelle espropriazioni per causa d’imposta:
-ci furono <i>sessantaquattromila</i> vendite d’immobili
-rustici ed urbani dal 1 gennaio 1884 al 31 dicembre
-1895, cioè 567 espropriazioni per ogni 100
-mila abitanti e per ogni 3000 proprietari. Il 18,90%
-dei proprietari è stato espropriato! Queste cifre divengono
-più imponenti quando si considera: 1.º che
-nel 1895 il 76 per cento dei beni espropriati rimase
-aggiudicato al demanio, perchè non trovò acquirenti;
-2.º che nel 62,49 per cento dei casi il prezzo
-di aggiudicazione dello immobile espropriato fu inferiore
-<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
-a 50 lire. Sono cose orribili e vergognose,
-esclama il Fioretti<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a>.
-</p>
-
-<p>
-E lo stesso Fioretti saviamente osserva che più
-iniqua dell’imposta fondiaria riesce l’imposta agraria
-di ricchezza mobile sopratutto, perchè nelle campagne
-e nei piccoli centri nulla sfugge all’occhio
-linceo del Fisco, mentre nelle grandi città si può
-fortunatamente calcolare che almeno il 50 per cento
-del reddito tassabile sfugge all’imposta. È questa
-una fortuna singolare, egli soggiunge; se fosse altrimenti,
-la vita economica dell’Italia sarebbe materialmente
-strozzata da un giorno all’altro<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Con ciò rimane dimostrato che l’antica affermazione
-del De Laveleye sul collettivismo fiscale
-non è una immagine rettorica, ma una rigorosa
-realtà, che induce il Flora e il Fioretti a riconoscere
-che il vero nemico della proprietà privata
-in Italia è lo Stato e non il collettivismo; il primo
-fa fatti; il secondo semina idee; il Fisco rappresenta
-<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
-un pericolo presente; il collettivismo un pericolo
-futuro e assai remoto<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Le maggiori sofferenze dell’agricoltura e delle
-classi agricole dicono di primo acchito che il disagio
-economico dev’essere di gran lunga superiore
-nel mezzogiorno d’Italia e nelle sue due maggiori
-isole. Questo disagio maggiore vi è sottolineato:
-1.º dalla più numerosa emigrazione delle classi agricole;
-2.º dai minori consumi; 3.º dal maggiore numero
-di espropriazioni; 4.º dalla enorme sproporzione
-nello accumolo dei risparmi. E mi fermo a
-questi soli quattro indici diretti della condizione
-economica<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a>. Essi bastano ad assodare irrefragabilmente
-la miseria squallida del mezzogiorno prevalentemente
-agricolo e la relativa agiatezza del
-settentrione prevalentemente industriale; o dove,
-almeno l’industria è tanto prospera che rimargina
-le ferite sanguinanti dell’agricoltura<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
-</p>
-
-<p>
-Queste diversità di condizioni economiche spiega
-tutta la fenomenologia sociale diversa tra il settentrione
-e il mezzogiorno e dà la ragione dei tumulti
-più frequenti, che si deplorano nella bassa Italia,
-sebbene non vi esistano nè socialisti almeno organizzati
-come partito — nè propagande socialiste
-e meno ancora repubblicane<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a>.
-</p>
-
-<p>
-È la miseria maggiore, che spinge per fame
-ai tumulti; e la miseria è determinata da un sistema
-tributario la cui rapacità supera quella deplorata
-da Salviano; quella descritta da Vauban
-nella sua <i>Dime Royal</i> sotto l’<i>Ancien régime.</i> Nessuno
-si meraviglia più che siffatte cause in Francia
-abbiano dato come risultato la grande rivoluzione
-dell’89; c’è da meravigliarsi come non lo abbiano
-dato altrove. Lo daranno in Italia, se non si muterà
-strada. Di ciò cominciano ad essere convinti anche
-i conservatori.
-</p>
-
-<p>
-Un conservatore dei più convinti qual’è il Fioretti,
-nel mezzogiorno riconosce che gli ultimi moti
-sono stati l’espressione della profonda crisi economica
-che travaglia la patria nostra; e la crisi alla
-sua volta è determinata unicamente dalla enormità
-<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
-del nostro sistema tributario. Di che, in teoria,
-pare che siano anche convinti i conservatori lombardi.
-</p>
-
-<p>
-La <i>Costituzionale</i> di Milano, il 7 giugno 1898, votò
-un ordine del giorno in cui invocava la <i>sollecita
-restaurazione degli ordini economici ed amministrativi
-del paese affine di scemare il disagio che lo
-affligge</i>.
-</p>
-
-<p>
-L’on. Colombo in altra riunione della stessa
-associazione (17 maggio) disse <i>disastrosissime le nostre
-condizioni economiche</i>. Non fu meno severo l’onorevole
-Prinetti, parlando al <i>Circolo Popolare</i> (20
-Maggio), verso il Fisco e verso il nostro sistema
-tributario; ivi e allora un Socio dello stesso circolo,
-l’Albasini Scrosati, disse <i>profonda la miseria del
-paese</i>. Si commossero anche i giovincelli dell’Associazione
-monarchica fra gli studenti che trovarono
-non solo soverchiamente fiscale il nostro sistema
-tributario, ma anche gravante in modo sproporzionato
-sulle classi meno abbienti<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Mi sono fermato sui giudizi dei conservatori
-lombardi con particolarità perchè essi sono stati e
-<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
-sono i più rabbiosi nell’invocare ferro, fuoco e galera
-contro i <i>sovversivi</i>; essi, perciò, erano i più
-interessati nel diminuire l’importanza delle cause
-vere dei tumulti. Pure l’evidenza si è imposta anche
-a loro e li ha costretti a confessioni che suonano
-condanna severa dei loro metodi di governo; metodi
-di governo che si riassumono nella esclamazione
-brutale, ma vera di Don Albertario. «Ah!
-canaglie, voi date piombo ai miseri che avete affamato
-e poi vi lanciate contro i clericali!»<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Concludo. Ci furono altri e veri responsabili
-degli ultimi tumulti; coloro che li prepararono e li
-resero fatali: i governanti e le classi dirigenti<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a>. Chi
-pensa che quei tumulti potevano essere evitati;
-chi pensa che non si ripeteranno se si continuerà
-nei vecchi metodi di governo ignora la storia. La
-grande sobillatrice è stata e sarà la fame; e in
-Italia il padre premuroso delle sobillatrice è il Fisco.
-</p>
-
-<p>
-Ma i tumultuanti, si domanda, colla violenza
-migliorarono forse la loro sorte? A questa domanda
-si può rispondere colla esperienza politico-sociale;
-tutte le grande riforme economico-sociali, anche
-<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
-nella stessa Inghilterra, furono precedute e provocate
-da tumulti e da violenze. Il poco che si è ottenuto
-in Sicilia si deve alla insurrezione del 1866
-e ai tumulti del 1893; il poco che si è ottenuto in
-Italia — alleviamento prima, ora abolizione del dazio
-comunale sulle farine, la sospensione del dazio governativo
-sui cereali — si deve ai tumulti del 1898!
-Così non dovrebbe essere; ma così è! I tumulti,
-perciò, nuociono alle vittime; giovano alle collettività.
-</p>
-
-<p>
-A chi biasima e condanna la violenza, che
-anche io biasimo e condanno, ritorcendo l’argomento
-si può chiedere: forse furono permesse le
-dimostrazioni pacifiche? forse i ministri non dissero
-ricca l’Italia e capace di sopportare nuove imposte?
-forse la dimostrata irrefragabile miseria indusse il
-governo a far senno?
-</p>
-
-<p>
-E poi: sotto gli stimoli della fame si pretende
-che gli uomini ragionino! Ma ragionarono mai le
-folle impulsive? e perchè avrebbero dovuto ragionare
-in Italia, dove in quarant’anni nulla si fece
-per elevarne la cultura intellettuale e morale?
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap12">XII.
-<span class="smaller">LE CAUSE POLITICHE E MORALI</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Ebbi occasione di avvertirlo: i tumulti, appena
-risalgono dal mezzogiorno verso il nord e si ripetono
-a Milano, avviene un perturbamento profondo nell’animo
-e nella mente dei monarchici tutti. Essi
-non sanno o non vogliono rendersene ragione e
-mutano linguaggio e dopo essersi confessati rei,
-perchè autori del malgoverno fatto dall’Italia per
-quarant’anni, si fanno accusatori degli avversari
-politici, alla cui propaganda sovversiva attribuiscono
-in Milano ciò che in tutto il resto della penisola
-avevano attribuito all’azione della collettività governante.
-</p>
-
-<p>
-Spiegano e giustificano — spesso in buona fede — il
-mutamento dell’attitudine colle condizioni
-economiche di Milano: non intendono che Milano
-ricca e prospera possa abbandonarsi a quelle sommosse,
-che altrove scoppiarono improvvisamente
-per fame.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
-</p>
-
-<p>
-Questo mutamento, che — è bene ripeterlo — non
-sempre è suggerito dalla mala fede, più che
-ignoranza della storia e della scienza politica, indica
-l’accecamento, cui tutti andiamo soggetti di fronte
-a certi avvenimenti che ci scuotono profondamente
-e ci producono un risveglio doloroso. La paura, il
-dispetto, la sorpresa, allora riescono all’amnesia più
-o meno completa; pare che subiamo un improvviso
-tuffo nel fiume Lete e così dimentichiamo ciò che
-la storia di tutti i tempi e di tutti i paesi, a qualunque
-grado di civiltà, ci ha insegnato; e il suo
-insegnamento chiaro e costante è questo: tumulti,
-sommosse, insurrezioni, rivoluzioni spesso non traggono
-origine immediata da cause economiche; e
-tumulti sommosse e risurrezioni precedono e preparano
-quasi sempre le rivoluzioni. Sicchè governi
-e classi dirigenti, che hanno interesse ad impedire
-le rivoluzioni, nei tumulti dovrebbero scorgere degli
-avvertimenti salutari.
-</p>
-
-<p>
-Riguardo all’etiologia di questi perturbamenti
-politico-sociali, senza voler fare dell’ecletismo comodo,
-ma per semplice ossequio alle realtà, ci si deve tener
-lontani tanto dalle esagerazioni del Loria, che nei
-medesimi sempre scorge il <i>substratum</i> economico se
-non l’azione diretta ed immediata delle cause economiche;
-quanto delle altre di Lombroso, che soverchiamente
-riduce l’influenza del fattore economico
-contraddicendo alle teorie del determinismo economico.<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a>
-La verità è che i vari fattori sociali — economici,
-<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
-politici, morali, intellettuali, ecc. — alternano
-la loro azione nella determinazione dei
-perturbamenti politici di vario grado; e che tutti,
-poi, essendo tra loro intimamente connessi, non
-riesce agevole scinderli ed assegnare a ciascuno di
-essi l’efficienza precisa ed esclusiva.
-</p>
-
-<p>
-Queste considerazioni si applicano a rigore di
-termini ai tumulti di Milano; i quali inducono a
-ricercare se nella <i>capitale morale</i> d’Italia, in mancanza
-delle cause economiche, non avessero potuto
-agire le cause politiche e morali.
-</p>
-
-<p>
-La ricerca sulle condizioni politiche e morali
-del regno va preceduta da qualche osservazione che
-ha speciale importanza tra noi.
-</p>
-
-<p>
-L’influenza delle condizioni politiche e morali,
-alcuni, a torto, vorrebbero deriderla e metterla in
-cattiva luce sotto il nome d’idealismo politico; certo
-è che tutti, anche i derisori, s’inchinano riverenti
-verso le manifestazioni di questo idealismo, quando
-si constatano in casa altrui o si riferiscono a tempi
-remoti. Così tutti leggono ammirando ciò che Louis
-Blanc scrisse nella sua magnifica <i>Storia dei dieci
-anni</i> sulle cause essenzialmente politiche e morali,
-che determinarono in Francia le due rivoluzioni del
-1830 e del 1848. Giuseppe Zanardelli, con parola
-elevata ed opportuna, nella Camera dei Deputati,
-<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
-onde stigmatizzare le violazioni dello Statuto perpretate
-da Crispi nel 1895 ricordò, per lodarla, la
-resistenza del Parlamento e del popolo francese agli
-arbitri di Carlo X e del suo ministro Polignac, resistenza
-che doveva fatalmente condurre alle barricate
-di Luglio. Ed è caratteristico, che le barricate
-di Febbraio 1848 in Parigi ebbero a pretesto
-la proibizione dei banchetti elettorali, in risposta
-sdegnosa al materialismo volgare di Guizot, che
-da Lisieux aveva gridato ai francesi: <i>arricchitevi!</i>
-quasi a distorli da ogni preoccupazione di ordine
-politico e morale.
-</p>
-
-<p>
-Non basta. Quanto più le rivoluzioni sembrano
-sottrarsi alla influenza delle cause economiche, dei
-disprezzati impulsi partiti dalle contrazioni dello
-stomaco, tanto più esse vennero esaltate e glorificate
-da poeti e da storici, da romanzieri e da politici
-come la espressione ideale dei più nobili sentimenti
-umani. Questa esaltazione per oltre cinquant’anni
-formò specialmente tutta la educazione politica e
-intellettuale degli italiani; e ad essa consacrarono
-le forze i migliori ingegni del paese, che fecero
-fiere campagne contro coloro che, immemori delle
-origini e delle vicende dello Stato italiano, i precedenti
-rivoluzionarî, con tutti gli annessi martiri ed
-eroismi, non tennero abbastanza in onore. Chi lo
-crederebbe? Anche oggi alcuni contro i socialisti
-non sanno scagliare altra accusa se non quella di
-sacrificare tutto al culto della materia!
-</p>
-
-<p>
-«Se una suggestione più vicina ha potuto favorire
-l’irreparabile esplosione di malcontento, scrive
-il Ciccotti, lo si può e deve cercare altrove che
-non nella propaganda socialista.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
-</p>
-
-<p>
-«I fasti della rivoluzione borghese italiana
-rigurgitano di congiure, di rivolte, di resistenze
-continue e violente: e il trionfo di quel movimento
-rivoluzionario ha portato all’apoteosi di tutti questi
-episodi.
-</p>
-
-<p>
-«In ogni città d’Italia si trovano lapidi e monumenti
-eretti per glorificare quei fatti. Lo stesso
-regicidio è glorificato nella persona di Agesilao
-Milano, e una forma di attentato, che in altri casi
-destò tanta indignazione, ha avuto anch’esso il battesimo
-della gloria nei nomi di Monti e Tognetti,
-cantati da poeti di grido (Carducci), raccomandati
-all’ammirazione dei venturi perfino su mura di
-pubblici edifici.
-</p>
-
-<p>
-Il cinquantesimo anniversario del 1848 ha riportato
-quest’anno, in folla, la rievocazione e il riconoscimento
-ufficiale del diritto di rivolta.
-</p>
-
-<p>
-«Già, parecchi anni addietro, il re aveva contribuito
-all’erezione di un monumento a Giuseppe
-Mazzini, condannato a morte un tempo sotto la monarchia<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a>.
-</p>
-
-<p>
-«Quest’anno le barricate del quarantotto sono
-state commemorate, festeggiate, ribenedette, in adunanze
-ufficiali da senatori e conservatori di ogni
-calibro.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
-</p>
-
-<p>
-«Un senatore, già ministro e vice presidente
-del Consiglio superiore dell’istruzione, ha pubblicato
-con accompagnamento di parole laudative e pietose
-in una rivista le memorie dell’ex deputato Polti dei
-Bianchi, che organizzò il moto abortito del 6 febbraio
-1853: e quella congiura segreta si proponeva — come
-lo stesso Polti dice — di pugnalare all’impensata
-sulle vie i soldati austriaci, di sterminarli
-con bombe, di fomentare la diserzione e i tradimenti
-nella loro fila»<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Nulla c’è adunque di più illogico in Italia
-quanto il biasimo inflitto dalle attuali classi dirigenti
-a coloro che cercano nella violenza la soluzione dei
-problemi politico-sociali, la via per porre termine
-ai tormenti che subiscono. Si risponde dai rivoluzionari
-antichi, chiamati volgarmente <i>quarantottisti</i>,
-che bisogna sempre saper distinguere; ed è giusto
-infatti, che respingendo l’assoluto, si esamini se le
-condizioni che giustificarono la rivoluzione contro
-gli antichi regimi sussistano ancora per ispiegare i
-moti contro l’attuale. È l’esame cui si procederà ora.
-</p>
-
-<p>
-Ci è nota la condizione economica degli italiani
-odierni; la quale certamente non è peggiore di quella
-di cinquant’anni or sono, ma è più avvertita e resa
-più penosa dai cresciuti bisogni da soddisfare, dai
-contatti più frequenti tra classi e classi, tra popoli
-e popoli che suscitano maggior numero di desideri
-<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
-e che accrescono l’invidia e l’aspirazione al meglio,
-che sono le grandi molle di ogni progresso. L’istruzione
-maggiormente diffusa dà più chiara coscienza
-dei torti che si subiscono e delle iniquità sociali
-esistenti e lo stesso senso morale più evoluto spinge
-a proteste ed a tentativi per eliminare le più stridenti
-ingiustizie.
-</p>
-
-<p>
-Il criterio relativo, adunque, che s’invoca per
-le opportune descriminazioni tra rivoluzioni e rivoluzioni,
-induce a ritenere che psicologicamente oggi
-la rivoluzione dovrebbe essere più facile e più
-giustificata.
-</p>
-
-<p>
-Ciò dal lato economico. Il risultato non è diverso
-procedendo alle constatazioni delle condizioni
-politiche e morali.
-</p>
-
-<p>
-C’è un punto in cui la condizione economica
-stessa è il prodotto della vita e delle condizioni politiche.
-La pressione tributaria schiacciante ch’è tanta
-parte della miseria italiana è filiata dalla pessima
-politica e dall’amministrazione ora pazza, ora disonesta.
-Le inchieste, che rimontano se non erro, al
-1865, assodarono tale sperpero del pubblico denaro,
-che sarebbe stato sufficiente a gettare il discredito
-e la diffidenza sullo Stato, che lo permise o meglio
-che ne fu l’autore principale.
-</p>
-
-<p>
-Il carattere generale precipuo della politica italiana
-nei suoi rapporti colla finanza fu il difetto
-assoluto di coordinazione della politica all’economia,
-della spesa alla ricchezza razionale; sul quale non è
-uopo insistere perchè venne lumeggiato dai teorici dell’economia — ultimi
-Pareto Flora e Conigliani — e
-dai politici non sospetti per idee sovversive da
-Carmine e Colombo risalendo al marchese Alfieri
-<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
-di Sostegno, a Stefano Iacini, che primo tale politica
-combattè come megalomaniaca.
-</p>
-
-<p>
-Questa politica disastrosa ha i suoi capisaldi:
-le pensioni, le ferrovie, le spese militari. Le pensioni
-sono divenute un cancro roditore; rappresentano
-oltre ottanta milioni all’anno nel bilancio; e
-crescono dando luogo a scandali grossi e piccini — sia
-che si riferiscono a cittadini che se la pappano
-nel fiore degli anni; sia che si accumulino indebitamente
-su di una stessa persona.
-</p>
-
-<p>
-Conseguenze più gravi sul bilancio ebbero le
-costruzioni ferroviarie. I molti miliardi che costarono
-furono causa d’ira e di sdegno, più che di
-critica obbiettivamente economica, tra gli economisti
-della scuola ortodossa — e sopratutto da parte del
-Pareto e del De Viti; spesso si dimenticò, però,
-che le spese ferroviarie che gravano sul bilancio
-dello Stato, furono causa di risveglio e di prosperità
-per la nazione. Il compenso vale la pena di essere
-messo in evidenza; nè può dimenticarsi che la configurazione
-geografica dell’Italia è tale che necessariamente
-rende poco remunerative alcune linee — sempre
-indispensabili per debito di giustizia distributiva — le
-quali però danno il loro contributo per rendere
-proficue le altre. Dove la critica si appunta bene e
-mai abbastanza severa è nella quantità della spesa
-e nei modi per procurarsi i mezzi per farla. Fra
-tanti, un discorso parlamentare dell’on. Rava, dimostrò
-che coi metodi adoperati dai finanzieri italiani
-per ferrovie e per altre spese si assunsero
-prestiti che ci fanno pagare l’interesse su 100 mentre
-s’incassò poco più di 50!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
-</p>
-
-<p>
-Come si siano spesi i quattrini che lo Stato
-ottenne a condizioni di minorenne che fa cambiali
-a <i>babbo morto</i>, si apprenderà da queste poche cifre:
-il preventivo della Novara-Pino da 20 milioni salì
-a 44: della succursale dei Giovi dai 21 ai 78: della
-Cuneo-Ventimiglia da 38 a 91; della Faenza-Firenze
-da 40 a 77; della Parma Spezia da 46 a 119... La
-litania potrebbe continuare e i commenti potrebbero
-essere più pepati ricordando che alcune di queste
-linee non sono ancora complete. Queste cifre dicono
-che le nostre ferrovie avrebbero potuto costare un
-terzo di meno se <i>onestamente</i> costruite; e che la
-spesa avrebbe potuto ridursi ulteriormente, se alla
-medesima si fosse provveduto con intelligenza e
-prudenza. Non la spesa ferroviaria in sè, dunque,
-va condannata — perchè se anche sproporzionata
-produsse e produce del bene — ma il modo dello
-spendere.
-</p>
-
-<p>
-La spesa militare sorpassa di gran lungo quella
-ferroviaria e con minori risultati: gli <i>otto</i> e più
-<i>miliardi</i> assorbiti dall’esercito e dalla marina dal
-1871 al 1897 hanno lasciato indifeso lo Stato e non
-gli hanno procurato nemmeno il conforto illusorio
-della gloria: esercito e marina non possono ricordare
-che Custoza, Lissa e Abba Carima — tre date,
-che rendono acutissimo il dolore della miseria economica
-prodotta dalla loro preparazione; dolore
-che non può essere lenito in alcun modo dalle
-<i>vittorie</i> ottenute contro i contadini inermi di Sicilia
-e di Molinella, contro gli operai del pari inermi
-di Molinella o di Milano!<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
-</p>
-
-<p>
-Era il Generale La Marmora, poi, che raccomandava
-di respingere i consigli di coloro che
-credono o fanno credere che all’Italia non deve
-bastare la sua indipendenza e la sua libertà e vanno
-predicando ch’essa ha bisogno di <i>gloria militare</i>,
-perchè essi sono <i>scellerati</i> e più che scellerati, <i>assurdi</i>....
-(<i>De Viti De Marco</i>).
-</p>
-
-<p>
-Questa enorme sproporzione tra la potenzialità
-economica della Nazione, la spesa militare e i risultati
-suoi fu messa in evidenza centinaia di volte
-da scrittori ed oratori d’ogni colore; ma per ragioni
-facili ad intendersi mi piace soltanto di far menzione
-del Jacini, del Carmine, del Colombo — autentici
-ed eminenti conservatori lombardi; l’ultimo,
-con coerenza che altamente l’onora, due volte
-abbandonò il ministero del tesoro perchè si volle
-continuare nelle follie militari connesse alla <i>triplice
-<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
-alleanza</i>, aggravate dalle follie coloniali. Affinchè,
-poi, non si dica che la grettezza e la micromania
-del Colombo non possono essere adottate a criteri
-direttivi della politica di una grande nazione — stigmatizzata
-a varie riprese da sinceri amici dell’Italia
-nuova, quali Gladstone, De-Laceluy, Castelar,
-soccorre opportuno il giudizio di chi fu compagno
-di ministero del megalomane tipico: Crispi.
-</p>
-
-<p>
-Nel cennato articolo — <i>Siamo poveri o non
-siamo?</i> — l’on. Saracco scriveva: «non possiamo
-sovra tutto non dobbiamo dimenticare questo
-vero, che <i>qualunque svolgimento di militare potenza
-che uno Stato intende fare per il mantenimento
-della sua preponderanza politica, affinchè
-non risulti precario ed artificiale, deve essere in
-armonia colle forze economiche della nazione</i>».
-</p>
-
-<p>
-La citazione non potrebbe essere più opportuna
-nel momento in cui si parla <i>di 500 milioni</i> da
-spendere per la marina!
-</p>
-
-<p>
-Il popolo italiano, benchè incolto, avvertì le
-conseguenze economiche delle spese militari: d’onde
-germogliarono sentimenti politici, ch’è bene, a
-scanso di equivoci e di allarmi del Fisco, esporre
-colle parole d’un monarchico convinto. «Si pensa
-che la monarchia costituzionale da noi o diventa
-civile sul modello della inglese <i>o manca alla sua
-missione nella terza Italia</i>; la monarchia civile
-sarebbe all’unissono con l’interesse della gran
-massa dei contribuenti e porrebbe radici profonde
-nel sentimento del popolo ch’è sempre
-monarchico; <i>la monarchia militare si mette contro
-l’interesse della nazione</i>. Due crisi extra parlamentari,
-che hanno eliminato dal governo, prima
-<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
-uno e poi due ministri lombardi favorevoli alla
-riduzione delle spese militari, hanno personificato
-e drammatizzato nella fantasia popolare il contrasto
-tra la Corona e il Popolo. <i>Così il sentimento
-antimilitare è divenuto poco alla volta</i> <b>antimonarchico</b>».
-(<i>De Viti De Marco</i>).
-</p>
-
-<p>
-Pensioni, spese ferroviarie, spese militari, che
-ballano sinistramente sullo sfondo cupo dello sperpero
-abituale e della malversazione generale, hanno
-generato rapidamente l’enorme debito pubblico — i
-cui <i>quattordici miliardi</i> assorbono per interessi
-gran parte del bilancio italiano, togliendogli ogni
-elasticità — sino ad impedirgli per molti mesi la
-sospensione del dazio sul grano, reso inevitabile
-dalla fame, — circoscrivendolo entro un cerchio di
-ferro, che costituisce la corona di spine della nazione,
-la pompa perennemente aspirante delle sue
-risorse. Così queste condizioni economiche generate
-dalla politica hanno rigenerato il più profondo e
-giustificato malcontento politico.
-</p>
-
-<p>
-Meno male se l’azione dello Stato avesse trovato
-un correttivo in quella delle amministrazioni
-locali; ma queste hanno creduto bene di modellarsi
-sul primo e ne hanno anche esagerato i difetti e
-gli errori in tutto e per tutto, aggravando, rispetto
-ai Contribuenti, le disastrose condizioni create dallo
-Stato<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a>. Con questo in più: che le malversazioni
-<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
-locali più note hanno suscitato maggiore risentimento;
-che i balzelli si sono resi odiosi; che le
-passioni locali hanno inasprito tutte le ferite antiche
-e recenti.
-</p>
-
-<p>
-Che cosa fossero e quanto contribuissero a generare
-il generale malessere economico, politico e
-morale, le amministrazioni locali fu detto ripetutamente
-in Parlamento; e più di recente in occasione
-dei moti di Sicilia del 1893-94 e della legge pel
-Regio Commissario straordinario civile per la stessa
-isola in Luglio 1896<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a>. Ma nessuno con sintesi
-mirabile poteva e con maggiore autorità ne scrisse
-meglio dell’attuale ministro dell’Interno. Proprio
-il Generale Pelloux in una circolare ai Prefetti del
-Settem. 1898, rubando il mestiere ai sobillatori, dice:
-</p>
-
-<p>
-«Ho potuto nel mio breve soggiorno nelle
-Puglie nella scorsa primavera e nei pochi mesi
-dacchè mi trovo alla direzione del ministero dell’interno,
-rilevare che, in parecchie località, lo stato
-delle cose lascia a desiderare.... La disonestà nella
-amministrazione va colpita subito, senza misericordia,
-con tutta la severità delle leggi.... E la disonestà
-nelle amministrazioni, bisogna pur dirlo, si può
-manifestare e si manifesta sotto le forme più svariate:
-con ogni sorta di abusi, a cominciare talvolta
-col colpevole favorire gli amici e i congiunti
-<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
-mediante la creazione per essi d’impieghi non necessari;
-colle destinazioni abusive di essi a posti
-che non potrebbero coprire; col fare eseguire lavori,
-e permettere spese non necessarie, a solo scopo
-partigiano, andando fino alle alterazioni delle liste
-elettorali comunali; alle falsificazioni dei ruoli
-d’imposte a danno degli altri (pur troppo anche
-talvolta a danno dai meno abbienti); al non esigere
-i pagamenti dovuti alla amministrazione dai
-proprii amici; al creare così contabilità artificiali
-che diventano presto indecifrabili e permettono poi
-ogni specie d’inganni e di frodi; rasentando o
-toccando persino talvolta l’appropriazione indebita
-collo storno dei mezzi destinati al servizio pubblico,
-impiegandoli invece a scopo ben diverso. Se ciò
-non si frena con tutto il rigore, con tutta l’energia
-che è del caso, <i>invano si può tentare di sperare di
-fare argine alle dottrine sovversive alle propagande
-ostili, le quali diventano tanto più facili in quanto
-che trovano un terreno preparato a far germogliare
-le loro idee</i>».
-</p>
-
-<p>
-Meglio e più onestamente non si potrebbe dire;
-in quanto al fare è un altra cosa. Si sa che tra il
-dire e il fare c’è il mare!
-</p>
-
-<p>
-Ma rimane d’importanza capitale l’esplicita
-confessione del ministro che sta a capo della feroce
-reazione contro i partiti avanzati: che i veri e diretti
-responsabili dei tumulti non sono le vittime
-colpite.
-</p>
-
-<p>
-Sta pure in fatto che i più volgari appetiti, le
-ambizioni più sfrenate, i rancori più profondi in
-tutto il mezzogiorno soffiarono e soffiano nel fuoco
-per fare divampare incendi dai quali tutti, disonestamente
-<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
-sperano trarre profitto. E questi sciagurati
-provocatori di tumulti sono stati quasi sempre i
-più insistenti nell’invocare misure di rigore contro
-i <i>sovversivi</i>, che spesso furono soltanto imprudenti
-e ciechi perchè non si avvidero che servirono di
-strumento ai biechi fini altrui<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Intanto i veri colpevoli rimasero impuniti — talora
-premiati colla conquista del municipio; le
-masse incoscienti furono massacrate; i repubblicani,
-e i socialisti innocenti condannati alla reclusione
-per discorsi o scritti di data remota e che non potevano
-esercitare influenza diretta sugli avvenimenti.
-</p>
-
-<p>
-Questa vita comunale e provinciale, che da se
-stessa — dati gli stretti rapporti col potere centrale — deve
-reagire sulla vita nazionale, per la grande
-ignoranza delle masse ha fatto accumulare odî contro
-il governo; poichè tali masse per lo appunto tutte
-le sofferenze, che loro vengono da cause locali,
-per la impossibilità in cui si trovano di discernere
-con esattezza, le hanno addossate allo Stato. Nell’errore
-sono state dolorosamente confermate dalle
-repressioni largamente ordinate ed eseguite dalle
-autorità che lo rappresentano; e in questa guisa,
-<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
-anche tutte le anomalie più o meno criminose di
-indole locale sono andate ad accrescere il torrente
-impetuoso del malcontento politico.
-</p>
-
-<p>
-A frenarlo, ad inalvearlo per renderlo meno
-rovinoso, sarebbero occorsi uomini di Stato di grande
-levatura al centro ed alla periferia; ma certamente
-se l’Italia li avesse avuti, non sarebbe stata ridotta
-così a mal partito come si trova oggi. I politici
-italiani, senza distinzione di partiti — e sarei disposto
-ad aggravare la mano più su quelli di <i>sinistra</i> che
-di <i>destra</i> — si sono chiariti impulsivi, impreveggenti,
-preoccupati degli interessi individuali o di un minuscolo
-gruppetto — che non diviene partito — senza
-alcuna grande direttiva d’interesse collettivo,
-nazionale. Quando hanno sacrificato se stessi ed
-hanno compiuto qualche atto di abnegazione — caso,
-del resto, assai raro — il sacrifizio avvenne a beneficio
-della dinastia; giammai della patria. Gli
-interessi veri dello Stato, quelli superiori delle Società
-quasi mai ebbero il sopravvento nelle determinazioni
-dei politici nelle cui mani rimase il governo
-per circa quarant’anni; e quando gli interessi
-individuali furono posposti, giova ripeterlo, non prevalsero
-che quelli dinastici<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
-</p>
-
-<p>
-Non faccio entrare nel novero dei fattori politici
-del malcontento le violazioni ripetute, sistematiche
-dello statuto, l’adulterazione sfacciata del regime
-rappresentativo e la riduzione al minimo delle
-pubbliche libertà: sono notissimi, qui stesso vi si
-è accennato più volte e basta a proposito di esse
-rammentare che <i>da soli</i> determinarono in Italia e
-fuori rivoluzioni, che furono lodate ed esaltate.
-Giova invece chiudere questa serie di considerazioni
-con un cenno fugacissimo sulla politica ecclesiastica.
-</p>
-
-<p>
-In quasi tutti gli Stati c’è un clero e c’è una
-religione, che servono di cemento e che quasi sempre
-funzionano come strumenti di conservazione. Ben
-diversa è la situazione in Italia; nè c’è duopo rammentare
-per quali cause lo Stato si trovi in conflitto
-colla Chiesa dominante. Ora è precisamente in questo
-conflitto, che si è mostrata — fatta eccezione, è notevolissima,
-della sapiente <i>legge delle guarentigie</i>
-del 1871 — tutta l’insipienza e la bestiale indiscrezione
-della politica italiana, che ha oscillato continuamente
-tra principî cari a Zanardelli a quelli sottolineati
-da Prinetti colla sua visita al cardinale
-Ferrari; contraddizione impersonata talora ed esplicatesi
-clamorosamente a piccoli intervalli in uno
-stesso individuo, che ora invoca Dio colla formula
-del più schietto legittimismo clericale ed ora si
-affida a Crisostomo per dare consigli al Papato
-dopo avere inneggiato alla Dea Ragione. Egli è così
-che clero e religione, che altrove sono fattori di
-stabilità e di conservazione sui quali lo Stato
-può contare, tra noi sono divenuti massimi elementi
-di perturbamento. E meno male che in Italia è
-<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
-fiacco il sentimento religioso, e sono timidi i clericali!<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Il disagio economico, che arriva alla miseria
-vera, il dispotismo e l’insipienza dei governanti talora
-si tollerano e si subiscono in pace quando un
-soffio di moralità lambisce gli uomini e le istituzioni
-<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
-e in qualche guisa li vivifica e li sorregge. Invece
-tra noi un fermento putrido virulentissimo s’infiltra
-dappertutto e spinge alla dissoluzione.
-</p>
-
-<p>
-Il fermento putrido nulla ha risparmiato; dalla
-vita privata si è riversato nella vita pubblica — che
-per comodità di molti lojolescamente si vollero
-staccare; e quando nella seconda la sua azione virulenta
-ha raggiunto il massimo d’intensificazione, è
-tornata a devastare la compagine sociale.
-</p>
-
-<p>
-Egli è così che nella delinquenza abbiamo il tristissimo
-primato che in Europa nessun altro popolo
-ci può contendere<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a>; e che questa delinquenza,
-sotto forma larvata talora e tal altra più imprudente
-e sovvertitrice perchè sicura dell’impunità, ha conquistato
-i municipi, le provincie, gli uffici pubblici,
-tutto il complesso organismo dello Stato. Le cifre
-delle statistiche penali documentano il primato della
-criminalità; la storia di ogni giorno dei cassieri che
-scappano; degli istituti che falliscono fraudolentemente;
-dei commendatori tratti in arresto.... la
-storia della inchiesta sulle ferrovie meridionali nel
-1864 — inchiesta misteriosamente scomparsa —, delle
-inchieste sulla Regia interessata dei tabacchi e del
-relativo processo Lobbia.... delle inchieste sulla
-Banca Romana con relativi amminicoli; la <i>storia
-meravigliosa</i> sulla influenza che può esercitare un
-<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
-Costanzo Chauvet; i discorsi da ministri e le relazioni
-parlamentari — per citare i più recenti — di
-Saracco, di Prinetti, di Brunicardi sui lavori pubblici,
-ecc., ecc., costituiscono il più doloroso pendant
-della delinquenza privata e completano il quadro
-cupo della pubblica moralità che a larghe pennellate,
-per quanto in forma solennemente ufficiale, ci
-fece conoscere la circolare del Generale Pelloux
-sulle amministrazioni locali<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Chi vuole avere un quadro rassomigliante al
-vero, ma sempre più bello del vero, legga sulla
-<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
-degenerazione politica in Italia ciò che scrisse Ruggero
-Bonghi per commemorare la breccia di Porta
-Pia<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a>. E vorrei possedere tutta l’autorità di cui
-godeva Ruggero Bonghi e vorrei che in Italia si
-godesse quella poca libertà di cui si godeva ancora
-nel 1893, per esporre altre considerazioni importantissime
-che egli allora espose, rivolgendosi a chi di
-dovere, in quei famosi articoli sull’<i>Ufficio e sul diritto
-del Principe in uno Stato libero</i> e che gli valsero
-la punizione per lui più dolorosa: l’ostracismo
-dal Palazzo del Quirinale<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Ma se certi tasti oggi non è più lecito toccare
-senza riportare gravi scottature, sarà lecito, però,
-ripetere ciò che opportunamente disse testè Giulio
-Prinetti, togliendolo a prestito da Guizot: <i>nelle monarchie
-moderne, che non discendono da Dio, la
-sovranità risiede nella</i> <b>giustizia</b><a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a>. Or bene, ciò
-che manca assolutamente tra noi è la giustizia!
-</p>
-
-<p>
-Questa mancanza cominciò ad essere avvertita
-più di venti anni or sono da Marco Minghetti in
-un libro, che rimase classico; ora non è più da
-alcuno negata o attenuata e se ne discorre come
-del fenomeno più pericoloso e meglio constatato.
-Sin dal principio della XIV legislatura, il Re, nel
-discorso inaugurale dei lavori parlamentari, promise
-provvedimenti per ristaurare il regno della giustizia;
-ma ancora non c’è stato il tempo di prenderli. E
-<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
-senza la giustizia non si sorregge alcuna società
-civile!<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Il popolo, che conosce queste condizioni deplorevoli,
-diffida sempre della giustizia legale e crede
-spesso di esercitare un sacrosanto diritto facendosela
-da sè ed a modo suo: <i>more barbarico</i>.
-</p>
-
-<p>
-È questo l’ultimo fattore di ordine politico-morale
-del presente perturbamento italiano su cui ho
-creduto di dovermi fermare; ed esso solo è tale
-da rendere possibile qualunque movimento violento
-inteso a provvedere. Ed il popolo da gran tempo
-avrebbe provveduto, se in esso la coscienza dei mali
-e del loro esatto rapporto colle cause vere che li
-hanno generati non fosse ottenebrata dalla ignoranza
-crassa e dalla deficentissima educazione politica;
-avrebbe provveduto, se ogni energia non fosse stata
-fiaccata dalla lunga servitù ed esaurita da oltre
-settant’anni di lotta per conquistare l’unità e la indipendenza
-della nazione.
-</p>
-
-<p>
-L’insieme di queste condizioni economiche, politiche,
-intellettuali e morali quale è stato riconosciuto
-ed esposto dagli scrittori di ogni colore politico in
-occasione degli ultimi tumulti,<a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a> spiega esaurientemente
-<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
-la genesi di questi fenomeni, che mi piace
-segnalare colla parola di tre uomini, dei quali nessuno
-metterà in dubbio la devozione all’Italia, alla
-dinastia, alle presenti istituzioni.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span>
-</p>
-
-<p>
-1. Coloro che amano le istituzioni e vogliono
-conservarle in Italia hanno poca fiducia in se stessi;
-e questa poca fiducia ne turba le menti. La confessione
-amara è dell’on. Di Rudinì in una circolare
-del Maggio 1898 a tutte le Autorità del Regno,
-in cui deplorava il malvezzo delle continue richieste
-di truppa, nella quale soltanto scorgevasi la salute.
-</p>
-
-<p>
-2. Nel disagio pubblico, nel disordine delle
-istituzioni liberali e nello aumento della immoralità
-si trovano le propizie condizioni della cresciuta
-forza del brigantaggio e del clericalismo e della
-<i>diminuzione</i> del <i>sentimento unitario</i>. Ciò riconobbe
-Ruggiero Bonghi<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a>.
-</p>
-
-<p>
-3. «Le nostre popolazioni sono <i>malcontente
-e sentono disgusto di un regime</i>, che le condanna
-ad una vita di privazioni e di stenti, che possono
-talvolta apparire incomportabili». Questo è il giudizio
-del Senatore Giuseppe Saracco, che viene ribadito
-da cento altri pareri, altrettanto espliciti, e
-tutti di monarchici che constatano con infinito dolore
-la diminuzione o la scomparsa della fede nelle
-istituzioni<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
-</p>
-
-<p>
-Per dire come e perchè gli errori e le colpe
-degli uomini possano far perdere la fede nelle istituzioni
-buone — le nostre sono eccellenti! — occorrerebbe
-lungo discorso. Dal quale mi dispensa
-il parere autorevole.... di Vittorio Emmanuele II.
-Fu il <i>gran re</i> per lo appunto che in uno dei discorsi
-della Corona saviamente ammonì: <i>I popoli
-apprezzano le istituzioni in ragione dei risultati
-che danno</i>.
-</p>
-
-<p>
-Che cosa abbiano dato le istituzioni sinora in
-Italia abbiamo visto: i loro prodotti si assommano
-nel tumulto e nel delitto anarchico. Questi risultati
-si devono all’opera costantemente sovvertitrice
-degli uomini che ebbero in mano la cosa pubblica
-da quarant’anni in qua;<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a> e questi uomini meritevoli
-di gogna o di galera si sono eretti a giustizieri
-ed hanno punito negli altri le colpe proprie:
-hanno mandato alla reclusione coloro che altro
-reato non commisero se non quello di denunziare
-e di stigmatizzare l’opera di sovvertimento delle
-istituzioni da loro compiuta!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap13">XIII.
-<span class="smaller">LA CAPITALE MORALE</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-La ricerca sommaria sinora eseguita sarebbe bastevole
-per provare che in Italia esistono tutte le
-condizioni politiche per rendere intelligibile qualunque
-moto — anche improvviso, impulsivo e senza
-scopo preciso — inteso a modificare uno stato di
-cose dichiarato addirittura intollerabile dagli uomini
-eminenti che contribuirono a crearlo. È chiaro, del
-pari, che se in Italia c’è una città o una regione
-che per le condizioni politiche, morali, intellettuali
-ed economiche si differenzia dal resto del regno — in
-questa città o in questa regione più vivo e più
-intenso deve sentirsi il desiderio o meglio il bisogno
-di un mutamento radicale. E deve sentirsi urgente
-questo bisogno, se avvertite le disastrose condizioni
-delle altre regioni, perchè deve sorgere spontaneo il
-timore che a lungo andare il male comune intacchi
-anche le parti sane o meno ammalate. La differenza
-constatata e la paura del male prossimo danno pure
-<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span>
-ragione di una tendenza vaga ed indeterminata al
-separatismo o al rimpianto di una riunione che si
-crede verificata a proprio danno.
-</p>
-
-<p>
-Questa città, che riflette nelle linee generali le
-condizioni di tutta la regione di cui geograficamente
-e storicamente è il centro, c’è: Milano; Milano, da
-tempo chiamata la <i>capitale morale</i> d’Italia, ora con
-senso di ammirazione e d’invidia — ora con una
-ironia che nasconde male la poca sincerità di chi
-la manifesta.
-</p>
-
-<p>
-Ho avuto agio di deplorare che Milano soverchiamente
-si sia inorgoglita della sua prosperità e
-che abbia misconosciuto quanto essa deve alle altre
-regioni d’Italia, che apportano il loro contingente
-per crearla<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a>. Mentirei a me stesso se non riconoscessi
-che <i>Milano</i> merita sul serio la fama buona di
-cui gode e il titolo di <i>capitale morale</i>.
-</p>
-
-<p>
-Le sue condizioni forse saranno inferiori a quelle
-di parecchie altre grandi città del mondo civile; per
-lo insieme sono di gran lunga superiori a quelle
-del resto d’Italia — non esclusa Torino che in
-qualche cosa la supera.
-</p>
-
-<p>
-Gli elementi giustificatori del buon nome di
-Milano sono numerosi; ma prima di esporli sommariamente
-giova fermarsi sulla condizione economica
-sua ed esaminare se cause d’indole strettamente
-economica, quali furono quelle che determinarono
-<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
-i tumulti nel resto d’Italia, potevano commuoverla.
-</p>
-
-<p>
-La miseria generale ed intensa della penisola
-ha fatto comparire maggiore la prosperità economica
-di Milano. Epperò di fronte agli ultimi dolorosi avvenimenti
-parecchie cose sono da osservare:
-</p>
-
-<p>
-1. Non è esatto che il benessere nella capitale
-lombarda sia così grande e diffuso come si
-vuole far credere; la miseria vi è soltanto minore,
-meno estesa che altrove. I salari degli operai della
-Ditta Pirelli esposti dal cav. Calcagno innanzi al
-Tribunale militare (udienza del 18 Giugno) provano
-che per la massa essi sono di gran lunga inferiori
-a quelli delle grandi industrie europee, mentre gli
-operai della Ditta Pirelli sono tra i meglio pagati
-d’Italia<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a>.
-</p>
-
-<p>
-2. A Milano, per la minore miseria e per la
-fama di grassa e ricca di cui gode e per le ristrettezze
-delle altre parti d’Italia, è supponibile che in
-ogni tempo siano accorsi operai e spostati dalle altre
-parti d’Italia a costituirvi l’armata di riserva degli
-affamati e dei disoccupati. Non si dimentichi che
-la condizione dei contadini dei dintorni è miserissima.
-Sicchè si deve prestar fede alla <i>Perseveranza</i>
-(9 Maggio) quando dei tumultuanti scrive: «Le
-campagne dettero un contingente di contadini laceri,
-scalzi, senza cappelli, dalle facce stravolte...»
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
-</p>
-
-<p>
-Che tra i tumultuanti il massimo contingente
-sia stato fornito da elementi senza lavoro e residenza
-stabile, ce lo prova all’evidenza una nota
-di cronaca del <i>Corriere della Sera</i> che all’indomani
-della breccia di Porta Monforte constatò che negli
-stabilimenti industriali <i>quasi tutti</i> gli operai il
-giorno 10 Maggio erano tornati al lavoro<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a>. Sarebbe
-stata impossibile questa generale ripresa del
-lavoro cogli 80 morti, col migliaio di feriti e coi
-2000 arresti praticati, se ai morti, ai feriti e agli
-arrestati avessero dato il loro contingente gli operai
-che stanno relativamente bene e che lavorano regolarmente.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
-</p>
-
-<p>
-3. Infine si dimentica un canone di psicologia
-popolare, indiscutibile oramai, ch’è questo: le influenze
-dei perturbamenti economici regressivi si
-risentono più rapidamente e più intensamente dove
-maggiore è il benessere; invece l’adattamento all’ambiente
-sociale è tale tra i popoli caduti nell’abbiezione
-della miseria e della ignoranza, ch’essi
-divengono insensibili a qualunque male nuovo e a
-qualunque peggioramento di quelli esistenti. Inversamente
-cresce il desiderio di benessere, di coltura
-e di libertà, in ragione diretta dei miglioramenti
-conseguiti. L’osservazione è di Buckle e fu ripetuta
-da Spencer e da Lombroso<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
-</p>
-
-<p>
-Perciò si mossero la Sicilia nel 1893 e la Puglia
-nel 1898 e rimasero tranquille la Calabria e la Sardegna.
-Qui la miseria dura ininterrotta da anni ed
-anni e le popolazioni che le abitano si sono adattate
-ad un regime inferiore. Il passaggio rapido da
-un relativo benessere ad un certo grado di miseria
-spingea a ribellione le prime. Questi principî di
-psicologia collettiva, che trovarono la loro applicazione
-ripetute volte, poterono agire a Milano come
-<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
-in varie altre contrade<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a>. Milano, che aveva tumultuato
-il 1 Aprile 1886 per il dazio sul pane e per
-le angherie degli agenti daziari, non poteva rimanere
-insensibile quando il prezzo del pane subì nel 1898
-un aumento di quasi il 50%<a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a>.
-</p>
-
-<p>
-A Milano, inoltre, come si disse, dovettero intensamente
-agire altre cause, perchè Milano è la
-<i>capitale morale</i>. Che lo sia lo dicono le cifre, che
-bisogna lasciar parlare. Cominciamo da quelle relative
-alla base biologica, che con qualche confronto
-con quelle della maggiore città del mezzogiorno,
-Napoli, serviranno a fare apprezzare più al giusto
-la costituzione bio-sociologica della metropoli del
-Nord e di quella del Sud<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a>.
-</p>
-
-<p>
-L’aumento della popolazione nella capitale della
-Lombardia, se non è vertiginoso come quello di
-alcune grandi città dell’Europa settentrionale o degli
-Stati Uniti, è assai considerevole. Contava 351,941
-<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span>
-abitanti nel 1885 ed arrivò a 441 nel 1895. L’aumento
-fu più rapido tra il 1881 e il 1891 — da
-314 a 414 mila abitanti; mentre Napoli nello stesso
-tempo da 493 salì a 527 mila. In media a Milano
-l’aumento fu di circa 10,000 abitanti all’anno, mentre
-a Napoli non arrivò a 3000.
-</p>
-
-<p>
-Questa prima ed enorme differenza acquista un
-significato economico sociale interessantissimo quando
-si saprà che la natalità di Milano nel 1895 era
-molto ai disotto di quella media del regno: rispettivamente
-di 28,21 e di 38,67 per mille abitanti.
-</p>
-
-<p>
-Questa natalità arriva alla cifra dei popoli orientali
-meno avanzati in civiltà in Napoli: nel 1891
-di 41,4 nel quartiere S. Lorenzo, dove nel 1881
-mantenevasi a 49,8. Questi altri dati, oltre l’influenza
-esercitata dalla diversità delle condizioni economiche
-degli abitanti delle due città, danno ragione in parte
-della differente mortalità: a Milano, per l’igiene, la
-pulizia e il rinnovamento edilizio, si spendono Lire
-1318,80 per 100 abitanti; a Napoli si arriva a poco
-più della metà, a L. 693.85.
-</p>
-
-<p>
-L’aumento della popolazione, dunque, a Milano,
-come nelle altre città civili, non è determinato da
-forte natalità, ma dalla sua minore mortalità ridotta
-a 24,52 nel 1895 colla media del regno di
-circa 26 e di Napoli, che mantenevasi a 30,6
-nel 1893. L’aumento dovuto alla minore mortalità
-viene accresciuto dalla immigrazione, che fu di
-10,511 nel 1885 e discese a 9545 nel 1895; inversamente
-l’emigrazione tra gli stessi anni salì da
-2944 a 3194. Queste ultime cifre sono interessantissime,
-perchè dimostrano: 1º la quantità considerevole
-di persone nate fuori di Milano, che nella ricca
-<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
-città vanno a prendere dimora; 2º che il movimento
-ascenzionale della prosperità, a giudicarne dalla diminuita
-immigrazione e dall’aumentata emigrazione,
-aveva già cominciato a subire un arresto nel 1895.
-</p>
-
-<p>
-Occorrerebbe una speciale monografia per illustrare
-la vita economica industriale di Milano, che
-non è uguagliata da quella di verun’altra città
-italiana; vi sarà agio di accennarvi un poco più
-in là, e qui basta ricordare che la <i>Cassa di Risparmio</i>
-costituisce l’indice migliore della ricchezza
-della Lombardia. Gli ottocento milioni all’incirca di
-depositi e risparmi della Lombardia rappresentano
-oltre due terzi del totale spettante alle provincie
-meridionali come si è visto in uno dei capitoli
-precedenti.
-</p>
-
-<p>
-La superiorità di Milano è indiscutibile e considerevole
-dal punto di vista intellettuale e morale.
-Milano spende L. 655,20 per istruzione e L. 1,23
-per culto ogni 100 abitanti; Napoli invece presenta
-queste cifre: L. 354 e L. 19,67. Alle due spese corrispondono
-rigorosamente i dati dell’analfabetismo
-e quei della superstizione, dimostrabili colla statistica
-per la prima parte e riconoscibili soltanto dalla
-cronaca per la seconda. A Milano, infatti, su 100
-sposi, un poco più di 16 non sanno sottoscrivere;
-più di 50 a Napoli. Quasi tutti i ragazzi che hanno
-l’obbligo della scuola — 96 su 100 — la frequentarono in
-Lombardia negli anni 1894-95; arrivarono a 63 nella
-Campania. Aggiungasi che mancarono qui tutte, o
-quasi, le scuole e le istituzioni complementari, che
-rendono meno illusoria l’istruzione obbligatoria.
-</p>
-
-<p>
-In perfetta armonia coi dati economici e morali
-sono quelli morali come si può rilevare da questo
-<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span>
-specchietto che si riferisce al triennio 1893-95. Per
-100,000 abitanti:
-</p>
-
-<table class="data" summary="">
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td><b>Milano</b></td> <td><b>Napoli</b></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Reati d’ogni specie denunziati</td> <td class="num">1316&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</td> <td class="num">3984&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Contro il buon costume</td> <td class="num">10,48</td> <td class="num">40,54</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Omicidi</td> <td class="num">3,02</td> <td class="num">28,35</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Lesioni violente</td> <td class="num">101,61</td> <td class="num">511,30</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Reati contro proprietà</td> <td class="num">352,97</td> <td class="num">498,25</td>
- </tr>
-</table>
-
-<p>
-Milano supera tutto il mezzogiorno nel numero
-delle nascite illegittime (10,2 per 100 nascite); ma si
-sa che questo è l’indice meno significante della moralità
-pubblica; tanto che Torino, la quale nell’insieme
-sta innanzi a Milano per la istruzione e pei
-reati, la supera nelle quote degli illegittimi, con 14,1.
-Milano anche in uno degli elementi più dolorosi,
-si rivela a livello delle regioni più colte di Europa:
-nel 1895 ebbe 90 suicidi; non furono che 53 a Napoli,
-con circa 90 mila abitanti in più.
-</p>
-
-<p>
-Se dal lato negativo della statistica morale si
-passa a quello positivo, in qualche modo rappresentato
-dalla beneficenza e dalla previdenza, riscontriamo
-dati che armonizzano coi precedenti e li spiegano.
-A Napoli si spendono L. 118,72 per 100 abitanti per
-beneficenza pubblica ed a Milano 185,15. Ma queste
-cifre non danno che una pallidissima idea dello spirito
-filantropico di Milano, in tutte le sue classi sociali.
-Chi volesse rendersene conto, legga in <i>Appendice</i>
-ciò che brevemente ci scrisse persona che conosce
-la <i>capitale morale</i> e non potrà fare a meno di sentire
-per essa una viva ammirazione.
-</p>
-
-<p>
-Accanto alla beneficenza sta la previdenza. Oltre
-il Monte di Pietà e la Cassa di Risparmio, a Milano
-<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
-vivono o meglio vivevano, prima che la raffica reazionaria
-le devastasse, oltre 160 associazioni di mutuo
-soccorso tra professionisti ed operai di ogni specie.
-Si può assicurare che i più umili mestieri e i più vari
-hanno la loro associazione di mutuo soccorso; prima
-fra tutte l’<i>Associazione generale</i>, che ha un capitale
-di oltre 600,000 lire e che per potenza economica e
-numero di soci gareggia con quella di Torino; entrambi
-sono tra le pochissime in Italia che reggono
-al paragone delle inglesi. Milano, colle sue diverse
-opere di beneficenza e di previdenza, spende la bella
-somma di circa otto milioni e duecento mila lire
-all’anno.
-</p>
-
-<p>
-Floridissima e bene organizzata era la Camera
-del Lavoro, cui il municipio aveva accordato un
-sussidio annuo di L. 10,000 e la sede gratuita in
-via Crocefisso ed a cui facevano capo circa 120 sodalizi
-che rappresentavano tutto il lavoro manuale
-e parte di quello intellettuale — associazioni tra insegnanti,
-ecc. — Serviva come intermediaria tra capitale
-e lavoro, tra l’offerta e la domanda di lavoro
-e patrocinava gli interessi dei lavoratori.
-</p>
-
-<p>
-L’opera sua fu sempre efficacissima e spesso
-compose degli scioperi o li evitò; lo stesso Municipio
-in qualche occasione si rivolse ad essa. L’ultima
-sua buona opera compiuta fu nello sciopero
-dei tramvieri, che durò un sol giorno e terminò
-colla vittoria dei lavoratori contro il Municipio e
-contro la società Edison. L’ira della reazione non
-la risparmiò, non ostante che non avesse carattere
-politico.
-</p>
-
-<p>
-E colla Camera del Lavoro possiamo passare
-alle associazioni schiettamente politiche. Quelle di
-<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span>
-mutuo soccorso hanno ciascuna una prevalente tendenza
-politica; l’<i>Associazione generale</i>, ad esempio,
-è nelle mani dei monarchici moderati che se ne
-avvalgono ed acquistano una influenza superiore
-alla loro forza reale. La norma delle associazioni
-monarchiche è la <i>Costituzionale</i> presieduta dal nobile
-G. Visconti Venosta e dove si raccolgono i reazionari
-più feroci, reclutati nell’aristocrazia e nella
-grassa borghesia: le sue idee vengono rappresentate
-nella stampa della <i>Perseveranza</i>. Sono monarchiche
-varie società fra militari ed alcuni circoli
-elettorali — tra i quali un Comitato elettorale permanente
-nel terzo collegio, che tra i principali capi
-di accusa contro i suoi avversari enumera quello
-di essere appartenenti alla massoneria. Merita menzione
-speciale il <i>Circolo popolare</i>, che vorrebbe un
-partito conservatore moderno ben distinto dal reazionario,
-a cui appartengono Prinetti e Ambrosoli,
-tra gli altri deputati; ma che sinora non è riuscito
-ad avere molta fortuna; non ne ha avuto una maggiore
-l’<i>Associazione monarchica fra gli studenti milanesi</i>.
-</p>
-
-<p>
-Un tempo era potentissimo il Consolato Operaio
-schiettamente democratico e che fu lo strumento
-della vittoria clamorosa della lista democratica e repubblicana
-alla prima elezione generale a suffragio
-allargato nel 1882. Fu battuto in breccia dai socialisti,
-che gradatamente gli sottrassero molti importanti
-sodalizi e gli era stato sostituito il <i>Tribunato
-dei lavoratori</i>, ch’era schiettamente repubblicano<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a>;
-<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
-e repubblicani erano molti circoli elettorali ed altre
-società — compresa una d’irredenti ed altre fra
-gli studenti raccolti nel <i>Fascio Carlo Cattaneo</i>. Repubblicani
-e democratici potevano contare su di alcune
-società di mutuo soccorso, sulla <i>Società democratica
-tra i Reduci dalle Patrie battaglie</i> e sulle
-<i>Società Reduci volontari garibaldini</i>.
-</p>
-
-<p>
-Erano oltre venticinque le società e trenta gli
-oratorii cattolici, nei quali stava la forza disciplinata
-del partito clericale. Alcune organizzazioni
-avevano scopo esclusivamente elettorale e riuscirono
-utilissime ai moderati nelle elezioni amministrative.
-</p>
-
-<p>
-I sodalizi socialisti sembravano scarsi di numero;
-ma erano mirabilmente organizzati e di una
-sorprendente attività. Alla <i>Federazione socialista</i>,
-all’<i>Associazione elettorale socialista</i>, al <i>Circolo di
-studi sociali</i> facevano capo molti circoli — alcuni
-prevalentemente elettorali — ed altre utili istituzioni,
-come il Ristorante cooperativo di Ponte Seveso
-che riusciva efficacissimo per la propaganda. L’organizzazione
-socialista era la più disciplinata e la
-più forte: la sola che poteva competere col partito
-clericale. Nè la disciplina veniva rotta dalle diversità
-della corrente che cominciava a designarsi tra
-<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span>
-i moderati guidati da Turati e dalla Koulischoff, che
-volevano accordi coi partiti affini, e gli intransigenti
-che di accordi non volevano sapere in alcun
-modo. Gli uni e gli altri — moderati e intransigenti — erano
-decisamente avversi a qualunque tentativo
-rivoluzionario, almeno tra gli elementi direttivi e
-tra gli oratori delle frequenti e frequentate conferenze.
-</p>
-
-<p>
-Con un cenno alla <i>Massoneria</i> — scissa durante
-il governo Crispi, perchè a lui si riteneva troppo
-ligio il Gran Maestro del tempo — alla <i>Società internazionale
-per la pace</i>, dove trovano posto uomini
-di tutti i colori — dal conservatore Albasini-Scrosati
-ai repubblicani Maffi e Premoli — e al
-<i>Circolo per la solidarietà internazionale</i>, ch’è una
-emanazione della precedente, con intendimenti più
-larghi e più pratici, pongo termine alla rapidissima
-rassegna delle associazioni di Milano, che possono
-già dare un adeguato concetto della sua vivace attività
-politica, che meglio risalterebbe dalla storia
-dei suoi singoli collegi fatta al lume dei risultati
-elettorali. Le ultime elezioni, ad esempio, insegnano
-che nel solo VI collegio, tra socialisti e repubblicani,
-gli antidinastici sono oltre 3000.
-</p>
-
-<p>
-Questi dati politici e intellettuali vengono completati
-dalle seguenti notizie sulla stampa. Milano
-ha i giornali più diffusi in Italia, se non i meglio
-compilati.
-</p>
-
-<p>
-Comincio dall’<i>Italia del Popolo</i> che non risorgerà
-più nella <i>capitale morale</i> e che rivivrà a Roma
-sotto il semplice titolo: <i>Italia</i>. Benchè intransigentemente
-repubblicana — talvolta bigotta — e non
-ben fatta dal lato tecnico e deficientissima pel servizio
-telegrafico, era riuscita ad avere quattromila
-<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
-abbonati. Era grande il valore morale dei suoi collaboratori — oggi
-quasi tutti in carcere — ma era
-maggiore la diffusione delle idee repubblicane; tale
-da consentirle una tiratura di oltre 15 mila copie,
-quale non l’ebbero mai <i>L’Unità Italiana, Il Dovere,
-La Lega della democrazia</i>, non ostante la direzione
-di uomini che si chiamavano Maurizio Quadrio,
-F. Campanella, Alberto Mario. E l’<i>Italia del Popolo</i>,
-per le deficienze indicate, non oltrepassava i confini
-dell’Emilia.
-</p>
-
-<p>
-Tra i quotidiani, il primo posto per la diffusione
-lo tiene a Milano e in tutta Italia <i>Il Secolo</i>, la cui
-tiratura oscilla attorno alle 100 mila copie e che
-esercita una grande e benefica influenza in senso
-democratico in tutto il regno. E per questa sua
-azione venne soppresso dal generale Bava Beccaris.
-Viene dopo <i>Il Corriere della sera</i>, che col volteggiare
-accorto del Torelli-Viollier, che sapeva a tempo
-debito secondare l’opinione pubblica e colla grande
-cura posta nella compilazione, aveva ottenuto una
-considerevole diffusione. Coll’uscita dell’antico direttore,
-cui parvero enormi i fasti reazionari dello
-stato di assedio, si è avvicinato politicamente alla
-<i>Perseveranza</i> — l’organo più sfacciato della reazione,
-ma che per fortuna esercita scarsissima influenza,
-per la sua scarsa diffusione. Non arrivò a
-guadagnare neppure durante lo stato di assedio,
-quando ridusse democraticamente il prezzo di vendita
-da 10 a 5 centesimi.
-</p>
-
-<p>
-La <i>Lombardia</i> era un giornale alquanto democratico,
-non bene definito, ma che per le sue imparzialità
-godeva di molte simpatie tra la borghesia che
-non vuole arrivare al <i>Secolo</i>, ma che non può acconciarsi
-<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
-agli organi della reazione; ora ha mutato
-indirizzo, come è pure mutato tutto il personale
-di redazione, volontariamente dimessosi per atto di
-solidarietà con il suo direttore, non avendo voluto
-il direttore Gianderini acconciarsi a fare un giornale
-reazionario. Invece è discretamente diffusa
-<i>La Sera</i>, sempre — almeno sinora — ministeriale,
-per l’ora tarda in cui si pubblica e che la fa ricercare
-per le notizie ultime. L’<i>Osservatore Cattolico</i>
-di Don Albertario e la <i>Lega Lombarda</i> sono i due quotidiani
-cattolici: la seconda fornica coi moderati e
-qualche volta assume intonazione conciliazionista.
-</p>
-
-<p>
-<i>La Lotta di Classe</i> — risorta sotto il titolo
-di: <i>Lotta</i> con un valoroso direttore — Claudio Treves — <i>Il
-Socialista, L’elettore cattolico milanese, il Popolo
-cattolico, Il lavoratore italiano</i>, clericale, e <i>L’Idea
-liberale</i> sono settimanali: sarebbe fortuna per tutti
-se le idee temperate dell’ultima prevalessero tra i
-monarchici milanesi.
-</p>
-
-<p>
-Milano ha inoltre: 23 pubblicazioni commerciali
-e industriali — tra i quali <i>Il Sole</i> e il <i>Commercio</i>
-quotidiano; 22 di medicina; 5 giornali giuridici — <i>I
-Tribunali</i> divennero quotidiani durante i processi
-politici ultimi; 16 agricole; 22 di moda; 14 strettamente
-religiose; 29 letterarie, educative, scolastiche,
-ecc.; 13 per le famiglie ed umoristiche — argutissimo
-<i>Il Guerrino Meschino</i> e assai popolare
-<i>L’Uomo di Pietra</i>; 13 teatrali; 3 di viaggi; 5 di
-pubblicità; 9 di sport, caccia e scherma; 15 di genere
-diverso; 12 scientifiche — tra le quali <i>Il Pensiero
-italiano</i> di Pirro Aporti. E chiudo questa eloquentissima
-enumerazione con un cenno speciale
-alla soppressa <i>Critica Sociale</i>, che mercè l’opera
-<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
-assidua, intelligente ed amorevole di Filippo Turati
-aveva acquistato fama grande e meritata in Italia
-e fuori e che tutti si augurano di vedere risorgere
-presto e rigogliosa e battagliera, non appena il suo
-valoroso direttore avrà riacquistata la libertà.
-</p>
-
-<p>
-Da tutto ciò si può già concludere che Milano
-è città essenzialmente politica e intellettuale; e chi
-conosce la vivacità delle discussioni nei caffè, nei
-ritrovi familiari, nelle piazze; la frequenza e varietà
-delle conferenze pubbliche — molte delle quali,
-naturalmente con diversità d’intenti, organizzate dal
-florido <i>Circolo Filologico</i> e dalla <i>Società internazionale
-per la pace</i> — tutte affollate e parecchie tenute
-nella stessa ora, potrà ancora più agevolmente ricostruire
-mentalmente l’ambiente psichico di Milano.
-</p>
-
-<p>
-Questo ambiente, è naturale, non si formò in
-un giorno, nè in un anno. Degli anni ce ne vollero
-perchè quello descritto da Parini si mutasse radicalmente.
-</p>
-
-<p>
-Non è qui il luogo per dimostrare quali fattori
-naturali e sociali abbiano contribuito a preparare e
-maturare il mutamento facendone un centro attivissimo
-di vita economica e intellettuale; certamente
-l’Austria colla sua cura di forche, di piombo e di
-galera ne ricostituì sano e vigoroso il carattere politico;
-ne formò la tradizione fiera, indipendente,
-indomita.
-</p>
-
-<p>
-In un solo anno — dall’agosto 1848 all’agosto
-1849 — furono eseguite non meno di novecento
-sessanta sentenze di morte sopra individui accusati
-o semplicemente sospettati autori di reati politici,
-compresi taluni pei quali non esisteva neppure il
-sospetto, ma che vennero giustiziati sol perchè tratti
-<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span>
-accidentalmente in arresto. Alcune esecuzioni acquistarono
-celebrità per alcuni episodi eccezionali.
-</p>
-
-<p>
-È così che i milanesi vanno orgogliosi del:
-<i>Tiremm innanz!</i> di Sciesa (1850).
-</p>
-
-<p>
-«Il trattamento dei bruti a cittadini che insultati
-risentono l’insulto, dice il Senatore Piolti de’
-Bianchi, segnò tra Milano e l’Austria una macchia
-indelebile, una pagina d’odio, che nessuno mai
-straccerà».
-</p>
-
-<p>
-E quest’odio spiega come, perchè Milano <i>pacifica</i>
-e umana fra le città italiane, abbia manifestato un
-entusiasmo come per una vittoria nazionale all’annunzio
-dell’assassinio del D.<sup>r</sup> Vandoni (1851) reo di
-aver denunziato alla polizia il suo amico Dottor
-Ciceri<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Il moto del 6 Febbraio 1853 — nel quale ebbero
-parte Visconti Venosta e Depretis — e tutte le successive
-cospirazioni e impiccagioni consecutive, sino
-alla liberazione del 1859, non fecero che rinvigorire
-<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
-e rendere adamantino questo carattere politico della
-Lombardia e della sua capitale.
-</p>
-
-<p>
-Una nuova vita avrebbe dovuto cominciare colla
-cacciata degli Austriaci; e lombardi e milanesi vi
-credettero tanto a questa nuova vita, che essi, nei
-primi anni della costituzione del regno, sembrarono
-tra i più devoti alla dinastia sabauda; tanto devoti,
-che Enrico Cernuschi, indignato, preferì alla cittadinanza
-italiana la francese. — Le elezioni politiche
-erano l’indice migliore dei sentimenti della massa
-che godeva del diritto di voto. C’erano già dei brontoloni,
-disgustati che Vittorio Emmanuele non avesse
-mantenuto l’antico impegno di convocare la Costituente;
-ma i più erano soddisfatti della liberazione
-dal giogo austriaco e preoccupati e distolti da altre
-aspirazioni, dal desiderio ardente di compiere l’unità
-e l’indipendenza della nazione, sino a tanto che lo
-odiato e antico oppressore rimaneva accampato nel
-Veneto. Qualche elezione — quelle di Giuseppe Ferrari,
-di G. Mussi, e più tardi di Carlo Cattaneo — più
-che alla influenza della corrente politica che
-rappresentavano gli eletti — era un omaggio alla
-eminenza della persona o l’effetto di condizioni
-locali.
-</p>
-
-<p>
-La reazione contro il sentimento monarchico-moderato
-andavasi maturando man mano che i governanti
-discreditavansi per errori politici e per
-immoralità delle quali non potevansi vittoriosamente
-difendere.
-</p>
-
-<p>
-Era divenuta vigorosa all’epoca del <i>Gazzettino
-Rosa</i> — che potè fare di più per la demolizione
-delle istituzioni coi duelli de’ suoi redattori viventi
-<i>en bohemiens</i>, che non gli articoli logici e serrati
-<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
-dell’<i>Unità Italiana</i> — ed esplose colle infamie del
-processo Lobbia<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Passò inosservata, o quasi, la cospirazione repubblicana
-del 1869 — per la quale venne arrestato
-sulla Piazza del Duomo il Dott. Pantano, tradito da
-un ufficiale; ma suscitò maggiore interessamento il
-tentativo insurrezionale della Caserma di Pavia colla
-conseguente fucilazione di Barsanti.
-</p>
-
-<p>
-I sotterfugi miserevoli di Lanza per negare la
-grazia del povero caporale, chiesta in nome delle
-donne italiane da una Pallavicini, al cui consorte
-grazia non era stata negata dall’Imperatore d’Austria,
-produsse la più penosa impressione nella pubblica
-opinione. E la Lombardia cominciò a divenire un
-semenzaio di deputati schiettamente repubblicani — Sonzogno,
-Billia, Ghinosi, Mussi, Cavallotti — molti
-dei quali forniti dal <i>Gazzettino Rosa</i>, divenuto popolare
-perchè battagliero ed anticesareo. 1 fatti di Via
-Moscova — 23 Marzo 1879<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a> — e tanti altri fasti
-<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
-della polizia, che non lasciava passare occasione per
-agire austriacamente, accelerarono l’evoluzione di
-Milano e della Lombardia in senso democratico e
-repubblicano: evoluzione che trovava il suo terreno
-ben preparato nella tradizione storica e nella influenza
-che dovevano esercitare legittimamente, sopra tutti
-gli elementi intellettuali e sani, un gigante come
-Carlo Cattaneo, uomini come Giuseppe Ferrari e
-Gabriele Rosa; evoluzione che divenne ufficialmente
-palese colle elezioni generali del 1882.
-</p>
-
-<p>
-In tal modo si andò preparando in Milano e in
-Lombardia un ambiente non solo repubblicano, ma
-schiettamente federalista, con questo in più: che la
-tendenza federalista non era esclusiva dei repubblicani,
-ma invadeva più o meno apertamente su tutti
-gli altri partiti e su tutte le classi sociali, percorrendo
-una gamma al cui centro stava l’<i>Italia del Popolo</i>
-coll’indimenticabile Dario Papa, e, agli estremi, da un
-lato Filippo Turati e dall’altro Giuseppe Colombo.
-</p>
-
-<p>
-Date le condizioni tristi del resto d’Italia e data
-la coscienza della superiorità economica, intellettuale
-e morale di Milano e della Lombardia, coloro che
-si sapevano superiori e vedevansi legalmente accoppati
-da una forte maggioranza avversa, non potevano
-che riconfermarsi nel sentimento e nell’aspirazione
-federalista nella quale vedevano una nuova liberazione
-dai <i>barbari</i> del mezzogiorno. Così formossi la
-leggenda dello <i>Stato di Milano</i>, in fondo della quale
-c’era e c’è un assieme di verità, che non dovette rimanere
-del tutto estranea negli ultimi moti di Maggio<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span>
-</p>
-
-<p>
-Milano e la Lombardia si credettero addirittura
-sottoposti ad un dominio odioso sotto il secondo
-ministero Crispi: il quale ricambiava i lombardi di
-cordialissima antipatia e designavali come <i>Galli cisalpini</i>.
-Antipatia scambievole, sottolineata dai solenni
-fischi di Milano al Presidente del Consiglio,
-tanto più significante in quanto che la rottura colla
-Francia accentuata da Crispi, più che alle altre,
-economicamente, riusciva profittevole alle industrie
-lombarde.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
-</p>
-
-<p>
-Lo spirito lombardo, in ultimo, parve impersonato
-in Cavallotti che alla sua tenace e meravigliosa
-opposizione dette il profumo che veniva dalla <i>questione
-morale</i>; sicchè le manifestazioni violente
-di Milano e di Pavia dopo Abba Carima e la successiva
-caduta di Crispi parvero una vittoria, una
-rivincita del bardo glorioso della democrazia e dei
-suoi rappresentati.
-</p>
-
-<p>
-Questo l’ambiente politico-morale di Milano;
-che a buon diritto può essere chiamata la <i>capitale
-morale</i> d’Italia per lo insieme armonico delle sue
-condizioni. Torino che l’uguaglia, le sta dappresso
-o la supera nella vita economica, nell’alfabetismo
-e nella minore delinquenza, non ha la vivacità e
-l’energia politica di Milano. E si spiega la calma
-di Torino durante gli ultimi moti non solo col desiderio
-di non nuocere al successo della sua Esposizione
-e colla forte organizzazione del suo socialismo
-intransigente, ma anche col suo temperamento e
-colla influenza della tradizione dinastica ancora
-tanto viva su di un Edmondo De Amicis che manifesta
-un sacro orrore per l’idea repubblicana innanzi
-al Tribunale militare, che doveva condannare a
-dodici anni di reclusione il suo amico e compagno
-di fede Filippo Turati!
-</p>
-
-<p>
-L’ambiente politico-morale di Milano, sovraccitato
-già in modo straordinario dalla morte e dai
-funerali di Cavallotti e dalla rassegna delle forze
-repubblicane e socialiste fatte nella commemorazione
-solenne del cinquantesimo anniversario delle Cinque
-Giornate — era tale che sarebbe stato miracolo se
-i moti per la fame del resto d’Italia non vi avessero
-ottenuto una forte ripercussione. Sarebbe bastato
-<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span>
-il contagio psichico, tanto più facile dove il
-terreno è adatto, a determinarla<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a>; l’uccisione di
-Mussi doveva renderla inevitabile. L’imprudenza — altri
-forse dirà il calcolo, se la reazione era
-realmente <i>sospirata</i> — delle autorità politiche e
-militari dovevano necessariamente riuscire agli episodi
-sanguinosi di Maggio 1898. Nei quali, per
-quante ricerche abbia fatte, non sono riuscito a
-convincermi che vi abbia avuto parte principale la
-teppa, come da qualcuno, che ha voluto erroneamente
-scagionare Milano dei tumulti avvenuti, è stato
-asserito<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span>
-</p>
-
-<p>
-La manifestazione primitiva del 6 Maggio fu
-essenzialmente politica e tali rimasero le successive.
-Così doveva essere. Se le condizioni d’Italia sono
-tali che a giudizio di Saracco destano il <i>disgusto
-del presente regime</i> — e testè gli fecero dire che
-per salvare l’Italia si dovrebbe <i>ricondurre il senso
-chiaro, esatto della moralità nella coscienza pubblica,
-in basso e in alto</i><a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a> — non era evidente, non era
-logico, che questo disgusto prorompesse in pubbliche
-manifestazioni nella <i>capitale morale,</i> dove identiche
-esplosioni, per cause minori, c’erano state altre volte?
-Se questa volta si arriva alle barricate, che nessuno,
-però, difende, la colpa è tutta delle autorità
-politiche e militari, che agirono in guisa da
-far sospettare che abbiano voluto le barricate per
-arrivare alla reazione.
-</p>
-
-<p>
-Per parte mia non esito ad aggiungere che se
-le barricate rimasero indifese, se i moti non furono
-più gravi ciò si deve al fatto che mancò assolutamente
-ogni preparazione ed ogni direzione e sopratutto
-al dissidio tra i socialisti e una borghesia
-colta e repubblicana, che ha un obbiettivo determinato,
-ma che ebbe tagliati i garretti dal socialismo,
-che le sottrasse le masse. In queste poi poterono più
-la tradizione, il temperamento, che non poteva
-essere modificato in pochi anni, anzichè la propaganda
-<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span>
-sinceramente e costantemente antirivoluzionaria
-dei socialisti; ed esplosero<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a>.
-</p>
-
-<p>
-La protesta di Milano fu essenzialmente politica
-e morale; ma credo di avere dimostrato ad
-esuberanza che non ebbe il menomo carattere di un
-vero tentativo insurrezionale. Se a Milano, come
-alcuni, a torto, pretendono, mancò l’influenza economica
-nella determinazione della protesta, ciò tornerebbe
-sempre a suo grandissimo onore. I socialisti
-non deridono a sangue ogni giorno la quistione sociale
-perchè alcuni socialisti la riducono a semplice
-<i>quistione di stomaco?</i> Ebbene, diano tutta la loro
-ammirazione a Milano che si leva in nome delle
-più sante ed alte idealità!
-</p>
-
-<p>
-In quanto alle sozze calunnie di chi disse i moti
-di Milano e del resto d’Italia voluti e preparati dai
-socialisti e repubblicani agli <i>ordini ed agli stipendi</i>
-del Papa e della Francia, esse non meritano che il
-più profondo disprezzo<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span>
-</p>
-
-<p>
-Quattro mesi di reazione non poterono modificare
-l’ambiente politico e morale di Milano.
-</p>
-
-<p>
-La <i>capitale morale</i> rimane uno scandalo per
-alcune parti d’Italia ed un pericolo — se non si
-vorrà trarre ammaestramento dagli avvenimenti — per
-le istituzioni; si capisce perciò che ci sia qualche
-nuovo Barbarossa, come venne chiamato chi ebbe
-la triste ventura di spegnere Cavallotti, che la vorrebbe
-annientata; si capisce ancora che ci sia chi
-vorrebbe metterla sotto la <i>tutela affettuosa</i> dell’Italia.
-</p>
-
-<p>
-Oh! il momento per togliere di mezzo questa
-minaccia permanente alla tranquillità dello Stato,
-di porre sotto tutela.... la <i>capitale morale</i> è veramente
-opportuno! Quando all’estero, per nostra
-incancellabile vergogna, si discute sulla convenienza
-di porre l’Italia sotto la tutela dell’Europa perchè
-non sa guarirsi dalla miseria e dall’analfabetismo,
-che generarono il pericolo anarchico<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a>, è giusto
-<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span>
-che ci sia all’interno chi voglia spento il focolaio
-di benessere, di sana energia, di vera civiltà che
-risiede in Milano!
-</p>
-
-<p>
-Se i nuovi Barbarossa esprimessero il sentimento
-della maggioranza degli italiani sarebbe segno che
-l’Italia non potrebbe tollerare che una sua grande
-città venisse chiamata la <i>capitale morale</i>....
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap14">XIV.
-<span class="smaller">CONFRONTI</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Si afferma di ordinario dalle persone che non
-vogliono darsi la pena di comparare per riflettere
-ed agire in conformità dei risultati ottenuti dalla
-comparazione: i confronti sono odiosi. Dovrebbe
-dirsi invece: i confronti sono dolorosi e vergognosi
-per coloro che sono costretti a constatare la propria
-inferiorità e per quanti furono e sono causa della
-inferiorità stessa.
-</p>
-
-<p>
-La comparazione che s’impone quando si è dato
-il bando all’assoluto è di una indiscutibile utilità
-nella politica, che vuole essere sperimentale perchè,
-trovando termini di confronto con dati avvenimenti,
-si acquistano elementi per una specie di giudizio di
-appello, ammaestramenti ed indicazioni sulle conseguenze
-non remote degli avvenimenti comparati a
-seconda della diversità delle misure adottate di fronte
-ai medesimi.
-</p>
-
-<p>
-Non si deve tacere che nella comparazione e
-nelle induzioni si deve andare guardinghi, perchè la
-<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span>
-diversità delle condizioni tra popolo e popolo ed
-anche tra periodi diversi nella vita di una stessa
-nazione, può indurre in errore e far formulare previsioni
-che non si realizzano generando meraviglia
-e disillusioni; ma, oltrecchè nella fase presente di
-evoluzione la diversità delle condizioni è in continua
-attenuazione tra i popoli europei, è innegabile che
-la comparazione rimane come il metodo migliore
-per fare della politica sperimentale, pur facendo riserve
-sulle indicazioni che somministra e ricorrendo
-a tutti i temperamenti nell’applicazione, che possono
-essere suggeriti dalla conoscenza delle più salienti
-diversità di condizioni.
-</p>
-
-<p>
-Convinto della eccellenza di questo metodo, mi
-pare che non si potrebbe conchiudere più opportunamente
-questo studio sui tumulti della primavera
-del 1898 e sulla conseguente reazione se non coi
-confronti sul rispetto delle leggi e delle costituzioni,
-sulla libertà lasciata ai cittadini, sulle misure adottate
-dai vari Stati d’Europa in casi analoghi a quelli
-italiani.
-</p>
-
-<p>
-Se si dovesse prestar fede ai grotteschi apologisti
-del vigente regime italiano, i quali non esitano
-ad affermare che in fatto di libertà e di osservanza
-della costituzione il nostro paese nulla ha da invidiare
-agli Stati più liberi del mondo, e che arrivano
-all’impudenza di dire che ne gode una maggiore
-della Francia, si potrebbe stabilire un contrasto
-stridente ed umiliante per noi, ponendo il paragone
-tra l’Italia e la Svizzera, tra l’Italia e gli Stati
-Uniti d’America; ma queste vanterie si devono
-prendere per quello che sono: per ridicolaggini
-divulgate con serietà o per ignoranza compassionevole
-<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span>
-o per insigne e interessata malafede. Perciò
-rinunzio a qualunque paragone non solo con detti
-Stati retti a repubblica, ma anche colle monarchie
-scandinave, dove da anni i tumulti per cause economiche
-e politiche sono sconosciuti è dove è illimitata
-la libertà e tutto vi si discute: dal Re alla
-organizzazione sociale; da questa alle compagine
-nazionale<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a>.
-</p>
-
-<p>
-I nostri millantatori si avrebbero a male il paragone
-tra l’Italia, paese a regime rappresentativo,
-con la Germania o con l’Austria, stati semplicemente
-costituzionali. Invece sono le due nostre alleate
-che avrebbero giusto motivo di offendersi del
-paragone. Il Cancelliere di Ferro, quando volle darsi
-nelle braccia della reazione, prima contro i cattolici
-e poscia contro i socialisti, si armò di leggi. Tra
-noi invece vige da anni, intendiamoci, e non da
-ieri soltanto, il cosidetto <i>piccolo stato d’assedio</i>, senza
-<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span>
-che leggi, e nemmeno i famosi decreti-leggi lo
-abbiano autorizzato. Le leggi talora sono applicate
-severamente in Germania; ma quando esistono queste
-leggi, almeno ogni cittadino sa a che cosa attenersi
-e a quali rischi si espone violandole. Tra noi l’arbitrio
-sostituito sistematicamente alla legge produce in
-tutti una incertezza ed un perturbamento, che sono
-tra le cause maggiori della nostra decadenza politica.
-</p>
-
-<p>
-In quanto a libertà di stampa e di riunione, chi
-legge il <i>Worwärts</i> e gli altri giornali e riviste dei
-socialisti, chi ha conoscenza delle conferenze innumerevoli
-che si tengono in tutte le birrerie di Berlino
-e della Germania, chi ha seguito l’ultimo congresso
-socialista di Stuttgart, in cui si affermò la
-dottrina collettivista da un lato e dall’altro si manifestarono
-voti aperti per la repubblica e si lanciò
-una sfida solenne all’Imperatore sulla famosa questione
-degli scioperi — si convincerà che il confronto
-non regge.
-</p>
-
-<p>
-Non regge neppure coll’Austria, che siamo abituati
-a considerare come sinonimo di dispotismo.
-Ha certi freni la stampa e i sequestri qualche volta
-colpiscono anche le riviste — ad esempio, Die Zeit
-di Vienna; — ma c’è una misura, vi sono criteri
-stabili. Non parliamo del diritto di riunione; quando
-i socialisti austriaci promossero l’agitazione pel suffragio
-universale a Vienna, si fecero dimostrazioni
-di venti e quarantamila persone, che procedettero
-ordinate per lo più.
-</p>
-
-<p>
-Qualche volta ci furono colluttazioni, anche
-gravi, colla forza; avvennero arresti e condanne
-severe — conformi alle leggi; ma il governo austriaco
-non pensò di sopprimere il diritto di riunione.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span>
-</p>
-
-<p>
-Gravi tumulti in Austria sono avvenuti negli
-ultimi anni e qualche volta fu proclamato lo Stato
-di assedio, consentito dalle leggi. Ma nè per la
-durata, nè per gli episodi che lo contrassegnarono
-in Boemia per la questione recentissima delle lingue,
-nè nell’Istria alcuni anni or sono, per l’altra analoga
-delle tabelle bilingui, si rese odioso come in
-Italia dal 1894 in poi. Nemmeno il più lontano
-paragone è possibile per le condanne dei tumultuanti,
-che furono mitissime anche quando andavano a
-colpire i cittadini rei di manifestazioni anti-nazionali,
-come fu il caso nei tumulti per le tabelle bilingui
-nell’Istria. Chi avrebbe potuto immaginare che
-l’Austria ci avrebbe dato lezioni di liberalismo e
-di costituzionalismo?
-</p>
-
-<p>
-Il paragone prediletto ai nostri monarchici
-costituzionali è quello coll’Inghilterra. Essi ci tengono,
-o meglio ci tenevano<a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a>, a dire che in Italia,
-in grazia della <i>lealtà</i> di Casa Savoja e dell’affetto
-popolare da cui è circondata, è stato possibile il
-<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span>
-godimento della massima libertà e del più perfetto
-svolgimento del regime rappresentativo. Nulla, intanto,
-di più grottescamente falso.
-</p>
-
-<p>
-Il paragone, sotto tutti i punti di vista, non
-regge ora; e non reggeva neppure pei tempi migliori
-della libertà italiana.
-</p>
-
-<p>
-Rimontando a sessant’anni or sono per la libertà
-di stampa ed a più di settant’anni per il diritto di
-riunione, per i criteri repressivi, per le condizioni
-lavoratori, deisi potrebbe trovare qualche somiglianza
-tra l’Inghilterra di allora e l’Italia odierna. Non
-più oggi.
-</p>
-
-<p>
-Due parole sulla libertà della stampa, che è
-divenuta la libertà fondamentale: essa sola vale
-quanto gli articoli più larghi di una carta costituzionale,
-che possono rimanere lettera morta dove
-c’è un esercito stanziale numeroso e disciplinato<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a>;
-essa sola sostituisce efficacemente ogni più severo
-controllo sull’opera politica e morale del governo.
-</p>
-
-<p>
-Per dare la misura di questa libertà di stampa
-in Inghilterra, bisogna leggere la collezione del
-<i>Truth</i>, del <i>Reynold’s News paper</i>, della <i>Modern Society</i>,
-<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span>
-dell’<i>Irish Weekly Independent</i>, del <i>Labour
-Leader</i>, di altre riviste o giornali socialisti, repubblicani,
-radicali e irlandesi. Indarno si cerca nella
-storia dei processi da anni ed anni qualche cosa
-che rassomigli all’applicazione dell’articolo 247 del
-Codice penale e di altri articoli consimili. Le istituzioni
-politico-sociali vi sono discusse e attaccate
-con una violenza di linguaggio inaudita; la Camera
-dei lords, nell’anno di grazia 1898, dal <i>Reynold’s
-Newspaper</i> viene considerata come un’assemblea
-di speculatori, di usurai, di ladri.... E non sono
-meglio trattati la Regina e tutti i membri della
-famiglia reale. Su i Re tutti d’Inghilterra, da Guglielmo
-il conquistatore a Vittoria, circola liberamente
-il libro di I. Morrison Davidson — <i>The New Book
-of Kings</i>: Il nuovo libro dei Re — di cui si sono
-fatte parecchie edizioni, e che riporta tutti gli
-aneddoti più feroci e più scostumati che possano
-discreditare le persone reali e le istituzioni monarchiche.
-</p>
-
-<p>
-Questa non è la libertà che si esercita su coloro
-che già appartengono alla storia — e che in Italia
-sono sempre <i>sacre ed inviolabili</i>; — ma si esercita
-piena, illimitata, sui contemporanei. Nel numero
-del 17 aprile 1898, <i>Gracchus</i> scrive una lettera al
-<i>Reynold’s News paper</i> nella quale dimostra il nessun
-valore politico, intellettuale e morale degli illustri
-parenti della Regina e della regina dice: «<i>Vittoria
-ha schivato l’adulterio</i>. E sta bene: l’ammiriamo.
-E l’ammiriamo in quanto, convinti del dogma
-della ereditarietà, chiunque avrebbe giurato, che
-essa avrebbe seguito la grossolana immoralità,
-che caratterizza i suoi zii particolarmente....».
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma se la Regina viene risparmiata da <i>Gracchus</i> — nessuno
-risparmia il Principe di Galles, ch’è
-stato messo alla gogna nei Tribunali, nei giornali,
-nei <i>meetings</i> — non la è da altri. Così l’<i>Irish
-Weekly Independent</i> nel febbraio 1898 pubblicò un
-articolo: <i>Is the Queen mad?</i> — La Regina è pazza? — dove
-si facevano allusioni agli amorazzi antichi
-della Regina con un suo prediletto e notissimo servitore,
-che — si assicura — la confortò dopo la
-morte del Principe-sposo Alberto. Nel numero
-del 1º maggio, lo stesso giornale, ch’è illustrato,
-in prima pagina, sotto il titolo: <i>A Jubilea Idyll</i> si
-vedeva la Regina Vittoria, volante come una furia
-orrida, con la face in mano, portar la guerra dapertutto,
-mentre intorno e sotto di lei i cannoni che
-scoppiano producono incendii, rovina e desolazione...
-In Italia, un giornale fu sequestrato perchè mise in
-caricatura... gli speroni del generale Pelloux!
-</p>
-
-<p>
-Gli emblemi, i motti allegorici, che si portano
-in processione, i discorsi che si pronunziano nei
-<i>meetings</i> sono dello stesso genere; e questo genere
-violento non è escluso dal Parlamento; dove, ad
-esempio, il Wakley, direttore del <i>Lancet</i> e deputato
-di Londra, domandando l’amnistia pei condannati
-cartisti di Monmouthshire, chiama <i>traditori</i> i Re e
-parla di <i>royal miscreants</i>, di <i>royal ruffians</i> — canaglie
-reali, banditi reali...
-</p>
-
-<p>
-Questi saggi di massima libertà di linguaggio,
-che si potrebbero moltiplicare a piacere, rispondono
-alla sciocca obbiezione che si sente spesso ripetere
-in Italia: in Inghilterra si può concederla perchè
-non se ne abusa. Ed a questa obbiezione rispose
-qualche anno fa Pasquale Villari, senatore, conservatore
-<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span>
-ed ex ministro del regno, col seguente giudizio:
-«La stampa più moderata usa in Inghilterra
-un linguaggio che a noi parrebbe sovversivo, ma
-che colà è giudicato prova di un vero spirito
-conservatore. <i>Da noi si direbbe, che questo è un
-eccitare i tumulti colà si crede che questo sia
-un conoscere i propri tempi....</i><a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a>».
-</p>
-
-<p>
-E parliamo di tumulti e di sommosse, ch’è
-quello che maggiormente importa.
-</p>
-
-<p>
-La storia dell’Inghilterra — proprio per ismentire
-anche su questo quei capi ameni i quali vogliono
-stabilire certe differenze di trattamento politico in
-ragione delle differenze di temperamento tra gli
-italiani e gl’inglesi — è piena di tumulti e di sommosse
-assai più gravi di quelli che abbiamo deplorato
-in Italia nella primavera del 1898.
-</p>
-
-<p>
-Se ci rifacciamo alla storia del primo quarto
-di questo secolo, anche al di là della Manica riscontriamo
-un periodo agitatissimo di fame, di prepotenze,
-di tumulti, di repressioni, di reazione, che
-nulla o ben poco ha da invidiare al nostro presente.
-</p>
-
-<p>
-È il periodo dell’<i>ultratorismo</i> contrassegnato dal
-sistema iniquo delle imposte, dalla niuna protezione
-sociale ai lavoratori, dalla prevalenza megalomaniaca
-e militaresca, dalla mancanza di libertà politica e
-di giustizia penale. Fu la vergogna dell’Inghilterra
-e scomparve più di settant’anni or sono.
-</p>
-
-<p>
-Sorpasso sui tumulti del 1829 e accenno appena
-a quelli che si riferiscono alla prima riforma, per
-<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span>
-fare comprendere a coloro che non conoscono gli
-inglesi quale sia la <i>flemma</i> e il <i>rispetto</i> delle persone
-e delle leggi di questi famosi anglo-sassoni.
-</p>
-
-<p>
-Nel 1831, appena Lord Russell presentò il <i>bill</i>
-di riforma, vi furono luminarie e dimostrazioni di
-gioia. In Italia gli amici delle riforme si sarebbero
-contentati di manifestare la propria soddisfazione
-con degli evviva! In Inghilterra si sentì il bisogno
-di una vigorosa sassaiuola contro i nemici del <i>bill</i>;
-e la sassaiuola degenera in gravi tumulti dopo il
-rigetto da parte dei lords (18 ottobre 1831). Si
-fanno le elezioni generali sulla questione della riforma
-e riescono favorevoli al <i>bill</i>; e allora, in
-previsione della opposizione della Seconda Camera,
-i lords vengono minacciati e scoppiano dappertutto
-tumulti sanguinosi. Viene bastonato il duca di
-Newcastle; schiaffeggiato il marchese di Londonderry;
-gettato da cavallo il duca di Cumberland — un
-membro della famiglia reale!
-</p>
-
-<p>
-Si riesce ad immaginare che cosa avverrebbe
-in Italia se casi simili si verificassero? Un milione
-almeno di cittadini sarebbe gettato in galera; della
-costituzione non rimarrebbe traccia; meno ancora
-del disegno di legge. Cedere in Italia alla pressione
-della piazza: vergogna! orrore! Nulla di tutto ciò
-in Inghilterra. Il <i>bill</i> ebbe il suo corso e i <i>lords</i>,
-ammoniti a scongiurare bufera più tremenda, non
-osarono più respingerlo. Non solo: il Re — oh
-scandalo! — favorevole al <i>bill</i>, annunziò che avrebbe
-licenziato le persone di casa reale, che non si adoperassero
-pel suo trionfo.
-</p>
-
-<p>
-Ancora un dato interessante. Scoppia un altro
-tumulto in Londra il 13 maggio 1833; un policeman
-<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span>
-viene ucciso, altri feriti. Ebbene, i giurati mandarono
-assolto l’uccisore per <i>omicidio giustificato....</i>
-In Italia, per Decreto reale, sarebbe stata soppressa
-la giuria. Fermiamoci ai tumulti più caratteristici:
-a quelli che si riferiscono al movimento <i>cartista</i>
-durato dieci anni e più — dal 1837 al 1848. Ci
-dobbiamo fermare a questi tumulti perchè hanno
-qualche analogia coi nostri e per questo aneddoto
-di dolorosa attualità.
-</p>
-
-<p>
-Paolo Valera — oggi in carcere e ch’era vissuto
-parecchi anni in Inghilterra — impressionato degli
-avvenimenti italiani del 1893-94, volle fare conoscere
-il movimento cartista in una serie di articoli
-della <i>Critica sociale</i> raccolti in opuscolo con una
-prefazione di Filippo Turati, nella quale si leggono
-queste parole:
-</p>
-
-<p>
-«Collo studio sul movimento chartista, noi squaderniamo
-al lettore un brano di storia inglese
-vecchio di mezzo secolo che varcando la Manica
-e il Gottardo, si ringiovanisce, diventa quasi dell’attualità.
-Più ancora: <i>diventa forse ad un dipresso,
-la storia nostra di domani</i>»<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Filippo Turati fu profeta. La storia di 60 anni
-fa è divenuta la storia di oggi.... peggiorata. Niuno
-lo sa meglio di lui, che soffre nella tetra cella
-di Pallanza!
-</p>
-
-<p>
-Peggiorata? Vediamo.
-</p>
-
-<p>
-In Inghilterra ci furono condanne severissime
-durante il movimento chartista; Iohn Frost ed alcuni
-<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span>
-altri furono condannati a morte: la pena fu commutata.
-Ma queste condanne furono conforme alla
-legge; non stati di assedio; non Tribunali militari;
-non processi senza difesa e senza garanzia. Si vide
-anzi questo caso strano: scambi di cortesia, di parole
-di stima, di ringraziamenti tra.... giudici e
-condannati. Cose dell’altro mondo!
-</p>
-
-<p>
-Non solo questo; ma le condanne, dal punto di
-vista della legalità, furono meritate e corrispondevano
-esattamente ai reati commessi. È facile dimostrarlo
-perchè i fatti abbondano.
-</p>
-
-<p>
-In Inghilterra i tumulti non avvennero improvvisi
-come in Italia; ma furono voluti e preparati.
-Quando la <i>carta</i> chiesta dai riformatori
-venne seppellita legalmente, cominciarono a prevalere
-i così detti <i>cartisti della forza fisica</i>, la cui denominazione
-dice chiaramente, che la violenza era
-l’ingrediente principale del loro programma.
-</p>
-
-<p>
-Non si trattava di chiacchiere. In quasi tutte
-le officine d’Inghilterra si lavorava giorno e notte
-a preparare picche a tre scellini e mezzo per una
-per la rivoluzione di domani; e i capi volevano
-che tutti preparassero armi e alle armi si addestrassero.
-Il reverendo Stephens invitò le moltitudini
-ad andare ai <i>meetings</i> con un pugnale nella
-destra e una face nella sinistra; al <i>meetings</i> in
-Ashton-Under Lyne, dopo una furiosa requisitoria
-contro il Ministero Whig, domandò alla folla: <i>siete
-armati?</i> Parecchi gli risposero con delle scariche
-in aria. — <i>Va bene</i>, disse il ministro di Dio. <i>Buona
-notte!</i>
-</p>
-
-<p>
-Questi comizi notturni e con gli intervenuti
-armati; dovevano allarmare naturalmente il governo,
-<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span>
-che li proibì. In questa proibizione di <i>meetings</i> con
-esercizi militari illuminati dalle torce si vide un
-insulto al popolo oppresso e una violazione della
-costituzione; perciò anche alcuni, che deplorarono
-le violenze dei <i>cartisti della forza fisica</i>, come Feargus
-O’ Connor, si resero solidali con Stephens.
-</p>
-
-<p>
-I motti sulle insegne e i discorsi che si tenevano
-in questi comizi erano la prova lampante delle intenzioni
-dei promotori ed organizzatori: erano schiettamente
-rivoluzionari. Stephens si proclamava rivoluzionario
-<i>fino al coltello</i> ed alla morte ed insegnava
-che «riprendere le ricchezze male acquistate»
-«non è altro che atto di giustizia». Parlando dei
-padroni delle fabbriche, incitò la folla a coprire di
-pece e di penne Iones (un padrone) ed a dargli
-fuoco. Insegnò ai presenti come prendersi del pane:
-«colla picca sul petto dite ai prestinai che alla
-prossima volta vi prenderete la pagnotta colla
-sua punta».... Il farmacista Pott — un altro fanatico
-<i>cartista</i> — appendeva alle sue finestre palle
-di piombo dorate con questa scritta: <i>pillole pei tories!</i>
-</p>
-
-<p>
-Dalla preparazione si passò all’azione; e bande
-armate, con un capo — Iohn Frost — con un programma
-preciso, il 4 Novembre 1839 dettero l’assalto
-a Newport. Vi fu conflitto con undici morti
-e molti feriti; e fu questo l’avvenimento che dette
-luogo nel 1840 alle severe condanne emanate dalla
-giuria, di cui si fece precedente menzione.
-</p>
-
-<p>
-In Italia non si può trovare un solo fatto, che
-si possa paragonare a questo assalto di Newport;
-eppure, data la diversità dei Codici, le condanne
-pei tumulti di Sesto Fiorentino furono infinitamente
-più severe. Volendo essere generosissimi coi nostri
-<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span>
-giudici militari e col governo che li mise a funzionare,
-i reati maggiori avrebbero qualche lontana,
-stentata, artificiosa analogia con quelli attribuiti a
-Stephens. Ebbene, mentre i Rondani, i Turati, i De-Andreis,
-i Chiesi, i Romussi, per articoli o discorsi
-scritti e pronunziati alcuni anni prima e che erano
-infinitamente meno eccitanti di quelli del prete inglese,
-ebbero dai sedici ai sei anni di reclusione,
-lo Stephens fu processato a piede libero e non ebbe
-che <i>diciotto</i> mesi di carcere! In Italia, in mancanza
-della pena di morte, lo avrebbero condannato al
-massimo della reclusione o della galera e i giudici
-sarebbero rimasti dolenti di non potergli dare gli
-anni di vita di Matusalem per appioppargliene novecento...
-</p>
-
-<p>
-I tumulti del periodo <i>cartista</i> non durarono un
-mese o un anno, ma con maggiore o minore intensità
-si riprodussero per dieci anni: la fame li
-rese acuti nel 1842, quando si assaltarono e saccheggiarono
-anche le <i>Workhouses</i>. Dettero luogo al
-cosidetto processo <i>mostruoso</i> dei 59, durante il quale
-ci fu il discorso lunghissimo, commovente e convincente
-di O’ Connor, che indusse i giudici a dichiarazioni
-pubbliche di stima e di simpatia verso
-gli accusati. Si ebbe la sentenza; ma ne venne sospesa
-l’esecuzione per un errore di forma: l’Inghilterra
-non ha una Cassazione disciplinata! Il
-processo non venne ripreso perchè il governo non
-se ne occupò più. «I Ministri, dice Valera, avevano
-fiutata l’opinione del paese contraria a questi
-processi contro le manifestazioni del pensiero».
-</p>
-
-<p>
-La diversità dei criteri di governo, del rispetto
-per la libertà, per le leggi e per la costituzione tra
-<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span>
-l’Inghilterra e l’Italia, in questi dolorosi casi risulta
-all’evidenza dalla differenza tra i generali preposti
-alla repressione. Conosciamo i nostri Bava Beccaris,
-gloriosi vincitori all’interno; il Valera, e fece bene,
-ci presentò il generale Napier, che fu mandato a
-schiacciare il <i>cartismo</i> in undici contee settentrionali.
-Il generale Napier fece il suo dovere di soldato;
-ma quale uomo fosse, si può scorgere dal modo come
-pensava. Dei tumulti riteneva responsabili i governanti
-e malediceva coloro ch’erano causa delle
-guerre civili. Le insurrezioni, egli diceva, non sono
-provocate dai capi del <i>cartismo</i>, ma dal debito nazionale,
-dalle leggi sui cereali, dalle nuove leggi
-sulla carità pubblica. Il <i>cartismo</i> è il prodotto della
-ingiustizia dei Tories e della imbecillità dei whigs.
-Sferzava i magistrati pusillanimi che divenivano
-leoni dietro le baionette dei soldati. Deplorava che
-il Parlamento avesse votato 12,000 sterline per le
-scuderie reali, mentre altrove si moriva di fame.
-Sconsigliava l’arresto di O’ Connor e voleva che si
-dasse la <i>Carta</i>. E concludeva: <i>È crudele ed inutile
-sopprimere la vita per delle idee. Non è giustizia, è
-barbarie, è vendetta di partito dominante. Magistrati,
-lords, duchi</i> <b>sono tutti assetati di sangue</b>.
-</p>
-
-<p>
-Ecco in bocca ad un generale la frase, che
-doveva procurare sei anni di reclusione a Gustavo
-Chiesi...
-</p>
-
-<p>
-Tutto questo sfata l’umoristica ed accreditata
-leggenda sul carattere inglese e prova a luce meridiana
-che gli inglesi abusano più dei latini della
-libertà di parola; che gl’inglesi tumultuano tanto
-frequentemente quanto gl’italiani quando soffrono
-ed hanno fame.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span>
-</p>
-
-<p>
-Se le cose procedono diversamente, in ultimo,
-in Inghilterra e in Italia, egli è che le moltitudini
-inglesi sanno farsi rispettare e difendono la libertà.
-Pare che essi abbiano letti i commentarî di Blackstone
-e vi abbiano imparato che il popolo ha il
-diritto di manifestare la sua volontà primo colla
-petizione, secondo colla rimostranza, terzo colle armi.
-Così il Valera.
-</p>
-
-<p>
-Se le moltitudini sono impregnate dallo spirito
-di Blackstone, i governanti, in generale, da oltre
-cinquant’anni in qua, sono del pari convinti che il
-loro dovere è quello di rispettare i diritti del popolo.
-E rispettandoli, sanno di fare un buon affare
-nello interesse sociale e delle classi che rappresentano.
-Se ne dimenticano qualche volta ed avvengono
-allora perturbamenti gravissimi. Tale quello della
-<i>domenica sanguinosa</i> (13 Novembre 1887), quando
-la polizia volle impedire, la riunione di un <i>meeting</i>
-in Trafalgar-Square e il popolo scatenossi come una
-furia su Londra, provocando conflitti sanguinosi,
-devastazioni di ogni genere. Così avviene sempre,
-ogni volta che la polizia interviene per impedire
-una manifestazione; il suo intervento in Italia come
-in Inghilterra genera la sommossa. La sua assenza
-è la migliore garanzia dell’ordine, sia in Italia come
-in Inghilterra. Roma vide trentamila cittadini protestare
-pacificamente per l’assassinio <i>Frezzi</i> con
-tanto ordine e con tanta compostezza, quanta se ne
-può riscontrare a Londra durante le più ordinate
-e pacifiche manifestazioni. Mancava la polizia<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a>.
-<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span>
-E ci fu in Parlamento chi trovò da rimproverare
-all’on. Di Rudinì questo atto politico e questo rispetto
-alla legge e ai diritti dei cittadini!
-</p>
-
-<p>
-I nostri monarchici — distinzione, onestamente,
-non si potrebbe fare fra la <i>destra</i> e la <i>sinistra</i> — messi
-colle spalle al muro dalla eloquenza dei fatti,
-non si danno per vinti e dopo aver blaterato per
-tanto tempo sulla solidità delle nostre istituzioni e
-sulla popolarità della nostra monarchia, confessano
-umiliati che ciò che riesce innocuo in Inghilterra,
-dove la monarchia ha secolari radici, non si può
-consentire in Italia, dove le istituzioni vigono appena
-da mezzo secolo.
-</p>
-
-<p>
-L’obbiezione, mentre li umilia, perchè sfronda
-molte aureole, si mostrerà che è infondata da un
-altro punto di vista. Ma prima di venire a questa
-dimostrazione, ce n’è un’altra da fare, ricorrendo
-alla storia e alla vita politica del Belgio.
-</p>
-
-<p>
-La dinastia che regna nel Belgio non vanta la
-durata della Sabauda: è nata ieri — nel 1830; le
-istituzioni presenti non godono del benefizio della
-tradizione come le inglesi. Le condizioni, adunque,
-vi sono molto rassomiglianti a quelle dell’Italia. Ed
-ecco che cosa ci apprende la storia e la vita politica
-del Belgio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span>
-</p>
-
-<p>
-Non discutiamo sul diritto di associazione e di
-riunione; una sola parola lo qualifica: è illimitato
-per tutto e per tutti — pei socialisti e pei clericali,
-pei monarchici e pei repubblicani. Bandiere rosse,
-fiori e nastri rossi, <i>marsigliese, carmagnola</i>, ecc.,
-sono ingredienti immancabili d’ogni comizio republicano
-o socialista e nel quale la polizia brilla per
-la sua assenza: perciò vi mancano del pari i disordini.
-E si grida <i>Viva la repubblica!</i> nei comizi,
-come lo si grida alla Camera dei Deputati, dopo che
-vi entrarono i socialisti.
-</p>
-
-<p>
-Altrettanto illimitata è la libertà di stampa.
-Giornali e riviste pubblicano continuamente articoli
-contro il Re, contro la famiglia reale, contro l’esercito,
-contro tutte le istituzioni e contro tutti gli
-individui dichiarati in Italia sacri, inviolabili, intangibili
-e che sarebbero tra noi severamente puniti
-come <i>sovversivi</i>. Là passano inosservati in tempi
-ordinari; ed anche all’indomani dei gravissimi tumulti
-del 1886, il De Fuisseaux — un <i>sovversivo</i>
-per eccellenza — potè pubblicare un giornale, il
-cui semplice titolo tra noi costituirebbe un reato:
-<i>La repubblique belge</i>.
-</p>
-
-<p>
-La misura vera di questa illimitata libertà di
-stampa viene data da ciò che si scrive sulla vita
-pubblica e privata del Re e della famiglia reale.
-</p>
-
-<p>
-Non esiste l’ipocrito rispetto alla formola menzognera:
-<i>il re regna e non governa</i>, e al Re si fanno
-rimontare le responsabilità tutte che tra noi si preferisce
-addossare ai ministri responsabili. Ci vorrebbe
-un volume, per riassumere soltanto ciò che
-si è scritto nella forma più violenta contro Leopoldo
-II a proposito del Congo; a lui si fa colpa
-<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span>
-anche di qualche inezia: De Fuisseaux lo attaccò
-vivacemente nel celebre <i>Catechismo del popolo</i> perchè
-venne annullata la decisione del Comune di
-Lacken, che lo sottoponeva all’imposta come qualunque
-altro cittadino<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a>. Questi attacchi sono divenuti
-violenti nell’està del 1898 per il progettato
-porto militare di Bruges, combattuto aspramente
-alla Camera dei Deputati da Anseele come una impresa
-di Re Leopoldo. Su questo porto militare
-un giornale di Bruxelles pubblica un articolo dal
-titolo caratteristico: <i>Un roi encombrant</i> nel quale
-riassumeva i pareri assai violenti contro il Re di
-altri giornali — tra i quali <i>La Patrie</i> e <i>Le bien
-public</i>, monarchici e clericali.
-</p>
-
-<p>
-Meno male se il Re lo si attaccasse soltanto
-come capo dello Stato; ma lo si tratta peggio nella
-sua vita privata. Così nel <i>Peuple</i> (15 Settembre 98)
-leggevasi un articolo sul <i>Pericolo congolese</i> nel quale
-lo si consigliava di andarsene nel Congo e costatava
-con rammarico che egli <i>preferiva di andare a
-Parigi per trovarvi Emilia d’Alençon e Cleo de
-Merode</i>. Il Bertrand aveva già accennato alle relazioni
-scandalose di Leopoldo II con Madame Ieffries.
-Al Re non si rinfacciarono soltanto le debolezze per
-le <i>cocottes</i> parigine, ma gli si rimproverò di essere
-associato negli utili di una <i>bisca</i> ad Anderme e che
-stava fondando ad Ostenda un gran Casino da
-giuoco — uso Montecarlo — insieme al suo amico
-e protetto Colonnello North.
-</p>
-
-<p>
-Ebbene: Leopoldo II non richiese la punizione
-degli autori di questi scritti pubblicati nel Belgio e
-<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span>
-vendicossi domandandone il sequestro quando vennero
-riprodotti in Germania dal <i>Proletario</i> e dall’<i>Eco</i>
-di Amburge<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a>. Chi vuol sapere come vengono
-trattati i suoi congiunti, legga l’opuscolo di
-Bertrand: <i>Leopoldo II e la sua famiglia</i>. Vi è detto,
-ad esempio, che il Conte di Fiandra è un vero
-<i>tipo di degenerato</i>, che gode di un appannaggio di
-L. 200,000 per la sola ragione ch’è fratello del re;
-e <i>ancora ciò non è provato, perchè nel Belgio la ricerca
-della paternità è interdetta</i>.
-</p>
-
-<p>
-Non mi permetto di riprodurre ciò che si scrive
-nei manifesti e nei giornali del movimento antimilitarista,
-perchè, trattandosi di una istituzione che
-vive e funziona anche tra noi, darebbe occasione
-al Fisco d’infierire; potrà aversene un’idea leggendo
-tutta la collezione della <i>Caserne</i> e del <i>Peuple</i> di
-Bruxelles.
-</p>
-
-<p>
-L’eccitamento all’odio di classe e il discredito
-delle istituzioni vi sono versati a piene mani. Preferisco
-arrivare ai tumulti, ai processi ed alle condanne,
-che hanno analogia con quelli ultimi d’Italia.
-</p>
-
-<p>
-Non rievocherò la lotta per il suffragio universale,
-strappato al governo ed al Parlamento clericale
-per mezzo di un atto veramente rivoluzionario:
-lo sciopero generale. Gli animi erano eccitati, la
-<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span>
-situazione molto tesa: a Bruxelles e nelle altre città
-del Belgio migliaia e migliaia di operai in isciopero
-domandavano minacciosamente il diritto al voto e
-gridavasi a perdifiato: <i>Viva la repubblica!</i> Non stati
-di assedio, non arresti, non processo. Fu arrestato
-uno dei capi ed organizzatori dello sciopero, Emilio
-Vandervalde; ma per una sola notte!
-</p>
-
-<p>
-Mancarono i tumulti, perchè mancò la provocazione
-e mancò l’intervento della polizia. Ci furono
-altra volta i tumulti e furono tremendi e dettero
-occasione a condanne severe: furono quelle dell’<i>Année
-terrible</i> del Belgio, l’anno 1886.
-</p>
-
-<p>
-In quest’<i>année terrible</i>, ripeto, ci furono condanne
-severe: a vita, a 15 anni di lavori forzati,
-ecc., per i fatti dei dintorni di Charleroi. Ma tutto
-per le vie ordinarie, per mezzo dei giurati, senza
-stato di assedio e senza tribunali militari, non
-ostante che nel momento della repressione tutti i
-poteri fossero stati accentrati nelle mani del generale
-Vandersmissen.
-</p>
-
-<p>
-Non ostante queste condanne severe, che suscitarono
-la generale indignazione, nessuno oserebbe
-paragonarle a quelle italiane dell’anno 1898, di fronte
-alle quali risulterebbero assai più miti; e soprattutto
-giuste.
-</p>
-
-<p>
-I tumulti furono cagionati dallo sciopero tra
-i minatori, cominciato il 25 Marzo a Fleurus.
-</p>
-
-<p>
-Si riproducono al vero le scene di <i>Germinal</i> e
-di <i>Happe-Chaire</i> e divengono persone vive i tipi dei
-capolavori di Zola e di Lemonnier. Le bande degli
-operai gridando: <i>Viva la repubblica!</i> cantando la
-marsigliese, seguendo le bandiere rosse, percorrono
-eccitatissime il paese; pregano, minacciano, impongono
-<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span>
-lo sciopero e dalle miniere di carbone lo comunicano
-alle vetriere.
-</p>
-
-<p>
-Da principio il governo non interviene; ma il
-suo intervento diviene una vera necessità di ordine
-sociale. Sono gli scioperanti armati di revolver, i
-primi a far fuoco a Gilly sulla guardia civica il 27
-Marzo. A Roux, poco dopo, la truppa fa fuoco, ma
-per difendere uno stabilimento, che gli scioperanti
-si ostinavano a voler prendere per distrurlo.
-</p>
-
-<p>
-Di che cosa fossero capaci i tumultuanti, si
-vide in diversi punti. Vi furono scene dì orrore
-vero e se ci si attenesse alle descrizioni che ne dettero
-i monarchici e i clericali, si potrebbe credere
-alla calunnia suggerita dalla passione di parte; invece
-sono gli scrittori socialisti che confessano i
-saccheggi, i ricatti, le distruzioni, gl’incendi vandalici
-degli scioperanti di Marzo<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a>. Ciò che fecero
-da Baudoux, un industriale odiato per i perfezionamenti
-introdotti nell’industria vetraria, fu incredibile.
-Una banda ubbriacata di saccheggio e di
-distruzione, dicono Vandervelde e Destrèe, incendiò
-tutto lo stabilimento, e saccheggiò l’abitazione del
-Baudoux, mentre una folla immensa assisteva indifferente,
-senza prestare soccorso ed aiuto di sorta.
-Al seguito degli scioperanti, aggiungono gli stessi
-scrittori socialisti, sbucarono dalle loro tane oscure
-tutte le bestie immonde, i vagabondi, i pregiudicati,
-i malfattori, che si fanno innanzi in ogni movimento
-sociale (pag. 69 e 70).
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span>
-</p>
-
-<p>
-Scene analoghe non si videro in Italia; ma ciò
-che rende veramente caratteristica la differenza fra
-i tumulti del Belgio e quelli italiani fu sopratutto
-la causa.
-</p>
-
-<p>
-Si sa che la fame fu la grande sobillatrice fra
-noi. Nel Belgio i minatori soffrivano alquanto; ma
-non in modo eccezionale da spiegare i barbarici
-eccessi menzionati. Destrèe e Vandervelde confessano:
-<i>questo sciopero sembrava che non avesse alcuna
-ragione particolare; era diretto contro gli speculatori,
-contro il Governo, contro la Società, contro chiunque...</i>
-Era una solenne protesta sociale! C’era ignoranza
-profonda nel popolo sollevato, che non sapeva ciò
-che voleva.... <i>C’era nella sommossa un desiderio
-brutale, feroce, incosciente di godimento e di ricchezza.</i>
-</p>
-
-<p>
-Da particolare a particolare, questo si chiama
-furto. Ma da classe a classe, da nazione a nazione,
-ciò cambia carattere e costituisce il preludio delle
-grandi rivoluzioni sociali (pag. 65 e 66).
-</p>
-
-<p>
-E meno male se gli scioperanti fossero stati i
-soli minatori; ma i vetrai, continuano i due scrittori
-socialisti, non erano miserabili e non avevano
-alcuna seria ragione per porsi in isciopero. Forse
-si sono esagerate le loro buone condizioni; ma ciò
-non pertanto esse erano soddisfacenti: <i>la maggior
-parte avevano una casa, dei risparmi, godevano di
-un certo comfort, erano una specie di aristocrazia
-nelle classi operaie e avrebbero dovuto rimanere estranei
-allo sciopero</i> (pag. 67).
-</p>
-
-<p>
-A Milano, a Napoli, a Firenze, nessuno dei condannati
-si trovò nelle condizioni dei saccheggiatori
-e degli incendiari del Belgio; ma le condanne non
-furono inferiori. Nel Belgio sembrarono enormi le
-<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span>
-condanne di Charleroi, da sei mesi di prigione al
-disotto, per oggetti rubati negli scioperi e ci fu uno
-scoppio d’indignazione perchè un Gillet fu condannato
-ad <i>otto giorni</i> di carcere perchè trovato possessore
-di un pugnale e perchè minacciò un maggiore
-dell’esercito. In Italia gli <i>otto giorni</i> sarebbero
-divenuti <i>otto anni</i> di reclusione; e nessuno se ne
-sarebbe sorpreso!
-</p>
-
-<p>
-Ma la iniquità delle condanne italiane diventa
-spaventevole quando si paragonano a quelle inflitte
-nel Belgio agli elementi intellettuali, ritenuti inspiratori
-e promotori diretti o indiretti dei tumulti.
-Alfredo De-Fuisseaux, che col suo <i>Catechismo del
-Popolo</i>, vendutosi a molte decine di migliaia di copie,
-aveva certo eccitato moltissimo gli animi, venne
-condannato a <i>sei mesi</i> di prigione dalla Corte di
-Assise di Bruxelles. Il 4 Giugno, innanzi al giurì
-di Gand, comparve E. Anseele sotto l’accusa di avere
-attaccato la forza delle leggi e di avere oltraggiato
-il Re per un articolo pubblicato nel <i>Vooruit</i> nel
-quale si scongiurarono le madri di scrivere ai loro
-figli dell’esercito perchè non tirassero sugli operai
-in isciopero e per un discorso pronunziato in un
-comizio nel quale, volto agli operai, consigliando la
-calma, aveva detto: se voi vi esaltate, il governo
-non domanderebbe di meglio che massacrare; <i>e in
-questo giorno vi sarebbe festa al palazzo dell’arcivescovo
-di Malines ed al castello di Leopoldo II,</i>
-<b>assassino I....</b> Anseele confessò di avere pronunziato
-queste parole a fine di bene e nel momento
-dell’eccitamento; venne assolto e condannato a <i>sei
-mesi</i> di prigione per la prima accusa!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span>
-</p>
-
-<p>
-<i>Sei mesi</i> di prigione nel Belgio a chi afferma
-che il capo dello Stato avrebbe fatto festa per il
-massacro del popolo, a chi chiama <i>assassino</i> il Re!
-li hai ben meritati i tuoi <i>dodici anni</i> di reclusione,
-tu, Filippo Turati, che non pensasti mai d’insultare
-atrocemente il sovrano d’Italia e che profferisti parole
-di pace, tali riconosciute dai tuoi avversari!
-</p>
-
-<p>
-Non basta. Si assicura già che il governo prenderà
-l’iniziativa di una legge che dichiarerà nulli
-i voti dati ai condannati politici.
-</p>
-
-<p>
-E nel Belgio? Anseele, proclamato candidato in
-Bruxelles nell’ottobre 1886, viene messo in libertà,
-affinchè possa sostenere la campagna elettorale.....
-Rientra in prigione, perchè non eletto.
-</p>
-
-<p>
-Le origini dello sciopero e dei successivi tumulti
-e gli episodi che li accompagnarono, i processi — tutto
-contribuisce a stabilire la maggiore gravità
-dei fatti del Belgio. Eppure non venne proclamato
-lo stato d’assedio, non sottratti gli accusati ai giudici
-legittimi, non proposta alcuna misura restrittiva
-delle libertà di stampa, di associazione, di riunione,
-non pensata alcuna diminuzione del diritto elettorale.
-</p>
-
-<p>
-Appena un mese dopo i tumulti, il 25 e il 26
-Aprile, il partito socialista belga potè riunirsi liberamente
-a congresso a Gand ed una colossale manifestazione
-in favore dei condannati potè farsi in
-Agosto a Bruxelles, dove già si era esasperati perchè
-il borgomastro Buls — senza ingerenza del governo — l’aveva
-proibita in Giugno; e solenni manifestazioni,
-punite in Italia, come apologia di reati, si
-svolsero pacificamente in tutte le città del regno.
-</p>
-
-<p>
-Questo avviene nel Belgio, dove la dinastia dei
-Coburgo regna da sessant’anni appena ed è straniera
-<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span>
-e non crede di avere speciali benemerenze per la
-liberazione e per l’unificazione del paese...
-</p>
-
-<p>
-In Italia... in Italia, — ricordiamolo, per attenuare
-l’amarezza che suscita la reazione e l’abbiezione
-presente, in altri tempi non si procedeva come
-si procede al giorno d’oggi. Era maggiore il
-rispetto delle leggi, lo Statuto pareva cosa viva, vi
-si godeva di un <i>minimum</i> di libertà indispensabile
-in uno stato civile contemporaneo. Le radici
-delle istituzioni non erano e non potevano essere
-più profonde che oggi non siano e le scosse erano
-forti; ma la reazione, dopo Aspromonte, dopo il
-massacro di Torino — allora il Re licenziò il ministro
-che l’aveva consumato — dopo Mentana, dopo
-i tentativi insurrezionali e le cospirazioni del periodo
-1869-71, non raggiunse mai l’intensità e la
-sfacciataggine di quella odierna.
-</p>
-
-<p>
-Non rievocheremo i ricordi dei tempi delle lune
-di miele del popolo collo Statuto, quando Didaco
-Pellegrini, eletto mentre era in prigione per reato
-politico — 2 Dicembre 1848 — venne convalidato e
-liberato; ma è bene ricordare questo episodio, che
-si riferisce al periodo più burrascoso della nostra
-storia. Si era nel 1867 ed a Firenze, appena conosciuto
-l’arresto di Garibaldi a Sinalunga, una dimostrazione
-imponente protesta; e protesta con intendimenti, che
-non ebbero mai i tumultuanti del 1898 nè a Milano,
-nè altrove; infatti si disarma il picchetto di Guardia
-nazionale a Palazzo vecchio e si saccheggiano due
-botteghe di armaiuoli; un brigadiere di P. S. viene
-ucciso e diciotto agenti feriti. Nulla seguì che possa
-paragonarsi alla reazione odierna.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma il guasto odierno è immenso e nella speranza
-di suscitare un salutare risveglio, è necessario
-che si tracanni sino all’ultima stilla il fiele dei
-confronti storici.
-</p>
-
-<p>
-Faremo l’ultimo, che riuscirà amarissimo ai bigotti
-della monarchia sabauda e che farà rinnovare
-l’accusa sciocca di leso patriottismo contro chi lo
-pone: quello col governo borbonico — col <i>governo
-negazione di Dio</i>.
-</p>
-
-<p>
-Nel mezzogiorno, il popolo ha posto già il confronto;
-e quando certi movimenti della pubblica
-opinione esistono, il dissimularseli non sarebbe che
-una ipocrisia, una menzogna pericolosa. Il popolo
-ha posto tanto il paragone, che deve riuscire la più
-degradante condanna della presente reazione, che
-il poeta dialettale notissimo, Ferdinando Russo, la
-sua canzone per Piedigrotta — per la festa più popolare
-di Napoli, la festa nella quale si espande
-l’anima del popolo, la fa seguire dal ritornello:
-<i>Franceschiello, Franceschiè</i>....
-</p>
-
-<p>
-C’è chi s’indigna ed approva il sequestro di
-una canzonetta, che per bocca di un <i>tipo di plebeo
-sordidamente ignorante si aggira su questo ignobile
-tema:</i> <b>Si stava meglio sotto il Borbone</b><a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a>.
-Questa indignazione è del tutto inopportuna o va
-riserbata tutta, intera, contro i governanti, che hanno
-fatto strazio dell’Italia ed hanno reso possibile il
-paragone<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma è proprio possibile questo confronto?
-</p>
-
-<p>
-Chi non tiene conto delle mutate condizioni
-psicologiche, dei progressi politici e intellettuali, dapertutto
-compiutisi, nega la possibilità di questi confronti,
-soprattutto perchè non trova oggi in Italia
-notizia di fucilazioni, che furono tanto frequenti nel
-regno delle due Sicilie. Costoro non hanno senso
-storico e dimenticano che Ferdinando II, se oggi
-governasse ancora a Napoli, non sarebbe quello di
-sessanta anni fa, anche senza essere stato costretto a
-trasformarsi da alcuna rivoluzione. I Borboni di
-Francia, rimessi sul trono dalla Santa Alleanza, non
-si sognarono mai di potere cancellare la storia — questa
-stolta idea non albergò che nella mente del
-<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span>
-Re di Sardegna — e non ostante gli orrori del <i>terrore
-bianco</i>, nei primi momenti della restaurazione,
-non credettero mai più di potere riprendere quei
-diritti assoluti che con Luigi XIV confusero lo Stato
-colla persona del Re. Dopo l’assassinio del Duca di
-Berry, i reazionari rovesciarono il Decazes chiamandolo
-complice di Louvel: <i>il principe</i>, dicevano,
-<i>è stato pugnalato da una idea liberale</i>. Ma fu cosa
-transitoria; e durò meno di quella stessa reazione
-che in termini identici accusò Zanardelli e Cairoli di
-avere armato il pugnale di Passanante. La ragione
-dei tempi s’impose, sotto la restaurazione, in guisa
-che i più convinti monarchici, che altra volta non
-si scandalizzarono delle Saint Barthelemy e delle
-Dragonnades, per bocca di Demarcay e di Casimir
-<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span>
-Perier protestarono fieramente per avere visto i
-dragoni caricare la folla inoffensiva; questa ragione
-dei tempi indusse anche i legittimisti a protestare
-contro la soppressione di un giornale e l’arresto del
-suo direttore Robert, rese gigante Manuel in Parlamento
-sotto la restaurazione e mentre assicura la
-popolarità al mordace Paul Louis Courier, induce i
-De Remusat, i Thiers a protestare in difesa della
-libertà della stampa contro le ordinanze di Luglio.
-</p>
-
-<p>
-Questa stessa ragione dei tempi, che comincia
-ad imporsi alla Russia e s’imporrà alla Turchia,
-non ostante la protezione dell’Imperatore di Germania,
-avrebbe trasformato Ferdinando II, che si
-sapeva Re per diritto divino e che nulla credeva
-dovesse al popolo. Che cosa avrebbe fatto Re Bombase
-il popolo, colle sue battaglie e coi suoi sacrifizî, lo
-avesse creato Re d’Italia?
-</p>
-
-<p>
-Un parallelo tra le condizioni odierne e quelle
-del regime borbonico non si può porre in Sicilia,
-nè prima del 1848. Non in Sicilia, per lo stesso
-motivo per cui delle istituzioni e della educazione politica
-inglese non se ne può giudicare vedendole alla
-prova in Irlanda. Non prima del 1848, perchè il reame
-di Napoli era vissuto al difuori delle correnti innovatrici
-europee e della ferocia politica era meno responsabile
-di quella identica che il governo del
-Regno di Sardegna spiegò sino a quell’epoca verso
-la <i>Giovine Italia</i> o verso i liberali del 1821.
-</p>
-
-<p>
-Non possono sorprendere anche dopo il 1848 le
-fucilazioni ch’erano nei codici non solo, ma nella
-coscienza pubblica. Sarebbero uno spaventevole
-anacronismo oggi in Italia pei reati politici, quando
-la pena di morte è stata abolita per gli assassini
-comuni efferati e pei parricidi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span>
-</p>
-
-<p>
-Comunque, tale quale la consentivano i tempi e
-le istituzioni politiche, l’azione del governo borbonico
-dopo il 1848 nel continente napoletano non
-perde nel paragone con quello del governo italiano
-nel 1898. Questo insegnano i fatti, che desumo dalle
-sorgenti più ortodosse per patriottismo o per italianità<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Ricordiamo e confrontiamo. L’avvenimento più
-clamoroso contro i Borboni fu il sangue versato in
-Napoli il 15 Maggio 1848. Si disse che Ferdinando II
-per fare sorgere le barricate ed avere pretesto alla
-repressione, si sia servito di agenti provocatori. L’accusa
-trova oggi smentita nella <i>Nuova Antologia</i> per
-bocca del Masi, e la si deve considerare come una
-calunniosa fandonia.
-</p>
-
-<p>
-Più interessanti sono gli episodi che si svolsero
-nella triste giornata e che la seguirono.
-</p>
-
-<p>
-Il 15 Maggio, in Napoli, si contavano 79 barricate
-vere — e non uso Milano — con difensori armati,
-che sparavano ed ammazzavano — difensori che
-nessuno potè vedere a Milano: la forza non potè
-acchiapparne uno solo!
-</p>
-
-<p>
-Verso le 11 e mezza i primi colpi erano tirati;
-alla caduta di un granatiere e di un capitano della
-guardia, il fuoco si accende ben nutrito. Michelangelo
-Ruberti fa tirare da Sant’Elmo sulla città; ma
-<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span>
-a polvere — i cannoni sparavano a mitraglia nelle
-strade di Milano. Un maggiore, sei ufficiali e ventuno
-soldati vennero uccisi; due colonnelli, undici
-ufficiali, centottantuno soldati feriti con arma da
-fuoco. Queste sono, del resto, le perdite dei soli
-<i>Svizzeri</i>; non vi sono comprese quelle della guardia
-reale e degli altri corpi militari. A Milano un solo
-soldato fu ucciso; e nessuno può assicurare che lo
-sia stato dai tumultuanti.
-</p>
-
-<p>
-Dalle perdite delle truppe si dovrebbe argomentare
-che a Napoli gl’insorti — insorti veri — abbiano
-dovuto avere perdite enormi; e Nisco calcola
-che i morti siano stati 500, tra cui 19 donne;
-ma l’esagerazione è evidente. Più ragionevole
-pare quindi la cifra che altri dà di 132 morti e
-600 feriti tra l’una e l’altra parte. Di poco quindi,
-in una vera battaglia, sarebbero stati superati i caduti
-di Milano.
-</p>
-
-<p>
-D’Hervey Saint-Denis — un borbonico — afferma
-che durante la lotta nessun cittadino inoffensivo
-fu colpito se non a caso. A Milano quasi tutti
-gli uccisi erano cittadini inoffensivi: non ne fu trovato
-uno solo armato. Mac Farlane scriveva a lord
-Aberdeen che il Re avesse detto ad un generale che
-chiedeva istruzioni: <i>risparmiate i miei sudditi, fate
-prigionieri, non uccidete!</i> Mettiamo in quarantena
-questa pietà di Re Bomba, perchè affermata da uno
-straniero — uno scultore — stipendiato dal governo
-borbonico; mettiamola in quarantena, quantunque
-siano numerose le prove della sincerità della pietà di
-Ferdinando II, ma c’è un atto che fa onore al tatto
-politico di Ferdinando II e che da nessuno è messo in
-dubbio: <i>800 prigionieri furono lasciati liberi
-<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span>
-all’indomani del 15 Maggio!</i> Quest’atto non compensa la
-fucilazione dei 27 prigionieri presi coll’arma alla
-mano, fatta eseguire dal Conte d’Aquila?<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a> Qui manca
-il termine di paragone per l’Italia... Allora come
-oggi venne proclamato lo stato di assedio; ma quanta
-differenza, a disdoro dell’Italia una, libera!
-</p>
-
-<p>
-Ecco il decreto del Maresciallo Labrano — il
-Bava Beccaris del tempo — se si può insultare la
-memoria di un uomo con questo paragone.
-</p>
-
-<p>
-L’art. 1 istituiva una Commissione inquirente.
-</p>
-
-<p>
-L’art. 2 diceva: «La Commissione ha l’incarico
-d’inquisire su tutti i reati contro la sicurezza
-interna dello Stato e contro l’interesse pubblico <i>che
-sono stati commessi dal 1º Maggio</i> in poi e che si potranno
-commettere fin che dura lo stato d’assedio.
-</p>
-
-<p>
-Art. 3. Dopo l’inquisizione, la Commissione rimetterà
-gli atti alle <i>autorità ordinarie competenti a
-norma delle leggi di Procedura Penale</i>.
-</p>
-
-<p>
-Art. 4. La Commissione avrà facoltà di fare incarcerare
-le persone per misura preventiva e ritenerle
-in carcere <i>per un periodo non maggiore di 15 giorni,</i>
-dopo i quali dovrà rimandarli all’autorità competente
-per farli giudicare».
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span>
-</p>
-
-<p>
-Dedichiamo questo decreto a coloro che commemorarono
-in Napoli il 15 Maggio. In questo decreto,
-la retroattività era stabilita con data certa e
-non si aveva, almeno, un processo per reati commessi
-quattordici anni prima... come in Italia.
-</p>
-
-<p>
-Lo stato di assedio in Napoli non durò un mese:
-venne tolto il 14 Giugno 1848. Ma un mese di stato
-di assedio intensamente applicato in Napoli avrebbe
-potuto valere ai servizi della reazione quanto i
-quattro mesi di Milano. Adagio, non calunniamo...
-i borboni.
-</p>
-
-<p>
-Si potrebbe pensare che durante lo stato di assedio
-siano stati arrestati e processati tutti i liberali — almeno
-i capi più noti — punita qualunque manifestazione
-sovversiva; — così almeno si è fatto in
-Italia. Nulla di tutto ciò. A Napoli avvennero cose
-addirittura sbalorditive.
-</p>
-
-<p>
-A Napoli la <i>Gazzetta Ufficiale</i> pubblicava la lista
-di sottoscrizione in favore... dei liberati dal carcere
-politico. A Napoli il tenente De Sauget — morto
-generale del Regno d’Italia — e il tenente di artiglieria
-Bellelli rifiutarono le onorificenze date loro
-per la repessione dei moti rivoluzionarï... e non
-furono molestati<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a>. A Napoli si trovò un Procuratore
-<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span>
-del Re, De Horatiis, che rifiutossi di sottoscrivere
-l’ordine di arresto per Silvio Spaventa. Mancano i
-fatti analoghi nell’Italia nuova e libera.
-</p>
-
-<p>
-A Napoli — caso ancora più sbalorditivo — furono
-imputate 321 persone immediatamente dopo il 15
-Maggio; ma solo contro 59 arrestati e 11 contumaci
-continuò il processo. I capi, i veri promotori del
-movimento, liberali del resto, non vennero arrestati
-durante lo stato di assedio — pare impossibile a
-chi ricorda i recentissimi casi nostri. Ferdinando II,
-l’odiato e odioso <i>Re Bomba</i>, non voleva abusare
-della vittoria; non ne abusò sino a quando non ricominciarono
-le manifestazioni rivoluzionarie e le
-cospirazioni. Occhio alle date. Il primo arresto pel
-processo cosidetto dell’<i>unità italiana</i>, nella persona
-di Nicola Nisco, avveniva in Novembre del 1848;
-Silvio Spaventa venne arrestato il 13 Marzo, Settembrini
-il 23 Giugno, Poerio il 19 luglio, Scialoia
-il 26 Settembre 1849... Un anno e più mesi dopo
-le barricate di Maggio! Forse il processo non sarebbe
-continuato se altri gravi avvenimenti non
-avessero allarmato il Re; il 16 Settembre 1849 un
-gruppo di liberali volle turbare la benedizione data
-dal Papa dalla terrazza del Palazzo Reale, gettando
-delle vipere; e Faucitano veniva arrestato colle vesti
-abbruciate e le mani annerite per una bomba, che
-gli scoppiava in tasca.
-</p>
-
-<p>
-E come condotti i processi sotto i borboni!
-Durò otto mesi il processo cosidetto dei 42; si
-svolse innanzi ai magistrati ordinari; i migliori
-avvocati difesero gl’imputati<a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a>. Gli storici liberali
-<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span>
-deplorano che si sia prestata fede alle deposizioni
-dei birri del tempo e che si siano istruiti i processi
-in base a denunzie anonime.... Sappiamo ciò ch’è
-avvenuto in Italia!<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Le condanne? Severe: tra le quali sette di
-morte, tutte commutate, nel solo processo dei 59.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span>
-</p>
-
-<p>
-C’è ancora una statistica più eloquente: quella
-delle condanne. Mariano D’Ayola, vittima dei borboni,
-assicura che dal 1815 al 1856, sotto il <i>governo
-negazione di Dio</i>, ci furono 2067 condanne politiche — in
-<i>quarant’uno anni!</i><a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a> In Italia, in <i>pochi mesi</i>, i
-soli Tribunali militari di Napoli, Firenze e Milano
-ne condannarono circa 2500!! E non si aggiungono
-le condanne dei Tribunali ordinari in tutto il resto
-d’Italia.
-</p>
-
-<p>
-Un ultimo confronto: Il trattamento dei detenuti
-politici. Il governo borbonico si disonorò trattandoli
-come i detenuti comuni; questo trattamento
-suscitò l’indignazione di Gladstone. Ma che cosa
-fa di diverso il governo italiano? Fa qualche cosa
-di peggio: non concede ai socialisti e ai repubblicani — anche
-deputati — quella libertà di studio
-concessa da Ferdinando IIº alle sue vittime: Settembrini
-traduceva in carcere le opere di Luciano
-ed a Spaventa si permettevano libri che per quei
-tempi erano rivoluzionari<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span>
-</p>
-
-<p>
-Tivaroni, sdegnoso, protesta perchè si rasero
-barba e capelli ai detenuti politici e fossero stati
-condannati come rei comuni sotto il borbone; e dice
-che a quarant’anni di distanza, certe cose sembrano
-impossibili. Che diranno i posteri, per lo stesso trattamento
-fatto subire a Barbato, a De Andreis, a
-De Felice, a Turati, a Romussi, a Chiesi?
-</p>
-
-<p>
-Non lo sappiamo. Sappiamo ciò che pensano i
-contemporanei — tra i popoli civili e liberi. E sappiamo
-che l’associazione dei giornalisti inglesi si è
-<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span>
-rivolta al Re, invocando un trattamento umano; e che
-questo intervento degli stessi giornalisti inglesi, cui
-sono associati quelli del Belgio, fa discendere l’Italia
-a livello della Turchia; sappiamo che <i>Ouida</i> in Inghilterra,
-Mead negli Stati Uniti hanno rievocato
-il giudizio di Gladstone e lo proclamano a maggior
-ragione meritato dal governo italiano. Il Mead,
-anzi, vorrebbe che l’ambasciatore degli Stati Uniti
-protestasse ufficialmente in nome della lesa umanità.
-Sappiamo, dunque, che <i>il libero</i> regime italiano viene
-<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span>
-giudicato alla pari del <i>dispotico</i> regime dei Borboni<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Tutto questo è grave e pericoloso sia per l’Italia
-che per le sue istituzioni. Credono alcuni, stoltamente,
-che a garanzia delle medesime stia l’esercito;
-ma anche i Borboni pensavano lo stesso: fu proprio
-Silvio Spaventa a constatare, che tutte le cure del
-governo <i>negazione di Dio</i> erano state rivolte all’esercito
-e che la reazione che li aveva separati dalla
-parte morale e intelligente della popolazione, li
-aveva gettati nelle braccia dei militari. Ma l’esercito
-non li salvò.
-</p>
-
-<p>
-Il Tivaroni, chiudendo il suo studio sul regime
-borbonico, ricordati i processi, le condanne e i mali
-trattamenti fatti subire ai detenuti politici, osserva:
-«con tali mezzi la dinastia borbonica scavava con
-le sue mani la propria tomba».
-</p>
-
-<p>
-Che la dinastia savoiarda possa finire in ugual
-modo nessuno crede; — <i>honny soit qui mal y pense!</i> — ma
-è innegabile che alcuni suoi consiglieri mettono
-dell’impegno per rovinarla. Dopo tutto, se la
-reazione durerà, sarà la prima volta nella storia,
-che essa avrà salvato una istituzione ed una dinastia.
-</p>
-
-<p>
-Le lezioni della storia, però, non devono essere
-rammentate soltanto ai conservatori ed agli uomini
-dell’ordine. La storia insegna pure: «che il quarantotto
-italiano, compiuto poi nel sessanta, non
-<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span>
-fu neppure politico, fu strettamente nazionale e meschinamente
-unitario e dinastico. L’Italia attende
-ancora il suo quarantotto politico, che le dia le
-condizioni essenziali della vita moderna e le permetta
-di studiare il passo sulla via già percorsa
-dalle nazioni sorelle».
-</p>
-
-<p>
-Questo insegnamento dovrebbero ricordare tutti
-i democratici italiani; e non dovrebbero dimenticare
-un solo istante soprattutto i socialisti italiani, che
-la pacifica ed onesta voluzione economica da loro
-vagheggiata non sarà possibile senza la preliminare
-conquista della libertà politica. L’ammonimento
-viene a loro da Filippo Turati; ma se la voce eloquente
-del recluso di Pallanza non potesse essere
-ascoltata, dovrebbe essere inesorabilmente ascoltata
-quella che vien fuori dagli ultimi tumulti, che somministrarono
-il pretesto alla presente reazione.
-</p>
-
-<div class="opere">
-<p class="center">
-DELLO STESSO AUTORE
-</p>
-
-<table class="data" summary="">
- <tr>
- <td><b>La libertà e la quistione sociale</b>. Milano 1879</td> <td class="num">(<i>Esaurito</i>).</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><b>La repubblica e le guerre civili</b>. Firenze 1882</td> <td class="num">(<i>Esaurito</i>).</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><b>Le Istituzioni Municipali</b>. Catania 1883</td> <td class="num">L. 3,00</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><b>La delinquenza della Sicilia</b>. Palermo 1885. (<i>In preparazione la seconda edizione</i>).</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><b>L’alcoolismo: sue conseguenze morali e sue cause</b>. Catania 1887</td> <td class="num">3,00</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><b>Oscillations thermometriques et delicts contre les personnes</b>. Lyon 1887</td> <td class="num">1,00</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><b>Corruzione politica</b>. Catania 1888 (<i>Esaurita la prima e seconda edizione</i>).</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><b>La Sociologia Criminale</b>. 2 grossi vol. Catania 1889</td> <td class="num">13,00</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><b>Ire e spropositi di Cesare Lombroso</b>. Catania 1890</td> <td class="num">1,25</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><b>La politica coloniale</b>. Seconda ediz. Palermo 1892</td> <td class="num">3,50</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><b>La difesa nazionale e le economie militari</b>. Catania</td> <td class="num">1,00</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><b>Banche e Parlamento</b>. Milano 1893</td> <td class="num">2,00</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><b>In Sicilia</b>. Roma 1894</td> <td class="num">1,00</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><b>Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause</b>. Palermo</td> <td class="num">2,00</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><b>Consule Crispi</b>. Palermo 1895</td> <td class="num">1,25</td>
- </tr>
-</table>
-
-</div>
-
-<div class="opere">
-
-<p class="center">
-PUBBLICAZIONI<br />
-DELLA SOCIETÀ EDITRICE LOMBARDA
-</p>
-
-<table class="data" summary="">
- <tr>
- <td><b>Felice Cavallotti nella vita e nelle opere</b> IX ediz.</td> <td class="num">L. 2,50</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="smcap">Björnson</span> <b>Il Re</b> (traduzione di F. Fontana)</td> <td class="num">2,—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="smcap">M. Mazzolani</span> <b>Via Trita</b> — Versi —</td> <td class="num">3,—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="smcap">Fr. Chiesa</span> <b>Preludio</b> — Versi — (<i>con 19 illustr.</i>)</td> <td class="num">5,—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="smcap">T. Peyrani</span> <b>Verità e ignoranza</b> (<i>studio critico sulle credenze religiose</i>)</td> <td class="num">2,—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="smcap">Dario Papa</span> <b>Viaggi</b> (III edizione 500 pag.)</td> <td class="num">3,—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="smcap">F. Fontana</span> <b>Poesie Vecchie e nuove</b> (III edizione 500 pagine)</td> <td class="num">2,50</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="smcap">F. Fontana</span> <b>Viaggi in Europa, in America, in Africa</b> (III edizione 500 pagine)</td> <td class="num">3,—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="smcap">F. Fontana</span> <b>La Polpetta del Re</b> (<i>illustrazioni di L. Conconi</i>)</td> <td class="num">—,50</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="smcap">G. Venanzio</span> <b>Giovani</b> (Goliardica)</td> <td class="num">3,—</td>
- </tr>
-</table>
-
-<p class="center">
-L’ITALIA FEMMINILE<br />
-GIORNALE SETTIMANALE<br />
-<i>Mode, Lavori femminili, Letteratura</i><br />
-<i>Questioni del giorno, Attualità, Varietà</i><br />
-Abbonamento annuo L. 5.<br />
-Un numero separato Centesimi 10
-</p>
-
-<p class="center">
-Lodi. — Tip. E. Wilmant, 1898
-</p>
-</div>
-
-<div class="footnotes">
-
-<h2>
-NOTE:
-</h2>
-
-<div class="footnote" id="note1">
-<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&nbsp;&nbsp;</span>(<i>Gli avvenimenti di Sicilia.</i> R. Sandron. Palermo
-1894, pag. 505 a 808).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note2">
-<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La riforma tributaria fu iniziata nel 1842. Fece un
-passo gigantesco, mercè l’efficacissima cooperazione di Gladstone,
-nel 1845-46. Fu, si può dire, condotta a termine dal
-solo Gladstone nel 1853 e nel 1860. Sulla riforma tributaria
-inglese sono da leggere vari eccellenti articoli pubblicati dal
-Prof. Ricca Salerno nella <i>Nuova Antologia</i> ed uno del Conigliani
-(<i>Gladstone e la finanza inglese</i>) nella <i>Riforma
-Sociale</i> del 15 Luglio 1898. Sul movimento <i>cartista</i>, coloro
-che vogliono averne piena conoscenza, potranno leggere le
-opere di Henriet Martineau, di Molesworth, di Justin M’Carthy.
-Un’idea chiara l’avranno dallo scritto vivace, quasi
-drammatico, di Paolo Valera: <i>L’insurrezione Chartista in
-Inghilterra</i>, con Proemio di Filippo Turati. (Milano 1895,
-presso la <i>Critica Sociale</i>). Paolo Valera, nella cella del reclusorio
-di Finalborgo, potrà meditare sulla differenza tra
-l’Italia e l’Inghilterra, ch’egli aveva studiata ed esposta
-senza sospettare, che doveva poco tempo dopo averne la
-dolorosa prova personale.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note3">
-<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sul <i>Picketing</i> si riscontrino gli accenni del mio
-opuscolo: <i>La grande battaglia del lavoro</i>. Per più ampie
-notizie sulla importanza delle leggi del 1870 e 1875 e sulla
-riconosciuta consuetudine del <i>Picketing</i> che ne risultò, si
-leggano: Howell: <i>Le passé et l’avenir des Trades Unions</i>;
-Coniugi Webb: <i>Histoire du Trade Unionisme</i>; K. Lavolléc:
-<i>Les classes ouvrières d’Europe</i>, Vol. III, <i>Angleterre</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note4">
-<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Mi sia permesso ricordare che queste idee svolsi
-sommariamente nel 1879 in un opuscolo: <i>La questione
-sociale e la libertà.</i> (Milano; Tipografia Gattinoni) Lo ricordo
-non per vanità, ma per convincere il lettore che non per
-comodità polemica suggeritami dagli altri avvenimenti ricorro
-a certi confronti; sibbene perchè gl’insegnamenti che ne
-scaturiscono formano parte integrale del mio patrimonio intellettuale
-senza alcuna subordinazione od opportunismo
-politico di sorta.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note5">
-<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La diversità di queste manifestazioni ho illustrato
-in: <i>Mouvements sociaux en Italie.</i> Parigi 1898. Presso la
-<i>Rivista Popolare.</i> L. 1.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note6">
-<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ho raccolto molte date e molte cifre da vari giornali
-d’Italia e con particolarità dal <i>Secolo</i> di Milano e dalla
-<i>Tribuna</i> di Roma che ebbero il più largo servizio telegrafico
-ed epistolare dalle provincie.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note7">
-<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il <i>Corriere della Sera</i> annunziò che ciò che stampava
-<i>naturalmente</i> era sottoposto alla revisione del Regio
-Commissario Straordinario. <i>I Tribunali, Giornale di cronaca
-e di critica giudiziaria</i>, non poche volte negli appositi
-<i>supplementi</i> ha degli spazi bianchi, che rappresentavano
-i brani soppressi del resoconto stenografico. C’è una soppressione
-nel dodicesimo processo pei fatti di Sesto S. Giovanni;
-ma sono quattro nel tredicesimo per le barricate di Porta
-Venezia. In questo processo venne soppresso anche un brano
-della requisitoria dell’avvocato fiscale.... Per la narrazione
-mi sono servito dei giornali locali — con particolarità del
-<i>Corriere della Sera</i> — e di memorie fattemi pervenire da
-testimoni oculari.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note8">
-<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Un caso identico a quello del 6 Maggio si ripetè a
-Milano nella stessa via Napo Torriani quattro mesi dopo;
-ma non si venne alle fucilate perchè la polizia fu più prudente.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note9">
-<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La figura del Questore Minozzi si avrà intera da
-questa risposta data da lui nell’Udienza del 28 Luglio innanzi
-al Tribunale militare. <i>Presidente:</i> È vero che disse al Turati
-«<i>quando c’è lei non succedono disordini</i>»?
-</p>
-
-<p>
-<i>Questore Minozzi:</i> Sì, perchè egli sa contenersi molto
-bene nei discorsi, è padrone delle parole, ha molta influenza
-sulle masse operaie e <i>quando vuole non succede niente;
-ma se non vuole sa incitare, per il che, se avvengono tumulti</i>,
-<b>è perchè egli li ha voluti</b>.
-</p>
-
-<p>
-Superflui i commenti alla insinuazione loiolesca.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note10">
-<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ho l’elenco nominativo di questi casi. Non lo pubblico
-per motivi facili ad immaginare.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note11">
-<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il sig. Stillman — l’uomo nefasto che per venti
-anni ha falsato l’opinione pubblica d’Inghilterra sulle cose d’Italia,
-per mezzo delle sue corrispondenze al <i>Times</i> — ritiratosi
-in America ha avuto il coraggio di scrivere al <i>Transcript</i>
-di Boston che i moti d’Italia non furono determinati dalla
-fame, ma da una cospirazione repubblicana, i cui capi erano
-al servizio del Papa e della Francia.... La buona e gentile
-vedova di Dario Papa, Fidelia Dinsmore, ha smascherato l’indegno
-calunniatore.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note12">
-<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La <i>Perseveranza</i> ed altri giornali reazionari sperano
-di poter giustificare le eccessive misure repressive e la reazione
-bestiale colle relazioni, che ha promesso di pubblicare il governo.
-È bene si sappia che tali documenti, come tutti i
-documenti ufficiali, saranno compilati <i>ad usum delphini</i>: conterranno
-tutto, meno la verità e lo ha confessato coll’abituale
-franchezza il generale Pelloux. Egli in Senato, rispondendo
-al senatore Cannizzaro, dichiarò che pubblicherà una relazione
-sugli ultimi fatti, ma soggiunse che <i>non si può tutto dire
-al pubblico perchè certe cose è bene che il pubblico non le
-sappia</i>. Il soldato così prometteva lealmente... di non dire
-la verità... Per la Storia è bene aggiungere che in questa
-condotta venne incoraggiato dall’onor. Saracco con le seguenti
-dichiarazioni che gli fruttarono la Presidenza del Senato:
-</p>
-
-<p>
-«Il ministero dell’Interno vedrà quello che si può dire
-e quello che non si può dire sui moti di Milano e di altri
-paesi dove fu mestieri ricorrere alla repressione.
-</p>
-
-<p>
-«Egli farà, probabilmente, come fanno i ministri degli
-affari esteri, preparerà cioè il suo libro verde, giallo o nero,
-ma dirà solo quanto conviene si dica, e nulla più.
-</p>
-
-<p>
-«Se domani il ministro degli interni, d’accordo coi suoi
-colleghi, presentasse una relazione dalla quale risultasse che
-i moti dello scorso maggio si spiegano in molta parte col
-disagio economico, pare a me che farebbe opera non solamente
-vana, ma insana, se non sapesse di poter presentare
-contemporaneamente i provvedimenti più acconci per migliorare
-questa disgraziata situazione che fu cagione o pretesto
-delle sommosse».
-</p>
-
-<p>
-Se abbia accettati i consigli e come li abbia messi in
-esecuzione, vedrassi, dal rapporto del Generale Bava di cui
-si farà parola più innanzi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note13">
-<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per completare le notizie sulla natura dei fatti che
-determinarono la proclamazione dello Stato di assedio in
-Toscana, aggiungo che la <i>Gioventù monarchica</i> portò una
-vivace protesta contro il contegno provocante della questura
-di Firenze il giorno 7 maggio al <i>Fieramosca</i>. Questo — giornale
-monarchico e temperato — scrisse che <i>sarebbe bastata
-una buona annaffiata per spazzar via la ragazzaglia che
-si abbandonò ai tumulti</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note14">
-<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La <i>Perseveranza</i>, del giorno 9 Maggio, ad esempio,
-denunzia formalmente <i>La Brianza lavoratrice</i>; dice cosa
-iniqua il non sequestrarla. Dopo avere dato precise indicazioni
-al Procuratore del Re, si compiacque in un numero successivo
-che fossero stati esauditi i suoi desideri. Dei singoli
-privati la stessa <i>Perseveranza</i> scrisse in guisa che la <i>Lega
-Lombarda</i> ebbe a parlare di <i>delazioni</i>. Il giornale milanese
-prese gusto al mestiere e denunziò pel sequestro <i>L’Italia
-Nuova</i> di Lugano, il <i>Dovere</i> e la <i>Rivista popolare</i> di Roma.
-Un trafiletto della cronaca del <i>Corriere della Sera</i> sul linguaggio
-dell’<i>Italia del Popolo</i> del giorno 6 Maggio, parve
-una denunzia per la soppressione avvenuta immediatamente
-dopo. Parecchi giornali accolsero e commentarono quel trafiletto
-come vera denuncia. Quando il commento venne riprodotto
-nella <i>Rivista popolare</i>, il <i>Corriere della Sera</i> protestò
-energicamente. In quella protesta sta la più severa condanna
-dell’atto in sè e della <i>Perseveranza</i> che l’ha ripetuto. Sento
-il dovere altresì di scindere le responsabilità nel parlare dei
-conservatori lombardi. Una parte di essi inflisse il biasimo
-più severo alla condotta dei reazionari. La lettera aperta di
-Torelli-Viollier a Luigi Roux (<i>Stampa</i> di Torino 1898, N. 163)
-rimane un documento schiacciante contro gli ubbriachi
-reazionari di Milano. La parte giovane e sinceramente conservatrice
-della Lombardia fece sentire più volte la sua voce
-anche durante lo stato di assedio, per mezzo dell’<i>Idea liberale</i>
-di Milano. Ma tutta l’amarezza dell’animo per lo strazio
-dello Statuto, della legge e della libertà, detta rivista la manifestò
-appena potè sentirsi liberata dalla cappa di piombo
-del generale Bava Beccaris, con una lettera aperta del direttore
-G. Borelli indirizzata a me (N. del 15 Settembre 1897).
-Anche tale lettera suona condanna severissima dello stato di
-assedio e dell’opera compiuta dai reazionari. La voce del
-Torelli-Viollier e del Borelli hanno eccezionale importanza
-perchè è quella di due monarchici e per soprassello moderati,
-che conoscono gli uomini e gli avvenimenti del loro paese.
-Il Borelli e l’<i>Idea liberale</i> si possono considerare come la
-espressione dei sentimenti del <i>Circolo Popolare</i> di cui il
-profugo, che citerò più innanzi, scrive che è un gruppo
-<i>quasi repubblicano per la monarchia e troppo monarchico
-ancora per la repubblica</i> e che perciò non potè fare molta
-strada.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note15">
-<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Per la verità</i>. Appunti sullo stato di assedio a Firenze
-del Comm. *** — Firenze, Settembre 1898. pag. 6 e 7.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note16">
-<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>La sommossa di Milano</i> — Note di un profugo — Ginevra
-1898, pag. 13 a 29.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note17">
-<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Note di un profugo</i>, pag. 29. Il <i>profugo</i> è il Professore
-Ettore Ciocotti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note18">
-<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Lo stato romano dall’anno 1815 al 1850</i> — Firenze — Le
-Monnier, 1853 — Vol. I, pag. 11.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note19">
-<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L’ordine del giorno votato dal Consiglio Comunale
-di Milano su proposta del Senatore Negri venne votato per
-alzata e seduta. Tutti si alzarono ad eccezione dei consiglieri
-Majno, Angiolini e Carabelli.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note20">
-<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Discorso pronunciato alla Camera dai Deputati sul
-Disegno di legge per l’ordinamento dell’esercito nella tornata
-del 5 maggio 1897. A proposito di onorificenze si ricordi la
-polemica sollevata da Massuero — convintissimo monarchico — colla
-notizia pubblicata sulla punizione grave — la messa
-in disponibilità — inflitta al colonnello Crotti per avere rifiutato
-qualsiasi onorificenza agli ufficiali del proprio reggimento.
-La motivazione del rifiuto era elevata: da soldato che
-ama il proprio paese. L’<i>Esercito</i> smentì fiaccamente; ma seguitando
-la polemica potè anche sapersi che chi propose la
-punizione sia stato il Generale Pallavicini, forse quello che
-diresse il fuoco ad Aspromonte contro Garibaldi. Se è lui, si
-vede che invecchiando non ha mutato natura.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note21">
-<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Molti monarchici protestarono contro le pazzesche
-manifestazioni di riconoscenza all’esercito; nobilmente il prof.
-Nitti nella <i>Riforma Sociale.</i> L’aberrazione dei civili fa comprendere
-perchè, ubriacatisi di lodi, abbiano perduto la testa
-i militari. Un capitano Ranzi, nei servizi resi dall’esercito
-nel 1898 trovò la giustificazione del militarismo e l’occasione
-per attaccare aspramente Guglielmo Ferrero per le sue brillanti
-conferenze contro la guerra e contro il militarismo — riunite
-in volume e pubblicate da Treves — alle quali, quasi,
-si attribuivano i tumulti. Ferrero rispose con un magistrale
-articolo nella <i>Vita Internazionale</i> di Milano (Novembre 1898)
-mettendo in evidenza la poca consistenza delle virtù dei nostri
-ufficiali.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note22">
-<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nella seduta del Consiglio Comunale di Milano del
-22 agosto 1898, venuta in discussione la trasformazione dello
-Statuto dell’<i>Umanitaria</i>, il consigliere De Herra adoperò
-frasi scottanti contro il colpo di mano dei moderati, che
-trassero profitto dello stato di assedio per impadronirsene.
-L’amministrazione, anche sotto lo stato di assedio, impose la
-nuova cinta daziaria. Ci fu chi volle assicurare il <i>maximum</i>
-della impopolarità alla setta, proponendo il collocamento sulla
-piazza all’uopo destinata della statua di Napoleone III, nascosta
-da tanti anni nell’atrio del palazzo del Senato dove
-la confinò la volontà dei cittadini.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note23">
-<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Basta leggere l’ultimo numero del <i>Secolo</i> (7-8 maggio)
-pubblicatosi sotto il regime della sciabola per convincersi della brutalità della misura presa dal Regio Commissario
-in odio non dei repubblicani e dei socialisti, ma dei
-semplici democratici. In quel numero, in prima pagina, si
-parla, è vero, con parole severe del cinquantenario dello Statuto,
-che doveva celebrarsi l’indomani in Torino; ma le
-sue parole erano più moderate di quelle di molti altri giornali
-che non furono neppure sequestrati. In terza pagina
-poi, a proposito dei tumulti del giorno precedente, c’era un
-appello che incitava i cittadini alla calma che avrebbe potuto
-scrivere e sottoscrivere qualunque uomo d’ordine. Nè
-si dica che la paura od il senso dell’opportunità abbiano
-suggerito tale linguaggio: in parecchie altre occasioni — e
-particolarmente nel 1886 all’epoca dei tumulti provocati dai
-moderati pel dazio municipale sul pane — il <i>Secolo</i> non
-usò termini diversi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note24">
-<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sino a pochi giorni dopo i tumulti di Milano, faceva
-pena ad ascoltare i discorsi reazionari fierissimi che tenevano
-nei corridoi di Montecitorio alcuni deputati ritenuti veramente
-liberali. La verità sui pericoli corsi dalle <i>istituzioni</i>
-e dalla <i>civiltà</i> non era ancora conosciuta. Uno studio particolare
-meriterebbe l’attitudine dei vari giornali liberali, in
-generale disenzienti dai deputati delle rispettive regioni,
-dal quale risulterebbe la poca influenza esercitata dalla
-stampa nel creare le correnti della opinione pubblica. I giornali
-più ferocemente reazionari si sono affermati in Lombardia,
-nell’Emilia, nel Veneto, ecc., mentre si può dire
-che mancano in Sicilia e nel mezzogiorno: ivi manca il pericolo
-democratico.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note25">
-<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Un giornale pubblicò una notizia degna di fare la
-compagnia, se vera, con questo sequestro: alla Biblioteca
-Marucelliana non si danno più in lettura per ordine superiore
-i libri socialisti; ad un prete fu negato il <i>Capitale</i> di
-Marx.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note26">
-<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In fatto di sequestri va rilevata la vera anarchia nei
-criteri dei magistrati. Si sequestra in una città ciò che venne
-liberamente pubblicato altrove. Si sequestra a Varese un
-articolo di <i>Vamba</i> non sequestrato in Roma. Più tipico il
-caso mio e della <i>Rivista popolare</i>. Si sequestrò <i>la Valtellina</i>
-di Sondrio perchè aveva riprodotto un articolo mio non
-sequestrato in Roma quando comparve sulla <i>Rivista popolare</i>.
-Si fa il processo; vengo regolarmente interrogato dal giudice
-istruttore come autore dell’articolo; ma all’ultima ora si
-lascia in pace me e si condanna dal Tribunale di Sondrio il
-povero gerente della <i>Valtellina</i>.... Nell’articolo si faceva
-l’apologia.... della monarchia inglese! Quegli ottimi magistrati
-nel parallelo che ogni lettore poteva fare videro una
-offesa alla monarchia italiana.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note27">
-<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>La liberté economiques et les evenements d’Italie.</i>
-Lausanne 1898. p. 5. Il Pareto narra questo edificante episodio
-accaduto a Sulmona. Un meccanico ferroviere va dal
-barbiere e si fa radere quando viene il suo turno. Aveva
-dimenticato che in forza della militarizzazione dei ferrovieri
-egli non era che un sergente. Un capitano di fanteria arrivato
-dopo di lui lo mise agli arresti perchè non aveva ceduto
-il posto al superiore. Numerosi altri casi consimili si sono
-verificati in ogni parte del regno.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note28">
-<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Pareto</span>, pag. 8. Nella <i>Grande battaglia del lavoro</i>
-(Roma 1898) ha stigmatizzato questa sleale concorrenza che il
-governo fa fare dai soldati ai lavoratori a vantaggio dei proprietari.
-In Lombardia i soldati furono anche adibiti per
-mungere le vacche.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note29">
-<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il reato massimo che somministrò il pretesto per la
-destituzione del Prof. Gottardi fu il suo opuscolo: <i>La boie</i>
-scritto in dialetto e nel quale così riassume il catechismo
-socialista: «Amé i vostri bambini, le vostre done, i vostri
-veci. Per esser socialisti bisogna esser boni. Bisogna sentirse
-capaci de amar tuti, de no odiar nessuno, altro che el mal».
-I tre maestri di Milano puniti avevano rispettivamente 19, 23
-e 29 anni di servizio. Lina Malnati, una delle punite, mandò
-al Secolo questa nobile lettera.
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-«Agli onesti giornali che han difesa la causa dei maestri
-socialisti, il mio ringraziamento speciale.
-</p>
-
-<p>
-«Ventitrè anni e mezzo di onorato servizio — la scrupolosa
-cura di non portare le mie idee politico-sociali nel
-sereno ambiente della scuola, non valsero a salvarmi dalla
-condanna pel delitto di pensare a modo mio, fuori di scuola.
-Chino la testa innanzi all’ingiusto provvedimento, ma rialzo
-l’anima nella quale mi riposa tanta altarezza e tanta dignità,
-da soffocarvi ogni sentimento di rancore o di rivolta. Mi
-vien tal luce dalla coscienza, che basta essa sola a confortarmi
-nell’immenso dolore di dover dare un addio alla mia
-scuola.
-</p>
-
-<p class="indr">
-<i>Dev.</i> <span class="smcap">Linda Malnati</span>.
-</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note30">
-<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ho esaminato la questione della legalità dello Stato
-d’assedio e dei Tribunali militari altrove (<i>Gli avvenimenti
-di Sicilia e le loro cause</i>. Palermo, Remo Sandron 1895,
-Cap. XXI). La grave controversia più volte si è dibattuta
-in Parlamento e venne esaminata con rara perspicuità dalla
-Commissione per l’Esame delle questioni legali riguardanti
-la difesa davanti ai Tribunali di Guerra (Agrati, Alberti,
-Ferrari, Majno e Valdata) nominata dall’<i>Associazione Lombarda
-dei Giornalisti</i> (Milano Tipografia Nazionale di V.
-Romperti 1898). L’onor. Avv. Carlo Altobelli riassunse brillantemente
-le ragioni giuridiche costituzionali, che stanno contro
-lo Stato di Assedio e contro i Tribunali di Guerra iniziando
-la difesa dei giornalisti e dei deputati condannati in Milano
-davanti alla Suprema Corte di Cassazione del Regno. L’indole
-di questo lavoro non si presta a svolgere questo argomento,
-ripetendo del resto scuse e difese notissime. Qui mi
-limito ad esporre qual’è stata l’opera dei Tribunali militari
-in occasione dei tumulti di Aprile e Maggio 1898.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note31">
-<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Don Chisciotte</i> (15 Luglio 1898) infatti ironicamente
-denunziò il colonnello Siacci come un <i>nuovo pericoloso</i> pel
-discorso <i>sovversivo</i> pronunziato in Senato. A quando l’ammonizione?</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note32">
-<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Resoconto ufficiale della Seduta del Senato del 13
-Luglio 1898.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note33">
-<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Essendo passati alla storia il documento <i>firmatissimo</i>
-e il <i>trattato di Bisacquino</i>, non si può sottrarre alla storia il
-documento <i>Speranza 333</i> che fu spedito da Firenze a Turati
-il 7 Maggio coll’ambulante Firenze-Milano. Eccolo nella sua
-integrità:
-</p>
-
-<p>
-V. V. è stato impossibile spedire. = (per 000) si è
-tentato farlo Rifredi, Sesto inutilmente. Bicchi non ricevendo
-000 combinato Romussi (=|=) tornossene a Livorno
-dove aveva trattato V per 000 poco fino Genova dove Zandrino
-avrebbe provveduto per Alessandria dove di qui partito per
-Villavecchia avrebbe condotto Milano aggiungendo racimolato
-locale. Avverto che 17 sono stati consegnati solo 270 non
-essendo pronti gli altri 329. Però Bicchi assicurami che
-entro domani radunerà 000 manderà li Ciotti Blasi i quali
-hanno precise istruzioni farmi recapitare non per = ma per
-(= =). Appena effettuata ||| da Genova Zandrino spediravvi
-bolletta dichiarata 10 sottosuolo rimanenti 17 complemento.
-Bicchi operato miracoli. Sesto, Figline, Prato hanno
-corrisposto ultimo momento Δ messi sospetto non mandarono
-più rinforzi, modo Firenze rimasero molti 17. Però non dubitate
-237-471 alacremente provvedete 000 anche da Pavia.
-Doveva andare Bicchi = senza spesa; stima però prudente
-non muoversi aspettando notizie. Blasi non corrisponde....</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note34">
-<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In diritto romano si scusa l’<i>ignorantia juris</i> ai minorenni,
-alle donne, ai rustici.... ed ai soldati. Ah, quei
-romani!....</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note35">
-<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Non raccolgo la voce corsa di ufficiali puniti per
-avere fatto delle difese troppo buone, sebbene la trovi riprodotta
-da vari giornali. Mi sembra inverosimile la cosa.
-Tale voce corse pure pei processi di Palermo nel 1894; ed
-era insussistente.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note36">
-<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Walter Mocchi: <i>La cosa giudicata</i>. Nella <i>Rivista
-popolare</i>. Anno IV, N. 8. Francesco Giarelli nel Caffaro di
-Genova ha confermato la narrazione di Mocchi. L’uno e
-l’altro assistettero alle udienze del Tribunale di Napoli.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note37">
-<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il caso della Marone ha sollevato un grido d’indignazione
-nella stampa di ogni colore, anche devota alle istituzioni
-(<i>Tribuna, Don Chisciotte, Mattino, Roma, Corriere de Napoli,</i>
-ecc.). Ma quanti altri più enormi non ve ne sono?</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note38">
-<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il <i>Corriere della Sera</i> (N. 127 del 1898) con profetica
-incoscienza scriveva, prima che incominciassero i processi:
-</p>
-
-<p>
-«Alessandro Manzoni, dall’alto del suo piedestallo a
-San Fedele, pareva guardasse tutto quel tramestìo con aria
-mesta e dicesse: È in questo modo che i Milanesi hanno
-pensato di commemorare il venticinquesimo anniversario della
-mia morte?»
-</p>
-
-<p>
-E chi guardava il Manzoni, pensava che il mondo più
-cambia e più è la stessa cosa; perchè i subbugli di questi
-giorni egli li aveva già descritti nel suo romanzo, sino nelle
-più minute circostanze; perchè di ogni arrestato un po’
-conosciuto dice quello che il mercante bergamasco diceva di
-Renzo: «<i>Si sa di sicuro che le lettere son rimaste in mano
-della giustizia, e che c’è descritta tutta la cabala; e si dice
-che vi anderà di mezzo molta gente</i>».
-</p>
-
-<p>
-Oh! se c’è andata di mezzo <i>molta gente!</i> I tempi di
-Renzo Tramaglino impallidiscono rispetto a quelli nostri.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note39">
-<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Per la verità.</i> Appunti sullo Stato di assedio a Firenze
-del Comm. *** Firenze — Settembre 1898, pag. 75.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note40">
-<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Va rilevato con particolarità il linguaggio della
-<i>Perseveranza</i>, perchè esso rispecchia il pensiero della frazione
-del partito conservatore lombardo, che ha in mano il Municipio
-di Milano ed altre importanti istituzioni locali e che,
-pur troppo! esercitò poderosa influenza sulle dissennate misure
-del governo centrale.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note41">
-<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È bene che si abbia un’idea dei reati attribuiti dalla
-questura nei suoi rapporti e nelle deposizioni dei suoi rappresentanti
-e delle prove addotte contro i repubblicani e
-contro i socialisti. Nel rapporto della Questura si ascrive a
-colpa del partito repubblicano la <i>chiesta abolizione del dazio
-sulle farine e la diminuzione delle spese militari</i>... (Povero
-Czar se capiti tra le unghie del Questore Minozzi!) Sempre
-secondo la Questura il partito socialista commise queste scelleratezze:
-<i>fece propaganda, ricevette aiuto dallo straniero...
-negli scioperi organizzò associazioni... di arti e mestieri
-e leghe di resistenza, portò suoi candidati anche nei collegi
-nei quali non avevano probabilità di riuscire</i>.... Alla Koulicioff — questa
-iniqua che volle sfuggire la galera russa
-per assaporare le delizie della reclusione italiana — si rimproverarono
-le conferenze sul miglioramento igienico ed economico
-delle donne. Tutti questi reati e queste prove furono
-trasportati di sana pianta negli atti di accusa e nelle requisitorie
-dell’avvocato fiscale che il 21 Giugno affermava <i>avere
-raggiunta la prova di una organizzazione solida e completa</i>.
-Nell’atto di accusa contro i giornalisti, il Bacci, che non trovò
-modo di far condannare il Barattieri, affermò che Milano era
-stata scelta come centro della rivoluzione poichè per la sua
-<i>posizione geografica</i> poteva più facilmente isolarsi dal rimanente
-del regno onde impedire l’arrivo di altra truppa....
-perchè quivi più sollecito sarebbe stato il soccorso già <i>preparato
-ed organizzato</i> dei fuorusciti italiani residenti in
-Isvizzera. Disse che i tumulti furono fatti sorgere nei piccoli
-centri allo scopo di attrarvi le truppe, sguarnire le città e
-tentarvi un colpo di mano. Concludeva che <i>tutti</i> i moti d’Italia
-non furono che la conseguenza di una lunga preparazione diretta
-all’unico scopo di mutare gli ordini politico-sociali.... Queste
-temerarie affermazioni che fruttarono secoli di galera, non
-meritano l’onore della discussione. Fanno fede della ignoranza
-fenomenale degli avvocati fiscali. Oh! se aveva ragione il
-senatore Siacci ad invocare la riforma dei Tribunali militari!
-Ciò s’impone nell’interesse dello stesso esercito.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note42">
-<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Carlo Romussi, dal cellulare di Milano, il 22 Agosto
-1898 diresse una nobile lettera all’<i>Associazione fra i giornalisti
-lombardi</i> e ponevale questi tre quesiti:
-</p>
-
-<p>
-1. — Se si può chiamare responsabile un giornale ed il
-suo direttore di fatti che accadono nella città dove il giornale
-si stampa e che il giornale stesso sconsiglia e biasima.
-</p>
-
-<p>
-2. — Se giuridicamente si possa prendere il complesso
-di una serie di articoli rappresentanti l’opera giornalistica
-di un uomo, e portarlo contro di lui come titolo di accusa,
-dato l’ordinamento nostro per il quale funziona un procuratore
-generale, incaricato di controllare volta per volta ogni
-singola pubblicazione.
-</p>
-
-<p>
-3. — Se non sia da chiedere al Parlamento che le accuse
-di reati commessi per mezzo della stampa siano in ogni
-tempo sottratte ai tribunali militari e sottoposte al giurì.
-</p>
-
-<p>
-L’<i>Associazione lombarda</i> e tutti i giornalisti onesti
-hanno risposto conformemente ai dettami dello Statuto e della
-giustizia, delle leggi e del buon senso; ma le Sentenze restano
-e le vittime nei reclusori d’Italia!</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note43">
-<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il <i>Secolo</i> in <b>dodici</b> anni ebbe in tutto dodici sequestri;
-e furono gli anni della reazione.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note44">
-<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Gli Italiani immemori leggano i discorsi di Zanardelli
-in risposta alla interpellanza Nicotera in maggio 1878
-sul permesso congresso repubblicano riunito al Teatro Argentina.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note45">
-<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Discorso letto la sera del 7 Maggio 1880 nella sala
-dell’Associazione costituzionale di Bergamo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note46">
-<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulla interpretazione ed applicazione dell’art. 122
-dell’ordinamento giudiziario, che contiene le parole su riportate,
-si discusse in occasione delle sentenze dei Tribunali
-militari di Sicilia e di Lunigiana nel 1894. Gli avvocati
-Marcora e Majno ripresero splendidamente la discussione nel
-ricorso presentato alla Corte di Cassazione di Roma in difesa
-di Chiesi, Romussi, Valera, Koulichoff, ecc. La ripresero per
-dimostrare — e vi riuscirono luminosamente — che la Cassazione
-aveva il diritto o meglio il dovere d’interloquire sulla legalità
-dello Stato di assedio e dei Tribunali militari; su questa
-questione e sulle altre innumerevoli mostruosità e contraddizioni
-delle sentenze di cui qui si discute si possono leggere
-con grande profitto oltre la cennata memoria a firma Marcora
-e Majno, le altre d’Impallomeni, Escobedo, Orzi, Sacchi in
-difesa di molti condannati dai Tribunali militari del 1898.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note47">
-<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La stampa liberale a suo tempo (Settembre 1898) si
-scandalizzò della promozione accordata al consigliere Nazzari
-che era stato relatore in Cassazione contro i condannati di
-Milano. La stampa ebbe torto; c’erano i buoni precedenti
-nella brillante carriera del Tondi, uno dei giudici che condannarono
-Lobbia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note48">
-<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L’indole e la mole di questo scritto non mi permettono
-di entrare in considerazioni giuridiche sulla sentenza
-della Cassazione che respinse i ricorsi dei condannati dai
-Tribunali militari. Ne fece una critica dotta, seria, elevata
-il Prof. Luigi Majno (<i>Rivista popolare</i>, Anno IV, N. 7). Rilevo
-qui soltanto che la Cassazione di Roma ha osato completare
-<i>in fatto</i> le sentenze del Tribunale di guerra, dicendo
-essa ciò che il Tribunale di guerra ebbe la onestà di non
-dire — e cioè che Chiesi, Romussi e gli altri <i>vollero i tumulti</i>.
-Il Tribunale disse esplicitamente che <i>non li vollero!</i>
-I commenti su questa enormità sarebbero superflui.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note49">
-<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Leggo nel <i>Don Chisciotte</i> del 5 ottobre e riproduco
-integralmente:
-</p>
-
-<p>
-«Trascrivo dal <i>Messaggero</i> la notizia seguente mandata
-da Livorno:
-</p>
-
-<p>
-«Ieri il sostituto procuratore del re cav. Bertoli, il giudice
-d’istruzione avv. Sighieri e alcuni agenti di pubblica
-sicurezza si recarono alla sede dell’Associazione liberale monarchica
-e fecero una perquisizione che durò più di tre ore.
-</p>
-
-<p>
-«Nessun documento fu sequestrato.
-</p>
-
-<p>
-«<i>Notate bene che da tre giorni il Consiglio della Monarchica
-era stato avvisato dalla autorità che i locali della
-società dovevano essere perquisiti.</i>
-</p>
-
-<p>
-«Per conto mio non aggiungo nulla, neppure la conferma
-della notizia, che non posso dare. Ma è certo che così
-essa si presta a curiose osservazioni. E prima, anzi principale
-di tutte: — È vero che una perquisizione si è compiuta
-previo avviso di tre giorni?
-</p>
-
-<p>
-«Poi non posso a meno di notare: quell’associazione
-così stranamente perquisita era la fucina del crispismo per
-la provincia livornese».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note50">
-<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questi due fatti di cronaca vengono riferiti da <i>Vamba</i>
-nel <i>Don Chisciotte</i> (1898 N. 248). Casi simili e più dolorosi sono
-a mia conoscenza personale. Della decadenza e corruzione
-della Magistratura italiana mi sono occupato in: <i>Corruzione
-politica</i>. Catania 1888; <i>Banche e Parlamento</i>. Milano 1898;
-<i>Gli avvenimenti di Sicilia</i> Palermo 1895. Ho riportato fatti
-numerosi e giudizi autorevoli di uomini appartenenti alle
-classi più elevate e più colte, che vivono al difuori della
-politica. I giudizî degli ex ministri Eula e Santa Maria Nicolini,
-gli articoli di Daneo e del prof. Mortara eliminarono
-il sospetto che il mio pessimismo, possa essere suggerito
-da passione di parte. Se qualche dubbio rimanesse ancora, si
-legga la relazione dell’ex ministro Costa sul processo Tanlongo
-e le <i>ingenue</i> dichiarazioni dell’ex ministro Calenda dei
-Tavani nella Camera dei Deputati a proposito del processo
-Giolitti: suscitarono tale indignazione, che Villa, Presidente
-della Camera, gli tolse la parola e sospese la seduta.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note51">
-<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Mario Rapisardi</span>: <i>Giustizia</i>. Versi. Catania 1892.
-N. Giannetti p. 5.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note52">
-<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Rivista penale</i>, Settembre 1898, p. 300.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note53">
-<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa giustificazione della legittima difesa fu accampata
-in Parlamento — pare impossibile! — da un giurista:
-dall’on. Villa. Ora l’<i>omnes leges omniaque jura permittunt
-vim vi repellere</i>, non può invocarsi che contro la
-aggressione presente, per respingere la <i>violenza attuale</i>, così
-com’è detto nella parte generale del Codice penale. Ma con
-qual diritto la scusa della legittima difesa si può invocarla
-quando giudici militari e ministri hanno riconosciuto, che
-s’intendevano punire i pretesi colpevoli di violenze passate?
-La <i>legittima difesa</i> può sinanco giustificare le cannonate;
-giammai i Tribunali di guerra!</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note54">
-<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Giulio Fioretti</span>: <i>Pane, governo e tasse in Italia</i>.
-Napoli, L. Pierro, 1898. L. 2,50, pag. 67. Il Fioretti è uno
-dei più colti e battaglieri conservatori del mezzogiorno. Mi
-riferirò spesso al suo pregevole libro limitandomi ad indicare
-l’autore.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note55">
-<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Rose</span>: <i>Rise of democracy</i>. London 1898, p. 129.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note56">
-<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Feci questa osservazione sin dal 1892 attenendomi
-agli studi ed ai dati del Bodio, del Pantaleoni, del Delivet.
-Vedi: <i>La difesa nazionale e le economie nelle spese militari</i>,
-Catania, N. Giannotta, 1892, p. 10 e 11.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note57">
-<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Giornale degli Economisti</i>, Ottobre 1797.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note58">
-<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Discorso sull’<i>Ordinamento dell’esercito</i> del 4 maggio
-1897. Da parte mia ripetute volte, sino alla noia, ripetei
-prima e dopo di Giustino Fortunato le stesse cose nel Parlamento
-e fuori; più esplicitamente — ed era facilissimo
-farlo — in Die Zeit del 12 Febbraio 1898 e nella <i>Revue
-Socialiste</i> dell’Aprile 1898. Era tanto facile fare da profeta,
-che i tumulti predissero — pare impossibile! — i prefetti
-del regno d’Italia. Così almeno telegrafava al <i>Corriere della
-Sera</i> il deputato Torraca nel Gennaio del 1898.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note59">
-<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Il diritto del Principe in uno Stato libero</i>. Nuova
-Antologia, 15 Dicembre 1893.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note60">
-<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Nuova Antologia,</i> 30 Novembre 1897.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note61">
-<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Nuova Antologia</i>, 15 Gennaio 1898. Il corsivo nel
-brano riportato ce l’ha messo lo stesso onor. Saracco.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note62">
-<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa corrispondenza viene bellamente illustrata
-dalle condizioni del bilancio e della prosperità economica
-dell’Inghilterra.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note63">
-<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Queste cifre <i>Il Commercio italiano</i> di Roma (14
-Agosto 1898) le ha tolte dall’ultimo <i>Annuario statistico</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note64">
-<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>La finanza e la questione sociale</i>. Torino, Fratelli
-Bocca 1897, p. 93, Nota 1. Pel Delivet il reddito annuo
-sarebbe maggiore di L. 223,11 per ogni abitante dedotte le
-spese militari, mentre sarebbe di L. 802 per un inglese.
-Calcolando che pel mantenimento normale occorre la metà
-del reddito dell’Inglese, l’Italiano per avere un mantenimento
-normale si trova con un <i>deficit</i> di L. 97,75: <i>deficit</i> superato
-soltanto da quello dello Spagnuolo e del Russo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note65">
-<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cifre e confronti sono tolti dal libro di Fioretti:
-<i>Pane</i>, ecc.; dall’altro pregievolissimo di C. A. Conigliani:
-<i>La riforma delle leggi sui tributi locali</i>. Modena 1898;
-dalla prolusione al corso di Scienza della finanza sul <i>Nostro sistema
-tributario</i> letta nell’Università di Genova il 6 Dicembre
-1897 e dall’articolo del De Viti De Marco: <i>Le recenti
-sommosse in Italia — Cause e riforme</i> (Nel <i>Giornale
-degli Economisti</i>, Giugno 1898).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note66">
-<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">De Viti De Marco</span>: <i>Cronaca del Giornale degli
-Economisti</i>. Maggio 1898. <span class="smcap">Conigliani</span>: Op. cit., p. 7 e 72.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note67">
-<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>.&nbsp;&nbsp;</span>G. Colombo: <i>Le industrie meccaniche italiane all’Esposizione
-di Torino</i>, Nuova Antologia; 1.º Ottobre 1898.
-I fasti nefasti del fiscalismo italiano sono noti e superano
-quelli della decadenza dell’Impero Romano. Il deputato Farinet — un
-conservatore di quattro cotte — ne ha narrato
-alcuni edificanti nella <i>Stampa</i> di Torino. Come deputato ho
-avuto conoscenza di molti altri inauditi, e devo aggiungere
-che spesso una correzione totale o parziale di certe enormità
-la trovai nell’amministrazione centrale, che s’inspira ad una
-certa equità. La correzione non si ha, però, che coll’intervento
-di qualche deputato; ma si sa che i più miseri e i
-più sacrificati non sempre riescono ad ottenere l’appoggio di
-un deputato.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note68">
-<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I dati su queste espropriazioni fanno lagrimare in
-Sardegna. Quelli sopra Fonni, Bolotana, Lei, Orani, Oniferi,
-Orotelli, Ottana, Sarulea (provincia di Sassari) fanno spavento.
-Si leggano nella <i>Nuova Sardegna</i> di Sassari del 2 Luglio
-e 17 Agosto. Negli <i>Avvenimenti di Sicilia</i> dimostrai che
-dove era stato minore il numero delle espropriazioni era
-stato mantenuto l’ordine nel 1893.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note69">
-<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La <i>rivista popolare</i> (30 ottobre 1897) nell’articolo:
-<i>Le proteste dei contribuenti</i> a proposito dei precedenti fatti
-di Piazza Navona in Roma, rilevò pure che i piccoli centri
-erano più gravati della ricchezza mobile che le grandi città;
-aggiunse che i piccoli centri non contano nella vita politica
-e subiscono le conseguenze delle follie dei <i>politicians</i> delle
-grandi città.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note70">
-<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Fioretti afferma che il sistema tributario italiano
-s’inspira alle teorie di George; e tra queste e quelle di
-Sella trova molta analogia anche dal punto di vista teorico.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note71">
-<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Le espropriazioni per cause d’imposta nel periodo
-1884-1895 furono: 48, 47 per 100,000 abitanti nel mezzogiorno;
-11,78 nell’Italia centrale; 6,90 nella settentrionale.
-Inversamente e logicamente al 31 Dicembre 1893 nell’Italia
-settentrionale con 13.630,904 abitanti c’era ora <i>un miliardo
-quattrocento novantotto milioni di risparmio</i>; nella meridionale
-con 11,668,273 abit. non arrivava che a L. 284,172,606!
-La Sicilia con 3,444,394 abitanti aveva risparmi per Lire
-62,752,241; la Lombardia con 4,007,561 abitanti ne aveva
-per <i>settecento settantuno milioni</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note72">
-<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L’on. Colombo, nel citato articolo, riconosce questa
-maggiore prosperità del settentrione. Come non si avvede dunque,
-ch’è ingiusta la legge sulla perequazione fondiaria, che aggraverà
-ancora la mano sulle provincie del mezzogiorno?</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note73">
-<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In pochi anni nella sola Basilicata dove i socialisti
-e i repubblicani si contano sulla punta delle dita vi furono
-cinque gravi sommosse con morti e feriti numerosi, con assalti
-in regola alla Caserma dei Carabinieri e alle case Municipali:
-a Bernalda nel 1888, a Forenza nel 1890, a Palazzo
-nel 1892, a Montescaglioso nel 1897 e a Picerno
-in Novembre 1898. Altre sommosse avvennero in giugno e
-luglio 1898 in alcuni comuni del Napoletano, non ostante la
-recentissima sanguinosa repressione generale.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note74">
-<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Una buona osservazione del Fioretti: L’antico motto
-<i>dividi ed impera</i> dalla fiscalità italiana si è tradotto nel
-principio: <i>dividi e tassa</i>. Si fanno approvare le tasse aristocratiche
-(le dirette) col concorso dei democratici; e si
-grava la mano sui poveri (imposte indirette) colla influenza
-degli aristocratici. Il Fisco accetta con uguale compiacimento
-le imposte aristocratiche e le democratiche e infin dei conti
-socialisti e conservatori restano ugualmente beffati.... e tassati
-(op. cit. p. 18). Il libro di Conigliani è tutta una tremenda
-requisitoria contro il nostro sistema tributario dal
-punto di vista economico, politico e morale.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note75">
-<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Osservatore Cattolico</i> del 6-7 Maggio 1898.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note76">
-<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il <i>Corriere della Sera</i> di Milano nel Numero del
-19 Maggio 1898 commentando i discorsi e i voti cennati
-così li riassume: «In complesso gli oratori della <i>Costituzionale</i>
-hanno riconosciuto che i partiti dominanti, le classi
-dirigenti, hanno molta responsabilità ne’ disordini avvenuti
-in tante parti d’Italia. Nè fucili, nè cannoni, per quanto
-numerosi e pronti a sparare, potrebbero garantire l’ordine
-in avvenire, se quei partiti o quelle classi non avessero la
-coscienza di questa verità».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note77">
-<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Loria: <i>Les bases economiques de la costitution social</i>.
-Paris; Lombroso e Laschi: <i>Il delitto politico e le rivoluzioni</i>.
-Torino. Fratelli Bocca 1890. Questi ultimi considerano le
-sommosse, le rivolte, ecc., come fenomeni patologici; la rivoluzione
-sarebbe una esplosione fisiologica. Ma siccome le
-prime prepararono sempre le rivoluzioni con queste analogie
-tra la storia e la biologia — si riesce a questa strana conclusione:
-le condizioni patologiche preparano la condizione
-fisiologica!</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note78">
-<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Un busto è stato inaugurato testè in Genova alla
-memoria dei fratelli Ruffini; lapidi e busti ricordano Vochieri
-ed altre vittime delle insurrezioni contro la dinastia dei Savoia.
-È tutta un’apoteosi della lotta contro Casa Savoja, la
-storia dettagliata e documentata che Giovanni Faldella, oggi
-senatore del Regno, ha consacrato alla <i>Giovine Italia</i> e ai
-fratelli Ruffini.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note79">
-<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>La sommossa di Milano</i>, pag. 26 e 27. L’apologia
-della rivoluzione fatta da Crispi tante volte, fu rifatta in modo
-più solenne il 12 Gennaio 1898 in Palermo. L’on. Rosano,
-ex sottosegretario agli interni, glorificò nello stesso anno
-l’insurrezione del 15 Maggio 1848 in Napoli.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note80">
-<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Un temperato e coltissimo scrittore, il Nitti, accennando
-alle lodi prodigate all’esercito in occasione delle ultime
-repressioni, esce in questa sanguinosa ed amara considerazione
-a proposito della circolare diramata dal Generale Afan de
-Rivera assumendo il portafoglio della guerra: «Adottare
-leggi di eccezione può essere una necessità che s’imponga a
-noi tutti in momenti dolorosi; ma non mai causa di allegrezza;
-nè i provvedimenti di rigore chiameremo mai atti
-di genialità. In altri tempi, quando l’onor. Afan de Rivera
-imparava nell’esercito borbonico i principî che ora esplica,
-un generale italiano, glorioso per battaglie vere, Enrico
-Cialdini, all’indomani di una vittoria contro le truppe del
-Borbone, invitava gli ufficiali ad una messa solenne: non
-già per rallegrarsi, egli diceva, poichè la vittoria era stata
-ottenuta contro altri italiani, ma per commemorare insieme
-i defunti d’ambo le parti». (<i>Le sommosse dell’ieri e le
-repressioni dell’oggi</i>. Nella <i>Riforma Sociale</i> di Torino.
-Giugno 1898).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note81">
-<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sin dal 1883 nel libro sulle <i>Istituzioni municipali</i>
-dimostrai il grande marcio e i pericoli che si annidarono
-nei Comuni e nella Provincia; da allora ad oggi chi sa dire
-di quanto si siano aggravati i mali?</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note82">
-<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per la parte che in Sicilia nel 1893-94 rappresentarono
-i partiti locali — <i>apolitici</i> benchè mascherantisi da
-socialisti o altro — si legga il mio libro: <i>Gli avvenimenti
-di Sicilia</i>, ecc., e gli scritti del Deputato Di San Giuliano e
-del Senatore Pasquale Villari.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note83">
-<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Anche il <i>Corriere della Sera</i> in una corrispondenza
-da Foggia (1898 — N. 121) lascia intendere chi furono i
-responsabili dei tumulti di Bari e di Foggia. Dettagli più
-sinistri, anche sulla complicità della autorità politica, pei
-gravissimi fatti di Minervino Murge si possono leggere in
-un opuscolo di A. Panarelli: <i>Il primo Maggio 1898 a
-Minervino Murge</i>. Canosa di Puglia 1898.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note84">
-<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il citato corrispondente da Foggia al <i>Corriere della
-Sera</i> scriveva: «Un tumulto, quando è solo un tumulto, è
-cosa dolorosa, ma passeggera; la gravità di quanto è avvenuto
-sta più che altro nel contegno delle autorità: <i>il quale
-dimostra qual misera cosa sia presso di noi l’organizzazione
-governativa</i>».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note85">
-<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Enrico Panzacchi, che ci tiene ad essere considerato
-conservatore, scrisse sulla politica ecclesiastica queste parole:
-</p>
-
-<p>
-«Dall’ambigua formula cavouriana abbiamo stillato tutto
-il succo deleterio che poteva contenere e ce ne siamo fatto
-un sonnifero. Davanti al problema — così singolarmente grave
-per il nuovo regno che ha Roma capitale — noi abbiamo
-riposta tutta la nostra gloria nell’essere astensionisti, reticenti,
-evadenti; ossia nell’essere nulla.
-</p>
-
-<p>
-«Non uno Stato confessionale — co’ suoi doveri, ma
-anche co’ suoi diritti; non uno Stato laico — nel senso veramente
-logico e moderno della parola. Con un po’ di buon
-volere avremmo potuto avere amico e pacifico il basso clero
-cattolico; e con la incuria, le tirchierie, i mali garbi e le
-ingiustizie palesi, ce lo siamo inimicato per modo che il meglio
-che possiamo aspettarci da lui è d’averlo neutrale. La
-storia racconterà poi, a edificazione dei posteri, le incertezze,
-le incongruenze d’ogni genere, le provocazioni e le remissioni
-infelici nelle quali cademmo, abbozzando trattative e
-<i>modus vivendi</i> che l’alta gerarchia ecclesiastica non volle
-accettare.
-</p>
-
-<p>
-«Intanto tutte le nostre leggi sono riuscite a vuoto.
-Abolimmo i conventi e l’Italia è piena di frati; incamerammo
-l’asse ecclesiastico e lo vedemmo sfumare, non si sa bene il
-come e il dove, tranne l’arricchimento dei pubblicani benemeriti;
-volemmo comprimere con la libertà il clericalismo,
-ed esso, con l’aiuto della libertà, risorse d’ogni lato e minaccia
-di montarci sul capo, ricco, prospero, provocante». — <i>Corriere
-della Sera</i>, 1898, N. 133.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note86">
-<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Un tempo passavano per nemici della patria coloro
-che colla cifra in mano ciò affermavano. L’indignazione sollevata
-in Europa dall’assassinio dell’Imperatrice d’Europa
-costrinse anche i <i>patrioti</i> a confessare la verità. Si legga,
-ad esempio, l’articolo di Scarfoglio: <i>Il nostro primato!</i> — <i>Mattino</i>
-di Napoli, 1898, N. 177.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note87">
-<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per tutto ciò che riguarda molte manifestazioni della
-nostra degenerazione morale si leggano i due miei scritti:
-<i>Corruzione politica</i> — Catania 1888, II ediz. — e <i>Banche e
-Parlamento</i> — Milano 1893. — La documentazione di ciò che
-ho scritto esige non una breve pagina, ma qualche volume
-in folio. Tutte le riviste e tutti i giornali negli ultimi tempi
-ne hanno dato saggi edificanti. I fenomeni morbosi sono
-stati anche ufficialmente constatati nelle associazioni costituzionali
-del regno. Tipica la dichiarazione del Senatore Negri.
-Questi, nella riunione della Costituzionale di Milano, tra le
-cose erronee, dimostrate tali dai processi, disse questa preziosa
-verità: <i>I tumulti avvennero perchè in tutta l’azione
-del governo e del paese, mancò la coscienza del dovere....
-Ciò che avvenne si deve al difetto</i> <b>di una politica morale</b>.
-E cercano i sobillatori! Un altro tratto: Giulio Prinetti, nel
-Parlamento e nel paese vi godeva di grandissime antipatie — che
-per parte mia non divisi mai. Bastò che egli mostrasse
-alquanta energia — non tutta quella ch’era necessaria — verso
-alcuni grandi ladri, perchè le antipatie si tramutassero
-in una corrente di calda simpatia e di sincera ammirazione.
-Tanto sentito è il bisogno di moralità, e tanto eccezionale è
-il caso di un ministro che se ne faccia paladino!</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note88">
-<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>XX Settembre</i> — Nuova Antologia. 15 Settembre 1895.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note89">
-<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sono due articoli pubblicati ad un anno di distanza
-nella <i>Nuova Antologia</i> del 15 Gennaio e del 15 Dicem. 1893.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note90">
-<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Discorso nel <i>Circolo popolare</i> di Milano nella seduta
-del 20 Maggio 1898.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note91">
-<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulla denegata giustizia abituale in Italia e sulle disastrose
-conseguenze sue, ha parole roventi la scrittrice inglese
-<i>Ouida</i> (<i>An impeachement of modern Italy.</i> Nella <i>Review
-of Reviews</i> — 15 Settembre).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note92">
-<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Avevo intenzione di riprodurre i più caratteristici
-giudizi sintetici emessi da uomini politici, da riviste e da
-giornali di parte monarchica in occasione degli ultimi tumulti.
-Vi sono confessioni preziosissime sulle cause vere di
-detti tumulti e sulla enorme, se non esclusiva, responsabilità
-degli uomini succedentisi al governo da quarant’anni e sulle
-classi dirigenti italiane. Ho dovuto rinunziare a questa riproduzione
-perchè sarebbe stato necessario ad essa sola consacrare
-un lunghissimo capitolo. Se qualche lettore volesse
-prendere il lavoro separatamente, farebbe opera utilissima.
-Io gli vengo sin da ora in aiuto con una lista — incompletissima,
-badiamo — di riviste e di giornali che enumero senza
-rispettare nè l’ordine cronologico, nè quello della loro importanza.
-Eccola qua. <i>Perseveranza, Corriere della Sera,
-Lombardia</i>, ecc., di Milano coi discorsi dei membri della
-Costituzionale e del Circolo popolare dei giorni 17 e 20
-Maggio, e 7 Giugno 1898; <i>Mattino</i> di Napoli; <i>Corriere
-della Sera</i>, con articolo di Panzacchi (N. 133), dei giorni
-25, 26 e 27, 28 Luglio con articoli di Torraca e della
-Direzione; <i>La Lombardia</i> con articoli del Prof. Ercole Vidari;
-<i>Rivista penale</i> del Giugno colla cronaca del Deputato
-Lucchini, Consigliere della Cassazione; <i>Corriere di Napoli</i>
-del 4 e 8 Maggio; intera collezione del settimanale <i>Economista</i>
-di Firenze da Maggio 1898 in poi; <i>Don Chisciotte</i>
-del 4, 5 e 6 Maggio; <i>Don Marzio</i> del 5 Maggio; <i>Tribuna</i>
-con articolo di <i>Rastignac</i> del 7 Maggio; <i>Nuova Antologia</i>
-del 1 Maggio, del 15 Giugno, del 15 Agosto con articolo di
-Maggiorino Ferraris, di Ugo Pisa, di Ercole Vidari; <i>Giornale
-degli Economisti</i> di Maggio, Giugno, Luglio e Agosto
-con articoli di De Viti De Marco; di Racioppi, ecc.; <i>Riforma
-Sociale</i> di Maggio e Giugno con articoli di Nitti; <i>Idea
-liberale</i> del 15 e 30 Giugno e del 15 Settembre con articoli
-di Borelli, Massuero, Vidari; <i>Vita internazionale</i> del 20
-Giugno con articolo di Massara; <i>Rivista politica e letteraria</i>
-di Luglio con articolo di Beroaldo. Tutto il libro del Fioretti
-è anche da leggere per la parte politica.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note93">
-<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>XX Settembre.</i> In Nuova Antologia del 15 Settembre
-1895. I bigotti dell’unità e della monarchia quando
-affermai alla Camera che il sentimento unitario era in ribasso
-urlarono. Ora il fatto è riconosciuto da tutti coloro
-cui la passione e l’ignoranza non fa velo alla mente. Coloro
-che vogliono saperne di più leggano: Colajanni e Ciccotti:
-<i>Settentrionali e Meridionali</i>, Biblioteca della <i>Rivista popolare</i>
-Roma. Remo Sandron. Palermo-Milano 1898.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note94">
-<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>.&nbsp;&nbsp;</span>G. Saracco: <i>Siamo poveri o non siamo?</i> Il Borelli
-sotto il muso del Regio Commissario Bava Beccaris, nell’<i>Idea
-liberale</i> del 15 Giugno, constatava che «nella massa che
-mormora sottovoce e pare prostrata mentre osserva ed aspetta
-<i>non c’è quasi più un barlume di fede</i>; <b>ove fede è,
-non rassomiglia più certamente alla nostra</b>....»</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note95">
-<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«<i>Le istituzioni sono sovvertite e coloro che le sovvertono
-sono precisamente coloro che governano e amministrano;
-cioè, per dir meglio, che dovrebbero governare e
-amministrare</i>». Ho raccolto questa gemma preziosa nel
-Corriere della Sera del 25-26 Luglio 1898.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note96">
-<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>.&nbsp;&nbsp;</span>D. Napoleone Colajanni: <i>Settentrionali e meridionali.
-Agli italiani del mezzogiorno.</i> Prof. Ettore Ciccotti:
-<i>Mezzogiorno e settentrione.</i> Roma-Palermo-Milano, 1898,
-Prezzo L. 1. Presso la <i>Rivista Popolare</i> e presso Remo
-Sandron.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note97">
-<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I capisala hanno L. 4,20 al giorno; i garzoni L. 1;
-gli operai dalle L. 2 alle 3. Per operai intellettuali e che
-aspirano ad un elevato tenore di vita sono abbastanza meschini.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note98">
-<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vale la pena di riferire testualmente le sue parole
-togliendole dal N. 127:
-</p>
-
-<p>
-«Abbiamo stamani interpellato i principali stabilimenti
-sulla ripresa del lavoro ed ecco le risposte che ne abbiamo
-avute:
-</p>
-
-<ul>
-<li>Banfi: amido e ciprie. Quasi tutti gli operai, meno alcune donne dimoranti fuor di Milano.</li>
-<li>Bassolini: vernici. Tutti.</li>
-<li>Fratelli Branca; liquori. Quasi tutti.</li>
-<li>Binda: bottoni. Su quattrocento operai ne mancano ottanta, per lo più del contado.</li>
-<li>Binda: carta. Tutti.</li>
-<li>Bertarelli Giov. P. G.: arredi sacri. Tutti.</li>
-<li>Besana: stabilimento meccanico. Tutti.</li>
-<li>Buselli: candele. Tutti.</li>
-<li>Bertelli: medicinali. Tutti.</li>
-<li>Breda ing. Ernesto: stabilimento meccanico. Su 1200 mancavano 200.</li>
-<li>Union des Gaz. Tutti.</li>
-<li>Fonderia milanese acciaio. Tutti.</li>
-<li>Carlo Erba: medicinali. Tutti.</li>
-<li>Blumenthal: conceria. Tutti.</li>
-<li>Brunt: apparecchi a gas. Tutti.</li>
-<li>Stabilimento De Angeli: Quasi tutti: mancano alcuni operai del contado.</li>
-<li>Manifattura dei tabacchi: Tutti.</li>
-<li>Stabilimento Pirelli: Tutti.</li>
-<li>Camona e C. Quasi tutti.</li>
-<li>Richard-Ginori: Tutti.</li>
-</ul>
-
-<p>
-Tutti gli stabilimenti ci assicurano che regna perfetta
-calma nel ceto operaio. Alcuni stabilimenti, quali il Centenari
-e Zinelli e altri che impiegano specialmente donne, hanno
-rimandata l’apertura a domattina. Altri come il Suffert e lo
-Stigler, non aprirono perchè ignoravano l’ordine del Comando
-generale. Gli operai però si presentarono ugualmente al lavoro,
-ma dovettero esser rimandati.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note99">
-<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per l’aumentato desiderio di miglioramenti già conseguiti
-vedi lo Spencer: <i>Problèmes de morale et de sociologie.</i>
-Guillaumin et C. Paris 1894 <i>De la liberté à la servitude</i> (pagina
-80 a 82). Lombroso scultoriamente sempre: «È stato osservato
-che, perchè un popolo si sollevi, è necessario che si
-trovi in uno stato relativo di benessere, perchè nell’eccesso
-di prostrazione, il popolo come l’uomo non ha abbastanza
-energia per reagire; sicchè il massimo della sventura umana,
-almeno quanto alle rivolte, ha quasi un’influenza inibitrice
-che non il massimo della felicità. È perciò che nel medio
-evo scoppiarono sommosse in numero maggiore nelle città
-rette a comuni che nei paesi dove vigeva il sistema feudale,
-nei quali la plebe era stretta dalla più dura miseria.....
-Quando le forze del popolo sono consunte dalla fame, esso
-è men disposto ad usare dell’energia che gli rimane in tumulti
-sanguinosi, che d’altronde non farebbero che aggravare
-il suo stato, diminuendogli ancora il lavoro e quindi le fonti
-della sussistenza. Noi ne abbiamo un esempio sott’occhio in
-Italia in cui le condizioni del contadino, miserabilissime, non
-diedero luogo a nessuna sommossa neppure in Lombardia,
-dove migliaia vivono di una sostanza putrefatta, che li avvelena.»
-(<i>Il delitto politico</i>, ecc., p. 84 e 85). Forse il Lombroso
-generalizza troppo la rassegnazione sotto il regime feudale. Il
-Puviani questi principi di psicologia collettiva li ha applicati
-al limite di tolleranza delle imposte (<i>Illusione finanziaria
-mediante associazione delle pene delle imposte fra loro e con
-altre pene.</i> Nel <i>Giornale degli Economisti</i> Agosto 1898).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note100">
-<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Avverto il lettore che ho sostenuto e documentato
-l’influenza del passaggio rapido dal benessere al malessere
-economico nella manifestazione individuale nella <i>Sociologia
-Criminale</i>. Catania, 1889. Volumi due, L. 13.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note101">
-<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il frumento nostrano ebbe un prezzo massimo di
-L. 23.75 dal 29 Aprile al 1 Maggio 1897, raggiunse quello
-di 34,25 dal 28 al 30 Aprile 1898. Il prezzo della farina e
-del frumento risentirono meno l’aumento. Ringrazio vivamente
-la Camera di Commercio e il Dott. Clerici segretario
-del Comune di Milano, che pregati mi fornirono tutte le
-notizie, che furono in condizione di darmi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note102">
-<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Qualche confronto tra Napoli e Milano feci nel <i>Secolo</i>
-nel luglio 1897. Li ampliai in due articoli — <i>Paralleli igienici
-e sociali</i> — nel <i>Medico delle famiglie</i> di Boston. (Gennaio
-e Febbraio 1898).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note103">
-<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Consolato operaio fa fondato dai moderati nel 1860
-per avere il monopolio delle dimostrazioni patriottiche. A poco
-a poco si trasformò in senso radicale per opera di Romussi,
-Prada e Valera. Vi fu un tempo in cui era il centro di
-tutto il lavoro utile per la redenzione politica e sociale delle
-classi lavoratrici. Le elezioni del 1882 e del 1886 segnarono
-il suo apogeo. Penetratavi la corrente socialista, nacquero
-nel suo seno vivaci discussioni che lo indebolirono. Il 21
-Ottobre 1892 il Consolato — 16 Società contro 11 — decretò
-la fusione col partito dei lavoratori e accettò la lotta di classe.
-Le altre 11 società fondarono il <i>Tribunato</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note104">
-<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per conoscere meglio la formazione dell’ambiente
-politico di Milano mi sembra opportunissimo questo brano
-della relazione del Senatore Piolti de’ Bianchi sul tentativo
-insurrezionale del 6 Febbraio 1853 che si riferisce per lo
-appunto all’assassinio del Vandoni: «Milano, città pacifica
-e umana fra tutte, Milano che il suo poeta sferzava perchè
-troppo tollerante e troppo molle, Milano che aveva tenuto
-per mesi fra l’ugne l’aborrito Bolza senza torcergli un
-capello, Milano in quel dì, ad un ignaro, sarebbe parsa
-una città di cannibali, tanto gongolava di gioia per un
-assassinio. Ma il bastone e la verga e la forca avevano
-trovato degna risposta nel pugnale; ma la ferocia del tiranno
-muta la natura dei popoli più miti, quando sentono
-la dignità di sè stessi».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note105">
-<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In queste dimostrazioni per Lobbia la polizia agì,
-come sempre, austriacamente; suscitarono indignazione i maltrattamenti
-fatti subire al maggiore garibaldino Liborio Chiesa,
-mutilato di una gamba.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note106">
-<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In occasione della commemorazione delle cinque giornate,
-la polizia, per sequestrare la bandiera della <i>Fratellanza
-repubblicana</i>, eseguì una vera feroce agressione contro la popolazione
-inerme, che venne paragonata a quella dell’8 Settembre
-1847 ed organizzata dal Bolza all’arrivo dell’arcivescovo
-Romelli. Nel processo, il Generale Fumel — quello del
-brigantaggio — ebbe parole asprissime contro le autorità politiche
-e militari, che la prepararono ed eseguirono. Era prefetto
-il Gravina, questore Amour, comandante dei soldati il
-Maggiore Chiala.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note107">
-<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L’influenza della tendenza federalista constatata dal
-<i>Daily Chronicle</i> e da altri giornali viene esplicitamente ammessa
-da un conservatore lombardo, il Siliprandi ex deputato.
-Questi, da avversario leale, fa buona testimonianza delle qualità
-della parte repubblicana e scrive:
-</p>
-
-<p>
-«Una parte notevolissima della borghesia lombarda è
-repubblicana e, mi affretto a dirlo, e con piacere lo affermo,
-trattandosi dei nostri immediati avversari politici, essa è
-tanto moralmente rispettabile, intellettualmente colta, e socialmente
-elevata quanto la borghesia monarchica. Essa vanta
-tradizioni patriottiche indiscutibili, tenacia di opinioni, attività
-costante di propaganda, abilità grandissima di procedimenti.
-La utopia mazziniana è quasi spenta nelle nostre provincie,
-ma il positivo pensiero di Carlo Cattaneo vive robusto
-e spontaneo tanto che molti lo nutrono inconsciamente. Esso è
-magnifica pianta che facilmente obliqua e cresce rigogliosa
-sul campo lombardo». — «Tradizione monarchica razionale
-in queste provincie non vi fu mai; sede recente di una repubblica
-rivoluzionaria e guerriera; vissuta poi per cinquant’anni
-in ribellione perenne; fornitrici di presocchè intieri i
-repubblicaneggianti eserciti volontari, durante la guerra del
-risorgimento italiano, lo spirito di resistenza è cosa facilissima
-a destarsi in esse». Dott. <span class="smcap">Siliprandi</span>: <i>Capitoli Teorico-Pratici
-di politica sperimentale.</i> Mantova 1898. Vol. III,
-p. 224, nota e seg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note108">
-<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Si sa che le epidemie vengono favorite dalle tristi
-condizioni igieniche e biologiche di una popolazione; ma,
-una volta sviluppate, non risparmiano gli organismi sani e
-vigorosi che vivono anche nelle migliori condizioni. Ciò che
-si dice delle malattie trova riscontro esatto nelle epidemie
-psichiche.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note109">
-<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I malviventi nella sommossa di Milano ebbero parte
-molto minore di quella che in casi analoghi sogliono avere
-come risulta dalla lettura degli stessi processi. Mancarono i
-reati comuni caratteristici, che sogliono accompagnare tutti
-gli sconvolgimenti politici. Con più ragione potrebbe darsi
-che le dimostrazioni di Napoli furono suscitate dalla <i>camorra</i>:
-ivi l’obbiettivo principale dei dimostranti per molte ore fu
-la liberazione dei delinquenti comuni rinchiusi nelle carceri
-di S. Francesco. Tra i pochissimi giornali d’Italia che hanno
-visto giusto nei movimenti di Milano, va segnalato il <i>Don
-Chisciotte.</i> «Che cosa era quello strano, inaudito fenomeno,
-il quale certo non poteva chiamarsi nè una rivoluzione,
-nè una sommossa? Adesso si dice: era un movimento
-teppistico. Ed è una sciocchezza: perchè i teppisti non
-sfidano le fucilate senza una ragione qualsiasi e una città
-intera non tollera che per colpa loro, essa sia trasformata
-in uno spettacolo sanguinoso». Così Luigi Lodi nell’articolo
-sulla <i>Liberazione di Milano</i>,(1893 — N. 244)</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note110">
-<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Intervista con un redattore della <i>Gazzetta del Popolo</i>
-di Torino.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note111">
-<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Ciccotti fa eccellenti considerazioni sull’azione
-della propaganda antirivoluzionaria socialista, e dimostra, che
-non poteva essere completa. Si contraddice, però, manifestando
-il proprio rammarico per la dimostrata <i>impotenza ed inettitudine</i>
-del partito repubblicano (pag. 23). Non è chiaro che
-l’<i>impotenza e la inettitudine</i> sono dovute per lo appunto alla
-efficace propaganda socialista? Con leggerezza poi afferma che
-i socialisti non ebbero parte nei tumulti. Tutti i processi lo
-smentiscono. Nè questo torna a loro disdoro; anzi!</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note112">
-<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quel miserabile Stillman, ex corrispondente del <i>Times</i>,
-che fu sempre agli <i>ordini</i> se non agli <i>stipendi</i> di Crispi,
-così scrisse in una lettera al direttore del <i>Boston Evening
-Transcript</i> del 13 Ottobre 1898. Gli rispose onestamente e
-fieramente Fidelia Dinsmore, la buona e gentile compagna
-di Dario Papa.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note113">
-<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In risposta alla conferenza antianarchica promossa
-dall’Italia, la <i>Frankfurter Zeitung</i> fece tale formale proposta
-ch’era venuta già da alcuni giornali della Svizzera. Il <i>Journal
-de Généve</i>, l’<i>Independence Belge</i> e altri autorevoli giornali
-francesi, svizzeri e tedeschi furono di accordo colla <i>Frankfurter
-Zeitung</i>. Sulla produzione anarchica poi, l’<i>Economist</i>
-di Londra (22 Ottobre 1898) scrisse a nostra vergogna:
-</p>
-
-<p>
-«Abbiamo detto che l’anarchico è, a nostro giudizio,
-ordinariamente un criminale o un pazzo, ma nella produzione
-sia del criminale che del pazzo non devesi ignorare la
-parte esercitata dallo Stato e dalla società. Lo Stato è, senza
-dubbio, oggi responsabile di usare mezzi immorali e <i>macchiavellici</i>,
-educando così i proprii cittadini in idee immorali.
-Esso è responsabile, in tutti i grandi Stati continentali, di
-impedire quella libertà di parlare, di scrivere e di associarsi
-che forma una valvola di sicurezza nel malcontento popolare.
-</p>
-
-<p>
-«Il paese, nel quale la politica è nelle mani di....
-e le prigioni sono piene di..... è un paese che merita
-di avere degli anarchici, perchè fa del suo meglio per produrli.
-Il paese, che sperpera il suo danaro in armamenti
-oltre i suoi mezzi, nel mentre lascia i suoi poveri morire di
-fame e porta il peso di una imposta schiacciante, soffrirà
-dell’anarchismo, e nessuna misura di polizia, per perfetta
-che sia, ne lo potrà liberare.
-</p>
-
-<p>
-«La società, la quale cerca di far moneta in qualsiasi
-modo, senza riguardo alle leggi della moralità, coltiverà gli
-anarchici così sicuramente, come lo stagno coltiva i bacilli.
-</p>
-
-<p>
-«Non vi è scampo da questa legge, ed è bene per la
-società umana che nessun scampo vi sia. Se, adunque, le
-Potenze continentali pensano che riuscirà loro di abbattere
-l’anarchismo e di eliminarlo con qualche provvedimento di
-polizia, esse si illudono.
-</p>
-
-<p>
-«Si faccia energicamente giustizia contro i criminali,
-con tutti i mezzi, ma non si dimentichi che l’ingiustizia
-sociale ed il sistema vizioso di spese pubbliche aiutano a
-creare l’anarchismo, e che è di gran lunga meglio prendersi
-un po’ di pena per colpire alle sue cause, che usare tutti i
-nostri sforzi nell’agire contro i suoi sciagurati effetti».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note114">
-<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Si sa che nella Norvegia il partito radicale discute e
-propone in parlamento il distacco della Svezia; la necessità
-di una separazione completa della Norvegia dalla Svezia venne
-affermata testè dal Congresso dei socialisti norvegesi. Björnson
-ha messo sulle scene <b>Il Re</b>, di cui Ferdinando Fontana fece
-una bellissima traduzione edita dalla <i>Società Editrice Lombarda</i>
-di Milano, per dimostrarne il danno o l’inutilità. In uno
-dei tanti processi svolti innanzi al Tribunale militare di Firenze,
-il Presidente Colonnello Roggero apostrofò l’ufficiale
-difensore, che ricordò il <i>caso Dreyfus</i> per dimostrare ch’era
-possibile un errore da parte dei giudici militari, e gli ricordò
-con burlesco orgoglio che in Italia il <i>caso Dreyfus</i> non era
-possibile! Ciò che non è possibile in Italia è che si trovi
-una Cassazione, che al pari della francese faccia giustizia,
-come nei <i>casi Dreyfus e Picquart</i>, e non renda servizi....</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note115">
-<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A questi chiari di luna, in Italia oggi nessuno ripete
-che il nostro paese ha poco da invidiare all’Inghilterra. Queste
-sciocchezze, però, si ha il coraggio di affermarle ancora da
-qualche italiano che vive al di là della Manica. Un signor
-Dalla Vecchia, rispondendo ad un articolo onesto e coraggioso
-di <i>Ouida</i>, ha osato scrivere che l’Italia è ancora il paese
-che viene immediatamente dopo dell’Inghilterra in quanto
-alla influenza della pubblica opinione, (<i>It is not to describe
-Italy as a land where liberty is banished and tiranny rules.
-All adverse criticism notwithstanding, Italy, as a nation
-where public opinion rules supreme, comes next only to
-England</i>). Review of Reviews. Ottobre 1898. pag. 362.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note116">
-<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ferdinando Lassalle, in uno dei suoi più arguti
-<i>pamphlets — Uber Verfassungwesena</i> — a dimostrare che tutti
-gli articoli delle costituzioni liberali sono una lustra inutile
-quando c’è un forte esercito permanente agli ordini del capo
-dello Stato, domandava: se nel vostro giardino avete un
-melo e vi appendete una tavoletta sulla quale scrivete ch’esso
-è un fico, per questo l’albero è divenuto davvero un fico?
-No; e quando voi assicurerete a tutti che quello è un fico,
-l’albero resterà quello che era e pel prossimo anno produrrà
-mele e non fichi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note117">
-<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Citato dall’onor. Mirabelli in un magnifico discorso
-parlamentare sulla libertà della stampa.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note118">
-<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Proemio di F. Turati all’<i>Insurrezione cartista in
-Inghilterra</i> di Paolo Valera. Milano 1895, p. 5. Ne raccomandiamo
-la lettura a tutti gl’Italiani fiacchi e smemorati.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note119">
-<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La longanimità notissima della polizia e il rarissimo
-intervento delle truppe sono la precipua ragione per cui oggi
-le dimostrazioni non terminano più in massacri nella Gran
-Brettagna, nemmeno in Irlanda, che per tanti anni fa trattata
-da vero paese di conquista e sottoposta spesso alle leggi
-eccezionali. Ultimamente, in Belfast, in un conflitto colla popolazione,
-la polizia ebbe 106 feriti. In Italia, per punire i
-rivoltosi armati, si sarebbe proclamato lo stato di assedio e
-mobilizzato un corpo di esercito; niente di tutto ciò oltre la
-Manica!</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note120">
-<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>La Belgique en 1886</i>, Bruxelles, Vol. 1.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note121">
-<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi in <i>Rivista popolare</i> (Anno 3, N. 3) l’articolo:
-<i>Le roi s’amuse</i>. È bene avvertire che di questa estrema libertà
-possono godere i cittadini belgi. Si è severi contro gli
-stranieri. Così fu soppresso il giornale <i>Le national</i> per un
-articolo intitolato <i>Saligand II</i> in cui si parlava di certi fatti
-scandalosi avvenuti in Londra. Il direttore del giornale era
-francese e venne espulso.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note122">
-<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L. Bertrand: <i>La Belgique en 1886</i>; I. Destrèe et
-E. Vandervelde: <i>Le socialisque en Belgique</i>. Paris. Giard et
-Briere 1893.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note123">
-<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Don Chisciotte</i>. N. 239 del 1898.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note124">
-<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Lo ha compreso benissimo chi dirige lo stesso <i>Don
-Chisciotte</i>, che col suo fine intuito politico ha ricordato in
-numeri immediatamente successivi l’umiliazione che dovremmo
-provare nel vedere ricordato ed applicato in Inghilterra al
-governo italiano il giudizio dato da Gladstone sul governo
-borbonico. (<i>Dal tempo di Gladstone</i>. N. 240 <i>Pei condannati
-politici</i>. N. 246). Ai bigotti sabaudi che si scandalizzano di
-questi confronti, Giustino Fortunato — onore del mezzogiorno
-e della Camera italiana, di sentimenti, purtroppo! fanaticamente
-unitari e monarchici — inaugurando il 20 Settembre
-1898 in Potenza una lapide alle vittime del governo borbonico,
-ha risposto in questi termini:
-</p>
-
-<p>
-«Abbiamo tanto patito, atteso, sperato, e dover poi
-confessare alle nuove generazioni, che valeva meglio non
-farne nulla! Abbiamo tanto magnificata l’opera nostra, e
-date assicurazioni al mondo di costanza e di virtù, perchè
-poi il mondo meravigliasse nell’udire da noi stessi, che lo
-scopo è fallito, che le aspettative sono deluse! Abbiamo,
-insomma, offerto per tanti anni tanta decima di sangue e
-di danaro, ed essere costretti a conchiudere, che ci siamo
-solennemente ingannati, perchè la patria è una astrazione
-e la libertà una menzogna! E questa l’Italia che apparve
-già meritevole della aspettazione della storia?»
-</p>
-
-<p>
-Più tardi lo stesso Fortunato, parlando ai suoi elettori
-di Palazzo San Gervasio, completava il proprio pensiero con
-quest’altro periodo, che si raccomanda ai suddetti bigotti
-sabaudi:
-</p>
-
-<p>
-«Il cinquantesimo anniversario dello Statuto non ha
-significato, in sostanza, se non una cosa: un immenso lutto,
-l’ora più tragica, il maggior pericolo che l’Italia abbia corso
-dacchè è surta a dignità di nazione. L’unità, l’indipendenza,
-il regime libero, il passaggio, insomma da una semplice
-espressione geografica ad una grande potenza, tutto non era
-stato se non un miracolo di un pugno di uomini e della
-buona fortuna. La immane opera affannatamente, affrettatamente
-compiuta, poteva aver chiesto un dispendio eccessivo,
-forse anche deprimente, di energie economiche. Nel fatto, la
-misura era colma e traboccò. La scuola del dolore dovrebbe
-quindi ammonirci, che un qualsiasi altro disperdimento di
-forze sarebbe, ormai, criminoso, perchè l’incendio, che cova
-sotto le ceneri, potrebbe, nuovamente, divampare. E invece...»</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note125">
-<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Gli <i>atti di accusa</i> e la <i>Gazzetta Ufficiale</i> del tempo
-sono preziosi. Si riscontrino il: <i>Ferdinando II</i> di Mariano
-D’Ayala; <i>Gli ultimi trentasei anni del Regime di Napoli</i>
-di Nisco; e sopratutto per lo insieme la <i>Storia critica del
-risorgimento italiano</i> di Carlo Tivaroni, opera di lunga lena,
-di grande pregio e molto imparziale. Editori Roux di Torino.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note126">
-<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ho dato la cifra dei fucilati e la versione su quel
-fatto, che corre tra i nemici più fieri del governo borbonico.
-</p>
-
-<p>
-Molti negano che il Conte d’Aquila ordinasse la fucilazione;
-altri affermano che si trovasse soltanto presente. Ciò
-che il Conte d’Aquila smentì sempre. Gli storici borbonici
-assicurano che i fucilati in Castelnuovo nel primo furono soltanto
-5 o 6 e che le fucilazioni cessarono appena sopraggiunse
-il generale Luigi Cosenz.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note127">
-<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Generale Pelloux, rispondendo all’on. Bissolati
-nella Camera dei Deputati in Dicembre 1898, smentì recisamente
-sul suo onore che il Colonnello Crotti di Costigliole
-fosse stato punito per aver rifiutato la medaglia al valore
-militare per la repressione di Milano. Benchè questa circostanza
-venga riconfermata dalla monarchica <i>Provincia di
-Como</i>, che per la prima la dette, sono disposto a credere al
-Generale Pelloux. Sarebbe doloroso, però, il constatare che
-nell’esercito italiano non ci siano stati ufficiali, che abbiano
-imitato De Sanget e Bellelli.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note128">
-<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sotto il Papa, nel processo innanzi ad un Tribunale
-militare, l’avv. Palomba difese gli accusati.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note129">
-<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Benedetto Croce, nipote a Silvio Spaventa, di cui
-ha cominciato ad illustrare l’opera, così scrive a Vilfredo
-Pareto: «Lasciando ai competenti il confronto fra i sistemi
-penitenziarii applicati ora ai condannati politici con quello
-dei Borboni, e lasciando agli incompetenti che hanno un
-po’ di cuore e di sentimento giudicare il triste spettacolo
-che offre ora l’Italia libera, a me pare che il punto sul
-quale il confronto s’impone irresistibile è sull’indole e sul
-modo con cui sono stati condotti i processi politici. Perchè
-si sono spese tante parole e tanti colori rettorici per proclamare
-<i>iniquo</i> il processo, per esempio, fatto dopo il 1848 a
-Silvio Spaventa? Cito questo che ho avuto occasione di studiare
-da vicino. Non certo perchè lo Spaventa non fosse liberale,
-nazionalista, anzi unitario: in ciò i giudici borbonici
-non sbagliavano, come non sbagliano quelli di Milano nel
-giudicare socialisti il Turati e compagni. Ma fu un processo
-iniquo, perchè, mancando la prova di reati determinati, si
-volle tuttavia condannare nello Spaventa il liberale e l’unitario,
-ossia le convinzioni e le opinioni che apparivano certe
-e non sconfessate. È vero — si potrebbe dire — che i Borboni
-provvidero a fornire delle prove di reato, stipendiando
-dei falsi testimoni. Ma ciò prova che il senso giuridico non
-si era del tutto smarrito! Si riconosceva almeno la necessità
-delle prove di fatto e dei reati di azione. I giudici di Milano
-non hanno sentito questo bisogno.... — Vilfredo Pareto — <i>La
-Liberté Économique</i> — pag. 99-100. <i>Rastignac</i> nel
-<i>Mattino</i> di Napoli ha esplicitamente riconosciuto che in Italia,
-<i>come sotto i borboni</i>, i processi si fanno alle idee.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note130">
-<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Gladstone, nelle famose lettere a lord Aberdeen nel
-1851, affermò che i detenuti politici erano nelle provincie
-napoletane da <i>15</i> a <i>30 mila</i>. Il governo borbonico, in risposta,
-fece pubblicare una statistica dalla quale risulterebbe
-che nel 1851 gl’imputati politici, in giudizio, in carcere e
-in custodia erano in tutto <i>2024</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note131">
-<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>L’associazione Lombarda dei Giornalisti</i> ha pubblicato
-un’eloquente memoria nella quale è esposto il trattamento
-cui sono sottoposti <i>Giornalisti e condannati politici
-in Italia e all’estero</i>. Il paragone riesce, come sempre, disonorevole
-per l’Italia! Non parliamo dei modi civili adoperati
-dal governo del Granduca di Toscana, che permetteva a La
-Cecilia, ed a Guerrazzi di scrivere le <i>Memorie</i> e <i>L’Asino</i>
-nelle sue prigioni di Stato. Ma è caratteristica la lettera che
-il dott. Giuseppe Canella indirizzò al giornale <i>Il Secolo</i> sul
-trattamento dei detenuti politici in <i>Austria</i>. Eccola:
-</p>
-
-<p>
-«Italiano e non altro che italiano, dal 1848 in poi il
-mio pensiero e la mia opera furono sempre per l’Italia. Ho
-provato le prigioni politiche dell’Austria, dalla Torre Wanga
-di Trento a quelle d’Innsbruck, al Castello di Kufstein, a
-Rattemberg, Capodistria, Gradisca, Lubiana e Gratz.
-</p>
-
-<p>
-«Non appartenni, nè voglio appartenere a niun altro
-partito se non a quello che tende a «fare l’Italia». Qui
-soffersi molti disinganni ed amarezze, e non ultima quella
-di vedere, sotto molti riguardi, fatti paragoni tutt’altro che
-lusinghieri per l’Italia in confronto dell’Austria.
-</p>
-
-<p>
-«Leggendo ora sui giornali come sono trattati i prigionieri,
-severamente condannati dai tribunali militari, ad onta
-della mia ripugnanza, devo convenire che l’Austria, più
-avveduta nel reprimere e nel prevenire, si è fatta più ragionevole
-e più umana nel castigare».
-</p>
-
-<p>
-Il podestà di Riva di Trento riassume poscia il regolamento
-28 ottobre 1849, firmato dal ministro della Giustizia,
-Schmerling, che disciplina, anche attualmente, il trattamento
-dei condannati politici.
-</p>
-
-<p>
-Risulta da esso che, per i crimini politici, i condannati
-sono <i>custoditi</i> in un riparto particolare della prigione, e devesi
-avere riguardo tanto <i>al loro grado di coltura</i> quanto
-alla loro età ed al <i>loro anteriore metodo di vita</i>.
-</p>
-
-<p>
-Ai condannati è concesso l’uso del proprio letto; possono
-leggere, scrivere e ricevere visite di parenti, previo il
-permesso del preposto dello stabilimento.
-</p>
-
-<p>
-La spesa per il vitto, che lo Stato sopporta per ogni
-condannato politico è di 28 soldi al giorno, compresa la razione
-di pane. Ma i detenuti politici possono però provvedersi
-una maggior quantità di vitto, spendendo del proprio
-sino ad un fiorino al giorno, e quindi complessivamente hanno
-alimenti giornalieri per una somma corrispondente a circa
-due lire e mezza italiane.
-</p>
-
-<p>
-L’onor. Ettore Sacchi, infine, in una importante lettera
-allo stesso <i>Secolo</i> (N. 11643), dimostra che nè dal punto di
-vista giuridico nè da quello militare, si possono trattare come
-delinquenti comuni i condannati italiani dei Tribunali di
-guerra. Ma il governo italiano, in questo come in tutto il
-resto, continua nella <i>nobile</i> missione di riabilitare il Papa,
-l’Austria e i Borboni. Tutte le premure, tutte le gentilezze
-il governo italiano le riserba pei delinquenti comuni, si chiamino
-Tanlongo o Costella.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note132">
-<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Georg Brandes, che ama e conosce l’Italia e che è
-uno dei più illustri scrittori scandinavi, visitando nella primavera
-del 1898 il nostro paese, rimase scandalizzato dalla
-cieca e furiosa reazione cui si abbandonavano i nostri governanti.</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="somm">
-
-<h2><a id="indice" href="#indfront">
-INDICE</a></h2>
-
-<table class="indice" summary="">
- <tr>
- <td colspan="2">A chi legge</td> <td class="pag"><a href="#pref">Pag. 1</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">I.</td> <td>Siamo in ritardo</td> <td class="pag"><a href="#cap1">5</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">II.</td> <td>La marcia della sommossa</td> <td class="pag"><a href="#cap2">15</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">III.</td> <td>La cronaca sanguinosa</td> <td class="pag"><a href="#cap3">23</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">IV.</td> <td>A Milano</td> <td class="pag"><a href="#cap4">31</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">V.</td> <td>Dal saccheggio di casa Saporiti alla breccia dei Cappuccini</td> <td class="pag"><a href="#cap5">43</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">VI.</td> <td>La menzogna al servizio della reazione</td> <td class="pag"><a href="#cap6">59</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">VII.</td> <td>Le istituzioni in pericolo!</td> <td class="pag"><a href="#cap7">69</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">VIII.</td> <td>L’opera della reazione</td> <td class="pag"><a href="#cap8">83</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">IX.</td> <td>Lasciamo passare la giustizia!</td> <td class="pag"><a href="#cap9">123</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">X.</td> <td>La condanna delle idee</td> <td class="pag"><a href="#cap10">151</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XI.</td> <td>Le cause economiche dei tumulti</td> <td class="pag"><a href="#cap11">171</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XII.</td> <td>Le cause politiche e morali</td> <td class="pag"><a href="#cap12">195</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XIII.</td> <td>La capitale morale</td> <td class="pag"><a href="#cap13">221</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XIV.</td> <td>Confronti</td> <td class="pag"><a href="#cap14">249</a></td>
- </tr>
-</table>
-<hr />
-
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici. Per comodità di lettura è stato aggiunto un indice a fine volume.
-</p>
-
-<p class="covernote">
-Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
-</p>
-</div>
-
-<div lang='en' xml:lang='en'>
-<div style='display:block; margin-top:4em'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK <span lang='it' xml:lang='it'>L'ITALIA NEL 1898</span> ***</div>
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-
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-Defect you cause.
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg&#8482;
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of
-computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It
-exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations
-from people in all walks of life.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg&#8482;&#8217;s
-goals and ensuring that the Project Gutenberg&#8482; collection will
-remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
-and permanent future for Project Gutenberg&#8482; and future
-generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see
-Sections 3 and 4 and the Foundation information page at www.gutenberg.org.
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non-profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation&#8217;s EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by
-U.S. federal laws and your state&#8217;s laws.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Foundation&#8217;s business office is located at 809 North 1500 West,
-Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up
-to date contact information can be found at the Foundation&#8217;s website
-and official page at www.gutenberg.org/contact
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; depends upon and cannot survive without widespread
-public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine-readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular state
-visit <a href="https://www.gutenberg.org/donate/">www.gutenberg.org/donate</a>.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Please check the Project Gutenberg web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations. To
-donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 5. General Information About Project Gutenberg&#8482; electronic works
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
-Gutenberg&#8482; concept of a library of electronic works that could be
-freely shared with anyone. For forty years, he produced and
-distributed Project Gutenberg&#8482; eBooks with only a loose network of
-volunteer support.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in
-the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
-necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
-edition.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Most people start at our website which has the main PG search
-facility: <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-This website includes information about Project Gutenberg&#8482;,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
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