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If you are not located in the United States, you -will have to check the laws of the country where you are located before -using this eBook. - -Title: L'Italia nel 1898 - (Tumulti e reazione) - -Author: Napoleone Colajanni - -Release Date: March 31, 2022 [eBook #67743] - -Language: Italian - -Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team - at http://www.pgdp.net (This file was produced from images - made available by The Internet Archive) - -*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ITALIA NEL 1898 *** - - - N. COLAJANNI - - - L’ITALIA NEL 1898 - - (TUMULTI E REAZIONE) - - - Il quarantotto italiano, compiuto poi nel - ’60, non fu neppure politico, fu strettamente - nazionale e meschinamente unitario e dinastico. - _L’Italia attende ancora il suo quarantotto - politico, che le dia le condizioni essenziali - della vita moderna, e permetta di studiare - il passo sulla via già percorsa dalle nazioni - sorelle._ - - FILIPPO TURATI - - - - MILANO - SOCIETÀ EDITRICE LOMBARDA - Corso Venezia, 13 - - - - -A CHI LEGGE - - -_Il lettore intelligente sa che non è cosa facile scrivere la storia -contemporanea e dire tutta quanta la verità, o quella, che, in buona -fede, tale si crede. Non si può dirla specialmente quando essa può -procurare molestie e persecuzioni agli attori o ai testimoni; quando si -può sospettare, che impedimenti verrebbero posti alla circolazione di -un libro, che si proponesse di farla nota tutta intera._ - -_Questa avvertenza serve per coloro, che mi hanno somministrati -elementi preziosi sui fatti di Milano e che non li vedranno in queste -pagine riprodotti, non ostante che essi si siano dichiarati pronti a -sostenere la esattezza delle loro informazioni anche nei Tribunali._ - -_La prudenza che mi ha suggerito di ometterli non ha spiegato la sua -azione nello interesse mio personale; ma in quello del libro, che potrà -compiere opera utile correggendo errori e pregiudizi, che hanno falsato -la pubblica opinione. Il libro mira sopratutto a far breccia in quella -che lo Zerboglio ha chiamato la _reazione onesta_ e che costituisce la -forza maggiore dei politici partigiani e disonesti._ - -_Così è: nella massa degli avversari del socialismo e della democrazia -in genere, in Italia e in questo quarto d’ora, per deficienza -di cultura e di conoscenza degli uomini e delle cose, la grande -maggioranza è composta di persone che, con tutta sincerità, credono che -la_ reazione _presente sia stata provocata dalle colpe e dagli errori -dei socialisti e dei democratici di ogni gradazione; e che essa sia -necessaria per salvare lo Stato e la società._ - -_Questo libro si rivolge alla _reazione onesta_ nella speranza -di richiamarla alla realtà e di ricondurla sopra la retta via. Vi -riuscirà? Lo ignoro; per riuscire, però, ho messo ogni studio — anzi -si dirà che sono stato esagerato in questo studio — per esporre i -_fatti_ quali li presentarono i giornali conservatori o reazionari -— _Corriere della Sera, Perseveranza_, ecc., di Milano; _Nazione_ di -Firenze, _Corriere_ e _Mattino_ di Napoli, ecc., ecc., e il periodico -_I Tribunali_ di Milano, che pubblicò i resoconti stenografici dei -processi svoltisi innanzi ai Tribunali di guerra della stessa Milano -col visto del Regio Commissario straordinario Generale Bava-Beccaris. -In quanto ai _giudizî_ sulle cause prossime, che generarono i fatti, -del pari, ho messo la massima cura nel presentarne una specie -di antologia ricavata da articoli e dai libri dei monarchici più -autorevoli, più colti e più onesti._ - -_Dai lettori invoco un benevolo compatimento per le deficienze dello -stile e della esposizione, che in questo mio libro sono maggiori che -nei miei precedenti. Per farmele perdonare dirò loro che scrissi in -gran fretta i singoli capitoli e li mandai a stampare uno per uno nella -speranza di poterli in ultimo rileggere in una volta per correggerli, -coordinarli e completarli. Per ragioni da me indipendenti non potei -compiere che assai incompletamente questo necessario lavoro di fusione -e di revisione. Ad ogni modo, tale quale esso è rimasto, spero che -verrà accolto come la espressione di chi non si è proposto che la -ricerca della verità e il bene del proprio paese._ - -_Castrogiovanni, 12 Dicembre 1898._ - - Dott. NAPOLEONE COLAJANNI - - - - -I. - -SIAMO IN RITARDO - - -Imprendendo a dire, con tutta la prudenza imposta dalla reazione -trionfante, dei casi che si svolsero in Italia nella primavera 1898 -e che, per colpa del governo, assunsero proporzioni minacciose ed -impronta speciale in Milano nelle giornate dal 6 al 9 Maggio, sento il -bisogno di riprodurre le pagine colle quali posi termine al libro sugli -_Avvenimenti di Sicilia_ del 1893-94, che agli ultimi intimamente si -connettono. - -Scrivevo adunque nell’autunno del 1894: «I segni precursori del -principio della demolizione di tutto ciò che esiste in politica in -Italia non mancano e presentano una grande analogia con quelli che -nel secolo scorso precedettero lo scoppio tremendo della rivoluzione -francese». - -«Si legga l’_Ancien régime_ di Tocqueville e di Taine e si vedrà che -in Francia prima del 1789, come a Napoli, nelle Puglie, in Sicilia -nel 1893 e nel 1894, si sente che c’è un popolo in rivoluzione -latente, che aspetta l’occasione per irrompere; che questo popolo -manca ancora di organizzazione e di capi, non avendo più fiducia in -quelli che hanno l’autorità legale. Anche allora si gridava: «_Pane, -non tasse, non cannoni_! ch’è il grido del bisogno, dice Taine, e il -bisogno esasperato irrompe e va avanti come un animale inferocito. E i -magazzini, i convogli di cereali arrestati, i mercati saccheggiati. E -si grida: _Abbasso l’ufficio del dazio!_ E le barriere sono infrante, -gl’impiegati vinti e scacciati... E si danno al fuoco i registri delle -imposte, i libri dei conti, gli archivî dei comuni e si fa tutto al -grido di: _Viva il Re!_» - -«La scena descritta dal Taine per Bignolles e per altri siti non -sembra la fotografia di ciò che è avvenuto a Valguanera, a Partinico, -a Monreale, a Castelvetrano, a Ruvo, a Corato? Eppure i contadini di -Sicilia e di Puglia non sanno o non conoscono cosa sia la rivoluzione -francese, i cui preludî imitano e ripetono!» - -«Non basta ancora; l’analogia continua più grande che mai sulle cause, -che accelerano la catastrofe in Francia e che potranno accelerarla -adesso in Italia. Si disse dei gravissimi imbarazzi finanziari in cui -si dibatte il nostro paese; e Gomel ha messo stupendamente in evidenza -le cause finanziarie della rivoluzione francese». - -«Qualche piccola inversione nell’ordine degli avvenimenti vi potrebbe -essere; quando Joly de Fleury si decise all’aumento delle imposte i -Parlamenti di Francia protestarono e invocarono la riunione degli -Stati Generali. Noi non abbiamo assemblee che per la loro storia -si rassomiglino ai Parlamenti francesi, ma abbiamo una Camera dei -Deputati, che dovrebbe equivalere agli Stati Generali, la quale sotto -l’incubo dello scioglimento ha approvato le imposte proposte dall’onor. -Sonnino e che potrà essere disciolta se non farà quell’_ultimo sforzo_, -che si chiama _ultimo_ per ischerzo, ma ch’è sempre seguito dalla -domanda di un _altro_». - -«Chi può garantire che in Italia non si cominci da uno scioglimento -mentre in Francia si cominciò da una convocazione? E qualche altra -differenza ci sarebbe ancora nei protagonisti del prologo. L’Italia da -alcuni anni ha visti i Maurepas, i Vergennes, i Calonne, i Brienne, -i Joly de Fleury ed anche i d’Ormesson; l’Italia potrà anche trovare -il suo Neker; ma in tanta decadenza indarno cerca un Turgot! Dov’è il -Ministro che dica coraggiosamente al Re ch’è impossibile ogni ulteriore -accrescimento delle imposte; che prestiti non se ne possono fare più; -che la salvezza è nelle economie e nelle riforme?» - -«E tutto ciò disse Turgot al buon Luigi XVI; ma non fu ascoltato!» - -«Lo sarebbe adesso in Italia?» - -«Nessuno può dirlo; ma tutti devono riconoscere che gli avvenimenti -incalzano e che la scintilla partita dalla Sicilia, che nell’arte, -nella coltura, nella organizzazione sociale, in tutto, si trova — -come direbbe Giuseppe Ferrari — in ritardo di fronte alle fasi di -sviluppo percorse dalla Francia e da altre regioni dell’Alta Italia, -che sentirono l’alito della rivoluzione francese: quella scintilla, -ove non si provveda in tempo, potrà, varcando lo stretto, far divampare -l’incendio nel resto d’Italia». - -«Comunque, se insipienza di uomini di governo o fatalità di cose -vorranno che gli avvenimenti non abbiano quel corso pacifico ed -evolutivo, che dev’essere vagheggiato da quanti conoscono i danni e gli -orrori delle cruenti rivoluzioni, io faccio voti ardenti pel bene del -mio paese che il grido: «_morte a li cappedda_» non possa acquistare -quella triste celebrità che al di là delle Alpi acquistò il grido: _Les -aristocrates à la lanterne!_»[1] - -Il riavvicinamento tra i prodromi della grande rivoluzione francese e -gli avvenimenti di Sicilia, che riporta il nostro paese ad un secolo -fa, può oggi essere completato con un altro riscontro storico che -somministra l’Inghilterra. - -Al di là della Manica l’evoluzione politico-sociale non fu tranquilla -e pacifica sempre, come, nelle sue grandi linee, si è andata svolgendo -nella seconda metà di questo secolo. - -Vi furono due grandi periodi di sommosse, di tumulti, di repressioni -sanguinose e di reazione, che ricordano la fase che attraversa l’Italia -dal 1893 in poi. Il primo va dal 1799 al 1824; il secondo dal 1837 al -1848. Tra i due periodi non mancarono le agitazioni, che terminarono -qualche volta in conflitti sanguinosi — specialmente nel 1819, nel -1831, nel 1832, nel 1839, ecc.; — e non fecero difetto completamente -dopo il 1848: astraendo dall’Irlanda — dove gli avvenimenti -presentarono sempre caratteri complessi non paragonabili mai con quelli -italiani — per tutti basta ricordare la _domenica sanguinosa_ — _the -bloody Sunday_ — 13 novembre del 1887. - -I due periodi storici inglesi, classici per le turbolenze, il secondo -dei quali comprende il movimento _cartista_, vanno rievocati oggi in -Italia per concludere dal confronto — da completarsi più tardi — che se -in Inghilterra fossero stati adottati i criteri di governo che formano -ormai la gloria non invidiabile della borghesia italiana, il boja -avrebbe dovuto lavorare in permanenza; gli anni di galera distribuiti -ai _ribelli_ e ai sovversivi avrebbero dovuto contarsi non più a -secoli, ma a migliaia di secoli; la costituzione anzichè svolgersi -sempre più e continuamente nel senso democratico avrebbe dovuto essere -soppressa; la reazione sfrenata, insomma, quale del resto la vagheggiò -e consigliò in Inghilterra il partito dell’_ultratorismo_, vi si -avrebbe dovuto insediare sovrana e incrollabile. - -Qualcuno potrà obbiettare, che accennando al lavoro del boia si vien -meno alle condizioni di una buona comparazione e che viene a mancare -ogni analogia, perchè condanne a morte ci furono in Inghilterra — -benchè non eseguite — ma non una — eccettuato il caso Barsanti, che -non entra nel periodo in discussione — ne inflissero i mal giudicati -Tribunali militari Italiani nel 1894 e nel 1898. - -All’obbiezione si trova risposta nelle differenze tra i due -paesi: nella natura degli avvenimenti, nella proporzione e durata -delle repressioni, nella giustizia delle altre pene, nella serena -imparzialità dei giudici ordinari — e non eccezionali — nella sapienza -e moderazione delle classi dirigenti e dei governanti. - -Le differenze ci sarà occasione di rilevarle, nella misura consentita -dall’indole di questo scritto, man mano che procederà la narrazione; e -le differenze eloquenti non potranno non richiamare alla realtà triste -della nostra enorme inferiorità politica e morale, quanti leggeranno -coll’animo intento alla ricerca del vero. - -Per ora basta fermare questo: che i tumulti, le sommosse, i tentativi -coscientemente insurrezionali che afflissero l’Inghilterra per -cinquant’anni circa spesso tolsero a pretesto le riforme politiche; ma -il fondo dei movimenti fu e rimase sempre economico. Non cade dubbio -sulla natura del movente nel primo periodo dei torbidi inglesi; invece -qualcuno vorrebbe negarla pel secondo. E in verità, guardando alla -superficie e alle dichiarazioni di alcuni capi del _cartismo_, si -potrebbe credere che questo movimento celebre, durato circa dieci anni, -sia stato essenzialmente politico. Erano, infatti, d’indole politica -i famosi sei articoli della _Charta del popolo_; ma nella intenzione -dei _cartisti_ delle due scuole, essi dovevano servire come _mezzo_ per -ottenere il miglioramento economico delle masse lavoratrici. - -I promotori ed organizzatori del movimento trovarono grande seguito -per lo appunto perchè tristissime erano le condizioni economiche degli -operai nella grandissima maggioranza. - -Ciò era a conoscenza dei capi del _cartismo_; tanto che il reverendo -Stephens, uno dei più audaci e dei più infervorati, predicava che il -_cartismo_ era sopratutto una _quistione di forchetta e di coltello_! - -Risalendo dal caso particolare all’indole generale dei movimenti -politici inglesi, il Rise, ch’è uno degli scrittori che ha iniziato -la illustrazione della cosidetta _Era Vittoriana_, ha scritto queste -parole significative non per i soli inglesi ma per tutti i popoli -che hanno coscienza delle proprie sofferenze: «John Bull al verde, -egli osserva, è il più persistente dei malcontenti e svolge principî -politici — ma sempre con un occhio volto agli affari futuri. Quando -è sazio di carne e di birra ha poche idee e la sua soddisfazione è -colossale». (_Rise of democracy._ London. Blackie et Son 1897 pag. -129). A provare l’esattezza del giudizio, un poco più oltre aggiunge: -«Appena R. Peel risolvette la quistione tributaria, la stabilità fu -assicurata alle industrie, alla società, alle istituzioni». (pag. -130).[2] - -Il 1848 trovò disarmato il _cartismo_ dalla precedente riforma; così -l’eco della proclamazione della repubblica in Francia, invece di -trascinarlo ad una rivoluzione trionfante, ne segnò la morte. La sua, -però, non fu opera inutile: destò dal letargo le classi dirigenti, -mise sotto i loro occhi i pericoli cui andavano incontro ostinandosi -nella resistenza e contando sulla repressione e le costrinse alle -trasformazioni economiche e politiche indicate dai tempi, reclamate dal -popolo. - -I sei articoli della _Charta_, dichiarati da principio irrealizzabili, -incontrarono la sorte di molte utopie e in gran parte oggi sono stati -tradotti in leggi; con questo in più: che ogni riforma politica fu -seguita — più raramente preceduta — da una riforma economica. Così da -questa lezione dei fatti svoltisi in Inghilterra emergono insegnamenti -non solo per le classi dirigenti italiane, ma anche per una parte -degli elementi avanzati, che — almeno sino a poco tempo fa — tenevano -in grande dispregio la politica. La tenne anche in dispregio Roberto -Owen, più di sessant’anni or sono, al di là della Manica e smarrì la -diritta via per conseguire quelle riforme economiche e morali di cui fu -apostolo geniale. - -Ma è per le classi dirigenti italiane, che sopratutto sono ricchi di -ammaestramento questi raffronti storici dell’Italia colla Francia da -una parte e coll’Inghilterra dall’altra. - -In Francia la cecità dei governanti nel secolo scorso condusse alla -grande rivoluzione con tutti i suoi eccessi e con tutti i suoi orrori, -che potranno ripetersi se la degenerata borghesia, che ha in mano -le sorti della terza repubblica, non si libera dalle strette del -militarismo. In Inghilterra le classi dirigenti, imitando gli esempi -dei buoni tempi di Roma, seppero sempre cedere a tempo. Se ricorsero -alla repressione, anche energica, non la resero sistematica, facendola -assurgere ad esclusivo metodo di governo e risposero ai tumulti da -disagio economico con riforme economiche; ai tumulti ed alle agitazioni -politiche fecero seguire le riforme politiche. Sinanco quando i -movimenti vi assunsero forme decisamente criminose le classi dirigenti -inglesi guardarono al fondo e alla sostanza e pensarono di eliminare il -delitto allontanandone le cause. Così la borghesia e l’aristocrazia, -e sopratutto gli industriali, allarmati ed indignati pei famosi -_delitti di Sheffield_, cominciano nel 1867 una grande inchiesta colla -intenzione di riuscire alla repressione severa del fenomeno criminoso; -ma appena constatatolo, anche per la confessione di qualche reo, si -cambia rotta e si riesce alla sapiente prevenzione colle leggi del -1870 e del 1875, che accordarono agli operai la più ampia libertà di -organizzazione, di sciopero e di quel _picketing_, che sembrerebbe -anche una enormità a molti democratici italiani[3]. - -Di fronte ai tumulti, alle sommosse, alle insurrezioni, adunque, alle -classi dirigenti italiane la storia addita due vie tracciate senza -incertezze e quasi senza alcuna di quelle oscillazioni e deviazioni -ordinarie nel corso degli avvenimenti sociali. Sull’una sta scritto -al termine: _rivoluzione_; è la via battuta dai governanti francesi. -Sull’altra, al principio risplende una insegna sulla quale si legge: -_riforme_. È l’insegna antica di casa nostra — l’insegna di Roma; ma -l’Inghilterra l’ha rimessa a nuovo e l’ha circondata di affascinante -forza di persuasione[4]. - -L’Italia è in ritardo nella sua evoluzione rispetto alla Francia -e all’Inghilterra; ma se questo ritardo sotto molti aspetti è -deplorevole, esso ha almeno un lato buono: consente al nostro paese di -trarre profitto dei risultati degli esperimenti politico-sociali che -furono fatti altrove. - - - - -II. - -LA MARCIA DELLA SOMMOSSA - - -La formula: _riforme o rivoluzione_, — formula adottata dal partito -repubblicano parlamentare nel manifesto indirizzato al paese -all’indomani della repressione dei tumulti di Aprile e Maggio 1898 -(_Rivista popolare._ Anno III, 21) — sembrerebbe adatta a chiudere -questo studio; invece la si è allogata nel proemio. Non a caso. Al lume -del dilemma che la storia pone ai governanti d’Italia si può esaminare -quali le tendenze che si possono constatare per prevedere, entro i -limiti delle previsioni sociologiche, se si otterranno le _riforme_ o -se si arriverà alla _rivoluzione_. - -Queste tendenze non si possono indurre dalla osservazione degli -avvenimenti svoltisi nel corso di pochi anni; nè si può assicurare che -le _riforme_ non verranno più tardi solo perchè esse non vengono fatte -immediatamente. Ogni _riforma_ la quale vuole raggiungere lo scopo -prefisso dev’essere preparata e maturata con intelletto e con amore, -con conoscenza piena delle condizioni da modificare e delle altre, che -alle medesime si spera sostituire. - -Il malessere economico, politico e morale in Italia non data da -pochi anni, perchè dal 1870 in poi è andato crescendo, quasi senza -interruzione; i segni ne furono manifesti e indussero allo studio delle -cause che lo generarono i privati e lo Stato. - -Questi studî sono notissimi e non occorre enumerarli; tra i tanti -basta ricordare l’_Inchiesta parlamentare agraria_, che se ha poco -valore in alcune parti, ne ha uno sommo nel Proemio e nella conclusione -magistralmente esposta da Stefano Jacini. - -Dal volume breve di mole e ricco di contenuto dell’illustre senatore -lombardo sono scorsi alcuni lustri e di rimedî adottati tra quelli -indicati come necessari ed urgenti si ha scarsa notizia e magrissimi -risultati. Sicchè da allora ad oggi i mali deplorati, anzicchè -diminuire, andarono crescendo in guisa da rendere facile a qualunque -osservatore mediocre la previsione di qualche catastrofe, per la -innegabile persistenza delle classi dirigenti nel sistema di governo -che era riuscito disastroso per tanti anni. - -Se il periodo dell’osservazione in Italia fosse soltanto durato da -Caltavuturo — 21 Gennaio 1893 — alla primavera del 1898, si potrebbe -dire che esso sarebbe stato insufficiente per indurre le tendenze? -Ciò potrebbe dirsi pel passato remoto; non più oggi. Nella esperienza -sociale c’è acceleramento rapidissimo ch’è in ragione diretta del tempo -trascorso e dell’esperienza aumentata in ragione composta dei mezzi di -studio sempre più copiosi e perfezionati e degli altri per divulgare i -risultati raccolti. - -Infatti in Inghilterra non si comprende la lentezza delle nostre -_Inchieste_ e l’oblìo cui vengono condannate dopo compiute — condizioni -tra noi divenute inseparabili e che destano un sorriso d’incredulità -quando qualcuna nuova ne viene annunziata. Il pubblico, anzi, l’accetta -come una indecente mistificazione; ed a giudicarne dalla ordinaria -inutilità, non sbaglia. - -Dell’Inghilterra, invece, si sa questo: che cominciato lo studio delle -condizioni delle _Trade-Unions_ nel 1867 in seguito ai _delitti di -Sheffield_, si venne ai primi provvedimenti nel 1871; che constatata -con una inchiesta nel 1868-69 la poca diffusione dell’istruzione, si -ebbe il primo _Education act_ nel 1870; che ripreso, con un’altra -inchiesta lo studio dell’Irlanda nel 1879-80 il Gladstone dette il -grande _land act_ per l’isola Verde nel 1881. Gli esempi potrebbero -continuare; e il significato di questa lodevole rapidità nel far -seguire il rimedio alla diagnosi non può essere infirmato dalla -relativa lentezza sui provvedimenti radicali per combattere la -_disoccupazione_; a riguardo della quale, del resto, alcune misure -parziali lenitive si sono prese. Ma qui conservatori, liberali, -radicali e socialisti, che hanno rivolto le loro cure al grande -problema, con pari ardore, si capisce che devono procedere coi piedi di -piombo, perchè si tratta di una delle manifestazioni più salienti della -questione sociale. - -Quanto diversa corre la bisogna in Italia! Quel capitolo degli -_Avvenimenti di Sicilia_ che intitolai dalla desolante inazione del -governo di fronte ai mali constatati — _Nulla è mutato!_ — potrei -ripeterlo oggi applicandolo all’Italia tutta, e potrebbesi rendere il -titolo più espressivo e corrispondente alla verità affermando che da -allora ad oggi: _Molto s’è peggiorato!_ Al lume dei fatti si vedrà che -questo pessimismo è giustificato. - -La necessità e l’urgenza di opportuni provvedimenti che dalla Sicilia -si estendessero a tutta la penisola ed alla infelicissima tra le -sue regioni, la Sardegna, emergevano evidenti dalle discussioni -parlamentari del 1894, continuate ed allargate successivamente. - -Furono gli ardenti unitari come Fortunato, Imbriani, ecc., che -insistettero nel dimostrare che il disagio che affliggeva le -popolazioni al di là dello Stretto, imperversava del pari in tutto -il resto del regno. Era vero; ed erravasi soltanto affermando che in -Sicilia il malessere non avesse caratteri particolari, che lo rendevano -più sensibile. - -Qualche cosa si fece per la Sicilia — utilissima l’abolizione -del dazio di uscita sui zolfi, che permise la costituzione -dell’_Anglo-Siciliana_; e ciò, in parte, spiega la tranquillità del -1898 di alcune provincie. Ma le condizioni peggiorarono nella penisola, -o almeno non furono sensibilmente alleviate. Era prevedibile quindi, e -fu previsto, che le manifestazioni del disagio, dovunque non ne erano -state rimosse o attenuate le cause, dovessero presentarsi o continuare. -La scintilla, perciò, che nel 1892-93, poco mancò non divenisse grande -incendio in Sicilia, varcò lo stretto negli anni successivi. - -Dal 1894 a tutto il 1897, in corrispondenza della varietà delle -condizioni economiche, politiche, morali e intellettuali, che è -propria delle diverse regioni d’Italia — fatta federale dalla natura -e dalla storia — i segni del malessere profondo sono differenti nel -mezzogiorno, nel centro e nel settentrione. - -Mentre in Sicilia, nel Napoletano, nel Lazio si tumultua, s’incendiano -le case comunali, gli uffici daziari al grido _Viva il Re_ e si -continua ad eleggere quei deputati e quei consiglieri provinciali e -comunali, cui si attribuiscono i malanni contro i quali si sollevano; -nel Piemonte, in Lombardia, nella Emilia, ecc., — regioni dalla -maggiore coltura intellettuale e politica e dall’industria maggiormente -sviluppata — la protesta assume forme e caratteri moderni e civili: -le sofferenze dei lavoratori si traducono in iscioperi, in elezioni di -consiglieri e deputati repubblicani, socialisti ed anche conservatori -nel senso buono — appartenenti, cioè, a quel gruppo, che fa capo -all’onor. Colombo e che da anni domanda un mutamento d’indirizzo nella -politica e nell’amministrazione dello Stato. - -La storia di questi scioperi — parzialmente illustrati con metodo -positivo dall’Einaudi — e di queste elezioni come prodotto del -malcontento e del disagio è ancora da farsi e deve mettersi in chiaro -l’anomalia del buon successo degli scioperi agricoli a preferenza di -quelli industriali. È certo, però, che i governanti, di fronte a queste -proteste civili e moderne, tennero un contegno incivile e disumano: -non seppero che applicare l’art. 247 ed altri analoghi articoli del -Codice penale — che in Italia stanno a fare le veci del _picketing_ -inglese! — ricorrere alla violenza ed organizzare la concorrenza nel -lavoro dei soldati a benefizio dei capitalisti. Questi esempi, che -venivano dall’alto dovevano consigliare i lavoratori dall’affidarsi ai -mezzi legali e convincerli, al contrario, che essi non potevano sperare -salvezza e miglioramento se non dall’uso della forza brutale.[5] - -Si accenna appena a queste manifestazioni legali del disagio -illegalmente represse dal governo che sotto Di Rudinì volle acquistare -fama non bella a Molinella, come altri se l’aveva assicurata -tristissima a Conselice; e si è anche costretti a sorvolare sulla -inattesa agitazione agraria delli Castelli Romani — inframescata di -violenze, di ferimenti, di arresti e di processi; ma tanto legittima -nelle sue cause da accapparrarsi le simpatie e la benevolenza degli -ufficiosi del tempo — l’està del 1897 — e di alcuni rappresentanti del -potere politico: Bonerba ispettore di Pubblica Sicurezza e Marchese -Cassis ispettore generale al ministero dell’interno. È tutto dire! Si -fa una semplice menzione della grande manifestazione di Roma contro la -ricchezza mobile, che ebbe il suo epilogo tragico in Piazza Navona; -e la si ricorda particolarmente: da un lato perchè sintomatica del -generale malcontento della borghesia; dall’altro perchè segna la sua -illogica e contradditoria condotta. Questa borghesia, infatti, che fa -le elezioni, che ha in mano le redini del governo e vuole la politica -dispendiosa, ha perduto il diritto di protestare contro la soverchia -gravezza delle imposte: se vuole gli obbiettivi dei megalomani deve -somministrare i mezzi per conseguirli. - -Si sorpassa su tutte queste manifestazioni che si svolsero dal -gennaio 1894 al maggio 1898 che rappresentano gli anelli della catena -interminabile del malcontento e che sono degnissime dello studio -dello psicologo politico, per venire a quella che rimarrà lugubremente -celebre negli annali nostri come la _protesta dello stomaco_. - -La protesta dello stomaco per un momento ridà all’Italia una unità di -sentimenti, che le mancava da anni parecchi; la protesta dello stomaco -assegna al nostro paese un posto speciale, perchè vide riprodurre -fenomeni che non si credevano più possibili nella civile Europa -occidentale in questo scorcio di secolo. Infatti solo da noi si ebbero -i tumulti per carestia, per fame, per cause che agirono egualmente -presso gli Stati del vecchio continente, ma senza produrre gli effetti -dolorosi, che rimangono propri ed esclusivi dell’Italia. - - - - -III. - -LA CRONACA SANGUINOSA - - -L’anno 1897 erasi chiuso per l’Italia sotto i più sinistri auspici. -Nelle Marche, nella Romagna, in vari altri punti del regno, durante -l’autunno, quasi per non interrompere la cronaca dei tumulti e delle -sommosse, c’erano state delle manifestazioni, ora lievi, ora gravi che -costituivano l’indice più eloquente del malessere generale. - -A Forlì si assaltano le botteghe nelle quali si vende il pane; la -sommossa dura alcuni giorni in Ancona dove si saccheggia la casa di -un negoziante di grano; a Macerata gli affamati s’impadroniscono del -frumento messo in vendita e si rompono i vetri della casa del Sindaco -e del Municipio; a Senigallia si saccheggiano i magazzini di frumento -del principe Ruspoli; a Chiaravalle vi sono colpi di revolver ed un -carabiniere viene ferito; a Gallipoli si dà fuoco alla casa di un ricco -cittadino; a Firenze — la mite e gentile Firenze — scene simili si -ripetono e molti agenti di polizia vengono feriti; a Milano, a Napoli, -a Palermo, a Ferrara, a Bologna, società operaie ed associazioni -politiche protestano contro il rincaro del prezzo del pane e si -moltiplicano le riunioni degl’infelici che domandano: _pane e lavoro!_ - -Non ci potevano essere e non ci furono equivoci sull’indole di siffatte -dimostrazioni; erano la protesta dello stomaco. Tali vennero giudicate -con singolare unanimità dalla stampa di ogni partito e dagli uomini -politici, che le segnalarono in Parlamento e fuori, ed il giudizio -non poteva essere modificato dal grido: _Viva la Repubblica! Viva il -Socialismo!_ echeggiato in quei giorni nella minuscola Subiaco. Era -evidente l’urgenza di misure che attenuassero almeno le più crudeli -sofferenze dei lavoratori e della borghesia magra. Qualche cosa fecero -i Municipi specialmente in Sicilia, dove era fresca la memoria dei -tumulti del 93-94: e con qualche sacrifizio ed anche con qualche -strappo alla legge tennero il prezzo del pane entro limiti normali. -Riuscirono con ciò a mantenere la calma. Nulla, o ben poco, fece -il governo, su cui pesarono le maggiori responsabilità e che poteva -prendere i più efficaci provvedimenti di sana prevenzione; esso non -credeva allo spettacolo doloroso delle inaudite miserie, non sentiva il -cupo muggito della tempesta che si avvicinava rapida e minacciosa. - -Il timore manifestato nel 1894 era già una realtà nell’autunno del -1897: la sommossa aveva valicato lo stretto e dalla Sicilia si era -propagata in tutto il continente. Sullo scorcio di quell’anno, però, -essa non aveva assunto i caratteri che l’avevano distinta nell’isola. -Il fenomeno si riprodusse in tutti i suoi dettagli nell’anno 1898, che -rimarrà celebre nei nostri annali per la cronaca sanguinosa della sua -primavera. - -Ed è la Sicilia, dove sono i centri del dolore, che suona la diana: -a Modica ed a Troina si tumultua per fame e rinnovansi le stragi del -1893-94. Sorpassano la decina gli affamati uccisi in Febbraio in quelle -due città, e centinaia di feriti cercano salvezza nella fuga, perchè -la polizia non contenta delle generose somministrazioni di piombo cerca -vittime nuove per le patrie galere. - -Passano due mesi in una calma relativa, che non inganna i veggenti, -e quando verso la fine di Aprile si esauriscono le provviste -locali di frumento e si eleva rapidamente il prezzo per la guerra -ispano-americana, che rese più scarsa l’importazione, l’incendio -divampa da un capo all’altro d’Italia con una rapidità prodigiosa -spiegabile colla facilità e rapidità dei mezzi di comunicazioni di ogni -genere; i tumulti e le sommosse assumono le proporzioni di una vera -epidemia alla cui diffusione, oltre le cause economiche, politiche -e morali persistenti, somministra un contributo considerevole il -mimetismo, il contagio psico-sociale. - -Ecco la cronaca sanguinosa fatta di date e di cifre; ed avverto che, -pur troppo, essa non è completa[6]. - -I tumulti, le sommosse cominciarono il 26 Aprile a Faenza ed a -Finale-Emilia. Si ripetono il 27 a Faenza e Bari; il 28 a Faenza, -Foggia, S. Giovanni a Teduccio, Arzano, Benevento, Secondigliano; il -30 a Modugno, Aversa, Palermo, Piove, Pesaro, Ferrara, Rutigliano, -Castelsanpietro, Forlì, Rimini, Camerino, Napoli; il 1.º Maggio a -Monopoli, Molfetta, Minervino-Murge, Benevento, Ferrara, Napoli, -Rimini, Bagnacavallo, Ascoli Piceno, Resina, Ponticello, Giuliano, -ecc.; il 2 a Bagnacavallo, Ascoli Piceno, Cesena, Piacenza, Parma, -Ferrara, Ariano di Puglia, Salerno, Palermo, Pesaro; il 3 a Pesaro, -Figline Valdarno, Avellino, Soresina; il 5 a Pavia, Livorno, Sesto -Fiorentino; il 6 ad Avellino, Livorno, Firenze, Pisa, Padova, Palermo, -Milano; il 7 a Livorno, Pistoia, Fermo, Porto Maurizio, Milano; l’8 a -Firenze, Monza, Como, Padova, Pescia, Genzano di Roma; il 9 a Milano, -Napoli, Pontedera, Monza, Saronno, Como, Brescia, Rovigo, Vicenza, -Reggio-Calabria, Siracusa, Bologna, Monsummano, Tropea, Castelvetrano, -Foggia, Matelica, Livorno, Pisa, Siena, Roccastrada, Bologna, Ferrara -e dintorni, Ancona, Velletri, Messina, ecc., ecc.; il 10 a Napoli, -Livorno, Genova, Porto-Maurizio, Chiavari, Ravenna, Castelferretti, -Tropea, Velletri; l’11 a Caserta, Aversa, Cimitile, Novara, Luino, -Messina, ecc. - -Col giorno 11 Maggio si può dire che cessa il periodo acuto delle -dimostrazioni. I governanti che per oltre quindici giorni sono stati in -preda del terrore — altrettanto grande quanto era stata grande la loro -precedente incosciente serenità — hanno compiuto la repressione, hanno -consolidato lo stato di assedio in tre grandi regioni, delle quali -due tra le più agiate e le più colte della penisola, la Toscana e la -Lombardia — e possono trionfalmente annunziare che: _l’ordine regna in -Italia_. - -La gravità dei fatti non fu da per tutto uguale; ma fu identica la -loro fisonomia da Messina a Luino. Per un momento le manifestazioni -politico-sociali di questo regno d’Italia malconnesso, lo ripeto, -assunsero impronta rigidamente unitaria: da Luino a Messina, unica fu -la causa che sollevò la protesta ed uguale dappertutto la forma di -questa protesta dello stomaco. Il primo grido che si sentì per ogni -dove fu quello di _pane e lavoro_, cui successivamente e in varia -misura si aggiunsero altri gridi sovversivi — altri _evviva!_ ed altri -_abbasso!_ secondo il diverso temperamento locale. Ai gridi più spesso -si aggiunsero minaccie contro le autorità, contro le persone invise; -alle minaccie seguirono i fatti: rotture di fanali, di vetri delle -case, devastazioni, incendi, saccheggi; ed a questi le repressioni ora -miti ora feroci; gli arresti a migliaia e i massacri. - -Una prima e necessaria constatazione: la ferocia della repressione -non sta menomamente in rapporto colle gravità ed un poco anche -coll’indole dei tumulti. A Bari ed a Foggia i fatti sono gravissimi -e stante la importanza delle due città possono riuscire pericolosi; -eppure non ci sono i morti di Molfetta e di Modugno. A Faenza, che -inizia il movimento e dove sin dal primo giorno si concede il pane a -30 centesimi, si arriva alla costruzione di vere barricate; ma non si -deplora un eccidio come a Bagnacavallo. Tra Prato e Sesto Fiorentino, -tra Parma e Piacenza da un lato, Monza, Luino e Soresina dall’altro, -in ambienti tanto diversi, intercedono le medesime differenze dianzi -accennate e che si verificarono anche in Sicilia nel 1893-94. Ciò prova -che dovunque le autorità furono longanimi e prudenti si evitò o si -ridusse a ben poca cosa il versamento del sangue. - -Se in questa diversità di risultati c’entrano le differenze individuali -delle autorità locali, c’entra in misura maggiore la mancanza di savia -ed uniforme direzione dal centro. - -Ho enumerato senza alcun ordine le città, i paesi, i villaggi che -somministrano elementi alla cronaca sanguinosa perchè l’apparente -disordine si presta a considerazioni d’indole apparentemente geografica -che assurgeranno più tardi ad importanza maggiore per giudicarne -l’indole. Anzitutto, se in generale si può affermare che i tumulti -cominciano nel mezzogiorno per propagarsi gradatamente al settentrione, -non è meno vero, però, che la prima scintilla si parte dal centro -e dal nord della penisola — Faenza e Finale Emilia — e divampa più -qua e più là, mostrando che le cause determinanti esistono in tutta -la penisola ed agiscono disordinatamente e contemporaneamente sui -grandi e sui piccoli centri, senza che possa affermarsi esservi -una prevalenza decisa dei primi o degli ultimi in guisa che possano -stabilirsi i primitivi centri d’irradiazione. Solo può rilevarsi che i -casi di Milano esercitarono maggiore influenza degli altri se si deve -giudicarne dal numero delle località che furono tumultuanti il giorno -nove Maggio. - -Il fenomeno è naturale ed ha la sua ragione di essere in quella specie -di egemonia, che la _capitale morale_ esercitava ed esercita in gran -parte d’Italia ed a cui si sottraggono l’estremo mezzogiorno e la -Sicilia. Si noti intanto che Firenze non ricordava forse da secoli -tumulti quali quelli del 1898; che Napoli abbandona la sua proverbiale -indifferenza apatica e memore delle prime prove dell’agosto 1893, -persiste per più giorni nei tumulti senza lasciarsi intimidire dagli -apparecchi micidiali di guerra teatralmente allineati nelle sue -piazze e vede le sue donne smunte, i suoi fanciulli laceri, le sue -larve di lavoratori sfidare la forza pubblica ed in qualche momento -affrontare serenamente la morte. Il contegno di queste due città da -solo somministra all’osservatore politico qualche indicazione, che -non dovrebbe andare perduta per valutare al giusto lo intervento delle -cause, che riuscirono ai tumulti. - -Un’ultima constatazione mercè la quale la geografia e la cronologia -alleate rivelano l’indole dei luttuosi avvenimenti in discorso. - -Il 1º Maggio, giorno sacro pei socialisti e che avrebbe potuto fornire -occasione a dimostrazioni facilmente degeneranti, passa tranquillo dove -i socialisti sono forti per numero e per organizzazione. Solo a Rimini, -a Bagnacavallo ed un poco a Ferrara, contrade pervase discretamente -dalla corrente delle nuove idee, nel giorno della festa del lavoro vi -furono tumulti; prevalsero questi nel mezzogiorno — Napoli, Monopoli, -Minervino Murge, Molfetta, Benevento, Resina, Ponticello, Giuliano, -ecc. — dove possono esservi socialisti, ma non esiste affatto un -partito socialista, nemmeno in embrione. - -E chiudo questa cronaca sanguinosa con cifre, che, per quanto -incomplete, riescono dolorose ed eloquentemente rivelatrici. - -Bisogna rinunziare ad enumerare gli arresti. In un giorno c’erano oltre -500 detenuti per causa dei tumulti nelle carceri giudiziarie della -sola Bari; 300 cittadini in una volta furono imprigionati a Livorno; -un migliaio circa in più volte in Napoli. In Italia gli arresti, senza -timore di esagerare, si può affermare, che nel periodo dei tumulti -dovettero contarsi a decine di migliaia. - -La statistica dei ferimenti tra i cittadini è ancora più incerta; -chi è ferito nei tumulti si presume che abbiavi preso parte. Non si -ammette che sul luogo ci si sia trovato accidentalmente o trascinato -dalla marea; perciò se fa noto il suo stato è sicuro che egli verrà -sottoposto a processo. In questo caso sarà fortuna se uscirà assolto; -ma nessuno lo risarcirà mai dai parecchi mesi di carcere preventivo -sofferto. Si comprende perciò che il numero dei feriti tra i cittadini -denunziati dai giornali dal 26 Aprile alli 11 Maggio debba essere molto -al disotto del vero; riuscii a raccoglierne circa duecento, ma con -molta probabilità avranno passato il migliaio. - -Più sicuro è il numero dei morti e ce ne furono cinquantuno oltre -quelli di Milano. La forza pubblica non ebbe che un morto e ventisette -feriti; e tra le ferite furono calcolate le leggere contusioni. Nella -forza pubblica le lesioni furono quasi tutte lacero-contuse. Il popolo -in armi, che movevasi in seguito a complotto preordinato da lunga mano, -non possedeva che sassi e bastoni! - - - - -IV. - -A MILANO - - -Le notizie delle sommosse e dei tumulti che il telegrafo comunicava -ai giornali e che questi diffondevano in ogni angolo d’Italia -avevano eccitato la opinione pubblica nella misura consentita dalla -inerzia morale e intellettuale, da cui è afflitto il nostro paese; -l’eccitamento raggiunse il colmo suo in tutte le classi sociali, -nelle sfere politiche, nei rappresentanti del governo, quando corse -la prima voce che la sommossa incomposta per fame del mezzogiorno si -era trasformata in rivolta a Milano e che la rivolta poteva divenire -rivoluzione. Un pubblicista, conservatore di merito in Napoli, non -esitò a ricordare la famosa risposta del Liancourt a Luigi XVI. -(_Corriere di Napoli_). - -Non poteva essere diversamente. L’importanza della città di Milano -e le sue condizioni, note ed in parte esagerate, facevano presumere -che i moti del resto d’Italia dovevano assumere carattere diverso -riproducendosi nella _capitale morale_; sicchè appena si seppe -delle prime dimostrazioni del giorno 6 maggio osservossi un notevole -mutamento nel linguaggio dei giornali conservatori e degli altri, che -rispecchiavano le opinioni delle sfere governative. - -Si cominciò a tacere delle cause economiche, che avevano determinato i -primi tumulti, e si segnalò con accenni vaghi e timidi da principio, -più recisi e chiari in appresso, l’azione dei partiti sovversivi — -repubblicani, clericali e socialisti, — il complotto, la preordinazione -voluta e cosciente di tutti quei movimenti che erano stati -considerati con singolare unanimità spontanei, improvvisi, e sottratti -all’influenza di qualsiasi partito politico. In questa guisa tutto -l’interesse e tutta l’attenzione della frazione della nazione che pensa -e partecipa alla vita politica concentrossi su Milano, da cui possono -prender nome tutti gli avvenimenti luttuosi della primavera del 1898. -E dal carattere reale o artificiosamente attribuito agli avvenimenti -di Milano presero l’intonazione tutti i provvedimenti politici, -che costituiscono uno dei periodi della più stolta e ingiustificata -reazione, che abbia attraversato l’Italia nuova. - -A Milano, perciò, si assomma la storia dei tumulti di cui -c’intratteniamo ed è indispensabile esporre colla maggiore esattezza -possibile quali furono i fatti che vi si svolsero dal 6 al 9 maggio, -onde assegnare le rispettive responsabilità agli attori del dramma e -riuscire al giudizio complessivo equanime sull’opera del governo. - -Non è facile fare la cronaca imparziale, obbiettiva, degli avvenimenti -ai quali si ha assistito o si ha preso parte diretta o indiretta; -l’impresa è più ardua quando chi scrive è uomo di parte. È bene, però, -che chiunque desidera che la luce si faccia intera, a tale impresa si -accinga, perchè su ciò che può esservi di errato nella narrazione, dai -viventi possa venire la rettifica o la smentita opportuna. - -Comincio, adunque, sereno la cronaca dei fatti di Milano; per la -quale si ha un documento importante nei resoconti stenografici dei -processi, che si svolsero innanzi ai Tribunali militari. A proposito -dei quali non si deplorerà abbastanza la condotta insana del Generale -Bava-Beccaris, che sottrasse elementi preziosi per la storia colla -censura esercitata sulla stampa e coi tagli fatti eseguire negli stessi -resoconti stenografici dei processi[7]. - -I tumulti di Milano prendono le mosse da un manifesto che i socialisti -indirizzarono il giorno 6 ai cittadini. In esso si domandava la -restaurazione della libertà e della giustizia, l’abolizione dei -privilegi, la guerra al militarismo, il suffragio universale e si -concludeva chiamando il paese a salvare se stesso per evitare nuove -stragi. - -Si può discutere sulle opportunità di questo appello; è indubitabile, -però, che il suo contenuto non era criminoso: ogni singolo punto del -medesimo era stato impunemente più volte e in vario modo discusso ed -affermato. Pensarono diversamente le guardie di Pubblica Sicurezza pel -malvezzo prevalso d’intervenire sempre e passarono all’arresto di un -distributore presso Ponte Seveso. - -L’arbitrio era reso pericoloso dall’eccitamento degli animi ed ebbe -quelle conseguenze dolorose che la più elementare prudenza doveva far -prevedere. Gli operai, in gran parte appartenenti allo stabilimento -Pirelli, in via Galilei, protestarono e chiesero la liberazione degli -arrestati accompagnando la richiesta con urli e fischi contro gli -agenti della forza, il cui contegno fu provocante oltre misura. I sassi -volarono contro la delegazione della questura in Via Napo Torriani; e -sassi furono lanciati contro lo stabilimento Stigler perchè gli operai -non vi lasciavano il lavoro. In questi episodi vennero operati altri -arresti. - -Una commissione di operai con a capo il socialista Dell’Avalle si portò -dalle autorità di pubblica sicurezza scongiurando che si lasciassero -in libertà gli arrestati per disarmare l’ira popolare. La preghiera fu -ascoltata per metà: due furono rilasciati ed un terzo, Amadio Angelo, -venne trattenuto col pretesto che era stato colto coi sassi in mano. -L’ottenuta parziale liberazione incoraggiava nella insistenza da un -lato, mentre la negata liberazione dell’altro esasperava gli animi -maggiormente. - -In questo primo tafferuglio non vi furono che delle contusioni, per -colpi di pietra; ma non doveva tardare l’intervento della truppa -invocato insistentemente dalla questura e che doveva riuscire -micidiale. Il primo picchetto, del 47 fanteria alle 15,30 fu schierato -verso la fronte dello stabilimento Pirelli, dove lavoravano 2400 -persone. Altra truppa arriva un poco più tardi e si dispone sempre -nei pressi dello stabilimento suddetto. Alle 16,30 un battaglione del -57 fanteria prese posto nell’Ippodromo del Trotter. Così si trovano -di fronte gli elementi dell’incendio e non occorre che una scintilla -perchè esso divampi. - -Quando più viva era la dimostrazione e gli operai evocano indignati -l’uccisione di Muzio Mussi, i deputati Turati e Rondani sovraggiungono -sul luogo e si rinnovano i consigli di calma dati prima dal -Dell’Avalle; il consiglio avvalorano colla promessa della liberazione -dell’Amadio, coll’annunzio dell’abolizione del dazio comunale sulle -farine e sui cereali. - -Alle ore 18 comincia per gruppi l’uscita degli operai dello -stabilimento Pirelli e la gente sulla via Galilei si sfoga gridando: -_Evviva Turati! Evviva Rondani! Abbasso il governo provocatore!_ -Parlano di nuovo i due deputati socialisti e pare che ogni pericolo di -conflitto sia scongiurato. - -Ma un gruppo di persone, da 200 a 300 — in gran parte donne e fanciulli -— si avviò, cantando l’Inno dei Lavoratori, verso via Ponte Seveso e -Andrea Doria e fischiando gli agenti di polizia, tra i quali un certo -Viola, _el calabres_, assai inviso perchè tra i più petulanti nelle -provocazioni. Si torna a domandare la liberazione dell’Amadio e si -scagliano di nuovo sassi contro l’ufficio della Questura in via Napo -Torriani. Alle 19 circa esce dal Trotter una compagnia di fanteria -che viene accolta anche essa a fischi ed a sassate. Una pietra, dice -il _Corriere della Sera_, colpì in fronte un soldato. «Questo fatto, -continua lo stesso giornale, le cui parole riproduco testualmente, -_parve l’ordine di reagire con la forza alla forza_; e dalla truppa -partirono otto o dieci colpi di moschetto, _pare_, sparati in aria. -Fu quello un momento di panico e di confusione. Molti dei dimostranti -_parevano_ disposti a resistere anche di fronte alle schioppettate -e seguitavano a lanciar sassi; ma i più spaventati fuggivano a -rompicollo, spingendo, rovesciando quelli che si trovavano di ostacolo -sui loro passi. Le guardie della sotto brigata uscivano con le -rivoltelle in pugno, sparando esse pure, mentre altri colpi partivano -dalla truppa. Il parapiglia durò pochi minuti, ma ebbe esito letale» -(N. 124). - -Infatti vi lasciarono la vita nello stesso giorno un certo Savoldi e -l’odiata guardia di Pubblica Sicurezza, il Viola, ch’era in borghese -e che per dare da vicino la caccia ai dimostranti trovossi insieme -a loro fatto bersaglio alle scariche dei soldati. Affermasi, anzi, -che fu proprio il Viola che uccise il Savoldi. All’indomani cessò di -vivere uno dei feriti più gravi, l’Abbiati. Numerosissimi i feriti. -La giornata lugubre ebbe uno di quegli epiloghi di una spontanea -teatralità, che impressionano le menti le meno eccitabili. Il Savoldi, -raccolto da pietosi operai, fu messo sul tram elettrico per essere -condotto all’ospedale dei Fatebenefratelli. Ma durante il tragitto -morì. Fu ricondotto, sempre in tram, ed accompagnato da operai -in Piazza del Duomo, dove formossi un assembramento di circa 500 -persone. La polizia voleva impossessarsene; ma i compagni di lavoro -non se lo lasciarono strappare dalle mani e lo condussero al Cimitero -Monumentale. - -La passeggiata di quel cadavere pareva invocasse vendetta; e vendetta -chiedevano gli operai. L’ucciso la meritava. Dalla testimonianza del -Commendator Pirelli innanzi al Tribunale Militare si seppe che il -Savoldi era un operaio che aveva lavorato tutto il giorno nel suo -stabilimento e che si trovava nella folla per curiosità. (_Udienza del -28 Luglio_). - -Qualche cosa di grave sarebbe avvenuto in Milano la sera del 6; ma un -provvidenziale acquazzone alle 20 sciolse l’assembramento di Piazza -del Duomo. Più tardi la Galleria, i Portici settentrionali e la Piazza -del Duomo furono affollatissimi e si cantò l’Inno dei Lavoratori; ma -riuscì agevolmente alla forza di fare sgombrare. Vi fu qualche arresto -e qualche spiacevole incidente; ma a mezzanotte tutto era finito. - -È necessario assodare la responsabilità di questa prima giornata; ciò -che avvenne dopo non fu che la conseguenza fatale. - -È innegabile l’illegalità dei primi arresti, che procurarono le -dimostrazioni e la sassaiuola per ottenere la liberazione degli -arrestati. A parte ogni altra considerazione di ordine politico e -sentimentale, è del pari innegabile che si continuò nella illegalità -nel momento in cui si arriva alla catastrofe. Mancarono infatti i tre -squilli di tromba voluti dalla legge per intimare lo scioglimento di -una dimostrazione. Il _Corriere della sera_, la cui narrazione dei -fatti pare tutta intesa ad attenuare la responsabilità della forza -pubblica e delle autorità, parla di _un solo_ squillo di tromba dato -dalle guardie di pubblica sicurezza; ma non fa menzione di alcun -squillo al momento in cui la truppa fa la sua scarica micidiale. - -I _tentativi di resistenza_ dei dimostranti sono una semplice ipotesi -non avvalorata da alcun elemento di fatto; le scariche sin dalle -prime dovettero mirare a colpire, perchè la fuga precipitosa cui si -dettero gli operai non consentiva, se non come espressione di ferocia, -la continuazione del fuoco; e i morti e i feriti caddero colla prima -scarica, tanto improvvisa, che non dette tempo alla guardia Viola di -ritirarsi. - -L’illegalità fu aggravata dalla mancanza assoluta di tatto politico. -Anche se l’Amodio fosse stato un pericoloso delinquente — ed era un -inerme ragazzo; anche se avesse confessato il _grave_ reato di avere -scagliato delle pietre, in quell’ora di grande eccitamento, dinanzi ad -una folla numerosa e tumultuante, sarebbe stato atto savio lasciarlo in -libertà — salvo a riprenderlo e processarlo più tardi, se di processo e -di pena, ritornata la calma, lo si fosse ritenuto meritevole. - -Che la prudenza consigliasse la liberazione lo riconobbe il comm. -Pirelli, uomo d’ordine per eccellenza e tanto alieno dalla sovversione -che non volle contaminato il balcone del proprio stabilimento -permettendo che l’on. Turati facesse opera di pace colla sua valida -ed ascoltata parola. Fu il Pirelli, che sin dal primo momento chiese -telefonicamente alla Questura la liberazione dell’Amodio; e fu il -Pirelli che da buon politico avvertiva il Questore dei pericoli cui -si andava incontro ostinandosi nel rifiuto, che poscia confessava al -Turati — che richiedevalo di notizie delle pratiche fatte inutilmente -presso la Questura per rimuovere la causa occasionale del disordine. -Quando le pratiche furono rinnovate con insistenza dai deputati Turati -e Rondani, il signor Questore all’imprudenza volle aggiungere il -mendacio; in un momento insolito di tenerezza per la legalità scusossi -di non potere liberare l’Amodio perchè non era più in sua facoltà il -farlo, avendolo deferito all’autorità giudiziaria. E non era vero; e -la falsità del pretesto venne subito dimostrata dalla risposta data -dal Procuratore del Re allo stesso Turati, che rapido era corso da lui -per ottenere dall’autorità giudiziaria ciò che era stato negato dalla -autorità di Pubblica Sicurezza[8]. - -Forma un contrasto stridente colla condotta inqualificabile della -Questura quella ammirevole e pacificatrice dei socialisti più noti. Il -Dell’Avalle sin dai primi momenti fu sul luogo e consigliò vivamente la -calma e s’intese col Pirelli nel consigliare a chiedere la liberazione -del detenuto. A lui si unirono tosto gli onorevoli Turati e Rondani per -tale intento. - -Due volte parlò nelle strade il Turati e parlò pure il Rondani e -fece pena il vedere innanzi al Tribunale Militare come si accanisse -l’Avvocato Fiscale nel contorcere il senso delle loro parole, astraendo -completamente dalla gravità del momento in cui furono pronunziate, -dalle intenzioni chiare univoche di coloro che le pronunziavano, -dall’effetto prodotto e dallo scopo raggiunto. - -Si ammetta pure la versione più rivoluzionaria dei discorsi dei -due deputati socialisti e si riconosca pure che essi abbiano voluto -scongiurare il pericolo _presente_ promettendo una _futura_ levata di -scudi: non è evidente che essi in tal modo soltanto potevano esercitare -un’azione moderatrice sulla folla esaltata? Ogni altro linguaggio -avrebbe fatto perdere la popolarità agli oratori senza ammansare gli -esaltati. - -L’intenzione del Turati era tanto retta e pacificatrice che ai -tumultuanti annunzia e promette anche ciò che non aveva ancora -ottenuto: la liberazione di Amodio; egli era tanto sicuro nel tentativo -di disarmare i tumultuanti che si affretta a dare la buona novella -della deliberazione della Giunta sul dazio comunale sulle farine e -sui cereali; e la opera sua fu così efficace, che dove essa spiegossi -raggiunse l’intento. Lo riconobbe il _Corriere della Sera_. - -Erano dunque ben strani rivoluzionari questi socialisti che nel momento -del massimo fermento, quando la loro parola può trasformare il tumulto -in rivolta, consigliano ed ottengono la calma! E non è una delle minori -enormità di questo periodo tristissimo di reazione l’insano tentativo -di attribuire a colpa degli accusati ciò che costituiva il loro -migliore titolo per ricevere azione di grazie anzichè punizione[9]. - - - - -V. - -DAL SACCHEGGIO DI CASA SAPORITI ALLA BRECCIA DEI CAPPUCCINI - - -Il sangue corso nelle vie di Milano nella sera del 6 maggio doveva -farne versare dell’altro nei giorni successivi. Era facile prevedere -che qualche cosa di più grave poteva avvenire e all’indomani le -autorità politiche, militari e amministrative avrebbero dovuto prendere -provvedimenti adatti per calmare gli animi e prevenire i disordini. - -Nulla di tutto ciò; le misure adottate, intese ad intimidire, non -potevano che sovreccitare gli animi ancora di più. Solo nel pomeriggio -del giorno 7 comparve un manifesto a firma del sindaco Vigoni, che -invitava alla calma! - -In quel manifesto mancava il calore sincero, che occorreva in quei -momenti; era scialbo e rispecchiava lo stato di animo di coloro -che lo avevano redatto — coscienti che non c’era corrispondenza di -sentimenti tra l’anima del popolo e quella dei suoi rappresentanti -legali; ed armonia d’intenti non poteva esservi tra un sindaco e i suoi -rappresentati, quando il primo potè proclamare la sua città travolta -da un’_onda di barbarie_ e potè invocare in nome della paura lo stato -d’assedio, che non avevano potuto ottenere prima i telegrammi del -Generale Bava e del prefetto Winspeare (_Secolo_, 8 Settembre 98). -Mai come in questa circostanza fu avvertito il danno e il pericolo di -questa dissonanza! - -In quanto alle parole di pace del Comandante del corpo di armata e del -Prefetto, si comprende che non potevano essere ascoltate, perchè erano -ritenuti — a torto o a ragione — responsabili dei fatti del giorno -precedente. A loro non restava che far sentire la voce della minaccia e -la fecero sentire nelle ore pomeridiane — poco dopo che avevano fatto -appello al patriottismo di Milano — colla proclamazione dello Stato -d’assedio. - -Intanto era dato l’impulso sin dalle prime ore del mattino al -movimento, che doveva più tardi terminare tragicamente. Gli operai, -addolorati e indignati pei fatti del giorno precedente, volevano -manifestare i loro sentimenti astenendosi dal lavoro. La decisione fu -presa in principio da quelli dello stabilimento Pirelli; gradatamente -venne comunicata ed accettata da quelli di quasi tutti gli altri -stabilimenti della città e dei sobborghi. - -Si è scritto e detto che gli operai in grandissima maggioranza erano -contrari alla cessazione del lavoro: ma la facilità colla quale venne -eseguita dapertutto, anche se chiesta da sole donne — come constatano -i rapporti ufficiali — prova che ciò non è esatto. Mancarono i segni di -un qualsiasi dissenso. - -In questa guisa la valanga dei dimostranti partita dallo stabilimento -Pirelli andava ingrossandosi e verso mezzogiorno era composta di -parecchie migliaia di persone. _Il Corriere della Sera_ osserva -che «all’avanzarsi di quella minacciosa marea si chiudevano -precipitosamente i portoni delle case ed i negozi; _e quanti ne -uscivano andavano ad aumentare la folla dei curiosi_.» (N. 125). E che -si trattasse di _curiosi_ lo stesso giornale ripete più esplicitamente -più oltre in un appello intitolato: _A casa, a casa!_ nel quale -deplorava che «quando più grave e penoso si fa il dovere dell’Autorità -militare, proprio nei punti ove il tumulto facilmente degenera in -tragedia, si affolla una moltitudine di _curiosi_, quasi fossero devoti -ad un nuovo genere di _sport_». - -In questa constatazione preziosa c’è tutto lo spirito che animava la -massa dei dimostranti; era composta di _curiosi_! E mi piace ripetere -il punto ammirativo dello stesso _Corriere_. Che fossero _curiosi_ -verrà confermato più in là. Era minacciosa la folla? È una gratuita -supposizione non corredata da alcuna prova. Se tra migliaia di persone -se ne trova una — dato che il fatto sia vero — che dice ad un grande -industriale, il Grondona: _È venuta l’ora per noi di non lavorare più -e di vedere sgobbare voi altri!_ ciò dimostra che non mancava qualche -esaltato. - -Mancò qualunque violenza, qualunque aggressione contro gl’industriali; -e se questi furono previdenti ed avveduti, specialmente il Pirelli, -gli operai, si potrebbe soggiungere — tenendo conto dei fatti — si -mostrarono pieni di benevolenza verso i padroni. Il grido: _Morte ai -signori!_ se realmente fu emesso da qualche pazzo, non rispecchiava le -intenzioni dei lavoratori. - -Ma delle intenzioni pacifiche della immensa massa si ha la -irrefragabile testimonianza nei fatti, che valgono più delle -insinuazioni. Non c’erano armi tra i dimostranti — e in buona parte -erano donne e fanciulli — e non commisero alcun atto che potesse far -fede delle loro intenzioni ostili. - -In quel giorno malaugurato sarebbe bastato che — come in Roma per la -dimostrazione Frezzi — la forza avesse brillato per la sua assenza e -Milano dopo poche ore avrebbe ripreso la fisonomia ordinaria di città -colta, tranquilla e industriosa. Invece chi stava a capo del governo -— invido degli allori raccolti da altri in Sicilia; forse spronato da -volontà diverse — volle mostrarsi forte e dette istruzioni conformi -ai propositi. Perciò, sin dalle prime ore del giorno, uno squadrone di -cavalleria fece una perlustrazione nelle adiacenze degli stabilimenti -industriali: _adiacenze che presentavano la tranquillità abituale_ -(_Corriere della Sera_). - -La piazza del Duomo venne occupata militarmente da fanteria, cavalleria -e artiglieria sotto il comando di Bava Beccaris. Chiuso dai bersaglieri -lo sbocco della Galleria verso la Piazza del Duomo; dalla cavalleria lo -sbocco della piazza verso il Corso; da alpini e fanteria via Mercanti, -via Torino, via Carlo Alberto, via Rastrelli: militarmente occupate -tutte le porte della città. Era evidente che l’autorità militare aveva -preso tutte le disposizioni strategiche contro una rivolta di là da -venire e di cui mancavano i segni precursori. Queste disposizioni, -intanto come avviene sempre in casi simili, non potevano esse stesse -che provocare la rivolta. - -I dimostranti, rei di cantare l’inno dei lavoratori, ebbero le prime -cariche della cavalleria nel Corso di Porta nuova e nelle vie adiacenti -e _fuggirono_. «L’intero reggimento di cavalleria, lascio la parola -al _Corriere della Sera_, percorreva di continuo al trotto in colonne -serrate e sparse, le vie Principe Umberto, i viali Venezia, Porta Nuova -e Garibaldi, via Moscova, corso Porta Nuova ed i bastioni. Tutti i -negozi erano chiusi; molte finestre sbarrate; i curiosi si ritiravano -spaventati. Ma un residuo del grosso della dimostrazione si ridusse -in via Melchiorre Gioia, presso la Dogana. Dinanzi alla cooperativa -ferroviaria tennero un conciliabolo, emettendo di quando in quando -grida ed agitando in alto i _bastoni_, i _cappelli_ ed i _fazzoletti_. -Arrivò, dopo poco, una compagnia di fanteria, che venne fermata a -_spall-arm_ di fronte ai dimostranti, colla cavalleria alle spalle. -_Venne ordinato il pied-arm e ciò contribuì alquanto a far allontanare -l’attruppamento, che si frazionò poi in gruppi e si disperse. Verso -mezzogiorno le vie sunnominate, percorse incessantemente dalla -cavalleria, erano quasi sgombre_». - -Dunque, nel _conciliabolo_ improvvisato su una strada, si scoprono le -armi dei rivoltosi: _bastoni_, _cappelli.... e fazzoletti_. I rivoltosi -erano tanto decisi alla lotta, che si disperdono al semplice comando di -_pied-arm...._ - -Testimoni oculari, invece, narrano di modi straordinariamente -provocatori adoperati da ufficiali e sott’ufficiali, da guardie di -pubblica sicurezza e da carabinieri e che contribuirono ad invelenire -gli animi. - -Si può ammettere che ci siano delle esagerazioni; comunque, i -fatti reali ed un certo cinismo mostrato da militari in via Carlo -Alberto e altrove, nulla prova contro l’insieme dell’esercito. Gli -esempi contrari e belli non mancarono; ed una nobile esortazione di -un ufficiale ai soldati perchè non facessero uso delle armi senza -l’esplicito comando, venne narrata dal Secolo; di soldati che spesso -sparavano in aria narrano gli stessi testimoni oculari più corrivi ad -accusare i militari. Il vero è che in questi casi, ponendo a contatto -truppe armate e dimostranti inermi, devono avvenire fatalmente dei -conflitti, che si risolvono in massacri; come una miccia accesa -accanto alla polvere deve determinare un’esplosione. L’esperimento -venne fatto in Sicilia su larga scala nel 1893; ed era stato fatto a -San Luri, a Calatabiano, a Ruvo, a Corato, ecc. Ed è istruttivo che -le stesse condizioni spesso riescirono agli stessi risultati anche in -Inghilterra. - -Queste condizioni fecero sì che il giorno 7 in più punti della città, -a Porta Venezia, a Porta Vittoria, a Porta Ticinese, a Porta Sempione, -in via Torino il fuoco della truppa sia stato più o meno vivo nelle ore -pomeridiane e che abbia tuonato anche il cannone. - -La narrazione di questi luttuosi avvenimenti che hanno dato i giornali -conservatori e reazionari di Milano, lascia intendere chiaramente che -mancarono i fatti provocatori degli eccidi da parte dei dimostranti, -e che le fucilate vennero sempre determinate dalle insolenze e dalle -sguaiataggini delle donne e dei monelli, che rappresentarono la parte -più ardita e più persistente dei tumultuanti: molte donne portavano in -collo i figlioletti. - -È chiaro dallo insieme delle testimonianze raccolte dai resoconti dei -giornali e dalle risultanze processuali, che la costruzione delle poco -serie barricate — che non ebbero in verun punto veri difensori — e le -deboli offese dei cittadini furono la conseguenza diretta ed immediata -delle fucilate dei soldati, che stesero sul terreno parecchi morti -e moltissimi feriti. E le offese non furono che quelle, che potevano -venire da sassi e da tegole lanciate da mani deboli — da donne e da -fanciulli — e da tetti dai quali non scorgevansi nemmeno coloro che -avrebbero dovuto essere presi di mira. Ma sulle barricate e sulle armi -dei rivoltosi avrò agio di ritornare. - -Un testimonio oculare, che assistette a molti incidenti e ad una -continuata serie di provocazioni da parte delle truppe, con maggiore -precisione accorda una importanza decisiva alla scarica micidiale -fatta da un plotone di bersaglieri in via Torino senza che ci fosse -stato alcun squillo di tromba. Questo stesso cittadino immediatamente, -in una a due altri, raccolsero un bambino di circa otto anni -colpito mortalmente e lo portarono davanti al generale Bava Beccaris -apostrofandolo vivacemente. Il generale dette ordine di arrestarli; -ma non fu ubbidito, perchè il caso pietoso s’imponeva anche ai -cervelli ubbriacati dal fumo della polvere. I tentativi di offesa che -erroneamente vengono chiamati tentativi di resistenza e le barricate -sarebbero stati la conseguenza del sangue versato in via Torino. Questo -eccidio non trova alcuna giustificazione: tale non può menomamente -considerarsi il fatto dei ragazzi arrampicati su di una scala Porta, -che costretti, con cattivi modi a discendere, lanciarono dei pezzi di -legno, che non offesero alcuno. - -In questa triste giornata, durante la quale fu commesso il cosidetto -saccheggio del Palazzo Saporiti, sul quale ritornerò, all’Ospedale -Maggiore e in quello dei Fate bene fratelli furono portati dodici morti -e quarantanove feriti gravemente. Ma queste cifre non danno che un’idea -lontana del sangue versato. - -Da ogni parte della Lombardia, dal Piemonte e da Piacenza, nelle varie -ore arrivarono rinforzi di truppe: fanteria, alpini e cavalleria; -e in ogni punto della città si procedette alle perquisizioni e -agli scioglimenti dei circoli, e delle associazioni repubblicane e -socialiste e della Camera del Lavoro, con sequestro di carte innocue e -di registri. - -Alle 17 e mezza tutta la redazione dell’_Italia del Popolo_, in una a -quanti si trovavano nel giornale di Via S. Pietro all’Orto per puro -accidente o per doveri professionali — come il moderato avvocato -Valentini — e in una all’on. De Andreis, che volle essere condotto -in questura per protesta o per atto di solidarietà, viene arrestata e -sospeso il giornale. - -Alle 22,30 al Comando si apprende che le numerose barricate sono state -tutte espugnate. - -La giornata si chiude con una grande vittoria del partito moderato -lombardo: alle 23 l’ispettore Latini comunica che viene anche sospeso -il _Secolo_. L’avv. Carlo Romussi suo direttore e il suo redattore -Emilio Girardi vengono trattenuti in questura. - -Il fatto culminante del giorno 7 Maggio fu il saccheggio annunziato e -strombazzato del Palazzo Saporiti; attorno al quale saccheggio figurano -gli annunziati conflitti in diversi punti della città, la resistenza -degli insorti e le facili espugnazioni delle barricate sorte qua e -là come segno di protesta e d’indignazione anzichè come vero mezzo di -organizzare una insurrezione. - -L’alba del giorno 8, in conseguenza, sorgeva in mezzo alla generale -preoccupazione ed un certo squallore poteva notarsi sin dalle prime ore -nella popolosa, ricca ed allegra città. - -La preoccupazione non era fuori proposito. Se realmente nella -popolazione ci fosse stata l’intenzione di venire ad una rivoluzione, -il giorno 8, perchè festivo, si prestava benissimo; ma la giornata non -fu delle più calde. - -In Piazza del Duomo, occupata da cavalleria, fanteria e artiglieria, -mantiene il suo quartier generale Bava Beccaris, quasi a dirigere le -operazioni di guerra; operazioni nelle quali non si potè ammirare -l’unità e la intelligenza della direzione, ma che spiccano per la -facile e disumana energia. - -In molti punti si assicura che sorgono barricate e da molte finestre si -afferma che partono colpi di fucile e di rivoltella contro le truppe. -Quanto valgano le prime e quanto veri i secondi si vedrà in appresso; -rimane certo che la ragazzaglia e molte donne ostentano la loro -antipatia all’esercito con qualche insolenza, con qualche innocuo sasso -e con molti fischi. - -Ufficiali e soldati ricambiano queste manifestazioni con fucilate -e puntate di baionetta, che ammazzano e feriscono; e la cavalleria -ce l’ha specialmente contro le donne, che contando sulla generosità -dei cavalieri, in qualche punto sperarono sbarrare la strada coi -loro corpi: furono calpestate inesorabilmente. A Porta Ticinese, in -Piazza Sant’Eustorgio, nel Corso e nel Sobborgo San Gottardo, a Porta -Ludovica, a Porta Tenaglia, a Porta Sempione, a Porta Romana, ecc., -vi furono i soliti incidenti luttuosi cominciati colle rincorse tra -soldati armati e ragazzi che urlano e fischiano e terminati colla -uccisione e col ferimento di molti cittadini. - -Il cannone tuonò lugubremente in diversi punti e in più volte, -specialmente al Corso San Gottardo e in Piazza S. Eustorgio. L’affare -dovette essere grave in Corso S. Gottardo, perchè c’era da fare -contro i _2000 studenti venuti da Pavia e armati di rivoltella_: tanto -risoluti che i pattuglioni di cavalleria non poterono disperderli e -n’ebbe ragione soltanto il cannone! (_Perseveranza_ 9 Maggio). - -Nell’insieme la giornata passò in modo migliore di quello temuto: -l’avvenimento più caratteristico fu l’arresto dell’on. Turati e della -dottoressa Koulichoff e degli on. Costa e Bissolati, ch’erano corsi a -Milano alla notizia divulgatasi in Italia della morte del primo. - -Tutti i prigionieri furono condotti al cellulare scortati dalla -cavalleria e dalla fanteria in piena disposizione di battaglia. - -Colla ripresa del lavoro il lunedì, giorno 9, avrebbe dovuto ritornare -completamente la calma; così non piacque allo zelo repressivo delle -autorità politiche e militari che il lavoro proibirono e che scovrirono -il maggior pericolo di rivoluzione che abbia corso Milano e lo -distrussero con l’usata energia. - -Lasciando da parte i minori incidenti, il pericolo in discorso fu -visto nella zona da Porta Vittoria a Porta Venezia che ebbe per -centro Porta Monforte. Qui, secondo la fervida immaginazione del -Generale Bava Beccaris e della stampa moderata, nel convento dei -Cappuccini si asserragliarono gl’insorti ed organizzarono vigorosa -resistenza, coadiuvati dalle fucilate delle case adiacenti; ma superata -valorosamente dai bersaglieri, che rinnovarono le prodezze della -Cernaia, prendendo di assalto la improvvisata fortezza, sulla quale il -cannone aveva aperta una breccia superiore nell’importanza a quella di -Porta Pia.... - -I soldati arrestarono gl’insorti, i cappuccini loro complici e gli -studenti travestiti da cappuccini e li condussero nell’atrio della -Prefettura prima, e al cellulare dopo.... - -Di questo movimento i giornali di Milano del 9 e 10 — compresa _La -Lombardia_ — dettero una narrazione paurosa; e fortunatamente fu -l’ultimo atto dell’insurrezione di cui ebbero ad occuparsi. - -Qui si pone termine alla sintetica esposizione dei tumulti della -capitale lombarda: cominciati per imprudenza e testardaggine -dell’autorità politica il giorno sei; continuati per la fretta -d’intervenire e di mettere in contatto truppe e cittadini eccitati -il giorno sette — quando si denunzia il preteso attentato contro la -civiltà coi saccheggi e colle devastazioni; — il giorno 8 — quando si -crede completare la eliminazione delle menti direttive coll’arresto -dei deputati socialisti; — e il 9 — quando si pensa di schiacciare la -testa all’idra insurrezionale colla espugnazione del convento di via -Monforte. - -In due successivi capitoli si troveranno dettagli e schiarimenti, che -metteranno il lettore in condizione di potere apprezzare equamente -l’entità dei fatti sin qui sommariamente enunziati. Ora mi limito a -notare con tristezza le voci corse e i fatti assodati, che possono in -modo complessivo fare giudicare il carattere dell’azione militare. - -Non raccoglierò le voci che narrano del cinismo di alcuni ufficiali di -cavalleria, che parlarono del poco numero dei morti come se si fosse -trattato di una battaglia contro nemici stranieri; nè le altre, di -ufficiali di fanteria e dei bersaglieri, che sciabolarono i soldati -che non volevano sparare o miravano male. Non le raccolgo, quantunque -corrano ancora in Milano dopo sei mesi, perchè le credo messe in giro -in momenti di eccitamento e di passione, che fanno travedere uomini -abitualmente calmi e che pur serbandosi in buona fede inventano o -esagerano. Mi piace, invece, insistere sulla condotta umana e prudente -di molti ufficiali, che raccomandavano ai soldati di non reagire contro -le provocazioni dei ragazzi e delle donne, mostrandosi longanimi e -pazienti. - -Per quanto si sia intenzionati di gettare un velo sul passato, pure -giustizia vuole che si rilevino alcune particolarità innegabili, che -indicano la via per trovare i veri responsabili del massacro di Milano. - -È innegabile, infatti, che la repressione assunse talvolta un carattere -individuale odioso: si sparava ai singoli individui che si affacciavano -alle finestre, che attraversavano una strada in fretta per condursi -alle loro abitazioni. - -Si fecero scariche in punti deserti — come in via Pioppette il giorno -7, dove rimase ucciso un cittadino che transitava. Si sparò quasi -sempre sulla folla, che fuggiva. Si sparò dai bastioni contro le -case le cui imposte delle finestre erano chiuse e vi furono freddati -individui che si portavano da una stanza all’altra[10]. Si dette -la caccia ai ragazzi che occupavano i tetti; caccia descritta dalla -_Perseveranza_ nei termini seguenti: «Allora i carabinieri salgono -colla consegna o di fermare i ragazzi sui tetti o di _sparare_.... -Avviene una caccia sui tetti. Qualcuno si ferma, altri non odono -ragione e vengono freddati a colpi di revolver. Sul tetto di casa -Saporiti in breve vi sono due morti e quattro feriti gravemente». -(Numero del giorno 8 Maggio). E tra quei ragazzi alcuni erano di dodici -e tredici anni; ed erano tutti inermi; e nella peggiore delle ipotesi -non potevano che scappare senza poter nuocere ad alcuno.... - -Questi fatti resero credibili alcuni altri insistentemente smentiti; -e fu smentito solennemente dall’Avvocato fiscale Bacci l’uccisione -di un fanciullo di dieci anni con un colpo di revolver per parte di -un carabiniere; alcuni non negano, ma rettificano affermando che la -vittima vi perdette soltanto un occhio. Furono riferiti dai giornali -e non smentiti questi casi pietosi e raccapriccianti — di cui qualcuno -olezzante poesia rivoluzionaria. - -Il giorno 7 un gruppo di giovani seguiva un operaio nel Corso -Garibaldi, che portava, mostrandolo ai passanti, un berretto contenente -materia molle biancastra; diceva che fosse il prodotto dei cervelli di -sette ragazzi. _La Perseveranza_ corregge sulla fede di un medico: Nel -berretto c’era il cervello di un solo uomo. (_N. del giorno 8 maggio_). -Nello stesso giorno 7, nei giardini pubblici, di fronte al Palazzo -Rocca-Saporiti e precisamente nel punto indicato da una pozza di -sangue, ove nella mattinata era rimasto ucciso da un colpo di revolver -un ragazzo undicenne, fu piantato un palo sormontato da una corona -intrecciata di foglie verdi e margherite, e da un cartello con frasi -di pietà per la vittima e di sdegno contro gli strumenti crudeli della -borghesia (_Lombardia_ N. 125). - -Non accordo realtà alla leggenda, che si forma in tutte le guerre -civili, del soldato che uccide la sorella che si trova nelle fila degli -insorti e che si è ripetuta per Milano; ma non si può negar fede a -questo episodio, che per ultimo narro. - -Nel settembre, alla redazione del _Secolo_ risorto, presentossi -un vecchio abbonato, che consegnò al cronista due lire perchè le -destinasse a qualcuno delle famiglie delle vittime dei tumulti di -Maggio e narrò: «Sono i risparmi della mia povera nipotina novenne, -anch’essa curiosa, ed uccisa nei moti dello scorso maggio». Il giorno -era uscita insieme a suo zio per impostare una lettera al padre -lontano; nella quale, dati i pericoli del momento, lo si pregava di -non ritornare subito in patria. Per via la scheggia di una cannonata — -la prima sparata — le squarciò lo stomaco. Fu portata a casa informe -cadavere «Oggi, continuò il vecchio, frugando tra i suoi abitini che -mi erano venuti tra le mani, in una borsa trovai due lire: erano i suoi -piccoli risparmi; a nessun miglior uso possono servire che a beneficare -l’orfanello di chi, come lei, cadde vittima della reazione». Il povero -vecchio andò via piangendo! - -Il dolore suscitato da questi incidenti caratteristicamente tristi -delle lotte civili non può essere lenito che dal ricordo degli atti -umanitari; e la stampa di quei giorni, con giusta ragione, dette -lodi al Senatore Negri, che affaticossi nel fare preparare bende e -barelle.... Egli — il capo incontestato degli uomini politici che -avevano voluto la reazione e che dalla reazione speravano trarne i -maggiori profitti — adempiva scrupolosamente al suo dovere di capo -della Croce Rossa!... - - - - -VI. - -LA MENZOGNA AL SERVIZIO DELLA REAZIONE - - -Il movimento politico sociale che in quest’ultimo quarto di secolo si -è svolto con meravigliosa rapidità ed intensità tra i popoli civili -era stato lento e stentato in Italia. Le cause di questo ritardo nella -sua evoluzione sono parecchie e degne tutte di uno studio speciale; -qui basta enumerarle: mancanza di uno sviluppo industriale e di -relativa concentrazione ed organizzazione delle classi lavoratrici, -analfabetismo, miseria, deficiente libertà ed educazione politica -rudimentale, esaurimento derivante da un lungo periodo di cospirazioni, -di rivolte e di guerre per conseguire l’unità e l’indipendenza dallo -straniero, servilismo infiltrato nelle ossa delle popolazioni per la -servitù per secoli durata, differenze ed antagonismi regionali che -paralizzano molte forze ed energie locali e che, abilmente sfruttate, -servono a comprimere le une per mezzo delle altre, ecc. - -Di questo ritardo nella evoluzione politico-sociale si risentono -tutte le classi: le dirigenti come le cosidette classi inferiori. -Ond’è che mentre nelle ultime manca la coscienza dei propri diritti -e l’aspirazione generale ad un tenore di vita più umano — mancanza -contrassegnata dalle alternative tra la rassegnazione ignominiosa e le -esplosioni selvagge — nelle classi dirigenti, invece, c’è l’avversione -verso le innovazioni e la credenza in diritti propri, che rappresentano -una sopravvivenza del tramontato regime feudale. Queste condizioni, -si sa che sono più vive nel mezzogiorno e nelle isole; il settentrione -è stato maggiormente penetrato dalla corrente della vita moderna. Non -tanto, però, da aver modificato sensibilmente la costituzione politica -e intellettuale della maggioranza delle classi dirigenti, rimaste più -reazionarie che sanamente conservatrici. Se n’ebbe la prova, con una -certa sorpresa in molti, in occasione dei moti di Maggio. - -Per quanto lento il movimento politico sociale elevante le classi -lavoratrici, esso allarmava già le classi dirigenti che da un pezzo -manifestavano il rammarico profondo e il pentimento per le meschine -riforme concesse — e specialmente per la riforma elettorale politica -del 1882 ed amministrativa del 1889. - -I moti di Sicilia del 1893-94 manifestarono lo stato d’animo delle -classi dirigenti, le quali perdonarono a Crispi le brutture di cui -era macchiato, in grazia della repressione pronta e severa. Tutto -perdonarono col proprio disdoro a chi aveva iniziato con fortunati -auspici la reazione. - -Venne Abba Garima e fatalmente produsse la Caduta di Crispi; ma caduto -il vessillifero, la reazione dava segni d’impazienza per riprendere la -marcia trionfale interrotta dal disastro africano, nel quale c’era la -complicità innegabile delle classi dirigenti. - -I moti del 1898, perfettamente analoghi, e solo più generali e più -vasti nelle proporzioni di quelli del 1893-94, somministrarono propizia -l’occasione per riprendere l’interrotto movimento reazionario. - -Questi moti da principio furono talmente violenti e si propagarono -con tanta rapidità, che le classi dirigenti ne provarono paura e -sbalordimento, ma rinfrancatesi man mano che il telegrafo dava -notizia delle repressioni riuscite e della buona prova fatta -dall’organizzazione dell’esercito — per la quale trepidarono fortemente -nel momento del richiamo delle classi in congedo — ripresero con -energia compensatrice della breve sosta l’opera malvagiamente -reazionaria interrotta nel 1896. - -Intanto nel mezzogiorno, dove queste classi dirigenti sono meno colte -ed hanno minore coscienza collettiva dei propri interessi e delle -proprie aspirazioni, si applaudiva al governo per la repressione ed -anche la s’invocava più feroce e più continuata, ma venne meno la loro -azione diretta; in Toscana e nella Lombardia, dove supponevasi che le -classi dirigenti dovessero essere più illuminate e più modernamente -conservatrici, invece furono esse gli elementi attivi che presero la -mano al governo centrale e quasi gli imposero la reazione. La loro -attività in tale senso fu in ragione diretta del pericolo da cui si -sentivano minacciate: la perdita del dominio e dell’influenza a causa -dei progressi rapidi della democrazia repubblicana e socialista. - -La reazione, per colorire i propri disegni, si servì della menzogna e -della esagerazione, che le avevano reso eccellenti servizi nel 1893-94. -Allora ai buoni italiani del continente si fece comprendere che in -Sicilia non erano i lavoratori che si movevano, stanchi di vessazioni e -di soprusi e di spogliazione, che non erano i contadini che reclamavano -la terra loro o patti agrari tollerabili se non equi del tutto; ma -che l’isola fosse in aperta insurrezione per attentare all’unità della -nazione ed erigersi a stato indipendente o porsi sotto la protezione -non si sa bene se della Francia, o della Russia: il _trattato di -Bisacquino_ non lo definiva chiaramente. - -Il giuoco riuscito allora fu ripetuto nel 1898; e sino ad un certo -punto con ugual fortuna. Si scrisse che a Napoli si gridava: _Vulimme -ò re nusto!_ cioè il Borbone. Si ripetè che in Lombardia si volesse -costituire lo _Stato di Milano_. - -Di vero c’era questo solo: che a Napoli, come à Milano, il malcontento -era generale e profondo e correvano per la bocca di tutti certi -confronti odiosi. Ma era una menzogna che a Napoli e a Milano il -tumulto avesse una bandiera politica qualsiasi. - -La menzogna poi divenne gigantesca nelle proporzioni date agli -avvenimenti dalle classi dirigenti che volevano sfruttarli -disonestamente; ciò specialmente in Toscana e in Lombardia. Nella mite -e gentile Toscana l’opera dei reazionari sorpassò tutto ciò che era da -attendersi dalla paura folle che imperava sovrana a Palazzo Braschi; -e i reazionari ottennero lo Stato di assedio, in tutte le provincie, -di cui non sentiva il bisogno il Prefetto di Firenze, ch’era pure un -avveduto uomo d’ordine e per soprammercato un generale — l’ex deputato -Sani. Ed a Pisa il Regio Commissario straordinario per la Toscana -arriva a scorgere pericoli dove non ne vedeva il Prefetto Minervini. -Sicchè si ebbe in quei momenti: un Prefetto dimissionario perchè seppe -proclamate misure non chieste dalla salute pubblica; ed un altro -Prefetto punito coll’aspettativa perchè non volle sciogliere delle -associazioni non pericolose e non sovversive! - -I disordini repressi facilmente e rapidamente nel mezzogiorno e -nel centro della penisola non potevano esercitare valida influenza -sull’indirizzo politico dello Stato; l’esercitarono invece e vigorosa -quelli di Milano, esagerati e falsati con impudenza pari alla -persistenza. - -E questi uomini non esitarono a spargere in Italia, per ottenere le -invocate misure, notizie tali, che fecero rinvigorire i tumulti e le -sommosse e crearono pericoli reali non sospettati dagli imprudenti -loro inventori e propalatori! Poco mancò che l’annunzio telegrafico: -_il cannone tuona da otto ore in Milano!_ non provocasse una vera -insurrezione altrove.... - -«I moti di Milano, si affermò nei giornali e nei corridoi allarmati di -Montecitorio, nelle sale di Palazzo Braschi, e in altre più auguste, -non solo mirano ad abbattere le istituzioni, a rompere l’unità -d’Italia; ma costituiscono un attentato contro la stessa civiltà». - -I singoli elementi dovevano essere adeguati al giudizio complessivo -e finale; perciò da un lato si ingigantirono tutti gli episodi che -facevano fede della forza e della organizzazione dell’insurrezione e -dei pericoli conseguenti per lo Stato; dall’altro si somministrarono -altri dettagli paurosi dai quali dovevasi argomentare di che cosa -fossero capaci i barbari moderni, padroni di una città civile e ricca. - -In tal guisa si sospingeva il governo ad una repressione pronta ed -energica sino alla ferocia; e non solo si mirava alla repressione, che -deve durare sintanto che c’è l’imminenza o l’immanenza del pericolo, -come espressione della legittima difesa dello Stato, ma si mirava a -giustificare la reazione permanente come mezzo adatto per distrurre le -cause, che avevano generato i barbari moderni. - -Così si diffusero con amorevole sollecitudine notizie sulle barricate, -sul complotto, sulla uccisione degli alpini, sulle bande svizzere, -sulla resistenza fiera — anche eroica — degli insorti, sulla impedita -partenza dei treni, sulla necessità del cannoneggiamento, sulle case -designate al saccheggio e alla distruzione, sul saccheggio avvenuto di -Palazzo Saporiti, della Cassa di Risparmio, sulla distruzione della -Villa reale di Monza; sui contadini di Corbetta che marciavano su -Milano per vendicare Muzio Mussi; sui contadini bolognesi concentrati -sulle sponde del Po, ecc., ecc. - -Di ciascuno di questi elementi giustificatori della repressione e -della reazione dirò qui rapidamente col vivo rammarico di non poterne -trattare più ampiamente e di non saperne dire in forma artistica, -mescolando il ridicolo colla rampogna, per flagellare gli eroi della -menzogna e della calunnia. - -Comincio cogli atti che dovevano far designare gl’insorti come i nuovi -vandali; e perciò come tanti salvatori della civiltà gli uomini della -reazione. - -L’invenzione più grottesca fu quella delle case designate al saccheggio -e alla devastazione nella nuova San Barthelemy anarchica e socialista -colle lettere rosse — il colore adatto! — _B_ e _F_ che indicavano: -_Bombe_ e _Fuoco_. La notizia corsa per la prima fu delle prime -smentite come un prodotto di una morbosa immaginazione e furono gli -stessi giornali conservatori a constatare l’esistenza delle famose -lettere, che, però, non erano state scritte dai rivoluzionari, ma -dagli agenti della autorità municipale; la _B_ indicava che lì presso -c’era una _bocca di presa_ dell’acqua potabile; la _F_ era un segno pei -lavori di _fognatura_! - -Ebbe sorte più prospera, dal punto di vista degli inventori, la notizia -sul saccheggio della Cassa di Risparmio e del Palazzo Saporiti; la -notizia fu accreditata a Roma e non fu delle minori nel determinare la -proclamazione dello Stato di assedio. Mancava ogni base al saccheggio -della Cassa di Risparmio e la notizia circolò per breve tempo; c’era -qualche lieve indizio per la seconda ed ebbe la sua discussione innanzi -al Tribunale Militare. - -E dal Tribunale Militare si seppe ciò che c’era di vero in questo -episodio disonorevole per gl’insorti di Milano. - -Nel terzo processo il Tribunale Militare si occupò del saccheggio del -Palazzo Saporiti. — Gli accusati erano nove: di due non fu indicata -l’età; sette erano minorenni tra i 14 e i 18 anni; di uno la polizia -dette cattive informazioni e non trova da dire sui precedenti degli -altri. Ben terribili questi saccheggiatori e ben grave dovette essere -la devastazione compiuta! Sentiamo dal processo. - -Un testimonio oculare, il cocchiere di Casa Saporiti, dice che avevano -preso della biancheria... per fare delle barricate. Ma se essi furono -arrestati sui tetti! Palazzo Saporiti è tra i più ricchi di Milano; -fu completamente in mano dei barbari devastatori per alcune ore; ma in -tutto non si accusa che un danno di circa ottomila lire. E fosse vero! -Ascoltiamo un testimonio che vale di più del cocchiere e dei portieri; -per un caso strano, questo testimone è il difensore di ufficio dei -vandali imberbi. Il Barone Di Loreto, capitano dei Lancieri di Firenze, -colla ingenuità di chi non apprese nelle Università il diritto e nelle -aule l’arte oratoria, dice: «Signori giudici! Basta guardare il fisico -e l’aspetto di Molteni e degli altri imputati per convincersi che -non potevano essere devastatori e saccheggiatori. _E poi, il corpo -del reato dov’è?_ L’atto d’accusa parla di gioielli e biancheria -trafugata per il valore di otto e più mila lire, _mentre gl’imputati -al momento del loro arresto non possedevano un oggetto d’oro, un -capo di biancheria, nè altro. Io presi parte alla repressione col mio -squadrone, e stetti fermo presso una barricata per dieci minuti, quando -fummo avvertiti che i tetti erano occupati dai dimostranti_. Dopo i -tre squilli molta gente si ritirò nei Giardini pubblici e molti altri -entrarono in casa Saporiti...» - -È chiaro, dunque, che i _saccheggiatori_ e i devastatori entrarono in -Casa Saporiti per paura; e vi rimasero in trappola. Tentarono fuggire -dal palazzo Richard, ma vennero arrestati. Se vi avessero avuto seco -la _res furtiva_ non avrebbero avuto modo di nasconderla: dal luogo -del saccheggio passarono al cellulare. Non importa: il Tribunale li -condannava; e dà 8 anni di reclusione al Sormani e 2 anni e 6 mesi ad -un Bianchi di quindici anni.... - -Il _saccheggio_ di Casa Saporiti somministra materia per un altro -processo. Si svolge il 26 Luglio e compariscono sullo sgabello.... -tre donne. Su di una concentrasi l’accusa: la Ferrari, che piange -e si dichiara innocente. Una compagna l’accusa di aver preso della -biancheria; l’avv. fiscale è più preciso e tremendo: assicura che prese -stoviglie, bicchieri ed altri oggetti che furono poi distrutti... -La Ferrari insiste, sempre piangendo, di non aver raccolto che dei -fiori.... - -La sventurata poteva essere creduta: fu proprio la _Perseveranza_ -del giorno 8 ad annunziare che le donne misero sossopra i giardini -_divellendo piante e fiori!_ - -Ad ogni modo non prestiamole fede ed ammettiamo ch’essa abbia rubate -tante stoviglie e bicchieri.... quanto ne poteva contenere il suo -grembiale. Anche qui manca la _res furtiva_; ma si conceda che siano -stati bene applicati i due anni e mezzo di reclusione appioppatile dal -Tribunale Militare. - -Si parlò, e ci fu il relativo processo, del saccheggio del gioielliere -Amodeo. Ma il _Corriere della Sera_ (N. 125) dà la spiegazione del -fatto. Corse voce che l’Amodeo avesse ucciso un popolano con un colpo -di revolver. Il colpo fu vero, e il _Corriere_ deplorò l’imprudenza; -ma non fu seguito da saccheggio a scopo di furto, sibbene da tentativo -di devastazione per indignazione. Dei sei accusati, quattro erano -_minorenni_, come risulta dal 56º processo. - -Ebbene: questi fatti e questi processi autorizzano chicchessia ad -atteggiarsi a salvatore della civiltà? In tutte le parti del mondo e -in tutti i tempi si legge di tumulti e di sommosse che non siano stati -accompagnati da reati più numerosi e più gravi? Vi sono operai, dice -Louis Blanc, che la miseria tiene continuamente a disposizione dei casi -imprevisti. - -Per un momento, durante il perturbamento, da paura o da altro men -lodevole motivo si arriva a comprendere che si creda alla menzogna -ed alla esagerazione senza che si metta in dubbio la buona fede di -chi la menzogna divulga; perciò si può essere disposti a perdonare la -_Perseveranza_ del giorno 8 che diceva essere quello degli insorti -programma di _rivoluzione_, di _saccheggio_, di _devastazione_. Ma -tornata la calma si può e si deve essere inesorabili verso chi continua -nel mendacio e nella calunnia. Ed è dopo una settimana circa da che -la repressione è compiuta e la verità si è fatta strada in tutti i -giornali d’Italia che la _Perseveranza_ scrive: «I nostri agitatori -non sdegnano l’appoggio di quegli abbietti per costumi, rotti al vizio -od al delitto, che continuamente escono e rientrano nelle carceri con -fatale intermittenza di delitti e di castighi, e che, mentre non si -mostrano nei momenti di calma, sbucano dall’ombra nei tempi di lotte -cittadine; come non sdegnano l’appoggio di quegli anarchici dallo -stampo francese qualificati per _démolisseurs, ravageurs, barberes de -la Société_» (15 Maggio). E dire che la _Perseveranza_ è l’organo del -filosofo Negri! - - - - -VII. - -LE ISTITUZIONI IN PERICOLO! - - -Il saccheggio e la devastazione di Milano ricca e colta furono -inventati per suscitare l’indignazione contro i barbari contemporanei; -ma queste menzogne forse non erano sufficienti per determinare l’azione -energica del governo. - -Chi poteva assicurare che al Ministero stessero proprio a cuore -gl’interessi delle civiltà! Bisognava creare il pericolo delle -istituzioni; inventare, perciò, o esagerare le forze e la resistenza -dei tumultuanti. Presto fatto: donne e bambini, uomini inermi furono -tramutati in combattenti, cui _onestamente_ accordossi anche l’eroismo, -che faceva comodo. - -Analizziamo le creazioni dei denunziatori della pericolosa insurrezione -di Milano. Ecco un primo gruppo di notizie assolutamente fantastiche: -gli alpini uccisi, una compagnia disarmata, gli studenti di Pavia in -marcia sopra Milano, ecc., ecc. - -Di alpini uccisi si seppe a Palazzo Braschi e nei corridoi di -Montecitorio; ma, malauguratamente per coloro cui faceva comodo il -grave fatto, nulla se ne seppe a Milano. I becchini non poterono -trovare, tra i cadaveri dei cittadini massacrati, alcun soldato alpino -ucciso dai tumultuanti, così del pari i superiori non poterono prender -conoscenza di alcuna compagnia disarmata; come la cavalleria mandata -in perlustrazione fuori Milano, le truppe appiattate nelle cascine non -poterono sorprendere in marcia i _duemila_ studenti armati di Pavia. -Sperossi di trovarne qualcuno travestito da cappuccino; ma le barbe dei -frati arrestati dopo la breccia erano barbe autentiche.... - -E si passi sopra ai diversi strombazzati assalti della stazione, alla -complicità dei ferrovieri per impedire la partenza dei treni: in grazia -della esagerazione della confusione, che doveva esservi in una stazione -di città cannoneggiata, si ha almeno la soddisfazione di cogliere -una preziosa confessione dalla bocca della _Perseveranza_. Eccola: -«Insistente era la voce della sommossa alla stazione, con demolizione -della tettoia, sciopero dei ferrovieri, arresti, fuoco, vittime. Quando -ieri — il 9 — ci recammo alla stazione per assumere informazioni, -trovammo l’ex onor. Zavattari che si affannava a persuadere gli -increduli — increduli anche sul posto! — che nulla, nulla era -succeduto. Tutti i treni andavano e venivano regolarmente, tranne, -come era noto dal giorno precedente, quelli della linea Alessandria -in seguito anche ai fatti di P. Genova e di P. Ticinese di ieri -l’altro. Però la stazione e il difuori erano garantiti dalla truppa. -_Dobbiamo una parola di elogio ai facchini della stazione — il seguito -dello Zavattari_ — che si prestarono coi migliori modi ad assistere i -forestieri in arrivo, specialmente alla sera, quando non c’erano più nè -vetture, nè omnibus. Non ostante l’ora tarda, parecchi accompagnarono i -forestieri agli alberghi». (_N. del 10 Maggio_). - -Pare, dunque, che Zavattari si sia adoperato efficacemente per il -mantenimento dell’ordine; per ciò, forse, fu arrestato e condotto -innanzi al Tribunale militare, che — _incredibile dictu!_ — lo -assolvette non ostante il suo riaffermato repubblicanesimo. - -Ma se fin qui siamo di fronte al fantastico, entriamo nel campo -della realtà colle _Bande svizzere_, colla complicità di Cipriani ed -un po’ anche — come nel _Trattato di Bisacquino_ — della Francia: -l’ingrediente necessario per fare effetto sulla immaginazione dei -_patrioti_. - -A tumulti finiti — si badi bene — scrivono da Torino alla diligente -e onesta _Perseveranza_. «_Voci dall’estero assai esplicite_. — Mi si -afferma da _persona autorevole_ che a Parigi si sapeva quanto doveva -succedere a Milano, dove la preparazione alla sommossa era stata ideata -e condotta abilmente da qualcuno di coloro i quali o vennero arrestati -in flagrante, oppure presero il largo. Pare che anche il Cipriani non -ignorasse ogni cosa, ma che egli abbia consigliato o sconsigliato, -ignoro perchè non mi si volle, o non mi si seppe dir di più. Certo -la miccia venne accesa a Bari e percorse tutta linea ascendente fino -a Milano, lasciando nello scoppio parecchi strascichi e numerosi -addentellati a nuovi incendi ovunque il malcontento, la miseria, la -corruzione, la malvagità trovavano buona presa davanti il sonno delle -cosidette Autorità di vigilanza e di tutela dell’ordine pubblico». (_N. -del 15 Maggio_)[11]. - -Tutto questo sarebbe stato grave... se fosse stato vero. Non lo era; -e a quali innocenti, anzi miserevoli proporzioni si riducesse la -partecipazione dell’indispensabile Cipriani lo si apprese dal processo -dei giornalisti: allo scambio di poche parole tra Carlo Romussi e il -valoroso di Domokos nel passare da Milano per ritornare in Francia. - -Ma chi può negare l’esistenza delle bande d’insorti italiani, che -dovevano calare dalla Svizzera sopra Milano? - -Le avevano organizzate l’on. Rondani e gli altri rifugiati in Lugano, -Lausanne ecc; l’on Morgari aveva valicato il confine per condurle -in Italia; l’_Agenzia Stefani_ le aveva annunziate; tutta la stampa -monarchica aveva protestato energicamente contro l’indegna repubblica -elvetica, che non sapeva esercitare i suoi doveri di buon vicinato. -È l’_Opinione_ di Roma — l’ufficiosa di tutti i ministeri — che dà il -monito alla Svizzera; e Visconti Venosta rincara la dose con una _nota_ -diplomatica. - -Quanti erano gl’italiani delle bande? dove erano indirizzati? La stampa -monarchica non esitò a valutarne le forze: da 500 a 5000; indicò la -direzione o meglio la meta precisa: Milano. Questo è certo: le bande -non penetrarono in Italia e non furono arrestate nemmeno dall’esercito, -che in forza discreta venne scaglionato al confine per impedire -l’entrata di questo pericoloso contrabbando. - -In questa creazione delle bande svizzere c’era un nocciolo di verità, -che fu ridotto alle sue giuste proporzioni sopratutto dalle risultanze -processuali e dalle testimonianze delle autorità federali e cantonali — -Camuzzi, Bernasconi, Primavesi e Rupa. — Le notizie false ed esagerate -sugli avvenimenti di Milano avevano messo il fermento nella numerosa -colonia italiana in Isvizzera; i primi esaltati socialisti — poco più -di un centinaio — mossero verso il confine; vi arrivarono in _dieci_; -non avevano nè armi nè denaro; mancavano di pane e di vestiti... -(_Deposizione del Consigliere di Appello Primavesi, giudice istruttore -in Lugano_. Udienza del 29 Luglio). Verso il confine potevano arrivare -più numerosi; ma ciò fu impedito dai telegrammi, dalle lettere, dai -consigli e dalle preghiere degli on. Morgari e Rondani e dell’avv. -Tanzi. Rondani e Tanzi rimasero in Isvizzera. Morgari rientra in -Italia, di nulla diffidando come chi ha coscienza di aver fatto -doverosa opera di pace; ma n’è punito col carcere preventivo e col -processo e dovette sentirsi ascrivere a colpa dal Tribunale Militare -l’influenza esercitata nello scongiurare un tentativo d’invasione. -Punito come Zavattari! - -E siamo alle barricate. L’Italia e l’Europa seppero che a Milano i -tumulti si erano trasformati in vera rivoluzione; tanto che vi erano -sorte le barricate come a Palermo nel 1860 e 1866; come a Vienna, a -Parigi, a Berlino, nella stessa Milano nel 1848 ecc. - -La notizia, se anche vera nella sua essenza, non doveva lasciarsi -circolare perchè non poteva non esercitare una influenza eccitatrice; e -il governo che sopprimeva giornali e telegrammi che dicevano la verità -poteva impedire la trasmissione dei dettagli di queste barricate; -doveva almeno ridurle a quello che erano in realtà. Che fosse -necessaria la riduzione è evidente. - -Si sa dalla breve cronaca che barricate erano sorte in vari punti -della città e nei tre giorni di conflitto. Stando al _Corriere della -Sera_ (N. 125) rinforzato dalla _Perseveranza_, queste barricate -dovevano essere una cosa molto seria la cui espugnazione avrebbe dovuto -costare molto sangue alla truppa, se fossero state il prodotto _di una -rivolta preparata con tutta la calma, mentre la truppa era impegnata -in altri punti della città_ e non l’episodio di un tumulto improvviso. -Queste barricate costituivano, secondo i giornali delle reazioni, una -_fortezza_ nel punto in cui s’incontrano corso Garibaldi, via Moscova e -via Statuto; e ne avevano altre di _rinforzo_ in altre vie collaterali. -E la _Perseveranza_ del giorno 8 scrisse che il giorno precedente -soltanto a Porta Garibaldi vi furono tredici barricate _sapientemente_ -costrutte e _tenacemente_ difese. - -Chi conosce la storia delle barricate vere nelle varie rivoluzioni di -Europa si attende uno svolgimento tragico. E ci fu la tragedia; molti -cittadini lasciarono la vita o furono feriti _presso_ le barricate; non -ve la lasciò alcun soldato o ufficiale. - -Un criterio veramente infallibile sulla entità di queste barricate -l’abbiamo nei processi e nelle condanne del Tribunale Militare. Il -31º processo, ad esempio, per le barricate, per così dire premeditate -— quelle del _Corriere_ — di Corso Garibaldi e Via Moscova avrebbe -dovuto presentare il maggiore interesse e i più gravi accusati. Invece -tra i quindici condannati la maggiore pena inflitta fu di un anno e -mezzo di reclusione. Una vera miseria per difensori di barricate, che -si suppongono presi colle armi in mano; ai preparatori ideali della -insurrezione si appiopparono sei, dieci, quindici anni di reclusione! - -Non a Milano soltanto, ma dapertutto le risultanze processuali sono -riuscite a smentire le menzogne della polizia sulla gravità dei fatti. -Così i _delitti_ dei cittadini di Sesto Fiorentino, che condussero ad -altro piccolo massacro, furono così terribili, che le pene inflitte -ai colpevoli dal Tribunale militare di Firenze non raggiunsero i _sei -mesi_ di carcere! - -La verità è diversa da quella che si vorrebbe dare ad intendere per il -decoro e per la serietà dei conservatori, dei generali e dei Ministri -del regno d’Italia. Queste famose barricate non rappresentano che -una specie di esercizio sportivo dei ragazzi e dei dimostranti; erano -poco consistenti e mancavano del requisito principale: mancavano di -difensori. Si espugnavano senza alcun pericolo, senza fucilate e senza -cannonate: a colpi di scudiscio. Erano una parata da teatro che non -meritava il sangue di cui furono bagnate. Se i processi e le pene non -bastassero per giustificare questo giudizio, ci sarebbe una prova -strana — in un certo senso anche umiliante: furono tranquillamente -fotografate e dalla parte, naturalmente, nella quale stavano gli -assalitori.... - -Veniamo all’ultima invenzione sbalorditoia: alla resistenza degli -insorti ed alla breccia aperta nel Convento dei Cappuccini. - -Per giustificare questo ignominioso episodio, s’inventarono rivoltosi -e combattenti all’Acquabella e altrove. Nello stesso intento la -_Perseveranza_ del giorno 10 Maggio narrò che uno squadrone del -reggimento cavalleria Milano, appena arrivato da Lodi, veniva lanciato -fuori Porta Monforte e riusciva a prendere alle spalle un _gruppo di -riottosi, intimando la resa, minacciando la carica colle lance_; e il -gruppo si arrese: i 150 circa, che lo componevano, erano la =più parte -armati di rivoltella e altri di coltello=; Falso, falso, falso! - -Affare grosso quello dei Cappuccini! Infatti, dice la _Perseveranza_, -gl’insorti, inseguiti lungo i bastioni, continuarono a sparare e -ripararono nel Convento dei Cappuccini invadendolo e _trincerandovisi -fortemente. La truppa dovette snidarli mediante un vigoroso fuoco -di fucileria. I soldati poterono accerchiare l’edifizio e la chiesa -attigua. Furono circuiti e_ =arrestati tutti i combattenti, che non -riuscirono a salvarsi=. - -Qui siamo in piena e vergognosa menzogna. Qui, come alle barricate, -mancarono gl’insorti e i difensori dell’improvvisata fortezza; in loro -vece c’erano frati caritatevoli, che vennero arrestati in vent’otto, -e vecchi e vecchie mendicanti che erano andati a prendere la loro -scodella di minestra e vi trovarono la morte. - -La menzogna vergognosa viene confessata a denti stretti dal _Corriere -della Sera_ (N. 128); più dettagliatamente dalla _Perseveranza_ (giorno -11) che sente il rimorso delle precedenti affermazioni e, forse, voleva -farsi perdonare dai suoi buoni amici di una volta, i clericali. _La -Perseveranza_ ci narra che la truppa _ignorava_ (_!?_) l’esistenza del -convento e che si allarmò del movimento attorno al cancello — ed erano -i poveri che atterriti dalle fucilate cercavano riparo in luogo, che, -scioccamente, ritenevano sacro — ed aprì la breccia a colpi di cannone; -è la _Perseveranza_ che ci narra che il Padre Isaia venne arrestato e -_ferito_ — avrà ricevuto una medaglia il valoroso che lo ferì? — mentre -lavava una ferita ad una vecchia....; è la _Perseveranza_ che riproduce -dalla _Lega Lombarda_ la notizia della sorpresa che fece allibire il -Prefetto Winspeare quando si trovò dinanzi quegli strani prigionieri: i -frati cappuccini e i vecchi mendicanti! - -Questo episodio dei Cappuccini di Monforte fu tanto enorme che -l’Autorità Militare ordinò un’inchiesta; la quale dovette _spiegare_ -l’errore di chi ordinò il fuoco e la breccia, ma non potè fare a meno -di condurre alla liberazione dei poveri frati — avvenuta il 15 Maggio — -che devono solo alle loro condizioni se non ricevettero i loro anni di -reclusione anzichè le scuse umilianti di tutte le autorità. In questa -liberazione sta, però, l’implicita condanna di autorità militari, -che si mostrarono deficienti di tutto — specialmente di prudenza, di -umanità e d’intelligenza — e che completarono i trofei raccolti nei -giorni precedenti raccogliendo larga messe d’infamia e di ridicolo: -infamia per avere ucciso dei poveri in cerca di pane; ridicolo per -avere aperto la breccia in un inerme e pacifico convento, con cannonate -che sono degne di essere messe alla pari con quelle contro i bovi del -pozzo di Tata nella _gloriosa_ campagna contro Re Giovanni nel 1887. - -Riassumo. La cronaca e le poche considerazioni esposte in questo -capitolo dimostrano che cosa fosse la pericolosa insurrezione di -Milano. Ci sono ancora altre prove schiaccianti contro coloro che -inventarono pericoli inesistenti o li centuplicarono. - -Queste prove vengono somministrate: dal numero dei morti e dei feriti -tra i combattenti; dalla natura della morte e delle ferite tra le -truppe; dalla condizione delle vittime tra i cittadini. - -Con insistenza meravigliosa, nella cronaca delle luttuose giornate -di Maggio, dai giornali si narra di fucilate e di colpi di revolver -partiti dalle barricate e dalle finestre delle case vicine. Ma da -tutti i processi non si potè apprendere che nelle case immediatamente -visitate dalla polizia e dai soldati si siano trovate armi da fuoco -e combattenti. Se combattenti colle armi in mano si fossero trovati -sarebbero stati certamente fucilati. E non mancava l’animo al generale -Bava Beccaris di farli fucilare — a lui che avrebbe già voluto far -passare per le armi l’onor. De Andreis, cui si trovò in tasca un -terribile esplodente: un progetto per la illuminazione elettrica. - -L’inchiesta sulla breccia dei Cappuccini avrebbe dovuto condurre alla -scoperta di queste case, che davano asilo agli insorti omicidi — di -queste case cui il Regio Commissario straordinario consacrò uno dei -tanti suoi balordi proclami. - -Ma guardate, fatalità: durante l’assalto dei Cappuccini si va ad -esplorare una casa dalla quale si supponeva che si fosse sparato; e in -quella stessa casa si conduce, per farlo curare, un ufficiale ferito -in via Moscova! Almeno a Napoli trovarono da condannare la disgraziata -complice di uno studente, che sparò da una casa, ma che fu assolto... -per non provato reato. A Milano nulla! - -Se gli insorti spararono per tre giorni di seguito in tanti punti, tra -i soldati avrebbero dovuto essere numerosi i morti e i feriti per arma -da fuoco. Ma la forza non ebbe che due morti; la guardia di Pubblica -Sicurezza Viola e il soldato Grazia Antonio Tommazzetti. Il primo -venne ucciso da una scarica della truppa; il secondo _non si sa_ (_?!_) -_se venne ucciso per arma da fuoco o per una caduta di comignolo sul -capo_. Così il _Corriere della Sera_ (N. 130). C’è anche chi afferma, -che venne ucciso da un ufficiale perchè negavasi di far fuoco contro i -cittadini; ma la voce non è accreditata. - -Di più. Il _Corriere_ dà nello stesso numero l’elenco nominativo dei -soldati ed ufficiali raccolti negli ospedali militari; tra ventidue -feriti, _due_ soli lo furono per arma da fuoco; _tre_ da coltello; gli -altri presentano ferite lacero-contuse o semplici leggere contusioni. -Le lesioni più gravi sono per rottura dei malleoli per caduta dal -cavallo. E chi garantisce che i _cinque_ non feriti da arma contundente -non siano vittime dei colpi della forza, che sparava e caricava -all’impazzata? C’è da sospettarlo: il _Corriere_ (N. 132) infatti -constata che il soldato Malinverni ferito da arma da taglio _lo fu -dalla bajonetta di un commilitone_ contro il quale urtò accidentalmente -nel parapiglia! - -Non ci potevano essere, come non ci furono, feriti d’arma da fuoco e -da taglio tra i soldati perchè i terribili insorti di Milano — donne e -fanciulli in massima parte — possedevano ben curiose e allegre armi. -Il _Corriere_, la _Perseveranza_ e gli altri giornali non videro che -cappelli, fazzoletti, bastoni.... e sciabole di legno da bambini. -Contro la forza furono scagliati sassi e — inorridite! — un pajo di -scarpe. - -E che in Milano ci fossero armi più serie lo si vide dal numero dei -fucili che vennero portati al Comando Militare quando venne l’ordine -del disarmo. - -Ma siccome giornali ed autorità parlano con tanta insistenza di colpi -di arma da fuoco.... che per tre giorni di seguito in molti punti non -ammazzano nè feriscono, bisogna ricorrere ad una curiosa ipotesi: che -gl’insorti sparassero a polvere, per intimorire la forza e costringerla -a retrocedere amichevolmente. Ma non erano a polvere, però, i colpi di -fucili e di cannone sparati dalle truppe; se ne ha la prova dolorosa -nella loro micidialità. Intorno al numero dei morti corsero — anche -sulla _Tribuna_ — delle esagerazioni: si parlò di 800, di 300 morti. -Accettiamo la cifra officiale, benchè ancora discussa: circa 80 morti e -450 feriti. - -Se gli uccisi, se i feriti fossero stati insorti veri, anche se -armati di scarpe o di sciabole di legno, avrebbero meritato la -loro sorte; ma invece «alla statistica dei feriti e dei morti hanno -dato una straordinaria percentuale i _curiosi_, gl’_imprudenti_, i -_disgraziati_....» Questa la confessione del _Corriere della Sera_ (N. -127). La _Lombardia_ (N. 126) riferì il giudizio di un professionista -indignato che nel sobborgo S. Gottardo si fosse sparato non contro -bande di rivoltosi, ma contro casigliani _endimanchés_ =curiosi= e che -non sapevano stare in casa in un giorno di primavera. E le cannonate? -Non è vero, dice lo stesso professionista, che quelle a mitraglia -siano state precedute da quelle a polvere; o almeno l’intervallo di -pochi minuti tra le une e le altre toglieva qualunque significato -di avvertimento alle ultime. Che più? È la stessa _Perseveranza_ che -riconosce che sparasi contro le finestre dalle quali affacciavansi, -_curiosi_; e aggiunge che a Porta Garibaldi, a Porta Ticinese, a Porta -Genova, a Porta Vittoria, specialmente sul corso Loreto, tratto tratto -le truppe dovevano far fuoco _per disperdere i curiosi_! (Numero del -giorno 10 Maggio). La _ferocia_ dei combattenti di cui ci dettero -notizia gli organi del Regio Commissario era tale che.... _assistevano -i soldati caduti_. Ce lo fece sapere la _Perseveranza_ del giorno 8. In -Italia, in questo triste quarto d’ora, non è lecito commentare come si -dovrebbe l’insieme di queste note sull’_insurrezione_ di Milano; sarà -lecito almeno di rilevare che dalle medesime risulta non essere stato -mai in pericolo nel maggio 1898, nè la civiltà, nè le istituzioni; se -pericoli corsero, nella peggiore delle ipotesi, l’una e le altre lo -devono ai rappresentanti dell’ordine, i quali vollero ed eseguirono una -carneficina non necessaria; e in politica niente è così disastroso e -deplorevole quanto ciò che è inutile. - -In Parlamento e fuori, coloro che difesero l’uccisione di oltre -centocinquanta cittadini ed il ferimento di oltre un paio di migliaia, -dissero, per attenuare la responsabilità degli omicidi, che lo Stato -aveva agito per _legittima difesa_; ora, pur essendo generosi, non -si può accordare che l’_eccesso di difesa_, che va sempre punita. La -punizione verrà; ma dal Tribunale della Storia. - - - - -VIII. - -L’OPERA DELLA REAZIONE - - -Qualunque sia stata l’importanza dei tumulti della primavera del 1898 -e siano state anche semplicemente _sportive_ le barricate costruite -in Milano e tentate pure in Faenza, a nessuno verrà in mente di negare -al governo il diritto e il dovere di ristabilire l’ordine, che — bene -inteso — è condizione vera di progresso e di libertà ad un tempo. -S’intende perciò la repressione immediata, anche se riesca a ferire -interessi legittimi e sentimenti alti e rispettabili; ma se ne deve -discutere la misura. E nessuno dei pari vorrà negare la convenienza, -la necessità anzi, di questa discussione; poichè in politica l’assoluto -non esiste e la misura è tutto. - -Se la repressione si arresta appena cessata la sua urgente indicazione, -quella troverà poche censure e solleverà poche e fiacche proteste. -Se la repressione continua quando è cessato il pericolo che la impose -allo Stato, in nome del preteso diritto di legittima difesa, diviene -reazione, che toglie a pretesto le sommosse e non si propone soltanto -il ristabilimento dell’ordine. - -Ancora: Della misura, e perciò della legittimità della repressione, si -potrà opportunamente giudicare in seguito alla esatta valutazione dei -fatti che la determinarono e delle cause di ogni specie che suscitarono -i fatti stessi. - -Questa conoscenza è indispensabile non solo per assegnare le rispettive -responsabilità, ma anche per giudicare e prevedere quale sarà la -efficacia dei provvedimenti presi — se riusciranno a mantenere -lungamente quell’ordine che sta, almeno in apparenza, in cima dei -pensieri dei governanti; e ad impedire, a più o meno lunga scadenza, la -ripresentazione dei tumulti. - -La semplice cronaca ci ha fatto già conoscere quale sia stata la -loro entità; meglio e più completamente l’apprezzeremo al lume delle -risultanze dei processi. Le quali saranno tanto più significative -inquantochè i processi furono istruiti col minimo di regolarità -procedurale e di garanzia nella difesa dei presunti rei e col massimo -di severità nei giudici eccezionali, che conobbero e giudicarono dei -reati. Queste risultanze, quindi, potranno peccare per eccesso; ma non -si potrà sospettare che presentino attenuata la gravità dei fatti. Si -può presumere anche la esagerazione, perchè in questa sta il tentativo, -l’unica speranza di giustificazione della condotta del governo e -delle classi dirigenti che lo inspirarono e spronarono nell’azione -repressiva[12]. - -Senza anticipare le risultanze processuali e il giudizio che potrà -desumersi dalla conoscenza delle cause delle sommosse, per ora -continueremo la cronaca della repressione, mettendone in evidenza -alcuni dettagli che servono a gettare sprazzi di viva luce sull’indole -dell’azione del governo e delle classi dirigenti. - -Nelle Puglie, dove i tumulti assunsero gravi proporzioni e furono -accompagnati da episodi selvaggi, come quelli di Minervino-Murge, la -repressione fu breve e non uscì dai limiti del dovere e del diritto -di ogni governo di garantire a tutti l’ordine. Fu in parte merito del -Generale Pelloux di non avere trasmodato; in gran parte si deve alla -mancanza di stimolo da parte delle classi dirigenti che non sentono -alcun pericolo politico e si accontentano dell’ordine materiale. - -Mancavano le ragioni di provvedimenti che uscissero dall’ordinario -a Napoli e nella sua provincia; dove la repressione pronta ed -energica e non duratura al di là della durata degli insignificanti -tumulti sarebbe stata più che sufficiente. La proclamazione dello -stato d’assedio e la istituzione dei tribunali di guerra, quindi, -vennero giudicate intempestive, capricciose, suggerite da preconcetti -politici e da ricordi recenti — dal ricordo delle scene dolorose -dell’Agosto 1893. Il lusso di cannoni e di cavalleria nelle piazze e -nelle strade di Napoli, anche prima che venisse proclamato lo stato -d’assedio, venne interpretato come un espediente, pericoloso sempre, -per mascherare l’intrinseca e reale debolezza militare del governo. I -provvedimenti, infine, furono tanto sproporzionati al pericolo temuto, -che fu possibile sospettare che essi siano stati presi in odio ad una -persona e ad un giornale invisi all’onor. marchese Di Rudinì e che -non si potevano colpire sotto l’impero delle leggi ordinarie. Enunzio -l’ipotesi, perchè più volte e da più parti ripetuta, senza nascondere -che per quanto poca stima si abbia e per quanto poco stimabili -siano i governanti italiani, essa non sembra credibile. Comunque, mi -piace constatare che a Napoli, come nelle Puglie, mancò sul governo -la pressione delle classi dirigenti in favore di una repressione -trasmodante ed a suo onore ricordo, che il sindaco di Napoli, Marchese -di Campolattaro, insistette presso il Ministero affinchè lo stato -d’assedio, innocuo ed inavvertito per la cittadinanza, dannoso a -quanti vivono dei numerosi forestieri e pericoloso solo pei Tribunali -militari, venisse tolto al più presto possibile. - -Altrettanto ingiustificato fu lo stato d’assedio in Firenze e in tutta -la Toscana; odioso perchè fatto nell’interesse di una classe, o meglio -di una ristretta casta. - -Della assoluta mancanza di necessità dello stato dì assedio nella -Toscana si ha la prova nella narrazione e nei commenti ai fatti che -dette la _Nazione_, l’organo massimo dei conservatori toscani e che -combatteva il Ministero Di Rudinì, perchè fiacco verso i partiti -sovversivi; dei quali anzi lo diceva complice più o meno cosciente. La -prova irrefragabile sta poi in questo: l’autorità politica che doveva -giudicare sulla convenienza del provvedimento, il Prefetto di Firenze, -nulla ne seppe ed apprese il decreto che lo esautorava e gli sostituiva -un Regio Commissario straordinario, dal proclama che lesse uscendo da -Palazzo Riccardi. Ed il prefetto era un militare ed un accorto uomo -politico: il generale Sani. Questo episodio, che non ha precedenti, -viene completato dalla punizione inflitta al comm. Minervini, Prefetto -di Pisa, perchè si era rifiutato di sciogliere alcune società innocue -che mai erano uscite dall’orbita della legalità; scioglimento imposto -dal Generale Heusch in un momento di morboso furore reazionario. - -A Firenze e in Toscana lo stato d’assedio e i conseguenti Tribunali -militari, non giudicati necessari dalle autorità politiche locali, -le sole competenti sulle misure opportune e sconsigliati dagli onor. -Nicolini e Brunicardi, vennero chiesti ed ottenuti, dalle consorterie -politiche locali, verso le quali il Ministero Di Rudinì, nella folle -preoccupazione di superare in energia Francesco Crispi, ebbe il torto -imperdonabile di mostrarsi condiscendente[13]. - -Lo stesso avvenne a Milano ed in Lombardia; dove almeno il Prefetto -ed il generale comandante la direzione chiesero il provvedimento -eccezionale, ma non fu concesso se non in seguito a telegramma del -sindaco della capitale morale ed alle pressioni esercitate sul governo -da una frazione del partito conservatore lombardo. I fatti di via Napo -Torriani del giorno sei, cagionati più che altro dalla imprudenza -e dalla cocciutaggine della questura, non avrebbero mai potuto -giustificare la proclamazione dello stato d’assedio in una città come -Milano; e l’insieme degli avvenimenti autorizza a sospettare poscia -che la continuazione dei tumulti, sino alla breccia tragicocomica -aperta nel convento dei Cappuccini, furono se non voluti e provocati, -come qualcuno si arrischia a dire, certo comodi e ben venuti per dare -parvenza di opportunità a misure eccessive e deplorevoli. - -I mezzi adoperati dai conservatori toscani e da quelli Lombardi per -trascinare il governo, bendisposto a lasciarsi trascinare, furono -identici: la calunnia e l’esagerazione. Ma quest’ultima può trovare -scusa nella paura grande e nei minacciati interessi; non la prima. Nel -calunniare gli avversari e nell’esagerare i fatti, alcuni e qualche -giornale non conobbero limiti di decenza: si vide la _Perseveranza_ -farsi la denunziatrice sfacciata dei giornali democratici, -fraintendendo, sino a disonorarlo, l’ufficio della stampa[14]. - -Per singolare coincidenza, in due scritti — l’uno pubblicato a Firenze -ed attribuito al Generale Sani o per lo meno da lui inspirato; -e l’altro a Ginevra da un profugo — dei gruppi, delle caste, se -non delle classi che spinsero maggiormente il governo italiano ad -oltrepassare la repressione per abbandonarsi nelle braccia di una -reazione rabbiosa, si danno note psicologiche caratteristiche, che -si rassomigliano meravigliosamente. Della consorteria di Firenze, che -invocò ed ottenne lo stato di assedio, si dice: che manca d’ideale, che -accetta la dinastia sabauda come accetterebbe qualunque altra; e che -nella monarchia vede un _mezzo_ per mantenere a se stessa il primato -in tutte le faccende pubbliche, a scopo di lucro più che altro[15]. -Il profugo di Ginevra scrive che i conservatori lombardi, in fondo, -sono rimasti quello che erano gli aristocratici ai tempi di Parini -e che pochi — nella _Costituzionale_ di Milano non arrivarono che a -novanta in circostanze solenni — ma arditi, sotto la guida del Senatore -Negri, vollero non la repressione dei tumulti, ma la vera reazione per -mantenersi al potere. In Toscana, come in Lombardia, questi gruppi di -uomini, queste consorterie, agirono energicamente perchè si sentivano -vicini a perdere ogni influenza ed ogni supremazia: la democrazia -batteva alle porte e stava per entrare nelle loro cittadelle[16]. - -Si comprende perciò che questi interessati promotori della repressione -energica al di là delle esigenze di una savia politica, abbiamo visto -con favore i tumulti ed abbiano inventato essi stessi il _complotto_, -di cui si dirà in appresso. Per loro, come ingenuamente confessò un -giornale di Genova, la reazione non era temuta, ma _sospirata_[17]. - -Non spenderò parole per stigmatizzare gl’intenti e i mezzi adoperati -da queste consorterie per conseguirli e i pericoli che creano pei -popoli e pei governi; meglio delle parole servirà la esposizione dei -fatti. La loro opera, sommariamente, la farò giudicare da Carlo Luigi -Farini, che scrivendo delle _sette_ dei suoi tempi — specialmente -delle reazionarie — parve anticipare la fotografia e il giudizio sulle -contemporanee. «I governi che istituiscono _sette_ governative o ne -accettano gli aiuti, scrisse il celebre moderato romagnolo, vengono a -termine di quegli individui, i quali essendo istitutori o direttori -delle _sette_ di opposizione, invece di guidarle ne sono guidati, e -costretti ad operare, buono o mal grado a posta di quelle. Nessuna -idea è più autopetica all’idea di governo, quanto l’idea di _sette_. -Governare vale ed importa moderare l’umana associazione a vantaggio -dei più, secondo gli eterni principii della giustizia e della ragione: -far _setta_ vale ed importa imporre ai più le opinioni, le volontà, -le passioni dei meno, cioè sragionare, scapestrare sovente, sgovernare -sempre; le _sette_ governative hanno poi questo peggiore sconcio, che -trascinando il governo ad operare ingiustizia, attentano al principio -morale dell’autorità, e la rendono così esosa, che gli uomini non la -considerano altrimenti come una necessaria tutrice e moderatrice, -ma come una nemica da invigilare con istudio e guerreggiare con -perseveranza»[18]. - -È logico e naturale che dove più intensa fu l’opera delle _sette_ per -trascinare il governo alla reazione, ivi più clamorose siano state -le manifestazioni e gli atti di grazia perchè scongiurati i pretesi -pericoli corsi dalla patria e dalla civiltà — cioè dai loro interessi. - -A Milano, perciò, non appena cessato il primo periodo della reazione -— quello della repressione sanguinosa — si assiste ad un nauseante -scambio di ringraziamenti e di congratulazioni che ricorda lo -spettacolo vergognoso dei tempi peggiori del servilismo e della -tirannide. La deputazione provinciale, il consiglio comunale di Milano, -alcune associazioni politiche mandarono al generale Bava Beccaris -indirizzi traboccanti di riconoscenza, nei quali l’esagerazione e la -menzogna colle forme di rettorica sbilenca arrivano alle lodi smaccate -per la _energia_, per la _intelligenza, per gli elevati intendimenti -civili e patriottici_ spiegati nel salvare Milano dal _saccheggio_ e -dall’_anarchia_, e nel conservare all’Italia le _gloriose istituzioni -vigenti_[19]. - -Della sincerità e del valore delle manifestazioni di una parte delle -classi dirigenti lombarde molti dubitano ricordando che rettoricume -analogo venne adoperato sotto l’Austria e in favore dei generali che -salvarono le istituzioni di allora contro coloro che, complessivamente, -sono i governanti di oggi. La storia somministra parecchi esempi -degradanti di questo invertimento di parti e di questi trapassi -repentini dalla condanna all’apoteosi, e viceversa. Checchè ne sia -della sincerità della riconoscenza manifestata è, però, assai probabile -che un militare, ignorante le vicende della storia, l’abbia accettata -come oro di coppella e si sia lasciato suggestionare sino a dirigere -all’esercito quest’ordine del giorno, che costitusce l’esaltamento più -caloroso dell’opera propria: - - «_Ufficiali, sott’ufficiali e soldati, funzionari ed agenti di - Pubblica Sicurezza_. - - «In questi tristissimi giorni, non badando nè a fatiche nè a - disagi, voi avete reso un grande servizio al Re, alla Patria, alla - Civiltà. - - «Per opera vostra la pace è restituita a questa grande Metropoli, - la quale 50 anni or sono, per virtù, per valore e per concordia di - tutti i suoi cittadini, seppe risorgere a libera vita. - - «I malvagi di ogni partito, concordi nel folle intento di - sovvertire le Istituzioni e disfare l’Italia, l’avrebbero - ripiombata in una servitù peggiore della prima. - - «Voi l’avete impedito: nel nome del Re e della Patria vi ringrazio. - - «Milano, 11 Maggio 1898. - - «_Il regio Commissario Straordinario_ - - Tenente generale F. BAVA BECCARIS.» - -L’esagerazione interessata, la vera ubbriacatura locale, infine, spiega -come e perchè si abbia perduto l’esatta percezione degli avvenimenti a -Roma e fa anche supporre la buona fede nei Ministri, che distribuirono -medaglie ed onorificenze in numero sbalorditivo e suggerirono al Re -questo telegramma, di cui a loro resta tutta la responsabilità: - - «_Roma, addì 6 giugno 1898 — ore 21,20._ - - «Ho preso in esame la proposta delle ricompense presentatemi dal - ministro della guerra a favore delle truppe da lei dipendenti e - col darvi la mia approvazione fui lieto e orgoglioso di onorare la - virtù di disciplina, abnegazione e valore di cui esse offersero - mirabile esempio. A Lei poi personalmente volli conferire di - _motu proprio_ la Croce di Grand’ufficiale dell’ordine militare - di Savoia, per rimeritare il grande servizio che Ella rese alle - _istituzioni_ ed alla _civiltà_ e perchè Le attesti col mio affetto - la riconoscenza mia e della Patria. - - «UMBERTO». - -Dinanzi a questo lusso di ringraziamenti, di lodi e di ricompense, -saremmo curiosi di conoscere quali severe parole dovrebbe adoperare -l’onorevole Deputato Franchetti, che altra volta si scandalizzò -— consenziente l’on. Pelloux allora ministro della Guerra — delle -numerose ricompense accordate per la cosidetta battaglia di Coatit, -e nelle quali non esitò a scorgere «sintomi, nei gradi supremi -dell’esercito, di stanchezza, di rilassatezza nell’apprezzare l’ideale -militare, di disinteressamento da quegli interessi alti, il cui -complesso, costituisce appunto la forza militare della nazione»[20]. -E molti che amano la monarchia e l’esercito, con uno sconforto -indicibile, di fronte alla suprema onorificienza militare — il titolo -di _Grande uffiziale dell’ordine militare di Savoia_ — accordato al -Generale Bava Beccaris, si domandano quale altra si dovrebbe e potrebbe -concedere al fortunato soldato che salvasse l’Italia da un invasore -straniero![21] - -Se la vittoria ottenuta dall’esercito in Milano, dal punto di vista -militare, per denominarla benevolmente, si deve dirla lillipuziana, -dall’altro canto non si può dire che brillarono le doti politiche e -civili del Regio Commissario Straordinario in guisa da compensare -l’assoluta mancanza dei meriti guerreschi — mancanza aggravata da -questo ingenuo appello ai cittadini di Milano: - - _Cittadini!_ - - Da tre giorni la truppa del presidio, in continuo servizio di - pubblica sicurezza, si trova talvolta nella impossibilità di - provvedere alla confezione del rancio giornaliero. - - Questo disagio aggiunto agli altri di questi giorni riesce assai - penoso. - - Faccio quindi appello al cuore della cittadinanza, fiducioso - che essa vorrà concorrere volonterosamente ad eliminare questo - inconveniente. - - A tale scopo ho autorizzato i signori comandanti dei singoli - riparti di truppa a rivolgersi ai privati, ai proprietari delle - locande, dei ristoranti, degli alberghi per ottenere da essi la - concessione temporanea delle cucine e di quanto occorra per la - cottura del vitto. - - Dai signori comandanti militari saranno rilasciati, a richiesta, - buoni per ottenere, a suo tempo, il rimborso del prezzo delle - somministrazioni fatte. - - _Milano, 10 maggio 1898._ - - Il tenente generale - - R. Commissario Straordinario - - F. BAVA BECCARIS. - -Questo appello, fatto quando era cessato ogni simulacro di lotta, -dove non c’erano nemici da respingere, dove i quartieri, i depositi, -le vie di comunicazione erano in potere delle truppe, fa comprendere -che in una vera guerra guerreggiata, i soldati italiani, in mancanza -di cittadini che possano essere incitati a fornirli di rancio, devono -morire di fame o provvedere all’esistenza col saccheggio barbarico e -medioevale. - -Questo appello, non abbastanza notato da coloro che si occupano della -difesa dello Stato, dà la misura della organizzazione del servizio -delle sussistenze e commenta e completa eloquentemente la guerra -d’Africa coi pasti poco omerici forniti dalle cosce di muli morti per -esaurimento. - -La fantasia ariostesca trascinò il Generale Bava Beccaris, che -confidava nei cittadini pel fornimento dei viveri alle truppe, a -deplorare che gli stessi cittadini abbiano concesso ai rivoltosi -di salire sui tetti per gettare tegole sulla via e di sparare dalle -finestre sui soldati... (_Manifesto del 10 maggio_). - -L’opera politica e civile del Regio Commissario Straordinario, -infine, può desumersi dai consigli dati al clero, che non aveva preso -la menoma parte nei tumulti; dai rimproveri altezzosi rivolti al -cardinale-arcivescovo di Milano perchè era venuto meno ai suoi doveri; -e dalle ipocrite e stravaganti risposte date agli onorevoli Mussi e De -Cristoforis ed al signor Edoardo Sonzogno, che domandavano il permesso -— alla fine del mese di maggio — di potere ripubblicare il _Secolo_. Il -consiglio dato al Sonzogno di adibire gli operai, per dar loro lavoro, -_specialmente nelle pubblicazioni che hanno di mira l’istruzione e -l’educazione della gioventù_, venendo da un uomo di caserma, riesce -un capolavoro di ironia grottesca. (Lettera al sig. E. Sonzogno del 27 -Maggio 1898). - -Ma tutte queste opere militari, politiche e civili non possono -giustificare la dignità senatoria e il più alto grado nell’ordine -militare di Savoia, accordati al Generale Bava Beccaris; il quale -avrà creduto di ripagare il ministero di tanta generosità verso di lui -dimostrata, col famoso rapporto del 29 Maggio. - -In questo rapporto si fece strazio della verità con una impudenza -non mai riscontrata per lo passato nei documenti ufficiali e non -prevedibile neppure, forse, dallo stesso senatore Saracco quando -consigliò il Presidente del Consiglio a far conoscere agli italiani -una verità a scartamento ridotto. Fra le tante perle colate a getto -continuo dalla penna dello espugnatore dei Cappuccini, segnalo queste: -L’illustre generale vi afferma che in Borsa, durante le giornate -di Maggio, vi era allarme e che molti intendevano sbarazzarsi dei -titoli di rendita italiana; che l’Università di Pavia era un covo di -rivoluzionarî e i suoi studenti erano venuti a Milano per prendere -parte alla rivoluzione; che il legato Loria era divenuto il _tesoro -di guerra_ della rivoluzione; che tutte le precedenti autorità -politiche erano state _deboli, incostanti_ nella difesa contro i -partiti sovversivi; che c’era _apatia_ nel partito dell’ordine ed -_indifferenza_ nelle classi dirigenti ecc., ecc. - -C’è un metro preciso per apprezzare il valore di questo rapporto: i -giornali dell’_ordine_ e delle _classi dirigenti_, quando il _Secolo_ -ne cominciò la pubblicazione a brani staccati, lo fecero supporre -alterato o maliziosamente dimezzato. Il documento pubblicato nella sua -interezza provò che il giornale democratico non era colpevole dei reati -attribuitigli: il vero reo era il suo autore, ch’è stato ufficialmente -invitato dal Rettore dell’Università di Pavia, Prof. Bellio, a -rimangiarsi le menzogne spacciate — dopo oltre venti giorni dalla -data dell’invenzione! — sul conto degli studenti e che potrebbe essere -querelato per _false notizie_ dagli agenti e frequentatori della Borsa -di Milano! - -Non si sa di provvedimenti presi dal governo contro le autorità -denunziate come _fiacche ed incostanti_; ma al generale Bava Beccaris -si può tenere conto della verità detta sulle classi dirigenti e -della grande prudenza e della grande modestia dimostrata tacendo — -eloquentissimo silenzio! — sulla breccia _gloriosa_ dei Cappuccini.... - -Comunque, se poca gratitudine deve il governo al Regio Commissario -Bava Beccaris; se nessuna gliene devono l’Italia, le istituzioni e -la civiltà — molta, moltissima; gliene devono i moderati lombardi, o -meglio di Milano. - -Il Regio Commissario Straordinario consolidò il loro potere con -una serie di misure, che avrà potuto illuderli sulla durata delle -conseguenze, ma che pel momento, non frenò ma eliminò, soppresse, i -loro avversari. Sciolti i circoli repubblicani e socialisti, radicali -e clericali — quantunque gli ultimi li abbiano avuti alleati pel -passato in quasi tutte le lotte amministrative; sciolta l’_Umanitaria_, -fondata coi milioni lasciati da Mosè Loria, soppressi tutti i giornali -e le riviste che potevano dare fastidio — la _setta_ rimase padrona -incontrastata del Municipio, della Provincia, della Congregazione di -carità, di tutte le istituzioni, dalle quali si può esercitare una -qualsiasi influenza economica, politica e morale. - -Di tutti questi provvedimenti, i più mostruosi certamente rimarranno lo -scioglimento dell’_Umanitaria_ e la soppressione dei giornali, poichè -collo scioglimento della prima si arrecò un colpo al Codice Civile e -con la soppressione dei giornali si ferì a morte l’opinione pubblica. - -Con ciò l’eccesso dell’arbitrio si rese dannoso a coloro che dovevano -usufruirne; poichè, mentre si spera che l’indole dell’_Umanitaria_ si -sia permanentemente mutata, in guisa da farne strumento docilissimo -nelle mani della _Setta_[22]; mentre ci vorrà del tempo per la -ricostituzione dei Circoli disciolti; invece, appena cessato lo -stato d’assedio, risorse più gagliardo di prima il _Secolo_, che -rappresenta l’aculeo più doloroso confitto nelle carni dei conservatori -lombardi[23]. - -Gl’interessi e le ambizioni di una _setta_, più direttamente feriti in -Lombardia e in Toscana, dettero la spinta energica al governo verso lo -stato di assedio e verso la trasformazione delle repressione, anche -severa ma temporanea, in furiosa reazione duratura; ma la iniziativa -dei conservatori dì Milano e di Firenze trovò un terreno ben preparato -per attecchire in tutta Italia. Infatti la borghesia alta e gli avanzi -dell’aristocrazia dappertutto sentivano che avanzavasi la marea -democratica, che doveva sommergerli presto o tardi, quantunque del -pericolo non avessero coscienza piena, perchè non lo avevano provato -imminente come in Toscana e in Lombardia e in qualche altra regione -dell’Italia settentrionale ed un poco della centrale. La reazione -perciò, appena cominciata, perdette l’impronta locale e divenne -nazionale, senza trovare serie resistenze nella opinione pubblica e -molto meno nel Parlamento[24]. - -Degli uomini e degli organi della reazione bisogna esaminare le -dichiarazioni, le leggi, gli atti, tenendo di mira che le dichiarazioni -hanno preso il posto delle leggi ed hanno generato gli atti. Sotto -questo aspetto e contro la comune opinione, il ministro Pelloux ha -segnato un peggioramento su quello Di Rudinì; in quanto che l’ultimo -voleva legalizzare la reazione; l’altro la mette in pratica senza -sentire il bisogno di nuove leggi, anzi calpestando e consigliando -apertamente a tutti i subordinati di calpestare le leggi vigenti. - -Una reazione non tradotta in leggi potrebbe e dovrebbe considerarsi -come un male minore, perchè lascerebbe sperare la brevità della durata, -la limitazione al periodo eccezionale che la suscitò. Ma dove il -sentimento della legalità è scarsissimo, per non dire insussistente, -come in Italia, l’ostentata, continuata ed impunita violazione di ogni -legge, riesce esiziale nei rapporti pubblici e privati, aggrava sino a -renderli insanabili i mali esistenti e rappresenta l’inizio di una vera -dissoluzione dell’organismo politico-sociale. - -La presente reazione non data dalla primavera del 1898, ma rimonta -al gennaio 1894 con una sosta notevolissima — è doveroso rendere -giustizia ai caduti — dall’aprile 1896 all’aprile 1898. Agli estremi -di vita sua il ministero Di Rudinì — cui devesi imputare come colpa -grave l’abbandono del primitivo programma militare, — invaso dal demone -della paura e dall’ardente desiderio di mantenersi la fiducia delle -alte sfere, parve voler far dimenticare il bene fatto in senso legale e -liberale e si dette a sfrenata reazione. - -La sua caduta è un incidente personale, anzichè parlamentare, che -non esercita alcuna influenza sull’andamento della cosa pubblica: -la reazione continua pazza, furiosa e rincrudisce quando avviene -l’assassinio dell’Imperatrice d’Austria. La differenza sta in questo: -Di Rudinì, dopo aver militarizzato i ferrovieri, voleva ristabilire le -leggi sul domicilio coatto, modificare il diritto elettorale, infrenare -la libertà di stampa, di riunione e di associazione, disciplinare -lo stato d’assedio, ecc., mediante nuove leggi o modificazioni delle -antiche. Il successore onorevole Pelloux parve più liberale, oltre che -per la buona compagnia di ministri che dai loro precedenti dovevano -giudicarsi più o meno democratici, anche perchè buttò in mare gran -parte di quel bagaglio; e non era, perchè continuò risolutamente per la -via battuta dal predecessore. Ebbe il merito della sincerità — elemento -mancante ai nostri politici e non trascurabile nella vita pubblica — -perchè egli con franchezza davvero soldatesca dichiarò di voler _fare_ -senza preoccuparsi di _legiferare_. Quando non _fa_, lascia _fare_ -tranquillamente ai subordinati, che non solo eseguiscono con disciplina -militare, ma interpretano le intenzioni dei superiori con meravigliosa -intuizione, che sembrerebbe lettura del pensiero alla Pickmann se non -si sapesse ch’è l’effetto delle circolari segrete e delle reversioni -storiche. Egli è così che sotto Pelloux si formulano canoni nuovi di -governo e si compiono atti che fanno dire al conservatore dianzi citato -dell’_Idea liberale:_ «Siamo oggi più che mai in una paurosa condizione -di arresto di sviluppo intellettuale e morale, per cui tutto vacilla e -scricchiola, mentre ci sta sul capo la minaccia di una crisi orrenda -in cui tripudieranno le impulsività ataviche della bestia umana e le -_libidini feroci di Valentino in sessantaquattresimo che questi anni di -pseudo libertà hanno fecondato a legione_». - -Di questi canoni e di questi atti dell’on. Pelloux ne nunzio, per ora, -sette, che si potrebbero chiamare i sette peccati mortali di questo -ministero soldatesco, procedendo dal minimo al massimo in ordine -d’importanza e che comprendono tutte le principali norme direttive -della funzione parlamentare e governativa. - -L’on. Pelloux, spronato a dichiararsi di _Sinistra_, a chi lusingavasi -di vedere risorto l’antico partito liberale sotto la protezione di -parecchie sciabole, risponde che non ne sente il bisogno e che i -sostenitori li prende dove li trova. Spronato da Barzilai, non vuole -trovare nemmeno una frase equivoca contro la soluzione incostituzionale -delle crisi parlamentari. Telegrafa al Prefetto di Torino per lodarlo -di avere sciolto il comizio elettorale _pro_ De Amicis. Permette che -il Sottoprefetto Santini presieda una riunione elettorale _contro_ -Rondani. Raccomanda di sequestrare qualunque giornale, qualunque -rivista che appaia sovversiva, senza preoccuparsi dei processi e -degli esiti loro. Dichiara fuori della legge tutti i partiti che non -accettano incondizionatamente l’ordinamento politico-sociale vigente. -Proclama, infine, che vuol pacificare gli animi con tutti i mezzi, =non -esclusa la giustizia=: concetto cinico che fa il pajo coll’altro più -recente di voler dare col suo comodo l’amnistia per poter =sfollare le -prigioni=! - -Ciascuna di queste massime e ciascuno di questi atti o è una orrenda -bestemmia, o è un arbitrio da Valentino in sessantaquattresimo: la -frase che contiene il severo giudizio è di un monarchico liberale, come -s’è visto. In altri tempi e in altri paesi uno solo di tali elementi -sarebbe bastato a far cadere vituperato un Ministero; certo è che essi -non distruggono soltanto il regime parlamentare, ma sovvertono ogni -ordinamento civile. È del pari indiscutibile che il cinismo assurge -a proporzioni eroiche quando si proclama che nella pacificazione -degli animi la _giustizia_ non ci deve entrare che come un mezzo -eccezionale. Che razza di _pace_, con questi mezzi non informati a -giustizia si possa conseguire, un avvenire non remoto ci dirà. Per -ora basta ricordare che gli strumenti della volontà ministeriale sono -prefetti e magistrati provati a malfare e che non avevano bisogno degli -incoraggiamenti per continuare peggiorando. - -La enunciazione di questi canoni e la conoscenza degli uomini di -governo che devono metterli in pratica, dispenserebbero da qualunque -enumerazione dei fasti della reazione. Pure, ad eliminare qualunque -sospetto di esagerazione ed il dubbio che i fatti siano stati -migliori delle parole spavalde e ciniche, giova ricordare qualche data -dell’ultima fase della reazione cominciata in Aprile 1898 e che non -si sa quando possa aver termine: reazione criminosa che non infuria -soltanto dove additossi un pericolo, sia pure immaginario, ma in -tutta Italia, anche nelle regioni che non ne somministrarono il minimo -pretesto. - -Ecco l’elenco doloroso dei fasti della reazione, senza ordine -cronologico e senza disposizione ascendente o discendente per la loro -importanza. - -1. _Stato di assedio e Tribunali militari_. Vi accenno senza insistervi -ulteriormente perchè lo stato di assedio fu dimostrato non necessario, -perciò iniquo, dai fatti esposti e dai giudizi non sospetti riportati. -Ai giudizî ne aggiungo uno solo: quello dell’on. Pelloux! In un -momento di espansione intima — ci vanno soggetti anche i militari e -gli uomini politici! — confessò la non necessità del provvedimento -all’onor. De Cristoforis. Vennero le smentite dei giornali ufficiosi; -non quella diretta del Ministro. Potrà venire; ma se venisse, tra uno -che afferma e l’altro che nega, gli Italiani sceglierebbero a seconda -delle tendenze e della conoscenza che ciascuno ha degli individui in -contrasto. In politica, del resto, i provvedimenti raramente vanno -giudicati in sè, ma dai risultati che danno; e lo Stato di assedio, -oltre che per le conseguenze economiche e politiche, va misurato dal -figlio suo primogenito: il Tribunale militare. La sua opera verrà -esaminata a parte. - -2. _Arresto di deputati._ L’art. 45 dello Statuto non è un privilegio, -ma una garanzia, nell’interesse collettivo, della libertà e della -indipendenza del rappresentante del popolo. Secondo lo stesso Statuto, -può essere arrestato il deputato in flagranza di un reato. In forza -della sospensione delle leggi ordinarie, deputati vennero arrestati, ad -esempio, nel 1862 a Napoli, nel 1894 a Palermo. Si allargò per comodità -del governo il concetto della flagranza; ma non si era arrivati ad -arrestare nei luoghi non sottoposti allo stato di assedio e quando -nemmeno esistono gli elementi più fantastici della flagranza; ciò -avviene nel 1898 a danno di Quirino Nofri. Non solo: si arrestò per -lo passato, ma non si andò oltre senza l’autorizzazione a procedere -della Camera dei Deputati. Se ne fece a meno nel 1898 e si processò e -condannò Quirino Nofri prima che fosse chiesta tale autorizzazione. -Arriviamo ad un colmo: Quirino Nofri sente il bisogno di rinunziare -alle immunità, che accorda quel famoso ed umoristico art. 45 e vuole -essere trattato da semplice cittadino.... per paura, volendo godere -della immunità parlamentare, di rimanere più lungamente in carcere! - -3. _Punizioni di Prefetti._ Raramente occorse in Italia che un Prefetto -venisse punito per avere violato le leggi; non si era mai dato — e -forse non si darà mai per lo avvenire, perchè le Autorità sanno ormai a -che attenersi — che un Prefetto a punizione venisse sottoposto proprio -perchè.... non volle violare la legge. È il caso Minervini. - -4. _Inchiesta sui testimoni veridici._ Vedremo a che cosa sia stato -ridotto il sacro diritto della difesa nella discussione sui Tribunali -Militari; qui di volo sia menzionato uno stranissimo episodio che fa -capo ad un Tribunale civile. Sinora, anche iniquamente, s’incriminarono -i testimoni quando furono sospettati ed accusati di dire il falso. -Ora si apre un’inchiesta su di un maggiore, Mascilli, ed un capitano, -Minto, dell’esercito, che ebbero il torto di dire la verità nel -processo Barbato. Che abbiano detto il vero si deve tenere per cosa -giudicata, perchè il Tribunale di Palermo non li incriminò come falsi -testimoni... Avviso ai militari, che avessero un concetto _antiquato_ -sulle leggi dell’onore. - -5. _Spionaggio obbligatorio._ Lasciamo alle fisime della morale o alla -poesia dei senza cervello ogni considerazione sull’orrore che desta la -spia: limitiamoci ai confronti. Prima si corrompevano, si seducevano, -s’incoraggiavano i disgraziati per abbandonarsi al brutto mestiere. Si -progredisce colla nuova reazione; e non solo si ricorre alla denunzia -anonima come elemento per istruire i processi — come si vedrà più -innanzi — ma si arrestano gli onesti cittadini per costringerli a fare -la spia: premio la libertà. Caso Gatti in Milano. E dell’esportazione -in Isvizzera delle spie che a tempo perso esercitano il mestiere di -truffatore, o esercitarono quello di corruttore e di ladro? Informino i -casi Santoro, De Benedetti, Mantica, ecc. - -6. _Libertà del domicilio._ Tra i vantaggi attribuiti alla unificazione -d’Italia ci fu quella della libertà del domicilio: il cittadino di -qualunque regione acquistò il diritto di stabilirsi dovunque più -gli torna comodo, purchè vi viva onestamente e vi si procuri stabile -lavoro. Fisime. Si arresta l’avvocato Nino Verso Mendola, che da sette -anni esercita la professione a Bologna e lo si traduce ammanettato a -Riesi suo luogo di nascita. Non si potè imputare alcun reato, nè grande -nè piccolo; non si potè trascinarlo nè dinanzi ad un Tribunale militare -nè dinanzi ad un Tribunale civile. Non si potè neppure proporlo — -parrebbe impossibile, colla _larghezza_ dei criteri adottati — pel -domicilio coatto. Il caso Verso Mendola ha non pochi compagni; uno -recentissimo: ad uno studente s’impose lo sfratto da Bologna, perchè -meridionale; ma gli si consentì il domicilio a Modena. - -7. _Domicilio coatto._ È istituto posseduto esclusivamente dall’Italia. -Un consigliere della Corte di Cassazione e Professore illustre di -Diritto penale, il deputato Lucchini, assicurò che esso disonora la -terra classica del giure. Si credette di avere attenuato il disonore -disciplinandolo, facendo precedere l’assegnazione da una larva di -processo e da una difesa. Si torna all’antico, peggiorandolo: si -arrestano i cittadini durante lo stato d’assedio e si mantengono -nelle isole senza processo e senza condanna, anche quando venne -tolto lo stato di assedio. Casi Mocchi, Brambilla, Casilli, ecc. Il -Casilli, ex deputato al Parlamento, è tanto ricco quanto onesto. Al -domicilio coatto, perfezionato, si assegna altra funzione: quella -correttiva dei magistrati, che giudicano secondo coscienza, non -secondo l’ordine della polizia. Il Magistrato assolve? L’innocente -riconosciuto viene assegnato al domicilio, facendolo pentire, forse, -di non avere preferita pochi mesi di reclusione a parecchi anni nello -scoglio di Tremiti. Caso Podrecca. Il magistrato dà una pena giudicata -insufficiente dalla polizia? Si ricorre al domicilio coatto come -supplemento di pena. Caso Modigliani. Il domicilio coatto, infine, -diviene strumento comodissimo per eliminare i giornalisti non corrotti -ed ammazzare i giornali sovversivi. Caso Garzia Cassola. - -8. _Piccolo Stato di assedio._ Il nome e la cosa sono di origine -tedesca; li inventò Bismark per combattere il socialismo; ma li ebbe e -li adoperò per legge. Di legge, però, non c’è bisogno in Italia, dove -gli arresti arbitrarî e in massa, specie alla vigilia di elezioni e -di viaggi reali, sono nella tradizione mai smentita del governo. Anche -per questi arresti ora c’è la nota che indica il progresso: le retate -a centinaia prima si facevano per maggiore sicurezza delle _persone -reali_; ora si fanno a benefizio dei semplici ministri. Oltre duecento -cittadini vennero tradotti in _domo petri_ a Palermo per l’arrivo -degli on. Masi, Finocchiaro e Fortis. Questo per amore di verità. -Questi arresti — e gli arrestati è noto che possono essere _frezzati_ -o _suicidati_ — però, assunsero proporzioni gigantesche, al di fuori di -ogni legge e di ogni procedura, coll’ultima reazione. Sicchè alla cosa -che c’era _Don Chisciotte_ — giornale monarchico come tutti sanno dette -il nome. Casi: tutti i giorni e in tutta Italia. - -9. _Soppressione di giornali._ Si spiegava quello dell’_Italia del -Popolo_: era un giornale repubblicano e pubblicavasi in una città -dove c’era lo stato di assedio. Pareva enorme quella del _Secolo_, -semplicemente democratico; e vada pure pel _Secolo_, in grazia dei -poteri eccezionali del Regio Commissario! Ciò che si applica pure al -_Mattino_ di Napoli, quantunque monarchico — anzi entusiasticamente -dinastico. Ma come e perchè soppressi i giornali nel resto d’Italia -dove si viveva sotto l’impero della legge comune? La cosa fu tanto -bestiale, che la riprovò lo stesso _Corriere della Sera_, anche dopo -che la direzione era stata abbandonata da Torelli Viollier, divenuto -troppo liberale pei tempi che correvano. Casi a centinaia e per ogni -colore — dal monarchico al repubblicano, dal clericale al socialista. - -10. _Sequestri._ La morte violenta è la soppressione. Non è sempre -praticabile, ma quando, per un avanzo di pudore, che non voglio nemmeno -chiamare ipocrisia, un giornale inviso non viene ucciso di un colpo, -si cerca farlo morire lentamente coi sequestri. D’onde l’orrenda -bestemmia, cioè la nuova teoria giuridico costituzionale del Pelloux, -sui sequestri senza preoccupazione di processi. I Procuratori del -Re non sono stati sordi; e dove lo furono, i Procuratori generali -li hanno richiamati al dovere: caso Panighetti — quello del processo -Cavallini — e si sono avuti i tardivi sequestri per ordine dei Regi -Procuratori di Sondrio e di Como; i sequestri e le condanne per gli -articoli lasciati passare a Roma; i sequestri dei fregi o dei segni -di lutto che da 28 anni portava liberamente l’_Unità Cattolica_ in -Firenze; i sequestri degli scritti di Mazzini, che circolano con -altrettanta libertà da cinquant’anni; i sequestri in Milano di uno -scritto di Leone Tolstoi che ha sperimentato il regime della Russia del -mezzogiorno; i sequestri, infine, contro la prosa sovversiva dell’on. -Pelloux, purchè riprodotta sulle colonne dell’_Avanti_; i sequestri -delle sciarade dello stesso giornale; i sequestri dell’_Asino_ per -avere messo in burletta una cosa sacra ed inviolabile: gli speroni -del generale Pelloux: i sequestri di libri che circolano liberamente -nel rivoluzionario impero Germanico, come quello di Kantschy sul -_Capitale_ di Marx[25]. I fatti hanno avuto il commento più allegro -che si possa immaginare: B. Cirmeni ha fatto sapere al mondo che il -Generale Pelloux è pieno di buone intenzioni verso la stampa. E chi ne -poteva dubitare? Si sottintende che la benevolenza del Presidente del -consiglio si esplica a benefizio di quei giornali che interpretano i -suoi pensieri![26]. - -11. _Scioglimenti._ Furono sempre incerti i limiti del diritto di -associazione; perciò si ebbe un’alterna vicenda di scioglimenti e di -ricostituzione di Società dichiarate sovversive. La manìa di colpire -quelle esclusivamente economiche era cominciata in Sicilia nel 1894; ma -i casi sporadici di allora divennero epidemia spaventevole nel 1898. A -migliaia furono sciolte, non solo i circoli socialisti e repubblicani, -ma le casse rurali, le cooperative di consumo e di lavoro, generando -situazioni giuridicamente strane, a vantaggio di debitori che non -sanno più a chi pagare le cambiali; invertendo o sperperando capitali -che rappresentano i risparmi sudati dei lavoratori. Dicono che -arrivano a circa _quattromila_ questi scioglimenti: rimangono tipici -i casi delle _Lega dei Ferrovieri_, delle _Cooperative ferroviarie_, -dell’_Umanitaria_, delle _Casse rurali_. Il criterio dello -scioglimento viene esteso ai consigli comunali: sciolto quello di Bruno -(Alessandria) perchè sospettato socialista, e destituito il sindaco di -Sorso, il sig. Catta, perchè socialista. A quando il ristabilimento -del Tribunale della Santissima Inquisizione? Del resto siamo sulla -buona: Il Tribunale di Genova, nel processo Festa — il _macellaretto_ -— ha assodato che le _lettres de chachet_ e la tortura sono in uso in -Italia... - -12. _Militarizzazione ferroviaria._ È il caso dei casi; rappresenta -la novità assoluta nell’arbitrio; mercè la quale si prendono tre -piccioni con una fava: si privano del diritto di voto migliaia di -cittadini, che non avevano saputo esercitarlo votando pei socialisti; -si assicura l’ordine colla minaccia permanente del Tribunale di Guerra, -anche in tempo di pace — anche quando è cessato l’artificioso stato -di guerra creato collo stato di assedio; si consegnano mani e piedi -legati gli operai, che perdono qualunque mezzo per migliorare la -propria condizione ed a fare rispettare i propri diritti e si mette -a disposizione di una società di speculatori un corpo organizzato -militarmente dallo Stato. Vilfredo Pareto chiama questa geniale trovata -del Generale Afan de Rivera — che vi guadagnò il suo posto di ministro -— semplicemente il ristabilimento della schiavitù.[27] Il provvedimento -è tanto più iniquo in quanto che un’_inchiesta ufficiale_, quella -presieduta dal Senatore Gagliardo, ha constatato che il Governo e la -Magistratura non hanno saputo, voluto o potuto garantire ai ferrovieri -quel minimo di diritto, ch’era stato loro assicurato dalle _convenzioni -ferroviarie_ del 1885. - -13. _Concorrenza economica. Lo Stato contro i lavoratori._ Messo -sulla china di servire ai capitalisti privando i ferrovieri dei mezzi -di lottare legalmente colle società, che le sfruttano contro legge -— le tante vittorie ottenute dai primi nei Tribunali e nelle Corti -di appello, ed annullate spesso dalla Cassazione, ne fanno fede — lo -Stato si è sentito trascinato a favorire qualunque piccolo o grande -proprietario. C’erano già stati dei saggi di concorrenza nel lavoro, -fatto per ordine del governo contro i lavoratori in isciopero; ora -si rinunziò ad ogni avanzo di pudore e si disse agli operai, della -campagna in ispecie, che lo Stato non solo era pronto a sostituire -quelli in isciopero coi suoi soldati; ma che metteva la forza a -disposizione dei proprietari costringendo i lavoratori a contentarsi -dei salari che i primi _generosamente_ avrebbero voluto loro -concedere. Il contegno delle autorità negli scioperi era stato sempre -indecentemente ostile agli operai; ma a Molinella si mise da parte -ogni rimasuglio di decenza. Ora si minaccia il peggio stando a questo -brano di corrispondenza da Ferrara ad un giornale ufficioso: «Lunedì -prossimo comincerà la mietitura del frumento, _e perchè questa segua il -suo corso regolare_, il generale Mirri ha opportunamente dislocate le -truppe. La cavalleria visiterà con apparizioni improvvise e con marcie -notturne tutte le località........»[28]. Ogni commento è assolutamente -superfluo. Noto soltanto che c’è un progresso dal 1894 al 1898: allora -i latifondisti di Sicilia si limitarono a rompere i così detti _patti -di Corleone_ sui contratti agrari; ora la cavalleria _presiede_ alla -mietitura... - -14. _La volontà degli elettori._ Non è stata militarizzata perchè è -incoercibile; ma si è sulla buona via per neutralizzarla. I metodi -elettorali adoperati nel Collegio di Cossato e di Torino — dove il -Sottoprefetto presiede le riunioni in favore del candidato del governo -— lasciano intendere che da ora in poi le conferenze elettorali devono -farle i delegati di pubblica sicurezza, visto che non si lasciano -parlare i deputati che non vanno d’accordo col governo. Nè i deputati -possono tenersi in comunicazione cogli elettori, come vorrebbe il buon -regime parlamentare: si è impedito a De Cristoforis ed a Prampolini -di parlare ai loro elettori a Milano ed a Reggio-Emilia. Il disprezzo -verso gli elettori, poi, venne ufficialmente proclamato nella lettera -che il Generale Pelloux rivolse al Generale Tarditi, quando il collegio -di Fossano, non ostante le seduzioni e le violenze di ogni genere, non -volle scieglierlo a suo rappresentante. Sanno ormai gli elettori che -il capo del governo li considera come spregievoli quando non portano -i loro voti sui candidati ufficiali. Si stava meglio sotto il secondo -Impero. - -15. _La scuola._ I nostri governanti e le nostre classi dirigenti non -sono degli sciocchi, che per puntellare il loro dominio confidano -soltanto sulla forza brutale, sempre infida, e che a data ora si -esaurisce o si ritorce contro coloro che l’adoperano; essi tengono -conto anche della forza morale, perciò la loro attenzione si è rivolta -alla scuola da un duplice punto di vista. Da un lato vogliono limitare -la diffusione dell’istruzione: in questo senso la manifestazione -più caratteristica è venuta dal modesto comune di S. Marco in Lamis -(Foggia) il cui consiglio comunale ha fatto voti al Governo del Re -perchè venga abolita la legge sull’istruzione obbligatoria; però questa -esplosione di sincerità risponde al pensiero intimo dei conservatori -del resto d’Italia ed è una eco altrettanto sincera di quella voce che -si levò nella Sala Ragona di Palermo nel 94. - -Da un altro lato si bada con ogni cura alla qualità dell’istruzione -che s’impartisce; perciò in alto e in basso si sorveglia, si punisce, -si epura il personale insegnante. Si protestò, anche dai conservatori -settentrionali, quando nel 1894 corse voce che il Regio Commissario -militare per la Sicilia, Generale Morra di Lavriano, aveva fatto -ammonire privatamente qualche professore dell’Università di Palermo; -ma questi stessi conservatori non protestano più quando s’infligge la -censura ad un Professore Pantaleoni, quando si puniscono o si riprovano -apertamente Ettore Ciccotti, Fabio Luzzati, Ruggero Panebianco, Giorgio -Levi, addetti all’insegnamento in varie Università del Regno; rimossi -dall’insegnamento o ammoniti vengono alcuni insegnanti delle Scuole -Secondarie. A Milano e Torino, a Rovigo, a Mantova e in altri punti -ancora gl’insegnanti delle scuole comunali e delle scuole secondarie -vengono ammoniti, sospesi, e licenziati solo perchè professano -principii socialisti «benchè, come diceva la relazione del sindaco -della _capitale morale_, non si possedessero prove, che essi abbiano -profittato della cattedra per insegnare massime e principii contrari -all’attuale costituzione politica e sociale».[29] - -Questi insegnanti puniti sono tra i più diligenti, più onesti e più -colti; e quelli della provincia di Mantova e di Rovigo furono quasi -tutti discepoli di Ardigò. Una volta messi sulla via lubrica della -persecuzione del pensiero, non si sa più dove si può arrivare; e -mentre organizzasi la più degradante sorveglianza sugli studenti — come -risulta da documenti relativi alla provincia di Trapani — lo scandaloso -esempio dato dal governo e dai partiti politici che lo sorreggono è -stato seguito dai clericali, i quali a Brescia hanno licenziato dalla -Scuola commerciale il Prof. Tirale solo perchè è monarchico liberale. -Non è il caso di ripetere: _qui gladio feriit, gladio periit?_ - -Contro questo tentativo ignominioso di snidare la libertà di -pensiero dall’ultimo baluardo che le rimane in Italia, la scuola, -si ebbe la protesta alta e generosa di Cesare Lombroso, rimasta -sterile ed isolata. La reazione aspetta tranquilla il ritorno del -ministro-carabiniere alla Minerva per compiere la militarizzazione -della scuola; e allora essa crederà di avere infiltrato sino nel -midollo delle ossa degli italiani, servili per tanti secoli di -soggezione, i principii che la informano. - -E conchiudo queste osservazioni sull’opera compiuta sinora della -reazione con due constatazioni; una di origine italiana e l’altra -straniera. Il monarchico _Mattino_ di Napoli dall’esame degli -avvenimenti ultimi è indotto ad allarmarsi perchè «_tutte le ire -e tutti i rancori suscitati dalla politica bestiale del governo si -accumulano sull’esercito_»; e si domanda: «quale concetto deve, per -necessità, scaturire da tutte queste stravaganze — gli atti del governo -— e radicarsi nello spirito della plebe? Che i 240 milioni del bilancio -della guerra non servono già alla difesa del paese dai nemici esterni, -ma alla difesa delle istituzioni vigenti. Ora, quale insensatezza e -quale delitto maggiore potreste voi immaginare di questo far apparire -le istituzioni, emanate meno di mezzo secolo fa dai plebisciti, come -puntellate solamente dalla forza delle bajonette?» (N. del 2 Agosto -1898). - -Uno straniero alla sua volta esaminati i fatti recenti conchiude: -Lo Statuto costituisce un insieme di franchigie che la dinastia ha -concesso in blocco alla nazione e che il potere esecutivo ha ripreso in -dettaglio. - -E non ci può essere alcuno che vorrà ritenere eccessivo il giudizio -dello straniero quando, in ispreto delle leggi e dello Statuto: -si esigono le imposte non votate dal Parlamento; si abolisce la -libertà del domicilio, di stampa, di riunione e di associazione; si -ristabilisce la tortura e si rimettono in uso le _lettres de cachet_; -si uccidono impunemente i detenuti; si sottraggono i cittadini ai -giudici legittimi; si falsano sistematicamente le elezioni; si riduce -ad una farsa il regime parlamentare. - -Nella credenza che si allarga sulla nuova funzione dell’esercito e nel -trionfo della reazione che ha annientato lo Statuto, vi sono germi di -pericoli gravi ed ammonimenti per tutti: anche pei reazionari. - - - - -IX. - -LASCIAMO PASSARE LA GIUSTIZIA! - - -_Ella passa terribile per la notte_... canta il poeta. Chi passa? La -giustizia. Quale? Passa la giustizia italiana del 1898. - -Questa giustizia procede innanzi secura perchè non è alle sue prime -armi. Ha progredito dal 1860 in poi: si è provata in Sicilia e nel -mezzogiorno contro Garibaldi e i suoi, contro i renitenti, contro il -brigantaggio; ha ripetuto le prove a Palermo nel 1866; nell’Emilia — -quando il pane fu impastato col sangue — con Lobbia, con Barsanti, con -Tanlongo; si fortificò nel 1894 in Sicilia. Ora è adulta, è forte, è -vigorosa. - -_Ella passa terribile_..... ed è cieca affinchè la vista di colui che -dovrà essere colpito dalla sua spada non la conturbi e non la trascini -a parzialità; ed ha la bilancia in mano affinchè il pro ed il contro -venga equamente pesato. Si può sospettare che abbia falsi i pesi e -disuguali i piatti? Può anche temersi che, per essere troppo giusta, la -questura tolga di mano, alla Dea venerata, pesi e bilancia? - -Può sospettarlo un giornale maldicente e farlo sospettare coi suoi -pupazzetti (_Don Chisciotte_); ma per togliere ogni pericolo che -le venga arrecata offesa, la forza si è messa a disposizione della -giustizia; l’esercito l’ha messa sotto la sua protezione e la fa -amministrare nei tribunali militari. - -Dicono che questa giustizia italiana del 1898 non sia quella consentita -dallo Statuto e voluta dalle leggi; chi lo dice non è un malcontento, -un volgare brontolone: è un uomo d’ordine, che presiede la più alta e -importante Magistratura del Regno, la istituzione destinata controllare -tutta l’azione del governo. È il senatore Finali che nella Gran Corte -dei Conti si è rifiutato a registrare i decreti relativi allo Stato -d’Assedio, da cui contortamente si volle far derivare il diritto -di sottoporre i liberi cittadini a Tribunali eccezionali di Guerra -esplicitamente condannati dallo Statuto[30]. - -A che pro discutere delle legittimità dello Stato di Assedio e dei -Tribunali Militari quando essi sono un fatto che l’Italia ha subìto -e che il Parlamento ha approvato? La discussione teorica in questo -momento non conta; meglio esaminare se questa giustizia eccezionale ha -assolto bene il compito suo sanando anche i vizî possibili della sua -origine; più utile indagare se la giustizia, amministrata da questi -Tribunali eccezionali, abbia aumentato il prestigio dell’Esercito da -cui emanano, colla serietà dei reati puniti, colla correttezza nella -istruzione dei processi, colle garanzie indispensabili accordate alla -difesa, colla sapienza dei giudici, col tatto nella direzione dei -dibattimenti, colla equità nell’applicazione delle pene. - -Un uomo d’ordine per il primo nella Camera dei Deputati, l’on. -Galimberti, discutendosi l’autorizzazione a procedere contro i deputati -Bissolati, Costa, De Andreis, Morgari e Turati osservò: che nel modo -come si facevano funzionare i Tribunali di Guerra e colla competenza a -giudicare di frivolezze per le quali dovrebbe bastare un Vice-Pretore, -si toglie alla istituzione la solennità dei giudizî suoi e si attenta -all’autorità ed al prestigio dell’esercito. Fu più esplicito e più alto -chi meno era sospettabile di tenerezza per i rivoltosi, chi non può -non avere a cuore l’esercito di cui fa parte: il colonnello Siacci, -infatti, in Senato ebbe a pronunziare gravi parole sui Tribunali di -Guerra istituiti nel 1898 e che egli vide funzionare a Napoli. - -«I recenti bandi militari, disse l’illustre Senatore, hanno allargata -smisuratamente la cerchia delle attribuzioni dei Tribunali di Guerra, -chiamando questi Tribunali a conoscere anche delitti contemplati dal -Codice penale comune, delitti le cui figure non sempre si riesce -chiaramente a distinguere senza un certo acume, senza una certa -pratica di diritto penale. Per esempio, l’istigazione a delinquere. Un -articolo di giornale, quattro chiacchiere fatte al caffè, _il discorso -stesso che ho l’onore di fare in questo momento al Senato, diventano -facilmente istigazione a delinquere_.[31] Dal Ministro guardasigilli, -perciò, invoco che si provveda ad una revisione sollecita, sia pur -sommaria, di tutti i processi, e ad una _pronta riparazione di molte -condanne eccessive, per non dire ingiuste_. Egli è ministro di grazia -e di giustizia, ma in questo caso la grazia e la giustizia fanno una -cosa sola.... Io questo invoco, non solo per amore della giustizia, -_ma anche nell’interesse del prestigio dell’esercito. Fanno più -male all’esercito certe ingiustizie a freddo che venti uomini caduti -sotto una scarica provocata da una folla che insulta la truppa; e mal -provvede al suo prestigio tanto chi l’obbliga a subire impassibile -coll’armi al braccio le replicate offese della piazza, quanto chi -gl’impone funzioni odiose, contrarie alla sua stessa natura_»[32]. - -Ma il deputato e il senatore forse avevano le traveggiole scorgendo -certi pericoli dove non c’erano? Così pare. - -I Tribunali di guerra, invece, si occuparono di certi reati gravi, che -avevano davvero bisogno di una punizione esemplare, solenne! Vediamo. - -Un Caimi prende due anni di reclusione e 500 lire di multa per rottura -di lampioni; un Majocchi viene condannato perchè dà dello _stupit_, del -_macaco_ ad una sentinella. Non è ben sicuro che quelle parole fossero -indirizzate alla sentinella; ad ogni modo il capitano De Caroli che -tradusse l’accusato in Tribunale, riconobbe che il Majocchi pronunziò -quelle parole per fare lo spiritoso! Un Bianchi compare innanzi al -Tribunale di guerra perchè chiama _cappellone_ un brigadiere dei -carabinieri; Pedotti e Brusa, alla loro volta, vengono condannati -perchè chiamano _mangiapagnotta_ un tenente di cavalleria che passava -in carrozza. A Firenze si danno otto mesi di reclusione al Cassi perchè -chiamò _pagliacciate_ gli arresti. Nella stessa Firenze si procede -contro Melani perchè ha chiamato mangiapatate un sott’ufficiale _che -non può mentire_, dice il Presidente. E questa perla di Presidente, -ad un accusato che dice di aver deplorato i tumulti, dà una lezione di -fierezza esclamando: _Come!... voi socialista, deplorate le gesta dei -vostri compagni?_... - -Questi ed altri casi simili a Milano. C’è di meglio — ossia di peggio -— a Napoli. Filosa, un ragazzo, prende tre mesi di detenzione per -avere gridato: _E billoco!_ (Eccoli!) — una frase trovata nell’agosto -1893 per avvisare l’arrivo di dimostrazioni e degli agenti di polizia. -Verniero, il famoso gobbetto il cui caso fu portato in Senato dal -colonnello Siacci, ebbe due anni di reclusione perchè leggeva i -giornali al caffè e li commentava, manifestando delle simpatie pel -socialismo; si badi: lettura e commento precedettero la proclamazione -dello stato di assedio. Un ragazzetto si buscò quattro mesi per avere -abbattuto(?) un albero; tre donne rispettivamente ebbero un anno, -9 mesi e 7 mesi di reclusione, per aver preso parte ad una pacifica -dimostrazione; 2 anni ciascuno ebbero Del Giudice e Carozza per avere -presentato al Prefetto, la mattina del 30 aprile, una commissione di -donne: erano stati arrestati la stessa sera, ma vennero rilasciati -spontaneamente l’indomani perchè non si era trovata alcuna ragione -per processarli. Altri tre, nello stesso processo e per gli stessi -reati(?) ebbero un anno, due anni e mezzo e tre anni; 18 mesi per -uno altri tre ragazzi per avere abbattuto un palo. Bavarese e Fiore -di Torre Annunziata, due donne, ebbero tre anni per una, con 6 mesi -di segregazione cellulare per avere detto che sarebbe avvenuta la -rivoluzione come nel 1848. De Cicco ebbe 8 mesi per avere eccitato -all’odio di classe in Pomegliano d’Arco cogli articoli pubblicati a -Gallipoli. Alcuni soldati delle compagnie di disciplina ebbero 3, 4 e -5 anni di reclusione come accusati d’insubordinazione e di anarchismo, -per avere detto, vedendo maltrattare un compagno: _queste sono boiate!_ -Il soldato Muscari fu condannato a 7 anni e mezzo di reclusione per -avere sfidato un tale in borghese, che lo aveva insultato perchè gli -chiese un cerino per accendere un sigaro. E sì che il Tribunale gli -accordò le circostanze attenuanti... Sotto gli abiti di un borghese -si nascondeva un ufficiale e il disgraziato ebbe il torto di non -accorgersene! - -I processi e le condanne per contravvenzioni di ogni genere ai bandi -non si contano; e furono tanti che i maligni dissero che si processava -e si condannava per giustificare la continuazione dello stato di -assedio; mentre si manteneva lo stato di assedio perchè i Tribunali -Militari avevano ancora della carne al fuoco... Strano circolo vizioso! - -Alla qualità dei processi svoltisi innanzi ai Tribunali Militari -naturalmente doveva corrispondere e corrispose la quantità. Si vedrà -dal riassunto statistico. Del pari è facile supporre che si sia -proceduto con soverchia leggerezza — quale parola più mite potrebbe -adoperarsi? — nello imbastire i suddetti processi. - -Se la supposizione risponda alla realtà si può argomentarlo facilmente -da quanto appresso. Base generale ai processi furono: le confidenze, -le denunzie anonime, le asserzioni gratuite... ed umoristiche, altri -elementi che se pur avessero avuto un valore intrinseco, c’erano -passati sopra tanti anni a farglielo perdere completamente. - -Mi sbarazzo alla lesta di questi ultimi e ne cito uno tipico; la -lettera di Andrea Costa ad un Bordigiago di Padova... del 1881. Ma -questo singolarissimo documento non potè essere valutato dai giudici -militari, perchè la Camera dei deputati non gli accordò alcuna -importanza, quantunque gliene abbia data una schiacciante l’on. Tommaso -Villa! In compenso l’_Inno dei lavoratori_ pubblicati nel 1884, mai -sequestrato per lo passato, servì a fare aggravare la pena contro -Filippo Turati. - -In quanto alle _confidenze_ e alle denunzie anonime, furono il prodotto -dello spionaggio rimesso in onore come ai tempi dei passati regimi. -A Milano, come a Firenze, come a Napoli, gli amici si guardavano -sospettosi e non si comunicavano le impressioni che con straordinaria -circospezione. Per Milano il fenomeno fu constatato da parecchi -giornali; per Napoli posso aggiungere, per personale esperienza, che -in qualche caffè dove riunivansi deputati e senatori, i più prudenti -consigliavano spesso di parlare a bassa voce. E la prudenza non era -superflua: al gobbetto dell’on. Siacci si appiopparono due anni di -reclusione per avere chiacchierato in un caffè. - -Lo spionaggio assunse tali proporzioni che ben cinquemila lettere -anonime furono indirizzate alla polizia nella sola Milano (_Secolo_). -E la libertà, l’onore, la posizione dei cittadini furono lasciati -in balìa dei miserabili che per invidia, per rancore, per bassa -speculazione si abbandonarono all’infame mestiere di spia. - -Era tanto iniqua la base di questi processi, che la _Nazione_ di -Firenze, benchè tardivamente — in Settembre — a proposito della -perquisizione in casa del Prof. Pullè, protestò energicamente contro la -_perfidia dell’anonimo e delle denunzie false_. - -Quale influenza abbiano esercitata non solo sui processi, ma anche -sulle condanne le _confidenze_ delle spie si apprenderà da questo -dato: la pretesa prova più importante contro Gustavo Chiesi fu quella -di essere stato visto in carrozza in luogo dove vennero erette delle -barricate. Negava l’accusato; affermava il questore Minozzi, che -l’aveva saputo da persona che non volle nominare. Meno male se una -semplice guardia, un carabiniere, a viso aperto, avesse deposto di -averlo visto! - -L’insieme delle deposizioni degli agenti della forza pubblica, delle -confidenze, delle denunzie portava seco l’impronta evidente della -falsità. E per falsi bollò i rapporti alla Questura il tenente -difensore Forzano nella udienza del Tribunale di Milano del 18 -Giugno. E lo stesso avvocato fiscale in Firenze rimprovera aspramente -una guardia di pubblica sicurezza a nome Ghezzi per le sue palmari -contraddizioni nell’accusa contro Teschi; ma Teschi viene condannato! - -Poteva ammettersi per vero, ad esempio, un rapporto della questura -di Milano su certa riunione notturna in casa di un Dottor Ceretti? I -convenuti furono designati come anarchici, repubblicani e socialisti. -Chiesti i nomi, si rispose dalla questura che non li sapeva! Si -designa il colore politico di individui che.... non si conoscono. -Siamo in piena amenità — i tempi non consentono adoperare altra parola -— a Napoli nel processo pei fatti di Resina. Le guardie barricate -in caserma riconobbero i tumultuanti attraverso.... il buco della -serratura. - -Meno male se i rei riconosciuti in tale strana guisa fossero stati -pochi: trattavasi di una vera folla; a ben sessantaquattro individui si -distribuirono _centoventun’anni e nove mesi_ di reclusione. - -La falsità dei rapporti talora è umiliante.... anche per un poliziotto -italiano. Egli è così che la Questura di Milano scrive essere stato -visto Angiolo Cabrini insieme ad altri a parlare con la Kulichoff -in via dell’Unione il 6 Maggio. L’accusa — se il parlate con amici -è un reato — è precisa; ma l’_alibi_ di Cabrini è irrefragabile. -Egli insegna nel Ginnasio di Mendrisio e il direttore Borella manda -certificato sulla presenza del Cabrini nella scuola per tutto il giorno -6 a fare, come di dovere, le sue lezioni. Cabrini venne condannato in -contumacia a tre anni di detenzione ed a 1000 lire di multa. Tal altra -la falsità apparisce lampante all’udienza. Nel processo pei tumulti -di Resina un brigadiere accusò un imputato di avergli afferrato la -sciabola: _tanto vero, soggiungeva, che l’accusato ha ancora le mani -tagliate_. L’accusato leva le mani e le mostra vergini di qualunque -ferita; e davvero, in questo caso, potevano essere levate verso il -cielo invocando giustizia. - -Il record tra i documenti di questi processi viene vinto dalla -famosa cartolina-fantasma partita da Firenze. È la cartolina firmata: -_Speranza 333_, il cui sequestro, come quello del cifrario dell’onor. -Bissolati, fece annunziare trionfanti agli organi della reazione che -si era scoperto e documentato il complotto con tutto il suo seguito. -La gioia loro però fu di breve durata, perchè il Generale Heusch — il -regio Commissario straordinario per la Toscana: nientemeno! — appena ne -fu annunziata là scoperta gloriosa, dichiarò esplicitamente: _trattarsi -di un artifizio allo scopo di fuorviare il sereno corso della giustizia -e di danneggiare le persone nella lettera nominata_. - -Per credere alla serietà e realtà di una cospirazione i cui segreti -comunicavansi per mezzo delle _cartoline postali_, ci voleva tutta -la imbecillità e la malvagità della polizia italiana che aveva -prestato fede al proclama _firmatissimo_ di Petralia ed al _Trattato -di Bisacquino_. Ad onore del vero, però, deve avvertirsi subito, che -l’avvocato fiscale, a richiesta della difesa, nel processo Chiesi, -Romussi e Compagni, dichiarò di non volersi avvalere di un siffatto -documento: tanto, era sicuro della condanna degli accusati![33] - -Il Tribunale militare di Firenze chiuse bene la sua vita condannando -l’autore della cartolina _Speranza 333_ e di altri quattro analoghi -documenti, lo sciagurato Sciascia-Sicurelli. Ma di questo atto di -giustizia finale sentì rammarico la magistratura cosidetta civile; -ed a Piacenza, nel processo Verrazzani-Marchesi, condannò in base -ad una cartolina rassomigliante al documento _Speranza 333_ che _fu -letta e veduta_ da testimoni di accusa che l’ebbero in mano.... e non -la conservarono! La circostanza va notata perchè dà la misura della -illusione nutrita da coloro che credono tuttavia che la giustizia -sarebbe stata amministrata meglio dai magistrati ordinarî. - -Questi mezzi edificanti, presentati come prove contro le migliaia -di accusati che passarono dinanzi ai Tribunali militari, lasciano -l’adito a pensare che alla difesa in ogni caso sarà riuscito facile -la demolizione degli edifizi artificiosi dell’accusa. Il senatore -colonnello Siacci che aveva constatato la deficiente coltura giuridica -degli avvocati fiscali, causa prima di errori e di esagerazioni, con -rara opportunità aveva deplorato vivamente che tale deficienza sia -stata maggiore tra gli improvvisati difensori; di talchè il duello -tra l’accusa e la difesa avveniva quasi sempre ad armi disuguali -— cioè sleale.[34] Quando uno di questi difensori di ufficio, -onestamente, confessa la propria ignoranza e domanda un breve rinvio -per farsi chiarire, da persone competenti, un punto di diritto per lui -indecifrabile, i superiori non mancano di infliggergli una punizione -disciplinare[35]. I difensori intelligenti e coscienziosi, del resto, -venivano continuamente beffeggiati dall’avv. fiscale e redarguiti -in nome della disciplina dal Presidente in piena udienza. Così nel -Tribunale di Firenze pel processo pei tumulti di Riglione il tenente -Ercolani si azzardò a dire, che quel processo era stato ordito dai -preti. Il presidente si alza infuriato e lo redarguisce: «Così non -si va! Cotesti apprezzamenti se li tenga per sè. _Osserviamo la -disciplina_, se no rinvio il dibattimento; e allora guai a chi tocca!». - -_Incredibile dictu_: finiti i processi, fu punito coll’allontanamento -da Firenze l’avvocato fiscale Gavino Ricci perchè non era stato -abbastanza feroce! La misura era tanto punitiva che l’avvocato -fiscale Bargalossi, chiamato a sostituirlo, alla prima udienza si -disse _addolorato pel suo ingiusto allontanamento..._ (_Nazione_ del -5-6 ottobre). Del resto siamo arrivati a questo: che agli ufficiali -s’impone di _difendere_ gli accusati; ma non si lascia loro libertà di -difesa; e pare che agli stessi ufficiali le autorità politiche vogliano -proibire di dire la verità se chiamati come testimoni in un processo. -Parrebbe inverosimile se non fosse vero; ciò si rileva dal processo -Barbato e dall’inchiesta fatta contro il maggiore e il capitano di -fanteria, che deposero in favore dell’accusato! - -Meno male se davanti ai Tribunali militari, come presso tutti i -popoli civili, fosse stata sacra la difesa! Ma a questa furono imposti -limiti davvero inqualificabili e la si fece svolgere in condizioni, -che dovevano renderla assolutamente inefficace, inadeguata. Tale, a -mo’ d’esempio, doveva riescire quando ad un solo ufficialetto ignaro -del diritto e delle schermaglie procedurali, affidavasi la difesa -di dieci, di venti accusati; e per di più, si presentavano in blocco -requisitoria e difesa di molti processi in una volta. Così a Milano, si -raggrupparono sei processi — dal 41º al 46º in un giorno; ed altri sei -— dal 47º al 52º — se ne raggrupparono in un altro. - -Il povero ufficiale difensore quasi sempre si rimetteva in questi casi -alla clemenza del Tribunale segnalando la buona condotta e i buoni -precedenti dei suoi poveri clienti. Oh, se si correva nell’accusare e -nel condannare! si correva tanto, che l’avvocato fiscale in Milano, -sicuro del fatto suo, dichiarava inutile provare l’accusa.... Era -inutile l’accusa perchè era impossibile la difesa. - -Gli ostacoli, spesso insormontabili, si sollevano al punto di origine -dei documenti della difesa: il Prefetto di Ravenna, ad esempio, negasi, -contro legge, a legalizzarne uno che doveva servire alla difesa di -De Andreis. Del resto tutti i documenti possibili e immaginabili non -pesano nella bilancia dei Tribunali militari. - -Della libertà di difesa consentita agli accusati si avrà un idea da -questo breve dialogo avvenuto nel processo pei fatti di Pomigliano -d’Arco (Tribunale di Napoli): _Imputato_: Debbo dire mezza parola. -_Presidente_: Dite pure. _Imputato_: Domandate al Signor Brigadiere.... -_Presidente_: Oh! ne avete già dette cinque di parole... Basta! — E lo -fa sedere. Ancora. Nel processo dei ferrovieri di Napoli: _Imputato -Fortina_: Vorrei s’inscrivesse nel verbale questa circostanza.... -_Presidente_: Qui non state nella vostra _lega_, ma innanzi al -Tribunale di Guerra e basta che noi sentiamo; non occorre inserire nel -verbale. In quanto a verbali — afferma Walter Mocchi in un giornale di -Roma — gl’istruttori non si curano di fare firmare gl’interrogatori; ed -a domanda rispondevano: «Non importa; tanto ve la vedrete col Tribunale -il giorno dell’udienza!» - -L’ottimo colonnello Mondino, Presidente di uno dei due Tribunali di -Napoli, aveva dichiarato non occorrere verbale: _bastare che egli -sentisse_. Avrebbe potuto bastare realmente se egli e i giudici suoi -colleghi avessero sentito da tutte e due le orecchie. Disgraziatamente -per la giustizia e ancora di più per gl’imputati, i Presidenti dei -Tribunali di Guerra non sentivano che da una sola; sicchè la bilancia -non poteva che essere falsa perchè la lancia non poteva pendere -fatalmente che dal solo lato del piatto esistente, ch’era quello -dell’accusa. - -Lo dichiarano più volte ed esplicitamente i signori Presidenti dei -Tribunali di Guerra, con grave scandalo di coloro che dai medesimi -attendevansi giustizia spiccia e sollecita, perchè liberata dalle -formalità curialesche, ma giusta. Detti illustrissimi Presidenti -dichiarano che non volevano testimoni a difesa, o ne volevano pochi; -pochi o molti, del resto, soggiungevano che non avrebbero loro prestato -fede. - -Queste dichiarazioni fatte caso per caso, improvvise, nel calore -del dibattimento — se dibattimenti possono chiamarsi i monologhi -dell’accusa — senza consultare i membri del Tribunale, costituivano in -sè un’offesa alla dignità di questi ultimi ed erano contro la legge. Il -Presidente, come argutamente osservò il Mocchi[36], anticipava la legge -sul Giudice unico, e parafrasando il motto del Re Sole esclamava: _Il -Tribunale sono io!_ - -Non c’è dubbio su questa che sembrerebbe una enormità incredibile -se non fosse rigorosamente vera: il partito preso di impedire la -presentazione dei testimoni della difesa. Chi percorre i resoconti -dei Tribunali di Milano se ne può convincere; ed a Milano occorse il -caso più clamoroso della condanna iniqua di un imputato, che aveva -un omonimo, di cui non si vollero ascoltare i testimoni a difesa. -L’iniquità è stata documentata dallo stesso Avvocato fiscale, che sotto -l’aculeo del rimorso ha avanzato egli stesso la domanda di grazia al Re -in favore del povero condannato. - -Si capisce, però, la renitenza dei Presidenti a sentire i testimoni a -difesa: li credevano perfettamente inutili, perchè non degni di fede. - -Lasciamo apprendere al lettore la grave circostanza dal drammatico -resoconto dei dibattimenti. Siamo a Firenze nel processo pei tumulti di -Figline. Il tenente Thermes, a difesa del colono Nocentini, presenta -una lista di otto testimoni; non se ne ammette che uno. Il difensore -ci tiene al numero: _Presidente_: al numero e a qualche cos’altro.... -_Tenente Thermes_: Sta bene: ma se otto testimoni deponessero che il -Nocentini non si mosse del lavoro... _Presidente_: =Anche se fossero -cinquanta sarebbe lo stesso= (Mormorio). I carabinieri e le guardie -hanno deposto in modo da non lasciar dubbio, dando prova di possedere -una memoria assai lucida. _Tenente Thermes_: Eccezionalmente lucida... -_Presidente_: Qui non si tratta di far discussione. L’incidente -è esaurito. — E Nocentini è condannato. Lo stesso Presidente del -Tribunale di Firenze dichiara: _Si citano solamente i testimoni che -possono deporre su cose importanti!_ (Processo Guiducci e Teschi). - -A Napoli. Processo di Resina. _Presidente_: D’Antonio Maria, alzatevi. -Negate pure se volete: ma vi avverto che non crederò una parola di -quanto direte. — Processo di Giuliano. _Tenente Susanna_: Il mio difeso -ha citato quattro testimoni, che non sono presenti. _Presidente_: -oh! se lei lascia fare a quelli lì, faranno venire a testimoniare -tutta Giuliano! E fa comprendere che se tutta Giuliano venisse, non -servirebbe a scuotere l’edifizio dell’accusa.=Nello stesso processo. -_Un imputato_: Ma io tengo i testimoni... _Presidente_: Oh! per me -i vostri testimoni valgono zero. =Per me i testimoni buoni sono i -carabinieri e le guardie=. - -In quanto a Milano, i dialoghi hanno forma più garbata; ma il succo -è lo stesso ed è questo: il Presidente non accorda valore al numero -e alle qualità dei testimoni a difesa. Ne accorda tanto poco a tutta -la difesa, che a Filippo Turati preannunzia la condanna. E su questa -_inezia_ giuridica l’on. Barzilai ha presentato una interpellanza alla -Camera dei Deputati. I criterî del magistrato sulla utilità della -difesa appaiono nella loro ributtante nudità nella risposta che lo -stesso Presidente dette all’onorevole De Andreis: _Ma crede lei che il -tribunale sia disposto a prestar fede alle sue difese?_... - -Fermiamoci un istante sulla questione dei testimoni. Il difensore -tenente Ponti, nel 36º processo di Milano, con amarezza, che gli fa -onore, diceva: «Prima di terminare, noto che le risultanze dei vari -processi m’inducono a credere che è assai più facile il venir qui ad -accusare che a difendere. È noto: 1º che si ha tendenza a prestare -maggior fede a chi accusa che a chi difende; 2º che le classi meno -elevate dimostrano di possedere in misura ben ristretta quella qualità -che si chiama coraggio civile e che fa ritenere fra i più sacri doveri -quello di saper difendere a tempo e luogo il proprio simile, lasciando -a parte il timore di conseguenze spiacevoli». - -No, tenente Ponti! Non è il _coraggio civile_ che mancò alle classi -meno elevate. Egli è che i rappresentanti delle classi più elevate -resero assai pericoloso l’adempimento del proprio dovere. I testimoni -della difesa andavano incontro al pericolo di essere incriminati, — -e si arrestò il Sartori a Firenze perchè l’Avvocato Fiscale dichiarò -_essersi formato il convincimento ch’esso mentiva_ — mentre non -s’incriminarono mai i testimoni dell’accusa anche quando il mendacio -loro era lampante. E poi, a che pro’ esporsi a questi pericoli? -Anche quando in favore degli accusati vanno a deporre gli uomini che -occupano le più elevate e delicate posizioni sociali, il risultato -non muta: si nega a loro la fede, che si accorda intera alle guardie -di P. S., ai carabinieri, agli anonimi, alle spie reclutate nei più -bassi fondi sociali. Un’enorme quantità di testimoni appartenenti -alle classi dirigenti depone in Firenze in favore dell’Avv. Crosti; -e Crosti è condannato; il Comm. Pirelli depone in favore di Turati: -Turati è condannato. L’on. Colombo depone in favore di De Andreis: -De Andreis è condannato. Il capo del gabinetto del Questore di Napoli -depone in favore di Lamberto Sbarra: Sbarra è condannato. Il capitano -dei carabinieri che ha il servizio politico in Napoli depone in favore -di De Cicco: De Cicco è condannato. Il tenente colonnello comandante -l’arsenale di Castellammare di Stabia depone in favore di Scognamiglio: -e Scognamiglio viene condannato. Il Senatore colonnello Siani depone in -favore di Verniero: e Verniero viene condannato.... - -A che cosa possono servire i testimoni più degni di fede quando un -sostituto avvocato fiscale Ricci (processo dei socialisti di Monza, 30 -Giugno e 1 Luglio) dichiara che non sono attendibili i testimoni tutti, -tra i quali il =Sottoprefetto di Monza?= c’è di meglio: nell’udienza -del 1 Giugno a Firenze, un maresciallo dei carabinieri afferma e il -fornaio Beccani nega. E il Presidente: _non esito a credere piuttosto -al valoroso maresciallo, che al Beccani, ch’è un pusillanime!_ - -Non è tutto. Se mancano i testimoni della stessa accusa, non si -manda in libertà l’imputato, ma si rinvia il processo per supplemento -d’istruttoria sino a tanto che si riesce a condannarlo per un qualsiasi -plausibile motivo. Ciò accadde ad un Raffaele Esposito in Napoli. - -Con processi istruiti con metodi assolutamente incivili e nella -mancanza completa di una vera difesa, le probabilità in favore di -giudizi giusti rimanevano attaccate al filo sottilissimo delle qualità -personali dei giudici: dovevano supporsi in loro eccezionalmente -sviluppate l’intelligenza e l’equanimità. - -In generale, dello sviluppo intellettuale di un individuo si ha un -primo ed importante indizio nel tatto, nella garbatezza, nel sapere -rispettare quelle che sono le regole del galateo. Questo rispetto -imponevasi specialmente di fronte agli accusati, che presentavansi -innanzi ai Tribunali militari in così straziante inferiorità. - -Usare modi cortesi verso questi poveri inermi costretti a combattere -contro uomini ferrati, era un dovere più che una generosità; ma anche -ogni residuo di gentilezza venne meno nelle pubbliche udienze e la -brutalità della caserma si mise in evidenza in tutta la sua bruttura. -Si dice che delle invettive, dei sarcasmi inopportuni, ingenerosi, -adoperati dal colonnello Parvopassu nei primi dibattimenti davanti -il Tribunale militare, si scandalizzarono anche in alto e gli furono -rivolti consigli di temperanza. Ammansato egli arrivò al processo -De-Andreis-Turati, nel quale volle dar mostra di gentilezza col -rivolgere a Turati qualche complimento — _senza sarcasmo_ — egli stesso -fu costretto ad aggiungere — sapendo che non sarebbe stato creduto -sincero. Chi alla brutalità ed alle ingenerosità aggiunse i tratti -del buffone, fu il colonnello Mondino che credette poter passare alla -storia provocando indecentemente l’ilarità del pubblico nel distribuire -secoli di galera. - -Di lui ricostruì la ributtante _silhouette_ il Mocchi nell’articolo -cennato e credo doveroso non insistervi oltre; aggiungo soltanto, che -suscitò la nausea il Presidente del Tribunale di Milano quando tentò -vilipendere villanamente l’on. Maffi. E che dire di quel tenente -colonnello Giacosa che alla fine della udienza del 9 agosto, in -Firenze, consiglia gli accusati: _se vi vengono tra i piedi socialisti -e anarchici, mettete una mano nell’orologio e l’altra nel portamonete?_ - -In questi processi pei tumulti di Aprile e Maggio 1898 non occorreva -soltanto l’ordinaria sapienza giuridica; ma era indispensabile pure una -discreta conoscenza delle scienze politiche e sociali, senza la quale -non potevansi valutare al giusto i fatti e si dovevano scorgere dei -reati dove tra i popoli civili non se ne scorge traccia alcuna. Ora, -l’ignoranza dei giudici militari su questo si chiarì sbalorditoria ed -indusse il colonnello Parvopassu a chiedere all’Ing. Valsecchi cosa -s’intendesse dai socialisti per _conquista dei poteri pubblici_; a -Maffi imputava a delitto — eccitamento all’odio di classe — il parlare -di _sane e pratiche rivendicazioni del proletariato_; a Gustavo Chiesi -rimproverasi il discredito gettato sull’esercito colle sue critiche -della campagna d’Africa del 1887; e sempre si videro terribili reati -nelle frasi: _lotta di classe, leghe di resistenza_, ecc., ecc. - -Nel campo giuridico, l’ignoranza non era minore; e preferisco -attribuire ad ignoranza certi errori e certe contraddizioni, che -altrimenti si dovrebbero ascrivere a brutale malvagità. - -Egli è così che Romussi, Chiesi e altri giornalisti vengono condannati -come _complici_ nei fatti che procurarono devastazione e saccheggio, -mentre la stessa sentenza dichiara quei fatti essere avvenuti -indipendentemente dalla loro volontà. Per Valera, Koulichoff, ecc., -manca l’estremo delle pubblicità necessarie perchè ci sia il reato -imputato. Al gruppo dei giornalisti contumaci, che dovevano rispondere -dei reati contemplati negli art. 246 e 247 si regalarono sei mesi di -più di quelli che loro spettavano. A Pescetti si danno 10 anni, mentre -a Turati e De-Andreis, per un reato minore, se ne danno dodici. Rilevo -infine, che si distribuirono pene enormi per reati insussistenti ed -anzichè rilevarlo colla parola calda e dotta dei valorosi avvocati che -difesero i condannati in Cassazione mi piace farlo con quelle di un -modesto difensore militare. - -Il tenente Mazza, nell’udienza del 21 Giugno, in difesa di Valera -innanzi al Tribunale militare di Milano osserva: - -«Trovo scritto in un libro, compilato da una delle menti più eccelse -che onorano l’Italia (parlo dell’illustre Zanardelli e del suo Codice -Penale, che segnò il trionfo del senso morale e della sociologia) come: -«_Nessuno possa essere punito per un fatto che secondo la legge del -tempo in cui fu commesso, non costituiva reato_». (Articolo 2) - -«Ora, lo stato di assedio coi Tribunali di guerra, per quanto possa -modificare la procedura penale, per quanto accordi competenza a reati -anteriormente commessi, non potrà mai annullare il dispositivo di un -articolo di legge, facendo considerare reato un fatto che, secondo la -legge del tempo in cui fu commesso, reato non costituiva. - -«E che fatti ora incriminati, sia per articoli di giornali o discorsi -o conferenze pubbliche, non costituissero reato, lo prova con evidenza -l’aver liberamente concesso ai giornali di circolare senza sequestro, -il non aver mai spiccato contro i direttori, collaboratori, gerenti e -conferenzieri alcun mandato di arresto o di semplice comparizione. - -«Se i miei difesi avessero, come sostiene l’accusa, commesso delitti -contro i poteri dello Stato, o eccitato a commettere tali delitti, se -avessero pubblicamente istigato a delinquere, o fatto l’apologia d’un -reato, o incitato all’odio fra le classi sociali, certamente il potere -giudiziario sarebbe intervenuto per reprimere il reato coll’azione -penale. - -«Ora invece il Regio Procuratore mai intervenne contro i nostri difesi -e la stessa autorità di P. S., che con i suoi rapporti ha scoperto ora -tanto materiale di accusa, non ha mai provocato dal potere giudiziario -alcun provvedimento. - -«Cosa dice adunque codesto non intervento, se non che discorsi, -conferenze, sermoni ed articoli di giornali, che ora si vogliono -incriminare, non raggiunsero mai gli estremi del reato, e quindi non si -agì a termine di legge, perchè il fatto nel suo assieme non costituiva -reato?» - -E non basta condannare per i reati insussistenti; ma si condanna per -i reati che avrebbero potuto avvenire, nel processo dei socialisti del -Circolo di Chiusi — Firenze, udienza del 13 Giugno — si accusa l’Avv. -Crosti pei _disordini che si sarebbero verificati se il circolo non -fosse stato sciolto...._ - -Questo è di una evidenza sorprendente e si applica alle numerosa -categoria dei condannati giornalisti — da Chiesi, Romussi e Valera a -Menzione e De Cicco. - -La stessa sapienza giuridica fa condannare la povera Maria Marone -di Napoli a 12 anni di reclusione come _complice_ dello studente -Cupola, suo amante, che si seppe difendere da sè e che perciò venne -assolto![37] - -Questa ignoranza crassa può spiegare certe sentenze davvero draconiane: -7 anni ad una donna per essersi trovata a capo di una innocua -dimostrazione di donne; 100 anni di reclusione a 60 persone accusate -di avere incendiato un carrozzone di tram in Milano; 2 anni a chi -affrettossi a portare nei casotti i fucili abbandonati dalle guardie -daziarie di Resina — ebbe pure le lodi del Presidente! — 20, 22, 25 -e 30 mesi di reclusione a _quattro_ imputati di avere dato _una_ sola -bastonata ad un agente della forza pubblica in Casoria... - -Quattro anni di reclusione ebbe il Trinci per avere scagliato dei sassi -innocui in Firenze.... - -È chiaro: i Tribunali di guerra, in quanto a somministrazione di pene, -adottarono questa savia massima: _melius est abundare quam deficere!_ - -Ed abbondano anche contro il parere dell’accusa: a Firenze l’Avv. -Fiscale Gavino Ricci domandò sei mesi di detenzione contro Del Buono ed -un anno contro Ciotti; il Tribunale ne dette quattro anni e due mesi a -quest’ultimo, otto mesi al primo. - -Tanta severità viene compensata dalle imparzialità!.. Imparziali sempre -i giudici militari passano sopra alla parola del Re e condannano -gli amnistiati, i contumaci, i pazzi, gli ubbriachi. Sui reati del -borbonico Menzione passano sopra due amnistie e la pena scontata, ma -il Tribunale di guerra cancella tutto e condanna. I contumaci erano -stati risparmiati sotto Francesco Crispi, che non si lasciò smuovere -dallo scrupolo insolito pel rispetto alla legge da chi avvertivalo che -sfuggiva alla lontana una grossa preda: Cipriani (_Don Chisciotte_, -N. 208 del 1898); ma furono inesorabilmente condannati nell’anno di -grazia 1898. I pazzi furono ritenuti sempre irresponsabili; ma il -Tribunale militare di Milano scrive un nuovo capitolo di psichiatrica, -e pei fatti di Seregno condanna un Confalonieri il cui solo testimone -di accusa — il maresciallo dei carabinieri — lo dichiara pazzo; e -condanna Zoppini per avere gridato il _19 Maggio_ nel corso Vercelli: -_Viva il socialismo! Viva l’anarchia!_ La sola data del reato bastava -ad assodare lo squilibrio mentale; lo dichiararono irresponsabile -tre periti medici; ma Zoppini viene condannato, benchè sia stato -_diciannove volte_ al manicomio! - -Si può immaginare se trovarono grazia gli ubbriachi: un De Ambrogi -venne condannato per avere emesso non so qual grido sovversivo dopo -essere stato per sette ore continuo all’osteria... e per avere gridato: -_vorrei avere tanta..._ _carta_ _da dare fuoco a tutto il mondo!_ - -Pietà non si ha se non per coloro che nei processi del mezzogiorno -risultarono all’evidenza istigatori e promotori dei disordini per -gare municipali: nessuno di loro fu condannato. Erano cavalieri, -commendatori, uomini _d’ordine_, che a data ora davano la caccia ai -sovversivi e meritarono tutti i riguardi. Nessuno sospettò in questa -pietà l’influenza del pregiudizio o dell’interesse di classe! - -E se a Milano si condanna Don Albertario, trovano pietà i preti in -Firenze, dove vengono assolti tutti quelli del 25 giugno per accuse che -avrebbero procurato anni ed anni di reclusione ai socialisti. - -Con processi istruiti nel modo che abbiamo visto, senza difesa, coi -criteri, colla sapienza e colla imparzialità dei giudici che ci sono -noti: i Tribunali di Milano distribuirono anni 1390, mesi 3 e giorni -2 di reclusione; anni 90, mesi 1 e giorni 6 di detenzione; anni 307 -di sorveglianza e L. 33,952 di multa a 688 imputati — dei quali 17 -donne e molti minorenni. A Napoli vennero condannati 812 individui — -tra i quali molte donne e molti minorenni — a 624 anni, 11 mesi e 21 -giorni di reclusione e detenzione; 80 anni e 6 mesi di sorveglianza e -L. 50,927 di multa. Le condanne più gravi furono quelle del Tribunale -di Firenze pei fatti di Figline: un Pampoloni ebbe 27 anni di galera; -Fabbricanti e Giani 25, Musuai 24, Laperini, Borghesi e Gabrielli -22, Coloni 20, ecc., ecc.[38] Questa statistica è veramente paurosa e -fa temere che i Tribunali di guerra abbiano sparso copiosamente seme -di odio; ed è un giornale conservatore, cui non sfugge la realtà, a -pensare che le condanne degli uomini politici e dei giornalisti di -Milano ha avuto tutto il carattere di una _vendetta_, più che di un -severo atto di giustizia. (_Mattino_ 19 Agosto 1898). - -Se la vendetta e l’odio seminati possano produrre la pace o l’amore -non so; auguriamoci che l’avvenire sia migliore di quello intravvisto -e temuto. Per ora concludiamo col senatore e colonnello Siani: coi -Tribunali di guerra si sono avute condanne feroci; _feroci sino al -ridicolo!_ - -L’illegittimità dei Tribunali militari, le basi delle accuse, la -mancanza della difesa, l’ignoranza dei giudici — il tutto coronato da -questa _ferocia sino al ridicolo_ nelle pene, spiegano come e perchè -il movimento in favore dell’amnistia si accentui e divenga una valanga -irresistibile che schiaccierà coloro che vogliono arrestarla: valanga a -cui hanno portato il loro contributo tutti i partiti e tutte le classi -sociali. E si vuole l’amnistia, nel senso di giustizia riparatrice, -perchè nei condannati si riconoscono delle vittime, non dei delinquenti -— nè politici, nè comuni. Di grazia, di perdono hanno bisogno soltanto -i giudici. - - - - -X. - -LA CONDANNA DELLE IDEE - - -Avvenne dei processi svoltisi innanzi ai Tribunali Militari ciò ch’era -avvenuto pei tumulti: l’attenzione del pubblico concentrossi a Milano. - -Quasi tutte le udienze del Tribunale di guerra consacrate ai -tumultuanti di Maggio ebbero la loro speciale importanza in quanto che -somministrarono gli elementi migliori pel retto giudizio sull’indole -vera dei moti; la sintesi sui vari elementi, poi, si desume chiara -e completa dei due processi dei _giornalisti_ e dei _deputati_, come -vennero denominati. - -La qualità degli accusati e la natura dei reati che vennero loro -imputati spiegano il fenomeno e danno ragione del vivo interesse -col quale gl’italiani ne seguirono lo svolgimento. Allora venne in -discussione esplicitamente il _complotto_. - -È chiaro: se si fosse provato che le sommosse della primavera del -1898 furono la conseguenza della preesistente organizzazione e della -decisa determinazione di un partito per provocarli e riuscire ad una -rivoluzione, la gravità delle prime sarebbe stata enorme ed avrebbe -potuto giustificare sino ad un certo punto l’allarme delle classi -dirigenti e dei conservatori e l’azione spiegata dai governo. Ma la -dimostrazione mancò completamente. - -Nei moti del mezzogiorno non si tentò neppure di accennare alla -esistenza di un complotto, tanto essi furono improvvisi, disordinati, -apolitici. Se ne parla in Toscana. Ma a Firenze dove avrebbe dovuto -farsi più palese, il complotto fu escluso quando più la paura spingeva -alle esagerazioni, anche sincere, dall’organo massimo dei conservatori: -dalla Nazione. L’importanza e la natura reale dei tumulti, quando -più viva era l’impressione dai medesimi suscitata, può dedursi dai -seguenti brani, che tolgo da quel giornale: «Dopo il giorno 6 Maggio, -non una mosca venne molestata; nessun disordine fu segnalato dentro -le mura cittadine; _e nemmeno nel giorno sei nessun disordine sarebbe -accaduto... se si fosse operato in altro modo... Questi fatti dolorosi -non si sarebbero certo prodotti se, mentre si era esagerato l’allarme -con la ingiunzione di chiudere le botteghe e dopo aver fatto uscire -la truppa, quando meno ve n’era bisogno, non si fosse abbandonata la -Piazza Vittorio Emanuele, lasciando rinchiusi, poco lontani, interi -battaglioni di truppa_». - -Così la _Nazione_ del giorno 7 Maggio, che rincalzava il 9: «_Il -panico fu superiore ai fatti avvenuti_. Giornali esteri e, sopratutto -i giornali di certe regioni, che hanno interesse a far concorrenza a -Firenze, diffondono le notizie più esagerate. — _Ed è obbligo delle -autorità il farle smentire_». - -Ci fu tanto il complotto, che l’avvocato Fiscale, per i caporioni -arrestati a Firenze, chiese il massimo di un anno[39]. - -E nel processo di Figline, che fu seguito, come sappiamo, dalle -più severe condanne, la stessa sentenza ammette l’influenza della -propaganda dei partiti sovversivi, ma esclude l’associazione a -delinquere ed il complotto. - -Per Milano, siccome nei tumulti escludevasi l’azione determinante del -disagio economico, così potè sorgere spontaneo e sincero il sospetto -della cospirazione e dei motivi politici tanto nella stampa locale -quanto in quella del resto del regno. Il sospetto divenne certezza per -gli organi conservatori e reazionari. - -Il _Corriere della Sera_, in prima pagina, all’indomani dei fatti del -7 scriveva: «La questione del pane è passata in seconda linea, anzi -qui non vi fu mai. Essa servì di pretesto agli _organizzatori dei -disordini_ per ispingere giovani incoscienti, operai mal consigliati, -donne, ragazzi ad eccessi che a Milano non si sarebbero mai creduti -possibili». Meglio informato e più equanime, il cronista in seconda -pagina spiega e corregge, ed augurandosi che i rivoltosi dalle misure -prese vengano distolti da nuovi pazzi tentativi, soggiunge: «Ce lo fa -sperare _la mancanza di direzione e di organizzazione nella sommossa_. -I conflitti avvenuti ieri non indicano da parte dei tumultuanti, -_nessun disegno prestabilito. Le barricate furono improvvisate senza -un concetto tattico e furono abbandonate_ =senza essere difese=. Salvo -pochi revolvers, =non si videro armi da fuoco= _in possesso degli -assalitori_(?). _Nè si videro materie esplosive. Le colluttazioni -avvennero alla spicciolata.... Non si nominano capi che dirigono la -sommossa. Non si vedono proclami che diano una direttiva al movimento._ -=Non si ode un grido che abbia un significato qualunque e che accenni -ad una meta=». (N. 125). - -Questa la verità che non teme smentita. C’è voluto tutto l’accecamento -partigiano della _Perseveranza_ per affermare: «Il movimento del 7 ebbe -un carattere rivoluzionario spiccato. La sommossa scoppiò in varî punti -della città simultaneamente. _I fatti si svolsero facendo credere_ -=ad un grandioso piano prestabilito di rivoluzione, di saccheggio, di -devastazione=». (Numero del giorno 8 Maggio). E il giorno 9 insiste -accusando i repubblicani come autori principali, che trascinarono -i socialisti. E la stolta accusa ripete il giorno 12 — quando erano -noti tutti i dettagli, quando essa stessa sentivasi umiliata della -_breccia dei Cappuccini_! — parlando dell’accordo dei repubblicani -cogli anarchici, coll’imbeccata che i rivoltosi ricevevano dalla vicina -Svizzera, in cui _risiedeva la mente direttrice_(?), _lo stato maggiore -del partito_(?), del complotto ordito dai repubblicani e secondato dai -socialisti senza entusiasmo, della distribuzione di rivoltelle fatta -dai repubblicani, ecc., ecc. E tutte queste menzogne le dava come -=notizie precise= _ricevute da fonte attendibile circa la preparazione -e l’organizzazione della rivolta_, =che troveranno la conferma nelle -risultanze del procedimento penale....=[40]. - -In questa criminosa aberrazione, la _Perseveranza_ ebbe complici la -Questura e l’accusa. L’identità assoluta del linguaggio autorizza -ad ammettere che gli articoli del giornale conservatore, i rapporti -del Questore Minozzi e degli altri delegati, gli atti di accusa le -requisitorie degli Avvocati fiscali e il rapporto Bava Beccaris abbiano -la stessa origine. A tutti le risultanze del procedimento penale -inflissero la più clamorosa smentita, la più vergognosa umiliazione. -Il Tribunale di guerra, infatti, escluse esplicitamente il complotto in -entrambi i processi. - -E per quanto quei giudici si siano mostrati sempre ingiustificatamente -severi, il complotto non avrebbero potuto ammetterlo senza coprirsi di -disonore. Non potevano e non dovevano prestar fede al complotto di casa -Ceretti; non a quello presso la redazione dell’_Italia del Popolo_ — -dove sedeva il Comitato _pro-repubblica_ che comprendeva il monarchico -Valentini; — non all’antico accordo tra repubblicani, socialisti e -anarchici, smentito da una serie interminabile di lotte e il cui solo -sospetto avrebbe fatto ritornare anti-socialista Edmondo De Amicis. Nè -potevano prendere sul serio la bandiera... di _carta_ dell’_anarchico_ -Callegari sulla quale era scritto... _Evviva la repubblica!_ - -Meno ancora le contraddizioni di un disgraziato Avvocato fiscale -Torre, che pei fatti del 6 Maggio, mentre afferma l’_organizzazione di -un vero e proprio moto rivoluzionario_, negli accusati non trova che -_fannulloni, i quali si sono messi nella dimostrazione per fare del -chiasso_: fannulloni ai quali fa regalare sette anni di reclusione! - -È innegabile: il Tribunale di guerra, escludendo il complotto, più che -fare atto di giustizia, provvide alla propria dignità[41]. - -Sfumato questo umoristico complotto, che non ebbe capi, armi, -programma, nè bandiera, e mancata completamente la dimostrazione della -partecipazione ai tumulti dei giornalisti e dei deputati, non si riesce -assolutamente a comprendere per quale titolo essi vennero condannati. - -I motivi della condanna sfuggono ad ogni ricerca; ond’è che l’onor. -Barzilai afferma essere entrato nell’aula dei Tribunali di guerra -il simbolismo ibseniano, che fa scorgere in Turati, in De Andreis, -negli altri accusati, dei simboli, delle personificazioni dei partiti -ribelli. Altri chiama _metaforici_ i reati attribuiti agli accusati e -_allegorici_ i processi; nei quali, con fantasia ariostesca, ai verbi -_parlare, dire, scrivere, professare_... accompagnati ora da una ed ora -da un’altra espressione avverbiale, _come parlare con sarcasmo, parlare -in modo sospetto, professare apertamente delle idee, scrivere articoli -sui giornali_ — si attribuisce una speciale efficienza criminosa, quasi -che le parole si possano tramutare in _bombe_, i discorsi in _tumulti_, -le idee e gli articoli in _corpi armati_, ecc.! - -Si sa, però, che non furono allegoriche o metaforiche le condanne! - -È bene aggiungere — e lo rilevò l’Impallomeni nel ricorso in Cassazione -— che per Turati, oltre la _capacità a delinquere_ — non quella di -Chauvet — riconosciuta in tutti e tramutata con un giuoco di bussolotti -in _reato commesso_, come notò il Barzilai, c’era qualche cosa di più -concreto, che accennava ad un fatto: egli il giorno sei _raccomandò la -calma_ in modo non giudicato ortodosso; e parlò coll’avvocato Cavalla -in modo da _potere_ essere sentito dai rivoltosi.... - -Ben gli stia la condanna! Perchè andare ad esporre la vita per -raccomandare la calma? Se qualche parola non fu ortodossa però, -il Tribunale riconobbe che le intenzioni erano corrette: disse -esplicitamente, infatti, _che i capi socialisti e repubblicani, i -tumulti non li volevano_. - -Non insistendo più oltre su queste sentenze del Tribunale di Milano, i -cui considerando Barzilai li chiama degni della Papuasia, e smettendo -ogni ironia, si può riassumere l’opera tutta di questa magistratura -eccezionale, non consentita dallo Statuto, in questo giudizio: essa non -ebbe che uno scopo: la persecuzione e la condanna del pensiero, delle -idee, della legittima e pacifica propaganda. - -Che sia stato questo il fermissimo proponimento dei Tribunali Militari -appare chiaro, lampante dalla motivazione della sentenza contro i -giornalisti: «l’opera di Chiesi e di Romussi, repubblicano il primo e -radicale il secondo, _nella quale si mantennero sino alla soppressione -dei loro giornali_, costituisce il fatto =materiale=(?) diretto a -suscitare la guerra civile, _sebbene ciò non fosse in quel momenti -da essi desiderato e sia avvenuto per causa indipendente dalla loro -volontà_».[42] - -I motivi generici e specifici di responsabilità di Turati e di De -Andreis sono identici: s’imputano all’uno gli articoli del 1896, -l’_Inno dei lavoratori_, ecc.; e all’altro le opinioni repubblicane, -la costituzione di circoli e i discorsi repubblicani... La prova -delle prove, infine, la ritrovano nelle parole, _interpretate_ -loiolescamente, che Turati e De Andreis pronunziarono imprudentemente, -— quando il loro animo era abbeverato di amarezza, quando -l’indignazione avrebbe eccitato gli uomini più miti e più teneri delle -istituzioni! — alla presenza di un ufficiale e di un avvocato Cavalla, -che si fece un merito nel denunziarle. - -Questa persecuzione e condanna del pensiero, delle idee, della -propaganda pacifica ch’era negli intendimenti dei Tribunali di guerra, -armonizza perfettamente colla corrente psicologica degli avvocati -fiscali e delle Regie questure. Queste ultime trovarono un’aggravante -nella stessa temperanza del _Secolo_; perchè con questa temperanza, -disse un testimonio poliziotto, riusciva meglio a fare breccia negli -animi[43] mentre il Tribunale non può menar buona a Don Albertario la -_fine ironia_ adoperata nei suoi articoli.... - -In una _nota_ precedente e in altre pagine furono rilevate le accuse -sbalorditone scagliate dalle questure del regno agli imputati, nelle -quali si parla sempre di _opuscoli_, di _discorsi_ sovversivi — mai -incriminati per lo passato — più specificatamente si rimprovera al De -Cicco in Napoli di ricevere e leggere riviste e giornali repubblicani -e socialisti; nei certificati rilasciati dalle autorità si rileva -spesso la morale buona, ma _cattiva la condotta politica_; l’avvocato -fiscale recede dell’accusa contro Zavattari _benchè_ repubblicano; il -rapporto della questura per Valera confessa che non fu _possibile aver -dati positivi per credere che esso abbia preso parte attiva ai tumulti_ -(pag. 217) ma viene condannato lo stesso per le sue opinioni. Ma perchè -cercare elementi ed indizi per assodare questa determinata e voluta -persecuzione contro il pensiero? - -È il colonnello Parvopassu, che — sapendo di non avere _fatti_ a -disposizione per condannare — in uno scatto imprudente, volto a Turati -esclama; _le vostre idee sono criminose!_ - -Tanto criminose, che non gli consente quella libertà di esporle che -il Tribunale Militare di Palermo concesse nel 1894 a De Felice e -Barbato... - -Chi può negare il progresso compiuto in quattro anni? In Italia non si -cammina, si galoppa sulla via della reazione... - -Dichiarare criminose le idee; processare il pensiero; condannare -la pacifica e legittima propaganda...! Ma per impedire tutto ciò -che ritenevasi mostruoso, per acquistare la libertà delle idee, del -pensiero, della propaganda, migliaia di martiri lasciarono la testa -sul patibolo o gemettero per anni ed anni nelle galere del Piemonte, -dell’Austria, del Papa, del Borbone: per conquistare tanta libertà, -l’Italia fece cento insurrezioni e parecchie sanguinose rivoluzioni che -costarono la vita a migliaia dei suoi figli! - -Il gretto e prosaico materialismo contemporaneo risponde a queste -evocazioni liriche con una sdegnosa scrollatina di spalle indicante -il nessun conto in cui devono tenersi questi ricordi oramai troppo -antichi, stantii. - -Ebbene, questa incoercibilità del pensiero, questa legittimità della -propaganda delle idee hanno in favore la parola indiscutibilmente -autorevole di un contemporaneo: di Giuseppe Zanardelli, in nome del cui -Codice Penale si processa e si condanna[44]. - -Se Zanardelli appare un dottrinario liberale, si rievochi la memoria di -un conservatore autoritario, quella di Silvio Spaventa, che non solo la -libertà delle idee voleva piena ed intera, ma anche quella di riunione -e di associazione[45]. - -Ad ogni modo confortiamoci. Contro le aberrazioni di Tribunali, i -cui giudici educati nella caserma ignorano il diritto, la storia, la -politica, la scienza sociale, c’è il correttivo: c’è la suprema Corte -di Cassazione di Roma — la cittadella del diritto, la magistratura -_istituita per mantenere la esatta osservanza delle leggi_[46]. - -Vero è che il supremo magistrato nel 1894 dette uno strappo allo -articolo dell’ordinamento giudiziario, che assegnavale l’altissima -funzione di mantenere la esatta osservanza delle leggi, rinunziando -a conoscere delle illegalità dello Stato di assedio e dei Tribunali -Militari; ma si poteva vivere sicuri che le sentenze dei Tribunali -militari, che colpirono le idee, le opinioni, la propaganda pacifica -sarebbero state annullate e avrebbero condotto alla liberazione dei -cittadini ingiustamente condannati. Ci si poteva contare, perchè -la Cassazione nel 1894 — nelle cause Fiorenza e Molinari — aveva -proclamato costituire violazione di competenza, sindacabile in -Cassazione: - -I. il qualificare _eccitamento alla guerra civile_ un semplice -danneggiamento, un tumulto, ecc. - -II. il qualificare come _fatti diretti ad eccitare la guerra civile_ le -semplici conferenze, le lettere, gli articoli di giornali, ecc. - -III. il ritenere in _rapporto immediato di causalità_ con gli -avvenimenti, che provocarono lo stato di assedio, le conferenze -(tenute anteriormente ad essi) nelle quali non si uscì dal campo -degli incitamenti a semplici parole ed in cui non si presero accordi o -determinazioni per compiere i fatti criminosi poi consumati. - -Non è chiaro che colle massime riconosciute dalla Cassazione nel 1894 -la condanna dei giornalisti e dei deputati nel 1898 è ingiusta e sarà -cassata? È chiaro come la luce del sole; ma non è utile nel momento -storico che attraversiamo e la Cassazione mettendosi in armonia coi -tempi e cogli uomini che ci governano, ripudia le massime solennemente -promulgate e conferma la sentenza contro la libertà del pensiero e -contro la legittimità della propaganda[47]. Da questa minima _capitis -diminutio_ alla massima che si ebbe nel 1894, la decollazione della -giustizia è compiuta![48] - -Commentando quest’ultima sentenza della Suprema Corte di Cassazione di -Roma, un giornale amaramente conclude: - -«A noi pare che i giudici della Corte abbiano fatto opera meritevole di -elogio per parte d’ogni buon patriota. Essi hanno conferito valore al -concetto unitario». - -«L’unità politica fu conseguita nel 70. - -«L’unità morale è posteriore; è dovuta a uomini di grande pregio, non -ultimi il Depretis, il Crispi e il Rudinì; i settentrionali passarono -ai meridionali il contagio delle speculazioni; questi insegnarono a -quelli il modo di reprimere con energia (_vulgo_ violenza) i tumulti -delle folle: per questa via si ebbe l’unità. Ora si aggiunge, terza, -l’unità della giustizia. - -«Alcuni (i sobillatori non mancano mai) andavano bucinando che, oltre -la giustizia militare, una ve ne fosse, detta, non si sa perchè, -civile. Tentavano portare una divisione nel campo della giustizia: una -specie di lotta di classe con annesso eccitamento, ecc., ecc. - -«Ma i giudici della Corte suprema, con pensiero altamente patriottico, -han voluto significare con la sentenza d’oggi che la giustizia in -Italia è unica ed uniforme. Gli antichi dettaron la massima: _cedant -arma togae_; massima da baggei; noi siam gente moderna, e noi non ci -sappiam figurare la giustizia se non armata di spada. - -«Concludendo, l’Italia ora può dirsi compiuta. Ha l’unità politica, -l’unità morale e l’unità giuridico-militare. Non è ancor perfetta -l’unità tributaria, troppe essendo le disuguaglianze tra cittadino -e cittadino: ma per la perequazione della miseria sta provvedendo -alacremente l’agente delle tasse». - -In questa conclusione sull’unità giuridico-militare raggiunta, c’è da -fare una correzione: essa non data dal 1898; pur troppo e più antica! - -Le pietre miliari della decadenza della Magistratura cosidetta civile -sono innumerevoli: dal processo Lobbia al processo Tanlongo; dalla -impunità assicurata ai grandi ladri delle ferrovie a quella accordata -agli assassini di Frezzi, di Donati, di Castellano, di Siculiana. -Questa magistratura _civile_, che non ebbe viscere per trovare un -responsabile della catastrofe della miniera Virdilio-Mintinella e per -assegnare un misero compenso alle desolate famiglie degli ottanta -minatori che vi lasciarono la vita; questa magistratura, che non -trova modo di colpire i ministri delinquenti; questa magistratura -che _delicatamente_ avverte prima delle perquisizioni da fare se -i presunti rei.... sono monarchici[49] — oh! questa magistratura -_civile_, e sopratutto umana, trova tutta la sua energia e tutta la sua -severità per processare e punire i disgraziati, che rubarono per fame: -essa processa e condanna in Torino Margherita Giustetto per essersi -_impossessata, per trarne profitto, di un chilogramma di frumento del -valore di_ =centesimi venti...= processa e condanna in Roma _un ragazzo -a quattro mesi di reclusione per avere rubato quattro grappoli di -uva!_[50] - -Questa magistratura _civile_ ha voluto mostrarsi all’_altezza_ della -giustizia militare; perciò essa, che in un momento di _aberrazione_ -aveva assolto in Tribunale Barbato, lo condanna nella Corte di Appello -di Palermo. E perchè da un estremo all’altro del Regno l’_unità_ -sia completa e incrollabile, la Corte di Appello di Milano respinge -il ricorso dei contumaci facendo fare un passo tanto gigantesco al -giure, da espellerlo dalle aule sacre alla giustizia affermando «che -le sentenze essendo state pronunziate per =esempio= non possono venire -modificate!» - -E dicano gl’italiani se non è santa l’indignazione del deputato -Lucchini, =membro della Cassazione di Roma=, che vede la magistratura -compromessa in _uffici più o meno politici e_ =polizieschi= e che nei -giudizi in discorso scorge _la rovina della legge, delle istituzioni e -dei principî di ordine e di autorità_. Della libertà non parla perchè, -egli dice, non conta più nulla![51] - -Non pel desiderio di chiudere questa dolorosa narrazione con delle -frasi sensazionali, per amore di rettoricume da cui rifuggo, adunque, -ma perchè le parole del poeta corrispondono rigorosamente alla realtà -dei fatti, torno a ripetere con Rapisardi che «passa terribile per la -notte» la giustizia, di cui sghignazza la turba; e passa la giustizia - - «C’ha il cervel nella borsa e l’anima nell’epa, - Che al boia dice: salve; ed al povero: crepa; - Ch’erto sul banco traffica l’opra, le forze, il sangue, - L’onor d’una cenciosa plebe che stenta e langue, - E scannando se stessa i suoi tiranni impolpa, - D’un formicaio umano, cui la miseria è colpa. - La sventura destino, il lamento delitto, - Un patibol la vita ove Dio l’ha conflitto, - L’error pane dell’anima, un tranello l’inferno - La speranza una frode, la giustizia uno scorno...» - -Il poeta si rinfranca perchè sente imminente l’arrivo di un’altra -giustizia che vince, passa, impugnando la scure di acciaio, squassando -la face - - «E dal sommo d’un monte, dritta in faccia all’aurora - Grida con bronzea voce di mille tuoni: È l’ora![52] - -È l’ora? Lo pensa, lo spera forse, il vate; e bisogna lasciargli questa -illusione. - - - - -XI. - -LE CAUSE ECONOMICHE DEI TUMULTI - - -I giudici più benevoli dei governanti italiani, i cittadini che non -sono complici o comunque interessati nella repressione, riconoscono -che nell’ultima, ancor prima che si tramutasse in confessata reazione, -vi fu eccesso di difesa. Pochi hanno formulato questa colpa del -governo italiano con tanta precisione quanto l’on. Galimberti, la cui -opinione non è sospetta perchè anche lui è uomo di ordine come vogliono -essere chiamati i nostri monarchici. Egli, trattando della _vera -responsabilità_, riconosce che essa sta nell’eccesso della repressione -— specialmente a Milano, dove fu adoperato il cannone contro gli -inermi. «Contro gl’inermi il cannone! egli continua. Ecco la colpa -di tutti i governi deboli, francesi e spagnuoli, da che si dettero le -costituzioni: aver adoperato le armi da fuoco contro gl’inermi... Chi -si è assimilato la vita inglese, sa molto bene che le dimostrazioni -in Inghilterra assumono proporzioni maggiori che da noi. Si dicono e -rimangono infatti dimostrazioni pacifiche solo perchè il governo si -guarda bene dal provocare la rivoluzione adoperando le armi da fuoco. -Esagerare i movimenti popolari, cambiare le dimostrazioni in tumulti, -per mezzo di agenti provocatori, e i tumulti in rivoluzioni per mezzo -di cannonate contro castelli in aria, è anche rivelazione d’insipienza -politica». - -Così scrive saviamente e onestamente un ex sottosegretario di Stato e -non c’è da aggiungere che questo corollario: chi commette un eccesso -di difesa è colpevole in diritto privato e merita una condanna — anche -lieve. Non può essere diversamente in politica, dove dal diritto -privato, male a proposito, è stato trasportato il principio della -legittima difesa[53]. In Italia, nell’anno 1898 — in altri tempi le -cose procedevano diversamente: lo vedremo — ai colpevoli anzichè pena -toccò in sorte l’apoteosi: l’abbiamo visto. Di più: gli strumenti -principali dell’eccesso di difesa, i militari, furono chiamati a -giudicare le vittime! - -Era possibile, era umano supporre, che essi sarebbero stati imparziali -nella causa propria? - -Intanto, per assurda ipotesi, si conceda che non ci sia stata -sproporzione tra i tumulti e la repressione; che non ci sia stato -l’eccesso di difesa esplicitamente ammesso dal Galimberti. Accettata -questa ipotesi, sorge il dovere di un’altra disanima: perchè -gl’italiani si abbandonarono alla sommossa? - -In nome del diritto della difesa dello Stato si può ammettere che i -rivoltosi, i tumultuanti siano anche impiccati; ma più che nel nome -della giustizia, in quello della sapienza politica e della vera ragione -di Stato, bisogna ricercare quali furono le cause che spinsero i -cittadini al tumulto, o alla rivolta. - -Questa indispensabile ricerca causale ha doppio interesse: 1.º assegna -la vera responsabilità — massime in coloro, che col loro mal governo -resero fatale la ribellione; 2.º provvede per lo avvenire: uomini -veramente di Stato, infatti, non si contenteranno del ristabilimento -momentaneo dell’ordine materiale, ma penseranno ad eliminare le -cause che provocarono i tumulti, affinchè questi non si riproducano -a scadenza più o meno lontana. Poichè, come ha riconosciuto un -pubblicista dei più devoti alle istituzioni, «le cause delle ribellioni -non sono mai negli uomini, ma nelle _cose_; e ogni provvedimento, -giudiziario o di polizia, contro gli uomini, non serve a nulla, finchè -le cose restino dopo, quali erano prima degli avvenimenti» (RASTIGNAC). - -La causa occasionale degli ultimi dolorosi avvenimenti è nota: il -rincaro fortissimo del prezzo del pane. Questo fenomeno, però, non fu -che la scintilla, la quale dette fuoco alle mine preparate e pronte. - -La causa occasionale, del resto, in sè e da per sè era bastevole a -produrre i più gravi perturbamenti; poichè il caro del pane fu davvero -straordinario: arrivò a 54 centesimi il chilogramma a Soresina; da 50 a -60 in Napoli. L’efficienza di questo prezzo elevatissimo del principale -alimento degli italiani — alimento quasi esclusivo nelle masse -del mezzogiorno — potrà valutarsi al giusto ponendo mente a queste -circostanze: 1.º salari bassi; 2.º disoccupazione prevalente; 3.º -consumo del pane scarsissimo, anche prima del suo rincaro. Nel 1895 il -consumo giornaliero del grano era in Italia di grammi 330 per abitante, -mentre elevavasi a grammi 533 in Francia[54]. Figuriamoci se non si -doveva trattare di vera fame nel 1898 quando il prezzo del pane venne -raddoppiato! - -Ma se il pane divenne carissimo in Italia, perchè prendersela col -governo e coi municipi? Le folle furono guidate dall’intuito, che non -le ingannò: le imposte dirette ed indirette di ogni genere che governo -e municipi fanno gravare su di un quintale di pane, rappresentano il -42,85% del suo prezzo totale. (FIORETTI). - -Nè si dica che questo abbandonarsi ai tumulti ed alle sommosse per -il prezzo e per la scarsezza del pane, cui si riduce nella sua più -semplice e genuina espressione il disagio economico, sia propria -caratteristica degli italiani: i famosi anglo-sassoni subiscono la -stessa influenza ed agiscono alla stessa guisa degli italiani quando -stanno male economicamente. Uno dei protagonisti del _cartismo_, -lo Stephens, diceva che il movimento non fu solo politico, ma fu -sopratutto una _quistione di forchetta e coltello_. E più di recente, -celebrandosi il 60.º anniversario del regno di Vittoria, un altro -scrittore constatava: «John Bull al verde è il più persistente dei -malcontenti e svolge principi politici — ma sempre con un occhio volto -agli affari futuri. Ma quando è sazio di carne e di birra, ha poche -idee e la sua soddisfazione è completa.»[55]. - -Altri, riferendosi a questi avvenimenti del 1898 esclusivi dell’Italia, -giustamente osserva: il nostro paese è assai sciagurato, è il solo in -cui fenomeni economici comuni a tutta Europa abbiano una ripercussione -così terribile; altrove, mali come questi si sopportano e si tollerano: -da noi divengono insopportabili e intollerabili e provocano alla -disperazione. Una crisi economica genera subito qui una grande miseria -e la miseria genera un movimento tumultuario e folle che lungi dal -diminuire il male, lo fa più acuto e lo aggrava di mille doppi; quale -speranza di posare, di respirare, di risorgere possono nutrire regioni -intere in cui la vita normale, il lavoro, i commerci sono sospesi?» - -Così il Deputato Oliva nel _Corriere della Sera_ (1898 N. 122). -Poteva aggiungere che tumulti per il pane non ce ne furono — almeno -nelle proporzioni dell’Italia — nemmeno nei paesi, nei quali, sotto -la pressione del forte rincarimento del prezzo dei cereali, i governi -rifiutaronsi ad abolire, anche temporaneamente, il dazio doganale sui -medesimi. - -La ragione per cui una crisi economica comune a tutta l’Europa produce -soltanto in Italia effetti che non produce altrove, è chiara, evidente -e nota da alcuni anni: da noi questa crisi rappresenta la goccia, -che fa traboccare il liquido dal vaso; non è una vera crisi, ma la -fortissima riacutizzazione di una grave malattia cronica preesistente. - -Di una condizione economica morbosa della Italia veramente eccezionale -si conoscono da tempo gl’indici diretti ed indiretti — analfabetismo, -delinquenza, contrazione di consumi, espropriazioni per inadempiuto -pagamento d’imposte, emigrazione, ecc., ecc. — e fu cecità dei nostri -uomini di governo e delle nostre classi dirigenti il non avere tenuto -conto degli ammonimenti severi ed inesorabili, che venivano fuori da -tutte le pubblicazioni statistiche ufficiali del Comm. Bodio e dei loro -illustratori. - -Non c’era bisogno di attendere i tumulti di Sicilia del 1893-94, -nè quelli del resto d’Italia, per prevedere che ogni ulteriore -aggravamento del disagio economico esistente — ogni altro accidente -che presso popoli in condizioni normali sarebbe passato inosservato, -fra noi avrebbe prodotto conseguenze gravi, che all’osservatore -superficiale sarebbero sembrate sproporzionate alle cause[56]. - -I fatti recenti — tumulti di Sicilia, dei Castelli romani, ecc. — -aprivano gli occhi anche ai ciechi; figuriamoci a coloro che avevano -scienza e coscienza delle vere condizioni economiche dell’Italia! - -Egli è così che un conservatore liberale vero e sincero, quale -il Marchese De Viti De Marco, nell’Ottobre 1897 spiegava col -generale malessere economico quei fenomeni. E l’eminente professore -dell’Università di Roma soggiungeva: «La politica del governo va in -cerca dei _sobillatori_; invece è dessa che crea i pericoli.»[57] - -La miseria dei lavoratori era trovata eccessiva e tale da non trovare -riscontro in Europa se non in Irlanda, sin da quando Stefano Iacini -— quale sobillatore! — scriveva il prezioso _Proemio all’Inchiesta -agraria_. D’allora ad oggi la situazione, specialmente pei contadini, è -peggiorata. - -Quale si era ridotta la situazione giova conoscerlo dalla confessione -consacrata in un documento ufficiale ancora più prezioso del _Proemio_ -di Iacini. Eccolo: «Il progressivo e costante aumento dell’emigrazione -che in un decennio ascende all’altissima cifra di 2,391,139, come si -rileva dal prospetto qui unito desunto dall’annuario statistico del -1895, la permanenza delle cause che ingenerano le manifestazioni di -questo fenomeno sociale, e cioè il malessere profondo che affligge -l’economia nazionale, la depressione generale dell’agricoltura e -dell’industria, dovuta a ragioni di concorrenza mondiale e alla -mancanza di capitali disponibili a miti condizioni per l’insufficienza -del risparmio nazionale, la miseria dolorosa di alcune popolazioni -agricole, la sovrabbondanza di lavoratori avventizi ognor crescente -di fronte allo estendersi dei latifondi, alla soppressione dei grandi -lavori pubblici, l’aumento stesso troppo rapido della popolazione -povera, sono fatti di così grave importanza etico-sociale, che esigono -la più alta e profonda considerazione da parte del governo.» - -Chi è dunque quest’altro pericoloso anarchico, meritevole del domicilio -coatto, che denigra l’Italia in faccia al mondo? L’on. Di Rudinì! -Col brano sopra riportato, comincia, infatti, la relazione al disegno -di legge: _Costituzione dei Comuni rurali e delle borgate autonome_, -presentato alla Camera dei Deputati nella seduta del 13 Aprile 1897.... - -Potrei centuplicare le citazioni delle previsioni e dei giudizî -analoghi al precedente, se non temessi di annoiare; ma non so -resistere alla tentazione di riprodurre un brano di un discorso -ispirato pronunziato da Giustino Fortunato in mezzo alla religiosa -attenzione della Camera: «Io sono stato lungamente l’autunno scorso, -diceva il rappresentante della Basilicata, in un angolo remoto del -nostro Appennino, ove ho molto guardato intorno, molto osservato, -molto ascoltato in tutte le classi sociali; ci sono tornato durante il -periodo elettorale, e a me corre l’obbligo di dirvi _che noi dormiamo -sopra un vulcano!_ I lavoratori della terra nell’Italia meridionale, -_che nulla sanno di repubblica, nè di socialismo_ non hanno bisogno -di essere agitati dalla propaganda dei partiti estremi _perchè essi -sono già abbastanza agitati e sospinti alla disperazione per conto -loro_; i lavoratori della terra tacciono laggiù, perchè credono di -essere ancora deboli, ancora impotenti contro un ordine politico, la -cui funzione principale è quella dell’esattore, la cui organizzazione -tributaria rasenta il regime della confisca. _Ma c’è nell’aria qualche -cosa di quell’afa che annunzia e precede gli uragani, qualcosa, non -so, come una tempesta sorda di odii e di rancori, che non può, a quanti -aborrono, come io ne abborro, dalla violenza e dalla lotta di classe, -non farci paventare e prevenire il pericolo. Il_ =disagio economico=; -_questa è la vera debolezza d’Italia; questa la sola forza dei suoi -nemici_. E la scienza politica non è così miseramente superba, che -debba, io credo, non solo rifiutare gli avvertimenti, ma sdegnare -financo gli avvisi»[58]. - -Nelle parole di Giustino Fortunato che furono materialmente ascoltate -con attenzione ed anche con emozione, c’è qualche cosa di fatidico; -ma le parole non si tradussero in quella forza affettiva, che conduce -all’azione; ed ebbero egual sorte di quelle pronunziate da me il 31 -Gennaio 1893 all’indomani della strage di Caltavuturo. - -Il discorso del Deputato di Melfi è del Maggio 1897, quando non era -sopraggiunta e non era prevedibile la crisi eccezionale del pane, -quando non erano scoppiati i moti dei Castelli Romani e meno ancora -erano alle viste quelli delle Marche (Ancona, Sinigaglia, Macerata, -ecc.); ma non c’era bisogno di questi ultimi svegliarini per sentire -ch’era tempo ed era dovere di cittadino e di politico il dare il grido -di allarme, perchè la condizione generale, che andavasi maturando da un -pezzo era evidentemente disastrosa. - -La visione chiara di tale situazione non l’avevano soltanto gli -studiosi solitari, che hanno agio di ricercare i dettagli e l’insieme -ad una volta, ma s’imponeva anche agli uomini di governo ai quali -spesso, per voler guardare lontano e nel complesso, sfugge la -percezione esatta della realtà e non si accorgono delle piccole -magagne, che, talora all’improvviso, fanno scoppiare una caldaia e con -essa tutta la macchina dello Stato. - -Per citarne pochi ed autorevoli, ricorderò che ebbe questa percezione -esatta della realtà Ruggero Bonghi — un ex ministro di _destra_ — -che nel monito famoso dato al _principe_ avvertiva: «Il pericolo -di offendere le istituzioni attuali in Italia è maggiore che in -Inghilterra perchè l’Italia è messa insieme appena da un terzo di -secolo, malamente cementata, vanamente inquieta, conquassata da -dolori di ogni sorta, ma tutti pungenti, economicamente disagiata, -finanziariamente squilibrata, incerta in tutte le istituzioni sue -civili e sociali, incalzata dal disavanzo, ed esitante o divisa tra -il mantenere alleanze che le pesano o scioglierle con pericolo di -essere minacciata da altre parti. E questo forse è peggio: _che ciò -che altrove è effetto di ricchezza mal distribuita_, =qui è effetto di -miseria ugualmente distribuita=.»[59]. - -Da Bonghi a Saracco, dalla _destra_ alla _sinistra_, da un temperamento -e da una origine tanto diversa nell’uno e nell’altro, il salto è -grande; ma a quattro anni di distanza, il secondo riesce alla esplicita -conferma del giudizio del primo; e vi riesce con una dimostrazione che -si può risparmiare ai lettori, perchè viene magnificamente riassunta -nel titolo dell’articolo: _Siamo poveri o non siamo?_[60] - -Lo stesso Saracco, immemore di essere stato compagno al governo di -Francesco Crispi che colle sue follie militari era stato causa precipua -del dissesto finanziario dello Stato ed economico della nazione, in -una critica mordace delle illusioni e dell’ottimismo di Luigi Luzzati -sul _fondo di sgravio_, dopo aver detto che le _leggi in Italia si -fanno per ingannare il prossimo_, riesciva a questa conclusione ultra -sobillatrice: «Che dire della serietà di queste promesse, innanzi ad -un programma che le mette tutte bravamente a dormire? Non sarà ancora -il _protesto_, ma sarà per lo meno la _moratoria_, che precede il -_fallimento_. Ora i popoli sono pazienti, ma non sopportano a lungo di -essere ingannati»[61]. - -Certamente questo è un linguaggio che se fosse venuto da un -repubblicano o da un socialista, sarebbe stato ritenuto un eccitamento, -una preparazione alla ribellione; ma, ripeto, esso corrisponde -alle verità. Va notato altresì, che la condizione del bilancio, se -direttamente riguarda lo Stato, rimane un indice eloquente della -condizione economica della nazione: l’instabilità o il _deficit_ -dell’uno rispecchia la corrispondente situazione dell’altra[62]. - -Alle illusioni sul bilancio dello Stato fanno riscontro quelle del -risparmio nazionale, che dà luogo a tante volate liriche, basate -esclusivamente sull’aumento dei depositi delle Casse di risparmio -ordinarie e postali. Su questi aumenti in generale deve osservarsi, -che sono un fenomeno naturale derivante dall’aumento parallelo della -popolazione e dello spirito di previdenza che comincia a penetrare da -per tutto e induce molti a collocare a tenui interessi quel peculietto -che prima tenevano nascosto nel fondo di una cassetta; nonchè della -sfiducia crescente in altri istituti ed in altri impieghi. Infatti -l’aumento nelle casse di risparmio ordinarie in lire 277 milioni dal -1886 al 1896 e di lire 205 milioni in quelle postali dal 1886 al 1894 -ha la sua dolorosa contro partita nella diminuzione di lire 514 milioni -di altre Banche e società di credito dall’anno 1886 al 1894 per alcune -e 1895 per altre[63]. - -I calcoli e le previsioni degli uomini di governo, colla piccineria -reale o immaginaria della nostra vita politica, si possono supporre -suggeriti da quel pessimismo che viene dalla nostalgia del potere, -quando se ne è lontani. Se così fosse, potremmo contentarcene; ma pur -troppo ci sono i dati statistici obbiettivi che vengano dal Bodio o -dal Mulhall, riescono alla stessa conclusione: alla miseria nostra -assoluta, umiliante, messa al confronto colla ricchezza di altre -nazioni. Egli è così che il Prof. Federico Flora — un avversario deciso -del socialismo — poggiandosi sui dati del Bodio e capitalizzando i 54 -miliardi di ricchezza totale della Italia al 5% assegna un reddito -medio per ogni famiglia di lire 350 all’anno: _reddito buono a -lasciarci morire di fame_, egli soggiunge[64]. - -Questa dolorosa condizione economica si connette intimamente — in -gran parte sta con essa in relazione di causa ed effetto — col regime -tributario italiano, che pare fatto apposta per assottigliare lo scarso -reddito, per impedire la formazione di capitale riproduttivo, per -iscoraggiare le industrie nuove. Un rapido sguardo al nostro meccanismo -finanziario ed alla sua funzione, tradotti in poche cifre, vale più di -molti lunghi discorsi e di qualunque elegante dimostrazione[65]. - - =Ricchezza privata= =Per capo= - - Quinquennio 1873-77 Miliardi 42,2 L. 1507 - » 1888-92 » 54 » 1768 - Aumento 28% 17% - - =Spese pubbliche= =Per capo= - - Quinquennio 1873-77 Milioni 1133 L. 40 - » 1888-92 » 1626 » 52 - Aumento 40% 30% - -In Inghilterra il rapporto tra la spesa e la ricchezza è di 1/77; in -Francia di 1/68; in Italia di =1/32=. E più chiaramente: supponendo una -ricchezza di L. 10,000 sulla medesima un inglese pagherebbe L. 130, un -francese L. 147, un italiano L. =307=. (FLORA). - -A più amare riflessioni dà luogo la ripartizione del prodotto delle -imposte: la spesa. - -Nel bilancio del 1895-96 figuravano: - - Spese per debito pubblico Milioni 685 il 42,5 % - » militari » 443 » 27,5 % - » di riscossione » 160 » 10 % - » per servizi civili » 318 » 20 % - -Si apprende in questa guisa che le spese improduttive rappresentano -l’80%; mentre per le produttive non resta che il 20% (FLORA). Se si -pensa che nelle spese dei servizi civili ci sono quelli che rendono -— ad esempio poste e telegrafi — si scorgerà che la quota reale -della spesa pei servizi civili è inferiore a quella sopra indicata; -che era del 33% nel 1862. Evidente dunque il continuo peggioramento -sotto questo aspetto: la contrazione delle spese pei servizi civili — -specialmente nei lavori pubblici — spiega il crescente fenomeno della -disoccupazione. (CONIGLIANI). - -Ma su chi pesano maggiormente le imposte che alimentano le spese -pubbliche così malamente ripartite? Ecco il lato più doloroso della -questione. Le cifre confermano la sintesi esposta altra volta dall’on. -Giolitti, e cioè: che in Italia c’è una progressione tributaria al -rovescio. Infatti sui 1361 milioni, che rendono i tributi — imposte sui -terreni, sui fabbricati, sugli affari, consumi e lotto — 731 milioni -pesano sui meno abbienti e sulle classi lavoratrici (FLORA) ond’è che -rimangono completamente giustificati questi giudizii manifestati da due -eminenti economisti appartenenti a due scuole diverse: «È cominciato -un moto di reazione generale contro un _sistema tributario selvaggio_. -Tutti gli interessi antagonistici delle classi dirigenti si rimettono -di accordo quando si tratta di scaricare sulla massa dei consumatori -una valanga di balzelli incivili e per affidare ai _pezzenti_ il -patriottico compito di tenere in pareggio il bilancio». (DE VITI DE -MARCO). La disonestà, pari soltanto alla impreveggenza delle classi -dirigenti, rese addirittura intollerabile la condizione delle classi -lavoratrici. «Nei Comuni si può, sotto l’egida delle leggi, col -beneplacito dell’autorità tutoria, dare ascolto alle clientele locali, -alle coalizioni di vergognosi interessi aggravando la mano sui più -deboli contribuenti,» (CONIGLIANI)[66]. L’iniquità tributaria così è -completa: comincia per conto dei Comuni e si completa per conto dello -Stato. - -Ma vi sono sofferenze e sofferenze; variano per la intensità da una -classe all’altra, dall’una all’altra regione. - -Dove sono stabilite delle industrie importanti e che rivestono il -carattere della moderna grande industria, non si può negare una -relativa prosperità non ostante la _intransigenza_ e la _pedanteria -del fisco_, stigmatizzata fieramente da un ex ministro del Tesoro, -che spesse volte la costringe ad emigrare[67]. Ma le miserie -incommensurabili si riscontrano nelle regioni agricole; perchè il fisco -italiano pare che abbia preso di mira specialmente l’agricoltura: con -questa c’è la morte. I dettagli di questa persecuzione del fisco contro -l’agricoltura sono scandolosi; ma qui basta ricordare i termini estremi -di questo esoso e pazzesco fiscalismo. Mentre la terra tra tributi -erariali e locali, paga il 16 per cento in Francia, il 15 in Germania, -dal 13 al 20 in Inghilterra, in Italia le imposte assorbono dal =30= al -=50= per cento del reddito prediale (FLORA). In conseguenza di questo -brutale sistema l’Italia vince il _record_ nelle espropriazioni per -causa d’imposta: ci furono _sessantaquattromila_ vendite d’immobili -rustici ed urbani dal 1 gennaio 1884 al 31 dicembre 1895, cioè 567 -espropriazioni per ogni 100 mila abitanti e per ogni 3000 proprietari. -Il 18,90% dei proprietari è stato espropriato! Queste cifre divengono -più imponenti quando si considera: 1.º che nel 1895 il 76 per cento -dei beni espropriati rimase aggiudicato al demanio, perchè non -trovò acquirenti; 2.º che nel 62,49 per cento dei casi il prezzo di -aggiudicazione dello immobile espropriato fu inferiore a 50 lire. Sono -cose orribili e vergognose, esclama il Fioretti[68]. - -E lo stesso Fioretti saviamente osserva che più iniqua dell’imposta -fondiaria riesce l’imposta agraria di ricchezza mobile sopratutto, -perchè nelle campagne e nei piccoli centri nulla sfugge all’occhio -linceo del Fisco, mentre nelle grandi città si può fortunatamente -calcolare che almeno il 50 per cento del reddito tassabile sfugge -all’imposta. È questa una fortuna singolare, egli soggiunge; se -fosse altrimenti, la vita economica dell’Italia sarebbe materialmente -strozzata da un giorno all’altro[69]. - -Con ciò rimane dimostrato che l’antica affermazione del De Laveleye -sul collettivismo fiscale non è una immagine rettorica, ma una -rigorosa realtà, che induce il Flora e il Fioretti a riconoscere che -il vero nemico della proprietà privata in Italia è lo Stato e non il -collettivismo; il primo fa fatti; il secondo semina idee; il Fisco -rappresenta un pericolo presente; il collettivismo un pericolo futuro e -assai remoto[70]. - -Le maggiori sofferenze dell’agricoltura e delle classi agricole dicono -di primo acchito che il disagio economico dev’essere di gran lunga -superiore nel mezzogiorno d’Italia e nelle sue due maggiori isole. -Questo disagio maggiore vi è sottolineato: 1.º dalla più numerosa -emigrazione delle classi agricole; 2.º dai minori consumi; 3.º dal -maggiore numero di espropriazioni; 4.º dalla enorme sproporzione -nello accumolo dei risparmi. E mi fermo a questi soli quattro indici -diretti della condizione economica[71]. Essi bastano ad assodare -irrefragabilmente la miseria squallida del mezzogiorno prevalentemente -agricolo e la relativa agiatezza del settentrione prevalentemente -industriale; o dove, almeno l’industria è tanto prospera che rimargina -le ferite sanguinanti dell’agricoltura[72]. - -Queste diversità di condizioni economiche spiega tutta la fenomenologia -sociale diversa tra il settentrione e il mezzogiorno e dà la ragione -dei tumulti più frequenti, che si deplorano nella bassa Italia, sebbene -non vi esistano nè socialisti almeno organizzati come partito — nè -propagande socialiste e meno ancora repubblicane[73]. - -È la miseria maggiore, che spinge per fame ai tumulti; e la miseria -è determinata da un sistema tributario la cui rapacità supera quella -deplorata da Salviano; quella descritta da Vauban nella sua _Dime -Royal_ sotto l’_Ancien régime._ Nessuno si meraviglia più che siffatte -cause in Francia abbiano dato come risultato la grande rivoluzione -dell’89; c’è da meravigliarsi come non lo abbiano dato altrove. Lo -daranno in Italia, se non si muterà strada. Di ciò cominciano ad essere -convinti anche i conservatori. - -Un conservatore dei più convinti qual’è il Fioretti, nel mezzogiorno -riconosce che gli ultimi moti sono stati l’espressione della profonda -crisi economica che travaglia la patria nostra; e la crisi alla sua -volta è determinata unicamente dalla enormità del nostro sistema -tributario. Di che, in teoria, pare che siano anche convinti i -conservatori lombardi. - -La _Costituzionale_ di Milano, il 7 giugno 1898, votò un ordine -del giorno in cui invocava la _sollecita restaurazione degli ordini -economici ed amministrativi del paese affine di scemare il disagio che -lo affligge_. - -L’on. Colombo in altra riunione della stessa associazione (17 maggio) -disse _disastrosissime le nostre condizioni economiche_. Non fu meno -severo l’onorevole Prinetti, parlando al _Circolo Popolare_ (20 -Maggio), verso il Fisco e verso il nostro sistema tributario; ivi -e allora un Socio dello stesso circolo, l’Albasini Scrosati, disse -_profonda la miseria del paese_. Si commossero anche i giovincelli -dell’Associazione monarchica fra gli studenti che trovarono non solo -soverchiamente fiscale il nostro sistema tributario, ma anche gravante -in modo sproporzionato sulle classi meno abbienti[74]. - -Mi sono fermato sui giudizi dei conservatori lombardi con particolarità -perchè essi sono stati e sono i più rabbiosi nell’invocare ferro, fuoco -e galera contro i _sovversivi_; essi, perciò, erano i più interessati -nel diminuire l’importanza delle cause vere dei tumulti. Pure -l’evidenza si è imposta anche a loro e li ha costretti a confessioni -che suonano condanna severa dei loro metodi di governo; metodi di -governo che si riassumono nella esclamazione brutale, ma vera di Don -Albertario. «Ah! canaglie, voi date piombo ai miseri che avete affamato -e poi vi lanciate contro i clericali!»[75]. - -Concludo. Ci furono altri e veri responsabili degli ultimi tumulti; -coloro che li prepararono e li resero fatali: i governanti e le classi -dirigenti[76]. Chi pensa che quei tumulti potevano essere evitati; -chi pensa che non si ripeteranno se si continuerà nei vecchi metodi -di governo ignora la storia. La grande sobillatrice è stata e sarà la -fame; e in Italia il padre premuroso delle sobillatrice è il Fisco. - -Ma i tumultuanti, si domanda, colla violenza migliorarono forse -la loro sorte? A questa domanda si può rispondere colla esperienza -politico-sociale; tutte le grande riforme economico-sociali, anche -nella stessa Inghilterra, furono precedute e provocate da tumulti -e da violenze. Il poco che si è ottenuto in Sicilia si deve alla -insurrezione del 1866 e ai tumulti del 1893; il poco che si è ottenuto -in Italia — alleviamento prima, ora abolizione del dazio comunale sulle -farine, la sospensione del dazio governativo sui cereali — si deve -ai tumulti del 1898! Così non dovrebbe essere; ma così è! I tumulti, -perciò, nuociono alle vittime; giovano alle collettività. - -A chi biasima e condanna la violenza, che anche io biasimo e condanno, -ritorcendo l’argomento si può chiedere: forse furono permesse le -dimostrazioni pacifiche? forse i ministri non dissero ricca l’Italia e -capace di sopportare nuove imposte? forse la dimostrata irrefragabile -miseria indusse il governo a far senno? - -E poi: sotto gli stimoli della fame si pretende che gli uomini -ragionino! Ma ragionarono mai le folle impulsive? e perchè avrebbero -dovuto ragionare in Italia, dove in quarant’anni nulla si fece per -elevarne la cultura intellettuale e morale? - - - - -XII. - -LE CAUSE POLITICHE E MORALI - - -Ebbi occasione di avvertirlo: i tumulti, appena risalgono dal -mezzogiorno verso il nord e si ripetono a Milano, avviene un -perturbamento profondo nell’animo e nella mente dei monarchici tutti. -Essi non sanno o non vogliono rendersene ragione e mutano linguaggio -e dopo essersi confessati rei, perchè autori del malgoverno fatto -dall’Italia per quarant’anni, si fanno accusatori degli avversari -politici, alla cui propaganda sovversiva attribuiscono in Milano ciò -che in tutto il resto della penisola avevano attribuito all’azione -della collettività governante. - -Spiegano e giustificano — spesso in buona fede — il mutamento -dell’attitudine colle condizioni economiche di Milano: non intendono -che Milano ricca e prospera possa abbandonarsi a quelle sommosse, che -altrove scoppiarono improvvisamente per fame. - -Questo mutamento, che — è bene ripeterlo — non sempre è suggerito -dalla mala fede, più che ignoranza della storia e della scienza -politica, indica l’accecamento, cui tutti andiamo soggetti di fronte -a certi avvenimenti che ci scuotono profondamente e ci producono un -risveglio doloroso. La paura, il dispetto, la sorpresa, allora riescono -all’amnesia più o meno completa; pare che subiamo un improvviso tuffo -nel fiume Lete e così dimentichiamo ciò che la storia di tutti i tempi -e di tutti i paesi, a qualunque grado di civiltà, ci ha insegnato; e -il suo insegnamento chiaro e costante è questo: tumulti, sommosse, -insurrezioni, rivoluzioni spesso non traggono origine immediata -da cause economiche; e tumulti sommosse e risurrezioni precedono -e preparano quasi sempre le rivoluzioni. Sicchè governi e classi -dirigenti, che hanno interesse ad impedire le rivoluzioni, nei tumulti -dovrebbero scorgere degli avvertimenti salutari. - -Riguardo all’etiologia di questi perturbamenti politico-sociali, -senza voler fare dell’ecletismo comodo, ma per semplice ossequio -alle realtà, ci si deve tener lontani tanto dalle esagerazioni del -Loria, che nei medesimi sempre scorge il _substratum_ economico se -non l’azione diretta ed immediata delle cause economiche; quanto delle -altre di Lombroso, che soverchiamente riduce l’influenza del fattore -economico contraddicendo alle teorie del determinismo economico.[77] -La verità è che i vari fattori sociali — economici, politici, morali, -intellettuali, ecc. — alternano la loro azione nella determinazione dei -perturbamenti politici di vario grado; e che tutti, poi, essendo tra -loro intimamente connessi, non riesce agevole scinderli ed assegnare a -ciascuno di essi l’efficienza precisa ed esclusiva. - -Queste considerazioni si applicano a rigore di termini ai tumulti -di Milano; i quali inducono a ricercare se nella _capitale morale_ -d’Italia, in mancanza delle cause economiche, non avessero potuto agire -le cause politiche e morali. - -La ricerca sulle condizioni politiche e morali del regno va preceduta -da qualche osservazione che ha speciale importanza tra noi. - -L’influenza delle condizioni politiche e morali, alcuni, a torto, -vorrebbero deriderla e metterla in cattiva luce sotto il nome -d’idealismo politico; certo è che tutti, anche i derisori, s’inchinano -riverenti verso le manifestazioni di questo idealismo, quando si -constatano in casa altrui o si riferiscono a tempi remoti. Così tutti -leggono ammirando ciò che Louis Blanc scrisse nella sua magnifica -_Storia dei dieci anni_ sulle cause essenzialmente politiche e morali, -che determinarono in Francia le due rivoluzioni del 1830 e del 1848. -Giuseppe Zanardelli, con parola elevata ed opportuna, nella Camera dei -Deputati, onde stigmatizzare le violazioni dello Statuto perpretate -da Crispi nel 1895 ricordò, per lodarla, la resistenza del Parlamento -e del popolo francese agli arbitri di Carlo X e del suo ministro -Polignac, resistenza che doveva fatalmente condurre alle barricate -di Luglio. Ed è caratteristico, che le barricate di Febbraio 1848 in -Parigi ebbero a pretesto la proibizione dei banchetti elettorali, in -risposta sdegnosa al materialismo volgare di Guizot, che da Lisieux -aveva gridato ai francesi: _arricchitevi!_ quasi a distorli da ogni -preoccupazione di ordine politico e morale. - -Non basta. Quanto più le rivoluzioni sembrano sottrarsi alla -influenza delle cause economiche, dei disprezzati impulsi partiti -dalle contrazioni dello stomaco, tanto più esse vennero esaltate e -glorificate da poeti e da storici, da romanzieri e da politici come la -espressione ideale dei più nobili sentimenti umani. Questa esaltazione -per oltre cinquant’anni formò specialmente tutta la educazione politica -e intellettuale degli italiani; e ad essa consacrarono le forze i -migliori ingegni del paese, che fecero fiere campagne contro coloro -che, immemori delle origini e delle vicende dello Stato italiano, i -precedenti rivoluzionarî, con tutti gli annessi martiri ed eroismi, -non tennero abbastanza in onore. Chi lo crederebbe? Anche oggi alcuni -contro i socialisti non sanno scagliare altra accusa se non quella di -sacrificare tutto al culto della materia! - -«Se una suggestione più vicina ha potuto favorire l’irreparabile -esplosione di malcontento, scrive il Ciccotti, lo si può e deve cercare -altrove che non nella propaganda socialista. - -«I fasti della rivoluzione borghese italiana rigurgitano di congiure, -di rivolte, di resistenze continue e violente: e il trionfo di quel -movimento rivoluzionario ha portato all’apoteosi di tutti questi -episodi. - -«In ogni città d’Italia si trovano lapidi e monumenti eretti per -glorificare quei fatti. Lo stesso regicidio è glorificato nella persona -di Agesilao Milano, e una forma di attentato, che in altri casi destò -tanta indignazione, ha avuto anch’esso il battesimo della gloria -nei nomi di Monti e Tognetti, cantati da poeti di grido (Carducci), -raccomandati all’ammirazione dei venturi perfino su mura di pubblici -edifici. - -Il cinquantesimo anniversario del 1848 ha riportato quest’anno, in -folla, la rievocazione e il riconoscimento ufficiale del diritto di -rivolta. - -«Già, parecchi anni addietro, il re aveva contribuito all’erezione di -un monumento a Giuseppe Mazzini, condannato a morte un tempo sotto la -monarchia[78]. - -«Quest’anno le barricate del quarantotto sono state commemorate, -festeggiate, ribenedette, in adunanze ufficiali da senatori e -conservatori di ogni calibro. - -«Un senatore, già ministro e vice presidente del Consiglio superiore -dell’istruzione, ha pubblicato con accompagnamento di parole laudative -e pietose in una rivista le memorie dell’ex deputato Polti dei Bianchi, -che organizzò il moto abortito del 6 febbraio 1853: e quella congiura -segreta si proponeva — come lo stesso Polti dice — di pugnalare -all’impensata sulle vie i soldati austriaci, di sterminarli con bombe, -di fomentare la diserzione e i tradimenti nella loro fila»[79]. - -Nulla c’è adunque di più illogico in Italia quanto il biasimo inflitto -dalle attuali classi dirigenti a coloro che cercano nella violenza la -soluzione dei problemi politico-sociali, la via per porre termine ai -tormenti che subiscono. Si risponde dai rivoluzionari antichi, chiamati -volgarmente _quarantottisti_, che bisogna sempre saper distinguere; -ed è giusto infatti, che respingendo l’assoluto, si esamini se le -condizioni che giustificarono la rivoluzione contro gli antichi regimi -sussistano ancora per ispiegare i moti contro l’attuale. È l’esame cui -si procederà ora. - -Ci è nota la condizione economica degli italiani odierni; la quale -certamente non è peggiore di quella di cinquant’anni or sono, ma è -più avvertita e resa più penosa dai cresciuti bisogni da soddisfare, -dai contatti più frequenti tra classi e classi, tra popoli e popoli -che suscitano maggior numero di desideri e che accrescono l’invidia e -l’aspirazione al meglio, che sono le grandi molle di ogni progresso. -L’istruzione maggiormente diffusa dà più chiara coscienza dei torti -che si subiscono e delle iniquità sociali esistenti e lo stesso senso -morale più evoluto spinge a proteste ed a tentativi per eliminare le -più stridenti ingiustizie. - -Il criterio relativo, adunque, che s’invoca per le opportune -descriminazioni tra rivoluzioni e rivoluzioni, induce a ritenere che -psicologicamente oggi la rivoluzione dovrebbe essere più facile e più -giustificata. - -Ciò dal lato economico. Il risultato non è diverso procedendo alle -constatazioni delle condizioni politiche e morali. - -C’è un punto in cui la condizione economica stessa è il prodotto della -vita e delle condizioni politiche. La pressione tributaria schiacciante -ch’è tanta parte della miseria italiana è filiata dalla pessima -politica e dall’amministrazione ora pazza, ora disonesta. Le inchieste, -che rimontano se non erro, al 1865, assodarono tale sperpero del -pubblico denaro, che sarebbe stato sufficiente a gettare il discredito -e la diffidenza sullo Stato, che lo permise o meglio che ne fu l’autore -principale. - -Il carattere generale precipuo della politica italiana nei suoi -rapporti colla finanza fu il difetto assoluto di coordinazione della -politica all’economia, della spesa alla ricchezza razionale; sul quale -non è uopo insistere perchè venne lumeggiato dai teorici dell’economia -— ultimi Pareto Flora e Conigliani — e dai politici non sospetti per -idee sovversive da Carmine e Colombo risalendo al marchese Alfieri -di Sostegno, a Stefano Iacini, che primo tale politica combattè come -megalomaniaca. - -Questa politica disastrosa ha i suoi capisaldi: le pensioni, le -ferrovie, le spese militari. Le pensioni sono divenute un cancro -roditore; rappresentano oltre ottanta milioni all’anno nel bilancio; -e crescono dando luogo a scandali grossi e piccini — sia che si -riferiscono a cittadini che se la pappano nel fiore degli anni; sia che -si accumulino indebitamente su di una stessa persona. - -Conseguenze più gravi sul bilancio ebbero le costruzioni ferroviarie. -I molti miliardi che costarono furono causa d’ira e di sdegno, più -che di critica obbiettivamente economica, tra gli economisti della -scuola ortodossa — e sopratutto da parte del Pareto e del De Viti; -spesso si dimenticò, però, che le spese ferroviarie che gravano sul -bilancio dello Stato, furono causa di risveglio e di prosperità per -la nazione. Il compenso vale la pena di essere messo in evidenza; -nè può dimenticarsi che la configurazione geografica dell’Italia -è tale che necessariamente rende poco remunerative alcune linee — -sempre indispensabili per debito di giustizia distributiva — le quali -però danno il loro contributo per rendere proficue le altre. Dove -la critica si appunta bene e mai abbastanza severa è nella quantità -della spesa e nei modi per procurarsi i mezzi per farla. Fra tanti, un -discorso parlamentare dell’on. Rava, dimostrò che coi metodi adoperati -dai finanzieri italiani per ferrovie e per altre spese si assunsero -prestiti che ci fanno pagare l’interesse su 100 mentre s’incassò poco -più di 50! - -Come si siano spesi i quattrini che lo Stato ottenne a condizioni di -minorenne che fa cambiali a _babbo morto_, si apprenderà da queste -poche cifre: il preventivo della Novara-Pino da 20 milioni salì a -44: della succursale dei Giovi dai 21 ai 78: della Cuneo-Ventimiglia -da 38 a 91; della Faenza-Firenze da 40 a 77; della Parma Spezia da -46 a 119... La litania potrebbe continuare e i commenti potrebbero -essere più pepati ricordando che alcune di queste linee non sono -ancora complete. Queste cifre dicono che le nostre ferrovie avrebbero -potuto costare un terzo di meno se _onestamente_ costruite; e che la -spesa avrebbe potuto ridursi ulteriormente, se alla medesima si fosse -provveduto con intelligenza e prudenza. Non la spesa ferroviaria in -sè, dunque, va condannata — perchè se anche sproporzionata produsse e -produce del bene — ma il modo dello spendere. - -La spesa militare sorpassa di gran lungo quella ferroviaria e con -minori risultati: gli _otto_ e più _miliardi_ assorbiti dall’esercito -e dalla marina dal 1871 al 1897 hanno lasciato indifeso lo Stato e -non gli hanno procurato nemmeno il conforto illusorio della gloria: -esercito e marina non possono ricordare che Custoza, Lissa e Abba -Carima — tre date, che rendono acutissimo il dolore della miseria -economica prodotta dalla loro preparazione; dolore che non può essere -lenito in alcun modo dalle _vittorie_ ottenute contro i contadini -inermi di Sicilia e di Molinella, contro gli operai del pari inermi di -Molinella o di Milano![80] - -Era il Generale La Marmora, poi, che raccomandava di respingere i -consigli di coloro che credono o fanno credere che all’Italia non deve -bastare la sua indipendenza e la sua libertà e vanno predicando ch’essa -ha bisogno di _gloria militare_, perchè essi sono _scellerati_ e più -che scellerati, _assurdi_.... (_De Viti De Marco_). - -Questa enorme sproporzione tra la potenzialità economica della Nazione, -la spesa militare e i risultati suoi fu messa in evidenza centinaia -di volte da scrittori ed oratori d’ogni colore; ma per ragioni facili -ad intendersi mi piace soltanto di far menzione del Jacini, del -Carmine, del Colombo — autentici ed eminenti conservatori lombardi; -l’ultimo, con coerenza che altamente l’onora, due volte abbandonò il -ministero del tesoro perchè si volle continuare nelle follie militari -connesse alla _triplice alleanza_, aggravate dalle follie coloniali. -Affinchè, poi, non si dica che la grettezza e la micromania del Colombo -non possono essere adottate a criteri direttivi della politica di -una grande nazione — stigmatizzata a varie riprese da sinceri amici -dell’Italia nuova, quali Gladstone, De-Laceluy, Castelar, soccorre -opportuno il giudizio di chi fu compagno di ministero del megalomane -tipico: Crispi. - -Nel cennato articolo — _Siamo poveri o non siamo?_ — l’on. Saracco -scriveva: «non possiamo sovra tutto non dobbiamo dimenticare questo -vero, che _qualunque svolgimento di militare potenza che uno Stato -intende fare per il mantenimento della sua preponderanza politica, -affinchè non risulti precario ed artificiale, deve essere in armonia -colle forze economiche della nazione_». - -La citazione non potrebbe essere più opportuna nel momento in cui si -parla _di 500 milioni_ da spendere per la marina! - -Il popolo italiano, benchè incolto, avvertì le conseguenze economiche -delle spese militari: d’onde germogliarono sentimenti politici, ch’è -bene, a scanso di equivoci e di allarmi del Fisco, esporre colle parole -d’un monarchico convinto. «Si pensa che la monarchia costituzionale -da noi o diventa civile sul modello della inglese _o manca alla sua -missione nella terza Italia_; la monarchia civile sarebbe all’unissono -con l’interesse della gran massa dei contribuenti e porrebbe radici -profonde nel sentimento del popolo ch’è sempre monarchico; _la -monarchia militare si mette contro l’interesse della nazione_. Due -crisi extra parlamentari, che hanno eliminato dal governo, prima -uno e poi due ministri lombardi favorevoli alla riduzione delle -spese militari, hanno personificato e drammatizzato nella fantasia -popolare il contrasto tra la Corona e il Popolo. _Così il sentimento -antimilitare è divenuto poco alla volta_ =antimonarchico=». (_De Viti -De Marco_). - -Pensioni, spese ferroviarie, spese militari, che ballano sinistramente -sullo sfondo cupo dello sperpero abituale e della malversazione -generale, hanno generato rapidamente l’enorme debito pubblico — i cui -_quattordici miliardi_ assorbono per interessi gran parte del bilancio -italiano, togliendogli ogni elasticità — sino ad impedirgli per molti -mesi la sospensione del dazio sul grano, reso inevitabile dalla fame, -— circoscrivendolo entro un cerchio di ferro, che costituisce la -corona di spine della nazione, la pompa perennemente aspirante delle -sue risorse. Così queste condizioni economiche generate dalla politica -hanno rigenerato il più profondo e giustificato malcontento politico. - -Meno male se l’azione dello Stato avesse trovato un correttivo in -quella delle amministrazioni locali; ma queste hanno creduto bene -di modellarsi sul primo e ne hanno anche esagerato i difetti e gli -errori in tutto e per tutto, aggravando, rispetto ai Contribuenti, le -disastrose condizioni create dallo Stato[81]. Con questo in più: che le -malversazioni locali più note hanno suscitato maggiore risentimento; -che i balzelli si sono resi odiosi; che le passioni locali hanno -inasprito tutte le ferite antiche e recenti. - -Che cosa fossero e quanto contribuissero a generare il generale -malessere economico, politico e morale, le amministrazioni locali -fu detto ripetutamente in Parlamento; e più di recente in occasione -dei moti di Sicilia del 1893-94 e della legge pel Regio Commissario -straordinario civile per la stessa isola in Luglio 1896[82]. Ma nessuno -con sintesi mirabile poteva e con maggiore autorità ne scrisse meglio -dell’attuale ministro dell’Interno. Proprio il Generale Pelloux in -una circolare ai Prefetti del Settem. 1898, rubando il mestiere ai -sobillatori, dice: - -«Ho potuto nel mio breve soggiorno nelle Puglie nella scorsa primavera -e nei pochi mesi dacchè mi trovo alla direzione del ministero -dell’interno, rilevare che, in parecchie località, lo stato delle -cose lascia a desiderare.... La disonestà nella amministrazione -va colpita subito, senza misericordia, con tutta la severità delle -leggi.... E la disonestà nelle amministrazioni, bisogna pur dirlo, si -può manifestare e si manifesta sotto le forme più svariate: con ogni -sorta di abusi, a cominciare talvolta col colpevole favorire gli amici -e i congiunti mediante la creazione per essi d’impieghi non necessari; -colle destinazioni abusive di essi a posti che non potrebbero coprire; -col fare eseguire lavori, e permettere spese non necessarie, a solo -scopo partigiano, andando fino alle alterazioni delle liste elettorali -comunali; alle falsificazioni dei ruoli d’imposte a danno degli altri -(pur troppo anche talvolta a danno dai meno abbienti); al non esigere i -pagamenti dovuti alla amministrazione dai proprii amici; al creare così -contabilità artificiali che diventano presto indecifrabili e permettono -poi ogni specie d’inganni e di frodi; rasentando o toccando persino -talvolta l’appropriazione indebita collo storno dei mezzi destinati -al servizio pubblico, impiegandoli invece a scopo ben diverso. Se -ciò non si frena con tutto il rigore, con tutta l’energia che è del -caso, _invano si può tentare di sperare di fare argine alle dottrine -sovversive alle propagande ostili, le quali diventano tanto più facili -in quanto che trovano un terreno preparato a far germogliare le loro -idee_». - -Meglio e più onestamente non si potrebbe dire; in quanto al fare è un -altra cosa. Si sa che tra il dire e il fare c’è il mare! - -Ma rimane d’importanza capitale l’esplicita confessione del ministro -che sta a capo della feroce reazione contro i partiti avanzati: che i -veri e diretti responsabili dei tumulti non sono le vittime colpite. - -Sta pure in fatto che i più volgari appetiti, le ambizioni più -sfrenate, i rancori più profondi in tutto il mezzogiorno soffiarono -e soffiano nel fuoco per fare divampare incendi dai quali tutti, -disonestamente sperano trarre profitto. E questi sciagurati provocatori -di tumulti sono stati quasi sempre i più insistenti nell’invocare -misure di rigore contro i _sovversivi_, che spesso furono soltanto -imprudenti e ciechi perchè non si avvidero che servirono di strumento -ai biechi fini altrui[83]. - -Intanto i veri colpevoli rimasero impuniti — talora premiati colla -conquista del municipio; le masse incoscienti furono massacrate; i -repubblicani, e i socialisti innocenti condannati alla reclusione -per discorsi o scritti di data remota e che non potevano esercitare -influenza diretta sugli avvenimenti. - -Questa vita comunale e provinciale, che da se stessa — dati gli stretti -rapporti col potere centrale — deve reagire sulla vita nazionale, -per la grande ignoranza delle masse ha fatto accumulare odî contro -il governo; poichè tali masse per lo appunto tutte le sofferenze, -che loro vengono da cause locali, per la impossibilità in cui si -trovano di discernere con esattezza, le hanno addossate allo Stato. -Nell’errore sono state dolorosamente confermate dalle repressioni -largamente ordinate ed eseguite dalle autorità che lo rappresentano; e -in questa guisa, anche tutte le anomalie più o meno criminose di indole -locale sono andate ad accrescere il torrente impetuoso del malcontento -politico. - -A frenarlo, ad inalvearlo per renderlo meno rovinoso, sarebbero occorsi -uomini di Stato di grande levatura al centro ed alla periferia; ma -certamente se l’Italia li avesse avuti, non sarebbe stata ridotta -così a mal partito come si trova oggi. I politici italiani, senza -distinzione di partiti — e sarei disposto ad aggravare la mano più su -quelli di _sinistra_ che di _destra_ — si sono chiariti impulsivi, -impreveggenti, preoccupati degli interessi individuali o di un -minuscolo gruppetto — che non diviene partito — senza alcuna grande -direttiva d’interesse collettivo, nazionale. Quando hanno sacrificato -se stessi ed hanno compiuto qualche atto di abnegazione — caso, del -resto, assai raro — il sacrifizio avvenne a beneficio della dinastia; -giammai della patria. Gli interessi veri dello Stato, quelli superiori -delle Società quasi mai ebbero il sopravvento nelle determinazioni dei -politici nelle cui mani rimase il governo per circa quarant’anni; e -quando gli interessi individuali furono posposti, giova ripeterlo, non -prevalsero che quelli dinastici[84]. - -Non faccio entrare nel novero dei fattori politici del malcontento -le violazioni ripetute, sistematiche dello statuto, l’adulterazione -sfacciata del regime rappresentativo e la riduzione al minimo delle -pubbliche libertà: sono notissimi, qui stesso vi si è accennato -più volte e basta a proposito di esse rammentare che _da soli_ -determinarono in Italia e fuori rivoluzioni, che furono lodate ed -esaltate. Giova invece chiudere questa serie di considerazioni con un -cenno fugacissimo sulla politica ecclesiastica. - -In quasi tutti gli Stati c’è un clero e c’è una religione, che -servono di cemento e che quasi sempre funzionano come strumenti di -conservazione. Ben diversa è la situazione in Italia; nè c’è duopo -rammentare per quali cause lo Stato si trovi in conflitto colla Chiesa -dominante. Ora è precisamente in questo conflitto, che si è mostrata -— fatta eccezione, è notevolissima, della sapiente _legge delle -guarentigie_ del 1871 — tutta l’insipienza e la bestiale indiscrezione -della politica italiana, che ha oscillato continuamente tra principî -cari a Zanardelli a quelli sottolineati da Prinetti colla sua visita -al cardinale Ferrari; contraddizione impersonata talora ed esplicatesi -clamorosamente a piccoli intervalli in uno stesso individuo, che ora -invoca Dio colla formula del più schietto legittimismo clericale ed -ora si affida a Crisostomo per dare consigli al Papato dopo avere -inneggiato alla Dea Ragione. Egli è così che clero e religione, che -altrove sono fattori di stabilità e di conservazione sui quali lo Stato -può contare, tra noi sono divenuti massimi elementi di perturbamento. E -meno male che in Italia è fiacco il sentimento religioso, e sono timidi -i clericali![85]. - -Il disagio economico, che arriva alla miseria vera, il dispotismo e -l’insipienza dei governanti talora si tollerano e si subiscono in pace -quando un soffio di moralità lambisce gli uomini e le istituzioni -e in qualche guisa li vivifica e li sorregge. Invece tra noi un -fermento putrido virulentissimo s’infiltra dappertutto e spinge alla -dissoluzione. - -Il fermento putrido nulla ha risparmiato; dalla vita privata -si è riversato nella vita pubblica — che per comodità di molti -lojolescamente si vollero staccare; e quando nella seconda la sua -azione virulenta ha raggiunto il massimo d’intensificazione, è tornata -a devastare la compagine sociale. - -Egli è così che nella delinquenza abbiamo il tristissimo primato che -in Europa nessun altro popolo ci può contendere[86]; e che questa -delinquenza, sotto forma larvata talora e tal altra più imprudente e -sovvertitrice perchè sicura dell’impunità, ha conquistato i municipi, -le provincie, gli uffici pubblici, tutto il complesso organismo dello -Stato. Le cifre delle statistiche penali documentano il primato della -criminalità; la storia di ogni giorno dei cassieri che scappano; degli -istituti che falliscono fraudolentemente; dei commendatori tratti in -arresto.... la storia della inchiesta sulle ferrovie meridionali nel -1864 — inchiesta misteriosamente scomparsa —, delle inchieste sulla -Regia interessata dei tabacchi e del relativo processo Lobbia.... -delle inchieste sulla Banca Romana con relativi amminicoli; la _storia -meravigliosa_ sulla influenza che può esercitare un Costanzo Chauvet; -i discorsi da ministri e le relazioni parlamentari — per citare i più -recenti — di Saracco, di Prinetti, di Brunicardi sui lavori pubblici, -ecc., ecc., costituiscono il più doloroso pendant della delinquenza -privata e completano il quadro cupo della pubblica moralità che a -larghe pennellate, per quanto in forma solennemente ufficiale, ci -fece conoscere la circolare del Generale Pelloux sulle amministrazioni -locali[87]. - -Chi vuole avere un quadro rassomigliante al vero, ma sempre più bello -del vero, legga sulla degenerazione politica in Italia ciò che scrisse -Ruggero Bonghi per commemorare la breccia di Porta Pia[88]. E vorrei -possedere tutta l’autorità di cui godeva Ruggero Bonghi e vorrei -che in Italia si godesse quella poca libertà di cui si godeva ancora -nel 1893, per esporre altre considerazioni importantissime che egli -allora espose, rivolgendosi a chi di dovere, in quei famosi articoli -sull’_Ufficio e sul diritto del Principe in uno Stato libero_ e che gli -valsero la punizione per lui più dolorosa: l’ostracismo dal Palazzo del -Quirinale[89]. - -Ma se certi tasti oggi non è più lecito toccare senza riportare -gravi scottature, sarà lecito, però, ripetere ciò che opportunamente -disse testè Giulio Prinetti, togliendolo a prestito da Guizot: _nelle -monarchie moderne, che non discendono da Dio, la sovranità risiede -nella_ =giustizia=[90]. Or bene, ciò che manca assolutamente tra noi è -la giustizia! - -Questa mancanza cominciò ad essere avvertita più di venti anni or -sono da Marco Minghetti in un libro, che rimase classico; ora non è -più da alcuno negata o attenuata e se ne discorre come del fenomeno -più pericoloso e meglio constatato. Sin dal principio della XIV -legislatura, il Re, nel discorso inaugurale dei lavori parlamentari, -promise provvedimenti per ristaurare il regno della giustizia; ma -ancora non c’è stato il tempo di prenderli. E senza la giustizia non si -sorregge alcuna società civile![91]. - -Il popolo, che conosce queste condizioni deplorevoli, diffida sempre -della giustizia legale e crede spesso di esercitare un sacrosanto -diritto facendosela da sè ed a modo suo: _more barbarico_. - -È questo l’ultimo fattore di ordine politico-morale del presente -perturbamento italiano su cui ho creduto di dovermi fermare; ed esso -solo è tale da rendere possibile qualunque movimento violento inteso a -provvedere. Ed il popolo da gran tempo avrebbe provveduto, se in esso -la coscienza dei mali e del loro esatto rapporto colle cause vere che -li hanno generati non fosse ottenebrata dalla ignoranza crassa e dalla -deficentissima educazione politica; avrebbe provveduto, se ogni energia -non fosse stata fiaccata dalla lunga servitù ed esaurita da oltre -settant’anni di lotta per conquistare l’unità e la indipendenza della -nazione. - -L’insieme di queste condizioni economiche, politiche, intellettuali -e morali quale è stato riconosciuto ed esposto dagli scrittori di -ogni colore politico in occasione degli ultimi tumulti,[92] spiega -esaurientemente la genesi di questi fenomeni, che mi piace segnalare -colla parola di tre uomini, dei quali nessuno metterà in dubbio la -devozione all’Italia, alla dinastia, alle presenti istituzioni. - -1. Coloro che amano le istituzioni e vogliono conservarle in Italia -hanno poca fiducia in se stessi; e questa poca fiducia ne turba le -menti. La confessione amara è dell’on. Di Rudinì in una circolare del -Maggio 1898 a tutte le Autorità del Regno, in cui deplorava il malvezzo -delle continue richieste di truppa, nella quale soltanto scorgevasi la -salute. - -2. Nel disagio pubblico, nel disordine delle istituzioni liberali -e nello aumento della immoralità si trovano le propizie condizioni -della cresciuta forza del brigantaggio e del clericalismo e della -_diminuzione_ del _sentimento unitario_. Ciò riconobbe Ruggiero -Bonghi[93]. - -3. «Le nostre popolazioni sono _malcontente e sentono disgusto di -un regime_, che le condanna ad una vita di privazioni e di stenti, -che possono talvolta apparire incomportabili». Questo è il giudizio -del Senatore Giuseppe Saracco, che viene ribadito da cento altri -pareri, altrettanto espliciti, e tutti di monarchici che constatano -con infinito dolore la diminuzione o la scomparsa della fede nelle -istituzioni[94]. - -Per dire come e perchè gli errori e le colpe degli uomini possano far -perdere la fede nelle istituzioni buone — le nostre sono eccellenti! -— occorrerebbe lungo discorso. Dal quale mi dispensa il parere -autorevole.... di Vittorio Emmanuele II. Fu il _gran re_ per lo appunto -che in uno dei discorsi della Corona saviamente ammonì: _I popoli -apprezzano le istituzioni in ragione dei risultati che danno_. - -Che cosa abbiano dato le istituzioni sinora in Italia abbiamo visto: -i loro prodotti si assommano nel tumulto e nel delitto anarchico. -Questi risultati si devono all’opera costantemente sovvertitrice -degli uomini che ebbero in mano la cosa pubblica da quarant’anni in -qua;[95] e questi uomini meritevoli di gogna o di galera si sono eretti -a giustizieri ed hanno punito negli altri le colpe proprie: hanno -mandato alla reclusione coloro che altro reato non commisero se non -quello di denunziare e di stigmatizzare l’opera di sovvertimento delle -istituzioni da loro compiuta! - - - - -XIII. - -LA CAPITALE MORALE - - -La ricerca sommaria sinora eseguita sarebbe bastevole per provare -che in Italia esistono tutte le condizioni politiche per rendere -intelligibile qualunque moto — anche improvviso, impulsivo e senza -scopo preciso — inteso a modificare uno stato di cose dichiarato -addirittura intollerabile dagli uomini eminenti che contribuirono a -crearlo. È chiaro, del pari, che se in Italia c’è una città o una -regione che per le condizioni politiche, morali, intellettuali ed -economiche si differenzia dal resto del regno — in questa città o in -questa regione più vivo e più intenso deve sentirsi il desiderio o -meglio il bisogno di un mutamento radicale. E deve sentirsi urgente -questo bisogno, se avvertite le disastrose condizioni delle altre -regioni, perchè deve sorgere spontaneo il timore che a lungo andare il -male comune intacchi anche le parti sane o meno ammalate. La differenza -constatata e la paura del male prossimo danno pure ragione di una -tendenza vaga ed indeterminata al separatismo o al rimpianto di una -riunione che si crede verificata a proprio danno. - -Questa città, che riflette nelle linee generali le condizioni di tutta -la regione di cui geograficamente e storicamente è il centro, c’è: -Milano; Milano, da tempo chiamata la _capitale morale_ d’Italia, ora -con senso di ammirazione e d’invidia — ora con una ironia che nasconde -male la poca sincerità di chi la manifesta. - -Ho avuto agio di deplorare che Milano soverchiamente si sia inorgoglita -della sua prosperità e che abbia misconosciuto quanto essa deve -alle altre regioni d’Italia, che apportano il loro contingente per -crearla[96]. Mentirei a me stesso se non riconoscessi che _Milano_ -merita sul serio la fama buona di cui gode e il titolo di _capitale -morale_. - -Le sue condizioni forse saranno inferiori a quelle di parecchie altre -grandi città del mondo civile; per lo insieme sono di gran lunga -superiori a quelle del resto d’Italia — non esclusa Torino che in -qualche cosa la supera. - -Gli elementi giustificatori del buon nome di Milano sono numerosi; -ma prima di esporli sommariamente giova fermarsi sulla condizione -economica sua ed esaminare se cause d’indole strettamente economica, -quali furono quelle che determinarono i tumulti nel resto d’Italia, -potevano commuoverla. - -La miseria generale ed intensa della penisola ha fatto comparire -maggiore la prosperità economica di Milano. Epperò di fronte agli -ultimi dolorosi avvenimenti parecchie cose sono da osservare: - -1. Non è esatto che il benessere nella capitale lombarda sia così -grande e diffuso come si vuole far credere; la miseria vi è soltanto -minore, meno estesa che altrove. I salari degli operai della Ditta -Pirelli esposti dal cav. Calcagno innanzi al Tribunale militare -(udienza del 18 Giugno) provano che per la massa essi sono di gran -lunga inferiori a quelli delle grandi industrie europee, mentre gli -operai della Ditta Pirelli sono tra i meglio pagati d’Italia[97]. - -2. A Milano, per la minore miseria e per la fama di grassa e ricca -di cui gode e per le ristrettezze delle altre parti d’Italia, è -supponibile che in ogni tempo siano accorsi operai e spostati dalle -altre parti d’Italia a costituirvi l’armata di riserva degli affamati e -dei disoccupati. Non si dimentichi che la condizione dei contadini dei -dintorni è miserissima. Sicchè si deve prestar fede alla _Perseveranza_ -(9 Maggio) quando dei tumultuanti scrive: «Le campagne dettero un -contingente di contadini laceri, scalzi, senza cappelli, dalle facce -stravolte...» - -Che tra i tumultuanti il massimo contingente sia stato fornito da -elementi senza lavoro e residenza stabile, ce lo prova all’evidenza -una nota di cronaca del _Corriere della Sera_ che all’indomani della -breccia di Porta Monforte constatò che negli stabilimenti industriali -_quasi tutti_ gli operai il giorno 10 Maggio erano tornati al -lavoro[98]. Sarebbe stata impossibile questa generale ripresa del -lavoro cogli 80 morti, col migliaio di feriti e coi 2000 arresti -praticati, se ai morti, ai feriti e agli arrestati avessero dato -il loro contingente gli operai che stanno relativamente bene e che -lavorano regolarmente. - -3. Infine si dimentica un canone di psicologia popolare, indiscutibile -oramai, ch’è questo: le influenze dei perturbamenti economici -regressivi si risentono più rapidamente e più intensamente dove -maggiore è il benessere; invece l’adattamento all’ambiente sociale -è tale tra i popoli caduti nell’abbiezione della miseria e della -ignoranza, ch’essi divengono insensibili a qualunque male nuovo e a -qualunque peggioramento di quelli esistenti. Inversamente cresce il -desiderio di benessere, di coltura e di libertà, in ragione diretta dei -miglioramenti conseguiti. L’osservazione è di Buckle e fu ripetuta da -Spencer e da Lombroso[99]. - -Perciò si mossero la Sicilia nel 1893 e la Puglia nel 1898 e rimasero -tranquille la Calabria e la Sardegna. Qui la miseria dura ininterrotta -da anni ed anni e le popolazioni che le abitano si sono adattate ad un -regime inferiore. Il passaggio rapido da un relativo benessere ad un -certo grado di miseria spingea a ribellione le prime. Questi principî -di psicologia collettiva, che trovarono la loro applicazione ripetute -volte, poterono agire a Milano come in varie altre contrade[100]. -Milano, che aveva tumultuato il 1 Aprile 1886 per il dazio sul pane e -per le angherie degli agenti daziari, non poteva rimanere insensibile -quando il prezzo del pane subì nel 1898 un aumento di quasi il -50%[101]. - -A Milano, inoltre, come si disse, dovettero intensamente agire altre -cause, perchè Milano è la _capitale morale_. Che lo sia lo dicono le -cifre, che bisogna lasciar parlare. Cominciamo da quelle relative alla -base biologica, che con qualche confronto con quelle della maggiore -città del mezzogiorno, Napoli, serviranno a fare apprezzare più al -giusto la costituzione bio-sociologica della metropoli del Nord e di -quella del Sud[102]. - -L’aumento della popolazione nella capitale della Lombardia, se -non è vertiginoso come quello di alcune grandi città dell’Europa -settentrionale o degli Stati Uniti, è assai considerevole. Contava -351,941 abitanti nel 1885 ed arrivò a 441 nel 1895. L’aumento fu più -rapido tra il 1881 e il 1891 — da 314 a 414 mila abitanti; mentre -Napoli nello stesso tempo da 493 salì a 527 mila. In media a Milano -l’aumento fu di circa 10,000 abitanti all’anno, mentre a Napoli non -arrivò a 3000. - -Questa prima ed enorme differenza acquista un significato economico -sociale interessantissimo quando si saprà che la natalità di Milano nel -1895 era molto ai disotto di quella media del regno: rispettivamente di -28,21 e di 38,67 per mille abitanti. - -Questa natalità arriva alla cifra dei popoli orientali meno avanzati -in civiltà in Napoli: nel 1891 di 41,4 nel quartiere S. Lorenzo, dove -nel 1881 mantenevasi a 49,8. Questi altri dati, oltre l’influenza -esercitata dalla diversità delle condizioni economiche degli abitanti -delle due città, danno ragione in parte della differente mortalità: -a Milano, per l’igiene, la pulizia e il rinnovamento edilizio, si -spendono Lire 1318,80 per 100 abitanti; a Napoli si arriva a poco più -della metà, a L. 693.85. - -L’aumento della popolazione, dunque, a Milano, come nelle altre città -civili, non è determinato da forte natalità, ma dalla sua minore -mortalità ridotta a 24,52 nel 1895 colla media del regno di circa 26 -e di Napoli, che mantenevasi a 30,6 nel 1893. L’aumento dovuto alla -minore mortalità viene accresciuto dalla immigrazione, che fu di -10,511 nel 1885 e discese a 9545 nel 1895; inversamente l’emigrazione -tra gli stessi anni salì da 2944 a 3194. Queste ultime cifre sono -interessantissime, perchè dimostrano: 1º la quantità considerevole di -persone nate fuori di Milano, che nella ricca città vanno a prendere -dimora; 2º che il movimento ascenzionale della prosperità, a giudicarne -dalla diminuita immigrazione e dall’aumentata emigrazione, aveva già -cominciato a subire un arresto nel 1895. - -Occorrerebbe una speciale monografia per illustrare la vita economica -industriale di Milano, che non è uguagliata da quella di verun’altra -città italiana; vi sarà agio di accennarvi un poco più in là, e qui -basta ricordare che la _Cassa di Risparmio_ costituisce l’indice -migliore della ricchezza della Lombardia. Gli ottocento milioni -all’incirca di depositi e risparmi della Lombardia rappresentano oltre -due terzi del totale spettante alle provincie meridionali come si è -visto in uno dei capitoli precedenti. - -La superiorità di Milano è indiscutibile e considerevole dal punto di -vista intellettuale e morale. Milano spende L. 655,20 per istruzione -e L. 1,23 per culto ogni 100 abitanti; Napoli invece presenta queste -cifre: L. 354 e L. 19,67. Alle due spese corrispondono rigorosamente -i dati dell’analfabetismo e quei della superstizione, dimostrabili -colla statistica per la prima parte e riconoscibili soltanto dalla -cronaca per la seconda. A Milano, infatti, su 100 sposi, un poco -più di 16 non sanno sottoscrivere; più di 50 a Napoli. Quasi tutti i -ragazzi che hanno l’obbligo della scuola — 96 su 100 — la frequentarono -in Lombardia negli anni 1894-95; arrivarono a 63 nella Campania. -Aggiungasi che mancarono qui tutte, o quasi, le scuole e le istituzioni -complementari, che rendono meno illusoria l’istruzione obbligatoria. - -In perfetta armonia coi dati economici e morali sono quelli morali -come si può rilevare da questo specchietto che si riferisce al triennio -1893-95. Per 100,000 abitanti: - - Milano Napoli - - Reati d’ogni specie denunziati 1316 3984 - Contro il buon costume 10,48 40,54 - Omicidi 3,02 28,35 - Lesioni violente 101,61 511,30 - Reati contro proprietà 352,97 498,25 - -Milano supera tutto il mezzogiorno nel numero delle nascite -illegittime (10,2 per 100 nascite); ma si sa che questo è l’indice -meno significante della moralità pubblica; tanto che Torino, la quale -nell’insieme sta innanzi a Milano per la istruzione e pei reati, la -supera nelle quote degli illegittimi, con 14,1. Milano anche in uno -degli elementi più dolorosi, si rivela a livello delle regioni più -colte di Europa: nel 1895 ebbe 90 suicidi; non furono che 53 a Napoli, -con circa 90 mila abitanti in più. - -Se dal lato negativo della statistica morale si passa a quello -positivo, in qualche modo rappresentato dalla beneficenza e dalla -previdenza, riscontriamo dati che armonizzano coi precedenti e -li spiegano. A Napoli si spendono L. 118,72 per 100 abitanti per -beneficenza pubblica ed a Milano 185,15. Ma queste cifre non danno che -una pallidissima idea dello spirito filantropico di Milano, in tutte le -sue classi sociali. Chi volesse rendersene conto, legga in _Appendice_ -ciò che brevemente ci scrisse persona che conosce la _capitale morale_ -e non potrà fare a meno di sentire per essa una viva ammirazione. - -Accanto alla beneficenza sta la previdenza. Oltre il Monte di Pietà -e la Cassa di Risparmio, a Milano vivono o meglio vivevano, prima che -la raffica reazionaria le devastasse, oltre 160 associazioni di mutuo -soccorso tra professionisti ed operai di ogni specie. Si può assicurare -che i più umili mestieri e i più vari hanno la loro associazione di -mutuo soccorso; prima fra tutte l’_Associazione generale_, che ha un -capitale di oltre 600,000 lire e che per potenza economica e numero di -soci gareggia con quella di Torino; entrambi sono tra le pochissime in -Italia che reggono al paragone delle inglesi. Milano, colle sue diverse -opere di beneficenza e di previdenza, spende la bella somma di circa -otto milioni e duecento mila lire all’anno. - -Floridissima e bene organizzata era la Camera del Lavoro, cui il -municipio aveva accordato un sussidio annuo di L. 10,000 e la sede -gratuita in via Crocefisso ed a cui facevano capo circa 120 sodalizi -che rappresentavano tutto il lavoro manuale e parte di quello -intellettuale — associazioni tra insegnanti, ecc. — Serviva come -intermediaria tra capitale e lavoro, tra l’offerta e la domanda di -lavoro e patrocinava gli interessi dei lavoratori. - -L’opera sua fu sempre efficacissima e spesso compose degli scioperi o -li evitò; lo stesso Municipio in qualche occasione si rivolse ad essa. -L’ultima sua buona opera compiuta fu nello sciopero dei tramvieri, -che durò un sol giorno e terminò colla vittoria dei lavoratori contro -il Municipio e contro la società Edison. L’ira della reazione non la -risparmiò, non ostante che non avesse carattere politico. - -E colla Camera del Lavoro possiamo passare alle associazioni -schiettamente politiche. Quelle di mutuo soccorso hanno ciascuna -una prevalente tendenza politica; l’_Associazione generale_, ad -esempio, è nelle mani dei monarchici moderati che se ne avvalgono ed -acquistano una influenza superiore alla loro forza reale. La norma -delle associazioni monarchiche è la _Costituzionale_ presieduta dal -nobile G. Visconti Venosta e dove si raccolgono i reazionari più -feroci, reclutati nell’aristocrazia e nella grassa borghesia: le sue -idee vengono rappresentate nella stampa della _Perseveranza_. Sono -monarchiche varie società fra militari ed alcuni circoli elettorali — -tra i quali un Comitato elettorale permanente nel terzo collegio, che -tra i principali capi di accusa contro i suoi avversari enumera quello -di essere appartenenti alla massoneria. Merita menzione speciale il -_Circolo popolare_, che vorrebbe un partito conservatore moderno ben -distinto dal reazionario, a cui appartengono Prinetti e Ambrosoli, -tra gli altri deputati; ma che sinora non è riuscito ad avere molta -fortuna; non ne ha avuto una maggiore l’_Associazione monarchica fra -gli studenti milanesi_. - -Un tempo era potentissimo il Consolato Operaio schiettamente -democratico e che fu lo strumento della vittoria clamorosa della -lista democratica e repubblicana alla prima elezione generale a -suffragio allargato nel 1882. Fu battuto in breccia dai socialisti, -che gradatamente gli sottrassero molti importanti sodalizi e gli era -stato sostituito il _Tribunato dei lavoratori_, ch’era schiettamente -repubblicano[103]; e repubblicani erano molti circoli elettorali ed -altre società — compresa una d’irredenti ed altre fra gli studenti -raccolti nel _Fascio Carlo Cattaneo_. Repubblicani e democratici -potevano contare su di alcune società di mutuo soccorso, sulla _Società -democratica tra i Reduci dalle Patrie battaglie_ e sulle _Società -Reduci volontari garibaldini_. - -Erano oltre venticinque le società e trenta gli oratorii cattolici, -nei quali stava la forza disciplinata del partito clericale. Alcune -organizzazioni avevano scopo esclusivamente elettorale e riuscirono -utilissime ai moderati nelle elezioni amministrative. - -I sodalizi socialisti sembravano scarsi di numero; ma erano -mirabilmente organizzati e di una sorprendente attività. Alla -_Federazione socialista_, all’_Associazione elettorale socialista_, -al _Circolo di studi sociali_ facevano capo molti circoli — alcuni -prevalentemente elettorali — ed altre utili istituzioni, come il -Ristorante cooperativo di Ponte Seveso che riusciva efficacissimo per -la propaganda. L’organizzazione socialista era la più disciplinata e la -più forte: la sola che poteva competere col partito clericale. Nè la -disciplina veniva rotta dalle diversità della corrente che cominciava -a designarsi tra i moderati guidati da Turati e dalla Koulischoff, che -volevano accordi coi partiti affini, e gli intransigenti che di accordi -non volevano sapere in alcun modo. Gli uni e gli altri — moderati -e intransigenti — erano decisamente avversi a qualunque tentativo -rivoluzionario, almeno tra gli elementi direttivi e tra gli oratori -delle frequenti e frequentate conferenze. - -Con un cenno alla _Massoneria_ — scissa durante il governo Crispi, -perchè a lui si riteneva troppo ligio il Gran Maestro del tempo — alla -_Società internazionale per la pace_, dove trovano posto uomini di -tutti i colori — dal conservatore Albasini-Scrosati ai repubblicani -Maffi e Premoli — e al _Circolo per la solidarietà internazionale_, -ch’è una emanazione della precedente, con intendimenti più larghi e più -pratici, pongo termine alla rapidissima rassegna delle associazioni -di Milano, che possono già dare un adeguato concetto della sua -vivace attività politica, che meglio risalterebbe dalla storia dei -suoi singoli collegi fatta al lume dei risultati elettorali. Le -ultime elezioni, ad esempio, insegnano che nel solo VI collegio, tra -socialisti e repubblicani, gli antidinastici sono oltre 3000. - -Questi dati politici e intellettuali vengono completati dalle seguenti -notizie sulla stampa. Milano ha i giornali più diffusi in Italia, se -non i meglio compilati. - -Comincio dall’_Italia del Popolo_ che non risorgerà più nella _capitale -morale_ e che rivivrà a Roma sotto il semplice titolo: _Italia_. -Benchè intransigentemente repubblicana — talvolta bigotta — e non ben -fatta dal lato tecnico e deficientissima pel servizio telegrafico, era -riuscita ad avere quattromila abbonati. Era grande il valore morale dei -suoi collaboratori — oggi quasi tutti in carcere — ma era maggiore la -diffusione delle idee repubblicane; tale da consentirle una tiratura -di oltre 15 mila copie, quale non l’ebbero mai _L’Unità Italiana, Il -Dovere, La Lega della democrazia_, non ostante la direzione di uomini -che si chiamavano Maurizio Quadrio, F. Campanella, Alberto Mario. E -l’_Italia del Popolo_, per le deficienze indicate, non oltrepassava i -confini dell’Emilia. - -Tra i quotidiani, il primo posto per la diffusione lo tiene a Milano -e in tutta Italia _Il Secolo_, la cui tiratura oscilla attorno alle -100 mila copie e che esercita una grande e benefica influenza in senso -democratico in tutto il regno. E per questa sua azione venne soppresso -dal generale Bava Beccaris. Viene dopo _Il Corriere della sera_, -che col volteggiare accorto del Torelli-Viollier, che sapeva a tempo -debito secondare l’opinione pubblica e colla grande cura posta nella -compilazione, aveva ottenuto una considerevole diffusione. Coll’uscita -dell’antico direttore, cui parvero enormi i fasti reazionari dello -stato di assedio, si è avvicinato politicamente alla _Perseveranza_ -— l’organo più sfacciato della reazione, ma che per fortuna esercita -scarsissima influenza, per la sua scarsa diffusione. Non arrivò -a guadagnare neppure durante lo stato di assedio, quando ridusse -democraticamente il prezzo di vendita da 10 a 5 centesimi. - -La _Lombardia_ era un giornale alquanto democratico, non bene -definito, ma che per le sue imparzialità godeva di molte simpatie -tra la borghesia che non vuole arrivare al _Secolo_, ma che non può -acconciarsi agli organi della reazione; ora ha mutato indirizzo, come è -pure mutato tutto il personale di redazione, volontariamente dimessosi -per atto di solidarietà con il suo direttore, non avendo voluto il -direttore Gianderini acconciarsi a fare un giornale reazionario. -Invece è discretamente diffusa _La Sera_, sempre — almeno sinora — -ministeriale, per l’ora tarda in cui si pubblica e che la fa ricercare -per le notizie ultime. L’_Osservatore Cattolico_ di Don Albertario e la -_Lega Lombarda_ sono i due quotidiani cattolici: la seconda fornica coi -moderati e qualche volta assume intonazione conciliazionista. - -_La Lotta di Classe_ — risorta sotto il titolo di: _Lotta_ con un -valoroso direttore — Claudio Treves — _Il Socialista, L’elettore -cattolico milanese, il Popolo cattolico, Il lavoratore italiano_, -clericale, e _L’Idea liberale_ sono settimanali: sarebbe fortuna per -tutti se le idee temperate dell’ultima prevalessero tra i monarchici -milanesi. - -Milano ha inoltre: 23 pubblicazioni commerciali e industriali — tra -i quali _Il Sole_ e il _Commercio_ quotidiano; 22 di medicina; 5 -giornali giuridici — _I Tribunali_ divennero quotidiani durante i -processi politici ultimi; 16 agricole; 22 di moda; 14 strettamente -religiose; 29 letterarie, educative, scolastiche, ecc.; 13 per le -famiglie ed umoristiche — argutissimo _Il Guerrino Meschino_ e assai -popolare _L’Uomo di Pietra_; 13 teatrali; 3 di viaggi; 5 di pubblicità; -9 di sport, caccia e scherma; 15 di genere diverso; 12 scientifiche — -tra le quali _Il Pensiero italiano_ di Pirro Aporti. E chiudo questa -eloquentissima enumerazione con un cenno speciale alla soppressa -_Critica Sociale_, che mercè l’opera assidua, intelligente ed amorevole -di Filippo Turati aveva acquistato fama grande e meritata in Italia e -fuori e che tutti si augurano di vedere risorgere presto e rigogliosa e -battagliera, non appena il suo valoroso direttore avrà riacquistata la -libertà. - -Da tutto ciò si può già concludere che Milano è città essenzialmente -politica e intellettuale; e chi conosce la vivacità delle discussioni -nei caffè, nei ritrovi familiari, nelle piazze; la frequenza e varietà -delle conferenze pubbliche — molte delle quali, naturalmente con -diversità d’intenti, organizzate dal florido _Circolo Filologico_ -e dalla _Società internazionale per la pace_ — tutte affollate e -parecchie tenute nella stessa ora, potrà ancora più agevolmente -ricostruire mentalmente l’ambiente psichico di Milano. - -Questo ambiente, è naturale, non si formò in un giorno, nè in un anno. -Degli anni ce ne vollero perchè quello descritto da Parini si mutasse -radicalmente. - -Non è qui il luogo per dimostrare quali fattori naturali e sociali -abbiano contribuito a preparare e maturare il mutamento facendone -un centro attivissimo di vita economica e intellettuale; certamente -l’Austria colla sua cura di forche, di piombo e di galera ne ricostituì -sano e vigoroso il carattere politico; ne formò la tradizione fiera, -indipendente, indomita. - -In un solo anno — dall’agosto 1848 all’agosto 1849 — furono eseguite -non meno di novecento sessanta sentenze di morte sopra individui -accusati o semplicemente sospettati autori di reati politici, compresi -taluni pei quali non esisteva neppure il sospetto, ma che vennero -giustiziati sol perchè tratti accidentalmente in arresto. Alcune -esecuzioni acquistarono celebrità per alcuni episodi eccezionali. - -È così che i milanesi vanno orgogliosi del: _Tiremm innanz!_ di Sciesa -(1850). - -«Il trattamento dei bruti a cittadini che insultati risentono -l’insulto, dice il Senatore Piolti de’ Bianchi, segnò tra Milano e -l’Austria una macchia indelebile, una pagina d’odio, che nessuno mai -straccerà». - -E quest’odio spiega come, perchè Milano _pacifica_ e umana fra le -città italiane, abbia manifestato un entusiasmo come per una vittoria -nazionale all’annunzio dell’assassinio del D.r Vandoni (1851) reo di -aver denunziato alla polizia il suo amico Dottor Ciceri[104]. - -Il moto del 6 Febbraio 1853 — nel quale ebbero parte Visconti Venosta -e Depretis — e tutte le successive cospirazioni e impiccagioni -consecutive, sino alla liberazione del 1859, non fecero che rinvigorire -e rendere adamantino questo carattere politico della Lombardia e della -sua capitale. - -Una nuova vita avrebbe dovuto cominciare colla cacciata degli -Austriaci; e lombardi e milanesi vi credettero tanto a questa nuova -vita, che essi, nei primi anni della costituzione del regno, sembrarono -tra i più devoti alla dinastia sabauda; tanto devoti, che Enrico -Cernuschi, indignato, preferì alla cittadinanza italiana la francese. -— Le elezioni politiche erano l’indice migliore dei sentimenti della -massa che godeva del diritto di voto. C’erano già dei brontoloni, -disgustati che Vittorio Emmanuele non avesse mantenuto l’antico -impegno di convocare la Costituente; ma i più erano soddisfatti della -liberazione dal giogo austriaco e preoccupati e distolti da altre -aspirazioni, dal desiderio ardente di compiere l’unità e l’indipendenza -della nazione, sino a tanto che lo odiato e antico oppressore rimaneva -accampato nel Veneto. Qualche elezione — quelle di Giuseppe Ferrari, di -G. Mussi, e più tardi di Carlo Cattaneo — più che alla influenza della -corrente politica che rappresentavano gli eletti — era un omaggio alla -eminenza della persona o l’effetto di condizioni locali. - -La reazione contro il sentimento monarchico-moderato andavasi maturando -man mano che i governanti discreditavansi per errori politici e per -immoralità delle quali non potevansi vittoriosamente difendere. - -Era divenuta vigorosa all’epoca del _Gazzettino Rosa_ — che potè -fare di più per la demolizione delle istituzioni coi duelli de’ -suoi redattori viventi _en bohemiens_, che non gli articoli logici e -serrati dell’_Unità Italiana_ — ed esplose colle infamie del processo -Lobbia[105]. - -Passò inosservata, o quasi, la cospirazione repubblicana del 1869 -— per la quale venne arrestato sulla Piazza del Duomo il Dott. -Pantano, tradito da un ufficiale; ma suscitò maggiore interessamento -il tentativo insurrezionale della Caserma di Pavia colla conseguente -fucilazione di Barsanti. - -I sotterfugi miserevoli di Lanza per negare la grazia del povero -caporale, chiesta in nome delle donne italiane da una Pallavicini, al -cui consorte grazia non era stata negata dall’Imperatore d’Austria, -produsse la più penosa impressione nella pubblica opinione. E la -Lombardia cominciò a divenire un semenzaio di deputati schiettamente -repubblicani — Sonzogno, Billia, Ghinosi, Mussi, Cavallotti — molti -dei quali forniti dal _Gazzettino Rosa_, divenuto popolare perchè -battagliero ed anticesareo. 1 fatti di Via Moscova — 23 Marzo 1879[106] -— e tanti altri fasti della polizia, che non lasciava passare occasione -per agire austriacamente, accelerarono l’evoluzione di Milano e della -Lombardia in senso democratico e repubblicano: evoluzione che trovava -il suo terreno ben preparato nella tradizione storica e nella influenza -che dovevano esercitare legittimamente, sopra tutti gli elementi -intellettuali e sani, un gigante come Carlo Cattaneo, uomini come -Giuseppe Ferrari e Gabriele Rosa; evoluzione che divenne ufficialmente -palese colle elezioni generali del 1882. - -In tal modo si andò preparando in Milano e in Lombardia un ambiente non -solo repubblicano, ma schiettamente federalista, con questo in più: che -la tendenza federalista non era esclusiva dei repubblicani, ma invadeva -più o meno apertamente su tutti gli altri partiti e su tutte le classi -sociali, percorrendo una gamma al cui centro stava l’_Italia del -Popolo_ coll’indimenticabile Dario Papa, e, agli estremi, da un lato -Filippo Turati e dall’altro Giuseppe Colombo. - -Date le condizioni tristi del resto d’Italia e data la coscienza -della superiorità economica, intellettuale e morale di Milano -e della Lombardia, coloro che si sapevano superiori e vedevansi -legalmente accoppati da una forte maggioranza avversa, non potevano -che riconfermarsi nel sentimento e nell’aspirazione federalista nella -quale vedevano una nuova liberazione dai _barbari_ del mezzogiorno. -Così formossi la leggenda dello _Stato di Milano_, in fondo della quale -c’era e c’è un assieme di verità, che non dovette rimanere del tutto -estranea negli ultimi moti di Maggio[107]. - -Milano e la Lombardia si credettero addirittura sottoposti ad un -dominio odioso sotto il secondo ministero Crispi: il quale ricambiava -i lombardi di cordialissima antipatia e designavali come _Galli -cisalpini_. Antipatia scambievole, sottolineata dai solenni fischi di -Milano al Presidente del Consiglio, tanto più significante in quanto -che la rottura colla Francia accentuata da Crispi, più che alle altre, -economicamente, riusciva profittevole alle industrie lombarde. - -Lo spirito lombardo, in ultimo, parve impersonato in Cavallotti che -alla sua tenace e meravigliosa opposizione dette il profumo che veniva -dalla _questione morale_; sicchè le manifestazioni violente di Milano e -di Pavia dopo Abba Carima e la successiva caduta di Crispi parvero una -vittoria, una rivincita del bardo glorioso della democrazia e dei suoi -rappresentati. - -Questo l’ambiente politico-morale di Milano; che a buon diritto può -essere chiamata la _capitale morale_ d’Italia per lo insieme armonico -delle sue condizioni. Torino che l’uguaglia, le sta dappresso o -la supera nella vita economica, nell’alfabetismo e nella minore -delinquenza, non ha la vivacità e l’energia politica di Milano. E -si spiega la calma di Torino durante gli ultimi moti non solo col -desiderio di non nuocere al successo della sua Esposizione e colla -forte organizzazione del suo socialismo intransigente, ma anche col -suo temperamento e colla influenza della tradizione dinastica ancora -tanto viva su di un Edmondo De Amicis che manifesta un sacro orrore -per l’idea repubblicana innanzi al Tribunale militare, che doveva -condannare a dodici anni di reclusione il suo amico e compagno di fede -Filippo Turati! - -L’ambiente politico-morale di Milano, sovraccitato già in modo -straordinario dalla morte e dai funerali di Cavallotti e dalla rassegna -delle forze repubblicane e socialiste fatte nella commemorazione -solenne del cinquantesimo anniversario delle Cinque Giornate — era tale -che sarebbe stato miracolo se i moti per la fame del resto d’Italia -non vi avessero ottenuto una forte ripercussione. Sarebbe bastato -il contagio psichico, tanto più facile dove il terreno è adatto, a -determinarla[108]; l’uccisione di Mussi doveva renderla inevitabile. -L’imprudenza — altri forse dirà il calcolo, se la reazione era -realmente _sospirata_ — delle autorità politiche e militari dovevano -necessariamente riuscire agli episodi sanguinosi di Maggio 1898. Nei -quali, per quante ricerche abbia fatte, non sono riuscito a convincermi -che vi abbia avuto parte principale la teppa, come da qualcuno, che -ha voluto erroneamente scagionare Milano dei tumulti avvenuti, è stato -asserito[109]. - -La manifestazione primitiva del 6 Maggio fu essenzialmente politica -e tali rimasero le successive. Così doveva essere. Se le condizioni -d’Italia sono tali che a giudizio di Saracco destano il _disgusto del -presente regime_ — e testè gli fecero dire che per salvare l’Italia -si dovrebbe _ricondurre il senso chiaro, esatto della moralità nella -coscienza pubblica, in basso e in alto_[110] — non era evidente, non -era logico, che questo disgusto prorompesse in pubbliche manifestazioni -nella _capitale morale,_ dove identiche esplosioni, per cause minori, -c’erano state altre volte? Se questa volta si arriva alle barricate, -che nessuno, però, difende, la colpa è tutta delle autorità politiche e -militari, che agirono in guisa da far sospettare che abbiano voluto le -barricate per arrivare alla reazione. - -Per parte mia non esito ad aggiungere che se le barricate rimasero -indifese, se i moti non furono più gravi ciò si deve al fatto che -mancò assolutamente ogni preparazione ed ogni direzione e sopratutto -al dissidio tra i socialisti e una borghesia colta e repubblicana, -che ha un obbiettivo determinato, ma che ebbe tagliati i garretti -dal socialismo, che le sottrasse le masse. In queste poi poterono -più la tradizione, il temperamento, che non poteva essere modificato -in pochi anni, anzichè la propaganda sinceramente e costantemente -antirivoluzionaria dei socialisti; ed esplosero[111]. - -La protesta di Milano fu essenzialmente politica e morale; ma credo -di avere dimostrato ad esuberanza che non ebbe il menomo carattere di -un vero tentativo insurrezionale. Se a Milano, come alcuni, a torto, -pretendono, mancò l’influenza economica nella determinazione della -protesta, ciò tornerebbe sempre a suo grandissimo onore. I socialisti -non deridono a sangue ogni giorno la quistione sociale perchè alcuni -socialisti la riducono a semplice _quistione di stomaco?_ Ebbene, diano -tutta la loro ammirazione a Milano che si leva in nome delle più sante -ed alte idealità! - -In quanto alle sozze calunnie di chi disse i moti di Milano e del resto -d’Italia voluti e preparati dai socialisti e repubblicani agli _ordini -ed agli stipendi_ del Papa e della Francia, esse non meritano che il -più profondo disprezzo[112]. - -Quattro mesi di reazione non poterono modificare l’ambiente politico e -morale di Milano. - -La _capitale morale_ rimane uno scandalo per alcune parti d’Italia ed -un pericolo — se non si vorrà trarre ammaestramento dagli avvenimenti -— per le istituzioni; si capisce perciò che ci sia qualche nuovo -Barbarossa, come venne chiamato chi ebbe la triste ventura di spegnere -Cavallotti, che la vorrebbe annientata; si capisce ancora che ci sia -chi vorrebbe metterla sotto la _tutela affettuosa_ dell’Italia. - -Oh! il momento per togliere di mezzo questa minaccia permanente alla -tranquillità dello Stato, di porre sotto tutela.... la _capitale -morale_ è veramente opportuno! Quando all’estero, per nostra -incancellabile vergogna, si discute sulla convenienza di porre l’Italia -sotto la tutela dell’Europa perchè non sa guarirsi dalla miseria e -dall’analfabetismo, che generarono il pericolo anarchico[113], è giusto -che ci sia all’interno chi voglia spento il focolaio di benessere, di -sana energia, di vera civiltà che risiede in Milano! - -Se i nuovi Barbarossa esprimessero il sentimento della maggioranza -degli italiani sarebbe segno che l’Italia non potrebbe tollerare che -una sua grande città venisse chiamata la _capitale morale_.... - - - - -XIV. - -CONFRONTI - - -Si afferma di ordinario dalle persone che non vogliono darsi la pena di -comparare per riflettere ed agire in conformità dei risultati ottenuti -dalla comparazione: i confronti sono odiosi. Dovrebbe dirsi invece: -i confronti sono dolorosi e vergognosi per coloro che sono costretti -a constatare la propria inferiorità e per quanti furono e sono causa -della inferiorità stessa. - -La comparazione che s’impone quando si è dato il bando all’assoluto -è di una indiscutibile utilità nella politica, che vuole essere -sperimentale perchè, trovando termini di confronto con dati -avvenimenti, si acquistano elementi per una specie di giudizio di -appello, ammaestramenti ed indicazioni sulle conseguenze non remote -degli avvenimenti comparati a seconda della diversità delle misure -adottate di fronte ai medesimi. - -Non si deve tacere che nella comparazione e nelle induzioni si deve -andare guardinghi, perchè la diversità delle condizioni tra popolo e -popolo ed anche tra periodi diversi nella vita di una stessa nazione, -può indurre in errore e far formulare previsioni che non si realizzano -generando meraviglia e disillusioni; ma, oltrecchè nella fase presente -di evoluzione la diversità delle condizioni è in continua attenuazione -tra i popoli europei, è innegabile che la comparazione rimane come -il metodo migliore per fare della politica sperimentale, pur facendo -riserve sulle indicazioni che somministra e ricorrendo a tutti i -temperamenti nell’applicazione, che possono essere suggeriti dalla -conoscenza delle più salienti diversità di condizioni. - -Convinto della eccellenza di questo metodo, mi pare che non si -potrebbe conchiudere più opportunamente questo studio sui tumulti della -primavera del 1898 e sulla conseguente reazione se non coi confronti -sul rispetto delle leggi e delle costituzioni, sulla libertà lasciata -ai cittadini, sulle misure adottate dai vari Stati d’Europa in casi -analoghi a quelli italiani. - -Se si dovesse prestar fede ai grotteschi apologisti del vigente regime -italiano, i quali non esitano ad affermare che in fatto di libertà e -di osservanza della costituzione il nostro paese nulla ha da invidiare -agli Stati più liberi del mondo, e che arrivano all’impudenza di -dire che ne gode una maggiore della Francia, si potrebbe stabilire -un contrasto stridente ed umiliante per noi, ponendo il paragone tra -l’Italia e la Svizzera, tra l’Italia e gli Stati Uniti d’America; -ma queste vanterie si devono prendere per quello che sono: per -ridicolaggini divulgate con serietà o per ignoranza compassionevole -o per insigne e interessata malafede. Perciò rinunzio a qualunque -paragone non solo con detti Stati retti a repubblica, ma anche colle -monarchie scandinave, dove da anni i tumulti per cause economiche e -politiche sono sconosciuti è dove è illimitata la libertà e tutto vi si -discute: dal Re alla organizzazione sociale; da questa alle compagine -nazionale[114]. - -I nostri millantatori si avrebbero a male il paragone tra l’Italia, -paese a regime rappresentativo, con la Germania o con l’Austria, stati -semplicemente costituzionali. Invece sono le due nostre alleate che -avrebbero giusto motivo di offendersi del paragone. Il Cancelliere di -Ferro, quando volle darsi nelle braccia della reazione, prima contro -i cattolici e poscia contro i socialisti, si armò di leggi. Tra noi -invece vige da anni, intendiamoci, e non da ieri soltanto, il cosidetto -_piccolo stato d’assedio_, senza che leggi, e nemmeno i famosi -decreti-leggi lo abbiano autorizzato. Le leggi talora sono applicate -severamente in Germania; ma quando esistono queste leggi, almeno -ogni cittadino sa a che cosa attenersi e a quali rischi si espone -violandole. Tra noi l’arbitrio sostituito sistematicamente alla legge -produce in tutti una incertezza ed un perturbamento, che sono tra le -cause maggiori della nostra decadenza politica. - -In quanto a libertà di stampa e di riunione, chi legge il _Worwärts_ -e gli altri giornali e riviste dei socialisti, chi ha conoscenza delle -conferenze innumerevoli che si tengono in tutte le birrerie di Berlino -e della Germania, chi ha seguito l’ultimo congresso socialista di -Stuttgart, in cui si affermò la dottrina collettivista da un lato e -dall’altro si manifestarono voti aperti per la repubblica e si lanciò -una sfida solenne all’Imperatore sulla famosa questione degli scioperi -— si convincerà che il confronto non regge. - -Non regge neppure coll’Austria, che siamo abituati a considerare come -sinonimo di dispotismo. Ha certi freni la stampa e i sequestri qualche -volta colpiscono anche le riviste — ad esempio, Die Zeit di Vienna; — -ma c’è una misura, vi sono criteri stabili. Non parliamo del diritto -di riunione; quando i socialisti austriaci promossero l’agitazione -pel suffragio universale a Vienna, si fecero dimostrazioni di venti e -quarantamila persone, che procedettero ordinate per lo più. - -Qualche volta ci furono colluttazioni, anche gravi, colla forza; -avvennero arresti e condanne severe — conformi alle leggi; ma il -governo austriaco non pensò di sopprimere il diritto di riunione. - -Gravi tumulti in Austria sono avvenuti negli ultimi anni e qualche -volta fu proclamato lo Stato di assedio, consentito dalle leggi. Ma nè -per la durata, nè per gli episodi che lo contrassegnarono in Boemia per -la questione recentissima delle lingue, nè nell’Istria alcuni anni or -sono, per l’altra analoga delle tabelle bilingui, si rese odioso come -in Italia dal 1894 in poi. Nemmeno il più lontano paragone è possibile -per le condanne dei tumultuanti, che furono mitissime anche quando -andavano a colpire i cittadini rei di manifestazioni anti-nazionali, -come fu il caso nei tumulti per le tabelle bilingui nell’Istria. Chi -avrebbe potuto immaginare che l’Austria ci avrebbe dato lezioni di -liberalismo e di costituzionalismo? - -Il paragone prediletto ai nostri monarchici costituzionali è quello -coll’Inghilterra. Essi ci tengono, o meglio ci tenevano[115], a dire -che in Italia, in grazia della _lealtà_ di Casa Savoja e dell’affetto -popolare da cui è circondata, è stato possibile il godimento -della massima libertà e del più perfetto svolgimento del regime -rappresentativo. Nulla, intanto, di più grottescamente falso. - -Il paragone, sotto tutti i punti di vista, non regge ora; e non reggeva -neppure pei tempi migliori della libertà italiana. - -Rimontando a sessant’anni or sono per la libertà di stampa ed a più di -settant’anni per il diritto di riunione, per i criteri repressivi, per -le condizioni lavoratori, deisi potrebbe trovare qualche somiglianza -tra l’Inghilterra di allora e l’Italia odierna. Non più oggi. - -Due parole sulla libertà della stampa, che è divenuta la libertà -fondamentale: essa sola vale quanto gli articoli più larghi di una -carta costituzionale, che possono rimanere lettera morta dove c’è un -esercito stanziale numeroso e disciplinato[116]; essa sola sostituisce -efficacemente ogni più severo controllo sull’opera politica e morale -del governo. - -Per dare la misura di questa libertà di stampa in Inghilterra, bisogna -leggere la collezione del _Truth_, del _Reynold’s News paper_, della -_Modern Society_, dell’_Irish Weekly Independent_, del _Labour Leader_, -di altre riviste o giornali socialisti, repubblicani, radicali e -irlandesi. Indarno si cerca nella storia dei processi da anni ed -anni qualche cosa che rassomigli all’applicazione dell’articolo -247 del Codice penale e di altri articoli consimili. Le istituzioni -politico-sociali vi sono discusse e attaccate con una violenza di -linguaggio inaudita; la Camera dei lords, nell’anno di grazia 1898, -dal _Reynold’s Newspaper_ viene considerata come un’assemblea di -speculatori, di usurai, di ladri.... E non sono meglio trattati -la Regina e tutti i membri della famiglia reale. Su i Re tutti -d’Inghilterra, da Guglielmo il conquistatore a Vittoria, circola -liberamente il libro di I. Morrison Davidson — _The New Book of Kings_: -Il nuovo libro dei Re — di cui si sono fatte parecchie edizioni, e -che riporta tutti gli aneddoti più feroci e più scostumati che possano -discreditare le persone reali e le istituzioni monarchiche. - -Questa non è la libertà che si esercita su coloro che già appartengono -alla storia — e che in Italia sono sempre _sacre ed inviolabili_; — ma -si esercita piena, illimitata, sui contemporanei. Nel numero del 17 -aprile 1898, _Gracchus_ scrive una lettera al _Reynold’s News paper_ -nella quale dimostra il nessun valore politico, intellettuale e morale -degli illustri parenti della Regina e della regina dice: «_Vittoria -ha schivato l’adulterio_. E sta bene: l’ammiriamo. E l’ammiriamo -in quanto, convinti del dogma della ereditarietà, chiunque avrebbe -giurato, che essa avrebbe seguito la grossolana immoralità, che -caratterizza i suoi zii particolarmente....». - -Ma se la Regina viene risparmiata da _Gracchus_ — nessuno risparmia -il Principe di Galles, ch’è stato messo alla gogna nei Tribunali, nei -giornali, nei _meetings_ — non la è da altri. Così l’_Irish Weekly -Independent_ nel febbraio 1898 pubblicò un articolo: _Is the Queen -mad?_ — La Regina è pazza? — dove si facevano allusioni agli amorazzi -antichi della Regina con un suo prediletto e notissimo servitore, che -— si assicura — la confortò dopo la morte del Principe-sposo Alberto. -Nel numero del 1º maggio, lo stesso giornale, ch’è illustrato, in -prima pagina, sotto il titolo: _A Jubilea Idyll_ si vedeva la Regina -Vittoria, volante come una furia orrida, con la face in mano, portar -la guerra dapertutto, mentre intorno e sotto di lei i cannoni che -scoppiano producono incendii, rovina e desolazione... In Italia, un -giornale fu sequestrato perchè mise in caricatura... gli speroni del -generale Pelloux! - -Gli emblemi, i motti allegorici, che si portano in processione, i -discorsi che si pronunziano nei _meetings_ sono dello stesso genere; e -questo genere violento non è escluso dal Parlamento; dove, ad esempio, -il Wakley, direttore del _Lancet_ e deputato di Londra, domandando -l’amnistia pei condannati cartisti di Monmouthshire, chiama _traditori_ -i Re e parla di _royal miscreants_, di _royal ruffians_ — canaglie -reali, banditi reali... - -Questi saggi di massima libertà di linguaggio, che si potrebbero -moltiplicare a piacere, rispondono alla sciocca obbiezione che si -sente spesso ripetere in Italia: in Inghilterra si può concederla -perchè non se ne abusa. Ed a questa obbiezione rispose qualche anno -fa Pasquale Villari, senatore, conservatore ed ex ministro del regno, -col seguente giudizio: «La stampa più moderata usa in Inghilterra un -linguaggio che a noi parrebbe sovversivo, ma che colà è giudicato prova -di un vero spirito conservatore. _Da noi si direbbe, che questo è un -eccitare i tumulti colà si crede che questo sia un conoscere i propri -tempi...._[117]». - -E parliamo di tumulti e di sommosse, ch’è quello che maggiormente -importa. - -La storia dell’Inghilterra — proprio per ismentire anche su questo quei -capi ameni i quali vogliono stabilire certe differenze di trattamento -politico in ragione delle differenze di temperamento tra gli italiani e -gl’inglesi — è piena di tumulti e di sommosse assai più gravi di quelli -che abbiamo deplorato in Italia nella primavera del 1898. - -Se ci rifacciamo alla storia del primo quarto di questo secolo, anche -al di là della Manica riscontriamo un periodo agitatissimo di fame, di -prepotenze, di tumulti, di repressioni, di reazione, che nulla o ben -poco ha da invidiare al nostro presente. - -È il periodo dell’_ultratorismo_ contrassegnato dal sistema iniquo -delle imposte, dalla niuna protezione sociale ai lavoratori, dalla -prevalenza megalomaniaca e militaresca, dalla mancanza di libertà -politica e di giustizia penale. Fu la vergogna dell’Inghilterra e -scomparve più di settant’anni or sono. - -Sorpasso sui tumulti del 1829 e accenno appena a quelli che si -riferiscono alla prima riforma, per fare comprendere a coloro che -non conoscono gli inglesi quale sia la _flemma_ e il _rispetto_ delle -persone e delle leggi di questi famosi anglo-sassoni. - -Nel 1831, appena Lord Russell presentò il _bill_ di riforma, vi furono -luminarie e dimostrazioni di gioia. In Italia gli amici delle riforme -si sarebbero contentati di manifestare la propria soddisfazione con -degli evviva! In Inghilterra si sentì il bisogno di una vigorosa -sassaiuola contro i nemici del _bill_; e la sassaiuola degenera in -gravi tumulti dopo il rigetto da parte dei lords (18 ottobre 1831). Si -fanno le elezioni generali sulla questione della riforma e riescono -favorevoli al _bill_; e allora, in previsione della opposizione -della Seconda Camera, i lords vengono minacciati e scoppiano -dappertutto tumulti sanguinosi. Viene bastonato il duca di Newcastle; -schiaffeggiato il marchese di Londonderry; gettato da cavallo il duca -di Cumberland — un membro della famiglia reale! - -Si riesce ad immaginare che cosa avverrebbe in Italia se casi simili -si verificassero? Un milione almeno di cittadini sarebbe gettato -in galera; della costituzione non rimarrebbe traccia; meno ancora -del disegno di legge. Cedere in Italia alla pressione della piazza: -vergogna! orrore! Nulla di tutto ciò in Inghilterra. Il _bill_ ebbe il -suo corso e i _lords_, ammoniti a scongiurare bufera più tremenda, non -osarono più respingerlo. Non solo: il Re — oh scandalo! — favorevole al -_bill_, annunziò che avrebbe licenziato le persone di casa reale, che -non si adoperassero pel suo trionfo. - -Ancora un dato interessante. Scoppia un altro tumulto in Londra il 13 -maggio 1833; un policeman viene ucciso, altri feriti. Ebbene, i giurati -mandarono assolto l’uccisore per _omicidio giustificato...._ In Italia, -per Decreto reale, sarebbe stata soppressa la giuria. Fermiamoci ai -tumulti più caratteristici: a quelli che si riferiscono al movimento -_cartista_ durato dieci anni e più — dal 1837 al 1848. Ci dobbiamo -fermare a questi tumulti perchè hanno qualche analogia coi nostri e per -questo aneddoto di dolorosa attualità. - -Paolo Valera — oggi in carcere e ch’era vissuto parecchi anni in -Inghilterra — impressionato degli avvenimenti italiani del 1893-94, -volle fare conoscere il movimento cartista in una serie di articoli -della _Critica sociale_ raccolti in opuscolo con una prefazione di -Filippo Turati, nella quale si leggono queste parole: - -«Collo studio sul movimento chartista, noi squaderniamo al lettore -un brano di storia inglese vecchio di mezzo secolo che varcando la -Manica e il Gottardo, si ringiovanisce, diventa quasi dell’attualità. -Più ancora: _diventa forse ad un dipresso, la storia nostra di -domani_»[118]. - -Filippo Turati fu profeta. La storia di 60 anni fa è divenuta la storia -di oggi.... peggiorata. Niuno lo sa meglio di lui, che soffre nella -tetra cella di Pallanza! - -Peggiorata? Vediamo. - -In Inghilterra ci furono condanne severissime durante il movimento -chartista; Iohn Frost ed alcuni altri furono condannati a morte: la -pena fu commutata. Ma queste condanne furono conforme alla legge; non -stati di assedio; non Tribunali militari; non processi senza difesa e -senza garanzia. Si vide anzi questo caso strano: scambi di cortesia, di -parole di stima, di ringraziamenti tra.... giudici e condannati. Cose -dell’altro mondo! - -Non solo questo; ma le condanne, dal punto di vista della legalità, -furono meritate e corrispondevano esattamente ai reati commessi. È -facile dimostrarlo perchè i fatti abbondano. - -In Inghilterra i tumulti non avvennero improvvisi come in Italia; ma -furono voluti e preparati. Quando la _carta_ chiesta dai riformatori -venne seppellita legalmente, cominciarono a prevalere i così detti -_cartisti della forza fisica_, la cui denominazione dice chiaramente, -che la violenza era l’ingrediente principale del loro programma. - -Non si trattava di chiacchiere. In quasi tutte le officine -d’Inghilterra si lavorava giorno e notte a preparare picche a tre -scellini e mezzo per una per la rivoluzione di domani; e i capi -volevano che tutti preparassero armi e alle armi si addestrassero. Il -reverendo Stephens invitò le moltitudini ad andare ai _meetings_ con -un pugnale nella destra e una face nella sinistra; al _meetings_ in -Ashton-Under Lyne, dopo una furiosa requisitoria contro il Ministero -Whig, domandò alla folla: _siete armati?_ Parecchi gli risposero con -delle scariche in aria. — _Va bene_, disse il ministro di Dio. _Buona -notte!_ - -Questi comizi notturni e con gli intervenuti armati; dovevano allarmare -naturalmente il governo, che li proibì. In questa proibizione di -_meetings_ con esercizi militari illuminati dalle torce si vide un -insulto al popolo oppresso e una violazione della costituzione; perciò -anche alcuni, che deplorarono le violenze dei _cartisti della forza -fisica_, come Feargus O’ Connor, si resero solidali con Stephens. - -I motti sulle insegne e i discorsi che si tenevano in questi -comizi erano la prova lampante delle intenzioni dei promotori -ed organizzatori: erano schiettamente rivoluzionari. Stephens si -proclamava rivoluzionario _fino al coltello_ ed alla morte ed insegnava -che «riprendere le ricchezze male acquistate» «non è altro che atto -di giustizia». Parlando dei padroni delle fabbriche, incitò la folla -a coprire di pece e di penne Iones (un padrone) ed a dargli fuoco. -Insegnò ai presenti come prendersi del pane: «colla picca sul petto -dite ai prestinai che alla prossima volta vi prenderete la pagnotta -colla sua punta».... Il farmacista Pott — un altro fanatico _cartista_ -— appendeva alle sue finestre palle di piombo dorate con questa -scritta: _pillole pei tories!_ - -Dalla preparazione si passò all’azione; e bande armate, con un capo -— Iohn Frost — con un programma preciso, il 4 Novembre 1839 dettero -l’assalto a Newport. Vi fu conflitto con undici morti e molti feriti; -e fu questo l’avvenimento che dette luogo nel 1840 alle severe condanne -emanate dalla giuria, di cui si fece precedente menzione. - -In Italia non si può trovare un solo fatto, che si possa paragonare -a questo assalto di Newport; eppure, data la diversità dei Codici, -le condanne pei tumulti di Sesto Fiorentino furono infinitamente -più severe. Volendo essere generosissimi coi nostri giudici militari -e col governo che li mise a funzionare, i reati maggiori avrebbero -qualche lontana, stentata, artificiosa analogia con quelli attribuiti a -Stephens. Ebbene, mentre i Rondani, i Turati, i De-Andreis, i Chiesi, -i Romussi, per articoli o discorsi scritti e pronunziati alcuni anni -prima e che erano infinitamente meno eccitanti di quelli del prete -inglese, ebbero dai sedici ai sei anni di reclusione, lo Stephens fu -processato a piede libero e non ebbe che _diciotto_ mesi di carcere! -In Italia, in mancanza della pena di morte, lo avrebbero condannato -al massimo della reclusione o della galera e i giudici sarebbero -rimasti dolenti di non potergli dare gli anni di vita di Matusalem per -appioppargliene novecento... - -I tumulti del periodo _cartista_ non durarono un mese o un anno, ma -con maggiore o minore intensità si riprodussero per dieci anni: la -fame li rese acuti nel 1842, quando si assaltarono e saccheggiarono -anche le _Workhouses_. Dettero luogo al cosidetto processo _mostruoso_ -dei 59, durante il quale ci fu il discorso lunghissimo, commovente -e convincente di O’ Connor, che indusse i giudici a dichiarazioni -pubbliche di stima e di simpatia verso gli accusati. Si ebbe la -sentenza; ma ne venne sospesa l’esecuzione per un errore di forma: -l’Inghilterra non ha una Cassazione disciplinata! Il processo non -venne ripreso perchè il governo non se ne occupò più. «I Ministri, -dice Valera, avevano fiutata l’opinione del paese contraria a questi -processi contro le manifestazioni del pensiero». - -La diversità dei criteri di governo, del rispetto per la libertà, per -le leggi e per la costituzione tra l’Inghilterra e l’Italia, in questi -dolorosi casi risulta all’evidenza dalla differenza tra i generali -preposti alla repressione. Conosciamo i nostri Bava Beccaris, gloriosi -vincitori all’interno; il Valera, e fece bene, ci presentò il generale -Napier, che fu mandato a schiacciare il _cartismo_ in undici contee -settentrionali. Il generale Napier fece il suo dovere di soldato; ma -quale uomo fosse, si può scorgere dal modo come pensava. Dei tumulti -riteneva responsabili i governanti e malediceva coloro ch’erano causa -delle guerre civili. Le insurrezioni, egli diceva, non sono provocate -dai capi del _cartismo_, ma dal debito nazionale, dalle leggi sui -cereali, dalle nuove leggi sulla carità pubblica. Il _cartismo_ è il -prodotto della ingiustizia dei Tories e della imbecillità dei whigs. -Sferzava i magistrati pusillanimi che divenivano leoni dietro le -baionette dei soldati. Deplorava che il Parlamento avesse votato 12,000 -sterline per le scuderie reali, mentre altrove si moriva di fame. -Sconsigliava l’arresto di O’ Connor e voleva che si dasse la _Carta_. -E concludeva: _È crudele ed inutile sopprimere la vita per delle -idee. Non è giustizia, è barbarie, è vendetta di partito dominante. -Magistrati, lords, duchi_ =sono tutti assetati di sangue=. - -Ecco in bocca ad un generale la frase, che doveva procurare sei anni di -reclusione a Gustavo Chiesi... - -Tutto questo sfata l’umoristica ed accreditata leggenda sul carattere -inglese e prova a luce meridiana che gli inglesi abusano più dei latini -della libertà di parola; che gl’inglesi tumultuano tanto frequentemente -quanto gl’italiani quando soffrono ed hanno fame. - -Se le cose procedono diversamente, in ultimo, in Inghilterra e in -Italia, egli è che le moltitudini inglesi sanno farsi rispettare -e difendono la libertà. Pare che essi abbiano letti i commentarî -di Blackstone e vi abbiano imparato che il popolo ha il diritto -di manifestare la sua volontà primo colla petizione, secondo colla -rimostranza, terzo colle armi. Così il Valera. - -Se le moltitudini sono impregnate dallo spirito di Blackstone, i -governanti, in generale, da oltre cinquant’anni in qua, sono del -pari convinti che il loro dovere è quello di rispettare i diritti del -popolo. E rispettandoli, sanno di fare un buon affare nello interesse -sociale e delle classi che rappresentano. Se ne dimenticano qualche -volta ed avvengono allora perturbamenti gravissimi. Tale quello della -_domenica sanguinosa_ (13 Novembre 1887), quando la polizia volle -impedire, la riunione di un _meeting_ in Trafalgar-Square e il popolo -scatenossi come una furia su Londra, provocando conflitti sanguinosi, -devastazioni di ogni genere. Così avviene sempre, ogni volta che la -polizia interviene per impedire una manifestazione; il suo intervento -in Italia come in Inghilterra genera la sommossa. La sua assenza è -la migliore garanzia dell’ordine, sia in Italia come in Inghilterra. -Roma vide trentamila cittadini protestare pacificamente per -l’assassinio _Frezzi_ con tanto ordine e con tanta compostezza, quanta -se ne può riscontrare a Londra durante le più ordinate e pacifiche -manifestazioni. Mancava la polizia[119]. E ci fu in Parlamento chi -trovò da rimproverare all’on. Di Rudinì questo atto politico e questo -rispetto alla legge e ai diritti dei cittadini! - -I nostri monarchici — distinzione, onestamente, non si potrebbe fare -fra la _destra_ e la _sinistra_ — messi colle spalle al muro dalla -eloquenza dei fatti, non si danno per vinti e dopo aver blaterato per -tanto tempo sulla solidità delle nostre istituzioni e sulla popolarità -della nostra monarchia, confessano umiliati che ciò che riesce -innocuo in Inghilterra, dove la monarchia ha secolari radici, non si -può consentire in Italia, dove le istituzioni vigono appena da mezzo -secolo. - -L’obbiezione, mentre li umilia, perchè sfronda molte aureole, si -mostrerà che è infondata da un altro punto di vista. Ma prima di venire -a questa dimostrazione, ce n’è un’altra da fare, ricorrendo alla storia -e alla vita politica del Belgio. - -La dinastia che regna nel Belgio non vanta la durata della Sabauda: è -nata ieri — nel 1830; le istituzioni presenti non godono del benefizio -della tradizione come le inglesi. Le condizioni, adunque, vi sono molto -rassomiglianti a quelle dell’Italia. Ed ecco che cosa ci apprende la -storia e la vita politica del Belgio. - -Non discutiamo sul diritto di associazione e di riunione; una -sola parola lo qualifica: è illimitato per tutto e per tutti — pei -socialisti e pei clericali, pei monarchici e pei repubblicani. Bandiere -rosse, fiori e nastri rossi, _marsigliese, carmagnola_, ecc., sono -ingredienti immancabili d’ogni comizio republicano o socialista e nel -quale la polizia brilla per la sua assenza: perciò vi mancano del pari -i disordini. E si grida _Viva la repubblica!_ nei comizi, come lo si -grida alla Camera dei Deputati, dopo che vi entrarono i socialisti. - -Altrettanto illimitata è la libertà di stampa. Giornali e riviste -pubblicano continuamente articoli contro il Re, contro la famiglia -reale, contro l’esercito, contro tutte le istituzioni e contro tutti -gli individui dichiarati in Italia sacri, inviolabili, intangibili e -che sarebbero tra noi severamente puniti come _sovversivi_. Là passano -inosservati in tempi ordinari; ed anche all’indomani dei gravissimi -tumulti del 1886, il De Fuisseaux — un _sovversivo_ per eccellenza -— potè pubblicare un giornale, il cui semplice titolo tra noi -costituirebbe un reato: _La repubblique belge_. - -La misura vera di questa illimitata libertà di stampa viene data da -ciò che si scrive sulla vita pubblica e privata del Re e della famiglia -reale. - -Non esiste l’ipocrito rispetto alla formola menzognera: _il re regna -e non governa_, e al Re si fanno rimontare le responsabilità tutte che -tra noi si preferisce addossare ai ministri responsabili. Ci vorrebbe -un volume, per riassumere soltanto ciò che si è scritto nella forma -più violenta contro Leopoldo II a proposito del Congo; a lui si fa -colpa anche di qualche inezia: De Fuisseaux lo attaccò vivacemente nel -celebre _Catechismo del popolo_ perchè venne annullata la decisione del -Comune di Lacken, che lo sottoponeva all’imposta come qualunque altro -cittadino[120]. Questi attacchi sono divenuti violenti nell’està del -1898 per il progettato porto militare di Bruges, combattuto aspramente -alla Camera dei Deputati da Anseele come una impresa di Re Leopoldo. -Su questo porto militare un giornale di Bruxelles pubblica un articolo -dal titolo caratteristico: _Un roi encombrant_ nel quale riassumeva i -pareri assai violenti contro il Re di altri giornali — tra i quali _La -Patrie_ e _Le bien public_, monarchici e clericali. - -Meno male se il Re lo si attaccasse soltanto come capo dello Stato; -ma lo si tratta peggio nella sua vita privata. Così nel _Peuple_ (15 -Settembre 98) leggevasi un articolo sul _Pericolo congolese_ nel quale -lo si consigliava di andarsene nel Congo e costatava con rammarico che -egli _preferiva di andare a Parigi per trovarvi Emilia d’Alençon e Cleo -de Merode_. Il Bertrand aveva già accennato alle relazioni scandalose -di Leopoldo II con Madame Ieffries. Al Re non si rinfacciarono soltanto -le debolezze per le _cocottes_ parigine, ma gli si rimproverò di essere -associato negli utili di una _bisca_ ad Anderme e che stava fondando -ad Ostenda un gran Casino da giuoco — uso Montecarlo — insieme al suo -amico e protetto Colonnello North. - -Ebbene: Leopoldo II non richiese la punizione degli autori di questi -scritti pubblicati nel Belgio e vendicossi domandandone il sequestro -quando vennero riprodotti in Germania dal _Proletario_ e dall’_Eco_ di -Amburge[121]. Chi vuol sapere come vengono trattati i suoi congiunti, -legga l’opuscolo di Bertrand: _Leopoldo II e la sua famiglia_. Vi -è detto, ad esempio, che il Conte di Fiandra è un vero _tipo di -degenerato_, che gode di un appannaggio di L. 200,000 per la sola -ragione ch’è fratello del re; e _ancora ciò non è provato, perchè nel -Belgio la ricerca della paternità è interdetta_. - -Non mi permetto di riprodurre ciò che si scrive nei manifesti e nei -giornali del movimento antimilitarista, perchè, trattandosi di una -istituzione che vive e funziona anche tra noi, darebbe occasione al -Fisco d’infierire; potrà aversene un’idea leggendo tutta la collezione -della _Caserne_ e del _Peuple_ di Bruxelles. - -L’eccitamento all’odio di classe e il discredito delle istituzioni vi -sono versati a piene mani. Preferisco arrivare ai tumulti, ai processi -ed alle condanne, che hanno analogia con quelli ultimi d’Italia. - -Non rievocherò la lotta per il suffragio universale, strappato al -governo ed al Parlamento clericale per mezzo di un atto veramente -rivoluzionario: lo sciopero generale. Gli animi erano eccitati, la -situazione molto tesa: a Bruxelles e nelle altre città del Belgio -migliaia e migliaia di operai in isciopero domandavano minacciosamente -il diritto al voto e gridavasi a perdifiato: _Viva la repubblica!_ Non -stati di assedio, non arresti, non processo. Fu arrestato uno dei capi -ed organizzatori dello sciopero, Emilio Vandervalde; ma per una sola -notte! - -Mancarono i tumulti, perchè mancò la provocazione e mancò l’intervento -della polizia. Ci furono altra volta i tumulti e furono tremendi -e dettero occasione a condanne severe: furono quelle dell’_Année -terrible_ del Belgio, l’anno 1886. - -In quest’_année terrible_, ripeto, ci furono condanne severe: a vita, a -15 anni di lavori forzati, ecc., per i fatti dei dintorni di Charleroi. -Ma tutto per le vie ordinarie, per mezzo dei giurati, senza stato di -assedio e senza tribunali militari, non ostante che nel momento della -repressione tutti i poteri fossero stati accentrati nelle mani del -generale Vandersmissen. - -Non ostante queste condanne severe, che suscitarono la generale -indignazione, nessuno oserebbe paragonarle a quelle italiane dell’anno -1898, di fronte alle quali risulterebbero assai più miti; e soprattutto -giuste. - -I tumulti furono cagionati dallo sciopero tra i minatori, cominciato il -25 Marzo a Fleurus. - -Si riproducono al vero le scene di _Germinal_ e di _Happe-Chaire_ e -divengono persone vive i tipi dei capolavori di Zola e di Lemonnier. -Le bande degli operai gridando: _Viva la repubblica!_ cantando la -marsigliese, seguendo le bandiere rosse, percorrono eccitatissime il -paese; pregano, minacciano, impongono lo sciopero e dalle miniere di -carbone lo comunicano alle vetriere. - -Da principio il governo non interviene; ma il suo intervento diviene -una vera necessità di ordine sociale. Sono gli scioperanti armati -di revolver, i primi a far fuoco a Gilly sulla guardia civica il 27 -Marzo. A Roux, poco dopo, la truppa fa fuoco, ma per difendere uno -stabilimento, che gli scioperanti si ostinavano a voler prendere per -distrurlo. - -Di che cosa fossero capaci i tumultuanti, si vide in diversi punti. -Vi furono scene dì orrore vero e se ci si attenesse alle descrizioni -che ne dettero i monarchici e i clericali, si potrebbe credere alla -calunnia suggerita dalla passione di parte; invece sono gli scrittori -socialisti che confessano i saccheggi, i ricatti, le distruzioni, -gl’incendi vandalici degli scioperanti di Marzo[122]. Ciò che fecero -da Baudoux, un industriale odiato per i perfezionamenti introdotti -nell’industria vetraria, fu incredibile. Una banda ubbriacata di -saccheggio e di distruzione, dicono Vandervelde e Destrèe, incendiò -tutto lo stabilimento, e saccheggiò l’abitazione del Baudoux, mentre -una folla immensa assisteva indifferente, senza prestare soccorso ed -aiuto di sorta. Al seguito degli scioperanti, aggiungono gli stessi -scrittori socialisti, sbucarono dalle loro tane oscure tutte le bestie -immonde, i vagabondi, i pregiudicati, i malfattori, che si fanno -innanzi in ogni movimento sociale (pag. 69 e 70). - -Scene analoghe non si videro in Italia; ma ciò che rende veramente -caratteristica la differenza fra i tumulti del Belgio e quelli italiani -fu sopratutto la causa. - -Si sa che la fame fu la grande sobillatrice fra noi. Nel Belgio i -minatori soffrivano alquanto; ma non in modo eccezionale da spiegare i -barbarici eccessi menzionati. Destrèe e Vandervelde confessano: _questo -sciopero sembrava che non avesse alcuna ragione particolare; era -diretto contro gli speculatori, contro il Governo, contro la Società, -contro chiunque..._ Era una solenne protesta sociale! C’era ignoranza -profonda nel popolo sollevato, che non sapeva ciò che voleva.... _C’era -nella sommossa un desiderio brutale, feroce, incosciente di godimento e -di ricchezza._ - -Da particolare a particolare, questo si chiama furto. Ma da classe a -classe, da nazione a nazione, ciò cambia carattere e costituisce il -preludio delle grandi rivoluzioni sociali (pag. 65 e 66). - -E meno male se gli scioperanti fossero stati i soli minatori; ma i -vetrai, continuano i due scrittori socialisti, non erano miserabili -e non avevano alcuna seria ragione per porsi in isciopero. Forse si -sono esagerate le loro buone condizioni; ma ciò non pertanto esse -erano soddisfacenti: _la maggior parte avevano una casa, dei risparmi, -godevano di un certo comfort, erano una specie di aristocrazia nelle -classi operaie e avrebbero dovuto rimanere estranei allo sciopero_ -(pag. 67). - -A Milano, a Napoli, a Firenze, nessuno dei condannati si trovò nelle -condizioni dei saccheggiatori e degli incendiari del Belgio; ma le -condanne non furono inferiori. Nel Belgio sembrarono enormi le condanne -di Charleroi, da sei mesi di prigione al disotto, per oggetti rubati -negli scioperi e ci fu uno scoppio d’indignazione perchè un Gillet fu -condannato ad _otto giorni_ di carcere perchè trovato possessore di -un pugnale e perchè minacciò un maggiore dell’esercito. In Italia gli -_otto giorni_ sarebbero divenuti _otto anni_ di reclusione; e nessuno -se ne sarebbe sorpreso! - -Ma la iniquità delle condanne italiane diventa spaventevole quando si -paragonano a quelle inflitte nel Belgio agli elementi intellettuali, -ritenuti inspiratori e promotori diretti o indiretti dei tumulti. -Alfredo De-Fuisseaux, che col suo _Catechismo del Popolo_, vendutosi -a molte decine di migliaia di copie, aveva certo eccitato moltissimo -gli animi, venne condannato a _sei mesi_ di prigione dalla Corte di -Assise di Bruxelles. Il 4 Giugno, innanzi al giurì di Gand, comparve -E. Anseele sotto l’accusa di avere attaccato la forza delle leggi e di -avere oltraggiato il Re per un articolo pubblicato nel _Vooruit_ nel -quale si scongiurarono le madri di scrivere ai loro figli dell’esercito -perchè non tirassero sugli operai in isciopero e per un discorso -pronunziato in un comizio nel quale, volto agli operai, consigliando la -calma, aveva detto: se voi vi esaltate, il governo non domanderebbe di -meglio che massacrare; _e in questo giorno vi sarebbe festa al palazzo -dell’arcivescovo di Malines ed al castello di Leopoldo II,_ =assassino -I....= Anseele confessò di avere pronunziato queste parole a fine di -bene e nel momento dell’eccitamento; venne assolto e condannato a _sei -mesi_ di prigione per la prima accusa! - -_Sei mesi_ di prigione nel Belgio a chi afferma che il capo dello -Stato avrebbe fatto festa per il massacro del popolo, a chi chiama -_assassino_ il Re! li hai ben meritati i tuoi _dodici anni_ di -reclusione, tu, Filippo Turati, che non pensasti mai d’insultare -atrocemente il sovrano d’Italia e che profferisti parole di pace, tali -riconosciute dai tuoi avversari! - -Non basta. Si assicura già che il governo prenderà l’iniziativa di una -legge che dichiarerà nulli i voti dati ai condannati politici. - -E nel Belgio? Anseele, proclamato candidato in Bruxelles nell’ottobre -1886, viene messo in libertà, affinchè possa sostenere la campagna -elettorale..... Rientra in prigione, perchè non eletto. - -Le origini dello sciopero e dei successivi tumulti e gli episodi che -li accompagnarono, i processi — tutto contribuisce a stabilire la -maggiore gravità dei fatti del Belgio. Eppure non venne proclamato -lo stato d’assedio, non sottratti gli accusati ai giudici legittimi, -non proposta alcuna misura restrittiva delle libertà di stampa, di -associazione, di riunione, non pensata alcuna diminuzione del diritto -elettorale. - -Appena un mese dopo i tumulti, il 25 e il 26 Aprile, il partito -socialista belga potè riunirsi liberamente a congresso a Gand ed una -colossale manifestazione in favore dei condannati potè farsi in Agosto -a Bruxelles, dove già si era esasperati perchè il borgomastro Buls — -senza ingerenza del governo — l’aveva proibita in Giugno; e solenni -manifestazioni, punite in Italia, come apologia di reati, si svolsero -pacificamente in tutte le città del regno. - -Questo avviene nel Belgio, dove la dinastia dei Coburgo regna da -sessant’anni appena ed è straniera e non crede di avere speciali -benemerenze per la liberazione e per l’unificazione del paese... - -In Italia... in Italia, — ricordiamolo, per attenuare l’amarezza che -suscita la reazione e l’abbiezione presente, in altri tempi non si -procedeva come si procede al giorno d’oggi. Era maggiore il rispetto -delle leggi, lo Statuto pareva cosa viva, vi si godeva di un _minimum_ -di libertà indispensabile in uno stato civile contemporaneo. Le radici -delle istituzioni non erano e non potevano essere più profonde che oggi -non siano e le scosse erano forti; ma la reazione, dopo Aspromonte, -dopo il massacro di Torino — allora il Re licenziò il ministro che -l’aveva consumato — dopo Mentana, dopo i tentativi insurrezionali e le -cospirazioni del periodo 1869-71, non raggiunse mai l’intensità e la -sfacciataggine di quella odierna. - -Non rievocheremo i ricordi dei tempi delle lune di miele del popolo -collo Statuto, quando Didaco Pellegrini, eletto mentre era in prigione -per reato politico — 2 Dicembre 1848 — venne convalidato e liberato; -ma è bene ricordare questo episodio, che si riferisce al periodo più -burrascoso della nostra storia. Si era nel 1867 ed a Firenze, appena -conosciuto l’arresto di Garibaldi a Sinalunga, una dimostrazione -imponente protesta; e protesta con intendimenti, che non ebbero mai -i tumultuanti del 1898 nè a Milano, nè altrove; infatti si disarma il -picchetto di Guardia nazionale a Palazzo vecchio e si saccheggiano due -botteghe di armaiuoli; un brigadiere di P. S. viene ucciso e diciotto -agenti feriti. Nulla seguì che possa paragonarsi alla reazione odierna. - -Ma il guasto odierno è immenso e nella speranza di suscitare un -salutare risveglio, è necessario che si tracanni sino all’ultima stilla -il fiele dei confronti storici. - -Faremo l’ultimo, che riuscirà amarissimo ai bigotti della monarchia -sabauda e che farà rinnovare l’accusa sciocca di leso patriottismo -contro chi lo pone: quello col governo borbonico — col _governo -negazione di Dio_. - -Nel mezzogiorno, il popolo ha posto già il confronto; e quando certi -movimenti della pubblica opinione esistono, il dissimularseli non -sarebbe che una ipocrisia, una menzogna pericolosa. Il popolo ha posto -tanto il paragone, che deve riuscire la più degradante condanna della -presente reazione, che il poeta dialettale notissimo, Ferdinando Russo, -la sua canzone per Piedigrotta — per la festa più popolare di Napoli, -la festa nella quale si espande l’anima del popolo, la fa seguire dal -ritornello: _Franceschiello, Franceschiè_.... - -C’è chi s’indigna ed approva il sequestro di una canzonetta, che -per bocca di un _tipo di plebeo sordidamente ignorante si aggira su -questo ignobile tema:_ =Si stava meglio sotto il Borbone=[123]. Questa -indignazione è del tutto inopportuna o va riserbata tutta, intera, -contro i governanti, che hanno fatto strazio dell’Italia ed hanno reso -possibile il paragone[124]. - -Ma è proprio possibile questo confronto? - -Chi non tiene conto delle mutate condizioni psicologiche, dei -progressi politici e intellettuali, dapertutto compiutisi, nega la -possibilità di questi confronti, soprattutto perchè non trova oggi in -Italia notizia di fucilazioni, che furono tanto frequenti nel regno -delle due Sicilie. Costoro non hanno senso storico e dimenticano che -Ferdinando II, se oggi governasse ancora a Napoli, non sarebbe quello -di sessanta anni fa, anche senza essere stato costretto a trasformarsi -da alcuna rivoluzione. I Borboni di Francia, rimessi sul trono dalla -Santa Alleanza, non si sognarono mai di potere cancellare la storia -— questa stolta idea non albergò che nella mente del Re di Sardegna -— e non ostante gli orrori del _terrore bianco_, nei primi momenti -della restaurazione, non credettero mai più di potere riprendere quei -diritti assoluti che con Luigi XIV confusero lo Stato colla persona -del Re. Dopo l’assassinio del Duca di Berry, i reazionari rovesciarono -il Decazes chiamandolo complice di Louvel: _il principe_, dicevano, -_è stato pugnalato da una idea liberale_. Ma fu cosa transitoria; e -durò meno di quella stessa reazione che in termini identici accusò -Zanardelli e Cairoli di avere armato il pugnale di Passanante. La -ragione dei tempi s’impose, sotto la restaurazione, in guisa che -i più convinti monarchici, che altra volta non si scandalizzarono -delle Saint Barthelemy e delle Dragonnades, per bocca di Demarcay e -di Casimir Perier protestarono fieramente per avere visto i dragoni -caricare la folla inoffensiva; questa ragione dei tempi indusse anche -i legittimisti a protestare contro la soppressione di un giornale e -l’arresto del suo direttore Robert, rese gigante Manuel in Parlamento -sotto la restaurazione e mentre assicura la popolarità al mordace Paul -Louis Courier, induce i De Remusat, i Thiers a protestare in difesa -della libertà della stampa contro le ordinanze di Luglio. - -Questa stessa ragione dei tempi, che comincia ad imporsi alla Russia -e s’imporrà alla Turchia, non ostante la protezione dell’Imperatore -di Germania, avrebbe trasformato Ferdinando II, che si sapeva Re per -diritto divino e che nulla credeva dovesse al popolo. Che cosa avrebbe -fatto Re Bombase il popolo, colle sue battaglie e coi suoi sacrifizî, -lo avesse creato Re d’Italia? - -Un parallelo tra le condizioni odierne e quelle del regime borbonico -non si può porre in Sicilia, nè prima del 1848. Non in Sicilia, per lo -stesso motivo per cui delle istituzioni e della educazione politica -inglese non se ne può giudicare vedendole alla prova in Irlanda. -Non prima del 1848, perchè il reame di Napoli era vissuto al difuori -delle correnti innovatrici europee e della ferocia politica era meno -responsabile di quella identica che il governo del Regno di Sardegna -spiegò sino a quell’epoca verso la _Giovine Italia_ o verso i liberali -del 1821. - -Non possono sorprendere anche dopo il 1848 le fucilazioni ch’erano -nei codici non solo, ma nella coscienza pubblica. Sarebbero uno -spaventevole anacronismo oggi in Italia pei reati politici, quando la -pena di morte è stata abolita per gli assassini comuni efferati e pei -parricidi. - -Comunque, tale quale la consentivano i tempi e le istituzioni -politiche, l’azione del governo borbonico dopo il 1848 nel continente -napoletano non perde nel paragone con quello del governo italiano nel -1898. Questo insegnano i fatti, che desumo dalle sorgenti più ortodosse -per patriottismo o per italianità[125]. - -Ricordiamo e confrontiamo. L’avvenimento più clamoroso contro i -Borboni fu il sangue versato in Napoli il 15 Maggio 1848. Si disse -che Ferdinando II per fare sorgere le barricate ed avere pretesto -alla repressione, si sia servito di agenti provocatori. L’accusa trova -oggi smentita nella _Nuova Antologia_ per bocca del Masi, e la si deve -considerare come una calunniosa fandonia. - -Più interessanti sono gli episodi che si svolsero nella triste giornata -e che la seguirono. - -Il 15 Maggio, in Napoli, si contavano 79 barricate vere — e non uso -Milano — con difensori armati, che sparavano ed ammazzavano — difensori -che nessuno potè vedere a Milano: la forza non potè acchiapparne uno -solo! - -Verso le 11 e mezza i primi colpi erano tirati; alla caduta di un -granatiere e di un capitano della guardia, il fuoco si accende ben -nutrito. Michelangelo Ruberti fa tirare da Sant’Elmo sulla città; ma -a polvere — i cannoni sparavano a mitraglia nelle strade di Milano. -Un maggiore, sei ufficiali e ventuno soldati vennero uccisi; due -colonnelli, undici ufficiali, centottantuno soldati feriti con arma da -fuoco. Queste sono, del resto, le perdite dei soli _Svizzeri_; non vi -sono comprese quelle della guardia reale e degli altri corpi militari. -A Milano un solo soldato fu ucciso; e nessuno può assicurare che lo sia -stato dai tumultuanti. - -Dalle perdite delle truppe si dovrebbe argomentare che a Napoli -gl’insorti — insorti veri — abbiano dovuto avere perdite enormi; -e Nisco calcola che i morti siano stati 500, tra cui 19 donne; ma -l’esagerazione è evidente. Più ragionevole pare quindi la cifra che -altri dà di 132 morti e 600 feriti tra l’una e l’altra parte. Di poco -quindi, in una vera battaglia, sarebbero stati superati i caduti di -Milano. - -D’Hervey Saint-Denis — un borbonico — afferma che durante la lotta -nessun cittadino inoffensivo fu colpito se non a caso. A Milano quasi -tutti gli uccisi erano cittadini inoffensivi: non ne fu trovato uno -solo armato. Mac Farlane scriveva a lord Aberdeen che il Re avesse -detto ad un generale che chiedeva istruzioni: _risparmiate i miei -sudditi, fate prigionieri, non uccidete!_ Mettiamo in quarantena questa -pietà di Re Bomba, perchè affermata da uno straniero — uno scultore — -stipendiato dal governo borbonico; mettiamola in quarantena, quantunque -siano numerose le prove della sincerità della pietà di Ferdinando II, -ma c’è un atto che fa onore al tatto politico di Ferdinando II e che -da nessuno è messo in dubbio: _800 prigionieri furono lasciati liberi -all’indomani del 15 Maggio!_ Quest’atto non compensa la fucilazione -dei 27 prigionieri presi coll’arma alla mano, fatta eseguire dal Conte -d’Aquila?[126] Qui manca il termine di paragone per l’Italia... Allora -come oggi venne proclamato lo stato di assedio; ma quanta differenza, a -disdoro dell’Italia una, libera! - -Ecco il decreto del Maresciallo Labrano — il Bava Beccaris del tempo — -se si può insultare la memoria di un uomo con questo paragone. - -L’art. 1 istituiva una Commissione inquirente. - -L’art. 2 diceva: «La Commissione ha l’incarico d’inquisire su tutti -i reati contro la sicurezza interna dello Stato e contro l’interesse -pubblico _che sono stati commessi dal 1º Maggio_ in poi e che si -potranno commettere fin che dura lo stato d’assedio. - -Art. 3. Dopo l’inquisizione, la Commissione rimetterà gli atti alle -_autorità ordinarie competenti a norma delle leggi di Procedura -Penale_. - -Art. 4. La Commissione avrà facoltà di fare incarcerare le persone per -misura preventiva e ritenerle in carcere _per un periodo non maggiore -di 15 giorni,_ dopo i quali dovrà rimandarli all’autorità competente -per farli giudicare». - -Dedichiamo questo decreto a coloro che commemorarono in Napoli il -15 Maggio. In questo decreto, la retroattività era stabilita con -data certa e non si aveva, almeno, un processo per reati commessi -quattordici anni prima... come in Italia. - -Lo stato di assedio in Napoli non durò un mese: venne tolto il 14 -Giugno 1848. Ma un mese di stato di assedio intensamente applicato in -Napoli avrebbe potuto valere ai servizi della reazione quanto i quattro -mesi di Milano. Adagio, non calunniamo... i borboni. - -Si potrebbe pensare che durante lo stato di assedio siano stati -arrestati e processati tutti i liberali — almeno i capi più noti — -punita qualunque manifestazione sovversiva; — così almeno si è fatto -in Italia. Nulla di tutto ciò. A Napoli avvennero cose addirittura -sbalorditive. - -A Napoli la _Gazzetta Ufficiale_ pubblicava la lista di sottoscrizione -in favore... dei liberati dal carcere politico. A Napoli il tenente -De Sauget — morto generale del Regno d’Italia — e il tenente di -artiglieria Bellelli rifiutarono le onorificenze date loro per la -repessione dei moti rivoluzionarï... e non furono molestati[127]. A -Napoli si trovò un Procuratore del Re, De Horatiis, che rifiutossi di -sottoscrivere l’ordine di arresto per Silvio Spaventa. Mancano i fatti -analoghi nell’Italia nuova e libera. - -A Napoli — caso ancora più sbalorditivo — furono imputate 321 persone -immediatamente dopo il 15 Maggio; ma solo contro 59 arrestati e 11 -contumaci continuò il processo. I capi, i veri promotori del movimento, -liberali del resto, non vennero arrestati durante lo stato di assedio — -pare impossibile a chi ricorda i recentissimi casi nostri. Ferdinando -II, l’odiato e odioso _Re Bomba_, non voleva abusare della vittoria; -non ne abusò sino a quando non ricominciarono le manifestazioni -rivoluzionarie e le cospirazioni. Occhio alle date. Il primo arresto -pel processo cosidetto dell’_unità italiana_, nella persona di Nicola -Nisco, avveniva in Novembre del 1848; Silvio Spaventa venne arrestato -il 13 Marzo, Settembrini il 23 Giugno, Poerio il 19 luglio, Scialoia -il 26 Settembre 1849... Un anno e più mesi dopo le barricate di Maggio! -Forse il processo non sarebbe continuato se altri gravi avvenimenti non -avessero allarmato il Re; il 16 Settembre 1849 un gruppo di liberali -volle turbare la benedizione data dal Papa dalla terrazza del Palazzo -Reale, gettando delle vipere; e Faucitano veniva arrestato colle vesti -abbruciate e le mani annerite per una bomba, che gli scoppiava in -tasca. - -E come condotti i processi sotto i borboni! Durò otto mesi il processo -cosidetto dei 42; si svolse innanzi ai magistrati ordinari; i migliori -avvocati difesero gl’imputati[128]. Gli storici liberali deplorano -che si sia prestata fede alle deposizioni dei birri del tempo e che si -siano istruiti i processi in base a denunzie anonime.... Sappiamo ciò -ch’è avvenuto in Italia![129]. - -Le condanne? Severe: tra le quali sette di morte, tutte commutate, nel -solo processo dei 59. - -C’è ancora una statistica più eloquente: quella delle condanne. Mariano -D’Ayola, vittima dei borboni, assicura che dal 1815 al 1856, sotto -il _governo negazione di Dio_, ci furono 2067 condanne politiche — in -_quarant’uno anni!_[130] In Italia, in _pochi mesi_, i soli Tribunali -militari di Napoli, Firenze e Milano ne condannarono circa 2500!! E -non si aggiungono le condanne dei Tribunali ordinari in tutto il resto -d’Italia. - -Un ultimo confronto: Il trattamento dei detenuti politici. Il governo -borbonico si disonorò trattandoli come i detenuti comuni; questo -trattamento suscitò l’indignazione di Gladstone. Ma che cosa fa di -diverso il governo italiano? Fa qualche cosa di peggio: non concede -ai socialisti e ai repubblicani — anche deputati — quella libertà -di studio concessa da Ferdinando IIº alle sue vittime: Settembrini -traduceva in carcere le opere di Luciano ed a Spaventa si permettevano -libri che per quei tempi erano rivoluzionari[131]. - -Tivaroni, sdegnoso, protesta perchè si rasero barba e capelli ai -detenuti politici e fossero stati condannati come rei comuni sotto il -borbone; e dice che a quarant’anni di distanza, certe cose sembrano -impossibili. Che diranno i posteri, per lo stesso trattamento fatto -subire a Barbato, a De Andreis, a De Felice, a Turati, a Romussi, a -Chiesi? - -Non lo sappiamo. Sappiamo ciò che pensano i contemporanei — tra i -popoli civili e liberi. E sappiamo che l’associazione dei giornalisti -inglesi si è rivolta al Re, invocando un trattamento umano; e -che questo intervento degli stessi giornalisti inglesi, cui sono -associati quelli del Belgio, fa discendere l’Italia a livello della -Turchia; sappiamo che _Ouida_ in Inghilterra, Mead negli Stati Uniti -hanno rievocato il giudizio di Gladstone e lo proclamano a maggior -ragione meritato dal governo italiano. Il Mead, anzi, vorrebbe che -l’ambasciatore degli Stati Uniti protestasse ufficialmente in nome -della lesa umanità. Sappiamo, dunque, che _il libero_ regime italiano -viene giudicato alla pari del _dispotico_ regime dei Borboni[132]. - -Tutto questo è grave e pericoloso sia per l’Italia che per le sue -istituzioni. Credono alcuni, stoltamente, che a garanzia delle medesime -stia l’esercito; ma anche i Borboni pensavano lo stesso: fu proprio -Silvio Spaventa a constatare, che tutte le cure del governo _negazione -di Dio_ erano state rivolte all’esercito e che la reazione che li aveva -separati dalla parte morale e intelligente della popolazione, li aveva -gettati nelle braccia dei militari. Ma l’esercito non li salvò. - -Il Tivaroni, chiudendo il suo studio sul regime borbonico, ricordati -i processi, le condanne e i mali trattamenti fatti subire ai detenuti -politici, osserva: «con tali mezzi la dinastia borbonica scavava con le -sue mani la propria tomba». - -Che la dinastia savoiarda possa finire in ugual modo nessuno crede; -— _honny soit qui mal y pense!_ — ma è innegabile che alcuni suoi -consiglieri mettono dell’impegno per rovinarla. Dopo tutto, se la -reazione durerà, sarà la prima volta nella storia, che essa avrà -salvato una istituzione ed una dinastia. - -Le lezioni della storia, però, non devono essere rammentate soltanto -ai conservatori ed agli uomini dell’ordine. La storia insegna pure: -«che il quarantotto italiano, compiuto poi nel sessanta, non fu -neppure politico, fu strettamente nazionale e meschinamente unitario -e dinastico. L’Italia attende ancora il suo quarantotto politico, che -le dia le condizioni essenziali della vita moderna e le permetta di -studiare il passo sulla via già percorsa dalle nazioni sorelle». - -Questo insegnamento dovrebbero ricordare tutti i democratici italiani; -e non dovrebbero dimenticare un solo istante soprattutto i socialisti -italiani, che la pacifica ed onesta voluzione economica da loro -vagheggiata non sarà possibile senza la preliminare conquista della -libertà politica. L’ammonimento viene a loro da Filippo Turati; ma se -la voce eloquente del recluso di Pallanza non potesse essere ascoltata, -dovrebbe essere inesorabilmente ascoltata quella che vien fuori dagli -ultimi tumulti, che somministrarono il pretesto alla presente reazione. - - - - -DELLO STESSO AUTORE - - - =La libertà e la quistione sociale=. Milano 1879 (_Esaurito_). - =La repubblica e le guerre civili=. Firenze 1882 (_Esaurito_). - =Le Istituzioni Municipali=. Catania 1883 L. 3,00 - =La delinquenza della Sicilia=. Palermo 1885. - (_In preparazione la seconda edizione_). - =L’alcoolismo: sue conseguenze morali e sue - cause=. Catania 1887 » 3,00 - =Oscillations thermometriques et delicts contre les - personnes=. Lyon 1887 » 1,00 - =Corruzione politica=. Catania 1888 (_Esaurita - la prima e seconda edizione_). - =La Sociologia Criminale=. 2 grossi vol. - Catania 1889 » 13,00 - =Ire e spropositi di Cesare Lombroso=. Catania 1890 » 1,25 - =La politica coloniale=. Seconda ediz. Palermo 1892 » 3,50 - =La difesa nazionale e le economie militari=. - Catania » 1,00 - =Banche e Parlamento=. Milano 1893 » 2,00 - =In Sicilia=. Roma 1894 » 1,00 - =Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause=. - Palermo » 2,00 - =Consule Crispi=. Palermo 1895 » 1,25 - - - - -PUBBLICAZIONI - -DELLA SOCIETÀ EDITRICE LOMBARDA - - - =Felice Cavallotti nella vita e nelle opere= IX ediz. L. 2,50 - BJÖRNSON =Il Re= (traduzione di F. Fontana) » 2, — - M. MAZZOLANI =Via Trita= — Versi — » 3, — - FR. CHIESA =Preludio= — Versi — (_con 19 illustr._) » 5, — - T. PEYRANI =Verità e ignoranza= (_studio critico sulle - credenze religiose_) » 2, — - DARIO PAPA =Viaggi= (III edizione 500 pag.) » 3, — - F. FONTANA =Poesie Vecchie e nuove= (III edizione - 500 pagine) » 2,50 - » =Viaggi in Europa, in America, in - Africa= (III edizione 500 pagine) » 3, — - » =La Polpetta del Re= (_illustrazioni di - L. Conconi_) » —,50 - G. VENANZIO =Giovani= (Goliardica) » 3, — - - L’ITALIA FEMMINILE - GIORNALE SETTIMANALE - _Mode, Lavori femminili, Letteratura_ - _Questioni del giorno, Attualità, Varietà_ - Abbonamento annuo L. 5. - Un numero separato Centesimi 10 - - Lodi. — Tip. E. Wilmant, 1898 - - - - -NOTE: - - -[1] (_Gli avvenimenti di Sicilia._ R. Sandron. Palermo 1894, pag. 505 a -808). - -[2] La riforma tributaria fu iniziata nel 1842. Fece un passo -gigantesco, mercè l’efficacissima cooperazione di Gladstone, nel -1845-46. Fu, si può dire, condotta a termine dal solo Gladstone nel -1853 e nel 1860. Sulla riforma tributaria inglese sono da leggere vari -eccellenti articoli pubblicati dal Prof. Ricca Salerno nella _Nuova -Antologia_ ed uno del Conigliani (_Gladstone e la finanza inglese_) -nella _Riforma Sociale_ del 15 Luglio 1898. Sul movimento _cartista_, -coloro che vogliono averne piena conoscenza, potranno leggere le opere -di Henriet Martineau, di Molesworth, di Justin M’Carthy. Un’idea chiara -l’avranno dallo scritto vivace, quasi drammatico, di Paolo Valera: -_L’insurrezione Chartista in Inghilterra_, con Proemio di Filippo -Turati. (Milano 1895, presso la _Critica Sociale_). Paolo Valera, nella -cella del reclusorio di Finalborgo, potrà meditare sulla differenza -tra l’Italia e l’Inghilterra, ch’egli aveva studiata ed esposta -senza sospettare, che doveva poco tempo dopo averne la dolorosa prova -personale. - -[3] Sul _Picketing_ si riscontrino gli accenni del mio opuscolo: _La -grande battaglia del lavoro_. Per più ampie notizie sulla importanza -delle leggi del 1870 e 1875 e sulla riconosciuta consuetudine del -_Picketing_ che ne risultò, si leggano: Howell: _Le passé et l’avenir -des Trades Unions_; Coniugi Webb: _Histoire du Trade Unionisme_; K. -Lavolléc: _Les classes ouvrières d’Europe_, Vol. III, _Angleterre_. - -[4] Mi sia permesso ricordare che queste idee svolsi sommariamente nel -1879 in un opuscolo: _La questione sociale e la libertà._ (Milano; -Tipografia Gattinoni) Lo ricordo non per vanità, ma per convincere -il lettore che non per comodità polemica suggeritami dagli altri -avvenimenti ricorro a certi confronti; sibbene perchè gl’insegnamenti -che ne scaturiscono formano parte integrale del mio patrimonio -intellettuale senza alcuna subordinazione od opportunismo politico di -sorta. - -[5] La diversità di queste manifestazioni ho illustrato in: _Mouvements -sociaux en Italie._ Parigi 1898. Presso la _Rivista Popolare._ L. 1. - -[6] Ho raccolto molte date e molte cifre da vari giornali d’Italia e -con particolarità dal _Secolo_ di Milano e dalla _Tribuna_ di Roma che -ebbero il più largo servizio telegrafico ed epistolare dalle provincie. - -[7] Il _Corriere della Sera_ annunziò che ciò che stampava -_naturalmente_ era sottoposto alla revisione del Regio Commissario -Straordinario. _I Tribunali, Giornale di cronaca e di critica -giudiziaria_, non poche volte negli appositi _supplementi_ ha degli -spazi bianchi, che rappresentavano i brani soppressi del resoconto -stenografico. C’è una soppressione nel dodicesimo processo pei fatti -di Sesto S. Giovanni; ma sono quattro nel tredicesimo per le barricate -di Porta Venezia. In questo processo venne soppresso anche un brano -della requisitoria dell’avvocato fiscale.... Per la narrazione mi sono -servito dei giornali locali — con particolarità del _Corriere della -Sera_ — e di memorie fattemi pervenire da testimoni oculari. - -[8] Un caso identico a quello del 6 Maggio si ripetè a Milano nella -stessa via Napo Torriani quattro mesi dopo; ma non si venne alle -fucilate perchè la polizia fu più prudente. - -[9] La figura del Questore Minozzi si avrà intera da questa risposta -data da lui nell’Udienza del 28 Luglio innanzi al Tribunale militare. -_Presidente:_ È vero che disse al Turati «_quando c’è lei non succedono -disordini_»? - -_Questore Minozzi:_ Sì, perchè egli sa contenersi molto bene nei -discorsi, è padrone delle parole, ha molta influenza sulle masse -operaie e _quando vuole non succede niente; ma se non vuole sa -incitare, per il che, se avvengono tumulti_, =è perchè egli li ha -voluti=. - -Superflui i commenti alla insinuazione loiolesca. - -[10] Ho l’elenco nominativo di questi casi. Non lo pubblico per motivi -facili ad immaginare. - -[11] Il sig. Stillman — l’uomo nefasto che per venti anni ha falsato -l’opinione pubblica d’Inghilterra sulle cose d’Italia, per mezzo delle -sue corrispondenze al _Times_ — ritiratosi in America ha avuto il -coraggio di scrivere al _Transcript_ di Boston che i moti d’Italia non -furono determinati dalla fame, ma da una cospirazione repubblicana, -i cui capi erano al servizio del Papa e della Francia.... La buona -e gentile vedova di Dario Papa, Fidelia Dinsmore, ha smascherato -l’indegno calunniatore. - -[12] La _Perseveranza_ ed altri giornali reazionari sperano di poter -giustificare le eccessive misure repressive e la reazione bestiale -colle relazioni, che ha promesso di pubblicare il governo. È bene si -sappia che tali documenti, come tutti i documenti ufficiali, saranno -compilati _ad usum delphini_: conterranno tutto, meno la verità e lo -ha confessato coll’abituale franchezza il generale Pelloux. Egli in -Senato, rispondendo al senatore Cannizzaro, dichiarò che pubblicherà -una relazione sugli ultimi fatti, ma soggiunse che _non si può -tutto dire al pubblico perchè certe cose è bene che il pubblico non -le sappia_. Il soldato così prometteva lealmente... di non dire la -verità... Per la Storia è bene aggiungere che in questa condotta venne -incoraggiato dall’onor. Saracco con le seguenti dichiarazioni che gli -fruttarono la Presidenza del Senato: - -«Il ministero dell’Interno vedrà quello che si può dire e quello che -non si può dire sui moti di Milano e di altri paesi dove fu mestieri -ricorrere alla repressione. - -«Egli farà, probabilmente, come fanno i ministri degli affari esteri, -preparerà cioè il suo libro verde, giallo o nero, ma dirà solo quanto -conviene si dica, e nulla più. - -«Se domani il ministro degli interni, d’accordo coi suoi colleghi, -presentasse una relazione dalla quale risultasse che i moti dello -scorso maggio si spiegano in molta parte col disagio economico, pare -a me che farebbe opera non solamente vana, ma insana, se non sapesse -di poter presentare contemporaneamente i provvedimenti più acconci -per migliorare questa disgraziata situazione che fu cagione o pretesto -delle sommosse». - -Se abbia accettati i consigli e come li abbia messi in esecuzione, -vedrassi, dal rapporto del Generale Bava di cui si farà parola più -innanzi. - -[13] Per completare le notizie sulla natura dei fatti che determinarono -la proclamazione dello Stato di assedio in Toscana, aggiungo -che la _Gioventù monarchica_ portò una vivace protesta contro il -contegno provocante della questura di Firenze il giorno 7 maggio al -_Fieramosca_. Questo — giornale monarchico e temperato — scrisse che -_sarebbe bastata una buona annaffiata per spazzar via la ragazzaglia -che si abbandonò ai tumulti_. - -[14] La _Perseveranza_, del giorno 9 Maggio, ad esempio, denunzia -formalmente _La Brianza lavoratrice_; dice cosa iniqua il non -sequestrarla. Dopo avere dato precise indicazioni al Procuratore del -Re, si compiacque in un numero successivo che fossero stati esauditi -i suoi desideri. Dei singoli privati la stessa _Perseveranza_ scrisse -in guisa che la _Lega Lombarda_ ebbe a parlare di _delazioni_. Il -giornale milanese prese gusto al mestiere e denunziò pel sequestro -_L’Italia Nuova_ di Lugano, il _Dovere_ e la _Rivista popolare_ -di Roma. Un trafiletto della cronaca del _Corriere della Sera_ sul -linguaggio dell’_Italia del Popolo_ del giorno 6 Maggio, parve una -denunzia per la soppressione avvenuta immediatamente dopo. Parecchi -giornali accolsero e commentarono quel trafiletto come vera denuncia. -Quando il commento venne riprodotto nella _Rivista popolare_, il -_Corriere della Sera_ protestò energicamente. In quella protesta sta -la più severa condanna dell’atto in sè e della _Perseveranza_ che -l’ha ripetuto. Sento il dovere altresì di scindere le responsabilità -nel parlare dei conservatori lombardi. Una parte di essi inflisse il -biasimo più severo alla condotta dei reazionari. La lettera aperta di -Torelli-Viollier a Luigi Roux (_Stampa_ di Torino 1898, N. 163) rimane -un documento schiacciante contro gli ubbriachi reazionari di Milano. -La parte giovane e sinceramente conservatrice della Lombardia fece -sentire più volte la sua voce anche durante lo stato di assedio, per -mezzo dell’_Idea liberale_ di Milano. Ma tutta l’amarezza dell’animo -per lo strazio dello Statuto, della legge e della libertà, detta -rivista la manifestò appena potè sentirsi liberata dalla cappa di -piombo del generale Bava Beccaris, con una lettera aperta del direttore -G. Borelli indirizzata a me (N. del 15 Settembre 1897). Anche tale -lettera suona condanna severissima dello stato di assedio e dell’opera -compiuta dai reazionari. La voce del Torelli-Viollier e del Borelli -hanno eccezionale importanza perchè è quella di due monarchici e per -soprassello moderati, che conoscono gli uomini e gli avvenimenti del -loro paese. Il Borelli e l’_Idea liberale_ si possono considerare come -la espressione dei sentimenti del _Circolo Popolare_ di cui il profugo, -che citerò più innanzi, scrive che è un gruppo _quasi repubblicano per -la monarchia e troppo monarchico ancora per la repubblica_ e che perciò -non potè fare molta strada. - -[15] _Per la verità_. Appunti sullo stato di assedio a Firenze del -Comm. *** — Firenze, Settembre 1898. pag. 6 e 7. - -[16] _La sommossa di Milano_ — Note di un profugo — Ginevra 1898, pag. -13 a 29. - -[17] _Note di un profugo_, pag. 29. Il _profugo_ è il Professore Ettore -Ciocotti. - -[18] _Lo stato romano dall’anno 1815 al 1850_ — Firenze — Le Monnier, -1853 — Vol. I, pag. 11. - -[19] L’ordine del giorno votato dal Consiglio Comunale di Milano su -proposta del Senatore Negri venne votato per alzata e seduta. Tutti si -alzarono ad eccezione dei consiglieri Majno, Angiolini e Carabelli. - -[20] Discorso pronunciato alla Camera dai Deputati sul Disegno di legge -per l’ordinamento dell’esercito nella tornata del 5 maggio 1897. A -proposito di onorificenze si ricordi la polemica sollevata da Massuero -— convintissimo monarchico — colla notizia pubblicata sulla punizione -grave — la messa in disponibilità — inflitta al colonnello Crotti -per avere rifiutato qualsiasi onorificenza agli ufficiali del proprio -reggimento. La motivazione del rifiuto era elevata: da soldato che ama -il proprio paese. L’_Esercito_ smentì fiaccamente; ma seguitando la -polemica potè anche sapersi che chi propose la punizione sia stato il -Generale Pallavicini, forse quello che diresse il fuoco ad Aspromonte -contro Garibaldi. Se è lui, si vede che invecchiando non ha mutato -natura. - -[21] Molti monarchici protestarono contro le pazzesche manifestazioni -di riconoscenza all’esercito; nobilmente il prof. Nitti nella _Riforma -Sociale._ L’aberrazione dei civili fa comprendere perchè, ubriacatisi -di lodi, abbiano perduto la testa i militari. Un capitano Ranzi, -nei servizi resi dall’esercito nel 1898 trovò la giustificazione -del militarismo e l’occasione per attaccare aspramente Guglielmo -Ferrero per le sue brillanti conferenze contro la guerra e contro il -militarismo — riunite in volume e pubblicate da Treves — alle quali, -quasi, si attribuivano i tumulti. Ferrero rispose con un magistrale -articolo nella _Vita Internazionale_ di Milano (Novembre 1898) mettendo -in evidenza la poca consistenza delle virtù dei nostri ufficiali. - -[22] Nella seduta del Consiglio Comunale di Milano del 22 agosto -1898, venuta in discussione la trasformazione dello Statuto -dell’_Umanitaria_, il consigliere De Herra adoperò frasi scottanti -contro il colpo di mano dei moderati, che trassero profitto dello stato -di assedio per impadronirsene. L’amministrazione, anche sotto lo stato -di assedio, impose la nuova cinta daziaria. Ci fu chi volle assicurare -il _maximum_ della impopolarità alla setta, proponendo il collocamento -sulla piazza all’uopo destinata della statua di Napoleone III, nascosta -da tanti anni nell’atrio del palazzo del Senato dove la confinò la -volontà dei cittadini. - -[23] Basta leggere l’ultimo numero del _Secolo_ (7-8 maggio) -pubblicatosi sotto il regime della sciabola per convincersi della -brutalità della misura presa dal Regio Commissario in odio non dei -repubblicani e dei socialisti, ma dei semplici democratici. In quel -numero, in prima pagina, si parla, è vero, con parole severe del -cinquantenario dello Statuto, che doveva celebrarsi l’indomani in -Torino; ma le sue parole erano più moderate di quelle di molti altri -giornali che non furono neppure sequestrati. In terza pagina poi, -a proposito dei tumulti del giorno precedente, c’era un appello -che incitava i cittadini alla calma che avrebbe potuto scrivere e -sottoscrivere qualunque uomo d’ordine. Nè si dica che la paura od il -senso dell’opportunità abbiano suggerito tale linguaggio: in parecchie -altre occasioni — e particolarmente nel 1886 all’epoca dei tumulti -provocati dai moderati pel dazio municipale sul pane — il _Secolo_ non -usò termini diversi. - -[24] Sino a pochi giorni dopo i tumulti di Milano, faceva pena ad -ascoltare i discorsi reazionari fierissimi che tenevano nei corridoi -di Montecitorio alcuni deputati ritenuti veramente liberali. La verità -sui pericoli corsi dalle _istituzioni_ e dalla _civiltà_ non era -ancora conosciuta. Uno studio particolare meriterebbe l’attitudine -dei vari giornali liberali, in generale disenzienti dai deputati delle -rispettive regioni, dal quale risulterebbe la poca influenza esercitata -dalla stampa nel creare le correnti della opinione pubblica. I giornali -più ferocemente reazionari si sono affermati in Lombardia, nell’Emilia, -nel Veneto, ecc., mentre si può dire che mancano in Sicilia e nel -mezzogiorno: ivi manca il pericolo democratico. - -[25] Un giornale pubblicò una notizia degna di fare la compagnia, se -vera, con questo sequestro: alla Biblioteca Marucelliana non si danno -più in lettura per ordine superiore i libri socialisti; ad un prete fu -negato il _Capitale_ di Marx. - -[26] In fatto di sequestri va rilevata la vera anarchia nei criteri -dei magistrati. Si sequestra in una città ciò che venne liberamente -pubblicato altrove. Si sequestra a Varese un articolo di _Vamba_ non -sequestrato in Roma. Più tipico il caso mio e della _Rivista popolare_. -Si sequestrò _la Valtellina_ di Sondrio perchè aveva riprodotto un -articolo mio non sequestrato in Roma quando comparve sulla _Rivista -popolare_. Si fa il processo; vengo regolarmente interrogato dal -giudice istruttore come autore dell’articolo; ma all’ultima ora si -lascia in pace me e si condanna dal Tribunale di Sondrio il povero -gerente della _Valtellina_.... Nell’articolo si faceva l’apologia.... -della monarchia inglese! Quegli ottimi magistrati nel parallelo che -ogni lettore poteva fare videro una offesa alla monarchia italiana. - -[27] _La liberté economiques et les evenements d’Italie._ Lausanne -1898. p. 5. Il Pareto narra questo edificante episodio accaduto a -Sulmona. Un meccanico ferroviere va dal barbiere e si fa radere -quando viene il suo turno. Aveva dimenticato che in forza della -militarizzazione dei ferrovieri egli non era che un sergente. Un -capitano di fanteria arrivato dopo di lui lo mise agli arresti perchè -non aveva ceduto il posto al superiore. Numerosi altri casi consimili -si sono verificati in ogni parte del regno. - -[28] PARETO, pag. 8. Nella _Grande battaglia del lavoro_ (Roma 1898) -ha stigmatizzato questa sleale concorrenza che il governo fa fare -dai soldati ai lavoratori a vantaggio dei proprietari. In Lombardia i -soldati furono anche adibiti per mungere le vacche. - -[29] Il reato massimo che somministrò il pretesto per la destituzione -del Prof. Gottardi fu il suo opuscolo: _La boie_ scritto in dialetto -e nel quale così riassume il catechismo socialista: «Amé i vostri -bambini, le vostre done, i vostri veci. Per esser socialisti bisogna -esser boni. Bisogna sentirse capaci de amar tuti, de no odiar -nessuno, altro che el mal». I tre maestri di Milano puniti avevano -rispettivamente 19, 23 e 29 anni di servizio. Lina Malnati, una delle -punite, mandò al Secolo questa nobile lettera. - - «Agli onesti giornali che han difesa la causa dei maestri - socialisti, il mio ringraziamento speciale. - - «Ventitrè anni e mezzo di onorato servizio — la scrupolosa cura - di non portare le mie idee politico-sociali nel sereno ambiente - della scuola, non valsero a salvarmi dalla condanna pel delitto - di pensare a modo mio, fuori di scuola. Chino la testa innanzi - all’ingiusto provvedimento, ma rialzo l’anima nella quale mi riposa - tanta altarezza e tanta dignità, da soffocarvi ogni sentimento di - rancore o di rivolta. Mi vien tal luce dalla coscienza, che basta - essa sola a confortarmi nell’immenso dolore di dover dare un addio - alla mia scuola. - - _Dev._ LINDA MALNATI. - -[30] Ho esaminato la questione della legalità dello Stato d’assedio e -dei Tribunali militari altrove (_Gli avvenimenti di Sicilia e le loro -cause_. Palermo, Remo Sandron 1895, Cap. XXI). La grave controversia -più volte si è dibattuta in Parlamento e venne esaminata con rara -perspicuità dalla Commissione per l’Esame delle questioni legali -riguardanti la difesa davanti ai Tribunali di Guerra (Agrati, Alberti, -Ferrari, Majno e Valdata) nominata dall’_Associazione Lombarda dei -Giornalisti_ (Milano Tipografia Nazionale di V. Romperti 1898). -L’onor. Avv. Carlo Altobelli riassunse brillantemente le ragioni -giuridiche costituzionali, che stanno contro lo Stato di Assedio e -contro i Tribunali di Guerra iniziando la difesa dei giornalisti e dei -deputati condannati in Milano davanti alla Suprema Corte di Cassazione -del Regno. L’indole di questo lavoro non si presta a svolgere questo -argomento, ripetendo del resto scuse e difese notissime. Qui mi limito -ad esporre qual’è stata l’opera dei Tribunali militari in occasione dei -tumulti di Aprile e Maggio 1898. - -[31] _Don Chisciotte_ (15 Luglio 1898) infatti ironicamente denunziò il -colonnello Siacci come un _nuovo pericoloso_ pel discorso _sovversivo_ -pronunziato in Senato. A quando l’ammonizione? - -[32] Resoconto ufficiale della Seduta del Senato del 13 Luglio 1898. - -[33] Essendo passati alla storia il documento _firmatissimo_ e -il _trattato di Bisacquino_, non si può sottrarre alla storia il -documento _Speranza 333_ che fu spedito da Firenze a Turati il 7 Maggio -coll’ambulante Firenze-Milano. Eccolo nella sua integrità: - -V. V. è stato impossibile spedire. = (per 000) si è tentato farlo -Rifredi, Sesto inutilmente. Bicchi non ricevendo 000 combinato -Romussi (=|=) tornossene a Livorno dove aveva trattato V per 000 poco -fino Genova dove Zandrino avrebbe provveduto per Alessandria dove -di qui partito per Villavecchia avrebbe condotto Milano aggiungendo -racimolato locale. Avverto che 17 sono stati consegnati solo 270 -non essendo pronti gli altri 329. Però Bicchi assicurami che entro -domani radunerà 000 manderà li Ciotti Blasi i quali hanno precise -istruzioni farmi recapitare non per = ma per (= =). Appena effettuata -||| da Genova Zandrino spediravvi bolletta dichiarata 10 sottosuolo -rimanenti 17 complemento. Bicchi operato miracoli. Sesto, Figline, -Prato hanno corrisposto ultimo momento Δ messi sospetto non mandarono -più rinforzi, modo Firenze rimasero molti 17. Però non dubitate 237-471 -alacremente provvedete 000 anche da Pavia. Doveva andare Bicchi = senza -spesa; stima però prudente non muoversi aspettando notizie. Blasi non -corrisponde.... - -[34] In diritto romano si scusa l’_ignorantia juris_ ai minorenni, alle -donne, ai rustici.... ed ai soldati. Ah, quei romani!.... - -[35] Non raccolgo la voce corsa di ufficiali puniti per avere fatto -delle difese troppo buone, sebbene la trovi riprodotta da vari -giornali. Mi sembra inverosimile la cosa. Tale voce corse pure pei -processi di Palermo nel 1894; ed era insussistente. - -[36] Walter Mocchi: _La cosa giudicata_. Nella _Rivista popolare_. -Anno IV, N. 8. Francesco Giarelli nel Caffaro di Genova ha confermato -la narrazione di Mocchi. L’uno e l’altro assistettero alle udienze del -Tribunale di Napoli. - -[37] Il caso della Marone ha sollevato un grido d’indignazione nella -stampa di ogni colore, anche devota alle istituzioni (_Tribuna, Don -Chisciotte, Mattino, Roma, Corriere de Napoli,_ ecc.). Ma quanti altri -più enormi non ve ne sono? - -[38] Il _Corriere della Sera_ (N. 127 del 1898) con profetica -incoscienza scriveva, prima che incominciassero i processi: - -«Alessandro Manzoni, dall’alto del suo piedestallo a San Fedele, pareva -guardasse tutto quel tramestìo con aria mesta e dicesse: È in questo -modo che i Milanesi hanno pensato di commemorare il venticinquesimo -anniversario della mia morte?» - -E chi guardava il Manzoni, pensava che il mondo più cambia e più è -la stessa cosa; perchè i subbugli di questi giorni egli li aveva già -descritti nel suo romanzo, sino nelle più minute circostanze; perchè di -ogni arrestato un po’ conosciuto dice quello che il mercante bergamasco -diceva di Renzo: «_Si sa di sicuro che le lettere son rimaste in mano -della giustizia, e che c’è descritta tutta la cabala; e si dice che vi -anderà di mezzo molta gente_». - -Oh! se c’è andata di mezzo _molta gente!_ I tempi di Renzo Tramaglino -impallidiscono rispetto a quelli nostri. - -[39] _Per la verità._ Appunti sullo Stato di assedio a Firenze del -Comm. *** Firenze — Settembre 1898, pag. 75. - -[40] Va rilevato con particolarità il linguaggio della _Perseveranza_, -perchè esso rispecchia il pensiero della frazione del partito -conservatore lombardo, che ha in mano il Municipio di Milano ed altre -importanti istituzioni locali e che, pur troppo! esercitò poderosa -influenza sulle dissennate misure del governo centrale. - -[41] È bene che si abbia un’idea dei reati attribuiti dalla questura -nei suoi rapporti e nelle deposizioni dei suoi rappresentanti e -delle prove addotte contro i repubblicani e contro i socialisti. Nel -rapporto della Questura si ascrive a colpa del partito repubblicano -la _chiesta abolizione del dazio sulle farine e la diminuzione -delle spese militari_... (Povero Czar se capiti tra le unghie del -Questore Minozzi!) Sempre secondo la Questura il partito socialista -commise queste scelleratezze: _fece propaganda, ricevette aiuto -dallo straniero... negli scioperi organizzò associazioni... di arti e -mestieri e leghe di resistenza, portò suoi candidati anche nei collegi -nei quali non avevano probabilità di riuscire_.... Alla Koulicioff -— questa iniqua che volle sfuggire la galera russa per assaporare le -delizie della reclusione italiana — si rimproverarono le conferenze sul -miglioramento igienico ed economico delle donne. Tutti questi reati e -queste prove furono trasportati di sana pianta negli atti di accusa e -nelle requisitorie dell’avvocato fiscale che il 21 Giugno affermava -_avere raggiunta la prova di una organizzazione solida e completa_. -Nell’atto di accusa contro i giornalisti, il Bacci, che non trovò modo -di far condannare il Barattieri, affermò che Milano era stata scelta -come centro della rivoluzione poichè per la sua _posizione geografica_ -poteva più facilmente isolarsi dal rimanente del regno onde impedire -l’arrivo di altra truppa.... perchè quivi più sollecito sarebbe stato -il soccorso già _preparato ed organizzato_ dei fuorusciti italiani -residenti in Isvizzera. Disse che i tumulti furono fatti sorgere nei -piccoli centri allo scopo di attrarvi le truppe, sguarnire le città e -tentarvi un colpo di mano. Concludeva che _tutti_ i moti d’Italia non -furono che la conseguenza di una lunga preparazione diretta all’unico -scopo di mutare gli ordini politico-sociali.... Queste temerarie -affermazioni che fruttarono secoli di galera, non meritano l’onore -della discussione. Fanno fede della ignoranza fenomenale degli avvocati -fiscali. Oh! se aveva ragione il senatore Siacci ad invocare la riforma -dei Tribunali militari! Ciò s’impone nell’interesse dello stesso -esercito. - -[42] Carlo Romussi, dal cellulare di Milano, il 22 Agosto 1898 diresse -una nobile lettera all’_Associazione fra i giornalisti lombardi_ e -ponevale questi tre quesiti: - -1. — Se si può chiamare responsabile un giornale ed il suo direttore -di fatti che accadono nella città dove il giornale si stampa e che il -giornale stesso sconsiglia e biasima. - -2. — Se giuridicamente si possa prendere il complesso di una serie di -articoli rappresentanti l’opera giornalistica di un uomo, e portarlo -contro di lui come titolo di accusa, dato l’ordinamento nostro per il -quale funziona un procuratore generale, incaricato di controllare volta -per volta ogni singola pubblicazione. - -3. — Se non sia da chiedere al Parlamento che le accuse di reati -commessi per mezzo della stampa siano in ogni tempo sottratte ai -tribunali militari e sottoposte al giurì. - -L’_Associazione lombarda_ e tutti i giornalisti onesti hanno risposto -conformemente ai dettami dello Statuto e della giustizia, delle leggi -e del buon senso; ma le Sentenze restano e le vittime nei reclusori -d’Italia! - -[43] Il _Secolo_ in =dodici= anni ebbe in tutto dodici sequestri; e -furono gli anni della reazione. - -[44] Gli Italiani immemori leggano i discorsi di Zanardelli in risposta -alla interpellanza Nicotera in maggio 1878 sul permesso congresso -repubblicano riunito al Teatro Argentina. - -[45] Discorso letto la sera del 7 Maggio 1880 nella sala -dell’Associazione costituzionale di Bergamo. - -[46] Sulla interpretazione ed applicazione dell’art. 122 -dell’ordinamento giudiziario, che contiene le parole su riportate, -si discusse in occasione delle sentenze dei Tribunali militari di -Sicilia e di Lunigiana nel 1894. Gli avvocati Marcora e Majno ripresero -splendidamente la discussione nel ricorso presentato alla Corte di -Cassazione di Roma in difesa di Chiesi, Romussi, Valera, Koulichoff, -ecc. La ripresero per dimostrare — e vi riuscirono luminosamente — che -la Cassazione aveva il diritto o meglio il dovere d’interloquire sulla -legalità dello Stato di assedio e dei Tribunali militari; su questa -questione e sulle altre innumerevoli mostruosità e contraddizioni -delle sentenze di cui qui si discute si possono leggere con grande -profitto oltre la cennata memoria a firma Marcora e Majno, le altre -d’Impallomeni, Escobedo, Orzi, Sacchi in difesa di molti condannati dai -Tribunali militari del 1898. - -[47] La stampa liberale a suo tempo (Settembre 1898) si scandalizzò -della promozione accordata al consigliere Nazzari che era stato -relatore in Cassazione contro i condannati di Milano. La stampa ebbe -torto; c’erano i buoni precedenti nella brillante carriera del Tondi, -uno dei giudici che condannarono Lobbia. - -[48] L’indole e la mole di questo scritto non mi permettono di entrare -in considerazioni giuridiche sulla sentenza della Cassazione che -respinse i ricorsi dei condannati dai Tribunali militari. Ne fece una -critica dotta, seria, elevata il Prof. Luigi Majno (_Rivista popolare_, -Anno IV, N. 7). Rilevo qui soltanto che la Cassazione di Roma ha osato -completare _in fatto_ le sentenze del Tribunale di guerra, dicendo essa -ciò che il Tribunale di guerra ebbe la onestà di non dire — e cioè che -Chiesi, Romussi e gli altri _vollero i tumulti_. Il Tribunale disse -esplicitamente che _non li vollero!_ I commenti su questa enormità -sarebbero superflui. - -[49] Leggo nel _Don Chisciotte_ del 5 ottobre e riproduco integralmente: - -«Trascrivo dal _Messaggero_ la notizia seguente mandata da Livorno: - -«Ieri il sostituto procuratore del re cav. Bertoli, il giudice -d’istruzione avv. Sighieri e alcuni agenti di pubblica sicurezza si -recarono alla sede dell’Associazione liberale monarchica e fecero una -perquisizione che durò più di tre ore. - -«Nessun documento fu sequestrato. - -«_Notate bene che da tre giorni il Consiglio della Monarchica era stato -avvisato dalla autorità che i locali della società dovevano essere -perquisiti._ - -«Per conto mio non aggiungo nulla, neppure la conferma della notizia, -che non posso dare. Ma è certo che così essa si presta a curiose -osservazioni. E prima, anzi principale di tutte: — È vero che una -perquisizione si è compiuta previo avviso di tre giorni? - -«Poi non posso a meno di notare: quell’associazione così stranamente -perquisita era la fucina del crispismo per la provincia livornese». - -[50] Questi due fatti di cronaca vengono riferiti da _Vamba_ nel -_Don Chisciotte_ (1898 N. 248). Casi simili e più dolorosi sono a mia -conoscenza personale. Della decadenza e corruzione della Magistratura -italiana mi sono occupato in: _Corruzione politica_. Catania 1888; -_Banche e Parlamento_. Milano 1898; _Gli avvenimenti di Sicilia_ -Palermo 1895. Ho riportato fatti numerosi e giudizi autorevoli -di uomini appartenenti alle classi più elevate e più colte, che -vivono al difuori della politica. I giudizî degli ex ministri Eula -e Santa Maria Nicolini, gli articoli di Daneo e del prof. Mortara -eliminarono il sospetto che il mio pessimismo, possa essere suggerito -da passione di parte. Se qualche dubbio rimanesse ancora, si legga la -relazione dell’ex ministro Costa sul processo Tanlongo e le _ingenue_ -dichiarazioni dell’ex ministro Calenda dei Tavani nella Camera -dei Deputati a proposito del processo Giolitti: suscitarono tale -indignazione, che Villa, Presidente della Camera, gli tolse la parola e -sospese la seduta. - -[51] MARIO RAPISARDI: _Giustizia_. Versi. Catania 1892. N. Giannetti p. -5. - -[52] _Rivista penale_, Settembre 1898, p. 300. - -[53] Questa giustificazione della legittima difesa fu accampata in -Parlamento — pare impossibile! — da un giurista: dall’on. Villa. -Ora l’_omnes leges omniaque jura permittunt vim vi repellere_, non -può invocarsi che contro la aggressione presente, per respingere la -_violenza attuale_, così com’è detto nella parte generale del Codice -penale. Ma con qual diritto la scusa della legittima difesa si può -invocarla quando giudici militari e ministri hanno riconosciuto, -che s’intendevano punire i pretesi colpevoli di violenze passate? La -_legittima difesa_ può sinanco giustificare le cannonate; giammai i -Tribunali di guerra! - -[54] GIULIO FIORETTI: _Pane, governo e tasse in Italia_. Napoli, L. -Pierro, 1898. L. 2,50, pag. 67. Il Fioretti è uno dei più colti e -battaglieri conservatori del mezzogiorno. Mi riferirò spesso al suo -pregevole libro limitandomi ad indicare l’autore. - -[55] ROSE: _Rise of democracy_. London 1898, p. 129. - -[56] Feci questa osservazione sin dal 1892 attenendomi agli studi ed ai -dati del Bodio, del Pantaleoni, del Delivet. Vedi: _La difesa nazionale -e le economie nelle spese militari_, Catania, N. Giannotta, 1892, p. 10 -e 11. - -[57] _Giornale degli Economisti_, Ottobre 1797. - -[58] Discorso sull’_Ordinamento dell’esercito_ del 4 maggio 1897. -Da parte mia ripetute volte, sino alla noia, ripetei prima e dopo -di Giustino Fortunato le stesse cose nel Parlamento e fuori; più -esplicitamente — ed era facilissimo farlo — in Die Zeit del 12 Febbraio -1898 e nella _Revue Socialiste_ dell’Aprile 1898. Era tanto facile fare -da profeta, che i tumulti predissero — pare impossibile! — i prefetti -del regno d’Italia. Così almeno telegrafava al _Corriere della Sera_ il -deputato Torraca nel Gennaio del 1898. - -[59] _Il diritto del Principe in uno Stato libero_. Nuova Antologia, 15 -Dicembre 1893. - -[60] _Nuova Antologia,_ 30 Novembre 1897. - -[61] _Nuova Antologia_, 15 Gennaio 1898. Il corsivo nel brano riportato -ce l’ha messo lo stesso onor. Saracco. - -[62] Questa corrispondenza viene bellamente illustrata dalle condizioni -del bilancio e della prosperità economica dell’Inghilterra. - -[63] Queste cifre _Il Commercio italiano_ di Roma (14 Agosto 1898) le -ha tolte dall’ultimo _Annuario statistico_. - -[64] _La finanza e la questione sociale_. Torino, Fratelli Bocca 1897, -p. 93, Nota 1. Pel Delivet il reddito annuo sarebbe maggiore di L. -223,11 per ogni abitante dedotte le spese militari, mentre sarebbe di -L. 802 per un inglese. Calcolando che pel mantenimento normale occorre -la metà del reddito dell’Inglese, l’Italiano per avere un mantenimento -normale si trova con un _deficit_ di L. 97,75: _deficit_ superato -soltanto da quello dello Spagnuolo e del Russo. - -[65] Cifre e confronti sono tolti dal libro di Fioretti: _Pane_, ecc.; -dall’altro pregievolissimo di C. A. Conigliani: _La riforma delle leggi -sui tributi locali_. Modena 1898; dalla prolusione al corso di Scienza -della finanza sul _Nostro sistema tributario_ letta nell’Università di -Genova il 6 Dicembre 1897 e dall’articolo del De Viti De Marco: _Le -recenti sommosse in Italia — Cause e riforme_ (Nel _Giornale degli -Economisti_, Giugno 1898). - -[66] DE VITI DE MARCO: _Cronaca del Giornale degli Economisti_. Maggio -1898. CONIGLIANI: Op. cit., p. 7 e 72. - -[67] G. Colombo: _Le industrie meccaniche italiane all’Esposizione -di Torino_, Nuova Antologia; 1.º Ottobre 1898. I fasti nefasti del -fiscalismo italiano sono noti e superano quelli della decadenza -dell’Impero Romano. Il deputato Farinet — un conservatore di quattro -cotte — ne ha narrato alcuni edificanti nella _Stampa_ di Torino. Come -deputato ho avuto conoscenza di molti altri inauditi, e devo aggiungere -che spesso una correzione totale o parziale di certe enormità la trovai -nell’amministrazione centrale, che s’inspira ad una certa equità. La -correzione non si ha, però, che coll’intervento di qualche deputato; -ma si sa che i più miseri e i più sacrificati non sempre riescono ad -ottenere l’appoggio di un deputato. - -[68] I dati su queste espropriazioni fanno lagrimare in Sardegna. -Quelli sopra Fonni, Bolotana, Lei, Orani, Oniferi, Orotelli, Ottana, -Sarulea (provincia di Sassari) fanno spavento. Si leggano nella _Nuova -Sardegna_ di Sassari del 2 Luglio e 17 Agosto. Negli _Avvenimenti -di Sicilia_ dimostrai che dove era stato minore il numero delle -espropriazioni era stato mantenuto l’ordine nel 1893. - -[69] La _rivista popolare_ (30 ottobre 1897) nell’articolo: _Le -proteste dei contribuenti_ a proposito dei precedenti fatti di Piazza -Navona in Roma, rilevò pure che i piccoli centri erano più gravati -della ricchezza mobile che le grandi città; aggiunse che i piccoli -centri non contano nella vita politica e subiscono le conseguenze delle -follie dei _politicians_ delle grandi città. - -[70] Il Fioretti afferma che il sistema tributario italiano s’inspira -alle teorie di George; e tra queste e quelle di Sella trova molta -analogia anche dal punto di vista teorico. - -[71] Le espropriazioni per cause d’imposta nel periodo 1884-1895 -furono: 48, 47 per 100,000 abitanti nel mezzogiorno; 11,78 nell’Italia -centrale; 6,90 nella settentrionale. Inversamente e logicamente al 31 -Dicembre 1893 nell’Italia settentrionale con 13.630,904 abitanti c’era -ora _un miliardo quattrocento novantotto milioni di risparmio_; nella -meridionale con 11,668,273 abit. non arrivava che a L. 284,172,606! La -Sicilia con 3,444,394 abitanti aveva risparmi per Lire 62,752,241; la -Lombardia con 4,007,561 abitanti ne aveva per _settecento settantuno -milioni_. - -[72] L’on. Colombo, nel citato articolo, riconosce questa maggiore -prosperità del settentrione. Come non si avvede dunque, ch’è ingiusta -la legge sulla perequazione fondiaria, che aggraverà ancora la mano -sulle provincie del mezzogiorno? - -[73] In pochi anni nella sola Basilicata dove i socialisti e i -repubblicani si contano sulla punta delle dita vi furono cinque gravi -sommosse con morti e feriti numerosi, con assalti in regola alla -Caserma dei Carabinieri e alle case Municipali: a Bernalda nel 1888, -a Forenza nel 1890, a Palazzo nel 1892, a Montescaglioso nel 1897 e a -Picerno in Novembre 1898. Altre sommosse avvennero in giugno e luglio -1898 in alcuni comuni del Napoletano, non ostante la recentissima -sanguinosa repressione generale. - -[74] Una buona osservazione del Fioretti: L’antico motto _dividi ed -impera_ dalla fiscalità italiana si è tradotto nel principio: _dividi -e tassa_. Si fanno approvare le tasse aristocratiche (le dirette) -col concorso dei democratici; e si grava la mano sui poveri (imposte -indirette) colla influenza degli aristocratici. Il Fisco accetta con -uguale compiacimento le imposte aristocratiche e le democratiche -e infin dei conti socialisti e conservatori restano ugualmente -beffati.... e tassati (op. cit. p. 18). Il libro di Conigliani è tutta -una tremenda requisitoria contro il nostro sistema tributario dal punto -di vista economico, politico e morale. - -[75] _Osservatore Cattolico_ del 6-7 Maggio 1898. - -[76] Il _Corriere della Sera_ di Milano nel Numero del 19 Maggio -1898 commentando i discorsi e i voti cennati così li riassume: «In -complesso gli oratori della _Costituzionale_ hanno riconosciuto che i -partiti dominanti, le classi dirigenti, hanno molta responsabilità ne’ -disordini avvenuti in tante parti d’Italia. Nè fucili, nè cannoni, per -quanto numerosi e pronti a sparare, potrebbero garantire l’ordine in -avvenire, se quei partiti o quelle classi non avessero la coscienza di -questa verità». - -[77] Loria: _Les bases economiques de la costitution social_. Paris; -Lombroso e Laschi: _Il delitto politico e le rivoluzioni_. Torino. -Fratelli Bocca 1890. Questi ultimi considerano le sommosse, le rivolte, -ecc., come fenomeni patologici; la rivoluzione sarebbe una esplosione -fisiologica. Ma siccome le prime prepararono sempre le rivoluzioni -con queste analogie tra la storia e la biologia — si riesce a questa -strana conclusione: le condizioni patologiche preparano la condizione -fisiologica! - -[78] Un busto è stato inaugurato testè in Genova alla memoria dei -fratelli Ruffini; lapidi e busti ricordano Vochieri ed altre vittime -delle insurrezioni contro la dinastia dei Savoia. È tutta un’apoteosi -della lotta contro Casa Savoja, la storia dettagliata e documentata che -Giovanni Faldella, oggi senatore del Regno, ha consacrato alla _Giovine -Italia_ e ai fratelli Ruffini. - -[79] _La sommossa di Milano_, pag. 26 e 27. L’apologia della -rivoluzione fatta da Crispi tante volte, fu rifatta in modo più solenne -il 12 Gennaio 1898 in Palermo. L’on. Rosano, ex sottosegretario agli -interni, glorificò nello stesso anno l’insurrezione del 15 Maggio 1848 -in Napoli. - -[80] Un temperato e coltissimo scrittore, il Nitti, accennando alle -lodi prodigate all’esercito in occasione delle ultime repressioni, -esce in questa sanguinosa ed amara considerazione a proposito della -circolare diramata dal Generale Afan de Rivera assumendo il portafoglio -della guerra: «Adottare leggi di eccezione può essere una necessità -che s’imponga a noi tutti in momenti dolorosi; ma non mai causa -di allegrezza; nè i provvedimenti di rigore chiameremo mai atti di -genialità. In altri tempi, quando l’onor. Afan de Rivera imparava -nell’esercito borbonico i principî che ora esplica, un generale -italiano, glorioso per battaglie vere, Enrico Cialdini, all’indomani -di una vittoria contro le truppe del Borbone, invitava gli ufficiali -ad una messa solenne: non già per rallegrarsi, egli diceva, poichè la -vittoria era stata ottenuta contro altri italiani, ma per commemorare -insieme i defunti d’ambo le parti». (_Le sommosse dell’ieri e le -repressioni dell’oggi_. Nella _Riforma Sociale_ di Torino. Giugno -1898). - -[81] Sin dal 1883 nel libro sulle _Istituzioni municipali_ dimostrai -il grande marcio e i pericoli che si annidarono nei Comuni e nella -Provincia; da allora ad oggi chi sa dire di quanto si siano aggravati i -mali? - -[82] Per la parte che in Sicilia nel 1893-94 rappresentarono i partiti -locali — _apolitici_ benchè mascherantisi da socialisti o altro — si -legga il mio libro: _Gli avvenimenti di Sicilia_, ecc., e gli scritti -del Deputato Di San Giuliano e del Senatore Pasquale Villari. - -[83] Anche il _Corriere della Sera_ in una corrispondenza da Foggia -(1898 — N. 121) lascia intendere chi furono i responsabili dei tumulti -di Bari e di Foggia. Dettagli più sinistri, anche sulla complicità -della autorità politica, pei gravissimi fatti di Minervino Murge si -possono leggere in un opuscolo di A. Panarelli: _Il primo Maggio 1898 a -Minervino Murge_. Canosa di Puglia 1898. - -[84] Il citato corrispondente da Foggia al _Corriere della Sera_ -scriveva: «Un tumulto, quando è solo un tumulto, è cosa dolorosa, -ma passeggera; la gravità di quanto è avvenuto sta più che altro nel -contegno delle autorità: _il quale dimostra qual misera cosa sia presso -di noi l’organizzazione governativa_». - -[85] Enrico Panzacchi, che ci tiene ad essere considerato conservatore, -scrisse sulla politica ecclesiastica queste parole: - -«Dall’ambigua formula cavouriana abbiamo stillato tutto il succo -deleterio che poteva contenere e ce ne siamo fatto un sonnifero. -Davanti al problema — così singolarmente grave per il nuovo regno -che ha Roma capitale — noi abbiamo riposta tutta la nostra gloria -nell’essere astensionisti, reticenti, evadenti; ossia nell’essere -nulla. - -«Non uno Stato confessionale — co’ suoi doveri, ma anche co’ suoi -diritti; non uno Stato laico — nel senso veramente logico e moderno -della parola. Con un po’ di buon volere avremmo potuto avere amico e -pacifico il basso clero cattolico; e con la incuria, le tirchierie, -i mali garbi e le ingiustizie palesi, ce lo siamo inimicato per modo -che il meglio che possiamo aspettarci da lui è d’averlo neutrale. La -storia racconterà poi, a edificazione dei posteri, le incertezze, le -incongruenze d’ogni genere, le provocazioni e le remissioni infelici -nelle quali cademmo, abbozzando trattative e _modus vivendi_ che l’alta -gerarchia ecclesiastica non volle accettare. - -«Intanto tutte le nostre leggi sono riuscite a vuoto. Abolimmo i -conventi e l’Italia è piena di frati; incamerammo l’asse ecclesiastico -e lo vedemmo sfumare, non si sa bene il come e il dove, tranne -l’arricchimento dei pubblicani benemeriti; volemmo comprimere con -la libertà il clericalismo, ed esso, con l’aiuto della libertà, -risorse d’ogni lato e minaccia di montarci sul capo, ricco, prospero, -provocante». — _Corriere della Sera_, 1898, N. 133. - -[86] Un tempo passavano per nemici della patria coloro che colla -cifra in mano ciò affermavano. L’indignazione sollevata in Europa -dall’assassinio dell’Imperatrice d’Europa costrinse anche i _patrioti_ -a confessare la verità. Si legga, ad esempio, l’articolo di Scarfoglio: -_Il nostro primato!_ — _Mattino_ di Napoli, 1898, N. 177. - -[87] Per tutto ciò che riguarda molte manifestazioni della nostra -degenerazione morale si leggano i due miei scritti: _Corruzione -politica_ — Catania 1888, II ediz. — e _Banche e Parlamento_ — -Milano 1893. — La documentazione di ciò che ho scritto esige non una -breve pagina, ma qualche volume in folio. Tutte le riviste e tutti i -giornali negli ultimi tempi ne hanno dato saggi edificanti. I fenomeni -morbosi sono stati anche ufficialmente constatati nelle associazioni -costituzionali del regno. Tipica la dichiarazione del Senatore Negri. -Questi, nella riunione della Costituzionale di Milano, tra le cose -erronee, dimostrate tali dai processi, disse questa preziosa verità: -_I tumulti avvennero perchè in tutta l’azione del governo e del paese, -mancò la coscienza del dovere.... Ciò che avvenne si deve al difetto_ -=di una politica morale=. E cercano i sobillatori! Un altro tratto: -Giulio Prinetti, nel Parlamento e nel paese vi godeva di grandissime -antipatie — che per parte mia non divisi mai. Bastò che egli mostrasse -alquanta energia — non tutta quella ch’era necessaria — verso alcuni -grandi ladri, perchè le antipatie si tramutassero in una corrente di -calda simpatia e di sincera ammirazione. Tanto sentito è il bisogno di -moralità, e tanto eccezionale è il caso di un ministro che se ne faccia -paladino! - -[88] _XX Settembre_ — Nuova Antologia. 15 Settembre 1895. - -[89] Sono due articoli pubblicati ad un anno di distanza nella _Nuova -Antologia_ del 15 Gennaio e del 15 Dicem. 1893. - -[90] Discorso nel _Circolo popolare_ di Milano nella seduta del 20 -Maggio 1898. - -[91] Sulla denegata giustizia abituale in Italia e sulle disastrose -conseguenze sue, ha parole roventi la scrittrice inglese _Ouida_ -(_An impeachement of modern Italy._ Nella _Review of Reviews_ — 15 -Settembre). - -[92] Avevo intenzione di riprodurre i più caratteristici giudizi -sintetici emessi da uomini politici, da riviste e da giornali di parte -monarchica in occasione degli ultimi tumulti. Vi sono confessioni -preziosissime sulle cause vere di detti tumulti e sulla enorme, se -non esclusiva, responsabilità degli uomini succedentisi al governo da -quarant’anni e sulle classi dirigenti italiane. Ho dovuto rinunziare -a questa riproduzione perchè sarebbe stato necessario ad essa sola -consacrare un lunghissimo capitolo. Se qualche lettore volesse prendere -il lavoro separatamente, farebbe opera utilissima. Io gli vengo sin -da ora in aiuto con una lista — incompletissima, badiamo — di riviste -e di giornali che enumero senza rispettare nè l’ordine cronologico, -nè quello della loro importanza. Eccola qua. _Perseveranza, Corriere -della Sera, Lombardia_, ecc., di Milano coi discorsi dei membri della -Costituzionale e del Circolo popolare dei giorni 17 e 20 Maggio, e 7 -Giugno 1898; _Mattino_ di Napoli; _Corriere della Sera_, con articolo -di Panzacchi (N. 133), dei giorni 25, 26 e 27, 28 Luglio con articoli -di Torraca e della Direzione; _La Lombardia_ con articoli del Prof. -Ercole Vidari; _Rivista penale_ del Giugno colla cronaca del Deputato -Lucchini, Consigliere della Cassazione; _Corriere di Napoli_ del 4 e -8 Maggio; intera collezione del settimanale _Economista_ di Firenze -da Maggio 1898 in poi; _Don Chisciotte_ del 4, 5 e 6 Maggio; _Don -Marzio_ del 5 Maggio; _Tribuna_ con articolo di _Rastignac_ del 7 -Maggio; _Nuova Antologia_ del 1 Maggio, del 15 Giugno, del 15 Agosto -con articolo di Maggiorino Ferraris, di Ugo Pisa, di Ercole Vidari; -_Giornale degli Economisti_ di Maggio, Giugno, Luglio e Agosto con -articoli di De Viti De Marco; di Racioppi, ecc.; _Riforma Sociale_ -di Maggio e Giugno con articoli di Nitti; _Idea liberale_ del 15 e 30 -Giugno e del 15 Settembre con articoli di Borelli, Massuero, Vidari; -_Vita internazionale_ del 20 Giugno con articolo di Massara; _Rivista -politica e letteraria_ di Luglio con articolo di Beroaldo. Tutto il -libro del Fioretti è anche da leggere per la parte politica. - -[93] _XX Settembre._ In Nuova Antologia del 15 Settembre 1895. I -bigotti dell’unità e della monarchia quando affermai alla Camera -che il sentimento unitario era in ribasso urlarono. Ora il fatto è -riconosciuto da tutti coloro cui la passione e l’ignoranza non fa velo -alla mente. Coloro che vogliono saperne di più leggano: Colajanni e -Ciccotti: _Settentrionali e Meridionali_, Biblioteca della _Rivista -popolare_ Roma. Remo Sandron. Palermo-Milano 1898. - -[94] G. Saracco: _Siamo poveri o non siamo?_ Il Borelli sotto il -muso del Regio Commissario Bava Beccaris, nell’_Idea liberale_ del -15 Giugno, constatava che «nella massa che mormora sottovoce e pare -prostrata mentre osserva ed aspetta _non c’è quasi più un barlume di -fede_; =ove fede è, non rassomiglia più certamente alla nostra=....» - -[95] «_Le istituzioni sono sovvertite e coloro che le sovvertono sono -precisamente coloro che governano e amministrano; cioè, per dir meglio, -che dovrebbero governare e amministrare_». Ho raccolto questa gemma -preziosa nel Corriere della Sera del 25-26 Luglio 1898. - -[96] D. Napoleone Colajanni: _Settentrionali e meridionali. Agli -italiani del mezzogiorno._ Prof. Ettore Ciccotti: _Mezzogiorno e -settentrione._ Roma-Palermo-Milano, 1898, Prezzo L. 1. Presso la -_Rivista Popolare_ e presso Remo Sandron. - -[97] I capisala hanno L. 4,20 al giorno; i garzoni L. 1; gli operai -dalle L. 2 alle 3. Per operai intellettuali e che aspirano ad un -elevato tenore di vita sono abbastanza meschini. - -[98] Vale la pena di riferire testualmente le sue parole togliendole -dal N. 127: - -«Abbiamo stamani interpellato i principali stabilimenti sulla ripresa -del lavoro ed ecco le risposte che ne abbiamo avute: - - Banfi: amido e ciprie. Quasi tutti gli operai, meno alcune - donne dimoranti fuor di Milano. - Bassolini: vernici. Tutti. - Fratelli Branca; liquori. Quasi tutti. - Binda: bottoni. Su quattrocento operai ne mancano ottanta, - per lo più del contado. - Binda: carta. Tutti. - Bertarelli Giov. P. G.: arredi sacri. Tutti. - Besana: stabilimento meccanico. Tutti. - Buselli: candele. Tutti. - Bertelli: medicinali. Tutti. - Breda ing. Ernesto: stabilimento meccanico. Su 1200 - mancavano 200. - Union des Gaz. Tutti. - Fonderia milanese acciaio. Tutti. - Carlo Erba: medicinali. Tutti. - Blumenthal: conceria. Tutti. - Brunt: apparecchi a gas. Tutti. - Stabilimento De Angeli: Quasi tutti: mancano alcuni - operai del contado. - Manifattura dei tabacchi: Tutti. - Stabilimento Pirelli: Tutti. - Camona e C. Quasi tutti. - Richard-Ginori: Tutti. - -Tutti gli stabilimenti ci assicurano che regna perfetta calma nel ceto -operaio. Alcuni stabilimenti, quali il Centenari e Zinelli e altri che -impiegano specialmente donne, hanno rimandata l’apertura a domattina. -Altri come il Suffert e lo Stigler, non aprirono perchè ignoravano -l’ordine del Comando generale. Gli operai però si presentarono -ugualmente al lavoro, ma dovettero esser rimandati. - -[99] Per l’aumentato desiderio di miglioramenti già conseguiti vedi -lo Spencer: _Problèmes de morale et de sociologie._ Guillaumin et C. -Paris 1894 _De la liberté à la servitude_ (pagina 80 a 82). Lombroso -scultoriamente sempre: «È stato osservato che, perchè un popolo si -sollevi, è necessario che si trovi in uno stato relativo di benessere, -perchè nell’eccesso di prostrazione, il popolo come l’uomo non ha -abbastanza energia per reagire; sicchè il massimo della sventura umana, -almeno quanto alle rivolte, ha quasi un’influenza inibitrice che non il -massimo della felicità. È perciò che nel medio evo scoppiarono sommosse -in numero maggiore nelle città rette a comuni che nei paesi dove -vigeva il sistema feudale, nei quali la plebe era stretta dalla più -dura miseria..... Quando le forze del popolo sono consunte dalla fame, -esso è men disposto ad usare dell’energia che gli rimane in tumulti -sanguinosi, che d’altronde non farebbero che aggravare il suo stato, -diminuendogli ancora il lavoro e quindi le fonti della sussistenza. -Noi ne abbiamo un esempio sott’occhio in Italia in cui le condizioni -del contadino, miserabilissime, non diedero luogo a nessuna sommossa -neppure in Lombardia, dove migliaia vivono di una sostanza putrefatta, -che li avvelena.» (_Il delitto politico_, ecc., p. 84 e 85). Forse il -Lombroso generalizza troppo la rassegnazione sotto il regime feudale. -Il Puviani questi principi di psicologia collettiva li ha applicati -al limite di tolleranza delle imposte (_Illusione finanziaria mediante -associazione delle pene delle imposte fra loro e con altre pene._ Nel -_Giornale degli Economisti_ Agosto 1898). - -[100] Avverto il lettore che ho sostenuto e documentato l’influenza -del passaggio rapido dal benessere al malessere economico nella -manifestazione individuale nella _Sociologia Criminale_. Catania, 1889. -Volumi due, L. 13. - -[101] Il frumento nostrano ebbe un prezzo massimo di L. 23.75 dal -29 Aprile al 1 Maggio 1897, raggiunse quello di 34,25 dal 28 al 30 -Aprile 1898. Il prezzo della farina e del frumento risentirono meno -l’aumento. Ringrazio vivamente la Camera di Commercio e il Dott. -Clerici segretario del Comune di Milano, che pregati mi fornirono tutte -le notizie, che furono in condizione di darmi. - -[102] Qualche confronto tra Napoli e Milano feci nel _Secolo_ nel -luglio 1897. Li ampliai in due articoli — _Paralleli igienici e -sociali_ — nel _Medico delle famiglie_ di Boston. (Gennaio e Febbraio -1898). - -[103] Il Consolato operaio fa fondato dai moderati nel 1860 per -avere il monopolio delle dimostrazioni patriottiche. A poco a -poco si trasformò in senso radicale per opera di Romussi, Prada e -Valera. Vi fu un tempo in cui era il centro di tutto il lavoro utile -per la redenzione politica e sociale delle classi lavoratrici. Le -elezioni del 1882 e del 1886 segnarono il suo apogeo. Penetratavi la -corrente socialista, nacquero nel suo seno vivaci discussioni che lo -indebolirono. Il 21 Ottobre 1892 il Consolato — 16 Società contro 11 -— decretò la fusione col partito dei lavoratori e accettò la lotta di -classe. Le altre 11 società fondarono il _Tribunato_. - -[104] Per conoscere meglio la formazione dell’ambiente politico di -Milano mi sembra opportunissimo questo brano della relazione del -Senatore Piolti de’ Bianchi sul tentativo insurrezionale del 6 Febbraio -1853 che si riferisce per lo appunto all’assassinio del Vandoni: -«Milano, città pacifica e umana fra tutte, Milano che il suo poeta -sferzava perchè troppo tollerante e troppo molle, Milano che aveva -tenuto per mesi fra l’ugne l’aborrito Bolza senza torcergli un capello, -Milano in quel dì, ad un ignaro, sarebbe parsa una città di cannibali, -tanto gongolava di gioia per un assassinio. Ma il bastone e la verga e -la forca avevano trovato degna risposta nel pugnale; ma la ferocia del -tiranno muta la natura dei popoli più miti, quando sentono la dignità -di sè stessi». - -[105] In queste dimostrazioni per Lobbia la polizia agì, come sempre, -austriacamente; suscitarono indignazione i maltrattamenti fatti subire -al maggiore garibaldino Liborio Chiesa, mutilato di una gamba. - -[106] In occasione della commemorazione delle cinque giornate, la -polizia, per sequestrare la bandiera della _Fratellanza repubblicana_, -eseguì una vera feroce agressione contro la popolazione inerme, che -venne paragonata a quella dell’8 Settembre 1847 ed organizzata dal -Bolza all’arrivo dell’arcivescovo Romelli. Nel processo, il Generale -Fumel — quello del brigantaggio — ebbe parole asprissime contro le -autorità politiche e militari, che la prepararono ed eseguirono. Era -prefetto il Gravina, questore Amour, comandante dei soldati il Maggiore -Chiala. - -[107] L’influenza della tendenza federalista constatata dal _Daily -Chronicle_ e da altri giornali viene esplicitamente ammessa da un -conservatore lombardo, il Siliprandi ex deputato. Questi, da avversario -leale, fa buona testimonianza delle qualità della parte repubblicana e -scrive: - -«Una parte notevolissima della borghesia lombarda è repubblicana e, -mi affretto a dirlo, e con piacere lo affermo, trattandosi dei nostri -immediati avversari politici, essa è tanto moralmente rispettabile, -intellettualmente colta, e socialmente elevata quanto la borghesia -monarchica. Essa vanta tradizioni patriottiche indiscutibili, tenacia -di opinioni, attività costante di propaganda, abilità grandissima -di procedimenti. La utopia mazziniana è quasi spenta nelle nostre -provincie, ma il positivo pensiero di Carlo Cattaneo vive robusto e -spontaneo tanto che molti lo nutrono inconsciamente. Esso è magnifica -pianta che facilmente obliqua e cresce rigogliosa sul campo lombardo». -— «Tradizione monarchica razionale in queste provincie non vi fu mai; -sede recente di una repubblica rivoluzionaria e guerriera; vissuta -poi per cinquant’anni in ribellione perenne; fornitrici di presocchè -intieri i repubblicaneggianti eserciti volontari, durante la guerra -del risorgimento italiano, lo spirito di resistenza è cosa facilissima -a destarsi in esse». Dott. SILIPRANDI: _Capitoli Teorico-Pratici di -politica sperimentale._ Mantova 1898. Vol. III, p. 224, nota e seg. - -[108] Si sa che le epidemie vengono favorite dalle tristi condizioni -igieniche e biologiche di una popolazione; ma, una volta sviluppate, -non risparmiano gli organismi sani e vigorosi che vivono anche nelle -migliori condizioni. Ciò che si dice delle malattie trova riscontro -esatto nelle epidemie psichiche. - -[109] I malviventi nella sommossa di Milano ebbero parte molto minore -di quella che in casi analoghi sogliono avere come risulta dalla -lettura degli stessi processi. Mancarono i reati comuni caratteristici, -che sogliono accompagnare tutti gli sconvolgimenti politici. Con più -ragione potrebbe darsi che le dimostrazioni di Napoli furono suscitate -dalla _camorra_: ivi l’obbiettivo principale dei dimostranti per molte -ore fu la liberazione dei delinquenti comuni rinchiusi nelle carceri -di S. Francesco. Tra i pochissimi giornali d’Italia che hanno visto -giusto nei movimenti di Milano, va segnalato il _Don Chisciotte._ «Che -cosa era quello strano, inaudito fenomeno, il quale certo non poteva -chiamarsi nè una rivoluzione, nè una sommossa? Adesso si dice: era -un movimento teppistico. Ed è una sciocchezza: perchè i teppisti non -sfidano le fucilate senza una ragione qualsiasi e una città intera non -tollera che per colpa loro, essa sia trasformata in uno spettacolo -sanguinoso». Così Luigi Lodi nell’articolo sulla _Liberazione di -Milano_,(1893 — N. 244) - -[110] Intervista con un redattore della _Gazzetta del Popolo_ di Torino. - -[111] Il Ciccotti fa eccellenti considerazioni sull’azione della -propaganda antirivoluzionaria socialista, e dimostra, che non -poteva essere completa. Si contraddice, però, manifestando il -proprio rammarico per la dimostrata _impotenza ed inettitudine_ del -partito repubblicano (pag. 23). Non è chiaro che l’_impotenza e la -inettitudine_ sono dovute per lo appunto alla efficace propaganda -socialista? Con leggerezza poi afferma che i socialisti non ebbero -parte nei tumulti. Tutti i processi lo smentiscono. Nè questo torna a -loro disdoro; anzi! - -[112] Quel miserabile Stillman, ex corrispondente del _Times_, che fu -sempre agli _ordini_ se non agli _stipendi_ di Crispi, così scrisse in -una lettera al direttore del _Boston Evening Transcript_ del 13 Ottobre -1898. Gli rispose onestamente e fieramente Fidelia Dinsmore, la buona e -gentile compagna di Dario Papa. - -[113] In risposta alla conferenza antianarchica promossa dall’Italia, -la _Frankfurter Zeitung_ fece tale formale proposta ch’era venuta -già da alcuni giornali della Svizzera. Il _Journal de Généve_, -l’_Independence Belge_ e altri autorevoli giornali francesi, svizzeri -e tedeschi furono di accordo colla _Frankfurter Zeitung_. Sulla -produzione anarchica poi, l’_Economist_ di Londra (22 Ottobre 1898) -scrisse a nostra vergogna: - -«Abbiamo detto che l’anarchico è, a nostro giudizio, ordinariamente -un criminale o un pazzo, ma nella produzione sia del criminale che -del pazzo non devesi ignorare la parte esercitata dallo Stato e dalla -società. Lo Stato è, senza dubbio, oggi responsabile di usare mezzi -immorali e _macchiavellici_, educando così i proprii cittadini in idee -immorali. Esso è responsabile, in tutti i grandi Stati continentali, -di impedire quella libertà di parlare, di scrivere e di associarsi che -forma una valvola di sicurezza nel malcontento popolare. - -«Il paese, nel quale la politica è nelle mani di.... e le prigioni -sono piene di..... è un paese che merita di avere degli anarchici, -perchè fa del suo meglio per produrli. Il paese, che sperpera il suo -danaro in armamenti oltre i suoi mezzi, nel mentre lascia i suoi poveri -morire di fame e porta il peso di una imposta schiacciante, soffrirà -dell’anarchismo, e nessuna misura di polizia, per perfetta che sia, ne -lo potrà liberare. - -«La società, la quale cerca di far moneta in qualsiasi modo, senza -riguardo alle leggi della moralità, coltiverà gli anarchici così -sicuramente, come lo stagno coltiva i bacilli. - -«Non vi è scampo da questa legge, ed è bene per la società umana che -nessun scampo vi sia. Se, adunque, le Potenze continentali pensano che -riuscirà loro di abbattere l’anarchismo e di eliminarlo con qualche -provvedimento di polizia, esse si illudono. - -«Si faccia energicamente giustizia contro i criminali, con tutti i -mezzi, ma non si dimentichi che l’ingiustizia sociale ed il sistema -vizioso di spese pubbliche aiutano a creare l’anarchismo, e che è di -gran lunga meglio prendersi un po’ di pena per colpire alle sue cause, -che usare tutti i nostri sforzi nell’agire contro i suoi sciagurati -effetti». - -[114] Si sa che nella Norvegia il partito radicale discute e propone in -parlamento il distacco della Svezia; la necessità di una separazione -completa della Norvegia dalla Svezia venne affermata testè dal -Congresso dei socialisti norvegesi. Björnson ha messo sulle scene -=Il Re=, di cui Ferdinando Fontana fece una bellissima traduzione -edita dalla _Società Editrice Lombarda_ di Milano, per dimostrarne -il danno o l’inutilità. In uno dei tanti processi svolti innanzi -al Tribunale militare di Firenze, il Presidente Colonnello Roggero -apostrofò l’ufficiale difensore, che ricordò il _caso Dreyfus_ per -dimostrare ch’era possibile un errore da parte dei giudici militari, e -gli ricordò con burlesco orgoglio che in Italia il _caso Dreyfus_ non -era possibile! Ciò che non è possibile in Italia è che si trovi una -Cassazione, che al pari della francese faccia giustizia, come nei _casi -Dreyfus e Picquart_, e non renda servizi.... - -[115] A questi chiari di luna, in Italia oggi nessuno ripete che il -nostro paese ha poco da invidiare all’Inghilterra. Queste sciocchezze, -però, si ha il coraggio di affermarle ancora da qualche italiano che -vive al di là della Manica. Un signor Dalla Vecchia, rispondendo ad un -articolo onesto e coraggioso di _Ouida_, ha osato scrivere che l’Italia -è ancora il paese che viene immediatamente dopo dell’Inghilterra in -quanto alla influenza della pubblica opinione, (_It is not to describe -Italy as a land where liberty is banished and tiranny rules. All -adverse criticism notwithstanding, Italy, as a nation where public -opinion rules supreme, comes next only to England_). Review of Reviews. -Ottobre 1898. pag. 362. - -[116] Ferdinando Lassalle, in uno dei suoi più arguti _pamphlets — -Uber Verfassungwesena_ — a dimostrare che tutti gli articoli delle -costituzioni liberali sono una lustra inutile quando c’è un forte -esercito permanente agli ordini del capo dello Stato, domandava: se nel -vostro giardino avete un melo e vi appendete una tavoletta sulla quale -scrivete ch’esso è un fico, per questo l’albero è divenuto davvero -un fico? No; e quando voi assicurerete a tutti che quello è un fico, -l’albero resterà quello che era e pel prossimo anno produrrà mele e non -fichi. - -[117] Citato dall’onor. Mirabelli in un magnifico discorso parlamentare -sulla libertà della stampa. - -[118] Proemio di F. Turati all’_Insurrezione cartista in Inghilterra_ -di Paolo Valera. Milano 1895, p. 5. Ne raccomandiamo la lettura a tutti -gl’Italiani fiacchi e smemorati. - -[119] La longanimità notissima della polizia e il rarissimo intervento -delle truppe sono la precipua ragione per cui oggi le dimostrazioni -non terminano più in massacri nella Gran Brettagna, nemmeno in Irlanda, -che per tanti anni fa trattata da vero paese di conquista e sottoposta -spesso alle leggi eccezionali. Ultimamente, in Belfast, in un conflitto -colla popolazione, la polizia ebbe 106 feriti. In Italia, per punire -i rivoltosi armati, si sarebbe proclamato lo stato di assedio e -mobilizzato un corpo di esercito; niente di tutto ciò oltre la Manica! - -[120] _La Belgique en 1886_, Bruxelles, Vol. 1. - -[121] Vedi in _Rivista popolare_ (Anno 3, N. 3) l’articolo: _Le roi -s’amuse_. È bene avvertire che di questa estrema libertà possono godere -i cittadini belgi. Si è severi contro gli stranieri. Così fu soppresso -il giornale _Le national_ per un articolo intitolato _Saligand II_ -in cui si parlava di certi fatti scandalosi avvenuti in Londra. Il -direttore del giornale era francese e venne espulso. - -[122] L. Bertrand: _La Belgique en 1886_; I. Destrèe et E. Vandervelde: -_Le socialisque en Belgique_. Paris. Giard et Briere 1893. - -[123] _Don Chisciotte_. N. 239 del 1898. - -[124] Lo ha compreso benissimo chi dirige lo stesso _Don Chisciotte_, -che col suo fine intuito politico ha ricordato in numeri immediatamente -successivi l’umiliazione che dovremmo provare nel vedere ricordato -ed applicato in Inghilterra al governo italiano il giudizio dato da -Gladstone sul governo borbonico. (_Dal tempo di Gladstone_. N. 240 _Pei -condannati politici_. N. 246). Ai bigotti sabaudi che si scandalizzano -di questi confronti, Giustino Fortunato — onore del mezzogiorno e -della Camera italiana, di sentimenti, purtroppo! fanaticamente unitari -e monarchici — inaugurando il 20 Settembre 1898 in Potenza una lapide -alle vittime del governo borbonico, ha risposto in questi termini: - -«Abbiamo tanto patito, atteso, sperato, e dover poi confessare alle -nuove generazioni, che valeva meglio non farne nulla! Abbiamo tanto -magnificata l’opera nostra, e date assicurazioni al mondo di costanza e -di virtù, perchè poi il mondo meravigliasse nell’udire da noi stessi, -che lo scopo è fallito, che le aspettative sono deluse! Abbiamo, -insomma, offerto per tanti anni tanta decima di sangue e di danaro, ed -essere costretti a conchiudere, che ci siamo solennemente ingannati, -perchè la patria è una astrazione e la libertà una menzogna! E questa -l’Italia che apparve già meritevole della aspettazione della storia?» - -Più tardi lo stesso Fortunato, parlando ai suoi elettori di Palazzo San -Gervasio, completava il proprio pensiero con quest’altro periodo, che -si raccomanda ai suddetti bigotti sabaudi: - -«Il cinquantesimo anniversario dello Statuto non ha significato, in -sostanza, se non una cosa: un immenso lutto, l’ora più tragica, il -maggior pericolo che l’Italia abbia corso dacchè è surta a dignità -di nazione. L’unità, l’indipendenza, il regime libero, il passaggio, -insomma da una semplice espressione geografica ad una grande potenza, -tutto non era stato se non un miracolo di un pugno di uomini e -della buona fortuna. La immane opera affannatamente, affrettatamente -compiuta, poteva aver chiesto un dispendio eccessivo, forse anche -deprimente, di energie economiche. Nel fatto, la misura era colma -e traboccò. La scuola del dolore dovrebbe quindi ammonirci, che un -qualsiasi altro disperdimento di forze sarebbe, ormai, criminoso, -perchè l’incendio, che cova sotto le ceneri, potrebbe, nuovamente, -divampare. E invece...» - -[125] Gli _atti di accusa_ e la _Gazzetta Ufficiale_ del tempo sono -preziosi. Si riscontrino il: _Ferdinando II_ di Mariano D’Ayala; _Gli -ultimi trentasei anni del Regime di Napoli_ di Nisco; e sopratutto -per lo insieme la _Storia critica del risorgimento italiano_ di Carlo -Tivaroni, opera di lunga lena, di grande pregio e molto imparziale. -Editori Roux di Torino. - -[126] Ho dato la cifra dei fucilati e la versione su quel fatto, che -corre tra i nemici più fieri del governo borbonico. - -Molti negano che il Conte d’Aquila ordinasse la fucilazione; altri -affermano che si trovasse soltanto presente. Ciò che il Conte d’Aquila -smentì sempre. Gli storici borbonici assicurano che i fucilati in -Castelnuovo nel primo furono soltanto 5 o 6 e che le fucilazioni -cessarono appena sopraggiunse il generale Luigi Cosenz. - -[127] Il Generale Pelloux, rispondendo all’on. Bissolati nella Camera -dei Deputati in Dicembre 1898, smentì recisamente sul suo onore che il -Colonnello Crotti di Costigliole fosse stato punito per aver rifiutato -la medaglia al valore militare per la repressione di Milano. Benchè -questa circostanza venga riconfermata dalla monarchica _Provincia di -Como_, che per la prima la dette, sono disposto a credere al Generale -Pelloux. Sarebbe doloroso, però, il constatare che nell’esercito -italiano non ci siano stati ufficiali, che abbiano imitato De Sanget e -Bellelli. - -[128] Sotto il Papa, nel processo innanzi ad un Tribunale militare, -l’avv. Palomba difese gli accusati. - -[129] Benedetto Croce, nipote a Silvio Spaventa, di cui ha cominciato -ad illustrare l’opera, così scrive a Vilfredo Pareto: «Lasciando -ai competenti il confronto fra i sistemi penitenziarii applicati -ora ai condannati politici con quello dei Borboni, e lasciando agli -incompetenti che hanno un po’ di cuore e di sentimento giudicare il -triste spettacolo che offre ora l’Italia libera, a me pare che il -punto sul quale il confronto s’impone irresistibile è sull’indole e sul -modo con cui sono stati condotti i processi politici. Perchè si sono -spese tante parole e tanti colori rettorici per proclamare _iniquo_ -il processo, per esempio, fatto dopo il 1848 a Silvio Spaventa? Cito -questo che ho avuto occasione di studiare da vicino. Non certo perchè -lo Spaventa non fosse liberale, nazionalista, anzi unitario: in ciò -i giudici borbonici non sbagliavano, come non sbagliano quelli di -Milano nel giudicare socialisti il Turati e compagni. Ma fu un processo -iniquo, perchè, mancando la prova di reati determinati, si volle -tuttavia condannare nello Spaventa il liberale e l’unitario, ossia -le convinzioni e le opinioni che apparivano certe e non sconfessate. -È vero — si potrebbe dire — che i Borboni provvidero a fornire delle -prove di reato, stipendiando dei falsi testimoni. Ma ciò prova che il -senso giuridico non si era del tutto smarrito! Si riconosceva almeno -la necessità delle prove di fatto e dei reati di azione. I giudici di -Milano non hanno sentito questo bisogno.... — Vilfredo Pareto — _La -Liberté Économique_ — pag. 99-100. _Rastignac_ nel _Mattino_ di Napoli -ha esplicitamente riconosciuto che in Italia, _come sotto i borboni_, i -processi si fanno alle idee. - -[130] Gladstone, nelle famose lettere a lord Aberdeen nel 1851, affermò -che i detenuti politici erano nelle provincie napoletane da _15_ a -_30 mila_. Il governo borbonico, in risposta, fece pubblicare una -statistica dalla quale risulterebbe che nel 1851 gl’imputati politici, -in giudizio, in carcere e in custodia erano in tutto _2024_. - -[131] _L’associazione Lombarda dei Giornalisti_ ha pubblicato -un’eloquente memoria nella quale è esposto il trattamento cui sono -sottoposti _Giornalisti e condannati politici in Italia e all’estero_. -Il paragone riesce, come sempre, disonorevole per l’Italia! Non -parliamo dei modi civili adoperati dal governo del Granduca di Toscana, -che permetteva a La Cecilia, ed a Guerrazzi di scrivere le _Memorie_ e -_L’Asino_ nelle sue prigioni di Stato. Ma è caratteristica la lettera -che il dott. Giuseppe Canella indirizzò al giornale _Il Secolo_ sul -trattamento dei detenuti politici in _Austria_. Eccola: - -«Italiano e non altro che italiano, dal 1848 in poi il mio pensiero -e la mia opera furono sempre per l’Italia. Ho provato le prigioni -politiche dell’Austria, dalla Torre Wanga di Trento a quelle -d’Innsbruck, al Castello di Kufstein, a Rattemberg, Capodistria, -Gradisca, Lubiana e Gratz. - -«Non appartenni, nè voglio appartenere a niun altro partito se non -a quello che tende a «fare l’Italia». Qui soffersi molti disinganni -ed amarezze, e non ultima quella di vedere, sotto molti riguardi, -fatti paragoni tutt’altro che lusinghieri per l’Italia in confronto -dell’Austria. - -«Leggendo ora sui giornali come sono trattati i prigionieri, -severamente condannati dai tribunali militari, ad onta della mia -ripugnanza, devo convenire che l’Austria, più avveduta nel reprimere e -nel prevenire, si è fatta più ragionevole e più umana nel castigare». - -Il podestà di Riva di Trento riassume poscia il regolamento 28 ottobre -1849, firmato dal ministro della Giustizia, Schmerling, che disciplina, -anche attualmente, il trattamento dei condannati politici. - -Risulta da esso che, per i crimini politici, i condannati sono -_custoditi_ in un riparto particolare della prigione, e devesi avere -riguardo tanto _al loro grado di coltura_ quanto alla loro età ed al -_loro anteriore metodo di vita_. - -Ai condannati è concesso l’uso del proprio letto; possono leggere, -scrivere e ricevere visite di parenti, previo il permesso del preposto -dello stabilimento. - -La spesa per il vitto, che lo Stato sopporta per ogni condannato -politico è di 28 soldi al giorno, compresa la razione di pane. Ma -i detenuti politici possono però provvedersi una maggior quantità -di vitto, spendendo del proprio sino ad un fiorino al giorno, e -quindi complessivamente hanno alimenti giornalieri per una somma -corrispondente a circa due lire e mezza italiane. - -L’onor. Ettore Sacchi, infine, in una importante lettera allo stesso -_Secolo_ (N. 11643), dimostra che nè dal punto di vista giuridico -nè da quello militare, si possono trattare come delinquenti comuni i -condannati italiani dei Tribunali di guerra. Ma il governo italiano, -in questo come in tutto il resto, continua nella _nobile_ missione di -riabilitare il Papa, l’Austria e i Borboni. Tutte le premure, tutte le -gentilezze il governo italiano le riserba pei delinquenti comuni, si -chiamino Tanlongo o Costella. - -[132] Georg Brandes, che ama e conosce l’Italia e che è uno dei più -illustri scrittori scandinavi, visitando nella primavera del 1898 il -nostro paese, rimase scandalizzato dalla cieca e furiosa reazione cui -si abbandonavano i nostri governanti. - - - - -INDICE - - - A chi legge Pag. 1 - - I. Siamo in ritardo 5 - II. La marcia della sommossa 15 - III. La cronaca sanguinosa 23 - IV. A Milano 31 - V. Dal saccheggio di casa Saporiti alla breccia - dei Cappuccini 43 - VI. La menzogna al servizio della reazione 59 - VII. Le istituzioni in pericolo! 69 - VIII. L’opera della reazione 83 - IX. Lasciamo passare la giustizia! 123 - X. La condanna delle idee 151 - XI. Le cause economiche dei tumulti 171 - XII. Le cause politiche e morali 195 - XIII. La capitale morale 221 - XIV. Confronti 249 - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. Per comodità di lettura è -stato aggiunto un indice a fine volume. - -*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ITALIA NEL 1898 *** - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the -United States without permission and without paying copyright -royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part -of this license, apply to copying and distributing Project -Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm -concept and trademark. Project Gutenberg is a registered trademark, -and may not be used if you charge for an eBook, except by following -the terms of the trademark license, including paying royalties for use -of the Project Gutenberg trademark. If you do not charge anything for -copies of this eBook, complying with the trademark license is very -easy. You may use this eBook for nearly any purpose such as creation -of derivative works, reports, performances and research. Project -Gutenberg eBooks may be modified and printed and given away--you may -do practically ANYTHING in the United States with eBooks not protected -by U.S. copyright law. Redistribution is subject to the trademark -license, especially commercial redistribution. - -START: FULL LICENSE - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg-tm License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project -Gutenberg-tm electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. 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Hart was the originator of the Project -Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be -freely shared with anyone. For forty years, he produced and -distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of -volunteer support. - -Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed -editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in -the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not -necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper -edition. - -Most people start at our website which has the main PG search -facility: www.gutenberg.org - -This website includes information about Project Gutenberg-tm, -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. diff --git a/old/67743-0.zip b/old/67743-0.zip Binary files differdeleted file mode 100644 index a649d52..0000000 --- a/old/67743-0.zip +++ /dev/null diff --git a/old/67743-h.zip b/old/67743-h.zip Binary files differdeleted file mode 100644 index 422bbd2..0000000 --- a/old/67743-h.zip +++ /dev/null diff --git a/old/67743-h/67743-h.htm b/old/67743-h/67743-h.htm deleted file mode 100644 index 9e9e7e9..0000000 --- a/old/67743-h/67743-h.htm +++ /dev/null @@ -1,12926 +0,0 @@ -<!DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.1//EN" -"http://www.w3.org/TR/xhtml11/DTD/xhtml11.dtd"> - -<html xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml" xml:lang="it"> -<head> - <meta http-equiv="content-type" content="text/html; 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COLAJANNI -</p> - -<p class="pad1 main-t"> -L’ITALIA NEL 1898 -</p> - -<p class="x-large"> -(TUMULTI E REAZIONE) -</p> -</div> - -<div class="blockfront nobreak"> -<p> -Il quarantotto italiano, compiuto -poi nel ’60, non fu neppure politico, fu -strettamente nazionale e meschinamente -unitario e dinastico. <i>L’Italia -attende ancora il suo quarantotto politico, -che le dia le condizioni essenziali della -vita moderna, e permetta di studiare il -passo sulla via già percorsa dalle nazioni -sorelle.</i> -</p> - -<p class="indr"> -FILIPPO TURATI -</p> -</div> - -<div class="titlepage nobreak"> -<p> -<span class="large">MILANO</span><br /> -SOCIETÀ EDITRICE LOMBARDA<br /> -<span class="small">Corso Venezia, 13</span> -</p> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span> -</p> - -<h2 id="pref">A CHI LEGGE</h2> -</div> - -<p> -<i>Il lettore intelligente sa che non è cosa facile -scrivere la storia contemporanea e dire tutta -quanta la verità, o quella, che, in buona fede, -tale si crede. Non si può dirla specialmente quando -essa può procurare molestie e persecuzioni agli -attori o ai testimoni; quando si può sospettare, -che impedimenti verrebbero posti alla circolazione -di un libro, che si proponesse di farla nota tutta -intera.</i> -</p> - -<p> -<i>Questa avvertenza serve per coloro, che mi -hanno somministrati elementi preziosi sui fatti di -Milano e che non li vedranno in queste pagine -riprodotti, non ostante che essi si siano dichiarati -pronti a sostenere la esattezza delle loro informazioni -anche nei Tribunali.</i> -</p> - -<p> -<i>La prudenza che mi ha suggerito di ometterli -non ha spiegato la sua azione nello interesse mio -<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span> -personale; ma in quello del libro, che potrà compiere -opera utile correggendo errori e pregiudizi, -che hanno falsato la pubblica opinione. Il libro -mira sopratutto a far breccia in quella che lo -Zerboglio ha chiamato la <span class="upright">reazione onesta</span> e che -costituisce la forza maggiore dei politici partigiani -e disonesti.</i> -</p> - -<p> -<i>Così è: nella massa degli avversari del socialismo -e della democrazia in genere, in Italia e in -questo quarto d’ora, per deficienza di cultura e di -conoscenza degli uomini e delle cose, la grande maggioranza -è composta di persone che, con tutta sincerità, -credono che la</i> reazione <i>presente sia stata -provocata dalle colpe e dagli errori dei socialisti -e dei democratici di ogni gradazione; e che essa -sia necessaria per salvare lo Stato e la società.</i> -</p> - -<p> -<i>Questo libro si rivolge alla <span class="upright">reazione onesta</span> -nella speranza di richiamarla alla realtà e di ricondurla -sopra la retta via. Vi riuscirà? Lo -ignoro; per riuscire, però, ho messo ogni studio — anzi -si dirà che sono stato esagerato in questo -studio — per esporre i <span class="upright">fatti</span> quali li presentarono -i giornali conservatori o reazionari — <span class="upright">Corriere -della Sera, Perseveranza</span>, ecc., di Milano; <span class="upright">Nazione</span> -di Firenze, <span class="upright">Corriere</span> e <span class="upright">Mattino</span> di Napoli, ecc., ecc., -e il periodico <span class="upright">I Tribunali</span> di Milano, che pubblicò -i resoconti stenografici dei processi svoltisi innanzi -ai Tribunali di guerra della stessa Milano col visto -<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> -del Regio Commissario straordinario Generale -Bava-Beccaris. In quanto ai <span class="upright">giudizî</span> sulle cause -prossime, che generarono i fatti, del pari, ho messo -la massima cura nel presentarne una specie di -antologia ricavata da articoli e dai libri dei monarchici -più autorevoli, più colti e più onesti.</i> -</p> - -<p> -<i>Dai lettori invoco un benevolo compatimento -per le deficienze dello stile e della esposizione, che -in questo mio libro sono maggiori che nei miei -precedenti. Per farmele perdonare dirò loro che -scrissi in gran fretta i singoli capitoli e li mandai -a stampare uno per uno nella speranza di poterli -in ultimo rileggere in una volta per correggerli, -coordinarli e completarli. Per ragioni da me indipendenti -non potei compiere che assai incompletamente -questo necessario lavoro di fusione e di revisione. -Ad ogni modo, tale quale esso è rimasto, -spero che verrà accolto come la espressione di chi -non si è proposto che la ricerca della verità e il -bene del proprio paese.</i> -</p> - -<p> -<i>Castrogiovanni, 12 Dicembre 1898.</i> -</p> - -<p class="indr"> -Dott. <span class="smcap">Napoleone Colajanni</span> -</p> - -<hr class="silver" /> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -</p> - -<h2 id="cap1">I. -<span class="smaller">SIAMO IN RITARDO</span></h2> -</div> - -<p> -Imprendendo a dire, con tutta la prudenza imposta -dalla reazione trionfante, dei casi che si svolsero -in Italia nella primavera 1898 e che, per colpa -del governo, assunsero proporzioni minacciose ed -impronta speciale in Milano nelle giornate dal 6 -al 9 Maggio, sento il bisogno di riprodurre le pagine -colle quali posi termine al libro sugli <i>Avvenimenti -di Sicilia</i> del 1893-94, che agli ultimi intimamente -si connettono. -</p> - -<p> -Scrivevo adunque nell’autunno del 1894: «I -segni precursori del principio della demolizione di -tutto ciò che esiste in politica in Italia non mancano -e presentano una grande analogia con quelli -che nel secolo scorso precedettero lo scoppio tremendo -della rivoluzione francese». -</p> - -<p> -«Si legga l’<i>Ancien régime</i> di Tocqueville e di -Taine e si vedrà che in Francia prima del 1789, come -a Napoli, nelle Puglie, in Sicilia nel 1893 e nel -1894, si sente che c’è un popolo in rivoluzione latente, -che aspetta l’occasione per irrompere; che -<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> -questo popolo manca ancora di organizzazione e di -capi, non avendo più fiducia in quelli che hanno -l’autorità legale. Anche allora si gridava: «<i>Pane, -non tasse, non cannoni</i>! ch’è il grido del bisogno, -dice Taine, e il bisogno esasperato irrompe -e va avanti come un animale inferocito. -E i magazzini, i convogli di cereali arrestati, i -mercati saccheggiati. E si grida: <i>Abbasso l’ufficio -del dazio!</i> E le barriere sono infrante, gl’impiegati -vinti e scacciati... E si danno al fuoco i -registri delle imposte, i libri dei conti, gli archivî -dei comuni e si fa tutto al grido di: <i>Viva -il Re!</i>» -</p> - -<p> -«La scena descritta dal Taine per Bignolles e -per altri siti non sembra la fotografia di ciò che è -avvenuto a Valguanera, a Partinico, a Monreale, -a Castelvetrano, a Ruvo, a Corato? Eppure i contadini -di Sicilia e di Puglia non sanno o non conoscono -cosa sia la rivoluzione francese, i cui preludî -imitano e ripetono!» -</p> - -<p> -«Non basta ancora; l’analogia continua più -grande che mai sulle cause, che accelerano la -catastrofe in Francia e che potranno accelerarla -adesso in Italia. Si disse dei gravissimi imbarazzi finanziari -in cui si dibatte il nostro paese; e Gomel -ha messo stupendamente in evidenza le cause finanziarie -della rivoluzione francese». -</p> - -<p> -«Qualche piccola inversione nell’ordine degli -avvenimenti vi potrebbe essere; quando Joly de -Fleury si decise all’aumento delle imposte i Parlamenti -di Francia protestarono e invocarono la riunione -degli Stati Generali. Noi non abbiamo assemblee -che per la loro storia si rassomiglino ai Parlamenti -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -francesi, ma abbiamo una Camera dei Deputati, -che dovrebbe equivalere agli Stati Generali, la -quale sotto l’incubo dello scioglimento ha approvato -le imposte proposte dall’onor. Sonnino e -che potrà essere disciolta se non farà quell’<i>ultimo -sforzo</i>, che si chiama <i>ultimo</i> per ischerzo, ma ch’è -sempre seguito dalla domanda di un <i>altro</i>». -</p> - -<p> -«Chi può garantire che in Italia non si cominci -da uno scioglimento mentre in Francia si -cominciò da una convocazione? E qualche altra -differenza ci sarebbe ancora nei protagonisti del -prologo. L’Italia da alcuni anni ha visti i Maurepas, -i Vergennes, i Calonne, i Brienne, i Joly de Fleury -ed anche i d’Ormesson; l’Italia potrà anche trovare -il suo Neker; ma in tanta decadenza indarno cerca -un Turgot! Dov’è il Ministro che dica coraggiosamente -al Re ch’è impossibile ogni ulteriore accrescimento -delle imposte; che prestiti non se ne possono -fare più; che la salvezza è nelle economie e -nelle riforme?» -</p> - -<p> -«E tutto ciò disse Turgot al buon Luigi XVI; -ma non fu ascoltato!» -</p> - -<p> -«Lo sarebbe adesso in Italia?» -</p> - -<p> -«Nessuno può dirlo; ma tutti devono riconoscere -che gli avvenimenti incalzano e che la scintilla -partita dalla Sicilia, che nell’arte, nella coltura, -nella organizzazione sociale, in tutto, si trova — come -direbbe Giuseppe Ferrari — in ritardo di -fronte alle fasi di sviluppo percorse dalla Francia -e da altre regioni dell’Alta Italia, che sentirono -l’alito della rivoluzione francese: quella scintilla, -ove non si provveda in tempo, potrà, varcando lo -stretto, far divampare l’incendio nel resto d’Italia». -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -</p> - -<p> -«Comunque, se insipienza di uomini di governo -o fatalità di cose vorranno che gli avvenimenti -non abbiano quel corso pacifico ed evolutivo, -che dev’essere vagheggiato da quanti conoscono i -danni e gli orrori delle cruenti rivoluzioni, io faccio -voti ardenti pel bene del mio paese che il grido: -«<i>morte a li cappedda</i>» non possa acquistare quella -triste celebrità che al di là delle Alpi acquistò il -grido: <i>Les aristocrates à la lanterne!</i>»<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> -</p> - -<p> -Il riavvicinamento tra i prodromi della grande -rivoluzione francese e gli avvenimenti di Sicilia, -che riporta il nostro paese ad un secolo fa, può -oggi essere completato con un altro riscontro storico -che somministra l’Inghilterra. -</p> - -<p> -Al di là della Manica l’evoluzione politico-sociale -non fu tranquilla e pacifica sempre, come, -nelle sue grandi linee, si è andata svolgendo nella -seconda metà di questo secolo. -</p> - -<p> -Vi furono due grandi periodi di sommosse, di -tumulti, di repressioni sanguinose e di reazione, -che ricordano la fase che attraversa l’Italia dal 1893 -in poi. Il primo va dal 1799 al 1824; il secondo -dal 1837 al 1848. Tra i due periodi non mancarono -le agitazioni, che terminarono qualche volta in conflitti -sanguinosi — specialmente nel 1819, nel 1831, -nel 1832, nel 1839, ecc.; — e non fecero difetto completamente -dopo il 1848: astraendo dall’Irlanda — dove -gli avvenimenti presentarono sempre caratteri -complessi non paragonabili mai con quelli italiani — per -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -tutti basta ricordare la <i>domenica sanguinosa</i> — <i>the -bloody Sunday</i> — 13 novembre del 1887. -</p> - -<p> -I due periodi storici inglesi, classici per le turbolenze, -il secondo dei quali comprende il movimento -<i>cartista</i>, vanno rievocati oggi in Italia per -concludere dal confronto — da completarsi più tardi — che -se in Inghilterra fossero stati adottati i criteri -di governo che formano ormai la gloria non -invidiabile della borghesia italiana, il boja avrebbe -dovuto lavorare in permanenza; gli anni di galera -distribuiti ai <i>ribelli</i> e ai sovversivi avrebbero dovuto -contarsi non più a secoli, ma a migliaia di -secoli; la costituzione anzichè svolgersi sempre più -e continuamente nel senso democratico avrebbe dovuto -essere soppressa; la reazione sfrenata, insomma, -quale del resto la vagheggiò e consigliò in Inghilterra -il partito dell’<i>ultratorismo</i>, vi si avrebbe dovuto -insediare sovrana e incrollabile. -</p> - -<p> -Qualcuno potrà obbiettare, che accennando al -lavoro del boia si vien meno alle condizioni di una -buona comparazione e che viene a mancare ogni -analogia, perchè condanne a morte ci furono in Inghilterra — benchè -non eseguite — ma non una — eccettuato -il caso Barsanti, che non entra nel periodo -in discussione — ne inflissero i mal giudicati -Tribunali militari Italiani nel 1894 e nel 1898. -</p> - -<p> -All’obbiezione si trova risposta nelle differenze -tra i due paesi: nella natura degli avvenimenti, -nella proporzione e durata delle repressioni, nella -giustizia delle altre pene, nella serena imparzialità -dei giudici ordinari — e non eccezionali — nella -sapienza e moderazione delle classi dirigenti e dei -governanti. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -</p> - -<p> -Le differenze ci sarà occasione di rilevarle, -nella misura consentita dall’indole di questo scritto, -man mano che procederà la narrazione; e le differenze -eloquenti non potranno non richiamare alla -realtà triste della nostra enorme inferiorità politica -e morale, quanti leggeranno coll’animo intento alla -ricerca del vero. -</p> - -<p> -Per ora basta fermare questo: che i tumulti, -le sommosse, i tentativi coscientemente insurrezionali -che afflissero l’Inghilterra per cinquant’anni -circa spesso tolsero a pretesto le riforme politiche; -ma il fondo dei movimenti fu e rimase sempre economico. -Non cade dubbio sulla natura del movente -nel primo periodo dei torbidi inglesi; invece qualcuno -vorrebbe negarla pel secondo. E in verità, -guardando alla superficie e alle dichiarazioni di -alcuni capi del <i>cartismo</i>, si potrebbe credere che -questo movimento celebre, durato circa dieci anni, -sia stato essenzialmente politico. Erano, infatti, d’indole -politica i famosi sei articoli della <i>Charta del -popolo</i>; ma nella intenzione dei <i>cartisti</i> delle due -scuole, essi dovevano servire come <i>mezzo</i> per ottenere -il miglioramento economico delle masse lavoratrici. -</p> - -<p> -I promotori ed organizzatori del movimento -trovarono grande seguito per lo appunto perchè -tristissime erano le condizioni economiche degli -operai nella grandissima maggioranza. -</p> - -<p> -Ciò era a conoscenza dei capi del <i>cartismo</i>; -tanto che il reverendo Stephens, uno dei più audaci -e dei più infervorati, predicava che il <i>cartismo</i> era -sopratutto una <i>quistione di forchetta e di coltello</i>! -</p> - -<p> -Risalendo dal caso particolare all’indole generale -dei movimenti politici inglesi, il Rise, ch’è -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -uno degli scrittori che ha iniziato la illustrazione -della cosidetta <i>Era Vittoriana</i>, ha scritto queste -parole significative non per i soli inglesi ma per -tutti i popoli che hanno coscienza delle proprie -sofferenze: «John Bull al verde, egli osserva, è il -più persistente dei malcontenti e svolge principî -politici — ma sempre con un occhio volto agli -affari futuri. Quando è sazio di carne e di birra -ha poche idee e la sua soddisfazione è colossale». -(<i>Rise of democracy.</i> London. Blackie et Son 1897 -pag. 129). A provare l’esattezza del giudizio, un -poco più oltre aggiunge: «Appena R. Peel risolvette -la quistione tributaria, la stabilità fu assicurata -alle industrie, alla società, alle istituzioni». -(pag. 130).<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -</p> - -<p> -Il 1848 trovò disarmato il <i>cartismo</i> dalla precedente -riforma; così l’eco della proclamazione della -repubblica in Francia, invece di trascinarlo ad una -rivoluzione trionfante, ne segnò la morte. La sua, -però, non fu opera inutile: destò dal letargo le -classi dirigenti, mise sotto i loro occhi i pericoli -cui andavano incontro ostinandosi nella resistenza -e contando sulla repressione e le costrinse alle trasformazioni -economiche e politiche indicate dai -tempi, reclamate dal popolo. -</p> - -<p> -I sei articoli della <i>Charta</i>, dichiarati da principio -irrealizzabili, incontrarono la sorte di molte utopie -e in gran parte oggi sono stati tradotti in leggi; -con questo in più: che ogni riforma politica fu seguita — più -raramente preceduta — da una riforma -economica. Così da questa lezione dei fatti svoltisi -in Inghilterra emergono insegnamenti non solo per -le classi dirigenti italiane, ma anche per una parte -degli elementi avanzati, che — almeno sino a poco -tempo fa — tenevano in grande dispregio la politica. -La tenne anche in dispregio Roberto Owen, più di -sessant’anni or sono, al di là della Manica e smarrì -la diritta via per conseguire quelle riforme economiche -e morali di cui fu apostolo geniale. -</p> - -<p> -Ma è per le classi dirigenti italiane, che sopratutto -sono ricchi di ammaestramento questi raffronti -storici dell’Italia colla Francia da una parte e coll’Inghilterra -dall’altra. -</p> - -<p> -In Francia la cecità dei governanti nel secolo -scorso condusse alla grande rivoluzione con tutti i -suoi eccessi e con tutti i suoi orrori, che potranno -ripetersi se la degenerata borghesia, che ha in mano -le sorti della terza repubblica, non si libera dalle -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -strette del militarismo. In Inghilterra le classi dirigenti, -imitando gli esempi dei buoni tempi di Roma, -seppero sempre cedere a tempo. Se ricorsero alla -repressione, anche energica, non la resero sistematica, -facendola assurgere ad esclusivo metodo di governo -e risposero ai tumulti da disagio economico con -riforme economiche; ai tumulti ed alle agitazioni -politiche fecero seguire le riforme politiche. Sinanco -quando i movimenti vi assunsero forme decisamente -criminose le classi dirigenti inglesi guardarono al -fondo e alla sostanza e pensarono di eliminare il -delitto allontanandone le cause. Così la borghesia -e l’aristocrazia, e sopratutto gli industriali, allarmati -ed indignati pei famosi <i>delitti di Sheffield</i>, cominciano -nel 1867 una grande inchiesta colla intenzione -di riuscire alla repressione severa del fenomeno -criminoso; ma appena constatatolo, anche per la confessione -di qualche reo, si cambia rotta e si riesce -alla sapiente prevenzione colle leggi del 1870 e del -1875, che accordarono agli operai la più ampia libertà -di organizzazione, di sciopero e di quel <i>picketing</i>, -che sembrerebbe anche una enormità a molti democratici -italiani<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>. -</p> - -<p> -Di fronte ai tumulti, alle sommosse, alle insurrezioni, -adunque, alle classi dirigenti italiane la -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -storia addita due vie tracciate senza incertezze e -quasi senza alcuna di quelle oscillazioni e deviazioni -ordinarie nel corso degli avvenimenti sociali. Sull’una -sta scritto al termine: <i>rivoluzione</i>; è la via -battuta dai governanti francesi. Sull’altra, al principio -risplende una insegna sulla quale si legge: -<i>riforme</i>. È l’insegna antica di casa nostra — l’insegna -di Roma; ma l’Inghilterra l’ha rimessa a nuovo e l’ha -circondata di affascinante forza di persuasione<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>. -</p> - -<p> -L’Italia è in ritardo nella sua evoluzione rispetto -alla Francia e all’Inghilterra; ma se questo ritardo -sotto molti aspetti è deplorevole, esso ha almeno un -lato buono: consente al nostro paese di trarre profitto -dei risultati degli esperimenti politico-sociali -che furono fatti altrove. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -</p> - -<h2 id="cap2">II. -<span class="smaller">LA MARCIA DELLA SOMMOSSA</span></h2> -</div> - -<p> -La formula: <i>riforme o rivoluzione</i>, — formula -adottata dal partito repubblicano parlamentare nel -manifesto indirizzato al paese all’indomani della -repressione dei tumulti di Aprile e Maggio 1898 -(<i>Rivista popolare.</i> Anno III, 21) — sembrerebbe -adatta a chiudere questo studio; invece la si è -allogata nel proemio. Non a caso. Al lume del dilemma -che la storia pone ai governanti d’Italia si -può esaminare quali le tendenze che si possono -constatare per prevedere, entro i limiti delle previsioni -sociologiche, se si otterranno le <i>riforme</i> o -se si arriverà alla <i>rivoluzione</i>. -</p> - -<p> -Queste tendenze non si possono indurre dalla -osservazione degli avvenimenti svoltisi nel corso -di pochi anni; nè si può assicurare che le <i>riforme</i> -non verranno più tardi solo perchè esse non vengono -fatte immediatamente. Ogni <i>riforma</i> la quale -vuole raggiungere lo scopo prefisso dev’essere preparata -e maturata con intelletto e con amore, con -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -conoscenza piena delle condizioni da modificare e -delle altre, che alle medesime si spera sostituire. -</p> - -<p> -Il malessere economico, politico e morale in -Italia non data da pochi anni, perchè dal 1870 in -poi è andato crescendo, quasi senza interruzione; -i segni ne furono manifesti e indussero allo studio -delle cause che lo generarono i privati e lo Stato. -</p> - -<p> -Questi studî sono notissimi e non occorre enumerarli; -tra i tanti basta ricordare l’<i>Inchiesta parlamentare -agraria</i>, che se ha poco valore in alcune -parti, ne ha uno sommo nel Proemio e nella conclusione -magistralmente esposta da Stefano Jacini. -</p> - -<p> -Dal volume breve di mole e ricco di contenuto -dell’illustre senatore lombardo sono scorsi alcuni -lustri e di rimedî adottati tra quelli indicati come -necessari ed urgenti si ha scarsa notizia e magrissimi -risultati. Sicchè da allora ad oggi i mali deplorati, -anzicchè diminuire, andarono crescendo in -guisa da rendere facile a qualunque osservatore -mediocre la previsione di qualche catastrofe, per la -innegabile persistenza delle classi dirigenti nel sistema -di governo che era riuscito disastroso per -tanti anni. -</p> - -<p> -Se il periodo dell’osservazione in Italia fosse -soltanto durato da Caltavuturo — 21 Gennaio 1893 — alla -primavera del 1898, si potrebbe dire che esso -sarebbe stato insufficiente per indurre le tendenze? -Ciò potrebbe dirsi pel passato remoto; non più oggi. -Nella esperienza sociale c’è acceleramento rapidissimo -ch’è in ragione diretta del tempo trascorso e dell’esperienza -aumentata in ragione composta dei mezzi di -studio sempre più copiosi e perfezionati e degli altri -per divulgare i risultati raccolti. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -</p> - -<p> -Infatti in Inghilterra non si comprende la lentezza -delle nostre <i>Inchieste</i> e l’oblìo cui vengono -condannate dopo compiute — condizioni tra noi -divenute inseparabili e che destano un sorriso d’incredulità -quando qualcuna nuova ne viene annunziata. -Il pubblico, anzi, l’accetta come una indecente -mistificazione; ed a giudicarne dalla ordinaria inutilità, -non sbaglia. -</p> - -<p> -Dell’Inghilterra, invece, si sa questo: che cominciato -lo studio delle condizioni delle <i>Trade-Unions</i> -nel 1867 in seguito ai <i>delitti di Sheffield</i>, si venne ai -primi provvedimenti nel 1871; che constatata con -una inchiesta nel 1868-69 la poca diffusione dell’istruzione, -si ebbe il primo <i>Education act</i> nel 1870; che -ripreso, con un’altra inchiesta lo studio dell’Irlanda -nel 1879-80 il Gladstone dette il grande <i>land act</i> -per l’isola Verde nel 1881. Gli esempi potrebbero -continuare; e il significato di questa lodevole rapidità -nel far seguire il rimedio alla diagnosi non -può essere infirmato dalla relativa lentezza sui provvedimenti -radicali per combattere la <i>disoccupazione</i>; -a riguardo della quale, del resto, alcune misure parziali -lenitive si sono prese. Ma qui conservatori, liberali, -radicali e socialisti, che hanno rivolto le -loro cure al grande problema, con pari ardore, si -capisce che devono procedere coi piedi di piombo, -perchè si tratta di una delle manifestazioni più salienti -della questione sociale. -</p> - -<p> -Quanto diversa corre la bisogna in Italia! Quel -capitolo degli <i>Avvenimenti di Sicilia</i> che intitolai -dalla desolante inazione del governo di fronte ai -mali constatati — <i>Nulla è mutato!</i> — potrei ripeterlo -oggi applicandolo all’Italia tutta, e potrebbesi -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -rendere il titolo più espressivo e corrispondente -alla verità affermando che da allora ad oggi: <i>Molto -s’è peggiorato!</i> Al lume dei fatti si vedrà che questo -pessimismo è giustificato. -</p> - -<p> -La necessità e l’urgenza di opportuni provvedimenti -che dalla Sicilia si estendessero a tutta la penisola -ed alla infelicissima tra le sue regioni, la Sardegna, -emergevano evidenti dalle discussioni parlamentari -del 1894, continuate ed allargate successivamente. -</p> - -<p> -Furono gli ardenti unitari come Fortunato, -Imbriani, ecc., che insistettero nel dimostrare che -il disagio che affliggeva le popolazioni al di là -dello Stretto, imperversava del pari in tutto il resto -del regno. Era vero; ed erravasi soltanto affermando -che in Sicilia il malessere non avesse caratteri particolari, -che lo rendevano più sensibile. -</p> - -<p> -Qualche cosa si fece per la Sicilia — utilissima -l’abolizione del dazio di uscita sui zolfi, che permise -la costituzione dell’<i>Anglo-Siciliana</i>; e ciò, in parte, -spiega la tranquillità del 1898 di alcune provincie. -Ma le condizioni peggiorarono nella penisola, o -almeno non furono sensibilmente alleviate. Era prevedibile -quindi, e fu previsto, che le manifestazioni -del disagio, dovunque non ne erano state rimosse o -attenuate le cause, dovessero presentarsi o continuare. -La scintilla, perciò, che nel 1892-93, poco -mancò non divenisse grande incendio in Sicilia, varcò -lo stretto negli anni successivi. -</p> - -<p> -Dal 1894 a tutto il 1897, in corrispondenza della -varietà delle condizioni economiche, politiche, morali -e intellettuali, che è propria delle diverse regioni -d’Italia — fatta federale dalla natura e dalla storia — i -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -segni del malessere profondo sono differenti -nel mezzogiorno, nel centro e nel settentrione. -</p> - -<p> -Mentre in Sicilia, nel Napoletano, nel Lazio si -tumultua, s’incendiano le case comunali, gli uffici -daziari al grido <i>Viva il Re</i> e si continua ad eleggere -quei deputati e quei consiglieri provinciali e comunali, -cui si attribuiscono i malanni contro i quali -si sollevano; nel Piemonte, in Lombardia, nella -Emilia, ecc., — regioni dalla maggiore coltura intellettuale -e politica e dall’industria maggiormente -sviluppata — la protesta assume forme e caratteri -moderni e civili: le sofferenze dei lavoratori si traducono -in iscioperi, in elezioni di consiglieri e -deputati repubblicani, socialisti ed anche conservatori -nel senso buono — appartenenti, cioè, a quel -gruppo, che fa capo all’onor. Colombo e che da -anni domanda un mutamento d’indirizzo nella politica -e nell’amministrazione dello Stato. -</p> - -<p> -La storia di questi scioperi — parzialmente -illustrati con metodo positivo dall’Einaudi — e di -queste elezioni come prodotto del malcontento e del -disagio è ancora da farsi e deve mettersi in chiaro -l’anomalia del buon successo degli scioperi agricoli -a preferenza di quelli industriali. È certo, però, -che i governanti, di fronte a queste proteste civili -e moderne, tennero un contegno incivile e disumano: -non seppero che applicare l’art. 247 ed altri analoghi -articoli del Codice penale — che in Italia -stanno a fare le veci del <i>picketing</i> inglese! — ricorrere -alla violenza ed organizzare la concorrenza -nel lavoro dei soldati a benefizio dei capitalisti. -Questi esempi, che venivano dall’alto dovevano -consigliare i lavoratori dall’affidarsi ai mezzi legali -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -e convincerli, al contrario, che essi non potevano -sperare salvezza e miglioramento se non dall’uso -della forza brutale.<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a> -</p> - -<p> -Si accenna appena a queste manifestazioni legali -del disagio illegalmente represse dal governo che -sotto Di Rudinì volle acquistare fama non bella a -Molinella, come altri se l’aveva assicurata tristissima -a Conselice; e si è anche costretti a sorvolare sulla -inattesa agitazione agraria delli Castelli Romani — inframescata -di violenze, di ferimenti, di arresti e -di processi; ma tanto legittima nelle sue cause da -accapparrarsi le simpatie e la benevolenza degli ufficiosi -del tempo — l’està del 1897 — e di alcuni -rappresentanti del potere politico: Bonerba ispettore -di Pubblica Sicurezza e Marchese Cassis ispettore -generale al ministero dell’interno. È tutto dire! -Si fa una semplice menzione della grande manifestazione -di Roma contro la ricchezza mobile, che -ebbe il suo epilogo tragico in Piazza Navona; e la -si ricorda particolarmente: da un lato perchè sintomatica -del generale malcontento della borghesia; -dall’altro perchè segna la sua illogica e contradditoria -condotta. Questa borghesia, infatti, che fa le -elezioni, che ha in mano le redini del governo e -vuole la politica dispendiosa, ha perduto il diritto -di protestare contro la soverchia gravezza delle imposte: -se vuole gli obbiettivi dei megalomani deve -somministrare i mezzi per conseguirli. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -</p> - -<p> -Si sorpassa su tutte queste manifestazioni che -si svolsero dal gennaio 1894 al maggio 1898 che -rappresentano gli anelli della catena interminabile -del malcontento e che sono degnissime dello studio -dello psicologo politico, per venire a quella che -rimarrà lugubremente celebre negli annali nostri -come la <i>protesta dello stomaco</i>. -</p> - -<p> -La protesta dello stomaco per un momento ridà -all’Italia una unità di sentimenti, che le mancava -da anni parecchi; la protesta dello stomaco assegna -al nostro paese un posto speciale, perchè vide riprodurre -fenomeni che non si credevano più possibili -nella civile Europa occidentale in questo scorcio di -secolo. Infatti solo da noi si ebbero i tumulti per -carestia, per fame, per cause che agirono egualmente -presso gli Stati del vecchio continente, ma -senza produrre gli effetti dolorosi, che rimangono -propri ed esclusivi dell’Italia. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -</p> - -<h2 id="cap3">III. -<span class="smaller">LA CRONACA SANGUINOSA</span></h2> -</div> - -<p> -L’anno 1897 erasi chiuso per l’Italia sotto i più -sinistri auspici. Nelle Marche, nella Romagna, in -vari altri punti del regno, durante l’autunno, quasi -per non interrompere la cronaca dei tumulti e delle -sommosse, c’erano state delle manifestazioni, ora -lievi, ora gravi che costituivano l’indice più eloquente -del malessere generale. -</p> - -<p> -A Forlì si assaltano le botteghe nelle quali si -vende il pane; la sommossa dura alcuni giorni in -Ancona dove si saccheggia la casa di un negoziante -di grano; a Macerata gli affamati s’impadroniscono -del frumento messo in vendita e si rompono i vetri -della casa del Sindaco e del Municipio; a Senigallia -si saccheggiano i magazzini di frumento del principe -Ruspoli; a Chiaravalle vi sono colpi di revolver -ed un carabiniere viene ferito; a Gallipoli si dà fuoco -alla casa di un ricco cittadino; a Firenze — la -mite e gentile Firenze — scene simili si ripetono e -molti agenti di polizia vengono feriti; a Milano, -a Napoli, a Palermo, a Ferrara, a Bologna, società -<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> -operaie ed associazioni politiche protestano contro -il rincaro del prezzo del pane e si moltiplicano -le riunioni degl’infelici che domandano: <i>pane e -lavoro!</i> -</p> - -<p> -Non ci potevano essere e non ci furono equivoci -sull’indole di siffatte dimostrazioni; erano la -protesta dello stomaco. Tali vennero giudicate con -singolare unanimità dalla stampa di ogni partito e -dagli uomini politici, che le segnalarono in Parlamento -e fuori, ed il giudizio non poteva essere -modificato dal grido: <i>Viva la Repubblica! Viva il -Socialismo!</i> echeggiato in quei giorni nella minuscola -Subiaco. Era evidente l’urgenza di misure che -attenuassero almeno le più crudeli sofferenze dei -lavoratori e della borghesia magra. Qualche cosa -fecero i Municipi specialmente in Sicilia, dove era -fresca la memoria dei tumulti del 93-94: e con qualche -sacrifizio ed anche con qualche strappo alla legge -tennero il prezzo del pane entro limiti normali. -Riuscirono con ciò a mantenere la calma. Nulla, o -ben poco, fece il governo, su cui pesarono le maggiori -responsabilità e che poteva prendere i più -efficaci provvedimenti di sana prevenzione; esso non -credeva allo spettacolo doloroso delle inaudite miserie, -non sentiva il cupo muggito della tempesta -che si avvicinava rapida e minacciosa. -</p> - -<p> -Il timore manifestato nel 1894 era già una realtà -nell’autunno del 1897: la sommossa aveva valicato -lo stretto e dalla Sicilia si era propagata in tutto -il continente. Sullo scorcio di quell’anno, però, essa -non aveva assunto i caratteri che l’avevano distinta -nell’isola. Il fenomeno si riprodusse in tutti i suoi -dettagli nell’anno 1898, che rimarrà celebre nei -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -nostri annali per la cronaca sanguinosa della sua -primavera. -</p> - -<p> -Ed è la Sicilia, dove sono i centri del dolore, -che suona la diana: a Modica ed a Troina si tumultua -per fame e rinnovansi le stragi del 1893-94. Sorpassano -la decina gli affamati uccisi in Febbraio in -quelle due città, e centinaia di feriti cercano salvezza -nella fuga, perchè la polizia non contenta delle generose -somministrazioni di piombo cerca vittime -nuove per le patrie galere. -</p> - -<p> -Passano due mesi in una calma relativa, che -non inganna i veggenti, e quando verso la fine di -Aprile si esauriscono le provviste locali di frumento -e si eleva rapidamente il prezzo per la guerra ispano-americana, -che rese più scarsa l’importazione, -l’incendio divampa da un capo all’altro d’Italia -con una rapidità prodigiosa spiegabile colla facilità -e rapidità dei mezzi di comunicazioni di ogni genere; -i tumulti e le sommosse assumono le proporzioni -di una vera epidemia alla cui diffusione, oltre le -cause economiche, politiche e morali persistenti, -somministra un contributo considerevole il mimetismo, -il contagio psico-sociale. -</p> - -<p> -Ecco la cronaca sanguinosa fatta di date e di -cifre; ed avverto che, pur troppo, essa non è completa<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>. -</p> - -<p> -I tumulti, le sommosse cominciarono il 26 Aprile -a Faenza ed a Finale-Emilia. Si ripetono il 27 a -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -Faenza e Bari; il 28 a Faenza, Foggia, S. Giovanni -a Teduccio, Arzano, Benevento, Secondigliano; il -30 a Modugno, Aversa, Palermo, Piove, Pesaro, -Ferrara, Rutigliano, Castelsanpietro, Forlì, Rimini, -Camerino, Napoli; il 1.º Maggio a Monopoli, Molfetta, -Minervino-Murge, Benevento, Ferrara, Napoli, -Rimini, Bagnacavallo, Ascoli Piceno, Resina, Ponticello, -Giuliano, ecc.; il 2 a Bagnacavallo, Ascoli -Piceno, Cesena, Piacenza, Parma, Ferrara, Ariano -di Puglia, Salerno, Palermo, Pesaro; il 3 a Pesaro, -Figline Valdarno, Avellino, Soresina; il 5 a Pavia, -Livorno, Sesto Fiorentino; il 6 ad Avellino, Livorno, -Firenze, Pisa, Padova, Palermo, Milano; il 7 -a Livorno, Pistoia, Fermo, Porto Maurizio, Milano; -l’8 a Firenze, Monza, Como, Padova, Pescia, -Genzano di Roma; il 9 a Milano, Napoli, Pontedera, -Monza, Saronno, Como, Brescia, Rovigo, Vicenza, -Reggio-Calabria, Siracusa, Bologna, Monsummano, -Tropea, Castelvetrano, Foggia, Matelica, Livorno, -Pisa, Siena, Roccastrada, Bologna, Ferrara e dintorni, -Ancona, Velletri, Messina, ecc., ecc.; il 10 -a Napoli, Livorno, Genova, Porto-Maurizio, Chiavari, -Ravenna, Castelferretti, Tropea, Velletri; l’11 -a Caserta, Aversa, Cimitile, Novara, Luino, Messina, -ecc. -</p> - -<p> -Col giorno 11 Maggio si può dire che cessa il -periodo acuto delle dimostrazioni. I governanti che -per oltre quindici giorni sono stati in preda del -terrore — altrettanto grande quanto era stata grande -la loro precedente incosciente serenità — hanno compiuto -la repressione, hanno consolidato lo stato di -assedio in tre grandi regioni, delle quali due tra le -più agiate e le più colte della penisola, la Toscana -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -e la Lombardia — e possono trionfalmente annunziare -che: <i>l’ordine regna in Italia</i>. -</p> - -<p> -La gravità dei fatti non fu da per tutto uguale; -ma fu identica la loro fisonomia da Messina a Luino. -Per un momento le manifestazioni politico-sociali di -questo regno d’Italia malconnesso, lo ripeto, assunsero -impronta rigidamente unitaria: da Luino -a Messina, unica fu la causa che sollevò la protesta -ed uguale dappertutto la forma di questa protesta -dello stomaco. Il primo grido che si sentì per ogni -dove fu quello di <i>pane e lavoro</i>, cui successivamente -e in varia misura si aggiunsero altri gridi -sovversivi — altri <i>evviva!</i> ed altri <i>abbasso!</i> secondo -il diverso temperamento locale. Ai gridi più spesso -si aggiunsero minaccie contro le autorità, contro le -persone invise; alle minaccie seguirono i fatti: -rotture di fanali, di vetri delle case, devastazioni, -incendi, saccheggi; ed a questi le repressioni ora -miti ora feroci; gli arresti a migliaia e i massacri. -</p> - -<p> -Una prima e necessaria constatazione: la ferocia -della repressione non sta menomamente in rapporto -colle gravità ed un poco anche coll’indole dei tumulti. -A Bari ed a Foggia i fatti sono gravissimi e -stante la importanza delle due città possono riuscire -pericolosi; eppure non ci sono i morti di Molfetta -e di Modugno. A Faenza, che inizia il movimento -e dove sin dal primo giorno si concede il -pane a 30 centesimi, si arriva alla costruzione di -vere barricate; ma non si deplora un eccidio come -a Bagnacavallo. Tra Prato e Sesto Fiorentino, tra -Parma e Piacenza da un lato, Monza, Luino e Soresina -dall’altro, in ambienti tanto diversi, intercedono -le medesime differenze dianzi accennate e -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -che si verificarono anche in Sicilia nel 1893-94. Ciò -prova che dovunque le autorità furono longanimi -e prudenti si evitò o si ridusse a ben poca cosa il -versamento del sangue. -</p> - -<p> -Se in questa diversità di risultati c’entrano le -differenze individuali delle autorità locali, c’entra -in misura maggiore la mancanza di savia ed uniforme -direzione dal centro. -</p> - -<p> -Ho enumerato senza alcun ordine le città, i -paesi, i villaggi che somministrano elementi alla -cronaca sanguinosa perchè l’apparente disordine si -presta a considerazioni d’indole apparentemente geografica -che assurgeranno più tardi ad importanza -maggiore per giudicarne l’indole. Anzitutto, se in -generale si può affermare che i tumulti cominciano -nel mezzogiorno per propagarsi gradatamente al -settentrione, non è meno vero, però, che la prima -scintilla si parte dal centro e dal nord della penisola — Faenza -e Finale Emilia — e divampa più qua -e più là, mostrando che le cause determinanti esistono -in tutta la penisola ed agiscono disordinatamente -e contemporaneamente sui grandi e sui piccoli -centri, senza che possa affermarsi esservi una -prevalenza decisa dei primi o degli ultimi in guisa -che possano stabilirsi i primitivi centri d’irradiazione. -Solo può rilevarsi che i casi di Milano esercitarono -maggiore influenza degli altri se si deve -giudicarne dal numero delle località che furono -tumultuanti il giorno nove Maggio. -</p> - -<p> -Il fenomeno è naturale ed ha la sua ragione di -essere in quella specie di egemonia, che la <i>capitale -morale</i> esercitava ed esercita in gran parte d’Italia -ed a cui si sottraggono l’estremo mezzogiorno e la -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -Sicilia. Si noti intanto che Firenze non ricordava -forse da secoli tumulti quali quelli del 1898; che -Napoli abbandona la sua proverbiale indifferenza -apatica e memore delle prime prove dell’agosto 1893, -persiste per più giorni nei tumulti senza lasciarsi -intimidire dagli apparecchi micidiali di guerra teatralmente -allineati nelle sue piazze e vede le sue -donne smunte, i suoi fanciulli laceri, le sue larve -di lavoratori sfidare la forza pubblica ed in qualche -momento affrontare serenamente la morte. Il -contegno di queste due città da solo somministra -all’osservatore politico qualche indicazione, -che non dovrebbe andare perduta per valutare al -giusto lo intervento delle cause, che riuscirono ai -tumulti. -</p> - -<p> -Un’ultima constatazione mercè la quale la geografia -e la cronologia alleate rivelano l’indole dei -luttuosi avvenimenti in discorso. -</p> - -<p> -Il 1º Maggio, giorno sacro pei socialisti e che -avrebbe potuto fornire occasione a dimostrazioni -facilmente degeneranti, passa tranquillo dove i socialisti -sono forti per numero e per organizzazione. -Solo a Rimini, a Bagnacavallo ed un poco a Ferrara, -contrade pervase discretamente dalla corrente delle -nuove idee, nel giorno della festa del lavoro vi furono -tumulti; prevalsero questi nel mezzogiorno — Napoli, -Monopoli, Minervino Murge, Molfetta, Benevento, -Resina, Ponticello, Giuliano, ecc. — dove -possono esservi socialisti, ma non esiste affatto un -partito socialista, nemmeno in embrione. -</p> - -<p> -E chiudo questa cronaca sanguinosa con cifre, -che, per quanto incomplete, riescono dolorose ed -eloquentemente rivelatrici. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -</p> - -<p> -Bisogna rinunziare ad enumerare gli arresti. -In un giorno c’erano oltre 500 detenuti per causa -dei tumulti nelle carceri giudiziarie della sola Bari; -300 cittadini in una volta furono imprigionati a -Livorno; un migliaio circa in più volte in Napoli. -In Italia gli arresti, senza timore di esagerare, si -può affermare, che nel periodo dei tumulti dovettero -contarsi a decine di migliaia. -</p> - -<p> -La statistica dei ferimenti tra i cittadini è ancora -più incerta; chi è ferito nei tumulti si presume -che abbiavi preso parte. Non si ammette che sul -luogo ci si sia trovato accidentalmente o trascinato -dalla marea; perciò se fa noto il suo stato è sicuro -che egli verrà sottoposto a processo. In questo caso -sarà fortuna se uscirà assolto; ma nessuno lo -risarcirà mai dai parecchi mesi di carcere preventivo -sofferto. Si comprende perciò che il numero dei -feriti tra i cittadini denunziati dai giornali dal 26 -Aprile alli 11 Maggio debba essere molto al disotto -del vero; riuscii a raccoglierne circa duecento, ma -con molta probabilità avranno passato il migliaio. -</p> - -<p> -Più sicuro è il numero dei morti e ce ne furono -cinquantuno oltre quelli di Milano. La forza pubblica -non ebbe che un morto e ventisette feriti; -e tra le ferite furono calcolate le leggere contusioni. -Nella forza pubblica le lesioni furono quasi tutte -lacero-contuse. Il popolo in armi, che movevasi -in seguito a complotto preordinato da lunga mano, -non possedeva che sassi e bastoni! -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -</p> - -<h2 id="cap4">IV. -<span class="smaller">A MILANO</span></h2> -</div> - -<p> -Le notizie delle sommosse e dei tumulti che il -telegrafo comunicava ai giornali e che questi diffondevano -in ogni angolo d’Italia avevano eccitato -la opinione pubblica nella misura consentita dalla -inerzia morale e intellettuale, da cui è afflitto il -nostro paese; l’eccitamento raggiunse il colmo suo -in tutte le classi sociali, nelle sfere politiche, nei -rappresentanti del governo, quando corse la prima -voce che la sommossa incomposta per fame del -mezzogiorno si era trasformata in rivolta a Milano -e che la rivolta poteva divenire rivoluzione. Un -pubblicista, conservatore di merito in Napoli, non -esitò a ricordare la famosa risposta del Liancourt -a Luigi XVI. (<i>Corriere di Napoli</i>). -</p> - -<p> -Non poteva essere diversamente. L’importanza -della città di Milano e le sue condizioni, note ed -in parte esagerate, facevano presumere che i moti -del resto d’Italia dovevano assumere carattere diverso -riproducendosi nella <i>capitale morale</i>; sicchè -appena si seppe delle prime dimostrazioni del giorno -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -6 maggio osservossi un notevole mutamento nel -linguaggio dei giornali conservatori e degli altri, -che rispecchiavano le opinioni delle sfere governative. -</p> - -<p> -Si cominciò a tacere delle cause economiche, -che avevano determinato i primi tumulti, e si segnalò -con accenni vaghi e timidi da principio, più recisi e -chiari in appresso, l’azione dei partiti sovversivi — repubblicani, -clericali e socialisti, — il complotto, -la preordinazione voluta e cosciente di -tutti quei movimenti che erano stati considerati con -singolare unanimità spontanei, improvvisi, e sottratti -all’influenza di qualsiasi partito politico. In -questa guisa tutto l’interesse e tutta l’attenzione -della frazione della nazione che pensa e partecipa -alla vita politica concentrossi su Milano, da cui -possono prender nome tutti gli avvenimenti luttuosi -della primavera del 1898. E dal carattere reale o -artificiosamente attribuito agli avvenimenti di Milano -presero l’intonazione tutti i provvedimenti politici, -che costituiscono uno dei periodi della più stolta e -ingiustificata reazione, che abbia attraversato l’Italia -nuova. -</p> - -<p> -A Milano, perciò, si assomma la storia dei tumulti -di cui c’intratteniamo ed è indispensabile -esporre colla maggiore esattezza possibile quali -furono i fatti che vi si svolsero dal 6 al 9 maggio, -onde assegnare le rispettive responsabilità agli attori -del dramma e riuscire al giudizio complessivo -equanime sull’opera del governo. -</p> - -<p> -Non è facile fare la cronaca imparziale, obbiettiva, -degli avvenimenti ai quali si ha assistito o si -ha preso parte diretta o indiretta; l’impresa è più -ardua quando chi scrive è uomo di parte. È bene, -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -però, che chiunque desidera che la luce si faccia -intera, a tale impresa si accinga, perchè su ciò -che può esservi di errato nella narrazione, dai -viventi possa venire la rettifica o la smentita opportuna. -</p> - -<p> -Comincio, adunque, sereno la cronaca dei fatti -di Milano; per la quale si ha un documento importante -nei resoconti stenografici dei processi, che -si svolsero innanzi ai Tribunali militari. A proposito -dei quali non si deplorerà abbastanza la condotta -insana del Generale Bava-Beccaris, che sottrasse -elementi preziosi per la storia colla censura esercitata -sulla stampa e coi tagli fatti eseguire negli stessi -resoconti stenografici dei processi<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>. -</p> - -<p> -I tumulti di Milano prendono le mosse da un -manifesto che i socialisti indirizzarono il giorno 6 -ai cittadini. In esso si domandava la restaurazione -della libertà e della giustizia, l’abolizione dei privilegi, -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -la guerra al militarismo, il suffragio universale -e si concludeva chiamando il paese a salvare se -stesso per evitare nuove stragi. -</p> - -<p> -Si può discutere sulle opportunità di questo -appello; è indubitabile, però, che il suo contenuto -non era criminoso: ogni singolo punto del medesimo -era stato impunemente più volte e in vario modo -discusso ed affermato. Pensarono diversamente le -guardie di Pubblica Sicurezza pel malvezzo prevalso -d’intervenire sempre e passarono all’arresto di un -distributore presso Ponte Seveso. -</p> - -<p> -L’arbitrio era reso pericoloso dall’eccitamento -degli animi ed ebbe quelle conseguenze dolorose -che la più elementare prudenza doveva far prevedere. -Gli operai, in gran parte appartenenti allo -stabilimento Pirelli, in via Galilei, protestarono e -chiesero la liberazione degli arrestati accompagnando -la richiesta con urli e fischi contro gli agenti della -forza, il cui contegno fu provocante oltre misura. -I sassi volarono contro la delegazione della questura -in Via Napo Torriani; e sassi furono lanciati contro -lo stabilimento Stigler perchè gli operai non vi -lasciavano il lavoro. In questi episodi vennero operati -altri arresti. -</p> - -<p> -Una commissione di operai con a capo il socialista -Dell’Avalle si portò dalle autorità di pubblica -sicurezza scongiurando che si lasciassero in -libertà gli arrestati per disarmare l’ira popolare. -La preghiera fu ascoltata per metà: due furono -rilasciati ed un terzo, Amadio Angelo, venne trattenuto -col pretesto che era stato colto coi sassi in -mano. L’ottenuta parziale liberazione incoraggiava -nella insistenza da un lato, mentre la negata -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -liberazione dell’altro esasperava gli animi maggiormente. -</p> - -<p> -In questo primo tafferuglio non vi furono che -delle contusioni, per colpi di pietra; ma non doveva -tardare l’intervento della truppa invocato insistentemente -dalla questura e che doveva riuscire -micidiale. Il primo picchetto, del 47 fanteria alle -15,30 fu schierato verso la fronte dello stabilimento -Pirelli, dove lavoravano 2400 persone. Altra truppa -arriva un poco più tardi e si dispone sempre nei -pressi dello stabilimento suddetto. Alle 16,30 un -battaglione del 57 fanteria prese posto nell’Ippodromo -del Trotter. Così si trovano di fronte gli -elementi dell’incendio e non occorre che una scintilla -perchè esso divampi. -</p> - -<p> -Quando più viva era la dimostrazione e gli -operai evocano indignati l’uccisione di Muzio Mussi, -i deputati Turati e Rondani sovraggiungono sul -luogo e si rinnovano i consigli di calma dati prima -dal Dell’Avalle; il consiglio avvalorano colla promessa -della liberazione dell’Amadio, coll’annunzio -dell’abolizione del dazio comunale sulle farine e -sui cereali. -</p> - -<p> -Alle ore 18 comincia per gruppi l’uscita degli -operai dello stabilimento Pirelli e la gente sulla -via Galilei si sfoga gridando: <i>Evviva Turati! Evviva -Rondani! Abbasso il governo provocatore!</i> Parlano -di nuovo i due deputati socialisti e pare che -ogni pericolo di conflitto sia scongiurato. -</p> - -<p> -Ma un gruppo di persone, da 200 a 300 — in -gran parte donne e fanciulli — si avviò, cantando -l’Inno dei Lavoratori, verso via Ponte Seveso e Andrea -Doria e fischiando gli agenti di polizia, tra i quali -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -un certo Viola, <i>el calabres</i>, assai inviso perchè tra -i più petulanti nelle provocazioni. Si torna a domandare -la liberazione dell’Amadio e si scagliano -di nuovo sassi contro l’ufficio della Questura in -via Napo Torriani. Alle 19 circa esce dal Trotter -una compagnia di fanteria che viene accolta anche -essa a fischi ed a sassate. Una pietra, dice il <i>Corriere -della Sera</i>, colpì in fronte un soldato. «Questo -fatto, continua lo stesso giornale, le cui parole -riproduco testualmente, <i>parve l’ordine di reagire con -la forza alla forza</i>; e dalla truppa partirono otto -o dieci colpi di moschetto, <i>pare</i>, sparati in aria. -Fu quello un momento di panico e di confusione. -Molti dei dimostranti <i>parevano</i> disposti a resistere -anche di fronte alle schioppettate e seguitavano a -lanciar sassi; ma i più spaventati fuggivano a rompicollo, -spingendo, rovesciando quelli che si trovavano -di ostacolo sui loro passi. Le guardie della -sotto brigata uscivano con le rivoltelle in pugno, sparando -esse pure, mentre altri colpi partivano dalla -truppa. Il parapiglia durò pochi minuti, ma ebbe -esito letale» (N. 124). -</p> - -<p> -Infatti vi lasciarono la vita nello stesso giorno -un certo Savoldi e l’odiata guardia di Pubblica Sicurezza, -il Viola, ch’era in borghese e che per -dare da vicino la caccia ai dimostranti trovossi -insieme a loro fatto bersaglio alle scariche dei soldati. -Affermasi, anzi, che fu proprio il Viola che -uccise il Savoldi. All’indomani cessò di vivere uno -dei feriti più gravi, l’Abbiati. Numerosissimi i feriti. -La giornata lugubre ebbe uno di quegli epiloghi di -una spontanea teatralità, che impressionano le menti -le meno eccitabili. Il Savoldi, raccolto da pietosi -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -operai, fu messo sul tram elettrico per essere condotto -all’ospedale dei Fatebenefratelli. Ma durante -il tragitto morì. Fu ricondotto, sempre in tram, ed -accompagnato da operai in Piazza del Duomo, dove -formossi un assembramento di circa 500 persone. -La polizia voleva impossessarsene; ma i compagni -di lavoro non se lo lasciarono strappare dalle mani -e lo condussero al Cimitero Monumentale. -</p> - -<p> -La passeggiata di quel cadavere pareva invocasse -vendetta; e vendetta chiedevano gli operai. -L’ucciso la meritava. Dalla testimonianza del Commendator -Pirelli innanzi al Tribunale Militare si -seppe che il Savoldi era un operaio che aveva lavorato -tutto il giorno nel suo stabilimento e che si -trovava nella folla per curiosità. (<i>Udienza del 28 -Luglio</i>). -</p> - -<p> -Qualche cosa di grave sarebbe avvenuto in -Milano la sera del 6; ma un provvidenziale acquazzone -alle 20 sciolse l’assembramento di Piazza del -Duomo. Più tardi la Galleria, i Portici settentrionali -e la Piazza del Duomo furono affollatissimi e si -cantò l’Inno dei Lavoratori; ma riuscì agevolmente -alla forza di fare sgombrare. Vi fu qualche arresto -e qualche spiacevole incidente; ma a mezzanotte -tutto era finito. -</p> - -<p> -È necessario assodare la responsabilità di questa -prima giornata; ciò che avvenne dopo non fu che -la conseguenza fatale. -</p> - -<p> -È innegabile l’illegalità dei primi arresti, che -procurarono le dimostrazioni e la sassaiuola per -ottenere la liberazione degli arrestati. A parte ogni -altra considerazione di ordine politico e sentimentale, -è del pari innegabile che si continuò nella illegalità -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -nel momento in cui si arriva alla catastrofe. Mancarono -infatti i tre squilli di tromba voluti dalla -legge per intimare lo scioglimento di una dimostrazione. -Il <i>Corriere della sera</i>, la cui narrazione dei -fatti pare tutta intesa ad attenuare la responsabilità -della forza pubblica e delle autorità, parla di <i>un solo</i> -squillo di tromba dato dalle guardie di pubblica -sicurezza; ma non fa menzione di alcun squillo -al momento in cui la truppa fa la sua scarica micidiale. -</p> - -<p> -I <i>tentativi di resistenza</i> dei dimostranti sono una -semplice ipotesi non avvalorata da alcun elemento -di fatto; le scariche sin dalle prime dovettero mirare -a colpire, perchè la fuga precipitosa cui si -dettero gli operai non consentiva, se non come -espressione di ferocia, la continuazione del fuoco; -e i morti e i feriti caddero colla prima scarica, tanto -improvvisa, che non dette tempo alla guardia Viola -di ritirarsi. -</p> - -<p> -L’illegalità fu aggravata dalla mancanza assoluta -di tatto politico. Anche se l’Amodio fosse stato un -pericoloso delinquente — ed era un inerme ragazzo; -anche se avesse confessato il <i>grave</i> reato di avere -scagliato delle pietre, in quell’ora di grande eccitamento, -dinanzi ad una folla numerosa e tumultuante, -sarebbe stato atto savio lasciarlo in libertà — salvo -a riprenderlo e processarlo più tardi, se di processo -e di pena, ritornata la calma, lo si fosse ritenuto -meritevole. -</p> - -<p> -Che la prudenza consigliasse la liberazione lo -riconobbe il comm. Pirelli, uomo d’ordine per eccellenza -e tanto alieno dalla sovversione che non volle -contaminato il balcone del proprio stabilimento permettendo -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -che l’on. Turati facesse opera di pace colla -sua valida ed ascoltata parola. Fu il Pirelli, che -sin dal primo momento chiese telefonicamente alla -Questura la liberazione dell’Amodio; e fu il Pirelli -che da buon politico avvertiva il Questore dei pericoli -cui si andava incontro ostinandosi nel rifiuto, -che poscia confessava al Turati — che richiedevalo -di notizie delle pratiche fatte inutilmente presso la -Questura per rimuovere la causa occasionale del -disordine. Quando le pratiche furono rinnovate con -insistenza dai deputati Turati e Rondani, il signor -Questore all’imprudenza volle aggiungere il mendacio; -in un momento insolito di tenerezza per la -legalità scusossi di non potere liberare l’Amodio -perchè non era più in sua facoltà il farlo, avendolo -deferito all’autorità giudiziaria. E non era vero; e -la falsità del pretesto venne subito dimostrata dalla -risposta data dal Procuratore del Re allo stesso Turati, -che rapido era corso da lui per ottenere dall’autorità -giudiziaria ciò che era stato negato dalla -autorità di Pubblica Sicurezza<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>. -</p> - -<p> -Forma un contrasto stridente colla condotta -inqualificabile della Questura quella ammirevole -e pacificatrice dei socialisti più noti. Il Dell’Avalle -sin dai primi momenti fu sul luogo e consigliò vivamente -la calma e s’intese col Pirelli nel consigliare -a chiedere la liberazione del detenuto. A lui -si unirono tosto gli onorevoli Turati e Rondani per -tale intento. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -</p> - -<p> -Due volte parlò nelle strade il Turati e parlò -pure il Rondani e fece pena il vedere innanzi al -Tribunale Militare come si accanisse l’Avvocato Fiscale -nel contorcere il senso delle loro parole, -astraendo completamente dalla gravità del momento -in cui furono pronunziate, dalle intenzioni chiare -univoche di coloro che le pronunziavano, dall’effetto -prodotto e dallo scopo raggiunto. -</p> - -<p> -Si ammetta pure la versione più rivoluzionaria -dei discorsi dei due deputati socialisti e si -riconosca pure che essi abbiano voluto scongiurare -il pericolo <i>presente</i> promettendo una <i>futura</i> levata -di scudi: non è evidente che essi in tal modo soltanto -potevano esercitare un’azione moderatrice sulla -folla esaltata? Ogni altro linguaggio avrebbe fatto -perdere la popolarità agli oratori senza ammansare -gli esaltati. -</p> - -<p> -L’intenzione del Turati era tanto retta e pacificatrice -che ai tumultuanti annunzia e promette -anche ciò che non aveva ancora ottenuto: la liberazione -di Amodio; egli era tanto sicuro nel tentativo -di disarmare i tumultuanti che si affretta a dare -la buona novella della deliberazione della Giunta -sul dazio comunale sulle farine e sui cereali; e la -opera sua fu così efficace, che dove essa spiegossi -raggiunse l’intento. Lo riconobbe il <i>Corriere della -Sera</i>. -</p> - -<p> -Erano dunque ben strani rivoluzionari questi -socialisti che nel momento del massimo fermento, -quando la loro parola può trasformare il tumulto -in rivolta, consigliano ed ottengono la calma! E non -è una delle minori enormità di questo periodo tristissimo -di reazione l’insano tentativo di attribuire -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -a colpa degli accusati ciò che costituiva il loro -migliore titolo per ricevere azione di grazie anzichè -punizione<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -</p> - -<h2 id="cap5">V. -<span class="smaller">DAL SACCHEGGIO DI CASA SAPORITI -ALLA BRECCIA DEI CAPPUCCINI</span></h2> -</div> - -<p> -Il sangue corso nelle vie di Milano nella sera -del 6 maggio doveva farne versare dell’altro nei -giorni successivi. Era facile prevedere che qualche -cosa di più grave poteva avvenire e all’indomani le -autorità politiche, militari e amministrative avrebbero -dovuto prendere provvedimenti adatti per calmare -gli animi e prevenire i disordini. -</p> - -<p> -Nulla di tutto ciò; le misure adottate, intese ad -intimidire, non potevano che sovreccitare gli animi -ancora di più. Solo nel pomeriggio del giorno 7 -comparve un manifesto a firma del sindaco Vigoni, -che invitava alla calma! -</p> - -<p> -In quel manifesto mancava il calore sincero, -che occorreva in quei momenti; era scialbo e rispecchiava -lo stato di animo di coloro che lo avevano -redatto — coscienti che non c’era corrispondenza -di sentimenti tra l’anima del popolo e quella dei -suoi rappresentanti legali; ed armonia d’intenti non -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -poteva esservi tra un sindaco e i suoi rappresentati, -quando il primo potè proclamare la sua città travolta -da un’<i>onda di barbarie</i> e potè invocare in nome -della paura lo stato d’assedio, che non avevano potuto -ottenere prima i telegrammi del Generale Bava -e del prefetto Winspeare (<i>Secolo</i>, 8 Settembre 98). -Mai come in questa circostanza fu avvertito il danno -e il pericolo di questa dissonanza! -</p> - -<p> -In quanto alle parole di pace del Comandante -del corpo di armata e del Prefetto, si comprende che -non potevano essere ascoltate, perchè erano ritenuti — a -torto o a ragione — responsabili dei fatti del -giorno precedente. A loro non restava che far sentire -la voce della minaccia e la fecero sentire nelle ore -pomeridiane — poco dopo che avevano fatto appello -al patriottismo di Milano — colla proclamazione -dello Stato d’assedio. -</p> - -<p> -Intanto era dato l’impulso sin dalle prime ore -del mattino al movimento, che doveva più tardi -terminare tragicamente. Gli operai, addolorati e indignati -pei fatti del giorno precedente, volevano -manifestare i loro sentimenti astenendosi dal lavoro. -La decisione fu presa in principio da quelli dello -stabilimento Pirelli; gradatamente venne comunicata -ed accettata da quelli di quasi tutti gli altri stabilimenti -della città e dei sobborghi. -</p> - -<p> -Si è scritto e detto che gli operai in grandissima -maggioranza erano contrari alla cessazione del lavoro: -ma la facilità colla quale venne eseguita dapertutto, -anche se chiesta da sole donne — come -constatano i rapporti ufficiali — prova che ciò non -è esatto. Mancarono i segni di un qualsiasi dissenso. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -</p> - -<p> -In questa guisa la valanga dei dimostranti partita -dallo stabilimento Pirelli andava ingrossandosi e -verso mezzogiorno era composta di parecchie migliaia -di persone. <i>Il Corriere della Sera</i> osserva che «all’avanzarsi -di quella minacciosa marea si chiudevano -precipitosamente i portoni delle case ed i negozi; <i>e -quanti ne uscivano andavano ad aumentare la folla -dei curiosi</i>.» (N. 125). E che si trattasse di <i>curiosi</i> -lo stesso giornale ripete più esplicitamente più oltre -in un appello intitolato: <i>A casa, a casa!</i> nel quale -deplorava che «quando più grave e penoso si fa -il dovere dell’Autorità militare, proprio nei punti -ove il tumulto facilmente degenera in tragedia, si -affolla una moltitudine di <i>curiosi</i>, quasi fossero devoti -ad un nuovo genere di <i>sport</i>». -</p> - -<p> - In questa constatazione preziosa c’è tutto lo spirito -che animava la massa dei dimostranti; era -composta di <i>curiosi</i>! E mi piace ripetere il punto -ammirativo dello stesso <i>Corriere</i>. Che fossero <i>curiosi</i> -verrà confermato più in là. Era minacciosa la folla? -È una gratuita supposizione non corredata da alcuna -prova. Se tra migliaia di persone se ne trova -una — dato che il fatto sia vero — che dice ad un -grande industriale, il Grondona: <i>È venuta l’ora -per noi di non lavorare più e di vedere sgobbare voi -altri!</i> ciò dimostra che non mancava qualche -esaltato. -</p> - -<p> -Mancò qualunque violenza, qualunque aggressione -contro gl’industriali; e se questi furono previdenti -ed avveduti, specialmente il Pirelli, gli operai, -si potrebbe soggiungere — tenendo conto dei fatti — si -mostrarono pieni di benevolenza verso i padroni. -Il grido: <i>Morte ai signori!</i> se realmente fu emesso -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -da qualche pazzo, non rispecchiava le intenzioni dei -lavoratori. -</p> - -<p> -Ma delle intenzioni pacifiche della immensa -massa si ha la irrefragabile testimonianza nei -fatti, che valgono più delle insinuazioni. Non -c’erano armi tra i dimostranti — e in buona parte -erano donne e fanciulli — e non commisero alcun -atto che potesse far fede delle loro intenzioni -ostili. -</p> - -<p> -In quel giorno malaugurato sarebbe bastato che — come -in Roma per la dimostrazione Frezzi — la -forza avesse brillato per la sua assenza e Milano -dopo poche ore avrebbe ripreso la fisonomia ordinaria -di città colta, tranquilla e industriosa. Invece -chi stava a capo del governo — invido degli allori -raccolti da altri in Sicilia; forse spronato da volontà -diverse — volle mostrarsi forte e dette istruzioni -conformi ai propositi. Perciò, sin dalle prime ore del -giorno, uno squadrone di cavalleria fece una perlustrazione -nelle adiacenze degli stabilimenti industriali: -<i>adiacenze che presentavano la tranquillità -abituale</i> (<i>Corriere della Sera</i>). -</p> - -<p> -La piazza del Duomo venne occupata militarmente -da fanteria, cavalleria e artiglieria sotto il -comando di Bava Beccaris. Chiuso dai bersaglieri -lo sbocco della Galleria verso la Piazza del Duomo; -dalla cavalleria lo sbocco della piazza verso il Corso; -da alpini e fanteria via Mercanti, via Torino, via -Carlo Alberto, via Rastrelli: militarmente occupate -tutte le porte della città. Era evidente che l’autorità -militare aveva preso tutte le disposizioni strategiche -contro una rivolta di là da venire e di cui mancavano -i segni precursori. Queste disposizioni, intanto -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -come avviene sempre in casi simili, non potevano -esse stesse che provocare la rivolta. -</p> - -<p> -I dimostranti, rei di cantare l’inno dei lavoratori, -ebbero le prime cariche della cavalleria nel -Corso di Porta nuova e nelle vie adiacenti e <i>fuggirono</i>. -«L’intero reggimento di cavalleria, lascio la parola -al <i>Corriere della Sera</i>, percorreva di continuo al -trotto in colonne serrate e sparse, le vie Principe -Umberto, i viali Venezia, Porta Nuova e Garibaldi, -via Moscova, corso Porta Nuova ed i bastioni. Tutti i -negozi erano chiusi; molte finestre sbarrate; i curiosi -si ritiravano spaventati. Ma un residuo del grosso -della dimostrazione si ridusse in via Melchiorre Gioia, -presso la Dogana. Dinanzi alla cooperativa ferroviaria -tennero un conciliabolo, emettendo di quando in -quando grida ed agitando in alto i <i>bastoni</i>, i <i>cappelli</i> -ed i <i>fazzoletti</i>. Arrivò, dopo poco, una compagnia -di fanteria, che venne fermata a <i>spall-arm</i> -di fronte ai dimostranti, colla cavalleria alle spalle. -<i>Venne ordinato il pied-arm e ciò contribuì alquanto -a far allontanare l’attruppamento, che si frazionò -poi in gruppi e si disperse. Verso mezzogiorno le vie -sunnominate, percorse incessantemente dalla cavalleria, -erano quasi sgombre</i>». -</p> - -<p> -Dunque, nel <i>conciliabolo</i> improvvisato su una -strada, si scoprono le armi dei rivoltosi: <i>bastoni</i>, -<i>cappelli.... e fazzoletti</i>. I rivoltosi erano tanto decisi -alla lotta, che si disperdono al semplice comando -di <i>pied-arm....</i> -</p> - -<p> -Testimoni oculari, invece, narrano di modi straordinariamente -provocatori adoperati da ufficiali e -sott’ufficiali, da guardie di pubblica sicurezza e da -carabinieri e che contribuirono ad invelenire gli animi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -</p> - -<p> -Si può ammettere che ci siano delle esagerazioni; -comunque, i fatti reali ed un certo cinismo mostrato -da militari in via Carlo Alberto e altrove, nulla -prova contro l’insieme dell’esercito. Gli esempi contrari -e belli non mancarono; ed una nobile esortazione -di un ufficiale ai soldati perchè non facessero -uso delle armi senza l’esplicito comando, venne narrata -dal Secolo; di soldati che spesso sparavano in -aria narrano gli stessi testimoni oculari più corrivi -ad accusare i militari. Il vero è che in questi casi, -ponendo a contatto truppe armate e dimostranti -inermi, devono avvenire fatalmente dei conflitti, che -si risolvono in massacri; come una miccia accesa -accanto alla polvere deve determinare un’esplosione. -L’esperimento venne fatto in Sicilia su larga scala -nel 1893; ed era stato fatto a San Luri, a Calatabiano, -a Ruvo, a Corato, ecc. Ed è istruttivo che le -stesse condizioni spesso riescirono agli stessi risultati -anche in Inghilterra. -</p> - -<p> -Queste condizioni fecero sì che il giorno 7 in più -punti della città, a Porta Venezia, a Porta Vittoria, -a Porta Ticinese, a Porta Sempione, in via Torino il -fuoco della truppa sia stato più o meno vivo nelle ore -pomeridiane e che abbia tuonato anche il cannone. -</p> - -<p> -La narrazione di questi luttuosi avvenimenti che -hanno dato i giornali conservatori e reazionari di -Milano, lascia intendere chiaramente che mancarono -i fatti provocatori degli eccidi da parte dei -dimostranti, e che le fucilate vennero sempre determinate -dalle insolenze e dalle sguaiataggini delle -donne e dei monelli, che rappresentarono la parte -più ardita e più persistente dei tumultuanti: molte -donne portavano in collo i figlioletti. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -</p> - -<p> -È chiaro dallo insieme delle testimonianze raccolte -dai resoconti dei giornali e dalle risultanze -processuali, che la costruzione delle poco serie barricate — che -non ebbero in verun punto veri difensori — e -le deboli offese dei cittadini furono la conseguenza -diretta ed immediata delle fucilate dei -soldati, che stesero sul terreno parecchi morti e -moltissimi feriti. E le offese non furono che quelle, -che potevano venire da sassi e da tegole lanciate -da mani deboli — da donne e da fanciulli — e da -tetti dai quali non scorgevansi nemmeno coloro che -avrebbero dovuto essere presi di mira. Ma sulle barricate -e sulle armi dei rivoltosi avrò agio di ritornare. -</p> - -<p> -Un testimonio oculare, che assistette a molti incidenti -e ad una continuata serie di provocazioni da -parte delle truppe, con maggiore precisione accorda -una importanza decisiva alla scarica micidiale fatta -da un plotone di bersaglieri in via Torino senza -che ci fosse stato alcun squillo di tromba. Questo -stesso cittadino immediatamente, in una a due altri, -raccolsero un bambino di circa otto anni colpito -mortalmente e lo portarono davanti al generale Bava -Beccaris apostrofandolo vivacemente. Il generale dette -ordine di arrestarli; ma non fu ubbidito, perchè il -caso pietoso s’imponeva anche ai cervelli ubbriacati -dal fumo della polvere. I tentativi di offesa che erroneamente -vengono chiamati tentativi di resistenza -e le barricate sarebbero stati la conseguenza del -sangue versato in via Torino. Questo eccidio non -trova alcuna giustificazione: tale non può menomamente -considerarsi il fatto dei ragazzi arrampicati -su di una scala Porta, che costretti, con cattivi modi -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -a discendere, lanciarono dei pezzi di legno, che -non offesero alcuno. -</p> - -<p> -In questa triste giornata, durante la quale fu -commesso il cosidetto saccheggio del Palazzo Saporiti, -sul quale ritornerò, all’Ospedale Maggiore e in -quello dei Fate bene fratelli furono portati dodici -morti e quarantanove feriti gravemente. Ma queste -cifre non danno che un’idea lontana del sangue -versato. -</p> - -<p> -Da ogni parte della Lombardia, dal Piemonte -e da Piacenza, nelle varie ore arrivarono rinforzi di -truppe: fanteria, alpini e cavalleria; e in ogni -punto della città si procedette alle perquisizioni e agli -scioglimenti dei circoli, e delle associazioni repubblicane -e socialiste e della Camera del Lavoro, con -sequestro di carte innocue e di registri. -</p> - -<p> -Alle 17 e mezza tutta la redazione dell’<i>Italia -del Popolo</i>, in una a quanti si trovavano nel giornale -di Via S. Pietro all’Orto per puro accidente o per -doveri professionali — come il moderato avvocato -Valentini — e in una all’on. De Andreis, che volle -essere condotto in questura per protesta o per atto -di solidarietà, viene arrestata e sospeso il giornale. -</p> - -<p> -Alle 22,30 al Comando si apprende che le numerose -barricate sono state tutte espugnate. -</p> - -<p> -La giornata si chiude con una grande vittoria -del partito moderato lombardo: alle 23 l’ispettore -Latini comunica che viene anche sospeso il <i>Secolo</i>. -L’avv. Carlo Romussi suo direttore e il suo redattore -Emilio Girardi vengono trattenuti in questura. -</p> - -<p> -Il fatto culminante del giorno 7 Maggio fu il -saccheggio annunziato e strombazzato del Palazzo -Saporiti; attorno al quale saccheggio figurano gli -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -annunziati conflitti in diversi punti della città, la -resistenza degli insorti e le facili espugnazioni delle -barricate sorte qua e là come segno di protesta e -d’indignazione anzichè come vero mezzo di organizzare -una insurrezione. -</p> - -<p> -L’alba del giorno 8, in conseguenza, sorgeva in -mezzo alla generale preoccupazione ed un certo -squallore poteva notarsi sin dalle prime ore nella -popolosa, ricca ed allegra città. -</p> - -<p> -La preoccupazione non era fuori proposito. Se -realmente nella popolazione ci fosse stata l’intenzione -di venire ad una rivoluzione, il giorno 8, -perchè festivo, si prestava benissimo; ma la giornata -non fu delle più calde. -</p> - -<p> -In Piazza del Duomo, occupata da cavalleria, -fanteria e artiglieria, mantiene il suo quartier generale -Bava Beccaris, quasi a dirigere le operazioni -di guerra; operazioni nelle quali non si potè ammirare -l’unità e la intelligenza della direzione, ma -che spiccano per la facile e disumana energia. -</p> - -<p> -In molti punti si assicura che sorgono barricate -e da molte finestre si afferma che partono colpi di -fucile e di rivoltella contro le truppe. Quanto valgano -le prime e quanto veri i secondi si vedrà in -appresso; rimane certo che la ragazzaglia e molte -donne ostentano la loro antipatia all’esercito con -qualche insolenza, con qualche innocuo sasso e con -molti fischi. -</p> - -<p> -Ufficiali e soldati ricambiano queste manifestazioni -con fucilate e puntate di baionetta, che ammazzano -e feriscono; e la cavalleria ce l’ha specialmente -contro le donne, che contando sulla -generosità dei cavalieri, in qualche punto sperarono -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -sbarrare la strada coi loro corpi: furono calpestate -inesorabilmente. A Porta Ticinese, in Piazza Sant’Eustorgio, -nel Corso e nel Sobborgo San Gottardo, -a Porta Ludovica, a Porta Tenaglia, a Porta Sempione, -a Porta Romana, ecc., vi furono i soliti incidenti -luttuosi cominciati colle rincorse tra soldati -armati e ragazzi che urlano e fischiano e terminati -colla uccisione e col ferimento di molti cittadini. -</p> - -<p> -Il cannone tuonò lugubremente in diversi punti -e in più volte, specialmente al Corso San Gottardo -e in Piazza S. Eustorgio. L’affare dovette essere -grave in Corso S. Gottardo, perchè c’era da fare -contro i <i>2000 studenti venuti da Pavia e armati di -rivoltella</i>: tanto risoluti che i pattuglioni di cavalleria -non poterono disperderli e n’ebbe ragione -soltanto il cannone! (<i>Perseveranza</i> 9 Maggio). -</p> - -<p> -Nell’insieme la giornata passò in modo migliore -di quello temuto: l’avvenimento più caratteristico -fu l’arresto dell’on. Turati e della dottoressa Koulichoff -e degli on. Costa e Bissolati, ch’erano corsi -a Milano alla notizia divulgatasi in Italia della -morte del primo. -</p> - -<p> -Tutti i prigionieri furono condotti al cellulare -scortati dalla cavalleria e dalla fanteria in piena -disposizione di battaglia. -</p> - -<p> -Colla ripresa del lavoro il lunedì, giorno 9, -avrebbe dovuto ritornare completamente la calma; -così non piacque allo zelo repressivo delle autorità -politiche e militari che il lavoro proibirono e che -scovrirono il maggior pericolo di rivoluzione che -abbia corso Milano e lo distrussero con l’usata -energia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -</p> - -<p> -Lasciando da parte i minori incidenti, il pericolo -in discorso fu visto nella zona da Porta Vittoria a -Porta Venezia che ebbe per centro Porta Monforte. -Qui, secondo la fervida immaginazione del Generale -Bava Beccaris e della stampa moderata, nel -convento dei Cappuccini si asserragliarono gl’insorti -ed organizzarono vigorosa resistenza, coadiuvati dalle -fucilate delle case adiacenti; ma superata valorosamente -dai bersaglieri, che rinnovarono le prodezze -della Cernaia, prendendo di assalto la improvvisata -fortezza, sulla quale il cannone aveva aperta una -breccia superiore nell’importanza a quella di Porta -Pia.... -</p> - -<p> -I soldati arrestarono gl’insorti, i cappuccini -loro complici e gli studenti travestiti da cappuccini -e li condussero nell’atrio della Prefettura prima, e -al cellulare dopo.... -</p> - -<p> -Di questo movimento i giornali di Milano del -9 e 10 — compresa <i>La Lombardia</i> — dettero una -narrazione paurosa; e fortunatamente fu l’ultimo -atto dell’insurrezione di cui ebbero ad occuparsi. -</p> - -<p> -Qui si pone termine alla sintetica esposizione -dei tumulti della capitale lombarda: cominciati per -imprudenza e testardaggine dell’autorità politica il -giorno sei; continuati per la fretta d’intervenire e -di mettere in contatto truppe e cittadini eccitati il -giorno sette — quando si denunzia il preteso attentato -contro la civiltà coi saccheggi e colle devastazioni; — il -giorno 8 — quando si crede completare -la eliminazione delle menti direttive coll’arresto -dei deputati socialisti; — e il 9 — quando si pensa di -schiacciare la testa all’idra insurrezionale colla espugnazione -del convento di via Monforte. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -</p> - -<p> -In due successivi capitoli si troveranno dettagli -e schiarimenti, che metteranno il lettore in condizione -di potere apprezzare equamente l’entità -dei fatti sin qui sommariamente enunziati. Ora mi -limito a notare con tristezza le voci corse e i fatti -assodati, che possono in modo complessivo fare giudicare -il carattere dell’azione militare. -</p> - -<p> -Non raccoglierò le voci che narrano del cinismo -di alcuni ufficiali di cavalleria, che parlarono del -poco numero dei morti come se si fosse trattato di -una battaglia contro nemici stranieri; nè le altre, -di ufficiali di fanteria e dei bersaglieri, che sciabolarono -i soldati che non volevano sparare o miravano -male. Non le raccolgo, quantunque corrano -ancora in Milano dopo sei mesi, perchè le credo messe -in giro in momenti di eccitamento e di passione, -che fanno travedere uomini abitualmente calmi e che -pur serbandosi in buona fede inventano o esagerano. -Mi piace, invece, insistere sulla condotta umana e -prudente di molti ufficiali, che raccomandavano ai -soldati di non reagire contro le provocazioni dei ragazzi -e delle donne, mostrandosi longanimi e pazienti. -</p> - -<p> -Per quanto si sia intenzionati di gettare un -velo sul passato, pure giustizia vuole che si rilevino -alcune particolarità innegabili, che indicano la via -per trovare i veri responsabili del massacro di Milano. -</p> - -<p> -È innegabile, infatti, che la repressione assunse -talvolta un carattere individuale odioso: si sparava ai -singoli individui che si affacciavano alle finestre, -che attraversavano una strada in fretta per condursi -alle loro abitazioni. -</p> - -<p> -Si fecero scariche in punti deserti — come in -via Pioppette il giorno 7, dove rimase ucciso un -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -cittadino che transitava. Si sparò quasi sempre -sulla folla, che fuggiva. Si sparò dai bastioni contro -le case le cui imposte delle finestre erano chiuse -e vi furono freddati individui che si portavano da -una stanza all’altra<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>. Si dette la caccia ai ragazzi -che occupavano i tetti; caccia descritta dalla <i>Perseveranza</i> -nei termini seguenti: «Allora i carabinieri -salgono colla consegna o di fermare i ragazzi sui -tetti o di <i>sparare</i>.... Avviene una caccia sui tetti. -Qualcuno si ferma, altri non odono ragione e vengono -freddati a colpi di revolver. Sul tetto di casa -Saporiti in breve vi sono due morti e quattro feriti -gravemente». (Numero del giorno 8 Maggio). E -tra quei ragazzi alcuni erano di dodici e tredici anni; -ed erano tutti inermi; e nella peggiore delle ipotesi -non potevano che scappare senza poter nuocere ad -alcuno.... -</p> - -<p> -Questi fatti resero credibili alcuni altri insistentemente -smentiti; e fu smentito solennemente dall’Avvocato -fiscale Bacci l’uccisione di un fanciullo -di dieci anni con un colpo di revolver per parte di -un carabiniere; alcuni non negano, ma rettificano -affermando che la vittima vi perdette soltanto un -occhio. Furono riferiti dai giornali e non smentiti -questi casi pietosi e raccapriccianti — di cui qualcuno -olezzante poesia rivoluzionaria. -</p> - -<p> -Il giorno 7 un gruppo di giovani seguiva -un operaio nel Corso Garibaldi, che portava, mostrandolo -ai passanti, un berretto contenente materia -molle biancastra; diceva che fosse il prodotto dei -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -cervelli di sette ragazzi. <i>La Perseveranza</i> corregge -sulla fede di un medico: Nel berretto c’era il cervello -di un solo uomo. (<i>N. del giorno 8 maggio</i>). -Nello stesso giorno 7, nei giardini pubblici, di fronte -al Palazzo Rocca-Saporiti e precisamente nel punto -indicato da una pozza di sangue, ove nella mattinata -era rimasto ucciso da un colpo di revolver -un ragazzo undicenne, fu piantato un palo sormontato -da una corona intrecciata di foglie verdi e margherite, -e da un cartello con frasi di pietà per la -vittima e di sdegno contro gli strumenti crudeli -della borghesia (<i>Lombardia</i> N. 125). -</p> - -<p> -Non accordo realtà alla leggenda, che si forma -in tutte le guerre civili, del soldato che uccide la -sorella che si trova nelle fila degli insorti e che si -è ripetuta per Milano; ma non si può negar fede a -questo episodio, che per ultimo narro. -</p> - -<p> -Nel settembre, alla redazione del <i>Secolo</i> risorto, -presentossi un vecchio abbonato, che consegnò al -cronista due lire perchè le destinasse a qualcuno -delle famiglie delle vittime dei tumulti di Maggio -e narrò: «Sono i risparmi della mia povera nipotina -novenne, anch’essa curiosa, ed uccisa nei -moti dello scorso maggio». Il giorno era uscita -insieme a suo zio per impostare una lettera al padre -lontano; nella quale, dati i pericoli del momento, -lo si pregava di non ritornare subito in patria. Per -via la scheggia di una cannonata — la prima sparata — le -squarciò lo stomaco. Fu portata a casa informe -cadavere «Oggi, continuò il vecchio, frugando tra -i suoi abitini che mi erano venuti tra le mani, -in una borsa trovai due lire: erano i suoi piccoli -risparmi; a nessun miglior uso possono servire -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -che a beneficare l’orfanello di chi, come lei, cadde -vittima della reazione». Il povero vecchio andò -via piangendo! -</p> - -<p> -Il dolore suscitato da questi incidenti caratteristicamente -tristi delle lotte civili non può essere -lenito che dal ricordo degli atti umanitari; e la -stampa di quei giorni, con giusta ragione, dette lodi -al Senatore Negri, che affaticossi nel fare preparare -bende e barelle.... Egli — il capo incontestato degli -uomini politici che avevano voluto la reazione e -che dalla reazione speravano trarne i maggiori profitti — adempiva -scrupolosamente al suo dovere -di capo della Croce Rossa!... -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -</p> - -<h2 id="cap6">VI. -<span class="smaller">LA MENZOGNA AL SERVIZIO DELLA REAZIONE</span></h2> -</div> - -<p> -Il movimento politico sociale che in quest’ultimo -quarto di secolo si è svolto con meravigliosa -rapidità ed intensità tra i popoli civili era stato -lento e stentato in Italia. Le cause di questo ritardo -nella sua evoluzione sono parecchie e degne tutte -di uno studio speciale; qui basta enumerarle: mancanza -di uno sviluppo industriale e di relativa concentrazione -ed organizzazione delle classi lavoratrici, -analfabetismo, miseria, deficiente libertà ed educazione -politica rudimentale, esaurimento derivante da -un lungo periodo di cospirazioni, di rivolte e di -guerre per conseguire l’unità e l’indipendenza dallo -straniero, servilismo infiltrato nelle ossa delle popolazioni -per la servitù per secoli durata, differenze -ed antagonismi regionali che paralizzano molte -forze ed energie locali e che, abilmente sfruttate, -servono a comprimere le une per mezzo delle -altre, ecc. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -</p> - -<p> -Di questo ritardo nella evoluzione politico-sociale -si risentono tutte le classi: le dirigenti come le cosidette -classi inferiori. Ond’è che mentre nelle ultime -manca la coscienza dei propri diritti e l’aspirazione -generale ad un tenore di vita più umano — mancanza -contrassegnata dalle alternative tra la rassegnazione -ignominiosa e le esplosioni selvagge — nelle -classi dirigenti, invece, c’è l’avversione verso -le innovazioni e la credenza in diritti propri, che -rappresentano una sopravvivenza del tramontato regime -feudale. Queste condizioni, si sa che sono più -vive nel mezzogiorno e nelle isole; il settentrione -è stato maggiormente penetrato dalla corrente della -vita moderna. Non tanto, però, da aver modificato -sensibilmente la costituzione politica e intellettuale -della maggioranza delle classi dirigenti, rimaste più -reazionarie che sanamente conservatrici. Se n’ebbe -la prova, con una certa sorpresa in molti, in occasione -dei moti di Maggio. -</p> - -<p> -Per quanto lento il movimento politico sociale -elevante le classi lavoratrici, esso allarmava già le -classi dirigenti che da un pezzo manifestavano il -rammarico profondo e il pentimento per le meschine -riforme concesse — e specialmente per la riforma -elettorale politica del 1882 ed amministrativa del 1889. -</p> - -<p> -I moti di Sicilia del 1893-94 manifestarono -lo stato d’animo delle classi dirigenti, le quali perdonarono -a Crispi le brutture di cui era macchiato, -in grazia della repressione pronta e severa. Tutto -perdonarono col proprio disdoro a chi aveva iniziato -con fortunati auspici la reazione. -</p> - -<p> -Venne Abba Garima e fatalmente produsse la -Caduta di Crispi; ma caduto il vessillifero, la reazione -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -dava segni d’impazienza per riprendere la -marcia trionfale interrotta dal disastro africano, nel -quale c’era la complicità innegabile delle classi -dirigenti. -</p> - -<p> -I moti del 1898, perfettamente analoghi, e solo -più generali e più vasti nelle proporzioni di quelli -del 1893-94, somministrarono propizia l’occasione -per riprendere l’interrotto movimento reazionario. -</p> - -<p> -Questi moti da principio furono talmente violenti -e si propagarono con tanta rapidità, che le -classi dirigenti ne provarono paura e sbalordimento, -ma rinfrancatesi man mano che il telegrafo dava -notizia delle repressioni riuscite e della buona -prova fatta dall’organizzazione dell’esercito — per -la quale trepidarono fortemente nel momento del -richiamo delle classi in congedo — ripresero con -energia compensatrice della breve sosta l’opera -malvagiamente reazionaria interrotta nel 1896. -</p> - -<p> -Intanto nel mezzogiorno, dove queste classi dirigenti -sono meno colte ed hanno minore coscienza -collettiva dei propri interessi e delle proprie aspirazioni, -si applaudiva al governo per la repressione -ed anche la s’invocava più feroce e più continuata, -ma venne meno la loro azione diretta; in Toscana -e nella Lombardia, dove supponevasi che le classi -dirigenti dovessero essere più illuminate e più modernamente -conservatrici, invece furono esse gli -elementi attivi che presero la mano al governo -centrale e quasi gli imposero la reazione. La loro -attività in tale senso fu in ragione diretta del pericolo -da cui si sentivano minacciate: la perdita del -dominio e dell’influenza a causa dei progressi rapidi -della democrazia repubblicana e socialista. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -</p> - -<p> -La reazione, per colorire i propri disegni, si -servì della menzogna e della esagerazione, che le -avevano reso eccellenti servizi nel 1893-94. Allora -ai buoni italiani del continente si fece comprendere -che in Sicilia non erano i lavoratori che si movevano, -stanchi di vessazioni e di soprusi e di spogliazione, -che non erano i contadini che reclamavano la terra -loro o patti agrari tollerabili se non equi del tutto; -ma che l’isola fosse in aperta insurrezione per attentare -all’unità della nazione ed erigersi a stato indipendente -o porsi sotto la protezione non si sa bene -se della Francia, o della Russia: il <i>trattato di Bisacquino</i> -non lo definiva chiaramente. -</p> - -<p> -Il giuoco riuscito allora fu ripetuto nel 1898; -e sino ad un certo punto con ugual fortuna. Si -scrisse che a Napoli si gridava: <i>Vulimme ò re nusto!</i> -cioè il Borbone. Si ripetè che in Lombardia si volesse -costituire lo <i>Stato di Milano</i>. -</p> - -<p> -Di vero c’era questo solo: che a Napoli, come -à Milano, il malcontento era generale e profondo e -correvano per la bocca di tutti certi confronti odiosi. -Ma era una menzogna che a Napoli e a Milano il tumulto -avesse una bandiera politica qualsiasi. -</p> - -<p> -La menzogna poi divenne gigantesca nelle proporzioni -date agli avvenimenti dalle classi dirigenti -che volevano sfruttarli disonestamente; ciò specialmente -in Toscana e in Lombardia. Nella mite e -gentile Toscana l’opera dei reazionari sorpassò tutto -ciò che era da attendersi dalla paura folle che imperava -sovrana a Palazzo Braschi; e i reazionari -ottennero lo Stato di assedio, in tutte le provincie, -di cui non sentiva il bisogno il Prefetto di Firenze, -ch’era pure un avveduto uomo d’ordine e per soprammercato -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -un generale — l’ex deputato Sani. -Ed a Pisa il Regio Commissario straordinario per -la Toscana arriva a scorgere pericoli dove non ne -vedeva il Prefetto Minervini. Sicchè si ebbe in -quei momenti: un Prefetto dimissionario perchè -seppe proclamate misure non chieste dalla salute -pubblica; ed un altro Prefetto punito coll’aspettativa -perchè non volle sciogliere delle associazioni non -pericolose e non sovversive! -</p> - -<p> -I disordini repressi facilmente e rapidamente nel -mezzogiorno e nel centro della penisola non potevano -esercitare valida influenza sull’indirizzo politico dello -Stato; l’esercitarono invece e vigorosa quelli di -Milano, esagerati e falsati con impudenza pari alla -persistenza. -</p> - -<p> -E questi uomini non esitarono a spargere in Italia, -per ottenere le invocate misure, notizie tali, che -fecero rinvigorire i tumulti e le sommosse e crearono -pericoli reali non sospettati dagli imprudenti loro -inventori e propalatori! Poco mancò che l’annunzio -telegrafico: <i>il cannone tuona da otto ore in Milano!</i> -non provocasse una vera insurrezione altrove.... -</p> - -<p> -«I moti di Milano, si affermò nei giornali e -nei corridoi allarmati di Montecitorio, nelle sale di -Palazzo Braschi, e in altre più auguste, non solo -mirano ad abbattere le istituzioni, a rompere l’unità -d’Italia; ma costituiscono un attentato contro la -stessa civiltà». -</p> - -<p> -I singoli elementi dovevano essere adeguati al -giudizio complessivo e finale; perciò da un lato si -ingigantirono tutti gli episodi che facevano fede -della forza e della organizzazione dell’insurrezione -e dei pericoli conseguenti per lo Stato; dall’altro -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -si somministrarono altri dettagli paurosi dai quali -dovevasi argomentare di che cosa fossero capaci i -barbari moderni, padroni di una città civile e ricca. -</p> - -<p> -In tal guisa si sospingeva il governo ad una -repressione pronta ed energica sino alla ferocia; e -non solo si mirava alla repressione, che deve durare -sintanto che c’è l’imminenza o l’immanenza del -pericolo, come espressione della legittima difesa -dello Stato, ma si mirava a giustificare la reazione -permanente come mezzo adatto per distrurre le cause, -che avevano generato i barbari moderni. -</p> - -<p> -Così si diffusero con amorevole sollecitudine -notizie sulle barricate, sul complotto, sulla uccisione -degli alpini, sulle bande svizzere, sulla resistenza -fiera — anche eroica — degli insorti, sulla impedita -partenza dei treni, sulla necessità del cannoneggiamento, -sulle case designate al saccheggio e alla distruzione, -sul saccheggio avvenuto di Palazzo Saporiti, -della Cassa di Risparmio, sulla distruzione della -Villa reale di Monza; sui contadini di Corbetta che -marciavano su Milano per vendicare Muzio Mussi; -sui contadini bolognesi concentrati sulle sponde del -Po, ecc., ecc. -</p> - -<p> -Di ciascuno di questi elementi giustificatori -della repressione e della reazione dirò qui rapidamente -col vivo rammarico di non poterne trattare -più ampiamente e di non saperne dire in forma -artistica, mescolando il ridicolo colla rampogna, -per flagellare gli eroi della menzogna e della calunnia. -</p> - -<p> -Comincio cogli atti che dovevano far designare -gl’insorti come i nuovi vandali; e perciò come tanti -salvatori della civiltà gli uomini della reazione. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -</p> - -<p> -L’invenzione più grottesca fu quella delle case -designate al saccheggio e alla devastazione nella -nuova San Barthelemy anarchica e socialista colle -lettere rosse — il colore adatto! — <i>B</i> e <i>F</i> che indicavano: -<i>Bombe</i> e <i>Fuoco</i>. La notizia corsa per -la prima fu delle prime smentite come un prodotto -di una morbosa immaginazione e furono gli stessi -giornali conservatori a constatare l’esistenza delle -famose lettere, che, però, non erano state scritte -dai rivoluzionari, ma dagli agenti della autorità municipale; -la <i>B</i> indicava che lì presso c’era una -<i>bocca di presa</i> dell’acqua potabile; la <i>F</i> era un segno -pei lavori di <i>fognatura</i>! -</p> - -<p> -Ebbe sorte più prospera, dal punto di vista -degli inventori, la notizia sul saccheggio della Cassa -di Risparmio e del Palazzo Saporiti; la notizia fu -accreditata a Roma e non fu delle minori nel determinare -la proclamazione dello Stato di assedio. -Mancava ogni base al saccheggio della Cassa di -Risparmio e la notizia circolò per breve tempo; -c’era qualche lieve indizio per la seconda ed ebbe -la sua discussione innanzi al Tribunale Militare. -</p> - -<p> -E dal Tribunale Militare si seppe ciò che c’era -di vero in questo episodio disonorevole per gl’insorti -di Milano. -</p> - -<p> -Nel terzo processo il Tribunale Militare si occupò -del saccheggio del Palazzo Saporiti. — Gli -accusati erano nove: di due non fu indicata l’età; -sette erano minorenni tra i 14 e i 18 anni; di uno -la polizia dette cattive informazioni e non trova da -dire sui precedenti degli altri. Ben terribili questi -saccheggiatori e ben grave dovette essere la devastazione -compiuta! Sentiamo dal processo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -</p> - -<p> -Un testimonio oculare, il cocchiere di Casa -Saporiti, dice che avevano preso della biancheria... -per fare delle barricate. Ma se essi furono arrestati -sui tetti! Palazzo Saporiti è tra i più ricchi di Milano; -fu completamente in mano dei barbari devastatori -per alcune ore; ma in tutto non si accusa -che un danno di circa ottomila lire. E fosse vero! -Ascoltiamo un testimonio che vale di più del cocchiere -e dei portieri; per un caso strano, questo -testimone è il difensore di ufficio dei vandali imberbi. -Il Barone Di Loreto, capitano dei Lancieri -di Firenze, colla ingenuità di chi non apprese nelle -Università il diritto e nelle aule l’arte oratoria, -dice: «Signori giudici! Basta guardare il fisico -e l’aspetto di Molteni e degli altri imputati per -convincersi che non potevano essere devastatori -e saccheggiatori. <i>E poi, il corpo del reato -dov’è?</i> L’atto d’accusa parla di gioielli e biancheria -trafugata per il valore di otto e più mila -lire, <i>mentre gl’imputati al momento del loro arresto -non possedevano un oggetto d’oro, un capo -di biancheria, nè altro. Io presi parte alla repressione -col mio squadrone, e stetti fermo presso una -barricata per dieci minuti, quando fummo avvertiti -che i tetti erano occupati dai dimostranti</i>. Dopo -i tre squilli molta gente si ritirò nei Giardini -pubblici e molti altri entrarono in casa Saporiti...» -</p> - -<p> -È chiaro, dunque, che i <i>saccheggiatori</i> e i devastatori -entrarono in Casa Saporiti per paura; e -vi rimasero in trappola. Tentarono fuggire dal palazzo -Richard, ma vennero arrestati. Se vi avessero -avuto seco la <i>res furtiva</i> non avrebbero avuto modo -di nasconderla: dal luogo del saccheggio passarono -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -al cellulare. Non importa: il Tribunale li condannava; -e dà 8 anni di reclusione al Sormani e 2 -anni e 6 mesi ad un Bianchi di quindici anni.... -</p> - -<p> -Il <i>saccheggio</i> di Casa Saporiti somministra materia -per un altro processo. Si svolge il 26 Luglio -e compariscono sullo sgabello.... tre donne. Su di -una concentrasi l’accusa: la Ferrari, che piange e -si dichiara innocente. Una compagna l’accusa di -aver preso della biancheria; l’avv. fiscale è più -preciso e tremendo: assicura che prese stoviglie, -bicchieri ed altri oggetti che furono poi distrutti... -La Ferrari insiste, sempre piangendo, di non aver -raccolto che dei fiori.... -</p> - -<p> -La sventurata poteva essere creduta: fu proprio -la <i>Perseveranza</i> del giorno 8 ad annunziare che le -donne misero sossopra i giardini <i>divellendo piante -e fiori!</i> -</p> - -<p> -Ad ogni modo non prestiamole fede ed ammettiamo -ch’essa abbia rubate tante stoviglie e bicchieri.... -quanto ne poteva contenere il suo -grembiale. Anche qui manca la <i>res furtiva</i>; ma si -conceda che siano stati bene applicati i due anni -e mezzo di reclusione appioppatile dal Tribunale -Militare. -</p> - -<p> -Si parlò, e ci fu il relativo processo, del saccheggio -del gioielliere Amodeo. Ma il <i>Corriere della -Sera</i> (N. 125) dà la spiegazione del fatto. Corse voce -che l’Amodeo avesse ucciso un popolano con un -colpo di revolver. Il colpo fu vero, e il <i>Corriere</i> deplorò -l’imprudenza; ma non fu seguito da saccheggio -a scopo di furto, sibbene da tentativo di devastazione -per indignazione. Dei sei accusati, quattro -erano <i>minorenni</i>, come risulta dal 56º processo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -</p> - -<p> -Ebbene: questi fatti e questi processi autorizzano -chicchessia ad atteggiarsi a salvatore della civiltà? -In tutte le parti del mondo e in tutti i tempi si -legge di tumulti e di sommosse che non siano stati -accompagnati da reati più numerosi e più gravi? Vi -sono operai, dice Louis Blanc, che la miseria tiene -continuamente a disposizione dei casi imprevisti. -</p> - -<p> -Per un momento, durante il perturbamento, da -paura o da altro men lodevole motivo si arriva a -comprendere che si creda alla menzogna ed alla -esagerazione senza che si metta in dubbio la buona -fede di chi la menzogna divulga; perciò si può -essere disposti a perdonare la <i>Perseveranza</i> del -giorno 8 che diceva essere quello degli insorti programma -di <i>rivoluzione</i>, di <i>saccheggio</i>, di <i>devastazione</i>. -Ma tornata la calma si può e si deve essere inesorabili -verso chi continua nel mendacio e nella calunnia. -Ed è dopo una settimana circa da che la -repressione è compiuta e la verità si è fatta strada -in tutti i giornali d’Italia che la <i>Perseveranza</i> scrive: -«I nostri agitatori non sdegnano l’appoggio di -quegli abbietti per costumi, rotti al vizio od al -delitto, che continuamente escono e rientrano nelle -carceri con fatale intermittenza di delitti e di castighi, -e che, mentre non si mostrano nei momenti -di calma, sbucano dall’ombra nei tempi di lotte -cittadine; come non sdegnano l’appoggio di -quegli anarchici dallo stampo francese qualificati -per <i>démolisseurs, ravageurs, barberes de la Société</i>» -(15 Maggio). E dire che la <i>Perseveranza</i> è l’organo -del filosofo Negri! -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -</p> - -<h2 id="cap7">VII. -<span class="smaller">LE ISTITUZIONI IN PERICOLO!</span></h2> -</div> - -<p> -Il saccheggio e la devastazione di Milano ricca -e colta furono inventati per suscitare l’indignazione -contro i barbari contemporanei; ma queste menzogne -forse non erano sufficienti per determinare -l’azione energica del governo. -</p> - -<p> -Chi poteva assicurare che al Ministero stessero -proprio a cuore gl’interessi delle civiltà! Bisognava -creare il pericolo delle istituzioni; inventare, perciò, -o esagerare le forze e la resistenza dei tumultuanti. -Presto fatto: donne e bambini, uomini inermi furono -tramutati in combattenti, cui <i>onestamente</i> accordossi -anche l’eroismo, che faceva comodo. -</p> - -<p> -Analizziamo le creazioni dei denunziatori della -pericolosa insurrezione di Milano. Ecco un primo -gruppo di notizie assolutamente fantastiche: gli -alpini uccisi, una compagnia disarmata, gli studenti -di Pavia in marcia sopra Milano, ecc., ecc. -</p> - -<p> -Di alpini uccisi si seppe a Palazzo Braschi e -nei corridoi di Montecitorio; ma, malauguratamente -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -per coloro cui faceva comodo il grave fatto, nulla -se ne seppe a Milano. I becchini non poterono trovare, -tra i cadaveri dei cittadini massacrati, alcun -soldato alpino ucciso dai tumultuanti, così del pari -i superiori non poterono prender conoscenza di alcuna -compagnia disarmata; come la cavalleria mandata -in perlustrazione fuori Milano, le truppe appiattate -nelle cascine non poterono sorprendere in -marcia i <i>duemila</i> studenti armati di Pavia. Sperossi -di trovarne qualcuno travestito da cappuccino; ma -le barbe dei frati arrestati dopo la breccia erano -barbe autentiche.... -</p> - -<p> -E si passi sopra ai diversi strombazzati assalti -della stazione, alla complicità dei ferrovieri per -impedire la partenza dei treni: in grazia della esagerazione -della confusione, che doveva esservi in -una stazione di città cannoneggiata, si ha almeno la -soddisfazione di cogliere una preziosa confessione -dalla bocca della <i>Perseveranza</i>. Eccola: «Insistente -era la voce della sommossa alla stazione, con demolizione -della tettoia, sciopero dei ferrovieri, arresti, -fuoco, vittime. Quando ieri — il 9 — ci recammo -alla stazione per assumere informazioni, trovammo -l’ex onor. Zavattari che si affannava a persuadere -gli increduli — increduli anche sul posto! — che -nulla, nulla era succeduto. Tutti i treni andavano -e venivano regolarmente, tranne, come era noto dal -giorno precedente, quelli della linea Alessandria in -seguito anche ai fatti di P. Genova e di P. Ticinese -di ieri l’altro. Però la stazione e il difuori erano -garantiti dalla truppa. <i>Dobbiamo una parola di -elogio ai facchini della stazione — il seguito dello -Zavattari</i> — che si prestarono coi migliori modi ad -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -assistere i forestieri in arrivo, specialmente alla sera, -quando non c’erano più nè vetture, nè omnibus. -Non ostante l’ora tarda, parecchi accompagnarono -i forestieri agli alberghi». (<i>N. del 10 Maggio</i>). -</p> - -<p> -Pare, dunque, che Zavattari si sia adoperato -efficacemente per il mantenimento dell’ordine; per -ciò, forse, fu arrestato e condotto innanzi al Tribunale -militare, che — <i>incredibile dictu!</i> — lo assolvette -non ostante il suo riaffermato repubblicanesimo. -</p> - -<p> -Ma se fin qui siamo di fronte al fantastico, -entriamo nel campo della realtà colle <i>Bande svizzere</i>, -colla complicità di Cipriani ed un po’ anche — come -nel <i>Trattato di Bisacquino</i> — della Francia: -l’ingrediente necessario per fare effetto sulla immaginazione -dei <i>patrioti</i>. -</p> - -<p> -A tumulti finiti — si badi bene — scrivono da -Torino alla diligente e onesta <i>Perseveranza</i>. «<i>Voci -dall’estero assai esplicite</i>. — Mi si afferma da <i>persona -autorevole</i> che a Parigi si sapeva quanto doveva -succedere a Milano, dove la preparazione alla sommossa -era stata ideata e condotta abilmente da -qualcuno di coloro i quali o vennero arrestati in -flagrante, oppure presero il largo. Pare che anche -il Cipriani non ignorasse ogni cosa, ma che egli -abbia consigliato o sconsigliato, ignoro perchè non -mi si volle, o non mi si seppe dir di più. Certo -la miccia venne accesa a Bari e percorse tutta linea -ascendente fino a Milano, lasciando nello scoppio -parecchi strascichi e numerosi addentellati a nuovi -incendi ovunque il malcontento, la miseria, la corruzione, -la malvagità trovavano buona presa davanti -il sonno delle cosidette Autorità di vigilanza e di -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -tutela dell’ordine pubblico». (<i>N. del 15 Maggio</i>)<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>. -</p> - -<p> -Tutto questo sarebbe stato grave... se fosse -stato vero. Non lo era; e a quali innocenti, anzi -miserevoli proporzioni si riducesse la partecipazione -dell’indispensabile Cipriani lo si apprese dal processo -dei giornalisti: allo scambio di poche parole tra -Carlo Romussi e il valoroso di Domokos nel passare -da Milano per ritornare in Francia. -</p> - -<p> -Ma chi può negare l’esistenza delle bande d’insorti -italiani, che dovevano calare dalla Svizzera -sopra Milano? -</p> - -<p> -Le avevano organizzate l’on. Rondani e gli -altri rifugiati in Lugano, Lausanne ecc; l’on Morgari -aveva valicato il confine per condurle in Italia; -l’<i>Agenzia Stefani</i> le aveva annunziate; tutta la -stampa monarchica aveva protestato energicamente -contro l’indegna repubblica elvetica, che non sapeva -esercitare i suoi doveri di buon vicinato. È l’<i>Opinione</i> -di Roma — l’ufficiosa di tutti i ministeri — che dà -il monito alla Svizzera; e Visconti Venosta rincara -la dose con una <i>nota</i> diplomatica. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -</p> - -<p> -Quanti erano gl’italiani delle bande? dove erano -indirizzati? La stampa monarchica non esitò a valutarne -le forze: da 500 a 5000; indicò la direzione -o meglio la meta precisa: Milano. Questo è certo: -le bande non penetrarono in Italia e non furono -arrestate nemmeno dall’esercito, che in forza discreta -venne scaglionato al confine per impedire l’entrata -di questo pericoloso contrabbando. -</p> - -<p> -In questa creazione delle bande svizzere c’era -un nocciolo di verità, che fu ridotto alle sue -giuste proporzioni sopratutto dalle risultanze processuali -e dalle testimonianze delle autorità federali -e cantonali — Camuzzi, Bernasconi, Primavesi e -Rupa. — Le notizie false ed esagerate sugli avvenimenti -di Milano avevano messo il fermento nella -numerosa colonia italiana in Isvizzera; i primi esaltati -socialisti — poco più di un centinaio — mossero -verso il confine; vi arrivarono in <i>dieci</i>; non avevano -nè armi nè denaro; mancavano di pane e di vestiti... -(<i>Deposizione del Consigliere di Appello Primavesi, -giudice istruttore in Lugano</i>. Udienza del -29 Luglio). Verso il confine potevano arrivare più -numerosi; ma ciò fu impedito dai telegrammi, dalle -lettere, dai consigli e dalle preghiere degli on. Morgari -e Rondani e dell’avv. Tanzi. Rondani e Tanzi -rimasero in Isvizzera. Morgari rientra in Italia, di -nulla diffidando come chi ha coscienza di aver fatto -doverosa opera di pace; ma n’è punito col carcere -preventivo e col processo e dovette sentirsi ascrivere -a colpa dal Tribunale Militare l’influenza esercitata -nello scongiurare un tentativo d’invasione. -Punito come Zavattari! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -</p> - -<p> -E siamo alle barricate. L’Italia e l’Europa seppero -che a Milano i tumulti si erano trasformati in -vera rivoluzione; tanto che vi erano sorte le barricate -come a Palermo nel 1860 e 1866; come a Vienna, a -Parigi, a Berlino, nella stessa Milano nel 1848 ecc. -</p> - -<p> -La notizia, se anche vera nella sua essenza, non -doveva lasciarsi circolare perchè non poteva non -esercitare una influenza eccitatrice; e il governo -che sopprimeva giornali e telegrammi che dicevano -la verità poteva impedire la trasmissione dei dettagli -di queste barricate; doveva almeno ridurle a -quello che erano in realtà. Che fosse necessaria la -riduzione è evidente. -</p> - -<p> -Si sa dalla breve cronaca che barricate erano -sorte in vari punti della città e nei tre giorni di -conflitto. Stando al <i>Corriere della Sera</i> (N. 125) -rinforzato dalla <i>Perseveranza</i>, queste barricate dovevano -essere una cosa molto seria la cui espugnazione -avrebbe dovuto costare molto sangue alla truppa, -se fossero state il prodotto <i>di una rivolta preparata -con tutta la calma, mentre la truppa era impegnata -in altri punti della città</i> e non l’episodio di un -tumulto improvviso. Queste barricate costituivano, -secondo i giornali delle reazioni, una <i>fortezza</i> nel -punto in cui s’incontrano corso Garibaldi, via -Moscova e via Statuto; e ne avevano altre di <i>rinforzo</i> -in altre vie collaterali. E la <i>Perseveranza</i> del -giorno 8 scrisse che il giorno precedente soltanto -a Porta Garibaldi vi furono tredici barricate <i>sapientemente</i> -costrutte e <i>tenacemente</i> difese. -</p> - -<p> -Chi conosce la storia delle barricate vere nelle -varie rivoluzioni di Europa si attende uno svolgimento -tragico. E ci fu la tragedia; molti cittadini -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -lasciarono la vita o furono feriti <i>presso</i> le barricate; -non ve la lasciò alcun soldato o ufficiale. -</p> - -<p> -Un criterio veramente infallibile sulla entità di -queste barricate l’abbiamo nei processi e nelle condanne -del Tribunale Militare. Il 31º processo, ad -esempio, per le barricate, per così dire premeditate — quelle -del <i>Corriere</i> — di Corso Garibaldi e Via -Moscova avrebbe dovuto presentare il maggiore interesse -e i più gravi accusati. Invece tra i quindici -condannati la maggiore pena inflitta fu di un anno -e mezzo di reclusione. Una vera miseria per difensori -di barricate, che si suppongono presi colle -armi in mano; ai preparatori ideali della insurrezione -si appiopparono sei, dieci, quindici anni di -reclusione! -</p> - -<p> -Non a Milano soltanto, ma dapertutto le risultanze -processuali sono riuscite a smentire le menzogne -della polizia sulla gravità dei fatti. Così i -<i>delitti</i> dei cittadini di Sesto Fiorentino, che condussero -ad altro piccolo massacro, furono così terribili, -che le pene inflitte ai colpevoli dal Tribunale militare -di Firenze non raggiunsero i <i>sei mesi</i> di -carcere! -</p> - -<p> -La verità è diversa da quella che si vorrebbe -dare ad intendere per il decoro e per la serietà dei -conservatori, dei generali e dei Ministri del regno -d’Italia. Queste famose barricate non rappresentano -che una specie di esercizio sportivo dei ragazzi e -dei dimostranti; erano poco consistenti e mancavano -del requisito principale: mancavano di difensori. Si -espugnavano senza alcun pericolo, senza fucilate e -senza cannonate: a colpi di scudiscio. Erano una -parata da teatro che non meritava il sangue di cui -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -furono bagnate. Se i processi e le pene non bastassero -per giustificare questo giudizio, ci sarebbe una prova -strana — in un certo senso anche umiliante: furono -tranquillamente fotografate e dalla parte, naturalmente, -nella quale stavano gli assalitori.... -</p> - -<p> -Veniamo all’ultima invenzione sbalorditoia: alla -resistenza degli insorti ed alla breccia aperta nel -Convento dei Cappuccini. -</p> - -<p> -Per giustificare questo ignominioso episodio, s’inventarono -rivoltosi e combattenti all’Acquabella e -altrove. Nello stesso intento la <i>Perseveranza</i> del giorno -10 Maggio narrò che uno squadrone del reggimento -cavalleria Milano, appena arrivato da Lodi, veniva -lanciato fuori Porta Monforte e riusciva a prendere -alle spalle un <i>gruppo di riottosi, intimando la resa, -minacciando la carica colle lance</i>; e il gruppo si -arrese: i 150 circa, che lo componevano, erano la -<b>più parte armati di rivoltella e altri di -coltello</b>; Falso, falso, falso! -</p> - -<p> -Affare grosso quello dei Cappuccini! Infatti, -dice la <i>Perseveranza</i>, gl’insorti, inseguiti lungo i bastioni, -continuarono a sparare e ripararono nel Convento -dei Cappuccini invadendolo e <i>trincerandovisi -fortemente. La truppa dovette snidarli mediante un -vigoroso fuoco di fucileria. I soldati poterono accerchiare -l’edifizio e la chiesa attigua. Furono circuiti -e</i> <b>arrestati tutti i combattenti, che non -riuscirono a salvarsi</b>. -</p> - -<p> -Qui siamo in piena e vergognosa menzogna. -Qui, come alle barricate, mancarono gl’insorti e -i difensori dell’improvvisata fortezza; in loro vece -c’erano frati caritatevoli, che vennero arrestati in -vent’otto, e vecchi e vecchie mendicanti che erano -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -andati a prendere la loro scodella di minestra e vi -trovarono la morte. -</p> - -<p> -La menzogna vergognosa viene confessata a -denti stretti dal <i>Corriere della Sera</i> (N. 128); più -dettagliatamente dalla <i>Perseveranza</i> (giorno 11) che -sente il rimorso delle precedenti affermazioni e, -forse, voleva farsi perdonare dai suoi buoni amici -di una volta, i clericali. <i>La Perseveranza</i> ci narra -che la truppa <i>ignorava</i> (<i>!?</i>) l’esistenza del convento -e che si allarmò del movimento attorno al cancello — ed -erano i poveri che atterriti dalle fucilate cercavano -riparo in luogo, che, scioccamente, ritenevano -sacro — ed aprì la breccia a colpi di cannone; è la -<i>Perseveranza</i> che ci narra che il Padre Isaia venne -arrestato e <i>ferito</i> — avrà ricevuto una medaglia -il valoroso che lo ferì? — mentre lavava una ferita -ad una vecchia....; è la <i>Perseveranza</i> che riproduce -dalla <i>Lega Lombarda</i> la notizia della sorpresa che -fece allibire il Prefetto Winspeare quando si trovò -dinanzi quegli strani prigionieri: i frati cappuccini -e i vecchi mendicanti! -</p> - -<p> -Questo episodio dei Cappuccini di Monforte fu -tanto enorme che l’Autorità Militare ordinò un’inchiesta; -la quale dovette <i>spiegare</i> l’errore di chi -ordinò il fuoco e la breccia, ma non potè fare a -meno di condurre alla liberazione dei poveri frati — avvenuta -il 15 Maggio — che devono solo alle -loro condizioni se non ricevettero i loro anni di -reclusione anzichè le scuse umilianti di tutte le -autorità. In questa liberazione sta, però, l’implicita -condanna di autorità militari, che si mostrarono -deficienti di tutto — specialmente di prudenza, di -umanità e d’intelligenza — e che completarono -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -i trofei raccolti nei giorni precedenti raccogliendo -larga messe d’infamia e di ridicolo: infamia per -avere ucciso dei poveri in cerca di pane; ridicolo -per avere aperto la breccia in un inerme e -pacifico convento, con cannonate che sono degne di -essere messe alla pari con quelle contro i bovi del -pozzo di Tata nella <i>gloriosa</i> campagna contro Re -Giovanni nel 1887. -</p> - -<p> -Riassumo. La cronaca e le poche considerazioni -esposte in questo capitolo dimostrano che cosa fosse -la pericolosa insurrezione di Milano. Ci sono ancora -altre prove schiaccianti contro coloro che inventarono -pericoli inesistenti o li centuplicarono. -</p> - -<p> -Queste prove vengono somministrate: dal numero -dei morti e dei feriti tra i combattenti; dalla -natura della morte e delle ferite tra le truppe; -dalla condizione delle vittime tra i cittadini. -</p> - -<p> -Con insistenza meravigliosa, nella cronaca delle -luttuose giornate di Maggio, dai giornali si narra di -fucilate e di colpi di revolver partiti dalle barricate -e dalle finestre delle case vicine. Ma da tutti i processi -non si potè apprendere che nelle case immediatamente -visitate dalla polizia e dai soldati -si siano trovate armi da fuoco e combattenti. Se -combattenti colle armi in mano si fossero trovati -sarebbero stati certamente fucilati. E non mancava -l’animo al generale Bava Beccaris di farli fucilare — a -lui che avrebbe già voluto far passare per le -armi l’onor. De Andreis, cui si trovò in tasca un -terribile esplodente: un progetto per la illuminazione -elettrica. -</p> - -<p> -L’inchiesta sulla breccia dei Cappuccini avrebbe -dovuto condurre alla scoperta di queste case, che -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -davano asilo agli insorti omicidi — di queste case -cui il Regio Commissario straordinario consacrò uno -dei tanti suoi balordi proclami. -</p> - -<p> -Ma guardate, fatalità: durante l’assalto dei Cappuccini -si va ad esplorare una casa dalla quale si -supponeva che si fosse sparato; e in quella stessa casa -si conduce, per farlo curare, un ufficiale ferito in -via Moscova! Almeno a Napoli trovarono da condannare -la disgraziata complice di uno studente, che -sparò da una casa, ma che fu assolto... per non -provato reato. A Milano nulla! -</p> - -<p> -Se gli insorti spararono per tre giorni di seguito -in tanti punti, tra i soldati avrebbero dovuto essere -numerosi i morti e i feriti per arma da fuoco. Ma -la forza non ebbe che due morti; la guardia di -Pubblica Sicurezza Viola e il soldato Grazia Antonio -Tommazzetti. Il primo venne ucciso da una scarica -della truppa; il secondo <i>non si sa</i> (<i>?!</i>) <i>se venne -ucciso per arma da fuoco o per una caduta di comignolo -sul capo</i>. Così il <i>Corriere della Sera</i> (N. 130). -C’è anche chi afferma, che venne ucciso da un -ufficiale perchè negavasi di far fuoco contro i cittadini; -ma la voce non è accreditata. -</p> - -<p> -Di più. Il <i>Corriere</i> dà nello stesso numero -l’elenco nominativo dei soldati ed ufficiali raccolti -negli ospedali militari; tra ventidue feriti, <i>due</i> soli -lo furono per arma da fuoco; <i>tre</i> da coltello; gli -altri presentano ferite lacero-contuse o semplici -leggere contusioni. Le lesioni più gravi sono per -rottura dei malleoli per caduta dal cavallo. E chi -garantisce che i <i>cinque</i> non feriti da arma contundente -non siano vittime dei colpi della forza, che -sparava e caricava all’impazzata? C’è da sospettarlo: -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -il <i>Corriere</i> (N. 132) infatti constata che il soldato -Malinverni ferito da arma da taglio <i>lo fu dalla -bajonetta di un commilitone</i> contro il quale urtò -accidentalmente nel parapiglia! -</p> - -<p> -Non ci potevano essere, come non ci furono, feriti -d’arma da fuoco e da taglio tra i soldati perchè i -terribili insorti di Milano — donne e fanciulli in -massima parte — possedevano ben curiose e allegre -armi. Il <i>Corriere</i>, la <i>Perseveranza</i> e gli altri giornali -non videro che cappelli, fazzoletti, bastoni.... e sciabole -di legno da bambini. Contro la forza furono -scagliati sassi e — inorridite! — un pajo di scarpe. -</p> - -<p> -E che in Milano ci fossero armi più serie lo -si vide dal numero dei fucili che vennero portati -al Comando Militare quando venne l’ordine del -disarmo. -</p> - -<p> -Ma siccome giornali ed autorità parlano con -tanta insistenza di colpi di arma da fuoco.... che -per tre giorni di seguito in molti punti non ammazzano -nè feriscono, bisogna ricorrere ad una curiosa -ipotesi: che gl’insorti sparassero a polvere, per -intimorire la forza e costringerla a retrocedere amichevolmente. -Ma non erano a polvere, però, i colpi di -fucili e di cannone sparati dalle truppe; se ne ha la -prova dolorosa nella loro micidialità. Intorno al -numero dei morti corsero — anche sulla <i>Tribuna</i> — delle -esagerazioni: si parlò di 800, di 300 morti. Accettiamo -la cifra officiale, benchè ancora discussa: -circa 80 morti e 450 feriti. -</p> - -<p> -Se gli uccisi, se i feriti fossero stati insorti veri, -anche se armati di scarpe o di sciabole di legno, -avrebbero meritato la loro sorte; ma invece «alla -statistica dei feriti e dei morti hanno dato una -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -straordinaria percentuale i <i>curiosi</i>, gl’<i>imprudenti</i>, -i <i>disgraziati</i>....» Questa la confessione del <i>Corriere -della Sera</i> (N. 127). La <i>Lombardia</i> (N. 126) -riferì il giudizio di un professionista indignato che -nel sobborgo S. Gottardo si fosse sparato non contro -bande di rivoltosi, ma contro casigliani <i>endimanchés</i> -<b>curiosi</b> e che non sapevano stare in casa in un -giorno di primavera. E le cannonate? Non è vero, -dice lo stesso professionista, che quelle a mitraglia -siano state precedute da quelle a polvere; o almeno -l’intervallo di pochi minuti tra le une e le altre -toglieva qualunque significato di avvertimento alle -ultime. Che più? È la stessa <i>Perseveranza</i> che riconosce -che sparasi contro le finestre dalle quali -affacciavansi, <i>curiosi</i>; e aggiunge che a Porta Garibaldi, -a Porta Ticinese, a Porta Genova, a Porta -Vittoria, specialmente sul corso Loreto, tratto tratto -le truppe dovevano far fuoco <i>per disperdere i curiosi</i>! -(Numero del giorno 10 Maggio). La <i>ferocia</i> -dei combattenti di cui ci dettero notizia gli organi -del Regio Commissario era tale che.... <i>assistevano -i soldati caduti</i>. Ce lo fece sapere la <i>Perseveranza</i> -del giorno 8. In Italia, in questo triste quarto -d’ora, non è lecito commentare come si dovrebbe -l’insieme di queste note sull’<i>insurrezione</i> di Milano; -sarà lecito almeno di rilevare che dalle -medesime risulta non essere stato mai in pericolo -nel maggio 1898, nè la civiltà, nè le istituzioni; se -pericoli corsero, nella peggiore delle ipotesi, l’una -e le altre lo devono ai rappresentanti dell’ordine, -i quali vollero ed eseguirono una carneficina non -necessaria; e in politica niente è così disastroso e -deplorevole quanto ciò che è inutile. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -</p> - -<p> -In Parlamento e fuori, coloro che difesero l’uccisione -di oltre centocinquanta cittadini ed il ferimento -di oltre un paio di migliaia, dissero, per attenuare -la responsabilità degli omicidi, che lo Stato -aveva agito per <i>legittima difesa</i>; ora, pur essendo -generosi, non si può accordare che l’<i>eccesso di difesa</i>, -che va sempre punita. La punizione verrà; ma dal -Tribunale della Storia. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -</p> - -<h2 id="cap8">VIII. -<span class="smaller">L’OPERA DELLA REAZIONE</span></h2> -</div> - -<p> -Qualunque sia stata l’importanza dei tumulti -della primavera del 1898 e siano state anche semplicemente -<i>sportive</i> le barricate costruite in Milano -e tentate pure in Faenza, a nessuno verrà in mente -di negare al governo il diritto e il dovere di ristabilire -l’ordine, che — bene inteso — è condizione -vera di progresso e di libertà ad un tempo. S’intende -perciò la repressione immediata, anche se riesca a -ferire interessi legittimi e sentimenti alti e rispettabili; -ma se ne deve discutere la misura. E nessuno -dei pari vorrà negare la convenienza, la necessità -anzi, di questa discussione; poichè in politica l’assoluto -non esiste e la misura è tutto. -</p> - -<p> -Se la repressione si arresta appena cessata la -sua urgente indicazione, quella troverà poche censure -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -e solleverà poche e fiacche proteste. Se la -repressione continua quando è cessato il pericolo -che la impose allo Stato, in nome del preteso diritto -di legittima difesa, diviene reazione, che toglie a -pretesto le sommosse e non si propone soltanto il -ristabilimento dell’ordine. -</p> - -<p> -Ancora: Della misura, e perciò della legittimità -della repressione, si potrà opportunamente giudicare -in seguito alla esatta valutazione dei fatti che la -determinarono e delle cause di ogni specie che -suscitarono i fatti stessi. -</p> - -<p> -Questa conoscenza è indispensabile non solo per -assegnare le rispettive responsabilità, ma anche per -giudicare e prevedere quale sarà la efficacia dei -provvedimenti presi — se riusciranno a mantenere -lungamente quell’ordine che sta, almeno in apparenza, -in cima dei pensieri dei governanti; e ad -impedire, a più o meno lunga scadenza, la ripresentazione -dei tumulti. -</p> - -<p> -La semplice cronaca ci ha fatto già conoscere -quale sia stata la loro entità; meglio e più completamente -l’apprezzeremo al lume delle risultanze dei -processi. Le quali saranno tanto più significative -inquantochè i processi furono istruiti col minimo di -regolarità procedurale e di garanzia nella difesa -dei presunti rei e col massimo di severità nei giudici -eccezionali, che conobbero e giudicarono dei -reati. Queste risultanze, quindi, potranno peccare -per eccesso; ma non si potrà sospettare che -presentino attenuata la gravità dei fatti. Si può -presumere anche la esagerazione, perchè in questa -sta il tentativo, l’unica speranza di giustificazione -della condotta del governo e delle classi dirigenti -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -che lo inspirarono e spronarono nell’azione repressiva<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -</p> - -<p> -Senza anticipare le risultanze processuali e il -giudizio che potrà desumersi dalla conoscenza delle -cause delle sommosse, per ora continueremo la -cronaca della repressione, mettendone in evidenza -alcuni dettagli che servono a gettare sprazzi di -viva luce sull’indole dell’azione del governo e delle -classi dirigenti. -</p> - -<p> -Nelle Puglie, dove i tumulti assunsero gravi -proporzioni e furono accompagnati da episodi selvaggi, -come quelli di Minervino-Murge, la repressione -fu breve e non uscì dai limiti del dovere e -del diritto di ogni governo di garantire a tutti l’ordine. -Fu in parte merito del Generale Pelloux di -non avere trasmodato; in gran parte si deve alla -mancanza di stimolo da parte delle classi dirigenti -che non sentono alcun pericolo politico e si accontentano -dell’ordine materiale. -</p> - -<p> -Mancavano le ragioni di provvedimenti che -uscissero dall’ordinario a Napoli e nella sua provincia; -dove la repressione pronta ed energica e -non duratura al di là della durata degli insignificanti -tumulti sarebbe stata più che sufficiente. La -proclamazione dello stato d’assedio e la istituzione -dei tribunali di guerra, quindi, vennero giudicate -intempestive, capricciose, suggerite da preconcetti -politici e da ricordi recenti — dal ricordo delle -scene dolorose dell’Agosto 1893. Il lusso di cannoni -e di cavalleria nelle piazze e nelle strade di Napoli, -anche prima che venisse proclamato lo stato d’assedio, -venne interpretato come un espediente, pericoloso -sempre, per mascherare l’intrinseca e reale debolezza -militare del governo. I provvedimenti, infine, -furono tanto sproporzionati al pericolo temuto, che -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -fu possibile sospettare che essi siano stati presi in -odio ad una persona e ad un giornale invisi all’onor. -marchese Di Rudinì e che non si potevano -colpire sotto l’impero delle leggi ordinarie. Enunzio -l’ipotesi, perchè più volte e da più parti ripetuta, -senza nascondere che per quanto poca stima si abbia -e per quanto poco stimabili siano i governanti -italiani, essa non sembra credibile. Comunque, mi -piace constatare che a Napoli, come nelle Puglie, -mancò sul governo la pressione delle classi dirigenti -in favore di una repressione trasmodante ed a suo -onore ricordo, che il sindaco di Napoli, Marchese -di Campolattaro, insistette presso il Ministero affinchè -lo stato d’assedio, innocuo ed inavvertito per -la cittadinanza, dannoso a quanti vivono dei numerosi -forestieri e pericoloso solo pei Tribunali militari, -venisse tolto al più presto possibile. -</p> - -<p> -Altrettanto ingiustificato fu lo stato d’assedio in -Firenze e in tutta la Toscana; odioso perchè fatto -nell’interesse di una classe, o meglio di una ristretta -casta. -</p> - -<p> -Della assoluta mancanza di necessità dello stato -dì assedio nella Toscana si ha la prova nella narrazione -e nei commenti ai fatti che dette la <i>Nazione</i>, -l’organo massimo dei conservatori toscani e che -combatteva il Ministero Di Rudinì, perchè fiacco -verso i partiti sovversivi; dei quali anzi lo diceva -complice più o meno cosciente. La prova irrefragabile -sta poi in questo: l’autorità politica che doveva -giudicare sulla convenienza del provvedimento, il -Prefetto di Firenze, nulla ne seppe ed apprese il -decreto che lo esautorava e gli sostituiva un Regio -Commissario straordinario, dal proclama che lesse -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -uscendo da Palazzo Riccardi. Ed il prefetto era un -militare ed un accorto uomo politico: il generale -Sani. Questo episodio, che non ha precedenti, viene -completato dalla punizione inflitta al comm. Minervini, -Prefetto di Pisa, perchè si era rifiutato di sciogliere -alcune società innocue che mai erano uscite -dall’orbita della legalità; scioglimento imposto dal -Generale Heusch in un momento di morboso furore -reazionario. -</p> - -<p> -A Firenze e in Toscana lo stato d’assedio e i -conseguenti Tribunali militari, non giudicati necessari -dalle autorità politiche locali, le sole competenti -sulle misure opportune e sconsigliati dagli -onor. Nicolini e Brunicardi, vennero chiesti ed -ottenuti, dalle consorterie politiche locali, verso -le quali il Ministero Di Rudinì, nella folle preoccupazione -di superare in energia Francesco Crispi, -ebbe il torto imperdonabile di mostrarsi condiscendente<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a>. -</p> - -<p> -Lo stesso avvenne a Milano ed in Lombardia; -dove almeno il Prefetto ed il generale comandante -la direzione chiesero il provvedimento eccezionale, -ma non fu concesso se non in seguito a telegramma -del sindaco della capitale morale ed alle pressioni -<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> -esercitate sul governo da una frazione del partito -conservatore lombardo. I fatti di via Napo Torriani -del giorno sei, cagionati più che altro dalla imprudenza -e dalla cocciutaggine della questura, non avrebbero -mai potuto giustificare la proclamazione dello -stato d’assedio in una città come Milano; e l’insieme -degli avvenimenti autorizza a sospettare poscia che -la continuazione dei tumulti, sino alla breccia tragicocomica -aperta nel convento dei Cappuccini, furono -se non voluti e provocati, come qualcuno si arrischia -a dire, certo comodi e ben venuti per dare parvenza -di opportunità a misure eccessive e deplorevoli. -</p> - -<p> -I mezzi adoperati dai conservatori toscani e da -quelli Lombardi per trascinare il governo, bendisposto -a lasciarsi trascinare, furono identici: la -calunnia e l’esagerazione. Ma quest’ultima può -trovare scusa nella paura grande e nei minacciati -interessi; non la prima. Nel calunniare gli avversari -e nell’esagerare i fatti, alcuni e qualche giornale -non conobbero limiti di decenza: si vide la <i>Perseveranza</i> -farsi la denunziatrice sfacciata dei giornali -democratici, fraintendendo, sino a disonorarlo, l’ufficio -della stampa<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -</p> - -<p> -Per singolare coincidenza, in due scritti — l’uno -pubblicato a Firenze ed attribuito al Generale Sani -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -o per lo meno da lui inspirato; e l’altro a Ginevra -da un profugo — dei gruppi, delle caste, se non -delle classi che spinsero maggiormente il governo -italiano ad oltrepassare la repressione per abbandonarsi -nelle braccia di una reazione rabbiosa, si danno -note psicologiche caratteristiche, che si rassomigliano -meravigliosamente. Della consorteria di Firenze, -che invocò ed ottenne lo stato di assedio, si dice: che -manca d’ideale, che accetta la dinastia sabauda -come accetterebbe qualunque altra; e che nella monarchia -vede un <i>mezzo</i> per mantenere a se stessa -il primato in tutte le faccende pubbliche, a scopo -di lucro più che altro<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>. Il profugo di Ginevra -scrive che i conservatori lombardi, in fondo, sono -rimasti quello che erano gli aristocratici ai tempi di -Parini e che pochi — nella <i>Costituzionale</i> di Milano -non arrivarono che a novanta in circostanze solenni — ma -arditi, sotto la guida del Senatore Negri, -vollero non la repressione dei tumulti, ma la vera -reazione per mantenersi al potere. In Toscana, come -in Lombardia, questi gruppi di uomini, queste consorterie, -agirono energicamente perchè si sentivano -vicini a perdere ogni influenza ed ogni supremazia: -la democrazia batteva alle porte e stava per entrare -nelle loro cittadelle<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>. -</p> - -<p> -Si comprende perciò che questi interessati promotori -della repressione energica al di là delle esigenze -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -di una savia politica, abbiamo visto con favore -i tumulti ed abbiano inventato essi stessi il -<i>complotto</i>, di cui si dirà in appresso. Per loro, come -ingenuamente confessò un giornale di Genova, la -reazione non era temuta, ma <i>sospirata</i><a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a>. -</p> - -<p> -Non spenderò parole per stigmatizzare gl’intenti -e i mezzi adoperati da queste consorterie per conseguirli -e i pericoli che creano pei popoli e pei governi; -meglio delle parole servirà la esposizione -dei fatti. La loro opera, sommariamente, la farò -giudicare da Carlo Luigi Farini, che scrivendo delle -<i>sette</i> dei suoi tempi — specialmente delle reazionarie — parve -anticipare la fotografia e il giudizio -sulle contemporanee. «I governi che istituiscono -<i>sette</i> governative o ne accettano gli aiuti, scrisse -il celebre moderato romagnolo, vengono a termine -di quegli individui, i quali essendo istitutori o direttori -delle <i>sette</i> di opposizione, invece di guidarle -ne sono guidati, e costretti ad operare, buono o -mal grado a posta di quelle. Nessuna idea è più -autopetica all’idea di governo, quanto l’idea di -<i>sette</i>. Governare vale ed importa moderare l’umana -associazione a vantaggio dei più, secondo gli eterni -principii della giustizia e della ragione: far <i>setta</i> -vale ed importa imporre ai più le opinioni, le volontà, -le passioni dei meno, cioè sragionare, scapestrare -sovente, sgovernare sempre; le <i>sette</i> governative -hanno poi questo peggiore sconcio, che -trascinando il governo ad operare ingiustizia, -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -attentano al principio morale dell’autorità, e la -rendono così esosa, che gli uomini non la considerano -altrimenti come una necessaria tutrice e -moderatrice, ma come una nemica da invigilare -con istudio e guerreggiare con perseveranza»<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a>. -</p> - -<p> -È logico e naturale che dove più intensa fu -l’opera delle <i>sette</i> per trascinare il governo alla -reazione, ivi più clamorose siano state le manifestazioni -e gli atti di grazia perchè scongiurati i pretesi -pericoli corsi dalla patria e dalla civiltà — cioè -dai loro interessi. -</p> - -<p> -A Milano, perciò, non appena cessato il primo -periodo della reazione — quello della repressione -sanguinosa — si assiste ad un nauseante scambio -di ringraziamenti e di congratulazioni che ricorda -lo spettacolo vergognoso dei tempi peggiori del -servilismo e della tirannide. La deputazione provinciale, -il consiglio comunale di Milano, alcune associazioni -politiche mandarono al generale Bava Beccaris -indirizzi traboccanti di riconoscenza, nei quali -l’esagerazione e la menzogna colle forme di rettorica -sbilenca arrivano alle lodi smaccate per la -<i>energia</i>, per la <i>intelligenza, per gli elevati intendimenti -civili e patriottici</i> spiegati nel salvare Milano -dal <i>saccheggio</i> e dall’<i>anarchia</i>, e nel conservare all’Italia -le <i>gloriose istituzioni vigenti</i><a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -</p> - -<p> -Della sincerità e del valore delle manifestazioni -di una parte delle classi dirigenti lombarde molti -dubitano ricordando che rettoricume analogo venne -adoperato sotto l’Austria e in favore dei generali -che salvarono le istituzioni di allora contro coloro -che, complessivamente, sono i governanti di oggi. -La storia somministra parecchi esempi degradanti -di questo invertimento di parti e di questi trapassi -repentini dalla condanna all’apoteosi, e viceversa. -Checchè ne sia della sincerità della riconoscenza manifestata -è, però, assai probabile che un militare, -ignorante le vicende della storia, l’abbia accettata -come oro di coppella e si sia lasciato suggestionare -sino a dirigere all’esercito quest’ordine del giorno, -che costitusce l’esaltamento più caloroso dell’opera -propria: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -«<i>Ufficiali, sott’ufficiali e soldati, funzionari ed -agenti di Pubblica Sicurezza</i>. -</p> - -<p> -«In questi tristissimi giorni, non badando nè -a fatiche nè a disagi, voi avete reso un grande -servizio al Re, alla Patria, alla Civiltà. -</p> - -<p> -«Per opera vostra la pace è restituita a questa -grande Metropoli, la quale 50 anni or sono, per -virtù, per valore e per concordia di tutti i suoi -cittadini, seppe risorgere a libera vita. -</p> - -<p> -«I malvagi di ogni partito, concordi nel folle -intento di sovvertire le Istituzioni e disfare l’Italia, -l’avrebbero ripiombata in una servitù peggiore -della prima. -</p> - -<p> -«Voi l’avete impedito: nel nome del Re e della -Patria vi ringrazio. -</p> - -<p> -«Milano, 11 Maggio 1898. -</p> - -<p class="center"> -«<i>Il regio Commissario Straordinario</i> -</p> - -<p class="center"> -Tenente generale <span class="smcap">F. Bava Beccaris</span>.» -</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -</p> - -<p> -L’esagerazione interessata, la vera ubbriacatura -locale, infine, spiega come e perchè si abbia perduto -l’esatta percezione degli avvenimenti a Roma -e fa anche supporre la buona fede nei Ministri, -che distribuirono medaglie ed onorificenze in numero -sbalorditivo e suggerirono al Re questo telegramma, -di cui a loro resta tutta la responsabilità: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -«<i>Roma, addì 6 giugno 1898 — ore 21,20.</i> -</p> - -<p> -«Ho preso in esame la proposta delle ricompense -presentatemi dal ministro della guerra a -favore delle truppe da lei dipendenti e col darvi -la mia approvazione fui lieto e orgoglioso di onorare -la virtù di disciplina, abnegazione e valore -di cui esse offersero mirabile esempio. A Lei poi -personalmente volli conferire di <i>motu proprio</i> la -Croce di Grand’ufficiale dell’ordine militare di -Savoia, per rimeritare il grande servizio che Ella -rese alle <i>istituzioni</i> ed alla <i>civiltà</i> e perchè Le -attesti col mio affetto la riconoscenza mia e della -Patria. -</p> - -<p class="indr"> -«<span class="smcap">Umberto</span>». -</p> -</div> - -<p> -Dinanzi a questo lusso di ringraziamenti, di -lodi e di ricompense, saremmo curiosi di conoscere -quali severe parole dovrebbe adoperare l’onorevole -Deputato Franchetti, che altra volta si scandalizzò — consenziente -l’on. Pelloux allora ministro -della Guerra — delle numerose ricompense accordate -per la cosidetta battaglia di Coatit, e nelle -quali non esitò a scorgere «sintomi, nei gradi supremi -dell’esercito, di stanchezza, di rilassatezza -nell’apprezzare l’ideale militare, di disinteressamento -da quegli interessi alti, il cui complesso, -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -costituisce appunto la forza militare della nazione»<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a>. -E molti che amano la monarchia e l’esercito, con -uno sconforto indicibile, di fronte alla suprema onorificienza -militare — il titolo di <i>Grande uffiziale -dell’ordine militare di Savoia</i> — accordato al Generale -Bava Beccaris, si domandano quale altra si -dovrebbe e potrebbe concedere al fortunato soldato -che salvasse l’Italia da un invasore straniero!<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -</p> - -<p> -Se la vittoria ottenuta dall’esercito in Milano, -dal punto di vista militare, per denominarla benevolmente, -si deve dirla lillipuziana, dall’altro canto -non si può dire che brillarono le doti politiche e -civili del Regio Commissario Straordinario in guisa -da compensare l’assoluta mancanza dei meriti guerreschi — mancanza -aggravata da questo ingenuo -appello ai cittadini di Milano: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p class="indl"> -<i>Cittadini!</i> -</p> - -<p> -Da tre giorni la truppa del presidio, in continuo -servizio di pubblica sicurezza, si trova talvolta -nella impossibilità di provvedere alla confezione del -rancio giornaliero. -</p> - -<p> -Questo disagio aggiunto agli altri di questi -giorni riesce assai penoso. -</p> - -<p> -Faccio quindi appello al cuore della cittadinanza, -fiducioso che essa vorrà concorrere volonterosamente -ad eliminare questo inconveniente. -</p> - -<p> -A tale scopo ho autorizzato i signori comandanti -dei singoli riparti di truppa a rivolgersi ai -privati, ai proprietari delle locande, dei ristoranti, -degli alberghi per ottenere da essi la concessione -temporanea delle cucine e di quanto occorra per la -cottura del vitto. -</p> - -<p> -Dai signori comandanti militari saranno rilasciati, -a richiesta, buoni per ottenere, a suo tempo, -il rimborso del prezzo delle somministrazioni fatte. -</p> - -<p> -<i>Milano, 10 maggio 1898.</i> -</p> - -<p class="center"> -Il tenente generale -</p> - -<p class="center"> -R. Commissario Straordinario -</p> - -<p class="center"> -<span class="smcap">F. Bava Beccaris.</span> -</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -</p> - -<p> -Questo appello, fatto quando era cessato ogni -simulacro di lotta, dove non c’erano nemici da respingere, -dove i quartieri, i depositi, le vie di comunicazione -erano in potere delle truppe, fa comprendere -che in una vera guerra guerreggiata, i -soldati italiani, in mancanza di cittadini che possano -essere incitati a fornirli di rancio, devono -morire di fame o provvedere all’esistenza col saccheggio -barbarico e medioevale. -</p> - -<p> -Questo appello, non abbastanza notato da coloro -che si occupano della difesa dello Stato, dà la misura -della organizzazione del servizio delle sussistenze -e commenta e completa eloquentemente la -guerra d’Africa coi pasti poco omerici forniti dalle -cosce di muli morti per esaurimento. -</p> - -<p> -La fantasia ariostesca trascinò il Generale Bava -Beccaris, che confidava nei cittadini pel fornimento -dei viveri alle truppe, a deplorare che gli stessi cittadini -abbiano concesso ai rivoltosi di salire sui -tetti per gettare tegole sulla via e di sparare dalle -finestre sui soldati... (<i>Manifesto del 10 maggio</i>). -</p> - -<p> -L’opera politica e civile del Regio Commissario -Straordinario, infine, può desumersi dai consigli -dati al clero, che non aveva preso la menoma parte -nei tumulti; dai rimproveri altezzosi rivolti al cardinale-arcivescovo -di Milano perchè era venuto -meno ai suoi doveri; e dalle ipocrite e stravaganti -risposte date agli onorevoli Mussi e De Cristoforis -ed al signor Edoardo Sonzogno, che domandavano -il permesso — alla fine del mese di maggio — di -potere ripubblicare il <i>Secolo</i>. Il consiglio dato al -Sonzogno di adibire gli operai, per dar loro lavoro, -<i>specialmente nelle pubblicazioni che hanno di mira -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -l’istruzione e l’educazione della gioventù</i>, venendo -da un uomo di caserma, riesce un capolavoro di -ironia grottesca. (Lettera al sig. E. Sonzogno del -27 Maggio 1898). -</p> - -<p> -Ma tutte queste opere militari, politiche e civili -non possono giustificare la dignità senatoria -e il più alto grado nell’ordine militare di Savoia, -accordati al Generale Bava Beccaris; il quale avrà -creduto di ripagare il ministero di tanta generosità -verso di lui dimostrata, col famoso rapporto del -29 Maggio. -</p> - -<p> -In questo rapporto si fece strazio della verità -con una impudenza non mai riscontrata per lo -passato nei documenti ufficiali e non prevedibile -neppure, forse, dallo stesso senatore Saracco quando -consigliò il Presidente del Consiglio a far conoscere -agli italiani una verità a scartamento ridotto. Fra -le tante perle colate a getto continuo dalla penna -dello espugnatore dei Cappuccini, segnalo queste: -L’illustre generale vi afferma che in Borsa, durante -le giornate di Maggio, vi era allarme e che molti -intendevano sbarazzarsi dei titoli di rendita italiana; -che l’Università di Pavia era un covo di rivoluzionarî -e i suoi studenti erano venuti a Milano per -prendere parte alla rivoluzione; che il legato -Loria era divenuto il <i>tesoro di guerra</i> della rivoluzione; -che tutte le precedenti autorità politiche -erano state <i>deboli, incostanti</i> nella difesa contro i -partiti sovversivi; che c’era <i>apatia</i> nel partito dell’ordine -ed <i>indifferenza</i> nelle classi dirigenti ecc., ecc. -</p> - -<p> -C’è un metro preciso per apprezzare il valore -di questo rapporto: i giornali dell’<i>ordine</i> e delle -<i>classi dirigenti</i>, quando il <i>Secolo</i> ne cominciò la -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -pubblicazione a brani staccati, lo fecero supporre -alterato o maliziosamente dimezzato. Il documento -pubblicato nella sua interezza provò che il giornale -democratico non era colpevole dei reati attribuitigli: -il vero reo era il suo autore, ch’è stato ufficialmente -invitato dal Rettore dell’Università di Pavia, -Prof. Bellio, a rimangiarsi le menzogne spacciate — dopo -oltre venti giorni dalla data dell’invenzione! — sul -conto degli studenti e che potrebbe essere -querelato per <i>false notizie</i> dagli agenti e frequentatori -della Borsa di Milano! -</p> - -<p> -Non si sa di provvedimenti presi dal governo -contro le autorità denunziate come <i>fiacche ed incostanti</i>; -ma al generale Bava Beccaris si può tenere -conto della verità detta sulle classi dirigenti -e della grande prudenza e della grande modestia -dimostrata tacendo — eloquentissimo silenzio! — sulla -breccia <i>gloriosa</i> dei Cappuccini.... -</p> - -<p> -Comunque, se poca gratitudine deve il governo -al Regio Commissario Bava Beccaris; se nessuna -gliene devono l’Italia, le istituzioni e la civiltà — molta, -moltissima; gliene devono i moderati lombardi, -o meglio di Milano. -</p> - -<p> -Il Regio Commissario Straordinario consolidò -il loro potere con una serie di misure, che avrà -potuto illuderli sulla durata delle conseguenze, ma -che pel momento, non frenò ma eliminò, soppresse, -i loro avversari. Sciolti i circoli repubblicani e socialisti, -radicali e clericali — quantunque gli ultimi li -abbiano avuti alleati pel passato in quasi tutte le -lotte amministrative; sciolta l’<i>Umanitaria</i>, fondata -coi milioni lasciati da Mosè Loria, soppressi tutti i -giornali e le riviste che potevano dare fastidio — la -<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> -<i>setta</i> rimase padrona incontrastata del Municipio, -della Provincia, della Congregazione di carità, di -tutte le istituzioni, dalle quali si può esercitare una -qualsiasi influenza economica, politica e morale. -</p> - -<p> -Di tutti questi provvedimenti, i più mostruosi -certamente rimarranno lo scioglimento dell’<i>Umanitaria</i> -e la soppressione dei giornali, poichè collo -scioglimento della prima si arrecò un colpo al Codice -Civile e con la soppressione dei giornali si -ferì a morte l’opinione pubblica. -</p> - -<p> -Con ciò l’eccesso dell’arbitrio si rese dannoso -a coloro che dovevano usufruirne; poichè, mentre -si spera che l’indole dell’<i>Umanitaria</i> si sia permanentemente -mutata, in guisa da farne strumento -docilissimo nelle mani della <i>Setta</i><a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>; mentre ci -vorrà del tempo per la ricostituzione dei Circoli -disciolti; invece, appena cessato lo stato d’assedio, -risorse più gagliardo di prima il <i>Secolo</i>, che rappresenta -l’aculeo più doloroso confitto nelle carni -dei conservatori lombardi<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -</p> - -<p> -Gl’interessi e le ambizioni di una <i>setta</i>, più direttamente -feriti in Lombardia e in Toscana, dettero -la spinta energica al governo verso lo stato di -assedio e verso la trasformazione delle repressione, -anche severa ma temporanea, in furiosa reazione -duratura; ma la iniziativa dei conservatori dì Milano -e di Firenze trovò un terreno ben preparato -per attecchire in tutta Italia. Infatti la borghesia -alta e gli avanzi dell’aristocrazia dappertutto sentivano -che avanzavasi la marea democratica, che doveva -sommergerli presto o tardi, quantunque del -pericolo non avessero coscienza piena, perchè non -lo avevano provato imminente come in Toscana e -in Lombardia e in qualche altra regione dell’Italia -settentrionale ed un poco della centrale. La reazione -perciò, appena cominciata, perdette l’impronta locale -e divenne nazionale, senza trovare serie resistenze -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -nella opinione pubblica e molto meno nel Parlamento<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a>. -</p> - -<p> -Degli uomini e degli organi della reazione bisogna -esaminare le dichiarazioni, le leggi, gli atti, -tenendo di mira che le dichiarazioni hanno preso -il posto delle leggi ed hanno generato gli atti. -Sotto questo aspetto e contro la comune opinione, il -ministro Pelloux ha segnato un peggioramento su -quello Di Rudinì; in quanto che l’ultimo voleva legalizzare -la reazione; l’altro la mette in pratica -senza sentire il bisogno di nuove leggi, anzi calpestando -e consigliando apertamente a tutti i subordinati -di calpestare le leggi vigenti. -</p> - -<p> -Una reazione non tradotta in leggi potrebbe e -dovrebbe considerarsi come un male minore, perchè -lascerebbe sperare la brevità della durata, la -limitazione al periodo eccezionale che la suscitò. -Ma dove il sentimento della legalità è scarsissimo, -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -per non dire insussistente, come in Italia, l’ostentata, -continuata ed impunita violazione di ogni legge, -riesce esiziale nei rapporti pubblici e privati, aggrava -sino a renderli insanabili i mali esistenti e -rappresenta l’inizio di una vera dissoluzione dell’organismo -politico-sociale. -</p> - -<p> -La presente reazione non data dalla primavera -del 1898, ma rimonta al gennaio 1894 con una -sosta notevolissima — è doveroso rendere giustizia -ai caduti — dall’aprile 1896 all’aprile 1898. Agli -estremi di vita sua il ministero Di Rudinì — cui -devesi imputare come colpa grave l’abbandono del -primitivo programma militare, — invaso dal demone -della paura e dall’ardente desiderio di mantenersi -la fiducia delle alte sfere, parve voler far -dimenticare il bene fatto in senso legale e liberale -e si dette a sfrenata reazione. -</p> - -<p> -La sua caduta è un incidente personale, anzichè -parlamentare, che non esercita alcuna influenza -sull’andamento della cosa pubblica: la reazione -continua pazza, furiosa e rincrudisce quando -avviene l’assassinio dell’Imperatrice d’Austria. La -differenza sta in questo: Di Rudinì, dopo aver militarizzato -i ferrovieri, voleva ristabilire le leggi sul domicilio -coatto, modificare il diritto elettorale, infrenare -la libertà di stampa, di riunione e di associazione, -disciplinare lo stato d’assedio, ecc., mediante nuove -leggi o modificazioni delle antiche. Il successore -onorevole Pelloux parve più liberale, oltre che per -la buona compagnia di ministri che dai loro precedenti -dovevano giudicarsi più o meno democratici, -anche perchè buttò in mare gran parte di quel -bagaglio; e non era, perchè continuò risolutamente -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -per la via battuta dal predecessore. Ebbe il merito -della sincerità — elemento mancante ai nostri politici -e non trascurabile nella vita pubblica — perchè -egli con franchezza davvero soldatesca dichiarò di -voler <i>fare</i> senza preoccuparsi di <i>legiferare</i>. Quando -non <i>fa</i>, lascia <i>fare</i> tranquillamente ai subordinati, -che non solo eseguiscono con disciplina militare, -ma interpretano le intenzioni dei superiori con meravigliosa -intuizione, che sembrerebbe lettura del -pensiero alla Pickmann se non si sapesse ch’è l’effetto -delle circolari segrete e delle reversioni storiche. -Egli è così che sotto Pelloux si formulano -canoni nuovi di governo e si compiono atti che -fanno dire al conservatore dianzi citato dell’<i>Idea -liberale:</i> «Siamo oggi più che mai in una paurosa -condizione di arresto di sviluppo intellettuale e -morale, per cui tutto vacilla e scricchiola, mentre -ci sta sul capo la minaccia di una crisi orrenda -in cui tripudieranno le impulsività ataviche della -bestia umana e le <i>libidini feroci di Valentino in -sessantaquattresimo che questi anni di pseudo libertà -hanno fecondato a legione</i>». -</p> - -<p> -Di questi canoni e di questi atti dell’on. Pelloux -ne nunzio, per ora, sette, che si potrebbero -chiamare i sette peccati mortali di questo ministero -soldatesco, procedendo dal minimo al massimo in -ordine d’importanza e che comprendono tutte le -principali norme direttive della funzione parlamentare -e governativa. -</p> - -<p> -L’on. Pelloux, spronato a dichiararsi di <i>Sinistra</i>, -a chi lusingavasi di vedere risorto l’antico partito -liberale sotto la protezione di parecchie sciabole, -risponde che non ne sente il bisogno e che i sostenitori -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -li prende dove li trova. Spronato da Barzilai, -non vuole trovare nemmeno una frase equivoca -contro la soluzione incostituzionale delle crisi parlamentari. -Telegrafa al Prefetto di Torino per lodarlo -di avere sciolto il comizio elettorale <i>pro</i> De Amicis. -Permette che il Sottoprefetto Santini presieda una -riunione elettorale <i>contro</i> Rondani. Raccomanda di -sequestrare qualunque giornale, qualunque rivista -che appaia sovversiva, senza preoccuparsi dei processi -e degli esiti loro. Dichiara fuori della legge -tutti i partiti che non accettano incondizionatamente -l’ordinamento politico-sociale vigente. Proclama, -infine, che vuol pacificare gli animi con -tutti i mezzi, <b>non esclusa la giustizia</b>: concetto -cinico che fa il pajo coll’altro più recente di -voler dare col suo comodo l’amnistia per poter -<b>sfollare le prigioni</b>! -</p> - -<p> -Ciascuna di queste massime e ciascuno di questi -atti o è una orrenda bestemmia, o è un arbitrio da -Valentino in sessantaquattresimo: la frase che contiene -il severo giudizio è di un monarchico liberale, -come s’è visto. In altri tempi e in altri paesi uno -solo di tali elementi sarebbe bastato a far cadere -vituperato un Ministero; certo è che essi non distruggono -soltanto il regime parlamentare, ma sovvertono -ogni ordinamento civile. È del pari indiscutibile -che il cinismo assurge a proporzioni eroiche -quando si proclama che nella pacificazione degli -animi la <i>giustizia</i> non ci deve entrare che come un -mezzo eccezionale. Che razza di <i>pace</i>, con questi -mezzi non informati a giustizia si possa conseguire, -un avvenire non remoto ci dirà. Per ora basta ricordare -che gli strumenti della volontà ministeriale -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -sono prefetti e magistrati provati a malfare e che -non avevano bisogno degli incoraggiamenti per -continuare peggiorando. -</p> - -<p> -La enunciazione di questi canoni e la conoscenza -degli uomini di governo che devono metterli in -pratica, dispenserebbero da qualunque enumerazione -dei fasti della reazione. Pure, ad eliminare qualunque -sospetto di esagerazione ed il dubbio che i -fatti siano stati migliori delle parole spavalde e -ciniche, giova ricordare qualche data dell’ultima -fase della reazione cominciata in Aprile 1898 e -che non si sa quando possa aver termine: reazione -criminosa che non infuria soltanto dove additossi -un pericolo, sia pure immaginario, ma in tutta -Italia, anche nelle regioni che non ne somministrarono -il minimo pretesto. -</p> - -<p> -Ecco l’elenco doloroso dei fasti della reazione, -senza ordine cronologico e senza disposizione ascendente -o discendente per la loro importanza. -</p> - -<p> -1. <i>Stato di assedio e Tribunali militari</i>. Vi -accenno senza insistervi ulteriormente perchè lo -stato di assedio fu dimostrato non necessario, perciò -iniquo, dai fatti esposti e dai giudizi non sospetti -riportati. Ai giudizî ne aggiungo uno solo: quello -dell’on. Pelloux! In un momento di espansione -intima — ci vanno soggetti anche i militari e gli -uomini politici! — confessò la non necessità del -provvedimento all’onor. De Cristoforis. Vennero le -smentite dei giornali ufficiosi; non quella diretta -del Ministro. Potrà venire; ma se venisse, tra uno -che afferma e l’altro che nega, gli Italiani sceglierebbero -a seconda delle tendenze e della conoscenza -che ciascuno ha degli individui in contrasto. In -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -politica, del resto, i provvedimenti raramente vanno -giudicati in sè, ma dai risultati che danno; e lo -Stato di assedio, oltre che per le conseguenze economiche -e politiche, va misurato dal figlio suo primogenito: -il Tribunale militare. La sua opera verrà -esaminata a parte. -</p> - -<p> -2. <i>Arresto di deputati.</i> L’art. 45 dello Statuto -non è un privilegio, ma una garanzia, nell’interesse -collettivo, della libertà e della indipendenza del -rappresentante del popolo. Secondo lo stesso Statuto, -può essere arrestato il deputato in flagranza di -un reato. In forza della sospensione delle leggi -ordinarie, deputati vennero arrestati, ad esempio, -nel 1862 a Napoli, nel 1894 a Palermo. Si allargò -per comodità del governo il concetto della flagranza; -ma non si era arrivati ad arrestare nei luoghi non -sottoposti allo stato di assedio e quando nemmeno -esistono gli elementi più fantastici della flagranza; -ciò avviene nel 1898 a danno di Quirino Nofri. -Non solo: si arrestò per lo passato, ma non si -andò oltre senza l’autorizzazione a procedere della -Camera dei Deputati. Se ne fece a meno nel 1898 -e si processò e condannò Quirino Nofri prima che -fosse chiesta tale autorizzazione. Arriviamo ad un -colmo: Quirino Nofri sente il bisogno di rinunziare -alle immunità, che accorda quel famoso ed umoristico -art. 45 e vuole essere trattato da semplice -cittadino.... per paura, volendo godere della immunità -parlamentare, di rimanere più lungamente -in carcere! -</p> - -<p> -3. <i>Punizioni di Prefetti.</i> Raramente occorse -in Italia che un Prefetto venisse punito per avere -violato le leggi; non si era mai dato — e forse -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -non si darà mai per lo avvenire, perchè le Autorità -sanno ormai a che attenersi — che un Prefetto a -punizione venisse sottoposto proprio perchè.... non -volle violare la legge. È il caso Minervini. -</p> - -<p> -4. <i>Inchiesta sui testimoni veridici.</i> Vedremo -a che cosa sia stato ridotto il sacro diritto della -difesa nella discussione sui Tribunali Militari; qui -di volo sia menzionato uno stranissimo episodio -che fa capo ad un Tribunale civile. Sinora, anche -iniquamente, s’incriminarono i testimoni quando -furono sospettati ed accusati di dire il falso. Ora -si apre un’inchiesta su di un maggiore, Mascilli, -ed un capitano, Minto, dell’esercito, che ebbero il -torto di dire la verità nel processo Barbato. Che -abbiano detto il vero si deve tenere per cosa giudicata, -perchè il Tribunale di Palermo non li incriminò -come falsi testimoni... Avviso ai militari, che avessero -un concetto <i>antiquato</i> sulle leggi dell’onore. -</p> - -<p> -5. <i>Spionaggio obbligatorio.</i> Lasciamo alle fisime -della morale o alla poesia dei senza cervello -ogni considerazione sull’orrore che desta la spia: -limitiamoci ai confronti. Prima si corrompevano, -si seducevano, s’incoraggiavano i disgraziati per -abbandonarsi al brutto mestiere. Si progredisce -colla nuova reazione; e non solo si ricorre alla denunzia -anonima come elemento per istruire i processi — come -si vedrà più innanzi — ma si arrestano -gli onesti cittadini per costringerli a fare la -spia: premio la libertà. Caso Gatti in Milano. E -dell’esportazione in Isvizzera delle spie che a tempo -perso esercitano il mestiere di truffatore, o esercitarono -quello di corruttore e di ladro? Informino i -casi Santoro, De Benedetti, Mantica, ecc. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -</p> - -<p> -6. <i>Libertà del domicilio.</i> Tra i vantaggi attribuiti -alla unificazione d’Italia ci fu quella della -libertà del domicilio: il cittadino di qualunque regione -acquistò il diritto di stabilirsi dovunque più -gli torna comodo, purchè vi viva onestamente e -vi si procuri stabile lavoro. Fisime. Si arresta l’avvocato -Nino Verso Mendola, che da sette anni esercita -la professione a Bologna e lo si traduce ammanettato -a Riesi suo luogo di nascita. Non si potè -imputare alcun reato, nè grande nè piccolo; non -si potè trascinarlo nè dinanzi ad un Tribunale militare -nè dinanzi ad un Tribunale civile. Non si -potè neppure proporlo — parrebbe impossibile, colla -<i>larghezza</i> dei criteri adottati — pel domicilio coatto. -Il caso Verso Mendola ha non pochi compagni; uno -recentissimo: ad uno studente s’impose lo sfratto -da Bologna, perchè meridionale; ma gli si consentì -il domicilio a Modena. -</p> - -<p> -7. <i>Domicilio coatto.</i> È istituto posseduto -esclusivamente dall’Italia. Un consigliere della Corte -di Cassazione e Professore illustre di Diritto penale, -il deputato Lucchini, assicurò che esso disonora la -terra classica del giure. Si credette di avere attenuato -il disonore disciplinandolo, facendo precedere -l’assegnazione da una larva di processo e da una -difesa. Si torna all’antico, peggiorandolo: si arrestano -i cittadini durante lo stato d’assedio e si -mantengono nelle isole senza processo e senza -condanna, anche quando venne tolto lo stato di -assedio. Casi Mocchi, Brambilla, Casilli, ecc. Il -Casilli, ex deputato al Parlamento, è tanto ricco -quanto onesto. Al domicilio coatto, perfezionato, si -assegna altra funzione: quella correttiva dei magistrati, -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -che giudicano secondo coscienza, non secondo -l’ordine della polizia. Il Magistrato assolve? -L’innocente riconosciuto viene assegnato al domicilio, -facendolo pentire, forse, di non avere preferita -pochi mesi di reclusione a parecchi anni nello -scoglio di Tremiti. Caso Podrecca. Il magistrato -dà una pena giudicata insufficiente dalla polizia? -Si ricorre al domicilio coatto come supplemento di -pena. Caso Modigliani. Il domicilio coatto, infine, -diviene strumento comodissimo per eliminare i giornalisti -non corrotti ed ammazzare i giornali sovversivi. -Caso Garzia Cassola. -</p> - -<p> -8. <i>Piccolo Stato di assedio.</i> Il nome e la -cosa sono di origine tedesca; li inventò Bismark -per combattere il socialismo; ma li ebbe e li adoperò -per legge. Di legge, però, non c’è bisogno -in Italia, dove gli arresti arbitrarî e in massa, -specie alla vigilia di elezioni e di viaggi reali, -sono nella tradizione mai smentita del governo. -Anche per questi arresti ora c’è la nota che indica -il progresso: le retate a centinaia prima si facevano -per maggiore sicurezza delle <i>persone reali</i>; ora si -fanno a benefizio dei semplici ministri. Oltre duecento -cittadini vennero tradotti in <i>domo petri</i> a -Palermo per l’arrivo degli on. Masi, Finocchiaro e -Fortis. Questo per amore di verità. Questi arresti — e -gli arrestati è noto che possono essere <i>frezzati</i> o -<i>suicidati</i> — però, assunsero proporzioni gigantesche, -al di fuori di ogni legge e di ogni procedura, coll’ultima -reazione. Sicchè alla cosa che c’era <i>Don -Chisciotte</i> — giornale monarchico come tutti sanno -dette il nome. Casi: tutti i giorni e in tutta Italia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> -</p> - -<p> -9. <i>Soppressione di giornali.</i> Si spiegava quello -dell’<i>Italia del Popolo</i>: era un giornale repubblicano -e pubblicavasi in una città dove c’era lo stato di -assedio. Pareva enorme quella del <i>Secolo</i>, semplicemente -democratico; e vada pure pel <i>Secolo</i>, -in grazia dei poteri eccezionali del Regio Commissario! -Ciò che si applica pure al <i>Mattino</i> di Napoli, -quantunque monarchico — anzi entusiasticamente -dinastico. Ma come e perchè soppressi i giornali -nel resto d’Italia dove si viveva sotto l’impero -della legge comune? La cosa fu tanto bestiale, che -la riprovò lo stesso <i>Corriere della Sera</i>, anche dopo -che la direzione era stata abbandonata da Torelli -Viollier, divenuto troppo liberale pei tempi che correvano. -Casi a centinaia e per ogni colore — dal -monarchico al repubblicano, dal clericale al socialista. -</p> - -<p> -10. <i>Sequestri.</i> La morte violenta è la soppressione. -Non è sempre praticabile, ma quando, per -un avanzo di pudore, che non voglio nemmeno -chiamare ipocrisia, un giornale inviso non viene -ucciso di un colpo, si cerca farlo morire lentamente -coi sequestri. D’onde l’orrenda bestemmia, cioè la -nuova teoria giuridico costituzionale del Pelloux, -sui sequestri senza preoccupazione di processi. I -Procuratori del Re non sono stati sordi; e dove lo -furono, i Procuratori generali li hanno richiamati -al dovere: caso Panighetti — quello del processo -Cavallini — e si sono avuti i tardivi sequestri per -ordine dei Regi Procuratori di Sondrio e di Como; -i sequestri e le condanne per gli articoli lasciati -passare a Roma; i sequestri dei fregi o dei segni -di lutto che da 28 anni portava liberamente l’<i>Unità -Cattolica</i> in Firenze; i sequestri degli scritti -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -di Mazzini, che circolano con altrettanta libertà da -cinquant’anni; i sequestri in Milano di uno scritto -di Leone Tolstoi che ha sperimentato il regime -della Russia del mezzogiorno; i sequestri, infine, -contro la prosa sovversiva dell’on. Pelloux, purchè -riprodotta sulle colonne dell’<i>Avanti</i>; i sequestri -delle sciarade dello stesso giornale; i sequestri dell’<i>Asino</i> -per avere messo in burletta una cosa sacra -ed inviolabile: gli speroni del generale Pelloux: i -sequestri di libri che circolano liberamente nel rivoluzionario -impero Germanico, come quello di -Kantschy sul <i>Capitale</i> di Marx<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>. I fatti hanno -avuto il commento più allegro che si possa immaginare: -B. Cirmeni ha fatto sapere al mondo che -il Generale Pelloux è pieno di buone intenzioni -verso la stampa. E chi ne poteva dubitare? Si sottintende -che la benevolenza del Presidente del consiglio -si esplica a benefizio di quei giornali che -interpretano i suoi pensieri!<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> -</p> - -<p> -11. <i>Scioglimenti.</i> Furono sempre incerti i -limiti del diritto di associazione; perciò si ebbe -un’alterna vicenda di scioglimenti e di ricostituzione -di Società dichiarate sovversive. La manìa -di colpire quelle esclusivamente economiche era -cominciata in Sicilia nel 1894; ma i casi sporadici -di allora divennero epidemia spaventevole nel 1898. -A migliaia furono sciolte, non solo i circoli socialisti -e repubblicani, ma le casse rurali, le cooperative -di consumo e di lavoro, generando situazioni -giuridicamente strane, a vantaggio di debitori che -non sanno più a chi pagare le cambiali; invertendo -o sperperando capitali che rappresentano i -risparmi sudati dei lavoratori. Dicono che arrivano -a circa <i>quattromila</i> questi scioglimenti: rimangono -tipici i casi delle <i>Lega dei Ferrovieri</i>, delle <i>Cooperative -ferroviarie</i>, dell’<i>Umanitaria</i>, delle <i>Casse rurali</i>. -Il criterio dello scioglimento viene esteso ai consigli -comunali: sciolto quello di Bruno (Alessandria) -perchè sospettato socialista, e destituito il sindaco -di Sorso, il sig. Catta, perchè socialista. A quando -il ristabilimento del Tribunale della Santissima Inquisizione? -Del resto siamo sulla buona: Il Tribunale -di Genova, nel processo Festa — il <i>macellaretto</i> — ha -assodato che le <i>lettres de chachet</i> e la tortura -sono in uso in Italia... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -</p> - -<p> -12. <i>Militarizzazione ferroviaria.</i> È il caso dei -casi; rappresenta la novità assoluta nell’arbitrio; mercè -la quale si prendono tre piccioni con una fava: si -privano del diritto di voto migliaia di cittadini, che -non avevano saputo esercitarlo votando pei socialisti; -si assicura l’ordine colla minaccia permanente -del Tribunale di Guerra, anche in tempo di pace — anche -quando è cessato l’artificioso stato di guerra -creato collo stato di assedio; si consegnano mani -e piedi legati gli operai, che perdono qualunque -mezzo per migliorare la propria condizione ed a -fare rispettare i propri diritti e si mette a disposizione -di una società di speculatori un corpo organizzato -militarmente dallo Stato. Vilfredo Pareto -chiama questa geniale trovata del Generale -Afan de Rivera — che vi guadagnò il suo posto di -ministro — semplicemente il ristabilimento della -schiavitù.<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a> Il provvedimento è tanto più iniquo -in quanto che un’<i>inchiesta ufficiale</i>, quella presieduta -dal Senatore Gagliardo, ha constatato che il -Governo e la Magistratura non hanno saputo, voluto -o potuto garantire ai ferrovieri quel minimo -di diritto, ch’era stato loro assicurato dalle <i>convenzioni -ferroviarie</i> del 1885. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -</p> - -<p> -13. <i>Concorrenza economica. Lo Stato contro -i lavoratori.</i> Messo sulla china di servire ai capitalisti -privando i ferrovieri dei mezzi di lottare legalmente -colle società, che le sfruttano contro legge — le -tante vittorie ottenute dai primi nei Tribunali -e nelle Corti di appello, ed annullate spesso dalla -Cassazione, ne fanno fede — lo Stato si è sentito -trascinato a favorire qualunque piccolo o grande -proprietario. C’erano già stati dei saggi di concorrenza -nel lavoro, fatto per ordine del governo -contro i lavoratori in isciopero; ora si rinunziò -ad ogni avanzo di pudore e si disse agli -operai, della campagna in ispecie, che lo Stato non -solo era pronto a sostituire quelli in isciopero coi -suoi soldati; ma che metteva la forza a disposizione -dei proprietari costringendo i lavoratori a -contentarsi dei salari che i primi <i>generosamente</i> -avrebbero voluto loro concedere. Il contegno delle -autorità negli scioperi era stato sempre indecentemente -ostile agli operai; ma a Molinella si mise da -parte ogni rimasuglio di decenza. Ora si minaccia -il peggio stando a questo brano di corrispondenza -da Ferrara ad un giornale ufficioso: «Lunedì -prossimo comincerà la mietitura del frumento, -<i>e perchè questa segua il suo corso regolare</i>, il generale -Mirri ha opportunamente dislocate le truppe. -La cavalleria visiterà con apparizioni improvvise -e con marcie notturne tutte le località........»<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>. -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -Ogni commento è assolutamente superfluo. Noto -soltanto che c’è un progresso dal 1894 al 1898: -allora i latifondisti di Sicilia si limitarono a rompere -i così detti <i>patti di Corleone</i> sui contratti -agrari; ora la cavalleria <i>presiede</i> alla mietitura... -</p> - -<p> -14. <i>La volontà degli elettori.</i> Non è stata militarizzata -perchè è incoercibile; ma si è sulla buona -via per neutralizzarla. I metodi elettorali adoperati -nel Collegio di Cossato e di Torino — dove il Sottoprefetto -presiede le riunioni in favore del candidato -del governo — lasciano intendere che da ora -in poi le conferenze elettorali devono farle i delegati -di pubblica sicurezza, visto che non si lasciano -parlare i deputati che non vanno d’accordo col -governo. Nè i deputati possono tenersi in comunicazione -cogli elettori, come vorrebbe il buon regime -parlamentare: si è impedito a De Cristoforis ed a -Prampolini di parlare ai loro elettori a Milano ed -a Reggio-Emilia. Il disprezzo verso gli elettori, poi, -venne ufficialmente proclamato nella lettera che il -Generale Pelloux rivolse al Generale Tarditi, quando -il collegio di Fossano, non ostante le seduzioni e le -violenze di ogni genere, non volle scieglierlo a suo -rappresentante. Sanno ormai gli elettori che il capo -del governo li considera come spregievoli quando -non portano i loro voti sui candidati ufficiali. Si -stava meglio sotto il secondo Impero. -</p> - -<p> -15. <i>La scuola.</i> I nostri governanti e le nostre -classi dirigenti non sono degli sciocchi, che -per puntellare il loro dominio confidano soltanto -sulla forza brutale, sempre infida, e che a data ora -si esaurisce o si ritorce contro coloro che l’adoperano; -essi tengono conto anche della forza morale, -<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> -perciò la loro attenzione si è rivolta alla scuola da -un duplice punto di vista. Da un lato vogliono limitare -la diffusione dell’istruzione: in questo senso -la manifestazione più caratteristica è venuta dal -modesto comune di S. Marco in Lamis (Foggia) il -cui consiglio comunale ha fatto voti al Governo -del Re perchè venga abolita la legge sull’istruzione -obbligatoria; però questa esplosione di sincerità risponde -al pensiero intimo dei conservatori del resto -d’Italia ed è una eco altrettanto sincera di quella -voce che si levò nella Sala Ragona di Palermo nel 94. -</p> - -<p> -Da un altro lato si bada con ogni cura alla -qualità dell’istruzione che s’impartisce; perciò in -alto e in basso si sorveglia, si punisce, si epura il -personale insegnante. Si protestò, anche dai conservatori -settentrionali, quando nel 1894 corse voce -che il Regio Commissario militare per la Sicilia, -Generale Morra di Lavriano, aveva fatto ammonire -privatamente qualche professore dell’Università di -Palermo; ma questi stessi conservatori non protestano -più quando s’infligge la censura ad un Professore -Pantaleoni, quando si puniscono o si riprovano -apertamente Ettore Ciccotti, Fabio Luzzati, -Ruggero Panebianco, Giorgio Levi, addetti all’insegnamento -in varie Università del Regno; rimossi -dall’insegnamento o ammoniti vengono alcuni insegnanti -delle Scuole Secondarie. A Milano e Torino, -a Rovigo, a Mantova e in altri punti ancora -gl’insegnanti delle scuole comunali e delle scuole -secondarie vengono ammoniti, sospesi, e licenziati -solo perchè professano principii socialisti «benchè, -come diceva la relazione del sindaco della <i>capitale -morale</i>, non si possedessero prove, che essi abbiano -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -profittato della cattedra per insegnare massime e -principii contrari all’attuale costituzione politica e -sociale».<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a> -</p> - -<p> -Questi insegnanti puniti sono tra i più diligenti, -più onesti e più colti; e quelli della provincia di -Mantova e di Rovigo furono quasi tutti discepoli -di Ardigò. Una volta messi sulla via lubrica della -persecuzione del pensiero, non si sa più dove si può -arrivare; e mentre organizzasi la più degradante -sorveglianza sugli studenti — come risulta da documenti -relativi alla provincia di Trapani — lo -scandaloso esempio dato dal governo e dai partiti -politici che lo sorreggono è stato seguito dai clericali, -i quali a Brescia hanno licenziato dalla Scuola -commerciale il Prof. Tirale solo perchè è monarchico -liberale. Non è il caso di ripetere: <i>qui gladio -feriit, gladio periit?</i> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> -</p> - -<p> -Contro questo tentativo ignominioso di snidare -la libertà di pensiero dall’ultimo baluardo che le -rimane in Italia, la scuola, si ebbe la protesta alta -e generosa di Cesare Lombroso, rimasta sterile ed -isolata. La reazione aspetta tranquilla il ritorno del -ministro-carabiniere alla Minerva per compiere la -militarizzazione della scuola; e allora essa crederà -di avere infiltrato sino nel midollo delle ossa degli -italiani, servili per tanti secoli di soggezione, i -principii che la informano. -</p> - -<p> -E conchiudo queste osservazioni sull’opera compiuta -sinora della reazione con due constatazioni; -una di origine italiana e l’altra straniera. Il monarchico -<i>Mattino</i> di Napoli dall’esame degli avvenimenti -ultimi è indotto ad allarmarsi perchè «<i>tutte -le ire e tutti i rancori suscitati dalla politica bestiale -del governo si accumulano sull’esercito</i>»; -e si domanda: «quale concetto deve, per necessità, -scaturire da tutte queste stravaganze — gli atti -del governo — e radicarsi nello spirito della -plebe? Che i 240 milioni del bilancio della guerra -non servono già alla difesa del paese dai nemici -esterni, ma alla difesa delle istituzioni vigenti. -Ora, quale insensatezza e quale delitto maggiore -potreste voi immaginare di questo far apparire le -istituzioni, emanate meno di mezzo secolo fa dai -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -plebisciti, come puntellate solamente dalla forza -delle bajonette?» (N. del 2 Agosto 1898). -</p> - -<p> -Uno straniero alla sua volta esaminati i fatti -recenti conchiude: Lo Statuto costituisce un insieme -di franchigie che la dinastia ha concesso in blocco -alla nazione e che il potere esecutivo ha ripreso in -dettaglio. -</p> - -<p> -E non ci può essere alcuno che vorrà ritenere -eccessivo il giudizio dello straniero quando, in ispreto -delle leggi e dello Statuto: si esigono le imposte -non votate dal Parlamento; si abolisce la libertà -del domicilio, di stampa, di riunione e di associazione; -si ristabilisce la tortura e si rimettono in uso -le <i>lettres de cachet</i>; si uccidono impunemente i detenuti; -si sottraggono i cittadini ai giudici legittimi; -si falsano sistematicamente le elezioni; si riduce ad -una farsa il regime parlamentare. -</p> - -<p> -Nella credenza che si allarga sulla nuova funzione -dell’esercito e nel trionfo della reazione che ha annientato -lo Statuto, vi sono germi di pericoli gravi -ed ammonimenti per tutti: anche pei reazionari. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -</p> - -<h2 id="cap9">IX. -<span class="smaller">LASCIAMO PASSARE LA GIUSTIZIA!</span></h2> -</div> - -<p> -<i>Ella passa terribile per la notte</i>... canta il poeta. -Chi passa? La giustizia. Quale? Passa la giustizia -italiana del 1898. -</p> - -<p> -Questa giustizia procede innanzi secura perchè -non è alle sue prime armi. Ha progredito dal 1860 -in poi: si è provata in Sicilia e nel mezzogiorno -contro Garibaldi e i suoi, contro i renitenti, contro -il brigantaggio; ha ripetuto le prove a Palermo -nel 1866; nell’Emilia — quando il pane fu impastato -col sangue — con Lobbia, con Barsanti, con -Tanlongo; si fortificò nel 1894 in Sicilia. Ora è -adulta, è forte, è vigorosa. -</p> - -<p> -<i>Ella passa terribile</i>..... ed è cieca affinchè la -vista di colui che dovrà essere colpito dalla sua -spada non la conturbi e non la trascini a parzialità; -ed ha la bilancia in mano affinchè il pro ed il -contro venga equamente pesato. Si può sospettare -che abbia falsi i pesi e disuguali i piatti? Può -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -anche temersi che, per essere troppo giusta, la -questura tolga di mano, alla Dea venerata, pesi e -bilancia? -</p> - -<p> -Può sospettarlo un giornale maldicente e farlo -sospettare coi suoi pupazzetti (<i>Don Chisciotte</i>); ma -per togliere ogni pericolo che le venga arrecata -offesa, la forza si è messa a disposizione della giustizia; -l’esercito l’ha messa sotto la sua protezione -e la fa amministrare nei tribunali militari. -</p> - -<p> -Dicono che questa giustizia italiana del 1898 -non sia quella consentita dallo Statuto e voluta -dalle leggi; chi lo dice non è un malcontento, un -volgare brontolone: è un uomo d’ordine, che presiede -la più alta e importante Magistratura del -Regno, la istituzione destinata controllare tutta l’azione -del governo. È il senatore Finali che nella -Gran Corte dei Conti si è rifiutato a registrare i -decreti relativi allo Stato d’Assedio, da cui contortamente -si volle far derivare il diritto di sottoporre -i liberi cittadini a Tribunali eccezionali di Guerra -esplicitamente condannati dallo Statuto<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -</p> - -<p> -A che pro discutere delle legittimità dello Stato -di Assedio e dei Tribunali Militari quando essi sono -un fatto che l’Italia ha subìto e che il Parlamento -ha approvato? La discussione teorica in questo momento -non conta; meglio esaminare se questa giustizia -eccezionale ha assolto bene il compito suo -sanando anche i vizî possibili della sua origine; -più utile indagare se la giustizia, amministrata da -questi Tribunali eccezionali, abbia aumentato il -prestigio dell’Esercito da cui emanano, colla serietà -dei reati puniti, colla correttezza nella istruzione -dei processi, colle garanzie indispensabili accordate -alla difesa, colla sapienza dei giudici, col tatto nella -direzione dei dibattimenti, colla equità nell’applicazione -delle pene. -</p> - -<p> -Un uomo d’ordine per il primo nella Camera -dei Deputati, l’on. Galimberti, discutendosi l’autorizzazione -a procedere contro i deputati Bissolati, -Costa, De Andreis, Morgari e Turati osservò: che -nel modo come si facevano funzionare i Tribunali -di Guerra e colla competenza a giudicare di frivolezze -per le quali dovrebbe bastare un Vice-Pretore, -si toglie alla istituzione la solennità dei giudizî -suoi e si attenta all’autorità ed al prestigio dell’esercito. -Fu più esplicito e più alto chi meno era -<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> -sospettabile di tenerezza per i rivoltosi, chi non -può non avere a cuore l’esercito di cui fa parte: -il colonnello Siacci, infatti, in Senato ebbe a pronunziare -gravi parole sui Tribunali di Guerra istituiti -nel 1898 e che egli vide funzionare a Napoli. -</p> - -<p> -«I recenti bandi militari, disse l’illustre Senatore, -hanno allargata smisuratamente la cerchia -delle attribuzioni dei Tribunali di Guerra, chiamando -questi Tribunali a conoscere anche delitti -contemplati dal Codice penale comune, delitti le -cui figure non sempre si riesce chiaramente a distinguere -senza un certo acume, senza una certa -pratica di diritto penale. Per esempio, l’istigazione -a delinquere. Un articolo di giornale, quattro -chiacchiere fatte al caffè, <i>il discorso stesso che ho -l’onore di fare in questo momento al Senato, diventano -facilmente istigazione a delinquere</i>.<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a> Dal -Ministro guardasigilli, perciò, invoco che si provveda -ad una revisione sollecita, sia pur sommaria, -di tutti i processi, e ad una <i>pronta riparazione -di molte condanne eccessive, per non dire ingiuste</i>. -Egli è ministro di grazia e di giustizia, ma in -questo caso la grazia e la giustizia fanno una -cosa sola.... Io questo invoco, non solo per amore -della giustizia, <i>ma anche nell’interesse del prestigio -dell’esercito. Fanno più male all’esercito certe ingiustizie -a freddo che venti uomini caduti sotto -una scarica provocata da una folla che insulta la -<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> -truppa; e mal provvede al suo prestigio tanto -chi l’obbliga a subire impassibile coll’armi al -braccio le replicate offese della piazza, quanto chi -gl’impone funzioni odiose, contrarie alla sua stessa -natura</i>»<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>. -</p> - -<p> -Ma il deputato e il senatore forse avevano le -traveggiole scorgendo certi pericoli dove non c’erano? -Così pare. -</p> - -<p> -I Tribunali di guerra, invece, si occuparono di -certi reati gravi, che avevano davvero bisogno -di una punizione esemplare, solenne! Vediamo. -</p> - -<p> -Un Caimi prende due anni di reclusione e 500 -lire di multa per rottura di lampioni; un Majocchi -viene condannato perchè dà dello <i>stupit</i>, del <i>macaco</i> -ad una sentinella. Non è ben sicuro che quelle -parole fossero indirizzate alla sentinella; ad ogni -modo il capitano De Caroli che tradusse l’accusato -in Tribunale, riconobbe che il Majocchi pronunziò -quelle parole per fare lo spiritoso! Un Bianchi -compare innanzi al Tribunale di guerra perchè -chiama <i>cappellone</i> un brigadiere dei carabinieri; Pedotti -e Brusa, alla loro volta, vengono condannati -perchè chiamano <i>mangiapagnotta</i> un tenente di -cavalleria che passava in carrozza. A Firenze si -danno otto mesi di reclusione al Cassi perchè chiamò -<i>pagliacciate</i> gli arresti. Nella stessa Firenze si procede -contro Melani perchè ha chiamato mangiapatate -un sott’ufficiale <i>che non può mentire</i>, dice il -Presidente. E questa perla di Presidente, ad un -accusato che dice di aver deplorato i tumulti, dà -<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> -una lezione di fierezza esclamando: <i>Come!... voi -socialista, deplorate le gesta dei vostri compagni?</i>... -</p> - -<p> -Questi ed altri casi simili a Milano. C’è di -meglio — ossia di peggio — a Napoli. Filosa, un -ragazzo, prende tre mesi di detenzione per avere -gridato: <i>E billoco!</i> (Eccoli!) — una frase trovata -nell’agosto 1893 per avvisare l’arrivo di dimostrazioni -e degli agenti di polizia. Verniero, il famoso -gobbetto il cui caso fu portato in Senato dal colonnello -Siacci, ebbe due anni di reclusione perchè -leggeva i giornali al caffè e li commentava, manifestando -delle simpatie pel socialismo; si badi: -lettura e commento precedettero la proclamazione -dello stato di assedio. Un ragazzetto si buscò quattro -mesi per avere abbattuto(?) un albero; tre donne -rispettivamente ebbero un anno, 9 mesi e 7 mesi -di reclusione, per aver preso parte ad una pacifica -dimostrazione; 2 anni ciascuno ebbero Del Giudice -e Carozza per avere presentato al Prefetto, la mattina -del 30 aprile, una commissione di donne: -erano stati arrestati la stessa sera, ma vennero -rilasciati spontaneamente l’indomani perchè non si -era trovata alcuna ragione per processarli. Altri -tre, nello stesso processo e per gli stessi reati(?) -ebbero un anno, due anni e mezzo e tre anni; -18 mesi per uno altri tre ragazzi per avere abbattuto -un palo. Bavarese e Fiore di Torre Annunziata, -due donne, ebbero tre anni per una, con 6 mesi -di segregazione cellulare per avere detto che sarebbe -avvenuta la rivoluzione come nel 1848. De Cicco -ebbe 8 mesi per avere eccitato all’odio di classe in -Pomegliano d’Arco cogli articoli pubblicati a Gallipoli. -Alcuni soldati delle compagnie di disciplina -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -ebbero 3, 4 e 5 anni di reclusione come accusati -d’insubordinazione e di anarchismo, per avere detto, -vedendo maltrattare un compagno: <i>queste sono boiate!</i> -Il soldato Muscari fu condannato a 7 anni e mezzo -di reclusione per avere sfidato un tale in borghese, -che lo aveva insultato perchè gli chiese un cerino -per accendere un sigaro. E sì che il Tribunale gli -accordò le circostanze attenuanti... Sotto gli abiti -di un borghese si nascondeva un ufficiale e il disgraziato -ebbe il torto di non accorgersene! -</p> - -<p> -I processi e le condanne per contravvenzioni -di ogni genere ai bandi non si contano; e furono -tanti che i maligni dissero che si processava e si -condannava per giustificare la continuazione dello -stato di assedio; mentre si manteneva lo stato di -assedio perchè i Tribunali Militari avevano ancora -della carne al fuoco... Strano circolo vizioso! -</p> - -<p> -Alla qualità dei processi svoltisi innanzi ai Tribunali -Militari naturalmente doveva corrispondere -e corrispose la quantità. Si vedrà dal riassunto statistico. -Del pari è facile supporre che si sia proceduto -con soverchia leggerezza — quale parola più -mite potrebbe adoperarsi? — nello imbastire i suddetti -processi. -</p> - -<p> -Se la supposizione risponda alla realtà si può -argomentarlo facilmente da quanto appresso. Base -generale ai processi furono: le confidenze, le denunzie -anonime, le asserzioni gratuite... ed umoristiche, -altri elementi che se pur avessero avuto -un valore intrinseco, c’erano passati sopra tanti anni -a farglielo perdere completamente. -</p> - -<p> -Mi sbarazzo alla lesta di questi ultimi e ne cito -uno tipico; la lettera di Andrea Costa ad un Bordigiago -<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> -di Padova... del 1881. Ma questo singolarissimo -documento non potè essere valutato dai -giudici militari, perchè la Camera dei deputati non -gli accordò alcuna importanza, quantunque gliene -abbia data una schiacciante l’on. Tommaso Villa! -In compenso l’<i>Inno dei lavoratori</i> pubblicati nel 1884, -mai sequestrato per lo passato, servì a fare aggravare -la pena contro Filippo Turati. -</p> - -<p> -In quanto alle <i>confidenze</i> e alle denunzie anonime, -furono il prodotto dello spionaggio rimesso in -onore come ai tempi dei passati regimi. A Milano, -come a Firenze, come a Napoli, gli amici si guardavano -sospettosi e non si comunicavano le impressioni -che con straordinaria circospezione. Per Milano il -fenomeno fu constatato da parecchi giornali; per Napoli -posso aggiungere, per personale esperienza, -che in qualche caffè dove riunivansi deputati e senatori, -i più prudenti consigliavano spesso di parlare -a bassa voce. E la prudenza non era superflua: al -gobbetto dell’on. Siacci si appiopparono due anni di -reclusione per avere chiacchierato in un caffè. -</p> - -<p> -Lo spionaggio assunse tali proporzioni che ben -cinquemila lettere anonime furono indirizzate alla -polizia nella sola Milano (<i>Secolo</i>). E la libertà, l’onore, -la posizione dei cittadini furono lasciati in -balìa dei miserabili che per invidia, per rancore, -per bassa speculazione si abbandonarono all’infame -mestiere di spia. -</p> - -<p> -Era tanto iniqua la base di questi processi, che -la <i>Nazione</i> di Firenze, benchè tardivamente — in -Settembre — a proposito della perquisizione in casa -del Prof. Pullè, protestò energicamente contro la -<i>perfidia dell’anonimo e delle denunzie false</i>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -</p> - -<p> -Quale influenza abbiano esercitata non solo sui -processi, ma anche sulle condanne le <i>confidenze</i> -delle spie si apprenderà da questo dato: la pretesa -prova più importante contro Gustavo Chiesi fu -quella di essere stato visto in carrozza in luogo -dove vennero erette delle barricate. Negava l’accusato; -affermava il questore Minozzi, che l’aveva -saputo da persona che non volle nominare. Meno -male se una semplice guardia, un carabiniere, a -viso aperto, avesse deposto di averlo visto! -</p> - -<p> -L’insieme delle deposizioni degli agenti della -forza pubblica, delle confidenze, delle denunzie portava -seco l’impronta evidente della falsità. E per -falsi bollò i rapporti alla Questura il tenente difensore -Forzano nella udienza del Tribunale di Milano -del 18 Giugno. E lo stesso avvocato fiscale in Firenze -rimprovera aspramente una guardia di pubblica -sicurezza a nome Ghezzi per le sue palmari -contraddizioni nell’accusa contro Teschi; ma Teschi -viene condannato! -</p> - -<p> -Poteva ammettersi per vero, ad esempio, un -rapporto della questura di Milano su certa riunione -notturna in casa di un Dottor Ceretti? I convenuti -furono designati come anarchici, repubblicani e socialisti. -Chiesti i nomi, si rispose dalla questura che -non li sapeva! Si designa il colore politico di individui -che.... non si conoscono. Siamo in piena -amenità — i tempi non consentono adoperare altra -parola — a Napoli nel processo pei fatti di Resina. -Le guardie barricate in caserma riconobbero i tumultuanti -attraverso.... il buco della serratura. -</p> - -<p> -Meno male se i rei riconosciuti in tale strana -guisa fossero stati pochi: trattavasi di una vera -<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> -folla; a ben sessantaquattro individui si distribuirono -<i>centoventun’anni e nove mesi</i> di reclusione. -</p> - -<p> -La falsità dei rapporti talora è umiliante.... -anche per un poliziotto italiano. Egli è così che la -Questura di Milano scrive essere stato visto Angiolo -Cabrini insieme ad altri a parlare con la Kulichoff -in via dell’Unione il 6 Maggio. L’accusa — se il -parlate con amici è un reato — è precisa; ma -l’<i>alibi</i> di Cabrini è irrefragabile. Egli insegna nel -Ginnasio di Mendrisio e il direttore Borella manda -certificato sulla presenza del Cabrini nella scuola -per tutto il giorno 6 a fare, come di dovere, le sue -lezioni. Cabrini venne condannato in contumacia a -tre anni di detenzione ed a 1000 lire di multa. Tal -altra la falsità apparisce lampante all’udienza. Nel -processo pei tumulti di Resina un brigadiere accusò -un imputato di avergli afferrato la sciabola: <i>tanto -vero, soggiungeva, che l’accusato ha ancora le mani -tagliate</i>. L’accusato leva le mani e le mostra vergini -di qualunque ferita; e davvero, in questo caso, -potevano essere levate verso il cielo invocando -giustizia. -</p> - -<p> -Il record tra i documenti di questi processi -viene vinto dalla famosa cartolina-fantasma partita -da Firenze. È la cartolina firmata: <i>Speranza -333</i>, il cui sequestro, come quello del cifrario -dell’onor. Bissolati, fece annunziare trionfanti agli -organi della reazione che si era scoperto e documentato -il complotto con tutto il suo seguito. La -gioia loro però fu di breve durata, perchè il Generale -Heusch — il regio Commissario straordinario -per la Toscana: nientemeno! — appena ne fu annunziata -là scoperta gloriosa, dichiarò esplicitamente: -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -<i>trattarsi di un artifizio allo scopo di fuorviare -il sereno corso della giustizia e di danneggiare -le persone nella lettera nominata</i>. -</p> - -<p> -Per credere alla serietà e realtà di una cospirazione -i cui segreti comunicavansi per mezzo -delle <i>cartoline postali</i>, ci voleva tutta la imbecillità -e la malvagità della polizia italiana che aveva prestato -fede al proclama <i>firmatissimo</i> di Petralia ed -al <i>Trattato di Bisacquino</i>. Ad onore del vero, però, -deve avvertirsi subito, che l’avvocato fiscale, a richiesta -della difesa, nel processo Chiesi, Romussi -e Compagni, dichiarò di non volersi avvalere di -un siffatto documento: tanto, era sicuro della condanna -degli accusati!<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -</p> - -<p> -Il Tribunale militare di Firenze chiuse bene -la sua vita condannando l’autore della cartolina -<i>Speranza 333</i> e di altri quattro analoghi documenti, -lo sciagurato Sciascia-Sicurelli. Ma di questo atto di -giustizia finale sentì rammarico la magistratura cosidetta -civile; ed a Piacenza, nel processo Verrazzani-Marchesi, -condannò in base ad una cartolina rassomigliante -al documento <i>Speranza 333</i> che <i>fu letta -e veduta</i> da testimoni di accusa che l’ebbero in -mano.... e non la conservarono! La circostanza va -notata perchè dà la misura della illusione nutrita da -coloro che credono tuttavia che la giustizia sarebbe -stata amministrata meglio dai magistrati ordinarî. -</p> - -<p> -Questi mezzi edificanti, presentati come prove -contro le migliaia di accusati che passarono dinanzi -ai Tribunali militari, lasciano l’adito a pensare che -alla difesa in ogni caso sarà riuscito facile la demolizione -degli edifizi artificiosi dell’accusa. Il senatore -colonnello Siacci che aveva constatato la deficiente -coltura giuridica degli avvocati fiscali, causa prima -di errori e di esagerazioni, con rara opportunità aveva -deplorato vivamente che tale deficienza sia stata -maggiore tra gli improvvisati difensori; di talchè -il duello tra l’accusa e la difesa avveniva quasi sempre -ad armi disuguali — cioè sleale.<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a> Quando uno di -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -questi difensori di ufficio, onestamente, confessa la -propria ignoranza e domanda un breve rinvio per -farsi chiarire, da persone competenti, un punto di -diritto per lui indecifrabile, i superiori non mancano -di infliggergli una punizione disciplinare<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>. I difensori -intelligenti e coscienziosi, del resto, venivano -continuamente beffeggiati dall’avv. fiscale e redarguiti -in nome della disciplina dal Presidente in -piena udienza. Così nel Tribunale di Firenze pel -processo pei tumulti di Riglione il tenente Ercolani -si azzardò a dire, che quel processo era stato ordito -dai preti. Il presidente si alza infuriato e lo redarguisce: -«Così non si va! Cotesti apprezzamenti se -li tenga per sè. <i>Osserviamo la disciplina</i>, se no -rinvio il dibattimento; e allora guai a chi tocca!». -</p> - -<p> -<i>Incredibile dictu</i>: finiti i processi, fu punito -coll’allontanamento da Firenze l’avvocato fiscale -Gavino Ricci perchè non era stato abbastanza feroce! -La misura era tanto punitiva che l’avvocato -fiscale Bargalossi, chiamato a sostituirlo, alla prima -udienza si disse <i>addolorato pel suo ingiusto allontanamento...</i> -(<i>Nazione</i> del 5-6 ottobre). Del resto -siamo arrivati a questo: che agli ufficiali s’impone -di <i>difendere</i> gli accusati; ma non si lascia loro libertà -di difesa; e pare che agli stessi ufficiali le -autorità politiche vogliano proibire di dire la verità -<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> -se chiamati come testimoni in un processo. Parrebbe -inverosimile se non fosse vero; ciò si rileva dal -processo Barbato e dall’inchiesta fatta contro il -maggiore e il capitano di fanteria, che deposero in -favore dell’accusato! -</p> - -<p> -Meno male se davanti ai Tribunali militari, -come presso tutti i popoli civili, fosse stata sacra -la difesa! Ma a questa furono imposti limiti davvero -inqualificabili e la si fece svolgere in condizioni, -che dovevano renderla assolutamente inefficace, inadeguata. -Tale, a mo’ d’esempio, doveva riescire -quando ad un solo ufficialetto ignaro del diritto e -delle schermaglie procedurali, affidavasi la difesa -di dieci, di venti accusati; e per di più, si presentavano -in blocco requisitoria e difesa di molti processi -in una volta. Così a Milano, si raggrupparono -sei processi — dal 41º al 46º in un giorno; ed altri -sei — dal 47º al 52º — se ne raggrupparono in -un altro. -</p> - -<p> -Il povero ufficiale difensore quasi sempre si rimetteva -in questi casi alla clemenza del Tribunale -segnalando la buona condotta e i buoni precedenti -dei suoi poveri clienti. Oh, se si correva nell’accusare -e nel condannare! si correva tanto, che l’avvocato -fiscale in Milano, sicuro del fatto suo, dichiarava -inutile provare l’accusa.... Era inutile l’accusa -perchè era impossibile la difesa. -</p> - -<p> -Gli ostacoli, spesso insormontabili, si sollevano -al punto di origine dei documenti della difesa: il -Prefetto di Ravenna, ad esempio, negasi, contro -legge, a legalizzarne uno che doveva servire alla -difesa di De Andreis. Del resto tutti i documenti -possibili e immaginabili non pesano nella bilancia -dei Tribunali militari. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> -</p> - -<p> -Della libertà di difesa consentita agli accusati -si avrà un idea da questo breve dialogo avvenuto -nel processo pei fatti di Pomigliano d’Arco (Tribunale -di Napoli): <i>Imputato</i>: Debbo dire mezza -parola. <i>Presidente</i>: Dite pure. <i>Imputato</i>: Domandate -al Signor Brigadiere.... <i>Presidente</i>: Oh! ne avete -già dette cinque di parole... Basta! — E lo fa sedere. -Ancora. Nel processo dei ferrovieri di Napoli: -<i>Imputato Fortina</i>: Vorrei s’inscrivesse nel verbale -questa circostanza.... <i>Presidente</i>: Qui non state nella -vostra <i>lega</i>, ma innanzi al Tribunale di Guerra e -basta che noi sentiamo; non occorre inserire nel -verbale. In quanto a verbali — afferma Walter -Mocchi in un giornale di Roma — gl’istruttori non -si curano di fare firmare gl’interrogatori; ed a domanda -rispondevano: «Non importa; tanto ve la -vedrete col Tribunale il giorno dell’udienza!» -</p> - -<p> -L’ottimo colonnello Mondino, Presidente di uno -dei due Tribunali di Napoli, aveva dichiarato non -occorrere verbale: <i>bastare che egli sentisse</i>. Avrebbe -potuto bastare realmente se egli e i giudici suoi -colleghi avessero sentito da tutte e due le orecchie. -Disgraziatamente per la giustizia e ancora di più -per gl’imputati, i Presidenti dei Tribunali di Guerra -non sentivano che da una sola; sicchè la bilancia -non poteva che essere falsa perchè la lancia non -poteva pendere fatalmente che dal solo lato del -piatto esistente, ch’era quello dell’accusa. -</p> - -<p> -Lo dichiarano più volte ed esplicitamente i -signori Presidenti dei Tribunali di Guerra, con -grave scandalo di coloro che dai medesimi attendevansi -giustizia spiccia e sollecita, perchè liberata -dalle formalità curialesche, ma giusta. Detti illustrissimi -<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> -Presidenti dichiarano che non volevano testimoni -a difesa, o ne volevano pochi; pochi o -molti, del resto, soggiungevano che non avrebbero -loro prestato fede. -</p> - -<p> -Queste dichiarazioni fatte caso per caso, improvvise, -nel calore del dibattimento — se dibattimenti -possono chiamarsi i monologhi dell’accusa — senza -consultare i membri del Tribunale, costituivano -in sè un’offesa alla dignità di questi ultimi -ed erano contro la legge. Il Presidente, come argutamente -osservò il Mocchi<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a>, anticipava la legge -sul Giudice unico, e parafrasando il motto del Re -Sole esclamava: <i>Il Tribunale sono io!</i> -</p> - -<p> -Non c’è dubbio su questa che sembrerebbe una -enormità incredibile se non fosse rigorosamente -vera: il partito preso di impedire la presentazione -dei testimoni della difesa. Chi percorre i resoconti -dei Tribunali di Milano se ne può convincere; ed -a Milano occorse il caso più clamoroso della condanna -iniqua di un imputato, che aveva un omonimo, -di cui non si vollero ascoltare i testimoni a -difesa. L’iniquità è stata documentata dallo stesso -Avvocato fiscale, che sotto l’aculeo del rimorso ha -avanzato egli stesso la domanda di grazia al Re -in favore del povero condannato. -</p> - -<p> -Si capisce, però, la renitenza dei Presidenti a -sentire i testimoni a difesa: li credevano perfettamente -inutili, perchè non degni di fede. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> -</p> - -<p> -Lasciamo apprendere al lettore la grave circostanza -dal drammatico resoconto dei dibattimenti. -Siamo a Firenze nel processo pei tumulti di Figline. -Il tenente Thermes, a difesa del colono Nocentini, -presenta una lista di otto testimoni; non se ne -ammette che uno. Il difensore ci tiene al numero: -<i>Presidente</i>: al numero e a qualche cos’altro.... <i>Tenente -Thermes</i>: Sta bene: ma se otto testimoni deponessero -che il Nocentini non si mosse del lavoro... -<i>Presidente</i>: <b>Anche se fossero cinquanta -sarebbe lo stesso</b> (Mormorio). I carabinieri e -le guardie hanno deposto in modo da non lasciar -dubbio, dando prova di possedere una memoria -assai lucida. <i>Tenente Thermes</i>: Eccezionalmente lucida... -<i>Presidente</i>: Qui non si tratta di far discussione. -L’incidente è esaurito. — E Nocentini è condannato. -Lo stesso Presidente del Tribunale di Firenze -dichiara: <i>Si citano solamente i testimoni che -possono deporre su cose importanti!</i> (Processo Guiducci -e Teschi). -</p> - -<p> -A Napoli. Processo di Resina. <i>Presidente</i>: D’Antonio -Maria, alzatevi. Negate pure se volete: ma -vi avverto che non crederò una parola di quanto -direte. — Processo di Giuliano. <i>Tenente Susanna</i>: -Il mio difeso ha citato quattro testimoni, che non -sono presenti. <i>Presidente</i>: oh! se lei lascia fare a -quelli lì, faranno venire a testimoniare tutta Giuliano! -E fa comprendere che se tutta Giuliano -venisse, non servirebbe a scuotere l’edifizio dell’accusa.=Nello -stesso processo. <i>Un imputato</i>: Ma -io tengo i testimoni... <i>Presidente</i>: Oh! per me i vostri -testimoni valgono zero. <b>Per me i testimoni -buoni sono i carabinieri e le guardie</b>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> -</p> - -<p> -In quanto a Milano, i dialoghi hanno forma più -garbata; ma il succo è lo stesso ed è questo: il -Presidente non accorda valore al numero e alle -qualità dei testimoni a difesa. Ne accorda tanto -poco a tutta la difesa, che a Filippo Turati preannunzia -la condanna. E su questa <i>inezia</i> giuridica -l’on. Barzilai ha presentato una interpellanza alla -Camera dei Deputati. I criterî del magistrato sulla -utilità della difesa appaiono nella loro ributtante -nudità nella risposta che lo stesso Presidente dette -all’onorevole De Andreis: <i>Ma crede lei che il -tribunale sia disposto a prestar fede alle sue difese?</i>... -</p> - -<p> -Fermiamoci un istante sulla questione dei testimoni. -Il difensore tenente Ponti, nel 36º processo -di Milano, con amarezza, che gli fa onore, diceva: -«Prima di terminare, noto che le risultanze dei -vari processi m’inducono a credere che è assai più -facile il venir qui ad accusare che a difendere. È -noto: 1º che si ha tendenza a prestare maggior -fede a chi accusa che a chi difende; 2º che le -classi meno elevate dimostrano di possedere in misura -ben ristretta quella qualità che si chiama coraggio -civile e che fa ritenere fra i più sacri doveri -quello di saper difendere a tempo e luogo il proprio -simile, lasciando a parte il timore di conseguenze -spiacevoli». -</p> - -<p> -No, tenente Ponti! Non è il <i>coraggio civile</i> che -mancò alle classi meno elevate. Egli è che i rappresentanti -delle classi più elevate resero assai pericoloso -l’adempimento del proprio dovere. I testimoni -della difesa andavano incontro al pericolo di -essere incriminati, — e si arrestò il Sartori a -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -Firenze perchè l’Avvocato Fiscale dichiarò <i>essersi formato -il convincimento ch’esso mentiva</i> — mentre non -s’incriminarono mai i testimoni dell’accusa anche -quando il mendacio loro era lampante. E poi, a che -pro’ esporsi a questi pericoli? Anche quando in favore -degli accusati vanno a deporre gli uomini -che occupano le più elevate e delicate posizioni sociali, -il risultato non muta: si nega a loro la fede, -che si accorda intera alle guardie di P. S., ai carabinieri, -agli anonimi, alle spie reclutate nei più -bassi fondi sociali. Un’enorme quantità di testimoni -appartenenti alle classi dirigenti depone in Firenze -in favore dell’Avv. Crosti; e Crosti è condannato; -il Comm. Pirelli depone in favore di Turati: Turati -è condannato. L’on. Colombo depone in favore di -De Andreis: De Andreis è condannato. Il capo del -gabinetto del Questore di Napoli depone in favore -di Lamberto Sbarra: Sbarra è condannato. Il capitano -dei carabinieri che ha il servizio politico in -Napoli depone in favore di De Cicco: De Cicco è -condannato. Il tenente colonnello comandante l’arsenale -di Castellammare di Stabia depone in favore -di Scognamiglio: e Scognamiglio viene condannato. -Il Senatore colonnello Siani depone in favore di -Verniero: e Verniero viene condannato.... -</p> - -<p> -A che cosa possono servire i testimoni più -degni di fede quando un sostituto avvocato fiscale -Ricci (processo dei socialisti di Monza, 30 Giugno -e 1 Luglio) dichiara che non sono attendibili i testimoni -tutti, tra i quali il <b>Sottoprefetto di -Monza?</b> c’è di meglio: nell’udienza del 1 Giugno -a Firenze, un maresciallo dei carabinieri afferma -e il fornaio Beccani nega. E il Presidente: <i>non -<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> -esito a credere piuttosto al valoroso maresciallo, che -al Beccani, ch’è un pusillanime!</i> -</p> - -<p> -Non è tutto. Se mancano i testimoni della stessa -accusa, non si manda in libertà l’imputato, ma si -rinvia il processo per supplemento d’istruttoria sino -a tanto che si riesce a condannarlo per un qualsiasi -plausibile motivo. Ciò accadde ad un Raffaele -Esposito in Napoli. -</p> - -<p> -Con processi istruiti con metodi assolutamente -incivili e nella mancanza completa di una vera difesa, -le probabilità in favore di giudizi giusti rimanevano -attaccate al filo sottilissimo delle qualità -personali dei giudici: dovevano supporsi in loro -eccezionalmente sviluppate l’intelligenza e l’equanimità. -</p> - -<p> -In generale, dello sviluppo intellettuale di un individuo -si ha un primo ed importante indizio nel -tatto, nella garbatezza, nel sapere rispettare quelle -che sono le regole del galateo. Questo rispetto imponevasi -specialmente di fronte agli accusati, che -presentavansi innanzi ai Tribunali militari in così -straziante inferiorità. -</p> - -<p> -Usare modi cortesi verso questi poveri inermi -costretti a combattere contro uomini ferrati, era un -dovere più che una generosità; ma anche ogni residuo -di gentilezza venne meno nelle pubbliche -udienze e la brutalità della caserma si mise in evidenza -in tutta la sua bruttura. Si dice che delle -invettive, dei sarcasmi inopportuni, ingenerosi, adoperati -dal colonnello Parvopassu nei primi dibattimenti -davanti il Tribunale militare, si scandalizzarono -anche in alto e gli furono rivolti consigli di temperanza. -Ammansato egli arrivò al processo De-Andreis-Turati, -<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> -nel quale volle dar mostra di gentilezza -col rivolgere a Turati qualche complimento — <i>senza -sarcasmo</i> — egli stesso fu costretto ad aggiungere — sapendo -che non sarebbe stato creduto -sincero. Chi alla brutalità ed alle ingenerosità aggiunse -i tratti del buffone, fu il colonnello Mondino -che credette poter passare alla storia provocando -indecentemente l’ilarità del pubblico nel distribuire -secoli di galera. -</p> - -<p> -Di lui ricostruì la ributtante <i>silhouette</i> il Mocchi -nell’articolo cennato e credo doveroso non insistervi -oltre; aggiungo soltanto, che suscitò la nausea il -Presidente del Tribunale di Milano quando tentò -vilipendere villanamente l’on. Maffi. E che dire di -quel tenente colonnello Giacosa che alla fine della -udienza del 9 agosto, in Firenze, consiglia gli accusati: -<i>se vi vengono tra i piedi socialisti e anarchici, mettete -una mano nell’orologio e l’altra nel portamonete?</i> -</p> - -<p> -In questi processi pei tumulti di Aprile e Maggio -1898 non occorreva soltanto l’ordinaria sapienza giuridica; -ma era indispensabile pure una discreta conoscenza -delle scienze politiche e sociali, senza la quale -non potevansi valutare al giusto i fatti e si dovevano -scorgere dei reati dove tra i popoli civili non se -ne scorge traccia alcuna. Ora, l’ignoranza dei giudici -militari su questo si chiarì sbalorditoria ed indusse -il colonnello Parvopassu a chiedere all’Ing. -Valsecchi cosa s’intendesse dai socialisti per <i>conquista -dei poteri pubblici</i>; a Maffi imputava a delitto — eccitamento -all’odio di classe — il parlare di <i>sane -e pratiche rivendicazioni del proletariato</i>; a Gustavo -Chiesi rimproverasi il discredito gettato sull’esercito -colle sue critiche della campagna d’Africa del 1887; -<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> -e sempre si videro terribili reati nelle frasi: <i>lotta -di classe, leghe di resistenza</i>, ecc., ecc. -</p> - -<p> -Nel campo giuridico, l’ignoranza non era minore; -e preferisco attribuire ad ignoranza certi errori e -certe contraddizioni, che altrimenti si dovrebbero -ascrivere a brutale malvagità. -</p> - -<p> -Egli è così che Romussi, Chiesi e altri giornalisti -vengono condannati come <i>complici</i> nei fatti -che procurarono devastazione e saccheggio, mentre -la stessa sentenza dichiara quei fatti essere avvenuti -indipendentemente dalla loro volontà. Per Valera, -Koulichoff, ecc., manca l’estremo delle pubblicità -necessarie perchè ci sia il reato imputato. Al gruppo -dei giornalisti contumaci, che dovevano rispondere -dei reati contemplati negli art. 246 e 247 si regalarono -sei mesi di più di quelli che loro spettavano. -A Pescetti si danno 10 anni, mentre a Turati e De-Andreis, -per un reato minore, se ne danno dodici. -Rilevo infine, che si distribuirono pene enormi per -reati insussistenti ed anzichè rilevarlo colla parola -calda e dotta dei valorosi avvocati che difesero i -condannati in Cassazione mi piace farlo con quelle -di un modesto difensore militare. -</p> - -<p> -Il tenente Mazza, nell’udienza del 21 Giugno, -in difesa di Valera innanzi al Tribunale militare -di Milano osserva: -</p> - -<p> -«Trovo scritto in un libro, compilato da una -delle menti più eccelse che onorano l’Italia (parlo -dell’illustre Zanardelli e del suo Codice Penale, che -segnò il trionfo del senso morale e della sociologia) -come: «<i>Nessuno possa essere punito per un fatto che -secondo la legge del tempo in cui fu commesso, non -costituiva reato</i>». (Articolo 2) -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> -</p> - -<p> -«Ora, lo stato di assedio coi Tribunali di guerra, -per quanto possa modificare la procedura penale, -per quanto accordi competenza a reati anteriormente -commessi, non potrà mai annullare il dispositivo di -un articolo di legge, facendo considerare reato un -fatto che, secondo la legge del tempo in cui fu -commesso, reato non costituiva. -</p> - -<p> -«E che fatti ora incriminati, sia per articoli -di giornali o discorsi o conferenze pubbliche, non -costituissero reato, lo prova con evidenza l’aver liberamente -concesso ai giornali di circolare senza -sequestro, il non aver mai spiccato contro i direttori, -collaboratori, gerenti e conferenzieri alcun -mandato di arresto o di semplice comparizione. -</p> - -<p> -«Se i miei difesi avessero, come sostiene l’accusa, -commesso delitti contro i poteri dello Stato, -o eccitato a commettere tali delitti, se avessero pubblicamente -istigato a delinquere, o fatto l’apologia -d’un reato, o incitato all’odio fra le classi sociali, -certamente il potere giudiziario sarebbe intervenuto -per reprimere il reato coll’azione penale. -</p> - -<p> -«Ora invece il Regio Procuratore mai intervenne -contro i nostri difesi e la stessa autorità di -P. S., che con i suoi rapporti ha scoperto ora tanto -materiale di accusa, non ha mai provocato dal potere -giudiziario alcun provvedimento. -</p> - -<p> -«Cosa dice adunque codesto non intervento, -se non che discorsi, conferenze, sermoni ed articoli -di giornali, che ora si vogliono incriminare, non -raggiunsero mai gli estremi del reato, e quindi non -si agì a termine di legge, perchè il fatto nel suo -assieme non costituiva reato?» -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> -</p> - -<p> -E non basta condannare per i reati insussistenti; -ma si condanna per i reati che avrebbero potuto -avvenire, nel processo dei socialisti del Circolo di -Chiusi — Firenze, udienza del 13 Giugno — si -accusa l’Avv. Crosti pei <i>disordini che si sarebbero -verificati se il circolo non fosse stato sciolto....</i> -</p> - -<p> -Questo è di una evidenza sorprendente e si -applica alle numerosa categoria dei condannati giornalisti — da -Chiesi, Romussi e Valera a Menzione -e De Cicco. -</p> - -<p> -La stessa sapienza giuridica fa condannare la -povera Maria Marone di Napoli a 12 anni di reclusione -come <i>complice</i> dello studente Cupola, suo -amante, che si seppe difendere da sè e che perciò -venne assolto!<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a> -</p> - -<p> -Questa ignoranza crassa può spiegare certe -sentenze davvero draconiane: 7 anni ad una donna -per essersi trovata a capo di una innocua dimostrazione -di donne; 100 anni di reclusione a 60 -persone accusate di avere incendiato un carrozzone -di tram in Milano; 2 anni a chi affrettossi a portare -nei casotti i fucili abbandonati dalle guardie -daziarie di Resina — ebbe pure le lodi del Presidente! — 20, -22, 25 e 30 mesi di reclusione a -<i>quattro</i> imputati di avere dato <i>una</i> sola bastonata -ad un agente della forza pubblica in Casoria... -</p> - -<p> -Quattro anni di reclusione ebbe il Trinci per -avere scagliato dei sassi innocui in Firenze.... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -</p> - -<p> -È chiaro: i Tribunali di guerra, in quanto a -somministrazione di pene, adottarono questa savia -massima: <i>melius est abundare quam deficere!</i> -</p> - -<p> -Ed abbondano anche contro il parere dell’accusa: -a Firenze l’Avv. Fiscale Gavino Ricci domandò -sei mesi di detenzione contro Del Buono ed un -anno contro Ciotti; il Tribunale ne dette quattro -anni e due mesi a quest’ultimo, otto mesi al -primo. -</p> - -<p> -Tanta severità viene compensata dalle imparzialità!.. -Imparziali sempre i giudici militari passano -sopra alla parola del Re e condannano gli amnistiati, -i contumaci, i pazzi, gli ubbriachi. Sui reati del -borbonico Menzione passano sopra due amnistie e la -pena scontata, ma il Tribunale di guerra cancella tutto -e condanna. I contumaci erano stati risparmiati sotto -Francesco Crispi, che non si lasciò smuovere dallo -scrupolo insolito pel rispetto alla legge da chi avvertivalo -che sfuggiva alla lontana una grossa -preda: Cipriani (<i>Don Chisciotte</i>, N. 208 del 1898); -ma furono inesorabilmente condannati nell’anno di -grazia 1898. I pazzi furono ritenuti sempre irresponsabili; -ma il Tribunale militare di Milano scrive -un nuovo capitolo di psichiatrica, e pei fatti di Seregno -condanna un Confalonieri il cui solo testimone -di accusa — il maresciallo dei carabinieri — lo -dichiara pazzo; e condanna Zoppini per avere gridato -il <i>19 Maggio</i> nel corso Vercelli: <i>Viva il socialismo! -Viva l’anarchia!</i> La sola data del reato -bastava ad assodare lo squilibrio mentale; lo dichiararono -irresponsabile tre periti medici; ma -Zoppini viene condannato, benchè sia stato <i>diciannove -volte</i> al manicomio! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> -</p> - -<p> -Si può immaginare se trovarono grazia gli ubbriachi: -un De Ambrogi venne condannato per avere -emesso non so qual grido sovversivo dopo essere -stato per sette ore continuo all’osteria... e per avere -gridato: <i>vorrei avere tanta...</i> <i>carta</i> <i>da dare fuoco -a tutto il mondo!</i> -</p> - -<p> -Pietà non si ha se non per coloro che nei processi -del mezzogiorno risultarono all’evidenza istigatori -e promotori dei disordini per gare municipali: -nessuno di loro fu condannato. Erano cavalieri, -commendatori, uomini <i>d’ordine</i>, che a data ora davano -la caccia ai sovversivi e meritarono tutti i -riguardi. Nessuno sospettò in questa pietà l’influenza -del pregiudizio o dell’interesse di classe! -</p> - -<p> -E se a Milano si condanna Don Albertario, -trovano pietà i preti in Firenze, dove vengono assolti -tutti quelli del 25 giugno per accuse che -avrebbero procurato anni ed anni di reclusione ai -socialisti. -</p> - -<p> -Con processi istruiti nel modo che abbiamo visto, -senza difesa, coi criteri, colla sapienza e colla imparzialità -dei giudici che ci sono noti: i Tribunali di -Milano distribuirono anni 1390, mesi 3 e giorni 2 -di reclusione; anni 90, mesi 1 e giorni 6 di detenzione; -anni 307 di sorveglianza e L. 33,952 di multa -a 688 imputati — dei quali 17 donne e molti minorenni. -A Napoli vennero condannati 812 individui — tra -i quali molte donne e molti minorenni — a -624 anni, 11 mesi e 21 giorni di reclusione e detenzione; -80 anni e 6 mesi di sorveglianza e -L. 50,927 di multa. Le condanne più gravi furono -quelle del Tribunale di Firenze pei fatti di Figline: -un Pampoloni ebbe 27 anni di galera; Fabbricanti -<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> -e Giani 25, Musuai 24, Laperini, Borghesi e Gabrielli -22, Coloni 20, ecc., ecc.<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a> Questa statistica è -veramente paurosa e fa temere che i Tribunali di -guerra abbiano sparso copiosamente seme di odio; -ed è un giornale conservatore, cui non sfugge la -realtà, a pensare che le condanne degli uomini -politici e dei giornalisti di Milano ha avuto tutto -il carattere di una <i>vendetta</i>, più che di un severo -atto di giustizia. (<i>Mattino</i> 19 Agosto 1898). -</p> - -<p> -Se la vendetta e l’odio seminati possano produrre -la pace o l’amore non so; auguriamoci che -l’avvenire sia migliore di quello intravvisto e temuto. -Per ora concludiamo col senatore e colonnello -Siani: coi Tribunali di guerra si sono avute condanne -feroci; <i>feroci sino al ridicolo!</i> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> -</p> - -<p> -L’illegittimità dei Tribunali militari, le basi -delle accuse, la mancanza della difesa, l’ignoranza -dei giudici — il tutto coronato da questa <i>ferocia -sino al ridicolo</i> nelle pene, spiegano come e perchè -il movimento in favore dell’amnistia si accentui e -divenga una valanga irresistibile che schiaccierà -coloro che vogliono arrestarla: valanga a cui hanno -portato il loro contributo tutti i partiti e tutte le -classi sociali. E si vuole l’amnistia, nel senso di -giustizia riparatrice, perchè nei condannati si riconoscono -delle vittime, non dei delinquenti — nè -politici, nè comuni. Di grazia, di perdono hanno -bisogno soltanto i giudici. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -</p> - -<h2 id="cap10">X. -<span class="smaller">LA CONDANNA DELLE IDEE</span></h2> -</div> - -<p> -Avvenne dei processi svoltisi innanzi ai Tribunali -Militari ciò ch’era avvenuto pei tumulti: -l’attenzione del pubblico concentrossi a Milano. -</p> - -<p> -Quasi tutte le udienze del Tribunale di guerra -consacrate ai tumultuanti di Maggio ebbero la loro -speciale importanza in quanto che somministrarono -gli elementi migliori pel retto giudizio sull’indole -vera dei moti; la sintesi sui vari elementi, poi, si -desume chiara e completa dei due processi dei <i>giornalisti</i> -e dei <i>deputati</i>, come vennero denominati. -</p> - -<p> -La qualità degli accusati e la natura dei reati -che vennero loro imputati spiegano il fenomeno e -danno ragione del vivo interesse col quale gl’italiani -ne seguirono lo svolgimento. Allora venne in -discussione esplicitamente il <i>complotto</i>. -</p> - -<p> -È chiaro: se si fosse provato che le sommosse -della primavera del 1898 furono la conseguenza -della preesistente organizzazione e della decisa determinazione -di un partito per provocarli e riuscire -<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> -ad una rivoluzione, la gravità delle prime sarebbe -stata enorme ed avrebbe potuto giustificare sino -ad un certo punto l’allarme delle classi dirigenti e -dei conservatori e l’azione spiegata dai governo. -Ma la dimostrazione mancò completamente. -</p> - -<p> -Nei moti del mezzogiorno non si tentò neppure -di accennare alla esistenza di un complotto, tanto -essi furono improvvisi, disordinati, apolitici. Se ne -parla in Toscana. Ma a Firenze dove avrebbe dovuto -farsi più palese, il complotto fu escluso quando -più la paura spingeva alle esagerazioni, anche sincere, -dall’organo massimo dei conservatori: dalla -Nazione. L’importanza e la natura reale dei tumulti, -quando più viva era l’impressione dai medesimi -suscitata, può dedursi dai seguenti brani, che -tolgo da quel giornale: «Dopo il giorno 6 Maggio, -non una mosca venne molestata; nessun disordine -fu segnalato dentro le mura cittadine; <i>e nemmeno -nel giorno sei nessun disordine sarebbe accaduto... -se si fosse operato in altro modo... Questi fatti -dolorosi non si sarebbero certo prodotti se, mentre -si era esagerato l’allarme con la ingiunzione di -chiudere le botteghe e dopo aver fatto uscire la -truppa, quando meno ve n’era bisogno, non si -fosse abbandonata la Piazza Vittorio Emanuele, -lasciando rinchiusi, poco lontani, interi battaglioni -di truppa</i>». -</p> - -<p> -Così la <i>Nazione</i> del giorno 7 Maggio, che rincalzava -il 9: «<i>Il panico fu superiore ai fatti -avvenuti</i>. Giornali esteri e, sopratutto i giornali -di certe regioni, che hanno interesse a far concorrenza -a Firenze, diffondono le notizie più esagerate. — <i>Ed -è obbligo delle autorità il farle smentire</i>». -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -</p> - -<p> -Ci fu tanto il complotto, che l’avvocato Fiscale, -per i caporioni arrestati a Firenze, chiese il massimo -di un anno<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a>. -</p> - -<p> -E nel processo di Figline, che fu seguito, come -sappiamo, dalle più severe condanne, la stessa -sentenza ammette l’influenza della propaganda dei -partiti sovversivi, ma esclude l’associazione a delinquere -ed il complotto. -</p> - -<p> -Per Milano, siccome nei tumulti escludevasi -l’azione determinante del disagio economico, così -potè sorgere spontaneo e sincero il sospetto della -cospirazione e dei motivi politici tanto nella stampa -locale quanto in quella del resto del regno. Il sospetto -divenne certezza per gli organi conservatori -e reazionari. -</p> - -<p> -Il <i>Corriere della Sera</i>, in prima pagina, all’indomani -dei fatti del 7 scriveva: «La questione del -pane è passata in seconda linea, anzi qui non vi -fu mai. Essa servì di pretesto agli <i>organizzatori -dei disordini</i> per ispingere giovani incoscienti, -operai mal consigliati, donne, ragazzi ad eccessi -che a Milano non si sarebbero mai creduti possibili». -Meglio informato e più equanime, il -cronista in seconda pagina spiega e corregge, ed -augurandosi che i rivoltosi dalle misure prese vengano -distolti da nuovi pazzi tentativi, soggiunge: -«Ce lo fa sperare <i>la mancanza di direzione e di -organizzazione nella sommossa</i>. I conflitti avvenuti -ieri non indicano da parte dei tumultuanti, <i>nessun -<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> -disegno prestabilito. Le barricate furono improvvisate -senza un concetto tattico e furono abbandonate</i> -<b>senza essere difese</b>. Salvo pochi -revolvers, <b>non si videro armi da fuoco</b> -<i>in possesso degli assalitori</i>(?). <i>Nè si videro materie -esplosive. Le colluttazioni avvennero alla spicciolata.... -Non si nominano capi che dirigono la -sommossa. Non si vedono proclami che diano una -direttiva al movimento.</i> <b>Non si ode un grido -che abbia un significato qualunque e -che accenni ad una meta</b>». (N. 125). -</p> - -<p> -Questa la verità che non teme smentita. C’è -voluto tutto l’accecamento partigiano della <i>Perseveranza</i> -per affermare: «Il movimento del 7 ebbe -un carattere rivoluzionario spiccato. La sommossa -scoppiò in varî punti della città simultaneamente. -<i>I fatti si svolsero facendo credere</i> <b>ad un grandioso -piano prestabilito di rivoluzione, -di saccheggio, di devastazione</b>». (Numero -del giorno 8 Maggio). E il giorno 9 insiste -accusando i repubblicani come autori principali, -che trascinarono i socialisti. E la stolta accusa ripete -il giorno 12 — quando erano noti tutti i -dettagli, quando essa stessa sentivasi umiliata della -<i>breccia dei Cappuccini</i>! — parlando dell’accordo -dei repubblicani cogli anarchici, coll’imbeccata che -i rivoltosi ricevevano dalla vicina Svizzera, in cui -<i>risiedeva la mente direttrice</i>(?), <i>lo stato maggiore -del partito</i>(?), del complotto ordito dai repubblicani -e secondato dai socialisti senza entusiasmo, della -distribuzione di rivoltelle fatta dai repubblicani, ecc., -ecc. E tutte queste menzogne le dava come <b>notizie -precise</b> <i>ricevute da fonte attendibile circa la -<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> -preparazione e l’organizzazione della rivolta</i>, <b>che troveranno -la conferma nelle risultanze -del procedimento penale....</b><a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a>. -</p> - -<p> -In questa criminosa aberrazione, la <i>Perseveranza</i> -ebbe complici la Questura e l’accusa. L’identità -assoluta del linguaggio autorizza ad ammettere che -gli articoli del giornale conservatore, i rapporti -del Questore Minozzi e degli altri delegati, gli atti -di accusa le requisitorie degli Avvocati fiscali e -il rapporto Bava Beccaris abbiano la stessa origine. -A tutti le risultanze del procedimento penale inflissero -la più clamorosa smentita, la più vergognosa -umiliazione. Il Tribunale di guerra, infatti, -escluse esplicitamente il complotto in entrambi i -processi. -</p> - -<p> -E per quanto quei giudici si siano mostrati -sempre ingiustificatamente severi, il complotto non -avrebbero potuto ammetterlo senza coprirsi di disonore. -Non potevano e non dovevano prestar fede -al complotto di casa Ceretti; non a quello presso -la redazione dell’<i>Italia del Popolo</i> — dove sedeva -il Comitato <i>pro-repubblica</i> che comprendeva il monarchico -Valentini; — non all’antico accordo tra -repubblicani, socialisti e anarchici, smentito da una -serie interminabile di lotte e il cui solo sospetto -avrebbe fatto ritornare anti-socialista Edmondo De -<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> -Amicis. Nè potevano prendere sul serio la bandiera... -di <i>carta</i> dell’<i>anarchico</i> Callegari sulla quale era -scritto... <i>Evviva la repubblica!</i> -</p> - -<p> -Meno ancora le contraddizioni di un disgraziato -Avvocato fiscale Torre, che pei fatti del 6 Maggio, -mentre afferma l’<i>organizzazione di un vero e proprio -moto rivoluzionario</i>, negli accusati non trova che -<i>fannulloni, i quali si sono messi nella dimostrazione -per fare del chiasso</i>: fannulloni ai quali fa regalare -sette anni di reclusione! -</p> - -<p> -È innegabile: il Tribunale di guerra, escludendo -il complotto, più che fare atto di giustizia, provvide -alla propria dignità<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -</p> - -<p> -Sfumato questo umoristico complotto, che non -ebbe capi, armi, programma, nè bandiera, e mancata -completamente la dimostrazione della partecipazione -ai tumulti dei giornalisti e dei deputati, non si -riesce assolutamente a comprendere per quale titolo -essi vennero condannati. -</p> - -<p> -I motivi della condanna sfuggono ad ogni ricerca; -ond’è che l’onor. Barzilai afferma essere -entrato nell’aula dei Tribunali di guerra il simbolismo -ibseniano, che fa scorgere in Turati, in De -Andreis, negli altri accusati, dei simboli, delle personificazioni -dei partiti ribelli. Altri chiama <i>metaforici</i> -i reati attribuiti agli accusati e <i>allegorici</i> i -processi; nei quali, con fantasia ariostesca, ai verbi -<i>parlare, dire, scrivere, professare</i>... accompagnati ora -da una ed ora da un’altra espressione avverbiale, -<i>come parlare con sarcasmo, parlare in modo sospetto, -<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> -professare apertamente delle idee, scrivere articoli sui -giornali</i> — si attribuisce una speciale efficienza -criminosa, quasi che le parole si possano tramutare -in <i>bombe</i>, i discorsi in <i>tumulti</i>, le idee e gli articoli -in <i>corpi armati</i>, ecc.! -</p> - -<p> -Si sa, però, che non furono allegoriche o metaforiche -le condanne! -</p> - -<p> -È bene aggiungere — e lo rilevò l’Impallomeni -nel ricorso in Cassazione — che per Turati, oltre -la <i>capacità a delinquere</i> — non quella di Chauvet — riconosciuta -in tutti e tramutata con un giuoco di -bussolotti in <i>reato commesso</i>, come notò il Barzilai, -c’era qualche cosa di più concreto, che accennava -ad un fatto: egli il giorno sei <i>raccomandò la calma</i> -in modo non giudicato ortodosso; e parlò coll’avvocato -Cavalla in modo da <i>potere</i> essere sentito dai -rivoltosi.... -</p> - -<p> -Ben gli stia la condanna! Perchè andare ad -esporre la vita per raccomandare la calma? Se -qualche parola non fu ortodossa però, il Tribunale -riconobbe che le intenzioni erano corrette: disse -esplicitamente, infatti, <i>che i capi socialisti e repubblicani, -i tumulti non li volevano</i>. -</p> - -<p> -Non insistendo più oltre su queste sentenze del -Tribunale di Milano, i cui considerando Barzilai -li chiama degni della Papuasia, e smettendo ogni -ironia, si può riassumere l’opera tutta di questa -magistratura eccezionale, non consentita dallo Statuto, -in questo giudizio: essa non ebbe che uno -scopo: la persecuzione e la condanna del pensiero, -delle idee, della legittima e pacifica propaganda. -</p> - -<p> -Che sia stato questo il fermissimo proponimento -dei Tribunali Militari appare chiaro, lampante dalla -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -motivazione della sentenza contro i giornalisti: -«l’opera di Chiesi e di Romussi, repubblicano il -primo e radicale il secondo, <i>nella quale si mantennero -sino alla soppressione dei loro giornali</i>, costituisce -il fatto <b>materiale</b>(?) diretto a suscitare la -guerra civile, <i>sebbene ciò non fosse in quel momenti -da essi desiderato e sia avvenuto per causa indipendente -dalla loro volontà</i>».<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a> -</p> - -<p> -I motivi generici e specifici di responsabilità -di Turati e di De Andreis sono identici: s’imputano -all’uno gli articoli del 1896, l’<i>Inno dei lavoratori</i>, -ecc.; e all’altro le opinioni repubblicane, la costituzione -di circoli e i discorsi repubblicani... La prova -<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> -delle prove, infine, la ritrovano nelle parole, <i>interpretate</i> -loiolescamente, che Turati e De Andreis -pronunziarono imprudentemente, — quando il loro -animo era abbeverato di amarezza, quando l’indignazione -avrebbe eccitato gli uomini più miti e -più teneri delle istituzioni! — alla presenza di un -ufficiale e di un avvocato Cavalla, che si fece un -merito nel denunziarle. -</p> - -<p> -Questa persecuzione e condanna del pensiero, -delle idee, della propaganda pacifica ch’era negli -intendimenti dei Tribunali di guerra, armonizza -perfettamente colla corrente psicologica degli avvocati -fiscali e delle Regie questure. Queste ultime -trovarono un’aggravante nella stessa temperanza del -<i>Secolo</i>; perchè con questa temperanza, disse un testimonio -poliziotto, riusciva meglio a fare breccia -negli animi<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a> mentre il Tribunale non può menar -buona a Don Albertario la <i>fine ironia</i> adoperata nei -suoi articoli.... -</p> - -<p> -In una <i>nota</i> precedente e in altre pagine furono -rilevate le accuse sbalorditone scagliate dalle questure -del regno agli imputati, nelle quali si parla -sempre di <i>opuscoli</i>, di <i>discorsi</i> sovversivi — mai -incriminati per lo passato — più specificatamente -si rimprovera al De Cicco in Napoli di ricevere e -leggere riviste e giornali repubblicani e socialisti; -nei certificati rilasciati dalle autorità si rileva spesso -la morale buona, ma <i>cattiva la condotta politica</i>; -l’avvocato fiscale recede dell’accusa contro Zavattari -<i>benchè</i> repubblicano; il rapporto della questura -<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> -per Valera confessa che non fu <i>possibile aver dati -positivi per credere che esso abbia preso parte attiva -ai tumulti</i> (pag. 217) ma viene condannato lo stesso -per le sue opinioni. Ma perchè cercare elementi ed -indizi per assodare questa determinata e voluta -persecuzione contro il pensiero? -</p> - -<p> -È il colonnello Parvopassu, che — sapendo di -non avere <i>fatti</i> a disposizione per condannare — in -uno scatto imprudente, volto a Turati esclama; -<i>le vostre idee sono criminose!</i> -</p> - -<p> -Tanto criminose, che non gli consente quella -libertà di esporle che il Tribunale Militare di Palermo -concesse nel 1894 a De Felice e Barbato... -</p> - -<p> -Chi può negare il progresso compiuto in quattro -anni? In Italia non si cammina, si galoppa sulla -via della reazione... -</p> - -<p> -Dichiarare criminose le idee; processare il pensiero; -condannare la pacifica e legittima propaganda...! -Ma per impedire tutto ciò che ritenevasi -mostruoso, per acquistare la libertà delle idee, del -pensiero, della propaganda, migliaia di martiri lasciarono -la testa sul patibolo o gemettero per anni -ed anni nelle galere del Piemonte, dell’Austria, del -Papa, del Borbone: per conquistare tanta libertà, -l’Italia fece cento insurrezioni e parecchie sanguinose -rivoluzioni che costarono la vita a migliaia dei -suoi figli! -</p> - -<p> -Il gretto e prosaico materialismo contemporaneo -risponde a queste evocazioni liriche con una sdegnosa -scrollatina di spalle indicante il nessun conto -in cui devono tenersi questi ricordi oramai troppo -antichi, stantii. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> -</p> - -<p> -Ebbene, questa incoercibilità del pensiero, questa -legittimità della propaganda delle idee hanno in -favore la parola indiscutibilmente autorevole di -un contemporaneo: di Giuseppe Zanardelli, in nome -del cui Codice Penale si processa e si condanna<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>. -</p> - -<p> -Se Zanardelli appare un dottrinario liberale, si -rievochi la memoria di un conservatore autoritario, -quella di Silvio Spaventa, che non solo la libertà -delle idee voleva piena ed intera, ma anche quella -di riunione e di associazione<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a>. -</p> - -<p> -Ad ogni modo confortiamoci. Contro le aberrazioni -di Tribunali, i cui giudici educati nella caserma -ignorano il diritto, la storia, la politica, la -scienza sociale, c’è il correttivo: c’è la suprema -Corte di Cassazione di Roma — la cittadella del -diritto, la magistratura <i>istituita per mantenere la -esatta osservanza delle leggi</i><a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> -</p> - -<p> -Vero è che il supremo magistrato nel 1894 dette -uno strappo allo articolo dell’ordinamento giudiziario, -che assegnavale l’altissima funzione di mantenere -la esatta osservanza delle leggi, rinunziando -a conoscere delle illegalità dello Stato di assedio e -dei Tribunali Militari; ma si poteva vivere sicuri che -le sentenze dei Tribunali militari, che colpirono le -idee, le opinioni, la propaganda pacifica sarebbero -state annullate e avrebbero condotto alla liberazione -dei cittadini ingiustamente condannati. Ci si poteva -contare, perchè la Cassazione nel 1894 — nelle -cause Fiorenza e Molinari — aveva proclamato costituire -violazione di competenza, sindacabile in -Cassazione: -</p> - -<p> -I. il qualificare <i>eccitamento alla guerra civile</i> -un semplice danneggiamento, un tumulto, ecc. -</p> - -<p> -II. il qualificare come <i>fatti diretti ad eccitare -la guerra civile</i> le semplici conferenze, le lettere, -gli articoli di giornali, ecc. -</p> - -<p> -III. il ritenere in <i>rapporto immediato di causalità</i> -con gli avvenimenti, che provocarono lo stato -di assedio, le conferenze (tenute anteriormente ad -essi) nelle quali non si uscì dal campo degli incitamenti -a semplici parole ed in cui non si presero -accordi o determinazioni per compiere i fatti criminosi -poi consumati. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> -</p> - -<p> -Non è chiaro che colle massime riconosciute -dalla Cassazione nel 1894 la condanna dei giornalisti -e dei deputati nel 1898 è ingiusta e sarà cassata? -È chiaro come la luce del sole; ma non è -utile nel momento storico che attraversiamo e la -Cassazione mettendosi in armonia coi tempi e cogli -uomini che ci governano, ripudia le massime solennemente -promulgate e conferma la sentenza contro la -libertà del pensiero e contro la legittimità della -propaganda<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a>. Da questa minima <i>capitis diminutio</i> -alla massima che si ebbe nel 1894, la decollazione -della giustizia è compiuta!<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a> -</p> - -<p> -Commentando quest’ultima sentenza della Suprema -Corte di Cassazione di Roma, un giornale -amaramente conclude: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> -</p> - -<p> -«A noi pare che i giudici della Corte abbiano -fatto opera meritevole di elogio per parte d’ogni -buon patriota. Essi hanno conferito valore al concetto -unitario». -</p> - -<p> -«L’unità politica fu conseguita nel 70. -</p> - -<p> -«L’unità morale è posteriore; è dovuta a uomini -di grande pregio, non ultimi il Depretis, il -Crispi e il Rudinì; i settentrionali passarono ai -meridionali il contagio delle speculazioni; questi -insegnarono a quelli il modo di reprimere con -energia (<i>vulgo</i> violenza) i tumulti delle folle: per -questa via si ebbe l’unità. Ora si aggiunge, terza, -l’unità della giustizia. -</p> - -<p> -«Alcuni (i sobillatori non mancano mai) andavano -bucinando che, oltre la giustizia militare, una -ve ne fosse, detta, non si sa perchè, civile. Tentavano -portare una divisione nel campo della giustizia: -una specie di lotta di classe con annesso eccitamento, -ecc., ecc. -</p> - -<p> -«Ma i giudici della Corte suprema, con pensiero -altamente patriottico, han voluto significare -con la sentenza d’oggi che la giustizia in Italia -è unica ed uniforme. Gli antichi dettaron la massima: -<i>cedant arma togae</i>; massima da baggei; noi -siam gente moderna, e noi non ci sappiam figurare la -giustizia se non armata di spada. -</p> - -<p> -«Concludendo, l’Italia ora può dirsi compiuta. -Ha l’unità politica, l’unità morale e l’unità giuridico-militare. -Non è ancor perfetta l’unità tributaria, -troppe essendo le disuguaglianze tra cittadino e -cittadino: ma per la perequazione della miseria sta -provvedendo alacremente l’agente delle tasse». -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> -</p> - -<p> -In questa conclusione sull’unità giuridico-militare -raggiunta, c’è da fare una correzione: essa non -data dal 1898; pur troppo e più antica! -</p> - -<p> -Le pietre miliari della decadenza della Magistratura -cosidetta civile sono innumerevoli: dal -processo Lobbia al processo Tanlongo; dalla impunità -assicurata ai grandi ladri delle ferrovie a -quella accordata agli assassini di Frezzi, di Donati, -di Castellano, di Siculiana. Questa magistratura -<i>civile</i>, che non ebbe viscere per trovare un -responsabile della catastrofe della miniera Virdilio-Mintinella -e per assegnare un misero compenso alle -desolate famiglie degli ottanta minatori che vi lasciarono -la vita; questa magistratura, che non trova -modo di colpire i ministri delinquenti; questa magistratura -che <i>delicatamente</i> avverte prima delle perquisizioni -da fare se i presunti rei.... sono monarchici<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a> — oh! -questa magistratura <i>civile</i>, e -sopratutto umana, trova tutta la sua energia e -tutta la sua severità per processare e punire i -disgraziati, che rubarono per fame: essa processa -e condanna in Torino Margherita Giustetto -<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> -per essersi <i>impossessata, per trarne profitto, di un -chilogramma di frumento del valore di</i> <b>centesimi -venti...</b> processa e condanna in Roma <i>un ragazzo -a quattro mesi di reclusione per avere rubato quattro -grappoli di uva!</i><a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> -</p> - -<p> -Questa magistratura <i>civile</i> ha voluto mostrarsi -all’<i>altezza</i> della giustizia militare; perciò essa, che -in un momento di <i>aberrazione</i> aveva assolto in Tribunale -Barbato, lo condanna nella Corte di Appello -di Palermo. E perchè da un estremo all’altro del -Regno l’<i>unità</i> sia completa e incrollabile, la Corte -di Appello di Milano respinge il ricorso dei contumaci -facendo fare un passo tanto gigantesco al -giure, da espellerlo dalle aule sacre alla giustizia -affermando «che le sentenze essendo state pronunziate -per <b>esempio</b> non possono venire modificate!» -</p> - -<p> -E dicano gl’italiani se non è santa l’indignazione -del deputato Lucchini, <b>membro della Cassazione -di Roma</b>, che vede la magistratura -compromessa in <i>uffici più o meno politici e</i> <b>polizieschi</b> -e che nei giudizi in discorso scorge <i>la -rovina della legge, delle istituzioni e dei principî di -ordine e di autorità</i>. Della libertà non parla perchè, -egli dice, non conta più nulla!<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a> -</p> - -<p> -Non pel desiderio di chiudere questa dolorosa -narrazione con delle frasi sensazionali, per amore -di rettoricume da cui rifuggo, adunque, ma perchè -le parole del poeta corrispondono rigorosamente -alla realtà dei fatti, torno a ripetere con Rapisardi -che «passa terribile per la notte» la giustizia, di -cui sghignazza la turba; e passa la giustizia -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«C’ha il cervel nella borsa e l’anima nell’epa,</p> -<p class="i01">Che al boia dice: salve; ed al povero: crepa;</p> -<p class="i01">Ch’erto sul banco traffica l’opra, le forze, il sangue,</p> -<p class="i01">L’onor d’una cenciosa plebe che stenta e langue,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span></p> -<p class="i01">E scannando se stessa i suoi tiranni impolpa,</p> -<p class="i01">D’un formicaio umano, cui la miseria è colpa.</p> -<p class="i01">La sventura destino, il lamento delitto,</p> -<p class="i01">Un patibol la vita ove Dio l’ha conflitto,</p> -<p class="i01">L’error pane dell’anima, un tranello l’inferno</p> -<p class="i01">La speranza una frode, la giustizia uno scorno...»</p> -</div></div> - -<p> -Il poeta si rinfranca perchè sente imminente -l’arrivo di un’altra giustizia che vince, passa, impugnando -la scure di acciaio, squassando la face -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«E dal sommo d’un monte, dritta in faccia all’aurora</p> -<p class="i01">Grida con bronzea voce di mille tuoni: È l’ora!<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a></p> -</div></div> - -<p> -È l’ora? Lo pensa, lo spera forse, il vate; e -bisogna lasciargli questa illusione. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> -</p> - -<h2 id="cap11">XI. -<span class="smaller">LE CAUSE ECONOMICHE DEI TUMULTI</span></h2> -</div> - -<p> -I giudici più benevoli dei governanti italiani, -i cittadini che non sono complici o comunque -interessati nella repressione, riconoscono che nell’ultima, -ancor prima che si tramutasse in confessata -reazione, vi fu eccesso di difesa. Pochi hanno formulato -questa colpa del governo italiano con tanta -precisione quanto l’on. Galimberti, la cui opinione -non è sospetta perchè anche lui è uomo di ordine -come vogliono essere chiamati i nostri monarchici. -Egli, trattando della <i>vera responsabilità</i>, riconosce -che essa sta nell’eccesso della repressione — specialmente -a Milano, dove fu adoperato il cannone -contro gli inermi. «Contro gl’inermi il cannone! -egli continua. Ecco la colpa di tutti i governi -deboli, francesi e spagnuoli, da che si dettero le -costituzioni: aver adoperato le armi da fuoco -contro gl’inermi... Chi si è assimilato la vita -inglese, sa molto bene che le dimostrazioni in -<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> -Inghilterra assumono proporzioni maggiori che da -noi. Si dicono e rimangono infatti dimostrazioni -pacifiche solo perchè il governo si guarda bene -dal provocare la rivoluzione adoperando le armi -da fuoco. Esagerare i movimenti popolari, cambiare -le dimostrazioni in tumulti, per mezzo di -agenti provocatori, e i tumulti in rivoluzioni per -mezzo di cannonate contro castelli in aria, è anche -rivelazione d’insipienza politica». -</p> - -<p> -Così scrive saviamente e onestamente un ex -sottosegretario di Stato e non c’è da aggiungere -che questo corollario: chi commette un eccesso di -difesa è colpevole in diritto privato e merita una -condanna — anche lieve. Non può essere diversamente -in politica, dove dal diritto privato, male a -proposito, è stato trasportato il principio della legittima -difesa<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a>. In Italia, nell’anno 1898 — in -altri tempi le cose procedevano diversamente: lo -vedremo — ai colpevoli anzichè pena toccò in sorte -l’apoteosi: l’abbiamo visto. Di più: gli strumenti -principali dell’eccesso di difesa, i militari, furono -chiamati a giudicare le vittime! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> -</p> - -<p> -Era possibile, era umano supporre, che essi sarebbero -stati imparziali nella causa propria? -</p> - -<p> -Intanto, per assurda ipotesi, si conceda che non -ci sia stata sproporzione tra i tumulti e la repressione; -che non ci sia stato l’eccesso di difesa esplicitamente -ammesso dal Galimberti. Accettata questa -ipotesi, sorge il dovere di un’altra disanima: perchè -gl’italiani si abbandonarono alla sommossa? -</p> - -<p> -In nome del diritto della difesa dello Stato si -può ammettere che i rivoltosi, i tumultuanti siano -anche impiccati; ma più che nel nome della giustizia, -in quello della sapienza politica e della vera -ragione di Stato, bisogna ricercare quali furono le -cause che spinsero i cittadini al tumulto, o alla -rivolta. -</p> - -<p> -Questa indispensabile ricerca causale ha doppio -interesse: 1.º assegna la vera responsabilità — massime -in coloro, che col loro mal governo resero -fatale la ribellione; 2.º provvede per lo avvenire: -uomini veramente di Stato, infatti, non si contenteranno -del ristabilimento momentaneo dell’ordine -materiale, ma penseranno ad eliminare le cause -che provocarono i tumulti, affinchè questi non si -riproducano a scadenza più o meno lontana. Poichè, -come ha riconosciuto un pubblicista dei più devoti -alle istituzioni, «le cause delle ribellioni non sono -mai negli uomini, ma nelle <i>cose</i>; e ogni provvedimento, -giudiziario o di polizia, contro gli uomini, -non serve a nulla, finchè le cose restino dopo, quali -erano prima degli avvenimenti» (<span class="smcap">Rastignac</span>). -</p> - -<p> -La causa occasionale degli ultimi dolorosi avvenimenti -è nota: il rincaro fortissimo del prezzo -del pane. Questo fenomeno, però, non fu che la -<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> -scintilla, la quale dette fuoco alle mine preparate -e pronte. -</p> - -<p> -La causa occasionale, del resto, in sè e da per -sè era bastevole a produrre i più gravi perturbamenti; -poichè il caro del pane fu davvero straordinario: -arrivò a 54 centesimi il chilogramma a -Soresina; da 50 a 60 in Napoli. L’efficienza di -questo prezzo elevatissimo del principale alimento -degli italiani — alimento quasi esclusivo nelle -masse del mezzogiorno — potrà valutarsi al giusto -ponendo mente a queste circostanze: 1.º salari bassi; -2.º disoccupazione prevalente; 3.º consumo del pane -scarsissimo, anche prima del suo rincaro. Nel 1895 il -consumo giornaliero del grano era in Italia di grammi -330 per abitante, mentre elevavasi a grammi 533 in -Francia<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a>. Figuriamoci se non si doveva trattare -di vera fame nel 1898 quando il prezzo del pane -venne raddoppiato! -</p> - -<p> -Ma se il pane divenne carissimo in Italia, perchè -prendersela col governo e coi municipi? Le -folle furono guidate dall’intuito, che non le ingannò: -le imposte dirette ed indirette di ogni genere -che governo e municipi fanno gravare su di -un quintale di pane, rappresentano il 42,85% del -suo prezzo totale. (<span class="smcap">Fioretti</span>). -</p> - -<p> -Nè si dica che questo abbandonarsi ai tumulti -ed alle sommosse per il prezzo e per la scarsezza del -<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> -pane, cui si riduce nella sua più semplice e genuina -espressione il disagio economico, sia propria caratteristica -degli italiani: i famosi anglo-sassoni subiscono -la stessa influenza ed agiscono alla stessa -guisa degli italiani quando stanno male economicamente. -Uno dei protagonisti del <i>cartismo</i>, lo Stephens, -diceva che il movimento non fu solo politico, -ma fu sopratutto una <i>quistione di forchetta e -coltello</i>. E più di recente, celebrandosi il 60.º anniversario -del regno di Vittoria, un altro scrittore -constatava: «John Bull al verde è il più persistente -dei malcontenti e svolge principi politici — ma -sempre con un occhio volto agli affari -futuri. Ma quando è sazio di carne e di birra, -ha poche idee e la sua soddisfazione è completa.»<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a>. -</p> - -<p> -Altri, riferendosi a questi avvenimenti del 1898 -esclusivi dell’Italia, giustamente osserva: il nostro -paese è assai sciagurato, è il solo in cui fenomeni -economici comuni a tutta Europa abbiano una ripercussione -così terribile; altrove, mali come questi -si sopportano e si tollerano: da noi divengono insopportabili -e intollerabili e provocano alla disperazione. -Una crisi economica genera subito qui una -grande miseria e la miseria genera un movimento -tumultuario e folle che lungi dal diminuire il male, -lo fa più acuto e lo aggrava di mille doppi; quale -speranza di posare, di respirare, di risorgere possono -nutrire regioni intere in cui la vita normale, -il lavoro, i commerci sono sospesi?» -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> -</p> - -<p> -Così il Deputato Oliva nel <i>Corriere della Sera</i> -(1898 N. 122). Poteva aggiungere che tumulti per -il pane non ce ne furono — almeno nelle proporzioni -dell’Italia — nemmeno nei paesi, nei quali, -sotto la pressione del forte rincarimento del prezzo -dei cereali, i governi rifiutaronsi ad abolire, -anche temporaneamente, il dazio doganale sui medesimi. -</p> - -<p> -La ragione per cui una crisi economica comune -a tutta l’Europa produce soltanto in Italia -effetti che non produce altrove, è chiara, evidente -e nota da alcuni anni: da noi questa crisi rappresenta -la goccia, che fa traboccare il liquido dal -vaso; non è una vera crisi, ma la fortissima riacutizzazione -di una grave malattia cronica preesistente. -</p> - -<p> -Di una condizione economica morbosa della -Italia veramente eccezionale si conoscono da tempo -gl’indici diretti ed indiretti — analfabetismo, delinquenza, -contrazione di consumi, espropriazioni -per inadempiuto pagamento d’imposte, emigrazione, -ecc., ecc. — e fu cecità dei nostri uomini di governo -e delle nostre classi dirigenti il non avere -tenuto conto degli ammonimenti severi ed inesorabili, -che venivano fuori da tutte le pubblicazioni -statistiche ufficiali del Comm. Bodio e dei loro illustratori. -</p> - -<p> -Non c’era bisogno di attendere i tumulti di -Sicilia del 1893-94, nè quelli del resto d’Italia, per -prevedere che ogni ulteriore aggravamento del disagio -economico esistente — ogni altro accidente -che presso popoli in condizioni normali sarebbe -passato inosservato, fra noi avrebbe prodotto conseguenze -<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> -gravi, che all’osservatore superficiale sarebbero -sembrate sproporzionate alle cause<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a>. -</p> - -<p> -I fatti recenti — tumulti di Sicilia, dei Castelli -romani, ecc. — aprivano gli occhi anche ai ciechi; -figuriamoci a coloro che avevano scienza e coscienza -delle vere condizioni economiche dell’Italia! -</p> - -<p> -Egli è così che un conservatore liberale vero -e sincero, quale il Marchese De Viti De Marco, nell’Ottobre -1897 spiegava col generale malessere economico -quei fenomeni. E l’eminente professore dell’Università -di Roma soggiungeva: «La politica -del governo va in cerca dei <i>sobillatori</i>; invece è -dessa che crea i pericoli.»<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a> -</p> - -<p> -La miseria dei lavoratori era trovata eccessiva -e tale da non trovare riscontro in Europa se non -in Irlanda, sin da quando Stefano Iacini — quale -sobillatore! — scriveva il prezioso <i>Proemio all’Inchiesta -agraria</i>. D’allora ad oggi la situazione, -specialmente pei contadini, è peggiorata. -</p> - -<p> -Quale si era ridotta la situazione giova conoscerlo -dalla confessione consacrata in un documento -ufficiale ancora più prezioso del <i>Proemio</i> di Iacini. -Eccolo: «Il progressivo e costante aumento dell’emigrazione -che in un decennio ascende all’altissima -cifra di 2,391,139, come si rileva dal prospetto -qui unito desunto dall’annuario statistico del -1895, la permanenza delle cause che ingenerano le -<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> -manifestazioni di questo fenomeno sociale, e cioè il -malessere profondo che affligge l’economia nazionale, -la depressione generale dell’agricoltura e dell’industria, -dovuta a ragioni di concorrenza mondiale -e alla mancanza di capitali disponibili a miti -condizioni per l’insufficienza del risparmio nazionale, -la miseria dolorosa di alcune popolazioni agricole, -la sovrabbondanza di lavoratori avventizi ognor -crescente di fronte allo estendersi dei latifondi, alla -soppressione dei grandi lavori pubblici, l’aumento -stesso troppo rapido della popolazione povera, sono -fatti di così grave importanza etico-sociale, che esigono -la più alta e profonda considerazione da parte -del governo.» -</p> - -<p> -Chi è dunque quest’altro pericoloso anarchico, -meritevole del domicilio coatto, che denigra l’Italia -in faccia al mondo? L’on. Di Rudinì! Col brano -sopra riportato, comincia, infatti, la relazione al -disegno di legge: <i>Costituzione dei Comuni rurali -e delle borgate autonome</i>, presentato alla Camera dei -Deputati nella seduta del 13 Aprile 1897.... -</p> - -<p> -Potrei centuplicare le citazioni delle previsioni -e dei giudizî analoghi al precedente, se non temessi -di annoiare; ma non so resistere alla tentazione -di riprodurre un brano di un discorso ispirato -pronunziato da Giustino Fortunato in mezzo alla -religiosa attenzione della Camera: «Io sono stato -lungamente l’autunno scorso, diceva il rappresentante -della Basilicata, in un angolo remoto del -nostro Appennino, ove ho molto guardato intorno, -molto osservato, molto ascoltato in tutte le classi -sociali; ci sono tornato durante il periodo elettorale, -e a me corre l’obbligo di dirvi <i>che noi -<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> -dormiamo sopra un vulcano!</i> I lavoratori della -terra nell’Italia meridionale, <i>che nulla sanno di -repubblica, nè di socialismo</i> non hanno bisogno -di essere agitati dalla propaganda dei partiti -estremi <i>perchè essi sono già abbastanza agitati e -sospinti alla disperazione per conto loro</i>; i lavoratori -della terra tacciono laggiù, perchè credono -di essere ancora deboli, ancora impotenti contro -un ordine politico, la cui funzione principale è -quella dell’esattore, la cui organizzazione tributaria -rasenta il regime della confisca. <i>Ma c’è nell’aria -qualche cosa di quell’afa che annunzia e -precede gli uragani, qualcosa, non so, come una -tempesta sorda di odii e di rancori, che non può, -a quanti aborrono, come io ne abborro, dalla violenza -e dalla lotta di classe, non farci paventare -e prevenire il pericolo. Il</i> <b>disagio economico</b>; -<i>questa è la vera debolezza d’Italia; questa la sola -forza dei suoi nemici</i>. E la scienza politica non -è così miseramente superba, che debba, io credo, -non solo rifiutare gli avvertimenti, ma sdegnare -financo gli avvisi»<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> -</p> - -<p> -Nelle parole di Giustino Fortunato che furono -materialmente ascoltate con attenzione ed anche -con emozione, c’è qualche cosa di fatidico; ma -le parole non si tradussero in quella forza affettiva, -che conduce all’azione; ed ebbero egual sorte di -quelle pronunziate da me il 31 Gennaio 1893 all’indomani -della strage di Caltavuturo. -</p> - -<p> -Il discorso del Deputato di Melfi è del Maggio -1897, quando non era sopraggiunta e non era prevedibile -la crisi eccezionale del pane, quando non -erano scoppiati i moti dei Castelli Romani e meno -ancora erano alle viste quelli delle Marche (Ancona, -Sinigaglia, Macerata, ecc.); ma non c’era bisogno -di questi ultimi svegliarini per sentire ch’era tempo -ed era dovere di cittadino e di politico il dare il -grido di allarme, perchè la condizione generale, -che andavasi maturando da un pezzo era evidentemente -disastrosa. -</p> - -<p> -La visione chiara di tale situazione non l’avevano -soltanto gli studiosi solitari, che hanno agio -di ricercare i dettagli e l’insieme ad una volta, ma -s’imponeva anche agli uomini di governo ai quali -spesso, per voler guardare lontano e nel complesso, -sfugge la percezione esatta della realtà e non si accorgono -delle piccole magagne, che, talora all’improvviso, -fanno scoppiare una caldaia e con essa -tutta la macchina dello Stato. -</p> - -<p> -Per citarne pochi ed autorevoli, ricorderò che -ebbe questa percezione esatta della realtà Ruggero -Bonghi — un ex ministro di <i>destra</i> — che nel monito -famoso dato al <i>principe</i> avvertiva: «Il pericolo -di offendere le istituzioni attuali in Italia è -maggiore che in Inghilterra perchè l’Italia è -<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> -messa insieme appena da un terzo di secolo, malamente -cementata, vanamente inquieta, conquassata -da dolori di ogni sorta, ma tutti pungenti, -economicamente disagiata, finanziariamente squilibrata, -incerta in tutte le istituzioni sue civili e -sociali, incalzata dal disavanzo, ed esitante o divisa -tra il mantenere alleanze che le pesano o -scioglierle con pericolo di essere minacciata da -altre parti. E questo forse è peggio: <i>che ciò che -altrove è effetto di ricchezza mal distribuita</i>, <b>qui -è effetto di miseria ugualmente distribuita</b>.»<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a>. -</p> - -<p> -Da Bonghi a Saracco, dalla <i>destra</i> alla <i>sinistra</i>, -da un temperamento e da una origine tanto diversa -nell’uno e nell’altro, il salto è grande; ma a quattro -anni di distanza, il secondo riesce alla esplicita -conferma del giudizio del primo; e vi riesce con -una dimostrazione che si può risparmiare ai lettori, -perchè viene magnificamente riassunta nel titolo -dell’articolo: <i>Siamo poveri o non siamo?</i><a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a> -</p> - -<p> -Lo stesso Saracco, immemore di essere stato -compagno al governo di Francesco Crispi che colle -sue follie militari era stato causa precipua del dissesto -finanziario dello Stato ed economico della -nazione, in una critica mordace delle illusioni e -dell’ottimismo di Luigi Luzzati sul <i>fondo di sgravio</i>, -dopo aver detto che le <i>leggi in Italia si fanno per -ingannare il prossimo</i>, riesciva a questa conclusione -<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> -ultra sobillatrice: «Che dire della serietà di queste -promesse, innanzi ad un programma che le mette -tutte bravamente a dormire? Non sarà ancora il -<i>protesto</i>, ma sarà per lo meno la <i>moratoria</i>, che -precede il <i>fallimento</i>. Ora i popoli sono pazienti, -ma non sopportano a lungo di essere ingannati»<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a>. -</p> - -<p> -Certamente questo è un linguaggio che se fosse -venuto da un repubblicano o da un socialista, sarebbe -stato ritenuto un eccitamento, una preparazione -alla ribellione; ma, ripeto, esso corrisponde -alle verità. Va notato altresì, che la condizione del -bilancio, se direttamente riguarda lo Stato, rimane -un indice eloquente della condizione economica della -nazione: l’instabilità o il <i>deficit</i> dell’uno rispecchia -la corrispondente situazione dell’altra<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a>. -</p> - -<p> -Alle illusioni sul bilancio dello Stato fanno riscontro -quelle del risparmio nazionale, che dà luogo -a tante volate liriche, basate esclusivamente sull’aumento -dei depositi delle Casse di risparmio ordinarie -e postali. Su questi aumenti in generale -deve osservarsi, che sono un fenomeno naturale derivante -dall’aumento parallelo della popolazione e -dello spirito di previdenza che comincia a penetrare -da per tutto e induce molti a collocare a tenui interessi -quel peculietto che prima tenevano nascosto -nel fondo di una cassetta; nonchè della sfiducia -<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> -crescente in altri istituti ed in altri impieghi. Infatti -l’aumento nelle casse di risparmio ordinarie in -lire 277 milioni dal 1886 al 1896 e di lire 205 milioni -in quelle postali dal 1886 al 1894 ha la sua -dolorosa contro partita nella diminuzione di lire -514 milioni di altre Banche e società di credito -dall’anno 1886 al 1894 per alcune e 1895 per altre<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a>. -</p> - -<p> -I calcoli e le previsioni degli uomini di governo, -colla piccineria reale o immaginaria della -nostra vita politica, si possono supporre suggeriti -da quel pessimismo che viene dalla nostalgia del -potere, quando se ne è lontani. Se così fosse, potremmo -contentarcene; ma pur troppo ci sono i -dati statistici obbiettivi che vengano dal Bodio o -dal Mulhall, riescono alla stessa conclusione: alla -miseria nostra assoluta, umiliante, messa al confronto -colla ricchezza di altre nazioni. Egli è così che il -Prof. Federico Flora — un avversario deciso del -socialismo — poggiandosi sui dati del Bodio e capitalizzando -i 54 miliardi di ricchezza totale della -Italia al 5% assegna un reddito medio per ogni -famiglia di lire 350 all’anno: <i>reddito buono a lasciarci -morire di fame</i>, egli soggiunge<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> -</p> - -<p> -Questa dolorosa condizione economica si connette -intimamente — in gran parte sta con essa in -relazione di causa ed effetto — col regime tributario -italiano, che pare fatto apposta per assottigliare -lo scarso reddito, per impedire la formazione -di capitale riproduttivo, per iscoraggiare le industrie -nuove. Un rapido sguardo al nostro meccanismo -finanziario ed alla sua funzione, tradotti in -poche cifre, vale più di molti lunghi discorsi e di -qualunque elegante dimostrazione<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a>. -</p> - -<table class="data" summary=""> - <tr> - <td colspan="3" class="center"><b>Ricchezza privata</b></td> <td colspan="2" class="center"><b>Per capo</b></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td>Quinquennio 1873-77</td> <td>Miliardi</td> <td class="num">42,2</td> <td class="center">L.</td> <td class="num">1507</td> - </tr> - <tr> - <td>Quinquennio 1888-92</td> <td class="center">»</td> <td class="num">54 </td> <td class="center">»</td> <td class="num">1768</td> - </tr> - <tr> - <td>Aumento</td> <td> </td> <td class="num">28%</td> <td> </td> <td class="num">17%</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td colspan="3" class="center"><b>Spese pubbliche</b></td> <td colspan="2" class="center"><b>Per capo</b></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td>Quinquennio 1873-77</td> <td>Milioni</td> <td class="num">1133</td> <td class="center">L.</td> <td class="num">40</td> - </tr> - <tr> - <td>Quinquennio 1888-92</td> <td class="center">»</td> <td class="num">1626</td> <td class="center">»</td> <td class="num">52</td> - </tr> - <tr> - <td>Aumento</td> <td> </td> <td class="num">40%</td> <td> </td> <td class="num">30%</td> - </tr> -</table> - -<p> -In Inghilterra il rapporto tra la spesa e la -ricchezza è di <span class="above">1</span>⁄<span class="below">77</span>; in Francia di <span class="above">1</span>⁄<span class="below">68</span>; in Italia -di <b><span class="above">1</span>⁄<span class="below">32</span></b>. E più chiaramente: supponendo una -<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> -ricchezza di L. 10,000 sulla medesima un inglese -pagherebbe L. 130, un francese L. 147, un italiano -L. <b>307</b>. (<span class="smcap">Flora</span>). -</p> - -<p> -A più amare riflessioni dà luogo la ripartizione -del prodotto delle imposte: la spesa. -</p> - -<p> -Nel bilancio del 1895-96 figuravano: -</p> - -<table class="data" summary=""> - <tr> - <td>Spese per debito pubblico</td> <td>Milioni</td> <td class="num">685</td> <td class="center">il</td> <td class="num">42,5</td> <td>%</td> - </tr> - <tr> - <td>Spese militari</td> <td class="center">»</td> <td class="num">443</td> <td class="center">»</td> <td class="num">27,5</td> <td>%</td> - </tr> - <tr> - <td>Spese di riscossione</td> <td class="center">»</td> <td class="num">160</td> <td class="center">»</td> <td class="num">10 </td> <td>%</td> - </tr> - <tr> - <td>Spese per servizi civili</td> <td class="center">»</td> <td class="num">318</td> <td class="center">»</td> <td class="num">20 </td> <td>%</td> - </tr> -</table> - -<p> -Si apprende in questa guisa che le spese improduttive -rappresentano l’80%; mentre per le -produttive non resta che il 20% (<span class="smcap">Flora</span>). Se si -pensa che nelle spese dei servizi civili ci sono -quelli che rendono — ad esempio poste e telegrafi — si -scorgerà che la quota reale della spesa pei -servizi civili è inferiore a quella sopra indicata; che -era del 33% nel 1862. Evidente dunque il continuo -peggioramento sotto questo aspetto: la contrazione -delle spese pei servizi civili — specialmente -nei lavori pubblici — spiega il crescente fenomeno -della disoccupazione. (<span class="smcap">Conigliani</span>). -</p> - -<p> -Ma su chi pesano maggiormente le imposte che -alimentano le spese pubbliche così malamente ripartite? -Ecco il lato più doloroso della questione. -Le cifre confermano la sintesi esposta altra volta -dall’on. Giolitti, e cioè: che in Italia c’è una progressione -tributaria al rovescio. Infatti sui 1361 -milioni, che rendono i tributi — imposte sui terreni, -sui fabbricati, sugli affari, consumi e lotto — 731 -milioni pesano sui meno abbienti e sulle classi -lavoratrici (<span class="smcap">Flora</span>) ond’è che rimangono completamente -<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> -giustificati questi giudizii manifestati da due -eminenti economisti appartenenti a due scuole diverse: -«È cominciato un moto di reazione generale -contro un <i>sistema tributario selvaggio</i>. Tutti -gli interessi antagonistici delle classi dirigenti si -rimettono di accordo quando si tratta di scaricare -sulla massa dei consumatori una valanga di balzelli -incivili e per affidare ai <i>pezzenti</i> il patriottico -compito di tenere in pareggio il bilancio». -(<span class="smcap">De Viti De Marco</span>). La disonestà, pari soltanto alla -impreveggenza delle classi dirigenti, rese addirittura -intollerabile la condizione delle classi lavoratrici. -«Nei Comuni si può, sotto l’egida delle leggi, -col beneplacito dell’autorità tutoria, dare ascolto -alle clientele locali, alle coalizioni di vergognosi -interessi aggravando la mano sui più deboli contribuenti,» -(<span class="smcap">Conigliani</span>)<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a>. L’iniquità tributaria -così è completa: comincia per conto dei Comuni e -si completa per conto dello Stato. -</p> - -<p> -Ma vi sono sofferenze e sofferenze; variano per -la intensità da una classe all’altra, dall’una all’altra -regione. -</p> - -<p> -Dove sono stabilite delle industrie importanti -e che rivestono il carattere della moderna grande -industria, non si può negare una relativa prosperità -non ostante la <i>intransigenza</i> e la <i>pedanteria del -fisco</i>, stigmatizzata fieramente da un ex ministro -del Tesoro, che spesse volte la costringe ad emigrare<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a>. -Ma le miserie incommensurabili si riscontrano -<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> -nelle regioni agricole; perchè il fisco italiano -pare che abbia preso di mira specialmente l’agricoltura: -con questa c’è la morte. I dettagli di -questa persecuzione del fisco contro l’agricoltura -sono scandolosi; ma qui basta ricordare i termini -estremi di questo esoso e pazzesco fiscalismo. Mentre -la terra tra tributi erariali e locali, paga il 16 -per cento in Francia, il 15 in Germania, dal 13 al -20 in Inghilterra, in Italia le imposte assorbono dal -<b>30</b> al <b>50</b> per cento del reddito prediale (<span class="smcap">Flora</span>). -In conseguenza di questo brutale sistema l’Italia -vince il <i>record</i> nelle espropriazioni per causa d’imposta: -ci furono <i>sessantaquattromila</i> vendite d’immobili -rustici ed urbani dal 1 gennaio 1884 al 31 dicembre -1895, cioè 567 espropriazioni per ogni 100 -mila abitanti e per ogni 3000 proprietari. Il 18,90% -dei proprietari è stato espropriato! Queste cifre divengono -più imponenti quando si considera: 1.º che -nel 1895 il 76 per cento dei beni espropriati rimase -aggiudicato al demanio, perchè non trovò acquirenti; -2.º che nel 62,49 per cento dei casi il prezzo -di aggiudicazione dello immobile espropriato fu inferiore -<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> -a 50 lire. Sono cose orribili e vergognose, -esclama il Fioretti<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a>. -</p> - -<p> -E lo stesso Fioretti saviamente osserva che più -iniqua dell’imposta fondiaria riesce l’imposta agraria -di ricchezza mobile sopratutto, perchè nelle campagne -e nei piccoli centri nulla sfugge all’occhio -linceo del Fisco, mentre nelle grandi città si può -fortunatamente calcolare che almeno il 50 per cento -del reddito tassabile sfugge all’imposta. È questa -una fortuna singolare, egli soggiunge; se fosse altrimenti, -la vita economica dell’Italia sarebbe materialmente -strozzata da un giorno all’altro<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a>. -</p> - -<p> -Con ciò rimane dimostrato che l’antica affermazione -del De Laveleye sul collettivismo fiscale -non è una immagine rettorica, ma una rigorosa -realtà, che induce il Flora e il Fioretti a riconoscere -che il vero nemico della proprietà privata -in Italia è lo Stato e non il collettivismo; il primo -fa fatti; il secondo semina idee; il Fisco rappresenta -<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> -un pericolo presente; il collettivismo un pericolo -futuro e assai remoto<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a>. -</p> - -<p> -Le maggiori sofferenze dell’agricoltura e delle -classi agricole dicono di primo acchito che il disagio -economico dev’essere di gran lunga superiore -nel mezzogiorno d’Italia e nelle sue due maggiori -isole. Questo disagio maggiore vi è sottolineato: -1.º dalla più numerosa emigrazione delle classi agricole; -2.º dai minori consumi; 3.º dal maggiore numero -di espropriazioni; 4.º dalla enorme sproporzione -nello accumolo dei risparmi. E mi fermo a -questi soli quattro indici diretti della condizione -economica<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a>. Essi bastano ad assodare irrefragabilmente -la miseria squallida del mezzogiorno prevalentemente -agricolo e la relativa agiatezza del -settentrione prevalentemente industriale; o dove, -almeno l’industria è tanto prospera che rimargina -le ferite sanguinanti dell’agricoltura<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> -</p> - -<p> -Queste diversità di condizioni economiche spiega -tutta la fenomenologia sociale diversa tra il settentrione -e il mezzogiorno e dà la ragione dei tumulti -più frequenti, che si deplorano nella bassa Italia, -sebbene non vi esistano nè socialisti almeno organizzati -come partito — nè propagande socialiste -e meno ancora repubblicane<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a>. -</p> - -<p> -È la miseria maggiore, che spinge per fame -ai tumulti; e la miseria è determinata da un sistema -tributario la cui rapacità supera quella deplorata -da Salviano; quella descritta da Vauban -nella sua <i>Dime Royal</i> sotto l’<i>Ancien régime.</i> Nessuno -si meraviglia più che siffatte cause in Francia -abbiano dato come risultato la grande rivoluzione -dell’89; c’è da meravigliarsi come non lo abbiano -dato altrove. Lo daranno in Italia, se non si muterà -strada. Di ciò cominciano ad essere convinti anche -i conservatori. -</p> - -<p> -Un conservatore dei più convinti qual’è il Fioretti, -nel mezzogiorno riconosce che gli ultimi moti -sono stati l’espressione della profonda crisi economica -che travaglia la patria nostra; e la crisi alla -sua volta è determinata unicamente dalla enormità -<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> -del nostro sistema tributario. Di che, in teoria, -pare che siano anche convinti i conservatori lombardi. -</p> - -<p> -La <i>Costituzionale</i> di Milano, il 7 giugno 1898, votò -un ordine del giorno in cui invocava la <i>sollecita -restaurazione degli ordini economici ed amministrativi -del paese affine di scemare il disagio che lo -affligge</i>. -</p> - -<p> -L’on. Colombo in altra riunione della stessa -associazione (17 maggio) disse <i>disastrosissime le nostre -condizioni economiche</i>. Non fu meno severo l’onorevole -Prinetti, parlando al <i>Circolo Popolare</i> (20 -Maggio), verso il Fisco e verso il nostro sistema -tributario; ivi e allora un Socio dello stesso circolo, -l’Albasini Scrosati, disse <i>profonda la miseria del -paese</i>. Si commossero anche i giovincelli dell’Associazione -monarchica fra gli studenti che trovarono -non solo soverchiamente fiscale il nostro sistema -tributario, ma anche gravante in modo sproporzionato -sulle classi meno abbienti<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a>. -</p> - -<p> -Mi sono fermato sui giudizi dei conservatori -lombardi con particolarità perchè essi sono stati e -<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> -sono i più rabbiosi nell’invocare ferro, fuoco e galera -contro i <i>sovversivi</i>; essi, perciò, erano i più -interessati nel diminuire l’importanza delle cause -vere dei tumulti. Pure l’evidenza si è imposta anche -a loro e li ha costretti a confessioni che suonano -condanna severa dei loro metodi di governo; metodi -di governo che si riassumono nella esclamazione -brutale, ma vera di Don Albertario. «Ah! -canaglie, voi date piombo ai miseri che avete affamato -e poi vi lanciate contro i clericali!»<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a>. -</p> - -<p> -Concludo. Ci furono altri e veri responsabili -degli ultimi tumulti; coloro che li prepararono e li -resero fatali: i governanti e le classi dirigenti<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a>. Chi -pensa che quei tumulti potevano essere evitati; -chi pensa che non si ripeteranno se si continuerà -nei vecchi metodi di governo ignora la storia. La -grande sobillatrice è stata e sarà la fame; e in -Italia il padre premuroso delle sobillatrice è il Fisco. -</p> - -<p> -Ma i tumultuanti, si domanda, colla violenza -migliorarono forse la loro sorte? A questa domanda -si può rispondere colla esperienza politico-sociale; -tutte le grande riforme economico-sociali, anche -<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> -nella stessa Inghilterra, furono precedute e provocate -da tumulti e da violenze. Il poco che si è ottenuto -in Sicilia si deve alla insurrezione del 1866 -e ai tumulti del 1893; il poco che si è ottenuto in -Italia — alleviamento prima, ora abolizione del dazio -comunale sulle farine, la sospensione del dazio governativo -sui cereali — si deve ai tumulti del 1898! -Così non dovrebbe essere; ma così è! I tumulti, -perciò, nuociono alle vittime; giovano alle collettività. -</p> - -<p> -A chi biasima e condanna la violenza, che -anche io biasimo e condanno, ritorcendo l’argomento -si può chiedere: forse furono permesse le -dimostrazioni pacifiche? forse i ministri non dissero -ricca l’Italia e capace di sopportare nuove imposte? -forse la dimostrata irrefragabile miseria indusse il -governo a far senno? -</p> - -<p> -E poi: sotto gli stimoli della fame si pretende -che gli uomini ragionino! Ma ragionarono mai le -folle impulsive? e perchè avrebbero dovuto ragionare -in Italia, dove in quarant’anni nulla si fece -per elevarne la cultura intellettuale e morale? -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> -</p> - -<h2 id="cap12">XII. -<span class="smaller">LE CAUSE POLITICHE E MORALI</span></h2> -</div> - -<p> -Ebbi occasione di avvertirlo: i tumulti, appena -risalgono dal mezzogiorno verso il nord e si ripetono -a Milano, avviene un perturbamento profondo nell’animo -e nella mente dei monarchici tutti. Essi -non sanno o non vogliono rendersene ragione e -mutano linguaggio e dopo essersi confessati rei, -perchè autori del malgoverno fatto dall’Italia per -quarant’anni, si fanno accusatori degli avversari -politici, alla cui propaganda sovversiva attribuiscono -in Milano ciò che in tutto il resto della penisola -avevano attribuito all’azione della collettività governante. -</p> - -<p> -Spiegano e giustificano — spesso in buona fede — il -mutamento dell’attitudine colle condizioni -economiche di Milano: non intendono che Milano -ricca e prospera possa abbandonarsi a quelle sommosse, -che altrove scoppiarono improvvisamente -per fame. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> -</p> - -<p> -Questo mutamento, che — è bene ripeterlo — non -sempre è suggerito dalla mala fede, più che -ignoranza della storia e della scienza politica, indica -l’accecamento, cui tutti andiamo soggetti di fronte -a certi avvenimenti che ci scuotono profondamente -e ci producono un risveglio doloroso. La paura, il -dispetto, la sorpresa, allora riescono all’amnesia più -o meno completa; pare che subiamo un improvviso -tuffo nel fiume Lete e così dimentichiamo ciò che -la storia di tutti i tempi e di tutti i paesi, a qualunque -grado di civiltà, ci ha insegnato; e il suo -insegnamento chiaro e costante è questo: tumulti, -sommosse, insurrezioni, rivoluzioni spesso non traggono -origine immediata da cause economiche; e -tumulti sommosse e risurrezioni precedono e preparano -quasi sempre le rivoluzioni. Sicchè governi -e classi dirigenti, che hanno interesse ad impedire -le rivoluzioni, nei tumulti dovrebbero scorgere degli -avvertimenti salutari. -</p> - -<p> -Riguardo all’etiologia di questi perturbamenti -politico-sociali, senza voler fare dell’ecletismo comodo, -ma per semplice ossequio alle realtà, ci si deve tener -lontani tanto dalle esagerazioni del Loria, che nei -medesimi sempre scorge il <i>substratum</i> economico se -non l’azione diretta ed immediata delle cause economiche; -quanto delle altre di Lombroso, che soverchiamente -riduce l’influenza del fattore economico -contraddicendo alle teorie del determinismo economico.<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a> -La verità è che i vari fattori sociali — economici, -<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> -politici, morali, intellettuali, ecc. — alternano -la loro azione nella determinazione dei -perturbamenti politici di vario grado; e che tutti, -poi, essendo tra loro intimamente connessi, non -riesce agevole scinderli ed assegnare a ciascuno di -essi l’efficienza precisa ed esclusiva. -</p> - -<p> -Queste considerazioni si applicano a rigore di -termini ai tumulti di Milano; i quali inducono a -ricercare se nella <i>capitale morale</i> d’Italia, in mancanza -delle cause economiche, non avessero potuto -agire le cause politiche e morali. -</p> - -<p> -La ricerca sulle condizioni politiche e morali -del regno va preceduta da qualche osservazione che -ha speciale importanza tra noi. -</p> - -<p> -L’influenza delle condizioni politiche e morali, -alcuni, a torto, vorrebbero deriderla e metterla in -cattiva luce sotto il nome d’idealismo politico; certo -è che tutti, anche i derisori, s’inchinano riverenti -verso le manifestazioni di questo idealismo, quando -si constatano in casa altrui o si riferiscono a tempi -remoti. Così tutti leggono ammirando ciò che Louis -Blanc scrisse nella sua magnifica <i>Storia dei dieci -anni</i> sulle cause essenzialmente politiche e morali, -che determinarono in Francia le due rivoluzioni del -1830 e del 1848. Giuseppe Zanardelli, con parola -elevata ed opportuna, nella Camera dei Deputati, -<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> -onde stigmatizzare le violazioni dello Statuto perpretate -da Crispi nel 1895 ricordò, per lodarla, la -resistenza del Parlamento e del popolo francese agli -arbitri di Carlo X e del suo ministro Polignac, resistenza -che doveva fatalmente condurre alle barricate -di Luglio. Ed è caratteristico, che le barricate -di Febbraio 1848 in Parigi ebbero a pretesto -la proibizione dei banchetti elettorali, in risposta -sdegnosa al materialismo volgare di Guizot, che -da Lisieux aveva gridato ai francesi: <i>arricchitevi!</i> -quasi a distorli da ogni preoccupazione di ordine -politico e morale. -</p> - -<p> -Non basta. Quanto più le rivoluzioni sembrano -sottrarsi alla influenza delle cause economiche, dei -disprezzati impulsi partiti dalle contrazioni dello -stomaco, tanto più esse vennero esaltate e glorificate -da poeti e da storici, da romanzieri e da politici -come la espressione ideale dei più nobili sentimenti -umani. Questa esaltazione per oltre cinquant’anni -formò specialmente tutta la educazione politica e -intellettuale degli italiani; e ad essa consacrarono -le forze i migliori ingegni del paese, che fecero -fiere campagne contro coloro che, immemori delle -origini e delle vicende dello Stato italiano, i precedenti -rivoluzionarî, con tutti gli annessi martiri ed -eroismi, non tennero abbastanza in onore. Chi lo -crederebbe? Anche oggi alcuni contro i socialisti -non sanno scagliare altra accusa se non quella di -sacrificare tutto al culto della materia! -</p> - -<p> -«Se una suggestione più vicina ha potuto favorire -l’irreparabile esplosione di malcontento, scrive -il Ciccotti, lo si può e deve cercare altrove che -non nella propaganda socialista. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> -</p> - -<p> -«I fasti della rivoluzione borghese italiana -rigurgitano di congiure, di rivolte, di resistenze -continue e violente: e il trionfo di quel movimento -rivoluzionario ha portato all’apoteosi di tutti questi -episodi. -</p> - -<p> -«In ogni città d’Italia si trovano lapidi e monumenti -eretti per glorificare quei fatti. Lo stesso -regicidio è glorificato nella persona di Agesilao -Milano, e una forma di attentato, che in altri casi -destò tanta indignazione, ha avuto anch’esso il battesimo -della gloria nei nomi di Monti e Tognetti, -cantati da poeti di grido (Carducci), raccomandati -all’ammirazione dei venturi perfino su mura di -pubblici edifici. -</p> - -<p> -Il cinquantesimo anniversario del 1848 ha riportato -quest’anno, in folla, la rievocazione e il riconoscimento -ufficiale del diritto di rivolta. -</p> - -<p> -«Già, parecchi anni addietro, il re aveva contribuito -all’erezione di un monumento a Giuseppe -Mazzini, condannato a morte un tempo sotto la monarchia<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a>. -</p> - -<p> -«Quest’anno le barricate del quarantotto sono -state commemorate, festeggiate, ribenedette, in adunanze -ufficiali da senatori e conservatori di ogni -calibro. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> -</p> - -<p> -«Un senatore, già ministro e vice presidente -del Consiglio superiore dell’istruzione, ha pubblicato -con accompagnamento di parole laudative e pietose -in una rivista le memorie dell’ex deputato Polti dei -Bianchi, che organizzò il moto abortito del 6 febbraio -1853: e quella congiura segreta si proponeva — come -lo stesso Polti dice — di pugnalare all’impensata -sulle vie i soldati austriaci, di sterminarli -con bombe, di fomentare la diserzione e i tradimenti -nella loro fila»<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a>. -</p> - -<p> -Nulla c’è adunque di più illogico in Italia -quanto il biasimo inflitto dalle attuali classi dirigenti -a coloro che cercano nella violenza la soluzione dei -problemi politico-sociali, la via per porre termine -ai tormenti che subiscono. Si risponde dai rivoluzionari -antichi, chiamati volgarmente <i>quarantottisti</i>, -che bisogna sempre saper distinguere; ed è giusto -infatti, che respingendo l’assoluto, si esamini se le -condizioni che giustificarono la rivoluzione contro -gli antichi regimi sussistano ancora per ispiegare i -moti contro l’attuale. È l’esame cui si procederà ora. -</p> - -<p> -Ci è nota la condizione economica degli italiani -odierni; la quale certamente non è peggiore di quella -di cinquant’anni or sono, ma è più avvertita e resa -più penosa dai cresciuti bisogni da soddisfare, dai -contatti più frequenti tra classi e classi, tra popoli -e popoli che suscitano maggior numero di desideri -<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> -e che accrescono l’invidia e l’aspirazione al meglio, -che sono le grandi molle di ogni progresso. L’istruzione -maggiormente diffusa dà più chiara coscienza -dei torti che si subiscono e delle iniquità sociali -esistenti e lo stesso senso morale più evoluto spinge -a proteste ed a tentativi per eliminare le più stridenti -ingiustizie. -</p> - -<p> -Il criterio relativo, adunque, che s’invoca per -le opportune descriminazioni tra rivoluzioni e rivoluzioni, -induce a ritenere che psicologicamente oggi -la rivoluzione dovrebbe essere più facile e più -giustificata. -</p> - -<p> -Ciò dal lato economico. Il risultato non è diverso -procedendo alle constatazioni delle condizioni -politiche e morali. -</p> - -<p> -C’è un punto in cui la condizione economica -stessa è il prodotto della vita e delle condizioni politiche. -La pressione tributaria schiacciante ch’è tanta -parte della miseria italiana è filiata dalla pessima -politica e dall’amministrazione ora pazza, ora disonesta. -Le inchieste, che rimontano se non erro, al -1865, assodarono tale sperpero del pubblico denaro, -che sarebbe stato sufficiente a gettare il discredito -e la diffidenza sullo Stato, che lo permise o meglio -che ne fu l’autore principale. -</p> - -<p> -Il carattere generale precipuo della politica italiana -nei suoi rapporti colla finanza fu il difetto -assoluto di coordinazione della politica all’economia, -della spesa alla ricchezza razionale; sul quale non è -uopo insistere perchè venne lumeggiato dai teorici dell’economia — ultimi -Pareto Flora e Conigliani — e -dai politici non sospetti per idee sovversive da -Carmine e Colombo risalendo al marchese Alfieri -<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> -di Sostegno, a Stefano Iacini, che primo tale politica -combattè come megalomaniaca. -</p> - -<p> -Questa politica disastrosa ha i suoi capisaldi: -le pensioni, le ferrovie, le spese militari. Le pensioni -sono divenute un cancro roditore; rappresentano -oltre ottanta milioni all’anno nel bilancio; e -crescono dando luogo a scandali grossi e piccini — sia -che si riferiscono a cittadini che se la pappano -nel fiore degli anni; sia che si accumulino indebitamente -su di una stessa persona. -</p> - -<p> -Conseguenze più gravi sul bilancio ebbero le -costruzioni ferroviarie. I molti miliardi che costarono -furono causa d’ira e di sdegno, più che di -critica obbiettivamente economica, tra gli economisti -della scuola ortodossa — e sopratutto da parte del -Pareto e del De Viti; spesso si dimenticò, però, -che le spese ferroviarie che gravano sul bilancio -dello Stato, furono causa di risveglio e di prosperità -per la nazione. Il compenso vale la pena di essere -messo in evidenza; nè può dimenticarsi che la configurazione -geografica dell’Italia è tale che necessariamente -rende poco remunerative alcune linee — sempre -indispensabili per debito di giustizia distributiva — le -quali però danno il loro contributo per rendere -proficue le altre. Dove la critica si appunta bene e -mai abbastanza severa è nella quantità della spesa -e nei modi per procurarsi i mezzi per farla. Fra -tanti, un discorso parlamentare dell’on. Rava, dimostrò -che coi metodi adoperati dai finanzieri italiani -per ferrovie e per altre spese si assunsero -prestiti che ci fanno pagare l’interesse su 100 mentre -s’incassò poco più di 50! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> -</p> - -<p> -Come si siano spesi i quattrini che lo Stato -ottenne a condizioni di minorenne che fa cambiali -a <i>babbo morto</i>, si apprenderà da queste poche cifre: -il preventivo della Novara-Pino da 20 milioni salì -a 44: della succursale dei Giovi dai 21 ai 78: della -Cuneo-Ventimiglia da 38 a 91; della Faenza-Firenze -da 40 a 77; della Parma Spezia da 46 a 119... La -litania potrebbe continuare e i commenti potrebbero -essere più pepati ricordando che alcune di queste -linee non sono ancora complete. Queste cifre dicono -che le nostre ferrovie avrebbero potuto costare un -terzo di meno se <i>onestamente</i> costruite; e che la -spesa avrebbe potuto ridursi ulteriormente, se alla -medesima si fosse provveduto con intelligenza e -prudenza. Non la spesa ferroviaria in sè, dunque, -va condannata — perchè se anche sproporzionata -produsse e produce del bene — ma il modo dello -spendere. -</p> - -<p> -La spesa militare sorpassa di gran lungo quella -ferroviaria e con minori risultati: gli <i>otto</i> e più -<i>miliardi</i> assorbiti dall’esercito e dalla marina dal -1871 al 1897 hanno lasciato indifeso lo Stato e non -gli hanno procurato nemmeno il conforto illusorio -della gloria: esercito e marina non possono ricordare -che Custoza, Lissa e Abba Carima — tre date, -che rendono acutissimo il dolore della miseria economica -prodotta dalla loro preparazione; dolore -che non può essere lenito in alcun modo dalle -<i>vittorie</i> ottenute contro i contadini inermi di Sicilia -e di Molinella, contro gli operai del pari inermi -di Molinella o di Milano!<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> -</p> - -<p> -Era il Generale La Marmora, poi, che raccomandava -di respingere i consigli di coloro che -credono o fanno credere che all’Italia non deve -bastare la sua indipendenza e la sua libertà e vanno -predicando ch’essa ha bisogno di <i>gloria militare</i>, -perchè essi sono <i>scellerati</i> e più che scellerati, <i>assurdi</i>.... -(<i>De Viti De Marco</i>). -</p> - -<p> -Questa enorme sproporzione tra la potenzialità -economica della Nazione, la spesa militare e i risultati -suoi fu messa in evidenza centinaia di volte -da scrittori ed oratori d’ogni colore; ma per ragioni -facili ad intendersi mi piace soltanto di far menzione -del Jacini, del Carmine, del Colombo — autentici -ed eminenti conservatori lombardi; l’ultimo, -con coerenza che altamente l’onora, due volte -abbandonò il ministero del tesoro perchè si volle -continuare nelle follie militari connesse alla <i>triplice -<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> -alleanza</i>, aggravate dalle follie coloniali. Affinchè, -poi, non si dica che la grettezza e la micromania -del Colombo non possono essere adottate a criteri -direttivi della politica di una grande nazione — stigmatizzata -a varie riprese da sinceri amici dell’Italia -nuova, quali Gladstone, De-Laceluy, Castelar, -soccorre opportuno il giudizio di chi fu compagno -di ministero del megalomane tipico: Crispi. -</p> - -<p> -Nel cennato articolo — <i>Siamo poveri o non -siamo?</i> — l’on. Saracco scriveva: «non possiamo -sovra tutto non dobbiamo dimenticare questo -vero, che <i>qualunque svolgimento di militare potenza -che uno Stato intende fare per il mantenimento -della sua preponderanza politica, affinchè -non risulti precario ed artificiale, deve essere in -armonia colle forze economiche della nazione</i>». -</p> - -<p> -La citazione non potrebbe essere più opportuna -nel momento in cui si parla <i>di 500 milioni</i> da -spendere per la marina! -</p> - -<p> -Il popolo italiano, benchè incolto, avvertì le -conseguenze economiche delle spese militari: d’onde -germogliarono sentimenti politici, ch’è bene, a -scanso di equivoci e di allarmi del Fisco, esporre -colle parole d’un monarchico convinto. «Si pensa -che la monarchia costituzionale da noi o diventa -civile sul modello della inglese <i>o manca alla sua -missione nella terza Italia</i>; la monarchia civile -sarebbe all’unissono con l’interesse della gran -massa dei contribuenti e porrebbe radici profonde -nel sentimento del popolo ch’è sempre -monarchico; <i>la monarchia militare si mette contro -l’interesse della nazione</i>. Due crisi extra parlamentari, -che hanno eliminato dal governo, prima -<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> -uno e poi due ministri lombardi favorevoli alla -riduzione delle spese militari, hanno personificato -e drammatizzato nella fantasia popolare il contrasto -tra la Corona e il Popolo. <i>Così il sentimento -antimilitare è divenuto poco alla volta</i> <b>antimonarchico</b>». -(<i>De Viti De Marco</i>). -</p> - -<p> -Pensioni, spese ferroviarie, spese militari, che -ballano sinistramente sullo sfondo cupo dello sperpero -abituale e della malversazione generale, hanno -generato rapidamente l’enorme debito pubblico — i -cui <i>quattordici miliardi</i> assorbono per interessi -gran parte del bilancio italiano, togliendogli ogni -elasticità — sino ad impedirgli per molti mesi la -sospensione del dazio sul grano, reso inevitabile -dalla fame, — circoscrivendolo entro un cerchio di -ferro, che costituisce la corona di spine della nazione, -la pompa perennemente aspirante delle sue -risorse. Così queste condizioni economiche generate -dalla politica hanno rigenerato il più profondo e -giustificato malcontento politico. -</p> - -<p> -Meno male se l’azione dello Stato avesse trovato -un correttivo in quella delle amministrazioni -locali; ma queste hanno creduto bene di modellarsi -sul primo e ne hanno anche esagerato i difetti e -gli errori in tutto e per tutto, aggravando, rispetto -ai Contribuenti, le disastrose condizioni create dallo -Stato<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a>. Con questo in più: che le malversazioni -<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> -locali più note hanno suscitato maggiore risentimento; -che i balzelli si sono resi odiosi; che le -passioni locali hanno inasprito tutte le ferite antiche -e recenti. -</p> - -<p> -Che cosa fossero e quanto contribuissero a generare -il generale malessere economico, politico e -morale, le amministrazioni locali fu detto ripetutamente -in Parlamento; e più di recente in occasione -dei moti di Sicilia del 1893-94 e della legge pel -Regio Commissario straordinario civile per la stessa -isola in Luglio 1896<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a>. Ma nessuno con sintesi -mirabile poteva e con maggiore autorità ne scrisse -meglio dell’attuale ministro dell’Interno. Proprio -il Generale Pelloux in una circolare ai Prefetti del -Settem. 1898, rubando il mestiere ai sobillatori, dice: -</p> - -<p> -«Ho potuto nel mio breve soggiorno nelle -Puglie nella scorsa primavera e nei pochi mesi -dacchè mi trovo alla direzione del ministero dell’interno, -rilevare che, in parecchie località, lo stato -delle cose lascia a desiderare.... La disonestà nella -amministrazione va colpita subito, senza misericordia, -con tutta la severità delle leggi.... E la disonestà -nelle amministrazioni, bisogna pur dirlo, si può -manifestare e si manifesta sotto le forme più svariate: -con ogni sorta di abusi, a cominciare talvolta -col colpevole favorire gli amici e i congiunti -<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> -mediante la creazione per essi d’impieghi non necessari; -colle destinazioni abusive di essi a posti -che non potrebbero coprire; col fare eseguire lavori, -e permettere spese non necessarie, a solo scopo -partigiano, andando fino alle alterazioni delle liste -elettorali comunali; alle falsificazioni dei ruoli -d’imposte a danno degli altri (pur troppo anche -talvolta a danno dai meno abbienti); al non esigere -i pagamenti dovuti alla amministrazione dai -proprii amici; al creare così contabilità artificiali -che diventano presto indecifrabili e permettono poi -ogni specie d’inganni e di frodi; rasentando o -toccando persino talvolta l’appropriazione indebita -collo storno dei mezzi destinati al servizio pubblico, -impiegandoli invece a scopo ben diverso. Se ciò -non si frena con tutto il rigore, con tutta l’energia -che è del caso, <i>invano si può tentare di sperare di -fare argine alle dottrine sovversive alle propagande -ostili, le quali diventano tanto più facili in quanto -che trovano un terreno preparato a far germogliare -le loro idee</i>». -</p> - -<p> -Meglio e più onestamente non si potrebbe dire; -in quanto al fare è un altra cosa. Si sa che tra il -dire e il fare c’è il mare! -</p> - -<p> -Ma rimane d’importanza capitale l’esplicita -confessione del ministro che sta a capo della feroce -reazione contro i partiti avanzati: che i veri e diretti -responsabili dei tumulti non sono le vittime -colpite. -</p> - -<p> -Sta pure in fatto che i più volgari appetiti, le -ambizioni più sfrenate, i rancori più profondi in -tutto il mezzogiorno soffiarono e soffiano nel fuoco -per fare divampare incendi dai quali tutti, disonestamente -<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> -sperano trarre profitto. E questi sciagurati -provocatori di tumulti sono stati quasi sempre i -più insistenti nell’invocare misure di rigore contro -i <i>sovversivi</i>, che spesso furono soltanto imprudenti -e ciechi perchè non si avvidero che servirono di -strumento ai biechi fini altrui<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a>. -</p> - -<p> -Intanto i veri colpevoli rimasero impuniti — talora -premiati colla conquista del municipio; le -masse incoscienti furono massacrate; i repubblicani, -e i socialisti innocenti condannati alla reclusione -per discorsi o scritti di data remota e che non potevano -esercitare influenza diretta sugli avvenimenti. -</p> - -<p> -Questa vita comunale e provinciale, che da se -stessa — dati gli stretti rapporti col potere centrale — deve -reagire sulla vita nazionale, per la grande -ignoranza delle masse ha fatto accumulare odî contro -il governo; poichè tali masse per lo appunto tutte -le sofferenze, che loro vengono da cause locali, -per la impossibilità in cui si trovano di discernere -con esattezza, le hanno addossate allo Stato. Nell’errore -sono state dolorosamente confermate dalle -repressioni largamente ordinate ed eseguite dalle -autorità che lo rappresentano; e in questa guisa, -<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> -anche tutte le anomalie più o meno criminose di -indole locale sono andate ad accrescere il torrente -impetuoso del malcontento politico. -</p> - -<p> -A frenarlo, ad inalvearlo per renderlo meno -rovinoso, sarebbero occorsi uomini di Stato di grande -levatura al centro ed alla periferia; ma certamente -se l’Italia li avesse avuti, non sarebbe stata ridotta -così a mal partito come si trova oggi. I politici -italiani, senza distinzione di partiti — e sarei disposto -ad aggravare la mano più su quelli di <i>sinistra</i> che -di <i>destra</i> — si sono chiariti impulsivi, impreveggenti, -preoccupati degli interessi individuali o di un minuscolo -gruppetto — che non diviene partito — senza -alcuna grande direttiva d’interesse collettivo, -nazionale. Quando hanno sacrificato se stessi ed -hanno compiuto qualche atto di abnegazione — caso, -del resto, assai raro — il sacrifizio avvenne a beneficio -della dinastia; giammai della patria. Gli -interessi veri dello Stato, quelli superiori delle Società -quasi mai ebbero il sopravvento nelle determinazioni -dei politici nelle cui mani rimase il governo -per circa quarant’anni; e quando gli interessi -individuali furono posposti, giova ripeterlo, non prevalsero -che quelli dinastici<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> -</p> - -<p> -Non faccio entrare nel novero dei fattori politici -del malcontento le violazioni ripetute, sistematiche -dello statuto, l’adulterazione sfacciata del regime -rappresentativo e la riduzione al minimo delle -pubbliche libertà: sono notissimi, qui stesso vi si -è accennato più volte e basta a proposito di esse -rammentare che <i>da soli</i> determinarono in Italia e -fuori rivoluzioni, che furono lodate ed esaltate. -Giova invece chiudere questa serie di considerazioni -con un cenno fugacissimo sulla politica ecclesiastica. -</p> - -<p> -In quasi tutti gli Stati c’è un clero e c’è una -religione, che servono di cemento e che quasi sempre -funzionano come strumenti di conservazione. Ben -diversa è la situazione in Italia; nè c’è duopo rammentare -per quali cause lo Stato si trovi in conflitto -colla Chiesa dominante. Ora è precisamente in questo -conflitto, che si è mostrata — fatta eccezione, è notevolissima, -della sapiente <i>legge delle guarentigie</i> -del 1871 — tutta l’insipienza e la bestiale indiscrezione -della politica italiana, che ha oscillato continuamente -tra principî cari a Zanardelli a quelli sottolineati -da Prinetti colla sua visita al cardinale -Ferrari; contraddizione impersonata talora ed esplicatesi -clamorosamente a piccoli intervalli in uno -stesso individuo, che ora invoca Dio colla formula -del più schietto legittimismo clericale ed ora si -affida a Crisostomo per dare consigli al Papato -dopo avere inneggiato alla Dea Ragione. Egli è così -che clero e religione, che altrove sono fattori di -stabilità e di conservazione sui quali lo Stato -può contare, tra noi sono divenuti massimi elementi -di perturbamento. E meno male che in Italia è -<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> -fiacco il sentimento religioso, e sono timidi i clericali!<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a>. -</p> - -<p> -Il disagio economico, che arriva alla miseria -vera, il dispotismo e l’insipienza dei governanti talora -si tollerano e si subiscono in pace quando un -soffio di moralità lambisce gli uomini e le istituzioni -<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> -e in qualche guisa li vivifica e li sorregge. Invece -tra noi un fermento putrido virulentissimo s’infiltra -dappertutto e spinge alla dissoluzione. -</p> - -<p> -Il fermento putrido nulla ha risparmiato; dalla -vita privata si è riversato nella vita pubblica — che -per comodità di molti lojolescamente si vollero -staccare; e quando nella seconda la sua azione virulenta -ha raggiunto il massimo d’intensificazione, è -tornata a devastare la compagine sociale. -</p> - -<p> -Egli è così che nella delinquenza abbiamo il tristissimo -primato che in Europa nessun altro popolo -ci può contendere<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a>; e che questa delinquenza, -sotto forma larvata talora e tal altra più imprudente -e sovvertitrice perchè sicura dell’impunità, ha conquistato -i municipi, le provincie, gli uffici pubblici, -tutto il complesso organismo dello Stato. Le cifre -delle statistiche penali documentano il primato della -criminalità; la storia di ogni giorno dei cassieri che -scappano; degli istituti che falliscono fraudolentemente; -dei commendatori tratti in arresto.... la -storia della inchiesta sulle ferrovie meridionali nel -1864 — inchiesta misteriosamente scomparsa —, delle -inchieste sulla Regia interessata dei tabacchi e del -relativo processo Lobbia.... delle inchieste sulla -Banca Romana con relativi amminicoli; la <i>storia -meravigliosa</i> sulla influenza che può esercitare un -<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> -Costanzo Chauvet; i discorsi da ministri e le relazioni -parlamentari — per citare i più recenti — di -Saracco, di Prinetti, di Brunicardi sui lavori pubblici, -ecc., ecc., costituiscono il più doloroso pendant -della delinquenza privata e completano il quadro -cupo della pubblica moralità che a larghe pennellate, -per quanto in forma solennemente ufficiale, ci -fece conoscere la circolare del Generale Pelloux -sulle amministrazioni locali<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a>. -</p> - -<p> -Chi vuole avere un quadro rassomigliante al -vero, ma sempre più bello del vero, legga sulla -<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> -degenerazione politica in Italia ciò che scrisse Ruggero -Bonghi per commemorare la breccia di Porta -Pia<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a>. E vorrei possedere tutta l’autorità di cui -godeva Ruggero Bonghi e vorrei che in Italia si -godesse quella poca libertà di cui si godeva ancora -nel 1893, per esporre altre considerazioni importantissime -che egli allora espose, rivolgendosi a chi di -dovere, in quei famosi articoli sull’<i>Ufficio e sul diritto -del Principe in uno Stato libero</i> e che gli valsero -la punizione per lui più dolorosa: l’ostracismo -dal Palazzo del Quirinale<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a>. -</p> - -<p> -Ma se certi tasti oggi non è più lecito toccare -senza riportare gravi scottature, sarà lecito, però, -ripetere ciò che opportunamente disse testè Giulio -Prinetti, togliendolo a prestito da Guizot: <i>nelle monarchie -moderne, che non discendono da Dio, la -sovranità risiede nella</i> <b>giustizia</b><a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a>. Or bene, ciò -che manca assolutamente tra noi è la giustizia! -</p> - -<p> -Questa mancanza cominciò ad essere avvertita -più di venti anni or sono da Marco Minghetti in -un libro, che rimase classico; ora non è più da -alcuno negata o attenuata e se ne discorre come -del fenomeno più pericoloso e meglio constatato. -Sin dal principio della XIV legislatura, il Re, nel -discorso inaugurale dei lavori parlamentari, promise -provvedimenti per ristaurare il regno della giustizia; -ma ancora non c’è stato il tempo di prenderli. E -<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> -senza la giustizia non si sorregge alcuna società -civile!<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a>. -</p> - -<p> -Il popolo, che conosce queste condizioni deplorevoli, -diffida sempre della giustizia legale e crede -spesso di esercitare un sacrosanto diritto facendosela -da sè ed a modo suo: <i>more barbarico</i>. -</p> - -<p> -È questo l’ultimo fattore di ordine politico-morale -del presente perturbamento italiano su cui ho -creduto di dovermi fermare; ed esso solo è tale -da rendere possibile qualunque movimento violento -inteso a provvedere. Ed il popolo da gran tempo -avrebbe provveduto, se in esso la coscienza dei mali -e del loro esatto rapporto colle cause vere che li -hanno generati non fosse ottenebrata dalla ignoranza -crassa e dalla deficentissima educazione politica; -avrebbe provveduto, se ogni energia non fosse stata -fiaccata dalla lunga servitù ed esaurita da oltre -settant’anni di lotta per conquistare l’unità e la indipendenza -della nazione. -</p> - -<p> -L’insieme di queste condizioni economiche, politiche, -intellettuali e morali quale è stato riconosciuto -ed esposto dagli scrittori di ogni colore politico in -occasione degli ultimi tumulti,<a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a> spiega esaurientemente -<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> -la genesi di questi fenomeni, che mi piace -segnalare colla parola di tre uomini, dei quali nessuno -metterà in dubbio la devozione all’Italia, alla -dinastia, alle presenti istituzioni. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span> -</p> - -<p> -1. Coloro che amano le istituzioni e vogliono -conservarle in Italia hanno poca fiducia in se stessi; -e questa poca fiducia ne turba le menti. La confessione -amara è dell’on. Di Rudinì in una circolare -del Maggio 1898 a tutte le Autorità del Regno, -in cui deplorava il malvezzo delle continue richieste -di truppa, nella quale soltanto scorgevasi la salute. -</p> - -<p> -2. Nel disagio pubblico, nel disordine delle -istituzioni liberali e nello aumento della immoralità -si trovano le propizie condizioni della cresciuta -forza del brigantaggio e del clericalismo e della -<i>diminuzione</i> del <i>sentimento unitario</i>. Ciò riconobbe -Ruggiero Bonghi<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a>. -</p> - -<p> -3. «Le nostre popolazioni sono <i>malcontente -e sentono disgusto di un regime</i>, che le condanna -ad una vita di privazioni e di stenti, che possono -talvolta apparire incomportabili». Questo è il giudizio -del Senatore Giuseppe Saracco, che viene ribadito -da cento altri pareri, altrettanto espliciti, e -tutti di monarchici che constatano con infinito dolore -la diminuzione o la scomparsa della fede nelle -istituzioni<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span> -</p> - -<p> -Per dire come e perchè gli errori e le colpe -degli uomini possano far perdere la fede nelle istituzioni -buone — le nostre sono eccellenti! — occorrerebbe -lungo discorso. Dal quale mi dispensa -il parere autorevole.... di Vittorio Emmanuele II. -Fu il <i>gran re</i> per lo appunto che in uno dei discorsi -della Corona saviamente ammonì: <i>I popoli -apprezzano le istituzioni in ragione dei risultati -che danno</i>. -</p> - -<p> -Che cosa abbiano dato le istituzioni sinora in -Italia abbiamo visto: i loro prodotti si assommano -nel tumulto e nel delitto anarchico. Questi risultati -si devono all’opera costantemente sovvertitrice -degli uomini che ebbero in mano la cosa pubblica -da quarant’anni in qua;<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a> e questi uomini meritevoli -di gogna o di galera si sono eretti a giustizieri -ed hanno punito negli altri le colpe proprie: -hanno mandato alla reclusione coloro che altro -reato non commisero se non quello di denunziare -e di stigmatizzare l’opera di sovvertimento delle -istituzioni da loro compiuta! -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> -</p> - -<h2 id="cap13">XIII. -<span class="smaller">LA CAPITALE MORALE</span></h2> -</div> - -<p> -La ricerca sommaria sinora eseguita sarebbe bastevole -per provare che in Italia esistono tutte le -condizioni politiche per rendere intelligibile qualunque -moto — anche improvviso, impulsivo e senza -scopo preciso — inteso a modificare uno stato di -cose dichiarato addirittura intollerabile dagli uomini -eminenti che contribuirono a crearlo. È chiaro, del -pari, che se in Italia c’è una città o una regione -che per le condizioni politiche, morali, intellettuali -ed economiche si differenzia dal resto del regno — in -questa città o in questa regione più vivo e più -intenso deve sentirsi il desiderio o meglio il bisogno -di un mutamento radicale. E deve sentirsi urgente -questo bisogno, se avvertite le disastrose condizioni -delle altre regioni, perchè deve sorgere spontaneo il -timore che a lungo andare il male comune intacchi -anche le parti sane o meno ammalate. La differenza -constatata e la paura del male prossimo danno pure -<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span> -ragione di una tendenza vaga ed indeterminata al -separatismo o al rimpianto di una riunione che si -crede verificata a proprio danno. -</p> - -<p> -Questa città, che riflette nelle linee generali le -condizioni di tutta la regione di cui geograficamente -e storicamente è il centro, c’è: Milano; Milano, da -tempo chiamata la <i>capitale morale</i> d’Italia, ora con -senso di ammirazione e d’invidia — ora con una -ironia che nasconde male la poca sincerità di chi -la manifesta. -</p> - -<p> -Ho avuto agio di deplorare che Milano soverchiamente -si sia inorgoglita della sua prosperità e -che abbia misconosciuto quanto essa deve alle altre -regioni d’Italia, che apportano il loro contingente -per crearla<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a>. Mentirei a me stesso se non riconoscessi -che <i>Milano</i> merita sul serio la fama buona di -cui gode e il titolo di <i>capitale morale</i>. -</p> - -<p> -Le sue condizioni forse saranno inferiori a quelle -di parecchie altre grandi città del mondo civile; per -lo insieme sono di gran lunga superiori a quelle -del resto d’Italia — non esclusa Torino che in -qualche cosa la supera. -</p> - -<p> -Gli elementi giustificatori del buon nome di -Milano sono numerosi; ma prima di esporli sommariamente -giova fermarsi sulla condizione economica -sua ed esaminare se cause d’indole strettamente -economica, quali furono quelle che determinarono -<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> -i tumulti nel resto d’Italia, potevano commuoverla. -</p> - -<p> -La miseria generale ed intensa della penisola -ha fatto comparire maggiore la prosperità economica -di Milano. Epperò di fronte agli ultimi dolorosi avvenimenti -parecchie cose sono da osservare: -</p> - -<p> -1. Non è esatto che il benessere nella capitale -lombarda sia così grande e diffuso come si -vuole far credere; la miseria vi è soltanto minore, -meno estesa che altrove. I salari degli operai della -Ditta Pirelli esposti dal cav. Calcagno innanzi al -Tribunale militare (udienza del 18 Giugno) provano -che per la massa essi sono di gran lunga inferiori -a quelli delle grandi industrie europee, mentre gli -operai della Ditta Pirelli sono tra i meglio pagati -d’Italia<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a>. -</p> - -<p> -2. A Milano, per la minore miseria e per la -fama di grassa e ricca di cui gode e per le ristrettezze -delle altre parti d’Italia, è supponibile che in -ogni tempo siano accorsi operai e spostati dalle altre -parti d’Italia a costituirvi l’armata di riserva degli -affamati e dei disoccupati. Non si dimentichi che -la condizione dei contadini dei dintorni è miserissima. -Sicchè si deve prestar fede alla <i>Perseveranza</i> -(9 Maggio) quando dei tumultuanti scrive: «Le -campagne dettero un contingente di contadini laceri, -scalzi, senza cappelli, dalle facce stravolte...» -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> -</p> - -<p> -Che tra i tumultuanti il massimo contingente -sia stato fornito da elementi senza lavoro e residenza -stabile, ce lo prova all’evidenza una nota -di cronaca del <i>Corriere della Sera</i> che all’indomani -della breccia di Porta Monforte constatò che negli -stabilimenti industriali <i>quasi tutti</i> gli operai il -giorno 10 Maggio erano tornati al lavoro<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a>. Sarebbe -stata impossibile questa generale ripresa del -lavoro cogli 80 morti, col migliaio di feriti e coi -2000 arresti praticati, se ai morti, ai feriti e agli -arrestati avessero dato il loro contingente gli operai -che stanno relativamente bene e che lavorano regolarmente. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span> -</p> - -<p> -3. Infine si dimentica un canone di psicologia -popolare, indiscutibile oramai, ch’è questo: le influenze -dei perturbamenti economici regressivi si -risentono più rapidamente e più intensamente dove -maggiore è il benessere; invece l’adattamento all’ambiente -sociale è tale tra i popoli caduti nell’abbiezione -della miseria e della ignoranza, ch’essi -divengono insensibili a qualunque male nuovo e a -qualunque peggioramento di quelli esistenti. Inversamente -cresce il desiderio di benessere, di coltura -e di libertà, in ragione diretta dei miglioramenti -conseguiti. L’osservazione è di Buckle e fu ripetuta -da Spencer e da Lombroso<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> -</p> - -<p> -Perciò si mossero la Sicilia nel 1893 e la Puglia -nel 1898 e rimasero tranquille la Calabria e la Sardegna. -Qui la miseria dura ininterrotta da anni ed -anni e le popolazioni che le abitano si sono adattate -ad un regime inferiore. Il passaggio rapido da -un relativo benessere ad un certo grado di miseria -spingea a ribellione le prime. Questi principî di -psicologia collettiva, che trovarono la loro applicazione -ripetute volte, poterono agire a Milano come -<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> -in varie altre contrade<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a>. Milano, che aveva tumultuato -il 1 Aprile 1886 per il dazio sul pane e per -le angherie degli agenti daziari, non poteva rimanere -insensibile quando il prezzo del pane subì nel 1898 -un aumento di quasi il 50%<a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a>. -</p> - -<p> -A Milano, inoltre, come si disse, dovettero intensamente -agire altre cause, perchè Milano è la -<i>capitale morale</i>. Che lo sia lo dicono le cifre, che -bisogna lasciar parlare. Cominciamo da quelle relative -alla base biologica, che con qualche confronto -con quelle della maggiore città del mezzogiorno, -Napoli, serviranno a fare apprezzare più al giusto -la costituzione bio-sociologica della metropoli del -Nord e di quella del Sud<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a>. -</p> - -<p> -L’aumento della popolazione nella capitale della -Lombardia, se non è vertiginoso come quello di -alcune grandi città dell’Europa settentrionale o degli -Stati Uniti, è assai considerevole. Contava 351,941 -<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span> -abitanti nel 1885 ed arrivò a 441 nel 1895. L’aumento -fu più rapido tra il 1881 e il 1891 — da -314 a 414 mila abitanti; mentre Napoli nello stesso -tempo da 493 salì a 527 mila. In media a Milano -l’aumento fu di circa 10,000 abitanti all’anno, mentre -a Napoli non arrivò a 3000. -</p> - -<p> -Questa prima ed enorme differenza acquista un -significato economico sociale interessantissimo quando -si saprà che la natalità di Milano nel 1895 era -molto ai disotto di quella media del regno: rispettivamente -di 28,21 e di 38,67 per mille abitanti. -</p> - -<p> -Questa natalità arriva alla cifra dei popoli orientali -meno avanzati in civiltà in Napoli: nel 1891 -di 41,4 nel quartiere S. Lorenzo, dove nel 1881 -mantenevasi a 49,8. Questi altri dati, oltre l’influenza -esercitata dalla diversità delle condizioni economiche -degli abitanti delle due città, danno ragione in parte -della differente mortalità: a Milano, per l’igiene, la -pulizia e il rinnovamento edilizio, si spendono Lire -1318,80 per 100 abitanti; a Napoli si arriva a poco -più della metà, a L. 693.85. -</p> - -<p> -L’aumento della popolazione, dunque, a Milano, -come nelle altre città civili, non è determinato da -forte natalità, ma dalla sua minore mortalità ridotta -a 24,52 nel 1895 colla media del regno di -circa 26 e di Napoli, che mantenevasi a 30,6 -nel 1893. L’aumento dovuto alla minore mortalità -viene accresciuto dalla immigrazione, che fu di -10,511 nel 1885 e discese a 9545 nel 1895; inversamente -l’emigrazione tra gli stessi anni salì da -2944 a 3194. Queste ultime cifre sono interessantissime, -perchè dimostrano: 1º la quantità considerevole -di persone nate fuori di Milano, che nella ricca -<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> -città vanno a prendere dimora; 2º che il movimento -ascenzionale della prosperità, a giudicarne dalla diminuita -immigrazione e dall’aumentata emigrazione, -aveva già cominciato a subire un arresto nel 1895. -</p> - -<p> -Occorrerebbe una speciale monografia per illustrare -la vita economica industriale di Milano, che -non è uguagliata da quella di verun’altra città -italiana; vi sarà agio di accennarvi un poco più -in là, e qui basta ricordare che la <i>Cassa di Risparmio</i> -costituisce l’indice migliore della ricchezza -della Lombardia. Gli ottocento milioni all’incirca di -depositi e risparmi della Lombardia rappresentano -oltre due terzi del totale spettante alle provincie -meridionali come si è visto in uno dei capitoli -precedenti. -</p> - -<p> -La superiorità di Milano è indiscutibile e considerevole -dal punto di vista intellettuale e morale. -Milano spende L. 655,20 per istruzione e L. 1,23 -per culto ogni 100 abitanti; Napoli invece presenta -queste cifre: L. 354 e L. 19,67. Alle due spese corrispondono -rigorosamente i dati dell’analfabetismo -e quei della superstizione, dimostrabili colla statistica -per la prima parte e riconoscibili soltanto dalla -cronaca per la seconda. A Milano, infatti, su 100 -sposi, un poco più di 16 non sanno sottoscrivere; -più di 50 a Napoli. Quasi tutti i ragazzi che hanno -l’obbligo della scuola — 96 su 100 — la frequentarono in -Lombardia negli anni 1894-95; arrivarono a 63 nella -Campania. Aggiungasi che mancarono qui tutte, o -quasi, le scuole e le istituzioni complementari, che -rendono meno illusoria l’istruzione obbligatoria. -</p> - -<p> -In perfetta armonia coi dati economici e morali -sono quelli morali come si può rilevare da questo -<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span> -specchietto che si riferisce al triennio 1893-95. Per -100,000 abitanti: -</p> - -<table class="data" summary=""> - <tr> - <td> </td> <td><b>Milano</b></td> <td><b>Napoli</b></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td>Reati d’ogni specie denunziati</td> <td class="num">1316 </td> <td class="num">3984 </td> - </tr> - <tr> - <td>Contro il buon costume</td> <td class="num">10,48</td> <td class="num">40,54</td> - </tr> - <tr> - <td>Omicidi</td> <td class="num">3,02</td> <td class="num">28,35</td> - </tr> - <tr> - <td>Lesioni violente</td> <td class="num">101,61</td> <td class="num">511,30</td> - </tr> - <tr> - <td>Reati contro proprietà</td> <td class="num">352,97</td> <td class="num">498,25</td> - </tr> -</table> - -<p> -Milano supera tutto il mezzogiorno nel numero -delle nascite illegittime (10,2 per 100 nascite); ma si -sa che questo è l’indice meno significante della moralità -pubblica; tanto che Torino, la quale nell’insieme -sta innanzi a Milano per la istruzione e pei -reati, la supera nelle quote degli illegittimi, con 14,1. -Milano anche in uno degli elementi più dolorosi, -si rivela a livello delle regioni più colte di Europa: -nel 1895 ebbe 90 suicidi; non furono che 53 a Napoli, -con circa 90 mila abitanti in più. -</p> - -<p> -Se dal lato negativo della statistica morale si -passa a quello positivo, in qualche modo rappresentato -dalla beneficenza e dalla previdenza, riscontriamo -dati che armonizzano coi precedenti e li spiegano. -A Napoli si spendono L. 118,72 per 100 abitanti per -beneficenza pubblica ed a Milano 185,15. Ma queste -cifre non danno che una pallidissima idea dello spirito -filantropico di Milano, in tutte le sue classi sociali. -Chi volesse rendersene conto, legga in <i>Appendice</i> -ciò che brevemente ci scrisse persona che conosce -la <i>capitale morale</i> e non potrà fare a meno di sentire -per essa una viva ammirazione. -</p> - -<p> -Accanto alla beneficenza sta la previdenza. Oltre -il Monte di Pietà e la Cassa di Risparmio, a Milano -<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> -vivono o meglio vivevano, prima che la raffica reazionaria -le devastasse, oltre 160 associazioni di mutuo -soccorso tra professionisti ed operai di ogni specie. -Si può assicurare che i più umili mestieri e i più vari -hanno la loro associazione di mutuo soccorso; prima -fra tutte l’<i>Associazione generale</i>, che ha un capitale -di oltre 600,000 lire e che per potenza economica e -numero di soci gareggia con quella di Torino; entrambi -sono tra le pochissime in Italia che reggono -al paragone delle inglesi. Milano, colle sue diverse -opere di beneficenza e di previdenza, spende la bella -somma di circa otto milioni e duecento mila lire -all’anno. -</p> - -<p> -Floridissima e bene organizzata era la Camera -del Lavoro, cui il municipio aveva accordato un -sussidio annuo di L. 10,000 e la sede gratuita in -via Crocefisso ed a cui facevano capo circa 120 sodalizi -che rappresentavano tutto il lavoro manuale -e parte di quello intellettuale — associazioni tra insegnanti, -ecc. — Serviva come intermediaria tra capitale -e lavoro, tra l’offerta e la domanda di lavoro -e patrocinava gli interessi dei lavoratori. -</p> - -<p> -L’opera sua fu sempre efficacissima e spesso -compose degli scioperi o li evitò; lo stesso Municipio -in qualche occasione si rivolse ad essa. L’ultima -sua buona opera compiuta fu nello sciopero -dei tramvieri, che durò un sol giorno e terminò -colla vittoria dei lavoratori contro il Municipio e -contro la società Edison. L’ira della reazione non -la risparmiò, non ostante che non avesse carattere -politico. -</p> - -<p> -E colla Camera del Lavoro possiamo passare -alle associazioni schiettamente politiche. Quelle di -<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span> -mutuo soccorso hanno ciascuna una prevalente tendenza -politica; l’<i>Associazione generale</i>, ad esempio, -è nelle mani dei monarchici moderati che se ne -avvalgono ed acquistano una influenza superiore -alla loro forza reale. La norma delle associazioni -monarchiche è la <i>Costituzionale</i> presieduta dal nobile -G. Visconti Venosta e dove si raccolgono i reazionari -più feroci, reclutati nell’aristocrazia e nella -grassa borghesia: le sue idee vengono rappresentate -nella stampa della <i>Perseveranza</i>. Sono monarchiche -varie società fra militari ed alcuni circoli -elettorali — tra i quali un Comitato elettorale permanente -nel terzo collegio, che tra i principali capi -di accusa contro i suoi avversari enumera quello -di essere appartenenti alla massoneria. Merita menzione -speciale il <i>Circolo popolare</i>, che vorrebbe un -partito conservatore moderno ben distinto dal reazionario, -a cui appartengono Prinetti e Ambrosoli, -tra gli altri deputati; ma che sinora non è riuscito -ad avere molta fortuna; non ne ha avuto una maggiore -l’<i>Associazione monarchica fra gli studenti milanesi</i>. -</p> - -<p> -Un tempo era potentissimo il Consolato Operaio -schiettamente democratico e che fu lo strumento -della vittoria clamorosa della lista democratica e repubblicana -alla prima elezione generale a suffragio -allargato nel 1882. Fu battuto in breccia dai socialisti, -che gradatamente gli sottrassero molti importanti -sodalizi e gli era stato sostituito il <i>Tribunato -dei lavoratori</i>, ch’era schiettamente repubblicano<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a>; -<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> -e repubblicani erano molti circoli elettorali ed altre -società — compresa una d’irredenti ed altre fra -gli studenti raccolti nel <i>Fascio Carlo Cattaneo</i>. Repubblicani -e democratici potevano contare su di alcune -società di mutuo soccorso, sulla <i>Società democratica -tra i Reduci dalle Patrie battaglie</i> e sulle -<i>Società Reduci volontari garibaldini</i>. -</p> - -<p> -Erano oltre venticinque le società e trenta gli -oratorii cattolici, nei quali stava la forza disciplinata -del partito clericale. Alcune organizzazioni -avevano scopo esclusivamente elettorale e riuscirono -utilissime ai moderati nelle elezioni amministrative. -</p> - -<p> -I sodalizi socialisti sembravano scarsi di numero; -ma erano mirabilmente organizzati e di una -sorprendente attività. Alla <i>Federazione socialista</i>, -all’<i>Associazione elettorale socialista</i>, al <i>Circolo di -studi sociali</i> facevano capo molti circoli — alcuni -prevalentemente elettorali — ed altre utili istituzioni, -come il Ristorante cooperativo di Ponte Seveso -che riusciva efficacissimo per la propaganda. L’organizzazione -socialista era la più disciplinata e la -più forte: la sola che poteva competere col partito -clericale. Nè la disciplina veniva rotta dalle diversità -della corrente che cominciava a designarsi tra -<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span> -i moderati guidati da Turati e dalla Koulischoff, che -volevano accordi coi partiti affini, e gli intransigenti -che di accordi non volevano sapere in alcun -modo. Gli uni e gli altri — moderati e intransigenti — erano -decisamente avversi a qualunque tentativo -rivoluzionario, almeno tra gli elementi direttivi e -tra gli oratori delle frequenti e frequentate conferenze. -</p> - -<p> -Con un cenno alla <i>Massoneria</i> — scissa durante -il governo Crispi, perchè a lui si riteneva troppo -ligio il Gran Maestro del tempo — alla <i>Società internazionale -per la pace</i>, dove trovano posto uomini -di tutti i colori — dal conservatore Albasini-Scrosati -ai repubblicani Maffi e Premoli — e al -<i>Circolo per la solidarietà internazionale</i>, ch’è una -emanazione della precedente, con intendimenti più -larghi e più pratici, pongo termine alla rapidissima -rassegna delle associazioni di Milano, che possono -già dare un adeguato concetto della sua vivace attività -politica, che meglio risalterebbe dalla storia -dei suoi singoli collegi fatta al lume dei risultati -elettorali. Le ultime elezioni, ad esempio, insegnano -che nel solo VI collegio, tra socialisti e repubblicani, -gli antidinastici sono oltre 3000. -</p> - -<p> -Questi dati politici e intellettuali vengono completati -dalle seguenti notizie sulla stampa. Milano -ha i giornali più diffusi in Italia, se non i meglio -compilati. -</p> - -<p> -Comincio dall’<i>Italia del Popolo</i> che non risorgerà -più nella <i>capitale morale</i> e che rivivrà a Roma -sotto il semplice titolo: <i>Italia</i>. Benchè intransigentemente -repubblicana — talvolta bigotta — e non -ben fatta dal lato tecnico e deficientissima pel servizio -telegrafico, era riuscita ad avere quattromila -<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span> -abbonati. Era grande il valore morale dei suoi collaboratori — oggi -quasi tutti in carcere — ma era -maggiore la diffusione delle idee repubblicane; tale -da consentirle una tiratura di oltre 15 mila copie, -quale non l’ebbero mai <i>L’Unità Italiana, Il Dovere, -La Lega della democrazia</i>, non ostante la direzione -di uomini che si chiamavano Maurizio Quadrio, -F. Campanella, Alberto Mario. E l’<i>Italia del Popolo</i>, -per le deficienze indicate, non oltrepassava i confini -dell’Emilia. -</p> - -<p> -Tra i quotidiani, il primo posto per la diffusione -lo tiene a Milano e in tutta Italia <i>Il Secolo</i>, la cui -tiratura oscilla attorno alle 100 mila copie e che -esercita una grande e benefica influenza in senso -democratico in tutto il regno. E per questa sua -azione venne soppresso dal generale Bava Beccaris. -Viene dopo <i>Il Corriere della sera</i>, che col volteggiare -accorto del Torelli-Viollier, che sapeva a tempo -debito secondare l’opinione pubblica e colla grande -cura posta nella compilazione, aveva ottenuto una -considerevole diffusione. Coll’uscita dell’antico direttore, -cui parvero enormi i fasti reazionari dello -stato di assedio, si è avvicinato politicamente alla -<i>Perseveranza</i> — l’organo più sfacciato della reazione, -ma che per fortuna esercita scarsissima influenza, -per la sua scarsa diffusione. Non arrivò a -guadagnare neppure durante lo stato di assedio, -quando ridusse democraticamente il prezzo di vendita -da 10 a 5 centesimi. -</p> - -<p> -La <i>Lombardia</i> era un giornale alquanto democratico, -non bene definito, ma che per le sue imparzialità -godeva di molte simpatie tra la borghesia che -non vuole arrivare al <i>Secolo</i>, ma che non può acconciarsi -<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> -agli organi della reazione; ora ha mutato -indirizzo, come è pure mutato tutto il personale -di redazione, volontariamente dimessosi per atto di -solidarietà con il suo direttore, non avendo voluto -il direttore Gianderini acconciarsi a fare un giornale -reazionario. Invece è discretamente diffusa -<i>La Sera</i>, sempre — almeno sinora — ministeriale, -per l’ora tarda in cui si pubblica e che la fa ricercare -per le notizie ultime. L’<i>Osservatore Cattolico</i> -di Don Albertario e la <i>Lega Lombarda</i> sono i due quotidiani -cattolici: la seconda fornica coi moderati e -qualche volta assume intonazione conciliazionista. -</p> - -<p> -<i>La Lotta di Classe</i> — risorta sotto il titolo -di: <i>Lotta</i> con un valoroso direttore — Claudio Treves — <i>Il -Socialista, L’elettore cattolico milanese, il Popolo -cattolico, Il lavoratore italiano</i>, clericale, e <i>L’Idea -liberale</i> sono settimanali: sarebbe fortuna per tutti -se le idee temperate dell’ultima prevalessero tra i -monarchici milanesi. -</p> - -<p> -Milano ha inoltre: 23 pubblicazioni commerciali -e industriali — tra i quali <i>Il Sole</i> e il <i>Commercio</i> -quotidiano; 22 di medicina; 5 giornali giuridici — <i>I -Tribunali</i> divennero quotidiani durante i processi -politici ultimi; 16 agricole; 22 di moda; 14 strettamente -religiose; 29 letterarie, educative, scolastiche, -ecc.; 13 per le famiglie ed umoristiche — argutissimo -<i>Il Guerrino Meschino</i> e assai popolare -<i>L’Uomo di Pietra</i>; 13 teatrali; 3 di viaggi; 5 di -pubblicità; 9 di sport, caccia e scherma; 15 di genere -diverso; 12 scientifiche — tra le quali <i>Il Pensiero -italiano</i> di Pirro Aporti. E chiudo questa eloquentissima -enumerazione con un cenno speciale -alla soppressa <i>Critica Sociale</i>, che mercè l’opera -<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> -assidua, intelligente ed amorevole di Filippo Turati -aveva acquistato fama grande e meritata in Italia -e fuori e che tutti si augurano di vedere risorgere -presto e rigogliosa e battagliera, non appena il suo -valoroso direttore avrà riacquistata la libertà. -</p> - -<p> -Da tutto ciò si può già concludere che Milano -è città essenzialmente politica e intellettuale; e chi -conosce la vivacità delle discussioni nei caffè, nei -ritrovi familiari, nelle piazze; la frequenza e varietà -delle conferenze pubbliche — molte delle quali, -naturalmente con diversità d’intenti, organizzate dal -florido <i>Circolo Filologico</i> e dalla <i>Società internazionale -per la pace</i> — tutte affollate e parecchie tenute -nella stessa ora, potrà ancora più agevolmente ricostruire -mentalmente l’ambiente psichico di Milano. -</p> - -<p> -Questo ambiente, è naturale, non si formò in -un giorno, nè in un anno. Degli anni ce ne vollero -perchè quello descritto da Parini si mutasse radicalmente. -</p> - -<p> -Non è qui il luogo per dimostrare quali fattori -naturali e sociali abbiano contribuito a preparare e -maturare il mutamento facendone un centro attivissimo -di vita economica e intellettuale; certamente -l’Austria colla sua cura di forche, di piombo e di -galera ne ricostituì sano e vigoroso il carattere politico; -ne formò la tradizione fiera, indipendente, -indomita. -</p> - -<p> -In un solo anno — dall’agosto 1848 all’agosto -1849 — furono eseguite non meno di novecento -sessanta sentenze di morte sopra individui accusati -o semplicemente sospettati autori di reati politici, -compresi taluni pei quali non esisteva neppure il -sospetto, ma che vennero giustiziati sol perchè tratti -<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span> -accidentalmente in arresto. Alcune esecuzioni acquistarono -celebrità per alcuni episodi eccezionali. -</p> - -<p> -È così che i milanesi vanno orgogliosi del: -<i>Tiremm innanz!</i> di Sciesa (1850). -</p> - -<p> -«Il trattamento dei bruti a cittadini che insultati -risentono l’insulto, dice il Senatore Piolti de’ -Bianchi, segnò tra Milano e l’Austria una macchia -indelebile, una pagina d’odio, che nessuno mai -straccerà». -</p> - -<p> -E quest’odio spiega come, perchè Milano <i>pacifica</i> -e umana fra le città italiane, abbia manifestato un -entusiasmo come per una vittoria nazionale all’annunzio -dell’assassinio del D.<sup>r</sup> Vandoni (1851) reo di -aver denunziato alla polizia il suo amico Dottor -Ciceri<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a>. -</p> - -<p> -Il moto del 6 Febbraio 1853 — nel quale ebbero -parte Visconti Venosta e Depretis — e tutte le successive -cospirazioni e impiccagioni consecutive, sino -alla liberazione del 1859, non fecero che rinvigorire -<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> -e rendere adamantino questo carattere politico della -Lombardia e della sua capitale. -</p> - -<p> -Una nuova vita avrebbe dovuto cominciare colla -cacciata degli Austriaci; e lombardi e milanesi vi -credettero tanto a questa nuova vita, che essi, nei -primi anni della costituzione del regno, sembrarono -tra i più devoti alla dinastia sabauda; tanto devoti, -che Enrico Cernuschi, indignato, preferì alla cittadinanza -italiana la francese. — Le elezioni politiche -erano l’indice migliore dei sentimenti della massa -che godeva del diritto di voto. C’erano già dei brontoloni, -disgustati che Vittorio Emmanuele non avesse -mantenuto l’antico impegno di convocare la Costituente; -ma i più erano soddisfatti della liberazione -dal giogo austriaco e preoccupati e distolti da altre -aspirazioni, dal desiderio ardente di compiere l’unità -e l’indipendenza della nazione, sino a tanto che lo -odiato e antico oppressore rimaneva accampato nel -Veneto. Qualche elezione — quelle di Giuseppe Ferrari, -di G. Mussi, e più tardi di Carlo Cattaneo — più -che alla influenza della corrente politica che -rappresentavano gli eletti — era un omaggio alla -eminenza della persona o l’effetto di condizioni -locali. -</p> - -<p> -La reazione contro il sentimento monarchico-moderato -andavasi maturando man mano che i governanti -discreditavansi per errori politici e per -immoralità delle quali non potevansi vittoriosamente -difendere. -</p> - -<p> -Era divenuta vigorosa all’epoca del <i>Gazzettino -Rosa</i> — che potè fare di più per la demolizione -delle istituzioni coi duelli de’ suoi redattori viventi -<i>en bohemiens</i>, che non gli articoli logici e serrati -<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> -dell’<i>Unità Italiana</i> — ed esplose colle infamie del -processo Lobbia<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a>. -</p> - -<p> -Passò inosservata, o quasi, la cospirazione repubblicana -del 1869 — per la quale venne arrestato -sulla Piazza del Duomo il Dott. Pantano, tradito da -un ufficiale; ma suscitò maggiore interessamento il -tentativo insurrezionale della Caserma di Pavia colla -conseguente fucilazione di Barsanti. -</p> - -<p> -I sotterfugi miserevoli di Lanza per negare la -grazia del povero caporale, chiesta in nome delle -donne italiane da una Pallavicini, al cui consorte -grazia non era stata negata dall’Imperatore d’Austria, -produsse la più penosa impressione nella pubblica -opinione. E la Lombardia cominciò a divenire un -semenzaio di deputati schiettamente repubblicani — Sonzogno, -Billia, Ghinosi, Mussi, Cavallotti — molti -dei quali forniti dal <i>Gazzettino Rosa</i>, divenuto popolare -perchè battagliero ed anticesareo. 1 fatti di Via -Moscova — 23 Marzo 1879<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a> — e tanti altri fasti -<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span> -della polizia, che non lasciava passare occasione per -agire austriacamente, accelerarono l’evoluzione di -Milano e della Lombardia in senso democratico e -repubblicano: evoluzione che trovava il suo terreno -ben preparato nella tradizione storica e nella influenza -che dovevano esercitare legittimamente, sopra tutti -gli elementi intellettuali e sani, un gigante come -Carlo Cattaneo, uomini come Giuseppe Ferrari e -Gabriele Rosa; evoluzione che divenne ufficialmente -palese colle elezioni generali del 1882. -</p> - -<p> -In tal modo si andò preparando in Milano e in -Lombardia un ambiente non solo repubblicano, ma -schiettamente federalista, con questo in più: che la -tendenza federalista non era esclusiva dei repubblicani, -ma invadeva più o meno apertamente su tutti -gli altri partiti e su tutte le classi sociali, percorrendo -una gamma al cui centro stava l’<i>Italia del Popolo</i> -coll’indimenticabile Dario Papa, e, agli estremi, da un -lato Filippo Turati e dall’altro Giuseppe Colombo. -</p> - -<p> -Date le condizioni tristi del resto d’Italia e data -la coscienza della superiorità economica, intellettuale -e morale di Milano e della Lombardia, coloro che -si sapevano superiori e vedevansi legalmente accoppati -da una forte maggioranza avversa, non potevano -che riconfermarsi nel sentimento e nell’aspirazione -federalista nella quale vedevano una nuova liberazione -dai <i>barbari</i> del mezzogiorno. Così formossi la -leggenda dello <i>Stato di Milano</i>, in fondo della quale -c’era e c’è un assieme di verità, che non dovette rimanere -del tutto estranea negli ultimi moti di Maggio<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span> -</p> - -<p> -Milano e la Lombardia si credettero addirittura -sottoposti ad un dominio odioso sotto il secondo -ministero Crispi: il quale ricambiava i lombardi di -cordialissima antipatia e designavali come <i>Galli cisalpini</i>. -Antipatia scambievole, sottolineata dai solenni -fischi di Milano al Presidente del Consiglio, -tanto più significante in quanto che la rottura colla -Francia accentuata da Crispi, più che alle altre, -economicamente, riusciva profittevole alle industrie -lombarde. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span> -</p> - -<p> -Lo spirito lombardo, in ultimo, parve impersonato -in Cavallotti che alla sua tenace e meravigliosa -opposizione dette il profumo che veniva dalla <i>questione -morale</i>; sicchè le manifestazioni violente -di Milano e di Pavia dopo Abba Carima e la successiva -caduta di Crispi parvero una vittoria, una -rivincita del bardo glorioso della democrazia e dei -suoi rappresentati. -</p> - -<p> -Questo l’ambiente politico-morale di Milano; -che a buon diritto può essere chiamata la <i>capitale -morale</i> d’Italia per lo insieme armonico delle sue -condizioni. Torino che l’uguaglia, le sta dappresso -o la supera nella vita economica, nell’alfabetismo -e nella minore delinquenza, non ha la vivacità e -l’energia politica di Milano. E si spiega la calma -di Torino durante gli ultimi moti non solo col desiderio -di non nuocere al successo della sua Esposizione -e colla forte organizzazione del suo socialismo -intransigente, ma anche col suo temperamento e -colla influenza della tradizione dinastica ancora -tanto viva su di un Edmondo De Amicis che manifesta -un sacro orrore per l’idea repubblicana innanzi -al Tribunale militare, che doveva condannare a -dodici anni di reclusione il suo amico e compagno -di fede Filippo Turati! -</p> - -<p> -L’ambiente politico-morale di Milano, sovraccitato -già in modo straordinario dalla morte e dai -funerali di Cavallotti e dalla rassegna delle forze -repubblicane e socialiste fatte nella commemorazione -solenne del cinquantesimo anniversario delle Cinque -Giornate — era tale che sarebbe stato miracolo se -i moti per la fame del resto d’Italia non vi avessero -ottenuto una forte ripercussione. Sarebbe bastato -<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span> -il contagio psichico, tanto più facile dove il -terreno è adatto, a determinarla<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a>; l’uccisione di -Mussi doveva renderla inevitabile. L’imprudenza — altri -forse dirà il calcolo, se la reazione era -realmente <i>sospirata</i> — delle autorità politiche e -militari dovevano necessariamente riuscire agli episodi -sanguinosi di Maggio 1898. Nei quali, per -quante ricerche abbia fatte, non sono riuscito a -convincermi che vi abbia avuto parte principale la -teppa, come da qualcuno, che ha voluto erroneamente -scagionare Milano dei tumulti avvenuti, è stato -asserito<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span> -</p> - -<p> -La manifestazione primitiva del 6 Maggio fu -essenzialmente politica e tali rimasero le successive. -Così doveva essere. Se le condizioni d’Italia sono -tali che a giudizio di Saracco destano il <i>disgusto -del presente regime</i> — e testè gli fecero dire che -per salvare l’Italia si dovrebbe <i>ricondurre il senso -chiaro, esatto della moralità nella coscienza pubblica, -in basso e in alto</i><a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a> — non era evidente, non era -logico, che questo disgusto prorompesse in pubbliche -manifestazioni nella <i>capitale morale,</i> dove identiche -esplosioni, per cause minori, c’erano state altre volte? -Se questa volta si arriva alle barricate, che nessuno, -però, difende, la colpa è tutta delle autorità -politiche e militari, che agirono in guisa da -far sospettare che abbiano voluto le barricate per -arrivare alla reazione. -</p> - -<p> -Per parte mia non esito ad aggiungere che se -le barricate rimasero indifese, se i moti non furono -più gravi ciò si deve al fatto che mancò assolutamente -ogni preparazione ed ogni direzione e sopratutto -al dissidio tra i socialisti e una borghesia -colta e repubblicana, che ha un obbiettivo determinato, -ma che ebbe tagliati i garretti dal socialismo, -che le sottrasse le masse. In queste poi poterono più -la tradizione, il temperamento, che non poteva -essere modificato in pochi anni, anzichè la propaganda -<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span> -sinceramente e costantemente antirivoluzionaria -dei socialisti; ed esplosero<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a>. -</p> - -<p> -La protesta di Milano fu essenzialmente politica -e morale; ma credo di avere dimostrato ad -esuberanza che non ebbe il menomo carattere di un -vero tentativo insurrezionale. Se a Milano, come -alcuni, a torto, pretendono, mancò l’influenza economica -nella determinazione della protesta, ciò tornerebbe -sempre a suo grandissimo onore. I socialisti -non deridono a sangue ogni giorno la quistione sociale -perchè alcuni socialisti la riducono a semplice -<i>quistione di stomaco?</i> Ebbene, diano tutta la loro -ammirazione a Milano che si leva in nome delle -più sante ed alte idealità! -</p> - -<p> -In quanto alle sozze calunnie di chi disse i moti -di Milano e del resto d’Italia voluti e preparati dai -socialisti e repubblicani agli <i>ordini ed agli stipendi</i> -del Papa e della Francia, esse non meritano che il -più profondo disprezzo<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span> -</p> - -<p> -Quattro mesi di reazione non poterono modificare -l’ambiente politico e morale di Milano. -</p> - -<p> -La <i>capitale morale</i> rimane uno scandalo per -alcune parti d’Italia ed un pericolo — se non si -vorrà trarre ammaestramento dagli avvenimenti — per -le istituzioni; si capisce perciò che ci sia qualche -nuovo Barbarossa, come venne chiamato chi ebbe -la triste ventura di spegnere Cavallotti, che la vorrebbe -annientata; si capisce ancora che ci sia chi -vorrebbe metterla sotto la <i>tutela affettuosa</i> dell’Italia. -</p> - -<p> -Oh! il momento per togliere di mezzo questa -minaccia permanente alla tranquillità dello Stato, -di porre sotto tutela.... la <i>capitale morale</i> è veramente -opportuno! Quando all’estero, per nostra -incancellabile vergogna, si discute sulla convenienza -di porre l’Italia sotto la tutela dell’Europa perchè -non sa guarirsi dalla miseria e dall’analfabetismo, -che generarono il pericolo anarchico<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a>, è giusto -<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span> -che ci sia all’interno chi voglia spento il focolaio -di benessere, di sana energia, di vera civiltà che -risiede in Milano! -</p> - -<p> -Se i nuovi Barbarossa esprimessero il sentimento -della maggioranza degli italiani sarebbe segno che -l’Italia non potrebbe tollerare che una sua grande -città venisse chiamata la <i>capitale morale</i>.... -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span> -</p> - -<h2 id="cap14">XIV. -<span class="smaller">CONFRONTI</span></h2> -</div> - -<p> -Si afferma di ordinario dalle persone che non -vogliono darsi la pena di comparare per riflettere -ed agire in conformità dei risultati ottenuti dalla -comparazione: i confronti sono odiosi. Dovrebbe -dirsi invece: i confronti sono dolorosi e vergognosi -per coloro che sono costretti a constatare la propria -inferiorità e per quanti furono e sono causa della -inferiorità stessa. -</p> - -<p> -La comparazione che s’impone quando si è dato -il bando all’assoluto è di una indiscutibile utilità -nella politica, che vuole essere sperimentale perchè, -trovando termini di confronto con dati avvenimenti, -si acquistano elementi per una specie di giudizio di -appello, ammaestramenti ed indicazioni sulle conseguenze -non remote degli avvenimenti comparati a -seconda della diversità delle misure adottate di fronte -ai medesimi. -</p> - -<p> -Non si deve tacere che nella comparazione e -nelle induzioni si deve andare guardinghi, perchè la -<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span> -diversità delle condizioni tra popolo e popolo ed -anche tra periodi diversi nella vita di una stessa -nazione, può indurre in errore e far formulare previsioni -che non si realizzano generando meraviglia -e disillusioni; ma, oltrecchè nella fase presente di -evoluzione la diversità delle condizioni è in continua -attenuazione tra i popoli europei, è innegabile che -la comparazione rimane come il metodo migliore -per fare della politica sperimentale, pur facendo riserve -sulle indicazioni che somministra e ricorrendo -a tutti i temperamenti nell’applicazione, che possono -essere suggeriti dalla conoscenza delle più salienti -diversità di condizioni. -</p> - -<p> -Convinto della eccellenza di questo metodo, mi -pare che non si potrebbe conchiudere più opportunamente -questo studio sui tumulti della primavera -del 1898 e sulla conseguente reazione se non coi -confronti sul rispetto delle leggi e delle costituzioni, -sulla libertà lasciata ai cittadini, sulle misure adottate -dai vari Stati d’Europa in casi analoghi a quelli -italiani. -</p> - -<p> -Se si dovesse prestar fede ai grotteschi apologisti -del vigente regime italiano, i quali non esitano -ad affermare che in fatto di libertà e di osservanza -della costituzione il nostro paese nulla ha da invidiare -agli Stati più liberi del mondo, e che arrivano -all’impudenza di dire che ne gode una maggiore -della Francia, si potrebbe stabilire un contrasto -stridente ed umiliante per noi, ponendo il paragone -tra l’Italia e la Svizzera, tra l’Italia e gli Stati -Uniti d’America; ma queste vanterie si devono -prendere per quello che sono: per ridicolaggini -divulgate con serietà o per ignoranza compassionevole -<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span> -o per insigne e interessata malafede. Perciò -rinunzio a qualunque paragone non solo con detti -Stati retti a repubblica, ma anche colle monarchie -scandinave, dove da anni i tumulti per cause economiche -e politiche sono sconosciuti è dove è illimitata -la libertà e tutto vi si discute: dal Re alla -organizzazione sociale; da questa alle compagine -nazionale<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a>. -</p> - -<p> -I nostri millantatori si avrebbero a male il paragone -tra l’Italia, paese a regime rappresentativo, -con la Germania o con l’Austria, stati semplicemente -costituzionali. Invece sono le due nostre alleate -che avrebbero giusto motivo di offendersi del -paragone. Il Cancelliere di Ferro, quando volle darsi -nelle braccia della reazione, prima contro i cattolici -e poscia contro i socialisti, si armò di leggi. Tra -noi invece vige da anni, intendiamoci, e non da -ieri soltanto, il cosidetto <i>piccolo stato d’assedio</i>, senza -<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span> -che leggi, e nemmeno i famosi decreti-leggi lo -abbiano autorizzato. Le leggi talora sono applicate -severamente in Germania; ma quando esistono queste -leggi, almeno ogni cittadino sa a che cosa attenersi -e a quali rischi si espone violandole. Tra noi l’arbitrio -sostituito sistematicamente alla legge produce in -tutti una incertezza ed un perturbamento, che sono -tra le cause maggiori della nostra decadenza politica. -</p> - -<p> -In quanto a libertà di stampa e di riunione, chi -legge il <i>Worwärts</i> e gli altri giornali e riviste dei -socialisti, chi ha conoscenza delle conferenze innumerevoli -che si tengono in tutte le birrerie di Berlino -e della Germania, chi ha seguito l’ultimo congresso -socialista di Stuttgart, in cui si affermò la -dottrina collettivista da un lato e dall’altro si manifestarono -voti aperti per la repubblica e si lanciò -una sfida solenne all’Imperatore sulla famosa questione -degli scioperi — si convincerà che il confronto -non regge. -</p> - -<p> -Non regge neppure coll’Austria, che siamo abituati -a considerare come sinonimo di dispotismo. -Ha certi freni la stampa e i sequestri qualche volta -colpiscono anche le riviste — ad esempio, Die Zeit -di Vienna; — ma c’è una misura, vi sono criteri -stabili. Non parliamo del diritto di riunione; quando -i socialisti austriaci promossero l’agitazione pel suffragio -universale a Vienna, si fecero dimostrazioni -di venti e quarantamila persone, che procedettero -ordinate per lo più. -</p> - -<p> -Qualche volta ci furono colluttazioni, anche -gravi, colla forza; avvennero arresti e condanne -severe — conformi alle leggi; ma il governo austriaco -non pensò di sopprimere il diritto di riunione. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span> -</p> - -<p> -Gravi tumulti in Austria sono avvenuti negli -ultimi anni e qualche volta fu proclamato lo Stato -di assedio, consentito dalle leggi. Ma nè per la -durata, nè per gli episodi che lo contrassegnarono -in Boemia per la questione recentissima delle lingue, -nè nell’Istria alcuni anni or sono, per l’altra analoga -delle tabelle bilingui, si rese odioso come in -Italia dal 1894 in poi. Nemmeno il più lontano -paragone è possibile per le condanne dei tumultuanti, -che furono mitissime anche quando andavano a -colpire i cittadini rei di manifestazioni anti-nazionali, -come fu il caso nei tumulti per le tabelle bilingui -nell’Istria. Chi avrebbe potuto immaginare che -l’Austria ci avrebbe dato lezioni di liberalismo e -di costituzionalismo? -</p> - -<p> -Il paragone prediletto ai nostri monarchici -costituzionali è quello coll’Inghilterra. Essi ci tengono, -o meglio ci tenevano<a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a>, a dire che in Italia, -in grazia della <i>lealtà</i> di Casa Savoja e dell’affetto -popolare da cui è circondata, è stato possibile il -<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span> -godimento della massima libertà e del più perfetto -svolgimento del regime rappresentativo. Nulla, intanto, -di più grottescamente falso. -</p> - -<p> -Il paragone, sotto tutti i punti di vista, non -regge ora; e non reggeva neppure pei tempi migliori -della libertà italiana. -</p> - -<p> -Rimontando a sessant’anni or sono per la libertà -di stampa ed a più di settant’anni per il diritto di -riunione, per i criteri repressivi, per le condizioni -lavoratori, deisi potrebbe trovare qualche somiglianza -tra l’Inghilterra di allora e l’Italia odierna. Non -più oggi. -</p> - -<p> -Due parole sulla libertà della stampa, che è -divenuta la libertà fondamentale: essa sola vale -quanto gli articoli più larghi di una carta costituzionale, -che possono rimanere lettera morta dove -c’è un esercito stanziale numeroso e disciplinato<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a>; -essa sola sostituisce efficacemente ogni più severo -controllo sull’opera politica e morale del governo. -</p> - -<p> -Per dare la misura di questa libertà di stampa -in Inghilterra, bisogna leggere la collezione del -<i>Truth</i>, del <i>Reynold’s News paper</i>, della <i>Modern Society</i>, -<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span> -dell’<i>Irish Weekly Independent</i>, del <i>Labour -Leader</i>, di altre riviste o giornali socialisti, repubblicani, -radicali e irlandesi. Indarno si cerca nella -storia dei processi da anni ed anni qualche cosa -che rassomigli all’applicazione dell’articolo 247 del -Codice penale e di altri articoli consimili. Le istituzioni -politico-sociali vi sono discusse e attaccate -con una violenza di linguaggio inaudita; la Camera -dei lords, nell’anno di grazia 1898, dal <i>Reynold’s -Newspaper</i> viene considerata come un’assemblea -di speculatori, di usurai, di ladri.... E non sono -meglio trattati la Regina e tutti i membri della -famiglia reale. Su i Re tutti d’Inghilterra, da Guglielmo -il conquistatore a Vittoria, circola liberamente -il libro di I. Morrison Davidson — <i>The New Book -of Kings</i>: Il nuovo libro dei Re — di cui si sono -fatte parecchie edizioni, e che riporta tutti gli -aneddoti più feroci e più scostumati che possano -discreditare le persone reali e le istituzioni monarchiche. -</p> - -<p> -Questa non è la libertà che si esercita su coloro -che già appartengono alla storia — e che in Italia -sono sempre <i>sacre ed inviolabili</i>; — ma si esercita -piena, illimitata, sui contemporanei. Nel numero -del 17 aprile 1898, <i>Gracchus</i> scrive una lettera al -<i>Reynold’s News paper</i> nella quale dimostra il nessun -valore politico, intellettuale e morale degli illustri -parenti della Regina e della regina dice: «<i>Vittoria -ha schivato l’adulterio</i>. E sta bene: l’ammiriamo. -E l’ammiriamo in quanto, convinti del dogma -della ereditarietà, chiunque avrebbe giurato, che -essa avrebbe seguito la grossolana immoralità, -che caratterizza i suoi zii particolarmente....». -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span> -</p> - -<p> -Ma se la Regina viene risparmiata da <i>Gracchus</i> — nessuno -risparmia il Principe di Galles, ch’è -stato messo alla gogna nei Tribunali, nei giornali, -nei <i>meetings</i> — non la è da altri. Così l’<i>Irish -Weekly Independent</i> nel febbraio 1898 pubblicò un -articolo: <i>Is the Queen mad?</i> — La Regina è pazza? — dove -si facevano allusioni agli amorazzi antichi -della Regina con un suo prediletto e notissimo servitore, -che — si assicura — la confortò dopo la -morte del Principe-sposo Alberto. Nel numero -del 1º maggio, lo stesso giornale, ch’è illustrato, -in prima pagina, sotto il titolo: <i>A Jubilea Idyll</i> si -vedeva la Regina Vittoria, volante come una furia -orrida, con la face in mano, portar la guerra dapertutto, -mentre intorno e sotto di lei i cannoni che -scoppiano producono incendii, rovina e desolazione... -In Italia, un giornale fu sequestrato perchè mise in -caricatura... gli speroni del generale Pelloux! -</p> - -<p> -Gli emblemi, i motti allegorici, che si portano -in processione, i discorsi che si pronunziano nei -<i>meetings</i> sono dello stesso genere; e questo genere -violento non è escluso dal Parlamento; dove, ad -esempio, il Wakley, direttore del <i>Lancet</i> e deputato -di Londra, domandando l’amnistia pei condannati -cartisti di Monmouthshire, chiama <i>traditori</i> i Re e -parla di <i>royal miscreants</i>, di <i>royal ruffians</i> — canaglie -reali, banditi reali... -</p> - -<p> -Questi saggi di massima libertà di linguaggio, -che si potrebbero moltiplicare a piacere, rispondono -alla sciocca obbiezione che si sente spesso ripetere -in Italia: in Inghilterra si può concederla perchè -non se ne abusa. Ed a questa obbiezione rispose -qualche anno fa Pasquale Villari, senatore, conservatore -<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span> -ed ex ministro del regno, col seguente giudizio: -«La stampa più moderata usa in Inghilterra -un linguaggio che a noi parrebbe sovversivo, ma -che colà è giudicato prova di un vero spirito -conservatore. <i>Da noi si direbbe, che questo è un -eccitare i tumulti colà si crede che questo sia -un conoscere i propri tempi....</i><a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a>». -</p> - -<p> -E parliamo di tumulti e di sommosse, ch’è -quello che maggiormente importa. -</p> - -<p> -La storia dell’Inghilterra — proprio per ismentire -anche su questo quei capi ameni i quali vogliono -stabilire certe differenze di trattamento politico in -ragione delle differenze di temperamento tra gli -italiani e gl’inglesi — è piena di tumulti e di sommosse -assai più gravi di quelli che abbiamo deplorato -in Italia nella primavera del 1898. -</p> - -<p> -Se ci rifacciamo alla storia del primo quarto -di questo secolo, anche al di là della Manica riscontriamo -un periodo agitatissimo di fame, di prepotenze, -di tumulti, di repressioni, di reazione, che -nulla o ben poco ha da invidiare al nostro presente. -</p> - -<p> -È il periodo dell’<i>ultratorismo</i> contrassegnato dal -sistema iniquo delle imposte, dalla niuna protezione -sociale ai lavoratori, dalla prevalenza megalomaniaca -e militaresca, dalla mancanza di libertà politica e -di giustizia penale. Fu la vergogna dell’Inghilterra -e scomparve più di settant’anni or sono. -</p> - -<p> -Sorpasso sui tumulti del 1829 e accenno appena -a quelli che si riferiscono alla prima riforma, per -<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span> -fare comprendere a coloro che non conoscono gli -inglesi quale sia la <i>flemma</i> e il <i>rispetto</i> delle persone -e delle leggi di questi famosi anglo-sassoni. -</p> - -<p> -Nel 1831, appena Lord Russell presentò il <i>bill</i> -di riforma, vi furono luminarie e dimostrazioni di -gioia. In Italia gli amici delle riforme si sarebbero -contentati di manifestare la propria soddisfazione -con degli evviva! In Inghilterra si sentì il bisogno -di una vigorosa sassaiuola contro i nemici del <i>bill</i>; -e la sassaiuola degenera in gravi tumulti dopo il -rigetto da parte dei lords (18 ottobre 1831). Si -fanno le elezioni generali sulla questione della riforma -e riescono favorevoli al <i>bill</i>; e allora, in -previsione della opposizione della Seconda Camera, -i lords vengono minacciati e scoppiano dappertutto -tumulti sanguinosi. Viene bastonato il duca di -Newcastle; schiaffeggiato il marchese di Londonderry; -gettato da cavallo il duca di Cumberland — un -membro della famiglia reale! -</p> - -<p> -Si riesce ad immaginare che cosa avverrebbe -in Italia se casi simili si verificassero? Un milione -almeno di cittadini sarebbe gettato in galera; della -costituzione non rimarrebbe traccia; meno ancora -del disegno di legge. Cedere in Italia alla pressione -della piazza: vergogna! orrore! Nulla di tutto ciò -in Inghilterra. Il <i>bill</i> ebbe il suo corso e i <i>lords</i>, -ammoniti a scongiurare bufera più tremenda, non -osarono più respingerlo. Non solo: il Re — oh -scandalo! — favorevole al <i>bill</i>, annunziò che avrebbe -licenziato le persone di casa reale, che non si adoperassero -pel suo trionfo. -</p> - -<p> -Ancora un dato interessante. Scoppia un altro -tumulto in Londra il 13 maggio 1833; un policeman -<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span> -viene ucciso, altri feriti. Ebbene, i giurati mandarono -assolto l’uccisore per <i>omicidio giustificato....</i> -In Italia, per Decreto reale, sarebbe stata soppressa -la giuria. Fermiamoci ai tumulti più caratteristici: -a quelli che si riferiscono al movimento <i>cartista</i> -durato dieci anni e più — dal 1837 al 1848. Ci -dobbiamo fermare a questi tumulti perchè hanno -qualche analogia coi nostri e per questo aneddoto -di dolorosa attualità. -</p> - -<p> -Paolo Valera — oggi in carcere e ch’era vissuto -parecchi anni in Inghilterra — impressionato degli -avvenimenti italiani del 1893-94, volle fare conoscere -il movimento cartista in una serie di articoli -della <i>Critica sociale</i> raccolti in opuscolo con una -prefazione di Filippo Turati, nella quale si leggono -queste parole: -</p> - -<p> -«Collo studio sul movimento chartista, noi squaderniamo -al lettore un brano di storia inglese -vecchio di mezzo secolo che varcando la Manica -e il Gottardo, si ringiovanisce, diventa quasi dell’attualità. -Più ancora: <i>diventa forse ad un dipresso, -la storia nostra di domani</i>»<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a>. -</p> - -<p> -Filippo Turati fu profeta. La storia di 60 anni -fa è divenuta la storia di oggi.... peggiorata. Niuno -lo sa meglio di lui, che soffre nella tetra cella -di Pallanza! -</p> - -<p> -Peggiorata? Vediamo. -</p> - -<p> -In Inghilterra ci furono condanne severissime -durante il movimento chartista; Iohn Frost ed alcuni -<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span> -altri furono condannati a morte: la pena fu commutata. -Ma queste condanne furono conforme alla -legge; non stati di assedio; non Tribunali militari; -non processi senza difesa e senza garanzia. Si vide -anzi questo caso strano: scambi di cortesia, di parole -di stima, di ringraziamenti tra.... giudici e -condannati. Cose dell’altro mondo! -</p> - -<p> -Non solo questo; ma le condanne, dal punto di -vista della legalità, furono meritate e corrispondevano -esattamente ai reati commessi. È facile dimostrarlo -perchè i fatti abbondano. -</p> - -<p> -In Inghilterra i tumulti non avvennero improvvisi -come in Italia; ma furono voluti e preparati. -Quando la <i>carta</i> chiesta dai riformatori -venne seppellita legalmente, cominciarono a prevalere -i così detti <i>cartisti della forza fisica</i>, la cui denominazione -dice chiaramente, che la violenza era -l’ingrediente principale del loro programma. -</p> - -<p> -Non si trattava di chiacchiere. In quasi tutte -le officine d’Inghilterra si lavorava giorno e notte -a preparare picche a tre scellini e mezzo per una -per la rivoluzione di domani; e i capi volevano -che tutti preparassero armi e alle armi si addestrassero. -Il reverendo Stephens invitò le moltitudini -ad andare ai <i>meetings</i> con un pugnale nella -destra e una face nella sinistra; al <i>meetings</i> in -Ashton-Under Lyne, dopo una furiosa requisitoria -contro il Ministero Whig, domandò alla folla: <i>siete -armati?</i> Parecchi gli risposero con delle scariche -in aria. — <i>Va bene</i>, disse il ministro di Dio. <i>Buona -notte!</i> -</p> - -<p> -Questi comizi notturni e con gli intervenuti -armati; dovevano allarmare naturalmente il governo, -<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span> -che li proibì. In questa proibizione di <i>meetings</i> con -esercizi militari illuminati dalle torce si vide un -insulto al popolo oppresso e una violazione della -costituzione; perciò anche alcuni, che deplorarono -le violenze dei <i>cartisti della forza fisica</i>, come Feargus -O’ Connor, si resero solidali con Stephens. -</p> - -<p> -I motti sulle insegne e i discorsi che si tenevano -in questi comizi erano la prova lampante delle intenzioni -dei promotori ed organizzatori: erano schiettamente -rivoluzionari. Stephens si proclamava rivoluzionario -<i>fino al coltello</i> ed alla morte ed insegnava -che «riprendere le ricchezze male acquistate» -«non è altro che atto di giustizia». Parlando dei -padroni delle fabbriche, incitò la folla a coprire di -pece e di penne Iones (un padrone) ed a dargli -fuoco. Insegnò ai presenti come prendersi del pane: -«colla picca sul petto dite ai prestinai che alla -prossima volta vi prenderete la pagnotta colla -sua punta».... Il farmacista Pott — un altro fanatico -<i>cartista</i> — appendeva alle sue finestre palle -di piombo dorate con questa scritta: <i>pillole pei tories!</i> -</p> - -<p> -Dalla preparazione si passò all’azione; e bande -armate, con un capo — Iohn Frost — con un programma -preciso, il 4 Novembre 1839 dettero l’assalto -a Newport. Vi fu conflitto con undici morti -e molti feriti; e fu questo l’avvenimento che dette -luogo nel 1840 alle severe condanne emanate dalla -giuria, di cui si fece precedente menzione. -</p> - -<p> -In Italia non si può trovare un solo fatto, che -si possa paragonare a questo assalto di Newport; -eppure, data la diversità dei Codici, le condanne -pei tumulti di Sesto Fiorentino furono infinitamente -più severe. Volendo essere generosissimi coi nostri -<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span> -giudici militari e col governo che li mise a funzionare, -i reati maggiori avrebbero qualche lontana, -stentata, artificiosa analogia con quelli attribuiti a -Stephens. Ebbene, mentre i Rondani, i Turati, i De-Andreis, -i Chiesi, i Romussi, per articoli o discorsi -scritti e pronunziati alcuni anni prima e che erano -infinitamente meno eccitanti di quelli del prete inglese, -ebbero dai sedici ai sei anni di reclusione, -lo Stephens fu processato a piede libero e non ebbe -che <i>diciotto</i> mesi di carcere! In Italia, in mancanza -della pena di morte, lo avrebbero condannato al -massimo della reclusione o della galera e i giudici -sarebbero rimasti dolenti di non potergli dare gli -anni di vita di Matusalem per appioppargliene novecento... -</p> - -<p> -I tumulti del periodo <i>cartista</i> non durarono un -mese o un anno, ma con maggiore o minore intensità -si riprodussero per dieci anni: la fame li -rese acuti nel 1842, quando si assaltarono e saccheggiarono -anche le <i>Workhouses</i>. Dettero luogo al -cosidetto processo <i>mostruoso</i> dei 59, durante il quale -ci fu il discorso lunghissimo, commovente e convincente -di O’ Connor, che indusse i giudici a dichiarazioni -pubbliche di stima e di simpatia verso -gli accusati. Si ebbe la sentenza; ma ne venne sospesa -l’esecuzione per un errore di forma: l’Inghilterra -non ha una Cassazione disciplinata! Il -processo non venne ripreso perchè il governo non -se ne occupò più. «I Ministri, dice Valera, avevano -fiutata l’opinione del paese contraria a questi -processi contro le manifestazioni del pensiero». -</p> - -<p> -La diversità dei criteri di governo, del rispetto -per la libertà, per le leggi e per la costituzione tra -<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span> -l’Inghilterra e l’Italia, in questi dolorosi casi risulta -all’evidenza dalla differenza tra i generali preposti -alla repressione. Conosciamo i nostri Bava Beccaris, -gloriosi vincitori all’interno; il Valera, e fece bene, -ci presentò il generale Napier, che fu mandato a -schiacciare il <i>cartismo</i> in undici contee settentrionali. -Il generale Napier fece il suo dovere di soldato; -ma quale uomo fosse, si può scorgere dal modo come -pensava. Dei tumulti riteneva responsabili i governanti -e malediceva coloro ch’erano causa delle -guerre civili. Le insurrezioni, egli diceva, non sono -provocate dai capi del <i>cartismo</i>, ma dal debito nazionale, -dalle leggi sui cereali, dalle nuove leggi -sulla carità pubblica. Il <i>cartismo</i> è il prodotto della -ingiustizia dei Tories e della imbecillità dei whigs. -Sferzava i magistrati pusillanimi che divenivano -leoni dietro le baionette dei soldati. Deplorava che -il Parlamento avesse votato 12,000 sterline per le -scuderie reali, mentre altrove si moriva di fame. -Sconsigliava l’arresto di O’ Connor e voleva che si -dasse la <i>Carta</i>. E concludeva: <i>È crudele ed inutile -sopprimere la vita per delle idee. Non è giustizia, è -barbarie, è vendetta di partito dominante. Magistrati, -lords, duchi</i> <b>sono tutti assetati di sangue</b>. -</p> - -<p> -Ecco in bocca ad un generale la frase, che -doveva procurare sei anni di reclusione a Gustavo -Chiesi... -</p> - -<p> -Tutto questo sfata l’umoristica ed accreditata -leggenda sul carattere inglese e prova a luce meridiana -che gli inglesi abusano più dei latini della -libertà di parola; che gl’inglesi tumultuano tanto -frequentemente quanto gl’italiani quando soffrono -ed hanno fame. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span> -</p> - -<p> -Se le cose procedono diversamente, in ultimo, -in Inghilterra e in Italia, egli è che le moltitudini -inglesi sanno farsi rispettare e difendono la libertà. -Pare che essi abbiano letti i commentarî di Blackstone -e vi abbiano imparato che il popolo ha il -diritto di manifestare la sua volontà primo colla -petizione, secondo colla rimostranza, terzo colle armi. -Così il Valera. -</p> - -<p> -Se le moltitudini sono impregnate dallo spirito -di Blackstone, i governanti, in generale, da oltre -cinquant’anni in qua, sono del pari convinti che il -loro dovere è quello di rispettare i diritti del popolo. -E rispettandoli, sanno di fare un buon affare -nello interesse sociale e delle classi che rappresentano. -Se ne dimenticano qualche volta ed avvengono -allora perturbamenti gravissimi. Tale quello della -<i>domenica sanguinosa</i> (13 Novembre 1887), quando -la polizia volle impedire, la riunione di un <i>meeting</i> -in Trafalgar-Square e il popolo scatenossi come una -furia su Londra, provocando conflitti sanguinosi, -devastazioni di ogni genere. Così avviene sempre, -ogni volta che la polizia interviene per impedire -una manifestazione; il suo intervento in Italia come -in Inghilterra genera la sommossa. La sua assenza -è la migliore garanzia dell’ordine, sia in Italia come -in Inghilterra. Roma vide trentamila cittadini protestare -pacificamente per l’assassinio <i>Frezzi</i> con -tanto ordine e con tanta compostezza, quanta se ne -può riscontrare a Londra durante le più ordinate -e pacifiche manifestazioni. Mancava la polizia<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a>. -<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span> -E ci fu in Parlamento chi trovò da rimproverare -all’on. Di Rudinì questo atto politico e questo rispetto -alla legge e ai diritti dei cittadini! -</p> - -<p> -I nostri monarchici — distinzione, onestamente, -non si potrebbe fare fra la <i>destra</i> e la <i>sinistra</i> — messi -colle spalle al muro dalla eloquenza dei fatti, -non si danno per vinti e dopo aver blaterato per -tanto tempo sulla solidità delle nostre istituzioni e -sulla popolarità della nostra monarchia, confessano -umiliati che ciò che riesce innocuo in Inghilterra, -dove la monarchia ha secolari radici, non si può -consentire in Italia, dove le istituzioni vigono appena -da mezzo secolo. -</p> - -<p> -L’obbiezione, mentre li umilia, perchè sfronda -molte aureole, si mostrerà che è infondata da un -altro punto di vista. Ma prima di venire a questa -dimostrazione, ce n’è un’altra da fare, ricorrendo -alla storia e alla vita politica del Belgio. -</p> - -<p> -La dinastia che regna nel Belgio non vanta la -durata della Sabauda: è nata ieri — nel 1830; le -istituzioni presenti non godono del benefizio della -tradizione come le inglesi. Le condizioni, adunque, -vi sono molto rassomiglianti a quelle dell’Italia. Ed -ecco che cosa ci apprende la storia e la vita politica -del Belgio. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span> -</p> - -<p> -Non discutiamo sul diritto di associazione e di -riunione; una sola parola lo qualifica: è illimitato -per tutto e per tutti — pei socialisti e pei clericali, -pei monarchici e pei repubblicani. Bandiere rosse, -fiori e nastri rossi, <i>marsigliese, carmagnola</i>, ecc., -sono ingredienti immancabili d’ogni comizio republicano -o socialista e nel quale la polizia brilla per -la sua assenza: perciò vi mancano del pari i disordini. -E si grida <i>Viva la repubblica!</i> nei comizi, -come lo si grida alla Camera dei Deputati, dopo che -vi entrarono i socialisti. -</p> - -<p> -Altrettanto illimitata è la libertà di stampa. -Giornali e riviste pubblicano continuamente articoli -contro il Re, contro la famiglia reale, contro l’esercito, -contro tutte le istituzioni e contro tutti gli -individui dichiarati in Italia sacri, inviolabili, intangibili -e che sarebbero tra noi severamente puniti -come <i>sovversivi</i>. Là passano inosservati in tempi -ordinari; ed anche all’indomani dei gravissimi tumulti -del 1886, il De Fuisseaux — un <i>sovversivo</i> -per eccellenza — potè pubblicare un giornale, il -cui semplice titolo tra noi costituirebbe un reato: -<i>La repubblique belge</i>. -</p> - -<p> -La misura vera di questa illimitata libertà di -stampa viene data da ciò che si scrive sulla vita -pubblica e privata del Re e della famiglia reale. -</p> - -<p> -Non esiste l’ipocrito rispetto alla formola menzognera: -<i>il re regna e non governa</i>, e al Re si fanno -rimontare le responsabilità tutte che tra noi si preferisce -addossare ai ministri responsabili. Ci vorrebbe -un volume, per riassumere soltanto ciò che -si è scritto nella forma più violenta contro Leopoldo -II a proposito del Congo; a lui si fa colpa -<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span> -anche di qualche inezia: De Fuisseaux lo attaccò -vivacemente nel celebre <i>Catechismo del popolo</i> perchè -venne annullata la decisione del Comune di -Lacken, che lo sottoponeva all’imposta come qualunque -altro cittadino<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a>. Questi attacchi sono divenuti -violenti nell’està del 1898 per il progettato -porto militare di Bruges, combattuto aspramente -alla Camera dei Deputati da Anseele come una impresa -di Re Leopoldo. Su questo porto militare -un giornale di Bruxelles pubblica un articolo dal -titolo caratteristico: <i>Un roi encombrant</i> nel quale -riassumeva i pareri assai violenti contro il Re di -altri giornali — tra i quali <i>La Patrie</i> e <i>Le bien -public</i>, monarchici e clericali. -</p> - -<p> -Meno male se il Re lo si attaccasse soltanto -come capo dello Stato; ma lo si tratta peggio nella -sua vita privata. Così nel <i>Peuple</i> (15 Settembre 98) -leggevasi un articolo sul <i>Pericolo congolese</i> nel quale -lo si consigliava di andarsene nel Congo e costatava -con rammarico che egli <i>preferiva di andare a -Parigi per trovarvi Emilia d’Alençon e Cleo de -Merode</i>. Il Bertrand aveva già accennato alle relazioni -scandalose di Leopoldo II con Madame Ieffries. -Al Re non si rinfacciarono soltanto le debolezze per -le <i>cocottes</i> parigine, ma gli si rimproverò di essere -associato negli utili di una <i>bisca</i> ad Anderme e che -stava fondando ad Ostenda un gran Casino da -giuoco — uso Montecarlo — insieme al suo amico -e protetto Colonnello North. -</p> - -<p> -Ebbene: Leopoldo II non richiese la punizione -degli autori di questi scritti pubblicati nel Belgio e -<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span> -vendicossi domandandone il sequestro quando vennero -riprodotti in Germania dal <i>Proletario</i> e dall’<i>Eco</i> -di Amburge<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a>. Chi vuol sapere come vengono -trattati i suoi congiunti, legga l’opuscolo di -Bertrand: <i>Leopoldo II e la sua famiglia</i>. Vi è detto, -ad esempio, che il Conte di Fiandra è un vero -<i>tipo di degenerato</i>, che gode di un appannaggio di -L. 200,000 per la sola ragione ch’è fratello del re; -e <i>ancora ciò non è provato, perchè nel Belgio la ricerca -della paternità è interdetta</i>. -</p> - -<p> -Non mi permetto di riprodurre ciò che si scrive -nei manifesti e nei giornali del movimento antimilitarista, -perchè, trattandosi di una istituzione che -vive e funziona anche tra noi, darebbe occasione -al Fisco d’infierire; potrà aversene un’idea leggendo -tutta la collezione della <i>Caserne</i> e del <i>Peuple</i> di -Bruxelles. -</p> - -<p> -L’eccitamento all’odio di classe e il discredito -delle istituzioni vi sono versati a piene mani. Preferisco -arrivare ai tumulti, ai processi ed alle condanne, -che hanno analogia con quelli ultimi d’Italia. -</p> - -<p> -Non rievocherò la lotta per il suffragio universale, -strappato al governo ed al Parlamento clericale -per mezzo di un atto veramente rivoluzionario: -lo sciopero generale. Gli animi erano eccitati, la -<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span> -situazione molto tesa: a Bruxelles e nelle altre città -del Belgio migliaia e migliaia di operai in isciopero -domandavano minacciosamente il diritto al voto e -gridavasi a perdifiato: <i>Viva la repubblica!</i> Non stati -di assedio, non arresti, non processo. Fu arrestato -uno dei capi ed organizzatori dello sciopero, Emilio -Vandervalde; ma per una sola notte! -</p> - -<p> -Mancarono i tumulti, perchè mancò la provocazione -e mancò l’intervento della polizia. Ci furono -altra volta i tumulti e furono tremendi e dettero -occasione a condanne severe: furono quelle dell’<i>Année -terrible</i> del Belgio, l’anno 1886. -</p> - -<p> -In quest’<i>année terrible</i>, ripeto, ci furono condanne -severe: a vita, a 15 anni di lavori forzati, -ecc., per i fatti dei dintorni di Charleroi. Ma tutto -per le vie ordinarie, per mezzo dei giurati, senza -stato di assedio e senza tribunali militari, non -ostante che nel momento della repressione tutti i -poteri fossero stati accentrati nelle mani del generale -Vandersmissen. -</p> - -<p> -Non ostante queste condanne severe, che suscitarono -la generale indignazione, nessuno oserebbe -paragonarle a quelle italiane dell’anno 1898, di fronte -alle quali risulterebbero assai più miti; e soprattutto -giuste. -</p> - -<p> -I tumulti furono cagionati dallo sciopero tra -i minatori, cominciato il 25 Marzo a Fleurus. -</p> - -<p> -Si riproducono al vero le scene di <i>Germinal</i> e -di <i>Happe-Chaire</i> e divengono persone vive i tipi dei -capolavori di Zola e di Lemonnier. Le bande degli -operai gridando: <i>Viva la repubblica!</i> cantando la -marsigliese, seguendo le bandiere rosse, percorrono -eccitatissime il paese; pregano, minacciano, impongono -<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span> -lo sciopero e dalle miniere di carbone lo comunicano -alle vetriere. -</p> - -<p> -Da principio il governo non interviene; ma il -suo intervento diviene una vera necessità di ordine -sociale. Sono gli scioperanti armati di revolver, i -primi a far fuoco a Gilly sulla guardia civica il 27 -Marzo. A Roux, poco dopo, la truppa fa fuoco, ma -per difendere uno stabilimento, che gli scioperanti -si ostinavano a voler prendere per distrurlo. -</p> - -<p> -Di che cosa fossero capaci i tumultuanti, si -vide in diversi punti. Vi furono scene dì orrore -vero e se ci si attenesse alle descrizioni che ne dettero -i monarchici e i clericali, si potrebbe credere -alla calunnia suggerita dalla passione di parte; invece -sono gli scrittori socialisti che confessano i -saccheggi, i ricatti, le distruzioni, gl’incendi vandalici -degli scioperanti di Marzo<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a>. Ciò che fecero -da Baudoux, un industriale odiato per i perfezionamenti -introdotti nell’industria vetraria, fu incredibile. -Una banda ubbriacata di saccheggio e di -distruzione, dicono Vandervelde e Destrèe, incendiò -tutto lo stabilimento, e saccheggiò l’abitazione del -Baudoux, mentre una folla immensa assisteva indifferente, -senza prestare soccorso ed aiuto di sorta. -Al seguito degli scioperanti, aggiungono gli stessi -scrittori socialisti, sbucarono dalle loro tane oscure -tutte le bestie immonde, i vagabondi, i pregiudicati, -i malfattori, che si fanno innanzi in ogni movimento -sociale (pag. 69 e 70). -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span> -</p> - -<p> -Scene analoghe non si videro in Italia; ma ciò -che rende veramente caratteristica la differenza fra -i tumulti del Belgio e quelli italiani fu sopratutto -la causa. -</p> - -<p> -Si sa che la fame fu la grande sobillatrice fra -noi. Nel Belgio i minatori soffrivano alquanto; ma -non in modo eccezionale da spiegare i barbarici -eccessi menzionati. Destrèe e Vandervelde confessano: -<i>questo sciopero sembrava che non avesse alcuna -ragione particolare; era diretto contro gli speculatori, -contro il Governo, contro la Società, contro chiunque...</i> -Era una solenne protesta sociale! C’era ignoranza -profonda nel popolo sollevato, che non sapeva ciò -che voleva.... <i>C’era nella sommossa un desiderio -brutale, feroce, incosciente di godimento e di ricchezza.</i> -</p> - -<p> -Da particolare a particolare, questo si chiama -furto. Ma da classe a classe, da nazione a nazione, -ciò cambia carattere e costituisce il preludio delle -grandi rivoluzioni sociali (pag. 65 e 66). -</p> - -<p> -E meno male se gli scioperanti fossero stati i -soli minatori; ma i vetrai, continuano i due scrittori -socialisti, non erano miserabili e non avevano -alcuna seria ragione per porsi in isciopero. Forse -si sono esagerate le loro buone condizioni; ma ciò -non pertanto esse erano soddisfacenti: <i>la maggior -parte avevano una casa, dei risparmi, godevano di -un certo comfort, erano una specie di aristocrazia -nelle classi operaie e avrebbero dovuto rimanere estranei -allo sciopero</i> (pag. 67). -</p> - -<p> -A Milano, a Napoli, a Firenze, nessuno dei condannati -si trovò nelle condizioni dei saccheggiatori -e degli incendiari del Belgio; ma le condanne non -furono inferiori. Nel Belgio sembrarono enormi le -<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span> -condanne di Charleroi, da sei mesi di prigione al -disotto, per oggetti rubati negli scioperi e ci fu uno -scoppio d’indignazione perchè un Gillet fu condannato -ad <i>otto giorni</i> di carcere perchè trovato possessore -di un pugnale e perchè minacciò un maggiore -dell’esercito. In Italia gli <i>otto giorni</i> sarebbero -divenuti <i>otto anni</i> di reclusione; e nessuno se ne -sarebbe sorpreso! -</p> - -<p> -Ma la iniquità delle condanne italiane diventa -spaventevole quando si paragonano a quelle inflitte -nel Belgio agli elementi intellettuali, ritenuti inspiratori -e promotori diretti o indiretti dei tumulti. -Alfredo De-Fuisseaux, che col suo <i>Catechismo del -Popolo</i>, vendutosi a molte decine di migliaia di copie, -aveva certo eccitato moltissimo gli animi, venne -condannato a <i>sei mesi</i> di prigione dalla Corte di -Assise di Bruxelles. Il 4 Giugno, innanzi al giurì -di Gand, comparve E. Anseele sotto l’accusa di avere -attaccato la forza delle leggi e di avere oltraggiato -il Re per un articolo pubblicato nel <i>Vooruit</i> nel -quale si scongiurarono le madri di scrivere ai loro -figli dell’esercito perchè non tirassero sugli operai -in isciopero e per un discorso pronunziato in un -comizio nel quale, volto agli operai, consigliando la -calma, aveva detto: se voi vi esaltate, il governo -non domanderebbe di meglio che massacrare; <i>e in -questo giorno vi sarebbe festa al palazzo dell’arcivescovo -di Malines ed al castello di Leopoldo II,</i> -<b>assassino I....</b> Anseele confessò di avere pronunziato -queste parole a fine di bene e nel momento -dell’eccitamento; venne assolto e condannato a <i>sei -mesi</i> di prigione per la prima accusa! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span> -</p> - -<p> -<i>Sei mesi</i> di prigione nel Belgio a chi afferma -che il capo dello Stato avrebbe fatto festa per il -massacro del popolo, a chi chiama <i>assassino</i> il Re! -li hai ben meritati i tuoi <i>dodici anni</i> di reclusione, -tu, Filippo Turati, che non pensasti mai d’insultare -atrocemente il sovrano d’Italia e che profferisti parole -di pace, tali riconosciute dai tuoi avversari! -</p> - -<p> -Non basta. Si assicura già che il governo prenderà -l’iniziativa di una legge che dichiarerà nulli -i voti dati ai condannati politici. -</p> - -<p> -E nel Belgio? Anseele, proclamato candidato in -Bruxelles nell’ottobre 1886, viene messo in libertà, -affinchè possa sostenere la campagna elettorale..... -Rientra in prigione, perchè non eletto. -</p> - -<p> -Le origini dello sciopero e dei successivi tumulti -e gli episodi che li accompagnarono, i processi — tutto -contribuisce a stabilire la maggiore gravità -dei fatti del Belgio. Eppure non venne proclamato -lo stato d’assedio, non sottratti gli accusati ai giudici -legittimi, non proposta alcuna misura restrittiva -delle libertà di stampa, di associazione, di riunione, -non pensata alcuna diminuzione del diritto elettorale. -</p> - -<p> -Appena un mese dopo i tumulti, il 25 e il 26 -Aprile, il partito socialista belga potè riunirsi liberamente -a congresso a Gand ed una colossale manifestazione -in favore dei condannati potè farsi in -Agosto a Bruxelles, dove già si era esasperati perchè -il borgomastro Buls — senza ingerenza del governo — l’aveva -proibita in Giugno; e solenni manifestazioni, -punite in Italia, come apologia di reati, si -svolsero pacificamente in tutte le città del regno. -</p> - -<p> -Questo avviene nel Belgio, dove la dinastia dei -Coburgo regna da sessant’anni appena ed è straniera -<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span> -e non crede di avere speciali benemerenze per la -liberazione e per l’unificazione del paese... -</p> - -<p> -In Italia... in Italia, — ricordiamolo, per attenuare -l’amarezza che suscita la reazione e l’abbiezione -presente, in altri tempi non si procedeva come -si procede al giorno d’oggi. Era maggiore il -rispetto delle leggi, lo Statuto pareva cosa viva, vi -si godeva di un <i>minimum</i> di libertà indispensabile -in uno stato civile contemporaneo. Le radici -delle istituzioni non erano e non potevano essere -più profonde che oggi non siano e le scosse erano -forti; ma la reazione, dopo Aspromonte, dopo il -massacro di Torino — allora il Re licenziò il ministro -che l’aveva consumato — dopo Mentana, dopo -i tentativi insurrezionali e le cospirazioni del periodo -1869-71, non raggiunse mai l’intensità e la -sfacciataggine di quella odierna. -</p> - -<p> -Non rievocheremo i ricordi dei tempi delle lune -di miele del popolo collo Statuto, quando Didaco -Pellegrini, eletto mentre era in prigione per reato -politico — 2 Dicembre 1848 — venne convalidato e -liberato; ma è bene ricordare questo episodio, che -si riferisce al periodo più burrascoso della nostra -storia. Si era nel 1867 ed a Firenze, appena conosciuto -l’arresto di Garibaldi a Sinalunga, una dimostrazione -imponente protesta; e protesta con intendimenti, che -non ebbero mai i tumultuanti del 1898 nè a Milano, -nè altrove; infatti si disarma il picchetto di Guardia -nazionale a Palazzo vecchio e si saccheggiano due -botteghe di armaiuoli; un brigadiere di P. S. viene -ucciso e diciotto agenti feriti. Nulla seguì che possa -paragonarsi alla reazione odierna. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span> -</p> - -<p> -Ma il guasto odierno è immenso e nella speranza -di suscitare un salutare risveglio, è necessario -che si tracanni sino all’ultima stilla il fiele dei -confronti storici. -</p> - -<p> -Faremo l’ultimo, che riuscirà amarissimo ai bigotti -della monarchia sabauda e che farà rinnovare -l’accusa sciocca di leso patriottismo contro chi lo -pone: quello col governo borbonico — col <i>governo -negazione di Dio</i>. -</p> - -<p> -Nel mezzogiorno, il popolo ha posto già il confronto; -e quando certi movimenti della pubblica -opinione esistono, il dissimularseli non sarebbe che -una ipocrisia, una menzogna pericolosa. Il popolo -ha posto tanto il paragone, che deve riuscire la più -degradante condanna della presente reazione, che -il poeta dialettale notissimo, Ferdinando Russo, la -sua canzone per Piedigrotta — per la festa più popolare -di Napoli, la festa nella quale si espande -l’anima del popolo, la fa seguire dal ritornello: -<i>Franceschiello, Franceschiè</i>.... -</p> - -<p> -C’è chi s’indigna ed approva il sequestro di -una canzonetta, che per bocca di un <i>tipo di plebeo -sordidamente ignorante si aggira su questo ignobile -tema:</i> <b>Si stava meglio sotto il Borbone</b><a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a>. -Questa indignazione è del tutto inopportuna o va -riserbata tutta, intera, contro i governanti, che hanno -fatto strazio dell’Italia ed hanno reso possibile il -paragone<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span> -</p> - -<p> -Ma è proprio possibile questo confronto? -</p> - -<p> -Chi non tiene conto delle mutate condizioni -psicologiche, dei progressi politici e intellettuali, dapertutto -compiutisi, nega la possibilità di questi confronti, -soprattutto perchè non trova oggi in Italia -notizia di fucilazioni, che furono tanto frequenti nel -regno delle due Sicilie. Costoro non hanno senso -storico e dimenticano che Ferdinando II, se oggi -governasse ancora a Napoli, non sarebbe quello di -sessanta anni fa, anche senza essere stato costretto a -trasformarsi da alcuna rivoluzione. I Borboni di -Francia, rimessi sul trono dalla Santa Alleanza, non -si sognarono mai di potere cancellare la storia — questa -stolta idea non albergò che nella mente del -<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span> -Re di Sardegna — e non ostante gli orrori del <i>terrore -bianco</i>, nei primi momenti della restaurazione, -non credettero mai più di potere riprendere quei -diritti assoluti che con Luigi XIV confusero lo Stato -colla persona del Re. Dopo l’assassinio del Duca di -Berry, i reazionari rovesciarono il Decazes chiamandolo -complice di Louvel: <i>il principe</i>, dicevano, -<i>è stato pugnalato da una idea liberale</i>. Ma fu cosa -transitoria; e durò meno di quella stessa reazione -che in termini identici accusò Zanardelli e Cairoli di -avere armato il pugnale di Passanante. La ragione -dei tempi s’impose, sotto la restaurazione, in guisa -che i più convinti monarchici, che altra volta non -si scandalizzarono delle Saint Barthelemy e delle -Dragonnades, per bocca di Demarcay e di Casimir -<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span> -Perier protestarono fieramente per avere visto i -dragoni caricare la folla inoffensiva; questa ragione -dei tempi indusse anche i legittimisti a protestare -contro la soppressione di un giornale e l’arresto del -suo direttore Robert, rese gigante Manuel in Parlamento -sotto la restaurazione e mentre assicura la -popolarità al mordace Paul Louis Courier, induce i -De Remusat, i Thiers a protestare in difesa della -libertà della stampa contro le ordinanze di Luglio. -</p> - -<p> -Questa stessa ragione dei tempi, che comincia -ad imporsi alla Russia e s’imporrà alla Turchia, -non ostante la protezione dell’Imperatore di Germania, -avrebbe trasformato Ferdinando II, che si -sapeva Re per diritto divino e che nulla credeva -dovesse al popolo. Che cosa avrebbe fatto Re Bombase -il popolo, colle sue battaglie e coi suoi sacrifizî, lo -avesse creato Re d’Italia? -</p> - -<p> -Un parallelo tra le condizioni odierne e quelle -del regime borbonico non si può porre in Sicilia, -nè prima del 1848. Non in Sicilia, per lo stesso -motivo per cui delle istituzioni e della educazione politica -inglese non se ne può giudicare vedendole alla -prova in Irlanda. Non prima del 1848, perchè il reame -di Napoli era vissuto al difuori delle correnti innovatrici -europee e della ferocia politica era meno responsabile -di quella identica che il governo del -Regno di Sardegna spiegò sino a quell’epoca verso -la <i>Giovine Italia</i> o verso i liberali del 1821. -</p> - -<p> -Non possono sorprendere anche dopo il 1848 le -fucilazioni ch’erano nei codici non solo, ma nella -coscienza pubblica. Sarebbero uno spaventevole -anacronismo oggi in Italia pei reati politici, quando -la pena di morte è stata abolita per gli assassini -comuni efferati e pei parricidi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span> -</p> - -<p> -Comunque, tale quale la consentivano i tempi e -le istituzioni politiche, l’azione del governo borbonico -dopo il 1848 nel continente napoletano non -perde nel paragone con quello del governo italiano -nel 1898. Questo insegnano i fatti, che desumo dalle -sorgenti più ortodosse per patriottismo o per italianità<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a>. -</p> - -<p> -Ricordiamo e confrontiamo. L’avvenimento più -clamoroso contro i Borboni fu il sangue versato in -Napoli il 15 Maggio 1848. Si disse che Ferdinando II -per fare sorgere le barricate ed avere pretesto alla -repressione, si sia servito di agenti provocatori. L’accusa -trova oggi smentita nella <i>Nuova Antologia</i> per -bocca del Masi, e la si deve considerare come una -calunniosa fandonia. -</p> - -<p> -Più interessanti sono gli episodi che si svolsero -nella triste giornata e che la seguirono. -</p> - -<p> -Il 15 Maggio, in Napoli, si contavano 79 barricate -vere — e non uso Milano — con difensori armati, -che sparavano ed ammazzavano — difensori che -nessuno potè vedere a Milano: la forza non potè -acchiapparne uno solo! -</p> - -<p> -Verso le 11 e mezza i primi colpi erano tirati; -alla caduta di un granatiere e di un capitano della -guardia, il fuoco si accende ben nutrito. Michelangelo -Ruberti fa tirare da Sant’Elmo sulla città; ma -<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span> -a polvere — i cannoni sparavano a mitraglia nelle -strade di Milano. Un maggiore, sei ufficiali e ventuno -soldati vennero uccisi; due colonnelli, undici -ufficiali, centottantuno soldati feriti con arma da -fuoco. Queste sono, del resto, le perdite dei soli -<i>Svizzeri</i>; non vi sono comprese quelle della guardia -reale e degli altri corpi militari. A Milano un solo -soldato fu ucciso; e nessuno può assicurare che lo -sia stato dai tumultuanti. -</p> - -<p> -Dalle perdite delle truppe si dovrebbe argomentare -che a Napoli gl’insorti — insorti veri — abbiano -dovuto avere perdite enormi; e Nisco calcola -che i morti siano stati 500, tra cui 19 donne; -ma l’esagerazione è evidente. Più ragionevole -pare quindi la cifra che altri dà di 132 morti e -600 feriti tra l’una e l’altra parte. Di poco quindi, -in una vera battaglia, sarebbero stati superati i caduti -di Milano. -</p> - -<p> -D’Hervey Saint-Denis — un borbonico — afferma -che durante la lotta nessun cittadino inoffensivo -fu colpito se non a caso. A Milano quasi tutti -gli uccisi erano cittadini inoffensivi: non ne fu trovato -uno solo armato. Mac Farlane scriveva a lord -Aberdeen che il Re avesse detto ad un generale che -chiedeva istruzioni: <i>risparmiate i miei sudditi, fate -prigionieri, non uccidete!</i> Mettiamo in quarantena -questa pietà di Re Bomba, perchè affermata da uno -straniero — uno scultore — stipendiato dal governo -borbonico; mettiamola in quarantena, quantunque -siano numerose le prove della sincerità della pietà di -Ferdinando II, ma c’è un atto che fa onore al tatto -politico di Ferdinando II e che da nessuno è messo in -dubbio: <i>800 prigionieri furono lasciati liberi -<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span> -all’indomani del 15 Maggio!</i> Quest’atto non compensa la -fucilazione dei 27 prigionieri presi coll’arma alla -mano, fatta eseguire dal Conte d’Aquila?<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a> Qui manca -il termine di paragone per l’Italia... Allora come -oggi venne proclamato lo stato di assedio; ma quanta -differenza, a disdoro dell’Italia una, libera! -</p> - -<p> -Ecco il decreto del Maresciallo Labrano — il -Bava Beccaris del tempo — se si può insultare la -memoria di un uomo con questo paragone. -</p> - -<p> -L’art. 1 istituiva una Commissione inquirente. -</p> - -<p> -L’art. 2 diceva: «La Commissione ha l’incarico -d’inquisire su tutti i reati contro la sicurezza -interna dello Stato e contro l’interesse pubblico <i>che -sono stati commessi dal 1º Maggio</i> in poi e che si potranno -commettere fin che dura lo stato d’assedio. -</p> - -<p> -Art. 3. Dopo l’inquisizione, la Commissione rimetterà -gli atti alle <i>autorità ordinarie competenti a -norma delle leggi di Procedura Penale</i>. -</p> - -<p> -Art. 4. La Commissione avrà facoltà di fare incarcerare -le persone per misura preventiva e ritenerle -in carcere <i>per un periodo non maggiore di 15 giorni,</i> -dopo i quali dovrà rimandarli all’autorità competente -per farli giudicare». -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span> -</p> - -<p> -Dedichiamo questo decreto a coloro che commemorarono -in Napoli il 15 Maggio. In questo decreto, -la retroattività era stabilita con data certa e -non si aveva, almeno, un processo per reati commessi -quattordici anni prima... come in Italia. -</p> - -<p> -Lo stato di assedio in Napoli non durò un mese: -venne tolto il 14 Giugno 1848. Ma un mese di stato -di assedio intensamente applicato in Napoli avrebbe -potuto valere ai servizi della reazione quanto i -quattro mesi di Milano. Adagio, non calunniamo... -i borboni. -</p> - -<p> -Si potrebbe pensare che durante lo stato di assedio -siano stati arrestati e processati tutti i liberali — almeno -i capi più noti — punita qualunque manifestazione -sovversiva; — così almeno si è fatto in -Italia. Nulla di tutto ciò. A Napoli avvennero cose -addirittura sbalorditive. -</p> - -<p> -A Napoli la <i>Gazzetta Ufficiale</i> pubblicava la lista -di sottoscrizione in favore... dei liberati dal carcere -politico. A Napoli il tenente De Sauget — morto -generale del Regno d’Italia — e il tenente di artiglieria -Bellelli rifiutarono le onorificenze date loro -per la repessione dei moti rivoluzionarï... e non -furono molestati<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a>. A Napoli si trovò un Procuratore -<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span> -del Re, De Horatiis, che rifiutossi di sottoscrivere -l’ordine di arresto per Silvio Spaventa. Mancano i -fatti analoghi nell’Italia nuova e libera. -</p> - -<p> -A Napoli — caso ancora più sbalorditivo — furono -imputate 321 persone immediatamente dopo il 15 -Maggio; ma solo contro 59 arrestati e 11 contumaci -continuò il processo. I capi, i veri promotori del -movimento, liberali del resto, non vennero arrestati -durante lo stato di assedio — pare impossibile a -chi ricorda i recentissimi casi nostri. Ferdinando II, -l’odiato e odioso <i>Re Bomba</i>, non voleva abusare -della vittoria; non ne abusò sino a quando non ricominciarono -le manifestazioni rivoluzionarie e le -cospirazioni. Occhio alle date. Il primo arresto pel -processo cosidetto dell’<i>unità italiana</i>, nella persona -di Nicola Nisco, avveniva in Novembre del 1848; -Silvio Spaventa venne arrestato il 13 Marzo, Settembrini -il 23 Giugno, Poerio il 19 luglio, Scialoia -il 26 Settembre 1849... Un anno e più mesi dopo -le barricate di Maggio! Forse il processo non sarebbe -continuato se altri gravi avvenimenti non -avessero allarmato il Re; il 16 Settembre 1849 un -gruppo di liberali volle turbare la benedizione data -dal Papa dalla terrazza del Palazzo Reale, gettando -delle vipere; e Faucitano veniva arrestato colle vesti -abbruciate e le mani annerite per una bomba, che -gli scoppiava in tasca. -</p> - -<p> -E come condotti i processi sotto i borboni! -Durò otto mesi il processo cosidetto dei 42; si -svolse innanzi ai magistrati ordinari; i migliori -avvocati difesero gl’imputati<a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a>. Gli storici liberali -<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span> -deplorano che si sia prestata fede alle deposizioni -dei birri del tempo e che si siano istruiti i processi -in base a denunzie anonime.... Sappiamo ciò ch’è -avvenuto in Italia!<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a>. -</p> - -<p> -Le condanne? Severe: tra le quali sette di -morte, tutte commutate, nel solo processo dei 59. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span> -</p> - -<p> -C’è ancora una statistica più eloquente: quella -delle condanne. Mariano D’Ayola, vittima dei borboni, -assicura che dal 1815 al 1856, sotto il <i>governo -negazione di Dio</i>, ci furono 2067 condanne politiche — in -<i>quarant’uno anni!</i><a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a> In Italia, in <i>pochi mesi</i>, i -soli Tribunali militari di Napoli, Firenze e Milano -ne condannarono circa 2500!! E non si aggiungono -le condanne dei Tribunali ordinari in tutto il resto -d’Italia. -</p> - -<p> -Un ultimo confronto: Il trattamento dei detenuti -politici. Il governo borbonico si disonorò trattandoli -come i detenuti comuni; questo trattamento -suscitò l’indignazione di Gladstone. Ma che cosa -fa di diverso il governo italiano? Fa qualche cosa -di peggio: non concede ai socialisti e ai repubblicani — anche -deputati — quella libertà di studio -concessa da Ferdinando IIº alle sue vittime: Settembrini -traduceva in carcere le opere di Luciano -ed a Spaventa si permettevano libri che per quei -tempi erano rivoluzionari<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span> -</p> - -<p> -Tivaroni, sdegnoso, protesta perchè si rasero -barba e capelli ai detenuti politici e fossero stati -condannati come rei comuni sotto il borbone; e dice -che a quarant’anni di distanza, certe cose sembrano -impossibili. Che diranno i posteri, per lo stesso trattamento -fatto subire a Barbato, a De Andreis, a -De Felice, a Turati, a Romussi, a Chiesi? -</p> - -<p> -Non lo sappiamo. Sappiamo ciò che pensano i -contemporanei — tra i popoli civili e liberi. E sappiamo -che l’associazione dei giornalisti inglesi si è -<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span> -rivolta al Re, invocando un trattamento umano; e che -questo intervento degli stessi giornalisti inglesi, cui -sono associati quelli del Belgio, fa discendere l’Italia -a livello della Turchia; sappiamo che <i>Ouida</i> in Inghilterra, -Mead negli Stati Uniti hanno rievocato -il giudizio di Gladstone e lo proclamano a maggior -ragione meritato dal governo italiano. Il Mead, -anzi, vorrebbe che l’ambasciatore degli Stati Uniti -protestasse ufficialmente in nome della lesa umanità. -Sappiamo, dunque, che <i>il libero</i> regime italiano viene -<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span> -giudicato alla pari del <i>dispotico</i> regime dei Borboni<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a>. -</p> - -<p> -Tutto questo è grave e pericoloso sia per l’Italia -che per le sue istituzioni. Credono alcuni, stoltamente, -che a garanzia delle medesime stia l’esercito; -ma anche i Borboni pensavano lo stesso: fu proprio -Silvio Spaventa a constatare, che tutte le cure del -governo <i>negazione di Dio</i> erano state rivolte all’esercito -e che la reazione che li aveva separati dalla -parte morale e intelligente della popolazione, li -aveva gettati nelle braccia dei militari. Ma l’esercito -non li salvò. -</p> - -<p> -Il Tivaroni, chiudendo il suo studio sul regime -borbonico, ricordati i processi, le condanne e i mali -trattamenti fatti subire ai detenuti politici, osserva: -«con tali mezzi la dinastia borbonica scavava con -le sue mani la propria tomba». -</p> - -<p> -Che la dinastia savoiarda possa finire in ugual -modo nessuno crede; — <i>honny soit qui mal y pense!</i> — ma -è innegabile che alcuni suoi consiglieri mettono -dell’impegno per rovinarla. Dopo tutto, se la -reazione durerà, sarà la prima volta nella storia, -che essa avrà salvato una istituzione ed una dinastia. -</p> - -<p> -Le lezioni della storia, però, non devono essere -rammentate soltanto ai conservatori ed agli uomini -dell’ordine. La storia insegna pure: «che il quarantotto -italiano, compiuto poi nel sessanta, non -<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span> -fu neppure politico, fu strettamente nazionale e meschinamente -unitario e dinastico. L’Italia attende -ancora il suo quarantotto politico, che le dia le -condizioni essenziali della vita moderna e le permetta -di studiare il passo sulla via già percorsa -dalle nazioni sorelle». -</p> - -<p> -Questo insegnamento dovrebbero ricordare tutti -i democratici italiani; e non dovrebbero dimenticare -un solo istante soprattutto i socialisti italiani, che -la pacifica ed onesta voluzione economica da loro -vagheggiata non sarà possibile senza la preliminare -conquista della libertà politica. L’ammonimento -viene a loro da Filippo Turati; ma se la voce eloquente -del recluso di Pallanza non potesse essere -ascoltata, dovrebbe essere inesorabilmente ascoltata -quella che vien fuori dagli ultimi tumulti, che somministrarono -il pretesto alla presente reazione. -</p> - -<div class="opere"> -<p class="center"> -DELLO STESSO AUTORE -</p> - -<table class="data" summary=""> - <tr> - <td><b>La libertà e la quistione sociale</b>. Milano 1879</td> <td class="num">(<i>Esaurito</i>).</td> - </tr> - <tr> - <td><b>La repubblica e le guerre civili</b>. Firenze 1882</td> <td class="num">(<i>Esaurito</i>).</td> - </tr> - <tr> - <td><b>Le Istituzioni Municipali</b>. Catania 1883</td> <td class="num">L. 3,00</td> - </tr> - <tr> - <td><b>La delinquenza della Sicilia</b>. Palermo 1885. (<i>In preparazione la seconda edizione</i>).</td> - </tr> - <tr> - <td><b>L’alcoolismo: sue conseguenze morali e sue cause</b>. Catania 1887</td> <td class="num">3,00</td> - </tr> - <tr> - <td><b>Oscillations thermometriques et delicts contre les personnes</b>. Lyon 1887</td> <td class="num">1,00</td> - </tr> - <tr> - <td><b>Corruzione politica</b>. Catania 1888 (<i>Esaurita la prima e seconda edizione</i>).</td> - </tr> - <tr> - <td><b>La Sociologia Criminale</b>. 2 grossi vol. Catania 1889</td> <td class="num">13,00</td> - </tr> - <tr> - <td><b>Ire e spropositi di Cesare Lombroso</b>. Catania 1890</td> <td class="num">1,25</td> - </tr> - <tr> - <td><b>La politica coloniale</b>. Seconda ediz. Palermo 1892</td> <td class="num">3,50</td> - </tr> - <tr> - <td><b>La difesa nazionale e le economie militari</b>. Catania</td> <td class="num">1,00</td> - </tr> - <tr> - <td><b>Banche e Parlamento</b>. Milano 1893</td> <td class="num">2,00</td> - </tr> - <tr> - <td><b>In Sicilia</b>. Roma 1894</td> <td class="num">1,00</td> - </tr> - <tr> - <td><b>Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause</b>. Palermo</td> <td class="num">2,00</td> - </tr> - <tr> - <td><b>Consule Crispi</b>. Palermo 1895</td> <td class="num">1,25</td> - </tr> -</table> - -</div> - -<div class="opere"> - -<p class="center"> -PUBBLICAZIONI<br /> -DELLA SOCIETÀ EDITRICE LOMBARDA -</p> - -<table class="data" summary=""> - <tr> - <td><b>Felice Cavallotti nella vita e nelle opere</b> IX ediz.</td> <td class="num">L. 2,50</td> - </tr> - <tr> - <td><span class="smcap">Björnson</span> <b>Il Re</b> (traduzione di F. Fontana)</td> <td class="num">2,—</td> - </tr> - <tr> - <td><span class="smcap">M. Mazzolani</span> <b>Via Trita</b> — Versi —</td> <td class="num">3,—</td> - </tr> - <tr> - <td><span class="smcap">Fr. Chiesa</span> <b>Preludio</b> — Versi — (<i>con 19 illustr.</i>)</td> <td class="num">5,—</td> - </tr> - <tr> - <td><span class="smcap">T. Peyrani</span> <b>Verità e ignoranza</b> (<i>studio critico sulle credenze religiose</i>)</td> <td class="num">2,—</td> - </tr> - <tr> - <td><span class="smcap">Dario Papa</span> <b>Viaggi</b> (III edizione 500 pag.)</td> <td class="num">3,—</td> - </tr> - <tr> - <td><span class="smcap">F. Fontana</span> <b>Poesie Vecchie e nuove</b> (III edizione 500 pagine)</td> <td class="num">2,50</td> - </tr> - <tr> - <td><span class="smcap">F. Fontana</span> <b>Viaggi in Europa, in America, in Africa</b> (III edizione 500 pagine)</td> <td class="num">3,—</td> - </tr> - <tr> - <td><span class="smcap">F. Fontana</span> <b>La Polpetta del Re</b> (<i>illustrazioni di L. Conconi</i>)</td> <td class="num">—,50</td> - </tr> - <tr> - <td><span class="smcap">G. Venanzio</span> <b>Giovani</b> (Goliardica)</td> <td class="num">3,—</td> - </tr> -</table> - -<p class="center"> -L’ITALIA FEMMINILE<br /> -GIORNALE SETTIMANALE<br /> -<i>Mode, Lavori femminili, Letteratura</i><br /> -<i>Questioni del giorno, Attualità, Varietà</i><br /> -Abbonamento annuo L. 5.<br /> -Un numero separato Centesimi 10 -</p> - -<p class="center"> -Lodi. — Tip. E. Wilmant, 1898 -</p> -</div> - -<div class="footnotes"> - -<h2> -NOTE: -</h2> - -<div class="footnote" id="note1"> -<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>. </span>(<i>Gli avvenimenti di Sicilia.</i> R. Sandron. Palermo -1894, pag. 505 a 808).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note2"> -<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>. </span>La riforma tributaria fu iniziata nel 1842. Fece un -passo gigantesco, mercè l’efficacissima cooperazione di Gladstone, -nel 1845-46. Fu, si può dire, condotta a termine dal -solo Gladstone nel 1853 e nel 1860. Sulla riforma tributaria -inglese sono da leggere vari eccellenti articoli pubblicati dal -Prof. Ricca Salerno nella <i>Nuova Antologia</i> ed uno del Conigliani -(<i>Gladstone e la finanza inglese</i>) nella <i>Riforma -Sociale</i> del 15 Luglio 1898. Sul movimento <i>cartista</i>, coloro -che vogliono averne piena conoscenza, potranno leggere le -opere di Henriet Martineau, di Molesworth, di Justin M’Carthy. -Un’idea chiara l’avranno dallo scritto vivace, quasi -drammatico, di Paolo Valera: <i>L’insurrezione Chartista in -Inghilterra</i>, con Proemio di Filippo Turati. (Milano 1895, -presso la <i>Critica Sociale</i>). Paolo Valera, nella cella del reclusorio -di Finalborgo, potrà meditare sulla differenza tra -l’Italia e l’Inghilterra, ch’egli aveva studiata ed esposta -senza sospettare, che doveva poco tempo dopo averne la -dolorosa prova personale.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note3"> -<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>. </span>Sul <i>Picketing</i> si riscontrino gli accenni del mio -opuscolo: <i>La grande battaglia del lavoro</i>. Per più ampie -notizie sulla importanza delle leggi del 1870 e 1875 e sulla -riconosciuta consuetudine del <i>Picketing</i> che ne risultò, si -leggano: Howell: <i>Le passé et l’avenir des Trades Unions</i>; -Coniugi Webb: <i>Histoire du Trade Unionisme</i>; K. Lavolléc: -<i>Les classes ouvrières d’Europe</i>, Vol. III, <i>Angleterre</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note4"> -<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>. </span>Mi sia permesso ricordare che queste idee svolsi -sommariamente nel 1879 in un opuscolo: <i>La questione -sociale e la libertà.</i> (Milano; Tipografia Gattinoni) Lo ricordo -non per vanità, ma per convincere il lettore che non per -comodità polemica suggeritami dagli altri avvenimenti ricorro -a certi confronti; sibbene perchè gl’insegnamenti che ne -scaturiscono formano parte integrale del mio patrimonio intellettuale -senza alcuna subordinazione od opportunismo -politico di sorta.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note5"> -<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>. </span>La diversità di queste manifestazioni ho illustrato -in: <i>Mouvements sociaux en Italie.</i> Parigi 1898. Presso la -<i>Rivista Popolare.</i> L. 1.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note6"> -<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>. </span>Ho raccolto molte date e molte cifre da vari giornali -d’Italia e con particolarità dal <i>Secolo</i> di Milano e dalla -<i>Tribuna</i> di Roma che ebbero il più largo servizio telegrafico -ed epistolare dalle provincie.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note7"> -<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>. </span>Il <i>Corriere della Sera</i> annunziò che ciò che stampava -<i>naturalmente</i> era sottoposto alla revisione del Regio -Commissario Straordinario. <i>I Tribunali, Giornale di cronaca -e di critica giudiziaria</i>, non poche volte negli appositi -<i>supplementi</i> ha degli spazi bianchi, che rappresentavano -i brani soppressi del resoconto stenografico. C’è una soppressione -nel dodicesimo processo pei fatti di Sesto S. Giovanni; -ma sono quattro nel tredicesimo per le barricate di Porta -Venezia. In questo processo venne soppresso anche un brano -della requisitoria dell’avvocato fiscale.... Per la narrazione -mi sono servito dei giornali locali — con particolarità del -<i>Corriere della Sera</i> — e di memorie fattemi pervenire da -testimoni oculari.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note8"> -<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>. </span>Un caso identico a quello del 6 Maggio si ripetè a -Milano nella stessa via Napo Torriani quattro mesi dopo; -ma non si venne alle fucilate perchè la polizia fu più prudente.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note9"> -<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>. </span>La figura del Questore Minozzi si avrà intera da -questa risposta data da lui nell’Udienza del 28 Luglio innanzi -al Tribunale militare. <i>Presidente:</i> È vero che disse al Turati -«<i>quando c’è lei non succedono disordini</i>»? -</p> - -<p> -<i>Questore Minozzi:</i> Sì, perchè egli sa contenersi molto -bene nei discorsi, è padrone delle parole, ha molta influenza -sulle masse operaie e <i>quando vuole non succede niente; -ma se non vuole sa incitare, per il che, se avvengono tumulti</i>, -<b>è perchè egli li ha voluti</b>. -</p> - -<p> -Superflui i commenti alla insinuazione loiolesca.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note10"> -<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>. </span>Ho l’elenco nominativo di questi casi. Non lo pubblico -per motivi facili ad immaginare.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note11"> -<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>. </span>Il sig. Stillman — l’uomo nefasto che per venti -anni ha falsato l’opinione pubblica d’Inghilterra sulle cose d’Italia, -per mezzo delle sue corrispondenze al <i>Times</i> — ritiratosi -in America ha avuto il coraggio di scrivere al <i>Transcript</i> -di Boston che i moti d’Italia non furono determinati dalla -fame, ma da una cospirazione repubblicana, i cui capi erano -al servizio del Papa e della Francia.... La buona e gentile -vedova di Dario Papa, Fidelia Dinsmore, ha smascherato l’indegno -calunniatore.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note12"> -<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>. </span>La <i>Perseveranza</i> ed altri giornali reazionari sperano -di poter giustificare le eccessive misure repressive e la reazione -bestiale colle relazioni, che ha promesso di pubblicare il governo. -È bene si sappia che tali documenti, come tutti i -documenti ufficiali, saranno compilati <i>ad usum delphini</i>: conterranno -tutto, meno la verità e lo ha confessato coll’abituale -franchezza il generale Pelloux. Egli in Senato, rispondendo -al senatore Cannizzaro, dichiarò che pubblicherà una relazione -sugli ultimi fatti, ma soggiunse che <i>non si può tutto dire -al pubblico perchè certe cose è bene che il pubblico non le -sappia</i>. Il soldato così prometteva lealmente... di non dire -la verità... Per la Storia è bene aggiungere che in questa -condotta venne incoraggiato dall’onor. Saracco con le seguenti -dichiarazioni che gli fruttarono la Presidenza del Senato: -</p> - -<p> -«Il ministero dell’Interno vedrà quello che si può dire -e quello che non si può dire sui moti di Milano e di altri -paesi dove fu mestieri ricorrere alla repressione. -</p> - -<p> -«Egli farà, probabilmente, come fanno i ministri degli -affari esteri, preparerà cioè il suo libro verde, giallo o nero, -ma dirà solo quanto conviene si dica, e nulla più. -</p> - -<p> -«Se domani il ministro degli interni, d’accordo coi suoi -colleghi, presentasse una relazione dalla quale risultasse che -i moti dello scorso maggio si spiegano in molta parte col -disagio economico, pare a me che farebbe opera non solamente -vana, ma insana, se non sapesse di poter presentare -contemporaneamente i provvedimenti più acconci per migliorare -questa disgraziata situazione che fu cagione o pretesto -delle sommosse». -</p> - -<p> -Se abbia accettati i consigli e come li abbia messi in -esecuzione, vedrassi, dal rapporto del Generale Bava di cui -si farà parola più innanzi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note13"> -<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>. </span>Per completare le notizie sulla natura dei fatti che -determinarono la proclamazione dello Stato di assedio in -Toscana, aggiungo che la <i>Gioventù monarchica</i> portò una -vivace protesta contro il contegno provocante della questura -di Firenze il giorno 7 maggio al <i>Fieramosca</i>. Questo — giornale -monarchico e temperato — scrisse che <i>sarebbe bastata -una buona annaffiata per spazzar via la ragazzaglia che -si abbandonò ai tumulti</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note14"> -<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>. </span>La <i>Perseveranza</i>, del giorno 9 Maggio, ad esempio, -denunzia formalmente <i>La Brianza lavoratrice</i>; dice cosa -iniqua il non sequestrarla. Dopo avere dato precise indicazioni -al Procuratore del Re, si compiacque in un numero successivo -che fossero stati esauditi i suoi desideri. Dei singoli -privati la stessa <i>Perseveranza</i> scrisse in guisa che la <i>Lega -Lombarda</i> ebbe a parlare di <i>delazioni</i>. Il giornale milanese -prese gusto al mestiere e denunziò pel sequestro <i>L’Italia -Nuova</i> di Lugano, il <i>Dovere</i> e la <i>Rivista popolare</i> di Roma. -Un trafiletto della cronaca del <i>Corriere della Sera</i> sul linguaggio -dell’<i>Italia del Popolo</i> del giorno 6 Maggio, parve -una denunzia per la soppressione avvenuta immediatamente -dopo. Parecchi giornali accolsero e commentarono quel trafiletto -come vera denuncia. Quando il commento venne riprodotto -nella <i>Rivista popolare</i>, il <i>Corriere della Sera</i> protestò -energicamente. In quella protesta sta la più severa condanna -dell’atto in sè e della <i>Perseveranza</i> che l’ha ripetuto. Sento -il dovere altresì di scindere le responsabilità nel parlare dei -conservatori lombardi. Una parte di essi inflisse il biasimo -più severo alla condotta dei reazionari. La lettera aperta di -Torelli-Viollier a Luigi Roux (<i>Stampa</i> di Torino 1898, N. 163) -rimane un documento schiacciante contro gli ubbriachi -reazionari di Milano. La parte giovane e sinceramente conservatrice -della Lombardia fece sentire più volte la sua voce -anche durante lo stato di assedio, per mezzo dell’<i>Idea liberale</i> -di Milano. Ma tutta l’amarezza dell’animo per lo strazio -dello Statuto, della legge e della libertà, detta rivista la manifestò -appena potè sentirsi liberata dalla cappa di piombo -del generale Bava Beccaris, con una lettera aperta del direttore -G. Borelli indirizzata a me (N. del 15 Settembre 1897). -Anche tale lettera suona condanna severissima dello stato di -assedio e dell’opera compiuta dai reazionari. La voce del -Torelli-Viollier e del Borelli hanno eccezionale importanza -perchè è quella di due monarchici e per soprassello moderati, -che conoscono gli uomini e gli avvenimenti del loro paese. -Il Borelli e l’<i>Idea liberale</i> si possono considerare come la -espressione dei sentimenti del <i>Circolo Popolare</i> di cui il -profugo, che citerò più innanzi, scrive che è un gruppo -<i>quasi repubblicano per la monarchia e troppo monarchico -ancora per la repubblica</i> e che perciò non potè fare molta -strada.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note15"> -<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>. </span><i>Per la verità</i>. Appunti sullo stato di assedio a Firenze -del Comm. *** — Firenze, Settembre 1898. pag. 6 e 7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note16"> -<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>. </span><i>La sommossa di Milano</i> — Note di un profugo — Ginevra -1898, pag. 13 a 29.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note17"> -<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>. </span><i>Note di un profugo</i>, pag. 29. Il <i>profugo</i> è il Professore -Ettore Ciocotti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note18"> -<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>. </span><i>Lo stato romano dall’anno 1815 al 1850</i> — Firenze — Le -Monnier, 1853 — Vol. I, pag. 11.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note19"> -<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>. </span>L’ordine del giorno votato dal Consiglio Comunale -di Milano su proposta del Senatore Negri venne votato per -alzata e seduta. Tutti si alzarono ad eccezione dei consiglieri -Majno, Angiolini e Carabelli.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note20"> -<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>. </span>Discorso pronunciato alla Camera dai Deputati sul -Disegno di legge per l’ordinamento dell’esercito nella tornata -del 5 maggio 1897. A proposito di onorificenze si ricordi la -polemica sollevata da Massuero — convintissimo monarchico — colla -notizia pubblicata sulla punizione grave — la messa -in disponibilità — inflitta al colonnello Crotti per avere rifiutato -qualsiasi onorificenza agli ufficiali del proprio reggimento. -La motivazione del rifiuto era elevata: da soldato che -ama il proprio paese. L’<i>Esercito</i> smentì fiaccamente; ma seguitando -la polemica potè anche sapersi che chi propose la -punizione sia stato il Generale Pallavicini, forse quello che -diresse il fuoco ad Aspromonte contro Garibaldi. Se è lui, si -vede che invecchiando non ha mutato natura.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note21"> -<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>. </span>Molti monarchici protestarono contro le pazzesche -manifestazioni di riconoscenza all’esercito; nobilmente il prof. -Nitti nella <i>Riforma Sociale.</i> L’aberrazione dei civili fa comprendere -perchè, ubriacatisi di lodi, abbiano perduto la testa -i militari. Un capitano Ranzi, nei servizi resi dall’esercito -nel 1898 trovò la giustificazione del militarismo e l’occasione -per attaccare aspramente Guglielmo Ferrero per le sue brillanti -conferenze contro la guerra e contro il militarismo — riunite -in volume e pubblicate da Treves — alle quali, quasi, -si attribuivano i tumulti. Ferrero rispose con un magistrale -articolo nella <i>Vita Internazionale</i> di Milano (Novembre 1898) -mettendo in evidenza la poca consistenza delle virtù dei nostri -ufficiali.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note22"> -<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>. </span>Nella seduta del Consiglio Comunale di Milano del -22 agosto 1898, venuta in discussione la trasformazione dello -Statuto dell’<i>Umanitaria</i>, il consigliere De Herra adoperò -frasi scottanti contro il colpo di mano dei moderati, che -trassero profitto dello stato di assedio per impadronirsene. -L’amministrazione, anche sotto lo stato di assedio, impose la -nuova cinta daziaria. Ci fu chi volle assicurare il <i>maximum</i> -della impopolarità alla setta, proponendo il collocamento sulla -piazza all’uopo destinata della statua di Napoleone III, nascosta -da tanti anni nell’atrio del palazzo del Senato dove -la confinò la volontà dei cittadini.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note23"> -<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>. </span>Basta leggere l’ultimo numero del <i>Secolo</i> (7-8 maggio) -pubblicatosi sotto il regime della sciabola per convincersi della brutalità della misura presa dal Regio Commissario -in odio non dei repubblicani e dei socialisti, ma dei -semplici democratici. In quel numero, in prima pagina, si -parla, è vero, con parole severe del cinquantenario dello Statuto, -che doveva celebrarsi l’indomani in Torino; ma le -sue parole erano più moderate di quelle di molti altri giornali -che non furono neppure sequestrati. In terza pagina -poi, a proposito dei tumulti del giorno precedente, c’era un -appello che incitava i cittadini alla calma che avrebbe potuto -scrivere e sottoscrivere qualunque uomo d’ordine. Nè -si dica che la paura od il senso dell’opportunità abbiano -suggerito tale linguaggio: in parecchie altre occasioni — e -particolarmente nel 1886 all’epoca dei tumulti provocati dai -moderati pel dazio municipale sul pane — il <i>Secolo</i> non -usò termini diversi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note24"> -<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>. </span>Sino a pochi giorni dopo i tumulti di Milano, faceva -pena ad ascoltare i discorsi reazionari fierissimi che tenevano -nei corridoi di Montecitorio alcuni deputati ritenuti veramente -liberali. La verità sui pericoli corsi dalle <i>istituzioni</i> -e dalla <i>civiltà</i> non era ancora conosciuta. Uno studio particolare -meriterebbe l’attitudine dei vari giornali liberali, in -generale disenzienti dai deputati delle rispettive regioni, -dal quale risulterebbe la poca influenza esercitata dalla -stampa nel creare le correnti della opinione pubblica. I giornali -più ferocemente reazionari si sono affermati in Lombardia, -nell’Emilia, nel Veneto, ecc., mentre si può dire -che mancano in Sicilia e nel mezzogiorno: ivi manca il pericolo -democratico.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note25"> -<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>. </span>Un giornale pubblicò una notizia degna di fare la -compagnia, se vera, con questo sequestro: alla Biblioteca -Marucelliana non si danno più in lettura per ordine superiore -i libri socialisti; ad un prete fu negato il <i>Capitale</i> di -Marx.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note26"> -<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>. </span>In fatto di sequestri va rilevata la vera anarchia nei -criteri dei magistrati. Si sequestra in una città ciò che venne -liberamente pubblicato altrove. Si sequestra a Varese un -articolo di <i>Vamba</i> non sequestrato in Roma. Più tipico il -caso mio e della <i>Rivista popolare</i>. Si sequestrò <i>la Valtellina</i> -di Sondrio perchè aveva riprodotto un articolo mio non -sequestrato in Roma quando comparve sulla <i>Rivista popolare</i>. -Si fa il processo; vengo regolarmente interrogato dal giudice -istruttore come autore dell’articolo; ma all’ultima ora si -lascia in pace me e si condanna dal Tribunale di Sondrio il -povero gerente della <i>Valtellina</i>.... Nell’articolo si faceva -l’apologia.... della monarchia inglese! Quegli ottimi magistrati -nel parallelo che ogni lettore poteva fare videro una -offesa alla monarchia italiana.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note27"> -<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>. </span><i>La liberté economiques et les evenements d’Italie.</i> -Lausanne 1898. p. 5. Il Pareto narra questo edificante episodio -accaduto a Sulmona. Un meccanico ferroviere va dal -barbiere e si fa radere quando viene il suo turno. Aveva -dimenticato che in forza della militarizzazione dei ferrovieri -egli non era che un sergente. Un capitano di fanteria arrivato -dopo di lui lo mise agli arresti perchè non aveva ceduto -il posto al superiore. Numerosi altri casi consimili si sono -verificati in ogni parte del regno.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note28"> -<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>. </span><span class="smcap">Pareto</span>, pag. 8. Nella <i>Grande battaglia del lavoro</i> -(Roma 1898) ha stigmatizzato questa sleale concorrenza che il -governo fa fare dai soldati ai lavoratori a vantaggio dei proprietari. -In Lombardia i soldati furono anche adibiti per -mungere le vacche.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note29"> -<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>. </span>Il reato massimo che somministrò il pretesto per la -destituzione del Prof. Gottardi fu il suo opuscolo: <i>La boie</i> -scritto in dialetto e nel quale così riassume il catechismo -socialista: «Amé i vostri bambini, le vostre done, i vostri -veci. Per esser socialisti bisogna esser boni. Bisogna sentirse -capaci de amar tuti, de no odiar nessuno, altro che el mal». -I tre maestri di Milano puniti avevano rispettivamente 19, 23 -e 29 anni di servizio. Lina Malnati, una delle punite, mandò -al Secolo questa nobile lettera. -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -«Agli onesti giornali che han difesa la causa dei maestri -socialisti, il mio ringraziamento speciale. -</p> - -<p> -«Ventitrè anni e mezzo di onorato servizio — la scrupolosa -cura di non portare le mie idee politico-sociali nel -sereno ambiente della scuola, non valsero a salvarmi dalla -condanna pel delitto di pensare a modo mio, fuori di scuola. -Chino la testa innanzi all’ingiusto provvedimento, ma rialzo -l’anima nella quale mi riposa tanta altarezza e tanta dignità, -da soffocarvi ogni sentimento di rancore o di rivolta. Mi -vien tal luce dalla coscienza, che basta essa sola a confortarmi -nell’immenso dolore di dover dare un addio alla mia -scuola. -</p> - -<p class="indr"> -<i>Dev.</i> <span class="smcap">Linda Malnati</span>. -</p> -</div> -</div> - -<div class="footnote" id="note30"> -<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>. </span>Ho esaminato la questione della legalità dello Stato -d’assedio e dei Tribunali militari altrove (<i>Gli avvenimenti -di Sicilia e le loro cause</i>. Palermo, Remo Sandron 1895, -Cap. XXI). La grave controversia più volte si è dibattuta -in Parlamento e venne esaminata con rara perspicuità dalla -Commissione per l’Esame delle questioni legali riguardanti -la difesa davanti ai Tribunali di Guerra (Agrati, Alberti, -Ferrari, Majno e Valdata) nominata dall’<i>Associazione Lombarda -dei Giornalisti</i> (Milano Tipografia Nazionale di V. -Romperti 1898). L’onor. Avv. Carlo Altobelli riassunse brillantemente -le ragioni giuridiche costituzionali, che stanno contro -lo Stato di Assedio e contro i Tribunali di Guerra iniziando -la difesa dei giornalisti e dei deputati condannati in Milano -davanti alla Suprema Corte di Cassazione del Regno. L’indole -di questo lavoro non si presta a svolgere questo argomento, -ripetendo del resto scuse e difese notissime. Qui mi -limito ad esporre qual’è stata l’opera dei Tribunali militari -in occasione dei tumulti di Aprile e Maggio 1898.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note31"> -<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>. </span><i>Don Chisciotte</i> (15 Luglio 1898) infatti ironicamente -denunziò il colonnello Siacci come un <i>nuovo pericoloso</i> pel -discorso <i>sovversivo</i> pronunziato in Senato. A quando l’ammonizione?</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note32"> -<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>. </span>Resoconto ufficiale della Seduta del Senato del 13 -Luglio 1898.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note33"> -<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>. </span>Essendo passati alla storia il documento <i>firmatissimo</i> -e il <i>trattato di Bisacquino</i>, non si può sottrarre alla storia il -documento <i>Speranza 333</i> che fu spedito da Firenze a Turati -il 7 Maggio coll’ambulante Firenze-Milano. Eccolo nella sua -integrità: -</p> - -<p> -V. V. è stato impossibile spedire. = (per 000) si è -tentato farlo Rifredi, Sesto inutilmente. Bicchi non ricevendo -000 combinato Romussi (=|=) tornossene a Livorno -dove aveva trattato V per 000 poco fino Genova dove Zandrino -avrebbe provveduto per Alessandria dove di qui partito per -Villavecchia avrebbe condotto Milano aggiungendo racimolato -locale. Avverto che 17 sono stati consegnati solo 270 non -essendo pronti gli altri 329. Però Bicchi assicurami che -entro domani radunerà 000 manderà li Ciotti Blasi i quali -hanno precise istruzioni farmi recapitare non per = ma per -(= =). Appena effettuata ||| da Genova Zandrino spediravvi -bolletta dichiarata 10 sottosuolo rimanenti 17 complemento. -Bicchi operato miracoli. Sesto, Figline, Prato hanno -corrisposto ultimo momento Δ messi sospetto non mandarono -più rinforzi, modo Firenze rimasero molti 17. Però non dubitate -237-471 alacremente provvedete 000 anche da Pavia. -Doveva andare Bicchi = senza spesa; stima però prudente -non muoversi aspettando notizie. Blasi non corrisponde....</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note34"> -<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>. </span>In diritto romano si scusa l’<i>ignorantia juris</i> ai minorenni, -alle donne, ai rustici.... ed ai soldati. Ah, quei -romani!....</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note35"> -<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>. </span>Non raccolgo la voce corsa di ufficiali puniti per -avere fatto delle difese troppo buone, sebbene la trovi riprodotta -da vari giornali. Mi sembra inverosimile la cosa. -Tale voce corse pure pei processi di Palermo nel 1894; ed -era insussistente.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note36"> -<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>. </span>Walter Mocchi: <i>La cosa giudicata</i>. Nella <i>Rivista -popolare</i>. Anno IV, N. 8. Francesco Giarelli nel Caffaro di -Genova ha confermato la narrazione di Mocchi. L’uno e -l’altro assistettero alle udienze del Tribunale di Napoli.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note37"> -<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>. </span>Il caso della Marone ha sollevato un grido d’indignazione -nella stampa di ogni colore, anche devota alle istituzioni -(<i>Tribuna, Don Chisciotte, Mattino, Roma, Corriere de Napoli,</i> -ecc.). Ma quanti altri più enormi non ve ne sono?</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note38"> -<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>. </span>Il <i>Corriere della Sera</i> (N. 127 del 1898) con profetica -incoscienza scriveva, prima che incominciassero i processi: -</p> - -<p> -«Alessandro Manzoni, dall’alto del suo piedestallo a -San Fedele, pareva guardasse tutto quel tramestìo con aria -mesta e dicesse: È in questo modo che i Milanesi hanno -pensato di commemorare il venticinquesimo anniversario della -mia morte?» -</p> - -<p> -E chi guardava il Manzoni, pensava che il mondo più -cambia e più è la stessa cosa; perchè i subbugli di questi -giorni egli li aveva già descritti nel suo romanzo, sino nelle -più minute circostanze; perchè di ogni arrestato un po’ -conosciuto dice quello che il mercante bergamasco diceva di -Renzo: «<i>Si sa di sicuro che le lettere son rimaste in mano -della giustizia, e che c’è descritta tutta la cabala; e si dice -che vi anderà di mezzo molta gente</i>». -</p> - -<p> -Oh! se c’è andata di mezzo <i>molta gente!</i> I tempi di -Renzo Tramaglino impallidiscono rispetto a quelli nostri.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note39"> -<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>. </span><i>Per la verità.</i> Appunti sullo Stato di assedio a Firenze -del Comm. *** Firenze — Settembre 1898, pag. 75.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note40"> -<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>. </span>Va rilevato con particolarità il linguaggio della -<i>Perseveranza</i>, perchè esso rispecchia il pensiero della frazione -del partito conservatore lombardo, che ha in mano il Municipio -di Milano ed altre importanti istituzioni locali e che, -pur troppo! esercitò poderosa influenza sulle dissennate misure -del governo centrale.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note41"> -<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>. </span>È bene che si abbia un’idea dei reati attribuiti dalla -questura nei suoi rapporti e nelle deposizioni dei suoi rappresentanti -e delle prove addotte contro i repubblicani e -contro i socialisti. Nel rapporto della Questura si ascrive a -colpa del partito repubblicano la <i>chiesta abolizione del dazio -sulle farine e la diminuzione delle spese militari</i>... (Povero -Czar se capiti tra le unghie del Questore Minozzi!) Sempre -secondo la Questura il partito socialista commise queste scelleratezze: -<i>fece propaganda, ricevette aiuto dallo straniero... -negli scioperi organizzò associazioni... di arti e mestieri -e leghe di resistenza, portò suoi candidati anche nei collegi -nei quali non avevano probabilità di riuscire</i>.... Alla Koulicioff — questa -iniqua che volle sfuggire la galera russa -per assaporare le delizie della reclusione italiana — si rimproverarono -le conferenze sul miglioramento igienico ed economico -delle donne. Tutti questi reati e queste prove furono -trasportati di sana pianta negli atti di accusa e nelle requisitorie -dell’avvocato fiscale che il 21 Giugno affermava <i>avere -raggiunta la prova di una organizzazione solida e completa</i>. -Nell’atto di accusa contro i giornalisti, il Bacci, che non trovò -modo di far condannare il Barattieri, affermò che Milano era -stata scelta come centro della rivoluzione poichè per la sua -<i>posizione geografica</i> poteva più facilmente isolarsi dal rimanente -del regno onde impedire l’arrivo di altra truppa.... -perchè quivi più sollecito sarebbe stato il soccorso già <i>preparato -ed organizzato</i> dei fuorusciti italiani residenti in -Isvizzera. Disse che i tumulti furono fatti sorgere nei piccoli -centri allo scopo di attrarvi le truppe, sguarnire le città e -tentarvi un colpo di mano. Concludeva che <i>tutti</i> i moti d’Italia -non furono che la conseguenza di una lunga preparazione diretta -all’unico scopo di mutare gli ordini politico-sociali.... Queste -temerarie affermazioni che fruttarono secoli di galera, non -meritano l’onore della discussione. Fanno fede della ignoranza -fenomenale degli avvocati fiscali. Oh! se aveva ragione il -senatore Siacci ad invocare la riforma dei Tribunali militari! -Ciò s’impone nell’interesse dello stesso esercito.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note42"> -<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>. </span>Carlo Romussi, dal cellulare di Milano, il 22 Agosto -1898 diresse una nobile lettera all’<i>Associazione fra i giornalisti -lombardi</i> e ponevale questi tre quesiti: -</p> - -<p> -1. — Se si può chiamare responsabile un giornale ed il -suo direttore di fatti che accadono nella città dove il giornale -si stampa e che il giornale stesso sconsiglia e biasima. -</p> - -<p> -2. — Se giuridicamente si possa prendere il complesso -di una serie di articoli rappresentanti l’opera giornalistica -di un uomo, e portarlo contro di lui come titolo di accusa, -dato l’ordinamento nostro per il quale funziona un procuratore -generale, incaricato di controllare volta per volta ogni -singola pubblicazione. -</p> - -<p> -3. — Se non sia da chiedere al Parlamento che le accuse -di reati commessi per mezzo della stampa siano in ogni -tempo sottratte ai tribunali militari e sottoposte al giurì. -</p> - -<p> -L’<i>Associazione lombarda</i> e tutti i giornalisti onesti -hanno risposto conformemente ai dettami dello Statuto e della -giustizia, delle leggi e del buon senso; ma le Sentenze restano -e le vittime nei reclusori d’Italia!</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note43"> -<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>. </span>Il <i>Secolo</i> in <b>dodici</b> anni ebbe in tutto dodici sequestri; -e furono gli anni della reazione.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note44"> -<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>. </span>Gli Italiani immemori leggano i discorsi di Zanardelli -in risposta alla interpellanza Nicotera in maggio 1878 -sul permesso congresso repubblicano riunito al Teatro Argentina.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note45"> -<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>. </span>Discorso letto la sera del 7 Maggio 1880 nella sala -dell’Associazione costituzionale di Bergamo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note46"> -<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>. </span>Sulla interpretazione ed applicazione dell’art. 122 -dell’ordinamento giudiziario, che contiene le parole su riportate, -si discusse in occasione delle sentenze dei Tribunali -militari di Sicilia e di Lunigiana nel 1894. Gli avvocati -Marcora e Majno ripresero splendidamente la discussione nel -ricorso presentato alla Corte di Cassazione di Roma in difesa -di Chiesi, Romussi, Valera, Koulichoff, ecc. La ripresero per -dimostrare — e vi riuscirono luminosamente — che la Cassazione -aveva il diritto o meglio il dovere d’interloquire sulla legalità -dello Stato di assedio e dei Tribunali militari; su questa -questione e sulle altre innumerevoli mostruosità e contraddizioni -delle sentenze di cui qui si discute si possono leggere -con grande profitto oltre la cennata memoria a firma Marcora -e Majno, le altre d’Impallomeni, Escobedo, Orzi, Sacchi in -difesa di molti condannati dai Tribunali militari del 1898.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note47"> -<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>. </span>La stampa liberale a suo tempo (Settembre 1898) si -scandalizzò della promozione accordata al consigliere Nazzari -che era stato relatore in Cassazione contro i condannati di -Milano. La stampa ebbe torto; c’erano i buoni precedenti -nella brillante carriera del Tondi, uno dei giudici che condannarono -Lobbia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note48"> -<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>. </span>L’indole e la mole di questo scritto non mi permettono -di entrare in considerazioni giuridiche sulla sentenza -della Cassazione che respinse i ricorsi dei condannati dai -Tribunali militari. Ne fece una critica dotta, seria, elevata -il Prof. Luigi Majno (<i>Rivista popolare</i>, Anno IV, N. 7). Rilevo -qui soltanto che la Cassazione di Roma ha osato completare -<i>in fatto</i> le sentenze del Tribunale di guerra, dicendo -essa ciò che il Tribunale di guerra ebbe la onestà di non -dire — e cioè che Chiesi, Romussi e gli altri <i>vollero i tumulti</i>. -Il Tribunale disse esplicitamente che <i>non li vollero!</i> -I commenti su questa enormità sarebbero superflui.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note49"> -<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>. </span>Leggo nel <i>Don Chisciotte</i> del 5 ottobre e riproduco -integralmente: -</p> - -<p> -«Trascrivo dal <i>Messaggero</i> la notizia seguente mandata -da Livorno: -</p> - -<p> -«Ieri il sostituto procuratore del re cav. Bertoli, il giudice -d’istruzione avv. Sighieri e alcuni agenti di pubblica -sicurezza si recarono alla sede dell’Associazione liberale monarchica -e fecero una perquisizione che durò più di tre ore. -</p> - -<p> -«Nessun documento fu sequestrato. -</p> - -<p> -«<i>Notate bene che da tre giorni il Consiglio della Monarchica -era stato avvisato dalla autorità che i locali della -società dovevano essere perquisiti.</i> -</p> - -<p> -«Per conto mio non aggiungo nulla, neppure la conferma -della notizia, che non posso dare. Ma è certo che così -essa si presta a curiose osservazioni. E prima, anzi principale -di tutte: — È vero che una perquisizione si è compiuta -previo avviso di tre giorni? -</p> - -<p> -«Poi non posso a meno di notare: quell’associazione -così stranamente perquisita era la fucina del crispismo per -la provincia livornese».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note50"> -<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>. </span>Questi due fatti di cronaca vengono riferiti da <i>Vamba</i> -nel <i>Don Chisciotte</i> (1898 N. 248). Casi simili e più dolorosi sono -a mia conoscenza personale. Della decadenza e corruzione -della Magistratura italiana mi sono occupato in: <i>Corruzione -politica</i>. Catania 1888; <i>Banche e Parlamento</i>. Milano 1898; -<i>Gli avvenimenti di Sicilia</i> Palermo 1895. Ho riportato fatti -numerosi e giudizi autorevoli di uomini appartenenti alle -classi più elevate e più colte, che vivono al difuori della -politica. I giudizî degli ex ministri Eula e Santa Maria Nicolini, -gli articoli di Daneo e del prof. Mortara eliminarono -il sospetto che il mio pessimismo, possa essere suggerito -da passione di parte. Se qualche dubbio rimanesse ancora, si -legga la relazione dell’ex ministro Costa sul processo Tanlongo -e le <i>ingenue</i> dichiarazioni dell’ex ministro Calenda dei -Tavani nella Camera dei Deputati a proposito del processo -Giolitti: suscitarono tale indignazione, che Villa, Presidente -della Camera, gli tolse la parola e sospese la seduta.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note51"> -<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>. </span><span class="smcap">Mario Rapisardi</span>: <i>Giustizia</i>. Versi. Catania 1892. -N. Giannetti p. 5.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note52"> -<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>. </span><i>Rivista penale</i>, Settembre 1898, p. 300.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note53"> -<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>. </span>Questa giustificazione della legittima difesa fu accampata -in Parlamento — pare impossibile! — da un giurista: -dall’on. Villa. Ora l’<i>omnes leges omniaque jura permittunt -vim vi repellere</i>, non può invocarsi che contro la -aggressione presente, per respingere la <i>violenza attuale</i>, così -com’è detto nella parte generale del Codice penale. Ma con -qual diritto la scusa della legittima difesa si può invocarla -quando giudici militari e ministri hanno riconosciuto, che -s’intendevano punire i pretesi colpevoli di violenze passate? -La <i>legittima difesa</i> può sinanco giustificare le cannonate; -giammai i Tribunali di guerra!</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note54"> -<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>. </span><span class="smcap">Giulio Fioretti</span>: <i>Pane, governo e tasse in Italia</i>. -Napoli, L. Pierro, 1898. L. 2,50, pag. 67. Il Fioretti è uno -dei più colti e battaglieri conservatori del mezzogiorno. Mi -riferirò spesso al suo pregevole libro limitandomi ad indicare -l’autore.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note55"> -<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>. </span><span class="smcap">Rose</span>: <i>Rise of democracy</i>. London 1898, p. 129.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note56"> -<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>. </span>Feci questa osservazione sin dal 1892 attenendomi -agli studi ed ai dati del Bodio, del Pantaleoni, del Delivet. -Vedi: <i>La difesa nazionale e le economie nelle spese militari</i>, -Catania, N. Giannotta, 1892, p. 10 e 11.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note57"> -<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>. </span><i>Giornale degli Economisti</i>, Ottobre 1797.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note58"> -<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>. </span>Discorso sull’<i>Ordinamento dell’esercito</i> del 4 maggio -1897. Da parte mia ripetute volte, sino alla noia, ripetei -prima e dopo di Giustino Fortunato le stesse cose nel Parlamento -e fuori; più esplicitamente — ed era facilissimo -farlo — in Die Zeit del 12 Febbraio 1898 e nella <i>Revue -Socialiste</i> dell’Aprile 1898. Era tanto facile fare da profeta, -che i tumulti predissero — pare impossibile! — i prefetti -del regno d’Italia. Così almeno telegrafava al <i>Corriere della -Sera</i> il deputato Torraca nel Gennaio del 1898.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note59"> -<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>. </span><i>Il diritto del Principe in uno Stato libero</i>. Nuova -Antologia, 15 Dicembre 1893.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note60"> -<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>. </span><i>Nuova Antologia,</i> 30 Novembre 1897.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note61"> -<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>. </span><i>Nuova Antologia</i>, 15 Gennaio 1898. Il corsivo nel -brano riportato ce l’ha messo lo stesso onor. Saracco.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note62"> -<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>. </span>Questa corrispondenza viene bellamente illustrata -dalle condizioni del bilancio e della prosperità economica -dell’Inghilterra.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note63"> -<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>. </span>Queste cifre <i>Il Commercio italiano</i> di Roma (14 -Agosto 1898) le ha tolte dall’ultimo <i>Annuario statistico</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note64"> -<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>. </span><i>La finanza e la questione sociale</i>. Torino, Fratelli -Bocca 1897, p. 93, Nota 1. Pel Delivet il reddito annuo -sarebbe maggiore di L. 223,11 per ogni abitante dedotte le -spese militari, mentre sarebbe di L. 802 per un inglese. -Calcolando che pel mantenimento normale occorre la metà -del reddito dell’Inglese, l’Italiano per avere un mantenimento -normale si trova con un <i>deficit</i> di L. 97,75: <i>deficit</i> superato -soltanto da quello dello Spagnuolo e del Russo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note65"> -<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>. </span>Cifre e confronti sono tolti dal libro di Fioretti: -<i>Pane</i>, ecc.; dall’altro pregievolissimo di C. A. Conigliani: -<i>La riforma delle leggi sui tributi locali</i>. Modena 1898; -dalla prolusione al corso di Scienza della finanza sul <i>Nostro sistema -tributario</i> letta nell’Università di Genova il 6 Dicembre -1897 e dall’articolo del De Viti De Marco: <i>Le recenti -sommosse in Italia — Cause e riforme</i> (Nel <i>Giornale -degli Economisti</i>, Giugno 1898).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note66"> -<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>. </span><span class="smcap">De Viti De Marco</span>: <i>Cronaca del Giornale degli -Economisti</i>. Maggio 1898. <span class="smcap">Conigliani</span>: Op. cit., p. 7 e 72.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note67"> -<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>. </span>G. Colombo: <i>Le industrie meccaniche italiane all’Esposizione -di Torino</i>, Nuova Antologia; 1.º Ottobre 1898. -I fasti nefasti del fiscalismo italiano sono noti e superano -quelli della decadenza dell’Impero Romano. Il deputato Farinet — un -conservatore di quattro cotte — ne ha narrato -alcuni edificanti nella <i>Stampa</i> di Torino. Come deputato ho -avuto conoscenza di molti altri inauditi, e devo aggiungere -che spesso una correzione totale o parziale di certe enormità -la trovai nell’amministrazione centrale, che s’inspira ad una -certa equità. La correzione non si ha, però, che coll’intervento -di qualche deputato; ma si sa che i più miseri e i -più sacrificati non sempre riescono ad ottenere l’appoggio di -un deputato.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note68"> -<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>. </span>I dati su queste espropriazioni fanno lagrimare in -Sardegna. Quelli sopra Fonni, Bolotana, Lei, Orani, Oniferi, -Orotelli, Ottana, Sarulea (provincia di Sassari) fanno spavento. -Si leggano nella <i>Nuova Sardegna</i> di Sassari del 2 Luglio -e 17 Agosto. Negli <i>Avvenimenti di Sicilia</i> dimostrai che -dove era stato minore il numero delle espropriazioni era -stato mantenuto l’ordine nel 1893.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note69"> -<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>. </span>La <i>rivista popolare</i> (30 ottobre 1897) nell’articolo: -<i>Le proteste dei contribuenti</i> a proposito dei precedenti fatti -di Piazza Navona in Roma, rilevò pure che i piccoli centri -erano più gravati della ricchezza mobile che le grandi città; -aggiunse che i piccoli centri non contano nella vita politica -e subiscono le conseguenze delle follie dei <i>politicians</i> delle -grandi città.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note70"> -<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>. </span>Il Fioretti afferma che il sistema tributario italiano -s’inspira alle teorie di George; e tra queste e quelle di -Sella trova molta analogia anche dal punto di vista teorico.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note71"> -<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>. </span>Le espropriazioni per cause d’imposta nel periodo -1884-1895 furono: 48, 47 per 100,000 abitanti nel mezzogiorno; -11,78 nell’Italia centrale; 6,90 nella settentrionale. -Inversamente e logicamente al 31 Dicembre 1893 nell’Italia -settentrionale con 13.630,904 abitanti c’era ora <i>un miliardo -quattrocento novantotto milioni di risparmio</i>; nella meridionale -con 11,668,273 abit. non arrivava che a L. 284,172,606! -La Sicilia con 3,444,394 abitanti aveva risparmi per Lire -62,752,241; la Lombardia con 4,007,561 abitanti ne aveva -per <i>settecento settantuno milioni</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note72"> -<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>. </span>L’on. Colombo, nel citato articolo, riconosce questa -maggiore prosperità del settentrione. Come non si avvede dunque, -ch’è ingiusta la legge sulla perequazione fondiaria, che aggraverà -ancora la mano sulle provincie del mezzogiorno?</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note73"> -<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>. </span>In pochi anni nella sola Basilicata dove i socialisti -e i repubblicani si contano sulla punta delle dita vi furono -cinque gravi sommosse con morti e feriti numerosi, con assalti -in regola alla Caserma dei Carabinieri e alle case Municipali: -a Bernalda nel 1888, a Forenza nel 1890, a Palazzo -nel 1892, a Montescaglioso nel 1897 e a Picerno -in Novembre 1898. Altre sommosse avvennero in giugno e -luglio 1898 in alcuni comuni del Napoletano, non ostante la -recentissima sanguinosa repressione generale.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note74"> -<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>. </span>Una buona osservazione del Fioretti: L’antico motto -<i>dividi ed impera</i> dalla fiscalità italiana si è tradotto nel -principio: <i>dividi e tassa</i>. Si fanno approvare le tasse aristocratiche -(le dirette) col concorso dei democratici; e si -grava la mano sui poveri (imposte indirette) colla influenza -degli aristocratici. Il Fisco accetta con uguale compiacimento -le imposte aristocratiche e le democratiche e infin dei conti -socialisti e conservatori restano ugualmente beffati.... e tassati -(op. cit. p. 18). Il libro di Conigliani è tutta una tremenda -requisitoria contro il nostro sistema tributario dal -punto di vista economico, politico e morale.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note75"> -<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>. </span><i>Osservatore Cattolico</i> del 6-7 Maggio 1898.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note76"> -<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>. </span>Il <i>Corriere della Sera</i> di Milano nel Numero del -19 Maggio 1898 commentando i discorsi e i voti cennati -così li riassume: «In complesso gli oratori della <i>Costituzionale</i> -hanno riconosciuto che i partiti dominanti, le classi -dirigenti, hanno molta responsabilità ne’ disordini avvenuti -in tante parti d’Italia. Nè fucili, nè cannoni, per quanto -numerosi e pronti a sparare, potrebbero garantire l’ordine -in avvenire, se quei partiti o quelle classi non avessero la -coscienza di questa verità».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note77"> -<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>. </span>Loria: <i>Les bases economiques de la costitution social</i>. -Paris; Lombroso e Laschi: <i>Il delitto politico e le rivoluzioni</i>. -Torino. Fratelli Bocca 1890. Questi ultimi considerano le -sommosse, le rivolte, ecc., come fenomeni patologici; la rivoluzione -sarebbe una esplosione fisiologica. Ma siccome le -prime prepararono sempre le rivoluzioni con queste analogie -tra la storia e la biologia — si riesce a questa strana conclusione: -le condizioni patologiche preparano la condizione -fisiologica!</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note78"> -<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>. </span>Un busto è stato inaugurato testè in Genova alla -memoria dei fratelli Ruffini; lapidi e busti ricordano Vochieri -ed altre vittime delle insurrezioni contro la dinastia dei Savoia. -È tutta un’apoteosi della lotta contro Casa Savoja, la -storia dettagliata e documentata che Giovanni Faldella, oggi -senatore del Regno, ha consacrato alla <i>Giovine Italia</i> e ai -fratelli Ruffini.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note79"> -<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>. </span><i>La sommossa di Milano</i>, pag. 26 e 27. L’apologia -della rivoluzione fatta da Crispi tante volte, fu rifatta in modo -più solenne il 12 Gennaio 1898 in Palermo. L’on. Rosano, -ex sottosegretario agli interni, glorificò nello stesso anno -l’insurrezione del 15 Maggio 1848 in Napoli.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note80"> -<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>. </span>Un temperato e coltissimo scrittore, il Nitti, accennando -alle lodi prodigate all’esercito in occasione delle ultime -repressioni, esce in questa sanguinosa ed amara considerazione -a proposito della circolare diramata dal Generale Afan de -Rivera assumendo il portafoglio della guerra: «Adottare -leggi di eccezione può essere una necessità che s’imponga a -noi tutti in momenti dolorosi; ma non mai causa di allegrezza; -nè i provvedimenti di rigore chiameremo mai atti -di genialità. In altri tempi, quando l’onor. Afan de Rivera -imparava nell’esercito borbonico i principî che ora esplica, -un generale italiano, glorioso per battaglie vere, Enrico -Cialdini, all’indomani di una vittoria contro le truppe del -Borbone, invitava gli ufficiali ad una messa solenne: non -già per rallegrarsi, egli diceva, poichè la vittoria era stata -ottenuta contro altri italiani, ma per commemorare insieme -i defunti d’ambo le parti». (<i>Le sommosse dell’ieri e le -repressioni dell’oggi</i>. Nella <i>Riforma Sociale</i> di Torino. -Giugno 1898).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note81"> -<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>. </span>Sin dal 1883 nel libro sulle <i>Istituzioni municipali</i> -dimostrai il grande marcio e i pericoli che si annidarono -nei Comuni e nella Provincia; da allora ad oggi chi sa dire -di quanto si siano aggravati i mali?</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note82"> -<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>. </span>Per la parte che in Sicilia nel 1893-94 rappresentarono -i partiti locali — <i>apolitici</i> benchè mascherantisi da -socialisti o altro — si legga il mio libro: <i>Gli avvenimenti -di Sicilia</i>, ecc., e gli scritti del Deputato Di San Giuliano e -del Senatore Pasquale Villari.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note83"> -<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>. </span>Anche il <i>Corriere della Sera</i> in una corrispondenza -da Foggia (1898 — N. 121) lascia intendere chi furono i -responsabili dei tumulti di Bari e di Foggia. Dettagli più -sinistri, anche sulla complicità della autorità politica, pei -gravissimi fatti di Minervino Murge si possono leggere in -un opuscolo di A. Panarelli: <i>Il primo Maggio 1898 a -Minervino Murge</i>. Canosa di Puglia 1898.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note84"> -<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>. </span>Il citato corrispondente da Foggia al <i>Corriere della -Sera</i> scriveva: «Un tumulto, quando è solo un tumulto, è -cosa dolorosa, ma passeggera; la gravità di quanto è avvenuto -sta più che altro nel contegno delle autorità: <i>il quale -dimostra qual misera cosa sia presso di noi l’organizzazione -governativa</i>».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note85"> -<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>. </span>Enrico Panzacchi, che ci tiene ad essere considerato -conservatore, scrisse sulla politica ecclesiastica queste parole: -</p> - -<p> -«Dall’ambigua formula cavouriana abbiamo stillato tutto -il succo deleterio che poteva contenere e ce ne siamo fatto -un sonnifero. Davanti al problema — così singolarmente grave -per il nuovo regno che ha Roma capitale — noi abbiamo -riposta tutta la nostra gloria nell’essere astensionisti, reticenti, -evadenti; ossia nell’essere nulla. -</p> - -<p> -«Non uno Stato confessionale — co’ suoi doveri, ma -anche co’ suoi diritti; non uno Stato laico — nel senso veramente -logico e moderno della parola. Con un po’ di buon -volere avremmo potuto avere amico e pacifico il basso clero -cattolico; e con la incuria, le tirchierie, i mali garbi e le -ingiustizie palesi, ce lo siamo inimicato per modo che il meglio -che possiamo aspettarci da lui è d’averlo neutrale. La -storia racconterà poi, a edificazione dei posteri, le incertezze, -le incongruenze d’ogni genere, le provocazioni e le remissioni -infelici nelle quali cademmo, abbozzando trattative e -<i>modus vivendi</i> che l’alta gerarchia ecclesiastica non volle -accettare. -</p> - -<p> -«Intanto tutte le nostre leggi sono riuscite a vuoto. -Abolimmo i conventi e l’Italia è piena di frati; incamerammo -l’asse ecclesiastico e lo vedemmo sfumare, non si sa bene il -come e il dove, tranne l’arricchimento dei pubblicani benemeriti; -volemmo comprimere con la libertà il clericalismo, -ed esso, con l’aiuto della libertà, risorse d’ogni lato e minaccia -di montarci sul capo, ricco, prospero, provocante». — <i>Corriere -della Sera</i>, 1898, N. 133.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note86"> -<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>. </span>Un tempo passavano per nemici della patria coloro -che colla cifra in mano ciò affermavano. L’indignazione sollevata -in Europa dall’assassinio dell’Imperatrice d’Europa -costrinse anche i <i>patrioti</i> a confessare la verità. Si legga, -ad esempio, l’articolo di Scarfoglio: <i>Il nostro primato!</i> — <i>Mattino</i> -di Napoli, 1898, N. 177.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note87"> -<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>. </span>Per tutto ciò che riguarda molte manifestazioni della -nostra degenerazione morale si leggano i due miei scritti: -<i>Corruzione politica</i> — Catania 1888, II ediz. — e <i>Banche e -Parlamento</i> — Milano 1893. — La documentazione di ciò che -ho scritto esige non una breve pagina, ma qualche volume -in folio. Tutte le riviste e tutti i giornali negli ultimi tempi -ne hanno dato saggi edificanti. I fenomeni morbosi sono -stati anche ufficialmente constatati nelle associazioni costituzionali -del regno. Tipica la dichiarazione del Senatore Negri. -Questi, nella riunione della Costituzionale di Milano, tra le -cose erronee, dimostrate tali dai processi, disse questa preziosa -verità: <i>I tumulti avvennero perchè in tutta l’azione -del governo e del paese, mancò la coscienza del dovere.... -Ciò che avvenne si deve al difetto</i> <b>di una politica morale</b>. -E cercano i sobillatori! Un altro tratto: Giulio Prinetti, nel -Parlamento e nel paese vi godeva di grandissime antipatie — che -per parte mia non divisi mai. Bastò che egli mostrasse -alquanta energia — non tutta quella ch’era necessaria — verso -alcuni grandi ladri, perchè le antipatie si tramutassero -in una corrente di calda simpatia e di sincera ammirazione. -Tanto sentito è il bisogno di moralità, e tanto eccezionale è -il caso di un ministro che se ne faccia paladino!</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note88"> -<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>. </span><i>XX Settembre</i> — Nuova Antologia. 15 Settembre 1895.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note89"> -<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>. </span>Sono due articoli pubblicati ad un anno di distanza -nella <i>Nuova Antologia</i> del 15 Gennaio e del 15 Dicem. 1893.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note90"> -<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>. </span>Discorso nel <i>Circolo popolare</i> di Milano nella seduta -del 20 Maggio 1898.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note91"> -<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>. </span>Sulla denegata giustizia abituale in Italia e sulle disastrose -conseguenze sue, ha parole roventi la scrittrice inglese -<i>Ouida</i> (<i>An impeachement of modern Italy.</i> Nella <i>Review -of Reviews</i> — 15 Settembre).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note92"> -<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>. </span>Avevo intenzione di riprodurre i più caratteristici -giudizi sintetici emessi da uomini politici, da riviste e da -giornali di parte monarchica in occasione degli ultimi tumulti. -Vi sono confessioni preziosissime sulle cause vere di -detti tumulti e sulla enorme, se non esclusiva, responsabilità -degli uomini succedentisi al governo da quarant’anni e sulle -classi dirigenti italiane. Ho dovuto rinunziare a questa riproduzione -perchè sarebbe stato necessario ad essa sola consacrare -un lunghissimo capitolo. Se qualche lettore volesse -prendere il lavoro separatamente, farebbe opera utilissima. -Io gli vengo sin da ora in aiuto con una lista — incompletissima, -badiamo — di riviste e di giornali che enumero senza -rispettare nè l’ordine cronologico, nè quello della loro importanza. -Eccola qua. <i>Perseveranza, Corriere della Sera, -Lombardia</i>, ecc., di Milano coi discorsi dei membri della -Costituzionale e del Circolo popolare dei giorni 17 e 20 -Maggio, e 7 Giugno 1898; <i>Mattino</i> di Napoli; <i>Corriere -della Sera</i>, con articolo di Panzacchi (N. 133), dei giorni -25, 26 e 27, 28 Luglio con articoli di Torraca e della -Direzione; <i>La Lombardia</i> con articoli del Prof. Ercole Vidari; -<i>Rivista penale</i> del Giugno colla cronaca del Deputato -Lucchini, Consigliere della Cassazione; <i>Corriere di Napoli</i> -del 4 e 8 Maggio; intera collezione del settimanale <i>Economista</i> -di Firenze da Maggio 1898 in poi; <i>Don Chisciotte</i> -del 4, 5 e 6 Maggio; <i>Don Marzio</i> del 5 Maggio; <i>Tribuna</i> -con articolo di <i>Rastignac</i> del 7 Maggio; <i>Nuova Antologia</i> -del 1 Maggio, del 15 Giugno, del 15 Agosto con articolo di -Maggiorino Ferraris, di Ugo Pisa, di Ercole Vidari; <i>Giornale -degli Economisti</i> di Maggio, Giugno, Luglio e Agosto -con articoli di De Viti De Marco; di Racioppi, ecc.; <i>Riforma -Sociale</i> di Maggio e Giugno con articoli di Nitti; <i>Idea -liberale</i> del 15 e 30 Giugno e del 15 Settembre con articoli -di Borelli, Massuero, Vidari; <i>Vita internazionale</i> del 20 -Giugno con articolo di Massara; <i>Rivista politica e letteraria</i> -di Luglio con articolo di Beroaldo. Tutto il libro del Fioretti -è anche da leggere per la parte politica.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note93"> -<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>. </span><i>XX Settembre.</i> In Nuova Antologia del 15 Settembre -1895. I bigotti dell’unità e della monarchia quando -affermai alla Camera che il sentimento unitario era in ribasso -urlarono. Ora il fatto è riconosciuto da tutti coloro -cui la passione e l’ignoranza non fa velo alla mente. Coloro -che vogliono saperne di più leggano: Colajanni e Ciccotti: -<i>Settentrionali e Meridionali</i>, Biblioteca della <i>Rivista popolare</i> -Roma. Remo Sandron. Palermo-Milano 1898.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note94"> -<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>. </span>G. Saracco: <i>Siamo poveri o non siamo?</i> Il Borelli -sotto il muso del Regio Commissario Bava Beccaris, nell’<i>Idea -liberale</i> del 15 Giugno, constatava che «nella massa che -mormora sottovoce e pare prostrata mentre osserva ed aspetta -<i>non c’è quasi più un barlume di fede</i>; <b>ove fede è, -non rassomiglia più certamente alla nostra</b>....»</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note95"> -<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>. </span>«<i>Le istituzioni sono sovvertite e coloro che le sovvertono -sono precisamente coloro che governano e amministrano; -cioè, per dir meglio, che dovrebbero governare e -amministrare</i>». Ho raccolto questa gemma preziosa nel -Corriere della Sera del 25-26 Luglio 1898.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note96"> -<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>. </span>D. Napoleone Colajanni: <i>Settentrionali e meridionali. -Agli italiani del mezzogiorno.</i> Prof. Ettore Ciccotti: -<i>Mezzogiorno e settentrione.</i> Roma-Palermo-Milano, 1898, -Prezzo L. 1. Presso la <i>Rivista Popolare</i> e presso Remo -Sandron.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note97"> -<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>. </span>I capisala hanno L. 4,20 al giorno; i garzoni L. 1; -gli operai dalle L. 2 alle 3. Per operai intellettuali e che -aspirano ad un elevato tenore di vita sono abbastanza meschini.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note98"> -<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>. </span>Vale la pena di riferire testualmente le sue parole -togliendole dal N. 127: -</p> - -<p> -«Abbiamo stamani interpellato i principali stabilimenti -sulla ripresa del lavoro ed ecco le risposte che ne abbiamo -avute: -</p> - -<ul> -<li>Banfi: amido e ciprie. Quasi tutti gli operai, meno alcune donne dimoranti fuor di Milano.</li> -<li>Bassolini: vernici. Tutti.</li> -<li>Fratelli Branca; liquori. Quasi tutti.</li> -<li>Binda: bottoni. Su quattrocento operai ne mancano ottanta, per lo più del contado.</li> -<li>Binda: carta. Tutti.</li> -<li>Bertarelli Giov. P. G.: arredi sacri. Tutti.</li> -<li>Besana: stabilimento meccanico. Tutti.</li> -<li>Buselli: candele. Tutti.</li> -<li>Bertelli: medicinali. Tutti.</li> -<li>Breda ing. Ernesto: stabilimento meccanico. Su 1200 mancavano 200.</li> -<li>Union des Gaz. Tutti.</li> -<li>Fonderia milanese acciaio. Tutti.</li> -<li>Carlo Erba: medicinali. Tutti.</li> -<li>Blumenthal: conceria. Tutti.</li> -<li>Brunt: apparecchi a gas. Tutti.</li> -<li>Stabilimento De Angeli: Quasi tutti: mancano alcuni operai del contado.</li> -<li>Manifattura dei tabacchi: Tutti.</li> -<li>Stabilimento Pirelli: Tutti.</li> -<li>Camona e C. Quasi tutti.</li> -<li>Richard-Ginori: Tutti.</li> -</ul> - -<p> -Tutti gli stabilimenti ci assicurano che regna perfetta -calma nel ceto operaio. Alcuni stabilimenti, quali il Centenari -e Zinelli e altri che impiegano specialmente donne, hanno -rimandata l’apertura a domattina. Altri come il Suffert e lo -Stigler, non aprirono perchè ignoravano l’ordine del Comando -generale. Gli operai però si presentarono ugualmente al lavoro, -ma dovettero esser rimandati.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note99"> -<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>. </span>Per l’aumentato desiderio di miglioramenti già conseguiti -vedi lo Spencer: <i>Problèmes de morale et de sociologie.</i> -Guillaumin et C. Paris 1894 <i>De la liberté à la servitude</i> (pagina -80 a 82). Lombroso scultoriamente sempre: «È stato osservato -che, perchè un popolo si sollevi, è necessario che si -trovi in uno stato relativo di benessere, perchè nell’eccesso -di prostrazione, il popolo come l’uomo non ha abbastanza -energia per reagire; sicchè il massimo della sventura umana, -almeno quanto alle rivolte, ha quasi un’influenza inibitrice -che non il massimo della felicità. È perciò che nel medio -evo scoppiarono sommosse in numero maggiore nelle città -rette a comuni che nei paesi dove vigeva il sistema feudale, -nei quali la plebe era stretta dalla più dura miseria..... -Quando le forze del popolo sono consunte dalla fame, esso -è men disposto ad usare dell’energia che gli rimane in tumulti -sanguinosi, che d’altronde non farebbero che aggravare -il suo stato, diminuendogli ancora il lavoro e quindi le fonti -della sussistenza. Noi ne abbiamo un esempio sott’occhio in -Italia in cui le condizioni del contadino, miserabilissime, non -diedero luogo a nessuna sommossa neppure in Lombardia, -dove migliaia vivono di una sostanza putrefatta, che li avvelena.» -(<i>Il delitto politico</i>, ecc., p. 84 e 85). Forse il Lombroso -generalizza troppo la rassegnazione sotto il regime feudale. Il -Puviani questi principi di psicologia collettiva li ha applicati -al limite di tolleranza delle imposte (<i>Illusione finanziaria -mediante associazione delle pene delle imposte fra loro e con -altre pene.</i> Nel <i>Giornale degli Economisti</i> Agosto 1898).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note100"> -<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>. </span>Avverto il lettore che ho sostenuto e documentato -l’influenza del passaggio rapido dal benessere al malessere -economico nella manifestazione individuale nella <i>Sociologia -Criminale</i>. Catania, 1889. Volumi due, L. 13.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note101"> -<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>. </span>Il frumento nostrano ebbe un prezzo massimo di -L. 23.75 dal 29 Aprile al 1 Maggio 1897, raggiunse quello -di 34,25 dal 28 al 30 Aprile 1898. Il prezzo della farina e -del frumento risentirono meno l’aumento. Ringrazio vivamente -la Camera di Commercio e il Dott. Clerici segretario -del Comune di Milano, che pregati mi fornirono tutte le -notizie, che furono in condizione di darmi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note102"> -<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>. </span>Qualche confronto tra Napoli e Milano feci nel <i>Secolo</i> -nel luglio 1897. Li ampliai in due articoli — <i>Paralleli igienici -e sociali</i> — nel <i>Medico delle famiglie</i> di Boston. (Gennaio -e Febbraio 1898).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note103"> -<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>. </span>Il Consolato operaio fa fondato dai moderati nel 1860 -per avere il monopolio delle dimostrazioni patriottiche. A poco -a poco si trasformò in senso radicale per opera di Romussi, -Prada e Valera. Vi fu un tempo in cui era il centro di -tutto il lavoro utile per la redenzione politica e sociale delle -classi lavoratrici. Le elezioni del 1882 e del 1886 segnarono -il suo apogeo. Penetratavi la corrente socialista, nacquero -nel suo seno vivaci discussioni che lo indebolirono. Il 21 -Ottobre 1892 il Consolato — 16 Società contro 11 — decretò -la fusione col partito dei lavoratori e accettò la lotta di classe. -Le altre 11 società fondarono il <i>Tribunato</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note104"> -<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>. </span>Per conoscere meglio la formazione dell’ambiente -politico di Milano mi sembra opportunissimo questo brano -della relazione del Senatore Piolti de’ Bianchi sul tentativo -insurrezionale del 6 Febbraio 1853 che si riferisce per lo -appunto all’assassinio del Vandoni: «Milano, città pacifica -e umana fra tutte, Milano che il suo poeta sferzava perchè -troppo tollerante e troppo molle, Milano che aveva tenuto -per mesi fra l’ugne l’aborrito Bolza senza torcergli un -capello, Milano in quel dì, ad un ignaro, sarebbe parsa -una città di cannibali, tanto gongolava di gioia per un -assassinio. Ma il bastone e la verga e la forca avevano -trovato degna risposta nel pugnale; ma la ferocia del tiranno -muta la natura dei popoli più miti, quando sentono -la dignità di sè stessi».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note105"> -<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>. </span>In queste dimostrazioni per Lobbia la polizia agì, -come sempre, austriacamente; suscitarono indignazione i maltrattamenti -fatti subire al maggiore garibaldino Liborio Chiesa, -mutilato di una gamba.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note106"> -<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>. </span>In occasione della commemorazione delle cinque giornate, -la polizia, per sequestrare la bandiera della <i>Fratellanza -repubblicana</i>, eseguì una vera feroce agressione contro la popolazione -inerme, che venne paragonata a quella dell’8 Settembre -1847 ed organizzata dal Bolza all’arrivo dell’arcivescovo -Romelli. Nel processo, il Generale Fumel — quello del -brigantaggio — ebbe parole asprissime contro le autorità politiche -e militari, che la prepararono ed eseguirono. Era prefetto -il Gravina, questore Amour, comandante dei soldati il -Maggiore Chiala.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note107"> -<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>. </span>L’influenza della tendenza federalista constatata dal -<i>Daily Chronicle</i> e da altri giornali viene esplicitamente ammessa -da un conservatore lombardo, il Siliprandi ex deputato. -Questi, da avversario leale, fa buona testimonianza delle qualità -della parte repubblicana e scrive: -</p> - -<p> -«Una parte notevolissima della borghesia lombarda è -repubblicana e, mi affretto a dirlo, e con piacere lo affermo, -trattandosi dei nostri immediati avversari politici, essa è -tanto moralmente rispettabile, intellettualmente colta, e socialmente -elevata quanto la borghesia monarchica. Essa vanta -tradizioni patriottiche indiscutibili, tenacia di opinioni, attività -costante di propaganda, abilità grandissima di procedimenti. -La utopia mazziniana è quasi spenta nelle nostre provincie, -ma il positivo pensiero di Carlo Cattaneo vive robusto -e spontaneo tanto che molti lo nutrono inconsciamente. Esso è -magnifica pianta che facilmente obliqua e cresce rigogliosa -sul campo lombardo». — «Tradizione monarchica razionale -in queste provincie non vi fu mai; sede recente di una repubblica -rivoluzionaria e guerriera; vissuta poi per cinquant’anni -in ribellione perenne; fornitrici di presocchè intieri i -repubblicaneggianti eserciti volontari, durante la guerra del -risorgimento italiano, lo spirito di resistenza è cosa facilissima -a destarsi in esse». Dott. <span class="smcap">Siliprandi</span>: <i>Capitoli Teorico-Pratici -di politica sperimentale.</i> Mantova 1898. Vol. III, -p. 224, nota e seg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note108"> -<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>. </span>Si sa che le epidemie vengono favorite dalle tristi -condizioni igieniche e biologiche di una popolazione; ma, -una volta sviluppate, non risparmiano gli organismi sani e -vigorosi che vivono anche nelle migliori condizioni. Ciò che -si dice delle malattie trova riscontro esatto nelle epidemie -psichiche.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note109"> -<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>. </span>I malviventi nella sommossa di Milano ebbero parte -molto minore di quella che in casi analoghi sogliono avere -come risulta dalla lettura degli stessi processi. Mancarono i -reati comuni caratteristici, che sogliono accompagnare tutti -gli sconvolgimenti politici. Con più ragione potrebbe darsi -che le dimostrazioni di Napoli furono suscitate dalla <i>camorra</i>: -ivi l’obbiettivo principale dei dimostranti per molte ore fu -la liberazione dei delinquenti comuni rinchiusi nelle carceri -di S. Francesco. Tra i pochissimi giornali d’Italia che hanno -visto giusto nei movimenti di Milano, va segnalato il <i>Don -Chisciotte.</i> «Che cosa era quello strano, inaudito fenomeno, -il quale certo non poteva chiamarsi nè una rivoluzione, -nè una sommossa? Adesso si dice: era un movimento -teppistico. Ed è una sciocchezza: perchè i teppisti non -sfidano le fucilate senza una ragione qualsiasi e una città -intera non tollera che per colpa loro, essa sia trasformata -in uno spettacolo sanguinoso». Così Luigi Lodi nell’articolo -sulla <i>Liberazione di Milano</i>,(1893 — N. 244)</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note110"> -<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>. </span>Intervista con un redattore della <i>Gazzetta del Popolo</i> -di Torino.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note111"> -<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>. </span>Il Ciccotti fa eccellenti considerazioni sull’azione -della propaganda antirivoluzionaria socialista, e dimostra, che -non poteva essere completa. Si contraddice, però, manifestando -il proprio rammarico per la dimostrata <i>impotenza ed inettitudine</i> -del partito repubblicano (pag. 23). Non è chiaro che -l’<i>impotenza e la inettitudine</i> sono dovute per lo appunto alla -efficace propaganda socialista? Con leggerezza poi afferma che -i socialisti non ebbero parte nei tumulti. Tutti i processi lo -smentiscono. Nè questo torna a loro disdoro; anzi!</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note112"> -<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>. </span>Quel miserabile Stillman, ex corrispondente del <i>Times</i>, -che fu sempre agli <i>ordini</i> se non agli <i>stipendi</i> di Crispi, -così scrisse in una lettera al direttore del <i>Boston Evening -Transcript</i> del 13 Ottobre 1898. Gli rispose onestamente e -fieramente Fidelia Dinsmore, la buona e gentile compagna -di Dario Papa.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note113"> -<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>. </span>In risposta alla conferenza antianarchica promossa -dall’Italia, la <i>Frankfurter Zeitung</i> fece tale formale proposta -ch’era venuta già da alcuni giornali della Svizzera. Il <i>Journal -de Généve</i>, l’<i>Independence Belge</i> e altri autorevoli giornali -francesi, svizzeri e tedeschi furono di accordo colla <i>Frankfurter -Zeitung</i>. Sulla produzione anarchica poi, l’<i>Economist</i> -di Londra (22 Ottobre 1898) scrisse a nostra vergogna: -</p> - -<p> -«Abbiamo detto che l’anarchico è, a nostro giudizio, -ordinariamente un criminale o un pazzo, ma nella produzione -sia del criminale che del pazzo non devesi ignorare la -parte esercitata dallo Stato e dalla società. Lo Stato è, senza -dubbio, oggi responsabile di usare mezzi immorali e <i>macchiavellici</i>, -educando così i proprii cittadini in idee immorali. -Esso è responsabile, in tutti i grandi Stati continentali, di -impedire quella libertà di parlare, di scrivere e di associarsi -che forma una valvola di sicurezza nel malcontento popolare. -</p> - -<p> -«Il paese, nel quale la politica è nelle mani di.... -e le prigioni sono piene di..... è un paese che merita -di avere degli anarchici, perchè fa del suo meglio per produrli. -Il paese, che sperpera il suo danaro in armamenti -oltre i suoi mezzi, nel mentre lascia i suoi poveri morire di -fame e porta il peso di una imposta schiacciante, soffrirà -dell’anarchismo, e nessuna misura di polizia, per perfetta -che sia, ne lo potrà liberare. -</p> - -<p> -«La società, la quale cerca di far moneta in qualsiasi -modo, senza riguardo alle leggi della moralità, coltiverà gli -anarchici così sicuramente, come lo stagno coltiva i bacilli. -</p> - -<p> -«Non vi è scampo da questa legge, ed è bene per la -società umana che nessun scampo vi sia. Se, adunque, le -Potenze continentali pensano che riuscirà loro di abbattere -l’anarchismo e di eliminarlo con qualche provvedimento di -polizia, esse si illudono. -</p> - -<p> -«Si faccia energicamente giustizia contro i criminali, -con tutti i mezzi, ma non si dimentichi che l’ingiustizia -sociale ed il sistema vizioso di spese pubbliche aiutano a -creare l’anarchismo, e che è di gran lunga meglio prendersi -un po’ di pena per colpire alle sue cause, che usare tutti i -nostri sforzi nell’agire contro i suoi sciagurati effetti».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note114"> -<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>. </span>Si sa che nella Norvegia il partito radicale discute e -propone in parlamento il distacco della Svezia; la necessità -di una separazione completa della Norvegia dalla Svezia venne -affermata testè dal Congresso dei socialisti norvegesi. Björnson -ha messo sulle scene <b>Il Re</b>, di cui Ferdinando Fontana fece -una bellissima traduzione edita dalla <i>Società Editrice Lombarda</i> -di Milano, per dimostrarne il danno o l’inutilità. In uno -dei tanti processi svolti innanzi al Tribunale militare di Firenze, -il Presidente Colonnello Roggero apostrofò l’ufficiale -difensore, che ricordò il <i>caso Dreyfus</i> per dimostrare ch’era -possibile un errore da parte dei giudici militari, e gli ricordò -con burlesco orgoglio che in Italia il <i>caso Dreyfus</i> non era -possibile! Ciò che non è possibile in Italia è che si trovi -una Cassazione, che al pari della francese faccia giustizia, -come nei <i>casi Dreyfus e Picquart</i>, e non renda servizi....</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note115"> -<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>. </span>A questi chiari di luna, in Italia oggi nessuno ripete -che il nostro paese ha poco da invidiare all’Inghilterra. Queste -sciocchezze, però, si ha il coraggio di affermarle ancora da -qualche italiano che vive al di là della Manica. Un signor -Dalla Vecchia, rispondendo ad un articolo onesto e coraggioso -di <i>Ouida</i>, ha osato scrivere che l’Italia è ancora il paese -che viene immediatamente dopo dell’Inghilterra in quanto -alla influenza della pubblica opinione, (<i>It is not to describe -Italy as a land where liberty is banished and tiranny rules. -All adverse criticism notwithstanding, Italy, as a nation -where public opinion rules supreme, comes next only to -England</i>). Review of Reviews. Ottobre 1898. pag. 362.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note116"> -<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>. </span>Ferdinando Lassalle, in uno dei suoi più arguti -<i>pamphlets — Uber Verfassungwesena</i> — a dimostrare che tutti -gli articoli delle costituzioni liberali sono una lustra inutile -quando c’è un forte esercito permanente agli ordini del capo -dello Stato, domandava: se nel vostro giardino avete un -melo e vi appendete una tavoletta sulla quale scrivete ch’esso -è un fico, per questo l’albero è divenuto davvero un fico? -No; e quando voi assicurerete a tutti che quello è un fico, -l’albero resterà quello che era e pel prossimo anno produrrà -mele e non fichi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note117"> -<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>. </span>Citato dall’onor. Mirabelli in un magnifico discorso -parlamentare sulla libertà della stampa.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note118"> -<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>. </span>Proemio di F. Turati all’<i>Insurrezione cartista in -Inghilterra</i> di Paolo Valera. Milano 1895, p. 5. Ne raccomandiamo -la lettura a tutti gl’Italiani fiacchi e smemorati.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note119"> -<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>. </span>La longanimità notissima della polizia e il rarissimo -intervento delle truppe sono la precipua ragione per cui oggi -le dimostrazioni non terminano più in massacri nella Gran -Brettagna, nemmeno in Irlanda, che per tanti anni fa trattata -da vero paese di conquista e sottoposta spesso alle leggi -eccezionali. Ultimamente, in Belfast, in un conflitto colla popolazione, -la polizia ebbe 106 feriti. In Italia, per punire i -rivoltosi armati, si sarebbe proclamato lo stato di assedio e -mobilizzato un corpo di esercito; niente di tutto ciò oltre la -Manica!</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note120"> -<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>. </span><i>La Belgique en 1886</i>, Bruxelles, Vol. 1.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note121"> -<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>. </span>Vedi in <i>Rivista popolare</i> (Anno 3, N. 3) l’articolo: -<i>Le roi s’amuse</i>. È bene avvertire che di questa estrema libertà -possono godere i cittadini belgi. Si è severi contro gli -stranieri. Così fu soppresso il giornale <i>Le national</i> per un -articolo intitolato <i>Saligand II</i> in cui si parlava di certi fatti -scandalosi avvenuti in Londra. Il direttore del giornale era -francese e venne espulso.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note122"> -<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>. </span>L. Bertrand: <i>La Belgique en 1886</i>; I. Destrèe et -E. Vandervelde: <i>Le socialisque en Belgique</i>. Paris. Giard et -Briere 1893.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note123"> -<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>. </span><i>Don Chisciotte</i>. N. 239 del 1898.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note124"> -<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>. </span>Lo ha compreso benissimo chi dirige lo stesso <i>Don -Chisciotte</i>, che col suo fine intuito politico ha ricordato in -numeri immediatamente successivi l’umiliazione che dovremmo -provare nel vedere ricordato ed applicato in Inghilterra al -governo italiano il giudizio dato da Gladstone sul governo -borbonico. (<i>Dal tempo di Gladstone</i>. N. 240 <i>Pei condannati -politici</i>. N. 246). Ai bigotti sabaudi che si scandalizzano di -questi confronti, Giustino Fortunato — onore del mezzogiorno -e della Camera italiana, di sentimenti, purtroppo! fanaticamente -unitari e monarchici — inaugurando il 20 Settembre -1898 in Potenza una lapide alle vittime del governo borbonico, -ha risposto in questi termini: -</p> - -<p> -«Abbiamo tanto patito, atteso, sperato, e dover poi -confessare alle nuove generazioni, che valeva meglio non -farne nulla! Abbiamo tanto magnificata l’opera nostra, e -date assicurazioni al mondo di costanza e di virtù, perchè -poi il mondo meravigliasse nell’udire da noi stessi, che lo -scopo è fallito, che le aspettative sono deluse! Abbiamo, -insomma, offerto per tanti anni tanta decima di sangue e -di danaro, ed essere costretti a conchiudere, che ci siamo -solennemente ingannati, perchè la patria è una astrazione -e la libertà una menzogna! E questa l’Italia che apparve -già meritevole della aspettazione della storia?» -</p> - -<p> -Più tardi lo stesso Fortunato, parlando ai suoi elettori -di Palazzo San Gervasio, completava il proprio pensiero con -quest’altro periodo, che si raccomanda ai suddetti bigotti -sabaudi: -</p> - -<p> -«Il cinquantesimo anniversario dello Statuto non ha -significato, in sostanza, se non una cosa: un immenso lutto, -l’ora più tragica, il maggior pericolo che l’Italia abbia corso -dacchè è surta a dignità di nazione. L’unità, l’indipendenza, -il regime libero, il passaggio, insomma da una semplice -espressione geografica ad una grande potenza, tutto non era -stato se non un miracolo di un pugno di uomini e della -buona fortuna. La immane opera affannatamente, affrettatamente -compiuta, poteva aver chiesto un dispendio eccessivo, -forse anche deprimente, di energie economiche. Nel fatto, la -misura era colma e traboccò. La scuola del dolore dovrebbe -quindi ammonirci, che un qualsiasi altro disperdimento di -forze sarebbe, ormai, criminoso, perchè l’incendio, che cova -sotto le ceneri, potrebbe, nuovamente, divampare. E invece...»</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note125"> -<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>. </span>Gli <i>atti di accusa</i> e la <i>Gazzetta Ufficiale</i> del tempo -sono preziosi. Si riscontrino il: <i>Ferdinando II</i> di Mariano -D’Ayala; <i>Gli ultimi trentasei anni del Regime di Napoli</i> -di Nisco; e sopratutto per lo insieme la <i>Storia critica del -risorgimento italiano</i> di Carlo Tivaroni, opera di lunga lena, -di grande pregio e molto imparziale. Editori Roux di Torino.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note126"> -<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>. </span>Ho dato la cifra dei fucilati e la versione su quel -fatto, che corre tra i nemici più fieri del governo borbonico. -</p> - -<p> -Molti negano che il Conte d’Aquila ordinasse la fucilazione; -altri affermano che si trovasse soltanto presente. Ciò -che il Conte d’Aquila smentì sempre. Gli storici borbonici -assicurano che i fucilati in Castelnuovo nel primo furono soltanto -5 o 6 e che le fucilazioni cessarono appena sopraggiunse -il generale Luigi Cosenz.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note127"> -<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>. </span>Il Generale Pelloux, rispondendo all’on. Bissolati -nella Camera dei Deputati in Dicembre 1898, smentì recisamente -sul suo onore che il Colonnello Crotti di Costigliole -fosse stato punito per aver rifiutato la medaglia al valore -militare per la repressione di Milano. Benchè questa circostanza -venga riconfermata dalla monarchica <i>Provincia di -Como</i>, che per la prima la dette, sono disposto a credere al -Generale Pelloux. Sarebbe doloroso, però, il constatare che -nell’esercito italiano non ci siano stati ufficiali, che abbiano -imitato De Sanget e Bellelli.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note128"> -<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>. </span>Sotto il Papa, nel processo innanzi ad un Tribunale -militare, l’avv. Palomba difese gli accusati.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note129"> -<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>. </span>Benedetto Croce, nipote a Silvio Spaventa, di cui -ha cominciato ad illustrare l’opera, così scrive a Vilfredo -Pareto: «Lasciando ai competenti il confronto fra i sistemi -penitenziarii applicati ora ai condannati politici con quello -dei Borboni, e lasciando agli incompetenti che hanno un -po’ di cuore e di sentimento giudicare il triste spettacolo -che offre ora l’Italia libera, a me pare che il punto sul -quale il confronto s’impone irresistibile è sull’indole e sul -modo con cui sono stati condotti i processi politici. Perchè -si sono spese tante parole e tanti colori rettorici per proclamare -<i>iniquo</i> il processo, per esempio, fatto dopo il 1848 a -Silvio Spaventa? Cito questo che ho avuto occasione di studiare -da vicino. Non certo perchè lo Spaventa non fosse liberale, -nazionalista, anzi unitario: in ciò i giudici borbonici -non sbagliavano, come non sbagliano quelli di Milano nel -giudicare socialisti il Turati e compagni. Ma fu un processo -iniquo, perchè, mancando la prova di reati determinati, si -volle tuttavia condannare nello Spaventa il liberale e l’unitario, -ossia le convinzioni e le opinioni che apparivano certe -e non sconfessate. È vero — si potrebbe dire — che i Borboni -provvidero a fornire delle prove di reato, stipendiando -dei falsi testimoni. Ma ciò prova che il senso giuridico non -si era del tutto smarrito! Si riconosceva almeno la necessità -delle prove di fatto e dei reati di azione. I giudici di Milano -non hanno sentito questo bisogno.... — Vilfredo Pareto — <i>La -Liberté Économique</i> — pag. 99-100. <i>Rastignac</i> nel -<i>Mattino</i> di Napoli ha esplicitamente riconosciuto che in Italia, -<i>come sotto i borboni</i>, i processi si fanno alle idee.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note130"> -<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>. </span>Gladstone, nelle famose lettere a lord Aberdeen nel -1851, affermò che i detenuti politici erano nelle provincie -napoletane da <i>15</i> a <i>30 mila</i>. Il governo borbonico, in risposta, -fece pubblicare una statistica dalla quale risulterebbe -che nel 1851 gl’imputati politici, in giudizio, in carcere e -in custodia erano in tutto <i>2024</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note131"> -<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>. </span><i>L’associazione Lombarda dei Giornalisti</i> ha pubblicato -un’eloquente memoria nella quale è esposto il trattamento -cui sono sottoposti <i>Giornalisti e condannati politici -in Italia e all’estero</i>. Il paragone riesce, come sempre, disonorevole -per l’Italia! Non parliamo dei modi civili adoperati -dal governo del Granduca di Toscana, che permetteva a La -Cecilia, ed a Guerrazzi di scrivere le <i>Memorie</i> e <i>L’Asino</i> -nelle sue prigioni di Stato. Ma è caratteristica la lettera che -il dott. Giuseppe Canella indirizzò al giornale <i>Il Secolo</i> sul -trattamento dei detenuti politici in <i>Austria</i>. Eccola: -</p> - -<p> -«Italiano e non altro che italiano, dal 1848 in poi il -mio pensiero e la mia opera furono sempre per l’Italia. Ho -provato le prigioni politiche dell’Austria, dalla Torre Wanga -di Trento a quelle d’Innsbruck, al Castello di Kufstein, a -Rattemberg, Capodistria, Gradisca, Lubiana e Gratz. -</p> - -<p> -«Non appartenni, nè voglio appartenere a niun altro -partito se non a quello che tende a «fare l’Italia». Qui -soffersi molti disinganni ed amarezze, e non ultima quella -di vedere, sotto molti riguardi, fatti paragoni tutt’altro che -lusinghieri per l’Italia in confronto dell’Austria. -</p> - -<p> -«Leggendo ora sui giornali come sono trattati i prigionieri, -severamente condannati dai tribunali militari, ad onta -della mia ripugnanza, devo convenire che l’Austria, più -avveduta nel reprimere e nel prevenire, si è fatta più ragionevole -e più umana nel castigare». -</p> - -<p> -Il podestà di Riva di Trento riassume poscia il regolamento -28 ottobre 1849, firmato dal ministro della Giustizia, -Schmerling, che disciplina, anche attualmente, il trattamento -dei condannati politici. -</p> - -<p> -Risulta da esso che, per i crimini politici, i condannati -sono <i>custoditi</i> in un riparto particolare della prigione, e devesi -avere riguardo tanto <i>al loro grado di coltura</i> quanto -alla loro età ed al <i>loro anteriore metodo di vita</i>. -</p> - -<p> -Ai condannati è concesso l’uso del proprio letto; possono -leggere, scrivere e ricevere visite di parenti, previo il -permesso del preposto dello stabilimento. -</p> - -<p> -La spesa per il vitto, che lo Stato sopporta per ogni -condannato politico è di 28 soldi al giorno, compresa la razione -di pane. Ma i detenuti politici possono però provvedersi -una maggior quantità di vitto, spendendo del proprio -sino ad un fiorino al giorno, e quindi complessivamente hanno -alimenti giornalieri per una somma corrispondente a circa -due lire e mezza italiane. -</p> - -<p> -L’onor. Ettore Sacchi, infine, in una importante lettera -allo stesso <i>Secolo</i> (N. 11643), dimostra che nè dal punto di -vista giuridico nè da quello militare, si possono trattare come -delinquenti comuni i condannati italiani dei Tribunali di -guerra. Ma il governo italiano, in questo come in tutto il -resto, continua nella <i>nobile</i> missione di riabilitare il Papa, -l’Austria e i Borboni. Tutte le premure, tutte le gentilezze -il governo italiano le riserba pei delinquenti comuni, si chiamino -Tanlongo o Costella.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note132"> -<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>. </span>Georg Brandes, che ama e conosce l’Italia e che è -uno dei più illustri scrittori scandinavi, visitando nella primavera -del 1898 il nostro paese, rimase scandalizzato dalla -cieca e furiosa reazione cui si abbandonavano i nostri governanti.</p> -</div> -</div> - -<div class="somm"> - -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE</a></h2> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td colspan="2">A chi legge</td> <td class="pag"><a href="#pref">Pag. 1</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">I.</td> <td>Siamo in ritardo</td> <td class="pag"><a href="#cap1">5</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">II.</td> <td>La marcia della sommossa</td> <td class="pag"><a href="#cap2">15</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">III.</td> <td>La cronaca sanguinosa</td> <td class="pag"><a href="#cap3">23</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">IV.</td> <td>A Milano</td> <td class="pag"><a href="#cap4">31</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">V.</td> <td>Dal saccheggio di casa Saporiti alla breccia dei Cappuccini</td> <td class="pag"><a href="#cap5">43</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">VI.</td> <td>La menzogna al servizio della reazione</td> <td class="pag"><a href="#cap6">59</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">VII.</td> <td>Le istituzioni in pericolo!</td> <td class="pag"><a href="#cap7">69</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">VIII.</td> <td>L’opera della reazione</td> <td class="pag"><a href="#cap8">83</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">IX.</td> <td>Lasciamo passare la giustizia!</td> <td class="pag"><a href="#cap9">123</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">X.</td> <td>La condanna delle idee</td> <td class="pag"><a href="#cap10">151</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XI.</td> <td>Le cause economiche dei tumulti</td> <td class="pag"><a href="#cap11">171</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XII.</td> <td>Le cause politiche e morali</td> <td class="pag"><a href="#cap12">195</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XIII.</td> <td>La capitale morale</td> <td class="pag"><a href="#cap13">221</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XIV.</td> <td>Confronti</td> <td class="pag"><a href="#cap14">249</a></td> - </tr> -</table> -<hr /> - -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. Per comodità di lettura è stato aggiunto un indice a fine volume. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - -<div lang='en' xml:lang='en'> -<div style='display:block; margin-top:4em'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK <span lang='it' xml:lang='it'>L'ITALIA NEL 1898</span> ***</div> -<div style='text-align:left'> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Updated editions will replace the previous one—the old editions will -be renamed. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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Redistribution is subject to the trademark -license, especially commercial redistribution. -</div> - -<div style='margin:0.83em 0; font-size:1.1em; text-align:center'>START: FULL LICENSE<br /> -<span style='font-size:smaller'>THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE<br /> -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK</span> -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -To protect the Project Gutenberg™ mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase “Project -Gutenberg”), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg™ License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg™ electronic works -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.A. 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INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the -trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone -providing copies of Project Gutenberg™ electronic works in -accordance with this agreement, and any volunteers associated with the -production, promotion and distribution of Project Gutenberg™ -electronic works, harmless from all liability, costs and expenses, -including legal fees, that arise directly or indirectly from any of -the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this -or any Project Gutenberg™ work, (b) alteration, modification, or -additions or deletions to any Project Gutenberg™ work, and (c) any -Defect you cause. -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg™ -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Project Gutenberg™ is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of -computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It -exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations -from people in all walks of life. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg™’s -goals and ensuring that the Project Gutenberg™ collection will -remain freely available for generations to come. In 2001, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure -and permanent future for Project Gutenberg™ and future -generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see -Sections 3 and 4 and the Foundation information page at www.gutenberg.org. -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non-profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the -state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal -Revenue Service. The Foundation’s EIN or federal tax identification -number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by -U.S. federal laws and your state’s laws. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -The Foundation’s business office is located at 809 North 1500 West, -Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up -to date contact information can be found at the Foundation’s website -and official page at www.gutenberg.org/contact -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Project Gutenberg™ depends upon and cannot survive without widespread -public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine-readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. Compliance requirements are not uniform and it takes a -considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up -with these requirements. We do not solicit donations in locations -where we have not received written confirmation of compliance. To SEND -DONATIONS or determine the status of compliance for any particular state -visit <a href="https://www.gutenberg.org/donate/">www.gutenberg.org/donate</a>. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -While we cannot and do not solicit contributions from states where we -have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition -against accepting unsolicited donations from donors in such states who -approach us with offers to donate. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -International donations are gratefully accepted, but we cannot make -any statements concerning tax treatment of donations received from -outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Please check the Project Gutenberg web pages for current donation -methods and addresses. Donations are accepted in a number of other -ways including checks, online payments and credit card donations. To -donate, please visit: www.gutenberg.org/donate -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 5. General Information About Project Gutenberg™ electronic works -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Professor Michael S. Hart was the originator of the Project -Gutenberg™ concept of a library of electronic works that could be -freely shared with anyone. For forty years, he produced and -distributed Project Gutenberg™ eBooks with only a loose network of -volunteer support. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Project Gutenberg™ eBooks are often created from several printed -editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in -the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not -necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper -edition. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Most people start at our website which has the main PG search -facility: <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -This website includes information about Project Gutenberg™, -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. -</div> - -</div> -</div> -</body> -</html> diff --git a/old/67743-h/images/cover.jpg b/old/67743-h/images/cover.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index d2fd217..0000000 --- a/old/67743-h/images/cover.jpg +++ /dev/null |
