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If you are not located in the United States, you'll have +to check the laws of the country where you are located before using this ebook. + +Title: Rime + +Author: Tullia d'Aragona + +Posting Date: November 2, 2014 [EBook #6938] +Release Date: November, 2004 +First Posted: July 15, 2003 + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK RIME *** + + + + +Produced by Claudio Paganelli, Carlo Traverso, Charles +Franks and the Online Distributed Proofreading Team. This +file was produced from images generously made available +by the Bibliothèque nationale de France (BnF/Gallica) at +http://gallica.bnf.fr. This project has been prepared in +common with the Progetto Manuzio, http://www.liberliber.it + + + + + + + + + +_corsivo_, =grassetto= + + + + + +LE RIME DI TULLIA D'ARAGONA + +CORTIGIANA DEL SECOLO XVI + + +EDITE a cura e studio DI ENRICO CELANI + + +BOLOGNA, 1891 + + + + Poichè la carità del natìo loco + mi strinse, raunai le fronde sparte... + (DANTE, _Inf_. XIV). + +Uno dei fatti più notevoli al principio del decimosesto secolo è senza +dubbio l'apparire della _cortigiana_; figura degna di considerazione e +di esame non ebbe pur anco uno storico che di lei si occupasse +scrupolosamente e gelosamente, e, diseppellendo dalle biblioteche ed +archivii i numerosi documenti che la riguardano, dasse compiuta questa +pagina di storia che non è tra le ultime del nostro rinascimento. Il +nome di _cortigiana_ si collega certamente alla storia dell'umanesimo, +ma quando, dove e come ebbe principio? Tale quesito non ha ancora +risposta sicura. Arturo Graf [1], che si occupò ultimo della questione +con quell'acume di critica ed abbondanza di erudizione ben note, esita +a dare giudizio decisivo, attendendo pur lui che nuovi studî e +documenti traccino via più ampia e sicura per definire tale punto. + +Lo sviluppo della _cortigiana_ prodotto dalla rivoluzione sociale che +si svolgeva nel rinascimento, adattato al nuovo regime di vita che +rese allora meno dure e servili le leggi sul costume, viene certamente +a smentire l'asserzione che il cinquecento fosse l'età più feconda di +turpi vizii, e l'amor patico, nato nelle epoche di maggior coltura e +diffuso su larga scala nel medio evo, trova a combatterlo questo +sviluppo della cortigianeria e le leggi civili di quasi tutti gli +stati italiani, mentre dal pergamo tuona aspra e minacciosa la voce di +S.Bernardino [2] e del Savonarola [3]; l'Ariosto stesso che non ne fu +immune dichiara che nel 1518 il vizio si restringeva a pochi umanisti. +Ed allora si disputa sulla teorica dell'amore che ha forti e strenui +campioni; dell'amore libero tra liberi discorre Speron Speroni nel +_Dialogo d'amore_ ove introduce a parlare la Tullia d'Aragona e +Bernardo Tasso, innamorati, e costretti a separarsi dovendo +quest'ultimo andare a Salerno; dell'amor platonico, primi il Bembo e +il Castiglione, il Piccolomini poi, che lo definisce "un desiderio di +possedere con perfetta unione l'animo bello della cosa amata [4]" +contrastando all'amore che anela il solo possesso del corpo. All'amore +assolutamente libero, per il quale era inutile insistere dopo il +lavorìo dell'Aretino, sono infirmate quasi tutte le liriche di +cortigiane del cinquecento; rispecchiano quelle l'ambiente nel quale +furono create, queste la cortigianeria nei luoghi ove la coltura era +più vasta e diffusa: dalla corte pontificia a quella dei Medici, da +Venezia a Siena. + +Il rinascimento, rotti gli argini che opponevansi nel medio evo alla +coltura della donna, condusse a due estremi sostanzialmente diversi +che si disputarono il campo per quasi tutto il secolo decimosesto: la +coltura seria e positiva da un lato, la licenza dall'altro: prodotta +quest'ultima da male intesa libertà, condusse poi per inevitabile +antitesi all'educazione claustrale. Di tale antitesi tramandarono +documenti il Castiglione e il Garzoni; il primo, attribuendo al Bembo +la dichiarazione poetica dell'amore e trasportando il lettore nella +Corte di Urbino, ove le lettere e le arti erano tradizione, appalesa +per bocca di Giuliano de' Medici, la cui consorte Filiberta fu cantata +modello di femminili virtù, che "la coltura della donna deve +rassomigliare a quella dell'uomo, cui ella è pari. Nei diversi rami +della scienza e dell'arte essa deve possedere la conoscenza necessaria +per parlarne con intelligenza e con senno anche quando queste non sono +professate. La donna deve essere versata in letteratura, aver +conoscenza di belle arti, essere esperta nella danza e nell'arte del +vestire, saper evitare non meno ciò da cui si può supporre vanità e +leggerezza, che quanto palesa mancanza di gusto. Il suo conversare, +serio e faceto, dev'essere adatto alla convenienza de' casi, essa non +deve mai parlare ad alta voce e con iscostumatezza, nè con malizia ed +in modo da offendere, deve corrispon[spon]dere alla sua condizione con +modestia e con modi convenienti, a cui è obbligata, verso quelli che +costituiscono abitualmente la sua compagnia. Nel suo presentarsi e nel +contegno sia aggraziata senz'affettazione. Le sue qualità morali, +l'onestà e le virtù domestiche devono essere d'accordo con le +intellettuali. Debb'esser casta, ma cortese: arguta ma discreta; ad +ogni parola libera non dee fare un volto troppo severo. Sappia +governar la casa e la sostanza e guidar l'educazione de' figliuoli. +Non tenti d'imitar l'uomo negli esercizi del corpo, che a lui sono +adatti ed a lui si richieggono. In tutto il suo essere, nel +portamento, nell'andare e stare, nel parlare, mostri grazia, dolcezza +femminile e non rassomigli all'uomo". E questi ammaestramenti +seguirono donne d'illustre casata, quali Eleonora d'Aragona, Isabella +d'Este, Ippolita Sforza, Elisabetta Gonzaga, e delle città ove +l'elemento borghese ottenne spesso la supremazia ed il potere, resta +il ricordo di Antonia Di Pulci e Lorenza Tornabuoni. + +L'ambiente elevato e colto nel quale visse la cortigiana nel +cinquecento non poteva non influire su di essa e spingerla a +gareggiare con le donne oneste, spesso coltissime; troviamo infatti in +tutte le nostre storie letterarie, vicino ai nomi di quelle due grandi +che furono Vittoria Colonna e Veronica Gambara, due cortigiane: +Veronica Franco e Tullia d'Aragona; e se tra loro molto lungi per +costumi, non certo per meriti letterarii. Data questa coltura nella +donna onesta doveva alla cortigiana richiedersi necessariamente di +esserle pari se non superiore, avere vivace ingegno, voce bella e +gradita, essere esperta nel suono e nella danza, maestra insomma in +tutte quelle arti che, bramate o volute, erano poi, strano a +considerarsi, altamente biasimate da uomini come l'Aretino e il +Garzoni, che definiscono tali doti atte solo a sedurre ed attrarre. +"Onde pensi che nascano i canti, i suoni, i balli, i giuochi, le +feste, le vegghie, i concerti, i diporti loro, se non da quell'intento +di aver l'applauso, il commercio, il concorso della turba infelice di +questi amanti, che rapiti da quelle voci angeliche e soprane, attratte +da quei suoni divini di arpicordi e lauti, impazziti in quei moti e in +quei giri loro tanto attrattivi, consumati in quei giuochi sfarzevoli, +rilegrati in quelle feste giulive, addormentati in quelle vegghie +pellegrine, immersi in quei conviti di Venere, di Bacco, morti nel +mezzo di quei soavi diporti, restino prigioni e servi del lor fallace +ed insidioso amore? [5] "E dacchè siamo col Garzoni, che lasciò della +cortigianeria la migliore delle testimonianze, non possiamo esimerci +dal citare un altro particolare degno di nota che egli ci offre e +riguarda il _mezzano_, che, dovendo esser in tutto degno della +cortigiana che l'aveva prescelto, serve a gettare luce in +quell'ambiente triste e tuttora oscuro. "Imita il grammatico nel +scrivere le lettere amorose tanto ben messe, e tanto ben apuntate che +rendono stupore, nel dettar politamente, nel spiegar galantemente, +nell'esprimer secretamente il suo pensiero... appare un poeta nel +descrivere i casi acerbi con pietà di parole, i fatti allegri con +giubilo di cuore... porta seco i sonetti del Petrarca, le rime del +Cieco d'Ascoli, l'_Arcadia_ del Sannazaro, i madrigali del Parabosco, +il _Furioso_, l'_Amadigi_, l'Anguillara, il Dolce, il Tasso, e sopra +tutto i strambotti d'Olimpo da Sassoferrato, come più facili, sono i +suoi divoti per ogni occasione... Si reca dietro qualche sonetto in +seno, un madrigale in mano, una sestina galante, una canzone polita, +con un verso sonoro, con uno stil grave, con parlar fecondo, con tropi +eleganti, con figure eloquenti, con parole terse, con un dir limato, +che par che il Bembo, o il Caro, o il Veniero, o il Gorellini +l'abbiano fatto allora allora; e si mostra alla diva con lettere +d'oro, con caratteri preziosi; si legge con dolcezza, si pronunzia con +soavità, si dichiara con modo, si scopre l'intenzione, si manifesta il +senso, e si palesa il fine del poeta... Con la musica diletta sovente +le orecchie delle giovani, mollifica l'animo d'ogni lascivia, ruina i +costumi, disperde l'onestà, infiamma l'alma di cocente amore, incende +i spiriti di concupiscenza carnale; mentre si cantan lamenti, +disperazioni, frottole, stanze e terzetti, canzoni, villanelle, +barzellette, e si tocca la cetra, o il lauto, a una battaglia amorosa, +a una bergamasca gentile, a una fiorentina garbata, a una gagliarda +polita, a una moresca graziosa, e pian piano s'invita ai balli e alle +danze, dove i tatti vanno in volta, i baci si fanno avanti le parole +scerete... [6] ". Questo procuratore di amore non è egli un tipo +abbastanza curioso e interessante? + +La _cortigiana_ apparisce in Roma alcuni anni prima del 1500 [7] e +come tale è ufficialmente, se così è lecito dire, riconosciuta in +documenti autentici della curia papale. In un censimento [8] compilato +d'ordine della suprema autorità di Roma, redatto certamente nel +settennio corso dal 1511 al 1518, ove trovansi numerate case, +botteghe, proprietari ed inquilini, e di tutti o quasi tutti si nota +la patria, condizione ed arte, le _cortigiane_ sono notate in numero +esorbitante, spagnuole e veneziane in massima parte, e distinte in +_cortesane honeste, cortesane putane, cortesane da candella, da lume, +e de la minor sorte_. Una sola volta, e forse senza alcuna malizia, il +compilatore della statistica dimentica l'aridità del suo lavoro e +nota: "La casa di Leonardo Bertini habita Madonna Smeralda cura 3 +figlie _piacevoli_ cortegiane". + +Il tipo dell'elegante cortigiana, dell'Aspasia del cinquecento, è +l'Imperia, morta in Roma nel 1511 a soli ventisei anni, [9] ricordata +egualmente con ardore da storici e romanzieri, amata da Angelo del +Bufalo e da Agostino Chigi il famoso banchiere [10] celebrata da poeti +e letterati, e presso la quale adunavasi il fiore della romana +aristocrazia e convenivano uomini quali il Sadoleto, il Campani, il +Colocci. Ebbe per maestro Domenico Campana detto Strascino. Di altre +citansi le doti singolari: "Lucrezia Porzia, dice l'Aretino, pare un +Tullio, e sa tutto il Petrarca e il Boccaccio a memoria ed infiniti e +bei versi di Virgilio, d'Orazio e d'Ovidio e di molti altri autori" +[11]: la Squarcina conosceva benissimo il greco: la Nicolosa leggeva i +salmi in ebraico, e molte ancora che sarebbe ozioso il ricordare. + +Malgrado tutto ciò la cortigiana del cinquecento era pur sempre quella +del medio evo: tolta dall'ambiente che l'avvinceva, costringendola a +piegarsi al rinascimento classico, rimaneva di essa la donna nella +quale si alternavano tutti quei bassi sentimenti che erano diretta +conseguenza della vita che conduceva. Però qualche barlume di affetto +vero, potente, trovasi pur nella storia della cortigianeria: il Molza +ed il Bandello non erano alieni dal credere che la cortigiana potesse +veramente amare, noi, più scettici, crediamo con riserva a questo +amore che poteva esser cagionato da interessi troppo palesi e reali, +dubitiamo che la cortigiana avesse il cuore al di sopra della ragione, +mentre accettiamo senza dubbio alcuno il fatto che nella prostituta di +più bassa specie si rinvenisse l'amore nelle più forti sue +manifestazioni. È questo un fatto che si ripete continuamente anche ai +nostri giorni, e se discutibile dal lato psicologico, non cessa per +questo di essere men vero. Ricordasi l'Aragona innamorata del Varchi e +del Manelli: Camilla pisana dello Strozzi; Marietta Mirtilla del +Brocardo, ed una certa Medea che in morte di Ludovico dell'Armi veniva +consolata per lettera dall'Aretino; ma vogliamo proprio credere sul +serio all'amore ispirato alla cortigiana da letterati? Questi erano +allora come adesso, e come forse disgraziatamente lo saranno sempre, +più ricchi d'ingegno, di madrigali, di epistole che di quattrini, +esaltavano le cortigiane, dedicavano loro libri e capitoli e col +sacrificio dell'amor proprio ricambiavano i favori lor concessi: +Antonio Brocardo scrisse un'orazione in lode loro, il Muzio, il Tasso, +il Varchi esaltarono l'Aragona: il Molza, Beatrice spagnola: +Michelangelo Buonarroti, Faustina Mancina: Niccolò Martelli l'onorata +madonna Salterella; e le cortigiane si abbarbicavano a questi +letterati perchè da essi dipendeva in massima parte la rinomanza loro +[12]. La Tullia d'Aragona è quella che nelle sue rime lascia +maggiormente scorgere l'influenza dei letterati, sino a dubitare che +alcune di esse siano opera del Varchi stesso, e dà in pari tempo la +figura spiccata della strisciante cortigianeria che avviluppava anche +allora i più minuscoli principi. L'antitesi è in Veronica Franco della +quale daremo in breve le rime, divenute di meravigliosa rarità, +desiderio ardente e inappagato di bibliofili senza numero, orgoglio di +alcuni pochissimi più venturati [13]: essa è l'incarnazione della +donna libera del cinquecento ed è l'unica che canti liberamente i suoi +amori: non s'informa a platonismo o castità irrisori, ama per amare e +soddisfare i sensi, e i suoi liberi amplessi, dice il buon P. Giovanni +degli Agostini "con tal'arte seppe dipingerli e con tal frase +adornarli che servono agl'incauti di vigoroso solletico alla +concupiscenza [14] ". Tale non può essere oggi il parere di coloro che +si occupano seriamente della nostra letteratura: ogni pagina, bella o +brutta, sana o impura, che venga a chiarire la nostra rinascenza, non +è che contributo a lavoro maggiore, e come tale spero vorrà essere +accolta questa mia debole fatica. + + +* * * + +Della Tullia d'Aragona parecchi si occuparono, in questi ultimi tempi: +forse ne parlerà ancora il Bongi nel seguito de' suoi _Annali del +Giolito de' Ferrari_, editi dal Ministero della Pubblica Istruzione; +certamente poi il Biagi in altra edizione di un suo scritto apparso +nella _Nuova Antologia_ del 1886; ma stimo che la biografia della +poetessa poco abbia più da offrire a così insistenti e dotti +ricercatori, perchè la sua vita è quasi tutta delineata, e molto +nettamente per l'epoca nella quale visse e la vita nomade che ebbe a +condurre. In ogni modo augurando sempre nuova luce, basta al mio +assunto ritrarre in poche linee la vita della Tullia, servendomi anche +di documenti finora non messi a profitto dai due egregi scrittori. + +Il Crescimbeni [15], il Quadrio [16], il Mazzuchelli [17], il +Tafurri [18], e ultimo ancora Pietro Vigo [19] credettero la Tullia +napolitana; lo Zilioli [20] seguito dal Canestrini [21] e dal Labruzzi +[22] la dissero romana a ciò confortati, prima che altre testimonianze +venissero a luce, dalle precise dichiarazioni che Girolamo Muzio fa +nell'egloga _Tirrenia_ a lei dedicata [23]. Infatti la Tullia nacque +in Roma da Giulia Campana ferrarese [24] e dal cardinale Luigi +d'Aragona [25]. L'anno di sua nascita è ignoto: il Labruzzi e poi il +Biagi [26] considerando che nel 1519 il padre di lei era già morto e +che nel 1527 ella era già nota nel mondo galante, pongono la nascita +circa il 1505, basando anche tale congettura sulla novella VII degli +_Ecatommiti_ di Giovanni Battista Giraldi. Sta infatti che il Giraldi +finge sia raccontata la novella di Nana e Saulo nel 1527 al tempo del +sacco di Roma, ma vuolsi proprio accettare quella data senza dubbio +alcuno e su di essa basare deduzioni storiche, quando nella stessa +opera rinvengonsi altri episodi che forse non reggerebbero ad una +severa critica e sono falsati nelle date come quelli di Celio +Calcagnini e del Giovio? Non potrebbe il Giraldi aver fatto risalire +la partenza della Tullia al 1527 per acconciarvi quella pur strana e +sudicia novella, scritta molti e molti anni dopo il sacco di Roma e +che vide la luce, se non erriamo, solo nel 1565? A noi il Giraldi non +prova nulla; più fiduciosi in un passo dei _Ragionamenti_ dell'Aretino +che rivelano come l'anno 1519 la Giulia ferrarese partisse da Roma per +Siena con la sua _picciola figliuola_, siamo stimolati a credere +essere la Tullia nata sullo scorcio del primo decennio del decimosesto +secolo. + +Della giovinezza della nostra poetessa poche notizie giunsero sino a +noi; forse visse in Firenze circa il 1517 e 1518 [27], indi a Siena, +ove "imparò a parlare sanese" poi "vedendo la madre che costei haveva +di virtù principio grande considerò che Roma è terra da donne, e +massime che ella sapea l'usanza della corte e così l'ha fatta +cortigiana [28] ". E questo _principio grande di virtù_ era infatti +posseduto dalla Tullia, alla quale gli agî procuratile dal cardinale +d'Aragona avevano permesso di addestrarsi in tutte le arti della +seduzione, vivendo tra le delizie e le comodità d'una onorata fortuna +che l'amorevolezza del padre le aveva lasciata tendendo agli studi nei +quali fece tanto profitto che non senza stupore degli uomini dotti fu +sentita in età ancor fanciullesca disputare e scrivere nel latino e +nell'italiano cose degne di ogni maggior letterato, onde arrivando al +fine dell'età e accompagnando alla sapienza e virtù sua un'isquisita +delicatezza di maniere e di costumi, si acquistò il nome di +compitissima sopra ogni altra donna del tempo suo. Compariva con tanta +leggiadria in pubblico e con tanta venustà ed affabilità d'aspetto che +aggiungendovisi la pompa e l'adornamento degli abiti lascivi, pareva +non potersi ritrovare cosa nè più gentile nè più polita di lei. +Toccava gli strumenti musicali con dolcezza tale e maneggiava la voce +cantando così soavemente che i primi professori degli esercizi ne +restavano meravigliati. Parlava con grazia ed eloquenza rarissime, sì +che o scherzando o trattando davvero, allettava e rapiva a sè, come +un'altra Cleopatra, gli animi degli ascoltanti e non mancavano sul +volto suo sempre vago e sempre giocondo quelle grazie maggiori che in +un bel viso per lusingar gli occhi degli uomini sensevoli sogliono +essere desiderate [29]. + +La Tullia tornata in Roma certamente poco dopo la morte del padre vi +rimase, secondo ogni probabilità, e magari contro il malevolo Giraldi, +sino al 1531, e in questo stesso anno si recò a Ferrara ove conobbe +Girolamo Muzio. L'autore degli _Ecatommiti_ dà alla partenza da Roma +della Tullia, una ragione abbastanza disonorevole. Egli narra, come +convenendo in casa dell'Aragona parecchi giovani romani, uno di +questi, che chiama Saulo, invaghitosene al sommo, molto spendesse e si +adoperasse perchè a lei nulla venisse a mancare delle agiatezze nelle +quali era cresciuta. Dimorava nella stessa epoca in Roma un tedesco, +detto Gianni, uomo ricchissimo, ma così sudicio e pieno di lordura che +faceva nausea a solo vederlo; costui innamorato della Tullia, tanto +insistette che ottenne di essere compiaciuto di lei per una settimana +di seguito al prezzo di cento scudi per notte. La Tullia acconsentì; +non resse però che una sola notte tanto era il puzzo che esalava quel +ricco tedesco. Risaputosi ciò da Saulo e da' suoi amici, ne furono +sdegnati, e mai più vollero metter piede in casa dell'Aragona; talchè +ella vedendosi disprezzata e sfuggita, se ne partì da Roma. Il +Tiraboschi cita una satira di Pasquino contro di lei [30], dalla quale +parrebbe che si fosse diretta a Bologna, ma se veramente vi andasse, e +certo dopo il 1531, non si conosce, come del pari rimase sinora ignota +la satira summentovata. + +Che l'Aragona fosse in Roma nell'anno suddetto è chiaramente provato +da una lettera che Francesco Vettori scriveva da Firenze a Filippo +Strozzi li 14 Febbraio 1531. Questi chiamato in Roma da Clemente VII +sotto pretesto di rivedere alcuni conti, ma in realtà per aiutarlo a +introdurre in Firenze "un governo o vogliamo chiamarlo stato, nel +quale i magistrati della città governino in nome suo, in fatti il Duca +governò in tutto, [31]" scriveva al Vettori richiamandolo di aiuto e +consiglio; e questi rispondendo conchiudeva: "E perchè mi scrivete con +la Tullia accanto, non vorrei la leggessi similmente con essa accanto, +perchè amandola voi come femmina che ha spirito, perchè per bellezza +non lo merita, non vorrei mi potesse nuocere con qualcuno di quelli +ch'io nomino. Io non sono per ammonire Filippo Strozzi, ancorachè, se +le ammonizioni ricorregghino, non avete aver per male essere ammonito, +ma ho inteso di non so che cartelli e di sfide andate a torno che mi +hanno dato fastidio pensando che un par vostro, uomo di 43 anni, +voglia combattere per una femmina, e benchè io creda sareste così atto +all'arme come siete alle lettere ed a ogni altra cosa dove ponete la +fantasia, non vorrei di presente vi metteste a questo pericolo di +voler combattere per causa tanto leggiera; e vi ricordo che degli +uomini come voi ne nascono pochi per secolo; e questo non dico per +adulazione. Assettate le faccende vostre e poi tornate a rivederci". +Pare che il consiglio del Vettori riuscisse caro e salutare allo +Strozzi: in un cartello di sfida che conservasi in un codice +Rinucciniano, ed è di quell'anno stesso in vano si cercherebbe il suo +nome tra i sei campioni della Tullia [32]. + +Partita da Roma, la Tullia si recò certamente a Ferrara, ed ivi reduce +di Francia capitava poco dopo il Muzio; nel 1535 era a Venezia ove +nacque la sorella Penelope [33], e nel 1537 nuovamente a Ferrara +seguendo di pochi giorni l'arrivo in questa città della marchesa di +Pescara. Conobbe certamente allora il sanese Bernardo Ochino che +appunto nella quaresima avea predicato ivi con mirabile fervore, e gli +diresse il sonetto XXXV trattandolo poco cortesemente, e chiamandolo +arrogante, perchè avea dal pergamo fulminato "le finte apparenze, e il +ballo, e il suono", dono fatto da Dio agli uomini "ne la primiera +stanza". Nello stesso anno le accadde una strana avventura, narrata da +un Apollo novellista alla marchesa Isabella d'Este con lettera dei 13 +giugno [34], e tale avventura servì mirabilmente per porla in buona +vista, formare quella reputazione di onesta che la fama e le +pasquinate avevano molto deteriorata, radunarle intorno un'eletta +schiera di poeti e gentiluomini che adulandola, corteggiandola, +facessero dimenticare il suo passato poco onorevole per riconoscere +solo in lei la poetessa, la letterata, la discendente di sangue reale: +e riuscì in massima parte; il Muzio e il Bentivoglio le profusero lodi +e adulazioni in rima e in prosa, e la Tullia era posta al di sopra di +Vittoria Colonna. Ancora una volta la cortigiana trionfava. + +Da Ferrara la Tullia ritornò forse a Venezia, almeno così il _Dialogo_ +dello Speroni fa credere; poi a Siena ove si accasò nel 1543 [35]. I +documenti senesi che riguardano la Tullia dànno a conoscere una +circostanza abbastanza seria per non essere lasciata senza esame e +cioè che ella era, legalmente almeno, figlia di Costanzo Palmieri +d'Aragona; ed infatti nell'atto di matrimonio è detta _Tullia Palmeria +de Aragonia_, ed in altro documento ancor più chiaramente "_Filia +quondam Constantii de Palmeriis de Aragona_". In base a tali +documenti, eliminando del tutto l'ipotesi che ella fosse stata +adottata da un Palmieri, conviene credere ad un matrimonio della +Giulia Ferrarese, al quale non possiamo dare, neppure per +approssimazione, una data qualsiasi. L'Aretino, il Domenichi, il +Franco che citano la Giulia e ne parlano spesso diffusamente, mentre +dànno particolari su altri amanti tacciono affatto di tale matrimonio; +neppure un barlume ne apparisce nelle rime della Tullia e nelle +lettere che di lei ci pervennero; parlando della propria famiglia dice +_mia madre, mia sorella, ed io_; tace il Muzio, che, pur dando la +paternità del cardinale d'Aragona alla Tullia, nulla impediva potesse +parlarne nell'egloga dedicata alla Penelope nata molti anni dopo; ne +tacciono assolutamente tutti i biografi. Ed apparisce del pari per la +prima volta, almeno così ci consta, una casata Palmieri che abbia +aggiunto il nome d'Aragona al proprio; rimangono tracce dei +Piccolomini-Aragona, dei Tagliavia-Aragonia, dei _de Aragonia_, +romani, ma nessuna dei Palmieri-Aragona. Questa casata non viene poi +più a luce nè sulla tomba della Penelope che porta solo il nome di +Aragona, nè nel testamento della Tullia ove non sono più mentovati nè +padre, nè madre, nè marito. Una volta ancora, innanzi all'arida +autenticità dei documenti, si oppone la tradizione, ferma, costante; +essa vuole la Tullia figlia del cardinale d'Aragona e nel fatto nulla +varrà a scemarla. Su questo padre più o meno putativo, che apparisce +quasi per sua disgrazia, molte sarebbero le supposizioni a farsi; era +forse un familiare del cardinale d'Aragona che acconsentì a sposare la +Giulia Campana a prezzo d'oro, o qualche vanitoso che a scapito del +suo amor proprio con l'acquisto della Tullia aggiunse al suo il casato +degli Aragonesi? in ogni modo è assolutamente da escludere che quel +_de Aragonia_ stia lì per fissaril luogo natio di quel buon Palmieri. +Non ci peritiamo rispondere a quesìti così ardui ed anche inutili; +bastano per noi tutte le testimonianze dei contemporanei a stabilite +che la poetessa fu, pure illegittimamente, del sangue d'Aragona. + +Sembra che in Siena ella fosse perseguita da malevoli che l'accusarono +agli Esecutori Generali di Gabella di vestire e portare ornamenti +vietati alle meretrici dagli statuti del Comune; fu agitato per ciò un +processo nel febbraio del 1544, dal quale constando la vita onesta e +morigerata della Tullia, le fu permesso di vestire ed abitare al pari +di altre persone nobili ed oneste [36]. Non cessò per questo la +malevolenza contro la Tullia e nell'agosto dello stesso anno [37] fu +ancora denunciata per aver portato la sbernia il giorno di Pasqua, e +tra i denunziatori apparisce Ottaviano Tondi, novesco, causa di +torbidi in Siena per avere ucciso uno di parte popolare [38], e che la +Tullia pianse morto un anno appresso in un sonetto diretto al fratello +Emilio [39]. Certo ella ignorava il servizio che il buon novesco +aveva tentato di renderle. + +Sullo scorcio del 1545 la Tullia se ne venne a Firenze ove contrasse +stretta amicizia col Varchi, col Martelli e parecchi altri, dei quali +ci rimasero testimonianze nelle rime e nelle lettere di lui edite dal +Biagi e dal Bongi [40]. E qui ancora doveva essere perseguitata dalle +severe leggi sui costumi e sugli _ornamenti et habiti degli huomini e +delle donne_. Il 19 ottobre 1546 il Duca Cosimo promulgava una di +quelle leggi [41], ma la Tullia che credeva oramai per la fama di +poetessa di non essere più compresa nel ruolo delle cortigiane, non se +ne diè per intesa, sin che nell'aprile dell'anno appresso fu invitata +dal Magistrato ad ottemperare alla legge mettendo sul vestito qual +cosa di _giallo_ che doveva servire a distinguerla dalle oneste +gentildonne. La Tullia ricorse a D. Pietro di Toledo nipote della +duchessa Eleonora, che la consigliò presentare alla Duchessa una +supplica unita ai sonetti a lei scritti da illustri letterati, a +significare l'errore del magistrato di giustizia nell'annoverarla tra +le cortigiane. Per correggere la supplica, se non per averla bell'e +fatta ricorse la Tullia al Varchi [42], ed il dabben uomo volentieri +si prestò a tanto urgente favore, e della Tullia non è forse nel +seguente documento che il nome solamente. + + "Ill.ma ed Ecc.ma Sig.ra Duchessa, + + "Tullia Aragona, umilissima servitrice di V. E. Ill.ma, essendo + rifugiata a Firenze per l'ultima mutazione di Siena, e non facendo i + portamenti che l'altre fanno anzi non uscendo quasi mai da una camera + non che di casa, per trovarsi male disposta così dell'animo come del + corpo, prega V. E. affine che non sia costretta a partirsi, che si + degni d'impetrare tanto di grazia dall'Eccell.mo ed Ill.mo S.or Duca + suo consorte, che ella possa se non servirsi di quei pochi panni che + le sono rimasi per suo uso, come supplica nel suo capitolo, almeno + che non sia tenuta all'osservanza del velo giallo. Ed ella, ponendo + questo con gli altri obblighi molti e grandissimi che ha con S. E., + pregherà Dio che la conservi sana e felice". + +La cortigiana ottenne favore presso la duchessa; Cosimo scrisse di suo +pugno sull'istanza "_Fasseli gratia per poetessa_"; e queste parole +sono autenticate dalla soscrizione di Lelio Torelli, ministro del +granduca. I luogotenenti del duca rilasciarono quindi all'Aragona, in +data 1 maggio 1547, copia della deliberazione nella quale riconoscendo +"la rara scientia di poesia e filosofia che si ritrova con piacere di +pregiati ingegni la detta Tullia Aragona venga fatta esente da tutto +quello a che ell'è obbligata quanto al suo abito, vestire e portamento +[43] ". Un anno appresso, e precisamente nell'ottobre, scriveva al +Varchi annunziandogli la sua partenza, gli mandava in dono _un paio di +colombi, due fiaschi d'acqua ed uno di malvagia, una saliera di +alabastro_, e da lui toglieva commiato per sempre con lettera che il +Varchi avrà certamente preso per buona moneta; partiva quindi per +Roma, dove il primo di febbraio del 1547 veniva a morte la sorella +Penelope, seguita poco appresso dalla madre. La Tullia abitava in +Campo Marzio nel palazzo Carpi, e nel libro della _Tassa fatta alle +cortigiane per la reparatione del ponte_ (Rotto) [44] consta che ella +pagava di pigione 40 scudi (in ragione tassata per scudi quattro) ed è +una delle cortigiane che pagava di più; poche giungono ai cinquanta +scudi, rare quelle che superano tal somma: evidentemente le condizioni +finanziarie della Tullia non erano troppo rilassate, e non crediamo, +come dubita il Bongi, che il poco profitto da lei ritratto in Firenze +ed il desiderio di far esordire la Penelope nella più vasta e ricca +scena di Roma fosse causa della sua dipartita di colà; nulla accenna +pertanto avere la Penelope esordito nella triste carriera, anzi +l'essere ella morta non ancora quattordicenne fa credere, magari con +un poco d'ottimismo, che il desiderio della Giulia Campana forse più +che della Tullia, se esistito, non rimase che semplice desiderio. + +La Tullia visse certamente in Roma sino all'epoca di sua morte, che +avvenne il 12 o 13 marzo del 1556. Era andata ad abitare nel rione +Trastevere, in casa dell'oste Matteo Moretti da Parma, ed ivi il 2 +marzo dello stesso anno dettava le sue ultime volontà al notaio +Virgilio Grandinelli[45] Morta la Tullia ed apertone il testamento +alli 14 di marzo, Pietro Ciocca in suo nome e per gli esecutori +testamentari mons. Antonio Trivulzio vescovo di Tolone e Mario +Frangipane, chiese all'auditore della Camera Apostolica un tutore per +il giovinetto Celio. Tale ufficio fu conferito a D. Orazio Marchiani +chierico pistoiese. Redatto l'inventario della roba lasciata dalla +Tullia si procede alla vendita secondo le sue volontà; gli ori e le +gioie furono acquistati dagli orafi Pompeo Fanetti a Santa Lucia della +Chiavica, Maurizio Grana piemontese e Francesco Alarçon spagnolo al +Pellegrino; la mobilia da Giovanni Battista della Valle fiorentino e +Francino Francini d'Arezzo rigattiere a Monte Giordano. A quest'ultimo +toccò in un con gli arnesi di cucina "una cassa vecchia nella quale +c'erano trentacinque libri tra volgari e latini di più et diverse +sorte, et tredici di musica tra usati, vecci, et stracciati et diverse +altre carte et libri già stracciati". Ai singoli legati fu adempiuto +con rogiti speciali; in uno di questi Celio non solo _herede_ della +Tullia ma _figliuolo_ è chiamato. Di questo Celio e del Marchiani +nessuna notizia giunse sino a noi; forse lasciarono Roma, ed il +tutore, pistoiese, riedendo alla nativa citta, avrà menato seco il +fanciullo: è certo che di essi perdesi la traccia dopo la morte della +Tullia, nè le carte dell'archivio romano, esaminate dal cav. +Corvisieri, ci possono dire quale sia stata la sorte del fanciullo. +Che il padre fosse lo stesso Ciocca come altri supposero, non +crediamo, parendoci allora superflua la nomina di un tutore, e dovendo +in tal caso ammettere che il Celio fosse nato in Roma dopo il 1547, +cosa molto improbabile e per le condizioni fisiche della Tullia e per +l'appellativo di _giovinetto_ che viene dato al Celio, come ancora non +lo supponiamo figliuolo del Guicciardi. L'Aragona conobbe forse il +Ciocca in Venezia, essendo questo al servizio del Cornaro, ma a tale +epoca non può risalire la nascita di Celio; dubitiamo anzi, sempre +però su deduzioni, che la nascita di questo fanciullo fosse causa +della dipartita dell'Aragona da Firenze. + +La Tullia era di alta statura, non bella ma piacevole [46], gli occhi +bellissimi e splendidissimi, e "nei movimenti loro una certa forza +vivace che parea gittassero fuoco negli altrui cuori", forza provata +dal Muzio che cantava: + +.....occhi belli, occhi leggiadri, occhi amorosi e cari, + più che le stelle belli e più che il sole, + +i capelli finissimi di un biondo oro, esaltati spesso da' suoi +ammiratori, tra i quali il cardinale Ippolito de' Medici, al quale la +porpora non impediva di bruciare innanzi alla bella Aragonese il suo +granello d'incenso cantando: + + se 'l dolce folgorar de i bei crini d'oro, + e 'l fiammeggiar de i begli occhi lucenti, + e 'l far dolce acquetar per l'aria i venti + co 'l riso, ond'io m'incendio e mi scoloro... + +Nella pinacoteca Tosio di Brescia è conservato il ritratto della +poetessa dipinto da Alessandro Bonvicino detto il _Moretto_, altri due +veggonsi nell'edizione delle _Rime_ fatta dal Bolifon e nel vol. XII +del _Parnaso italiano_. Di questi ultimi quale sia il valore non +possiamo certo dire. + +Tra i molti adoratori che ebbe a vantare la Tullia, Girolamo Muzio fu +certo uno dei più costanti e veritieri, e benchè quando fu preso +d'amore avesse oltrepassati i quarant'anni, si sente dalle sue rime +che quell'affetto era serio e sincero, e che i versi esprimevano molto +meno di quel che il cuore sentiva; dedica alla Tullia le sue egloghe +_Amorose_ che in realtà parlano assolutamente di lei sola, e del suo +amore non cela nè gli ardenti desideri nè le bramate conquiste. Con un +verismo poco desiato certo da qualsiasi donna, anche abituata alla +rilassatezza della vita di Ferrara, egli diceva alla Tullia: + + Vien, Ninfa bella, e fra le molli braccia + raccogli quel che con le braccia aperte, + disioso t'aspetta, e nel tuo grembo + ricevi lieta l'infocato amante; + stringi e 'l bramoso amante, e strette aggiungi + le labbra a le sue labbra, e 'l vivo spirto + suggi de l'alma amata, e del tuo spirto + il vivo fiore ispira a le sue brame. + Le belle membra tue, morbide e bianche, + ad Amor le consacra; ed al tuo amante, + qual vite ad olmo avviticchiata e stretta, + con lui cogli d'amore i dolci frutti. + +Ma ben presto il Muzio recatosi a Milano in missione per il Duca +Ercole d'Este, fu obliato, almeno per del tempo, e sostituito dal +Bentivoglio; passata poi la Tullia da Ferrara a Venezia, Bernardo +Tasso prese il posto dei precedenti, almeno così ci lascia credere lo +Speroni che nel suo _Dialogo_ la introduce "a far l'amore con lui, +presenti ed accettanti Nicolò Grazia e un altro spasimante Francesco +Maria Molza"; indi a Firenze variò tra il Varchi, Ippolito de' Medici, +il Tolomei, il Fracastoro, il Martelli, il Lasca, il Mannelli e lo +Strozzi. + +Vario e non sempre imparziale fu il giudizio dei contemporanei e dei +posteri verso l'Aragona; aspro e satirico spesso sino a dare diritto +di vilipenderla all'Aretino [47] e al Razzi [48]; buono e cortese +ancora, come le testimonianze del Nardi e del Muzio. Il Nardi, +tradotta in lingua toscana un'orazione di M. T. Cicerone (Venezia +1536) ne indirizzava un esemplare a Gian Francesco della Stufa con +incarico di presentarlo alla Tullia _che per sè stessa oggi +dirittamente da ogni uomo è giudicata unica e vera erede così del nome +e di tutta la tulliana eloquenza_; Girolamo Muzio che si consolò del +matrimonio della Tullia sposando circa il 1550 una damigella d'onore +di Vittoria Farnese duchessa d'Urbino, nella lettera dedicatoria +premessa al _Trattato del matrimonio_, scriveva: _Già avviso di vedere +in voi quella donna la grazia della cui vergogna, come si legge +nell'Ecclesiastico [49], è più che oro preciosa... Tale avviso che +dovete esser voi facendo in tal guisa al mondo manifesto che della +vostra passata vita ne è stata cagione necessità, et di questa la +vostra libera volontà: che nel passato vi ha trasportata fortuna e che +hor vi governa la vostra virtù_. + +Frutto d'amore, ella visse sacra all'amore e nulla varrebbe a scusarla +della poca onestà della sua vita; ma se è pur vero che gli abbietti +trionfando della loro caduta trovano i buoni che li ricoprono, +concediamo a lei le attenuanti dell'esempio: e di esempio ne ebbe a +sufficienza, e per l'ambiente viziato nel quale nacque e visse, e +nella stessa madre che allegramente dava alla luce figliuoli sino al +1535 e con la massima indifferenza li intitolava d'Aragona dopo sedici +anni che il povero cardinale era andato all'altro mondo. + +* * * + +Tenuto conto delle condizioni in cui svolgevasi la poesia nel XVI +secolo, le rime dell'Aragona non mancano certo di pregio; quantunque +ancor essa che "volle avere il suo canzoniere [50]" non eviti quella +freddezza che nasce da ogni ripetizione, quella noia che s'ingenera +dalla descrizione di una passione misurata su i precetti rettorici e +smentita dal fatto e dai costumi. La Tullia fu petrarchista della +miglior acqua, e non poteva certo essere altrimenti; il Petrarca era +l'idolo al quale si prostesero quasi tutti i rimatori del cinquecento +ed il modello su cui si formarono, ricavando stima maggiore chi +imitasse più servilmente il cantore di Laura, rubandone al tempo +stesso il pensiero e la forma. Tutte le cortigiane letterate del +cinquecento furono petrarchiste, se per altri il Petrarca era +l'oracolo del purismo, per esse non rappresentava che la teorica +dell'amore; quest'amore ideale o platonico, di Venere celeste, era +cantato su tutti i toni, salvo poi ad avere, di altro amore, una più +ampia e sicura conoscenza, e tale influenza, per donne quali +l'Aragona, la Franco, la Stampa è spiegata dalla stessa relazione del +petrarchismo con la cortigianeria. Un Petrarchino di piccolo formato, +di edizione elegante era indispensabile al cortigiano effeminato e +strisciante, i leggiadri cavalieri di Roma mostravansi per via +"andando soavi soavi co' loro famigli a la staffa, su la quale +tenevano solamente la punta del piede, col Petrarchino in mano, +cantando con vezzi [51] ", ed i vagheggini più aridi e stucchevoli, +appena ricevuto un sorriso della donna amata correvano "a casa a +comporre una sestina, un madrigaletto, dove il cieco d'Adria non +s'accorge che la mariuola gli ha furfato in versi, senza essere +discoverta da nessuno". Dell'amore teoretico il Petrarca era il gran +maestro per pratica e per scienza; il suo canzoniere si allontana da +quell'amore pratico del cinquecento che si svolge in brutale +sensualità, e in una brama di appetiti animali trascinarono la società +nella più completa dissolutezza, nelle forme più sozze delle +aberrazioni e del vizio; esso risponde all'amore intellettuale, +richiesto dall'umanesimo, che veniva considerato quale anello di +congiunzione con l'amore divino, e della cui infinità tratta l'Aragona +in un suo dialogo [52]. Al contrario della Franco che canta l'amore +dei sensi, l'Aragona è tutto ideale, tutto spiritualismo; i suoi +affetti vogliono rasentare il cielo, e solo raramente trovasi qualche +accenno alla triste sua vita; è invasa dalla manìa di passare ai +posteri insieme ai letterati che ella canta, cerca ogni maniera di +ricoprire la cortigiana con la poetessa, ed eleva i suoi canti +indistintamente a tutti, principi e cardinali, letterati e soldati, +uomini serii e burloni quali il Lasca; per lei l'uomo, essere animato, +è nulla: la fama di un uomo, il tutto; il solo affetto per il giovane +Mannelli si può credere sincero, tutte le altre proteste che inficiano +le rime e quei sonetti che cambiato indirizzo, giravano d'adoratore in +adoratore in edizioni stereotipe e consolavano tanto il Muzio che il +Martelli [53], fanno a buon diritto dubitare di tutte queste +espansioni cantate così altamente e serenamente. E la manìa +dell'Aragona è anche spiegabile in altro senso. Cessate le seduzioni +della bellezza tentava con l'arte di riunire la compagine di quegli +adoratori che si venivano allontanando, e con la musica, il canto, le +lettere cercare di sostenere i bisogni della casa: le sue rime sono +spesso forzate, e la eco dell'onda classica da Orazio a Virgilio, da +Dante a Petrarca viene spesso ad alimentare l'agonia di una vita +finita. Delle imitazioni al Petrarca, evidentissime e nel pensiero e +nello stile, ne citeremo solo alcune poche a titolo di saggio [54]. + +Sonetto X, v. 12-15: + + E se quassù giungesser gli occhi vostri, + vedendo fatto me novo angeletto + qui bramareste, e non vedermi in terra. + (PETRARCA, Madrigale III, v. 1-2). + + +Sonetto XXXI, v. 7-9: + + E l'alto Iddio lodar ben spesso suole, + dopo l'aspra fortuna, + spaventato nocchiero al porto intorno. + (PETRARCA, Sonetto C, v. 1-2). + + +Sonetto XXXVIII, v. 12-14: + + Non contenda rea sorte il bel desìo, + che pria che l'alma del corporeo velo + si scioglia, sazierò forse mia brama. + (PETRARCA, Sonetto IX, v. 12-14). + + +Sonetto XLII. + + S'io 'l feci unqua, che mai non giunga a riva + l'interno duol, che il cuor lasso sostiene; + s'io 'l feci, che perduta ogni mia spene, + in guerra eterna di vostr'occhi viva. + (PETRARCA, Canzone XV) + + +Sonetto XLIV, v. 13-14: + +...volgendo a Roma 'l viso e a lei le spalle, + se vuol l'alma trovar col corpo unita. + (PETRARCA, Sonetto LXXXI, v. 3-4). + + +Sonetto LI, v. 12-14: + + Benchè vostro valor eterna fama + per sè vi acquisti, caro mio signore, + quanto 'l sole gira e Battro abbraccia e Tile. + (PETRARCA, Sonetto XCVI, v. 9-11). + +Della Tullia giunsero a noi un _Dialogo dell'infinità di amore_ [55], +giudicato "uno dei dialoghi più vivi che noi abbiamo, nell'ordine più +basso degli scritti letterari del secolo decimosesto..... per una +certa franchezza e disinvoltura, e anche talvolta per una certa +saporita fiorentinità ch'ella attinse per avventura dal suo consorzio +coi fiorentini e singolarmente col Varchi", ed un poema in ottava +rima: _il Meschino e il Guerino_ [56]. Il Crescimbeni fa di questo +poema elogi sperticati, dicendo che "nella tessitura può paragonarsi +all'Odissea di Omero [57] ", esso però è così inverosimile e contrario +tanto alla storia, alla cronologia, alla geografia, e con buona pace +dell'ottimo abate, anche al buon senso, che non sappiamo invero +trovarvi alcuna analogia con l'opera dell'Omero; lo stile ne è +trascurato, e spesso conviene lavorare di serio proposito per +raccapezzare il senso di qualche ottava, i canti, trentasei in tutto, +appaiono disordinati e spesso senza nesso tra loro. La Tullia avverte +che trasse il poema da un vecchio romanzo spagnuolo in prosa, ma +certamente ella si servì di una traduzione e non del testo originale +che vuolsi scritto in italiano [58]. L'Aragona nella prefazione di +questo poema si scaglia contro il Boccaccio, e mentre lo compassiona +perchè non seppe eleggere il verso a forma del _Decamerone_, lo accusa +che _tante sue scellerate_ novelle scritte con altrettante _scellerate +parole_, servendo solo a demoralizzare e rendere ridicoli i più santi +vincoli della società, siano impossibili a leggersi, senza frutti +nocivi, da maritate e nubili, vedove e monache, e persino cortigiane. +Questi scrupoli che parrebbero curiosi nella Tullia, sono da ella +medesima spiegati, non essendo cosa nuova che ad una donna per +necessità o per altra mala ventura sua sia avvenuto di cadere in +errore del corpo suo e tuttavia si disconvenga non men forse a lei che +alle altre l'essere disoneste e sconcie nel parlare e nelle altre +cose; ed ella, contrariamente al Boccaccio, vuole scrivere per tutti, +il suo poema potrà essere dato in mano alla più pudica donzella senza +alcun pericolo, volendo con esso porre un debole argine a +quell'invadente corruttela che ogni dì spandeasi con maggior forza e +brutalità, e pur sempre per opera dei letterati ed anche degli +_umanisti_. L'idea della Tullia, se togliesi quella sfuriata contro +l'umanismo che proprio non aveva a che fare, non era cattiva e +sinceramente credette averla attuata col suo _Guerino_; dichiarandosi +di tutto debitrice a Dio solo "dal quale solo viene ogni bene e da cui +solo io riconosco questa gran grazia d'avermi in questa mia età non +ancor soverchiamente matura, ma giovenile e fresca, dato lume di +ridurmi col cuore a lui e di desiderare e operare quanto posso che il +medesimo facciano tutti gli altri così uomini e donne". Ma Dio non +aveva proprio nulla a che vedere col _Guerino_, ed è proprio il caso +di ripetere che quantunque il diavolo si vesta da frate, quattro dita +di coda gli spuntano sempre sotto la tonaca; infatti ciò che la Tullia +narra del cavaliere di Durazzo, di Brandisio e della figlia +dell'albergatore nel canto VIII [59], e di Pacifero innamorato di +Guerino nel canto X [60], non è roba atta a far mettere il poema +vicino al libro di devozione di una vergine o di una monaca. E pur +tale era lo scopo. + +In produzioni di uno stesso autore, apparse anche a distanza di molti +anni l'una dall'altra, ritrovasi sempre qualche analogia, qualche +difetto, alcun che di speciale, quasi direbbesi di proprio, che le +riavvicina e riunisce; nulla di ciò tra il _Guerino_ e le _Rime_, anzi +una succinta critica forse allontanerebbe molto l'uno dalle altre. +Quantunque non sia il caso ora di formare tale confronto ed esaminare +a fondo il _Guerino_, non possiamo esimerci dal notare come la +prefazione posta innanzi al poema ci abbia fatto triste impressione, +fino a crederla apocrifa per ragioni che crediamo buone od almeno +meritevoli di esame. Il Ranieri che pubblicò il poema nel 1560 dicendo +di averne curato l'edizione sul manoscritto originale _già da parecchi +anni da lui posseduto_, non fa parola dell'Aragona che era morta nel +1556, e si profonde solo in ampie ed ampollose proteste cercando di +formare una dedica alla quale, per essere di qualche valore, manca +solo un poco di senso comune. E quel _parecchi_, posto lì per indicare +un lasso di tempo non superiore ai tre anni è per lo meno superfluo: +nè più lungo spazio di tempo crederemmo possibile ammettere perchè è +abbastanza ragionevole il supporre che l'Aragona avesse sino alla +morte conservato presso di sè quel lavoro. Il ricordo ancora che i +libri e le carte andarono in mano di un modesto rigattiere, non è +privo di valore; se il manoscritto del _Guerino_ era tra la roba +acquistata da Francino Francini, uomo probabilmente ignorante e privo +di criterio letterario, la sorte del manoscritto era assicurata: +finiva in qualche bottega di droghiere o salumaio. Converrebbe adunque +credere che o il manoscritto fosse tra le carte devolute a Celio +figliuolo dell'Aragona o che la Tullia ne avesse fatto un dono al +Ranieri qualche anno prima; ma ancora queste due supposizioni +rasentano l'assurdo. Il testamento della Tullia che pure è tanto +minuzioso e preciso nei lasciti e legati, non accenna a carte ed altri +documenti spettanti al Celio; nè la Tullia poteva donare il +manoscritto al Ranieri o ad altri che a lui lo passassero, perchè dal +momento che ne aveva condotto a termine anche la prefazione, era certo +desiderio suo di darlo alle stampe, e per il nome che godeva e +l'appoggio dei letterati che facevanle corona non sarebbe stato +difficile trovare un tipografo che ne assumesse l'edizione. Se +dobbiamo pur credere alla dichiarazione della Tullia di avere composto +il poema "in età ancor giovenile e fresca", quando erasi decisa di +darsi a Dio, conviene di necessità ammettere che ella l'avesse scritto +in Siena poco appresso il suo matrimonio col Guicciardi, o in Firenze; +mai in Roma ove tornando per l'ultima volta nel 1547 non era più in +età giovenile e fresca, e l'essere ascritta nel ruolo delle cortigiane +pubbliche non era il migliore indizio dell'essersi data a Dio. Anche a +questa ipotesi si oppone una seria obbiezione. Era possibile +all'Aragona dare ad intendere agli eruditi, massime fiorentini, di +aver tratto il _Guerino_ da un romanzo in prosa spagnuolo? Pure ciò +afferma nella prefazione, e se il poema non corrisponde esattamente al +_Guerino_, in prosa, romanzo cavalieresco del ciclo della Tavola +Rotonda, è indiscutibile che da questo ne trasse in massima parte le +idee. Nessuno ignora la rinomanza che il _Guerino_ ebbe nei secoli XV +e XVI; all'epoca dell'Aragona ne erano già state fatte sei edizioni +[61], ed è certo sopra una di queste che fu condotta la riduzione in +rima. In conclusione non rifiutiamo al _Guerino_ la maternità +dell'Aragona, la sua differenza con le _Rime_ non è prova sufficiente +a porre dei dubbi; respingiamo però assolutamente quella prefazione +che non è, nè poteva essere della Tullia. + +Per la ristampa delle rime abbiamo usato l'edizione prima, Venezia +1547 (A) servendoci per le varianti delle edizioni di Venezia, 1549, +(B): ivi, 1560 (C): Napoli, 1593 (D): e delle _Rime_ raccolte dalla +Bergalli-Gozzi (E): le abbiamo fedelmente riprodotte, salvo allorchè +gli errori erano evidenti, respingendo allora in nota la lezione +originale; quando le varianti assumevano importanza assoluta, come per +i componimenti tratti dai codici vaticano magliabecchiano, abbiamo +stimato necessario riprodurre entrambe le lezioni avvertendo di +collocarle l'una a lato dell'altra. + + + +_Dalla R. Biblioteca Vallicelliana + +maggio 1891._ + +ENRICO CELANI + + +NOTE: + +[1] =Graf A.= _Atraverso il cinquecento_. Torino, Loescher, 1888, pag. + 215 e seg.--Nell'_Hermaphroditus_ del =Panormitano= (1471) + _(Quinque illustrium postarum_, =Antonii Panormitani=, etc. _lusus + in Venerem_, Parigi, 1791), la cortigiana non apparisce ancora, + come neppure ne è parola in =Giano Pannonio= (1472) _Poemata_, + Trajecti ad Rhenum, 1784. + +[2] "Avetemi inteso voi donne? Che alla barba di tutti i sodomiti io + voglio tenere colle donne, e dico che la donna è più pulita e + preziosa della carne sua che non è l'uomo; e dico, che se egli + tiene il contrario, egli mente per la gola" (=S. Bernardino=, + _Prediche volgari_, ed. =Bongi=, pag. 380). + +[3] Le opere fatte da lui circa la osservanza dei buoni costumi furono + santissime e mirabili, nè mai in Firenze fu tanta bontà e + religione quanta a tempo suo... la sodomia era spenta e + mortificata assai; le donne in gran parte lasciati gli abiti + disonesti e lascivi; i fanciulli quasi tutti lavati da molte + disonestà e ridutti ad uno vivere santo e costumato... portavano i + capelli corti e perseguitavano con sassi e villanie gli uomini + disonesti e giocatori e le donne di abiti troppo lascivi. + (=Guicciardini=, _Storia, fiorentina_, cap. XVII) + +[4] =Piccolomini A.= _Istituzione di tutta la vita, dell'uomo nato + nobile et in città libera_. Venezia, 1552. + +[5] =Garzoni T.= _La piazza universale di tutte le professioni del + mondo_. Venezia, 1587, discorso LXXIV, pag. 597. + +[6] =Garzoni T.= Op. Cit., discorso LXXV, pag 605. + +[7] Giovanni Burchkardt maestro di cerimonie di Alessandro VI narra + come l'ultimo d'ottobre 1501 cenarono nel palazzo apostolico, col + Valentino, cinquanta cortigiane, le quali dopo cena danzarono + ignude e diedero altre prove di valentia in presenza di Alessandro + VI e della Lucrezia Borgia. "In sero fecerunt cenam cum duce + Valentinense in camera sua, in palatio apostolico, quinquaginta + meretrices honeste cortegiane nuncupate, que post cenam + coreaverunt cum servitoribus et aliis ibidem existentibus, primo + in vestibus suis, denique nude. Post cenam posita fuerunt + candelabra communia mense in candelis ardentibus per terram, et + projecte ante candelabra per terram castanee quas meretrices ipse + super manibus et pedibus; unde, candelabra pertranseuntes, + colligebant, Papa, duce et D. Lucretia sorore sua presentibus et + aspicientibus. Tandem exposita dona ultima, diploides de serico, + paria caligarum; bireta, et alia pro illis qui pluries dictas + meretrices carnaliter agnoscerent; que fuerunt ibidem in aula + publice carnaliter tractate arbitrio praesentium, dona distributa + victoribus". _Diarium sive rerum urbanorum commentarii_, Parisiis, + 1883-1885, tom. II, pag. 443, tom. III, pag. 167). + +[8] =Armellini M_.= Un censimento della città di Roma sotto il + pontificato di Leone X tratto da un codice inedito dell'Archivio + Vaticano_. Roma. Befani, 1887. + +[9] Cfr. =Bandello=, _Novelle_, parte III, nov. XLII; =Valery=, + _Curiosités et anecdotes italiennes_, Paris, 1842; =Giovio P.=, + _De piscibus romanis_, cap V; =Forcella V.=, _Iscrizioni delle + chiese di Roma_, Roma, 1878. Per l'epitafio che dicesi posto sulla + sua tomba crediamo siasi roppo facilmente accettata la tradizione + che fosse in S. Gregorio; oltre la stranezza della lapide che + certo non faceva bella figura in una chiesa, è oramai accertato + che se pure l'epitafio fu composto non fu mai elevato sulla tomba + dell'Imperia. + + Di lei scrive il Bandello (op. cit, nov. XLIII): "Tra gli altri + che quella (Imperia) sommamente amarono fu il signor Angelo del + Bufalo, uomo della persona valente, umano, gentile e ricchissimo. + Egli molti anni in suo poter la tenne, e fu da lei + ferventissimamente amato, come la fine di lei dimostrò. E perciò + che egli è molto liberale e cortese, tenne quella in una casa + onoratissimamente apparata con molti servidori, uomini e donne, + che al servizio di quella continovamente attendevano. Era la casa + apparata e in modo del tutto provvista, che qualunque straniero in + quella entrava, veduto l'apparato ed ordine de' servidori, credeva + che ivi una principessa abitasse. Era tra l'altre cose una sala e + una camera sì pomposamente adornate, che altro non v'era che + velluti e broccati, e per terra finissimi tappeti. Nel camerino, + ov'ella si riduceva, quand'era da qualche gran personaggio + visitata, erano i paramenti che le mura coprivano, tutti di drappi + d'oro, riccio sovra riccio, con molti belli e vaghi colori. Eravi + poi una cornice tutta messa a oro ed azzurro oltremarino, + maestrevolmente fatto, sovra la quale erano bellissimi vasi di + varie e preziose materie formati, con pietre alabastrine, di + porfido, di serpentino e mille altre specie. Vedevansi poi attorno + molti cofani e forzieri riccamente intagliati, e tali che tutti + erano di grandissimo prezzo. Si vedeva poi nel mezzo un tavolino, + il più bello del mondo, coverto di velluto verde. Quivi sempre era + o liuto o cetra con libri di musica, ed altri istromenti musici. + V'erano poi parecchi libretti volgari e latini riccamente + adornati. Ella non mezzanamente si dilettava delle rime volgari, + essendole stato in ciò esortatore, e come maestro il nostro + piacevolissimo messer Domenico Campana detto _Strascino_; e già + tanto di profitto fatto ci aveva che ella non insoavemente + componeva qualche sonetto o madrigale". Ed a proposito del celebre + camerino seguita narrando come essendo andato a farle visita + l'ambasciatore di Spagna, e avendo bisogno di sputare, trovò che + il luogo meno improprio a ciò fare era il viso del servitore che + gli stava alle spalle. + +[10] =Cugnoni G.= _Agostino Chigi il Magnifico_, Livorno, Vigo, 1879. + +[11] =Aretino P.= _Ragionamento fra il Zoppino fatto frate e Ludovico + puttaniere_, Cosmopoli, 1660, pag. 442. + +[12] E poeti e letterati non isdegnavano la compagnia della cortigiana + (=Burchkardt=. _Diarium_ etc., ediz. cit. tom. III, pag. 209); + Marco Bracci in una lettera ad Ugolino Grifoni segretario di + Cosimo I scrive nel novembre 1557 che giunto in Perugia il + cardinale Caraffa nipote di Paolo IV e il cardinal Vitelli "dopo + cena pubblicamente fece andare in palazo tutte le putane che a + quelli tempi se trovavano in Perugia quale furono in tutte + quattordici; e presene per sè una e una per el cardinale Vitello + el resto acomodoli a la sua famiglia. (=Fabretti=, _La + prostituzione in Perugia nei secoli XIV e XV_, Torino, 1885, pag. + 46). + +[13] =Graf A.= op. cit., pag. 350. + +[14] _Theatro delle donne letterate_, pag. 296. + +[15] _Istoria della volgar poesia_, vol. IV, pag. 67. + +[16] _Storia e ragione d'ogni poesia_, vol. II, pag. 235. + +[17] _Gli scrittori d'Italia_, vol. I, par. I. + +[18] _Gli scrittori del regno di Napoli_, tomo III, parte I. + +[19] Il Vigo pubblicava nel 1885 per nozze Grassi-Rinaldi il sonetto + della Tullia all'Ochino (nella nostra edizione a pag. 39), e nella + breve prefazione la dice napoletana. + +[20] Presso il =Mazzuchelli=, loc. cit. + +[21] _Dell'infinità d'amore_di =Tullia Aragona= edito dal + =Canestrini=, Milano, 1867. + +[22] _Bibliografia romana_, Roma, Botta, 1880, vol. I, pag. 13. + +[23] Vedi a pag. 189, versi 27 e seg. + +[24] La _Jole_ dell'egloga del Muzio è la Giulia ferrarese, anch'essa + etèra famosa e della quale il =Domenichi= (_Facezie, motti e + burle_, Venezia, 1558, pag. 28) ricorda un motto arguto e mordace. + Papa Leone X aveva fatto aprire una nuova strada in Roma + lastricata dai tributi che le puttane pagavano, nella quale + scontrando la Giulia ferrarese una gentildonna l'urtò un poco. + Allora la gentildonna adirata cominciò a dirle villania. Rispose + la Giulia: "Madonna, perdonatemi, ch'io so bene che voi avete più + ragione in questa via che non ho io". Nel citato censimento di + Roma (pag. 42) ella apparisce come abitante nel rione Campo + Marzio, in una casa sotto la parrocchia di S. Trifone di proprietà + dell'Ordine Agostiniano. + +[25] Lo Zilioli che fu il più diffuso biografo dell'Aragonese le + assegna per padre Pietro Tagliavia, di Aragona, arcivescovo di + Palermo e cardinale di Santa Chiesa; e tale versione venne accolta + dal Mazzuchelli, dal Tiraboschi, dal Cinguenè e dal Camerini. Ora + nè quando il Muzio scrisse l'egloga alla Tullia nè quando + l'Aretino nel dialogo tra il Zoppino e Ludovico, dialogo scritto + certo prima del 1539, dice _cardinale_ l'amante della Giulia + ferrarese, il Tagliavia era stato assunto alla porpora. Lo fu solo + sotto Giulio III l'anno 1553; in tal guisa viene esonerato di sua + paternità poco lodevole. Escluso costui, l'unico cardinale che + cronologicamente può dirsi padre della Tullia è Luigi d'Aragona, + ascritto al sacro Collegio da Alessandro VI nel 1493, promulgato + solo nel 1497. Nato in Napoli nel 1474 morì in Roma l'anno 1519 e + fu tumulato nella chiesa di S. Maria sopra Minerva, ove vedesi + tuttora il suo sepolcro con iscrizione fattagli fare dal cardinale + Franciotto Orsini suo esecutore testamentario. + +[26] =Biagi G.= _Un'etèra romana, Tullia d'Aragona_. (_Nuova + Antologia_. Serie III, vol. IV, 16 agosto 1886) + +[27] Dice il Muzio: + + Visse in tenera etate presso a l'onde + del più bel fiume che Toscana onori. + + (_Sonetto I_, v. 12-13, pag. 69). + +[28] =Aretino P.= _Ragionamenti_. loc. cit. + +[29] =Zilioli=, in =Mazzucchelli=, loc. cit. Molto diverso è però il + ritratto che ne fa il Giraldi, e dall'odio che palesa parlando + della Tullia fa se non credere, almeno dubitare che invano abbia + picchiato alla porta della bella cortigiana. "Non è alcuno di voi, + per quanto io stimo, _egli dice_, il quale non habbia conosciuto + Nana, così detta non perchè ella sia piccola della persona, ma per + mostrare la sua sconvenevole et non proportionata grandezza, con + voce di contrario sentimento. Questa di casa Aragona si fa + chiamare quantunque io intenda che di madre vilissima e di quella + medesima vita che ella è in alcune paludi sie nata senza che la + madre le habbia mai saputo dire chi suo padre si fosse. Venuta + adunque nella nostra città, ove hora le pari a lei, per lo mal + costume del nostro secolo, sono in più abondanza che non si + converrebbe, si diè a fare guadagno di sè disonestamente, + allettando i giovani con quegli adombrati colori di virtù, di che + innanzi dicemmo. Et non pure traheva costei a sè i giovani con + simili arti, i quali per lo più sono di poca levatura, ma così + toglieva ella il senno ad alcuni huomini maturi e scientiati, che + col promettere loro di lasciarli godere di lei, qualunque volta + danzassero mentre ella toccava il leuto, facevano scalzi la + resina, o la pavana, o quale altra sorta di ballo più l'era grato + et poscia beffandoli li lasciava del promesso scherniti. + (_Ecatommiti_, nov. VII). + +[30] _Passione d'amore di mastro Pasquino per la partita della signora + Tullia e martello di amore delle povere cortigiane di Roma con le + allegrezze delle bolognesi._(=Tiraboschi=, Stor. letter. ital. + vol. VII, pag. 1172). Di pasquinate alla Tullia o nelle quali ella + sia mentovata non ci consta che il _Trionfo della lussuria di + mastro Pasquino_stampato nel 1537, ove però è ricordata la Tullia + solo come molto _favorita_. Il Biagi ricorda ancora lo sconcio + sonetto: "_Mentre alla Tullia la madre ragiona_" firmato F. C. che + conservasi in due codici Magliabecchiani. + +[31] =Biagi G.= op. cit. + +[32] "Considerando gli infrascritti cavalieri la virtù solamente esser + quella che concede immortalità ad ogni animo generoso, liberandolo + con la eterna fama da ogni oblivion che ne la labile e caduca + memoria de li uomini aver loco possa, e che quella da ciascuno + meritamente deve esser amata, reverita ed a quel sommo grado che + per le umane forze sia possibile esaltata e tanto più quanto ella + in persona si ritruovi di ogni altra grazia, e dono di fortuna e + natura dotata; per tanto come veri fautori ed amatori di quella e + per la verità della quale ogni nobil core deve sempre prender la + protezione, e, quando in parte alcuna celarsi e occulta restarsi + la veda, produrla in luce e qual chiaro sole farla a tutti + risplendere ed apparire: non da alcuna altra passione o fine mossi + ed indotti, si offeriscono non pregiudicando alle onorate leggi de + la militar disciplina, a tutto il mondo, per un giorno + valorosamente sostenere che la loro signora e padrona la Ill.ma + S.ra Tullia de Aragonia per le infinite virtù quali in lei + risplendono è quella che più merita che tutte le altre donne de la + preterita, presente e futura etate; ed acciò che qualunque, de la + sua immortal gloria invidioso, diversamente o parlasse o sentisse, + possa presto certificarsi e risolversi; declarono detto + sostenimento, doversi intendere totalmente secondo l'ordine de + torniamenti de li antiqui e gloriosi cavalieri; e così gli + inestimabili meriti de la prefata signora, se pure non fussino a + sufficenza noti e chiari, secondo il dovere si manifesteranno a lo + ardire e valor de li suoi servitori, similmente per tale occasione + più celebri e palesi saranno, onde ciascuno poi non dubitano che + confessare sarà costretto, sì come a loro non ritrovarsi cavalier + di virtù superiori, così a la prefata signora pari o simile non + esser mai stata o potere essere nei secoli futuri". I sostenitori + del valore della Tullia erano Paolo Emilio Orsini, Accursio + Mattei, Brunoro Neccia, Alberto Rippe, Marco da Urbino, e Bernardo + Rinuccini. + +[33] Il Muzio nell'egloga VI del IV libro intitolata _Argia_, dice che + la Penelope ebbe per patria + + l'orribil Adria e que' secreti stagni + che le palustri lor superbe canne + cercan di pareggiar ai nostri allori. + Là per quelle contrade umide e salse + a la dolce e vezzosa fanciulletta + i lascivi delfin festosi giri + tessean saltando intorno; a la sua culla + le Nereidi portavano e i Tritoni + conche da i marin liti e fresche perle. + + E più sotto lo stesso Muzio ci fa sapere come da Venezia muovesse + con la madre e la Tullia per Ferrara. + + Indi pargoleggiar su per le rive + fu vista un tempo del gran re de' fiumi; + poi come la guidava il suo destino + varcati d'Apennino i duri gioghi + tenne lunga stagione adorni e lieti + i poggi d'Arbia e le campagne d'Arno. + + La sorella della Tullia morì di 13 anni ed 11 mesi nel febbraio + del 1549 e fu sepolta nella chiesa di S. Agostino, innanzi + all'altar maggiore. L'iscrizione sepolcrale è riportata dal + =Galletti= e dal =Forcella=; in essa è chiamata Penelope + =Aragona=, quasi la Giulia ferrarese per essere un tempo stata + l'amante di un cardinale di casa Aragona avesse il diritto di + chiamare Aragonesi anche i figliuoli nati parecchi lustri dopo che + il buon cardinale aveva reso l'anima a Dio. + +[34] Riportiamo per brevità solamente il brano della lettera alla + Isabella d'Este che più particolarmente riguarda la Tullia. "V. + Ecc. intenderà come gli è sorta in questa terra una gentil + cortegiana di Roma, nominata la S.ra Tullia la quale è venuta per + istare qui qualche mese per quanto s'intende. Questa è molto + gentile, discreta, accorta et di ottimi et divini costumi dotata; + sa cantare al libro ogni motetto et canzone, per rasone di canto + figurato; ne li discorsi del suo parlare è unica, et tanto + accomodatamente si porta che non c'è homo nè donna in questa terra + che la paregi, anchora che la Ill.ma S.ra Marchesa di Pescara sia + ecc.ma, la quale è qui, come sa V. Ecc. Mostra costei sapere de + ogni cosa, et parla pur sieco di che materia te aggrada. Sempre ha + piena la casa di virtuosi et sempre si puol visitarla, et è riccha + de denari, zoie, colanne, anella et altre cose notabile, et in + fine è ben accomodata in ogni cosa . . . . . (_Un'avventura di + Tullia d'Aragona_, nella _Rivista storica mantovana_, vol. I, + fasc. 1-2, 1885) + +[35] Anno Domini M.D.XLIII indictione secunda die vero martis VIII + mensis Ianuarii Silvester olim . . . . . de Guicciardis + ferrariensis contraxit matrimonium cum D. Tullia Palmeria de + Aragonia per verba de presenti et anuli dationem et receptionem + respective in forma iuris et sacrorum canonum et omni meliori + modo, etc. Rogantes, etc. Actum Senis.--Ego Sigismundus Mannius + Ugolinius notarius rogatus. (_R. Archivio di Stato in Siena, + Scritture concistoriali_, ad annum). + +[36] 1544 Die dicto (5 februarii) de sero. + + Hieronymus de Ballatis _Prior_ + D. Achilles Orlandinus + Conterius de Sansedoniis + Franciscus Arengherius + + . . . . . et deliberaverunt declarare et declaraverunt D. Tulliam + de Aragona Sen. habitantem, non esse comprehensam in statuto + meretricium, dantes licentiam omnibus et quibuscumque personis + locandi domos dicte domine Tullie, et absque aliqua pena, et + mandaverunt fieri decretum dicte declarationis et licentie in + forma. Et fuit factum infrascripti tenoris: + + Spectatissimi Domini Executores Generalis Gabelle Magnifici + Comunis Sen., convocati et congregati solemniter, etc., audito + pluries Domino Aurelio Manno Ugolino procuratore et eo nomine + Nobilis domine Tullie filie quondam Constantii de Palmeriis de + Aragona et uxoris domini Silvestri de Guicciardis ferrariensis, + producente eius mandatum manu Ser Sigismundi Manni notarii, etc., + exponente qualiter praefata Domina Tullia ob novam compilationem + Statutorum Reipublicae Sen., a nonnullis videlicet indebite et + iniuste reputatur et diffamatur, eidem non licuisse nec licere + deferre nec portare vestes et alia ornamenta muliebra que licite + sunt et conveniunt personis honestis et nobilibus, et commorari et + habitare in locis civitatis in quibus licitum est habitare omnibus + personis honestis et nobilibus; et quia rei veritas est, quod + praefata D. Tullia ducet vitam honestissimam et propterea ea que + supradicta sunt sibi non debent quoque modo esse prohibita, + producente ad iustificationem predictum processum in Curia Domini + Capitanei Iustitie Civitatis Sen., manu ser Lactantii Lucarini + notarii publici Sen., nec non decretum magnificorum D. Secretorum + Officialium Balie manu Ser Alexandri Boninsegni Notarii publici + Sen., et petente in, de ut super predictis de opportuno iuris + remedio providero et pro iustitia consulente indemnitati prefate + Domine Tullie, servatis servandis, omni meliori modo; + + Habita plena notitia et clara informatione de omnibus supra + narratis de vita, moribus et honestate et qualitate dicte Domine + Tullie, visu processu predicto et summa inde lata, testibus in eo + examinatis decreto predicto, et omnibus denique visis, auditis et + consideratis que videnda et consideranda erant, vigore + auctoritatis eisdem concesse a Statutis Reipublicae Sen., servatis + servandis et omni meliori modo, etc., Solemniter deliberaverunt + prefatam D. Tulliam minime comprehendi in Statuto de meretricibus + et questus sui corporis facentibus desponente, sibique licuisse et + licere commorare et habitare in quibuscumque locis civitatis ad + suum libitum, et vestes ac habitum deferre prout et sicut et in + omnibus et per omnia licuit et licet personis et mulieribus + honestis et nobilibus, et ita sibi licentiam et facultatem + concesserunt, mandantes de predictis sibi publicum fieri decretum, + et illud inviolabiliter osservari a quibuscumque personis tam + publicis quam privatis sub pena comminationis arbitri quibuscumque + in contrarium non obstantibus, et omni meliori modo, rebus tamen + stantibus pro ut stant et non aliter nec alio modo. (_Archivio di + Stato in Siena, Buste degli esecutori di Gabella, 1544 gennaio I, + 1545 giugno 30, c. 12-13_). + +[37] Die 23 augusti (1544). + + Operta la cassa fu retrovata una politia et acusa del tenore + susseguente, cioè: + + _La Signora Tullia de Aragona per la pascha di Spirito Santo + portò la sbernia contro li Statuti. + + Ottaviano Tondi, Horatio Pecci, Il Signor Gaspare servitore del + Signor D. Giovanni._ + + Vide in filo processum agitatum super vita causa ex quo apparet + de sententia per quam fuit declaratum sibi licere portare + sberniam istantibus omnibus, etc., (_R. Archivio di Stato in + Siena, Decreti, polizze, ecc. del Capitano di Giustizia del 1544, + luglio-dicembre, c. 53_). + + I documenti da noi riportati a pag. XXXI-XXXVI furono rinvenuti + nell'Archivio di Stato di Siena dal compianto Luciano Banchi. + +[38] =Pecci G. A.= _Continuazione delle memorie storico-critiche della + città di Siena fino all'anno M.D.LII._Siena, Bindi, 1758, vol. + III, pag. 143. + +[39] Sonetto XXXVI. + +[40] =Biagi G.= op. cit.--=Bongi S.= _Il velo giallo di Tullia + d'Aragona_. Estratto dalla _Rivista critica della letteratura + italiana_, anno III, n. 3, marzo 1886. + +[41] "Le meretrici non possino portare vesti di drappo e seta d'alcuna + ragione, ma sibbene quante gioie e quanto oro e argento esse + vorranno, et sia tenuta portare un velo, o vero sciugatoio o + fazzoletto o altra peza in capo che habbi una lista larga un dito + d'oro o di seta o d'altra materia gialla e in luogo che ella possa + essere veduta da ciascuno; et tal segno debbia portare a fine che + elle sien conosciute dalle donne da bene e di honesta vita, sotto + pena se la ne mancheranno di scudi dieci in oro di oro di sole per + ciascheduna volta che le trasgrediranno e sian sottoposte al + Magistrato delli spettabili Otto di Balìa, alli spettabili + Conservatori di Legge, et alli Offitiali dell'Honestà intra li + quali magistrati habbi luogo la preventione da distribuirsi come + l'altre pene che di sotto si dichiareranno. (=Contini=. + _Legislazione toscana_, vol. I, pag. 332). + +[42] Edita dal =Bongi=, op. cit., ed ancora dal =Biagi=. + +[43] Archivio di Stato in Firenze. Luogotenenti e Consiglieri di S. E. + il Duca di Firenze. Deliberazioni, _ad annum_. + +[44] "La S.ra Tulja d'Araona a fronte alle dette dee dar per sua tassa + imposta come di sopra S. 40--4". Archivio di Stato in Roma, + _Fabbriche camerali_. + +[45] Il testamento fu rinvenuto nell'Archivio di Stato di Roma + dall'archivista Cav. Costantino Corvisieri.--"Del 1556 a dì 2 de + marzo. Al nome di Dio, &. Io Tullia de aragona sana per gratia di + Dio de mente et intelletto benchè inferma del corpo volendo + disporre dei miei beni acciò che doppo morte mia non ne nasca ad + alcuno lite o scandalo, ordino et faccio il mio ultimo testamento + et mia ultima volontà in questo modo che seguita, cioè: In prima + racomando l'anima mia all'altissimo Dio et alla sua gloriosa Madre + Vergine Maria et a tutta la corte del cielo. Lasso alla Lucretia + mia creata moglie di Matteo hoste questo fornimento di camera cioè + queste spalliere verde et questo letto ove io ora giaccio con suoi + matarazzi, lenzuoli para uno et una coperta, fuorchè lo sparviere, + et più una vesta di rascia negra usata aperta denanzi; + + Item un roverso rosso nuovo, cioè una sottana de roverso, una saia + biancha listata de pagonazo et una lionata, una montatura a la + romana, cioè panno listato et lenzolo, dieci scudi d'oro et sia + pagata del vino che io ho havuto da lei; + + Item lasso alla putta Christofora mia serva sia vestita di panno + ordinario negro et datole dieci scudi d'oro; item lasso alle + povere orfanelle cinque scudi d'oro; item lasso alle monache + convertite quella parte chelli viene in rigore della bolla; item + lasso alla compagnia del crocifisso un paramento di taffetà negro + leggiero semplice. + + Item lasso a Santo Agostino un mezo scudo di cera ogni anno per + ardere il dì de' morti a la mia sepoltura la quale se non serrà + arsa alla mia sepoltura da i frati non sia obligato l'herede a + darla più. Item lasso che ogni anno si dia mezo scudo per far dir + la messa di San Gregorio per l'anima mia. Item lasso a mastro + Panuntio medico una veste di rascia negra da medico che gli sia + fatta nuova. + + Item in tutti gli altri miei beni et in tutte le mie ragioni et + attioni tanto presenti come d'avenire dovunque siano o saranno io + instituisco e faccio e con la mia propria bocca nomino Celio che è + in protettione de Messer Pietro Cioccha scalco del cardinale + Cornaro, istituisco dicio et faccio detto Celio herede universale + al quale lascio tutti i miei beni ragioni et attioni per ragione + et causa de universale institutione con patto et conditione che + detti miei beni siano venduti et fattone dinari siano posti in + luogo chelli fructino nè possi disporre Celio nè altri della + principal somma di detti dinari sinchè detto herede non sia + all'età di anni venticinque, ma dell'entrata senne nutrisca et + serva per impa[ra] re littere et altre virtù. Et se detto herede + (che Dio non voglia) mancasse inanzi all'età di venticinque lascio + et substituisco herede in vita sua Messer Pietro Chiocca suo + protettore con condittione che ogni anno dia dieci scudi a una + povera orfana da maritarsi, il restante senne serva messer Pietro + per i suoi alimenti et dopo la morte di messer Pietro Chiocca si + stribuisca ogni cosa ad opere pie et queste debbiano essere le mie + ultime volontà, et mio ultimo testamento li quali voglio che + vaglino in virtù et forza di testamento et ultime volontà et se in + tal modo per alcun rispetto non potesse valere, voglio che vaglia + in virtù et forza di codicillo et di donatione infra vivi o per + causa di morte et in quel meglior modo che di ragione può e potrà + valere e sostenersi. Et per essere io impedita ho fatto scrivere + questo da persona a me fedele et io l'ho sottoscritto di mia + propria mano in fede della verità questo dì 2° di marzo 1556. + + Item lasso di essere sepelita in Santo Agostino e nella sepoltura + di mia madre et mia et alle mie esequie non voglio altro che i + frati di Santo Agostino et la compagnia del Crocifisso della quale + io sonno, et sia sepulta a ventiquattro hore senza cerimonie, + semplicemente. + + Et lasso et instituisco con ogni miglior modo et forma che fare et + instituire se puote esecutori di questo mio testamento il + Reverendo vescovo di Tolone e Messer Mario Fregapane, i quali + supplico per l'amor de Dio et per la fede che ho in loro signorie + che vogliano doppo la mia morte fare eseguire a puntino queste mie + ultime volontà per magior dechiaratione della quale io come di + sopra ho detto mi sottoscrivo di mia propia mano. + + Io Tullia Aragona affermo quanto sopra et instituisco herede + universale Celio come di sopra ho detto. _A tergo autem_, ecc + L'entroacluso è il testamento di me Tullia Aragona il quale ho + sottoscritto de mia propria mano et ligatolo con el filo et + sigillatolo sopra esso filo il quale consegno a M. Virgilio + Grandinelli notario pubblico presenti li testimonii sottoscritti + da me rogati et non voglio sia aperto se non doppo la morte mia, + et in fede di ciò mi sottoscrivo di mia propria mano. Io Tullia + Aragona manu propria. _Quorum testium etc. (Archivio di Stato in + Roma, Not. A. C. vol. 6298, num. 69)_. + + +[46] Il malevolo Giraldi scriveva di lei che aveva il viso non bello + nè piacevole "il quale oltre la bocca larga et le labbra sottili + era disordinato da un naso lungo, gibbuto et nella estrema parte + grosso et atto a porre sommo difetto in ogni bella faccia s'egli + tra le guancie vi fosse posto. (_Ecatommiti_, loc. cit.) + +[47] In una lettera datata di Venezia li 6 giugno 1537 e scritta allo + Speroni esaltandogli il suo _Dialogo_egli diceva: La Tullia ha + guadagnato un tesoro che per sempre spenderlo mai non iscemerà, e + l'impudicitia sua per sì fatto onore può meritamente essere + invidiata dalle più pudiche e dalle più fortunate. + +[48] Nella commedia del Razzi intitolata la _Balia_(Firenze 1560) in + fine della scena VII dell'atto III leggesi: + + LIVIO (_padrone_). Io non conobbi mai giovane di più alto animo + di lei e di più elevato spirito + + BROZZI (_famiglio_). O degli uomini inferma e instabil mente! Pur + ora la chiamaste puttana e femmina di mondo, ed ora per contrario + dite tanto ben di lei? + + LIVIO. Sarebbe forse la prima nobile e d'animo grande che è stata + puttana? Che è stata la Tullia d'Aragona, Isabella di Luna e + altre? + + Anche il Lasca che pure si atteggia, benchè un po' tardi, ad + amante della Tullia, nel XXII madrigale lagnandosi che la sua + donna, anch'essa cortigiana + + lodata ancor non sia + con dolce stile e soave armonia, + + dice che + + celebrar si sente ognora + con gloria alta e divina + e Tullia e Totta e Fioretta e Nannina + che, bench'elle sieno oggi al mondo rare, + non si ponno agguagliare + alla Cecca gentil che m'innamora. + +[49] Noli discedere a muliere sensata et bona, quam sortitus es in + timore Domini: gratia enim verecundiae illius super aurum. + (_Eccl_. VII, 21). + +[50] =Cereseto G. B.= _Storia della poesia in Italia_. Milano, + Silvestri, 1857, vol. I. + +[51] =Aretino P.= _Ragionamenti_. Cosmopoli, 1660, parte I, giornata + III.--=Graf A.= op. cit. pag 19 e seg. + +[52] Il Domenichini nelle sue _Facetie, etc._pag. 32, ricorda una + disputa che alcuni cortigiani ebbero in casa dell'Aragona sui + pregi del Petrarca. + +[53] Vedi nota a pag. 29. + +[54] Per i riscontri usiamo delle _Rime di _=F. Petrarca=_con + l'interpretazione di _=G. Leopardi =_e con note inedite di _=F. + Ambrosoli=. Firenze, Barbèra, 1879. + +[55] Questo dialogo fu edito in Venezia dal Giolito nel 1547 in-8 e + ristampato a Milano nel 1864 dal Daelli nella sua _Biblioteca + rara_con prefazione di Eugenio Camerini (Carlo Téoli). + +[56] _Il Meschino e il Guerino_. Poema. In Venezia, per Gio. Battista + Melchior Sessa, 1560, in-4. + +[57] =Crescimbeni=, op. cit., vol. I, c. 341. + +[58] =Gordon di Percel.= _Biblioth. des Romans_, tom. II, pag. + 193.--=Crescimbeni=, op. cit., vol. I, carte 331.--=Fontanini G.= + _Dell'eloquenza italiana_, lib. I, cap. XXVI.--=Zambrini F.= _Le + opere volgari a stampa dei secoli XIII e XIV ecc._Bologna, + Zanichelli, 1878.--=Melzi=. _Bibliografia dei romanzi di + cavalleria in versi e in prosa italiani_.__Milano, Daelli, 1865. + +[59] Produciamo a saggio del nostro asserto due sole ottave: + + Ma de l'ostier l'innamorata figlia + non potendo frenar l'accesa voglia, + ch'ognun dorma per casa il tempo piglia + e poi d'ogni timor lieta si spoglia: + disiando il camin di molte miglia, + non pensa che 'l Meschin se ne distoglia: + ponglisi a canto ignuda, e gli si accosta + nè fu pari a la voglia la risposta. + + Sveglia messer Brandisio, e fagli offerta + de la da lui già ricusata preda, + de la qual poi che 'l francioso s'accerta + non sa s'ancor ben chiaramente creda + s'ei non esce a battaglia più aperta + dicendo: E basta che mi si conceda, + ridendo seco, e franco s'appresenta + di sorta tal che la mandò contenta. + +[60] Mentre il Meschino è condotto alla corte di Pacifero le guide + ammirandone il femmineo volto gli chieggono se egli sia uomo o + donna: inteso essere uomo gli manifestano l'uso del paese, che + ricordava quello di Sodoma. Il Meschino si sdegna, e vorrebbe non + entrare in tal corte, ma il re gli fa promettere che sarebbe + rispettato, e l'accolse benignamente con ogni onore. + + E poi la sera volse ch'egli andasse + a cena seco e fu sopra un tappeto + disteso in terra, e tal fu la sua asse; + ma quel lussurioso ed indiscreto + senza aspettar che più 'l Meschin cenasse, + per mano il piglia e con atto inquieto + lo sfrenato desir gli fa palese + onde 'l Meschin di collera s'accese. + + Rinchiuso in prigione per non aver voluto soddisfare Pacifero, + vien salvato dalla figliuola del re, che innamoratasi di lui va + continuamente a trovarlo ove spesso + + . . . . . abbraccia al Meschin suo la gola + ma ben che freddamente fosse centa + da lui nel mezzo con le braccia, fece + quel che stimar si può, ma dir non lece. + + E dopo due sole altre ottave l'innamorata donzella apparisce + gravida. + +[61] Cf. =Rajna P=. _Ricerche intorno ai Reali di Francia_. Bologna, + Romagnoli, 1872.--Il Zambrini e il Melzi citano le edizioni del + _Guerino_ nell'ordine seguente: Venezia 1473, Bologna 1475, Venezia + 1477, ivi 1480, Milano 1480, ivi 1482. L'Aragona ignorava forse + l'autore di esso che il Rajna afferma essere Maestro Andrea de' + Magnabotti da Barberino di Valdelsa maestro di canto. + + + + + +RIME DI TULLIA D'ARAGONA + + +A DONNA ELEONORA DI TOLEDO +DUCHESSA DI FIRENZE + +*** + + +TULLIA D'ARAGONA + + +Io so bene nobilissima e virtuosissima Signora Duchessa, che quanto la +bassezza della condizion mia è men degna della altezza di quella di +V. Eccell. tanto la rozzezza de' componimenti miei è minore dello +ingegno e giudicio suo; e per questa cagione, sono stata in dubbio +gran tempo se io dovessi indirizzare a così grande e così onorato nome +quanto è quello di V. Eccell., così picciola e così ignobile fatica, +come è quella de' sonetti composti da me più tosto per fuggir l'ozio +molte volte, o per non parer scortese a quelli che i loro mi aveano +indirizzati, che per credenza di doverne acquistar fama o pregio +alcuno appresso le genti. Ma desiderando io di mostrare in qualche +modo qualche parte della devotissima servitù mia verso V. Eccell. per +gli obblighi che le ho molti e grandissimi sì a lei, e sì a quella +dello invitto e gloriosissimo consorte suo, presi ardimento, e mi +risolsi finalmente di non mancare a me medesima, ricordandomi che i +componimenti di tutti gli scrittori hanno in tutte le lingue, e +massimamente quegli de' poeti, avuto sempre cotal grazia e preminenza, +che niuno quantunque grande, non solo non gli ha rifiutati mai, ma +sempre tenuti carissimi. Perchè io ancorchè, come ho detto, conosca +benissimo così l'altezza dello stato suo, come la bassezza della +condizione mia, presento umilmente con devotissimo cuore queste mie +poche, basse e picciole fatiche, alle moltissime, grandissime e +altissime virtù di lei, pregandola con tutto l'animo non al dono +voglia nè a chi dona, ma a sè medesima riguardare. + + + + + I. -- Al Duca di Firenze + + Se gli antichi pastor di rose e fiori + sparsero i tempii, e vaporar gli altari + d'incenso a Pan, sol perchè dolci e cari + avea fatto a le Ninfe i loro amori: + + quai fior degg'io Signor, quai deggio odori, + sparger al nome vostro, che sian pari + a i merti vostri, e tante, e così rari, + ch'ognor spargete in me grazie e favori? + + Nessun per certo tempio, altare, o dono + trovar si può di così gran valore, + ch'a vostra alta bontà sia pregio eguale. + + Sia dunque il petto vostro, u' tutte sono + le virtù, tempio; altare, il saggio core; + Vittima, l'alma mia, se tanto vale. + + [V. 7 B. pari.; D. cari.] + + + + II. -- Allo stesso + _(Cod. Magliabecchiano, II, I, IV)._ + + Se gli antichi pastor di rose e fiori + sparsero i tempii, e vaporar gl'altari + di maschi incensi a Vener, poichè cari + fece e dolci alle Ninfe i loro amori: + + a voi, che sceso dai più nobil cori + degl'angiol sete, e ch'ai desiri miei cari + rendete i favor, quai più rari + fiori offrirò io? quai grati odori? + + Veramente non tempio, altare, o dono + trovar si può di tal pregio e valore, + ch'a vostra cortesia sia merto uguale; + + fuor che fia 'l petto vostro il tempio, u' sono + alti pensieri; e 'l saggio vostro core + fia altar; vittima, l'alma mia immortale, + + [V. 6. Nel mss. leggesi: _miei o cari_.] + + + III. -- Allo stesso + + Signor, pregio e onor di questa etade, + cui tutte le virtù compagne fersi, + che con tante bell'opre e sì diversi + effetti gite al ciel per mille strade: + + quai fien, che possan mai tante, e si rade + doti vostre cantar prose, nè versi? + In voi solo (e son parca) può vedersi + giunta a sommo valor, somma bontade. + + Voi saggio, voi clemente, voi cortese; + onde nel primo fior de' più verd'anni + vi fu dato da Dio sì grande impero, + + per ristorar tutti gli andati danni: + e, con potere eguale al bel pensero, + por sempiterno fine a tante offese. + + [V. 7 B. sol, - 13 pensiero.] + + + + IV. -- Allo stesso + + Signor d'ogni valor più d'altro adorno: + Duce fra tutti i Duci altero e solo: + Cosmo, di cui dall'uno all'altro polo, + e donde parte, e donde torna il giorno, + + non vede pari il sol girando intorno: + me, che quanto più so v'onoro, e colo, + prendete in grado, e scemate il gran duolo + de l'altrui ingiusto oltraggio, e indegno scorno. + + Nè vi dispiaccia, ch'el mio oscuro e vile + cantar, cerchi talor d'acquistar fama + a voi più ch'altro chiaro, e più gentile; + + non guardate Signor, quanto lo stile + vi toglie (ohimè) ma quel che darvi brama + il cor, ch'a vostra altezza inchina umile. + + [V. 9 D. scuro.] + + + V. -- Allo stesso + + Nuovo Numa Toscan, che le chiar'onde + del tuo bel fiume inalzi a quegli onori + ch'ebbe già il Tebro; e le stelle migliori + girano tutte al gran valor seconde; + + le tue virtuti a null'altre seconde, + alto suggetto a i più famosi cori, + da l'Arbia, ond'oggi ogni bell'alma è fuori, + mi trasser d'Arno a le felici sponde. + + E al primo disio, nuovo disire, + m'accende ognor la tua bontà natìa: + tal che miglior non spero, o bramo albergo. + + Così potessi un dì farmi sentire + cortese no, ma grata con la mia + zampogna, ch'a te sol, bench'indegna, ergo. + + [V. 1 E. Novo; chiare.] + [2 innalzi a quegl'onori.] + [6 ai.] + [7 Dall'; infiori.] + [9 novo.] + [11 talchè.] + [12 potess'io.] + [14 che a te.] + [È inserito anche nei _Componimenti poetici delle più illustri + rimatrici_ raccolti da LUISA BERGALLI. Parte prima, che contiene le + rimatrici antiche fino all'anno 1573. In Venezia 1726, appresso + Antonio Mora, _con licenza de' superiori e privilegio_, pag. 110.] + + + + VI. -- Allo stesso + _(Cod. Magliabecchiano II, I, IV)._ + + Almo Pastor, che godi alle chiar'onde + del più bel fiume che Toscana onori, + cui s'aggiran le grazie e i santi amori, + lieti spargendo intorno fiori e fronde: + + le tue virtuti a null'altro seconde, + alto soggetto a più gentil pastore, + da i colli ornati già di mille allori, + mi volser con mie gregge a le tue sponde. + + E al primo mio disir, nuovo disire, + aggiunto ha dentr'al cor tua cortesia, + che in le tue piagge eterno sia 'l mio albergo; + + e vorrei bel almen farmi sentire + grata al tener della zampogna mia, + ma a dir el ver tant'alto el suon non ergo. + + + VII. -- Allo stesso + + Signor, che con pietate alta e consiglio, + (onde tanto più ch'altro al mondo vali) + venisti a medicar gli antichi mali, + del fiorito per te purpureo giglio; + + io che scampata da crudele artiglio, + provo gli acerbi e ingiuriosi strali + quanto sian di fortuna aspri e mortali, + a te rifuggo in sì grave periglio; + + e solo chieggo umil, che come l'alma + secura vive omai ne la tua corte, + da la vicina e minacciata morte, + + così la tua mercè di ben n'apporte + tanto, che l'altra mia povera salma + libera venga per le ricche porte. + + [V. 12 B. m'apporte.] + [Questo sonetto leggesi anche nel_: Libro primo delle rime spirituali, + parte nuovamente raccolte da più autori, parte non più date in + luce_. In Venetia, al segno della Speranza, M.D.L. in-12, a carte 40.] + + + + VIII. -- Allo stesso + + Dive che dal bel monte d'Elicona + discendete sovente a far soggiorno + fra queste rive, ond'è che d'ogn'intorno + il gran nome Toscan più altero sona: + + d'eterni fior tessete una corona + a lui, che di virtù fa 'l mondo adorno, + sceso col fortunato Capricorno, + per cui l'antico vizio n'abbandona. + + E per me lodi, e per me grazia a lui + rendete, o Dive, che lingua mortale, + verso immortal virtù s'affanna indarno. + + Quest'è valor, quest'è suggetto tale, + che solo è da voi sole, e non d'altrui: + così dicea la Tullia in riva d'Arno. + + [V. 4 B. suona.] + + + IX. -- Allo stesso + + Nè vostro impero ancor che bello e raro, + nè d'argento e di gemme ampia ricchezza, + che men da chi più sa si brama e prezza, + vi fanno al mondo sì famoso e chiaro: + + quanto l'aver, Signor pregiato e caro, + la ben nata e gentil anima avvezza, + con severa pietate e dolce asprezza + perdonar, e punir, ch'oggi è sì raro. + + Queste vi fanno tal, lunge e dappresso, + ch'al grido sol del vostro nome altero + l'alma s'inchina, e come può vi onora. + + E se al caldo disìo fia mai concesso + stile al suggetto ugual, ritrarne spero + fama immortal, dopo la morte ancora. + + [V. 1 E. degno e raro.] + [10 Che al.] + [11 v'onora.] + [12 desio.] + [13 soggetto.] + [B. egual.] + [_Componimenti poetici_, ecc., ediz. cit., pag. 110.] + + + + X. -- Alla Duchessa di Toscana + + Non così d'acqua colmo in mar discende, + nè di tante dorate arene vago + si mostra al suo paese il ricco Tago, + d'onde 'l nome real di voi si prende, + + come del valor vostro a noi si stende + di mille opre divine alto ampio lago: + e quante (benchè in dir nulla m'appago) + bellezze scorge in voi chi dritto intende. + + Quest'è l'arena d'oro, e queste l'onde + di beltate e virtù, che 'l bello e santo + animo e volto vostro, a l'Arno infonde. + + Non più la Spagna omai gioisca tanto, + che s'ella ha 'l Tago con l'aurate sponde, + Leonora avrem noi con maggior vanto. + + [V. 14 B. avremo.] + + + XI. -- Alla stessa + + O qual vi debb'io dire o Donna o Diva, + poi che tanta beltà, tanto valore + riluce in voi, che 'l vostro almo splendore + abbaglia qual fu mai fiamma più viva? + + Mi dice un bel pensier che di voi scriva, + e renda grazie, e qual si deve onore; + ma dove s'erge l'animoso core, + non giunge penna, o voce umana arriva. + + So ch'ogni alto favor da voi mi viene, + come la luce al dì da quella stella, + che surge in oriente innanzi al Sole. + + Ma poi che pur al fin mal si conviene + a tanta altezza l'umil mia favella, + v'appaghi il core in vece di parole. + + + + XII. -- Alla stessa + + Donna reale, a i cui santi disiri + grazia già fece la bontà superna + di me, ch'or fatto son chiara lucerna + sopra i celesti, ardenti, alti zafiri; + + poi che fuor di sospetto e di martiri, + godo del ben che ne l'alme s'interna, + deh! non turbate la mia pace eterna + col pianto vostro, e co' i vostri sospiri. + + Qui mi viv'io, dove 'l pensier non erra; + dove luogo non ha terreno affetto; + e co' i piè calco gli stellanti chiostri. + + E se quassù giungesser gli occhi vostri, + vedendo fatto me novo angeletto, + qui bramareste, e non vedermi in terra. + + [V. 1 B. a cui i.] + + + XIII. -- Alla stessa + + S'a l'alto Creator de gli elementi + sete, Donna Real, cotanto cara, + che de la stirpe vostra altera e rara, + volle ornare i suoi chiostri eterno ardenti; + + e s'or, per acquetar vostri lamenti, + vi rende il cambio di quell'alma chiara, + che di voi nata, tutto 'l ciel rischiara, + a Dio lode cantando in dolci accenti; + + ragion è ben, che con eterni onori + vi cantin tutti gli spirti più rari, + com'onorata in terra e in ciel gradita. + + Arno alzi l'acque al ciel, le rive infiori, + suonino i tempii, e fumino gli altari, + che 'l nuovo parto a festeggiar n'invita. + + [V. 3 B. De la stirpe vostra.] + [6 Il principino D. Pietro morì il 10 giugno 1 47, e D. Garzia nacque + il 5 luglio dello stesso anno.] + + + + XIV. -- A Maria Salviati de' Medici + + Anima bella che dal padre eterno + creata prima in ciel nuda e immortale, + or vestita di vel caduco e frale, + mostri qua giuso il gran valore interno: + + da gli alti chiostri in questo basso inferno + u' si n'aggrava il rio peso mortale, + scendesti a torne noia e a darne l'ale + al sommo bello, al sommo ben superno; + + chiunque te pur una volta mira, + sente sgombrar da l'alma ogni vil voglia, + e arder tutta di celeste amore. + + Dunque ver me col divin raggio spira + del disiato tuo santo favore, + ch'io voli al Ciel con la terrena spoglia. + + [V. 7 E. ne.] + [9 B. sol.] + [11 Ed; tutto. - _Componimenti poetici_, ecc., ediz. cit., pag. 111.] + + + XV. -- Alla stessa + _(Cod. Magliabecchiano II, I, IV)._ + + Anima bella, che dal Padre eterno + pura fosti creata e immortale, + e ingombra di velo oscuro e frale, + pur di fuor mostri il tuo valor interno: + + dal ciel scendesti in questo vivo inferno, + u' n'aggrava il terren peso mortale, + per innalzarne dibattendo l'ale + al sommo bello, e sommo ben superno. + + Tu di casti pensier, d'onesta voglia + ingombri l'alma a chi tuo esempio mira, + e le fai vaghe del verace amore. + + Dunque ver me col vivo raggio spira + del desiato tuo almo favore, + ch'io m'erga, e inalzi al ciel da questa spoglia. + + + + XVI. -- A. D. Luigi di Toledo + + Spirto gentil, che dal natìo terreno + la chiarezza del sangue, e dal ciel chiara + anima avesti, e a cui d'ogni più rara + virtù colmar le sante Muse il seno; + + poi che 'l cor vostro è d'alto valor pieno, + e real cortesia da voi s'impara, + non mi sia, prego, vostra mente avara + di ciò, ch'altrui donando, non vien meno. + + Voi sete quel, ch'avete ambe le chiavi + di quegli eccelsi, e gloriosi cori + che fan più ch'ancor mai felice l'Arno; + + or volgetele a me così soavi, + ch'entro raccolta, mai non esca fuori; + e prego umil non sia 'l mio prego indarno. + + + XVII. -- A D. Pedro di Toledo + + Ben si richiede al vostro almo splendore + del chiaro sangue, e a la virtù eccellente, + che si canti Signore eternamente + ne' giochi di Parnaso il vostro onore; + + ond'è ch'a dir di voi, dentr'al mio core + s'accende ognor un vivo foco ardente; + ma come a l'alta impresa non si sente + l'anima ugual, si spenge il novo ardore. + + Non s'assicura nel profondo seno + di vostre glorie entrar mia navicella + sotto la scorta del mio cieco ingegno. + + Solchi 'l gran mar di vostre lodi a pieno + più felice alma, a cui più chiara stella + porga favore in più securo legno. + + + + XVIII. -- A Pietro Bembo + + Bembo, io che fino a qui da grave sonno + oppressa vissi, anzi dormii la vita, + or da la luce vostra alma infinita, + o sol d'ogni saper maestro e donno, + + desta apro gli occhi, sì ch'aperti ponno + scorger la strada di virtù smarrita; + ond'io lasciato ove 'l pensier m'invita + de la parte miglior per voi m'indonno: + + e quanto posso il più mi sforzo anch'io, + scaldarmi al lume di sì chiaro foco, + per lasciar del mio nome eterno segno. + + E o non pur da voi si prenda a sdegno + mio folle ardir, che se 'l sapere è poco, + non è poco, Signor, l'alto disìo. + + [V. 2 B. dormì; - C. D. dormii.] + [3 E. dalla.] + [12 Ed oh! - _Componimenti poetici_, ecc., ediz. cit. pag. 111.] + + + XIX. -- A Ridolfo Baglioni + + Signore in cui valore e cortesia + giostrano insieme ognor tanto ugualmente, + che discerner non puote umana mente, + di qual di lor più la vittoria sia; + + mia fredda Musa a voi già non s'invia + per celebrar vostra virtute ardente; + ma perch'in voi nomar conosce e sente, + sorger nel vostro onor la gloria mia. + + Ben porta nel mio core un caldo affetto + il vivo lume vostro, ch'è sì chiaro, + che risplender si vede in ogni parte. + + Ma prenda voi per degno alto suggetto, + chi al quieto Apollo è tanto caro, + quanto voi sete al bellicoso Marte. + + [V. 2 B. egualmente;] + [8 C. scorger.] + + + + XX. -- A Francesco Crasso + + La nobil valorosa antica gente, + che di novo i fratelli ancisi vede, + e in acerbo esilio a pianger riede, + Signore, a te, s'inchina umilemente. + + E potendo vendetta arditamente + gridar da' monti, e piaghe, e mille prede, + mercè sola e pietate a te richiede, + di comune voler, pietosamente. + + O sanator de le ferite nostre, + mira la velenosa e cruda rabbia, + che 'l sangue giusto, ingiustamente sugge. + + Così tosto avverrà, ch'in te si mostre, + com'a gran torto, tanti danni or abbia + la gente, cui pietate e doglia strugge. + + [V. 2 B. D. E. nuovo.] + [6 B. C. D. E. de' morti. _Componimenti poetici_, ecc., + ediz. cit. pag. 112.] + + + XXI. -- Al Molza + + Poscia (ohimè) che spento ha l'empia morte + l'alma gentil, ch'in sua più verde etade, + a gran passi salìa l'erte contrade + che menan dritto a la superna corte; + + chi fia che leggi così crude e torte, + spirti amici d'onor e di bontade, + non pianga meco ognor, ch'a le più rade + virtù die' sempre il ciel vite più corte? + + Molza ben pianger dei, poi ch'al camino + ove ti sprona un disusato ardire, + perduta hai meco la più fida scorta. + + Io per me dopo sì fero destino + non voglio altro, non deggio che morire + se morir deve e puote, chi è già morta. + + [V. 1 B. l'avara; C. D. empia.] + + + + XXII. -- Al Colonnello Luca Antonio + + Poi che rea sorte ingiustamente preme + voi, ch'alto albergo sete di valore, + sento, spirto gentil, un tal dolore, + che con voi l'alma mia ne giace insieme. + + L'anima mia ne giace, e 'l petto geme, + di non poter mostrar nel riso il core, + a voi, cui bramo con perpetuo onore, + piacer servendo, insino a l'ore estreme + + Il disìo d'ora in ora a voi mi porta: + quindi rispetto onesto mi ritiene: + e disvoler conviemmi quel ch'io voglio. + + In sì dubbioso stato mi conforta, + che ben v'è noto quel che si conviene, + e questo fa minore il mio cordoglio. + + [V. 1 E. Poichè.] + [2 siete.] + [8 all'ore. - _Componimenti poetici_, ecc., ediz. cit. pag. 112.] + + + XXIII. -- Ad Ugolino Martelli + + Mentre ch'al suon de i dotti ornati versi, + fate d'Arno suonar l'ampie contrade, + cantando insieme a più ch'ad una etade + con le virtù, ch'a voi sì amiche fersi, + + a me, caro Martel, sono tanto avversi + i fati, ch'ogni ben dal cor mi cade; + e per occulte, solitarie strade, + vo' lagrimando il dì che gli occhi apersi. + + Tal che del pianto mio, del mio languire, + languisce e piagne ogni sterpo e ogni sasso, + e le fiere e gli augelli in ogni parte. + + Voi mentre affligge me l'empio martire, + deh! consolate lo mio spirto lasso, + con vostre eterne e onorate carte. + + + + XXIV. -- Allo stesso + + Più volte, Ugolin mio, mossi il pensiero + per risonar con la zampogna mia, + vostra rara virtute e cortesia, + poggiando al ciel col bel suggetto altero. + + Ma, lassa, invan m'affanno (o destin fero) + che roco è 'l suono, e la mia sorte ria, + sì dietro a i miei dolor tutta m'invia, + che levarmi da terra, unqua non spero. + + Cantino altri di voi tanti pastori, + che pascon le lor gregge a l'Arno intorno, + a cui le Muse, a cui fortuna è amica; + + io s'unqua al mio felice stato torno, + non pur non tacerò miei santi ardori, + ma voi sarete mia maggior fatica. + + [V. 1 E. movo] + [10 greggie.] + [_Componimenti poetici_, ecc., ediz. cit. pag. 115.] + + + XXV. -- Allo stesso + _(Cod. Vat. Ottob. 1595)._ + + Ho più volte, Signor, fatto pensiero + di risonar con la zampogna mia, + di te il valor e l'alta cortesia, + salendo al ciel presso al suggetto altiero. + + Ma, lassa, invan m'affanno, o destin fiero, + che roco è 'l suono, e mia fortuna rìa, + sì dietro a miei dolor tutta m'invia, + che levarmi di terra indarno spero. + + Cantin di te tanti gentil pastori, + che pascon le lor greggie al Po d'intorno, + a cui le Muse, a cui fortuna è amica: + + forse il mio Mopso ancor, fatto ritorno, + farà sentir non pur suoi bassi amori, + ma tu sarai la sua maggior fatica. + + [Questo sonetto diretto prima al Martelli, appare qui scritto per il + Muzio come chiaramente rilevasi dal nome di _Mopso_.] + + + + XXVI. -- Allo stesso + + Ben sono in me d'ogni virtute accese + le voglie tutte, e gli spirti alto intenti; + ma 'l poter e l'oprar sì freddi e spenti, + ch'io mi veggo aver l'ore indarno spese. + + Onde non lodi no, ma gravi offese + mi son le rime vostre, e però tenti + vostr'alto stil, fra tante e sì eccellenti, + mille di lui cantar più degne imprese. + + Ben può celar il ver finta bugia, + a qualche tempo, o 'n qualche loco, o parte: + ma non sì ch'ei non vinca, e 'n sella stia, + + dunque per più secura e corta via, + rivolgete, Ugolin, tanta vostra arte, + ch'in altrui molto, in me poco sarìa. + + [Risposta al sonetto, del Martelli: _Se lodando di voi quel che palese._] + + + XXVII. -- A Benedetto Varchi + + Varchi, da cui giammai non si scompagna + il coro de le Muse, e ch'a l'affanno + com'a la gioia, a l'util com'al danno, + sempre avete virtù fida compagna; + + qual monte, o valle, o riviera, o campagna, + non sarìa a voi più che dorato scanno: + se come fumo innanzi a lei sen vanno + gli umani affetti, ond'altri più si lagna? + + O perchè errar a me così non lice + con voi pe' i boschi, com'ho 'l core acceso, + de l'onorate vostre fide scorte? + + Ch'avendo ogni pensiero al cielo inteso, + vivendo viverei vita felice, + e morta sperarei vincer la morte. + + + + XXVIII -- Allo stesso + + Varchi, il cui raro e immortal valore, + ogni anima gentil subito invoglia, + deh! perchè non poss'io, com'ho la voglia + del vostro alto saver colmarmi il core? + + che con tal guida so ch'uscirei fore, + de la man di fortuna, che mi spoglia + d'ogni usato conforto: e ogni mia doglia + cangerei in dolce canto, e 'n miglior ore. + + Ahi! lassa, io veggio ben che la mia sorte + contrasta a così onesto e bel desire, + sol perchè manch'io sotto l'aspre some. + + Ma s'i me pur così convien finire, + la penna vostra almen, levi il mio nome + fuor degli artigli d'importuna morte. + + [V. 4 E. saper.] + [5 fuore.] + [6 Delle.] + [11 Sol perch'io manchi.] + [_Componimenti poetici_, ecc. ediz. cit. pag. 113.] + + + XXIX. -- Allo stesso + + Quel che 'l mondo d'invidia empie e di duolo, + quel che sol di virtute è ricco e adorno, + quel che col suo splendor un lieto giorno + chiaro ne mostra a l'uno e all'altro polo: + + quel sete Varchi voi, quel voi che solo, + fate col valor vostro oltraggio e scorno + a i più lontan, non ch'ai vicin d'intorno; + ond'io v'ammiro, riverisco e colo. + + E di voi canterei mentre ch'io vivo, + s'al gran suggetto il mio debile stile, + giunger potesse di gran spazio almeno. + + O pur non fosse a voi noioso e schivo + questo mio dire, scemo e troppo umile: + che per voi renderassi altero e pieno. + + + + XXX. -- Allo stesso + + Se 'l ciel sempre sereno e verdi i prati, + sieno al bel gregge tuo, dolce pastore + vero d'Arcadia e di Toscana onore, + più chiaro fra i più chiari e più pregiati: + + se tanto in tuo favor girino i fati, + che mai tor non ti possa il dato core + Filli, nè tu a lei tuo santo amore, + onde vi gridi ogni uom saggi e beati: + + dinne, caro Damon, s'alma sì vile + e sì cruda esser può, ch'essendo amata + renda invece d'amor tormenti e morte. + + Ch'io temo (lassa) se 'l tuo dotto stile + non mi leva il dubbiar, d'esser pagata + di tal mercede, sì dura è mia sorte. + + [V. 7 E. casto.] + [_Componimenti poetici_, ecc., ediz. cit. pag. 114.] + + + XXXI. -- Allo stesso + + Dopo importuna pioggia + s'allegrano i pastor, quando 'l sereno + ciel si discopre lor di stelle pieno; + + e dopo 'l corso de l'instabil luna, + ne l'apparir del sole, + gioisce ogni animal che brama il giorno; + + e l'alto Dio lodar ben spesso suole, + dopo l'aspra fortuna, + spaventato nocchier al porto intorno; + + e 'l Varchi è al suo ritorno + seren, sol, porto: e chi ha d'onor disìo, + si rallegra, gioisce e loda Iddio. + + [V. 10 B. Varchi al; C. D. Varchi è al.] + + + + XXXII. -- A Girolamo Muzio + + Voi ch'avete fortuna sì nimica, + com'animo, valor e cortesia, + qual benigno destino oggi v'invia + a riveder la vostra fiamma antica? + + Muzio gentile, un'alma così amica + è soave valore a l'alma mia, + ben duolmi de la dura e alpestra via + con tanta non di voi degna fatica. + + Visse gran tempo l'onorato amore + ch'al Po già per me v'arse. E non cred'io + che sia sì chiara fiamma in tutto spenta. + + E se nel volto altrui si legge il core, + spero ch'in riva d'Arno il nome mio + alto sonar ancor per voi si senta. + + [V. 1 E. nemica.] + [13 all'Arno.] + [14 Alto per voi suonare ancor si senta.] + [_Componimenti poetici_, ecc., ediz. cit. pag. 113.] + + + XXXIII. -- Allo stesso + + Fiamma gentil che da gl'interni lumi + con dolce folgorar in me discendi, + mio intenso affetto lietamente prendi, + com'è usanza a tuoi santi costumi; + + poi che con l'alta tua luce m'allumi + e sì soavemente il cor m'accendi, + ch'ardendo lieto vive e lo difendi, + che forza di vil foco nol consumi. + + E con la lingua fai che 'l rozo ingegno, + caldo dal caldo tuo, cerchi inalzarsi + per cantar tue virtuti in mille parti; + + io spero ancor a l'età tarda farsi + noto che fosti tal, che stil più degno + uopo era, e che mi fu gloria l'amarti. + + [V. 5 E. coll'alta.] + [8 foco lo consumi.] + [14 d'amarti.] + [_Componimenti poetici_, ecc., ediz. cit. pag. 114.] + + + + XXXIV. -- Allo stesso + + Spirto gentil, che vero e raro oggetto + se' di quel bel, che più l'alma disìa, + e di cui brama ognor la mente mia + essere al tuo cantar caro suggetto; + + se di pari n'andasse in me l'effetto + con le tue lode, onor render potrìa + mia penna a te; ma poi mia sorte rìa + m'ha sì bramato onor tutto interdetto. + + Sol dirò, che seguendo la sua stella, + l'anima tua da te fece partita, + venendo in me, com'in sua propria cella; + + e la mia, ch'ora è teco insieme unita, + ten può far chiara fede, come quella, + che con la tua si mosse a cangiar vita. + + [V. 2 D. Sei; E. desia.] + [5 si andasse.] + [_Componimenti poetici_, ecc., ediz. cit. pag, 116. - Risposta al + sonetto del Muzio: _Donna, il cui grazioso e altero aspetto_.] + + + XXXV. -- A Bernardo Ochino + + Bernardo, ben potea bastarvi averne + co 'l dolce dir, ch'a voi natura infonde, + qui dove 'l re de fiumi ha più chiare onde, + acceso i cuori a le sante opre eterne; + + che se pur sono in voi pure l'interne + voglie, e la vita al vestir corrisponde, + non uom di frale carne e d'ossa immonde, + ma sete un voi de le schiere superne. + + Or le finte apparenze, e 'l ballo, e 'l suono, + chiesti dal tempo e da l'antica usanza, + a che così da voi vietati sono? + + Non fora santità, fora arroganza + torre il libero arbitrio, il maggior dono + che Dio ne diè ne la primiera stanza. + + + + XXXVI. -- Ad Emilio Tondi + + Siena dolente i suoi migliori invita + a lagrimar intorno al suo gran Tondi, + al cui valor ben furo i cieli secondi, + poscia invidiaro l'onorata vita. + + Marte il pianger di lei col pianto aita, + morto 'l campion, cui fur gli altri secondi; + io prego i miei sospir caldi e profondi, + ch'a sfogar sì gran duol porgano aita. + + So che non pon recar miei tristi accenti, + a voi, messer Emilio, alcun conforto, + che fra tanti dolori il primo è 'l vostro. + + Ma 'l duol si tempri; il suo mortale è morto; + vive 'l suo nome eterno fra le genti: + l'alma trionfa nel superno chiostro. + + + XXXVII. -- A Tiberio Nari + + Se veston sol d'eterna gloria il manto + quei che l'onor più che la vita amaro, + perchè volete voi, gentil mio Naro, + render men bella con acerbo pianto + + quella lode immortale e chiara tanto, + di cui mai non sarà chi giunga al paro + del valoroso vostro fratel caro, + che morendo portò di morte 'l vanto? + + Scacciate 'l duol è rasserenate il volto; + e le unite da lui nemiche spoglie + sacrate a lui, che già trionfa in cielo. + + E da questo mortal caduco velo + più che mai vivo, ormi libero e sciolto, + par ch'a seguirlo ogni bell'alma invoglie. + + + + XXXVIII. -- A Piero Manelli + + Poi che mi diè natura a voi simile + forma e materia, o fosse il gran Fattore, + non pensate ch'ancor disìo d'onore + mi desse, e bei pensier, Manel gentile? + + Dunque credete me cotanto vile, + ch'io non osi mostrar cantando, fore, + quel che dentro n'ancide altero ardore, + se bene a voi non ho pari lo stile? + + Non lo crediate, no, Piero, ch'anch'io + fatico ognor per appressarmi al cielo, + e lasciar del mio nome in terra fama. + + Non contenda rea sorte il bel desìo, + che pria che l'alma dal corporeo velo + si scioglia, sazierò forse mia brama. + + [V. 7 D. m'ancide.] + + + XXXIX. -- Allo stesso + + Amore un tempo in così lento foco + arse mia vita, e sì colmo di doglia + struggeasi 'l cor, che quale altro si voglia + martir, fora ver lei dolcezza e gioco. + + Poscia sdegno e pietate a poco a poco + spenser la fiamma, ond'io più ch'altra soglia + libera da sì lunga e fera voglia, + giva lieta cantando in ciascun loco. + + Ma 'l ciel nè sazio ancor (lassa) nè stanco + de' danni miei, perchè sempre sospiri, + mi riconduce a la mia antica sorte; + + e con sì acuto spron mi punge il fianco, + ch'io temo sotto i primi empii martiri + cader, e per men mal bramar la morte. + + [_Componimenti poetici_, ecc., ediz. cit., pag. 115.] + [_Parnaso italiano ovvero raccolta di poeti classici italiani_, + Venezia 1787, presso Antonio Zatta, vol. XXX, pag. 240.] + [_Scelta di sonetti e canzoni dei più celebri rimatori d'ogni + secolo_. Quarta edizione con nuova aggiunta. Parte seconda che + contiene i rimatori dal 1550 sino al 1600 e del 1600. In Venezia, + presso Lorenzo Baseggio, 1784 in-12, a carte 532.] + + + + XL. -- Allo stesso + + Qual vaga Filomela, che fuggita + è da l'odiata gabbia, e in superba + vista sen va tra gli arboscelli e l'erba, + tornata in libertate e in lieta vita; + + er'io da gli amorosi lacci uscita, + schernendo ogni martìre e pena acerba + de l'incredibil duol, ch'in sè riserba + qual ha per troppo amar l'alma smarrita. + + Ben avev'io ritolte (ahi stella fera!) + dal tempio di Ciprigna le mie spoglie, + e di lor pregio me n'andava altera; + + quand'a me Amor: le tue ritrose voglie, + muterò, disse; e femmi prigioniera + di tua virtù, per rinovar mie doglie. + + + XLI. -- Allo stesso + + Felice speme, ch'a tant'alta impresa + ergi la mente mia, che ad or ad ora + dietro al santo pensier che la innamora, + sen vola al Ciel per contemplare intesa. + + De bei disir in gentil foco accesa, + miro ivi lui, ch'ogni bell'alma onora, + e quel ch'è dentro, e quanto appar di fora, + versa in me gioia senz'alcuna offesa. + + Dolce, che mi feristi, aurato strale, + dolce, ch'inacerbir mai non potranno + quante amarezze dar puote aspra sorte; + + pro mi sia grande ogni più grave danno, + che del mio ardir per aver merto uguale + più degno guiderdon non è che morte. + + + [CRESCIMBENI: _Istoria della volgar poesia_, Venezia, presso Lorenzo + Baseggio, 1730, vol. IV, pag. 68.] + + + + XLII. -- Allo stesso + + S'io 'l feci unqua che mai non giunga a riva + l'interno duol, che 'l cuor lasso sostiene; + s'io 'l feci, che perduta ogni mia spene + in guerra eterna de vostr'occhi viva; + + s'io 'l feci, ch'ogni dì resti più priva + de la grazia, onde nasce ogni mio bene; + s'io 'l feci, che di tante e cotai pene, + non m'apporti alcun mai tranquilla oliva; + + s'io 'l feci, ch'in voi manchi ogni pietade, + e cresca doglia in me, pianto e martìre + distruggendomi pur come far soglio; + + ma s'io no 'l feci, il duro vostro orgoglio + in amor si converta: e lunga etade + sia dolce il frutto del mio bel disire. + + + XLIII. -- Allo stesso + + Se ben pietosa madre unico figlio + perde talora, e nuovo, alto dolore + le preme il tristo e suspiroso core, + spera conforto almen, spera consiglio. + + Se scaltro capitano in gran periglio, + mostrando alteramente il suo valore, + resta vinto e prigion, spera uscir fuore + quando che sia con baldanzoso ciglio. + + S'in tempestoso mar giunto si duole + spaventato nocchier già presso a morte + ha speme ancor di rivedersi in porto. + + Ma io, s'avvien che perda il mio bel sole, + o per mia colpa, o per malvagia sorte, + non spero aver, nè voglio, alcun conforto. + + + + XLIV. -- Allo stesso + + Se forse per pietà del mio languire + al suon del tristo pianto in questo loco + ten vieni a me, che tutta fiamma e foco + ardomi, e struggo colma di disire, + + vago augellino, e meco il mio martìre + ch'in pena volge ogni passato gioco, + piangi cantando in suon dolente e roco, + veggendomi del duol quasi perire; + + pregoti per l'ardor che sì m'addoglia, + ne voli in quella amena e cruda valle + ov'è chi sol può darmi e morte e vita; + + e cantando gli di' che cangi voglia, + volgendo a Roma 'l viso, e a lei le spalle, + se vuol l'alma trovar col corpo unita. + + + XLV. -- Allo stesso + + Ov'è (misera me) quell'aureo crine + di cui fe' rete per pigliarmi Amore + ov'è (lassa) il bel viso, onde l'ardore + nasce, che mena la mia vita al fine? + + Ove son quelle luci alte e divine + in cui dolce si vive e insieme more? + ov'è la bianca man, che lo mio core + stringendo punse con acute spine? + + Ove suonan l'angeliche parole, + ch'in un momento mi dan morte e vita? + u' i cari sguardi, u' le maniere belle? + + Ove luce ora il vivo almo mio sole, + con cui dolce destin mi venne in sorte + quanto mai piovve da benigne stelle? + + + + XLVI. -- Ad Alessandro Arrighi + + Spirto gentil, s'al giusto voler mio + non è cortese il cielo e amico tanto, + ch'io possa con ragion lodarvi quanto + me fate, e io far voi spero e desio; + + dolgomi del mio fato acerbo e rio, + che ciò mi niega, rivolgendo in pianto + il mio già lieto e dilettoso canto, + per cui fan gli occhi miei si largo riso. + + Ma se fortuna mai si mostra amica + a le mie voglie, non dubito ancora + poter cantarvi tal qual mio cor brama, + + e far sentir per questa piaggia aprìca + quant'è 'l valor, ch'in voi mio core onora, + piacciavi s'or lo riverisce e ama. + + [Risposta al sonetto dell'ARRIGHI: _S'un medesimo stral duo petti + aprìo_.] + + + XLVII. -- A Lattanzio de' Benucci + + Io ch'a ragion tengo me stessa a vile, + nè scorgo parte in me che non m'annoi, + bramando tormi a morte e viver poi + ne le carte d'un qualche a voi simile, + + cercando vo per questo lieto aprile + d'ingegni mille, non pur uno o doi + suggetti degni de i più alti eroi, + e d'inchiostro al mio tutto dissimile. + + Però dovunque avvien, che mai si nome + alteramente alcuno, indi m'ingegno + trar rime, onde s'eterni il nome nostro. + + E spero ancor, se 'l mio cangiar di chiome + non rende pigro questo ardito ingegno, + d'Elicona salire al sacro chiostro. + + [Risposta al sonetto del BENUCCI: _Deh, non volgete altrove il dotto stile_.] + + + + XLVIII. -- Ad Antonio Grazzini _(Lasca)_ + + Io che fin qui quasi alga ingrata e vile + sprezzava in me così l'interna parte, + come u' di fuor, che tosto invecchia e parte + da noi ben spesso nel più bello aprile, + + oggi, Lasca gentil, non pur a vile + non mi tengo (mercè de le tue carte) + ma movo ancor la penna ad onorarte, + fatta in tutto a me stessa dissimile. + + E come pianta che suggendo piglia + novo licor da l'umido terreno + manda fuor frutti e fior, benchè s'attempi: + + tal'io potrei, sì nuovo mi bisbiglia + pensier nel cor di non venir mai meno, + dar forse ancor di me non bassi esempi. + + [V. 3 B. un; C. D. u'] + [Risposta al sonetto del LASCA: _Se 'l vostro alto valor, Donna gentile_.] + + + XLIX. -- A Nicolò Martelli + + Ben fu felice vostro alto destino, + poi che vena vi die' tanto feconda, + che 'l santo Apollo il vostro dir seconda + più ch'ei non fece al suo diletto Lino. + + Il coro de le Muse a capo chino + lieto v'onora, e 'l bel crin vi circonda + di vaghi fiori e d'odorata fronda: + perchè ragion è ben s'a voi m'inchino. + + Il cantar vostro l'anime innamora, + e le fa da se stesse pellegrine, + che celeste virtù può ciò che vuole. + + E 'n voi mirando grazie sì divine + chi ha più gentil spirto più v'onora, + altri d'invidia si lamenta e dole. + + [V. 7 adorata; C. D. odorata.] + [8 E. Quindi.] + [11 fa.] + [14 duole.] + [_Componimenti poetici_, ecc., ediz. cit., pag. 116. - Risposta al + sonetto del MARTELLI: _Se 'l mondo diede allor la gloria a Arpino._] + + + + L. -- A Simone Porzio + + Porzio gentile, a cui l'alma natura + e i sacri studi han posto dentro 'l core + virtù, ch'esser vi fa primo cultore + di lei, cui 'l cieco mondo oggi non cura; + + poi che rendete a feconda coltura + sue alpestre piaggie, onde d'eterno onore + semi spargete, e d'immortal valore + cogliete frutti che 'l tempo non fura; + + piacciavi, prego, che vostra alta mente + a l'umil pianta mia volga il pensieio, + s'ella forse non n'è del tutto indegna, + + che di quel che per me poter non spero, + col favor vostro a la futura gente + di maraviglia ancor si farà degna. + + + LI. -- A Giordano Orsini + + Alma gentil, in cui l'eterna mente, + per farvi sovra ogni alma, bella e chiara, + pose ogni studio; onde per voi s'impara + la via di gir al ciel sicuramente; + + sì come il mondo della più eccellente + cosa di voi non ha, nè tanto cara; + e come sola sete e non pur rara + d'ogni virtute ornata interamente; + + potess'io dirne appien quanto 'l cor brama, + che d'invidia empirei e di dolore + ogni spirto più saggio e più gentile, + + benchè vostro valor eterna fama + per se vi acquisti, caro mio signore, + quanto 'l sol gira e Battro abbraccia e Tile. + + + + LII. -- Al Card. di Tournon + + Sacro pastor, che la tua greggia umile, + di caritade acceso e d'Amor pieno, + guidi fuor del mortal camin terreno, + per ricondurla al suo celeste ovile; + + se 'l ben'oprar ti rende a Dio simile, + or che raggio divin le scalda il seno, + ricevi o Santo nel tuo pasco ameno + questa tua pecorella errante e vile; + + sì che possa ridotta in piagge apriche, + ove nocer non può contraria sorte, + nè fiere stelle al nostro danno intente; + + poste in oblìo l'acerbe sue fatiche + fuggir le pompe, e disprezzar la morte, + tenendo sempre in Dio ferma la mente. + + [Sta nel: _Sesto libro delle rime di diversi eccellenti autori, + nuovamente raccolte et mandate in luce con un discorso di GIROLAMO + RUSCELLI, al molto Reverendo et honoratiss. Monsignor Girolamo + Artusio. Con gratia et privilegio_. In Vinegia, al _Segno del Pozzo_, + M.D.LIII, a carte 182.] + + + LIII. -- Allo stesso + + Signor nel cui divino alto valore + tanto si gloria l'una Gallia altera, + e l'altra tutta mesta e afflitta spera + por fin a l'aspro suo grave dolore, + poscia che voi tornando, il suo splendore + torna e fa bella Roma: + ecco la sparsa chioma, + ella v'accoglie lieta, e manda fore, + voci gioconde a asciuga gli occhi molli, + e Tornon grida 'l Tebro e i sette colli. + + La pace, la letizia, a la sublime + schiera de le virtù sacre, ch'a noi + spariro al partir vostro, ora con voi + riedono, e fan contesa al tornar prime + le Muse a celebrarvi in versi e in rime; + destano i chiari spirti, + ond'or s'ergano i mirti, + e i lauri spargon l'onorate cime, + e prima de l'usato il mondo infiora, + e l'aria empie d'odor Favonio e Flora. + + Fra tanto almo gioir, fra tanta festa, + ch'oggi al vostro tornar si mostra e sente, + anch'io la speme, e la letizia spente + poter nudrir ne l'alma dubbia e mesta, + se mirate, Signor, quel che m'infesta + noioso e aspro duolo + che voi potete solo + ridurmi in porto da crudel tempesta, + e volgendo ver me pietoso il ciglio + trar mia vita di doglia e di periglio. + + Canzon, se innanzi a lui per grazia arrivi, + che dee chiuder di Giano il tempio aperto, + benchè nulla è 'l mio merto, + pregal, che sola non mi lasci in guerra + poi che per lui si spera pace in terra. + + [_Sesto libro delle Rime_ raccolte dal RUSCELLI, Venezia 1553, c. 183.] + + + LIV. + + Se materna pietate afflige il core + onde cercando in questa parte e in quella + il caro figlio tuo, Lilla mia bella, + piangi, e cresci piangendo il tuo dolore: + + a te, ch'animal se' di ragion fore, + e non intendi (ohimè) quanto rubella + sia stata ad ambe noi sorte empia e fella, + togliendo a te 'l tuo figlio, a me 'l mio amore; + + che far (lassa) degg'io? Qual degno pianto + verseran gli occhi miei dal cor mai sempre, + che conosco il tuo male, e 'l mio gran danno? + + Chi potrà di Psichi con alto canto + cantar l'altere lodi: o con quai tempre + temprar quel, che mi da sua morte affanno? + + [V. 3 Lilia; C. D. Lilla.] + [5 C. D. sei.] + [12 C. D. Chi di Psichi potrà.] + + + + LV. + + Ben mi credea fuggendo il mio bel sole + scemar (misera me) l'ardente foco + con cercar chiari rivi, e starne a l'ombra + ne i più fronzuti e solitarii boschi; + ma quanto più lontan luce il suo raggio + tanto più d'or in or cresce 'l mio vampo. + + Chi crederebbe mai che questo vampo + crescesse quanto è più lontan dal sole? + E pur il provo, che quel divin raggio + quant'è più lunge più raddoppia il foco: + nè mi giova abitar fontane o boschi, + ch'al mio mal nulla val, fresco, onda od ombra. + + Ma non cercherò più fresco, onda od ombra, + che 'l mio così cocente e fero vampo + non ponno ammorzar punto fonti o boschi; + ma ben seguirò sempre il mio bel sole, + poscia che nuova salamandra in foco + vivo lieta, mercè del divo raggio. + + [V. 10 B. longe; C. D. lunge.] + + + [LV.] + _(Codice Vat. Ottob. 1595, c 118-119)_ + + Ben mi credea fuggendo il mio bel sole + scemar misera a me l'estremo fuoco, + con cercar chiari rivi e stare all'ombra + dei verdi faggi ed abitar fra boschi; + ma quanto più lontano è il suo bel volto + tanto più d'or in or cresce 'l mio vampo. + + Chi crederebbe mai che questo vampo + crescesse quanto è più lontan dal sole? + Io pur il provo, che quel divin volto + accresce e 'n me raddoppia ognor il fuoco, + nè mi giova cercar fontane o boschi, + che questo sol non cuopre e frondi ed ombra. + + Non cercarò vie più posare all'ombra + per minuire il mio cocente vampo, + nè, lassa, errando, gir tra folti boschi; + ma ben seguirò io sempre quel sole + per cui sì lieta mi nutrico in fuoco, + che a ciò mi sforza il cielo col suo bel volto. + + + + Deh! perchè non m'alluma il vivo raggio + ovunqu' io vado, o per sole o per ombra, + che lieta soffrirei sì dolce foco, + e contenta morrei del suo gran vampo? + Ma non spero giammai, lassa, che 'l sole + scopra giorno sì chiaro in questi boschi. + + Ond'avrò sempre in odio i monti e i boschi + che m'ascondon la luce di quel raggio, + che splende e scalda più de l'altro sole; + biasmi chi vuole e fugga i raggi a l'ombra, + ch'io per me cerco sempre e lodo il vampo + che m'arde e strugge in sì possente foco. + + Quanto dunque mi fora grato il foco, + ingrati i monti, e le fontane, e i boschi, + u' non veggo il mio sole e sento il vampo + s'io potessi appressar l'amato raggio + e del mio stesso corpo a lui far ombra, + e quando parte e quando torna il sole. + + Prima sia oscuro il sole e freddo il foco, + nè faranno ombra in nessun tempo i boschi, + che del bel raggio in me non arda il vampo. + + [V. 11 B. certo.] + + + Deh! perchè non è meco il sacro volto + dovunque io vadi, o per sole o per ombra, + ch'avria forse men forza al cuore il fuoco + e soffrirei più lieta ogni mio vampo; + ma puote solo un raggio del mio sole + farmi beata ne gli ombrosi boschi. + + E perciò in odio avrò sempre quei boschi + che torrammi il veder del sacro volto, + e i chiari raggi dell'almo mio sole + che fean sgombrar le nube e fuggir l'ombra, + e me sola gioir nel chiaro vampo + qual salamandra nel più ardente fuoco. + + Quanto mi fora dilettoso il fuoco, + noiosi i fonti e via men grati i boschi, + men cari i faggi e men noioso il vampo, + s'unir potessi il mio volto al bel volto + e col mio stesso corpo al suo far ombre, + ben d'arder godrei toccando il sole. + + Deh, dicesse il mio sole: anch'io sto in foco + però non cercar più ombra ne' boschi, + che vo' che 'l volto mio tempri il tuo vampo. + + [Questo componimento fu probabilmente diretto al MANELLI, quantunque + il _sacro volto_ lasci credere trattarsi di qualche porporato.] + + + + LVI. + + Alma del vero bel chiara sembianza, + a cui non può far schermo nè riparo + così gentil e cristallina stanza + che non mostri di fuor l'altero e raro + splender, che sol ne da ferma speranza + del ben, ch'unqua non fura il tempo avaro: + deh! fa, se morta m'hai, ch'in te rinnovi + acciò di doppia morte il viver pruovi. + + [CRESCIMBENI. _Istoria della volgar poesia_, ecc., ediz. cit., vol. I, + pag. 36.] + + + LVII. + _(cod. Vat. Ottob. 1595, c. 119)_ + + Lieto viss'io sotto un bianco lauro + e vivrò fin che 'l bianco amor m'infondi + non per ornar le tempie d'ostro e d'auro + ma sol delle tue sacre altiere frondi; + ma poi che più e più volte il sole in Tauro + tornato fa che i suoi bei crini ascondi + se s'affredda stagion mutarà il corso, + i frutti seccarà, le frondi e il dorso. + + [Questa stanza è attribuita all'Aragona e diretta a _Madonna Laura + Spinelli_, alias _Ninì_. Nell'edizione prima delle _Rime_ posseduta + dalla Biblioteca Vittorio Emanuele il sonetto n. XXX porta scritto + sopra a penna: alla _S. Philomena Ninì_.] + + + + + + RIME A TULLIA D'ARAGONA + + + 1. -- Di Girolamo Muzio + + Amor nel cor mi siede e vuoi ch'io dica + di qual esca racceso a l'alma mia + sia 'l novo ardor, qual il soggetto sia + ch'è de l'animo mio dolce fatica. + + Alma gentil d'alti pensieri amica, + lumi amorosi, angelica armonia, + fan ch'ogni mio disir lieto s'invia + per le vestigia de la fiamma antica. + + Colei ch'io canto, nacque in su le sponde + del chiaro fiume che d'eterni allori + ben mille volte ornò le verdi chiome; + + visse in tenera etate presso a l'onde + del più bel fonte che Toscana onori: + la sua stirpe è Aragon: Tullia il suo nome. + + + 2. -- Dello stesso + + Donna che sete in terra il primo oggetto + a l'anime amorose e ai gentil cori, + e i cui gloriosi e alteri onori + sono al mio stile altissimo soggetto; + + in voi stessa si volga il chiaro aspetto + de l'alma vostra, in cui degli alti cori + risplende il bel, e 'n tutti i vostri ardori + fiammeggiar si vedrà celeste affetto. + + Vedrete in voi mirando l'alma mia, + ch'in voi sempre si specchia e si fa bella, + per infiammarvi in me del vostro lume. + + E 'l farà sì, per quel che mi favella + nel petto amor, se rio mortal costume + dietro a bassi pensier non vi disvia. + + + + 3. -- Dello stesso + + Anima bella, che da gli alti chiostri + fosti mandata in questo cieco inferno + a consumar nel suggetto ampio e eterno, + i più famosi e più purgati inchiostri; + + mentre s'affannan gl'intelletti nostri + a contemplar il tuo valore interno, + con la voce e con gli occhi al ben superno + gl'inalzi, e d'ire al ciel la via ne mostri. + + Quinci è che quale ha in terra alma più rara, + infiammata dal sol, ch'in te riluce, + più lieta a te rivolge ogni pensero. + + Ed io, poi che tua fiamma in me traluce, + forse più ch'in altri soave e chiara, + e porto 'l cor d'eterna gloria altero. + + + 4. -- Dello stesso + + Quando 'l raggio del bel, ch'in voi risplende, + per l'orecchie e per gli occhi al mio mortale + trapassa, o Donna, un chiaro ardor m'assale, + che d'eterno disio tutto m'incende. + + L'anima allor, che 'l novo affetto intende + mover d'alta cagione, ogni mortale + piacer schernendo, e al ciel battendo l'ale, + verso l'amato lume il camin prende: + + e com'aquila al sol drizzando gli occhi + al foco vostro s'erge a la salita, + dove alfin pace le promette amore. + + Deh! siate larga a lei del bel splendore, + e porgete al suo volo pronta aita, + acciocchè inferma e cieca non trabocchi. + + + + 5. -- Dello stesso + + Mentre le fiamme più che 'l sol lucenti, + onde amor m'arde e già gran tempo m'arse, + vaghi occhi miei non vi si mostran scarse, + mandate nel mio core i raggi ardenti; + + orecchi miei, mentre bramosi e intenti + notate 'l suon, che di su in terra apparse, + e ne van le sue voci all'aura sparse, + inviate a la mente i sacri accenti; + + anima mia, mentre in mortale oggetto + scorgi ch'eterno è quel che dentro avampa, + allarga il seno al sempiterno zelo: + + e vi rimembri che sì chiara lampa, + sì soave tenor, spirto sì chiaro, + sono a voi scala da salire al cielo. + + + 6. -- Dello stesso + + Amore ad ora ad or battendo l'ale + dal grave incarco leva il mio pensero, + e nel conduce per erto sentero + a gir in parte, ove uom per sè non sale. + + E quivi ne l'oggetto alto e immortale + gli dimostra l'esempio vivo e vero, + onde discese il nostro spirto altero + a dover informar cosa mortale. + + L'anima accesa a l'eterna vaghezza, + tutta s'accende a far novo disegno + del bel, ch'entro dipinge il divo aspetto. + + Ma come poi si move il basso ingegno, + donna mia, per salire a tanta altezza, + cade lo stile, e manca l'intelletto. + + + + 7. -- Dello stesso + + Superbo Po, ch'a la tua manca riva + tutto lieto ti volgi d'ora in ora, + per mirar lei, che le tue piaggie infiora, + e ti fa in mezzo l'onde fiamma viva; + + che fa la nostra, ho da dir Donna, o Diva, + lei, che del ben del ciel l'alme innamora? + Oh fosse lunga a lei la mia dimora! + Pensa ella almen ch'io di lei pensi o scriva? + + Deh! com'io dico ognor: foss'io con lei + così fosse talora il suo pensiero, + or che dee far di me privo il meschino; + + oh vedesse ella aperti i dolor miei, + ch'io so che di pietà quel spirto altero + porteria gli occhi molli, e 'l viso chino. + + + 8. -- Dello stesso + + Or di là se ne vien questa dolce ora, + ov'è colei che col suo divo aspetto, + mette dentro al mio cor l'ardente affetto; + ond'ancor la sua vista mi ristora. + + Oh se così potesse a ciascun ora + essere a lei presente il mio imperfetto, + come sempre la scorge il mio intelletto + io sarei pur d'ogni tormento fora. + + Che se dal mover di quest'aura io sento + per sua virtù conforto a i miei martìri, + ben dovrei seco sempre esser contento. + + Battete l'ale o vaghi miei sospiri, + e colà andando onde si parte il vento, + a lei portate i miei caldi disiri. + + + + 9. -- Dello stesso + + Lasso, onde avvien che qui non fa ritorno + il chiaro dì, sì come altrove sole? + Non ci risplende il lume di quel sole + che solo suole a gli occhi tuoi far giorno. + + In questo altrui sì placido soggiorno, + perchè son le campagne ignude e sole? + Non ci spira il favor de le parole + che fanno a sè fiorir le piaggie intorno. + + Poi ch'a te chiuse sono ambe le porte + de gli occhi e de l'orecchie, anima mia, + ond'esser può che più letizia speri? + + Pensa misero a te, chi ti conforte + che me al mio bene ad ora ad or n'invia + il santo amor con l'ale de i pensieri. + + + 10. -- Dello stesso + + Oh se tra queste ombrose e fresche rive, + ch'or cercan solitarii i passi miei, + meco ne fosse e con amor con lei, + di cui 'l cor sempre parla e la man scrive; + + ella a seder qui presso a l'acque vive + si porria in grembo a l'erba, io in grembo a lei, + e da i boschi trarriano i semidei + al sacro aspetto e le silvestre dive. + + Io lei mirando, a dir del suo valore + snoderei la mia lingua, e alcun di loro + segneria per li tronchi il chiaro nome; + + ella gioiosa e umile in tanto onore + forse di varii fior, forse d'alloro, + tesseria una ghirlanda a le mia chiome. + + + + 11. -- Dello stesso + + + Spirto gentile in cui sì chiaramente + e ne la mortal parte e ne l'eterna, + fiammeggia il sol de la bontà superna, + ch'altro non è fra noi lume sì ardente; + + mentre io con gli occhi e con l'orecchie intente + raccolgo il doppio bel, che mi governa, + sì vivo foco in me da voi s'interna + che tutta illuminar l'alma si sente; + + poi, non capendo in me l'immensa fiamma, + convien ch'in alcun modo esca di fore, + mostrando i raggi de la vostra luce. + + Così da voi ne vien lo mio splendore, + ch'ogni mio bel disio da voi s'infiamma, + come 'l lume de' lumi in voi traluce. + + + 12. -- Dello stesso + + Fiamma che chiaramente il mio cor ardi: + aura che dolcemente mi ristori: + spirto che alteramente m'innamori + col valor, con la voce, con gli sguardi; + + quante volte avvien ch'in voi riguardi, + ch'io v'ascolti e ch'io pensi i vostri onori, + tante mi sforzo a i sempiterni cori; + ma 'l mio mortal fa poi che 'l gir ritardi. + + O beata alma, angelica armonia, + o vivo lume, che degli alti chiostri + mostrate esempio a l'anime terrene, + + poi ch'a i sensi e nel cor m'avete mostri + la bellezza e 'l piacer del sommo bene, + aiutatemi ancor a l'alta via. + + + + 13. -- Dello stesso + + Spirto felice, in cui sì rare e tante + grazie e virtuti il ciel largo comparte, + che non so se si trovi in altra parte + che d'andar teco a paro alma si vante: + + s'a me facesser le sorelle sante + del bramato lor don così gran parte, + ch'io fossi degno di ritrarre in carte + de la tua chiara effigie il bel sembiante: + + so ch'io fare' un disegno sì perfetto, + che saria specchio a la futura gente + di quanto ben di su tra noi discende. + + Ma, lasso, a tanto onor non mi consente + il sacro coro: e da sè il mio intelletto + sopra i fuochi celesti non ascende. + + + 14. -- Dello stesso + + Donna se mai vedeste in verde prato + surger felicemente un aureo fiore, + cui porge nutrimento dolce umore, + e vivace calor dal ciel gli è dato; + + non altramente lieto e consolato + fiorir si vede un'amoroso core, + perchè 'l suo sole è 'l grazioso ardore, + e la fonte è 'l favor del viso amato. + + E come quel, se manca la rugiada, + perduto il bel de le purpuree fronde + convien ch'in breve spazio a terra cada: + + così se rio voler o caso indegno, + i suoi disiri altrui fura e nasconde, + seccasi il fior d'ogni felice ingegno. + + + + 15. -- Dello stesso + + Il valor vostro, Donna, il cor m'incende, + lega ogni mio disir, m'impiaga il petto; + e l'alma del suo mal sente diletto, + dal ben ch'ella in voi vede, ode e intende. + + M'infiamma il divo raggio onde risplende + il chiaro vostro angelico intelletto; + da i novi accenti è avvinto ogni mio affetto, + e da' begli occhi il colpo al cor discende. + + E non ha Amor in tutta la sua corte, + m'oda chi vol, sì graziosi sguardi, + sì chiara voce, o sì vivace lume. + + Perch'io pur prego lui, ch'ognor più forte + con tal foco, in tai lacci e con tai dardi + mi trafigga, m'annodi e mi consume. + + + 16. -- Dello stesso + + O novo esempio de l'eterna luce, + alma gentile, ond'ogni alma più rara + mirando la beltà ch'in te riluce, + del vero amore i veri effetti impara; + + se del lume ch'in te dal ciel traluce, + a l'alma mia non sarai punto avara, + spero col raggio di sì altera duce + farmi fiamma di fama al mondo chiara. + + Te canteran mie rime in ogni parte + e diran que' ch'avran più vivo ingegno: + qual fu quel foco onde tal lampo uscìo? + + Amor promette a te ne le mie carte + nome immortale. O così fosse degno + ne le tue d'aver vita il nome mio! + + + + 17. -- Dello stesso + + In su le rive del superbo fiume + ch'altrui già die' sepolcro in mezzo l'onde: + ond'altri mutò il crine in verdi fronde, + e altri si vestì di bianche piume; + + invaghito del dolce altero lume, + lo qual di cielo in cielo in voi s'infonde, + e con sua luce ogni altra luce asconde, + arse 'l mio cor oltra mortal costume; + + poi sendo privo de gli amati rai, + non so dove si chiuse il grande ardore, + come fuoco ch'in cener si ricopra. + + Or rivedendo il vostro almo splendore, + l'antica fiamma, chiara più che mai, + convien ch'in riva d'Arno si discopra. + + + 18. -- Dello stesso + + Sogni chi vuol di riportar corona + da gli alti gioghi del sacrato monte; + altri s'attuffi nel famoso fonte + che fa più chiaro 'l nome d'Elicona; + + sia gloria altrui se la sua lira suona + aver le sacre Muse al cantar pronte; + cinga altrui Febo la felice fronte + de la fronde, che mai non l'abbandona; + + altri si vanti che benigna e lieta + stella, a lui rivolgendo il suo splendore, + a questa luce il fece uscir poeta; + + il mio Parnaso, il mio perpetuo umore, + le mie Dive, il mio Apollo e 'l mio pianeta, + è 'l valor vostro impresso nel mio core. + + + + 19. -- Dello stesso + + Donna gentile, i cui beati ardori + del celeste splendore e del mortale, + spargon virtù che mentre i cori assale, + ne l'alme accende mille eterni amori; + + se 'l vostro sole interno e 'l bel di fuori, + a voi da me n'han tratto il mio immortale: + e se Amore al mio stile impenna l'ale + da gir portando al Cielo i vostri onori; + + se cara sete a me più di me stesso; + s'a voi ne volar tutti i miei sospiri; + se con voi vivo e senza voi son morto; + + se mi vedete 'l cor ne gli occhi espresso, + e le mie pene, e i miei caldi disiri, + ben dovreste pensare al mio conforto. + + + 20. -- Dello stesso + + Quando, com'Amor vuol, la donna mia, + tra soavi sospiri e dolci accenti, + move la lingua a angelici concenti, + e l'aura del bel petto a l'aere invia; + + al suon de la dolcissima armonia + ferman le penne i tempestosi venti; + stanno i giri del ciel taciti e intenti; + e non ch'altri, ma Febo il corso oblìa. + + E qual alma mortal la mira e ascolta, + ad ogni uman disìo tutta si toglie + e con tutti i pensieri al cielo aspira. + + La mia, che mai da lei non si discioglie, + col vago spirto suo da Amore accolta + a quel si stringe, e 'ntorno a lei s'aggira. + + + + 21. -- Dello stesso + + Ebbe la favolosa antica etade + chi co 'l tenor di feri e dolci canti + e con novo splender di rea beltade, + allettando affogava i naviganti: + + e or donata ci ha l'alta bontade + donna, che con l'ardor de gli occhi santi + e con note d'amor e di pietade, + rende porto e salute a l'alme erranti. + + Voi, Donna mia, voi sete alma sirena + voi, voi Tullia gentil, che fido lume + nel mar d'amor porgete e placid'aura. + + La vista vostra angelica, serena, + fa ch'in voi l'altrui vita ognor s'allume, + e 'l cantar d'ogni affanno ci restaura. + + + 22. -- Dello stesso + + Già vide alle sue sponde il gelid'Ebro + Orfeo cantare, e tacite ascoltarlo + varie fere e augelli, e seguitarlo + quercia, popolo, abete, olmo e ginebro. + + Vista ha 'l gran Po, veduta ha 'l chiaro Tebro, + vede 'l bel Arno, a cui sovente parlo + quel che mi detta l'amoroso tarlo + cantar la donna, ch'io sempre celebro; + + ma se colui seguiano e sassi e sterpi, + questa ogni alma più dura e più silvestra + trae dal grave suo incarco, e al ciel la scorge. + + Beata voce, che dal cor mi sterpi + ogni vil cura, onde per te s'addestra + l'alma a salir ove per sè non sorge. + + + + 23. -- Dello stesso + + Donna, a cui 'l santo coro ognor s'aggira + de l'alme Muse e la cui chiara fronte + verdeggia de l'onor del sacro Monte, + ove chi s'erge eterna vita spira: + + qual anima gentil v'ascolta e mira + brama far vostre grazie al mondo conte; + poi non trovando rime al cantar pronte + com'è la voglia, duolsi e ne sospira. + + Di così bello, raro e alto suggetto, + dal vostro infuori, ogni altro stile è indegno; + quel sol n'è degno e altro non v'arriva. + + Io per molto provar, vero disegno + di voi non feci mai; ma dentro 'l petto + ben vi porto scolpita, bella e viva. + + + 24. -- Dello stesso + + La sembianza di Dio che 'n noi risplende + di cielo in cielo e c'ha nome beltade + e move Amor, per perigliose strade + de l'orecchie e de gli occhi al cor discende; + + perchè dal senso il senso il bello apprende, + e 'n la natura nostra è qualitade + ch'in mortal disiderio il mortal cade, + e così bassa voglia il senso accende. + + Ond'è ch'ingombro di piacer terreno + entrando il mal fidato messaggero + fa ne l'alma sentir del suo veleno. + + Quinci è che talor cade il mio pensero: + ma voi, ch'avete in man la verga e 'l freno, + ne 'l ridrizzate per erto sentero. + + + + 25. -- Dello stesso + + Dal mio mortal co 'l mio immortal m'involo + sovente o Donna, e da me stesso sciolto, + al bel vostro splendor tutto rivolto, + l'ali battendo al ciel mi levo a volo. + + E lontanato dal terrestre suolo + giungo a l'esempio de l'amato volto, + donde è tutto quel bello in voi raccolto, + che fa 'l mio amor fra gli altri in terra solo. + + Deh! vi priegh'io per le bellezze vostre, + Tullia, ch'al bel camin compagna eterna + mi siate, senza mai voltarvi a dietro. + + Ch'amor, s'ancor da voi tal grazia impetro, + promette a noi tranquilla pace interna, + e certa gloria a i nomi e a l'alme nostre. + + + 26. -- Dello stesso + + Donna, più volte m'ha già detto Amore + che nell'anima vostra i miei pensieri + son tutti espressi così vivi e veri + com'io voi, viva, ho impressa in mezzo 'l core; + + e ch'accesi del vostro alto splendore + ne van vostri disir cotanto alteri, + ch'a mortal non convien che da voi speri + altra mercede ch'immortal dolore. + + Così dice egli, e io per prova il sento, + che quant'uom più vi serve e più v'adora, + voi del suo mal più vi mostrate vaga; + + per tutto ciò d'amarvi io non mi pento: + anzi bramo ch'in me più d'ora in ora + veder possiate quel che più v'appaga. + + + + 27. -- Dello stesso + + Se ben gli occhi e l'orecchie alcuna volta + vi mostran tale a i miei bassi disiri, + che surgon dal mio core agri sospiri + ond'è ch'al lamentar la lingua è sciolta; + + tosto che l'alma in sè stessa raccolta, + a l'alma vostra avvien che si raggiri, + in diletto si cangiano i martiri + e la mia lingua a ringraziar si volta. + + Che la pena, che par che sì mi prema + non passa oltra 'l mortal; ma la dolcezza + acqueta i sensi e pasce lo intelletto. + + Donna sia benedetta quella asprezza, + ch'anzi 'l chiuder de gli occhi all'ora estrema, + morire insegna al mio terreno affetto. + + + 28. -- Dello stesso + + Donna, l'onor de' i cui be' raggi ardenti + m'infiamma 'l core e a ragionar m'invita, + perchè sia nostra penna mal gradita, + l'alto nostro sperar non si sgomenti. + + Rabbiosa invidia i velenosi denti + adopra in noi mentre 'l mortal è in vita; + ma sentirem sanarsi ogni ferita + come diam luogo a le future genti. + + Vedransi allor questi intelletti foschi + in tenebre sepolti, e 'l nostro onore + viverà chiaro e eterno in ogni parte. + + E si vedrà che non i fiumi Toschi, + ma 'l ciel, l'arte, lo studio e 'l santo amore, + dan spirto e vita ai nomi e a le carte. + + + + 29. -- Dello stesso + + Donna, il cui grazioso e altero aspetto + e 'l parlar pien d'angelica armonia, + scorgon qual alma presso a lor s'invia + a contemplar il ben de l'intelletto; + + deh, così amor non mai m'ingombri 'l petto + d'umil disir, nè mai di gelosia + gustiate 'l tosco: e sempre intenta sia + a l'interna beltate il vostro affetto. + + Date, vi prego a me vera novella + de l'alma mia che del mio cor uscita, + voi seguendo, è venuta a farsi bella: + + che se da voi la misera è sbandita, + ella senza voi stando e io senz'ella, + non ritrovo al mio scampo alcuna aita. + + + 30. -- Dello stesso + + Quai d'eloquenza fien sì chiari fiumi + luce che d'alto ardor mio core incendi, + ch'aguagli tua virtù? Se la 've splendi + a superno desio l'anime impiumi? + + Come dinanzi a Borea nebbie e fumi, + così di là, dove tu i raggi stendi, + fugge ogni vil pensier, sì ch'a noi rendi + a vita in terra de i celesti numi. + + E poi ch'a me non son tuoi lumi scarsi + di quel splendor, che da l'eterno regno + in te disceso, tu fra noi comparti; + + di quel ch'ho dentro e fuor non può mostrarsi, + faranno al mondo manifesto segno + l'amarti, il celebrarti e l'onorarti. + + [Risposta al sonetto della TULLIA: _Fiamma gentil che da gl'interni lumi_.] + + + + 31. -- Di Benedetto Varchi + + Quando doveva, ohimè, l'arco e la face, + l'una spenta del tutto e l'altro stanco, + a questo ardito e tormentoso fianco + per suo gran danno e mio, troppo vivace, + + non breve tregua pur, ma eterna pace + donar, poi che nel lato destro e manco + per le nevi del capo omai vien bianco + il crin fatto d'argento, che sì spiace; + + più che mai fresco e più che mai cocente, + mi saetta lo stral, m'accende il foco + di tal ferite e così caldo ardore, + + ch'ogni salute a mio soccorso è poco: + anzi cresce la piaga e fa maggiore + incendio, ch'al suo mal l'alma consente. + + + 32. -- Dello stesso + + Donna, che di bellezza e di virtude + e d'ogni alto valor gran tempo in cima, + sola fra tutte l'altre non che prima, + piovete ne' miglior senno e salute; + + ben so ch'a dir di voi sarebber mute + le lingue tutte: e qual prosa nè rima + poria cose aguagliar, che poscia o prima + non furon mai, nè saran mai vedute? + + Tacciomi dunque fuor gelato e fioco, + per tema di scemar sì chiare lodi, + ma dentro infino al ciel notte e dì grido: + + ringraziando le stelle, il tempo e 'l loco, + gli sguardi, gli atti, le parole e i modi, + che mi donaro a cor gentile e fido. + + + + 33. -- Dello stesso + + Io non miro giammai cosa nessuna, + o in terra, o in ciel, ov'io non veggia quella, + ch'amor in sorte e mia benigna stella, + da le fasce mi diero e da la cuna. + + Ogni nube m'assembra e sole e luna + la mia donna gentil più d'altra bella; + monte o valle non veggio, o poggio, ov'ella + per lo mio ben non sia, ch'è nel mondo una. + + L'erbe, gli alberi, i fior, le frondi, i sassi, + mi rappresentan sempre, e l'onde, e l'ora, + quel viso dopo il qual nulla mi piacque. + + U' gli occhi giro, ovunque movo i passi, + nulla non scorgo, o penso, o sento fuora + di lei, che per bearmi in terra nacque. + + + 34. -- Dello stesso + + Se di così selvaggio e così duro + legno sì aspro frutto, ohimè, v'aggrada: + chi fia ch'unqua vi miri e poscia vada + di non sempre penar, Donna, securo? + + Bench'io, poi ch'ognor più m'inaspro e induro + del duol, cui lungo a voi fo larga strada + de la mia pena sola, non pur rada + fra quante sono al mondo e quante furo, + + dovrei trovar pietà, ch'asprezza eguale + o più selvaggia e solitaria vita, + non sentì mai e visse alcun mortale. + + Fera legge d'amor, sperar aita + del dolor che n'ancide, e del suo male + pascer l'alma, via più che saggia, ardita. + + + + 35. -- Dello stesso + + Pur non sentir la turba iniqua e fella + così larga al mal dir, come al ben parca, + da lei, che nel mio cuor siede monarca, + non men cortese che leggiadra e bella; + + non mio voler seguendo ma mia stella, + parto col corpo sol, che l'alma scarca + de la soma mortal meco non varca, + ma riman seco obediente ancella. + + E se quel, che fra me tacito e solo + cantando vo' con più di mille insieme, + per la Garza, e Forcella, e Tavaiano, + + udisse pur un dì l'invido stuolo + ben morria di dolor veggendo vano + tornar l'empio ardir suo, ch'indarno freme. + + + 36. -- Dello stesso + + Se da i bassi pensier talor m'involo + e me medesmo in me stesso ritorno; + s'al ciel, lasciato ogni terren soggiorno, + sopra l'ali d'amor poggiando volo: + + quest'è sol don di voi, Tullia, al cui solo + lume mi specchio e quanto posso adorno + la 've sempre con voi lieto soggiorno, + da santo e bel disio levato a volo. + + E se quel che entro 'l cor ragiono e scrivo, + del vostro alto valor Donna gentile, + ch'avete quanto può bramarsi a pieno + + ridir potessi, o beato, anzi Divo + me, per me proprio tutto oscuro e vile + se non quant'ho da voi pregio e sereno. + + [Risposta al sonetto della TULLIA: _Quel che mondo d'invidia empie e + di duolo_.] + + + + 37. -- Dello stesso + + Ninfa, di cui per boschi, o fonti, o prati, + non vide mai più bella alcun pastore + ver di Diana e de le Muse onore, + cui più inchinano sempre i più pregiati: + + così siano a Damon men feri i fati + nè gli renda mai Filli il dato core; + e ella arda per lui di santo amore + più ch'altri fosser mai lieti e beati: + + com'alma esser non può sì cruda e vile, + la quale essendo veramente amata + non ami un cor gentil già presso a morte. + + Dunque s'a dotto no, ma fido stile + credi, ama e non dubbiar, che ben pagata + sarà d'alta mercè tua dolce sorte. + + [Risposta al sonetto della TULLIA: _Se 'l ciel sempre sereno e verdi i + prati_.] + + + 38. -- Di Giulio Camillo + + Tullia gentile, a le cui tempie intorno + verdeggia avvolta l'onorata fronde, + e la cui voce a l'armonia risponde + di chi fa in Elicon dolce soggiorno; + + qualora a voi fo col pensier ritorno + e ritrovo sentenze sì profonde + in sì leggiadro stil, sì mi confonde + novello orror, ch'in me più non soggiorno. + + Vostra Musa di me cantando canta + d'uno sterpo silvestro, a cui nemica + stata è natura e 'l ciel, e io no 'l celo. + + Ben è la vostra fortunata pianta, + che lieto il Re de' fiumi la nutrica, + e la rinforza il gran Signor di Delo. + + + + 39. -- Dello stesso + + Poi ch'a la vostra tanto alma beltade, + onde pregiata d'onorate e rare + spoglie di tante elette anime chiare + n'andate altero specchio ad ogni etade; + + piace ch'io ancor per le medesme strade + seguir vostre amorose insegne impare; + non siano almen vostre alme luci avare + di quel raggio, ond'io scorgo ogni bontade. + + E nel bel petto vostro Amor ispiri + pietà e mercede al mio dolore eguale, + e a gli ardenti intensi miei disiri; + + poi se le aggrada il mio destin fatale, + versi in me pur ognor doglie e martiri, + che dolce mi fia sempre ogni altro male. + + + 40. -- Dello stesso + + Ben fu tra gli altri avventuroso il giorno, + quando l'eterno e gran re de le stelle + fece, per fare il fior de l'altre belle, + di voi, Tullia divina, il mondo adorno. + + Le grazie tutte e le virtuti intorno + vi fur quasi devote e fide ancelle, + e 'l ciel lasciaro per seguitarvi quelle + in questo nostro umil, basso soggiorno; + + però ripiena di celeste ardore, + di gloria accesa e colma di mercede; + vaga di bello e di perpetuo amore: + + di grazia albergo e di bellezza erede, + sola fra noi vivete in dolce amore, + del ben del Ciel facendo in terra fede. + + + + 41. -- Del Cardinale Ippolito De' Medici + + Anima bella, che nel bel tuo lume + divino interno ti rivolgi e giri, + e indi in voce dolcemente spiri + il suon ch'avanza ogni mortal costume; + + onde la mia poi d'amorose piume + coverta avien che al ciel volando aspiri, + e nel tuo chiaro raggio aperto miri + com'amor sani, ancida, arda e consume; + + deh! se l'alta bellezza e 'l dolce canto + ond'in te stessa sol beata sei: + e s'amor punto mai ti piacque o piace: + + prego volgendo in me 'l bel viso santo, + al lungo penar mio dia qualche pace, + e qualche tregua a gli aspri dolor miei + + + 42. -- Dello stesso + + Se 'l dolce folgorar de i bei crini d'oro, + e 'l fiammeggiar de i begli occhi lucenti, + e 'l far dolce acquetar per l'aria i venti + co 'l riso, ond'io m'incendo e mi scoloro, + + son le cagion che per voi vivo e moro, + piango e m'adiro e fo restar contenti + gli spirti afflitti in mezzo i miei lamenti, + e mi par dolce il grave aspro martoro; + + non voi sì bella, io non così bramoso; + voi non sì dura, io non sì frale almeno + fossi; non voi d'amor rubella, io servo; + + ch'io sperarei nel stato mio gioioso + goder un giorno almen lieto e sereno, + piegando alquanto il core empio e protervo. + + + + 43. -- Di Bernardo Molza + + Spirto gentil, che riccamente adorno + de i più pregiati e cari don del cielo, + cortesemente nel corporeo velo + con tue virtuti fai lieto soggiorno; + + deh! s'amor sempre a te faccia ritorno, + di nove spoglie ornando, al caldo e al gelo, + d'uomini e Dei il tuo onorato stelo, + e cresca il valor tuo di giorno in giorno; + + fa che 'l nobile tuo chiaro intelletto, + sempre guardando a la più bella parte + di sè, giammai non si rivolga a terra. + + Ch'allor vedrai come natura ed arte, + soavemente in te rinchiude e serra + d'ogni bell'opra il seme e 'l bel perfetto. + + + 44. -- Dello stesso + + Se 'l pensier mio, ov'altamente amore, + Tullia gentil, vostra sembianza impresse, + tutto altamente in sè voi tutta espresse + dal piacer vinto, che mi strinse il core; + + e tutta or vi risembra e a tutte l'ore, + trasformando pur sempre in quelle stesse + virtù, grazia e beltà, che vi concesse + Dio, ch'in voi tutto intese a farsi onore: + + non dovete voi dir ch'io sia deforme, + ch'io son quello che son fatto voi + bello, e non questa rozza e fragil scorza. + + E spero ancor, seguendo ognor vostr'orme, + essere appresso Dio 'l secondo poi, + se 'l bello a trarre il bello sempre ha forza. + + + + 45. -- Di Ercole Bentivoglio + + Poi che lasciando i sette colli e l'acque + del Tebro oscure e le campagne meste, + d'illustrar queste piagge e premer queste + rive del Po col piè Tullia vi piacque; + + ogni basso pensier spento in noi giacque, + e un dolce foco, e un bel disio celeste, + quel primo dì ch'a noi gli occhi volgeste, + ne le nostre alme alteramente nacque. + + Fortunate sorelle di Fetonte, + ch'udir potranno a le lor ombre liete, + i dotti accenti che vi ispira Euterpe! + + Potess'io pur con rime ornate e pronte + com'è 'l disio, dir le virtù ch'avete! + Ma troppo a terra il mio stil basso serpe. + + + 46. -- Dello stesso + + Vaghe sorelle, che di treccie bionde + ornò natura e di fattezze conte; + poi la pietà del misero Fetonte + vi volse in duri tronchi e 'n verdi fronde; + + or sotto l'ombre tremule e gioconde + vostre sedendo, fo palesi e conte + le gran beltà de la celeste fronte + di Tullia mia, cantando a l'aure e a l'onde. + + Così già sotto i vostri ombrosi rami + cantò d'Onfale sua gli occhi e le chiome + il vincitor de' più superbi mostri. + + 'priego il ciel, che sì v'esalti e v'ami, + ch'eterno sia con voi sempre il bel nome + di Tullia scritto in tutti i tronchi vostri. + + + + 47. -- Di Filippo Strozzi + + Alma gentile, ove ogni studio pose + natura in darvi a pieno ogni eccellenza, + e fece il ciel quasi restarne senza + per dar a voi quel bel, ch'a ogni altra ascose; + + voi fra leggiadre donne e gloriose + elesse sola; e per esperienza + si vede altera andarne oggi Fiorenza + de le belle opre vostre alte e famose. + + Ma non solo Arno oggi vi loda e canta, + ma dove ancora l'inesperto auriga + cadde, di voi terrà memoria eterna. + + Il Tever lascio, che tenera pianta + vi nutrì, dolce essendo ogni fatiga + a chi co 'l spirto e 'l core in voi s'interna + + + 48. -- Dello stesso + + Uscendo 'l spirto mio per seguir voi, + Donna gentile, in voi vera pietade + spinse l'anima vostra a le contrade + ond'egli uscìo, con che vivessi io poi; + + tal che 'l splendor, che dite uscir tra noi + di me, è propria vostra qualitade, + concessavi da l'alta e gran bontade, + per sembianza de i chiari raggi suoi. + + Dove scorger si puote un dolce inganno + veggendovi in me vaga di voi stessa, + nè v'accorgete ch'io v'appago a punto + + Che se mi vi toglieste allora il danno + mortal mio vedreste, e fora espressa + la colpa vostra, send'io a morte giunto. + + + + 49. -- Di Alessandro Arrighi + + L'aspetto sacro e la bellezza rara, + eguale a cui non ebbe il mondo ancora; + il folgorar de gli occhi ch'innamora + il mondo tutto, e quasi sol lo schiara; + + il parlar saggio, onde la via s'impara + di gir al chiaro e uscir dal fosco fora; + e l'alto sangue, lo cui ammira e onora + chiunque adorno è più di stirpe chiara; + + i bei costumi, e 'l portamento adorno; + e col dolce cantare il dolce suono + che fan di marmo una persona viva, + + fur le cagioni o donna, ch'in quel giorno + stetti a mirare il bello, a udire il buono, + in guisa d'uom che pensi, parli e scriva. + + + 50. -- Dello stesso + + Come di dolce più che d'agro parte, + Donna mi feste il dì, ch 'l colpo caro + di voi impiagommi, onde sì ardente e chiaro + foco poscia avampommi a parte a parte, + + così men d'agro, che di dolce parte + da me per guiderdon del dono raro; + e giunge a voi per addolcir l'amaro + vostro languir del tutto non che 'n parte; + + il foco ch'io dovrei mandarvi ancora + per render merce pari al degno merlo, + meco si sta, nè vuol partirsi un'ora. + + Selva chiusa non è, nè campo aperto, + nè giardin culto, o poggio aspro o deserto, + che non sappian com'ei m'arde e divora. + + + + 51. -- Dello stesso + + S'il dissi mai ch'io venga in odio a voi, + Donna, ch'io tanto pregio, ed è ben degno; + s'il dissi che mai sempre ira e disdegno + portiate in seno, e sol me stesso annoi; + + s'il dissi che 'l mortale eterno muoi + di me non mai giungendo al santo regno; + s'il dissi sia d'amor prigione e segno + de l'acuto suo strale, e preda, poi. + + Ma s'io nol dissi chi si dolce aprìo + a me lo cor chiudendovi entro i raggi, + non mai rivolga altronde il lume chiaro. + + Io no 'l dissi giammai, nè dir disìo: + vinca 'l ver dunque, e 'l falso a terra caggi, + e 'n dolce amor ritorni l'odio amaro. + + + 52. -- Dello stesso + + S'un medesimo stral duo petti aprìo: + s'arse due cor d'amor un foco santo: + se nascendo 'l piacer morì cotanto + martir, che l'uno e l'altro già sentìo, + + Donna, e s'insomma nudrì ambo un disio, + ond'è ch'in me del dir vostro altrettanto + non rivolgete sì, ch'io mi dia vanto + d'esser d'uom fatto un'immortale Dio? + + Forse sì come sempre ebbi nimica + la stella a i miei disir, così avien ora + ch'io non goda e non sorti una tale brama. + + O pur ch'ad alma sì saggia e pudica + parlar di me basso suggetto fora: + come che sia il bel vostro a sè mi chiama. + + + + 53. -- Di Benedetto Arrighi + + Voi che volgete il vostro alto disio + a la chiara virtù, donde si coglie + quelle onorate, sacre, sante spoglie, + di che va altera e Calliope e Clio; + + voi che schernite al tempo quell'oblio, + che la fama immortale al nome toglie, + colpa e vergogna de l'umane voglie, + che non son come voi rivolte a Dio; + + voi sol vi sete fabricato un tempio + di glorie tal, che gli onori e trofei + non pon lasciar di lui più chiaro esempio; + + deh! così potess'io com'io vorrei + le virtuti cantar, ch'in voi contemplo + memoria eterna a gli uomini e a li Dei. + + + 54. -- Dello stesso + + Alma gentile che già foste al paro + de l'alta e gran colonna, oggi si mostra + in voi tutto l'onor de l'età nostra; + in voi lo stil più che 'l suo dolce e caro; + + al vostro stil, dov'io ch'al mondo imparo + a riverir la chiara virtù vostra, + ch'oggi solinga l'universo giostra + non trovando di lei pregio più chiaro; + + sì come un picciol lume alta chiarezza + vince, così con vostre lodi sole + lei vincete in virtute e in bellezza; + + l'alto motor come 'l ciel ornar vole + la terra, piacque a sua reale altezza + far Vittoria una Luna e Tullia un Sole. + + [V. 14 Vittoria Colonna.] + + + + 55. -- Di Lattanzio De' Benucci + + Se per lodarvi e dir quanto s'onora + di voi natura e 'l ciel, Tullia gentile, + fosse eguale al soggetto in me lo stile, + e 'l saper pari a l'alta voglia ancora; + + forse non tanto il secol nostro indora + vostra virtute, e non dal Gange al Tile + fate voi co' i begli occhi eterno aprile, + quant'io n'avrei grazie e favori ognora. + + Non può ingegno mortal tante divine + virtù ritrar; nè può basso disìo + scolpir parti sì eccelse e pellegrine, + + che 'n voi il valor del vago petto e pio + avanza ogni pensier, passa ogni fine, + non che l'aguagli altrui parlare, o mio. + + + 56. -- Dello stesso + + O fiumicel se 'l più cocente ardore + estivo il lento tuo correr affrena, + e la tua profonda umile arena + incende e fa restar priva d'umore; + + ecco a le rive tue novo splendore + che l'aer d'ogni intorno rasserena: + di colei, che cantando in dolce vena + a le nove sorelle aggiunge onore. + + Onde il vecchio Arno ormai d'invidia pieno + lascia l'usato corso e a te rivolto, + quivi perde le chiare e lucid'onde; + + godi, or che vedi entro il tuo ricco seno + la imagin bella del leggiadro volto: + e Tullia odi sonar ambe le sponde. + + + + 57. -- Dello stesso + + Deh, non volgete altrove il dotto stile + altera donna, ch'a voi stessa, poi + che scorge il mondo esser accolto in voi + quant'ha del pellegrino e del gentile. + + Appo questo suggetto incolto e vile + divien qual più pregiato oggi è tra noi; + e co 'l splender de' vivi raggi suoi + chiaro si mostra ognor da Battro a Tile. + + Voi dunque di voi sola alzare il nome + dovete, poi ch'a sì pregiato segno + giunger non puote il più purgato inchiostro. + + Quindi vedrassi apertamente come + non è di lode altri di voi più degno, + nè stil che giunga al dolce cantar vostro. + + + 58. -- Di Latino Giovenale + + Vide già la famosa antica etade + nel palazzo reale alto di Roma + donna empia sì, che fe' del carro soma + al padre anciso, e spense ogni pietade. + + Vede or donna real di tal beltade + la nostra, e Roma, e da colei si noma; + che chi mira i begli occhi e l'aurea chioma + di piacer, d'amor empie e d'umiltade. + + Questa sol per mio ben, per mio sostegno + al mio imperfetto, a la fortuna avversa + diede natura, e 'l ciel cortese e largo. + + O gloria de le donne, o ricco pegno + d'onor, d'ogni virtù ch'oggi è dispersa: + deh! perchè non ho io gli occhi ch'ebbe Argo? + + + + 59. -- Di Ludovico Martelli + + Voi, che lieti pascete ad Arno intorno + il vostro gregge fra leggiadri fiori, + godete, poi che da i superni cori + discesa è Tullia a far con voi soggiorno + + sforzisi ognun co 'l crin d'alloro adorno + gli altari empir de i più soavi odori; + che per costei vostri tanti alti onori + faranno ancor a voi degno ritorno. + + Quest'è la vaga pastorella, ch'ebbe + fra i più degni pastor del Tebro il vanto; + del cui partir restar sì afflitti e mesti; + + e poi che per voi sol non le rincrebbe + lasciar le rive ove fu in pregio tanto, + siate a cantarla e a riverirla presti. + + + 60. -- Di Simone Dalla Volta + + Tullia, mostrò (?), miracolo, Sibilla, + di cui si maraviglia il mondo e gode: + mar di saver, che non ha fondo o prode, + e mena l'onda sua lieta e tranquilla. + + Da cui sì dolce umor, sì chiaro stilla + di virtù vera ch'oggi rado s'ode: + cui non guasta fortuna, o 'l tempo rode; + men che quelle di Saffo e di Camilla. + + Ma che dico io? Il vostro alto valore + non si può comparare a cosa alcuna: + perchè non che 'l poter, passa il disio. + + Chi vuol vivo vedere in terra amore, + divin, pien di virtù, miri quest'una, + vera amica de gli angioli e di Dio. + + + + 61. -- Di Camillo Da Monte Varchi + + Mosso da l'alta vostra chiara fama, + di cui per tutto il mondo il grido suona, + vengo cantarvi anch'io Tullia Aragona, + cui chi più sa, più sempre ammira e ama. + + E s'adempir potessi ardente brama + di salir l'alto monte d'Elicona, + qual voi n'arrecherei degna corona, + ch'al ciel vi porta, che vi aspetta e chiama. + + Or voi più d'altra saggia e più gentile, + degnate di pigliar quanto vi porge + un ch'a voi consacrato ha ingegno e stile. + + Ben so, vostra mercè, ch'altera e vile + alma tanto non è, che quando scorge + d'essere amata non divenga umile. + + + 62. -- Di Claudio Tolomei + + Quando la Tullia mia che vien dal cielo, + che d'altronde non può sì bella cosa, + umilemente altera e disdegnosa, + toglie al mondo 'l suo sol con un bel velo; + + allora agghiaccia 'l fuoco ed arde 'l gelo, + e Amor tremando l'armi in terra posa, + vertù si fugge e cortesia sta ascosa, + e spegnesi ogni ardente onesto zelo. + + Ma s'avvien poi che a le tranquille ciglia + ridendo levi il velo, allor più incende + il foco e 'l ghiaccio è freddo in ogni parte; + + virtù ritorna e Amor l'armi riprende + ch'ella governa, e non è meraviglia + ciò che può far 'l ciel, natura ed arte. + + [Sta nel: _Libro quarto delle rime di diversi eccellentissimi autori + nella lingua volgare nuovamente raccolte_. In Bologna, presso + A. Ciccarelli 1551, pag. 217.] + + + + 63. -- Di Antonio Grazzini (_Lasca_) + + Se 'l vostro alto valor, Donna gentile, + esser lodato pur dovesse in parte, + uopo sarebbe al fin vergar le carte + col vostro altero e glorioso stile. + + Dunque voi sola a voi stessa simile, + a cui s'inchina la natura e l'arte, + fate di voi cantando in ogni parte + Tullia, Tullia, suonar da Gange a Tile. + + Si vedrem poi di gioia e maraviglia + e di gloria e d'onore il mondo pieno, + drizzare al vostro nome altare e tempï; + + cosa che mai con l'ardenti sue ciglia + non vide il sol rotando il ciel sereno, + o ne' gli antichi o ne' moderni tempi. + + + 64. -- Di Nicolò Martelli + + Se 'l mondo diede allor la gloria a Arpino + d'eloquenza immortale alta e profonda, + la vostra al nome egual gli vien seconda + Tullia di sangue illustre e pellegrino; + + il cui spirto reale almo e divino, + sovra l'uso mortal di grazie abonda, + in guisa tal che l'onorata sponda + De l'Arbia, infino al ciel tocca il confino. + + E 'l bel chiaro Arno ora di voi s'onora, + l'antico fuor traendo umido crine, + forma con l'acque in suon cotai parole: + + qual luce e questa o beltà senza fine, + che col sommo valor le rive infiora + al gel, come d'april nel mezzo il sole? + + + + 65. -- Di Ugolino Martelli + + Se bella voi così le Grazie fero, + che pari al mondo non fu mai nè fia; + e se le muse con pietà natìa + il dolcissimo latte ancor vi diero: + + qual piena voce e qual giudicio intero, + il valor giunto a somma leggiadria, + e scorgere e cantar sì ben potria, + ch'almen di lungo ne apparisse il vero? + + Questi che vostri sono alteri onori, + e fanno altrui veracemente adorno, + scemar non può fortuna aspra e nimica. + + E questa spero che di giorno in giorno + averete con doti assai maggiori, + di fosca e trista, omai lieta e aprica. + + [Risposta al sonetto della TULLIA: _Più volte, Ugolin mio, mossi il + pensiero _.] + + + 66. -- Dello stesso + + Se lodando di voi quel che palese + di fuor si mostra a le più strane genti, + rare bellezze e disusati accenti, + degne parole a ciò mi son contese: + + com' esser vi potrà larga e cortese + la lingua a dir, che non tema o paventi + di tante ascoste in voi virtuti ardenti, + Tullia, ch'amor divino al cor v'accese? + + Bontà, senno, valor e cortesia, + con l'altre mille insieme in voi cosparte, + rozzamente contar forse potria; + + ma come rara e eccellente sia + ciascuna d'esse in voi, con mille carte + Mantova e Smirna a dir non basteria. + + [V. 11. _Rozzamente cantar forse patria_.] + + + + 67. -- Di Simone Porzio + + Or qual penna d'ingegno m'assecura + di poter appressarmi al gran valore + di quella che di pregio alto e d'onore, + ornarmi con sue rime ha tanta cura? + + La debil pianta, mia da sè non dura, + e se prende crescendo alcun vigore, + nutrita è dal fecondo vostro umore, + che tal frutto non vien d'altra coltura. + + Ma se di quella vostra le semente + sempre mi trovo al petto, nè più spero + sentir d'essa giammai cosa più degna, + + scorgete adunque col giudicio interno + che tutte l'altre voghe in me son spente, + e vive quel ch'amor di voi m'insegna. + + [Risposta al sonetto della TULLIA: _Porzio gentile a cui l'alma natura_.] + + + + + LE AMOROSE EGLOGHE DEL MUZIO GIUSTINOPOLITANO + ALLA SIGNORA TULLIA D'ARAGONA + + + I. + MOPSO + + Mopso, _solo_. + + + Canti chi vuol le sanguinose imprese + del fiero Marte, e d'onorati allori + cinto le tempie a suon di chiara tromba + desti i bianchi destrier, ch'in Campidoglio + han da condur i purpurei trionfi; + a me, cui 'l ciel non diè sì altero spirto, + basta parlar tra le fontane e i boschi + de gli onori di Pan; e che la fronte + m'ornin le Ninfe d'edere e di mirti, + mentre ch'al suon de le incerate canne + fo risonar quella virtù che move + dal vivo ardor de i lor splendenti lumi. + + E or darà al mio dir ampio suggetto + l'amor del pastor Mopso; di quel Mopso + lo qual sacrato ha infin da i teneri anni + i sensi e l'alma al tempio di Parnaso. + + Il buon pastor, cercando le pendici + de i santi gioghi, ha con novella cura + novo oggetto trovato ai suoi pensieri; + nova materia ha data a le sue rime: + che l'interno splendore e 'l chiaro viso + de la bella Tirrenia il petto ingombro + gli ha sì del suo piacer, che la sua lingua + d'altro non sa parlar, nè può, nè vuole + che di lei, ch'or gli siede in mezzo l'alma. + Ei non potendo un di 'l soverchio ardore + chiuder dentro al suo cor, in tali accenti + la strada aperse a la vivace fiamma. + + MOPSO. Bella Tirrenia mia, che di bellezza + avanzi i più bei fior di primavera, + morbida più che tenera vitella, + ch'ancor non ha gustato erba nè fonte; + e delicata più ch'i bianchi velli + di non tonduto pargoletto agnello; + e più schiva d'amor e più fugace + ch'innanzi a cacciator timida cerva: + odi, bella Tirrenia: a queste ombrette + meco t'assidi, e i miei sospiri ascolta. + + Era ne la stagion ch'i verdi prati + d'ogni intorno fiorian; fiorian le rose, + e cantavan gli augei tra i novi fiori, + quando prima ti vidi; e come prima + ti vidi, così ratto al cor mi corse, + mosso da la virtù de' tuoi bei lumi, + con gelato timor caldo disio. + Da quel dí innanzi entro 'l mio petto chiuso + ho continuo portato il foco e 'l ghiaccio. + E già due volte le campagne aperte + visto han d'intorno biondeggiar le spighe: + e due volte han veduto i salci e gli olmi + le non lor uve su per li lor rami + quai d'oro divenir, e quai vermiglie: + e tu nel duro cor, ghiaccio nè foco + crudel non senti, e non senti pietade. + + Sappi, ninfa gentil, che dal suo giro + Venere bella per ciascuna parte + rimira aperte l'opre de' mortali; + e qual pastor, qual satiro e qual ninfa, + contra chi l'ama è disdegnosa e schiva, + la santa Dea ne sente altero sdegno, + e dimostrar ne suole agre vendette, + arder facendo i lor gelati cori + d'amor di tal, che gli disprezza e fugge. + Che doglia, che tormento, alma mia cara, + credi che sia l'amar chi te non prezza? + O tolga Dio, ch'in così amaro stato + i' ti vegga giammai; Tirrenia intendi: + non voler contra te l'ira de' Dei + mover sì leggiermente: ama chi t'ama. + Ama il tuo Mopso, il quale lode immortali + va cantando di te mattina e sera; + e va segnando intorno i sassi e i tronchi + del nome tuo per farti eterna e chiara. + Ama 'l tuo Mopso, il qual e giorno e notte, + o vegghi, o dorma, di te pensa e sogna: + te rimira, te cerca e te disia. + Braman le pecchie gli odorati fiori: + le molli gregge i rugiadosi paschi; + brama 'l cervo assetato i chiari fonti; + e te, Tirrenia, l'infiammato Mopso. + + Mostra, ninfa gentil, il bel sereno + de la lucida tua tranquilla fronte; + de la cui vista l'aere e 'l ciel d'intorno + d'ogni parte s'allegra e si rischiara. + + Rivolgi a me i begli occhi: o occhi belli, + occhi leggiadri, occhi amorosi e cari; + più che le stelle belli e più che 'l sole: + e a me cari più che armenti e gregge: + più che la vita cari e più che l'alma. + Occhi miei belli e cari, il chiaro lume + volgete a me benigni: e non vi annoi, + ch'arda del vostro ardor: e non v'incresca + mirar talor com'io mi struggo e ardo. + Oh ti fosse, Tirrenia, un giorno a grado + di fermar così presso e così fisso + que' tuoi begli occhi dentr'a gli occhi miei, + ch'ogniun di noi facendo a l'altro specchio, + con gli occhi suoi vedesse ne gli altri occhi + il suo stesso ritratto e l'alma altrui. + + Volgi a me gli occhi: volgi gli occhi e volgi + il chiaro viso e le polite guance, + le molli guance ad ogni aura tremanti, + che fan tremar in me l'anima e i sensi + di diletto, di voglia e di dolcezza. + + Ma qual'è quel diletto e quella voglia? + Qual la dolcezza che sentir mi face + il veder e l'udir le dolci labbra? + Quelle labbra amorose, dolci e care, + or dolcemente chiuse, or dolce aperte, + spirar per gli occhi e per l'orecchie mie + a l'alma mia dolcissimo veleno? + O misti insieme fior vermigli e bianchi: + o sparso tra be' fior soave odore: + o bramose mie labbra: o spirto ardente: + o anima mia accesa: e qual desire + tutto m'infiamma? E qual'è quel conforto + che mi promette il bel, che s'ode e vede? + Apri, Tirrenia, le rosate porte: + mostra, Tirrenia, i candidi ligustri: + spargi, Tirrenia, in graziosi accenti + l'ambrosia e 'l mel de l'amorosa lingua. + Di', Tirrenia, una volta: te solo amo, + al fedel Mopso tuo, che te sola ama. + Dillo, Tirrenia, e scopri il caro seno, + apri 'l giardin d'amor, dimostra al sole + i dolci pomi e gli odorati gigli. + Leva, Tirrenia, l'inimico velo + ch'a te'l tuo bel, a me 'l mio ben nasconde. + Invido avaro velo: avara mano, + crudo velo; man cruda e crudo core, + che tanto bene a gli occhi miei contendi. + + Ninfa crudele, e perché con tant'arte + sì fieramente a' miei desir contrasti? + Ninfa crudele infin a gli occhi miei, + a gli occhi miei, crudele, hai posto 'l freno. + Deh, leva 'l velo omai, levane i nodi; + leva la crudeltà del natio petto: + lascia andar gli occhi vaghi al lor diporto + tra i diletti di Flora e di Pomona, + là ve vaga beltà, bella vaghezza + movon d'intorno le purpuree penne, + e fan festa ad Amor, che la sua fede + ha locata tra 'l bel de i cari pomi. + Man bella, cara man disciogli il laccio, + allarga il velo, o mano: a la man mia + sii cortese man cara: a la mia sete + porgi alcun refrigerio poi ch'invano + prego 'l petto crudel, e 'nvano aspiro + a la beltà de le purpuree gote, + invano al bel de le rosate labbra. + + Ninfa bella e crudele, in cui combatte + bellezza e crudeltà, come non hai + qualche pietà di me? Le selve e gli antri + piangono al pianto mio; meco si lagna + eco non men del mio che del suo duolo: + e sovente gli augei su per li rami + muti si fanno a le mie doglie intenti: + e le gregge rivolte a i miei sospiri, + i paschi e i fonti mandano in oblio. + E tu sola se' nuda di pietade. + + Vien, Ninfa bella, e fra le molli braccia + raccogli quel, che con le braccia aperte + disioso t'aspetta; e nel tuo grembo + ricevi lieta l'infocato amante; + stringi 'l bramoso amante, e strette aggiungi + le labbra a le sue labbra, e 'l vivo spirto + suggi de l'alma amata, e del tuo spirto + il vivo fiore ispira a le sue brame. + Giungansi insieme gli amorosi petti: + premer si sentan le vezzose poppe, + le belle poppe delicate e sode, + dal petto ad amor sacro e sacro a Febo, + non si ritengan più celate o chiuse; + le belle membra tue morbide e bianche + più che 'l cacio novello e più che 'l latte, + ad amor le consacra: e al tuo amante + qual vite ad olmo avviticchiata e stretta, + con lui cogli d'amore i dolci frutti. + + + + II. + + IL SOLE + + Mopso, solo. + + Già fiammeggiava presso a l'aurea Aurora + il pianeta maggior nell'oriente, + inargentando i nuviletti d'oro: + quand'io, ch'avea col fischio e con la verga + scorta mia greggia a i rugiadosi paschi, + posto a seder sott'una antica quercia, + notava intento il dilettevol suono, + che d'intorno facean le pecorelle + tondendo il verde de l'erboso suolo. + Ed ecco l'armonia d'una zampogna + sonar non lunge. Io da le dolci note + tratto, e lasciando il mio maggior pensiero, + in piè risorto, cheto, passo passo, + ver là mi mossi, e vidi a piè d'un faggio + sedersi un solo. E quanto gli occhi miei + scorger potero in quella incerta luce + mi parve Mopso; Mopso a cui le selve + son testimonie quanto a l'alme Muse, + e quanto ei sia ad Amor fedele amico. + E quale in pria mi parve, tal la voce + e 'l chiaro giorno poi mostrolmi aperto. + Quivi vago d'udir suoi dolci accenti + dietro una macchia stretto mi raccolsi. + E egli omai spuntando il primo raggio + del novo giorno, al dir la lingua mosse, + accompagnando il suon con tai parole: + + MOPSO. Sorgi omai chiaro sole, e 'l ciel aprendo + l'aer rischiara; e 'l mare intorno imbianca; + la terra alluma; e 'l desiato giorno + riporta a gli animali e ai pastori. + Sorgi sol del mio sol sola sembianza. + + Se non hai sole e se colei non ave + cosa simil, ben posso dir di voi, + che tu se' a lei, ed ella a te simile. + Sorgi sol del mio sol sola sembianza. + + Solo se' sol, ch'in tutti gli alti giri + lume non è ch'al tuo lume s'aguagli, + nè lassù fuoco v'ha che t'assimigli. + E sola è sol in acque, in selve e in monti: + la bella ninfa mia, ch'è così sola, + che beltà non si mira a lei sembiante. + Sorgi sol del mio sol sola sembianza. + + Quando cinto di raggi il capo biondo + a noi ti mostri, fugge d'ogni intorno + la cieca notte da l'ombrosa terra: + e s'allegrano in piani, in poggi e in boschi + le solitarie fiere, i vaghi augelli, + e con gli armenti, pecore e bifolchi. + Sorgi sol del mio sol sola sembianza. + + E quando 'l lampeggiar del divo lume + a me si scopre, del mio tristo core + si scuote intorno il tenebroso velo: + gioiscon gli occhi miei: l'anima mia + tutta s'allegra e seco i miei pensieri; + e meco gode il mio cornuto armento. + Sorgi sol del mio sol sola sembianza. + + Poi come le montagne d'occidente + ingombran la tua luce, e tu t'invii + al tuo riposo là nei bassi liti, + la fosca notte entro a l'oscuro manto + involve 'l cielo, e involve gli animali, + tenendo il mondo in tenebre sepolto. + Sorgi sol del mio sol sola sembianza. + + E come del mio sol l'amata vista + da me si parte, al dipartir di lei + a me in un punto ogni mia luce è tolta. + Il giorno mio sen va verso l'occaso + e son sepolti in tenebrosa notte + i miei pensier, il cor, l'animo e l'alma. + Sorgi sol del mio sol sola sembianza. + + Da che tolta è dal ciel tua ardente fiamma, + perché 'l superno chiostro intorno splenda + di mille ardori, non però ritorna + il giorno al mondo infin che non ritorni + tu, la cui luce ogni altra luce asconde. + Sorgi sol del mio sol sola sembianza. + + E da ch'io de' begli occhi ho gli occhi privi + perché da mille belle e vaghe ninfe + cinto mi vegga, non però s'aggiorna + dentro al mio cor fin che colei non riede, + il cui bel lume ogni altro lume adombra. + Sorgi sol del mio sol sola sembianza. + + Qualor avvien ch'a la tua accesa face + occhio mortal s'arrischi alzar i rai + per ritrar forse l'alma tua figura, + la soverchia virtù del tuo splendore + sì l'abbarbaglia, che smarrito e vinto + ad ogni aspetto uman si trova infermo. + Sorgi sol del mio sol sola sembianza. + + E io qualor a la mia ardente lampa + mi riprovo d'alzar gli occhi e la mente, + per farne poi ne i tronchi alcun disegno, + il divo onor del rilucente oggetto + sì mi confonde, che perduti i sensi + non sento quel, che di me stesso io senta. + Sorgi sol del mio sol sola sembianza. + + Poi quando più 'l tuo lume s'avvicina + al mondo nostro, occhio del mondo eterno, + e più drizzi i tuoi raggi sopra noi, + arde la terra, e arde ogni vivente; + e de la sete per colli e per piani + mancar si veggon gli alberi e l'erbette. + Sorgi sol del mio sol sola sembianza. + + E quando a me 'l mio amato sol s'appressa + (il sol ch'è solo il sol de la mia vita) + e fiammeggiando in me 'l suo lampo vibra, + arde in me 'l cor, ardon miei accesi spirti, + e 'n me s'infiamma un sì caldo disire + ch'a me stesso mi sento venir manco. + Sorgi sol del mio sol sola sembianza. + + Tu con la tua virtù non solo allumi, + non solo incendi quel che fuor si scorge, + ma dove umana vista non discende, + dentro passando, fai pregno il terreno + di tal semenza ch'i terrestri germi + producon d'ogni intorno e fronde e fiori, + onde si veston le campagne e i poggi. + Sorgi sol del mio sol sola sembianza. + + E la virtù di lei non sol rischiara, + non sol infiamma la mortal mia scorza, + ma dove altro non passa che 'l suo sguardo, + in me varcando, in me fa tal radice + che poi germoglia in graziosa pianta, + in cui fiorendo i miei gentil concetti + fanno 'l mio col suo nome eterno adorni. + Sorgi sol del mio sol sola sembianza. + + Ma che parl'io? che fo? dormo o vaneggio? + sì son col core al mio bel sole intento + ch'ad alta voce ancor chiamo e richiamo, + e pur or sommi accorto ch'è tant'alto + sorto 'l sol del mio sol sola sembianza. + + Oh così fosse ai miei bramosi lumi + sorto il lor sol. Tornato è 'l giorno al mondo + non (lasso) a me, ch'a me non luce il sole, + non s'apre il giorno a me se non si scopre + colei, ch'è sola il sol de l'alma mia. + Oh me infelice sovra ogni vivente! + Sa l'universo, sanno gli elementi, + san le ninfe e i pastor, sanno i bifolchi, + san le fiere e gli augelli, e san le gregge + che da tornare ha il sole e 'l giorno e quando; + e sol io solo senza sole e senza + alcun lume, di giorno in cieca notte + vo brancolando: e non so quando o come + mi ritorni a veder l'amato raggio. + Ahi, lasso me dolente: or fosse almeno + la notte mia tal notte, qual'è quella + ch'al cader del suo sole al mondo sorge, + ch'in quella dolce notte in ogni verso + si posa in pace! Rive, prati e poggi + valli, monti, campagne, selve e fonti + han dolce requie, e i miseri mortali + quetan le stanche membra e ogni affanno, + ogni fatica, mandano in oblio. + Ma non è tal la mia, che cieco e solo + vo intorno errando. E non han pace o tregua + gli occhi miei, non i piedi e non la lingua; + no 'l pensir, no 'l desir, non i sospiri. + E s'alcun è che turbi l'altrui pace, + io son quel desso; che son sol colui + che col continuo suon de' miei lamenti + ho già stancate le campagne e i colli. + Almo mio caro sol, sarà giammai + ch'io ti rivegga un giorno, un giorno intero? + Un giorno che giammai non giunga a sera, + e gli occhi affisi in te quant'io vorrei? + + Ahi, lasso me: perché, perché non lice + mostrar aperto il cor? perché disdetto + m'è 'l dir ch'io t'ami, se cotanto t'amo? + Perché disdetto a te l'amar chi t'ama? + + Cotai parole, e altre sospirando + e lagrimando, il doloroso Mopso + spargeva a l'aura; e io che senza scorta + lasciata avea la greggia e tuttavia + sentia montando il sol montar il caldo, + lui lasciai pur dolersi: il dolce canto + fra me stesso membrando, e 'l petto pieno + non di minor pietà che di dolcezza. + + + + III + + IL FURORE + + Mopso, solo. + + Dive, ch'al suon de la dorata cetra + dei sacro Apollo, al glorioso fonte + fate dintorno mille dolci giri, + premendo il verde del fiorito suolo + liete alternando le vezzose piante + non senza l'armonia d'eterni versi: + quella, ch'è Donna de le Donne, e Donna + è del mio cor, o sante Donne, o Dive, + vuoi pur ch'io canti: e vuol che 'l canto s'erga + sopra ogni bosco. Adunque perchè 'l canto + sia canto degno di Donna sì cara + movete insieme e con voi mova Apollo: + mova tutto Elicona e si raccolga + tutto lo spirto vostro entro al mio petto. + + Oh de la mente mia lucido specchio, + alma gentil fra le belle alme bella, + in cui fiso mirando d'ora in ora, + si fan dentr'al mio cor novi concetti, + da partorir scrivendo in nove carte; + lietamente ricevi il novo frutto, + che prodotto ha 'l germoglìo del tuo seme; + e mentre io fo sonar la mia zampogna + al furor del tuo Mopso porgi orecchie, + e nel furor di Mopso al furor mio. + + Salita era la notte al sommo cielo + e rilucea nel mezzo del suo cerchio + la sorella di Febo, il bianco volto + tutta splendente del fraterno lume. + Taceva il mondo, in sè pe' lor vestigi + tacite si volgean l'eterne spere; + taceano i venti e 'l mar; tacea la terra + e con lei piani e colli, e monti, e valli. + Sol nel silenzio d'ogni alma vivente + non tacea Mopso: e non taceva amore + dentro al suo petto. Ei per deserte piagge + da furor trasportato, solo e vago, + errava, intorno pur con gli occhi fissi + ne la cornuta diva. E 'n quello stato + disse de l'amor suo cose sì nove, + che ne suonano ancor le selve e gli antri. + + MOPSO. Dove, dicea, mi scorge or la tua luce, + candida luna, per solinghe strade? + Tirar mi sento ove per gli erti gioghi + rara di piede umano orma si scorge. + Qual novo aspetto e qual novo desire + verdeggia nel mio cor? La folta selva + de l'odorate, verdi, ombrose piante, + tutto m'empie d'orror e di diletto. + E quel dolce ruscel, che mormorando + fugge tra l'erbe e i flori, a sè mi chiama. + Ma donde viene il canto? E donde il suono + che sì dolce lusinga l'aere intorno? + E cosi è dolce, che simil dolcezza + non porge a me 'l belar de le mie gregge, + nè sì soave è 'l suon de le mie canne. + + Or ecco là che giovinette donne + cinte le terapie di fronduti rami + fan la nova armonia; ina che vegg'io? + Non è tra lor, non è colei ìa mia? + Ahi! m'è tolta la voce. Or chi l'ha scorta + di mezza notte senza fida scorta + da le rive del Po fra questi boschi? + E che fa qui l'altero giovinetto + c'ha la lira dorata e d'or le chiome + e d'ogni vello ancor le guancie ha nude: + misero: adunque? Adunque in cotal guisa? + Or dove sono? E che fo? Vegghio o dormo? + Non so ove sia: non so se vegghi o dorma. + E s'io vegghio, è ella dessa o altra? Ahi, lasso, + non conosco io la ninfa mia? La voce + piena di melodia, gli ardenti lumi, + il vago aspetto, il grazioso viso: + gli atti soavi, i movimenti alteri: + l'andar, lo star: la mano, i piedi, i panni, + far la dovrian pur conta a gli occhi miei. + E s'altro a me non la facesse conta, + si la farìa quell'amoroso orrore + ch'a l'apparir di lei m'ha l'alma ingombra, + e quel desio, che qui condotto m'have, + u' condur non poteami altro desìo. + Ma ch'è quel ch'odo, che da l'altre l'odo + chiamar sorella e nominar Talia? + Questo bosco di lauri e quella fonte: + le donne coronate: il bel concento: + l'aspetto più ch'umano? Or una, e due, + tre, quattro, cinque, sei, sette, otto e nove, + il numero conviensi... questo è 'l giogo + de l'alme Muse: e queste son le Muse. + E una n'è la mia. È la mia ninfa + dunque una Musa, o son le Muse ninfe? + O mia, come dir debbo, alma mia Diva, + con quanto amor, con quanto studio ed arte, + fra mortali discesa dentro a l'alma + m'accendesti l'ardor; presso al cui raggio + movendo i passi, a questo santo giogo + mi trovo aggiunto. O mano, amata mano, + tu mi tien, tu mi guida: o caro dono, + bramato don, così ne foss'io degno. + Tu con la tua sorella le mie terapie + fai verdeggiar de l'onorata fronde + perch'ogni mio pensier tutto verdeggia. + + O sacri, vivi e lucidi cristalli, + onde s'inaffian così rare piante, + qual radice ha sentito il vostro umore + c'ha virtù di produr pianta sì ferma + che non le nuoce il più cocente sole: + non la molesta grandine nè pioggia: + non la crolla il furor di Borea o d'Austro, + e non la tocca il folgorar di Giove? + Qual radice ha sentito il vostro umore? + Ne la sua pianta il verde eterno vive; + vivono eterni i fior, vivono i frutti: + nè muta vista per mutar stagione. + Beato, eterno umor che liete e chiare + fai le piante, le fronde, i frutti e i fiori; + i' pur spengo di te mia lunga sete: + e 'n te s'attuffan mie bramose labbra. + O che veggio? O che intendo? Il cieco velo + tolt'è da gli occhi miei: m'è fatto amico + il sacro coro, amico il santo Apollo. + Pur or conosco io te fedel compagna, + fedel mia guida e mia fedel maestra; + Erato bella. Tu fin da la culla + mi fosti a lato; tu la tua sorella + fra le genti mortali in forma umana + mi scorgesti a mirar. Tu mi dimostri + com'io lei segua, cui più sempre amando + l'alma mia più verdeggia e più s'infiora. + + Ma che novo desir mi punge il core + di levarmi da terra? Oh, ch'i' mi sento + mutar di fuori e farmi un bianco augello: + le man, gli omeri, il capo, il collo, il petto + tutti si veston di novelle piume; + già comincio a cantar, già batto l'ali.... + non mi lasciar Talia, levati a volo;.. + Erato spiega al ciel l'aurate penne... + date forza al mio ardir, che senza voi + ogni mio sforzo alfin sarebbe invano. + Già lasciato ho 'l terreno; altero e lieve + sopra i nuvoli m'alzo e sopra i venti: + già mi si fa minor e terra e mare. + Alma sorella del compagno e Dio + de la mia Dea benigna, a te raccogli + colui, cui la tua luce ha mostro il calle + di gir al monte ove la via s'impara, + che l'alme altrui conduce a più bel monte. + + I' veggio aperte le dorate porte + del gran gìardin, ch'i muri ha di zaffiro; + qui n'accoglie Diana; e qui n'envia + per la verdura del suo bel verziero; + qui la fiorita e verde primavera + move d'intorno, e va pascendo il verde + del santo umor de la rugiada eterna; + qui l'alma Clori e 'l suo diletto sposo + spargendo a l'aere ognor novelli odori + van dipingendo il variato suolo; + qui non arde la state e qui non sfronda + l'autunno i rami e non gli imbianca il verno; + qui vive il verde eterno; eterni rivi + di liquidi smeraldi i verdi prati + van compartendo; al mormorar de l'acque, + al soave spirar de le dolci aure, + al tremolar de i verdeggianti rami, + suonano in dolci e 'n dilettosi accenti + mille amorosi eterni rosignoli. + Qui s'odon risonar cetre e zampogne; + immortai cetre e immortai zampogne; + oh dolce vista, ed oh soavi note; + oh tra 'l veder e udir dolci pensieri; + qui, santissime Muse: qui Talia, + qui, qui sia, Diva, eterno il nostro albergo. + + Così diceva il forsennato Mopso: + e così detto, muto e sbigottito + stette buon spazio; e 'n sé fatto ritorno + e raccolto lo spirto, alti sospiri + dal cor traendo, intorno al molle tronco + d'un tenero olmo tai parole scrisse: + + Udite selve, udite Dei silvestri, + odan le ninfe, oda ogni pastore. + Ho veduto Elicona e 'l sacro bosco; + ho veduto 'l licor ch'i nomi avviva; + veduto ho Febo e le dotte sorelle, + e Tirrenia fra loro; una di loro + è la bella Tirrenia: ella m'ha tratto + al sacro bosco, e dal bosco a la fonte, + e da la fonte al cielo: ella è colei + che m'arde 'l cor; ella è colei ch'io canto; + ella è il mio sole; ella è la mia Talia. + Ed io son Mopso. Pianta eterna vivi: + e i nomi nostri eternamente serva. + + + + IV. + + TALIA + + Mopso, solo. + + Già risalito sopra l'orizzonte + il pianeta d'amor dal terzo cielo + fiammeggiando spargea l'aer sereno, + il tempestoso mare, il duro suolo + di chiari raggi e di virtute ardente: + e destando le selve e le campagne, + richiamava pastor, gregge e bifolchi + a le zampogne, a i paschi e a gli aratri. + Quando Mopso d'ardor l'anima acceso, + posto a seder in una erbosa riva, + al dolce mormorio di lucid'onde + in sè raccolto, immobile e pensoso + si stette alquanto; indi a sue dolci note + rispondendo gli augei, le selve e l'acque, + ruppe 'l silenzio in così nuovi accenti, + che n'han fatto conserva i Dei silvestri, + per dar lor vita in più ch'in una etade. + + Or qual fosse 'l suo canto, a lei che desta + ti tiene ognor a gli amorosi canti + fa che 'l ritorni a dir rozza zampogna; + e sia tale il tuo suon, che degno sia + de materia maggior che di zampogne. + MOPSO. Alme sorelle, che d'eterno grido + rendete onor a chi col cor v'onora, + se mai liete porgeste alcuna aita + al suon de gli amorosi miei sospiri, + or, che d'amor cantando è 'l mio pensiero + cantar voi insieme (che di voi cantando + canto 'l mio amor) a l'incerate canne + ispirate sì dolce e chiaro suono, + che sia 'l mio amor co'l vostri nomi eterno. + Movete, o sante Dive, a i vostri onori, + cinte le tempie d'odorati allori. + + E tu, mio santo e mio soave ardore, + dotta e bella Talia, mentr'io m'affanno + per voler dir di te, ne l'alta impresa + porgi soccorso a la mia fioca voce: + dammi ardir, dammi forza; alza 'l mio ingegno + e con la cara mano un novo ramo + fresco, verde, odorato, or ora colto + dal sacro monte a la mia fronte avvolgi. + Movi Talia, movete sante Dive. + Movete o sante Dive a i vostri onori, + cinte le tempie d'odorati allori. + + Sorge in Boezia e non molto lontano + dal gran Parnaso un onorato giogo + che d'altezza e d'onor con lui contende; + quest'è 'l santo Elicona, in cui verdeggia + l'eterna selva sacra al sacro Apollo, + d'uno e d'altro valor degna corona. + Qui si monta per luoghi alpestri ed ermi; + raro sentier v'appar, rari vestigi; + nè v'ascende uom mortal, cui 'l ciel non chiama. + Movete, o sante Dive, a i vostri onori, + cinte le tempie d'odorati allori. + + Quest'è quel poggio, che fra gli altri poggi + è de le Muse il più diletto poggio: + qui 'l grande Apollo ispira entro a' lor petti + quella virtù ch'a lui 'l gran padre ispira; + ed elle l'alme elette a i Dei più care, + chiamano al verde de l'amate piante; + e chiamanle al licor del chiaro fonte; + chiamanle al chiaro fonte d'Ippocrene, + eterno onor del sangue di Medusa. + Movete, o sante Dive, a i vostri onori, + cinte le tempie d'odorati allori. + + Scritto è nel sasso antico, onde si versa + la dolce vena, in ben limati versi, + ch'un giovinetto che di pioggia d'oro + fu conceputo, alzato un giorno a volo + uccise lei, che con l'orribil vista + rivolgea l'uomo in insensibil marmo: + e che del sangue suo, mille veleni + fur sparsi in terra; e fra i diversi mostri + un'alato destrier subito apparve. + Movete, o sante Dive, a i vostri onori, + cinte le tempie d'odorati allori. + + Questi nitrendo e dibattendo l'ale + si levò in aere, e dopo un lungo corso + pervenuto al bel giogo ond'io favello, + volando tuttavia, nel duro masso + percosse un'unghia, e quei ratto s'aperse + larghi versando e liquidi cristalli. + Apollo il vide, e 'l vider seco insieme + tutte le nove Muse, ed egli, ed elle, + fede ne fanno a chi con lor ragiona. + Movete, o sante Dive, a i vostri onori, + cinte le tempie d'odorati allori. + + E quest'è 'l fonte in cui, cui 'l ciel non nega + di poter pur bagnar le somme labbra, + cantar si sente al par de i bianchi cigni. + Qui conducon le Dive a cui interdetto + non è 'l bel monte, e 'ncoronati e molli + del santo rio gli rendono a' mortali, + perchè rendano a ogniun degna mercede + de le fatiche lor, de le bell'opre + qual ornando di lauri e qual di mirti. + Movete, o sante Dive, a i vostri onori, + cinte le tempie d'odorati allori. + + Quinci discesi quegli spirti eletti + sopra tutt'altri, con eterne lode + or del fier Marte, or del soave Amore, + cantano il sudor d'un, d'altro i sospiri. + E per memoria de l'amato albergo + aman le ninfe i poggi, i fonti e i boschi. + Ed è ragion, ch'ancor quelle chiare alme, + in rimembranza del lor nascimento, + godon di luoghi solitarii ed erti. + Movete, o sante Dive, a i vostri onori, + cinte le tempie d'odorati allori. + + Fra le selve Pierie il Dio dei Dei, + quel ch'ad un cenno il ciel move e governa, + d'amor acceso, in forma di pastore + con la bella Nemosine si giacque. + Era costei la più vezzosa ninfa, + ch'in quella o in altra età, ninfe e silvani, + tenesse al suon de le sue dolci note + dolce cantando le memorie antiche, + e gli occhi avea stellanti e d'or le chiome. + Movete, o sante Dive, a i vostri onori, + cinte le tempie d'odorati allori. + + Giacquesi con lei Giove, e tante notti + giacque con lei, quante del santo coro + son le dotte sorelle. E poi che Febo + nove volte ebbe visto l'auree corna + rifarsi al lume suo rotondo specchio, + tante chiamò Lucina al suo soccorso + la bella ninfa, e d'altrettanti parti + madre divenne. O ben felice madre + il mondo adorno ha il tuo fecondo ventre. + Movete, o sante Dive, a i vostri onori, + cinte le tempie d'odorati allori. + + Venute in luce le felici piante, + de' cui be' fiori e de' cui dolci frutti + dovea goder il cielo e 'l nostro mondo, + il sommo padre di sì bella stirpe + tutto gioioso i teneretti germi + degni intendendo di più degno suolo, + che di suolo terren, fece pensiero + di voler trapiantar la nova selva + ne le splendenti sue felici piaggie. + Movete, o sante Dive, a i vostri onori, + cinte le tempie d'odorati allori. + + De' cieli d'uno in uno il re de' cieli + donò loro il governo ad una ad una; + e d'una in una a loro i nomi impose. + Quella cui diede il cerchio in cui si mira + errar d'intorno con cangiati aspetti, + la dea de la cornuta e bianca fronte, + fu la bella Talia, la cui virtute + fa verdeggiando germogliar gl'ingegni + di verdura immortal di fiori eterni. + Movete, o sante Dive, a i vostri onori, + cinte le tempie d'odorati allori. + + Toccò a Mercurio seguitar l'impero + de la placida Euterpe, a la cui voce + s'empion l'alme di gioia e di diletto. + S'accompagnò con l'alma dea di Cipri + Erato bella, che ne l'alme inesta + quel caro germe ch'è chiamato Amore; + e Melpomene ascese al quarto lume, + e la spera di lui tempra e rivolve + col canto suo, ch'è pien d'ogni dolcezza. + Movete, o sante Dive, a i vostri onori, + cinte le tempie d'odorati allori. + + L'ardente spirto del superbo Marte + ogni orgoglio deposto, non rifiuta + di dar orecchie a la famosa Clio. + A Tersicore diede il re superno + che de la stella sua fosse compagna, + tutto invaghito di sua allegra vista; + e di Polinnia gode il padre antico + notando l'armonia del vario suono + e la memoria de le cose belle. + Movete, o sante Dive, a i vostri onori, + cinte le tempie d'odorati allori. + + Urania su volando altera salse + fra mille lumi, ed or in or s'aggira + lieta del suo bel ciel cantando intorno. + Calliope non ebbe proprio nido + dal sommo padre: ei volle ch'in ciascuna, + de l'altrui stanze fosse la sua stanza: + e le buone sorelle a la sorella + congiunte in dolce amor, in dolci accenti + cantando insieme fan dolce armonia. + Movete, o sante Dive, a i vostri onori, + cinte le tempie d'odorati allori. + + Signoreggiano in cielo, e 'n su la terra + han signoria quell'anime celesti: + e ciascuna di lor da la sua spera, + Calliope da tutte il lor valore + spargon quaggiù ne i più chiari intelletti. + E qual del divo spirto ha l'alma ingombra + a lui s'apre Elicona: a lui le chiome + cingono i lauri: a lui non si disdice + spenger la sete al fonte d'Aganippe. + Movete, o sante Dive, a i vostri onori, + cinte le tempie d'odorati allori. + + Ma che novo furor m'ha 'l petto ingombro + di voler col mio calamo palustre + sonar di lor, ch'a i sempiterni Divi + rotando tuttavia l'eterne spere, + de le lor voci fan dolce concento? + Mercè dive, mercè del novo ardire + non vi chiamai nimico, e non mi vanto + di cantar vosco a prova. Anzi 'l desio + onde 'l vostro valor m'ha l'alma accesa + mi mosse a ragionar de i vostri onori. + Tornate, o sante Dive, a i vostri allori. + + Tornate Dive; tornin l'altre e meco + rimanga la dolcissima Talia; + rimanti, o Diva, con colui che sempre + teco è col core. O Musa a le mie rime + basta la tua virtù. Tu 'l mio Elicona, + tu 'l mio Parnaso se': tu se' 'l mio Apollo: + tu con l'ardor de' begli occhi sereni + accendi entro 'l mio cor sì chiaro foco, + che l'invidia del tempo in alcun tempo + non potrà spegner mai la nostra luce. + Tu con la soavissima favella, + col dolce suon, con le celesti note + e con la leggiadria del chiaro stile, + me togliendo a me stesso, a dir m'invii + cose, ch'i' spero, che fra questi boschi + si serveranno ancor dopo mill'anni. + E trovando Talia per mille tronchi + scritto per la mia man, trovando Mopso + scritto per la man tua, n'avranno ancora + diletto e invidia la futura gente. + + O che parlo? Il tuo aspetto a dir m'ispira + quantunque io parlo; tu mia lingua movi, + tu mi porgi i concetti e le parole. + O mia musa, o mio amor. E qual fu mai + più glorioso amor che la mia Musa + è 'l mio amor, e 'l mi' amor è la mia musa? + Dolce amor, dolce musa: e non vaneggio; + non è 'l mio sogno; no, che viva e vera + ti veggio alma mia diva; e tal ti scorgo + qual ti scorgono e Febo e tue sorelle + a l'onde di Permesso; e qual ti scorge + la sorella di Febo entro al suo giro. + + Quant'è la gioia mia? Con voi ragiono + riposti orrori e solitaria riva: + e prego che fra voi si stian sepolte + le mie parole: e voi piacevoli aure + fermate l'ali e eco non risponda: + non risponda eco a me, che la sua doglia + mal si conface al mio gioioso stato. + Chieggio silenzio, acciochè fuor non s'oda + per la mia bocca l'alta mia ventura, + che d'invidia potria colmare altrui. + Quella, ch'un tempo per l'erbose sponde + de l'ampio laco de l'antica Manto + fece tenor cantando al gran Menalca: + quella, quella or risponde al vostro Mopso. + + Volgi a me i lumi o diva, ch'in que' lumi + godo del ben del ciel: la lingua snoda + dolce mio santo amore; da quella lingua + sente 'l mio cor dolcezza più ch'umana. + O dolce il veder mio s'eternamente + gli occhi affisassi dentro a tuoi begl'occhi, + e tu gli occhi affisassi a gl'occhi miei: + o dolce udir, se 'l suon dolce e soave + sonasse eterno dentro a le mie orecchie, + dentro al cor penetrando, e dentr'a l'alma. + O dolci i miei pensier, se al mio desire + s'unisse il tuo desir con tanto affetto + che fosse una la mia con la tua voglia. + + O mia Diva, o mio amor, se del tuo amore + e se del tuo favor tanto cortese + sarai a l'alma mia, che le mie rime + s'ergan sopra l'invidia, e i miei pensieri + sian pensier di letizia, in su la foce + del Formion, là dove il bel Sermino + quinci le dolci e quindi le salse onde + bagnan d'intorno, un venerabil tempio + sorgerà al nome tuo; quivi i pastori + soneran sempre a te cetre e zampogne: + e di fior sempre, e sempre di verdura + si trecceranno a te ghirlande fresche. + E da i colli e da l'onde, i Dei silvestri + e le ninfe e i tritoni, incoronati + di liete frondi, a te festosi giri + faran dolce iterando il tuo bel nome: + e fra gli altri la bella, la più bella + ninfa ch'abbia tutt'Adria in alcun scoglio + Egida bella l'onorate tempie + cinta di rami di felice oliva, + Talia cantando, e 'l nome di Talia + risonando d'intorno, e poggi e valli, + sopra i sacrati altari in fochi eterni + spargerà lieta a te con larga mano + in sacrificio gli odorati incensi. + Te col divo splender de i lumi santi, + col dolce riso e con la chiara voce, + ferma o Diva, e col cuore il mio bel voto. + + + + V. + + LA LONTANANZA + + Mopso, solo. + + È già gran tempo o Muse il mio suggetto + l'amor di Mopso, e voi beate Dive + sete 'l suo amore. Or il dolente Mopso + dal dolce amato nido e dal suo bene + fatto lontan, va empiendo selve e campi + di dolor, di sospiri e di querele. + Contan le ninfe che fra gli altri un giorno + lungo la riva, su verso le fonti + del vago Po salendo, a tali accenti, + a sì pietosi, a sì dogliosi accenti + allargò 'l fren, facendo in ogni verso + gemer le sponde al nome di Talia; + che le triste sorelle di Fetonte + obliando 'l lor duol, al suo dolore + porsero orecchie, e vinte di pietate + largaro il corso a non usati pianti. + Or qual fosse il suo pianto o santo coro + ditelo a' boschi nostri, e non vi annoi + di por le dotte e dilicate labbra + a le mal culte mie silvestre canne, + E tu mio dolce duol, mia amara gioia, + mio solo eterno amor, mia prima Musa, + mentr'io cantando lacrimo e sospiro + con pietate raccogli il triste canto. + Incominciate o Dee: le selve e gli antri + daran risposta al lacrimabil suono. + + MOPSO. Lasso; quest'è ben dura dipartita; + dura, crudel, amara dipartita, + via più ch'assenzio amara e più che morte. + Ed è ragion, ch'estremamente amaro + mi sia 'l partir da lei che m'è più cara + che la zampogna mia, più che l'armento: + più che la vita cara e più che l'alma. + Ahi, ahi! protervo amore di te mi doglio, + protervo, iniquo e dispietato amore. + Tu con fredde paure in van sospetti + mi tenesti gran tempo, mentre ch'io + lei per Tirrenia e per ninfa del Tebro + amai languendo, ardendo e lacrimando. + Poi che 'l favor de' più benigni divi + salir mi fece il glorioso monte, + e mi fece veder fra i sacri allori + l'alto mio santo e dolce amore; e poi + che tolto via il furor di gelosia + alti e dolci pensier battendo l'ali + m'inalzavano al cielo altero e lieto; + hai tronco 'l volo a' miei gentil desiri. + + Ahi lasso me dolente, e qual furore + mi conduce ad oprar la rabbia e i denti, + contro il benigno mio soave Iddio? + Mercè Signor, dolce Signor perdona + al soverchio martir che mi trasporta. + Tu la mia scorta se', tu 'l mio maestro; + tu se' 'l mio onor e tu se' la mia palma; + tu con la face tua m'hai mostro il calle + d'ir al bel monte: tu con l'auree penne + impenni i miei pensier; tu nel mio petto + scolpita hai la dolcissima Talia. + + Per tante grazie a te di sacro sangue + spargerei d'or in or i santi altari, + a te arderei gl'interi sacrifici, + se non che tu (qual'è 'l tuo cor pietoso) + di crudeltà nimico, il sangue aborri. + Ma di quel, checchesia, che non rifiuti, + di fior, di lode, e d'odorati fumi, + la mia man, la mia lingua e la mia mente + a te non sieno in alcun tempo avare. + + Da dolermi ho di mia crudel fortuna, + anzi di lui, che fa la mia fortuna. + Di te m'ho da doler, di te Tirinto, + crudel Tirinto, or se mai 'l petto caldo + ti sentisti d'amor: se punto amico + se' de le dotte Muse, il petto caldo + pur ti senti talor, e eterno amico + se' de l'amate Muse, ahi crudo, e come + puoi scurar dal suo amor l'acceso amante? + Come tòrre a la Musa il suo poeta? + Ben ti dovria Tirinto esser a grado + d'udir al suon di Mopso e di Talia + risponder Eco: e l'una e l'altra sponda + del tuo bel fiume: il tuo bel fiume e Eco + ti pon far fede che eia le pendici + de l'alto giogo, onde 'l Dio del tuo fiume + da l'ampio vaso versa i larghi rivi + insin là dove, per diverse foci, + si scorga in Adria, in tutte le sue rive + non ha 'l più santo ardor, nè 'l più gentile. + E tu cerchi d'opporti a tale amore. + O Tirinto crudel, se non ti move + il mio dolore e 'l mio cocente affetto, + di lei ti mova il grazioso sguardo, + ch'acceso di desir tacendo grida, + e per pietà pregando a te s'inchina. + Movati 'l suon di que' pietosi versi + in ch'ella amaramente sospirando + riprega te per l'amorosa face, + che 'l suo diletto Mopso a lei ritorni; + sia pietoso Tirinto e sia sicuro + che qual pastor, qual ninfa e qual bifolco + non ha pietade a chi d'amor sospira, + non gli ha pietade amor, quand'ei sospira. + + Misero me, i' mi dolgo, e tuttavia + dilungando mi vo dal mio desio, + e per molto desio piango e languisco; + e fo col pianto mio col mio languire + pianger gli sterpi e fo pietosi i sassi. + Fera ventura, veramente fera, + che tu diva gentile e 'l tuo fedele + esser debbiate eternamente insieme + fermo suggetto a dolorose note. + + Or il vago pensier va rimembrando + quelle parole tue; quelle parole, + quelle, quelle, quell'ultime parole + che mi sterparo il cor, mi svelser l'alma. + Ben è ragion ch'eternamente t'ami, + e se verace amore, se ferma fede + merta cambio d'amor, ragion è ancora + che tu, mia vita, eternamente m'ami. + + Non sia mai luogo o tempo che disgiunga + da me 'l tuo amor, che mai per luogo o tempo + non sarà l'amor mio dal tuo disgiunto; + meco sia 'l tuo pensier, che 'l mio pensiero + sempre è con te. Con me sia 'l tuo desire, + che teco è 'l mio desir: sia l'alma tua + sempre con me, che teco è l'alma mia. + Così ci ricongiunga un giorno amore; + e ricongiunga con felice sorte + i pensieri, i desiri e l'alme nostre. + + Lasso che 'l ragionar il pensier segue + e ragionando ognor cresce la voglia, + e crescendo la voglia il duol sormonta. + Vago fiume, alte rive, ombrose piante, + passò mai quinci, o qui mai si ritenne + pastor alcun a cui sì tristi lai, + sì cocenti sospir, sì largo pianto + facesser fede del dolor suo interno? + Ma degno è ben che mia lingua si dolga, + e che sospiri il core e piangan gli occhi. + È tolto agli occhi il sol de gli occhi santi; + il sol, ch'è solo il sol de gli occhi miei, + il sol, ch'oltre per gli occhi al cor passando + tutto l'empiea di vivi ardenti spirti; + di spirti che mia lingua a ta' suggetti + movea sovente, che per avventura + non son suggetti da ciascuna lingua. + Or sendo privo di sì altero oggetto + ragion è ben che 'l mio dolor sia solo; + e che sia la mia lingua, il cor e gli occhi, + lingua fioca, cor tristo e occhi molli. + + I' vo dolente, e pur convien ch'io vada; + misero Mopso ov'è la tua Talia? + Cara Talia, ov'è il tuo fido Mopso? + O duro fato, o cruda dipartita. + + Lasso, che importa a poverel pastore + quel che facciano i ricchi, empii tiranni? + Che tocca a me cercar l'armate squadre? + Inique stelle: veramente i cieli + contra me son giurati; e 'l fiero Marte + ha tant'arme commosse e tanti sdegni + per dipartirmi dal maggior mio bene. + + O fortunati, a cui 'l terren natìo + è fermo seggio e certa sepoltura: + fortunati bifolchi voi se 'l giorno + i buoi giungete e col gravoso aratro + sottosopra voltate i duri campi, + non v'è negato almen tornar la sera + a le capanne vostre, a i dolci alberghi, + a le dilette vostre compagnie. + Voi non arate il periglioso suolo + del tempestoso mar: voi gli alti gioghi + non varcate giammai de l'orrid'alpi; + voi non bevete le straniere fonti. + È 'l lungo cammin vostro a la cittade, + a la città, al mercato; e quindi il sole + che v'ha condotti ancor vi riconduce. + Voi fortunati e sfortunato Mopso: + ei da quel dì ch'al sol pria gli occhi aperse + non ha potuto ancor pur una volta + dir: qui sarà domane il mio soggiorno. + Ma da la patria ad estrani paesi + dal Tebro a l'Istro e dal Po alla Garonna, + d'oltre il Carnaio a l'ultimo Oceano, + e dal Vesuvio a gli alti Pirenei + errando ognor, è stato a tutte l'ore + perpetuo strale a l'arco di fortuna. + + Misero Mopso! O patria, o patria cara; + o grande Antiniano, o bel Sermino, + o vago Formione, o scoglio amato + quando sarà ch'io vi rivegga e dica: + quel poco omai di vita che m'avanza + mi vivrò pur tra voi, ch'è quel ch'io bramo? + Il grande Atiniano, il bel Sermino + il vago Formion, l'amato scoglio + a me è Talia. Talia mi renda 'l cielo + ch'è Talia la mia patria e 'l mio riposo. + + + + VI. + + LA SCONCIATURA + + Mopso, solo. + + Torniamo, o Muse, ai pianti e ai sospiri: + nostro soggetto or son sospiri e pianti. + Il vostro Mopso si consuma e strugge. + Or mentre io ch'io con lui mi lagno e ploro + seguite o dive le dolenti note. + + FEDEL mio, se 'l mio Mopso men fedele + fosse in amor, i' vi so dir per vero + che fora la sua vita men dolente; + ma suo costante amor sua ferma fede + di vento di dolor, d'amaro umore + gli tien ognor il petto e gli occhi pregni; + e voi il sapete pur, ch'alcuna volta + gli occhi affissate in lui tutto pietoso. + Or se la vista del suo aspetto solo + può pietade inestar ne gli altrui cori, + che dovran far i dolorosi lai? + Il miserel ad or ad or s'invola + al vulgo e ai pastori; e in qualche bosco + in qualche antro riposto si raccoglie; + quivi s'asside, e quivi s'accompagna + or con un tronco antico, or con un sasso: + e di sé privo, col pensier dipigne + il dolce amato viso; in quel ritratto + gli occhi e l'animo affisa: in quel si specchia; + con quel ragiona; e quel tanto ha di pace + quanto 'l ritiene il dilettoso inganno. + Poi ch'in sé è ritornato, il duolo immenso + non capendo ne l'alma, si disgombra + per lo petto, per gli occhi e per la lingua + in spirti accesi, in lacrimosi rivi, + in fiochi, rotti ed angosciosi accenti. + + I' pascea un dì 'l mio armento per le piagge + del bel Tesin: e così passo passo + per la sua riva errando, il piè mi scorse + là ov'io sentì dolersi quel meschino + con le fere, con l'acque e con gli sterpi. + E quanto con la mano ir seguitando + potei 'l suo dir, le triste sue querele + diedi a serbar ad una antiqua quercia. + Or, a voi di ridirle è 'l mio pensiero: + e voi cui talor visto ho 'l petto caldo + di caldo amore, e che di vera fede + portate il nome, con pietate udite + gli acri lamenti del fedele amante. + + MOPSO. O mia cara Talia, m'ha dunque il cielo + disposto ad amarti perch'amando i' pera? + Ben poss'io dir che quanto gira il sole + non ha la nostra età più ardente foco: + non più gentil, non più lodevol foco + che sia 'l mio foco, e posso dir ancora + che non ha 'l mondo e non ha 'l secol nostro + alcun del mio più sventurato amore. + + Bella, vaga, gentil, dolce Talia, + vaga e dolce Talia, ma non men cruda + che vaga e bella e che dolce e gentile: + perché crudel? Perché se tante voci + e se tanti sospir, se tanti pianti + ti mando d'or in or giù per quest'acque, + alcun tuo accento a me non mai ritorna? + Perché s'ami 'l tuo Mopso, a le sue pene + non hai pietate? E se pietà ti move, + che non porgi al dolente alcun conforto? + + Misero Mopso, e sarà dunque il vero + quel, che per tutti i boschi ognor ribomba + del breve amor, de' mal fermi pensieri + del sesso feminil? Ahi! dunque lasso + avrò senza 'l suo amor da stare in vita? + Non sarà il ver, sebbene e pastorelle + e Ninfe, e Driadi e Naiacli, e Napee + son di mobil voler; però non voglio + dir che sia 'l suo così mutabil core. + Non è la mia non è cosa mortale, + non Naiada, non Driada od altra Ninfa; + ma de l'eccelse eterne abitatrici + de le spere celesti, una di loro + è la mia diva: e col suo divo spirto + nel cor mi spira l'alte cose belle. + + O pur non sia fallace il creder mio. + Or mi sovvien, ch'ancor de l'alte dive + son mal stabili i cori. E quante volte + mutò voglia e amor la dea di Cipri, + la dea del terzo ciel? Di lei mi taccio. + Ma la bianca, la fredda e casta luna + come fu fida, lasso, al fido amante? + Il sanno gli alti boschi, ch'alcun tempo + vider Pan lieto e tristo Endimione. + Mal fida luna, avara luna; e troppo + grande argomento de l'incerta fede + de le mutabil, de l'avare voglie + del femineo desir. Chi mi conforta + in sì novo dolor? Su per le rive + del vago Po non mancano i pastori: + non mancano i leggiadri e bei pastori, + non i ricchi pastor di grassi armenti. + + Ma non di gregge mai, non mai d'armenti + vidi vago 'l suo cor. Gli umil disiri + sdegna quell'alma sopra ogni alma altera. + Non per fior giovenil, non per tesoro + apron le sante Dive il santo monte. + Nè per fior giovenil, nè per tesoro + dee la mia Diva altrui largare il petto. + Caro a Talia di Mopso è il dolce canto + pien d'alti spirti e di gentili ardori. + + Or non ha 'l Po di più soavi note? + Di più gentil, di più leggiadri spirti? + Dolente me: di quanti or mi sovviene + chiari pastor ch'alberghin per le sponde + dov'alberga 'l mio ben, tante punture + mi sento al cor. Ahi! ch'ella non rivolga + gli occhi altrove e l'orecchie e i pensieri. + + Chiari pastor, deh! no, deh! no per Dio, + tant'oltraggio al buon Mopso. O Musa, o Diva: + o mia Musa, o mia Diva, il tuo buon Mopso, + il tuo devoto il tuo costante Mopso, + il tuo sincero il tuo verace amante, + il tuo fedel pastor il tuo poeta, + vive egli, o Diva, caro e solo albergo + de la sua vita? Ei vive, s'in te vive + la memoria di lui, s'a l'alma sua + dal petto amato non hai dato il bando. + + Ahi, qual fora 'l mio stato o triste core, + (tolga Iddio tale augurio) quale stato + fora 'l mio s'a la mia dolce Talia + fosse a grado d'udir ch'altri che Mopso, + mia le dicesse. O pria fra questi boschi + aspra, selvaggia fera, e l'unghie, e i denti + contro me adopre; l'affamate voglie + di mie tremanti membra e del mio sangue + sbramando fiera e pia, finisca a un punto + il mio amor, il mio duolo e la mia vita. + + + + VII. + + TIRRENIA + + Cosa propria d'amante è, Nobilissima signora mia, desiderare di esser + sempre e interamente unito con la persona amata, e di qui è che oltra + il desiderio il quale io ho che l'anima mia sia con la vostra + indissolubilmente congiunta, bramo ancora che i nomi nostri insieme + siano eternamente letti e che insieme vivano chiari e immortali. E per + tanto, oltra le molte altre rime alle quali l'amor vostro m'è stato + Elicona e voi stata mi sete Musa favorevole, mi è novamente venuto + fatta una mia composizione per avventura più affettuosa che + artificiosa, nella quale ingegnato mi sono di far un disegno di voi + più particolare che altro il quale insino ad ora io abbia visto che + sia stato fatto da altrui. E se io non ho così dotta mano che di voi + possa fare un vero ritratto, penso avervi almeno ombreggiata in + maniera che siccome dalle ombre delle bellezze superiori gli animi + nostri di grado in grado al disio della vera bellezza sono tirati, + così da questa ombra da me fatta di voi, i più gentili spiriti + potranno salire alla considerazione di quel vero ch'è in voi; or quale + che ella si sia, tale la vi mando nè altro vi dirò se non che se un + altra figura poteste vedere con gli occhi corporali la quale io porto + già gran tempo nell'animo e di quella farne comparazione con voi + stessa, sono securo che voi medesima non sapreste discernere se in voi + o in me sia più vera l'imagine di quella forma ab eterno conceputa + nella mente di Dio, alla cui simiglianza vi fabricò natura quando ella + volse + + Mostrar quaggiù quanto lassù potea. + + + + + Interlocutori.- DAMETA e TIRSE + + + L'erboso prato e i verdeggianti allori, + l'aura soave e 'l bel rivo corrente, + m'invitan seco a far lieto soggiorno + e ragionar del mio soave foco. + Muse, Muse, mentr'io di lei favello, + avvolgetemi alcun di questi rami + intorno al crine, e non mi siate avare + del favor vostro: i' canto il vostro onore. + E tu, TITIRO mio, mcntr'io ricorro + quel che mi detta Amor, le mie parole 10 + va ricogliendo, e 'n quel surgente tronco + le ripon di tua man; col tronco insieme + sorgeranno il suo nome e i nostri amori. + + T. Dunque avrò da lodar la mia fortuna, + che qui a quest'ora ha volto il mio camino; + che, se brami DAMETA ch'el suo nome + per le piante si legga, non ti dee + noiar che TIRSE, tuo fedele amico, + l'oda sonar ancor per la tua lingua. + + D. Tu se'qui Tirse? Anzi a me è caro assai 20 + che tu ci sia, che con la tua zampogna + porger potrai soccorso a le mie note + + T. Ciò ch'a te piace. Ma saper disìo + qual sia quella beata a cui tu intendi + d'acquistar lode con tue eterne rime. + + D. Anzi sarian beate le mie rime + se pareggiasser le sue eterne lode. + Di TIRRENIA cantar è 'l mio pensiero. + + T. Di TIRRENIA? Ho più volte in queste selve + il bel nome sentito; ma di lei 30 + non ho particolare altra contezza. + + D. Gran danno a lei, ch'un sì gentile spirto + non le sia in tempo alcun stato soggetto: + a te, che del suo chiaro e vivo lume + ancor non t'hai sentita l'alma accesa. + + T. Nova querela, udir ch'altri si doglia + ch'altri non arda del medesmo foco. + + D. Da diverse cagion diversi effetti + nascon, mio TIRSE, e altramente s'ama + cosa pura mortale, altri disiri 40 + son quei che movon da cose divine. + Come, perché dal soie il lume prenda + una copia infinita d'animanti + non perciò il suo splendore alcuno è scemo; + così qual uom si sente l'alma piena + de' diletti de l'alma, non si sente + scemar il ben perch'altri ancor ne goda. + Anzi gode quel cor, ch'oggetto eterno + ha in se scolpito, che per molti cori + cresca la gloria del superno raggio. 50 + E di quel ch'io ti dico, chiara luce + di TIRRENIA ne porge il divo lume. + + T. Bramo di quel che di' saperne il come. + + D. TIRSE, non ha veduto il secol nostro + pastor ch'io creda alcun, che d'alcun pregio + abbia colto ghirlanda in Elicona, + che s'ha lei vista, e se gli accenti suoi + ha ne l'alma raccolti, tale ardore + non abbia conceputo, che 'l suo ingegno + n'ha poi fuor dimostrati ardenti lampi. 60 + Nè tra color giammai si vide o udìo + che ne nascesse invidia o gelosia; + anzi di lodar lei fa ognuno a gara, + e ne l'udir di lei ciascun si gode + de le sue laudi, e l'un l'altro n'invita + a dir del bel suggetto. E 'n lei n'avviene + quel ch'avvien de le cose rare e nove + e ch'avverrìa se sopra l'orizzonte + cominciasse a scoprirsi un nuovo sole + a gli occhi nostri: che com'altri scorto 70 + prima l'avesse, così immantenente + si volgerebbe a dimostrarlo altrui. + E ciò n'avvien perochè al suo focile + non s'accende altro che gentil disire. + + T. Nuovo ben, nuove grazie e santi amori. + Ma bram'io da te, se non t'annoia, + Dameta mio, che tu mi scopri ancora + que' pastor onorati che pur dianzi + hai detto c'han per lei cantato e arso. + + D. E questo, Tirse, ancor farò di grado, 80 + nè penso ch'altri altra più chiara fede + possa altrui far del suo valor soprano + che con sì gloriosi testimoni. + Dirò di loro, e dirò con tal legge, + che senza servar legge, di quel prima + ch'a la mia mente pria farà ritorno, + m'udirai favellar. Nè creder dei + ch'io sia per ricordargli tutti a pieno; + che lungo fora, e poi non m'assicuro + di tutti aver memoria o conoscenza. 90 + + T. Com'a te aggrada: io ad ascoltare intendo. + + D. Fra i primi che cantaro in riva al Tebro + de la bella Tirrenia fu un pastore + d'antico sangue e di gente Latina, + e nel cui nome suona la sua gente + e del cui canto ancor, e del cui suono, + suonan le trionfali e altere sponde. + Arse colui per lei lunga stagione: + e ancor dolcemente ne sospira. + + E per lei sospirò quel chiaro spirto 100 + che morendo lasciò dubbiosi i boschi + tra le Muse di Lazio e di Toscana + quali al suo dir sian state più benigne. + Dico di quel che per li sette colli + abbandonò le piaggie di Panara. + E un altro di patria a lui vicino + per li paschi del Po ne 'l bel soggetto + affaticò sovente le sue canne. + TIRINTO dico, a costui 'l nostro Reno + diè 'l patrio albergo; e poi, come 'l ciel volse, 110 + fu costretto a lasciare i dolci gioghi + e pascer le sue gregge per le valli + che 'l fiume, che detto ho, parte e abbraccia. + + Che dirò del pastor che l'Arbia onora? + Di quel dotto pastore i cui vestigi + van seguitando e pastorelli e ninfe, + non altramente che lasciva greggia + la lanuta sua guida? Ei le sue rime + del bel nome ch'io canto ha fatte adorne. + + T. Tu di', s'io non m'inganno, di colui 120 + ch'un tempo parlar feo le nostre Muse + con quelle leggi e con quelle misure, + che già servò 'l Permesso, il Mincio e 'l Tebro. + + D. Di' pur che dir di lui mia lingua intese. + E di lei cantò ancor un'altro Tosco, + un giovin pastor, ch'in riva d'Arno + mentre ch'a lui spargeano il novo fiore + le molli guance, con sì dolci note + tenne le ninfe, i satiri e i silvani, + de le donne cantando i pregi eterni, 130 + che ne parlano ancor per questi poggi + le quercie e gli olmi; e se da morte acerba + non era tolto, a lui nel secol nostro + si convenia l'onor de i primi allori. + + Nè ci mancano ancor tra queste rive + di quei che van segnando il chiaro nome + in piante e in sassi. E sopra gli altri s'ode + risonar BATTO: BATTO, che per l'erta + del sacro monte sale a' sì gran varchi, + che fatica è notar le sue pedate. 140 + Ei d'or in or a lei volgendo gli occhi + prende virtute a gli alti e bei suggetti. + + Per lei fatto anco ha risonare i boschi + colui, che sceso da gli alpestri gioghi + onde discendon l'acque a i lieti paschi, + de' pastor d'Insubria, in su le sponde + del Re de' fiumi fe 'l suo nome chiaro + cantando a l'ombra d'un gentil ginebro. + + Fu cantata costei da l'aurea cetra + d'un ben dotto pastore, a cui Parnaso 150 + concedette non sol tener le Ninfe + al dolce suon de le palustri canne, + ma gli mostrò i secreti di natura, + e render la salute a i membri infermi. + + T. Forse di lui vuoi dir, che già discese + dal chiaro sangue di quel gran bifolco, + che fuggendo l'incendio e la ruina + de la sua patria, penetrando i seni + de l'aspra Illiria e di Liburni e d'Istri, + non lunge d'Adria pose la sua mandra? 160 + + D. Di lui dir volli. E dir ti voglio ancora + che 'l ricordar de gl'Istri a la mia mente + tornato ha MOPSO; MOPSO, in cui contende + il favor de le Muse e lo intelletto. + del terminar le sanguinose liti + de' più audaci pastor. Or quanto e dove + ei sia per TIRRENIA arso e quanto egli arda, + e quanto abbia per lei cantato e canti, + fan chiara fede il Po, il Ticino e l'Arno + che mille piante han di sue rime impresse. 170 + + Ma dove lascio, lasso, il buono IOLA, + IOLA che col dotto e nuovo suono + de ben temprati calami, a' pastori + solea far corto e agevole sentiero + di gir al fonte che fa i nomi eterni? + Questi venuto da gli aperti campi + che bagna l'uno e l'altro Tagliamento, + sè di gloria colmò, d'invidia altrui. + Ei col vivace lume del suo ingegno + solea in TIRRENIA, come aquila in sole, 180 + gli occhi affissare e da' suoi chiari raggi + formar lo stile, e le parole, e 'l canto. + Morte pose silenzio a le sue note. + + Invida morte, a lei rapisti ancora + e al mondo insieme un'altra chiara luce + d'un gran pastor, che nato in queste piagge + fu cultor nel giardin de' pomi d'oro. + Poi trapassando a le ricche pasture + e a gli orti di Celio e d'Aventino, + si trovò non pur d'edere e di mirti, 190 + ma di purpurei fior cinte le tempie. + Fior di gloria mortal com'è caduco! + Ne sospirano ancor i sette colli + del caso acerbo; e VIRBIO nei sospiri + suona d'intorno. VIRBIO almo pastore + e poeta e materia de' poeti; + viverà in mille versi il pastor sacro + e 'l pregio di Tirrenia ne' suoi versi. 200 + + Non patisce la gloria di costui + ch'altri d'altro pastor, d'altro poeta, + faccia memoria: e a te bastar ben puote + d'aver sentito come tali e tanti, + e poeti, e pastori, i loro ingegni + abbian stancati intorno al caro oggetto. + + T. Come sollecita ape per li prati + suoi la novella state errando intorno + di fior in fior gustare il dolce succo: + o come innamorata pastorella 210 + di varii fiori al suo diletto amante + trecciar si vede una ghirlanda fresca, + così visto ho DAMETA la tua lingua + andar cogliendo il fior de i chiari spirti, + onde composto è 'l mel di quelle lode, + che rese ha 'l mondo a la tua cara amata, + e coronata d'immortal corona. + + D. Ma non men gloriosa è la corona + ch'ella tesse a sè stessa: ch'oltra quelle + rime che d'ella col favor suo ispira 220 + a chi del suo amor arde, che da lei + non men provengon che da l'altre Muse + le rime e i versi de gli altri poeti. + Ella suol d'or in or con le sue rime + destare i boschi intorno; e ad ora ad ora, + co' i più rari pastor cantando a prova + tiene intenti al suo dir Fauni e Napee. + Già sono impressi in più ch'in una pianta + gli alti suoi amori; e la virtù d'amore + quanto sia grande e come sia infinita, 230 + si legge da lei scritta in nuove scorze: + e suggetti altri, che felicemente + viveran col suo nome chiari e eterni. + + T. Ragion è adunque che sì altero spirto + cantato sia da gli spirti più chiari. + + D. TIRSE, non vo' lasciare ancor di dirti + che se di lei scorgessi il divo aspetto, + e le dolci maniere e i bei sembianti: + s'udissi il suon de l'alte sue parole, + e le sentenze de' profondi detti, 240 + protesti dir, non quel che di Medusa + si favoleggia che sua fiera vista + altrui mutava in insensibil pietra; + ma c'ha virtute a l'insensibil pietre + d'ispirar sentimento e intelletto. + O s'udissi talor quando accompagna + la voce al suon de la soave cetra: + o quando assisa tra Ninfe e Pastori + move tra lor la lingua a dolci note: + s'udissi, dico, come in nuovi accenti, 250 + e come in soavissimi sospiri + l'aria intorno addolcisca, e i vaghi augelli + tra le frondi si stiano intenti e muti, + e come i colli, e gli alberi, e le grotte + mandin cantando al ciel novelle voci, + so che non chiederiano i tuoi disiri + altre Muse, altro Apollo, altro Elicona. + + T. Grazie son queste così belle e care, + ch'in lei racconti, che fan dubbio altrui + se sia da dir ch'essa sia rara, o sola. 260 + Ma perché spesso avvien ai nostri cori + che da l'un bel disio l'altro risorge, + poi che m'hai di TIRRENIA il gran valore + fatto sì aperto, ancor saper disio + qual sia di lei la stirpe e 'l patrio suolo; + salvo se del parlar già non se' stanco. + + D. Di ragionar di lei sazio nè stanco + esser non poss'io mai; poi vizio fora + non sodisfare a sì giusti disiri. + Or porgi orecchie al chiaro nascimento. 270 + + In quelle parti ove si corca il sole, + si stende un'onorato ampio paese, + lo qual da l'oceano e dal mar nostro + è cinto d'ogni intorno, se non quanto + lunga costa di gioghi s'attraversa: + e questi son chiamati i Pirenei. + Da questi monti un gran fiume discende, + il qual porta tributo al sale interno, + e IBERO è 'l suo nome: or quanto serra + il giogo, e l'acque dolci, e l'acque salse, 280 + vien nomato ARAGON. In quel paese + già surse un'onorata e chiara stirpe + ch'in tutti que' confìn co 'l suo vincastro + diede legge a' pastori ed a' bifolchi; + e questa dal paese il nome tolse. + Poi co 'l girar del ciel volgendo gli anni + passò l'alto legnaggio a i nostri liti, + a gl'italici liti; e s'alcun nome + ci fu mai chiaro o altero, sopra gli altri + questo gran tempo risonar s'udìo. 290 + Che donde di là in Adria il fiume Aterno, + e di quà passa il Liri al gran Tirreno, + quanto circonda 'l mar fin là ove frange + l'orribil Scilla i legni a i duri scogli, + e quanto ara Peloro e Lilibeo, + solea già tutto a la famosa verga + del generoso sangue esser soggetto. + + Or fra molti altri uscìo del chiaro sangue + un gran pastor, che di purpuree bende + ornato il crine e la sacrata fronte, 300 + com'amor volle, un giorno per le rive + del vago Tebro errando, a gli occhi suoi + corse l'aspetto grazioso e novo + de la bella IOLE. Questa tra le sponde + nata del Re de' fiumi, ove si parte + l'acqua del suo gran fiume in molti fiumi, + avea cangiato 'l Po coi sette poggi: + e di questa 'l pastor, di ch'io ragiono, + caldo di dolce amore fe' 'l grande acquisto + di lei, ch'or m'arde il cor d'eterno amore. 310 + + T. Già non si convenìa men chiaro seme + per dare al mondo pianta sì gentile. + + D. E non si convenìa men chiaro loco + al gran concetto e al glorioso parto + che l'onorate piaggie trionfali + de l'almo Tebro, il quale andar si vede + non men superbo che tra le sue arene + sia germogliata pianta sì felice, + che di solenne alcun altro trionfo. + + T. Dunque felice il luogo, e 'l seme, e 'l ventre, 320 + onde frutto sì eletto al mondo nacque: + e più felice a cui dal cielo è dato + gli occhi affissar nel lume de' begl'occhi, + ai dolci accenti aver l'orecchie intente, + e aver de gli occhi e de gli orecchi aperte + le porte a l'alma e aver l'alma rivolta + a la beltà del doppio eterno oggetto + da salir sopra 'l cielo. E sopra ogn'altro + felicissima lei, ch 'l gran legnaggio + e l'alto onor del bel nido natìo 330 + vinto ha col pregio del valore interno. + + Ma mentre abbiam la lingua e 'l cor rivolti + al tuo bel Sole, è già 'l celeste sole + presso che giunto a l'ultimo orizzonte: + perché buon sia che diam luogo a la sera. + + D. Vanne felice. Io pria che 'l vago piede, + rivolga altrove, questa bella pianta + sacrare intendo a lei, cui 'l petto ho sacro + con la memoria de l'amato nome + + + + [5 O sante Dee.] + [11 raccogliendo.] + [15 ch'a quest'ora qui volto ho 'l] + [20 m'è.] + [23 Eccomi presto.] + [24 il cui valore.] + [25 cerchi inalzar con le tue.] + [44 Non è in alcuno il suo splendore scemo.] + [48 Nel core ha impresso.] + [60 eterni lampi.] + [63 fan tutti.] + [76 ben da te.] + [127 Nel tempo che.] + [128 Sue molli.] + [147 Del real fiume.] + [174 Agevolar solea l'aspro sentiero.] + [205 Bastar ben ti puote.] + [225 e d'or in ora.] + [231 Leggesi.] + [233 col suo nome eterna vita.] + [252 L'aria addolcisca donde i vaghi augelli.] + [261 Ma perché avvenir suol ne i nostri cuori.] + [262 Che spesso l'un disio dall'altro sorge.] + [289 chiaro sopra gli altri nomi.] + [290 Questo oltra gli altri risuonar s'è udito.] + [314 beato parto.] + + + + INDICE + + (ARAGONA) + Alma del vero bel chiara sembianza + (ARRIGHI B.) + Alma gentile che già foste al paro + (ARAGONA ) + Alma gentile in cui l'eterna mente + (STROZZI F.) + Alma gentile ove ogni studio pose + (ARAGONA) + Almo Pastor che godi alle chiare onde + (Muzio G.) + Amore ad ora ad or battendo l'ale + (ARAGONA ) + Amore un tempo in così lento foco + (MUZIO G.) + Amor nel cor mi siede e vuol ch'io dica + (LO STESSO) + Anima bella che da gli alti chiostri + (ARAGONA) + Anima bella che dal Padre Eterno + (DE' MEDICI I.) + Anima bella che nel tuo bel lume + (ARAGONA) + Bembo, io che fino a qui di grave sonno + (LA STESSA) + Ben fu felice vostro alto destino + (CAMILLO G.) + Ben fu tra gli altri avventuroso il giorno + (ARAGONA) + Ben mi credea fuggendo il mio bel sole + (LA STESSA) + Ben si richiede al vostro almo splendore + (LA STESSA) + Ben sono in me d'ogni virtute accese + (LA STESSA) + Bernardo, ben potea bastarvi averne + (MUZIO G.) + Canti chi vuol le sanguinose imprese + (ARRIGHI A.) + Come di dolce più che d'agro parte + (MUZIO G.) + Dal mio mortal co 'l mio immortal m'involo. + (DE' BENUCCI L.) + Deh, non volgete altrove il dotto stile + (MUZIO G.) + Dive ch'al suon de la dorata cetra + (ARAGONA) + Dive che dal bel monte d'Elicona + (MUZIO G.) + Donna a cui 'l santo coro ognor s'aggira. + (VARCHI B.) + Donna che di bellezza e di virtute + (MUZIO G.) + Donna che sete in terra il primo oggetto + (LO STESSO) + Donna i cui beati ardori + (LO STESSO) + Donna il cui grazioso e altero aspetto + (LO STESSO) + Donna l'onor de' i cui be' raggi ardenti + (LO STESSO) + Donna più volte m'ha già detto amore + (ARAGONA) + Donna reale a i cui santi disiri + (MUZIO G.) + Donna se mai vedeste in verde prato + (ARAGONA) + Dopo importuna pioggia + (MUZIO G.) + Ebbe la favolosa antica etade + (LO STESSO) + È già gran tempo o Muse il mio suggetto + (ARAGONA) + Felice speme che a tant'alta impresa + (MUZIO G. ) + Fiamma che chiaramente il mio cor ardi + (ARAGONA) + Fiamma gentil che da gl'interni lumi + (MUZIO G.) + Già fiammeggiava presso a l'aurea Aurora. + (LO STESSO) + Già risalito sopra l'orizzonte + (LO STESSO) + Già vide alle sue sponde il gelid'Ebro + (ARAGONA) + Ho più volte signor fatto pensiero + (MUZIO O.) + Il valor vostro Donna il cor m'incende + (LO STESSO) + In su le rive del superbo fiume + (ARAGONA) + Io ch'a ragion tengo me stessa a vile + (LA STESSA) + Io che fin qui quasi alga ingrata e vile + (VARCHI B.) + Io non miro giammai cosa nessuna + (ARAGONA) + La nobil valorosa antica gente + (MUZIO G.) + La sembianza di Dio che 'n noi risplende + (ARRIGHI A). + L'aspetto sacro e la bellezza rara + (MUZIO G.) + Lasso onde avvien che qui non fa ritorno + (LO STESSO ) + L'erboso prato e i verdeggianti allori + (......) + Lieto viss'io sotto un bianco lauro + (ARAGONA) + Mentre ch'al suon de' i dotti ornati versi + (MUZIO G.) + Mentre le fiamme più che 'l sol lucenti + (DA MONTE VARCHI C.) + Mosso da l'alta vostra chiara fama + (ARAGONA) + Nè vostro impero ancor che bello e raro + (VARCHI B.) + Ninfa di cui per boschi, o fonti, o prati + (ARAGONA) + Non così d'acqua colmo in mar discende + (LA STESSA) + Nuovo Numa Toscan che le chiar'onde + (DE' BENUCCI L.) + O fiumicel se 'l più cocente ardore + (MUZIO G.) + O novo esempio de l'eterna luce + (ARAGONA) + O qual vi debb'io dire o Donna o Diva + (MUZIO G.) + Or di là se ne vien questa dolce ora + (PORZIO S) + Or qual penna d'ingegno m'assecura + (MUZIO G.) + O se tra queste ombrose e fresche rive + (ARAGONA) + Ov'è misera me quell'aureo crine + (VARCHI B.) + Per non sentir la turba iniqua e fella + (ARAGONA) + Più volte Ugolin mio mossi il pensiero + (CAMILLO G.) + Poi ch'a la vostra tanto alma beltade + (BENTIVOGLIO E.) + Poi che lasciando i sette colli e l'acque + (ARAGONA) + Poi che mi diè natura a voi simile + (LA STESSA) + Poi che rea sorte ingiustamente preme + (LA STESSA) + Porzio gentile a cui l'alma natura + (LA STESSA) + Poscia, ohimè, che spento ha l'empia morte + (MUZO G.) + Quai d'eloquenza fien sì chiari fiumi + (ARAGONA) + Qual vaga Filomela che fuggita + (MUZIO G.) + Quando, com'Amor vuol, la donna mia + (VARCHI B.) + Quando doveva ohimè l'arco e la face + (TOLOMEI C.) + Quando la Tullia mia che vien dal cielo + (MUZIO G.) + Quando 'l raggio del bel ch'in voi risplende + (ARAGONA) + Quel che 'l mondo d'invidia empie e di duolo + (LA STESSA) + Sacro pastor che la tua greggia umile + (LA STESSA) + S' a l'alto Creator de gli elementi + (MUZIO G.) + Sebben gli occhi e l'orecchie alcuna volta + (MARTELLI U.) + Se bella voi così le Grazie fero + (ARAGONA) + Se ben pietosa madre unico figlio + (VARCHI B.) + Se da i bassi pensier talor m'involo + (LO STESSO) + Se di così selvaggio e così duro + (ARAGONA) + Se forse per pietà del mio languire + (LA STESSA) + Se gli antichi pastor di rose e fiori + (LA STESSA) + Se 'l ciel sempre sereno e verdi i prati + (DE' MEDICI I.) + Se 'l dolce folgorar de i bei crini d'oro + (MARTELLI N.) + Se 'l mondo diede allor la gloria a Arpino + (MARTELLI U.) + Se lodando di voi quel che palese + (MOLZA B.) + Se 'l pensier mio, ov'altamente amore + (GRAZZINI A.) + Se 'l vostro alto valor, Donna gentile + (ARAGONA) + Se materna pietate affligge il core + (DE' BENUCCI L.) + Se per lodarvi e dir quanto s'onora + (ARAGONA) + Se veston sol d'eterna gloria il manto + (LA STESSA) + Siena dolente i suoi migliori invita + (LA STESSA) + Signor che con pietate alta e consiglio + (LA STESSA) + Signor d'ogni valor più d'altro adorno + (LA STESSA) + Signore in cui valore e cortesia + (LA STESSA) + Signor nel cui divino alto valore + (LA STESSA) + Signor pregio e onor di questa etade + (ARRIGHI A.) + S'il dissi mai ch'io venga in odio a voi + (ARAGONA) + S'io 'l feci unqua, che mai non giunga a riva + (MUZIO G.) + Sogni chi vuol di riportar corona + (LO STESSO) + Spirto felice in cui sì rare e tante + (ARAGONA) + Spirto gentil che dal natio terreno + (LA STESSA) + Spirto gentil che vero e raro oggetto + (MOLZA B.) + Spirto gentile che riccamente adorno + (MUZIO G.) + Spirto gentile in cui sì chiaramente + (ARAGONA) + Spirto gentil s'el giusto voler mio + (ARRIGHI A.) + S'un medesimo stral due petti aprio + (MUZIO G.) + Superbo Po ch'a la tua manca riva + (LO STESSO) + Torniamo o Muse a i pianti e ai sospiri + (CAMILLO G.) + Tullia gentile a le cui tempie intorno + (DALLA VOLTA S.) + Tullia mostro miracol Sibilla + (STROZZI F.) + Uscendo 'l spirto mio per seguir voi + (BENTIVOGLIO E.) + Vaghe sorelle che di trecce bionde + (ARAGONA) + Varchi, da cui giammai non si scompagna + (LA STESSA) + Varchi, il cui raro e immortal valore + (GlOVENALE L.) + Vide già la famosa antica etade + (ARAGONA) + Voi ch'avete fortuna sì nemica + (MARTELLI L.) + Voi che lieti pascete ad Arno intorno + (ARRIGHI B.) + Voi che volgete il vostro alto disio + + + + + + + + + + +End of the Project Gutenberg EBook of Rime, by Tullia d'Aragona + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK RIME *** + +***** This file should be named 6938-8.txt or 6938-8.zip ***** +This and all associated 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General Terms of Use and Redistributing Project +Gutenberg-tm electronic works + +1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm +electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to +and accept all the terms of this license and intellectual property +(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all +the terms of this agreement, you must cease using and return or +destroy all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your +possession. If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a +Project Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound +by the terms of this agreement, you may obtain a refund from the +person or entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph +1.E.8. + +1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be +used on or associated in any way with an electronic work by people who +agree to be bound by the terms of this agreement. 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