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+The Project Gutenberg EBook of Rime, by Tullia d'Aragona
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
+other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
+whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
+the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
+www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have
+to check the laws of the country where you are located before using this ebook.
+
+Title: Rime
+
+Author: Tullia d'Aragona
+
+Posting Date: November 2, 2014 [EBook #6938]
+Release Date: November, 2004
+First Posted: July 15, 2003
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK RIME ***
+
+
+
+
+Produced by Claudio Paganelli, Carlo Traverso, Charles
+Franks and the Online Distributed Proofreading Team. This
+file was produced from images generously made available
+by the Bibliothèque nationale de France (BnF/Gallica) at
+http://gallica.bnf.fr. This project has been prepared in
+common with the Progetto Manuzio, http://www.liberliber.it
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+_corsivo_, =grassetto=
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+LE RIME DI TULLIA D'ARAGONA
+
+CORTIGIANA DEL SECOLO XVI
+
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+EDITE a cura e studio DI ENRICO CELANI
+
+
+BOLOGNA, 1891
+
+
+
+ Poichè la carità del natìo loco
+ mi strinse, raunai le fronde sparte...
+ (DANTE, _Inf_. XIV).
+
+Uno dei fatti più notevoli al principio del decimosesto secolo è senza
+dubbio l'apparire della _cortigiana_; figura degna di considerazione e
+di esame non ebbe pur anco uno storico che di lei si occupasse
+scrupolosamente e gelosamente, e, diseppellendo dalle biblioteche ed
+archivii i numerosi documenti che la riguardano, dasse compiuta questa
+pagina di storia che non è tra le ultime del nostro rinascimento. Il
+nome di _cortigiana_ si collega certamente alla storia dell'umanesimo,
+ma quando, dove e come ebbe principio? Tale quesito non ha ancora
+risposta sicura. Arturo Graf [1], che si occupò ultimo della questione
+con quell'acume di critica ed abbondanza di erudizione ben note, esita
+a dare giudizio decisivo, attendendo pur lui che nuovi studî e
+documenti traccino via più ampia e sicura per definire tale punto.
+
+Lo sviluppo della _cortigiana_ prodotto dalla rivoluzione sociale che
+si svolgeva nel rinascimento, adattato al nuovo regime di vita che
+rese allora meno dure e servili le leggi sul costume, viene certamente
+a smentire l'asserzione che il cinquecento fosse l'età più feconda di
+turpi vizii, e l'amor patico, nato nelle epoche di maggior coltura e
+diffuso su larga scala nel medio evo, trova a combatterlo questo
+sviluppo della cortigianeria e le leggi civili di quasi tutti gli
+stati italiani, mentre dal pergamo tuona aspra e minacciosa la voce di
+S.Bernardino [2] e del Savonarola [3]; l'Ariosto stesso che non ne fu
+immune dichiara che nel 1518 il vizio si restringeva a pochi umanisti.
+Ed allora si disputa sulla teorica dell'amore che ha forti e strenui
+campioni; dell'amore libero tra liberi discorre Speron Speroni nel
+_Dialogo d'amore_ ove introduce a parlare la Tullia d'Aragona e
+Bernardo Tasso, innamorati, e costretti a separarsi dovendo
+quest'ultimo andare a Salerno; dell'amor platonico, primi il Bembo e
+il Castiglione, il Piccolomini poi, che lo definisce "un desiderio di
+possedere con perfetta unione l'animo bello della cosa amata [4]"
+contrastando all'amore che anela il solo possesso del corpo. All'amore
+assolutamente libero, per il quale era inutile insistere dopo il
+lavorìo dell'Aretino, sono infirmate quasi tutte le liriche di
+cortigiane del cinquecento; rispecchiano quelle l'ambiente nel quale
+furono create, queste la cortigianeria nei luoghi ove la coltura era
+più vasta e diffusa: dalla corte pontificia a quella dei Medici, da
+Venezia a Siena.
+
+Il rinascimento, rotti gli argini che opponevansi nel medio evo alla
+coltura della donna, condusse a due estremi sostanzialmente diversi
+che si disputarono il campo per quasi tutto il secolo decimosesto: la
+coltura seria e positiva da un lato, la licenza dall'altro: prodotta
+quest'ultima da male intesa libertà, condusse poi per inevitabile
+antitesi all'educazione claustrale. Di tale antitesi tramandarono
+documenti il Castiglione e il Garzoni; il primo, attribuendo al Bembo
+la dichiarazione poetica dell'amore e trasportando il lettore nella
+Corte di Urbino, ove le lettere e le arti erano tradizione, appalesa
+per bocca di Giuliano de' Medici, la cui consorte Filiberta fu cantata
+modello di femminili virtù, che "la coltura della donna deve
+rassomigliare a quella dell'uomo, cui ella è pari. Nei diversi rami
+della scienza e dell'arte essa deve possedere la conoscenza necessaria
+per parlarne con intelligenza e con senno anche quando queste non sono
+professate. La donna deve essere versata in letteratura, aver
+conoscenza di belle arti, essere esperta nella danza e nell'arte del
+vestire, saper evitare non meno ciò da cui si può supporre vanità e
+leggerezza, che quanto palesa mancanza di gusto. Il suo conversare,
+serio e faceto, dev'essere adatto alla convenienza de' casi, essa non
+deve mai parlare ad alta voce e con iscostumatezza, nè con malizia ed
+in modo da offendere, deve corrispon[spon]dere alla sua condizione con
+modestia e con modi convenienti, a cui è obbligata, verso quelli che
+costituiscono abitualmente la sua compagnia. Nel suo presentarsi e nel
+contegno sia aggraziata senz'affettazione. Le sue qualità morali,
+l'onestà e le virtù domestiche devono essere d'accordo con le
+intellettuali. Debb'esser casta, ma cortese: arguta ma discreta; ad
+ogni parola libera non dee fare un volto troppo severo. Sappia
+governar la casa e la sostanza e guidar l'educazione de' figliuoli.
+Non tenti d'imitar l'uomo negli esercizi del corpo, che a lui sono
+adatti ed a lui si richieggono. In tutto il suo essere, nel
+portamento, nell'andare e stare, nel parlare, mostri grazia, dolcezza
+femminile e non rassomigli all'uomo". E questi ammaestramenti
+seguirono donne d'illustre casata, quali Eleonora d'Aragona, Isabella
+d'Este, Ippolita Sforza, Elisabetta Gonzaga, e delle città ove
+l'elemento borghese ottenne spesso la supremazia ed il potere, resta
+il ricordo di Antonia Di Pulci e Lorenza Tornabuoni.
+
+L'ambiente elevato e colto nel quale visse la cortigiana nel
+cinquecento non poteva non influire su di essa e spingerla a
+gareggiare con le donne oneste, spesso coltissime; troviamo infatti in
+tutte le nostre storie letterarie, vicino ai nomi di quelle due grandi
+che furono Vittoria Colonna e Veronica Gambara, due cortigiane:
+Veronica Franco e Tullia d'Aragona; e se tra loro molto lungi per
+costumi, non certo per meriti letterarii. Data questa coltura nella
+donna onesta doveva alla cortigiana richiedersi necessariamente di
+esserle pari se non superiore, avere vivace ingegno, voce bella e
+gradita, essere esperta nel suono e nella danza, maestra insomma in
+tutte quelle arti che, bramate o volute, erano poi, strano a
+considerarsi, altamente biasimate da uomini come l'Aretino e il
+Garzoni, che definiscono tali doti atte solo a sedurre ed attrarre.
+"Onde pensi che nascano i canti, i suoni, i balli, i giuochi, le
+feste, le vegghie, i concerti, i diporti loro, se non da quell'intento
+di aver l'applauso, il commercio, il concorso della turba infelice di
+questi amanti, che rapiti da quelle voci angeliche e soprane, attratte
+da quei suoni divini di arpicordi e lauti, impazziti in quei moti e in
+quei giri loro tanto attrattivi, consumati in quei giuochi sfarzevoli,
+rilegrati in quelle feste giulive, addormentati in quelle vegghie
+pellegrine, immersi in quei conviti di Venere, di Bacco, morti nel
+mezzo di quei soavi diporti, restino prigioni e servi del lor fallace
+ed insidioso amore? [5] "E dacchè siamo col Garzoni, che lasciò della
+cortigianeria la migliore delle testimonianze, non possiamo esimerci
+dal citare un altro particolare degno di nota che egli ci offre e
+riguarda il _mezzano_, che, dovendo esser in tutto degno della
+cortigiana che l'aveva prescelto, serve a gettare luce in
+quell'ambiente triste e tuttora oscuro. "Imita il grammatico nel
+scrivere le lettere amorose tanto ben messe, e tanto ben apuntate che
+rendono stupore, nel dettar politamente, nel spiegar galantemente,
+nell'esprimer secretamente il suo pensiero... appare un poeta nel
+descrivere i casi acerbi con pietà di parole, i fatti allegri con
+giubilo di cuore... porta seco i sonetti del Petrarca, le rime del
+Cieco d'Ascoli, l'_Arcadia_ del Sannazaro, i madrigali del Parabosco,
+il _Furioso_, l'_Amadigi_, l'Anguillara, il Dolce, il Tasso, e sopra
+tutto i strambotti d'Olimpo da Sassoferrato, come più facili, sono i
+suoi divoti per ogni occasione... Si reca dietro qualche sonetto in
+seno, un madrigale in mano, una sestina galante, una canzone polita,
+con un verso sonoro, con uno stil grave, con parlar fecondo, con tropi
+eleganti, con figure eloquenti, con parole terse, con un dir limato,
+che par che il Bembo, o il Caro, o il Veniero, o il Gorellini
+l'abbiano fatto allora allora; e si mostra alla diva con lettere
+d'oro, con caratteri preziosi; si legge con dolcezza, si pronunzia con
+soavità, si dichiara con modo, si scopre l'intenzione, si manifesta il
+senso, e si palesa il fine del poeta... Con la musica diletta sovente
+le orecchie delle giovani, mollifica l'animo d'ogni lascivia, ruina i
+costumi, disperde l'onestà, infiamma l'alma di cocente amore, incende
+i spiriti di concupiscenza carnale; mentre si cantan lamenti,
+disperazioni, frottole, stanze e terzetti, canzoni, villanelle,
+barzellette, e si tocca la cetra, o il lauto, a una battaglia amorosa,
+a una bergamasca gentile, a una fiorentina garbata, a una gagliarda
+polita, a una moresca graziosa, e pian piano s'invita ai balli e alle
+danze, dove i tatti vanno in volta, i baci si fanno avanti le parole
+scerete... [6] ". Questo procuratore di amore non è egli un tipo
+abbastanza curioso e interessante?
+
+La _cortigiana_ apparisce in Roma alcuni anni prima del 1500 [7] e
+come tale è ufficialmente, se così è lecito dire, riconosciuta in
+documenti autentici della curia papale. In un censimento [8] compilato
+d'ordine della suprema autorità di Roma, redatto certamente nel
+settennio corso dal 1511 al 1518, ove trovansi numerate case,
+botteghe, proprietari ed inquilini, e di tutti o quasi tutti si nota
+la patria, condizione ed arte, le _cortigiane_ sono notate in numero
+esorbitante, spagnuole e veneziane in massima parte, e distinte in
+_cortesane honeste, cortesane putane, cortesane da candella, da lume,
+e de la minor sorte_. Una sola volta, e forse senza alcuna malizia, il
+compilatore della statistica dimentica l'aridità del suo lavoro e
+nota: "La casa di Leonardo Bertini habita Madonna Smeralda cura 3
+figlie _piacevoli_ cortegiane".
+
+Il tipo dell'elegante cortigiana, dell'Aspasia del cinquecento, è
+l'Imperia, morta in Roma nel 1511 a soli ventisei anni, [9] ricordata
+egualmente con ardore da storici e romanzieri, amata da Angelo del
+Bufalo e da Agostino Chigi il famoso banchiere [10] celebrata da poeti
+e letterati, e presso la quale adunavasi il fiore della romana
+aristocrazia e convenivano uomini quali il Sadoleto, il Campani, il
+Colocci. Ebbe per maestro Domenico Campana detto Strascino. Di altre
+citansi le doti singolari: "Lucrezia Porzia, dice l'Aretino, pare un
+Tullio, e sa tutto il Petrarca e il Boccaccio a memoria ed infiniti e
+bei versi di Virgilio, d'Orazio e d'Ovidio e di molti altri autori"
+[11]: la Squarcina conosceva benissimo il greco: la Nicolosa leggeva i
+salmi in ebraico, e molte ancora che sarebbe ozioso il ricordare.
+
+Malgrado tutto ciò la cortigiana del cinquecento era pur sempre quella
+del medio evo: tolta dall'ambiente che l'avvinceva, costringendola a
+piegarsi al rinascimento classico, rimaneva di essa la donna nella
+quale si alternavano tutti quei bassi sentimenti che erano diretta
+conseguenza della vita che conduceva. Però qualche barlume di affetto
+vero, potente, trovasi pur nella storia della cortigianeria: il Molza
+ed il Bandello non erano alieni dal credere che la cortigiana potesse
+veramente amare, noi, più scettici, crediamo con riserva a questo
+amore che poteva esser cagionato da interessi troppo palesi e reali,
+dubitiamo che la cortigiana avesse il cuore al di sopra della ragione,
+mentre accettiamo senza dubbio alcuno il fatto che nella prostituta di
+più bassa specie si rinvenisse l'amore nelle più forti sue
+manifestazioni. È questo un fatto che si ripete continuamente anche ai
+nostri giorni, e se discutibile dal lato psicologico, non cessa per
+questo di essere men vero. Ricordasi l'Aragona innamorata del Varchi e
+del Manelli: Camilla pisana dello Strozzi; Marietta Mirtilla del
+Brocardo, ed una certa Medea che in morte di Ludovico dell'Armi veniva
+consolata per lettera dall'Aretino; ma vogliamo proprio credere sul
+serio all'amore ispirato alla cortigiana da letterati? Questi erano
+allora come adesso, e come forse disgraziatamente lo saranno sempre,
+più ricchi d'ingegno, di madrigali, di epistole che di quattrini,
+esaltavano le cortigiane, dedicavano loro libri e capitoli e col
+sacrificio dell'amor proprio ricambiavano i favori lor concessi:
+Antonio Brocardo scrisse un'orazione in lode loro, il Muzio, il Tasso,
+il Varchi esaltarono l'Aragona: il Molza, Beatrice spagnola:
+Michelangelo Buonarroti, Faustina Mancina: Niccolò Martelli l'onorata
+madonna Salterella; e le cortigiane si abbarbicavano a questi
+letterati perchè da essi dipendeva in massima parte la rinomanza loro
+[12]. La Tullia d'Aragona è quella che nelle sue rime lascia
+maggiormente scorgere l'influenza dei letterati, sino a dubitare che
+alcune di esse siano opera del Varchi stesso, e dà in pari tempo la
+figura spiccata della strisciante cortigianeria che avviluppava anche
+allora i più minuscoli principi. L'antitesi è in Veronica Franco della
+quale daremo in breve le rime, divenute di meravigliosa rarità,
+desiderio ardente e inappagato di bibliofili senza numero, orgoglio di
+alcuni pochissimi più venturati [13]: essa è l'incarnazione della
+donna libera del cinquecento ed è l'unica che canti liberamente i suoi
+amori: non s'informa a platonismo o castità irrisori, ama per amare e
+soddisfare i sensi, e i suoi liberi amplessi, dice il buon P. Giovanni
+degli Agostini "con tal'arte seppe dipingerli e con tal frase
+adornarli che servono agl'incauti di vigoroso solletico alla
+concupiscenza [14] ". Tale non può essere oggi il parere di coloro che
+si occupano seriamente della nostra letteratura: ogni pagina, bella o
+brutta, sana o impura, che venga a chiarire la nostra rinascenza, non
+è che contributo a lavoro maggiore, e come tale spero vorrà essere
+accolta questa mia debole fatica.
+
+
+* * *
+
+Della Tullia d'Aragona parecchi si occuparono, in questi ultimi tempi:
+forse ne parlerà ancora il Bongi nel seguito de' suoi _Annali del
+Giolito de' Ferrari_, editi dal Ministero della Pubblica Istruzione;
+certamente poi il Biagi in altra edizione di un suo scritto apparso
+nella _Nuova Antologia_ del 1886; ma stimo che la biografia della
+poetessa poco abbia più da offrire a così insistenti e dotti
+ricercatori, perchè la sua vita è quasi tutta delineata, e molto
+nettamente per l'epoca nella quale visse e la vita nomade che ebbe a
+condurre. In ogni modo augurando sempre nuova luce, basta al mio
+assunto ritrarre in poche linee la vita della Tullia, servendomi anche
+di documenti finora non messi a profitto dai due egregi scrittori.
+
+Il Crescimbeni [15], il Quadrio [16], il Mazzuchelli [17], il
+Tafurri [18], e ultimo ancora Pietro Vigo [19] credettero la Tullia
+napolitana; lo Zilioli [20] seguito dal Canestrini [21] e dal Labruzzi
+[22] la dissero romana a ciò confortati, prima che altre testimonianze
+venissero a luce, dalle precise dichiarazioni che Girolamo Muzio fa
+nell'egloga _Tirrenia_ a lei dedicata [23]. Infatti la Tullia nacque
+in Roma da Giulia Campana ferrarese [24] e dal cardinale Luigi
+d'Aragona [25]. L'anno di sua nascita è ignoto: il Labruzzi e poi il
+Biagi [26] considerando che nel 1519 il padre di lei era già morto e
+che nel 1527 ella era già nota nel mondo galante, pongono la nascita
+circa il 1505, basando anche tale congettura sulla novella VII degli
+_Ecatommiti_ di Giovanni Battista Giraldi. Sta infatti che il Giraldi
+finge sia raccontata la novella di Nana e Saulo nel 1527 al tempo del
+sacco di Roma, ma vuolsi proprio accettare quella data senza dubbio
+alcuno e su di essa basare deduzioni storiche, quando nella stessa
+opera rinvengonsi altri episodi che forse non reggerebbero ad una
+severa critica e sono falsati nelle date come quelli di Celio
+Calcagnini e del Giovio? Non potrebbe il Giraldi aver fatto risalire
+la partenza della Tullia al 1527 per acconciarvi quella pur strana e
+sudicia novella, scritta molti e molti anni dopo il sacco di Roma e
+che vide la luce, se non erriamo, solo nel 1565? A noi il Giraldi non
+prova nulla; più fiduciosi in un passo dei _Ragionamenti_ dell'Aretino
+che rivelano come l'anno 1519 la Giulia ferrarese partisse da Roma per
+Siena con la sua _picciola figliuola_, siamo stimolati a credere
+essere la Tullia nata sullo scorcio del primo decennio del decimosesto
+secolo.
+
+Della giovinezza della nostra poetessa poche notizie giunsero sino a
+noi; forse visse in Firenze circa il 1517 e 1518 [27], indi a Siena,
+ove "imparò a parlare sanese" poi "vedendo la madre che costei haveva
+di virtù principio grande considerò che Roma è terra da donne, e
+massime che ella sapea l'usanza della corte e così l'ha fatta
+cortigiana [28] ". E questo _principio grande di virtù_ era infatti
+posseduto dalla Tullia, alla quale gli agî procuratile dal cardinale
+d'Aragona avevano permesso di addestrarsi in tutte le arti della
+seduzione, vivendo tra le delizie e le comodità d'una onorata fortuna
+che l'amorevolezza del padre le aveva lasciata tendendo agli studi nei
+quali fece tanto profitto che non senza stupore degli uomini dotti fu
+sentita in età ancor fanciullesca disputare e scrivere nel latino e
+nell'italiano cose degne di ogni maggior letterato, onde arrivando al
+fine dell'età e accompagnando alla sapienza e virtù sua un'isquisita
+delicatezza di maniere e di costumi, si acquistò il nome di
+compitissima sopra ogni altra donna del tempo suo. Compariva con tanta
+leggiadria in pubblico e con tanta venustà ed affabilità d'aspetto che
+aggiungendovisi la pompa e l'adornamento degli abiti lascivi, pareva
+non potersi ritrovare cosa nè più gentile nè più polita di lei.
+Toccava gli strumenti musicali con dolcezza tale e maneggiava la voce
+cantando così soavemente che i primi professori degli esercizi ne
+restavano meravigliati. Parlava con grazia ed eloquenza rarissime, sì
+che o scherzando o trattando davvero, allettava e rapiva a sè, come
+un'altra Cleopatra, gli animi degli ascoltanti e non mancavano sul
+volto suo sempre vago e sempre giocondo quelle grazie maggiori che in
+un bel viso per lusingar gli occhi degli uomini sensevoli sogliono
+essere desiderate [29].
+
+La Tullia tornata in Roma certamente poco dopo la morte del padre vi
+rimase, secondo ogni probabilità, e magari contro il malevolo Giraldi,
+sino al 1531, e in questo stesso anno si recò a Ferrara ove conobbe
+Girolamo Muzio. L'autore degli _Ecatommiti_ dà alla partenza da Roma
+della Tullia, una ragione abbastanza disonorevole. Egli narra, come
+convenendo in casa dell'Aragona parecchi giovani romani, uno di
+questi, che chiama Saulo, invaghitosene al sommo, molto spendesse e si
+adoperasse perchè a lei nulla venisse a mancare delle agiatezze nelle
+quali era cresciuta. Dimorava nella stessa epoca in Roma un tedesco,
+detto Gianni, uomo ricchissimo, ma così sudicio e pieno di lordura che
+faceva nausea a solo vederlo; costui innamorato della Tullia, tanto
+insistette che ottenne di essere compiaciuto di lei per una settimana
+di seguito al prezzo di cento scudi per notte. La Tullia acconsentì;
+non resse però che una sola notte tanto era il puzzo che esalava quel
+ricco tedesco. Risaputosi ciò da Saulo e da' suoi amici, ne furono
+sdegnati, e mai più vollero metter piede in casa dell'Aragona; talchè
+ella vedendosi disprezzata e sfuggita, se ne partì da Roma. Il
+Tiraboschi cita una satira di Pasquino contro di lei [30], dalla quale
+parrebbe che si fosse diretta a Bologna, ma se veramente vi andasse, e
+certo dopo il 1531, non si conosce, come del pari rimase sinora ignota
+la satira summentovata.
+
+Che l'Aragona fosse in Roma nell'anno suddetto è chiaramente provato
+da una lettera che Francesco Vettori scriveva da Firenze a Filippo
+Strozzi li 14 Febbraio 1531. Questi chiamato in Roma da Clemente VII
+sotto pretesto di rivedere alcuni conti, ma in realtà per aiutarlo a
+introdurre in Firenze "un governo o vogliamo chiamarlo stato, nel
+quale i magistrati della città governino in nome suo, in fatti il Duca
+governò in tutto, [31]" scriveva al Vettori richiamandolo di aiuto e
+consiglio; e questi rispondendo conchiudeva: "E perchè mi scrivete con
+la Tullia accanto, non vorrei la leggessi similmente con essa accanto,
+perchè amandola voi come femmina che ha spirito, perchè per bellezza
+non lo merita, non vorrei mi potesse nuocere con qualcuno di quelli
+ch'io nomino. Io non sono per ammonire Filippo Strozzi, ancorachè, se
+le ammonizioni ricorregghino, non avete aver per male essere ammonito,
+ma ho inteso di non so che cartelli e di sfide andate a torno che mi
+hanno dato fastidio pensando che un par vostro, uomo di 43 anni,
+voglia combattere per una femmina, e benchè io creda sareste così atto
+all'arme come siete alle lettere ed a ogni altra cosa dove ponete la
+fantasia, non vorrei di presente vi metteste a questo pericolo di
+voler combattere per causa tanto leggiera; e vi ricordo che degli
+uomini come voi ne nascono pochi per secolo; e questo non dico per
+adulazione. Assettate le faccende vostre e poi tornate a rivederci".
+Pare che il consiglio del Vettori riuscisse caro e salutare allo
+Strozzi: in un cartello di sfida che conservasi in un codice
+Rinucciniano, ed è di quell'anno stesso in vano si cercherebbe il suo
+nome tra i sei campioni della Tullia [32].
+
+Partita da Roma, la Tullia si recò certamente a Ferrara, ed ivi reduce
+di Francia capitava poco dopo il Muzio; nel 1535 era a Venezia ove
+nacque la sorella Penelope [33], e nel 1537 nuovamente a Ferrara
+seguendo di pochi giorni l'arrivo in questa città della marchesa di
+Pescara. Conobbe certamente allora il sanese Bernardo Ochino che
+appunto nella quaresima avea predicato ivi con mirabile fervore, e gli
+diresse il sonetto XXXV trattandolo poco cortesemente, e chiamandolo
+arrogante, perchè avea dal pergamo fulminato "le finte apparenze, e il
+ballo, e il suono", dono fatto da Dio agli uomini "ne la primiera
+stanza". Nello stesso anno le accadde una strana avventura, narrata da
+un Apollo novellista alla marchesa Isabella d'Este con lettera dei 13
+giugno [34], e tale avventura servì mirabilmente per porla in buona
+vista, formare quella reputazione di onesta che la fama e le
+pasquinate avevano molto deteriorata, radunarle intorno un'eletta
+schiera di poeti e gentiluomini che adulandola, corteggiandola,
+facessero dimenticare il suo passato poco onorevole per riconoscere
+solo in lei la poetessa, la letterata, la discendente di sangue reale:
+e riuscì in massima parte; il Muzio e il Bentivoglio le profusero lodi
+e adulazioni in rima e in prosa, e la Tullia era posta al di sopra di
+Vittoria Colonna. Ancora una volta la cortigiana trionfava.
+
+Da Ferrara la Tullia ritornò forse a Venezia, almeno così il _Dialogo_
+dello Speroni fa credere; poi a Siena ove si accasò nel 1543 [35]. I
+documenti senesi che riguardano la Tullia dànno a conoscere una
+circostanza abbastanza seria per non essere lasciata senza esame e
+cioè che ella era, legalmente almeno, figlia di Costanzo Palmieri
+d'Aragona; ed infatti nell'atto di matrimonio è detta _Tullia Palmeria
+de Aragonia_, ed in altro documento ancor più chiaramente "_Filia
+quondam Constantii de Palmeriis de Aragona_". In base a tali
+documenti, eliminando del tutto l'ipotesi che ella fosse stata
+adottata da un Palmieri, conviene credere ad un matrimonio della
+Giulia Ferrarese, al quale non possiamo dare, neppure per
+approssimazione, una data qualsiasi. L'Aretino, il Domenichi, il
+Franco che citano la Giulia e ne parlano spesso diffusamente, mentre
+dànno particolari su altri amanti tacciono affatto di tale matrimonio;
+neppure un barlume ne apparisce nelle rime della Tullia e nelle
+lettere che di lei ci pervennero; parlando della propria famiglia dice
+_mia madre, mia sorella, ed io_; tace il Muzio, che, pur dando la
+paternità del cardinale d'Aragona alla Tullia, nulla impediva potesse
+parlarne nell'egloga dedicata alla Penelope nata molti anni dopo; ne
+tacciono assolutamente tutti i biografi. Ed apparisce del pari per la
+prima volta, almeno così ci consta, una casata Palmieri che abbia
+aggiunto il nome d'Aragona al proprio; rimangono tracce dei
+Piccolomini-Aragona, dei Tagliavia-Aragonia, dei _de Aragonia_,
+romani, ma nessuna dei Palmieri-Aragona. Questa casata non viene poi
+più a luce nè sulla tomba della Penelope che porta solo il nome di
+Aragona, nè nel testamento della Tullia ove non sono più mentovati nè
+padre, nè madre, nè marito. Una volta ancora, innanzi all'arida
+autenticità dei documenti, si oppone la tradizione, ferma, costante;
+essa vuole la Tullia figlia del cardinale d'Aragona e nel fatto nulla
+varrà a scemarla. Su questo padre più o meno putativo, che apparisce
+quasi per sua disgrazia, molte sarebbero le supposizioni a farsi; era
+forse un familiare del cardinale d'Aragona che acconsentì a sposare la
+Giulia Campana a prezzo d'oro, o qualche vanitoso che a scapito del
+suo amor proprio con l'acquisto della Tullia aggiunse al suo il casato
+degli Aragonesi? in ogni modo è assolutamente da escludere che quel
+_de Aragonia_ stia lì per fissaril luogo natio di quel buon Palmieri.
+Non ci peritiamo rispondere a quesìti così ardui ed anche inutili;
+bastano per noi tutte le testimonianze dei contemporanei a stabilite
+che la poetessa fu, pure illegittimamente, del sangue d'Aragona.
+
+Sembra che in Siena ella fosse perseguita da malevoli che l'accusarono
+agli Esecutori Generali di Gabella di vestire e portare ornamenti
+vietati alle meretrici dagli statuti del Comune; fu agitato per ciò un
+processo nel febbraio del 1544, dal quale constando la vita onesta e
+morigerata della Tullia, le fu permesso di vestire ed abitare al pari
+di altre persone nobili ed oneste [36]. Non cessò per questo la
+malevolenza contro la Tullia e nell'agosto dello stesso anno [37] fu
+ancora denunciata per aver portato la sbernia il giorno di Pasqua, e
+tra i denunziatori apparisce Ottaviano Tondi, novesco, causa di
+torbidi in Siena per avere ucciso uno di parte popolare [38], e che la
+Tullia pianse morto un anno appresso in un sonetto diretto al fratello
+Emilio [39]. Certo ella ignorava il servizio che il buon novesco
+aveva tentato di renderle.
+
+Sullo scorcio del 1545 la Tullia se ne venne a Firenze ove contrasse
+stretta amicizia col Varchi, col Martelli e parecchi altri, dei quali
+ci rimasero testimonianze nelle rime e nelle lettere di lui edite dal
+Biagi e dal Bongi [40]. E qui ancora doveva essere perseguitata dalle
+severe leggi sui costumi e sugli _ornamenti et habiti degli huomini e
+delle donne_. Il 19 ottobre 1546 il Duca Cosimo promulgava una di
+quelle leggi [41], ma la Tullia che credeva oramai per la fama di
+poetessa di non essere più compresa nel ruolo delle cortigiane, non se
+ne diè per intesa, sin che nell'aprile dell'anno appresso fu invitata
+dal Magistrato ad ottemperare alla legge mettendo sul vestito qual
+cosa di _giallo_ che doveva servire a distinguerla dalle oneste
+gentildonne. La Tullia ricorse a D. Pietro di Toledo nipote della
+duchessa Eleonora, che la consigliò presentare alla Duchessa una
+supplica unita ai sonetti a lei scritti da illustri letterati, a
+significare l'errore del magistrato di giustizia nell'annoverarla tra
+le cortigiane. Per correggere la supplica, se non per averla bell'e
+fatta ricorse la Tullia al Varchi [42], ed il dabben uomo volentieri
+si prestò a tanto urgente favore, e della Tullia non è forse nel
+seguente documento che il nome solamente.
+
+ "Ill.ma ed Ecc.ma Sig.ra Duchessa,
+
+ "Tullia Aragona, umilissima servitrice di V. E. Ill.ma, essendo
+ rifugiata a Firenze per l'ultima mutazione di Siena, e non facendo i
+ portamenti che l'altre fanno anzi non uscendo quasi mai da una camera
+ non che di casa, per trovarsi male disposta così dell'animo come del
+ corpo, prega V. E. affine che non sia costretta a partirsi, che si
+ degni d'impetrare tanto di grazia dall'Eccell.mo ed Ill.mo S.or Duca
+ suo consorte, che ella possa se non servirsi di quei pochi panni che
+ le sono rimasi per suo uso, come supplica nel suo capitolo, almeno
+ che non sia tenuta all'osservanza del velo giallo. Ed ella, ponendo
+ questo con gli altri obblighi molti e grandissimi che ha con S. E.,
+ pregherà Dio che la conservi sana e felice".
+
+La cortigiana ottenne favore presso la duchessa; Cosimo scrisse di suo
+pugno sull'istanza "_Fasseli gratia per poetessa_"; e queste parole
+sono autenticate dalla soscrizione di Lelio Torelli, ministro del
+granduca. I luogotenenti del duca rilasciarono quindi all'Aragona, in
+data 1 maggio 1547, copia della deliberazione nella quale riconoscendo
+"la rara scientia di poesia e filosofia che si ritrova con piacere di
+pregiati ingegni la detta Tullia Aragona venga fatta esente da tutto
+quello a che ell'è obbligata quanto al suo abito, vestire e portamento
+[43] ". Un anno appresso, e precisamente nell'ottobre, scriveva al
+Varchi annunziandogli la sua partenza, gli mandava in dono _un paio di
+colombi, due fiaschi d'acqua ed uno di malvagia, una saliera di
+alabastro_, e da lui toglieva commiato per sempre con lettera che il
+Varchi avrà certamente preso per buona moneta; partiva quindi per
+Roma, dove il primo di febbraio del 1547 veniva a morte la sorella
+Penelope, seguita poco appresso dalla madre. La Tullia abitava in
+Campo Marzio nel palazzo Carpi, e nel libro della _Tassa fatta alle
+cortigiane per la reparatione del ponte_ (Rotto) [44] consta che ella
+pagava di pigione 40 scudi (in ragione tassata per scudi quattro) ed è
+una delle cortigiane che pagava di più; poche giungono ai cinquanta
+scudi, rare quelle che superano tal somma: evidentemente le condizioni
+finanziarie della Tullia non erano troppo rilassate, e non crediamo,
+come dubita il Bongi, che il poco profitto da lei ritratto in Firenze
+ed il desiderio di far esordire la Penelope nella più vasta e ricca
+scena di Roma fosse causa della sua dipartita di colà; nulla accenna
+pertanto avere la Penelope esordito nella triste carriera, anzi
+l'essere ella morta non ancora quattordicenne fa credere, magari con
+un poco d'ottimismo, che il desiderio della Giulia Campana forse più
+che della Tullia, se esistito, non rimase che semplice desiderio.
+
+La Tullia visse certamente in Roma sino all'epoca di sua morte, che
+avvenne il 12 o 13 marzo del 1556. Era andata ad abitare nel rione
+Trastevere, in casa dell'oste Matteo Moretti da Parma, ed ivi il 2
+marzo dello stesso anno dettava le sue ultime volontà al notaio
+Virgilio Grandinelli[45] Morta la Tullia ed apertone il testamento
+alli 14 di marzo, Pietro Ciocca in suo nome e per gli esecutori
+testamentari mons. Antonio Trivulzio vescovo di Tolone e Mario
+Frangipane, chiese all'auditore della Camera Apostolica un tutore per
+il giovinetto Celio. Tale ufficio fu conferito a D. Orazio Marchiani
+chierico pistoiese. Redatto l'inventario della roba lasciata dalla
+Tullia si procede alla vendita secondo le sue volontà; gli ori e le
+gioie furono acquistati dagli orafi Pompeo Fanetti a Santa Lucia della
+Chiavica, Maurizio Grana piemontese e Francesco Alarçon spagnolo al
+Pellegrino; la mobilia da Giovanni Battista della Valle fiorentino e
+Francino Francini d'Arezzo rigattiere a Monte Giordano. A quest'ultimo
+toccò in un con gli arnesi di cucina "una cassa vecchia nella quale
+c'erano trentacinque libri tra volgari e latini di più et diverse
+sorte, et tredici di musica tra usati, vecci, et stracciati et diverse
+altre carte et libri già stracciati". Ai singoli legati fu adempiuto
+con rogiti speciali; in uno di questi Celio non solo _herede_ della
+Tullia ma _figliuolo_ è chiamato. Di questo Celio e del Marchiani
+nessuna notizia giunse sino a noi; forse lasciarono Roma, ed il
+tutore, pistoiese, riedendo alla nativa citta, avrà menato seco il
+fanciullo: è certo che di essi perdesi la traccia dopo la morte della
+Tullia, nè le carte dell'archivio romano, esaminate dal cav.
+Corvisieri, ci possono dire quale sia stata la sorte del fanciullo.
+Che il padre fosse lo stesso Ciocca come altri supposero, non
+crediamo, parendoci allora superflua la nomina di un tutore, e dovendo
+in tal caso ammettere che il Celio fosse nato in Roma dopo il 1547,
+cosa molto improbabile e per le condizioni fisiche della Tullia e per
+l'appellativo di _giovinetto_ che viene dato al Celio, come ancora non
+lo supponiamo figliuolo del Guicciardi. L'Aragona conobbe forse il
+Ciocca in Venezia, essendo questo al servizio del Cornaro, ma a tale
+epoca non può risalire la nascita di Celio; dubitiamo anzi, sempre
+però su deduzioni, che la nascita di questo fanciullo fosse causa
+della dipartita dell'Aragona da Firenze.
+
+La Tullia era di alta statura, non bella ma piacevole [46], gli occhi
+bellissimi e splendidissimi, e "nei movimenti loro una certa forza
+vivace che parea gittassero fuoco negli altrui cuori", forza provata
+dal Muzio che cantava:
+
+.....occhi belli, occhi leggiadri, occhi amorosi e cari,
+ più che le stelle belli e più che il sole,
+
+i capelli finissimi di un biondo oro, esaltati spesso da' suoi
+ammiratori, tra i quali il cardinale Ippolito de' Medici, al quale la
+porpora non impediva di bruciare innanzi alla bella Aragonese il suo
+granello d'incenso cantando:
+
+ se 'l dolce folgorar de i bei crini d'oro,
+ e 'l fiammeggiar de i begli occhi lucenti,
+ e 'l far dolce acquetar per l'aria i venti
+ co 'l riso, ond'io m'incendio e mi scoloro...
+
+Nella pinacoteca Tosio di Brescia è conservato il ritratto della
+poetessa dipinto da Alessandro Bonvicino detto il _Moretto_, altri due
+veggonsi nell'edizione delle _Rime_ fatta dal Bolifon e nel vol. XII
+del _Parnaso italiano_. Di questi ultimi quale sia il valore non
+possiamo certo dire.
+
+Tra i molti adoratori che ebbe a vantare la Tullia, Girolamo Muzio fu
+certo uno dei più costanti e veritieri, e benchè quando fu preso
+d'amore avesse oltrepassati i quarant'anni, si sente dalle sue rime
+che quell'affetto era serio e sincero, e che i versi esprimevano molto
+meno di quel che il cuore sentiva; dedica alla Tullia le sue egloghe
+_Amorose_ che in realtà parlano assolutamente di lei sola, e del suo
+amore non cela nè gli ardenti desideri nè le bramate conquiste. Con un
+verismo poco desiato certo da qualsiasi donna, anche abituata alla
+rilassatezza della vita di Ferrara, egli diceva alla Tullia:
+
+ Vien, Ninfa bella, e fra le molli braccia
+ raccogli quel che con le braccia aperte,
+ disioso t'aspetta, e nel tuo grembo
+ ricevi lieta l'infocato amante;
+ stringi e 'l bramoso amante, e strette aggiungi
+ le labbra a le sue labbra, e 'l vivo spirto
+ suggi de l'alma amata, e del tuo spirto
+ il vivo fiore ispira a le sue brame.
+ Le belle membra tue, morbide e bianche,
+ ad Amor le consacra; ed al tuo amante,
+ qual vite ad olmo avviticchiata e stretta,
+ con lui cogli d'amore i dolci frutti.
+
+Ma ben presto il Muzio recatosi a Milano in missione per il Duca
+Ercole d'Este, fu obliato, almeno per del tempo, e sostituito dal
+Bentivoglio; passata poi la Tullia da Ferrara a Venezia, Bernardo
+Tasso prese il posto dei precedenti, almeno così ci lascia credere lo
+Speroni che nel suo _Dialogo_ la introduce "a far l'amore con lui,
+presenti ed accettanti Nicolò Grazia e un altro spasimante Francesco
+Maria Molza"; indi a Firenze variò tra il Varchi, Ippolito de' Medici,
+il Tolomei, il Fracastoro, il Martelli, il Lasca, il Mannelli e lo
+Strozzi.
+
+Vario e non sempre imparziale fu il giudizio dei contemporanei e dei
+posteri verso l'Aragona; aspro e satirico spesso sino a dare diritto
+di vilipenderla all'Aretino [47] e al Razzi [48]; buono e cortese
+ancora, come le testimonianze del Nardi e del Muzio. Il Nardi,
+tradotta in lingua toscana un'orazione di M. T. Cicerone (Venezia
+1536) ne indirizzava un esemplare a Gian Francesco della Stufa con
+incarico di presentarlo alla Tullia _che per sè stessa oggi
+dirittamente da ogni uomo è giudicata unica e vera erede così del nome
+e di tutta la tulliana eloquenza_; Girolamo Muzio che si consolò del
+matrimonio della Tullia sposando circa il 1550 una damigella d'onore
+di Vittoria Farnese duchessa d'Urbino, nella lettera dedicatoria
+premessa al _Trattato del matrimonio_, scriveva: _Già avviso di vedere
+in voi quella donna la grazia della cui vergogna, come si legge
+nell'Ecclesiastico [49], è più che oro preciosa... Tale avviso che
+dovete esser voi facendo in tal guisa al mondo manifesto che della
+vostra passata vita ne è stata cagione necessità, et di questa la
+vostra libera volontà: che nel passato vi ha trasportata fortuna e che
+hor vi governa la vostra virtù_.
+
+Frutto d'amore, ella visse sacra all'amore e nulla varrebbe a scusarla
+della poca onestà della sua vita; ma se è pur vero che gli abbietti
+trionfando della loro caduta trovano i buoni che li ricoprono,
+concediamo a lei le attenuanti dell'esempio: e di esempio ne ebbe a
+sufficienza, e per l'ambiente viziato nel quale nacque e visse, e
+nella stessa madre che allegramente dava alla luce figliuoli sino al
+1535 e con la massima indifferenza li intitolava d'Aragona dopo sedici
+anni che il povero cardinale era andato all'altro mondo.
+
+* * *
+
+Tenuto conto delle condizioni in cui svolgevasi la poesia nel XVI
+secolo, le rime dell'Aragona non mancano certo di pregio; quantunque
+ancor essa che "volle avere il suo canzoniere [50]" non eviti quella
+freddezza che nasce da ogni ripetizione, quella noia che s'ingenera
+dalla descrizione di una passione misurata su i precetti rettorici e
+smentita dal fatto e dai costumi. La Tullia fu petrarchista della
+miglior acqua, e non poteva certo essere altrimenti; il Petrarca era
+l'idolo al quale si prostesero quasi tutti i rimatori del cinquecento
+ed il modello su cui si formarono, ricavando stima maggiore chi
+imitasse più servilmente il cantore di Laura, rubandone al tempo
+stesso il pensiero e la forma. Tutte le cortigiane letterate del
+cinquecento furono petrarchiste, se per altri il Petrarca era
+l'oracolo del purismo, per esse non rappresentava che la teorica
+dell'amore; quest'amore ideale o platonico, di Venere celeste, era
+cantato su tutti i toni, salvo poi ad avere, di altro amore, una più
+ampia e sicura conoscenza, e tale influenza, per donne quali
+l'Aragona, la Franco, la Stampa è spiegata dalla stessa relazione del
+petrarchismo con la cortigianeria. Un Petrarchino di piccolo formato,
+di edizione elegante era indispensabile al cortigiano effeminato e
+strisciante, i leggiadri cavalieri di Roma mostravansi per via
+"andando soavi soavi co' loro famigli a la staffa, su la quale
+tenevano solamente la punta del piede, col Petrarchino in mano,
+cantando con vezzi [51] ", ed i vagheggini più aridi e stucchevoli,
+appena ricevuto un sorriso della donna amata correvano "a casa a
+comporre una sestina, un madrigaletto, dove il cieco d'Adria non
+s'accorge che la mariuola gli ha furfato in versi, senza essere
+discoverta da nessuno". Dell'amore teoretico il Petrarca era il gran
+maestro per pratica e per scienza; il suo canzoniere si allontana da
+quell'amore pratico del cinquecento che si svolge in brutale
+sensualità, e in una brama di appetiti animali trascinarono la società
+nella più completa dissolutezza, nelle forme più sozze delle
+aberrazioni e del vizio; esso risponde all'amore intellettuale,
+richiesto dall'umanesimo, che veniva considerato quale anello di
+congiunzione con l'amore divino, e della cui infinità tratta l'Aragona
+in un suo dialogo [52]. Al contrario della Franco che canta l'amore
+dei sensi, l'Aragona è tutto ideale, tutto spiritualismo; i suoi
+affetti vogliono rasentare il cielo, e solo raramente trovasi qualche
+accenno alla triste sua vita; è invasa dalla manìa di passare ai
+posteri insieme ai letterati che ella canta, cerca ogni maniera di
+ricoprire la cortigiana con la poetessa, ed eleva i suoi canti
+indistintamente a tutti, principi e cardinali, letterati e soldati,
+uomini serii e burloni quali il Lasca; per lei l'uomo, essere animato,
+è nulla: la fama di un uomo, il tutto; il solo affetto per il giovane
+Mannelli si può credere sincero, tutte le altre proteste che inficiano
+le rime e quei sonetti che cambiato indirizzo, giravano d'adoratore in
+adoratore in edizioni stereotipe e consolavano tanto il Muzio che il
+Martelli [53], fanno a buon diritto dubitare di tutte queste
+espansioni cantate così altamente e serenamente. E la manìa
+dell'Aragona è anche spiegabile in altro senso. Cessate le seduzioni
+della bellezza tentava con l'arte di riunire la compagine di quegli
+adoratori che si venivano allontanando, e con la musica, il canto, le
+lettere cercare di sostenere i bisogni della casa: le sue rime sono
+spesso forzate, e la eco dell'onda classica da Orazio a Virgilio, da
+Dante a Petrarca viene spesso ad alimentare l'agonia di una vita
+finita. Delle imitazioni al Petrarca, evidentissime e nel pensiero e
+nello stile, ne citeremo solo alcune poche a titolo di saggio [54].
+
+Sonetto X, v. 12-15:
+
+ E se quassù giungesser gli occhi vostri,
+ vedendo fatto me novo angeletto
+ qui bramareste, e non vedermi in terra.
+ (PETRARCA, Madrigale III, v. 1-2).
+
+
+Sonetto XXXI, v. 7-9:
+
+ E l'alto Iddio lodar ben spesso suole,
+ dopo l'aspra fortuna,
+ spaventato nocchiero al porto intorno.
+ (PETRARCA, Sonetto C, v. 1-2).
+
+
+Sonetto XXXVIII, v. 12-14:
+
+ Non contenda rea sorte il bel desìo,
+ che pria che l'alma del corporeo velo
+ si scioglia, sazierò forse mia brama.
+ (PETRARCA, Sonetto IX, v. 12-14).
+
+
+Sonetto XLII.
+
+ S'io 'l feci unqua, che mai non giunga a riva
+ l'interno duol, che il cuor lasso sostiene;
+ s'io 'l feci, che perduta ogni mia spene,
+ in guerra eterna di vostr'occhi viva.
+ (PETRARCA, Canzone XV)
+
+
+Sonetto XLIV, v. 13-14:
+
+...volgendo a Roma 'l viso e a lei le spalle,
+ se vuol l'alma trovar col corpo unita.
+ (PETRARCA, Sonetto LXXXI, v. 3-4).
+
+
+Sonetto LI, v. 12-14:
+
+ Benchè vostro valor eterna fama
+ per sè vi acquisti, caro mio signore,
+ quanto 'l sole gira e Battro abbraccia e Tile.
+ (PETRARCA, Sonetto XCVI, v. 9-11).
+
+Della Tullia giunsero a noi un _Dialogo dell'infinità di amore_ [55],
+giudicato "uno dei dialoghi più vivi che noi abbiamo, nell'ordine più
+basso degli scritti letterari del secolo decimosesto..... per una
+certa franchezza e disinvoltura, e anche talvolta per una certa
+saporita fiorentinità ch'ella attinse per avventura dal suo consorzio
+coi fiorentini e singolarmente col Varchi", ed un poema in ottava
+rima: _il Meschino e il Guerino_ [56]. Il Crescimbeni fa di questo
+poema elogi sperticati, dicendo che "nella tessitura può paragonarsi
+all'Odissea di Omero [57] ", esso però è così inverosimile e contrario
+tanto alla storia, alla cronologia, alla geografia, e con buona pace
+dell'ottimo abate, anche al buon senso, che non sappiamo invero
+trovarvi alcuna analogia con l'opera dell'Omero; lo stile ne è
+trascurato, e spesso conviene lavorare di serio proposito per
+raccapezzare il senso di qualche ottava, i canti, trentasei in tutto,
+appaiono disordinati e spesso senza nesso tra loro. La Tullia avverte
+che trasse il poema da un vecchio romanzo spagnuolo in prosa, ma
+certamente ella si servì di una traduzione e non del testo originale
+che vuolsi scritto in italiano [58]. L'Aragona nella prefazione di
+questo poema si scaglia contro il Boccaccio, e mentre lo compassiona
+perchè non seppe eleggere il verso a forma del _Decamerone_, lo accusa
+che _tante sue scellerate_ novelle scritte con altrettante _scellerate
+parole_, servendo solo a demoralizzare e rendere ridicoli i più santi
+vincoli della società, siano impossibili a leggersi, senza frutti
+nocivi, da maritate e nubili, vedove e monache, e persino cortigiane.
+Questi scrupoli che parrebbero curiosi nella Tullia, sono da ella
+medesima spiegati, non essendo cosa nuova che ad una donna per
+necessità o per altra mala ventura sua sia avvenuto di cadere in
+errore del corpo suo e tuttavia si disconvenga non men forse a lei che
+alle altre l'essere disoneste e sconcie nel parlare e nelle altre
+cose; ed ella, contrariamente al Boccaccio, vuole scrivere per tutti,
+il suo poema potrà essere dato in mano alla più pudica donzella senza
+alcun pericolo, volendo con esso porre un debole argine a
+quell'invadente corruttela che ogni dì spandeasi con maggior forza e
+brutalità, e pur sempre per opera dei letterati ed anche degli
+_umanisti_. L'idea della Tullia, se togliesi quella sfuriata contro
+l'umanismo che proprio non aveva a che fare, non era cattiva e
+sinceramente credette averla attuata col suo _Guerino_; dichiarandosi
+di tutto debitrice a Dio solo "dal quale solo viene ogni bene e da cui
+solo io riconosco questa gran grazia d'avermi in questa mia età non
+ancor soverchiamente matura, ma giovenile e fresca, dato lume di
+ridurmi col cuore a lui e di desiderare e operare quanto posso che il
+medesimo facciano tutti gli altri così uomini e donne". Ma Dio non
+aveva proprio nulla a che vedere col _Guerino_, ed è proprio il caso
+di ripetere che quantunque il diavolo si vesta da frate, quattro dita
+di coda gli spuntano sempre sotto la tonaca; infatti ciò che la Tullia
+narra del cavaliere di Durazzo, di Brandisio e della figlia
+dell'albergatore nel canto VIII [59], e di Pacifero innamorato di
+Guerino nel canto X [60], non è roba atta a far mettere il poema
+vicino al libro di devozione di una vergine o di una monaca. E pur
+tale era lo scopo.
+
+In produzioni di uno stesso autore, apparse anche a distanza di molti
+anni l'una dall'altra, ritrovasi sempre qualche analogia, qualche
+difetto, alcun che di speciale, quasi direbbesi di proprio, che le
+riavvicina e riunisce; nulla di ciò tra il _Guerino_ e le _Rime_, anzi
+una succinta critica forse allontanerebbe molto l'uno dalle altre.
+Quantunque non sia il caso ora di formare tale confronto ed esaminare
+a fondo il _Guerino_, non possiamo esimerci dal notare come la
+prefazione posta innanzi al poema ci abbia fatto triste impressione,
+fino a crederla apocrifa per ragioni che crediamo buone od almeno
+meritevoli di esame. Il Ranieri che pubblicò il poema nel 1560 dicendo
+di averne curato l'edizione sul manoscritto originale _già da parecchi
+anni da lui posseduto_, non fa parola dell'Aragona che era morta nel
+1556, e si profonde solo in ampie ed ampollose proteste cercando di
+formare una dedica alla quale, per essere di qualche valore, manca
+solo un poco di senso comune. E quel _parecchi_, posto lì per indicare
+un lasso di tempo non superiore ai tre anni è per lo meno superfluo:
+nè più lungo spazio di tempo crederemmo possibile ammettere perchè è
+abbastanza ragionevole il supporre che l'Aragona avesse sino alla
+morte conservato presso di sè quel lavoro. Il ricordo ancora che i
+libri e le carte andarono in mano di un modesto rigattiere, non è
+privo di valore; se il manoscritto del _Guerino_ era tra la roba
+acquistata da Francino Francini, uomo probabilmente ignorante e privo
+di criterio letterario, la sorte del manoscritto era assicurata:
+finiva in qualche bottega di droghiere o salumaio. Converrebbe adunque
+credere che o il manoscritto fosse tra le carte devolute a Celio
+figliuolo dell'Aragona o che la Tullia ne avesse fatto un dono al
+Ranieri qualche anno prima; ma ancora queste due supposizioni
+rasentano l'assurdo. Il testamento della Tullia che pure è tanto
+minuzioso e preciso nei lasciti e legati, non accenna a carte ed altri
+documenti spettanti al Celio; nè la Tullia poteva donare il
+manoscritto al Ranieri o ad altri che a lui lo passassero, perchè dal
+momento che ne aveva condotto a termine anche la prefazione, era certo
+desiderio suo di darlo alle stampe, e per il nome che godeva e
+l'appoggio dei letterati che facevanle corona non sarebbe stato
+difficile trovare un tipografo che ne assumesse l'edizione. Se
+dobbiamo pur credere alla dichiarazione della Tullia di avere composto
+il poema "in età ancor giovenile e fresca", quando erasi decisa di
+darsi a Dio, conviene di necessità ammettere che ella l'avesse scritto
+in Siena poco appresso il suo matrimonio col Guicciardi, o in Firenze;
+mai in Roma ove tornando per l'ultima volta nel 1547 non era più in
+età giovenile e fresca, e l'essere ascritta nel ruolo delle cortigiane
+pubbliche non era il migliore indizio dell'essersi data a Dio. Anche a
+questa ipotesi si oppone una seria obbiezione. Era possibile
+all'Aragona dare ad intendere agli eruditi, massime fiorentini, di
+aver tratto il _Guerino_ da un romanzo in prosa spagnuolo? Pure ciò
+afferma nella prefazione, e se il poema non corrisponde esattamente al
+_Guerino_, in prosa, romanzo cavalieresco del ciclo della Tavola
+Rotonda, è indiscutibile che da questo ne trasse in massima parte le
+idee. Nessuno ignora la rinomanza che il _Guerino_ ebbe nei secoli XV
+e XVI; all'epoca dell'Aragona ne erano già state fatte sei edizioni
+[61], ed è certo sopra una di queste che fu condotta la riduzione in
+rima. In conclusione non rifiutiamo al _Guerino_ la maternità
+dell'Aragona, la sua differenza con le _Rime_ non è prova sufficiente
+a porre dei dubbi; respingiamo però assolutamente quella prefazione
+che non è, nè poteva essere della Tullia.
+
+Per la ristampa delle rime abbiamo usato l'edizione prima, Venezia
+1547 (A) servendoci per le varianti delle edizioni di Venezia, 1549,
+(B): ivi, 1560 (C): Napoli, 1593 (D): e delle _Rime_ raccolte dalla
+Bergalli-Gozzi (E): le abbiamo fedelmente riprodotte, salvo allorchè
+gli errori erano evidenti, respingendo allora in nota la lezione
+originale; quando le varianti assumevano importanza assoluta, come per
+i componimenti tratti dai codici vaticano magliabecchiano, abbiamo
+stimato necessario riprodurre entrambe le lezioni avvertendo di
+collocarle l'una a lato dell'altra.
+
+
+
+_Dalla R. Biblioteca Vallicelliana
+
+maggio 1891._
+
+ENRICO CELANI
+
+
+NOTE:
+
+[1] =Graf A.= _Atraverso il cinquecento_. Torino, Loescher, 1888, pag.
+ 215 e seg.--Nell'_Hermaphroditus_ del =Panormitano= (1471)
+ _(Quinque illustrium postarum_, =Antonii Panormitani=, etc. _lusus
+ in Venerem_, Parigi, 1791), la cortigiana non apparisce ancora,
+ come neppure ne è parola in =Giano Pannonio= (1472) _Poemata_,
+ Trajecti ad Rhenum, 1784.
+
+[2] "Avetemi inteso voi donne? Che alla barba di tutti i sodomiti io
+ voglio tenere colle donne, e dico che la donna è più pulita e
+ preziosa della carne sua che non è l'uomo; e dico, che se egli
+ tiene il contrario, egli mente per la gola" (=S. Bernardino=,
+ _Prediche volgari_, ed. =Bongi=, pag. 380).
+
+[3] Le opere fatte da lui circa la osservanza dei buoni costumi furono
+ santissime e mirabili, nè mai in Firenze fu tanta bontà e
+ religione quanta a tempo suo... la sodomia era spenta e
+ mortificata assai; le donne in gran parte lasciati gli abiti
+ disonesti e lascivi; i fanciulli quasi tutti lavati da molte
+ disonestà e ridutti ad uno vivere santo e costumato... portavano i
+ capelli corti e perseguitavano con sassi e villanie gli uomini
+ disonesti e giocatori e le donne di abiti troppo lascivi.
+ (=Guicciardini=, _Storia, fiorentina_, cap. XVII)
+
+[4] =Piccolomini A.= _Istituzione di tutta la vita, dell'uomo nato
+ nobile et in città libera_. Venezia, 1552.
+
+[5] =Garzoni T.= _La piazza universale di tutte le professioni del
+ mondo_. Venezia, 1587, discorso LXXIV, pag. 597.
+
+[6] =Garzoni T.= Op. Cit., discorso LXXV, pag 605.
+
+[7] Giovanni Burchkardt maestro di cerimonie di Alessandro VI narra
+ come l'ultimo d'ottobre 1501 cenarono nel palazzo apostolico, col
+ Valentino, cinquanta cortigiane, le quali dopo cena danzarono
+ ignude e diedero altre prove di valentia in presenza di Alessandro
+ VI e della Lucrezia Borgia. "In sero fecerunt cenam cum duce
+ Valentinense in camera sua, in palatio apostolico, quinquaginta
+ meretrices honeste cortegiane nuncupate, que post cenam
+ coreaverunt cum servitoribus et aliis ibidem existentibus, primo
+ in vestibus suis, denique nude. Post cenam posita fuerunt
+ candelabra communia mense in candelis ardentibus per terram, et
+ projecte ante candelabra per terram castanee quas meretrices ipse
+ super manibus et pedibus; unde, candelabra pertranseuntes,
+ colligebant, Papa, duce et D. Lucretia sorore sua presentibus et
+ aspicientibus. Tandem exposita dona ultima, diploides de serico,
+ paria caligarum; bireta, et alia pro illis qui pluries dictas
+ meretrices carnaliter agnoscerent; que fuerunt ibidem in aula
+ publice carnaliter tractate arbitrio praesentium, dona distributa
+ victoribus". _Diarium sive rerum urbanorum commentarii_, Parisiis,
+ 1883-1885, tom. II, pag. 443, tom. III, pag. 167).
+
+[8] =Armellini M_.= Un censimento della città di Roma sotto il
+ pontificato di Leone X tratto da un codice inedito dell'Archivio
+ Vaticano_. Roma. Befani, 1887.
+
+[9] Cfr. =Bandello=, _Novelle_, parte III, nov. XLII; =Valery=,
+ _Curiosités et anecdotes italiennes_, Paris, 1842; =Giovio P.=,
+ _De piscibus romanis_, cap V; =Forcella V.=, _Iscrizioni delle
+ chiese di Roma_, Roma, 1878. Per l'epitafio che dicesi posto sulla
+ sua tomba crediamo siasi roppo facilmente accettata la tradizione
+ che fosse in S. Gregorio; oltre la stranezza della lapide che
+ certo non faceva bella figura in una chiesa, è oramai accertato
+ che se pure l'epitafio fu composto non fu mai elevato sulla tomba
+ dell'Imperia.
+
+ Di lei scrive il Bandello (op. cit, nov. XLIII): "Tra gli altri
+ che quella (Imperia) sommamente amarono fu il signor Angelo del
+ Bufalo, uomo della persona valente, umano, gentile e ricchissimo.
+ Egli molti anni in suo poter la tenne, e fu da lei
+ ferventissimamente amato, come la fine di lei dimostrò. E perciò
+ che egli è molto liberale e cortese, tenne quella in una casa
+ onoratissimamente apparata con molti servidori, uomini e donne,
+ che al servizio di quella continovamente attendevano. Era la casa
+ apparata e in modo del tutto provvista, che qualunque straniero in
+ quella entrava, veduto l'apparato ed ordine de' servidori, credeva
+ che ivi una principessa abitasse. Era tra l'altre cose una sala e
+ una camera sì pomposamente adornate, che altro non v'era che
+ velluti e broccati, e per terra finissimi tappeti. Nel camerino,
+ ov'ella si riduceva, quand'era da qualche gran personaggio
+ visitata, erano i paramenti che le mura coprivano, tutti di drappi
+ d'oro, riccio sovra riccio, con molti belli e vaghi colori. Eravi
+ poi una cornice tutta messa a oro ed azzurro oltremarino,
+ maestrevolmente fatto, sovra la quale erano bellissimi vasi di
+ varie e preziose materie formati, con pietre alabastrine, di
+ porfido, di serpentino e mille altre specie. Vedevansi poi attorno
+ molti cofani e forzieri riccamente intagliati, e tali che tutti
+ erano di grandissimo prezzo. Si vedeva poi nel mezzo un tavolino,
+ il più bello del mondo, coverto di velluto verde. Quivi sempre era
+ o liuto o cetra con libri di musica, ed altri istromenti musici.
+ V'erano poi parecchi libretti volgari e latini riccamente
+ adornati. Ella non mezzanamente si dilettava delle rime volgari,
+ essendole stato in ciò esortatore, e come maestro il nostro
+ piacevolissimo messer Domenico Campana detto _Strascino_; e già
+ tanto di profitto fatto ci aveva che ella non insoavemente
+ componeva qualche sonetto o madrigale". Ed a proposito del celebre
+ camerino seguita narrando come essendo andato a farle visita
+ l'ambasciatore di Spagna, e avendo bisogno di sputare, trovò che
+ il luogo meno improprio a ciò fare era il viso del servitore che
+ gli stava alle spalle.
+
+[10] =Cugnoni G.= _Agostino Chigi il Magnifico_, Livorno, Vigo, 1879.
+
+[11] =Aretino P.= _Ragionamento fra il Zoppino fatto frate e Ludovico
+ puttaniere_, Cosmopoli, 1660, pag. 442.
+
+[12] E poeti e letterati non isdegnavano la compagnia della cortigiana
+ (=Burchkardt=. _Diarium_ etc., ediz. cit. tom. III, pag. 209);
+ Marco Bracci in una lettera ad Ugolino Grifoni segretario di
+ Cosimo I scrive nel novembre 1557 che giunto in Perugia il
+ cardinale Caraffa nipote di Paolo IV e il cardinal Vitelli "dopo
+ cena pubblicamente fece andare in palazo tutte le putane che a
+ quelli tempi se trovavano in Perugia quale furono in tutte
+ quattordici; e presene per sè una e una per el cardinale Vitello
+ el resto acomodoli a la sua famiglia. (=Fabretti=, _La
+ prostituzione in Perugia nei secoli XIV e XV_, Torino, 1885, pag.
+ 46).
+
+[13] =Graf A.= op. cit., pag. 350.
+
+[14] _Theatro delle donne letterate_, pag. 296.
+
+[15] _Istoria della volgar poesia_, vol. IV, pag. 67.
+
+[16] _Storia e ragione d'ogni poesia_, vol. II, pag. 235.
+
+[17] _Gli scrittori d'Italia_, vol. I, par. I.
+
+[18] _Gli scrittori del regno di Napoli_, tomo III, parte I.
+
+[19] Il Vigo pubblicava nel 1885 per nozze Grassi-Rinaldi il sonetto
+ della Tullia all'Ochino (nella nostra edizione a pag. 39), e nella
+ breve prefazione la dice napoletana.
+
+[20] Presso il =Mazzuchelli=, loc. cit.
+
+[21] _Dell'infinità d'amore_di =Tullia Aragona= edito dal
+ =Canestrini=, Milano, 1867.
+
+[22] _Bibliografia romana_, Roma, Botta, 1880, vol. I, pag. 13.
+
+[23] Vedi a pag. 189, versi 27 e seg.
+
+[24] La _Jole_ dell'egloga del Muzio è la Giulia ferrarese, anch'essa
+ etèra famosa e della quale il =Domenichi= (_Facezie, motti e
+ burle_, Venezia, 1558, pag. 28) ricorda un motto arguto e mordace.
+ Papa Leone X aveva fatto aprire una nuova strada in Roma
+ lastricata dai tributi che le puttane pagavano, nella quale
+ scontrando la Giulia ferrarese una gentildonna l'urtò un poco.
+ Allora la gentildonna adirata cominciò a dirle villania. Rispose
+ la Giulia: "Madonna, perdonatemi, ch'io so bene che voi avete più
+ ragione in questa via che non ho io". Nel citato censimento di
+ Roma (pag. 42) ella apparisce come abitante nel rione Campo
+ Marzio, in una casa sotto la parrocchia di S. Trifone di proprietà
+ dell'Ordine Agostiniano.
+
+[25] Lo Zilioli che fu il più diffuso biografo dell'Aragonese le
+ assegna per padre Pietro Tagliavia, di Aragona, arcivescovo di
+ Palermo e cardinale di Santa Chiesa; e tale versione venne accolta
+ dal Mazzuchelli, dal Tiraboschi, dal Cinguenè e dal Camerini. Ora
+ nè quando il Muzio scrisse l'egloga alla Tullia nè quando
+ l'Aretino nel dialogo tra il Zoppino e Ludovico, dialogo scritto
+ certo prima del 1539, dice _cardinale_ l'amante della Giulia
+ ferrarese, il Tagliavia era stato assunto alla porpora. Lo fu solo
+ sotto Giulio III l'anno 1553; in tal guisa viene esonerato di sua
+ paternità poco lodevole. Escluso costui, l'unico cardinale che
+ cronologicamente può dirsi padre della Tullia è Luigi d'Aragona,
+ ascritto al sacro Collegio da Alessandro VI nel 1493, promulgato
+ solo nel 1497. Nato in Napoli nel 1474 morì in Roma l'anno 1519 e
+ fu tumulato nella chiesa di S. Maria sopra Minerva, ove vedesi
+ tuttora il suo sepolcro con iscrizione fattagli fare dal cardinale
+ Franciotto Orsini suo esecutore testamentario.
+
+[26] =Biagi G.= _Un'etèra romana, Tullia d'Aragona_. (_Nuova
+ Antologia_. Serie III, vol. IV, 16 agosto 1886)
+
+[27] Dice il Muzio:
+
+ Visse in tenera etate presso a l'onde
+ del più bel fiume che Toscana onori.
+
+ (_Sonetto I_, v. 12-13, pag. 69).
+
+[28] =Aretino P.= _Ragionamenti_. loc. cit.
+
+[29] =Zilioli=, in =Mazzucchelli=, loc. cit. Molto diverso è però il
+ ritratto che ne fa il Giraldi, e dall'odio che palesa parlando
+ della Tullia fa se non credere, almeno dubitare che invano abbia
+ picchiato alla porta della bella cortigiana. "Non è alcuno di voi,
+ per quanto io stimo, _egli dice_, il quale non habbia conosciuto
+ Nana, così detta non perchè ella sia piccola della persona, ma per
+ mostrare la sua sconvenevole et non proportionata grandezza, con
+ voce di contrario sentimento. Questa di casa Aragona si fa
+ chiamare quantunque io intenda che di madre vilissima e di quella
+ medesima vita che ella è in alcune paludi sie nata senza che la
+ madre le habbia mai saputo dire chi suo padre si fosse. Venuta
+ adunque nella nostra città, ove hora le pari a lei, per lo mal
+ costume del nostro secolo, sono in più abondanza che non si
+ converrebbe, si diè a fare guadagno di sè disonestamente,
+ allettando i giovani con quegli adombrati colori di virtù, di che
+ innanzi dicemmo. Et non pure traheva costei a sè i giovani con
+ simili arti, i quali per lo più sono di poca levatura, ma così
+ toglieva ella il senno ad alcuni huomini maturi e scientiati, che
+ col promettere loro di lasciarli godere di lei, qualunque volta
+ danzassero mentre ella toccava il leuto, facevano scalzi la
+ resina, o la pavana, o quale altra sorta di ballo più l'era grato
+ et poscia beffandoli li lasciava del promesso scherniti.
+ (_Ecatommiti_, nov. VII).
+
+[30] _Passione d'amore di mastro Pasquino per la partita della signora
+ Tullia e martello di amore delle povere cortigiane di Roma con le
+ allegrezze delle bolognesi._(=Tiraboschi=, Stor. letter. ital.
+ vol. VII, pag. 1172). Di pasquinate alla Tullia o nelle quali ella
+ sia mentovata non ci consta che il _Trionfo della lussuria di
+ mastro Pasquino_stampato nel 1537, ove però è ricordata la Tullia
+ solo come molto _favorita_. Il Biagi ricorda ancora lo sconcio
+ sonetto: "_Mentre alla Tullia la madre ragiona_" firmato F. C. che
+ conservasi in due codici Magliabecchiani.
+
+[31] =Biagi G.= op. cit.
+
+[32] "Considerando gli infrascritti cavalieri la virtù solamente esser
+ quella che concede immortalità ad ogni animo generoso, liberandolo
+ con la eterna fama da ogni oblivion che ne la labile e caduca
+ memoria de li uomini aver loco possa, e che quella da ciascuno
+ meritamente deve esser amata, reverita ed a quel sommo grado che
+ per le umane forze sia possibile esaltata e tanto più quanto ella
+ in persona si ritruovi di ogni altra grazia, e dono di fortuna e
+ natura dotata; per tanto come veri fautori ed amatori di quella e
+ per la verità della quale ogni nobil core deve sempre prender la
+ protezione, e, quando in parte alcuna celarsi e occulta restarsi
+ la veda, produrla in luce e qual chiaro sole farla a tutti
+ risplendere ed apparire: non da alcuna altra passione o fine mossi
+ ed indotti, si offeriscono non pregiudicando alle onorate leggi de
+ la militar disciplina, a tutto il mondo, per un giorno
+ valorosamente sostenere che la loro signora e padrona la Ill.ma
+ S.ra Tullia de Aragonia per le infinite virtù quali in lei
+ risplendono è quella che più merita che tutte le altre donne de la
+ preterita, presente e futura etate; ed acciò che qualunque, de la
+ sua immortal gloria invidioso, diversamente o parlasse o sentisse,
+ possa presto certificarsi e risolversi; declarono detto
+ sostenimento, doversi intendere totalmente secondo l'ordine de
+ torniamenti de li antiqui e gloriosi cavalieri; e così gli
+ inestimabili meriti de la prefata signora, se pure non fussino a
+ sufficenza noti e chiari, secondo il dovere si manifesteranno a lo
+ ardire e valor de li suoi servitori, similmente per tale occasione
+ più celebri e palesi saranno, onde ciascuno poi non dubitano che
+ confessare sarà costretto, sì come a loro non ritrovarsi cavalier
+ di virtù superiori, così a la prefata signora pari o simile non
+ esser mai stata o potere essere nei secoli futuri". I sostenitori
+ del valore della Tullia erano Paolo Emilio Orsini, Accursio
+ Mattei, Brunoro Neccia, Alberto Rippe, Marco da Urbino, e Bernardo
+ Rinuccini.
+
+[33] Il Muzio nell'egloga VI del IV libro intitolata _Argia_, dice che
+ la Penelope ebbe per patria
+
+ l'orribil Adria e que' secreti stagni
+ che le palustri lor superbe canne
+ cercan di pareggiar ai nostri allori.
+ Là per quelle contrade umide e salse
+ a la dolce e vezzosa fanciulletta
+ i lascivi delfin festosi giri
+ tessean saltando intorno; a la sua culla
+ le Nereidi portavano e i Tritoni
+ conche da i marin liti e fresche perle.
+
+ E più sotto lo stesso Muzio ci fa sapere come da Venezia muovesse
+ con la madre e la Tullia per Ferrara.
+
+ Indi pargoleggiar su per le rive
+ fu vista un tempo del gran re de' fiumi;
+ poi come la guidava il suo destino
+ varcati d'Apennino i duri gioghi
+ tenne lunga stagione adorni e lieti
+ i poggi d'Arbia e le campagne d'Arno.
+
+ La sorella della Tullia morì di 13 anni ed 11 mesi nel febbraio
+ del 1549 e fu sepolta nella chiesa di S. Agostino, innanzi
+ all'altar maggiore. L'iscrizione sepolcrale è riportata dal
+ =Galletti= e dal =Forcella=; in essa è chiamata Penelope
+ =Aragona=, quasi la Giulia ferrarese per essere un tempo stata
+ l'amante di un cardinale di casa Aragona avesse il diritto di
+ chiamare Aragonesi anche i figliuoli nati parecchi lustri dopo che
+ il buon cardinale aveva reso l'anima a Dio.
+
+[34] Riportiamo per brevità solamente il brano della lettera alla
+ Isabella d'Este che più particolarmente riguarda la Tullia. "V.
+ Ecc. intenderà come gli è sorta in questa terra una gentil
+ cortegiana di Roma, nominata la S.ra Tullia la quale è venuta per
+ istare qui qualche mese per quanto s'intende. Questa è molto
+ gentile, discreta, accorta et di ottimi et divini costumi dotata;
+ sa cantare al libro ogni motetto et canzone, per rasone di canto
+ figurato; ne li discorsi del suo parlare è unica, et tanto
+ accomodatamente si porta che non c'è homo nè donna in questa terra
+ che la paregi, anchora che la Ill.ma S.ra Marchesa di Pescara sia
+ ecc.ma, la quale è qui, come sa V. Ecc. Mostra costei sapere de
+ ogni cosa, et parla pur sieco di che materia te aggrada. Sempre ha
+ piena la casa di virtuosi et sempre si puol visitarla, et è riccha
+ de denari, zoie, colanne, anella et altre cose notabile, et in
+ fine è ben accomodata in ogni cosa . . . . . (_Un'avventura di
+ Tullia d'Aragona_, nella _Rivista storica mantovana_, vol. I,
+ fasc. 1-2, 1885)
+
+[35] Anno Domini M.D.XLIII indictione secunda die vero martis VIII
+ mensis Ianuarii Silvester olim . . . . . de Guicciardis
+ ferrariensis contraxit matrimonium cum D. Tullia Palmeria de
+ Aragonia per verba de presenti et anuli dationem et receptionem
+ respective in forma iuris et sacrorum canonum et omni meliori
+ modo, etc. Rogantes, etc. Actum Senis.--Ego Sigismundus Mannius
+ Ugolinius notarius rogatus. (_R. Archivio di Stato in Siena,
+ Scritture concistoriali_, ad annum).
+
+[36] 1544 Die dicto (5 februarii) de sero.
+
+ Hieronymus de Ballatis _Prior_
+ D. Achilles Orlandinus
+ Conterius de Sansedoniis
+ Franciscus Arengherius
+
+ . . . . . et deliberaverunt declarare et declaraverunt D. Tulliam
+ de Aragona Sen. habitantem, non esse comprehensam in statuto
+ meretricium, dantes licentiam omnibus et quibuscumque personis
+ locandi domos dicte domine Tullie, et absque aliqua pena, et
+ mandaverunt fieri decretum dicte declarationis et licentie in
+ forma. Et fuit factum infrascripti tenoris:
+
+ Spectatissimi Domini Executores Generalis Gabelle Magnifici
+ Comunis Sen., convocati et congregati solemniter, etc., audito
+ pluries Domino Aurelio Manno Ugolino procuratore et eo nomine
+ Nobilis domine Tullie filie quondam Constantii de Palmeriis de
+ Aragona et uxoris domini Silvestri de Guicciardis ferrariensis,
+ producente eius mandatum manu Ser Sigismundi Manni notarii, etc.,
+ exponente qualiter praefata Domina Tullia ob novam compilationem
+ Statutorum Reipublicae Sen., a nonnullis videlicet indebite et
+ iniuste reputatur et diffamatur, eidem non licuisse nec licere
+ deferre nec portare vestes et alia ornamenta muliebra que licite
+ sunt et conveniunt personis honestis et nobilibus, et commorari et
+ habitare in locis civitatis in quibus licitum est habitare omnibus
+ personis honestis et nobilibus; et quia rei veritas est, quod
+ praefata D. Tullia ducet vitam honestissimam et propterea ea que
+ supradicta sunt sibi non debent quoque modo esse prohibita,
+ producente ad iustificationem predictum processum in Curia Domini
+ Capitanei Iustitie Civitatis Sen., manu ser Lactantii Lucarini
+ notarii publici Sen., nec non decretum magnificorum D. Secretorum
+ Officialium Balie manu Ser Alexandri Boninsegni Notarii publici
+ Sen., et petente in, de ut super predictis de opportuno iuris
+ remedio providero et pro iustitia consulente indemnitati prefate
+ Domine Tullie, servatis servandis, omni meliori modo;
+
+ Habita plena notitia et clara informatione de omnibus supra
+ narratis de vita, moribus et honestate et qualitate dicte Domine
+ Tullie, visu processu predicto et summa inde lata, testibus in eo
+ examinatis decreto predicto, et omnibus denique visis, auditis et
+ consideratis que videnda et consideranda erant, vigore
+ auctoritatis eisdem concesse a Statutis Reipublicae Sen., servatis
+ servandis et omni meliori modo, etc., Solemniter deliberaverunt
+ prefatam D. Tulliam minime comprehendi in Statuto de meretricibus
+ et questus sui corporis facentibus desponente, sibique licuisse et
+ licere commorare et habitare in quibuscumque locis civitatis ad
+ suum libitum, et vestes ac habitum deferre prout et sicut et in
+ omnibus et per omnia licuit et licet personis et mulieribus
+ honestis et nobilibus, et ita sibi licentiam et facultatem
+ concesserunt, mandantes de predictis sibi publicum fieri decretum,
+ et illud inviolabiliter osservari a quibuscumque personis tam
+ publicis quam privatis sub pena comminationis arbitri quibuscumque
+ in contrarium non obstantibus, et omni meliori modo, rebus tamen
+ stantibus pro ut stant et non aliter nec alio modo. (_Archivio di
+ Stato in Siena, Buste degli esecutori di Gabella, 1544 gennaio I,
+ 1545 giugno 30, c. 12-13_).
+
+[37] Die 23 augusti (1544).
+
+ Operta la cassa fu retrovata una politia et acusa del tenore
+ susseguente, cioè:
+
+ _La Signora Tullia de Aragona per la pascha di Spirito Santo
+ portò la sbernia contro li Statuti.
+
+ Ottaviano Tondi, Horatio Pecci, Il Signor Gaspare servitore del
+ Signor D. Giovanni._
+
+ Vide in filo processum agitatum super vita causa ex quo apparet
+ de sententia per quam fuit declaratum sibi licere portare
+ sberniam istantibus omnibus, etc., (_R. Archivio di Stato in
+ Siena, Decreti, polizze, ecc. del Capitano di Giustizia del 1544,
+ luglio-dicembre, c. 53_).
+
+ I documenti da noi riportati a pag. XXXI-XXXVI furono rinvenuti
+ nell'Archivio di Stato di Siena dal compianto Luciano Banchi.
+
+[38] =Pecci G. A.= _Continuazione delle memorie storico-critiche della
+ città di Siena fino all'anno M.D.LII._Siena, Bindi, 1758, vol.
+ III, pag. 143.
+
+[39] Sonetto XXXVI.
+
+[40] =Biagi G.= op. cit.--=Bongi S.= _Il velo giallo di Tullia
+ d'Aragona_. Estratto dalla _Rivista critica della letteratura
+ italiana_, anno III, n. 3, marzo 1886.
+
+[41] "Le meretrici non possino portare vesti di drappo e seta d'alcuna
+ ragione, ma sibbene quante gioie e quanto oro e argento esse
+ vorranno, et sia tenuta portare un velo, o vero sciugatoio o
+ fazzoletto o altra peza in capo che habbi una lista larga un dito
+ d'oro o di seta o d'altra materia gialla e in luogo che ella possa
+ essere veduta da ciascuno; et tal segno debbia portare a fine che
+ elle sien conosciute dalle donne da bene e di honesta vita, sotto
+ pena se la ne mancheranno di scudi dieci in oro di oro di sole per
+ ciascheduna volta che le trasgrediranno e sian sottoposte al
+ Magistrato delli spettabili Otto di Balìa, alli spettabili
+ Conservatori di Legge, et alli Offitiali dell'Honestà intra li
+ quali magistrati habbi luogo la preventione da distribuirsi come
+ l'altre pene che di sotto si dichiareranno. (=Contini=.
+ _Legislazione toscana_, vol. I, pag. 332).
+
+[42] Edita dal =Bongi=, op. cit., ed ancora dal =Biagi=.
+
+[43] Archivio di Stato in Firenze. Luogotenenti e Consiglieri di S. E.
+ il Duca di Firenze. Deliberazioni, _ad annum_.
+
+[44] "La S.ra Tulja d'Araona a fronte alle dette dee dar per sua tassa
+ imposta come di sopra S. 40--4". Archivio di Stato in Roma,
+ _Fabbriche camerali_.
+
+[45] Il testamento fu rinvenuto nell'Archivio di Stato di Roma
+ dall'archivista Cav. Costantino Corvisieri.--"Del 1556 a dì 2 de
+ marzo. Al nome di Dio, &. Io Tullia de aragona sana per gratia di
+ Dio de mente et intelletto benchè inferma del corpo volendo
+ disporre dei miei beni acciò che doppo morte mia non ne nasca ad
+ alcuno lite o scandalo, ordino et faccio il mio ultimo testamento
+ et mia ultima volontà in questo modo che seguita, cioè: In prima
+ racomando l'anima mia all'altissimo Dio et alla sua gloriosa Madre
+ Vergine Maria et a tutta la corte del cielo. Lasso alla Lucretia
+ mia creata moglie di Matteo hoste questo fornimento di camera cioè
+ queste spalliere verde et questo letto ove io ora giaccio con suoi
+ matarazzi, lenzuoli para uno et una coperta, fuorchè lo sparviere,
+ et più una vesta di rascia negra usata aperta denanzi;
+
+ Item un roverso rosso nuovo, cioè una sottana de roverso, una saia
+ biancha listata de pagonazo et una lionata, una montatura a la
+ romana, cioè panno listato et lenzolo, dieci scudi d'oro et sia
+ pagata del vino che io ho havuto da lei;
+
+ Item lasso alla putta Christofora mia serva sia vestita di panno
+ ordinario negro et datole dieci scudi d'oro; item lasso alle
+ povere orfanelle cinque scudi d'oro; item lasso alle monache
+ convertite quella parte chelli viene in rigore della bolla; item
+ lasso alla compagnia del crocifisso un paramento di taffetà negro
+ leggiero semplice.
+
+ Item lasso a Santo Agostino un mezo scudo di cera ogni anno per
+ ardere il dì de' morti a la mia sepoltura la quale se non serrà
+ arsa alla mia sepoltura da i frati non sia obligato l'herede a
+ darla più. Item lasso che ogni anno si dia mezo scudo per far dir
+ la messa di San Gregorio per l'anima mia. Item lasso a mastro
+ Panuntio medico una veste di rascia negra da medico che gli sia
+ fatta nuova.
+
+ Item in tutti gli altri miei beni et in tutte le mie ragioni et
+ attioni tanto presenti come d'avenire dovunque siano o saranno io
+ instituisco e faccio e con la mia propria bocca nomino Celio che è
+ in protettione de Messer Pietro Cioccha scalco del cardinale
+ Cornaro, istituisco dicio et faccio detto Celio herede universale
+ al quale lascio tutti i miei beni ragioni et attioni per ragione
+ et causa de universale institutione con patto et conditione che
+ detti miei beni siano venduti et fattone dinari siano posti in
+ luogo chelli fructino nè possi disporre Celio nè altri della
+ principal somma di detti dinari sinchè detto herede non sia
+ all'età di anni venticinque, ma dell'entrata senne nutrisca et
+ serva per impa[ra] re littere et altre virtù. Et se detto herede
+ (che Dio non voglia) mancasse inanzi all'età di venticinque lascio
+ et substituisco herede in vita sua Messer Pietro Chiocca suo
+ protettore con condittione che ogni anno dia dieci scudi a una
+ povera orfana da maritarsi, il restante senne serva messer Pietro
+ per i suoi alimenti et dopo la morte di messer Pietro Chiocca si
+ stribuisca ogni cosa ad opere pie et queste debbiano essere le mie
+ ultime volontà, et mio ultimo testamento li quali voglio che
+ vaglino in virtù et forza di testamento et ultime volontà et se in
+ tal modo per alcun rispetto non potesse valere, voglio che vaglia
+ in virtù et forza di codicillo et di donatione infra vivi o per
+ causa di morte et in quel meglior modo che di ragione può e potrà
+ valere e sostenersi. Et per essere io impedita ho fatto scrivere
+ questo da persona a me fedele et io l'ho sottoscritto di mia
+ propria mano in fede della verità questo dì 2° di marzo 1556.
+
+ Item lasso di essere sepelita in Santo Agostino e nella sepoltura
+ di mia madre et mia et alle mie esequie non voglio altro che i
+ frati di Santo Agostino et la compagnia del Crocifisso della quale
+ io sonno, et sia sepulta a ventiquattro hore senza cerimonie,
+ semplicemente.
+
+ Et lasso et instituisco con ogni miglior modo et forma che fare et
+ instituire se puote esecutori di questo mio testamento il
+ Reverendo vescovo di Tolone e Messer Mario Fregapane, i quali
+ supplico per l'amor de Dio et per la fede che ho in loro signorie
+ che vogliano doppo la mia morte fare eseguire a puntino queste mie
+ ultime volontà per magior dechiaratione della quale io come di
+ sopra ho detto mi sottoscrivo di mia propia mano.
+
+ Io Tullia Aragona affermo quanto sopra et instituisco herede
+ universale Celio come di sopra ho detto. _A tergo autem_, ecc
+ L'entroacluso è il testamento di me Tullia Aragona il quale ho
+ sottoscritto de mia propria mano et ligatolo con el filo et
+ sigillatolo sopra esso filo il quale consegno a M. Virgilio
+ Grandinelli notario pubblico presenti li testimonii sottoscritti
+ da me rogati et non voglio sia aperto se non doppo la morte mia,
+ et in fede di ciò mi sottoscrivo di mia propria mano. Io Tullia
+ Aragona manu propria. _Quorum testium etc. (Archivio di Stato in
+ Roma, Not. A. C. vol. 6298, num. 69)_.
+
+
+[46] Il malevolo Giraldi scriveva di lei che aveva il viso non bello
+ nè piacevole "il quale oltre la bocca larga et le labbra sottili
+ era disordinato da un naso lungo, gibbuto et nella estrema parte
+ grosso et atto a porre sommo difetto in ogni bella faccia s'egli
+ tra le guancie vi fosse posto. (_Ecatommiti_, loc. cit.)
+
+[47] In una lettera datata di Venezia li 6 giugno 1537 e scritta allo
+ Speroni esaltandogli il suo _Dialogo_egli diceva: La Tullia ha
+ guadagnato un tesoro che per sempre spenderlo mai non iscemerà, e
+ l'impudicitia sua per sì fatto onore può meritamente essere
+ invidiata dalle più pudiche e dalle più fortunate.
+
+[48] Nella commedia del Razzi intitolata la _Balia_(Firenze 1560) in
+ fine della scena VII dell'atto III leggesi:
+
+ LIVIO (_padrone_). Io non conobbi mai giovane di più alto animo
+ di lei e di più elevato spirito
+
+ BROZZI (_famiglio_). O degli uomini inferma e instabil mente! Pur
+ ora la chiamaste puttana e femmina di mondo, ed ora per contrario
+ dite tanto ben di lei?
+
+ LIVIO. Sarebbe forse la prima nobile e d'animo grande che è stata
+ puttana? Che è stata la Tullia d'Aragona, Isabella di Luna e
+ altre?
+
+ Anche il Lasca che pure si atteggia, benchè un po' tardi, ad
+ amante della Tullia, nel XXII madrigale lagnandosi che la sua
+ donna, anch'essa cortigiana
+
+ lodata ancor non sia
+ con dolce stile e soave armonia,
+
+ dice che
+
+ celebrar si sente ognora
+ con gloria alta e divina
+ e Tullia e Totta e Fioretta e Nannina
+ che, bench'elle sieno oggi al mondo rare,
+ non si ponno agguagliare
+ alla Cecca gentil che m'innamora.
+
+[49] Noli discedere a muliere sensata et bona, quam sortitus es in
+ timore Domini: gratia enim verecundiae illius super aurum.
+ (_Eccl_. VII, 21).
+
+[50] =Cereseto G. B.= _Storia della poesia in Italia_. Milano,
+ Silvestri, 1857, vol. I.
+
+[51] =Aretino P.= _Ragionamenti_. Cosmopoli, 1660, parte I, giornata
+ III.--=Graf A.= op. cit. pag 19 e seg.
+
+[52] Il Domenichini nelle sue _Facetie, etc._pag. 32, ricorda una
+ disputa che alcuni cortigiani ebbero in casa dell'Aragona sui
+ pregi del Petrarca.
+
+[53] Vedi nota a pag. 29.
+
+[54] Per i riscontri usiamo delle _Rime di _=F. Petrarca=_con
+ l'interpretazione di _=G. Leopardi =_e con note inedite di _=F.
+ Ambrosoli=. Firenze, Barbèra, 1879.
+
+[55] Questo dialogo fu edito in Venezia dal Giolito nel 1547 in-8 e
+ ristampato a Milano nel 1864 dal Daelli nella sua _Biblioteca
+ rara_con prefazione di Eugenio Camerini (Carlo Téoli).
+
+[56] _Il Meschino e il Guerino_. Poema. In Venezia, per Gio. Battista
+ Melchior Sessa, 1560, in-4.
+
+[57] =Crescimbeni=, op. cit., vol. I, c. 341.
+
+[58] =Gordon di Percel.= _Biblioth. des Romans_, tom. II, pag.
+ 193.--=Crescimbeni=, op. cit., vol. I, carte 331.--=Fontanini G.=
+ _Dell'eloquenza italiana_, lib. I, cap. XXVI.--=Zambrini F.= _Le
+ opere volgari a stampa dei secoli XIII e XIV ecc._Bologna,
+ Zanichelli, 1878.--=Melzi=. _Bibliografia dei romanzi di
+ cavalleria in versi e in prosa italiani_.__Milano, Daelli, 1865.
+
+[59] Produciamo a saggio del nostro asserto due sole ottave:
+
+ Ma de l'ostier l'innamorata figlia
+ non potendo frenar l'accesa voglia,
+ ch'ognun dorma per casa il tempo piglia
+ e poi d'ogni timor lieta si spoglia:
+ disiando il camin di molte miglia,
+ non pensa che 'l Meschin se ne distoglia:
+ ponglisi a canto ignuda, e gli si accosta
+ nè fu pari a la voglia la risposta.
+
+ Sveglia messer Brandisio, e fagli offerta
+ de la da lui già ricusata preda,
+ de la qual poi che 'l francioso s'accerta
+ non sa s'ancor ben chiaramente creda
+ s'ei non esce a battaglia più aperta
+ dicendo: E basta che mi si conceda,
+ ridendo seco, e franco s'appresenta
+ di sorta tal che la mandò contenta.
+
+[60] Mentre il Meschino è condotto alla corte di Pacifero le guide
+ ammirandone il femmineo volto gli chieggono se egli sia uomo o
+ donna: inteso essere uomo gli manifestano l'uso del paese, che
+ ricordava quello di Sodoma. Il Meschino si sdegna, e vorrebbe non
+ entrare in tal corte, ma il re gli fa promettere che sarebbe
+ rispettato, e l'accolse benignamente con ogni onore.
+
+ E poi la sera volse ch'egli andasse
+ a cena seco e fu sopra un tappeto
+ disteso in terra, e tal fu la sua asse;
+ ma quel lussurioso ed indiscreto
+ senza aspettar che più 'l Meschin cenasse,
+ per mano il piglia e con atto inquieto
+ lo sfrenato desir gli fa palese
+ onde 'l Meschin di collera s'accese.
+
+ Rinchiuso in prigione per non aver voluto soddisfare Pacifero,
+ vien salvato dalla figliuola del re, che innamoratasi di lui va
+ continuamente a trovarlo ove spesso
+
+ . . . . . abbraccia al Meschin suo la gola
+ ma ben che freddamente fosse centa
+ da lui nel mezzo con le braccia, fece
+ quel che stimar si può, ma dir non lece.
+
+ E dopo due sole altre ottave l'innamorata donzella apparisce
+ gravida.
+
+[61] Cf. =Rajna P=. _Ricerche intorno ai Reali di Francia_. Bologna,
+ Romagnoli, 1872.--Il Zambrini e il Melzi citano le edizioni del
+ _Guerino_ nell'ordine seguente: Venezia 1473, Bologna 1475, Venezia
+ 1477, ivi 1480, Milano 1480, ivi 1482. L'Aragona ignorava forse
+ l'autore di esso che il Rajna afferma essere Maestro Andrea de'
+ Magnabotti da Barberino di Valdelsa maestro di canto.
+
+
+
+
+
+RIME DI TULLIA D'ARAGONA
+
+
+A DONNA ELEONORA DI TOLEDO
+DUCHESSA DI FIRENZE
+
+***
+
+
+TULLIA D'ARAGONA
+
+
+Io so bene nobilissima e virtuosissima Signora Duchessa, che quanto la
+bassezza della condizion mia è men degna della altezza di quella di
+V. Eccell. tanto la rozzezza de' componimenti miei è minore dello
+ingegno e giudicio suo; e per questa cagione, sono stata in dubbio
+gran tempo se io dovessi indirizzare a così grande e così onorato nome
+quanto è quello di V. Eccell., così picciola e così ignobile fatica,
+come è quella de' sonetti composti da me più tosto per fuggir l'ozio
+molte volte, o per non parer scortese a quelli che i loro mi aveano
+indirizzati, che per credenza di doverne acquistar fama o pregio
+alcuno appresso le genti. Ma desiderando io di mostrare in qualche
+modo qualche parte della devotissima servitù mia verso V. Eccell. per
+gli obblighi che le ho molti e grandissimi sì a lei, e sì a quella
+dello invitto e gloriosissimo consorte suo, presi ardimento, e mi
+risolsi finalmente di non mancare a me medesima, ricordandomi che i
+componimenti di tutti gli scrittori hanno in tutte le lingue, e
+massimamente quegli de' poeti, avuto sempre cotal grazia e preminenza,
+che niuno quantunque grande, non solo non gli ha rifiutati mai, ma
+sempre tenuti carissimi. Perchè io ancorchè, come ho detto, conosca
+benissimo così l'altezza dello stato suo, come la bassezza della
+condizione mia, presento umilmente con devotissimo cuore queste mie
+poche, basse e picciole fatiche, alle moltissime, grandissime e
+altissime virtù di lei, pregandola con tutto l'animo non al dono
+voglia nè a chi dona, ma a sè medesima riguardare.
+
+
+
+
+ I. -- Al Duca di Firenze
+
+ Se gli antichi pastor di rose e fiori
+ sparsero i tempii, e vaporar gli altari
+ d'incenso a Pan, sol perchè dolci e cari
+ avea fatto a le Ninfe i loro amori:
+
+ quai fior degg'io Signor, quai deggio odori,
+ sparger al nome vostro, che sian pari
+ a i merti vostri, e tante, e così rari,
+ ch'ognor spargete in me grazie e favori?
+
+ Nessun per certo tempio, altare, o dono
+ trovar si può di così gran valore,
+ ch'a vostra alta bontà sia pregio eguale.
+
+ Sia dunque il petto vostro, u' tutte sono
+ le virtù, tempio; altare, il saggio core;
+ Vittima, l'alma mia, se tanto vale.
+
+ [V. 7 B. pari.; D. cari.]
+
+
+
+ II. -- Allo stesso
+ _(Cod. Magliabecchiano, II, I, IV)._
+
+ Se gli antichi pastor di rose e fiori
+ sparsero i tempii, e vaporar gl'altari
+ di maschi incensi a Vener, poichè cari
+ fece e dolci alle Ninfe i loro amori:
+
+ a voi, che sceso dai più nobil cori
+ degl'angiol sete, e ch'ai desiri miei cari
+ rendete i favor, quai più rari
+ fiori offrirò io? quai grati odori?
+
+ Veramente non tempio, altare, o dono
+ trovar si può di tal pregio e valore,
+ ch'a vostra cortesia sia merto uguale;
+
+ fuor che fia 'l petto vostro il tempio, u' sono
+ alti pensieri; e 'l saggio vostro core
+ fia altar; vittima, l'alma mia immortale,
+
+ [V. 6. Nel mss. leggesi: _miei o cari_.]
+
+
+ III. -- Allo stesso
+
+ Signor, pregio e onor di questa etade,
+ cui tutte le virtù compagne fersi,
+ che con tante bell'opre e sì diversi
+ effetti gite al ciel per mille strade:
+
+ quai fien, che possan mai tante, e si rade
+ doti vostre cantar prose, nè versi?
+ In voi solo (e son parca) può vedersi
+ giunta a sommo valor, somma bontade.
+
+ Voi saggio, voi clemente, voi cortese;
+ onde nel primo fior de' più verd'anni
+ vi fu dato da Dio sì grande impero,
+
+ per ristorar tutti gli andati danni:
+ e, con potere eguale al bel pensero,
+ por sempiterno fine a tante offese.
+
+ [V. 7 B. sol, - 13 pensiero.]
+
+
+
+ IV. -- Allo stesso
+
+ Signor d'ogni valor più d'altro adorno:
+ Duce fra tutti i Duci altero e solo:
+ Cosmo, di cui dall'uno all'altro polo,
+ e donde parte, e donde torna il giorno,
+
+ non vede pari il sol girando intorno:
+ me, che quanto più so v'onoro, e colo,
+ prendete in grado, e scemate il gran duolo
+ de l'altrui ingiusto oltraggio, e indegno scorno.
+
+ Nè vi dispiaccia, ch'el mio oscuro e vile
+ cantar, cerchi talor d'acquistar fama
+ a voi più ch'altro chiaro, e più gentile;
+
+ non guardate Signor, quanto lo stile
+ vi toglie (ohimè) ma quel che darvi brama
+ il cor, ch'a vostra altezza inchina umile.
+
+ [V. 9 D. scuro.]
+
+
+ V. -- Allo stesso
+
+ Nuovo Numa Toscan, che le chiar'onde
+ del tuo bel fiume inalzi a quegli onori
+ ch'ebbe già il Tebro; e le stelle migliori
+ girano tutte al gran valor seconde;
+
+ le tue virtuti a null'altre seconde,
+ alto suggetto a i più famosi cori,
+ da l'Arbia, ond'oggi ogni bell'alma è fuori,
+ mi trasser d'Arno a le felici sponde.
+
+ E al primo disio, nuovo disire,
+ m'accende ognor la tua bontà natìa:
+ tal che miglior non spero, o bramo albergo.
+
+ Così potessi un dì farmi sentire
+ cortese no, ma grata con la mia
+ zampogna, ch'a te sol, bench'indegna, ergo.
+
+ [V. 1 E. Novo; chiare.]
+ [2 innalzi a quegl'onori.]
+ [6 ai.]
+ [7 Dall'; infiori.]
+ [9 novo.]
+ [11 talchè.]
+ [12 potess'io.]
+ [14 che a te.]
+ [È inserito anche nei _Componimenti poetici delle più illustri
+ rimatrici_ raccolti da LUISA BERGALLI. Parte prima, che contiene le
+ rimatrici antiche fino all'anno 1573. In Venezia 1726, appresso
+ Antonio Mora, _con licenza de' superiori e privilegio_, pag. 110.]
+
+
+
+ VI. -- Allo stesso
+ _(Cod. Magliabecchiano II, I, IV)._
+
+ Almo Pastor, che godi alle chiar'onde
+ del più bel fiume che Toscana onori,
+ cui s'aggiran le grazie e i santi amori,
+ lieti spargendo intorno fiori e fronde:
+
+ le tue virtuti a null'altro seconde,
+ alto soggetto a più gentil pastore,
+ da i colli ornati già di mille allori,
+ mi volser con mie gregge a le tue sponde.
+
+ E al primo mio disir, nuovo disire,
+ aggiunto ha dentr'al cor tua cortesia,
+ che in le tue piagge eterno sia 'l mio albergo;
+
+ e vorrei bel almen farmi sentire
+ grata al tener della zampogna mia,
+ ma a dir el ver tant'alto el suon non ergo.
+
+
+ VII. -- Allo stesso
+
+ Signor, che con pietate alta e consiglio,
+ (onde tanto più ch'altro al mondo vali)
+ venisti a medicar gli antichi mali,
+ del fiorito per te purpureo giglio;
+
+ io che scampata da crudele artiglio,
+ provo gli acerbi e ingiuriosi strali
+ quanto sian di fortuna aspri e mortali,
+ a te rifuggo in sì grave periglio;
+
+ e solo chieggo umil, che come l'alma
+ secura vive omai ne la tua corte,
+ da la vicina e minacciata morte,
+
+ così la tua mercè di ben n'apporte
+ tanto, che l'altra mia povera salma
+ libera venga per le ricche porte.
+
+ [V. 12 B. m'apporte.]
+ [Questo sonetto leggesi anche nel_: Libro primo delle rime spirituali,
+ parte nuovamente raccolte da più autori, parte non più date in
+ luce_. In Venetia, al segno della Speranza, M.D.L. in-12, a carte 40.]
+
+
+
+ VIII. -- Allo stesso
+
+ Dive che dal bel monte d'Elicona
+ discendete sovente a far soggiorno
+ fra queste rive, ond'è che d'ogn'intorno
+ il gran nome Toscan più altero sona:
+
+ d'eterni fior tessete una corona
+ a lui, che di virtù fa 'l mondo adorno,
+ sceso col fortunato Capricorno,
+ per cui l'antico vizio n'abbandona.
+
+ E per me lodi, e per me grazia a lui
+ rendete, o Dive, che lingua mortale,
+ verso immortal virtù s'affanna indarno.
+
+ Quest'è valor, quest'è suggetto tale,
+ che solo è da voi sole, e non d'altrui:
+ così dicea la Tullia in riva d'Arno.
+
+ [V. 4 B. suona.]
+
+
+ IX. -- Allo stesso
+
+ Nè vostro impero ancor che bello e raro,
+ nè d'argento e di gemme ampia ricchezza,
+ che men da chi più sa si brama e prezza,
+ vi fanno al mondo sì famoso e chiaro:
+
+ quanto l'aver, Signor pregiato e caro,
+ la ben nata e gentil anima avvezza,
+ con severa pietate e dolce asprezza
+ perdonar, e punir, ch'oggi è sì raro.
+
+ Queste vi fanno tal, lunge e dappresso,
+ ch'al grido sol del vostro nome altero
+ l'alma s'inchina, e come può vi onora.
+
+ E se al caldo disìo fia mai concesso
+ stile al suggetto ugual, ritrarne spero
+ fama immortal, dopo la morte ancora.
+
+ [V. 1 E. degno e raro.]
+ [10 Che al.]
+ [11 v'onora.]
+ [12 desio.]
+ [13 soggetto.]
+ [B. egual.]
+ [_Componimenti poetici_, ecc., ediz. cit., pag. 110.]
+
+
+
+ X. -- Alla Duchessa di Toscana
+
+ Non così d'acqua colmo in mar discende,
+ nè di tante dorate arene vago
+ si mostra al suo paese il ricco Tago,
+ d'onde 'l nome real di voi si prende,
+
+ come del valor vostro a noi si stende
+ di mille opre divine alto ampio lago:
+ e quante (benchè in dir nulla m'appago)
+ bellezze scorge in voi chi dritto intende.
+
+ Quest'è l'arena d'oro, e queste l'onde
+ di beltate e virtù, che 'l bello e santo
+ animo e volto vostro, a l'Arno infonde.
+
+ Non più la Spagna omai gioisca tanto,
+ che s'ella ha 'l Tago con l'aurate sponde,
+ Leonora avrem noi con maggior vanto.
+
+ [V. 14 B. avremo.]
+
+
+ XI. -- Alla stessa
+
+ O qual vi debb'io dire o Donna o Diva,
+ poi che tanta beltà, tanto valore
+ riluce in voi, che 'l vostro almo splendore
+ abbaglia qual fu mai fiamma più viva?
+
+ Mi dice un bel pensier che di voi scriva,
+ e renda grazie, e qual si deve onore;
+ ma dove s'erge l'animoso core,
+ non giunge penna, o voce umana arriva.
+
+ So ch'ogni alto favor da voi mi viene,
+ come la luce al dì da quella stella,
+ che surge in oriente innanzi al Sole.
+
+ Ma poi che pur al fin mal si conviene
+ a tanta altezza l'umil mia favella,
+ v'appaghi il core in vece di parole.
+
+
+
+ XII. -- Alla stessa
+
+ Donna reale, a i cui santi disiri
+ grazia già fece la bontà superna
+ di me, ch'or fatto son chiara lucerna
+ sopra i celesti, ardenti, alti zafiri;
+
+ poi che fuor di sospetto e di martiri,
+ godo del ben che ne l'alme s'interna,
+ deh! non turbate la mia pace eterna
+ col pianto vostro, e co' i vostri sospiri.
+
+ Qui mi viv'io, dove 'l pensier non erra;
+ dove luogo non ha terreno affetto;
+ e co' i piè calco gli stellanti chiostri.
+
+ E se quassù giungesser gli occhi vostri,
+ vedendo fatto me novo angeletto,
+ qui bramareste, e non vedermi in terra.
+
+ [V. 1 B. a cui i.]
+
+
+ XIII. -- Alla stessa
+
+ S'a l'alto Creator de gli elementi
+ sete, Donna Real, cotanto cara,
+ che de la stirpe vostra altera e rara,
+ volle ornare i suoi chiostri eterno ardenti;
+
+ e s'or, per acquetar vostri lamenti,
+ vi rende il cambio di quell'alma chiara,
+ che di voi nata, tutto 'l ciel rischiara,
+ a Dio lode cantando in dolci accenti;
+
+ ragion è ben, che con eterni onori
+ vi cantin tutti gli spirti più rari,
+ com'onorata in terra e in ciel gradita.
+
+ Arno alzi l'acque al ciel, le rive infiori,
+ suonino i tempii, e fumino gli altari,
+ che 'l nuovo parto a festeggiar n'invita.
+
+ [V. 3 B. De la stirpe vostra.]
+ [6 Il principino D. Pietro morì il 10 giugno 1 47, e D. Garzia nacque
+ il 5 luglio dello stesso anno.]
+
+
+
+ XIV. -- A Maria Salviati de' Medici
+
+ Anima bella che dal padre eterno
+ creata prima in ciel nuda e immortale,
+ or vestita di vel caduco e frale,
+ mostri qua giuso il gran valore interno:
+
+ da gli alti chiostri in questo basso inferno
+ u' si n'aggrava il rio peso mortale,
+ scendesti a torne noia e a darne l'ale
+ al sommo bello, al sommo ben superno;
+
+ chiunque te pur una volta mira,
+ sente sgombrar da l'alma ogni vil voglia,
+ e arder tutta di celeste amore.
+
+ Dunque ver me col divin raggio spira
+ del disiato tuo santo favore,
+ ch'io voli al Ciel con la terrena spoglia.
+
+ [V. 7 E. ne.]
+ [9 B. sol.]
+ [11 Ed; tutto. - _Componimenti poetici_, ecc., ediz. cit., pag. 111.]
+
+
+ XV. -- Alla stessa
+ _(Cod. Magliabecchiano II, I, IV)._
+
+ Anima bella, che dal Padre eterno
+ pura fosti creata e immortale,
+ e ingombra di velo oscuro e frale,
+ pur di fuor mostri il tuo valor interno:
+
+ dal ciel scendesti in questo vivo inferno,
+ u' n'aggrava il terren peso mortale,
+ per innalzarne dibattendo l'ale
+ al sommo bello, e sommo ben superno.
+
+ Tu di casti pensier, d'onesta voglia
+ ingombri l'alma a chi tuo esempio mira,
+ e le fai vaghe del verace amore.
+
+ Dunque ver me col vivo raggio spira
+ del desiato tuo almo favore,
+ ch'io m'erga, e inalzi al ciel da questa spoglia.
+
+
+
+ XVI. -- A. D. Luigi di Toledo
+
+ Spirto gentil, che dal natìo terreno
+ la chiarezza del sangue, e dal ciel chiara
+ anima avesti, e a cui d'ogni più rara
+ virtù colmar le sante Muse il seno;
+
+ poi che 'l cor vostro è d'alto valor pieno,
+ e real cortesia da voi s'impara,
+ non mi sia, prego, vostra mente avara
+ di ciò, ch'altrui donando, non vien meno.
+
+ Voi sete quel, ch'avete ambe le chiavi
+ di quegli eccelsi, e gloriosi cori
+ che fan più ch'ancor mai felice l'Arno;
+
+ or volgetele a me così soavi,
+ ch'entro raccolta, mai non esca fuori;
+ e prego umil non sia 'l mio prego indarno.
+
+
+ XVII. -- A D. Pedro di Toledo
+
+ Ben si richiede al vostro almo splendore
+ del chiaro sangue, e a la virtù eccellente,
+ che si canti Signore eternamente
+ ne' giochi di Parnaso il vostro onore;
+
+ ond'è ch'a dir di voi, dentr'al mio core
+ s'accende ognor un vivo foco ardente;
+ ma come a l'alta impresa non si sente
+ l'anima ugual, si spenge il novo ardore.
+
+ Non s'assicura nel profondo seno
+ di vostre glorie entrar mia navicella
+ sotto la scorta del mio cieco ingegno.
+
+ Solchi 'l gran mar di vostre lodi a pieno
+ più felice alma, a cui più chiara stella
+ porga favore in più securo legno.
+
+
+
+ XVIII. -- A Pietro Bembo
+
+ Bembo, io che fino a qui da grave sonno
+ oppressa vissi, anzi dormii la vita,
+ or da la luce vostra alma infinita,
+ o sol d'ogni saper maestro e donno,
+
+ desta apro gli occhi, sì ch'aperti ponno
+ scorger la strada di virtù smarrita;
+ ond'io lasciato ove 'l pensier m'invita
+ de la parte miglior per voi m'indonno:
+
+ e quanto posso il più mi sforzo anch'io,
+ scaldarmi al lume di sì chiaro foco,
+ per lasciar del mio nome eterno segno.
+
+ E o non pur da voi si prenda a sdegno
+ mio folle ardir, che se 'l sapere è poco,
+ non è poco, Signor, l'alto disìo.
+
+ [V. 2 B. dormì; - C. D. dormii.]
+ [3 E. dalla.]
+ [12 Ed oh! - _Componimenti poetici_, ecc., ediz. cit. pag. 111.]
+
+
+ XIX. -- A Ridolfo Baglioni
+
+ Signore in cui valore e cortesia
+ giostrano insieme ognor tanto ugualmente,
+ che discerner non puote umana mente,
+ di qual di lor più la vittoria sia;
+
+ mia fredda Musa a voi già non s'invia
+ per celebrar vostra virtute ardente;
+ ma perch'in voi nomar conosce e sente,
+ sorger nel vostro onor la gloria mia.
+
+ Ben porta nel mio core un caldo affetto
+ il vivo lume vostro, ch'è sì chiaro,
+ che risplender si vede in ogni parte.
+
+ Ma prenda voi per degno alto suggetto,
+ chi al quieto Apollo è tanto caro,
+ quanto voi sete al bellicoso Marte.
+
+ [V. 2 B. egualmente;]
+ [8 C. scorger.]
+
+
+
+ XX. -- A Francesco Crasso
+
+ La nobil valorosa antica gente,
+ che di novo i fratelli ancisi vede,
+ e in acerbo esilio a pianger riede,
+ Signore, a te, s'inchina umilemente.
+
+ E potendo vendetta arditamente
+ gridar da' monti, e piaghe, e mille prede,
+ mercè sola e pietate a te richiede,
+ di comune voler, pietosamente.
+
+ O sanator de le ferite nostre,
+ mira la velenosa e cruda rabbia,
+ che 'l sangue giusto, ingiustamente sugge.
+
+ Così tosto avverrà, ch'in te si mostre,
+ com'a gran torto, tanti danni or abbia
+ la gente, cui pietate e doglia strugge.
+
+ [V. 2 B. D. E. nuovo.]
+ [6 B. C. D. E. de' morti. _Componimenti poetici_, ecc.,
+ ediz. cit. pag. 112.]
+
+
+ XXI. -- Al Molza
+
+ Poscia (ohimè) che spento ha l'empia morte
+ l'alma gentil, ch'in sua più verde etade,
+ a gran passi salìa l'erte contrade
+ che menan dritto a la superna corte;
+
+ chi fia che leggi così crude e torte,
+ spirti amici d'onor e di bontade,
+ non pianga meco ognor, ch'a le più rade
+ virtù die' sempre il ciel vite più corte?
+
+ Molza ben pianger dei, poi ch'al camino
+ ove ti sprona un disusato ardire,
+ perduta hai meco la più fida scorta.
+
+ Io per me dopo sì fero destino
+ non voglio altro, non deggio che morire
+ se morir deve e puote, chi è già morta.
+
+ [V. 1 B. l'avara; C. D. empia.]
+
+
+
+ XXII. -- Al Colonnello Luca Antonio
+
+ Poi che rea sorte ingiustamente preme
+ voi, ch'alto albergo sete di valore,
+ sento, spirto gentil, un tal dolore,
+ che con voi l'alma mia ne giace insieme.
+
+ L'anima mia ne giace, e 'l petto geme,
+ di non poter mostrar nel riso il core,
+ a voi, cui bramo con perpetuo onore,
+ piacer servendo, insino a l'ore estreme
+
+ Il disìo d'ora in ora a voi mi porta:
+ quindi rispetto onesto mi ritiene:
+ e disvoler conviemmi quel ch'io voglio.
+
+ In sì dubbioso stato mi conforta,
+ che ben v'è noto quel che si conviene,
+ e questo fa minore il mio cordoglio.
+
+ [V. 1 E. Poichè.]
+ [2 siete.]
+ [8 all'ore. - _Componimenti poetici_, ecc., ediz. cit. pag. 112.]
+
+
+ XXIII. -- Ad Ugolino Martelli
+
+ Mentre ch'al suon de i dotti ornati versi,
+ fate d'Arno suonar l'ampie contrade,
+ cantando insieme a più ch'ad una etade
+ con le virtù, ch'a voi sì amiche fersi,
+
+ a me, caro Martel, sono tanto avversi
+ i fati, ch'ogni ben dal cor mi cade;
+ e per occulte, solitarie strade,
+ vo' lagrimando il dì che gli occhi apersi.
+
+ Tal che del pianto mio, del mio languire,
+ languisce e piagne ogni sterpo e ogni sasso,
+ e le fiere e gli augelli in ogni parte.
+
+ Voi mentre affligge me l'empio martire,
+ deh! consolate lo mio spirto lasso,
+ con vostre eterne e onorate carte.
+
+
+
+ XXIV. -- Allo stesso
+
+ Più volte, Ugolin mio, mossi il pensiero
+ per risonar con la zampogna mia,
+ vostra rara virtute e cortesia,
+ poggiando al ciel col bel suggetto altero.
+
+ Ma, lassa, invan m'affanno (o destin fero)
+ che roco è 'l suono, e la mia sorte ria,
+ sì dietro a i miei dolor tutta m'invia,
+ che levarmi da terra, unqua non spero.
+
+ Cantino altri di voi tanti pastori,
+ che pascon le lor gregge a l'Arno intorno,
+ a cui le Muse, a cui fortuna è amica;
+
+ io s'unqua al mio felice stato torno,
+ non pur non tacerò miei santi ardori,
+ ma voi sarete mia maggior fatica.
+
+ [V. 1 E. movo]
+ [10 greggie.]
+ [_Componimenti poetici_, ecc., ediz. cit. pag. 115.]
+
+
+ XXV. -- Allo stesso
+ _(Cod. Vat. Ottob. 1595)._
+
+ Ho più volte, Signor, fatto pensiero
+ di risonar con la zampogna mia,
+ di te il valor e l'alta cortesia,
+ salendo al ciel presso al suggetto altiero.
+
+ Ma, lassa, invan m'affanno, o destin fiero,
+ che roco è 'l suono, e mia fortuna rìa,
+ sì dietro a miei dolor tutta m'invia,
+ che levarmi di terra indarno spero.
+
+ Cantin di te tanti gentil pastori,
+ che pascon le lor greggie al Po d'intorno,
+ a cui le Muse, a cui fortuna è amica:
+
+ forse il mio Mopso ancor, fatto ritorno,
+ farà sentir non pur suoi bassi amori,
+ ma tu sarai la sua maggior fatica.
+
+ [Questo sonetto diretto prima al Martelli, appare qui scritto per il
+ Muzio come chiaramente rilevasi dal nome di _Mopso_.]
+
+
+
+ XXVI. -- Allo stesso
+
+ Ben sono in me d'ogni virtute accese
+ le voglie tutte, e gli spirti alto intenti;
+ ma 'l poter e l'oprar sì freddi e spenti,
+ ch'io mi veggo aver l'ore indarno spese.
+
+ Onde non lodi no, ma gravi offese
+ mi son le rime vostre, e però tenti
+ vostr'alto stil, fra tante e sì eccellenti,
+ mille di lui cantar più degne imprese.
+
+ Ben può celar il ver finta bugia,
+ a qualche tempo, o 'n qualche loco, o parte:
+ ma non sì ch'ei non vinca, e 'n sella stia,
+
+ dunque per più secura e corta via,
+ rivolgete, Ugolin, tanta vostra arte,
+ ch'in altrui molto, in me poco sarìa.
+
+ [Risposta al sonetto, del Martelli: _Se lodando di voi quel che palese._]
+
+
+ XXVII. -- A Benedetto Varchi
+
+ Varchi, da cui giammai non si scompagna
+ il coro de le Muse, e ch'a l'affanno
+ com'a la gioia, a l'util com'al danno,
+ sempre avete virtù fida compagna;
+
+ qual monte, o valle, o riviera, o campagna,
+ non sarìa a voi più che dorato scanno:
+ se come fumo innanzi a lei sen vanno
+ gli umani affetti, ond'altri più si lagna?
+
+ O perchè errar a me così non lice
+ con voi pe' i boschi, com'ho 'l core acceso,
+ de l'onorate vostre fide scorte?
+
+ Ch'avendo ogni pensiero al cielo inteso,
+ vivendo viverei vita felice,
+ e morta sperarei vincer la morte.
+
+
+
+ XXVIII -- Allo stesso
+
+ Varchi, il cui raro e immortal valore,
+ ogni anima gentil subito invoglia,
+ deh! perchè non poss'io, com'ho la voglia
+ del vostro alto saver colmarmi il core?
+
+ che con tal guida so ch'uscirei fore,
+ de la man di fortuna, che mi spoglia
+ d'ogni usato conforto: e ogni mia doglia
+ cangerei in dolce canto, e 'n miglior ore.
+
+ Ahi! lassa, io veggio ben che la mia sorte
+ contrasta a così onesto e bel desire,
+ sol perchè manch'io sotto l'aspre some.
+
+ Ma s'i me pur così convien finire,
+ la penna vostra almen, levi il mio nome
+ fuor degli artigli d'importuna morte.
+
+ [V. 4 E. saper.]
+ [5 fuore.]
+ [6 Delle.]
+ [11 Sol perch'io manchi.]
+ [_Componimenti poetici_, ecc. ediz. cit. pag. 113.]
+
+
+ XXIX. -- Allo stesso
+
+ Quel che 'l mondo d'invidia empie e di duolo,
+ quel che sol di virtute è ricco e adorno,
+ quel che col suo splendor un lieto giorno
+ chiaro ne mostra a l'uno e all'altro polo:
+
+ quel sete Varchi voi, quel voi che solo,
+ fate col valor vostro oltraggio e scorno
+ a i più lontan, non ch'ai vicin d'intorno;
+ ond'io v'ammiro, riverisco e colo.
+
+ E di voi canterei mentre ch'io vivo,
+ s'al gran suggetto il mio debile stile,
+ giunger potesse di gran spazio almeno.
+
+ O pur non fosse a voi noioso e schivo
+ questo mio dire, scemo e troppo umile:
+ che per voi renderassi altero e pieno.
+
+
+
+ XXX. -- Allo stesso
+
+ Se 'l ciel sempre sereno e verdi i prati,
+ sieno al bel gregge tuo, dolce pastore
+ vero d'Arcadia e di Toscana onore,
+ più chiaro fra i più chiari e più pregiati:
+
+ se tanto in tuo favor girino i fati,
+ che mai tor non ti possa il dato core
+ Filli, nè tu a lei tuo santo amore,
+ onde vi gridi ogni uom saggi e beati:
+
+ dinne, caro Damon, s'alma sì vile
+ e sì cruda esser può, ch'essendo amata
+ renda invece d'amor tormenti e morte.
+
+ Ch'io temo (lassa) se 'l tuo dotto stile
+ non mi leva il dubbiar, d'esser pagata
+ di tal mercede, sì dura è mia sorte.
+
+ [V. 7 E. casto.]
+ [_Componimenti poetici_, ecc., ediz. cit. pag. 114.]
+
+
+ XXXI. -- Allo stesso
+
+ Dopo importuna pioggia
+ s'allegrano i pastor, quando 'l sereno
+ ciel si discopre lor di stelle pieno;
+
+ e dopo 'l corso de l'instabil luna,
+ ne l'apparir del sole,
+ gioisce ogni animal che brama il giorno;
+
+ e l'alto Dio lodar ben spesso suole,
+ dopo l'aspra fortuna,
+ spaventato nocchier al porto intorno;
+
+ e 'l Varchi è al suo ritorno
+ seren, sol, porto: e chi ha d'onor disìo,
+ si rallegra, gioisce e loda Iddio.
+
+ [V. 10 B. Varchi al; C. D. Varchi è al.]
+
+
+
+ XXXII. -- A Girolamo Muzio
+
+ Voi ch'avete fortuna sì nimica,
+ com'animo, valor e cortesia,
+ qual benigno destino oggi v'invia
+ a riveder la vostra fiamma antica?
+
+ Muzio gentile, un'alma così amica
+ è soave valore a l'alma mia,
+ ben duolmi de la dura e alpestra via
+ con tanta non di voi degna fatica.
+
+ Visse gran tempo l'onorato amore
+ ch'al Po già per me v'arse. E non cred'io
+ che sia sì chiara fiamma in tutto spenta.
+
+ E se nel volto altrui si legge il core,
+ spero ch'in riva d'Arno il nome mio
+ alto sonar ancor per voi si senta.
+
+ [V. 1 E. nemica.]
+ [13 all'Arno.]
+ [14 Alto per voi suonare ancor si senta.]
+ [_Componimenti poetici_, ecc., ediz. cit. pag. 113.]
+
+
+ XXXIII. -- Allo stesso
+
+ Fiamma gentil che da gl'interni lumi
+ con dolce folgorar in me discendi,
+ mio intenso affetto lietamente prendi,
+ com'è usanza a tuoi santi costumi;
+
+ poi che con l'alta tua luce m'allumi
+ e sì soavemente il cor m'accendi,
+ ch'ardendo lieto vive e lo difendi,
+ che forza di vil foco nol consumi.
+
+ E con la lingua fai che 'l rozo ingegno,
+ caldo dal caldo tuo, cerchi inalzarsi
+ per cantar tue virtuti in mille parti;
+
+ io spero ancor a l'età tarda farsi
+ noto che fosti tal, che stil più degno
+ uopo era, e che mi fu gloria l'amarti.
+
+ [V. 5 E. coll'alta.]
+ [8 foco lo consumi.]
+ [14 d'amarti.]
+ [_Componimenti poetici_, ecc., ediz. cit. pag. 114.]
+
+
+
+ XXXIV. -- Allo stesso
+
+ Spirto gentil, che vero e raro oggetto
+ se' di quel bel, che più l'alma disìa,
+ e di cui brama ognor la mente mia
+ essere al tuo cantar caro suggetto;
+
+ se di pari n'andasse in me l'effetto
+ con le tue lode, onor render potrìa
+ mia penna a te; ma poi mia sorte rìa
+ m'ha sì bramato onor tutto interdetto.
+
+ Sol dirò, che seguendo la sua stella,
+ l'anima tua da te fece partita,
+ venendo in me, com'in sua propria cella;
+
+ e la mia, ch'ora è teco insieme unita,
+ ten può far chiara fede, come quella,
+ che con la tua si mosse a cangiar vita.
+
+ [V. 2 D. Sei; E. desia.]
+ [5 si andasse.]
+ [_Componimenti poetici_, ecc., ediz. cit. pag, 116. - Risposta al
+ sonetto del Muzio: _Donna, il cui grazioso e altero aspetto_.]
+
+
+ XXXV. -- A Bernardo Ochino
+
+ Bernardo, ben potea bastarvi averne
+ co 'l dolce dir, ch'a voi natura infonde,
+ qui dove 'l re de fiumi ha più chiare onde,
+ acceso i cuori a le sante opre eterne;
+
+ che se pur sono in voi pure l'interne
+ voglie, e la vita al vestir corrisponde,
+ non uom di frale carne e d'ossa immonde,
+ ma sete un voi de le schiere superne.
+
+ Or le finte apparenze, e 'l ballo, e 'l suono,
+ chiesti dal tempo e da l'antica usanza,
+ a che così da voi vietati sono?
+
+ Non fora santità, fora arroganza
+ torre il libero arbitrio, il maggior dono
+ che Dio ne diè ne la primiera stanza.
+
+
+
+ XXXVI. -- Ad Emilio Tondi
+
+ Siena dolente i suoi migliori invita
+ a lagrimar intorno al suo gran Tondi,
+ al cui valor ben furo i cieli secondi,
+ poscia invidiaro l'onorata vita.
+
+ Marte il pianger di lei col pianto aita,
+ morto 'l campion, cui fur gli altri secondi;
+ io prego i miei sospir caldi e profondi,
+ ch'a sfogar sì gran duol porgano aita.
+
+ So che non pon recar miei tristi accenti,
+ a voi, messer Emilio, alcun conforto,
+ che fra tanti dolori il primo è 'l vostro.
+
+ Ma 'l duol si tempri; il suo mortale è morto;
+ vive 'l suo nome eterno fra le genti:
+ l'alma trionfa nel superno chiostro.
+
+
+ XXXVII. -- A Tiberio Nari
+
+ Se veston sol d'eterna gloria il manto
+ quei che l'onor più che la vita amaro,
+ perchè volete voi, gentil mio Naro,
+ render men bella con acerbo pianto
+
+ quella lode immortale e chiara tanto,
+ di cui mai non sarà chi giunga al paro
+ del valoroso vostro fratel caro,
+ che morendo portò di morte 'l vanto?
+
+ Scacciate 'l duol è rasserenate il volto;
+ e le unite da lui nemiche spoglie
+ sacrate a lui, che già trionfa in cielo.
+
+ E da questo mortal caduco velo
+ più che mai vivo, ormi libero e sciolto,
+ par ch'a seguirlo ogni bell'alma invoglie.
+
+
+
+ XXXVIII. -- A Piero Manelli
+
+ Poi che mi diè natura a voi simile
+ forma e materia, o fosse il gran Fattore,
+ non pensate ch'ancor disìo d'onore
+ mi desse, e bei pensier, Manel gentile?
+
+ Dunque credete me cotanto vile,
+ ch'io non osi mostrar cantando, fore,
+ quel che dentro n'ancide altero ardore,
+ se bene a voi non ho pari lo stile?
+
+ Non lo crediate, no, Piero, ch'anch'io
+ fatico ognor per appressarmi al cielo,
+ e lasciar del mio nome in terra fama.
+
+ Non contenda rea sorte il bel desìo,
+ che pria che l'alma dal corporeo velo
+ si scioglia, sazierò forse mia brama.
+
+ [V. 7 D. m'ancide.]
+
+
+ XXXIX. -- Allo stesso
+
+ Amore un tempo in così lento foco
+ arse mia vita, e sì colmo di doglia
+ struggeasi 'l cor, che quale altro si voglia
+ martir, fora ver lei dolcezza e gioco.
+
+ Poscia sdegno e pietate a poco a poco
+ spenser la fiamma, ond'io più ch'altra soglia
+ libera da sì lunga e fera voglia,
+ giva lieta cantando in ciascun loco.
+
+ Ma 'l ciel nè sazio ancor (lassa) nè stanco
+ de' danni miei, perchè sempre sospiri,
+ mi riconduce a la mia antica sorte;
+
+ e con sì acuto spron mi punge il fianco,
+ ch'io temo sotto i primi empii martiri
+ cader, e per men mal bramar la morte.
+
+ [_Componimenti poetici_, ecc., ediz. cit., pag. 115.]
+ [_Parnaso italiano ovvero raccolta di poeti classici italiani_,
+ Venezia 1787, presso Antonio Zatta, vol. XXX, pag. 240.]
+ [_Scelta di sonetti e canzoni dei più celebri rimatori d'ogni
+ secolo_. Quarta edizione con nuova aggiunta. Parte seconda che
+ contiene i rimatori dal 1550 sino al 1600 e del 1600. In Venezia,
+ presso Lorenzo Baseggio, 1784 in-12, a carte 532.]
+
+
+
+ XL. -- Allo stesso
+
+ Qual vaga Filomela, che fuggita
+ è da l'odiata gabbia, e in superba
+ vista sen va tra gli arboscelli e l'erba,
+ tornata in libertate e in lieta vita;
+
+ er'io da gli amorosi lacci uscita,
+ schernendo ogni martìre e pena acerba
+ de l'incredibil duol, ch'in sè riserba
+ qual ha per troppo amar l'alma smarrita.
+
+ Ben avev'io ritolte (ahi stella fera!)
+ dal tempio di Ciprigna le mie spoglie,
+ e di lor pregio me n'andava altera;
+
+ quand'a me Amor: le tue ritrose voglie,
+ muterò, disse; e femmi prigioniera
+ di tua virtù, per rinovar mie doglie.
+
+
+ XLI. -- Allo stesso
+
+ Felice speme, ch'a tant'alta impresa
+ ergi la mente mia, che ad or ad ora
+ dietro al santo pensier che la innamora,
+ sen vola al Ciel per contemplare intesa.
+
+ De bei disir in gentil foco accesa,
+ miro ivi lui, ch'ogni bell'alma onora,
+ e quel ch'è dentro, e quanto appar di fora,
+ versa in me gioia senz'alcuna offesa.
+
+ Dolce, che mi feristi, aurato strale,
+ dolce, ch'inacerbir mai non potranno
+ quante amarezze dar puote aspra sorte;
+
+ pro mi sia grande ogni più grave danno,
+ che del mio ardir per aver merto uguale
+ più degno guiderdon non è che morte.
+
+
+ [CRESCIMBENI: _Istoria della volgar poesia_, Venezia, presso Lorenzo
+ Baseggio, 1730, vol. IV, pag. 68.]
+
+
+
+ XLII. -- Allo stesso
+
+ S'io 'l feci unqua che mai non giunga a riva
+ l'interno duol, che 'l cuor lasso sostiene;
+ s'io 'l feci, che perduta ogni mia spene
+ in guerra eterna de vostr'occhi viva;
+
+ s'io 'l feci, ch'ogni dì resti più priva
+ de la grazia, onde nasce ogni mio bene;
+ s'io 'l feci, che di tante e cotai pene,
+ non m'apporti alcun mai tranquilla oliva;
+
+ s'io 'l feci, ch'in voi manchi ogni pietade,
+ e cresca doglia in me, pianto e martìre
+ distruggendomi pur come far soglio;
+
+ ma s'io no 'l feci, il duro vostro orgoglio
+ in amor si converta: e lunga etade
+ sia dolce il frutto del mio bel disire.
+
+
+ XLIII. -- Allo stesso
+
+ Se ben pietosa madre unico figlio
+ perde talora, e nuovo, alto dolore
+ le preme il tristo e suspiroso core,
+ spera conforto almen, spera consiglio.
+
+ Se scaltro capitano in gran periglio,
+ mostrando alteramente il suo valore,
+ resta vinto e prigion, spera uscir fuore
+ quando che sia con baldanzoso ciglio.
+
+ S'in tempestoso mar giunto si duole
+ spaventato nocchier già presso a morte
+ ha speme ancor di rivedersi in porto.
+
+ Ma io, s'avvien che perda il mio bel sole,
+ o per mia colpa, o per malvagia sorte,
+ non spero aver, nè voglio, alcun conforto.
+
+
+
+ XLIV. -- Allo stesso
+
+ Se forse per pietà del mio languire
+ al suon del tristo pianto in questo loco
+ ten vieni a me, che tutta fiamma e foco
+ ardomi, e struggo colma di disire,
+
+ vago augellino, e meco il mio martìre
+ ch'in pena volge ogni passato gioco,
+ piangi cantando in suon dolente e roco,
+ veggendomi del duol quasi perire;
+
+ pregoti per l'ardor che sì m'addoglia,
+ ne voli in quella amena e cruda valle
+ ov'è chi sol può darmi e morte e vita;
+
+ e cantando gli di' che cangi voglia,
+ volgendo a Roma 'l viso, e a lei le spalle,
+ se vuol l'alma trovar col corpo unita.
+
+
+ XLV. -- Allo stesso
+
+ Ov'è (misera me) quell'aureo crine
+ di cui fe' rete per pigliarmi Amore
+ ov'è (lassa) il bel viso, onde l'ardore
+ nasce, che mena la mia vita al fine?
+
+ Ove son quelle luci alte e divine
+ in cui dolce si vive e insieme more?
+ ov'è la bianca man, che lo mio core
+ stringendo punse con acute spine?
+
+ Ove suonan l'angeliche parole,
+ ch'in un momento mi dan morte e vita?
+ u' i cari sguardi, u' le maniere belle?
+
+ Ove luce ora il vivo almo mio sole,
+ con cui dolce destin mi venne in sorte
+ quanto mai piovve da benigne stelle?
+
+
+
+ XLVI. -- Ad Alessandro Arrighi
+
+ Spirto gentil, s'al giusto voler mio
+ non è cortese il cielo e amico tanto,
+ ch'io possa con ragion lodarvi quanto
+ me fate, e io far voi spero e desio;
+
+ dolgomi del mio fato acerbo e rio,
+ che ciò mi niega, rivolgendo in pianto
+ il mio già lieto e dilettoso canto,
+ per cui fan gli occhi miei si largo riso.
+
+ Ma se fortuna mai si mostra amica
+ a le mie voglie, non dubito ancora
+ poter cantarvi tal qual mio cor brama,
+
+ e far sentir per questa piaggia aprìca
+ quant'è 'l valor, ch'in voi mio core onora,
+ piacciavi s'or lo riverisce e ama.
+
+ [Risposta al sonetto dell'ARRIGHI: _S'un medesimo stral duo petti
+ aprìo_.]
+
+
+ XLVII. -- A Lattanzio de' Benucci
+
+ Io ch'a ragion tengo me stessa a vile,
+ nè scorgo parte in me che non m'annoi,
+ bramando tormi a morte e viver poi
+ ne le carte d'un qualche a voi simile,
+
+ cercando vo per questo lieto aprile
+ d'ingegni mille, non pur uno o doi
+ suggetti degni de i più alti eroi,
+ e d'inchiostro al mio tutto dissimile.
+
+ Però dovunque avvien, che mai si nome
+ alteramente alcuno, indi m'ingegno
+ trar rime, onde s'eterni il nome nostro.
+
+ E spero ancor, se 'l mio cangiar di chiome
+ non rende pigro questo ardito ingegno,
+ d'Elicona salire al sacro chiostro.
+
+ [Risposta al sonetto del BENUCCI: _Deh, non volgete altrove il dotto stile_.]
+
+
+
+ XLVIII. -- Ad Antonio Grazzini _(Lasca)_
+
+ Io che fin qui quasi alga ingrata e vile
+ sprezzava in me così l'interna parte,
+ come u' di fuor, che tosto invecchia e parte
+ da noi ben spesso nel più bello aprile,
+
+ oggi, Lasca gentil, non pur a vile
+ non mi tengo (mercè de le tue carte)
+ ma movo ancor la penna ad onorarte,
+ fatta in tutto a me stessa dissimile.
+
+ E come pianta che suggendo piglia
+ novo licor da l'umido terreno
+ manda fuor frutti e fior, benchè s'attempi:
+
+ tal'io potrei, sì nuovo mi bisbiglia
+ pensier nel cor di non venir mai meno,
+ dar forse ancor di me non bassi esempi.
+
+ [V. 3 B. un; C. D. u']
+ [Risposta al sonetto del LASCA: _Se 'l vostro alto valor, Donna gentile_.]
+
+
+ XLIX. -- A Nicolò Martelli
+
+ Ben fu felice vostro alto destino,
+ poi che vena vi die' tanto feconda,
+ che 'l santo Apollo il vostro dir seconda
+ più ch'ei non fece al suo diletto Lino.
+
+ Il coro de le Muse a capo chino
+ lieto v'onora, e 'l bel crin vi circonda
+ di vaghi fiori e d'odorata fronda:
+ perchè ragion è ben s'a voi m'inchino.
+
+ Il cantar vostro l'anime innamora,
+ e le fa da se stesse pellegrine,
+ che celeste virtù può ciò che vuole.
+
+ E 'n voi mirando grazie sì divine
+ chi ha più gentil spirto più v'onora,
+ altri d'invidia si lamenta e dole.
+
+ [V. 7 adorata; C. D. odorata.]
+ [8 E. Quindi.]
+ [11 fa.]
+ [14 duole.]
+ [_Componimenti poetici_, ecc., ediz. cit., pag. 116. - Risposta al
+ sonetto del MARTELLI: _Se 'l mondo diede allor la gloria a Arpino._]
+
+
+
+ L. -- A Simone Porzio
+
+ Porzio gentile, a cui l'alma natura
+ e i sacri studi han posto dentro 'l core
+ virtù, ch'esser vi fa primo cultore
+ di lei, cui 'l cieco mondo oggi non cura;
+
+ poi che rendete a feconda coltura
+ sue alpestre piaggie, onde d'eterno onore
+ semi spargete, e d'immortal valore
+ cogliete frutti che 'l tempo non fura;
+
+ piacciavi, prego, che vostra alta mente
+ a l'umil pianta mia volga il pensieio,
+ s'ella forse non n'è del tutto indegna,
+
+ che di quel che per me poter non spero,
+ col favor vostro a la futura gente
+ di maraviglia ancor si farà degna.
+
+
+ LI. -- A Giordano Orsini
+
+ Alma gentil, in cui l'eterna mente,
+ per farvi sovra ogni alma, bella e chiara,
+ pose ogni studio; onde per voi s'impara
+ la via di gir al ciel sicuramente;
+
+ sì come il mondo della più eccellente
+ cosa di voi non ha, nè tanto cara;
+ e come sola sete e non pur rara
+ d'ogni virtute ornata interamente;
+
+ potess'io dirne appien quanto 'l cor brama,
+ che d'invidia empirei e di dolore
+ ogni spirto più saggio e più gentile,
+
+ benchè vostro valor eterna fama
+ per se vi acquisti, caro mio signore,
+ quanto 'l sol gira e Battro abbraccia e Tile.
+
+
+
+ LII. -- Al Card. di Tournon
+
+ Sacro pastor, che la tua greggia umile,
+ di caritade acceso e d'Amor pieno,
+ guidi fuor del mortal camin terreno,
+ per ricondurla al suo celeste ovile;
+
+ se 'l ben'oprar ti rende a Dio simile,
+ or che raggio divin le scalda il seno,
+ ricevi o Santo nel tuo pasco ameno
+ questa tua pecorella errante e vile;
+
+ sì che possa ridotta in piagge apriche,
+ ove nocer non può contraria sorte,
+ nè fiere stelle al nostro danno intente;
+
+ poste in oblìo l'acerbe sue fatiche
+ fuggir le pompe, e disprezzar la morte,
+ tenendo sempre in Dio ferma la mente.
+
+ [Sta nel: _Sesto libro delle rime di diversi eccellenti autori,
+ nuovamente raccolte et mandate in luce con un discorso di GIROLAMO
+ RUSCELLI, al molto Reverendo et honoratiss. Monsignor Girolamo
+ Artusio. Con gratia et privilegio_. In Vinegia, al _Segno del Pozzo_,
+ M.D.LIII, a carte 182.]
+
+
+ LIII. -- Allo stesso
+
+ Signor nel cui divino alto valore
+ tanto si gloria l'una Gallia altera,
+ e l'altra tutta mesta e afflitta spera
+ por fin a l'aspro suo grave dolore,
+ poscia che voi tornando, il suo splendore
+ torna e fa bella Roma:
+ ecco la sparsa chioma,
+ ella v'accoglie lieta, e manda fore,
+ voci gioconde a asciuga gli occhi molli,
+ e Tornon grida 'l Tebro e i sette colli.
+
+ La pace, la letizia, a la sublime
+ schiera de le virtù sacre, ch'a noi
+ spariro al partir vostro, ora con voi
+ riedono, e fan contesa al tornar prime
+ le Muse a celebrarvi in versi e in rime;
+ destano i chiari spirti,
+ ond'or s'ergano i mirti,
+ e i lauri spargon l'onorate cime,
+ e prima de l'usato il mondo infiora,
+ e l'aria empie d'odor Favonio e Flora.
+
+ Fra tanto almo gioir, fra tanta festa,
+ ch'oggi al vostro tornar si mostra e sente,
+ anch'io la speme, e la letizia spente
+ poter nudrir ne l'alma dubbia e mesta,
+ se mirate, Signor, quel che m'infesta
+ noioso e aspro duolo
+ che voi potete solo
+ ridurmi in porto da crudel tempesta,
+ e volgendo ver me pietoso il ciglio
+ trar mia vita di doglia e di periglio.
+
+ Canzon, se innanzi a lui per grazia arrivi,
+ che dee chiuder di Giano il tempio aperto,
+ benchè nulla è 'l mio merto,
+ pregal, che sola non mi lasci in guerra
+ poi che per lui si spera pace in terra.
+
+ [_Sesto libro delle Rime_ raccolte dal RUSCELLI, Venezia 1553, c. 183.]
+
+
+ LIV.
+
+ Se materna pietate afflige il core
+ onde cercando in questa parte e in quella
+ il caro figlio tuo, Lilla mia bella,
+ piangi, e cresci piangendo il tuo dolore:
+
+ a te, ch'animal se' di ragion fore,
+ e non intendi (ohimè) quanto rubella
+ sia stata ad ambe noi sorte empia e fella,
+ togliendo a te 'l tuo figlio, a me 'l mio amore;
+
+ che far (lassa) degg'io? Qual degno pianto
+ verseran gli occhi miei dal cor mai sempre,
+ che conosco il tuo male, e 'l mio gran danno?
+
+ Chi potrà di Psichi con alto canto
+ cantar l'altere lodi: o con quai tempre
+ temprar quel, che mi da sua morte affanno?
+
+ [V. 3 Lilia; C. D. Lilla.]
+ [5 C. D. sei.]
+ [12 C. D. Chi di Psichi potrà.]
+
+
+
+ LV.
+
+ Ben mi credea fuggendo il mio bel sole
+ scemar (misera me) l'ardente foco
+ con cercar chiari rivi, e starne a l'ombra
+ ne i più fronzuti e solitarii boschi;
+ ma quanto più lontan luce il suo raggio
+ tanto più d'or in or cresce 'l mio vampo.
+
+ Chi crederebbe mai che questo vampo
+ crescesse quanto è più lontan dal sole?
+ E pur il provo, che quel divin raggio
+ quant'è più lunge più raddoppia il foco:
+ nè mi giova abitar fontane o boschi,
+ ch'al mio mal nulla val, fresco, onda od ombra.
+
+ Ma non cercherò più fresco, onda od ombra,
+ che 'l mio così cocente e fero vampo
+ non ponno ammorzar punto fonti o boschi;
+ ma ben seguirò sempre il mio bel sole,
+ poscia che nuova salamandra in foco
+ vivo lieta, mercè del divo raggio.
+
+ [V. 10 B. longe; C. D. lunge.]
+
+
+ [LV.]
+ _(Codice Vat. Ottob. 1595, c 118-119)_
+
+ Ben mi credea fuggendo il mio bel sole
+ scemar misera a me l'estremo fuoco,
+ con cercar chiari rivi e stare all'ombra
+ dei verdi faggi ed abitar fra boschi;
+ ma quanto più lontano è il suo bel volto
+ tanto più d'or in or cresce 'l mio vampo.
+
+ Chi crederebbe mai che questo vampo
+ crescesse quanto è più lontan dal sole?
+ Io pur il provo, che quel divin volto
+ accresce e 'n me raddoppia ognor il fuoco,
+ nè mi giova cercar fontane o boschi,
+ che questo sol non cuopre e frondi ed ombra.
+
+ Non cercarò vie più posare all'ombra
+ per minuire il mio cocente vampo,
+ nè, lassa, errando, gir tra folti boschi;
+ ma ben seguirò io sempre quel sole
+ per cui sì lieta mi nutrico in fuoco,
+ che a ciò mi sforza il cielo col suo bel volto.
+
+
+
+ Deh! perchè non m'alluma il vivo raggio
+ ovunqu' io vado, o per sole o per ombra,
+ che lieta soffrirei sì dolce foco,
+ e contenta morrei del suo gran vampo?
+ Ma non spero giammai, lassa, che 'l sole
+ scopra giorno sì chiaro in questi boschi.
+
+ Ond'avrò sempre in odio i monti e i boschi
+ che m'ascondon la luce di quel raggio,
+ che splende e scalda più de l'altro sole;
+ biasmi chi vuole e fugga i raggi a l'ombra,
+ ch'io per me cerco sempre e lodo il vampo
+ che m'arde e strugge in sì possente foco.
+
+ Quanto dunque mi fora grato il foco,
+ ingrati i monti, e le fontane, e i boschi,
+ u' non veggo il mio sole e sento il vampo
+ s'io potessi appressar l'amato raggio
+ e del mio stesso corpo a lui far ombra,
+ e quando parte e quando torna il sole.
+
+ Prima sia oscuro il sole e freddo il foco,
+ nè faranno ombra in nessun tempo i boschi,
+ che del bel raggio in me non arda il vampo.
+
+ [V. 11 B. certo.]
+
+
+ Deh! perchè non è meco il sacro volto
+ dovunque io vadi, o per sole o per ombra,
+ ch'avria forse men forza al cuore il fuoco
+ e soffrirei più lieta ogni mio vampo;
+ ma puote solo un raggio del mio sole
+ farmi beata ne gli ombrosi boschi.
+
+ E perciò in odio avrò sempre quei boschi
+ che torrammi il veder del sacro volto,
+ e i chiari raggi dell'almo mio sole
+ che fean sgombrar le nube e fuggir l'ombra,
+ e me sola gioir nel chiaro vampo
+ qual salamandra nel più ardente fuoco.
+
+ Quanto mi fora dilettoso il fuoco,
+ noiosi i fonti e via men grati i boschi,
+ men cari i faggi e men noioso il vampo,
+ s'unir potessi il mio volto al bel volto
+ e col mio stesso corpo al suo far ombre,
+ ben d'arder godrei toccando il sole.
+
+ Deh, dicesse il mio sole: anch'io sto in foco
+ però non cercar più ombra ne' boschi,
+ che vo' che 'l volto mio tempri il tuo vampo.
+
+ [Questo componimento fu probabilmente diretto al MANELLI, quantunque
+ il _sacro volto_ lasci credere trattarsi di qualche porporato.]
+
+
+
+ LVI.
+
+ Alma del vero bel chiara sembianza,
+ a cui non può far schermo nè riparo
+ così gentil e cristallina stanza
+ che non mostri di fuor l'altero e raro
+ splender, che sol ne da ferma speranza
+ del ben, ch'unqua non fura il tempo avaro:
+ deh! fa, se morta m'hai, ch'in te rinnovi
+ acciò di doppia morte il viver pruovi.
+
+ [CRESCIMBENI. _Istoria della volgar poesia_, ecc., ediz. cit., vol. I,
+ pag. 36.]
+
+
+ LVII.
+ _(cod. Vat. Ottob. 1595, c. 119)_
+
+ Lieto viss'io sotto un bianco lauro
+ e vivrò fin che 'l bianco amor m'infondi
+ non per ornar le tempie d'ostro e d'auro
+ ma sol delle tue sacre altiere frondi;
+ ma poi che più e più volte il sole in Tauro
+ tornato fa che i suoi bei crini ascondi
+ se s'affredda stagion mutarà il corso,
+ i frutti seccarà, le frondi e il dorso.
+
+ [Questa stanza è attribuita all'Aragona e diretta a _Madonna Laura
+ Spinelli_, alias _Ninì_. Nell'edizione prima delle _Rime_ posseduta
+ dalla Biblioteca Vittorio Emanuele il sonetto n. XXX porta scritto
+ sopra a penna: alla _S. Philomena Ninì_.]
+
+
+
+
+
+ RIME A TULLIA D'ARAGONA
+
+
+ 1. -- Di Girolamo Muzio
+
+ Amor nel cor mi siede e vuoi ch'io dica
+ di qual esca racceso a l'alma mia
+ sia 'l novo ardor, qual il soggetto sia
+ ch'è de l'animo mio dolce fatica.
+
+ Alma gentil d'alti pensieri amica,
+ lumi amorosi, angelica armonia,
+ fan ch'ogni mio disir lieto s'invia
+ per le vestigia de la fiamma antica.
+
+ Colei ch'io canto, nacque in su le sponde
+ del chiaro fiume che d'eterni allori
+ ben mille volte ornò le verdi chiome;
+
+ visse in tenera etate presso a l'onde
+ del più bel fonte che Toscana onori:
+ la sua stirpe è Aragon: Tullia il suo nome.
+
+
+ 2. -- Dello stesso
+
+ Donna che sete in terra il primo oggetto
+ a l'anime amorose e ai gentil cori,
+ e i cui gloriosi e alteri onori
+ sono al mio stile altissimo soggetto;
+
+ in voi stessa si volga il chiaro aspetto
+ de l'alma vostra, in cui degli alti cori
+ risplende il bel, e 'n tutti i vostri ardori
+ fiammeggiar si vedrà celeste affetto.
+
+ Vedrete in voi mirando l'alma mia,
+ ch'in voi sempre si specchia e si fa bella,
+ per infiammarvi in me del vostro lume.
+
+ E 'l farà sì, per quel che mi favella
+ nel petto amor, se rio mortal costume
+ dietro a bassi pensier non vi disvia.
+
+
+
+ 3. -- Dello stesso
+
+ Anima bella, che da gli alti chiostri
+ fosti mandata in questo cieco inferno
+ a consumar nel suggetto ampio e eterno,
+ i più famosi e più purgati inchiostri;
+
+ mentre s'affannan gl'intelletti nostri
+ a contemplar il tuo valore interno,
+ con la voce e con gli occhi al ben superno
+ gl'inalzi, e d'ire al ciel la via ne mostri.
+
+ Quinci è che quale ha in terra alma più rara,
+ infiammata dal sol, ch'in te riluce,
+ più lieta a te rivolge ogni pensero.
+
+ Ed io, poi che tua fiamma in me traluce,
+ forse più ch'in altri soave e chiara,
+ e porto 'l cor d'eterna gloria altero.
+
+
+ 4. -- Dello stesso
+
+ Quando 'l raggio del bel, ch'in voi risplende,
+ per l'orecchie e per gli occhi al mio mortale
+ trapassa, o Donna, un chiaro ardor m'assale,
+ che d'eterno disio tutto m'incende.
+
+ L'anima allor, che 'l novo affetto intende
+ mover d'alta cagione, ogni mortale
+ piacer schernendo, e al ciel battendo l'ale,
+ verso l'amato lume il camin prende:
+
+ e com'aquila al sol drizzando gli occhi
+ al foco vostro s'erge a la salita,
+ dove alfin pace le promette amore.
+
+ Deh! siate larga a lei del bel splendore,
+ e porgete al suo volo pronta aita,
+ acciocchè inferma e cieca non trabocchi.
+
+
+
+ 5. -- Dello stesso
+
+ Mentre le fiamme più che 'l sol lucenti,
+ onde amor m'arde e già gran tempo m'arse,
+ vaghi occhi miei non vi si mostran scarse,
+ mandate nel mio core i raggi ardenti;
+
+ orecchi miei, mentre bramosi e intenti
+ notate 'l suon, che di su in terra apparse,
+ e ne van le sue voci all'aura sparse,
+ inviate a la mente i sacri accenti;
+
+ anima mia, mentre in mortale oggetto
+ scorgi ch'eterno è quel che dentro avampa,
+ allarga il seno al sempiterno zelo:
+
+ e vi rimembri che sì chiara lampa,
+ sì soave tenor, spirto sì chiaro,
+ sono a voi scala da salire al cielo.
+
+
+ 6. -- Dello stesso
+
+ Amore ad ora ad or battendo l'ale
+ dal grave incarco leva il mio pensero,
+ e nel conduce per erto sentero
+ a gir in parte, ove uom per sè non sale.
+
+ E quivi ne l'oggetto alto e immortale
+ gli dimostra l'esempio vivo e vero,
+ onde discese il nostro spirto altero
+ a dover informar cosa mortale.
+
+ L'anima accesa a l'eterna vaghezza,
+ tutta s'accende a far novo disegno
+ del bel, ch'entro dipinge il divo aspetto.
+
+ Ma come poi si move il basso ingegno,
+ donna mia, per salire a tanta altezza,
+ cade lo stile, e manca l'intelletto.
+
+
+
+ 7. -- Dello stesso
+
+ Superbo Po, ch'a la tua manca riva
+ tutto lieto ti volgi d'ora in ora,
+ per mirar lei, che le tue piaggie infiora,
+ e ti fa in mezzo l'onde fiamma viva;
+
+ che fa la nostra, ho da dir Donna, o Diva,
+ lei, che del ben del ciel l'alme innamora?
+ Oh fosse lunga a lei la mia dimora!
+ Pensa ella almen ch'io di lei pensi o scriva?
+
+ Deh! com'io dico ognor: foss'io con lei
+ così fosse talora il suo pensiero,
+ or che dee far di me privo il meschino;
+
+ oh vedesse ella aperti i dolor miei,
+ ch'io so che di pietà quel spirto altero
+ porteria gli occhi molli, e 'l viso chino.
+
+
+ 8. -- Dello stesso
+
+ Or di là se ne vien questa dolce ora,
+ ov'è colei che col suo divo aspetto,
+ mette dentro al mio cor l'ardente affetto;
+ ond'ancor la sua vista mi ristora.
+
+ Oh se così potesse a ciascun ora
+ essere a lei presente il mio imperfetto,
+ come sempre la scorge il mio intelletto
+ io sarei pur d'ogni tormento fora.
+
+ Che se dal mover di quest'aura io sento
+ per sua virtù conforto a i miei martìri,
+ ben dovrei seco sempre esser contento.
+
+ Battete l'ale o vaghi miei sospiri,
+ e colà andando onde si parte il vento,
+ a lei portate i miei caldi disiri.
+
+
+
+ 9. -- Dello stesso
+
+ Lasso, onde avvien che qui non fa ritorno
+ il chiaro dì, sì come altrove sole?
+ Non ci risplende il lume di quel sole
+ che solo suole a gli occhi tuoi far giorno.
+
+ In questo altrui sì placido soggiorno,
+ perchè son le campagne ignude e sole?
+ Non ci spira il favor de le parole
+ che fanno a sè fiorir le piaggie intorno.
+
+ Poi ch'a te chiuse sono ambe le porte
+ de gli occhi e de l'orecchie, anima mia,
+ ond'esser può che più letizia speri?
+
+ Pensa misero a te, chi ti conforte
+ che me al mio bene ad ora ad or n'invia
+ il santo amor con l'ale de i pensieri.
+
+
+ 10. -- Dello stesso
+
+ Oh se tra queste ombrose e fresche rive,
+ ch'or cercan solitarii i passi miei,
+ meco ne fosse e con amor con lei,
+ di cui 'l cor sempre parla e la man scrive;
+
+ ella a seder qui presso a l'acque vive
+ si porria in grembo a l'erba, io in grembo a lei,
+ e da i boschi trarriano i semidei
+ al sacro aspetto e le silvestre dive.
+
+ Io lei mirando, a dir del suo valore
+ snoderei la mia lingua, e alcun di loro
+ segneria per li tronchi il chiaro nome;
+
+ ella gioiosa e umile in tanto onore
+ forse di varii fior, forse d'alloro,
+ tesseria una ghirlanda a le mia chiome.
+
+
+
+ 11. -- Dello stesso
+
+
+ Spirto gentile in cui sì chiaramente
+ e ne la mortal parte e ne l'eterna,
+ fiammeggia il sol de la bontà superna,
+ ch'altro non è fra noi lume sì ardente;
+
+ mentre io con gli occhi e con l'orecchie intente
+ raccolgo il doppio bel, che mi governa,
+ sì vivo foco in me da voi s'interna
+ che tutta illuminar l'alma si sente;
+
+ poi, non capendo in me l'immensa fiamma,
+ convien ch'in alcun modo esca di fore,
+ mostrando i raggi de la vostra luce.
+
+ Così da voi ne vien lo mio splendore,
+ ch'ogni mio bel disio da voi s'infiamma,
+ come 'l lume de' lumi in voi traluce.
+
+
+ 12. -- Dello stesso
+
+ Fiamma che chiaramente il mio cor ardi:
+ aura che dolcemente mi ristori:
+ spirto che alteramente m'innamori
+ col valor, con la voce, con gli sguardi;
+
+ quante volte avvien ch'in voi riguardi,
+ ch'io v'ascolti e ch'io pensi i vostri onori,
+ tante mi sforzo a i sempiterni cori;
+ ma 'l mio mortal fa poi che 'l gir ritardi.
+
+ O beata alma, angelica armonia,
+ o vivo lume, che degli alti chiostri
+ mostrate esempio a l'anime terrene,
+
+ poi ch'a i sensi e nel cor m'avete mostri
+ la bellezza e 'l piacer del sommo bene,
+ aiutatemi ancor a l'alta via.
+
+
+
+ 13. -- Dello stesso
+
+ Spirto felice, in cui sì rare e tante
+ grazie e virtuti il ciel largo comparte,
+ che non so se si trovi in altra parte
+ che d'andar teco a paro alma si vante:
+
+ s'a me facesser le sorelle sante
+ del bramato lor don così gran parte,
+ ch'io fossi degno di ritrarre in carte
+ de la tua chiara effigie il bel sembiante:
+
+ so ch'io fare' un disegno sì perfetto,
+ che saria specchio a la futura gente
+ di quanto ben di su tra noi discende.
+
+ Ma, lasso, a tanto onor non mi consente
+ il sacro coro: e da sè il mio intelletto
+ sopra i fuochi celesti non ascende.
+
+
+ 14. -- Dello stesso
+
+ Donna se mai vedeste in verde prato
+ surger felicemente un aureo fiore,
+ cui porge nutrimento dolce umore,
+ e vivace calor dal ciel gli è dato;
+
+ non altramente lieto e consolato
+ fiorir si vede un'amoroso core,
+ perchè 'l suo sole è 'l grazioso ardore,
+ e la fonte è 'l favor del viso amato.
+
+ E come quel, se manca la rugiada,
+ perduto il bel de le purpuree fronde
+ convien ch'in breve spazio a terra cada:
+
+ così se rio voler o caso indegno,
+ i suoi disiri altrui fura e nasconde,
+ seccasi il fior d'ogni felice ingegno.
+
+
+
+ 15. -- Dello stesso
+
+ Il valor vostro, Donna, il cor m'incende,
+ lega ogni mio disir, m'impiaga il petto;
+ e l'alma del suo mal sente diletto,
+ dal ben ch'ella in voi vede, ode e intende.
+
+ M'infiamma il divo raggio onde risplende
+ il chiaro vostro angelico intelletto;
+ da i novi accenti è avvinto ogni mio affetto,
+ e da' begli occhi il colpo al cor discende.
+
+ E non ha Amor in tutta la sua corte,
+ m'oda chi vol, sì graziosi sguardi,
+ sì chiara voce, o sì vivace lume.
+
+ Perch'io pur prego lui, ch'ognor più forte
+ con tal foco, in tai lacci e con tai dardi
+ mi trafigga, m'annodi e mi consume.
+
+
+ 16. -- Dello stesso
+
+ O novo esempio de l'eterna luce,
+ alma gentile, ond'ogni alma più rara
+ mirando la beltà ch'in te riluce,
+ del vero amore i veri effetti impara;
+
+ se del lume ch'in te dal ciel traluce,
+ a l'alma mia non sarai punto avara,
+ spero col raggio di sì altera duce
+ farmi fiamma di fama al mondo chiara.
+
+ Te canteran mie rime in ogni parte
+ e diran que' ch'avran più vivo ingegno:
+ qual fu quel foco onde tal lampo uscìo?
+
+ Amor promette a te ne le mie carte
+ nome immortale. O così fosse degno
+ ne le tue d'aver vita il nome mio!
+
+
+
+ 17. -- Dello stesso
+
+ In su le rive del superbo fiume
+ ch'altrui già die' sepolcro in mezzo l'onde:
+ ond'altri mutò il crine in verdi fronde,
+ e altri si vestì di bianche piume;
+
+ invaghito del dolce altero lume,
+ lo qual di cielo in cielo in voi s'infonde,
+ e con sua luce ogni altra luce asconde,
+ arse 'l mio cor oltra mortal costume;
+
+ poi sendo privo de gli amati rai,
+ non so dove si chiuse il grande ardore,
+ come fuoco ch'in cener si ricopra.
+
+ Or rivedendo il vostro almo splendore,
+ l'antica fiamma, chiara più che mai,
+ convien ch'in riva d'Arno si discopra.
+
+
+ 18. -- Dello stesso
+
+ Sogni chi vuol di riportar corona
+ da gli alti gioghi del sacrato monte;
+ altri s'attuffi nel famoso fonte
+ che fa più chiaro 'l nome d'Elicona;
+
+ sia gloria altrui se la sua lira suona
+ aver le sacre Muse al cantar pronte;
+ cinga altrui Febo la felice fronte
+ de la fronde, che mai non l'abbandona;
+
+ altri si vanti che benigna e lieta
+ stella, a lui rivolgendo il suo splendore,
+ a questa luce il fece uscir poeta;
+
+ il mio Parnaso, il mio perpetuo umore,
+ le mie Dive, il mio Apollo e 'l mio pianeta,
+ è 'l valor vostro impresso nel mio core.
+
+
+
+ 19. -- Dello stesso
+
+ Donna gentile, i cui beati ardori
+ del celeste splendore e del mortale,
+ spargon virtù che mentre i cori assale,
+ ne l'alme accende mille eterni amori;
+
+ se 'l vostro sole interno e 'l bel di fuori,
+ a voi da me n'han tratto il mio immortale:
+ e se Amore al mio stile impenna l'ale
+ da gir portando al Cielo i vostri onori;
+
+ se cara sete a me più di me stesso;
+ s'a voi ne volar tutti i miei sospiri;
+ se con voi vivo e senza voi son morto;
+
+ se mi vedete 'l cor ne gli occhi espresso,
+ e le mie pene, e i miei caldi disiri,
+ ben dovreste pensare al mio conforto.
+
+
+ 20. -- Dello stesso
+
+ Quando, com'Amor vuol, la donna mia,
+ tra soavi sospiri e dolci accenti,
+ move la lingua a angelici concenti,
+ e l'aura del bel petto a l'aere invia;
+
+ al suon de la dolcissima armonia
+ ferman le penne i tempestosi venti;
+ stanno i giri del ciel taciti e intenti;
+ e non ch'altri, ma Febo il corso oblìa.
+
+ E qual alma mortal la mira e ascolta,
+ ad ogni uman disìo tutta si toglie
+ e con tutti i pensieri al cielo aspira.
+
+ La mia, che mai da lei non si discioglie,
+ col vago spirto suo da Amore accolta
+ a quel si stringe, e 'ntorno a lei s'aggira.
+
+
+
+ 21. -- Dello stesso
+
+ Ebbe la favolosa antica etade
+ chi co 'l tenor di feri e dolci canti
+ e con novo splender di rea beltade,
+ allettando affogava i naviganti:
+
+ e or donata ci ha l'alta bontade
+ donna, che con l'ardor de gli occhi santi
+ e con note d'amor e di pietade,
+ rende porto e salute a l'alme erranti.
+
+ Voi, Donna mia, voi sete alma sirena
+ voi, voi Tullia gentil, che fido lume
+ nel mar d'amor porgete e placid'aura.
+
+ La vista vostra angelica, serena,
+ fa ch'in voi l'altrui vita ognor s'allume,
+ e 'l cantar d'ogni affanno ci restaura.
+
+
+ 22. -- Dello stesso
+
+ Già vide alle sue sponde il gelid'Ebro
+ Orfeo cantare, e tacite ascoltarlo
+ varie fere e augelli, e seguitarlo
+ quercia, popolo, abete, olmo e ginebro.
+
+ Vista ha 'l gran Po, veduta ha 'l chiaro Tebro,
+ vede 'l bel Arno, a cui sovente parlo
+ quel che mi detta l'amoroso tarlo
+ cantar la donna, ch'io sempre celebro;
+
+ ma se colui seguiano e sassi e sterpi,
+ questa ogni alma più dura e più silvestra
+ trae dal grave suo incarco, e al ciel la scorge.
+
+ Beata voce, che dal cor mi sterpi
+ ogni vil cura, onde per te s'addestra
+ l'alma a salir ove per sè non sorge.
+
+
+
+ 23. -- Dello stesso
+
+ Donna, a cui 'l santo coro ognor s'aggira
+ de l'alme Muse e la cui chiara fronte
+ verdeggia de l'onor del sacro Monte,
+ ove chi s'erge eterna vita spira:
+
+ qual anima gentil v'ascolta e mira
+ brama far vostre grazie al mondo conte;
+ poi non trovando rime al cantar pronte
+ com'è la voglia, duolsi e ne sospira.
+
+ Di così bello, raro e alto suggetto,
+ dal vostro infuori, ogni altro stile è indegno;
+ quel sol n'è degno e altro non v'arriva.
+
+ Io per molto provar, vero disegno
+ di voi non feci mai; ma dentro 'l petto
+ ben vi porto scolpita, bella e viva.
+
+
+ 24. -- Dello stesso
+
+ La sembianza di Dio che 'n noi risplende
+ di cielo in cielo e c'ha nome beltade
+ e move Amor, per perigliose strade
+ de l'orecchie e de gli occhi al cor discende;
+
+ perchè dal senso il senso il bello apprende,
+ e 'n la natura nostra è qualitade
+ ch'in mortal disiderio il mortal cade,
+ e così bassa voglia il senso accende.
+
+ Ond'è ch'ingombro di piacer terreno
+ entrando il mal fidato messaggero
+ fa ne l'alma sentir del suo veleno.
+
+ Quinci è che talor cade il mio pensero:
+ ma voi, ch'avete in man la verga e 'l freno,
+ ne 'l ridrizzate per erto sentero.
+
+
+
+ 25. -- Dello stesso
+
+ Dal mio mortal co 'l mio immortal m'involo
+ sovente o Donna, e da me stesso sciolto,
+ al bel vostro splendor tutto rivolto,
+ l'ali battendo al ciel mi levo a volo.
+
+ E lontanato dal terrestre suolo
+ giungo a l'esempio de l'amato volto,
+ donde è tutto quel bello in voi raccolto,
+ che fa 'l mio amor fra gli altri in terra solo.
+
+ Deh! vi priegh'io per le bellezze vostre,
+ Tullia, ch'al bel camin compagna eterna
+ mi siate, senza mai voltarvi a dietro.
+
+ Ch'amor, s'ancor da voi tal grazia impetro,
+ promette a noi tranquilla pace interna,
+ e certa gloria a i nomi e a l'alme nostre.
+
+
+ 26. -- Dello stesso
+
+ Donna, più volte m'ha già detto Amore
+ che nell'anima vostra i miei pensieri
+ son tutti espressi così vivi e veri
+ com'io voi, viva, ho impressa in mezzo 'l core;
+
+ e ch'accesi del vostro alto splendore
+ ne van vostri disir cotanto alteri,
+ ch'a mortal non convien che da voi speri
+ altra mercede ch'immortal dolore.
+
+ Così dice egli, e io per prova il sento,
+ che quant'uom più vi serve e più v'adora,
+ voi del suo mal più vi mostrate vaga;
+
+ per tutto ciò d'amarvi io non mi pento:
+ anzi bramo ch'in me più d'ora in ora
+ veder possiate quel che più v'appaga.
+
+
+
+ 27. -- Dello stesso
+
+ Se ben gli occhi e l'orecchie alcuna volta
+ vi mostran tale a i miei bassi disiri,
+ che surgon dal mio core agri sospiri
+ ond'è ch'al lamentar la lingua è sciolta;
+
+ tosto che l'alma in sè stessa raccolta,
+ a l'alma vostra avvien che si raggiri,
+ in diletto si cangiano i martiri
+ e la mia lingua a ringraziar si volta.
+
+ Che la pena, che par che sì mi prema
+ non passa oltra 'l mortal; ma la dolcezza
+ acqueta i sensi e pasce lo intelletto.
+
+ Donna sia benedetta quella asprezza,
+ ch'anzi 'l chiuder de gli occhi all'ora estrema,
+ morire insegna al mio terreno affetto.
+
+
+ 28. -- Dello stesso
+
+ Donna, l'onor de' i cui be' raggi ardenti
+ m'infiamma 'l core e a ragionar m'invita,
+ perchè sia nostra penna mal gradita,
+ l'alto nostro sperar non si sgomenti.
+
+ Rabbiosa invidia i velenosi denti
+ adopra in noi mentre 'l mortal è in vita;
+ ma sentirem sanarsi ogni ferita
+ come diam luogo a le future genti.
+
+ Vedransi allor questi intelletti foschi
+ in tenebre sepolti, e 'l nostro onore
+ viverà chiaro e eterno in ogni parte.
+
+ E si vedrà che non i fiumi Toschi,
+ ma 'l ciel, l'arte, lo studio e 'l santo amore,
+ dan spirto e vita ai nomi e a le carte.
+
+
+
+ 29. -- Dello stesso
+
+ Donna, il cui grazioso e altero aspetto
+ e 'l parlar pien d'angelica armonia,
+ scorgon qual alma presso a lor s'invia
+ a contemplar il ben de l'intelletto;
+
+ deh, così amor non mai m'ingombri 'l petto
+ d'umil disir, nè mai di gelosia
+ gustiate 'l tosco: e sempre intenta sia
+ a l'interna beltate il vostro affetto.
+
+ Date, vi prego a me vera novella
+ de l'alma mia che del mio cor uscita,
+ voi seguendo, è venuta a farsi bella:
+
+ che se da voi la misera è sbandita,
+ ella senza voi stando e io senz'ella,
+ non ritrovo al mio scampo alcuna aita.
+
+
+ 30. -- Dello stesso
+
+ Quai d'eloquenza fien sì chiari fiumi
+ luce che d'alto ardor mio core incendi,
+ ch'aguagli tua virtù? Se la 've splendi
+ a superno desio l'anime impiumi?
+
+ Come dinanzi a Borea nebbie e fumi,
+ così di là, dove tu i raggi stendi,
+ fugge ogni vil pensier, sì ch'a noi rendi
+ a vita in terra de i celesti numi.
+
+ E poi ch'a me non son tuoi lumi scarsi
+ di quel splendor, che da l'eterno regno
+ in te disceso, tu fra noi comparti;
+
+ di quel ch'ho dentro e fuor non può mostrarsi,
+ faranno al mondo manifesto segno
+ l'amarti, il celebrarti e l'onorarti.
+
+ [Risposta al sonetto della TULLIA: _Fiamma gentil che da gl'interni lumi_.]
+
+
+
+ 31. -- Di Benedetto Varchi
+
+ Quando doveva, ohimè, l'arco e la face,
+ l'una spenta del tutto e l'altro stanco,
+ a questo ardito e tormentoso fianco
+ per suo gran danno e mio, troppo vivace,
+
+ non breve tregua pur, ma eterna pace
+ donar, poi che nel lato destro e manco
+ per le nevi del capo omai vien bianco
+ il crin fatto d'argento, che sì spiace;
+
+ più che mai fresco e più che mai cocente,
+ mi saetta lo stral, m'accende il foco
+ di tal ferite e così caldo ardore,
+
+ ch'ogni salute a mio soccorso è poco:
+ anzi cresce la piaga e fa maggiore
+ incendio, ch'al suo mal l'alma consente.
+
+
+ 32. -- Dello stesso
+
+ Donna, che di bellezza e di virtude
+ e d'ogni alto valor gran tempo in cima,
+ sola fra tutte l'altre non che prima,
+ piovete ne' miglior senno e salute;
+
+ ben so ch'a dir di voi sarebber mute
+ le lingue tutte: e qual prosa nè rima
+ poria cose aguagliar, che poscia o prima
+ non furon mai, nè saran mai vedute?
+
+ Tacciomi dunque fuor gelato e fioco,
+ per tema di scemar sì chiare lodi,
+ ma dentro infino al ciel notte e dì grido:
+
+ ringraziando le stelle, il tempo e 'l loco,
+ gli sguardi, gli atti, le parole e i modi,
+ che mi donaro a cor gentile e fido.
+
+
+
+ 33. -- Dello stesso
+
+ Io non miro giammai cosa nessuna,
+ o in terra, o in ciel, ov'io non veggia quella,
+ ch'amor in sorte e mia benigna stella,
+ da le fasce mi diero e da la cuna.
+
+ Ogni nube m'assembra e sole e luna
+ la mia donna gentil più d'altra bella;
+ monte o valle non veggio, o poggio, ov'ella
+ per lo mio ben non sia, ch'è nel mondo una.
+
+ L'erbe, gli alberi, i fior, le frondi, i sassi,
+ mi rappresentan sempre, e l'onde, e l'ora,
+ quel viso dopo il qual nulla mi piacque.
+
+ U' gli occhi giro, ovunque movo i passi,
+ nulla non scorgo, o penso, o sento fuora
+ di lei, che per bearmi in terra nacque.
+
+
+ 34. -- Dello stesso
+
+ Se di così selvaggio e così duro
+ legno sì aspro frutto, ohimè, v'aggrada:
+ chi fia ch'unqua vi miri e poscia vada
+ di non sempre penar, Donna, securo?
+
+ Bench'io, poi ch'ognor più m'inaspro e induro
+ del duol, cui lungo a voi fo larga strada
+ de la mia pena sola, non pur rada
+ fra quante sono al mondo e quante furo,
+
+ dovrei trovar pietà, ch'asprezza eguale
+ o più selvaggia e solitaria vita,
+ non sentì mai e visse alcun mortale.
+
+ Fera legge d'amor, sperar aita
+ del dolor che n'ancide, e del suo male
+ pascer l'alma, via più che saggia, ardita.
+
+
+
+ 35. -- Dello stesso
+
+ Pur non sentir la turba iniqua e fella
+ così larga al mal dir, come al ben parca,
+ da lei, che nel mio cuor siede monarca,
+ non men cortese che leggiadra e bella;
+
+ non mio voler seguendo ma mia stella,
+ parto col corpo sol, che l'alma scarca
+ de la soma mortal meco non varca,
+ ma riman seco obediente ancella.
+
+ E se quel, che fra me tacito e solo
+ cantando vo' con più di mille insieme,
+ per la Garza, e Forcella, e Tavaiano,
+
+ udisse pur un dì l'invido stuolo
+ ben morria di dolor veggendo vano
+ tornar l'empio ardir suo, ch'indarno freme.
+
+
+ 36. -- Dello stesso
+
+ Se da i bassi pensier talor m'involo
+ e me medesmo in me stesso ritorno;
+ s'al ciel, lasciato ogni terren soggiorno,
+ sopra l'ali d'amor poggiando volo:
+
+ quest'è sol don di voi, Tullia, al cui solo
+ lume mi specchio e quanto posso adorno
+ la 've sempre con voi lieto soggiorno,
+ da santo e bel disio levato a volo.
+
+ E se quel che entro 'l cor ragiono e scrivo,
+ del vostro alto valor Donna gentile,
+ ch'avete quanto può bramarsi a pieno
+
+ ridir potessi, o beato, anzi Divo
+ me, per me proprio tutto oscuro e vile
+ se non quant'ho da voi pregio e sereno.
+
+ [Risposta al sonetto della TULLIA: _Quel che mondo d'invidia empie e
+ di duolo_.]
+
+
+
+ 37. -- Dello stesso
+
+ Ninfa, di cui per boschi, o fonti, o prati,
+ non vide mai più bella alcun pastore
+ ver di Diana e de le Muse onore,
+ cui più inchinano sempre i più pregiati:
+
+ così siano a Damon men feri i fati
+ nè gli renda mai Filli il dato core;
+ e ella arda per lui di santo amore
+ più ch'altri fosser mai lieti e beati:
+
+ com'alma esser non può sì cruda e vile,
+ la quale essendo veramente amata
+ non ami un cor gentil già presso a morte.
+
+ Dunque s'a dotto no, ma fido stile
+ credi, ama e non dubbiar, che ben pagata
+ sarà d'alta mercè tua dolce sorte.
+
+ [Risposta al sonetto della TULLIA: _Se 'l ciel sempre sereno e verdi i
+ prati_.]
+
+
+ 38. -- Di Giulio Camillo
+
+ Tullia gentile, a le cui tempie intorno
+ verdeggia avvolta l'onorata fronde,
+ e la cui voce a l'armonia risponde
+ di chi fa in Elicon dolce soggiorno;
+
+ qualora a voi fo col pensier ritorno
+ e ritrovo sentenze sì profonde
+ in sì leggiadro stil, sì mi confonde
+ novello orror, ch'in me più non soggiorno.
+
+ Vostra Musa di me cantando canta
+ d'uno sterpo silvestro, a cui nemica
+ stata è natura e 'l ciel, e io no 'l celo.
+
+ Ben è la vostra fortunata pianta,
+ che lieto il Re de' fiumi la nutrica,
+ e la rinforza il gran Signor di Delo.
+
+
+
+ 39. -- Dello stesso
+
+ Poi ch'a la vostra tanto alma beltade,
+ onde pregiata d'onorate e rare
+ spoglie di tante elette anime chiare
+ n'andate altero specchio ad ogni etade;
+
+ piace ch'io ancor per le medesme strade
+ seguir vostre amorose insegne impare;
+ non siano almen vostre alme luci avare
+ di quel raggio, ond'io scorgo ogni bontade.
+
+ E nel bel petto vostro Amor ispiri
+ pietà e mercede al mio dolore eguale,
+ e a gli ardenti intensi miei disiri;
+
+ poi se le aggrada il mio destin fatale,
+ versi in me pur ognor doglie e martiri,
+ che dolce mi fia sempre ogni altro male.
+
+
+ 40. -- Dello stesso
+
+ Ben fu tra gli altri avventuroso il giorno,
+ quando l'eterno e gran re de le stelle
+ fece, per fare il fior de l'altre belle,
+ di voi, Tullia divina, il mondo adorno.
+
+ Le grazie tutte e le virtuti intorno
+ vi fur quasi devote e fide ancelle,
+ e 'l ciel lasciaro per seguitarvi quelle
+ in questo nostro umil, basso soggiorno;
+
+ però ripiena di celeste ardore,
+ di gloria accesa e colma di mercede;
+ vaga di bello e di perpetuo amore:
+
+ di grazia albergo e di bellezza erede,
+ sola fra noi vivete in dolce amore,
+ del ben del Ciel facendo in terra fede.
+
+
+
+ 41. -- Del Cardinale Ippolito De' Medici
+
+ Anima bella, che nel bel tuo lume
+ divino interno ti rivolgi e giri,
+ e indi in voce dolcemente spiri
+ il suon ch'avanza ogni mortal costume;
+
+ onde la mia poi d'amorose piume
+ coverta avien che al ciel volando aspiri,
+ e nel tuo chiaro raggio aperto miri
+ com'amor sani, ancida, arda e consume;
+
+ deh! se l'alta bellezza e 'l dolce canto
+ ond'in te stessa sol beata sei:
+ e s'amor punto mai ti piacque o piace:
+
+ prego volgendo in me 'l bel viso santo,
+ al lungo penar mio dia qualche pace,
+ e qualche tregua a gli aspri dolor miei
+
+
+ 42. -- Dello stesso
+
+ Se 'l dolce folgorar de i bei crini d'oro,
+ e 'l fiammeggiar de i begli occhi lucenti,
+ e 'l far dolce acquetar per l'aria i venti
+ co 'l riso, ond'io m'incendo e mi scoloro,
+
+ son le cagion che per voi vivo e moro,
+ piango e m'adiro e fo restar contenti
+ gli spirti afflitti in mezzo i miei lamenti,
+ e mi par dolce il grave aspro martoro;
+
+ non voi sì bella, io non così bramoso;
+ voi non sì dura, io non sì frale almeno
+ fossi; non voi d'amor rubella, io servo;
+
+ ch'io sperarei nel stato mio gioioso
+ goder un giorno almen lieto e sereno,
+ piegando alquanto il core empio e protervo.
+
+
+
+ 43. -- Di Bernardo Molza
+
+ Spirto gentil, che riccamente adorno
+ de i più pregiati e cari don del cielo,
+ cortesemente nel corporeo velo
+ con tue virtuti fai lieto soggiorno;
+
+ deh! s'amor sempre a te faccia ritorno,
+ di nove spoglie ornando, al caldo e al gelo,
+ d'uomini e Dei il tuo onorato stelo,
+ e cresca il valor tuo di giorno in giorno;
+
+ fa che 'l nobile tuo chiaro intelletto,
+ sempre guardando a la più bella parte
+ di sè, giammai non si rivolga a terra.
+
+ Ch'allor vedrai come natura ed arte,
+ soavemente in te rinchiude e serra
+ d'ogni bell'opra il seme e 'l bel perfetto.
+
+
+ 44. -- Dello stesso
+
+ Se 'l pensier mio, ov'altamente amore,
+ Tullia gentil, vostra sembianza impresse,
+ tutto altamente in sè voi tutta espresse
+ dal piacer vinto, che mi strinse il core;
+
+ e tutta or vi risembra e a tutte l'ore,
+ trasformando pur sempre in quelle stesse
+ virtù, grazia e beltà, che vi concesse
+ Dio, ch'in voi tutto intese a farsi onore:
+
+ non dovete voi dir ch'io sia deforme,
+ ch'io son quello che son fatto voi
+ bello, e non questa rozza e fragil scorza.
+
+ E spero ancor, seguendo ognor vostr'orme,
+ essere appresso Dio 'l secondo poi,
+ se 'l bello a trarre il bello sempre ha forza.
+
+
+
+ 45. -- Di Ercole Bentivoglio
+
+ Poi che lasciando i sette colli e l'acque
+ del Tebro oscure e le campagne meste,
+ d'illustrar queste piagge e premer queste
+ rive del Po col piè Tullia vi piacque;
+
+ ogni basso pensier spento in noi giacque,
+ e un dolce foco, e un bel disio celeste,
+ quel primo dì ch'a noi gli occhi volgeste,
+ ne le nostre alme alteramente nacque.
+
+ Fortunate sorelle di Fetonte,
+ ch'udir potranno a le lor ombre liete,
+ i dotti accenti che vi ispira Euterpe!
+
+ Potess'io pur con rime ornate e pronte
+ com'è 'l disio, dir le virtù ch'avete!
+ Ma troppo a terra il mio stil basso serpe.
+
+
+ 46. -- Dello stesso
+
+ Vaghe sorelle, che di treccie bionde
+ ornò natura e di fattezze conte;
+ poi la pietà del misero Fetonte
+ vi volse in duri tronchi e 'n verdi fronde;
+
+ or sotto l'ombre tremule e gioconde
+ vostre sedendo, fo palesi e conte
+ le gran beltà de la celeste fronte
+ di Tullia mia, cantando a l'aure e a l'onde.
+
+ Così già sotto i vostri ombrosi rami
+ cantò d'Onfale sua gli occhi e le chiome
+ il vincitor de' più superbi mostri.
+
+ 'priego il ciel, che sì v'esalti e v'ami,
+ ch'eterno sia con voi sempre il bel nome
+ di Tullia scritto in tutti i tronchi vostri.
+
+
+
+ 47. -- Di Filippo Strozzi
+
+ Alma gentile, ove ogni studio pose
+ natura in darvi a pieno ogni eccellenza,
+ e fece il ciel quasi restarne senza
+ per dar a voi quel bel, ch'a ogni altra ascose;
+
+ voi fra leggiadre donne e gloriose
+ elesse sola; e per esperienza
+ si vede altera andarne oggi Fiorenza
+ de le belle opre vostre alte e famose.
+
+ Ma non solo Arno oggi vi loda e canta,
+ ma dove ancora l'inesperto auriga
+ cadde, di voi terrà memoria eterna.
+
+ Il Tever lascio, che tenera pianta
+ vi nutrì, dolce essendo ogni fatiga
+ a chi co 'l spirto e 'l core in voi s'interna
+
+
+ 48. -- Dello stesso
+
+ Uscendo 'l spirto mio per seguir voi,
+ Donna gentile, in voi vera pietade
+ spinse l'anima vostra a le contrade
+ ond'egli uscìo, con che vivessi io poi;
+
+ tal che 'l splendor, che dite uscir tra noi
+ di me, è propria vostra qualitade,
+ concessavi da l'alta e gran bontade,
+ per sembianza de i chiari raggi suoi.
+
+ Dove scorger si puote un dolce inganno
+ veggendovi in me vaga di voi stessa,
+ nè v'accorgete ch'io v'appago a punto
+
+ Che se mi vi toglieste allora il danno
+ mortal mio vedreste, e fora espressa
+ la colpa vostra, send'io a morte giunto.
+
+
+
+ 49. -- Di Alessandro Arrighi
+
+ L'aspetto sacro e la bellezza rara,
+ eguale a cui non ebbe il mondo ancora;
+ il folgorar de gli occhi ch'innamora
+ il mondo tutto, e quasi sol lo schiara;
+
+ il parlar saggio, onde la via s'impara
+ di gir al chiaro e uscir dal fosco fora;
+ e l'alto sangue, lo cui ammira e onora
+ chiunque adorno è più di stirpe chiara;
+
+ i bei costumi, e 'l portamento adorno;
+ e col dolce cantare il dolce suono
+ che fan di marmo una persona viva,
+
+ fur le cagioni o donna, ch'in quel giorno
+ stetti a mirare il bello, a udire il buono,
+ in guisa d'uom che pensi, parli e scriva.
+
+
+ 50. -- Dello stesso
+
+ Come di dolce più che d'agro parte,
+ Donna mi feste il dì, ch 'l colpo caro
+ di voi impiagommi, onde sì ardente e chiaro
+ foco poscia avampommi a parte a parte,
+
+ così men d'agro, che di dolce parte
+ da me per guiderdon del dono raro;
+ e giunge a voi per addolcir l'amaro
+ vostro languir del tutto non che 'n parte;
+
+ il foco ch'io dovrei mandarvi ancora
+ per render merce pari al degno merlo,
+ meco si sta, nè vuol partirsi un'ora.
+
+ Selva chiusa non è, nè campo aperto,
+ nè giardin culto, o poggio aspro o deserto,
+ che non sappian com'ei m'arde e divora.
+
+
+
+ 51. -- Dello stesso
+
+ S'il dissi mai ch'io venga in odio a voi,
+ Donna, ch'io tanto pregio, ed è ben degno;
+ s'il dissi che mai sempre ira e disdegno
+ portiate in seno, e sol me stesso annoi;
+
+ s'il dissi che 'l mortale eterno muoi
+ di me non mai giungendo al santo regno;
+ s'il dissi sia d'amor prigione e segno
+ de l'acuto suo strale, e preda, poi.
+
+ Ma s'io nol dissi chi si dolce aprìo
+ a me lo cor chiudendovi entro i raggi,
+ non mai rivolga altronde il lume chiaro.
+
+ Io no 'l dissi giammai, nè dir disìo:
+ vinca 'l ver dunque, e 'l falso a terra caggi,
+ e 'n dolce amor ritorni l'odio amaro.
+
+
+ 52. -- Dello stesso
+
+ S'un medesimo stral duo petti aprìo:
+ s'arse due cor d'amor un foco santo:
+ se nascendo 'l piacer morì cotanto
+ martir, che l'uno e l'altro già sentìo,
+
+ Donna, e s'insomma nudrì ambo un disio,
+ ond'è ch'in me del dir vostro altrettanto
+ non rivolgete sì, ch'io mi dia vanto
+ d'esser d'uom fatto un'immortale Dio?
+
+ Forse sì come sempre ebbi nimica
+ la stella a i miei disir, così avien ora
+ ch'io non goda e non sorti una tale brama.
+
+ O pur ch'ad alma sì saggia e pudica
+ parlar di me basso suggetto fora:
+ come che sia il bel vostro a sè mi chiama.
+
+
+
+ 53. -- Di Benedetto Arrighi
+
+ Voi che volgete il vostro alto disio
+ a la chiara virtù, donde si coglie
+ quelle onorate, sacre, sante spoglie,
+ di che va altera e Calliope e Clio;
+
+ voi che schernite al tempo quell'oblio,
+ che la fama immortale al nome toglie,
+ colpa e vergogna de l'umane voglie,
+ che non son come voi rivolte a Dio;
+
+ voi sol vi sete fabricato un tempio
+ di glorie tal, che gli onori e trofei
+ non pon lasciar di lui più chiaro esempio;
+
+ deh! così potess'io com'io vorrei
+ le virtuti cantar, ch'in voi contemplo
+ memoria eterna a gli uomini e a li Dei.
+
+
+ 54. -- Dello stesso
+
+ Alma gentile che già foste al paro
+ de l'alta e gran colonna, oggi si mostra
+ in voi tutto l'onor de l'età nostra;
+ in voi lo stil più che 'l suo dolce e caro;
+
+ al vostro stil, dov'io ch'al mondo imparo
+ a riverir la chiara virtù vostra,
+ ch'oggi solinga l'universo giostra
+ non trovando di lei pregio più chiaro;
+
+ sì come un picciol lume alta chiarezza
+ vince, così con vostre lodi sole
+ lei vincete in virtute e in bellezza;
+
+ l'alto motor come 'l ciel ornar vole
+ la terra, piacque a sua reale altezza
+ far Vittoria una Luna e Tullia un Sole.
+
+ [V. 14 Vittoria Colonna.]
+
+
+
+ 55. -- Di Lattanzio De' Benucci
+
+ Se per lodarvi e dir quanto s'onora
+ di voi natura e 'l ciel, Tullia gentile,
+ fosse eguale al soggetto in me lo stile,
+ e 'l saper pari a l'alta voglia ancora;
+
+ forse non tanto il secol nostro indora
+ vostra virtute, e non dal Gange al Tile
+ fate voi co' i begli occhi eterno aprile,
+ quant'io n'avrei grazie e favori ognora.
+
+ Non può ingegno mortal tante divine
+ virtù ritrar; nè può basso disìo
+ scolpir parti sì eccelse e pellegrine,
+
+ che 'n voi il valor del vago petto e pio
+ avanza ogni pensier, passa ogni fine,
+ non che l'aguagli altrui parlare, o mio.
+
+
+ 56. -- Dello stesso
+
+ O fiumicel se 'l più cocente ardore
+ estivo il lento tuo correr affrena,
+ e la tua profonda umile arena
+ incende e fa restar priva d'umore;
+
+ ecco a le rive tue novo splendore
+ che l'aer d'ogni intorno rasserena:
+ di colei, che cantando in dolce vena
+ a le nove sorelle aggiunge onore.
+
+ Onde il vecchio Arno ormai d'invidia pieno
+ lascia l'usato corso e a te rivolto,
+ quivi perde le chiare e lucid'onde;
+
+ godi, or che vedi entro il tuo ricco seno
+ la imagin bella del leggiadro volto:
+ e Tullia odi sonar ambe le sponde.
+
+
+
+ 57. -- Dello stesso
+
+ Deh, non volgete altrove il dotto stile
+ altera donna, ch'a voi stessa, poi
+ che scorge il mondo esser accolto in voi
+ quant'ha del pellegrino e del gentile.
+
+ Appo questo suggetto incolto e vile
+ divien qual più pregiato oggi è tra noi;
+ e co 'l splender de' vivi raggi suoi
+ chiaro si mostra ognor da Battro a Tile.
+
+ Voi dunque di voi sola alzare il nome
+ dovete, poi ch'a sì pregiato segno
+ giunger non puote il più purgato inchiostro.
+
+ Quindi vedrassi apertamente come
+ non è di lode altri di voi più degno,
+ nè stil che giunga al dolce cantar vostro.
+
+
+ 58. -- Di Latino Giovenale
+
+ Vide già la famosa antica etade
+ nel palazzo reale alto di Roma
+ donna empia sì, che fe' del carro soma
+ al padre anciso, e spense ogni pietade.
+
+ Vede or donna real di tal beltade
+ la nostra, e Roma, e da colei si noma;
+ che chi mira i begli occhi e l'aurea chioma
+ di piacer, d'amor empie e d'umiltade.
+
+ Questa sol per mio ben, per mio sostegno
+ al mio imperfetto, a la fortuna avversa
+ diede natura, e 'l ciel cortese e largo.
+
+ O gloria de le donne, o ricco pegno
+ d'onor, d'ogni virtù ch'oggi è dispersa:
+ deh! perchè non ho io gli occhi ch'ebbe Argo?
+
+
+
+ 59. -- Di Ludovico Martelli
+
+ Voi, che lieti pascete ad Arno intorno
+ il vostro gregge fra leggiadri fiori,
+ godete, poi che da i superni cori
+ discesa è Tullia a far con voi soggiorno
+
+ sforzisi ognun co 'l crin d'alloro adorno
+ gli altari empir de i più soavi odori;
+ che per costei vostri tanti alti onori
+ faranno ancor a voi degno ritorno.
+
+ Quest'è la vaga pastorella, ch'ebbe
+ fra i più degni pastor del Tebro il vanto;
+ del cui partir restar sì afflitti e mesti;
+
+ e poi che per voi sol non le rincrebbe
+ lasciar le rive ove fu in pregio tanto,
+ siate a cantarla e a riverirla presti.
+
+
+ 60. -- Di Simone Dalla Volta
+
+ Tullia, mostrò (?), miracolo, Sibilla,
+ di cui si maraviglia il mondo e gode:
+ mar di saver, che non ha fondo o prode,
+ e mena l'onda sua lieta e tranquilla.
+
+ Da cui sì dolce umor, sì chiaro stilla
+ di virtù vera ch'oggi rado s'ode:
+ cui non guasta fortuna, o 'l tempo rode;
+ men che quelle di Saffo e di Camilla.
+
+ Ma che dico io? Il vostro alto valore
+ non si può comparare a cosa alcuna:
+ perchè non che 'l poter, passa il disio.
+
+ Chi vuol vivo vedere in terra amore,
+ divin, pien di virtù, miri quest'una,
+ vera amica de gli angioli e di Dio.
+
+
+
+ 61. -- Di Camillo Da Monte Varchi
+
+ Mosso da l'alta vostra chiara fama,
+ di cui per tutto il mondo il grido suona,
+ vengo cantarvi anch'io Tullia Aragona,
+ cui chi più sa, più sempre ammira e ama.
+
+ E s'adempir potessi ardente brama
+ di salir l'alto monte d'Elicona,
+ qual voi n'arrecherei degna corona,
+ ch'al ciel vi porta, che vi aspetta e chiama.
+
+ Or voi più d'altra saggia e più gentile,
+ degnate di pigliar quanto vi porge
+ un ch'a voi consacrato ha ingegno e stile.
+
+ Ben so, vostra mercè, ch'altera e vile
+ alma tanto non è, che quando scorge
+ d'essere amata non divenga umile.
+
+
+ 62. -- Di Claudio Tolomei
+
+ Quando la Tullia mia che vien dal cielo,
+ che d'altronde non può sì bella cosa,
+ umilemente altera e disdegnosa,
+ toglie al mondo 'l suo sol con un bel velo;
+
+ allora agghiaccia 'l fuoco ed arde 'l gelo,
+ e Amor tremando l'armi in terra posa,
+ vertù si fugge e cortesia sta ascosa,
+ e spegnesi ogni ardente onesto zelo.
+
+ Ma s'avvien poi che a le tranquille ciglia
+ ridendo levi il velo, allor più incende
+ il foco e 'l ghiaccio è freddo in ogni parte;
+
+ virtù ritorna e Amor l'armi riprende
+ ch'ella governa, e non è meraviglia
+ ciò che può far 'l ciel, natura ed arte.
+
+ [Sta nel: _Libro quarto delle rime di diversi eccellentissimi autori
+ nella lingua volgare nuovamente raccolte_. In Bologna, presso
+ A. Ciccarelli 1551, pag. 217.]
+
+
+
+ 63. -- Di Antonio Grazzini (_Lasca_)
+
+ Se 'l vostro alto valor, Donna gentile,
+ esser lodato pur dovesse in parte,
+ uopo sarebbe al fin vergar le carte
+ col vostro altero e glorioso stile.
+
+ Dunque voi sola a voi stessa simile,
+ a cui s'inchina la natura e l'arte,
+ fate di voi cantando in ogni parte
+ Tullia, Tullia, suonar da Gange a Tile.
+
+ Si vedrem poi di gioia e maraviglia
+ e di gloria e d'onore il mondo pieno,
+ drizzare al vostro nome altare e tempï;
+
+ cosa che mai con l'ardenti sue ciglia
+ non vide il sol rotando il ciel sereno,
+ o ne' gli antichi o ne' moderni tempi.
+
+
+ 64. -- Di Nicolò Martelli
+
+ Se 'l mondo diede allor la gloria a Arpino
+ d'eloquenza immortale alta e profonda,
+ la vostra al nome egual gli vien seconda
+ Tullia di sangue illustre e pellegrino;
+
+ il cui spirto reale almo e divino,
+ sovra l'uso mortal di grazie abonda,
+ in guisa tal che l'onorata sponda
+ De l'Arbia, infino al ciel tocca il confino.
+
+ E 'l bel chiaro Arno ora di voi s'onora,
+ l'antico fuor traendo umido crine,
+ forma con l'acque in suon cotai parole:
+
+ qual luce e questa o beltà senza fine,
+ che col sommo valor le rive infiora
+ al gel, come d'april nel mezzo il sole?
+
+
+
+ 65. -- Di Ugolino Martelli
+
+ Se bella voi così le Grazie fero,
+ che pari al mondo non fu mai nè fia;
+ e se le muse con pietà natìa
+ il dolcissimo latte ancor vi diero:
+
+ qual piena voce e qual giudicio intero,
+ il valor giunto a somma leggiadria,
+ e scorgere e cantar sì ben potria,
+ ch'almen di lungo ne apparisse il vero?
+
+ Questi che vostri sono alteri onori,
+ e fanno altrui veracemente adorno,
+ scemar non può fortuna aspra e nimica.
+
+ E questa spero che di giorno in giorno
+ averete con doti assai maggiori,
+ di fosca e trista, omai lieta e aprica.
+
+ [Risposta al sonetto della TULLIA: _Più volte, Ugolin mio, mossi il
+ pensiero _.]
+
+
+ 66. -- Dello stesso
+
+ Se lodando di voi quel che palese
+ di fuor si mostra a le più strane genti,
+ rare bellezze e disusati accenti,
+ degne parole a ciò mi son contese:
+
+ com' esser vi potrà larga e cortese
+ la lingua a dir, che non tema o paventi
+ di tante ascoste in voi virtuti ardenti,
+ Tullia, ch'amor divino al cor v'accese?
+
+ Bontà, senno, valor e cortesia,
+ con l'altre mille insieme in voi cosparte,
+ rozzamente contar forse potria;
+
+ ma come rara e eccellente sia
+ ciascuna d'esse in voi, con mille carte
+ Mantova e Smirna a dir non basteria.
+
+ [V. 11. _Rozzamente cantar forse patria_.]
+
+
+
+ 67. -- Di Simone Porzio
+
+ Or qual penna d'ingegno m'assecura
+ di poter appressarmi al gran valore
+ di quella che di pregio alto e d'onore,
+ ornarmi con sue rime ha tanta cura?
+
+ La debil pianta, mia da sè non dura,
+ e se prende crescendo alcun vigore,
+ nutrita è dal fecondo vostro umore,
+ che tal frutto non vien d'altra coltura.
+
+ Ma se di quella vostra le semente
+ sempre mi trovo al petto, nè più spero
+ sentir d'essa giammai cosa più degna,
+
+ scorgete adunque col giudicio interno
+ che tutte l'altre voghe in me son spente,
+ e vive quel ch'amor di voi m'insegna.
+
+ [Risposta al sonetto della TULLIA: _Porzio gentile a cui l'alma natura_.]
+
+
+
+
+ LE AMOROSE EGLOGHE DEL MUZIO GIUSTINOPOLITANO
+ ALLA SIGNORA TULLIA D'ARAGONA
+
+
+ I.
+ MOPSO
+
+ Mopso, _solo_.
+
+
+ Canti chi vuol le sanguinose imprese
+ del fiero Marte, e d'onorati allori
+ cinto le tempie a suon di chiara tromba
+ desti i bianchi destrier, ch'in Campidoglio
+ han da condur i purpurei trionfi;
+ a me, cui 'l ciel non diè sì altero spirto,
+ basta parlar tra le fontane e i boschi
+ de gli onori di Pan; e che la fronte
+ m'ornin le Ninfe d'edere e di mirti,
+ mentre ch'al suon de le incerate canne
+ fo risonar quella virtù che move
+ dal vivo ardor de i lor splendenti lumi.
+
+ E or darà al mio dir ampio suggetto
+ l'amor del pastor Mopso; di quel Mopso
+ lo qual sacrato ha infin da i teneri anni
+ i sensi e l'alma al tempio di Parnaso.
+
+ Il buon pastor, cercando le pendici
+ de i santi gioghi, ha con novella cura
+ novo oggetto trovato ai suoi pensieri;
+ nova materia ha data a le sue rime:
+ che l'interno splendore e 'l chiaro viso
+ de la bella Tirrenia il petto ingombro
+ gli ha sì del suo piacer, che la sua lingua
+ d'altro non sa parlar, nè può, nè vuole
+ che di lei, ch'or gli siede in mezzo l'alma.
+ Ei non potendo un di 'l soverchio ardore
+ chiuder dentro al suo cor, in tali accenti
+ la strada aperse a la vivace fiamma.
+
+ MOPSO. Bella Tirrenia mia, che di bellezza
+ avanzi i più bei fior di primavera,
+ morbida più che tenera vitella,
+ ch'ancor non ha gustato erba nè fonte;
+ e delicata più ch'i bianchi velli
+ di non tonduto pargoletto agnello;
+ e più schiva d'amor e più fugace
+ ch'innanzi a cacciator timida cerva:
+ odi, bella Tirrenia: a queste ombrette
+ meco t'assidi, e i miei sospiri ascolta.
+
+ Era ne la stagion ch'i verdi prati
+ d'ogni intorno fiorian; fiorian le rose,
+ e cantavan gli augei tra i novi fiori,
+ quando prima ti vidi; e come prima
+ ti vidi, così ratto al cor mi corse,
+ mosso da la virtù de' tuoi bei lumi,
+ con gelato timor caldo disio.
+ Da quel dí innanzi entro 'l mio petto chiuso
+ ho continuo portato il foco e 'l ghiaccio.
+ E già due volte le campagne aperte
+ visto han d'intorno biondeggiar le spighe:
+ e due volte han veduto i salci e gli olmi
+ le non lor uve su per li lor rami
+ quai d'oro divenir, e quai vermiglie:
+ e tu nel duro cor, ghiaccio nè foco
+ crudel non senti, e non senti pietade.
+
+ Sappi, ninfa gentil, che dal suo giro
+ Venere bella per ciascuna parte
+ rimira aperte l'opre de' mortali;
+ e qual pastor, qual satiro e qual ninfa,
+ contra chi l'ama è disdegnosa e schiva,
+ la santa Dea ne sente altero sdegno,
+ e dimostrar ne suole agre vendette,
+ arder facendo i lor gelati cori
+ d'amor di tal, che gli disprezza e fugge.
+ Che doglia, che tormento, alma mia cara,
+ credi che sia l'amar chi te non prezza?
+ O tolga Dio, ch'in così amaro stato
+ i' ti vegga giammai; Tirrenia intendi:
+ non voler contra te l'ira de' Dei
+ mover sì leggiermente: ama chi t'ama.
+ Ama il tuo Mopso, il quale lode immortali
+ va cantando di te mattina e sera;
+ e va segnando intorno i sassi e i tronchi
+ del nome tuo per farti eterna e chiara.
+ Ama 'l tuo Mopso, il qual e giorno e notte,
+ o vegghi, o dorma, di te pensa e sogna:
+ te rimira, te cerca e te disia.
+ Braman le pecchie gli odorati fiori:
+ le molli gregge i rugiadosi paschi;
+ brama 'l cervo assetato i chiari fonti;
+ e te, Tirrenia, l'infiammato Mopso.
+
+ Mostra, ninfa gentil, il bel sereno
+ de la lucida tua tranquilla fronte;
+ de la cui vista l'aere e 'l ciel d'intorno
+ d'ogni parte s'allegra e si rischiara.
+
+ Rivolgi a me i begli occhi: o occhi belli,
+ occhi leggiadri, occhi amorosi e cari;
+ più che le stelle belli e più che 'l sole:
+ e a me cari più che armenti e gregge:
+ più che la vita cari e più che l'alma.
+ Occhi miei belli e cari, il chiaro lume
+ volgete a me benigni: e non vi annoi,
+ ch'arda del vostro ardor: e non v'incresca
+ mirar talor com'io mi struggo e ardo.
+ Oh ti fosse, Tirrenia, un giorno a grado
+ di fermar così presso e così fisso
+ que' tuoi begli occhi dentr'a gli occhi miei,
+ ch'ogniun di noi facendo a l'altro specchio,
+ con gli occhi suoi vedesse ne gli altri occhi
+ il suo stesso ritratto e l'alma altrui.
+
+ Volgi a me gli occhi: volgi gli occhi e volgi
+ il chiaro viso e le polite guance,
+ le molli guance ad ogni aura tremanti,
+ che fan tremar in me l'anima e i sensi
+ di diletto, di voglia e di dolcezza.
+
+ Ma qual'è quel diletto e quella voglia?
+ Qual la dolcezza che sentir mi face
+ il veder e l'udir le dolci labbra?
+ Quelle labbra amorose, dolci e care,
+ or dolcemente chiuse, or dolce aperte,
+ spirar per gli occhi e per l'orecchie mie
+ a l'alma mia dolcissimo veleno?
+ O misti insieme fior vermigli e bianchi:
+ o sparso tra be' fior soave odore:
+ o bramose mie labbra: o spirto ardente:
+ o anima mia accesa: e qual desire
+ tutto m'infiamma? E qual'è quel conforto
+ che mi promette il bel, che s'ode e vede?
+ Apri, Tirrenia, le rosate porte:
+ mostra, Tirrenia, i candidi ligustri:
+ spargi, Tirrenia, in graziosi accenti
+ l'ambrosia e 'l mel de l'amorosa lingua.
+ Di', Tirrenia, una volta: te solo amo,
+ al fedel Mopso tuo, che te sola ama.
+ Dillo, Tirrenia, e scopri il caro seno,
+ apri 'l giardin d'amor, dimostra al sole
+ i dolci pomi e gli odorati gigli.
+ Leva, Tirrenia, l'inimico velo
+ ch'a te'l tuo bel, a me 'l mio ben nasconde.
+ Invido avaro velo: avara mano,
+ crudo velo; man cruda e crudo core,
+ che tanto bene a gli occhi miei contendi.
+
+ Ninfa crudele, e perché con tant'arte
+ sì fieramente a' miei desir contrasti?
+ Ninfa crudele infin a gli occhi miei,
+ a gli occhi miei, crudele, hai posto 'l freno.
+ Deh, leva 'l velo omai, levane i nodi;
+ leva la crudeltà del natio petto:
+ lascia andar gli occhi vaghi al lor diporto
+ tra i diletti di Flora e di Pomona,
+ là ve vaga beltà, bella vaghezza
+ movon d'intorno le purpuree penne,
+ e fan festa ad Amor, che la sua fede
+ ha locata tra 'l bel de i cari pomi.
+ Man bella, cara man disciogli il laccio,
+ allarga il velo, o mano: a la man mia
+ sii cortese man cara: a la mia sete
+ porgi alcun refrigerio poi ch'invano
+ prego 'l petto crudel, e 'nvano aspiro
+ a la beltà de le purpuree gote,
+ invano al bel de le rosate labbra.
+
+ Ninfa bella e crudele, in cui combatte
+ bellezza e crudeltà, come non hai
+ qualche pietà di me? Le selve e gli antri
+ piangono al pianto mio; meco si lagna
+ eco non men del mio che del suo duolo:
+ e sovente gli augei su per li rami
+ muti si fanno a le mie doglie intenti:
+ e le gregge rivolte a i miei sospiri,
+ i paschi e i fonti mandano in oblio.
+ E tu sola se' nuda di pietade.
+
+ Vien, Ninfa bella, e fra le molli braccia
+ raccogli quel, che con le braccia aperte
+ disioso t'aspetta; e nel tuo grembo
+ ricevi lieta l'infocato amante;
+ stringi 'l bramoso amante, e strette aggiungi
+ le labbra a le sue labbra, e 'l vivo spirto
+ suggi de l'alma amata, e del tuo spirto
+ il vivo fiore ispira a le sue brame.
+ Giungansi insieme gli amorosi petti:
+ premer si sentan le vezzose poppe,
+ le belle poppe delicate e sode,
+ dal petto ad amor sacro e sacro a Febo,
+ non si ritengan più celate o chiuse;
+ le belle membra tue morbide e bianche
+ più che 'l cacio novello e più che 'l latte,
+ ad amor le consacra: e al tuo amante
+ qual vite ad olmo avviticchiata e stretta,
+ con lui cogli d'amore i dolci frutti.
+
+
+
+ II.
+
+ IL SOLE
+
+ Mopso, solo.
+
+ Già fiammeggiava presso a l'aurea Aurora
+ il pianeta maggior nell'oriente,
+ inargentando i nuviletti d'oro:
+ quand'io, ch'avea col fischio e con la verga
+ scorta mia greggia a i rugiadosi paschi,
+ posto a seder sott'una antica quercia,
+ notava intento il dilettevol suono,
+ che d'intorno facean le pecorelle
+ tondendo il verde de l'erboso suolo.
+ Ed ecco l'armonia d'una zampogna
+ sonar non lunge. Io da le dolci note
+ tratto, e lasciando il mio maggior pensiero,
+ in piè risorto, cheto, passo passo,
+ ver là mi mossi, e vidi a piè d'un faggio
+ sedersi un solo. E quanto gli occhi miei
+ scorger potero in quella incerta luce
+ mi parve Mopso; Mopso a cui le selve
+ son testimonie quanto a l'alme Muse,
+ e quanto ei sia ad Amor fedele amico.
+ E quale in pria mi parve, tal la voce
+ e 'l chiaro giorno poi mostrolmi aperto.
+ Quivi vago d'udir suoi dolci accenti
+ dietro una macchia stretto mi raccolsi.
+ E egli omai spuntando il primo raggio
+ del novo giorno, al dir la lingua mosse,
+ accompagnando il suon con tai parole:
+
+ MOPSO. Sorgi omai chiaro sole, e 'l ciel aprendo
+ l'aer rischiara; e 'l mare intorno imbianca;
+ la terra alluma; e 'l desiato giorno
+ riporta a gli animali e ai pastori.
+ Sorgi sol del mio sol sola sembianza.
+
+ Se non hai sole e se colei non ave
+ cosa simil, ben posso dir di voi,
+ che tu se' a lei, ed ella a te simile.
+ Sorgi sol del mio sol sola sembianza.
+
+ Solo se' sol, ch'in tutti gli alti giri
+ lume non è ch'al tuo lume s'aguagli,
+ nè lassù fuoco v'ha che t'assimigli.
+ E sola è sol in acque, in selve e in monti:
+ la bella ninfa mia, ch'è così sola,
+ che beltà non si mira a lei sembiante.
+ Sorgi sol del mio sol sola sembianza.
+
+ Quando cinto di raggi il capo biondo
+ a noi ti mostri, fugge d'ogni intorno
+ la cieca notte da l'ombrosa terra:
+ e s'allegrano in piani, in poggi e in boschi
+ le solitarie fiere, i vaghi augelli,
+ e con gli armenti, pecore e bifolchi.
+ Sorgi sol del mio sol sola sembianza.
+
+ E quando 'l lampeggiar del divo lume
+ a me si scopre, del mio tristo core
+ si scuote intorno il tenebroso velo:
+ gioiscon gli occhi miei: l'anima mia
+ tutta s'allegra e seco i miei pensieri;
+ e meco gode il mio cornuto armento.
+ Sorgi sol del mio sol sola sembianza.
+
+ Poi come le montagne d'occidente
+ ingombran la tua luce, e tu t'invii
+ al tuo riposo là nei bassi liti,
+ la fosca notte entro a l'oscuro manto
+ involve 'l cielo, e involve gli animali,
+ tenendo il mondo in tenebre sepolto.
+ Sorgi sol del mio sol sola sembianza.
+
+ E come del mio sol l'amata vista
+ da me si parte, al dipartir di lei
+ a me in un punto ogni mia luce è tolta.
+ Il giorno mio sen va verso l'occaso
+ e son sepolti in tenebrosa notte
+ i miei pensier, il cor, l'animo e l'alma.
+ Sorgi sol del mio sol sola sembianza.
+
+ Da che tolta è dal ciel tua ardente fiamma,
+ perché 'l superno chiostro intorno splenda
+ di mille ardori, non però ritorna
+ il giorno al mondo infin che non ritorni
+ tu, la cui luce ogni altra luce asconde.
+ Sorgi sol del mio sol sola sembianza.
+
+ E da ch'io de' begli occhi ho gli occhi privi
+ perché da mille belle e vaghe ninfe
+ cinto mi vegga, non però s'aggiorna
+ dentro al mio cor fin che colei non riede,
+ il cui bel lume ogni altro lume adombra.
+ Sorgi sol del mio sol sola sembianza.
+
+ Qualor avvien ch'a la tua accesa face
+ occhio mortal s'arrischi alzar i rai
+ per ritrar forse l'alma tua figura,
+ la soverchia virtù del tuo splendore
+ sì l'abbarbaglia, che smarrito e vinto
+ ad ogni aspetto uman si trova infermo.
+ Sorgi sol del mio sol sola sembianza.
+
+ E io qualor a la mia ardente lampa
+ mi riprovo d'alzar gli occhi e la mente,
+ per farne poi ne i tronchi alcun disegno,
+ il divo onor del rilucente oggetto
+ sì mi confonde, che perduti i sensi
+ non sento quel, che di me stesso io senta.
+ Sorgi sol del mio sol sola sembianza.
+
+ Poi quando più 'l tuo lume s'avvicina
+ al mondo nostro, occhio del mondo eterno,
+ e più drizzi i tuoi raggi sopra noi,
+ arde la terra, e arde ogni vivente;
+ e de la sete per colli e per piani
+ mancar si veggon gli alberi e l'erbette.
+ Sorgi sol del mio sol sola sembianza.
+
+ E quando a me 'l mio amato sol s'appressa
+ (il sol ch'è solo il sol de la mia vita)
+ e fiammeggiando in me 'l suo lampo vibra,
+ arde in me 'l cor, ardon miei accesi spirti,
+ e 'n me s'infiamma un sì caldo disire
+ ch'a me stesso mi sento venir manco.
+ Sorgi sol del mio sol sola sembianza.
+
+ Tu con la tua virtù non solo allumi,
+ non solo incendi quel che fuor si scorge,
+ ma dove umana vista non discende,
+ dentro passando, fai pregno il terreno
+ di tal semenza ch'i terrestri germi
+ producon d'ogni intorno e fronde e fiori,
+ onde si veston le campagne e i poggi.
+ Sorgi sol del mio sol sola sembianza.
+
+ E la virtù di lei non sol rischiara,
+ non sol infiamma la mortal mia scorza,
+ ma dove altro non passa che 'l suo sguardo,
+ in me varcando, in me fa tal radice
+ che poi germoglia in graziosa pianta,
+ in cui fiorendo i miei gentil concetti
+ fanno 'l mio col suo nome eterno adorni.
+ Sorgi sol del mio sol sola sembianza.
+
+ Ma che parl'io? che fo? dormo o vaneggio?
+ sì son col core al mio bel sole intento
+ ch'ad alta voce ancor chiamo e richiamo,
+ e pur or sommi accorto ch'è tant'alto
+ sorto 'l sol del mio sol sola sembianza.
+
+ Oh così fosse ai miei bramosi lumi
+ sorto il lor sol. Tornato è 'l giorno al mondo
+ non (lasso) a me, ch'a me non luce il sole,
+ non s'apre il giorno a me se non si scopre
+ colei, ch'è sola il sol de l'alma mia.
+ Oh me infelice sovra ogni vivente!
+ Sa l'universo, sanno gli elementi,
+ san le ninfe e i pastor, sanno i bifolchi,
+ san le fiere e gli augelli, e san le gregge
+ che da tornare ha il sole e 'l giorno e quando;
+ e sol io solo senza sole e senza
+ alcun lume, di giorno in cieca notte
+ vo brancolando: e non so quando o come
+ mi ritorni a veder l'amato raggio.
+ Ahi, lasso me dolente: or fosse almeno
+ la notte mia tal notte, qual'è quella
+ ch'al cader del suo sole al mondo sorge,
+ ch'in quella dolce notte in ogni verso
+ si posa in pace! Rive, prati e poggi
+ valli, monti, campagne, selve e fonti
+ han dolce requie, e i miseri mortali
+ quetan le stanche membra e ogni affanno,
+ ogni fatica, mandano in oblio.
+ Ma non è tal la mia, che cieco e solo
+ vo intorno errando. E non han pace o tregua
+ gli occhi miei, non i piedi e non la lingua;
+ no 'l pensir, no 'l desir, non i sospiri.
+ E s'alcun è che turbi l'altrui pace,
+ io son quel desso; che son sol colui
+ che col continuo suon de' miei lamenti
+ ho già stancate le campagne e i colli.
+ Almo mio caro sol, sarà giammai
+ ch'io ti rivegga un giorno, un giorno intero?
+ Un giorno che giammai non giunga a sera,
+ e gli occhi affisi in te quant'io vorrei?
+
+ Ahi, lasso me: perché, perché non lice
+ mostrar aperto il cor? perché disdetto
+ m'è 'l dir ch'io t'ami, se cotanto t'amo?
+ Perché disdetto a te l'amar chi t'ama?
+
+ Cotai parole, e altre sospirando
+ e lagrimando, il doloroso Mopso
+ spargeva a l'aura; e io che senza scorta
+ lasciata avea la greggia e tuttavia
+ sentia montando il sol montar il caldo,
+ lui lasciai pur dolersi: il dolce canto
+ fra me stesso membrando, e 'l petto pieno
+ non di minor pietà che di dolcezza.
+
+
+
+ III
+
+ IL FURORE
+
+ Mopso, solo.
+
+ Dive, ch'al suon de la dorata cetra
+ dei sacro Apollo, al glorioso fonte
+ fate dintorno mille dolci giri,
+ premendo il verde del fiorito suolo
+ liete alternando le vezzose piante
+ non senza l'armonia d'eterni versi:
+ quella, ch'è Donna de le Donne, e Donna
+ è del mio cor, o sante Donne, o Dive,
+ vuoi pur ch'io canti: e vuol che 'l canto s'erga
+ sopra ogni bosco. Adunque perchè 'l canto
+ sia canto degno di Donna sì cara
+ movete insieme e con voi mova Apollo:
+ mova tutto Elicona e si raccolga
+ tutto lo spirto vostro entro al mio petto.
+
+ Oh de la mente mia lucido specchio,
+ alma gentil fra le belle alme bella,
+ in cui fiso mirando d'ora in ora,
+ si fan dentr'al mio cor novi concetti,
+ da partorir scrivendo in nove carte;
+ lietamente ricevi il novo frutto,
+ che prodotto ha 'l germoglìo del tuo seme;
+ e mentre io fo sonar la mia zampogna
+ al furor del tuo Mopso porgi orecchie,
+ e nel furor di Mopso al furor mio.
+
+ Salita era la notte al sommo cielo
+ e rilucea nel mezzo del suo cerchio
+ la sorella di Febo, il bianco volto
+ tutta splendente del fraterno lume.
+ Taceva il mondo, in sè pe' lor vestigi
+ tacite si volgean l'eterne spere;
+ taceano i venti e 'l mar; tacea la terra
+ e con lei piani e colli, e monti, e valli.
+ Sol nel silenzio d'ogni alma vivente
+ non tacea Mopso: e non taceva amore
+ dentro al suo petto. Ei per deserte piagge
+ da furor trasportato, solo e vago,
+ errava, intorno pur con gli occhi fissi
+ ne la cornuta diva. E 'n quello stato
+ disse de l'amor suo cose sì nove,
+ che ne suonano ancor le selve e gli antri.
+
+ MOPSO. Dove, dicea, mi scorge or la tua luce,
+ candida luna, per solinghe strade?
+ Tirar mi sento ove per gli erti gioghi
+ rara di piede umano orma si scorge.
+ Qual novo aspetto e qual novo desire
+ verdeggia nel mio cor? La folta selva
+ de l'odorate, verdi, ombrose piante,
+ tutto m'empie d'orror e di diletto.
+ E quel dolce ruscel, che mormorando
+ fugge tra l'erbe e i flori, a sè mi chiama.
+ Ma donde viene il canto? E donde il suono
+ che sì dolce lusinga l'aere intorno?
+ E cosi è dolce, che simil dolcezza
+ non porge a me 'l belar de le mie gregge,
+ nè sì soave è 'l suon de le mie canne.
+
+ Or ecco là che giovinette donne
+ cinte le terapie di fronduti rami
+ fan la nova armonia; ina che vegg'io?
+ Non è tra lor, non è colei ìa mia?
+ Ahi! m'è tolta la voce. Or chi l'ha scorta
+ di mezza notte senza fida scorta
+ da le rive del Po fra questi boschi?
+ E che fa qui l'altero giovinetto
+ c'ha la lira dorata e d'or le chiome
+ e d'ogni vello ancor le guancie ha nude:
+ misero: adunque? Adunque in cotal guisa?
+ Or dove sono? E che fo? Vegghio o dormo?
+ Non so ove sia: non so se vegghi o dorma.
+ E s'io vegghio, è ella dessa o altra? Ahi, lasso,
+ non conosco io la ninfa mia? La voce
+ piena di melodia, gli ardenti lumi,
+ il vago aspetto, il grazioso viso:
+ gli atti soavi, i movimenti alteri:
+ l'andar, lo star: la mano, i piedi, i panni,
+ far la dovrian pur conta a gli occhi miei.
+ E s'altro a me non la facesse conta,
+ si la farìa quell'amoroso orrore
+ ch'a l'apparir di lei m'ha l'alma ingombra,
+ e quel desio, che qui condotto m'have,
+ u' condur non poteami altro desìo.
+ Ma ch'è quel ch'odo, che da l'altre l'odo
+ chiamar sorella e nominar Talia?
+ Questo bosco di lauri e quella fonte:
+ le donne coronate: il bel concento:
+ l'aspetto più ch'umano? Or una, e due,
+ tre, quattro, cinque, sei, sette, otto e nove,
+ il numero conviensi... questo è 'l giogo
+ de l'alme Muse: e queste son le Muse.
+ E una n'è la mia. È la mia ninfa
+ dunque una Musa, o son le Muse ninfe?
+ O mia, come dir debbo, alma mia Diva,
+ con quanto amor, con quanto studio ed arte,
+ fra mortali discesa dentro a l'alma
+ m'accendesti l'ardor; presso al cui raggio
+ movendo i passi, a questo santo giogo
+ mi trovo aggiunto. O mano, amata mano,
+ tu mi tien, tu mi guida: o caro dono,
+ bramato don, così ne foss'io degno.
+ Tu con la tua sorella le mie terapie
+ fai verdeggiar de l'onorata fronde
+ perch'ogni mio pensier tutto verdeggia.
+
+ O sacri, vivi e lucidi cristalli,
+ onde s'inaffian così rare piante,
+ qual radice ha sentito il vostro umore
+ c'ha virtù di produr pianta sì ferma
+ che non le nuoce il più cocente sole:
+ non la molesta grandine nè pioggia:
+ non la crolla il furor di Borea o d'Austro,
+ e non la tocca il folgorar di Giove?
+ Qual radice ha sentito il vostro umore?
+ Ne la sua pianta il verde eterno vive;
+ vivono eterni i fior, vivono i frutti:
+ nè muta vista per mutar stagione.
+ Beato, eterno umor che liete e chiare
+ fai le piante, le fronde, i frutti e i fiori;
+ i' pur spengo di te mia lunga sete:
+ e 'n te s'attuffan mie bramose labbra.
+ O che veggio? O che intendo? Il cieco velo
+ tolt'è da gli occhi miei: m'è fatto amico
+ il sacro coro, amico il santo Apollo.
+ Pur or conosco io te fedel compagna,
+ fedel mia guida e mia fedel maestra;
+ Erato bella. Tu fin da la culla
+ mi fosti a lato; tu la tua sorella
+ fra le genti mortali in forma umana
+ mi scorgesti a mirar. Tu mi dimostri
+ com'io lei segua, cui più sempre amando
+ l'alma mia più verdeggia e più s'infiora.
+
+ Ma che novo desir mi punge il core
+ di levarmi da terra? Oh, ch'i' mi sento
+ mutar di fuori e farmi un bianco augello:
+ le man, gli omeri, il capo, il collo, il petto
+ tutti si veston di novelle piume;
+ già comincio a cantar, già batto l'ali....
+ non mi lasciar Talia, levati a volo;..
+ Erato spiega al ciel l'aurate penne...
+ date forza al mio ardir, che senza voi
+ ogni mio sforzo alfin sarebbe invano.
+ Già lasciato ho 'l terreno; altero e lieve
+ sopra i nuvoli m'alzo e sopra i venti:
+ già mi si fa minor e terra e mare.
+ Alma sorella del compagno e Dio
+ de la mia Dea benigna, a te raccogli
+ colui, cui la tua luce ha mostro il calle
+ di gir al monte ove la via s'impara,
+ che l'alme altrui conduce a più bel monte.
+
+ I' veggio aperte le dorate porte
+ del gran gìardin, ch'i muri ha di zaffiro;
+ qui n'accoglie Diana; e qui n'envia
+ per la verdura del suo bel verziero;
+ qui la fiorita e verde primavera
+ move d'intorno, e va pascendo il verde
+ del santo umor de la rugiada eterna;
+ qui l'alma Clori e 'l suo diletto sposo
+ spargendo a l'aere ognor novelli odori
+ van dipingendo il variato suolo;
+ qui non arde la state e qui non sfronda
+ l'autunno i rami e non gli imbianca il verno;
+ qui vive il verde eterno; eterni rivi
+ di liquidi smeraldi i verdi prati
+ van compartendo; al mormorar de l'acque,
+ al soave spirar de le dolci aure,
+ al tremolar de i verdeggianti rami,
+ suonano in dolci e 'n dilettosi accenti
+ mille amorosi eterni rosignoli.
+ Qui s'odon risonar cetre e zampogne;
+ immortai cetre e immortai zampogne;
+ oh dolce vista, ed oh soavi note;
+ oh tra 'l veder e udir dolci pensieri;
+ qui, santissime Muse: qui Talia,
+ qui, qui sia, Diva, eterno il nostro albergo.
+
+ Così diceva il forsennato Mopso:
+ e così detto, muto e sbigottito
+ stette buon spazio; e 'n sé fatto ritorno
+ e raccolto lo spirto, alti sospiri
+ dal cor traendo, intorno al molle tronco
+ d'un tenero olmo tai parole scrisse:
+
+ Udite selve, udite Dei silvestri,
+ odan le ninfe, oda ogni pastore.
+ Ho veduto Elicona e 'l sacro bosco;
+ ho veduto 'l licor ch'i nomi avviva;
+ veduto ho Febo e le dotte sorelle,
+ e Tirrenia fra loro; una di loro
+ è la bella Tirrenia: ella m'ha tratto
+ al sacro bosco, e dal bosco a la fonte,
+ e da la fonte al cielo: ella è colei
+ che m'arde 'l cor; ella è colei ch'io canto;
+ ella è il mio sole; ella è la mia Talia.
+ Ed io son Mopso. Pianta eterna vivi:
+ e i nomi nostri eternamente serva.
+
+
+
+ IV.
+
+ TALIA
+
+ Mopso, solo.
+
+ Già risalito sopra l'orizzonte
+ il pianeta d'amor dal terzo cielo
+ fiammeggiando spargea l'aer sereno,
+ il tempestoso mare, il duro suolo
+ di chiari raggi e di virtute ardente:
+ e destando le selve e le campagne,
+ richiamava pastor, gregge e bifolchi
+ a le zampogne, a i paschi e a gli aratri.
+ Quando Mopso d'ardor l'anima acceso,
+ posto a seder in una erbosa riva,
+ al dolce mormorio di lucid'onde
+ in sè raccolto, immobile e pensoso
+ si stette alquanto; indi a sue dolci note
+ rispondendo gli augei, le selve e l'acque,
+ ruppe 'l silenzio in così nuovi accenti,
+ che n'han fatto conserva i Dei silvestri,
+ per dar lor vita in più ch'in una etade.
+
+ Or qual fosse 'l suo canto, a lei che desta
+ ti tiene ognor a gli amorosi canti
+ fa che 'l ritorni a dir rozza zampogna;
+ e sia tale il tuo suon, che degno sia
+ de materia maggior che di zampogne.
+ MOPSO. Alme sorelle, che d'eterno grido
+ rendete onor a chi col cor v'onora,
+ se mai liete porgeste alcuna aita
+ al suon de gli amorosi miei sospiri,
+ or, che d'amor cantando è 'l mio pensiero
+ cantar voi insieme (che di voi cantando
+ canto 'l mio amor) a l'incerate canne
+ ispirate sì dolce e chiaro suono,
+ che sia 'l mio amor co'l vostri nomi eterno.
+ Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
+ cinte le tempie d'odorati allori.
+
+ E tu, mio santo e mio soave ardore,
+ dotta e bella Talia, mentr'io m'affanno
+ per voler dir di te, ne l'alta impresa
+ porgi soccorso a la mia fioca voce:
+ dammi ardir, dammi forza; alza 'l mio ingegno
+ e con la cara mano un novo ramo
+ fresco, verde, odorato, or ora colto
+ dal sacro monte a la mia fronte avvolgi.
+ Movi Talia, movete sante Dive.
+ Movete o sante Dive a i vostri onori,
+ cinte le tempie d'odorati allori.
+
+ Sorge in Boezia e non molto lontano
+ dal gran Parnaso un onorato giogo
+ che d'altezza e d'onor con lui contende;
+ quest'è 'l santo Elicona, in cui verdeggia
+ l'eterna selva sacra al sacro Apollo,
+ d'uno e d'altro valor degna corona.
+ Qui si monta per luoghi alpestri ed ermi;
+ raro sentier v'appar, rari vestigi;
+ nè v'ascende uom mortal, cui 'l ciel non chiama.
+ Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
+ cinte le tempie d'odorati allori.
+
+ Quest'è quel poggio, che fra gli altri poggi
+ è de le Muse il più diletto poggio:
+ qui 'l grande Apollo ispira entro a' lor petti
+ quella virtù ch'a lui 'l gran padre ispira;
+ ed elle l'alme elette a i Dei più care,
+ chiamano al verde de l'amate piante;
+ e chiamanle al licor del chiaro fonte;
+ chiamanle al chiaro fonte d'Ippocrene,
+ eterno onor del sangue di Medusa.
+ Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
+ cinte le tempie d'odorati allori.
+
+ Scritto è nel sasso antico, onde si versa
+ la dolce vena, in ben limati versi,
+ ch'un giovinetto che di pioggia d'oro
+ fu conceputo, alzato un giorno a volo
+ uccise lei, che con l'orribil vista
+ rivolgea l'uomo in insensibil marmo:
+ e che del sangue suo, mille veleni
+ fur sparsi in terra; e fra i diversi mostri
+ un'alato destrier subito apparve.
+ Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
+ cinte le tempie d'odorati allori.
+
+ Questi nitrendo e dibattendo l'ale
+ si levò in aere, e dopo un lungo corso
+ pervenuto al bel giogo ond'io favello,
+ volando tuttavia, nel duro masso
+ percosse un'unghia, e quei ratto s'aperse
+ larghi versando e liquidi cristalli.
+ Apollo il vide, e 'l vider seco insieme
+ tutte le nove Muse, ed egli, ed elle,
+ fede ne fanno a chi con lor ragiona.
+ Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
+ cinte le tempie d'odorati allori.
+
+ E quest'è 'l fonte in cui, cui 'l ciel non nega
+ di poter pur bagnar le somme labbra,
+ cantar si sente al par de i bianchi cigni.
+ Qui conducon le Dive a cui interdetto
+ non è 'l bel monte, e 'ncoronati e molli
+ del santo rio gli rendono a' mortali,
+ perchè rendano a ogniun degna mercede
+ de le fatiche lor, de le bell'opre
+ qual ornando di lauri e qual di mirti.
+ Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
+ cinte le tempie d'odorati allori.
+
+ Quinci discesi quegli spirti eletti
+ sopra tutt'altri, con eterne lode
+ or del fier Marte, or del soave Amore,
+ cantano il sudor d'un, d'altro i sospiri.
+ E per memoria de l'amato albergo
+ aman le ninfe i poggi, i fonti e i boschi.
+ Ed è ragion, ch'ancor quelle chiare alme,
+ in rimembranza del lor nascimento,
+ godon di luoghi solitarii ed erti.
+ Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
+ cinte le tempie d'odorati allori.
+
+ Fra le selve Pierie il Dio dei Dei,
+ quel ch'ad un cenno il ciel move e governa,
+ d'amor acceso, in forma di pastore
+ con la bella Nemosine si giacque.
+ Era costei la più vezzosa ninfa,
+ ch'in quella o in altra età, ninfe e silvani,
+ tenesse al suon de le sue dolci note
+ dolce cantando le memorie antiche,
+ e gli occhi avea stellanti e d'or le chiome.
+ Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
+ cinte le tempie d'odorati allori.
+
+ Giacquesi con lei Giove, e tante notti
+ giacque con lei, quante del santo coro
+ son le dotte sorelle. E poi che Febo
+ nove volte ebbe visto l'auree corna
+ rifarsi al lume suo rotondo specchio,
+ tante chiamò Lucina al suo soccorso
+ la bella ninfa, e d'altrettanti parti
+ madre divenne. O ben felice madre
+ il mondo adorno ha il tuo fecondo ventre.
+ Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
+ cinte le tempie d'odorati allori.
+
+ Venute in luce le felici piante,
+ de' cui be' fiori e de' cui dolci frutti
+ dovea goder il cielo e 'l nostro mondo,
+ il sommo padre di sì bella stirpe
+ tutto gioioso i teneretti germi
+ degni intendendo di più degno suolo,
+ che di suolo terren, fece pensiero
+ di voler trapiantar la nova selva
+ ne le splendenti sue felici piaggie.
+ Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
+ cinte le tempie d'odorati allori.
+
+ De' cieli d'uno in uno il re de' cieli
+ donò loro il governo ad una ad una;
+ e d'una in una a loro i nomi impose.
+ Quella cui diede il cerchio in cui si mira
+ errar d'intorno con cangiati aspetti,
+ la dea de la cornuta e bianca fronte,
+ fu la bella Talia, la cui virtute
+ fa verdeggiando germogliar gl'ingegni
+ di verdura immortal di fiori eterni.
+ Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
+ cinte le tempie d'odorati allori.
+
+ Toccò a Mercurio seguitar l'impero
+ de la placida Euterpe, a la cui voce
+ s'empion l'alme di gioia e di diletto.
+ S'accompagnò con l'alma dea di Cipri
+ Erato bella, che ne l'alme inesta
+ quel caro germe ch'è chiamato Amore;
+ e Melpomene ascese al quarto lume,
+ e la spera di lui tempra e rivolve
+ col canto suo, ch'è pien d'ogni dolcezza.
+ Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
+ cinte le tempie d'odorati allori.
+
+ L'ardente spirto del superbo Marte
+ ogni orgoglio deposto, non rifiuta
+ di dar orecchie a la famosa Clio.
+ A Tersicore diede il re superno
+ che de la stella sua fosse compagna,
+ tutto invaghito di sua allegra vista;
+ e di Polinnia gode il padre antico
+ notando l'armonia del vario suono
+ e la memoria de le cose belle.
+ Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
+ cinte le tempie d'odorati allori.
+
+ Urania su volando altera salse
+ fra mille lumi, ed or in or s'aggira
+ lieta del suo bel ciel cantando intorno.
+ Calliope non ebbe proprio nido
+ dal sommo padre: ei volle ch'in ciascuna,
+ de l'altrui stanze fosse la sua stanza:
+ e le buone sorelle a la sorella
+ congiunte in dolce amor, in dolci accenti
+ cantando insieme fan dolce armonia.
+ Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
+ cinte le tempie d'odorati allori.
+
+ Signoreggiano in cielo, e 'n su la terra
+ han signoria quell'anime celesti:
+ e ciascuna di lor da la sua spera,
+ Calliope da tutte il lor valore
+ spargon quaggiù ne i più chiari intelletti.
+ E qual del divo spirto ha l'alma ingombra
+ a lui s'apre Elicona: a lui le chiome
+ cingono i lauri: a lui non si disdice
+ spenger la sete al fonte d'Aganippe.
+ Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
+ cinte le tempie d'odorati allori.
+
+ Ma che novo furor m'ha 'l petto ingombro
+ di voler col mio calamo palustre
+ sonar di lor, ch'a i sempiterni Divi
+ rotando tuttavia l'eterne spere,
+ de le lor voci fan dolce concento?
+ Mercè dive, mercè del novo ardire
+ non vi chiamai nimico, e non mi vanto
+ di cantar vosco a prova. Anzi 'l desio
+ onde 'l vostro valor m'ha l'alma accesa
+ mi mosse a ragionar de i vostri onori.
+ Tornate, o sante Dive, a i vostri allori.
+
+ Tornate Dive; tornin l'altre e meco
+ rimanga la dolcissima Talia;
+ rimanti, o Diva, con colui che sempre
+ teco è col core. O Musa a le mie rime
+ basta la tua virtù. Tu 'l mio Elicona,
+ tu 'l mio Parnaso se': tu se' 'l mio Apollo:
+ tu con l'ardor de' begli occhi sereni
+ accendi entro 'l mio cor sì chiaro foco,
+ che l'invidia del tempo in alcun tempo
+ non potrà spegner mai la nostra luce.
+ Tu con la soavissima favella,
+ col dolce suon, con le celesti note
+ e con la leggiadria del chiaro stile,
+ me togliendo a me stesso, a dir m'invii
+ cose, ch'i' spero, che fra questi boschi
+ si serveranno ancor dopo mill'anni.
+ E trovando Talia per mille tronchi
+ scritto per la mia man, trovando Mopso
+ scritto per la man tua, n'avranno ancora
+ diletto e invidia la futura gente.
+
+ O che parlo? Il tuo aspetto a dir m'ispira
+ quantunque io parlo; tu mia lingua movi,
+ tu mi porgi i concetti e le parole.
+ O mia musa, o mio amor. E qual fu mai
+ più glorioso amor che la mia Musa
+ è 'l mio amor, e 'l mi' amor è la mia musa?
+ Dolce amor, dolce musa: e non vaneggio;
+ non è 'l mio sogno; no, che viva e vera
+ ti veggio alma mia diva; e tal ti scorgo
+ qual ti scorgono e Febo e tue sorelle
+ a l'onde di Permesso; e qual ti scorge
+ la sorella di Febo entro al suo giro.
+
+ Quant'è la gioia mia? Con voi ragiono
+ riposti orrori e solitaria riva:
+ e prego che fra voi si stian sepolte
+ le mie parole: e voi piacevoli aure
+ fermate l'ali e eco non risponda:
+ non risponda eco a me, che la sua doglia
+ mal si conface al mio gioioso stato.
+ Chieggio silenzio, acciochè fuor non s'oda
+ per la mia bocca l'alta mia ventura,
+ che d'invidia potria colmare altrui.
+ Quella, ch'un tempo per l'erbose sponde
+ de l'ampio laco de l'antica Manto
+ fece tenor cantando al gran Menalca:
+ quella, quella or risponde al vostro Mopso.
+
+ Volgi a me i lumi o diva, ch'in que' lumi
+ godo del ben del ciel: la lingua snoda
+ dolce mio santo amore; da quella lingua
+ sente 'l mio cor dolcezza più ch'umana.
+ O dolce il veder mio s'eternamente
+ gli occhi affisassi dentro a tuoi begl'occhi,
+ e tu gli occhi affisassi a gl'occhi miei:
+ o dolce udir, se 'l suon dolce e soave
+ sonasse eterno dentro a le mie orecchie,
+ dentro al cor penetrando, e dentr'a l'alma.
+ O dolci i miei pensier, se al mio desire
+ s'unisse il tuo desir con tanto affetto
+ che fosse una la mia con la tua voglia.
+
+ O mia Diva, o mio amor, se del tuo amore
+ e se del tuo favor tanto cortese
+ sarai a l'alma mia, che le mie rime
+ s'ergan sopra l'invidia, e i miei pensieri
+ sian pensier di letizia, in su la foce
+ del Formion, là dove il bel Sermino
+ quinci le dolci e quindi le salse onde
+ bagnan d'intorno, un venerabil tempio
+ sorgerà al nome tuo; quivi i pastori
+ soneran sempre a te cetre e zampogne:
+ e di fior sempre, e sempre di verdura
+ si trecceranno a te ghirlande fresche.
+ E da i colli e da l'onde, i Dei silvestri
+ e le ninfe e i tritoni, incoronati
+ di liete frondi, a te festosi giri
+ faran dolce iterando il tuo bel nome:
+ e fra gli altri la bella, la più bella
+ ninfa ch'abbia tutt'Adria in alcun scoglio
+ Egida bella l'onorate tempie
+ cinta di rami di felice oliva,
+ Talia cantando, e 'l nome di Talia
+ risonando d'intorno, e poggi e valli,
+ sopra i sacrati altari in fochi eterni
+ spargerà lieta a te con larga mano
+ in sacrificio gli odorati incensi.
+ Te col divo splender de i lumi santi,
+ col dolce riso e con la chiara voce,
+ ferma o Diva, e col cuore il mio bel voto.
+
+
+
+ V.
+
+ LA LONTANANZA
+
+ Mopso, solo.
+
+ È già gran tempo o Muse il mio suggetto
+ l'amor di Mopso, e voi beate Dive
+ sete 'l suo amore. Or il dolente Mopso
+ dal dolce amato nido e dal suo bene
+ fatto lontan, va empiendo selve e campi
+ di dolor, di sospiri e di querele.
+ Contan le ninfe che fra gli altri un giorno
+ lungo la riva, su verso le fonti
+ del vago Po salendo, a tali accenti,
+ a sì pietosi, a sì dogliosi accenti
+ allargò 'l fren, facendo in ogni verso
+ gemer le sponde al nome di Talia;
+ che le triste sorelle di Fetonte
+ obliando 'l lor duol, al suo dolore
+ porsero orecchie, e vinte di pietate
+ largaro il corso a non usati pianti.
+ Or qual fosse il suo pianto o santo coro
+ ditelo a' boschi nostri, e non vi annoi
+ di por le dotte e dilicate labbra
+ a le mal culte mie silvestre canne,
+ E tu mio dolce duol, mia amara gioia,
+ mio solo eterno amor, mia prima Musa,
+ mentr'io cantando lacrimo e sospiro
+ con pietate raccogli il triste canto.
+ Incominciate o Dee: le selve e gli antri
+ daran risposta al lacrimabil suono.
+
+ MOPSO. Lasso; quest'è ben dura dipartita;
+ dura, crudel, amara dipartita,
+ via più ch'assenzio amara e più che morte.
+ Ed è ragion, ch'estremamente amaro
+ mi sia 'l partir da lei che m'è più cara
+ che la zampogna mia, più che l'armento:
+ più che la vita cara e più che l'alma.
+ Ahi, ahi! protervo amore di te mi doglio,
+ protervo, iniquo e dispietato amore.
+ Tu con fredde paure in van sospetti
+ mi tenesti gran tempo, mentre ch'io
+ lei per Tirrenia e per ninfa del Tebro
+ amai languendo, ardendo e lacrimando.
+ Poi che 'l favor de' più benigni divi
+ salir mi fece il glorioso monte,
+ e mi fece veder fra i sacri allori
+ l'alto mio santo e dolce amore; e poi
+ che tolto via il furor di gelosia
+ alti e dolci pensier battendo l'ali
+ m'inalzavano al cielo altero e lieto;
+ hai tronco 'l volo a' miei gentil desiri.
+
+ Ahi lasso me dolente, e qual furore
+ mi conduce ad oprar la rabbia e i denti,
+ contro il benigno mio soave Iddio?
+ Mercè Signor, dolce Signor perdona
+ al soverchio martir che mi trasporta.
+ Tu la mia scorta se', tu 'l mio maestro;
+ tu se' 'l mio onor e tu se' la mia palma;
+ tu con la face tua m'hai mostro il calle
+ d'ir al bel monte: tu con l'auree penne
+ impenni i miei pensier; tu nel mio petto
+ scolpita hai la dolcissima Talia.
+
+ Per tante grazie a te di sacro sangue
+ spargerei d'or in or i santi altari,
+ a te arderei gl'interi sacrifici,
+ se non che tu (qual'è 'l tuo cor pietoso)
+ di crudeltà nimico, il sangue aborri.
+ Ma di quel, checchesia, che non rifiuti,
+ di fior, di lode, e d'odorati fumi,
+ la mia man, la mia lingua e la mia mente
+ a te non sieno in alcun tempo avare.
+
+ Da dolermi ho di mia crudel fortuna,
+ anzi di lui, che fa la mia fortuna.
+ Di te m'ho da doler, di te Tirinto,
+ crudel Tirinto, or se mai 'l petto caldo
+ ti sentisti d'amor: se punto amico
+ se' de le dotte Muse, il petto caldo
+ pur ti senti talor, e eterno amico
+ se' de l'amate Muse, ahi crudo, e come
+ puoi scurar dal suo amor l'acceso amante?
+ Come tòrre a la Musa il suo poeta?
+ Ben ti dovria Tirinto esser a grado
+ d'udir al suon di Mopso e di Talia
+ risponder Eco: e l'una e l'altra sponda
+ del tuo bel fiume: il tuo bel fiume e Eco
+ ti pon far fede che eia le pendici
+ de l'alto giogo, onde 'l Dio del tuo fiume
+ da l'ampio vaso versa i larghi rivi
+ insin là dove, per diverse foci,
+ si scorga in Adria, in tutte le sue rive
+ non ha 'l più santo ardor, nè 'l più gentile.
+ E tu cerchi d'opporti a tale amore.
+ O Tirinto crudel, se non ti move
+ il mio dolore e 'l mio cocente affetto,
+ di lei ti mova il grazioso sguardo,
+ ch'acceso di desir tacendo grida,
+ e per pietà pregando a te s'inchina.
+ Movati 'l suon di que' pietosi versi
+ in ch'ella amaramente sospirando
+ riprega te per l'amorosa face,
+ che 'l suo diletto Mopso a lei ritorni;
+ sia pietoso Tirinto e sia sicuro
+ che qual pastor, qual ninfa e qual bifolco
+ non ha pietade a chi d'amor sospira,
+ non gli ha pietade amor, quand'ei sospira.
+
+ Misero me, i' mi dolgo, e tuttavia
+ dilungando mi vo dal mio desio,
+ e per molto desio piango e languisco;
+ e fo col pianto mio col mio languire
+ pianger gli sterpi e fo pietosi i sassi.
+ Fera ventura, veramente fera,
+ che tu diva gentile e 'l tuo fedele
+ esser debbiate eternamente insieme
+ fermo suggetto a dolorose note.
+
+ Or il vago pensier va rimembrando
+ quelle parole tue; quelle parole,
+ quelle, quelle, quell'ultime parole
+ che mi sterparo il cor, mi svelser l'alma.
+ Ben è ragion ch'eternamente t'ami,
+ e se verace amore, se ferma fede
+ merta cambio d'amor, ragion è ancora
+ che tu, mia vita, eternamente m'ami.
+
+ Non sia mai luogo o tempo che disgiunga
+ da me 'l tuo amor, che mai per luogo o tempo
+ non sarà l'amor mio dal tuo disgiunto;
+ meco sia 'l tuo pensier, che 'l mio pensiero
+ sempre è con te. Con me sia 'l tuo desire,
+ che teco è 'l mio desir: sia l'alma tua
+ sempre con me, che teco è l'alma mia.
+ Così ci ricongiunga un giorno amore;
+ e ricongiunga con felice sorte
+ i pensieri, i desiri e l'alme nostre.
+
+ Lasso che 'l ragionar il pensier segue
+ e ragionando ognor cresce la voglia,
+ e crescendo la voglia il duol sormonta.
+ Vago fiume, alte rive, ombrose piante,
+ passò mai quinci, o qui mai si ritenne
+ pastor alcun a cui sì tristi lai,
+ sì cocenti sospir, sì largo pianto
+ facesser fede del dolor suo interno?
+ Ma degno è ben che mia lingua si dolga,
+ e che sospiri il core e piangan gli occhi.
+ È tolto agli occhi il sol de gli occhi santi;
+ il sol, ch'è solo il sol de gli occhi miei,
+ il sol, ch'oltre per gli occhi al cor passando
+ tutto l'empiea di vivi ardenti spirti;
+ di spirti che mia lingua a ta' suggetti
+ movea sovente, che per avventura
+ non son suggetti da ciascuna lingua.
+ Or sendo privo di sì altero oggetto
+ ragion è ben che 'l mio dolor sia solo;
+ e che sia la mia lingua, il cor e gli occhi,
+ lingua fioca, cor tristo e occhi molli.
+
+ I' vo dolente, e pur convien ch'io vada;
+ misero Mopso ov'è la tua Talia?
+ Cara Talia, ov'è il tuo fido Mopso?
+ O duro fato, o cruda dipartita.
+
+ Lasso, che importa a poverel pastore
+ quel che facciano i ricchi, empii tiranni?
+ Che tocca a me cercar l'armate squadre?
+ Inique stelle: veramente i cieli
+ contra me son giurati; e 'l fiero Marte
+ ha tant'arme commosse e tanti sdegni
+ per dipartirmi dal maggior mio bene.
+
+ O fortunati, a cui 'l terren natìo
+ è fermo seggio e certa sepoltura:
+ fortunati bifolchi voi se 'l giorno
+ i buoi giungete e col gravoso aratro
+ sottosopra voltate i duri campi,
+ non v'è negato almen tornar la sera
+ a le capanne vostre, a i dolci alberghi,
+ a le dilette vostre compagnie.
+ Voi non arate il periglioso suolo
+ del tempestoso mar: voi gli alti gioghi
+ non varcate giammai de l'orrid'alpi;
+ voi non bevete le straniere fonti.
+ È 'l lungo cammin vostro a la cittade,
+ a la città, al mercato; e quindi il sole
+ che v'ha condotti ancor vi riconduce.
+ Voi fortunati e sfortunato Mopso:
+ ei da quel dì ch'al sol pria gli occhi aperse
+ non ha potuto ancor pur una volta
+ dir: qui sarà domane il mio soggiorno.
+ Ma da la patria ad estrani paesi
+ dal Tebro a l'Istro e dal Po alla Garonna,
+ d'oltre il Carnaio a l'ultimo Oceano,
+ e dal Vesuvio a gli alti Pirenei
+ errando ognor, è stato a tutte l'ore
+ perpetuo strale a l'arco di fortuna.
+
+ Misero Mopso! O patria, o patria cara;
+ o grande Antiniano, o bel Sermino,
+ o vago Formione, o scoglio amato
+ quando sarà ch'io vi rivegga e dica:
+ quel poco omai di vita che m'avanza
+ mi vivrò pur tra voi, ch'è quel ch'io bramo?
+ Il grande Atiniano, il bel Sermino
+ il vago Formion, l'amato scoglio
+ a me è Talia. Talia mi renda 'l cielo
+ ch'è Talia la mia patria e 'l mio riposo.
+
+
+
+ VI.
+
+ LA SCONCIATURA
+
+ Mopso, solo.
+
+ Torniamo, o Muse, ai pianti e ai sospiri:
+ nostro soggetto or son sospiri e pianti.
+ Il vostro Mopso si consuma e strugge.
+ Or mentre io ch'io con lui mi lagno e ploro
+ seguite o dive le dolenti note.
+
+ FEDEL mio, se 'l mio Mopso men fedele
+ fosse in amor, i' vi so dir per vero
+ che fora la sua vita men dolente;
+ ma suo costante amor sua ferma fede
+ di vento di dolor, d'amaro umore
+ gli tien ognor il petto e gli occhi pregni;
+ e voi il sapete pur, ch'alcuna volta
+ gli occhi affissate in lui tutto pietoso.
+ Or se la vista del suo aspetto solo
+ può pietade inestar ne gli altrui cori,
+ che dovran far i dolorosi lai?
+ Il miserel ad or ad or s'invola
+ al vulgo e ai pastori; e in qualche bosco
+ in qualche antro riposto si raccoglie;
+ quivi s'asside, e quivi s'accompagna
+ or con un tronco antico, or con un sasso:
+ e di sé privo, col pensier dipigne
+ il dolce amato viso; in quel ritratto
+ gli occhi e l'animo affisa: in quel si specchia;
+ con quel ragiona; e quel tanto ha di pace
+ quanto 'l ritiene il dilettoso inganno.
+ Poi ch'in sé è ritornato, il duolo immenso
+ non capendo ne l'alma, si disgombra
+ per lo petto, per gli occhi e per la lingua
+ in spirti accesi, in lacrimosi rivi,
+ in fiochi, rotti ed angosciosi accenti.
+
+ I' pascea un dì 'l mio armento per le piagge
+ del bel Tesin: e così passo passo
+ per la sua riva errando, il piè mi scorse
+ là ov'io sentì dolersi quel meschino
+ con le fere, con l'acque e con gli sterpi.
+ E quanto con la mano ir seguitando
+ potei 'l suo dir, le triste sue querele
+ diedi a serbar ad una antiqua quercia.
+ Or, a voi di ridirle è 'l mio pensiero:
+ e voi cui talor visto ho 'l petto caldo
+ di caldo amore, e che di vera fede
+ portate il nome, con pietate udite
+ gli acri lamenti del fedele amante.
+
+ MOPSO. O mia cara Talia, m'ha dunque il cielo
+ disposto ad amarti perch'amando i' pera?
+ Ben poss'io dir che quanto gira il sole
+ non ha la nostra età più ardente foco:
+ non più gentil, non più lodevol foco
+ che sia 'l mio foco, e posso dir ancora
+ che non ha 'l mondo e non ha 'l secol nostro
+ alcun del mio più sventurato amore.
+
+ Bella, vaga, gentil, dolce Talia,
+ vaga e dolce Talia, ma non men cruda
+ che vaga e bella e che dolce e gentile:
+ perché crudel? Perché se tante voci
+ e se tanti sospir, se tanti pianti
+ ti mando d'or in or giù per quest'acque,
+ alcun tuo accento a me non mai ritorna?
+ Perché s'ami 'l tuo Mopso, a le sue pene
+ non hai pietate? E se pietà ti move,
+ che non porgi al dolente alcun conforto?
+
+ Misero Mopso, e sarà dunque il vero
+ quel, che per tutti i boschi ognor ribomba
+ del breve amor, de' mal fermi pensieri
+ del sesso feminil? Ahi! dunque lasso
+ avrò senza 'l suo amor da stare in vita?
+ Non sarà il ver, sebbene e pastorelle
+ e Ninfe, e Driadi e Naiacli, e Napee
+ son di mobil voler; però non voglio
+ dir che sia 'l suo così mutabil core.
+ Non è la mia non è cosa mortale,
+ non Naiada, non Driada od altra Ninfa;
+ ma de l'eccelse eterne abitatrici
+ de le spere celesti, una di loro
+ è la mia diva: e col suo divo spirto
+ nel cor mi spira l'alte cose belle.
+
+ O pur non sia fallace il creder mio.
+ Or mi sovvien, ch'ancor de l'alte dive
+ son mal stabili i cori. E quante volte
+ mutò voglia e amor la dea di Cipri,
+ la dea del terzo ciel? Di lei mi taccio.
+ Ma la bianca, la fredda e casta luna
+ come fu fida, lasso, al fido amante?
+ Il sanno gli alti boschi, ch'alcun tempo
+ vider Pan lieto e tristo Endimione.
+ Mal fida luna, avara luna; e troppo
+ grande argomento de l'incerta fede
+ de le mutabil, de l'avare voglie
+ del femineo desir. Chi mi conforta
+ in sì novo dolor? Su per le rive
+ del vago Po non mancano i pastori:
+ non mancano i leggiadri e bei pastori,
+ non i ricchi pastor di grassi armenti.
+
+ Ma non di gregge mai, non mai d'armenti
+ vidi vago 'l suo cor. Gli umil disiri
+ sdegna quell'alma sopra ogni alma altera.
+ Non per fior giovenil, non per tesoro
+ apron le sante Dive il santo monte.
+ Nè per fior giovenil, nè per tesoro
+ dee la mia Diva altrui largare il petto.
+ Caro a Talia di Mopso è il dolce canto
+ pien d'alti spirti e di gentili ardori.
+
+ Or non ha 'l Po di più soavi note?
+ Di più gentil, di più leggiadri spirti?
+ Dolente me: di quanti or mi sovviene
+ chiari pastor ch'alberghin per le sponde
+ dov'alberga 'l mio ben, tante punture
+ mi sento al cor. Ahi! ch'ella non rivolga
+ gli occhi altrove e l'orecchie e i pensieri.
+
+ Chiari pastor, deh! no, deh! no per Dio,
+ tant'oltraggio al buon Mopso. O Musa, o Diva:
+ o mia Musa, o mia Diva, il tuo buon Mopso,
+ il tuo devoto il tuo costante Mopso,
+ il tuo sincero il tuo verace amante,
+ il tuo fedel pastor il tuo poeta,
+ vive egli, o Diva, caro e solo albergo
+ de la sua vita? Ei vive, s'in te vive
+ la memoria di lui, s'a l'alma sua
+ dal petto amato non hai dato il bando.
+
+ Ahi, qual fora 'l mio stato o triste core,
+ (tolga Iddio tale augurio) quale stato
+ fora 'l mio s'a la mia dolce Talia
+ fosse a grado d'udir ch'altri che Mopso,
+ mia le dicesse. O pria fra questi boschi
+ aspra, selvaggia fera, e l'unghie, e i denti
+ contro me adopre; l'affamate voglie
+ di mie tremanti membra e del mio sangue
+ sbramando fiera e pia, finisca a un punto
+ il mio amor, il mio duolo e la mia vita.
+
+
+
+ VII.
+
+ TIRRENIA
+
+ Cosa propria d'amante è, Nobilissima signora mia, desiderare di esser
+ sempre e interamente unito con la persona amata, e di qui è che oltra
+ il desiderio il quale io ho che l'anima mia sia con la vostra
+ indissolubilmente congiunta, bramo ancora che i nomi nostri insieme
+ siano eternamente letti e che insieme vivano chiari e immortali. E per
+ tanto, oltra le molte altre rime alle quali l'amor vostro m'è stato
+ Elicona e voi stata mi sete Musa favorevole, mi è novamente venuto
+ fatta una mia composizione per avventura più affettuosa che
+ artificiosa, nella quale ingegnato mi sono di far un disegno di voi
+ più particolare che altro il quale insino ad ora io abbia visto che
+ sia stato fatto da altrui. E se io non ho così dotta mano che di voi
+ possa fare un vero ritratto, penso avervi almeno ombreggiata in
+ maniera che siccome dalle ombre delle bellezze superiori gli animi
+ nostri di grado in grado al disio della vera bellezza sono tirati,
+ così da questa ombra da me fatta di voi, i più gentili spiriti
+ potranno salire alla considerazione di quel vero ch'è in voi; or quale
+ che ella si sia, tale la vi mando nè altro vi dirò se non che se un
+ altra figura poteste vedere con gli occhi corporali la quale io porto
+ già gran tempo nell'animo e di quella farne comparazione con voi
+ stessa, sono securo che voi medesima non sapreste discernere se in voi
+ o in me sia più vera l'imagine di quella forma ab eterno conceputa
+ nella mente di Dio, alla cui simiglianza vi fabricò natura quando ella
+ volse
+
+ Mostrar quaggiù quanto lassù potea.
+
+
+
+
+ Interlocutori.- DAMETA e TIRSE
+
+
+ L'erboso prato e i verdeggianti allori,
+ l'aura soave e 'l bel rivo corrente,
+ m'invitan seco a far lieto soggiorno
+ e ragionar del mio soave foco.
+ Muse, Muse, mentr'io di lei favello,
+ avvolgetemi alcun di questi rami
+ intorno al crine, e non mi siate avare
+ del favor vostro: i' canto il vostro onore.
+ E tu, TITIRO mio, mcntr'io ricorro
+ quel che mi detta Amor, le mie parole 10
+ va ricogliendo, e 'n quel surgente tronco
+ le ripon di tua man; col tronco insieme
+ sorgeranno il suo nome e i nostri amori.
+
+ T. Dunque avrò da lodar la mia fortuna,
+ che qui a quest'ora ha volto il mio camino;
+ che, se brami DAMETA ch'el suo nome
+ per le piante si legga, non ti dee
+ noiar che TIRSE, tuo fedele amico,
+ l'oda sonar ancor per la tua lingua.
+
+ D. Tu se'qui Tirse? Anzi a me è caro assai 20
+ che tu ci sia, che con la tua zampogna
+ porger potrai soccorso a le mie note
+
+ T. Ciò ch'a te piace. Ma saper disìo
+ qual sia quella beata a cui tu intendi
+ d'acquistar lode con tue eterne rime.
+
+ D. Anzi sarian beate le mie rime
+ se pareggiasser le sue eterne lode.
+ Di TIRRENIA cantar è 'l mio pensiero.
+
+ T. Di TIRRENIA? Ho più volte in queste selve
+ il bel nome sentito; ma di lei 30
+ non ho particolare altra contezza.
+
+ D. Gran danno a lei, ch'un sì gentile spirto
+ non le sia in tempo alcun stato soggetto:
+ a te, che del suo chiaro e vivo lume
+ ancor non t'hai sentita l'alma accesa.
+
+ T. Nova querela, udir ch'altri si doglia
+ ch'altri non arda del medesmo foco.
+
+ D. Da diverse cagion diversi effetti
+ nascon, mio TIRSE, e altramente s'ama
+ cosa pura mortale, altri disiri 40
+ son quei che movon da cose divine.
+ Come, perché dal soie il lume prenda
+ una copia infinita d'animanti
+ non perciò il suo splendore alcuno è scemo;
+ così qual uom si sente l'alma piena
+ de' diletti de l'alma, non si sente
+ scemar il ben perch'altri ancor ne goda.
+ Anzi gode quel cor, ch'oggetto eterno
+ ha in se scolpito, che per molti cori
+ cresca la gloria del superno raggio. 50
+ E di quel ch'io ti dico, chiara luce
+ di TIRRENIA ne porge il divo lume.
+
+ T. Bramo di quel che di' saperne il come.
+
+ D. TIRSE, non ha veduto il secol nostro
+ pastor ch'io creda alcun, che d'alcun pregio
+ abbia colto ghirlanda in Elicona,
+ che s'ha lei vista, e se gli accenti suoi
+ ha ne l'alma raccolti, tale ardore
+ non abbia conceputo, che 'l suo ingegno
+ n'ha poi fuor dimostrati ardenti lampi. 60
+ Nè tra color giammai si vide o udìo
+ che ne nascesse invidia o gelosia;
+ anzi di lodar lei fa ognuno a gara,
+ e ne l'udir di lei ciascun si gode
+ de le sue laudi, e l'un l'altro n'invita
+ a dir del bel suggetto. E 'n lei n'avviene
+ quel ch'avvien de le cose rare e nove
+ e ch'avverrìa se sopra l'orizzonte
+ cominciasse a scoprirsi un nuovo sole
+ a gli occhi nostri: che com'altri scorto 70
+ prima l'avesse, così immantenente
+ si volgerebbe a dimostrarlo altrui.
+ E ciò n'avvien perochè al suo focile
+ non s'accende altro che gentil disire.
+
+ T. Nuovo ben, nuove grazie e santi amori.
+ Ma bram'io da te, se non t'annoia,
+ Dameta mio, che tu mi scopri ancora
+ que' pastor onorati che pur dianzi
+ hai detto c'han per lei cantato e arso.
+
+ D. E questo, Tirse, ancor farò di grado, 80
+ nè penso ch'altri altra più chiara fede
+ possa altrui far del suo valor soprano
+ che con sì gloriosi testimoni.
+ Dirò di loro, e dirò con tal legge,
+ che senza servar legge, di quel prima
+ ch'a la mia mente pria farà ritorno,
+ m'udirai favellar. Nè creder dei
+ ch'io sia per ricordargli tutti a pieno;
+ che lungo fora, e poi non m'assicuro
+ di tutti aver memoria o conoscenza. 90
+
+ T. Com'a te aggrada: io ad ascoltare intendo.
+
+ D. Fra i primi che cantaro in riva al Tebro
+ de la bella Tirrenia fu un pastore
+ d'antico sangue e di gente Latina,
+ e nel cui nome suona la sua gente
+ e del cui canto ancor, e del cui suono,
+ suonan le trionfali e altere sponde.
+ Arse colui per lei lunga stagione:
+ e ancor dolcemente ne sospira.
+
+ E per lei sospirò quel chiaro spirto 100
+ che morendo lasciò dubbiosi i boschi
+ tra le Muse di Lazio e di Toscana
+ quali al suo dir sian state più benigne.
+ Dico di quel che per li sette colli
+ abbandonò le piaggie di Panara.
+ E un altro di patria a lui vicino
+ per li paschi del Po ne 'l bel soggetto
+ affaticò sovente le sue canne.
+ TIRINTO dico, a costui 'l nostro Reno
+ diè 'l patrio albergo; e poi, come 'l ciel volse, 110
+ fu costretto a lasciare i dolci gioghi
+ e pascer le sue gregge per le valli
+ che 'l fiume, che detto ho, parte e abbraccia.
+
+ Che dirò del pastor che l'Arbia onora?
+ Di quel dotto pastore i cui vestigi
+ van seguitando e pastorelli e ninfe,
+ non altramente che lasciva greggia
+ la lanuta sua guida? Ei le sue rime
+ del bel nome ch'io canto ha fatte adorne.
+
+ T. Tu di', s'io non m'inganno, di colui 120
+ ch'un tempo parlar feo le nostre Muse
+ con quelle leggi e con quelle misure,
+ che già servò 'l Permesso, il Mincio e 'l Tebro.
+
+ D. Di' pur che dir di lui mia lingua intese.
+ E di lei cantò ancor un'altro Tosco,
+ un giovin pastor, ch'in riva d'Arno
+ mentre ch'a lui spargeano il novo fiore
+ le molli guance, con sì dolci note
+ tenne le ninfe, i satiri e i silvani,
+ de le donne cantando i pregi eterni, 130
+ che ne parlano ancor per questi poggi
+ le quercie e gli olmi; e se da morte acerba
+ non era tolto, a lui nel secol nostro
+ si convenia l'onor de i primi allori.
+
+ Nè ci mancano ancor tra queste rive
+ di quei che van segnando il chiaro nome
+ in piante e in sassi. E sopra gli altri s'ode
+ risonar BATTO: BATTO, che per l'erta
+ del sacro monte sale a' sì gran varchi,
+ che fatica è notar le sue pedate. 140
+ Ei d'or in or a lei volgendo gli occhi
+ prende virtute a gli alti e bei suggetti.
+
+ Per lei fatto anco ha risonare i boschi
+ colui, che sceso da gli alpestri gioghi
+ onde discendon l'acque a i lieti paschi,
+ de' pastor d'Insubria, in su le sponde
+ del Re de' fiumi fe 'l suo nome chiaro
+ cantando a l'ombra d'un gentil ginebro.
+
+ Fu cantata costei da l'aurea cetra
+ d'un ben dotto pastore, a cui Parnaso 150
+ concedette non sol tener le Ninfe
+ al dolce suon de le palustri canne,
+ ma gli mostrò i secreti di natura,
+ e render la salute a i membri infermi.
+
+ T. Forse di lui vuoi dir, che già discese
+ dal chiaro sangue di quel gran bifolco,
+ che fuggendo l'incendio e la ruina
+ de la sua patria, penetrando i seni
+ de l'aspra Illiria e di Liburni e d'Istri,
+ non lunge d'Adria pose la sua mandra? 160
+
+ D. Di lui dir volli. E dir ti voglio ancora
+ che 'l ricordar de gl'Istri a la mia mente
+ tornato ha MOPSO; MOPSO, in cui contende
+ il favor de le Muse e lo intelletto.
+ del terminar le sanguinose liti
+ de' più audaci pastor. Or quanto e dove
+ ei sia per TIRRENIA arso e quanto egli arda,
+ e quanto abbia per lei cantato e canti,
+ fan chiara fede il Po, il Ticino e l'Arno
+ che mille piante han di sue rime impresse. 170
+
+ Ma dove lascio, lasso, il buono IOLA,
+ IOLA che col dotto e nuovo suono
+ de ben temprati calami, a' pastori
+ solea far corto e agevole sentiero
+ di gir al fonte che fa i nomi eterni?
+ Questi venuto da gli aperti campi
+ che bagna l'uno e l'altro Tagliamento,
+ sè di gloria colmò, d'invidia altrui.
+ Ei col vivace lume del suo ingegno
+ solea in TIRRENIA, come aquila in sole, 180
+ gli occhi affissare e da' suoi chiari raggi
+ formar lo stile, e le parole, e 'l canto.
+ Morte pose silenzio a le sue note.
+
+ Invida morte, a lei rapisti ancora
+ e al mondo insieme un'altra chiara luce
+ d'un gran pastor, che nato in queste piagge
+ fu cultor nel giardin de' pomi d'oro.
+ Poi trapassando a le ricche pasture
+ e a gli orti di Celio e d'Aventino,
+ si trovò non pur d'edere e di mirti, 190
+ ma di purpurei fior cinte le tempie.
+ Fior di gloria mortal com'è caduco!
+ Ne sospirano ancor i sette colli
+ del caso acerbo; e VIRBIO nei sospiri
+ suona d'intorno. VIRBIO almo pastore
+ e poeta e materia de' poeti;
+ viverà in mille versi il pastor sacro
+ e 'l pregio di Tirrenia ne' suoi versi. 200
+
+ Non patisce la gloria di costui
+ ch'altri d'altro pastor, d'altro poeta,
+ faccia memoria: e a te bastar ben puote
+ d'aver sentito come tali e tanti,
+ e poeti, e pastori, i loro ingegni
+ abbian stancati intorno al caro oggetto.
+
+ T. Come sollecita ape per li prati
+ suoi la novella state errando intorno
+ di fior in fior gustare il dolce succo:
+ o come innamorata pastorella 210
+ di varii fiori al suo diletto amante
+ trecciar si vede una ghirlanda fresca,
+ così visto ho DAMETA la tua lingua
+ andar cogliendo il fior de i chiari spirti,
+ onde composto è 'l mel di quelle lode,
+ che rese ha 'l mondo a la tua cara amata,
+ e coronata d'immortal corona.
+
+ D. Ma non men gloriosa è la corona
+ ch'ella tesse a sè stessa: ch'oltra quelle
+ rime che d'ella col favor suo ispira 220
+ a chi del suo amor arde, che da lei
+ non men provengon che da l'altre Muse
+ le rime e i versi de gli altri poeti.
+ Ella suol d'or in or con le sue rime
+ destare i boschi intorno; e ad ora ad ora,
+ co' i più rari pastor cantando a prova
+ tiene intenti al suo dir Fauni e Napee.
+ Già sono impressi in più ch'in una pianta
+ gli alti suoi amori; e la virtù d'amore
+ quanto sia grande e come sia infinita, 230
+ si legge da lei scritta in nuove scorze:
+ e suggetti altri, che felicemente
+ viveran col suo nome chiari e eterni.
+
+ T. Ragion è adunque che sì altero spirto
+ cantato sia da gli spirti più chiari.
+
+ D. TIRSE, non vo' lasciare ancor di dirti
+ che se di lei scorgessi il divo aspetto,
+ e le dolci maniere e i bei sembianti:
+ s'udissi il suon de l'alte sue parole,
+ e le sentenze de' profondi detti, 240
+ protesti dir, non quel che di Medusa
+ si favoleggia che sua fiera vista
+ altrui mutava in insensibil pietra;
+ ma c'ha virtute a l'insensibil pietre
+ d'ispirar sentimento e intelletto.
+ O s'udissi talor quando accompagna
+ la voce al suon de la soave cetra:
+ o quando assisa tra Ninfe e Pastori
+ move tra lor la lingua a dolci note:
+ s'udissi, dico, come in nuovi accenti, 250
+ e come in soavissimi sospiri
+ l'aria intorno addolcisca, e i vaghi augelli
+ tra le frondi si stiano intenti e muti,
+ e come i colli, e gli alberi, e le grotte
+ mandin cantando al ciel novelle voci,
+ so che non chiederiano i tuoi disiri
+ altre Muse, altro Apollo, altro Elicona.
+
+ T. Grazie son queste così belle e care,
+ ch'in lei racconti, che fan dubbio altrui
+ se sia da dir ch'essa sia rara, o sola. 260
+ Ma perché spesso avvien ai nostri cori
+ che da l'un bel disio l'altro risorge,
+ poi che m'hai di TIRRENIA il gran valore
+ fatto sì aperto, ancor saper disio
+ qual sia di lei la stirpe e 'l patrio suolo;
+ salvo se del parlar già non se' stanco.
+
+ D. Di ragionar di lei sazio nè stanco
+ esser non poss'io mai; poi vizio fora
+ non sodisfare a sì giusti disiri.
+ Or porgi orecchie al chiaro nascimento. 270
+
+ In quelle parti ove si corca il sole,
+ si stende un'onorato ampio paese,
+ lo qual da l'oceano e dal mar nostro
+ è cinto d'ogni intorno, se non quanto
+ lunga costa di gioghi s'attraversa:
+ e questi son chiamati i Pirenei.
+ Da questi monti un gran fiume discende,
+ il qual porta tributo al sale interno,
+ e IBERO è 'l suo nome: or quanto serra
+ il giogo, e l'acque dolci, e l'acque salse, 280
+ vien nomato ARAGON. In quel paese
+ già surse un'onorata e chiara stirpe
+ ch'in tutti que' confìn co 'l suo vincastro
+ diede legge a' pastori ed a' bifolchi;
+ e questa dal paese il nome tolse.
+ Poi co 'l girar del ciel volgendo gli anni
+ passò l'alto legnaggio a i nostri liti,
+ a gl'italici liti; e s'alcun nome
+ ci fu mai chiaro o altero, sopra gli altri
+ questo gran tempo risonar s'udìo. 290
+ Che donde di là in Adria il fiume Aterno,
+ e di quà passa il Liri al gran Tirreno,
+ quanto circonda 'l mar fin là ove frange
+ l'orribil Scilla i legni a i duri scogli,
+ e quanto ara Peloro e Lilibeo,
+ solea già tutto a la famosa verga
+ del generoso sangue esser soggetto.
+
+ Or fra molti altri uscìo del chiaro sangue
+ un gran pastor, che di purpuree bende
+ ornato il crine e la sacrata fronte, 300
+ com'amor volle, un giorno per le rive
+ del vago Tebro errando, a gli occhi suoi
+ corse l'aspetto grazioso e novo
+ de la bella IOLE. Questa tra le sponde
+ nata del Re de' fiumi, ove si parte
+ l'acqua del suo gran fiume in molti fiumi,
+ avea cangiato 'l Po coi sette poggi:
+ e di questa 'l pastor, di ch'io ragiono,
+ caldo di dolce amore fe' 'l grande acquisto
+ di lei, ch'or m'arde il cor d'eterno amore. 310
+
+ T. Già non si convenìa men chiaro seme
+ per dare al mondo pianta sì gentile.
+
+ D. E non si convenìa men chiaro loco
+ al gran concetto e al glorioso parto
+ che l'onorate piaggie trionfali
+ de l'almo Tebro, il quale andar si vede
+ non men superbo che tra le sue arene
+ sia germogliata pianta sì felice,
+ che di solenne alcun altro trionfo.
+
+ T. Dunque felice il luogo, e 'l seme, e 'l ventre, 320
+ onde frutto sì eletto al mondo nacque:
+ e più felice a cui dal cielo è dato
+ gli occhi affissar nel lume de' begl'occhi,
+ ai dolci accenti aver l'orecchie intente,
+ e aver de gli occhi e de gli orecchi aperte
+ le porte a l'alma e aver l'alma rivolta
+ a la beltà del doppio eterno oggetto
+ da salir sopra 'l cielo. E sopra ogn'altro
+ felicissima lei, ch 'l gran legnaggio
+ e l'alto onor del bel nido natìo 330
+ vinto ha col pregio del valore interno.
+
+ Ma mentre abbiam la lingua e 'l cor rivolti
+ al tuo bel Sole, è già 'l celeste sole
+ presso che giunto a l'ultimo orizzonte:
+ perché buon sia che diam luogo a la sera.
+
+ D. Vanne felice. Io pria che 'l vago piede,
+ rivolga altrove, questa bella pianta
+ sacrare intendo a lei, cui 'l petto ho sacro
+ con la memoria de l'amato nome
+
+
+
+ [5 O sante Dee.]
+ [11 raccogliendo.]
+ [15 ch'a quest'ora qui volto ho 'l]
+ [20 m'è.]
+ [23 Eccomi presto.]
+ [24 il cui valore.]
+ [25 cerchi inalzar con le tue.]
+ [44 Non è in alcuno il suo splendore scemo.]
+ [48 Nel core ha impresso.]
+ [60 eterni lampi.]
+ [63 fan tutti.]
+ [76 ben da te.]
+ [127 Nel tempo che.]
+ [128 Sue molli.]
+ [147 Del real fiume.]
+ [174 Agevolar solea l'aspro sentiero.]
+ [205 Bastar ben ti puote.]
+ [225 e d'or in ora.]
+ [231 Leggesi.]
+ [233 col suo nome eterna vita.]
+ [252 L'aria addolcisca donde i vaghi augelli.]
+ [261 Ma perché avvenir suol ne i nostri cuori.]
+ [262 Che spesso l'un disio dall'altro sorge.]
+ [289 chiaro sopra gli altri nomi.]
+ [290 Questo oltra gli altri risuonar s'è udito.]
+ [314 beato parto.]
+
+
+
+ INDICE
+
+ (ARAGONA)
+ Alma del vero bel chiara sembianza
+ (ARRIGHI B.)
+ Alma gentile che già foste al paro
+ (ARAGONA )
+ Alma gentile in cui l'eterna mente
+ (STROZZI F.)
+ Alma gentile ove ogni studio pose
+ (ARAGONA)
+ Almo Pastor che godi alle chiare onde
+ (Muzio G.)
+ Amore ad ora ad or battendo l'ale
+ (ARAGONA )
+ Amore un tempo in così lento foco
+ (MUZIO G.)
+ Amor nel cor mi siede e vuol ch'io dica
+ (LO STESSO)
+ Anima bella che da gli alti chiostri
+ (ARAGONA)
+ Anima bella che dal Padre Eterno
+ (DE' MEDICI I.)
+ Anima bella che nel tuo bel lume
+ (ARAGONA)
+ Bembo, io che fino a qui di grave sonno
+ (LA STESSA)
+ Ben fu felice vostro alto destino
+ (CAMILLO G.)
+ Ben fu tra gli altri avventuroso il giorno
+ (ARAGONA)
+ Ben mi credea fuggendo il mio bel sole
+ (LA STESSA)
+ Ben si richiede al vostro almo splendore
+ (LA STESSA)
+ Ben sono in me d'ogni virtute accese
+ (LA STESSA)
+ Bernardo, ben potea bastarvi averne
+ (MUZIO G.)
+ Canti chi vuol le sanguinose imprese
+ (ARRIGHI A.)
+ Come di dolce più che d'agro parte
+ (MUZIO G.)
+ Dal mio mortal co 'l mio immortal m'involo.
+ (DE' BENUCCI L.)
+ Deh, non volgete altrove il dotto stile
+ (MUZIO G.)
+ Dive ch'al suon de la dorata cetra
+ (ARAGONA)
+ Dive che dal bel monte d'Elicona
+ (MUZIO G.)
+ Donna a cui 'l santo coro ognor s'aggira.
+ (VARCHI B.)
+ Donna che di bellezza e di virtute
+ (MUZIO G.)
+ Donna che sete in terra il primo oggetto
+ (LO STESSO)
+ Donna i cui beati ardori
+ (LO STESSO)
+ Donna il cui grazioso e altero aspetto
+ (LO STESSO)
+ Donna l'onor de' i cui be' raggi ardenti
+ (LO STESSO)
+ Donna più volte m'ha già detto amore
+ (ARAGONA)
+ Donna reale a i cui santi disiri
+ (MUZIO G.)
+ Donna se mai vedeste in verde prato
+ (ARAGONA)
+ Dopo importuna pioggia
+ (MUZIO G.)
+ Ebbe la favolosa antica etade
+ (LO STESSO)
+ È già gran tempo o Muse il mio suggetto
+ (ARAGONA)
+ Felice speme che a tant'alta impresa
+ (MUZIO G. )
+ Fiamma che chiaramente il mio cor ardi
+ (ARAGONA)
+ Fiamma gentil che da gl'interni lumi
+ (MUZIO G.)
+ Già fiammeggiava presso a l'aurea Aurora.
+ (LO STESSO)
+ Già risalito sopra l'orizzonte
+ (LO STESSO)
+ Già vide alle sue sponde il gelid'Ebro
+ (ARAGONA)
+ Ho più volte signor fatto pensiero
+ (MUZIO O.)
+ Il valor vostro Donna il cor m'incende
+ (LO STESSO)
+ In su le rive del superbo fiume
+ (ARAGONA)
+ Io ch'a ragion tengo me stessa a vile
+ (LA STESSA)
+ Io che fin qui quasi alga ingrata e vile
+ (VARCHI B.)
+ Io non miro giammai cosa nessuna
+ (ARAGONA)
+ La nobil valorosa antica gente
+ (MUZIO G.)
+ La sembianza di Dio che 'n noi risplende
+ (ARRIGHI A).
+ L'aspetto sacro e la bellezza rara
+ (MUZIO G.)
+ Lasso onde avvien che qui non fa ritorno
+ (LO STESSO )
+ L'erboso prato e i verdeggianti allori
+ (......)
+ Lieto viss'io sotto un bianco lauro
+ (ARAGONA)
+ Mentre ch'al suon de' i dotti ornati versi
+ (MUZIO G.)
+ Mentre le fiamme più che 'l sol lucenti
+ (DA MONTE VARCHI C.)
+ Mosso da l'alta vostra chiara fama
+ (ARAGONA)
+ Nè vostro impero ancor che bello e raro
+ (VARCHI B.)
+ Ninfa di cui per boschi, o fonti, o prati
+ (ARAGONA)
+ Non così d'acqua colmo in mar discende
+ (LA STESSA)
+ Nuovo Numa Toscan che le chiar'onde
+ (DE' BENUCCI L.)
+ O fiumicel se 'l più cocente ardore
+ (MUZIO G.)
+ O novo esempio de l'eterna luce
+ (ARAGONA)
+ O qual vi debb'io dire o Donna o Diva
+ (MUZIO G.)
+ Or di là se ne vien questa dolce ora
+ (PORZIO S)
+ Or qual penna d'ingegno m'assecura
+ (MUZIO G.)
+ O se tra queste ombrose e fresche rive
+ (ARAGONA)
+ Ov'è misera me quell'aureo crine
+ (VARCHI B.)
+ Per non sentir la turba iniqua e fella
+ (ARAGONA)
+ Più volte Ugolin mio mossi il pensiero
+ (CAMILLO G.)
+ Poi ch'a la vostra tanto alma beltade
+ (BENTIVOGLIO E.)
+ Poi che lasciando i sette colli e l'acque
+ (ARAGONA)
+ Poi che mi diè natura a voi simile
+ (LA STESSA)
+ Poi che rea sorte ingiustamente preme
+ (LA STESSA)
+ Porzio gentile a cui l'alma natura
+ (LA STESSA)
+ Poscia, ohimè, che spento ha l'empia morte
+ (MUZO G.)
+ Quai d'eloquenza fien sì chiari fiumi
+ (ARAGONA)
+ Qual vaga Filomela che fuggita
+ (MUZIO G.)
+ Quando, com'Amor vuol, la donna mia
+ (VARCHI B.)
+ Quando doveva ohimè l'arco e la face
+ (TOLOMEI C.)
+ Quando la Tullia mia che vien dal cielo
+ (MUZIO G.)
+ Quando 'l raggio del bel ch'in voi risplende
+ (ARAGONA)
+ Quel che 'l mondo d'invidia empie e di duolo
+ (LA STESSA)
+ Sacro pastor che la tua greggia umile
+ (LA STESSA)
+ S' a l'alto Creator de gli elementi
+ (MUZIO G.)
+ Sebben gli occhi e l'orecchie alcuna volta
+ (MARTELLI U.)
+ Se bella voi così le Grazie fero
+ (ARAGONA)
+ Se ben pietosa madre unico figlio
+ (VARCHI B.)
+ Se da i bassi pensier talor m'involo
+ (LO STESSO)
+ Se di così selvaggio e così duro
+ (ARAGONA)
+ Se forse per pietà del mio languire
+ (LA STESSA)
+ Se gli antichi pastor di rose e fiori
+ (LA STESSA)
+ Se 'l ciel sempre sereno e verdi i prati
+ (DE' MEDICI I.)
+ Se 'l dolce folgorar de i bei crini d'oro
+ (MARTELLI N.)
+ Se 'l mondo diede allor la gloria a Arpino
+ (MARTELLI U.)
+ Se lodando di voi quel che palese
+ (MOLZA B.)
+ Se 'l pensier mio, ov'altamente amore
+ (GRAZZINI A.)
+ Se 'l vostro alto valor, Donna gentile
+ (ARAGONA)
+ Se materna pietate affligge il core
+ (DE' BENUCCI L.)
+ Se per lodarvi e dir quanto s'onora
+ (ARAGONA)
+ Se veston sol d'eterna gloria il manto
+ (LA STESSA)
+ Siena dolente i suoi migliori invita
+ (LA STESSA)
+ Signor che con pietate alta e consiglio
+ (LA STESSA)
+ Signor d'ogni valor più d'altro adorno
+ (LA STESSA)
+ Signore in cui valore e cortesia
+ (LA STESSA)
+ Signor nel cui divino alto valore
+ (LA STESSA)
+ Signor pregio e onor di questa etade
+ (ARRIGHI A.)
+ S'il dissi mai ch'io venga in odio a voi
+ (ARAGONA)
+ S'io 'l feci unqua, che mai non giunga a riva
+ (MUZIO G.)
+ Sogni chi vuol di riportar corona
+ (LO STESSO)
+ Spirto felice in cui sì rare e tante
+ (ARAGONA)
+ Spirto gentil che dal natio terreno
+ (LA STESSA)
+ Spirto gentil che vero e raro oggetto
+ (MOLZA B.)
+ Spirto gentile che riccamente adorno
+ (MUZIO G.)
+ Spirto gentile in cui sì chiaramente
+ (ARAGONA)
+ Spirto gentil s'el giusto voler mio
+ (ARRIGHI A.)
+ S'un medesimo stral due petti aprio
+ (MUZIO G.)
+ Superbo Po ch'a la tua manca riva
+ (LO STESSO)
+ Torniamo o Muse a i pianti e ai sospiri
+ (CAMILLO G.)
+ Tullia gentile a le cui tempie intorno
+ (DALLA VOLTA S.)
+ Tullia mostro miracol Sibilla
+ (STROZZI F.)
+ Uscendo 'l spirto mio per seguir voi
+ (BENTIVOGLIO E.)
+ Vaghe sorelle che di trecce bionde
+ (ARAGONA)
+ Varchi, da cui giammai non si scompagna
+ (LA STESSA)
+ Varchi, il cui raro e immortal valore
+ (GlOVENALE L.)
+ Vide già la famosa antica etade
+ (ARAGONA)
+ Voi ch'avete fortuna sì nemica
+ (MARTELLI L.)
+ Voi che lieti pascete ad Arno intorno
+ (ARRIGHI B.)
+ Voi che volgete il vostro alto disio
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+End of the Project Gutenberg EBook of Rime, by Tullia d'Aragona
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK RIME ***
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+Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
+Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be
+freely shared with anyone. For forty years, he produced and
+distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of
+volunteer support.
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+Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
+editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in
+the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
+necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
+edition.
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+Most people start at our Web site which has the main PG search
+facility: www.gutenberg.org
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+This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
+including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
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