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If you are not located in the United States, you -will have to check the laws of the country where you are located before -using this eBook. - -Title: Le gaie farandole - -Author: Antonio Beltramelli - -Illustrator: C. Simonetti - -Release Date: November 25, 2022 [eBook #69422] - -Language: Italian - -Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team - at http://www.pgdp.net (This file was produced from images - made available by the HathiTrust Digital Library) - -*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LE GAIE FARANDOLE *** - - - ANTONIO BELTRAMELLI - - - LE GAIE FARANDOLE - - - CON ILLUSTRAZIONI - DI - C. SIMONETTI - - - - FIRENZE - R. BEMPORAD & FIGLIO — LIBRAI-EDITORI - - MILANO Via Agnello, 6 - ROMA Via Muratte, 25-27 - PISA Sottoborgo - - TORINO - S. LATTES & C., — NAPOLI - SOCIETÀ COMMERCIALE LIBRARIA - BOLOGNA - Ditta NICOLA ZANICHELLI — GENOVA - E. SPIOTTI. - - - - - PROPRIETÀ LETTERARIA - - Firenze, 1908 — Società per le Industrie Grafiche G. Spinelli & C. - - - - - A TOTI GADDI, al mio piccolo - amico, perchè non dimentichi le sue - monellerie. - - - - -I. - -Toti. - - -— Signorina, signorina, signorina! — - -Balza in piedi sul letto, ed empie la grande stanza della sua chiamata -mattutina. - -Ha veduto penetrare dalle finestre socchiuse un raggio di luce, non ha -più sonno, non può più dormire. - -Una voce incerta, che giunge da un angolo buio della stanza, risponde -con accento spiccatamente esotico: - -— _Toti, non star bene svegliare chi dorme! Io sono sonno ancora!_ - -Un’altra risatella impertinente risponde all’esortazione della vecchia -_Miss_; Toti è in piedi sul suo letticciuolo e non si rassegnerà a -ricoricarsi. Il tempo è sereno, il primo sole lo chiama all’aperto. - -Si soffrega gli occhi; trascorre una pausa. - -Frattanto miss Edith ha ripreso sonno, ed ora soffia attraverso il -suo gran naso; pare un mantice in azione. Che cosa avrà mai miss Edith -nelle ampie fosse nasali per produrre un simile suono? Chi lo sa? Forse -una piccola tromba. Molte volte gli è nato il desiderio di scrutare -quel mistero, di accostarsi mentre la signorina dorme e chiuderle con -un dito parte del naso per ascoltare se il suono varia e si fa più -grave come avviene appunto per la sua tromba allorchè, soffiando per -l’imboccatura, ne copre in parte il padiglione. - -Scende dal letto pian piano; la camicia che gli arriva ai ginocchi -non lo impiccia, sul tappeto i suoi passi non si avvertono, può andar -sicuro; solo trattiene a stento il riso, perchè gli par così buffo ciò -che sta per fare! - -Ad un tratto si ferma, è giunto. La prova non può riuscire. - -Miss Edith dorme col viso nascosto fra i guanciali. È tanto timida miss -Edith! - -Un attimo di perplessità lo trattiene; riprende poi la furtiva -passeggiata col fermo proposito di rintracciare la cerbottana che miss -Edith gli ha tolto la sera innanzi. Se riesce a ritrovarla, sa quale -deve essere il punto preso di mira. - -La gioia della nuova impresa gli fa dimenticare la prudenza; prende -la corsa senza pensare agli oggetti che può incontrare sul suo cammino -e, ad un tratto, il piccolo cuore gli dà un balzo: senza avvedersene, -correndo, ha gettato qualcosa contro il muro, qualcosa che è andato in -frantumi con subito fragore. - -Miss Edith si è levata sul letto; Toti non si muove, non fiata. Da -ambedue le parti si tende l’orecchio sospettosamente. Poi la voce -semitonata dell’istitutrice lancia il primo richiamo: - -— Toti? — - -Assoluto silenzio. Trascorre un’altra pausa in cui si ode il lontano -canto del giardiniere. - -Ah che bel sole deve sorridere all’aperto! - -La chiamata si rinnova con alcune modificazioni: - -— Toti! Chi ha suonato _il campanile_? — - -Dio mio, come non ridere? Per qualche istante si frena stringendo i -denti, trattenendo il respiro; ma la prova è troppo forte e un piccolo -grido gli sfugge, al quale ne segue un secondo poi un terzo in vicenda -sempre più rapida, finchè, perduti i freni, dà libero sfogo a tutta la -sua gaiezza, che si espande in un alto riso festante. - -Ode ancora la voce di miss Edith mormorare: - -— Toti!... Non è _decoroso_! — - -Allora si dirige al letticciuolo e si nasconde rapidamente sotto le -coltri. - -La signorina si è levata, e compie il suo abbigliamento. - -Ma quanto tempo impiega, quante vesti indossa! - -Se sapesse come galoppa il piccolo cuore di Toti, se ne udisse il -bàttito frequente non sarebbe tanto flemmatica; ma miss Edith non vede -e non sente; miss Edith è un vecchio orologio. - -Si odono fruscii, pispiglii, fremiti di seggiole mosse sul tappeto, -tutti i piccoli suoni consueti che accompagnano il levarsi della -signorina, e frattanto il buio permane, l’ombra è tediosa; non potrebbe -aprir le finestre? Toti non si vergogna del sole! - -Ed ecco viene la sua volta. - -— _Good morning Toty!_ (Buon giorno, Toti!) - -— Buon giorno, bene alzata signorina, che Dio ti benedica! - -È sì pieno di gioia in quel punto, che invoca sul capo della vecchia -Miss la benedizione con la quale la zia Emma lo raccomanda a Dio ogni -sera. - -— _Speak English, dear._ (Parlate inglese caro). - -— Non posso parlare inglese, signorina Oggi ho dimenticato tutto, tutto! - -— Oh Toty!... Non è bene! — - -Frattanto le finestre si aprono ed entra un torrente di luce. Da -tanto tempo si udivano stridere le rondini nei cieli! Ora si vedono -trascorrere nei loro voli rapidissimi; paiono tante frecce nere, -tante piccole navi che vanno e ritornano e si avvolgono nel gran mare -dell’aria dove affonda il sole. E appaiono le cime degli alberi del -giardino e la rosa tèa, che si è appoggiata al vecchio cipresso morto e -lo ha rivestito di bocciòli gialli. - -Toti guarda con gli occhi luminosamente aperti, e pensa alla grande -felicità che lo aspetta in quel lieto mattino primaverile. - -Si è levato su le coltri; Miss Edith gli è vicina. - -— _I wish you every happiness, boy. Tell your prayers._ (Io vi auguro -ogni felicità. Dite le vostre preghiere). — - -Toti si volge e sorride; guarda la signorina Edith e, preso da un -impeto di tenerezza, le getta le braccia al collo, le stampa due -bacioni su le gote poi si allontana impensierito e le chiede: - -— Signorina, perchè parlano così male al tuo paese? — - -Per tutta risposta miss Edith ripete senza scomporsi: - -— _Tell your prayers._ (Dite le vostre preghiere). — - -Toti si inginocchia sui guanciali, congiunge le piccole mani ed alza -gli occhi al cielo turchino, al cielo lontanissimo dove sono le case -d’oro che nessuno vede, che solo i bimbi vedono talvolta nel sogno. La -sua voce si addolcisce ed il viso si atteggia ad una semplice soavità -d’amore: - -— Buon giorno, buon Dio, che mandi il sole e le rondini. Voglimi -bene come io te ne voglio; pensa alla mia povera mamma e che tu sia -benedetto! — - -Miss Edith lo ascolta con gli occhi chini; la sua bocca sottile trema -un poco, come per l’impeto di una parola dolcissima che non voglia -pronunziare. - - ❦ - -Eccolo libero, finalmente! La signorina gli ha fatto indossare un -vestituccio bianco e turchino alla marinara; i bei riccioli biondi gli -tremolano intorno al viso in una corona lucente. - -— Posso andare, signorina? - -— _Yes, dear._ (Sì, caro). — - -Toti si avvia di corsa, ma, giunto alla porta della stanza, si sofferma -peritoso, e si volge a riguardare. - -— Mi raccomando, miss Edith, l’elefante lascialo sotto il letto; è un -animale d’indole cattiva e non può andar d’accordo col porco.... — - -Si arresta. Gli occhi dell’istitutrice sono cresciuti a dismisura, e lo -fissano in aria di rimprovero. Si riprende: - -— Il porcellino è dentro la scatola gialla. Ieri sera ha partorito.... - -— Toty!... - -— Ma sì!... La cicogna gli ha portato sei bambini e sono tutti -belli. Mi raccomando, signorina, allattali, chè non debbano morire di -fame. — - -Non ode le parole che miss Edith mormora, perchè fugge attraverso alle -stanze semioscure, scende le scale a precipizio, si avvia alla porta -che mette nel giardino, ed eccolo alla libera aria del giorno. - -Leva gli occhi a guardare le finestre delle camere di papà e della zia -Emma; sono chiuse; tutti dormono tranne il nonno che sarà già uscito a -cavallo. Il suo campo di azione non gli è contrastato, e tutta la gioia -della provvisoria signoria si esplica in una serie ininterrotta di -salti e di grida. - -Il giardino vastissimo è tutto lucente; ogni cespuglio, ogni foglia, -ogni stelo ha le sue gemme; forse nella notte è piovuto perchè l’aria è -fresca e i profumi sono più vivi. - -Toti s’interna sotto il pergolato dei glicini in fiore, andrà a -salutare Gaetanino, il _poney_ che il babbo gli regalò per il suo -compleanno. A quell’ora Tommaso è uscito e le scuderie sono deserte; -nessuno potrà vietargli l’ingresso con la scusa che Mimma, la cavalla -learda, è una bestia pericolosa. - -Perchè pericolosa? Toti l’ha veduta sempre intenta a dirompere la biada -o a scegliersi il fieno dalla mangiatoia; l’ha veduta sempre seria -e tranquilla come miss Edith, anzi gli pare che le due creature si -somiglino, solamente Mimma ha una grande superiorità su miss Edith: non -parla la lingua inglese. - -Le scuderie sorgono dall’altro lato del giardino, passato il ponticello -sul lago, fra un gruppo di salici e di pioppi. - -Toti si sofferma a guardare l’acqua chiara nella quale guizzano -centinaia di pesci rossi, bianchi e neri. Ecco un altro divieto! Gli -piacerebbe tanto pescare, ma papà non vuole. Un giorno Toti gli oppose -che Muci, il gatto soriano della zia Emma, non rispettava il divieto e -per ore ed ore, chino su l’acqua, aspettava pazientemente la preda, e -papà disse: - -— Muci non ha intelligenza. - -— Ma io pure non ho intelligenza, papà. Lasciami pescare! — - -Non ci fu verso; Toti doveva essere un bambino ragionevole; come se -Muci non ragionasse! Che differenza c’era fra lui e il gatto? Una sola: -il gatto non era figlio di papà e non l’aveva portato la cicogna; -poteva fare quindi ciò che più gli piaceva, senza che nessuno gli -dicesse: - -— Muci, voi non siete una creatura ragionevole; voi non seguìte -gli ammonimenti di miss Edith e della zia Emma e di vostro padre; -un giorno o l’altro vi puniremo, Muci! Starete senza frutta e vi -toglieremo i balocchi e, nelle ore di ricreazione, vi manderemo da Suor -Lucia! — - -Ah quella Suor Lucia che gli appariva come una minaccia! Gli -sarebbe piaciuto vederla, almeno da lontano, per farsene un’idea. Se -l’immaginava grande grande, nera nera, con gli occhi rossi come quelli -di una locomotiva, con la voce cupa come quella del tuono e con le mani -lunghe ed ossute, che facevano male anche quando sfioravano. - -Toti sa che da Suor Lucia si raccolgono tutti coloro che non sono -ragionevoli; tutti coloro che dimenticano gli ammonimenti, che mangiano -le frutta di nascosto, che fanno i versacci alle loro istitutrici.... -Quanto dev’essere cattiva la suora del buon Dio! - -L’acqua ha un fremito, si apre in tanti cerchiolini, in tante anella -che si allargano si allargano e corron via senza rumore verso le -sponde dove pascolano le anatre; è apparso il muso nero di un luccio -e boccheggia, quasi voglia far udire una parola che non dice mai. Una -libellula azzurra gli vola intorno sfiorando l’acqua. - -Toti sorride. - -— Buon giorno, signor pesce! — - -Il luccio si avvicina ancor più; ha la bocca nera, pare un calamaio. -Toti ne considera l’ampiezza, poi sospira e si allontana per non essere -vinto dalla tentazione di imitare Muci. - -Al termine del ponticello le oche selvatiche lo salutano schiamazzando; -allungano il collo e allargano quel loro beccaccio giallo che -somiglia tanto alle pantofole di bulgaro del nonno. Toti disdegna -le oche e passa dignitosamente senza rivolgersi, senza por mente al -loro diguazzare. Un giorno volle accarezzarle ed esse l’inseguirono -fieramente per tutto il giardino, lasciandogli un ricordo poco gradito -del loro carattere irascibile; ora nutre un desiderio vivissimo di -ripagarle di quello scherzo di cattivo genere. - -Per somma prudenza, giunto alle scuderie, chiama tre volte ad alta voce: - -— Tommaso, Tommaso, Tommaso! - -Nessuno risponde; Tommaso è al mercato a quell’ora; Toti avanza -correndo. - -Non appena entrato, Gaetanino annitrisce dalla soglia solitaria; Toti -non va direttamente a lui, si sofferma vicino al davanzale di una -grande finestra; ha scorto alcuni _tanglefoot_ o _arruffa-zampe_. - -Sono i panioni tesi alle mosche. - -La caccia procede a perfezione. Le bestiuole attirate dal miele -che riluce al sole e odora, giungono a sciami, si gettano sul pasto -insidioso e rimangono talmente impaniate che, dopo inutili tentativi di -liberazione, vibrano le ali, allungano la tromba nera, e si innalzano -un poco per ricadere da un lato vinte per sempre. - -Di dove verranno tante mosche? Almeno fossero quelle di Milano delle -quali la zia Emma parla con tanto terrore! Il castigo sarebbe meritato. -Gaetanino nitrisce dalla sua soglia e sogguarda con le orecchie diritte -e annusa e fiuta. Se i _tanglefoot_ piacessero anche a Gaetanino? -Perchè no? Il miele è un cibo goloso. - -Toglie prudentemente dal davanzale della finestra un _tanglefoot_ e si -accosta alla soglia del _poney_ il quale guarda con occhi sempre più -intenti ed ha un fremito di gioia e allunga il muso. - -Mimma alza le froge sopra i cancelli del serraglio; pare che voglia la -sua parte. - -— Aspetta, Mimma, — le dice Toti — aspetta, ce n’è anche per te. — - -E, vinto da questo pensiero di giusta ripartizione, abbandona nella -mangiatoia di Gaetanino il _tanglefoot_ che gli ha destinato, corre al -davanzale, ne prende un secondo e si dirige al serraglio. - -Mimma lo attende sempre; ma è tanto grande quella bestiaccia! Come -giungere a quel muso che pare posato sulla cima di un campanile? Ecco, -trova una sedia, l’accosta prudentemente e vi sale. La cosa è fatta, e -Toti se ne compiace; ma ad un tratto un diavolìo infernale lo impaura. - -Gaetanino s’inalbera nella soglia, Mimma sferra terribili calci ai -cancelli del serraglio e corre, si affanna, si aggira soffiando ed -annitrendo quasi fosse impazzita. Che cosa avviene? Toti ha una grande -volontà di piangere. - -Si dirige all’uscita, ma ecco la porta si apre con violenza, e Tommaso -si precipita gridando: - -— Che cos’ha fatto, signorino, che cos’ha fatto alle bestie? — - -Il monello non risponde; si volge, rassicurato dalla presenza di -Tommaso, guarda ed è preso da un irrefrenabile impeto di risa. - -Gaetanino, ritto nella mangiatoia, scuote il muso alla disperata senza -poter liberarsi dal _tanglefoot_ che gli si è appiccicato alle froge; -Mimma ballonzola freneticamente con la carta che le penzola dalle -mascelle; pare abbia una barba bionda! - -E mentre Toti fugge, ode le grida di Tommaso: - -— Ah, lo dirò alla contessa Emma! Scappi, scappi pure, ma questa non -glie la perdono! — - -Ecco che cosa si guadagna ad esser buoni e giusti con le creature del -buon Dio! - - ❦ - -— Dorme la zia? - -— Mi ha chiamato poco fa, — risponde Giannina, la cameriera. — Forse -vorrà levarsi. - -— E papà? - -— Dorme. Ma come mai si è alzato così di buon’ora, signorino? Ha -riposato male? - -— Sì, ho riposato male, — risponde Toti rammentando le parole della -signora Penelope, una vecchia amica del nonno. — La mia sciatica non mi -ha fatto chiuder occhio. - -— Ma che dice? — - -Toti alza la testa, e squadra dal capo alle piante la cameriera che non -vuole andarsene, mentre egli ha assoluto bisogno di rimaner solo. - -— Mi pare che la zia abbia suonato un’altra volta, — riprende facendo -lo gnorri — guarda di non la fare inquietare. - -— Vado subito. - -— Brava, vai subito e chiudi la porta perchè i riscontri mi fanno -male. — - -Il campanello elettrico tintinna per la seconda volta e Giannina -scompare. - -Toti, rientrando dal giardino, è passato dalla cucina che ha trovato -deserta sicchè ha potuto, in tutta pace, riempirsi le tasche di -piselli. Non è che i piccoli legumi gli piacciano, li ha presi perchè -erano abbandonati alla loro ventura e perchè il cuoco, quando può, gli -fa sempre qualche dispetto. Poi i piselli, per la loro forma sferica, -sui pavimenti di legno scivolan via che paiono vivi. - -Ora guarda se tutte le porte della stanza sono chiuse. Sì; nessuno -potrà vederlo nè disturbarlo. S’inginocchia e si vuota le tasche. Eh, -che furia! Pare una scorribanda! La verde cascatella si riversa sul -lucido pavimento e si urta, corre, ruzzola, s’insegue fino agli angoli -più remoti. In un attimo il verde esercito vegetale, uscito dalle -profonde tasche di Toti, si è sparso per tutta la camera, ha invaso -lo spazio disponibile, saltellando e rimbalzando in preda a una vera -frenesia. - -— Poveri piselli! — pensa Toti. — Almeno si divertiranno, e Giovanni -non potrà rinchiuderli nelle sue casseruole. — - -Il nuovo pensiero gli fa sentire un grato profumo al quale non aveva -posto mente; un profumo che giunge da vicino e proviene chi sa da quale -dolce cosa. - -Leva gli occhi alla tavola e si alza con la bocca socchiusa dallo -stupore. Sopra una tovaglia bianchissima è posata una grande torta -tutta dorata, tutta bionda; pare un sole di pasta frolla. - -A chi sarà destinata? Si avvicina e comincia a osservarla da tutti i -lati. La tentazione è terribile. Getta un’occhiata furtiva alle porte, -sta in orecchio; nessuno si avvicina; è solo, perfettamente solo.... Ah -no! C’è il buon Dio che lo vede e lo sente; però, s’Egli non vuole, gli -parlerà per la voce della coscienza. - -E Toti ascolta la voce della coscienza che gli dice: Fa’ presto. Non -perder tempo! - -Allora si rivolge al cielo ed esclama: - -— Mio bel Signore tu mi vedi e so che sei contento. Grazie. — - -Allunga una mano, afferra un angolo della tovaglia, tira a sè la torta -e, chino su la bella preda, la morde con assennata simmetria in vari -punti. - -È un nuovo ricamo e Toti sorride compiacendosi dell’opera sua, allorchè -una porta si apre di scatto e la zia Emma comparisce nel vano. - -— Toti! - -— Buon giorno, zia Emma; hai riposato bene? - -— Che cosa facevi? - -— Guardavo questa bella torta. - -— La guardavi solamente? - -— Credo di sì. - -— Come _credi_? Non ne sei sicuro dunque! - -— Papà dice che non si può mai essere sicuri di niente al mondo. - -— Non pensare a papà, ora, e rispondimi a tono: Hai commesso un peccato -di gola? - -— No, zia Emma: la torta l’ho baciata solamente e il Signore mi ha -veduto! — - -La zia Emma vorrebbe sorridere ma tien fissi gli occhi in volto a Toti -che non sa più quale atteggiamento assumere. - -— E questi piselli che cosa fanno qui? - -— Si divertono. - -— Toti, voi volete ch’io vi punisca severamente! - -— No, io non lo voglio, zia Emma, sei tu che lo vuoi! - -— Ora li raccoglierete a uno a uno! — - -Toti sorride tutto contento, tanto la pena gli par leggiera, anzi in -un impeto di generosità, si avvicina alla zia e, assumendo un’aria -ingenua, le dice: - -— Senti zia, se sei proprio inquieta puoi lasciarmi senza frutta; io -non voglio che tu soffra! — - - [Illustrazione: — Buon giorno, zia Emma hai riposato bene? — - (pag. 16.)] - -La giovane signora non risponde. Toti s’inginocchia sul pavimento, -comincia lentamente l’opera, e canta: - - Pisa pisello - L’amore è così bello, - La scala e lo scalone - La penna del pavone.... - -— Toti, non gridare che svegli papà. — In tono sommesso riprende: - - Passan tre fanti - Con tre cavalli bianchi - Bianca la sella.... - -Si sofferma. Che Tommaso abbia parlato? Volge gli occhi, la zia è -immobile su la soglia e non fiata: per ora è salvo, può continuare: - - Bianca la sella, - Bianca la donzella, - Bianco il parasole - Che Gesù ci mandi tanto sole! - -Nel cielo passano tre piccole candide nubi, tre navicelle d’argento -nell’immensa serenità. - - ❦ - -A quando a quando dall’attiguo salottino della zia Emma gli giunge la -voce stridula e sgradevole della signora Penelope, la vecchia amica del -nonno. Toti giuoca in silenzio perchè non lo sentano e non lo chiamino. - -La signora Penelope dice sempre le stesse cose: - -— Oh che bel bambino! Come sei cresciuto! Dammi un bacio, Totarello -caro, gioia mia! — - -E quando lo bacia gli rimangono su le guance tanti cerchiolini lucenti, -che non gli piacciono affatto. - -Un giorno la signora Penelope non voleva lasciarlo in pace e se lo -palleggiava come se fosse un biscotto; Toti era già annoiato di quella -soverchia tenerezza, e se ne stava col broncio, allorquando, còlto da -una subita idea vendicatrice, guardò fissamente la querula signora e le -disse: - -— Senti, Pepè, quando io sarò grande e tu sarai piccola, ti porterò -sempre tanti dolci; ma tanti tanti e tanti! — - -Glie lo disse, perchè la vecchia amica del nonno era avarissima e non -gli aveva regalato mai neppure l’ombra di un cioccolatino. - -Se lo lasciassero tranquillo, ora! Deve insegnare l’alfabeto -all’elefante il quale è un po’ tardivo; deve impartire le nozioni del -galateo a Beretta e Pierello, i due fantocci meccanici che non vogliono -dormire nello stesso letto ed hanno imparato da papà a discutere sempre -di politica, la qual cosa, come dice la zia Emma, è terribilmente -noiosa; deve pensare al porcellino che vorrà uscire dalla scatola -gialla.... - -Miss Edith, seduta alla scrivania, il naso incollato su la carta, non -fa che scrivere da circa un’ora. - -Quando scrive, Miss Edith somiglia Beretta allorchè, caricato, muove -il capo da destra a sinistra e mette in moto il macinino da caffè. Che -cosa buffa! Le persone grandi sono come i fantocci, i quali, quando -cominciano a fare una cosa, continuano a farla finchè la molla non si -scarica. - -Il gaio pensiero gli desta una subita ilarità che si manifesta in una -squillante fuga di trilli. - -Miss Edith alza il capo e Toti, sollecito, rivolto a Beretta grida: - -— Se ridi ancora di Miss Edith, ti suono cinque grandi -schiaffi!... — - -Ristà stupito ed alza gli occhi arrossendo perchè ha detto senza -dubbio una cosa enorme; Miss Edith non ha inteso, meno male. Riprende -tranquillamente il giuoco. - -Ad un tratto una voce giunge dal salottino della zia Emma: - -— Toti? - -— Dunque, caro elefante, — continua il monello — dicevamo che l’o è -una palla con la coda; l’i è un bastone; l’u sono due bastoni che si -tengono per mano.... - -— Toti, non rispondi? - -— Mio Dio, ma non vuoi proprio capire: l’_a_ con l’_u_ fanno _auf_! - -La zia Emma è comparsa, e l’edificante lezione resta interrotta. - -Nel salottino sono raccolte le tre sorelle Pierini: Marta, Maria e -Maddalena, brutte e stecchite come le camice insaldate del babbo. -Vicino a loro troneggia la signora Pepè, gialla e tonda come una -melarancia. - -Lo fanno sedere sopra una grande seggiola di fronte alle sorelle -Pierini; un’occhiata severa della zia lo avverte che non deve muoversi -e non deve fiatare. - -Il supplizio incomincia. Toti assume l’aria stanca di una persona -malaticcia. - -Le signore parlano di matrimoni e Toti ascolta, guardandosi le scarpe. - -— Che cos’hai, Toti? — gli chiede la zia Emma. - -— Niente. - -— Com’è bellino! — esclamano le sorelle Pierini — e deve essere tanto -buono! - -— Sì, io sono buono, — risponde Toti — ma qui mi annoio! — - -La zia Emma freme, e le tre sorelle esclamano ridendo: - -— Caro, caro, caro! — - -Toti le guarda; quanto sono brutte! Ad un tratto chiede loro: - -— Chi è vostro marito? — - -Sente i grandi occhi della zia Emma che lo scrutano fissamente: - -— Toti, tu sai benissimo che le signorine non hanno marito. - -— Scusa, zia, ma è impossibile: se sono in tre, almeno un marito ci -dev’essere! — - -Questa volta è la signora Penelope che ride e lo chiama a sè: - -— Vieni qui, Totarello, gioia mia! — - -Scende lentamente dalla seggiola e si accosta alla signora che -lo aspetta in piedi, vicino al divano. Ricorda allora, per una -considerazione improvvisa, l’avvertimento che la zia Emma gli ha -impartito tante volte per correggerlo da un brutto difetto: come mai se -la signora Penelope è tanto vecchia non se ne è corretta ancora? Vuol -sincerarsi del dubbio che gli è nato e chiede ingenuamente guardando -negli occhi la vecchia signora: - -— Perchè porti tanto avanti quella pancia se la zia Emma dice sempre -che non sta bene? - -— Infatti — si affretta a soggiungere la zia continuando un discorso -interrotto — i signori Erbieri hanno deciso di passare l’estate alla -loro villa sul lago di Como. È un luogo incantevole.... — - -Toti sente che la burrasca si avvicina; ormai è rassegnato alla -immancabile punizione. - -Siede sul divano vicino alla signora Penelope che non si stanca di -accarezzarlo. La vecchia signora ha le mani umidiccie, sembrano spugne. - -Toti ha preso il suo partito, continua a tener gli occhi bassi e di -tanto in tanto trae un gran sospiro di sconforto. È possibile che tutta -quella gente non si accorga che Toti non si sente bene? - -Vista inutile ogni prova, compie un atto eroico e abbandona il capo sul -grembo della signora Penelope. Silenzio improvviso. - -— Toti? — - -Il monello non risponde. - -— Toti, Toti che cos’hai? — - -Alza languidamente gli occhi e risponde con un fil di voce, -appoggiandosi una mano su lo stomaco. - -— Sento male qui; mi torna il vomito! — - -La zia lo fa alzare, lo prende per mano e lo conduce all’aperto: non -appena sono lontani, al sole, sotto ai cieli sereni, il monello esclama -sorridendo: - -— Ora mi sento meglio, molto meglio. - -— Ma che hai avuto? - -— Niente, niente zia... — - -Poi non regge più, abbraccia le ginocchia della sua cara seconda mamma, -e le grida: - -— Perdonami, perdonami, zia Emma, starò nel cantone, andrò da Suor -Lucia, farò tutto ciò che vorrai. - -— Per domani preparatevi; — risponde la zia — le ore di ricreazione non -le passerete più in casa. — - -Toti non replica, volge gli occhi intorno e vede in un angolo Beretta -che lo guarda ridendo; si avvicina, lo solleva e gli grida: - -— Domani starai sotto il letto, hai capito? E se ridi ancora, ti -condurrò con me da Suor Lucia! — - -Beretta scuote il capo metodicamente, come miss Edith che scrive ancora. - - ❦ - -— Buona notte, signorina. - -— _Good night, dear._ (Buona notte, caro). — - -La signorina si ritira nella stanza attigua; fra poco la zia Emma verrà -a salutarlo e a fargli fare l’esame di coscienza. - -Disteso sul bianco lettuccio, il capo abbandonato su le mani -incrociate, aspetta pazientemente. - -La lampada elettrica, nascosta in un fiore di seta, dirada appena -l’oscurità; nella grande stanza è una serena pace di sonno; -dall’esterno non giunge alcun rumore, si ode solo, a quando a quando, -il canto di un assiòlo; giunge dal giardino. Toti pensa ad un grande -orologio dal quale l’uccello notturno esca a gridar le ore alle -stelle che si nascondono fra gli alberi. Anche gli alberi riposano a -quell’ora; ogni foglia si abbassa, si china un poco per dormire. - -Da un vecchio cassettone che si perde nella penombra si leva uno -scricchiolìo ora forte, ora appena percettibile; gli hanno detto -che le tarme, rodendo il legno, producono quel suono, ma Toti non ci -crede: il cassettone se l’intende col letto di miss Edith, a quell’ora. -Quando suppongono che tutti dormano, i due mobili si comunicano i loro -pensieri, parlano dei loro affari. Che cosa si diranno mai? - -E ascolta e fantastica, ma con sempre maggiore incertezza, perchè le -palpebre scendono su gli occhi e la luce della lampada si fa più tenue, -si allontana sempre più, si disperde come un piccolo sole morente in -una pianura senza alberi, senza limiti, infinita. - -I suoi riccioli biondi riposano; parte gli scendono su la fronte, -parte ricadono sul guanciale candidissimo; le sue gote si tingono di -vermiglio e la bocca si dischiude quasi ad attendere il dolce bacio -del sogno. Toti si incammina per le bianche vie sterminate su le quali -si passa in un rapido volo verso gli incantevoli giardini che la notte -dischiude alle anime erranti dei bimbi. - -Ma una voce lo riscuote all’improvviso; apre gli occhi e si leva su le -coltri. La zia Emma gli sta vicino, ha ancora il viso severo; perchè -mai sarà tanto inquieta? - -— Hai detto le orazioni? - -— Sì, zia. - -— Hai pregato per la mamma? - -— Sì, ho detto al buon Dio che le dia sempre tutti i fiori che le -piacevano e che non la faccia pianger mai! — - -La zia Emma si attarda un poco prima di riprendere le interrogazioni, -finge di riassettare le coltri, ma invero vuol ricomporsi per non -lasciarsi vincere dalla grazia di quel monello e dargliele tutte vinte. - -— E ora fa’ il tuo esame di coscienza. In quanti peccati sei caduto, -oggi? — - -Toti si concentra e comincia in tono sommesso, dolcemente: - -— Ho _fatto_ una falsità! - -— Hai dimenticato l’italiano, Toti? - -— No, zia, volevo dire: ho detto una bugia. - -— Va bene. E poi? - -— E poi... e poi, ho commesso un peccato di gola. - -— Benissimo, e poi? - -— Perchè dici _benissimo_, zia? Allora non è male! - -— Toti, non ti distrarre, continua il tuo esame. - -— E poi... non so come si chiami. - -— Che cosa? - -— Che peccato è quello di spargere i piselli in sala da pranzo? - -— È una disubbidienza. - -— Va bene, allora ho commesso una disubbidienza e ho rotto una -bottiglia. - -— Nient’altro? - -— Mi pare di no. - -— Pensaci bene, Toti. - -— Ci penso. - -— Ebbene? — - -Breve pausa dopo la quale riprende sorridendo: - -— Ho proprio finito, sai? Non ho nessun altro peccato sulla coscienza. - -— Sta bene; allora chi ha spaventato i cavalli? Chi ha risposto male -alla Signorina? Chi ha detto delle brutte parole? - -— Io. - -— E perchè non lo dicevi? - -— Perchè credevo tu non sapessi niente! - -— Ah! è questo l’esame di coscienza che fai? Iddio che ti legge -nell’anima potrebbe punirtene perchè la cosa è molto grave. Ora -inginocchiati e domanda umilmente perdono a Dio del sotterfugio che -volevi fargli. — - -Tutto umiliato e compunto Toti s’inginocchia, congiunge le mani, e in -tono di sincerità commovente esclama: - -— Mio bel Signore, perdonatemi voi perchè sono un infame! — - -La zia Emma sorride. - -— Non sei più inquieta, è vero? - -— Mi promettete di essere buono? - -— Sì, zia; te lo prometto. Sarò tanto buono che sembrerò uno stupido! - -— Ma Toti! - -— Lo dici sempre tu: è tanto buono che sembra uno stupido! È un peccato -anche questo? - -— No. Sta’ quieto e pensa a dormire. — - -Toti eseguisce. Quando è sotto le coltri, colto da un pensiero solleva -il capo e riprende: - -— Zia, mi dài il mio elefante? - -— Per tenerlo nel letto? - -— Sì. È un poco malato; oggi perdeva il sangue dal naso. Poi ho sognato -che una donna bianca, sotto un olmo lontano, ci aspetta. - -La lampada elettrica si è spenta, la zia Emma è già su la soglia e sta -per chiudere la porta; un’ultima domanda: - -— Zia, zia! - -— Che vuoi? - -— Hai pensato a Suor Lucia? - -— Domani la conoscerai perchè una punizione la meriti. - -— Oh! - -La porta si chiude; il buio è perfetto. Toti abbandona la testolina sui -guanciali e trae un lungo sospiro; ma la donna bianca che veglia sotto -l’olmo remoto viene a prenderlo per mano, ed egli la segue nei magici -paesi del sogno. - -Nel giardino, l’assiolo conta le stelle che appaiono e scompaiono fra -le foglie dei grandi alberi neri. - - - - -II. - -Suor Lucia. - - -— Signor Toti! Voi discendete dalla famiglia più nobile del paese, nota -ed amata per intemerate virtù, specchio di purissima grazia, ornamento -nostro di dolcezza spirituale; voi siete il nuovo vaso di elezione che -deve servire di esempio alla cittadinanza che vi guarda; io dunque vi -sono grata e sono confusa per l’indegno onore che mi fate affidando -l’anima vostra a me, umilissima serva di Dio. Vi sono grata perchè fra -i miei innocenti porterete il segno del vostro alto valore che sarà -incremento alla nobile schiatta dei buoni; sono confusa perchè siete -voi che insegnerete qualcosa a me, ignorantella meschina, magra agnella -del gregge spirituale. - -Siate il benvenuto, signor Toti, e possiate rimanere fra noi — nostra -vera dolcezza — fino alla consumazione dei secoli! — - -Pronunciate le quali ultime parole, Suor Lucia nasconde in fretta -la carta su la quale aveva scritto il suo discorso e, rivolta a due -monelli che si bisticciano in un angolo, grida a tutta voce: - -— Anselmuccio, Giacomino volete smetterla? È sempre per la mela che vi -bisticciate? D’ora in avanti mangerò io tutte le mele che portate nel -cestino, e così starete in pace. — - -I due monelli si avvicinano a capo chino borbottando; ma Suor Lucia non -bada più a loro. - -Toti guarda e stupisce. - -È dunque quella la tanto favoleggiata Suor Lucia, lo spauracchio del -quale ha temuto? Quella creatura tutta umile e compunta che lo ha -salutato con tante parole delle quali non ha capito niente? - -Egli la pensava grande e nera, e invece è piccina, magra e ossuta; -bianca come un cero. Dal suo volto affilato, tutto racchiuso in un -velo nero, stretto sotto il mento, traspare una bontà rassegnata che -fa pena. Suor Lucia deve aver sofferto e deve soffrire tuttavia; chi -sa mai perchè! Ella non è veramente suora; le hanno dato quel nome -perchè indossa sempre una veste monastica e perchè si è volontariamente -votata ad una regola di penitenza assidua. È poverissima; campa di -quel poco che le danno le famiglie che affidano a lei i loro bambini; -ed anche quel poco è troppo per Suor Lucia, che vive di niente. Dorme -nelle case della carità. Il giorno, con la sua gaia nidiata, non fa -che pellegrinare dalle chiese agli orti, dagli orti alle piazze, dalle -piazze ai giardini e non potrebbe altrimenti perchè non possiede una -stanza nella quale raccogliere gli scolari ribelli. D’altra parte i -genitori desiderano ch’ella faccia far del moto ai loro bimbi, e Suor -Lucia è come una spola che dal mattino al tramonto si affanna dietro -l’inesauribile foga di una barbara gaiezza che non può e non saprebbe -frenare. Ogni tanto nell’andito di una chiesa, in una sagrestia, sotto -qualche portico remoto si ferma, raccoglie intorno a sè la sua nidiata, -apre il libro che non abbandona mai ed impartisce ai disattenti uditori -i primi insegnamenti della dottrina sacra. - -Suor Lucia legge maluccio, ma sa spiegarsi con chiarezza sufficiente; -e questo può bastare. Le lezioni sono brevissime; è già molto s’ella -riesce a tener fermi i suoi monelli per un quarto d’ora; quando -essi si stancano e vogliono andarsene, ella non può comandare, deve -semplicemente ubbidire; tale è anche la volontà del Signore. Così -riprende la via sotto una siepe; attraverso un prato; lungo i sentieri -di una piccola selva, e i suoi bimbi le vogliono bene. - -I più piccoli dicono: - -— Suor Lucia è come la Madonna: ha gli occhi di seta celeste. — - -Qualcuno suppone che, la sera, quando li abbandona, vada a dormire -su le nubi rosse del sole e che ritorni all’alba dall’altra parte del -cielo. - -Toti non sapeva tutto questo; ora, mentre si dirigono alla chiesa, -un compagno al quale lo ha stretto una sùbita simpatia, gli narra le -vicende della piccola suora. - -Ascolta senza distrarsi, cosa che gli accade ben di rado. - -— Da quanto tempo stai con Suor Lucia? - -— Da un anno — risponde Orsetto. - -— E sei contento? - -— Contentissimo. E tu verrai ancora? - -— Verrò. — - -Orsetto non assomiglia a Toti. I capelli neri, spartiti in due bande, -gli scendono intorno al viso quasi fino alle spalle e si arricciano -al termine, deliziosamente; è di carnagione bianchissima, dalla -quale traggono maggior risalto gli occhi grandi e neri e pieni di una -luminosità infantile non mai velata. Pare un piccolo paggio. Tanto -dalle sue parole come dall’espressione del volto traspare una ingenuità -priva di qualsiasi malizia. - -— Fra qualche giorno verrà anche Marinella, — riprende Orsetto. - -— Chi è Marinella? - -— È la figlia del dottore. Stiamo vicini di casa. - -— Quanti anni ha? - -— Ha dieci anni ed è grande. — - -Per la via trascorrono numerosi veicoli, è domenica; suor Lucia si -affanna perchè la sua nidiata non si sbandi e proceda unita rasentando -i muri. La lunga fila si spiega ridendo e cinguettando, e sosta, e -ondeggia e si confonde fra la folla delle persone grandi. Assomiglia a -un serpentello multicolore, ad un ruscelletto gaio in una pianura tutta -grigia. - -Trascorron per l’aria luminosa, fusi nell’identica serenità, bianchi -colombi e suoni di campane. - -Toti viene esaminando i compagni che la sorte gli ha dato; saranno -forse una ventina fra grandi e piccoli, fra coloro che ancora -si succhiano il pollice e quelli che sentono già di essere figli -dell’uomo. I primi si aggruppano intorno a Suor Lucia le si cuciono -alle vesti o la precedono di un passo tenendosi per mano, a volte serii -serii con un musetto rosso del tutto simile a una ciliegia, a volte -distratti e sorridenti per una carta di caramella che hanno trovato su -la loro via, o per un ciottolino bianco, o per una festuca lucente; -un nulla basta alla loro vita, una sola formica può destare il loro -sconfinato stupore. Forse sono figli di povere mamme le quali, per -camparli, debbono lavorare anche la domenica. - -Toti li osserva, mentre Orsetto glie li viene indicando. - -Uno si chiama Rando, è un marmocchio quasi microscopico, avrà -tutt’al più tre anni; va solo, con le mani annodate dietro le reni, -gravissimamente; non guarda i compagni e non si cura di rispondere alle -interrogazioni che gli muovono; ciò che gli si agita intorno non lo -preoccupa nè lo commuove; forse potrà curarsi di una mosca, di un uomo -mai, l’uomo è troppo grande, egli non può considerarlo. Tiene gli occhi -bassi e si guarda le scarpe che slabbrano un pochino; per lui sono -rimaste belle e lustre come dal primo giorno che se le mise, formano -la sua ambizione. Ancora, se si degna di interloquire con uno dei -marmocchi coetanei suoi è per dirgli: - -— Guarda che belle scarpe! — - -E non attende approvazioni, tira innanzi sicuro del fatto suo. - -Indossa un gonnellino rosso che non gli arriva al ginocchio; gli -è assicurato alla persona per mezzo di due straccali verdi, posti -sopra alla camiciola di bordatino celeste, la quale gli serve anche -da giubbetto. Compie il suo abbigliamento un vecchio cappellino da -signora, dalla tesa immensa e dal cocuzzolo microscopico; è di paglia -annerita; un elastico che gli passa sotto il mento glie lo assicura al -capo. - -Qualcun altro potrebbe essere grottesco con simili indumenti; Rando non -è tale; la sua gravità accigliata conferisce nobiltà ai piccoli cenci -che lo ricoprono. - -Lo segue guardandolo di tanto in tanto, una bimba della sua stessa età: -Celestina. Ha i capelli canapini raccolti in un ciuffo bizzarro che le -si alza su la nuca, e ricorda un pennello da barba. - -Celestina ha le calze lunghe e un grembialuccio bianco fermato alla -vita da un nastro giallo. Per lei Rando rappresenta un inesplicabile -mistero. Se qualche cosa straordinaria non la distrae, segue sempre il -marmocchio con devozione ignara; e quando egli si ferma, anch’ella si -ferma; e quando l’attenzione di lui è attratta da un nuovo miracolo, -ella pure, con la stessa serietà, considera il nuovo miracolo. È -l’unica che gli dica con vera compiacenza: - -— Rando, le tue scarpe sono belle! — - -Contuttociò Rando non la degna di uno sguardo ma Celestina non se ne -accora, anzi se Rando le parlasse, la ragione dello stupore di lei -verrebbe a cessare. - -Poi ne seguono molti altri in mirabile varietà; vanno appaiati: -Nicoluccio e Doretta; Lola dalle gambe torte e Miranda dal naso a -virgola; si volgono a quando a quando a considerare il viso di Suor -Lucia. - -Fra i più grandi, Toti osserva Adalgisa, una monella spinosa come un -istrice, bruttina, palliduccia, dispettosa. Ha una pamela striminzita, -ornata di girasoli e rosolacci; nonostante la goffa ineleganza della -sua veste, va scutrettolando e si pavoneggia reggendosi un lembo della -gonnelluccia disadorna. - -Sono alla soglia della chiesa; Suor Lucia grida: - -— Fatevi il segno della croce! — - -Tutti eseguiscono, borbottando parole incomprensibili. Poi entrano; -taluni distratti, altri assumono atteggiamenti di sùbita compunzione. -Rando col suo enorme cappellino in capo e le mani annodate dietro le -reni, si è fermato presso Suor Lucia che si è inginocchiata ai piedi -della pila dell’acqua benedetta. - -Osserva un ragno che sale per le vesti di Suor Lucia. Celestina è presa -dalla stessa ammirazione; ad un tratto, vinta dalla curiosità, chiede -al compagno: - -— Che animale è quello? — - -Rando si concentra, corruga le ciglia, cerca una parola grande che ha -udito qualche volta e che deve adattarsi all’occasione; dopo qualche -minuto, senza scomporsi, con la gravità di un vecchio scienziato, -risponde: - -— Quello è un mammifero! — - - ❦ - -Hanno occupato due panche, e Suor Lucia si è posta al centro della -seconda per osservare e consigliare. Toti non è ancora padrone di -sè stesso; l’ambiente nuovo e la nuova compagnia lo distraggono; -all’infuori di Orsetto, si sente ancora estraneo fra estranei, sta un -po’ serio e umiliato. - -La grande chiesa umida e oscura è piena di gente. Dal suo posto elevato -Toti vede un mare di teste chine. Nell’aria si diffonde un vago profumo -d’incenso. - -Egli assiste per la prima volta al rito religioso perchè la zia Emma -non lo ha condotto mai in chiesa; tutto ciò che vede lo stupisce e -si domanda se l’ostensorio, che il sacerdote leva silenziosamente in -alto, non sia un dono del buon Dio agli uomini, una stella d’oro tutta -raggiante, discesa dai lontanissimi cieli. - -La sosta si prolunga, e i più piccini si distraggono, fuorchè Rando e -Celestina. Il primo pare tutto assorto nell’ammirare gli interstizi che -passano fra pietra e pietra; la seconda è compresa dall’ammirazione del -primo. - -Nicoluccio si guarda il naso; Miranda e Doretta si bisticciano -fraternamente e Ciuffolo, il marmocchio dalle enormi guance, conta i -grani di una corona: - -— Uno... tei... cinche... tre.... — - -Il subito tintinnìo di un campanello riscuote Suor Lucia che era stata, -fino a quel punto, assorta, col capo fra le mani; ella sussurra: - -— In ginocchio! — - -Nasce uno scompiglio fra le fila del piccolo esercito; ognuno vorrebbe -il posto del compagno: - -— Zitti, bambini! Siete nella casa del Signore, zitti! — - -L’ammonimento di Suor Lucia ha un risultato parziale; ella si leva per -correggere i più ribelli; dopo non lieve fatica riesce ad ottenere un -po’ d’ordine, ma molto relativo. Rando e Celestina tirano un nastro -della veste di una vecchia signora che è inginocchiata innanzi a loro. -Rando pensa che quella grande cosa, per mezzo di quel sistema, possa -dire — Papà — e — Mamà — come un meraviglioso fantoccio ch’egli -conobbe altra volta. La prova non riesce; anzi la vecchia beghina, -avvertendo l’insolita ginnastica compiuta sui suoi indumenti, si volge, -fulmina di un’occhiataccia minacciosa l’impassibile filosofo e gli -dice: - -— Lo dirò alla tua mamma, screanzato! — - -La mamma non l’ha più e la seconda parola è misteriosa. - -Rando e Celestina si guardano e si stringono nelle spalle. - -— Pregate con me, — sussurra Suor Lucia — avanti, pregate con me. - -Tutti si volgono per ascoltare e ripetere ciò ch’ella dirà. - -— _Pater noster_... — Celestina state ferma!... — _qui es in Coelis, -sanctificetur_.... — Lola, vuoi smetterla di gonfiare le guancie?... -— _nomen tuum. Adveniat Regnum tuum. Fiat_... Togliti quelle dita dal -naso, Ciuffolo! Ma che cos’è?!... — _Voluntas tua sicut in Coelo, et in -terra. Panem nostrum quotidianum_... — Rando, ripeti dunque, non senti -quello che dico?... — _da nobis hodie, et dimitte nobis debita nostra -sicut et nos_... — Zitti, che il diavolo vi porta via!... — _dimittimus -debitoribus nostris. Et nos non inducas in tentationem_... — Miranda, -non ti soffiare così il naso dinanzi a Dio!... — _Sed libera nos a -malo. Amen._ - -Tutti ad una voce concordemente e altissimamente ripetono: - -— _Amen._ — - -La vecchia beghina dal nastro, si rivolge scandalizzata: - -— Bella educazione! Vergognatevi! — - -Nessuno le dà retta. La gente sfolla. - -Suor Lucia fa levare la sua coorte per compiere la peregrinazione -consueta ai vari altari prima di tornare al sole. I monelli la seguono -cicalando. - -Eccoli alla lapide famosa, alla lapide dell’angiolo; bisogna leggerla -tutte le domeniche a edificazione e ammaestramento delle anime bambine. -Eletta a tale ufficio è Adalgisa, uccelletto nidiace dalle penne -arruffate. - -Ella assume un tono d’occasione e si fa innanzi tutt’impettita; -i compagni le si dispongono attorno. Toti e Orsetto osservano in -disparte. - -A pochi metri da terra, è una lapide su la quale sono incisi -innumerevoli ghirigori; pare un esemplare di calligrafia. - -Adalgisa con la sua vocetta stridula ne incomincia la lettura. - - CHI CONOBBE TEMISTOCLE? - -Pausa. - - TEMISTOCLE - FIGLIO DI VINCENZO E PELLEGRINA - FU ESEMPIO DI RARE VIRTÙ - CHÈ ALLE DOTI PRECLARE DELL’ANIMO - CONGIUNSE - RETTITUDINE, ONESTÀ, PARSIMONIA. - FU UBBIDIENTE E RISPETTOSO - SAVIO, MAGNANIMO, GENTILE. - VERO SPECCHIO DI CONSOLAZIONE - -Seconda pausa. - - AHI - CHE A SOLI DIECI ANNI MORIVA. - -Terza pausa. - - UN PENSIERO E UNA PRECE. - -La lettura è compìta. Adalgisa per qualche istante rimane col naso -all’aria. Toti e Orsetto si guardano negli occhi. - -— Povero Temistocle! — esclama Toti compreso da sincera pietà. - -Orsetto, vinto dallo stesso sentimento, ripete più sommessamente: - -— Povero Temistocle! — - -Rando e Celestina si succiano le dita. - -Dopo un fervorino di Suor Lucia la quale per la millesima volta -consiglia la sua brigata di prendere ad esempio le molteplici virtù di -Temistocle, l’angiolo per antonomasia, si dirigono all’uscita. - -L’ultima sosta è alla pila dell’acqua santa nella quale Suor Lucia -immerge la mano per inumidire le piccole fronti che si offrono al segno -rituale. - -— In nome del Padre, del Figliuolo, dello Spirito Santo e così -sia! — - -Finalmente la porta si schiude. Ecco il sole, ecco il sole! - -Gli occhi si socchiudono abbacinati dalla gran luce che fa tornare il -sorriso su tutte le labbra. - -Volgono a destra per una strada che costeggia la chiesa. Suor Lucia ha -cura di separare provvisoriamente i piccoli dai grandi, e dice a questi -ultimi: - -— Andate avanti, vi raggiungeremo subito. — - -Toti non sa spiegarsi la sosta, e chiede ad Orsetto: - -— Ohe cosa fanno? — - -Orsetto gli sussurra una parola in un orecchio e Toti non trattiene una -fresca risata che si comunica ai compagni. - -Fatti pochi passi si rivolge come distrattamente e sogguarda. - -Suor Lucia, occupata nella sua faccenda, non se ne accorge. Ella ha -allineato vicino al muro i suoi marmocchi, da una parte i maschi, -dall’altra le femmine; si volgono le spalle ed imitano concordi il -pispiglìo delle fontanelle. - - ❦ - -— Marinella è allegra come te, — dice Orsetto a Toti mentre si dirigono -ai prati ombreggiati dagli alti filari dei pioppi. - -— E perchè la mandano da Suor Lucia? - -— Perchè ogni giorno fa qualche nuova scappata. Ieri riempì d’acqua -tutte le scarpe che trovò in casa. Ieri l’altro, avendo promesso alla -sua bambola di farle fare un viaggio in mare, prese la tuba di suo -padre e la mise nella tinozza.... - -— Com’è graziosa questa! — esclama Toti battendo le mani. - -— Sì, è graziosa, — soggiunge Orsetto — ma la tuba era nuova e -Marinella è stata al buio. - -Toti pensa agli occhi severi della zia Emma ed al volto impassibile di -miss Edith; egli non potrà compiere certamente un’impresa simile, però -come palliativo soggiunge: - -— Ma l’acqua non fa male! Non prendo il bagno, io, tutte le mattine? - -— Ma tu sei una tuba? - -— Non lo so, — risponde Toti, pensieroso. - -— Non lo sai? — - -Dopo breve esitazione Toti soggiunge: - -— Tutti siamo uguali di fronte al buon Dio! — - -Orsetto tace perchè non intende bene la profondità del pensiero di -Toti; egli è ammirato e stupito dalla prontezza con la quale il suo -nuovo amico risolve ogni difficoltà. - -Ad un richiamo di Suor Lucia sostano. Una signora saltellante, col -cappellino pieno di piume si avvicina. - -— Chi è? — chiede Toti. - -— È la mamma di Adalgisa, — risponde Orsetto — è una signora buffa; si -chiama Cleopatra. - -— Guarda che bel nome! Almeno si sbrigasse presto! — - -La signora Cleopatra s’inchina amabilmente innanzi a Suor Lucia ed -esclama: - -— Tanti augurî, Suor Lucia, tanti augurî. - -— Grazie, altrettanto! — risponde Toti. Orsetto gli consiglia il -silenzio. - -— Come si porta la mia Adalgisa? - -Bene, bene, — risponde Suor Lucia. - -Adalgisa si è avvicinata, è tutta rattratta in sè, e scrolla le spalle -come se le parole di sua madre le facessero dispetto. - -— Ti fai onore, bambina mia? — le chiede la madre inchinandosi a -carezzarla. - -— No. — - -— Di’ la verità, sii buona! - -— Va’ via, va’ via, — risponde l’incomparabile dolcezza. - -— Me ne andrò, amore mio; ma tu sii rispettosa con Suor Lucia. - -— No. Io voglio piangere. - -— E perchè? - -— Perchè sì, e se non vai via, ti faccio le corna. - -— Dio, com’è carina! — esclama la signora Cleopatra — non le pare? - -— Oh sì! — risponde Suor Lucia debolmente. - -— Ma a casa è tanto più graziosa. Vede, per esempio, ogni sera, prima -di andare al riposo, continuerà un’ora ad augurarci la buona notte, e -noi facciamo un carnevale! — - -Suor Lucia vorrebbe assentire, ma non le riesce. - -— Addio, cara, — riprende la madre accarezzando l’istrice filiale; poi, -rivolta alla brigata s’inchina e ripete con comico ossequio: — Tanti -augurî, tanti augurî! — - -Toti, vinto da un impeto di gaiezza, agita le mani in atto di saluto e -risponde: - -— Buone feste e buon capo d’anno! - - ❦ - -Pochi passi ancora ed entreranno nel prato verde, nel loro infinito -dominio. - -Toti è pensoso perchè un dubbio passeggero lo agita, un dubbio che gli -fa rivolgere questa domanda ad Orsetto: - -— Perchè si devono dir sempre bugie? — - -Orsetto lo guarda senza intendere. - -— Ma sì, — riprende Toti — se io dico alla signora Penelope che è -brutta e non mi piace, la zia Emma mi guarda male e mi punisce; se dico -che mi annoio a far le visite, mi lasciano senza frutta e poi vogliono -ch’io sia sincero! Ma se ci costringono a dir le bugie! — - -Orsetto tace sempre. - -— Non è vero? — domanda Toti. - -— Sì, ma se non fai così non ti regalano più i dolci! - -— Che cosa m’importa! — esclama Toti; e l’idea è già trascorsa, ha -brillato un attimo, si è spenta; l’anima di un bimbo è come un seno -di mare in cui l’onda succede all’onda placidamente in una dolce -lucentezza, velata appena da qualche ombra di nube. - -In fondo rilucono i colli, una corona azzurra; nei più vicini si vedono -i profili delle case, dei castelli, le ombre nere delle selve; ma poi -tutto si allontana e si fonde, trascolora azzurreggiando quanto più -sale al cielo. Le estreme vette dell’Appennino si confondono alle nubi; -forse lassù si apre la strada che giunge al sole. - -I pioppi che fiancheggiano il prato verso levante (e pare che l’Astro -sorga fra i colonnati di un tempio grandissimo) si sdoppiano per -distendersi al suolo in un’ombra protettrice. I pioppi amano le voci -dei nidi e quelle dei bimbi, perchè tanto le une quanto le altre hanno -ugual significato per gli immobili giganti. - -È tempo di primavera. - -Liberi da ogni freno, i monelli si sbandano e gridano e si rincorrono -passando nel sole come in un volo. Suor Lucia siede all’ombra dei -pioppi e, attorno a lei, si raccolgono i più piccini ai quali deve -raccontare la fiaba dello _Stelo d’oro_. - -Rando e Celestina; Lola e Miranda; Nicoluccio, Doretta e Ciuffolo -seggono in semicerchio; Suor Lucia è nel centro; fra le alte rame il -sole sogguarda ad attimi con mille occhi abbaglianti. La frescura è -deliziosa. - -— «C’era una volta una via lunga lunga come il cielo e partiva da un -capo del mondo per giungere all’altro capo e nessuno l’aveva percorsa -mai tutta quanta, benchè molti vi si fossero provati. Dopo dieci, dopo -venti anni tornavano vecchi senza ricordare niente di ciò che avevano -veduto e delle avventure che erano toccate loro nel viaggio pauroso. -Morivano senza riacquistar la parola. - -»Ora partivano uomini poveri, ora principi, ora imperatori che -preparavano spedizioni numerose di cavalli e di armati; ma o non -tornavano, o tornavano muti e vecchi come tutti gli altri. - -»In fondo alla strada infinita, custodito da ventiquattro principesse -sorelle tutte vestite di seta turchina, sorgeva lo _Stelo d’oro_ -attorno al quale esse danzavano eternamente, allacciate in catena, -una farandola d’amore. Chi fosse giunto allo Stelo d’oro sarebbe stato -Signore del mondo e di tutti i cieli. - -»Ora c’era, in un paese della terra, un povero mercante che aveva un -solo figlio al quale avrebbe dato anche il suo cuore pur di vederlo -contento, e il figlio di questo povero mercante si chiamava Graziolo ed -era un fanciullo buono e pensoso, ed era sempre triste. - -»Tutte le cure del padre non bastavano a farlo sorridere una volta; e -quando il padre gli chiedeva piangendo: — Che cos’hai, Graziolo? — Il -fanciullo rispondeva: — Voglio andare al mio viaggio! — Ma non tornerai -più, figliuolo! — Sì, babbo, tornerò e voi sarete contento. Lasciatemi -partire. - -»Tanto disse e tanto fece, che un bel giorno il povero mercante pose -in una bisaccia tutto il suo danaro, lo dette a Graziolo e gli disse: -— Segui la tua sorte, figlio mio. Se fra cinque anni non sarai tornato, -ti raggiungerò nei cieli dove vorrai attendermi. — E Graziolo rispose: -— Babbo, fra cinque anni sarò con voi. La mia ventura mi guida, babbo; -io parto e tornerò contento! — Si abbracciarono lungamente, e Graziolo -si pose per la terribile via dalla quale nessuno era ritornato a -raccontare le sue avventure. - -»Il padre lo vide dileguare, si gettò in terra e pianse disperandosi. -Il sole sorgeva allora....» — - -La voce di Suor Lucia è lenta e grave; i monelli ascoltano con la bocca -socchiusa. Qualcuno fra loro tende l’orecchio allo stormire dei pioppi, -perchè i pioppi parlano, pei bimbi, e ascoltano le fiabe che ripetono -poi alle stelle piccine. - -Più lontano Toti, Orsetto, Anselmuccio, Giacomino, Adalgisa e tutti gli -altri monelli, imitano la danza delle ventiquattro principesse sorelle -attorno allo stelo d’oro e, allacciati per mano, cantano e girano in -un volo di nastri, di capelli, di vesticciuole che schioccano al vento. -Pare che tutta l’aria, tutta la luce s’empia di quella festosità. - - — Giro giro tondo - Cavallo imperatore - Cavallo d’argento - Che costa cinquecento. - Cento cinquanta - E la gallina canta - Lasciala cantare - La voglio maritare.... - -S’interrompono e si fermano guardando verso il fondo del prato dov’è -apparsa una piccola ombra nera. Rimane immobile su quel confine estremo -e pare non ardisca avanzare. - -— Chi è? — chiede Toti a Orsetto. - -— È Zulù, il piccolo lupo. - -— Perchè lo chiamate così? - -— Perchè nessuno gli ha parlato mai; perchè non ha casa e non ha -famiglia; perchè ha paura di tutti. - -— Oh vieni vieni, andiamo a salutarlo — grida Toti. - -— Ma fuggirà. - -— Vieni, proviamo. — - -Si avviano; Zulù è già scomparso dietro le prode dei fossi. - -Toti si lancia in corsa; vuol seguire le tracce di quella creatura -misteriosa. - - - - -III. - -La selva dei Gioghi. - - -Col capo all’aria e gli occhi intenti alle finestre di un secondo -piano, Toti e Orsetto gridano a tutta voce: - -— Marinella, vieni? — - -Un visetto vermiglio appare fra due imposte socchiuse: - -— Aspettatemi, vengo subito. - -— Fa’ presto, la strada è lunga! - -— È pronta la giardiniera? - -— Ci aspetta da un’ora, spicciati. - -— Vengo, vengo! — - -Il visetto scompare, giungono dall’alto le grida festose della monella; -Toti e Orsetto si volgono verso l’estremità della strada dove Suor -Lucia, circondata dalla sua coorte, li attende. - -Rando annusa con accigliata serietà un gran fiore di girasole, e -Celestina tende il nasetto a virgola per gustare l’ipotetico profumo -della girandola floreale. - -— Come è bello! — esclama Celestina — Dove l’hai preso? - -— Me l’ha dato Ciuffolo — risponde Rando senza levar gli occhi. - -— E tu che cosa gli hai dato? - -— Io gli ho dato due nòccioli di pesca e un bottone. - -— Dio! — esclama Celestina giungendo le mani per significare -tutta la sua ammirazione per l’abile mercato. — Hai fatto un buon -baratto! — - -Rando non risponde. Ciuffolo, riparato dietro le sottane di Suor -Lucia, si nasconde in bocca i due nòccioli di pesca e il bottone per -non cedere alle insidie di Cola che gli gira attorno e lo guarda con -occhi sparvieri; le guance di Ciuffolo si gonfiano sempre più, sembrano -due piccoli otri, due calotte sferiche applicate ad arte sul viso del -pacifico marmocchio. - -Marinella giunge di gran corsa. - -La pamela, assicurata con un elastico sotto il mento, le è caduta su -le spalle e le forma un’aureola intorno al capo adorno da una selva di -capelli nerissimi e ricciuti. - -Uno schioccare di frusta avverte i monelli che la giardiniera è pronta -all’angolo della via, e che si attendono i ritardatari. - -— Presto presto! — gridano coloro che sono già saliti nell’ampio -calesse. In un volo tutta la nidiata si affolla e si sospinge intorno -al predellino. Comincia la lotta per occupare i posti migliori. Le -esortazioni di Suor Lucia, la quale non perde mai la sua celeste -serenità, non ottengono nessun risultato. Adalgisa vuol salire a -cassetta e si arrampica su per le ruote con grande sconcio della sua -vesticciuola bianca, campione di candore se non di eleganza. Toti, -Marinella e Orsetto vorrebbero salire sul tetto della vettura, dove si -allineano ordinariamente i bauli, ma Suor Lucia non consente; Rando e -Celestina hanno occupato un angolo e se ne stanno tranquilli, annusando -il loro girasole. Alla fine tutti prendon posto nicchiando, perchè -nessuno ha ottenuto ciò che desiderava ad eccezione di Adalgisa, la -quale troneggia a cassetta, al fianco del vetturino. Ella si volge -a guardare coloro che stanno nell’interno e allargando la bocca e -travolgendo gli occhi si abbandona ad una squisita serie di versacci -schernevoli; ma ad un tratto interrompe la pantomima e scoppia in -pianto dirotto perchè Toti, allungato furtivamente un braccio, le ha -dato un solenne pizzicotto nella parte ch’ella espone con maggiore -evidenza al pubblico sottostante. - -Un nuovo schioccare di frusta, un bubbolìo rapido di sonagliere, il -sobbalzare della giardiniera sui ciottoli, interrompe il pianto, di -Adalgisa che si asciuga gli occhi su le maniche della veste bianca. -Il sole nuovo scivola lungo le vie della città. Qualche passante si -sofferma ad osservare. Suor Lucia sorveglia senza cipiglio e senza -sorriso; il volto di lei, pallido e grave, non ha mutevolezze. - - [Illustrazione: Mentre la giardiniera corre verso i colli - azzurreggianti.... (pag. 56.)] - -Per ingannare il tempo, mentre la giardiniera corre verso i colli -azzurreggianti al limite del piano, comincia lo scambio di oggetti -svariatissimi e s’iniziano ardenti discussioni su la valutazione -dei medesimi. In ciò porta una nota tutta personale Anselmuccio, un -monello su gli undici anni, dai capelli rossi e gli occhi obliqui. -Egli ha il genio del commercio, è nato commerciante e, per questo -istinto di natura, svaligia alla lettera la casa paterna. Le sue tasche -sono sempre rigurgitanti e contengono oggetti di indole disparata: -francobolli, pipe, vecchie casse da orologio, astucci da gioielli, -bottoni, piccoli coperchi, pentolini, fibbie da scarpe, turaccioli -e mille altre cose simili. Tali quisquilie acquistano, in mano ad -Anselmuccio, un valore straordinario; un turacciolo, ricoperto da -un poco di stagnola dorata, è un rarissimo cimelio e non è ceduto se -l’oggetto offerto in cambio non ha qualità assolutamente superiori; -potrà scambiarsi, per esempio, con un francobollo del Guatemala o con -una nappina da chepì, ma non mai coi volgarissimi bottoni i quali -rappresentano, nel commercio infantile, l’ultimo grado del valore. -Anselmuccio sdegna e si rifiuta di trattare coi piccini, i quali non -hanno a loro disposizione se non qualche bottone rapito furtivamente al -patrimonio materno. Una volta Cola, dalle gambe arcuate, per ottenere -da Anselmuccio un vecchio lunarietto si staccò tutti i bottoni che -aveva addosso e rimase con le brachine penzoloni; ma anche questo -supremo sacrificio, questa violazione della privata decenza, non -ottenne risultato e Suor Lucia ne pagò le spese in tanto filo per -rimetter le cose a posto. - -Anselmuccio ordinariamente non parla, osserva i compagni, spia -l’occasione propizia; nulla gli sfugge; è onniveggente. Ogniqualvolta -scorga una cosa che gli sembri utile e commerciabile è pronto ad -intervenire e ad offrire. Quasi sempre gli affari gli riescono bene; ha -un’abilità tutta sua, che i compagni gli riconoscono. - -All’infuori di ciò, nulla lo seduce; rimane indifferente ai giuochi ed -agli scherzi, vive a sè calcolando e premeditando. - -Marinella lo chiama l’astuto citrullo, e Anselmuccio ne ride, pago di -soddisfare la sua vivissima bramosia dello scambio. - -Il sole si avviva e le allodole navigano per l’aria azzurra; si odono -i loro trilli, le loro cadenze sperdute; scendono, si inabissano nel -dolce cielo d’aprile; e dagli olmi le verlette e dalle macchie gli -usignoli rispondono alle sorelle del sole. Fa fresco e l’aria reca -dolcissimi aromi dai frutteti e dagli orti in fiore. - -Celestina si sporge a guardare la strada; ad un tratto si volge a -Rando, e gli chiede con aria trasognata: - -— Perchè girano le ruote? — - -Rando guarda a sua volta, sta assorto qualche secondo, e risponde: - -— Perchè gli alberi corrono e la strada scappa. — - -Celestina ride stringendosi nelle spalle; ma ride convinta dalla -spiegazione che le ha data Rando; è un attimo di perfetta fusione -dell’anima sua bambina con l’anima di tutte le cose che la rende gaia. -È pur buffo che gli alberi corrano per far piacere al suo compagno e -a lei, e che la strada fugga per farli giungere più presto sui monti -celesti, dove sorride la neve e dove si mangiano le castagne! - - ❦ - -— Quando torneremo noi alla selva di Lucchetto? — chiede Toti a -Marinella. - -— Chi sa? — risponde la monella alzando gli occhi e le ciglia in atto -di vaga incertezza. — Chi sa? - -— Una volta Suor Lucia ci conduceva tutte le domeniche alla selva e ai -prati di Villanova — dice Orsetto — ora ci andiamo molto di rado e io -non so perchè! - -— Vi trovavate con Bocca-di-fiore? - -— Sì; sempre. - -— E con Allodola? - -— No, Allodola l’ho veduta due volte sole. La cercavamo sempre perchè -canta bene, ma Suor Lucia ci diceva che era malata. - -— Infatti, anche domenica scorsa era molto pallida! — esclama Marinella. - -— E di chi è figlia? — domanda Toti. - -— Non lo so, — risponde Orsetto. - -— Con chi vive? - -— Vive nei prati ed ha un gregge di pecore bianche. Tutti le vogliono -bene. - -— Che bel nome ha! - -— Bellissimo! — esclama Marinella — Ha anche gli occhi belli. Non deve -essere figlia di contadini. - -— Io ho sentito una storia di principi, — soggiunge Orsetto — una -storia confusa della quale non ricordo nulla. La raccontò un piccolo -pastore. - -— Non ricordi il nome? - -— No; era un amico di Zulù. - -— E credi che Zulù ne sappia qualcosa? - -— Credo di sì, perchè Allodola è la sola creatura alla quale il piccolo -lupo voglia bene. - -— Allora dirò a Zulù di raccontarmi la storia di Allodola — soggiunge -Toti. - -— È inutile, non ti risponderà e lo faresti inquietare. - -— Chi sa?! — riprende Toti in tono leggermente ironico. — Potrebbe -darsi ch’io riuscissi! - -— Sei stata mai alla capanna di Bonaventura? — chiede poi a Marinella -come per sviare il discorso. - -— Ci sono stata quand’ero piccina. - -— E che c’è di bello? - -— Allora c’era la mia balia e c’era un maiale addomesticato che ci -seguiva sempre come un cane e mangiava a tavola con noi. - -— E adesso ci sarà più? — chiede vivamente Orsetto. - -— Chi lo sa? Allora era già vecchio e sono passati tanti anni! - -— Quanti? - -— Oh, per lo meno cinque. — - -Trascorre una pausa poi Toti sussurra: - -— Sapete chi troveremo lassù? - -— Chi? - -— Indovinate. - -— Non saprei, — risponde Marinella. - -— Non saprei, — soggiunge Orsetto. - -— Troveremo Zulù. - -— Zulù? E quando l’hai veduto? — domanda Marinella oscurandosi. - -— Questo è affar mio, — risponde Toti. - -— Gli hai parlato? - -— Sì. - -— È venuto a trovarti? - -— No; sono andato a trovarlo io. - -— Solo? - -— Solo. - -— E non hai avuto paura? - -— Zulù è buono, e non fa male a nessuno. - -— Ma allora perchè vogliono portarlo in prigione? - -— Io non lo so, — risponde Toti. — Noi torneremo verso sera; poco prima -del tramonto Zulù sarà alla Selva dei Gioghi che è poco distante dalla -capanna di Bonaventura, e ha detto di trovarci là. Verrete? - -— Io verrò, — risponde Marinella. - -— Anch’io, — soggiunge Orsetto. - -— Non ne parliamo ora, perchè gli altri se ne potrebbero accorgere, e -vogliamo esser soli. - -— Sì, soli soli. - -— Poi, se fossimo in molti, Zulù non verrebbe; lo ha detto. - -— Io però ho un poco di paura, — soggiunge Marinella ridendo. - -— Anch’io, — replica Orsetto. - -Toti è lusingato dal timore dei compagni; ciò accresce a mille doppi il -suo coraggio. - -— Verrete con me; — risponde — io conosco Zulù, siamo buoni -amici. — - -Marinella ha un lampo ne’ suoi grand’occhi neri. - -— Gli chiederemo se è giunto mai alla casa dell’Orco. - -— E se ha veduto i nani dei boschi, — sussurra Orsetto. - -— Zulù deve saper tutto, deve aver veduto tutto, — replica Marinella. — -Oh io gli darò due bacioni sugli occhi! - -— Non hai più paura? — le chiede Toti. - -— Ora mi pare di no; ma può darsi che a vederlo la paura ritorni. È -tanto brutto! — - -L’alto vocìo dei compagni interrompe il loro dialogo. Giacomino, -l’astuto monello tirato a pulimento come il fodero di una sciabola, -propone una serie d’indovinelli ai compagni che non ne capiscono niente -e appunto per questo ridono e si divertono un mondo. - -— Indovinate questo che è bello, — grida Giacomino — e lo sanno anche i -boccali di Montelupo: - - In cima a una finestraccia - Ci sta una vecchiaccia - E quando tentenna un dente - Chiama tutta la gente: - Alalè alalè - Indovina quel che gli è. — - -Segue un attimo di silenzio. - -— Nessuno lo spiega? — chiede Giacomino rivolgendosi ai più piccini. - -Ciuffolo guarda il cielo e ripete beandosi: - -— Alalè, alalè, alalè! — - -Adalgisa guarda dall’alto e sorride malignamente. - -— Brava, spiegalo tu! — le grida Toti che si è accorto dell’aria -canzonatoria assunta dall’istrice domestico. - -— Ci vuol poco, — risponde Adalgisa sdegnosa. - -— Avanti dunque, che cos’è? — ripete Giacomino. - -— Domandalo a Toti, — ribatte la monella arruffata. - -— No, no; sta a te che fai la brava! - -— Sì, a te, a te! — urla il coro. - -Adalgisa tace un attimo, e poi con voce stridula grida: - -— Ma chi non lo sa? È la chiesa! — - -Segue un diavolìo; tutti i monelli si levano in piedi per gridare e -punire così la presunzione dell’istrice domestico. - -Sopraffatta dall’impeto impreveduto Adalgisa si volge e scrolla le -spalle per assumere un atteggiamento; ma le lacrime le scendono copiose -su le guance e si perdono agli angoli della bocca contratta. - -Gli unici che non partecipano al gaio tumulto sono Rando e Celestina. -Come se nulla accadesse intorno a loro, stanno muti e inciprigniti -perchè non sono riusciti ad acchiappare un moscon d’oro... che si era -posato sul girasole. Suor Lucia che fino allora aveva taciuto, tutta -curva sui grani del rosario che fa passare interminabilmente fra le -scarne dita, è costretta ad intervenire perchè le cose hanno preso una -piega differente. - -L’orgasmo ha alzato di vari toni l’allegria dei fanciulli. Ora -Giacomino ed Anselmuccio si trovano di fronte in aria minacciosa; -Anselmuccio, contrariamente ad ogni sua abitudine, ha assunto la difesa -di Adalgisa, e da ciò un rapido diverbio che pare voglia condurre a vie -di fatto. I due fanciulli si squadrano con occhi torvi. - -— Se ti dò un pugno, — grida Anselmuccio — ti getto giù dalla -giardiniera! — - -E l’altro, avvicinandosi ancor più con aria provocante: - -— Pròvati! - -— Oh! ci vorrà molto! - -— Pròvati, dunque! — - -Pausa. - -— Moccione! - -— Imbecille! - -— Lo dici a me? - -— Sì, a te! - -— Ripetilo, se hai core! - -— Imbecille! - -— Bada! Non hai provato ancora le mie mani! - -— Credi di farmi paura? - -— Ma neanche tu me ne fai! — - -Altra pausa, ed altro scandaglio come sopra. - -— Se fai un altro passo, ti picchio! - -— Ecco! — E il passo è fatto. I combattenti si trovano a viso a viso, -il momento pare decisivo, i cuori palpitano. - -— Anche se sei più grande di me, io ti compro e ti rivendo! — grida -Giacomino. — Scostati! - -— No! - -— Scostati! - -— No! — - -La prima spinta è data, Giacomino ha attaccato il nemico che attacca a -sua volta; in un attimo i due monelli si acciuffano e cadono in grembo -a Suor Lucia, la quale, non avendo ottenuto alcun risultato positivo -con le esortazioni amorevoli, è intervenuta di persona. - -Toti, Orsetto e Marinella prestano man forte a Suor Lucia; i -contendenti sono divisi e riprendono i loro posti; fra poco anche -il broncio che serbano scomparirà, e la pace sarà ristabilita -compiutamente. - -— Mio Dio, — esclama Miranda, un battuffoletto di quattro anni che ha -atteggiamenti di donna matura — questi uomini come sono gelosi! — - -Ad un attimo di stupore segue una franca risata. - -Miranda arrossisce e china gli occhi. - -— Che hai voluto dire? — le chiede Marinella. - -La piccola tace. - -— Ma che c’entra la gelosia? — - -Miranda leva una mano ed indica Adalgisa, causa prima del breve -pugilato. - -— Miranda, voi non capite niente! — esclama Suor Lucia — E dovete -tacere sempre; e dovete occuparvi solo dei fatti vostri! — - -Si odono già, dalle prime selve di roveri, i canti delle calandre. -La pianura pare un immenso mare azzurro, costellato di piccole gemme -bianche. - - ❦ - -Il momento si avvicina, e i tre piccoli cuori palpitano di ansia e di -timore: hanno saputo che la Selva dei Gioghi, luogo fissato da Zulù per -l’appuntamento, è piuttosto lontana. Bonaventura glie l’ha indicata: -per giungervi conviene attraversare una piccola valle e risalire il -versante opposto del monte; a mezza costa, dove sorge una piccola casa, -comincia la selva. Hanno a loro disposizione poche ore perchè il sole -comincia a declinare, conviene dunque affrettarsi per giungere alla -mèta all’ora fissata. - -Toti, Marinella e Orsetto si sono dati convegno dietro ai pagliai per -sfuggire agli sguardi del prossimo importuno. - -— Vogliamo partire? — chiede Orsetto. - -— Sei ben sicuro che nessuno ci abbia veduto? - -— Sicurissimo. - -— E se Suor Lucia ci cerca? - -— Chiamerà e le risponderemo; non andiamo mica in capo al mondo! - -— Sai la strada? - -— Sì. — - -Saltano un rivoletto, vanno curvi dietro una siepe e, giunti ad una -viottola, scendono a valle. - -Il sole declina; le ombre azzurreggiano sempre più, si allungano; in -fondo alla valle si fanno più dense. Passano nell’aria le grida dei -compagni, giungono dall’alto, dall’aia di Bonaventura perduta nella -gaiezza solare a sommo del verde colle. - -— Suor Lucia ci chiama! — esclama Toti sostando. È stato un inganno; -non si ode che un frastuono indeterminato simile al gridìo dei passeri -che si adunano all’albergo quando il cielo si imporpora e dolcemente -riluce. Suor Lucia farà passare fra le scarne dita i grani del -rosario, come sempre, e sorveglierà i più piccini perchè non abbiano a -disperdersi. Possono proseguire tranquilli. - -— Toti, sei ben certo che Zulù ci aspetti? — chiede Marinella. - -— Ne sono certissimo. - -— Quanti anni ha, Zulù? - -— Ha dodici anni. - -— E dove è nato? - -— Non si sa. Glie l’ho chiesto, e mi ha risposto che nessuno glie lo ha -detto mai. - -— Allora non conosce sua madre? - -— Sua madre è stata uccisa dai cacciatori. - -— Dai cacciatori! - -— Sì, era una lupa! — risponde Toti con tutta semplicità. Orsetto sente -il suo cuore battere sempre più rapidamente; ma di che cosa si tratta -dunque? Zulù è un ragazzo o una bestia? Marinella si accorge della -paura del compagno, e per incorarlo gli si accosta, lo abbraccia e gli -mormora con voce materna: - -— Non aver paura. Non ti ricordi? Anche Romolo e Remo erano figli di -una lupa ed hanno fondato Roma! — - -Pare che l’originale trovata abbia efficacia anche sul timido cuore di -Orsetto. - -— Corriamo? — propone Toti. - -— Sì, corriamo. — - -La strada è facile, il pendìo dolce. Traversano rabbrividendo una -macchia che si schiude al loro passaggio, e si trovano in un’aia; -proseguono in mezzo ai prati, poi fra le vigne, di sentiero in -sentiero, senza voltarsi mai, senza pensare alla strada percorsa; i -loro occhi son fissi lassù, dove cominciano le roveri della selva, dove -l’anima loro è giunta già ad esplorare. - -— Quanto è lunga la strada! — mormora Marinella ad un tratto. - -— E si fa buio! — aggiunge Orsetto. - -Sono giunti in fondo alla valle, corsa da un torrentello quasi -asciutto. Toti si lancia per primo fra i grandi ciottoli che coprono il -letto del torrente, e raggiunge la riva opposta; i compagni lo seguono. -Ora conviene attraversare una fitta macchia di rovi per risalire la -costa. - -— Non c’è il sentiero — osserva Orsetto. - -— Per di qua, per di qua! — grida Toti che ha superato il punto più -difficile, aggrappandosi agli sterpi. Marinella gli tende le mani. - -— Aiutami dunque! Da sola non posso. — - -Toti ritorna su’ suoi passi, si sporge, punta i piedi... ecco, il passo -difficile è vinto, ma i rovi han voluto la loro preda: la veste di -Marinella cade in brandelli. - -Ciò preoccupa un poco lo spirito ordinato di Orsetto, ma non commuove -Marinella la quale, scrollando le spalle, riprende la via. - -Qualche goccia di sangue imperla la sommità delle dita di Toti. - -— Ti sei fatto male? — gli chiede Marinella. - -— No. - -— Fa’ vedere. — - -Toti porge la mano che la bimba prende fra le sue. - -— Ti brucia? - -— No. - -— E se gli spini erano avvelenati? Non ridere — soggiunge — ci sono -anche le spine di San Giorgio, e quelle uccisero il dragone! — - -Marinella accosta le labbra alle piccole ferite e sugge il sangue che -spiccia lentamente. - -Quando risolleva il capo, i due monelli si guardano e arrossiscono -senza sapere il preciso perchè. I colli opposti rilucono nella -moribonda gloria solare. - - ❦ - -— Chi sono? — sussurra Orsetto. - -Toti e Marinella non rispondono, ascoltano sostando ai limiti del prato -sul quale la selva si muore. Molti fanciulli, allacciati per mano, -girano in tondo e cantano a coro; cantano bene; sembrano allodole e -calandre. Sono scalzi, hanno i capelli disciolti. - -— C’è anche Zulù? — chiede Orsetto. - -— No, — risponde Toti. - -— Dove lo troveremo allora? - -— Bisogna chiedere a qualcuno se è questa la Selva dei Gioghi. - -— E a chi si può domandare? - -— Quando quei signori avranno finito, ci accosteremo. — - -Tacciono, raccolti dietro una macchia di quercioli; dall’alto del -monte scendono le ultime strie d’oro del sole, si perdono fra le rame, -ricompaiono su l’erba, nelle radure. Il canto dei fanciulli sale verso -le altitudini e lassù, nel sereno, si unisce agli squilli di campane -remote e si disperde. - - Ohè! ohè! ohè! ohè! - La più gaia venga a me. - Getti via la lendinella, - La faremo tutta bella - Chè nel bosco aspetta il Re! - -I fanciulli si perdono sotto il muto incantesimo della selva. Le ultime -roveri hanno tuttavia alla sommità una corona d’oro. La cantilena -ha qualcosa di pauroso, Toti, Marinella e Orsetto l’ascoltano con un -tremito nel cuore quasi fossero per assistere ad un subito prodigio: - - Marulèi ha fatto il pane - Nella casa delle tane, - E ti aspetta, Martinella. - Tu sei bella, tu sei bella! - Una veste ed una torta, - Marulèi sta su la porta; - Una veste ed una rama, - Marulèi guarda e ti chiama. - Gira, gira, - Gira, gira, - Passa il vento che sospira - E la notte è scura scura, - Ed il bosco fa paura. - Ecco sbucan gli occhi rossi - Dalla selva di Mamù... - Uuuuuuh! - -— Andiamo via, — mormora Marinella. — Questa gente mi fa paura. — - -Toti ed Orsetto fanno per voltarsi, ma ad un tratto si acquattano; -hanno avvertito un fruscìo alle loro spalle; inoltre i piccoli pastori, -dopo aver finita la cantilena, come è consuetudine del loro giuoco, -fra strane grida si sono dati ad una fuga precipitosa, e in breve sono -scomparsi, dirupando. Le ultime voci salgono dalla valle; sono già -lontane, e i tre esploratori hanno la perfetta coscienza della loro -solitudine nella terra ignota. E se Mamù, l’orco, sbucasse per davvero -dalla spessa selva? - -— È una sciocchezza! — grida Toti per farsi coraggio; sta per -rivolgersi, ma avverte un fruscìo più vicino, un lieve rumore di passi; -il brivido della paura lo riprende e non ha più forza di pronunciare -una parola. - -Orsetto e Marinella si sono raccolti nell’ombra più fitta, e guardano -attorno con occhi da spiritati. - -— Toti? — - -Nessuno risponde; i fanciulli si sono immedesimati col cespuglio che li -accoglie. - -— Toti, ti ho portato il riccio. - -Ah! è Zulù, il benvenuto, il salvatore! - -I tre volti si rasserenano, pare che il sole rinasca. Zulù è sporco, ha -i panni a brandelli, il viso nero, i capelli scarmigliati e Marinella -vorrebbe abbracciarlo ugualmente; la trattiene solo la bestiaccia -ch’egli reca fra le mani senza paura di pungersi. - -— È molto tempo che mi aspettavi? — chiede Toti a Zulù. - -— No, sono arrivato or ora. E tu, che cosa facevi in quella macchia? - -— Niente. Guardavo per terra. - -— Hai perduto qualcosa? - -— No. — - -Trascorre una pausa. Zulù non si avvicina perchè si vergogna, Marinella -e Orsetto gli destano soggezione; ha le ciglia aggrottate e gli occhi -bassi; pare seriamente contrariato. Toti nota subito il malessere di -Zulù, e cerca di porvi riparo con una specie di presentazione: - -— Non sono venuto solo perchè la strada era lunga e Suor Lucia non mi -avrebbe permesso ch’io me ne andassi. Questa è Marinella e ti vuol bene -perchè sei figlio di una lupa e vivi nei boschi, e questo è il bambino -del generale: si chiama Orsetto e non fa male a nessuno. — - -Zulù, per tutta risposta, allunga una mano senza alzar gli occhi e dice: - - [Illustrazione: — Vuoi il porcospino? — Sì, dammelo; dove - l’hai trovato? (pag. 79.)] - -— Vuoi il porcospino? - -— Sì, dammelo; dove l’hai trovato? - -— Nel bosco. - -— È nel bosco la tua casa? — gli chiede Marinella avvicinandosi. - -— Io non ho casa. - -— E dove dormi? - -— Su gli alberi, sotto le siepi, nei campi di lupinelle, secondo; dormo -sempre dove mi trovo. - -— E l’inverno? - -— L’inverno dormo nei buchi delle fornaci; ci fa caldo e siamo in molti -là dentro. - -— Ma non hai paura? Sei sempre solo? - -— Non ho paura. - -— Hai veduto mai Mamù, l’orco? - -— Non l’ho veduto mai, l’ho sentito. — - -I tre monelli si guardano; i loro occhi si aprono smisuratamente. - -— Dove l’hai sentito? — chiede Toti. - -— Una notte, nella selva di Ladino. Ero salito sopra una rovere, non si -vedeva una stella; tutto era buio. Mi ero seduto su tre rami incrociati -e stavo per addormentarmi allorchè sento gli alberi sibilare come se -si fosse levato un gran vento; ma il vento non tirava; allora mi alzo -e sto in orecchio. Che cosa sarà? sarà il tasso? no, perchè non può -fare tanto rumore; sarà il lupo? nemmeno. Io conosco bene il lupo; mi -è passato vicino anche di notte; il lupo si avverte appena, cammina -fiutando, e quando sente qualcuno va a passi radi. E il fracasso si -avvicinava proprio come fa la grandine di estate. Allora pensai che la -vecchia della valle, nonna Simona, mi aveva detto che Mamù era come la -tempesta, quando gira per il mondo, e non ebbi più dubbio. - -— Ti vide? - -— Io non lo so, perchè quando sentii crescere il rumore chiusi gli -occhi e mi rimpiattai fra i rami come uno scoiattolo. Appena riaprii -gli occhi, tutto era finito. Fu come un baleno. - -— E dopo, non l’hai incontrato più? - -— Dopo ho preso le mie precauzioni. Sono tornato da nonna Simona, ed ho -avuto da lei il rimedio per non essere veduto mai più dall’orco. - -— Qual è questo rimedio? — chiedono ad una voce Orsetto e Marinella. -Zulù si stringe nelle spalle e fa segno di non poter rispondere. Toti -sorride con aria di incredulità, si sente superiore ai compagni. -Egli sa che sono tutte fole inutili e dannose quelle degli orchi e -delle streghe; Miss Edith e la zia Emma glie lo hanno ripetuto tante -volte che ormai, su questo punto di fede, ha la coscienza sicura e -tranquilla. Non bisogna allettare la mente dei fanciulli con inutili -fantasie, con creazioni mostruose e inverosimili, conviene raccontare -unicamente la verità, la verità pura e semplice. - -Il ragionamento che Toti viene facendo in silenzio fa sì ch’egli -continui a sorridere anche quando i compagni gli levano gli occhi in -volto: - -— Perchè ridi? — gli chiede Marinella. - -Toti inarca le ciglia, assume un tono indifferente, alza un poco una -spalla e risponde: - -— Ma che vuoi?! Mi stupisce vedere come tu creda a ciò che racconta -Zulù. - -— E perchè ti stupisce? - -— Perchè l’orco è una sciocchezza! — - -Tutti tacciono. Toti si pente del suo ardimento perchè il sole si è -nascosto e le ombre discendono con rapidità; egli non crede all’orco, -ma il buio è un cattivo consigliere. Inoltre la strada che debbono -percorrere è lunga ed è attraversata da un torrentello e da una spessa -macchia, punti solitari e abbandonati dove, non si sa mai, si potrebbe -incontrare anche il lupo mannaro e quello non è ben sicuro che non -esista. - -— Dunque — riprende Zulù a voce bassa — tu non credi neppure alla Casa -Lucente? - -— Non so che cosa sia — risponde Toti. - -— La Casa Lucente sorge su la più alta cima di un monte lontano -lontano, ed è sempre circondata da nubi d’argento. Ha i culmini d’oro, -i muri ricoperti di pietre preziose. Le si apre dinanzi un grande -portico di adamante e le sorgono ai lati due torri di rubini e di -smeraldi che rilucono per tutto il mondo. Nessuno conosce la strada che -vi conduce. Chi si è provato a raggiunger la cima del monte altissimo -non è tornato più. Solo la Vecchia della valle sa il segreto che -può condurre alla vetta del monte; ma fino ad ora non l’ha confidato -nemmeno all’aria. - -— Nemmeno a te? — gli domanda Marinella. - -— Un giorno nonna Simona mi disse: «Voglio fare la tua fortuna;» e -incominciò a insegnarmi il modo di raggiungere la Casa Lucente, ma poi -si pentì sul più bello e non volle più proseguire. - -— Che peccato! — esclama Marinella. - -— Ma allora tu sai di dove si parte? — domanda Toti che ha dimenticato -gli ammonimenti di Miss Edith e della zia Emma, e si lascia trasportare -dalla fantasia, dal desiderio delle cose vaghe e indefinite che sono -tanto più belle. - -— Lo so, — risponde Zulù. - -— E dove abita nonna Simona? - -— A Ladino, in una casa sotto la selva. - -— E potremmo andare a trovarla? - -— Sì, ma bisogna farle un regalo. - -— Glie ne faremo mille! Ci accompagnerai tu? - -— Vi accompagnerò. - -— Benissimo! — grida Marinella. — Andremo alla Casa Lucente! Io mi -riempirò il grembiale di brillanti, e tu? — chiede rivolgendosi ad -Orsetto. - -— Io prenderò la mazza del comando. - -— Per farti imperatore! — riprende Marinella ridendo. — Ed io -farò la regina, la bella regina tutta vestita di seta, e porterò i -brillanti sui capelli e avrò duemila servitori, cento dame di palazzo, -diecimila cavalli, cinquanta berline e una reggia d’oro e una bambola -di cioccolata e tutti i dolci che sono sulla terra! Dio, come sarò -contenta! - -L’animazione delle tre anime bambine cresce a dismisura; esse vedono -già, gustano il tesoro straordinario; quella loro fantasia le fa -gioire più del possesso reale; se tanto avessero realmente, forse -cercherebbero il poco quale sorgente inaudita di gioia. Zulù tace. -Il suo viso oscuro pare sofferente, gli occhi neri e lucentissimi e -grandi, come due strane gemme, guardano lontano alle sommità più ardite -e si animano di guizzi violenti. L’anima dardeggia da quegli occhi -aperti nei cieli altissimi, raggiunge, supera il volo delle aquile, si -lancia fremente, cupa ed insaziata alla sua conquista. - -La sera discende. - -— Allora — riprende Toti — ci troveremo in casa di Carciofo, come -l’ultima volta. — - -Zulù assente. - -— E ora dove andrai? - -— Nella selva — risponde Zulù che fa per avviarsi. - -— Dammi prima il porcospino. Aspetta, lo metteremo nel fazzoletto. - -L’operazione è compita con ogni cautela; i capi sono legati a doppio -nodo e stretti quanto più si può, perchè la piccola bestia non debba -fuggire. Frattanto Zulù salta un cespuglio e si allontana leggermente, -sollevando appena un fruscìo. - -— Scusa, che cosa mangia il porcospino? — grida ancora Toti. - -— Le vipere, — risponde Zulù senza rivolgersi. È scomparso dietro una -grande rovere, ricompare più lontano fra l’ombra più spessa, procede -a balzi, i fanciulli lo guardano meravigliati ed hanno una grande -voglia di richiamarlo, perchè sentono che qualcosa che dava loro -molto coraggio si allontana con lui. Rieccolo più in alto, è come -un fantasma, si scorge appena; si inerpica leggero, il lupo non ha -maggiore agilità. Ecco l’ultimo guizzo, si ode un lieve scricchiolìo -di rami infranti, e non si vede più. Si è internato nel folto come le -volpi, come gli scoiattoli rossigni. - -— Le vipere? — riprende Toti, che ritorna col pensiero al suo riccio. -Vorrebbe richiamare Zulù, ma ormai è inutile; poi nello stesso tempo -una voce acuta e prolungata giunge dall’altra costa del monte. - -— Andiamo, andiamo, ci chiamano! — sussurra Orsetto. - -Toti si avvia di corsa, e i compagni gli tengon dietro. Il sentiero si -perde nel buio della valle. - - ❦ - -— Per di qua! — grida Orsetto. - -— No, per di qua! — riprende Toti. - -— Ma insomma qual’è la strada buona? — domanda Marinella che si è fatta -scura in viso. — Qual’è, me lo sapete dire? — riprende con voce nella -quale è già qualche sentore di pianto. — Finiremo per smarrirci in -questa foresta — è appena una macchia, ma la fantasia della fanciulla -ama il colore — e ci troveranno i briganti! - -— Ma i briganti li sogni tu! — risponde Toti indispettito, perchè -l’insistenza di Marinella comincia a mettergli paura. - -— Ed io ti dico che ci sono! — replica la fanciulla. — Lo lessi anche -ieri nel giornale di papà. Hanno rubato dieci bambine e non se ne è -saputo più nulla. - -— Ma dove? - -— In Sardegna. - -— Allora sono lontani. - -— Sì! Impiegheranno molto tempo a giungere qui! - -— Ma debbono traversare il mare! - -— E non hanno le barche? Poi i briganti sono dappertutto, ed io -ho paura. Tu vuoi fare il coraggioso, ma io ho letto la storia di -un bambino divorato da un lupo e qui i lupi sono numerosi come le -lucciole. Poi non hai sentito che cosa ha detto Zulù? Siamo in un paese -abbandonato, se si perde la strada facciamo la fine dei tre bimbi che -San Nicola fece risuscitare e San Nicola non c’è più. Mio papà l’ha -veduto a Bari; ora non si muove da quella città lontana e noi siamo -perduti! - -— Marinella, finiscila! - -— Sì, finiscila! Non vuoi ascoltare la verità! Perchè ci hai condotto -in questo paese pericoloso? - -— Ma siamo a tre passi da casa! - -— Lo dici per farci coraggio, chi sa quando arriveremo e chi sa se -potremo arrivare! Abbiamo smarrito la via, siamo in mezzo a una foresta -e la notte è tanto buia, che non si vede dove si mettono i piedi! - -La voce muore in un lieve singhiozzo; Toti avanza senza por mente -ai terrori della compagna; ha già troppo da combattere il suo timore -per guidar sè stesso attraverso alla macchia; Orsetto è vinto dallo -smarrimento, e segue gli amici senza fiatare. - -Le voci di chiamata che avevano udito dapprima ora non si sentono più. - -Solo due piccoli lumi animano ancora la speranza ed il coraggio di -Toti; si vedono su la costa del monte opposto, la notte li fa più -lontani, ma splendono tuttavia come due fari benefici. Poter giungere -fin lassù di un balzo! Avere un gran paio d’ali e volare come si vola -nei sogni! Ma la strada è lunga ed aspra, bisogna scendere verso -l’estrema oscurità del torrente. Ogni qualvolta si spinga un po’ -innanzi, ode la voce impaurita dei compagni: - -— Toti, Toti!... dove sei? — - -E ciò basta per accrescere a mille doppi il suo turbamento; è come se -una corrente elettrica lo percorresse dal capo ai piedi d’improvviso, -non sa più orientarsi, sente mozzarglisi il respiro, chiude -violentemente gli occhi; gli pare che una gran mano si sia protesa -dalle tenebre a ricercarlo. Se i compagni non l’aiutano, la lena verrà -a mancargli; si sente piccino piccino sotto la notte paurosa. - -— Stiamo uniti, camminate vicino a me; arriveremo a casa presto. - -— Suor Lucia è già partita, — mormora Marinella singhiozzando — andrà a -casa a dire che ci ha perduti, e domani ci crederanno morti! — - -Orsetto tace; ha preso per mano Marinella e si lascia trascinare come -un automa. - -Discendono, sono a due passi dal torrente; Toti procura di procedere -facendo quanto più fracasso può, perchè ad ogni sosta avverte certi -fruscii, certi fremiti che lo fanno sudare freddo. Gli torna nella -memoria la cantilena dei piccoli pastori, pensa alla loro corsa -improvvisa giù per la costa del monte... ma Zulù non è forse solo nella -selva, appollaiato fra i rami di qualche albero grande? - -Fa per volgersi, e, ad un tratto, uno strido acutissimo di Marinella lo -irrigidisce, gli toglie ogni forza ed ogni volontà. - -Nel silenzio che segue egli ode distintamente un lontano rumore di -passi e intravede una luce livida ed ampia che scivola fra i rami e -ingigantisce e scompare. Raggiunge di un balzo i compagni e si stringe -a loro. Senza un grido, allibiti dallo spavento, cadono avvinti fra le -frasche. - -La luce cresce, il trepestìo si avvicina; si ode un grido prolungato: -è il grido di Mamù, dello spaventoso gigante. Curvano il capo, si -raccolgono nel buio tremando dal freddo. - -Ecco l’ombra, l’ombra grande quanto l’universo! Supera i pioppi, -supera le querce, si lancia sola ed immensa sotto le stelle. Potranno -sfuggirle? No, li ha veduti, li ha riconosciuti, li chiama: - -— Toti? Marinella? Orsetto? — - -Si stringono sempre più, moriranno insieme come tre piccole more nella -bocca vorace, come tre verlette di nido; non c’è scampo, respirano a -pena, hanno gli occhi violentemente serrati. - -La voce di Orsetto mormora a stento: - -— Addio, mamma! — - -Più debolmente, quasi a trattenere un singhiozzo che vuol traboccare, -Marinella e Toti sussurrano: - -— Addio! - -— Il Signore ci accolga.... - -— ... ci accolga! - -— Nella sua gloria.... - -— Nella sua gloria! - -— Per sempre!... - -— Per sempre!... - -Ah! non possono più pregare, perchè il respiro si fa troppo rapido, -perchè hanno troppo troppo freddo! - -Il grido si ripete più vicino, vicinissimo: - -— Toti? Marinella? Orsetto? — - -Ma chi chiama adunque? Sorvola una pausa dubbiosa, un nuovo brivido li -scuote, ogni senso si riaccende più vivo, levano il capo, aprono gli -occhi... ah quanta luce, quanta luce! Ecco Suor Lucia e Bonaventura e -Giacomino e Anselmuccio! - -— Sono qua! Sono qua!... — grida Bonaventura che regge due fiaccole con -le braccia levate. - -Scattano in piedi, non possono rispondere, non possono dir parola; -sorridono, ridono a grandi sussulti; il loro volto si illumina e si -oscura; poi a un tratto contemporaneamente scoppiano in pianto dirotto. - -Sono salvi. - - [Illustrazione: — Stiamo uniti, camminate vicino a me; - arriveremo a casa presto — (pag. 88.)] - - - - -IV. - -La casa lucente. - - -La zia Emma ha detto: - -— Quando avrete finito il cómpito potrete andare in giardino; ma prima, -no! — - -Ed ora si è sporcato tutte le mani con l’inchiostro, ha disegnato una -fila interminata di soldati, di uomini con la pipa, di cavalli e di -elefanti, ma un’idea non gli è venuta ancora. I cómpiti che gli dà la -zia Emma sono, a volte, tanto curiosi! Che cosa si può scrivere mai? - -Rilegge il tema: _Scrivere al babbo ringraziandolo per il bel regalo -che vi ha fatto_. - -Ma il babbo, proprio in quei giorni, non gli ha fatto alcun regalo, -di che cosa deve ringraziarlo adunque? Forse di quelli che gli farà. -Saranno molto lontani probabilmente, perchè Suor Lucia ha raccontato la -spedizione alla selva dei Gioghi ed il signor papà è inquietissimo. - -Si stringe la fronte fra le mani, si concentra e scrive: _Caro -babbo_... virgola e a capo. Poi? Ecco un’idea: — _Ti ringrazio del bel -dono che mi hai mandato e ne sono contentissimo e ti ringrazio del bel -dono che mi hai mandato_.... — Mio Dio! Ma quanto è difficile dire ciò -che non si sente! Perchè infliggere un tale supplizio ad una povera -creatura che non ha fatto male a nessuno? - -Leva gli occhi verso la finestra aperta e vede rifulgere nel sole -un gran cespo di lilla in fiore e pensa ai colchici che fioriscono -d’autunno; hanno lo stesso colore. A Villanova ci sono dei prati -immensi e di autunno si vestono di lilla per i piccoli gigli del freddo -che spuntano a fior di terra sopra uno stelo esilissimo. Quando tornerà -mai ai prati di Villanova? Bocca-di-fiore lo attende; andranno a caccia -dei pettirossi nelle mattine lucenti di brina, quando tutte le siepi e -tutti gli alberi sfoggiano immensi diademi. - -La zia Emma attraversa la camera; Toti si riscuote, fissa di nuovo -il foglio di carta bianca che gli sta innanzi e si concentra tanto -che, poco alla volta, gli si chiudono gli occhi. Si addormenterebbe -senz’altro, se Miss Edith non lo risvegliasse con uno di quei suoi -piccoli versi incomprensibili, che vogliono dire tante cose! - -È sempre all’erta la sua buona signorina! Lo sorveglia con mille occhi -senza abbandonarlo un attimo; pronta, paziente, tenace e tranquilla -come una macchina di estrema esattezza. - -Davvero un’ossessione! Come si fa a non avere una sola volta l’allegra -volontà di saltare sopra un tavolino o di prendere una seggiola a -scapaccioni? Per questo Miss Edith è sempre un punto oscuro e Toti la -guarda con molto rispetto ma con la curiosità meravigliata che destano -nei fanciulli gli oggetti complicati e incomprensibili. - -E ricompare il tema. Gli occhi si sono chinati per caso su la carta -e si rialzano un pochetto oscurati. Ecco un dovere! Toti si domanda -perchè mai lo stesso dovere non debba essere compiuto dal nonno, dal -babbo o dalla zia Emma; no, tutti i doveri toccano sempre a lui perchè -è il più piccino. È forse giusto tutto ciò? - -Ricomincia. Questa volta l’idea è venuta per davvero e scrive con tutta -sicurezza: - - _Caro babbo_, - - _La zia Emma mi dice che hai intenzione di farmi un regalo e te ne - ringrazio. Siccome il mio elefante ha perduto la proboscide e tre - gambe, farai bene se vorrai regalarmi una pantera._ - - _Un bacio dal tuo Toti._ - -Piega il foglio, batte le mani e, dopo aver dato a Miss Edith una -spiegazione sommaria del fatto compiuto, fugge in giardino. - -Carciofo deve aspettarlo, perchè il giorno prima gli ha dato un -appuntamento al quale non mancherà. Carciofo è puntuale. - - ❦ - -Tommaso, il cocchiere, ha un figlio che si chiama Adalberto, e che, -per la sua struttura tozza e per essere alquanto spinoso, è stato -ribattezzato Carciofo. - -Di tanto in tanto Carciofo compare nella scuderia per aiutare il padre -e, quando non deve andare a scuola, si trattiene gran parte della -giornata adducendo varie scuse alla sua permanenza. C’è tanto da fare! -Ma in verità non è il lavoro che lo inciti a restare, bensì l’amenità -del luogo. - -Le scuderie si aprono nell’estrema parte del vastissimo giardino e sono -cinte da alberi grandi e il laghetto viene a morire ai loro piedi. -Soltanto per guardare, può impiegarsi benissimo tutta una giornata. -Carciofo ha lo spirito contemplativo e non si stanca di ammirare il -piccolo lago e le oche, le quali sembrano tanti orciuoli naviganti. -Quando Tommaso deve andarsene dice a Carciofo: - -— Finite di pulire le stalle; quando ritorno il lavoro deve esser -terminato. Non fate rumore, non disturbate il signorino e lasciate in -pace le oche. — - -Carciofo promette solennemente di osservare i comandamenti paterni; ma -non appena Tommaso si è allontanato esce a sedersi su la porta delle -stalle e guarda. Le oche passano e ripassano sul laghetto; ce n’è una -che dirige la passeggiata, le altre la seguono senza sbandarsi. E sono -tanto serie! Carciofo ha osservato che la gente di grande importanza ha -la stessa serietà. - -Toti molte volte va a salutare Gaetanino, il suo _poney_, e così -incontra Carciofo che lo guarda senza parlare e se ne sta tutto -accosciato e sembra pieno di vergogna. Nei primi giorni Toti non -osserva Carciofo, poi lo punge la curiosità. Chi sarà quel signore? -E perchè se ne sta sempre assorto e non gli augura neppure il buon -giorno? - -Una volta che è uscito di casa un poco indispettito per una lunga -paternale fattagli dalla zia Emma, si ferma di botto innanzi al placido -ammiratore delle oche e gli chiede: — Chi sei? - -— Io sono Carciofo, — risponde l’interloquito. - -— E di chi sei figlio? - -— Sono figlio di Tommaso. - -— Il mio cocchiere? - -— Sì, signorino. - -— Io mi chiamo Toti. - -— Lo so. - -— E perchè non mi saluti mai? - -— Il babbo ha detto che non vi debbo disturbare. - -— Dammi del _tu_. - -— Il babbo ha detto che voi siete il figlio del padrone. - -— Ebbene, che cosa t’importa? - -— Bisogna ch’io vi rispetti. - -— Non te ne curare. Non sono mica un uomo grande. Quanti anni hai? - -— Dieci. - -— Vai alla scuola? - -— Qualche volta. - -— Perchè qualche volta? - -— Perchè quando fa bel tempo andiamo a pescare e andiamo alla caccia -col vergillo. - -— Come vi divertirete! Siete in molti? - -— Siamo in tre: io, Anatroccolo e Zulù. - -— Tu conosci Zulù? — chiede Toti allargando gli occhi ed arrossendo -dalla contentezza. - -— Sì, e perchè? - -— Perchè mi hanno detto che nessuno può avvicinarlo e che vive sempre -solo come un lupo. - -— Vive solo perchè lo bastonano. Io lo conosco. - -— E potrai farlo conoscere anche a me? - -— Certo, se volete. - -— Sì sì, io lo voglio. — - -In breve diventano amicissimi; si trovano tutti i giorni al laghetto -delle oche e formulano le più strane imprese, i propositi più arditi. - -Carciofo è un ragazzo meditativo e violento, e per queste sue peculiari -qualità che lo rendono secondo i casi, solitario come un rospo o -pungente come un istrice, ha pochissimi amici. Egli sogna di possedere -il mantello di Leombruno col quale potrebbe entrare a gran galoppo nel -regno dello straordinario e sogna imprese eroiche, atti di sovrumano -coraggio per i quali prova una spiccata tendenza sentimentale. Quando -rimane per ore ed ore intento ad osservare le evoluzioni delle oche, -la sua fantasia è assente e l’anima con lei. Gli si presenta allora -il chiaro specchio delle imprese che vorrebbe compiere, e vede gli -atteggiamenti ed ode le parole grate delle vittime ch’egli trae a -salvamento e gli urli della folla frenetica che lo applaude; è sì -intensa la figurazione, che non di rado gli occhi gli si empiono di -lacrime silenziose, le quali imperlano un attimo le ciglia e traboccano -dileguando. Carciofo ha il cuore di un paladino, e attende l’occasione -per mezzo della quale la sua anima eroica possa rivelarsi agli uomini. - -Toti lo ama e a volte lo ascolta parlare con ammirazione. - -— Dunque tu non avresti paura di niente? - -— Se si trattasse di salvare un uomo io mi butterei nel fuoco! — -risponde Carciofo. - -— Dici davvero? - -— Lo farei! — - -Basta! Toti non replica; il tono della voce è decisivo; Carciofo lo -farebbe certamente. Quando Marinella lo sentirà parlare così, gli -getterà le braccia al collo, perchè Marinella è sempre eccessiva, -cosa che contrarierebbe assai miss Edith. Frattanto Toti si serve di -Carciofo per avvicinare Zulù, il figlio di una lupa. - - ❦ - -Anche quel giorno Toti trova l’amico sulla soglia delle scuderie, ma -questa volta non è solo, ha con sè un compagno: Anatroccolo. - -Toti si sofferma a guardare, e prima di avvicinarsi scoppia in una -allegra risata. Gli è che il nuovo arrivato è tanto buffo! Poi gli -torna in mente ciò che di lui gli ha raccontato Carciofo e se da un -lato gli fa pena quel povero figliuolo che è il sacco delle busse, -dall’altro, il ricordo della pena alla quale è sottoposto dalla vecchia -zia, che ha il gran cuore di dargli l’alloggio e un poco di pan secco, -gli desta l’ilarità. - -Ogni qualvolta Anatroccolo fa inquietare per una parola, o per un -gesto, o per qualsiasi altra lieve mancanza all’umore la vecchia -zia bisbetica ed irascibile, è sottoposto ad una pena crudele: deve -trangugiare, sotto gli occhi tiranni della tutrice, mezz’oncia di olio -di ricino. Una bagatella! E la pena sta nelle conseguenze. - -Nonostante il ripetersi troppo frequente delle lezioni purgative, il -viso di Anatroccolo è rotondo e pieno come una mela appiola. Forse -gli occhi, che sono chiari chiari, hanno uno sguardo un po’ vago e -la bocca troppo sovente si socchiude in un floscio abbandono; ma chi -resisterebbe alla pena alla quale è sottoposto Anatroccolo? È troppo -già s’egli è ancora robusto e sopporta tutto con impassibile serenità. - -L’impassibilità è la sua dote peculiare; è la sua inconscia filosofia -la quale fa sì ch’egli si pieghi a tutte le avversità che si sono date -convegno su la sua strada. Anche quando la zia Geltrude lo picchia, -cosa che si ripete quasi giornalmente, egli non strepita, non piange e -non si ribella, almeno in apparenza; allunga le mani, o la parte scelta -all’uopo dall’implacabile aguzzino, chiude gli occhi e attende che -il vimine sibili per l’aria e scenda ad illividirgli le povere carni -martoriate. Non si fa l’abitudine alle busse, ma si tollera il dolore. -Anatroccolo lo tollera perchè ormai è un elemento essenziale nella sua -vita. - -Contuttociò è buffo, e Toti più se ne persuade quanto più lo guarda. -È piccolo e tozzo, ha la testa grossa e le gambe arcuate. Il viso -rotondo, coronato da una gran selva di capelli canapini, può esprimere -molte cose e nessuna. Il timore di render noti i moti dell’animo ha -tolto a quel viso ogni mobilità, l’ha irrigidito in un atteggiamento -costante che può dar la tristezza e destare il buonumore. Il naso -a virgola che pare stia per spiccare una capriola e saltare su la -fronte; gli occhi rotondi; i padiglioni dell’orecchio assai larghi -quasi fossero aperti ad una perenne intesa, come quelli di un timido -agnelletto, lo fanno assomigliare ad un bizzarro pentolone, di quelli -variopinti che si vedono alle fiere. E Toti ride. Il riso è come la -tempesta, vuol fare il suo corso, nulla può trattenerlo. D’altra parte -Anatroccolo non si scompone, guarda Toti e rimane nella sua perfetta -immobilità, affogato nella giacchetta enorme la quale gli giunge fino -ai ginocchi che sono nudi. Un vecchio berretto da soldato ch’egli porta -con ogni compostezza e un paio di vecchie scarpe della zia Geltrude -compiono l’abbigliamento. Potrebbe anche possedere una camicia; ma -forse non la possiede, perchè la grande giacchetta accuratamente -abbottonata, lascia scorgere alla sommità il petto nudo. - -Quando Toti si avvicina, Carciofo gli muove incontro, dicendo: - -— Questo è Anatroccolo. - -— L’ho riconosciuto, — risponde Toti. - -Anatroccolo si toglie il berretto ed esclama: - -— Buon giorno! — - -Dopo una pausa imbarazzante, Toti gli domanda: - -— Vuoi esser dei nostri? - -— Sì, se voi volete, signor barone! — - -Toti lo guarda con occhi pieni di stupore. - -— Ma io mi chiamo Toti! Non lo sai? - -— Lo so. - -— E allora perchè dici barone? - -— Perchè siete un signore! — - -E Anatroccolo atteggia le labbra ad un sorriso; crede aver detto -una cosa grande: i signori non si chiamano mai per nome; sarebbe un -disconoscere il loro grado indiscusso di superiorità. D’altra parte -egli non conosce che le busse e la fame e ciò non basta a dare un’idea -esatta degli uomini e del mondo. - - ❦ - -— Dunque vi siete incontrati? — chiede Carciofo? - -— Sì, — risponde Toti — ma perchè mai Zulù non è venuto con te, oggi? -Lo aspettavo; me lo aveva promesso. - -— Io non l’ho veduto, — risponde Carciofo. - -— Neanch’io, — soggiunge Anatroccolo. - -— Avevamo fissato ch’egli sarebbe venuto qui. - -— Per che fare? - -— Zulù conosce la vecchia della valle. - -— Chi? la strega? — chiede Anatroccolo. - -— Non è una strega, — risponde Toti — è una buona vecchia che sa molti -segreti. - -— E sa molte malìe, — aggiunge Carciofo. - -— Ma tu la conosci dunque? - -— Certamente. - -— E potresti condurmi da lei? - -— Io posso condurti da nonna Simona, ma prima devi dirmi che cosa vuoi -chiederle. - -— Te lo dirò, se mi prometti di non parlare. - -— Te lo giuro! - -— E tu, Anatroccolo? — - -Anatroccolo fa un gesto evasivo e si pone una mano sul petto. - -Si sono seduti all’ombra di un gruppo di acacie su la riva del -laghetto. Le oche giungono di tanto in tanto a sogguardarli, ma si -mantengono a rispettosa distanza. - -Le ombre delle acacie si prolungano nel seno delle tremule acque, e si -perdono verso un cielo remoto. - -Toti prima di parlare si guarda attorno; potrebbe darsi che la zia Emma -o miss Edith venissero a cercarlo. Quando si è assicurato che nessun -indiscreto può udire le sue parole, si china verso i compagni, e chiede -loro a voce sommessa: - -— Sapete che cosa sia la casa lucente? - -— Lo sappiamo. - -— E sapete la strada che conduce alla cima dell’altissimo monte? - -— No. - -— Ebbene, nonna Simona può indicarcela. - -— Chi te l’ha detto? - -— Zulù. - -— Nonna Simona è gelosa; — riprende Carciofo — anche se conosce il -segreto non lo dirà a noi. - -— Ma le faremo un bel regalo. - -— Non potremmo regalarle nulla; — soggiunge Anatroccolo — ha le cantine -piene d’oro. - -— Come lo sai? - -— Zia Geltrude, quando mi picchia, dice sempre: Sei uno straccione e -vuoi fare l’arrogante! Neanche se tu avessi l’oro di nonna Simona! - -— È molto ricca, allora? - -— Mi hanno detto — riprende Anatroccolo — ch’ella sa dove si trovano -tutti i tesori sepolti e che, se volesse, potrebbe essere la più gran -signora del mondo! - -— E perchè non vuole? - -— Perchè sarebbe inutile per lei. Nonna Simona non è una donna come -tutte le altre, è una strega. - -— Ma tu la conosci? Le hai parlato mai? - -— Sì, le ho parlato. Una volta zia Geltrude mi aveva lasciato due -giorni senza mangiare; alla fine del secondo giorno ero seduto su la -porta di casa ed aspettavo che la zia venisse ad aprirmi come faceva -sempre per darmi un pezzo di pane e perdonarmi. L’uscio si aprì, ed io -stavo per rivolgermi, quando sentii un urlo e ricevetti una spinta che -mi mandò ruzzoloni in mezzo alla strada: — Va’ a guadagnarti il pane, -vagabondo! — I miei dodici soldi che avevo guadagnato se li era già -presi. Quando mi levai, zia Geltrude aveva richiusa la porta. Non mi -provai a bussare perchè correvo rischio di buscarmi un’altra dose di -scapaccioni. Così tutto indolito com’ero, presi la strada e me ne andai -per la campagna. Era notte, ed era buio pesto. - -— Ma non avevi paura? - -— No. Avevo fame. Non so quanta strada avessi percorso, quando mi -sentii chiamar per nome, e mi fermai. Era Zulù. Mi chiese dove andavo; -gli dissi che non lo sapevo, e gli domandai un po’ di pane. Allora -mi prese per mano e girammo, girammo fra le tenebre da un campo -all’altro, da una siepe all’altra. Traversammo un fiume; traversammo -un bosco, poi salimmo per un’erta piena di spini. Io sentivo nelle -orecchie un ronzìo continuo e sentivo che la mia forza era più poca -ancora; ma non dissi nulla, non domandai nulla. Ad un tratto Zulù si -fermò. — Siamo arrivati, — disse. Alzai gli occhi e vidi una grande -quercia e una piccola capanna; ma le vidi appena, perchè la notte era -buia buia e non c’era una stella. Zulù si accostò alla porta dalla -quale filtrava un poco di luce, e con le nòcche delle dita bussò tre -volte ma così leggermente, ch’io intesi appena. Nessuno rispose. Io -pensai: dormiranno! E sentivo il battere del mio cuore. Dopo aver -aspettato qualche tempo, Zulù bussò ancora e più forte, poi un’altra -volta, sempre più forte. Allora udimmo un passo che si avvicinava -all’uscio, e udimmo una voce domandare: — Chi è? — Amici! — rispose -Zulù — Chi? — riprese la voce. — Sono io: Zulù. — Che vuoi a quest’ora? -— Debbo domandarvi un piacere. — Quale? — Aprite e lo saprete. — Si -udì brontolare, poi udimmo un lungo cigolìo di catenacci e l’uscio si -aperse. Mamma mia che brutta vecchia! Aveste veduto com’era brutta! -Avrebbe fatto paura anche al diavolo! Lasciò l’uscio aperto appena da -potervi passare un braccio, sporse un po’ la lampada e ci guardò per -il pertugio. — Chi è quello là? — chiese. — È un amico mio, — rispose -Zulù. — Ebbene, che volete? — Perchè non ci aprite? — Dimmi che cosa -vuoi. Io non ci ho posto, qua dentro, per voi due. — E chi ci avete, di -grazia? — Ci ho il diavolo, vuoi saperlo? — Senza volere detti un salto -indietro; ma Zulù rise, ed il suo riso mi rincorò. — Nonna Simona, — -riprese — voi siete tanto buona, nonna Simona mia, che dovreste farci -una carità. — Quale? — chiese la vecchia. — Abbiamo fame. — Ebbene? — -Non avreste proprio niente da offrirci? volete che passiamo la notte -così, senza poter dormire? — Ma se ritorni sempre?! Credi ch’io abbia -tanto da poter sfamare tutti i poveri della terra? — Zulù non rispose, -perchè nonna Simona si era allontanata. Quando tornò sporse la mano e -ci dette del pane e del formaggio, poi richiuse la porta e ci rimandò -per la campagna. - -— E dove bevesti? — chiede Toti. - -— A una fonte. - -— E per dormire, dove andasti? - -— Ci distendemmo nel fondo di un fosso. Era d’estate e le erbe erano -alte. Si stava meglio che su un letto di piume. - -— Tu dici dunque che nonna Simona non vorrà riceverci? - -— Io non ho detto questo. Voi siete ricco, e per voi è un altro conto. - -— E credi che ci insegnerà la strada? - -— Lo credo. - -— Allora bisogna fissare il da farsi prima che giungano Marinella e -Orsetto. - -— Fissiamo pure; ma io temo — soggiunge Carciofo — che Suor Lucia non -vorrà condurci lassù. - -— Suor Lucia no di certo, — riprende Anatroccolo — perchè da due giorni -è al suo viaggio. - -— Quale viaggio? - -— Ah! non lo sapete? Anche suor Lucia ha il suo mistero. Ogni tanto -parte a piedi e sta assente qualche giorno, e poi riappare. - -— E non si sa dove vada? - -— Non si sa; ma si dice che passi sempre dalla casa dove vive -Allodola. — - -Trascorre una pausa. Le varie cose che ha raccontato Anatroccolo -scombuiano un poco la limpidezza del pensiero di Toti; però ben presto -si riprende. - -— Se suor Lucia non c’è, non importa. Noi non abbiamo bisogno di lei -per la nostra impresa. Nonna Simona abita vicino alla selva di Ladino, -e laggiù mio padre possiede qualche podere; chiederò a mio padre di -mandarmi in campagna col fattore e tutto sarà fatto. - -— Benissimo! — dice Carciofo. — E noi? - -— Potremmo trovarci laggiù. - -— Verremo a piedi, — soggiunge Anatroccolo. - -— Sicuro, a piedi! - -— E se riusciremo nell’impresa, allora vedrete che i nostri genitori -saranno più contenti di noi. - -— Senza dubbio, — soggiunge Carciofo. - -— La casa lucente! Io la sogno da dieci notti. Come deve esser bella! - -— Una meraviglia! - -— Un sole! - -— E allora quando si parte? — domanda Toti. - -— Io direi domani — risponde Carciofo. - -— No, domani no; bisogna preparare il viaggio. Domenica, forse... sì, -domenica. Allora resta fissato? - -— Resta fissato. - -— E ricordatevi della promessa.... Zitti! zitti! — - -Si ode una fresca volata di risa e di trilli, si avvicinano gli altri -monelli; ma quanti sono mai? Fra le rame si distingue un vivissimo -luccichìo di vesti e di capelli sciolti. Gli occhi di Anatroccolo ne -sono abbagliati. - - ❦ - -Le oche fuggono, spaventate dalle festose grida di Marinella e di -Orsetto i quali giungono in compagnia di due belle sconosciute. - -Una è bionda come la seta e il viso pare un giglio tanto è bianco, -aggraziato e soave. Si chiama Dorry. È giunta da Londra pochi giorni -innanzi. L’altra è bruna, ha due grandi occhi neri lucentissimi, pieni -di vitalità esuberante. Si chiama Fauvette. - -Toti è compreso d’ammirazione. Chi saranno mai? - -Marinella si affretta a togliere ogni dubbio all’amico perplesso. - -— Sono venuta con le mie amiche, Toti; il tuo giardino è grande, io -non ho che un cortile e c’è la signora del secondo piano che soffre -di continue emicranie, e non può sentire le nostre voci. È una signora -antipatica che vive con un pappagallo ed una vecchia serva. Noi siamo -venute via col permesso di tutta la famiglia, e per la strada abbiamo -incontrato Orsetto. Ora ci divertiremo qui. Dorry sa giuocare al -_tennis_, ma noi non sappiamo fare; Fauvette canta; oh! tu sentissi -come canta bene! Pare un’orchestra! Anzi, la pregheremo di farci sentir -la sua voce. - -Marinella tace e tacciono tutti. Anatroccolo si è nascosto dietro il -tronco di un’acacia; Carciofo si è fermato più innanzi, ma sta con gli -occhi bassi e le mani annodate dietro le reni in un atteggiamento non -si sa se scontroso o meditabondo. - -Trascorre un silenzio impacciante, interrotto da Fauvette, che si fa -innanzi con grazia squisita e disinvolta, e dopo aver fatto gli elogi -del laghetto, _vraiment joli, simplement délicieux_ chiede _s’il y a un -tout petit navire pour se promener sur l’eau_! - - [Illustrazione: — _Bonjour, mère l’oie!_ — esclama Fauvette, - protendendosi verso una grande oca.... (pag. 116.)] - -— Oh, sì! La piccola nave c’è, ma non si può staccare dalla riva, -perchè è incatenata a un palo e la catena è chiusa da un lucchetto. -Tommaso ne ha la chiave ma è perfettamente inutile chiedergliela, -perchè papà gli ha dato l’ordine di non cedere a nessuna richiesta che -gli venga fatta da Toti. - -— _Oh nous irons tout de même!_ — esclama Fauvette, la quale prende per -mano Toti e si dirige correndo all’altra riva del lago ove è ancorato -il battelletto. Marinella, Dorry e Orsetto seguono i compagni. Carciofo -si muove lentamente, mantenendosi a rispettosa distanza; Anatroccolo -sporge il capo a guardare, ma non abbandona il suo rifugio. - -Dorry, la soave angiolella dagli occhi azzurri e lucenti come uno -smalto a foco, dalla persona di giovane gazzella, sorride, e Orsetto la -segue guardandola tutto ammirato. Non parlano perchè non si potrebbero -intendere; a quando a quando si fissano negli occhi. - -Fauvette è salita sul leggero battello e Toti l’ha seguita infrangendo -la severa proibizione paterna. - -— _Mon Dieu, qu’il est peu sûr ce bateau! Certes on n’y pourrait pas -danser dessus!_ - -— Fai adagio fai adagio! — grida Toti — Mantienti al centro, -rovesceremo! — - -Carciofo, sempre, meditabondo, sogguarda ad una certa distanza. E se -cadessero nell’acqua per davvero? - -— _Bonjour, mère l’oie!_ — esclama Fauvette, protendendosi verso -una grande oca che allunga il collo ed apre il becco a minaccia. — -_Bonjour! Est-ce-que vous avez peur ma jolie bête?_ - -— Fauvette abbiate prudenza! — ripete Toti. - -— _Oh ma regarde donc qu’elle est gentille notre mère l’oie! Elle nous -regarde avec des yeux si doux! Viens donc, ma petite, viens!_ - -— Fauvette! Fauvette! — - -Ah è troppo tardi! Fauvette si è fidata della lieve imbarcazione, ed è -andata a fare una visita ai pesci. - -Per un attimo lo stupore dell’improvvisa scomparsa fa sì che nessuno -gridi; ma prima ancora che i monelli si riabbiano, Carciofo si rammenta -del suo valore, chiude gli occhi e si lancia nell’acqua. - -Succede uno scompiglio generale, perchè Carciofo non sa nuotare. - -Alle invocazioni ed alle grida Tommaso accorre trafelato e in un attimo -trae alla riva la vittima e l’eroe. - -Per fortuna l’acqua non arrivava loro alla cintura, e se la sono cavata -con un semplice bagno. - -Fauvette riprende la sua gaiezza e, fra i compagni che l’attorniano, si -avvia verso casa. - -— _Oh! ce n’est rien! L’eau n’etait pas sale vous savez!_ — - -Scompaiono in breve. - -Carciofo non fiata; gli sguardi feroci di suo padre gli fanno perdere -la tramontana. - -— E voi, perchè siete salito sul battello quando sapete che io non -voglio, eh!? Perchè siete salito?... - -— Io non ero sul battello! Mi sono gettato nell’acqua per salvarla. - -— Per salvar chi? - -— La signorina francese! - -— E ora dove avete i panni per cambiarvi, marmocchio? Passatemi innanzi -e presto! Imparerete a vivere, imparerete! — - -La dose degli scapaccioni aumenta, fidente nel suo profondo valore -educativo. - -Carciofo freme, e pensa che suo padre è cieco e non potrà mai essere un -eroe. - -Quando tutto è tornato nel perfetto silenzio, Anatroccolo si decide ad -uscire dal suo nascondiglio. Ha fame, ha tanta fame! - -Dal giorno prima non ha inghiottito un solo boccone. E se potesse -trovare il pesce d’argento che fece tanto bene a Gianni della fiaba? - -Si avvicina a guardar le acque chiare; un musetto lucente si accosta -alla riva e Anatroccolo ripete i versi della fiaba; - - — Pesciolino mi’ amante, - Saresti a me costante? - Mi faresti la carità? — - -E attende e spera. Tutti lo hanno dimenticato; anche il sole che -scompare e lo saluta dagli alti rami delle lontane betulle. - - - - -V. - -La festa delle rose. - - -— Sei pronto, Toti? - -— Io sì. È miss Edith che impiega un anno a vestirsi. - -— Toti!!! - -— Zia Emma, vieni a vedere! Per mettersi un guanto infila un dito alla -volta ed ha dieci dita lunghe lunghe. - -— Toti, dico!!! - -— Io non ne ho colpa, sai! Anzi le ho consigliato molte volte di -portare i mezzi guanti; farebbe più presto; ma miss Edith non vuol -seguire i miei consigli. - -— Toti, finiscila, m’intendi? - -— Sì zia, t’intendo. - -— Perchè non vieni in salotto, che cosa fai in camera? - -— Aspetto la signorina. - -— Ma sei pronto? - -— Sì, non c’è male. - -— A che punto sei, si può sapere? - -— Debbo ancora mettermi le scarpe. - -— E perchè non lo fai da te? Chi aspetti? - -— Aspetto la signorina. - -— Voglio sperare che non avrai bisogno del suo aiuto. - -— No, zia Emma, sono io che aiuto lei perchè non si affatichi; facciamo -da buoni fratelli. - -— Quando sarai vestito, vieni in salotto. - -— Va bene zia; verrò in salotto. — - -La zia Emma riprende la lettura interrotta; Toti, nella stanza vicina, -guarda miss Edith che è ferma innanzi allo specchio. Egli è ancora -seduto sul letticciuolo, ed attende. - -Quanto tempo impiega quella benedetta figliuola! Ora si passa la cipria -sul viso; ma quale soddisfazione può provare mai a infarinarsi tutta in -quel modo? Vorrà forse nascondere le macchioline rosse delle quali ha -cosparsa tutta la pelle. - -— Signorina? - -— Toti? - -— La zia Emma mi aspetta. - -— _I am ready!_ (Sono pronta). - -— Anch’io sono pronto. Debbo solo mettermi le scarpe e mettermi la -cipria sul viso. - -— Toti! _You are unkind!_ — (Siete scortese). - -Toti abbassa gli occhi e tace. Perchè mai non è stato cortese? Gli -sarà forse vietato di darsi la cipria? Quando sarà grande vorrà levarsi -questa soddisfazione tutti i giorni. Per ora la sua vita è un continuo -divieto; questo non si può fare, quello non si può fare, di mille -desiderii che gli nascono può soddisfarne solo qualcuno e con quanti -stenti! - -Verrà il giorno della rivincita, il giorno in cui, libero di sè, potrà -disporre del suo tempo e della sua vita a suo talento, e allora vorrà -sempre sporcarsi le mani d’inchiostro; e saltare su tutti i tavolini -che troverà su la sua via; e rovesciar le sedie; ed entrare in casa -gridando, senza timore di disturbare nessuno; e empirsi le tasche di -piselli, di fiammiferi, di carta, di bottoni; e dire a tutti ciò che -pensa: - -— Tu mi annoi! Tu sei brutto! Non tornare più in casa mia! Ora -vattene che voglio star solo, ecc. ecc. Oh! allora sì, sarà felice, -completamente felice! Questo pensiero lo rincuora e non si sa spiegare -perchè papà, che potrebbe, non faccia altrettanto. Nossignore! Toti -sa, per esempio, che la signora Penelope è antipaticissima a papà, e sa -altresì che non può digerirla; ma quando capita in casa le va incontro -e le dà il benvenuto, e le sorride; perchè non le dice piuttosto: - -— Scusa, sai, signora Penelope, ma io in casa mia non ti ci voglio, -perchè sei brutta, perchè sei pettegola, ineducata, astiosa, -vendicativa e sciocca! — - -Così dovrebbe dire, e la signora Penelope non tornerebbe più e non -darebbe a lui, che non li può soffrire, que’ suoi baci umidicci che -lasciano il cerchiolino su le guance. - -Miss Edith ha compiuto il suo abbigliamento, e si avvicina a Toti che -l’attende sorridendo. - -Toti è in vena sentimentale; gli occhi suoi rivelano una improvvisa -pensosità, che ben presto dovrà esser nota, perchè Toti non sa celare i -suoi sentimenti. - -Ad un tratto, mentre miss Edith lo aiuta a stringere i laccetti di una -scarpa, esclama: - -— Noi siamo crudeli! — - -Miss Edith non risponde com’è suo costume, e Toti continua per conto -suo. - -— Noi siamo crudeli perchè uccidiamo i vitelli per farci le scarpe! -Potremmo andare scalzi, sarebbe più comodo e non toglieremmo i figli -alle povere vacche! — - -Miss Edith si rialza, l’opera è compiuta. Toti è pronto; può uscire con -la zia Emma. - -Prima di andarsene getta un’occhiata all’angolo nel quale il suo -elefante invalido siede con la proboscide raccolta fra le gambe, lo -saluta, poi si volge tutto raggiante di gioia, ed esce a grandi salti: - -— Domani è la festa delle rose. Evviva la primavera! — - - ❦ - -Vanno di casa in casa con la zia Emma; tutti gli amici di Toti debbono -partecipare alla festa delle rose. Marinella, Orsetto, Dorry, Fauvette, -Rando e Celestina interverranno immancabilmente. Sono già passati dalla -piazzetta del Carmine dove abitano i due inseparabili, e le donne che -li sorvegliano sono state commosse dal gentile invito fatto loro dalla -zia Emma e da Toti. - -La nonna di Rando si è un poco preoccupata perchè non ha un vestitino -degno da fare indossare al nipotino; ma la zia Emma e Toti l’hanno -rassicurata. I bimbi sono sempre belli, non occorre loro ricchezza di -vestiti, sono come i fiori: si vestono d’aria e di luce. - -Toti ha chiesto particolarmente a Rando: - -— Ci vieni volentieri a pranzo da me, domani? — - -E Rando ha risposto senza alzar il capo: - -— Sì; ma io voglio molta minestra. - -— Anch’io, — ha soggiunto Celestina. - -— Ce ne sarà, non dubitate. - -— E ci sarà anche il pane? — Sì. - -— E le ciliege? - -— Anche quelle. — - -Allora Rando e Celestina si sono guardati, hanno riso un attimo dalla -contentezza, e poi si sono allontanati cantando: - - — La gatta va al mulino - Per fare un covaccino - Con l’olio, - Col sale, - Con l’unto di maiale.... — - -Toti e la zia Emma continuano il loro giro d’inviti. Adalgisa accetta -con discreto entusiasmo, ma più ne dimostra Ciuffolo, il quale -incomincia a far capriole in mezzo alla stanza con grave rischio e -pericolo della sua incolumità personale. - -Alla fine della loro passeggiata la zia Emma chiede a Toti: - -— Ma sai dirmi adunque dove abita Suor Lucia? - -— Nelle case della carità. - -— Se non mi dài una indicazione più precisa sarà impossibile trovarla. - -— Ne domanderemo a Giacomino, — risponde Toti. E da Giacomino sanno che -Suor Lucia non è in città. - -— Quando è partita? - -— Due giorni sono. - -— E domani tornerà? - -— Non lo so. - -— Da chi potremmo informarci? - -— Ora chiamo la mamma; ella potrà dar loro tutte le indicazioni che -vogliono. — - -Dopo i convenevoli che sogliono scambiarsi fra persone bene educate, la -zia Emma e la signora Erminia, madre di Giacomino, entrano in soggetto: - -— Saprebbe indicarmi per favore dove abita Suor Lucia? - -— Abita nelle case della carità al numero nove; ma ora è assente. - -— E quando tornerà? - -— Fra due giorni, forse; non so quando potrà ritornare, povera donna! - -— Le è toccata qualche disgrazia? - -— È tanto tempo che soffre! Non sa nulla dunque? — - -Toti vorrebbe ascoltare ciò che dicono le due signore, le quali si sono -tratte in disparte e parlano a bassa voce, e fa tutto il possibile per -udire, con tutta garbatezza, qualcosa; ma non gli riesce; non afferra -neppure una parola. - -Che cosa sarà toccato mai alla povera Suor Lucia? Egli prova una vera -tenerezza filiale per la buona creatura stanca, che ha tollerato, -sempre in santa pace, tutte le loro monellerie e non una sola volta -li ha rimproverati con parole aspre; le vuol bene come tutti le -vogliono bene, dai più piccini ai più grandi. Ora il pensiero ch’ella -possa soffrire lo accora. Tornerà ancora? La festa delle rose non può -riuscir compìta senza Suor Lucia; il suo zendado nero, del quale va -sempre ricoperta, non avrebbe dato tristezza a nessuno; ella sarebbe -stata alla tavola dei bimbi come un compimento necessario, e tutti -l’avrebbero accolta battendo le mani. - -Quando la zia Emma lo invita ad uscire egli tace ed attende una frase -che gli spieghi l’assenza di Suor Lucia; ma la zia Emma non parla, -segno evidente che Toti non potrà saper nulla. - -Però la curiosità lo spinge a fare una domanda innocente, che potrebbe -metter la zia su la via delle confessioni. - -— Verrà poi Suor Lucia? - -— No. - -— E perchè mai? - -— Perchè ha molte cose alle quali attendere. - -— Cambia di casa? - -— No. - -— E perchè? - -— Perchè sta bene dove si trova. - -— Già!... Sta bene dove si trova!... Dunque non viene? - -— Non viene. - -— Sarà ammalata, non è vero, zia? - -— Quante cose vuoi sapere, Toti? Non è ammalata, rassicurati. - -— Vedi? Sono in pena! Dovresti dirmi che disgrazia le è toccata. - -— I curiosi si puniscono col silenzio. - -— Non sono curioso, zia; puoi parlare. — - -La zia Emma non risponde; il tiro non gli è riuscito, e Toti se ne va -mogio mogio, almanaccando mille avvenimenti stranissimi dei quali Suor -Lucia è l’eroina. - -C’è un mistero che lo seduce e lo accora; egli deve scoprirlo e lo -scoprirà. - - ❦ - -La casa odora acutamente, perchè le rose sono dovunque profuse con -dovizia straordinaria. - -È il 4 di maggio, il giorno in cui Toti compie gli anni. - -La zia Emma, con pensiero squisito, ha voluto che la festa di Toti -fosse anche la festa delle rose, della primavera. I bimbi ed i fiori si -rassomigliano tanto! - -Toti si è svegliato quattro volte durante la notte, e si è levato su le -coltri per vedere se dalle imposte chiuse trapelasse qualche raggio di -luce; ma il sole è tanto più pigro del suo desiderio! Miss Edith russa -tranquillamente, metodicamente; dorme come agisce, russa come parla, è -sempre uguale miss Edith! - -Poi c’è il tarlo del cassettone che non si dà pace e lavora e lavora -producendo certi aspri schiocchi, che impressionano. La notte deve -essere ancora alta, perchè non si ode neppure lo strido di una rondine -e le rondini sorgono col sole, si lanciano pei cieli quando le campane -dell’alba danno i loro ultimi rintocchi. - -Il silenzio è profondo; bisogna dormire ancora per far piacere agli -altri, mentre sarebbe molto igienico levarsi di buon’ora e guardar -sorgere l’alba. Dio, come deve essere bella l’alba! - -E il pensiero si volge ad altro. Toti pensa un’infinita distesa di -cieli bianchicci corsi da nubi che si sfioccano e un mare più bianco -ancora e alcune lontanissime vele, piccoli punti neri su l’orizzonte -che s’incurva. L’anima gli sorride; il momentaneo turbamento -l’abbandona ed il sonno ritorna, un sonno quieto come un alito di -brezza estiva. - -Finalmente la luce giunge, e si odono le rondini e le campane -mattutine. Il cuore gli balza tumultuosamente; getta le coltri -da un lato, si alza sul letticciuolo e grida: — Miss Edith? Miss -Edith? — - -Un breve suono risponde dal fondo della stanza. La signorina dorme -ancora, dorme sempre, dormirebbe come un baco da seta se la lasciassero -fare; ma Toti non può aver pazienza: è la sua festa, la festa della -primavera. - -— Signorina, è giorno! Voglio alzarmi. — - -Per quella mattina gli sarà perdonata la fretta, perchè è pur giusto -ch’egli ottenga quel che vuole almeno una volta all’anno! - -Miss Edith non risponde con troppa sollecitudine alla chiamata, e Toti -pensa perchè mai debba essere condannato all’eterna sorveglianza di -miss Edith. Papà ha parlato tante volte di signori e di signore che non -possono vivere insieme per incompatibilità di carattere: ora anche fra -Toti e la signorina Edith c’è la stessa incompatibilità, l’unione non -è riuscita, perchè dunque li condannano a star sempre l’uno a fianco -dell’altra? Anche Dorry conosce la lingua inglese e Toti l’imparerà da -Dorry che è una bella bimba e non è punto noiosa. - -Finalmente può levarsi; Miss Edith è giunta, ha gli occhi rossi, non -parla. - -— Buon giorno, signorina. - -— _Buonciorno._ - -— Quest’oggi io sono allegro. - -— Ho piacere. - -— È la mia festa! - -— _Aucuri._ - -— E tu non sei allegra, signorina? - -— _Yes._ - -— Ti piacciono le rose? - -— _Yes._ - -— Te ne darò tante tante e tante! - -— _I thank you._ (Vi ringrazio). - -— E te ne metterò sui capelli, sul vestito, voglio farti bella! - -— _Yes._ - -— Sei contenta? - -— _Yes._ - -— Eri più contenta ieri o oggi? - -— _Yes._ — - -Toti la guarda un attimo senza parlare, poi gonfia le guance ed esclama: - -— _Yes yes yes;_ ma non sai dir altro? — - -Miss Edith non risponde e Toti guarda verso la soglia per timore che -la zia Emma sia là ed abbia udito. L’ombra severa non appare, tutto è -salvo. - -Le finestre della stanza sono aperte e si diffonde un’aria -deliziosamente odorosa che dà una lieve ebbrezza; le guance di Toti -si arrubinano ancor più ed hanno una lucentezza soave come ne hanno -le rose allorchè il sole le coglie vestite tuttavia di rugiada. Su -la mimosa che s’intravede c’è una capinera che canta e si tace; poi -squittisce timidamente e riprende l’avvio quasi seguisse le instabilità -della brezza che accompagna il mattino. - -Toti non conversa a lungo con miss Edith perchè non può riversare il -suo sentimento esuberante nell’anima glaciale della signorina; gli -occorre qualcosa che risponda e non una creatura che ha un’espressione -immutabile simile a quella di Beretta e Pierello, i suoi due fantocci. - -Ascolta con somma pazienza gli ammonimenti: essere buono; pensare -ai propri doveri; ascoltare i consigli dei superiori; non far male -ad alcuno; non compiere atti inconsulti; non mostrarsi superbo con -le persone di grado inferiore; moderare i propri desiderii; non -infastidire il prossimo; e tanti e tanti altri che, a volerli osservare -a puntino, non resterebbe altro che sedere in un angolo, non aprir -bocca mai e non muoversi per tutto il giorno. La prima cura di Toti è -quella di ascoltare sorridente e sereno i precetti che gli impartiscono -in abbondanza spaventosa, e la seconda è quella di dimenticarli -immancabilmente un minuto dopo. - -Quando esce dalla stanza incontra la zia Emma poi il papà, poi il nonno -e il prozio, e gli augurii seguono agli augurii e i doni ai doni. - -Ciò lo commuove tanto, che rivolto alla zia Emma, le chiede: - -— Zia, sai dirmi perchè la mia festa viene solo una volta all’anno? - -— Perchè sei nato una volta sola. - -— E allora perchè quando il tempo è bello il babbo dice: mi sento -rinascere? — - -Non gli rispondono se non ridendo, poi la zia lo prende per mano e -lo conduce nella grande sala degli arazzi che è stata arredata in -quel giorno appositamente per lui. In mezzo alla sala è apparecchiata -una lunga tavola, che raccoglierà alla mensa i piccoli convitati che -parteciperanno alla gaia festa primaverile; saranno moltissimi. Agli -angoli della sala sono disposti, entro alti vasi, numerosi tralci di -rose in fiore ed altri sono sparsi su la tavola. - -L’aria, luminosa come di un oro diffuso, è satura di un profumo -soavissimo. - -Su piccoli cartellini, disposti fra i fiori, è scritto il nome dei -convitati; Toti compie un giro intorno alla tavola leggendo ad alta -voce; quando ha finito, fattosi pensieroso, si accosta alla zia Emma -per parlarle e pare che non ardisca. - -— C’è qualcosa che non ti garba? - -— No, tutto mi garba; ma vorrei chiederti un favore. - -— Quale? - -— Io ho due amici poveri. - -— Ebbene? - -— Vorrei invitarli. - -— Ma sicuro. E chi sono? - -— Uno è Carciofo. - -— Il figlio di Tommaso? - -— Sì. - -— Va bene. E l’altro? - -— L’altro è Anatroccolo. - -— Di chi è figlio? - -— Non è figlio di nessuno, è nipote della zia Geltrude. - -— Ma come trovarlo? - -— Carciofo lo conosce; diremo a Carciofo di condurlo con sè. - -— Benissimo. Allora farò preparare i posti per i tuoi due amici, e tu -corri a cercarli ed invitali. - -Non chiede di meglio nè si fa ripetere la proposta: anzi, si affretta a -fuggire perchè la zia Emma non abbia a pentirsi. - -È tanta la gioia di lui, che tutta la vecchia casa ne vibra; egli -crede che il mondo, per quanto è grande, sia tutto uno specchio di -sole partecipante, in quel giorno, alla sua felicità e crede che i -fili d’erba, i cespugli, gli alberi, le nubi, tutte le cose vicine e -lontane siano tanto belle unicamente per lui. La terra ed il cielo sono -tutto un giardino; le corolle che fioriscono a cespi, a grappoli, a -vere ondate, su la terra, hanno le loro sorelle lassù, in quei fiocchi -d’argento che gli uomini chiamano nubi e che sono corolle senza lo -stelo fiorite come ninfee nel gran lago azzurro. Lassù si nasconde -Iddio e gli alberi lo vedono forse, e le allodole lo vanno a salutare. - - ❦ - -I parenti e gli amici sogguardano dalle soglie, nella sala degli arazzi -non debbono essere che i bimbi ed i fiori. - -Marinella è venuta; Orsetto, Fauvette, Dorry, Ciuffolo, Adalgisa, -Nicoluccio, Doretta, Miranda sono giunti; Rando e Celestina fanno il -loro ingresso in quel punto, ed è una fortuna che i compagni loro siano -intenti ad ascoltare Dorry, la quale siede al pianoforte, altrimenti, -storditi come sono da tutte quelle cose nuove, immense e lucenti, o -scoppierebbero in pianto o prenderebbero la via del ritorno. - -Giungono inosservati, e ciò dà loro un coraggio formidabile, nonostante -il quale ritengono opportuno soffermarsi su la soglia. - -La donna che li accompagnava, abbandonandoli ai piedi delle scale -li ha esortati a proseguire il cammino, cosa che hanno fatto come in -sogno, credendo entrare nella dimora sontuosa di qualche re di fiaba. -Celestina ha detto una parola; ma la sua voce le è parsa tanto grande, -in quella vastità, che si è taciuta subito, impaurita. Hanno fatto le -scale gradino per gradino, lentissimamente, tenendosi sempre per mano -e guardando i dipinti della vòlta, i grandi candelabri disposti sui -ripiani e Celestina ha chiesto sommessamente: - -— È una chiesa? — - -E Rando ha risposto: - -— Sì. — - -Si sono fatti il segno della croce ed hanno proseguito. - -Giunti al termine, un uomo vestito di nero ha detto loro, indicando una -porta tutta dorata: - -— Toti è laggiù, andate. — - -Ed hanno proseguito passando di meraviglia in meraviglia, sempre più -turbati. - -— Che casa è questa? — ha chiesto Celestina. - -E Rando ha risposto: - -— Non lo so. — - -Tutto è lucido, anche i pavimenti che sembrano specchi e attutiscono -il rumore dei loro passi, sì che pare di andar su la lana. Nella -prima stanza passano a testa china perchè hanno intravisto sui muri -certi ceffi, chiusi in tante finestre d’oro, i quali non sono affatto -rassicuranti; nella seconda si stringono ancor più a fianco a fianco, -per una figura tutta bianca ritta in un angolo sopra un piedistallo, -e quando sono per entrare nella terza, si soffermano e si nascondono -tremando, dietro le portiere semicalate. - -— Hai veduto? — sussurra Celestina. - -— Sì. - -— Ora ci mangia! — - -Dopo una breve attesa, Rando sporge nuovamente il capo e si ritira -pieno di spavento. Stanno rannicchiati in un angolo e non uscirebbero -più dal loro nascondiglio se non li intravedesse un servo che passa. - -— Che cosa fate lì? - -— Niente; abbiamo paura. - -— E di che cosa? - -— Della bestia. - -— Ma di quale bestia? - -— Quella là. — - -Il servo guarda e ride. - -— Non vedete che è morta? - -— È morta?! - -La cosa li rassicura e si fanno innanzi; ma perchè dunque, se è morta, -li guarda con quegli occhi così larghi e tiene la bocca aperta? - -— È una pelle di tigre — ripete il servo sollevando e lasciando cadere -lo spauracchio disteso ai piedi di un divano. I marmocchi cominciano a -convincersi, però passano a rispettosa distanza sbirciando. - -Ed eccoli su la soglia della sala degli arazzi dove sono adunati i loro -compagni. Mio Dio, il paradiso non potrebbe essere più grande e più -bello. Fra poco si faranno cuore; il suono del pianoforte li rianima. - -Rando indossa l’eterno gonnellino rosso e non ha che due varianti al -consueto abbigliamento: le scarpette di vitello adorne su la punta -da una breve lamina di ottone, e il suo vecchio cappellino che, per -l’occasione, è stato rivestito da una bella ghirlanda di rosoni di -carta. - -Celestina ha una veste di bordatino, la quale comincia a gonfiarsi -sotto le ascelle e sempre più si gonfia discendendo, fino a -raggiungere, al termine, una inverosimile ampiezza. Il corpicciolo -della bimba scompare entro il paltoncino decorativo di cui l’hanno -rivestito. Per compiere la linea di eleganza le hanno cucito sotto alle -spalle un grande nastro di seta gialla che si innalza in due turgidi -sboffi e ricade in due code rigidamente fino all’altezza dei calcagni. -Celestina si crede molto bella, e si pavoneggia nella sua veste -rigida e solenne. I suoi poveri capelli rialzati sulla fronte e su le -tempie sono costretti su la nuca in una trecciolina contorta; così per -ottenere l’intento di non essere mai spettinata pare un piccolo topo -uscito da un bagno d’olio. - -Il lieve canto di Dorry li seduce, calma i loro spiriti turbati, li -invita. Avanzano ascoltando. Si sentono come in casa propria, perchè -nessuno si preoccupa della loro venuta, nè li turba con parole cortesi, -con saluti, e con baci. - -Giunti in mezzo alla sala, Rando abbandona la mano di Celestina, perchè -riprende il dominio di sè stesso. - -Si accosta alla tavola, poi si dirige ad un vaso ricolmo di rose, -ne coglie una e l’odora. Celestina lo segue sempre secondo la sua -instancabile fedeltà. - -Il possesso di un bel fiore riempie di gioia l’anima del bimbo, gli -occhi di lui si illuminano, la bocca sorride, poi ride. Anche la -musica è bella. Rando l’ascolta, anzi l’ascoltano, perchè Celestina è -il fedele specchio del compagno suo, e si animano, si animano sempre -più, guardandosi negli occhi finchè, liberi ormai da ogni soggezione, -cominciano a gestire, poi a batter le mani, poi a saltare gridando -allegramente, soli e imperturbati come due piccoli imperatori. - - [Illustrazione: La piccola Dorry si accompagna sul pianoforte - una canzoncina.... (pag. 138.)] - -Frattanto la piccola Dorry dagli occhi d’angelo; tutta sottile e bionda -si accompagna sul pianoforte una canzoncina che un poeta inglese, -Mark Ambient, ha scritta in onore di lei e che un musicista italiano -ha rivestita di note per dare il suo contributo di ammirazione alla -gentilissima creatura. - -Dorry ha una veste bianca e disciolta che le scende lungo l’esile -figura come una carezza, e i capelli biondi che le inquadrano -soavissimamente il perfetto viso dai grandi occhi stellari, le si -allargano su le spalle in un fiotto lucente. Un raggio di sole la -illumina. Ella siede composta, ha il viso un poco levato e sorridente. - -Aggruppati intorno e silenziosamente intenti le stanno i monelli. Toti -la guarda senza battere ciglio, ma più la guarda e più si appassiona -nella sua muta estasi Lionello, un ragazzo di tredici anni, cugino di -Toti, il maggiore della compagnia. L’adolescente è nel periodo in cui -il sogno della vita si trasfigura per il primo albore di un’ansia nuova -e gentile. - -E Dorry continua dischiudendo appena la bella bocca dalle lievi -sinuosità di fiore. La maggior parte degli ascoltatori non intende ciò -ch’ella dice; ma la voce di lei è chiara e la musica è bella. - -La canzone ha la freschezza di un canto davidico. - - Gracefull as a young gazelle - Dainty little Dorry; - Merry as a marriage bell - Dimpled little Dorry. - Hair so fair and eyes so blue - Little heart that bits so true, - Who could live with’ loving you - Darling little Dorry? - Ah! we all love little Dorry, - And for you I am very sorry - If you don’t know little Dorry - Dainty little Dorry. - Loving, little, sweet, and simple - Dimpled little Dorry! - -Finita l’ultima cadenza arrossisce e si leva di scatto. - -— Continua continua, non è finita! — le dice Toti, tentando di farla -tornare al piano; ma Dorry si schermisce con semplicità e con fermezza. - -Ciuffolo rimane col pollice immerso nella profondità della boccuccia -rossa; Adalgisa si aggiusta i numerosi nastri della veste; Miranda e -Doretta stanno tuttavia col naso all’aria e continuano a sorridere; -Anselmuccio, che ha ravviato i suoi capelli rossi, ordinariamente -scompigliati, pare distratto mentre valuta a colpo d’occhio i vari -oggetti atti all’incremento del suo piccolo commercio; Rando e -Celestina sono scomparsi, hanno trovato, nel bel mezzo della sala, -un’isola inesplorata, nella quale nessuno potrà disturbarli; sono sotto -la tavola, e la lunga tovaglia li nasconde entrambi agli sguardi dei -presenti. - -Fauvette propone a Lionello di suonare qualche ballabile _pour fair -danser les petits_, e Lionello accetta di gran cuore perchè Dorry gli è -vicina e si dispone ad ascoltarlo. - -Le coppie si formano: Toti e Marinella, Anselmuccio e Adalgisa: Cola -dalle gambe torte e Miranda, il batuffolo dalle grandi arie di donna -matura; Orsetto e Fauvette e molte e molte altre. - -Lo spazio è sufficiente per ballare e per cadere. Lionello incomincia -tremando, ma poi si vince e accenna una gioiosa aria di ballo che -si fa sempre più piena e sempre più rapida, follemente. Le coppie -incespicano, saltano, strisciano, ruzzolano fra scoppi di riso e grida -di gaudio e di incitamento. Un lembo della tovaglia si solleva; Rando e -Celestina sogguardano dal piccolo pertugio. - -Ad un tratto coloro che si trovano presso la porta d’ingresso si -fermano e battono le mani gridando. - -Entra Ninì. - -Il bimbo, senza preoccuparsi dei molti presenti, avanza direttamente -verso Toti, e, raggiuntolo, si ferma a qualche passo di distanza ed -esclama ad alta voce mentre tutti tacciono: - -— Ti _avguro_ mille anni contenti in compagnia dei tuoi genitori e -della tua _baglia_ e ti _avguro_ di mangiar sempre delle caramelle e -dei _succherini_ e ti _avguro_ di fare a metà _con io_ come io farò a -metà _con tu_, perchè oggi è la tua festa e domani sarà la mia. Evviva -Gesù, evviva Giuseppe, evviva Maria! — - -Il discorsetto quasi improvviso è stato pronunziato con tanta sicurezza -e tale serietà, da destare la più viva gaiezza nell’uditorio. - -Toti ringrazia il suo piccolo amico, piccolo sì, perchè ha appena -cinque anni e non arriva ancora col capo alla spalliera di una -seggiola. - -Ninì, appena entrato, ha dato un saggio della sua perfetta conoscenza -della madre lingua e della sua disinvoltura a tutta prova. Quantunque -per fargli insegnare qualcosa sua madre lo mandi a scuola dalle suore -del Buon Pastore, egli non fa, invero, progressi straordinari, non già -perchè gli manchi l’intelligenza, che è in lui vivissima, ma per una -certa sua indole ribelle, la quale gli fa accettare a malincuore ogni -correzione. - - [Illustrazione: Un lembo della tovaglia si solleva; Rando e - Celestina sogguardano.... (pag. 145.)] - -Dalle suore ha imparato con somma facilità tutto un repertorio -di sermoni e di canzoncine sacre, ch’egli modifica e fonde a suo -piacimento, aggiungendovi considerazioni e intercalandovi pensieri -di vario stile e d’indole disparatissima. Nè si fa pregare a fare -sfoggio della sua scienza chè, se ne viene richiesto, scioglie tutta la -parlantina con somma facilità, poco curando la logica e il buon senso, -contento di infilar le parole una dietro l’altra come tante perlette in -un fil di seta. - -Ninì ha due grandi occhi rotondi a fior di pelle, ch’egli apre -smisuratamente quando sta per parlare, e pare che partecipino alle -vibrazioni acute della vocetta acerba. L’insieme del suo visetto è -piacente e ridevole per la continua espressione tutta particolare di -serietà burlesca. - -Ninì strascica l’esse e non sa pronunziare la zeta, la quale non -entra affatto nel suo alfabeto. Possiede tutte le qualità per riuscire -simpaticissimo. I compagni suoi ridono al solo vederlo ed egli ha la -virtù di non scomporsi, anzi, a volte, ride anche lui, senza altra -ragione se non quella di imitare i compagni. - -È famoso per le sue frasi che rimangono celebri nel mondo de’ suoi -coetanei, i quali lo amano e cercano di averlo, quanto più possono, -vicino. - -Questa è la ragione per la quale gli inviti gli piovono: senza Ninì non -c’è festa che possa riuscire compìta. Egli è un complemento del buon -umore. - -D’altra parte non v’è persona o ambiente che lo preoccupi o lo impacci; -egli è sempre padrone di sè stesso e non si trattiene dal fare le sue -considerazioni o dal ripetere, senza intenderne il senso, l’ultima -interiezione che ha udito per la via, passando. - -Quel giorno, prima di uscir di casa, ha avuto un piccolo scapaccione -solo perchè si era voluto rendere utile. Eterna ingratitudine! Quando -suo padre è ritornato, Ninì gli è mosso incontro tutto lieto, per -comunicargli la buona novella: - -— Papà, oggi ho _pulisciato_ il tuo studio, ho _mettato_ tutto a posto, -non ho _rompato_ niente e ho _chiudato_ la porta. — - -Detto e fatto, lo scapaccione è venuto e Ninì non ha chiesto il -perchè; ha ripreso la strada serio serio con gli occhi sempre larghi, -esclamando sottovoce più volte a necessario sfogo: - -— Carognetta, carognetta, carognetta, carognetta.... — - -Ma senza pensare di offendere il babbo; oh no! semplicemente per dire -una parola ch’egli sa non permessa e per prendersi una rivincita. - -Ninì non piange mai, non ha periodi di umor nero; tutt’al più, se -qualcosa lo contraria fortemente, se ne va con le mani annodate dietro -le reni, borbottando qualche incomprensibile parola; ma non ha fatto -dieci passi che l’ombra è già dileguata, ed egli è tornato padrone di -sè stesso. - -Ha una cura assidua del suo piccolo fratello, che trascina per tutta -la casa e al quale impartisce saggi consigli ed esempi mirabili di amor -fraterno. - -Quando vede che Bebè stringe nel pugno qualche caramella, gli si -avvicina con aria sorridente, e, cercando la sua voce più mite gli -dice: - -— Bebè, tu sai che i dolci fanno male. Ora ti persuado. — - -Gli toglie la caramella e se la mangia con aria compunta quasi -compiesse un grande sacrificio, mentre Bebè lo guarda con crescente -stupore. - -Ora senza curarsi di avere attirato su di sè l’attenzione dei compagni, -compie un giro nella sala guardando e considerando tutto, mentre -canticchia una canzone che ha imparato il giorno prima da un servo: - - — Guarda che bel seren con quante stelle, - Questa è la notte da rubar le donne! - Chi ruba donne non si chiama ladro, - Si chiama giovinotto innamorato! — - -I più piccini gli si sono aggruppati attorno, compresi Rando e -Celestina che sono usciti dal loro regno. Ninì si volge ad un tratto a -guardarli, e ad uno ad uno li interroga. - -— Tu chi sei? - -— Io sono un re, — risponde Ciuffolo. - -— E tu? - -— Io sono un soldato. - -— E tu? - -— Io sono Dorina Misanti, figlia di Giacomo Misanti e di Elvira Pieri. -Ho quattro anni; sono nata il dieci gennaio millenovecentotrè in via -Leopardi, numero venti, al secondo piano nella finestra a sinistra dove -c’è un vaso di garofani e una gabbia col canarino. - -— E tu chi sei? - -— Io sono una signora, — risponde Miranda. - -— E tu? — - -Rando si concentra qualche secondo meditando una grande parola; -risponde poi senza levar gli occhi: - -— Io sono un socialista!!... — - -Entrano in quel punto Carciofo e Anatroccolo, e si fermano vicino alla -porta senza ardire di muovere un passo di più. Toti va ad incontrarli. - -Anatroccolo ha sotto il braccio un berretto da soldato e non ha potuto -fare che una variante al consueto abbigliamento; la zia Geltrude gli ha -concesso un paio di scarpe meno slabbrate ma sempre enormi per il suo -piccolo piede. - -— Vieni, vieni.... — gli dice Toti prendendolo per mano. - -— Buon giorno, — risponde Anatroccolo che non sa più da qual parte -rifarsi — e... siate felice. — - -Lo squillo di una piccola campana si avvicina; è giunta l’ora del -desinare, l’ora sospirata e gaudiosa. La tavola è presa d’assalto da -tutti i lati tumultuosamente. - - ❦ - -Il posto è stato assegnato in precedenza, e tanti cartellini disposti -lungo la tavola portano scritto il nome dei singoli convitati, ma -non tutti sanno leggere e il giusto analfabetismo fa nascere una vera -confusione per sedar la quale è necessario l’intervento delle persone -grandi. - -Un poco d’ordine è ristabilito ma molto relativo, perchè bisogna far -venire un cumulo di cuscini per coloro i quali, benchè siano seduti, -non arrivano alla tavola neppure col naso. Rando e Celestina sono fra -questi ultimi; essi avrebbero risolto il problema inginocchiandosi su -la seggiola, ma un cameriere sopraggiunto li aggiusta su due cuscini -che alzano il loro livello di qualche centimetro. Quantunque la loro -posizione non sia invidiabile, ora potranno destreggiarsi e adoperare -il cucchiaio senza il pericolo di versarsi la minestra sul capo. - -Tanto per cominciare, Rando, che ha perduto ormai ogni ritegno, -comincia a battere le posate sui piatti come è sua consuetudine e -ciò fa per indicare il suo considerevole appetito e la volontà di -soddisfarlo prestamente. - -Ninì, che gli è seduto di rimpetto, lo guarda un poco, e poi gli grida: - -— Quando mi avrai _rompati_ tutti i piatti me lo dirai, -_pistòla_! — - -_Pistòla_ è la interiezione favorita di Ninì, è il gaio insulto di -dubbio significato ch’egli lancia a dritto o a torto, ogni qual volta -se ne presenti l’occasione. - -Rando non si mostra turbato per così poco, e continua la sua faccenda -mentre Miranda, che gli siede a destra, spiega con molto sussiego il -tovagliolo, se lo dispone su le ginocchia accuratamente, e, compìto -l’atto preliminare, appoggia appena i polsi su l’angolo della tavola e -attende, tutta seria e stecchita come una signora che sa il fatto suo e -ci tiene e non ammette strappi all’osservanza delle convenienze. - - [Illustrazione: Quantunque la loro posizione non sia - invidiabile, ora potranno destreggiarsi.... (pag. 152.)] - -Miranda ha quattro anni; a sessanta, modificate alcune apparenze, sarà -forse perfettamente uguale. - -Ella sdegna rivolgere la parola a Rando — il quale non se ne offende -troppo — e siccome alla destra di lei è seduto Ciuffolo che proprio -allora è occupato ad affondare tutte le cinque dita nella midolla -del pane quasi a misurarne la profondità, ritiene opportuno, per -non offuscare la sua dignità, di mantenere un silenzio contegnoso e -compassionevole. Ah, la miseria degli uomini è grande! - -La natura di Miranda tende un pochetto al tragicomico. Le sfuriate che -sua madre, donna orribilmente gelosa e tempestosa, fa settimanalmente -al suo miserando compagno, uomo tranquillo e fidato, le hanno dato il -precoce gusto delle lacrime e dei sospiri. Ella studia già l’effetto -che può produrre, e riesce gradevole come una stonatura. - -La sorte ha posto Anatroccolo alla sinistra di Dorry. Il povero -figliuolo non sa come atteggiarsi e dove guardare. Per nascondere un -poco le miserie del suo enorme giubbone che cade a brandelli, vi ha -spiegato sopra il tovagliuolo, e perchè non abbia a cadere se lo è -annodato al collo; così non foss’altro, ha assunto un aspetto meno -stridente. - -Dorry gli ha rivolto la parola e, per sua maggior confusione, per -quanta buona volontà vi abbia posto, non è riuscito a capir nulla di -ciò che la bella bimba gli ha detto. Carciofo che siede fra Doretta -e Marinella tiene gli occhi fissi sul piatto ostinatamente, ed ha le -ciglia aggrottate e l’espressione di un uomo che volga per la mente -pensieri terribili. - -Toti, Marinella, Orsetto, Fauvette ridono e parlano ad alta voce; Ninì -leva le braccia e grida ad un cameriere che passa: - -— Ed io ti _dicio_ che ho fame! — - -Giacomino, l’astuto monello dai piccoli occhi furbi ha attaccato -alle spalle di Adalgisa un fazzoletto rosso e, insieme ai compagni, -motteggia l’istrice domestico che si arruffa sempre più, minacciando -future rappresaglie. - -Anselmuccio ha già fatto scomparire nelle sue ampie tasche la minuta -del pranzo decorata da un fregio delizioso che Gugù, la squisita -interprete dell’anima dei bimbi, ha voluto disegnare in onore di Toti. -Anselmuccio sa che fra qualche giorno quell’oggetto assumerà un valore -di scambio, straordinario, e, da buon calcolatore, lo pone in serbo per -servirsene a tempo opportuno. - -Il sole tocca il meriggio; dalle finestre aperte entra una luce calda e -festante, e le vesti e i capelli dei bimbi e i fiori, i vasellami, ogni -cosa che riluca se ne accende. - -Ad un tratto i camerieri entrano con le prime portate e servono i -convitati cominciando dai due punti estremi della tavola; Ninì si -trova al centro della tavola; per qualche tempo ha pazienza ma quando -vede che i camerieri si allontanano senza averlo servito grida con un -atteggiamento comicissimo: - -— _Briscola!_ Che cosa devo mangiare io? La tovaglia? — - -Dopo non molto segue la prima pausa del desinare. Nessuno più pronunzia -una parola; per qualche minuto non si ode altro suono se non quello dei -bicchieri e delle posate. Solo uno tra i tanti, il maggiore, colui che -pur non essendo ancora uomo non è più bimbo, Lionello, mangia appena e -a malincuore; il cibo gli ripugna per l’ansietà costante che lo accora. - -Anatroccolo per non sembrare villano, mangia a fior di labbro benchè -la fame, sua fedelissima amica, lo spingerebbe ad affrettarsi; Rando si -passa le posate da una mano all’altra non conoscendone il perfetto uso, -e Ciuffolo, per non perdersi d’animo, prende con le dita i pezzetti di -pane abbrustolito che navigano nel brodo. - -Trascorsi i primi minuti la gaia tavolata si ridesta più vispa che mai; -tutti quei capi biondi e bruni si muovono, si agitano incompostamente. -Il vivacissimo cicaleccio ricomincia, e continua per tutto il desinare. - -Alla zuppa santè, al fritto composto alla bolognese e ad un timballo -di piccioni, segue un piatto di sparagi al burro. La cosa è novissima -per la maggior parte dei convitati e alquanto imbarazzante. Non sanno -da qual parte incominciare se dal bianco o dal verde; Anatroccolo, per -non sbagliare, mangia tutto con somma compostezza; Rando e Celestina -guardano ai loro sparagi con occhi scrutatori e non sanno decidersi -a mangiare quegli affari bianchi e verdi che sembrano tanti birilli -da giuocare a bocce; Ninì dopo essersi affaticato inutilmente per più -di un minuto, tentando di infilare nella forchetta la punta di uno -sparagio, giunto al colmo dell’irritazione si rivolge a un cameriere -che passa e gli grida: - -— Porta via questa roba! — - -L’educazione molto sommaria di Ninì stupirebbe senz’altro Dorry e -Fauvette, se esse intendessero la lingua parlata dall’edificante -marmocchio. - -Al gelato di fragole, ogni convitato ha una piccola coppa di -_champagne_. Toti prega Ninì di fare un brindisi. Il piccolo giullare -che è già in via di eccitamento si rizza su la sua seggiola e comincia -a parlare e a parlare, mescolando gl’insegnamenti delle suore con -pensieri suoi in un pandemonio di frasi spropositate che accresce il -buon umore degli ascoltatori. - -— Gesù fece il cielo e poi fece la carta e poi disse non desiderare la -roba d’altri, e nell’ottavo giorno si riposò. E quando sposò Cana fece -il vino ed io ti _dicio_ che il vino è buono. Evviva Toti! — - -Tutti rispondono ad una voce: «evviva!» - -La festa continua allegramente e, tolte le mense, ricomincia il ballo. - -In un angolo Anatroccolo e Toti conversano sommessamente. - -— Dunque non ne sai nulla? — riprende Toti. - -— Non più di quello che ve ne ho detto. - -— Ed ora dov’è? - -— È tornata; ma la povera Allodola sta molto male! - - - - -VI. - -L’Allodola. - - -La carrucola compie qualche giro cigolando, mentre la catena cade -abbandonata su la sponda del pozzo; Arabella ha sollevato la secchia -ricolma, e a stento, destreggiandosi col braccio libero per mantener -l’equilibrio, si avvia a piccoli passi. L’ora crepuscolare è prossima; -i passeri si raccolgono su gli alberi più densi di fogliame; la -capinera è ritornata alla sua macchia e canta dolce — come dicono i -bimbi — canta piano, perchè il sole discende e più si fa bello quanto è -più presso a morire. - -C’è chi ritorna da lontano e va per la strada silenziosamente con -le sue bisacce su le spalle; c’è chi pensa all’amore e stornella dai -grandi olmi; qualcuno empie un sacco delle verdi foglie degli olmi per -apprestare il cibo ai buoi, mentre vede un’aia remota, una finestra -fiorita di garofani, un luminoso sorriso di occhi belli. Ed è come -sempre, quando il sole muore nel gran sereno dell’aria, come sempre: -dalla terra si leva un dolcissimo saluto che lo segue oltre ai piani, -oltre ai mari, nel paese lontano lontano lontano che solo le fiabe -sanno. - -Ogni casa getta il suo lieve alito di fumo dalla fiammata d’oro che -è tutto il suo cuore. Qualche bimbo siede su la soglia erbosa ad -attendere coloro che stanno per tornare, e qualche fanciulla si fa sul -limitare dell’aia, a guardare il cielo che tutto si arrossa. - -Arabella ha intrecciata fra i capelli una ciocca di fiori di -biancospino, l’ha raccolta mentre andava al pozzo; è l’unico -adornamento che le sia concesso. Ella prosegue per la viottola -tortuosa, nascosta fra due siepi altissime e ascolta i tenui suoni -delle campane che giungono, per lei, da misteriose lontananze, da paesi -di felicità, dove si può cantare, dove si può riposare. - - [Illustrazione: Arabella ha intrecciato fra i capelli una - ciocca di fiori di biancospino. (pag. 162.)] - -La viottola è già nella penombra, vi trascorrono i passeri da siepe -a siepe in rapidi frulli; tutto un ricamo di luci si intravede a -volte fra le rame molto spesse; pare un drappo di seta, di ricca seta -trapunta d’oro e constellata di tante gemme quante ne ha il cielo -crepuscolare. Le allodole volano sui grani, cercano il loro nido; ma -non cantano; tutt’al più hanno un gorgheggio sommesso, si chiamano a -vicenda, si raccolgono per riposare sotto le stelle nella fittissima -selva dei grani. - -— Arabella? - -— Vengo. - -— Spicciati, chè ti aspettiamo. — - -Non risponde, cerca di affrettare il passo ma il peso della secchia -è soverchio ed ella è esile come un vimine; se passasse Zulù potrebbe -aiutarla. Chi sa mai dove sarà, a quell’ora, il fanciullo dalla chioma -leonina. - -Non ricorda quante volte sia andata al pozzo in quel giorno ad -attingere l’acqua. Il tragitto è lungo e la secchia troppo pesante; -ella ne ha le braccia rotte ma non può lamentarsi, perchè mamma Tuda -ride della debolezza di lei e la canzona, e le dice che quando ella -aveva dieci anni, anche se faticava tutto il giorno, la sera aveva -ancora in mente i giuochi e le corse e andava ai convegni con le -compagne e, di primavera, al tempo del plenilunio, ballava finchè le -stelle non erano al colmo del loro viaggio. Dormiva appena e sorgeva -col sole, più forte, più allegra che mai. Arabella doveva vincere la -pigrizia e piegarsi alla fatica per divenir forte, altrimenti il minimo -male l’avrebbe fatta morire. - -Arabella sorride, pensando che non tutti nascono uguali e non tutti -possono battere le stesse vie; ciò che per uno è facile riesce -impossibile ad un altro. Mamma Tuda è una donna brutta e forte; pare -tagliata con l’accétta da una ceppaia di quercia, tanto è nocchieruta. -Non è cattiva; ma l’anima sua risponde al suo corpo: è dotata di una -sensibilità limitatissima. Inoltre non sa persuadersi che gli altri non -debbano fare ciò che ella ha fatto, e non per egoismo, ma per l’intima -convinzione che debba giovare alla salute. Arabella vive con lei da -cinque anni. - -— Andiamo, dammi la secchia; non sarai morta, si spera. - -— Pesa tanto, mamma Tuda! - -— Dio! Sembrate nata da un grillo e da una formica! Dovreste correre, -con un peso simile! Vedo già che non riuscirò ad ottenere nulla di -buono da voi. - -— Vi occorre altro, mamma Tuda? — - -Mamma Tuda che stava per rientrare in casa si sofferma su la soglia e -si volge a guardare la fanciulla: - -— Come ti senti? - -— Non c’è male. - -— Hai veduto Giovanni? - -— Sì. - -— E che ti ha detto? - -— Ha parlato molto e non ho capito niente. - -— Non ti ha ordinato qualche medicina? - -— Ha detto che la mattina me ne vada scalza per le guazze e che beva -due bicchieri di acqua di fonte tutte le sere prima di andare a letto -e che, al primo plenilunio, raccolga la nepitella e il serpillo che -crescono vicino all’olmo dei Buva. - -— Per che farne? - -— Debbo metterli in fusione nell’olio caldo, poi imbeverne un piccolo -cuscino di lana d’agnello, esporlo al sole e alla luna in cima ad un -pioppo per tre giorni di seguito e metterlo poi sotto il mio capezzale. - -— Ha detto che guarirai? - -— Ha detto ch’io provi. - -— E null’altro? - -— Null’altro, mamma Tuda. - -— Va’, va’, non credere a tutte queste storie. Giovanni non sa che -ingannare il prossimo. Già quando si deve morire si muore e non c’è -medico che tenga. Dai retta a me, che sono ormai vecchia, e non ho -avuto una sola volta la febbre in vita mia: non ti risparmiare, fatica -quanto più puoi, non aver paura nè del caldo nè del freddo; nè del -vento nè della tempesta; cammina diritta e allegra sempre, e se senti -freddo corri, ma non rifugiarti in casa, vicino al fuoco, come un -vecchio cane. E se il sole ti abbrucia, soffermati a un’ombra, ma non -ti accasciare nel sonno e non dolerti. Gli alberi vivono cent’anni, -mill’anni perchè stanno sempre sotto il cielo; noi moriamo giovani -perchè abbiamo paura di tutto. Se il Signore ci ha messo quaggiù ed ha -voluto l’inverno e l’estate, vuol dire che dobbiamo tollerarli in santa -pace. Poi ascolta, bambina: se non avrai paura del sole e ti lascerai -cuocere al suo fuoco tanto da diventar bruna e rossiccia come la buona -terra, il grande inverno e il freddo rigidissimo non potranno farti -alcun male perchè sarai come l’acciaio temprato; ma se vorrai essere -bianca e ti farai schiava dell’ombra, allora crescerai come il grano -che si fa nascere nelle cantine per adornarne i sepolcri. Un nulla -potrà farti morire. — - -Arabella ascolta senza fiatare. Gli occhi suoi grandi, cerchiati -leggermente di azzurro, sono fissi su l’estrema luce solare. - -— Ora ti senti molto stanca? - -— No, mamma Tuda. - -— Puoi andare alla Celletta e chiamar gli uomini perchè vengano a cena? - -— Ci anderò. - -— Brava, vinci la pigrizia, e la notte ti passerà come un sospiro, nel -sonno. — - -Mamma Tuda riprende la secchia che aveva posata sulla soglia dell’uscio -e scompare nell’andito della vecchia casa. Arabella, raccolto da -terra un vinciglio, si avvia al suo lungo cammino. Dalla prima aurora -è in moto e vorrebbe vincersi e andar sempre con rinnovata lena come -desidera mamma Tuda; ma sente che le forze vengono a mancarle. - -La sua volontà è forte e la regge ancora e fa sì ch’ella prosegua -a passo a passo verso la nuova mèta; se così non fosse, a quell’ora -sarebbe già caduta per il grande abbandono della stanchezza. Una volta -non soffriva tanto; solo da qualche tempo si sente finire. Le vecchie -donne dicono che una triste malìa la trasfigura e l’uccide. - -Era bruna dal sole e bella, vispa ed agile come una cerbiatta; -ora ha fatto il colore delle piccole nubi mattutine e come quelle -pare si disfaccia. La sua voce è anche più fioca, sì che si leva -dolcissimamente velata e poco regge al canto. - -L’allodola ferita che più non può tentare il gran volo risponde così, -dai prati ove è caduta per non più levarsi, alle compagne che la -chiamano nell’alto. - -E Arabella era detta l’Allodola. Nessuno come lei sapeva trasfondere -nel canto la pura freschezza della gioia sì nelle cantilene infantili -come negli stornelli a distesa; era detta l’allodola bella, fra le -compagne che la guardavano meravigliate sorridendo. - -Ora non più. Le stelle che trascorrono nei cieli estivi non lasciano -alcuna traccia nella tranquilla serenità. - - ❦ - -Dolcemente trascolorando, la luce del giorno è scomparsa. Dai campi -dei Buva è sorta la grande spera lunare. Era ancora alto il crepuscolo -quando la luna ha acceso un’aurora vermiglia dietro i lunghi rami -dei salici, ed è sorta tutta ricinta da una grande corona di spine ai -limiti dei campi, laggiù dove sorgono le case dei Buva. Poi si è fatta -sempre più bianca quanto più si è avvicinata alle stelle. Ora ha preso -il suo regno incontrastato. - -Arabella cammina ancora; la Celletta è tuttavia lontana. Ella procede -lentamente e batte il vinciglio su le prode dei fossi con gesto -automatico. - -Mamma Tuda dice che la stanchezza accresce l’appetito, ma Arabella -non sente volontà di prender cibo; vorrebbe abbandonarsi su l’erba e -chiudere gli occhi. - -Gli usignoli non sono ancora partiti; ogni frutteto è cinto da una -corona di nidi e sarebbe dolce rimanersene all’aperto sotto alle -stelle, in quella solitudine. Il bel maggio impera; non fa più freddo, -le notti sono tepide e tranquille; ma la gente dice che quando la luna -si leva in quintadecima non bisogna dormire all’aperto. - -Molti sono stati colti dal farnetico, chè han voluto beffarsi -dell’insegnamento e rimanersene sui prati a dormire sotto l’influsso -dell’astro malefico. - - [Illustrazione: Ad un punto della via, Arabella ode un - frastuono e si sofferma (pag. 173.)] - -E Arabella prosegue. Le par di sognare i sogni incerti e dolenti che dà -la febbre. - -Ad un punto della via ode un frastuono e si sofferma. Oltre una siepe -di canne vede, in un prato, un povero vecchio cane seduto verso la -luna. Ha il muso levato al cielo e le orecchie raccolte in atto di -spavento. Si distingue con chiarezza nell’alta luce lunare. È un cane -malato che se ne va randagio pei campi perchè tutti lo scacciano; -la sua malattia è la sua condanna estrema; fa schifo e gli uomini -ch’egli adora lo accolgono a sassate. Va d’aia in aia, di casa in casa, -scodinzolando umilmente; si avvicina con somma lentezza e striscia -su la terra per dimostrare ch’egli è pronto anche a ricevere le busse -purchè lo accolgano, e gli occhi, che hanno tanto di umano, si levano -supplichevoli e dolci. Nessuno lo avverte dapprima; poi, quando lo -hanno scorto, gli si avventano contro a minaccia. Deve fuggire. Si -sofferma un poco più lungi a sogguardare la casa nemica e riprende -la via annusando qua e là, in cerca di qualche rifiuto. I viandanti -gli fanno la stessa accoglienza; un cane randagio porta scritta negli -occhi, nell’incedere stesso, la sua sventura, si riconosce fra mille. -Per salvarsi dalle pedate e dai sassi è costretto ad andarsene sotto -alle siepi, e deve evitare i compagni suoi che sono molto più temibili -degli uomini e, vedendolo ridotto in tale stato, incoraggiati dalla sua -debolezza, lo finirebbero a morsi. - -Fa pietà. Ha la testa smisuratamente grossa, le orecchie -incartapecorite, il corpo ridotto quasi allo scheletro; trema tutto -su le sue larghe zampe, e, rivolto alla luna, che pare abbia eletta a -confidente di tutte le sue miserie, allungandosi quanto più può, fra -pause pensose, lancia arditamente una serie di mugolii, di guaìti, -di latrati i quali si ammorzano in languide cadenze o salgono a note -superacute e laceranti. - -Canta o piange? I monelli dicono ch’egli voglia imitare l’usignolo. -Anche gli usignoli sentono il fàscino della luna piena e cantano a -perdifiato tutta la notte; così fa il cane solingo: si confida, riversa -l’esuberante piena de’ suoi sentimenti in seno alla bianca madonna -notturna. Sempre solo, gli alberi lo ascoltano e gli alberi sono -spettatori tranquilli che non sanno disapprovare. - -È un crescendo spaventosamente appassionato. Dapprima il cantore -fissa la luna; si irrigidisce, si concentra, pone l’anima sua -in comunicazione con la pupilla aperta nei cieli. I grandi occhi -sporgenti gli si inumidiscono sempre più; la piena sentimentale sta -per isgorgare. E l’accenno, preludiante la sinfonia, si fa udire in un -leggero guaìto che tremola come una fiammella al vento e si spenge ad -un tratto. È la prova; la voce regge. Dopo una sosta segue un secondo -accenno, poi un terzo, un quarto, e l’ansia, l’affannosa passione, -il lacerante spasimo aumentano con l’aumentar della voce che non ha -più legge, che non ha più le usuali tonalità e, in una disfrenata -scorribanda, si libera al vento con una infinita varietà di gorgheggi, -di vocalizzi, di salti prodigiosi, da note cavernose a note acutissime -di trilli e di cadenze tragiche. La grande anima straziata si appalesa -alla luna e non importa se quella musica barocca non giunge al nostro -intendimento: è musica degna di un cane. - -La povera bestia si è manifestata, ora trema e scuote la grossa testa. - -Arabella guarda; la cosa la distrae; si sente riposare un poco; ma più -si diverte perchè il cane non è solo. - -I figli dei Buva, i figli dei Mirès che vagavano pe’ campi, hanno -scovato il solitario cantore e gli hanno fatto circolo intorno. - -Il vecchio cane non si sgomenta; forse si intenerisce pensando che per -la prima volta in vita sua gli uomini lo comprendono. Continua la sua -solfa, i grandi occhi aperti su la fida compagna dei cieli. - -La stranissima scena fa sorridere Arabella. - -Nella luce lunare i fanciulli trascorrono squassando le chiome che a -volte paion tutte d’argento, e saltano, ridono, corrono trascinandosi, -mentre al centro della corona, come un maestro d’orchestra, siede il -cane compostamente. - -Altra volta Allodola avrebbe passata la siepe per unirsi ai compagni, -ora, chinata la testolina bionda, riprende la sua via che è lunga, che -le pare eterna e che non sa di poter compire. - - ❦ - -— C’era una volta un Re di Francia che era molto amante della caccia. -Un giorno, andando a caccia, i cani principiarono a urlare fortemente. -E lui va per tirare a una fiera e invece ci trova una bellissima -donna. Il Re, sorpreso di questa bellissima giovane, voleva sapere -la ragione perchè l’aveva trovata sola in questo bosco, abbandonata: -perchè stava in una grandissima afflizione? Lei dunque gli disse che -facesse della sua vita quel che voleva, ma che non le strappasse il -segreto de’ suoi natali. Il Re rispettò il suo segreto, la fece mettere -in Corte, le dette il suo quartiere e disse che fosse rispettata come -una di famiglia. Dopo alcun tempo il Re andò a far visita alla bella -incognita e s’accòrse da’ suoi modi gentili e dal suo dolore che -doveva appartenere ad una famiglia illustre e distinta. E quindi se -ne innamorò talmente, che pensò di farla sua sposa. La madre del Re, -indispettita di sentire che doveva avere per nuora una sconosciuta -trovata in un bosco, giurò che ne avrebbe fatto crudele vendetta e -che il sangue dei Reali di Francia non si sarebbe mai contaminato con -una sì vile sposa. Difatti, dopo pochi mesi che il Re aveva sposata -questa sconosciuta, arrivò un corriere d’Inghilterra, intimando al Re -un’improvvisa guerra.... - -— Viene Allodola. - -— Dov’è? - -— Dietro la siepe, laggiù. - -— State zitti! — - -Si tacciono e il novellatore continua: - -— Il Re non poteva intendere come l’Inghilterra volesse fare a lui la -guerra senza alcuna ragione. Ma per meglio accomodare le cose, pensò -di andare lì da sè con un piccolo esercito, per conoscere la ragione di -questa intimazione.... - -— Eccola, eccola! — esclama Bocca-di-fiore. - -Solo Zulù si volge, gli altri monelli seguono intenti le parole del -novellatore. - -Sono seduti sotto una quercia, tutti raccolti intorno alla ceppaia su -la quale siede il vecchio bifolco che ama i bimbi e li intrattiene la -sera con le sue fiabe. - -Il plenilunio è sereno; l’orizzonte notturno si estende come su -l’aurora per vastissimo giro intorno. Si scorgono le cose lontane -distintamente; tutto ciò che è in luce risalta con nitidezza per i -forti contrasti dell’ombra. - -La quercia è sola, non altri alberi le sorgono intorno, è il ritrovo -consueto degli uomini che abitano nelle poche case aggruppate a qualche -distanza da lei, è la sosta dei pastori che conducon le greggi nei -prati che le si aprono innanzi. Cresciuta nell’amore degli uomini, ha -esteso il giro dei suoi rami ampiamente. - -Bocca-di-fiore si leva: Arabella è giunta. - -— Sei venuta ad ascoltare Benedetto? — le chiede. - -— No. - -— Dove vai allora? - -— Alla Celletta. - -— Per che fare? - -— Vado a chiamare gli uomini perchè vengano a cena. - -— O non lo sanno da loro, che debbono ritornare? - -— Mamma Tuda ha voluto così. - -— Non ti fermi? - -— Non posso. - -— Mi pare che tu sia molto stanca, Arabella. - -— Sì, sono stanca. - -— E perchè non ti riposi? - -— Perchè mamma Tuda mi aspetta. - -— Lasciala aspettare! Siedi qui, fra noi. Benedetto racconta una -bellissima favola, ti divertirai. Dopo ti accompagnerò a casa, e verrà -anche Zulù. È vero che verrai? — - -Zulù scrolla il capo affermativamente. Egli guarda Arabella ed è pieno -di affettuoso sgomento; al suo occhio scrutatore non isfugge il pallore -estremo della fanciulla, onde le chiede in tono sommesso: - -— Allodola, non ti senti bene, è vero? Di’ la verità? — - -Arabella lo guarda e sorride con tristezza. - -— Che cos’hai? — le domanda Bocca-di-fiore avvicinandosele e -guardandola fissamente; — Dio, come sei pallida! Ti duole il capo? - -— No, sono stanchissima, non mi reggo quasi più. - -— Riposati, riposati, e se Benedetto ti annoia, andremo un poco più -lontano. Vuoi dormire? — - -— Non ho sonno. - -— Sono alla Celletta i figli di mamma Tuda? — le chiede Zulù. - -— Sì. - -— Allora aspettami; corro ad avvisarli perchè vadano a casa. Sarò qui -fra pochi minuti; aspettami, torneremo insieme. — - -Arabella gli sorride assentendo; Zulù si volge, prende lo slancio e si -allontana a grandi balzi rapidamente. - -Siedono un poco in disparte. Benedetto continua a narrare le avventure -del reuccio; non si ode che la sua voce tranquilla, perchè gli -ascoltatori non fiatano, respirano appena. Essi sono seduti sulla nuda -terra come un gregge raccolto intorno al pastore che veglia. Nelle -prossime case lucono le lampade dalle aperte finestre. La quercia, -nella chiarezza plenilunare, si inargenta ai bordi, si trasfigura -soavemente per il sogno delle piccole anime che accoglie. Le stelle -pare si levino lontanamente dai prati tutti fioriti di ranuncoli d’oro. -Arabella china il mento al seno; non sa e non può ascoltare. Ella è -giunta senza che i compagni l’abbiano avvertita, solo due, fra i tanti, -si sono levati ad incontrarla, quelli che più le son presso al cuore; -gli altri, poichè ella tace, l’hanno dimenticata. Chi può ricordare -tutte le luci stellari, tutti gli usignoli che giungono al tempo del -sole nuovo? Una volta l’avrebbero udita di lontano e si sarebbero -raccolti sulla sua via — ora non più, perchè la voce di lei non sa -assorgere fremendo in un vasto impeto di gioia. I passeri si adunano -su gli alberi fronzuti, folti, densi di fogliame, e gli alberi che han -perduto il loro verde rimangon sempre deserti. - -— Vuoi dormire? — le ripete Bocca-di-fiore. - -Arabella scuote il capo negativamente. - -— Guarda, puoi appoggiarti qui, sulle mie ginocchia, io non sono -stanca. Canterò pian piano, perchè tu prenda sonno meglio. - -— Grazie; ma fra poco dovrò ripartire. - -— E come farai a giungere fino a casa, se non puoi reggerti? - -— Mi aiuterà Zulù. - -— Zulù ti vuol bene, sì. Ti guarda come se tu fossi la sua sorella. -Domani non ti alzerai, è vero? Noi verremo a tenerti compagnia. - -— Domani è lontano! — - -Bocca-di-fiore sorride. Come mai lontano se non c’è che il volgere -di poche ore? Lo spazio di un brevissimo sonno? Si può dire che si -veda già l’alba quando ancora sono nel cielo gli ultimi bagliori -del crepuscolo, tanto la notte è breve! Ma Arabella è malata, e vede -tutto con occhi diversi e le ore sembreranno eterne al suo soffrire. -Bocca-di-fiore intende ed accarezza il pallido volto dell’allodola -stanca. - -Sotto la quercia millenne, coronata di luce e di stelle, il novellatore -ritesse, come ritesson nei cieli le costellazioni, un’eterna trama che -guida i giovani cuori sulle vie del sogno. - - ❦ - -— Addio, Arabella; riposa bene; domani verrò a salutarti. - -— Addio. — - -Bocca-di-fiore svolta per una viottola ed abbandona i compagni. Ella -è giunta alla sua casa che sorge ai piedi di un monte sul quale è un -castello in rovina. - -Si volge qualche volta, poi procede di corsa. Arabella e Zulù si -perdono nella notte. - -— Appòggiati alla mia spalla. Vuoi che ti porti? - -— No. - -— Ma non puoi camminare, vedi? Le forze ti vengono meno e la strada è -lunga. - -— Andremo adagio. - -— Sia come vuoi. — - -Procedono in silenzio per buon tratto. Arabella è scossa a quando a -quando da un brivido freddo, si appoggia al compagno con abbandono, -e socchiude gli occhi cercando difendersi così dai violenti capogiri -che la colgono; ella intravede intorno a sè forme strane, e le cose -che distingue assumono agli occhi suoi aspetti diversi dai consueti e -tutto trascorre a volte in una rapidissima ridda tantoch’ella si sente -venir meno la terra sotto i piedi, e deve soffermarsi per non cadere. -Le sue mani sono fredde, mentre la fronte e le guance le si accendono -di un rossore improvviso, il viso le brucia e gli occhi le si fanno più -lucenti, più profondi e più ardenti nella atonia della febbre. Zulù, -che la regge tutta, la sente tremare e non le parla e non l’interroga -più, per paura di farle male. Anche il parlare può nuocerle; egli sa -che ai malati si raccomanda il silenzio. - -La guarda con infinita tenerezza. Povera Allodola sua ch’egli teneva -tanto cara e per la quale avrebbe attraversato il fuoco senza temere nè -il dolore nè la morte! - -Egli non ha altro al mondo che quella sua dolce sorella d’amore. -Si sono incontrati tante volte al lavoro pei campi e tante volte la -sera, prima di andare alla ricerca di un qualsiasi luogo ove poter -dormire, l’ha accompagnata fino al limite dell’aia, chè da lungo tempo -una soave intimità li ha uniti. Per tale affetto l’anima di Zulù si -era ingentilita. Egli andava su l’alpe a raccogliere certi fiori che -piacevano ad Arabella e, al tempo delle more, si cacciava per tutti i -roveti pur di portare una piccola corba, ricolma dal frutto saporoso, -alla compagna sua. Lasciava i suoi doni su la finestra e fuggiva prima -che Allodola li vedesse per non trovarsi poi imbarazzato. - -Era una dolce consuetudine di molte primavere, di molti autunni -e Allodola era diventata la sua dolce sorella. Così si uniscono, -nell’alto, le piccole nubi che un medesimo vento sospinge. - -— Zulù? - -— Che vuoi? - -— Vai in città, domani? - -— Sì, Arabella. - -— Sai dove abita Suor Lucia? - -— Lo so. - -— Allora dille che venga a vedermi, dille che venga a prendermi... non -posso reggere più. - -— Ti senti molto male? - -— Sì, molto. — - -È la prima volta ch’ella confessa il suo male, e deve essere grande -perchè ha fatto l’abitudine ai patimenti e non se n’è lagnata mai. - -— Vuoi riposare un poco? - -— Sì. — - -Siedono sul margine del fosso, sotto la siepe fiorita. Arabella -socchiude gli occhi, il suo respiro è breve e frequente. Abbandona -il capo sulla spalla del compagno come vinta da una insostenibile -angoscia. - -Zulù tace; guarda innanzi a sè fissamente, pieno di sgomento. - -Sarebbe tanto bella la notte nell’incantesimo lunare! Dalla prossima -selva di Lucchetto giunge un sommesso stormire che si accompagna al -verso dei grilli. - -C’è, nella selva, un gruppo di querce il quale si apre a semiarco e -racchiude uno spazio erboso; dietro le rame si intravede la linea dei -prossimi colli, il castello in rovina, la casa di Bocca-di-fiore e le -viottole rupestri che vi si inerpicano tortuose. - -È un piccolo anfiteatro creato con arte mirabile dal capriccio della -natura, l’antico ritrovo dei fanciulli. In quel luogo Zulù incontrò per -la prima volta Arabella. C’era un soffuso color di perla pei cieli, e -l’esilissimo arco lunare, simile a un falcetto d’agata nebulata, pareva -pendesse dagli alti rami. Allodola era stata affidata da poco tempo -alle cure di mamma Tuda: era pallida anche allora, ma forte; il viso -pareva più esile fra l’ampio espandersi dei biondi capelli ricciuti. - -Cantava. I monelli le avean fatto cerchio intorno; ella segnava -gorgheggiando un’aria di danza al ritmo dei piccoli piedi. Zulù rimase -in disparte a guardare. La selva di Lucchetto non gli era parsa mai -tanto bella, nè il cielo così terso e sereno. E quando seguì la via che -gli segnava la stella del pastore, pensava già di ritornare la sera -seguente. Ritornò. Avvenne poi che Allodola lo prendesse a benvolere -e Zulù ebbe così una sua buona sorella ch’egli tenne in amore e per la -quale tutto si profferse pur di tornarle grato. - -E per forza di cose, per le loro consuetudini, s’incontrarono ogni -sera, come da noi, nelle notti serene, s’incontrano le stelle allo -stesso punto dei cieli. - -Quando Arabella andava ad attingere l’acqua al Pozzo delle rose, -avveniva che Zulù si trovasse sulla via di lei; volgevano le ore -estreme del giorno. Egli le prendeva la secchia e gliela portava -ricolma e stillante fino al limite dell’aia. Il compenso era un niente, -una buona parola; egli se ne sentiva rincorare perchè per la prima -volta era caro a qualcuno nel mondo. - -Il richiamo di due assiòli riempie di vaga tristezza il silenzio -notturno; un’ultima campana suona da molto lontano e Zulù si volge -per vedere se giunge qualcuno. La viottola è deserta. Arabella non ha -più moto, sembra addormentata, solo egli ode il suo respiro frequente. -Vorrebbe destarla perchè la strada da percorrere per giungere alla casa -di lei è ancor lunga, ma lo dissuade il pensiero che un breve riposo la -rinfranchi e attende in un’ansietà che sempre più si accresce. - -A quell’ora dovrebbero passare per di là i boari, ma non si vedono, nè -si odono cantare; avranno preso forse una via diversa. - -Non si muove per timore di disturbarla, trattiene quasi il respiro; -le mani di lei che sono cadute in abbandono, sfiorano le sue, ed egli -le sente fredde, gelide; paion di marmo. Vorrebbe riscaldargliele -col fiato e non osa: è ridotto ad una volontaria immobilità, perchè -ella non abbia a destarsi di soprassalto e soffrirne. Ma frattanto il -prolungato sonno lo riempie di una perplessità paurosa, che il silenzio -e la solitudine notturna accrescono. - -Ad un tratto gli pare scorgere ad una estremità della viottola un’ombra -che si avvicina; ecco si fa più grande, si distingue con maggior -nitidezza, sarà forse Simone, il pastore; ma non ha tempo di volgere -gli occhi che è già dileguata. Sono i giuochi del vento e delle ombre -lunari. Tante volte nella sua vita solitaria sarebbe fuggito urlando, -se non si fosse reso conto di simili apparenze di inganno. - -La consuetudine di misurare il tempo sul cammino degli astri gli denota -che l’ora è tarda; converrebbe affrettarsi, e Allodola dorme tuttavia. -Fa per volgersi, quando sente che il capo di Allodola si muove ma -piano, senza scatti, senza la rapidità consueta di chi si distoglie da -un sonno breve; si muove, gli scivola lentamente sul petto, gli cade -con pesantezza su le ginocchia. Zulù si sporge a guardare; il respiro -rattenuto: un gelo di morte gli stringe il piccolo cuore. - -Ella non ha riaperto gli occhi, giace con la bocca socchiusa ed i -capelli sparsi. - -Vorrebbe chiamarla e non osa ancora; ha paura e non sa di che: di una -cosa grande, incommensurata: di tutto ciò che ha avvertito appena nelle -profonde notti e che ora gli si presenta spaventosamente al pensiero. - -Sono soli e lontani dall’abitato; tanto soli così fra i campi deserti! - -Ad un tratto le posa una mano sul viso, ed il caldo che ne risente -ridesta in un attimo tutta la sua energia assopita. Si leva, si -protende sul corpicciuolo della piccola sorella, lo solleva tra le -braccia senza fatica, e s’incammina affrettandosi quanto più può verso -la casa di mamma Tuda. Arabella ha riaperto gli occhi, sono pieni di -smarrimento ma sorridono, sorridono vagheggiando una cosa lontana e -indefinita. - - Su l’alto mare c’è una barca d’oro; - Piccola mamma mia, fammi sognare - Chè giunge il sonno de la buona morte. - -È il delirio febbrile. Zulù non vorrebbe ascoltarla, non la guarda -perchè è sì trasfigurata, che gli darebbe pena. Si affretta, corre -ansimando e trattiene un aspro singhiozzo, che gli tumultua dentro. - -Da lontano si leva un grido che agghiaccia il sangue dell’adolescente. -Sono le anatre selvatiche che trasmigrano sotto la luna. Dicono i -vecchi che sul loro cammino passa l’ombra della sventura. - - - - -VII. - -Il segreto di Suor Lucia. - - -C’è un luogo nel giardino di Toti, un luogo recondito, nascosto da -grandi alberi, che la zia Emma ha battezzato l’estrema Tule; Toti lo -ha eletto a suo ritrovo perchè vi si sente più solo e padrone. Ivi, coi -compagni suoi, organizza le grandi spedizioni, le imprese eroiche; ivi -fu meditata la spedizione alla Casa lucente che andò poi in fumo per -nuovi avvenimenti sopraggiunti, i quali distolsero i piccoli eroi dal -fermo proposito preso. - -L’estrema Tule è situata fra il laghetto ed un vecchio muro sgretolato, -ricoperto in parte dall’edera; tanto è remota dal resto del mondo, che -non vi giunge alcun suono; tutt’al più vi si udrà, a quando a quando, -il canto di Tomaso o il grido delle oche; ma il primo, senza troppa -immaginazione, può essere scambiato col canto di guerra di un popolo -selvaggio, e il secondo col ruggito di qualche leone che si avanzi per -dare l’assalto all’accampamento. Tutto sta a convincersi che la cosa -sia vera: giunti a tale convinzione, si avverte realmente il brivido -della paura, e in tale stato si può uccidere un’oca con lo stesso -coraggio che occorrerebbe per affrontare un leone. Non si tratta che di -un lieve spostamento di termini e di valori. - -E tali spostamenti sono frequentissimi nell’estrema Tule, sono la -necessaria linea decorativa dell’ambiente. Un giorno un vecchio gatto -che passa su lo scrimolo del muro sgretolato sarà una tigre della -giungla, di quelle che parlano in inglese, secondo Kipling, e una -spedizione si organizzerà per uccidere il feroce mammifero; un’altra -volta nelle altitudini celesti si avvertirà il condor, l’uccello -rapace, e allora tutto l’accampamento si pone in moto, e chi afferra -la sua cerbottana, chi lo schizzetto, chi il fucile di canna, chi la -fionda. La caccia è aspra, accanito l’inseguimento che non si arresta -finchè dalle sue altitudini il condor non precipiti esanime fra gli -steli, nelle spoglie di una misera libellula. - -Così un albero può trasformarsi in un gigante pauroso; una distesa -di funghi in un esercito di gnomi dal cappuccio bianco e rosso; il -tranquillo razzolare di una gallina fra le foglie secche, nel cauto -avvicinarsi di un serpente boa; il canto di una raganella, nelle -grida incomposte di una tribù di cannibali; così l’estrema Tule è, a -volta a volta, l’isola di Robinson Crosuè, un deserto africano, una -catena di montagne, una foresta vergine, un sotterraneo misterioso, un -palazzo incantato, una nave corsara, un pallone dirigibile, un immenso -proiettile lanciato in viaggio verso la placida luna. E a tali sue -molteplici trasformazioni non reca danno da un lato, la vicinanza del -pollaio; dall’altro, quella delle scuderie. - -Il giovedì è sacro all’estrema Tule; le scuole sono chiuse, e i -compagni di Toti stanno in riposo tutto il giorno. - -Passato il meriggio, convengono al ritrovo stabilito. Fra i più assidui -sono Carciofo e Anatroccolo, i quali giungono di contrabbando passando -per le scuderie. - -Da qualche tempo, però, le imprese straordinarie non formano lo scopo -di tali ritrovi; una sola cosa preoccupa i piccoli amici e li tiene in -moto: il segreto di Suor Lucia. - -Suor Lucia ha un segreto che l’accòra. La cosa li ha stupiti, perchè -non potevano pensare che quella figura cerea, tutt’avvolta nello -zendado nero, ingenua come i bimbi che le si cuciono alle gonne, -potesse essere stata giovane ed aver avuto qualche avventura; non -potevano supporre una Suor Lucia diversa da quella che vedevano sempre. -Ella era nata così, col suo zendado nero, aveva trascorso i suoi lunghi -anni a pregare e a sorvegliare i figli degli altri, rifacendo sempre -la stessa via, soffermandosi agli stessi luoghi, entrando nelle stesse -chiese; così, senza mai mutamento, fin dal primo giorno che il Signore -l’aveva mandata al mondo perchè avesse cura dei monelli. Per la sua -coorte Suor Lucia era come le vecchie chiese che sono esistite sempre e -nessuno le ha create e non moriranno mai. - -Era sola, non aveva famiglia, viveva una vita oscura. I bimbi la -vedevano sempre sotto lo stesso aspetto, vicina e lontana dall’anima -loro a simiglianza del sole; era naturale che la pensassero una cosa -eterna. - -Tutte le altre persone che partecipavano alla loro vita erano diverse -e varie, solo Suor Lucia non mutava mai; chiusa l’anima nella sua -tranquilla fede, come la pallida faccia nello zendado nero, ella non -assumeva una volta sola un aspetto diverso. - -Fosse pur gaio il cielo, lucente di purezze adamantine, inebriante -dell’umida freschezza primaverile, ovvero monotono, uguale ed -opprimente sotto alla grigia veste della pioggia, non aveva potere -di allietare o di oscurare gli occhi azzurri di Suor Lucia. Un velo -perenne di malinconica dolcezza si distendeva su quelle chiare pupille -che pareva esprimessero la rassegnata umiltà d’un’anima vinta. - -Così i suoi monelli le volevano bene come ad una Madonna viva. - -E che altro aveva di umano per loro se non la forma e la parola? - -Quando i più grandicelli riseppero che ella era legata al mondo da -qualche vincolo che ricordava un suo passato diverso, stupirono e la -guardarono con meraviglia nuova. Essa diventava diversa agli occhi -loro. La fantasia infantile che aveva fatto di quella vita un semplice -piano tranquillo ed infinitamente uguale, variò i confini, innalzò le -sue chimeriche apparenze e ad un tratto, per il suo triste segreto, -Suor Lucia divenne un’eroina. - - ❦ - -La testa e le mani puntate sull’erba ad imprimere il lancio al -corpo; i piedi che non si decidono ad abbandonare il suolo per -paura che l’equilibrio manchi: il corpo che forma un angolo acuto -e la vesticciuola bianca che si leva senza contegno oltre il limite -prestabilito, tale è Ninì nell’atto di fare una capriola che non gli -riesce. - -Dietro alle sue spalle, più in vista, Miranda, Doretta e Ciuffolo -assistono allo spettacolo e stringono le mani unite e torcono il viso -ridendo e gridando: - -— Che cosa si vede! Che cosa si vede! — - -Fa un ultimo tentativo disperato; e come l’ardito esperimento non -riesce, Ninì si leva di scatto tutto rosso in viso e, rivolto ai tre -marmocchi che lo beffeggiano, grida loro: - -— Io sono bravo! E se non lo credi, ti dò un pugno! — - -Gli spettatori si lasciano convincere senza fiatare, e Ninì, -riassettatosi il gonnellino bianco, abbandona il luogo della prova -fallita guardando distrattamente le cime delle piante e cantarellando. - -Ha avuto cura di raccogliere da terra la sua inseparabile bambola e -se l’è infilata sotto un braccio; ora si dirige verso un punto del -giardino, ove siede il papà di Toti. - -Ninì si sofferma ad una certa distanza e lo considera lungo tempo; come -deve annoiarsi quel povero signore; ha gli occhi tanto tristi! La pietà -lo vince e si accosta pian piano finchè gli è tanto vicino che può -toccarlo. Lo guarda ancora, poi gli dice: - -— Senti, Signore, tu ti annoi, vuoi la mia bambola? Potrai giuocare. - -— Grazie, caro. Ma come mai? Tu sei un uomo e giuochi con la bambola? - -— Sì, è mia moglie. Guarda, ieri mi _cadò_ e si è _rompata_ la testa; -allora ho guardato nel buco e il cervello non c’era! - -— Davvero? - -— Sì. - -— E allora? - -— Allora ho detto: sarà qui! — ed indica una parte tutt’affatto -diversa. — Perchè il cervello ci deve essere. — - -Il piccolo giullare riesce a vincere anche la malinconia del papà di -Toti, che si diverte a interrogarlo e ride di gran cuore. - -Frattanto sopraggiungono Carciofo ed Anatroccolo; passano dietro il -laghetto e si dirigono all’estrema Tule. - -Toti non appena li vede corre ad incontrarli. - -— E Zulù? — chiede loro. - -— Non può venire, — risponde Carciofo. - -— L’hai veduto? - -— Sì. - -— Quando? - -— Ieri sera. - -— Ti ha detto qualcosa? - -— Mi ha detto ciò che sapevamo già. - -— Forse non avrà voluto parlare! - -— Ha detto la verità. Ha conosciuto Allodola lassù, ed ha incontrato -pochissime volte Suor Lucia alla quale non poteva chiedere niente. - -— Ma neanche Allodola sa il segreto? - -— Neanche lei. - -— Come sta ora? - -— Così. - -— Andremo a trovarla se non dispiace a Suor Lucia. - -— Anzi, ne avrà piacere. - -— Allora domani andremo insieme. - -— Andremo insieme. — - -Dopo una pausa, Anatroccolo si toglie il berretto e si fa innanzi. - -— Signor Toti? - -— Che vuoi? - -— Io ho una cosa da dirvi. - -— E dilla. - -— Io so il segreto di Suor Lucia! - -— Tu? — esclama Toti. - -— Tu? — soggiunge Carciofo. - -— Ecco, se non lo so, lo posso sapere. - -— E come? - -— Se volete ascoltarmi vi dirò tutto. - -— Parla, parla, parla. - -— Sarà meglio scegliere un luogo più isolato, dove nessuno ci possa -udire. Se la zia Gertrude sapesse ciò che sto per raccontarvi, mi -terrebbe senza mangiare per tre giorni. — - -Si avviano verso il punto più remoto dell’estrema Tule. Fra il muro -di cinta del giardino ed il pollaio è un angoluccio silenzioso, dove -crescono le ortiche e si accumulano dei rottami; una macchia di lauri -lo protegge dagli sguardi indiscreti. Toti vi conduce i compagni. - -— Qui siamo sicuri, puoi parlare. — - -Anatroccolo si aggiusta alla cintola i calzoni, ed entra in argomento -con una frase inattesa: - -— Il giorno io vendo le ciliege, — si sofferma a guardarsi intorno — io -vendo le ciliege che mi dà la zia Gertrude e giro per tutta la città e -per i dintorni. A volte gli affari vanno bene, e torno con la carriola -vota; a volte vendo poco, e la zia Gertrude non mi dà da cena. L’altro -giorno avevo un bel carico di ciliege moscadelle e andavo per la via -gridando: «Piangete, bambini, c’è le ciliege!» quando incontro Zulù -che mi dice: «Dammene un soldo.» Gli misuro il suo peso giusto, glielo -verso nel fazzoletto e faccio per andarmene. Allora Zulù mi prende per -un braccio e dice: «Passa da Suor Lucia e porta le ciliege ad Allodola, -eccoti un altro soldo.» - -— Falla corta! — esclama Carciofo che vorrebbe correggere l’inutile -verbosità dell’amico. - -— Lascialo parlare, — soggiunge Toti che si appassiona al racconto, del -quale non può supporre la fine. - -— Allora mi fermai e discorremmo insieme, — riprende Anatroccolo. - -— Del resto Zulù non sa nulla, lo ha detto con me, — riprende Carciofo. - -— E con me ha parlato — risponde Anatroccolo. - -— Saranno bugie. - -— E che ne sai tu? - -— Io non so niente, ma lo suppongo. - -— Aspetta ch’io parli! - -— E spicciati, allora! - -— Se mi interrompi non potrò proseguire! - -— E chi ti ha interrotto? - -— Tu. - -— Io no. - -— Sì, tu! - -— Io ho detto solo.... - -— Ma finitela! — grida Toti. — Così non si potrà mai saper -niente! — - -Anatroccolo riprende il suo racconto: - -— Discorremmo insieme e Zulù mi disse che Arabella fu affidata a mamma -Tuda quattro anni fa. Zulù in quel tempo lavorava coi figli di mamma -Tuda. Una sera una donna giunse su l’aia ed aveva con sè una bambina. -Parlarono con mamma Tuda molto tempo; poi la donna andò via e la -bambina rimase. Si chiamava Arabella. Allora era molto pallida. Disse -che era andata in campagna per guarire. La sera stessa appena comparve, -Zulù e i figli della Tuda videro una grande stella lucente che percorse -tutto il cielo e si spense proprio sulla loro casa, contro la camera -dove dormiva Arabella. Allora Pietrozzo, che era il più grande, disse -che quello era un segno del cielo, e che quel segno doveva riapparire -nel giorno in cui la nuova venuta avrebbe avuto una grande disgrazia -o una grande fortuna. E disse che doveva essere figlia di qualche gran -personaggio. Tutte queste cose le ha viste e le ha udite Zulù. - -Passò qualche giorno; Arabella parlava poco; forse si trovava male in -quella casa di poveretti, abituata come doveva essere ai grandi palazzi -ed alle tavole sontuose. Tutti si chiedevano perchè mai l’avevano -portata laggiù; non potevano darle un castello sui monti e farle godere -così l’aria buona? Arabella non parlò circa il suo passato, e i figli -della Tuda pensarono ch’ella fosse sotto un incantesimo. La voce si -diffuse e vi fu chi affermò di averla veduta in un palazzo regale, alla -corte di un grande Stato. Non v’era più nessun dubbio dunque: Arabella -era figlia di un re. Passarono molti giorni, nessuno andava a salutarla -mai, pareva l’avessero dimenticata. Mamma Tuda cominciò a mandarla per -i prati; le affidò un gregge. Ella doveva fare tutto ciò che facevano i -poveri, accudire alle faccende più umili e mangiare il pan nero e bere -l’acqua. Un giorno Zulù udì mamma Tuda che le diceva: «Animo, Arabella, -se volete tornare da dove siete venuta, bisogna adattarsi a tutto!» Ciò -lo fermò sempre più nella sua convinzione; Arabella era schiava di una -malìa; forse qualcuno sarebbe giunto a liberarla. Poi una sera comparve -per la prima volta sull’aia Suor Lucia. - -— Era sola? - -— Sì, era sola. Parlò lungo tempo con mamma Tuda, poi volle vedere -Arabella e se la tenne stretta fra le braccia e la baciò piangendo, -e le disse di guarire che allora sarebbe ritornata con lei. Zulù non -conosceva Suor Lucia e anche i figli della Tuda non la conoscevano, -epperò dissero che era una gran dama di corte, la quale giungeva -travestita così per aver notizie di Arabella e poterla vedere. - -— Suor Lucia una gran dama di corte? — chiede Toti sorridendo. - -— Non sapevano chi fosse, — risponde Anatroccolo. - -— Ed ora sappiamo forse chi sia? — soggiunse Carciofo. - -— È vero, — risponde Toti — noi non sappiamo chi sia, e nessuno conosce -la sua vita.... - -— Nessuno! - -— Da quella volta riapparve di tanto in tanto nella casa di mamma Tuda, -e tutte le volte portava ad Arabella qualcosa: un vestituccio, una -collana, un paio di scarpette. Una volta, e vide Zulù, le portò una -medaglietta d’oro con sopra una piccola corona piena di gemme rosse. -Quello era il segno più sicuro, e Zulù si persuase che Arabella era -una principessa. Però gli nacque curiosità d’interrogarla; un giorno -le chiese: — Dove sei nata? — Non lo so, — rispose Arabella. — E chi è -la vecchia che viene a trovarti? — È Suor Lucia. — La conosci da molto -tempo? — Sì. — È tua madre? — No, io non ho conosciuto mia madre. — -E dov’eri prima di venir qui? — Ero in una grande città. — Zulù non -chiese altro, aveva saputo abbastanza. Quando riferì ai suoi compagni -le parole di Arabella tutti si convinsero che ciò che avevano pensato -era vero: Arabella era una piccola principessa stregata, che attendeva -laggiù il suo liberatore. — Non ve l’avevo detto io? — esclamò -Pietrozzo, il più grande fra i figli di mamma Tuda. — Il primo giorno -che venne in casa nostra eravamo sull’aia, ed io vidi, e tutti quelli -che erano con me videro, una grande stella lucente che si distaccò -dal cielo e venne a spengersi proprio sopra alla stanza dove Arabella -dormiva. Non può esservi dubbio: quello era il segno della sua malìa! - -— E la stella è riapparsa? — chiede Toti. - -— No, non si è veduta più; ma dovrà ricomparire perchè è fatale. - -— E chi potrà vederla? - -— Zulù veglia tutte le notti. - -— L’aspetta? - -— Sì. - -— E quando la stella torna, che cosa accadrà? - -— Allora sapremo il segreto di Suor Lucia. - -— Non prima? - -— Prima no, perchè c’è l’incantamento. - -— Ma Allodola ha vissuto molto tempo con mamma Tuda? - -— Sì. - -— E in tutto questo tempo non si seppe mai nulla? - -— Lasciatemi dire. In principio Arabella era malata, e poteva camminare -appena. Mamma Tuda le aveva affidato un gregge. La mattina a buon’ora -le dava un pane, una fiaschetta con acqua e aceto, e la mandava fuor di -casa. Fino a sera non doveva ritornare. Come avrebbe potuto reggersi -per tutto il giorno? Come avrebbe potuto girare per tutti i prati e -andare fino alla selva di Lucchetto e salire al Castello dove sono -i pascoli? Si stancava subito, le sarebbe mancata la lena. Zulù la -seguiva sempre. - -Quando giungevano ai prati egli conduceva a pascolare il gregge e -Arabella lo attendeva seduta sotto agli alberi. Il riposo e l’aria -buona le fecero bene; dopo due mesi pareva perfettamente guarita. -Allora parve che il suo nuovo stato non le desse tristezza. Divenne -un’altra, e cominciò a cantare. Figli miei, c’era da starla a sentire -tutto il giorno! Fu allora che la chiamarono Allodola. La chiamarono -Allodola perchè aveva una voce d’oro e perchè era sempre gaia dal -nascere al morir del sole. Forse aveva dimenticata la sua sorte o -sperava che il liberatore giungesse. Suor Lucia andava a trovarla e -le portava doni sopra doni. Anche Bocca-di-fiore se ne meravigliava, e -Bocca-di-fiore non era povera come gli altri. I compagni, di giorno in -giorno che passava, eran sempre più persuasi che Arabella fosse nata di -sangue reale, così la guardavano con rispetto e le volevan bene perchè -era buona. - -— E in tutto il tempo che vissero insieme non disse mai nulla della sua -vita? - -— Non disse nulla; e nessuno la interrogò per rispetto. - -— E non comparve mai qualcuno della sua corte? - -— In veste d’uomo, no. - -— Che vuoi dire? - -— Voglio dire ch’ella riceveva qualche messaggio da’ suoi parenti -lontani, ma glie lo portavano le rondini. - -— E chi se ne accòrse? - -— Se ne accòrse Zulù, al quale Arabella si era unita come ad un -fratello. Nelle mattine di aprile, quando le rondini ritornano e si -vedono a grandi stormi per i cieli, Zulù notò come Arabella tardasse a -scendere nell’aia. Si avvide poi che le rondini entravano nella stanza -di lei, e vi si trattenevano lungo tempo. Una volta anche udì Arabella -parlare, e in casa non c’era nessuno. - -— Poteva parlare da sola. - -— Non era mica matta! Poi in quei giorni Zulù si accòrse che la -compagna sua si era fatta più triste; forse le erano giunte cattive -notizie. - -— Gliene parlò? - -— Non le chiese nulla, perchè la cosa fu passeggera. Non trascorse -molto tempo che ella ritornò allegra come prima. Riprese la sua vita -spensierata, cantò come cantano le allodole. Fu la regina dei prati, -fu la signora della selva di Lucchetto. Bocca-di-fiore le cedette il -suo regno. Voi sapete che Bocca-di-fiore era la reginetta di tutti i -monelli di quelle contrade, perchè era la più bella e la più allegra -fra le compagne e perchè sapeva condurre tutti i giuochi. Quando giunse -Arabella, o meglio quando Arabella cominciò a praticare gli amici, ella -stessa le cedette la sua signoria. Un giorno d’autunno, come racconta -Zulù, Bocca-di-fiore invitò Arabella ai prati. Il ritrovo fu verso -l’ora in cui il sole muore. In autunno fioriscono i gigli del freddo[1] -e i prati ne erano pieni. Bocca-di-fiore ne compose una corona, e -quando giunse Arabella glie la donò sorridendo. Cedeva così la sua -signoria. Da quel giorno, fra la principessa ignota e Bocca-di-fiore si -strinse una grande amicizia. - -— Tu hai parlato con Bocca-di-fiore? - -— No. - -— Sai se sia venuta in città? - -— Credo che sia giunta ieri sera. - -— Per vedere Arabella? - -— Sì. - -— E nessun altro è giunto? - -— Nessun altro. Solo Zulù e Bocca-di-fiore sono rimasti fedeli ad -Arabella. Gli altri, come il tempo passò ed ella fu ripresa dal male -che la farà morire forse, la dimenticarono, l’abbandonarono, la dissero -figlia di un pastore, nè la tennero in nessun conto. Ciò valse ad -accrescere il suo dolore. — - -La storia di Anatroccolo, ha aumentato il vivissimo desiderio che Toti -ha di rivedere Allodola e di poter giungere fino al segreto di Suor -Lucia. Tutte le cose narrate non servono che ad intricarlo sempre più, -ma Toti vuol trovare il bandolo in quell’arruffio. Egli saprà perchè -Suor Lucia sia stata presa da tanto amore per Arabella. - -— Domani ci troveremo in via del Paradiso, verso sera, — dice ai -compagni. — Resta inteso? - -— Resta inteso. - -— Ed ora torniamo con gli altri. — - -Abbandonano l’angolo remoto e ritornano nell’estrema Tule dove si sono -già formati due partiti avversari che battagliano strenuamente da un -cespuglio di lilla ad un roseto. Dal pollaio un vecchio gallo sogguarda -e canta alla disperata. - - - - -VIII. - -La stella del pastore. - - -Toti si presenta alla zia Emma con un gran fascio di fiori. Ha raccolto -le rose più belle del giardino, qualche gardenia e qualche pannocchia -di tuberosa. Ha già indossato il vestituccio da passeggio, ed ora -guarda la zia Emma senza rifiatare. - -— Ebbene? — gli chiede la zia. - -— Vorrei uscire. - -— E dove vuoi andare? - -— Da Suor Lucia. - -— E di quei fiori che vuoi farne? - -— Vorrei portarli ad Arabella. — - -Breve pausa. La zia Emma lo guarda sorridendo. - -— Sei contenta, zia? - -— Con chi andrai? - -— Con Tommaso, l’ho già avvertito. - -— Allora avete disposto le cose vostre senza dirmi nulla? - -— Volevo risparmiarti una noia. - -— Guarda quanta premura! - -— Ero sicuro che tu non avresti detto di no! Suor Lucia è tanto -addolorata perchè la sua piccola principessa non può guarire! - -— Che dici? - -— Ho detto che Suor Lucia.... - -— Ma di quale principessa parli? - -— Di Arabella. - -— Arabella è una principessa? - -— Sì. - -— Da chi lo sai? - -— Anatroccolo e Zulù hanno scoperto tutto. Da molto tempo sono sulle -tracce del segreto. Sanno anche che Suor Lucia è una gran dama di -Corte. - -La zia Emma non può trattenere un breve riso. Toti la guarda, non -comprende e le chiede: - -— Perchè ridi? - -— Rido perchè la povera Suor Lucia non si sarebbe attesa questa -trasformazione. - -— Ma tu non sai niente, zia! — esclama Toti con accento di profonda -convinzione. — Io ti assicuro che Suor Lucia ha un gran segreto. - -— Quale? - -— Non voglio dirtelo perchè ridi. - -— E se non rido? - -— Non te lo dico ugualmente perchè non lo so. - -— Questa è la ragione più convincente. Hai legato i tuoi fiori? - -— Sì, zia. - -— Allora, a rivederci, signorino! — - -Toti si dirige alla porta; mentre è per uscire vede una cosa la -quale, come per incanto, muta direzione a’ suoi pensieri; si volge -trasfigurato in viso, raggiante, e chiede alla zia Emma: - -— Zia, prepari i bauli? - -— Sì. - -— Si parte presto? - -— Lunedì della prossima settimana. - -— Andiamo al mare? - -— Sì. - -— E dove andiamo, a Riccione? - -— Sì, a Riccione. - -— Oh quanto sono contento! — esclama Toti battendo le mani. — Il mare, -il mare, il mare!! — - -Egli vede subitamente l’immensa distesa delle acque smeraldine, i bei -colli di Riccione, il piccolo porto che raccoglie le barche dalla vela -rossa, tutta la spiaggia che sembra d’oro sotto il sole estivo e si -perde laggiù dove sorge un antico castello, dove i monti si spingono -nel mare. La visione del viaggio, del paese, della nuova vita che lo -attende, lo riempie di gioia insolita. - -— Il mare, il mare, il mare!! — - -Pensa al costume rosso che indosserà per prendere il bagno, ai -nuovi compagni, alle nuove imprese, a tutto il sistema idraulico che -apriranno fra le arene, e alle battaglie in acqua, e alle corse, alle -infinite corse su le arene. L’anima sua si perde in un tumulto festoso -che gli accende le guance e gli illumina i grandi occhi di vivacissimi -raggi. - -Ad un tratto tace e si oscura. Ha guardato a’ suoi fiori. Il pensiero -ritorna alle cose presenti e un’amara tristezza lo punge, tanto più -viva quanto meno continua. - -Rivede uno zendado nero; un volto pallido, affranto; due scarne mani -che fanno passare eternamente i grani di una vecchia corona; ripensa ad -Allodola che langue, alla sventura che la travolge e una frase pietosa -gli sale alle labbra. - -— Povera Suor Lucia! — - -Poi se ne va correndo forte, perchè nessuno lo veda. - -Un groppo di singhiozzi gli serra la gola e le lacrime scendono copiose -ad irrorargli il viso. - - ❦ - -La via è chiusa da un lato dal muro di cinta di un giardino; dall’altro -lato sorgono alcune case basse, intramezzate da orti. Forse per tutta -la letizia agreste che l’accompagna fu chiamata Via del Paradiso. -All’un dei capi trova un termine apparente nel campanile di un -antichissimo tempio; l’altro capo si perde fra i primi campi che -circondano la città. Ivi regna una quiete eterna. Qua e là, sopra al -muro di cinta che chiude l’ignoto giardino, sovrastano chiome di alberi -e ciuffi di verdura. Un gelsomino protende le esili ramificazioni e si -riversa come una fiumana sulla via fino a toccarne le selci. È tutto -fiorito e tramanda un soave profumo. Si intravedono le vette di una -fila di pioppi; si intravedono fra gli scarsi cirri che vagano pei -cieli di un azzurro intenso. - -Volgono le ore pomeridiane. Benchè il sole si appressi al tramonto, -qualche cicala stride tuttavia; fa ancora molto caldo. - -Le piccole case bianche hanno le imposte socchiuse e sono tutte mute; -riposano nell’afa estiva. - -— A che numero sta Suor Lucia? — chiede Tommaso a Toti. - -— Al numero nove. - -— Debbo aspettarlo, signorino? - -— No, verrai a riprendermi. - -— Fra un’ora? - -— No, verso sera. - -— Va bene. Arrivederla. - -— Addio, Tommaso. — - -Come si sente solo, procede a passo più spedito. In fondo alla via ha -intravisto tutti i compagni suoi. - -Il cuore gli batte rapidamente per l’ansietà; a mano a mano che si -avvicina tien gli occhi fissi sul volto di Zulù. Nessuno si muove ad -incontrarlo, nessuno si rivolge a dargli il benvenuto; ma è dunque -toccata qualche grave disgrazia a Suor Lucia o ad Allodola? - -Egli vede tutti i visi raccolti in una espressione strana, fra lo -stupore e la mestizia. Solo i più piccoli guardano qua e là senza -sapere che cosa accada intorno a loro. - -Giunto a pochi passi dall’immobile accolta, ha una sommessa chiamata: - -— Anatroccolo! — - -Il fanciullo si volge di scatto, quasi fosse stato scosso da un -profondo torpore. - -— Anatroccolo, non mi vedi? - -— Oh, buon giorno! — esclama soffregandosi gli occhi. - -— Che cosa hai fatto? - -— Niente; pensavo. - -— Ci sono novità? - -— Per ora no. - -— Come sta Arabella? - -— Molto male. - -— Da chi l’hai saputo? - -— Da una donna della casa. - -— Non c’è più rimedio? - -— Chi lo sa? - -— Dov’è ora? - -— Su, dietro quella finestra che ha le tende abbassate. - -— Siete saliti? - -— No, aspettiamo. Ci hanno detto di aspettare. Il dottore è uscito poco -fa, e ritornerà fra non molto. - -— Sai dirmi perchè c’è tutta questa gente? Che cosa fanno qui i piccoli? - -— Oggi è la festa di Suor Lucia, erano venuti a farle gli augurii. -Le hanno portato il loro dono. Suor Lucia ha detto che fra poco -scenderà. — - -Tacciono e si appoggiano al muro, vicino a Zulù e a Carciofo. Orsetto -e Marinella fanno un cenno del capo a Toti ma non si accostano per -parlargli. Sono tutti impacciati. Non sanno precisamente che cosa -avvenga, ma sembra loro di trovarsi in un tempio. Avvertono che qualche -avvenimento grande e inusitato sta per compiersi, e il loro piccolo -cuore ne trema tutto. Solo i più piccini, coloro che hanno ancora -la coscienza del poco perchè l’ala del dolore non li ha tocchi, se -ne stanno in disparte e pronunziano qualche parola o si baloccano -coi fiori che hanno portato. Essi parlano sottovoce per un senso di -imitazione che li invita a fare ciò che fanno i più grandi, non per -altro, chè nessuno sgomento è nell’anima loro. Rando e Celestina si -sono seduti in terra ed ammassano monticelli di polvere sui quali -innestano alcune pratelline. Fanno il giardino; un giardino immenso -agli occhi loro, nel quale fingono di andare a diporto. Ciuffolo -mastica delle pasticche di liquorizia che gli hanno tinto di nero -la bocca, il mento e le guance; Cola gli sta innanzi e come non può -ottener qualcosa per soddisfar la sua gola, mormora: - -— Ah! tu non me ne dài! Ebbene, quando ne avrò io non ti darò -niente. — - -Ninì ha trovato un carboncino e si arrabatta per scrivere sul muro, -accanto a un suo disegno raffigurante un uomo con le braccia aperte, la -pipa, due belle fila di bottoni e un taschino: «_Asino chi legge._» - -Non uno parla ad alta voce; seguono i loro giuochi avvertendo che -qualcosa di nuovo c’è per l’aria, ma non ponendovi mente. - -I grandicelli tacciono, e a quando a quando, levano gli occhi alla -porta. - -Aspettano da molto tempo, e non se ne lagnano, quantunque la giornata -sia caldissima; aspetterebbero così fino a notte tarda senza parlare, -senza lamentarsi. - -Arabella, la principessa ignota, è là, nella piccola stanza dalle -imposte verdi e soffre per l’oscura malìa dalla quale nessuno può -salvarla. - - ❦ - -— Chi venne ad avvisare Suor Lucia? — chiede Toti a Zulù. - -— Venni io. - -— E Suor Lucia tornò subito in città? - -— No, rimase due giorni da mamma Tuda, poi condusse qui Arabella. - -— E da quel giorno non l’hai abbandonata più? - -— Ho vegliato sempre. - -— Che cosa aspetti? - -— Aspetto la stella. — - -Toti non chiede più nulla; china gli occhi attende. Attende la sera; -può darsi che nell’ora del crepuscolo compaia il liberatore, colui che -deve salvare Allodola. - -In tutti i cuori è tale senso di aspettazione; il miracolo deve -compirsi. - -Esiste un mondo lontano oltre il mondo che essi percepiscono, e in quel -mondo lontano si accolgono le cose più belle. Ha i suoi primi confini -all’estremo limite della terra e dei cieli, ed è corso da spiriti -ai quali nessun potere è negato. Pochi vi possono giungere; è tanto -aspro il cammino, sì grandi sono le difficoltà che lo accompagnano, -conviene superare tante e tante prove, che tutti coloro i quali seppero -attingerne la soglia ebbero l’onore di una fiaba o di una leggenda. -Laggiù sorgono i palazzi d’oro, le foreste lucenti che rischiarano le -notti, le reggie non vietate ad alcuno; laggiù sono le corti di gioia -nelle quali i giorni trascorrono fra sollazzevoli ritrovi. - -Sulla grande porta adamantina per la quale si entra nel paese remoto si -legge un motto: «_Comanda e avrai;_» e vi è più rapida la possibilità -di avere che non sia rapido il desiderio. - -Si parte poveri e si ritorna ricchi; ma chi può ritornare dalla -terra dell’incantesimo? Nessuno forse. Bisogna vivere sempre laggiù, -abbandonare il mondo, morire. - -Allodola ne saprà la strada; forse fra non molto partirà. - -Essi guardano ai due capi della via, tendono l’orecchio, e il loro -cuore sobbalza ad ogni galoppo lontano, ad ogni rumore insolito, che si -avvicini con rapidità. - -O non giungerà piuttosto il liberatore silenziosamente, senza farsi -avvertire? non avrà seco il mantello di Leonbruno che rende invisibile -chi l’indossa? non discenderà dalle vie dell’aria come l’ombra di una -nube? - -Tutti credono che la sua venuta sia immancabile, ma non sanno come -potrà compiersi. Solo Suor Lucia lo saprà, ella che conosce il segreto. - -Allodola, la reginetta bella condannata al martirio, attende l’estrema -ventura. Zulù si angoscia nella sua impotenza, egli che tutto ha -tentato pur di salvare la sorella d’amore. - -Si è spinto fino alle più alte cime, alla ricerca della Casa lucente; -ha viaggiato per giorni e giorni attraverso terre solitarie, cercando -la dimora di un mago, di una fata; ha interrogato le fonti, si è -inoltrato, con grande paura, nelle buie caverne, sperando trovare la -soglia di qualche favoloso palazzo; ha cercato uno fra i tanti reami -di cui parlano i novellatori; ha atteso nelle alte selve la comparsa -di qualche re, sperduto mentre andava cacciando. Si è trascinato notte -e giorno, mangiando appena, di sentiero in sentiero, di montagna in -montagna, evitando i rari pastori senza poter mai venire a capo della -sua impresa singolare. - -Oh! poter ritornare da Arabella e dirle: «Ecco, io ti ho liberata dalla -tua malìa e so la strada per ricondurti al luogo dal quale sei partita. -Vieni, la tua Corte ti aspetta. Domani il tuo popolo ti griderà -regina!» - -Ma la fortuna non ha guidato i suoi passi. Da’ suoi viaggi egli non ha -riportato se non qualche fiore, qualche pietruzza lucente, che sa la -virtù del suo lungo soffrire. - -Ora attende la stella fatale, quella che apparve quando Arabella fu -condotta in casa di mamma Tuda. Un presentimento gli dice che essa -debba ricomparire nei cieli a serenare il destino dell’Allodola bella. - - ❦ - -Una vecchia donna si affaccia sulla soglia e dice sommessamente ai -fanciulli che attendono: — Suor Lucia è qui! — - -I fanciulli si scuotono e si raggruppano; un occulto timore di vederla -apparire li turba. Sono pieni di smarrimento; tutta la loro allegria si -è spenta. - -I più piccini non ricordano più l’augurio imparato a memoria; troppo -hanno atteso in mezzo alla via, e nessuno è là per suggerir loro le -prime parole; ma non vuol dire, offriranno i fiori senza parlare; Suor -Lucia capirà ciò che essi vorrebbero dirle. - -Ora si stringono insieme per aiutarsi a vicenda; procederanno in gruppo -quando Suor Lucia si farà sulla soglia. Ciò dà loro maggior coraggio. -Il silenzio ed il mistero della piccola casa nella quale trascorrono -persone che sussurrano parole che non intendono e dalla quale giunge a -quando a quando come un lungo sospiro di pianto, li ha resi perplessi -e timorosi. Non sanno spiegarsi che accada e non osano interrogare i -compagni più grandi perchè li vedono muti ed accorati, epperò tacciono, -guardando qua e là con aria smarrita. Tutta la loro sensibilità non può -esplicarsi che nello stupore; l’anima loro è come un’acqua di vena, che -scorre fra le rocce e non si può intorbidare. - -Se qualcuno dicesse loro che Suor Lucia piange, ne chiederebbero il -perchè, come chiederebbero perchè le stelle sono nei cieli. Fra l’una -cosa e l’altra non sanno cogliere differenze; tutto è soggetto di -semplice meraviglia. I più grandi conoscono già il dolore, l’eterno -fratello delle creature. - -Essi guardano per l’andito buio: Suor Lucia non compare, si attarda, -forse non saprà distaccarsi dal letto di Arabella. Che cosa le diranno -quando verrà? - -La buona compagna che li conduceva per le chiese, per gli orti, per -i prati e assisteva alle loro scorribande e tutto tollerava con viso -benigno pur che venisse da loro, non sarà più la stessa; chi sa? Non -la vedono da qualche settimana, da un tempo infinito. Che cosa non può -mutare in un’ora, in un giorno? - -Ad un tratto Anselmuccio, che è più vicino alla soglia, si volge e -susurra: - -— Eccola, eccola! — - -Si stringono a braccio a braccio perchè il loro cuore pulsa più -rapidamente, temono di vederla troppo all’improvviso. Avrà lo stesso -aspetto? lo stesso volto? gli stessi occhi dallo sguardo mite? - -Ad un tratto odono appena lo strisciare di un passo rado. - -Il sole muore fra il saluto di mille campane, qualcuno canta nel -giardino ignoto. Ecco un’ombra, ecco una figura di donna che si -avvicina alla soglia ma procede troppo rapida: non è lei, non è lei. -L’ansia dell’attesa ha una momentanea sosta. La donna scende i due -gradini che conducono nell’andito, si accosta, che vorrà mai? - -Li chiama in disparte, e dice loro sottovoce: - -— Suor Lucia discende le scale, sarà qui fra poco; lasciate che rientri -subito, non le dite nulla, non la interrogate; soffre e piange, lassù; -c’è un angelo che muore. - -— Che cos’hai detto? — grida Zulù lanciandosi innanzi pallido e -stravolto. - -La donna che pare da prima stupita dal grido improvviso, sorride poi -tristemente. - -— Arabella ti saluta. Poco fa voleva vederti. Quando tornerà il dottore -salirai. - -— Me lo prometti? - -— Te lo prometto! - -— Ricordati che aspetto qui da cinque giorni, e ricordati che non mi -moverò anche se dovessi morire! - -— Prima di notte salirai. Arabella lo vuole. — - -Quelle poche parole oscure lasciano la brigata in uno smarrimento -maggiore. Dopo qualche secondo, senza che i fanciulli se ne avvedano, -Suor Lucia si fa sulla soglia. - -Ha il capo inchinato, leva un attimo gli occhi. - -Dio, com’è pallida, quanto è invecchiata! - -Pare che il tempo le abbia tolta in pochi giorni tutta la vigoria che -le restava; ha vissuto vent’anni in un’ora, si è incurvita come un -albero vecchio. E anche i segni del volto non sono più gli stessi. -La bocca le si è piegata agli angoli; le guance le ricadono flosce -ed esangui; le tempie le si sono infossate; il naso si è affilato -ancor più; solo gli occhi, que’ suoi occhi azzurri ch’ella leva a -sogguardare, hanno serbato la stessa luce di profonda bontà; sono un -poco più tristi, ma buoni, ma belli, ma soavi come una carezza materna. - -Si sofferma sul limitare della soglia; tenta un sorriso e non può -sorridere; le sue labbra si muovono, sono corse da un tremito, dal -tremito che hanno i vecchi i quali pare vogliano dire e piangere ad un -tempo. Dallo zendado che le ricade fino alle ginocchia escono le mani -bianchissime ed esili, come le venature di una foglia. - -Ha pronunziato una parola che nessuno ha inteso. Il sole muore fra -il suono di mille campane; una voce canta sommessamente nel giardino -ignoto. - -È scesa d’uno scalino; si avvicina. Allora i più piccoli si fanno -innanzi: prima Rando e Celestina e poi Ciuffolo e poi Cola, Doretta, -Nicoluccio, Miranda; protendono le mani piene di fiori senza dire una -parola, senza alzare gli occhi. Suor Lucia discende il secondo scalino, -raccoglie le offerte dei bimbi suoi, i fiori di campo e di siepe, un -niente, una gioia infantile che veniva a rallegrarla; leva il grembiale -per le cócche e ve li ripone. Il suo volto si fa più pallido ancora, -le labbra tremano ancor più. I più grandi sogguardano in disparte, e -trattengono appena le lacrime. Poi viene la loro volta. Suor Lucia si -avvicina, muove qualche passo a stento. Allora Marinella si fa innanzi, -poi Orsetto, poi Toti, Anselmuccio, Giacomino. Il misero grembiale -nero, ecco, è ricolmo di fiori, sono tanti e tanti, tutta la mèsse di -un giardino riposa nel grembo di Suor Lucia. - -Fa per muoversi, poi si sofferma. Ecco, vuol parlare.... ma le labbra -di lei cercano inutilmente un suono. Per due, per tre volte ritenta, -finchè vinta, travolta dall’angoscia che le turbina dentro, ha un -grande sussulto e si abbatte d’improvviso in un singhiozzo asprissimo. -I suoi fiori si spargono per la via. - -Addossati al muro, col viso nascosto fra le mani, i fanciulli suoi -piangono dirottamente in silenzio. - - ❦ - -Il sole è morto, e la voce che cantava dietro il muro di cinta del -giardino non si ode più. - -Toti, Orsetto e Zulù sono rimasti soli. I compagni loro sono partiti -a due, a tre per volta, volgendosi a quando a quando verso l’alta -finestra socchiusa, dietro alla quale Arabella dorme. - -Dorme. Essi la vedono così, distesa fra le bianche coltri, dormire. -Qualcuno le avrà posto sul guanciale, intorno ai riccioli biondi, una -rama di biancospino in fiore; la rama della quale soleva adornarsi i -capelli, quando tutto il suo sangue batteva una irresistibile diana di -gaiezza, ed ella era la reginetta dei prati e delle selve, l’allodola -degli alti cieli. Ella dorme come le sante, fra le ghirlande. - -Ciuffolo si è allontanato col capo rivolto all’alta finestra senza -pensare se i suoi passi mantenevano la linea retta; ciò lo ha condotto -contro il muro, ma non ha sollevato affatto lo sdegno di lui; solo, -compresa la necessità di guardare innanzi a sè per camminar diritto, si -è rivolto ancora, ha alzato le braccia piegando le mani a saluto verso -qualcuno che doveva essere laggiù ed ha susurrato: - -— Addio, bella bambina! — - -Poi ha ripreso la strada rasentando il muro; soffermandosi a -considerare uno stelo, un fiore, un’ombra, e si è perduto fra le nebbie -crepuscolari quando ormai non si udivano più i suoi passi. - -La luce discende, e muore; fra poco sbocceranno le stelle. Zulù -pare lontano dal mondo, non vede chi gli sta intorno; gli occhi suoi -sfavillanti cercano nei cieli il segno atteso. - -Nessuno giungerà per le vie della terra, tale speranza è perduta. -Allodola è condannata perchè non si potrà vincere la malìa che la -tiene. L’essere ignoto che avrebbe tale potere non si mostra, non -discende dalla sua fiaba. Le vie si fanno deserte, le campane non si -odono più, tutto si raccoglie nell’ora del vespero. I piccoli cuori si -sentono più soli. - -Toti e Orsetto si guardano a quando a quando negli occhi, e una -interrogazione passa in quello sguardo: che cosa accadrà? - -La luce diventa perlacea, si attenua, prepara un nuovo giaciglio -alle stelle che nasceranno. Dalla stanza di Suor Lucia giungono -suoni incomprensibili, susurri, fruscii. La vita che prima vi pareva -assopita, ora vi si affretta in una muta rapidità. - -Le imposte della finestra sono aperte, e lasciano intravedere le -bianche tende che inquadrano l’oscurità dell’interno. - -Anche Zulù ha avvertito l’ansia nuova che muove ed agita le persone -chiuse lassù e guarda fissamente il cielo di occaso. L’attimo si -approssima; la grande stella si leverà sopra il sole, rifulgendo. - -Ma che avviene? Gli strani fruscii, i rapidi passi, le voci spente, -crescono sempre più in un’ansia folle, in uno sconvolgimento inatteso; -non è il consueto avvicendarsi dei suoni; si sente, si intende che una -cosa straordinaria sta per compiersi lassù. - -Alcune sedie sono smosse rapidamente, poi si ode il tonfo di una cosa -che cade, poi rapidi passi, parole sommesse, finchè una voce grida: - -— Non la far entrare! — - -E un’altra implora, ed è quella di Suor Lucia: - -— No, voglio vederla! voglio vederla! — - -Zulù sbianca tutto, sbarrando gli occhi. Ecco, la stella del pastore -è sorta imperando nell’ultima corona solare, rifulge sulla stanza -dell’Allodola. Il destino è compìto. Allora il piccolo selvaggio si -distacca dal muro, avanza lentamente fino in mezzo alla via, ascolta. -Si è fatto un gran silenzio; ma subitamente un pianto dirotto si leva. - -Dal petto di Zulù erompe un grido acutissimo: - -— Arabella, Arabella, Arabella mia! — - -Poi non ode, non vede più; liberatosi dalla stretta dei compagni si -lancia su per le scale e scompare. - -Toti ed Orsetto rimangono soli. Una donna esce dalla casa, e prima -ancora ch’essi le abbiano mosso domanda dice loro: - -— Andate, andate.... la povera Allodola è morta! — - -Poi nasconde il viso fra le mani e fogge. - -Dio, come rifulge la stella del pastore! - -Allodola è giunta lassù. - -Fra i rami delle alte betulle che si inargentano, si ode un volo di -passeri impauriti. - - - - -IX. - -Passeri in fuga. - - -Il pomeriggio estivo è caldissimo. Toti non andrà al consueto riposo -perchè tutti sono in grandi faccende data la prossima partenza. Forse -si ingannerà ma gli pare che la zia Emma, il papà, il nonno, il prozio -abbiano negli occhi una gaiezza nuova: ridono più di frequente e non -gli hanno fatto neppure una predica, cosa veramente insolita. È il -mare che compie il miracolo; sono contenti perchè vanno ai bagni. -E chi non dovrebbe commuoversi all’idea di andare a Riccione, in un -delizioso villino fra gli alberi a pochi metri dal mare? Si potrà veder -sempre l’immensa distesa delle acque e si mangerà sulla terrazza dalla -quale si contano le vele lontane. Solo miss Edith non manifesta alcuna -commozione; ma per Toti miss Edith non è una donna: è una grammatica -inglese. - -È la prima volta ch’egli va al mare con la signorina e mille curiosità -lo pungono: prenderà il bagno? indosserà il costume? - -Oh! miss Edith in costume da bagno deve essere graziosa, troppo -graziosa! Ecco, egli non sa immaginarla come non saprebbe immaginare -il papà vestito da antico romano o il nonno vestito da ballerina. Tutti -dovranno fermarsi a guardarla perchè è tanto lunga, tanto magra, tutta -piedi e naso. - -In quel giorno, adunque, la zia Emma e la signorina non pensano a -lui, egli è libero di andare dove gli piace. La cosa non lo solletica -punto, e forse non se n’andrebbe se non avesse dato appuntamento ad -Anatroccolo all’estrema Tule. Prende con sè un grande involto che ha -preparato fino dalla mattina, e scende in giardino. - -Il grido solivo delle cicale si distende ininterrotto. Alle frequenti -ombre si odono ronzare numerosi insetti. Il caldo è grande, ma Toti non -lo avverte. - -Quando giunge al luogo fissato, vede Anatroccolo seduto all’ombra. -Sonnecchia. Il berretto da soldato, ch’egli porta sempre con dignitosa -compostezza, gli è disceso sopra un orecchio; l’arcaico giubbone si -è aperto e lascia intravedere il petto nudo. Ha la testa piegata da -un lato, le braccia abbandonate, e dorme tranquillo nonostante un -importuno sciame di mosche che gli ronza d’intorno. - -— Anatroccolo! — - -Dischiude gli occhi, sogguarda e balza in piedi. - -— Buon giorno, signor Toti. - -— Mi aspetti da molto tempo? - -— Non lo so. - -— Non lo sai? E perchè? - -— Perchè dormivo. - -— Hai ragione. Io parto stasera.... - -— Buon divertimento, signor Toti. - -— E tu partirai? - -— Io? E dove volete che vada? - -— In campagna. Non potresti andare in campagna con Zulù? - -— E la zia Geltrude? - -— Portala con te. - -— Ah voi scherzate, signor Toti! - -— Che male ci sarebbe? Ci sono tante case nella campagna! Vedi, se io -potessi, vorrei mandarti nella nostra villa, tanto noi andiamo al mare! -Ma il papà, il nonno e il prozio sono troppo serii; con loro non si -può parlare di certe cose; a sentir loro, tutto è impossibile, e invece -sarebbe tanto facile! - -— Io vi ringrazio, però non potrei partire. - -— Perchè? - -— Perchè stasera dobbiamo trovarci con Carciofo. La vecchia della -valle ci ha indicato un luogo dove potremo rinvenire il mantello di -Leonbruno. - -— Davvero? - -— Ce lo disse ieri. Se la fortuna ci assiste saremo ricchi! - -— Zulù verrà con voi? - -— Zulù? E chi può sapere dove sia? - -— È scomparso? - -— Da quando Allodola se ne andò con la stella del pastore, non si è -visto più. Nessuno sa che strada abbia preso, dove si sia rifugiato. -Voi partiste quella sera, ma io rimasi là fino a notte inoltrata. -Quando era già buio, tanto buio che non si vedevano se non le stelle, -scòrsi un’ombra uscire dalla casa di Suor Lucia; mi passò tanto vicina -che la riconobbi: era Zulù. Allora lo chiamai, ma non rispose; prese -la corsa e si allontanò in un attimo. Da quella volta nessuno più l’ha -veduto. - -— Neppure la vecchia della valle? - -— Nessuno, vi dico. - -— Tornerà? - -— Chi può saperlo? La stella del pastore ha il nido dietro le montagne -della neve, sopra San Benedetto dall’Alpe; forse egli avrà preso quella -via per giungere alla stella dove è volata Allodola. - -— Quanto bene le voleva! - -— Andavano sempre insieme, facevan pascolare le greggi. Per quattro -anni hanno visto nascere e morire il sole.... sempre insieme. Erano -come fratelli. - -— E Zulù non ha potuto salvarla! - -— Ci eravamo ingannati, signor Toti, e Zulù si era ingannato come noi. -Arabella non era figlia di un re, non era una piccola principessa. Il -segreto di Suor Lucia è ben diverso. Allodola era una poverella come -me, come Carciofo, come Zulù! - -— E da chi l’hai saputo? - -— Lo seppi quella notte stessa da una donna che vegliava Suor Lucia. -Arabella era nata a Milano da una figlia di Suor Lucia. Le morì la -madre ch’ella era ancora in fasce, e poco dopo venne a mancarle anche -il padre. Rimase sola nel suo nido. Allora Suor Lucia la prese con -sè, e siccome era molto malata, la mandò in campagna perchè crescesse -sana e robusta. La malìa se la prese e lo ha detto anche mamma Tuda, -ma bisognava cercare altri mezzi per salvarla e Zulù non conosceva il -segreto di Allodola sua. Ora hanno detto ch’ella è in un paese molto -migliore del nostro; hanno detto che lassù sta bene e non può mancarle -nulla. Ora sarà diventata per davvero una reginetta, nella sua stella -lucente, e Zulù, che sa molti misteri, potrà raggiungerla ma Suor Lucia -no, e Suor Lucia non aveva al mondo che quella sua nipotina! Dal giorno -in cui Allodola se n’è andata, la buona vecchia non è uscita più, forse -nessuno potrà rivederla! - -Toti non risponde perchè la commozione gli impedirebbe di pronunziar -parola. Le lacrime gli solcano il viso; per un attimo egli ha coscienza -dell’irrimediabile, e tale coscienza lo accora profondamente per tutto -ciò che non potrà più ritornare; ma è un attimo; troppo lungo è il -cammino, e troppo viva la gioia per l’anima di un bimbo, perchè la -tristezza vi possa soggiornare. - -Trascorso un breve silenzio, durante il quale i monelli sono stati di -fronte ad occhi bassi, Toti si toglie di sotto il braccio l’involto che -ha portato con sè, e l’offre ad Anatroccolo: - -— Prendi, ti ho portato queste poche cose, potranno farti bene e te le -regalo. - -— Grazie, signor Toti. - -— Non dirmi _signor Toti_ e dammi del _tu_, hai inteso? - -— Ma voi siete un signore. - -— Io sono un bambino come te. - -— Se sapesse ch’io vi tratto confidenzialmente, la zia Geltrude mi -bastonerebbe. - -— Ma ti bastona sempre, quella vecchia strega? - -— Sempre. L’altra notte, quando tornai a casa, mi aveva già preparato -l’olio di ricino, e quella fu la mia cena. Ah se potessi trovare il -mantello di Leonbruno! - -— Lo troverai perchè il buon Dio ti aiuterà. Io parto, Anatroccolo, non -mi dimenticare, e scrivimi. Addio. - -— Addio. — - -Dopo un affettuoso abbraccio, Toti è partito di corsa. Anatroccolo -rimane solo. Raccoglie l’involto, si aggiusta sul capo il berretto -da soldato e lo stira bene perchè non faccia una piega, si abbottona -il giubbone che gli sorpassa le ginocchia e così, tutto in ordine, si -avvia verso le scuderie per uscire. - -È contento perchè, dato il regalo di Toti, almeno per quel giorno la -zia Geltrude non lo picchierà. - - ❦ - -Toti è passato da Marinella e l’ha trovata intenta a racchiudere in una -grande scatola tutte le sue bambole. - -— Parti? - -— Sì, vado a Cattolica. - -— E quando parti? - -— Questa sera. Fauvette e Dorry verranno con me. - -— Allora ci vedremo alla stazione. - -— Sì, alla stazione. Addio. - -— Addio. — - -Se partissero per la conquista dei cieli non sarebbero più felici. -Tutte le luminosità del mare irradiano quelle anime bambine. - -Toti riprende il suo viaggio in compagnia di Tommaso. - -Anselmuccio, il negoziante della brigata, già dalla sera innanzi è in -via per il lago di Como; Giacomino è in campagna da uno zio; Orsetto -è andato a Roma; Adalgisa, è stata allogata in casa di certi coloni -amici di suo padre; Nicoluccio, Cola, Doretta e Miranda, proprio quel -giorno, sono da un vecchio prete che li ha invitati ad una sagra; solo -Ciuffolo, Rando e Celestina restano e resteranno. - -Ciò non li accora troppo. Per loro tanto vale un cortile quanto una -distesa di campi; tanto vale una pozza quanto un mare. Non desiderano -che di essere lasciati tranquilli, e di potere costruire in tutta pace -le loro navi di carta che riempiranno di mosche, o di raccogliere dalla -strada i fiori avvizziti, per formare il loro giardino. Ciuffolo è -tanto occupato nel disporre un mucchietto di ciottoli l’uno dinnanzi -all’altro (ciò gli dà l’illusione perfetta di padroneggiare una -locomotiva in moto, seguìta da una fila interminata di vagoni) che si -accorge appena del saluto rivoltogli da Toti nè si leverebbe se la sua -sorella maggiore non gli gridasse: - -— Ciuffolo, non vedi che il signore ti saluta? — - -Comunque sia, la sua mente non abbandona l’arduo progetto di ferrovia -che deve mettere in comunicazione due punti remoti del cortile, e -saluta il compagno senza comprendere perchè vada a disturbarlo. - -Al campo di Sant’Agostino Toti si sofferma ad osservare una scena ben -più graziosa. Egli vede sulle prime, sotto il sole, Rando e Celestina, -e non distingue bene che cosa facciano; ma poi, giunto a pochi passi -dai due inseparabili, assiste alla loro rappresentazione estiva. - -Rando si è coperto il gonnellino rosso di foglie di vite ed ha sul capo -una stranissima corona di cicale vive, tenute insieme per mezzo di un -fil di seta. Le povere bestie, come si sentono solleticare dai capelli -sui quali sono costrette, friniscono alla disperata, e il marmocchio, -che forse si penserà convertito in un grande albero, va orgoglioso -di quell’orchestra ch’egli porta sul capo e se ne sta tutto rigido e -tranquillo ad ascoltare, quasi compisse un solenne atto sacerdotale. -Celestina, che è sempre il fedele specchio di Rando, non ha il viso -atteggiato a minor serietà. Ella si è posta sul capo una vecchia tuba -dalla quale esce, inusitata appendice, la sua trecciolina striminzita; -si è fasciata il collo, nonostante il caldo, con un boa di penne, e -si è cucita sulla vesticciuola una croce, una nappina da cheppì ed uno -stemma. - -Ridotta in tale arnese, ella gira compostamente intorno al compagno, -agitando in aria, secondo il ritmo del suo cantare, un pennacchio rosso -e canta: - - Lo lo lo — quello ch’io dico - Lo lo lo — coglie sol te.... - -Toti guarda e ascolta per qualche istante, poi grida loro: - -— Che cosa fate? — - -Celestina si sofferma, Rando si volge ma senza fretta per timore che le -sue cicale non debbano tacere, e guardano senza rispondere. - -— Mi sapete dire che giuoco fate? — ripete Toti ridendo. - -— Io faccio l’imperatore! — risponde Rando. - -— Ed io mi sono vestita da regina! — soggiunge Celestina. - -— Buon divertimento. Sono venuto a salutarvi: datemi un bacio. — - -Rando si muove lentamente e Celestina lo segue. Il bacio è dato e Toti -riparte. - -Quando è per uscire dal campo di Sant’Agostino si rivolge. Sotto la -grande canicola, i due marmocchi continuano soli il loro giuoco; non -possono rifugiarsi all’ombra perchè le cicale non canterebbero più, e -se quelle tacessero, tutto il fàscino dell’impero cadrebbe. - - ❦ - -— Miss Edith, hai preso con te il mio elefante? - -— _Yes_. - -— E il porcellino? - -— Yes. - -— E la pecora, i fantocci, il cavallo, il giuoco dell’oca, le tre -palle, il tamburello, la tromba e la scatola gialla? - -— Yes. - -— Allora tutto è pronto; andiamo, andiamo, andiamo! — - -Le vetture attendono alla porta. La zia Emma, il papà e il nonno -scendono le scale, Toti li raggiunge. - -— Presto, presto... che il treno parte! - -— C’è ancora tempo. Toti, non correre! — gli grida la zia Emma. - -L’avvertimento non vale. Egli ha sceso le scale in due salti e, -raggiunto un calesse, vi ha preso posto. - -Gli altri non si affrettano punto. - -— Ma perderemo il treno! — grida loro. - -Non si curano di rispondergli tanto sono affaccendati. Finalmente, come -il buon Dio vuole, tutti sono a posto e si parte. - -Il tragitto è breve, ma a Toti pare lunghissimo, interminabile. - -Trovano la stazione rigurgitante di viaggiatori; un trambusto, un -vocìo, una confusione enorme. Toti non si orizzonta più e vorrebbe -uscire all’aperto, sotto la tettoia, ma non si può, perchè non hanno -ancora i biglietti. - -Oh! perderanno il treno senza dubbio. Il papà non potrà destreggiarsi -fra tanta gente. - -Poi anche quel secondo ostacolo è superato. - -Eccolo sotto la tettoia. Marinella, Fauvette e Dorry lo vedono; lo -salutano da lontano perchè il treno giunge. Si rivedranno al mare. Ninì -passa trascinando Bebè, il suo fratello minore, e gli grida: - -— Cammina dunque, porcellino! Ma cammina, Santa Vergine del -rosario! — - -Si perdono fra la folla. Tutti si affrettano, si assiepano, si stipano -accalcandosi. Toti non ci vede più; il papà lo tiene per mano. - -Il treno si ferma, un facchino apre loro la via, e trovano posto -in un compartimento vuoto. Chiuso lo sportello, Toti si affaccia al -finestrino. Ora è tranquillo, e può godersi la scena. Il sole muore, la -luce è dolcissima. - -In un vagone poco lontano, alla sua sinistra, hanno trovato posto -Marinella, Dorry e Fauvette. Il treno parte, esse si sporgono a -guardare. Laggiù in fondo alla stazione, è il viso pallido di un -adolescente, Lionello, che saluta, e saluta quasichè tutta l’anima sua, -tutta la sua vita partisse con quel treno festante. Dorry sorride, e -poi, quando la stazione si oscura e nulla più vi si distingue, si volge -a Marinella, l’abbraccia e le dice per due volte, e Toti crede ch’ella -pianga: - -— Voglimi bene, voglimi bene! — - -Il treno comincia ad affrettare la corsa. - -Ecco le case, i campanili della città, le vie in cui si cominciano -ad accendere i primi fanali. Toti non si stacca dal finestrino, vuol -vedere ancora. Ecco, ecco le betulle del giardino ignoto, gli orti, le -piccole case di via del Paradiso. - -Quella è la stanza di Suor Lucia. La finestra è aperta e Toti vede, -vede distintamente un’ombra; non sbaglia: è lei, la sua buona vecchia. -Si sporge, si toglie il berretto, lo agita e grida forte, quanto più -forte può: - -— Addio, addio, addio, addio!... — - -Ma il treno si allontana rapidissimamente, e la casa e gli orti -scompaiono. - -Allora si ritira dal finestrino, siede in un angolo oscuro, china il -mento al seno ed ha qualche lacrima silenziosa. Suor Lucia non guiderà -più la brigata e le gaie farandole sono finite per sempre. - - - FINE. - - - - -INDICE - - - I. Toti pag. 1 - II. Suor Lucia 31 - III. La selva dei Gioghi 53 - IV. La casa lucente 93 - V. La festa delle rose 119 - VI. L’Allodola 161 - VII. Il segreto di Suor Lucia 191 - VIII. La stella del pastore 209 - IX. Passeri in fuga 231 - - - - -NOTE: - - -[1] I colchici. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - -*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LE GAIE FARANDOLE *** - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the -United States without permission and without paying copyright -royalties. 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Hart was the originator of the Project -Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be -freely shared with anyone. For forty years, he produced and -distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of -volunteer support. - -Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed -editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in -the U.S. unless a copyright notice is included. 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You may copy it, give it away or re-use it under the terms -of the Project Gutenberg License included with this eBook or online -at <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>. If you -are not located in the United States, you will have to check the laws of the -country where you are located before using this eBook. -</div> -</div> - -<p style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:1em; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Title: <span lang='it' xml:lang='it'>Le gaie farandole</span></p> -<p style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:0; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Author: Antonio Beltramelli</p> -<p style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:0; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Illustrator: C. Simonetti</p> -<p style='display:block; text-indent:0; margin:1em 0'>Release Date: November 25, 2022 [eBook #69422]</p> -<p style='display:block; text-indent:0; margin:1em 0'>Language: Italian</p> - <p style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:0; margin-left:2em; text-indent:-2em; text-align:left'>Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was produced from images made available by the HathiTrust Digital Library)</p> -<div style='margin-top:2em; margin-bottom:4em'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK <span lang='it' xml:lang='it'>LE GAIE FARANDOLE</span> ***</div> - -<div class="booktitle"> -<h1> -LE GAIE FARANDOLE -</h1> -</div> - -<hr class="silver"> - -<div class="titlepage"> -<p class="x-large"> -ANTONIO BELTRAMELLI -</p> - -<p class="pad2 main-t"> -LE GAIE FARANDOLE -</p> - -<p class="pad2"> -CON ILLUSTRAZIONI<br> -DI<br> -<span class="large">C. SIMONETTI</span> -</p> - -<p class="pad4"> -<span class="large g">FIRENZE</span><br> -R. BEMPORAD & FIGLIO — <span class="smcap">Librai-Editori</span> -</p> - -<p class="small"> -MILANO Via Agnello, 6 — ROMA Via Muratte, 25-27 — PISA Sottoborgo -</p> - -<p class="small"> -TORINO - S. LATTES & C., — NAPOLI - <span class="smcap">Società commerciale libraria</span><br> -BOLOGNA - Ditta <span class="smcap">Nicola Zanichelli</span> — GENOVA - <span class="smcap">E. Spiotti</span>. -</p> -</div> - -<div class="verso"> -<hr class="mid"> -<p> -PROPRIETÀ LETTERARIA -</p> - -<p> -Firenze, 1908 — Società per le Industrie Grafiche G. Spinelli & C. -</p> -<hr class="mid"> -</div> - -<div class="somm"> -<hr> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr> -</div> - -<div class="dedica"> -<p> -A TOTI GADDI, al mio piccolo<br> -amico, perchè non dimentichi le sue<br> -monellerie. -</p> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span> -</p> - -<h2 id="cap1">I. -<span class="smaller">Toti.</span></h2> -</div> - -<p> -— Signorina, signorina, signorina! — -</p> - -<p> -Balza in piedi sul letto, ed empie la -grande stanza della sua chiamata mattutina. -</p> - -<p> -Ha veduto penetrare dalle finestre socchiuse -un raggio di luce, non ha più sonno, -non può più dormire. -</p> - -<p> -Una voce incerta, che giunge da un angolo -buio della stanza, risponde con accento -spiccatamente esotico: -</p> - -<p> -— <i>Toti, non star bene svegliare chi dorme! -Io sono sonno ancora!</i> -</p> - -<p> -Un’altra risatella impertinente risponde -all’esortazione della vecchia <i>Miss</i>; Toti è -in piedi sul suo letticciuolo e non si rassegnerà -a ricoricarsi. Il tempo è sereno, il -primo sole lo chiama all’aperto. -</p> - -<p> -Si soffrega gli occhi; trascorre una pausa. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span> -</p> - -<p> -Frattanto miss Edith ha ripreso sonno, -ed ora soffia attraverso il suo gran naso; pare -un mantice in azione. Che cosa avrà mai -miss Edith nelle ampie fosse nasali per produrre -un simile suono? Chi lo sa? Forse una -piccola tromba. Molte volte gli è nato il desiderio -di scrutare quel mistero, di accostarsi -mentre la signorina dorme e chiuderle con -un dito parte del naso per ascoltare se il -suono varia e si fa più grave come avviene -appunto per la sua tromba allorchè, soffiando -per l’imboccatura, ne copre in parte il padiglione. -</p> - -<p> -Scende dal letto pian piano; la camicia -che gli arriva ai ginocchi non lo impiccia, -sul tappeto i suoi passi non si avvertono, può -andar sicuro; solo trattiene a stento il riso, -perchè gli par così buffo ciò che sta per fare! -</p> - -<p> -Ad un tratto si ferma, è giunto. La prova -non può riuscire. -</p> - -<p> -Miss Edith dorme col viso nascosto fra -i guanciali. È tanto timida miss Edith! -</p> - -<p> -Un attimo di perplessità lo trattiene; riprende -poi la furtiva passeggiata col fermo -proposito di rintracciare la cerbottana che -miss Edith gli ha tolto la sera innanzi. Se -riesce a ritrovarla, sa quale deve essere il -punto preso di mira. -</p> - -<p> -La gioia della nuova impresa gli fa dimenticare -la prudenza; prende la corsa senza -<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> -pensare agli oggetti che può incontrare sul -suo cammino e, ad un tratto, il piccolo cuore -gli dà un balzo: senza avvedersene, correndo, -ha gettato qualcosa contro il muro, -qualcosa che è andato in frantumi con subito -fragore. -</p> - -<p> -Miss Edith si è levata sul letto; Toti non -si muove, non fiata. Da ambedue le parti si -tende l’orecchio sospettosamente. Poi la voce -semitonata dell’istitutrice lancia il primo -richiamo: -</p> - -<p> -— Toti? — -</p> - -<p> -Assoluto silenzio. Trascorre un’altra pausa -in cui si ode il lontano canto del giardiniere. -</p> - -<p> -Ah che bel sole deve sorridere all’aperto! -</p> - -<p> -La chiamata si rinnova con alcune modificazioni: -</p> - -<p> -— Toti! Chi ha suonato <i>il campanile</i>? — -</p> - -<p> -Dio mio, come non ridere? Per qualche -istante si frena stringendo i denti, trattenendo -il respiro; ma la prova è troppo forte -e un piccolo grido gli sfugge, al quale ne -segue un secondo poi un terzo in vicenda -sempre più rapida, finchè, perduti i freni, dà -libero sfogo a tutta la sua gaiezza, che si -espande in un alto riso festante. -</p> - -<p> -Ode ancora la voce di miss Edith mormorare: -</p> - -<p> -— Toti!... Non è <i>decoroso</i>! — -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> -</p> - -<p> -Allora si dirige al letticciuolo e si nasconde -rapidamente sotto le coltri. -</p> - -<p> -La signorina si è levata, e compie il suo -abbigliamento. -</p> - -<p> -Ma quanto tempo impiega, quante vesti -indossa! -</p> - -<p> -Se sapesse come galoppa il piccolo cuore -di Toti, se ne udisse il bàttito frequente -non sarebbe tanto flemmatica; ma miss Edith -non vede e non sente; miss Edith è un vecchio -orologio. -</p> - -<p> -Si odono fruscii, pispiglii, fremiti di seggiole -mosse sul tappeto, tutti i piccoli suoni -consueti che accompagnano il levarsi della -signorina, e frattanto il buio permane, l’ombra -è tediosa; non potrebbe aprir le finestre? -Toti non si vergogna del sole! -</p> - -<p> -Ed ecco viene la sua volta. -</p> - -<p> -— <i>Good morning Toty!</i> (Buon giorno, -Toti!) -</p> - -<p> -— Buon giorno, bene alzata signorina, -che Dio ti benedica! -</p> - -<p> -È sì pieno di gioia in quel punto, che -invoca sul capo della vecchia Miss la benedizione -con la quale la zia Emma lo raccomanda -a Dio ogni sera. -</p> - -<p> -— <i>Speak English, dear.</i> (Parlate inglese -caro). -</p> - -<p> -— Non posso parlare inglese, signorina -Oggi ho dimenticato tutto, tutto! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -</p> - -<p> -— Oh Toty!... Non è bene! — -</p> - -<p> -Frattanto le finestre si aprono ed entra un -torrente di luce. Da tanto tempo si udivano -stridere le rondini nei cieli! Ora si vedono -trascorrere nei loro voli rapidissimi; paiono -tante frecce nere, tante piccole navi che vanno -e ritornano e si avvolgono nel gran mare -dell’aria dove affonda il sole. E appaiono le -cime degli alberi del giardino e la rosa tèa, -che si è appoggiata al vecchio cipresso morto -e lo ha rivestito di bocciòli gialli. -</p> - -<p> -Toti guarda con gli occhi luminosamente -aperti, e pensa alla grande felicità che lo -aspetta in quel lieto mattino primaverile. -</p> - -<p> -Si è levato su le coltri; Miss Edith gli -è vicina. -</p> - -<p> -— <i>I wish you every happiness, boy. Tell -your prayers.</i> (Io vi auguro ogni felicità. Dite -le vostre preghiere). — -</p> - -<p> -Toti si volge e sorride; guarda la signorina -Edith e, preso da un impeto di tenerezza, -le getta le braccia al collo, le stampa -due bacioni su le gote poi si allontana impensierito -e le chiede: -</p> - -<p> -— Signorina, perchè parlano così male -al tuo paese? — -</p> - -<p> -Per tutta risposta miss Edith ripete senza -scomporsi: -</p> - -<p> -— <i>Tell your prayers.</i> (Dite le vostre preghiere). — -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> -</p> - -<p> -Toti si inginocchia sui guanciali, congiunge -le piccole mani ed alza gli occhi al -cielo turchino, al cielo lontanissimo dove -sono le case d’oro che nessuno vede, che solo -i bimbi vedono talvolta nel sogno. La sua -voce si addolcisce ed il viso si atteggia ad -una semplice soavità d’amore: -</p> - -<p> -— Buon giorno, buon Dio, che mandi il -sole e le rondini. Voglimi bene come io te -ne voglio; pensa alla mia povera mamma e -che tu sia benedetto! — -</p> - -<p> -Miss Edith lo ascolta con gli occhi chini; -la sua bocca sottile trema un poco, come -per l’impeto di una parola dolcissima che -non voglia pronunziare. -</p> - -<p class="ast">❦</p> - -<p> -Eccolo libero, finalmente! La signorina -gli ha fatto indossare un vestituccio bianco -e turchino alla marinara; i bei riccioli biondi -gli tremolano intorno al viso in una corona -lucente. -</p> - -<p> -— Posso andare, signorina? -</p> - -<p> -— <i>Yes, dear.</i> (Sì, caro). — -</p> - -<p> -Toti si avvia di corsa, ma, giunto alla -porta della stanza, si sofferma peritoso, e si -volge a riguardare. -</p> - -<p> -— Mi raccomando, miss Edith, l’elefante -lascialo sotto il letto; è un animale d’indole -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -cattiva e non può andar d’accordo col -porco.... — -</p> - -<p> -Si arresta. Gli occhi dell’istitutrice sono -cresciuti a dismisura, e lo fissano in aria di -rimprovero. Si riprende: -</p> - -<p> -— Il porcellino è dentro la scatola gialla. -Ieri sera ha partorito.... -</p> - -<p> -— Toty!... -</p> - -<p> -— Ma sì!... La cicogna gli ha portato sei -bambini e sono tutti belli. Mi raccomando, -signorina, allattali, chè non debbano morire -di fame. — -</p> - -<p> -Non ode le parole che miss Edith mormora, -perchè fugge attraverso alle stanze semioscure, -scende le scale a precipizio, si -avvia alla porta che mette nel giardino, ed -eccolo alla libera aria del giorno. -</p> - -<p> -Leva gli occhi a guardare le finestre delle -camere di papà e della zia Emma; sono -chiuse; tutti dormono tranne il nonno che -sarà già uscito a cavallo. Il suo campo di -azione non gli è contrastato, e tutta la gioia -della provvisoria signoria si esplica in una -serie ininterrotta di salti e di grida. -</p> - -<p> -Il giardino vastissimo è tutto lucente; -ogni cespuglio, ogni foglia, ogni stelo ha le -sue gemme; forse nella notte è piovuto perchè -l’aria è fresca e i profumi sono più vivi. -</p> - -<p> -Toti s’interna sotto il pergolato dei glicini -in fiore, andrà a salutare Gaetanino, il -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -<i>poney</i> che il babbo gli regalò per il suo compleanno. -A quell’ora Tommaso è uscito e le -scuderie sono deserte; nessuno potrà vietargli -l’ingresso con la scusa che Mimma, la -cavalla learda, è una bestia pericolosa. -</p> - -<p> -Perchè pericolosa? Toti l’ha veduta sempre -intenta a dirompere la biada o a scegliersi -il fieno dalla mangiatoia; l’ha veduta -sempre seria e tranquilla come miss Edith, -anzi gli pare che le due creature si somiglino, -solamente Mimma ha una grande superiorità -su miss Edith: non parla la lingua -inglese. -</p> - -<p> -Le scuderie sorgono dall’altro lato del -giardino, passato il ponticello sul lago, fra -un gruppo di salici e di pioppi. -</p> - -<p> -Toti si sofferma a guardare l’acqua chiara -nella quale guizzano centinaia di pesci rossi, -bianchi e neri. Ecco un altro divieto! Gli piacerebbe -tanto pescare, ma papà non vuole. -Un giorno Toti gli oppose che Muci, il gatto -soriano della zia Emma, non rispettava il divieto -e per ore ed ore, chino su l’acqua, aspettava -pazientemente la preda, e papà disse: -</p> - -<p> -— Muci non ha intelligenza. -</p> - -<p> -— Ma io pure non ho intelligenza, papà. -Lasciami pescare! — -</p> - -<p> -Non ci fu verso; Toti doveva essere un -bambino ragionevole; come se Muci non ragionasse! -Che differenza c’era fra lui e il gatto? -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -Una sola: il gatto non era figlio di papà e -non l’aveva portato la cicogna; poteva fare -quindi ciò che più gli piaceva, senza che nessuno -gli dicesse: -</p> - -<p> -— Muci, voi non siete una creatura ragionevole; -voi non seguìte gli ammonimenti -di miss Edith e della zia Emma e di vostro -padre; un giorno o l’altro vi puniremo, Muci! -Starete senza frutta e vi toglieremo i balocchi -e, nelle ore di ricreazione, vi manderemo da -Suor Lucia! — -</p> - -<p> -Ah quella Suor Lucia che gli appariva -come una minaccia! Gli sarebbe piaciuto vederla, -almeno da lontano, per farsene un’idea. -Se l’immaginava grande grande, nera nera, -con gli occhi rossi come quelli di una locomotiva, -con la voce cupa come quella del -tuono e con le mani lunghe ed ossute, che -facevano male anche quando sfioravano. -</p> - -<p> -Toti sa che da Suor Lucia si raccolgono -tutti coloro che non sono ragionevoli; tutti -coloro che dimenticano gli ammonimenti, -che mangiano le frutta di nascosto, che -fanno i versacci alle loro istitutrici.... Quanto -dev’essere cattiva la suora del buon Dio! -</p> - -<p> -L’acqua ha un fremito, si apre in tanti -cerchiolini, in tante anella che si allargano -si allargano e corron via senza rumore verso -le sponde dove pascolano le anatre; è apparso -il muso nero di un luccio e boccheggia, -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -quasi voglia far udire una parola che -non dice mai. Una libellula azzurra gli vola -intorno sfiorando l’acqua. -</p> - -<p> -Toti sorride. -</p> - -<p> -— Buon giorno, signor pesce! — -</p> - -<p> -Il luccio si avvicina ancor più; ha la -bocca nera, pare un calamaio. Toti ne considera -l’ampiezza, poi sospira e si allontana -per non essere vinto dalla tentazione di imitare -Muci. -</p> - -<p> -Al termine del ponticello le oche selvatiche -lo salutano schiamazzando; allungano -il collo e allargano quel loro beccaccio giallo -che somiglia tanto alle pantofole di bulgaro -del nonno. Toti disdegna le oche e -passa dignitosamente senza rivolgersi, senza -por mente al loro diguazzare. Un giorno -volle accarezzarle ed esse l’inseguirono fieramente -per tutto il giardino, lasciandogli un -ricordo poco gradito del loro carattere irascibile; -ora nutre un desiderio vivissimo di -ripagarle di quello scherzo di cattivo genere. -</p> - -<p> -Per somma prudenza, giunto alle scuderie, -chiama tre volte ad alta voce: -</p> - -<p> -— Tommaso, Tommaso, Tommaso! -</p> - -<p> -Nessuno risponde; Tommaso è al mercato -a quell’ora; Toti avanza correndo. -</p> - -<p> -Non appena entrato, Gaetanino annitrisce -dalla soglia solitaria; Toti non va direttamente -a lui, si sofferma vicino al davanzale -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -di una grande finestra; ha scorto alcuni <i>tanglefoot</i> -o <i>arruffa-zampe</i>. -</p> - -<p> -Sono i panioni tesi alle mosche. -</p> - -<p> -La caccia procede a perfezione. Le bestiuole -attirate dal miele che riluce al sole -e odora, giungono a sciami, si gettano sul -pasto insidioso e rimangono talmente impaniate -che, dopo inutili tentativi di liberazione, -vibrano le ali, allungano la tromba -nera, e si innalzano un poco per ricadere -da un lato vinte per sempre. -</p> - -<p> -Di dove verranno tante mosche? Almeno -fossero quelle di Milano delle quali la zia -Emma parla con tanto terrore! Il castigo -sarebbe meritato. Gaetanino nitrisce dalla -sua soglia e sogguarda con le orecchie diritte -e annusa e fiuta. Se i <i>tanglefoot</i> piacessero -anche a Gaetanino? Perchè no? Il miele -è un cibo goloso. -</p> - -<p> -Toglie prudentemente dal davanzale della -finestra un <i>tanglefoot</i> e si accosta alla soglia -del <i>poney</i> il quale guarda con occhi sempre -più intenti ed ha un fremito di gioia e -allunga il muso. -</p> - -<p> -Mimma alza le froge sopra i cancelli del -serraglio; pare che voglia la sua parte. -</p> - -<p> -— Aspetta, Mimma, — le dice Toti — aspetta, -ce n’è anche per te. — -</p> - -<p> -E, vinto da questo pensiero di giusta -ripartizione, abbandona nella mangiatoia di -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -Gaetanino il <i>tanglefoot</i> che gli ha destinato, -corre al davanzale, ne prende un secondo e -si dirige al serraglio. -</p> - -<p> -Mimma lo attende sempre; ma è tanto -grande quella bestiaccia! Come giungere a -quel muso che pare posato sulla cima di un -campanile? Ecco, trova una sedia, l’accosta -prudentemente e vi sale. La cosa è fatta, e -Toti se ne compiace; ma ad un tratto un -diavolìo infernale lo impaura. -</p> - -<p> -Gaetanino s’inalbera nella soglia, Mimma -sferra terribili calci ai cancelli del serraglio -e corre, si affanna, si aggira soffiando -ed annitrendo quasi fosse impazzita. Che -cosa avviene? Toti ha una grande volontà -di piangere. -</p> - -<p> -Si dirige all’uscita, ma ecco la porta si -apre con violenza, e Tommaso si precipita -gridando: -</p> - -<p> -— Che cos’ha fatto, signorino, che cos’ha -fatto alle bestie? — -</p> - -<p> -Il monello non risponde; si volge, rassicurato -dalla presenza di Tommaso, guarda -ed è preso da un irrefrenabile impeto di risa. -</p> - -<p> -Gaetanino, ritto nella mangiatoia, scuote -il muso alla disperata senza poter liberarsi -dal <i>tanglefoot</i> che gli si è appiccicato alle -froge; Mimma ballonzola freneticamente con -la carta che le penzola dalle mascelle; pare -abbia una barba bionda! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -</p> - -<p> -E mentre Toti fugge, ode le grida di -Tommaso: -</p> - -<p> -— Ah, lo dirò alla contessa Emma! -Scappi, scappi pure, ma questa non glie la -perdono! — -</p> - -<p> -Ecco che cosa si guadagna ad esser buoni -e giusti con le creature del buon Dio! -</p> - -<p class="ast">❦</p> - -<p> -— Dorme la zia? -</p> - -<p> -— Mi ha chiamato poco fa, — risponde -Giannina, la cameriera. — Forse vorrà levarsi. -</p> - -<p> -— E papà? -</p> - -<p> -— Dorme. Ma come mai si è alzato così -di buon’ora, signorino? Ha riposato male? -</p> - -<p> -— Sì, ho riposato male, — risponde Toti -rammentando le parole della signora Penelope, -una vecchia amica del nonno. — La -mia sciatica non mi ha fatto chiuder occhio. -</p> - -<p> -— Ma che dice? — -</p> - -<p> -Toti alza la testa, e squadra dal capo -alle piante la cameriera che non vuole andarsene, -mentre egli ha assoluto bisogno di rimaner -solo. -</p> - -<p> -— Mi pare che la zia abbia suonato un’altra -volta, — riprende facendo lo gnorri — guarda -di non la fare inquietare. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -</p> - -<p> -— Vado subito. -</p> - -<p> -— Brava, vai subito e chiudi la porta -perchè i riscontri mi fanno male. — -</p> - -<p> -Il campanello elettrico tintinna per la -seconda volta e Giannina scompare. -</p> - -<p> -Toti, rientrando dal giardino, è passato -dalla cucina che ha trovato deserta sicchè -ha potuto, in tutta pace, riempirsi le tasche -di piselli. Non è che i piccoli legumi gli piacciano, -li ha presi perchè erano abbandonati -alla loro ventura e perchè il cuoco, quando -può, gli fa sempre qualche dispetto. Poi i piselli, -per la loro forma sferica, sui pavimenti -di legno scivolan via che paiono vivi. -</p> - -<p> -Ora guarda se tutte le porte della stanza -sono chiuse. Sì; nessuno potrà vederlo nè -disturbarlo. S’inginocchia e si vuota le tasche. -Eh, che furia! Pare una scorribanda! -La verde cascatella si riversa sul lucido pavimento -e si urta, corre, ruzzola, s’insegue -fino agli angoli più remoti. In un attimo il -verde esercito vegetale, uscito dalle profonde -tasche di Toti, si è sparso per tutta la -camera, ha invaso lo spazio disponibile, saltellando -e rimbalzando in preda a una vera -frenesia. -</p> - -<p> -— Poveri piselli! — pensa Toti. — Almeno -si divertiranno, e Giovanni non potrà -rinchiuderli nelle sue casseruole. — -</p> - -<p> -Il nuovo pensiero gli fa sentire un grato -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -profumo al quale non aveva posto mente; -un profumo che giunge da vicino e proviene -chi sa da quale dolce cosa. -</p> - -<p> -Leva gli occhi alla tavola e si alza con -la bocca socchiusa dallo stupore. Sopra una -tovaglia bianchissima è posata una grande -torta tutta dorata, tutta bionda; pare un -sole di pasta frolla. -</p> - -<p> -A chi sarà destinata? Si avvicina e comincia -a osservarla da tutti i lati. La tentazione -è terribile. Getta un’occhiata furtiva alle -porte, sta in orecchio; nessuno si avvicina; -è solo, perfettamente solo.... Ah no! C’è il -buon Dio che lo vede e lo sente; però, -s’Egli non vuole, gli parlerà per la voce -della coscienza. -</p> - -<p> -E Toti ascolta la voce della coscienza che -gli dice: Fa’ presto. Non perder tempo! -</p> - -<p> -Allora si rivolge al cielo ed esclama: -</p> - -<p> -— Mio bel Signore tu mi vedi e so che -sei contento. Grazie. — -</p> - -<p> -Allunga una mano, afferra un angolo -della tovaglia, tira a sè la torta e, chino -su la bella preda, la morde con assennata -simmetria in vari punti. -</p> - -<p> -È un nuovo ricamo e Toti sorride compiacendosi -dell’opera sua, allorchè una porta si -apre di scatto e la zia Emma comparisce -nel vano. -</p> - -<p> -— Toti! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -</p> - -<p> -— Buon giorno, zia Emma; hai riposato -bene? -</p> - -<p> -— Che cosa facevi? -</p> - -<p> -— Guardavo questa bella torta. -</p> - -<p> -— La guardavi solamente? -</p> - -<p> -— Credo di sì. -</p> - -<p> -— Come <i>credi</i>? Non ne sei sicuro dunque! -</p> - -<p> -— Papà dice che non si può mai essere -sicuri di niente al mondo. -</p> - -<p> -— Non pensare a papà, ora, e rispondimi -a tono: Hai commesso un peccato di gola? -</p> - -<p> -— No, zia Emma: la torta l’ho baciata -solamente e il Signore mi ha veduto! — -</p> - -<p> -La zia Emma vorrebbe sorridere ma tien -fissi gli occhi in volto a Toti che non sa -più quale atteggiamento assumere. -</p> - -<p> -— E questi piselli che cosa fanno qui? -</p> - -<p> -— Si divertono. -</p> - -<p> -— Toti, voi volete ch’io vi punisca severamente! -</p> - -<p> -— No, io non lo voglio, zia Emma, sei -tu che lo vuoi! -</p> - -<p> -— Ora li raccoglierete a uno a uno! — -</p> - -<p> -Toti sorride tutto contento, tanto la pena -gli par leggiera, anzi in un impeto di generosità, -si avvicina alla zia e, assumendo -un’aria ingenua, le dice: -</p> - -<p> -— Senti zia, se sei proprio inquieta puoi -lasciarmi senza frutta; io non voglio che tu -soffra! — -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -</p> - -<div class="figcenter"><a id="fill-017"></a> - <img src="images/ill-017.jpg" alt=""> -<p class="caption">— Buon giorno, zia Emma hai riposato bene? — (pag. 16.)</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -</p> - -<p> -La giovane signora non risponde. Toti -s’inginocchia sul pavimento, comincia lentamente -l’opera, e canta: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Pisa pisello</p> -<p class="i01">L’amore è così bello,</p> -<p class="i01">La scala e lo scalone</p> -<p class="i01">La penna del pavone....</p> -</div></div> - -<p> -— Toti, non gridare che svegli papà. — In -tono sommesso riprende: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Passan tre fanti</p> -<p class="i01">Con tre cavalli bianchi</p> -<p class="i01">Bianca la sella....</p> -</div></div> - -<p> -Si sofferma. Che Tommaso abbia parlato? -Volge gli occhi, la zia è immobile su la soglia -e non fiata: per ora è salvo, può continuare: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Bianca la sella,</p> -<p class="i01">Bianca la donzella,</p> -<p class="i01">Bianco il parasole</p> -<p class="i01">Che Gesù ci mandi tanto sole!</p> -</div></div> - -<p> -Nel cielo passano tre piccole candide -nubi, tre navicelle d’argento nell’immensa -serenità. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -</p> - -<p class="ast">❦</p> - -<p> -A quando a quando dall’attiguo salottino -della zia Emma gli giunge la voce stridula e -sgradevole della signora Penelope, la vecchia -amica del nonno. Toti giuoca in silenzio perchè -non lo sentano e non lo chiamino. -</p> - -<p> -La signora Penelope dice sempre le stesse -cose: -</p> - -<p> -— Oh che bel bambino! Come sei cresciuto! -Dammi un bacio, Totarello caro, -gioia mia! — -</p> - -<p> -E quando lo bacia gli rimangono su le -guance tanti cerchiolini lucenti, che non gli -piacciono affatto. -</p> - -<p> -Un giorno la signora Penelope non voleva -lasciarlo in pace e se lo palleggiava -come se fosse un biscotto; Toti era già annoiato -di quella soverchia tenerezza, e se ne -stava col broncio, allorquando, còlto da una -subita idea vendicatrice, guardò fissamente -la querula signora e le disse: -</p> - -<p> -— Senti, Pepè, quando io sarò grande e -tu sarai piccola, ti porterò sempre tanti -dolci; ma tanti tanti e tanti! — -</p> - -<p> -Glie lo disse, perchè la vecchia amica -del nonno era avarissima e non gli aveva -regalato mai neppure l’ombra di un cioccolatino. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -</p> - -<p> -Se lo lasciassero tranquillo, ora! Deve -insegnare l’alfabeto all’elefante il quale è -un po’ tardivo; deve impartire le nozioni -del galateo a Beretta e Pierello, i due -fantocci meccanici che non vogliono dormire -nello stesso letto ed hanno imparato -da papà a discutere sempre di politica, la -qual cosa, come dice la zia Emma, è terribilmente -noiosa; deve pensare al porcellino -che vorrà uscire dalla scatola gialla.... -</p> - -<p> -Miss Edith, seduta alla scrivania, il naso -incollato su la carta, non fa che scrivere -da circa un’ora. -</p> - -<p> -Quando scrive, Miss Edith somiglia Beretta -allorchè, caricato, muove il capo da -destra a sinistra e mette in moto il macinino -da caffè. Che cosa buffa! Le persone grandi -sono come i fantocci, i quali, quando cominciano -a fare una cosa, continuano a farla -finchè la molla non si scarica. -</p> - -<p> -Il gaio pensiero gli desta una subita ilarità -che si manifesta in una squillante fuga di -trilli. -</p> - -<p> -Miss Edith alza il capo e Toti, sollecito, -rivolto a Beretta grida: -</p> - -<p> -— Se ridi ancora di Miss Edith, ti suono -cinque grandi schiaffi!... — -</p> - -<p> -Ristà stupito ed alza gli occhi arrossendo -perchè ha detto senza dubbio una cosa enorme; -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -Miss Edith non ha inteso, meno male. -Riprende tranquillamente il giuoco. -</p> - -<p> -Ad un tratto una voce giunge dal salottino -della zia Emma: -</p> - -<p> -— Toti? -</p> - -<p> -— Dunque, caro elefante, — continua il -monello — dicevamo che l’o è una palla -con la coda; l’i è un bastone; l’u sono due -bastoni che si tengono per mano.... -</p> - -<p> -— Toti, non rispondi? -</p> - -<p> -— Mio Dio, ma non vuoi proprio capire: -l’<i>a</i> con l’<i>u</i> fanno <i>auf</i>! -</p> - -<p> -La zia Emma è comparsa, e l’edificante -lezione resta interrotta. -</p> - -<p> -Nel salottino sono raccolte le tre sorelle -Pierini: Marta, Maria e Maddalena, brutte -e stecchite come le camice insaldate del babbo. -Vicino a loro troneggia la signora Pepè, -gialla e tonda come una melarancia. -</p> - -<p> -Lo fanno sedere sopra una grande seggiola -di fronte alle sorelle Pierini; un’occhiata -severa della zia lo avverte che non -deve muoversi e non deve fiatare. -</p> - -<p> -Il supplizio incomincia. Toti assume l’aria -stanca di una persona malaticcia. -</p> - -<p> -Le signore parlano di matrimoni e Toti -ascolta, guardandosi le scarpe. -</p> - -<p> -— Che cos’hai, Toti? — gli chiede la -zia Emma. -</p> - -<p> -— Niente. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -</p> - -<p> -— Com’è bellino! — esclamano le sorelle -Pierini — e deve essere tanto buono! -</p> - -<p> -— Sì, io sono buono, — risponde Toti — ma -qui mi annoio! — -</p> - -<p> -La zia Emma freme, e le tre sorelle esclamano -ridendo: -</p> - -<p> -— Caro, caro, caro! — -</p> - -<p> -Toti le guarda; quanto sono brutte! Ad -un tratto chiede loro: -</p> - -<p> -— Chi è vostro marito? — -</p> - -<p> -Sente i grandi occhi della zia Emma che -lo scrutano fissamente: -</p> - -<p> -— Toti, tu sai benissimo che le signorine -non hanno marito. -</p> - -<p> -— Scusa, zia, ma è impossibile: se sono -in tre, almeno un marito ci dev’essere! — -</p> - -<p> -Questa volta è la signora Penelope che -ride e lo chiama a sè: -</p> - -<p> -— Vieni qui, Totarello, gioia mia! — -</p> - -<p> -Scende lentamente dalla seggiola e si accosta -alla signora che lo aspetta in piedi, -vicino al divano. Ricorda allora, per una -considerazione improvvisa, l’avvertimento -che la zia Emma gli ha impartito tante volte -per correggerlo da un brutto difetto: come -mai se la signora Penelope è tanto vecchia -non se ne è corretta ancora? Vuol sincerarsi -del dubbio che gli è nato e chiede ingenuamente -guardando negli occhi la vecchia -signora: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> -</p> - -<p> -— Perchè porti tanto avanti quella pancia -se la zia Emma dice sempre che non sta bene? -</p> - -<p> -— Infatti — si affretta a soggiungere la -zia continuando un discorso interrotto — i -signori Erbieri hanno deciso di passare l’estate -alla loro villa sul lago di Como. È un -luogo incantevole.... — -</p> - -<p> -Toti sente che la burrasca si avvicina; ormai -è rassegnato alla immancabile punizione. -</p> - -<p> -Siede sul divano vicino alla signora Penelope -che non si stanca di accarezzarlo. La -vecchia signora ha le mani umidiccie, sembrano -spugne. -</p> - -<p> -Toti ha preso il suo partito, continua a -tener gli occhi bassi e di tanto in tanto trae -un gran sospiro di sconforto. È possibile che -tutta quella gente non si accorga che Toti -non si sente bene? -</p> - -<p> -Vista inutile ogni prova, compie un atto -eroico e abbandona il capo sul grembo della -signora Penelope. Silenzio improvviso. -</p> - -<p> -— Toti? — -</p> - -<p> -Il monello non risponde. -</p> - -<p> -— Toti, Toti che cos’hai? — -</p> - -<p> -Alza languidamente gli occhi e risponde -con un fil di voce, appoggiandosi una mano -su lo stomaco. -</p> - -<p> -— Sento male qui; mi torna il vomito! — -</p> - -<p> -La zia lo fa alzare, lo prende per mano -e lo conduce all’aperto: non appena sono -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -lontani, al sole, sotto ai cieli sereni, il monello -esclama sorridendo: -</p> - -<p> -— Ora mi sento meglio, molto meglio. -</p> - -<p> -— Ma che hai avuto? -</p> - -<p> -— Niente, niente zia... — -</p> - -<p> -Poi non regge più, abbraccia le ginocchia -della sua cara seconda mamma, e le grida: -</p> - -<p> -— Perdonami, perdonami, zia Emma, -starò nel cantone, andrò da Suor Lucia, -farò tutto ciò che vorrai. -</p> - -<p> -— Per domani preparatevi; — risponde -la zia — le ore di ricreazione non le passerete -più in casa. — -</p> - -<p> -Toti non replica, volge gli occhi intorno -e vede in un angolo Beretta che lo guarda -ridendo; si avvicina, lo solleva e gli grida: -</p> - -<p> -— Domani starai sotto il letto, hai capito? -E se ridi ancora, ti condurrò con me -da Suor Lucia! — -</p> - -<p> -Beretta scuote il capo metodicamente, -come miss Edith che scrive ancora. -</p> - -<p class="ast">❦</p> - -<p> -— Buona notte, signorina. -</p> - -<p> -— <i>Good night, dear.</i> (Buona notte, caro). — -</p> - -<p> -La signorina si ritira nella stanza attigua; -fra poco la zia Emma verrà a salutarlo -e a fargli fare l’esame di coscienza. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -</p> - -<p> -Disteso sul bianco lettuccio, il capo abbandonato -su le mani incrociate, aspetta pazientemente. -</p> - -<p> -La lampada elettrica, nascosta in un fiore -di seta, dirada appena l’oscurità; nella grande -stanza è una serena pace di sonno; dall’esterno -non giunge alcun rumore, si ode -solo, a quando a quando, il canto di un -assiòlo; giunge dal giardino. Toti pensa ad -un grande orologio dal quale l’uccello notturno -esca a gridar le ore alle stelle che si -nascondono fra gli alberi. Anche gli alberi -riposano a quell’ora; ogni foglia si abbassa, -si china un poco per dormire. -</p> - -<p> -Da un vecchio cassettone che si perde -nella penombra si leva uno scricchiolìo ora -forte, ora appena percettibile; gli hanno -detto che le tarme, rodendo il legno, producono -quel suono, ma Toti non ci crede: -il cassettone se l’intende col letto di miss -Edith, a quell’ora. Quando suppongono che -tutti dormano, i due mobili si comunicano -i loro pensieri, parlano dei loro affari. Che -cosa si diranno mai? -</p> - -<p> -E ascolta e fantastica, ma con sempre -maggiore incertezza, perchè le palpebre scendono -su gli occhi e la luce della lampada si fa -più tenue, si allontana sempre più, si disperde -come un piccolo sole morente in una pianura -senza alberi, senza limiti, infinita. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -</p> - -<p> -I suoi riccioli biondi riposano; parte gli -scendono su la fronte, parte ricadono sul -guanciale candidissimo; le sue gote si tingono -di vermiglio e la bocca si dischiude -quasi ad attendere il dolce bacio del sogno. -Toti si incammina per le bianche vie sterminate -su le quali si passa in un rapido volo -verso gli incantevoli giardini che la notte -dischiude alle anime erranti dei bimbi. -</p> - -<p> -Ma una voce lo riscuote all’improvviso; -apre gli occhi e si leva su le coltri. La zia -Emma gli sta vicino, ha ancora il viso severo; -perchè mai sarà tanto inquieta? -</p> - -<p> -— Hai detto le orazioni? -</p> - -<p> -— Sì, zia. -</p> - -<p> -— Hai pregato per la mamma? -</p> - -<p> -— Sì, ho detto al buon Dio che le dia -sempre tutti i fiori che le piacevano e che -non la faccia pianger mai! — -</p> - -<p> -La zia Emma si attarda un poco prima -di riprendere le interrogazioni, finge di riassettare -le coltri, ma invero vuol ricomporsi -per non lasciarsi vincere dalla grazia di quel -monello e dargliele tutte vinte. -</p> - -<p> -— E ora fa’ il tuo esame di coscienza. -In quanti peccati sei caduto, oggi? — -</p> - -<p> -Toti si concentra e comincia in tono sommesso, -dolcemente: -</p> - -<p> -— Ho <i>fatto</i> una falsità! -</p> - -<p> -— Hai dimenticato l’italiano, Toti? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -</p> - -<p> -— No, zia, volevo dire: ho detto una -bugia. -</p> - -<p> -— Va bene. E poi? -</p> - -<p> -— E poi... e poi, ho commesso un peccato -di gola. -</p> - -<p> -— Benissimo, e poi? -</p> - -<p> -— Perchè dici <i>benissimo</i>, zia? Allora non -è male! -</p> - -<p> -— Toti, non ti distrarre, continua il tuo -esame. -</p> - -<p> -— E poi... non so come si chiami. -</p> - -<p> -— Che cosa? -</p> - -<p> -— Che peccato è quello di spargere i piselli -in sala da pranzo? -</p> - -<p> -— È una disubbidienza. -</p> - -<p> -— Va bene, allora ho commesso una disubbidienza -e ho rotto una bottiglia. -</p> - -<p> -— Nient’altro? -</p> - -<p> -— Mi pare di no. -</p> - -<p> -— Pensaci bene, Toti. -</p> - -<p> -— Ci penso. -</p> - -<p> -— Ebbene? — -</p> - -<p> -Breve pausa dopo la quale riprende sorridendo: -</p> - -<p> -— Ho proprio finito, sai? Non ho nessun -altro peccato sulla coscienza. -</p> - -<p> -— Sta bene; allora chi ha spaventato i -cavalli? Chi ha risposto male alla Signorina? -Chi ha detto delle brutte parole? -</p> - -<p> -— Io. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -</p> - -<p> -— E perchè non lo dicevi? -</p> - -<p> -— Perchè credevo tu non sapessi niente! -</p> - -<p> -— Ah! è questo l’esame di coscienza -che fai? Iddio che ti legge nell’anima potrebbe -punirtene perchè la cosa è molto -grave. Ora inginocchiati e domanda umilmente -perdono a Dio del sotterfugio che -volevi fargli. — -</p> - -<p> -Tutto umiliato e compunto Toti s’inginocchia, -congiunge le mani, e in tono di sincerità -commovente esclama: -</p> - -<p> -— Mio bel Signore, perdonatemi voi perchè -sono un infame! — -</p> - -<p> -La zia Emma sorride. -</p> - -<p> -— Non sei più inquieta, è vero? -</p> - -<p> -— Mi promettete di essere buono? -</p> - -<p> -— Sì, zia; te lo prometto. Sarò tanto -buono che sembrerò uno stupido! -</p> - -<p> -— Ma Toti! -</p> - -<p> -— Lo dici sempre tu: è tanto buono che -sembra uno stupido! È un peccato anche -questo? -</p> - -<p> -— No. Sta’ quieto e pensa a dormire. — -</p> - -<p> -Toti eseguisce. Quando è sotto le coltri, -colto da un pensiero solleva il capo e riprende: -</p> - -<p> -— Zia, mi dài il mio elefante? -</p> - -<p> -— Per tenerlo nel letto? -</p> - -<p> -— Sì. È un poco malato; oggi perdeva -il sangue dal naso. Poi ho sognato che -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -una donna bianca, sotto un olmo lontano, -ci aspetta. -</p> - -<p> -La lampada elettrica si è spenta, la zia -Emma è già su la soglia e sta per chiudere -la porta; un’ultima domanda: -</p> - -<p> -— Zia, zia! -</p> - -<p> -— Che vuoi? -</p> - -<p> -— Hai pensato a Suor Lucia? -</p> - -<p> -— Domani la conoscerai perchè una punizione -la meriti. -</p> - -<p> -— Oh! -</p> - -<p> -La porta si chiude; il buio è perfetto. -Toti abbandona la testolina sui guanciali e -trae un lungo sospiro; ma la donna bianca -che veglia sotto l’olmo remoto viene a prenderlo -per mano, ed egli la segue nei magici -paesi del sogno. -</p> - -<p> -Nel giardino, l’assiolo conta le stelle che -appaiono e scompaiono fra le foglie dei -grandi alberi neri. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -</p> - -<h2 id="cap2">II. -<span class="smaller">Suor Lucia.</span></h2> -</div> - -<p> -— Signor Toti! Voi discendete dalla famiglia -più nobile del paese, nota ed amata -per intemerate virtù, specchio di purissima -grazia, ornamento nostro di dolcezza spirituale; -voi siete il nuovo vaso di elezione che -deve servire di esempio alla cittadinanza che -vi guarda; io dunque vi sono grata e sono -confusa per l’indegno onore che mi fate affidando -l’anima vostra a me, umilissima serva -di Dio. Vi sono grata perchè fra i miei innocenti -porterete il segno del vostro alto valore -che sarà incremento alla nobile schiatta -dei buoni; sono confusa perchè siete voi che -insegnerete qualcosa a me, ignorantella meschina, -magra agnella del gregge spirituale. -</p> - -<p> -Siate il benvenuto, signor Toti, e possiate -rimanere fra noi — nostra vera dolcezza — fino -alla consumazione dei secoli! — -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -</p> - -<p> -Pronunciate le quali ultime parole, Suor -Lucia nasconde in fretta la carta su la quale -aveva scritto il suo discorso e, rivolta a due -monelli che si bisticciano in un angolo, -grida a tutta voce: -</p> - -<p> -— Anselmuccio, Giacomino volete smetterla? -È sempre per la mela che vi bisticciate? -D’ora in avanti mangerò io tutte -le mele che portate nel cestino, e così starete -in pace. — -</p> - -<p> -I due monelli si avvicinano a capo chino -borbottando; ma Suor Lucia non bada più -a loro. -</p> - -<p> -Toti guarda e stupisce. -</p> - -<p> -È dunque quella la tanto favoleggiata -Suor Lucia, lo spauracchio del quale ha temuto? -Quella creatura tutta umile e compunta -che lo ha salutato con tante parole -delle quali non ha capito niente? -</p> - -<p> -Egli la pensava grande e nera, e invece -è piccina, magra e ossuta; bianca come un -cero. Dal suo volto affilato, tutto racchiuso -in un velo nero, stretto sotto il mento, traspare -una bontà rassegnata che fa pena. Suor -Lucia deve aver sofferto e deve soffrire tuttavia; -chi sa mai perchè! Ella non è veramente -suora; le hanno dato quel nome perchè -indossa sempre una veste monastica e perchè -si è volontariamente votata ad una regola -di penitenza assidua. È poverissima; campa -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -di quel poco che le danno le famiglie che -affidano a lei i loro bambini; ed anche quel -poco è troppo per Suor Lucia, che vive di -niente. Dorme nelle case della carità. Il giorno, -con la sua gaia nidiata, non fa che pellegrinare -dalle chiese agli orti, dagli orti alle -piazze, dalle piazze ai giardini e non potrebbe -altrimenti perchè non possiede una -stanza nella quale raccogliere gli scolari ribelli. -D’altra parte i genitori desiderano -ch’ella faccia far del moto ai loro bimbi, e -Suor Lucia è come una spola che dal mattino -al tramonto si affanna dietro l’inesauribile -foga di una barbara gaiezza che non -può e non saprebbe frenare. Ogni tanto nell’andito -di una chiesa, in una sagrestia, sotto -qualche portico remoto si ferma, raccoglie -intorno a sè la sua nidiata, apre il libro che -non abbandona mai ed impartisce ai disattenti -uditori i primi insegnamenti della -dottrina sacra. -</p> - -<p> -Suor Lucia legge maluccio, ma sa spiegarsi -con chiarezza sufficiente; e questo può -bastare. Le lezioni sono brevissime; è già -molto s’ella riesce a tener fermi i suoi monelli -per un quarto d’ora; quando essi si -stancano e vogliono andarsene, ella non può -comandare, deve semplicemente ubbidire; -tale è anche la volontà del Signore. Così -riprende la via sotto una siepe; attraverso -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -un prato; lungo i sentieri di una piccola -selva, e i suoi bimbi le vogliono bene. -</p> - -<p> -I più piccoli dicono: -</p> - -<p> -— Suor Lucia è come la Madonna: ha -gli occhi di seta celeste. — -</p> - -<p> -Qualcuno suppone che, la sera, quando -li abbandona, vada a dormire su le nubi -rosse del sole e che ritorni all’alba dall’altra -parte del cielo. -</p> - -<p> -Toti non sapeva tutto questo; ora, mentre -si dirigono alla chiesa, un compagno al quale -lo ha stretto una sùbita simpatia, gli narra -le vicende della piccola suora. -</p> - -<p> -Ascolta senza distrarsi, cosa che gli accade -ben di rado. -</p> - -<p> -— Da quanto tempo stai con Suor Lucia? -</p> - -<p> -— Da un anno — risponde Orsetto. -</p> - -<p> -— E sei contento? -</p> - -<p> -— Contentissimo. E tu verrai ancora? -</p> - -<p> -— Verrò. — -</p> - -<p> -Orsetto non assomiglia a Toti. I capelli -neri, spartiti in due bande, gli scendono intorno -al viso quasi fino alle spalle e si arricciano -al termine, deliziosamente; è di carnagione -bianchissima, dalla quale traggono -maggior risalto gli occhi grandi e neri e pieni -di una luminosità infantile non mai velata. -Pare un piccolo paggio. Tanto dalle sue parole -come dall’espressione del volto traspare -una ingenuità priva di qualsiasi malizia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -</p> - -<p> -— Fra qualche giorno verrà anche Marinella, — riprende -Orsetto. -</p> - -<p> -— Chi è Marinella? -</p> - -<p> -— È la figlia del dottore. Stiamo vicini -di casa. -</p> - -<p> -— Quanti anni ha? -</p> - -<p> -— Ha dieci anni ed è grande. — -</p> - -<p> -Per la via trascorrono numerosi veicoli, è -domenica; suor Lucia si affanna perchè la -sua nidiata non si sbandi e proceda unita -rasentando i muri. La lunga fila si spiega -ridendo e cinguettando, e sosta, e ondeggia -e si confonde fra la folla delle persone grandi. -Assomiglia a un serpentello multicolore, -ad un ruscelletto gaio in una pianura tutta -grigia. -</p> - -<p> -Trascorron per l’aria luminosa, fusi nell’identica -serenità, bianchi colombi e suoni -di campane. -</p> - -<p> -Toti viene esaminando i compagni che -la sorte gli ha dato; saranno forse una ventina -fra grandi e piccoli, fra coloro che ancora -si succhiano il pollice e quelli che sentono -già di essere figli dell’uomo. I primi -si aggruppano intorno a Suor Lucia le si -cuciono alle vesti o la precedono di un passo -tenendosi per mano, a volte serii serii con -un musetto rosso del tutto simile a una ciliegia, -a volte distratti e sorridenti per una -carta di caramella che hanno trovato su la -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -loro via, o per un ciottolino bianco, o per -una festuca lucente; un nulla basta alla loro -vita, una sola formica può destare il loro -sconfinato stupore. Forse sono figli di povere -mamme le quali, per camparli, debbono -lavorare anche la domenica. -</p> - -<p> -Toti li osserva, mentre Orsetto glie li -viene indicando. -</p> - -<p> -Uno si chiama Rando, è un marmocchio -quasi microscopico, avrà tutt’al più tre anni; -va solo, con le mani annodate dietro le reni, -gravissimamente; non guarda i compagni e -non si cura di rispondere alle interrogazioni -che gli muovono; ciò che gli si agita intorno -non lo preoccupa nè lo commuove; -forse potrà curarsi di una mosca, di un uomo -mai, l’uomo è troppo grande, egli non può -considerarlo. Tiene gli occhi bassi e si guarda -le scarpe che slabbrano un pochino; per lui -sono rimaste belle e lustre come dal primo -giorno che se le mise, formano la sua ambizione. -Ancora, se si degna di interloquire -con uno dei marmocchi coetanei suoi è per -dirgli: -</p> - -<p> -— Guarda che belle scarpe! — -</p> - -<p> -E non attende approvazioni, tira innanzi -sicuro del fatto suo. -</p> - -<p> -Indossa un gonnellino rosso che non gli -arriva al ginocchio; gli è assicurato alla persona -per mezzo di due straccali verdi, posti -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -sopra alla camiciola di bordatino celeste, la -quale gli serve anche da giubbetto. Compie -il suo abbigliamento un vecchio cappellino -da signora, dalla tesa immensa e dal cocuzzolo -microscopico; è di paglia annerita; un -elastico che gli passa sotto il mento glie -lo assicura al capo. -</p> - -<p> -Qualcun altro potrebbe essere grottesco -con simili indumenti; Rando non è tale; la -sua gravità accigliata conferisce nobiltà ai -piccoli cenci che lo ricoprono. -</p> - -<p> -Lo segue guardandolo di tanto in tanto, -una bimba della sua stessa età: Celestina. -Ha i capelli canapini raccolti in un ciuffo -bizzarro che le si alza su la nuca, e ricorda -un pennello da barba. -</p> - -<p> -Celestina ha le calze lunghe e un grembialuccio -bianco fermato alla vita da un nastro -giallo. Per lei Rando rappresenta un -inesplicabile mistero. Se qualche cosa straordinaria -non la distrae, segue sempre il marmocchio -con devozione ignara; e quando egli -si ferma, anch’ella si ferma; e quando l’attenzione -di lui è attratta da un nuovo miracolo, -ella pure, con la stessa serietà, considera -il nuovo miracolo. È l’unica che gli -dica con vera compiacenza: -</p> - -<p> -— Rando, le tue scarpe sono belle! — -</p> - -<p> -Contuttociò Rando non la degna di uno -sguardo ma Celestina non se ne accora, anzi -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -se Rando le parlasse, la ragione dello stupore -di lei verrebbe a cessare. -</p> - -<p> -Poi ne seguono molti altri in mirabile varietà; -vanno appaiati: Nicoluccio e Doretta; -Lola dalle gambe torte e Miranda dal naso -a virgola; si volgono a quando a quando a -considerare il viso di Suor Lucia. -</p> - -<p> -Fra i più grandi, Toti osserva Adalgisa, -una monella spinosa come un istrice, bruttina, -palliduccia, dispettosa. Ha una pamela -striminzita, ornata di girasoli e rosolacci; nonostante -la goffa ineleganza della sua veste, -va scutrettolando e si pavoneggia reggendosi -un lembo della gonnelluccia disadorna. -</p> - -<p> -Sono alla soglia della chiesa; Suor Lucia -grida: -</p> - -<p> -— Fatevi il segno della croce! — -</p> - -<p> -Tutti eseguiscono, borbottando parole incomprensibili. -Poi entrano; taluni distratti, -altri assumono atteggiamenti di sùbita compunzione. -Rando col suo enorme cappellino -in capo e le mani annodate dietro le reni, si -è fermato presso Suor Lucia che si è inginocchiata -ai piedi della pila dell’acqua benedetta. -</p> - -<p> -Osserva un ragno che sale per le vesti -di Suor Lucia. Celestina è presa dalla stessa -ammirazione; ad un tratto, vinta dalla curiosità, -chiede al compagno: -</p> - -<p> -— Che animale è quello? — -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -</p> - -<p> -Rando si concentra, corruga le ciglia, -cerca una parola grande che ha udito qualche -volta e che deve adattarsi all’occasione; -dopo qualche minuto, senza scomporsi, con -la gravità di un vecchio scienziato, risponde: -</p> - -<p> -— Quello è un mammifero! — -</p> - -<p class="ast">❦</p> - -<p> -Hanno occupato due panche, e Suor Lucia -si è posta al centro della seconda per -osservare e consigliare. Toti non è ancora -padrone di sè stesso; l’ambiente nuovo e -la nuova compagnia lo distraggono; all’infuori -di Orsetto, si sente ancora estraneo -fra estranei, sta un po’ serio e umiliato. -</p> - -<p> -La grande chiesa umida e oscura è piena -di gente. Dal suo posto elevato Toti vede -un mare di teste chine. Nell’aria si diffonde -un vago profumo d’incenso. -</p> - -<p> -Egli assiste per la prima volta al rito religioso -perchè la zia Emma non lo ha condotto -mai in chiesa; tutto ciò che vede -lo stupisce e si domanda se l’ostensorio, che -il sacerdote leva silenziosamente in alto, non -sia un dono del buon Dio agli uomini, una -stella d’oro tutta raggiante, discesa dai lontanissimi -cieli. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -</p> - -<p> -La sosta si prolunga, e i più piccini si -distraggono, fuorchè Rando e Celestina. Il -primo pare tutto assorto nell’ammirare gli -interstizi che passano fra pietra e pietra; la -seconda è compresa dall’ammirazione del -primo. -</p> - -<p> -Nicoluccio si guarda il naso; Miranda e -Doretta si bisticciano fraternamente e Ciuffolo, -il marmocchio dalle enormi guance, -conta i grani di una corona: -</p> - -<p> -— Uno... tei... cinche... tre.... — -</p> - -<p> -Il subito tintinnìo di un campanello riscuote -Suor Lucia che era stata, fino a quel -punto, assorta, col capo fra le mani; ella sussurra: -</p> - -<p> -— In ginocchio! — -</p> - -<p> -Nasce uno scompiglio fra le fila del piccolo -esercito; ognuno vorrebbe il posto del -compagno: -</p> - -<p> -— Zitti, bambini! Siete nella casa del -Signore, zitti! — -</p> - -<p> -L’ammonimento di Suor Lucia ha un risultato -parziale; ella si leva per correggere -i più ribelli; dopo non lieve fatica riesce ad -ottenere un po’ d’ordine, ma molto relativo. -Rando e Celestina tirano un nastro della -veste di una vecchia signora che è inginocchiata -innanzi a loro. Rando pensa che -quella grande cosa, per mezzo di quel sistema, -possa dire — Papà — e — Mamà — -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -come un meraviglioso fantoccio ch’egli conobbe -altra volta. La prova non riesce; anzi -la vecchia beghina, avvertendo l’insolita -ginnastica compiuta sui suoi indumenti, si -volge, fulmina di un’occhiataccia minacciosa -l’impassibile filosofo e gli dice: -</p> - -<p> -— Lo dirò alla tua mamma, screanzato! — -</p> - -<p> -La mamma non l’ha più e la seconda parola -è misteriosa. -</p> - -<p> -Rando e Celestina si guardano e si stringono -nelle spalle. -</p> - -<p> -— Pregate con me, — sussurra Suor Lucia — avanti, -pregate con me. -</p> - -<p> -Tutti si volgono per ascoltare e ripetere -ciò ch’ella dirà. -</p> - -<p> -— <i>Pater noster</i>... — Celestina state ferma!... — <i>qui -es in Coelis, sanctificetur</i>.... — Lola, -vuoi smetterla di gonfiare le guancie?... — <i>nomen -tuum. Adveniat Regnum tuum. -Fiat</i>... Togliti quelle dita dal naso, Ciuffolo! -Ma che cos’è?!... — <i>Voluntas tua sicut in -Coelo, et in terra. Panem nostrum quotidianum</i>... — Rando, -ripeti dunque, non senti -quello che dico?... — <i>da nobis hodie, et dimitte -nobis debita nostra sicut et nos</i>... — Zitti, -che il diavolo vi porta via!... — <i>dimittimus -debitoribus nostris. Et nos non inducas in tentationem</i>... — Miranda, -non ti soffiare così il -naso dinanzi a Dio!... — <i>Sed libera nos a -malo. Amen.</i> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -</p> - -<p> -Tutti ad una voce concordemente e altissimamente -ripetono: -</p> - -<p> -— <i>Amen.</i> — -</p> - -<p> -La vecchia beghina dal nastro, si rivolge -scandalizzata: -</p> - -<p> -— Bella educazione! Vergognatevi! — -</p> - -<p> -Nessuno le dà retta. La gente sfolla. -</p> - -<p> -Suor Lucia fa levare la sua coorte per -compiere la peregrinazione consueta ai vari -altari prima di tornare al sole. I monelli la -seguono cicalando. -</p> - -<p> -Eccoli alla lapide famosa, alla lapide -dell’angiolo; bisogna leggerla tutte le domeniche -a edificazione e ammaestramento -delle anime bambine. Eletta a tale ufficio -è Adalgisa, uccelletto nidiace dalle penne -arruffate. -</p> - -<p> -Ella assume un tono d’occasione e si fa -innanzi tutt’impettita; i compagni le si dispongono -attorno. Toti e Orsetto osservano -in disparte. -</p> - -<p> -A pochi metri da terra, è una lapide su -la quale sono incisi innumerevoli ghirigori; -pare un esemplare di calligrafia. -</p> - -<p> -Adalgisa con la sua vocetta stridula ne -incomincia la lettura. -</p> - -<p class="center"> -<span class="smcap lowercase">CHI CONOBBE TEMISTOCLE?</span> -</p> - -<p> -Pausa. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -</p> - -<p class="center"> -<span class="smcap lowercase">TEMISTOCLE<br> -FIGLIO DI VINCENZO E PELLEGRINA<br> -FU ESEMPIO DI RARE VIRTÙ<br> -CHÈ ALLE DOTI PRECLARE DELL’ANIMO<br> -CONGIUNSE<br> -RETTITUDINE, ONESTÀ, PARSIMONIA.<br> -FU UBBIDIENTE E RISPETTOSO<br> -SAVIO, MAGNANIMO, GENTILE.<br> -VERO SPECCHIO DI CONSOLAZIONE</span> -</p> - -<p> -Seconda pausa. -</p> - -<p class="center"> -<span class="smcap lowercase">AHI<br> -CHE A SOLI DIECI ANNI MORIVA.</span> -</p> - -<p> -Terza pausa. -</p> - -<p class="center"> -<span class="smcap lowercase">UN PENSIERO E UNA PRECE.</span> -</p> - -<p> -La lettura è compìta. Adalgisa per qualche -istante rimane col naso all’aria. Toti e -Orsetto si guardano negli occhi. -</p> - -<p> -— Povero Temistocle! — esclama Toti -compreso da sincera pietà. -</p> - -<p> -Orsetto, vinto dallo stesso sentimento, ripete -più sommessamente: -</p> - -<p> -— Povero Temistocle! — -</p> - -<p> -Rando e Celestina si succiano le dita. -</p> - -<p> -Dopo un fervorino di Suor Lucia la quale -per la millesima volta consiglia la sua brigata -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -di prendere ad esempio le molteplici -virtù di Temistocle, l’angiolo per antonomasia, -si dirigono all’uscita. -</p> - -<p> -L’ultima sosta è alla pila dell’acqua santa -nella quale Suor Lucia immerge la mano per -inumidire le piccole fronti che si offrono -al segno rituale. -</p> - -<p> -— In nome del Padre, del Figliuolo, -dello Spirito Santo e così sia! — -</p> - -<p> -Finalmente la porta si schiude. Ecco il -sole, ecco il sole! -</p> - -<p> -Gli occhi si socchiudono abbacinati dalla -gran luce che fa tornare il sorriso su tutte -le labbra. -</p> - -<p> -Volgono a destra per una strada che costeggia -la chiesa. Suor Lucia ha cura di separare -provvisoriamente i piccoli dai grandi, -e dice a questi ultimi: -</p> - -<p> -— Andate avanti, vi raggiungeremo subito. — -</p> - -<p> -Toti non sa spiegarsi la sosta, e chiede -ad Orsetto: -</p> - -<p> -— Ohe cosa fanno? — -</p> - -<p> -Orsetto gli sussurra una parola in un -orecchio e Toti non trattiene una fresca risata -che si comunica ai compagni. -</p> - -<p> -Fatti pochi passi si rivolge come distrattamente -e sogguarda. -</p> - -<p> -Suor Lucia, occupata nella sua faccenda, -non se ne accorge. Ella ha allineato vicino -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -al muro i suoi marmocchi, da una parte i -maschi, dall’altra le femmine; si volgono le -spalle ed imitano concordi il pispiglìo delle -fontanelle. -</p> - -<p class="ast">❦</p> - -<p> -— Marinella è allegra come te, — dice -Orsetto a Toti mentre si dirigono ai prati -ombreggiati dagli alti filari dei pioppi. -</p> - -<p> -— E perchè la mandano da Suor Lucia? -</p> - -<p> -— Perchè ogni giorno fa qualche nuova -scappata. Ieri riempì d’acqua tutte le scarpe -che trovò in casa. Ieri l’altro, avendo promesso -alla sua bambola di farle fare un -viaggio in mare, prese la tuba di suo padre -e la mise nella tinozza.... -</p> - -<p> -— Com’è graziosa questa! — esclama Toti -battendo le mani. -</p> - -<p> -— Sì, è graziosa, — soggiunge Orsetto — ma -la tuba era nuova e Marinella è stata -al buio. -</p> - -<p> -Toti pensa agli occhi severi della zia -Emma ed al volto impassibile di miss Edith; -egli non potrà compiere certamente un’impresa -simile, però come palliativo soggiunge: -</p> - -<p> -— Ma l’acqua non fa male! Non prendo -il bagno, io, tutte le mattine? -</p> - -<p> -— Ma tu sei una tuba? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -</p> - -<p> -— Non lo so, — risponde Toti, pensieroso. -</p> - -<p> -— Non lo sai? — -</p> - -<p> -Dopo breve esitazione Toti soggiunge: -</p> - -<p> -— Tutti siamo uguali di fronte al buon -Dio! — -</p> - -<p> -Orsetto tace perchè non intende bene la -profondità del pensiero di Toti; egli è ammirato -e stupito dalla prontezza con la -quale il suo nuovo amico risolve ogni difficoltà. -</p> - -<p> -Ad un richiamo di Suor Lucia sostano. -Una signora saltellante, col cappellino pieno -di piume si avvicina. -</p> - -<p> -— Chi è? — chiede Toti. -</p> - -<p> -— È la mamma di Adalgisa, — risponde -Orsetto — è una signora buffa; si chiama -Cleopatra. -</p> - -<p> -— Guarda che bel nome! Almeno si sbrigasse -presto! — -</p> - -<p> -La signora Cleopatra s’inchina amabilmente -innanzi a Suor Lucia ed esclama: -</p> - -<p> -— Tanti augurî, Suor Lucia, tanti augurî. -</p> - -<p> -— Grazie, altrettanto! — risponde Toti. -Orsetto gli consiglia il silenzio. -</p> - -<p> -— Come si porta la mia Adalgisa? -</p> - -<p> -Bene, bene, — risponde Suor Lucia. -</p> - -<p> -Adalgisa si è avvicinata, è tutta rattratta -in sè, e scrolla le spalle come se le -parole di sua madre le facessero dispetto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -</p> - -<p> -— Ti fai onore, bambina mia? — le chiede -la madre inchinandosi a carezzarla. -</p> - -<p> -— No. — -</p> - -<p> -— Di’ la verità, sii buona! -</p> - -<p> -— Va’ via, va’ via, — risponde l’incomparabile -dolcezza. -</p> - -<p> -— Me ne andrò, amore mio; ma tu sii rispettosa -con Suor Lucia. -</p> - -<p> -— No. Io voglio piangere. -</p> - -<p> -— E perchè? -</p> - -<p> -— Perchè sì, e se non vai via, ti faccio -le corna. -</p> - -<p> -— Dio, com’è carina! — esclama la signora -Cleopatra — non le pare? -</p> - -<p> -— Oh sì! — risponde Suor Lucia debolmente. -</p> - -<p> -— Ma a casa è tanto più graziosa. Vede, -per esempio, ogni sera, prima di andare al -riposo, continuerà un’ora ad augurarci la -buona notte, e noi facciamo un carnevale! — -</p> - -<p> -Suor Lucia vorrebbe assentire, ma non le -riesce. -</p> - -<p> -— Addio, cara, — riprende la madre accarezzando -l’istrice filiale; poi, rivolta alla -brigata s’inchina e ripete con comico ossequio: — Tanti -augurî, tanti augurî! — -</p> - -<p> -Toti, vinto da un impeto di gaiezza, agita -le mani in atto di saluto e risponde: -</p> - -<p> -— Buone feste e buon capo d’anno! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -</p> - -<p class="ast">❦</p> - -<p> -Pochi passi ancora ed entreranno nel -prato verde, nel loro infinito dominio. -</p> - -<p> -Toti è pensoso perchè un dubbio passeggero -lo agita, un dubbio che gli fa rivolgere -questa domanda ad Orsetto: -</p> - -<p> -— Perchè si devono dir sempre bugie? — -</p> - -<p> -Orsetto lo guarda senza intendere. -</p> - -<p> -— Ma sì, — riprende Toti — se io -dico alla signora Penelope che è brutta e -non mi piace, la zia Emma mi guarda male -e mi punisce; se dico che mi annoio a far le -visite, mi lasciano senza frutta e poi vogliono -ch’io sia sincero! Ma se ci costringono a dir -le bugie! — -</p> - -<p> -Orsetto tace sempre. -</p> - -<p> -— Non è vero? — domanda Toti. -</p> - -<p> -— Sì, ma se non fai così non ti regalano -più i dolci! -</p> - -<p> -— Che cosa m’importa! — esclama Toti; -e l’idea è già trascorsa, ha brillato un attimo, -si è spenta; l’anima di un bimbo è -come un seno di mare in cui l’onda succede -all’onda placidamente in una dolce lucentezza, -velata appena da qualche ombra di -nube. -</p> - -<p> -In fondo rilucono i colli, una corona -azzurra; nei più vicini si vedono i profili -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -delle case, dei castelli, le ombre nere delle -selve; ma poi tutto si allontana e si fonde, -trascolora azzurreggiando quanto più sale -al cielo. Le estreme vette dell’Appennino -si confondono alle nubi; forse lassù si apre -la strada che giunge al sole. -</p> - -<p> -I pioppi che fiancheggiano il prato verso -levante (e pare che l’Astro sorga fra i colonnati -di un tempio grandissimo) si sdoppiano -per distendersi al suolo in un’ombra -protettrice. I pioppi amano le voci dei nidi -e quelle dei bimbi, perchè tanto le une -quanto le altre hanno ugual significato per -gli immobili giganti. -</p> - -<p> -È tempo di primavera. -</p> - -<p> -Liberi da ogni freno, i monelli si sbandano -e gridano e si rincorrono passando -nel sole come in un volo. Suor Lucia siede -all’ombra dei pioppi e, attorno a lei, si raccolgono -i più piccini ai quali deve raccontare -la fiaba dello <i>Stelo d’oro</i>. -</p> - -<p> -Rando e Celestina; Lola e Miranda; -Nicoluccio, Doretta e Ciuffolo seggono in -semicerchio; Suor Lucia è nel centro; fra -le alte rame il sole sogguarda ad attimi -con mille occhi abbaglianti. La frescura è -deliziosa. -</p> - -<p> -— «C’era una volta una via lunga lunga -come il cielo e partiva da un capo del -mondo per giungere all’altro capo e nessuno -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -l’aveva percorsa mai tutta quanta, benchè -molti vi si fossero provati. Dopo dieci, -dopo venti anni tornavano vecchi senza ricordare -niente di ciò che avevano veduto e -delle avventure che erano toccate loro nel -viaggio pauroso. Morivano senza riacquistar -la parola. -</p> - -<p> -»Ora partivano uomini poveri, ora principi, -ora imperatori che preparavano spedizioni -numerose di cavalli e di armati; -ma o non tornavano, o tornavano muti e -vecchi come tutti gli altri. -</p> - -<p> -»In fondo alla strada infinita, custodito -da ventiquattro principesse sorelle tutte vestite -di seta turchina, sorgeva lo <i>Stelo d’oro</i> -attorno al quale esse danzavano eternamente, -allacciate in catena, una farandola d’amore. -Chi fosse giunto allo Stelo d’oro sarebbe stato -Signore del mondo e di tutti i cieli. -</p> - -<p> -»Ora c’era, in un paese della terra, un -povero mercante che aveva un solo figlio -al quale avrebbe dato anche il suo cuore -pur di vederlo contento, e il figlio di questo -povero mercante si chiamava Graziolo -ed era un fanciullo buono e pensoso, ed -era sempre triste. -</p> - -<p> -»Tutte le cure del padre non bastavano -a farlo sorridere una volta; e quando il padre -gli chiedeva piangendo: — Che cos’hai, -Graziolo? — Il fanciullo rispondeva: — Voglio -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -andare al mio viaggio! — Ma non tornerai -più, figliuolo! — Sì, babbo, tornerò -e voi sarete contento. Lasciatemi partire. -</p> - -<p> -»Tanto disse e tanto fece, che un bel -giorno il povero mercante pose in una bisaccia -tutto il suo danaro, lo dette a Graziolo -e gli disse: — Segui la tua sorte, -figlio mio. Se fra cinque anni non sarai -tornato, ti raggiungerò nei cieli dove vorrai -attendermi. — E Graziolo rispose: — Babbo, -fra cinque anni sarò con voi. La -mia ventura mi guida, babbo; io parto e -tornerò contento! — Si abbracciarono lungamente, -e Graziolo si pose per la terribile -via dalla quale nessuno era ritornato a raccontare -le sue avventure. -</p> - -<p> -»Il padre lo vide dileguare, si gettò in -terra e pianse disperandosi. Il sole sorgeva -allora....» — -</p> - -<p> -La voce di Suor Lucia è lenta e grave; -i monelli ascoltano con la bocca socchiusa. -Qualcuno fra loro tende l’orecchio allo stormire -dei pioppi, perchè i pioppi parlano, pei -bimbi, e ascoltano le fiabe che ripetono poi -alle stelle piccine. -</p> - -<p> -Più lontano Toti, Orsetto, Anselmuccio, -Giacomino, Adalgisa e tutti gli altri monelli, -imitano la danza delle ventiquattro -principesse sorelle attorno allo stelo d’oro -e, allacciati per mano, cantano e girano in -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -un volo di nastri, di capelli, di vesticciuole -che schioccano al vento. Pare che tutta l’aria, -tutta la luce s’empia di quella festosità. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> — Giro giro tondo</p> -<p class="i01">Cavallo imperatore</p> -<p class="i01">Cavallo d’argento</p> -<p class="i01">Che costa cinquecento.</p> -<p class="i01">Cento cinquanta</p> -<p class="i01">E la gallina canta</p> -<p class="i01">Lasciala cantare</p> -<p class="i01">La voglio maritare....</p> -</div></div> - -<p> -S’interrompono e si fermano guardando -verso il fondo del prato dov’è apparsa una -piccola ombra nera. Rimane immobile su quel -confine estremo e pare non ardisca avanzare. -</p> - -<p> -— Chi è? — chiede Toti a Orsetto. -</p> - -<p> -— È Zulù, il piccolo lupo. -</p> - -<p> -— Perchè lo chiamate così? -</p> - -<p> -— Perchè nessuno gli ha parlato mai; -perchè non ha casa e non ha famiglia; -perchè ha paura di tutti. -</p> - -<p> -— Oh vieni vieni, andiamo a salutarlo — grida -Toti. -</p> - -<p> -— Ma fuggirà. -</p> - -<p> -— Vieni, proviamo. — -</p> - -<p> -Si avviano; Zulù è già scomparso dietro -le prode dei fossi. -</p> - -<p> -Toti si lancia in corsa; vuol seguire le -tracce di quella creatura misteriosa. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -</p> - -<h2 id="cap3">III. -<span class="smaller">La selva dei Gioghi.</span></h2> -</div> - -<p> -Col capo all’aria e gli occhi intenti alle -finestre di un secondo piano, Toti e Orsetto -gridano a tutta voce: -</p> - -<p> -— Marinella, vieni? — -</p> - -<p> -Un visetto vermiglio appare fra due imposte -socchiuse: -</p> - -<p> -— Aspettatemi, vengo subito. -</p> - -<p> -— Fa’ presto, la strada è lunga! -</p> - -<p> -— È pronta la giardiniera? -</p> - -<p> -— Ci aspetta da un’ora, spicciati. -</p> - -<p> -— Vengo, vengo! — -</p> - -<p> -Il visetto scompare, giungono dall’alto -le grida festose della monella; Toti e Orsetto -si volgono verso l’estremità della strada -dove Suor Lucia, circondata dalla sua coorte, -li attende. -</p> - -<p> -Rando annusa con accigliata serietà un -gran fiore di girasole, e Celestina tende il -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -nasetto a virgola per gustare l’ipotetico profumo -della girandola floreale. -</p> - -<p> -— Come è bello! — esclama Celestina -— Dove l’hai preso? -</p> - -<p> -— Me l’ha dato Ciuffolo — risponde -Rando senza levar gli occhi. -</p> - -<p> -— E tu che cosa gli hai dato? -</p> - -<p> -— Io gli ho dato due nòccioli di pesca -e un bottone. -</p> - -<p> -— Dio! — esclama Celestina giungendo -le mani per significare tutta la sua ammirazione -per l’abile mercato. — Hai fatto un -buon baratto! — -</p> - -<p> -Rando non risponde. Ciuffolo, riparato -dietro le sottane di Suor Lucia, si nasconde -in bocca i due nòccioli di pesca e il bottone -per non cedere alle insidie di Cola che gli -gira attorno e lo guarda con occhi sparvieri; -le guance di Ciuffolo si gonfiano sempre più, -sembrano due piccoli otri, due calotte sferiche -applicate ad arte sul viso del pacifico -marmocchio. -</p> - -<p> -Marinella giunge di gran corsa. -</p> - -<p> -La pamela, assicurata con un elastico -sotto il mento, le è caduta su le spalle e le -forma un’aureola intorno al capo adorno da -una selva di capelli nerissimi e ricciuti. -</p> - -<p> -Uno schioccare di frusta avverte i monelli -che la giardiniera è pronta all’angolo -della via, e che si attendono i ritardatari. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -</p> - -<p> -— Presto presto! — gridano coloro che -sono già saliti nell’ampio calesse. In un volo -tutta la nidiata si affolla e si sospinge intorno -al predellino. Comincia la lotta per -occupare i posti migliori. Le esortazioni di -Suor Lucia, la quale non perde mai la sua -celeste serenità, non ottengono nessun risultato. -Adalgisa vuol salire a cassetta e si arrampica -su per le ruote con grande sconcio -della sua vesticciuola bianca, campione di -candore se non di eleganza. Toti, Marinella e -Orsetto vorrebbero salire sul tetto della vettura, -dove si allineano ordinariamente i bauli, -ma Suor Lucia non consente; Rando e Celestina -hanno occupato un angolo e se ne -stanno tranquilli, annusando il loro girasole. -Alla fine tutti prendon posto nicchiando, -perchè nessuno ha ottenuto ciò che desiderava -ad eccezione di Adalgisa, la quale troneggia -a cassetta, al fianco del vetturino. Ella si -volge a guardare coloro che stanno nell’interno -e allargando la bocca e travolgendo -gli occhi si abbandona ad una squisita serie -di versacci schernevoli; ma ad un tratto interrompe -la pantomima e scoppia in pianto -dirotto perchè Toti, allungato furtivamente -un braccio, le ha dato un solenne pizzicotto -nella parte ch’ella espone con maggiore evidenza -al pubblico sottostante. -</p> - -<p> -Un nuovo schioccare di frusta, un bubbolìo -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -rapido di sonagliere, il sobbalzare della -giardiniera sui ciottoli, interrompe il pianto, -di Adalgisa che si asciuga gli occhi su le maniche -della veste bianca. Il sole nuovo scivola -lungo le vie della città. Qualche passante si -sofferma ad osservare. Suor Lucia sorveglia -senza cipiglio e senza sorriso; il volto di lei, -pallido e grave, non ha mutevolezze. -</p> - -<div class="figcenter"><a id="fill-057"></a> - <img src="images/ill-057.jpg" alt=""> -<p class="caption">Mentre la giardiniera corre verso i colli azzurreggianti.... (pag. 56).</p> -</div> - -<p> -Per ingannare il tempo, mentre la giardiniera -corre verso i colli azzurreggianti al -limite del piano, comincia lo scambio di -oggetti svariatissimi e s’iniziano ardenti discussioni -su la valutazione dei medesimi. In -ciò porta una nota tutta personale Anselmuccio, -un monello su gli undici anni, dai -capelli rossi e gli occhi obliqui. Egli ha il -genio del commercio, è nato commerciante -e, per questo istinto di natura, svaligia alla -lettera la casa paterna. Le sue tasche sono -sempre rigurgitanti e contengono oggetti di -indole disparata: francobolli, pipe, vecchie -casse da orologio, astucci da gioielli, bottoni, -piccoli coperchi, pentolini, fibbie da scarpe, -turaccioli e mille altre cose simili. Tali quisquilie -acquistano, in mano ad Anselmuccio, -un valore straordinario; un turacciolo, ricoperto -da un poco di stagnola dorata, è un -rarissimo cimelio e non è ceduto se l’oggetto -offerto in cambio non ha qualità assolutamente -superiori; potrà scambiarsi, per -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -esempio, con un francobollo del Guatemala -o con una nappina da chepì, ma non mai coi -volgarissimi bottoni i quali rappresentano, -nel commercio infantile, l’ultimo grado del -valore. Anselmuccio sdegna e si rifiuta di -trattare coi piccini, i quali non hanno a loro -disposizione se non qualche bottone rapito -furtivamente al patrimonio materno. Una -volta Cola, dalle gambe arcuate, per ottenere -da Anselmuccio un vecchio lunarietto -si staccò tutti i bottoni che aveva addosso -e rimase con le brachine penzoloni; ma -anche questo supremo sacrificio, questa violazione -della privata decenza, non ottenne -risultato e Suor Lucia ne pagò le spese in -tanto filo per rimetter le cose a posto. -</p> - -<p> -Anselmuccio ordinariamente non parla, -osserva i compagni, spia l’occasione propizia; -nulla gli sfugge; è onniveggente. Ogniqualvolta -scorga una cosa che gli sembri utile e -commerciabile è pronto ad intervenire e ad -offrire. Quasi sempre gli affari gli riescono -bene; ha un’abilità tutta sua, che i compagni -gli riconoscono. -</p> - -<p> -All’infuori di ciò, nulla lo seduce; rimane -indifferente ai giuochi ed agli scherzi, -vive a sè calcolando e premeditando. -</p> - -<p> -Marinella lo chiama l’astuto citrullo, e -Anselmuccio ne ride, pago di soddisfare la -sua vivissima bramosia dello scambio. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -</p> - -<p> -Il sole si avviva e le allodole navigano -per l’aria azzurra; si odono i loro trilli, le -loro cadenze sperdute; scendono, si inabissano -nel dolce cielo d’aprile; e dagli olmi -le verlette e dalle macchie gli usignoli rispondono -alle sorelle del sole. Fa fresco e -l’aria reca dolcissimi aromi dai frutteti e -dagli orti in fiore. -</p> - -<p> -Celestina si sporge a guardare la strada; -ad un tratto si volge a Rando, e gli chiede -con aria trasognata: -</p> - -<p> -— Perchè girano le ruote? — -</p> - -<p> -Rando guarda a sua volta, sta assorto -qualche secondo, e risponde: -</p> - -<p> -— Perchè gli alberi corrono e la strada -scappa. — -</p> - -<p> -Celestina ride stringendosi nelle spalle; -ma ride convinta dalla spiegazione che le ha -data Rando; è un attimo di perfetta fusione -dell’anima sua bambina con l’anima di tutte -le cose che la rende gaia. È pur buffo che -gli alberi corrano per far piacere al suo compagno -e a lei, e che la strada fugga per farli -giungere più presto sui monti celesti, dove -sorride la neve e dove si mangiano le castagne! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -</p> - -<p class="ast">❦</p> - -<p> -— Quando torneremo noi alla selva di -Lucchetto? — chiede Toti a Marinella. -</p> - -<p> -— Chi sa? — risponde la monella alzando -gli occhi e le ciglia in atto di vaga -incertezza. — Chi sa? -</p> - -<p> -— Una volta Suor Lucia ci conduceva -tutte le domeniche alla selva e ai prati di -Villanova — dice Orsetto — ora ci andiamo -molto di rado e io non so perchè! -</p> - -<p> -— Vi trovavate con Bocca-di-fiore? -</p> - -<p> -— Sì; sempre. -</p> - -<p> -— E con Allodola? -</p> - -<p> -— No, Allodola l’ho veduta due volte -sole. La cercavamo sempre perchè canta -bene, ma Suor Lucia ci diceva che era -malata. -</p> - -<p> -— Infatti, anche domenica scorsa era -molto pallida! — esclama Marinella. -</p> - -<p> -— E di chi è figlia? — domanda Toti. -</p> - -<p> -— Non lo so, — risponde Orsetto. -</p> - -<p> -— Con chi vive? -</p> - -<p> -— Vive nei prati ed ha un gregge di pecore -bianche. Tutti le vogliono bene. -</p> - -<p> -— Che bel nome ha! -</p> - -<p> -— Bellissimo! — esclama Marinella — Ha -anche gli occhi belli. Non deve essere -figlia di contadini. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -</p> - -<p> -— Io ho sentito una storia di principi, — soggiunge -Orsetto — una storia confusa -della quale non ricordo nulla. La raccontò -un piccolo pastore. -</p> - -<p> -— Non ricordi il nome? -</p> - -<p> -— No; era un amico di Zulù. -</p> - -<p> -— E credi che Zulù ne sappia qualcosa? -</p> - -<p> -— Credo di sì, perchè Allodola è la sola -creatura alla quale il piccolo lupo voglia -bene. -</p> - -<p> -— Allora dirò a Zulù di raccontarmi la -storia di Allodola — soggiunge Toti. -</p> - -<p> -— È inutile, non ti risponderà e lo faresti -inquietare. -</p> - -<p> -— Chi sa?! — riprende Toti in tono -leggermente ironico. — Potrebbe darsi ch’io -riuscissi! -</p> - -<p> -— Sei stata mai alla capanna di Bonaventura? — chiede -poi a Marinella come -per sviare il discorso. -</p> - -<p> -— Ci sono stata quand’ero piccina. -</p> - -<p> -— E che c’è di bello? -</p> - -<p> -— Allora c’era la mia balia e c’era un -maiale addomesticato che ci seguiva sempre -come un cane e mangiava a tavola -con noi. -</p> - -<p> -— E adesso ci sarà più? — chiede vivamente -Orsetto. -</p> - -<p> -— Chi lo sa? Allora era già vecchio e -sono passati tanti anni! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -</p> - -<p> -— Quanti? -</p> - -<p> -— Oh, per lo meno cinque. — -</p> - -<p> -Trascorre una pausa poi Toti sussurra: -</p> - -<p> -— Sapete chi troveremo lassù? -</p> - -<p> -— Chi? -</p> - -<p> -— Indovinate. -</p> - -<p> -— Non saprei, — risponde Marinella. -</p> - -<p> -— Non saprei, — soggiunge Orsetto. -</p> - -<p> -— Troveremo Zulù. -</p> - -<p> -— Zulù? E quando l’hai veduto? — domanda -Marinella oscurandosi. -</p> - -<p> -— Questo è affar mio, — risponde Toti. -</p> - -<p> -— Gli hai parlato? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— È venuto a trovarti? -</p> - -<p> -— No; sono andato a trovarlo io. -</p> - -<p> -— Solo? -</p> - -<p> -— Solo. -</p> - -<p> -— E non hai avuto paura? -</p> - -<p> -— Zulù è buono, e non fa male a nessuno. -</p> - -<p> -— Ma allora perchè vogliono portarlo -in prigione? -</p> - -<p> -— Io non lo so, — risponde Toti. — Noi -torneremo verso sera; poco prima del tramonto -Zulù sarà alla Selva dei Gioghi che -è poco distante dalla capanna di Bonaventura, -e ha detto di trovarci là. Verrete? -</p> - -<p> -— Io verrò, — risponde Marinella. -</p> - -<p> -— Anch’io, — soggiunge Orsetto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -</p> - -<p> -— Non ne parliamo ora, perchè gli altri -se ne potrebbero accorgere, e vogliamo esser -soli. -</p> - -<p> -— Sì, soli soli. -</p> - -<p> -— Poi, se fossimo in molti, Zulù non verrebbe; -lo ha detto. -</p> - -<p> -— Io però ho un poco di paura, — soggiunge -Marinella ridendo. -</p> - -<p> -— Anch’io, — replica Orsetto. -</p> - -<p> -Toti è lusingato dal timore dei compagni; -ciò accresce a mille doppi il suo coraggio. -</p> - -<p> -— Verrete con me; — risponde — io -conosco Zulù, siamo buoni amici. — -</p> - -<p> -Marinella ha un lampo ne’ suoi grand’occhi -neri. -</p> - -<p> -— Gli chiederemo se è giunto mai alla -casa dell’Orco. -</p> - -<p> -— E se ha veduto i nani dei boschi, — sussurra -Orsetto. -</p> - -<p> -— Zulù deve saper tutto, deve aver veduto -tutto, — replica Marinella. — Oh io gli -darò due bacioni sugli occhi! -</p> - -<p> -— Non hai più paura? — le chiede Toti. -</p> - -<p> -— Ora mi pare di no; ma può darsi che -a vederlo la paura ritorni. È tanto brutto! — -</p> - -<p> -L’alto vocìo dei compagni interrompe -il loro dialogo. Giacomino, l’astuto monello -tirato a pulimento come il fodero di una -sciabola, propone una serie d’indovinelli ai -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -compagni che non ne capiscono niente e -appunto per questo ridono e si divertono un -mondo. -</p> - -<p> -— Indovinate questo che è bello, — grida -Giacomino — e lo sanno anche i boccali di -Montelupo: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">In cima a una finestraccia</p> -<p class="i01">Ci sta una vecchiaccia</p> -<p class="i01">E quando tentenna un dente</p> -<p class="i01">Chiama tutta la gente:</p> -<p class="i01">Alalè alalè</p> -<p class="i01">Indovina quel che gli è. —</p> -</div></div> - -<p> -Segue un attimo di silenzio. -</p> - -<p> -— Nessuno lo spiega? — chiede Giacomino -rivolgendosi ai più piccini. -</p> - -<p> -Ciuffolo guarda il cielo e ripete beandosi: -</p> - -<p> -— Alalè, alalè, alalè! — -</p> - -<p> -Adalgisa guarda dall’alto e sorride malignamente. -</p> - -<p> -— Brava, spiegalo tu! — le grida Toti -che si è accorto dell’aria canzonatoria assunta -dall’istrice domestico. -</p> - -<p> -— Ci vuol poco, — risponde Adalgisa -sdegnosa. -</p> - -<p> -— Avanti dunque, che cos’è? — ripete -Giacomino. -</p> - -<p> -— Domandalo a Toti, — ribatte la monella -arruffata. -</p> - -<p> -— No, no; sta a te che fai la brava! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -</p> - -<p> -— Sì, a te, a te! — urla il coro. -</p> - -<p> -Adalgisa tace un attimo, e poi con voce -stridula grida: -</p> - -<p> -— Ma chi non lo sa? È la chiesa! — -</p> - -<p> -Segue un diavolìo; tutti i monelli si -levano in piedi per gridare e punire così la -presunzione dell’istrice domestico. -</p> - -<p> -Sopraffatta dall’impeto impreveduto Adalgisa -si volge e scrolla le spalle per assumere -un atteggiamento; ma le lacrime le -scendono copiose su le guance e si perdono -agli angoli della bocca contratta. -</p> - -<p> -Gli unici che non partecipano al gaio tumulto -sono Rando e Celestina. Come se -nulla accadesse intorno a loro, stanno muti -e inciprigniti perchè non sono riusciti ad -acchiappare un moscon d’oro... che si era -posato sul girasole. Suor Lucia che fino allora -aveva taciuto, tutta curva sui grani del -rosario che fa passare interminabilmente fra -le scarne dita, è costretta ad intervenire perchè -le cose hanno preso una piega differente. -</p> - -<p> -L’orgasmo ha alzato di vari toni l’allegria -dei fanciulli. Ora Giacomino ed Anselmuccio -si trovano di fronte in aria minacciosa; -Anselmuccio, contrariamente ad ogni -sua abitudine, ha assunto la difesa di Adalgisa, -e da ciò un rapido diverbio che pare voglia -condurre a vie di fatto. I due fanciulli -si squadrano con occhi torvi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -</p> - -<p> -— Se ti dò un pugno, — grida Anselmuccio — ti -getto giù dalla giardiniera! — -</p> - -<p> -E l’altro, avvicinandosi ancor più con -aria provocante: -</p> - -<p> -— Pròvati! -</p> - -<p> -— Oh! ci vorrà molto! -</p> - -<p> -— Pròvati, dunque! — -</p> - -<p> -Pausa. -</p> - -<p> -— Moccione! -</p> - -<p> -— Imbecille! -</p> - -<p> -— Lo dici a me? -</p> - -<p> -— Sì, a te! -</p> - -<p> -— Ripetilo, se hai core! -</p> - -<p> -— Imbecille! -</p> - -<p> -— Bada! Non hai provato ancora le -mie mani! -</p> - -<p> -— Credi di farmi paura? -</p> - -<p> -— Ma neanche tu me ne fai! — -</p> - -<p> -Altra pausa, ed altro scandaglio come -sopra. -</p> - -<p> -— Se fai un altro passo, ti picchio! -</p> - -<p> -— Ecco! — E il passo è fatto. I combattenti -si trovano a viso a viso, il momento -pare decisivo, i cuori palpitano. -</p> - -<p> -— Anche se sei più grande di me, io ti -compro e ti rivendo! — grida Giacomino. -— Scostati! -</p> - -<p> -— No! -</p> - -<p> -— Scostati! -</p> - -<p> -— No! — -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -</p> - -<p> -La prima spinta è data, Giacomino ha -attaccato il nemico che attacca a sua volta; -in un attimo i due monelli si acciuffano e -cadono in grembo a Suor Lucia, la quale, -non avendo ottenuto alcun risultato positivo -con le esortazioni amorevoli, è intervenuta -di persona. -</p> - -<p> -Toti, Orsetto e Marinella prestano man -forte a Suor Lucia; i contendenti sono divisi -e riprendono i loro posti; fra poco anche -il broncio che serbano scomparirà, e la -pace sarà ristabilita compiutamente. -</p> - -<p> -— Mio Dio, — esclama Miranda, un battuffoletto -di quattro anni che ha atteggiamenti -di donna matura — questi uomini -come sono gelosi! — -</p> - -<p> -Ad un attimo di stupore segue una franca -risata. -</p> - -<p> -Miranda arrossisce e china gli occhi. -</p> - -<p> -— Che hai voluto dire? — le chiede -Marinella. -</p> - -<p> -La piccola tace. -</p> - -<p> -— Ma che c’entra la gelosia? — -</p> - -<p> -Miranda leva una mano ed indica Adalgisa, -causa prima del breve pugilato. -</p> - -<p> -— Miranda, voi non capite niente! — esclama -Suor Lucia — E dovete tacere sempre; -e dovete occuparvi solo dei fatti vostri! — -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -</p> - -<p> -Si odono già, dalle prime selve di roveri, -i canti delle calandre. La pianura pare un -immenso mare azzurro, costellato di piccole -gemme bianche. -</p> - -<p class="ast">❦</p> - -<p> -Il momento si avvicina, e i tre piccoli -cuori palpitano di ansia e di timore: hanno -saputo che la Selva dei Gioghi, luogo fissato -da Zulù per l’appuntamento, è piuttosto -lontana. Bonaventura glie l’ha indicata: -per giungervi conviene attraversare -una piccola valle e risalire il versante opposto -del monte; a mezza costa, dove sorge -una piccola casa, comincia la selva. Hanno -a loro disposizione poche ore perchè il sole -comincia a declinare, conviene dunque affrettarsi -per giungere alla mèta all’ora fissata. -</p> - -<p> -Toti, Marinella e Orsetto si sono dati -convegno dietro ai pagliai per sfuggire agli -sguardi del prossimo importuno. -</p> - -<p> -— Vogliamo partire? — chiede Orsetto. -</p> - -<p> -— Sei ben sicuro che nessuno ci abbia -veduto? -</p> - -<p> -— Sicurissimo. -</p> - -<p> -— E se Suor Lucia ci cerca? -</p> - -<p> -— Chiamerà e le risponderemo; non -andiamo mica in capo al mondo! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -</p> - -<p> -— Sai la strada? -</p> - -<p> -— Sì. — -</p> - -<p> -Saltano un rivoletto, vanno curvi dietro -una siepe e, giunti ad una viottola, scendono -a valle. -</p> - -<p> -Il sole declina; le ombre azzurreggiano -sempre più, si allungano; in fondo alla valle -si fanno più dense. Passano nell’aria le -grida dei compagni, giungono dall’alto, dall’aia -di Bonaventura perduta nella gaiezza -solare a sommo del verde colle. -</p> - -<p> -— Suor Lucia ci chiama! — esclama -Toti sostando. È stato un inganno; non si -ode che un frastuono indeterminato simile -al gridìo dei passeri che si adunano all’albergo -quando il cielo si imporpora e dolcemente -riluce. Suor Lucia farà passare fra -le scarne dita i grani del rosario, come sempre, -e sorveglierà i più piccini perchè non -abbiano a disperdersi. Possono proseguire -tranquilli. -</p> - -<p> -— Toti, sei ben certo che Zulù ci aspetti? -— chiede Marinella. -</p> - -<p> -— Ne sono certissimo. -</p> - -<p> -— Quanti anni ha, Zulù? -</p> - -<p> -— Ha dodici anni. -</p> - -<p> -— E dove è nato? -</p> - -<p> -— Non si sa. Glie l’ho chiesto, e mi ha -risposto che nessuno glie lo ha detto mai. -</p> - -<p> -— Allora non conosce sua madre? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -</p> - -<p> -— Sua madre è stata uccisa dai cacciatori. -</p> - -<p> -— Dai cacciatori! -</p> - -<p> -— Sì, era una lupa! — risponde Toti -con tutta semplicità. Orsetto sente il suo -cuore battere sempre più rapidamente; ma -di che cosa si tratta dunque? Zulù è un -ragazzo o una bestia? Marinella si accorge -della paura del compagno, e per incorarlo -gli si accosta, lo abbraccia e gli mormora -con voce materna: -</p> - -<p> -— Non aver paura. Non ti ricordi? Anche -Romolo e Remo erano figli di una lupa -ed hanno fondato Roma! — -</p> - -<p> -Pare che l’originale trovata abbia efficacia -anche sul timido cuore di Orsetto. -</p> - -<p> -— Corriamo? — propone Toti. -</p> - -<p> -— Sì, corriamo. — -</p> - -<p> -La strada è facile, il pendìo dolce. Traversano -rabbrividendo una macchia che si -schiude al loro passaggio, e si trovano in -un’aia; proseguono in mezzo ai prati, poi fra -le vigne, di sentiero in sentiero, senza voltarsi -mai, senza pensare alla strada percorsa; -i loro occhi son fissi lassù, dove cominciano -le roveri della selva, dove l’anima loro è -giunta già ad esplorare. -</p> - -<p> -— Quanto è lunga la strada! — mormora -Marinella ad un tratto. -</p> - -<p> -— E si fa buio! — aggiunge Orsetto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -</p> - -<p> -Sono giunti in fondo alla valle, corsa da -un torrentello quasi asciutto. Toti si lancia -per primo fra i grandi ciottoli che coprono -il letto del torrente, e raggiunge la riva opposta; -i compagni lo seguono. Ora conviene -attraversare una fitta macchia di rovi per -risalire la costa. -</p> - -<p> -— Non c’è il sentiero — osserva Orsetto. -</p> - -<p> -— Per di qua, per di qua! — grida Toti -che ha superato il punto più difficile, aggrappandosi -agli sterpi. Marinella gli tende -le mani. -</p> - -<p> -— Aiutami dunque! Da sola non posso. — -</p> - -<p> -Toti ritorna su’ suoi passi, si sporge, -punta i piedi... ecco, il passo difficile è -vinto, ma i rovi han voluto la loro preda: -la veste di Marinella cade in brandelli. -</p> - -<p> -Ciò preoccupa un poco lo spirito ordinato -di Orsetto, ma non commuove Marinella la -quale, scrollando le spalle, riprende la via. -</p> - -<p> -Qualche goccia di sangue imperla la sommità -delle dita di Toti. -</p> - -<p> -— Ti sei fatto male? — gli chiede Marinella. -</p> - -<p> -— No. -</p> - -<p> -— Fa’ vedere. — -</p> - -<p> -Toti porge la mano che la bimba prende -fra le sue. -</p> - -<p> -— Ti brucia? -</p> - -<p> -— No. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -</p> - -<p> -— E se gli spini erano avvelenati? Non -ridere — soggiunge — ci sono anche le -spine di San Giorgio, e quelle uccisero il -dragone! — -</p> - -<p> -Marinella accosta le labbra alle piccole -ferite e sugge il sangue che spiccia lentamente. -</p> - -<p> -Quando risolleva il capo, i due monelli -si guardano e arrossiscono senza sapere il -preciso perchè. I colli opposti rilucono nella -moribonda gloria solare. -</p> - -<p class="ast">❦</p> - -<p> -— Chi sono? — sussurra Orsetto. -</p> - -<p> -Toti e Marinella non rispondono, ascoltano -sostando ai limiti del prato sul quale -la selva si muore. Molti fanciulli, allacciati -per mano, girano in tondo e cantano a coro; -cantano bene; sembrano allodole e calandre. -Sono scalzi, hanno i capelli disciolti. -</p> - -<p> -— C’è anche Zulù? — chiede Orsetto. -</p> - -<p> -— No, — risponde Toti. -</p> - -<p> -— Dove lo troveremo allora? -</p> - -<p> -— Bisogna chiedere a qualcuno se è questa -la Selva dei Gioghi. -</p> - -<p> -— E a chi si può domandare? -</p> - -<p> -— Quando quei signori avranno finito, -ci accosteremo. — -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -</p> - -<p> -Tacciono, raccolti dietro una macchia di -quercioli; dall’alto del monte scendono le -ultime strie d’oro del sole, si perdono fra -le rame, ricompaiono su l’erba, nelle radure. -Il canto dei fanciulli sale verso le altitudini -e lassù, nel sereno, si unisce agli squilli di -campane remote e si disperde. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Ohè! ohè! ohè! ohè!</p> -<p class="i01">La più gaia venga a me.</p> -<p class="i01">Getti via la lendinella,</p> -<p class="i01">La faremo tutta bella</p> -<p class="i01">Chè nel bosco aspetta il Re!</p> -</div></div> - -<p> -I fanciulli si perdono sotto il muto incantesimo -della selva. Le ultime roveri hanno -tuttavia alla sommità una corona d’oro. -La cantilena ha qualcosa di pauroso, Toti, -Marinella e Orsetto l’ascoltano con un tremito -nel cuore quasi fossero per assistere -ad un subito prodigio: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Marulèi ha fatto il pane</p> -<p class="i01">Nella casa delle tane,</p> -<p class="i01">E ti aspetta, Martinella.</p> -<p class="i01">Tu sei bella, tu sei bella!</p> -<p class="i01">Una veste ed una torta,</p> -<p class="i01">Marulèi sta su la porta;</p> -<p class="i01">Una veste ed una rama,</p> -<p class="i01">Marulèi guarda e ti chiama.</p> -<p class="i01">Gira, gira,</p> -<p class="i01">Gira, gira,</p> -<p class="i01">Passa il vento che sospira</p> -<p class="i01">E la notte è scura scura,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span></p> -<p class="i01">Ed il bosco fa paura.</p> -<p class="i01">Ecco sbucan gli occhi rossi</p> -<p class="i01">Dalla selva di Mamù...</p> -<p class="i01">Uuuuuuh!</p> -</div></div> - -<p> -— Andiamo via, — mormora Marinella. — Questa -gente mi fa paura. — -</p> - -<p> -Toti ed Orsetto fanno per voltarsi, ma -ad un tratto si acquattano; hanno avvertito -un fruscìo alle loro spalle; inoltre i piccoli -pastori, dopo aver finita la cantilena, come -è consuetudine del loro giuoco, fra strane -grida si sono dati ad una fuga precipitosa, -e in breve sono scomparsi, dirupando. Le -ultime voci salgono dalla valle; sono già -lontane, e i tre esploratori hanno la perfetta -coscienza della loro solitudine nella terra -ignota. E se Mamù, l’orco, sbucasse per -davvero dalla spessa selva? -</p> - -<p> -— È una sciocchezza! — grida Toti per -farsi coraggio; sta per rivolgersi, ma avverte -un fruscìo più vicino, un lieve rumore di -passi; il brivido della paura lo riprende e -non ha più forza di pronunciare una parola. -</p> - -<p> -Orsetto e Marinella si sono raccolti -nell’ombra più fitta, e guardano attorno con -occhi da spiritati. -</p> - -<p> -— Toti? — -</p> - -<p> -Nessuno risponde; i fanciulli si sono immedesimati -col cespuglio che li accoglie. -</p> - -<p> -— Toti, ti ho portato il riccio. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -</p> - -<p> -Ah! è Zulù, il benvenuto, il salvatore! -</p> - -<p> -I tre volti si rasserenano, pare che il sole -rinasca. Zulù è sporco, ha i panni a brandelli, -il viso nero, i capelli scarmigliati e -Marinella vorrebbe abbracciarlo ugualmente; -la trattiene solo la bestiaccia ch’egli -reca fra le mani senza paura di pungersi. -</p> - -<p> -— È molto tempo che mi aspettavi? -— chiede Toti a Zulù. -</p> - -<p> -— No, sono arrivato or ora. E tu, che -cosa facevi in quella macchia? -</p> - -<p> -— Niente. Guardavo per terra. -</p> - -<p> -— Hai perduto qualcosa? -</p> - -<p> -— No. — -</p> - -<p> -Trascorre una pausa. Zulù non si avvicina -perchè si vergogna, Marinella e Orsetto -gli destano soggezione; ha le ciglia aggrottate -e gli occhi bassi; pare seriamente contrariato. -Toti nota subito il malessere di -Zulù, e cerca di porvi riparo con una specie -di presentazione: -</p> - -<p> -— Non sono venuto solo perchè la strada -era lunga e Suor Lucia non mi avrebbe permesso -ch’io me ne andassi. Questa è Marinella -e ti vuol bene perchè sei figlio di una -lupa e vivi nei boschi, e questo è il bambino -del generale: si chiama Orsetto e non -fa male a nessuno. — -</p> - -<p> -Zulù, per tutta risposta, allunga una -mano senza alzar gli occhi e dice: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -</p> - -<div class="figcenter"><a id="fill-077"></a> - <img src="images/ill-077.jpg" alt=""> -<p class="caption">— Vuoi il porcospino? — Sì, -dammelo; dove l’hai trovato? (pag. 79).</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -</p> - -<p> -— Vuoi il porcospino? -</p> - -<p> -— Sì, dammelo; dove l’hai trovato? -</p> - -<p> -— Nel bosco. -</p> - -<p> -— È nel bosco la tua casa? — gli chiede -Marinella avvicinandosi. -</p> - -<p> -— Io non ho casa. -</p> - -<p> -— E dove dormi? -</p> - -<p> -— Su gli alberi, sotto le siepi, nei campi -di lupinelle, secondo; dormo sempre dove -mi trovo. -</p> - -<p> -— E l’inverno? -</p> - -<p> -— L’inverno dormo nei buchi delle fornaci; -ci fa caldo e siamo in molti là dentro. -</p> - -<p> -— Ma non hai paura? Sei sempre solo? -</p> - -<p> -— Non ho paura. -</p> - -<p> -— Hai veduto mai Mamù, l’orco? -</p> - -<p> -— Non l’ho veduto mai, l’ho sentito. — -</p> - -<p> -I tre monelli si guardano; i loro occhi -si aprono smisuratamente. -</p> - -<p> -— Dove l’hai sentito? — chiede Toti. -</p> - -<p> -— Una notte, nella selva di Ladino. Ero -salito sopra una rovere, non si vedeva una -stella; tutto era buio. Mi ero seduto su tre -rami incrociati e stavo per addormentarmi -allorchè sento gli alberi sibilare come se si -fosse levato un gran vento; ma il vento non -tirava; allora mi alzo e sto in orecchio. Che -cosa sarà? sarà il tasso? no, perchè non può -fare tanto rumore; sarà il lupo? nemmeno. Io -conosco bene il lupo; mi è passato vicino anche -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -di notte; il lupo si avverte appena, cammina -fiutando, e quando sente qualcuno va -a passi radi. E il fracasso si avvicinava proprio -come fa la grandine di estate. Allora -pensai che la vecchia della valle, nonna Simona, -mi aveva detto che Mamù era come -la tempesta, quando gira per il mondo, e -non ebbi più dubbio. -</p> - -<p> -— Ti vide? -</p> - -<p> -— Io non lo so, perchè quando sentii -crescere il rumore chiusi gli occhi e mi rimpiattai -fra i rami come uno scoiattolo. Appena -riaprii gli occhi, tutto era finito. Fu -come un baleno. -</p> - -<p> -— E dopo, non l’hai incontrato più? -</p> - -<p> -— Dopo ho preso le mie precauzioni. -Sono tornato da nonna Simona, ed ho avuto -da lei il rimedio per non essere veduto mai -più dall’orco. -</p> - -<p> -— Qual è questo rimedio? — chiedono -ad una voce Orsetto e Marinella. Zulù si -stringe nelle spalle e fa segno di non poter -rispondere. Toti sorride con aria di incredulità, -si sente superiore ai compagni. Egli sa -che sono tutte fole inutili e dannose quelle -degli orchi e delle streghe; Miss Edith e -la zia Emma glie lo hanno ripetuto tante -volte che ormai, su questo punto di fede, -ha la coscienza sicura e tranquilla. Non bisogna -allettare la mente dei fanciulli con -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -inutili fantasie, con creazioni mostruose e -inverosimili, conviene raccontare unicamente -la verità, la verità pura e semplice. -</p> - -<p> -Il ragionamento che Toti viene facendo -in silenzio fa sì ch’egli continui a sorridere -anche quando i compagni gli levano gli -occhi in volto: -</p> - -<p> -— Perchè ridi? — gli chiede Marinella. -</p> - -<p> -Toti inarca le ciglia, assume un tono indifferente, -alza un poco una spalla e risponde: -</p> - -<p> -— Ma che vuoi?! Mi stupisce vedere -come tu creda a ciò che racconta Zulù. -</p> - -<p> -— E perchè ti stupisce? -</p> - -<p> -— Perchè l’orco è una sciocchezza! — -</p> - -<p> -Tutti tacciono. Toti si pente del suo ardimento -perchè il sole si è nascosto e le -ombre discendono con rapidità; egli non -crede all’orco, ma il buio è un cattivo consigliere. -Inoltre la strada che debbono percorrere -è lunga ed è attraversata da un -torrentello e da una spessa macchia, punti -solitari e abbandonati dove, non si sa mai, -si potrebbe incontrare anche il lupo mannaro -e quello non è ben sicuro che non -esista. -</p> - -<p> -— Dunque — riprende Zulù a voce bassa — tu -non credi neppure alla Casa Lucente? -</p> - -<p> -— Non so che cosa sia — risponde Toti. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -</p> - -<p> -— La Casa Lucente sorge su la più alta -cima di un monte lontano lontano, ed è -sempre circondata da nubi d’argento. Ha i -culmini d’oro, i muri ricoperti di pietre preziose. -Le si apre dinanzi un grande portico -di adamante e le sorgono ai lati due -torri di rubini e di smeraldi che rilucono -per tutto il mondo. Nessuno conosce la strada -che vi conduce. Chi si è provato a raggiunger -la cima del monte altissimo non è -tornato più. Solo la Vecchia della valle sa il -segreto che può condurre alla vetta del -monte; ma fino ad ora non l’ha confidato -nemmeno all’aria. -</p> - -<p> -— Nemmeno a te? — gli domanda Marinella. -</p> - -<p> -— Un giorno nonna Simona mi disse: -«Voglio fare la tua fortuna;» e incominciò -a insegnarmi il modo di raggiungere la -Casa Lucente, ma poi si pentì sul più bello -e non volle più proseguire. -</p> - -<p> -— Che peccato! — esclama Marinella. -</p> - -<p> -— Ma allora tu sai di dove si parte? -— domanda Toti che ha dimenticato gli -ammonimenti di Miss Edith e della zia Emma, -e si lascia trasportare dalla fantasia, -dal desiderio delle cose vaghe e indefinite -che sono tanto più belle. -</p> - -<p> -— Lo so, — risponde Zulù. -</p> - -<p> -— E dove abita nonna Simona? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -</p> - -<p> -— A Ladino, in una casa sotto la selva. -</p> - -<p> -— E potremmo andare a trovarla? -</p> - -<p> -— Sì, ma bisogna farle un regalo. -</p> - -<p> -— Glie ne faremo mille! Ci accompagnerai -tu? -</p> - -<p> -— Vi accompagnerò. -</p> - -<p> -— Benissimo! — grida Marinella. — Andremo -alla Casa Lucente! Io mi riempirò -il grembiale di brillanti, e tu? — chiede -rivolgendosi ad Orsetto. -</p> - -<p> -— Io prenderò la mazza del comando. -</p> - -<p> -— Per farti imperatore! — riprende Marinella -ridendo. — Ed io farò la regina, la -bella regina tutta vestita di seta, e porterò -i brillanti sui capelli e avrò duemila servitori, -cento dame di palazzo, diecimila cavalli, -cinquanta berline e una reggia d’oro -e una bambola di cioccolata e tutti i dolci -che sono sulla terra! Dio, come sarò contenta! -</p> - -<p> -L’animazione delle tre anime bambine -cresce a dismisura; esse vedono già, gustano -il tesoro straordinario; quella loro fantasia -le fa gioire più del possesso reale; se tanto -avessero realmente, forse cercherebbero il -poco quale sorgente inaudita di gioia. Zulù -tace. Il suo viso oscuro pare sofferente, gli -occhi neri e lucentissimi e grandi, come due -strane gemme, guardano lontano alle sommità -più ardite e si animano di guizzi violenti. -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -L’anima dardeggia da quegli occhi -aperti nei cieli altissimi, raggiunge, supera -il volo delle aquile, si lancia fremente, cupa -ed insaziata alla sua conquista. -</p> - -<p> -La sera discende. -</p> - -<p> -— Allora — riprende Toti — ci troveremo -in casa di Carciofo, come l’ultima -volta. — -</p> - -<p> -Zulù assente. -</p> - -<p> -— E ora dove andrai? -</p> - -<p> -— Nella selva — risponde Zulù che fa -per avviarsi. -</p> - -<p> -— Dammi prima il porcospino. Aspetta, -lo metteremo nel fazzoletto. -</p> - -<p> -L’operazione è compita con ogni cautela; -i capi sono legati a doppio nodo e -stretti quanto più si può, perchè la piccola -bestia non debba fuggire. Frattanto Zulù -salta un cespuglio e si allontana leggermente, -sollevando appena un fruscìo. -</p> - -<p> -— Scusa, che cosa mangia il porcospino? — grida -ancora Toti. -</p> - -<p> -— Le vipere, — risponde Zulù senza rivolgersi. -È scomparso dietro una grande -rovere, ricompare più lontano fra l’ombra -più spessa, procede a balzi, i fanciulli lo guardano -meravigliati ed hanno una grande -voglia di richiamarlo, perchè sentono che -qualcosa che dava loro molto coraggio si allontana -con lui. Rieccolo più in alto, è come -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -un fantasma, si scorge appena; si inerpica -leggero, il lupo non ha maggiore agilità. -Ecco l’ultimo guizzo, si ode un lieve -scricchiolìo di rami infranti, e non si vede -più. Si è internato nel folto come le volpi, -come gli scoiattoli rossigni. -</p> - -<p> -— Le vipere? — riprende Toti, che ritorna -col pensiero al suo riccio. Vorrebbe -richiamare Zulù, ma ormai è inutile; poi -nello stesso tempo una voce acuta e prolungata -giunge dall’altra costa del monte. -</p> - -<p> -— Andiamo, andiamo, ci chiamano! — sussurra -Orsetto. -</p> - -<p> -Toti si avvia di corsa, e i compagni gli -tengon dietro. Il sentiero si perde nel buio -della valle. -</p> - -<p class="ast">❦</p> - -<p> -— Per di qua! — grida Orsetto. -</p> - -<p> -— No, per di qua! — riprende Toti. -</p> - -<p> -— Ma insomma qual’è la strada buona? — domanda -Marinella che si è fatta scura -in viso. — Qual’è, me lo sapete dire? — riprende -con voce nella quale è già qualche -sentore di pianto. — Finiremo per smarrirci -in questa foresta — è appena una macchia, -ma la fantasia della fanciulla ama il colore — e -ci troveranno i briganti! -</p> - -<p> -— Ma i briganti li sogni tu! — risponde -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -Toti indispettito, perchè l’insistenza di Marinella -comincia a mettergli paura. -</p> - -<p> -— Ed io ti dico che ci sono! — replica -la fanciulla. — Lo lessi anche ieri nel giornale -di papà. Hanno rubato dieci bambine -e non se ne è saputo più nulla. -</p> - -<p> -— Ma dove? -</p> - -<p> -— In Sardegna. -</p> - -<p> -— Allora sono lontani. -</p> - -<p> -— Sì! Impiegheranno molto tempo a -giungere qui! -</p> - -<p> -— Ma debbono traversare il mare! -</p> - -<p> -— E non hanno le barche? Poi i briganti -sono dappertutto, ed io ho paura. Tu -vuoi fare il coraggioso, ma io ho letto la -storia di un bambino divorato da un lupo -e qui i lupi sono numerosi come le lucciole. -Poi non hai sentito che cosa ha detto Zulù? -Siamo in un paese abbandonato, se si perde -la strada facciamo la fine dei tre bimbi che -San Nicola fece risuscitare e San Nicola -non c’è più. Mio papà l’ha veduto a Bari; -ora non si muove da quella città lontana e -noi siamo perduti! -</p> - -<p> -— Marinella, finiscila! -</p> - -<p> -— Sì, finiscila! Non vuoi ascoltare la verità! -Perchè ci hai condotto in questo paese -pericoloso? -</p> - -<p> -— Ma siamo a tre passi da casa! -</p> - -<p> -— Lo dici per farci coraggio, chi sa quando -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -arriveremo e chi sa se potremo arrivare! -Abbiamo smarrito la via, siamo in mezzo a -una foresta e la notte è tanto buia, che non -si vede dove si mettono i piedi! -</p> - -<p> -La voce muore in un lieve singhiozzo; -Toti avanza senza por mente ai terrori -della compagna; ha già troppo da combattere -il suo timore per guidar sè stesso attraverso -alla macchia; Orsetto è vinto dallo -smarrimento, e segue gli amici senza fiatare. -</p> - -<p> -Le voci di chiamata che avevano udito -dapprima ora non si sentono più. -</p> - -<p> -Solo due piccoli lumi animano ancora -la speranza ed il coraggio di Toti; si vedono -su la costa del monte opposto, la notte -li fa più lontani, ma splendono tuttavia come -due fari benefici. Poter giungere fin lassù -di un balzo! Avere un gran paio d’ali e -volare come si vola nei sogni! Ma la strada -è lunga ed aspra, bisogna scendere verso -l’estrema oscurità del torrente. Ogni qualvolta -si spinga un po’ innanzi, ode la voce -impaurita dei compagni: -</p> - -<p> -— Toti, Toti!... dove sei? — -</p> - -<p> -E ciò basta per accrescere a mille doppi -il suo turbamento; è come se una corrente -elettrica lo percorresse dal capo ai -piedi d’improvviso, non sa più orientarsi, -sente mozzarglisi il respiro, chiude violentemente -gli occhi; gli pare che una gran -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -mano si sia protesa dalle tenebre a ricercarlo. -Se i compagni non l’aiutano, la lena -verrà a mancargli; si sente piccino piccino -sotto la notte paurosa. -</p> - -<p> -— Stiamo uniti, camminate vicino a me; -arriveremo a casa presto. -</p> - -<p> -— Suor Lucia è già partita, — mormora -Marinella singhiozzando — andrà a casa a -dire che ci ha perduti, e domani ci crederanno -morti! — -</p> - -<p> -Orsetto tace; ha preso per mano Marinella -e si lascia trascinare come un automa. -</p> - -<p> -Discendono, sono a due passi dal torrente; -Toti procura di procedere facendo -quanto più fracasso può, perchè ad ogni -sosta avverte certi fruscii, certi fremiti che -lo fanno sudare freddo. Gli torna nella memoria -la cantilena dei piccoli pastori, pensa -alla loro corsa improvvisa giù per la costa -del monte... ma Zulù non è forse solo nella -selva, appollaiato fra i rami di qualche albero -grande? -</p> - -<p> -Fa per volgersi, e, ad un tratto, uno strido -acutissimo di Marinella lo irrigidisce, gli -toglie ogni forza ed ogni volontà. -</p> - -<p> -Nel silenzio che segue egli ode distintamente -un lontano rumore di passi e intravede -una luce livida ed ampia che scivola -fra i rami e ingigantisce e scompare. Raggiunge -di un balzo i compagni e si stringe -<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> -a loro. Senza un grido, allibiti dallo spavento, -cadono avvinti fra le frasche. -</p> - -<p> -La luce cresce, il trepestìo si avvicina; -si ode un grido prolungato: è il grido di -Mamù, dello spaventoso gigante. Curvano -il capo, si raccolgono nel buio tremando dal -freddo. -</p> - -<p> -Ecco l’ombra, l’ombra grande quanto -l’universo! Supera i pioppi, supera le querce, -si lancia sola ed immensa sotto le stelle. Potranno -sfuggirle? No, li ha veduti, li ha riconosciuti, -li chiama: -</p> - -<p> -— Toti? Marinella? Orsetto? — -</p> - -<p> -Si stringono sempre più, moriranno insieme -come tre piccole more nella bocca -vorace, come tre verlette di nido; non c’è -scampo, respirano a pena, hanno gli occhi -violentemente serrati. -</p> - -<p> -La voce di Orsetto mormora a stento: -</p> - -<p> -— Addio, mamma! — -</p> - -<p> -Più debolmente, quasi a trattenere un -singhiozzo che vuol traboccare, Marinella e -Toti sussurrano: -</p> - -<p> -— Addio! -</p> - -<p> -— Il Signore ci accolga.... -</p> - -<p> -— ... ci accolga! -</p> - -<p> -— Nella sua gloria.... -</p> - -<p> -— Nella sua gloria! -</p> - -<p> -— Per sempre!... -</p> - -<p> -— Per sempre!... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -</p> - -<p> -Ah! non possono più pregare, perchè il -respiro si fa troppo rapido, perchè hanno -troppo troppo freddo! -</p> - -<p> -Il grido si ripete più vicino, vicinissimo: -</p> - -<p> -— Toti? Marinella? Orsetto? — -</p> - -<p> -Ma chi chiama adunque? Sorvola una -pausa dubbiosa, un nuovo brivido li scuote, -ogni senso si riaccende più vivo, levano il -capo, aprono gli occhi... ah quanta luce, -quanta luce! Ecco Suor Lucia e Bonaventura -e Giacomino e Anselmuccio! -</p> - -<p> -— Sono qua! Sono qua!... — grida Bonaventura -che regge due fiaccole con le braccia -levate. -</p> - -<p> -Scattano in piedi, non possono rispondere, -non possono dir parola; sorridono, -ridono a grandi sussulti; il loro volto si -illumina e si oscura; poi a un tratto contemporaneamente -scoppiano in pianto dirotto. -</p> - -<p> -Sono salvi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -</p> - -<div class="figcenter"><a id="fill-091"></a> - <img src="images/ill-091.jpg" alt=""> -<p class="caption">— Stiamo uniti, camminate vicino a me; arriveremo a casa presto — (pag. 88).</p> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -</p> - -<h2 id="cap4">IV. -<span class="smaller">La casa lucente.</span></h2> -</div> - -<p> -La zia Emma ha detto: -</p> - -<p> -— Quando avrete finito il cómpito potrete -andare in giardino; ma prima, no! — -</p> - -<p> -Ed ora si è sporcato tutte le mani con -l’inchiostro, ha disegnato una fila interminata -di soldati, di uomini con la pipa, di cavalli e -di elefanti, ma un’idea non gli è venuta ancora. -I cómpiti che gli dà la zia Emma sono, -a volte, tanto curiosi! Che cosa si può scrivere -mai? -</p> - -<p> -Rilegge il tema: <i>Scrivere al babbo ringraziandolo -per il bel regalo che vi ha fatto</i>. -</p> - -<p> -Ma il babbo, proprio in quei giorni, non -gli ha fatto alcun regalo, di che cosa deve -ringraziarlo adunque? Forse di quelli che -gli farà. Saranno molto lontani probabilmente, -perchè Suor Lucia ha raccontato la -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -spedizione alla selva dei Gioghi ed il signor -papà è inquietissimo. -</p> - -<p> -Si stringe la fronte fra le mani, si concentra -e scrive: <i>Caro babbo</i>... virgola e a -capo. Poi? Ecco un’idea: — <i>Ti ringrazio -del bel dono che mi hai mandato e ne sono -contentissimo e ti ringrazio del bel dono che -mi hai mandato</i>.... — Mio Dio! Ma quanto -è difficile dire ciò che non si sente! Perchè -infliggere un tale supplizio ad una povera -creatura che non ha fatto male a nessuno? -</p> - -<p> -Leva gli occhi verso la finestra aperta e -vede rifulgere nel sole un gran cespo di lilla -in fiore e pensa ai colchici che fioriscono -d’autunno; hanno lo stesso colore. A Villanova -ci sono dei prati immensi e di autunno -si vestono di lilla per i piccoli gigli -del freddo che spuntano a fior di terra sopra -uno stelo esilissimo. Quando tornerà mai ai -prati di Villanova? Bocca-di-fiore lo attende; -andranno a caccia dei pettirossi nelle mattine -lucenti di brina, quando tutte le siepi -e tutti gli alberi sfoggiano immensi diademi. -</p> - -<p> -La zia Emma attraversa la camera; Toti -si riscuote, fissa di nuovo il foglio di carta -bianca che gli sta innanzi e si concentra -tanto che, poco alla volta, gli si chiudono gli -occhi. Si addormenterebbe senz’altro, se Miss -Edith non lo risvegliasse con uno di quei -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -suoi piccoli versi incomprensibili, che vogliono -dire tante cose! -</p> - -<p> -È sempre all’erta la sua buona signorina! -Lo sorveglia con mille occhi senza -abbandonarlo un attimo; pronta, paziente, -tenace e tranquilla come una macchina di -estrema esattezza. -</p> - -<p> -Davvero un’ossessione! Come si fa a -non avere una sola volta l’allegra volontà -di saltare sopra un tavolino o di prendere -una seggiola a scapaccioni? Per questo -Miss Edith è sempre un punto oscuro e -Toti la guarda con molto rispetto ma con -la curiosità meravigliata che destano nei -fanciulli gli oggetti complicati e incomprensibili. -</p> - -<p> -E ricompare il tema. Gli occhi si sono -chinati per caso su la carta e si rialzano un -pochetto oscurati. Ecco un dovere! Toti si -domanda perchè mai lo stesso dovere non -debba essere compiuto dal nonno, dal babbo -o dalla zia Emma; no, tutti i doveri toccano -sempre a lui perchè è il più piccino. È forse -giusto tutto ciò? -</p> - -<p> -Ricomincia. Questa volta l’idea è venuta -per davvero e scrive con tutta sicurezza: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p class="indl"> -<i>Caro babbo</i>, -</p> - -<p> -<i>La zia Emma mi dice che hai intenzione -di farmi un regalo e te ne ringrazio. Siccome -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -il mio elefante ha perduto la proboscide e tre -gambe, farai bene se vorrai regalarmi una -pantera.</i> -</p> - -<p> -<i>Un bacio dal tuo Toti.</i> -</p> -</div> - -<p> -Piega il foglio, batte le mani e, dopo aver -dato a Miss Edith una spiegazione sommaria -del fatto compiuto, fugge in giardino. -</p> - -<p> -Carciofo deve aspettarlo, perchè il giorno -prima gli ha dato un appuntamento al quale -non mancherà. Carciofo è puntuale. -</p> - -<p class="ast">❦</p> - -<p> -Tommaso, il cocchiere, ha un figlio che -si chiama Adalberto, e che, per la sua struttura -tozza e per essere alquanto spinoso, è -stato ribattezzato Carciofo. -</p> - -<p> -Di tanto in tanto Carciofo compare nella -scuderia per aiutare il padre e, quando non -deve andare a scuola, si trattiene gran parte -della giornata adducendo varie scuse alla sua -permanenza. C’è tanto da fare! Ma in verità -non è il lavoro che lo inciti a restare, bensì -l’amenità del luogo. -</p> - -<p> -Le scuderie si aprono nell’estrema parte -del vastissimo giardino e sono cinte da -alberi grandi e il laghetto viene a morire -ai loro piedi. Soltanto per guardare, può -impiegarsi benissimo tutta una giornata. -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -Carciofo ha lo spirito contemplativo e non -si stanca di ammirare il piccolo lago e le -oche, le quali sembrano tanti orciuoli naviganti. -Quando Tommaso deve andarsene -dice a Carciofo: -</p> - -<p> -— Finite di pulire le stalle; quando ritorno -il lavoro deve esser terminato. Non -fate rumore, non disturbate il signorino e -lasciate in pace le oche. — -</p> - -<p> -Carciofo promette solennemente di osservare -i comandamenti paterni; ma non appena -Tommaso si è allontanato esce a sedersi su la -porta delle stalle e guarda. Le oche passano -e ripassano sul laghetto; ce n’è una che -dirige la passeggiata, le altre la seguono -senza sbandarsi. E sono tanto serie! Carciofo -ha osservato che la gente di grande -importanza ha la stessa serietà. -</p> - -<p> -Toti molte volte va a salutare Gaetanino, -il suo <i>poney</i>, e così incontra Carciofo -che lo guarda senza parlare e se ne sta -tutto accosciato e sembra pieno di vergogna. -Nei primi giorni Toti non osserva Carciofo, -poi lo punge la curiosità. Chi sarà quel signore? -E perchè se ne sta sempre assorto -e non gli augura neppure il buon giorno? -</p> - -<p> -Una volta che è uscito di casa un poco -indispettito per una lunga paternale fattagli -dalla zia Emma, si ferma di botto innanzi -al placido ammiratore delle oche e gli chiede: -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -— Chi sei? -</p> - -<p> -— Io sono Carciofo, — risponde l’interloquito. -</p> - -<p> -— E di chi sei figlio? -</p> - -<p> -— Sono figlio di Tommaso. -</p> - -<p> -— Il mio cocchiere? -</p> - -<p> -— Sì, signorino. -</p> - -<p> -— Io mi chiamo Toti. -</p> - -<p> -— Lo so. -</p> - -<p> -— E perchè non mi saluti mai? -</p> - -<p> -— Il babbo ha detto che non vi debbo -disturbare. -</p> - -<p> -— Dammi del <i>tu</i>. -</p> - -<p> -— Il babbo ha detto che voi siete il -figlio del padrone. -</p> - -<p> -— Ebbene, che cosa t’importa? -</p> - -<p> -— Bisogna ch’io vi rispetti. -</p> - -<p> -— Non te ne curare. Non sono mica un -uomo grande. Quanti anni hai? -</p> - -<p> -— Dieci. -</p> - -<p> -— Vai alla scuola? -</p> - -<p> -— Qualche volta. -</p> - -<p> -— Perchè qualche volta? -</p> - -<p> -— Perchè quando fa bel tempo andiamo -a pescare e andiamo alla caccia col vergillo. -</p> - -<p> -— Come vi divertirete! Siete in molti? -</p> - -<p> -— Siamo in tre: io, Anatroccolo e Zulù. -</p> - -<p> -— Tu conosci Zulù? — chiede Toti allargando -gli occhi ed arrossendo dalla contentezza. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -</p> - -<p> -— Sì, e perchè? -</p> - -<p> -— Perchè mi hanno detto che nessuno -può avvicinarlo e che vive sempre solo come -un lupo. -</p> - -<p> -— Vive solo perchè lo bastonano. Io lo -conosco. -</p> - -<p> -— E potrai farlo conoscere anche a me? -</p> - -<p> -— Certo, se volete. -</p> - -<p> -— Sì sì, io lo voglio. — -</p> - -<p> -In breve diventano amicissimi; si trovano -tutti i giorni al laghetto delle oche e -formulano le più strane imprese, i propositi -più arditi. -</p> - -<p> -Carciofo è un ragazzo meditativo e violento, -e per queste sue peculiari qualità che -lo rendono secondo i casi, solitario come -un rospo o pungente come un istrice, ha pochissimi -amici. Egli sogna di possedere il -mantello di Leombruno col quale potrebbe -entrare a gran galoppo nel regno dello straordinario -e sogna imprese eroiche, atti di -sovrumano coraggio per i quali prova una -spiccata tendenza sentimentale. Quando rimane -per ore ed ore intento ad osservare -le evoluzioni delle oche, la sua fantasia è -assente e l’anima con lei. Gli si presenta -allora il chiaro specchio delle imprese che -vorrebbe compiere, e vede gli atteggiamenti -ed ode le parole grate delle vittime ch’egli -trae a salvamento e gli urli della folla frenetica -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -che lo applaude; è sì intensa la figurazione, -che non di rado gli occhi gli si -empiono di lacrime silenziose, le quali imperlano -un attimo le ciglia e traboccano dileguando. -Carciofo ha il cuore di un paladino, -e attende l’occasione per mezzo della -quale la sua anima eroica possa rivelarsi -agli uomini. -</p> - -<p> -Toti lo ama e a volte lo ascolta parlare -con ammirazione. -</p> - -<p> -— Dunque tu non avresti paura di niente? -</p> - -<p> -— Se si trattasse di salvare un uomo io -mi butterei nel fuoco! — risponde Carciofo. -</p> - -<p> -— Dici davvero? -</p> - -<p> -— Lo farei! — -</p> - -<p> -Basta! Toti non replica; il tono della -voce è decisivo; Carciofo lo farebbe certamente. -Quando Marinella lo sentirà parlare -così, gli getterà le braccia al collo, perchè -Marinella è sempre eccessiva, cosa che contrarierebbe -assai miss Edith. Frattanto Toti -si serve di Carciofo per avvicinare Zulù, il -figlio di una lupa. -</p> - -<p class="ast">❦</p> - -<p> -Anche quel giorno Toti trova l’amico sulla -soglia delle scuderie, ma questa volta non è -solo, ha con sè un compagno: Anatroccolo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> -</p> - -<p> -Toti si sofferma a guardare, e prima di -avvicinarsi scoppia in una allegra risata. Gli -è che il nuovo arrivato è tanto buffo! Poi -gli torna in mente ciò che di lui gli ha raccontato -Carciofo e se da un lato gli fa pena -quel povero figliuolo che è il sacco delle -busse, dall’altro, il ricordo della pena alla -quale è sottoposto dalla vecchia zia, che ha -il gran cuore di dargli l’alloggio e un poco -di pan secco, gli desta l’ilarità. -</p> - -<p> -Ogni qualvolta Anatroccolo fa inquietare -per una parola, o per un gesto, o per -qualsiasi altra lieve mancanza all’umore la -vecchia zia bisbetica ed irascibile, è sottoposto -ad una pena crudele: deve trangugiare, -sotto gli occhi tiranni della tutrice, -mezz’oncia di olio di ricino. Una bagatella! -E la pena sta nelle conseguenze. -</p> - -<p> -Nonostante il ripetersi troppo frequente -delle lezioni purgative, il viso di Anatroccolo -è rotondo e pieno come una mela appiola. -Forse gli occhi, che sono chiari chiari, -hanno uno sguardo un po’ vago e la bocca -troppo sovente si socchiude in un floscio -abbandono; ma chi resisterebbe alla pena -alla quale è sottoposto Anatroccolo? È -troppo già s’egli è ancora robusto e sopporta -tutto con impassibile serenità. -</p> - -<p> -L’impassibilità è la sua dote peculiare; -è la sua inconscia filosofia la quale fa sì -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -ch’egli si pieghi a tutte le avversità che si -sono date convegno su la sua strada. Anche -quando la zia Geltrude lo picchia, cosa che si -ripete quasi giornalmente, egli non strepita, -non piange e non si ribella, almeno in apparenza; -allunga le mani, o la parte scelta all’uopo -dall’implacabile aguzzino, chiude gli -occhi e attende che il vimine sibili per l’aria -e scenda ad illividirgli le povere carni martoriate. -Non si fa l’abitudine alle busse, ma -si tollera il dolore. Anatroccolo lo tollera -perchè ormai è un elemento essenziale nella -sua vita. -</p> - -<p> -Contuttociò è buffo, e Toti più se ne persuade -quanto più lo guarda. È piccolo e -tozzo, ha la testa grossa e le gambe arcuate. -Il viso rotondo, coronato da una gran selva -di capelli canapini, può esprimere molte cose -e nessuna. Il timore di render noti i moti dell’animo -ha tolto a quel viso ogni mobilità, l’ha -irrigidito in un atteggiamento costante che -può dar la tristezza e destare il buonumore. -Il naso a virgola che pare stia per spiccare -una capriola e saltare su la fronte; gli occhi -rotondi; i padiglioni dell’orecchio assai larghi -quasi fossero aperti ad una perenne intesa, -come quelli di un timido agnelletto, lo fanno -assomigliare ad un bizzarro pentolone, di -quelli variopinti che si vedono alle fiere. E -Toti ride. Il riso è come la tempesta, vuol -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -fare il suo corso, nulla può trattenerlo. D’altra -parte Anatroccolo non si scompone, guarda -Toti e rimane nella sua perfetta immobilità, -affogato nella giacchetta enorme la quale gli -giunge fino ai ginocchi che sono nudi. Un -vecchio berretto da soldato ch’egli porta -con ogni compostezza e un paio di vecchie -scarpe della zia Geltrude compiono l’abbigliamento. -Potrebbe anche possedere una -camicia; ma forse non la possiede, perchè -la grande giacchetta accuratamente abbottonata, -lascia scorgere alla sommità il petto -nudo. -</p> - -<p> -Quando Toti si avvicina, Carciofo gli -muove incontro, dicendo: -</p> - -<p> -— Questo è Anatroccolo. -</p> - -<p> -— L’ho riconosciuto, — risponde Toti. -</p> - -<p> -Anatroccolo si toglie il berretto ed esclama: -</p> - -<p> -— Buon giorno! — -</p> - -<p> -Dopo una pausa imbarazzante, Toti gli -domanda: -</p> - -<p> -— Vuoi esser dei nostri? -</p> - -<p> -— Sì, se voi volete, signor barone! — -</p> - -<p> -Toti lo guarda con occhi pieni di stupore. -</p> - -<p> -— Ma io mi chiamo Toti! Non lo sai? -</p> - -<p> -— Lo so. -</p> - -<p> -— E allora perchè dici barone? -</p> - -<p> -— Perchè siete un signore! — -</p> - -<p> -E Anatroccolo atteggia le labbra ad un -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -sorriso; crede aver detto una cosa grande: -i signori non si chiamano mai per nome; sarebbe -un disconoscere il loro grado indiscusso -di superiorità. D’altra parte egli non -conosce che le busse e la fame e ciò non -basta a dare un’idea esatta degli uomini e -del mondo. -</p> - -<p class="ast">❦</p> - -<p> -— Dunque vi siete incontrati? — chiede -Carciofo? -</p> - -<p> -— Sì, — risponde Toti — ma perchè mai -Zulù non è venuto con te, oggi? Lo aspettavo; -me lo aveva promesso. -</p> - -<p> -— Io non l’ho veduto, — risponde Carciofo. -</p> - -<p> -— Neanch’io, — soggiunge Anatroccolo. -</p> - -<p> -— Avevamo fissato ch’egli sarebbe venuto -qui. -</p> - -<p> -— Per che fare? -</p> - -<p> -— Zulù conosce la vecchia della valle. -</p> - -<p> -— Chi? la strega? — chiede Anatroccolo. -</p> - -<p> -— Non è una strega, — risponde Toti — è -una buona vecchia che sa molti segreti. -</p> - -<p> -— E sa molte malìe, — aggiunge Carciofo. -</p> - -<p> -— Ma tu la conosci dunque? -</p> - -<p> -— Certamente. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -</p> - -<p> -— E potresti condurmi da lei? -</p> - -<p> -— Io posso condurti da nonna Simona, -ma prima devi dirmi che cosa vuoi chiederle. -</p> - -<p> -— Te lo dirò, se mi prometti di non -parlare. -</p> - -<p> -— Te lo giuro! -</p> - -<p> -— E tu, Anatroccolo? — -</p> - -<p> -Anatroccolo fa un gesto evasivo e si pone -una mano sul petto. -</p> - -<p> -Si sono seduti all’ombra di un gruppo -di acacie su la riva del laghetto. Le oche -giungono di tanto in tanto a sogguardarli, -ma si mantengono a rispettosa distanza. -</p> - -<p> -Le ombre delle acacie si prolungano nel -seno delle tremule acque, e si perdono verso -un cielo remoto. -</p> - -<p> -Toti prima di parlare si guarda attorno; -potrebbe darsi che la zia Emma o miss Edith -venissero a cercarlo. Quando si è assicurato -che nessun indiscreto può udire le sue -parole, si china verso i compagni, e chiede -loro a voce sommessa: -</p> - -<p> -— Sapete che cosa sia la casa lucente? -</p> - -<p> -— Lo sappiamo. -</p> - -<p> -— E sapete la strada che conduce alla -cima dell’altissimo monte? -</p> - -<p> -— No. -</p> - -<p> -— Ebbene, nonna Simona può indicarcela. -</p> - -<p> -— Chi te l’ha detto? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -</p> - -<p> -— Zulù. -</p> - -<p> -— Nonna Simona è gelosa; — riprende -Carciofo — anche se conosce il segreto non -lo dirà a noi. -</p> - -<p> -— Ma le faremo un bel regalo. -</p> - -<p> -— Non potremmo regalarle nulla; — soggiunge -Anatroccolo — ha le cantine piene -d’oro. -</p> - -<p> -— Come lo sai? -</p> - -<p> -— Zia Geltrude, quando mi picchia, dice -sempre: Sei uno straccione e vuoi fare l’arrogante! -Neanche se tu avessi l’oro di nonna -Simona! -</p> - -<p> -— È molto ricca, allora? -</p> - -<p> -— Mi hanno detto — riprende Anatroccolo — ch’ella -sa dove si trovano tutti -i tesori sepolti e che, se volesse, potrebbe -essere la più gran signora del mondo! -</p> - -<p> -— E perchè non vuole? -</p> - -<p> -— Perchè sarebbe inutile per lei. Nonna -Simona non è una donna come tutte le altre, -è una strega. -</p> - -<p> -— Ma tu la conosci? Le hai parlato mai? -</p> - -<p> -— Sì, le ho parlato. Una volta zia Geltrude -mi aveva lasciato due giorni senza -mangiare; alla fine del secondo giorno ero -seduto su la porta di casa ed aspettavo che -la zia venisse ad aprirmi come faceva sempre -per darmi un pezzo di pane e perdonarmi. -L’uscio si aprì, ed io stavo per rivolgermi, -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -quando sentii un urlo e ricevetti una -spinta che mi mandò ruzzoloni in mezzo -alla strada: — Va’ a guadagnarti il pane, -vagabondo! — I miei dodici soldi che avevo -guadagnato se li era già presi. Quando mi -levai, zia Geltrude aveva richiusa la porta. -Non mi provai a bussare perchè correvo -rischio di buscarmi un’altra dose di scapaccioni. -Così tutto indolito com’ero, presi la -strada e me ne andai per la campagna. Era -notte, ed era buio pesto. -</p> - -<p> -— Ma non avevi paura? -</p> - -<p> -— No. Avevo fame. Non so quanta strada -avessi percorso, quando mi sentii chiamar -per nome, e mi fermai. Era Zulù. Mi chiese -dove andavo; gli dissi che non lo sapevo, e -gli domandai un po’ di pane. Allora mi prese -per mano e girammo, girammo fra le tenebre -da un campo all’altro, da una siepe all’altra. -Traversammo un fiume; traversammo un bosco, -poi salimmo per un’erta piena di spini. -Io sentivo nelle orecchie un ronzìo continuo -e sentivo che la mia forza era più poca -ancora; ma non dissi nulla, non domandai -nulla. Ad un tratto Zulù si fermò. — Siamo -arrivati, — disse. Alzai gli occhi e vidi una -grande quercia e una piccola capanna; ma -le vidi appena, perchè la notte era buia -buia e non c’era una stella. Zulù si accostò -alla porta dalla quale filtrava un poco di -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -luce, e con le nòcche delle dita bussò tre -volte ma così leggermente, ch’io intesi appena. -Nessuno rispose. Io pensai: dormiranno! -E sentivo il battere del mio cuore. -Dopo aver aspettato qualche tempo, Zulù -bussò ancora e più forte, poi un’altra volta, -sempre più forte. Allora udimmo un passo -che si avvicinava all’uscio, e udimmo una -voce domandare: — Chi è? — Amici! — rispose -Zulù — Chi? — riprese la voce. — Sono -io: Zulù. — Che vuoi a quest’ora? — Debbo -domandarvi un piacere. — Quale? — Aprite -e lo saprete. — Si udì brontolare, -poi udimmo un lungo cigolìo di catenacci e -l’uscio si aperse. Mamma mia che brutta -vecchia! Aveste veduto com’era brutta! -Avrebbe fatto paura anche al diavolo! Lasciò -l’uscio aperto appena da potervi passare -un braccio, sporse un po’ la lampada e ci -guardò per il pertugio. — Chi è quello là? — chiese. — È -un amico mio, — rispose Zulù. — Ebbene, -che volete? — Perchè non ci -aprite? — Dimmi che cosa vuoi. Io non ci -ho posto, qua dentro, per voi due. — E chi ci -avete, di grazia? — Ci ho il diavolo, vuoi -saperlo? — Senza volere detti un salto indietro; -ma Zulù rise, ed il suo riso mi rincorò. — Nonna -Simona, — riprese — voi -siete tanto buona, nonna Simona mia, che -dovreste farci una carità. — Quale? — chiese -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -la vecchia. — Abbiamo fame. — Ebbene? — Non -avreste proprio niente da offrirci? volete -che passiamo la notte così, senza poter -dormire? — Ma se ritorni sempre?! Credi -ch’io abbia tanto da poter sfamare tutti -i poveri della terra? — Zulù non rispose, -perchè nonna Simona si era allontanata. -Quando tornò sporse la mano e ci dette -del pane e del formaggio, poi richiuse la -porta e ci rimandò per la campagna. -</p> - -<p> -— E dove bevesti? — chiede Toti. -</p> - -<p> -— A una fonte. -</p> - -<p> -— E per dormire, dove andasti? -</p> - -<p> -— Ci distendemmo nel fondo di un fosso. -Era d’estate e le erbe erano alte. Si stava -meglio che su un letto di piume. -</p> - -<p> -— Tu dici dunque che nonna Simona -non vorrà riceverci? -</p> - -<p> -— Io non ho detto questo. Voi siete -ricco, e per voi è un altro conto. -</p> - -<p> -— E credi che ci insegnerà la strada? -</p> - -<p> -— Lo credo. -</p> - -<p> -— Allora bisogna fissare il da farsi prima -che giungano Marinella e Orsetto. -</p> - -<p> -— Fissiamo pure; ma io temo — soggiunge -Carciofo — che Suor Lucia non vorrà -condurci lassù. -</p> - -<p> -— Suor Lucia no di certo, — riprende -Anatroccolo — perchè da due giorni è al -suo viaggio. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -</p> - -<p> -— Quale viaggio? -</p> - -<p> -— Ah! non lo sapete? Anche suor Lucia -ha il suo mistero. Ogni tanto parte a piedi e -sta assente qualche giorno, e poi riappare. -</p> - -<p> -— E non si sa dove vada? -</p> - -<p> -— Non si sa; ma si dice che passi sempre -dalla casa dove vive Allodola. — -</p> - -<p> -Trascorre una pausa. Le varie cose che -ha raccontato Anatroccolo scombuiano un -poco la limpidezza del pensiero di Toti; -però ben presto si riprende. -</p> - -<p> -— Se suor Lucia non c’è, non importa. -Noi non abbiamo bisogno di lei per la nostra -impresa. Nonna Simona abita vicino -alla selva di Ladino, e laggiù mio padre possiede -qualche podere; chiederò a mio padre -di mandarmi in campagna col fattore e tutto -sarà fatto. -</p> - -<p> -— Benissimo! — dice Carciofo. — E noi? -</p> - -<p> -— Potremmo trovarci laggiù. -</p> - -<p> -— Verremo a piedi, — soggiunge Anatroccolo. -</p> - -<p> -— Sicuro, a piedi! -</p> - -<p> -— E se riusciremo nell’impresa, allora -vedrete che i nostri genitori saranno più -contenti di noi. -</p> - -<p> -— Senza dubbio, — soggiunge Carciofo. -</p> - -<p> -— La casa lucente! Io la sogno da dieci -notti. Come deve esser bella! -</p> - -<p> -— Una meraviglia! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -</p> - -<p> -— Un sole! -</p> - -<p> -— E allora quando si parte? — domanda -Toti. -</p> - -<p> -— Io direi domani — risponde Carciofo. -</p> - -<p> -— No, domani no; bisogna preparare il -viaggio. Domenica, forse... sì, domenica. Allora -resta fissato? -</p> - -<p> -— Resta fissato. -</p> - -<p> -— E ricordatevi della promessa.... Zitti! -zitti! — -</p> - -<p> -Si ode una fresca volata di risa e di -trilli, si avvicinano gli altri monelli; ma -quanti sono mai? Fra le rame si distingue -un vivissimo luccichìo di vesti e di capelli -sciolti. Gli occhi di Anatroccolo ne sono -abbagliati. -</p> - -<p class="ast">❦</p> - -<p> -Le oche fuggono, spaventate dalle festose -grida di Marinella e di Orsetto i quali giungono -in compagnia di due belle sconosciute. -</p> - -<p> -Una è bionda come la seta e il viso pare -un giglio tanto è bianco, aggraziato e soave. -Si chiama Dorry. È giunta da Londra pochi -giorni innanzi. L’altra è bruna, ha due grandi -occhi neri lucentissimi, pieni di vitalità esuberante. -Si chiama Fauvette. -</p> - -<p> -Toti è compreso d’ammirazione. Chi saranno -mai? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> -</p> - -<p> -Marinella si affretta a togliere ogni dubbio -all’amico perplesso. -</p> - -<p> -— Sono venuta con le mie amiche, Toti; -il tuo giardino è grande, io non ho che un -cortile e c’è la signora del secondo piano -che soffre di continue emicranie, e non può -sentire le nostre voci. È una signora antipatica -che vive con un pappagallo ed una -vecchia serva. Noi siamo venute via col permesso -di tutta la famiglia, e per la strada -abbiamo incontrato Orsetto. Ora ci divertiremo -qui. Dorry sa giuocare al <i>tennis</i>, ma -noi non sappiamo fare; Fauvette canta; -oh! tu sentissi come canta bene! Pare un’orchestra! -Anzi, la pregheremo di farci sentir -la sua voce. -</p> - -<p> -Marinella tace e tacciono tutti. Anatroccolo -si è nascosto dietro il tronco di un’acacia; -Carciofo si è fermato più innanzi, ma -sta con gli occhi bassi e le mani annodate -dietro le reni in un atteggiamento non si -sa se scontroso o meditabondo. -</p> - -<p> -Trascorre un silenzio impacciante, interrotto -da Fauvette, che si fa innanzi con grazia -squisita e disinvolta, e dopo aver fatto -gli elogi del laghetto, <i>vraiment joli, simplement -délicieux</i> chiede <i>s’il y a un tout petit -navire pour se promener sur l’eau</i>! -</p> - -<div class="figcenter"><a id="fill-113"></a> - <img src="images/ill-113.jpg" alt=""> -<p class="caption">— <i>Bonjour, mère l’oie!</i> — esclama Fauvette, protendendosi verso una grande oca.... (pag. 116).</p> -</div> - -<p> -— Oh, sì! La piccola nave c’è, ma non -si può staccare dalla riva, perchè è incatenata -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -a un palo e la catena è chiusa da un -lucchetto. Tommaso ne ha la chiave ma è -perfettamente inutile chiedergliela, perchè -papà gli ha dato l’ordine di non cedere a -nessuna richiesta che gli venga fatta da Toti. -</p> - -<p> -— <i>Oh nous irons tout de même!</i> — esclama -Fauvette, la quale prende per mano Toti e -si dirige correndo all’altra riva del lago ove -è ancorato il battelletto. Marinella, Dorry -e Orsetto seguono i compagni. Carciofo si -muove lentamente, mantenendosi a rispettosa -distanza; Anatroccolo sporge il capo a -guardare, ma non abbandona il suo rifugio. -</p> - -<p> -Dorry, la soave angiolella dagli occhi azzurri -e lucenti come uno smalto a foco, dalla -persona di giovane gazzella, sorride, e Orsetto -la segue guardandola tutto ammirato. -Non parlano perchè non si potrebbero intendere; -a quando a quando si fissano negli -occhi. -</p> - -<p> -Fauvette è salita sul leggero battello e -Toti l’ha seguita infrangendo la severa proibizione -paterna. -</p> - -<p> -— <i>Mon Dieu, qu’il est peu sûr ce bateau! -Certes on n’y pourrait pas danser dessus!</i> -</p> - -<p> -— Fai adagio fai adagio! — grida Toti -— Mantienti al centro, rovesceremo! — -</p> - -<p> -Carciofo, sempre, meditabondo, sogguarda -ad una certa distanza. E se cadessero -nell’acqua per davvero? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -</p> - -<p> -— <i>Bonjour, mère l’oie!</i> — esclama Fauvette, -protendendosi verso una grande oca -che allunga il collo ed apre il becco a minaccia. — <i>Bonjour! -Est-ce-que vous avez peur -ma jolie bête?</i> -</p> - -<p> -— Fauvette abbiate prudenza! — ripete -Toti. -</p> - -<p> -— <i>Oh ma regarde donc qu’elle est gentille -notre mère l’oie! Elle nous regarde avec -des yeux si doux! Viens donc, ma petite, -viens!</i> -</p> - -<p> -— Fauvette! Fauvette! — -</p> - -<p> -Ah è troppo tardi! Fauvette si è fidata -della lieve imbarcazione, ed è andata a fare -una visita ai pesci. -</p> - -<p> -Per un attimo lo stupore dell’improvvisa -scomparsa fa sì che nessuno gridi; -ma prima ancora che i monelli si riabbiano, -Carciofo si rammenta del suo valore, chiude -gli occhi e si lancia nell’acqua. -</p> - -<p> -Succede uno scompiglio generale, perchè -Carciofo non sa nuotare. -</p> - -<p> -Alle invocazioni ed alle grida Tommaso -accorre trafelato e in un attimo trae alla -riva la vittima e l’eroe. -</p> - -<p> -Per fortuna l’acqua non arrivava loro -alla cintura, e se la sono cavata con un -semplice bagno. -</p> - -<p> -Fauvette riprende la sua gaiezza e, fra -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -i compagni che l’attorniano, si avvia verso -casa. -</p> - -<p> -— <i>Oh! ce n’est rien! L’eau n’etait pas -sale vous savez!</i> — -</p> - -<p> -Scompaiono in breve. -</p> - -<p> -Carciofo non fiata; gli sguardi feroci di -suo padre gli fanno perdere la tramontana. -</p> - -<p> -— E voi, perchè siete salito sul battello -quando sapete che io non voglio, eh!? Perchè -siete salito?... -</p> - -<p> -— Io non ero sul battello! Mi sono gettato -nell’acqua per salvarla. -</p> - -<p> -— Per salvar chi? -</p> - -<p> -— La signorina francese! -</p> - -<p> -— E ora dove avete i panni per cambiarvi, -marmocchio? Passatemi innanzi e -presto! Imparerete a vivere, imparerete! — -</p> - -<p> -La dose degli scapaccioni aumenta, fidente -nel suo profondo valore educativo. -</p> - -<p> -Carciofo freme, e pensa che suo padre è -cieco e non potrà mai essere un eroe. -</p> - -<p> -Quando tutto è tornato nel perfetto silenzio, -Anatroccolo si decide ad uscire dal -suo nascondiglio. Ha fame, ha tanta fame! -</p> - -<p> -Dal giorno prima non ha inghiottito un -solo boccone. E se potesse trovare il pesce -d’argento che fece tanto bene a Gianni della -fiaba? -</p> - -<p> -Si avvicina a guardar le acque chiare; -<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> -un musetto lucente si accosta alla riva e Anatroccolo -ripete i versi della fiaba; -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">— Pesciolino mi’ amante,</p> -<p class="i01">Saresti a me costante?</p> -<p class="i01">Mi faresti la carità? —</p> -</div></div> - -<p> -E attende e spera. Tutti lo hanno dimenticato; -anche il sole che scompare e lo -saluta dagli alti rami delle lontane betulle. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -</p> - -<h2 id="cap5">V. -<span class="smaller">La festa delle rose.</span></h2> -</div> - -<p> -— Sei pronto, Toti? -</p> - -<p> -— Io sì. È miss Edith che impiega un -anno a vestirsi. -</p> - -<p> -— Toti!!! -</p> - -<p> -— Zia Emma, vieni a vedere! Per mettersi -un guanto infila un dito alla volta ed -ha dieci dita lunghe lunghe. -</p> - -<p> -— Toti, dico!!! -</p> - -<p> -— Io non ne ho colpa, sai! Anzi le ho -consigliato molte volte di portare i mezzi -guanti; farebbe più presto; ma miss Edith -non vuol seguire i miei consigli. -</p> - -<p> -— Toti, finiscila, m’intendi? -</p> - -<p> -— Sì zia, t’intendo. -</p> - -<p> -— Perchè non vieni in salotto, che cosa -fai in camera? -</p> - -<p> -— Aspetto la signorina. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> -</p> - -<p> -— Ma sei pronto? -</p> - -<p> -— Sì, non c’è male. -</p> - -<p> -— A che punto sei, si può sapere? -</p> - -<p> -— Debbo ancora mettermi le scarpe. -</p> - -<p> -— E perchè non lo fai da te? Chi aspetti? -</p> - -<p> -— Aspetto la signorina. -</p> - -<p> -— Voglio sperare che non avrai bisogno -del suo aiuto. -</p> - -<p> -— No, zia Emma, sono io che aiuto lei -perchè non si affatichi; facciamo da buoni -fratelli. -</p> - -<p> -— Quando sarai vestito, vieni in salotto. -</p> - -<p> -— Va bene zia; verrò in salotto. — -</p> - -<p> -La zia Emma riprende la lettura interrotta; -Toti, nella stanza vicina, guarda miss -Edith che è ferma innanzi allo specchio. -Egli è ancora seduto sul letticciuolo, ed attende. -</p> - -<p> -Quanto tempo impiega quella benedetta -figliuola! Ora si passa la cipria sul viso; -ma quale soddisfazione può provare mai a -infarinarsi tutta in quel modo? Vorrà forse -nascondere le macchioline rosse delle quali -ha cosparsa tutta la pelle. -</p> - -<p> -— Signorina? -</p> - -<p> -— Toti? -</p> - -<p> -— La zia Emma mi aspetta. -</p> - -<p> -— <i>I am ready!</i> (Sono pronta). -</p> - -<p> -— Anch’io sono pronto. Debbo solo mettermi -le scarpe e mettermi la cipria sul viso. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -</p> - -<p> -— Toti! <i>You are unkind!</i> — (Siete scortese). -</p> - -<p> -Toti abbassa gli occhi e tace. Perchè mai -non è stato cortese? Gli sarà forse vietato -di darsi la cipria? Quando sarà grande -vorrà levarsi questa soddisfazione tutti i -giorni. Per ora la sua vita è un continuo divieto; -questo non si può fare, quello non -si può fare, di mille desiderii che gli nascono -può soddisfarne solo qualcuno e con -quanti stenti! -</p> - -<p> -Verrà il giorno della rivincita, il giorno -in cui, libero di sè, potrà disporre del suo -tempo e della sua vita a suo talento, e allora -vorrà sempre sporcarsi le mani d’inchiostro; -e saltare su tutti i tavolini che troverà su la -sua via; e rovesciar le sedie; ed entrare in -casa gridando, senza timore di disturbare -nessuno; e empirsi le tasche di piselli, di -fiammiferi, di carta, di bottoni; e dire a -tutti ciò che pensa: -</p> - -<p> -— Tu mi annoi! Tu sei brutto! Non -tornare più in casa mia! Ora vattene che -voglio star solo, ecc. ecc. Oh! allora sì, sarà -felice, completamente felice! Questo pensiero -lo rincuora e non si sa spiegare perchè -papà, che potrebbe, non faccia altrettanto. -Nossignore! Toti sa, per esempio, che la signora -Penelope è antipaticissima a papà, e sa -altresì che non può digerirla; ma quando capita -in casa le va incontro e le dà il benvenuto, -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -e le sorride; perchè non le dice piuttosto: -</p> - -<p> -— Scusa, sai, signora Penelope, ma io -in casa mia non ti ci voglio, perchè sei -brutta, perchè sei pettegola, ineducata, astiosa, -vendicativa e sciocca! — -</p> - -<p> -Così dovrebbe dire, e la signora Penelope -non tornerebbe più e non darebbe a lui, che -non li può soffrire, que’ suoi baci umidicci -che lasciano il cerchiolino su le guance. -</p> - -<p> -Miss Edith ha compiuto il suo abbigliamento, -e si avvicina a Toti che l’attende -sorridendo. -</p> - -<p> -Toti è in vena sentimentale; gli occhi -suoi rivelano una improvvisa pensosità, che -ben presto dovrà esser nota, perchè Toti -non sa celare i suoi sentimenti. -</p> - -<p> -Ad un tratto, mentre miss Edith lo aiuta -a stringere i laccetti di una scarpa, esclama: -</p> - -<p> -— Noi siamo crudeli! — -</p> - -<p> -Miss Edith non risponde com’è suo costume, -e Toti continua per conto suo. -</p> - -<p> -— Noi siamo crudeli perchè uccidiamo -i vitelli per farci le scarpe! Potremmo andare -scalzi, sarebbe più comodo e non toglieremmo -i figli alle povere vacche! — -</p> - -<p> -Miss Edith si rialza, l’opera è compiuta. -Toti è pronto; può uscire con la zia Emma. -</p> - -<p> -Prima di andarsene getta un’occhiata -all’angolo nel quale il suo elefante invalido -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -siede con la proboscide raccolta fra le gambe, -lo saluta, poi si volge tutto raggiante di -gioia, ed esce a grandi salti: -</p> - -<p> -— Domani è la festa delle rose. Evviva -la primavera! — -</p> - -<p class="ast">❦</p> - -<p> -Vanno di casa in casa con la zia Emma; -tutti gli amici di Toti debbono partecipare -alla festa delle rose. Marinella, Orsetto, Dorry, -Fauvette, Rando e Celestina interverranno -immancabilmente. Sono già passati dalla -piazzetta del Carmine dove abitano i due -inseparabili, e le donne che li sorvegliano -sono state commosse dal gentile invito fatto -loro dalla zia Emma e da Toti. -</p> - -<p> -La nonna di Rando si è un poco preoccupata -perchè non ha un vestitino degno da -fare indossare al nipotino; ma la zia Emma -e Toti l’hanno rassicurata. I bimbi sono sempre -belli, non occorre loro ricchezza di vestiti, -sono come i fiori: si vestono d’aria e di luce. -</p> - -<p> -Toti ha chiesto particolarmente a Rando: -</p> - -<p> -— Ci vieni volentieri a pranzo da me, domani? — -</p> - -<p> -E Rando ha risposto senza alzar il capo: -</p> - -<p> -— Sì; ma io voglio molta minestra. -</p> - -<p> -— Anch’io, — ha soggiunto Celestina. -</p> - -<p> -— Ce ne sarà, non dubitate. -</p> - -<p> -— E ci sarà anche il pane? -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -— Sì. -</p> - -<p> -— E le ciliege? -</p> - -<p> -— Anche quelle. — -</p> - -<p> -Allora Rando e Celestina si sono guardati, -hanno riso un attimo dalla contentezza, -e poi si sono allontanati cantando: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">— La gatta va al mulino</p> -<p class="i01">Per fare un covaccino</p> -<p class="i01">Con l’olio,</p> -<p class="i01">Col sale,</p> -<p class="i01">Con l’unto di maiale.... —</p> -</div></div> - -<p> -Toti e la zia Emma continuano il loro -giro d’inviti. Adalgisa accetta con discreto -entusiasmo, ma più ne dimostra Ciuffolo, il -quale incomincia a far capriole in mezzo alla -stanza con grave rischio e pericolo della sua -incolumità personale. -</p> - -<p> -Alla fine della loro passeggiata la zia -Emma chiede a Toti: -</p> - -<p> -— Ma sai dirmi adunque dove abita -Suor Lucia? -</p> - -<p> -— Nelle case della carità. -</p> - -<p> -— Se non mi dài una indicazione più -precisa sarà impossibile trovarla. -</p> - -<p> -— Ne domanderemo a Giacomino, — risponde -Toti. E da Giacomino sanno che Suor -Lucia non è in città. -</p> - -<p> -— Quando è partita? -</p> - -<p> -— Due giorni sono. -</p> - -<p> -— E domani tornerà? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -</p> - -<p> -— Non lo so. -</p> - -<p> -— Da chi potremmo informarci? -</p> - -<p> -— Ora chiamo la mamma; ella potrà dar -loro tutte le indicazioni che vogliono. — -</p> - -<p> -Dopo i convenevoli che sogliono scambiarsi -fra persone bene educate, la zia Emma -e la signora Erminia, madre di Giacomino, -entrano in soggetto: -</p> - -<p> -— Saprebbe indicarmi per favore dove -abita Suor Lucia? -</p> - -<p> -— Abita nelle case della carità al numero -nove; ma ora è assente. -</p> - -<p> -— E quando tornerà? -</p> - -<p> -— Fra due giorni, forse; non so quando -potrà ritornare, povera donna! -</p> - -<p> -— Le è toccata qualche disgrazia? -</p> - -<p> -— È tanto tempo che soffre! Non sa -nulla dunque? — -</p> - -<p> -Toti vorrebbe ascoltare ciò che dicono -le due signore, le quali si sono tratte in disparte -e parlano a bassa voce, e fa tutto il -possibile per udire, con tutta garbatezza, -qualcosa; ma non gli riesce; non afferra neppure -una parola. -</p> - -<p> -Che cosa sarà toccato mai alla povera -Suor Lucia? Egli prova una vera tenerezza -filiale per la buona creatura stanca, che ha -tollerato, sempre in santa pace, tutte le loro -monellerie e non una sola volta li ha rimproverati -con parole aspre; le vuol bene -<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> -come tutti le vogliono bene, dai più piccini -ai più grandi. Ora il pensiero ch’ella possa -soffrire lo accora. Tornerà ancora? La festa -delle rose non può riuscir compìta senza -Suor Lucia; il suo zendado nero, del quale va -sempre ricoperta, non avrebbe dato tristezza -a nessuno; ella sarebbe stata alla tavola dei -bimbi come un compimento necessario, e -tutti l’avrebbero accolta battendo le mani. -</p> - -<p> -Quando la zia Emma lo invita ad uscire -egli tace ed attende una frase che gli spieghi -l’assenza di Suor Lucia; ma la zia -Emma non parla, segno evidente che Toti -non potrà saper nulla. -</p> - -<p> -Però la curiosità lo spinge a fare una -domanda innocente, che potrebbe metter la -zia su la via delle confessioni. -</p> - -<p> -— Verrà poi Suor Lucia? -</p> - -<p> -— No. -</p> - -<p> -— E perchè mai? -</p> - -<p> -— Perchè ha molte cose alle quali attendere. -</p> - -<p> -— Cambia di casa? -</p> - -<p> -— No. -</p> - -<p> -— E perchè? -</p> - -<p> -— Perchè sta bene dove si trova. -</p> - -<p> -— Già!... Sta bene dove si trova!... Dunque -non viene? -</p> - -<p> -— Non viene. -</p> - -<p> -— Sarà ammalata, non è vero, zia? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> -</p> - -<p> -— Quante cose vuoi sapere, Toti? Non -è ammalata, rassicurati. -</p> - -<p> -— Vedi? Sono in pena! Dovresti dirmi -che disgrazia le è toccata. -</p> - -<p> -— I curiosi si puniscono col silenzio. -</p> - -<p> -— Non sono curioso, zia; puoi parlare. — -</p> - -<p> -La zia Emma non risponde; il tiro non -gli è riuscito, e Toti se ne va mogio mogio, -almanaccando mille avvenimenti stranissimi -dei quali Suor Lucia è l’eroina. -</p> - -<p> -C’è un mistero che lo seduce e lo accora; -egli deve scoprirlo e lo scoprirà. -</p> - -<p class="ast">❦</p> - -<p> -La casa odora acutamente, perchè le rose -sono dovunque profuse con dovizia straordinaria. -</p> - -<p> -È il 4 di maggio, il giorno in cui Toti -compie gli anni. -</p> - -<p> -La zia Emma, con pensiero squisito, ha -voluto che la festa di Toti fosse anche la -festa delle rose, della primavera. I bimbi ed -i fiori si rassomigliano tanto! -</p> - -<p> -Toti si è svegliato quattro volte durante -la notte, e si è levato su le coltri per -vedere se dalle imposte chiuse trapelasse -qualche raggio di luce; ma il sole è tanto -più pigro del suo desiderio! Miss Edith -russa tranquillamente, metodicamente; dorme -<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> -come agisce, russa come parla, è sempre -uguale miss Edith! -</p> - -<p> -Poi c’è il tarlo del cassettone che non -si dà pace e lavora e lavora producendo -certi aspri schiocchi, che impressionano. La -notte deve essere ancora alta, perchè non -si ode neppure lo strido di una rondine e -le rondini sorgono col sole, si lanciano pei -cieli quando le campane dell’alba danno i -loro ultimi rintocchi. -</p> - -<p> -Il silenzio è profondo; bisogna dormire -ancora per far piacere agli altri, mentre -sarebbe molto igienico levarsi di buon’ora -e guardar sorgere l’alba. Dio, come deve -essere bella l’alba! -</p> - -<p> -E il pensiero si volge ad altro. Toti pensa -un’infinita distesa di cieli bianchicci corsi da -nubi che si sfioccano e un mare più bianco -ancora e alcune lontanissime vele, piccoli -punti neri su l’orizzonte che s’incurva. -L’anima gli sorride; il momentaneo turbamento -l’abbandona ed il sonno ritorna, un -sonno quieto come un alito di brezza estiva. -</p> - -<p> -Finalmente la luce giunge, e si odono -le rondini e le campane mattutine. Il cuore -gli balza tumultuosamente; getta le coltri -da un lato, si alza sul letticciuolo e grida: -— Miss Edith? Miss Edith? — -</p> - -<p> -Un breve suono risponde dal fondo della -stanza. La signorina dorme ancora, dorme -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -sempre, dormirebbe come un baco da seta -se la lasciassero fare; ma Toti non può -aver pazienza: è la sua festa, la festa della -primavera. -</p> - -<p> -— Signorina, è giorno! Voglio alzarmi. — -</p> - -<p> -Per quella mattina gli sarà perdonata -la fretta, perchè è pur giusto ch’egli ottenga -quel che vuole almeno una volta all’anno! -</p> - -<p> -Miss Edith non risponde con troppa sollecitudine -alla chiamata, e Toti pensa perchè -mai debba essere condannato all’eterna -sorveglianza di miss Edith. Papà ha -parlato tante volte di signori e di signore -che non possono vivere insieme per incompatibilità -di carattere: ora anche fra Toti -e la signorina Edith c’è la stessa incompatibilità, -l’unione non è riuscita, perchè -dunque li condannano a star sempre l’uno -a fianco dell’altra? Anche Dorry conosce -la lingua inglese e Toti l’imparerà da Dorry -che è una bella bimba e non è punto noiosa. -</p> - -<p> -Finalmente può levarsi; Miss Edith è -giunta, ha gli occhi rossi, non parla. -</p> - -<p> -— Buon giorno, signorina. -</p> - -<p> -— <i>Buonciorno.</i> -</p> - -<p> -— Quest’oggi io sono allegro. -</p> - -<p> -— Ho piacere. -</p> - -<p> -— È la mia festa! -</p> - -<p> -— <i>Aucuri.</i> -</p> - -<p> -— E tu non sei allegra, signorina? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> -</p> - -<p> -— <i>Yes.</i> -</p> - -<p> -— Ti piacciono le rose? -</p> - -<p> -— <i>Yes.</i> -</p> - -<p> -— Te ne darò tante tante e tante! -</p> - -<p> -— <i>I thank you.</i> (Vi ringrazio). -</p> - -<p> -— E te ne metterò sui capelli, sul vestito, -voglio farti bella! -</p> - -<p> -— <i>Yes.</i> -</p> - -<p> -— Sei contenta? -</p> - -<p> -— <i>Yes.</i> -</p> - -<p> -— Eri più contenta ieri o oggi? -</p> - -<p> -— <i>Yes.</i> — -</p> - -<p> -Toti la guarda un attimo senza parlare, -poi gonfia le guance ed esclama: -</p> - -<p> -— <i>Yes yes yes;</i> ma non sai dir altro? — -</p> - -<p> -Miss Edith non risponde e Toti guarda -verso la soglia per timore che la zia Emma sia -là ed abbia udito. L’ombra severa non appare, -tutto è salvo. -</p> - -<p> -Le finestre della stanza sono aperte e -si diffonde un’aria deliziosamente odorosa -che dà una lieve ebbrezza; le guance di -Toti si arrubinano ancor più ed hanno una -lucentezza soave come ne hanno le rose -allorchè il sole le coglie vestite tuttavia di -rugiada. Su la mimosa che s’intravede c’è -una capinera che canta e si tace; poi squittisce -timidamente e riprende l’avvio quasi -seguisse le instabilità della brezza che accompagna -il mattino. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -</p> - -<p> -Toti non conversa a lungo con miss -Edith perchè non può riversare il suo sentimento -esuberante nell’anima glaciale della -signorina; gli occorre qualcosa che risponda -e non una creatura che ha un’espressione -immutabile simile a quella di Beretta e Pierello, -i suoi due fantocci. -</p> - -<p> -Ascolta con somma pazienza gli ammonimenti: -essere buono; pensare ai propri -doveri; ascoltare i consigli dei superiori; -non far male ad alcuno; non compiere atti -inconsulti; non mostrarsi superbo con le -persone di grado inferiore; moderare i propri -desiderii; non infastidire il prossimo; e -tanti e tanti altri che, a volerli osservare a -puntino, non resterebbe altro che sedere in -un angolo, non aprir bocca mai e non muoversi -per tutto il giorno. La prima cura di -Toti è quella di ascoltare sorridente e sereno -i precetti che gli impartiscono in abbondanza -spaventosa, e la seconda è quella di dimenticarli -immancabilmente un minuto dopo. -</p> - -<p> -Quando esce dalla stanza incontra la zia -Emma poi il papà, poi il nonno e il prozio, -e gli augurii seguono agli augurii e i doni -ai doni. -</p> - -<p> -Ciò lo commuove tanto, che rivolto alla -zia Emma, le chiede: -</p> - -<p> -— Zia, sai dirmi perchè la mia festa -viene solo una volta all’anno? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> -</p> - -<p> -— Perchè sei nato una volta sola. -</p> - -<p> -— E allora perchè quando il tempo è bello -il babbo dice: mi sento rinascere? — -</p> - -<p> -Non gli rispondono se non ridendo, poi -la zia lo prende per mano e lo conduce nella -grande sala degli arazzi che è stata arredata -in quel giorno appositamente per lui. -In mezzo alla sala è apparecchiata una lunga -tavola, che raccoglierà alla mensa i piccoli -convitati che parteciperanno alla gaia festa -primaverile; saranno moltissimi. Agli angoli -della sala sono disposti, entro alti vasi, -numerosi tralci di rose in fiore ed altri sono -sparsi su la tavola. -</p> - -<p> -L’aria, luminosa come di un oro diffuso, -è satura di un profumo soavissimo. -</p> - -<p> -Su piccoli cartellini, disposti fra i fiori, -è scritto il nome dei convitati; Toti compie -un giro intorno alla tavola leggendo ad alta -voce; quando ha finito, fattosi pensieroso, si -accosta alla zia Emma per parlarle e pare -che non ardisca. -</p> - -<p> -— C’è qualcosa che non ti garba? -</p> - -<p> -— No, tutto mi garba; ma vorrei chiederti -un favore. -</p> - -<p> -— Quale? -</p> - -<p> -— Io ho due amici poveri. -</p> - -<p> -— Ebbene? -</p> - -<p> -— Vorrei invitarli. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -</p> - -<p> -— Ma sicuro. E chi sono? -</p> - -<p> -— Uno è Carciofo. -</p> - -<p> -— Il figlio di Tommaso? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Va bene. E l’altro? -</p> - -<p> -— L’altro è Anatroccolo. -</p> - -<p> -— Di chi è figlio? -</p> - -<p> -— Non è figlio di nessuno, è nipote della -zia Geltrude. -</p> - -<p> -— Ma come trovarlo? -</p> - -<p> -— Carciofo lo conosce; diremo a Carciofo -di condurlo con sè. -</p> - -<p> -— Benissimo. Allora farò preparare i -posti per i tuoi due amici, e tu corri a cercarli -ed invitali. -</p> - -<p> -Non chiede di meglio nè si fa ripetere -la proposta: anzi, si affretta a fuggire perchè -la zia Emma non abbia a pentirsi. -</p> - -<p> -È tanta la gioia di lui, che tutta la vecchia -casa ne vibra; egli crede che il mondo, -per quanto è grande, sia tutto uno specchio -di sole partecipante, in quel giorno, alla sua -felicità e crede che i fili d’erba, i cespugli, -gli alberi, le nubi, tutte le cose vicine e -lontane siano tanto belle unicamente per lui. -La terra ed il cielo sono tutto un giardino; -le corolle che fioriscono a cespi, a grappoli, -a vere ondate, su la terra, hanno le loro sorelle -lassù, in quei fiocchi d’argento che gli -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -uomini chiamano nubi e che sono corolle -senza lo stelo fiorite come ninfee nel gran -lago azzurro. Lassù si nasconde Iddio e -gli alberi lo vedono forse, e le allodole lo -vanno a salutare. -</p> - -<p class="ast">❦</p> - -<p> -I parenti e gli amici sogguardano dalle -soglie, nella sala degli arazzi non debbono -essere che i bimbi ed i fiori. -</p> - -<p> -Marinella è venuta; Orsetto, Fauvette, -Dorry, Ciuffolo, Adalgisa, Nicoluccio, Doretta, -Miranda sono giunti; Rando e Celestina -fanno il loro ingresso in quel punto, ed -è una fortuna che i compagni loro siano intenti -ad ascoltare Dorry, la quale siede al -pianoforte, altrimenti, storditi come sono da -tutte quelle cose nuove, immense e lucenti, -o scoppierebbero in pianto o prenderebbero -la via del ritorno. -</p> - -<p> -Giungono inosservati, e ciò dà loro un -coraggio formidabile, nonostante il quale ritengono -opportuno soffermarsi su la soglia. -</p> - -<p> -La donna che li accompagnava, abbandonandoli -ai piedi delle scale li ha esortati -a proseguire il cammino, cosa che hanno -fatto come in sogno, credendo entrare nella -dimora sontuosa di qualche re di fiaba. Celestina -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -ha detto una parola; ma la sua voce -le è parsa tanto grande, in quella vastità, -che si è taciuta subito, impaurita. Hanno -fatto le scale gradino per gradino, lentissimamente, -tenendosi sempre per mano e guardando -i dipinti della vòlta, i grandi candelabri -disposti sui ripiani e Celestina ha chiesto -sommessamente: -</p> - -<p> -— È una chiesa? — -</p> - -<p> -E Rando ha risposto: -</p> - -<p> -— Sì. — -</p> - -<p> -Si sono fatti il segno della croce ed -hanno proseguito. -</p> - -<p> -Giunti al termine, un uomo vestito di -nero ha detto loro, indicando una porta -tutta dorata: -</p> - -<p> -— Toti è laggiù, andate. — -</p> - -<p> -Ed hanno proseguito passando di meraviglia -in meraviglia, sempre più turbati. -</p> - -<p> -— Che casa è questa? — ha chiesto Celestina. -</p> - -<p> -E Rando ha risposto: -</p> - -<p> -— Non lo so. — -</p> - -<p> -Tutto è lucido, anche i pavimenti che -sembrano specchi e attutiscono il rumore dei -loro passi, sì che pare di andar su la lana. -Nella prima stanza passano a testa china -perchè hanno intravisto sui muri certi ceffi, -chiusi in tante finestre d’oro, i quali non -sono affatto rassicuranti; nella seconda si -<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> -stringono ancor più a fianco a fianco, per -una figura tutta bianca ritta in un angolo sopra -un piedistallo, e quando sono per entrare -nella terza, si soffermano e si nascondono -tremando, dietro le portiere semicalate. -</p> - -<p> -— Hai veduto? — sussurra Celestina. -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Ora ci mangia! — -</p> - -<p> -Dopo una breve attesa, Rando sporge -nuovamente il capo e si ritira pieno di spavento. -Stanno rannicchiati in un angolo e -non uscirebbero più dal loro nascondiglio -se non li intravedesse un servo che passa. -</p> - -<p> -— Che cosa fate lì? -</p> - -<p> -— Niente; abbiamo paura. -</p> - -<p> -— E di che cosa? -</p> - -<p> -— Della bestia. -</p> - -<p> -— Ma di quale bestia? -</p> - -<p> -— Quella là. — -</p> - -<p> -Il servo guarda e ride. -</p> - -<p> -— Non vedete che è morta? -</p> - -<p> -— È morta?! -</p> - -<p> -La cosa li rassicura e si fanno innanzi; ma -perchè dunque, se è morta, li guarda con quegli -occhi così larghi e tiene la bocca aperta? -</p> - -<p> -— È una pelle di tigre — ripete il servo -sollevando e lasciando cadere lo spauracchio -disteso ai piedi di un divano. I marmocchi -cominciano a convincersi, però passano a -rispettosa distanza sbirciando. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> -</p> - -<p> -Ed eccoli su la soglia della sala degli -arazzi dove sono adunati i loro compagni. -Mio Dio, il paradiso non potrebbe essere -più grande e più bello. Fra poco si faranno -cuore; il suono del pianoforte li rianima. -</p> - -<p> -Rando indossa l’eterno gonnellino rosso -e non ha che due varianti al consueto abbigliamento: -le scarpette di vitello adorne -su la punta da una breve lamina di ottone, -e il suo vecchio cappellino che, per l’occasione, -è stato rivestito da una bella ghirlanda -di rosoni di carta. -</p> - -<p> -Celestina ha una veste di bordatino, la -quale comincia a gonfiarsi sotto le ascelle e -sempre più si gonfia discendendo, fino a -raggiungere, al termine, una inverosimile ampiezza. -Il corpicciolo della bimba scompare -entro il paltoncino decorativo di cui l’hanno -rivestito. Per compiere la linea di eleganza -le hanno cucito sotto alle spalle un grande -nastro di seta gialla che si innalza in due -turgidi sboffi e ricade in due code rigidamente -fino all’altezza dei calcagni. Celestina -si crede molto bella, e si pavoneggia nella -sua veste rigida e solenne. I suoi poveri -capelli rialzati sulla fronte e su le tempie -sono costretti su la nuca in una trecciolina -contorta; così per ottenere l’intento di non -essere mai spettinata pare un piccolo topo -uscito da un bagno d’olio. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> -</p> - -<p> -Il lieve canto di Dorry li seduce, calma -i loro spiriti turbati, li invita. Avanzano -ascoltando. Si sentono come in casa propria, -perchè nessuno si preoccupa della loro venuta, -nè li turba con parole cortesi, con saluti, -e con baci. -</p> - -<p> -Giunti in mezzo alla sala, Rando abbandona -la mano di Celestina, perchè riprende -il dominio di sè stesso. -</p> - -<p> -Si accosta alla tavola, poi si dirige ad un -vaso ricolmo di rose, ne coglie una e l’odora. -Celestina lo segue sempre secondo la sua instancabile -fedeltà. -</p> - -<p> -Il possesso di un bel fiore riempie di -gioia l’anima del bimbo, gli occhi di lui -si illuminano, la bocca sorride, poi ride. -Anche la musica è bella. Rando l’ascolta, -anzi l’ascoltano, perchè Celestina è il fedele -specchio del compagno suo, e si animano, -si animano sempre più, guardandosi negli -occhi finchè, liberi ormai da ogni soggezione, -cominciano a gestire, poi a batter le mani, -poi a saltare gridando allegramente, soli e -imperturbati come due piccoli imperatori. -</p> - -<div class="figcenter"><a id="fill-139"></a> - <img src="images/ill-139.jpg" alt=""> -<p class="caption">La piccola Dorry si accompagna sul pianoforte una canzoncina.... (pag. 138).</p> -</div> - -<p> -Frattanto la piccola Dorry dagli occhi -d’angelo; tutta sottile e bionda si accompagna -sul pianoforte una canzoncina che un -poeta inglese, Mark Ambient, ha scritta in -onore di lei e che un musicista italiano ha rivestita -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -di note per dare il suo contributo di -ammirazione alla gentilissima creatura. -</p> - -<p> -Dorry ha una veste bianca e disciolta -che le scende lungo l’esile figura come una -carezza, e i capelli biondi che le inquadrano -soavissimamente il perfetto viso dai grandi -occhi stellari, le si allargano su le spalle -in un fiotto lucente. Un raggio di sole la -illumina. Ella siede composta, ha il viso un -poco levato e sorridente. -</p> - -<p> -Aggruppati intorno e silenziosamente intenti -le stanno i monelli. Toti la guarda -senza battere ciglio, ma più la guarda e -più si appassiona nella sua muta estasi Lionello, -un ragazzo di tredici anni, cugino di -Toti, il maggiore della compagnia. L’adolescente -è nel periodo in cui il sogno della -vita si trasfigura per il primo albore di -un’ansia nuova e gentile. -</p> - -<p> -E Dorry continua dischiudendo appena -la bella bocca dalle lievi sinuosità di fiore. -La maggior parte degli ascoltatori non intende -ciò ch’ella dice; ma la voce di lei è -chiara e la musica è bella. -</p> - -<p> -La canzone ha la freschezza di un canto -davidico. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> Gracefull as a young gazelle</p> -<p class="i01">Dainty little Dorry;</p> -<p class="i01">Merry as a marriage bell</p> -<p class="i01">Dimpled little Dorry.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span></p> -<p class="i01">Hair so fair and eyes so blue</p> -<p class="i01">Little heart that bits so true,</p> -<p class="i01">Who could live with’ loving you</p> -<p class="i01">Darling little Dorry?</p> -<p class="i01">Ah! we all love little Dorry,</p> -<p class="i01">And for you I am very sorry</p> -<p class="i01">If you don’t know little Dorry</p> -<p class="i01">Dainty little Dorry.</p> -<p class="i01">Loving, little, sweet, and simple</p> -<p class="i01">Dimpled little Dorry!</p> -</div></div> - -<p> -Finita l’ultima cadenza arrossisce e si -leva di scatto. -</p> - -<p> -— Continua continua, non è finita! — le -dice Toti, tentando di farla tornare al piano; -ma Dorry si schermisce con semplicità e -con fermezza. -</p> - -<p> -Ciuffolo rimane col pollice immerso nella -profondità della boccuccia rossa; Adalgisa -si aggiusta i numerosi nastri della veste; -Miranda e Doretta stanno tuttavia col naso -all’aria e continuano a sorridere; Anselmuccio, -che ha ravviato i suoi capelli rossi, ordinariamente -scompigliati, pare distratto mentre -valuta a colpo d’occhio i vari oggetti atti -all’incremento del suo piccolo commercio; -Rando e Celestina sono scomparsi, hanno -trovato, nel bel mezzo della sala, un’isola -inesplorata, nella quale nessuno potrà disturbarli; -sono sotto la tavola, e la lunga -tovaglia li nasconde entrambi agli sguardi -dei presenti. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> -</p> - -<p> -Fauvette propone a Lionello di suonare -qualche ballabile <i>pour fair danser les petits</i>, -e Lionello accetta di gran cuore perchè -Dorry gli è vicina e si dispone ad ascoltarlo. -</p> - -<p> -Le coppie si formano: Toti e Marinella, -Anselmuccio e Adalgisa: Cola dalle gambe -torte e Miranda, il batuffolo dalle grandi -arie di donna matura; Orsetto e Fauvette -e molte e molte altre. -</p> - -<p> -Lo spazio è sufficiente per ballare e per -cadere. Lionello incomincia tremando, ma -poi si vince e accenna una gioiosa aria di -ballo che si fa sempre più piena e sempre più -rapida, follemente. Le coppie incespicano, -saltano, strisciano, ruzzolano fra scoppi di -riso e grida di gaudio e di incitamento. -Un lembo della tovaglia si solleva; Rando e -Celestina sogguardano dal piccolo pertugio. -</p> - -<p> -Ad un tratto coloro che si trovano presso -la porta d’ingresso si fermano e battono le -mani gridando. -</p> - -<p> -Entra Ninì. -</p> - -<p> -Il bimbo, senza preoccuparsi dei molti -presenti, avanza direttamente verso Toti, e, -raggiuntolo, si ferma a qualche passo di distanza -ed esclama ad alta voce mentre tutti -tacciono: -</p> - -<p> -— Ti <i>avguro</i> mille anni contenti in compagnia -dei tuoi genitori e della tua <i>baglia</i> -e ti <i>avguro</i> di mangiar sempre delle caramelle -<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> -e dei <i>succherini</i> e ti <i>avguro</i> di fare a -metà <i>con io</i> come io farò a metà <i>con tu</i>, -perchè oggi è la tua festa e domani sarà -la mia. Evviva Gesù, evviva Giuseppe, evviva -Maria! — -</p> - -<p> -Il discorsetto quasi improvviso è stato -pronunziato con tanta sicurezza e tale serietà, -da destare la più viva gaiezza nell’uditorio. -</p> - -<p> -Toti ringrazia il suo piccolo amico, piccolo -sì, perchè ha appena cinque anni e non -arriva ancora col capo alla spalliera di una -seggiola. -</p> - -<p> -Ninì, appena entrato, ha dato un saggio -della sua perfetta conoscenza della madre -lingua e della sua disinvoltura a tutta prova. -Quantunque per fargli insegnare qualcosa -sua madre lo mandi a scuola dalle suore del -Buon Pastore, egli non fa, invero, progressi -straordinari, non già perchè gli manchi l’intelligenza, -che è in lui vivissima, ma per una -certa sua indole ribelle, la quale gli fa accettare -a malincuore ogni correzione. -</p> - -<div class="figcenter"><a id="fill-145"></a> - <img src="images/ill-145.jpg" alt=""> -<p class="caption">Un lembo della tovaglia si solleva; Rando e Celestina sogguardano.... (pag. 145).</p> -</div> - -<p> -Dalle suore ha imparato con somma facilità -tutto un repertorio di sermoni e di -canzoncine sacre, ch’egli modifica e fonde -a suo piacimento, aggiungendovi considerazioni -e intercalandovi pensieri di vario stile -e d’indole disparatissima. Nè si fa pregare -a fare sfoggio della sua scienza chè, se ne -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -viene richiesto, scioglie tutta la parlantina -con somma facilità, poco curando la logica -e il buon senso, contento di infilar le parole -una dietro l’altra come tante perlette in un -fil di seta. -</p> - -<p> -Ninì ha due grandi occhi rotondi a fior -di pelle, ch’egli apre smisuratamente quando -sta per parlare, e pare che partecipino alle -vibrazioni acute della vocetta acerba. L’insieme -del suo visetto è piacente e ridevole -per la continua espressione tutta particolare -di serietà burlesca. -</p> - -<p> -Ninì strascica l’esse e non sa pronunziare -la zeta, la quale non entra affatto nel suo -alfabeto. Possiede tutte le qualità per riuscire -simpaticissimo. I compagni suoi ridono -al solo vederlo ed egli ha la virtù di non -scomporsi, anzi, a volte, ride anche lui, senza -altra ragione se non quella di imitare i compagni. -</p> - -<p> -È famoso per le sue frasi che rimangono -celebri nel mondo de’ suoi coetanei, i quali -lo amano e cercano di averlo, quanto più -possono, vicino. -</p> - -<p> -Questa è la ragione per la quale gli -inviti gli piovono: senza Ninì non c’è festa -che possa riuscire compìta. Egli è un complemento -del buon umore. -</p> - -<p> -D’altra parte non v’è persona o ambiente -che lo preoccupi o lo impacci; egli è -<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> -sempre padrone di sè stesso e non si trattiene -dal fare le sue considerazioni o dal -ripetere, senza intenderne il senso, l’ultima -interiezione che ha udito per la via, passando. -</p> - -<p> -Quel giorno, prima di uscir di casa, ha -avuto un piccolo scapaccione solo perchè -si era voluto rendere utile. Eterna ingratitudine! -Quando suo padre è ritornato, Ninì -gli è mosso incontro tutto lieto, per comunicargli -la buona novella: -</p> - -<p> -— Papà, oggi ho <i>pulisciato</i> il tuo studio, -ho <i>mettato</i> tutto a posto, non ho <i>rompato</i> -niente e ho <i>chiudato</i> la porta. — -</p> - -<p> -Detto e fatto, lo scapaccione è venuto e -Ninì non ha chiesto il perchè; ha ripreso -la strada serio serio con gli occhi sempre -larghi, esclamando sottovoce più volte a necessario -sfogo: -</p> - -<p> -— Carognetta, carognetta, carognetta, -carognetta.... — -</p> - -<p> -Ma senza pensare di offendere il babbo; -oh no! semplicemente per dire una parola -ch’egli sa non permessa e per prendersi -una rivincita. -</p> - -<p> -Ninì non piange mai, non ha periodi -di umor nero; tutt’al più, se qualcosa lo -contraria fortemente, se ne va con le mani -annodate dietro le reni, borbottando qualche -incomprensibile parola; ma non ha fatto -<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> -dieci passi che l’ombra è già dileguata, ed -egli è tornato padrone di sè stesso. -</p> - -<p> -Ha una cura assidua del suo piccolo fratello, -che trascina per tutta la casa e al quale -impartisce saggi consigli ed esempi mirabili -di amor fraterno. -</p> - -<p> -Quando vede che Bebè stringe nel pugno -qualche caramella, gli si avvicina con aria -sorridente, e, cercando la sua voce più mite -gli dice: -</p> - -<p> -— Bebè, tu sai che i dolci fanno male. -Ora ti persuado. — -</p> - -<p> -Gli toglie la caramella e se la mangia -con aria compunta quasi compiesse un grande -sacrificio, mentre Bebè lo guarda con -crescente stupore. -</p> - -<p> -Ora senza curarsi di avere attirato su di -sè l’attenzione dei compagni, compie un -giro nella sala guardando e considerando -tutto, mentre canticchia una canzone che ha -imparato il giorno prima da un servo: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">— Guarda che bel seren con quante stelle,</p> -<p class="i01">Questa è la notte da rubar le donne!</p> -<p class="i01">Chi ruba donne non si chiama ladro,</p> -<p class="i01">Si chiama giovinotto innamorato! —</p> -</div></div> - -<p> -I più piccini gli si sono aggruppati attorno, -compresi Rando e Celestina che sono -usciti dal loro regno. Ninì si volge ad un -<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> -tratto a guardarli, e ad uno ad uno li interroga. -</p> - -<p> -— Tu chi sei? -</p> - -<p> -— Io sono un re, — risponde Ciuffolo. -</p> - -<p> -— E tu? -</p> - -<p> -— Io sono un soldato. -</p> - -<p> -— E tu? -</p> - -<p> -— Io sono Dorina Misanti, figlia di Giacomo -Misanti e di Elvira Pieri. Ho quattro -anni; sono nata il dieci gennaio millenovecentotrè -in via Leopardi, numero venti, -al secondo piano nella finestra a sinistra -dove c’è un vaso di garofani e una gabbia -col canarino. -</p> - -<p> -— E tu chi sei? -</p> - -<p> -— Io sono una signora, — risponde Miranda. -</p> - -<p> -— E tu? — -</p> - -<p> -Rando si concentra qualche secondo meditando -una grande parola; risponde poi -senza levar gli occhi: -</p> - -<p> -— Io sono un socialista!!... — -</p> - -<p> -Entrano in quel punto Carciofo e Anatroccolo, -e si fermano vicino alla porta senza -ardire di muovere un passo di più. Toti va -ad incontrarli. -</p> - -<p> -Anatroccolo ha sotto il braccio un berretto -da soldato e non ha potuto fare che -una variante al consueto abbigliamento; -la zia Geltrude gli ha concesso un paio di -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -scarpe meno slabbrate ma sempre enormi -per il suo piccolo piede. -</p> - -<p> -— Vieni, vieni.... — gli dice Toti prendendolo -per mano. -</p> - -<p> -— Buon giorno, — risponde Anatroccolo -che non sa più da qual parte rifarsi — e... -siate felice. — -</p> - -<p> -Lo squillo di una piccola campana si -avvicina; è giunta l’ora del desinare, l’ora -sospirata e gaudiosa. La tavola è presa -d’assalto da tutti i lati tumultuosamente. -</p> - -<p class="ast">❦</p> - -<p> -Il posto è stato assegnato in precedenza, -e tanti cartellini disposti lungo la tavola -portano scritto il nome dei singoli convitati, -ma non tutti sanno leggere e il giusto analfabetismo -fa nascere una vera confusione -per sedar la quale è necessario l’intervento -delle persone grandi. -</p> - -<p> -Un poco d’ordine è ristabilito ma molto -relativo, perchè bisogna far venire un cumulo -di cuscini per coloro i quali, benchè siano -seduti, non arrivano alla tavola neppure -col naso. Rando e Celestina sono fra questi -ultimi; essi avrebbero risolto il problema -inginocchiandosi su la seggiola, ma un cameriere -sopraggiunto li aggiusta su due -<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> -cuscini che alzano il loro livello di qualche -centimetro. Quantunque la loro posizione -non sia invidiabile, ora potranno destreggiarsi -e adoperare il cucchiaio senza il pericolo -di versarsi la minestra sul capo. -</p> - -<p> -Tanto per cominciare, Rando, che ha -perduto ormai ogni ritegno, comincia a -battere le posate sui piatti come è sua -consuetudine e ciò fa per indicare il suo -considerevole appetito e la volontà di soddisfarlo -prestamente. -</p> - -<p> -Ninì, che gli è seduto di rimpetto, lo -guarda un poco, e poi gli grida: -</p> - -<p> -— Quando mi avrai <i>rompati</i> tutti i piatti -me lo dirai, <i>pistòla</i>! — -</p> - -<p> -<i>Pistòla</i> è la interiezione favorita di Ninì, -è il gaio insulto di dubbio significato ch’egli -lancia a dritto o a torto, ogni qual volta -se ne presenti l’occasione. -</p> - -<p> -Rando non si mostra turbato per così -poco, e continua la sua faccenda mentre -Miranda, che gli siede a destra, spiega con -molto sussiego il tovagliolo, se lo dispone -su le ginocchia accuratamente, e, compìto -l’atto preliminare, appoggia appena i polsi -su l’angolo della tavola e attende, tutta -seria e stecchita come una signora che sa -il fatto suo e ci tiene e non ammette strappi -all’osservanza delle convenienze. -</p> - -<div class="figcenter"><a id="fill-153"></a> - <img src="images/ill-153.jpg" alt=""> -<p class="caption">Quantunque la loro posizione non sia invidiabile, ora potranno destreggiarsi.... (pag. 152).</p> -</div> - -<p> -Miranda ha quattro anni; a sessanta, -<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> -modificate alcune apparenze, sarà forse perfettamente -uguale. -</p> - -<p> -Ella sdegna rivolgere la parola a Rando — il -quale non se ne offende troppo — e -siccome alla destra di lei è seduto Ciuffolo -che proprio allora è occupato ad affondare -tutte le cinque dita nella midolla del pane -quasi a misurarne la profondità, ritiene opportuno, -per non offuscare la sua dignità, -di mantenere un silenzio contegnoso e compassionevole. -Ah, la miseria degli uomini è -grande! -</p> - -<p> -La natura di Miranda tende un pochetto -al tragicomico. Le sfuriate che sua madre, -donna orribilmente gelosa e tempestosa, fa -settimanalmente al suo miserando compagno, -uomo tranquillo e fidato, le hanno dato -il precoce gusto delle lacrime e dei sospiri. -Ella studia già l’effetto che può produrre, e -riesce gradevole come una stonatura. -</p> - -<p> -La sorte ha posto Anatroccolo alla sinistra -di Dorry. Il povero figliuolo non sa -come atteggiarsi e dove guardare. Per nascondere -un poco le miserie del suo enorme -giubbone che cade a brandelli, vi ha spiegato -sopra il tovagliuolo, e perchè non abbia -a cadere se lo è annodato al collo; così -non foss’altro, ha assunto un aspetto meno -stridente. -</p> - -<p> -Dorry gli ha rivolto la parola e, per sua -<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> -maggior confusione, per quanta buona volontà -vi abbia posto, non è riuscito a capir -nulla di ciò che la bella bimba gli ha detto. -Carciofo che siede fra Doretta e Marinella -tiene gli occhi fissi sul piatto ostinatamente, -ed ha le ciglia aggrottate e l’espressione di -un uomo che volga per la mente pensieri -terribili. -</p> - -<p> -Toti, Marinella, Orsetto, Fauvette ridono -e parlano ad alta voce; Ninì leva le braccia -e grida ad un cameriere che passa: -</p> - -<p> -— Ed io ti <i>dicio</i> che ho fame! — -</p> - -<p> -Giacomino, l’astuto monello dai piccoli -occhi furbi ha attaccato alle spalle di Adalgisa -un fazzoletto rosso e, insieme ai compagni, -motteggia l’istrice domestico che si -arruffa sempre più, minacciando future rappresaglie. -</p> - -<p> -Anselmuccio ha già fatto scomparire nelle -sue ampie tasche la minuta del pranzo decorata -da un fregio delizioso che Gugù, la -squisita interprete dell’anima dei bimbi, ha -voluto disegnare in onore di Toti. Anselmuccio -sa che fra qualche giorno quell’oggetto -assumerà un valore di scambio, straordinario, -e, da buon calcolatore, lo pone in -serbo per servirsene a tempo opportuno. -</p> - -<p> -Il sole tocca il meriggio; dalle finestre -aperte entra una luce calda e festante, e -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -le vesti e i capelli dei bimbi e i fiori, i vasellami, -ogni cosa che riluca se ne accende. -</p> - -<p> -Ad un tratto i camerieri entrano con le -prime portate e servono i convitati cominciando -dai due punti estremi della tavola; -Ninì si trova al centro della tavola; per qualche -tempo ha pazienza ma quando vede che -i camerieri si allontanano senza averlo servito -grida con un atteggiamento comicissimo: -</p> - -<p> -— <i>Briscola!</i> Che cosa devo mangiare io? -La tovaglia? — -</p> - -<p> -Dopo non molto segue la prima pausa -del desinare. Nessuno più pronunzia una parola; -per qualche minuto non si ode altro -suono se non quello dei bicchieri e delle posate. -Solo uno tra i tanti, il maggiore, colui -che pur non essendo ancora uomo non è più -bimbo, Lionello, mangia appena e a malincuore; -il cibo gli ripugna per l’ansietà costante -che lo accora. -</p> - -<p> -Anatroccolo per non sembrare villano, -mangia a fior di labbro benchè la fame, sua -fedelissima amica, lo spingerebbe ad affrettarsi; -Rando si passa le posate da una mano -all’altra non conoscendone il perfetto uso, e -Ciuffolo, per non perdersi d’animo, prende -con le dita i pezzetti di pane abbrustolito -che navigano nel brodo. -</p> - -<p> -Trascorsi i primi minuti la gaia tavolata -si ridesta più vispa che mai; tutti quei capi -<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> -biondi e bruni si muovono, si agitano incompostamente. -Il vivacissimo cicaleccio ricomincia, -e continua per tutto il desinare. -</p> - -<p> -Alla zuppa santè, al fritto composto alla -bolognese e ad un timballo di piccioni, segue -un piatto di sparagi al burro. La cosa -è novissima per la maggior parte dei convitati -e alquanto imbarazzante. Non sanno -da qual parte incominciare se dal bianco o -dal verde; Anatroccolo, per non sbagliare, -mangia tutto con somma compostezza; Rando -e Celestina guardano ai loro sparagi con -occhi scrutatori e non sanno decidersi a mangiare -quegli affari bianchi e verdi che sembrano -tanti birilli da giuocare a bocce; Ninì -dopo essersi affaticato inutilmente per più -di un minuto, tentando di infilare nella forchetta -la punta di uno sparagio, giunto al -colmo dell’irritazione si rivolge a un cameriere -che passa e gli grida: -</p> - -<p> -— Porta via questa roba! — -</p> - -<p> -L’educazione molto sommaria di Ninì -stupirebbe senz’altro Dorry e Fauvette, se -esse intendessero la lingua parlata dall’edificante -marmocchio. -</p> - -<p> -Al gelato di fragole, ogni convitato ha -una piccola coppa di <i>champagne</i>. Toti prega -Ninì di fare un brindisi. Il piccolo giullare -che è già in via di eccitamento si rizza su -la sua seggiola e comincia a parlare e a parlare, -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -mescolando gl’insegnamenti delle suore -con pensieri suoi in un pandemonio di frasi -spropositate che accresce il buon umore degli -ascoltatori. -</p> - -<p> -— Gesù fece il cielo e poi fece la carta -e poi disse non desiderare la roba d’altri, -e nell’ottavo giorno si riposò. E quando -sposò Cana fece il vino ed io ti <i>dicio</i> che -il vino è buono. Evviva Toti! — -</p> - -<p> -Tutti rispondono ad una voce: «evviva!» -</p> - -<p> -La festa continua allegramente e, tolte -le mense, ricomincia il ballo. -</p> - -<p> -In un angolo Anatroccolo e Toti conversano -sommessamente. -</p> - -<p> -— Dunque non ne sai nulla? — riprende -Toti. -</p> - -<p> -— Non più di quello che ve ne ho detto. -</p> - -<p> -— Ed ora dov’è? -</p> - -<p> -— È tornata; ma la povera Allodola -sta molto male! -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> -</p> - -<h2 id="cap6">VI. -<span class="smaller">L’Allodola.</span></h2> -</div> - -<p> -La carrucola compie qualche giro cigolando, -mentre la catena cade abbandonata -su la sponda del pozzo; Arabella ha sollevato -la secchia ricolma, e a stento, destreggiandosi -col braccio libero per mantener -l’equilibrio, si avvia a piccoli passi. L’ora -crepuscolare è prossima; i passeri si raccolgono -su gli alberi più densi di fogliame; -la capinera è ritornata alla sua macchia e -canta dolce — come dicono i bimbi — canta -piano, perchè il sole discende e più -si fa bello quanto è più presso a morire. -</p> - -<p> -C’è chi ritorna da lontano e va per la -strada silenziosamente con le sue bisacce -su le spalle; c’è chi pensa all’amore e stornella -<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> -dai grandi olmi; qualcuno empie un -sacco delle verdi foglie degli olmi per apprestare -il cibo ai buoi, mentre vede un’aia -remota, una finestra fiorita di garofani, un -luminoso sorriso di occhi belli. Ed è come -sempre, quando il sole muore nel gran sereno -dell’aria, come sempre: dalla terra si leva -un dolcissimo saluto che lo segue oltre ai -piani, oltre ai mari, nel paese lontano lontano -lontano che solo le fiabe sanno. -</p> - -<p> -Ogni casa getta il suo lieve alito di -fumo dalla fiammata d’oro che è tutto il -suo cuore. Qualche bimbo siede su la soglia -erbosa ad attendere coloro che stanno per -tornare, e qualche fanciulla si fa sul limitare -dell’aia, a guardare il cielo che tutto si arrossa. -</p> - -<p> -Arabella ha intrecciata fra i capelli una -ciocca di fiori di biancospino, l’ha raccolta -mentre andava al pozzo; è l’unico adornamento -che le sia concesso. Ella prosegue -per la viottola tortuosa, nascosta fra due -siepi altissime e ascolta i tenui suoni delle -campane che giungono, per lei, da misteriose -lontananze, da paesi di felicità, dove -si può cantare, dove si può riposare. -</p> - -<div class="figcenter"><a id="fill-163"></a> - <img src="images/ill-163.jpg" alt=""> -<p class="caption">Arabella ha intrecciato fra i capelli una ciocca di fiori di biancospino. (pag. 162)</p> -</div> - -<p> -La viottola è già nella penombra, vi -trascorrono i passeri da siepe a siepe in -rapidi frulli; tutto un ricamo di luci si -intravede a volte fra le rame molto spesse; -<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> -pare un drappo di seta, di ricca seta trapunta -d’oro e constellata di tante gemme -quante ne ha il cielo crepuscolare. Le allodole -volano sui grani, cercano il loro nido; -ma non cantano; tutt’al più hanno un gorgheggio -sommesso, si chiamano a vicenda, -si raccolgono per riposare sotto le stelle -nella fittissima selva dei grani. -</p> - -<p> -— Arabella? -</p> - -<p> -— Vengo. -</p> - -<p> -— Spicciati, chè ti aspettiamo. — -</p> - -<p> -Non risponde, cerca di affrettare il passo -ma il peso della secchia è soverchio ed ella -è esile come un vimine; se passasse Zulù -potrebbe aiutarla. Chi sa mai dove sarà, a -quell’ora, il fanciullo dalla chioma leonina. -</p> - -<p> -Non ricorda quante volte sia andata al -pozzo in quel giorno ad attingere l’acqua. -Il tragitto è lungo e la secchia troppo pesante; -ella ne ha le braccia rotte ma non -può lamentarsi, perchè mamma Tuda ride -della debolezza di lei e la canzona, e le dice -che quando ella aveva dieci anni, anche se -faticava tutto il giorno, la sera aveva ancora -in mente i giuochi e le corse e andava -ai convegni con le compagne e, di -primavera, al tempo del plenilunio, ballava -finchè le stelle non erano al colmo del -loro viaggio. Dormiva appena e sorgeva -col sole, più forte, più allegra che mai. -<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> -Arabella doveva vincere la pigrizia e piegarsi -alla fatica per divenir forte, altrimenti -il minimo male l’avrebbe fatta morire. -</p> - -<p> -Arabella sorride, pensando che non tutti -nascono uguali e non tutti possono battere -le stesse vie; ciò che per uno è facile riesce -impossibile ad un altro. Mamma Tuda è una -donna brutta e forte; pare tagliata con -l’accétta da una ceppaia di quercia, tanto -è nocchieruta. Non è cattiva; ma l’anima -sua risponde al suo corpo: è dotata di una -sensibilità limitatissima. Inoltre non sa persuadersi -che gli altri non debbano fare ciò -che ella ha fatto, e non per egoismo, ma -per l’intima convinzione che debba giovare -alla salute. Arabella vive con lei da -cinque anni. -</p> - -<p> -— Andiamo, dammi la secchia; non sarai -morta, si spera. -</p> - -<p> -— Pesa tanto, mamma Tuda! -</p> - -<p> -— Dio! Sembrate nata da un grillo e -da una formica! Dovreste correre, con un -peso simile! Vedo già che non riuscirò ad -ottenere nulla di buono da voi. -</p> - -<p> -— Vi occorre altro, mamma Tuda? — -</p> - -<p> -Mamma Tuda che stava per rientrare in -casa si sofferma su la soglia e si volge a -guardare la fanciulla: -</p> - -<p> -— Come ti senti? -</p> - -<p> -— Non c’è male. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> -</p> - -<p> -— Hai veduto Giovanni? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— E che ti ha detto? -</p> - -<p> -— Ha parlato molto e non ho capito -niente. -</p> - -<p> -— Non ti ha ordinato qualche medicina? -</p> - -<p> -— Ha detto che la mattina me ne vada -scalza per le guazze e che beva due bicchieri -di acqua di fonte tutte le sere prima -di andare a letto e che, al primo plenilunio, -raccolga la nepitella e il serpillo che -crescono vicino all’olmo dei Buva. -</p> - -<p> -— Per che farne? -</p> - -<p> -— Debbo metterli in fusione nell’olio -caldo, poi imbeverne un piccolo cuscino di -lana d’agnello, esporlo al sole e alla luna -in cima ad un pioppo per tre giorni di seguito -e metterlo poi sotto il mio capezzale. -</p> - -<p> -— Ha detto che guarirai? -</p> - -<p> -— Ha detto ch’io provi. -</p> - -<p> -— E null’altro? -</p> - -<p> -— Null’altro, mamma Tuda. -</p> - -<p> -— Va’, va’, non credere a tutte queste -storie. Giovanni non sa che ingannare il -prossimo. Già quando si deve morire si -muore e non c’è medico che tenga. Dai -retta a me, che sono ormai vecchia, e non -ho avuto una sola volta la febbre in vita -mia: non ti risparmiare, fatica quanto più -puoi, non aver paura nè del caldo nè del -<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> -freddo; nè del vento nè della tempesta; -cammina diritta e allegra sempre, e se senti -freddo corri, ma non rifugiarti in casa, vicino -al fuoco, come un vecchio cane. E se -il sole ti abbrucia, soffermati a un’ombra, -ma non ti accasciare nel sonno e non dolerti. -Gli alberi vivono cent’anni, mill’anni perchè -stanno sempre sotto il cielo; noi moriamo -giovani perchè abbiamo paura di tutto. Se -il Signore ci ha messo quaggiù ed ha voluto -l’inverno e l’estate, vuol dire che dobbiamo -tollerarli in santa pace. Poi ascolta, bambina: -se non avrai paura del sole e ti lascerai -cuocere al suo fuoco tanto da diventar bruna -e rossiccia come la buona terra, il grande -inverno e il freddo rigidissimo non potranno -farti alcun male perchè sarai come l’acciaio -temprato; ma se vorrai essere bianca e ti farai -schiava dell’ombra, allora crescerai come -il grano che si fa nascere nelle cantine -per adornarne i sepolcri. Un nulla potrà -farti morire. — -</p> - -<p> -Arabella ascolta senza fiatare. Gli occhi -suoi grandi, cerchiati leggermente di azzurro, -sono fissi su l’estrema luce solare. -</p> - -<p> -— Ora ti senti molto stanca? -</p> - -<p> -— No, mamma Tuda. -</p> - -<p> -— Puoi andare alla Celletta e chiamar -gli uomini perchè vengano a cena? -</p> - -<p> -— Ci anderò. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> -</p> - -<p> -— Brava, vinci la pigrizia, e la notte ti -passerà come un sospiro, nel sonno. — -</p> - -<p> -Mamma Tuda riprende la secchia che -aveva posata sulla soglia dell’uscio e scompare -nell’andito della vecchia casa. Arabella, -raccolto da terra un vinciglio, si avvia al suo -lungo cammino. Dalla prima aurora è in -moto e vorrebbe vincersi e andar sempre con -rinnovata lena come desidera mamma Tuda; -ma sente che le forze vengono a mancarle. -</p> - -<p> -La sua volontà è forte e la regge ancora -e fa sì ch’ella prosegua a passo a passo -verso la nuova mèta; se così non fosse, a -quell’ora sarebbe già caduta per il grande -abbandono della stanchezza. Una volta non -soffriva tanto; solo da qualche tempo si -sente finire. Le vecchie donne dicono che -una triste malìa la trasfigura e l’uccide. -</p> - -<p> -Era bruna dal sole e bella, vispa ed -agile come una cerbiatta; ora ha fatto il -colore delle piccole nubi mattutine e come -quelle pare si disfaccia. La sua voce è anche -più fioca, sì che si leva dolcissimamente -velata e poco regge al canto. -</p> - -<p> -L’allodola ferita che più non può tentare -il gran volo risponde così, dai prati ove -è caduta per non più levarsi, alle compagne -che la chiamano nell’alto. -</p> - -<p> -E Arabella era detta l’Allodola. Nessuno -come lei sapeva trasfondere nel canto la pura -<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> -freschezza della gioia sì nelle cantilene infantili -come negli stornelli a distesa; era -detta l’allodola bella, fra le compagne che -la guardavano meravigliate sorridendo. -</p> - -<p> -Ora non più. Le stelle che trascorrono -nei cieli estivi non lasciano alcuna traccia -nella tranquilla serenità. -</p> - -<p class="ast">❦</p> - -<p> -Dolcemente trascolorando, la luce del -giorno è scomparsa. Dai campi dei Buva è -sorta la grande spera lunare. Era ancora -alto il crepuscolo quando la luna ha acceso -un’aurora vermiglia dietro i lunghi rami -dei salici, ed è sorta tutta ricinta da una -grande corona di spine ai limiti dei campi, -laggiù dove sorgono le case dei Buva. Poi -si è fatta sempre più bianca quanto più si -è avvicinata alle stelle. Ora ha preso il suo -regno incontrastato. -</p> - -<p> -Arabella cammina ancora; la Celletta è -tuttavia lontana. Ella procede lentamente e -batte il vinciglio su le prode dei fossi con -gesto automatico. -</p> - -<p> -Mamma Tuda dice che la stanchezza -accresce l’appetito, ma Arabella non sente -volontà di prender cibo; vorrebbe abbandonarsi -su l’erba e chiudere gli occhi. -</p> - -<p> -Gli usignoli non sono ancora partiti; ogni -frutteto è cinto da una corona di nidi e sarebbe -<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> -dolce rimanersene all’aperto sotto alle -stelle, in quella solitudine. Il bel maggio -impera; non fa più freddo, le notti sono tepide -e tranquille; ma la gente dice che -quando la luna si leva in quintadecima non -bisogna dormire all’aperto. -</p> - -<p> -Molti sono stati colti dal farnetico, chè -han voluto beffarsi dell’insegnamento e rimanersene -sui prati a dormire sotto l’influsso -dell’astro malefico. -</p> - -<div class="figcenter"><a id="fill-171"></a> - <img src="images/ill-171.jpg" alt=""> -<p class="caption">Ad un punto della via, Arabella ode un frastuono e si sofferma (pag. 173).</p> -</div> - -<p> -E Arabella prosegue. Le par di sognare -i sogni incerti e dolenti che dà la febbre. -</p> - -<p> -Ad un punto della via ode un frastuono -e si sofferma. Oltre una siepe di canne vede, -in un prato, un povero vecchio cane seduto -verso la luna. Ha il muso levato al cielo e -le orecchie raccolte in atto di spavento. Si -distingue con chiarezza nell’alta luce lunare. -È un cane malato che se ne va randagio pei -campi perchè tutti lo scacciano; la sua malattia -è la sua condanna estrema; fa schifo -e gli uomini ch’egli adora lo accolgono a -sassate. Va d’aia in aia, di casa in casa, scodinzolando -umilmente; si avvicina con somma -lentezza e striscia su la terra per dimostrare -ch’egli è pronto anche a ricevere le -busse purchè lo accolgano, e gli occhi, che -hanno tanto di umano, si levano supplichevoli -e dolci. Nessuno lo avverte dapprima; -poi, quando lo hanno scorto, gli si avventano -<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> -contro a minaccia. Deve fuggire. Si -sofferma un poco più lungi a sogguardare -la casa nemica e riprende la via annusando -qua e là, in cerca di qualche rifiuto. I viandanti -gli fanno la stessa accoglienza; un -cane randagio porta scritta negli occhi, nell’incedere -stesso, la sua sventura, si riconosce -fra mille. Per salvarsi dalle pedate e -dai sassi è costretto ad andarsene sotto alle -siepi, e deve evitare i compagni suoi che -sono molto più temibili degli uomini e, vedendolo -ridotto in tale stato, incoraggiati -dalla sua debolezza, lo finirebbero a morsi. -</p> - -<p> -Fa pietà. Ha la testa smisuratamente -grossa, le orecchie incartapecorite, il corpo -ridotto quasi allo scheletro; trema tutto su -le sue larghe zampe, e, rivolto alla luna, che -pare abbia eletta a confidente di tutte le -sue miserie, allungandosi quanto più può, -fra pause pensose, lancia arditamente una -serie di mugolii, di guaìti, di latrati i quali -si ammorzano in languide cadenze o salgono -a note superacute e laceranti. -</p> - -<p> -Canta o piange? I monelli dicono ch’egli -voglia imitare l’usignolo. Anche gli usignoli -sentono il fàscino della luna piena e -cantano a perdifiato tutta la notte; così fa -il cane solingo: si confida, riversa l’esuberante -piena de’ suoi sentimenti in seno alla -<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> -bianca madonna notturna. Sempre solo, gli -alberi lo ascoltano e gli alberi sono spettatori -tranquilli che non sanno disapprovare. -</p> - -<p> -È un crescendo spaventosamente appassionato. -Dapprima il cantore fissa la luna; -si irrigidisce, si concentra, pone l’anima sua -in comunicazione con la pupilla aperta nei -cieli. I grandi occhi sporgenti gli si inumidiscono -sempre più; la piena sentimentale sta -per isgorgare. E l’accenno, preludiante la sinfonia, -si fa udire in un leggero guaìto che -tremola come una fiammella al vento e si -spenge ad un tratto. È la prova; la voce -regge. Dopo una sosta segue un secondo -accenno, poi un terzo, un quarto, e l’ansia, -l’affannosa passione, il lacerante spasimo -aumentano con l’aumentar della voce che -non ha più legge, che non ha più le usuali -tonalità e, in una disfrenata scorribanda, si -libera al vento con una infinita varietà di -gorgheggi, di vocalizzi, di salti prodigiosi, -da note cavernose a note acutissime di -trilli e di cadenze tragiche. La grande anima -straziata si appalesa alla luna e non -importa se quella musica barocca non giunge -al nostro intendimento: è musica degna di -un cane. -</p> - -<p> -La povera bestia si è manifestata, ora -trema e scuote la grossa testa. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> -</p> - -<p> -Arabella guarda; la cosa la distrae; si -sente riposare un poco; ma più si diverte -perchè il cane non è solo. -</p> - -<p> -I figli dei Buva, i figli dei Mirès che vagavano -pe’ campi, hanno scovato il solitario -cantore e gli hanno fatto circolo intorno. -</p> - -<p> -Il vecchio cane non si sgomenta; forse -si intenerisce pensando che per la prima -volta in vita sua gli uomini lo comprendono. -Continua la sua solfa, i grandi occhi aperti -su la fida compagna dei cieli. -</p> - -<p> -La stranissima scena fa sorridere Arabella. -</p> - -<p> -Nella luce lunare i fanciulli trascorrono -squassando le chiome che a volte paion tutte -d’argento, e saltano, ridono, corrono trascinandosi, -mentre al centro della corona, -come un maestro d’orchestra, siede il cane -compostamente. -</p> - -<p> -Altra volta Allodola avrebbe passata la -siepe per unirsi ai compagni, ora, chinata -la testolina bionda, riprende la sua via che -è lunga, che le pare eterna e che non sa -di poter compire. -</p> - -<p class="ast">❦</p> - -<p> -— C’era una volta un Re di Francia che -era molto amante della caccia. Un giorno, -andando a caccia, i cani principiarono a urlare -<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> -fortemente. E lui va per tirare a una -fiera e invece ci trova una bellissima donna. -Il Re, sorpreso di questa bellissima giovane, -voleva sapere la ragione perchè l’aveva trovata -sola in questo bosco, abbandonata: perchè -stava in una grandissima afflizione? Lei -dunque gli disse che facesse della sua vita -quel che voleva, ma che non le strappasse -il segreto de’ suoi natali. Il Re rispettò il -suo segreto, la fece mettere in Corte, le dette -il suo quartiere e disse che fosse rispettata -come una di famiglia. Dopo alcun tempo il -Re andò a far visita alla bella incognita e -s’accòrse da’ suoi modi gentili e dal suo -dolore che doveva appartenere ad una famiglia -illustre e distinta. E quindi se ne -innamorò talmente, che pensò di farla sua -sposa. La madre del Re, indispettita di sentire -che doveva avere per nuora una sconosciuta -trovata in un bosco, giurò che ne -avrebbe fatto crudele vendetta e che il sangue -dei Reali di Francia non si sarebbe mai -contaminato con una sì vile sposa. Difatti, -dopo pochi mesi che il Re aveva sposata -questa sconosciuta, arrivò un corriere d’Inghilterra, -intimando al Re un’improvvisa -guerra.... -</p> - -<p> -— Viene Allodola. -</p> - -<p> -— Dov’è? -</p> - -<p> -— Dietro la siepe, laggiù. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> -</p> - -<p> -— State zitti! — -</p> - -<p> -Si tacciono e il novellatore continua: -</p> - -<p> -— Il Re non poteva intendere come l’Inghilterra -volesse fare a lui la guerra senza -alcuna ragione. Ma per meglio accomodare -le cose, pensò di andare lì da sè con un piccolo -esercito, per conoscere la ragione di -questa intimazione.... -</p> - -<p> -— Eccola, eccola! — esclama Bocca-di-fiore. -</p> - -<p> -Solo Zulù si volge, gli altri monelli seguono -intenti le parole del novellatore. -</p> - -<p> -Sono seduti sotto una quercia, tutti raccolti -intorno alla ceppaia su la quale siede -il vecchio bifolco che ama i bimbi e li intrattiene -la sera con le sue fiabe. -</p> - -<p> -Il plenilunio è sereno; l’orizzonte notturno -si estende come su l’aurora per vastissimo -giro intorno. Si scorgono le cose -lontane distintamente; tutto ciò che è in -luce risalta con nitidezza per i forti contrasti -dell’ombra. -</p> - -<p> -La quercia è sola, non altri alberi le -sorgono intorno, è il ritrovo consueto degli -uomini che abitano nelle poche case aggruppate -a qualche distanza da lei, è la sosta -dei pastori che conducon le greggi nei -prati che le si aprono innanzi. Cresciuta nell’amore -degli uomini, ha esteso il giro dei -suoi rami ampiamente. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> -</p> - -<p> -Bocca-di-fiore si leva: Arabella è giunta. -</p> - -<p> -— Sei venuta ad ascoltare Benedetto? — le -chiede. -</p> - -<p> -— No. -</p> - -<p> -— Dove vai allora? -</p> - -<p> -— Alla Celletta. -</p> - -<p> -— Per che fare? -</p> - -<p> -— Vado a chiamare gli uomini perchè -vengano a cena. -</p> - -<p> -— O non lo sanno da loro, che debbono -ritornare? -</p> - -<p> -— Mamma Tuda ha voluto così. -</p> - -<p> -— Non ti fermi? -</p> - -<p> -— Non posso. -</p> - -<p> -— Mi pare che tu sia molto stanca, Arabella. -</p> - -<p> -— Sì, sono stanca. -</p> - -<p> -— E perchè non ti riposi? -</p> - -<p> -— Perchè mamma Tuda mi aspetta. -</p> - -<p> -— Lasciala aspettare! Siedi qui, fra noi. -Benedetto racconta una bellissima favola, ti -divertirai. Dopo ti accompagnerò a casa, e -verrà anche Zulù. È vero che verrai? — -</p> - -<p> -Zulù scrolla il capo affermativamente. -Egli guarda Arabella ed è pieno di affettuoso -sgomento; al suo occhio scrutatore -non isfugge il pallore estremo della fanciulla, -onde le chiede in tono sommesso: -</p> - -<p> -— Allodola, non ti senti bene, è vero? -Di’ la verità? — -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> -</p> - -<p> -Arabella lo guarda e sorride con tristezza. -</p> - -<p> -— Che cos’hai? — le domanda Bocca-di-fiore -avvicinandosele e guardandola fissamente; — Dio, -come sei pallida! Ti duole -il capo? -</p> - -<p> -— No, sono stanchissima, non mi reggo -quasi più. -</p> - -<p> -— Riposati, riposati, e se Benedetto ti -annoia, andremo un poco più lontano. Vuoi -dormire? — -</p> - -<p> -— Non ho sonno. -</p> - -<p> -— Sono alla Celletta i figli di mamma -Tuda? — le chiede Zulù. -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Allora aspettami; corro ad avvisarli -perchè vadano a casa. Sarò qui fra pochi -minuti; aspettami, torneremo insieme. — -</p> - -<p> -Arabella gli sorride assentendo; Zulù si -volge, prende lo slancio e si allontana a -grandi balzi rapidamente. -</p> - -<p> -Siedono un poco in disparte. Benedetto -continua a narrare le avventure del reuccio; -non si ode che la sua voce tranquilla, perchè -gli ascoltatori non fiatano, respirano -appena. Essi sono seduti sulla nuda terra -come un gregge raccolto intorno al pastore -che veglia. Nelle prossime case lucono le -lampade dalle aperte finestre. La quercia, -nella chiarezza plenilunare, si inargenta ai -bordi, si trasfigura soavemente per il sogno -<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> -delle piccole anime che accoglie. Le stelle -pare si levino lontanamente dai prati tutti -fioriti di ranuncoli d’oro. Arabella china il -mento al seno; non sa e non può ascoltare. -Ella è giunta senza che i compagni l’abbiano -avvertita, solo due, fra i tanti, si sono -levati ad incontrarla, quelli che più le son -presso al cuore; gli altri, poichè ella tace, -l’hanno dimenticata. Chi può ricordare tutte -le luci stellari, tutti gli usignoli che giungono -al tempo del sole nuovo? Una volta -l’avrebbero udita di lontano e si sarebbero -raccolti sulla sua via — ora non più, perchè -la voce di lei non sa assorgere fremendo in -un vasto impeto di gioia. I passeri si adunano -su gli alberi fronzuti, folti, densi di -fogliame, e gli alberi che han perduto il loro -verde rimangon sempre deserti. -</p> - -<p> -— Vuoi dormire? — le ripete Bocca-di-fiore. -</p> - -<p> -Arabella scuote il capo negativamente. -</p> - -<p> -— Guarda, puoi appoggiarti qui, sulle -mie ginocchia, io non sono stanca. Canterò -pian piano, perchè tu prenda sonno meglio. -</p> - -<p> -— Grazie; ma fra poco dovrò ripartire. -</p> - -<p> -— E come farai a giungere fino a casa, -se non puoi reggerti? -</p> - -<p> -— Mi aiuterà Zulù. -</p> - -<p> -— Zulù ti vuol bene, sì. Ti guarda come -se tu fossi la sua sorella. Domani non ti alzerai, -<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> -è vero? Noi verremo a tenerti compagnia. -</p> - -<p> -— Domani è lontano! — -</p> - -<p> -Bocca-di-fiore sorride. Come mai lontano -se non c’è che il volgere di poche ore? Lo -spazio di un brevissimo sonno? Si può dire -che si veda già l’alba quando ancora sono -nel cielo gli ultimi bagliori del crepuscolo, -tanto la notte è breve! Ma Arabella è malata, -e vede tutto con occhi diversi e le ore sembreranno -eterne al suo soffrire. Bocca-di-fiore -intende ed accarezza il pallido volto -dell’allodola stanca. -</p> - -<p> -Sotto la quercia millenne, coronata di -luce e di stelle, il novellatore ritesse, come -ritesson nei cieli le costellazioni, un’eterna -trama che guida i giovani cuori sulle vie -del sogno. -</p> - -<p class="ast">❦</p> - -<p> -— Addio, Arabella; riposa bene; domani -verrò a salutarti. -</p> - -<p> -— Addio. — -</p> - -<p> -Bocca-di-fiore svolta per una viottola ed -abbandona i compagni. Ella è giunta alla -sua casa che sorge ai piedi di un monte sul -quale è un castello in rovina. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> -</p> - -<p> -Si volge qualche volta, poi procede di -corsa. Arabella e Zulù si perdono nella notte. -</p> - -<p> -— Appòggiati alla mia spalla. Vuoi che -ti porti? -</p> - -<p> -— No. -</p> - -<p> -— Ma non puoi camminare, vedi? Le -forze ti vengono meno e la strada è lunga. -</p> - -<p> -— Andremo adagio. -</p> - -<p> -— Sia come vuoi. — -</p> - -<p> -Procedono in silenzio per buon tratto. -Arabella è scossa a quando a quando da un -brivido freddo, si appoggia al compagno con -abbandono, e socchiude gli occhi cercando -difendersi così dai violenti capogiri che la -colgono; ella intravede intorno a sè forme -strane, e le cose che distingue assumono agli -occhi suoi aspetti diversi dai consueti e tutto -trascorre a volte in una rapidissima ridda -tantoch’ella si sente venir meno la terra sotto -i piedi, e deve soffermarsi per non cadere. Le -sue mani sono fredde, mentre la fronte e le -guance le si accendono di un rossore improvviso, -il viso le brucia e gli occhi le si fanno più -lucenti, più profondi e più ardenti nella atonia -della febbre. Zulù, che la regge tutta, la -sente tremare e non le parla e non l’interroga -più, per paura di farle male. Anche il parlare -può nuocerle; egli sa che ai malati si -raccomanda il silenzio. -</p> - -<p> -La guarda con infinita tenerezza. Povera -<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> -Allodola sua ch’egli teneva tanto cara e per -la quale avrebbe attraversato il fuoco senza -temere nè il dolore nè la morte! -</p> - -<p> -Egli non ha altro al mondo che quella -sua dolce sorella d’amore. Si sono incontrati -tante volte al lavoro pei campi e tante -volte la sera, prima di andare alla ricerca -di un qualsiasi luogo ove poter dormire, -l’ha accompagnata fino al limite dell’aia, chè -da lungo tempo una soave intimità li ha -uniti. Per tale affetto l’anima di Zulù si -era ingentilita. Egli andava su l’alpe a raccogliere -certi fiori che piacevano ad Arabella -e, al tempo delle more, si cacciava per -tutti i roveti pur di portare una piccola corba, -ricolma dal frutto saporoso, alla compagna -sua. Lasciava i suoi doni su la finestra e -fuggiva prima che Allodola li vedesse per -non trovarsi poi imbarazzato. -</p> - -<p> -Era una dolce consuetudine di molte primavere, -di molti autunni e Allodola era diventata -la sua dolce sorella. Così si uniscono, -nell’alto, le piccole nubi che un medesimo -vento sospinge. -</p> - -<p> -— Zulù? -</p> - -<p> -— Che vuoi? -</p> - -<p> -— Vai in città, domani? -</p> - -<p> -— Sì, Arabella. -</p> - -<p> -— Sai dove abita Suor Lucia? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> -</p> - -<p> -— Lo so. -</p> - -<p> -— Allora dille che venga a vedermi, -dille che venga a prendermi... non posso -reggere più. -</p> - -<p> -— Ti senti molto male? -</p> - -<p> -— Sì, molto. — -</p> - -<p> -È la prima volta ch’ella confessa il suo -male, e deve essere grande perchè ha fatto l’abitudine -ai patimenti e non se n’è lagnata mai. -</p> - -<p> -— Vuoi riposare un poco? -</p> - -<p> -— Sì. — -</p> - -<p> -Siedono sul margine del fosso, sotto la -siepe fiorita. Arabella socchiude gli occhi, -il suo respiro è breve e frequente. Abbandona -il capo sulla spalla del compagno come -vinta da una insostenibile angoscia. -</p> - -<p> -Zulù tace; guarda innanzi a sè fissamente, -pieno di sgomento. -</p> - -<p> -Sarebbe tanto bella la notte nell’incantesimo -lunare! Dalla prossima selva di Lucchetto -giunge un sommesso stormire che si -accompagna al verso dei grilli. -</p> - -<p> -C’è, nella selva, un gruppo di querce il -quale si apre a semiarco e racchiude uno -spazio erboso; dietro le rame si intravede -la linea dei prossimi colli, il castello in rovina, -la casa di Bocca-di-fiore e le viottole -rupestri che vi si inerpicano tortuose. -</p> - -<p> -È un piccolo anfiteatro creato con arte -mirabile dal capriccio della natura, l’antico -<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> -ritrovo dei fanciulli. In quel luogo Zulù incontrò -per la prima volta Arabella. C’era -un soffuso color di perla pei cieli, e l’esilissimo -arco lunare, simile a un falcetto d’agata -nebulata, pareva pendesse dagli alti rami. -Allodola era stata affidata da poco tempo -alle cure di mamma Tuda: era pallida anche -allora, ma forte; il viso pareva più esile -fra l’ampio espandersi dei biondi capelli -ricciuti. -</p> - -<p> -Cantava. I monelli le avean fatto cerchio -intorno; ella segnava gorgheggiando un’aria -di danza al ritmo dei piccoli piedi. Zulù rimase -in disparte a guardare. La selva di -Lucchetto non gli era parsa mai tanto bella, -nè il cielo così terso e sereno. E quando -seguì la via che gli segnava la stella del -pastore, pensava già di ritornare la sera seguente. -Ritornò. Avvenne poi che Allodola -lo prendesse a benvolere e Zulù ebbe così una -sua buona sorella ch’egli tenne in amore e -per la quale tutto si profferse pur di tornarle -grato. -</p> - -<p> -E per forza di cose, per le loro consuetudini, -s’incontrarono ogni sera, come da -noi, nelle notti serene, s’incontrano le stelle -allo stesso punto dei cieli. -</p> - -<p> -Quando Arabella andava ad attingere -l’acqua al Pozzo delle rose, avveniva che -Zulù si trovasse sulla via di lei; volgevano -<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> -le ore estreme del giorno. Egli le prendeva -la secchia e gliela portava ricolma e stillante -fino al limite dell’aia. Il compenso era -un niente, una buona parola; egli se ne -sentiva rincorare perchè per la prima volta -era caro a qualcuno nel mondo. -</p> - -<p> -Il richiamo di due assiòli riempie di vaga -tristezza il silenzio notturno; un’ultima campana -suona da molto lontano e Zulù si volge -per vedere se giunge qualcuno. La viottola -è deserta. Arabella non ha più moto, sembra -addormentata, solo egli ode il suo respiro -frequente. Vorrebbe destarla perchè -la strada da percorrere per giungere alla -casa di lei è ancor lunga, ma lo dissuade il -pensiero che un breve riposo la rinfranchi -e attende in un’ansietà che sempre più si -accresce. -</p> - -<p> -A quell’ora dovrebbero passare per di -là i boari, ma non si vedono, nè si odono -cantare; avranno preso forse una via diversa. -</p> - -<p> -Non si muove per timore di disturbarla, -trattiene quasi il respiro; le mani di lei che -sono cadute in abbandono, sfiorano le sue, -ed egli le sente fredde, gelide; paion di -marmo. Vorrebbe riscaldargliele col fiato -e non osa: è ridotto ad una volontaria immobilità, -perchè ella non abbia a destarsi -di soprassalto e soffrirne. Ma frattanto il -prolungato sonno lo riempie di una perplessità -<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> -paurosa, che il silenzio e la solitudine -notturna accrescono. -</p> - -<p> -Ad un tratto gli pare scorgere ad una -estremità della viottola un’ombra che si avvicina; -ecco si fa più grande, si distingue -con maggior nitidezza, sarà forse Simone, -il pastore; ma non ha tempo di volgere gli -occhi che è già dileguata. Sono i giuochi -del vento e delle ombre lunari. Tante volte -nella sua vita solitaria sarebbe fuggito urlando, -se non si fosse reso conto di simili -apparenze di inganno. -</p> - -<p> -La consuetudine di misurare il tempo sul -cammino degli astri gli denota che l’ora è -tarda; converrebbe affrettarsi, e Allodola -dorme tuttavia. Fa per volgersi, quando sente -che il capo di Allodola si muove ma piano, -senza scatti, senza la rapidità consueta di -chi si distoglie da un sonno breve; si muove, -gli scivola lentamente sul petto, gli cade -con pesantezza su le ginocchia. Zulù si -sporge a guardare; il respiro rattenuto: un -gelo di morte gli stringe il piccolo cuore. -</p> - -<p> -Ella non ha riaperto gli occhi, giace con -la bocca socchiusa ed i capelli sparsi. -</p> - -<p> -Vorrebbe chiamarla e non osa ancora; -ha paura e non sa di che: di una cosa grande, -incommensurata: di tutto ciò che ha avvertito -appena nelle profonde notti e che ora -gli si presenta spaventosamente al pensiero. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> -</p> - -<p> -Sono soli e lontani dall’abitato; tanto soli -così fra i campi deserti! -</p> - -<p> -Ad un tratto le posa una mano sul viso, -ed il caldo che ne risente ridesta in un attimo -tutta la sua energia assopita. Si leva, -si protende sul corpicciuolo della piccola sorella, -lo solleva tra le braccia senza fatica, -e s’incammina affrettandosi quanto più può -verso la casa di mamma Tuda. Arabella ha -riaperto gli occhi, sono pieni di smarrimento -ma sorridono, sorridono vagheggiando una -cosa lontana e indefinita. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Su l’alto mare c’è una barca d’oro;</p> -<p class="i01">Piccola mamma mia, fammi sognare</p> -<p class="i01">Chè giunge il sonno de la buona morte.</p> -</div></div> - -<p> -È il delirio febbrile. Zulù non vorrebbe -ascoltarla, non la guarda perchè è sì trasfigurata, -che gli darebbe pena. Si affretta, -corre ansimando e trattiene un aspro singhiozzo, -che gli tumultua dentro. -</p> - -<p> -Da lontano si leva un grido che agghiaccia -il sangue dell’adolescente. Sono le anatre -selvatiche che trasmigrano sotto la luna. -Dicono i vecchi che sul loro cammino passa -l’ombra della sventura. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> -</p> - -<h2 id="cap7">VII. -<span class="smaller">Il segreto di Suor Lucia.</span></h2> -</div> - -<p> -C’è un luogo nel giardino di Toti, un -luogo recondito, nascosto da grandi alberi, -che la zia Emma ha battezzato l’estrema -Tule; Toti lo ha eletto a suo ritrovo perchè -vi si sente più solo e padrone. Ivi, coi compagni -suoi, organizza le grandi spedizioni, -le imprese eroiche; ivi fu meditata la spedizione -alla Casa lucente che andò poi in -fumo per nuovi avvenimenti sopraggiunti, i -quali distolsero i piccoli eroi dal fermo proposito -preso. -</p> - -<p> -L’estrema Tule è situata fra il laghetto -ed un vecchio muro sgretolato, ricoperto in -parte dall’edera; tanto è remota dal resto -del mondo, che non vi giunge alcun suono; -tutt’al più vi si udrà, a quando a quando, -il canto di Tomaso o il grido delle oche; -ma il primo, senza troppa immaginazione, -<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> -può essere scambiato col canto di guerra di -un popolo selvaggio, e il secondo col ruggito -di qualche leone che si avanzi per dare l’assalto -all’accampamento. Tutto sta a convincersi -che la cosa sia vera: giunti a tale -convinzione, si avverte realmente il brivido -della paura, e in tale stato si può uccidere -un’oca con lo stesso coraggio che occorrerebbe -per affrontare un leone. Non si tratta -che di un lieve spostamento di termini e di -valori. -</p> - -<p> -E tali spostamenti sono frequentissimi -nell’estrema Tule, sono la necessaria linea -decorativa dell’ambiente. Un giorno un vecchio -gatto che passa su lo scrimolo del muro -sgretolato sarà una tigre della giungla, di -quelle che parlano in inglese, secondo Kipling, -e una spedizione si organizzerà per uccidere -il feroce mammifero; un’altra volta -nelle altitudini celesti si avvertirà il condor, -l’uccello rapace, e allora tutto l’accampamento -si pone in moto, e chi afferra la sua -cerbottana, chi lo schizzetto, chi il fucile -di canna, chi la fionda. La caccia è aspra, -accanito l’inseguimento che non si arresta -finchè dalle sue altitudini il condor non precipiti -esanime fra gli steli, nelle spoglie di -una misera libellula. -</p> - -<p> -Così un albero può trasformarsi in un -gigante pauroso; una distesa di funghi in -<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> -un esercito di gnomi dal cappuccio bianco -e rosso; il tranquillo razzolare di una gallina -fra le foglie secche, nel cauto avvicinarsi -di un serpente boa; il canto di una -raganella, nelle grida incomposte di una -tribù di cannibali; così l’estrema Tule è, a -volta a volta, l’isola di Robinson Crosuè, -un deserto africano, una catena di montagne, -una foresta vergine, un sotterraneo misterioso, -un palazzo incantato, una nave -corsara, un pallone dirigibile, un immenso -proiettile lanciato in viaggio verso la placida -luna. E a tali sue molteplici trasformazioni -non reca danno da un lato, la vicinanza -del pollaio; dall’altro, quella delle scuderie. -</p> - -<p> -Il giovedì è sacro all’estrema Tule; le -scuole sono chiuse, e i compagni di Toti -stanno in riposo tutto il giorno. -</p> - -<p> -Passato il meriggio, convengono al ritrovo -stabilito. Fra i più assidui sono Carciofo -e Anatroccolo, i quali giungono di -contrabbando passando per le scuderie. -</p> - -<p> -Da qualche tempo, però, le imprese straordinarie -non formano lo scopo di tali ritrovi; -una sola cosa preoccupa i piccoli amici e li -tiene in moto: il segreto di Suor Lucia. -</p> - -<p> -Suor Lucia ha un segreto che l’accòra. -La cosa li ha stupiti, perchè non potevano -pensare che quella figura cerea, tutt’avvolta -nello zendado nero, ingenua come i -<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> -bimbi che le si cuciono alle gonne, potesse -essere stata giovane ed aver avuto qualche -avventura; non potevano supporre una Suor -Lucia diversa da quella che vedevano sempre. -Ella era nata così, col suo zendado nero, -aveva trascorso i suoi lunghi anni a pregare -e a sorvegliare i figli degli altri, rifacendo -sempre la stessa via, soffermandosi agli -stessi luoghi, entrando nelle stesse chiese; -così, senza mai mutamento, fin dal primo -giorno che il Signore l’aveva mandata al -mondo perchè avesse cura dei monelli. Per -la sua coorte Suor Lucia era come le vecchie -chiese che sono esistite sempre e nessuno -le ha create e non moriranno mai. -</p> - -<p> -Era sola, non aveva famiglia, viveva una -vita oscura. I bimbi la vedevano sempre -sotto lo stesso aspetto, vicina e lontana dall’anima -loro a simiglianza del sole; era naturale -che la pensassero una cosa eterna. -</p> - -<p> -Tutte le altre persone che partecipavano -alla loro vita erano diverse e varie, solo -Suor Lucia non mutava mai; chiusa l’anima -nella sua tranquilla fede, come la pallida -faccia nello zendado nero, ella non assumeva -una volta sola un aspetto diverso. -</p> - -<p> -Fosse pur gaio il cielo, lucente di purezze -adamantine, inebriante dell’umida freschezza -primaverile, ovvero monotono, uguale ed -opprimente sotto alla grigia veste della pioggia, -<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> -non aveva potere di allietare o di oscurare -gli occhi azzurri di Suor Lucia. Un velo -perenne di malinconica dolcezza si distendeva -su quelle chiare pupille che pareva -esprimessero la rassegnata umiltà d’un’anima -vinta. -</p> - -<p> -Così i suoi monelli le volevano bene come -ad una Madonna viva. -</p> - -<p> -E che altro aveva di umano per loro se -non la forma e la parola? -</p> - -<p> -Quando i più grandicelli riseppero che ella -era legata al mondo da qualche vincolo che -ricordava un suo passato diverso, stupirono -e la guardarono con meraviglia nuova. Essa -diventava diversa agli occhi loro. La fantasia -infantile che aveva fatto di quella vita un -semplice piano tranquillo ed infinitamente -uguale, variò i confini, innalzò le sue chimeriche -apparenze e ad un tratto, per il suo -triste segreto, Suor Lucia divenne un’eroina. -</p> - -<p class="ast">❦</p> - -<p> -La testa e le mani puntate sull’erba ad -imprimere il lancio al corpo; i piedi che -non si decidono ad abbandonare il suolo -per paura che l’equilibrio manchi: il corpo -che forma un angolo acuto e la vesticciuola -bianca che si leva senza contegno oltre il -<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> -limite prestabilito, tale è Ninì nell’atto di -fare una capriola che non gli riesce. -</p> - -<p> -Dietro alle sue spalle, più in vista, Miranda, -Doretta e Ciuffolo assistono allo spettacolo -e stringono le mani unite e torcono -il viso ridendo e gridando: -</p> - -<p> -— Che cosa si vede! Che cosa si vede! — -</p> - -<p> -Fa un ultimo tentativo disperato; e come -l’ardito esperimento non riesce, Ninì si leva -di scatto tutto rosso in viso e, rivolto ai tre -marmocchi che lo beffeggiano, grida loro: -</p> - -<p> -— Io sono bravo! E se non lo credi, ti -dò un pugno! — -</p> - -<p> -Gli spettatori si lasciano convincere senza -fiatare, e Ninì, riassettatosi il gonnellino -bianco, abbandona il luogo della prova fallita -guardando distrattamente le cime delle -piante e cantarellando. -</p> - -<p> -Ha avuto cura di raccogliere da terra la -sua inseparabile bambola e se l’è infilata -sotto un braccio; ora si dirige verso un -punto del giardino, ove siede il papà di Toti. -</p> - -<p> -Ninì si sofferma ad una certa distanza e -lo considera lungo tempo; come deve annoiarsi -quel povero signore; ha gli occhi -tanto tristi! La pietà lo vince e si accosta -pian piano finchè gli è tanto vicino che può -toccarlo. Lo guarda ancora, poi gli dice: -</p> - -<p> -— Senti, Signore, tu ti annoi, vuoi la -mia bambola? Potrai giuocare. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> -</p> - -<p> -— Grazie, caro. Ma come mai? Tu sei -un uomo e giuochi con la bambola? -</p> - -<p> -— Sì, è mia moglie. Guarda, ieri mi -<i>cadò</i> e si è <i>rompata</i> la testa; allora ho guardato -nel buco e il cervello non c’era! -</p> - -<p> -— Davvero? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— E allora? -</p> - -<p> -— Allora ho detto: sarà qui! — ed indica -una parte tutt’affatto diversa. — Perchè -il cervello ci deve essere. — -</p> - -<p> -Il piccolo giullare riesce a vincere anche -la malinconia del papà di Toti, che si -diverte a interrogarlo e ride di gran cuore. -</p> - -<p> -Frattanto sopraggiungono Carciofo ed -Anatroccolo; passano dietro il laghetto e si -dirigono all’estrema Tule. -</p> - -<p> -Toti non appena li vede corre ad incontrarli. -</p> - -<p> -— E Zulù? — chiede loro. -</p> - -<p> -— Non può venire, — risponde Carciofo. -</p> - -<p> -— L’hai veduto? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Quando? -</p> - -<p> -— Ieri sera. -</p> - -<p> -— Ti ha detto qualcosa? -</p> - -<p> -— Mi ha detto ciò che sapevamo già. -</p> - -<p> -— Forse non avrà voluto parlare! -</p> - -<p> -— Ha detto la verità. Ha conosciuto Allodola -lassù, ed ha incontrato pochissime -<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> -volte Suor Lucia alla quale non poteva chiedere -niente. -</p> - -<p> -— Ma neanche Allodola sa il segreto? -</p> - -<p> -— Neanche lei. -</p> - -<p> -— Come sta ora? -</p> - -<p> -— Così. -</p> - -<p> -— Andremo a trovarla se non dispiace -a Suor Lucia. -</p> - -<p> -— Anzi, ne avrà piacere. -</p> - -<p> -— Allora domani andremo insieme. -</p> - -<p> -— Andremo insieme. — -</p> - -<p> -Dopo una pausa, Anatroccolo si toglie il -berretto e si fa innanzi. -</p> - -<p> -— Signor Toti? -</p> - -<p> -— Che vuoi? -</p> - -<p> -— Io ho una cosa da dirvi. -</p> - -<p> -— E dilla. -</p> - -<p> -— Io so il segreto di Suor Lucia! -</p> - -<p> -— Tu? — esclama Toti. -</p> - -<p> -— Tu? — soggiunge Carciofo. -</p> - -<p> -— Ecco, se non lo so, lo posso sapere. -</p> - -<p> -— E come? -</p> - -<p> -— Se volete ascoltarmi vi dirò tutto. -</p> - -<p> -— Parla, parla, parla. -</p> - -<p> -— Sarà meglio scegliere un luogo più -isolato, dove nessuno ci possa udire. Se la zia -Gertrude sapesse ciò che sto per raccontarvi, -mi terrebbe senza mangiare per tre giorni. — -</p> - -<p> -Si avviano verso il punto più remoto -<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> -dell’estrema Tule. Fra il muro di cinta del -giardino ed il pollaio è un angoluccio silenzioso, -dove crescono le ortiche e si accumulano -dei rottami; una macchia di lauri -lo protegge dagli sguardi indiscreti. Toti vi -conduce i compagni. -</p> - -<p> -— Qui siamo sicuri, puoi parlare. — -</p> - -<p> -Anatroccolo si aggiusta alla cintola i -calzoni, ed entra in argomento con una frase -inattesa: -</p> - -<p> -— Il giorno io vendo le ciliege, — si sofferma -a guardarsi intorno — io vendo le -ciliege che mi dà la zia Gertrude e giro -per tutta la città e per i dintorni. A volte -gli affari vanno bene, e torno con la carriola -vota; a volte vendo poco, e la zia Gertrude -non mi dà da cena. L’altro giorno avevo -un bel carico di ciliege moscadelle e andavo -per la via gridando: «Piangete, bambini, -c’è le ciliege!» quando incontro Zulù che -mi dice: «Dammene un soldo.» Gli misuro -il suo peso giusto, glielo verso nel fazzoletto -e faccio per andarmene. Allora Zulù -mi prende per un braccio e dice: «Passa -da Suor Lucia e porta le ciliege ad Allodola, -eccoti un altro soldo.» -</p> - -<p> -— Falla corta! — esclama Carciofo che -vorrebbe correggere l’inutile verbosità dell’amico. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> -</p> - -<p> -— Lascialo parlare, — soggiunge Toti -che si appassiona al racconto, del quale non -può supporre la fine. -</p> - -<p> -— Allora mi fermai e discorremmo insieme, — riprende -Anatroccolo. -</p> - -<p> -— Del resto Zulù non sa nulla, lo ha -detto con me, — riprende Carciofo. -</p> - -<p> -— E con me ha parlato — risponde Anatroccolo. -</p> - -<p> -— Saranno bugie. -</p> - -<p> -— E che ne sai tu? -</p> - -<p> -— Io non so niente, ma lo suppongo. -</p> - -<p> -— Aspetta ch’io parli! -</p> - -<p> -— E spicciati, allora! -</p> - -<p> -— Se mi interrompi non potrò proseguire! -</p> - -<p> -— E chi ti ha interrotto? -</p> - -<p> -— Tu. -</p> - -<p> -— Io no. -</p> - -<p> -— Sì, tu! -</p> - -<p> -— Io ho detto solo.... -</p> - -<p> -— Ma finitela! — grida Toti. — Così -non si potrà mai saper niente! — -</p> - -<p> -Anatroccolo riprende il suo racconto: -</p> - -<p> -— Discorremmo insieme e Zulù mi disse -che Arabella fu affidata a mamma Tuda -quattro anni fa. Zulù in quel tempo lavorava -coi figli di mamma Tuda. Una sera -una donna giunse su l’aia ed aveva con sè -una bambina. Parlarono con mamma Tuda -<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> -molto tempo; poi la donna andò via e la -bambina rimase. Si chiamava Arabella. Allora -era molto pallida. Disse che era andata -in campagna per guarire. La sera stessa -appena comparve, Zulù e i figli della Tuda -videro una grande stella lucente che percorse -tutto il cielo e si spense proprio sulla -loro casa, contro la camera dove dormiva -Arabella. Allora Pietrozzo, che era il -più grande, disse che quello era un segno -del cielo, e che quel segno doveva riapparire -nel giorno in cui la nuova venuta avrebbe -avuto una grande disgrazia o una grande -fortuna. E disse che doveva essere figlia di -qualche gran personaggio. Tutte queste cose -le ha viste e le ha udite Zulù. -</p> - -<p> -Passò qualche giorno; Arabella parlava -poco; forse si trovava male in quella casa -di poveretti, abituata come doveva essere ai -grandi palazzi ed alle tavole sontuose. Tutti -si chiedevano perchè mai l’avevano portata -laggiù; non potevano darle un castello sui -monti e farle godere così l’aria buona? Arabella -non parlò circa il suo passato, e i figli -della Tuda pensarono ch’ella fosse sotto un -incantesimo. La voce si diffuse e vi fu chi affermò -di averla veduta in un palazzo regale, -alla corte di un grande Stato. Non v’era più -nessun dubbio dunque: Arabella era figlia di -un re. Passarono molti giorni, nessuno andava -<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> -a salutarla mai, pareva l’avessero dimenticata. -Mamma Tuda cominciò a mandarla -per i prati; le affidò un gregge. Ella doveva -fare tutto ciò che facevano i poveri, accudire -alle faccende più umili e mangiare il -pan nero e bere l’acqua. Un giorno Zulù udì -mamma Tuda che le diceva: «Animo, Arabella, -se volete tornare da dove siete venuta, -bisogna adattarsi a tutto!» Ciò lo fermò -sempre più nella sua convinzione; Arabella -era schiava di una malìa; forse qualcuno sarebbe -giunto a liberarla. Poi una sera comparve -per la prima volta sull’aia Suor Lucia. -</p> - -<p> -— Era sola? -</p> - -<p> -— Sì, era sola. Parlò lungo tempo con -mamma Tuda, poi volle vedere Arabella e -se la tenne stretta fra le braccia e la baciò -piangendo, e le disse di guarire che allora -sarebbe ritornata con lei. Zulù non conosceva -Suor Lucia e anche i figli della Tuda -non la conoscevano, epperò dissero che era -una gran dama di corte, la quale giungeva -travestita così per aver notizie di Arabella -e poterla vedere. -</p> - -<p> -— Suor Lucia una gran dama di corte? — chiede -Toti sorridendo. -</p> - -<p> -— Non sapevano chi fosse, — risponde -Anatroccolo. -</p> - -<p> -— Ed ora sappiamo forse chi sia? — soggiunse -Carciofo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> -</p> - -<p> -— È vero, — risponde Toti — noi non -sappiamo chi sia, e nessuno conosce la sua -vita.... -</p> - -<p> -— Nessuno! -</p> - -<p> -— Da quella volta riapparve di tanto in -tanto nella casa di mamma Tuda, e tutte le -volte portava ad Arabella qualcosa: un vestituccio, -una collana, un paio di scarpette. -Una volta, e vide Zulù, le portò una medaglietta -d’oro con sopra una piccola corona -piena di gemme rosse. Quello era il -segno più sicuro, e Zulù si persuase che -Arabella era una principessa. Però gli nacque -curiosità d’interrogarla; un giorno le chiese: — Dove -sei nata? — Non lo so, — rispose -Arabella. — E chi è la vecchia che viene -a trovarti? — È Suor Lucia. — La conosci -da molto tempo? — Sì. — È tua madre? — No, -io non ho conosciuto mia madre. — E -dov’eri prima di venir qui? — Ero in -una grande città. — Zulù non chiese altro, -aveva saputo abbastanza. Quando riferì ai -suoi compagni le parole di Arabella tutti -si convinsero che ciò che avevano pensato -era vero: Arabella era una piccola principessa -stregata, che attendeva laggiù il suo -liberatore. — Non ve l’avevo detto io? — esclamò -Pietrozzo, il più grande fra i figli -di mamma Tuda. — Il primo giorno che -venne in casa nostra eravamo sull’aia, ed -<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> -io vidi, e tutti quelli che erano con me videro, -una grande stella lucente che si distaccò -dal cielo e venne a spengersi proprio -sopra alla stanza dove Arabella dormiva. -Non può esservi dubbio: quello era il segno -della sua malìa! -</p> - -<p> -— E la stella è riapparsa? — chiede Toti. -</p> - -<p> -— No, non si è veduta più; ma dovrà -ricomparire perchè è fatale. -</p> - -<p> -— E chi potrà vederla? -</p> - -<p> -— Zulù veglia tutte le notti. -</p> - -<p> -— L’aspetta? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— E quando la stella torna, che cosa -accadrà? -</p> - -<p> -— Allora sapremo il segreto di Suor -Lucia. -</p> - -<p> -— Non prima? -</p> - -<p> -— Prima no, perchè c’è l’incantamento. -</p> - -<p> -— Ma Allodola ha vissuto molto tempo -con mamma Tuda? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— E in tutto questo tempo non si seppe -mai nulla? -</p> - -<p> -— Lasciatemi dire. In principio Arabella -era malata, e poteva camminare appena. -Mamma Tuda le aveva affidato un gregge. -La mattina a buon’ora le dava un pane, -una fiaschetta con acqua e aceto, e la mandava -fuor di casa. Fino a sera non doveva -<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> -ritornare. Come avrebbe potuto reggersi per -tutto il giorno? Come avrebbe potuto girare -per tutti i prati e andare fino alla -selva di Lucchetto e salire al Castello dove -sono i pascoli? Si stancava subito, le sarebbe -mancata la lena. Zulù la seguiva -sempre. -</p> - -<p> -Quando giungevano ai prati egli conduceva -a pascolare il gregge e Arabella -lo attendeva seduta sotto agli alberi. Il -riposo e l’aria buona le fecero bene; dopo -due mesi pareva perfettamente guarita. Allora -parve che il suo nuovo stato non le -desse tristezza. Divenne un’altra, e cominciò -a cantare. Figli miei, c’era da starla a sentire -tutto il giorno! Fu allora che la chiamarono -Allodola. La chiamarono Allodola perchè aveva -una voce d’oro e perchè era sempre gaia dal -nascere al morir del sole. Forse aveva dimenticata -la sua sorte o sperava che il liberatore -giungesse. Suor Lucia andava a trovarla -e le portava doni sopra doni. Anche -Bocca-di-fiore se ne meravigliava, e Bocca-di-fiore -non era povera come gli altri. I compagni, -di giorno in giorno che passava, eran -sempre più persuasi che Arabella fosse nata -di sangue reale, così la guardavano con rispetto -e le volevan bene perchè era buona. -</p> - -<p> -— E in tutto il tempo che vissero insieme -non disse mai nulla della sua vita? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> -</p> - -<p> -— Non disse nulla; e nessuno la interrogò -per rispetto. -</p> - -<p> -— E non comparve mai qualcuno della -sua corte? -</p> - -<p> -— In veste d’uomo, no. -</p> - -<p> -— Che vuoi dire? -</p> - -<p> -— Voglio dire ch’ella riceveva qualche -messaggio da’ suoi parenti lontani, ma glie -lo portavano le rondini. -</p> - -<p> -— E chi se ne accòrse? -</p> - -<p> -— Se ne accòrse Zulù, al quale Arabella -si era unita come ad un fratello. Nelle mattine -di aprile, quando le rondini ritornano -e si vedono a grandi stormi per i cieli, Zulù -notò come Arabella tardasse a scendere nell’aia. -Si avvide poi che le rondini entravano -nella stanza di lei, e vi si trattenevano lungo -tempo. Una volta anche udì Arabella parlare, -e in casa non c’era nessuno. -</p> - -<p> -— Poteva parlare da sola. -</p> - -<p> -— Non era mica matta! Poi in quei -giorni Zulù si accòrse che la compagna sua -si era fatta più triste; forse le erano giunte -cattive notizie. -</p> - -<p> -— Gliene parlò? -</p> - -<p> -— Non le chiese nulla, perchè la cosa fu -passeggera. Non trascorse molto tempo che -ella ritornò allegra come prima. Riprese la -sua vita spensierata, cantò come cantano -le allodole. Fu la regina dei prati, fu la -<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> -signora della selva di Lucchetto. Bocca-di-fiore -le cedette il suo regno. Voi sapete -che Bocca-di-fiore era la reginetta di tutti i -monelli di quelle contrade, perchè era la più -bella e la più allegra fra le compagne e perchè -sapeva condurre tutti i giuochi. Quando -giunse Arabella, o meglio quando Arabella -cominciò a praticare gli amici, ella stessa le -cedette la sua signoria. Un giorno d’autunno, -come racconta Zulù, Bocca-di-fiore invitò Arabella -ai prati. Il ritrovo fu verso l’ora in -cui il sole muore. In autunno fioriscono i -gigli del freddo<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> e i prati ne erano pieni. -Bocca-di-fiore ne compose una corona, e -quando giunse Arabella glie la donò sorridendo. -Cedeva così la sua signoria. Da quel -giorno, fra la principessa ignota e Bocca-di-fiore -si strinse una grande amicizia. -</p> - -<p> -— Tu hai parlato con Bocca-di-fiore? -</p> - -<p> -— No. -</p> - -<p> -— Sai se sia venuta in città? -</p> - -<p> -— Credo che sia giunta ieri sera. -</p> - -<p> -— Per vedere Arabella? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— E nessun altro è giunto? -</p> - -<p> -— Nessun altro. Solo Zulù e Bocca-di-fiore -sono rimasti fedeli ad Arabella. Gli -<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> -altri, come il tempo passò ed ella fu ripresa -dal male che la farà morire forse, la dimenticarono, -l’abbandonarono, la dissero figlia -di un pastore, nè la tennero in nessun conto. -Ciò valse ad accrescere il suo dolore. — -</p> - -<p> -La storia di Anatroccolo, ha aumentato -il vivissimo desiderio che Toti ha di rivedere -Allodola e di poter giungere fino al -segreto di Suor Lucia. Tutte le cose narrate -non servono che ad intricarlo sempre più, -ma Toti vuol trovare il bandolo in quell’arruffio. -Egli saprà perchè Suor Lucia sia -stata presa da tanto amore per Arabella. -</p> - -<p> -— Domani ci troveremo in via del Paradiso, -verso sera, — dice ai compagni. — Resta -inteso? -</p> - -<p> -— Resta inteso. -</p> - -<p> -— Ed ora torniamo con gli altri. — -</p> - -<p> -Abbandonano l’angolo remoto e ritornano -nell’estrema Tule dove si sono già -formati due partiti avversari che battagliano -strenuamente da un cespuglio di lilla ad -un roseto. Dal pollaio un vecchio gallo sogguarda -e canta alla disperata. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> -</p> - -<h2 id="cap8">VIII. -<span class="smaller">La stella del pastore.</span></h2> -</div> - -<p> -Toti si presenta alla zia Emma con un -gran fascio di fiori. Ha raccolto le rose più -belle del giardino, qualche gardenia e qualche -pannocchia di tuberosa. Ha già indossato -il vestituccio da passeggio, ed ora guarda -la zia Emma senza rifiatare. -</p> - -<p> -— Ebbene? — gli chiede la zia. -</p> - -<p> -— Vorrei uscire. -</p> - -<p> -— E dove vuoi andare? -</p> - -<p> -— Da Suor Lucia. -</p> - -<p> -— E di quei fiori che vuoi farne? -</p> - -<p> -— Vorrei portarli ad Arabella. — -</p> - -<p> -Breve pausa. La zia Emma lo guarda -sorridendo. -</p> - -<p> -— Sei contenta, zia? -</p> - -<p> -— Con chi andrai? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> -</p> - -<p> -— Con Tommaso, l’ho già avvertito. -</p> - -<p> -— Allora avete disposto le cose vostre -senza dirmi nulla? -</p> - -<p> -— Volevo risparmiarti una noia. -</p> - -<p> -— Guarda quanta premura! -</p> - -<p> -— Ero sicuro che tu non avresti detto di -no! Suor Lucia è tanto addolorata perchè -la sua piccola principessa non può guarire! -</p> - -<p> -— Che dici? -</p> - -<p> -— Ho detto che Suor Lucia.... -</p> - -<p> -— Ma di quale principessa parli? -</p> - -<p> -— Di Arabella. -</p> - -<p> -— Arabella è una principessa? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Da chi lo sai? -</p> - -<p> -— Anatroccolo e Zulù hanno scoperto -tutto. Da molto tempo sono sulle tracce -del segreto. Sanno anche che Suor Lucia è -una gran dama di Corte. -</p> - -<p> -La zia Emma non può trattenere un -breve riso. Toti la guarda, non comprende -e le chiede: -</p> - -<p> -— Perchè ridi? -</p> - -<p> -— Rido perchè la povera Suor Lucia non -si sarebbe attesa questa trasformazione. -</p> - -<p> -— Ma tu non sai niente, zia! — esclama -Toti con accento di profonda convinzione. — Io -ti assicuro che Suor Lucia ha un gran segreto. -</p> - -<p> -— Quale? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> -</p> - -<p> -— Non voglio dirtelo perchè ridi. -</p> - -<p> -— E se non rido? -</p> - -<p> -— Non te lo dico ugualmente perchè non -lo so. -</p> - -<p> -— Questa è la ragione più convincente. -Hai legato i tuoi fiori? -</p> - -<p> -— Sì, zia. -</p> - -<p> -— Allora, a rivederci, signorino! — -</p> - -<p> -Toti si dirige alla porta; mentre è per -uscire vede una cosa la quale, come per -incanto, muta direzione a’ suoi pensieri; si -volge trasfigurato in viso, raggiante, e chiede -alla zia Emma: -</p> - -<p> -— Zia, prepari i bauli? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Si parte presto? -</p> - -<p> -— Lunedì della prossima settimana. -</p> - -<p> -— Andiamo al mare? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— E dove andiamo, a Riccione? -</p> - -<p> -— Sì, a Riccione. -</p> - -<p> -— Oh quanto sono contento! — esclama -Toti battendo le mani. — Il mare, il mare, il -mare!! — -</p> - -<p> -Egli vede subitamente l’immensa distesa -delle acque smeraldine, i bei colli di Riccione, -il piccolo porto che raccoglie le barche -dalla vela rossa, tutta la spiaggia che -sembra d’oro sotto il sole estivo e si perde -laggiù dove sorge un antico castello, dove -<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> -i monti si spingono nel mare. La visione -del viaggio, del paese, della nuova vita che -lo attende, lo riempie di gioia insolita. -</p> - -<p> -— Il mare, il mare, il mare!! — -</p> - -<p> -Pensa al costume rosso che indosserà -per prendere il bagno, ai nuovi compagni, -alle nuove imprese, a tutto il sistema idraulico -che apriranno fra le arene, e alle battaglie -in acqua, e alle corse, alle infinite -corse su le arene. L’anima sua si perde in -un tumulto festoso che gli accende le -guance e gli illumina i grandi occhi di -vivacissimi raggi. -</p> - -<p> -Ad un tratto tace e si oscura. Ha guardato -a’ suoi fiori. Il pensiero ritorna alle -cose presenti e un’amara tristezza lo punge, -tanto più viva quanto meno continua. -</p> - -<p> -Rivede uno zendado nero; un volto pallido, -affranto; due scarne mani che fanno -passare eternamente i grani di una vecchia -corona; ripensa ad Allodola che langue, -alla sventura che la travolge e una frase -pietosa gli sale alle labbra. -</p> - -<p> -— Povera Suor Lucia! — -</p> - -<p> -Poi se ne va correndo forte, perchè nessuno -lo veda. -</p> - -<p> -Un groppo di singhiozzi gli serra la -gola e le lacrime scendono copiose ad irrorargli -il viso. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> -</p> - -<p class="ast">❦</p> - -<p> -La via è chiusa da un lato dal muro di -cinta di un giardino; dall’altro lato sorgono -alcune case basse, intramezzate da orti. Forse -per tutta la letizia agreste che l’accompagna -fu chiamata Via del Paradiso. All’un -dei capi trova un termine apparente nel campanile -di un antichissimo tempio; l’altro -capo si perde fra i primi campi che circondano -la città. Ivi regna una quiete eterna. -Qua e là, sopra al muro di cinta che chiude -l’ignoto giardino, sovrastano chiome di alberi -e ciuffi di verdura. Un gelsomino -protende le esili ramificazioni e si riversa -come una fiumana sulla via fino a toccarne -le selci. È tutto fiorito e tramanda -un soave profumo. Si intravedono le vette -di una fila di pioppi; si intravedono fra gli -scarsi cirri che vagano pei cieli di un azzurro -intenso. -</p> - -<p> -Volgono le ore pomeridiane. Benchè il -sole si appressi al tramonto, qualche cicala -stride tuttavia; fa ancora molto caldo. -</p> - -<p> -Le piccole case bianche hanno le imposte -socchiuse e sono tutte mute; riposano -nell’afa estiva. -</p> - -<p> -— A che numero sta Suor Lucia? — chiede -Tommaso a Toti. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> -</p> - -<p> -— Al numero nove. -</p> - -<p> -— Debbo aspettarlo, signorino? -</p> - -<p> -— No, verrai a riprendermi. -</p> - -<p> -— Fra un’ora? -</p> - -<p> -— No, verso sera. -</p> - -<p> -— Va bene. Arrivederla. -</p> - -<p> -— Addio, Tommaso. — -</p> - -<p> -Come si sente solo, procede a passo più -spedito. In fondo alla via ha intravisto tutti -i compagni suoi. -</p> - -<p> -Il cuore gli batte rapidamente per l’ansietà; -a mano a mano che si avvicina tien -gli occhi fissi sul volto di Zulù. Nessuno si -muove ad incontrarlo, nessuno si rivolge -a dargli il benvenuto; ma è dunque toccata -qualche grave disgrazia a Suor Lucia o ad -Allodola? -</p> - -<p> -Egli vede tutti i visi raccolti in una -espressione strana, fra lo stupore e la mestizia. -Solo i più piccoli guardano qua e là -senza sapere che cosa accada intorno a loro. -</p> - -<p> -Giunto a pochi passi dall’immobile accolta, -ha una sommessa chiamata: -</p> - -<p> -— Anatroccolo! — -</p> - -<p> -Il fanciullo si volge di scatto, quasi fosse -stato scosso da un profondo torpore. -</p> - -<p> -— Anatroccolo, non mi vedi? -</p> - -<p> -— Oh, buon giorno! — esclama soffregandosi -gli occhi. -</p> - -<p> -— Che cosa hai fatto? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> -</p> - -<p> -— Niente; pensavo. -</p> - -<p> -— Ci sono novità? -</p> - -<p> -— Per ora no. -</p> - -<p> -— Come sta Arabella? -</p> - -<p> -— Molto male. -</p> - -<p> -— Da chi l’hai saputo? -</p> - -<p> -— Da una donna della casa. -</p> - -<p> -— Non c’è più rimedio? -</p> - -<p> -— Chi lo sa? -</p> - -<p> -— Dov’è ora? -</p> - -<p> -— Su, dietro quella finestra che ha le -tende abbassate. -</p> - -<p> -— Siete saliti? -</p> - -<p> -— No, aspettiamo. Ci hanno detto di -aspettare. Il dottore è uscito poco fa, e ritornerà -fra non molto. -</p> - -<p> -— Sai dirmi perchè c’è tutta questa -gente? Che cosa fanno qui i piccoli? -</p> - -<p> -— Oggi è la festa di Suor Lucia, erano -venuti a farle gli augurii. Le hanno portato il -loro dono. Suor Lucia ha detto che fra poco -scenderà. — -</p> - -<p> -Tacciono e si appoggiano al muro, vicino -a Zulù e a Carciofo. Orsetto e Marinella -fanno un cenno del capo a Toti ma non si accostano -per parlargli. Sono tutti impacciati. -Non sanno precisamente che cosa avvenga, -ma sembra loro di trovarsi in un tempio. Avvertono -che qualche avvenimento grande e -inusitato sta per compiersi, e il loro piccolo -<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> -cuore ne trema tutto. Solo i più piccini, coloro -che hanno ancora la coscienza del poco -perchè l’ala del dolore non li ha tocchi, se ne -stanno in disparte e pronunziano qualche parola -o si baloccano coi fiori che hanno portato. -Essi parlano sottovoce per un senso di -imitazione che li invita a fare ciò che fanno -i più grandi, non per altro, chè nessuno sgomento -è nell’anima loro. Rando e Celestina -si sono seduti in terra ed ammassano monticelli -di polvere sui quali innestano alcune -pratelline. Fanno il giardino; un giardino -immenso agli occhi loro, nel quale fingono -di andare a diporto. Ciuffolo mastica delle -pasticche di liquorizia che gli hanno tinto -di nero la bocca, il mento e le guance; Cola -gli sta innanzi e come non può ottener -qualcosa per soddisfar la sua gola, mormora: -</p> - -<p> -— Ah! tu non me ne dài! Ebbene, quando -ne avrò io non ti darò niente. — -</p> - -<p> -Ninì ha trovato un carboncino e si arrabatta -per scrivere sul muro, accanto a un -suo disegno raffigurante un uomo con le -braccia aperte, la pipa, due belle fila di bottoni -e un taschino: «<i>Asino chi legge.</i>» -</p> - -<p> -Non uno parla ad alta voce; seguono -i loro giuochi avvertendo che qualcosa di -nuovo c’è per l’aria, ma non ponendovi -mente. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> -</p> - -<p> -I grandicelli tacciono, e a quando a -quando, levano gli occhi alla porta. -</p> - -<p> -Aspettano da molto tempo, e non se ne -lagnano, quantunque la giornata sia caldissima; -aspetterebbero così fino a notte tarda -senza parlare, senza lamentarsi. -</p> - -<p> -Arabella, la principessa ignota, è là, nella -piccola stanza dalle imposte verdi e soffre -per l’oscura malìa dalla quale nessuno può -salvarla. -</p> - -<p class="ast">❦</p> - -<p> -— Chi venne ad avvisare Suor Lucia? — chiede -Toti a Zulù. -</p> - -<p> -— Venni io. -</p> - -<p> -— E Suor Lucia tornò subito in città? -</p> - -<p> -— No, rimase due giorni da mamma -Tuda, poi condusse qui Arabella. -</p> - -<p> -— E da quel giorno non l’hai abbandonata -più? -</p> - -<p> -— Ho vegliato sempre. -</p> - -<p> -— Che cosa aspetti? -</p> - -<p> -— Aspetto la stella. — -</p> - -<p> -Toti non chiede più nulla; china gli occhi -attende. Attende la sera; può darsi che -nell’ora del crepuscolo compaia il liberatore, -colui che deve salvare Allodola. -</p> - -<p> -In tutti i cuori è tale senso di aspettazione; -il miracolo deve compirsi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span> -</p> - -<p> -Esiste un mondo lontano oltre il mondo -che essi percepiscono, e in quel mondo lontano -si accolgono le cose più belle. Ha i -suoi primi confini all’estremo limite della -terra e dei cieli, ed è corso da spiriti ai -quali nessun potere è negato. Pochi vi possono -giungere; è tanto aspro il cammino, sì -grandi sono le difficoltà che lo accompagnano, -conviene superare tante e tante prove, -che tutti coloro i quali seppero attingerne -la soglia ebbero l’onore di una fiaba o -di una leggenda. Laggiù sorgono i palazzi -d’oro, le foreste lucenti che rischiarano le -notti, le reggie non vietate ad alcuno; laggiù -sono le corti di gioia nelle quali i -giorni trascorrono fra sollazzevoli ritrovi. -</p> - -<p> -Sulla grande porta adamantina per la -quale si entra nel paese remoto si legge un -motto: «<i>Comanda e avrai;</i>» e vi è più -rapida la possibilità di avere che non sia -rapido il desiderio. -</p> - -<p> -Si parte poveri e si ritorna ricchi; ma -chi può ritornare dalla terra dell’incantesimo? -Nessuno forse. Bisogna vivere sempre -laggiù, abbandonare il mondo, morire. -</p> - -<p> -Allodola ne saprà la strada; forse fra non -molto partirà. -</p> - -<p> -Essi guardano ai due capi della via, tendono -l’orecchio, e il loro cuore sobbalza ad -<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span> -ogni galoppo lontano, ad ogni rumore insolito, -che si avvicini con rapidità. -</p> - -<p> -O non giungerà piuttosto il liberatore silenziosamente, -senza farsi avvertire? non -avrà seco il mantello di Leonbruno che -rende invisibile chi l’indossa? non discenderà -dalle vie dell’aria come l’ombra di -una nube? -</p> - -<p> -Tutti credono che la sua venuta sia immancabile, -ma non sanno come potrà compiersi. -Solo Suor Lucia lo saprà, ella che -conosce il segreto. -</p> - -<p> -Allodola, la reginetta bella condannata -al martirio, attende l’estrema ventura. Zulù -si angoscia nella sua impotenza, egli che -tutto ha tentato pur di salvare la sorella -d’amore. -</p> - -<p> -Si è spinto fino alle più alte cime, alla -ricerca della Casa lucente; ha viaggiato per -giorni e giorni attraverso terre solitarie, -cercando la dimora di un mago, di una fata; -ha interrogato le fonti, si è inoltrato, con -grande paura, nelle buie caverne, sperando -trovare la soglia di qualche favoloso palazzo; -ha cercato uno fra i tanti reami di cui -parlano i novellatori; ha atteso nelle alte -selve la comparsa di qualche re, sperduto -mentre andava cacciando. Si è trascinato -notte e giorno, mangiando appena, di sentiero -<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span> -in sentiero, di montagna in montagna, -evitando i rari pastori senza poter mai venire -a capo della sua impresa singolare. -</p> - -<p> -Oh! poter ritornare da Arabella e dirle: -«Ecco, io ti ho liberata dalla tua malìa e -so la strada per ricondurti al luogo dal -quale sei partita. Vieni, la tua Corte ti aspetta. -Domani il tuo popolo ti griderà regina!» -</p> - -<p> -Ma la fortuna non ha guidato i suoi -passi. Da’ suoi viaggi egli non ha riportato -se non qualche fiore, qualche pietruzza lucente, -che sa la virtù del suo lungo soffrire. -</p> - -<p> -Ora attende la stella fatale, quella che -apparve quando Arabella fu condotta in casa -di mamma Tuda. Un presentimento gli dice -che essa debba ricomparire nei cieli a serenare -il destino dell’Allodola bella. -</p> - -<p class="ast">❦</p> - -<p> -Una vecchia donna si affaccia sulla soglia -e dice sommessamente ai fanciulli che attendono: — Suor -Lucia è qui! — -</p> - -<p> -I fanciulli si scuotono e si raggruppano; -un occulto timore di vederla apparire li -turba. Sono pieni di smarrimento; tutta la -loro allegria si è spenta. -</p> - -<p> -I più piccini non ricordano più l’augurio -imparato a memoria; troppo hanno atteso -in mezzo alla via, e nessuno è là per -<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> -suggerir loro le prime parole; ma non vuol -dire, offriranno i fiori senza parlare; Suor -Lucia capirà ciò che essi vorrebbero dirle. -</p> - -<p> -Ora si stringono insieme per aiutarsi a -vicenda; procederanno in gruppo quando -Suor Lucia si farà sulla soglia. Ciò dà loro -maggior coraggio. Il silenzio ed il mistero -della piccola casa nella quale trascorrono -persone che sussurrano parole che non intendono -e dalla quale giunge a quando a quando -come un lungo sospiro di pianto, li ha resi -perplessi e timorosi. Non sanno spiegarsi che -accada e non osano interrogare i compagni -più grandi perchè li vedono muti ed accorati, -epperò tacciono, guardando qua e là -con aria smarrita. Tutta la loro sensibilità -non può esplicarsi che nello stupore; l’anima -loro è come un’acqua di vena, che scorre -fra le rocce e non si può intorbidare. -</p> - -<p> -Se qualcuno dicesse loro che Suor Lucia -piange, ne chiederebbero il perchè, come -chiederebbero perchè le stelle sono nei cieli. -Fra l’una cosa e l’altra non sanno cogliere -differenze; tutto è soggetto di semplice meraviglia. -I più grandi conoscono già il dolore, -l’eterno fratello delle creature. -</p> - -<p> -Essi guardano per l’andito buio: Suor -Lucia non compare, si attarda, forse non -saprà distaccarsi dal letto di Arabella. Che -cosa le diranno quando verrà? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span> -</p> - -<p> -La buona compagna che li conduceva -per le chiese, per gli orti, per i prati e assisteva -alle loro scorribande e tutto tollerava -con viso benigno pur che venisse da -loro, non sarà più la stessa; chi sa? Non -la vedono da qualche settimana, da un tempo -infinito. Che cosa non può mutare in un’ora, -in un giorno? -</p> - -<p> -Ad un tratto Anselmuccio, che è più vicino -alla soglia, si volge e susurra: -</p> - -<p> -— Eccola, eccola! — -</p> - -<p> -Si stringono a braccio a braccio perchè il -loro cuore pulsa più rapidamente, temono -di vederla troppo all’improvviso. Avrà -lo stesso aspetto? lo stesso volto? gli stessi -occhi dallo sguardo mite? -</p> - -<p> -Ad un tratto odono appena lo strisciare -di un passo rado. -</p> - -<p> -Il sole muore fra il saluto di mille campane, -qualcuno canta nel giardino ignoto. -Ecco un’ombra, ecco una figura di donna -che si avvicina alla soglia ma procede troppo -rapida: non è lei, non è lei. L’ansia dell’attesa -ha una momentanea sosta. La donna -scende i due gradini che conducono nell’andito, -si accosta, che vorrà mai? -</p> - -<p> -Li chiama in disparte, e dice loro sottovoce: -</p> - -<p> -— Suor Lucia discende le scale, sarà -qui fra poco; lasciate che rientri subito, -<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> -non le dite nulla, non la interrogate; soffre -e piange, lassù; c’è un angelo che -muore. -</p> - -<p> -— Che cos’hai detto? — grida Zulù lanciandosi -innanzi pallido e stravolto. -</p> - -<p> -La donna che pare da prima stupita dal -grido improvviso, sorride poi tristemente. -</p> - -<p> -— Arabella ti saluta. Poco fa voleva vederti. -Quando tornerà il dottore salirai. -</p> - -<p> -— Me lo prometti? -</p> - -<p> -— Te lo prometto! -</p> - -<p> -— Ricordati che aspetto qui da cinque -giorni, e ricordati che non mi moverò anche -se dovessi morire! -</p> - -<p> -— Prima di notte salirai. Arabella lo -vuole. — -</p> - -<p> -Quelle poche parole oscure lasciano la -brigata in uno smarrimento maggiore. Dopo -qualche secondo, senza che i fanciulli se ne -avvedano, Suor Lucia si fa sulla soglia. -</p> - -<p> -Ha il capo inchinato, leva un attimo gli -occhi. -</p> - -<p> -Dio, com’è pallida, quanto è invecchiata! -</p> - -<p> -Pare che il tempo le abbia tolta in pochi -giorni tutta la vigoria che le restava; ha -vissuto vent’anni in un’ora, si è incurvita -come un albero vecchio. E anche i segni -del volto non sono più gli stessi. La bocca -le si è piegata agli angoli; le guance le ricadono -flosce ed esangui; le tempie le si -<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> -sono infossate; il naso si è affilato ancor -più; solo gli occhi, que’ suoi occhi azzurri -ch’ella leva a sogguardare, hanno serbato -la stessa luce di profonda bontà; sono un -poco più tristi, ma buoni, ma belli, ma -soavi come una carezza materna. -</p> - -<p> -Si sofferma sul limitare della soglia; tenta -un sorriso e non può sorridere; le sue labbra -si muovono, sono corse da un tremito, -dal tremito che hanno i vecchi i quali pare -vogliano dire e piangere ad un tempo. Dallo -zendado che le ricade fino alle ginocchia -escono le mani bianchissime ed esili, come -le venature di una foglia. -</p> - -<p> -Ha pronunziato una parola che nessuno -ha inteso. Il sole muore fra il suono di -mille campane; una voce canta sommessamente -nel giardino ignoto. -</p> - -<p> -È scesa d’uno scalino; si avvicina. Allora -i più piccoli si fanno innanzi: prima -Rando e Celestina e poi Ciuffolo e poi Cola, -Doretta, Nicoluccio, Miranda; protendono -le mani piene di fiori senza dire una parola, -senza alzare gli occhi. Suor Lucia discende -il secondo scalino, raccoglie le offerte dei -bimbi suoi, i fiori di campo e di siepe, -un niente, una gioia infantile che veniva a -rallegrarla; leva il grembiale per le cócche -e ve li ripone. Il suo volto si fa più -pallido ancora, le labbra tremano ancor -<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span> -più. I più grandi sogguardano in disparte, -e trattengono appena le lacrime. Poi viene -la loro volta. Suor Lucia si avvicina, muove -qualche passo a stento. Allora Marinella si -fa innanzi, poi Orsetto, poi Toti, Anselmuccio, -Giacomino. Il misero grembiale nero, -ecco, è ricolmo di fiori, sono tanti e tanti, -tutta la mèsse di un giardino riposa nel -grembo di Suor Lucia. -</p> - -<p> -Fa per muoversi, poi si sofferma. Ecco, -vuol parlare.... ma le labbra di lei cercano -inutilmente un suono. Per due, per tre -volte ritenta, finchè vinta, travolta dall’angoscia -che le turbina dentro, ha un grande -sussulto e si abbatte d’improvviso in un -singhiozzo asprissimo. I suoi fiori si spargono -per la via. -</p> - -<p> -Addossati al muro, col viso nascosto fra -le mani, i fanciulli suoi piangono dirottamente -in silenzio. -</p> - -<p class="ast">❦</p> - -<p> -Il sole è morto, e la voce che cantava -dietro il muro di cinta del giardino non si -ode più. -</p> - -<p> -Toti, Orsetto e Zulù sono rimasti soli. I -compagni loro sono partiti a due, a tre per -volta, volgendosi a quando a quando verso -<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> -l’alta finestra socchiusa, dietro alla quale -Arabella dorme. -</p> - -<p> -Dorme. Essi la vedono così, distesa fra -le bianche coltri, dormire. Qualcuno le -avrà posto sul guanciale, intorno ai riccioli -biondi, una rama di biancospino in fiore; -la rama della quale soleva adornarsi i capelli, -quando tutto il suo sangue batteva -una irresistibile diana di gaiezza, ed ella era -la reginetta dei prati e delle selve, l’allodola -degli alti cieli. Ella dorme come le -sante, fra le ghirlande. -</p> - -<p> -Ciuffolo si è allontanato col capo rivolto -all’alta finestra senza pensare se i suoi passi -mantenevano la linea retta; ciò lo ha condotto -contro il muro, ma non ha sollevato -affatto lo sdegno di lui; solo, compresa la necessità -di guardare innanzi a sè per camminar -diritto, si è rivolto ancora, ha alzato -le braccia piegando le mani a saluto verso -qualcuno che doveva essere laggiù ed ha -susurrato: -</p> - -<p> -— Addio, bella bambina! — -</p> - -<p> -Poi ha ripreso la strada rasentando il -muro; soffermandosi a considerare uno stelo, -un fiore, un’ombra, e si è perduto fra le -nebbie crepuscolari quando ormai non si -udivano più i suoi passi. -</p> - -<p> -La luce discende, e muore; fra poco -sbocceranno le stelle. Zulù pare lontano dal -<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> -mondo, non vede chi gli sta intorno; gli -occhi suoi sfavillanti cercano nei cieli il segno -atteso. -</p> - -<p> -Nessuno giungerà per le vie della terra, -tale speranza è perduta. Allodola è condannata -perchè non si potrà vincere la malìa -che la tiene. L’essere ignoto che avrebbe -tale potere non si mostra, non discende -dalla sua fiaba. Le vie si fanno deserte, le -campane non si odono più, tutto si raccoglie -nell’ora del vespero. I piccoli cuori si -sentono più soli. -</p> - -<p> -Toti e Orsetto si guardano a quando a -quando negli occhi, e una interrogazione -passa in quello sguardo: che cosa accadrà? -</p> - -<p> -La luce diventa perlacea, si attenua, prepara -un nuovo giaciglio alle stelle che nasceranno. -Dalla stanza di Suor Lucia giungono -suoni incomprensibili, susurri, fruscii. -La vita che prima vi pareva assopita, ora -vi si affretta in una muta rapidità. -</p> - -<p> -Le imposte della finestra sono aperte, e -lasciano intravedere le bianche tende che -inquadrano l’oscurità dell’interno. -</p> - -<p> -Anche Zulù ha avvertito l’ansia nuova -che muove ed agita le persone chiuse lassù -e guarda fissamente il cielo di occaso. L’attimo -si approssima; la grande stella si leverà -sopra il sole, rifulgendo. -</p> - -<p> -Ma che avviene? Gli strani fruscii, i rapidi -<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span> -passi, le voci spente, crescono sempre -più in un’ansia folle, in uno sconvolgimento -inatteso; non è il consueto avvicendarsi dei -suoni; si sente, si intende che una cosa -straordinaria sta per compiersi lassù. -</p> - -<p> -Alcune sedie sono smosse rapidamente, -poi si ode il tonfo di una cosa che cade, -poi rapidi passi, parole sommesse, finchè una -voce grida: -</p> - -<p> -— Non la far entrare! — -</p> - -<p> -E un’altra implora, ed è quella di Suor -Lucia: -</p> - -<p> -— No, voglio vederla! voglio vederla! — -</p> - -<p> -Zulù sbianca tutto, sbarrando gli occhi. -Ecco, la stella del pastore è sorta imperando -nell’ultima corona solare, rifulge sulla stanza -dell’Allodola. Il destino è compìto. Allora -il piccolo selvaggio si distacca dal muro, -avanza lentamente fino in mezzo alla via, -ascolta. Si è fatto un gran silenzio; ma -subitamente un pianto dirotto si leva. -</p> - -<p> -Dal petto di Zulù erompe un grido acutissimo: -</p> - -<p> -— Arabella, Arabella, Arabella mia! — -</p> - -<p> -Poi non ode, non vede più; liberatosi -dalla stretta dei compagni si lancia su per -le scale e scompare. -</p> - -<p> -Toti ed Orsetto rimangono soli. Una -donna esce dalla casa, e prima ancora ch’essi -le abbiano mosso domanda dice loro: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> -</p> - -<p> -— Andate, andate.... la povera Allodola -è morta! — -</p> - -<p> -Poi nasconde il viso fra le mani e fogge. -</p> - -<p> -Dio, come rifulge la stella del pastore! -</p> - -<p> -Allodola è giunta lassù. -</p> - -<p> -Fra i rami delle alte betulle che si inargentano, -si ode un volo di passeri impauriti. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> -</p> - -<h2 id="cap9">IX. -<span class="smaller">Passeri in fuga.</span></h2> -</div> - -<p> -Il pomeriggio estivo è caldissimo. Toti -non andrà al consueto riposo perchè tutti -sono in grandi faccende data la prossima -partenza. Forse si ingannerà ma gli pare -che la zia Emma, il papà, il nonno, il prozio -abbiano negli occhi una gaiezza nuova: ridono -più di frequente e non gli hanno -fatto neppure una predica, cosa veramente -insolita. È il mare che compie il miracolo; -sono contenti perchè vanno ai bagni. -E chi non dovrebbe commuoversi all’idea -di andare a Riccione, in un delizioso villino -fra gli alberi a pochi metri dal mare? Si -potrà veder sempre l’immensa distesa delle -acque e si mangerà sulla terrazza dalla -quale si contano le vele lontane. Solo miss -Edith non manifesta alcuna commozione; -<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span> -ma per Toti miss Edith non è una donna: -è una grammatica inglese. -</p> - -<p> -È la prima volta ch’egli va al mare con -la signorina e mille curiosità lo pungono: -prenderà il bagno? indosserà il costume? -</p> - -<p> -Oh! miss Edith in costume da bagno -deve essere graziosa, troppo graziosa! Ecco, -egli non sa immaginarla come non saprebbe -immaginare il papà vestito da antico romano -o il nonno vestito da ballerina. Tutti -dovranno fermarsi a guardarla perchè è -tanto lunga, tanto magra, tutta piedi e naso. -</p> - -<p> -In quel giorno, adunque, la zia Emma e -la signorina non pensano a lui, egli è libero -di andare dove gli piace. La cosa non -lo solletica punto, e forse non se n’andrebbe -se non avesse dato appuntamento ad Anatroccolo -all’estrema Tule. Prende con sè -un grande involto che ha preparato fino -dalla mattina, e scende in giardino. -</p> - -<p> -Il grido solivo delle cicale si distende -ininterrotto. Alle frequenti ombre si odono -ronzare numerosi insetti. Il caldo è grande, -ma Toti non lo avverte. -</p> - -<p> -Quando giunge al luogo fissato, vede Anatroccolo -seduto all’ombra. Sonnecchia. Il -berretto da soldato, ch’egli porta sempre -con dignitosa compostezza, gli è disceso sopra -un orecchio; l’arcaico giubbone si è aperto -e lascia intravedere il petto nudo. Ha la -<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> -testa piegata da un lato, le braccia abbandonate, -e dorme tranquillo nonostante un -importuno sciame di mosche che gli ronza -d’intorno. -</p> - -<p> -— Anatroccolo! — -</p> - -<p> -Dischiude gli occhi, sogguarda e balza -in piedi. -</p> - -<p> -— Buon giorno, signor Toti. -</p> - -<p> -— Mi aspetti da molto tempo? -</p> - -<p> -— Non lo so. -</p> - -<p> -— Non lo sai? E perchè? -</p> - -<p> -— Perchè dormivo. -</p> - -<p> -— Hai ragione. Io parto stasera.... -</p> - -<p> -— Buon divertimento, signor Toti. -</p> - -<p> -— E tu partirai? -</p> - -<p> -— Io? E dove volete che vada? -</p> - -<p> -— In campagna. Non potresti andare in -campagna con Zulù? -</p> - -<p> -— E la zia Geltrude? -</p> - -<p> -— Portala con te. -</p> - -<p> -— Ah voi scherzate, signor Toti! -</p> - -<p> -— Che male ci sarebbe? Ci sono tante -case nella campagna! Vedi, se io potessi, -vorrei mandarti nella nostra villa, tanto noi -andiamo al mare! Ma il papà, il nonno e -il prozio sono troppo serii; con loro non si -può parlare di certe cose; a sentir loro, -tutto è impossibile, e invece sarebbe tanto -facile! -</p> - -<p> -— Io vi ringrazio, però non potrei partire. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span> -</p> - -<p> -— Perchè? -</p> - -<p> -— Perchè stasera dobbiamo trovarci con -Carciofo. La vecchia della valle ci ha indicato -un luogo dove potremo rinvenire il -mantello di Leonbruno. -</p> - -<p> -— Davvero? -</p> - -<p> -— Ce lo disse ieri. Se la fortuna ci assiste -saremo ricchi! -</p> - -<p> -— Zulù verrà con voi? -</p> - -<p> -— Zulù? E chi può sapere dove sia? -</p> - -<p> -— È scomparso? -</p> - -<p> -— Da quando Allodola se ne andò con -la stella del pastore, non si è visto più. Nessuno -sa che strada abbia preso, dove si sia -rifugiato. Voi partiste quella sera, ma io -rimasi là fino a notte inoltrata. Quando era -già buio, tanto buio che non si vedevano -se non le stelle, scòrsi un’ombra uscire dalla -casa di Suor Lucia; mi passò tanto vicina -che la riconobbi: era Zulù. Allora lo chiamai, -ma non rispose; prese la corsa e si allontanò -in un attimo. Da quella volta nessuno -più l’ha veduto. -</p> - -<p> -— Neppure la vecchia della valle? -</p> - -<p> -— Nessuno, vi dico. -</p> - -<p> -— Tornerà? -</p> - -<p> -— Chi può saperlo? La stella del pastore -ha il nido dietro le montagne della -neve, sopra San Benedetto dall’Alpe; forse -<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span> -egli avrà preso quella via per giungere alla -stella dove è volata Allodola. -</p> - -<p> -— Quanto bene le voleva! -</p> - -<p> -— Andavano sempre insieme, facevan -pascolare le greggi. Per quattro anni hanno -visto nascere e morire il sole.... sempre insieme. -Erano come fratelli. -</p> - -<p> -— E Zulù non ha potuto salvarla! -</p> - -<p> -— Ci eravamo ingannati, signor Toti, e -Zulù si era ingannato come noi. Arabella -non era figlia di un re, non era una piccola -principessa. Il segreto di Suor Lucia è ben -diverso. Allodola era una poverella come me, -come Carciofo, come Zulù! -</p> - -<p> -— E da chi l’hai saputo? -</p> - -<p> -— Lo seppi quella notte stessa da una -donna che vegliava Suor Lucia. Arabella -era nata a Milano da una figlia di Suor -Lucia. Le morì la madre ch’ella era ancora -in fasce, e poco dopo venne a mancarle anche -il padre. Rimase sola nel suo nido. Allora -Suor Lucia la prese con sè, e siccome -era molto malata, la mandò in campagna -perchè crescesse sana e robusta. La malìa -se la prese e lo ha detto anche mamma Tuda, -ma bisognava cercare altri mezzi per salvarla -e Zulù non conosceva il segreto di Allodola -sua. Ora hanno detto ch’ella è in un -paese molto migliore del nostro; hanno detto -<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> -che lassù sta bene e non può mancarle -nulla. Ora sarà diventata per davvero una -reginetta, nella sua stella lucente, e Zulù, -che sa molti misteri, potrà raggiungerla ma -Suor Lucia no, e Suor Lucia non aveva -al mondo che quella sua nipotina! Dal giorno -in cui Allodola se n’è andata, la buona -vecchia non è uscita più, forse nessuno potrà -rivederla! -</p> - -<p> -Toti non risponde perchè la commozione -gli impedirebbe di pronunziar parola. Le -lacrime gli solcano il viso; per un attimo -egli ha coscienza dell’irrimediabile, e tale -coscienza lo accora profondamente per tutto -ciò che non potrà più ritornare; ma è un -attimo; troppo lungo è il cammino, e troppo -viva la gioia per l’anima di un bimbo, perchè -la tristezza vi possa soggiornare. -</p> - -<p> -Trascorso un breve silenzio, durante il -quale i monelli sono stati di fronte ad occhi -bassi, Toti si toglie di sotto il braccio -l’involto che ha portato con sè, e l’offre -ad Anatroccolo: -</p> - -<p> -— Prendi, ti ho portato queste poche -cose, potranno farti bene e te le regalo. -</p> - -<p> -— Grazie, signor Toti. -</p> - -<p> -— Non dirmi <i>signor Toti</i> e dammi del -<i>tu</i>, hai inteso? -</p> - -<p> -— Ma voi siete un signore. -</p> - -<p> -— Io sono un bambino come te. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> -</p> - -<p> -— Se sapesse ch’io vi tratto confidenzialmente, -la zia Geltrude mi bastonerebbe. -</p> - -<p> -— Ma ti bastona sempre, quella vecchia -strega? -</p> - -<p> -— Sempre. L’altra notte, quando tornai -a casa, mi aveva già preparato l’olio di ricino, -e quella fu la mia cena. Ah se potessi -trovare il mantello di Leonbruno! -</p> - -<p> -— Lo troverai perchè il buon Dio ti -aiuterà. Io parto, Anatroccolo, non mi dimenticare, -e scrivimi. Addio. -</p> - -<p> -— Addio. — -</p> - -<p> -Dopo un affettuoso abbraccio, Toti è partito -di corsa. Anatroccolo rimane solo. Raccoglie -l’involto, si aggiusta sul capo il berretto -da soldato e lo stira bene perchè non -faccia una piega, si abbottona il giubbone -che gli sorpassa le ginocchia e così, tutto -in ordine, si avvia verso le scuderie per -uscire. -</p> - -<p> -È contento perchè, dato il regalo di Toti, -almeno per quel giorno la zia Geltrude non -lo picchierà. -</p> - -<p class="ast">❦</p> - -<p> -Toti è passato da Marinella e l’ha trovata -intenta a racchiudere in una grande -scatola tutte le sue bambole. -</p> - -<p> -— Parti? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span> -</p> - -<p> -— Sì, vado a Cattolica. -</p> - -<p> -— E quando parti? -</p> - -<p> -— Questa sera. Fauvette e Dorry verranno -con me. -</p> - -<p> -— Allora ci vedremo alla stazione. -</p> - -<p> -— Sì, alla stazione. Addio. -</p> - -<p> -— Addio. — -</p> - -<p> -Se partissero per la conquista dei cieli -non sarebbero più felici. Tutte le luminosità -del mare irradiano quelle anime bambine. -</p> - -<p> -Toti riprende il suo viaggio in compagnia -di Tommaso. -</p> - -<p> -Anselmuccio, il negoziante della brigata, -già dalla sera innanzi è in via per il lago -di Como; Giacomino è in campagna da uno -zio; Orsetto è andato a Roma; Adalgisa, -è stata allogata in casa di certi coloni amici -di suo padre; Nicoluccio, Cola, Doretta e -Miranda, proprio quel giorno, sono da un -vecchio prete che li ha invitati ad una sagra; -solo Ciuffolo, Rando e Celestina restano -e resteranno. -</p> - -<p> -Ciò non li accora troppo. Per loro tanto -vale un cortile quanto una distesa di campi; -tanto vale una pozza quanto un mare. Non -desiderano che di essere lasciati tranquilli, e -di potere costruire in tutta pace le loro -navi di carta che riempiranno di mosche, -o di raccogliere dalla strada i fiori avvizziti, -per formare il loro giardino. Ciuffolo -<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> -è tanto occupato nel disporre un mucchietto -di ciottoli l’uno dinnanzi all’altro -(ciò gli dà l’illusione perfetta di padroneggiare -una locomotiva in moto, seguìta da una -fila interminata di vagoni) che si accorge -appena del saluto rivoltogli da Toti nè si -leverebbe se la sua sorella maggiore non gli -gridasse: -</p> - -<p> -— Ciuffolo, non vedi che il signore ti -saluta? — -</p> - -<p> -Comunque sia, la sua mente non abbandona -l’arduo progetto di ferrovia che deve -mettere in comunicazione due punti remoti -del cortile, e saluta il compagno senza comprendere -perchè vada a disturbarlo. -</p> - -<p> -Al campo di Sant’Agostino Toti si sofferma -ad osservare una scena ben più graziosa. -Egli vede sulle prime, sotto il sole, -Rando e Celestina, e non distingue bene che -cosa facciano; ma poi, giunto a pochi passi -dai due inseparabili, assiste alla loro rappresentazione -estiva. -</p> - -<p> -Rando si è coperto il gonnellino rosso di -foglie di vite ed ha sul capo una stranissima -corona di cicale vive, tenute insieme -per mezzo di un fil di seta. Le povere bestie, -come si sentono solleticare dai capelli sui -quali sono costrette, friniscono alla disperata, -e il marmocchio, che forse si penserà convertito -in un grande albero, va orgoglioso di -<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> -quell’orchestra ch’egli porta sul capo e se -ne sta tutto rigido e tranquillo ad ascoltare, -quasi compisse un solenne atto sacerdotale. -Celestina, che è sempre il fedele specchio -di Rando, non ha il viso atteggiato a -minor serietà. Ella si è posta sul capo una -vecchia tuba dalla quale esce, inusitata appendice, -la sua trecciolina striminzita; si è -fasciata il collo, nonostante il caldo, con un -boa di penne, e si è cucita sulla vesticciuola -una croce, una nappina da cheppì ed uno -stemma. -</p> - -<p> -Ridotta in tale arnese, ella gira compostamente -intorno al compagno, agitando in -aria, secondo il ritmo del suo cantare, un -pennacchio rosso e canta: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Lo lo lo — quello ch’io dico</p> -<p class="i01">Lo lo lo — coglie sol te....</p> -</div></div> - -<p> -Toti guarda e ascolta per qualche istante, -poi grida loro: -</p> - -<p> -— Che cosa fate? — -</p> - -<p> -Celestina si sofferma, Rando si volge ma -senza fretta per timore che le sue cicale non -debbano tacere, e guardano senza rispondere. -</p> - -<p> -— Mi sapete dire che giuoco fate? — ripete -Toti ridendo. -</p> - -<p> -— Io faccio l’imperatore! — risponde -Rando. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span> -</p> - -<p> -— Ed io mi sono vestita da regina! — soggiunge -Celestina. -</p> - -<p> -— Buon divertimento. Sono venuto a -salutarvi: datemi un bacio. — -</p> - -<p> -Rando si muove lentamente e Celestina -lo segue. Il bacio è dato e Toti riparte. -</p> - -<p> -Quando è per uscire dal campo di Sant’Agostino -si rivolge. Sotto la grande canicola, -i due marmocchi continuano soli il loro -giuoco; non possono rifugiarsi all’ombra -perchè le cicale non canterebbero più, e se -quelle tacessero, tutto il fàscino dell’impero -cadrebbe. -</p> - -<p class="ast">❦</p> - -<p> -— Miss Edith, hai preso con te il mio -elefante? -</p> - -<p> -— <i>Yes</i>. -</p> - -<p> -— E il porcellino? -</p> - -<p> -— Yes. -</p> - -<p> -— E la pecora, i fantocci, il cavallo, il -giuoco dell’oca, le tre palle, il tamburello, -la tromba e la scatola gialla? -</p> - -<p> -— Yes. -</p> - -<p> -— Allora tutto è pronto; andiamo, andiamo, -andiamo! — -</p> - -<p> -Le vetture attendono alla porta. La zia -Emma, il papà e il nonno scendono le scale, -Toti li raggiunge. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span> -</p> - -<p> -— Presto, presto... che il treno parte! -</p> - -<p> -— C’è ancora tempo. Toti, non correre! — gli -grida la zia Emma. -</p> - -<p> -L’avvertimento non vale. Egli ha sceso -le scale in due salti e, raggiunto un calesse, -vi ha preso posto. -</p> - -<p> -Gli altri non si affrettano punto. -</p> - -<p> -— Ma perderemo il treno! — grida -loro. -</p> - -<p> -Non si curano di rispondergli tanto sono -affaccendati. Finalmente, come il buon Dio -vuole, tutti sono a posto e si parte. -</p> - -<p> -Il tragitto è breve, ma a Toti pare lunghissimo, -interminabile. -</p> - -<p> -Trovano la stazione rigurgitante di viaggiatori; -un trambusto, un vocìo, una confusione -enorme. Toti non si orizzonta più e -vorrebbe uscire all’aperto, sotto la tettoia, -ma non si può, perchè non hanno ancora i -biglietti. -</p> - -<p> -Oh! perderanno il treno senza dubbio. -Il papà non potrà destreggiarsi fra tanta -gente. -</p> - -<p> -Poi anche quel secondo ostacolo è superato. -</p> - -<p> -Eccolo sotto la tettoia. Marinella, Fauvette -e Dorry lo vedono; lo salutano da -lontano perchè il treno giunge. Si rivedranno -al mare. Ninì passa trascinando Bebè, il suo -fratello minore, e gli grida: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span> -</p> - -<p> -— Cammina dunque, porcellino! Ma -cammina, Santa Vergine del rosario! — -</p> - -<p> -Si perdono fra la folla. Tutti si affrettano, -si assiepano, si stipano accalcandosi. -Toti non ci vede più; il papà lo tiene per -mano. -</p> - -<p> -Il treno si ferma, un facchino apre loro la -via, e trovano posto in un compartimento -vuoto. Chiuso lo sportello, Toti si affaccia -al finestrino. Ora è tranquillo, e può godersi -la scena. Il sole muore, la luce è dolcissima. -</p> - -<p> -In un vagone poco lontano, alla sua sinistra, -hanno trovato posto Marinella, Dorry -e Fauvette. Il treno parte, esse si sporgono -a guardare. Laggiù in fondo alla stazione, è -il viso pallido di un adolescente, Lionello, che -saluta, e saluta quasichè tutta l’anima -sua, tutta la sua vita partisse con quel treno -festante. Dorry sorride, e poi, quando la stazione -si oscura e nulla più vi si distingue, -si volge a Marinella, l’abbraccia e le dice -per due volte, e Toti crede ch’ella pianga: -</p> - -<p> -— Voglimi bene, voglimi bene! — -</p> - -<p> -Il treno comincia ad affrettare la corsa. -</p> - -<p> -Ecco le case, i campanili della città, le -vie in cui si cominciano ad accendere i primi -fanali. Toti non si stacca dal finestrino, -vuol vedere ancora. Ecco, ecco le betulle -del giardino ignoto, gli orti, le piccole case -di via del Paradiso. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span> -</p> - -<p> -Quella è la stanza di Suor Lucia. La finestra -è aperta e Toti vede, vede distintamente -un’ombra; non sbaglia: è lei, la -sua buona vecchia. Si sporge, si toglie il -berretto, lo agita e grida forte, quanto più -forte può: -</p> - -<p> -— Addio, addio, addio, addio!... — -</p> - -<p> -Ma il treno si allontana rapidissimamente, -e la casa e gli orti scompaiono. -</p> - -<p> -Allora si ritira dal finestrino, siede in -un angolo oscuro, china il mento al seno -ed ha qualche lacrima silenziosa. Suor Lucia -non guiderà più la brigata e le gaie farandole -sono finite per sempre. -</p> - -<p class="pad2 center large"> -FINE. -</p> -<hr class="silver"> - -<div class="somm"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span> -</p> - -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE</a></h2> - -<table class="indice"> - <tr> - <td>I. Toti</td> <td class="pag"><a href="#cap1">pag. 1</a></td> - </tr> - <tr> - <td>II. Suor Lucia</td> <td class="pag"><a href="#cap2">31</a></td> - </tr> - <tr> - <td>III. La selva dei Gioghi</td> <td class="pag"><a href="#cap3">53</a></td> - </tr> - <tr> - <td>IV. La casa lucente</td> <td class="pag"><a href="#cap4">93</a></td> - </tr> - <tr> - <td>V. La festa delle rose</td> <td class="pag"><a href="#cap5">119</a></td> - </tr> - <tr> - <td>VI. L’Allodola</td> <td class="pag"><a href="#cap6">161</a></td> - </tr> - <tr> - <td>VII. Il segreto di Suor Lucia</td> <td class="pag"><a href="#cap7">191</a></td> - </tr> - <tr> - <td>VIII. La stella del pastore</td> <td class="pag"><a href="#cap8">209</a></td> - </tr> - <tr> - <td>IX. Passeri in fuga</td> <td class="pag"><a href="#cap9">231</a></td> - </tr> -</table> - -<hr> -</div> - -<div class="footnotes"> - -<h2> -NOTE: -</h2> - -<div class="footnote" id="note1"> -<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.  </span>I colchici.</p> -</div> -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - -<div lang='en' xml:lang='en'> -<div style='display:block; margin-top:4em'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK <span lang='it' xml:lang='it'>LE GAIE FARANDOLE</span> ***</div> -<div style='text-align:left'> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Updated editions will replace the previous one—the old editions will -be renamed. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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Redistribution is subject to the trademark -license, especially commercial redistribution. -</div> - -<div style='margin-top:1em; font-size:1.1em; text-align:center'>START: FULL LICENSE</div> -<div style='text-align:center;font-size:0.9em'>THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE</div> -<div style='text-align:center;font-size:0.9em'>PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -To protect the Project Gutenberg™ mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase “Project -Gutenberg”), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg™ License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg™ electronic works -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg™ -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all -the terms of this agreement, you must cease using and return or -destroy all copies of Project Gutenberg™ electronic works in your -possession. If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a -Project Gutenberg™ electronic work and you do not agree to be bound -by the terms of this agreement, you may obtain a refund from the person -or entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.B. “Project Gutenberg” is a registered trademark. 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If any disclaimer or limitation set forth in this agreement -violates the law of the state applicable to this agreement, the -agreement shall be interpreted to make the maximum disclaimer or -limitation permitted by the applicable state law. The invalidity or -unenforceability of any provision of this agreement shall not void the -remaining provisions. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the -trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone -providing copies of Project Gutenberg™ electronic works in -accordance with this agreement, and any volunteers associated with the -production, promotion and distribution of Project Gutenberg™ -electronic works, harmless from all liability, costs and expenses, -including legal fees, that arise directly or indirectly from any of -the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this -or any Project Gutenberg™ work, (b) alteration, modification, or -additions or deletions to any Project Gutenberg™ work, and (c) any -Defect you cause. -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg™ -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Project Gutenberg™ is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of -computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It -exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations -from people in all walks of life. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg™’s -goals and ensuring that the Project Gutenberg™ collection will -remain freely available for generations to come. In 2001, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure -and permanent future for Project Gutenberg™ and future -generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see -Sections 3 and 4 and the Foundation information page at www.gutenberg.org. -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non-profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the -state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal -Revenue Service. The Foundation’s EIN or federal tax identification -number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by -U.S. federal laws and your state’s laws. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -The Foundation’s business office is located at 809 North 1500 West, -Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up -to date contact information can be found at the Foundation’s website -and official page at www.gutenberg.org/contact -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Project Gutenberg™ depends upon and cannot survive without widespread -public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine-readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. Compliance requirements are not uniform and it takes a -considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up -with these requirements. We do not solicit donations in locations -where we have not received written confirmation of compliance. To SEND -DONATIONS or determine the status of compliance for any particular state -visit <a href="https://www.gutenberg.org/donate/">www.gutenberg.org/donate</a>. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -While we cannot and do not solicit contributions from states where we -have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition -against accepting unsolicited donations from donors in such states who -approach us with offers to donate. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -International donations are gratefully accepted, but we cannot make -any statements concerning tax treatment of donations received from -outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Please check the Project Gutenberg web pages for current donation -methods and addresses. Donations are accepted in a number of other -ways including checks, online payments and credit card donations. To -donate, please visit: www.gutenberg.org/donate -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 5. General Information About Project Gutenberg™ electronic works -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Professor Michael S. Hart was the originator of the Project -Gutenberg™ concept of a library of electronic works that could be -freely shared with anyone. For forty years, he produced and -distributed Project Gutenberg™ eBooks with only a loose network of -volunteer support. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Project Gutenberg™ eBooks are often created from several printed -editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in -the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not -necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper -edition. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Most people start at our website which has the main PG search -facility: <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -This website includes information about Project Gutenberg™, -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. -</div> - -</div> -</div> -</body> -</html> diff --git a/old/69422-h/images/cover.jpg b/old/69422-h/images/cover.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index ec15c82..0000000 --- a/old/69422-h/images/cover.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/69422-h/images/ill-017.jpg b/old/69422-h/images/ill-017.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index 58347ee..0000000 --- a/old/69422-h/images/ill-017.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/69422-h/images/ill-057.jpg b/old/69422-h/images/ill-057.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index cadcba7..0000000 --- a/old/69422-h/images/ill-057.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/69422-h/images/ill-077.jpg b/old/69422-h/images/ill-077.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index 1b57e37..0000000 --- a/old/69422-h/images/ill-077.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/69422-h/images/ill-091.jpg b/old/69422-h/images/ill-091.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index 074f41e..0000000 --- a/old/69422-h/images/ill-091.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/69422-h/images/ill-113.jpg b/old/69422-h/images/ill-113.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index 9c7f086..0000000 --- a/old/69422-h/images/ill-113.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/69422-h/images/ill-139.jpg b/old/69422-h/images/ill-139.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index bdb0a55..0000000 --- a/old/69422-h/images/ill-139.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/69422-h/images/ill-145.jpg b/old/69422-h/images/ill-145.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index 99c30ef..0000000 --- a/old/69422-h/images/ill-145.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/69422-h/images/ill-153.jpg b/old/69422-h/images/ill-153.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index 7058b03..0000000 --- a/old/69422-h/images/ill-153.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/69422-h/images/ill-163.jpg b/old/69422-h/images/ill-163.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index c0027c9..0000000 --- a/old/69422-h/images/ill-163.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/69422-h/images/ill-171.jpg b/old/69422-h/images/ill-171.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index bc544cc..0000000 --- a/old/69422-h/images/ill-171.jpg +++ /dev/null |
