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-The Project Gutenberg eBook of Le gaie farandole, by Antonio
-Beltramelli
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
-of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you
-will have to check the laws of the country where you are located before
-using this eBook.
-
-Title: Le gaie farandole
-
-Author: Antonio Beltramelli
-
-Illustrator: C. Simonetti
-
-Release Date: November 25, 2022 [eBook #69422]
-
-Language: Italian
-
-Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team
- at http://www.pgdp.net (This file was produced from images
- made available by the HathiTrust Digital Library)
-
-*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LE GAIE FARANDOLE ***
-
-
- ANTONIO BELTRAMELLI
-
-
- LE GAIE FARANDOLE
-
-
- CON ILLUSTRAZIONI
- DI
- C. SIMONETTI
-
-
-
- FIRENZE
- R. BEMPORAD & FIGLIO — LIBRAI-EDITORI
-
- MILANO Via Agnello, 6
- ROMA Via Muratte, 25-27
- PISA Sottoborgo
-
- TORINO - S. LATTES & C., — NAPOLI - SOCIETÀ COMMERCIALE LIBRARIA
- BOLOGNA - Ditta NICOLA ZANICHELLI — GENOVA - E. SPIOTTI.
-
-
-
-
- PROPRIETÀ LETTERARIA
-
- Firenze, 1908 — Società per le Industrie Grafiche G. Spinelli & C.
-
-
-
-
- A TOTI GADDI, al mio piccolo
- amico, perchè non dimentichi le sue
- monellerie.
-
-
-
-
-I.
-
-Toti.
-
-
-— Signorina, signorina, signorina! —
-
-Balza in piedi sul letto, ed empie la grande stanza della sua chiamata
-mattutina.
-
-Ha veduto penetrare dalle finestre socchiuse un raggio di luce, non ha
-più sonno, non può più dormire.
-
-Una voce incerta, che giunge da un angolo buio della stanza, risponde
-con accento spiccatamente esotico:
-
-— _Toti, non star bene svegliare chi dorme! Io sono sonno ancora!_
-
-Un’altra risatella impertinente risponde all’esortazione della vecchia
-_Miss_; Toti è in piedi sul suo letticciuolo e non si rassegnerà a
-ricoricarsi. Il tempo è sereno, il primo sole lo chiama all’aperto.
-
-Si soffrega gli occhi; trascorre una pausa.
-
-Frattanto miss Edith ha ripreso sonno, ed ora soffia attraverso il
-suo gran naso; pare un mantice in azione. Che cosa avrà mai miss Edith
-nelle ampie fosse nasali per produrre un simile suono? Chi lo sa? Forse
-una piccola tromba. Molte volte gli è nato il desiderio di scrutare
-quel mistero, di accostarsi mentre la signorina dorme e chiuderle con
-un dito parte del naso per ascoltare se il suono varia e si fa più
-grave come avviene appunto per la sua tromba allorchè, soffiando per
-l’imboccatura, ne copre in parte il padiglione.
-
-Scende dal letto pian piano; la camicia che gli arriva ai ginocchi
-non lo impiccia, sul tappeto i suoi passi non si avvertono, può andar
-sicuro; solo trattiene a stento il riso, perchè gli par così buffo ciò
-che sta per fare!
-
-Ad un tratto si ferma, è giunto. La prova non può riuscire.
-
-Miss Edith dorme col viso nascosto fra i guanciali. È tanto timida miss
-Edith!
-
-Un attimo di perplessità lo trattiene; riprende poi la furtiva
-passeggiata col fermo proposito di rintracciare la cerbottana che miss
-Edith gli ha tolto la sera innanzi. Se riesce a ritrovarla, sa quale
-deve essere il punto preso di mira.
-
-La gioia della nuova impresa gli fa dimenticare la prudenza; prende
-la corsa senza pensare agli oggetti che può incontrare sul suo cammino
-e, ad un tratto, il piccolo cuore gli dà un balzo: senza avvedersene,
-correndo, ha gettato qualcosa contro il muro, qualcosa che è andato in
-frantumi con subito fragore.
-
-Miss Edith si è levata sul letto; Toti non si muove, non fiata. Da
-ambedue le parti si tende l’orecchio sospettosamente. Poi la voce
-semitonata dell’istitutrice lancia il primo richiamo:
-
-— Toti? —
-
-Assoluto silenzio. Trascorre un’altra pausa in cui si ode il lontano
-canto del giardiniere.
-
-Ah che bel sole deve sorridere all’aperto!
-
-La chiamata si rinnova con alcune modificazioni:
-
-— Toti! Chi ha suonato _il campanile_? —
-
-Dio mio, come non ridere? Per qualche istante si frena stringendo i
-denti, trattenendo il respiro; ma la prova è troppo forte e un piccolo
-grido gli sfugge, al quale ne segue un secondo poi un terzo in vicenda
-sempre più rapida, finchè, perduti i freni, dà libero sfogo a tutta la
-sua gaiezza, che si espande in un alto riso festante.
-
-Ode ancora la voce di miss Edith mormorare:
-
-— Toti!... Non è _decoroso_! —
-
-Allora si dirige al letticciuolo e si nasconde rapidamente sotto le
-coltri.
-
-La signorina si è levata, e compie il suo abbigliamento.
-
-Ma quanto tempo impiega, quante vesti indossa!
-
-Se sapesse come galoppa il piccolo cuore di Toti, se ne udisse il
-bàttito frequente non sarebbe tanto flemmatica; ma miss Edith non vede
-e non sente; miss Edith è un vecchio orologio.
-
-Si odono fruscii, pispiglii, fremiti di seggiole mosse sul tappeto,
-tutti i piccoli suoni consueti che accompagnano il levarsi della
-signorina, e frattanto il buio permane, l’ombra è tediosa; non potrebbe
-aprir le finestre? Toti non si vergogna del sole!
-
-Ed ecco viene la sua volta.
-
-— _Good morning Toty!_ (Buon giorno, Toti!)
-
-— Buon giorno, bene alzata signorina, che Dio ti benedica!
-
-È sì pieno di gioia in quel punto, che invoca sul capo della vecchia
-Miss la benedizione con la quale la zia Emma lo raccomanda a Dio ogni
-sera.
-
-— _Speak English, dear._ (Parlate inglese caro).
-
-— Non posso parlare inglese, signorina Oggi ho dimenticato tutto, tutto!
-
-— Oh Toty!... Non è bene! —
-
-Frattanto le finestre si aprono ed entra un torrente di luce. Da
-tanto tempo si udivano stridere le rondini nei cieli! Ora si vedono
-trascorrere nei loro voli rapidissimi; paiono tante frecce nere,
-tante piccole navi che vanno e ritornano e si avvolgono nel gran mare
-dell’aria dove affonda il sole. E appaiono le cime degli alberi del
-giardino e la rosa tèa, che si è appoggiata al vecchio cipresso morto e
-lo ha rivestito di bocciòli gialli.
-
-Toti guarda con gli occhi luminosamente aperti, e pensa alla grande
-felicità che lo aspetta in quel lieto mattino primaverile.
-
-Si è levato su le coltri; Miss Edith gli è vicina.
-
-— _I wish you every happiness, boy. Tell your prayers._ (Io vi auguro
-ogni felicità. Dite le vostre preghiere). —
-
-Toti si volge e sorride; guarda la signorina Edith e, preso da un
-impeto di tenerezza, le getta le braccia al collo, le stampa due
-bacioni su le gote poi si allontana impensierito e le chiede:
-
-— Signorina, perchè parlano così male al tuo paese? —
-
-Per tutta risposta miss Edith ripete senza scomporsi:
-
-— _Tell your prayers._ (Dite le vostre preghiere). —
-
-Toti si inginocchia sui guanciali, congiunge le piccole mani ed alza
-gli occhi al cielo turchino, al cielo lontanissimo dove sono le case
-d’oro che nessuno vede, che solo i bimbi vedono talvolta nel sogno. La
-sua voce si addolcisce ed il viso si atteggia ad una semplice soavità
-d’amore:
-
-— Buon giorno, buon Dio, che mandi il sole e le rondini. Voglimi
-bene come io te ne voglio; pensa alla mia povera mamma e che tu sia
-benedetto! —
-
-Miss Edith lo ascolta con gli occhi chini; la sua bocca sottile trema
-un poco, come per l’impeto di una parola dolcissima che non voglia
-pronunziare.
-
- ❦
-
-Eccolo libero, finalmente! La signorina gli ha fatto indossare un
-vestituccio bianco e turchino alla marinara; i bei riccioli biondi gli
-tremolano intorno al viso in una corona lucente.
-
-— Posso andare, signorina?
-
-— _Yes, dear._ (Sì, caro). —
-
-Toti si avvia di corsa, ma, giunto alla porta della stanza, si sofferma
-peritoso, e si volge a riguardare.
-
-— Mi raccomando, miss Edith, l’elefante lascialo sotto il letto; è un
-animale d’indole cattiva e non può andar d’accordo col porco.... —
-
-Si arresta. Gli occhi dell’istitutrice sono cresciuti a dismisura, e lo
-fissano in aria di rimprovero. Si riprende:
-
-— Il porcellino è dentro la scatola gialla. Ieri sera ha partorito....
-
-— Toty!...
-
-— Ma sì!... La cicogna gli ha portato sei bambini e sono tutti
-belli. Mi raccomando, signorina, allattali, chè non debbano morire di
-fame. —
-
-Non ode le parole che miss Edith mormora, perchè fugge attraverso alle
-stanze semioscure, scende le scale a precipizio, si avvia alla porta
-che mette nel giardino, ed eccolo alla libera aria del giorno.
-
-Leva gli occhi a guardare le finestre delle camere di papà e della zia
-Emma; sono chiuse; tutti dormono tranne il nonno che sarà già uscito a
-cavallo. Il suo campo di azione non gli è contrastato, e tutta la gioia
-della provvisoria signoria si esplica in una serie ininterrotta di
-salti e di grida.
-
-Il giardino vastissimo è tutto lucente; ogni cespuglio, ogni foglia,
-ogni stelo ha le sue gemme; forse nella notte è piovuto perchè l’aria è
-fresca e i profumi sono più vivi.
-
-Toti s’interna sotto il pergolato dei glicini in fiore, andrà a
-salutare Gaetanino, il _poney_ che il babbo gli regalò per il suo
-compleanno. A quell’ora Tommaso è uscito e le scuderie sono deserte;
-nessuno potrà vietargli l’ingresso con la scusa che Mimma, la cavalla
-learda, è una bestia pericolosa.
-
-Perchè pericolosa? Toti l’ha veduta sempre intenta a dirompere la biada
-o a scegliersi il fieno dalla mangiatoia; l’ha veduta sempre seria
-e tranquilla come miss Edith, anzi gli pare che le due creature si
-somiglino, solamente Mimma ha una grande superiorità su miss Edith: non
-parla la lingua inglese.
-
-Le scuderie sorgono dall’altro lato del giardino, passato il ponticello
-sul lago, fra un gruppo di salici e di pioppi.
-
-Toti si sofferma a guardare l’acqua chiara nella quale guizzano
-centinaia di pesci rossi, bianchi e neri. Ecco un altro divieto! Gli
-piacerebbe tanto pescare, ma papà non vuole. Un giorno Toti gli oppose
-che Muci, il gatto soriano della zia Emma, non rispettava il divieto e
-per ore ed ore, chino su l’acqua, aspettava pazientemente la preda, e
-papà disse:
-
-— Muci non ha intelligenza.
-
-— Ma io pure non ho intelligenza, papà. Lasciami pescare! —
-
-Non ci fu verso; Toti doveva essere un bambino ragionevole; come se
-Muci non ragionasse! Che differenza c’era fra lui e il gatto? Una sola:
-il gatto non era figlio di papà e non l’aveva portato la cicogna;
-poteva fare quindi ciò che più gli piaceva, senza che nessuno gli
-dicesse:
-
-— Muci, voi non siete una creatura ragionevole; voi non seguìte
-gli ammonimenti di miss Edith e della zia Emma e di vostro padre;
-un giorno o l’altro vi puniremo, Muci! Starete senza frutta e vi
-toglieremo i balocchi e, nelle ore di ricreazione, vi manderemo da Suor
-Lucia! —
-
-Ah quella Suor Lucia che gli appariva come una minaccia! Gli
-sarebbe piaciuto vederla, almeno da lontano, per farsene un’idea. Se
-l’immaginava grande grande, nera nera, con gli occhi rossi come quelli
-di una locomotiva, con la voce cupa come quella del tuono e con le mani
-lunghe ed ossute, che facevano male anche quando sfioravano.
-
-Toti sa che da Suor Lucia si raccolgono tutti coloro che non sono
-ragionevoli; tutti coloro che dimenticano gli ammonimenti, che mangiano
-le frutta di nascosto, che fanno i versacci alle loro istitutrici....
-Quanto dev’essere cattiva la suora del buon Dio!
-
-L’acqua ha un fremito, si apre in tanti cerchiolini, in tante anella
-che si allargano si allargano e corron via senza rumore verso le
-sponde dove pascolano le anatre; è apparso il muso nero di un luccio
-e boccheggia, quasi voglia far udire una parola che non dice mai. Una
-libellula azzurra gli vola intorno sfiorando l’acqua.
-
-Toti sorride.
-
-— Buon giorno, signor pesce! —
-
-Il luccio si avvicina ancor più; ha la bocca nera, pare un calamaio.
-Toti ne considera l’ampiezza, poi sospira e si allontana per non essere
-vinto dalla tentazione di imitare Muci.
-
-Al termine del ponticello le oche selvatiche lo salutano schiamazzando;
-allungano il collo e allargano quel loro beccaccio giallo che
-somiglia tanto alle pantofole di bulgaro del nonno. Toti disdegna
-le oche e passa dignitosamente senza rivolgersi, senza por mente al
-loro diguazzare. Un giorno volle accarezzarle ed esse l’inseguirono
-fieramente per tutto il giardino, lasciandogli un ricordo poco gradito
-del loro carattere irascibile; ora nutre un desiderio vivissimo di
-ripagarle di quello scherzo di cattivo genere.
-
-Per somma prudenza, giunto alle scuderie, chiama tre volte ad alta voce:
-
-— Tommaso, Tommaso, Tommaso!
-
-Nessuno risponde; Tommaso è al mercato a quell’ora; Toti avanza
-correndo.
-
-Non appena entrato, Gaetanino annitrisce dalla soglia solitaria; Toti
-non va direttamente a lui, si sofferma vicino al davanzale di una
-grande finestra; ha scorto alcuni _tanglefoot_ o _arruffa-zampe_.
-
-Sono i panioni tesi alle mosche.
-
-La caccia procede a perfezione. Le bestiuole attirate dal miele
-che riluce al sole e odora, giungono a sciami, si gettano sul pasto
-insidioso e rimangono talmente impaniate che, dopo inutili tentativi di
-liberazione, vibrano le ali, allungano la tromba nera, e si innalzano
-un poco per ricadere da un lato vinte per sempre.
-
-Di dove verranno tante mosche? Almeno fossero quelle di Milano delle
-quali la zia Emma parla con tanto terrore! Il castigo sarebbe meritato.
-Gaetanino nitrisce dalla sua soglia e sogguarda con le orecchie diritte
-e annusa e fiuta. Se i _tanglefoot_ piacessero anche a Gaetanino?
-Perchè no? Il miele è un cibo goloso.
-
-Toglie prudentemente dal davanzale della finestra un _tanglefoot_ e si
-accosta alla soglia del _poney_ il quale guarda con occhi sempre più
-intenti ed ha un fremito di gioia e allunga il muso.
-
-Mimma alza le froge sopra i cancelli del serraglio; pare che voglia la
-sua parte.
-
-— Aspetta, Mimma, — le dice Toti — aspetta, ce n’è anche per te. —
-
-E, vinto da questo pensiero di giusta ripartizione, abbandona nella
-mangiatoia di Gaetanino il _tanglefoot_ che gli ha destinato, corre al
-davanzale, ne prende un secondo e si dirige al serraglio.
-
-Mimma lo attende sempre; ma è tanto grande quella bestiaccia! Come
-giungere a quel muso che pare posato sulla cima di un campanile? Ecco,
-trova una sedia, l’accosta prudentemente e vi sale. La cosa è fatta, e
-Toti se ne compiace; ma ad un tratto un diavolìo infernale lo impaura.
-
-Gaetanino s’inalbera nella soglia, Mimma sferra terribili calci ai
-cancelli del serraglio e corre, si affanna, si aggira soffiando ed
-annitrendo quasi fosse impazzita. Che cosa avviene? Toti ha una grande
-volontà di piangere.
-
-Si dirige all’uscita, ma ecco la porta si apre con violenza, e Tommaso
-si precipita gridando:
-
-— Che cos’ha fatto, signorino, che cos’ha fatto alle bestie? —
-
-Il monello non risponde; si volge, rassicurato dalla presenza di
-Tommaso, guarda ed è preso da un irrefrenabile impeto di risa.
-
-Gaetanino, ritto nella mangiatoia, scuote il muso alla disperata senza
-poter liberarsi dal _tanglefoot_ che gli si è appiccicato alle froge;
-Mimma ballonzola freneticamente con la carta che le penzola dalle
-mascelle; pare abbia una barba bionda!
-
-E mentre Toti fugge, ode le grida di Tommaso:
-
-— Ah, lo dirò alla contessa Emma! Scappi, scappi pure, ma questa non
-glie la perdono! —
-
-Ecco che cosa si guadagna ad esser buoni e giusti con le creature del
-buon Dio!
-
- ❦
-
-— Dorme la zia?
-
-— Mi ha chiamato poco fa, — risponde Giannina, la cameriera. — Forse
-vorrà levarsi.
-
-— E papà?
-
-— Dorme. Ma come mai si è alzato così di buon’ora, signorino? Ha
-riposato male?
-
-— Sì, ho riposato male, — risponde Toti rammentando le parole della
-signora Penelope, una vecchia amica del nonno. — La mia sciatica non mi
-ha fatto chiuder occhio.
-
-— Ma che dice? —
-
-Toti alza la testa, e squadra dal capo alle piante la cameriera che non
-vuole andarsene, mentre egli ha assoluto bisogno di rimaner solo.
-
-— Mi pare che la zia abbia suonato un’altra volta, — riprende facendo
-lo gnorri — guarda di non la fare inquietare.
-
-— Vado subito.
-
-— Brava, vai subito e chiudi la porta perchè i riscontri mi fanno
-male. —
-
-Il campanello elettrico tintinna per la seconda volta e Giannina
-scompare.
-
-Toti, rientrando dal giardino, è passato dalla cucina che ha trovato
-deserta sicchè ha potuto, in tutta pace, riempirsi le tasche di
-piselli. Non è che i piccoli legumi gli piacciano, li ha presi perchè
-erano abbandonati alla loro ventura e perchè il cuoco, quando può, gli
-fa sempre qualche dispetto. Poi i piselli, per la loro forma sferica,
-sui pavimenti di legno scivolan via che paiono vivi.
-
-Ora guarda se tutte le porte della stanza sono chiuse. Sì; nessuno
-potrà vederlo nè disturbarlo. S’inginocchia e si vuota le tasche. Eh,
-che furia! Pare una scorribanda! La verde cascatella si riversa sul
-lucido pavimento e si urta, corre, ruzzola, s’insegue fino agli angoli
-più remoti. In un attimo il verde esercito vegetale, uscito dalle
-profonde tasche di Toti, si è sparso per tutta la camera, ha invaso
-lo spazio disponibile, saltellando e rimbalzando in preda a una vera
-frenesia.
-
-— Poveri piselli! — pensa Toti. — Almeno si divertiranno, e Giovanni
-non potrà rinchiuderli nelle sue casseruole. —
-
-Il nuovo pensiero gli fa sentire un grato profumo al quale non aveva
-posto mente; un profumo che giunge da vicino e proviene chi sa da quale
-dolce cosa.
-
-Leva gli occhi alla tavola e si alza con la bocca socchiusa dallo
-stupore. Sopra una tovaglia bianchissima è posata una grande torta
-tutta dorata, tutta bionda; pare un sole di pasta frolla.
-
-A chi sarà destinata? Si avvicina e comincia a osservarla da tutti i
-lati. La tentazione è terribile. Getta un’occhiata furtiva alle porte,
-sta in orecchio; nessuno si avvicina; è solo, perfettamente solo.... Ah
-no! C’è il buon Dio che lo vede e lo sente; però, s’Egli non vuole, gli
-parlerà per la voce della coscienza.
-
-E Toti ascolta la voce della coscienza che gli dice: Fa’ presto. Non
-perder tempo!
-
-Allora si rivolge al cielo ed esclama:
-
-— Mio bel Signore tu mi vedi e so che sei contento. Grazie. —
-
-Allunga una mano, afferra un angolo della tovaglia, tira a sè la torta
-e, chino su la bella preda, la morde con assennata simmetria in vari
-punti.
-
-È un nuovo ricamo e Toti sorride compiacendosi dell’opera sua, allorchè
-una porta si apre di scatto e la zia Emma comparisce nel vano.
-
-— Toti!
-
-— Buon giorno, zia Emma; hai riposato bene?
-
-— Che cosa facevi?
-
-— Guardavo questa bella torta.
-
-— La guardavi solamente?
-
-— Credo di sì.
-
-— Come _credi_? Non ne sei sicuro dunque!
-
-— Papà dice che non si può mai essere sicuri di niente al mondo.
-
-— Non pensare a papà, ora, e rispondimi a tono: Hai commesso un peccato
-di gola?
-
-— No, zia Emma: la torta l’ho baciata solamente e il Signore mi ha
-veduto! —
-
-La zia Emma vorrebbe sorridere ma tien fissi gli occhi in volto a Toti
-che non sa più quale atteggiamento assumere.
-
-— E questi piselli che cosa fanno qui?
-
-— Si divertono.
-
-— Toti, voi volete ch’io vi punisca severamente!
-
-— No, io non lo voglio, zia Emma, sei tu che lo vuoi!
-
-— Ora li raccoglierete a uno a uno! —
-
-Toti sorride tutto contento, tanto la pena gli par leggiera, anzi in
-un impeto di generosità, si avvicina alla zia e, assumendo un’aria
-ingenua, le dice:
-
-— Senti zia, se sei proprio inquieta puoi lasciarmi senza frutta; io
-non voglio che tu soffra! —
-
- [Illustrazione: — Buon giorno, zia Emma hai riposato bene? —
- (pag. 16.)]
-
-La giovane signora non risponde. Toti s’inginocchia sul pavimento,
-comincia lentamente l’opera, e canta:
-
- Pisa pisello
- L’amore è così bello,
- La scala e lo scalone
- La penna del pavone....
-
-— Toti, non gridare che svegli papà. — In tono sommesso riprende:
-
- Passan tre fanti
- Con tre cavalli bianchi
- Bianca la sella....
-
-Si sofferma. Che Tommaso abbia parlato? Volge gli occhi, la zia è
-immobile su la soglia e non fiata: per ora è salvo, può continuare:
-
- Bianca la sella,
- Bianca la donzella,
- Bianco il parasole
- Che Gesù ci mandi tanto sole!
-
-Nel cielo passano tre piccole candide nubi, tre navicelle d’argento
-nell’immensa serenità.
-
- ❦
-
-A quando a quando dall’attiguo salottino della zia Emma gli giunge la
-voce stridula e sgradevole della signora Penelope, la vecchia amica del
-nonno. Toti giuoca in silenzio perchè non lo sentano e non lo chiamino.
-
-La signora Penelope dice sempre le stesse cose:
-
-— Oh che bel bambino! Come sei cresciuto! Dammi un bacio, Totarello
-caro, gioia mia! —
-
-E quando lo bacia gli rimangono su le guance tanti cerchiolini lucenti,
-che non gli piacciono affatto.
-
-Un giorno la signora Penelope non voleva lasciarlo in pace e se lo
-palleggiava come se fosse un biscotto; Toti era già annoiato di quella
-soverchia tenerezza, e se ne stava col broncio, allorquando, còlto da
-una subita idea vendicatrice, guardò fissamente la querula signora e le
-disse:
-
-— Senti, Pepè, quando io sarò grande e tu sarai piccola, ti porterò
-sempre tanti dolci; ma tanti tanti e tanti! —
-
-Glie lo disse, perchè la vecchia amica del nonno era avarissima e non
-gli aveva regalato mai neppure l’ombra di un cioccolatino.
-
-Se lo lasciassero tranquillo, ora! Deve insegnare l’alfabeto
-all’elefante il quale è un po’ tardivo; deve impartire le nozioni del
-galateo a Beretta e Pierello, i due fantocci meccanici che non vogliono
-dormire nello stesso letto ed hanno imparato da papà a discutere sempre
-di politica, la qual cosa, come dice la zia Emma, è terribilmente
-noiosa; deve pensare al porcellino che vorrà uscire dalla scatola
-gialla....
-
-Miss Edith, seduta alla scrivania, il naso incollato su la carta, non
-fa che scrivere da circa un’ora.
-
-Quando scrive, Miss Edith somiglia Beretta allorchè, caricato, muove
-il capo da destra a sinistra e mette in moto il macinino da caffè. Che
-cosa buffa! Le persone grandi sono come i fantocci, i quali, quando
-cominciano a fare una cosa, continuano a farla finchè la molla non si
-scarica.
-
-Il gaio pensiero gli desta una subita ilarità che si manifesta in una
-squillante fuga di trilli.
-
-Miss Edith alza il capo e Toti, sollecito, rivolto a Beretta grida:
-
-— Se ridi ancora di Miss Edith, ti suono cinque grandi
-schiaffi!... —
-
-Ristà stupito ed alza gli occhi arrossendo perchè ha detto senza
-dubbio una cosa enorme; Miss Edith non ha inteso, meno male. Riprende
-tranquillamente il giuoco.
-
-Ad un tratto una voce giunge dal salottino della zia Emma:
-
-— Toti?
-
-— Dunque, caro elefante, — continua il monello — dicevamo che l’o è
-una palla con la coda; l’i è un bastone; l’u sono due bastoni che si
-tengono per mano....
-
-— Toti, non rispondi?
-
-— Mio Dio, ma non vuoi proprio capire: l’_a_ con l’_u_ fanno _auf_!
-
-La zia Emma è comparsa, e l’edificante lezione resta interrotta.
-
-Nel salottino sono raccolte le tre sorelle Pierini: Marta, Maria e
-Maddalena, brutte e stecchite come le camice insaldate del babbo.
-Vicino a loro troneggia la signora Pepè, gialla e tonda come una
-melarancia.
-
-Lo fanno sedere sopra una grande seggiola di fronte alle sorelle
-Pierini; un’occhiata severa della zia lo avverte che non deve muoversi
-e non deve fiatare.
-
-Il supplizio incomincia. Toti assume l’aria stanca di una persona
-malaticcia.
-
-Le signore parlano di matrimoni e Toti ascolta, guardandosi le scarpe.
-
-— Che cos’hai, Toti? — gli chiede la zia Emma.
-
-— Niente.
-
-— Com’è bellino! — esclamano le sorelle Pierini — e deve essere tanto
-buono!
-
-— Sì, io sono buono, — risponde Toti — ma qui mi annoio! —
-
-La zia Emma freme, e le tre sorelle esclamano ridendo:
-
-— Caro, caro, caro! —
-
-Toti le guarda; quanto sono brutte! Ad un tratto chiede loro:
-
-— Chi è vostro marito? —
-
-Sente i grandi occhi della zia Emma che lo scrutano fissamente:
-
-— Toti, tu sai benissimo che le signorine non hanno marito.
-
-— Scusa, zia, ma è impossibile: se sono in tre, almeno un marito ci
-dev’essere! —
-
-Questa volta è la signora Penelope che ride e lo chiama a sè:
-
-— Vieni qui, Totarello, gioia mia! —
-
-Scende lentamente dalla seggiola e si accosta alla signora che
-lo aspetta in piedi, vicino al divano. Ricorda allora, per una
-considerazione improvvisa, l’avvertimento che la zia Emma gli ha
-impartito tante volte per correggerlo da un brutto difetto: come mai se
-la signora Penelope è tanto vecchia non se ne è corretta ancora? Vuol
-sincerarsi del dubbio che gli è nato e chiede ingenuamente guardando
-negli occhi la vecchia signora:
-
-— Perchè porti tanto avanti quella pancia se la zia Emma dice sempre
-che non sta bene?
-
-— Infatti — si affretta a soggiungere la zia continuando un discorso
-interrotto — i signori Erbieri hanno deciso di passare l’estate alla
-loro villa sul lago di Como. È un luogo incantevole.... —
-
-Toti sente che la burrasca si avvicina; ormai è rassegnato alla
-immancabile punizione.
-
-Siede sul divano vicino alla signora Penelope che non si stanca di
-accarezzarlo. La vecchia signora ha le mani umidiccie, sembrano spugne.
-
-Toti ha preso il suo partito, continua a tener gli occhi bassi e di
-tanto in tanto trae un gran sospiro di sconforto. È possibile che tutta
-quella gente non si accorga che Toti non si sente bene?
-
-Vista inutile ogni prova, compie un atto eroico e abbandona il capo sul
-grembo della signora Penelope. Silenzio improvviso.
-
-— Toti? —
-
-Il monello non risponde.
-
-— Toti, Toti che cos’hai? —
-
-Alza languidamente gli occhi e risponde con un fil di voce,
-appoggiandosi una mano su lo stomaco.
-
-— Sento male qui; mi torna il vomito! —
-
-La zia lo fa alzare, lo prende per mano e lo conduce all’aperto: non
-appena sono lontani, al sole, sotto ai cieli sereni, il monello esclama
-sorridendo:
-
-— Ora mi sento meglio, molto meglio.
-
-— Ma che hai avuto?
-
-— Niente, niente zia... —
-
-Poi non regge più, abbraccia le ginocchia della sua cara seconda mamma,
-e le grida:
-
-— Perdonami, perdonami, zia Emma, starò nel cantone, andrò da Suor
-Lucia, farò tutto ciò che vorrai.
-
-— Per domani preparatevi; — risponde la zia — le ore di ricreazione non
-le passerete più in casa. —
-
-Toti non replica, volge gli occhi intorno e vede in un angolo Beretta
-che lo guarda ridendo; si avvicina, lo solleva e gli grida:
-
-— Domani starai sotto il letto, hai capito? E se ridi ancora, ti
-condurrò con me da Suor Lucia! —
-
-Beretta scuote il capo metodicamente, come miss Edith che scrive ancora.
-
- ❦
-
-— Buona notte, signorina.
-
-— _Good night, dear._ (Buona notte, caro). —
-
-La signorina si ritira nella stanza attigua; fra poco la zia Emma verrà
-a salutarlo e a fargli fare l’esame di coscienza.
-
-Disteso sul bianco lettuccio, il capo abbandonato su le mani
-incrociate, aspetta pazientemente.
-
-La lampada elettrica, nascosta in un fiore di seta, dirada appena
-l’oscurità; nella grande stanza è una serena pace di sonno;
-dall’esterno non giunge alcun rumore, si ode solo, a quando a quando,
-il canto di un assiòlo; giunge dal giardino. Toti pensa ad un grande
-orologio dal quale l’uccello notturno esca a gridar le ore alle
-stelle che si nascondono fra gli alberi. Anche gli alberi riposano a
-quell’ora; ogni foglia si abbassa, si china un poco per dormire.
-
-Da un vecchio cassettone che si perde nella penombra si leva uno
-scricchiolìo ora forte, ora appena percettibile; gli hanno detto
-che le tarme, rodendo il legno, producono quel suono, ma Toti non ci
-crede: il cassettone se l’intende col letto di miss Edith, a quell’ora.
-Quando suppongono che tutti dormano, i due mobili si comunicano i loro
-pensieri, parlano dei loro affari. Che cosa si diranno mai?
-
-E ascolta e fantastica, ma con sempre maggiore incertezza, perchè le
-palpebre scendono su gli occhi e la luce della lampada si fa più tenue,
-si allontana sempre più, si disperde come un piccolo sole morente in
-una pianura senza alberi, senza limiti, infinita.
-
-I suoi riccioli biondi riposano; parte gli scendono su la fronte,
-parte ricadono sul guanciale candidissimo; le sue gote si tingono di
-vermiglio e la bocca si dischiude quasi ad attendere il dolce bacio
-del sogno. Toti si incammina per le bianche vie sterminate su le quali
-si passa in un rapido volo verso gli incantevoli giardini che la notte
-dischiude alle anime erranti dei bimbi.
-
-Ma una voce lo riscuote all’improvviso; apre gli occhi e si leva su le
-coltri. La zia Emma gli sta vicino, ha ancora il viso severo; perchè
-mai sarà tanto inquieta?
-
-— Hai detto le orazioni?
-
-— Sì, zia.
-
-— Hai pregato per la mamma?
-
-— Sì, ho detto al buon Dio che le dia sempre tutti i fiori che le
-piacevano e che non la faccia pianger mai! —
-
-La zia Emma si attarda un poco prima di riprendere le interrogazioni,
-finge di riassettare le coltri, ma invero vuol ricomporsi per non
-lasciarsi vincere dalla grazia di quel monello e dargliele tutte vinte.
-
-— E ora fa’ il tuo esame di coscienza. In quanti peccati sei caduto,
-oggi? —
-
-Toti si concentra e comincia in tono sommesso, dolcemente:
-
-— Ho _fatto_ una falsità!
-
-— Hai dimenticato l’italiano, Toti?
-
-— No, zia, volevo dire: ho detto una bugia.
-
-— Va bene. E poi?
-
-— E poi... e poi, ho commesso un peccato di gola.
-
-— Benissimo, e poi?
-
-— Perchè dici _benissimo_, zia? Allora non è male!
-
-— Toti, non ti distrarre, continua il tuo esame.
-
-— E poi... non so come si chiami.
-
-— Che cosa?
-
-— Che peccato è quello di spargere i piselli in sala da pranzo?
-
-— È una disubbidienza.
-
-— Va bene, allora ho commesso una disubbidienza e ho rotto una
-bottiglia.
-
-— Nient’altro?
-
-— Mi pare di no.
-
-— Pensaci bene, Toti.
-
-— Ci penso.
-
-— Ebbene? —
-
-Breve pausa dopo la quale riprende sorridendo:
-
-— Ho proprio finito, sai? Non ho nessun altro peccato sulla coscienza.
-
-— Sta bene; allora chi ha spaventato i cavalli? Chi ha risposto male
-alla Signorina? Chi ha detto delle brutte parole?
-
-— Io.
-
-— E perchè non lo dicevi?
-
-— Perchè credevo tu non sapessi niente!
-
-— Ah! è questo l’esame di coscienza che fai? Iddio che ti legge
-nell’anima potrebbe punirtene perchè la cosa è molto grave. Ora
-inginocchiati e domanda umilmente perdono a Dio del sotterfugio che
-volevi fargli. —
-
-Tutto umiliato e compunto Toti s’inginocchia, congiunge le mani, e in
-tono di sincerità commovente esclama:
-
-— Mio bel Signore, perdonatemi voi perchè sono un infame! —
-
-La zia Emma sorride.
-
-— Non sei più inquieta, è vero?
-
-— Mi promettete di essere buono?
-
-— Sì, zia; te lo prometto. Sarò tanto buono che sembrerò uno stupido!
-
-— Ma Toti!
-
-— Lo dici sempre tu: è tanto buono che sembra uno stupido! È un peccato
-anche questo?
-
-— No. Sta’ quieto e pensa a dormire. —
-
-Toti eseguisce. Quando è sotto le coltri, colto da un pensiero solleva
-il capo e riprende:
-
-— Zia, mi dài il mio elefante?
-
-— Per tenerlo nel letto?
-
-— Sì. È un poco malato; oggi perdeva il sangue dal naso. Poi ho sognato
-che una donna bianca, sotto un olmo lontano, ci aspetta.
-
-La lampada elettrica si è spenta, la zia Emma è già su la soglia e sta
-per chiudere la porta; un’ultima domanda:
-
-— Zia, zia!
-
-— Che vuoi?
-
-— Hai pensato a Suor Lucia?
-
-— Domani la conoscerai perchè una punizione la meriti.
-
-— Oh!
-
-La porta si chiude; il buio è perfetto. Toti abbandona la testolina sui
-guanciali e trae un lungo sospiro; ma la donna bianca che veglia sotto
-l’olmo remoto viene a prenderlo per mano, ed egli la segue nei magici
-paesi del sogno.
-
-Nel giardino, l’assiolo conta le stelle che appaiono e scompaiono fra
-le foglie dei grandi alberi neri.
-
-
-
-
-II.
-
-Suor Lucia.
-
-
-— Signor Toti! Voi discendete dalla famiglia più nobile del paese, nota
-ed amata per intemerate virtù, specchio di purissima grazia, ornamento
-nostro di dolcezza spirituale; voi siete il nuovo vaso di elezione che
-deve servire di esempio alla cittadinanza che vi guarda; io dunque vi
-sono grata e sono confusa per l’indegno onore che mi fate affidando
-l’anima vostra a me, umilissima serva di Dio. Vi sono grata perchè fra
-i miei innocenti porterete il segno del vostro alto valore che sarà
-incremento alla nobile schiatta dei buoni; sono confusa perchè siete
-voi che insegnerete qualcosa a me, ignorantella meschina, magra agnella
-del gregge spirituale.
-
-Siate il benvenuto, signor Toti, e possiate rimanere fra noi — nostra
-vera dolcezza — fino alla consumazione dei secoli! —
-
-Pronunciate le quali ultime parole, Suor Lucia nasconde in fretta
-la carta su la quale aveva scritto il suo discorso e, rivolta a due
-monelli che si bisticciano in un angolo, grida a tutta voce:
-
-— Anselmuccio, Giacomino volete smetterla? È sempre per la mela che vi
-bisticciate? D’ora in avanti mangerò io tutte le mele che portate nel
-cestino, e così starete in pace. —
-
-I due monelli si avvicinano a capo chino borbottando; ma Suor Lucia non
-bada più a loro.
-
-Toti guarda e stupisce.
-
-È dunque quella la tanto favoleggiata Suor Lucia, lo spauracchio del
-quale ha temuto? Quella creatura tutta umile e compunta che lo ha
-salutato con tante parole delle quali non ha capito niente?
-
-Egli la pensava grande e nera, e invece è piccina, magra e ossuta;
-bianca come un cero. Dal suo volto affilato, tutto racchiuso in un
-velo nero, stretto sotto il mento, traspare una bontà rassegnata che
-fa pena. Suor Lucia deve aver sofferto e deve soffrire tuttavia; chi
-sa mai perchè! Ella non è veramente suora; le hanno dato quel nome
-perchè indossa sempre una veste monastica e perchè si è volontariamente
-votata ad una regola di penitenza assidua. È poverissima; campa di
-quel poco che le danno le famiglie che affidano a lei i loro bambini;
-ed anche quel poco è troppo per Suor Lucia, che vive di niente. Dorme
-nelle case della carità. Il giorno, con la sua gaia nidiata, non fa
-che pellegrinare dalle chiese agli orti, dagli orti alle piazze, dalle
-piazze ai giardini e non potrebbe altrimenti perchè non possiede una
-stanza nella quale raccogliere gli scolari ribelli. D’altra parte i
-genitori desiderano ch’ella faccia far del moto ai loro bimbi, e Suor
-Lucia è come una spola che dal mattino al tramonto si affanna dietro
-l’inesauribile foga di una barbara gaiezza che non può e non saprebbe
-frenare. Ogni tanto nell’andito di una chiesa, in una sagrestia, sotto
-qualche portico remoto si ferma, raccoglie intorno a sè la sua nidiata,
-apre il libro che non abbandona mai ed impartisce ai disattenti uditori
-i primi insegnamenti della dottrina sacra.
-
-Suor Lucia legge maluccio, ma sa spiegarsi con chiarezza sufficiente;
-e questo può bastare. Le lezioni sono brevissime; è già molto s’ella
-riesce a tener fermi i suoi monelli per un quarto d’ora; quando
-essi si stancano e vogliono andarsene, ella non può comandare, deve
-semplicemente ubbidire; tale è anche la volontà del Signore. Così
-riprende la via sotto una siepe; attraverso un prato; lungo i sentieri
-di una piccola selva, e i suoi bimbi le vogliono bene.
-
-I più piccoli dicono:
-
-— Suor Lucia è come la Madonna: ha gli occhi di seta celeste. —
-
-Qualcuno suppone che, la sera, quando li abbandona, vada a dormire
-su le nubi rosse del sole e che ritorni all’alba dall’altra parte del
-cielo.
-
-Toti non sapeva tutto questo; ora, mentre si dirigono alla chiesa,
-un compagno al quale lo ha stretto una sùbita simpatia, gli narra le
-vicende della piccola suora.
-
-Ascolta senza distrarsi, cosa che gli accade ben di rado.
-
-— Da quanto tempo stai con Suor Lucia?
-
-— Da un anno — risponde Orsetto.
-
-— E sei contento?
-
-— Contentissimo. E tu verrai ancora?
-
-— Verrò. —
-
-Orsetto non assomiglia a Toti. I capelli neri, spartiti in due bande,
-gli scendono intorno al viso quasi fino alle spalle e si arricciano
-al termine, deliziosamente; è di carnagione bianchissima, dalla
-quale traggono maggior risalto gli occhi grandi e neri e pieni di una
-luminosità infantile non mai velata. Pare un piccolo paggio. Tanto
-dalle sue parole come dall’espressione del volto traspare una ingenuità
-priva di qualsiasi malizia.
-
-— Fra qualche giorno verrà anche Marinella, — riprende Orsetto.
-
-— Chi è Marinella?
-
-— È la figlia del dottore. Stiamo vicini di casa.
-
-— Quanti anni ha?
-
-— Ha dieci anni ed è grande. —
-
-Per la via trascorrono numerosi veicoli, è domenica; suor Lucia si
-affanna perchè la sua nidiata non si sbandi e proceda unita rasentando
-i muri. La lunga fila si spiega ridendo e cinguettando, e sosta, e
-ondeggia e si confonde fra la folla delle persone grandi. Assomiglia a
-un serpentello multicolore, ad un ruscelletto gaio in una pianura tutta
-grigia.
-
-Trascorron per l’aria luminosa, fusi nell’identica serenità, bianchi
-colombi e suoni di campane.
-
-Toti viene esaminando i compagni che la sorte gli ha dato; saranno
-forse una ventina fra grandi e piccoli, fra coloro che ancora
-si succhiano il pollice e quelli che sentono già di essere figli
-dell’uomo. I primi si aggruppano intorno a Suor Lucia le si cuciono
-alle vesti o la precedono di un passo tenendosi per mano, a volte serii
-serii con un musetto rosso del tutto simile a una ciliegia, a volte
-distratti e sorridenti per una carta di caramella che hanno trovato su
-la loro via, o per un ciottolino bianco, o per una festuca lucente;
-un nulla basta alla loro vita, una sola formica può destare il loro
-sconfinato stupore. Forse sono figli di povere mamme le quali, per
-camparli, debbono lavorare anche la domenica.
-
-Toti li osserva, mentre Orsetto glie li viene indicando.
-
-Uno si chiama Rando, è un marmocchio quasi microscopico, avrà
-tutt’al più tre anni; va solo, con le mani annodate dietro le reni,
-gravissimamente; non guarda i compagni e non si cura di rispondere alle
-interrogazioni che gli muovono; ciò che gli si agita intorno non lo
-preoccupa nè lo commuove; forse potrà curarsi di una mosca, di un uomo
-mai, l’uomo è troppo grande, egli non può considerarlo. Tiene gli occhi
-bassi e si guarda le scarpe che slabbrano un pochino; per lui sono
-rimaste belle e lustre come dal primo giorno che se le mise, formano
-la sua ambizione. Ancora, se si degna di interloquire con uno dei
-marmocchi coetanei suoi è per dirgli:
-
-— Guarda che belle scarpe! —
-
-E non attende approvazioni, tira innanzi sicuro del fatto suo.
-
-Indossa un gonnellino rosso che non gli arriva al ginocchio; gli
-è assicurato alla persona per mezzo di due straccali verdi, posti
-sopra alla camiciola di bordatino celeste, la quale gli serve anche
-da giubbetto. Compie il suo abbigliamento un vecchio cappellino da
-signora, dalla tesa immensa e dal cocuzzolo microscopico; è di paglia
-annerita; un elastico che gli passa sotto il mento glie lo assicura al
-capo.
-
-Qualcun altro potrebbe essere grottesco con simili indumenti; Rando non
-è tale; la sua gravità accigliata conferisce nobiltà ai piccoli cenci
-che lo ricoprono.
-
-Lo segue guardandolo di tanto in tanto, una bimba della sua stessa età:
-Celestina. Ha i capelli canapini raccolti in un ciuffo bizzarro che le
-si alza su la nuca, e ricorda un pennello da barba.
-
-Celestina ha le calze lunghe e un grembialuccio bianco fermato alla
-vita da un nastro giallo. Per lei Rando rappresenta un inesplicabile
-mistero. Se qualche cosa straordinaria non la distrae, segue sempre il
-marmocchio con devozione ignara; e quando egli si ferma, anch’ella si
-ferma; e quando l’attenzione di lui è attratta da un nuovo miracolo,
-ella pure, con la stessa serietà, considera il nuovo miracolo. È
-l’unica che gli dica con vera compiacenza:
-
-— Rando, le tue scarpe sono belle! —
-
-Contuttociò Rando non la degna di uno sguardo ma Celestina non se ne
-accora, anzi se Rando le parlasse, la ragione dello stupore di lei
-verrebbe a cessare.
-
-Poi ne seguono molti altri in mirabile varietà; vanno appaiati:
-Nicoluccio e Doretta; Lola dalle gambe torte e Miranda dal naso a
-virgola; si volgono a quando a quando a considerare il viso di Suor
-Lucia.
-
-Fra i più grandi, Toti osserva Adalgisa, una monella spinosa come un
-istrice, bruttina, palliduccia, dispettosa. Ha una pamela striminzita,
-ornata di girasoli e rosolacci; nonostante la goffa ineleganza della
-sua veste, va scutrettolando e si pavoneggia reggendosi un lembo della
-gonnelluccia disadorna.
-
-Sono alla soglia della chiesa; Suor Lucia grida:
-
-— Fatevi il segno della croce! —
-
-Tutti eseguiscono, borbottando parole incomprensibili. Poi entrano;
-taluni distratti, altri assumono atteggiamenti di sùbita compunzione.
-Rando col suo enorme cappellino in capo e le mani annodate dietro le
-reni, si è fermato presso Suor Lucia che si è inginocchiata ai piedi
-della pila dell’acqua benedetta.
-
-Osserva un ragno che sale per le vesti di Suor Lucia. Celestina è presa
-dalla stessa ammirazione; ad un tratto, vinta dalla curiosità, chiede
-al compagno:
-
-— Che animale è quello? —
-
-Rando si concentra, corruga le ciglia, cerca una parola grande che ha
-udito qualche volta e che deve adattarsi all’occasione; dopo qualche
-minuto, senza scomporsi, con la gravità di un vecchio scienziato,
-risponde:
-
-— Quello è un mammifero! —
-
- ❦
-
-Hanno occupato due panche, e Suor Lucia si è posta al centro della
-seconda per osservare e consigliare. Toti non è ancora padrone di
-sè stesso; l’ambiente nuovo e la nuova compagnia lo distraggono;
-all’infuori di Orsetto, si sente ancora estraneo fra estranei, sta un
-po’ serio e umiliato.
-
-La grande chiesa umida e oscura è piena di gente. Dal suo posto elevato
-Toti vede un mare di teste chine. Nell’aria si diffonde un vago profumo
-d’incenso.
-
-Egli assiste per la prima volta al rito religioso perchè la zia Emma
-non lo ha condotto mai in chiesa; tutto ciò che vede lo stupisce e
-si domanda se l’ostensorio, che il sacerdote leva silenziosamente in
-alto, non sia un dono del buon Dio agli uomini, una stella d’oro tutta
-raggiante, discesa dai lontanissimi cieli.
-
-La sosta si prolunga, e i più piccini si distraggono, fuorchè Rando e
-Celestina. Il primo pare tutto assorto nell’ammirare gli interstizi che
-passano fra pietra e pietra; la seconda è compresa dall’ammirazione del
-primo.
-
-Nicoluccio si guarda il naso; Miranda e Doretta si bisticciano
-fraternamente e Ciuffolo, il marmocchio dalle enormi guance, conta i
-grani di una corona:
-
-— Uno... tei... cinche... tre.... —
-
-Il subito tintinnìo di un campanello riscuote Suor Lucia che era stata,
-fino a quel punto, assorta, col capo fra le mani; ella sussurra:
-
-— In ginocchio! —
-
-Nasce uno scompiglio fra le fila del piccolo esercito; ognuno vorrebbe
-il posto del compagno:
-
-— Zitti, bambini! Siete nella casa del Signore, zitti! —
-
-L’ammonimento di Suor Lucia ha un risultato parziale; ella si leva per
-correggere i più ribelli; dopo non lieve fatica riesce ad ottenere un
-po’ d’ordine, ma molto relativo. Rando e Celestina tirano un nastro
-della veste di una vecchia signora che è inginocchiata innanzi a loro.
-Rando pensa che quella grande cosa, per mezzo di quel sistema, possa
-dire — Papà — e — Mamà — come un meraviglioso fantoccio ch’egli
-conobbe altra volta. La prova non riesce; anzi la vecchia beghina,
-avvertendo l’insolita ginnastica compiuta sui suoi indumenti, si volge,
-fulmina di un’occhiataccia minacciosa l’impassibile filosofo e gli
-dice:
-
-— Lo dirò alla tua mamma, screanzato! —
-
-La mamma non l’ha più e la seconda parola è misteriosa.
-
-Rando e Celestina si guardano e si stringono nelle spalle.
-
-— Pregate con me, — sussurra Suor Lucia — avanti, pregate con me.
-
-Tutti si volgono per ascoltare e ripetere ciò ch’ella dirà.
-
-— _Pater noster_... — Celestina state ferma!... — _qui es in Coelis,
-sanctificetur_.... — Lola, vuoi smetterla di gonfiare le guancie?...
-— _nomen tuum. Adveniat Regnum tuum. Fiat_... Togliti quelle dita dal
-naso, Ciuffolo! Ma che cos’è?!... — _Voluntas tua sicut in Coelo, et in
-terra. Panem nostrum quotidianum_... — Rando, ripeti dunque, non senti
-quello che dico?... — _da nobis hodie, et dimitte nobis debita nostra
-sicut et nos_... — Zitti, che il diavolo vi porta via!... — _dimittimus
-debitoribus nostris. Et nos non inducas in tentationem_... — Miranda,
-non ti soffiare così il naso dinanzi a Dio!... — _Sed libera nos a
-malo. Amen._
-
-Tutti ad una voce concordemente e altissimamente ripetono:
-
-— _Amen._ —
-
-La vecchia beghina dal nastro, si rivolge scandalizzata:
-
-— Bella educazione! Vergognatevi! —
-
-Nessuno le dà retta. La gente sfolla.
-
-Suor Lucia fa levare la sua coorte per compiere la peregrinazione
-consueta ai vari altari prima di tornare al sole. I monelli la seguono
-cicalando.
-
-Eccoli alla lapide famosa, alla lapide dell’angiolo; bisogna leggerla
-tutte le domeniche a edificazione e ammaestramento delle anime bambine.
-Eletta a tale ufficio è Adalgisa, uccelletto nidiace dalle penne
-arruffate.
-
-Ella assume un tono d’occasione e si fa innanzi tutt’impettita;
-i compagni le si dispongono attorno. Toti e Orsetto osservano in
-disparte.
-
-A pochi metri da terra, è una lapide su la quale sono incisi
-innumerevoli ghirigori; pare un esemplare di calligrafia.
-
-Adalgisa con la sua vocetta stridula ne incomincia la lettura.
-
- CHI CONOBBE TEMISTOCLE?
-
-Pausa.
-
- TEMISTOCLE
- FIGLIO DI VINCENZO E PELLEGRINA
- FU ESEMPIO DI RARE VIRTÙ
- CHÈ ALLE DOTI PRECLARE DELL’ANIMO
- CONGIUNSE
- RETTITUDINE, ONESTÀ, PARSIMONIA.
- FU UBBIDIENTE E RISPETTOSO
- SAVIO, MAGNANIMO, GENTILE.
- VERO SPECCHIO DI CONSOLAZIONE
-
-Seconda pausa.
-
- AHI
- CHE A SOLI DIECI ANNI MORIVA.
-
-Terza pausa.
-
- UN PENSIERO E UNA PRECE.
-
-La lettura è compìta. Adalgisa per qualche istante rimane col naso
-all’aria. Toti e Orsetto si guardano negli occhi.
-
-— Povero Temistocle! — esclama Toti compreso da sincera pietà.
-
-Orsetto, vinto dallo stesso sentimento, ripete più sommessamente:
-
-— Povero Temistocle! —
-
-Rando e Celestina si succiano le dita.
-
-Dopo un fervorino di Suor Lucia la quale per la millesima volta
-consiglia la sua brigata di prendere ad esempio le molteplici virtù di
-Temistocle, l’angiolo per antonomasia, si dirigono all’uscita.
-
-L’ultima sosta è alla pila dell’acqua santa nella quale Suor Lucia
-immerge la mano per inumidire le piccole fronti che si offrono al segno
-rituale.
-
-— In nome del Padre, del Figliuolo, dello Spirito Santo e così
-sia! —
-
-Finalmente la porta si schiude. Ecco il sole, ecco il sole!
-
-Gli occhi si socchiudono abbacinati dalla gran luce che fa tornare il
-sorriso su tutte le labbra.
-
-Volgono a destra per una strada che costeggia la chiesa. Suor Lucia ha
-cura di separare provvisoriamente i piccoli dai grandi, e dice a questi
-ultimi:
-
-— Andate avanti, vi raggiungeremo subito. —
-
-Toti non sa spiegarsi la sosta, e chiede ad Orsetto:
-
-— Ohe cosa fanno? —
-
-Orsetto gli sussurra una parola in un orecchio e Toti non trattiene una
-fresca risata che si comunica ai compagni.
-
-Fatti pochi passi si rivolge come distrattamente e sogguarda.
-
-Suor Lucia, occupata nella sua faccenda, non se ne accorge. Ella ha
-allineato vicino al muro i suoi marmocchi, da una parte i maschi,
-dall’altra le femmine; si volgono le spalle ed imitano concordi il
-pispiglìo delle fontanelle.
-
- ❦
-
-— Marinella è allegra come te, — dice Orsetto a Toti mentre si dirigono
-ai prati ombreggiati dagli alti filari dei pioppi.
-
-— E perchè la mandano da Suor Lucia?
-
-— Perchè ogni giorno fa qualche nuova scappata. Ieri riempì d’acqua
-tutte le scarpe che trovò in casa. Ieri l’altro, avendo promesso alla
-sua bambola di farle fare un viaggio in mare, prese la tuba di suo
-padre e la mise nella tinozza....
-
-— Com’è graziosa questa! — esclama Toti battendo le mani.
-
-— Sì, è graziosa, — soggiunge Orsetto — ma la tuba era nuova e
-Marinella è stata al buio.
-
-Toti pensa agli occhi severi della zia Emma ed al volto impassibile di
-miss Edith; egli non potrà compiere certamente un’impresa simile, però
-come palliativo soggiunge:
-
-— Ma l’acqua non fa male! Non prendo il bagno, io, tutte le mattine?
-
-— Ma tu sei una tuba?
-
-— Non lo so, — risponde Toti, pensieroso.
-
-— Non lo sai? —
-
-Dopo breve esitazione Toti soggiunge:
-
-— Tutti siamo uguali di fronte al buon Dio! —
-
-Orsetto tace perchè non intende bene la profondità del pensiero di
-Toti; egli è ammirato e stupito dalla prontezza con la quale il suo
-nuovo amico risolve ogni difficoltà.
-
-Ad un richiamo di Suor Lucia sostano. Una signora saltellante, col
-cappellino pieno di piume si avvicina.
-
-— Chi è? — chiede Toti.
-
-— È la mamma di Adalgisa, — risponde Orsetto — è una signora buffa; si
-chiama Cleopatra.
-
-— Guarda che bel nome! Almeno si sbrigasse presto! —
-
-La signora Cleopatra s’inchina amabilmente innanzi a Suor Lucia ed
-esclama:
-
-— Tanti augurî, Suor Lucia, tanti augurî.
-
-— Grazie, altrettanto! — risponde Toti. Orsetto gli consiglia il
-silenzio.
-
-— Come si porta la mia Adalgisa?
-
-Bene, bene, — risponde Suor Lucia.
-
-Adalgisa si è avvicinata, è tutta rattratta in sè, e scrolla le spalle
-come se le parole di sua madre le facessero dispetto.
-
-— Ti fai onore, bambina mia? — le chiede la madre inchinandosi a
-carezzarla.
-
-— No. —
-
-— Di’ la verità, sii buona!
-
-— Va’ via, va’ via, — risponde l’incomparabile dolcezza.
-
-— Me ne andrò, amore mio; ma tu sii rispettosa con Suor Lucia.
-
-— No. Io voglio piangere.
-
-— E perchè?
-
-— Perchè sì, e se non vai via, ti faccio le corna.
-
-— Dio, com’è carina! — esclama la signora Cleopatra — non le pare?
-
-— Oh sì! — risponde Suor Lucia debolmente.
-
-— Ma a casa è tanto più graziosa. Vede, per esempio, ogni sera, prima
-di andare al riposo, continuerà un’ora ad augurarci la buona notte, e
-noi facciamo un carnevale! —
-
-Suor Lucia vorrebbe assentire, ma non le riesce.
-
-— Addio, cara, — riprende la madre accarezzando l’istrice filiale; poi,
-rivolta alla brigata s’inchina e ripete con comico ossequio: — Tanti
-augurî, tanti augurî! —
-
-Toti, vinto da un impeto di gaiezza, agita le mani in atto di saluto e
-risponde:
-
-— Buone feste e buon capo d’anno!
-
- ❦
-
-Pochi passi ancora ed entreranno nel prato verde, nel loro infinito
-dominio.
-
-Toti è pensoso perchè un dubbio passeggero lo agita, un dubbio che gli
-fa rivolgere questa domanda ad Orsetto:
-
-— Perchè si devono dir sempre bugie? —
-
-Orsetto lo guarda senza intendere.
-
-— Ma sì, — riprende Toti — se io dico alla signora Penelope che è
-brutta e non mi piace, la zia Emma mi guarda male e mi punisce; se dico
-che mi annoio a far le visite, mi lasciano senza frutta e poi vogliono
-ch’io sia sincero! Ma se ci costringono a dir le bugie! —
-
-Orsetto tace sempre.
-
-— Non è vero? — domanda Toti.
-
-— Sì, ma se non fai così non ti regalano più i dolci!
-
-— Che cosa m’importa! — esclama Toti; e l’idea è già trascorsa, ha
-brillato un attimo, si è spenta; l’anima di un bimbo è come un seno
-di mare in cui l’onda succede all’onda placidamente in una dolce
-lucentezza, velata appena da qualche ombra di nube.
-
-In fondo rilucono i colli, una corona azzurra; nei più vicini si vedono
-i profili delle case, dei castelli, le ombre nere delle selve; ma poi
-tutto si allontana e si fonde, trascolora azzurreggiando quanto più
-sale al cielo. Le estreme vette dell’Appennino si confondono alle nubi;
-forse lassù si apre la strada che giunge al sole.
-
-I pioppi che fiancheggiano il prato verso levante (e pare che l’Astro
-sorga fra i colonnati di un tempio grandissimo) si sdoppiano per
-distendersi al suolo in un’ombra protettrice. I pioppi amano le voci
-dei nidi e quelle dei bimbi, perchè tanto le une quanto le altre hanno
-ugual significato per gli immobili giganti.
-
-È tempo di primavera.
-
-Liberi da ogni freno, i monelli si sbandano e gridano e si rincorrono
-passando nel sole come in un volo. Suor Lucia siede all’ombra dei
-pioppi e, attorno a lei, si raccolgono i più piccini ai quali deve
-raccontare la fiaba dello _Stelo d’oro_.
-
-Rando e Celestina; Lola e Miranda; Nicoluccio, Doretta e Ciuffolo
-seggono in semicerchio; Suor Lucia è nel centro; fra le alte rame il
-sole sogguarda ad attimi con mille occhi abbaglianti. La frescura è
-deliziosa.
-
-— «C’era una volta una via lunga lunga come il cielo e partiva da un
-capo del mondo per giungere all’altro capo e nessuno l’aveva percorsa
-mai tutta quanta, benchè molti vi si fossero provati. Dopo dieci, dopo
-venti anni tornavano vecchi senza ricordare niente di ciò che avevano
-veduto e delle avventure che erano toccate loro nel viaggio pauroso.
-Morivano senza riacquistar la parola.
-
-»Ora partivano uomini poveri, ora principi, ora imperatori che
-preparavano spedizioni numerose di cavalli e di armati; ma o non
-tornavano, o tornavano muti e vecchi come tutti gli altri.
-
-»In fondo alla strada infinita, custodito da ventiquattro principesse
-sorelle tutte vestite di seta turchina, sorgeva lo _Stelo d’oro_
-attorno al quale esse danzavano eternamente, allacciate in catena,
-una farandola d’amore. Chi fosse giunto allo Stelo d’oro sarebbe stato
-Signore del mondo e di tutti i cieli.
-
-»Ora c’era, in un paese della terra, un povero mercante che aveva un
-solo figlio al quale avrebbe dato anche il suo cuore pur di vederlo
-contento, e il figlio di questo povero mercante si chiamava Graziolo ed
-era un fanciullo buono e pensoso, ed era sempre triste.
-
-»Tutte le cure del padre non bastavano a farlo sorridere una volta; e
-quando il padre gli chiedeva piangendo: — Che cos’hai, Graziolo? — Il
-fanciullo rispondeva: — Voglio andare al mio viaggio! — Ma non tornerai
-più, figliuolo! — Sì, babbo, tornerò e voi sarete contento. Lasciatemi
-partire.
-
-»Tanto disse e tanto fece, che un bel giorno il povero mercante pose
-in una bisaccia tutto il suo danaro, lo dette a Graziolo e gli disse:
-— Segui la tua sorte, figlio mio. Se fra cinque anni non sarai tornato,
-ti raggiungerò nei cieli dove vorrai attendermi. — E Graziolo rispose:
-— Babbo, fra cinque anni sarò con voi. La mia ventura mi guida, babbo;
-io parto e tornerò contento! — Si abbracciarono lungamente, e Graziolo
-si pose per la terribile via dalla quale nessuno era ritornato a
-raccontare le sue avventure.
-
-»Il padre lo vide dileguare, si gettò in terra e pianse disperandosi.
-Il sole sorgeva allora....» —
-
-La voce di Suor Lucia è lenta e grave; i monelli ascoltano con la bocca
-socchiusa. Qualcuno fra loro tende l’orecchio allo stormire dei pioppi,
-perchè i pioppi parlano, pei bimbi, e ascoltano le fiabe che ripetono
-poi alle stelle piccine.
-
-Più lontano Toti, Orsetto, Anselmuccio, Giacomino, Adalgisa e tutti gli
-altri monelli, imitano la danza delle ventiquattro principesse sorelle
-attorno allo stelo d’oro e, allacciati per mano, cantano e girano in
-un volo di nastri, di capelli, di vesticciuole che schioccano al vento.
-Pare che tutta l’aria, tutta la luce s’empia di quella festosità.
-
- — Giro giro tondo
- Cavallo imperatore
- Cavallo d’argento
- Che costa cinquecento.
- Cento cinquanta
- E la gallina canta
- Lasciala cantare
- La voglio maritare....
-
-S’interrompono e si fermano guardando verso il fondo del prato dov’è
-apparsa una piccola ombra nera. Rimane immobile su quel confine estremo
-e pare non ardisca avanzare.
-
-— Chi è? — chiede Toti a Orsetto.
-
-— È Zulù, il piccolo lupo.
-
-— Perchè lo chiamate così?
-
-— Perchè nessuno gli ha parlato mai; perchè non ha casa e non ha
-famiglia; perchè ha paura di tutti.
-
-— Oh vieni vieni, andiamo a salutarlo — grida Toti.
-
-— Ma fuggirà.
-
-— Vieni, proviamo. —
-
-Si avviano; Zulù è già scomparso dietro le prode dei fossi.
-
-Toti si lancia in corsa; vuol seguire le tracce di quella creatura
-misteriosa.
-
-
-
-
-III.
-
-La selva dei Gioghi.
-
-
-Col capo all’aria e gli occhi intenti alle finestre di un secondo
-piano, Toti e Orsetto gridano a tutta voce:
-
-— Marinella, vieni? —
-
-Un visetto vermiglio appare fra due imposte socchiuse:
-
-— Aspettatemi, vengo subito.
-
-— Fa’ presto, la strada è lunga!
-
-— È pronta la giardiniera?
-
-— Ci aspetta da un’ora, spicciati.
-
-— Vengo, vengo! —
-
-Il visetto scompare, giungono dall’alto le grida festose della monella;
-Toti e Orsetto si volgono verso l’estremità della strada dove Suor
-Lucia, circondata dalla sua coorte, li attende.
-
-Rando annusa con accigliata serietà un gran fiore di girasole, e
-Celestina tende il nasetto a virgola per gustare l’ipotetico profumo
-della girandola floreale.
-
-— Come è bello! — esclama Celestina — Dove l’hai preso?
-
-— Me l’ha dato Ciuffolo — risponde Rando senza levar gli occhi.
-
-— E tu che cosa gli hai dato?
-
-— Io gli ho dato due nòccioli di pesca e un bottone.
-
-— Dio! — esclama Celestina giungendo le mani per significare
-tutta la sua ammirazione per l’abile mercato. — Hai fatto un buon
-baratto! —
-
-Rando non risponde. Ciuffolo, riparato dietro le sottane di Suor
-Lucia, si nasconde in bocca i due nòccioli di pesca e il bottone per
-non cedere alle insidie di Cola che gli gira attorno e lo guarda con
-occhi sparvieri; le guance di Ciuffolo si gonfiano sempre più, sembrano
-due piccoli otri, due calotte sferiche applicate ad arte sul viso del
-pacifico marmocchio.
-
-Marinella giunge di gran corsa.
-
-La pamela, assicurata con un elastico sotto il mento, le è caduta su
-le spalle e le forma un’aureola intorno al capo adorno da una selva di
-capelli nerissimi e ricciuti.
-
-Uno schioccare di frusta avverte i monelli che la giardiniera è pronta
-all’angolo della via, e che si attendono i ritardatari.
-
-— Presto presto! — gridano coloro che sono già saliti nell’ampio
-calesse. In un volo tutta la nidiata si affolla e si sospinge intorno
-al predellino. Comincia la lotta per occupare i posti migliori. Le
-esortazioni di Suor Lucia, la quale non perde mai la sua celeste
-serenità, non ottengono nessun risultato. Adalgisa vuol salire a
-cassetta e si arrampica su per le ruote con grande sconcio della sua
-vesticciuola bianca, campione di candore se non di eleganza. Toti,
-Marinella e Orsetto vorrebbero salire sul tetto della vettura, dove si
-allineano ordinariamente i bauli, ma Suor Lucia non consente; Rando e
-Celestina hanno occupato un angolo e se ne stanno tranquilli, annusando
-il loro girasole. Alla fine tutti prendon posto nicchiando, perchè
-nessuno ha ottenuto ciò che desiderava ad eccezione di Adalgisa, la
-quale troneggia a cassetta, al fianco del vetturino. Ella si volge
-a guardare coloro che stanno nell’interno e allargando la bocca e
-travolgendo gli occhi si abbandona ad una squisita serie di versacci
-schernevoli; ma ad un tratto interrompe la pantomima e scoppia in
-pianto dirotto perchè Toti, allungato furtivamente un braccio, le ha
-dato un solenne pizzicotto nella parte ch’ella espone con maggiore
-evidenza al pubblico sottostante.
-
-Un nuovo schioccare di frusta, un bubbolìo rapido di sonagliere, il
-sobbalzare della giardiniera sui ciottoli, interrompe il pianto, di
-Adalgisa che si asciuga gli occhi su le maniche della veste bianca.
-Il sole nuovo scivola lungo le vie della città. Qualche passante si
-sofferma ad osservare. Suor Lucia sorveglia senza cipiglio e senza
-sorriso; il volto di lei, pallido e grave, non ha mutevolezze.
-
- [Illustrazione: Mentre la giardiniera corre verso i colli
- azzurreggianti.... (pag. 56.)]
-
-Per ingannare il tempo, mentre la giardiniera corre verso i colli
-azzurreggianti al limite del piano, comincia lo scambio di oggetti
-svariatissimi e s’iniziano ardenti discussioni su la valutazione
-dei medesimi. In ciò porta una nota tutta personale Anselmuccio, un
-monello su gli undici anni, dai capelli rossi e gli occhi obliqui.
-Egli ha il genio del commercio, è nato commerciante e, per questo
-istinto di natura, svaligia alla lettera la casa paterna. Le sue tasche
-sono sempre rigurgitanti e contengono oggetti di indole disparata:
-francobolli, pipe, vecchie casse da orologio, astucci da gioielli,
-bottoni, piccoli coperchi, pentolini, fibbie da scarpe, turaccioli
-e mille altre cose simili. Tali quisquilie acquistano, in mano ad
-Anselmuccio, un valore straordinario; un turacciolo, ricoperto da
-un poco di stagnola dorata, è un rarissimo cimelio e non è ceduto se
-l’oggetto offerto in cambio non ha qualità assolutamente superiori;
-potrà scambiarsi, per esempio, con un francobollo del Guatemala o con
-una nappina da chepì, ma non mai coi volgarissimi bottoni i quali
-rappresentano, nel commercio infantile, l’ultimo grado del valore.
-Anselmuccio sdegna e si rifiuta di trattare coi piccini, i quali non
-hanno a loro disposizione se non qualche bottone rapito furtivamente al
-patrimonio materno. Una volta Cola, dalle gambe arcuate, per ottenere
-da Anselmuccio un vecchio lunarietto si staccò tutti i bottoni che
-aveva addosso e rimase con le brachine penzoloni; ma anche questo
-supremo sacrificio, questa violazione della privata decenza, non
-ottenne risultato e Suor Lucia ne pagò le spese in tanto filo per
-rimetter le cose a posto.
-
-Anselmuccio ordinariamente non parla, osserva i compagni, spia
-l’occasione propizia; nulla gli sfugge; è onniveggente. Ogniqualvolta
-scorga una cosa che gli sembri utile e commerciabile è pronto ad
-intervenire e ad offrire. Quasi sempre gli affari gli riescono bene; ha
-un’abilità tutta sua, che i compagni gli riconoscono.
-
-All’infuori di ciò, nulla lo seduce; rimane indifferente ai giuochi ed
-agli scherzi, vive a sè calcolando e premeditando.
-
-Marinella lo chiama l’astuto citrullo, e Anselmuccio ne ride, pago di
-soddisfare la sua vivissima bramosia dello scambio.
-
-Il sole si avviva e le allodole navigano per l’aria azzurra; si odono
-i loro trilli, le loro cadenze sperdute; scendono, si inabissano nel
-dolce cielo d’aprile; e dagli olmi le verlette e dalle macchie gli
-usignoli rispondono alle sorelle del sole. Fa fresco e l’aria reca
-dolcissimi aromi dai frutteti e dagli orti in fiore.
-
-Celestina si sporge a guardare la strada; ad un tratto si volge a
-Rando, e gli chiede con aria trasognata:
-
-— Perchè girano le ruote? —
-
-Rando guarda a sua volta, sta assorto qualche secondo, e risponde:
-
-— Perchè gli alberi corrono e la strada scappa. —
-
-Celestina ride stringendosi nelle spalle; ma ride convinta dalla
-spiegazione che le ha data Rando; è un attimo di perfetta fusione
-dell’anima sua bambina con l’anima di tutte le cose che la rende gaia.
-È pur buffo che gli alberi corrano per far piacere al suo compagno e
-a lei, e che la strada fugga per farli giungere più presto sui monti
-celesti, dove sorride la neve e dove si mangiano le castagne!
-
- ❦
-
-— Quando torneremo noi alla selva di Lucchetto? — chiede Toti a
-Marinella.
-
-— Chi sa? — risponde la monella alzando gli occhi e le ciglia in atto
-di vaga incertezza. — Chi sa?
-
-— Una volta Suor Lucia ci conduceva tutte le domeniche alla selva e ai
-prati di Villanova — dice Orsetto — ora ci andiamo molto di rado e io
-non so perchè!
-
-— Vi trovavate con Bocca-di-fiore?
-
-— Sì; sempre.
-
-— E con Allodola?
-
-— No, Allodola l’ho veduta due volte sole. La cercavamo sempre perchè
-canta bene, ma Suor Lucia ci diceva che era malata.
-
-— Infatti, anche domenica scorsa era molto pallida! — esclama Marinella.
-
-— E di chi è figlia? — domanda Toti.
-
-— Non lo so, — risponde Orsetto.
-
-— Con chi vive?
-
-— Vive nei prati ed ha un gregge di pecore bianche. Tutti le vogliono
-bene.
-
-— Che bel nome ha!
-
-— Bellissimo! — esclama Marinella — Ha anche gli occhi belli. Non deve
-essere figlia di contadini.
-
-— Io ho sentito una storia di principi, — soggiunge Orsetto — una
-storia confusa della quale non ricordo nulla. La raccontò un piccolo
-pastore.
-
-— Non ricordi il nome?
-
-— No; era un amico di Zulù.
-
-— E credi che Zulù ne sappia qualcosa?
-
-— Credo di sì, perchè Allodola è la sola creatura alla quale il piccolo
-lupo voglia bene.
-
-— Allora dirò a Zulù di raccontarmi la storia di Allodola — soggiunge
-Toti.
-
-— È inutile, non ti risponderà e lo faresti inquietare.
-
-— Chi sa?! — riprende Toti in tono leggermente ironico. — Potrebbe
-darsi ch’io riuscissi!
-
-— Sei stata mai alla capanna di Bonaventura? — chiede poi a Marinella
-come per sviare il discorso.
-
-— Ci sono stata quand’ero piccina.
-
-— E che c’è di bello?
-
-— Allora c’era la mia balia e c’era un maiale addomesticato che ci
-seguiva sempre come un cane e mangiava a tavola con noi.
-
-— E adesso ci sarà più? — chiede vivamente Orsetto.
-
-— Chi lo sa? Allora era già vecchio e sono passati tanti anni!
-
-— Quanti?
-
-— Oh, per lo meno cinque. —
-
-Trascorre una pausa poi Toti sussurra:
-
-— Sapete chi troveremo lassù?
-
-— Chi?
-
-— Indovinate.
-
-— Non saprei, — risponde Marinella.
-
-— Non saprei, — soggiunge Orsetto.
-
-— Troveremo Zulù.
-
-— Zulù? E quando l’hai veduto? — domanda Marinella oscurandosi.
-
-— Questo è affar mio, — risponde Toti.
-
-— Gli hai parlato?
-
-— Sì.
-
-— È venuto a trovarti?
-
-— No; sono andato a trovarlo io.
-
-— Solo?
-
-— Solo.
-
-— E non hai avuto paura?
-
-— Zulù è buono, e non fa male a nessuno.
-
-— Ma allora perchè vogliono portarlo in prigione?
-
-— Io non lo so, — risponde Toti. — Noi torneremo verso sera; poco prima
-del tramonto Zulù sarà alla Selva dei Gioghi che è poco distante dalla
-capanna di Bonaventura, e ha detto di trovarci là. Verrete?
-
-— Io verrò, — risponde Marinella.
-
-— Anch’io, — soggiunge Orsetto.
-
-— Non ne parliamo ora, perchè gli altri se ne potrebbero accorgere, e
-vogliamo esser soli.
-
-— Sì, soli soli.
-
-— Poi, se fossimo in molti, Zulù non verrebbe; lo ha detto.
-
-— Io però ho un poco di paura, — soggiunge Marinella ridendo.
-
-— Anch’io, — replica Orsetto.
-
-Toti è lusingato dal timore dei compagni; ciò accresce a mille doppi il
-suo coraggio.
-
-— Verrete con me; — risponde — io conosco Zulù, siamo buoni
-amici. —
-
-Marinella ha un lampo ne’ suoi grand’occhi neri.
-
-— Gli chiederemo se è giunto mai alla casa dell’Orco.
-
-— E se ha veduto i nani dei boschi, — sussurra Orsetto.
-
-— Zulù deve saper tutto, deve aver veduto tutto, — replica Marinella. —
-Oh io gli darò due bacioni sugli occhi!
-
-— Non hai più paura? — le chiede Toti.
-
-— Ora mi pare di no; ma può darsi che a vederlo la paura ritorni. È
-tanto brutto! —
-
-L’alto vocìo dei compagni interrompe il loro dialogo. Giacomino,
-l’astuto monello tirato a pulimento come il fodero di una sciabola,
-propone una serie d’indovinelli ai compagni che non ne capiscono niente
-e appunto per questo ridono e si divertono un mondo.
-
-— Indovinate questo che è bello, — grida Giacomino — e lo sanno anche i
-boccali di Montelupo:
-
- In cima a una finestraccia
- Ci sta una vecchiaccia
- E quando tentenna un dente
- Chiama tutta la gente:
- Alalè alalè
- Indovina quel che gli è. —
-
-Segue un attimo di silenzio.
-
-— Nessuno lo spiega? — chiede Giacomino rivolgendosi ai più piccini.
-
-Ciuffolo guarda il cielo e ripete beandosi:
-
-— Alalè, alalè, alalè! —
-
-Adalgisa guarda dall’alto e sorride malignamente.
-
-— Brava, spiegalo tu! — le grida Toti che si è accorto dell’aria
-canzonatoria assunta dall’istrice domestico.
-
-— Ci vuol poco, — risponde Adalgisa sdegnosa.
-
-— Avanti dunque, che cos’è? — ripete Giacomino.
-
-— Domandalo a Toti, — ribatte la monella arruffata.
-
-— No, no; sta a te che fai la brava!
-
-— Sì, a te, a te! — urla il coro.
-
-Adalgisa tace un attimo, e poi con voce stridula grida:
-
-— Ma chi non lo sa? È la chiesa! —
-
-Segue un diavolìo; tutti i monelli si levano in piedi per gridare e
-punire così la presunzione dell’istrice domestico.
-
-Sopraffatta dall’impeto impreveduto Adalgisa si volge e scrolla le
-spalle per assumere un atteggiamento; ma le lacrime le scendono copiose
-su le guance e si perdono agli angoli della bocca contratta.
-
-Gli unici che non partecipano al gaio tumulto sono Rando e Celestina.
-Come se nulla accadesse intorno a loro, stanno muti e inciprigniti
-perchè non sono riusciti ad acchiappare un moscon d’oro... che si era
-posato sul girasole. Suor Lucia che fino allora aveva taciuto, tutta
-curva sui grani del rosario che fa passare interminabilmente fra le
-scarne dita, è costretta ad intervenire perchè le cose hanno preso una
-piega differente.
-
-L’orgasmo ha alzato di vari toni l’allegria dei fanciulli. Ora
-Giacomino ed Anselmuccio si trovano di fronte in aria minacciosa;
-Anselmuccio, contrariamente ad ogni sua abitudine, ha assunto la difesa
-di Adalgisa, e da ciò un rapido diverbio che pare voglia condurre a vie
-di fatto. I due fanciulli si squadrano con occhi torvi.
-
-— Se ti dò un pugno, — grida Anselmuccio — ti getto giù dalla
-giardiniera! —
-
-E l’altro, avvicinandosi ancor più con aria provocante:
-
-— Pròvati!
-
-— Oh! ci vorrà molto!
-
-— Pròvati, dunque! —
-
-Pausa.
-
-— Moccione!
-
-— Imbecille!
-
-— Lo dici a me?
-
-— Sì, a te!
-
-— Ripetilo, se hai core!
-
-— Imbecille!
-
-— Bada! Non hai provato ancora le mie mani!
-
-— Credi di farmi paura?
-
-— Ma neanche tu me ne fai! —
-
-Altra pausa, ed altro scandaglio come sopra.
-
-— Se fai un altro passo, ti picchio!
-
-— Ecco! — E il passo è fatto. I combattenti si trovano a viso a viso,
-il momento pare decisivo, i cuori palpitano.
-
-— Anche se sei più grande di me, io ti compro e ti rivendo! — grida
-Giacomino. — Scostati!
-
-— No!
-
-— Scostati!
-
-— No! —
-
-La prima spinta è data, Giacomino ha attaccato il nemico che attacca a
-sua volta; in un attimo i due monelli si acciuffano e cadono in grembo
-a Suor Lucia, la quale, non avendo ottenuto alcun risultato positivo
-con le esortazioni amorevoli, è intervenuta di persona.
-
-Toti, Orsetto e Marinella prestano man forte a Suor Lucia; i
-contendenti sono divisi e riprendono i loro posti; fra poco anche
-il broncio che serbano scomparirà, e la pace sarà ristabilita
-compiutamente.
-
-— Mio Dio, — esclama Miranda, un battuffoletto di quattro anni che ha
-atteggiamenti di donna matura — questi uomini come sono gelosi! —
-
-Ad un attimo di stupore segue una franca risata.
-
-Miranda arrossisce e china gli occhi.
-
-— Che hai voluto dire? — le chiede Marinella.
-
-La piccola tace.
-
-— Ma che c’entra la gelosia? —
-
-Miranda leva una mano ed indica Adalgisa, causa prima del breve
-pugilato.
-
-— Miranda, voi non capite niente! — esclama Suor Lucia — E dovete
-tacere sempre; e dovete occuparvi solo dei fatti vostri! —
-
-Si odono già, dalle prime selve di roveri, i canti delle calandre.
-La pianura pare un immenso mare azzurro, costellato di piccole gemme
-bianche.
-
- ❦
-
-Il momento si avvicina, e i tre piccoli cuori palpitano di ansia e di
-timore: hanno saputo che la Selva dei Gioghi, luogo fissato da Zulù per
-l’appuntamento, è piuttosto lontana. Bonaventura glie l’ha indicata:
-per giungervi conviene attraversare una piccola valle e risalire il
-versante opposto del monte; a mezza costa, dove sorge una piccola casa,
-comincia la selva. Hanno a loro disposizione poche ore perchè il sole
-comincia a declinare, conviene dunque affrettarsi per giungere alla
-mèta all’ora fissata.
-
-Toti, Marinella e Orsetto si sono dati convegno dietro ai pagliai per
-sfuggire agli sguardi del prossimo importuno.
-
-— Vogliamo partire? — chiede Orsetto.
-
-— Sei ben sicuro che nessuno ci abbia veduto?
-
-— Sicurissimo.
-
-— E se Suor Lucia ci cerca?
-
-— Chiamerà e le risponderemo; non andiamo mica in capo al mondo!
-
-— Sai la strada?
-
-— Sì. —
-
-Saltano un rivoletto, vanno curvi dietro una siepe e, giunti ad una
-viottola, scendono a valle.
-
-Il sole declina; le ombre azzurreggiano sempre più, si allungano; in
-fondo alla valle si fanno più dense. Passano nell’aria le grida dei
-compagni, giungono dall’alto, dall’aia di Bonaventura perduta nella
-gaiezza solare a sommo del verde colle.
-
-— Suor Lucia ci chiama! — esclama Toti sostando. È stato un inganno;
-non si ode che un frastuono indeterminato simile al gridìo dei passeri
-che si adunano all’albergo quando il cielo si imporpora e dolcemente
-riluce. Suor Lucia farà passare fra le scarne dita i grani del
-rosario, come sempre, e sorveglierà i più piccini perchè non abbiano a
-disperdersi. Possono proseguire tranquilli.
-
-— Toti, sei ben certo che Zulù ci aspetti? — chiede Marinella.
-
-— Ne sono certissimo.
-
-— Quanti anni ha, Zulù?
-
-— Ha dodici anni.
-
-— E dove è nato?
-
-— Non si sa. Glie l’ho chiesto, e mi ha risposto che nessuno glie lo ha
-detto mai.
-
-— Allora non conosce sua madre?
-
-— Sua madre è stata uccisa dai cacciatori.
-
-— Dai cacciatori!
-
-— Sì, era una lupa! — risponde Toti con tutta semplicità. Orsetto sente
-il suo cuore battere sempre più rapidamente; ma di che cosa si tratta
-dunque? Zulù è un ragazzo o una bestia? Marinella si accorge della
-paura del compagno, e per incorarlo gli si accosta, lo abbraccia e gli
-mormora con voce materna:
-
-— Non aver paura. Non ti ricordi? Anche Romolo e Remo erano figli di
-una lupa ed hanno fondato Roma! —
-
-Pare che l’originale trovata abbia efficacia anche sul timido cuore di
-Orsetto.
-
-— Corriamo? — propone Toti.
-
-— Sì, corriamo. —
-
-La strada è facile, il pendìo dolce. Traversano rabbrividendo una
-macchia che si schiude al loro passaggio, e si trovano in un’aia;
-proseguono in mezzo ai prati, poi fra le vigne, di sentiero in
-sentiero, senza voltarsi mai, senza pensare alla strada percorsa; i
-loro occhi son fissi lassù, dove cominciano le roveri della selva, dove
-l’anima loro è giunta già ad esplorare.
-
-— Quanto è lunga la strada! — mormora Marinella ad un tratto.
-
-— E si fa buio! — aggiunge Orsetto.
-
-Sono giunti in fondo alla valle, corsa da un torrentello quasi
-asciutto. Toti si lancia per primo fra i grandi ciottoli che coprono il
-letto del torrente, e raggiunge la riva opposta; i compagni lo seguono.
-Ora conviene attraversare una fitta macchia di rovi per risalire la
-costa.
-
-— Non c’è il sentiero — osserva Orsetto.
-
-— Per di qua, per di qua! — grida Toti che ha superato il punto più
-difficile, aggrappandosi agli sterpi. Marinella gli tende le mani.
-
-— Aiutami dunque! Da sola non posso. —
-
-Toti ritorna su’ suoi passi, si sporge, punta i piedi... ecco, il passo
-difficile è vinto, ma i rovi han voluto la loro preda: la veste di
-Marinella cade in brandelli.
-
-Ciò preoccupa un poco lo spirito ordinato di Orsetto, ma non commuove
-Marinella la quale, scrollando le spalle, riprende la via.
-
-Qualche goccia di sangue imperla la sommità delle dita di Toti.
-
-— Ti sei fatto male? — gli chiede Marinella.
-
-— No.
-
-— Fa’ vedere. —
-
-Toti porge la mano che la bimba prende fra le sue.
-
-— Ti brucia?
-
-— No.
-
-— E se gli spini erano avvelenati? Non ridere — soggiunge — ci sono
-anche le spine di San Giorgio, e quelle uccisero il dragone! —
-
-Marinella accosta le labbra alle piccole ferite e sugge il sangue che
-spiccia lentamente.
-
-Quando risolleva il capo, i due monelli si guardano e arrossiscono
-senza sapere il preciso perchè. I colli opposti rilucono nella
-moribonda gloria solare.
-
- ❦
-
-— Chi sono? — sussurra Orsetto.
-
-Toti e Marinella non rispondono, ascoltano sostando ai limiti del prato
-sul quale la selva si muore. Molti fanciulli, allacciati per mano,
-girano in tondo e cantano a coro; cantano bene; sembrano allodole e
-calandre. Sono scalzi, hanno i capelli disciolti.
-
-— C’è anche Zulù? — chiede Orsetto.
-
-— No, — risponde Toti.
-
-— Dove lo troveremo allora?
-
-— Bisogna chiedere a qualcuno se è questa la Selva dei Gioghi.
-
-— E a chi si può domandare?
-
-— Quando quei signori avranno finito, ci accosteremo. —
-
-Tacciono, raccolti dietro una macchia di quercioli; dall’alto del
-monte scendono le ultime strie d’oro del sole, si perdono fra le rame,
-ricompaiono su l’erba, nelle radure. Il canto dei fanciulli sale verso
-le altitudini e lassù, nel sereno, si unisce agli squilli di campane
-remote e si disperde.
-
- Ohè! ohè! ohè! ohè!
- La più gaia venga a me.
- Getti via la lendinella,
- La faremo tutta bella
- Chè nel bosco aspetta il Re!
-
-I fanciulli si perdono sotto il muto incantesimo della selva. Le ultime
-roveri hanno tuttavia alla sommità una corona d’oro. La cantilena
-ha qualcosa di pauroso, Toti, Marinella e Orsetto l’ascoltano con un
-tremito nel cuore quasi fossero per assistere ad un subito prodigio:
-
- Marulèi ha fatto il pane
- Nella casa delle tane,
- E ti aspetta, Martinella.
- Tu sei bella, tu sei bella!
- Una veste ed una torta,
- Marulèi sta su la porta;
- Una veste ed una rama,
- Marulèi guarda e ti chiama.
- Gira, gira,
- Gira, gira,
- Passa il vento che sospira
- E la notte è scura scura,
- Ed il bosco fa paura.
- Ecco sbucan gli occhi rossi
- Dalla selva di Mamù...
- Uuuuuuh!
-
-— Andiamo via, — mormora Marinella. — Questa gente mi fa paura. —
-
-Toti ed Orsetto fanno per voltarsi, ma ad un tratto si acquattano;
-hanno avvertito un fruscìo alle loro spalle; inoltre i piccoli pastori,
-dopo aver finita la cantilena, come è consuetudine del loro giuoco,
-fra strane grida si sono dati ad una fuga precipitosa, e in breve sono
-scomparsi, dirupando. Le ultime voci salgono dalla valle; sono già
-lontane, e i tre esploratori hanno la perfetta coscienza della loro
-solitudine nella terra ignota. E se Mamù, l’orco, sbucasse per davvero
-dalla spessa selva?
-
-— È una sciocchezza! — grida Toti per farsi coraggio; sta per
-rivolgersi, ma avverte un fruscìo più vicino, un lieve rumore di passi;
-il brivido della paura lo riprende e non ha più forza di pronunciare
-una parola.
-
-Orsetto e Marinella si sono raccolti nell’ombra più fitta, e guardano
-attorno con occhi da spiritati.
-
-— Toti? —
-
-Nessuno risponde; i fanciulli si sono immedesimati col cespuglio che li
-accoglie.
-
-— Toti, ti ho portato il riccio.
-
-Ah! è Zulù, il benvenuto, il salvatore!
-
-I tre volti si rasserenano, pare che il sole rinasca. Zulù è sporco, ha
-i panni a brandelli, il viso nero, i capelli scarmigliati e Marinella
-vorrebbe abbracciarlo ugualmente; la trattiene solo la bestiaccia
-ch’egli reca fra le mani senza paura di pungersi.
-
-— È molto tempo che mi aspettavi? — chiede Toti a Zulù.
-
-— No, sono arrivato or ora. E tu, che cosa facevi in quella macchia?
-
-— Niente. Guardavo per terra.
-
-— Hai perduto qualcosa?
-
-— No. —
-
-Trascorre una pausa. Zulù non si avvicina perchè si vergogna, Marinella
-e Orsetto gli destano soggezione; ha le ciglia aggrottate e gli occhi
-bassi; pare seriamente contrariato. Toti nota subito il malessere di
-Zulù, e cerca di porvi riparo con una specie di presentazione:
-
-— Non sono venuto solo perchè la strada era lunga e Suor Lucia non mi
-avrebbe permesso ch’io me ne andassi. Questa è Marinella e ti vuol bene
-perchè sei figlio di una lupa e vivi nei boschi, e questo è il bambino
-del generale: si chiama Orsetto e non fa male a nessuno. —
-
-Zulù, per tutta risposta, allunga una mano senza alzar gli occhi e dice:
-
- [Illustrazione: — Vuoi il porcospino? — Sì, dammelo; dove
- l’hai trovato? (pag. 79.)]
-
-— Vuoi il porcospino?
-
-— Sì, dammelo; dove l’hai trovato?
-
-— Nel bosco.
-
-— È nel bosco la tua casa? — gli chiede Marinella avvicinandosi.
-
-— Io non ho casa.
-
-— E dove dormi?
-
-— Su gli alberi, sotto le siepi, nei campi di lupinelle, secondo; dormo
-sempre dove mi trovo.
-
-— E l’inverno?
-
-— L’inverno dormo nei buchi delle fornaci; ci fa caldo e siamo in molti
-là dentro.
-
-— Ma non hai paura? Sei sempre solo?
-
-— Non ho paura.
-
-— Hai veduto mai Mamù, l’orco?
-
-— Non l’ho veduto mai, l’ho sentito. —
-
-I tre monelli si guardano; i loro occhi si aprono smisuratamente.
-
-— Dove l’hai sentito? — chiede Toti.
-
-— Una notte, nella selva di Ladino. Ero salito sopra una rovere, non si
-vedeva una stella; tutto era buio. Mi ero seduto su tre rami incrociati
-e stavo per addormentarmi allorchè sento gli alberi sibilare come se
-si fosse levato un gran vento; ma il vento non tirava; allora mi alzo
-e sto in orecchio. Che cosa sarà? sarà il tasso? no, perchè non può
-fare tanto rumore; sarà il lupo? nemmeno. Io conosco bene il lupo; mi
-è passato vicino anche di notte; il lupo si avverte appena, cammina
-fiutando, e quando sente qualcuno va a passi radi. E il fracasso si
-avvicinava proprio come fa la grandine di estate. Allora pensai che la
-vecchia della valle, nonna Simona, mi aveva detto che Mamù era come la
-tempesta, quando gira per il mondo, e non ebbi più dubbio.
-
-— Ti vide?
-
-— Io non lo so, perchè quando sentii crescere il rumore chiusi gli
-occhi e mi rimpiattai fra i rami come uno scoiattolo. Appena riaprii
-gli occhi, tutto era finito. Fu come un baleno.
-
-— E dopo, non l’hai incontrato più?
-
-— Dopo ho preso le mie precauzioni. Sono tornato da nonna Simona, ed ho
-avuto da lei il rimedio per non essere veduto mai più dall’orco.
-
-— Qual è questo rimedio? — chiedono ad una voce Orsetto e Marinella.
-Zulù si stringe nelle spalle e fa segno di non poter rispondere. Toti
-sorride con aria di incredulità, si sente superiore ai compagni.
-Egli sa che sono tutte fole inutili e dannose quelle degli orchi e
-delle streghe; Miss Edith e la zia Emma glie lo hanno ripetuto tante
-volte che ormai, su questo punto di fede, ha la coscienza sicura e
-tranquilla. Non bisogna allettare la mente dei fanciulli con inutili
-fantasie, con creazioni mostruose e inverosimili, conviene raccontare
-unicamente la verità, la verità pura e semplice.
-
-Il ragionamento che Toti viene facendo in silenzio fa sì ch’egli
-continui a sorridere anche quando i compagni gli levano gli occhi in
-volto:
-
-— Perchè ridi? — gli chiede Marinella.
-
-Toti inarca le ciglia, assume un tono indifferente, alza un poco una
-spalla e risponde:
-
-— Ma che vuoi?! Mi stupisce vedere come tu creda a ciò che racconta
-Zulù.
-
-— E perchè ti stupisce?
-
-— Perchè l’orco è una sciocchezza! —
-
-Tutti tacciono. Toti si pente del suo ardimento perchè il sole si è
-nascosto e le ombre discendono con rapidità; egli non crede all’orco,
-ma il buio è un cattivo consigliere. Inoltre la strada che debbono
-percorrere è lunga ed è attraversata da un torrentello e da una spessa
-macchia, punti solitari e abbandonati dove, non si sa mai, si potrebbe
-incontrare anche il lupo mannaro e quello non è ben sicuro che non
-esista.
-
-— Dunque — riprende Zulù a voce bassa — tu non credi neppure alla Casa
-Lucente?
-
-— Non so che cosa sia — risponde Toti.
-
-— La Casa Lucente sorge su la più alta cima di un monte lontano
-lontano, ed è sempre circondata da nubi d’argento. Ha i culmini d’oro,
-i muri ricoperti di pietre preziose. Le si apre dinanzi un grande
-portico di adamante e le sorgono ai lati due torri di rubini e di
-smeraldi che rilucono per tutto il mondo. Nessuno conosce la strada che
-vi conduce. Chi si è provato a raggiunger la cima del monte altissimo
-non è tornato più. Solo la Vecchia della valle sa il segreto che
-può condurre alla vetta del monte; ma fino ad ora non l’ha confidato
-nemmeno all’aria.
-
-— Nemmeno a te? — gli domanda Marinella.
-
-— Un giorno nonna Simona mi disse: «Voglio fare la tua fortuna;» e
-incominciò a insegnarmi il modo di raggiungere la Casa Lucente, ma poi
-si pentì sul più bello e non volle più proseguire.
-
-— Che peccato! — esclama Marinella.
-
-— Ma allora tu sai di dove si parte? — domanda Toti che ha dimenticato
-gli ammonimenti di Miss Edith e della zia Emma, e si lascia trasportare
-dalla fantasia, dal desiderio delle cose vaghe e indefinite che sono
-tanto più belle.
-
-— Lo so, — risponde Zulù.
-
-— E dove abita nonna Simona?
-
-— A Ladino, in una casa sotto la selva.
-
-— E potremmo andare a trovarla?
-
-— Sì, ma bisogna farle un regalo.
-
-— Glie ne faremo mille! Ci accompagnerai tu?
-
-— Vi accompagnerò.
-
-— Benissimo! — grida Marinella. — Andremo alla Casa Lucente! Io mi
-riempirò il grembiale di brillanti, e tu? — chiede rivolgendosi ad
-Orsetto.
-
-— Io prenderò la mazza del comando.
-
-— Per farti imperatore! — riprende Marinella ridendo. — Ed io
-farò la regina, la bella regina tutta vestita di seta, e porterò i
-brillanti sui capelli e avrò duemila servitori, cento dame di palazzo,
-diecimila cavalli, cinquanta berline e una reggia d’oro e una bambola
-di cioccolata e tutti i dolci che sono sulla terra! Dio, come sarò
-contenta!
-
-L’animazione delle tre anime bambine cresce a dismisura; esse vedono
-già, gustano il tesoro straordinario; quella loro fantasia le fa
-gioire più del possesso reale; se tanto avessero realmente, forse
-cercherebbero il poco quale sorgente inaudita di gioia. Zulù tace.
-Il suo viso oscuro pare sofferente, gli occhi neri e lucentissimi e
-grandi, come due strane gemme, guardano lontano alle sommità più ardite
-e si animano di guizzi violenti. L’anima dardeggia da quegli occhi
-aperti nei cieli altissimi, raggiunge, supera il volo delle aquile, si
-lancia fremente, cupa ed insaziata alla sua conquista.
-
-La sera discende.
-
-— Allora — riprende Toti — ci troveremo in casa di Carciofo, come
-l’ultima volta. —
-
-Zulù assente.
-
-— E ora dove andrai?
-
-— Nella selva — risponde Zulù che fa per avviarsi.
-
-— Dammi prima il porcospino. Aspetta, lo metteremo nel fazzoletto.
-
-L’operazione è compita con ogni cautela; i capi sono legati a doppio
-nodo e stretti quanto più si può, perchè la piccola bestia non debba
-fuggire. Frattanto Zulù salta un cespuglio e si allontana leggermente,
-sollevando appena un fruscìo.
-
-— Scusa, che cosa mangia il porcospino? — grida ancora Toti.
-
-— Le vipere, — risponde Zulù senza rivolgersi. È scomparso dietro una
-grande rovere, ricompare più lontano fra l’ombra più spessa, procede
-a balzi, i fanciulli lo guardano meravigliati ed hanno una grande
-voglia di richiamarlo, perchè sentono che qualcosa che dava loro
-molto coraggio si allontana con lui. Rieccolo più in alto, è come
-un fantasma, si scorge appena; si inerpica leggero, il lupo non ha
-maggiore agilità. Ecco l’ultimo guizzo, si ode un lieve scricchiolìo
-di rami infranti, e non si vede più. Si è internato nel folto come le
-volpi, come gli scoiattoli rossigni.
-
-— Le vipere? — riprende Toti, che ritorna col pensiero al suo riccio.
-Vorrebbe richiamare Zulù, ma ormai è inutile; poi nello stesso tempo
-una voce acuta e prolungata giunge dall’altra costa del monte.
-
-— Andiamo, andiamo, ci chiamano! — sussurra Orsetto.
-
-Toti si avvia di corsa, e i compagni gli tengon dietro. Il sentiero si
-perde nel buio della valle.
-
- ❦
-
-— Per di qua! — grida Orsetto.
-
-— No, per di qua! — riprende Toti.
-
-— Ma insomma qual’è la strada buona? — domanda Marinella che si è fatta
-scura in viso. — Qual’è, me lo sapete dire? — riprende con voce nella
-quale è già qualche sentore di pianto. — Finiremo per smarrirci in
-questa foresta — è appena una macchia, ma la fantasia della fanciulla
-ama il colore — e ci troveranno i briganti!
-
-— Ma i briganti li sogni tu! — risponde Toti indispettito, perchè
-l’insistenza di Marinella comincia a mettergli paura.
-
-— Ed io ti dico che ci sono! — replica la fanciulla. — Lo lessi anche
-ieri nel giornale di papà. Hanno rubato dieci bambine e non se ne è
-saputo più nulla.
-
-— Ma dove?
-
-— In Sardegna.
-
-— Allora sono lontani.
-
-— Sì! Impiegheranno molto tempo a giungere qui!
-
-— Ma debbono traversare il mare!
-
-— E non hanno le barche? Poi i briganti sono dappertutto, ed io
-ho paura. Tu vuoi fare il coraggioso, ma io ho letto la storia di
-un bambino divorato da un lupo e qui i lupi sono numerosi come le
-lucciole. Poi non hai sentito che cosa ha detto Zulù? Siamo in un paese
-abbandonato, se si perde la strada facciamo la fine dei tre bimbi che
-San Nicola fece risuscitare e San Nicola non c’è più. Mio papà l’ha
-veduto a Bari; ora non si muove da quella città lontana e noi siamo
-perduti!
-
-— Marinella, finiscila!
-
-— Sì, finiscila! Non vuoi ascoltare la verità! Perchè ci hai condotto
-in questo paese pericoloso?
-
-— Ma siamo a tre passi da casa!
-
-— Lo dici per farci coraggio, chi sa quando arriveremo e chi sa se
-potremo arrivare! Abbiamo smarrito la via, siamo in mezzo a una foresta
-e la notte è tanto buia, che non si vede dove si mettono i piedi!
-
-La voce muore in un lieve singhiozzo; Toti avanza senza por mente
-ai terrori della compagna; ha già troppo da combattere il suo timore
-per guidar sè stesso attraverso alla macchia; Orsetto è vinto dallo
-smarrimento, e segue gli amici senza fiatare.
-
-Le voci di chiamata che avevano udito dapprima ora non si sentono più.
-
-Solo due piccoli lumi animano ancora la speranza ed il coraggio di
-Toti; si vedono su la costa del monte opposto, la notte li fa più
-lontani, ma splendono tuttavia come due fari benefici. Poter giungere
-fin lassù di un balzo! Avere un gran paio d’ali e volare come si vola
-nei sogni! Ma la strada è lunga ed aspra, bisogna scendere verso
-l’estrema oscurità del torrente. Ogni qualvolta si spinga un po’
-innanzi, ode la voce impaurita dei compagni:
-
-— Toti, Toti!... dove sei? —
-
-E ciò basta per accrescere a mille doppi il suo turbamento; è come se
-una corrente elettrica lo percorresse dal capo ai piedi d’improvviso,
-non sa più orientarsi, sente mozzarglisi il respiro, chiude
-violentemente gli occhi; gli pare che una gran mano si sia protesa
-dalle tenebre a ricercarlo. Se i compagni non l’aiutano, la lena verrà
-a mancargli; si sente piccino piccino sotto la notte paurosa.
-
-— Stiamo uniti, camminate vicino a me; arriveremo a casa presto.
-
-— Suor Lucia è già partita, — mormora Marinella singhiozzando — andrà a
-casa a dire che ci ha perduti, e domani ci crederanno morti! —
-
-Orsetto tace; ha preso per mano Marinella e si lascia trascinare come
-un automa.
-
-Discendono, sono a due passi dal torrente; Toti procura di procedere
-facendo quanto più fracasso può, perchè ad ogni sosta avverte certi
-fruscii, certi fremiti che lo fanno sudare freddo. Gli torna nella
-memoria la cantilena dei piccoli pastori, pensa alla loro corsa
-improvvisa giù per la costa del monte... ma Zulù non è forse solo nella
-selva, appollaiato fra i rami di qualche albero grande?
-
-Fa per volgersi, e, ad un tratto, uno strido acutissimo di Marinella lo
-irrigidisce, gli toglie ogni forza ed ogni volontà.
-
-Nel silenzio che segue egli ode distintamente un lontano rumore di
-passi e intravede una luce livida ed ampia che scivola fra i rami e
-ingigantisce e scompare. Raggiunge di un balzo i compagni e si stringe
-a loro. Senza un grido, allibiti dallo spavento, cadono avvinti fra le
-frasche.
-
-La luce cresce, il trepestìo si avvicina; si ode un grido prolungato:
-è il grido di Mamù, dello spaventoso gigante. Curvano il capo, si
-raccolgono nel buio tremando dal freddo.
-
-Ecco l’ombra, l’ombra grande quanto l’universo! Supera i pioppi,
-supera le querce, si lancia sola ed immensa sotto le stelle. Potranno
-sfuggirle? No, li ha veduti, li ha riconosciuti, li chiama:
-
-— Toti? Marinella? Orsetto? —
-
-Si stringono sempre più, moriranno insieme come tre piccole more nella
-bocca vorace, come tre verlette di nido; non c’è scampo, respirano a
-pena, hanno gli occhi violentemente serrati.
-
-La voce di Orsetto mormora a stento:
-
-— Addio, mamma! —
-
-Più debolmente, quasi a trattenere un singhiozzo che vuol traboccare,
-Marinella e Toti sussurrano:
-
-— Addio!
-
-— Il Signore ci accolga....
-
-— ... ci accolga!
-
-— Nella sua gloria....
-
-— Nella sua gloria!
-
-— Per sempre!...
-
-— Per sempre!...
-
-Ah! non possono più pregare, perchè il respiro si fa troppo rapido,
-perchè hanno troppo troppo freddo!
-
-Il grido si ripete più vicino, vicinissimo:
-
-— Toti? Marinella? Orsetto? —
-
-Ma chi chiama adunque? Sorvola una pausa dubbiosa, un nuovo brivido li
-scuote, ogni senso si riaccende più vivo, levano il capo, aprono gli
-occhi... ah quanta luce, quanta luce! Ecco Suor Lucia e Bonaventura e
-Giacomino e Anselmuccio!
-
-— Sono qua! Sono qua!... — grida Bonaventura che regge due fiaccole con
-le braccia levate.
-
-Scattano in piedi, non possono rispondere, non possono dir parola;
-sorridono, ridono a grandi sussulti; il loro volto si illumina e si
-oscura; poi a un tratto contemporaneamente scoppiano in pianto dirotto.
-
-Sono salvi.
-
- [Illustrazione: — Stiamo uniti, camminate vicino a me;
- arriveremo a casa presto — (pag. 88.)]
-
-
-
-
-IV.
-
-La casa lucente.
-
-
-La zia Emma ha detto:
-
-— Quando avrete finito il cómpito potrete andare in giardino; ma prima,
-no! —
-
-Ed ora si è sporcato tutte le mani con l’inchiostro, ha disegnato una
-fila interminata di soldati, di uomini con la pipa, di cavalli e di
-elefanti, ma un’idea non gli è venuta ancora. I cómpiti che gli dà la
-zia Emma sono, a volte, tanto curiosi! Che cosa si può scrivere mai?
-
-Rilegge il tema: _Scrivere al babbo ringraziandolo per il bel regalo
-che vi ha fatto_.
-
-Ma il babbo, proprio in quei giorni, non gli ha fatto alcun regalo,
-di che cosa deve ringraziarlo adunque? Forse di quelli che gli farà.
-Saranno molto lontani probabilmente, perchè Suor Lucia ha raccontato la
-spedizione alla selva dei Gioghi ed il signor papà è inquietissimo.
-
-Si stringe la fronte fra le mani, si concentra e scrive: _Caro
-babbo_... virgola e a capo. Poi? Ecco un’idea: — _Ti ringrazio del bel
-dono che mi hai mandato e ne sono contentissimo e ti ringrazio del bel
-dono che mi hai mandato_.... — Mio Dio! Ma quanto è difficile dire ciò
-che non si sente! Perchè infliggere un tale supplizio ad una povera
-creatura che non ha fatto male a nessuno?
-
-Leva gli occhi verso la finestra aperta e vede rifulgere nel sole
-un gran cespo di lilla in fiore e pensa ai colchici che fioriscono
-d’autunno; hanno lo stesso colore. A Villanova ci sono dei prati
-immensi e di autunno si vestono di lilla per i piccoli gigli del freddo
-che spuntano a fior di terra sopra uno stelo esilissimo. Quando tornerà
-mai ai prati di Villanova? Bocca-di-fiore lo attende; andranno a caccia
-dei pettirossi nelle mattine lucenti di brina, quando tutte le siepi e
-tutti gli alberi sfoggiano immensi diademi.
-
-La zia Emma attraversa la camera; Toti si riscuote, fissa di nuovo
-il foglio di carta bianca che gli sta innanzi e si concentra tanto
-che, poco alla volta, gli si chiudono gli occhi. Si addormenterebbe
-senz’altro, se Miss Edith non lo risvegliasse con uno di quei suoi
-piccoli versi incomprensibili, che vogliono dire tante cose!
-
-È sempre all’erta la sua buona signorina! Lo sorveglia con mille occhi
-senza abbandonarlo un attimo; pronta, paziente, tenace e tranquilla
-come una macchina di estrema esattezza.
-
-Davvero un’ossessione! Come si fa a non avere una sola volta l’allegra
-volontà di saltare sopra un tavolino o di prendere una seggiola a
-scapaccioni? Per questo Miss Edith è sempre un punto oscuro e Toti la
-guarda con molto rispetto ma con la curiosità meravigliata che destano
-nei fanciulli gli oggetti complicati e incomprensibili.
-
-E ricompare il tema. Gli occhi si sono chinati per caso su la carta
-e si rialzano un pochetto oscurati. Ecco un dovere! Toti si domanda
-perchè mai lo stesso dovere non debba essere compiuto dal nonno, dal
-babbo o dalla zia Emma; no, tutti i doveri toccano sempre a lui perchè
-è il più piccino. È forse giusto tutto ciò?
-
-Ricomincia. Questa volta l’idea è venuta per davvero e scrive con tutta
-sicurezza:
-
- _Caro babbo_,
-
- _La zia Emma mi dice che hai intenzione di farmi un regalo e te ne
- ringrazio. Siccome il mio elefante ha perduto la proboscide e tre
- gambe, farai bene se vorrai regalarmi una pantera._
-
- _Un bacio dal tuo Toti._
-
-Piega il foglio, batte le mani e, dopo aver dato a Miss Edith una
-spiegazione sommaria del fatto compiuto, fugge in giardino.
-
-Carciofo deve aspettarlo, perchè il giorno prima gli ha dato un
-appuntamento al quale non mancherà. Carciofo è puntuale.
-
- ❦
-
-Tommaso, il cocchiere, ha un figlio che si chiama Adalberto, e che,
-per la sua struttura tozza e per essere alquanto spinoso, è stato
-ribattezzato Carciofo.
-
-Di tanto in tanto Carciofo compare nella scuderia per aiutare il padre
-e, quando non deve andare a scuola, si trattiene gran parte della
-giornata adducendo varie scuse alla sua permanenza. C’è tanto da fare!
-Ma in verità non è il lavoro che lo inciti a restare, bensì l’amenità
-del luogo.
-
-Le scuderie si aprono nell’estrema parte del vastissimo giardino e sono
-cinte da alberi grandi e il laghetto viene a morire ai loro piedi.
-Soltanto per guardare, può impiegarsi benissimo tutta una giornata.
-Carciofo ha lo spirito contemplativo e non si stanca di ammirare il
-piccolo lago e le oche, le quali sembrano tanti orciuoli naviganti.
-Quando Tommaso deve andarsene dice a Carciofo:
-
-— Finite di pulire le stalle; quando ritorno il lavoro deve esser
-terminato. Non fate rumore, non disturbate il signorino e lasciate in
-pace le oche. —
-
-Carciofo promette solennemente di osservare i comandamenti paterni; ma
-non appena Tommaso si è allontanato esce a sedersi su la porta delle
-stalle e guarda. Le oche passano e ripassano sul laghetto; ce n’è una
-che dirige la passeggiata, le altre la seguono senza sbandarsi. E sono
-tanto serie! Carciofo ha osservato che la gente di grande importanza ha
-la stessa serietà.
-
-Toti molte volte va a salutare Gaetanino, il suo _poney_, e così
-incontra Carciofo che lo guarda senza parlare e se ne sta tutto
-accosciato e sembra pieno di vergogna. Nei primi giorni Toti non
-osserva Carciofo, poi lo punge la curiosità. Chi sarà quel signore?
-E perchè se ne sta sempre assorto e non gli augura neppure il buon
-giorno?
-
-Una volta che è uscito di casa un poco indispettito per una lunga
-paternale fattagli dalla zia Emma, si ferma di botto innanzi al placido
-ammiratore delle oche e gli chiede: — Chi sei?
-
-— Io sono Carciofo, — risponde l’interloquito.
-
-— E di chi sei figlio?
-
-— Sono figlio di Tommaso.
-
-— Il mio cocchiere?
-
-— Sì, signorino.
-
-— Io mi chiamo Toti.
-
-— Lo so.
-
-— E perchè non mi saluti mai?
-
-— Il babbo ha detto che non vi debbo disturbare.
-
-— Dammi del _tu_.
-
-— Il babbo ha detto che voi siete il figlio del padrone.
-
-— Ebbene, che cosa t’importa?
-
-— Bisogna ch’io vi rispetti.
-
-— Non te ne curare. Non sono mica un uomo grande. Quanti anni hai?
-
-— Dieci.
-
-— Vai alla scuola?
-
-— Qualche volta.
-
-— Perchè qualche volta?
-
-— Perchè quando fa bel tempo andiamo a pescare e andiamo alla caccia
-col vergillo.
-
-— Come vi divertirete! Siete in molti?
-
-— Siamo in tre: io, Anatroccolo e Zulù.
-
-— Tu conosci Zulù? — chiede Toti allargando gli occhi ed arrossendo
-dalla contentezza.
-
-— Sì, e perchè?
-
-— Perchè mi hanno detto che nessuno può avvicinarlo e che vive sempre
-solo come un lupo.
-
-— Vive solo perchè lo bastonano. Io lo conosco.
-
-— E potrai farlo conoscere anche a me?
-
-— Certo, se volete.
-
-— Sì sì, io lo voglio. —
-
-In breve diventano amicissimi; si trovano tutti i giorni al laghetto
-delle oche e formulano le più strane imprese, i propositi più arditi.
-
-Carciofo è un ragazzo meditativo e violento, e per queste sue peculiari
-qualità che lo rendono secondo i casi, solitario come un rospo o
-pungente come un istrice, ha pochissimi amici. Egli sogna di possedere
-il mantello di Leombruno col quale potrebbe entrare a gran galoppo nel
-regno dello straordinario e sogna imprese eroiche, atti di sovrumano
-coraggio per i quali prova una spiccata tendenza sentimentale. Quando
-rimane per ore ed ore intento ad osservare le evoluzioni delle oche,
-la sua fantasia è assente e l’anima con lei. Gli si presenta allora
-il chiaro specchio delle imprese che vorrebbe compiere, e vede gli
-atteggiamenti ed ode le parole grate delle vittime ch’egli trae a
-salvamento e gli urli della folla frenetica che lo applaude; è sì
-intensa la figurazione, che non di rado gli occhi gli si empiono di
-lacrime silenziose, le quali imperlano un attimo le ciglia e traboccano
-dileguando. Carciofo ha il cuore di un paladino, e attende l’occasione
-per mezzo della quale la sua anima eroica possa rivelarsi agli uomini.
-
-Toti lo ama e a volte lo ascolta parlare con ammirazione.
-
-— Dunque tu non avresti paura di niente?
-
-— Se si trattasse di salvare un uomo io mi butterei nel fuoco! —
-risponde Carciofo.
-
-— Dici davvero?
-
-— Lo farei! —
-
-Basta! Toti non replica; il tono della voce è decisivo; Carciofo lo
-farebbe certamente. Quando Marinella lo sentirà parlare così, gli
-getterà le braccia al collo, perchè Marinella è sempre eccessiva,
-cosa che contrarierebbe assai miss Edith. Frattanto Toti si serve di
-Carciofo per avvicinare Zulù, il figlio di una lupa.
-
- ❦
-
-Anche quel giorno Toti trova l’amico sulla soglia delle scuderie, ma
-questa volta non è solo, ha con sè un compagno: Anatroccolo.
-
-Toti si sofferma a guardare, e prima di avvicinarsi scoppia in una
-allegra risata. Gli è che il nuovo arrivato è tanto buffo! Poi gli
-torna in mente ciò che di lui gli ha raccontato Carciofo e se da un
-lato gli fa pena quel povero figliuolo che è il sacco delle busse,
-dall’altro, il ricordo della pena alla quale è sottoposto dalla vecchia
-zia, che ha il gran cuore di dargli l’alloggio e un poco di pan secco,
-gli desta l’ilarità.
-
-Ogni qualvolta Anatroccolo fa inquietare per una parola, o per un
-gesto, o per qualsiasi altra lieve mancanza all’umore la vecchia
-zia bisbetica ed irascibile, è sottoposto ad una pena crudele: deve
-trangugiare, sotto gli occhi tiranni della tutrice, mezz’oncia di olio
-di ricino. Una bagatella! E la pena sta nelle conseguenze.
-
-Nonostante il ripetersi troppo frequente delle lezioni purgative, il
-viso di Anatroccolo è rotondo e pieno come una mela appiola. Forse
-gli occhi, che sono chiari chiari, hanno uno sguardo un po’ vago e
-la bocca troppo sovente si socchiude in un floscio abbandono; ma chi
-resisterebbe alla pena alla quale è sottoposto Anatroccolo? È troppo
-già s’egli è ancora robusto e sopporta tutto con impassibile serenità.
-
-L’impassibilità è la sua dote peculiare; è la sua inconscia filosofia
-la quale fa sì ch’egli si pieghi a tutte le avversità che si sono date
-convegno su la sua strada. Anche quando la zia Geltrude lo picchia,
-cosa che si ripete quasi giornalmente, egli non strepita, non piange e
-non si ribella, almeno in apparenza; allunga le mani, o la parte scelta
-all’uopo dall’implacabile aguzzino, chiude gli occhi e attende che
-il vimine sibili per l’aria e scenda ad illividirgli le povere carni
-martoriate. Non si fa l’abitudine alle busse, ma si tollera il dolore.
-Anatroccolo lo tollera perchè ormai è un elemento essenziale nella sua
-vita.
-
-Contuttociò è buffo, e Toti più se ne persuade quanto più lo guarda.
-È piccolo e tozzo, ha la testa grossa e le gambe arcuate. Il viso
-rotondo, coronato da una gran selva di capelli canapini, può esprimere
-molte cose e nessuna. Il timore di render noti i moti dell’animo ha
-tolto a quel viso ogni mobilità, l’ha irrigidito in un atteggiamento
-costante che può dar la tristezza e destare il buonumore. Il naso
-a virgola che pare stia per spiccare una capriola e saltare su la
-fronte; gli occhi rotondi; i padiglioni dell’orecchio assai larghi
-quasi fossero aperti ad una perenne intesa, come quelli di un timido
-agnelletto, lo fanno assomigliare ad un bizzarro pentolone, di quelli
-variopinti che si vedono alle fiere. E Toti ride. Il riso è come la
-tempesta, vuol fare il suo corso, nulla può trattenerlo. D’altra parte
-Anatroccolo non si scompone, guarda Toti e rimane nella sua perfetta
-immobilità, affogato nella giacchetta enorme la quale gli giunge fino
-ai ginocchi che sono nudi. Un vecchio berretto da soldato ch’egli porta
-con ogni compostezza e un paio di vecchie scarpe della zia Geltrude
-compiono l’abbigliamento. Potrebbe anche possedere una camicia; ma
-forse non la possiede, perchè la grande giacchetta accuratamente
-abbottonata, lascia scorgere alla sommità il petto nudo.
-
-Quando Toti si avvicina, Carciofo gli muove incontro, dicendo:
-
-— Questo è Anatroccolo.
-
-— L’ho riconosciuto, — risponde Toti.
-
-Anatroccolo si toglie il berretto ed esclama:
-
-— Buon giorno! —
-
-Dopo una pausa imbarazzante, Toti gli domanda:
-
-— Vuoi esser dei nostri?
-
-— Sì, se voi volete, signor barone! —
-
-Toti lo guarda con occhi pieni di stupore.
-
-— Ma io mi chiamo Toti! Non lo sai?
-
-— Lo so.
-
-— E allora perchè dici barone?
-
-— Perchè siete un signore! —
-
-E Anatroccolo atteggia le labbra ad un sorriso; crede aver detto
-una cosa grande: i signori non si chiamano mai per nome; sarebbe un
-disconoscere il loro grado indiscusso di superiorità. D’altra parte
-egli non conosce che le busse e la fame e ciò non basta a dare un’idea
-esatta degli uomini e del mondo.
-
- ❦
-
-— Dunque vi siete incontrati? — chiede Carciofo?
-
-— Sì, — risponde Toti — ma perchè mai Zulù non è venuto con te, oggi?
-Lo aspettavo; me lo aveva promesso.
-
-— Io non l’ho veduto, — risponde Carciofo.
-
-— Neanch’io, — soggiunge Anatroccolo.
-
-— Avevamo fissato ch’egli sarebbe venuto qui.
-
-— Per che fare?
-
-— Zulù conosce la vecchia della valle.
-
-— Chi? la strega? — chiede Anatroccolo.
-
-— Non è una strega, — risponde Toti — è una buona vecchia che sa molti
-segreti.
-
-— E sa molte malìe, — aggiunge Carciofo.
-
-— Ma tu la conosci dunque?
-
-— Certamente.
-
-— E potresti condurmi da lei?
-
-— Io posso condurti da nonna Simona, ma prima devi dirmi che cosa vuoi
-chiederle.
-
-— Te lo dirò, se mi prometti di non parlare.
-
-— Te lo giuro!
-
-— E tu, Anatroccolo? —
-
-Anatroccolo fa un gesto evasivo e si pone una mano sul petto.
-
-Si sono seduti all’ombra di un gruppo di acacie su la riva del
-laghetto. Le oche giungono di tanto in tanto a sogguardarli, ma si
-mantengono a rispettosa distanza.
-
-Le ombre delle acacie si prolungano nel seno delle tremule acque, e si
-perdono verso un cielo remoto.
-
-Toti prima di parlare si guarda attorno; potrebbe darsi che la zia Emma
-o miss Edith venissero a cercarlo. Quando si è assicurato che nessun
-indiscreto può udire le sue parole, si china verso i compagni, e chiede
-loro a voce sommessa:
-
-— Sapete che cosa sia la casa lucente?
-
-— Lo sappiamo.
-
-— E sapete la strada che conduce alla cima dell’altissimo monte?
-
-— No.
-
-— Ebbene, nonna Simona può indicarcela.
-
-— Chi te l’ha detto?
-
-— Zulù.
-
-— Nonna Simona è gelosa; — riprende Carciofo — anche se conosce il
-segreto non lo dirà a noi.
-
-— Ma le faremo un bel regalo.
-
-— Non potremmo regalarle nulla; — soggiunge Anatroccolo — ha le cantine
-piene d’oro.
-
-— Come lo sai?
-
-— Zia Geltrude, quando mi picchia, dice sempre: Sei uno straccione e
-vuoi fare l’arrogante! Neanche se tu avessi l’oro di nonna Simona!
-
-— È molto ricca, allora?
-
-— Mi hanno detto — riprende Anatroccolo — ch’ella sa dove si trovano
-tutti i tesori sepolti e che, se volesse, potrebbe essere la più gran
-signora del mondo!
-
-— E perchè non vuole?
-
-— Perchè sarebbe inutile per lei. Nonna Simona non è una donna come
-tutte le altre, è una strega.
-
-— Ma tu la conosci? Le hai parlato mai?
-
-— Sì, le ho parlato. Una volta zia Geltrude mi aveva lasciato due
-giorni senza mangiare; alla fine del secondo giorno ero seduto su la
-porta di casa ed aspettavo che la zia venisse ad aprirmi come faceva
-sempre per darmi un pezzo di pane e perdonarmi. L’uscio si aprì, ed io
-stavo per rivolgermi, quando sentii un urlo e ricevetti una spinta che
-mi mandò ruzzoloni in mezzo alla strada: — Va’ a guadagnarti il pane,
-vagabondo! — I miei dodici soldi che avevo guadagnato se li era già
-presi. Quando mi levai, zia Geltrude aveva richiusa la porta. Non mi
-provai a bussare perchè correvo rischio di buscarmi un’altra dose di
-scapaccioni. Così tutto indolito com’ero, presi la strada e me ne andai
-per la campagna. Era notte, ed era buio pesto.
-
-— Ma non avevi paura?
-
-— No. Avevo fame. Non so quanta strada avessi percorso, quando mi
-sentii chiamar per nome, e mi fermai. Era Zulù. Mi chiese dove andavo;
-gli dissi che non lo sapevo, e gli domandai un po’ di pane. Allora
-mi prese per mano e girammo, girammo fra le tenebre da un campo
-all’altro, da una siepe all’altra. Traversammo un fiume; traversammo
-un bosco, poi salimmo per un’erta piena di spini. Io sentivo nelle
-orecchie un ronzìo continuo e sentivo che la mia forza era più poca
-ancora; ma non dissi nulla, non domandai nulla. Ad un tratto Zulù si
-fermò. — Siamo arrivati, — disse. Alzai gli occhi e vidi una grande
-quercia e una piccola capanna; ma le vidi appena, perchè la notte era
-buia buia e non c’era una stella. Zulù si accostò alla porta dalla
-quale filtrava un poco di luce, e con le nòcche delle dita bussò tre
-volte ma così leggermente, ch’io intesi appena. Nessuno rispose. Io
-pensai: dormiranno! E sentivo il battere del mio cuore. Dopo aver
-aspettato qualche tempo, Zulù bussò ancora e più forte, poi un’altra
-volta, sempre più forte. Allora udimmo un passo che si avvicinava
-all’uscio, e udimmo una voce domandare: — Chi è? — Amici! — rispose
-Zulù — Chi? — riprese la voce. — Sono io: Zulù. — Che vuoi a quest’ora?
-— Debbo domandarvi un piacere. — Quale? — Aprite e lo saprete. — Si
-udì brontolare, poi udimmo un lungo cigolìo di catenacci e l’uscio si
-aperse. Mamma mia che brutta vecchia! Aveste veduto com’era brutta!
-Avrebbe fatto paura anche al diavolo! Lasciò l’uscio aperto appena da
-potervi passare un braccio, sporse un po’ la lampada e ci guardò per
-il pertugio. — Chi è quello là? — chiese. — È un amico mio, — rispose
-Zulù. — Ebbene, che volete? — Perchè non ci aprite? — Dimmi che cosa
-vuoi. Io non ci ho posto, qua dentro, per voi due. — E chi ci avete, di
-grazia? — Ci ho il diavolo, vuoi saperlo? — Senza volere detti un salto
-indietro; ma Zulù rise, ed il suo riso mi rincorò. — Nonna Simona, —
-riprese — voi siete tanto buona, nonna Simona mia, che dovreste farci
-una carità. — Quale? — chiese la vecchia. — Abbiamo fame. — Ebbene? —
-Non avreste proprio niente da offrirci? volete che passiamo la notte
-così, senza poter dormire? — Ma se ritorni sempre?! Credi ch’io abbia
-tanto da poter sfamare tutti i poveri della terra? — Zulù non rispose,
-perchè nonna Simona si era allontanata. Quando tornò sporse la mano e
-ci dette del pane e del formaggio, poi richiuse la porta e ci rimandò
-per la campagna.
-
-— E dove bevesti? — chiede Toti.
-
-— A una fonte.
-
-— E per dormire, dove andasti?
-
-— Ci distendemmo nel fondo di un fosso. Era d’estate e le erbe erano
-alte. Si stava meglio che su un letto di piume.
-
-— Tu dici dunque che nonna Simona non vorrà riceverci?
-
-— Io non ho detto questo. Voi siete ricco, e per voi è un altro conto.
-
-— E credi che ci insegnerà la strada?
-
-— Lo credo.
-
-— Allora bisogna fissare il da farsi prima che giungano Marinella e
-Orsetto.
-
-— Fissiamo pure; ma io temo — soggiunge Carciofo — che Suor Lucia non
-vorrà condurci lassù.
-
-— Suor Lucia no di certo, — riprende Anatroccolo — perchè da due giorni
-è al suo viaggio.
-
-— Quale viaggio?
-
-— Ah! non lo sapete? Anche suor Lucia ha il suo mistero. Ogni tanto
-parte a piedi e sta assente qualche giorno, e poi riappare.
-
-— E non si sa dove vada?
-
-— Non si sa; ma si dice che passi sempre dalla casa dove vive
-Allodola. —
-
-Trascorre una pausa. Le varie cose che ha raccontato Anatroccolo
-scombuiano un poco la limpidezza del pensiero di Toti; però ben presto
-si riprende.
-
-— Se suor Lucia non c’è, non importa. Noi non abbiamo bisogno di lei
-per la nostra impresa. Nonna Simona abita vicino alla selva di Ladino,
-e laggiù mio padre possiede qualche podere; chiederò a mio padre di
-mandarmi in campagna col fattore e tutto sarà fatto.
-
-— Benissimo! — dice Carciofo. — E noi?
-
-— Potremmo trovarci laggiù.
-
-— Verremo a piedi, — soggiunge Anatroccolo.
-
-— Sicuro, a piedi!
-
-— E se riusciremo nell’impresa, allora vedrete che i nostri genitori
-saranno più contenti di noi.
-
-— Senza dubbio, — soggiunge Carciofo.
-
-— La casa lucente! Io la sogno da dieci notti. Come deve esser bella!
-
-— Una meraviglia!
-
-— Un sole!
-
-— E allora quando si parte? — domanda Toti.
-
-— Io direi domani — risponde Carciofo.
-
-— No, domani no; bisogna preparare il viaggio. Domenica, forse... sì,
-domenica. Allora resta fissato?
-
-— Resta fissato.
-
-— E ricordatevi della promessa.... Zitti! zitti! —
-
-Si ode una fresca volata di risa e di trilli, si avvicinano gli altri
-monelli; ma quanti sono mai? Fra le rame si distingue un vivissimo
-luccichìo di vesti e di capelli sciolti. Gli occhi di Anatroccolo ne
-sono abbagliati.
-
- ❦
-
-Le oche fuggono, spaventate dalle festose grida di Marinella e di
-Orsetto i quali giungono in compagnia di due belle sconosciute.
-
-Una è bionda come la seta e il viso pare un giglio tanto è bianco,
-aggraziato e soave. Si chiama Dorry. È giunta da Londra pochi giorni
-innanzi. L’altra è bruna, ha due grandi occhi neri lucentissimi, pieni
-di vitalità esuberante. Si chiama Fauvette.
-
-Toti è compreso d’ammirazione. Chi saranno mai?
-
-Marinella si affretta a togliere ogni dubbio all’amico perplesso.
-
-— Sono venuta con le mie amiche, Toti; il tuo giardino è grande, io
-non ho che un cortile e c’è la signora del secondo piano che soffre
-di continue emicranie, e non può sentire le nostre voci. È una signora
-antipatica che vive con un pappagallo ed una vecchia serva. Noi siamo
-venute via col permesso di tutta la famiglia, e per la strada abbiamo
-incontrato Orsetto. Ora ci divertiremo qui. Dorry sa giuocare al
-_tennis_, ma noi non sappiamo fare; Fauvette canta; oh! tu sentissi
-come canta bene! Pare un’orchestra! Anzi, la pregheremo di farci sentir
-la sua voce.
-
-Marinella tace e tacciono tutti. Anatroccolo si è nascosto dietro il
-tronco di un’acacia; Carciofo si è fermato più innanzi, ma sta con gli
-occhi bassi e le mani annodate dietro le reni in un atteggiamento non
-si sa se scontroso o meditabondo.
-
-Trascorre un silenzio impacciante, interrotto da Fauvette, che si fa
-innanzi con grazia squisita e disinvolta, e dopo aver fatto gli elogi
-del laghetto, _vraiment joli, simplement délicieux_ chiede _s’il y a un
-tout petit navire pour se promener sur l’eau_!
-
- [Illustrazione: — _Bonjour, mère l’oie!_ — esclama Fauvette,
- protendendosi verso una grande oca.... (pag. 116.)]
-
-— Oh, sì! La piccola nave c’è, ma non si può staccare dalla riva,
-perchè è incatenata a un palo e la catena è chiusa da un lucchetto.
-Tommaso ne ha la chiave ma è perfettamente inutile chiedergliela,
-perchè papà gli ha dato l’ordine di non cedere a nessuna richiesta che
-gli venga fatta da Toti.
-
-— _Oh nous irons tout de même!_ — esclama Fauvette, la quale prende per
-mano Toti e si dirige correndo all’altra riva del lago ove è ancorato
-il battelletto. Marinella, Dorry e Orsetto seguono i compagni. Carciofo
-si muove lentamente, mantenendosi a rispettosa distanza; Anatroccolo
-sporge il capo a guardare, ma non abbandona il suo rifugio.
-
-Dorry, la soave angiolella dagli occhi azzurri e lucenti come uno
-smalto a foco, dalla persona di giovane gazzella, sorride, e Orsetto la
-segue guardandola tutto ammirato. Non parlano perchè non si potrebbero
-intendere; a quando a quando si fissano negli occhi.
-
-Fauvette è salita sul leggero battello e Toti l’ha seguita infrangendo
-la severa proibizione paterna.
-
-— _Mon Dieu, qu’il est peu sûr ce bateau! Certes on n’y pourrait pas
-danser dessus!_
-
-— Fai adagio fai adagio! — grida Toti — Mantienti al centro,
-rovesceremo! —
-
-Carciofo, sempre, meditabondo, sogguarda ad una certa distanza. E se
-cadessero nell’acqua per davvero?
-
-— _Bonjour, mère l’oie!_ — esclama Fauvette, protendendosi verso
-una grande oca che allunga il collo ed apre il becco a minaccia. —
-_Bonjour! Est-ce-que vous avez peur ma jolie bête?_
-
-— Fauvette abbiate prudenza! — ripete Toti.
-
-— _Oh ma regarde donc qu’elle est gentille notre mère l’oie! Elle nous
-regarde avec des yeux si doux! Viens donc, ma petite, viens!_
-
-— Fauvette! Fauvette! —
-
-Ah è troppo tardi! Fauvette si è fidata della lieve imbarcazione, ed è
-andata a fare una visita ai pesci.
-
-Per un attimo lo stupore dell’improvvisa scomparsa fa sì che nessuno
-gridi; ma prima ancora che i monelli si riabbiano, Carciofo si rammenta
-del suo valore, chiude gli occhi e si lancia nell’acqua.
-
-Succede uno scompiglio generale, perchè Carciofo non sa nuotare.
-
-Alle invocazioni ed alle grida Tommaso accorre trafelato e in un attimo
-trae alla riva la vittima e l’eroe.
-
-Per fortuna l’acqua non arrivava loro alla cintura, e se la sono cavata
-con un semplice bagno.
-
-Fauvette riprende la sua gaiezza e, fra i compagni che l’attorniano, si
-avvia verso casa.
-
-— _Oh! ce n’est rien! L’eau n’etait pas sale vous savez!_ —
-
-Scompaiono in breve.
-
-Carciofo non fiata; gli sguardi feroci di suo padre gli fanno perdere
-la tramontana.
-
-— E voi, perchè siete salito sul battello quando sapete che io non
-voglio, eh!? Perchè siete salito?...
-
-— Io non ero sul battello! Mi sono gettato nell’acqua per salvarla.
-
-— Per salvar chi?
-
-— La signorina francese!
-
-— E ora dove avete i panni per cambiarvi, marmocchio? Passatemi innanzi
-e presto! Imparerete a vivere, imparerete! —
-
-La dose degli scapaccioni aumenta, fidente nel suo profondo valore
-educativo.
-
-Carciofo freme, e pensa che suo padre è cieco e non potrà mai essere un
-eroe.
-
-Quando tutto è tornato nel perfetto silenzio, Anatroccolo si decide ad
-uscire dal suo nascondiglio. Ha fame, ha tanta fame!
-
-Dal giorno prima non ha inghiottito un solo boccone. E se potesse
-trovare il pesce d’argento che fece tanto bene a Gianni della fiaba?
-
-Si avvicina a guardar le acque chiare; un musetto lucente si accosta
-alla riva e Anatroccolo ripete i versi della fiaba;
-
- — Pesciolino mi’ amante,
- Saresti a me costante?
- Mi faresti la carità? —
-
-E attende e spera. Tutti lo hanno dimenticato; anche il sole che
-scompare e lo saluta dagli alti rami delle lontane betulle.
-
-
-
-
-V.
-
-La festa delle rose.
-
-
-— Sei pronto, Toti?
-
-— Io sì. È miss Edith che impiega un anno a vestirsi.
-
-— Toti!!!
-
-— Zia Emma, vieni a vedere! Per mettersi un guanto infila un dito alla
-volta ed ha dieci dita lunghe lunghe.
-
-— Toti, dico!!!
-
-— Io non ne ho colpa, sai! Anzi le ho consigliato molte volte di
-portare i mezzi guanti; farebbe più presto; ma miss Edith non vuol
-seguire i miei consigli.
-
-— Toti, finiscila, m’intendi?
-
-— Sì zia, t’intendo.
-
-— Perchè non vieni in salotto, che cosa fai in camera?
-
-— Aspetto la signorina.
-
-— Ma sei pronto?
-
-— Sì, non c’è male.
-
-— A che punto sei, si può sapere?
-
-— Debbo ancora mettermi le scarpe.
-
-— E perchè non lo fai da te? Chi aspetti?
-
-— Aspetto la signorina.
-
-— Voglio sperare che non avrai bisogno del suo aiuto.
-
-— No, zia Emma, sono io che aiuto lei perchè non si affatichi; facciamo
-da buoni fratelli.
-
-— Quando sarai vestito, vieni in salotto.
-
-— Va bene zia; verrò in salotto. —
-
-La zia Emma riprende la lettura interrotta; Toti, nella stanza vicina,
-guarda miss Edith che è ferma innanzi allo specchio. Egli è ancora
-seduto sul letticciuolo, ed attende.
-
-Quanto tempo impiega quella benedetta figliuola! Ora si passa la cipria
-sul viso; ma quale soddisfazione può provare mai a infarinarsi tutta in
-quel modo? Vorrà forse nascondere le macchioline rosse delle quali ha
-cosparsa tutta la pelle.
-
-— Signorina?
-
-— Toti?
-
-— La zia Emma mi aspetta.
-
-— _I am ready!_ (Sono pronta).
-
-— Anch’io sono pronto. Debbo solo mettermi le scarpe e mettermi la
-cipria sul viso.
-
-— Toti! _You are unkind!_ — (Siete scortese).
-
-Toti abbassa gli occhi e tace. Perchè mai non è stato cortese? Gli
-sarà forse vietato di darsi la cipria? Quando sarà grande vorrà levarsi
-questa soddisfazione tutti i giorni. Per ora la sua vita è un continuo
-divieto; questo non si può fare, quello non si può fare, di mille
-desiderii che gli nascono può soddisfarne solo qualcuno e con quanti
-stenti!
-
-Verrà il giorno della rivincita, il giorno in cui, libero di sè, potrà
-disporre del suo tempo e della sua vita a suo talento, e allora vorrà
-sempre sporcarsi le mani d’inchiostro; e saltare su tutti i tavolini
-che troverà su la sua via; e rovesciar le sedie; ed entrare in casa
-gridando, senza timore di disturbare nessuno; e empirsi le tasche di
-piselli, di fiammiferi, di carta, di bottoni; e dire a tutti ciò che
-pensa:
-
-— Tu mi annoi! Tu sei brutto! Non tornare più in casa mia! Ora
-vattene che voglio star solo, ecc. ecc. Oh! allora sì, sarà felice,
-completamente felice! Questo pensiero lo rincuora e non si sa spiegare
-perchè papà, che potrebbe, non faccia altrettanto. Nossignore! Toti
-sa, per esempio, che la signora Penelope è antipaticissima a papà, e sa
-altresì che non può digerirla; ma quando capita in casa le va incontro
-e le dà il benvenuto, e le sorride; perchè non le dice piuttosto:
-
-— Scusa, sai, signora Penelope, ma io in casa mia non ti ci voglio,
-perchè sei brutta, perchè sei pettegola, ineducata, astiosa,
-vendicativa e sciocca! —
-
-Così dovrebbe dire, e la signora Penelope non tornerebbe più e non
-darebbe a lui, che non li può soffrire, que’ suoi baci umidicci che
-lasciano il cerchiolino su le guance.
-
-Miss Edith ha compiuto il suo abbigliamento, e si avvicina a Toti che
-l’attende sorridendo.
-
-Toti è in vena sentimentale; gli occhi suoi rivelano una improvvisa
-pensosità, che ben presto dovrà esser nota, perchè Toti non sa celare i
-suoi sentimenti.
-
-Ad un tratto, mentre miss Edith lo aiuta a stringere i laccetti di una
-scarpa, esclama:
-
-— Noi siamo crudeli! —
-
-Miss Edith non risponde com’è suo costume, e Toti continua per conto
-suo.
-
-— Noi siamo crudeli perchè uccidiamo i vitelli per farci le scarpe!
-Potremmo andare scalzi, sarebbe più comodo e non toglieremmo i figli
-alle povere vacche! —
-
-Miss Edith si rialza, l’opera è compiuta. Toti è pronto; può uscire con
-la zia Emma.
-
-Prima di andarsene getta un’occhiata all’angolo nel quale il suo
-elefante invalido siede con la proboscide raccolta fra le gambe, lo
-saluta, poi si volge tutto raggiante di gioia, ed esce a grandi salti:
-
-— Domani è la festa delle rose. Evviva la primavera! —
-
- ❦
-
-Vanno di casa in casa con la zia Emma; tutti gli amici di Toti debbono
-partecipare alla festa delle rose. Marinella, Orsetto, Dorry, Fauvette,
-Rando e Celestina interverranno immancabilmente. Sono già passati dalla
-piazzetta del Carmine dove abitano i due inseparabili, e le donne che
-li sorvegliano sono state commosse dal gentile invito fatto loro dalla
-zia Emma e da Toti.
-
-La nonna di Rando si è un poco preoccupata perchè non ha un vestitino
-degno da fare indossare al nipotino; ma la zia Emma e Toti l’hanno
-rassicurata. I bimbi sono sempre belli, non occorre loro ricchezza di
-vestiti, sono come i fiori: si vestono d’aria e di luce.
-
-Toti ha chiesto particolarmente a Rando:
-
-— Ci vieni volentieri a pranzo da me, domani? —
-
-E Rando ha risposto senza alzar il capo:
-
-— Sì; ma io voglio molta minestra.
-
-— Anch’io, — ha soggiunto Celestina.
-
-— Ce ne sarà, non dubitate.
-
-— E ci sarà anche il pane? — Sì.
-
-— E le ciliege?
-
-— Anche quelle. —
-
-Allora Rando e Celestina si sono guardati, hanno riso un attimo dalla
-contentezza, e poi si sono allontanati cantando:
-
- — La gatta va al mulino
- Per fare un covaccino
- Con l’olio,
- Col sale,
- Con l’unto di maiale.... —
-
-Toti e la zia Emma continuano il loro giro d’inviti. Adalgisa accetta
-con discreto entusiasmo, ma più ne dimostra Ciuffolo, il quale
-incomincia a far capriole in mezzo alla stanza con grave rischio e
-pericolo della sua incolumità personale.
-
-Alla fine della loro passeggiata la zia Emma chiede a Toti:
-
-— Ma sai dirmi adunque dove abita Suor Lucia?
-
-— Nelle case della carità.
-
-— Se non mi dài una indicazione più precisa sarà impossibile trovarla.
-
-— Ne domanderemo a Giacomino, — risponde Toti. E da Giacomino sanno che
-Suor Lucia non è in città.
-
-— Quando è partita?
-
-— Due giorni sono.
-
-— E domani tornerà?
-
-— Non lo so.
-
-— Da chi potremmo informarci?
-
-— Ora chiamo la mamma; ella potrà dar loro tutte le indicazioni che
-vogliono. —
-
-Dopo i convenevoli che sogliono scambiarsi fra persone bene educate, la
-zia Emma e la signora Erminia, madre di Giacomino, entrano in soggetto:
-
-— Saprebbe indicarmi per favore dove abita Suor Lucia?
-
-— Abita nelle case della carità al numero nove; ma ora è assente.
-
-— E quando tornerà?
-
-— Fra due giorni, forse; non so quando potrà ritornare, povera donna!
-
-— Le è toccata qualche disgrazia?
-
-— È tanto tempo che soffre! Non sa nulla dunque? —
-
-Toti vorrebbe ascoltare ciò che dicono le due signore, le quali si sono
-tratte in disparte e parlano a bassa voce, e fa tutto il possibile per
-udire, con tutta garbatezza, qualcosa; ma non gli riesce; non afferra
-neppure una parola.
-
-Che cosa sarà toccato mai alla povera Suor Lucia? Egli prova una vera
-tenerezza filiale per la buona creatura stanca, che ha tollerato,
-sempre in santa pace, tutte le loro monellerie e non una sola volta
-li ha rimproverati con parole aspre; le vuol bene come tutti le
-vogliono bene, dai più piccini ai più grandi. Ora il pensiero ch’ella
-possa soffrire lo accora. Tornerà ancora? La festa delle rose non può
-riuscir compìta senza Suor Lucia; il suo zendado nero, del quale va
-sempre ricoperta, non avrebbe dato tristezza a nessuno; ella sarebbe
-stata alla tavola dei bimbi come un compimento necessario, e tutti
-l’avrebbero accolta battendo le mani.
-
-Quando la zia Emma lo invita ad uscire egli tace ed attende una frase
-che gli spieghi l’assenza di Suor Lucia; ma la zia Emma non parla,
-segno evidente che Toti non potrà saper nulla.
-
-Però la curiosità lo spinge a fare una domanda innocente, che potrebbe
-metter la zia su la via delle confessioni.
-
-— Verrà poi Suor Lucia?
-
-— No.
-
-— E perchè mai?
-
-— Perchè ha molte cose alle quali attendere.
-
-— Cambia di casa?
-
-— No.
-
-— E perchè?
-
-— Perchè sta bene dove si trova.
-
-— Già!... Sta bene dove si trova!... Dunque non viene?
-
-— Non viene.
-
-— Sarà ammalata, non è vero, zia?
-
-— Quante cose vuoi sapere, Toti? Non è ammalata, rassicurati.
-
-— Vedi? Sono in pena! Dovresti dirmi che disgrazia le è toccata.
-
-— I curiosi si puniscono col silenzio.
-
-— Non sono curioso, zia; puoi parlare. —
-
-La zia Emma non risponde; il tiro non gli è riuscito, e Toti se ne va
-mogio mogio, almanaccando mille avvenimenti stranissimi dei quali Suor
-Lucia è l’eroina.
-
-C’è un mistero che lo seduce e lo accora; egli deve scoprirlo e lo
-scoprirà.
-
- ❦
-
-La casa odora acutamente, perchè le rose sono dovunque profuse con
-dovizia straordinaria.
-
-È il 4 di maggio, il giorno in cui Toti compie gli anni.
-
-La zia Emma, con pensiero squisito, ha voluto che la festa di Toti
-fosse anche la festa delle rose, della primavera. I bimbi ed i fiori si
-rassomigliano tanto!
-
-Toti si è svegliato quattro volte durante la notte, e si è levato su le
-coltri per vedere se dalle imposte chiuse trapelasse qualche raggio di
-luce; ma il sole è tanto più pigro del suo desiderio! Miss Edith russa
-tranquillamente, metodicamente; dorme come agisce, russa come parla, è
-sempre uguale miss Edith!
-
-Poi c’è il tarlo del cassettone che non si dà pace e lavora e lavora
-producendo certi aspri schiocchi, che impressionano. La notte deve
-essere ancora alta, perchè non si ode neppure lo strido di una rondine
-e le rondini sorgono col sole, si lanciano pei cieli quando le campane
-dell’alba danno i loro ultimi rintocchi.
-
-Il silenzio è profondo; bisogna dormire ancora per far piacere agli
-altri, mentre sarebbe molto igienico levarsi di buon’ora e guardar
-sorgere l’alba. Dio, come deve essere bella l’alba!
-
-E il pensiero si volge ad altro. Toti pensa un’infinita distesa di
-cieli bianchicci corsi da nubi che si sfioccano e un mare più bianco
-ancora e alcune lontanissime vele, piccoli punti neri su l’orizzonte
-che s’incurva. L’anima gli sorride; il momentaneo turbamento
-l’abbandona ed il sonno ritorna, un sonno quieto come un alito di
-brezza estiva.
-
-Finalmente la luce giunge, e si odono le rondini e le campane
-mattutine. Il cuore gli balza tumultuosamente; getta le coltri
-da un lato, si alza sul letticciuolo e grida: — Miss Edith? Miss
-Edith? —
-
-Un breve suono risponde dal fondo della stanza. La signorina dorme
-ancora, dorme sempre, dormirebbe come un baco da seta se la lasciassero
-fare; ma Toti non può aver pazienza: è la sua festa, la festa della
-primavera.
-
-— Signorina, è giorno! Voglio alzarmi. —
-
-Per quella mattina gli sarà perdonata la fretta, perchè è pur giusto
-ch’egli ottenga quel che vuole almeno una volta all’anno!
-
-Miss Edith non risponde con troppa sollecitudine alla chiamata, e Toti
-pensa perchè mai debba essere condannato all’eterna sorveglianza di
-miss Edith. Papà ha parlato tante volte di signori e di signore che non
-possono vivere insieme per incompatibilità di carattere: ora anche fra
-Toti e la signorina Edith c’è la stessa incompatibilità, l’unione non
-è riuscita, perchè dunque li condannano a star sempre l’uno a fianco
-dell’altra? Anche Dorry conosce la lingua inglese e Toti l’imparerà da
-Dorry che è una bella bimba e non è punto noiosa.
-
-Finalmente può levarsi; Miss Edith è giunta, ha gli occhi rossi, non
-parla.
-
-— Buon giorno, signorina.
-
-— _Buonciorno._
-
-— Quest’oggi io sono allegro.
-
-— Ho piacere.
-
-— È la mia festa!
-
-— _Aucuri._
-
-— E tu non sei allegra, signorina?
-
-— _Yes._
-
-— Ti piacciono le rose?
-
-— _Yes._
-
-— Te ne darò tante tante e tante!
-
-— _I thank you._ (Vi ringrazio).
-
-— E te ne metterò sui capelli, sul vestito, voglio farti bella!
-
-— _Yes._
-
-— Sei contenta?
-
-— _Yes._
-
-— Eri più contenta ieri o oggi?
-
-— _Yes._ —
-
-Toti la guarda un attimo senza parlare, poi gonfia le guance ed esclama:
-
-— _Yes yes yes;_ ma non sai dir altro? —
-
-Miss Edith non risponde e Toti guarda verso la soglia per timore che
-la zia Emma sia là ed abbia udito. L’ombra severa non appare, tutto è
-salvo.
-
-Le finestre della stanza sono aperte e si diffonde un’aria
-deliziosamente odorosa che dà una lieve ebbrezza; le guance di Toti
-si arrubinano ancor più ed hanno una lucentezza soave come ne hanno
-le rose allorchè il sole le coglie vestite tuttavia di rugiada. Su
-la mimosa che s’intravede c’è una capinera che canta e si tace; poi
-squittisce timidamente e riprende l’avvio quasi seguisse le instabilità
-della brezza che accompagna il mattino.
-
-Toti non conversa a lungo con miss Edith perchè non può riversare il
-suo sentimento esuberante nell’anima glaciale della signorina; gli
-occorre qualcosa che risponda e non una creatura che ha un’espressione
-immutabile simile a quella di Beretta e Pierello, i suoi due fantocci.
-
-Ascolta con somma pazienza gli ammonimenti: essere buono; pensare
-ai propri doveri; ascoltare i consigli dei superiori; non far male
-ad alcuno; non compiere atti inconsulti; non mostrarsi superbo con
-le persone di grado inferiore; moderare i propri desiderii; non
-infastidire il prossimo; e tanti e tanti altri che, a volerli osservare
-a puntino, non resterebbe altro che sedere in un angolo, non aprir
-bocca mai e non muoversi per tutto il giorno. La prima cura di Toti è
-quella di ascoltare sorridente e sereno i precetti che gli impartiscono
-in abbondanza spaventosa, e la seconda è quella di dimenticarli
-immancabilmente un minuto dopo.
-
-Quando esce dalla stanza incontra la zia Emma poi il papà, poi il nonno
-e il prozio, e gli augurii seguono agli augurii e i doni ai doni.
-
-Ciò lo commuove tanto, che rivolto alla zia Emma, le chiede:
-
-— Zia, sai dirmi perchè la mia festa viene solo una volta all’anno?
-
-— Perchè sei nato una volta sola.
-
-— E allora perchè quando il tempo è bello il babbo dice: mi sento
-rinascere? —
-
-Non gli rispondono se non ridendo, poi la zia lo prende per mano e
-lo conduce nella grande sala degli arazzi che è stata arredata in
-quel giorno appositamente per lui. In mezzo alla sala è apparecchiata
-una lunga tavola, che raccoglierà alla mensa i piccoli convitati che
-parteciperanno alla gaia festa primaverile; saranno moltissimi. Agli
-angoli della sala sono disposti, entro alti vasi, numerosi tralci di
-rose in fiore ed altri sono sparsi su la tavola.
-
-L’aria, luminosa come di un oro diffuso, è satura di un profumo
-soavissimo.
-
-Su piccoli cartellini, disposti fra i fiori, è scritto il nome dei
-convitati; Toti compie un giro intorno alla tavola leggendo ad alta
-voce; quando ha finito, fattosi pensieroso, si accosta alla zia Emma
-per parlarle e pare che non ardisca.
-
-— C’è qualcosa che non ti garba?
-
-— No, tutto mi garba; ma vorrei chiederti un favore.
-
-— Quale?
-
-— Io ho due amici poveri.
-
-— Ebbene?
-
-— Vorrei invitarli.
-
-— Ma sicuro. E chi sono?
-
-— Uno è Carciofo.
-
-— Il figlio di Tommaso?
-
-— Sì.
-
-— Va bene. E l’altro?
-
-— L’altro è Anatroccolo.
-
-— Di chi è figlio?
-
-— Non è figlio di nessuno, è nipote della zia Geltrude.
-
-— Ma come trovarlo?
-
-— Carciofo lo conosce; diremo a Carciofo di condurlo con sè.
-
-— Benissimo. Allora farò preparare i posti per i tuoi due amici, e tu
-corri a cercarli ed invitali.
-
-Non chiede di meglio nè si fa ripetere la proposta: anzi, si affretta a
-fuggire perchè la zia Emma non abbia a pentirsi.
-
-È tanta la gioia di lui, che tutta la vecchia casa ne vibra; egli
-crede che il mondo, per quanto è grande, sia tutto uno specchio di
-sole partecipante, in quel giorno, alla sua felicità e crede che i
-fili d’erba, i cespugli, gli alberi, le nubi, tutte le cose vicine e
-lontane siano tanto belle unicamente per lui. La terra ed il cielo sono
-tutto un giardino; le corolle che fioriscono a cespi, a grappoli, a
-vere ondate, su la terra, hanno le loro sorelle lassù, in quei fiocchi
-d’argento che gli uomini chiamano nubi e che sono corolle senza lo
-stelo fiorite come ninfee nel gran lago azzurro. Lassù si nasconde
-Iddio e gli alberi lo vedono forse, e le allodole lo vanno a salutare.
-
- ❦
-
-I parenti e gli amici sogguardano dalle soglie, nella sala degli arazzi
-non debbono essere che i bimbi ed i fiori.
-
-Marinella è venuta; Orsetto, Fauvette, Dorry, Ciuffolo, Adalgisa,
-Nicoluccio, Doretta, Miranda sono giunti; Rando e Celestina fanno il
-loro ingresso in quel punto, ed è una fortuna che i compagni loro siano
-intenti ad ascoltare Dorry, la quale siede al pianoforte, altrimenti,
-storditi come sono da tutte quelle cose nuove, immense e lucenti, o
-scoppierebbero in pianto o prenderebbero la via del ritorno.
-
-Giungono inosservati, e ciò dà loro un coraggio formidabile, nonostante
-il quale ritengono opportuno soffermarsi su la soglia.
-
-La donna che li accompagnava, abbandonandoli ai piedi delle scale
-li ha esortati a proseguire il cammino, cosa che hanno fatto come in
-sogno, credendo entrare nella dimora sontuosa di qualche re di fiaba.
-Celestina ha detto una parola; ma la sua voce le è parsa tanto grande,
-in quella vastità, che si è taciuta subito, impaurita. Hanno fatto le
-scale gradino per gradino, lentissimamente, tenendosi sempre per mano
-e guardando i dipinti della vòlta, i grandi candelabri disposti sui
-ripiani e Celestina ha chiesto sommessamente:
-
-— È una chiesa? —
-
-E Rando ha risposto:
-
-— Sì. —
-
-Si sono fatti il segno della croce ed hanno proseguito.
-
-Giunti al termine, un uomo vestito di nero ha detto loro, indicando una
-porta tutta dorata:
-
-— Toti è laggiù, andate. —
-
-Ed hanno proseguito passando di meraviglia in meraviglia, sempre più
-turbati.
-
-— Che casa è questa? — ha chiesto Celestina.
-
-E Rando ha risposto:
-
-— Non lo so. —
-
-Tutto è lucido, anche i pavimenti che sembrano specchi e attutiscono
-il rumore dei loro passi, sì che pare di andar su la lana. Nella
-prima stanza passano a testa china perchè hanno intravisto sui muri
-certi ceffi, chiusi in tante finestre d’oro, i quali non sono affatto
-rassicuranti; nella seconda si stringono ancor più a fianco a fianco,
-per una figura tutta bianca ritta in un angolo sopra un piedistallo,
-e quando sono per entrare nella terza, si soffermano e si nascondono
-tremando, dietro le portiere semicalate.
-
-— Hai veduto? — sussurra Celestina.
-
-— Sì.
-
-— Ora ci mangia! —
-
-Dopo una breve attesa, Rando sporge nuovamente il capo e si ritira
-pieno di spavento. Stanno rannicchiati in un angolo e non uscirebbero
-più dal loro nascondiglio se non li intravedesse un servo che passa.
-
-— Che cosa fate lì?
-
-— Niente; abbiamo paura.
-
-— E di che cosa?
-
-— Della bestia.
-
-— Ma di quale bestia?
-
-— Quella là. —
-
-Il servo guarda e ride.
-
-— Non vedete che è morta?
-
-— È morta?!
-
-La cosa li rassicura e si fanno innanzi; ma perchè dunque, se è morta,
-li guarda con quegli occhi così larghi e tiene la bocca aperta?
-
-— È una pelle di tigre — ripete il servo sollevando e lasciando cadere
-lo spauracchio disteso ai piedi di un divano. I marmocchi cominciano a
-convincersi, però passano a rispettosa distanza sbirciando.
-
-Ed eccoli su la soglia della sala degli arazzi dove sono adunati i loro
-compagni. Mio Dio, il paradiso non potrebbe essere più grande e più
-bello. Fra poco si faranno cuore; il suono del pianoforte li rianima.
-
-Rando indossa l’eterno gonnellino rosso e non ha che due varianti al
-consueto abbigliamento: le scarpette di vitello adorne su la punta
-da una breve lamina di ottone, e il suo vecchio cappellino che, per
-l’occasione, è stato rivestito da una bella ghirlanda di rosoni di
-carta.
-
-Celestina ha una veste di bordatino, la quale comincia a gonfiarsi
-sotto le ascelle e sempre più si gonfia discendendo, fino a
-raggiungere, al termine, una inverosimile ampiezza. Il corpicciolo
-della bimba scompare entro il paltoncino decorativo di cui l’hanno
-rivestito. Per compiere la linea di eleganza le hanno cucito sotto alle
-spalle un grande nastro di seta gialla che si innalza in due turgidi
-sboffi e ricade in due code rigidamente fino all’altezza dei calcagni.
-Celestina si crede molto bella, e si pavoneggia nella sua veste
-rigida e solenne. I suoi poveri capelli rialzati sulla fronte e su le
-tempie sono costretti su la nuca in una trecciolina contorta; così per
-ottenere l’intento di non essere mai spettinata pare un piccolo topo
-uscito da un bagno d’olio.
-
-Il lieve canto di Dorry li seduce, calma i loro spiriti turbati, li
-invita. Avanzano ascoltando. Si sentono come in casa propria, perchè
-nessuno si preoccupa della loro venuta, nè li turba con parole cortesi,
-con saluti, e con baci.
-
-Giunti in mezzo alla sala, Rando abbandona la mano di Celestina, perchè
-riprende il dominio di sè stesso.
-
-Si accosta alla tavola, poi si dirige ad un vaso ricolmo di rose,
-ne coglie una e l’odora. Celestina lo segue sempre secondo la sua
-instancabile fedeltà.
-
-Il possesso di un bel fiore riempie di gioia l’anima del bimbo, gli
-occhi di lui si illuminano, la bocca sorride, poi ride. Anche la
-musica è bella. Rando l’ascolta, anzi l’ascoltano, perchè Celestina è
-il fedele specchio del compagno suo, e si animano, si animano sempre
-più, guardandosi negli occhi finchè, liberi ormai da ogni soggezione,
-cominciano a gestire, poi a batter le mani, poi a saltare gridando
-allegramente, soli e imperturbati come due piccoli imperatori.
-
- [Illustrazione: La piccola Dorry si accompagna sul pianoforte
- una canzoncina.... (pag. 138.)]
-
-Frattanto la piccola Dorry dagli occhi d’angelo; tutta sottile e bionda
-si accompagna sul pianoforte una canzoncina che un poeta inglese,
-Mark Ambient, ha scritta in onore di lei e che un musicista italiano
-ha rivestita di note per dare il suo contributo di ammirazione alla
-gentilissima creatura.
-
-Dorry ha una veste bianca e disciolta che le scende lungo l’esile
-figura come una carezza, e i capelli biondi che le inquadrano
-soavissimamente il perfetto viso dai grandi occhi stellari, le si
-allargano su le spalle in un fiotto lucente. Un raggio di sole la
-illumina. Ella siede composta, ha il viso un poco levato e sorridente.
-
-Aggruppati intorno e silenziosamente intenti le stanno i monelli. Toti
-la guarda senza battere ciglio, ma più la guarda e più si appassiona
-nella sua muta estasi Lionello, un ragazzo di tredici anni, cugino di
-Toti, il maggiore della compagnia. L’adolescente è nel periodo in cui
-il sogno della vita si trasfigura per il primo albore di un’ansia nuova
-e gentile.
-
-E Dorry continua dischiudendo appena la bella bocca dalle lievi
-sinuosità di fiore. La maggior parte degli ascoltatori non intende ciò
-ch’ella dice; ma la voce di lei è chiara e la musica è bella.
-
-La canzone ha la freschezza di un canto davidico.
-
- Gracefull as a young gazelle
- Dainty little Dorry;
- Merry as a marriage bell
- Dimpled little Dorry.
- Hair so fair and eyes so blue
- Little heart that bits so true,
- Who could live with’ loving you
- Darling little Dorry?
- Ah! we all love little Dorry,
- And for you I am very sorry
- If you don’t know little Dorry
- Dainty little Dorry.
- Loving, little, sweet, and simple
- Dimpled little Dorry!
-
-Finita l’ultima cadenza arrossisce e si leva di scatto.
-
-— Continua continua, non è finita! — le dice Toti, tentando di farla
-tornare al piano; ma Dorry si schermisce con semplicità e con fermezza.
-
-Ciuffolo rimane col pollice immerso nella profondità della boccuccia
-rossa; Adalgisa si aggiusta i numerosi nastri della veste; Miranda e
-Doretta stanno tuttavia col naso all’aria e continuano a sorridere;
-Anselmuccio, che ha ravviato i suoi capelli rossi, ordinariamente
-scompigliati, pare distratto mentre valuta a colpo d’occhio i vari
-oggetti atti all’incremento del suo piccolo commercio; Rando e
-Celestina sono scomparsi, hanno trovato, nel bel mezzo della sala,
-un’isola inesplorata, nella quale nessuno potrà disturbarli; sono sotto
-la tavola, e la lunga tovaglia li nasconde entrambi agli sguardi dei
-presenti.
-
-Fauvette propone a Lionello di suonare qualche ballabile _pour fair
-danser les petits_, e Lionello accetta di gran cuore perchè Dorry gli è
-vicina e si dispone ad ascoltarlo.
-
-Le coppie si formano: Toti e Marinella, Anselmuccio e Adalgisa: Cola
-dalle gambe torte e Miranda, il batuffolo dalle grandi arie di donna
-matura; Orsetto e Fauvette e molte e molte altre.
-
-Lo spazio è sufficiente per ballare e per cadere. Lionello incomincia
-tremando, ma poi si vince e accenna una gioiosa aria di ballo che
-si fa sempre più piena e sempre più rapida, follemente. Le coppie
-incespicano, saltano, strisciano, ruzzolano fra scoppi di riso e grida
-di gaudio e di incitamento. Un lembo della tovaglia si solleva; Rando e
-Celestina sogguardano dal piccolo pertugio.
-
-Ad un tratto coloro che si trovano presso la porta d’ingresso si
-fermano e battono le mani gridando.
-
-Entra Ninì.
-
-Il bimbo, senza preoccuparsi dei molti presenti, avanza direttamente
-verso Toti, e, raggiuntolo, si ferma a qualche passo di distanza ed
-esclama ad alta voce mentre tutti tacciono:
-
-— Ti _avguro_ mille anni contenti in compagnia dei tuoi genitori e
-della tua _baglia_ e ti _avguro_ di mangiar sempre delle caramelle e
-dei _succherini_ e ti _avguro_ di fare a metà _con io_ come io farò a
-metà _con tu_, perchè oggi è la tua festa e domani sarà la mia. Evviva
-Gesù, evviva Giuseppe, evviva Maria! —
-
-Il discorsetto quasi improvviso è stato pronunziato con tanta sicurezza
-e tale serietà, da destare la più viva gaiezza nell’uditorio.
-
-Toti ringrazia il suo piccolo amico, piccolo sì, perchè ha appena
-cinque anni e non arriva ancora col capo alla spalliera di una
-seggiola.
-
-Ninì, appena entrato, ha dato un saggio della sua perfetta conoscenza
-della madre lingua e della sua disinvoltura a tutta prova. Quantunque
-per fargli insegnare qualcosa sua madre lo mandi a scuola dalle suore
-del Buon Pastore, egli non fa, invero, progressi straordinari, non già
-perchè gli manchi l’intelligenza, che è in lui vivissima, ma per una
-certa sua indole ribelle, la quale gli fa accettare a malincuore ogni
-correzione.
-
- [Illustrazione: Un lembo della tovaglia si solleva; Rando e
- Celestina sogguardano.... (pag. 145.)]
-
-Dalle suore ha imparato con somma facilità tutto un repertorio
-di sermoni e di canzoncine sacre, ch’egli modifica e fonde a suo
-piacimento, aggiungendovi considerazioni e intercalandovi pensieri
-di vario stile e d’indole disparatissima. Nè si fa pregare a fare
-sfoggio della sua scienza chè, se ne viene richiesto, scioglie tutta la
-parlantina con somma facilità, poco curando la logica e il buon senso,
-contento di infilar le parole una dietro l’altra come tante perlette in
-un fil di seta.
-
-Ninì ha due grandi occhi rotondi a fior di pelle, ch’egli apre
-smisuratamente quando sta per parlare, e pare che partecipino alle
-vibrazioni acute della vocetta acerba. L’insieme del suo visetto è
-piacente e ridevole per la continua espressione tutta particolare di
-serietà burlesca.
-
-Ninì strascica l’esse e non sa pronunziare la zeta, la quale non
-entra affatto nel suo alfabeto. Possiede tutte le qualità per riuscire
-simpaticissimo. I compagni suoi ridono al solo vederlo ed egli ha la
-virtù di non scomporsi, anzi, a volte, ride anche lui, senza altra
-ragione se non quella di imitare i compagni.
-
-È famoso per le sue frasi che rimangono celebri nel mondo de’ suoi
-coetanei, i quali lo amano e cercano di averlo, quanto più possono,
-vicino.
-
-Questa è la ragione per la quale gli inviti gli piovono: senza Ninì non
-c’è festa che possa riuscire compìta. Egli è un complemento del buon
-umore.
-
-D’altra parte non v’è persona o ambiente che lo preoccupi o lo impacci;
-egli è sempre padrone di sè stesso e non si trattiene dal fare le sue
-considerazioni o dal ripetere, senza intenderne il senso, l’ultima
-interiezione che ha udito per la via, passando.
-
-Quel giorno, prima di uscir di casa, ha avuto un piccolo scapaccione
-solo perchè si era voluto rendere utile. Eterna ingratitudine! Quando
-suo padre è ritornato, Ninì gli è mosso incontro tutto lieto, per
-comunicargli la buona novella:
-
-— Papà, oggi ho _pulisciato_ il tuo studio, ho _mettato_ tutto a posto,
-non ho _rompato_ niente e ho _chiudato_ la porta. —
-
-Detto e fatto, lo scapaccione è venuto e Ninì non ha chiesto il
-perchè; ha ripreso la strada serio serio con gli occhi sempre larghi,
-esclamando sottovoce più volte a necessario sfogo:
-
-— Carognetta, carognetta, carognetta, carognetta.... —
-
-Ma senza pensare di offendere il babbo; oh no! semplicemente per dire
-una parola ch’egli sa non permessa e per prendersi una rivincita.
-
-Ninì non piange mai, non ha periodi di umor nero; tutt’al più, se
-qualcosa lo contraria fortemente, se ne va con le mani annodate dietro
-le reni, borbottando qualche incomprensibile parola; ma non ha fatto
-dieci passi che l’ombra è già dileguata, ed egli è tornato padrone di
-sè stesso.
-
-Ha una cura assidua del suo piccolo fratello, che trascina per tutta
-la casa e al quale impartisce saggi consigli ed esempi mirabili di amor
-fraterno.
-
-Quando vede che Bebè stringe nel pugno qualche caramella, gli si
-avvicina con aria sorridente, e, cercando la sua voce più mite gli
-dice:
-
-— Bebè, tu sai che i dolci fanno male. Ora ti persuado. —
-
-Gli toglie la caramella e se la mangia con aria compunta quasi
-compiesse un grande sacrificio, mentre Bebè lo guarda con crescente
-stupore.
-
-Ora senza curarsi di avere attirato su di sè l’attenzione dei compagni,
-compie un giro nella sala guardando e considerando tutto, mentre
-canticchia una canzone che ha imparato il giorno prima da un servo:
-
- — Guarda che bel seren con quante stelle,
- Questa è la notte da rubar le donne!
- Chi ruba donne non si chiama ladro,
- Si chiama giovinotto innamorato! —
-
-I più piccini gli si sono aggruppati attorno, compresi Rando e
-Celestina che sono usciti dal loro regno. Ninì si volge ad un tratto a
-guardarli, e ad uno ad uno li interroga.
-
-— Tu chi sei?
-
-— Io sono un re, — risponde Ciuffolo.
-
-— E tu?
-
-— Io sono un soldato.
-
-— E tu?
-
-— Io sono Dorina Misanti, figlia di Giacomo Misanti e di Elvira Pieri.
-Ho quattro anni; sono nata il dieci gennaio millenovecentotrè in via
-Leopardi, numero venti, al secondo piano nella finestra a sinistra dove
-c’è un vaso di garofani e una gabbia col canarino.
-
-— E tu chi sei?
-
-— Io sono una signora, — risponde Miranda.
-
-— E tu? —
-
-Rando si concentra qualche secondo meditando una grande parola;
-risponde poi senza levar gli occhi:
-
-— Io sono un socialista!!... —
-
-Entrano in quel punto Carciofo e Anatroccolo, e si fermano vicino alla
-porta senza ardire di muovere un passo di più. Toti va ad incontrarli.
-
-Anatroccolo ha sotto il braccio un berretto da soldato e non ha potuto
-fare che una variante al consueto abbigliamento; la zia Geltrude gli ha
-concesso un paio di scarpe meno slabbrate ma sempre enormi per il suo
-piccolo piede.
-
-— Vieni, vieni.... — gli dice Toti prendendolo per mano.
-
-— Buon giorno, — risponde Anatroccolo che non sa più da qual parte
-rifarsi — e... siate felice. —
-
-Lo squillo di una piccola campana si avvicina; è giunta l’ora del
-desinare, l’ora sospirata e gaudiosa. La tavola è presa d’assalto da
-tutti i lati tumultuosamente.
-
- ❦
-
-Il posto è stato assegnato in precedenza, e tanti cartellini disposti
-lungo la tavola portano scritto il nome dei singoli convitati, ma
-non tutti sanno leggere e il giusto analfabetismo fa nascere una vera
-confusione per sedar la quale è necessario l’intervento delle persone
-grandi.
-
-Un poco d’ordine è ristabilito ma molto relativo, perchè bisogna far
-venire un cumulo di cuscini per coloro i quali, benchè siano seduti,
-non arrivano alla tavola neppure col naso. Rando e Celestina sono fra
-questi ultimi; essi avrebbero risolto il problema inginocchiandosi su
-la seggiola, ma un cameriere sopraggiunto li aggiusta su due cuscini
-che alzano il loro livello di qualche centimetro. Quantunque la loro
-posizione non sia invidiabile, ora potranno destreggiarsi e adoperare
-il cucchiaio senza il pericolo di versarsi la minestra sul capo.
-
-Tanto per cominciare, Rando, che ha perduto ormai ogni ritegno,
-comincia a battere le posate sui piatti come è sua consuetudine e
-ciò fa per indicare il suo considerevole appetito e la volontà di
-soddisfarlo prestamente.
-
-Ninì, che gli è seduto di rimpetto, lo guarda un poco, e poi gli grida:
-
-— Quando mi avrai _rompati_ tutti i piatti me lo dirai,
-_pistòla_! —
-
-_Pistòla_ è la interiezione favorita di Ninì, è il gaio insulto di
-dubbio significato ch’egli lancia a dritto o a torto, ogni qual volta
-se ne presenti l’occasione.
-
-Rando non si mostra turbato per così poco, e continua la sua faccenda
-mentre Miranda, che gli siede a destra, spiega con molto sussiego il
-tovagliolo, se lo dispone su le ginocchia accuratamente, e, compìto
-l’atto preliminare, appoggia appena i polsi su l’angolo della tavola e
-attende, tutta seria e stecchita come una signora che sa il fatto suo e
-ci tiene e non ammette strappi all’osservanza delle convenienze.
-
- [Illustrazione: Quantunque la loro posizione non sia
- invidiabile, ora potranno destreggiarsi.... (pag. 152.)]
-
-Miranda ha quattro anni; a sessanta, modificate alcune apparenze, sarà
-forse perfettamente uguale.
-
-Ella sdegna rivolgere la parola a Rando — il quale non se ne offende
-troppo — e siccome alla destra di lei è seduto Ciuffolo che proprio
-allora è occupato ad affondare tutte le cinque dita nella midolla
-del pane quasi a misurarne la profondità, ritiene opportuno, per
-non offuscare la sua dignità, di mantenere un silenzio contegnoso e
-compassionevole. Ah, la miseria degli uomini è grande!
-
-La natura di Miranda tende un pochetto al tragicomico. Le sfuriate che
-sua madre, donna orribilmente gelosa e tempestosa, fa settimanalmente
-al suo miserando compagno, uomo tranquillo e fidato, le hanno dato il
-precoce gusto delle lacrime e dei sospiri. Ella studia già l’effetto
-che può produrre, e riesce gradevole come una stonatura.
-
-La sorte ha posto Anatroccolo alla sinistra di Dorry. Il povero
-figliuolo non sa come atteggiarsi e dove guardare. Per nascondere un
-poco le miserie del suo enorme giubbone che cade a brandelli, vi ha
-spiegato sopra il tovagliuolo, e perchè non abbia a cadere se lo è
-annodato al collo; così non foss’altro, ha assunto un aspetto meno
-stridente.
-
-Dorry gli ha rivolto la parola e, per sua maggior confusione, per
-quanta buona volontà vi abbia posto, non è riuscito a capir nulla di
-ciò che la bella bimba gli ha detto. Carciofo che siede fra Doretta
-e Marinella tiene gli occhi fissi sul piatto ostinatamente, ed ha le
-ciglia aggrottate e l’espressione di un uomo che volga per la mente
-pensieri terribili.
-
-Toti, Marinella, Orsetto, Fauvette ridono e parlano ad alta voce; Ninì
-leva le braccia e grida ad un cameriere che passa:
-
-— Ed io ti _dicio_ che ho fame! —
-
-Giacomino, l’astuto monello dai piccoli occhi furbi ha attaccato
-alle spalle di Adalgisa un fazzoletto rosso e, insieme ai compagni,
-motteggia l’istrice domestico che si arruffa sempre più, minacciando
-future rappresaglie.
-
-Anselmuccio ha già fatto scomparire nelle sue ampie tasche la minuta
-del pranzo decorata da un fregio delizioso che Gugù, la squisita
-interprete dell’anima dei bimbi, ha voluto disegnare in onore di Toti.
-Anselmuccio sa che fra qualche giorno quell’oggetto assumerà un valore
-di scambio, straordinario, e, da buon calcolatore, lo pone in serbo per
-servirsene a tempo opportuno.
-
-Il sole tocca il meriggio; dalle finestre aperte entra una luce calda e
-festante, e le vesti e i capelli dei bimbi e i fiori, i vasellami, ogni
-cosa che riluca se ne accende.
-
-Ad un tratto i camerieri entrano con le prime portate e servono i
-convitati cominciando dai due punti estremi della tavola; Ninì si
-trova al centro della tavola; per qualche tempo ha pazienza ma quando
-vede che i camerieri si allontanano senza averlo servito grida con un
-atteggiamento comicissimo:
-
-— _Briscola!_ Che cosa devo mangiare io? La tovaglia? —
-
-Dopo non molto segue la prima pausa del desinare. Nessuno più pronunzia
-una parola; per qualche minuto non si ode altro suono se non quello dei
-bicchieri e delle posate. Solo uno tra i tanti, il maggiore, colui che
-pur non essendo ancora uomo non è più bimbo, Lionello, mangia appena e
-a malincuore; il cibo gli ripugna per l’ansietà costante che lo accora.
-
-Anatroccolo per non sembrare villano, mangia a fior di labbro benchè
-la fame, sua fedelissima amica, lo spingerebbe ad affrettarsi; Rando si
-passa le posate da una mano all’altra non conoscendone il perfetto uso,
-e Ciuffolo, per non perdersi d’animo, prende con le dita i pezzetti di
-pane abbrustolito che navigano nel brodo.
-
-Trascorsi i primi minuti la gaia tavolata si ridesta più vispa che mai;
-tutti quei capi biondi e bruni si muovono, si agitano incompostamente.
-Il vivacissimo cicaleccio ricomincia, e continua per tutto il desinare.
-
-Alla zuppa santè, al fritto composto alla bolognese e ad un timballo
-di piccioni, segue un piatto di sparagi al burro. La cosa è novissima
-per la maggior parte dei convitati e alquanto imbarazzante. Non sanno
-da qual parte incominciare se dal bianco o dal verde; Anatroccolo, per
-non sbagliare, mangia tutto con somma compostezza; Rando e Celestina
-guardano ai loro sparagi con occhi scrutatori e non sanno decidersi
-a mangiare quegli affari bianchi e verdi che sembrano tanti birilli
-da giuocare a bocce; Ninì dopo essersi affaticato inutilmente per più
-di un minuto, tentando di infilare nella forchetta la punta di uno
-sparagio, giunto al colmo dell’irritazione si rivolge a un cameriere
-che passa e gli grida:
-
-— Porta via questa roba! —
-
-L’educazione molto sommaria di Ninì stupirebbe senz’altro Dorry e
-Fauvette, se esse intendessero la lingua parlata dall’edificante
-marmocchio.
-
-Al gelato di fragole, ogni convitato ha una piccola coppa di
-_champagne_. Toti prega Ninì di fare un brindisi. Il piccolo giullare
-che è già in via di eccitamento si rizza su la sua seggiola e comincia
-a parlare e a parlare, mescolando gl’insegnamenti delle suore con
-pensieri suoi in un pandemonio di frasi spropositate che accresce il
-buon umore degli ascoltatori.
-
-— Gesù fece il cielo e poi fece la carta e poi disse non desiderare la
-roba d’altri, e nell’ottavo giorno si riposò. E quando sposò Cana fece
-il vino ed io ti _dicio_ che il vino è buono. Evviva Toti! —
-
-Tutti rispondono ad una voce: «evviva!»
-
-La festa continua allegramente e, tolte le mense, ricomincia il ballo.
-
-In un angolo Anatroccolo e Toti conversano sommessamente.
-
-— Dunque non ne sai nulla? — riprende Toti.
-
-— Non più di quello che ve ne ho detto.
-
-— Ed ora dov’è?
-
-— È tornata; ma la povera Allodola sta molto male!
-
-
-
-
-VI.
-
-L’Allodola.
-
-
-La carrucola compie qualche giro cigolando, mentre la catena cade
-abbandonata su la sponda del pozzo; Arabella ha sollevato la secchia
-ricolma, e a stento, destreggiandosi col braccio libero per mantener
-l’equilibrio, si avvia a piccoli passi. L’ora crepuscolare è prossima;
-i passeri si raccolgono su gli alberi più densi di fogliame; la
-capinera è ritornata alla sua macchia e canta dolce — come dicono i
-bimbi — canta piano, perchè il sole discende e più si fa bello quanto è
-più presso a morire.
-
-C’è chi ritorna da lontano e va per la strada silenziosamente con
-le sue bisacce su le spalle; c’è chi pensa all’amore e stornella dai
-grandi olmi; qualcuno empie un sacco delle verdi foglie degli olmi per
-apprestare il cibo ai buoi, mentre vede un’aia remota, una finestra
-fiorita di garofani, un luminoso sorriso di occhi belli. Ed è come
-sempre, quando il sole muore nel gran sereno dell’aria, come sempre:
-dalla terra si leva un dolcissimo saluto che lo segue oltre ai piani,
-oltre ai mari, nel paese lontano lontano lontano che solo le fiabe
-sanno.
-
-Ogni casa getta il suo lieve alito di fumo dalla fiammata d’oro che
-è tutto il suo cuore. Qualche bimbo siede su la soglia erbosa ad
-attendere coloro che stanno per tornare, e qualche fanciulla si fa sul
-limitare dell’aia, a guardare il cielo che tutto si arrossa.
-
-Arabella ha intrecciata fra i capelli una ciocca di fiori di
-biancospino, l’ha raccolta mentre andava al pozzo; è l’unico
-adornamento che le sia concesso. Ella prosegue per la viottola
-tortuosa, nascosta fra due siepi altissime e ascolta i tenui suoni
-delle campane che giungono, per lei, da misteriose lontananze, da paesi
-di felicità, dove si può cantare, dove si può riposare.
-
- [Illustrazione: Arabella ha intrecciato fra i capelli una
- ciocca di fiori di biancospino. (pag. 162.)]
-
-La viottola è già nella penombra, vi trascorrono i passeri da siepe
-a siepe in rapidi frulli; tutto un ricamo di luci si intravede a
-volte fra le rame molto spesse; pare un drappo di seta, di ricca seta
-trapunta d’oro e constellata di tante gemme quante ne ha il cielo
-crepuscolare. Le allodole volano sui grani, cercano il loro nido; ma
-non cantano; tutt’al più hanno un gorgheggio sommesso, si chiamano a
-vicenda, si raccolgono per riposare sotto le stelle nella fittissima
-selva dei grani.
-
-— Arabella?
-
-— Vengo.
-
-— Spicciati, chè ti aspettiamo. —
-
-Non risponde, cerca di affrettare il passo ma il peso della secchia
-è soverchio ed ella è esile come un vimine; se passasse Zulù potrebbe
-aiutarla. Chi sa mai dove sarà, a quell’ora, il fanciullo dalla chioma
-leonina.
-
-Non ricorda quante volte sia andata al pozzo in quel giorno ad
-attingere l’acqua. Il tragitto è lungo e la secchia troppo pesante;
-ella ne ha le braccia rotte ma non può lamentarsi, perchè mamma Tuda
-ride della debolezza di lei e la canzona, e le dice che quando ella
-aveva dieci anni, anche se faticava tutto il giorno, la sera aveva
-ancora in mente i giuochi e le corse e andava ai convegni con le
-compagne e, di primavera, al tempo del plenilunio, ballava finchè le
-stelle non erano al colmo del loro viaggio. Dormiva appena e sorgeva
-col sole, più forte, più allegra che mai. Arabella doveva vincere la
-pigrizia e piegarsi alla fatica per divenir forte, altrimenti il minimo
-male l’avrebbe fatta morire.
-
-Arabella sorride, pensando che non tutti nascono uguali e non tutti
-possono battere le stesse vie; ciò che per uno è facile riesce
-impossibile ad un altro. Mamma Tuda è una donna brutta e forte; pare
-tagliata con l’accétta da una ceppaia di quercia, tanto è nocchieruta.
-Non è cattiva; ma l’anima sua risponde al suo corpo: è dotata di una
-sensibilità limitatissima. Inoltre non sa persuadersi che gli altri non
-debbano fare ciò che ella ha fatto, e non per egoismo, ma per l’intima
-convinzione che debba giovare alla salute. Arabella vive con lei da
-cinque anni.
-
-— Andiamo, dammi la secchia; non sarai morta, si spera.
-
-— Pesa tanto, mamma Tuda!
-
-— Dio! Sembrate nata da un grillo e da una formica! Dovreste correre,
-con un peso simile! Vedo già che non riuscirò ad ottenere nulla di
-buono da voi.
-
-— Vi occorre altro, mamma Tuda? —
-
-Mamma Tuda che stava per rientrare in casa si sofferma su la soglia e
-si volge a guardare la fanciulla:
-
-— Come ti senti?
-
-— Non c’è male.
-
-— Hai veduto Giovanni?
-
-— Sì.
-
-— E che ti ha detto?
-
-— Ha parlato molto e non ho capito niente.
-
-— Non ti ha ordinato qualche medicina?
-
-— Ha detto che la mattina me ne vada scalza per le guazze e che beva
-due bicchieri di acqua di fonte tutte le sere prima di andare a letto
-e che, al primo plenilunio, raccolga la nepitella e il serpillo che
-crescono vicino all’olmo dei Buva.
-
-— Per che farne?
-
-— Debbo metterli in fusione nell’olio caldo, poi imbeverne un piccolo
-cuscino di lana d’agnello, esporlo al sole e alla luna in cima ad un
-pioppo per tre giorni di seguito e metterlo poi sotto il mio capezzale.
-
-— Ha detto che guarirai?
-
-— Ha detto ch’io provi.
-
-— E null’altro?
-
-— Null’altro, mamma Tuda.
-
-— Va’, va’, non credere a tutte queste storie. Giovanni non sa che
-ingannare il prossimo. Già quando si deve morire si muore e non c’è
-medico che tenga. Dai retta a me, che sono ormai vecchia, e non ho
-avuto una sola volta la febbre in vita mia: non ti risparmiare, fatica
-quanto più puoi, non aver paura nè del caldo nè del freddo; nè del
-vento nè della tempesta; cammina diritta e allegra sempre, e se senti
-freddo corri, ma non rifugiarti in casa, vicino al fuoco, come un
-vecchio cane. E se il sole ti abbrucia, soffermati a un’ombra, ma non
-ti accasciare nel sonno e non dolerti. Gli alberi vivono cent’anni,
-mill’anni perchè stanno sempre sotto il cielo; noi moriamo giovani
-perchè abbiamo paura di tutto. Se il Signore ci ha messo quaggiù ed ha
-voluto l’inverno e l’estate, vuol dire che dobbiamo tollerarli in santa
-pace. Poi ascolta, bambina: se non avrai paura del sole e ti lascerai
-cuocere al suo fuoco tanto da diventar bruna e rossiccia come la buona
-terra, il grande inverno e il freddo rigidissimo non potranno farti
-alcun male perchè sarai come l’acciaio temprato; ma se vorrai essere
-bianca e ti farai schiava dell’ombra, allora crescerai come il grano
-che si fa nascere nelle cantine per adornarne i sepolcri. Un nulla
-potrà farti morire. —
-
-Arabella ascolta senza fiatare. Gli occhi suoi grandi, cerchiati
-leggermente di azzurro, sono fissi su l’estrema luce solare.
-
-— Ora ti senti molto stanca?
-
-— No, mamma Tuda.
-
-— Puoi andare alla Celletta e chiamar gli uomini perchè vengano a cena?
-
-— Ci anderò.
-
-— Brava, vinci la pigrizia, e la notte ti passerà come un sospiro, nel
-sonno. —
-
-Mamma Tuda riprende la secchia che aveva posata sulla soglia dell’uscio
-e scompare nell’andito della vecchia casa. Arabella, raccolto da
-terra un vinciglio, si avvia al suo lungo cammino. Dalla prima aurora
-è in moto e vorrebbe vincersi e andar sempre con rinnovata lena come
-desidera mamma Tuda; ma sente che le forze vengono a mancarle.
-
-La sua volontà è forte e la regge ancora e fa sì ch’ella prosegua
-a passo a passo verso la nuova mèta; se così non fosse, a quell’ora
-sarebbe già caduta per il grande abbandono della stanchezza. Una volta
-non soffriva tanto; solo da qualche tempo si sente finire. Le vecchie
-donne dicono che una triste malìa la trasfigura e l’uccide.
-
-Era bruna dal sole e bella, vispa ed agile come una cerbiatta;
-ora ha fatto il colore delle piccole nubi mattutine e come quelle
-pare si disfaccia. La sua voce è anche più fioca, sì che si leva
-dolcissimamente velata e poco regge al canto.
-
-L’allodola ferita che più non può tentare il gran volo risponde così,
-dai prati ove è caduta per non più levarsi, alle compagne che la
-chiamano nell’alto.
-
-E Arabella era detta l’Allodola. Nessuno come lei sapeva trasfondere
-nel canto la pura freschezza della gioia sì nelle cantilene infantili
-come negli stornelli a distesa; era detta l’allodola bella, fra le
-compagne che la guardavano meravigliate sorridendo.
-
-Ora non più. Le stelle che trascorrono nei cieli estivi non lasciano
-alcuna traccia nella tranquilla serenità.
-
- ❦
-
-Dolcemente trascolorando, la luce del giorno è scomparsa. Dai campi
-dei Buva è sorta la grande spera lunare. Era ancora alto il crepuscolo
-quando la luna ha acceso un’aurora vermiglia dietro i lunghi rami
-dei salici, ed è sorta tutta ricinta da una grande corona di spine ai
-limiti dei campi, laggiù dove sorgono le case dei Buva. Poi si è fatta
-sempre più bianca quanto più si è avvicinata alle stelle. Ora ha preso
-il suo regno incontrastato.
-
-Arabella cammina ancora; la Celletta è tuttavia lontana. Ella procede
-lentamente e batte il vinciglio su le prode dei fossi con gesto
-automatico.
-
-Mamma Tuda dice che la stanchezza accresce l’appetito, ma Arabella
-non sente volontà di prender cibo; vorrebbe abbandonarsi su l’erba e
-chiudere gli occhi.
-
-Gli usignoli non sono ancora partiti; ogni frutteto è cinto da una
-corona di nidi e sarebbe dolce rimanersene all’aperto sotto alle
-stelle, in quella solitudine. Il bel maggio impera; non fa più freddo,
-le notti sono tepide e tranquille; ma la gente dice che quando la luna
-si leva in quintadecima non bisogna dormire all’aperto.
-
-Molti sono stati colti dal farnetico, chè han voluto beffarsi
-dell’insegnamento e rimanersene sui prati a dormire sotto l’influsso
-dell’astro malefico.
-
- [Illustrazione: Ad un punto della via, Arabella ode un
- frastuono e si sofferma (pag. 173.)]
-
-E Arabella prosegue. Le par di sognare i sogni incerti e dolenti che dà
-la febbre.
-
-Ad un punto della via ode un frastuono e si sofferma. Oltre una siepe
-di canne vede, in un prato, un povero vecchio cane seduto verso la
-luna. Ha il muso levato al cielo e le orecchie raccolte in atto di
-spavento. Si distingue con chiarezza nell’alta luce lunare. È un cane
-malato che se ne va randagio pei campi perchè tutti lo scacciano;
-la sua malattia è la sua condanna estrema; fa schifo e gli uomini
-ch’egli adora lo accolgono a sassate. Va d’aia in aia, di casa in casa,
-scodinzolando umilmente; si avvicina con somma lentezza e striscia
-su la terra per dimostrare ch’egli è pronto anche a ricevere le busse
-purchè lo accolgano, e gli occhi, che hanno tanto di umano, si levano
-supplichevoli e dolci. Nessuno lo avverte dapprima; poi, quando lo
-hanno scorto, gli si avventano contro a minaccia. Deve fuggire. Si
-sofferma un poco più lungi a sogguardare la casa nemica e riprende
-la via annusando qua e là, in cerca di qualche rifiuto. I viandanti
-gli fanno la stessa accoglienza; un cane randagio porta scritta negli
-occhi, nell’incedere stesso, la sua sventura, si riconosce fra mille.
-Per salvarsi dalle pedate e dai sassi è costretto ad andarsene sotto
-alle siepi, e deve evitare i compagni suoi che sono molto più temibili
-degli uomini e, vedendolo ridotto in tale stato, incoraggiati dalla sua
-debolezza, lo finirebbero a morsi.
-
-Fa pietà. Ha la testa smisuratamente grossa, le orecchie
-incartapecorite, il corpo ridotto quasi allo scheletro; trema tutto
-su le sue larghe zampe, e, rivolto alla luna, che pare abbia eletta a
-confidente di tutte le sue miserie, allungandosi quanto più può, fra
-pause pensose, lancia arditamente una serie di mugolii, di guaìti,
-di latrati i quali si ammorzano in languide cadenze o salgono a note
-superacute e laceranti.
-
-Canta o piange? I monelli dicono ch’egli voglia imitare l’usignolo.
-Anche gli usignoli sentono il fàscino della luna piena e cantano a
-perdifiato tutta la notte; così fa il cane solingo: si confida, riversa
-l’esuberante piena de’ suoi sentimenti in seno alla bianca madonna
-notturna. Sempre solo, gli alberi lo ascoltano e gli alberi sono
-spettatori tranquilli che non sanno disapprovare.
-
-È un crescendo spaventosamente appassionato. Dapprima il cantore
-fissa la luna; si irrigidisce, si concentra, pone l’anima sua
-in comunicazione con la pupilla aperta nei cieli. I grandi occhi
-sporgenti gli si inumidiscono sempre più; la piena sentimentale sta
-per isgorgare. E l’accenno, preludiante la sinfonia, si fa udire in un
-leggero guaìto che tremola come una fiammella al vento e si spenge ad
-un tratto. È la prova; la voce regge. Dopo una sosta segue un secondo
-accenno, poi un terzo, un quarto, e l’ansia, l’affannosa passione,
-il lacerante spasimo aumentano con l’aumentar della voce che non ha
-più legge, che non ha più le usuali tonalità e, in una disfrenata
-scorribanda, si libera al vento con una infinita varietà di gorgheggi,
-di vocalizzi, di salti prodigiosi, da note cavernose a note acutissime
-di trilli e di cadenze tragiche. La grande anima straziata si appalesa
-alla luna e non importa se quella musica barocca non giunge al nostro
-intendimento: è musica degna di un cane.
-
-La povera bestia si è manifestata, ora trema e scuote la grossa testa.
-
-Arabella guarda; la cosa la distrae; si sente riposare un poco; ma più
-si diverte perchè il cane non è solo.
-
-I figli dei Buva, i figli dei Mirès che vagavano pe’ campi, hanno
-scovato il solitario cantore e gli hanno fatto circolo intorno.
-
-Il vecchio cane non si sgomenta; forse si intenerisce pensando che per
-la prima volta in vita sua gli uomini lo comprendono. Continua la sua
-solfa, i grandi occhi aperti su la fida compagna dei cieli.
-
-La stranissima scena fa sorridere Arabella.
-
-Nella luce lunare i fanciulli trascorrono squassando le chiome che a
-volte paion tutte d’argento, e saltano, ridono, corrono trascinandosi,
-mentre al centro della corona, come un maestro d’orchestra, siede il
-cane compostamente.
-
-Altra volta Allodola avrebbe passata la siepe per unirsi ai compagni,
-ora, chinata la testolina bionda, riprende la sua via che è lunga, che
-le pare eterna e che non sa di poter compire.
-
- ❦
-
-— C’era una volta un Re di Francia che era molto amante della caccia.
-Un giorno, andando a caccia, i cani principiarono a urlare fortemente.
-E lui va per tirare a una fiera e invece ci trova una bellissima
-donna. Il Re, sorpreso di questa bellissima giovane, voleva sapere
-la ragione perchè l’aveva trovata sola in questo bosco, abbandonata:
-perchè stava in una grandissima afflizione? Lei dunque gli disse che
-facesse della sua vita quel che voleva, ma che non le strappasse il
-segreto de’ suoi natali. Il Re rispettò il suo segreto, la fece mettere
-in Corte, le dette il suo quartiere e disse che fosse rispettata come
-una di famiglia. Dopo alcun tempo il Re andò a far visita alla bella
-incognita e s’accòrse da’ suoi modi gentili e dal suo dolore che
-doveva appartenere ad una famiglia illustre e distinta. E quindi se
-ne innamorò talmente, che pensò di farla sua sposa. La madre del Re,
-indispettita di sentire che doveva avere per nuora una sconosciuta
-trovata in un bosco, giurò che ne avrebbe fatto crudele vendetta e
-che il sangue dei Reali di Francia non si sarebbe mai contaminato con
-una sì vile sposa. Difatti, dopo pochi mesi che il Re aveva sposata
-questa sconosciuta, arrivò un corriere d’Inghilterra, intimando al Re
-un’improvvisa guerra....
-
-— Viene Allodola.
-
-— Dov’è?
-
-— Dietro la siepe, laggiù.
-
-— State zitti! —
-
-Si tacciono e il novellatore continua:
-
-— Il Re non poteva intendere come l’Inghilterra volesse fare a lui la
-guerra senza alcuna ragione. Ma per meglio accomodare le cose, pensò
-di andare lì da sè con un piccolo esercito, per conoscere la ragione di
-questa intimazione....
-
-— Eccola, eccola! — esclama Bocca-di-fiore.
-
-Solo Zulù si volge, gli altri monelli seguono intenti le parole del
-novellatore.
-
-Sono seduti sotto una quercia, tutti raccolti intorno alla ceppaia su
-la quale siede il vecchio bifolco che ama i bimbi e li intrattiene la
-sera con le sue fiabe.
-
-Il plenilunio è sereno; l’orizzonte notturno si estende come su
-l’aurora per vastissimo giro intorno. Si scorgono le cose lontane
-distintamente; tutto ciò che è in luce risalta con nitidezza per i
-forti contrasti dell’ombra.
-
-La quercia è sola, non altri alberi le sorgono intorno, è il ritrovo
-consueto degli uomini che abitano nelle poche case aggruppate a qualche
-distanza da lei, è la sosta dei pastori che conducon le greggi nei
-prati che le si aprono innanzi. Cresciuta nell’amore degli uomini, ha
-esteso il giro dei suoi rami ampiamente.
-
-Bocca-di-fiore si leva: Arabella è giunta.
-
-— Sei venuta ad ascoltare Benedetto? — le chiede.
-
-— No.
-
-— Dove vai allora?
-
-— Alla Celletta.
-
-— Per che fare?
-
-— Vado a chiamare gli uomini perchè vengano a cena.
-
-— O non lo sanno da loro, che debbono ritornare?
-
-— Mamma Tuda ha voluto così.
-
-— Non ti fermi?
-
-— Non posso.
-
-— Mi pare che tu sia molto stanca, Arabella.
-
-— Sì, sono stanca.
-
-— E perchè non ti riposi?
-
-— Perchè mamma Tuda mi aspetta.
-
-— Lasciala aspettare! Siedi qui, fra noi. Benedetto racconta una
-bellissima favola, ti divertirai. Dopo ti accompagnerò a casa, e verrà
-anche Zulù. È vero che verrai? —
-
-Zulù scrolla il capo affermativamente. Egli guarda Arabella ed è pieno
-di affettuoso sgomento; al suo occhio scrutatore non isfugge il pallore
-estremo della fanciulla, onde le chiede in tono sommesso:
-
-— Allodola, non ti senti bene, è vero? Di’ la verità? —
-
-Arabella lo guarda e sorride con tristezza.
-
-— Che cos’hai? — le domanda Bocca-di-fiore avvicinandosele e
-guardandola fissamente; — Dio, come sei pallida! Ti duole il capo?
-
-— No, sono stanchissima, non mi reggo quasi più.
-
-— Riposati, riposati, e se Benedetto ti annoia, andremo un poco più
-lontano. Vuoi dormire? —
-
-— Non ho sonno.
-
-— Sono alla Celletta i figli di mamma Tuda? — le chiede Zulù.
-
-— Sì.
-
-— Allora aspettami; corro ad avvisarli perchè vadano a casa. Sarò qui
-fra pochi minuti; aspettami, torneremo insieme. —
-
-Arabella gli sorride assentendo; Zulù si volge, prende lo slancio e si
-allontana a grandi balzi rapidamente.
-
-Siedono un poco in disparte. Benedetto continua a narrare le avventure
-del reuccio; non si ode che la sua voce tranquilla, perchè gli
-ascoltatori non fiatano, respirano appena. Essi sono seduti sulla nuda
-terra come un gregge raccolto intorno al pastore che veglia. Nelle
-prossime case lucono le lampade dalle aperte finestre. La quercia,
-nella chiarezza plenilunare, si inargenta ai bordi, si trasfigura
-soavemente per il sogno delle piccole anime che accoglie. Le stelle
-pare si levino lontanamente dai prati tutti fioriti di ranuncoli d’oro.
-Arabella china il mento al seno; non sa e non può ascoltare. Ella è
-giunta senza che i compagni l’abbiano avvertita, solo due, fra i tanti,
-si sono levati ad incontrarla, quelli che più le son presso al cuore;
-gli altri, poichè ella tace, l’hanno dimenticata. Chi può ricordare
-tutte le luci stellari, tutti gli usignoli che giungono al tempo del
-sole nuovo? Una volta l’avrebbero udita di lontano e si sarebbero
-raccolti sulla sua via — ora non più, perchè la voce di lei non sa
-assorgere fremendo in un vasto impeto di gioia. I passeri si adunano
-su gli alberi fronzuti, folti, densi di fogliame, e gli alberi che han
-perduto il loro verde rimangon sempre deserti.
-
-— Vuoi dormire? — le ripete Bocca-di-fiore.
-
-Arabella scuote il capo negativamente.
-
-— Guarda, puoi appoggiarti qui, sulle mie ginocchia, io non sono
-stanca. Canterò pian piano, perchè tu prenda sonno meglio.
-
-— Grazie; ma fra poco dovrò ripartire.
-
-— E come farai a giungere fino a casa, se non puoi reggerti?
-
-— Mi aiuterà Zulù.
-
-— Zulù ti vuol bene, sì. Ti guarda come se tu fossi la sua sorella.
-Domani non ti alzerai, è vero? Noi verremo a tenerti compagnia.
-
-— Domani è lontano! —
-
-Bocca-di-fiore sorride. Come mai lontano se non c’è che il volgere
-di poche ore? Lo spazio di un brevissimo sonno? Si può dire che si
-veda già l’alba quando ancora sono nel cielo gli ultimi bagliori
-del crepuscolo, tanto la notte è breve! Ma Arabella è malata, e vede
-tutto con occhi diversi e le ore sembreranno eterne al suo soffrire.
-Bocca-di-fiore intende ed accarezza il pallido volto dell’allodola
-stanca.
-
-Sotto la quercia millenne, coronata di luce e di stelle, il novellatore
-ritesse, come ritesson nei cieli le costellazioni, un’eterna trama che
-guida i giovani cuori sulle vie del sogno.
-
- ❦
-
-— Addio, Arabella; riposa bene; domani verrò a salutarti.
-
-— Addio. —
-
-Bocca-di-fiore svolta per una viottola ed abbandona i compagni. Ella
-è giunta alla sua casa che sorge ai piedi di un monte sul quale è un
-castello in rovina.
-
-Si volge qualche volta, poi procede di corsa. Arabella e Zulù si
-perdono nella notte.
-
-— Appòggiati alla mia spalla. Vuoi che ti porti?
-
-— No.
-
-— Ma non puoi camminare, vedi? Le forze ti vengono meno e la strada è
-lunga.
-
-— Andremo adagio.
-
-— Sia come vuoi. —
-
-Procedono in silenzio per buon tratto. Arabella è scossa a quando a
-quando da un brivido freddo, si appoggia al compagno con abbandono,
-e socchiude gli occhi cercando difendersi così dai violenti capogiri
-che la colgono; ella intravede intorno a sè forme strane, e le cose
-che distingue assumono agli occhi suoi aspetti diversi dai consueti e
-tutto trascorre a volte in una rapidissima ridda tantoch’ella si sente
-venir meno la terra sotto i piedi, e deve soffermarsi per non cadere.
-Le sue mani sono fredde, mentre la fronte e le guance le si accendono
-di un rossore improvviso, il viso le brucia e gli occhi le si fanno più
-lucenti, più profondi e più ardenti nella atonia della febbre. Zulù,
-che la regge tutta, la sente tremare e non le parla e non l’interroga
-più, per paura di farle male. Anche il parlare può nuocerle; egli sa
-che ai malati si raccomanda il silenzio.
-
-La guarda con infinita tenerezza. Povera Allodola sua ch’egli teneva
-tanto cara e per la quale avrebbe attraversato il fuoco senza temere nè
-il dolore nè la morte!
-
-Egli non ha altro al mondo che quella sua dolce sorella d’amore.
-Si sono incontrati tante volte al lavoro pei campi e tante volte la
-sera, prima di andare alla ricerca di un qualsiasi luogo ove poter
-dormire, l’ha accompagnata fino al limite dell’aia, chè da lungo tempo
-una soave intimità li ha uniti. Per tale affetto l’anima di Zulù si
-era ingentilita. Egli andava su l’alpe a raccogliere certi fiori che
-piacevano ad Arabella e, al tempo delle more, si cacciava per tutti i
-roveti pur di portare una piccola corba, ricolma dal frutto saporoso,
-alla compagna sua. Lasciava i suoi doni su la finestra e fuggiva prima
-che Allodola li vedesse per non trovarsi poi imbarazzato.
-
-Era una dolce consuetudine di molte primavere, di molti autunni
-e Allodola era diventata la sua dolce sorella. Così si uniscono,
-nell’alto, le piccole nubi che un medesimo vento sospinge.
-
-— Zulù?
-
-— Che vuoi?
-
-— Vai in città, domani?
-
-— Sì, Arabella.
-
-— Sai dove abita Suor Lucia?
-
-— Lo so.
-
-— Allora dille che venga a vedermi, dille che venga a prendermi... non
-posso reggere più.
-
-— Ti senti molto male?
-
-— Sì, molto. —
-
-È la prima volta ch’ella confessa il suo male, e deve essere grande
-perchè ha fatto l’abitudine ai patimenti e non se n’è lagnata mai.
-
-— Vuoi riposare un poco?
-
-— Sì. —
-
-Siedono sul margine del fosso, sotto la siepe fiorita. Arabella
-socchiude gli occhi, il suo respiro è breve e frequente. Abbandona
-il capo sulla spalla del compagno come vinta da una insostenibile
-angoscia.
-
-Zulù tace; guarda innanzi a sè fissamente, pieno di sgomento.
-
-Sarebbe tanto bella la notte nell’incantesimo lunare! Dalla prossima
-selva di Lucchetto giunge un sommesso stormire che si accompagna al
-verso dei grilli.
-
-C’è, nella selva, un gruppo di querce il quale si apre a semiarco e
-racchiude uno spazio erboso; dietro le rame si intravede la linea dei
-prossimi colli, il castello in rovina, la casa di Bocca-di-fiore e le
-viottole rupestri che vi si inerpicano tortuose.
-
-È un piccolo anfiteatro creato con arte mirabile dal capriccio della
-natura, l’antico ritrovo dei fanciulli. In quel luogo Zulù incontrò per
-la prima volta Arabella. C’era un soffuso color di perla pei cieli, e
-l’esilissimo arco lunare, simile a un falcetto d’agata nebulata, pareva
-pendesse dagli alti rami. Allodola era stata affidata da poco tempo
-alle cure di mamma Tuda: era pallida anche allora, ma forte; il viso
-pareva più esile fra l’ampio espandersi dei biondi capelli ricciuti.
-
-Cantava. I monelli le avean fatto cerchio intorno; ella segnava
-gorgheggiando un’aria di danza al ritmo dei piccoli piedi. Zulù rimase
-in disparte a guardare. La selva di Lucchetto non gli era parsa mai
-tanto bella, nè il cielo così terso e sereno. E quando seguì la via che
-gli segnava la stella del pastore, pensava già di ritornare la sera
-seguente. Ritornò. Avvenne poi che Allodola lo prendesse a benvolere
-e Zulù ebbe così una sua buona sorella ch’egli tenne in amore e per la
-quale tutto si profferse pur di tornarle grato.
-
-E per forza di cose, per le loro consuetudini, s’incontrarono ogni
-sera, come da noi, nelle notti serene, s’incontrano le stelle allo
-stesso punto dei cieli.
-
-Quando Arabella andava ad attingere l’acqua al Pozzo delle rose,
-avveniva che Zulù si trovasse sulla via di lei; volgevano le ore
-estreme del giorno. Egli le prendeva la secchia e gliela portava
-ricolma e stillante fino al limite dell’aia. Il compenso era un niente,
-una buona parola; egli se ne sentiva rincorare perchè per la prima
-volta era caro a qualcuno nel mondo.
-
-Il richiamo di due assiòli riempie di vaga tristezza il silenzio
-notturno; un’ultima campana suona da molto lontano e Zulù si volge
-per vedere se giunge qualcuno. La viottola è deserta. Arabella non ha
-più moto, sembra addormentata, solo egli ode il suo respiro frequente.
-Vorrebbe destarla perchè la strada da percorrere per giungere alla casa
-di lei è ancor lunga, ma lo dissuade il pensiero che un breve riposo la
-rinfranchi e attende in un’ansietà che sempre più si accresce.
-
-A quell’ora dovrebbero passare per di là i boari, ma non si vedono, nè
-si odono cantare; avranno preso forse una via diversa.
-
-Non si muove per timore di disturbarla, trattiene quasi il respiro;
-le mani di lei che sono cadute in abbandono, sfiorano le sue, ed egli
-le sente fredde, gelide; paion di marmo. Vorrebbe riscaldargliele
-col fiato e non osa: è ridotto ad una volontaria immobilità, perchè
-ella non abbia a destarsi di soprassalto e soffrirne. Ma frattanto il
-prolungato sonno lo riempie di una perplessità paurosa, che il silenzio
-e la solitudine notturna accrescono.
-
-Ad un tratto gli pare scorgere ad una estremità della viottola un’ombra
-che si avvicina; ecco si fa più grande, si distingue con maggior
-nitidezza, sarà forse Simone, il pastore; ma non ha tempo di volgere
-gli occhi che è già dileguata. Sono i giuochi del vento e delle ombre
-lunari. Tante volte nella sua vita solitaria sarebbe fuggito urlando,
-se non si fosse reso conto di simili apparenze di inganno.
-
-La consuetudine di misurare il tempo sul cammino degli astri gli denota
-che l’ora è tarda; converrebbe affrettarsi, e Allodola dorme tuttavia.
-Fa per volgersi, quando sente che il capo di Allodola si muove ma
-piano, senza scatti, senza la rapidità consueta di chi si distoglie da
-un sonno breve; si muove, gli scivola lentamente sul petto, gli cade
-con pesantezza su le ginocchia. Zulù si sporge a guardare; il respiro
-rattenuto: un gelo di morte gli stringe il piccolo cuore.
-
-Ella non ha riaperto gli occhi, giace con la bocca socchiusa ed i
-capelli sparsi.
-
-Vorrebbe chiamarla e non osa ancora; ha paura e non sa di che: di una
-cosa grande, incommensurata: di tutto ciò che ha avvertito appena nelle
-profonde notti e che ora gli si presenta spaventosamente al pensiero.
-
-Sono soli e lontani dall’abitato; tanto soli così fra i campi deserti!
-
-Ad un tratto le posa una mano sul viso, ed il caldo che ne risente
-ridesta in un attimo tutta la sua energia assopita. Si leva, si
-protende sul corpicciuolo della piccola sorella, lo solleva tra le
-braccia senza fatica, e s’incammina affrettandosi quanto più può verso
-la casa di mamma Tuda. Arabella ha riaperto gli occhi, sono pieni di
-smarrimento ma sorridono, sorridono vagheggiando una cosa lontana e
-indefinita.
-
- Su l’alto mare c’è una barca d’oro;
- Piccola mamma mia, fammi sognare
- Chè giunge il sonno de la buona morte.
-
-È il delirio febbrile. Zulù non vorrebbe ascoltarla, non la guarda
-perchè è sì trasfigurata, che gli darebbe pena. Si affretta, corre
-ansimando e trattiene un aspro singhiozzo, che gli tumultua dentro.
-
-Da lontano si leva un grido che agghiaccia il sangue dell’adolescente.
-Sono le anatre selvatiche che trasmigrano sotto la luna. Dicono i
-vecchi che sul loro cammino passa l’ombra della sventura.
-
-
-
-
-VII.
-
-Il segreto di Suor Lucia.
-
-
-C’è un luogo nel giardino di Toti, un luogo recondito, nascosto da
-grandi alberi, che la zia Emma ha battezzato l’estrema Tule; Toti lo
-ha eletto a suo ritrovo perchè vi si sente più solo e padrone. Ivi, coi
-compagni suoi, organizza le grandi spedizioni, le imprese eroiche; ivi
-fu meditata la spedizione alla Casa lucente che andò poi in fumo per
-nuovi avvenimenti sopraggiunti, i quali distolsero i piccoli eroi dal
-fermo proposito preso.
-
-L’estrema Tule è situata fra il laghetto ed un vecchio muro sgretolato,
-ricoperto in parte dall’edera; tanto è remota dal resto del mondo, che
-non vi giunge alcun suono; tutt’al più vi si udrà, a quando a quando,
-il canto di Tomaso o il grido delle oche; ma il primo, senza troppa
-immaginazione, può essere scambiato col canto di guerra di un popolo
-selvaggio, e il secondo col ruggito di qualche leone che si avanzi per
-dare l’assalto all’accampamento. Tutto sta a convincersi che la cosa
-sia vera: giunti a tale convinzione, si avverte realmente il brivido
-della paura, e in tale stato si può uccidere un’oca con lo stesso
-coraggio che occorrerebbe per affrontare un leone. Non si tratta che di
-un lieve spostamento di termini e di valori.
-
-E tali spostamenti sono frequentissimi nell’estrema Tule, sono la
-necessaria linea decorativa dell’ambiente. Un giorno un vecchio gatto
-che passa su lo scrimolo del muro sgretolato sarà una tigre della
-giungla, di quelle che parlano in inglese, secondo Kipling, e una
-spedizione si organizzerà per uccidere il feroce mammifero; un’altra
-volta nelle altitudini celesti si avvertirà il condor, l’uccello
-rapace, e allora tutto l’accampamento si pone in moto, e chi afferra
-la sua cerbottana, chi lo schizzetto, chi il fucile di canna, chi la
-fionda. La caccia è aspra, accanito l’inseguimento che non si arresta
-finchè dalle sue altitudini il condor non precipiti esanime fra gli
-steli, nelle spoglie di una misera libellula.
-
-Così un albero può trasformarsi in un gigante pauroso; una distesa
-di funghi in un esercito di gnomi dal cappuccio bianco e rosso; il
-tranquillo razzolare di una gallina fra le foglie secche, nel cauto
-avvicinarsi di un serpente boa; il canto di una raganella, nelle
-grida incomposte di una tribù di cannibali; così l’estrema Tule è, a
-volta a volta, l’isola di Robinson Crosuè, un deserto africano, una
-catena di montagne, una foresta vergine, un sotterraneo misterioso, un
-palazzo incantato, una nave corsara, un pallone dirigibile, un immenso
-proiettile lanciato in viaggio verso la placida luna. E a tali sue
-molteplici trasformazioni non reca danno da un lato, la vicinanza del
-pollaio; dall’altro, quella delle scuderie.
-
-Il giovedì è sacro all’estrema Tule; le scuole sono chiuse, e i
-compagni di Toti stanno in riposo tutto il giorno.
-
-Passato il meriggio, convengono al ritrovo stabilito. Fra i più assidui
-sono Carciofo e Anatroccolo, i quali giungono di contrabbando passando
-per le scuderie.
-
-Da qualche tempo, però, le imprese straordinarie non formano lo scopo
-di tali ritrovi; una sola cosa preoccupa i piccoli amici e li tiene in
-moto: il segreto di Suor Lucia.
-
-Suor Lucia ha un segreto che l’accòra. La cosa li ha stupiti, perchè
-non potevano pensare che quella figura cerea, tutt’avvolta nello
-zendado nero, ingenua come i bimbi che le si cuciono alle gonne,
-potesse essere stata giovane ed aver avuto qualche avventura; non
-potevano supporre una Suor Lucia diversa da quella che vedevano sempre.
-Ella era nata così, col suo zendado nero, aveva trascorso i suoi lunghi
-anni a pregare e a sorvegliare i figli degli altri, rifacendo sempre
-la stessa via, soffermandosi agli stessi luoghi, entrando nelle stesse
-chiese; così, senza mai mutamento, fin dal primo giorno che il Signore
-l’aveva mandata al mondo perchè avesse cura dei monelli. Per la sua
-coorte Suor Lucia era come le vecchie chiese che sono esistite sempre e
-nessuno le ha create e non moriranno mai.
-
-Era sola, non aveva famiglia, viveva una vita oscura. I bimbi la
-vedevano sempre sotto lo stesso aspetto, vicina e lontana dall’anima
-loro a simiglianza del sole; era naturale che la pensassero una cosa
-eterna.
-
-Tutte le altre persone che partecipavano alla loro vita erano diverse
-e varie, solo Suor Lucia non mutava mai; chiusa l’anima nella sua
-tranquilla fede, come la pallida faccia nello zendado nero, ella non
-assumeva una volta sola un aspetto diverso.
-
-Fosse pur gaio il cielo, lucente di purezze adamantine, inebriante
-dell’umida freschezza primaverile, ovvero monotono, uguale ed
-opprimente sotto alla grigia veste della pioggia, non aveva potere
-di allietare o di oscurare gli occhi azzurri di Suor Lucia. Un velo
-perenne di malinconica dolcezza si distendeva su quelle chiare pupille
-che pareva esprimessero la rassegnata umiltà d’un’anima vinta.
-
-Così i suoi monelli le volevano bene come ad una Madonna viva.
-
-E che altro aveva di umano per loro se non la forma e la parola?
-
-Quando i più grandicelli riseppero che ella era legata al mondo da
-qualche vincolo che ricordava un suo passato diverso, stupirono e la
-guardarono con meraviglia nuova. Essa diventava diversa agli occhi
-loro. La fantasia infantile che aveva fatto di quella vita un semplice
-piano tranquillo ed infinitamente uguale, variò i confini, innalzò le
-sue chimeriche apparenze e ad un tratto, per il suo triste segreto,
-Suor Lucia divenne un’eroina.
-
- ❦
-
-La testa e le mani puntate sull’erba ad imprimere il lancio al
-corpo; i piedi che non si decidono ad abbandonare il suolo per
-paura che l’equilibrio manchi: il corpo che forma un angolo acuto
-e la vesticciuola bianca che si leva senza contegno oltre il limite
-prestabilito, tale è Ninì nell’atto di fare una capriola che non gli
-riesce.
-
-Dietro alle sue spalle, più in vista, Miranda, Doretta e Ciuffolo
-assistono allo spettacolo e stringono le mani unite e torcono il viso
-ridendo e gridando:
-
-— Che cosa si vede! Che cosa si vede! —
-
-Fa un ultimo tentativo disperato; e come l’ardito esperimento non
-riesce, Ninì si leva di scatto tutto rosso in viso e, rivolto ai tre
-marmocchi che lo beffeggiano, grida loro:
-
-— Io sono bravo! E se non lo credi, ti dò un pugno! —
-
-Gli spettatori si lasciano convincere senza fiatare, e Ninì,
-riassettatosi il gonnellino bianco, abbandona il luogo della prova
-fallita guardando distrattamente le cime delle piante e cantarellando.
-
-Ha avuto cura di raccogliere da terra la sua inseparabile bambola e
-se l’è infilata sotto un braccio; ora si dirige verso un punto del
-giardino, ove siede il papà di Toti.
-
-Ninì si sofferma ad una certa distanza e lo considera lungo tempo; come
-deve annoiarsi quel povero signore; ha gli occhi tanto tristi! La pietà
-lo vince e si accosta pian piano finchè gli è tanto vicino che può
-toccarlo. Lo guarda ancora, poi gli dice:
-
-— Senti, Signore, tu ti annoi, vuoi la mia bambola? Potrai giuocare.
-
-— Grazie, caro. Ma come mai? Tu sei un uomo e giuochi con la bambola?
-
-— Sì, è mia moglie. Guarda, ieri mi _cadò_ e si è _rompata_ la testa;
-allora ho guardato nel buco e il cervello non c’era!
-
-— Davvero?
-
-— Sì.
-
-— E allora?
-
-— Allora ho detto: sarà qui! — ed indica una parte tutt’affatto
-diversa. — Perchè il cervello ci deve essere. —
-
-Il piccolo giullare riesce a vincere anche la malinconia del papà di
-Toti, che si diverte a interrogarlo e ride di gran cuore.
-
-Frattanto sopraggiungono Carciofo ed Anatroccolo; passano dietro il
-laghetto e si dirigono all’estrema Tule.
-
-Toti non appena li vede corre ad incontrarli.
-
-— E Zulù? — chiede loro.
-
-— Non può venire, — risponde Carciofo.
-
-— L’hai veduto?
-
-— Sì.
-
-— Quando?
-
-— Ieri sera.
-
-— Ti ha detto qualcosa?
-
-— Mi ha detto ciò che sapevamo già.
-
-— Forse non avrà voluto parlare!
-
-— Ha detto la verità. Ha conosciuto Allodola lassù, ed ha incontrato
-pochissime volte Suor Lucia alla quale non poteva chiedere niente.
-
-— Ma neanche Allodola sa il segreto?
-
-— Neanche lei.
-
-— Come sta ora?
-
-— Così.
-
-— Andremo a trovarla se non dispiace a Suor Lucia.
-
-— Anzi, ne avrà piacere.
-
-— Allora domani andremo insieme.
-
-— Andremo insieme. —
-
-Dopo una pausa, Anatroccolo si toglie il berretto e si fa innanzi.
-
-— Signor Toti?
-
-— Che vuoi?
-
-— Io ho una cosa da dirvi.
-
-— E dilla.
-
-— Io so il segreto di Suor Lucia!
-
-— Tu? — esclama Toti.
-
-— Tu? — soggiunge Carciofo.
-
-— Ecco, se non lo so, lo posso sapere.
-
-— E come?
-
-— Se volete ascoltarmi vi dirò tutto.
-
-— Parla, parla, parla.
-
-— Sarà meglio scegliere un luogo più isolato, dove nessuno ci possa
-udire. Se la zia Gertrude sapesse ciò che sto per raccontarvi, mi
-terrebbe senza mangiare per tre giorni. —
-
-Si avviano verso il punto più remoto dell’estrema Tule. Fra il muro
-di cinta del giardino ed il pollaio è un angoluccio silenzioso, dove
-crescono le ortiche e si accumulano dei rottami; una macchia di lauri
-lo protegge dagli sguardi indiscreti. Toti vi conduce i compagni.
-
-— Qui siamo sicuri, puoi parlare. —
-
-Anatroccolo si aggiusta alla cintola i calzoni, ed entra in argomento
-con una frase inattesa:
-
-— Il giorno io vendo le ciliege, — si sofferma a guardarsi intorno — io
-vendo le ciliege che mi dà la zia Gertrude e giro per tutta la città e
-per i dintorni. A volte gli affari vanno bene, e torno con la carriola
-vota; a volte vendo poco, e la zia Gertrude non mi dà da cena. L’altro
-giorno avevo un bel carico di ciliege moscadelle e andavo per la via
-gridando: «Piangete, bambini, c’è le ciliege!» quando incontro Zulù
-che mi dice: «Dammene un soldo.» Gli misuro il suo peso giusto, glielo
-verso nel fazzoletto e faccio per andarmene. Allora Zulù mi prende per
-un braccio e dice: «Passa da Suor Lucia e porta le ciliege ad Allodola,
-eccoti un altro soldo.»
-
-— Falla corta! — esclama Carciofo che vorrebbe correggere l’inutile
-verbosità dell’amico.
-
-— Lascialo parlare, — soggiunge Toti che si appassiona al racconto, del
-quale non può supporre la fine.
-
-— Allora mi fermai e discorremmo insieme, — riprende Anatroccolo.
-
-— Del resto Zulù non sa nulla, lo ha detto con me, — riprende Carciofo.
-
-— E con me ha parlato — risponde Anatroccolo.
-
-— Saranno bugie.
-
-— E che ne sai tu?
-
-— Io non so niente, ma lo suppongo.
-
-— Aspetta ch’io parli!
-
-— E spicciati, allora!
-
-— Se mi interrompi non potrò proseguire!
-
-— E chi ti ha interrotto?
-
-— Tu.
-
-— Io no.
-
-— Sì, tu!
-
-— Io ho detto solo....
-
-— Ma finitela! — grida Toti. — Così non si potrà mai saper
-niente! —
-
-Anatroccolo riprende il suo racconto:
-
-— Discorremmo insieme e Zulù mi disse che Arabella fu affidata a mamma
-Tuda quattro anni fa. Zulù in quel tempo lavorava coi figli di mamma
-Tuda. Una sera una donna giunse su l’aia ed aveva con sè una bambina.
-Parlarono con mamma Tuda molto tempo; poi la donna andò via e la
-bambina rimase. Si chiamava Arabella. Allora era molto pallida. Disse
-che era andata in campagna per guarire. La sera stessa appena comparve,
-Zulù e i figli della Tuda videro una grande stella lucente che percorse
-tutto il cielo e si spense proprio sulla loro casa, contro la camera
-dove dormiva Arabella. Allora Pietrozzo, che era il più grande, disse
-che quello era un segno del cielo, e che quel segno doveva riapparire
-nel giorno in cui la nuova venuta avrebbe avuto una grande disgrazia
-o una grande fortuna. E disse che doveva essere figlia di qualche gran
-personaggio. Tutte queste cose le ha viste e le ha udite Zulù.
-
-Passò qualche giorno; Arabella parlava poco; forse si trovava male in
-quella casa di poveretti, abituata come doveva essere ai grandi palazzi
-ed alle tavole sontuose. Tutti si chiedevano perchè mai l’avevano
-portata laggiù; non potevano darle un castello sui monti e farle godere
-così l’aria buona? Arabella non parlò circa il suo passato, e i figli
-della Tuda pensarono ch’ella fosse sotto un incantesimo. La voce si
-diffuse e vi fu chi affermò di averla veduta in un palazzo regale, alla
-corte di un grande Stato. Non v’era più nessun dubbio dunque: Arabella
-era figlia di un re. Passarono molti giorni, nessuno andava a salutarla
-mai, pareva l’avessero dimenticata. Mamma Tuda cominciò a mandarla per
-i prati; le affidò un gregge. Ella doveva fare tutto ciò che facevano i
-poveri, accudire alle faccende più umili e mangiare il pan nero e bere
-l’acqua. Un giorno Zulù udì mamma Tuda che le diceva: «Animo, Arabella,
-se volete tornare da dove siete venuta, bisogna adattarsi a tutto!» Ciò
-lo fermò sempre più nella sua convinzione; Arabella era schiava di una
-malìa; forse qualcuno sarebbe giunto a liberarla. Poi una sera comparve
-per la prima volta sull’aia Suor Lucia.
-
-— Era sola?
-
-— Sì, era sola. Parlò lungo tempo con mamma Tuda, poi volle vedere
-Arabella e se la tenne stretta fra le braccia e la baciò piangendo,
-e le disse di guarire che allora sarebbe ritornata con lei. Zulù non
-conosceva Suor Lucia e anche i figli della Tuda non la conoscevano,
-epperò dissero che era una gran dama di corte, la quale giungeva
-travestita così per aver notizie di Arabella e poterla vedere.
-
-— Suor Lucia una gran dama di corte? — chiede Toti sorridendo.
-
-— Non sapevano chi fosse, — risponde Anatroccolo.
-
-— Ed ora sappiamo forse chi sia? — soggiunse Carciofo.
-
-— È vero, — risponde Toti — noi non sappiamo chi sia, e nessuno conosce
-la sua vita....
-
-— Nessuno!
-
-— Da quella volta riapparve di tanto in tanto nella casa di mamma Tuda,
-e tutte le volte portava ad Arabella qualcosa: un vestituccio, una
-collana, un paio di scarpette. Una volta, e vide Zulù, le portò una
-medaglietta d’oro con sopra una piccola corona piena di gemme rosse.
-Quello era il segno più sicuro, e Zulù si persuase che Arabella era
-una principessa. Però gli nacque curiosità d’interrogarla; un giorno
-le chiese: — Dove sei nata? — Non lo so, — rispose Arabella. — E chi è
-la vecchia che viene a trovarti? — È Suor Lucia. — La conosci da molto
-tempo? — Sì. — È tua madre? — No, io non ho conosciuto mia madre. —
-E dov’eri prima di venir qui? — Ero in una grande città. — Zulù non
-chiese altro, aveva saputo abbastanza. Quando riferì ai suoi compagni
-le parole di Arabella tutti si convinsero che ciò che avevano pensato
-era vero: Arabella era una piccola principessa stregata, che attendeva
-laggiù il suo liberatore. — Non ve l’avevo detto io? — esclamò
-Pietrozzo, il più grande fra i figli di mamma Tuda. — Il primo giorno
-che venne in casa nostra eravamo sull’aia, ed io vidi, e tutti quelli
-che erano con me videro, una grande stella lucente che si distaccò
-dal cielo e venne a spengersi proprio sopra alla stanza dove Arabella
-dormiva. Non può esservi dubbio: quello era il segno della sua malìa!
-
-— E la stella è riapparsa? — chiede Toti.
-
-— No, non si è veduta più; ma dovrà ricomparire perchè è fatale.
-
-— E chi potrà vederla?
-
-— Zulù veglia tutte le notti.
-
-— L’aspetta?
-
-— Sì.
-
-— E quando la stella torna, che cosa accadrà?
-
-— Allora sapremo il segreto di Suor Lucia.
-
-— Non prima?
-
-— Prima no, perchè c’è l’incantamento.
-
-— Ma Allodola ha vissuto molto tempo con mamma Tuda?
-
-— Sì.
-
-— E in tutto questo tempo non si seppe mai nulla?
-
-— Lasciatemi dire. In principio Arabella era malata, e poteva camminare
-appena. Mamma Tuda le aveva affidato un gregge. La mattina a buon’ora
-le dava un pane, una fiaschetta con acqua e aceto, e la mandava fuor di
-casa. Fino a sera non doveva ritornare. Come avrebbe potuto reggersi
-per tutto il giorno? Come avrebbe potuto girare per tutti i prati e
-andare fino alla selva di Lucchetto e salire al Castello dove sono
-i pascoli? Si stancava subito, le sarebbe mancata la lena. Zulù la
-seguiva sempre.
-
-Quando giungevano ai prati egli conduceva a pascolare il gregge e
-Arabella lo attendeva seduta sotto agli alberi. Il riposo e l’aria
-buona le fecero bene; dopo due mesi pareva perfettamente guarita.
-Allora parve che il suo nuovo stato non le desse tristezza. Divenne
-un’altra, e cominciò a cantare. Figli miei, c’era da starla a sentire
-tutto il giorno! Fu allora che la chiamarono Allodola. La chiamarono
-Allodola perchè aveva una voce d’oro e perchè era sempre gaia dal
-nascere al morir del sole. Forse aveva dimenticata la sua sorte o
-sperava che il liberatore giungesse. Suor Lucia andava a trovarla e
-le portava doni sopra doni. Anche Bocca-di-fiore se ne meravigliava, e
-Bocca-di-fiore non era povera come gli altri. I compagni, di giorno in
-giorno che passava, eran sempre più persuasi che Arabella fosse nata di
-sangue reale, così la guardavano con rispetto e le volevan bene perchè
-era buona.
-
-— E in tutto il tempo che vissero insieme non disse mai nulla della sua
-vita?
-
-— Non disse nulla; e nessuno la interrogò per rispetto.
-
-— E non comparve mai qualcuno della sua corte?
-
-— In veste d’uomo, no.
-
-— Che vuoi dire?
-
-— Voglio dire ch’ella riceveva qualche messaggio da’ suoi parenti
-lontani, ma glie lo portavano le rondini.
-
-— E chi se ne accòrse?
-
-— Se ne accòrse Zulù, al quale Arabella si era unita come ad un
-fratello. Nelle mattine di aprile, quando le rondini ritornano e si
-vedono a grandi stormi per i cieli, Zulù notò come Arabella tardasse a
-scendere nell’aia. Si avvide poi che le rondini entravano nella stanza
-di lei, e vi si trattenevano lungo tempo. Una volta anche udì Arabella
-parlare, e in casa non c’era nessuno.
-
-— Poteva parlare da sola.
-
-— Non era mica matta! Poi in quei giorni Zulù si accòrse che la
-compagna sua si era fatta più triste; forse le erano giunte cattive
-notizie.
-
-— Gliene parlò?
-
-— Non le chiese nulla, perchè la cosa fu passeggera. Non trascorse
-molto tempo che ella ritornò allegra come prima. Riprese la sua vita
-spensierata, cantò come cantano le allodole. Fu la regina dei prati,
-fu la signora della selva di Lucchetto. Bocca-di-fiore le cedette il
-suo regno. Voi sapete che Bocca-di-fiore era la reginetta di tutti i
-monelli di quelle contrade, perchè era la più bella e la più allegra
-fra le compagne e perchè sapeva condurre tutti i giuochi. Quando giunse
-Arabella, o meglio quando Arabella cominciò a praticare gli amici, ella
-stessa le cedette la sua signoria. Un giorno d’autunno, come racconta
-Zulù, Bocca-di-fiore invitò Arabella ai prati. Il ritrovo fu verso
-l’ora in cui il sole muore. In autunno fioriscono i gigli del freddo[1]
-e i prati ne erano pieni. Bocca-di-fiore ne compose una corona, e
-quando giunse Arabella glie la donò sorridendo. Cedeva così la sua
-signoria. Da quel giorno, fra la principessa ignota e Bocca-di-fiore si
-strinse una grande amicizia.
-
-— Tu hai parlato con Bocca-di-fiore?
-
-— No.
-
-— Sai se sia venuta in città?
-
-— Credo che sia giunta ieri sera.
-
-— Per vedere Arabella?
-
-— Sì.
-
-— E nessun altro è giunto?
-
-— Nessun altro. Solo Zulù e Bocca-di-fiore sono rimasti fedeli ad
-Arabella. Gli altri, come il tempo passò ed ella fu ripresa dal male
-che la farà morire forse, la dimenticarono, l’abbandonarono, la dissero
-figlia di un pastore, nè la tennero in nessun conto. Ciò valse ad
-accrescere il suo dolore. —
-
-La storia di Anatroccolo, ha aumentato il vivissimo desiderio che Toti
-ha di rivedere Allodola e di poter giungere fino al segreto di Suor
-Lucia. Tutte le cose narrate non servono che ad intricarlo sempre più,
-ma Toti vuol trovare il bandolo in quell’arruffio. Egli saprà perchè
-Suor Lucia sia stata presa da tanto amore per Arabella.
-
-— Domani ci troveremo in via del Paradiso, verso sera, — dice ai
-compagni. — Resta inteso?
-
-— Resta inteso.
-
-— Ed ora torniamo con gli altri. —
-
-Abbandonano l’angolo remoto e ritornano nell’estrema Tule dove si sono
-già formati due partiti avversari che battagliano strenuamente da un
-cespuglio di lilla ad un roseto. Dal pollaio un vecchio gallo sogguarda
-e canta alla disperata.
-
-
-
-
-VIII.
-
-La stella del pastore.
-
-
-Toti si presenta alla zia Emma con un gran fascio di fiori. Ha raccolto
-le rose più belle del giardino, qualche gardenia e qualche pannocchia
-di tuberosa. Ha già indossato il vestituccio da passeggio, ed ora
-guarda la zia Emma senza rifiatare.
-
-— Ebbene? — gli chiede la zia.
-
-— Vorrei uscire.
-
-— E dove vuoi andare?
-
-— Da Suor Lucia.
-
-— E di quei fiori che vuoi farne?
-
-— Vorrei portarli ad Arabella. —
-
-Breve pausa. La zia Emma lo guarda sorridendo.
-
-— Sei contenta, zia?
-
-— Con chi andrai?
-
-— Con Tommaso, l’ho già avvertito.
-
-— Allora avete disposto le cose vostre senza dirmi nulla?
-
-— Volevo risparmiarti una noia.
-
-— Guarda quanta premura!
-
-— Ero sicuro che tu non avresti detto di no! Suor Lucia è tanto
-addolorata perchè la sua piccola principessa non può guarire!
-
-— Che dici?
-
-— Ho detto che Suor Lucia....
-
-— Ma di quale principessa parli?
-
-— Di Arabella.
-
-— Arabella è una principessa?
-
-— Sì.
-
-— Da chi lo sai?
-
-— Anatroccolo e Zulù hanno scoperto tutto. Da molto tempo sono sulle
-tracce del segreto. Sanno anche che Suor Lucia è una gran dama di
-Corte.
-
-La zia Emma non può trattenere un breve riso. Toti la guarda, non
-comprende e le chiede:
-
-— Perchè ridi?
-
-— Rido perchè la povera Suor Lucia non si sarebbe attesa questa
-trasformazione.
-
-— Ma tu non sai niente, zia! — esclama Toti con accento di profonda
-convinzione. — Io ti assicuro che Suor Lucia ha un gran segreto.
-
-— Quale?
-
-— Non voglio dirtelo perchè ridi.
-
-— E se non rido?
-
-— Non te lo dico ugualmente perchè non lo so.
-
-— Questa è la ragione più convincente. Hai legato i tuoi fiori?
-
-— Sì, zia.
-
-— Allora, a rivederci, signorino! —
-
-Toti si dirige alla porta; mentre è per uscire vede una cosa la
-quale, come per incanto, muta direzione a’ suoi pensieri; si volge
-trasfigurato in viso, raggiante, e chiede alla zia Emma:
-
-— Zia, prepari i bauli?
-
-— Sì.
-
-— Si parte presto?
-
-— Lunedì della prossima settimana.
-
-— Andiamo al mare?
-
-— Sì.
-
-— E dove andiamo, a Riccione?
-
-— Sì, a Riccione.
-
-— Oh quanto sono contento! — esclama Toti battendo le mani. — Il mare,
-il mare, il mare!! —
-
-Egli vede subitamente l’immensa distesa delle acque smeraldine, i bei
-colli di Riccione, il piccolo porto che raccoglie le barche dalla vela
-rossa, tutta la spiaggia che sembra d’oro sotto il sole estivo e si
-perde laggiù dove sorge un antico castello, dove i monti si spingono
-nel mare. La visione del viaggio, del paese, della nuova vita che lo
-attende, lo riempie di gioia insolita.
-
-— Il mare, il mare, il mare!! —
-
-Pensa al costume rosso che indosserà per prendere il bagno, ai
-nuovi compagni, alle nuove imprese, a tutto il sistema idraulico che
-apriranno fra le arene, e alle battaglie in acqua, e alle corse, alle
-infinite corse su le arene. L’anima sua si perde in un tumulto festoso
-che gli accende le guance e gli illumina i grandi occhi di vivacissimi
-raggi.
-
-Ad un tratto tace e si oscura. Ha guardato a’ suoi fiori. Il pensiero
-ritorna alle cose presenti e un’amara tristezza lo punge, tanto più
-viva quanto meno continua.
-
-Rivede uno zendado nero; un volto pallido, affranto; due scarne mani
-che fanno passare eternamente i grani di una vecchia corona; ripensa ad
-Allodola che langue, alla sventura che la travolge e una frase pietosa
-gli sale alle labbra.
-
-— Povera Suor Lucia! —
-
-Poi se ne va correndo forte, perchè nessuno lo veda.
-
-Un groppo di singhiozzi gli serra la gola e le lacrime scendono copiose
-ad irrorargli il viso.
-
- ❦
-
-La via è chiusa da un lato dal muro di cinta di un giardino; dall’altro
-lato sorgono alcune case basse, intramezzate da orti. Forse per tutta
-la letizia agreste che l’accompagna fu chiamata Via del Paradiso.
-All’un dei capi trova un termine apparente nel campanile di un
-antichissimo tempio; l’altro capo si perde fra i primi campi che
-circondano la città. Ivi regna una quiete eterna. Qua e là, sopra al
-muro di cinta che chiude l’ignoto giardino, sovrastano chiome di alberi
-e ciuffi di verdura. Un gelsomino protende le esili ramificazioni e si
-riversa come una fiumana sulla via fino a toccarne le selci. È tutto
-fiorito e tramanda un soave profumo. Si intravedono le vette di una
-fila di pioppi; si intravedono fra gli scarsi cirri che vagano pei
-cieli di un azzurro intenso.
-
-Volgono le ore pomeridiane. Benchè il sole si appressi al tramonto,
-qualche cicala stride tuttavia; fa ancora molto caldo.
-
-Le piccole case bianche hanno le imposte socchiuse e sono tutte mute;
-riposano nell’afa estiva.
-
-— A che numero sta Suor Lucia? — chiede Tommaso a Toti.
-
-— Al numero nove.
-
-— Debbo aspettarlo, signorino?
-
-— No, verrai a riprendermi.
-
-— Fra un’ora?
-
-— No, verso sera.
-
-— Va bene. Arrivederla.
-
-— Addio, Tommaso. —
-
-Come si sente solo, procede a passo più spedito. In fondo alla via ha
-intravisto tutti i compagni suoi.
-
-Il cuore gli batte rapidamente per l’ansietà; a mano a mano che si
-avvicina tien gli occhi fissi sul volto di Zulù. Nessuno si muove ad
-incontrarlo, nessuno si rivolge a dargli il benvenuto; ma è dunque
-toccata qualche grave disgrazia a Suor Lucia o ad Allodola?
-
-Egli vede tutti i visi raccolti in una espressione strana, fra lo
-stupore e la mestizia. Solo i più piccoli guardano qua e là senza
-sapere che cosa accada intorno a loro.
-
-Giunto a pochi passi dall’immobile accolta, ha una sommessa chiamata:
-
-— Anatroccolo! —
-
-Il fanciullo si volge di scatto, quasi fosse stato scosso da un
-profondo torpore.
-
-— Anatroccolo, non mi vedi?
-
-— Oh, buon giorno! — esclama soffregandosi gli occhi.
-
-— Che cosa hai fatto?
-
-— Niente; pensavo.
-
-— Ci sono novità?
-
-— Per ora no.
-
-— Come sta Arabella?
-
-— Molto male.
-
-— Da chi l’hai saputo?
-
-— Da una donna della casa.
-
-— Non c’è più rimedio?
-
-— Chi lo sa?
-
-— Dov’è ora?
-
-— Su, dietro quella finestra che ha le tende abbassate.
-
-— Siete saliti?
-
-— No, aspettiamo. Ci hanno detto di aspettare. Il dottore è uscito poco
-fa, e ritornerà fra non molto.
-
-— Sai dirmi perchè c’è tutta questa gente? Che cosa fanno qui i piccoli?
-
-— Oggi è la festa di Suor Lucia, erano venuti a farle gli augurii.
-Le hanno portato il loro dono. Suor Lucia ha detto che fra poco
-scenderà. —
-
-Tacciono e si appoggiano al muro, vicino a Zulù e a Carciofo. Orsetto
-e Marinella fanno un cenno del capo a Toti ma non si accostano per
-parlargli. Sono tutti impacciati. Non sanno precisamente che cosa
-avvenga, ma sembra loro di trovarsi in un tempio. Avvertono che qualche
-avvenimento grande e inusitato sta per compiersi, e il loro piccolo
-cuore ne trema tutto. Solo i più piccini, coloro che hanno ancora
-la coscienza del poco perchè l’ala del dolore non li ha tocchi, se
-ne stanno in disparte e pronunziano qualche parola o si baloccano
-coi fiori che hanno portato. Essi parlano sottovoce per un senso di
-imitazione che li invita a fare ciò che fanno i più grandi, non per
-altro, chè nessuno sgomento è nell’anima loro. Rando e Celestina si
-sono seduti in terra ed ammassano monticelli di polvere sui quali
-innestano alcune pratelline. Fanno il giardino; un giardino immenso
-agli occhi loro, nel quale fingono di andare a diporto. Ciuffolo
-mastica delle pasticche di liquorizia che gli hanno tinto di nero
-la bocca, il mento e le guance; Cola gli sta innanzi e come non può
-ottener qualcosa per soddisfar la sua gola, mormora:
-
-— Ah! tu non me ne dài! Ebbene, quando ne avrò io non ti darò
-niente. —
-
-Ninì ha trovato un carboncino e si arrabatta per scrivere sul muro,
-accanto a un suo disegno raffigurante un uomo con le braccia aperte, la
-pipa, due belle fila di bottoni e un taschino: «_Asino chi legge._»
-
-Non uno parla ad alta voce; seguono i loro giuochi avvertendo che
-qualcosa di nuovo c’è per l’aria, ma non ponendovi mente.
-
-I grandicelli tacciono, e a quando a quando, levano gli occhi alla
-porta.
-
-Aspettano da molto tempo, e non se ne lagnano, quantunque la giornata
-sia caldissima; aspetterebbero così fino a notte tarda senza parlare,
-senza lamentarsi.
-
-Arabella, la principessa ignota, è là, nella piccola stanza dalle
-imposte verdi e soffre per l’oscura malìa dalla quale nessuno può
-salvarla.
-
- ❦
-
-— Chi venne ad avvisare Suor Lucia? — chiede Toti a Zulù.
-
-— Venni io.
-
-— E Suor Lucia tornò subito in città?
-
-— No, rimase due giorni da mamma Tuda, poi condusse qui Arabella.
-
-— E da quel giorno non l’hai abbandonata più?
-
-— Ho vegliato sempre.
-
-— Che cosa aspetti?
-
-— Aspetto la stella. —
-
-Toti non chiede più nulla; china gli occhi attende. Attende la sera;
-può darsi che nell’ora del crepuscolo compaia il liberatore, colui che
-deve salvare Allodola.
-
-In tutti i cuori è tale senso di aspettazione; il miracolo deve
-compirsi.
-
-Esiste un mondo lontano oltre il mondo che essi percepiscono, e in quel
-mondo lontano si accolgono le cose più belle. Ha i suoi primi confini
-all’estremo limite della terra e dei cieli, ed è corso da spiriti
-ai quali nessun potere è negato. Pochi vi possono giungere; è tanto
-aspro il cammino, sì grandi sono le difficoltà che lo accompagnano,
-conviene superare tante e tante prove, che tutti coloro i quali seppero
-attingerne la soglia ebbero l’onore di una fiaba o di una leggenda.
-Laggiù sorgono i palazzi d’oro, le foreste lucenti che rischiarano le
-notti, le reggie non vietate ad alcuno; laggiù sono le corti di gioia
-nelle quali i giorni trascorrono fra sollazzevoli ritrovi.
-
-Sulla grande porta adamantina per la quale si entra nel paese remoto si
-legge un motto: «_Comanda e avrai;_» e vi è più rapida la possibilità
-di avere che non sia rapido il desiderio.
-
-Si parte poveri e si ritorna ricchi; ma chi può ritornare dalla
-terra dell’incantesimo? Nessuno forse. Bisogna vivere sempre laggiù,
-abbandonare il mondo, morire.
-
-Allodola ne saprà la strada; forse fra non molto partirà.
-
-Essi guardano ai due capi della via, tendono l’orecchio, e il loro
-cuore sobbalza ad ogni galoppo lontano, ad ogni rumore insolito, che si
-avvicini con rapidità.
-
-O non giungerà piuttosto il liberatore silenziosamente, senza farsi
-avvertire? non avrà seco il mantello di Leonbruno che rende invisibile
-chi l’indossa? non discenderà dalle vie dell’aria come l’ombra di una
-nube?
-
-Tutti credono che la sua venuta sia immancabile, ma non sanno come
-potrà compiersi. Solo Suor Lucia lo saprà, ella che conosce il segreto.
-
-Allodola, la reginetta bella condannata al martirio, attende l’estrema
-ventura. Zulù si angoscia nella sua impotenza, egli che tutto ha
-tentato pur di salvare la sorella d’amore.
-
-Si è spinto fino alle più alte cime, alla ricerca della Casa lucente;
-ha viaggiato per giorni e giorni attraverso terre solitarie, cercando
-la dimora di un mago, di una fata; ha interrogato le fonti, si è
-inoltrato, con grande paura, nelle buie caverne, sperando trovare la
-soglia di qualche favoloso palazzo; ha cercato uno fra i tanti reami
-di cui parlano i novellatori; ha atteso nelle alte selve la comparsa
-di qualche re, sperduto mentre andava cacciando. Si è trascinato notte
-e giorno, mangiando appena, di sentiero in sentiero, di montagna in
-montagna, evitando i rari pastori senza poter mai venire a capo della
-sua impresa singolare.
-
-Oh! poter ritornare da Arabella e dirle: «Ecco, io ti ho liberata dalla
-tua malìa e so la strada per ricondurti al luogo dal quale sei partita.
-Vieni, la tua Corte ti aspetta. Domani il tuo popolo ti griderà
-regina!»
-
-Ma la fortuna non ha guidato i suoi passi. Da’ suoi viaggi egli non ha
-riportato se non qualche fiore, qualche pietruzza lucente, che sa la
-virtù del suo lungo soffrire.
-
-Ora attende la stella fatale, quella che apparve quando Arabella fu
-condotta in casa di mamma Tuda. Un presentimento gli dice che essa
-debba ricomparire nei cieli a serenare il destino dell’Allodola bella.
-
- ❦
-
-Una vecchia donna si affaccia sulla soglia e dice sommessamente ai
-fanciulli che attendono: — Suor Lucia è qui! —
-
-I fanciulli si scuotono e si raggruppano; un occulto timore di vederla
-apparire li turba. Sono pieni di smarrimento; tutta la loro allegria si
-è spenta.
-
-I più piccini non ricordano più l’augurio imparato a memoria; troppo
-hanno atteso in mezzo alla via, e nessuno è là per suggerir loro le
-prime parole; ma non vuol dire, offriranno i fiori senza parlare; Suor
-Lucia capirà ciò che essi vorrebbero dirle.
-
-Ora si stringono insieme per aiutarsi a vicenda; procederanno in gruppo
-quando Suor Lucia si farà sulla soglia. Ciò dà loro maggior coraggio.
-Il silenzio ed il mistero della piccola casa nella quale trascorrono
-persone che sussurrano parole che non intendono e dalla quale giunge a
-quando a quando come un lungo sospiro di pianto, li ha resi perplessi
-e timorosi. Non sanno spiegarsi che accada e non osano interrogare i
-compagni più grandi perchè li vedono muti ed accorati, epperò tacciono,
-guardando qua e là con aria smarrita. Tutta la loro sensibilità non può
-esplicarsi che nello stupore; l’anima loro è come un’acqua di vena, che
-scorre fra le rocce e non si può intorbidare.
-
-Se qualcuno dicesse loro che Suor Lucia piange, ne chiederebbero il
-perchè, come chiederebbero perchè le stelle sono nei cieli. Fra l’una
-cosa e l’altra non sanno cogliere differenze; tutto è soggetto di
-semplice meraviglia. I più grandi conoscono già il dolore, l’eterno
-fratello delle creature.
-
-Essi guardano per l’andito buio: Suor Lucia non compare, si attarda,
-forse non saprà distaccarsi dal letto di Arabella. Che cosa le diranno
-quando verrà?
-
-La buona compagna che li conduceva per le chiese, per gli orti, per
-i prati e assisteva alle loro scorribande e tutto tollerava con viso
-benigno pur che venisse da loro, non sarà più la stessa; chi sa? Non
-la vedono da qualche settimana, da un tempo infinito. Che cosa non può
-mutare in un’ora, in un giorno?
-
-Ad un tratto Anselmuccio, che è più vicino alla soglia, si volge e
-susurra:
-
-— Eccola, eccola! —
-
-Si stringono a braccio a braccio perchè il loro cuore pulsa più
-rapidamente, temono di vederla troppo all’improvviso. Avrà lo stesso
-aspetto? lo stesso volto? gli stessi occhi dallo sguardo mite?
-
-Ad un tratto odono appena lo strisciare di un passo rado.
-
-Il sole muore fra il saluto di mille campane, qualcuno canta nel
-giardino ignoto. Ecco un’ombra, ecco una figura di donna che si
-avvicina alla soglia ma procede troppo rapida: non è lei, non è lei.
-L’ansia dell’attesa ha una momentanea sosta. La donna scende i due
-gradini che conducono nell’andito, si accosta, che vorrà mai?
-
-Li chiama in disparte, e dice loro sottovoce:
-
-— Suor Lucia discende le scale, sarà qui fra poco; lasciate che rientri
-subito, non le dite nulla, non la interrogate; soffre e piange, lassù;
-c’è un angelo che muore.
-
-— Che cos’hai detto? — grida Zulù lanciandosi innanzi pallido e
-stravolto.
-
-La donna che pare da prima stupita dal grido improvviso, sorride poi
-tristemente.
-
-— Arabella ti saluta. Poco fa voleva vederti. Quando tornerà il dottore
-salirai.
-
-— Me lo prometti?
-
-— Te lo prometto!
-
-— Ricordati che aspetto qui da cinque giorni, e ricordati che non mi
-moverò anche se dovessi morire!
-
-— Prima di notte salirai. Arabella lo vuole. —
-
-Quelle poche parole oscure lasciano la brigata in uno smarrimento
-maggiore. Dopo qualche secondo, senza che i fanciulli se ne avvedano,
-Suor Lucia si fa sulla soglia.
-
-Ha il capo inchinato, leva un attimo gli occhi.
-
-Dio, com’è pallida, quanto è invecchiata!
-
-Pare che il tempo le abbia tolta in pochi giorni tutta la vigoria che
-le restava; ha vissuto vent’anni in un’ora, si è incurvita come un
-albero vecchio. E anche i segni del volto non sono più gli stessi.
-La bocca le si è piegata agli angoli; le guance le ricadono flosce
-ed esangui; le tempie le si sono infossate; il naso si è affilato
-ancor più; solo gli occhi, que’ suoi occhi azzurri ch’ella leva a
-sogguardare, hanno serbato la stessa luce di profonda bontà; sono un
-poco più tristi, ma buoni, ma belli, ma soavi come una carezza materna.
-
-Si sofferma sul limitare della soglia; tenta un sorriso e non può
-sorridere; le sue labbra si muovono, sono corse da un tremito, dal
-tremito che hanno i vecchi i quali pare vogliano dire e piangere ad un
-tempo. Dallo zendado che le ricade fino alle ginocchia escono le mani
-bianchissime ed esili, come le venature di una foglia.
-
-Ha pronunziato una parola che nessuno ha inteso. Il sole muore fra
-il suono di mille campane; una voce canta sommessamente nel giardino
-ignoto.
-
-È scesa d’uno scalino; si avvicina. Allora i più piccoli si fanno
-innanzi: prima Rando e Celestina e poi Ciuffolo e poi Cola, Doretta,
-Nicoluccio, Miranda; protendono le mani piene di fiori senza dire una
-parola, senza alzare gli occhi. Suor Lucia discende il secondo scalino,
-raccoglie le offerte dei bimbi suoi, i fiori di campo e di siepe, un
-niente, una gioia infantile che veniva a rallegrarla; leva il grembiale
-per le cócche e ve li ripone. Il suo volto si fa più pallido ancora,
-le labbra tremano ancor più. I più grandi sogguardano in disparte, e
-trattengono appena le lacrime. Poi viene la loro volta. Suor Lucia si
-avvicina, muove qualche passo a stento. Allora Marinella si fa innanzi,
-poi Orsetto, poi Toti, Anselmuccio, Giacomino. Il misero grembiale
-nero, ecco, è ricolmo di fiori, sono tanti e tanti, tutta la mèsse di
-un giardino riposa nel grembo di Suor Lucia.
-
-Fa per muoversi, poi si sofferma. Ecco, vuol parlare.... ma le labbra
-di lei cercano inutilmente un suono. Per due, per tre volte ritenta,
-finchè vinta, travolta dall’angoscia che le turbina dentro, ha un
-grande sussulto e si abbatte d’improvviso in un singhiozzo asprissimo.
-I suoi fiori si spargono per la via.
-
-Addossati al muro, col viso nascosto fra le mani, i fanciulli suoi
-piangono dirottamente in silenzio.
-
- ❦
-
-Il sole è morto, e la voce che cantava dietro il muro di cinta del
-giardino non si ode più.
-
-Toti, Orsetto e Zulù sono rimasti soli. I compagni loro sono partiti
-a due, a tre per volta, volgendosi a quando a quando verso l’alta
-finestra socchiusa, dietro alla quale Arabella dorme.
-
-Dorme. Essi la vedono così, distesa fra le bianche coltri, dormire.
-Qualcuno le avrà posto sul guanciale, intorno ai riccioli biondi, una
-rama di biancospino in fiore; la rama della quale soleva adornarsi i
-capelli, quando tutto il suo sangue batteva una irresistibile diana di
-gaiezza, ed ella era la reginetta dei prati e delle selve, l’allodola
-degli alti cieli. Ella dorme come le sante, fra le ghirlande.
-
-Ciuffolo si è allontanato col capo rivolto all’alta finestra senza
-pensare se i suoi passi mantenevano la linea retta; ciò lo ha condotto
-contro il muro, ma non ha sollevato affatto lo sdegno di lui; solo,
-compresa la necessità di guardare innanzi a sè per camminar diritto, si
-è rivolto ancora, ha alzato le braccia piegando le mani a saluto verso
-qualcuno che doveva essere laggiù ed ha susurrato:
-
-— Addio, bella bambina! —
-
-Poi ha ripreso la strada rasentando il muro; soffermandosi a
-considerare uno stelo, un fiore, un’ombra, e si è perduto fra le nebbie
-crepuscolari quando ormai non si udivano più i suoi passi.
-
-La luce discende, e muore; fra poco sbocceranno le stelle. Zulù
-pare lontano dal mondo, non vede chi gli sta intorno; gli occhi suoi
-sfavillanti cercano nei cieli il segno atteso.
-
-Nessuno giungerà per le vie della terra, tale speranza è perduta.
-Allodola è condannata perchè non si potrà vincere la malìa che la
-tiene. L’essere ignoto che avrebbe tale potere non si mostra, non
-discende dalla sua fiaba. Le vie si fanno deserte, le campane non si
-odono più, tutto si raccoglie nell’ora del vespero. I piccoli cuori si
-sentono più soli.
-
-Toti e Orsetto si guardano a quando a quando negli occhi, e una
-interrogazione passa in quello sguardo: che cosa accadrà?
-
-La luce diventa perlacea, si attenua, prepara un nuovo giaciglio
-alle stelle che nasceranno. Dalla stanza di Suor Lucia giungono
-suoni incomprensibili, susurri, fruscii. La vita che prima vi pareva
-assopita, ora vi si affretta in una muta rapidità.
-
-Le imposte della finestra sono aperte, e lasciano intravedere le
-bianche tende che inquadrano l’oscurità dell’interno.
-
-Anche Zulù ha avvertito l’ansia nuova che muove ed agita le persone
-chiuse lassù e guarda fissamente il cielo di occaso. L’attimo si
-approssima; la grande stella si leverà sopra il sole, rifulgendo.
-
-Ma che avviene? Gli strani fruscii, i rapidi passi, le voci spente,
-crescono sempre più in un’ansia folle, in uno sconvolgimento inatteso;
-non è il consueto avvicendarsi dei suoni; si sente, si intende che una
-cosa straordinaria sta per compiersi lassù.
-
-Alcune sedie sono smosse rapidamente, poi si ode il tonfo di una cosa
-che cade, poi rapidi passi, parole sommesse, finchè una voce grida:
-
-— Non la far entrare! —
-
-E un’altra implora, ed è quella di Suor Lucia:
-
-— No, voglio vederla! voglio vederla! —
-
-Zulù sbianca tutto, sbarrando gli occhi. Ecco, la stella del pastore
-è sorta imperando nell’ultima corona solare, rifulge sulla stanza
-dell’Allodola. Il destino è compìto. Allora il piccolo selvaggio si
-distacca dal muro, avanza lentamente fino in mezzo alla via, ascolta.
-Si è fatto un gran silenzio; ma subitamente un pianto dirotto si leva.
-
-Dal petto di Zulù erompe un grido acutissimo:
-
-— Arabella, Arabella, Arabella mia! —
-
-Poi non ode, non vede più; liberatosi dalla stretta dei compagni si
-lancia su per le scale e scompare.
-
-Toti ed Orsetto rimangono soli. Una donna esce dalla casa, e prima
-ancora ch’essi le abbiano mosso domanda dice loro:
-
-— Andate, andate.... la povera Allodola è morta! —
-
-Poi nasconde il viso fra le mani e fogge.
-
-Dio, come rifulge la stella del pastore!
-
-Allodola è giunta lassù.
-
-Fra i rami delle alte betulle che si inargentano, si ode un volo di
-passeri impauriti.
-
-
-
-
-IX.
-
-Passeri in fuga.
-
-
-Il pomeriggio estivo è caldissimo. Toti non andrà al consueto riposo
-perchè tutti sono in grandi faccende data la prossima partenza. Forse
-si ingannerà ma gli pare che la zia Emma, il papà, il nonno, il prozio
-abbiano negli occhi una gaiezza nuova: ridono più di frequente e non
-gli hanno fatto neppure una predica, cosa veramente insolita. È il
-mare che compie il miracolo; sono contenti perchè vanno ai bagni.
-E chi non dovrebbe commuoversi all’idea di andare a Riccione, in un
-delizioso villino fra gli alberi a pochi metri dal mare? Si potrà veder
-sempre l’immensa distesa delle acque e si mangerà sulla terrazza dalla
-quale si contano le vele lontane. Solo miss Edith non manifesta alcuna
-commozione; ma per Toti miss Edith non è una donna: è una grammatica
-inglese.
-
-È la prima volta ch’egli va al mare con la signorina e mille curiosità
-lo pungono: prenderà il bagno? indosserà il costume?
-
-Oh! miss Edith in costume da bagno deve essere graziosa, troppo
-graziosa! Ecco, egli non sa immaginarla come non saprebbe immaginare
-il papà vestito da antico romano o il nonno vestito da ballerina. Tutti
-dovranno fermarsi a guardarla perchè è tanto lunga, tanto magra, tutta
-piedi e naso.
-
-In quel giorno, adunque, la zia Emma e la signorina non pensano a
-lui, egli è libero di andare dove gli piace. La cosa non lo solletica
-punto, e forse non se n’andrebbe se non avesse dato appuntamento ad
-Anatroccolo all’estrema Tule. Prende con sè un grande involto che ha
-preparato fino dalla mattina, e scende in giardino.
-
-Il grido solivo delle cicale si distende ininterrotto. Alle frequenti
-ombre si odono ronzare numerosi insetti. Il caldo è grande, ma Toti non
-lo avverte.
-
-Quando giunge al luogo fissato, vede Anatroccolo seduto all’ombra.
-Sonnecchia. Il berretto da soldato, ch’egli porta sempre con dignitosa
-compostezza, gli è disceso sopra un orecchio; l’arcaico giubbone si
-è aperto e lascia intravedere il petto nudo. Ha la testa piegata da
-un lato, le braccia abbandonate, e dorme tranquillo nonostante un
-importuno sciame di mosche che gli ronza d’intorno.
-
-— Anatroccolo! —
-
-Dischiude gli occhi, sogguarda e balza in piedi.
-
-— Buon giorno, signor Toti.
-
-— Mi aspetti da molto tempo?
-
-— Non lo so.
-
-— Non lo sai? E perchè?
-
-— Perchè dormivo.
-
-— Hai ragione. Io parto stasera....
-
-— Buon divertimento, signor Toti.
-
-— E tu partirai?
-
-— Io? E dove volete che vada?
-
-— In campagna. Non potresti andare in campagna con Zulù?
-
-— E la zia Geltrude?
-
-— Portala con te.
-
-— Ah voi scherzate, signor Toti!
-
-— Che male ci sarebbe? Ci sono tante case nella campagna! Vedi, se io
-potessi, vorrei mandarti nella nostra villa, tanto noi andiamo al mare!
-Ma il papà, il nonno e il prozio sono troppo serii; con loro non si
-può parlare di certe cose; a sentir loro, tutto è impossibile, e invece
-sarebbe tanto facile!
-
-— Io vi ringrazio, però non potrei partire.
-
-— Perchè?
-
-— Perchè stasera dobbiamo trovarci con Carciofo. La vecchia della
-valle ci ha indicato un luogo dove potremo rinvenire il mantello di
-Leonbruno.
-
-— Davvero?
-
-— Ce lo disse ieri. Se la fortuna ci assiste saremo ricchi!
-
-— Zulù verrà con voi?
-
-— Zulù? E chi può sapere dove sia?
-
-— È scomparso?
-
-— Da quando Allodola se ne andò con la stella del pastore, non si è
-visto più. Nessuno sa che strada abbia preso, dove si sia rifugiato.
-Voi partiste quella sera, ma io rimasi là fino a notte inoltrata.
-Quando era già buio, tanto buio che non si vedevano se non le stelle,
-scòrsi un’ombra uscire dalla casa di Suor Lucia; mi passò tanto vicina
-che la riconobbi: era Zulù. Allora lo chiamai, ma non rispose; prese
-la corsa e si allontanò in un attimo. Da quella volta nessuno più l’ha
-veduto.
-
-— Neppure la vecchia della valle?
-
-— Nessuno, vi dico.
-
-— Tornerà?
-
-— Chi può saperlo? La stella del pastore ha il nido dietro le montagne
-della neve, sopra San Benedetto dall’Alpe; forse egli avrà preso quella
-via per giungere alla stella dove è volata Allodola.
-
-— Quanto bene le voleva!
-
-— Andavano sempre insieme, facevan pascolare le greggi. Per quattro
-anni hanno visto nascere e morire il sole.... sempre insieme. Erano
-come fratelli.
-
-— E Zulù non ha potuto salvarla!
-
-— Ci eravamo ingannati, signor Toti, e Zulù si era ingannato come noi.
-Arabella non era figlia di un re, non era una piccola principessa. Il
-segreto di Suor Lucia è ben diverso. Allodola era una poverella come
-me, come Carciofo, come Zulù!
-
-— E da chi l’hai saputo?
-
-— Lo seppi quella notte stessa da una donna che vegliava Suor Lucia.
-Arabella era nata a Milano da una figlia di Suor Lucia. Le morì la
-madre ch’ella era ancora in fasce, e poco dopo venne a mancarle anche
-il padre. Rimase sola nel suo nido. Allora Suor Lucia la prese con
-sè, e siccome era molto malata, la mandò in campagna perchè crescesse
-sana e robusta. La malìa se la prese e lo ha detto anche mamma Tuda,
-ma bisognava cercare altri mezzi per salvarla e Zulù non conosceva il
-segreto di Allodola sua. Ora hanno detto ch’ella è in un paese molto
-migliore del nostro; hanno detto che lassù sta bene e non può mancarle
-nulla. Ora sarà diventata per davvero una reginetta, nella sua stella
-lucente, e Zulù, che sa molti misteri, potrà raggiungerla ma Suor Lucia
-no, e Suor Lucia non aveva al mondo che quella sua nipotina! Dal giorno
-in cui Allodola se n’è andata, la buona vecchia non è uscita più, forse
-nessuno potrà rivederla!
-
-Toti non risponde perchè la commozione gli impedirebbe di pronunziar
-parola. Le lacrime gli solcano il viso; per un attimo egli ha coscienza
-dell’irrimediabile, e tale coscienza lo accora profondamente per tutto
-ciò che non potrà più ritornare; ma è un attimo; troppo lungo è il
-cammino, e troppo viva la gioia per l’anima di un bimbo, perchè la
-tristezza vi possa soggiornare.
-
-Trascorso un breve silenzio, durante il quale i monelli sono stati di
-fronte ad occhi bassi, Toti si toglie di sotto il braccio l’involto che
-ha portato con sè, e l’offre ad Anatroccolo:
-
-— Prendi, ti ho portato queste poche cose, potranno farti bene e te le
-regalo.
-
-— Grazie, signor Toti.
-
-— Non dirmi _signor Toti_ e dammi del _tu_, hai inteso?
-
-— Ma voi siete un signore.
-
-— Io sono un bambino come te.
-
-— Se sapesse ch’io vi tratto confidenzialmente, la zia Geltrude mi
-bastonerebbe.
-
-— Ma ti bastona sempre, quella vecchia strega?
-
-— Sempre. L’altra notte, quando tornai a casa, mi aveva già preparato
-l’olio di ricino, e quella fu la mia cena. Ah se potessi trovare il
-mantello di Leonbruno!
-
-— Lo troverai perchè il buon Dio ti aiuterà. Io parto, Anatroccolo, non
-mi dimenticare, e scrivimi. Addio.
-
-— Addio. —
-
-Dopo un affettuoso abbraccio, Toti è partito di corsa. Anatroccolo
-rimane solo. Raccoglie l’involto, si aggiusta sul capo il berretto
-da soldato e lo stira bene perchè non faccia una piega, si abbottona
-il giubbone che gli sorpassa le ginocchia e così, tutto in ordine, si
-avvia verso le scuderie per uscire.
-
-È contento perchè, dato il regalo di Toti, almeno per quel giorno la
-zia Geltrude non lo picchierà.
-
- ❦
-
-Toti è passato da Marinella e l’ha trovata intenta a racchiudere in una
-grande scatola tutte le sue bambole.
-
-— Parti?
-
-— Sì, vado a Cattolica.
-
-— E quando parti?
-
-— Questa sera. Fauvette e Dorry verranno con me.
-
-— Allora ci vedremo alla stazione.
-
-— Sì, alla stazione. Addio.
-
-— Addio. —
-
-Se partissero per la conquista dei cieli non sarebbero più felici.
-Tutte le luminosità del mare irradiano quelle anime bambine.
-
-Toti riprende il suo viaggio in compagnia di Tommaso.
-
-Anselmuccio, il negoziante della brigata, già dalla sera innanzi è in
-via per il lago di Como; Giacomino è in campagna da uno zio; Orsetto
-è andato a Roma; Adalgisa, è stata allogata in casa di certi coloni
-amici di suo padre; Nicoluccio, Cola, Doretta e Miranda, proprio quel
-giorno, sono da un vecchio prete che li ha invitati ad una sagra; solo
-Ciuffolo, Rando e Celestina restano e resteranno.
-
-Ciò non li accora troppo. Per loro tanto vale un cortile quanto una
-distesa di campi; tanto vale una pozza quanto un mare. Non desiderano
-che di essere lasciati tranquilli, e di potere costruire in tutta pace
-le loro navi di carta che riempiranno di mosche, o di raccogliere dalla
-strada i fiori avvizziti, per formare il loro giardino. Ciuffolo è
-tanto occupato nel disporre un mucchietto di ciottoli l’uno dinnanzi
-all’altro (ciò gli dà l’illusione perfetta di padroneggiare una
-locomotiva in moto, seguìta da una fila interminata di vagoni) che si
-accorge appena del saluto rivoltogli da Toti nè si leverebbe se la sua
-sorella maggiore non gli gridasse:
-
-— Ciuffolo, non vedi che il signore ti saluta? —
-
-Comunque sia, la sua mente non abbandona l’arduo progetto di ferrovia
-che deve mettere in comunicazione due punti remoti del cortile, e
-saluta il compagno senza comprendere perchè vada a disturbarlo.
-
-Al campo di Sant’Agostino Toti si sofferma ad osservare una scena ben
-più graziosa. Egli vede sulle prime, sotto il sole, Rando e Celestina,
-e non distingue bene che cosa facciano; ma poi, giunto a pochi passi
-dai due inseparabili, assiste alla loro rappresentazione estiva.
-
-Rando si è coperto il gonnellino rosso di foglie di vite ed ha sul capo
-una stranissima corona di cicale vive, tenute insieme per mezzo di un
-fil di seta. Le povere bestie, come si sentono solleticare dai capelli
-sui quali sono costrette, friniscono alla disperata, e il marmocchio,
-che forse si penserà convertito in un grande albero, va orgoglioso
-di quell’orchestra ch’egli porta sul capo e se ne sta tutto rigido e
-tranquillo ad ascoltare, quasi compisse un solenne atto sacerdotale.
-Celestina, che è sempre il fedele specchio di Rando, non ha il viso
-atteggiato a minor serietà. Ella si è posta sul capo una vecchia tuba
-dalla quale esce, inusitata appendice, la sua trecciolina striminzita;
-si è fasciata il collo, nonostante il caldo, con un boa di penne, e
-si è cucita sulla vesticciuola una croce, una nappina da cheppì ed uno
-stemma.
-
-Ridotta in tale arnese, ella gira compostamente intorno al compagno,
-agitando in aria, secondo il ritmo del suo cantare, un pennacchio rosso
-e canta:
-
- Lo lo lo — quello ch’io dico
- Lo lo lo — coglie sol te....
-
-Toti guarda e ascolta per qualche istante, poi grida loro:
-
-— Che cosa fate? —
-
-Celestina si sofferma, Rando si volge ma senza fretta per timore che le
-sue cicale non debbano tacere, e guardano senza rispondere.
-
-— Mi sapete dire che giuoco fate? — ripete Toti ridendo.
-
-— Io faccio l’imperatore! — risponde Rando.
-
-— Ed io mi sono vestita da regina! — soggiunge Celestina.
-
-— Buon divertimento. Sono venuto a salutarvi: datemi un bacio. —
-
-Rando si muove lentamente e Celestina lo segue. Il bacio è dato e Toti
-riparte.
-
-Quando è per uscire dal campo di Sant’Agostino si rivolge. Sotto la
-grande canicola, i due marmocchi continuano soli il loro giuoco; non
-possono rifugiarsi all’ombra perchè le cicale non canterebbero più, e
-se quelle tacessero, tutto il fàscino dell’impero cadrebbe.
-
- ❦
-
-— Miss Edith, hai preso con te il mio elefante?
-
-— _Yes_.
-
-— E il porcellino?
-
-— Yes.
-
-— E la pecora, i fantocci, il cavallo, il giuoco dell’oca, le tre
-palle, il tamburello, la tromba e la scatola gialla?
-
-— Yes.
-
-— Allora tutto è pronto; andiamo, andiamo, andiamo! —
-
-Le vetture attendono alla porta. La zia Emma, il papà e il nonno
-scendono le scale, Toti li raggiunge.
-
-— Presto, presto... che il treno parte!
-
-— C’è ancora tempo. Toti, non correre! — gli grida la zia Emma.
-
-L’avvertimento non vale. Egli ha sceso le scale in due salti e,
-raggiunto un calesse, vi ha preso posto.
-
-Gli altri non si affrettano punto.
-
-— Ma perderemo il treno! — grida loro.
-
-Non si curano di rispondergli tanto sono affaccendati. Finalmente, come
-il buon Dio vuole, tutti sono a posto e si parte.
-
-Il tragitto è breve, ma a Toti pare lunghissimo, interminabile.
-
-Trovano la stazione rigurgitante di viaggiatori; un trambusto, un
-vocìo, una confusione enorme. Toti non si orizzonta più e vorrebbe
-uscire all’aperto, sotto la tettoia, ma non si può, perchè non hanno
-ancora i biglietti.
-
-Oh! perderanno il treno senza dubbio. Il papà non potrà destreggiarsi
-fra tanta gente.
-
-Poi anche quel secondo ostacolo è superato.
-
-Eccolo sotto la tettoia. Marinella, Fauvette e Dorry lo vedono; lo
-salutano da lontano perchè il treno giunge. Si rivedranno al mare. Ninì
-passa trascinando Bebè, il suo fratello minore, e gli grida:
-
-— Cammina dunque, porcellino! Ma cammina, Santa Vergine del
-rosario! —
-
-Si perdono fra la folla. Tutti si affrettano, si assiepano, si stipano
-accalcandosi. Toti non ci vede più; il papà lo tiene per mano.
-
-Il treno si ferma, un facchino apre loro la via, e trovano posto
-in un compartimento vuoto. Chiuso lo sportello, Toti si affaccia al
-finestrino. Ora è tranquillo, e può godersi la scena. Il sole muore, la
-luce è dolcissima.
-
-In un vagone poco lontano, alla sua sinistra, hanno trovato posto
-Marinella, Dorry e Fauvette. Il treno parte, esse si sporgono a
-guardare. Laggiù in fondo alla stazione, è il viso pallido di un
-adolescente, Lionello, che saluta, e saluta quasichè tutta l’anima sua,
-tutta la sua vita partisse con quel treno festante. Dorry sorride, e
-poi, quando la stazione si oscura e nulla più vi si distingue, si volge
-a Marinella, l’abbraccia e le dice per due volte, e Toti crede ch’ella
-pianga:
-
-— Voglimi bene, voglimi bene! —
-
-Il treno comincia ad affrettare la corsa.
-
-Ecco le case, i campanili della città, le vie in cui si cominciano
-ad accendere i primi fanali. Toti non si stacca dal finestrino, vuol
-vedere ancora. Ecco, ecco le betulle del giardino ignoto, gli orti, le
-piccole case di via del Paradiso.
-
-Quella è la stanza di Suor Lucia. La finestra è aperta e Toti vede,
-vede distintamente un’ombra; non sbaglia: è lei, la sua buona vecchia.
-Si sporge, si toglie il berretto, lo agita e grida forte, quanto più
-forte può:
-
-— Addio, addio, addio, addio!... —
-
-Ma il treno si allontana rapidissimamente, e la casa e gli orti
-scompaiono.
-
-Allora si ritira dal finestrino, siede in un angolo oscuro, china il
-mento al seno ed ha qualche lacrima silenziosa. Suor Lucia non guiderà
-più la brigata e le gaie farandole sono finite per sempre.
-
-
- FINE.
-
-
-
-
-INDICE
-
-
- I. Toti pag. 1
- II. Suor Lucia 31
- III. La selva dei Gioghi 53
- IV. La casa lucente 93
- V. La festa delle rose 119
- VI. L’Allodola 161
- VII. Il segreto di Suor Lucia 191
- VIII. La stella del pastore 209
- IX. Passeri in fuga 231
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] I colchici.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LE GAIE FARANDOLE ***
-
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-<body>
-<div lang='en' xml:lang='en'>
-<p style='text-align:center; font-size:1.2em; font-weight:bold'>The Project Gutenberg eBook of <span lang='it' xml:lang='it'>Le gaie farandole</span>, by Antonio Beltramelli</p>
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
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-are not located in the United States, you will have to check the laws of the
-country where you are located before using this eBook.
-</div>
-</div>
-
-<p style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:1em; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Title: <span lang='it' xml:lang='it'>Le gaie farandole</span></p>
-<p style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:0; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Author: Antonio Beltramelli</p>
-<p style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:0; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Illustrator: C. Simonetti</p>
-<p style='display:block; text-indent:0; margin:1em 0'>Release Date: November 25, 2022 [eBook #69422]</p>
-<p style='display:block; text-indent:0; margin:1em 0'>Language: Italian</p>
- <p style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:0; margin-left:2em; text-indent:-2em; text-align:left'>Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was produced from images made available by the HathiTrust Digital Library)</p>
-<div style='margin-top:2em; margin-bottom:4em'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK <span lang='it' xml:lang='it'>LE GAIE FARANDOLE</span> ***</div>
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-LE GAIE FARANDOLE
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver">
-
-<div class="titlepage">
-<p class="x-large">
-ANTONIO BELTRAMELLI
-</p>
-
-<p class="pad2 main-t">
-LE GAIE FARANDOLE
-</p>
-
-<p class="pad2">
-CON ILLUSTRAZIONI<br>
-DI<br>
-<span class="large">C. SIMONETTI</span>
-</p>
-
-<p class="pad4">
-<span class="large g">FIRENZE</span><br>
-R. BEMPORAD &amp; FIGLIO — <span class="smcap">Librai-Editori</span>
-</p>
-
-<p class="small">
-MILANO Via Agnello, 6 — ROMA Via Muratte, 25-27 — PISA Sottoborgo
-</p>
-
-<p class="small">
-TORINO - S. LATTES &amp; C., — NAPOLI - <span class="smcap">Società commerciale libraria</span><br>
-BOLOGNA - Ditta <span class="smcap">Nicola Zanichelli</span> — GENOVA - <span class="smcap">E. Spiotti</span>.
-</p>
-</div>
-
-<div class="verso">
-<hr class="mid">
-<p>
-PROPRIETÀ LETTERARIA
-</p>
-
-<p>
-Firenze, 1908 — Società per le Industrie Grafiche G. Spinelli &amp; C.
-</p>
-<hr class="mid">
-</div>
-
-<div class="somm">
-<hr>
-<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
-<hr>
-</div>
-
-<div class="dedica">
-<p>
-A TOTI GADDI, al mio piccolo<br>
-amico, perchè non dimentichi le sue<br>
-monellerie.
-</p>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap1">I.
-<span class="smaller">Toti.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-— Signorina, signorina, signorina!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Balza in piedi sul letto, ed empie la
-grande stanza della sua chiamata mattutina.
-</p>
-
-<p>
-Ha veduto penetrare dalle finestre socchiuse
-un raggio di luce, non ha più sonno,
-non può più dormire.
-</p>
-
-<p>
-Una voce incerta, che giunge da un angolo
-buio della stanza, risponde con accento
-spiccatamente esotico:
-</p>
-
-<p>
-— <i>Toti, non star bene svegliare chi dorme!
-Io sono sonno ancora!</i>
-</p>
-
-<p>
-Un’altra risatella impertinente risponde
-all’esortazione della vecchia <i>Miss</i>; Toti è
-in piedi sul suo letticciuolo e non si rassegnerà
-a ricoricarsi. Il tempo è sereno, il
-primo sole lo chiama all’aperto.
-</p>
-
-<p>
-Si soffrega gli occhi; trascorre una pausa.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span>
-</p>
-
-<p>
-Frattanto miss Edith ha ripreso sonno,
-ed ora soffia attraverso il suo gran naso; pare
-un mantice in azione. Che cosa avrà mai
-miss Edith nelle ampie fosse nasali per produrre
-un simile suono? Chi lo sa? Forse una
-piccola tromba. Molte volte gli è nato il desiderio
-di scrutare quel mistero, di accostarsi
-mentre la signorina dorme e chiuderle con
-un dito parte del naso per ascoltare se il
-suono varia e si fa più grave come avviene
-appunto per la sua tromba allorchè, soffiando
-per l’imboccatura, ne copre in parte il padiglione.
-</p>
-
-<p>
-Scende dal letto pian piano; la camicia
-che gli arriva ai ginocchi non lo impiccia,
-sul tappeto i suoi passi non si avvertono, può
-andar sicuro; solo trattiene a stento il riso,
-perchè gli par così buffo ciò che sta per fare!
-</p>
-
-<p>
-Ad un tratto si ferma, è giunto. La prova
-non può riuscire.
-</p>
-
-<p>
-Miss Edith dorme col viso nascosto fra
-i guanciali. È tanto timida miss Edith!
-</p>
-
-<p>
-Un attimo di perplessità lo trattiene; riprende
-poi la furtiva passeggiata col fermo
-proposito di rintracciare la cerbottana che
-miss Edith gli ha tolto la sera innanzi. Se
-riesce a ritrovarla, sa quale deve essere il
-punto preso di mira.
-</p>
-
-<p>
-La gioia della nuova impresa gli fa dimenticare
-la prudenza; prende la corsa senza
-<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
-pensare agli oggetti che può incontrare sul
-suo cammino e, ad un tratto, il piccolo cuore
-gli dà un balzo: senza avvedersene, correndo,
-ha gettato qualcosa contro il muro,
-qualcosa che è andato in frantumi con subito
-fragore.
-</p>
-
-<p>
-Miss Edith si è levata sul letto; Toti non
-si muove, non fiata. Da ambedue le parti si
-tende l’orecchio sospettosamente. Poi la voce
-semitonata dell’istitutrice lancia il primo
-richiamo:
-</p>
-
-<p>
-— Toti?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Assoluto silenzio. Trascorre un’altra pausa
-in cui si ode il lontano canto del giardiniere.
-</p>
-
-<p>
-Ah che bel sole deve sorridere all’aperto!
-</p>
-
-<p>
-La chiamata si rinnova con alcune modificazioni:
-</p>
-
-<p>
-— Toti! Chi ha suonato <i>il campanile</i>?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Dio mio, come non ridere? Per qualche
-istante si frena stringendo i denti, trattenendo
-il respiro; ma la prova è troppo forte
-e un piccolo grido gli sfugge, al quale ne
-segue un secondo poi un terzo in vicenda
-sempre più rapida, finchè, perduti i freni, dà
-libero sfogo a tutta la sua gaiezza, che si
-espande in un alto riso festante.
-</p>
-
-<p>
-Ode ancora la voce di miss Edith mormorare:
-</p>
-
-<p>
-— Toti!... Non è <i>decoroso</i>!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
-</p>
-
-<p>
-Allora si dirige al letticciuolo e si nasconde
-rapidamente sotto le coltri.
-</p>
-
-<p>
-La signorina si è levata, e compie il suo
-abbigliamento.
-</p>
-
-<p>
-Ma quanto tempo impiega, quante vesti
-indossa!
-</p>
-
-<p>
-Se sapesse come galoppa il piccolo cuore
-di Toti, se ne udisse il bàttito frequente
-non sarebbe tanto flemmatica; ma miss Edith
-non vede e non sente; miss Edith è un vecchio
-orologio.
-</p>
-
-<p>
-Si odono fruscii, pispiglii, fremiti di seggiole
-mosse sul tappeto, tutti i piccoli suoni
-consueti che accompagnano il levarsi della
-signorina, e frattanto il buio permane, l’ombra
-è tediosa; non potrebbe aprir le finestre?
-Toti non si vergogna del sole!
-</p>
-
-<p>
-Ed ecco viene la sua volta.
-</p>
-
-<p>
-— <i>Good morning Toty!</i> (Buon giorno,
-Toti!)
-</p>
-
-<p>
-— Buon giorno, bene alzata signorina,
-che Dio ti benedica!
-</p>
-
-<p>
-È sì pieno di gioia in quel punto, che
-invoca sul capo della vecchia Miss la benedizione
-con la quale la zia Emma lo raccomanda
-a Dio ogni sera.
-</p>
-
-<p>
-— <i>Speak English, dear.</i> (Parlate inglese
-caro).
-</p>
-
-<p>
-— Non posso parlare inglese, signorina
-Oggi ho dimenticato tutto, tutto!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Oh Toty!... Non è bene!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Frattanto le finestre si aprono ed entra un
-torrente di luce. Da tanto tempo si udivano
-stridere le rondini nei cieli! Ora si vedono
-trascorrere nei loro voli rapidissimi; paiono
-tante frecce nere, tante piccole navi che vanno
-e ritornano e si avvolgono nel gran mare
-dell’aria dove affonda il sole. E appaiono le
-cime degli alberi del giardino e la rosa tèa,
-che si è appoggiata al vecchio cipresso morto
-e lo ha rivestito di bocciòli gialli.
-</p>
-
-<p>
-Toti guarda con gli occhi luminosamente
-aperti, e pensa alla grande felicità che lo
-aspetta in quel lieto mattino primaverile.
-</p>
-
-<p>
-Si è levato su le coltri; Miss Edith gli
-è vicina.
-</p>
-
-<p>
-— <i>I wish you every happiness, boy. Tell
-your prayers.</i> (Io vi auguro ogni felicità. Dite
-le vostre preghiere).&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Toti si volge e sorride; guarda la signorina
-Edith e, preso da un impeto di tenerezza,
-le getta le braccia al collo, le stampa
-due bacioni su le gote poi si allontana impensierito
-e le chiede:
-</p>
-
-<p>
-— Signorina, perchè parlano così male
-al tuo paese?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Per tutta risposta miss Edith ripete senza
-scomporsi:
-</p>
-
-<p>
-— <i>Tell your prayers.</i> (Dite le vostre preghiere).&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
-</p>
-
-<p>
-Toti si inginocchia sui guanciali, congiunge
-le piccole mani ed alza gli occhi al
-cielo turchino, al cielo lontanissimo dove
-sono le case d’oro che nessuno vede, che solo
-i bimbi vedono talvolta nel sogno. La sua
-voce si addolcisce ed il viso si atteggia ad
-una semplice soavità d’amore:
-</p>
-
-<p>
-— Buon giorno, buon Dio, che mandi il
-sole e le rondini. Voglimi bene come io te
-ne voglio; pensa alla mia povera mamma e
-che tu sia benedetto!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Miss Edith lo ascolta con gli occhi chini;
-la sua bocca sottile trema un poco, come
-per l’impeto di una parola dolcissima che
-non voglia pronunziare.
-</p>
-
-<p class="ast">❦</p>
-
-<p>
-Eccolo libero, finalmente! La signorina
-gli ha fatto indossare un vestituccio bianco
-e turchino alla marinara; i bei riccioli biondi
-gli tremolano intorno al viso in una corona
-lucente.
-</p>
-
-<p>
-— Posso andare, signorina?
-</p>
-
-<p>
-— <i>Yes, dear.</i> (Sì, caro).&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Toti si avvia di corsa, ma, giunto alla
-porta della stanza, si sofferma peritoso, e si
-volge a riguardare.
-</p>
-
-<p>
-— Mi raccomando, miss Edith, l’elefante
-lascialo sotto il letto; è un animale d’indole
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-cattiva e non può andar d’accordo col
-porco....&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Si arresta. Gli occhi dell’istitutrice sono
-cresciuti a dismisura, e lo fissano in aria di
-rimprovero. Si riprende:
-</p>
-
-<p>
-— Il porcellino è dentro la scatola gialla.
-Ieri sera ha partorito....
-</p>
-
-<p>
-— Toty!...
-</p>
-
-<p>
-— Ma sì!... La cicogna gli ha portato sei
-bambini e sono tutti belli. Mi raccomando,
-signorina, allattali, chè non debbano morire
-di fame.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Non ode le parole che miss Edith mormora,
-perchè fugge attraverso alle stanze semioscure,
-scende le scale a precipizio, si
-avvia alla porta che mette nel giardino, ed
-eccolo alla libera aria del giorno.
-</p>
-
-<p>
-Leva gli occhi a guardare le finestre delle
-camere di papà e della zia Emma; sono
-chiuse; tutti dormono tranne il nonno che
-sarà già uscito a cavallo. Il suo campo di
-azione non gli è contrastato, e tutta la gioia
-della provvisoria signoria si esplica in una
-serie ininterrotta di salti e di grida.
-</p>
-
-<p>
-Il giardino vastissimo è tutto lucente;
-ogni cespuglio, ogni foglia, ogni stelo ha le
-sue gemme; forse nella notte è piovuto perchè
-l’aria è fresca e i profumi sono più vivi.
-</p>
-
-<p>
-Toti s’interna sotto il pergolato dei glicini
-in fiore, andrà a salutare Gaetanino, il
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-<i>poney</i> che il babbo gli regalò per il suo compleanno.
-A quell’ora Tommaso è uscito e le
-scuderie sono deserte; nessuno potrà vietargli
-l’ingresso con la scusa che Mimma, la
-cavalla learda, è una bestia pericolosa.
-</p>
-
-<p>
-Perchè pericolosa? Toti l’ha veduta sempre
-intenta a dirompere la biada o a scegliersi
-il fieno dalla mangiatoia; l’ha veduta
-sempre seria e tranquilla come miss Edith,
-anzi gli pare che le due creature si somiglino,
-solamente Mimma ha una grande superiorità
-su miss Edith: non parla la lingua
-inglese.
-</p>
-
-<p>
-Le scuderie sorgono dall’altro lato del
-giardino, passato il ponticello sul lago, fra
-un gruppo di salici e di pioppi.
-</p>
-
-<p>
-Toti si sofferma a guardare l’acqua chiara
-nella quale guizzano centinaia di pesci rossi,
-bianchi e neri. Ecco un altro divieto! Gli piacerebbe
-tanto pescare, ma papà non vuole.
-Un giorno Toti gli oppose che Muci, il gatto
-soriano della zia Emma, non rispettava il divieto
-e per ore ed ore, chino su l’acqua, aspettava
-pazientemente la preda, e papà disse:
-</p>
-
-<p>
-— Muci non ha intelligenza.
-</p>
-
-<p>
-— Ma io pure non ho intelligenza, papà.
-Lasciami pescare!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Non ci fu verso; Toti doveva essere un
-bambino ragionevole; come se Muci non ragionasse!
-Che differenza c’era fra lui e il gatto?
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-Una sola: il gatto non era figlio di papà e
-non l’aveva portato la cicogna; poteva fare
-quindi ciò che più gli piaceva, senza che nessuno
-gli dicesse:
-</p>
-
-<p>
-— Muci, voi non siete una creatura ragionevole;
-voi non seguìte gli ammonimenti
-di miss Edith e della zia Emma e di vostro
-padre; un giorno o l’altro vi puniremo, Muci!
-Starete senza frutta e vi toglieremo i balocchi
-e, nelle ore di ricreazione, vi manderemo da
-Suor Lucia!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Ah quella Suor Lucia che gli appariva
-come una minaccia! Gli sarebbe piaciuto vederla,
-almeno da lontano, per farsene un’idea.
-Se l’immaginava grande grande, nera nera,
-con gli occhi rossi come quelli di una locomotiva,
-con la voce cupa come quella del
-tuono e con le mani lunghe ed ossute, che
-facevano male anche quando sfioravano.
-</p>
-
-<p>
-Toti sa che da Suor Lucia si raccolgono
-tutti coloro che non sono ragionevoli; tutti
-coloro che dimenticano gli ammonimenti,
-che mangiano le frutta di nascosto, che
-fanno i versacci alle loro istitutrici.... Quanto
-dev’essere cattiva la suora del buon Dio!
-</p>
-
-<p>
-L’acqua ha un fremito, si apre in tanti
-cerchiolini, in tante anella che si allargano
-si allargano e corron via senza rumore verso
-le sponde dove pascolano le anatre; è apparso
-il muso nero di un luccio e boccheggia,
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-quasi voglia far udire una parola che
-non dice mai. Una libellula azzurra gli vola
-intorno sfiorando l’acqua.
-</p>
-
-<p>
-Toti sorride.
-</p>
-
-<p>
-— Buon giorno, signor pesce!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il luccio si avvicina ancor più; ha la
-bocca nera, pare un calamaio. Toti ne considera
-l’ampiezza, poi sospira e si allontana
-per non essere vinto dalla tentazione di imitare
-Muci.
-</p>
-
-<p>
-Al termine del ponticello le oche selvatiche
-lo salutano schiamazzando; allungano
-il collo e allargano quel loro beccaccio giallo
-che somiglia tanto alle pantofole di bulgaro
-del nonno. Toti disdegna le oche e
-passa dignitosamente senza rivolgersi, senza
-por mente al loro diguazzare. Un giorno
-volle accarezzarle ed esse l’inseguirono fieramente
-per tutto il giardino, lasciandogli un
-ricordo poco gradito del loro carattere irascibile;
-ora nutre un desiderio vivissimo di
-ripagarle di quello scherzo di cattivo genere.
-</p>
-
-<p>
-Per somma prudenza, giunto alle scuderie,
-chiama tre volte ad alta voce:
-</p>
-
-<p>
-— Tommaso, Tommaso, Tommaso!
-</p>
-
-<p>
-Nessuno risponde; Tommaso è al mercato
-a quell’ora; Toti avanza correndo.
-</p>
-
-<p>
-Non appena entrato, Gaetanino annitrisce
-dalla soglia solitaria; Toti non va direttamente
-a lui, si sofferma vicino al davanzale
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-di una grande finestra; ha scorto alcuni <i>tanglefoot</i>
-o <i>arruffa-zampe</i>.
-</p>
-
-<p>
-Sono i panioni tesi alle mosche.
-</p>
-
-<p>
-La caccia procede a perfezione. Le bestiuole
-attirate dal miele che riluce al sole
-e odora, giungono a sciami, si gettano sul
-pasto insidioso e rimangono talmente impaniate
-che, dopo inutili tentativi di liberazione,
-vibrano le ali, allungano la tromba
-nera, e si innalzano un poco per ricadere
-da un lato vinte per sempre.
-</p>
-
-<p>
-Di dove verranno tante mosche? Almeno
-fossero quelle di Milano delle quali la zia
-Emma parla con tanto terrore! Il castigo
-sarebbe meritato. Gaetanino nitrisce dalla
-sua soglia e sogguarda con le orecchie diritte
-e annusa e fiuta. Se i <i>tanglefoot</i> piacessero
-anche a Gaetanino? Perchè no? Il miele
-è un cibo goloso.
-</p>
-
-<p>
-Toglie prudentemente dal davanzale della
-finestra un <i>tanglefoot</i> e si accosta alla soglia
-del <i>poney</i> il quale guarda con occhi sempre
-più intenti ed ha un fremito di gioia e
-allunga il muso.
-</p>
-
-<p>
-Mimma alza le froge sopra i cancelli del
-serraglio; pare che voglia la sua parte.
-</p>
-
-<p>
-— Aspetta, Mimma, — le dice Toti — aspetta,
-ce n’è anche per te.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E, vinto da questo pensiero di giusta
-ripartizione, abbandona nella mangiatoia di
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-Gaetanino il <i>tanglefoot</i> che gli ha destinato,
-corre al davanzale, ne prende un secondo e
-si dirige al serraglio.
-</p>
-
-<p>
-Mimma lo attende sempre; ma è tanto
-grande quella bestiaccia! Come giungere a
-quel muso che pare posato sulla cima di un
-campanile? Ecco, trova una sedia, l’accosta
-prudentemente e vi sale. La cosa è fatta, e
-Toti se ne compiace; ma ad un tratto un
-diavolìo infernale lo impaura.
-</p>
-
-<p>
-Gaetanino s’inalbera nella soglia, Mimma
-sferra terribili calci ai cancelli del serraglio
-e corre, si affanna, si aggira soffiando
-ed annitrendo quasi fosse impazzita. Che
-cosa avviene? Toti ha una grande volontà
-di piangere.
-</p>
-
-<p>
-Si dirige all’uscita, ma ecco la porta si
-apre con violenza, e Tommaso si precipita
-gridando:
-</p>
-
-<p>
-— Che cos’ha fatto, signorino, che cos’ha
-fatto alle bestie?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il monello non risponde; si volge, rassicurato
-dalla presenza di Tommaso, guarda
-ed è preso da un irrefrenabile impeto di risa.
-</p>
-
-<p>
-Gaetanino, ritto nella mangiatoia, scuote
-il muso alla disperata senza poter liberarsi
-dal <i>tanglefoot</i> che gli si è appiccicato alle
-froge; Mimma ballonzola freneticamente con
-la carta che le penzola dalle mascelle; pare
-abbia una barba bionda!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-</p>
-
-<p>
-E mentre Toti fugge, ode le grida di
-Tommaso:
-</p>
-
-<p>
-— Ah, lo dirò alla contessa Emma!
-Scappi, scappi pure, ma questa non glie la
-perdono!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Ecco che cosa si guadagna ad esser buoni
-e giusti con le creature del buon Dio!
-</p>
-
-<p class="ast">❦</p>
-
-<p>
-— Dorme la zia?
-</p>
-
-<p>
-— Mi ha chiamato poco fa, — risponde
-Giannina, la cameriera. — Forse vorrà levarsi.
-</p>
-
-<p>
-— E papà?
-</p>
-
-<p>
-— Dorme. Ma come mai si è alzato così
-di buon’ora, signorino? Ha riposato male?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, ho riposato male, — risponde Toti
-rammentando le parole della signora Penelope,
-una vecchia amica del nonno. — La
-mia sciatica non mi ha fatto chiuder occhio.
-</p>
-
-<p>
-— Ma che dice?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Toti alza la testa, e squadra dal capo
-alle piante la cameriera che non vuole andarsene,
-mentre egli ha assoluto bisogno di rimaner
-solo.
-</p>
-
-<p>
-— Mi pare che la zia abbia suonato un’altra
-volta, — riprende facendo lo gnorri — guarda
-di non la fare inquietare.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Vado subito.
-</p>
-
-<p>
-— Brava, vai subito e chiudi la porta
-perchè i riscontri mi fanno male.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il campanello elettrico tintinna per la
-seconda volta e Giannina scompare.
-</p>
-
-<p>
-Toti, rientrando dal giardino, è passato
-dalla cucina che ha trovato deserta sicchè
-ha potuto, in tutta pace, riempirsi le tasche
-di piselli. Non è che i piccoli legumi gli piacciano,
-li ha presi perchè erano abbandonati
-alla loro ventura e perchè il cuoco, quando
-può, gli fa sempre qualche dispetto. Poi i piselli,
-per la loro forma sferica, sui pavimenti
-di legno scivolan via che paiono vivi.
-</p>
-
-<p>
-Ora guarda se tutte le porte della stanza
-sono chiuse. Sì; nessuno potrà vederlo nè
-disturbarlo. S’inginocchia e si vuota le tasche.
-Eh, che furia! Pare una scorribanda!
-La verde cascatella si riversa sul lucido pavimento
-e si urta, corre, ruzzola, s’insegue
-fino agli angoli più remoti. In un attimo il
-verde esercito vegetale, uscito dalle profonde
-tasche di Toti, si è sparso per tutta la
-camera, ha invaso lo spazio disponibile, saltellando
-e rimbalzando in preda a una vera
-frenesia.
-</p>
-
-<p>
-— Poveri piselli! — pensa Toti. — Almeno
-si divertiranno, e Giovanni non potrà
-rinchiuderli nelle sue casseruole.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il nuovo pensiero gli fa sentire un grato
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-profumo al quale non aveva posto mente;
-un profumo che giunge da vicino e proviene
-chi sa da quale dolce cosa.
-</p>
-
-<p>
-Leva gli occhi alla tavola e si alza con
-la bocca socchiusa dallo stupore. Sopra una
-tovaglia bianchissima è posata una grande
-torta tutta dorata, tutta bionda; pare un
-sole di pasta frolla.
-</p>
-
-<p>
-A chi sarà destinata? Si avvicina e comincia
-a osservarla da tutti i lati. La tentazione
-è terribile. Getta un’occhiata furtiva alle
-porte, sta in orecchio; nessuno si avvicina;
-è solo, perfettamente solo.... Ah no! C’è il
-buon Dio che lo vede e lo sente; però,
-s’Egli non vuole, gli parlerà per la voce
-della coscienza.
-</p>
-
-<p>
-E Toti ascolta la voce della coscienza che
-gli dice: Fa’ presto. Non perder tempo!
-</p>
-
-<p>
-Allora si rivolge al cielo ed esclama:
-</p>
-
-<p>
-— Mio bel Signore tu mi vedi e so che
-sei contento. Grazie.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Allunga una mano, afferra un angolo
-della tovaglia, tira a sè la torta e, chino
-su la bella preda, la morde con assennata
-simmetria in vari punti.
-</p>
-
-<p>
-È un nuovo ricamo e Toti sorride compiacendosi
-dell’opera sua, allorchè una porta si
-apre di scatto e la zia Emma comparisce
-nel vano.
-</p>
-
-<p>
-— Toti!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Buon giorno, zia Emma; hai riposato
-bene?
-</p>
-
-<p>
-— Che cosa facevi?
-</p>
-
-<p>
-— Guardavo questa bella torta.
-</p>
-
-<p>
-— La guardavi solamente?
-</p>
-
-<p>
-— Credo di sì.
-</p>
-
-<p>
-— Come <i>credi</i>? Non ne sei sicuro dunque!
-</p>
-
-<p>
-— Papà dice che non si può mai essere
-sicuri di niente al mondo.
-</p>
-
-<p>
-— Non pensare a papà, ora, e rispondimi
-a tono: Hai commesso un peccato di gola?
-</p>
-
-<p>
-— No, zia Emma: la torta l’ho baciata
-solamente e il Signore mi ha veduto!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-La zia Emma vorrebbe sorridere ma tien
-fissi gli occhi in volto a Toti che non sa
-più quale atteggiamento assumere.
-</p>
-
-<p>
-— E questi piselli che cosa fanno qui?
-</p>
-
-<p>
-— Si divertono.
-</p>
-
-<p>
-— Toti, voi volete ch’io vi punisca severamente!
-</p>
-
-<p>
-— No, io non lo voglio, zia Emma, sei
-tu che lo vuoi!
-</p>
-
-<p>
-— Ora li raccoglierete a uno a uno!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Toti sorride tutto contento, tanto la pena
-gli par leggiera, anzi in un impeto di generosità,
-si avvicina alla zia e, assumendo
-un’aria ingenua, le dice:
-</p>
-
-<p>
-— Senti zia, se sei proprio inquieta puoi
-lasciarmi senza frutta; io non voglio che tu
-soffra!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="fill-017"></a>
- <img src="images/ill-017.jpg" alt="">
-<p class="caption">— Buon giorno, zia Emma hai riposato bene? — (pag. 16.)</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-</p>
-
-<p>
-La giovane signora non risponde. Toti
-s’inginocchia sul pavimento, comincia lentamente
-l’opera, e canta:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Pisa pisello</p>
-<p class="i01">L’amore è così bello,</p>
-<p class="i01">La scala e lo scalone</p>
-<p class="i01">La penna del pavone....</p>
-</div></div>
-
-<p>
-— Toti, non gridare che svegli papà. — In
-tono sommesso riprende:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Passan tre fanti</p>
-<p class="i01">Con tre cavalli bianchi</p>
-<p class="i01">Bianca la sella....</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Si sofferma. Che Tommaso abbia parlato?
-Volge gli occhi, la zia è immobile su la soglia
-e non fiata: per ora è salvo, può continuare:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Bianca la sella,</p>
-<p class="i01">Bianca la donzella,</p>
-<p class="i01">Bianco il parasole</p>
-<p class="i01">Che Gesù ci mandi tanto sole!</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Nel cielo passano tre piccole candide
-nubi, tre navicelle d’argento nell’immensa
-serenità.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-</p>
-
-<p class="ast">❦</p>
-
-<p>
-A quando a quando dall’attiguo salottino
-della zia Emma gli giunge la voce stridula e
-sgradevole della signora Penelope, la vecchia
-amica del nonno. Toti giuoca in silenzio perchè
-non lo sentano e non lo chiamino.
-</p>
-
-<p>
-La signora Penelope dice sempre le stesse
-cose:
-</p>
-
-<p>
-— Oh che bel bambino! Come sei cresciuto!
-Dammi un bacio, Totarello caro,
-gioia mia!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E quando lo bacia gli rimangono su le
-guance tanti cerchiolini lucenti, che non gli
-piacciono affatto.
-</p>
-
-<p>
-Un giorno la signora Penelope non voleva
-lasciarlo in pace e se lo palleggiava
-come se fosse un biscotto; Toti era già annoiato
-di quella soverchia tenerezza, e se ne
-stava col broncio, allorquando, còlto da una
-subita idea vendicatrice, guardò fissamente
-la querula signora e le disse:
-</p>
-
-<p>
-— Senti, Pepè, quando io sarò grande e
-tu sarai piccola, ti porterò sempre tanti
-dolci; ma tanti tanti e tanti!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Glie lo disse, perchè la vecchia amica
-del nonno era avarissima e non gli aveva
-regalato mai neppure l’ombra di un cioccolatino.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-</p>
-
-<p>
-Se lo lasciassero tranquillo, ora! Deve
-insegnare l’alfabeto all’elefante il quale è
-un po’ tardivo; deve impartire le nozioni
-del galateo a Beretta e Pierello, i due
-fantocci meccanici che non vogliono dormire
-nello stesso letto ed hanno imparato
-da papà a discutere sempre di politica, la
-qual cosa, come dice la zia Emma, è terribilmente
-noiosa; deve pensare al porcellino
-che vorrà uscire dalla scatola gialla....
-</p>
-
-<p>
-Miss Edith, seduta alla scrivania, il naso
-incollato su la carta, non fa che scrivere
-da circa un’ora.
-</p>
-
-<p>
-Quando scrive, Miss Edith somiglia Beretta
-allorchè, caricato, muove il capo da
-destra a sinistra e mette in moto il macinino
-da caffè. Che cosa buffa! Le persone grandi
-sono come i fantocci, i quali, quando cominciano
-a fare una cosa, continuano a farla
-finchè la molla non si scarica.
-</p>
-
-<p>
-Il gaio pensiero gli desta una subita ilarità
-che si manifesta in una squillante fuga di
-trilli.
-</p>
-
-<p>
-Miss Edith alza il capo e Toti, sollecito,
-rivolto a Beretta grida:
-</p>
-
-<p>
-— Se ridi ancora di Miss Edith, ti suono
-cinque grandi schiaffi!...&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Ristà stupito ed alza gli occhi arrossendo
-perchè ha detto senza dubbio una cosa enorme;
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-Miss Edith non ha inteso, meno male.
-Riprende tranquillamente il giuoco.
-</p>
-
-<p>
-Ad un tratto una voce giunge dal salottino
-della zia Emma:
-</p>
-
-<p>
-— Toti?
-</p>
-
-<p>
-— Dunque, caro elefante, — continua il
-monello — dicevamo che l’o è una palla
-con la coda; l’i è un bastone; l’u sono due
-bastoni che si tengono per mano....
-</p>
-
-<p>
-— Toti, non rispondi?
-</p>
-
-<p>
-— Mio Dio, ma non vuoi proprio capire:
-l’<i>a</i> con l’<i>u</i> fanno <i>auf</i>!
-</p>
-
-<p>
-La zia Emma è comparsa, e l’edificante
-lezione resta interrotta.
-</p>
-
-<p>
-Nel salottino sono raccolte le tre sorelle
-Pierini: Marta, Maria e Maddalena, brutte
-e stecchite come le camice insaldate del babbo.
-Vicino a loro troneggia la signora Pepè,
-gialla e tonda come una melarancia.
-</p>
-
-<p>
-Lo fanno sedere sopra una grande seggiola
-di fronte alle sorelle Pierini; un’occhiata
-severa della zia lo avverte che non
-deve muoversi e non deve fiatare.
-</p>
-
-<p>
-Il supplizio incomincia. Toti assume l’aria
-stanca di una persona malaticcia.
-</p>
-
-<p>
-Le signore parlano di matrimoni e Toti
-ascolta, guardandosi le scarpe.
-</p>
-
-<p>
-— Che cos’hai, Toti? — gli chiede la
-zia Emma.
-</p>
-
-<p>
-— Niente.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Com’è bellino! — esclamano le sorelle
-Pierini — e deve essere tanto buono!
-</p>
-
-<p>
-— Sì, io sono buono, — risponde Toti — ma
-qui mi annoio!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-La zia Emma freme, e le tre sorelle esclamano
-ridendo:
-</p>
-
-<p>
-— Caro, caro, caro!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Toti le guarda; quanto sono brutte! Ad
-un tratto chiede loro:
-</p>
-
-<p>
-— Chi è vostro marito?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Sente i grandi occhi della zia Emma che
-lo scrutano fissamente:
-</p>
-
-<p>
-— Toti, tu sai benissimo che le signorine
-non hanno marito.
-</p>
-
-<p>
-— Scusa, zia, ma è impossibile: se sono
-in tre, almeno un marito ci dev’essere!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Questa volta è la signora Penelope che
-ride e lo chiama a sè:
-</p>
-
-<p>
-— Vieni qui, Totarello, gioia mia!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Scende lentamente dalla seggiola e si accosta
-alla signora che lo aspetta in piedi,
-vicino al divano. Ricorda allora, per una
-considerazione improvvisa, l’avvertimento
-che la zia Emma gli ha impartito tante volte
-per correggerlo da un brutto difetto: come
-mai se la signora Penelope è tanto vecchia
-non se ne è corretta ancora? Vuol sincerarsi
-del dubbio che gli è nato e chiede ingenuamente
-guardando negli occhi la vecchia
-signora:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Perchè porti tanto avanti quella pancia
-se la zia Emma dice sempre che non sta bene?
-</p>
-
-<p>
-— Infatti — si affretta a soggiungere la
-zia continuando un discorso interrotto — i
-signori Erbieri hanno deciso di passare l’estate
-alla loro villa sul lago di Como. È un
-luogo incantevole....&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Toti sente che la burrasca si avvicina; ormai
-è rassegnato alla immancabile punizione.
-</p>
-
-<p>
-Siede sul divano vicino alla signora Penelope
-che non si stanca di accarezzarlo. La
-vecchia signora ha le mani umidiccie, sembrano
-spugne.
-</p>
-
-<p>
-Toti ha preso il suo partito, continua a
-tener gli occhi bassi e di tanto in tanto trae
-un gran sospiro di sconforto. È possibile che
-tutta quella gente non si accorga che Toti
-non si sente bene?
-</p>
-
-<p>
-Vista inutile ogni prova, compie un atto
-eroico e abbandona il capo sul grembo della
-signora Penelope. Silenzio improvviso.
-</p>
-
-<p>
-— Toti?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il monello non risponde.
-</p>
-
-<p>
-— Toti, Toti che cos’hai?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Alza languidamente gli occhi e risponde
-con un fil di voce, appoggiandosi una mano
-su lo stomaco.
-</p>
-
-<p>
-— Sento male qui; mi torna il vomito!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-La zia lo fa alzare, lo prende per mano
-e lo conduce all’aperto: non appena sono
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-lontani, al sole, sotto ai cieli sereni, il monello
-esclama sorridendo:
-</p>
-
-<p>
-— Ora mi sento meglio, molto meglio.
-</p>
-
-<p>
-— Ma che hai avuto?
-</p>
-
-<p>
-— Niente, niente zia...&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Poi non regge più, abbraccia le ginocchia
-della sua cara seconda mamma, e le grida:
-</p>
-
-<p>
-— Perdonami, perdonami, zia Emma,
-starò nel cantone, andrò da Suor Lucia,
-farò tutto ciò che vorrai.
-</p>
-
-<p>
-— Per domani preparatevi; — risponde
-la zia — le ore di ricreazione non le passerete
-più in casa.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Toti non replica, volge gli occhi intorno
-e vede in un angolo Beretta che lo guarda
-ridendo; si avvicina, lo solleva e gli grida:
-</p>
-
-<p>
-— Domani starai sotto il letto, hai capito?
-E se ridi ancora, ti condurrò con me
-da Suor Lucia!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Beretta scuote il capo metodicamente,
-come miss Edith che scrive ancora.
-</p>
-
-<p class="ast">❦</p>
-
-<p>
-— Buona notte, signorina.
-</p>
-
-<p>
-— <i>Good night, dear.</i> (Buona notte, caro).&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-La signorina si ritira nella stanza attigua;
-fra poco la zia Emma verrà a salutarlo
-e a fargli fare l’esame di coscienza.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-</p>
-
-<p>
-Disteso sul bianco lettuccio, il capo abbandonato
-su le mani incrociate, aspetta pazientemente.
-</p>
-
-<p>
-La lampada elettrica, nascosta in un fiore
-di seta, dirada appena l’oscurità; nella grande
-stanza è una serena pace di sonno; dall’esterno
-non giunge alcun rumore, si ode
-solo, a quando a quando, il canto di un
-assiòlo; giunge dal giardino. Toti pensa ad
-un grande orologio dal quale l’uccello notturno
-esca a gridar le ore alle stelle che si
-nascondono fra gli alberi. Anche gli alberi
-riposano a quell’ora; ogni foglia si abbassa,
-si china un poco per dormire.
-</p>
-
-<p>
-Da un vecchio cassettone che si perde
-nella penombra si leva uno scricchiolìo ora
-forte, ora appena percettibile; gli hanno
-detto che le tarme, rodendo il legno, producono
-quel suono, ma Toti non ci crede:
-il cassettone se l’intende col letto di miss
-Edith, a quell’ora. Quando suppongono che
-tutti dormano, i due mobili si comunicano
-i loro pensieri, parlano dei loro affari. Che
-cosa si diranno mai?
-</p>
-
-<p>
-E ascolta e fantastica, ma con sempre
-maggiore incertezza, perchè le palpebre scendono
-su gli occhi e la luce della lampada si fa
-più tenue, si allontana sempre più, si disperde
-come un piccolo sole morente in una pianura
-senza alberi, senza limiti, infinita.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-</p>
-
-<p>
-I suoi riccioli biondi riposano; parte gli
-scendono su la fronte, parte ricadono sul
-guanciale candidissimo; le sue gote si tingono
-di vermiglio e la bocca si dischiude
-quasi ad attendere il dolce bacio del sogno.
-Toti si incammina per le bianche vie sterminate
-su le quali si passa in un rapido volo
-verso gli incantevoli giardini che la notte
-dischiude alle anime erranti dei bimbi.
-</p>
-
-<p>
-Ma una voce lo riscuote all’improvviso;
-apre gli occhi e si leva su le coltri. La zia
-Emma gli sta vicino, ha ancora il viso severo;
-perchè mai sarà tanto inquieta?
-</p>
-
-<p>
-— Hai detto le orazioni?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, zia.
-</p>
-
-<p>
-— Hai pregato per la mamma?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, ho detto al buon Dio che le dia
-sempre tutti i fiori che le piacevano e che
-non la faccia pianger mai!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-La zia Emma si attarda un poco prima
-di riprendere le interrogazioni, finge di riassettare
-le coltri, ma invero vuol ricomporsi
-per non lasciarsi vincere dalla grazia di quel
-monello e dargliele tutte vinte.
-</p>
-
-<p>
-— E ora fa’ il tuo esame di coscienza.
-In quanti peccati sei caduto, oggi?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Toti si concentra e comincia in tono sommesso,
-dolcemente:
-</p>
-
-<p>
-— Ho <i>fatto</i> una falsità!
-</p>
-
-<p>
-— Hai dimenticato l’italiano, Toti?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-</p>
-
-<p>
-— No, zia, volevo dire: ho detto una
-bugia.
-</p>
-
-<p>
-— Va bene. E poi?
-</p>
-
-<p>
-— E poi... e poi, ho commesso un peccato
-di gola.
-</p>
-
-<p>
-— Benissimo, e poi?
-</p>
-
-<p>
-— Perchè dici <i>benissimo</i>, zia? Allora non
-è male!
-</p>
-
-<p>
-— Toti, non ti distrarre, continua il tuo
-esame.
-</p>
-
-<p>
-— E poi... non so come si chiami.
-</p>
-
-<p>
-— Che cosa?
-</p>
-
-<p>
-— Che peccato è quello di spargere i piselli
-in sala da pranzo?
-</p>
-
-<p>
-— È una disubbidienza.
-</p>
-
-<p>
-— Va bene, allora ho commesso una disubbidienza
-e ho rotto una bottiglia.
-</p>
-
-<p>
-— Nient’altro?
-</p>
-
-<p>
-— Mi pare di no.
-</p>
-
-<p>
-— Pensaci bene, Toti.
-</p>
-
-<p>
-— Ci penso.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Breve pausa dopo la quale riprende sorridendo:
-</p>
-
-<p>
-— Ho proprio finito, sai? Non ho nessun
-altro peccato sulla coscienza.
-</p>
-
-<p>
-— Sta bene; allora chi ha spaventato i
-cavalli? Chi ha risposto male alla Signorina?
-Chi ha detto delle brutte parole?
-</p>
-
-<p>
-— Io.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-</p>
-
-<p>
-— E perchè non lo dicevi?
-</p>
-
-<p>
-— Perchè credevo tu non sapessi niente!
-</p>
-
-<p>
-— Ah! è questo l’esame di coscienza
-che fai? Iddio che ti legge nell’anima potrebbe
-punirtene perchè la cosa è molto
-grave. Ora inginocchiati e domanda umilmente
-perdono a Dio del sotterfugio che
-volevi fargli.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Tutto umiliato e compunto Toti s’inginocchia,
-congiunge le mani, e in tono di sincerità
-commovente esclama:
-</p>
-
-<p>
-— Mio bel Signore, perdonatemi voi perchè
-sono un infame!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-La zia Emma sorride.
-</p>
-
-<p>
-— Non sei più inquieta, è vero?
-</p>
-
-<p>
-— Mi promettete di essere buono?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, zia; te lo prometto. Sarò tanto
-buono che sembrerò uno stupido!
-</p>
-
-<p>
-— Ma Toti!
-</p>
-
-<p>
-— Lo dici sempre tu: è tanto buono che
-sembra uno stupido! È un peccato anche
-questo?
-</p>
-
-<p>
-— No. Sta’ quieto e pensa a dormire.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Toti eseguisce. Quando è sotto le coltri,
-colto da un pensiero solleva il capo e riprende:
-</p>
-
-<p>
-— Zia, mi dài il mio elefante?
-</p>
-
-<p>
-— Per tenerlo nel letto?
-</p>
-
-<p>
-— Sì. È un poco malato; oggi perdeva
-il sangue dal naso. Poi ho sognato che
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-una donna bianca, sotto un olmo lontano,
-ci aspetta.
-</p>
-
-<p>
-La lampada elettrica si è spenta, la zia
-Emma è già su la soglia e sta per chiudere
-la porta; un’ultima domanda:
-</p>
-
-<p>
-— Zia, zia!
-</p>
-
-<p>
-— Che vuoi?
-</p>
-
-<p>
-— Hai pensato a Suor Lucia?
-</p>
-
-<p>
-— Domani la conoscerai perchè una punizione
-la meriti.
-</p>
-
-<p>
-— Oh!
-</p>
-
-<p>
-La porta si chiude; il buio è perfetto.
-Toti abbandona la testolina sui guanciali e
-trae un lungo sospiro; ma la donna bianca
-che veglia sotto l’olmo remoto viene a prenderlo
-per mano, ed egli la segue nei magici
-paesi del sogno.
-</p>
-
-<p>
-Nel giardino, l’assiolo conta le stelle che
-appaiono e scompaiono fra le foglie dei
-grandi alberi neri.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap2">II.
-<span class="smaller">Suor Lucia.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-— Signor Toti! Voi discendete dalla famiglia
-più nobile del paese, nota ed amata
-per intemerate virtù, specchio di purissima
-grazia, ornamento nostro di dolcezza spirituale;
-voi siete il nuovo vaso di elezione che
-deve servire di esempio alla cittadinanza che
-vi guarda; io dunque vi sono grata e sono
-confusa per l’indegno onore che mi fate affidando
-l’anima vostra a me, umilissima serva
-di Dio. Vi sono grata perchè fra i miei innocenti
-porterete il segno del vostro alto valore
-che sarà incremento alla nobile schiatta
-dei buoni; sono confusa perchè siete voi che
-insegnerete qualcosa a me, ignorantella meschina,
-magra agnella del gregge spirituale.
-</p>
-
-<p>
-Siate il benvenuto, signor Toti, e possiate
-rimanere fra noi — nostra vera dolcezza — fino
-alla consumazione dei secoli!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-</p>
-
-<p>
-Pronunciate le quali ultime parole, Suor
-Lucia nasconde in fretta la carta su la quale
-aveva scritto il suo discorso e, rivolta a due
-monelli che si bisticciano in un angolo,
-grida a tutta voce:
-</p>
-
-<p>
-— Anselmuccio, Giacomino volete smetterla?
-È sempre per la mela che vi bisticciate?
-D’ora in avanti mangerò io tutte
-le mele che portate nel cestino, e così starete
-in pace.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-I due monelli si avvicinano a capo chino
-borbottando; ma Suor Lucia non bada più
-a loro.
-</p>
-
-<p>
-Toti guarda e stupisce.
-</p>
-
-<p>
-È dunque quella la tanto favoleggiata
-Suor Lucia, lo spauracchio del quale ha temuto?
-Quella creatura tutta umile e compunta
-che lo ha salutato con tante parole
-delle quali non ha capito niente?
-</p>
-
-<p>
-Egli la pensava grande e nera, e invece
-è piccina, magra e ossuta; bianca come un
-cero. Dal suo volto affilato, tutto racchiuso
-in un velo nero, stretto sotto il mento, traspare
-una bontà rassegnata che fa pena. Suor
-Lucia deve aver sofferto e deve soffrire tuttavia;
-chi sa mai perchè! Ella non è veramente
-suora; le hanno dato quel nome perchè
-indossa sempre una veste monastica e perchè
-si è volontariamente votata ad una regola
-di penitenza assidua. È poverissima; campa
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-di quel poco che le danno le famiglie che
-affidano a lei i loro bambini; ed anche quel
-poco è troppo per Suor Lucia, che vive di
-niente. Dorme nelle case della carità. Il giorno,
-con la sua gaia nidiata, non fa che pellegrinare
-dalle chiese agli orti, dagli orti alle
-piazze, dalle piazze ai giardini e non potrebbe
-altrimenti perchè non possiede una
-stanza nella quale raccogliere gli scolari ribelli.
-D’altra parte i genitori desiderano
-ch’ella faccia far del moto ai loro bimbi, e
-Suor Lucia è come una spola che dal mattino
-al tramonto si affanna dietro l’inesauribile
-foga di una barbara gaiezza che non
-può e non saprebbe frenare. Ogni tanto nell’andito
-di una chiesa, in una sagrestia, sotto
-qualche portico remoto si ferma, raccoglie
-intorno a sè la sua nidiata, apre il libro che
-non abbandona mai ed impartisce ai disattenti
-uditori i primi insegnamenti della
-dottrina sacra.
-</p>
-
-<p>
-Suor Lucia legge maluccio, ma sa spiegarsi
-con chiarezza sufficiente; e questo può
-bastare. Le lezioni sono brevissime; è già
-molto s’ella riesce a tener fermi i suoi monelli
-per un quarto d’ora; quando essi si
-stancano e vogliono andarsene, ella non può
-comandare, deve semplicemente ubbidire;
-tale è anche la volontà del Signore. Così
-riprende la via sotto una siepe; attraverso
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-un prato; lungo i sentieri di una piccola
-selva, e i suoi bimbi le vogliono bene.
-</p>
-
-<p>
-I più piccoli dicono:
-</p>
-
-<p>
-— Suor Lucia è come la Madonna: ha
-gli occhi di seta celeste.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Qualcuno suppone che, la sera, quando
-li abbandona, vada a dormire su le nubi
-rosse del sole e che ritorni all’alba dall’altra
-parte del cielo.
-</p>
-
-<p>
-Toti non sapeva tutto questo; ora, mentre
-si dirigono alla chiesa, un compagno al quale
-lo ha stretto una sùbita simpatia, gli narra
-le vicende della piccola suora.
-</p>
-
-<p>
-Ascolta senza distrarsi, cosa che gli accade
-ben di rado.
-</p>
-
-<p>
-— Da quanto tempo stai con Suor Lucia?
-</p>
-
-<p>
-— Da un anno — risponde Orsetto.
-</p>
-
-<p>
-— E sei contento?
-</p>
-
-<p>
-— Contentissimo. E tu verrai ancora?
-</p>
-
-<p>
-— Verrò.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Orsetto non assomiglia a Toti. I capelli
-neri, spartiti in due bande, gli scendono intorno
-al viso quasi fino alle spalle e si arricciano
-al termine, deliziosamente; è di carnagione
-bianchissima, dalla quale traggono
-maggior risalto gli occhi grandi e neri e pieni
-di una luminosità infantile non mai velata.
-Pare un piccolo paggio. Tanto dalle sue parole
-come dall’espressione del volto traspare
-una ingenuità priva di qualsiasi malizia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Fra qualche giorno verrà anche Marinella, — riprende
-Orsetto.
-</p>
-
-<p>
-— Chi è Marinella?
-</p>
-
-<p>
-— È la figlia del dottore. Stiamo vicini
-di casa.
-</p>
-
-<p>
-— Quanti anni ha?
-</p>
-
-<p>
-— Ha dieci anni ed è grande.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Per la via trascorrono numerosi veicoli, è
-domenica; suor Lucia si affanna perchè la
-sua nidiata non si sbandi e proceda unita
-rasentando i muri. La lunga fila si spiega
-ridendo e cinguettando, e sosta, e ondeggia
-e si confonde fra la folla delle persone grandi.
-Assomiglia a un serpentello multicolore,
-ad un ruscelletto gaio in una pianura tutta
-grigia.
-</p>
-
-<p>
-Trascorron per l’aria luminosa, fusi nell’identica
-serenità, bianchi colombi e suoni
-di campane.
-</p>
-
-<p>
-Toti viene esaminando i compagni che
-la sorte gli ha dato; saranno forse una ventina
-fra grandi e piccoli, fra coloro che ancora
-si succhiano il pollice e quelli che sentono
-già di essere figli dell’uomo. I primi
-si aggruppano intorno a Suor Lucia le si
-cuciono alle vesti o la precedono di un passo
-tenendosi per mano, a volte serii serii con
-un musetto rosso del tutto simile a una ciliegia,
-a volte distratti e sorridenti per una
-carta di caramella che hanno trovato su la
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-loro via, o per un ciottolino bianco, o per
-una festuca lucente; un nulla basta alla loro
-vita, una sola formica può destare il loro
-sconfinato stupore. Forse sono figli di povere
-mamme le quali, per camparli, debbono
-lavorare anche la domenica.
-</p>
-
-<p>
-Toti li osserva, mentre Orsetto glie li
-viene indicando.
-</p>
-
-<p>
-Uno si chiama Rando, è un marmocchio
-quasi microscopico, avrà tutt’al più tre anni;
-va solo, con le mani annodate dietro le reni,
-gravissimamente; non guarda i compagni e
-non si cura di rispondere alle interrogazioni
-che gli muovono; ciò che gli si agita intorno
-non lo preoccupa nè lo commuove;
-forse potrà curarsi di una mosca, di un uomo
-mai, l’uomo è troppo grande, egli non può
-considerarlo. Tiene gli occhi bassi e si guarda
-le scarpe che slabbrano un pochino; per lui
-sono rimaste belle e lustre come dal primo
-giorno che se le mise, formano la sua ambizione.
-Ancora, se si degna di interloquire
-con uno dei marmocchi coetanei suoi è per
-dirgli:
-</p>
-
-<p>
-— Guarda che belle scarpe!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E non attende approvazioni, tira innanzi
-sicuro del fatto suo.
-</p>
-
-<p>
-Indossa un gonnellino rosso che non gli
-arriva al ginocchio; gli è assicurato alla persona
-per mezzo di due straccali verdi, posti
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-sopra alla camiciola di bordatino celeste, la
-quale gli serve anche da giubbetto. Compie
-il suo abbigliamento un vecchio cappellino
-da signora, dalla tesa immensa e dal cocuzzolo
-microscopico; è di paglia annerita; un
-elastico che gli passa sotto il mento glie
-lo assicura al capo.
-</p>
-
-<p>
-Qualcun altro potrebbe essere grottesco
-con simili indumenti; Rando non è tale; la
-sua gravità accigliata conferisce nobiltà ai
-piccoli cenci che lo ricoprono.
-</p>
-
-<p>
-Lo segue guardandolo di tanto in tanto,
-una bimba della sua stessa età: Celestina.
-Ha i capelli canapini raccolti in un ciuffo
-bizzarro che le si alza su la nuca, e ricorda
-un pennello da barba.
-</p>
-
-<p>
-Celestina ha le calze lunghe e un grembialuccio
-bianco fermato alla vita da un nastro
-giallo. Per lei Rando rappresenta un
-inesplicabile mistero. Se qualche cosa straordinaria
-non la distrae, segue sempre il marmocchio
-con devozione ignara; e quando egli
-si ferma, anch’ella si ferma; e quando l’attenzione
-di lui è attratta da un nuovo miracolo,
-ella pure, con la stessa serietà, considera
-il nuovo miracolo. È l’unica che gli
-dica con vera compiacenza:
-</p>
-
-<p>
-— Rando, le tue scarpe sono belle!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Contuttociò Rando non la degna di uno
-sguardo ma Celestina non se ne accora, anzi
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-se Rando le parlasse, la ragione dello stupore
-di lei verrebbe a cessare.
-</p>
-
-<p>
-Poi ne seguono molti altri in mirabile varietà;
-vanno appaiati: Nicoluccio e Doretta;
-Lola dalle gambe torte e Miranda dal naso
-a virgola; si volgono a quando a quando a
-considerare il viso di Suor Lucia.
-</p>
-
-<p>
-Fra i più grandi, Toti osserva Adalgisa,
-una monella spinosa come un istrice, bruttina,
-palliduccia, dispettosa. Ha una pamela
-striminzita, ornata di girasoli e rosolacci; nonostante
-la goffa ineleganza della sua veste,
-va scutrettolando e si pavoneggia reggendosi
-un lembo della gonnelluccia disadorna.
-</p>
-
-<p>
-Sono alla soglia della chiesa; Suor Lucia
-grida:
-</p>
-
-<p>
-— Fatevi il segno della croce!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Tutti eseguiscono, borbottando parole incomprensibili.
-Poi entrano; taluni distratti,
-altri assumono atteggiamenti di sùbita compunzione.
-Rando col suo enorme cappellino
-in capo e le mani annodate dietro le reni, si
-è fermato presso Suor Lucia che si è inginocchiata
-ai piedi della pila dell’acqua benedetta.
-</p>
-
-<p>
-Osserva un ragno che sale per le vesti
-di Suor Lucia. Celestina è presa dalla stessa
-ammirazione; ad un tratto, vinta dalla curiosità,
-chiede al compagno:
-</p>
-
-<p>
-— Che animale è quello?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-</p>
-
-<p>
-Rando si concentra, corruga le ciglia,
-cerca una parola grande che ha udito qualche
-volta e che deve adattarsi all’occasione;
-dopo qualche minuto, senza scomporsi, con
-la gravità di un vecchio scienziato, risponde:
-</p>
-
-<p>
-— Quello è un mammifero!&nbsp;—
-</p>
-
-<p class="ast">❦</p>
-
-<p>
-Hanno occupato due panche, e Suor Lucia
-si è posta al centro della seconda per
-osservare e consigliare. Toti non è ancora
-padrone di sè stesso; l’ambiente nuovo e
-la nuova compagnia lo distraggono; all’infuori
-di Orsetto, si sente ancora estraneo
-fra estranei, sta un po’ serio e umiliato.
-</p>
-
-<p>
-La grande chiesa umida e oscura è piena
-di gente. Dal suo posto elevato Toti vede
-un mare di teste chine. Nell’aria si diffonde
-un vago profumo d’incenso.
-</p>
-
-<p>
-Egli assiste per la prima volta al rito religioso
-perchè la zia Emma non lo ha condotto
-mai in chiesa; tutto ciò che vede
-lo stupisce e si domanda se l’ostensorio, che
-il sacerdote leva silenziosamente in alto, non
-sia un dono del buon Dio agli uomini, una
-stella d’oro tutta raggiante, discesa dai lontanissimi
-cieli.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-</p>
-
-<p>
-La sosta si prolunga, e i più piccini si
-distraggono, fuorchè Rando e Celestina. Il
-primo pare tutto assorto nell’ammirare gli
-interstizi che passano fra pietra e pietra; la
-seconda è compresa dall’ammirazione del
-primo.
-</p>
-
-<p>
-Nicoluccio si guarda il naso; Miranda e
-Doretta si bisticciano fraternamente e Ciuffolo,
-il marmocchio dalle enormi guance,
-conta i grani di una corona:
-</p>
-
-<p>
-— Uno... tei... cinche... tre....&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il subito tintinnìo di un campanello riscuote
-Suor Lucia che era stata, fino a quel
-punto, assorta, col capo fra le mani; ella sussurra:
-</p>
-
-<p>
-— In ginocchio!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Nasce uno scompiglio fra le fila del piccolo
-esercito; ognuno vorrebbe il posto del
-compagno:
-</p>
-
-<p>
-— Zitti, bambini! Siete nella casa del
-Signore, zitti!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-L’ammonimento di Suor Lucia ha un risultato
-parziale; ella si leva per correggere
-i più ribelli; dopo non lieve fatica riesce ad
-ottenere un po’ d’ordine, ma molto relativo.
-Rando e Celestina tirano un nastro della
-veste di una vecchia signora che è inginocchiata
-innanzi a loro. Rando pensa che
-quella grande cosa, per mezzo di quel sistema,
-possa dire — Papà — e — Mamà&nbsp;—
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-come un meraviglioso fantoccio ch’egli conobbe
-altra volta. La prova non riesce; anzi
-la vecchia beghina, avvertendo l’insolita
-ginnastica compiuta sui suoi indumenti, si
-volge, fulmina di un’occhiataccia minacciosa
-l’impassibile filosofo e gli dice:
-</p>
-
-<p>
-— Lo dirò alla tua mamma, screanzato!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-La mamma non l’ha più e la seconda parola
-è misteriosa.
-</p>
-
-<p>
-Rando e Celestina si guardano e si stringono
-nelle spalle.
-</p>
-
-<p>
-— Pregate con me, — sussurra Suor Lucia — avanti,
-pregate con me.
-</p>
-
-<p>
-Tutti si volgono per ascoltare e ripetere
-ciò ch’ella dirà.
-</p>
-
-<p>
-— <i>Pater noster</i>... — Celestina state ferma!... — <i>qui
-es in Coelis, sanctificetur</i>.... — Lola,
-vuoi smetterla di gonfiare le guancie?... — <i>nomen
-tuum. Adveniat Regnum tuum.
-Fiat</i>... Togliti quelle dita dal naso, Ciuffolo!
-Ma che cos’è?!... — <i>Voluntas tua sicut in
-Coelo, et in terra. Panem nostrum quotidianum</i>... — Rando,
-ripeti dunque, non senti
-quello che dico?... — <i>da nobis hodie, et dimitte
-nobis debita nostra sicut et nos</i>... — Zitti,
-che il diavolo vi porta via!... — <i>dimittimus
-debitoribus nostris. Et nos non inducas in tentationem</i>... — Miranda,
-non ti soffiare così il
-naso dinanzi a Dio!... — <i>Sed libera nos a
-malo. Amen.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-</p>
-
-<p>
-Tutti ad una voce concordemente e altissimamente
-ripetono:
-</p>
-
-<p>
-— <i>Amen.</i>&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-La vecchia beghina dal nastro, si rivolge
-scandalizzata:
-</p>
-
-<p>
-— Bella educazione! Vergognatevi!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Nessuno le dà retta. La gente sfolla.
-</p>
-
-<p>
-Suor Lucia fa levare la sua coorte per
-compiere la peregrinazione consueta ai vari
-altari prima di tornare al sole. I monelli la
-seguono cicalando.
-</p>
-
-<p>
-Eccoli alla lapide famosa, alla lapide
-dell’angiolo; bisogna leggerla tutte le domeniche
-a edificazione e ammaestramento
-delle anime bambine. Eletta a tale ufficio
-è Adalgisa, uccelletto nidiace dalle penne
-arruffate.
-</p>
-
-<p>
-Ella assume un tono d’occasione e si fa
-innanzi tutt’impettita; i compagni le si dispongono
-attorno. Toti e Orsetto osservano
-in disparte.
-</p>
-
-<p>
-A pochi metri da terra, è una lapide su
-la quale sono incisi innumerevoli ghirigori;
-pare un esemplare di calligrafia.
-</p>
-
-<p>
-Adalgisa con la sua vocetta stridula ne
-incomincia la lettura.
-</p>
-
-<p class="center">
-<span class="smcap lowercase">CHI CONOBBE TEMISTOCLE?</span>
-</p>
-
-<p>
-Pausa.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-</p>
-
-<p class="center">
-<span class="smcap lowercase">TEMISTOCLE<br>
-FIGLIO DI VINCENZO E PELLEGRINA<br>
-FU ESEMPIO DI RARE VIRTÙ<br>
-CHÈ ALLE DOTI PRECLARE DELL’ANIMO<br>
-CONGIUNSE<br>
-RETTITUDINE, ONESTÀ, PARSIMONIA.<br>
-FU UBBIDIENTE E RISPETTOSO<br>
-SAVIO, MAGNANIMO, GENTILE.<br>
-VERO SPECCHIO DI CONSOLAZIONE</span>
-</p>
-
-<p>
-Seconda pausa.
-</p>
-
-<p class="center">
-<span class="smcap lowercase">AHI<br>
-CHE A SOLI DIECI ANNI MORIVA.</span>
-</p>
-
-<p>
-Terza pausa.
-</p>
-
-<p class="center">
-<span class="smcap lowercase">UN PENSIERO E UNA PRECE.</span>
-</p>
-
-<p>
-La lettura è compìta. Adalgisa per qualche
-istante rimane col naso all’aria. Toti e
-Orsetto si guardano negli occhi.
-</p>
-
-<p>
-— Povero Temistocle! — esclama Toti
-compreso da sincera pietà.
-</p>
-
-<p>
-Orsetto, vinto dallo stesso sentimento, ripete
-più sommessamente:
-</p>
-
-<p>
-— Povero Temistocle!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Rando e Celestina si succiano le dita.
-</p>
-
-<p>
-Dopo un fervorino di Suor Lucia la quale
-per la millesima volta consiglia la sua brigata
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-di prendere ad esempio le molteplici
-virtù di Temistocle, l’angiolo per antonomasia,
-si dirigono all’uscita.
-</p>
-
-<p>
-L’ultima sosta è alla pila dell’acqua santa
-nella quale Suor Lucia immerge la mano per
-inumidire le piccole fronti che si offrono
-al segno rituale.
-</p>
-
-<p>
-— In nome del Padre, del Figliuolo,
-dello Spirito Santo e così sia!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Finalmente la porta si schiude. Ecco il
-sole, ecco il sole!
-</p>
-
-<p>
-Gli occhi si socchiudono abbacinati dalla
-gran luce che fa tornare il sorriso su tutte
-le labbra.
-</p>
-
-<p>
-Volgono a destra per una strada che costeggia
-la chiesa. Suor Lucia ha cura di separare
-provvisoriamente i piccoli dai grandi,
-e dice a questi ultimi:
-</p>
-
-<p>
-— Andate avanti, vi raggiungeremo subito.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Toti non sa spiegarsi la sosta, e chiede
-ad Orsetto:
-</p>
-
-<p>
-— Ohe cosa fanno?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Orsetto gli sussurra una parola in un
-orecchio e Toti non trattiene una fresca risata
-che si comunica ai compagni.
-</p>
-
-<p>
-Fatti pochi passi si rivolge come distrattamente
-e sogguarda.
-</p>
-
-<p>
-Suor Lucia, occupata nella sua faccenda,
-non se ne accorge. Ella ha allineato vicino
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-al muro i suoi marmocchi, da una parte i
-maschi, dall’altra le femmine; si volgono le
-spalle ed imitano concordi il pispiglìo delle
-fontanelle.
-</p>
-
-<p class="ast">❦</p>
-
-<p>
-— Marinella è allegra come te, — dice
-Orsetto a Toti mentre si dirigono ai prati
-ombreggiati dagli alti filari dei pioppi.
-</p>
-
-<p>
-— E perchè la mandano da Suor Lucia?
-</p>
-
-<p>
-— Perchè ogni giorno fa qualche nuova
-scappata. Ieri riempì d’acqua tutte le scarpe
-che trovò in casa. Ieri l’altro, avendo promesso
-alla sua bambola di farle fare un
-viaggio in mare, prese la tuba di suo padre
-e la mise nella tinozza....
-</p>
-
-<p>
-— Com’è graziosa questa! — esclama Toti
-battendo le mani.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, è graziosa, — soggiunge Orsetto — ma
-la tuba era nuova e Marinella è stata
-al buio.
-</p>
-
-<p>
-Toti pensa agli occhi severi della zia
-Emma ed al volto impassibile di miss Edith;
-egli non potrà compiere certamente un’impresa
-simile, però come palliativo soggiunge:
-</p>
-
-<p>
-— Ma l’acqua non fa male! Non prendo
-il bagno, io, tutte le mattine?
-</p>
-
-<p>
-— Ma tu sei una tuba?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Non lo so, — risponde Toti, pensieroso.
-</p>
-
-<p>
-— Non lo sai?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Dopo breve esitazione Toti soggiunge:
-</p>
-
-<p>
-— Tutti siamo uguali di fronte al buon
-Dio!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Orsetto tace perchè non intende bene la
-profondità del pensiero di Toti; egli è ammirato
-e stupito dalla prontezza con la
-quale il suo nuovo amico risolve ogni difficoltà.
-</p>
-
-<p>
-Ad un richiamo di Suor Lucia sostano.
-Una signora saltellante, col cappellino pieno
-di piume si avvicina.
-</p>
-
-<p>
-— Chi è? — chiede Toti.
-</p>
-
-<p>
-— È la mamma di Adalgisa, — risponde
-Orsetto — è una signora buffa; si chiama
-Cleopatra.
-</p>
-
-<p>
-— Guarda che bel nome! Almeno si sbrigasse
-presto!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-La signora Cleopatra s’inchina amabilmente
-innanzi a Suor Lucia ed esclama:
-</p>
-
-<p>
-— Tanti augurî, Suor Lucia, tanti augurî.
-</p>
-
-<p>
-— Grazie, altrettanto! — risponde Toti.
-Orsetto gli consiglia il silenzio.
-</p>
-
-<p>
-— Come si porta la mia Adalgisa?
-</p>
-
-<p>
-Bene, bene, — risponde Suor Lucia.
-</p>
-
-<p>
-Adalgisa si è avvicinata, è tutta rattratta
-in sè, e scrolla le spalle come se le
-parole di sua madre le facessero dispetto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ti fai onore, bambina mia? — le chiede
-la madre inchinandosi a carezzarla.
-</p>
-
-<p>
-— No.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-— Di’ la verità, sii buona!
-</p>
-
-<p>
-— Va’ via, va’ via, — risponde l’incomparabile
-dolcezza.
-</p>
-
-<p>
-— Me ne andrò, amore mio; ma tu sii rispettosa
-con Suor Lucia.
-</p>
-
-<p>
-— No. Io voglio piangere.
-</p>
-
-<p>
-— E perchè?
-</p>
-
-<p>
-— Perchè sì, e se non vai via, ti faccio
-le corna.
-</p>
-
-<p>
-— Dio, com’è carina! — esclama la signora
-Cleopatra — non le pare?
-</p>
-
-<p>
-— Oh sì! — risponde Suor Lucia debolmente.
-</p>
-
-<p>
-— Ma a casa è tanto più graziosa. Vede,
-per esempio, ogni sera, prima di andare al
-riposo, continuerà un’ora ad augurarci la
-buona notte, e noi facciamo un carnevale!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Suor Lucia vorrebbe assentire, ma non le
-riesce.
-</p>
-
-<p>
-— Addio, cara, — riprende la madre accarezzando
-l’istrice filiale; poi, rivolta alla
-brigata s’inchina e ripete con comico ossequio: — Tanti
-augurî, tanti augurî!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Toti, vinto da un impeto di gaiezza, agita
-le mani in atto di saluto e risponde:
-</p>
-
-<p>
-— Buone feste e buon capo d’anno!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-</p>
-
-<p class="ast">❦</p>
-
-<p>
-Pochi passi ancora ed entreranno nel
-prato verde, nel loro infinito dominio.
-</p>
-
-<p>
-Toti è pensoso perchè un dubbio passeggero
-lo agita, un dubbio che gli fa rivolgere
-questa domanda ad Orsetto:
-</p>
-
-<p>
-— Perchè si devono dir sempre bugie?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Orsetto lo guarda senza intendere.
-</p>
-
-<p>
-— Ma sì, — riprende Toti — se io
-dico alla signora Penelope che è brutta e
-non mi piace, la zia Emma mi guarda male
-e mi punisce; se dico che mi annoio a far le
-visite, mi lasciano senza frutta e poi vogliono
-ch’io sia sincero! Ma se ci costringono a dir
-le bugie!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Orsetto tace sempre.
-</p>
-
-<p>
-— Non è vero? — domanda Toti.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, ma se non fai così non ti regalano
-più i dolci!
-</p>
-
-<p>
-— Che cosa m’importa! — esclama Toti;
-e l’idea è già trascorsa, ha brillato un attimo,
-si è spenta; l’anima di un bimbo è
-come un seno di mare in cui l’onda succede
-all’onda placidamente in una dolce lucentezza,
-velata appena da qualche ombra di
-nube.
-</p>
-
-<p>
-In fondo rilucono i colli, una corona
-azzurra; nei più vicini si vedono i profili
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-delle case, dei castelli, le ombre nere delle
-selve; ma poi tutto si allontana e si fonde,
-trascolora azzurreggiando quanto più sale
-al cielo. Le estreme vette dell’Appennino
-si confondono alle nubi; forse lassù si apre
-la strada che giunge al sole.
-</p>
-
-<p>
-I pioppi che fiancheggiano il prato verso
-levante (e pare che l’Astro sorga fra i colonnati
-di un tempio grandissimo) si sdoppiano
-per distendersi al suolo in un’ombra
-protettrice. I pioppi amano le voci dei nidi
-e quelle dei bimbi, perchè tanto le une
-quanto le altre hanno ugual significato per
-gli immobili giganti.
-</p>
-
-<p>
-È tempo di primavera.
-</p>
-
-<p>
-Liberi da ogni freno, i monelli si sbandano
-e gridano e si rincorrono passando
-nel sole come in un volo. Suor Lucia siede
-all’ombra dei pioppi e, attorno a lei, si raccolgono
-i più piccini ai quali deve raccontare
-la fiaba dello <i>Stelo d’oro</i>.
-</p>
-
-<p>
-Rando e Celestina; Lola e Miranda;
-Nicoluccio, Doretta e Ciuffolo seggono in
-semicerchio; Suor Lucia è nel centro; fra
-le alte rame il sole sogguarda ad attimi
-con mille occhi abbaglianti. La frescura è
-deliziosa.
-</p>
-
-<p>
-— «C’era una volta una via lunga lunga
-come il cielo e partiva da un capo del
-mondo per giungere all’altro capo e nessuno
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-l’aveva percorsa mai tutta quanta, benchè
-molti vi si fossero provati. Dopo dieci,
-dopo venti anni tornavano vecchi senza ricordare
-niente di ciò che avevano veduto e
-delle avventure che erano toccate loro nel
-viaggio pauroso. Morivano senza riacquistar
-la parola.
-</p>
-
-<p>
-»Ora partivano uomini poveri, ora principi,
-ora imperatori che preparavano spedizioni
-numerose di cavalli e di armati;
-ma o non tornavano, o tornavano muti e
-vecchi come tutti gli altri.
-</p>
-
-<p>
-»In fondo alla strada infinita, custodito
-da ventiquattro principesse sorelle tutte vestite
-di seta turchina, sorgeva lo <i>Stelo d’oro</i>
-attorno al quale esse danzavano eternamente,
-allacciate in catena, una farandola d’amore.
-Chi fosse giunto allo Stelo d’oro sarebbe stato
-Signore del mondo e di tutti i cieli.
-</p>
-
-<p>
-»Ora c’era, in un paese della terra, un
-povero mercante che aveva un solo figlio
-al quale avrebbe dato anche il suo cuore
-pur di vederlo contento, e il figlio di questo
-povero mercante si chiamava Graziolo
-ed era un fanciullo buono e pensoso, ed
-era sempre triste.
-</p>
-
-<p>
-»Tutte le cure del padre non bastavano
-a farlo sorridere una volta; e quando il padre
-gli chiedeva piangendo: — Che cos’hai,
-Graziolo? — Il fanciullo rispondeva: — Voglio
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-andare al mio viaggio! — Ma non tornerai
-più, figliuolo! — Sì, babbo, tornerò
-e voi sarete contento. Lasciatemi partire.
-</p>
-
-<p>
-»Tanto disse e tanto fece, che un bel
-giorno il povero mercante pose in una bisaccia
-tutto il suo danaro, lo dette a Graziolo
-e gli disse: — Segui la tua sorte,
-figlio mio. Se fra cinque anni non sarai
-tornato, ti raggiungerò nei cieli dove vorrai
-attendermi. — E Graziolo rispose: — Babbo,
-fra cinque anni sarò con voi. La
-mia ventura mi guida, babbo; io parto e
-tornerò contento! — Si abbracciarono lungamente,
-e Graziolo si pose per la terribile
-via dalla quale nessuno era ritornato a raccontare
-le sue avventure.
-</p>
-
-<p>
-»Il padre lo vide dileguare, si gettò in
-terra e pianse disperandosi. Il sole sorgeva
-allora....»&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-La voce di Suor Lucia è lenta e grave;
-i monelli ascoltano con la bocca socchiusa.
-Qualcuno fra loro tende l’orecchio allo stormire
-dei pioppi, perchè i pioppi parlano, pei
-bimbi, e ascoltano le fiabe che ripetono poi
-alle stelle piccine.
-</p>
-
-<p>
-Più lontano Toti, Orsetto, Anselmuccio,
-Giacomino, Adalgisa e tutti gli altri monelli,
-imitano la danza delle ventiquattro
-principesse sorelle attorno allo stelo d’oro
-e, allacciati per mano, cantano e girano in
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-un volo di nastri, di capelli, di vesticciuole
-che schioccano al vento. Pare che tutta l’aria,
-tutta la luce s’empia di quella festosità.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> — Giro giro tondo</p>
-<p class="i01">Cavallo imperatore</p>
-<p class="i01">Cavallo d’argento</p>
-<p class="i01">Che costa cinquecento.</p>
-<p class="i01">Cento cinquanta</p>
-<p class="i01">E la gallina canta</p>
-<p class="i01">Lasciala cantare</p>
-<p class="i01">La voglio maritare....</p>
-</div></div>
-
-<p>
-S’interrompono e si fermano guardando
-verso il fondo del prato dov’è apparsa una
-piccola ombra nera. Rimane immobile su quel
-confine estremo e pare non ardisca avanzare.
-</p>
-
-<p>
-— Chi è? — chiede Toti a Orsetto.
-</p>
-
-<p>
-— È Zulù, il piccolo lupo.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè lo chiamate così?
-</p>
-
-<p>
-— Perchè nessuno gli ha parlato mai;
-perchè non ha casa e non ha famiglia;
-perchè ha paura di tutti.
-</p>
-
-<p>
-— Oh vieni vieni, andiamo a salutarlo — grida
-Toti.
-</p>
-
-<p>
-— Ma fuggirà.
-</p>
-
-<p>
-— Vieni, proviamo.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Si avviano; Zulù è già scomparso dietro
-le prode dei fossi.
-</p>
-
-<p>
-Toti si lancia in corsa; vuol seguire le
-tracce di quella creatura misteriosa.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap3">III.
-<span class="smaller">La selva dei Gioghi.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Col capo all’aria e gli occhi intenti alle
-finestre di un secondo piano, Toti e Orsetto
-gridano a tutta voce:
-</p>
-
-<p>
-— Marinella, vieni?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Un visetto vermiglio appare fra due imposte
-socchiuse:
-</p>
-
-<p>
-— Aspettatemi, vengo subito.
-</p>
-
-<p>
-— Fa’ presto, la strada è lunga!
-</p>
-
-<p>
-— È pronta la giardiniera?
-</p>
-
-<p>
-— Ci aspetta da un’ora, spicciati.
-</p>
-
-<p>
-— Vengo, vengo!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il visetto scompare, giungono dall’alto
-le grida festose della monella; Toti e Orsetto
-si volgono verso l’estremità della strada
-dove Suor Lucia, circondata dalla sua coorte,
-li attende.
-</p>
-
-<p>
-Rando annusa con accigliata serietà un
-gran fiore di girasole, e Celestina tende il
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-nasetto a virgola per gustare l’ipotetico profumo
-della girandola floreale.
-</p>
-
-<p>
-— Come è bello! — esclama Celestina
-— Dove l’hai preso?
-</p>
-
-<p>
-— Me l’ha dato Ciuffolo — risponde
-Rando senza levar gli occhi.
-</p>
-
-<p>
-— E tu che cosa gli hai dato?
-</p>
-
-<p>
-— Io gli ho dato due nòccioli di pesca
-e un bottone.
-</p>
-
-<p>
-— Dio! — esclama Celestina giungendo
-le mani per significare tutta la sua ammirazione
-per l’abile mercato. — Hai fatto un
-buon baratto!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Rando non risponde. Ciuffolo, riparato
-dietro le sottane di Suor Lucia, si nasconde
-in bocca i due nòccioli di pesca e il bottone
-per non cedere alle insidie di Cola che gli
-gira attorno e lo guarda con occhi sparvieri;
-le guance di Ciuffolo si gonfiano sempre più,
-sembrano due piccoli otri, due calotte sferiche
-applicate ad arte sul viso del pacifico
-marmocchio.
-</p>
-
-<p>
-Marinella giunge di gran corsa.
-</p>
-
-<p>
-La pamela, assicurata con un elastico
-sotto il mento, le è caduta su le spalle e le
-forma un’aureola intorno al capo adorno da
-una selva di capelli nerissimi e ricciuti.
-</p>
-
-<p>
-Uno schioccare di frusta avverte i monelli
-che la giardiniera è pronta all’angolo
-della via, e che si attendono i ritardatari.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Presto presto! — gridano coloro che
-sono già saliti nell’ampio calesse. In un volo
-tutta la nidiata si affolla e si sospinge intorno
-al predellino. Comincia la lotta per
-occupare i posti migliori. Le esortazioni di
-Suor Lucia, la quale non perde mai la sua
-celeste serenità, non ottengono nessun risultato.
-Adalgisa vuol salire a cassetta e si arrampica
-su per le ruote con grande sconcio
-della sua vesticciuola bianca, campione di
-candore se non di eleganza. Toti, Marinella e
-Orsetto vorrebbero salire sul tetto della vettura,
-dove si allineano ordinariamente i bauli,
-ma Suor Lucia non consente; Rando e Celestina
-hanno occupato un angolo e se ne
-stanno tranquilli, annusando il loro girasole.
-Alla fine tutti prendon posto nicchiando,
-perchè nessuno ha ottenuto ciò che desiderava
-ad eccezione di Adalgisa, la quale troneggia
-a cassetta, al fianco del vetturino. Ella si
-volge a guardare coloro che stanno nell’interno
-e allargando la bocca e travolgendo
-gli occhi si abbandona ad una squisita serie
-di versacci schernevoli; ma ad un tratto interrompe
-la pantomima e scoppia in pianto
-dirotto perchè Toti, allungato furtivamente
-un braccio, le ha dato un solenne pizzicotto
-nella parte ch’ella espone con maggiore evidenza
-al pubblico sottostante.
-</p>
-
-<p>
-Un nuovo schioccare di frusta, un bubbolìo
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-rapido di sonagliere, il sobbalzare della
-giardiniera sui ciottoli, interrompe il pianto,
-di Adalgisa che si asciuga gli occhi su le maniche
-della veste bianca. Il sole nuovo scivola
-lungo le vie della città. Qualche passante si
-sofferma ad osservare. Suor Lucia sorveglia
-senza cipiglio e senza sorriso; il volto di lei,
-pallido e grave, non ha mutevolezze.
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="fill-057"></a>
- <img src="images/ill-057.jpg" alt="">
-<p class="caption">Mentre la giardiniera corre verso i colli azzurreggianti.... (pag. 56).</p>
-</div>
-
-<p>
-Per ingannare il tempo, mentre la giardiniera
-corre verso i colli azzurreggianti al
-limite del piano, comincia lo scambio di
-oggetti svariatissimi e s’iniziano ardenti discussioni
-su la valutazione dei medesimi. In
-ciò porta una nota tutta personale Anselmuccio,
-un monello su gli undici anni, dai
-capelli rossi e gli occhi obliqui. Egli ha il
-genio del commercio, è nato commerciante
-e, per questo istinto di natura, svaligia alla
-lettera la casa paterna. Le sue tasche sono
-sempre rigurgitanti e contengono oggetti di
-indole disparata: francobolli, pipe, vecchie
-casse da orologio, astucci da gioielli, bottoni,
-piccoli coperchi, pentolini, fibbie da scarpe,
-turaccioli e mille altre cose simili. Tali quisquilie
-acquistano, in mano ad Anselmuccio,
-un valore straordinario; un turacciolo, ricoperto
-da un poco di stagnola dorata, è un
-rarissimo cimelio e non è ceduto se l’oggetto
-offerto in cambio non ha qualità assolutamente
-superiori; potrà scambiarsi, per
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-esempio, con un francobollo del Guatemala
-o con una nappina da chepì, ma non mai coi
-volgarissimi bottoni i quali rappresentano,
-nel commercio infantile, l’ultimo grado del
-valore. Anselmuccio sdegna e si rifiuta di
-trattare coi piccini, i quali non hanno a loro
-disposizione se non qualche bottone rapito
-furtivamente al patrimonio materno. Una
-volta Cola, dalle gambe arcuate, per ottenere
-da Anselmuccio un vecchio lunarietto
-si staccò tutti i bottoni che aveva addosso
-e rimase con le brachine penzoloni; ma
-anche questo supremo sacrificio, questa violazione
-della privata decenza, non ottenne
-risultato e Suor Lucia ne pagò le spese in
-tanto filo per rimetter le cose a posto.
-</p>
-
-<p>
-Anselmuccio ordinariamente non parla,
-osserva i compagni, spia l’occasione propizia;
-nulla gli sfugge; è onniveggente. Ogniqualvolta
-scorga una cosa che gli sembri utile e
-commerciabile è pronto ad intervenire e ad
-offrire. Quasi sempre gli affari gli riescono
-bene; ha un’abilità tutta sua, che i compagni
-gli riconoscono.
-</p>
-
-<p>
-All’infuori di ciò, nulla lo seduce; rimane
-indifferente ai giuochi ed agli scherzi,
-vive a sè calcolando e premeditando.
-</p>
-
-<p>
-Marinella lo chiama l’astuto citrullo, e
-Anselmuccio ne ride, pago di soddisfare la
-sua vivissima bramosia dello scambio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il sole si avviva e le allodole navigano
-per l’aria azzurra; si odono i loro trilli, le
-loro cadenze sperdute; scendono, si inabissano
-nel dolce cielo d’aprile; e dagli olmi
-le verlette e dalle macchie gli usignoli rispondono
-alle sorelle del sole. Fa fresco e
-l’aria reca dolcissimi aromi dai frutteti e
-dagli orti in fiore.
-</p>
-
-<p>
-Celestina si sporge a guardare la strada;
-ad un tratto si volge a Rando, e gli chiede
-con aria trasognata:
-</p>
-
-<p>
-— Perchè girano le ruote?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Rando guarda a sua volta, sta assorto
-qualche secondo, e risponde:
-</p>
-
-<p>
-— Perchè gli alberi corrono e la strada
-scappa.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Celestina ride stringendosi nelle spalle;
-ma ride convinta dalla spiegazione che le ha
-data Rando; è un attimo di perfetta fusione
-dell’anima sua bambina con l’anima di tutte
-le cose che la rende gaia. È pur buffo che
-gli alberi corrano per far piacere al suo compagno
-e a lei, e che la strada fugga per farli
-giungere più presto sui monti celesti, dove
-sorride la neve e dove si mangiano le castagne!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-</p>
-
-<p class="ast">❦</p>
-
-<p>
-— Quando torneremo noi alla selva di
-Lucchetto? — chiede Toti a Marinella.
-</p>
-
-<p>
-— Chi sa? — risponde la monella alzando
-gli occhi e le ciglia in atto di vaga
-incertezza. — Chi sa?
-</p>
-
-<p>
-— Una volta Suor Lucia ci conduceva
-tutte le domeniche alla selva e ai prati di
-Villanova — dice Orsetto — ora ci andiamo
-molto di rado e io non so perchè!
-</p>
-
-<p>
-— Vi trovavate con Bocca-di-fiore?
-</p>
-
-<p>
-— Sì; sempre.
-</p>
-
-<p>
-— E con Allodola?
-</p>
-
-<p>
-— No, Allodola l’ho veduta due volte
-sole. La cercavamo sempre perchè canta
-bene, ma Suor Lucia ci diceva che era
-malata.
-</p>
-
-<p>
-— Infatti, anche domenica scorsa era
-molto pallida! — esclama Marinella.
-</p>
-
-<p>
-— E di chi è figlia? — domanda Toti.
-</p>
-
-<p>
-— Non lo so, — risponde Orsetto.
-</p>
-
-<p>
-— Con chi vive?
-</p>
-
-<p>
-— Vive nei prati ed ha un gregge di pecore
-bianche. Tutti le vogliono bene.
-</p>
-
-<p>
-— Che bel nome ha!
-</p>
-
-<p>
-— Bellissimo! — esclama Marinella — Ha
-anche gli occhi belli. Non deve essere
-figlia di contadini.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Io ho sentito una storia di principi, — soggiunge
-Orsetto — una storia confusa
-della quale non ricordo nulla. La raccontò
-un piccolo pastore.
-</p>
-
-<p>
-— Non ricordi il nome?
-</p>
-
-<p>
-— No; era un amico di Zulù.
-</p>
-
-<p>
-— E credi che Zulù ne sappia qualcosa?
-</p>
-
-<p>
-— Credo di sì, perchè Allodola è la sola
-creatura alla quale il piccolo lupo voglia
-bene.
-</p>
-
-<p>
-— Allora dirò a Zulù di raccontarmi la
-storia di Allodola — soggiunge Toti.
-</p>
-
-<p>
-— È inutile, non ti risponderà e lo faresti
-inquietare.
-</p>
-
-<p>
-— Chi sa?! — riprende Toti in tono
-leggermente ironico. — Potrebbe darsi ch’io
-riuscissi!
-</p>
-
-<p>
-— Sei stata mai alla capanna di Bonaventura? — chiede
-poi a Marinella come
-per sviare il discorso.
-</p>
-
-<p>
-— Ci sono stata quand’ero piccina.
-</p>
-
-<p>
-— E che c’è di bello?
-</p>
-
-<p>
-— Allora c’era la mia balia e c’era un
-maiale addomesticato che ci seguiva sempre
-come un cane e mangiava a tavola
-con noi.
-</p>
-
-<p>
-— E adesso ci sarà più? — chiede vivamente
-Orsetto.
-</p>
-
-<p>
-— Chi lo sa? Allora era già vecchio e
-sono passati tanti anni!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Quanti?
-</p>
-
-<p>
-— Oh, per lo meno cinque.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Trascorre una pausa poi Toti sussurra:
-</p>
-
-<p>
-— Sapete chi troveremo lassù?
-</p>
-
-<p>
-— Chi?
-</p>
-
-<p>
-— Indovinate.
-</p>
-
-<p>
-— Non saprei, — risponde Marinella.
-</p>
-
-<p>
-— Non saprei, — soggiunge Orsetto.
-</p>
-
-<p>
-— Troveremo Zulù.
-</p>
-
-<p>
-— Zulù? E quando l’hai veduto? — domanda
-Marinella oscurandosi.
-</p>
-
-<p>
-— Questo è affar mio, — risponde Toti.
-</p>
-
-<p>
-— Gli hai parlato?
-</p>
-
-<p>
-— Sì.
-</p>
-
-<p>
-— È venuto a trovarti?
-</p>
-
-<p>
-— No; sono andato a trovarlo io.
-</p>
-
-<p>
-— Solo?
-</p>
-
-<p>
-— Solo.
-</p>
-
-<p>
-— E non hai avuto paura?
-</p>
-
-<p>
-— Zulù è buono, e non fa male a nessuno.
-</p>
-
-<p>
-— Ma allora perchè vogliono portarlo
-in prigione?
-</p>
-
-<p>
-— Io non lo so, — risponde Toti. — Noi
-torneremo verso sera; poco prima del tramonto
-Zulù sarà alla Selva dei Gioghi che
-è poco distante dalla capanna di Bonaventura,
-e ha detto di trovarci là. Verrete?
-</p>
-
-<p>
-— Io verrò, — risponde Marinella.
-</p>
-
-<p>
-— Anch’io, — soggiunge Orsetto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Non ne parliamo ora, perchè gli altri
-se ne potrebbero accorgere, e vogliamo esser
-soli.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, soli soli.
-</p>
-
-<p>
-— Poi, se fossimo in molti, Zulù non verrebbe;
-lo ha detto.
-</p>
-
-<p>
-— Io però ho un poco di paura, — soggiunge
-Marinella ridendo.
-</p>
-
-<p>
-— Anch’io, — replica Orsetto.
-</p>
-
-<p>
-Toti è lusingato dal timore dei compagni;
-ciò accresce a mille doppi il suo coraggio.
-</p>
-
-<p>
-— Verrete con me; — risponde — io
-conosco Zulù, siamo buoni amici.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Marinella ha un lampo ne’ suoi grand’occhi
-neri.
-</p>
-
-<p>
-— Gli chiederemo se è giunto mai alla
-casa dell’Orco.
-</p>
-
-<p>
-— E se ha veduto i nani dei boschi, — sussurra
-Orsetto.
-</p>
-
-<p>
-— Zulù deve saper tutto, deve aver veduto
-tutto, — replica Marinella. — Oh io gli
-darò due bacioni sugli occhi!
-</p>
-
-<p>
-— Non hai più paura? — le chiede Toti.
-</p>
-
-<p>
-— Ora mi pare di no; ma può darsi che
-a vederlo la paura ritorni. È tanto brutto!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-L’alto vocìo dei compagni interrompe
-il loro dialogo. Giacomino, l’astuto monello
-tirato a pulimento come il fodero di una
-sciabola, propone una serie d’indovinelli ai
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-compagni che non ne capiscono niente e
-appunto per questo ridono e si divertono un
-mondo.
-</p>
-
-<p>
-— Indovinate questo che è bello, — grida
-Giacomino — e lo sanno anche i boccali di
-Montelupo:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">In cima a una finestraccia</p>
-<p class="i01">Ci sta una vecchiaccia</p>
-<p class="i01">E quando tentenna un dente</p>
-<p class="i01">Chiama tutta la gente:</p>
-<p class="i01">Alalè alalè</p>
-<p class="i01">Indovina quel che gli è.&nbsp;—</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Segue un attimo di silenzio.
-</p>
-
-<p>
-— Nessuno lo spiega? — chiede Giacomino
-rivolgendosi ai più piccini.
-</p>
-
-<p>
-Ciuffolo guarda il cielo e ripete beandosi:
-</p>
-
-<p>
-— Alalè, alalè, alalè!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Adalgisa guarda dall’alto e sorride malignamente.
-</p>
-
-<p>
-— Brava, spiegalo tu! — le grida Toti
-che si è accorto dell’aria canzonatoria assunta
-dall’istrice domestico.
-</p>
-
-<p>
-— Ci vuol poco, — risponde Adalgisa
-sdegnosa.
-</p>
-
-<p>
-— Avanti dunque, che cos’è? — ripete
-Giacomino.
-</p>
-
-<p>
-— Domandalo a Toti, — ribatte la monella
-arruffata.
-</p>
-
-<p>
-— No, no; sta a te che fai la brava!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Sì, a te, a te! — urla il coro.
-</p>
-
-<p>
-Adalgisa tace un attimo, e poi con voce
-stridula grida:
-</p>
-
-<p>
-— Ma chi non lo sa? È la chiesa!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Segue un diavolìo; tutti i monelli si
-levano in piedi per gridare e punire così la
-presunzione dell’istrice domestico.
-</p>
-
-<p>
-Sopraffatta dall’impeto impreveduto Adalgisa
-si volge e scrolla le spalle per assumere
-un atteggiamento; ma le lacrime le
-scendono copiose su le guance e si perdono
-agli angoli della bocca contratta.
-</p>
-
-<p>
-Gli unici che non partecipano al gaio tumulto
-sono Rando e Celestina. Come se
-nulla accadesse intorno a loro, stanno muti
-e inciprigniti perchè non sono riusciti ad
-acchiappare un moscon d’oro... che si era
-posato sul girasole. Suor Lucia che fino allora
-aveva taciuto, tutta curva sui grani del
-rosario che fa passare interminabilmente fra
-le scarne dita, è costretta ad intervenire perchè
-le cose hanno preso una piega differente.
-</p>
-
-<p>
-L’orgasmo ha alzato di vari toni l’allegria
-dei fanciulli. Ora Giacomino ed Anselmuccio
-si trovano di fronte in aria minacciosa;
-Anselmuccio, contrariamente ad ogni
-sua abitudine, ha assunto la difesa di Adalgisa,
-e da ciò un rapido diverbio che pare voglia
-condurre a vie di fatto. I due fanciulli
-si squadrano con occhi torvi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Se ti dò un pugno, — grida Anselmuccio — ti
-getto giù dalla giardiniera!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E l’altro, avvicinandosi ancor più con
-aria provocante:
-</p>
-
-<p>
-— Pròvati!
-</p>
-
-<p>
-— Oh! ci vorrà molto!
-</p>
-
-<p>
-— Pròvati, dunque!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Pausa.
-</p>
-
-<p>
-— Moccione!
-</p>
-
-<p>
-— Imbecille!
-</p>
-
-<p>
-— Lo dici a me?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, a te!
-</p>
-
-<p>
-— Ripetilo, se hai core!
-</p>
-
-<p>
-— Imbecille!
-</p>
-
-<p>
-— Bada! Non hai provato ancora le
-mie mani!
-</p>
-
-<p>
-— Credi di farmi paura?
-</p>
-
-<p>
-— Ma neanche tu me ne fai!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Altra pausa, ed altro scandaglio come
-sopra.
-</p>
-
-<p>
-— Se fai un altro passo, ti picchio!
-</p>
-
-<p>
-— Ecco! — E il passo è fatto. I combattenti
-si trovano a viso a viso, il momento
-pare decisivo, i cuori palpitano.
-</p>
-
-<p>
-— Anche se sei più grande di me, io ti
-compro e ti rivendo! — grida Giacomino.
-— Scostati!
-</p>
-
-<p>
-— No!
-</p>
-
-<p>
-— Scostati!
-</p>
-
-<p>
-— No!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-</p>
-
-<p>
-La prima spinta è data, Giacomino ha
-attaccato il nemico che attacca a sua volta;
-in un attimo i due monelli si acciuffano e
-cadono in grembo a Suor Lucia, la quale,
-non avendo ottenuto alcun risultato positivo
-con le esortazioni amorevoli, è intervenuta
-di persona.
-</p>
-
-<p>
-Toti, Orsetto e Marinella prestano man
-forte a Suor Lucia; i contendenti sono divisi
-e riprendono i loro posti; fra poco anche
-il broncio che serbano scomparirà, e la
-pace sarà ristabilita compiutamente.
-</p>
-
-<p>
-— Mio Dio, — esclama Miranda, un battuffoletto
-di quattro anni che ha atteggiamenti
-di donna matura — questi uomini
-come sono gelosi!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Ad un attimo di stupore segue una franca
-risata.
-</p>
-
-<p>
-Miranda arrossisce e china gli occhi.
-</p>
-
-<p>
-— Che hai voluto dire? — le chiede
-Marinella.
-</p>
-
-<p>
-La piccola tace.
-</p>
-
-<p>
-— Ma che c’entra la gelosia?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Miranda leva una mano ed indica Adalgisa,
-causa prima del breve pugilato.
-</p>
-
-<p>
-— Miranda, voi non capite niente! — esclama
-Suor Lucia — E dovete tacere sempre;
-e dovete occuparvi solo dei fatti vostri!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-</p>
-
-<p>
-Si odono già, dalle prime selve di roveri,
-i canti delle calandre. La pianura pare un
-immenso mare azzurro, costellato di piccole
-gemme bianche.
-</p>
-
-<p class="ast">❦</p>
-
-<p>
-Il momento si avvicina, e i tre piccoli
-cuori palpitano di ansia e di timore: hanno
-saputo che la Selva dei Gioghi, luogo fissato
-da Zulù per l’appuntamento, è piuttosto
-lontana. Bonaventura glie l’ha indicata:
-per giungervi conviene attraversare
-una piccola valle e risalire il versante opposto
-del monte; a mezza costa, dove sorge
-una piccola casa, comincia la selva. Hanno
-a loro disposizione poche ore perchè il sole
-comincia a declinare, conviene dunque affrettarsi
-per giungere alla mèta all’ora fissata.
-</p>
-
-<p>
-Toti, Marinella e Orsetto si sono dati
-convegno dietro ai pagliai per sfuggire agli
-sguardi del prossimo importuno.
-</p>
-
-<p>
-— Vogliamo partire? — chiede Orsetto.
-</p>
-
-<p>
-— Sei ben sicuro che nessuno ci abbia
-veduto?
-</p>
-
-<p>
-— Sicurissimo.
-</p>
-
-<p>
-— E se Suor Lucia ci cerca?
-</p>
-
-<p>
-— Chiamerà e le risponderemo; non
-andiamo mica in capo al mondo!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Sai la strada?
-</p>
-
-<p>
-— Sì.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Saltano un rivoletto, vanno curvi dietro
-una siepe e, giunti ad una viottola, scendono
-a valle.
-</p>
-
-<p>
-Il sole declina; le ombre azzurreggiano
-sempre più, si allungano; in fondo alla valle
-si fanno più dense. Passano nell’aria le
-grida dei compagni, giungono dall’alto, dall’aia
-di Bonaventura perduta nella gaiezza
-solare a sommo del verde colle.
-</p>
-
-<p>
-— Suor Lucia ci chiama! — esclama
-Toti sostando. È stato un inganno; non si
-ode che un frastuono indeterminato simile
-al gridìo dei passeri che si adunano all’albergo
-quando il cielo si imporpora e dolcemente
-riluce. Suor Lucia farà passare fra
-le scarne dita i grani del rosario, come sempre,
-e sorveglierà i più piccini perchè non
-abbiano a disperdersi. Possono proseguire
-tranquilli.
-</p>
-
-<p>
-— Toti, sei ben certo che Zulù ci aspetti?
-— chiede Marinella.
-</p>
-
-<p>
-— Ne sono certissimo.
-</p>
-
-<p>
-— Quanti anni ha, Zulù?
-</p>
-
-<p>
-— Ha dodici anni.
-</p>
-
-<p>
-— E dove è nato?
-</p>
-
-<p>
-— Non si sa. Glie l’ho chiesto, e mi ha
-risposto che nessuno glie lo ha detto mai.
-</p>
-
-<p>
-— Allora non conosce sua madre?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Sua madre è stata uccisa dai cacciatori.
-</p>
-
-<p>
-— Dai cacciatori!
-</p>
-
-<p>
-— Sì, era una lupa! — risponde Toti
-con tutta semplicità. Orsetto sente il suo
-cuore battere sempre più rapidamente; ma
-di che cosa si tratta dunque? Zulù è un
-ragazzo o una bestia? Marinella si accorge
-della paura del compagno, e per incorarlo
-gli si accosta, lo abbraccia e gli mormora
-con voce materna:
-</p>
-
-<p>
-— Non aver paura. Non ti ricordi? Anche
-Romolo e Remo erano figli di una lupa
-ed hanno fondato Roma!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Pare che l’originale trovata abbia efficacia
-anche sul timido cuore di Orsetto.
-</p>
-
-<p>
-— Corriamo? — propone Toti.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, corriamo.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-La strada è facile, il pendìo dolce. Traversano
-rabbrividendo una macchia che si
-schiude al loro passaggio, e si trovano in
-un’aia; proseguono in mezzo ai prati, poi fra
-le vigne, di sentiero in sentiero, senza voltarsi
-mai, senza pensare alla strada percorsa;
-i loro occhi son fissi lassù, dove cominciano
-le roveri della selva, dove l’anima loro è
-giunta già ad esplorare.
-</p>
-
-<p>
-— Quanto è lunga la strada! — mormora
-Marinella ad un tratto.
-</p>
-
-<p>
-— E si fa buio! — aggiunge Orsetto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-</p>
-
-<p>
-Sono giunti in fondo alla valle, corsa da
-un torrentello quasi asciutto. Toti si lancia
-per primo fra i grandi ciottoli che coprono
-il letto del torrente, e raggiunge la riva opposta;
-i compagni lo seguono. Ora conviene
-attraversare una fitta macchia di rovi per
-risalire la costa.
-</p>
-
-<p>
-— Non c’è il sentiero — osserva Orsetto.
-</p>
-
-<p>
-— Per di qua, per di qua! — grida Toti
-che ha superato il punto più difficile, aggrappandosi
-agli sterpi. Marinella gli tende
-le mani.
-</p>
-
-<p>
-— Aiutami dunque! Da sola non posso.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Toti ritorna su’ suoi passi, si sporge,
-punta i piedi... ecco, il passo difficile è
-vinto, ma i rovi han voluto la loro preda:
-la veste di Marinella cade in brandelli.
-</p>
-
-<p>
-Ciò preoccupa un poco lo spirito ordinato
-di Orsetto, ma non commuove Marinella la
-quale, scrollando le spalle, riprende la via.
-</p>
-
-<p>
-Qualche goccia di sangue imperla la sommità
-delle dita di Toti.
-</p>
-
-<p>
-— Ti sei fatto male? — gli chiede Marinella.
-</p>
-
-<p>
-— No.
-</p>
-
-<p>
-— Fa’ vedere.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Toti porge la mano che la bimba prende
-fra le sue.
-</p>
-
-<p>
-— Ti brucia?
-</p>
-
-<p>
-— No.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-</p>
-
-<p>
-— E se gli spini erano avvelenati? Non
-ridere — soggiunge — ci sono anche le
-spine di San Giorgio, e quelle uccisero il
-dragone!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Marinella accosta le labbra alle piccole
-ferite e sugge il sangue che spiccia lentamente.
-</p>
-
-<p>
-Quando risolleva il capo, i due monelli
-si guardano e arrossiscono senza sapere il
-preciso perchè. I colli opposti rilucono nella
-moribonda gloria solare.
-</p>
-
-<p class="ast">❦</p>
-
-<p>
-— Chi sono? — sussurra Orsetto.
-</p>
-
-<p>
-Toti e Marinella non rispondono, ascoltano
-sostando ai limiti del prato sul quale
-la selva si muore. Molti fanciulli, allacciati
-per mano, girano in tondo e cantano a coro;
-cantano bene; sembrano allodole e calandre.
-Sono scalzi, hanno i capelli disciolti.
-</p>
-
-<p>
-— C’è anche Zulù? — chiede Orsetto.
-</p>
-
-<p>
-— No, — risponde Toti.
-</p>
-
-<p>
-— Dove lo troveremo allora?
-</p>
-
-<p>
-— Bisogna chiedere a qualcuno se è questa
-la Selva dei Gioghi.
-</p>
-
-<p>
-— E a chi si può domandare?
-</p>
-
-<p>
-— Quando quei signori avranno finito,
-ci accosteremo.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-</p>
-
-<p>
-Tacciono, raccolti dietro una macchia di
-quercioli; dall’alto del monte scendono le
-ultime strie d’oro del sole, si perdono fra
-le rame, ricompaiono su l’erba, nelle radure.
-Il canto dei fanciulli sale verso le altitudini
-e lassù, nel sereno, si unisce agli squilli di
-campane remote e si disperde.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Ohè! ohè! ohè! ohè!</p>
-<p class="i01">La più gaia venga a me.</p>
-<p class="i01">Getti via la lendinella,</p>
-<p class="i01">La faremo tutta bella</p>
-<p class="i01">Chè nel bosco aspetta il Re!</p>
-</div></div>
-
-<p>
-I fanciulli si perdono sotto il muto incantesimo
-della selva. Le ultime roveri hanno
-tuttavia alla sommità una corona d’oro.
-La cantilena ha qualcosa di pauroso, Toti,
-Marinella e Orsetto l’ascoltano con un tremito
-nel cuore quasi fossero per assistere
-ad un subito prodigio:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Marulèi ha fatto il pane</p>
-<p class="i01">Nella casa delle tane,</p>
-<p class="i01">E ti aspetta, Martinella.</p>
-<p class="i01">Tu sei bella, tu sei bella!</p>
-<p class="i01">Una veste ed una torta,</p>
-<p class="i01">Marulèi sta su la porta;</p>
-<p class="i01">Una veste ed una rama,</p>
-<p class="i01">Marulèi guarda e ti chiama.</p>
-<p class="i01">Gira, gira,</p>
-<p class="i01">Gira, gira,</p>
-<p class="i01">Passa il vento che sospira</p>
-<p class="i01">E la notte è scura scura,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span></p>
-<p class="i01">Ed il bosco fa paura.</p>
-<p class="i01">Ecco sbucan gli occhi rossi</p>
-<p class="i01">Dalla selva di Mamù...</p>
-<p class="i01">Uuuuuuh!</p>
-</div></div>
-
-<p>
-— Andiamo via, — mormora Marinella. — Questa
-gente mi fa paura.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Toti ed Orsetto fanno per voltarsi, ma
-ad un tratto si acquattano; hanno avvertito
-un fruscìo alle loro spalle; inoltre i piccoli
-pastori, dopo aver finita la cantilena, come
-è consuetudine del loro giuoco, fra strane
-grida si sono dati ad una fuga precipitosa,
-e in breve sono scomparsi, dirupando. Le
-ultime voci salgono dalla valle; sono già
-lontane, e i tre esploratori hanno la perfetta
-coscienza della loro solitudine nella terra
-ignota. E se Mamù, l’orco, sbucasse per
-davvero dalla spessa selva?
-</p>
-
-<p>
-— È una sciocchezza! — grida Toti per
-farsi coraggio; sta per rivolgersi, ma avverte
-un fruscìo più vicino, un lieve rumore di
-passi; il brivido della paura lo riprende e
-non ha più forza di pronunciare una parola.
-</p>
-
-<p>
-Orsetto e Marinella si sono raccolti
-nell’ombra più fitta, e guardano attorno con
-occhi da spiritati.
-</p>
-
-<p>
-— Toti?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Nessuno risponde; i fanciulli si sono immedesimati
-col cespuglio che li accoglie.
-</p>
-
-<p>
-— Toti, ti ho portato il riccio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ah! è Zulù, il benvenuto, il salvatore!
-</p>
-
-<p>
-I tre volti si rasserenano, pare che il sole
-rinasca. Zulù è sporco, ha i panni a brandelli,
-il viso nero, i capelli scarmigliati e
-Marinella vorrebbe abbracciarlo ugualmente;
-la trattiene solo la bestiaccia ch’egli
-reca fra le mani senza paura di pungersi.
-</p>
-
-<p>
-— È molto tempo che mi aspettavi?
-— chiede Toti a Zulù.
-</p>
-
-<p>
-— No, sono arrivato or ora. E tu, che
-cosa facevi in quella macchia?
-</p>
-
-<p>
-— Niente. Guardavo per terra.
-</p>
-
-<p>
-— Hai perduto qualcosa?
-</p>
-
-<p>
-— No.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Trascorre una pausa. Zulù non si avvicina
-perchè si vergogna, Marinella e Orsetto
-gli destano soggezione; ha le ciglia aggrottate
-e gli occhi bassi; pare seriamente contrariato.
-Toti nota subito il malessere di
-Zulù, e cerca di porvi riparo con una specie
-di presentazione:
-</p>
-
-<p>
-— Non sono venuto solo perchè la strada
-era lunga e Suor Lucia non mi avrebbe permesso
-ch’io me ne andassi. Questa è Marinella
-e ti vuol bene perchè sei figlio di una
-lupa e vivi nei boschi, e questo è il bambino
-del generale: si chiama Orsetto e non
-fa male a nessuno.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Zulù, per tutta risposta, allunga una
-mano senza alzar gli occhi e dice:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="fill-077"></a>
- <img src="images/ill-077.jpg" alt="">
-<p class="caption">— Vuoi il porcospino? — Sì,
-dammelo; dove l’hai trovato? (pag. 79).</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Vuoi il porcospino?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, dammelo; dove l’hai trovato?
-</p>
-
-<p>
-— Nel bosco.
-</p>
-
-<p>
-— È nel bosco la tua casa? — gli chiede
-Marinella avvicinandosi.
-</p>
-
-<p>
-— Io non ho casa.
-</p>
-
-<p>
-— E dove dormi?
-</p>
-
-<p>
-— Su gli alberi, sotto le siepi, nei campi
-di lupinelle, secondo; dormo sempre dove
-mi trovo.
-</p>
-
-<p>
-— E l’inverno?
-</p>
-
-<p>
-— L’inverno dormo nei buchi delle fornaci;
-ci fa caldo e siamo in molti là dentro.
-</p>
-
-<p>
-— Ma non hai paura? Sei sempre solo?
-</p>
-
-<p>
-— Non ho paura.
-</p>
-
-<p>
-— Hai veduto mai Mamù, l’orco?
-</p>
-
-<p>
-— Non l’ho veduto mai, l’ho sentito.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-I tre monelli si guardano; i loro occhi
-si aprono smisuratamente.
-</p>
-
-<p>
-— Dove l’hai sentito? — chiede Toti.
-</p>
-
-<p>
-— Una notte, nella selva di Ladino. Ero
-salito sopra una rovere, non si vedeva una
-stella; tutto era buio. Mi ero seduto su tre
-rami incrociati e stavo per addormentarmi
-allorchè sento gli alberi sibilare come se si
-fosse levato un gran vento; ma il vento non
-tirava; allora mi alzo e sto in orecchio. Che
-cosa sarà? sarà il tasso? no, perchè non può
-fare tanto rumore; sarà il lupo? nemmeno. Io
-conosco bene il lupo; mi è passato vicino anche
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-di notte; il lupo si avverte appena, cammina
-fiutando, e quando sente qualcuno va
-a passi radi. E il fracasso si avvicinava proprio
-come fa la grandine di estate. Allora
-pensai che la vecchia della valle, nonna Simona,
-mi aveva detto che Mamù era come
-la tempesta, quando gira per il mondo, e
-non ebbi più dubbio.
-</p>
-
-<p>
-— Ti vide?
-</p>
-
-<p>
-— Io non lo so, perchè quando sentii
-crescere il rumore chiusi gli occhi e mi rimpiattai
-fra i rami come uno scoiattolo. Appena
-riaprii gli occhi, tutto era finito. Fu
-come un baleno.
-</p>
-
-<p>
-— E dopo, non l’hai incontrato più?
-</p>
-
-<p>
-— Dopo ho preso le mie precauzioni.
-Sono tornato da nonna Simona, ed ho avuto
-da lei il rimedio per non essere veduto mai
-più dall’orco.
-</p>
-
-<p>
-— Qual è questo rimedio? — chiedono
-ad una voce Orsetto e Marinella. Zulù si
-stringe nelle spalle e fa segno di non poter
-rispondere. Toti sorride con aria di incredulità,
-si sente superiore ai compagni. Egli sa
-che sono tutte fole inutili e dannose quelle
-degli orchi e delle streghe; Miss Edith e
-la zia Emma glie lo hanno ripetuto tante
-volte che ormai, su questo punto di fede,
-ha la coscienza sicura e tranquilla. Non bisogna
-allettare la mente dei fanciulli con
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-inutili fantasie, con creazioni mostruose e
-inverosimili, conviene raccontare unicamente
-la verità, la verità pura e semplice.
-</p>
-
-<p>
-Il ragionamento che Toti viene facendo
-in silenzio fa sì ch’egli continui a sorridere
-anche quando i compagni gli levano gli
-occhi in volto:
-</p>
-
-<p>
-— Perchè ridi? — gli chiede Marinella.
-</p>
-
-<p>
-Toti inarca le ciglia, assume un tono indifferente,
-alza un poco una spalla e risponde:
-</p>
-
-<p>
-— Ma che vuoi?! Mi stupisce vedere
-come tu creda a ciò che racconta Zulù.
-</p>
-
-<p>
-— E perchè ti stupisce?
-</p>
-
-<p>
-— Perchè l’orco è una sciocchezza!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Tutti tacciono. Toti si pente del suo ardimento
-perchè il sole si è nascosto e le
-ombre discendono con rapidità; egli non
-crede all’orco, ma il buio è un cattivo consigliere.
-Inoltre la strada che debbono percorrere
-è lunga ed è attraversata da un
-torrentello e da una spessa macchia, punti
-solitari e abbandonati dove, non si sa mai,
-si potrebbe incontrare anche il lupo mannaro
-e quello non è ben sicuro che non
-esista.
-</p>
-
-<p>
-— Dunque — riprende Zulù a voce bassa — tu
-non credi neppure alla Casa Lucente?
-</p>
-
-<p>
-— Non so che cosa sia — risponde Toti.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-</p>
-
-<p>
-— La Casa Lucente sorge su la più alta
-cima di un monte lontano lontano, ed è
-sempre circondata da nubi d’argento. Ha i
-culmini d’oro, i muri ricoperti di pietre preziose.
-Le si apre dinanzi un grande portico
-di adamante e le sorgono ai lati due
-torri di rubini e di smeraldi che rilucono
-per tutto il mondo. Nessuno conosce la strada
-che vi conduce. Chi si è provato a raggiunger
-la cima del monte altissimo non è
-tornato più. Solo la Vecchia della valle sa il
-segreto che può condurre alla vetta del
-monte; ma fino ad ora non l’ha confidato
-nemmeno all’aria.
-</p>
-
-<p>
-— Nemmeno a te? — gli domanda Marinella.
-</p>
-
-<p>
-— Un giorno nonna Simona mi disse:
-«Voglio fare la tua fortuna;» e incominciò
-a insegnarmi il modo di raggiungere la
-Casa Lucente, ma poi si pentì sul più bello
-e non volle più proseguire.
-</p>
-
-<p>
-— Che peccato! — esclama Marinella.
-</p>
-
-<p>
-— Ma allora tu sai di dove si parte?
-— domanda Toti che ha dimenticato gli
-ammonimenti di Miss Edith e della zia Emma,
-e si lascia trasportare dalla fantasia,
-dal desiderio delle cose vaghe e indefinite
-che sono tanto più belle.
-</p>
-
-<p>
-— Lo so, — risponde Zulù.
-</p>
-
-<p>
-— E dove abita nonna Simona?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-</p>
-
-<p>
-— A Ladino, in una casa sotto la selva.
-</p>
-
-<p>
-— E potremmo andare a trovarla?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, ma bisogna farle un regalo.
-</p>
-
-<p>
-— Glie ne faremo mille! Ci accompagnerai
-tu?
-</p>
-
-<p>
-— Vi accompagnerò.
-</p>
-
-<p>
-— Benissimo! — grida Marinella. — Andremo
-alla Casa Lucente! Io mi riempirò
-il grembiale di brillanti, e tu? — chiede
-rivolgendosi ad Orsetto.
-</p>
-
-<p>
-— Io prenderò la mazza del comando.
-</p>
-
-<p>
-— Per farti imperatore! — riprende Marinella
-ridendo. — Ed io farò la regina, la
-bella regina tutta vestita di seta, e porterò
-i brillanti sui capelli e avrò duemila servitori,
-cento dame di palazzo, diecimila cavalli,
-cinquanta berline e una reggia d’oro
-e una bambola di cioccolata e tutti i dolci
-che sono sulla terra! Dio, come sarò contenta!
-</p>
-
-<p>
-L’animazione delle tre anime bambine
-cresce a dismisura; esse vedono già, gustano
-il tesoro straordinario; quella loro fantasia
-le fa gioire più del possesso reale; se tanto
-avessero realmente, forse cercherebbero il
-poco quale sorgente inaudita di gioia. Zulù
-tace. Il suo viso oscuro pare sofferente, gli
-occhi neri e lucentissimi e grandi, come due
-strane gemme, guardano lontano alle sommità
-più ardite e si animano di guizzi violenti.
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-L’anima dardeggia da quegli occhi
-aperti nei cieli altissimi, raggiunge, supera
-il volo delle aquile, si lancia fremente, cupa
-ed insaziata alla sua conquista.
-</p>
-
-<p>
-La sera discende.
-</p>
-
-<p>
-— Allora — riprende Toti — ci troveremo
-in casa di Carciofo, come l’ultima
-volta.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Zulù assente.
-</p>
-
-<p>
-— E ora dove andrai?
-</p>
-
-<p>
-— Nella selva — risponde Zulù che fa
-per avviarsi.
-</p>
-
-<p>
-— Dammi prima il porcospino. Aspetta,
-lo metteremo nel fazzoletto.
-</p>
-
-<p>
-L’operazione è compita con ogni cautela;
-i capi sono legati a doppio nodo e
-stretti quanto più si può, perchè la piccola
-bestia non debba fuggire. Frattanto Zulù
-salta un cespuglio e si allontana leggermente,
-sollevando appena un fruscìo.
-</p>
-
-<p>
-— Scusa, che cosa mangia il porcospino? — grida
-ancora Toti.
-</p>
-
-<p>
-— Le vipere, — risponde Zulù senza rivolgersi.
-È scomparso dietro una grande
-rovere, ricompare più lontano fra l’ombra
-più spessa, procede a balzi, i fanciulli lo guardano
-meravigliati ed hanno una grande
-voglia di richiamarlo, perchè sentono che
-qualcosa che dava loro molto coraggio si allontana
-con lui. Rieccolo più in alto, è come
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-un fantasma, si scorge appena; si inerpica
-leggero, il lupo non ha maggiore agilità.
-Ecco l’ultimo guizzo, si ode un lieve
-scricchiolìo di rami infranti, e non si vede
-più. Si è internato nel folto come le volpi,
-come gli scoiattoli rossigni.
-</p>
-
-<p>
-— Le vipere? — riprende Toti, che ritorna
-col pensiero al suo riccio. Vorrebbe
-richiamare Zulù, ma ormai è inutile; poi
-nello stesso tempo una voce acuta e prolungata
-giunge dall’altra costa del monte.
-</p>
-
-<p>
-— Andiamo, andiamo, ci chiamano! — sussurra
-Orsetto.
-</p>
-
-<p>
-Toti si avvia di corsa, e i compagni gli
-tengon dietro. Il sentiero si perde nel buio
-della valle.
-</p>
-
-<p class="ast">❦</p>
-
-<p>
-— Per di qua! — grida Orsetto.
-</p>
-
-<p>
-— No, per di qua! — riprende Toti.
-</p>
-
-<p>
-— Ma insomma qual’è la strada buona? — domanda
-Marinella che si è fatta scura
-in viso. — Qual’è, me lo sapete dire? — riprende
-con voce nella quale è già qualche
-sentore di pianto. — Finiremo per smarrirci
-in questa foresta — è appena una macchia,
-ma la fantasia della fanciulla ama il colore — e
-ci troveranno i briganti!
-</p>
-
-<p>
-— Ma i briganti li sogni tu! — risponde
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-Toti indispettito, perchè l’insistenza di Marinella
-comincia a mettergli paura.
-</p>
-
-<p>
-— Ed io ti dico che ci sono! — replica
-la fanciulla. — Lo lessi anche ieri nel giornale
-di papà. Hanno rubato dieci bambine
-e non se ne è saputo più nulla.
-</p>
-
-<p>
-— Ma dove?
-</p>
-
-<p>
-— In Sardegna.
-</p>
-
-<p>
-— Allora sono lontani.
-</p>
-
-<p>
-— Sì! Impiegheranno molto tempo a
-giungere qui!
-</p>
-
-<p>
-— Ma debbono traversare il mare!
-</p>
-
-<p>
-— E non hanno le barche? Poi i briganti
-sono dappertutto, ed io ho paura. Tu
-vuoi fare il coraggioso, ma io ho letto la
-storia di un bambino divorato da un lupo
-e qui i lupi sono numerosi come le lucciole.
-Poi non hai sentito che cosa ha detto Zulù?
-Siamo in un paese abbandonato, se si perde
-la strada facciamo la fine dei tre bimbi che
-San Nicola fece risuscitare e San Nicola
-non c’è più. Mio papà l’ha veduto a Bari;
-ora non si muove da quella città lontana e
-noi siamo perduti!
-</p>
-
-<p>
-— Marinella, finiscila!
-</p>
-
-<p>
-— Sì, finiscila! Non vuoi ascoltare la verità!
-Perchè ci hai condotto in questo paese
-pericoloso?
-</p>
-
-<p>
-— Ma siamo a tre passi da casa!
-</p>
-
-<p>
-— Lo dici per farci coraggio, chi sa quando
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-arriveremo e chi sa se potremo arrivare!
-Abbiamo smarrito la via, siamo in mezzo a
-una foresta e la notte è tanto buia, che non
-si vede dove si mettono i piedi!
-</p>
-
-<p>
-La voce muore in un lieve singhiozzo;
-Toti avanza senza por mente ai terrori
-della compagna; ha già troppo da combattere
-il suo timore per guidar sè stesso attraverso
-alla macchia; Orsetto è vinto dallo
-smarrimento, e segue gli amici senza fiatare.
-</p>
-
-<p>
-Le voci di chiamata che avevano udito
-dapprima ora non si sentono più.
-</p>
-
-<p>
-Solo due piccoli lumi animano ancora
-la speranza ed il coraggio di Toti; si vedono
-su la costa del monte opposto, la notte
-li fa più lontani, ma splendono tuttavia come
-due fari benefici. Poter giungere fin lassù
-di un balzo! Avere un gran paio d’ali e
-volare come si vola nei sogni! Ma la strada
-è lunga ed aspra, bisogna scendere verso
-l’estrema oscurità del torrente. Ogni qualvolta
-si spinga un po’ innanzi, ode la voce
-impaurita dei compagni:
-</p>
-
-<p>
-— Toti, Toti!... dove sei?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E ciò basta per accrescere a mille doppi
-il suo turbamento; è come se una corrente
-elettrica lo percorresse dal capo ai
-piedi d’improvviso, non sa più orientarsi,
-sente mozzarglisi il respiro, chiude violentemente
-gli occhi; gli pare che una gran
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-mano si sia protesa dalle tenebre a ricercarlo.
-Se i compagni non l’aiutano, la lena
-verrà a mancargli; si sente piccino piccino
-sotto la notte paurosa.
-</p>
-
-<p>
-— Stiamo uniti, camminate vicino a me;
-arriveremo a casa presto.
-</p>
-
-<p>
-— Suor Lucia è già partita, — mormora
-Marinella singhiozzando — andrà a casa a
-dire che ci ha perduti, e domani ci crederanno
-morti!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Orsetto tace; ha preso per mano Marinella
-e si lascia trascinare come un automa.
-</p>
-
-<p>
-Discendono, sono a due passi dal torrente;
-Toti procura di procedere facendo
-quanto più fracasso può, perchè ad ogni
-sosta avverte certi fruscii, certi fremiti che
-lo fanno sudare freddo. Gli torna nella memoria
-la cantilena dei piccoli pastori, pensa
-alla loro corsa improvvisa giù per la costa
-del monte... ma Zulù non è forse solo nella
-selva, appollaiato fra i rami di qualche albero
-grande?
-</p>
-
-<p>
-Fa per volgersi, e, ad un tratto, uno strido
-acutissimo di Marinella lo irrigidisce, gli
-toglie ogni forza ed ogni volontà.
-</p>
-
-<p>
-Nel silenzio che segue egli ode distintamente
-un lontano rumore di passi e intravede
-una luce livida ed ampia che scivola
-fra i rami e ingigantisce e scompare. Raggiunge
-di un balzo i compagni e si stringe
-<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
-a loro. Senza un grido, allibiti dallo spavento,
-cadono avvinti fra le frasche.
-</p>
-
-<p>
-La luce cresce, il trepestìo si avvicina;
-si ode un grido prolungato: è il grido di
-Mamù, dello spaventoso gigante. Curvano
-il capo, si raccolgono nel buio tremando dal
-freddo.
-</p>
-
-<p>
-Ecco l’ombra, l’ombra grande quanto
-l’universo! Supera i pioppi, supera le querce,
-si lancia sola ed immensa sotto le stelle. Potranno
-sfuggirle? No, li ha veduti, li ha riconosciuti,
-li chiama:
-</p>
-
-<p>
-— Toti? Marinella? Orsetto?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Si stringono sempre più, moriranno insieme
-come tre piccole more nella bocca
-vorace, come tre verlette di nido; non c’è
-scampo, respirano a pena, hanno gli occhi
-violentemente serrati.
-</p>
-
-<p>
-La voce di Orsetto mormora a stento:
-</p>
-
-<p>
-— Addio, mamma!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Più debolmente, quasi a trattenere un
-singhiozzo che vuol traboccare, Marinella e
-Toti sussurrano:
-</p>
-
-<p>
-— Addio!
-</p>
-
-<p>
-— Il Signore ci accolga....
-</p>
-
-<p>
-— ... ci accolga!
-</p>
-
-<p>
-— Nella sua gloria....
-</p>
-
-<p>
-— Nella sua gloria!
-</p>
-
-<p>
-— Per sempre!...
-</p>
-
-<p>
-— Per sempre!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ah! non possono più pregare, perchè il
-respiro si fa troppo rapido, perchè hanno
-troppo troppo freddo!
-</p>
-
-<p>
-Il grido si ripete più vicino, vicinissimo:
-</p>
-
-<p>
-— Toti? Marinella? Orsetto?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Ma chi chiama adunque? Sorvola una
-pausa dubbiosa, un nuovo brivido li scuote,
-ogni senso si riaccende più vivo, levano il
-capo, aprono gli occhi... ah quanta luce,
-quanta luce! Ecco Suor Lucia e Bonaventura
-e Giacomino e Anselmuccio!
-</p>
-
-<p>
-— Sono qua! Sono qua!... — grida Bonaventura
-che regge due fiaccole con le braccia
-levate.
-</p>
-
-<p>
-Scattano in piedi, non possono rispondere,
-non possono dir parola; sorridono,
-ridono a grandi sussulti; il loro volto si
-illumina e si oscura; poi a un tratto contemporaneamente
-scoppiano in pianto dirotto.
-</p>
-
-<p>
-Sono salvi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="fill-091"></a>
- <img src="images/ill-091.jpg" alt="">
-<p class="caption">— Stiamo uniti, camminate vicino a me; arriveremo a casa presto — (pag. 88).</p>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap4">IV.
-<span class="smaller">La casa lucente.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-La zia Emma ha detto:
-</p>
-
-<p>
-— Quando avrete finito il cómpito potrete
-andare in giardino; ma prima, no!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Ed ora si è sporcato tutte le mani con
-l’inchiostro, ha disegnato una fila interminata
-di soldati, di uomini con la pipa, di cavalli e
-di elefanti, ma un’idea non gli è venuta ancora.
-I cómpiti che gli dà la zia Emma sono,
-a volte, tanto curiosi! Che cosa si può scrivere
-mai?
-</p>
-
-<p>
-Rilegge il tema: <i>Scrivere al babbo ringraziandolo
-per il bel regalo che vi ha fatto</i>.
-</p>
-
-<p>
-Ma il babbo, proprio in quei giorni, non
-gli ha fatto alcun regalo, di che cosa deve
-ringraziarlo adunque? Forse di quelli che
-gli farà. Saranno molto lontani probabilmente,
-perchè Suor Lucia ha raccontato la
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-spedizione alla selva dei Gioghi ed il signor
-papà è inquietissimo.
-</p>
-
-<p>
-Si stringe la fronte fra le mani, si concentra
-e scrive: <i>Caro babbo</i>... virgola e a
-capo. Poi? Ecco un’idea: — <i>Ti ringrazio
-del bel dono che mi hai mandato e ne sono
-contentissimo e ti ringrazio del bel dono che
-mi hai mandato</i>.... — Mio Dio! Ma quanto
-è difficile dire ciò che non si sente! Perchè
-infliggere un tale supplizio ad una povera
-creatura che non ha fatto male a nessuno?
-</p>
-
-<p>
-Leva gli occhi verso la finestra aperta e
-vede rifulgere nel sole un gran cespo di lilla
-in fiore e pensa ai colchici che fioriscono
-d’autunno; hanno lo stesso colore. A Villanova
-ci sono dei prati immensi e di autunno
-si vestono di lilla per i piccoli gigli
-del freddo che spuntano a fior di terra sopra
-uno stelo esilissimo. Quando tornerà mai ai
-prati di Villanova? Bocca-di-fiore lo attende;
-andranno a caccia dei pettirossi nelle mattine
-lucenti di brina, quando tutte le siepi
-e tutti gli alberi sfoggiano immensi diademi.
-</p>
-
-<p>
-La zia Emma attraversa la camera; Toti
-si riscuote, fissa di nuovo il foglio di carta
-bianca che gli sta innanzi e si concentra
-tanto che, poco alla volta, gli si chiudono gli
-occhi. Si addormenterebbe senz’altro, se Miss
-Edith non lo risvegliasse con uno di quei
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-suoi piccoli versi incomprensibili, che vogliono
-dire tante cose!
-</p>
-
-<p>
-È sempre all’erta la sua buona signorina!
-Lo sorveglia con mille occhi senza
-abbandonarlo un attimo; pronta, paziente,
-tenace e tranquilla come una macchina di
-estrema esattezza.
-</p>
-
-<p>
-Davvero un’ossessione! Come si fa a
-non avere una sola volta l’allegra volontà
-di saltare sopra un tavolino o di prendere
-una seggiola a scapaccioni? Per questo
-Miss Edith è sempre un punto oscuro e
-Toti la guarda con molto rispetto ma con
-la curiosità meravigliata che destano nei
-fanciulli gli oggetti complicati e incomprensibili.
-</p>
-
-<p>
-E ricompare il tema. Gli occhi si sono
-chinati per caso su la carta e si rialzano un
-pochetto oscurati. Ecco un dovere! Toti si
-domanda perchè mai lo stesso dovere non
-debba essere compiuto dal nonno, dal babbo
-o dalla zia Emma; no, tutti i doveri toccano
-sempre a lui perchè è il più piccino. È forse
-giusto tutto ciò?
-</p>
-
-<p>
-Ricomincia. Questa volta l’idea è venuta
-per davvero e scrive con tutta sicurezza:
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p class="indl">
-<i>Caro babbo</i>,
-</p>
-
-<p>
-<i>La zia Emma mi dice che hai intenzione
-di farmi un regalo e te ne ringrazio. Siccome
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-il mio elefante ha perduto la proboscide e tre
-gambe, farai bene se vorrai regalarmi una
-pantera.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Un bacio dal tuo Toti.</i>
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Piega il foglio, batte le mani e, dopo aver
-dato a Miss Edith una spiegazione sommaria
-del fatto compiuto, fugge in giardino.
-</p>
-
-<p>
-Carciofo deve aspettarlo, perchè il giorno
-prima gli ha dato un appuntamento al quale
-non mancherà. Carciofo è puntuale.
-</p>
-
-<p class="ast">❦</p>
-
-<p>
-Tommaso, il cocchiere, ha un figlio che
-si chiama Adalberto, e che, per la sua struttura
-tozza e per essere alquanto spinoso, è
-stato ribattezzato Carciofo.
-</p>
-
-<p>
-Di tanto in tanto Carciofo compare nella
-scuderia per aiutare il padre e, quando non
-deve andare a scuola, si trattiene gran parte
-della giornata adducendo varie scuse alla sua
-permanenza. C’è tanto da fare! Ma in verità
-non è il lavoro che lo inciti a restare, bensì
-l’amenità del luogo.
-</p>
-
-<p>
-Le scuderie si aprono nell’estrema parte
-del vastissimo giardino e sono cinte da
-alberi grandi e il laghetto viene a morire
-ai loro piedi. Soltanto per guardare, può
-impiegarsi benissimo tutta una giornata.
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-Carciofo ha lo spirito contemplativo e non
-si stanca di ammirare il piccolo lago e le
-oche, le quali sembrano tanti orciuoli naviganti.
-Quando Tommaso deve andarsene
-dice a Carciofo:
-</p>
-
-<p>
-— Finite di pulire le stalle; quando ritorno
-il lavoro deve esser terminato. Non
-fate rumore, non disturbate il signorino e
-lasciate in pace le oche.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Carciofo promette solennemente di osservare
-i comandamenti paterni; ma non appena
-Tommaso si è allontanato esce a sedersi su la
-porta delle stalle e guarda. Le oche passano
-e ripassano sul laghetto; ce n’è una che
-dirige la passeggiata, le altre la seguono
-senza sbandarsi. E sono tanto serie! Carciofo
-ha osservato che la gente di grande
-importanza ha la stessa serietà.
-</p>
-
-<p>
-Toti molte volte va a salutare Gaetanino,
-il suo <i>poney</i>, e così incontra Carciofo
-che lo guarda senza parlare e se ne sta
-tutto accosciato e sembra pieno di vergogna.
-Nei primi giorni Toti non osserva Carciofo,
-poi lo punge la curiosità. Chi sarà quel signore?
-E perchè se ne sta sempre assorto
-e non gli augura neppure il buon giorno?
-</p>
-
-<p>
-Una volta che è uscito di casa un poco
-indispettito per una lunga paternale fattagli
-dalla zia Emma, si ferma di botto innanzi
-al placido ammiratore delle oche e gli chiede:
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-— Chi sei?
-</p>
-
-<p>
-— Io sono Carciofo, — risponde l’interloquito.
-</p>
-
-<p>
-— E di chi sei figlio?
-</p>
-
-<p>
-— Sono figlio di Tommaso.
-</p>
-
-<p>
-— Il mio cocchiere?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, signorino.
-</p>
-
-<p>
-— Io mi chiamo Toti.
-</p>
-
-<p>
-— Lo so.
-</p>
-
-<p>
-— E perchè non mi saluti mai?
-</p>
-
-<p>
-— Il babbo ha detto che non vi debbo
-disturbare.
-</p>
-
-<p>
-— Dammi del <i>tu</i>.
-</p>
-
-<p>
-— Il babbo ha detto che voi siete il
-figlio del padrone.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, che cosa t’importa?
-</p>
-
-<p>
-— Bisogna ch’io vi rispetti.
-</p>
-
-<p>
-— Non te ne curare. Non sono mica un
-uomo grande. Quanti anni hai?
-</p>
-
-<p>
-— Dieci.
-</p>
-
-<p>
-— Vai alla scuola?
-</p>
-
-<p>
-— Qualche volta.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè qualche volta?
-</p>
-
-<p>
-— Perchè quando fa bel tempo andiamo
-a pescare e andiamo alla caccia col vergillo.
-</p>
-
-<p>
-— Come vi divertirete! Siete in molti?
-</p>
-
-<p>
-— Siamo in tre: io, Anatroccolo e Zulù.
-</p>
-
-<p>
-— Tu conosci Zulù? — chiede Toti allargando
-gli occhi ed arrossendo dalla contentezza.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Sì, e perchè?
-</p>
-
-<p>
-— Perchè mi hanno detto che nessuno
-può avvicinarlo e che vive sempre solo come
-un lupo.
-</p>
-
-<p>
-— Vive solo perchè lo bastonano. Io lo
-conosco.
-</p>
-
-<p>
-— E potrai farlo conoscere anche a me?
-</p>
-
-<p>
-— Certo, se volete.
-</p>
-
-<p>
-— Sì sì, io lo voglio.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-In breve diventano amicissimi; si trovano
-tutti i giorni al laghetto delle oche e
-formulano le più strane imprese, i propositi
-più arditi.
-</p>
-
-<p>
-Carciofo è un ragazzo meditativo e violento,
-e per queste sue peculiari qualità che
-lo rendono secondo i casi, solitario come
-un rospo o pungente come un istrice, ha pochissimi
-amici. Egli sogna di possedere il
-mantello di Leombruno col quale potrebbe
-entrare a gran galoppo nel regno dello straordinario
-e sogna imprese eroiche, atti di
-sovrumano coraggio per i quali prova una
-spiccata tendenza sentimentale. Quando rimane
-per ore ed ore intento ad osservare
-le evoluzioni delle oche, la sua fantasia è
-assente e l’anima con lei. Gli si presenta
-allora il chiaro specchio delle imprese che
-vorrebbe compiere, e vede gli atteggiamenti
-ed ode le parole grate delle vittime ch’egli
-trae a salvamento e gli urli della folla frenetica
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-che lo applaude; è sì intensa la figurazione,
-che non di rado gli occhi gli si
-empiono di lacrime silenziose, le quali imperlano
-un attimo le ciglia e traboccano dileguando.
-Carciofo ha il cuore di un paladino,
-e attende l’occasione per mezzo della
-quale la sua anima eroica possa rivelarsi
-agli uomini.
-</p>
-
-<p>
-Toti lo ama e a volte lo ascolta parlare
-con ammirazione.
-</p>
-
-<p>
-— Dunque tu non avresti paura di niente?
-</p>
-
-<p>
-— Se si trattasse di salvare un uomo io
-mi butterei nel fuoco! — risponde Carciofo.
-</p>
-
-<p>
-— Dici davvero?
-</p>
-
-<p>
-— Lo farei!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Basta! Toti non replica; il tono della
-voce è decisivo; Carciofo lo farebbe certamente.
-Quando Marinella lo sentirà parlare
-così, gli getterà le braccia al collo, perchè
-Marinella è sempre eccessiva, cosa che contrarierebbe
-assai miss Edith. Frattanto Toti
-si serve di Carciofo per avvicinare Zulù, il
-figlio di una lupa.
-</p>
-
-<p class="ast">❦</p>
-
-<p>
-Anche quel giorno Toti trova l’amico sulla
-soglia delle scuderie, ma questa volta non è
-solo, ha con sè un compagno: Anatroccolo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
-</p>
-
-<p>
-Toti si sofferma a guardare, e prima di
-avvicinarsi scoppia in una allegra risata. Gli
-è che il nuovo arrivato è tanto buffo! Poi
-gli torna in mente ciò che di lui gli ha raccontato
-Carciofo e se da un lato gli fa pena
-quel povero figliuolo che è il sacco delle
-busse, dall’altro, il ricordo della pena alla
-quale è sottoposto dalla vecchia zia, che ha
-il gran cuore di dargli l’alloggio e un poco
-di pan secco, gli desta l’ilarità.
-</p>
-
-<p>
-Ogni qualvolta Anatroccolo fa inquietare
-per una parola, o per un gesto, o per
-qualsiasi altra lieve mancanza all’umore la
-vecchia zia bisbetica ed irascibile, è sottoposto
-ad una pena crudele: deve trangugiare,
-sotto gli occhi tiranni della tutrice,
-mezz’oncia di olio di ricino. Una bagatella!
-E la pena sta nelle conseguenze.
-</p>
-
-<p>
-Nonostante il ripetersi troppo frequente
-delle lezioni purgative, il viso di Anatroccolo
-è rotondo e pieno come una mela appiola.
-Forse gli occhi, che sono chiari chiari,
-hanno uno sguardo un po’ vago e la bocca
-troppo sovente si socchiude in un floscio
-abbandono; ma chi resisterebbe alla pena
-alla quale è sottoposto Anatroccolo? È
-troppo già s’egli è ancora robusto e sopporta
-tutto con impassibile serenità.
-</p>
-
-<p>
-L’impassibilità è la sua dote peculiare;
-è la sua inconscia filosofia la quale fa sì
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-ch’egli si pieghi a tutte le avversità che si
-sono date convegno su la sua strada. Anche
-quando la zia Geltrude lo picchia, cosa che si
-ripete quasi giornalmente, egli non strepita,
-non piange e non si ribella, almeno in apparenza;
-allunga le mani, o la parte scelta all’uopo
-dall’implacabile aguzzino, chiude gli
-occhi e attende che il vimine sibili per l’aria
-e scenda ad illividirgli le povere carni martoriate.
-Non si fa l’abitudine alle busse, ma
-si tollera il dolore. Anatroccolo lo tollera
-perchè ormai è un elemento essenziale nella
-sua vita.
-</p>
-
-<p>
-Contuttociò è buffo, e Toti più se ne persuade
-quanto più lo guarda. È piccolo e
-tozzo, ha la testa grossa e le gambe arcuate.
-Il viso rotondo, coronato da una gran selva
-di capelli canapini, può esprimere molte cose
-e nessuna. Il timore di render noti i moti dell’animo
-ha tolto a quel viso ogni mobilità, l’ha
-irrigidito in un atteggiamento costante che
-può dar la tristezza e destare il buonumore.
-Il naso a virgola che pare stia per spiccare
-una capriola e saltare su la fronte; gli occhi
-rotondi; i padiglioni dell’orecchio assai larghi
-quasi fossero aperti ad una perenne intesa,
-come quelli di un timido agnelletto, lo fanno
-assomigliare ad un bizzarro pentolone, di
-quelli variopinti che si vedono alle fiere. E
-Toti ride. Il riso è come la tempesta, vuol
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-fare il suo corso, nulla può trattenerlo. D’altra
-parte Anatroccolo non si scompone, guarda
-Toti e rimane nella sua perfetta immobilità,
-affogato nella giacchetta enorme la quale gli
-giunge fino ai ginocchi che sono nudi. Un
-vecchio berretto da soldato ch’egli porta
-con ogni compostezza e un paio di vecchie
-scarpe della zia Geltrude compiono l’abbigliamento.
-Potrebbe anche possedere una
-camicia; ma forse non la possiede, perchè
-la grande giacchetta accuratamente abbottonata,
-lascia scorgere alla sommità il petto
-nudo.
-</p>
-
-<p>
-Quando Toti si avvicina, Carciofo gli
-muove incontro, dicendo:
-</p>
-
-<p>
-— Questo è Anatroccolo.
-</p>
-
-<p>
-— L’ho riconosciuto, — risponde Toti.
-</p>
-
-<p>
-Anatroccolo si toglie il berretto ed esclama:
-</p>
-
-<p>
-— Buon giorno!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Dopo una pausa imbarazzante, Toti gli
-domanda:
-</p>
-
-<p>
-— Vuoi esser dei nostri?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, se voi volete, signor barone!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Toti lo guarda con occhi pieni di stupore.
-</p>
-
-<p>
-— Ma io mi chiamo Toti! Non lo sai?
-</p>
-
-<p>
-— Lo so.
-</p>
-
-<p>
-— E allora perchè dici barone?
-</p>
-
-<p>
-— Perchè siete un signore!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E Anatroccolo atteggia le labbra ad un
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-sorriso; crede aver detto una cosa grande:
-i signori non si chiamano mai per nome; sarebbe
-un disconoscere il loro grado indiscusso
-di superiorità. D’altra parte egli non
-conosce che le busse e la fame e ciò non
-basta a dare un’idea esatta degli uomini e
-del mondo.
-</p>
-
-<p class="ast">❦</p>
-
-<p>
-— Dunque vi siete incontrati? — chiede
-Carciofo?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, — risponde Toti — ma perchè mai
-Zulù non è venuto con te, oggi? Lo aspettavo;
-me lo aveva promesso.
-</p>
-
-<p>
-— Io non l’ho veduto, — risponde Carciofo.
-</p>
-
-<p>
-— Neanch’io, — soggiunge Anatroccolo.
-</p>
-
-<p>
-— Avevamo fissato ch’egli sarebbe venuto
-qui.
-</p>
-
-<p>
-— Per che fare?
-</p>
-
-<p>
-— Zulù conosce la vecchia della valle.
-</p>
-
-<p>
-— Chi? la strega? — chiede Anatroccolo.
-</p>
-
-<p>
-— Non è una strega, — risponde Toti — è
-una buona vecchia che sa molti segreti.
-</p>
-
-<p>
-— E sa molte malìe, — aggiunge Carciofo.
-</p>
-
-<p>
-— Ma tu la conosci dunque?
-</p>
-
-<p>
-— Certamente.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-</p>
-
-<p>
-— E potresti condurmi da lei?
-</p>
-
-<p>
-— Io posso condurti da nonna Simona,
-ma prima devi dirmi che cosa vuoi chiederle.
-</p>
-
-<p>
-— Te lo dirò, se mi prometti di non
-parlare.
-</p>
-
-<p>
-— Te lo giuro!
-</p>
-
-<p>
-— E tu, Anatroccolo?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Anatroccolo fa un gesto evasivo e si pone
-una mano sul petto.
-</p>
-
-<p>
-Si sono seduti all’ombra di un gruppo
-di acacie su la riva del laghetto. Le oche
-giungono di tanto in tanto a sogguardarli,
-ma si mantengono a rispettosa distanza.
-</p>
-
-<p>
-Le ombre delle acacie si prolungano nel
-seno delle tremule acque, e si perdono verso
-un cielo remoto.
-</p>
-
-<p>
-Toti prima di parlare si guarda attorno;
-potrebbe darsi che la zia Emma o miss Edith
-venissero a cercarlo. Quando si è assicurato
-che nessun indiscreto può udire le sue
-parole, si china verso i compagni, e chiede
-loro a voce sommessa:
-</p>
-
-<p>
-— Sapete che cosa sia la casa lucente?
-</p>
-
-<p>
-— Lo sappiamo.
-</p>
-
-<p>
-— E sapete la strada che conduce alla
-cima dell’altissimo monte?
-</p>
-
-<p>
-— No.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, nonna Simona può indicarcela.
-</p>
-
-<p>
-— Chi te l’ha detto?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Zulù.
-</p>
-
-<p>
-— Nonna Simona è gelosa; — riprende
-Carciofo — anche se conosce il segreto non
-lo dirà a noi.
-</p>
-
-<p>
-— Ma le faremo un bel regalo.
-</p>
-
-<p>
-— Non potremmo regalarle nulla; — soggiunge
-Anatroccolo — ha le cantine piene
-d’oro.
-</p>
-
-<p>
-— Come lo sai?
-</p>
-
-<p>
-— Zia Geltrude, quando mi picchia, dice
-sempre: Sei uno straccione e vuoi fare l’arrogante!
-Neanche se tu avessi l’oro di nonna
-Simona!
-</p>
-
-<p>
-— È molto ricca, allora?
-</p>
-
-<p>
-— Mi hanno detto — riprende Anatroccolo — ch’ella
-sa dove si trovano tutti
-i tesori sepolti e che, se volesse, potrebbe
-essere la più gran signora del mondo!
-</p>
-
-<p>
-— E perchè non vuole?
-</p>
-
-<p>
-— Perchè sarebbe inutile per lei. Nonna
-Simona non è una donna come tutte le altre,
-è una strega.
-</p>
-
-<p>
-— Ma tu la conosci? Le hai parlato mai?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, le ho parlato. Una volta zia Geltrude
-mi aveva lasciato due giorni senza
-mangiare; alla fine del secondo giorno ero
-seduto su la porta di casa ed aspettavo che
-la zia venisse ad aprirmi come faceva sempre
-per darmi un pezzo di pane e perdonarmi.
-L’uscio si aprì, ed io stavo per rivolgermi,
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-quando sentii un urlo e ricevetti una
-spinta che mi mandò ruzzoloni in mezzo
-alla strada: — Va’ a guadagnarti il pane,
-vagabondo! — I miei dodici soldi che avevo
-guadagnato se li era già presi. Quando mi
-levai, zia Geltrude aveva richiusa la porta.
-Non mi provai a bussare perchè correvo
-rischio di buscarmi un’altra dose di scapaccioni.
-Così tutto indolito com’ero, presi la
-strada e me ne andai per la campagna. Era
-notte, ed era buio pesto.
-</p>
-
-<p>
-— Ma non avevi paura?
-</p>
-
-<p>
-— No. Avevo fame. Non so quanta strada
-avessi percorso, quando mi sentii chiamar
-per nome, e mi fermai. Era Zulù. Mi chiese
-dove andavo; gli dissi che non lo sapevo, e
-gli domandai un po’ di pane. Allora mi prese
-per mano e girammo, girammo fra le tenebre
-da un campo all’altro, da una siepe all’altra.
-Traversammo un fiume; traversammo un bosco,
-poi salimmo per un’erta piena di spini.
-Io sentivo nelle orecchie un ronzìo continuo
-e sentivo che la mia forza era più poca
-ancora; ma non dissi nulla, non domandai
-nulla. Ad un tratto Zulù si fermò. — Siamo
-arrivati, — disse. Alzai gli occhi e vidi una
-grande quercia e una piccola capanna; ma
-le vidi appena, perchè la notte era buia
-buia e non c’era una stella. Zulù si accostò
-alla porta dalla quale filtrava un poco di
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-luce, e con le nòcche delle dita bussò tre
-volte ma così leggermente, ch’io intesi appena.
-Nessuno rispose. Io pensai: dormiranno!
-E sentivo il battere del mio cuore.
-Dopo aver aspettato qualche tempo, Zulù
-bussò ancora e più forte, poi un’altra volta,
-sempre più forte. Allora udimmo un passo
-che si avvicinava all’uscio, e udimmo una
-voce domandare: — Chi è? — Amici! — rispose
-Zulù — Chi? — riprese la voce. — Sono
-io: Zulù. — Che vuoi a quest’ora? — Debbo
-domandarvi un piacere. — Quale? — Aprite
-e lo saprete. — Si udì brontolare,
-poi udimmo un lungo cigolìo di catenacci e
-l’uscio si aperse. Mamma mia che brutta
-vecchia! Aveste veduto com’era brutta!
-Avrebbe fatto paura anche al diavolo! Lasciò
-l’uscio aperto appena da potervi passare
-un braccio, sporse un po’ la lampada e ci
-guardò per il pertugio. — Chi è quello là? — chiese. — È
-un amico mio, — rispose Zulù. — Ebbene,
-che volete? — Perchè non ci
-aprite? — Dimmi che cosa vuoi. Io non ci
-ho posto, qua dentro, per voi due. — E chi ci
-avete, di grazia? — Ci ho il diavolo, vuoi
-saperlo? — Senza volere detti un salto indietro;
-ma Zulù rise, ed il suo riso mi rincorò. — Nonna
-Simona, — riprese — voi
-siete tanto buona, nonna Simona mia, che
-dovreste farci una carità. — Quale? — chiese
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-la vecchia. — Abbiamo fame. — Ebbene? — Non
-avreste proprio niente da offrirci? volete
-che passiamo la notte così, senza poter
-dormire? — Ma se ritorni sempre?! Credi
-ch’io abbia tanto da poter sfamare tutti
-i poveri della terra? — Zulù non rispose,
-perchè nonna Simona si era allontanata.
-Quando tornò sporse la mano e ci dette
-del pane e del formaggio, poi richiuse la
-porta e ci rimandò per la campagna.
-</p>
-
-<p>
-— E dove bevesti? — chiede Toti.
-</p>
-
-<p>
-— A una fonte.
-</p>
-
-<p>
-— E per dormire, dove andasti?
-</p>
-
-<p>
-— Ci distendemmo nel fondo di un fosso.
-Era d’estate e le erbe erano alte. Si stava
-meglio che su un letto di piume.
-</p>
-
-<p>
-— Tu dici dunque che nonna Simona
-non vorrà riceverci?
-</p>
-
-<p>
-— Io non ho detto questo. Voi siete
-ricco, e per voi è un altro conto.
-</p>
-
-<p>
-— E credi che ci insegnerà la strada?
-</p>
-
-<p>
-— Lo credo.
-</p>
-
-<p>
-— Allora bisogna fissare il da farsi prima
-che giungano Marinella e Orsetto.
-</p>
-
-<p>
-— Fissiamo pure; ma io temo — soggiunge
-Carciofo — che Suor Lucia non vorrà
-condurci lassù.
-</p>
-
-<p>
-— Suor Lucia no di certo, — riprende
-Anatroccolo — perchè da due giorni è al
-suo viaggio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Quale viaggio?
-</p>
-
-<p>
-— Ah! non lo sapete? Anche suor Lucia
-ha il suo mistero. Ogni tanto parte a piedi e
-sta assente qualche giorno, e poi riappare.
-</p>
-
-<p>
-— E non si sa dove vada?
-</p>
-
-<p>
-— Non si sa; ma si dice che passi sempre
-dalla casa dove vive Allodola.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Trascorre una pausa. Le varie cose che
-ha raccontato Anatroccolo scombuiano un
-poco la limpidezza del pensiero di Toti;
-però ben presto si riprende.
-</p>
-
-<p>
-— Se suor Lucia non c’è, non importa.
-Noi non abbiamo bisogno di lei per la nostra
-impresa. Nonna Simona abita vicino
-alla selva di Ladino, e laggiù mio padre possiede
-qualche podere; chiederò a mio padre
-di mandarmi in campagna col fattore e tutto
-sarà fatto.
-</p>
-
-<p>
-— Benissimo! — dice Carciofo. — E noi?
-</p>
-
-<p>
-— Potremmo trovarci laggiù.
-</p>
-
-<p>
-— Verremo a piedi, — soggiunge Anatroccolo.
-</p>
-
-<p>
-— Sicuro, a piedi!
-</p>
-
-<p>
-— E se riusciremo nell’impresa, allora
-vedrete che i nostri genitori saranno più
-contenti di noi.
-</p>
-
-<p>
-— Senza dubbio, — soggiunge Carciofo.
-</p>
-
-<p>
-— La casa lucente! Io la sogno da dieci
-notti. Come deve esser bella!
-</p>
-
-<p>
-— Una meraviglia!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Un sole!
-</p>
-
-<p>
-— E allora quando si parte? — domanda
-Toti.
-</p>
-
-<p>
-— Io direi domani — risponde Carciofo.
-</p>
-
-<p>
-— No, domani no; bisogna preparare il
-viaggio. Domenica, forse... sì, domenica. Allora
-resta fissato?
-</p>
-
-<p>
-— Resta fissato.
-</p>
-
-<p>
-— E ricordatevi della promessa.... Zitti!
-zitti!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Si ode una fresca volata di risa e di
-trilli, si avvicinano gli altri monelli; ma
-quanti sono mai? Fra le rame si distingue
-un vivissimo luccichìo di vesti e di capelli
-sciolti. Gli occhi di Anatroccolo ne sono
-abbagliati.
-</p>
-
-<p class="ast">❦</p>
-
-<p>
-Le oche fuggono, spaventate dalle festose
-grida di Marinella e di Orsetto i quali giungono
-in compagnia di due belle sconosciute.
-</p>
-
-<p>
-Una è bionda come la seta e il viso pare
-un giglio tanto è bianco, aggraziato e soave.
-Si chiama Dorry. È giunta da Londra pochi
-giorni innanzi. L’altra è bruna, ha due grandi
-occhi neri lucentissimi, pieni di vitalità esuberante.
-Si chiama Fauvette.
-</p>
-
-<p>
-Toti è compreso d’ammirazione. Chi saranno
-mai?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-</p>
-
-<p>
-Marinella si affretta a togliere ogni dubbio
-all’amico perplesso.
-</p>
-
-<p>
-— Sono venuta con le mie amiche, Toti;
-il tuo giardino è grande, io non ho che un
-cortile e c’è la signora del secondo piano
-che soffre di continue emicranie, e non può
-sentire le nostre voci. È una signora antipatica
-che vive con un pappagallo ed una
-vecchia serva. Noi siamo venute via col permesso
-di tutta la famiglia, e per la strada
-abbiamo incontrato Orsetto. Ora ci divertiremo
-qui. Dorry sa giuocare al <i>tennis</i>, ma
-noi non sappiamo fare; Fauvette canta;
-oh! tu sentissi come canta bene! Pare un’orchestra!
-Anzi, la pregheremo di farci sentir
-la sua voce.
-</p>
-
-<p>
-Marinella tace e tacciono tutti. Anatroccolo
-si è nascosto dietro il tronco di un’acacia;
-Carciofo si è fermato più innanzi, ma
-sta con gli occhi bassi e le mani annodate
-dietro le reni in un atteggiamento non si
-sa se scontroso o meditabondo.
-</p>
-
-<p>
-Trascorre un silenzio impacciante, interrotto
-da Fauvette, che si fa innanzi con grazia
-squisita e disinvolta, e dopo aver fatto
-gli elogi del laghetto, <i>vraiment joli, simplement
-délicieux</i> chiede <i>s’il y a un tout petit
-navire pour se promener sur l’eau</i>!
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="fill-113"></a>
- <img src="images/ill-113.jpg" alt="">
-<p class="caption">— <i>Bonjour, mère l’oie!</i> — esclama Fauvette, protendendosi verso una grande oca.... (pag. 116).</p>
-</div>
-
-<p>
-— Oh, sì! La piccola nave c’è, ma non
-si può staccare dalla riva, perchè è incatenata
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-a un palo e la catena è chiusa da un
-lucchetto. Tommaso ne ha la chiave ma è
-perfettamente inutile chiedergliela, perchè
-papà gli ha dato l’ordine di non cedere a
-nessuna richiesta che gli venga fatta da Toti.
-</p>
-
-<p>
-— <i>Oh nous irons tout de même!</i> — esclama
-Fauvette, la quale prende per mano Toti e
-si dirige correndo all’altra riva del lago ove
-è ancorato il battelletto. Marinella, Dorry
-e Orsetto seguono i compagni. Carciofo si
-muove lentamente, mantenendosi a rispettosa
-distanza; Anatroccolo sporge il capo a
-guardare, ma non abbandona il suo rifugio.
-</p>
-
-<p>
-Dorry, la soave angiolella dagli occhi azzurri
-e lucenti come uno smalto a foco, dalla
-persona di giovane gazzella, sorride, e Orsetto
-la segue guardandola tutto ammirato.
-Non parlano perchè non si potrebbero intendere;
-a quando a quando si fissano negli
-occhi.
-</p>
-
-<p>
-Fauvette è salita sul leggero battello e
-Toti l’ha seguita infrangendo la severa proibizione
-paterna.
-</p>
-
-<p>
-— <i>Mon Dieu, qu’il est peu sûr ce bateau!
-Certes on n’y pourrait pas danser dessus!</i>
-</p>
-
-<p>
-— Fai adagio fai adagio! — grida Toti
-— Mantienti al centro, rovesceremo!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Carciofo, sempre, meditabondo, sogguarda
-ad una certa distanza. E se cadessero
-nell’acqua per davvero?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-</p>
-
-<p>
-— <i>Bonjour, mère l’oie!</i> — esclama Fauvette,
-protendendosi verso una grande oca
-che allunga il collo ed apre il becco a minaccia. — <i>Bonjour!
-Est-ce-que vous avez peur
-ma jolie bête?</i>
-</p>
-
-<p>
-— Fauvette abbiate prudenza! — ripete
-Toti.
-</p>
-
-<p>
-— <i>Oh ma regarde donc qu’elle est gentille
-notre mère l’oie! Elle nous regarde avec
-des yeux si doux! Viens donc, ma petite,
-viens!</i>
-</p>
-
-<p>
-— Fauvette! Fauvette!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Ah è troppo tardi! Fauvette si è fidata
-della lieve imbarcazione, ed è andata a fare
-una visita ai pesci.
-</p>
-
-<p>
-Per un attimo lo stupore dell’improvvisa
-scomparsa fa sì che nessuno gridi;
-ma prima ancora che i monelli si riabbiano,
-Carciofo si rammenta del suo valore, chiude
-gli occhi e si lancia nell’acqua.
-</p>
-
-<p>
-Succede uno scompiglio generale, perchè
-Carciofo non sa nuotare.
-</p>
-
-<p>
-Alle invocazioni ed alle grida Tommaso
-accorre trafelato e in un attimo trae alla
-riva la vittima e l’eroe.
-</p>
-
-<p>
-Per fortuna l’acqua non arrivava loro
-alla cintura, e se la sono cavata con un
-semplice bagno.
-</p>
-
-<p>
-Fauvette riprende la sua gaiezza e, fra
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-i compagni che l’attorniano, si avvia verso
-casa.
-</p>
-
-<p>
-— <i>Oh! ce n’est rien! L’eau n’etait pas
-sale vous savez!</i>&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Scompaiono in breve.
-</p>
-
-<p>
-Carciofo non fiata; gli sguardi feroci di
-suo padre gli fanno perdere la tramontana.
-</p>
-
-<p>
-— E voi, perchè siete salito sul battello
-quando sapete che io non voglio, eh!? Perchè
-siete salito?...
-</p>
-
-<p>
-— Io non ero sul battello! Mi sono gettato
-nell’acqua per salvarla.
-</p>
-
-<p>
-— Per salvar chi?
-</p>
-
-<p>
-— La signorina francese!
-</p>
-
-<p>
-— E ora dove avete i panni per cambiarvi,
-marmocchio? Passatemi innanzi e
-presto! Imparerete a vivere, imparerete!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-La dose degli scapaccioni aumenta, fidente
-nel suo profondo valore educativo.
-</p>
-
-<p>
-Carciofo freme, e pensa che suo padre è
-cieco e non potrà mai essere un eroe.
-</p>
-
-<p>
-Quando tutto è tornato nel perfetto silenzio,
-Anatroccolo si decide ad uscire dal
-suo nascondiglio. Ha fame, ha tanta fame!
-</p>
-
-<p>
-Dal giorno prima non ha inghiottito un
-solo boccone. E se potesse trovare il pesce
-d’argento che fece tanto bene a Gianni della
-fiaba?
-</p>
-
-<p>
-Si avvicina a guardar le acque chiare;
-<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
-un musetto lucente si accosta alla riva e Anatroccolo
-ripete i versi della fiaba;
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">— Pesciolino mi’ amante,</p>
-<p class="i01">Saresti a me costante?</p>
-<p class="i01">Mi faresti la carità?&nbsp;—</p>
-</div></div>
-
-<p>
-E attende e spera. Tutti lo hanno dimenticato;
-anche il sole che scompare e lo
-saluta dagli alti rami delle lontane betulle.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap5">V.
-<span class="smaller">La festa delle rose.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-— Sei pronto, Toti?
-</p>
-
-<p>
-— Io sì. È miss Edith che impiega un
-anno a vestirsi.
-</p>
-
-<p>
-— Toti!!!
-</p>
-
-<p>
-— Zia Emma, vieni a vedere! Per mettersi
-un guanto infila un dito alla volta ed
-ha dieci dita lunghe lunghe.
-</p>
-
-<p>
-— Toti, dico!!!
-</p>
-
-<p>
-— Io non ne ho colpa, sai! Anzi le ho
-consigliato molte volte di portare i mezzi
-guanti; farebbe più presto; ma miss Edith
-non vuol seguire i miei consigli.
-</p>
-
-<p>
-— Toti, finiscila, m’intendi?
-</p>
-
-<p>
-— Sì zia, t’intendo.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè non vieni in salotto, che cosa
-fai in camera?
-</p>
-
-<p>
-— Aspetto la signorina.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ma sei pronto?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, non c’è male.
-</p>
-
-<p>
-— A che punto sei, si può sapere?
-</p>
-
-<p>
-— Debbo ancora mettermi le scarpe.
-</p>
-
-<p>
-— E perchè non lo fai da te? Chi aspetti?
-</p>
-
-<p>
-— Aspetto la signorina.
-</p>
-
-<p>
-— Voglio sperare che non avrai bisogno
-del suo aiuto.
-</p>
-
-<p>
-— No, zia Emma, sono io che aiuto lei
-perchè non si affatichi; facciamo da buoni
-fratelli.
-</p>
-
-<p>
-— Quando sarai vestito, vieni in salotto.
-</p>
-
-<p>
-— Va bene zia; verrò in salotto.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-La zia Emma riprende la lettura interrotta;
-Toti, nella stanza vicina, guarda miss
-Edith che è ferma innanzi allo specchio.
-Egli è ancora seduto sul letticciuolo, ed attende.
-</p>
-
-<p>
-Quanto tempo impiega quella benedetta
-figliuola! Ora si passa la cipria sul viso;
-ma quale soddisfazione può provare mai a
-infarinarsi tutta in quel modo? Vorrà forse
-nascondere le macchioline rosse delle quali
-ha cosparsa tutta la pelle.
-</p>
-
-<p>
-— Signorina?
-</p>
-
-<p>
-— Toti?
-</p>
-
-<p>
-— La zia Emma mi aspetta.
-</p>
-
-<p>
-— <i>I am ready!</i> (Sono pronta).
-</p>
-
-<p>
-— Anch’io sono pronto. Debbo solo mettermi
-le scarpe e mettermi la cipria sul viso.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Toti! <i>You are unkind!</i> — (Siete scortese).
-</p>
-
-<p>
-Toti abbassa gli occhi e tace. Perchè mai
-non è stato cortese? Gli sarà forse vietato
-di darsi la cipria? Quando sarà grande
-vorrà levarsi questa soddisfazione tutti i
-giorni. Per ora la sua vita è un continuo divieto;
-questo non si può fare, quello non
-si può fare, di mille desiderii che gli nascono
-può soddisfarne solo qualcuno e con
-quanti stenti!
-</p>
-
-<p>
-Verrà il giorno della rivincita, il giorno
-in cui, libero di sè, potrà disporre del suo
-tempo e della sua vita a suo talento, e allora
-vorrà sempre sporcarsi le mani d’inchiostro;
-e saltare su tutti i tavolini che troverà su la
-sua via; e rovesciar le sedie; ed entrare in
-casa gridando, senza timore di disturbare
-nessuno; e empirsi le tasche di piselli, di
-fiammiferi, di carta, di bottoni; e dire a
-tutti ciò che pensa:
-</p>
-
-<p>
-— Tu mi annoi! Tu sei brutto! Non
-tornare più in casa mia! Ora vattene che
-voglio star solo, ecc. ecc. Oh! allora sì, sarà
-felice, completamente felice! Questo pensiero
-lo rincuora e non si sa spiegare perchè
-papà, che potrebbe, non faccia altrettanto.
-Nossignore! Toti sa, per esempio, che la signora
-Penelope è antipaticissima a papà, e sa
-altresì che non può digerirla; ma quando capita
-in casa le va incontro e le dà il benvenuto,
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-e le sorride; perchè non le dice piuttosto:
-</p>
-
-<p>
-— Scusa, sai, signora Penelope, ma io
-in casa mia non ti ci voglio, perchè sei
-brutta, perchè sei pettegola, ineducata, astiosa,
-vendicativa e sciocca!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Così dovrebbe dire, e la signora Penelope
-non tornerebbe più e non darebbe a lui, che
-non li può soffrire, que’ suoi baci umidicci
-che lasciano il cerchiolino su le guance.
-</p>
-
-<p>
-Miss Edith ha compiuto il suo abbigliamento,
-e si avvicina a Toti che l’attende
-sorridendo.
-</p>
-
-<p>
-Toti è in vena sentimentale; gli occhi
-suoi rivelano una improvvisa pensosità, che
-ben presto dovrà esser nota, perchè Toti
-non sa celare i suoi sentimenti.
-</p>
-
-<p>
-Ad un tratto, mentre miss Edith lo aiuta
-a stringere i laccetti di una scarpa, esclama:
-</p>
-
-<p>
-— Noi siamo crudeli!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Miss Edith non risponde com’è suo costume,
-e Toti continua per conto suo.
-</p>
-
-<p>
-— Noi siamo crudeli perchè uccidiamo
-i vitelli per farci le scarpe! Potremmo andare
-scalzi, sarebbe più comodo e non toglieremmo
-i figli alle povere vacche!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Miss Edith si rialza, l’opera è compiuta.
-Toti è pronto; può uscire con la zia Emma.
-</p>
-
-<p>
-Prima di andarsene getta un’occhiata
-all’angolo nel quale il suo elefante invalido
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-siede con la proboscide raccolta fra le gambe,
-lo saluta, poi si volge tutto raggiante di
-gioia, ed esce a grandi salti:
-</p>
-
-<p>
-— Domani è la festa delle rose. Evviva
-la primavera!&nbsp;—
-</p>
-
-<p class="ast">❦</p>
-
-<p>
-Vanno di casa in casa con la zia Emma;
-tutti gli amici di Toti debbono partecipare
-alla festa delle rose. Marinella, Orsetto, Dorry,
-Fauvette, Rando e Celestina interverranno
-immancabilmente. Sono già passati dalla
-piazzetta del Carmine dove abitano i due
-inseparabili, e le donne che li sorvegliano
-sono state commosse dal gentile invito fatto
-loro dalla zia Emma e da Toti.
-</p>
-
-<p>
-La nonna di Rando si è un poco preoccupata
-perchè non ha un vestitino degno da
-fare indossare al nipotino; ma la zia Emma
-e Toti l’hanno rassicurata. I bimbi sono sempre
-belli, non occorre loro ricchezza di vestiti,
-sono come i fiori: si vestono d’aria e di luce.
-</p>
-
-<p>
-Toti ha chiesto particolarmente a Rando:
-</p>
-
-<p>
-— Ci vieni volentieri a pranzo da me, domani?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E Rando ha risposto senza alzar il capo:
-</p>
-
-<p>
-— Sì; ma io voglio molta minestra.
-</p>
-
-<p>
-— Anch’io, — ha soggiunto Celestina.
-</p>
-
-<p>
-— Ce ne sarà, non dubitate.
-</p>
-
-<p>
-— E ci sarà anche il pane?
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-— Sì.
-</p>
-
-<p>
-— E le ciliege?
-</p>
-
-<p>
-— Anche quelle.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Allora Rando e Celestina si sono guardati,
-hanno riso un attimo dalla contentezza,
-e poi si sono allontanati cantando:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">— La gatta va al mulino</p>
-<p class="i01">Per fare un covaccino</p>
-<p class="i01">Con l’olio,</p>
-<p class="i01">Col sale,</p>
-<p class="i01">Con l’unto di maiale....&nbsp;—</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Toti e la zia Emma continuano il loro
-giro d’inviti. Adalgisa accetta con discreto
-entusiasmo, ma più ne dimostra Ciuffolo, il
-quale incomincia a far capriole in mezzo alla
-stanza con grave rischio e pericolo della sua
-incolumità personale.
-</p>
-
-<p>
-Alla fine della loro passeggiata la zia
-Emma chiede a Toti:
-</p>
-
-<p>
-— Ma sai dirmi adunque dove abita
-Suor Lucia?
-</p>
-
-<p>
-— Nelle case della carità.
-</p>
-
-<p>
-— Se non mi dài una indicazione più
-precisa sarà impossibile trovarla.
-</p>
-
-<p>
-— Ne domanderemo a Giacomino, — risponde
-Toti. E da Giacomino sanno che Suor
-Lucia non è in città.
-</p>
-
-<p>
-— Quando è partita?
-</p>
-
-<p>
-— Due giorni sono.
-</p>
-
-<p>
-— E domani tornerà?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Non lo so.
-</p>
-
-<p>
-— Da chi potremmo informarci?
-</p>
-
-<p>
-— Ora chiamo la mamma; ella potrà dar
-loro tutte le indicazioni che vogliono.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Dopo i convenevoli che sogliono scambiarsi
-fra persone bene educate, la zia Emma
-e la signora Erminia, madre di Giacomino,
-entrano in soggetto:
-</p>
-
-<p>
-— Saprebbe indicarmi per favore dove
-abita Suor Lucia?
-</p>
-
-<p>
-— Abita nelle case della carità al numero
-nove; ma ora è assente.
-</p>
-
-<p>
-— E quando tornerà?
-</p>
-
-<p>
-— Fra due giorni, forse; non so quando
-potrà ritornare, povera donna!
-</p>
-
-<p>
-— Le è toccata qualche disgrazia?
-</p>
-
-<p>
-— È tanto tempo che soffre! Non sa
-nulla dunque?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Toti vorrebbe ascoltare ciò che dicono
-le due signore, le quali si sono tratte in disparte
-e parlano a bassa voce, e fa tutto il
-possibile per udire, con tutta garbatezza,
-qualcosa; ma non gli riesce; non afferra neppure
-una parola.
-</p>
-
-<p>
-Che cosa sarà toccato mai alla povera
-Suor Lucia? Egli prova una vera tenerezza
-filiale per la buona creatura stanca, che ha
-tollerato, sempre in santa pace, tutte le loro
-monellerie e non una sola volta li ha rimproverati
-con parole aspre; le vuol bene
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-come tutti le vogliono bene, dai più piccini
-ai più grandi. Ora il pensiero ch’ella possa
-soffrire lo accora. Tornerà ancora? La festa
-delle rose non può riuscir compìta senza
-Suor Lucia; il suo zendado nero, del quale va
-sempre ricoperta, non avrebbe dato tristezza
-a nessuno; ella sarebbe stata alla tavola dei
-bimbi come un compimento necessario, e
-tutti l’avrebbero accolta battendo le mani.
-</p>
-
-<p>
-Quando la zia Emma lo invita ad uscire
-egli tace ed attende una frase che gli spieghi
-l’assenza di Suor Lucia; ma la zia
-Emma non parla, segno evidente che Toti
-non potrà saper nulla.
-</p>
-
-<p>
-Però la curiosità lo spinge a fare una
-domanda innocente, che potrebbe metter la
-zia su la via delle confessioni.
-</p>
-
-<p>
-— Verrà poi Suor Lucia?
-</p>
-
-<p>
-— No.
-</p>
-
-<p>
-— E perchè mai?
-</p>
-
-<p>
-— Perchè ha molte cose alle quali attendere.
-</p>
-
-<p>
-— Cambia di casa?
-</p>
-
-<p>
-— No.
-</p>
-
-<p>
-— E perchè?
-</p>
-
-<p>
-— Perchè sta bene dove si trova.
-</p>
-
-<p>
-— Già!... Sta bene dove si trova!... Dunque
-non viene?
-</p>
-
-<p>
-— Non viene.
-</p>
-
-<p>
-— Sarà ammalata, non è vero, zia?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Quante cose vuoi sapere, Toti? Non
-è ammalata, rassicurati.
-</p>
-
-<p>
-— Vedi? Sono in pena! Dovresti dirmi
-che disgrazia le è toccata.
-</p>
-
-<p>
-— I curiosi si puniscono col silenzio.
-</p>
-
-<p>
-— Non sono curioso, zia; puoi parlare.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-La zia Emma non risponde; il tiro non
-gli è riuscito, e Toti se ne va mogio mogio,
-almanaccando mille avvenimenti stranissimi
-dei quali Suor Lucia è l’eroina.
-</p>
-
-<p>
-C’è un mistero che lo seduce e lo accora;
-egli deve scoprirlo e lo scoprirà.
-</p>
-
-<p class="ast">❦</p>
-
-<p>
-La casa odora acutamente, perchè le rose
-sono dovunque profuse con dovizia straordinaria.
-</p>
-
-<p>
-È il 4 di maggio, il giorno in cui Toti
-compie gli anni.
-</p>
-
-<p>
-La zia Emma, con pensiero squisito, ha
-voluto che la festa di Toti fosse anche la
-festa delle rose, della primavera. I bimbi ed
-i fiori si rassomigliano tanto!
-</p>
-
-<p>
-Toti si è svegliato quattro volte durante
-la notte, e si è levato su le coltri per
-vedere se dalle imposte chiuse trapelasse
-qualche raggio di luce; ma il sole è tanto
-più pigro del suo desiderio! Miss Edith
-russa tranquillamente, metodicamente; dorme
-<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
-come agisce, russa come parla, è sempre
-uguale miss Edith!
-</p>
-
-<p>
-Poi c’è il tarlo del cassettone che non
-si dà pace e lavora e lavora producendo
-certi aspri schiocchi, che impressionano. La
-notte deve essere ancora alta, perchè non
-si ode neppure lo strido di una rondine e
-le rondini sorgono col sole, si lanciano pei
-cieli quando le campane dell’alba danno i
-loro ultimi rintocchi.
-</p>
-
-<p>
-Il silenzio è profondo; bisogna dormire
-ancora per far piacere agli altri, mentre
-sarebbe molto igienico levarsi di buon’ora
-e guardar sorgere l’alba. Dio, come deve
-essere bella l’alba!
-</p>
-
-<p>
-E il pensiero si volge ad altro. Toti pensa
-un’infinita distesa di cieli bianchicci corsi da
-nubi che si sfioccano e un mare più bianco
-ancora e alcune lontanissime vele, piccoli
-punti neri su l’orizzonte che s’incurva.
-L’anima gli sorride; il momentaneo turbamento
-l’abbandona ed il sonno ritorna, un
-sonno quieto come un alito di brezza estiva.
-</p>
-
-<p>
-Finalmente la luce giunge, e si odono
-le rondini e le campane mattutine. Il cuore
-gli balza tumultuosamente; getta le coltri
-da un lato, si alza sul letticciuolo e grida:
-— Miss Edith? Miss Edith?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Un breve suono risponde dal fondo della
-stanza. La signorina dorme ancora, dorme
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-sempre, dormirebbe come un baco da seta
-se la lasciassero fare; ma Toti non può
-aver pazienza: è la sua festa, la festa della
-primavera.
-</p>
-
-<p>
-— Signorina, è giorno! Voglio alzarmi.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Per quella mattina gli sarà perdonata
-la fretta, perchè è pur giusto ch’egli ottenga
-quel che vuole almeno una volta all’anno!
-</p>
-
-<p>
-Miss Edith non risponde con troppa sollecitudine
-alla chiamata, e Toti pensa perchè
-mai debba essere condannato all’eterna
-sorveglianza di miss Edith. Papà ha
-parlato tante volte di signori e di signore
-che non possono vivere insieme per incompatibilità
-di carattere: ora anche fra Toti
-e la signorina Edith c’è la stessa incompatibilità,
-l’unione non è riuscita, perchè
-dunque li condannano a star sempre l’uno
-a fianco dell’altra? Anche Dorry conosce
-la lingua inglese e Toti l’imparerà da Dorry
-che è una bella bimba e non è punto noiosa.
-</p>
-
-<p>
-Finalmente può levarsi; Miss Edith è
-giunta, ha gli occhi rossi, non parla.
-</p>
-
-<p>
-— Buon giorno, signorina.
-</p>
-
-<p>
-— <i>Buonciorno.</i>
-</p>
-
-<p>
-— Quest’oggi io sono allegro.
-</p>
-
-<p>
-— Ho piacere.
-</p>
-
-<p>
-— È la mia festa!
-</p>
-
-<p>
-— <i>Aucuri.</i>
-</p>
-
-<p>
-— E tu non sei allegra, signorina?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-</p>
-
-<p>
-— <i>Yes.</i>
-</p>
-
-<p>
-— Ti piacciono le rose?
-</p>
-
-<p>
-— <i>Yes.</i>
-</p>
-
-<p>
-— Te ne darò tante tante e tante!
-</p>
-
-<p>
-— <i>I thank you.</i> (Vi ringrazio).
-</p>
-
-<p>
-— E te ne metterò sui capelli, sul vestito,
-voglio farti bella!
-</p>
-
-<p>
-— <i>Yes.</i>
-</p>
-
-<p>
-— Sei contenta?
-</p>
-
-<p>
-— <i>Yes.</i>
-</p>
-
-<p>
-— Eri più contenta ieri o oggi?
-</p>
-
-<p>
-— <i>Yes.</i>&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Toti la guarda un attimo senza parlare,
-poi gonfia le guance ed esclama:
-</p>
-
-<p>
-— <i>Yes yes yes;</i> ma non sai dir altro?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Miss Edith non risponde e Toti guarda
-verso la soglia per timore che la zia Emma sia
-là ed abbia udito. L’ombra severa non appare,
-tutto è salvo.
-</p>
-
-<p>
-Le finestre della stanza sono aperte e
-si diffonde un’aria deliziosamente odorosa
-che dà una lieve ebbrezza; le guance di
-Toti si arrubinano ancor più ed hanno una
-lucentezza soave come ne hanno le rose
-allorchè il sole le coglie vestite tuttavia di
-rugiada. Su la mimosa che s’intravede c’è
-una capinera che canta e si tace; poi squittisce
-timidamente e riprende l’avvio quasi
-seguisse le instabilità della brezza che accompagna
-il mattino.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-</p>
-
-<p>
-Toti non conversa a lungo con miss
-Edith perchè non può riversare il suo sentimento
-esuberante nell’anima glaciale della
-signorina; gli occorre qualcosa che risponda
-e non una creatura che ha un’espressione
-immutabile simile a quella di Beretta e Pierello,
-i suoi due fantocci.
-</p>
-
-<p>
-Ascolta con somma pazienza gli ammonimenti:
-essere buono; pensare ai propri
-doveri; ascoltare i consigli dei superiori;
-non far male ad alcuno; non compiere atti
-inconsulti; non mostrarsi superbo con le
-persone di grado inferiore; moderare i propri
-desiderii; non infastidire il prossimo; e
-tanti e tanti altri che, a volerli osservare a
-puntino, non resterebbe altro che sedere in
-un angolo, non aprir bocca mai e non muoversi
-per tutto il giorno. La prima cura di
-Toti è quella di ascoltare sorridente e sereno
-i precetti che gli impartiscono in abbondanza
-spaventosa, e la seconda è quella di dimenticarli
-immancabilmente un minuto dopo.
-</p>
-
-<p>
-Quando esce dalla stanza incontra la zia
-Emma poi il papà, poi il nonno e il prozio,
-e gli augurii seguono agli augurii e i doni
-ai doni.
-</p>
-
-<p>
-Ciò lo commuove tanto, che rivolto alla
-zia Emma, le chiede:
-</p>
-
-<p>
-— Zia, sai dirmi perchè la mia festa
-viene solo una volta all’anno?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Perchè sei nato una volta sola.
-</p>
-
-<p>
-— E allora perchè quando il tempo è bello
-il babbo dice: mi sento rinascere?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Non gli rispondono se non ridendo, poi
-la zia lo prende per mano e lo conduce nella
-grande sala degli arazzi che è stata arredata
-in quel giorno appositamente per lui.
-In mezzo alla sala è apparecchiata una lunga
-tavola, che raccoglierà alla mensa i piccoli
-convitati che parteciperanno alla gaia festa
-primaverile; saranno moltissimi. Agli angoli
-della sala sono disposti, entro alti vasi,
-numerosi tralci di rose in fiore ed altri sono
-sparsi su la tavola.
-</p>
-
-<p>
-L’aria, luminosa come di un oro diffuso,
-è satura di un profumo soavissimo.
-</p>
-
-<p>
-Su piccoli cartellini, disposti fra i fiori,
-è scritto il nome dei convitati; Toti compie
-un giro intorno alla tavola leggendo ad alta
-voce; quando ha finito, fattosi pensieroso, si
-accosta alla zia Emma per parlarle e pare
-che non ardisca.
-</p>
-
-<p>
-— C’è qualcosa che non ti garba?
-</p>
-
-<p>
-— No, tutto mi garba; ma vorrei chiederti
-un favore.
-</p>
-
-<p>
-— Quale?
-</p>
-
-<p>
-— Io ho due amici poveri.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene?
-</p>
-
-<p>
-— Vorrei invitarli.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ma sicuro. E chi sono?
-</p>
-
-<p>
-— Uno è Carciofo.
-</p>
-
-<p>
-— Il figlio di Tommaso?
-</p>
-
-<p>
-— Sì.
-</p>
-
-<p>
-— Va bene. E l’altro?
-</p>
-
-<p>
-— L’altro è Anatroccolo.
-</p>
-
-<p>
-— Di chi è figlio?
-</p>
-
-<p>
-— Non è figlio di nessuno, è nipote della
-zia Geltrude.
-</p>
-
-<p>
-— Ma come trovarlo?
-</p>
-
-<p>
-— Carciofo lo conosce; diremo a Carciofo
-di condurlo con sè.
-</p>
-
-<p>
-— Benissimo. Allora farò preparare i
-posti per i tuoi due amici, e tu corri a cercarli
-ed invitali.
-</p>
-
-<p>
-Non chiede di meglio nè si fa ripetere
-la proposta: anzi, si affretta a fuggire perchè
-la zia Emma non abbia a pentirsi.
-</p>
-
-<p>
-È tanta la gioia di lui, che tutta la vecchia
-casa ne vibra; egli crede che il mondo,
-per quanto è grande, sia tutto uno specchio
-di sole partecipante, in quel giorno, alla sua
-felicità e crede che i fili d’erba, i cespugli,
-gli alberi, le nubi, tutte le cose vicine e
-lontane siano tanto belle unicamente per lui.
-La terra ed il cielo sono tutto un giardino;
-le corolle che fioriscono a cespi, a grappoli,
-a vere ondate, su la terra, hanno le loro sorelle
-lassù, in quei fiocchi d’argento che gli
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-uomini chiamano nubi e che sono corolle
-senza lo stelo fiorite come ninfee nel gran
-lago azzurro. Lassù si nasconde Iddio e
-gli alberi lo vedono forse, e le allodole lo
-vanno a salutare.
-</p>
-
-<p class="ast">❦</p>
-
-<p>
-I parenti e gli amici sogguardano dalle
-soglie, nella sala degli arazzi non debbono
-essere che i bimbi ed i fiori.
-</p>
-
-<p>
-Marinella è venuta; Orsetto, Fauvette,
-Dorry, Ciuffolo, Adalgisa, Nicoluccio, Doretta,
-Miranda sono giunti; Rando e Celestina
-fanno il loro ingresso in quel punto, ed
-è una fortuna che i compagni loro siano intenti
-ad ascoltare Dorry, la quale siede al
-pianoforte, altrimenti, storditi come sono da
-tutte quelle cose nuove, immense e lucenti,
-o scoppierebbero in pianto o prenderebbero
-la via del ritorno.
-</p>
-
-<p>
-Giungono inosservati, e ciò dà loro un
-coraggio formidabile, nonostante il quale ritengono
-opportuno soffermarsi su la soglia.
-</p>
-
-<p>
-La donna che li accompagnava, abbandonandoli
-ai piedi delle scale li ha esortati
-a proseguire il cammino, cosa che hanno
-fatto come in sogno, credendo entrare nella
-dimora sontuosa di qualche re di fiaba. Celestina
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-ha detto una parola; ma la sua voce
-le è parsa tanto grande, in quella vastità,
-che si è taciuta subito, impaurita. Hanno
-fatto le scale gradino per gradino, lentissimamente,
-tenendosi sempre per mano e guardando
-i dipinti della vòlta, i grandi candelabri
-disposti sui ripiani e Celestina ha chiesto
-sommessamente:
-</p>
-
-<p>
-— È una chiesa?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E Rando ha risposto:
-</p>
-
-<p>
-— Sì.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Si sono fatti il segno della croce ed
-hanno proseguito.
-</p>
-
-<p>
-Giunti al termine, un uomo vestito di
-nero ha detto loro, indicando una porta
-tutta dorata:
-</p>
-
-<p>
-— Toti è laggiù, andate.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Ed hanno proseguito passando di meraviglia
-in meraviglia, sempre più turbati.
-</p>
-
-<p>
-— Che casa è questa? — ha chiesto Celestina.
-</p>
-
-<p>
-E Rando ha risposto:
-</p>
-
-<p>
-— Non lo so.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Tutto è lucido, anche i pavimenti che
-sembrano specchi e attutiscono il rumore dei
-loro passi, sì che pare di andar su la lana.
-Nella prima stanza passano a testa china
-perchè hanno intravisto sui muri certi ceffi,
-chiusi in tante finestre d’oro, i quali non
-sono affatto rassicuranti; nella seconda si
-<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
-stringono ancor più a fianco a fianco, per
-una figura tutta bianca ritta in un angolo sopra
-un piedistallo, e quando sono per entrare
-nella terza, si soffermano e si nascondono
-tremando, dietro le portiere semicalate.
-</p>
-
-<p>
-— Hai veduto? — sussurra Celestina.
-</p>
-
-<p>
-— Sì.
-</p>
-
-<p>
-— Ora ci mangia!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Dopo una breve attesa, Rando sporge
-nuovamente il capo e si ritira pieno di spavento.
-Stanno rannicchiati in un angolo e
-non uscirebbero più dal loro nascondiglio
-se non li intravedesse un servo che passa.
-</p>
-
-<p>
-— Che cosa fate lì?
-</p>
-
-<p>
-— Niente; abbiamo paura.
-</p>
-
-<p>
-— E di che cosa?
-</p>
-
-<p>
-— Della bestia.
-</p>
-
-<p>
-— Ma di quale bestia?
-</p>
-
-<p>
-— Quella là.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il servo guarda e ride.
-</p>
-
-<p>
-— Non vedete che è morta?
-</p>
-
-<p>
-— È morta?!
-</p>
-
-<p>
-La cosa li rassicura e si fanno innanzi; ma
-perchè dunque, se è morta, li guarda con quegli
-occhi così larghi e tiene la bocca aperta?
-</p>
-
-<p>
-— È una pelle di tigre — ripete il servo
-sollevando e lasciando cadere lo spauracchio
-disteso ai piedi di un divano. I marmocchi
-cominciano a convincersi, però passano a
-rispettosa distanza sbirciando.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ed eccoli su la soglia della sala degli
-arazzi dove sono adunati i loro compagni.
-Mio Dio, il paradiso non potrebbe essere
-più grande e più bello. Fra poco si faranno
-cuore; il suono del pianoforte li rianima.
-</p>
-
-<p>
-Rando indossa l’eterno gonnellino rosso
-e non ha che due varianti al consueto abbigliamento:
-le scarpette di vitello adorne
-su la punta da una breve lamina di ottone,
-e il suo vecchio cappellino che, per l’occasione,
-è stato rivestito da una bella ghirlanda
-di rosoni di carta.
-</p>
-
-<p>
-Celestina ha una veste di bordatino, la
-quale comincia a gonfiarsi sotto le ascelle e
-sempre più si gonfia discendendo, fino a
-raggiungere, al termine, una inverosimile ampiezza.
-Il corpicciolo della bimba scompare
-entro il paltoncino decorativo di cui l’hanno
-rivestito. Per compiere la linea di eleganza
-le hanno cucito sotto alle spalle un grande
-nastro di seta gialla che si innalza in due
-turgidi sboffi e ricade in due code rigidamente
-fino all’altezza dei calcagni. Celestina
-si crede molto bella, e si pavoneggia nella
-sua veste rigida e solenne. I suoi poveri
-capelli rialzati sulla fronte e su le tempie
-sono costretti su la nuca in una trecciolina
-contorta; così per ottenere l’intento di non
-essere mai spettinata pare un piccolo topo
-uscito da un bagno d’olio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il lieve canto di Dorry li seduce, calma
-i loro spiriti turbati, li invita. Avanzano
-ascoltando. Si sentono come in casa propria,
-perchè nessuno si preoccupa della loro venuta,
-nè li turba con parole cortesi, con saluti,
-e con baci.
-</p>
-
-<p>
-Giunti in mezzo alla sala, Rando abbandona
-la mano di Celestina, perchè riprende
-il dominio di sè stesso.
-</p>
-
-<p>
-Si accosta alla tavola, poi si dirige ad un
-vaso ricolmo di rose, ne coglie una e l’odora.
-Celestina lo segue sempre secondo la sua instancabile
-fedeltà.
-</p>
-
-<p>
-Il possesso di un bel fiore riempie di
-gioia l’anima del bimbo, gli occhi di lui
-si illuminano, la bocca sorride, poi ride.
-Anche la musica è bella. Rando l’ascolta,
-anzi l’ascoltano, perchè Celestina è il fedele
-specchio del compagno suo, e si animano,
-si animano sempre più, guardandosi negli
-occhi finchè, liberi ormai da ogni soggezione,
-cominciano a gestire, poi a batter le mani,
-poi a saltare gridando allegramente, soli e
-imperturbati come due piccoli imperatori.
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="fill-139"></a>
- <img src="images/ill-139.jpg" alt="">
-<p class="caption">La piccola Dorry si accompagna sul pianoforte una canzoncina.... (pag. 138).</p>
-</div>
-
-<p>
-Frattanto la piccola Dorry dagli occhi
-d’angelo; tutta sottile e bionda si accompagna
-sul pianoforte una canzoncina che un
-poeta inglese, Mark Ambient, ha scritta in
-onore di lei e che un musicista italiano ha rivestita
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-di note per dare il suo contributo di
-ammirazione alla gentilissima creatura.
-</p>
-
-<p>
-Dorry ha una veste bianca e disciolta
-che le scende lungo l’esile figura come una
-carezza, e i capelli biondi che le inquadrano
-soavissimamente il perfetto viso dai grandi
-occhi stellari, le si allargano su le spalle
-in un fiotto lucente. Un raggio di sole la
-illumina. Ella siede composta, ha il viso un
-poco levato e sorridente.
-</p>
-
-<p>
-Aggruppati intorno e silenziosamente intenti
-le stanno i monelli. Toti la guarda
-senza battere ciglio, ma più la guarda e
-più si appassiona nella sua muta estasi Lionello,
-un ragazzo di tredici anni, cugino di
-Toti, il maggiore della compagnia. L’adolescente
-è nel periodo in cui il sogno della
-vita si trasfigura per il primo albore di
-un’ansia nuova e gentile.
-</p>
-
-<p>
-E Dorry continua dischiudendo appena
-la bella bocca dalle lievi sinuosità di fiore.
-La maggior parte degli ascoltatori non intende
-ciò ch’ella dice; ma la voce di lei è
-chiara e la musica è bella.
-</p>
-
-<p>
-La canzone ha la freschezza di un canto
-davidico.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Gracefull as a young gazelle</p>
-<p class="i01">Dainty little Dorry;</p>
-<p class="i01">Merry as a marriage bell</p>
-<p class="i01">Dimpled little Dorry.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span></p>
-<p class="i01">Hair so fair and eyes so blue</p>
-<p class="i01">Little heart that bits so true,</p>
-<p class="i01">Who could live with’ loving you</p>
-<p class="i01">Darling little Dorry?</p>
-<p class="i01">Ah! we all love little Dorry,</p>
-<p class="i01">And for you I am very sorry</p>
-<p class="i01">If you don’t know little Dorry</p>
-<p class="i01">Dainty little Dorry.</p>
-<p class="i01">Loving, little, sweet, and simple</p>
-<p class="i01">Dimpled little Dorry!</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Finita l’ultima cadenza arrossisce e si
-leva di scatto.
-</p>
-
-<p>
-— Continua continua, non è finita! — le
-dice Toti, tentando di farla tornare al piano;
-ma Dorry si schermisce con semplicità e
-con fermezza.
-</p>
-
-<p>
-Ciuffolo rimane col pollice immerso nella
-profondità della boccuccia rossa; Adalgisa
-si aggiusta i numerosi nastri della veste;
-Miranda e Doretta stanno tuttavia col naso
-all’aria e continuano a sorridere; Anselmuccio,
-che ha ravviato i suoi capelli rossi, ordinariamente
-scompigliati, pare distratto mentre
-valuta a colpo d’occhio i vari oggetti atti
-all’incremento del suo piccolo commercio;
-Rando e Celestina sono scomparsi, hanno
-trovato, nel bel mezzo della sala, un’isola
-inesplorata, nella quale nessuno potrà disturbarli;
-sono sotto la tavola, e la lunga
-tovaglia li nasconde entrambi agli sguardi
-dei presenti.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-</p>
-
-<p>
-Fauvette propone a Lionello di suonare
-qualche ballabile <i>pour fair danser les petits</i>,
-e Lionello accetta di gran cuore perchè
-Dorry gli è vicina e si dispone ad ascoltarlo.
-</p>
-
-<p>
-Le coppie si formano: Toti e Marinella,
-Anselmuccio e Adalgisa: Cola dalle gambe
-torte e Miranda, il batuffolo dalle grandi
-arie di donna matura; Orsetto e Fauvette
-e molte e molte altre.
-</p>
-
-<p>
-Lo spazio è sufficiente per ballare e per
-cadere. Lionello incomincia tremando, ma
-poi si vince e accenna una gioiosa aria di
-ballo che si fa sempre più piena e sempre più
-rapida, follemente. Le coppie incespicano,
-saltano, strisciano, ruzzolano fra scoppi di
-riso e grida di gaudio e di incitamento.
-Un lembo della tovaglia si solleva; Rando e
-Celestina sogguardano dal piccolo pertugio.
-</p>
-
-<p>
-Ad un tratto coloro che si trovano presso
-la porta d’ingresso si fermano e battono le
-mani gridando.
-</p>
-
-<p>
-Entra Ninì.
-</p>
-
-<p>
-Il bimbo, senza preoccuparsi dei molti
-presenti, avanza direttamente verso Toti, e,
-raggiuntolo, si ferma a qualche passo di distanza
-ed esclama ad alta voce mentre tutti
-tacciono:
-</p>
-
-<p>
-— Ti <i>avguro</i> mille anni contenti in compagnia
-dei tuoi genitori e della tua <i>baglia</i>
-e ti <i>avguro</i> di mangiar sempre delle caramelle
-<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
-e dei <i>succherini</i> e ti <i>avguro</i> di fare a
-metà <i>con io</i> come io farò a metà <i>con tu</i>,
-perchè oggi è la tua festa e domani sarà
-la mia. Evviva Gesù, evviva Giuseppe, evviva
-Maria!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il discorsetto quasi improvviso è stato
-pronunziato con tanta sicurezza e tale serietà,
-da destare la più viva gaiezza nell’uditorio.
-</p>
-
-<p>
-Toti ringrazia il suo piccolo amico, piccolo
-sì, perchè ha appena cinque anni e non
-arriva ancora col capo alla spalliera di una
-seggiola.
-</p>
-
-<p>
-Ninì, appena entrato, ha dato un saggio
-della sua perfetta conoscenza della madre
-lingua e della sua disinvoltura a tutta prova.
-Quantunque per fargli insegnare qualcosa
-sua madre lo mandi a scuola dalle suore del
-Buon Pastore, egli non fa, invero, progressi
-straordinari, non già perchè gli manchi l’intelligenza,
-che è in lui vivissima, ma per una
-certa sua indole ribelle, la quale gli fa accettare
-a malincuore ogni correzione.
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="fill-145"></a>
- <img src="images/ill-145.jpg" alt="">
-<p class="caption">Un lembo della tovaglia si solleva; Rando e Celestina sogguardano.... (pag. 145).</p>
-</div>
-
-<p>
-Dalle suore ha imparato con somma facilità
-tutto un repertorio di sermoni e di
-canzoncine sacre, ch’egli modifica e fonde
-a suo piacimento, aggiungendovi considerazioni
-e intercalandovi pensieri di vario stile
-e d’indole disparatissima. Nè si fa pregare
-a fare sfoggio della sua scienza chè, se ne
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-viene richiesto, scioglie tutta la parlantina
-con somma facilità, poco curando la logica
-e il buon senso, contento di infilar le parole
-una dietro l’altra come tante perlette in un
-fil di seta.
-</p>
-
-<p>
-Ninì ha due grandi occhi rotondi a fior
-di pelle, ch’egli apre smisuratamente quando
-sta per parlare, e pare che partecipino alle
-vibrazioni acute della vocetta acerba. L’insieme
-del suo visetto è piacente e ridevole
-per la continua espressione tutta particolare
-di serietà burlesca.
-</p>
-
-<p>
-Ninì strascica l’esse e non sa pronunziare
-la zeta, la quale non entra affatto nel suo
-alfabeto. Possiede tutte le qualità per riuscire
-simpaticissimo. I compagni suoi ridono
-al solo vederlo ed egli ha la virtù di non
-scomporsi, anzi, a volte, ride anche lui, senza
-altra ragione se non quella di imitare i compagni.
-</p>
-
-<p>
-È famoso per le sue frasi che rimangono
-celebri nel mondo de’ suoi coetanei, i quali
-lo amano e cercano di averlo, quanto più
-possono, vicino.
-</p>
-
-<p>
-Questa è la ragione per la quale gli
-inviti gli piovono: senza Ninì non c’è festa
-che possa riuscire compìta. Egli è un complemento
-del buon umore.
-</p>
-
-<p>
-D’altra parte non v’è persona o ambiente
-che lo preoccupi o lo impacci; egli è
-<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
-sempre padrone di sè stesso e non si trattiene
-dal fare le sue considerazioni o dal
-ripetere, senza intenderne il senso, l’ultima
-interiezione che ha udito per la via, passando.
-</p>
-
-<p>
-Quel giorno, prima di uscir di casa, ha
-avuto un piccolo scapaccione solo perchè
-si era voluto rendere utile. Eterna ingratitudine!
-Quando suo padre è ritornato, Ninì
-gli è mosso incontro tutto lieto, per comunicargli
-la buona novella:
-</p>
-
-<p>
-— Papà, oggi ho <i>pulisciato</i> il tuo studio,
-ho <i>mettato</i> tutto a posto, non ho <i>rompato</i>
-niente e ho <i>chiudato</i> la porta.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Detto e fatto, lo scapaccione è venuto e
-Ninì non ha chiesto il perchè; ha ripreso
-la strada serio serio con gli occhi sempre
-larghi, esclamando sottovoce più volte a necessario
-sfogo:
-</p>
-
-<p>
-— Carognetta, carognetta, carognetta,
-carognetta....&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Ma senza pensare di offendere il babbo;
-oh no! semplicemente per dire una parola
-ch’egli sa non permessa e per prendersi
-una rivincita.
-</p>
-
-<p>
-Ninì non piange mai, non ha periodi
-di umor nero; tutt’al più, se qualcosa lo
-contraria fortemente, se ne va con le mani
-annodate dietro le reni, borbottando qualche
-incomprensibile parola; ma non ha fatto
-<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
-dieci passi che l’ombra è già dileguata, ed
-egli è tornato padrone di sè stesso.
-</p>
-
-<p>
-Ha una cura assidua del suo piccolo fratello,
-che trascina per tutta la casa e al quale
-impartisce saggi consigli ed esempi mirabili
-di amor fraterno.
-</p>
-
-<p>
-Quando vede che Bebè stringe nel pugno
-qualche caramella, gli si avvicina con aria
-sorridente, e, cercando la sua voce più mite
-gli dice:
-</p>
-
-<p>
-— Bebè, tu sai che i dolci fanno male.
-Ora ti persuado.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Gli toglie la caramella e se la mangia
-con aria compunta quasi compiesse un grande
-sacrificio, mentre Bebè lo guarda con
-crescente stupore.
-</p>
-
-<p>
-Ora senza curarsi di avere attirato su di
-sè l’attenzione dei compagni, compie un
-giro nella sala guardando e considerando
-tutto, mentre canticchia una canzone che ha
-imparato il giorno prima da un servo:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">— Guarda che bel seren con quante stelle,</p>
-<p class="i01">Questa è la notte da rubar le donne!</p>
-<p class="i01">Chi ruba donne non si chiama ladro,</p>
-<p class="i01">Si chiama giovinotto innamorato!&nbsp;—</p>
-</div></div>
-
-<p>
-I più piccini gli si sono aggruppati attorno,
-compresi Rando e Celestina che sono
-usciti dal loro regno. Ninì si volge ad un
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-tratto a guardarli, e ad uno ad uno li interroga.
-</p>
-
-<p>
-— Tu chi sei?
-</p>
-
-<p>
-— Io sono un re, — risponde Ciuffolo.
-</p>
-
-<p>
-— E tu?
-</p>
-
-<p>
-— Io sono un soldato.
-</p>
-
-<p>
-— E tu?
-</p>
-
-<p>
-— Io sono Dorina Misanti, figlia di Giacomo
-Misanti e di Elvira Pieri. Ho quattro
-anni; sono nata il dieci gennaio millenovecentotrè
-in via Leopardi, numero venti,
-al secondo piano nella finestra a sinistra
-dove c’è un vaso di garofani e una gabbia
-col canarino.
-</p>
-
-<p>
-— E tu chi sei?
-</p>
-
-<p>
-— Io sono una signora, — risponde Miranda.
-</p>
-
-<p>
-— E tu?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Rando si concentra qualche secondo meditando
-una grande parola; risponde poi
-senza levar gli occhi:
-</p>
-
-<p>
-— Io sono un socialista!!...&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Entrano in quel punto Carciofo e Anatroccolo,
-e si fermano vicino alla porta senza
-ardire di muovere un passo di più. Toti va
-ad incontrarli.
-</p>
-
-<p>
-Anatroccolo ha sotto il braccio un berretto
-da soldato e non ha potuto fare che
-una variante al consueto abbigliamento;
-la zia Geltrude gli ha concesso un paio di
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-scarpe meno slabbrate ma sempre enormi
-per il suo piccolo piede.
-</p>
-
-<p>
-— Vieni, vieni.... — gli dice Toti prendendolo
-per mano.
-</p>
-
-<p>
-— Buon giorno, — risponde Anatroccolo
-che non sa più da qual parte rifarsi — e...
-siate felice.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Lo squillo di una piccola campana si
-avvicina; è giunta l’ora del desinare, l’ora
-sospirata e gaudiosa. La tavola è presa
-d’assalto da tutti i lati tumultuosamente.
-</p>
-
-<p class="ast">❦</p>
-
-<p>
-Il posto è stato assegnato in precedenza,
-e tanti cartellini disposti lungo la tavola
-portano scritto il nome dei singoli convitati,
-ma non tutti sanno leggere e il giusto analfabetismo
-fa nascere una vera confusione
-per sedar la quale è necessario l’intervento
-delle persone grandi.
-</p>
-
-<p>
-Un poco d’ordine è ristabilito ma molto
-relativo, perchè bisogna far venire un cumulo
-di cuscini per coloro i quali, benchè siano
-seduti, non arrivano alla tavola neppure
-col naso. Rando e Celestina sono fra questi
-ultimi; essi avrebbero risolto il problema
-inginocchiandosi su la seggiola, ma un cameriere
-sopraggiunto li aggiusta su due
-<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
-cuscini che alzano il loro livello di qualche
-centimetro. Quantunque la loro posizione
-non sia invidiabile, ora potranno destreggiarsi
-e adoperare il cucchiaio senza il pericolo
-di versarsi la minestra sul capo.
-</p>
-
-<p>
-Tanto per cominciare, Rando, che ha
-perduto ormai ogni ritegno, comincia a
-battere le posate sui piatti come è sua
-consuetudine e ciò fa per indicare il suo
-considerevole appetito e la volontà di soddisfarlo
-prestamente.
-</p>
-
-<p>
-Ninì, che gli è seduto di rimpetto, lo
-guarda un poco, e poi gli grida:
-</p>
-
-<p>
-— Quando mi avrai <i>rompati</i> tutti i piatti
-me lo dirai, <i>pistòla</i>!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-<i>Pistòla</i> è la interiezione favorita di Ninì,
-è il gaio insulto di dubbio significato ch’egli
-lancia a dritto o a torto, ogni qual volta
-se ne presenti l’occasione.
-</p>
-
-<p>
-Rando non si mostra turbato per così
-poco, e continua la sua faccenda mentre
-Miranda, che gli siede a destra, spiega con
-molto sussiego il tovagliolo, se lo dispone
-su le ginocchia accuratamente, e, compìto
-l’atto preliminare, appoggia appena i polsi
-su l’angolo della tavola e attende, tutta
-seria e stecchita come una signora che sa
-il fatto suo e ci tiene e non ammette strappi
-all’osservanza delle convenienze.
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="fill-153"></a>
- <img src="images/ill-153.jpg" alt="">
-<p class="caption">Quantunque la loro posizione non sia invidiabile, ora potranno destreggiarsi.... (pag. 152).</p>
-</div>
-
-<p>
-Miranda ha quattro anni; a sessanta,
-<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
-modificate alcune apparenze, sarà forse perfettamente
-uguale.
-</p>
-
-<p>
-Ella sdegna rivolgere la parola a Rando — il
-quale non se ne offende troppo — e
-siccome alla destra di lei è seduto Ciuffolo
-che proprio allora è occupato ad affondare
-tutte le cinque dita nella midolla del pane
-quasi a misurarne la profondità, ritiene opportuno,
-per non offuscare la sua dignità,
-di mantenere un silenzio contegnoso e compassionevole.
-Ah, la miseria degli uomini è
-grande!
-</p>
-
-<p>
-La natura di Miranda tende un pochetto
-al tragicomico. Le sfuriate che sua madre,
-donna orribilmente gelosa e tempestosa, fa
-settimanalmente al suo miserando compagno,
-uomo tranquillo e fidato, le hanno dato
-il precoce gusto delle lacrime e dei sospiri.
-Ella studia già l’effetto che può produrre, e
-riesce gradevole come una stonatura.
-</p>
-
-<p>
-La sorte ha posto Anatroccolo alla sinistra
-di Dorry. Il povero figliuolo non sa
-come atteggiarsi e dove guardare. Per nascondere
-un poco le miserie del suo enorme
-giubbone che cade a brandelli, vi ha spiegato
-sopra il tovagliuolo, e perchè non abbia
-a cadere se lo è annodato al collo; così
-non foss’altro, ha assunto un aspetto meno
-stridente.
-</p>
-
-<p>
-Dorry gli ha rivolto la parola e, per sua
-<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
-maggior confusione, per quanta buona volontà
-vi abbia posto, non è riuscito a capir
-nulla di ciò che la bella bimba gli ha detto.
-Carciofo che siede fra Doretta e Marinella
-tiene gli occhi fissi sul piatto ostinatamente,
-ed ha le ciglia aggrottate e l’espressione di
-un uomo che volga per la mente pensieri
-terribili.
-</p>
-
-<p>
-Toti, Marinella, Orsetto, Fauvette ridono
-e parlano ad alta voce; Ninì leva le braccia
-e grida ad un cameriere che passa:
-</p>
-
-<p>
-— Ed io ti <i>dicio</i> che ho fame!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Giacomino, l’astuto monello dai piccoli
-occhi furbi ha attaccato alle spalle di Adalgisa
-un fazzoletto rosso e, insieme ai compagni,
-motteggia l’istrice domestico che si
-arruffa sempre più, minacciando future rappresaglie.
-</p>
-
-<p>
-Anselmuccio ha già fatto scomparire nelle
-sue ampie tasche la minuta del pranzo decorata
-da un fregio delizioso che Gugù, la
-squisita interprete dell’anima dei bimbi, ha
-voluto disegnare in onore di Toti. Anselmuccio
-sa che fra qualche giorno quell’oggetto
-assumerà un valore di scambio, straordinario,
-e, da buon calcolatore, lo pone in
-serbo per servirsene a tempo opportuno.
-</p>
-
-<p>
-Il sole tocca il meriggio; dalle finestre
-aperte entra una luce calda e festante, e
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-le vesti e i capelli dei bimbi e i fiori, i vasellami,
-ogni cosa che riluca se ne accende.
-</p>
-
-<p>
-Ad un tratto i camerieri entrano con le
-prime portate e servono i convitati cominciando
-dai due punti estremi della tavola;
-Ninì si trova al centro della tavola; per qualche
-tempo ha pazienza ma quando vede che
-i camerieri si allontanano senza averlo servito
-grida con un atteggiamento comicissimo:
-</p>
-
-<p>
-— <i>Briscola!</i> Che cosa devo mangiare io?
-La tovaglia?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Dopo non molto segue la prima pausa
-del desinare. Nessuno più pronunzia una parola;
-per qualche minuto non si ode altro
-suono se non quello dei bicchieri e delle posate.
-Solo uno tra i tanti, il maggiore, colui
-che pur non essendo ancora uomo non è più
-bimbo, Lionello, mangia appena e a malincuore;
-il cibo gli ripugna per l’ansietà costante
-che lo accora.
-</p>
-
-<p>
-Anatroccolo per non sembrare villano,
-mangia a fior di labbro benchè la fame, sua
-fedelissima amica, lo spingerebbe ad affrettarsi;
-Rando si passa le posate da una mano
-all’altra non conoscendone il perfetto uso, e
-Ciuffolo, per non perdersi d’animo, prende
-con le dita i pezzetti di pane abbrustolito
-che navigano nel brodo.
-</p>
-
-<p>
-Trascorsi i primi minuti la gaia tavolata
-si ridesta più vispa che mai; tutti quei capi
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-biondi e bruni si muovono, si agitano incompostamente.
-Il vivacissimo cicaleccio ricomincia,
-e continua per tutto il desinare.
-</p>
-
-<p>
-Alla zuppa santè, al fritto composto alla
-bolognese e ad un timballo di piccioni, segue
-un piatto di sparagi al burro. La cosa
-è novissima per la maggior parte dei convitati
-e alquanto imbarazzante. Non sanno
-da qual parte incominciare se dal bianco o
-dal verde; Anatroccolo, per non sbagliare,
-mangia tutto con somma compostezza; Rando
-e Celestina guardano ai loro sparagi con
-occhi scrutatori e non sanno decidersi a mangiare
-quegli affari bianchi e verdi che sembrano
-tanti birilli da giuocare a bocce; Ninì
-dopo essersi affaticato inutilmente per più
-di un minuto, tentando di infilare nella forchetta
-la punta di uno sparagio, giunto al
-colmo dell’irritazione si rivolge a un cameriere
-che passa e gli grida:
-</p>
-
-<p>
-— Porta via questa roba!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-L’educazione molto sommaria di Ninì
-stupirebbe senz’altro Dorry e Fauvette, se
-esse intendessero la lingua parlata dall’edificante
-marmocchio.
-</p>
-
-<p>
-Al gelato di fragole, ogni convitato ha
-una piccola coppa di <i>champagne</i>. Toti prega
-Ninì di fare un brindisi. Il piccolo giullare
-che è già in via di eccitamento si rizza su
-la sua seggiola e comincia a parlare e a parlare,
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-mescolando gl’insegnamenti delle suore
-con pensieri suoi in un pandemonio di frasi
-spropositate che accresce il buon umore degli
-ascoltatori.
-</p>
-
-<p>
-— Gesù fece il cielo e poi fece la carta
-e poi disse non desiderare la roba d’altri,
-e nell’ottavo giorno si riposò. E quando
-sposò Cana fece il vino ed io ti <i>dicio</i> che
-il vino è buono. Evviva Toti!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Tutti rispondono ad una voce: «evviva!»
-</p>
-
-<p>
-La festa continua allegramente e, tolte
-le mense, ricomincia il ballo.
-</p>
-
-<p>
-In un angolo Anatroccolo e Toti conversano
-sommessamente.
-</p>
-
-<p>
-— Dunque non ne sai nulla? — riprende
-Toti.
-</p>
-
-<p>
-— Non più di quello che ve ne ho detto.
-</p>
-
-<p>
-— Ed ora dov’è?
-</p>
-
-<p>
-— È tornata; ma la povera Allodola
-sta molto male!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap6">VI.
-<span class="smaller">L’Allodola.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-La carrucola compie qualche giro cigolando,
-mentre la catena cade abbandonata
-su la sponda del pozzo; Arabella ha sollevato
-la secchia ricolma, e a stento, destreggiandosi
-col braccio libero per mantener
-l’equilibrio, si avvia a piccoli passi. L’ora
-crepuscolare è prossima; i passeri si raccolgono
-su gli alberi più densi di fogliame;
-la capinera è ritornata alla sua macchia e
-canta dolce — come dicono i bimbi — canta
-piano, perchè il sole discende e più
-si fa bello quanto è più presso a morire.
-</p>
-
-<p>
-C’è chi ritorna da lontano e va per la
-strada silenziosamente con le sue bisacce
-su le spalle; c’è chi pensa all’amore e stornella
-<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
-dai grandi olmi; qualcuno empie un
-sacco delle verdi foglie degli olmi per apprestare
-il cibo ai buoi, mentre vede un’aia
-remota, una finestra fiorita di garofani, un
-luminoso sorriso di occhi belli. Ed è come
-sempre, quando il sole muore nel gran sereno
-dell’aria, come sempre: dalla terra si leva
-un dolcissimo saluto che lo segue oltre ai
-piani, oltre ai mari, nel paese lontano lontano
-lontano che solo le fiabe sanno.
-</p>
-
-<p>
-Ogni casa getta il suo lieve alito di
-fumo dalla fiammata d’oro che è tutto il
-suo cuore. Qualche bimbo siede su la soglia
-erbosa ad attendere coloro che stanno per
-tornare, e qualche fanciulla si fa sul limitare
-dell’aia, a guardare il cielo che tutto si arrossa.
-</p>
-
-<p>
-Arabella ha intrecciata fra i capelli una
-ciocca di fiori di biancospino, l’ha raccolta
-mentre andava al pozzo; è l’unico adornamento
-che le sia concesso. Ella prosegue
-per la viottola tortuosa, nascosta fra due
-siepi altissime e ascolta i tenui suoni delle
-campane che giungono, per lei, da misteriose
-lontananze, da paesi di felicità, dove
-si può cantare, dove si può riposare.
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="fill-163"></a>
- <img src="images/ill-163.jpg" alt="">
-<p class="caption">Arabella ha intrecciato fra i capelli una ciocca di fiori di biancospino. (pag. 162)</p>
-</div>
-
-<p>
-La viottola è già nella penombra, vi
-trascorrono i passeri da siepe a siepe in
-rapidi frulli; tutto un ricamo di luci si
-intravede a volte fra le rame molto spesse;
-<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
-pare un drappo di seta, di ricca seta trapunta
-d’oro e constellata di tante gemme
-quante ne ha il cielo crepuscolare. Le allodole
-volano sui grani, cercano il loro nido;
-ma non cantano; tutt’al più hanno un gorgheggio
-sommesso, si chiamano a vicenda,
-si raccolgono per riposare sotto le stelle
-nella fittissima selva dei grani.
-</p>
-
-<p>
-— Arabella?
-</p>
-
-<p>
-— Vengo.
-</p>
-
-<p>
-— Spicciati, chè ti aspettiamo.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Non risponde, cerca di affrettare il passo
-ma il peso della secchia è soverchio ed ella
-è esile come un vimine; se passasse Zulù
-potrebbe aiutarla. Chi sa mai dove sarà, a
-quell’ora, il fanciullo dalla chioma leonina.
-</p>
-
-<p>
-Non ricorda quante volte sia andata al
-pozzo in quel giorno ad attingere l’acqua.
-Il tragitto è lungo e la secchia troppo pesante;
-ella ne ha le braccia rotte ma non
-può lamentarsi, perchè mamma Tuda ride
-della debolezza di lei e la canzona, e le dice
-che quando ella aveva dieci anni, anche se
-faticava tutto il giorno, la sera aveva ancora
-in mente i giuochi e le corse e andava
-ai convegni con le compagne e, di
-primavera, al tempo del plenilunio, ballava
-finchè le stelle non erano al colmo del
-loro viaggio. Dormiva appena e sorgeva
-col sole, più forte, più allegra che mai.
-<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
-Arabella doveva vincere la pigrizia e piegarsi
-alla fatica per divenir forte, altrimenti
-il minimo male l’avrebbe fatta morire.
-</p>
-
-<p>
-Arabella sorride, pensando che non tutti
-nascono uguali e non tutti possono battere
-le stesse vie; ciò che per uno è facile riesce
-impossibile ad un altro. Mamma Tuda è una
-donna brutta e forte; pare tagliata con
-l’accétta da una ceppaia di quercia, tanto
-è nocchieruta. Non è cattiva; ma l’anima
-sua risponde al suo corpo: è dotata di una
-sensibilità limitatissima. Inoltre non sa persuadersi
-che gli altri non debbano fare ciò
-che ella ha fatto, e non per egoismo, ma
-per l’intima convinzione che debba giovare
-alla salute. Arabella vive con lei da
-cinque anni.
-</p>
-
-<p>
-— Andiamo, dammi la secchia; non sarai
-morta, si spera.
-</p>
-
-<p>
-— Pesa tanto, mamma Tuda!
-</p>
-
-<p>
-— Dio! Sembrate nata da un grillo e
-da una formica! Dovreste correre, con un
-peso simile! Vedo già che non riuscirò ad
-ottenere nulla di buono da voi.
-</p>
-
-<p>
-— Vi occorre altro, mamma Tuda?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Mamma Tuda che stava per rientrare in
-casa si sofferma su la soglia e si volge a
-guardare la fanciulla:
-</p>
-
-<p>
-— Come ti senti?
-</p>
-
-<p>
-— Non c’è male.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Hai veduto Giovanni?
-</p>
-
-<p>
-— Sì.
-</p>
-
-<p>
-— E che ti ha detto?
-</p>
-
-<p>
-— Ha parlato molto e non ho capito
-niente.
-</p>
-
-<p>
-— Non ti ha ordinato qualche medicina?
-</p>
-
-<p>
-— Ha detto che la mattina me ne vada
-scalza per le guazze e che beva due bicchieri
-di acqua di fonte tutte le sere prima
-di andare a letto e che, al primo plenilunio,
-raccolga la nepitella e il serpillo che
-crescono vicino all’olmo dei Buva.
-</p>
-
-<p>
-— Per che farne?
-</p>
-
-<p>
-— Debbo metterli in fusione nell’olio
-caldo, poi imbeverne un piccolo cuscino di
-lana d’agnello, esporlo al sole e alla luna
-in cima ad un pioppo per tre giorni di seguito
-e metterlo poi sotto il mio capezzale.
-</p>
-
-<p>
-— Ha detto che guarirai?
-</p>
-
-<p>
-— Ha detto ch’io provi.
-</p>
-
-<p>
-— E null’altro?
-</p>
-
-<p>
-— Null’altro, mamma Tuda.
-</p>
-
-<p>
-— Va’, va’, non credere a tutte queste
-storie. Giovanni non sa che ingannare il
-prossimo. Già quando si deve morire si
-muore e non c’è medico che tenga. Dai
-retta a me, che sono ormai vecchia, e non
-ho avuto una sola volta la febbre in vita
-mia: non ti risparmiare, fatica quanto più
-puoi, non aver paura nè del caldo nè del
-<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
-freddo; nè del vento nè della tempesta;
-cammina diritta e allegra sempre, e se senti
-freddo corri, ma non rifugiarti in casa, vicino
-al fuoco, come un vecchio cane. E se
-il sole ti abbrucia, soffermati a un’ombra,
-ma non ti accasciare nel sonno e non dolerti.
-Gli alberi vivono cent’anni, mill’anni perchè
-stanno sempre sotto il cielo; noi moriamo
-giovani perchè abbiamo paura di tutto. Se
-il Signore ci ha messo quaggiù ed ha voluto
-l’inverno e l’estate, vuol dire che dobbiamo
-tollerarli in santa pace. Poi ascolta, bambina:
-se non avrai paura del sole e ti lascerai
-cuocere al suo fuoco tanto da diventar bruna
-e rossiccia come la buona terra, il grande
-inverno e il freddo rigidissimo non potranno
-farti alcun male perchè sarai come l’acciaio
-temprato; ma se vorrai essere bianca e ti farai
-schiava dell’ombra, allora crescerai come
-il grano che si fa nascere nelle cantine
-per adornarne i sepolcri. Un nulla potrà
-farti morire.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Arabella ascolta senza fiatare. Gli occhi
-suoi grandi, cerchiati leggermente di azzurro,
-sono fissi su l’estrema luce solare.
-</p>
-
-<p>
-— Ora ti senti molto stanca?
-</p>
-
-<p>
-— No, mamma Tuda.
-</p>
-
-<p>
-— Puoi andare alla Celletta e chiamar
-gli uomini perchè vengano a cena?
-</p>
-
-<p>
-— Ci anderò.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Brava, vinci la pigrizia, e la notte ti
-passerà come un sospiro, nel sonno.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Mamma Tuda riprende la secchia che
-aveva posata sulla soglia dell’uscio e scompare
-nell’andito della vecchia casa. Arabella,
-raccolto da terra un vinciglio, si avvia al suo
-lungo cammino. Dalla prima aurora è in
-moto e vorrebbe vincersi e andar sempre con
-rinnovata lena come desidera mamma Tuda;
-ma sente che le forze vengono a mancarle.
-</p>
-
-<p>
-La sua volontà è forte e la regge ancora
-e fa sì ch’ella prosegua a passo a passo
-verso la nuova mèta; se così non fosse, a
-quell’ora sarebbe già caduta per il grande
-abbandono della stanchezza. Una volta non
-soffriva tanto; solo da qualche tempo si
-sente finire. Le vecchie donne dicono che
-una triste malìa la trasfigura e l’uccide.
-</p>
-
-<p>
-Era bruna dal sole e bella, vispa ed
-agile come una cerbiatta; ora ha fatto il
-colore delle piccole nubi mattutine e come
-quelle pare si disfaccia. La sua voce è anche
-più fioca, sì che si leva dolcissimamente
-velata e poco regge al canto.
-</p>
-
-<p>
-L’allodola ferita che più non può tentare
-il gran volo risponde così, dai prati ove
-è caduta per non più levarsi, alle compagne
-che la chiamano nell’alto.
-</p>
-
-<p>
-E Arabella era detta l’Allodola. Nessuno
-come lei sapeva trasfondere nel canto la pura
-<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
-freschezza della gioia sì nelle cantilene infantili
-come negli stornelli a distesa; era
-detta l’allodola bella, fra le compagne che
-la guardavano meravigliate sorridendo.
-</p>
-
-<p>
-Ora non più. Le stelle che trascorrono
-nei cieli estivi non lasciano alcuna traccia
-nella tranquilla serenità.
-</p>
-
-<p class="ast">❦</p>
-
-<p>
-Dolcemente trascolorando, la luce del
-giorno è scomparsa. Dai campi dei Buva è
-sorta la grande spera lunare. Era ancora
-alto il crepuscolo quando la luna ha acceso
-un’aurora vermiglia dietro i lunghi rami
-dei salici, ed è sorta tutta ricinta da una
-grande corona di spine ai limiti dei campi,
-laggiù dove sorgono le case dei Buva. Poi
-si è fatta sempre più bianca quanto più si
-è avvicinata alle stelle. Ora ha preso il suo
-regno incontrastato.
-</p>
-
-<p>
-Arabella cammina ancora; la Celletta è
-tuttavia lontana. Ella procede lentamente e
-batte il vinciglio su le prode dei fossi con
-gesto automatico.
-</p>
-
-<p>
-Mamma Tuda dice che la stanchezza
-accresce l’appetito, ma Arabella non sente
-volontà di prender cibo; vorrebbe abbandonarsi
-su l’erba e chiudere gli occhi.
-</p>
-
-<p>
-Gli usignoli non sono ancora partiti; ogni
-frutteto è cinto da una corona di nidi e sarebbe
-<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
-dolce rimanersene all’aperto sotto alle
-stelle, in quella solitudine. Il bel maggio
-impera; non fa più freddo, le notti sono tepide
-e tranquille; ma la gente dice che
-quando la luna si leva in quintadecima non
-bisogna dormire all’aperto.
-</p>
-
-<p>
-Molti sono stati colti dal farnetico, chè
-han voluto beffarsi dell’insegnamento e rimanersene
-sui prati a dormire sotto l’influsso
-dell’astro malefico.
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="fill-171"></a>
- <img src="images/ill-171.jpg" alt="">
-<p class="caption">Ad un punto della via, Arabella ode un frastuono e si sofferma (pag. 173).</p>
-</div>
-
-<p>
-E Arabella prosegue. Le par di sognare
-i sogni incerti e dolenti che dà la febbre.
-</p>
-
-<p>
-Ad un punto della via ode un frastuono
-e si sofferma. Oltre una siepe di canne vede,
-in un prato, un povero vecchio cane seduto
-verso la luna. Ha il muso levato al cielo e
-le orecchie raccolte in atto di spavento. Si
-distingue con chiarezza nell’alta luce lunare.
-È un cane malato che se ne va randagio pei
-campi perchè tutti lo scacciano; la sua malattia
-è la sua condanna estrema; fa schifo
-e gli uomini ch’egli adora lo accolgono a
-sassate. Va d’aia in aia, di casa in casa, scodinzolando
-umilmente; si avvicina con somma
-lentezza e striscia su la terra per dimostrare
-ch’egli è pronto anche a ricevere le
-busse purchè lo accolgano, e gli occhi, che
-hanno tanto di umano, si levano supplichevoli
-e dolci. Nessuno lo avverte dapprima;
-poi, quando lo hanno scorto, gli si avventano
-<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
-contro a minaccia. Deve fuggire. Si
-sofferma un poco più lungi a sogguardare
-la casa nemica e riprende la via annusando
-qua e là, in cerca di qualche rifiuto. I viandanti
-gli fanno la stessa accoglienza; un
-cane randagio porta scritta negli occhi, nell’incedere
-stesso, la sua sventura, si riconosce
-fra mille. Per salvarsi dalle pedate e
-dai sassi è costretto ad andarsene sotto alle
-siepi, e deve evitare i compagni suoi che
-sono molto più temibili degli uomini e, vedendolo
-ridotto in tale stato, incoraggiati
-dalla sua debolezza, lo finirebbero a morsi.
-</p>
-
-<p>
-Fa pietà. Ha la testa smisuratamente
-grossa, le orecchie incartapecorite, il corpo
-ridotto quasi allo scheletro; trema tutto su
-le sue larghe zampe, e, rivolto alla luna, che
-pare abbia eletta a confidente di tutte le
-sue miserie, allungandosi quanto più può,
-fra pause pensose, lancia arditamente una
-serie di mugolii, di guaìti, di latrati i quali
-si ammorzano in languide cadenze o salgono
-a note superacute e laceranti.
-</p>
-
-<p>
-Canta o piange? I monelli dicono ch’egli
-voglia imitare l’usignolo. Anche gli usignoli
-sentono il fàscino della luna piena e
-cantano a perdifiato tutta la notte; così fa
-il cane solingo: si confida, riversa l’esuberante
-piena de’ suoi sentimenti in seno alla
-<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
-bianca madonna notturna. Sempre solo, gli
-alberi lo ascoltano e gli alberi sono spettatori
-tranquilli che non sanno disapprovare.
-</p>
-
-<p>
-È un crescendo spaventosamente appassionato.
-Dapprima il cantore fissa la luna;
-si irrigidisce, si concentra, pone l’anima sua
-in comunicazione con la pupilla aperta nei
-cieli. I grandi occhi sporgenti gli si inumidiscono
-sempre più; la piena sentimentale sta
-per isgorgare. E l’accenno, preludiante la sinfonia,
-si fa udire in un leggero guaìto che
-tremola come una fiammella al vento e si
-spenge ad un tratto. È la prova; la voce
-regge. Dopo una sosta segue un secondo
-accenno, poi un terzo, un quarto, e l’ansia,
-l’affannosa passione, il lacerante spasimo
-aumentano con l’aumentar della voce che
-non ha più legge, che non ha più le usuali
-tonalità e, in una disfrenata scorribanda, si
-libera al vento con una infinita varietà di
-gorgheggi, di vocalizzi, di salti prodigiosi,
-da note cavernose a note acutissime di
-trilli e di cadenze tragiche. La grande anima
-straziata si appalesa alla luna e non
-importa se quella musica barocca non giunge
-al nostro intendimento: è musica degna di
-un cane.
-</p>
-
-<p>
-La povera bestia si è manifestata, ora
-trema e scuote la grossa testa.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
-</p>
-
-<p>
-Arabella guarda; la cosa la distrae; si
-sente riposare un poco; ma più si diverte
-perchè il cane non è solo.
-</p>
-
-<p>
-I figli dei Buva, i figli dei Mirès che vagavano
-pe’ campi, hanno scovato il solitario
-cantore e gli hanno fatto circolo intorno.
-</p>
-
-<p>
-Il vecchio cane non si sgomenta; forse
-si intenerisce pensando che per la prima
-volta in vita sua gli uomini lo comprendono.
-Continua la sua solfa, i grandi occhi aperti
-su la fida compagna dei cieli.
-</p>
-
-<p>
-La stranissima scena fa sorridere Arabella.
-</p>
-
-<p>
-Nella luce lunare i fanciulli trascorrono
-squassando le chiome che a volte paion tutte
-d’argento, e saltano, ridono, corrono trascinandosi,
-mentre al centro della corona,
-come un maestro d’orchestra, siede il cane
-compostamente.
-</p>
-
-<p>
-Altra volta Allodola avrebbe passata la
-siepe per unirsi ai compagni, ora, chinata
-la testolina bionda, riprende la sua via che
-è lunga, che le pare eterna e che non sa
-di poter compire.
-</p>
-
-<p class="ast">❦</p>
-
-<p>
-— C’era una volta un Re di Francia che
-era molto amante della caccia. Un giorno,
-andando a caccia, i cani principiarono a urlare
-<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
-fortemente. E lui va per tirare a una
-fiera e invece ci trova una bellissima donna.
-Il Re, sorpreso di questa bellissima giovane,
-voleva sapere la ragione perchè l’aveva trovata
-sola in questo bosco, abbandonata: perchè
-stava in una grandissima afflizione? Lei
-dunque gli disse che facesse della sua vita
-quel che voleva, ma che non le strappasse
-il segreto de’ suoi natali. Il Re rispettò il
-suo segreto, la fece mettere in Corte, le dette
-il suo quartiere e disse che fosse rispettata
-come una di famiglia. Dopo alcun tempo il
-Re andò a far visita alla bella incognita e
-s’accòrse da’ suoi modi gentili e dal suo
-dolore che doveva appartenere ad una famiglia
-illustre e distinta. E quindi se ne
-innamorò talmente, che pensò di farla sua
-sposa. La madre del Re, indispettita di sentire
-che doveva avere per nuora una sconosciuta
-trovata in un bosco, giurò che ne
-avrebbe fatto crudele vendetta e che il sangue
-dei Reali di Francia non si sarebbe mai
-contaminato con una sì vile sposa. Difatti,
-dopo pochi mesi che il Re aveva sposata
-questa sconosciuta, arrivò un corriere d’Inghilterra,
-intimando al Re un’improvvisa
-guerra....
-</p>
-
-<p>
-— Viene Allodola.
-</p>
-
-<p>
-— Dov’è?
-</p>
-
-<p>
-— Dietro la siepe, laggiù.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
-</p>
-
-<p>
-— State zitti!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Si tacciono e il novellatore continua:
-</p>
-
-<p>
-— Il Re non poteva intendere come l’Inghilterra
-volesse fare a lui la guerra senza
-alcuna ragione. Ma per meglio accomodare
-le cose, pensò di andare lì da sè con un piccolo
-esercito, per conoscere la ragione di
-questa intimazione....
-</p>
-
-<p>
-— Eccola, eccola! — esclama Bocca-di-fiore.
-</p>
-
-<p>
-Solo Zulù si volge, gli altri monelli seguono
-intenti le parole del novellatore.
-</p>
-
-<p>
-Sono seduti sotto una quercia, tutti raccolti
-intorno alla ceppaia su la quale siede
-il vecchio bifolco che ama i bimbi e li intrattiene
-la sera con le sue fiabe.
-</p>
-
-<p>
-Il plenilunio è sereno; l’orizzonte notturno
-si estende come su l’aurora per vastissimo
-giro intorno. Si scorgono le cose
-lontane distintamente; tutto ciò che è in
-luce risalta con nitidezza per i forti contrasti
-dell’ombra.
-</p>
-
-<p>
-La quercia è sola, non altri alberi le
-sorgono intorno, è il ritrovo consueto degli
-uomini che abitano nelle poche case aggruppate
-a qualche distanza da lei, è la sosta
-dei pastori che conducon le greggi nei
-prati che le si aprono innanzi. Cresciuta nell’amore
-degli uomini, ha esteso il giro dei
-suoi rami ampiamente.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
-</p>
-
-<p>
-Bocca-di-fiore si leva: Arabella è giunta.
-</p>
-
-<p>
-— Sei venuta ad ascoltare Benedetto? — le
-chiede.
-</p>
-
-<p>
-— No.
-</p>
-
-<p>
-— Dove vai allora?
-</p>
-
-<p>
-— Alla Celletta.
-</p>
-
-<p>
-— Per che fare?
-</p>
-
-<p>
-— Vado a chiamare gli uomini perchè
-vengano a cena.
-</p>
-
-<p>
-— O non lo sanno da loro, che debbono
-ritornare?
-</p>
-
-<p>
-— Mamma Tuda ha voluto così.
-</p>
-
-<p>
-— Non ti fermi?
-</p>
-
-<p>
-— Non posso.
-</p>
-
-<p>
-— Mi pare che tu sia molto stanca, Arabella.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sono stanca.
-</p>
-
-<p>
-— E perchè non ti riposi?
-</p>
-
-<p>
-— Perchè mamma Tuda mi aspetta.
-</p>
-
-<p>
-— Lasciala aspettare! Siedi qui, fra noi.
-Benedetto racconta una bellissima favola, ti
-divertirai. Dopo ti accompagnerò a casa, e
-verrà anche Zulù. È vero che verrai?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Zulù scrolla il capo affermativamente.
-Egli guarda Arabella ed è pieno di affettuoso
-sgomento; al suo occhio scrutatore
-non isfugge il pallore estremo della fanciulla,
-onde le chiede in tono sommesso:
-</p>
-
-<p>
-— Allodola, non ti senti bene, è vero?
-Di’ la verità?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
-</p>
-
-<p>
-Arabella lo guarda e sorride con tristezza.
-</p>
-
-<p>
-— Che cos’hai? — le domanda Bocca-di-fiore
-avvicinandosele e guardandola fissamente; — Dio,
-come sei pallida! Ti duole
-il capo?
-</p>
-
-<p>
-— No, sono stanchissima, non mi reggo
-quasi più.
-</p>
-
-<p>
-— Riposati, riposati, e se Benedetto ti
-annoia, andremo un poco più lontano. Vuoi
-dormire?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-— Non ho sonno.
-</p>
-
-<p>
-— Sono alla Celletta i figli di mamma
-Tuda? — le chiede Zulù.
-</p>
-
-<p>
-— Sì.
-</p>
-
-<p>
-— Allora aspettami; corro ad avvisarli
-perchè vadano a casa. Sarò qui fra pochi
-minuti; aspettami, torneremo insieme.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Arabella gli sorride assentendo; Zulù si
-volge, prende lo slancio e si allontana a
-grandi balzi rapidamente.
-</p>
-
-<p>
-Siedono un poco in disparte. Benedetto
-continua a narrare le avventure del reuccio;
-non si ode che la sua voce tranquilla, perchè
-gli ascoltatori non fiatano, respirano
-appena. Essi sono seduti sulla nuda terra
-come un gregge raccolto intorno al pastore
-che veglia. Nelle prossime case lucono le
-lampade dalle aperte finestre. La quercia,
-nella chiarezza plenilunare, si inargenta ai
-bordi, si trasfigura soavemente per il sogno
-<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
-delle piccole anime che accoglie. Le stelle
-pare si levino lontanamente dai prati tutti
-fioriti di ranuncoli d’oro. Arabella china il
-mento al seno; non sa e non può ascoltare.
-Ella è giunta senza che i compagni l’abbiano
-avvertita, solo due, fra i tanti, si sono
-levati ad incontrarla, quelli che più le son
-presso al cuore; gli altri, poichè ella tace,
-l’hanno dimenticata. Chi può ricordare tutte
-le luci stellari, tutti gli usignoli che giungono
-al tempo del sole nuovo? Una volta
-l’avrebbero udita di lontano e si sarebbero
-raccolti sulla sua via — ora non più, perchè
-la voce di lei non sa assorgere fremendo in
-un vasto impeto di gioia. I passeri si adunano
-su gli alberi fronzuti, folti, densi di
-fogliame, e gli alberi che han perduto il loro
-verde rimangon sempre deserti.
-</p>
-
-<p>
-— Vuoi dormire? — le ripete Bocca-di-fiore.
-</p>
-
-<p>
-Arabella scuote il capo negativamente.
-</p>
-
-<p>
-— Guarda, puoi appoggiarti qui, sulle
-mie ginocchia, io non sono stanca. Canterò
-pian piano, perchè tu prenda sonno meglio.
-</p>
-
-<p>
-— Grazie; ma fra poco dovrò ripartire.
-</p>
-
-<p>
-— E come farai a giungere fino a casa,
-se non puoi reggerti?
-</p>
-
-<p>
-— Mi aiuterà Zulù.
-</p>
-
-<p>
-— Zulù ti vuol bene, sì. Ti guarda come
-se tu fossi la sua sorella. Domani non ti alzerai,
-<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
-è vero? Noi verremo a tenerti compagnia.
-</p>
-
-<p>
-— Domani è lontano!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Bocca-di-fiore sorride. Come mai lontano
-se non c’è che il volgere di poche ore? Lo
-spazio di un brevissimo sonno? Si può dire
-che si veda già l’alba quando ancora sono
-nel cielo gli ultimi bagliori del crepuscolo,
-tanto la notte è breve! Ma Arabella è malata,
-e vede tutto con occhi diversi e le ore sembreranno
-eterne al suo soffrire. Bocca-di-fiore
-intende ed accarezza il pallido volto
-dell’allodola stanca.
-</p>
-
-<p>
-Sotto la quercia millenne, coronata di
-luce e di stelle, il novellatore ritesse, come
-ritesson nei cieli le costellazioni, un’eterna
-trama che guida i giovani cuori sulle vie
-del sogno.
-</p>
-
-<p class="ast">❦</p>
-
-<p>
-— Addio, Arabella; riposa bene; domani
-verrò a salutarti.
-</p>
-
-<p>
-— Addio.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Bocca-di-fiore svolta per una viottola ed
-abbandona i compagni. Ella è giunta alla
-sua casa che sorge ai piedi di un monte sul
-quale è un castello in rovina.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
-</p>
-
-<p>
-Si volge qualche volta, poi procede di
-corsa. Arabella e Zulù si perdono nella notte.
-</p>
-
-<p>
-— Appòggiati alla mia spalla. Vuoi che
-ti porti?
-</p>
-
-<p>
-— No.
-</p>
-
-<p>
-— Ma non puoi camminare, vedi? Le
-forze ti vengono meno e la strada è lunga.
-</p>
-
-<p>
-— Andremo adagio.
-</p>
-
-<p>
-— Sia come vuoi.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Procedono in silenzio per buon tratto.
-Arabella è scossa a quando a quando da un
-brivido freddo, si appoggia al compagno con
-abbandono, e socchiude gli occhi cercando
-difendersi così dai violenti capogiri che la
-colgono; ella intravede intorno a sè forme
-strane, e le cose che distingue assumono agli
-occhi suoi aspetti diversi dai consueti e tutto
-trascorre a volte in una rapidissima ridda
-tantoch’ella si sente venir meno la terra sotto
-i piedi, e deve soffermarsi per non cadere. Le
-sue mani sono fredde, mentre la fronte e le
-guance le si accendono di un rossore improvviso,
-il viso le brucia e gli occhi le si fanno più
-lucenti, più profondi e più ardenti nella atonia
-della febbre. Zulù, che la regge tutta, la
-sente tremare e non le parla e non l’interroga
-più, per paura di farle male. Anche il parlare
-può nuocerle; egli sa che ai malati si
-raccomanda il silenzio.
-</p>
-
-<p>
-La guarda con infinita tenerezza. Povera
-<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
-Allodola sua ch’egli teneva tanto cara e per
-la quale avrebbe attraversato il fuoco senza
-temere nè il dolore nè la morte!
-</p>
-
-<p>
-Egli non ha altro al mondo che quella
-sua dolce sorella d’amore. Si sono incontrati
-tante volte al lavoro pei campi e tante
-volte la sera, prima di andare alla ricerca
-di un qualsiasi luogo ove poter dormire,
-l’ha accompagnata fino al limite dell’aia, chè
-da lungo tempo una soave intimità li ha
-uniti. Per tale affetto l’anima di Zulù si
-era ingentilita. Egli andava su l’alpe a raccogliere
-certi fiori che piacevano ad Arabella
-e, al tempo delle more, si cacciava per
-tutti i roveti pur di portare una piccola corba,
-ricolma dal frutto saporoso, alla compagna
-sua. Lasciava i suoi doni su la finestra e
-fuggiva prima che Allodola li vedesse per
-non trovarsi poi imbarazzato.
-</p>
-
-<p>
-Era una dolce consuetudine di molte primavere,
-di molti autunni e Allodola era diventata
-la sua dolce sorella. Così si uniscono,
-nell’alto, le piccole nubi che un medesimo
-vento sospinge.
-</p>
-
-<p>
-— Zulù?
-</p>
-
-<p>
-— Che vuoi?
-</p>
-
-<p>
-— Vai in città, domani?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, Arabella.
-</p>
-
-<p>
-— Sai dove abita Suor Lucia?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Lo so.
-</p>
-
-<p>
-— Allora dille che venga a vedermi,
-dille che venga a prendermi... non posso
-reggere più.
-</p>
-
-<p>
-— Ti senti molto male?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, molto.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-È la prima volta ch’ella confessa il suo
-male, e deve essere grande perchè ha fatto l’abitudine
-ai patimenti e non se n’è lagnata mai.
-</p>
-
-<p>
-— Vuoi riposare un poco?
-</p>
-
-<p>
-— Sì.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Siedono sul margine del fosso, sotto la
-siepe fiorita. Arabella socchiude gli occhi,
-il suo respiro è breve e frequente. Abbandona
-il capo sulla spalla del compagno come
-vinta da una insostenibile angoscia.
-</p>
-
-<p>
-Zulù tace; guarda innanzi a sè fissamente,
-pieno di sgomento.
-</p>
-
-<p>
-Sarebbe tanto bella la notte nell’incantesimo
-lunare! Dalla prossima selva di Lucchetto
-giunge un sommesso stormire che si
-accompagna al verso dei grilli.
-</p>
-
-<p>
-C’è, nella selva, un gruppo di querce il
-quale si apre a semiarco e racchiude uno
-spazio erboso; dietro le rame si intravede
-la linea dei prossimi colli, il castello in rovina,
-la casa di Bocca-di-fiore e le viottole
-rupestri che vi si inerpicano tortuose.
-</p>
-
-<p>
-È un piccolo anfiteatro creato con arte
-mirabile dal capriccio della natura, l’antico
-<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
-ritrovo dei fanciulli. In quel luogo Zulù incontrò
-per la prima volta Arabella. C’era
-un soffuso color di perla pei cieli, e l’esilissimo
-arco lunare, simile a un falcetto d’agata
-nebulata, pareva pendesse dagli alti rami.
-Allodola era stata affidata da poco tempo
-alle cure di mamma Tuda: era pallida anche
-allora, ma forte; il viso pareva più esile
-fra l’ampio espandersi dei biondi capelli
-ricciuti.
-</p>
-
-<p>
-Cantava. I monelli le avean fatto cerchio
-intorno; ella segnava gorgheggiando un’aria
-di danza al ritmo dei piccoli piedi. Zulù rimase
-in disparte a guardare. La selva di
-Lucchetto non gli era parsa mai tanto bella,
-nè il cielo così terso e sereno. E quando
-seguì la via che gli segnava la stella del
-pastore, pensava già di ritornare la sera seguente.
-Ritornò. Avvenne poi che Allodola
-lo prendesse a benvolere e Zulù ebbe così una
-sua buona sorella ch’egli tenne in amore e
-per la quale tutto si profferse pur di tornarle
-grato.
-</p>
-
-<p>
-E per forza di cose, per le loro consuetudini,
-s’incontrarono ogni sera, come da
-noi, nelle notti serene, s’incontrano le stelle
-allo stesso punto dei cieli.
-</p>
-
-<p>
-Quando Arabella andava ad attingere
-l’acqua al Pozzo delle rose, avveniva che
-Zulù si trovasse sulla via di lei; volgevano
-<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
-le ore estreme del giorno. Egli le prendeva
-la secchia e gliela portava ricolma e stillante
-fino al limite dell’aia. Il compenso era
-un niente, una buona parola; egli se ne
-sentiva rincorare perchè per la prima volta
-era caro a qualcuno nel mondo.
-</p>
-
-<p>
-Il richiamo di due assiòli riempie di vaga
-tristezza il silenzio notturno; un’ultima campana
-suona da molto lontano e Zulù si volge
-per vedere se giunge qualcuno. La viottola
-è deserta. Arabella non ha più moto, sembra
-addormentata, solo egli ode il suo respiro
-frequente. Vorrebbe destarla perchè
-la strada da percorrere per giungere alla
-casa di lei è ancor lunga, ma lo dissuade il
-pensiero che un breve riposo la rinfranchi
-e attende in un’ansietà che sempre più si
-accresce.
-</p>
-
-<p>
-A quell’ora dovrebbero passare per di
-là i boari, ma non si vedono, nè si odono
-cantare; avranno preso forse una via diversa.
-</p>
-
-<p>
-Non si muove per timore di disturbarla,
-trattiene quasi il respiro; le mani di lei che
-sono cadute in abbandono, sfiorano le sue,
-ed egli le sente fredde, gelide; paion di
-marmo. Vorrebbe riscaldargliele col fiato
-e non osa: è ridotto ad una volontaria immobilità,
-perchè ella non abbia a destarsi
-di soprassalto e soffrirne. Ma frattanto il
-prolungato sonno lo riempie di una perplessità
-<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
-paurosa, che il silenzio e la solitudine
-notturna accrescono.
-</p>
-
-<p>
-Ad un tratto gli pare scorgere ad una
-estremità della viottola un’ombra che si avvicina;
-ecco si fa più grande, si distingue
-con maggior nitidezza, sarà forse Simone,
-il pastore; ma non ha tempo di volgere gli
-occhi che è già dileguata. Sono i giuochi
-del vento e delle ombre lunari. Tante volte
-nella sua vita solitaria sarebbe fuggito urlando,
-se non si fosse reso conto di simili
-apparenze di inganno.
-</p>
-
-<p>
-La consuetudine di misurare il tempo sul
-cammino degli astri gli denota che l’ora è
-tarda; converrebbe affrettarsi, e Allodola
-dorme tuttavia. Fa per volgersi, quando sente
-che il capo di Allodola si muove ma piano,
-senza scatti, senza la rapidità consueta di
-chi si distoglie da un sonno breve; si muove,
-gli scivola lentamente sul petto, gli cade
-con pesantezza su le ginocchia. Zulù si
-sporge a guardare; il respiro rattenuto: un
-gelo di morte gli stringe il piccolo cuore.
-</p>
-
-<p>
-Ella non ha riaperto gli occhi, giace con
-la bocca socchiusa ed i capelli sparsi.
-</p>
-
-<p>
-Vorrebbe chiamarla e non osa ancora;
-ha paura e non sa di che: di una cosa grande,
-incommensurata: di tutto ciò che ha avvertito
-appena nelle profonde notti e che ora
-gli si presenta spaventosamente al pensiero.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
-</p>
-
-<p>
-Sono soli e lontani dall’abitato; tanto soli
-così fra i campi deserti!
-</p>
-
-<p>
-Ad un tratto le posa una mano sul viso,
-ed il caldo che ne risente ridesta in un attimo
-tutta la sua energia assopita. Si leva,
-si protende sul corpicciuolo della piccola sorella,
-lo solleva tra le braccia senza fatica,
-e s’incammina affrettandosi quanto più può
-verso la casa di mamma Tuda. Arabella ha
-riaperto gli occhi, sono pieni di smarrimento
-ma sorridono, sorridono vagheggiando una
-cosa lontana e indefinita.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Su l’alto mare c’è una barca d’oro;</p>
-<p class="i01">Piccola mamma mia, fammi sognare</p>
-<p class="i01">Chè giunge il sonno de la buona morte.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-È il delirio febbrile. Zulù non vorrebbe
-ascoltarla, non la guarda perchè è sì trasfigurata,
-che gli darebbe pena. Si affretta,
-corre ansimando e trattiene un aspro singhiozzo,
-che gli tumultua dentro.
-</p>
-
-<p>
-Da lontano si leva un grido che agghiaccia
-il sangue dell’adolescente. Sono le anatre
-selvatiche che trasmigrano sotto la luna.
-Dicono i vecchi che sul loro cammino passa
-l’ombra della sventura.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap7">VII.
-<span class="smaller">Il segreto di Suor Lucia.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-C’è un luogo nel giardino di Toti, un
-luogo recondito, nascosto da grandi alberi,
-che la zia Emma ha battezzato l’estrema
-Tule; Toti lo ha eletto a suo ritrovo perchè
-vi si sente più solo e padrone. Ivi, coi compagni
-suoi, organizza le grandi spedizioni,
-le imprese eroiche; ivi fu meditata la spedizione
-alla Casa lucente che andò poi in
-fumo per nuovi avvenimenti sopraggiunti, i
-quali distolsero i piccoli eroi dal fermo proposito
-preso.
-</p>
-
-<p>
-L’estrema Tule è situata fra il laghetto
-ed un vecchio muro sgretolato, ricoperto in
-parte dall’edera; tanto è remota dal resto
-del mondo, che non vi giunge alcun suono;
-tutt’al più vi si udrà, a quando a quando,
-il canto di Tomaso o il grido delle oche;
-ma il primo, senza troppa immaginazione,
-<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
-può essere scambiato col canto di guerra di
-un popolo selvaggio, e il secondo col ruggito
-di qualche leone che si avanzi per dare l’assalto
-all’accampamento. Tutto sta a convincersi
-che la cosa sia vera: giunti a tale
-convinzione, si avverte realmente il brivido
-della paura, e in tale stato si può uccidere
-un’oca con lo stesso coraggio che occorrerebbe
-per affrontare un leone. Non si tratta
-che di un lieve spostamento di termini e di
-valori.
-</p>
-
-<p>
-E tali spostamenti sono frequentissimi
-nell’estrema Tule, sono la necessaria linea
-decorativa dell’ambiente. Un giorno un vecchio
-gatto che passa su lo scrimolo del muro
-sgretolato sarà una tigre della giungla, di
-quelle che parlano in inglese, secondo Kipling,
-e una spedizione si organizzerà per uccidere
-il feroce mammifero; un’altra volta
-nelle altitudini celesti si avvertirà il condor,
-l’uccello rapace, e allora tutto l’accampamento
-si pone in moto, e chi afferra la sua
-cerbottana, chi lo schizzetto, chi il fucile
-di canna, chi la fionda. La caccia è aspra,
-accanito l’inseguimento che non si arresta
-finchè dalle sue altitudini il condor non precipiti
-esanime fra gli steli, nelle spoglie di
-una misera libellula.
-</p>
-
-<p>
-Così un albero può trasformarsi in un
-gigante pauroso; una distesa di funghi in
-<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
-un esercito di gnomi dal cappuccio bianco
-e rosso; il tranquillo razzolare di una gallina
-fra le foglie secche, nel cauto avvicinarsi
-di un serpente boa; il canto di una
-raganella, nelle grida incomposte di una
-tribù di cannibali; così l’estrema Tule è, a
-volta a volta, l’isola di Robinson Crosuè,
-un deserto africano, una catena di montagne,
-una foresta vergine, un sotterraneo misterioso,
-un palazzo incantato, una nave
-corsara, un pallone dirigibile, un immenso
-proiettile lanciato in viaggio verso la placida
-luna. E a tali sue molteplici trasformazioni
-non reca danno da un lato, la vicinanza
-del pollaio; dall’altro, quella delle scuderie.
-</p>
-
-<p>
-Il giovedì è sacro all’estrema Tule; le
-scuole sono chiuse, e i compagni di Toti
-stanno in riposo tutto il giorno.
-</p>
-
-<p>
-Passato il meriggio, convengono al ritrovo
-stabilito. Fra i più assidui sono Carciofo
-e Anatroccolo, i quali giungono di
-contrabbando passando per le scuderie.
-</p>
-
-<p>
-Da qualche tempo, però, le imprese straordinarie
-non formano lo scopo di tali ritrovi;
-una sola cosa preoccupa i piccoli amici e li
-tiene in moto: il segreto di Suor Lucia.
-</p>
-
-<p>
-Suor Lucia ha un segreto che l’accòra.
-La cosa li ha stupiti, perchè non potevano
-pensare che quella figura cerea, tutt’avvolta
-nello zendado nero, ingenua come i
-<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
-bimbi che le si cuciono alle gonne, potesse
-essere stata giovane ed aver avuto qualche
-avventura; non potevano supporre una Suor
-Lucia diversa da quella che vedevano sempre.
-Ella era nata così, col suo zendado nero,
-aveva trascorso i suoi lunghi anni a pregare
-e a sorvegliare i figli degli altri, rifacendo
-sempre la stessa via, soffermandosi agli
-stessi luoghi, entrando nelle stesse chiese;
-così, senza mai mutamento, fin dal primo
-giorno che il Signore l’aveva mandata al
-mondo perchè avesse cura dei monelli. Per
-la sua coorte Suor Lucia era come le vecchie
-chiese che sono esistite sempre e nessuno
-le ha create e non moriranno mai.
-</p>
-
-<p>
-Era sola, non aveva famiglia, viveva una
-vita oscura. I bimbi la vedevano sempre
-sotto lo stesso aspetto, vicina e lontana dall’anima
-loro a simiglianza del sole; era naturale
-che la pensassero una cosa eterna.
-</p>
-
-<p>
-Tutte le altre persone che partecipavano
-alla loro vita erano diverse e varie, solo
-Suor Lucia non mutava mai; chiusa l’anima
-nella sua tranquilla fede, come la pallida
-faccia nello zendado nero, ella non assumeva
-una volta sola un aspetto diverso.
-</p>
-
-<p>
-Fosse pur gaio il cielo, lucente di purezze
-adamantine, inebriante dell’umida freschezza
-primaverile, ovvero monotono, uguale ed
-opprimente sotto alla grigia veste della pioggia,
-<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
-non aveva potere di allietare o di oscurare
-gli occhi azzurri di Suor Lucia. Un velo
-perenne di malinconica dolcezza si distendeva
-su quelle chiare pupille che pareva
-esprimessero la rassegnata umiltà d’un’anima
-vinta.
-</p>
-
-<p>
-Così i suoi monelli le volevano bene come
-ad una Madonna viva.
-</p>
-
-<p>
-E che altro aveva di umano per loro se
-non la forma e la parola?
-</p>
-
-<p>
-Quando i più grandicelli riseppero che ella
-era legata al mondo da qualche vincolo che
-ricordava un suo passato diverso, stupirono
-e la guardarono con meraviglia nuova. Essa
-diventava diversa agli occhi loro. La fantasia
-infantile che aveva fatto di quella vita un
-semplice piano tranquillo ed infinitamente
-uguale, variò i confini, innalzò le sue chimeriche
-apparenze e ad un tratto, per il suo
-triste segreto, Suor Lucia divenne un’eroina.
-</p>
-
-<p class="ast">❦</p>
-
-<p>
-La testa e le mani puntate sull’erba ad
-imprimere il lancio al corpo; i piedi che
-non si decidono ad abbandonare il suolo
-per paura che l’equilibrio manchi: il corpo
-che forma un angolo acuto e la vesticciuola
-bianca che si leva senza contegno oltre il
-<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
-limite prestabilito, tale è Ninì nell’atto di
-fare una capriola che non gli riesce.
-</p>
-
-<p>
-Dietro alle sue spalle, più in vista, Miranda,
-Doretta e Ciuffolo assistono allo spettacolo
-e stringono le mani unite e torcono
-il viso ridendo e gridando:
-</p>
-
-<p>
-— Che cosa si vede! Che cosa si vede!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Fa un ultimo tentativo disperato; e come
-l’ardito esperimento non riesce, Ninì si leva
-di scatto tutto rosso in viso e, rivolto ai tre
-marmocchi che lo beffeggiano, grida loro:
-</p>
-
-<p>
-— Io sono bravo! E se non lo credi, ti
-dò un pugno!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Gli spettatori si lasciano convincere senza
-fiatare, e Ninì, riassettatosi il gonnellino
-bianco, abbandona il luogo della prova fallita
-guardando distrattamente le cime delle
-piante e cantarellando.
-</p>
-
-<p>
-Ha avuto cura di raccogliere da terra la
-sua inseparabile bambola e se l’è infilata
-sotto un braccio; ora si dirige verso un
-punto del giardino, ove siede il papà di Toti.
-</p>
-
-<p>
-Ninì si sofferma ad una certa distanza e
-lo considera lungo tempo; come deve annoiarsi
-quel povero signore; ha gli occhi
-tanto tristi! La pietà lo vince e si accosta
-pian piano finchè gli è tanto vicino che può
-toccarlo. Lo guarda ancora, poi gli dice:
-</p>
-
-<p>
-— Senti, Signore, tu ti annoi, vuoi la
-mia bambola? Potrai giuocare.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Grazie, caro. Ma come mai? Tu sei
-un uomo e giuochi con la bambola?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, è mia moglie. Guarda, ieri mi
-<i>cadò</i> e si è <i>rompata</i> la testa; allora ho guardato
-nel buco e il cervello non c’era!
-</p>
-
-<p>
-— Davvero?
-</p>
-
-<p>
-— Sì.
-</p>
-
-<p>
-— E allora?
-</p>
-
-<p>
-— Allora ho detto: sarà qui! — ed indica
-una parte tutt’affatto diversa. — Perchè
-il cervello ci deve essere.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il piccolo giullare riesce a vincere anche
-la malinconia del papà di Toti, che si
-diverte a interrogarlo e ride di gran cuore.
-</p>
-
-<p>
-Frattanto sopraggiungono Carciofo ed
-Anatroccolo; passano dietro il laghetto e si
-dirigono all’estrema Tule.
-</p>
-
-<p>
-Toti non appena li vede corre ad incontrarli.
-</p>
-
-<p>
-— E Zulù? — chiede loro.
-</p>
-
-<p>
-— Non può venire, — risponde Carciofo.
-</p>
-
-<p>
-— L’hai veduto?
-</p>
-
-<p>
-— Sì.
-</p>
-
-<p>
-— Quando?
-</p>
-
-<p>
-— Ieri sera.
-</p>
-
-<p>
-— Ti ha detto qualcosa?
-</p>
-
-<p>
-— Mi ha detto ciò che sapevamo già.
-</p>
-
-<p>
-— Forse non avrà voluto parlare!
-</p>
-
-<p>
-— Ha detto la verità. Ha conosciuto Allodola
-lassù, ed ha incontrato pochissime
-<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
-volte Suor Lucia alla quale non poteva chiedere
-niente.
-</p>
-
-<p>
-— Ma neanche Allodola sa il segreto?
-</p>
-
-<p>
-— Neanche lei.
-</p>
-
-<p>
-— Come sta ora?
-</p>
-
-<p>
-— Così.
-</p>
-
-<p>
-— Andremo a trovarla se non dispiace
-a Suor Lucia.
-</p>
-
-<p>
-— Anzi, ne avrà piacere.
-</p>
-
-<p>
-— Allora domani andremo insieme.
-</p>
-
-<p>
-— Andremo insieme.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Dopo una pausa, Anatroccolo si toglie il
-berretto e si fa innanzi.
-</p>
-
-<p>
-— Signor Toti?
-</p>
-
-<p>
-— Che vuoi?
-</p>
-
-<p>
-— Io ho una cosa da dirvi.
-</p>
-
-<p>
-— E dilla.
-</p>
-
-<p>
-— Io so il segreto di Suor Lucia!
-</p>
-
-<p>
-— Tu? — esclama Toti.
-</p>
-
-<p>
-— Tu? — soggiunge Carciofo.
-</p>
-
-<p>
-— Ecco, se non lo so, lo posso sapere.
-</p>
-
-<p>
-— E come?
-</p>
-
-<p>
-— Se volete ascoltarmi vi dirò tutto.
-</p>
-
-<p>
-— Parla, parla, parla.
-</p>
-
-<p>
-— Sarà meglio scegliere un luogo più
-isolato, dove nessuno ci possa udire. Se la zia
-Gertrude sapesse ciò che sto per raccontarvi,
-mi terrebbe senza mangiare per tre giorni.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Si avviano verso il punto più remoto
-<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
-dell’estrema Tule. Fra il muro di cinta del
-giardino ed il pollaio è un angoluccio silenzioso,
-dove crescono le ortiche e si accumulano
-dei rottami; una macchia di lauri
-lo protegge dagli sguardi indiscreti. Toti vi
-conduce i compagni.
-</p>
-
-<p>
-— Qui siamo sicuri, puoi parlare.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Anatroccolo si aggiusta alla cintola i
-calzoni, ed entra in argomento con una frase
-inattesa:
-</p>
-
-<p>
-— Il giorno io vendo le ciliege, — si sofferma
-a guardarsi intorno — io vendo le
-ciliege che mi dà la zia Gertrude e giro
-per tutta la città e per i dintorni. A volte
-gli affari vanno bene, e torno con la carriola
-vota; a volte vendo poco, e la zia Gertrude
-non mi dà da cena. L’altro giorno avevo
-un bel carico di ciliege moscadelle e andavo
-per la via gridando: «Piangete, bambini,
-c’è le ciliege!» quando incontro Zulù che
-mi dice: «Dammene un soldo.» Gli misuro
-il suo peso giusto, glielo verso nel fazzoletto
-e faccio per andarmene. Allora Zulù
-mi prende per un braccio e dice: «Passa
-da Suor Lucia e porta le ciliege ad Allodola,
-eccoti un altro soldo.»
-</p>
-
-<p>
-— Falla corta! — esclama Carciofo che
-vorrebbe correggere l’inutile verbosità dell’amico.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Lascialo parlare, — soggiunge Toti
-che si appassiona al racconto, del quale non
-può supporre la fine.
-</p>
-
-<p>
-— Allora mi fermai e discorremmo insieme, — riprende
-Anatroccolo.
-</p>
-
-<p>
-— Del resto Zulù non sa nulla, lo ha
-detto con me, — riprende Carciofo.
-</p>
-
-<p>
-— E con me ha parlato — risponde Anatroccolo.
-</p>
-
-<p>
-— Saranno bugie.
-</p>
-
-<p>
-— E che ne sai tu?
-</p>
-
-<p>
-— Io non so niente, ma lo suppongo.
-</p>
-
-<p>
-— Aspetta ch’io parli!
-</p>
-
-<p>
-— E spicciati, allora!
-</p>
-
-<p>
-— Se mi interrompi non potrò proseguire!
-</p>
-
-<p>
-— E chi ti ha interrotto?
-</p>
-
-<p>
-— Tu.
-</p>
-
-<p>
-— Io no.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, tu!
-</p>
-
-<p>
-— Io ho detto solo....
-</p>
-
-<p>
-— Ma finitela! — grida Toti. — Così
-non si potrà mai saper niente!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Anatroccolo riprende il suo racconto:
-</p>
-
-<p>
-— Discorremmo insieme e Zulù mi disse
-che Arabella fu affidata a mamma Tuda
-quattro anni fa. Zulù in quel tempo lavorava
-coi figli di mamma Tuda. Una sera
-una donna giunse su l’aia ed aveva con sè
-una bambina. Parlarono con mamma Tuda
-<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
-molto tempo; poi la donna andò via e la
-bambina rimase. Si chiamava Arabella. Allora
-era molto pallida. Disse che era andata
-in campagna per guarire. La sera stessa
-appena comparve, Zulù e i figli della Tuda
-videro una grande stella lucente che percorse
-tutto il cielo e si spense proprio sulla
-loro casa, contro la camera dove dormiva
-Arabella. Allora Pietrozzo, che era il
-più grande, disse che quello era un segno
-del cielo, e che quel segno doveva riapparire
-nel giorno in cui la nuova venuta avrebbe
-avuto una grande disgrazia o una grande
-fortuna. E disse che doveva essere figlia di
-qualche gran personaggio. Tutte queste cose
-le ha viste e le ha udite Zulù.
-</p>
-
-<p>
-Passò qualche giorno; Arabella parlava
-poco; forse si trovava male in quella casa
-di poveretti, abituata come doveva essere ai
-grandi palazzi ed alle tavole sontuose. Tutti
-si chiedevano perchè mai l’avevano portata
-laggiù; non potevano darle un castello sui
-monti e farle godere così l’aria buona? Arabella
-non parlò circa il suo passato, e i figli
-della Tuda pensarono ch’ella fosse sotto un
-incantesimo. La voce si diffuse e vi fu chi affermò
-di averla veduta in un palazzo regale,
-alla corte di un grande Stato. Non v’era più
-nessun dubbio dunque: Arabella era figlia di
-un re. Passarono molti giorni, nessuno andava
-<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
-a salutarla mai, pareva l’avessero dimenticata.
-Mamma Tuda cominciò a mandarla
-per i prati; le affidò un gregge. Ella doveva
-fare tutto ciò che facevano i poveri, accudire
-alle faccende più umili e mangiare il
-pan nero e bere l’acqua. Un giorno Zulù udì
-mamma Tuda che le diceva: «Animo, Arabella,
-se volete tornare da dove siete venuta,
-bisogna adattarsi a tutto!» Ciò lo fermò
-sempre più nella sua convinzione; Arabella
-era schiava di una malìa; forse qualcuno sarebbe
-giunto a liberarla. Poi una sera comparve
-per la prima volta sull’aia Suor Lucia.
-</p>
-
-<p>
-— Era sola?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, era sola. Parlò lungo tempo con
-mamma Tuda, poi volle vedere Arabella e
-se la tenne stretta fra le braccia e la baciò
-piangendo, e le disse di guarire che allora
-sarebbe ritornata con lei. Zulù non conosceva
-Suor Lucia e anche i figli della Tuda
-non la conoscevano, epperò dissero che era
-una gran dama di corte, la quale giungeva
-travestita così per aver notizie di Arabella
-e poterla vedere.
-</p>
-
-<p>
-— Suor Lucia una gran dama di corte? — chiede
-Toti sorridendo.
-</p>
-
-<p>
-— Non sapevano chi fosse, — risponde
-Anatroccolo.
-</p>
-
-<p>
-— Ed ora sappiamo forse chi sia? — soggiunse
-Carciofo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
-</p>
-
-<p>
-— È vero, — risponde Toti — noi non
-sappiamo chi sia, e nessuno conosce la sua
-vita....
-</p>
-
-<p>
-— Nessuno!
-</p>
-
-<p>
-— Da quella volta riapparve di tanto in
-tanto nella casa di mamma Tuda, e tutte le
-volte portava ad Arabella qualcosa: un vestituccio,
-una collana, un paio di scarpette.
-Una volta, e vide Zulù, le portò una medaglietta
-d’oro con sopra una piccola corona
-piena di gemme rosse. Quello era il
-segno più sicuro, e Zulù si persuase che
-Arabella era una principessa. Però gli nacque
-curiosità d’interrogarla; un giorno le chiese: — Dove
-sei nata? — Non lo so, — rispose
-Arabella. — E chi è la vecchia che viene
-a trovarti? — È Suor Lucia. — La conosci
-da molto tempo? — Sì. — È tua madre? — No,
-io non ho conosciuto mia madre. — E
-dov’eri prima di venir qui? — Ero in
-una grande città. — Zulù non chiese altro,
-aveva saputo abbastanza. Quando riferì ai
-suoi compagni le parole di Arabella tutti
-si convinsero che ciò che avevano pensato
-era vero: Arabella era una piccola principessa
-stregata, che attendeva laggiù il suo
-liberatore. — Non ve l’avevo detto io? — esclamò
-Pietrozzo, il più grande fra i figli
-di mamma Tuda. — Il primo giorno che
-venne in casa nostra eravamo sull’aia, ed
-<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
-io vidi, e tutti quelli che erano con me videro,
-una grande stella lucente che si distaccò
-dal cielo e venne a spengersi proprio
-sopra alla stanza dove Arabella dormiva.
-Non può esservi dubbio: quello era il segno
-della sua malìa!
-</p>
-
-<p>
-— E la stella è riapparsa? — chiede Toti.
-</p>
-
-<p>
-— No, non si è veduta più; ma dovrà
-ricomparire perchè è fatale.
-</p>
-
-<p>
-— E chi potrà vederla?
-</p>
-
-<p>
-— Zulù veglia tutte le notti.
-</p>
-
-<p>
-— L’aspetta?
-</p>
-
-<p>
-— Sì.
-</p>
-
-<p>
-— E quando la stella torna, che cosa
-accadrà?
-</p>
-
-<p>
-— Allora sapremo il segreto di Suor
-Lucia.
-</p>
-
-<p>
-— Non prima?
-</p>
-
-<p>
-— Prima no, perchè c’è l’incantamento.
-</p>
-
-<p>
-— Ma Allodola ha vissuto molto tempo
-con mamma Tuda?
-</p>
-
-<p>
-— Sì.
-</p>
-
-<p>
-— E in tutto questo tempo non si seppe
-mai nulla?
-</p>
-
-<p>
-— Lasciatemi dire. In principio Arabella
-era malata, e poteva camminare appena.
-Mamma Tuda le aveva affidato un gregge.
-La mattina a buon’ora le dava un pane,
-una fiaschetta con acqua e aceto, e la mandava
-fuor di casa. Fino a sera non doveva
-<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
-ritornare. Come avrebbe potuto reggersi per
-tutto il giorno? Come avrebbe potuto girare
-per tutti i prati e andare fino alla
-selva di Lucchetto e salire al Castello dove
-sono i pascoli? Si stancava subito, le sarebbe
-mancata la lena. Zulù la seguiva
-sempre.
-</p>
-
-<p>
-Quando giungevano ai prati egli conduceva
-a pascolare il gregge e Arabella
-lo attendeva seduta sotto agli alberi. Il
-riposo e l’aria buona le fecero bene; dopo
-due mesi pareva perfettamente guarita. Allora
-parve che il suo nuovo stato non le
-desse tristezza. Divenne un’altra, e cominciò
-a cantare. Figli miei, c’era da starla a sentire
-tutto il giorno! Fu allora che la chiamarono
-Allodola. La chiamarono Allodola perchè aveva
-una voce d’oro e perchè era sempre gaia dal
-nascere al morir del sole. Forse aveva dimenticata
-la sua sorte o sperava che il liberatore
-giungesse. Suor Lucia andava a trovarla
-e le portava doni sopra doni. Anche
-Bocca-di-fiore se ne meravigliava, e Bocca-di-fiore
-non era povera come gli altri. I compagni,
-di giorno in giorno che passava, eran
-sempre più persuasi che Arabella fosse nata
-di sangue reale, così la guardavano con rispetto
-e le volevan bene perchè era buona.
-</p>
-
-<p>
-— E in tutto il tempo che vissero insieme
-non disse mai nulla della sua vita?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Non disse nulla; e nessuno la interrogò
-per rispetto.
-</p>
-
-<p>
-— E non comparve mai qualcuno della
-sua corte?
-</p>
-
-<p>
-— In veste d’uomo, no.
-</p>
-
-<p>
-— Che vuoi dire?
-</p>
-
-<p>
-— Voglio dire ch’ella riceveva qualche
-messaggio da’ suoi parenti lontani, ma glie
-lo portavano le rondini.
-</p>
-
-<p>
-— E chi se ne accòrse?
-</p>
-
-<p>
-— Se ne accòrse Zulù, al quale Arabella
-si era unita come ad un fratello. Nelle mattine
-di aprile, quando le rondini ritornano
-e si vedono a grandi stormi per i cieli, Zulù
-notò come Arabella tardasse a scendere nell’aia.
-Si avvide poi che le rondini entravano
-nella stanza di lei, e vi si trattenevano lungo
-tempo. Una volta anche udì Arabella parlare,
-e in casa non c’era nessuno.
-</p>
-
-<p>
-— Poteva parlare da sola.
-</p>
-
-<p>
-— Non era mica matta! Poi in quei
-giorni Zulù si accòrse che la compagna sua
-si era fatta più triste; forse le erano giunte
-cattive notizie.
-</p>
-
-<p>
-— Gliene parlò?
-</p>
-
-<p>
-— Non le chiese nulla, perchè la cosa fu
-passeggera. Non trascorse molto tempo che
-ella ritornò allegra come prima. Riprese la
-sua vita spensierata, cantò come cantano
-le allodole. Fu la regina dei prati, fu la
-<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
-signora della selva di Lucchetto. Bocca-di-fiore
-le cedette il suo regno. Voi sapete
-che Bocca-di-fiore era la reginetta di tutti i
-monelli di quelle contrade, perchè era la più
-bella e la più allegra fra le compagne e perchè
-sapeva condurre tutti i giuochi. Quando
-giunse Arabella, o meglio quando Arabella
-cominciò a praticare gli amici, ella stessa le
-cedette la sua signoria. Un giorno d’autunno,
-come racconta Zulù, Bocca-di-fiore invitò Arabella
-ai prati. Il ritrovo fu verso l’ora in
-cui il sole muore. In autunno fioriscono i
-gigli del freddo<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> e i prati ne erano pieni.
-Bocca-di-fiore ne compose una corona, e
-quando giunse Arabella glie la donò sorridendo.
-Cedeva così la sua signoria. Da quel
-giorno, fra la principessa ignota e Bocca-di-fiore
-si strinse una grande amicizia.
-</p>
-
-<p>
-— Tu hai parlato con Bocca-di-fiore?
-</p>
-
-<p>
-— No.
-</p>
-
-<p>
-— Sai se sia venuta in città?
-</p>
-
-<p>
-— Credo che sia giunta ieri sera.
-</p>
-
-<p>
-— Per vedere Arabella?
-</p>
-
-<p>
-— Sì.
-</p>
-
-<p>
-— E nessun altro è giunto?
-</p>
-
-<p>
-— Nessun altro. Solo Zulù e Bocca-di-fiore
-sono rimasti fedeli ad Arabella. Gli
-<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
-altri, come il tempo passò ed ella fu ripresa
-dal male che la farà morire forse, la dimenticarono,
-l’abbandonarono, la dissero figlia
-di un pastore, nè la tennero in nessun conto.
-Ciò valse ad accrescere il suo dolore.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-La storia di Anatroccolo, ha aumentato
-il vivissimo desiderio che Toti ha di rivedere
-Allodola e di poter giungere fino al
-segreto di Suor Lucia. Tutte le cose narrate
-non servono che ad intricarlo sempre più,
-ma Toti vuol trovare il bandolo in quell’arruffio.
-Egli saprà perchè Suor Lucia sia
-stata presa da tanto amore per Arabella.
-</p>
-
-<p>
-— Domani ci troveremo in via del Paradiso,
-verso sera, — dice ai compagni. — Resta
-inteso?
-</p>
-
-<p>
-— Resta inteso.
-</p>
-
-<p>
-— Ed ora torniamo con gli altri.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Abbandonano l’angolo remoto e ritornano
-nell’estrema Tule dove si sono già
-formati due partiti avversari che battagliano
-strenuamente da un cespuglio di lilla ad
-un roseto. Dal pollaio un vecchio gallo sogguarda
-e canta alla disperata.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap8">VIII.
-<span class="smaller">La stella del pastore.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Toti si presenta alla zia Emma con un
-gran fascio di fiori. Ha raccolto le rose più
-belle del giardino, qualche gardenia e qualche
-pannocchia di tuberosa. Ha già indossato
-il vestituccio da passeggio, ed ora guarda
-la zia Emma senza rifiatare.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene? — gli chiede la zia.
-</p>
-
-<p>
-— Vorrei uscire.
-</p>
-
-<p>
-— E dove vuoi andare?
-</p>
-
-<p>
-— Da Suor Lucia.
-</p>
-
-<p>
-— E di quei fiori che vuoi farne?
-</p>
-
-<p>
-— Vorrei portarli ad Arabella.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Breve pausa. La zia Emma lo guarda
-sorridendo.
-</p>
-
-<p>
-— Sei contenta, zia?
-</p>
-
-<p>
-— Con chi andrai?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Con Tommaso, l’ho già avvertito.
-</p>
-
-<p>
-— Allora avete disposto le cose vostre
-senza dirmi nulla?
-</p>
-
-<p>
-— Volevo risparmiarti una noia.
-</p>
-
-<p>
-— Guarda quanta premura!
-</p>
-
-<p>
-— Ero sicuro che tu non avresti detto di
-no! Suor Lucia è tanto addolorata perchè
-la sua piccola principessa non può guarire!
-</p>
-
-<p>
-— Che dici?
-</p>
-
-<p>
-— Ho detto che Suor Lucia....
-</p>
-
-<p>
-— Ma di quale principessa parli?
-</p>
-
-<p>
-— Di Arabella.
-</p>
-
-<p>
-— Arabella è una principessa?
-</p>
-
-<p>
-— Sì.
-</p>
-
-<p>
-— Da chi lo sai?
-</p>
-
-<p>
-— Anatroccolo e Zulù hanno scoperto
-tutto. Da molto tempo sono sulle tracce
-del segreto. Sanno anche che Suor Lucia è
-una gran dama di Corte.
-</p>
-
-<p>
-La zia Emma non può trattenere un
-breve riso. Toti la guarda, non comprende
-e le chiede:
-</p>
-
-<p>
-— Perchè ridi?
-</p>
-
-<p>
-— Rido perchè la povera Suor Lucia non
-si sarebbe attesa questa trasformazione.
-</p>
-
-<p>
-— Ma tu non sai niente, zia! — esclama
-Toti con accento di profonda convinzione. — Io
-ti assicuro che Suor Lucia ha un gran segreto.
-</p>
-
-<p>
-— Quale?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Non voglio dirtelo perchè ridi.
-</p>
-
-<p>
-— E se non rido?
-</p>
-
-<p>
-— Non te lo dico ugualmente perchè non
-lo so.
-</p>
-
-<p>
-— Questa è la ragione più convincente.
-Hai legato i tuoi fiori?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, zia.
-</p>
-
-<p>
-— Allora, a rivederci, signorino!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Toti si dirige alla porta; mentre è per
-uscire vede una cosa la quale, come per
-incanto, muta direzione a’ suoi pensieri; si
-volge trasfigurato in viso, raggiante, e chiede
-alla zia Emma:
-</p>
-
-<p>
-— Zia, prepari i bauli?
-</p>
-
-<p>
-— Sì.
-</p>
-
-<p>
-— Si parte presto?
-</p>
-
-<p>
-— Lunedì della prossima settimana.
-</p>
-
-<p>
-— Andiamo al mare?
-</p>
-
-<p>
-— Sì.
-</p>
-
-<p>
-— E dove andiamo, a Riccione?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, a Riccione.
-</p>
-
-<p>
-— Oh quanto sono contento! — esclama
-Toti battendo le mani. — Il mare, il mare, il
-mare!!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Egli vede subitamente l’immensa distesa
-delle acque smeraldine, i bei colli di Riccione,
-il piccolo porto che raccoglie le barche
-dalla vela rossa, tutta la spiaggia che
-sembra d’oro sotto il sole estivo e si perde
-laggiù dove sorge un antico castello, dove
-<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
-i monti si spingono nel mare. La visione
-del viaggio, del paese, della nuova vita che
-lo attende, lo riempie di gioia insolita.
-</p>
-
-<p>
-— Il mare, il mare, il mare!!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Pensa al costume rosso che indosserà
-per prendere il bagno, ai nuovi compagni,
-alle nuove imprese, a tutto il sistema idraulico
-che apriranno fra le arene, e alle battaglie
-in acqua, e alle corse, alle infinite
-corse su le arene. L’anima sua si perde in
-un tumulto festoso che gli accende le
-guance e gli illumina i grandi occhi di
-vivacissimi raggi.
-</p>
-
-<p>
-Ad un tratto tace e si oscura. Ha guardato
-a’ suoi fiori. Il pensiero ritorna alle
-cose presenti e un’amara tristezza lo punge,
-tanto più viva quanto meno continua.
-</p>
-
-<p>
-Rivede uno zendado nero; un volto pallido,
-affranto; due scarne mani che fanno
-passare eternamente i grani di una vecchia
-corona; ripensa ad Allodola che langue,
-alla sventura che la travolge e una frase
-pietosa gli sale alle labbra.
-</p>
-
-<p>
-— Povera Suor Lucia!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Poi se ne va correndo forte, perchè nessuno
-lo veda.
-</p>
-
-<p>
-Un groppo di singhiozzi gli serra la
-gola e le lacrime scendono copiose ad irrorargli
-il viso.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
-</p>
-
-<p class="ast">❦</p>
-
-<p>
-La via è chiusa da un lato dal muro di
-cinta di un giardino; dall’altro lato sorgono
-alcune case basse, intramezzate da orti. Forse
-per tutta la letizia agreste che l’accompagna
-fu chiamata Via del Paradiso. All’un
-dei capi trova un termine apparente nel campanile
-di un antichissimo tempio; l’altro
-capo si perde fra i primi campi che circondano
-la città. Ivi regna una quiete eterna.
-Qua e là, sopra al muro di cinta che chiude
-l’ignoto giardino, sovrastano chiome di alberi
-e ciuffi di verdura. Un gelsomino
-protende le esili ramificazioni e si riversa
-come una fiumana sulla via fino a toccarne
-le selci. È tutto fiorito e tramanda
-un soave profumo. Si intravedono le vette
-di una fila di pioppi; si intravedono fra gli
-scarsi cirri che vagano pei cieli di un azzurro
-intenso.
-</p>
-
-<p>
-Volgono le ore pomeridiane. Benchè il
-sole si appressi al tramonto, qualche cicala
-stride tuttavia; fa ancora molto caldo.
-</p>
-
-<p>
-Le piccole case bianche hanno le imposte
-socchiuse e sono tutte mute; riposano
-nell’afa estiva.
-</p>
-
-<p>
-— A che numero sta Suor Lucia? — chiede
-Tommaso a Toti.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Al numero nove.
-</p>
-
-<p>
-— Debbo aspettarlo, signorino?
-</p>
-
-<p>
-— No, verrai a riprendermi.
-</p>
-
-<p>
-— Fra un’ora?
-</p>
-
-<p>
-— No, verso sera.
-</p>
-
-<p>
-— Va bene. Arrivederla.
-</p>
-
-<p>
-— Addio, Tommaso.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Come si sente solo, procede a passo più
-spedito. In fondo alla via ha intravisto tutti
-i compagni suoi.
-</p>
-
-<p>
-Il cuore gli batte rapidamente per l’ansietà;
-a mano a mano che si avvicina tien
-gli occhi fissi sul volto di Zulù. Nessuno si
-muove ad incontrarlo, nessuno si rivolge
-a dargli il benvenuto; ma è dunque toccata
-qualche grave disgrazia a Suor Lucia o ad
-Allodola?
-</p>
-
-<p>
-Egli vede tutti i visi raccolti in una
-espressione strana, fra lo stupore e la mestizia.
-Solo i più piccoli guardano qua e là
-senza sapere che cosa accada intorno a loro.
-</p>
-
-<p>
-Giunto a pochi passi dall’immobile accolta,
-ha una sommessa chiamata:
-</p>
-
-<p>
-— Anatroccolo!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il fanciullo si volge di scatto, quasi fosse
-stato scosso da un profondo torpore.
-</p>
-
-<p>
-— Anatroccolo, non mi vedi?
-</p>
-
-<p>
-— Oh, buon giorno! — esclama soffregandosi
-gli occhi.
-</p>
-
-<p>
-— Che cosa hai fatto?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Niente; pensavo.
-</p>
-
-<p>
-— Ci sono novità?
-</p>
-
-<p>
-— Per ora no.
-</p>
-
-<p>
-— Come sta Arabella?
-</p>
-
-<p>
-— Molto male.
-</p>
-
-<p>
-— Da chi l’hai saputo?
-</p>
-
-<p>
-— Da una donna della casa.
-</p>
-
-<p>
-— Non c’è più rimedio?
-</p>
-
-<p>
-— Chi lo sa?
-</p>
-
-<p>
-— Dov’è ora?
-</p>
-
-<p>
-— Su, dietro quella finestra che ha le
-tende abbassate.
-</p>
-
-<p>
-— Siete saliti?
-</p>
-
-<p>
-— No, aspettiamo. Ci hanno detto di
-aspettare. Il dottore è uscito poco fa, e ritornerà
-fra non molto.
-</p>
-
-<p>
-— Sai dirmi perchè c’è tutta questa
-gente? Che cosa fanno qui i piccoli?
-</p>
-
-<p>
-— Oggi è la festa di Suor Lucia, erano
-venuti a farle gli augurii. Le hanno portato il
-loro dono. Suor Lucia ha detto che fra poco
-scenderà.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Tacciono e si appoggiano al muro, vicino
-a Zulù e a Carciofo. Orsetto e Marinella
-fanno un cenno del capo a Toti ma non si accostano
-per parlargli. Sono tutti impacciati.
-Non sanno precisamente che cosa avvenga,
-ma sembra loro di trovarsi in un tempio. Avvertono
-che qualche avvenimento grande e
-inusitato sta per compiersi, e il loro piccolo
-<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
-cuore ne trema tutto. Solo i più piccini, coloro
-che hanno ancora la coscienza del poco
-perchè l’ala del dolore non li ha tocchi, se ne
-stanno in disparte e pronunziano qualche parola
-o si baloccano coi fiori che hanno portato.
-Essi parlano sottovoce per un senso di
-imitazione che li invita a fare ciò che fanno
-i più grandi, non per altro, chè nessuno sgomento
-è nell’anima loro. Rando e Celestina
-si sono seduti in terra ed ammassano monticelli
-di polvere sui quali innestano alcune
-pratelline. Fanno il giardino; un giardino
-immenso agli occhi loro, nel quale fingono
-di andare a diporto. Ciuffolo mastica delle
-pasticche di liquorizia che gli hanno tinto
-di nero la bocca, il mento e le guance; Cola
-gli sta innanzi e come non può ottener
-qualcosa per soddisfar la sua gola, mormora:
-</p>
-
-<p>
-— Ah! tu non me ne dài! Ebbene, quando
-ne avrò io non ti darò niente.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Ninì ha trovato un carboncino e si arrabatta
-per scrivere sul muro, accanto a un
-suo disegno raffigurante un uomo con le
-braccia aperte, la pipa, due belle fila di bottoni
-e un taschino: «<i>Asino chi legge.</i>»
-</p>
-
-<p>
-Non uno parla ad alta voce; seguono
-i loro giuochi avvertendo che qualcosa di
-nuovo c’è per l’aria, ma non ponendovi
-mente.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
-</p>
-
-<p>
-I grandicelli tacciono, e a quando a
-quando, levano gli occhi alla porta.
-</p>
-
-<p>
-Aspettano da molto tempo, e non se ne
-lagnano, quantunque la giornata sia caldissima;
-aspetterebbero così fino a notte tarda
-senza parlare, senza lamentarsi.
-</p>
-
-<p>
-Arabella, la principessa ignota, è là, nella
-piccola stanza dalle imposte verdi e soffre
-per l’oscura malìa dalla quale nessuno può
-salvarla.
-</p>
-
-<p class="ast">❦</p>
-
-<p>
-— Chi venne ad avvisare Suor Lucia? — chiede
-Toti a Zulù.
-</p>
-
-<p>
-— Venni io.
-</p>
-
-<p>
-— E Suor Lucia tornò subito in città?
-</p>
-
-<p>
-— No, rimase due giorni da mamma
-Tuda, poi condusse qui Arabella.
-</p>
-
-<p>
-— E da quel giorno non l’hai abbandonata
-più?
-</p>
-
-<p>
-— Ho vegliato sempre.
-</p>
-
-<p>
-— Che cosa aspetti?
-</p>
-
-<p>
-— Aspetto la stella.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Toti non chiede più nulla; china gli occhi
-attende. Attende la sera; può darsi che
-nell’ora del crepuscolo compaia il liberatore,
-colui che deve salvare Allodola.
-</p>
-
-<p>
-In tutti i cuori è tale senso di aspettazione;
-il miracolo deve compirsi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span>
-</p>
-
-<p>
-Esiste un mondo lontano oltre il mondo
-che essi percepiscono, e in quel mondo lontano
-si accolgono le cose più belle. Ha i
-suoi primi confini all’estremo limite della
-terra e dei cieli, ed è corso da spiriti ai
-quali nessun potere è negato. Pochi vi possono
-giungere; è tanto aspro il cammino, sì
-grandi sono le difficoltà che lo accompagnano,
-conviene superare tante e tante prove,
-che tutti coloro i quali seppero attingerne
-la soglia ebbero l’onore di una fiaba o
-di una leggenda. Laggiù sorgono i palazzi
-d’oro, le foreste lucenti che rischiarano le
-notti, le reggie non vietate ad alcuno; laggiù
-sono le corti di gioia nelle quali i
-giorni trascorrono fra sollazzevoli ritrovi.
-</p>
-
-<p>
-Sulla grande porta adamantina per la
-quale si entra nel paese remoto si legge un
-motto: «<i>Comanda e avrai;</i>» e vi è più
-rapida la possibilità di avere che non sia
-rapido il desiderio.
-</p>
-
-<p>
-Si parte poveri e si ritorna ricchi; ma
-chi può ritornare dalla terra dell’incantesimo?
-Nessuno forse. Bisogna vivere sempre
-laggiù, abbandonare il mondo, morire.
-</p>
-
-<p>
-Allodola ne saprà la strada; forse fra non
-molto partirà.
-</p>
-
-<p>
-Essi guardano ai due capi della via, tendono
-l’orecchio, e il loro cuore sobbalza ad
-<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
-ogni galoppo lontano, ad ogni rumore insolito,
-che si avvicini con rapidità.
-</p>
-
-<p>
-O non giungerà piuttosto il liberatore silenziosamente,
-senza farsi avvertire? non
-avrà seco il mantello di Leonbruno che
-rende invisibile chi l’indossa? non discenderà
-dalle vie dell’aria come l’ombra di
-una nube?
-</p>
-
-<p>
-Tutti credono che la sua venuta sia immancabile,
-ma non sanno come potrà compiersi.
-Solo Suor Lucia lo saprà, ella che
-conosce il segreto.
-</p>
-
-<p>
-Allodola, la reginetta bella condannata
-al martirio, attende l’estrema ventura. Zulù
-si angoscia nella sua impotenza, egli che
-tutto ha tentato pur di salvare la sorella
-d’amore.
-</p>
-
-<p>
-Si è spinto fino alle più alte cime, alla
-ricerca della Casa lucente; ha viaggiato per
-giorni e giorni attraverso terre solitarie,
-cercando la dimora di un mago, di una fata;
-ha interrogato le fonti, si è inoltrato, con
-grande paura, nelle buie caverne, sperando
-trovare la soglia di qualche favoloso palazzo;
-ha cercato uno fra i tanti reami di cui
-parlano i novellatori; ha atteso nelle alte
-selve la comparsa di qualche re, sperduto
-mentre andava cacciando. Si è trascinato
-notte e giorno, mangiando appena, di sentiero
-<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span>
-in sentiero, di montagna in montagna,
-evitando i rari pastori senza poter mai venire
-a capo della sua impresa singolare.
-</p>
-
-<p>
-Oh! poter ritornare da Arabella e dirle:
-«Ecco, io ti ho liberata dalla tua malìa e
-so la strada per ricondurti al luogo dal
-quale sei partita. Vieni, la tua Corte ti aspetta.
-Domani il tuo popolo ti griderà regina!»
-</p>
-
-<p>
-Ma la fortuna non ha guidato i suoi
-passi. Da’ suoi viaggi egli non ha riportato
-se non qualche fiore, qualche pietruzza lucente,
-che sa la virtù del suo lungo soffrire.
-</p>
-
-<p>
-Ora attende la stella fatale, quella che
-apparve quando Arabella fu condotta in casa
-di mamma Tuda. Un presentimento gli dice
-che essa debba ricomparire nei cieli a serenare
-il destino dell’Allodola bella.
-</p>
-
-<p class="ast">❦</p>
-
-<p>
-Una vecchia donna si affaccia sulla soglia
-e dice sommessamente ai fanciulli che attendono: — Suor
-Lucia è qui!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-I fanciulli si scuotono e si raggruppano;
-un occulto timore di vederla apparire li
-turba. Sono pieni di smarrimento; tutta la
-loro allegria si è spenta.
-</p>
-
-<p>
-I più piccini non ricordano più l’augurio
-imparato a memoria; troppo hanno atteso
-in mezzo alla via, e nessuno è là per
-<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
-suggerir loro le prime parole; ma non vuol
-dire, offriranno i fiori senza parlare; Suor
-Lucia capirà ciò che essi vorrebbero dirle.
-</p>
-
-<p>
-Ora si stringono insieme per aiutarsi a
-vicenda; procederanno in gruppo quando
-Suor Lucia si farà sulla soglia. Ciò dà loro
-maggior coraggio. Il silenzio ed il mistero
-della piccola casa nella quale trascorrono
-persone che sussurrano parole che non intendono
-e dalla quale giunge a quando a quando
-come un lungo sospiro di pianto, li ha resi
-perplessi e timorosi. Non sanno spiegarsi che
-accada e non osano interrogare i compagni
-più grandi perchè li vedono muti ed accorati,
-epperò tacciono, guardando qua e là
-con aria smarrita. Tutta la loro sensibilità
-non può esplicarsi che nello stupore; l’anima
-loro è come un’acqua di vena, che scorre
-fra le rocce e non si può intorbidare.
-</p>
-
-<p>
-Se qualcuno dicesse loro che Suor Lucia
-piange, ne chiederebbero il perchè, come
-chiederebbero perchè le stelle sono nei cieli.
-Fra l’una cosa e l’altra non sanno cogliere
-differenze; tutto è soggetto di semplice meraviglia.
-I più grandi conoscono già il dolore,
-l’eterno fratello delle creature.
-</p>
-
-<p>
-Essi guardano per l’andito buio: Suor
-Lucia non compare, si attarda, forse non
-saprà distaccarsi dal letto di Arabella. Che
-cosa le diranno quando verrà?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span>
-</p>
-
-<p>
-La buona compagna che li conduceva
-per le chiese, per gli orti, per i prati e assisteva
-alle loro scorribande e tutto tollerava
-con viso benigno pur che venisse da
-loro, non sarà più la stessa; chi sa? Non
-la vedono da qualche settimana, da un tempo
-infinito. Che cosa non può mutare in un’ora,
-in un giorno?
-</p>
-
-<p>
-Ad un tratto Anselmuccio, che è più vicino
-alla soglia, si volge e susurra:
-</p>
-
-<p>
-— Eccola, eccola!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Si stringono a braccio a braccio perchè il
-loro cuore pulsa più rapidamente, temono
-di vederla troppo all’improvviso. Avrà
-lo stesso aspetto? lo stesso volto? gli stessi
-occhi dallo sguardo mite?
-</p>
-
-<p>
-Ad un tratto odono appena lo strisciare
-di un passo rado.
-</p>
-
-<p>
-Il sole muore fra il saluto di mille campane,
-qualcuno canta nel giardino ignoto.
-Ecco un’ombra, ecco una figura di donna
-che si avvicina alla soglia ma procede troppo
-rapida: non è lei, non è lei. L’ansia dell’attesa
-ha una momentanea sosta. La donna
-scende i due gradini che conducono nell’andito,
-si accosta, che vorrà mai?
-</p>
-
-<p>
-Li chiama in disparte, e dice loro sottovoce:
-</p>
-
-<p>
-— Suor Lucia discende le scale, sarà
-qui fra poco; lasciate che rientri subito,
-<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
-non le dite nulla, non la interrogate; soffre
-e piange, lassù; c’è un angelo che
-muore.
-</p>
-
-<p>
-— Che cos’hai detto? — grida Zulù lanciandosi
-innanzi pallido e stravolto.
-</p>
-
-<p>
-La donna che pare da prima stupita dal
-grido improvviso, sorride poi tristemente.
-</p>
-
-<p>
-— Arabella ti saluta. Poco fa voleva vederti.
-Quando tornerà il dottore salirai.
-</p>
-
-<p>
-— Me lo prometti?
-</p>
-
-<p>
-— Te lo prometto!
-</p>
-
-<p>
-— Ricordati che aspetto qui da cinque
-giorni, e ricordati che non mi moverò anche
-se dovessi morire!
-</p>
-
-<p>
-— Prima di notte salirai. Arabella lo
-vuole.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Quelle poche parole oscure lasciano la
-brigata in uno smarrimento maggiore. Dopo
-qualche secondo, senza che i fanciulli se ne
-avvedano, Suor Lucia si fa sulla soglia.
-</p>
-
-<p>
-Ha il capo inchinato, leva un attimo gli
-occhi.
-</p>
-
-<p>
-Dio, com’è pallida, quanto è invecchiata!
-</p>
-
-<p>
-Pare che il tempo le abbia tolta in pochi
-giorni tutta la vigoria che le restava; ha
-vissuto vent’anni in un’ora, si è incurvita
-come un albero vecchio. E anche i segni
-del volto non sono più gli stessi. La bocca
-le si è piegata agli angoli; le guance le ricadono
-flosce ed esangui; le tempie le si
-<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
-sono infossate; il naso si è affilato ancor
-più; solo gli occhi, que’ suoi occhi azzurri
-ch’ella leva a sogguardare, hanno serbato
-la stessa luce di profonda bontà; sono un
-poco più tristi, ma buoni, ma belli, ma
-soavi come una carezza materna.
-</p>
-
-<p>
-Si sofferma sul limitare della soglia; tenta
-un sorriso e non può sorridere; le sue labbra
-si muovono, sono corse da un tremito,
-dal tremito che hanno i vecchi i quali pare
-vogliano dire e piangere ad un tempo. Dallo
-zendado che le ricade fino alle ginocchia
-escono le mani bianchissime ed esili, come
-le venature di una foglia.
-</p>
-
-<p>
-Ha pronunziato una parola che nessuno
-ha inteso. Il sole muore fra il suono di
-mille campane; una voce canta sommessamente
-nel giardino ignoto.
-</p>
-
-<p>
-È scesa d’uno scalino; si avvicina. Allora
-i più piccoli si fanno innanzi: prima
-Rando e Celestina e poi Ciuffolo e poi Cola,
-Doretta, Nicoluccio, Miranda; protendono
-le mani piene di fiori senza dire una parola,
-senza alzare gli occhi. Suor Lucia discende
-il secondo scalino, raccoglie le offerte dei
-bimbi suoi, i fiori di campo e di siepe,
-un niente, una gioia infantile che veniva a
-rallegrarla; leva il grembiale per le cócche
-e ve li ripone. Il suo volto si fa più
-pallido ancora, le labbra tremano ancor
-<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
-più. I più grandi sogguardano in disparte,
-e trattengono appena le lacrime. Poi viene
-la loro volta. Suor Lucia si avvicina, muove
-qualche passo a stento. Allora Marinella si
-fa innanzi, poi Orsetto, poi Toti, Anselmuccio,
-Giacomino. Il misero grembiale nero,
-ecco, è ricolmo di fiori, sono tanti e tanti,
-tutta la mèsse di un giardino riposa nel
-grembo di Suor Lucia.
-</p>
-
-<p>
-Fa per muoversi, poi si sofferma. Ecco,
-vuol parlare.... ma le labbra di lei cercano
-inutilmente un suono. Per due, per tre
-volte ritenta, finchè vinta, travolta dall’angoscia
-che le turbina dentro, ha un grande
-sussulto e si abbatte d’improvviso in un
-singhiozzo asprissimo. I suoi fiori si spargono
-per la via.
-</p>
-
-<p>
-Addossati al muro, col viso nascosto fra
-le mani, i fanciulli suoi piangono dirottamente
-in silenzio.
-</p>
-
-<p class="ast">❦</p>
-
-<p>
-Il sole è morto, e la voce che cantava
-dietro il muro di cinta del giardino non si
-ode più.
-</p>
-
-<p>
-Toti, Orsetto e Zulù sono rimasti soli. I
-compagni loro sono partiti a due, a tre per
-volta, volgendosi a quando a quando verso
-<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
-l’alta finestra socchiusa, dietro alla quale
-Arabella dorme.
-</p>
-
-<p>
-Dorme. Essi la vedono così, distesa fra
-le bianche coltri, dormire. Qualcuno le
-avrà posto sul guanciale, intorno ai riccioli
-biondi, una rama di biancospino in fiore;
-la rama della quale soleva adornarsi i capelli,
-quando tutto il suo sangue batteva
-una irresistibile diana di gaiezza, ed ella era
-la reginetta dei prati e delle selve, l’allodola
-degli alti cieli. Ella dorme come le
-sante, fra le ghirlande.
-</p>
-
-<p>
-Ciuffolo si è allontanato col capo rivolto
-all’alta finestra senza pensare se i suoi passi
-mantenevano la linea retta; ciò lo ha condotto
-contro il muro, ma non ha sollevato
-affatto lo sdegno di lui; solo, compresa la necessità
-di guardare innanzi a sè per camminar
-diritto, si è rivolto ancora, ha alzato
-le braccia piegando le mani a saluto verso
-qualcuno che doveva essere laggiù ed ha
-susurrato:
-</p>
-
-<p>
-— Addio, bella bambina!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Poi ha ripreso la strada rasentando il
-muro; soffermandosi a considerare uno stelo,
-un fiore, un’ombra, e si è perduto fra le
-nebbie crepuscolari quando ormai non si
-udivano più i suoi passi.
-</p>
-
-<p>
-La luce discende, e muore; fra poco
-sbocceranno le stelle. Zulù pare lontano dal
-<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
-mondo, non vede chi gli sta intorno; gli
-occhi suoi sfavillanti cercano nei cieli il segno
-atteso.
-</p>
-
-<p>
-Nessuno giungerà per le vie della terra,
-tale speranza è perduta. Allodola è condannata
-perchè non si potrà vincere la malìa
-che la tiene. L’essere ignoto che avrebbe
-tale potere non si mostra, non discende
-dalla sua fiaba. Le vie si fanno deserte, le
-campane non si odono più, tutto si raccoglie
-nell’ora del vespero. I piccoli cuori si
-sentono più soli.
-</p>
-
-<p>
-Toti e Orsetto si guardano a quando a
-quando negli occhi, e una interrogazione
-passa in quello sguardo: che cosa accadrà?
-</p>
-
-<p>
-La luce diventa perlacea, si attenua, prepara
-un nuovo giaciglio alle stelle che nasceranno.
-Dalla stanza di Suor Lucia giungono
-suoni incomprensibili, susurri, fruscii.
-La vita che prima vi pareva assopita, ora
-vi si affretta in una muta rapidità.
-</p>
-
-<p>
-Le imposte della finestra sono aperte, e
-lasciano intravedere le bianche tende che
-inquadrano l’oscurità dell’interno.
-</p>
-
-<p>
-Anche Zulù ha avvertito l’ansia nuova
-che muove ed agita le persone chiuse lassù
-e guarda fissamente il cielo di occaso. L’attimo
-si approssima; la grande stella si leverà
-sopra il sole, rifulgendo.
-</p>
-
-<p>
-Ma che avviene? Gli strani fruscii, i rapidi
-<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span>
-passi, le voci spente, crescono sempre
-più in un’ansia folle, in uno sconvolgimento
-inatteso; non è il consueto avvicendarsi dei
-suoni; si sente, si intende che una cosa
-straordinaria sta per compiersi lassù.
-</p>
-
-<p>
-Alcune sedie sono smosse rapidamente,
-poi si ode il tonfo di una cosa che cade,
-poi rapidi passi, parole sommesse, finchè una
-voce grida:
-</p>
-
-<p>
-— Non la far entrare!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E un’altra implora, ed è quella di Suor
-Lucia:
-</p>
-
-<p>
-— No, voglio vederla! voglio vederla!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Zulù sbianca tutto, sbarrando gli occhi.
-Ecco, la stella del pastore è sorta imperando
-nell’ultima corona solare, rifulge sulla stanza
-dell’Allodola. Il destino è compìto. Allora
-il piccolo selvaggio si distacca dal muro,
-avanza lentamente fino in mezzo alla via,
-ascolta. Si è fatto un gran silenzio; ma
-subitamente un pianto dirotto si leva.
-</p>
-
-<p>
-Dal petto di Zulù erompe un grido acutissimo:
-</p>
-
-<p>
-— Arabella, Arabella, Arabella mia!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Poi non ode, non vede più; liberatosi
-dalla stretta dei compagni si lancia su per
-le scale e scompare.
-</p>
-
-<p>
-Toti ed Orsetto rimangono soli. Una
-donna esce dalla casa, e prima ancora ch’essi
-le abbiano mosso domanda dice loro:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Andate, andate.... la povera Allodola
-è morta!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Poi nasconde il viso fra le mani e fogge.
-</p>
-
-<p>
-Dio, come rifulge la stella del pastore!
-</p>
-
-<p>
-Allodola è giunta lassù.
-</p>
-
-<p>
-Fra i rami delle alte betulle che si inargentano,
-si ode un volo di passeri impauriti.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap9">IX.
-<span class="smaller">Passeri in fuga.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Il pomeriggio estivo è caldissimo. Toti
-non andrà al consueto riposo perchè tutti
-sono in grandi faccende data la prossima
-partenza. Forse si ingannerà ma gli pare
-che la zia Emma, il papà, il nonno, il prozio
-abbiano negli occhi una gaiezza nuova: ridono
-più di frequente e non gli hanno
-fatto neppure una predica, cosa veramente
-insolita. È il mare che compie il miracolo;
-sono contenti perchè vanno ai bagni.
-E chi non dovrebbe commuoversi all’idea
-di andare a Riccione, in un delizioso villino
-fra gli alberi a pochi metri dal mare? Si
-potrà veder sempre l’immensa distesa delle
-acque e si mangerà sulla terrazza dalla
-quale si contano le vele lontane. Solo miss
-Edith non manifesta alcuna commozione;
-<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span>
-ma per Toti miss Edith non è una donna:
-è una grammatica inglese.
-</p>
-
-<p>
-È la prima volta ch’egli va al mare con
-la signorina e mille curiosità lo pungono:
-prenderà il bagno? indosserà il costume?
-</p>
-
-<p>
-Oh! miss Edith in costume da bagno
-deve essere graziosa, troppo graziosa! Ecco,
-egli non sa immaginarla come non saprebbe
-immaginare il papà vestito da antico romano
-o il nonno vestito da ballerina. Tutti
-dovranno fermarsi a guardarla perchè è
-tanto lunga, tanto magra, tutta piedi e naso.
-</p>
-
-<p>
-In quel giorno, adunque, la zia Emma e
-la signorina non pensano a lui, egli è libero
-di andare dove gli piace. La cosa non
-lo solletica punto, e forse non se n’andrebbe
-se non avesse dato appuntamento ad Anatroccolo
-all’estrema Tule. Prende con sè
-un grande involto che ha preparato fino
-dalla mattina, e scende in giardino.
-</p>
-
-<p>
-Il grido solivo delle cicale si distende
-ininterrotto. Alle frequenti ombre si odono
-ronzare numerosi insetti. Il caldo è grande,
-ma Toti non lo avverte.
-</p>
-
-<p>
-Quando giunge al luogo fissato, vede Anatroccolo
-seduto all’ombra. Sonnecchia. Il
-berretto da soldato, ch’egli porta sempre
-con dignitosa compostezza, gli è disceso sopra
-un orecchio; l’arcaico giubbone si è aperto
-e lascia intravedere il petto nudo. Ha la
-<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
-testa piegata da un lato, le braccia abbandonate,
-e dorme tranquillo nonostante un
-importuno sciame di mosche che gli ronza
-d’intorno.
-</p>
-
-<p>
-— Anatroccolo!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Dischiude gli occhi, sogguarda e balza
-in piedi.
-</p>
-
-<p>
-— Buon giorno, signor Toti.
-</p>
-
-<p>
-— Mi aspetti da molto tempo?
-</p>
-
-<p>
-— Non lo so.
-</p>
-
-<p>
-— Non lo sai? E perchè?
-</p>
-
-<p>
-— Perchè dormivo.
-</p>
-
-<p>
-— Hai ragione. Io parto stasera....
-</p>
-
-<p>
-— Buon divertimento, signor Toti.
-</p>
-
-<p>
-— E tu partirai?
-</p>
-
-<p>
-— Io? E dove volete che vada?
-</p>
-
-<p>
-— In campagna. Non potresti andare in
-campagna con Zulù?
-</p>
-
-<p>
-— E la zia Geltrude?
-</p>
-
-<p>
-— Portala con te.
-</p>
-
-<p>
-— Ah voi scherzate, signor Toti!
-</p>
-
-<p>
-— Che male ci sarebbe? Ci sono tante
-case nella campagna! Vedi, se io potessi,
-vorrei mandarti nella nostra villa, tanto noi
-andiamo al mare! Ma il papà, il nonno e
-il prozio sono troppo serii; con loro non si
-può parlare di certe cose; a sentir loro,
-tutto è impossibile, e invece sarebbe tanto
-facile!
-</p>
-
-<p>
-— Io vi ringrazio, però non potrei partire.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Perchè?
-</p>
-
-<p>
-— Perchè stasera dobbiamo trovarci con
-Carciofo. La vecchia della valle ci ha indicato
-un luogo dove potremo rinvenire il
-mantello di Leonbruno.
-</p>
-
-<p>
-— Davvero?
-</p>
-
-<p>
-— Ce lo disse ieri. Se la fortuna ci assiste
-saremo ricchi!
-</p>
-
-<p>
-— Zulù verrà con voi?
-</p>
-
-<p>
-— Zulù? E chi può sapere dove sia?
-</p>
-
-<p>
-— È scomparso?
-</p>
-
-<p>
-— Da quando Allodola se ne andò con
-la stella del pastore, non si è visto più. Nessuno
-sa che strada abbia preso, dove si sia
-rifugiato. Voi partiste quella sera, ma io
-rimasi là fino a notte inoltrata. Quando era
-già buio, tanto buio che non si vedevano
-se non le stelle, scòrsi un’ombra uscire dalla
-casa di Suor Lucia; mi passò tanto vicina
-che la riconobbi: era Zulù. Allora lo chiamai,
-ma non rispose; prese la corsa e si allontanò
-in un attimo. Da quella volta nessuno
-più l’ha veduto.
-</p>
-
-<p>
-— Neppure la vecchia della valle?
-</p>
-
-<p>
-— Nessuno, vi dico.
-</p>
-
-<p>
-— Tornerà?
-</p>
-
-<p>
-— Chi può saperlo? La stella del pastore
-ha il nido dietro le montagne della
-neve, sopra San Benedetto dall’Alpe; forse
-<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
-egli avrà preso quella via per giungere alla
-stella dove è volata Allodola.
-</p>
-
-<p>
-— Quanto bene le voleva!
-</p>
-
-<p>
-— Andavano sempre insieme, facevan
-pascolare le greggi. Per quattro anni hanno
-visto nascere e morire il sole.... sempre insieme.
-Erano come fratelli.
-</p>
-
-<p>
-— E Zulù non ha potuto salvarla!
-</p>
-
-<p>
-— Ci eravamo ingannati, signor Toti, e
-Zulù si era ingannato come noi. Arabella
-non era figlia di un re, non era una piccola
-principessa. Il segreto di Suor Lucia è ben
-diverso. Allodola era una poverella come me,
-come Carciofo, come Zulù!
-</p>
-
-<p>
-— E da chi l’hai saputo?
-</p>
-
-<p>
-— Lo seppi quella notte stessa da una
-donna che vegliava Suor Lucia. Arabella
-era nata a Milano da una figlia di Suor
-Lucia. Le morì la madre ch’ella era ancora
-in fasce, e poco dopo venne a mancarle anche
-il padre. Rimase sola nel suo nido. Allora
-Suor Lucia la prese con sè, e siccome
-era molto malata, la mandò in campagna
-perchè crescesse sana e robusta. La malìa
-se la prese e lo ha detto anche mamma Tuda,
-ma bisognava cercare altri mezzi per salvarla
-e Zulù non conosceva il segreto di Allodola
-sua. Ora hanno detto ch’ella è in un
-paese molto migliore del nostro; hanno detto
-<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
-che lassù sta bene e non può mancarle
-nulla. Ora sarà diventata per davvero una
-reginetta, nella sua stella lucente, e Zulù,
-che sa molti misteri, potrà raggiungerla ma
-Suor Lucia no, e Suor Lucia non aveva
-al mondo che quella sua nipotina! Dal giorno
-in cui Allodola se n’è andata, la buona
-vecchia non è uscita più, forse nessuno potrà
-rivederla!
-</p>
-
-<p>
-Toti non risponde perchè la commozione
-gli impedirebbe di pronunziar parola. Le
-lacrime gli solcano il viso; per un attimo
-egli ha coscienza dell’irrimediabile, e tale
-coscienza lo accora profondamente per tutto
-ciò che non potrà più ritornare; ma è un
-attimo; troppo lungo è il cammino, e troppo
-viva la gioia per l’anima di un bimbo, perchè
-la tristezza vi possa soggiornare.
-</p>
-
-<p>
-Trascorso un breve silenzio, durante il
-quale i monelli sono stati di fronte ad occhi
-bassi, Toti si toglie di sotto il braccio
-l’involto che ha portato con sè, e l’offre
-ad Anatroccolo:
-</p>
-
-<p>
-— Prendi, ti ho portato queste poche
-cose, potranno farti bene e te le regalo.
-</p>
-
-<p>
-— Grazie, signor Toti.
-</p>
-
-<p>
-— Non dirmi <i>signor Toti</i> e dammi del
-<i>tu</i>, hai inteso?
-</p>
-
-<p>
-— Ma voi siete un signore.
-</p>
-
-<p>
-— Io sono un bambino come te.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Se sapesse ch’io vi tratto confidenzialmente,
-la zia Geltrude mi bastonerebbe.
-</p>
-
-<p>
-— Ma ti bastona sempre, quella vecchia
-strega?
-</p>
-
-<p>
-— Sempre. L’altra notte, quando tornai
-a casa, mi aveva già preparato l’olio di ricino,
-e quella fu la mia cena. Ah se potessi
-trovare il mantello di Leonbruno!
-</p>
-
-<p>
-— Lo troverai perchè il buon Dio ti
-aiuterà. Io parto, Anatroccolo, non mi dimenticare,
-e scrivimi. Addio.
-</p>
-
-<p>
-— Addio.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Dopo un affettuoso abbraccio, Toti è partito
-di corsa. Anatroccolo rimane solo. Raccoglie
-l’involto, si aggiusta sul capo il berretto
-da soldato e lo stira bene perchè non
-faccia una piega, si abbottona il giubbone
-che gli sorpassa le ginocchia e così, tutto
-in ordine, si avvia verso le scuderie per
-uscire.
-</p>
-
-<p>
-È contento perchè, dato il regalo di Toti,
-almeno per quel giorno la zia Geltrude non
-lo picchierà.
-</p>
-
-<p class="ast">❦</p>
-
-<p>
-Toti è passato da Marinella e l’ha trovata
-intenta a racchiudere in una grande
-scatola tutte le sue bambole.
-</p>
-
-<p>
-— Parti?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Sì, vado a Cattolica.
-</p>
-
-<p>
-— E quando parti?
-</p>
-
-<p>
-— Questa sera. Fauvette e Dorry verranno
-con me.
-</p>
-
-<p>
-— Allora ci vedremo alla stazione.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, alla stazione. Addio.
-</p>
-
-<p>
-— Addio.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Se partissero per la conquista dei cieli
-non sarebbero più felici. Tutte le luminosità
-del mare irradiano quelle anime bambine.
-</p>
-
-<p>
-Toti riprende il suo viaggio in compagnia
-di Tommaso.
-</p>
-
-<p>
-Anselmuccio, il negoziante della brigata,
-già dalla sera innanzi è in via per il lago
-di Como; Giacomino è in campagna da uno
-zio; Orsetto è andato a Roma; Adalgisa,
-è stata allogata in casa di certi coloni amici
-di suo padre; Nicoluccio, Cola, Doretta e
-Miranda, proprio quel giorno, sono da un
-vecchio prete che li ha invitati ad una sagra;
-solo Ciuffolo, Rando e Celestina restano
-e resteranno.
-</p>
-
-<p>
-Ciò non li accora troppo. Per loro tanto
-vale un cortile quanto una distesa di campi;
-tanto vale una pozza quanto un mare. Non
-desiderano che di essere lasciati tranquilli, e
-di potere costruire in tutta pace le loro
-navi di carta che riempiranno di mosche,
-o di raccogliere dalla strada i fiori avvizziti,
-per formare il loro giardino. Ciuffolo
-<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
-è tanto occupato nel disporre un mucchietto
-di ciottoli l’uno dinnanzi all’altro
-(ciò gli dà l’illusione perfetta di padroneggiare
-una locomotiva in moto, seguìta da una
-fila interminata di vagoni) che si accorge
-appena del saluto rivoltogli da Toti nè si
-leverebbe se la sua sorella maggiore non gli
-gridasse:
-</p>
-
-<p>
-— Ciuffolo, non vedi che il signore ti
-saluta?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Comunque sia, la sua mente non abbandona
-l’arduo progetto di ferrovia che deve
-mettere in comunicazione due punti remoti
-del cortile, e saluta il compagno senza comprendere
-perchè vada a disturbarlo.
-</p>
-
-<p>
-Al campo di Sant’Agostino Toti si sofferma
-ad osservare una scena ben più graziosa.
-Egli vede sulle prime, sotto il sole,
-Rando e Celestina, e non distingue bene che
-cosa facciano; ma poi, giunto a pochi passi
-dai due inseparabili, assiste alla loro rappresentazione
-estiva.
-</p>
-
-<p>
-Rando si è coperto il gonnellino rosso di
-foglie di vite ed ha sul capo una stranissima
-corona di cicale vive, tenute insieme
-per mezzo di un fil di seta. Le povere bestie,
-come si sentono solleticare dai capelli sui
-quali sono costrette, friniscono alla disperata,
-e il marmocchio, che forse si penserà convertito
-in un grande albero, va orgoglioso di
-<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
-quell’orchestra ch’egli porta sul capo e se
-ne sta tutto rigido e tranquillo ad ascoltare,
-quasi compisse un solenne atto sacerdotale.
-Celestina, che è sempre il fedele specchio
-di Rando, non ha il viso atteggiato a
-minor serietà. Ella si è posta sul capo una
-vecchia tuba dalla quale esce, inusitata appendice,
-la sua trecciolina striminzita; si è
-fasciata il collo, nonostante il caldo, con un
-boa di penne, e si è cucita sulla vesticciuola
-una croce, una nappina da cheppì ed uno
-stemma.
-</p>
-
-<p>
-Ridotta in tale arnese, ella gira compostamente
-intorno al compagno, agitando in
-aria, secondo il ritmo del suo cantare, un
-pennacchio rosso e canta:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Lo lo lo — quello ch’io dico</p>
-<p class="i01">Lo lo lo — coglie sol te....</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Toti guarda e ascolta per qualche istante,
-poi grida loro:
-</p>
-
-<p>
-— Che cosa fate?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Celestina si sofferma, Rando si volge ma
-senza fretta per timore che le sue cicale non
-debbano tacere, e guardano senza rispondere.
-</p>
-
-<p>
-— Mi sapete dire che giuoco fate? — ripete
-Toti ridendo.
-</p>
-
-<p>
-— Io faccio l’imperatore! — risponde
-Rando.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ed io mi sono vestita da regina! — soggiunge
-Celestina.
-</p>
-
-<p>
-— Buon divertimento. Sono venuto a
-salutarvi: datemi un bacio.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Rando si muove lentamente e Celestina
-lo segue. Il bacio è dato e Toti riparte.
-</p>
-
-<p>
-Quando è per uscire dal campo di Sant’Agostino
-si rivolge. Sotto la grande canicola,
-i due marmocchi continuano soli il loro
-giuoco; non possono rifugiarsi all’ombra
-perchè le cicale non canterebbero più, e se
-quelle tacessero, tutto il fàscino dell’impero
-cadrebbe.
-</p>
-
-<p class="ast">❦</p>
-
-<p>
-— Miss Edith, hai preso con te il mio
-elefante?
-</p>
-
-<p>
-— <i>Yes</i>.
-</p>
-
-<p>
-— E il porcellino?
-</p>
-
-<p>
-— Yes.
-</p>
-
-<p>
-— E la pecora, i fantocci, il cavallo, il
-giuoco dell’oca, le tre palle, il tamburello,
-la tromba e la scatola gialla?
-</p>
-
-<p>
-— Yes.
-</p>
-
-<p>
-— Allora tutto è pronto; andiamo, andiamo,
-andiamo!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Le vetture attendono alla porta. La zia
-Emma, il papà e il nonno scendono le scale,
-Toti li raggiunge.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Presto, presto... che il treno parte!
-</p>
-
-<p>
-— C’è ancora tempo. Toti, non correre! — gli
-grida la zia Emma.
-</p>
-
-<p>
-L’avvertimento non vale. Egli ha sceso
-le scale in due salti e, raggiunto un calesse,
-vi ha preso posto.
-</p>
-
-<p>
-Gli altri non si affrettano punto.
-</p>
-
-<p>
-— Ma perderemo il treno! — grida
-loro.
-</p>
-
-<p>
-Non si curano di rispondergli tanto sono
-affaccendati. Finalmente, come il buon Dio
-vuole, tutti sono a posto e si parte.
-</p>
-
-<p>
-Il tragitto è breve, ma a Toti pare lunghissimo,
-interminabile.
-</p>
-
-<p>
-Trovano la stazione rigurgitante di viaggiatori;
-un trambusto, un vocìo, una confusione
-enorme. Toti non si orizzonta più e
-vorrebbe uscire all’aperto, sotto la tettoia,
-ma non si può, perchè non hanno ancora i
-biglietti.
-</p>
-
-<p>
-Oh! perderanno il treno senza dubbio.
-Il papà non potrà destreggiarsi fra tanta
-gente.
-</p>
-
-<p>
-Poi anche quel secondo ostacolo è superato.
-</p>
-
-<p>
-Eccolo sotto la tettoia. Marinella, Fauvette
-e Dorry lo vedono; lo salutano da
-lontano perchè il treno giunge. Si rivedranno
-al mare. Ninì passa trascinando Bebè, il suo
-fratello minore, e gli grida:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Cammina dunque, porcellino! Ma
-cammina, Santa Vergine del rosario!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Si perdono fra la folla. Tutti si affrettano,
-si assiepano, si stipano accalcandosi.
-Toti non ci vede più; il papà lo tiene per
-mano.
-</p>
-
-<p>
-Il treno si ferma, un facchino apre loro la
-via, e trovano posto in un compartimento
-vuoto. Chiuso lo sportello, Toti si affaccia
-al finestrino. Ora è tranquillo, e può godersi
-la scena. Il sole muore, la luce è dolcissima.
-</p>
-
-<p>
-In un vagone poco lontano, alla sua sinistra,
-hanno trovato posto Marinella, Dorry
-e Fauvette. Il treno parte, esse si sporgono
-a guardare. Laggiù in fondo alla stazione, è
-il viso pallido di un adolescente, Lionello, che
-saluta, e saluta quasichè tutta l’anima
-sua, tutta la sua vita partisse con quel treno
-festante. Dorry sorride, e poi, quando la stazione
-si oscura e nulla più vi si distingue,
-si volge a Marinella, l’abbraccia e le dice
-per due volte, e Toti crede ch’ella pianga:
-</p>
-
-<p>
-— Voglimi bene, voglimi bene!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il treno comincia ad affrettare la corsa.
-</p>
-
-<p>
-Ecco le case, i campanili della città, le
-vie in cui si cominciano ad accendere i primi
-fanali. Toti non si stacca dal finestrino,
-vuol vedere ancora. Ecco, ecco le betulle
-del giardino ignoto, gli orti, le piccole case
-di via del Paradiso.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span>
-</p>
-
-<p>
-Quella è la stanza di Suor Lucia. La finestra
-è aperta e Toti vede, vede distintamente
-un’ombra; non sbaglia: è lei, la
-sua buona vecchia. Si sporge, si toglie il
-berretto, lo agita e grida forte, quanto più
-forte può:
-</p>
-
-<p>
-— Addio, addio, addio, addio!...&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Ma il treno si allontana rapidissimamente,
-e la casa e gli orti scompaiono.
-</p>
-
-<p>
-Allora si ritira dal finestrino, siede in
-un angolo oscuro, china il mento al seno
-ed ha qualche lacrima silenziosa. Suor Lucia
-non guiderà più la brigata e le gaie farandole
-sono finite per sempre.
-</p>
-
-<p class="pad2 center large">
-FINE.
-</p>
-<hr class="silver">
-
-<div class="somm">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span>
-</p>
-
-<h2><a id="indice" href="#indfront">
-INDICE</a></h2>
-
-<table class="indice">
- <tr>
- <td>I. Toti</td> <td class="pag"><a href="#cap1">pag. 1</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>II. Suor Lucia</td> <td class="pag"><a href="#cap2">31</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>III. La selva dei Gioghi</td> <td class="pag"><a href="#cap3">53</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>IV. La casa lucente</td> <td class="pag"><a href="#cap4">93</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>V. La festa delle rose</td> <td class="pag"><a href="#cap5">119</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>VI. L’Allodola</td> <td class="pag"><a href="#cap6">161</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>VII. Il segreto di Suor Lucia</td> <td class="pag"><a href="#cap7">191</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>VIII. La stella del pastore</td> <td class="pag"><a href="#cap8">209</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>IX. Passeri in fuga</td> <td class="pag"><a href="#cap9">231</a></td>
- </tr>
-</table>
-
-<hr>
-</div>
-
-<div class="footnotes">
-
-<h2>
-NOTE:
-</h2>
-
-<div class="footnote" id="note1">
-<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&#160;&#160;</span>I colchici.</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-
-<p class="covernote">
-Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
-</p>
-</div>
-
-<div lang='en' xml:lang='en'>
-<div style='display:block; margin-top:4em'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK <span lang='it' xml:lang='it'>LE GAIE FARANDOLE</span> ***</div>
-<div style='text-align:left'>
-
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-
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-Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg&#8482; electronic works
-</div>
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-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg&#8482;
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of
-computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It
-exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations
-from people in all walks of life.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg&#8482;&#8217;s
-goals and ensuring that the Project Gutenberg&#8482; collection will
-remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
-and permanent future for Project Gutenberg&#8482; and future
-generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see
-Sections 3 and 4 and the Foundation information page at www.gutenberg.org.
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non-profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation&#8217;s EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by
-U.S. federal laws and your state&#8217;s laws.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Foundation&#8217;s business office is located at 809 North 1500 West,
-Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up
-to date contact information can be found at the Foundation&#8217;s website
-and official page at www.gutenberg.org/contact
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; depends upon and cannot survive without widespread
-public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine-readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular state
-visit <a href="https://www.gutenberg.org/donate/">www.gutenberg.org/donate</a>.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Please check the Project Gutenberg web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations. To
-donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 5. General Information About Project Gutenberg&#8482; electronic works
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
-Gutenberg&#8482; concept of a library of electronic works that could be
-freely shared with anyone. For forty years, he produced and
-distributed Project Gutenberg&#8482; eBooks with only a loose network of
-volunteer support.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in
-the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
-necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
-edition.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Most people start at our website which has the main PG search
-facility: <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-This website includes information about Project Gutenberg&#8482;,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
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-</div>
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-</div>
-</div>
-</body>
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