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If you are not located in the United States, you -will have to check the laws of the country where you are located before -using this eBook. - -Title: La vita che ti diedi - -Author: Luigi Pirandello - -Release Date: February 9, 2023 [eBook #69997] - -Language: Italian - -Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team - at http://www.pgdp.net (This file was produced from images - made available by the HathiTrust Digital Library) - -*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA CHE TI DIEDI *** - - - MASCHERE NUDE - - TEATRO DI LUIGI PIRANDELLO - - - LA VITA - CHE TI DIEDI - - TRAGEDIA IN TRE ATTI - - - - FIRENZE - R. BEMPORAD & FIGLIO — EDITORI - Via Cavour, 20 - - - - - PROPRIETÀ LETTERARIA - DEGLI EDITORI R. BEMPORAD & FIGLIO - - _I diritti di riproduzione e di traduzione sono - riservati per tutti i paesi, - compresi la Svezia, la Norvegia e l’Olanda._ - - Copyright 1924 by R. Bemporad & F. - - 1924 — Prato, Tip. Giachetti, Figlio e C. - - - - -PERSONAGGI - - - DONN’ANNA LUNA. - LUCIA MAUBEL. - FRANCESCA NORETTI, _sua madre_. - DONNA FIORINA SEGNI, _sorella di Donn’Anna_. - DON GIORGIO MEI, _parroco_. - LIDA, FLAVIO, _figli di Donna Fiorina_. - ELISABETTA, _vecchia nutrice_. - GIOVANNI, _vecchio giardiniere_. - DUE FANTI. - DONNE DEL CONTADO. - - In una villa solitaria - della campagna toscana. Oggi. - - - - -ATTO PRIMO - - - Stanza quasi nuda e fredda, di grigia pietra, nella villa - solitaria di Donn’Anna Luna. Una panca, uno stipo, una tavola da - scrivere, altri pochi arredi antichi da cui spira un senso di pace - esiliata dal mondo. Anche la luce che entra da un’ampia finestra - pare provenga da una lontanissima vita. Un uscio è in fondo e un - altro nella parete di destra, molto più prossimo alla parete di - fondo che al proscenio. - - Al levarsi della tela, davanti all’uscio di destra che immette - nella stanza dove si suppone giaccia moribondo il figlio di - Donn’Anna Luna, si vedranno alcune donne del contado, parte - inginocchiate e parte in piedi, ma curve in atteggiamento di - preghiera, con le mani congiunte innanzi alla bocca. Le prime, - quasi toccando terra con la fronte, reciteranno sommessamente la - litania per gli agonizzanti; le altre spieranno ansiose e sgomente - il momento del trapasso e a un certo punto faranno segno a quelle - d’interrompere la litania e, dopo un breve silenzio d’angoscia, - s’inginocchieranno anch’esse e ora l’una ora l’altra faranno le - invocazioni supreme per il defunto. - - -LE PRIME - - inginocchiate: alcune, invocando; - le altre, sollecitando la preghiera. - -— Sancta Maria, - - — Ora pro eo. - -— Sancta Virgo Virginum, - - — Ora pro eo. - -— Mater Christi, - - — Ora pro eo. - -— Mater Divinæ Gratiæ, - - — Ora pro eo. - -— Mater purissima, - - — Ora pro eo. - -LE SECONDE - - in piedi, faranno a questo punto - segno alle prime d’interrompere - la litania: resteranno per un - momento come sospese in un gesto - d’angoscia e di sgomento; poi - s’inginocchieranno anch’esse. - -UNA - -Santi di Dio, accorrete in suo soccorso. - -UN’ALTRA - -Angeli del Signore, venite ad accogliere quest’anima. - -UNA TERZA - -Gesù Cristo che l’ha chiamata la riceva. - -UNA QUARTA - -E gli spiriti beati la conducano dal seno d’Abramo al Signore -Onnipotente. - -LA PRIMA - -Signore, abbiate pietà di noi. - -L’ALTRA - -Cristo, abbiate pietà di noi. - -UNA QUINTA - -Datele il riposo eterno e fate risplendere su lei la vostra eterna luce. - -TUTTE - -Riposi in pace. - - Rimarranno ancora un poco - inginocchiate a recitare in silenzio - ciascuna una sua particolar - preghiera e poi si alzeranno, - segnandosi. Dalla camera mortuaria - verranno fuori sbigottiti e pieni di - compassione e stupore Donna Fiorina - Segni e il parroco Don Giorgio - Mei. La prima, modesta signora di - campagna sui cinquant’anni, porterà - un po’ goffamente sul vecchio corpo - sformato dall’età gli abiti di nuova - moda, pur discreti, di cui i figli - che abitano in città desiderano - che ella vada vestita. (Si sa i - figli come sono, quando cominciano - a pigliare animo sopra i genitori). - L’altro è un grasso e tardo parroco - di campagna che, pur parlando a - stento, avrà sempre da aggiungere - qualche cosa a quanto gli altri - dicono o che lui stesso ha detto; - sebbene tante volte non sappia bene - che cosa. Se però gli daranno tempo - di parlare riposatamente a suo modo, - dirà cose assennate e con garbo, - perchè infine amico delle buone - letture è, e non sciocco. - -DON GIORGIO - - alle donne, piano: - -Andate, andate pure, figliuole, e — e recitate ancora una preghiera in -suffragio dell’anima benedetta. - - Le donne s’inchineranno prima a - lui poi a Donna Fiorina e andranno - via per l’uscio in fondo. I due - resteranno in silenzio per un - lungo tratto, l’una come smarrita - nel cordoglio per la sorella e - l’altro nell’incertezza tra una - disapprovazione che vorrebbe fare e - un conforto che non sa dare. Donna - Fiorina non sosterrà più, a un certo - punto, l’immagine che avrà davanti - agli occhi della disperazione della - sorella e si coprirà il volto - con le mani e andrà a buttarsi - rovescia sulla panca. Don Giorgio - le si appresserà pian piano; la - guarderà un poco senza dir nulla, - tentennando il capo; poi alzerà le - mani come chi si rimetta in Dio. Non - abbiano, per carità, i comici timore - del silenzio, perchè il silenzio - parla più delle parole in certi - momenti, se essi lo sapranno far - parlare. E stia Don Giorgio ancora - un po’ accanto alla donna buttata - sulla panca, e infine dica, come - un’aggiunta al suo pensiero: - -E.... e non s’è nemmeno inginocchiata. - -DONNA FIORINA - - sollevandosi dalla panca, senza - scoprire la faccia: - -Finirà di perdere la ragione! - - Scoprendo la faccia e voltandosi a - guardare Don Giorgio: - -Ha visto con che occhi, con che voce ci ha imposto di lasciarla sola? - -DON GIORGIO - -No, no. Troppo in lei, anzi, mi par forte la ragione e.... e il timore -allora è un altro, mia cara signora: che le mancherà pur troppo il -divino conforto della fede, e — - -DONNA FIORINA - - alzandosi, smaniosa: - -Ma che farà sola di là? - -DON GIORGIO - - cercando di calmarla: - -Sola non è: ha voluto che rimanesse con lei Elisabetta. Lasci. -Elisabetta è saggia, e — - -DONNA FIORINA - - brusca: - -Se lei l’avesse udita questa notte! - - S’interromperà, vedendo uscire - dalla camera mortuaria la vecchia - nutrice Elisabetta che si dirigerà - verso l’uscio in fondo: - -Elisabetta! - - E appena Elisabetta si volterà, le - domanderà con ansia, più col gesto - che con la voce: - -Che fa? - -ELISABETTA - - con occhi da insensata e voce - opaca senza gesti: - -Niente. Lo guarda. - -DONNA FIORINA - -E ancora non piange? - -ELISABETTA - -No. Lo guarda. - -DONNA FIORINA - - smaniando: - -Piangesse, Dio! almeno piangesse! - -ELISABETTA - - prima appressandosi, sempre con - aria da insensata, poi guardando - l’una e l’altro confiderà piano: - -E dice sempre che è là! - - Farà con la mano un gesto che - significa «lontano». - -DON GIORGIO - -Chi? Lui? - -ELISABETTA - - farà segno di sì col capo. - -DON GIORGIO - -Là, dove? - -ELISABETTA - -Parla da sè, sottovoce, movendosi — - -DONNA FIORINA - -— e non potere far nulla per lei! — - -ELISABETTA - -— così sicura di quello che dice, che è uno spavento starla a sentire. - -DONNA FIORINA - -Ma che altro dice? che altro dice? - -ELISABETTA - -Dice: «È partito; ritornerà». - -DONNA FIORINA - -Ritornerà? - -ELISABETTA - -Così. Sicura. - -DON GIORGIO - -Partito è, ma quanto a ritornare — - -ELISABETTA - -— me l’ha letto negli occhi — e ha ripetuto più forte, fissandomi: — -«Ritornerà, ritornerà». — Perchè quello che ha lì sotto gli occhi, dice -che non è lui. - -DON GIORGIO - - sorpreso: - -Non è lui? - -DONNA FIORINA - -Diceva così anche stanotte! - -ELISABETTA - -E vuole che sia portato via subito. - -DONNA FIORINA - - si coprirà di nuovo la faccia con - le mani. - -DON GIORGIO - -In chiesa? - -ELISABETTA - -Via, dice. E non vuole che si vesta. - -DONNA FIORINA - - scoprendo la faccia: - -E come, allora? - -ELISABETTA - -Appena le ho detto che bisognava vestirlo — - -DON GIORGIO - -— già; prima che si indurisca! — - -ELISABETTA - -— ha fatto un gesto d’orrore. Vuole ch’io vada a preparare la lavanda. -Lavato, avvolto in un lenzuolo, e via. — Così. — Vado a dar subito gli -ordini e torno. - - Andrà via per l’uscio in fondo. - -DONNA FIORINA - -Impazzirà, impazzirà! - -DON GIORGIO - -Mah. Veramente, vestire chi s’è spogliato di tutto.... Non vorrà forse -per questo. - -DONNA FIORINA - -Sarà per questo; ma io — io mi confondo, ecco — a considerare com’è. - -DON GIORGIO - -Fare diversamente dagli altri. — - -DONNA FIORINA - -— non perchè voglia, creda! — - -DON GIORGIO - -— credo; ma — dico il dubbio, almeno — il dubbio che, a sviarsi così -dagli altri, dagli usi, ci si possa smarrire, e.... e senza neanche -trovar più compagni al nostro dolore. Perchè, capirà, un’altra madre -può non intenderla codesta nudità della morte che lei vuole per il suo -figliuolo — - -DONNA FIORINA - -— ma sì, neanch’io! — - -DON GIORGIO - -— ecco, vede? — e.... e giudicarla male, e.... - -DONNA FIORINA - -Sempre così è stata! Sembra che stia ad ascoltare ciò che gli altri le -dicono; e tutt’a un tratto spunta fuori — come da lontano — con parole -che nessuno s’aspetterebbe. Cose che — che sono vere — che quando -le dice lei pare si possano toccare — a ripensarle, un momento dopo, -stordiscono perchè non verrebbero in mente a nessuno; e fanno quasi -paura. Io temo proprio, le giuro che temo di sentirla parlare; non so -più nemmeno guardarla. — Che occhi! che occhi! - -DON GIORGIO - -Eh, povera madre! - -DONNA FIORINA - -Vedersi sparire il figlio così, in due giorni! - -DON GIORGIO - -L’unico figlio: tornato da così poco! - - Il vecchio giardiniere Giovanni, - a questo punto, apparirà sbigottito - sulla soglia dell’uscio in fondo e - si farà un po’ avanti verso l’uscio - a destra; starà un po’ a guardare - da lì il cadavere, con stupore - angoscioso; s’inginocchierà fin - quasi a toccar terra con la fronte e - rimarrà così un pezzo, mentre Donna - Fiorina e Don Giorgio seguiteranno a - parlare. - -DONNA FIORINA - -Dopo averlo aspettato tanti anni, tanti anni: più di sette: le era -partito giovinetto — - -DON GIORGIO - -— ricordo: per i suoi studii d’ingegneria: a Liegi, mi pare. - -DONNA FIORINA - - lo guarderà e poi tentennando il - capo in segno di disapprovazione: - -— là, là, dove poi.... - -DON GIORGIO - - con un sospiro: - -So, so. Anzi, mi trattengo perchè ho da dirle.... — - - Alluderà alla madre nell’altra - stanza. - - Il vecchio giardiniere Giovanni - si alzerà segnandosi e andrà via per - l’uscio in fondo. - -DONNA FIORINA - - aspetterà che il vecchio - giardiniere sia uscito, e subito, - con ansia, domanderà, alludendo al - figlio morto: - -Le lasciò, confessandosi, qualche disposizione? - -DON GIORGIO - - grave: - -Sì. - -DONNA FIORINA - -Per quella donna? - -DON GIORGIO - - c. s. - -Sì. - -DONNA FIORINA - -L’avesse sposata, quando la conobbe a Firenze, studente! - -DON GIORGIO - -È una signora francese, è vero? - -DONNA FIORINA - -Sì, ora. Ma di nascita, no: è italiana. Studiava anche lei a Firenze. -Poi sposò un francese, un certo signor Maubel che se la portò prima a -Liegi, appunto, poi a Nizza. - -DON GIORGIO - -Ah, ecco. E lui la seguì? - -DONNA FIORINA - -Che passione per questa povera madre! Non ritornare, in sette anni, -neppure una volta, neppure per pochi giorni a rivederla! E alla fine, -ecco: ritornare, per morirle così in un momento. E non era finita, non -era ancora finita la corrispondenza con quella donna. Già lei lo saprà: -gliel’avrà confessato. - - Lo guarderà e poi domanderà, - titubante: - -Ha forse disposto per i bambini? - -DON GIORGIO - - guardandola a sua volta: - -No. Quali? - -DONNA FIORINA - -Non sa che ella ha due figliuoli? - -DON GIORGIO - -Ah, i bambini di lei — sì; me l’ha detto. E mi ha detto che sono stati -la salvezza della madre e anche sua. - -DONNA FIORINA - -La salvezza, ha detto? - -DON GIORGIO - -Sì. - -DONNA FIORINA - -Non sono, dunque.... non sono di lui? - -DON GIORGIO - - subito: - -Oh no, signora! Purtroppo non si può dir puro un amore adultero, anche -se contenuto soltanto nel cuore e nella mente; ma è certo che.... lui -almeno m’ha detto che.... - -DONNA FIORINA - -Se gliel’ha detto in punto di morte — Dio mi perdoni: sua madre me -l’aveva assicurato, più volte; le confesso che non ho saputo crederci. -La passione era tanta che.... sì, sospettai perfino che quei due -bambini.... — - -DON GIORGIO - -No, no. - -DONNA FIORINA - - stando in orecchi e facendo segno - a Don Giorgio di tacere: - -Oh Dio, sente? Parla.... parla con lui! - - S’appresserà piano all’uscio a - destra e starà un po’ in ascolto. - -DON GIORGIO - -Lasci. È il dolore. Farnetica. - -DONNA FIORINA - -No. È che le cose, come sono per noi, come noi le pensiamo — questa -sventura — chi sa che senso avranno per lei! - -DON GIORGIO - -Lei dovrebbe forzarla a lasciare almeno per qualche tempo questa -solitudine qua. - -DONNA FIORINA - -Impossibile! Non tento neppure. - -DON GIORGIO - -Almeno condursela con sè nella sua villa qua accanto! - -DONNA FIORINA - -Volesse! Ma non esce di qua da più di venti anni. Sempre a pensare, -sempre a pensare. E a poco a poco s’è così.... come alienata da tutto. - -DON GIORGIO - -Eh, accogliere i pensieri che nascono dalla solitudine, è male, è male: -vaporano dentro, nebbie di palude.... - -DONNA FIORINA - -L’ha ormai dentro di sè la solitudine. Basta guardarle gli occhi per -comprendere che non le può più venir da fuori altra vita, una qualsiasi -distrazione. S’è chiusa qua in questa villa dove il silenzio, — su, ad -attraversare le grandi stanze deserte — fa paura, paura. Pare — non -so — che il tempo vi sprofondi. Il rumore delle foglie, quando c’è -vento! Ne provo un’angoscia che non le so dire, pensando a lei, qua, -sola. Immagino che le debba portar via l’anima, quel vento. Prima però, -quando il figlio era lontano, sapevo dove gliela portava; ma ora? ma -ora? - - Vedendo comparire la sorella sulla - soglia dell’uscio a destra: - -Ah! Dio, eccola! - - Donn’Anna Luna, tutta bianca e - come allucinata, avrà negli occhi - una luce e sulle labbra una voce - così «sue», che la faranno quasi - religiosamente sola tra gli altri - e le cose che la circondano. Sola e - nuova. E questa sua «solitudine» e - questa sua «novità» turberanno tanto - più, in quanto si esprimeranno con - una quasi divina semplicità, pur - parlando ella come in un delirio - lucido che sarà quasi l’alito - tremulo del fuoco interiore che - la divora e che si consuma così. - S’avvierà all’uscio in fondo senza - dir nulla: lì sulla soglia aspetterà - un poco; poi, vedendo Elisabetta che - ritorna insieme con due fanti che - recheranno una conca d’acqua fumante - infusa di balsami, dirà con lieve - dolente impazienza: - -DONN’ANNA - -Presto, presto, Elisabetta. E fai come ti ho detto io. Ma presto. - - Le due fanti, senza fermarsi, - attraverseranno da un uscio - all’altro la scena. - -ELISABETTA - - scusandosi: - -Ho dovuto dare anche gli altri ordini — - -DONN’ANNA - - per troncare le scuse: - -— sì, sì — - -ELISABETTA - - seguitando: - -— e poi bisognerà che venga ancora il medico a vedere; e dar tempo -che — - -DONN’ANNA - - c. s. - -— sì, vai vai. — Oh guarda lì, — - - Indicherà per terra, presso - Elisabetta: - -— una corona. Sarà caduta a una di quelle donne. - - Elisabetta si chinerà a - raccattarla, gliela porgerà e - s’avvierà per l’uscio a destra. - Prima che Elisabetta esca, ella - tornerà a raccomandarle: - -Come t’ho detto io, Elisabetta. - -ELISABETTA - -Sì, padrona. Non dubiti. - - Via. - -DONN’ANNA - - guardando l’umile corona: - -Pregare — inginocchiare il proprio dolore.... — Tenga, Don Giorgio. - - Gli porgerà la corona. - -Per me è più difficile. In piedi. SeguirLo qua, attimo per attimo. A un -certo punto, quasi manca il respiro; ci s’accascia e si prega: — «Ah, -mio Dio, non resisto più: fammi piegare i ginocchi!» — Non vuole. Ci -vuole in piedi; vivi, attimo per attimo: qua, qua; senza mai riposo. - -DON GIORGIO - -Ma la vera vita è di là, signora mia! - -DONN’ANNA - -Io so che Dio non può morire in ogni sua creatura che muore. Lei non -può neanche dire che la mia creatura è morta: lei mi dice che Dio se -l’è ripresa con Sè. - -DON GIORGIO - -Ecco, sì! Appunto! - -DONN’ANNA - - con strazio: - -Ma io sono qua ancora, don Giorgio! - -DON GIORGIO - - subito, a confortarla: - -Sì, povera signora mia. - -DONNA FIORINA - -Povera Anna mia, sì. - -DONN’ANNA - -E non sentite che Dio per noi non è di là, finchè vuol durare qua, in -me, in noi; non per noi soltanto ma anche perchè seguitino a vivere -tutti quelli che se ne sono andati? - -DON GIORGIO - -A vivere nel nostro ricordo, sì. - -DONN’ANNA - - lo guarderà come ferita dalla - parola «ricordo» e volterà pian - piano la testa quasi per non vedere - la sua ferita; andrà a sedere e dirà - a se stessa, dolente ma con fredda - voce: - -Non posso più nè parlare, nè sentire parlare. - -DONNA FIORINA - -Perchè, Anna? - -DONN’ANNA - -Le parole — come le sento proferire dagli altri! - -DON GIORGIO - -Io ho detto «ricordo». - -DONN’ANNA - -Sì, don Giorgio; ma è come una morte per me. Se non ho mai, mai vissuto -d’altro? se non ho altra vita che questa — l’unica che possa toccare: -precisa, presente — lei mi dice «ricordo», e subito me l’allontana, me -la fa mancare. - -DON GIORGIO - -Come dovrei dire allora? - -DONN’ANNA - -Che Dio vuole che mi viva ancora, mio figlio! — Così. — Non certo più -di quella vita ch’Egli volle dare a lui qua; ma di quella che gli ho -data io, sì, sempre! Questa non gli può finire finchè la vita duri a -me. — O che non è vero che così si può vivere eterni anche qua, quando -con le opere ce ne rendiamo degni? — Eterno, mio figlio, no; ma qua -con me, di questo giorno che gli è rimasto a mezzo, e di domani, finchè -vivo io, mio figlio deve vivere, deve vivere, con tutte le cose della -vita, qua, con tutta la mia vita, che è sua, e non gliela può levare -nessuno! - -DON GIORGIO - - pietosamente, per richiamarla da - tanta superbia, come a lui pare, - alla ragione, accennerà a Dio, - levando una mano. - -DONN’ANNA - - subito, intendendo il gesto: - -No. Dio? Dio non leva la vita! - -DON GIORGIO - -Ma io dico quella che fu la sua qua. - -DONN’ANNA - -Perchè sapete che c’è di là un povero corpo che non vi vede e non vi -sente più! E allora basta, è vero? È finito. Sì, vestirlo ancora d’uno -dei suoi abiti portati di Francia, anche se non serva a ripararlo dal -gelo che ha in sè e non gli viene più da fuori. - -DON GIORGIO - -Ma è pure un rito, signora mia — - -DONN’ANNA - -— sì, recitare le preghiere, accendere i ceri.... — E fate, sì; ma -presto! — Io voglio quella sua stanza là com’era; che stia là, viva, -viva della vita che io le do, ad attendere il suo ritorno, con tutte -le cose com’egli me l’affidò prima che partisse. — Ma lo sa che mio -figlio, quello che mi partì, non m’è più ritornato? — - - Cogliendo uno sguardo di Don - Giorgio alla sorella: - -Non guardi Fiorina. Anche i suoi figli! Le sono partiti l’anno scorso -per la città, Flavio e Lida. Crede che le ritorneranno? - - Donna Fiorina, nel sentirle - dire così, si metterà a piangere - sommessamente. - -No, non piangere! Piansi tanto anch’io — allora sì — per quella sua -partenza! Senza sapere! Come te che piangi e non ne sai, non ne sai -ancora la ragione! - -DONNA FIORINA - -No, no; io piango per te, Anna! - -DONN’ANNA - -E non intendi che si dovrebbe piangere sempre, allora? — Oh Fiorina, - - le prenderà la testa fra le - mani e la guarderà negli occhi - amorosamente: - -tu, questa? con questa fronte? con questi occhi? Ma ci pensi? Come -ti sei ridotta così da quella che eri? Ti vedo viva com’eri, un fiore -veramente; e vuoi che non mi sembri un sogno vederti ora così? E a te, -di’ la verità, se ci pensi, la tua immagine d’allora — - -DONNA FIORINA - -— eh sì, un sogno, Anna. - -DONN’ANNA - -Ecco, vedi com’è? Tutto così. Un sogno. E il corpo, se così sotto le -mani ti cangia ti cangia — le tue immagini — questa, quella — che sono? -Memorie di sogni. Ecco: questa, quella. Tutto. - -DONNA FIORINA - -Memorie di sogni, sì. - -DONN’ANNA - -E allora basta che sia viva la memoria, io dico, e il sogno è vita, -ecco! Mio figlio com’io lo vedo: vivo! vivo! — Non quello che è di là. -Cercate d’intendermi! - -DONNA FIORINA - - quasi tra sè: - -Ma è pure quello di là! - -DON GIORGIO - -Dio volesse che fosse un sogno! - -DONN’ANNA - - senza più impazienza, dopo essere - stata per un momento assorta in sè: - -Sette anni ci vogliono — lo so — sette anni di stare a pensare al -figlio che non ritorna, e aver sofferto quello che ho sofferto io, per -intenderla questa verità che oltrepassa ogni dolore e si fa qua, qua -come una luce che non si può più spegnere — - - Si stringerà con ambo le mani le - tempie - -— e dà questa terribile fredda febbre che inaridisce gli occhi e anche -il suono della voce: chiara e crudele. (Io quasi mi volto, a sentirmi -parlare, come se parlasse un’altra). - -DONNA FIORINA - -Tu dovresti riposarti un poco, Anna mia. - -DONN’ANNA - -Non posso. Mi vuole viva. — Ma guardi, Don Giorgio, guardi se non è -tutto vero così com’io le dico. Mio figlio, voi credete che mi sia -morto ora, è vero? Non mi è morto ora. Io piansi invece, di nascosto, -tutte le mie lagrime quando me lo vidi arrivare: — (e per questo ora -non ne ho più!) — quando mi vidi ritornare un altro che non aveva -nulla, più nulla di mio figlio. - -DON GIORGIO - -Ah, ecco — sì, cambiato — certo! Eh, l’ha detto lei stessa, dianzi, di -sua sorella. Ma si sa che la vita ci cambia, e.... - -DONN’ANNA - -— e ci pare che possiamo confortarci, dicendo così: «cambiato». E non -vuol dire un altro da quello che era? E se quello che prima era, ora -non è più, che vuol dire «cambiato»? Io non lo potei riconoscere più -come il figlio mio che m’era partito. — Lo spiavo, se almeno un volger -d’occhi, un cenno di sorriso a fior di labbro, che so.... un subito -schiarirsi della fronte, di quella sua bella fronte di giovinetto con -tanti capelli fini — oh, d’oro nel sole! — mi avesse richiamato vivo, -almeno per un momento, in questo che m’era ritornato, il mio figlio -d’allora. No, no. Altri occhi: freddi. E una fronte sempre opaca, -stretta qua alle tempie. E quasi calvo, quasi calvo. — Ecco, com’è là. - - Accennerà alla camera mortuaria. - -Ma deve ammettermi che io lo so, mio figlio com’era. Una madre guarda -il figlio e lo sa com’è: Dio mio, l’ha fatto lei! — Ebbene, la vita può -agire così crudelmente verso una madre: le strappa il figlio e glielo -cambia. — Un altro; e io non lo sapevo. Morto; e io seguitavo a farlo -vivere in me. - -DON GIORGIO - -Ma per lei dunque, signora; per come era per lei. Non morto per sè, se -egli fino a poco fa viveva — - -DONN’ANNA - -— la sua vita, sì; ah, la sua vita sì, e quella che egli dava a noi, a -me! Ben poco ormai, quasi più niente a me. Era tutto là, sempre! - - Indicherà lontano. - -Ma capisce che cosa orribile m’è toccato patire? Mio figlio — quello -che è per me, nella mia memoria, vivo — era rimasto là, presso quella -donna; e qua, per me, era tornato questo che — che non potei più sapere -neppure come mi vedesse, con quegli occhi cambiati — che non mi poteva -dar più niente — che se pur con la mano qualche volta mi toccava, -certo non mi sentiva più come prima. — E che posso saperne io, della -sua vita, com’era adesso per lui? delle cose, com’egli le vedeva; e -quando le toccava, come le sentiva? — Ecco, vede? è così: quello che ci -manca, ora, è solo quello che non sappiamo, che non possiamo sapere: la -vita com’egli la dava a sè e a noi. Questa sì. Ma allora, Dio mio, si -dovrebbe anche intendere che la vera ragione per cui si piange davanti -alla morte è un’altra da quella che si crede. - -DON GIORGIO - -Si piange quello che ci viene a mancare. - -DONN’ANNA - -Ecco! La nostra vita in chi muore: quello che non sappiamo! - -DON GIORGIO - -Ma no, signora — - -DONN’ANNA - -— sì, sì: per noi piangiamo; perchè chi muore non può più dare — lui, -lui — nessuna vita a noi, con quei suoi occhi spenti che non ci vedono -più, con quelle sue mani fredde e dure che non ci possono più toccare. -E che vuole ch’io pianga, allora, se è per me! — Quando era lontano, io -dicevo: — «Se in questo momento mi pensa, io sono viva per lui». — E -questo mi sosteneva, mi confortava nella mia solitudine. — Come debbo -dire io ora? Debbo dire che io, io, non sono più viva per lui, poichè -egli non mi può più pensare! — E voi invece volete dire che egli non -è più vivo per me. Ma sì che egli è vivo per me, vivo di tutta la vita -che io gli ho sempre data: la mia, la mia; non la sua che io non so! Se -l’era vissuta lui, la sua, lontano da me, senza che io ne sapessi più -nulla. E come per sette anni gliel’ho data senza che lui ci fosse più, -non posso forse seguitare a dargliela ancora, allo stesso modo? Che -è morto di lui, che non fosse già morto per me? Mi sono accorta bene -che la vita non dipende da un corpo che ci stia o non ci stia davanti -agli occhi. Può esserci un corpo, starci davanti agli occhi, ed esser -morto per quella vita che noi gli davamo. — Quei suoi occhi che si -dilatavano di tanto in tanto come per un brio di luce improvviso che -glieli faceva ridere limpidi e felici, egli li aveva perduti nella sua -vita; ma in me, no: li ha sempre, quegli occhi, e gli ridono subito, -limpidi e felici, se io lo chiamo e si volta, vivo! — Vuol dire che io -ora non debbo più permettere che s’allontani da me, dov’ha la sua vita; -e che altra vita si frapponga tra lui e me: questo sì! — Avrà la mia -qua, nei miei occhi che lo vedono, sulle mie labbra che gli parlano; -e posso anche fargliela vivere là, dove lui la vuole: non m’importa! -senza darne più niente, più niente a me, se non me ne vuol dare: tutta, -tutta per lui là, la mia vita: se la vivrà lui, e io starò qua ancora -ad aspettarne il ritorno, se mai riuscirà a distaccarsi da quella sua -disperata passione. - - A don Giorgio: - -Lei lo sa. - -DON GIORGIO - -Sì, me ne parlò. - -DONN’ANNA - -L’ho supposto, don Giorgio. - -DON GIORGIO - -E mi disse come voleva che le fosse annunziata la sua morte. - -DONN’ANNA - - come se il figlio parlasse per la - sua bocca: - -Che l’amore di lui non le mancò mai, fino all’ultimo momento. - -DON GIORGIO - -Sì. Ma facendoglielo sapere con tutte le debite cautele, scrivendone -alla madre di lei, là. - -DONN’ANNA - - c. s. - -Che non le mancherà mai, mai quest’amore! - -DON GIORGIO - - stordito: - -Come? - -DONN’ANNA - - con la massima naturalezza: - -Se ella saprà tenerselo vivo nel cuore, aspettandone di qua il ritorno, -com’io lo aspetto di là. — Se ella lo ama, m’intenderà. E il loro -amore, per fortuna, era tale che non aveva bisogno per vivere della -presenza del corpo. Si sono amati così. Possono, possono seguitare ad -amarsi ancora. - -DONNA FIORINA - - costernata: - -Ma che dici, Anna? - -DONN’ANNA - -Che possono! Nel cuore di lei. Se ella saprà dargli ancora vita col -suo amore, come certo in questo momento gliela dà, se lo pensa qua vivo -com’io lo penso vivo là. - -DON GIORGIO - -Ma crede, signora mia, che si possa, così, passar sopra la morte? - -DONN’ANNA - -No, è vero? «Così» non si deve! La vita, sì, ha messo sempre sui morti -una pietra, per passarci sopra. Ma dev’essere la nostra vita, non -quella di chi muore. I morti li vogliamo proprio morti, per poterla -vivere in pace la nostra vita. E così va bene passar sopra la morte! - -DON GIORGIO - -Ma no. Altro è dimenticare i morti, signora (che non si deve), altro -pensarli vivi come lei dice — - -DONNA FIORINA - -— aspettarne il ritorno — - -DON GIORGIO - -— che non può più avvenire! - -DONN’ANNA - -E allora pensarlo morto, è vero? com’è là — - -DON GIORGIO - -— purtroppo! — - -DONN’ANNA - -— ed esser certi che non può più ritornare! Piangere molto, molto; e -poi quietarsi a poco a poco — - -DONNA FIORINA - -— consolarsi in qualche modo! - -DONN’ANNA - -E poi, come da lontano, ogni tanto, ricordarsi di lui: — «Era così» — -«Diceva questo» — Va bene? - -DONNA FIORINA - -Come tutti hanno sempre fatto, Anna mia! - -DONN’ANNA - -Insomma, ecco, farlo morire, farlo morire anche in noi; non così d’un -tratto com’è morto lui là, ma a poco a poco; dimenticandolo; negandogli -quella vita che prima gli davano, perchè egli non può più darne nessuna -a noi. Si fa così? — Tanto e tanto. Più niente tu a me; più niente io a -te. — O al più, considerando che se non me ne dài più è perchè proprio -non me ne puoi più dare, non avendone più neanche un poco, neanche una -briciola per te; ecco, di quella che potrà avanzarne a me, di tanto -in tanto, io te ne darò ancora un pochino, ricordandoti — così, da -lontano. Ah, da lontano lontano, badiamo! per modo che non ti possa più -avvenire di ritornare. Dio sa, altrimenti, che spavento! — Questa è la -perfetta morte. E la vita, quale anche una madre, se vuol esser saggia, -deve seguitare a viverla, quando il figlio le sia morto. - - Si ripresenterà a questo punto - sulla soglia dell’uscio in fondo - Giovanni, il vecchio giardiniere, - sbigottito, con una lettera in mano. - Vedendo Donn’Anna, si tratterrà - d’entrare e farà cenno a donna - Fiorina della lettera, badando di - non farsi scorgere. Ma Donn’Anna, - vedendo voltare la sorella e Don - Giorgio, si volterà anche lei - e, notando lo sbigottimento del - vecchio, gli domanderà: - -DONN’ANNA - -Giovanni — che cos’è? - -GIOVANNI - - nascondendo la lettera: - -Niente. Volevo.... volevo dire alla signora.... - -DON GIORGIO - - che avrà scorto la lettera nelle - mani del vecchio, domanderà con - ansia costernata: - -Che sia la lettera ch’egli aspettava? - -DONN’ANNA - - a Giovanni: - -Hai una lettera? - -GIOVANNI - - titubante: - -Sì, ma — - -DONN’ANNA - -Da’ qua. So che è per lui! - - Il vecchio giardiniere porgerà la - lettera a Donn’Anna e andrà via. - -DON GIORGIO - -La aspettava con tanta ansia — - -DONN’ANNA - -— sì, da due giorni! — Ne parlò anche a lei? — - -DON GIORGIO - -Sì, per dirmi che lei doveva aprirla, appena fosse arrivata. - -DONN’ANNA - -Aprirla? io? - -DON GIORGIO - -Sì, per scongiurare a tempo, se mai, un pericolo che lo tenne fino -all’ultimo angosciato — - -DONN’ANNA - -— ah sì, lo so! lo so! — - -DON GIORGIO - -— ch’ella commettesse la follia — - -DONN’ANNA - -— di venire a raggiungerlo qua — lo so! — Se l’aspettava! S’aspettava -ch’ella abbandonasse là i figli, il marito, la madre! - -DON GIORGIO - -E a scongiurare questa follia mi disse, anzi, che aveva già cominciato -una lettera — - -DONN’ANNA - -— per lei? - -DON GIORGIO - -Sì. - -DONN’ANNA - -Allora è là! - - Indicherà la tavola da scrivere. - -DON GIORGIO - -Forse. Ma da distruggere ormai, per seguire invece l’altro suo -suggerimento, di scrivere alla madre di lei. Ma veda, veda prima che -cosa ella gli scrive. - -DONN’ANNA - - aprirà con mani convulse la - lettera. - -Sì, sì! - -DON GIORGIO - -M’ero trattenuto per lasciarle detto questo; e la lettera è arrivata. - -DONN’ANNA - - traendola fuori dalla busta: - -Eccola, eccola. - -DONNA FIORINA - -A lui che non c’è più! - -DONN’ANNA - -No! È qua! è qua! - - E si metterà a leggere la lettera - con gli occhi soltanto esprimendo - durante la lettura, con gli - atteggiamenti del volto, col tremore - delle mani, con le esclamazioni che - a mano a mano le scatteranno dal - cuore, la gioja di sentir vivere il - figlio nella passione dell’amante - lontana: - -Sì — sì — gli dice che vuol venire — che viene, che viene! - -DON GIORGIO - -Bisognerà allora impedirlo — - -DONNA FIORINA - -— subito! - -DONN’ANNA - - seguitando a leggere senza - prestare ascolto: - -Non resiste più! — Finchè lo aveva là con lei... — - - Poi con scatto improvviso di - tenerezza: - -Come gli scrive! come gli scrive! — - - Seguiterà a leggere, e poi con un - altro scatto che sarà grido e riso - insieme, quasi lucente di lagrime: - -Sì? sì? E allora anche tu potrai! - - Poi dolente: - -Eh, ma se ne dispera! - - E ancora seguitando a leggere: - -Questo tormento, sì — - - Breve sospensione: seguiterà - a leggere ancora un tratto, poi - esclamerà: - -Sì, tanto, tanto amore! — - - Con altra espressione, poco dopo: - -Ah! ah no, no! - - Poi, come rispondendo alla - lettera: - -Ma anche, lui, anche lui, qua, sì, sempre per te! - - Con uno scatto di gioja: - -Lo vede: lo vede! — - - Poi, turbandosi improvvisamente: - -Ah Dio — ma ne è disperata, disperata. — No! ah, no! - - Troncando la lettura e - rivolgendosi a Don Giorgio e alla - sorella: - -Non è possibile, non è possibile farle sapere in questo momento ch’egli -non le può più dare il conforto del suo amore, della sua vita! - -DON GIORGIO - -Suggerì egli stesso per questo — - -DONNA FIORINA - -— di non farglielo sapere direttamente! - -DON GIORGIO - -Penserà la madre a — - -DONN’ANNA - -Impossibile! Ne impazzirebbe o ne morrebbe! — No! no! - -DONNA FIORINA - -Ma pure, per forza, Anna, bisognerà — - -DONN’ANNA - -Ma che! Se sentissi com’egli è vivo, vivo qua, in questa disperazione -di lei! — Come gli parla, come gli grida il suo amore! — Minaccia -d’uccidersi! — Guai se non fosse così vivo per lei in questo momento! - -DONNA FIORINA - -Ma come, Anna mia? come? - -DONN’ANNA - -C’è lì la sua lettera cominciata! - - Andrà alla tavola da scrivere; - aprirà la cartella che vi sta sopra; - ne trarrà la lettera del figlio: - -Eccola! - -DON GIORGIO - -E che vorrebbe farne, signora? - -DONN’ANNA - -Avrà trovato lui le parole, qua vive, per riconfortarla, per -trattenerla, per distoglierla da questo proposito disperato di venire! - -DON GIORGIO - -E vorrebbe mandarle codesta lettera? - -DONN’ANNA - -Gliela manderò! - -DON GIORGIO - -No, signora! - -DONNA FIORINA - -Pensa a quello che fai, Anna! - -DONN’ANNA - -Vi dico che la sua vita bisogna ancora a lei! — Volete ch’io glielo -uccida in questo momento, uccidendo anche lei? - -DONNA FIORINA - -Ma scriverai alla madre nello stesso tempo? - -DONN’ANNA - -Scriverò anche alla madre per scongiurarla che glielo lasci vivo! — -Lasciatemi, lasciatemi! - -DON GIORGIO - -La lettera non è nemmeno finita! - -DONN’ANNA - -Io la finirò! Aveva la mia stessa mano. Scriveva come me! — La finirò -io! - -DONNA FIORINA - -No, Anna! - -DON GIORGIO - -Non lo faccia, signora! - -DONN’ANNA - -Lasciatemi sola! — Ha ancora questa mano per scriverle, e le scriverà! -le scriverà! - - - TELA - - - - -ATTO SECONDO - - - La stessa scena del primo atto, verso sera; pochi giorni dopo. - Accanto alla finestra, nella parete di sinistra, si vedrà da una - parte e dall’altra un vaso da giardino con pianta d’alto fusto - vivacemente fiorita. Un terzo vaso consimile, al levarsi della - tela, avrà tra le mani Giovanni sulla soglia dell’uscio in fondo, - presso la quale si vedranno anche Donn’Anna e sua sorella Donna - Fiorina. - - -DONN’ANNA - - a Giovanni, indicandogli il posto - per il vaso: lì accanto all’uscio, a - destra: - -Qua, Giovanni; posalo qua. - - Giovanni lo poserà. - -Così. E ora vai per l’ultimo, che collocherai dall’altra parte. — Se ti -pesa, fatti ajutare. - -GIOVANNI - -No, padrona. - -DONN’ANNA - -So, so che non ti pesa, vecchio mio. Vai, vai. - - E come Giovanni andrà via, - voltando alla sua destra, ella dirà - a Fiorina, odorando la pianta: - -Senti che buon odore, Fiorina? - - E poi, indicando le altre piante - presso la finestra: - -E come sono belle, qua vive! - -DONNA FIORINA - -Ma tu ti rendi più difficile il còmpito, così, Anna, ci pensi? - -DONN’ANNA - -Follia per follia; lasciami fare! Non ne commettemmo mai nessuna, nè io -nè tu, per noi, nella nostra gioventù! - -DONNA FIORINA - -Ma sei responsabile tu, ora, della sua! - -DONN’ANNA - -No. In tutti i modi, in tutti i modi egli la scongiurò di non -commetterla. È voluta venire! L’aveva in mente! Non avrei più fatto a -tempo a impedirlo, scrivendo! È partita! - -DONNA FIORINA - -Ma se tu già avessi scritto alla madre! - -DONN’ANNA - -Non ho potuto! Mi ci sono provata, tre giorni, e non ho potuto; per la -paura che ancora ho — - -DONNA FIORINA - -— di che? - -DONN’ANNA - -— che possa non essere per lei, com’è per me! che «sapendolo», il suo -amore debba finire! - -DONNA FIORINA - -Ma dovresti augurartelo, augurarglielo! - -DONN’ANNA - -Non me lo dire, Fiorina! — Gli ha scritto un’altra lettera, sai? - -DONNA FIORINA - -Un’altra lettera? - -DONN’ANNA - - con occhi accesi di cupa gioja - vorace: - -L’ho letta per lui! - - E subito a prevenire: - -Ma era più disperata della prima! - -DONNA FIORINA - -Dio mio, Anna, tu mi spaventi! - -DONN’ANNA - -Una mamma che si spaventa, come se non avesse tenuto vivi in grembo i -suoi due figli e non li avesse nutriti di sè, con quella bella fame per -due! — O che ti spaventavi allora? — Io ora mangio la vita per lui! — -Se lo chiamo, che fai? torni a spaventarti? - -DONNA FIORINA - - s’otturerà le orecchie come se la - sorella stesse per gridare il nome - del figlio: - -No, Anna mia! no! no! - -DONN’ANNA - -Temi ch’egli possa castigare il tuo spavento, comparendoti per burla di -là? - - Indicherà la camera del figlio. - -Io non ho bisogno di credere alle ombre. So che egli vive per me. Non -sono pazza. - -DONNA FIORINA - -Lo so! E intanto fai, come se fossi! - -DONN’ANNA - -Che ne sai tu come faccio? delle ore che passo? Quando, su, abbandono -la testa sui guanciali, e lo sento, lo sento anch’io il silenzio e il -vuoto di queste stanze, e non mi basta più nessun ricordo per animarlo -e riempirlo, perchè sono stanca. «So» anch’io, allora! «so» anch’io! e -m’invade un raccapriccio spaventoso! L’unico rifugio, l’ultimo conforto -allora è in lei, in questa che viene e che ancora non «sa». — Me le -rianima e me le riempie lei subito, queste stanze; mi metto tutta negli -occhi e nel cuore di lei per vederlo ancora qua, per sentirlo ancora -qua, vivo; poichè da me non posso più! - -DONNA FIORINA - -Ma ora che ella viene — - -DONN’ANNA - -Tu vuoi farmi pensare prima del tempo a ciò che avverrà! Sei crudele! -Non vedi come smanio? Mi par di respirare come chi abbia i minuti -contati e tu mi vuoi levare quest’ultimo minuto di respiro! - -DONNA FIORINA - -Ma perchè considero che con questo viaggio ella rischia di -compromettersi; ora che tutto è finito. - -DONN’ANNA - -No. Gliel’ha scritto. Approfitta d’una assenza del marito, andato da -Nizza a Parigi per affari. - -DONNA FIORINA - -E se il marito ritornasse all’improvviso e non la trovasse? - -DONN’ANNA - -Avrà lasciato alla madre qualche scusa da dare al marito, di questa sua -corsa qua di pochi giorni. La madre ha ancora le sue terre a Cortona. - -DONNA FIORINA - -Ma com’ha potuto pensare, io dico, di venire a trovarlo qua, sotto i -tuoi occhi? - -DONN’ANNA - -Qua? Ma che dici? Qua la condurrò io. Ella gli ha scritto di trovarsi -ad aspettarla alla stazione. - -DONNA FIORINA - -E ci troverà te, invece? E come le dirai? - -DONN’ANNA - -Le dirò.... le dirò, prima, di venire con me. — Non le potrò mica dare -la notizia lì alla stazione, davanti a tutti. - -DONNA FIORINA - -Ma come resterà lei, alla tua presenza? Che penserà, non trovando lui? - -DONN’ANNA - -Penserà che non c’è, perchè è partito. E che ha mandato me per -farglielo sapere. — Ecco: dapprima, là, le dirò così.... — o in qualche -altro modo. - -DONNA FIORINA - -Ma poi qua, almeno, le dirai tutto? tutto? - -DONN’ANNA - -Dopo che la avrò persuasa a seguirmi, sì. - -DONNA FIORINA - -E perchè allora prepari queste piante? - -DONN’ANNA - -Perchè ancora ella non lo saprà, arrivando! È lui! è lui! Non sono io! -— Per carità non farmi parlare! — Ella arriva, e ci vogliono queste -piante! - - Vedendo rientrare Giovanni con - l’altro vaso: - -Là, Giovanni, come t’ho detto. - -GIOVANNI - - Dopo aver posato il vaso: - -Questa è la più bella di tutte. - -DONN’ANNA - -Abbiamo scelte le più belle, sì. E ora di’, di’ che tengano pronta la -vettura. - -GIOVANNI - -È già pronta, signora. In dieci minuti lei sarà alla stazione. - -DONN’ANNA - -Bene bene. Puoi andare. - - Giovanni riandrà via per l’uscio - in fondo. Donn’Anna in preda come - sarà alla sua crescente impazienza, - si farà presso l’uscio a destra a - chiamare: - -Elisabetta! Non hai ancora finito di preparare? - -DONNA FIORINA - -Ma come? Lì, Anna? - -DONN’ANNA - -No! Non per lei. Per lei ho fatto preparare su. - - E chiamerà più forte, - appressandosi all’uscio. - -Elisabetta! E perchè hai aperto la finestra? - - Entrerà Elisabetta di corsa - annunziando fin dall’interno: - -ELISABETTA - -I signorini! i signorini! - - A Donna Fiorina: - -Sono arrivati i suoi figli, signora! - -DONNA FIORINA - - sorpresa, esultante: - -Lida? Flavio? - -ELISABETTA - -Li ho sentiti gridare nel giardino! Sissignora! Vengono su di corsa! - -DONN’ANNA - -I tuoi figli.... - -DONNA FIORINA - -Ma come? Un giorno prima? Dovevano arrivare domani! - - Si udrà gridare dall’interno: - «Mamma! Mamma!» - -ELISABETTA - -Eccoli! Eccoli! - - Irromperanno nella stanza Lida, - sui diciotto anni, e Flavio, sui - venti. Partiti lo scorso anno dalla - campagna per i loro studi in città, - saranno diventati altri, pure in - così poco tempo, da quelli che - erano prima che fossero partiti; - altri non solo nel modo di pensare - e di sentire, ma anche nel corpo, - nel suono della voce, nel modo di - gestire, di muoversi, di guardare, - di sorridere. Essi naturalmente, non - lo sapranno. Se ne accorgerà subito - la madre, dopo le prime impetuose - effusioni d’affetto, e ne resterà - sbigottita, per il tragico senso - che all’improvviso assumerà ai suoi - occhi l’evidenza della prova di - quanto la sorella le ha rivelato. - -LIDA - - accorrendo alla madre e buttandole - le braccia al collo: - -Mammina! Mammina mia bella! - - La bacerà. - -DONNA FIORINA - -Lida mia! - - La bacerà. - -Ma come? — Flavio! Flavio! - - Gli tenderà le braccia. - -FLAVIO - - abbracciandola: - -Mammina! - - La bacerà. - -DONNA FIORINA - -Ma come? — Oh Dio, ma come? Voi? Così? - -LIDA - -Siamo riusciti a partire oggi, vedi? - -FLAVIO - -A precipizio! Sbrigando tutto in due ore! - -LIDA - -Ora se ne vanta! Non voleva — - -FLAVIO - -Sfido! Corri di qua! scappa di là! Dalla sarta, dalla modista — Chypre -Coty — calze di seta! (che te ne farai poi qua in campagna, non lo so!) - -LIDA - -Vedrai, vedrai, mammina, quante cose belle ho portato, anche per te! - -DONNA FIORINA - - che avrà cercato di sorridere, - ascoltandoli; ma che pure, avendo - notato subito il loro cambiamento, - si sarà sentita come raggelare; ora - dirà, con gli occhi rivolti alla - sorella che si sarà tratta un po’ in - disparte nell’ombra che comincerà a - invadere la stanza: - -Sì... sì, — ma Dio mio.... — io non so.... — come parlate? - - Subito, allora, a Lida e a Flavio, - seguendo lo sguardo della madre, - sovverrà d’essere in casa della zia: - penseranno alla sciagura recente - di cui nel primo impeto non si - saranno più ricordati e, attribuendo - a questa loro dimenticanza lo - sbigottimento della madre, si - turberanno e si volgeranno confusi e - mortificati alla zia. - -FLAVIO - -Ah, la zia — già! — - -LIDA - -Scusaci, zia! Entrando a precipizio — - -FLAVIO - -Non vedevamo la mamma da un anno — - -LIDA - -Il povero Fulvio — - -FLAVIO - -— ne abbiamo avuta tanta pena — - -LIDA - -— per te, zia! - -FLAVIO - -Contavo di trovarlo qua; di passare con lui le vacanze — - -LIDA - -E io di conoscerlo, perchè — - -FLAVIO - -— ma dovresti ricordartene! — - -LIDA - -— avevo appena nove anni, quando partì — - -FLAVIO - -Povera zia! - -LIDA - -Scusaci! E anche tu, mamma! - -DONN’ANNA - -No, Flavio; no, Lida: Non è per me; è per voi. - -LIDA - - non comprendendo: - -Che cosa, per noi? - -DONN’ANNA - -Niente, cari! - - Li guarderà un poco, poi li - bacerà sulla fronte, prima l’uno poi - l’altro. - -Ben tornati. - - S’accosterà alla sorella e le - dirà piano con un sorriso, per - confortarla: - -Pensa che almeno, ora, sono più belli. — È bene che io me ne vada. - - Andrà per l’uscio in fondo. Gli - altri resteranno per un momento in - silenzio, come sospesi. L’ombra - seguiterà intanto a invadere - gradatamente la stanza. - -FLAVIO - -Non abbiamo pensato, entrando — - -LIDA - -Ma che ha voluto dire, «che è per noi»? - -DONNA FIORINA - - insorgendo come contro un incubo: - -Niente, niente, figli miei! Non è vero! no! no! — Lasciatevi vedere! - -ELISABETTA - -Come si sono fatti! - -DONNA FIORINA - - c. s. - -Più belli! più belli! - -ELISABETTA - - ammirando Lida: - -Altro che! Una signorina di già! Sembra un’altra! - -DONNA FIORINA - - con impeto, come a ripararla, - riprendendosela: - -No, Lida mia! Lida mia! - - E subito volgendosi all’altro: - -Il mio Flavio! - -FLAVIO - - riabbracciandola: - -Mammina! Ma che hai? - -DONNA FIORINA - -Qua, qua! Lasciatevi vedere bene! - - Prenderà fra le mani il viso di - Lida. - -Non star più a pensare! guardami! - -LIDA - -Ma com’è morto, mamma? Proprio per — - -FLAVIO - -— per quella donna? - -DONNA FIORINA - - in fretta, urtata: - -No! D’un male che gli è sopravvenuto all’improvviso. — Ve ne parlerò -poi. — Ora ditemi, ditemi di voi, piuttosto! - -FLAVIO - - a Lida: - -Vedi se è vero? Le tue solite romanticherie, te l’ho detto! Se -aveva potuto staccarsene, è segno che tutta questa gran passione, da -morirne — - -DONNA FIORINA - -Ma no, che dite? - -FLAVIO - -Non fa che leggere romanzi, te n’avverto! - -DONNA FIORINA - -Tu, Liduccia? - -LIDA - -Non ci credere, mammina: non è vero! - -FLAVIO - -Se n’è portati una ventina anche qua, figurati! - -LIDA - -Mi fai il piacere di non immischiarti negli affari miei? - -DONNA FIORINA - -Ma come! Litigate così tra voi? - -LIDA - -È insoffribile! Non ci badare, mammina. - -FLAVIO - -Da quale eroina t’è venuto lo «Chypre» si può sapere? - -DONNA FIORINA - - tra sè, angustiata: - -Lo «Chypre» — che sarà? - -LIDA - -Me l’ha suggerito un’amica mia! - -FLAVIO - -La Rosi? - -LIDA - -Ma che Rosi! - -FLAVIO - -La Franchi? - -LIDA - -Ma che Franchi! - -FLAVIO - -Ne cambia una al giorno! Bandieruola! - -ELISABETTA - -Partiti come due pastorelli dalla campagna, Signore Iddio, ora pajono -due milordini! - -DONNA FIORINA - - tentando ancora di reagire: - -Ma certo! La città.... Sono cresciuti, e.... - - A Lida: - -Mi dite che cos’è codesto «Chypre»? - -FLAVIO - -Un profumo, mammina: novanta lire la fialetta! - -DONNA FIORINA - -Profumi, una ragazza! - -LIDA - -Mammina, ho diciott’anni! - -FLAVIO - -Tre fialette: duecento settanta lire! - -LIDA - -Hai speso per te, di cravatte, di colletti, di guanti, non so quanto, e -hai il coraggio di rinfacciare a me le tre fialette di «Chypre»? - -DONNA FIORINA - -Zitti, per carità, non posso sentirvi fare codesti discorsi! - - A Lida, carezzevole: - -Ti pettini ora così, — come una grande — - -ELISABETTA - -Partì con la treccina sulle spalle! - -DONNA FIORINA - - senza dare ascolto a Elisabetta: - -Eh già! Sei più alta di me. - - Poi come smarrita: - -Come ti sto sembrando io? - -LIDA - -Bene, mammina! Tanto bene! - -DONNA FIORINA - -E allora perchè mi guardi così? - -LIDA - -Come ti guardo? - -DONNA FIORINA - -Non so.... E tu, Flavio.... - -FLAVIO - -Ma sai che sei davvero strana, mammina? - - Riderà, guardandola. - -DONNA FIORINA - -No, non ridere così, ti prego! - -FLAVIO - -Eh, lo so che qui non dovrei ridere; ma parli, ci guardi in un modo -così curioso — - -DONNA FIORINA - -Io? - - Smaniosamente: - -S’è fatto bujo qua: vi cerco con gli occhi, perchè quasi non vi vedo -più. - - L’ombra, di fatti, si sarà - addensata; e in essa a mano a mano - si sarà avvivato sempre più il - riverbero del lume acceso nella - stanza del figlio morto. - -ELISABETTA - -Aspetti. Accenderò. - -DONNA FIORINA - -No. Andiamo via; andiamo via, ragazzi! Andiamocene di qui; è tardi! - -LIDA - - nel voltarsi, notando quel - riverbero: - -Oh, c’è lume in quella stanza. Chi c’è? - -DONNA FIORINA - -Se sapeste! - -FLAVIO - - piano, restando: - -È morto là? - -ELISABETTA - - cupa, dopo un silenzio: - -Qua è, ormai, come se non avessimo più vita noi; e l’avesse lui solo. - -FLAVIO - -Gli tiene il lume acceso? - -LIDA - - che si sarà timorosamente - appressata a guardare: - -E la camera intatta? - -DONNA FIORINA - -Non guardare, Lida! - -FLAVIO - -Come se dovesse sempre arrivare? - -ELISABETTA - -No: come se non se ne fosse andato mai, e fosse qua ancora, com’era -prima che partisse. Ci penserà lei, dice, a non farlo partire. - - Breve pausa; e poi aggiungerà - cupamente: - -Perchè i figli che partono, muojono per la madre. Non sono più quelli! - - Nel bujo e nel silenzio d’incubo, - sopravvenuto, Donna Fiorina romperà - in un pianto sommesso. - -FLAVIO - - dopo che il pianto della madre - avrà fatto per un momento sussultare - quel silenzio di morte, dirà alieno, - attribuendo quel pianto al dolore - per la sorella: - -Povera zia; ma guarda! - -LIDA - -È come una follia! - -ELISABETTA - -Ne parla così, che quasi lo fa vedere. Io mi guardo dietro, quando -sono qua sola, come se debba vederlo uscire da questa camera e andare -per quell’uscio in giardino o di qua alla finestra. Vivo in un tremore -continuo. Mi fa badare alla sua stanza; rifare il letto; ecco — là — le -coperte rimboccate: ogni sera così, e tutto preparato, come se dovesse -andare a dormire. - -DONNA FIORINA - - piano, come una mendica, a Lida - che le si sarà stretta accanto - istintivamente, impaurita dalle - parole d’Elisabetta: - -Liduccia mia! Liduccia! Tu mi vuoi bene ancora? - -LIDA - - tutta intenta a Elisabetta, senza - badare alla madre: - -Seguita dunque a — - -ELISABETTA - -— a farlo vivere! - -DONNA FIORINA - - non potendone più, come se il - cuore le scoppiasse: - -Flavio! Figli miei! Andiamocene, andiamocene, per carità! - -ELISABETTA - -Aspetti, signora. Le faccio lume: è tutto al bujo ancora di là. - -DONNA FIORINA - -Sì, grazie, Elisabetta. Andiamo, andiamo via! - - Elisabetta uscirà prima; poi - usciranno Donna Fiorina, Lida, - Flavio. - - La scena resterà vuota e buja; con - quel solo riverbero spettrale che - s’allungherà dall’uscio a destra. - - Dopo una lunga pausa, senza il - minimo rumore, la scranna accostata - davanti alla tavola da scrivere si - scosterà lentamente come se una mano - invisibile la girasse. Dopo un’altra - pausa, più breve, la lieve cortina - davanti alla finestra si solleverà - un poco da una parte, come scostata - dalla stessa mano; e ricadrà. (Chi - sa che cose avvengono, non viste - da nessuno, nell’ombra delle stanze - deserte dove qualcuno è morto?) - - Rientrerà, poco dopo, Elisabetta, - e subito darà luce alla stanza. - Istintivamente, riaccosterà la - scranna alla tavola, senza il - minimo sospetto che _qualcuno_ - l’abbia smossa; poi, per sottrarsi - alla vista degli oggetti della - stanza, si recherà alla finestra; - scosterà anche lei con la mano la - lieve cortina; aprirà la vetrata e - guarderà nel giardino. - -ELISABETTA - - dalla finestra: - -Chi è là? — - - Pausa. - -Oh — Giovanni — sei tu? — - - Pausa. - -Giovanni? - -LA VOCE DI GIOVANNI - - dal giardino, allegra: - -La vedi? - -ELISABETTA - -No, che cosa? - -LA VOCE DI GIOVANNI - -Là, ancora tra gli olivi della collina. - -ELISABETTA - -Ah, sì — la vedo. E tu stai lì a guardare la luna? - -LA VOCE DI GIOVANNI - -Voglio vedere se è vero quello che mi disse. - -ELISABETTA - -Chi? - -LA VOCE DI GIOVANNI - -Chi! Chi ora non la vede più. - -ELISABETTA - -Ah, lui? - -LA VOCE DI GIOVANNI - -Da costà; ove sei tu. - -ELISABETTA - -Non mi far paura: ne ho tanta! - -LA VOCE DI GIOVANNI - -La sera dopo che arrivò. - -ELISABETTA - -Ti disse della luna? E che ti disse? - -LA VOCE DI GIOVANNI - -Che più va su, e più si perde. - -ELISABETTA - -La luna? - -LA VOCE DI GIOVANNI - -Tu guardi in terra — mi disse — e ne vedi il lume là sulla collina, -qua sulle piante; ma se alzi il capo e guardi lei, più alta è, e più la -vedi come lontana dalla nostra notte. - -ELISABETTA - -Lontana? Perchè? - -LA VOCE DI GIOVANNI - -Perchè notte è qua per noi, ma la luna non la vede, perduta lassù nella -sua luce, intendi? — A che pensava, eh? guardando la luna. — Sento i -sonaglioli della vettura. - -ELISABETTA - -Corri, corri ad aprire il cancello. - - Elisabetta richiuderà in fretta la - finestra e si ritirerà per l’uscio - in fondo. - - Poco dopo, da quest’uscio, - entreranno Lucia Maubel e Donn’Anna. - Avranno avuto durante il tragitto - dalla stazione alla villa le prime - spiegazioni, prevedute già nella - prima scena da Donna Fiorina. La - giovane ne sarà rimasta offesa, - mortificata e turbatissima. - -DONN’ANNA - - ansiosa, introducendola: - -Vieni, vieni. Sono le sue stanze. E se entri là, ne avrai la prova: ti -vedrai da per tutto, con gli ultimi fiori lasciati jeri davanti a tutti -i tuoi ritratti. - -LUCIA - - amabile, ironicamente: - -I fiori, e poi se n’è fuggito? - -DONN’ANNA - -Torni a rimproverarlo? Se sapessi a che costo non è qua — - -LUCIA - -Vengo, e non si fa trovare. Lei dice che l’ha fatto per me? - -DONN’ANNA - -— contro il suo cuore — - -LUCIA - -— per prudenza? — e non le sembra che sia ben più che un rimprovero, -un’offesa per me, tanta prudenza — un insulto — - -DONN’ANNA - - dolente: - -— no — no — - -LUCIA - -— oh Dio, così crudo, che si può pensare abbia voluto usarla per sè — -non per me — la prudenza. - -DONN’ANNA - -No, per te! per te! — - -LUCIA - -Ma io non sono morta! Io sono qua! - -DONN’ANNA - -Morta? Che dici? - -LUCIA - -Eh sì, mi scusi: se al mio arrivo se n’è fuggito e ha lasciato i fiori -là davanti ai miei ritratti, che vuol dire? che vuol essere come per -una morta il suo amore? — E io che ho lasciato là tutta l’altra mia -vita, per correre qua a lui! — Oh! oh! è orribile, orribile quello che -ha fatto! - - Si nasconderà il volto tra le - mani, fremendo di vergogna e di - sdegno. - -DONN’ANNA - - quasi tra sè, guardando nel vuoto: - -Non l’avrebbe fatto... È certo che non l’avrebbe fatto... - -LUCIA - - si volterà di scatto a guardarla: - -C’è dunque una ragione per cui l’ha fatto? - -DONN’ANNA - - quasi senza voce: - -Sì. - - E sorriderà squallidamente. - -LUCIA - -Che ragione? Mi dica! - -DONN’ANNA - -Mi permetti di chiamarti Lucia? - -LUCIA - -Mi chiami Lucia, sì. Anzi, gliene sono grata! - -DONN’ANNA - -E di dirti che egli non intese offenderti se, dovendo partire — - -LUCIA - -— ma mi dica perchè? la ragione! — - -DONN’ANNA - -Ecco: te la dirò — ma prima questo: che non intese offenderti, -affidandoti a me — - -LUCIA - -— no! ah, mi comprenda! — io.... — io so che — - -DONN’ANNA - -— che lui mi confidò sempre tutto — come vi siete amati — - -LUCIA - - infoscandosi: - -Tutto? - -DONN’ANNA - -Poteva confidarmelo, perchè — - -LUCIA - - come colta da un brivido si - nasconderà di nuovo la faccia e, - spasimando, negherà col capo. - -DONN’ANNA - - guardandola, allibita: - -No? - -LUCIA - - più col gesto del capo che con la - voce, la quale sarà pianto prossimo - a prorompere: - -No — no — - -DONN’ANNA - - c. s. - -Come? — Allora.... - -LUCIA - - prorompendo: - -Mi perdoni! mi perdoni! Sia madre anche per me! — Io sono qua per -questo! - -DONN’ANNA - -Ma allora, egli — - -LUCIA - -— partì di là per questo! - -DONN’ANNA - -Ma lo forzasti tu a partire! - -Lucia - -Io, sì! Dopo! dopo! — All’ultimo, a tradimento, quest’amore, durato -puro tant’anni, ci vinse! - -DONN’ANNA - -Ah, per questo —? - -LUCIA - -Sconvolta, atterrita, lo spinsi a partire. — Non avrei più potuto -guardare i miei bambini. — Ma fu inutile, inutile. — Non potei più -guardarli. Mi son sentita morire. - - La guarderà con occhi atroci. - -Comprende perchè? — Ne ho un altro! - - E si nasconderà la faccia. - -DONN’ANNA - -Suo? - -LUCIA - -Sono qua per questo. - -DONN’ANNA - -Suo? Suo? - -LUCIA - -Egli ancora non lo sa! Bisogna che lo sappia! — Mi dica dov’è! - -DONN’ANNA - -Oh figlia mia! figlia mia! — Egli vive allora in te veramente? — -Partendo, lasciò in te una vita — sua? - -LUCIA - -Sì, sì — bisogna che lo sappia subito! Dov’è? Me lo dica! Dovè? - -DONN’ANNA - -E come faccio ora a dirtelo? Oh Dio! oh Dio! Come faccio ora a dirtelo? - -LUCIA - -Perchè? Non lo sa? - -DONN’ANNA - -Partito — - -LUCIA - -— non le disse dove andava? - -DONN’ANNA - -Non me lo disse. - -LUCIA - -Ha sospettato — lo vedo — che solo per.... - - troncherà con un’esclamazione di - sdegno. - -Ma non aveva ragione di sospettar questo di me! — Sono stata anch’io, -sì; com’è stato lui; ma io lo spinsi poi a partire, e non sarei venuta, -ora, per questo! — È che non posso più, ora, staccarmi da lui; tornare -là — come sono — non posso — ne ho orrore! - -DONN’ANNA - -Sì, sì, è giusto! - -LUCIA - -Non mi può dire proprio dov’è? Non lo sa davvero? Come gli si può far -sapere? - -DONN’ANNA - -Aspetta, aspetta: gli si farà sapere, sì — - -LUCIA - -— e come? dove, se lei non sa dov’è? Non sarà mica partito per un lungo -viaggio, senza dirglielo, senz’avvertirmene! - -DONN’ANNA - -No, no — non sarà lontano — non può essere lontano.... - -LUCIA - -Temette che anche a lasciarlo detto a lei, dove andava.... — Ma forse -glielo consigliò anche lei di partire —? - -DONN’ANNA - -Io non sapevo — - -LUCIA - - si premerà una mano sugli occhi: - -Divento così sospettosa! Oh com’è triste! — Lo so: avrei dovuto -scriverglielo. Ma non volli disperdere in parole le forze che mi -bisognavano tutte per la risoluzione già presa. — Gli è parsa una -follia, una frenesia — - -DONN’ANNA - - per calmarla: - -— ecco, ecco — - -LUCIA - -— ed è fuggito per farmi trovare qua in lei la ragione che avevo -perduta. — Capisco, capisco. — - - Staccando: - -Tornerà? le scriverà? farà sapere dov’è? — - -DONN’ANNA - -Sì, sì, certo — calmati — siedi, siedi qua accanto a me — e lasciati -chiamare figlia — - -LUCIA - -— sì, sì — - -DONN’ANNA - -— Lucia — - -LUCIA - -— sì — - -DONN’ANNA - -— figlia mia! — - -LUCIA - -— sì, mamma! mamma! — Ora sento che è meglio così; ch’io abbia trovato -lei qua, prima, e non lui — - -DONN’ANNA - -— figlia mia bella — bella! — questi occhi — questa bocca — quest’odore -dei tuoi capelli — e l’alito del tuo corpo! — Comprendo, comprendo! -— Ah, egli doveva — ma fin da prima, fin da prima doveva farti sua! -Questa gioja me la doveva dare, d’avere in te un’altra mia figlia, -così! — così! — - -LUCIA - -— senza tutto il male — oh Dio, il male che abbiamo fatto! - -DONN’ANNA - -Ora non ci pensare! — Quelli che non ne hanno fatto, figlia, chi sa di -quanto male sono stati cagione agli altri, a quelli che lo fanno, e che -forse saranno i soli ad averne poi bene. Tu più di me. - -LUCIA - -Ho tagliata in due la mia vita — io — - -DONN’ANNA - -— ne hai una in te — - -LUCIA - -— ma quegli altri, là? — Son dovuta fuggire qua, con questa, che ancora -è nulla e che pure subito è diventata tutto — tutto l’amore precipitato -d’un tratto così, diventato d’un tratto ciò che non doveva mai -diventare! - -DONN’ANNA - -La vita! - -LUCIA - -Ah quello che ho patito, lei non lo sa, non lo potrà mai immaginare! — -Il letto, Dio mio, dove si riposa, diventato un orrore! — Certi patti -con me stessa.... — Sa, sa il bruciore di certi tagli? — Così! Là, a -tenermi coi denti finchè potevo, per impedirmi che il corpo finisse -d’appartenermi e cedesse! E ogni qual volta scattavo da quell’orribile -incubo dove per un attimo, cieca, era stata costretta a mancarmi — -ah — liberata — potevo essere di lui, pura, per il martirio subìto — -senza rimorsi. — Non dovevamo cedere anche noi! Il patto poteva valere -soltanto così. — Perchè, anche quegli altri là — che crede? — (lei è -madre, e con lei posso parlare) — - -DONN’ANNA - -— sì, parla, parla — - -LUCIA - -— quegli altri là (è vero) non erano amore che si fosse fatto carne: -— erano di quello, carne — ma l’amore che ci avevo messo io, l’amore -che avevo dato io anche a quegli altri — io, io così col cuore pieno -di lui — li aveva fatti, anche quelli, quasi di lui. L’amore è uno! — -E ora.... ora questo non è più possibile! — Di due io non posso essere. -Piuttosto m’uccido. - -DONN’ANNA - -Non solo per te, ma anche per non dare a quell’altro «questo» che è tuo -solamente e di lui — non puoi — - -LUCIA - -— è vero? è vero? — - -DONN’ANNA - -Non devi! - - E smarrendosi un poco: - -Io lo domando a te — - -LUCIA - -— l’ha detto lei! — - -DONN’ANNA - -— sì — per sapere se hai pensato anche a questo! — - -LUCIA - - dopo una breve pausa, - ripigliandosi e infoscandosi: - -La violenza che ho fatto a me stessa per tanti anni — quei due bambini -che mi sono nati ad onta di questa violenza — - - Resterà improvvisamente in tronco. - -DONN’ANNA - -Che vuoi dire? - -LUCIA - -Nulla, nulla contro di loro! Ah, ma contro quell’uomo — è un così -intimo e oscuro sentimento d’odio, che non lo so dire. — Sento che io -sono stata madre due volte così, senza la mia minima cooperazione, per -opera d’un estraneo a me — e badi, nella mia carne viva e con tutto lo -strazio dell’anima — mentre lui — oh, lui non lo saprebbe nemmeno! - -DONN’ANNA - -Ma lo sai tu! - -LUCIA - -Sì, e allora per rispetto a me, non per rispetto a lui! Avrebbe reso da -me un male assai minore di quello che mi ha fatto. - -DONN’ANNA - -Non lo conosco: non posso giudicare. - -LUCIA - -Solo perchè moglie m’ha reso madre, per potersene poi andare -spensierato con altre donne — tante! — cinico e sprezzante; solo -attento agli affari; e poi, levato di lì, fatuo, frigido — guarda -la vita per riderne, e le donne per prenderle, e gli uomini per -ingannarli. — Ho potuto resistere a stare ancora con lui, solo perchè -avevo chi mi teneva su, chi mi dava aria da respirare fuori di quella -bruttura. — Non dovevano bruttarci anche noi! Le giuro, le giuro che -non è stata una gioja — e la prova (è orribile dirlo, ma per me è così) -— la prova è in questa mia nuova maternità. - -DONN’ANNA - -No, Dio! che dici? - -LUCIA - -Sono venuta qua, perchè mi faccia lui, se può, sentire che non è vero! -Avevo fatto di tutto là, tre anni, per non essere più madre. Lo credo, -lo credo anch’io che dev’essere una gioja; e non voglio altro, le -giuro che non voglio altro che questo: che veramente diventi ora per me -questa gioja che non ho provata mai! - -DONN’ANNA - -Ma devi averla tu nel cuore, figlia mia! Se non l’hai tu, chi te la può -dare? - -LUCIA - -Lui! Lui! - -DONN’ANNA - -Sì, lui; ma per come tu hai nel cuore anche lui! Solo così. È sempre -così. Non cercare nulla che non ti venga da te. - -LUCIA - -Che vuole che mi venga da me in questo momento! Sono così smarrita — -sospesa. — Questo tradimento di non farsi trovare.... — Ho bisogno di -lui, di vederlo, di parlargli, di sentirne la voce! — Dov’è? dove sarà? -come si farà a saperlo? — Finchè non lo saprò, io non avrò requie! — -Possibile che lei non supponga nemmeno dove se ne sia potuto andare? - -DONN’ANNA - -Non lo so, figlia. — Ma bisogna che tu te le dia, ora, un po’ di -pace — - -LUCIA - -— non posso! — - -DONN’ANNA - -— tremi tutta — sarai così stanca! — Il lungo viaggio! - -LUCIA - -Mi rombano le orecchie — la testa mi vaneggia — - -DONN’ANNA - -— vedi, dunque? - -LUCIA - -— tanta ansia, tanta ansia — - -DONN’ANNA - -— bisogna che tu vada a riposare — - -LUCIA - -— e poi non trovarlo! — Credo di aver la febbre. — - -DONN’ANNA - -— hai bisogno di riposo. — Vedremo domani come si deve fare. - -LUCIA - -Impazzirò stanotte! - -DONN’ANNA - -No — guarda — t’insegnerò io a non impazzire — come si fa quando uno -è lontano — come feci io tanto tempo, finchè egli fu con te, là: — me -lo sentii vicino, perchè io col cuore me lo facevo vicino. — Altro che -vicino! Lo avevo io nel cuore! — Fai così, e questa notte passerà. — -Pensa che queste sono le sue stanze; e che egli è di là — - -LUCIA - -Dorme di là? - -DONN’ANNA - -Là, sì. — E che su questa tavola ti scrive — - -LUCIA - -Cose cattive m’ha scritto! — - -DONN’ANNA - -E qua, vedi? su questa panca qua, fino a jeri, m’ha parlato tanto, -tanto di te — - -LUCIA - -— e poi se n’è partito — - -DONN’ANNA - -— non sapeva! — Quante cose mi disse, perchè io ti facessi intendere -senza offenderti e senza farti soffrire il male di questo suo -allontanamento per il tuo bene. - -LUCIA - -Ma ora — - -DONN’ANNA - -— ah ora — certo — cambia tutto — con te così! — - -LUCIA - -— e ritornerà! — - -DONN’ANNA - -— e ritornerà, stai tranquilla — ritornerà. Ma ora vieni, vieni su, con -me. — Ti ho preparato su la stanza. - -LUCIA - -Voglio vedere la sua. - -DONN’ANNA - -Sì, sì, vieni — entra. - -LUCIA - -E non mi vorrebbe lasciare qua? - -DONN’ANNA - -Vuoi — qua da lui? - -LUCIA - -Ora posso. — E pure con me. - -DONN’ANNA - -Vedi, vedi che tu già lo senti? — Sì, se tu vuoi, dormi qua, figlia mia. - -LUCIA - - entrando: - -Forse è meglio: «più vicino»! - -DONN’ANNA - -— nel tuo cuore, sì! nel tuo cuore! - - La seguirà. - - La scena resterà per un momento - vuota. Si sentiranno in confuso - le due voci parlare di là, ma - non tristi, anzi gaje; e Lucia - fors’anche riderà, come per una - sorpresa. Poi Donna Anna verrà - fuori, ma rivolta verso l’interno, - a parlare con la giovine che - l’accompagnerà fino alla soglia. - -LUCIA - - dalla soglia, lieta: - -— sì, con questa bella luna! - -DONN’ANNA - -Buona notte, cara. A domani. Chiudo l’uscio. - -LUCIA - - ritirandosi: - -Buona notte. - -DONN’ANNA - - sola, richiuso l’uscio, resterà lì - davanti come esausta per un istante; - ma poi splenderà nel viso d’un ilare - divino spasimo, e più con gli occhi - che con le labbra dirà: - -Vive! - - - TELA - - - - -ATTO TERZO - - - La stessa scena, la mattina dopo, nelle prime ore. - - Poco dopo levata la tela, apparirà sulla soglia dell’uscio - in fondo Giovanni che darà passo alla signora Francesca Noretti - arrivata or ora dalla stazione in un’ansia angosciosa e spaventata. - - -GIOVANNI - -Entri, entri, signora. - -FRANCESCA - -Ma possibile che dorma? - -GIOVANNI - -Sarà ancora stanca del viaggio. Sono appena le sette, del resto. - -FRANCESCA - -E dove dorme? Non lo sapete? - -GIOVANNI - -Jeri Elisabetta le preparava la stanza al piano di sopra. - -FRANCESCA - -Non potete condurmi da lei? - -GIOVANNI - -Io su non salgo, signora. Ma ho fatto avvertire Elisabetta. E la -padrona è già levata. L’ho vista quando ha aperto la finestra all’alba. - -FRANCESCA - -Ma possibile che ancora non lo sappia? — È arrivata jeri sera? - -GIOVANNI - -Sissignora, jersera. La padrona è andata a prenderla alla stazione. - -FRANCESCA - -E voi l’avete vista arrivare? — Piangeva? - -GIOVANNI - -Nossignora: non m’è parso. - -FRANCESCA - -Che non gliel’abbiano ancora detto? — Se può dormire.... — - -GIOVANNI - -Probabile, signora, perchè — guardi queste piante: le ho portate io -qua jeri sera.... — È come se non fosse morto per la padrona. — Non s’è -mica vestita di nero. - -FRANCESCA - -E per questo non ne ha fatto sapere niente a nessuno? — È morto da -undici giorni? - -GIOVANNI - -Come stamattina. - -FRANCESCA - -E l’ho saputo ora alla stazione, arrivando — come ho domandato di lui — -dove stava — - -GIOVANNI - -Ecco la padrona. - - Entrerà di fretta Donn’Anna. E - Giovanni uscirà. - -DONN’ANNA - -Piano, piano per carità! — Lei è la mamma? - -FRANCESCA - -Può immaginarsi in quale stato, signora! — Ho viaggiato come una -disperata — Dov’è? dov’è? — Ancora non lo sa? - -DONN’ANNA - -Piano, piano — non lo sa! - -FRANCESCA - -Mi conduca da lei! La sveglierò io! glielo dirò io! - -DONN’ANNA - -No, signora, per carità! - -FRANCESCA - -Ma come? lei, — non avvertire nessuno, nemmeno me, della sciagura, per -non farle commettere questa pazzia! - -DONN’ANNA - -Non l’ha commessa per lui — no! — creda — - -FRANCESCA - -Come non l’ha commessa per lui? - -DONN’ANNA - -No, no. Le dirò — - -FRANCESCA - -Io voglio vederla subito! - -DONN’ANNA - -Ma giacchè sa, ormai, non abbia più timore, nè tutta quest’ansia, -signora — - -FRANCESCA - -— come vuole che non l’abbia? io — - -DONN’ANNA - -— si calmi — mi lasci dire — - -FRANCESCA - -— l’avrò finchè non me la sarò riportata via! — Mi son precipitata -appena letto il biglietto che mi lasciò, là, per raccomandarmi i -bambini. Ha due figli — lo sa lei? Ah Dio, come non sono morta, non lo -so! - -DONN’ANNA - -Piano — venga con me, la prego: — ella dorme di là! - -FRANCESCA - -Ah, di là? Io vado subito — - - Farà per lanciarsi verso l’uscio a - destra. - -DONN’ANNA - - parandosi di fronte a lei: - -No, signora! Lei non sa il male che le farebbe! - - Dirà con tal tono questo - ammonimento, che l’altra madre ne - resterà, per un istante, sgomenta e - come smarrita. - -FRANCESCA - -Perchè? - -DONN’ANNA - - subito, recisa: - -Perchè non sa quello che io so! Il caso è molto più grave di quanto lei -s’immagina! - -FRANCESCA - -Più grave? - - La guarderà spaventata. - -DONN’ANNA - -Sì! Me l’ha confessato lei stessa, arrivando! - -FRANCESCA - -— che — che con lui? — - -DONN’ANNA - -— sì — e ch’egli non è così morto, come a lei pare — - -FRANCESCA - - balbettando, allibita: - -— che vuol dire? - -DONN’ANNA - -— se vive ora in lei, come l’amore d’un uomo può vivere, diventar vita -in una donna — quando la fa madre — ha capito? - -FRANCESCA - - raccapricciando: - -Suo figlio? — Oh Dio! e come? — ma dunque — per questo? — - -DONN’ANNA - -È arrivata in tale stato di disperazione, che non m’è stato ancora -possibile «_dirglielo_». Le ho detto che era partito — per lei, per -prudenza — per non comprometterla — e già è bastato questo, perchè si -vedesse, si sentisse morta — - -FRANCESCA - -— lei? — - -DONN’ANNA - -— lei, sì certo — nel cuore di lui! — Com’è possibile, le domando io -ora, farglielo morire? - -FRANCESCA - -Ma prima, prima ch’ella si compromettesse venendo qua, lei avrebbe -dovuto annunziare a me che era morto! - -DONN’ANNA - -Signora, ringrazi il cielo che non ho questo rimorso! Credevo d’averlo; -di dovermelo fare; ma ho potuto vedere che fui invece ispirata da Dio -nel mandare alla sua figliuola la lettera lasciata da lui, terminata da -me. - -FRANCESCA - - inorridita: - -Ma come, dopo? — dopo che era morto? — - -DONN’ANNA - -Per lei non è «dopo»! — È stata una fortuna, le dico! Ispirazione di -Dio! — Senza che ne sapessimo nulla nè io nè lei, nell’animo in cui si -trovava là — se lui le fosse mancato — si sarebbe uccisa — creda! - -FRANCESCA - -Ma lei, Dio mio, lei vuole tenere ancora la mia figliuola legata a un -cadavere? - -DONN’ANNA - -Che cadavere! La morte per lei è là, presso l’uomo a cui lei l’ha -legata: quello, è un cadavere! — Io ho cominciato invece fin da -jersera, mi sono provata fin da jersera a farle intendere — - -FRANCESCA - -— che ha gli altri suoi figli — là — - -DONN’ANNA - -— ma questo lo sa! Me n’ha parlato lei stessa con tanto strazio! Cose — -m’ha detto — che fanno rabbrividire — - -FRANCESCA - -— dei figli? - -DONN’ANNA - -— sì: che se l’è fatti suoi, dopo — dopo che le erano nati — estranei! -— Se li è dovuti far suoi con l’amore di mio figlio, intende? Hanno -avuto bisogno dell’amore di lui, anche quelli, perchè diventassero vita -per lei. — Eppure, ha visto? ha potuto lasciarli per venirsene qua. - -FRANCESCA - -Ma se ora saprà che lui, qua, non c’è più — - -DONN’ANNA - -E invece dev’esserci, se lei se la vuole riportare — là, al suo -martirio — dev’esserci! E lei deve farle intendere, come mi sono -provata io, in qual modo egli dev’essere vivo per lei d’ora in poi — -solo nel cuore — senza cercarlo più fuori — con la vita che lei gli -darà. — Questo. — Ma prima prometterle che lo vedrà.... — Ha capito? - -FRANCESCA - - sbalordita: - -Che lo vedrà? - -DONN’ANNA - -Non qua! — «Qua» le diremo «lui non ritornerà, se non saprà che tu sei -ripartita. Lo vedrai tra poco; perchè egli ritornerà a te, là». — Ecco, -le dica così e forse riuscirà a riportarsela. — Pensi che è lì che lo -aspetta — ha voluto dormire nel suo letto — forse lo sogna — appena si -sveglierà, lo penserà vivo e che starà per ritornare. - -FRANCESCA - - che sarà stata a mirarla, - atterrita, col ribrezzo più vivo, - che a poco a poco si sarà sciolto in - un’infinita pietà: - -Oh Dio, signora, ma questa.... questa è una follia.... - - Si aprirà a questo punto l’uscio - a destra e apparirà Lucia, la - quale, scorgendo la madre in - quell’atteggiamento, dopo la prima - sorpresa si turberà, guardando - l’altra madre e intuendo in un - baleno la sciagura. - -LUCIA - -Oh, mamma, tu? - - Farà per accorrere a lei, ma si - fermerà, guardando prima l’una e poi - l’altra: - -Che cos’è? - -FRANCESCA - - tremando, senza alcuna ansia; - con tono che ajuterà la figlia a - intendere: - -Figlia mia.... figlia mia.... - -LUCIA - - c. s. - -Ma com’è? — Che dicevate? - -DONN’ANNA - - per riparare: - -Niente. Vedi? è venuta — è venuta a cercare di te — - -LUCIA - -Non è vero! Com’è che tu, mamma, non mi dici nulla? — Che cos’è?... - - Gridando: - -Ditemelo! - -FRANCESCA - - accorrendo a lei per abbracciarla: - -Figlia mia — - -LUCIA - -È morto? È morto? - - Respingendo l’abbraccio della - madre, per volgersi a Donna Anna. - -No! — Morto? — È come? lei — No! Non è possibile! Oh Dio, - - con le mani tra i capelli: - -— il sogno che ho fatto! - - Smarrendosi e guardandosi attorno: - -Morto? — Ditemelo! Ditemelo! - -FRANCESCA - -Sono già tanti giorni, figlia — - -LUCIA - -Tanti giorni? - - A Donn’Anna: - -— che è morto? — E lei — come? — perchè non me l’ha detto? Com’è morto? -come? — Ah Dio, là dove ho dormito? E mi ha fatto dormire là? - - Donn’Anna è interita, come - un’immagine sepolcrale. - -— L’ho voluto io; ma lei.... — come? — «I fiori» — «è partito» — -«queste sono le sue stanze» — «non so dov’è» — E io l’ho sognato, che -non poteva più ritornare, tanto lontano se n’era andato; — lo vedevo, -così lontano, con un viso da morto — il suo viso! il suo viso! — Ah -Dio! ah Dio! — - - E romperà in pianto, perdutamente: - -Per non farmi più pensare che se non l’avevo trovato qua ad aspettarmi, -come doveva — eh sì, questo soltanto poteva essere accaduto, che fosse -morto! E non l’ho compreso, perchè lei — - - Si rizzerà dal pianto, lo stupore - vincendo ora il dolore: - -— ma come ha fatto? com’ha potuto fare? — per me? — ed egli è morto -anche a lei — è incredibile! — me n’ha parlato come se fosse vivo! - -DONN’ANNA - - guardando lontano: - -Lo vedo — - -LUCIA - - stordita: - -— che è morto? — e non le è morto qua sotto gli occhi? — - -DONN’ANNA - -— no: ora — - -LUCIA - -— come, ora? — - -DONN’ANNA - -— ora lo vedo morire. - -LUCIA - -Come? Che dice? - - Donn’Anna si coprirà il volto con - le mani. E allora ella griderà: - -Io lo sapevo, lo sapevo che sarebbe morto! Non avevo voluto crederci! -Me lo disse lui stesso, quando partì, che sarebbe venuto qua a morire! - -DONN’ANNA - - scoprendo il volto: - -E io non lo vidi. - -LUCIA - -Lo vidi io! Moriva, moriva, da anni; gli s’erano spenti gli occhi; era -già come morto quando partì! così pallido lo vidi, così pallido, così -misero lo vidi, che lo compresi subito che sarebbe morto! - -DONN’ANNA - -Misero, sì — gli occhi spenti, sì — e diventato così — cangiato, -cangiato così — ora lo vedo — per te, sì, figlia! - - Attirandola a sè, come per uno - spaventoso brivido, che di schianto - la spetrerà. - -Oh figlia! — qua su la tua carne — ora sì — me lo vedo morire — ne -sento il freddo ora qua, qua al caldo di queste tue lagrime! — Tu me -lo fai vedere, come s’era ridotto ora! Non lo vedevo! Non avevo potuto -piangerlo, perchè non lo vedevo! — Ora lo vedo! ora lo vedo! - -LUCIA - - che si sarà a poco a poco - sciolta da lei, e rattratta, come - raccapricciata, presso la madre: - -Oh Dio, che dice? che dice? - -DONN’ANNA - - sola: - -Figlio mio! — le tue carni! — te ne sei andato così — misero, misero! -E io.... io t’imbalsamavo — vivo! — vivo t’imbalsamavo — come non -eri più, come non potevi più essere — con quei tuoi capelli e quegli -occhi che avevi perduti, che non ti potevano più ridere! E perchè non -ti potevano più ridere, non te li ho riconosciuti! — E come, allora? -Fuori della tua vita ti volevo far vivere? fuori della vita che t’aveva -consumato — povera, povera carne mia che non ho vista più! che non -vedrò più! — Dove sei? - - Si volgerà a cercare intorno: - -— dove sei? - -LUCIA - - accorrendo: - -Qua, mamma! - -DONN’ANNA - - restando un attimo: - -— Tu? - - Poi con un grido: - -— Ah, sì! - - L’abbraccerà freneticamente: - -— Non te lo portar via! Non te n’andare! non te n’andare! - -LUCIA - -No, non me n’andrò! non me n’andrò, mamma! non me n’andrò! - -FRANCESCA - -Come non te n’andrai? Che dici? Tu te ne verrai via, subito, con me! - -DONN’ANNA - -No! Me la lasci, signora! è mia! è mia! me la lasci! me la lasci! - -FRANCESCA - -Ma lei è pazza, signora! - -DONN’ANNA - -Pensi che è troppo, è troppo quello che m’ha fatto! - - E subito, carezzevole a Lucia: - -— No, no — sai? — non te ne fo colpa! — Sono la tua madre! - -FRANCESCA - -Ma vuole che lasci me per lei? E i suoi figli? - - A Lucia: - -— Hai i tuoi bambini! Li vuoi abbandonare, per restare qua con nessuno? - -DONN’ANNA - - insorgendo: - -Ma ne avrà un altro qua, che non potrà dare là a chi non appartiene! - -FRANCESCA - - violenta: - -Signora, ma si fa coscienza lei di quello che dice? - -LUCIA - -E tu, di quello che io farei? ti fai coscienza? - -DONN’ANNA - - subito abbattendosi: - -No, no: tua madre ha ragione, figlia! Ha capito che io lo dico per me -— per me — non per quello! — Divento misera, misera anch’io! — Ma è -perchè muojo anch’io, ora, vedi? — Sì, appena ti nascerà questo che -ti porti via lontano; appena gliela darai tu, di nuovo, la vita — là -— fuori di te! — Vedi? Vedi? Sarai tu la madre allora; non più io! Non -tornerà più nessuno a me qua! È finita! Lo riavrai tu, là, mio figlio -— piccolo com’era — mio — con quei suoi capelli d’oro e quegli occhi -ridenti — com’era, — sarà tuo; non più mio! Tu, tu la madre, non più -io! E io ora, muojo, muojo veramente qua. Oh Dio! oh Dio! - - E piangerà, piangerà come non - avrà mai pianto, tra l’accorato - sbigottimento dell’altra madre - e della figlia. A poco a poco si - ripiglierà dal pianto, ma diventando - man mano quasi opaca, quasi spenta - infine: - -Ma sì, ma sì.... — Basta, basta. Se è per me, no! no! non voglio -piangere! Basta! - - Lunghissima pausa. Poi alzandosi, - verrà a Lucia e carezzandola: - -Vai, vai, figlia, — vai nella tua vita — a consumare anche te — povera -carne macerata anche tu. — La morte è ben questa. — E ormai basta. — -Non ci pensiamo più. — Ecco, pensiamo — pensiamo, qua, ora, a tua madre -piuttosto — che sarà stanca. - -FRANCESCA - -No, no — io voglio subito, subito ripartire! - -DONN’ANNA - -Eh, subito non potrà, signora. Si deve aspettare. Passa tardi di qua -il treno di Pisa. Avrà, avrà tutto il tempo di riposarsi. — E tu, -figliuola mia — - -LUCIA - -No, no — io non partirò — non partirò — rimarrò qua con lei, io! - -FRANCESCA - -Tu partirai! Te lo dice lei stessa! - -DONN’ANNA - -Qua non c’è più nulla per te. - -FRANCESCA - -E i tuoi bambini t’aspettano! E bisogna far presto! - -LUCIA - -Ma là, io non torno! non torno, sai! — Non è più possibile per me! — -Non posso! Non posso e non voglio! Come vuoi che faccia più, ormai? - -DONN’ANNA - -E io, qua? — È ben questa la morte, figlia. — Cose da fare, si voglia -o non si voglia — e cose da dire.... — Ora, un orario da consultare — -poi, la vettura per la stazione — viaggiare.... — Siamo i poveri morti -affaccendati. — Martoriarsi — consolarsi — quietarsi. — È ben questa la -morte. - - - TELA - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - -*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA CHE TI DIEDI *** - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the -United States without permission and without paying copyright -royalties. 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Redistribution is subject to the trademark -license, especially commercial redistribution. - -START: FULL LICENSE - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg™ mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase “Project -Gutenberg”), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg™ License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project -Gutenberg™ electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg™ -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. 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