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-The Project Gutenberg eBook of La vita che ti diedi, by Luigi
-Pirandello
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
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-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
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-using this eBook.
-
-Title: La vita che ti diedi
-
-Author: Luigi Pirandello
-
-Release Date: February 9, 2023 [eBook #69997]
-
-Language: Italian
-
-Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team
- at http://www.pgdp.net (This file was produced from images
- made available by the HathiTrust Digital Library)
-
-*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA CHE TI DIEDI ***
-
-
- MASCHERE NUDE
-
- TEATRO DI LUIGI PIRANDELLO
-
-
- LA VITA
- CHE TI DIEDI
-
- TRAGEDIA IN TRE ATTI
-
-
-
- FIRENZE
- R. BEMPORAD & FIGLIO — EDITORI
- Via Cavour, 20
-
-
-
-
- PROPRIETÀ LETTERARIA
- DEGLI EDITORI R. BEMPORAD & FIGLIO
-
- _I diritti di riproduzione e di traduzione sono
- riservati per tutti i paesi,
- compresi la Svezia, la Norvegia e l’Olanda._
-
- Copyright 1924 by R. Bemporad & F.
-
- 1924 — Prato, Tip. Giachetti, Figlio e C.
-
-
-
-
-PERSONAGGI
-
-
- DONN’ANNA LUNA.
- LUCIA MAUBEL.
- FRANCESCA NORETTI, _sua madre_.
- DONNA FIORINA SEGNI, _sorella di Donn’Anna_.
- DON GIORGIO MEI, _parroco_.
- LIDA, FLAVIO, _figli di Donna Fiorina_.
- ELISABETTA, _vecchia nutrice_.
- GIOVANNI, _vecchio giardiniere_.
- DUE FANTI.
- DONNE DEL CONTADO.
-
- In una villa solitaria
- della campagna toscana. Oggi.
-
-
-
-
-ATTO PRIMO
-
-
- Stanza quasi nuda e fredda, di grigia pietra, nella villa
- solitaria di Donn’Anna Luna. Una panca, uno stipo, una tavola da
- scrivere, altri pochi arredi antichi da cui spira un senso di pace
- esiliata dal mondo. Anche la luce che entra da un’ampia finestra
- pare provenga da una lontanissima vita. Un uscio è in fondo e un
- altro nella parete di destra, molto più prossimo alla parete di
- fondo che al proscenio.
-
- Al levarsi della tela, davanti all’uscio di destra che immette
- nella stanza dove si suppone giaccia moribondo il figlio di
- Donn’Anna Luna, si vedranno alcune donne del contado, parte
- inginocchiate e parte in piedi, ma curve in atteggiamento di
- preghiera, con le mani congiunte innanzi alla bocca. Le prime,
- quasi toccando terra con la fronte, reciteranno sommessamente la
- litania per gli agonizzanti; le altre spieranno ansiose e sgomente
- il momento del trapasso e a un certo punto faranno segno a quelle
- d’interrompere la litania e, dopo un breve silenzio d’angoscia,
- s’inginocchieranno anch’esse e ora l’una ora l’altra faranno le
- invocazioni supreme per il defunto.
-
-
-LE PRIME
-
- inginocchiate: alcune, invocando;
- le altre, sollecitando la preghiera.
-
-— Sancta Maria,
-
- — Ora pro eo.
-
-— Sancta Virgo Virginum,
-
- — Ora pro eo.
-
-— Mater Christi,
-
- — Ora pro eo.
-
-— Mater Divinæ Gratiæ,
-
- — Ora pro eo.
-
-— Mater purissima,
-
- — Ora pro eo.
-
-LE SECONDE
-
- in piedi, faranno a questo punto
- segno alle prime d’interrompere
- la litania: resteranno per un
- momento come sospese in un gesto
- d’angoscia e di sgomento; poi
- s’inginocchieranno anch’esse.
-
-UNA
-
-Santi di Dio, accorrete in suo soccorso.
-
-UN’ALTRA
-
-Angeli del Signore, venite ad accogliere quest’anima.
-
-UNA TERZA
-
-Gesù Cristo che l’ha chiamata la riceva.
-
-UNA QUARTA
-
-E gli spiriti beati la conducano dal seno d’Abramo al Signore
-Onnipotente.
-
-LA PRIMA
-
-Signore, abbiate pietà di noi.
-
-L’ALTRA
-
-Cristo, abbiate pietà di noi.
-
-UNA QUINTA
-
-Datele il riposo eterno e fate risplendere su lei la vostra eterna luce.
-
-TUTTE
-
-Riposi in pace.
-
- Rimarranno ancora un poco
- inginocchiate a recitare in silenzio
- ciascuna una sua particolar
- preghiera e poi si alzeranno,
- segnandosi. Dalla camera mortuaria
- verranno fuori sbigottiti e pieni di
- compassione e stupore Donna Fiorina
- Segni e il parroco Don Giorgio
- Mei. La prima, modesta signora di
- campagna sui cinquant’anni, porterà
- un po’ goffamente sul vecchio corpo
- sformato dall’età gli abiti di nuova
- moda, pur discreti, di cui i figli
- che abitano in città desiderano
- che ella vada vestita. (Si sa i
- figli come sono, quando cominciano
- a pigliare animo sopra i genitori).
- L’altro è un grasso e tardo parroco
- di campagna che, pur parlando a
- stento, avrà sempre da aggiungere
- qualche cosa a quanto gli altri
- dicono o che lui stesso ha detto;
- sebbene tante volte non sappia bene
- che cosa. Se però gli daranno tempo
- di parlare riposatamente a suo modo,
- dirà cose assennate e con garbo,
- perchè infine amico delle buone
- letture è, e non sciocco.
-
-DON GIORGIO
-
- alle donne, piano:
-
-Andate, andate pure, figliuole, e — e recitate ancora una preghiera in
-suffragio dell’anima benedetta.
-
- Le donne s’inchineranno prima a
- lui poi a Donna Fiorina e andranno
- via per l’uscio in fondo. I due
- resteranno in silenzio per un
- lungo tratto, l’una come smarrita
- nel cordoglio per la sorella e
- l’altro nell’incertezza tra una
- disapprovazione che vorrebbe fare e
- un conforto che non sa dare. Donna
- Fiorina non sosterrà più, a un certo
- punto, l’immagine che avrà davanti
- agli occhi della disperazione della
- sorella e si coprirà il volto
- con le mani e andrà a buttarsi
- rovescia sulla panca. Don Giorgio
- le si appresserà pian piano; la
- guarderà un poco senza dir nulla,
- tentennando il capo; poi alzerà le
- mani come chi si rimetta in Dio. Non
- abbiano, per carità, i comici timore
- del silenzio, perchè il silenzio
- parla più delle parole in certi
- momenti, se essi lo sapranno far
- parlare. E stia Don Giorgio ancora
- un po’ accanto alla donna buttata
- sulla panca, e infine dica, come
- un’aggiunta al suo pensiero:
-
-E.... e non s’è nemmeno inginocchiata.
-
-DONNA FIORINA
-
- sollevandosi dalla panca, senza
- scoprire la faccia:
-
-Finirà di perdere la ragione!
-
- Scoprendo la faccia e voltandosi a
- guardare Don Giorgio:
-
-Ha visto con che occhi, con che voce ci ha imposto di lasciarla sola?
-
-DON GIORGIO
-
-No, no. Troppo in lei, anzi, mi par forte la ragione e.... e il timore
-allora è un altro, mia cara signora: che le mancherà pur troppo il
-divino conforto della fede, e —
-
-DONNA FIORINA
-
- alzandosi, smaniosa:
-
-Ma che farà sola di là?
-
-DON GIORGIO
-
- cercando di calmarla:
-
-Sola non è: ha voluto che rimanesse con lei Elisabetta. Lasci.
-Elisabetta è saggia, e —
-
-DONNA FIORINA
-
- brusca:
-
-Se lei l’avesse udita questa notte!
-
- S’interromperà, vedendo uscire
- dalla camera mortuaria la vecchia
- nutrice Elisabetta che si dirigerà
- verso l’uscio in fondo:
-
-Elisabetta!
-
- E appena Elisabetta si volterà, le
- domanderà con ansia, più col gesto
- che con la voce:
-
-Che fa?
-
-ELISABETTA
-
- con occhi da insensata e voce
- opaca senza gesti:
-
-Niente. Lo guarda.
-
-DONNA FIORINA
-
-E ancora non piange?
-
-ELISABETTA
-
-No. Lo guarda.
-
-DONNA FIORINA
-
- smaniando:
-
-Piangesse, Dio! almeno piangesse!
-
-ELISABETTA
-
- prima appressandosi, sempre con
- aria da insensata, poi guardando
- l’una e l’altro confiderà piano:
-
-E dice sempre che è là!
-
- Farà con la mano un gesto che
- significa «lontano».
-
-DON GIORGIO
-
-Chi? Lui?
-
-ELISABETTA
-
- farà segno di sì col capo.
-
-DON GIORGIO
-
-Là, dove?
-
-ELISABETTA
-
-Parla da sè, sottovoce, movendosi —
-
-DONNA FIORINA
-
-— e non potere far nulla per lei! —
-
-ELISABETTA
-
-— così sicura di quello che dice, che è uno spavento starla a sentire.
-
-DONNA FIORINA
-
-Ma che altro dice? che altro dice?
-
-ELISABETTA
-
-Dice: «È partito; ritornerà».
-
-DONNA FIORINA
-
-Ritornerà?
-
-ELISABETTA
-
-Così. Sicura.
-
-DON GIORGIO
-
-Partito è, ma quanto a ritornare —
-
-ELISABETTA
-
-— me l’ha letto negli occhi — e ha ripetuto più forte, fissandomi: —
-«Ritornerà, ritornerà». — Perchè quello che ha lì sotto gli occhi, dice
-che non è lui.
-
-DON GIORGIO
-
- sorpreso:
-
-Non è lui?
-
-DONNA FIORINA
-
-Diceva così anche stanotte!
-
-ELISABETTA
-
-E vuole che sia portato via subito.
-
-DONNA FIORINA
-
- si coprirà di nuovo la faccia con
- le mani.
-
-DON GIORGIO
-
-In chiesa?
-
-ELISABETTA
-
-Via, dice. E non vuole che si vesta.
-
-DONNA FIORINA
-
- scoprendo la faccia:
-
-E come, allora?
-
-ELISABETTA
-
-Appena le ho detto che bisognava vestirlo —
-
-DON GIORGIO
-
-— già; prima che si indurisca! —
-
-ELISABETTA
-
-— ha fatto un gesto d’orrore. Vuole ch’io vada a preparare la lavanda.
-Lavato, avvolto in un lenzuolo, e via. — Così. — Vado a dar subito gli
-ordini e torno.
-
- Andrà via per l’uscio in fondo.
-
-DONNA FIORINA
-
-Impazzirà, impazzirà!
-
-DON GIORGIO
-
-Mah. Veramente, vestire chi s’è spogliato di tutto.... Non vorrà forse
-per questo.
-
-DONNA FIORINA
-
-Sarà per questo; ma io — io mi confondo, ecco — a considerare com’è.
-
-DON GIORGIO
-
-Fare diversamente dagli altri. —
-
-DONNA FIORINA
-
-— non perchè voglia, creda! —
-
-DON GIORGIO
-
-— credo; ma — dico il dubbio, almeno — il dubbio che, a sviarsi così
-dagli altri, dagli usi, ci si possa smarrire, e.... e senza neanche
-trovar più compagni al nostro dolore. Perchè, capirà, un’altra madre
-può non intenderla codesta nudità della morte che lei vuole per il suo
-figliuolo —
-
-DONNA FIORINA
-
-— ma sì, neanch’io! —
-
-DON GIORGIO
-
-— ecco, vede? — e.... e giudicarla male, e....
-
-DONNA FIORINA
-
-Sempre così è stata! Sembra che stia ad ascoltare ciò che gli altri le
-dicono; e tutt’a un tratto spunta fuori — come da lontano — con parole
-che nessuno s’aspetterebbe. Cose che — che sono vere — che quando
-le dice lei pare si possano toccare — a ripensarle, un momento dopo,
-stordiscono perchè non verrebbero in mente a nessuno; e fanno quasi
-paura. Io temo proprio, le giuro che temo di sentirla parlare; non so
-più nemmeno guardarla. — Che occhi! che occhi!
-
-DON GIORGIO
-
-Eh, povera madre!
-
-DONNA FIORINA
-
-Vedersi sparire il figlio così, in due giorni!
-
-DON GIORGIO
-
-L’unico figlio: tornato da così poco!
-
- Il vecchio giardiniere Giovanni,
- a questo punto, apparirà sbigottito
- sulla soglia dell’uscio in fondo e
- si farà un po’ avanti verso l’uscio
- a destra; starà un po’ a guardare
- da lì il cadavere, con stupore
- angoscioso; s’inginocchierà fin
- quasi a toccar terra con la fronte e
- rimarrà così un pezzo, mentre Donna
- Fiorina e Don Giorgio seguiteranno a
- parlare.
-
-DONNA FIORINA
-
-Dopo averlo aspettato tanti anni, tanti anni: più di sette: le era
-partito giovinetto —
-
-DON GIORGIO
-
-— ricordo: per i suoi studii d’ingegneria: a Liegi, mi pare.
-
-DONNA FIORINA
-
- lo guarderà e poi tentennando il
- capo in segno di disapprovazione:
-
-— là, là, dove poi....
-
-DON GIORGIO
-
- con un sospiro:
-
-So, so. Anzi, mi trattengo perchè ho da dirle.... —
-
- Alluderà alla madre nell’altra
- stanza.
-
- Il vecchio giardiniere Giovanni
- si alzerà segnandosi e andrà via per
- l’uscio in fondo.
-
-DONNA FIORINA
-
- aspetterà che il vecchio
- giardiniere sia uscito, e subito,
- con ansia, domanderà, alludendo al
- figlio morto:
-
-Le lasciò, confessandosi, qualche disposizione?
-
-DON GIORGIO
-
- grave:
-
-Sì.
-
-DONNA FIORINA
-
-Per quella donna?
-
-DON GIORGIO
-
- c. s.
-
-Sì.
-
-DONNA FIORINA
-
-L’avesse sposata, quando la conobbe a Firenze, studente!
-
-DON GIORGIO
-
-È una signora francese, è vero?
-
-DONNA FIORINA
-
-Sì, ora. Ma di nascita, no: è italiana. Studiava anche lei a Firenze.
-Poi sposò un francese, un certo signor Maubel che se la portò prima a
-Liegi, appunto, poi a Nizza.
-
-DON GIORGIO
-
-Ah, ecco. E lui la seguì?
-
-DONNA FIORINA
-
-Che passione per questa povera madre! Non ritornare, in sette anni,
-neppure una volta, neppure per pochi giorni a rivederla! E alla fine,
-ecco: ritornare, per morirle così in un momento. E non era finita, non
-era ancora finita la corrispondenza con quella donna. Già lei lo saprà:
-gliel’avrà confessato.
-
- Lo guarderà e poi domanderà,
- titubante:
-
-Ha forse disposto per i bambini?
-
-DON GIORGIO
-
- guardandola a sua volta:
-
-No. Quali?
-
-DONNA FIORINA
-
-Non sa che ella ha due figliuoli?
-
-DON GIORGIO
-
-Ah, i bambini di lei — sì; me l’ha detto. E mi ha detto che sono stati
-la salvezza della madre e anche sua.
-
-DONNA FIORINA
-
-La salvezza, ha detto?
-
-DON GIORGIO
-
-Sì.
-
-DONNA FIORINA
-
-Non sono, dunque.... non sono di lui?
-
-DON GIORGIO
-
- subito:
-
-Oh no, signora! Purtroppo non si può dir puro un amore adultero, anche
-se contenuto soltanto nel cuore e nella mente; ma è certo che.... lui
-almeno m’ha detto che....
-
-DONNA FIORINA
-
-Se gliel’ha detto in punto di morte — Dio mi perdoni: sua madre me
-l’aveva assicurato, più volte; le confesso che non ho saputo crederci.
-La passione era tanta che.... sì, sospettai perfino che quei due
-bambini.... —
-
-DON GIORGIO
-
-No, no.
-
-DONNA FIORINA
-
- stando in orecchi e facendo segno
- a Don Giorgio di tacere:
-
-Oh Dio, sente? Parla.... parla con lui!
-
- S’appresserà piano all’uscio a
- destra e starà un po’ in ascolto.
-
-DON GIORGIO
-
-Lasci. È il dolore. Farnetica.
-
-DONNA FIORINA
-
-No. È che le cose, come sono per noi, come noi le pensiamo — questa
-sventura — chi sa che senso avranno per lei!
-
-DON GIORGIO
-
-Lei dovrebbe forzarla a lasciare almeno per qualche tempo questa
-solitudine qua.
-
-DONNA FIORINA
-
-Impossibile! Non tento neppure.
-
-DON GIORGIO
-
-Almeno condursela con sè nella sua villa qua accanto!
-
-DONNA FIORINA
-
-Volesse! Ma non esce di qua da più di venti anni. Sempre a pensare,
-sempre a pensare. E a poco a poco s’è così.... come alienata da tutto.
-
-DON GIORGIO
-
-Eh, accogliere i pensieri che nascono dalla solitudine, è male, è male:
-vaporano dentro, nebbie di palude....
-
-DONNA FIORINA
-
-L’ha ormai dentro di sè la solitudine. Basta guardarle gli occhi per
-comprendere che non le può più venir da fuori altra vita, una qualsiasi
-distrazione. S’è chiusa qua in questa villa dove il silenzio, — su, ad
-attraversare le grandi stanze deserte — fa paura, paura. Pare — non
-so — che il tempo vi sprofondi. Il rumore delle foglie, quando c’è
-vento! Ne provo un’angoscia che non le so dire, pensando a lei, qua,
-sola. Immagino che le debba portar via l’anima, quel vento. Prima però,
-quando il figlio era lontano, sapevo dove gliela portava; ma ora? ma
-ora?
-
- Vedendo comparire la sorella sulla
- soglia dell’uscio a destra:
-
-Ah! Dio, eccola!
-
- Donn’Anna Luna, tutta bianca e
- come allucinata, avrà negli occhi
- una luce e sulle labbra una voce
- così «sue», che la faranno quasi
- religiosamente sola tra gli altri
- e le cose che la circondano. Sola e
- nuova. E questa sua «solitudine» e
- questa sua «novità» turberanno tanto
- più, in quanto si esprimeranno con
- una quasi divina semplicità, pur
- parlando ella come in un delirio
- lucido che sarà quasi l’alito
- tremulo del fuoco interiore che
- la divora e che si consuma così.
- S’avvierà all’uscio in fondo senza
- dir nulla: lì sulla soglia aspetterà
- un poco; poi, vedendo Elisabetta che
- ritorna insieme con due fanti che
- recheranno una conca d’acqua fumante
- infusa di balsami, dirà con lieve
- dolente impazienza:
-
-DONN’ANNA
-
-Presto, presto, Elisabetta. E fai come ti ho detto io. Ma presto.
-
- Le due fanti, senza fermarsi,
- attraverseranno da un uscio
- all’altro la scena.
-
-ELISABETTA
-
- scusandosi:
-
-Ho dovuto dare anche gli altri ordini —
-
-DONN’ANNA
-
- per troncare le scuse:
-
-— sì, sì —
-
-ELISABETTA
-
- seguitando:
-
-— e poi bisognerà che venga ancora il medico a vedere; e dar tempo
-che —
-
-DONN’ANNA
-
- c. s.
-
-— sì, vai vai. — Oh guarda lì, —
-
- Indicherà per terra, presso
- Elisabetta:
-
-— una corona. Sarà caduta a una di quelle donne.
-
- Elisabetta si chinerà a
- raccattarla, gliela porgerà e
- s’avvierà per l’uscio a destra.
- Prima che Elisabetta esca, ella
- tornerà a raccomandarle:
-
-Come t’ho detto io, Elisabetta.
-
-ELISABETTA
-
-Sì, padrona. Non dubiti.
-
- Via.
-
-DONN’ANNA
-
- guardando l’umile corona:
-
-Pregare — inginocchiare il proprio dolore.... — Tenga, Don Giorgio.
-
- Gli porgerà la corona.
-
-Per me è più difficile. In piedi. SeguirLo qua, attimo per attimo. A un
-certo punto, quasi manca il respiro; ci s’accascia e si prega: — «Ah,
-mio Dio, non resisto più: fammi piegare i ginocchi!» — Non vuole. Ci
-vuole in piedi; vivi, attimo per attimo: qua, qua; senza mai riposo.
-
-DON GIORGIO
-
-Ma la vera vita è di là, signora mia!
-
-DONN’ANNA
-
-Io so che Dio non può morire in ogni sua creatura che muore. Lei non
-può neanche dire che la mia creatura è morta: lei mi dice che Dio se
-l’è ripresa con Sè.
-
-DON GIORGIO
-
-Ecco, sì! Appunto!
-
-DONN’ANNA
-
- con strazio:
-
-Ma io sono qua ancora, don Giorgio!
-
-DON GIORGIO
-
- subito, a confortarla:
-
-Sì, povera signora mia.
-
-DONNA FIORINA
-
-Povera Anna mia, sì.
-
-DONN’ANNA
-
-E non sentite che Dio per noi non è di là, finchè vuol durare qua, in
-me, in noi; non per noi soltanto ma anche perchè seguitino a vivere
-tutti quelli che se ne sono andati?
-
-DON GIORGIO
-
-A vivere nel nostro ricordo, sì.
-
-DONN’ANNA
-
- lo guarderà come ferita dalla
- parola «ricordo» e volterà pian
- piano la testa quasi per non vedere
- la sua ferita; andrà a sedere e dirà
- a se stessa, dolente ma con fredda
- voce:
-
-Non posso più nè parlare, nè sentire parlare.
-
-DONNA FIORINA
-
-Perchè, Anna?
-
-DONN’ANNA
-
-Le parole — come le sento proferire dagli altri!
-
-DON GIORGIO
-
-Io ho detto «ricordo».
-
-DONN’ANNA
-
-Sì, don Giorgio; ma è come una morte per me. Se non ho mai, mai vissuto
-d’altro? se non ho altra vita che questa — l’unica che possa toccare:
-precisa, presente — lei mi dice «ricordo», e subito me l’allontana, me
-la fa mancare.
-
-DON GIORGIO
-
-Come dovrei dire allora?
-
-DONN’ANNA
-
-Che Dio vuole che mi viva ancora, mio figlio! — Così. — Non certo più
-di quella vita ch’Egli volle dare a lui qua; ma di quella che gli ho
-data io, sì, sempre! Questa non gli può finire finchè la vita duri a
-me. — O che non è vero che così si può vivere eterni anche qua, quando
-con le opere ce ne rendiamo degni? — Eterno, mio figlio, no; ma qua
-con me, di questo giorno che gli è rimasto a mezzo, e di domani, finchè
-vivo io, mio figlio deve vivere, deve vivere, con tutte le cose della
-vita, qua, con tutta la mia vita, che è sua, e non gliela può levare
-nessuno!
-
-DON GIORGIO
-
- pietosamente, per richiamarla da
- tanta superbia, come a lui pare,
- alla ragione, accennerà a Dio,
- levando una mano.
-
-DONN’ANNA
-
- subito, intendendo il gesto:
-
-No. Dio? Dio non leva la vita!
-
-DON GIORGIO
-
-Ma io dico quella che fu la sua qua.
-
-DONN’ANNA
-
-Perchè sapete che c’è di là un povero corpo che non vi vede e non vi
-sente più! E allora basta, è vero? È finito. Sì, vestirlo ancora d’uno
-dei suoi abiti portati di Francia, anche se non serva a ripararlo dal
-gelo che ha in sè e non gli viene più da fuori.
-
-DON GIORGIO
-
-Ma è pure un rito, signora mia —
-
-DONN’ANNA
-
-— sì, recitare le preghiere, accendere i ceri.... — E fate, sì; ma
-presto! — Io voglio quella sua stanza là com’era; che stia là, viva,
-viva della vita che io le do, ad attendere il suo ritorno, con tutte
-le cose com’egli me l’affidò prima che partisse. — Ma lo sa che mio
-figlio, quello che mi partì, non m’è più ritornato? —
-
- Cogliendo uno sguardo di Don
- Giorgio alla sorella:
-
-Non guardi Fiorina. Anche i suoi figli! Le sono partiti l’anno scorso
-per la città, Flavio e Lida. Crede che le ritorneranno?
-
- Donna Fiorina, nel sentirle
- dire così, si metterà a piangere
- sommessamente.
-
-No, non piangere! Piansi tanto anch’io — allora sì — per quella sua
-partenza! Senza sapere! Come te che piangi e non ne sai, non ne sai
-ancora la ragione!
-
-DONNA FIORINA
-
-No, no; io piango per te, Anna!
-
-DONN’ANNA
-
-E non intendi che si dovrebbe piangere sempre, allora? — Oh Fiorina,
-
- le prenderà la testa fra le
- mani e la guarderà negli occhi
- amorosamente:
-
-tu, questa? con questa fronte? con questi occhi? Ma ci pensi? Come
-ti sei ridotta così da quella che eri? Ti vedo viva com’eri, un fiore
-veramente; e vuoi che non mi sembri un sogno vederti ora così? E a te,
-di’ la verità, se ci pensi, la tua immagine d’allora —
-
-DONNA FIORINA
-
-— eh sì, un sogno, Anna.
-
-DONN’ANNA
-
-Ecco, vedi com’è? Tutto così. Un sogno. E il corpo, se così sotto le
-mani ti cangia ti cangia — le tue immagini — questa, quella — che sono?
-Memorie di sogni. Ecco: questa, quella. Tutto.
-
-DONNA FIORINA
-
-Memorie di sogni, sì.
-
-DONN’ANNA
-
-E allora basta che sia viva la memoria, io dico, e il sogno è vita,
-ecco! Mio figlio com’io lo vedo: vivo! vivo! — Non quello che è di là.
-Cercate d’intendermi!
-
-DONNA FIORINA
-
- quasi tra sè:
-
-Ma è pure quello di là!
-
-DON GIORGIO
-
-Dio volesse che fosse un sogno!
-
-DONN’ANNA
-
- senza più impazienza, dopo essere
- stata per un momento assorta in sè:
-
-Sette anni ci vogliono — lo so — sette anni di stare a pensare al
-figlio che non ritorna, e aver sofferto quello che ho sofferto io, per
-intenderla questa verità che oltrepassa ogni dolore e si fa qua, qua
-come una luce che non si può più spegnere —
-
- Si stringerà con ambo le mani le
- tempie
-
-— e dà questa terribile fredda febbre che inaridisce gli occhi e anche
-il suono della voce: chiara e crudele. (Io quasi mi volto, a sentirmi
-parlare, come se parlasse un’altra).
-
-DONNA FIORINA
-
-Tu dovresti riposarti un poco, Anna mia.
-
-DONN’ANNA
-
-Non posso. Mi vuole viva. — Ma guardi, Don Giorgio, guardi se non è
-tutto vero così com’io le dico. Mio figlio, voi credete che mi sia
-morto ora, è vero? Non mi è morto ora. Io piansi invece, di nascosto,
-tutte le mie lagrime quando me lo vidi arrivare: — (e per questo ora
-non ne ho più!) — quando mi vidi ritornare un altro che non aveva
-nulla, più nulla di mio figlio.
-
-DON GIORGIO
-
-Ah, ecco — sì, cambiato — certo! Eh, l’ha detto lei stessa, dianzi, di
-sua sorella. Ma si sa che la vita ci cambia, e....
-
-DONN’ANNA
-
-— e ci pare che possiamo confortarci, dicendo così: «cambiato». E non
-vuol dire un altro da quello che era? E se quello che prima era, ora
-non è più, che vuol dire «cambiato»? Io non lo potei riconoscere più
-come il figlio mio che m’era partito. — Lo spiavo, se almeno un volger
-d’occhi, un cenno di sorriso a fior di labbro, che so.... un subito
-schiarirsi della fronte, di quella sua bella fronte di giovinetto con
-tanti capelli fini — oh, d’oro nel sole! — mi avesse richiamato vivo,
-almeno per un momento, in questo che m’era ritornato, il mio figlio
-d’allora. No, no. Altri occhi: freddi. E una fronte sempre opaca,
-stretta qua alle tempie. E quasi calvo, quasi calvo. — Ecco, com’è là.
-
- Accennerà alla camera mortuaria.
-
-Ma deve ammettermi che io lo so, mio figlio com’era. Una madre guarda
-il figlio e lo sa com’è: Dio mio, l’ha fatto lei! — Ebbene, la vita può
-agire così crudelmente verso una madre: le strappa il figlio e glielo
-cambia. — Un altro; e io non lo sapevo. Morto; e io seguitavo a farlo
-vivere in me.
-
-DON GIORGIO
-
-Ma per lei dunque, signora; per come era per lei. Non morto per sè, se
-egli fino a poco fa viveva —
-
-DONN’ANNA
-
-— la sua vita, sì; ah, la sua vita sì, e quella che egli dava a noi, a
-me! Ben poco ormai, quasi più niente a me. Era tutto là, sempre!
-
- Indicherà lontano.
-
-Ma capisce che cosa orribile m’è toccato patire? Mio figlio — quello
-che è per me, nella mia memoria, vivo — era rimasto là, presso quella
-donna; e qua, per me, era tornato questo che — che non potei più sapere
-neppure come mi vedesse, con quegli occhi cambiati — che non mi poteva
-dar più niente — che se pur con la mano qualche volta mi toccava,
-certo non mi sentiva più come prima. — E che posso saperne io, della
-sua vita, com’era adesso per lui? delle cose, com’egli le vedeva; e
-quando le toccava, come le sentiva? — Ecco, vede? è così: quello che ci
-manca, ora, è solo quello che non sappiamo, che non possiamo sapere: la
-vita com’egli la dava a sè e a noi. Questa sì. Ma allora, Dio mio, si
-dovrebbe anche intendere che la vera ragione per cui si piange davanti
-alla morte è un’altra da quella che si crede.
-
-DON GIORGIO
-
-Si piange quello che ci viene a mancare.
-
-DONN’ANNA
-
-Ecco! La nostra vita in chi muore: quello che non sappiamo!
-
-DON GIORGIO
-
-Ma no, signora —
-
-DONN’ANNA
-
-— sì, sì: per noi piangiamo; perchè chi muore non può più dare — lui,
-lui — nessuna vita a noi, con quei suoi occhi spenti che non ci vedono
-più, con quelle sue mani fredde e dure che non ci possono più toccare.
-E che vuole ch’io pianga, allora, se è per me! — Quando era lontano, io
-dicevo: — «Se in questo momento mi pensa, io sono viva per lui». — E
-questo mi sosteneva, mi confortava nella mia solitudine. — Come debbo
-dire io ora? Debbo dire che io, io, non sono più viva per lui, poichè
-egli non mi può più pensare! — E voi invece volete dire che egli non
-è più vivo per me. Ma sì che egli è vivo per me, vivo di tutta la vita
-che io gli ho sempre data: la mia, la mia; non la sua che io non so! Se
-l’era vissuta lui, la sua, lontano da me, senza che io ne sapessi più
-nulla. E come per sette anni gliel’ho data senza che lui ci fosse più,
-non posso forse seguitare a dargliela ancora, allo stesso modo? Che
-è morto di lui, che non fosse già morto per me? Mi sono accorta bene
-che la vita non dipende da un corpo che ci stia o non ci stia davanti
-agli occhi. Può esserci un corpo, starci davanti agli occhi, ed esser
-morto per quella vita che noi gli davamo. — Quei suoi occhi che si
-dilatavano di tanto in tanto come per un brio di luce improvviso che
-glieli faceva ridere limpidi e felici, egli li aveva perduti nella sua
-vita; ma in me, no: li ha sempre, quegli occhi, e gli ridono subito,
-limpidi e felici, se io lo chiamo e si volta, vivo! — Vuol dire che io
-ora non debbo più permettere che s’allontani da me, dov’ha la sua vita;
-e che altra vita si frapponga tra lui e me: questo sì! — Avrà la mia
-qua, nei miei occhi che lo vedono, sulle mie labbra che gli parlano;
-e posso anche fargliela vivere là, dove lui la vuole: non m’importa!
-senza darne più niente, più niente a me, se non me ne vuol dare: tutta,
-tutta per lui là, la mia vita: se la vivrà lui, e io starò qua ancora
-ad aspettarne il ritorno, se mai riuscirà a distaccarsi da quella sua
-disperata passione.
-
- A don Giorgio:
-
-Lei lo sa.
-
-DON GIORGIO
-
-Sì, me ne parlò.
-
-DONN’ANNA
-
-L’ho supposto, don Giorgio.
-
-DON GIORGIO
-
-E mi disse come voleva che le fosse annunziata la sua morte.
-
-DONN’ANNA
-
- come se il figlio parlasse per la
- sua bocca:
-
-Che l’amore di lui non le mancò mai, fino all’ultimo momento.
-
-DON GIORGIO
-
-Sì. Ma facendoglielo sapere con tutte le debite cautele, scrivendone
-alla madre di lei, là.
-
-DONN’ANNA
-
- c. s.
-
-Che non le mancherà mai, mai quest’amore!
-
-DON GIORGIO
-
- stordito:
-
-Come?
-
-DONN’ANNA
-
- con la massima naturalezza:
-
-Se ella saprà tenerselo vivo nel cuore, aspettandone di qua il ritorno,
-com’io lo aspetto di là. — Se ella lo ama, m’intenderà. E il loro
-amore, per fortuna, era tale che non aveva bisogno per vivere della
-presenza del corpo. Si sono amati così. Possono, possono seguitare ad
-amarsi ancora.
-
-DONNA FIORINA
-
- costernata:
-
-Ma che dici, Anna?
-
-DONN’ANNA
-
-Che possono! Nel cuore di lei. Se ella saprà dargli ancora vita col
-suo amore, come certo in questo momento gliela dà, se lo pensa qua vivo
-com’io lo penso vivo là.
-
-DON GIORGIO
-
-Ma crede, signora mia, che si possa, così, passar sopra la morte?
-
-DONN’ANNA
-
-No, è vero? «Così» non si deve! La vita, sì, ha messo sempre sui morti
-una pietra, per passarci sopra. Ma dev’essere la nostra vita, non
-quella di chi muore. I morti li vogliamo proprio morti, per poterla
-vivere in pace la nostra vita. E così va bene passar sopra la morte!
-
-DON GIORGIO
-
-Ma no. Altro è dimenticare i morti, signora (che non si deve), altro
-pensarli vivi come lei dice —
-
-DONNA FIORINA
-
-— aspettarne il ritorno —
-
-DON GIORGIO
-
-— che non può più avvenire!
-
-DONN’ANNA
-
-E allora pensarlo morto, è vero? com’è là —
-
-DON GIORGIO
-
-— purtroppo! —
-
-DONN’ANNA
-
-— ed esser certi che non può più ritornare! Piangere molto, molto; e
-poi quietarsi a poco a poco —
-
-DONNA FIORINA
-
-— consolarsi in qualche modo!
-
-DONN’ANNA
-
-E poi, come da lontano, ogni tanto, ricordarsi di lui: — «Era così» —
-«Diceva questo» — Va bene?
-
-DONNA FIORINA
-
-Come tutti hanno sempre fatto, Anna mia!
-
-DONN’ANNA
-
-Insomma, ecco, farlo morire, farlo morire anche in noi; non così d’un
-tratto com’è morto lui là, ma a poco a poco; dimenticandolo; negandogli
-quella vita che prima gli davano, perchè egli non può più darne nessuna
-a noi. Si fa così? — Tanto e tanto. Più niente tu a me; più niente io a
-te. — O al più, considerando che se non me ne dài più è perchè proprio
-non me ne puoi più dare, non avendone più neanche un poco, neanche una
-briciola per te; ecco, di quella che potrà avanzarne a me, di tanto
-in tanto, io te ne darò ancora un pochino, ricordandoti — così, da
-lontano. Ah, da lontano lontano, badiamo! per modo che non ti possa più
-avvenire di ritornare. Dio sa, altrimenti, che spavento! — Questa è la
-perfetta morte. E la vita, quale anche una madre, se vuol esser saggia,
-deve seguitare a viverla, quando il figlio le sia morto.
-
- Si ripresenterà a questo punto
- sulla soglia dell’uscio in fondo
- Giovanni, il vecchio giardiniere,
- sbigottito, con una lettera in mano.
- Vedendo Donn’Anna, si tratterrà
- d’entrare e farà cenno a donna
- Fiorina della lettera, badando di
- non farsi scorgere. Ma Donn’Anna,
- vedendo voltare la sorella e Don
- Giorgio, si volterà anche lei
- e, notando lo sbigottimento del
- vecchio, gli domanderà:
-
-DONN’ANNA
-
-Giovanni — che cos’è?
-
-GIOVANNI
-
- nascondendo la lettera:
-
-Niente. Volevo.... volevo dire alla signora....
-
-DON GIORGIO
-
- che avrà scorto la lettera nelle
- mani del vecchio, domanderà con
- ansia costernata:
-
-Che sia la lettera ch’egli aspettava?
-
-DONN’ANNA
-
- a Giovanni:
-
-Hai una lettera?
-
-GIOVANNI
-
- titubante:
-
-Sì, ma —
-
-DONN’ANNA
-
-Da’ qua. So che è per lui!
-
- Il vecchio giardiniere porgerà la
- lettera a Donn’Anna e andrà via.
-
-DON GIORGIO
-
-La aspettava con tanta ansia —
-
-DONN’ANNA
-
-— sì, da due giorni! — Ne parlò anche a lei? —
-
-DON GIORGIO
-
-Sì, per dirmi che lei doveva aprirla, appena fosse arrivata.
-
-DONN’ANNA
-
-Aprirla? io?
-
-DON GIORGIO
-
-Sì, per scongiurare a tempo, se mai, un pericolo che lo tenne fino
-all’ultimo angosciato —
-
-DONN’ANNA
-
-— ah sì, lo so! lo so! —
-
-DON GIORGIO
-
-— ch’ella commettesse la follia —
-
-DONN’ANNA
-
-— di venire a raggiungerlo qua — lo so! — Se l’aspettava! S’aspettava
-ch’ella abbandonasse là i figli, il marito, la madre!
-
-DON GIORGIO
-
-E a scongiurare questa follia mi disse, anzi, che aveva già cominciato
-una lettera —
-
-DONN’ANNA
-
-— per lei?
-
-DON GIORGIO
-
-Sì.
-
-DONN’ANNA
-
-Allora è là!
-
- Indicherà la tavola da scrivere.
-
-DON GIORGIO
-
-Forse. Ma da distruggere ormai, per seguire invece l’altro suo
-suggerimento, di scrivere alla madre di lei. Ma veda, veda prima che
-cosa ella gli scrive.
-
-DONN’ANNA
-
- aprirà con mani convulse la
- lettera.
-
-Sì, sì!
-
-DON GIORGIO
-
-M’ero trattenuto per lasciarle detto questo; e la lettera è arrivata.
-
-DONN’ANNA
-
- traendola fuori dalla busta:
-
-Eccola, eccola.
-
-DONNA FIORINA
-
-A lui che non c’è più!
-
-DONN’ANNA
-
-No! È qua! è qua!
-
- E si metterà a leggere la lettera
- con gli occhi soltanto esprimendo
- durante la lettura, con gli
- atteggiamenti del volto, col tremore
- delle mani, con le esclamazioni che
- a mano a mano le scatteranno dal
- cuore, la gioja di sentir vivere il
- figlio nella passione dell’amante
- lontana:
-
-Sì — sì — gli dice che vuol venire — che viene, che viene!
-
-DON GIORGIO
-
-Bisognerà allora impedirlo —
-
-DONNA FIORINA
-
-— subito!
-
-DONN’ANNA
-
- seguitando a leggere senza
- prestare ascolto:
-
-Non resiste più! — Finchè lo aveva là con lei... —
-
- Poi con scatto improvviso di
- tenerezza:
-
-Come gli scrive! come gli scrive! —
-
- Seguiterà a leggere, e poi con un
- altro scatto che sarà grido e riso
- insieme, quasi lucente di lagrime:
-
-Sì? sì? E allora anche tu potrai!
-
- Poi dolente:
-
-Eh, ma se ne dispera!
-
- E ancora seguitando a leggere:
-
-Questo tormento, sì —
-
- Breve sospensione: seguiterà
- a leggere ancora un tratto, poi
- esclamerà:
-
-Sì, tanto, tanto amore! —
-
- Con altra espressione, poco dopo:
-
-Ah! ah no, no!
-
- Poi, come rispondendo alla
- lettera:
-
-Ma anche, lui, anche lui, qua, sì, sempre per te!
-
- Con uno scatto di gioja:
-
-Lo vede: lo vede! —
-
- Poi, turbandosi improvvisamente:
-
-Ah Dio — ma ne è disperata, disperata. — No! ah, no!
-
- Troncando la lettura e
- rivolgendosi a Don Giorgio e alla
- sorella:
-
-Non è possibile, non è possibile farle sapere in questo momento ch’egli
-non le può più dare il conforto del suo amore, della sua vita!
-
-DON GIORGIO
-
-Suggerì egli stesso per questo —
-
-DONNA FIORINA
-
-— di non farglielo sapere direttamente!
-
-DON GIORGIO
-
-Penserà la madre a —
-
-DONN’ANNA
-
-Impossibile! Ne impazzirebbe o ne morrebbe! — No! no!
-
-DONNA FIORINA
-
-Ma pure, per forza, Anna, bisognerà —
-
-DONN’ANNA
-
-Ma che! Se sentissi com’egli è vivo, vivo qua, in questa disperazione
-di lei! — Come gli parla, come gli grida il suo amore! — Minaccia
-d’uccidersi! — Guai se non fosse così vivo per lei in questo momento!
-
-DONNA FIORINA
-
-Ma come, Anna mia? come?
-
-DONN’ANNA
-
-C’è lì la sua lettera cominciata!
-
- Andrà alla tavola da scrivere;
- aprirà la cartella che vi sta sopra;
- ne trarrà la lettera del figlio:
-
-Eccola!
-
-DON GIORGIO
-
-E che vorrebbe farne, signora?
-
-DONN’ANNA
-
-Avrà trovato lui le parole, qua vive, per riconfortarla, per
-trattenerla, per distoglierla da questo proposito disperato di venire!
-
-DON GIORGIO
-
-E vorrebbe mandarle codesta lettera?
-
-DONN’ANNA
-
-Gliela manderò!
-
-DON GIORGIO
-
-No, signora!
-
-DONNA FIORINA
-
-Pensa a quello che fai, Anna!
-
-DONN’ANNA
-
-Vi dico che la sua vita bisogna ancora a lei! — Volete ch’io glielo
-uccida in questo momento, uccidendo anche lei?
-
-DONNA FIORINA
-
-Ma scriverai alla madre nello stesso tempo?
-
-DONN’ANNA
-
-Scriverò anche alla madre per scongiurarla che glielo lasci vivo! —
-Lasciatemi, lasciatemi!
-
-DON GIORGIO
-
-La lettera non è nemmeno finita!
-
-DONN’ANNA
-
-Io la finirò! Aveva la mia stessa mano. Scriveva come me! — La finirò
-io!
-
-DONNA FIORINA
-
-No, Anna!
-
-DON GIORGIO
-
-Non lo faccia, signora!
-
-DONN’ANNA
-
-Lasciatemi sola! — Ha ancora questa mano per scriverle, e le scriverà!
-le scriverà!
-
-
- TELA
-
-
-
-
-ATTO SECONDO
-
-
- La stessa scena del primo atto, verso sera; pochi giorni dopo.
- Accanto alla finestra, nella parete di sinistra, si vedrà da una
- parte e dall’altra un vaso da giardino con pianta d’alto fusto
- vivacemente fiorita. Un terzo vaso consimile, al levarsi della
- tela, avrà tra le mani Giovanni sulla soglia dell’uscio in fondo,
- presso la quale si vedranno anche Donn’Anna e sua sorella Donna
- Fiorina.
-
-
-DONN’ANNA
-
- a Giovanni, indicandogli il posto
- per il vaso: lì accanto all’uscio, a
- destra:
-
-Qua, Giovanni; posalo qua.
-
- Giovanni lo poserà.
-
-Così. E ora vai per l’ultimo, che collocherai dall’altra parte. — Se ti
-pesa, fatti ajutare.
-
-GIOVANNI
-
-No, padrona.
-
-DONN’ANNA
-
-So, so che non ti pesa, vecchio mio. Vai, vai.
-
- E come Giovanni andrà via,
- voltando alla sua destra, ella dirà
- a Fiorina, odorando la pianta:
-
-Senti che buon odore, Fiorina?
-
- E poi, indicando le altre piante
- presso la finestra:
-
-E come sono belle, qua vive!
-
-DONNA FIORINA
-
-Ma tu ti rendi più difficile il còmpito, così, Anna, ci pensi?
-
-DONN’ANNA
-
-Follia per follia; lasciami fare! Non ne commettemmo mai nessuna, nè io
-nè tu, per noi, nella nostra gioventù!
-
-DONNA FIORINA
-
-Ma sei responsabile tu, ora, della sua!
-
-DONN’ANNA
-
-No. In tutti i modi, in tutti i modi egli la scongiurò di non
-commetterla. È voluta venire! L’aveva in mente! Non avrei più fatto a
-tempo a impedirlo, scrivendo! È partita!
-
-DONNA FIORINA
-
-Ma se tu già avessi scritto alla madre!
-
-DONN’ANNA
-
-Non ho potuto! Mi ci sono provata, tre giorni, e non ho potuto; per la
-paura che ancora ho —
-
-DONNA FIORINA
-
-— di che?
-
-DONN’ANNA
-
-— che possa non essere per lei, com’è per me! che «sapendolo», il suo
-amore debba finire!
-
-DONNA FIORINA
-
-Ma dovresti augurartelo, augurarglielo!
-
-DONN’ANNA
-
-Non me lo dire, Fiorina! — Gli ha scritto un’altra lettera, sai?
-
-DONNA FIORINA
-
-Un’altra lettera?
-
-DONN’ANNA
-
- con occhi accesi di cupa gioja
- vorace:
-
-L’ho letta per lui!
-
- E subito a prevenire:
-
-Ma era più disperata della prima!
-
-DONNA FIORINA
-
-Dio mio, Anna, tu mi spaventi!
-
-DONN’ANNA
-
-Una mamma che si spaventa, come se non avesse tenuto vivi in grembo i
-suoi due figli e non li avesse nutriti di sè, con quella bella fame per
-due! — O che ti spaventavi allora? — Io ora mangio la vita per lui! —
-Se lo chiamo, che fai? torni a spaventarti?
-
-DONNA FIORINA
-
- s’otturerà le orecchie come se la
- sorella stesse per gridare il nome
- del figlio:
-
-No, Anna mia! no! no!
-
-DONN’ANNA
-
-Temi ch’egli possa castigare il tuo spavento, comparendoti per burla di
-là?
-
- Indicherà la camera del figlio.
-
-Io non ho bisogno di credere alle ombre. So che egli vive per me. Non
-sono pazza.
-
-DONNA FIORINA
-
-Lo so! E intanto fai, come se fossi!
-
-DONN’ANNA
-
-Che ne sai tu come faccio? delle ore che passo? Quando, su, abbandono
-la testa sui guanciali, e lo sento, lo sento anch’io il silenzio e il
-vuoto di queste stanze, e non mi basta più nessun ricordo per animarlo
-e riempirlo, perchè sono stanca. «So» anch’io, allora! «so» anch’io! e
-m’invade un raccapriccio spaventoso! L’unico rifugio, l’ultimo conforto
-allora è in lei, in questa che viene e che ancora non «sa». — Me le
-rianima e me le riempie lei subito, queste stanze; mi metto tutta negli
-occhi e nel cuore di lei per vederlo ancora qua, per sentirlo ancora
-qua, vivo; poichè da me non posso più!
-
-DONNA FIORINA
-
-Ma ora che ella viene —
-
-DONN’ANNA
-
-Tu vuoi farmi pensare prima del tempo a ciò che avverrà! Sei crudele!
-Non vedi come smanio? Mi par di respirare come chi abbia i minuti
-contati e tu mi vuoi levare quest’ultimo minuto di respiro!
-
-DONNA FIORINA
-
-Ma perchè considero che con questo viaggio ella rischia di
-compromettersi; ora che tutto è finito.
-
-DONN’ANNA
-
-No. Gliel’ha scritto. Approfitta d’una assenza del marito, andato da
-Nizza a Parigi per affari.
-
-DONNA FIORINA
-
-E se il marito ritornasse all’improvviso e non la trovasse?
-
-DONN’ANNA
-
-Avrà lasciato alla madre qualche scusa da dare al marito, di questa sua
-corsa qua di pochi giorni. La madre ha ancora le sue terre a Cortona.
-
-DONNA FIORINA
-
-Ma com’ha potuto pensare, io dico, di venire a trovarlo qua, sotto i
-tuoi occhi?
-
-DONN’ANNA
-
-Qua? Ma che dici? Qua la condurrò io. Ella gli ha scritto di trovarsi
-ad aspettarla alla stazione.
-
-DONNA FIORINA
-
-E ci troverà te, invece? E come le dirai?
-
-DONN’ANNA
-
-Le dirò.... le dirò, prima, di venire con me. — Non le potrò mica dare
-la notizia lì alla stazione, davanti a tutti.
-
-DONNA FIORINA
-
-Ma come resterà lei, alla tua presenza? Che penserà, non trovando lui?
-
-DONN’ANNA
-
-Penserà che non c’è, perchè è partito. E che ha mandato me per
-farglielo sapere. — Ecco: dapprima, là, le dirò così.... — o in qualche
-altro modo.
-
-DONNA FIORINA
-
-Ma poi qua, almeno, le dirai tutto? tutto?
-
-DONN’ANNA
-
-Dopo che la avrò persuasa a seguirmi, sì.
-
-DONNA FIORINA
-
-E perchè allora prepari queste piante?
-
-DONN’ANNA
-
-Perchè ancora ella non lo saprà, arrivando! È lui! è lui! Non sono io!
-— Per carità non farmi parlare! — Ella arriva, e ci vogliono queste
-piante!
-
- Vedendo rientrare Giovanni con
- l’altro vaso:
-
-Là, Giovanni, come t’ho detto.
-
-GIOVANNI
-
- Dopo aver posato il vaso:
-
-Questa è la più bella di tutte.
-
-DONN’ANNA
-
-Abbiamo scelte le più belle, sì. E ora di’, di’ che tengano pronta la
-vettura.
-
-GIOVANNI
-
-È già pronta, signora. In dieci minuti lei sarà alla stazione.
-
-DONN’ANNA
-
-Bene bene. Puoi andare.
-
- Giovanni riandrà via per l’uscio
- in fondo. Donn’Anna in preda come
- sarà alla sua crescente impazienza,
- si farà presso l’uscio a destra a
- chiamare:
-
-Elisabetta! Non hai ancora finito di preparare?
-
-DONNA FIORINA
-
-Ma come? Lì, Anna?
-
-DONN’ANNA
-
-No! Non per lei. Per lei ho fatto preparare su.
-
- E chiamerà più forte,
- appressandosi all’uscio.
-
-Elisabetta! E perchè hai aperto la finestra?
-
- Entrerà Elisabetta di corsa
- annunziando fin dall’interno:
-
-ELISABETTA
-
-I signorini! i signorini!
-
- A Donna Fiorina:
-
-Sono arrivati i suoi figli, signora!
-
-DONNA FIORINA
-
- sorpresa, esultante:
-
-Lida? Flavio?
-
-ELISABETTA
-
-Li ho sentiti gridare nel giardino! Sissignora! Vengono su di corsa!
-
-DONN’ANNA
-
-I tuoi figli....
-
-DONNA FIORINA
-
-Ma come? Un giorno prima? Dovevano arrivare domani!
-
- Si udrà gridare dall’interno:
- «Mamma! Mamma!»
-
-ELISABETTA
-
-Eccoli! Eccoli!
-
- Irromperanno nella stanza Lida,
- sui diciotto anni, e Flavio, sui
- venti. Partiti lo scorso anno dalla
- campagna per i loro studi in città,
- saranno diventati altri, pure in
- così poco tempo, da quelli che
- erano prima che fossero partiti;
- altri non solo nel modo di pensare
- e di sentire, ma anche nel corpo,
- nel suono della voce, nel modo di
- gestire, di muoversi, di guardare,
- di sorridere. Essi naturalmente, non
- lo sapranno. Se ne accorgerà subito
- la madre, dopo le prime impetuose
- effusioni d’affetto, e ne resterà
- sbigottita, per il tragico senso
- che all’improvviso assumerà ai suoi
- occhi l’evidenza della prova di
- quanto la sorella le ha rivelato.
-
-LIDA
-
- accorrendo alla madre e buttandole
- le braccia al collo:
-
-Mammina! Mammina mia bella!
-
- La bacerà.
-
-DONNA FIORINA
-
-Lida mia!
-
- La bacerà.
-
-Ma come? — Flavio! Flavio!
-
- Gli tenderà le braccia.
-
-FLAVIO
-
- abbracciandola:
-
-Mammina!
-
- La bacerà.
-
-DONNA FIORINA
-
-Ma come? — Oh Dio, ma come? Voi? Così?
-
-LIDA
-
-Siamo riusciti a partire oggi, vedi?
-
-FLAVIO
-
-A precipizio! Sbrigando tutto in due ore!
-
-LIDA
-
-Ora se ne vanta! Non voleva —
-
-FLAVIO
-
-Sfido! Corri di qua! scappa di là! Dalla sarta, dalla modista — Chypre
-Coty — calze di seta! (che te ne farai poi qua in campagna, non lo so!)
-
-LIDA
-
-Vedrai, vedrai, mammina, quante cose belle ho portato, anche per te!
-
-DONNA FIORINA
-
- che avrà cercato di sorridere,
- ascoltandoli; ma che pure, avendo
- notato subito il loro cambiamento,
- si sarà sentita come raggelare; ora
- dirà, con gli occhi rivolti alla
- sorella che si sarà tratta un po’ in
- disparte nell’ombra che comincerà a
- invadere la stanza:
-
-Sì... sì, — ma Dio mio.... — io non so.... — come parlate?
-
- Subito, allora, a Lida e a Flavio,
- seguendo lo sguardo della madre,
- sovverrà d’essere in casa della zia:
- penseranno alla sciagura recente
- di cui nel primo impeto non si
- saranno più ricordati e, attribuendo
- a questa loro dimenticanza lo
- sbigottimento della madre, si
- turberanno e si volgeranno confusi e
- mortificati alla zia.
-
-FLAVIO
-
-Ah, la zia — già! —
-
-LIDA
-
-Scusaci, zia! Entrando a precipizio —
-
-FLAVIO
-
-Non vedevamo la mamma da un anno —
-
-LIDA
-
-Il povero Fulvio —
-
-FLAVIO
-
-— ne abbiamo avuta tanta pena —
-
-LIDA
-
-— per te, zia!
-
-FLAVIO
-
-Contavo di trovarlo qua; di passare con lui le vacanze —
-
-LIDA
-
-E io di conoscerlo, perchè —
-
-FLAVIO
-
-— ma dovresti ricordartene! —
-
-LIDA
-
-— avevo appena nove anni, quando partì —
-
-FLAVIO
-
-Povera zia!
-
-LIDA
-
-Scusaci! E anche tu, mamma!
-
-DONN’ANNA
-
-No, Flavio; no, Lida: Non è per me; è per voi.
-
-LIDA
-
- non comprendendo:
-
-Che cosa, per noi?
-
-DONN’ANNA
-
-Niente, cari!
-
- Li guarderà un poco, poi li
- bacerà sulla fronte, prima l’uno poi
- l’altro.
-
-Ben tornati.
-
- S’accosterà alla sorella e le
- dirà piano con un sorriso, per
- confortarla:
-
-Pensa che almeno, ora, sono più belli. — È bene che io me ne vada.
-
- Andrà per l’uscio in fondo. Gli
- altri resteranno per un momento in
- silenzio, come sospesi. L’ombra
- seguiterà intanto a invadere
- gradatamente la stanza.
-
-FLAVIO
-
-Non abbiamo pensato, entrando —
-
-LIDA
-
-Ma che ha voluto dire, «che è per noi»?
-
-DONNA FIORINA
-
- insorgendo come contro un incubo:
-
-Niente, niente, figli miei! Non è vero! no! no! — Lasciatevi vedere!
-
-ELISABETTA
-
-Come si sono fatti!
-
-DONNA FIORINA
-
- c. s.
-
-Più belli! più belli!
-
-ELISABETTA
-
- ammirando Lida:
-
-Altro che! Una signorina di già! Sembra un’altra!
-
-DONNA FIORINA
-
- con impeto, come a ripararla,
- riprendendosela:
-
-No, Lida mia! Lida mia!
-
- E subito volgendosi all’altro:
-
-Il mio Flavio!
-
-FLAVIO
-
- riabbracciandola:
-
-Mammina! Ma che hai?
-
-DONNA FIORINA
-
-Qua, qua! Lasciatevi vedere bene!
-
- Prenderà fra le mani il viso di
- Lida.
-
-Non star più a pensare! guardami!
-
-LIDA
-
-Ma com’è morto, mamma? Proprio per —
-
-FLAVIO
-
-— per quella donna?
-
-DONNA FIORINA
-
- in fretta, urtata:
-
-No! D’un male che gli è sopravvenuto all’improvviso. — Ve ne parlerò
-poi. — Ora ditemi, ditemi di voi, piuttosto!
-
-FLAVIO
-
- a Lida:
-
-Vedi se è vero? Le tue solite romanticherie, te l’ho detto! Se
-aveva potuto staccarsene, è segno che tutta questa gran passione, da
-morirne —
-
-DONNA FIORINA
-
-Ma no, che dite?
-
-FLAVIO
-
-Non fa che leggere romanzi, te n’avverto!
-
-DONNA FIORINA
-
-Tu, Liduccia?
-
-LIDA
-
-Non ci credere, mammina: non è vero!
-
-FLAVIO
-
-Se n’è portati una ventina anche qua, figurati!
-
-LIDA
-
-Mi fai il piacere di non immischiarti negli affari miei?
-
-DONNA FIORINA
-
-Ma come! Litigate così tra voi?
-
-LIDA
-
-È insoffribile! Non ci badare, mammina.
-
-FLAVIO
-
-Da quale eroina t’è venuto lo «Chypre» si può sapere?
-
-DONNA FIORINA
-
- tra sè, angustiata:
-
-Lo «Chypre» — che sarà?
-
-LIDA
-
-Me l’ha suggerito un’amica mia!
-
-FLAVIO
-
-La Rosi?
-
-LIDA
-
-Ma che Rosi!
-
-FLAVIO
-
-La Franchi?
-
-LIDA
-
-Ma che Franchi!
-
-FLAVIO
-
-Ne cambia una al giorno! Bandieruola!
-
-ELISABETTA
-
-Partiti come due pastorelli dalla campagna, Signore Iddio, ora pajono
-due milordini!
-
-DONNA FIORINA
-
- tentando ancora di reagire:
-
-Ma certo! La città.... Sono cresciuti, e....
-
- A Lida:
-
-Mi dite che cos’è codesto «Chypre»?
-
-FLAVIO
-
-Un profumo, mammina: novanta lire la fialetta!
-
-DONNA FIORINA
-
-Profumi, una ragazza!
-
-LIDA
-
-Mammina, ho diciott’anni!
-
-FLAVIO
-
-Tre fialette: duecento settanta lire!
-
-LIDA
-
-Hai speso per te, di cravatte, di colletti, di guanti, non so quanto, e
-hai il coraggio di rinfacciare a me le tre fialette di «Chypre»?
-
-DONNA FIORINA
-
-Zitti, per carità, non posso sentirvi fare codesti discorsi!
-
- A Lida, carezzevole:
-
-Ti pettini ora così, — come una grande —
-
-ELISABETTA
-
-Partì con la treccina sulle spalle!
-
-DONNA FIORINA
-
- senza dare ascolto a Elisabetta:
-
-Eh già! Sei più alta di me.
-
- Poi come smarrita:
-
-Come ti sto sembrando io?
-
-LIDA
-
-Bene, mammina! Tanto bene!
-
-DONNA FIORINA
-
-E allora perchè mi guardi così?
-
-LIDA
-
-Come ti guardo?
-
-DONNA FIORINA
-
-Non so.... E tu, Flavio....
-
-FLAVIO
-
-Ma sai che sei davvero strana, mammina?
-
- Riderà, guardandola.
-
-DONNA FIORINA
-
-No, non ridere così, ti prego!
-
-FLAVIO
-
-Eh, lo so che qui non dovrei ridere; ma parli, ci guardi in un modo
-così curioso —
-
-DONNA FIORINA
-
-Io?
-
- Smaniosamente:
-
-S’è fatto bujo qua: vi cerco con gli occhi, perchè quasi non vi vedo
-più.
-
- L’ombra, di fatti, si sarà
- addensata; e in essa a mano a mano
- si sarà avvivato sempre più il
- riverbero del lume acceso nella
- stanza del figlio morto.
-
-ELISABETTA
-
-Aspetti. Accenderò.
-
-DONNA FIORINA
-
-No. Andiamo via; andiamo via, ragazzi! Andiamocene di qui; è tardi!
-
-LIDA
-
- nel voltarsi, notando quel
- riverbero:
-
-Oh, c’è lume in quella stanza. Chi c’è?
-
-DONNA FIORINA
-
-Se sapeste!
-
-FLAVIO
-
- piano, restando:
-
-È morto là?
-
-ELISABETTA
-
- cupa, dopo un silenzio:
-
-Qua è, ormai, come se non avessimo più vita noi; e l’avesse lui solo.
-
-FLAVIO
-
-Gli tiene il lume acceso?
-
-LIDA
-
- che si sarà timorosamente
- appressata a guardare:
-
-E la camera intatta?
-
-DONNA FIORINA
-
-Non guardare, Lida!
-
-FLAVIO
-
-Come se dovesse sempre arrivare?
-
-ELISABETTA
-
-No: come se non se ne fosse andato mai, e fosse qua ancora, com’era
-prima che partisse. Ci penserà lei, dice, a non farlo partire.
-
- Breve pausa; e poi aggiungerà
- cupamente:
-
-Perchè i figli che partono, muojono per la madre. Non sono più quelli!
-
- Nel bujo e nel silenzio d’incubo,
- sopravvenuto, Donna Fiorina romperà
- in un pianto sommesso.
-
-FLAVIO
-
- dopo che il pianto della madre
- avrà fatto per un momento sussultare
- quel silenzio di morte, dirà alieno,
- attribuendo quel pianto al dolore
- per la sorella:
-
-Povera zia; ma guarda!
-
-LIDA
-
-È come una follia!
-
-ELISABETTA
-
-Ne parla così, che quasi lo fa vedere. Io mi guardo dietro, quando
-sono qua sola, come se debba vederlo uscire da questa camera e andare
-per quell’uscio in giardino o di qua alla finestra. Vivo in un tremore
-continuo. Mi fa badare alla sua stanza; rifare il letto; ecco — là — le
-coperte rimboccate: ogni sera così, e tutto preparato, come se dovesse
-andare a dormire.
-
-DONNA FIORINA
-
- piano, come una mendica, a Lida
- che le si sarà stretta accanto
- istintivamente, impaurita dalle
- parole d’Elisabetta:
-
-Liduccia mia! Liduccia! Tu mi vuoi bene ancora?
-
-LIDA
-
- tutta intenta a Elisabetta, senza
- badare alla madre:
-
-Seguita dunque a —
-
-ELISABETTA
-
-— a farlo vivere!
-
-DONNA FIORINA
-
- non potendone più, come se il
- cuore le scoppiasse:
-
-Flavio! Figli miei! Andiamocene, andiamocene, per carità!
-
-ELISABETTA
-
-Aspetti, signora. Le faccio lume: è tutto al bujo ancora di là.
-
-DONNA FIORINA
-
-Sì, grazie, Elisabetta. Andiamo, andiamo via!
-
- Elisabetta uscirà prima; poi
- usciranno Donna Fiorina, Lida,
- Flavio.
-
- La scena resterà vuota e buja; con
- quel solo riverbero spettrale che
- s’allungherà dall’uscio a destra.
-
- Dopo una lunga pausa, senza il
- minimo rumore, la scranna accostata
- davanti alla tavola da scrivere si
- scosterà lentamente come se una mano
- invisibile la girasse. Dopo un’altra
- pausa, più breve, la lieve cortina
- davanti alla finestra si solleverà
- un poco da una parte, come scostata
- dalla stessa mano; e ricadrà. (Chi
- sa che cose avvengono, non viste
- da nessuno, nell’ombra delle stanze
- deserte dove qualcuno è morto?)
-
- Rientrerà, poco dopo, Elisabetta,
- e subito darà luce alla stanza.
- Istintivamente, riaccosterà la
- scranna alla tavola, senza il
- minimo sospetto che _qualcuno_
- l’abbia smossa; poi, per sottrarsi
- alla vista degli oggetti della
- stanza, si recherà alla finestra;
- scosterà anche lei con la mano la
- lieve cortina; aprirà la vetrata e
- guarderà nel giardino.
-
-ELISABETTA
-
- dalla finestra:
-
-Chi è là? —
-
- Pausa.
-
-Oh — Giovanni — sei tu? —
-
- Pausa.
-
-Giovanni?
-
-LA VOCE DI GIOVANNI
-
- dal giardino, allegra:
-
-La vedi?
-
-ELISABETTA
-
-No, che cosa?
-
-LA VOCE DI GIOVANNI
-
-Là, ancora tra gli olivi della collina.
-
-ELISABETTA
-
-Ah, sì — la vedo. E tu stai lì a guardare la luna?
-
-LA VOCE DI GIOVANNI
-
-Voglio vedere se è vero quello che mi disse.
-
-ELISABETTA
-
-Chi?
-
-LA VOCE DI GIOVANNI
-
-Chi! Chi ora non la vede più.
-
-ELISABETTA
-
-Ah, lui?
-
-LA VOCE DI GIOVANNI
-
-Da costà; ove sei tu.
-
-ELISABETTA
-
-Non mi far paura: ne ho tanta!
-
-LA VOCE DI GIOVANNI
-
-La sera dopo che arrivò.
-
-ELISABETTA
-
-Ti disse della luna? E che ti disse?
-
-LA VOCE DI GIOVANNI
-
-Che più va su, e più si perde.
-
-ELISABETTA
-
-La luna?
-
-LA VOCE DI GIOVANNI
-
-Tu guardi in terra — mi disse — e ne vedi il lume là sulla collina,
-qua sulle piante; ma se alzi il capo e guardi lei, più alta è, e più la
-vedi come lontana dalla nostra notte.
-
-ELISABETTA
-
-Lontana? Perchè?
-
-LA VOCE DI GIOVANNI
-
-Perchè notte è qua per noi, ma la luna non la vede, perduta lassù nella
-sua luce, intendi? — A che pensava, eh? guardando la luna. — Sento i
-sonaglioli della vettura.
-
-ELISABETTA
-
-Corri, corri ad aprire il cancello.
-
- Elisabetta richiuderà in fretta la
- finestra e si ritirerà per l’uscio
- in fondo.
-
- Poco dopo, da quest’uscio,
- entreranno Lucia Maubel e Donn’Anna.
- Avranno avuto durante il tragitto
- dalla stazione alla villa le prime
- spiegazioni, prevedute già nella
- prima scena da Donna Fiorina. La
- giovane ne sarà rimasta offesa,
- mortificata e turbatissima.
-
-DONN’ANNA
-
- ansiosa, introducendola:
-
-Vieni, vieni. Sono le sue stanze. E se entri là, ne avrai la prova: ti
-vedrai da per tutto, con gli ultimi fiori lasciati jeri davanti a tutti
-i tuoi ritratti.
-
-LUCIA
-
- amabile, ironicamente:
-
-I fiori, e poi se n’è fuggito?
-
-DONN’ANNA
-
-Torni a rimproverarlo? Se sapessi a che costo non è qua —
-
-LUCIA
-
-Vengo, e non si fa trovare. Lei dice che l’ha fatto per me?
-
-DONN’ANNA
-
-— contro il suo cuore —
-
-LUCIA
-
-— per prudenza? — e non le sembra che sia ben più che un rimprovero,
-un’offesa per me, tanta prudenza — un insulto —
-
-DONN’ANNA
-
- dolente:
-
-— no — no —
-
-LUCIA
-
-— oh Dio, così crudo, che si può pensare abbia voluto usarla per sè —
-non per me — la prudenza.
-
-DONN’ANNA
-
-No, per te! per te! —
-
-LUCIA
-
-Ma io non sono morta! Io sono qua!
-
-DONN’ANNA
-
-Morta? Che dici?
-
-LUCIA
-
-Eh sì, mi scusi: se al mio arrivo se n’è fuggito e ha lasciato i fiori
-là davanti ai miei ritratti, che vuol dire? che vuol essere come per
-una morta il suo amore? — E io che ho lasciato là tutta l’altra mia
-vita, per correre qua a lui! — Oh! oh! è orribile, orribile quello che
-ha fatto!
-
- Si nasconderà il volto tra le
- mani, fremendo di vergogna e di
- sdegno.
-
-DONN’ANNA
-
- quasi tra sè, guardando nel vuoto:
-
-Non l’avrebbe fatto... È certo che non l’avrebbe fatto...
-
-LUCIA
-
- si volterà di scatto a guardarla:
-
-C’è dunque una ragione per cui l’ha fatto?
-
-DONN’ANNA
-
- quasi senza voce:
-
-Sì.
-
- E sorriderà squallidamente.
-
-LUCIA
-
-Che ragione? Mi dica!
-
-DONN’ANNA
-
-Mi permetti di chiamarti Lucia?
-
-LUCIA
-
-Mi chiami Lucia, sì. Anzi, gliene sono grata!
-
-DONN’ANNA
-
-E di dirti che egli non intese offenderti se, dovendo partire —
-
-LUCIA
-
-— ma mi dica perchè? la ragione! —
-
-DONN’ANNA
-
-Ecco: te la dirò — ma prima questo: che non intese offenderti,
-affidandoti a me —
-
-LUCIA
-
-— no! ah, mi comprenda! — io.... — io so che —
-
-DONN’ANNA
-
-— che lui mi confidò sempre tutto — come vi siete amati —
-
-LUCIA
-
- infoscandosi:
-
-Tutto?
-
-DONN’ANNA
-
-Poteva confidarmelo, perchè —
-
-LUCIA
-
- come colta da un brivido si
- nasconderà di nuovo la faccia e,
- spasimando, negherà col capo.
-
-DONN’ANNA
-
- guardandola, allibita:
-
-No?
-
-LUCIA
-
- più col gesto del capo che con la
- voce, la quale sarà pianto prossimo
- a prorompere:
-
-No — no —
-
-DONN’ANNA
-
- c. s.
-
-Come? — Allora....
-
-LUCIA
-
- prorompendo:
-
-Mi perdoni! mi perdoni! Sia madre anche per me! — Io sono qua per
-questo!
-
-DONN’ANNA
-
-Ma allora, egli —
-
-LUCIA
-
-— partì di là per questo!
-
-DONN’ANNA
-
-Ma lo forzasti tu a partire!
-
-Lucia
-
-Io, sì! Dopo! dopo! — All’ultimo, a tradimento, quest’amore, durato
-puro tant’anni, ci vinse!
-
-DONN’ANNA
-
-Ah, per questo —?
-
-LUCIA
-
-Sconvolta, atterrita, lo spinsi a partire. — Non avrei più potuto
-guardare i miei bambini. — Ma fu inutile, inutile. — Non potei più
-guardarli. Mi son sentita morire.
-
- La guarderà con occhi atroci.
-
-Comprende perchè? — Ne ho un altro!
-
- E si nasconderà la faccia.
-
-DONN’ANNA
-
-Suo?
-
-LUCIA
-
-Sono qua per questo.
-
-DONN’ANNA
-
-Suo? Suo?
-
-LUCIA
-
-Egli ancora non lo sa! Bisogna che lo sappia! — Mi dica dov’è!
-
-DONN’ANNA
-
-Oh figlia mia! figlia mia! — Egli vive allora in te veramente? —
-Partendo, lasciò in te una vita — sua?
-
-LUCIA
-
-Sì, sì — bisogna che lo sappia subito! Dov’è? Me lo dica! Dovè?
-
-DONN’ANNA
-
-E come faccio ora a dirtelo? Oh Dio! oh Dio! Come faccio ora a dirtelo?
-
-LUCIA
-
-Perchè? Non lo sa?
-
-DONN’ANNA
-
-Partito —
-
-LUCIA
-
-— non le disse dove andava?
-
-DONN’ANNA
-
-Non me lo disse.
-
-LUCIA
-
-Ha sospettato — lo vedo — che solo per....
-
- troncherà con un’esclamazione di
- sdegno.
-
-Ma non aveva ragione di sospettar questo di me! — Sono stata anch’io,
-sì; com’è stato lui; ma io lo spinsi poi a partire, e non sarei venuta,
-ora, per questo! — È che non posso più, ora, staccarmi da lui; tornare
-là — come sono — non posso — ne ho orrore!
-
-DONN’ANNA
-
-Sì, sì, è giusto!
-
-LUCIA
-
-Non mi può dire proprio dov’è? Non lo sa davvero? Come gli si può far
-sapere?
-
-DONN’ANNA
-
-Aspetta, aspetta: gli si farà sapere, sì —
-
-LUCIA
-
-— e come? dove, se lei non sa dov’è? Non sarà mica partito per un lungo
-viaggio, senza dirglielo, senz’avvertirmene!
-
-DONN’ANNA
-
-No, no — non sarà lontano — non può essere lontano....
-
-LUCIA
-
-Temette che anche a lasciarlo detto a lei, dove andava.... — Ma forse
-glielo consigliò anche lei di partire —?
-
-DONN’ANNA
-
-Io non sapevo —
-
-LUCIA
-
- si premerà una mano sugli occhi:
-
-Divento così sospettosa! Oh com’è triste! — Lo so: avrei dovuto
-scriverglielo. Ma non volli disperdere in parole le forze che mi
-bisognavano tutte per la risoluzione già presa. — Gli è parsa una
-follia, una frenesia —
-
-DONN’ANNA
-
- per calmarla:
-
-— ecco, ecco —
-
-LUCIA
-
-— ed è fuggito per farmi trovare qua in lei la ragione che avevo
-perduta. — Capisco, capisco. —
-
- Staccando:
-
-Tornerà? le scriverà? farà sapere dov’è? —
-
-DONN’ANNA
-
-Sì, sì, certo — calmati — siedi, siedi qua accanto a me — e lasciati
-chiamare figlia —
-
-LUCIA
-
-— sì, sì —
-
-DONN’ANNA
-
-— Lucia —
-
-LUCIA
-
-— sì —
-
-DONN’ANNA
-
-— figlia mia! —
-
-LUCIA
-
-— sì, mamma! mamma! — Ora sento che è meglio così; ch’io abbia trovato
-lei qua, prima, e non lui —
-
-DONN’ANNA
-
-— figlia mia bella — bella! — questi occhi — questa bocca — quest’odore
-dei tuoi capelli — e l’alito del tuo corpo! — Comprendo, comprendo!
-— Ah, egli doveva — ma fin da prima, fin da prima doveva farti sua!
-Questa gioja me la doveva dare, d’avere in te un’altra mia figlia,
-così! — così! —
-
-LUCIA
-
-— senza tutto il male — oh Dio, il male che abbiamo fatto!
-
-DONN’ANNA
-
-Ora non ci pensare! — Quelli che non ne hanno fatto, figlia, chi sa di
-quanto male sono stati cagione agli altri, a quelli che lo fanno, e che
-forse saranno i soli ad averne poi bene. Tu più di me.
-
-LUCIA
-
-Ho tagliata in due la mia vita — io —
-
-DONN’ANNA
-
-— ne hai una in te —
-
-LUCIA
-
-— ma quegli altri, là? — Son dovuta fuggire qua, con questa, che ancora
-è nulla e che pure subito è diventata tutto — tutto l’amore precipitato
-d’un tratto così, diventato d’un tratto ciò che non doveva mai
-diventare!
-
-DONN’ANNA
-
-La vita!
-
-LUCIA
-
-Ah quello che ho patito, lei non lo sa, non lo potrà mai immaginare! —
-Il letto, Dio mio, dove si riposa, diventato un orrore! — Certi patti
-con me stessa.... — Sa, sa il bruciore di certi tagli? — Così! Là, a
-tenermi coi denti finchè potevo, per impedirmi che il corpo finisse
-d’appartenermi e cedesse! E ogni qual volta scattavo da quell’orribile
-incubo dove per un attimo, cieca, era stata costretta a mancarmi —
-ah — liberata — potevo essere di lui, pura, per il martirio subìto —
-senza rimorsi. — Non dovevamo cedere anche noi! Il patto poteva valere
-soltanto così. — Perchè, anche quegli altri là — che crede? — (lei è
-madre, e con lei posso parlare) —
-
-DONN’ANNA
-
-— sì, parla, parla —
-
-LUCIA
-
-— quegli altri là (è vero) non erano amore che si fosse fatto carne:
-— erano di quello, carne — ma l’amore che ci avevo messo io, l’amore
-che avevo dato io anche a quegli altri — io, io così col cuore pieno
-di lui — li aveva fatti, anche quelli, quasi di lui. L’amore è uno! —
-E ora.... ora questo non è più possibile! — Di due io non posso essere.
-Piuttosto m’uccido.
-
-DONN’ANNA
-
-Non solo per te, ma anche per non dare a quell’altro «questo» che è tuo
-solamente e di lui — non puoi —
-
-LUCIA
-
-— è vero? è vero? —
-
-DONN’ANNA
-
-Non devi!
-
- E smarrendosi un poco:
-
-Io lo domando a te —
-
-LUCIA
-
-— l’ha detto lei! —
-
-DONN’ANNA
-
-— sì — per sapere se hai pensato anche a questo! —
-
-LUCIA
-
- dopo una breve pausa,
- ripigliandosi e infoscandosi:
-
-La violenza che ho fatto a me stessa per tanti anni — quei due bambini
-che mi sono nati ad onta di questa violenza —
-
- Resterà improvvisamente in tronco.
-
-DONN’ANNA
-
-Che vuoi dire?
-
-LUCIA
-
-Nulla, nulla contro di loro! Ah, ma contro quell’uomo — è un così
-intimo e oscuro sentimento d’odio, che non lo so dire. — Sento che io
-sono stata madre due volte così, senza la mia minima cooperazione, per
-opera d’un estraneo a me — e badi, nella mia carne viva e con tutto lo
-strazio dell’anima — mentre lui — oh, lui non lo saprebbe nemmeno!
-
-DONN’ANNA
-
-Ma lo sai tu!
-
-LUCIA
-
-Sì, e allora per rispetto a me, non per rispetto a lui! Avrebbe reso da
-me un male assai minore di quello che mi ha fatto.
-
-DONN’ANNA
-
-Non lo conosco: non posso giudicare.
-
-LUCIA
-
-Solo perchè moglie m’ha reso madre, per potersene poi andare
-spensierato con altre donne — tante! — cinico e sprezzante; solo
-attento agli affari; e poi, levato di lì, fatuo, frigido — guarda
-la vita per riderne, e le donne per prenderle, e gli uomini per
-ingannarli. — Ho potuto resistere a stare ancora con lui, solo perchè
-avevo chi mi teneva su, chi mi dava aria da respirare fuori di quella
-bruttura. — Non dovevano bruttarci anche noi! Le giuro, le giuro che
-non è stata una gioja — e la prova (è orribile dirlo, ma per me è così)
-— la prova è in questa mia nuova maternità.
-
-DONN’ANNA
-
-No, Dio! che dici?
-
-LUCIA
-
-Sono venuta qua, perchè mi faccia lui, se può, sentire che non è vero!
-Avevo fatto di tutto là, tre anni, per non essere più madre. Lo credo,
-lo credo anch’io che dev’essere una gioja; e non voglio altro, le
-giuro che non voglio altro che questo: che veramente diventi ora per me
-questa gioja che non ho provata mai!
-
-DONN’ANNA
-
-Ma devi averla tu nel cuore, figlia mia! Se non l’hai tu, chi te la può
-dare?
-
-LUCIA
-
-Lui! Lui!
-
-DONN’ANNA
-
-Sì, lui; ma per come tu hai nel cuore anche lui! Solo così. È sempre
-così. Non cercare nulla che non ti venga da te.
-
-LUCIA
-
-Che vuole che mi venga da me in questo momento! Sono così smarrita —
-sospesa. — Questo tradimento di non farsi trovare.... — Ho bisogno di
-lui, di vederlo, di parlargli, di sentirne la voce! — Dov’è? dove sarà?
-come si farà a saperlo? — Finchè non lo saprò, io non avrò requie! —
-Possibile che lei non supponga nemmeno dove se ne sia potuto andare?
-
-DONN’ANNA
-
-Non lo so, figlia. — Ma bisogna che tu te le dia, ora, un po’ di
-pace —
-
-LUCIA
-
-— non posso! —
-
-DONN’ANNA
-
-— tremi tutta — sarai così stanca! — Il lungo viaggio!
-
-LUCIA
-
-Mi rombano le orecchie — la testa mi vaneggia —
-
-DONN’ANNA
-
-— vedi, dunque?
-
-LUCIA
-
-— tanta ansia, tanta ansia —
-
-DONN’ANNA
-
-— bisogna che tu vada a riposare —
-
-LUCIA
-
-— e poi non trovarlo! — Credo di aver la febbre. —
-
-DONN’ANNA
-
-— hai bisogno di riposo. — Vedremo domani come si deve fare.
-
-LUCIA
-
-Impazzirò stanotte!
-
-DONN’ANNA
-
-No — guarda — t’insegnerò io a non impazzire — come si fa quando uno
-è lontano — come feci io tanto tempo, finchè egli fu con te, là: — me
-lo sentii vicino, perchè io col cuore me lo facevo vicino. — Altro che
-vicino! Lo avevo io nel cuore! — Fai così, e questa notte passerà. —
-Pensa che queste sono le sue stanze; e che egli è di là —
-
-LUCIA
-
-Dorme di là?
-
-DONN’ANNA
-
-Là, sì. — E che su questa tavola ti scrive —
-
-LUCIA
-
-Cose cattive m’ha scritto! —
-
-DONN’ANNA
-
-E qua, vedi? su questa panca qua, fino a jeri, m’ha parlato tanto,
-tanto di te —
-
-LUCIA
-
-— e poi se n’è partito —
-
-DONN’ANNA
-
-— non sapeva! — Quante cose mi disse, perchè io ti facessi intendere
-senza offenderti e senza farti soffrire il male di questo suo
-allontanamento per il tuo bene.
-
-LUCIA
-
-Ma ora —
-
-DONN’ANNA
-
-— ah ora — certo — cambia tutto — con te così! —
-
-LUCIA
-
-— e ritornerà! —
-
-DONN’ANNA
-
-— e ritornerà, stai tranquilla — ritornerà. Ma ora vieni, vieni su, con
-me. — Ti ho preparato su la stanza.
-
-LUCIA
-
-Voglio vedere la sua.
-
-DONN’ANNA
-
-Sì, sì, vieni — entra.
-
-LUCIA
-
-E non mi vorrebbe lasciare qua?
-
-DONN’ANNA
-
-Vuoi — qua da lui?
-
-LUCIA
-
-Ora posso. — E pure con me.
-
-DONN’ANNA
-
-Vedi, vedi che tu già lo senti? — Sì, se tu vuoi, dormi qua, figlia mia.
-
-LUCIA
-
- entrando:
-
-Forse è meglio: «più vicino»!
-
-DONN’ANNA
-
-— nel tuo cuore, sì! nel tuo cuore!
-
- La seguirà.
-
- La scena resterà per un momento
- vuota. Si sentiranno in confuso
- le due voci parlare di là, ma
- non tristi, anzi gaje; e Lucia
- fors’anche riderà, come per una
- sorpresa. Poi Donna Anna verrà
- fuori, ma rivolta verso l’interno,
- a parlare con la giovine che
- l’accompagnerà fino alla soglia.
-
-LUCIA
-
- dalla soglia, lieta:
-
-— sì, con questa bella luna!
-
-DONN’ANNA
-
-Buona notte, cara. A domani. Chiudo l’uscio.
-
-LUCIA
-
- ritirandosi:
-
-Buona notte.
-
-DONN’ANNA
-
- sola, richiuso l’uscio, resterà lì
- davanti come esausta per un istante;
- ma poi splenderà nel viso d’un ilare
- divino spasimo, e più con gli occhi
- che con le labbra dirà:
-
-Vive!
-
-
- TELA
-
-
-
-
-ATTO TERZO
-
-
- La stessa scena, la mattina dopo, nelle prime ore.
-
- Poco dopo levata la tela, apparirà sulla soglia dell’uscio
- in fondo Giovanni che darà passo alla signora Francesca Noretti
- arrivata or ora dalla stazione in un’ansia angosciosa e spaventata.
-
-
-GIOVANNI
-
-Entri, entri, signora.
-
-FRANCESCA
-
-Ma possibile che dorma?
-
-GIOVANNI
-
-Sarà ancora stanca del viaggio. Sono appena le sette, del resto.
-
-FRANCESCA
-
-E dove dorme? Non lo sapete?
-
-GIOVANNI
-
-Jeri Elisabetta le preparava la stanza al piano di sopra.
-
-FRANCESCA
-
-Non potete condurmi da lei?
-
-GIOVANNI
-
-Io su non salgo, signora. Ma ho fatto avvertire Elisabetta. E la
-padrona è già levata. L’ho vista quando ha aperto la finestra all’alba.
-
-FRANCESCA
-
-Ma possibile che ancora non lo sappia? — È arrivata jeri sera?
-
-GIOVANNI
-
-Sissignora, jersera. La padrona è andata a prenderla alla stazione.
-
-FRANCESCA
-
-E voi l’avete vista arrivare? — Piangeva?
-
-GIOVANNI
-
-Nossignora: non m’è parso.
-
-FRANCESCA
-
-Che non gliel’abbiano ancora detto? — Se può dormire.... —
-
-GIOVANNI
-
-Probabile, signora, perchè — guardi queste piante: le ho portate io
-qua jeri sera.... — È come se non fosse morto per la padrona. — Non s’è
-mica vestita di nero.
-
-FRANCESCA
-
-E per questo non ne ha fatto sapere niente a nessuno? — È morto da
-undici giorni?
-
-GIOVANNI
-
-Come stamattina.
-
-FRANCESCA
-
-E l’ho saputo ora alla stazione, arrivando — come ho domandato di lui —
-dove stava —
-
-GIOVANNI
-
-Ecco la padrona.
-
- Entrerà di fretta Donn’Anna. E
- Giovanni uscirà.
-
-DONN’ANNA
-
-Piano, piano per carità! — Lei è la mamma?
-
-FRANCESCA
-
-Può immaginarsi in quale stato, signora! — Ho viaggiato come una
-disperata — Dov’è? dov’è? — Ancora non lo sa?
-
-DONN’ANNA
-
-Piano, piano — non lo sa!
-
-FRANCESCA
-
-Mi conduca da lei! La sveglierò io! glielo dirò io!
-
-DONN’ANNA
-
-No, signora, per carità!
-
-FRANCESCA
-
-Ma come? lei, — non avvertire nessuno, nemmeno me, della sciagura, per
-non farle commettere questa pazzia!
-
-DONN’ANNA
-
-Non l’ha commessa per lui — no! — creda —
-
-FRANCESCA
-
-Come non l’ha commessa per lui?
-
-DONN’ANNA
-
-No, no. Le dirò —
-
-FRANCESCA
-
-Io voglio vederla subito!
-
-DONN’ANNA
-
-Ma giacchè sa, ormai, non abbia più timore, nè tutta quest’ansia,
-signora —
-
-FRANCESCA
-
-— come vuole che non l’abbia? io —
-
-DONN’ANNA
-
-— si calmi — mi lasci dire —
-
-FRANCESCA
-
-— l’avrò finchè non me la sarò riportata via! — Mi son precipitata
-appena letto il biglietto che mi lasciò, là, per raccomandarmi i
-bambini. Ha due figli — lo sa lei? Ah Dio, come non sono morta, non lo
-so!
-
-DONN’ANNA
-
-Piano — venga con me, la prego: — ella dorme di là!
-
-FRANCESCA
-
-Ah, di là? Io vado subito —
-
- Farà per lanciarsi verso l’uscio a
- destra.
-
-DONN’ANNA
-
- parandosi di fronte a lei:
-
-No, signora! Lei non sa il male che le farebbe!
-
- Dirà con tal tono questo
- ammonimento, che l’altra madre ne
- resterà, per un istante, sgomenta e
- come smarrita.
-
-FRANCESCA
-
-Perchè?
-
-DONN’ANNA
-
- subito, recisa:
-
-Perchè non sa quello che io so! Il caso è molto più grave di quanto lei
-s’immagina!
-
-FRANCESCA
-
-Più grave?
-
- La guarderà spaventata.
-
-DONN’ANNA
-
-Sì! Me l’ha confessato lei stessa, arrivando!
-
-FRANCESCA
-
-— che — che con lui? —
-
-DONN’ANNA
-
-— sì — e ch’egli non è così morto, come a lei pare —
-
-FRANCESCA
-
- balbettando, allibita:
-
-— che vuol dire?
-
-DONN’ANNA
-
-— se vive ora in lei, come l’amore d’un uomo può vivere, diventar vita
-in una donna — quando la fa madre — ha capito?
-
-FRANCESCA
-
- raccapricciando:
-
-Suo figlio? — Oh Dio! e come? — ma dunque — per questo? —
-
-DONN’ANNA
-
-È arrivata in tale stato di disperazione, che non m’è stato ancora
-possibile «_dirglielo_». Le ho detto che era partito — per lei, per
-prudenza — per non comprometterla — e già è bastato questo, perchè si
-vedesse, si sentisse morta —
-
-FRANCESCA
-
-— lei? —
-
-DONN’ANNA
-
-— lei, sì certo — nel cuore di lui! — Com’è possibile, le domando io
-ora, farglielo morire?
-
-FRANCESCA
-
-Ma prima, prima ch’ella si compromettesse venendo qua, lei avrebbe
-dovuto annunziare a me che era morto!
-
-DONN’ANNA
-
-Signora, ringrazi il cielo che non ho questo rimorso! Credevo d’averlo;
-di dovermelo fare; ma ho potuto vedere che fui invece ispirata da Dio
-nel mandare alla sua figliuola la lettera lasciata da lui, terminata da
-me.
-
-FRANCESCA
-
- inorridita:
-
-Ma come, dopo? — dopo che era morto? —
-
-DONN’ANNA
-
-Per lei non è «dopo»! — È stata una fortuna, le dico! Ispirazione di
-Dio! — Senza che ne sapessimo nulla nè io nè lei, nell’animo in cui si
-trovava là — se lui le fosse mancato — si sarebbe uccisa — creda!
-
-FRANCESCA
-
-Ma lei, Dio mio, lei vuole tenere ancora la mia figliuola legata a un
-cadavere?
-
-DONN’ANNA
-
-Che cadavere! La morte per lei è là, presso l’uomo a cui lei l’ha
-legata: quello, è un cadavere! — Io ho cominciato invece fin da
-jersera, mi sono provata fin da jersera a farle intendere —
-
-FRANCESCA
-
-— che ha gli altri suoi figli — là —
-
-DONN’ANNA
-
-— ma questo lo sa! Me n’ha parlato lei stessa con tanto strazio! Cose —
-m’ha detto — che fanno rabbrividire —
-
-FRANCESCA
-
-— dei figli?
-
-DONN’ANNA
-
-— sì: che se l’è fatti suoi, dopo — dopo che le erano nati — estranei!
-— Se li è dovuti far suoi con l’amore di mio figlio, intende? Hanno
-avuto bisogno dell’amore di lui, anche quelli, perchè diventassero vita
-per lei. — Eppure, ha visto? ha potuto lasciarli per venirsene qua.
-
-FRANCESCA
-
-Ma se ora saprà che lui, qua, non c’è più —
-
-DONN’ANNA
-
-E invece dev’esserci, se lei se la vuole riportare — là, al suo
-martirio — dev’esserci! E lei deve farle intendere, come mi sono
-provata io, in qual modo egli dev’essere vivo per lei d’ora in poi —
-solo nel cuore — senza cercarlo più fuori — con la vita che lei gli
-darà. — Questo. — Ma prima prometterle che lo vedrà.... — Ha capito?
-
-FRANCESCA
-
- sbalordita:
-
-Che lo vedrà?
-
-DONN’ANNA
-
-Non qua! — «Qua» le diremo «lui non ritornerà, se non saprà che tu sei
-ripartita. Lo vedrai tra poco; perchè egli ritornerà a te, là». — Ecco,
-le dica così e forse riuscirà a riportarsela. — Pensi che è lì che lo
-aspetta — ha voluto dormire nel suo letto — forse lo sogna — appena si
-sveglierà, lo penserà vivo e che starà per ritornare.
-
-FRANCESCA
-
- che sarà stata a mirarla,
- atterrita, col ribrezzo più vivo,
- che a poco a poco si sarà sciolto in
- un’infinita pietà:
-
-Oh Dio, signora, ma questa.... questa è una follia....
-
- Si aprirà a questo punto l’uscio
- a destra e apparirà Lucia, la
- quale, scorgendo la madre in
- quell’atteggiamento, dopo la prima
- sorpresa si turberà, guardando
- l’altra madre e intuendo in un
- baleno la sciagura.
-
-LUCIA
-
-Oh, mamma, tu?
-
- Farà per accorrere a lei, ma si
- fermerà, guardando prima l’una e poi
- l’altra:
-
-Che cos’è?
-
-FRANCESCA
-
- tremando, senza alcuna ansia;
- con tono che ajuterà la figlia a
- intendere:
-
-Figlia mia.... figlia mia....
-
-LUCIA
-
- c. s.
-
-Ma com’è? — Che dicevate?
-
-DONN’ANNA
-
- per riparare:
-
-Niente. Vedi? è venuta — è venuta a cercare di te —
-
-LUCIA
-
-Non è vero! Com’è che tu, mamma, non mi dici nulla? — Che cos’è?...
-
- Gridando:
-
-Ditemelo!
-
-FRANCESCA
-
- accorrendo a lei per abbracciarla:
-
-Figlia mia —
-
-LUCIA
-
-È morto? È morto?
-
- Respingendo l’abbraccio della
- madre, per volgersi a Donna Anna.
-
-No! — Morto? — È come? lei — No! Non è possibile! Oh Dio,
-
- con le mani tra i capelli:
-
-— il sogno che ho fatto!
-
- Smarrendosi e guardandosi attorno:
-
-Morto? — Ditemelo! Ditemelo!
-
-FRANCESCA
-
-Sono già tanti giorni, figlia —
-
-LUCIA
-
-Tanti giorni?
-
- A Donn’Anna:
-
-— che è morto? — E lei — come? — perchè non me l’ha detto? Com’è morto?
-come? — Ah Dio, là dove ho dormito? E mi ha fatto dormire là?
-
- Donn’Anna è interita, come
- un’immagine sepolcrale.
-
-— L’ho voluto io; ma lei.... — come? — «I fiori» — «è partito» —
-«queste sono le sue stanze» — «non so dov’è» — E io l’ho sognato, che
-non poteva più ritornare, tanto lontano se n’era andato; — lo vedevo,
-così lontano, con un viso da morto — il suo viso! il suo viso! — Ah
-Dio! ah Dio! —
-
- E romperà in pianto, perdutamente:
-
-Per non farmi più pensare che se non l’avevo trovato qua ad aspettarmi,
-come doveva — eh sì, questo soltanto poteva essere accaduto, che fosse
-morto! E non l’ho compreso, perchè lei —
-
- Si rizzerà dal pianto, lo stupore
- vincendo ora il dolore:
-
-— ma come ha fatto? com’ha potuto fare? — per me? — ed egli è morto
-anche a lei — è incredibile! — me n’ha parlato come se fosse vivo!
-
-DONN’ANNA
-
- guardando lontano:
-
-Lo vedo —
-
-LUCIA
-
- stordita:
-
-— che è morto? — e non le è morto qua sotto gli occhi? —
-
-DONN’ANNA
-
-— no: ora —
-
-LUCIA
-
-— come, ora? —
-
-DONN’ANNA
-
-— ora lo vedo morire.
-
-LUCIA
-
-Come? Che dice?
-
- Donn’Anna si coprirà il volto con
- le mani. E allora ella griderà:
-
-Io lo sapevo, lo sapevo che sarebbe morto! Non avevo voluto crederci!
-Me lo disse lui stesso, quando partì, che sarebbe venuto qua a morire!
-
-DONN’ANNA
-
- scoprendo il volto:
-
-E io non lo vidi.
-
-LUCIA
-
-Lo vidi io! Moriva, moriva, da anni; gli s’erano spenti gli occhi; era
-già come morto quando partì! così pallido lo vidi, così pallido, così
-misero lo vidi, che lo compresi subito che sarebbe morto!
-
-DONN’ANNA
-
-Misero, sì — gli occhi spenti, sì — e diventato così — cangiato,
-cangiato così — ora lo vedo — per te, sì, figlia!
-
- Attirandola a sè, come per uno
- spaventoso brivido, che di schianto
- la spetrerà.
-
-Oh figlia! — qua su la tua carne — ora sì — me lo vedo morire — ne
-sento il freddo ora qua, qua al caldo di queste tue lagrime! — Tu me
-lo fai vedere, come s’era ridotto ora! Non lo vedevo! Non avevo potuto
-piangerlo, perchè non lo vedevo! — Ora lo vedo! ora lo vedo!
-
-LUCIA
-
- che si sarà a poco a poco
- sciolta da lei, e rattratta, come
- raccapricciata, presso la madre:
-
-Oh Dio, che dice? che dice?
-
-DONN’ANNA
-
- sola:
-
-Figlio mio! — le tue carni! — te ne sei andato così — misero, misero!
-E io.... io t’imbalsamavo — vivo! — vivo t’imbalsamavo — come non
-eri più, come non potevi più essere — con quei tuoi capelli e quegli
-occhi che avevi perduti, che non ti potevano più ridere! E perchè non
-ti potevano più ridere, non te li ho riconosciuti! — E come, allora?
-Fuori della tua vita ti volevo far vivere? fuori della vita che t’aveva
-consumato — povera, povera carne mia che non ho vista più! che non
-vedrò più! — Dove sei?
-
- Si volgerà a cercare intorno:
-
-— dove sei?
-
-LUCIA
-
- accorrendo:
-
-Qua, mamma!
-
-DONN’ANNA
-
- restando un attimo:
-
-— Tu?
-
- Poi con un grido:
-
-— Ah, sì!
-
- L’abbraccerà freneticamente:
-
-— Non te lo portar via! Non te n’andare! non te n’andare!
-
-LUCIA
-
-No, non me n’andrò! non me n’andrò, mamma! non me n’andrò!
-
-FRANCESCA
-
-Come non te n’andrai? Che dici? Tu te ne verrai via, subito, con me!
-
-DONN’ANNA
-
-No! Me la lasci, signora! è mia! è mia! me la lasci! me la lasci!
-
-FRANCESCA
-
-Ma lei è pazza, signora!
-
-DONN’ANNA
-
-Pensi che è troppo, è troppo quello che m’ha fatto!
-
- E subito, carezzevole a Lucia:
-
-— No, no — sai? — non te ne fo colpa! — Sono la tua madre!
-
-FRANCESCA
-
-Ma vuole che lasci me per lei? E i suoi figli?
-
- A Lucia:
-
-— Hai i tuoi bambini! Li vuoi abbandonare, per restare qua con nessuno?
-
-DONN’ANNA
-
- insorgendo:
-
-Ma ne avrà un altro qua, che non potrà dare là a chi non appartiene!
-
-FRANCESCA
-
- violenta:
-
-Signora, ma si fa coscienza lei di quello che dice?
-
-LUCIA
-
-E tu, di quello che io farei? ti fai coscienza?
-
-DONN’ANNA
-
- subito abbattendosi:
-
-No, no: tua madre ha ragione, figlia! Ha capito che io lo dico per me
-— per me — non per quello! — Divento misera, misera anch’io! — Ma è
-perchè muojo anch’io, ora, vedi? — Sì, appena ti nascerà questo che
-ti porti via lontano; appena gliela darai tu, di nuovo, la vita — là
-— fuori di te! — Vedi? Vedi? Sarai tu la madre allora; non più io! Non
-tornerà più nessuno a me qua! È finita! Lo riavrai tu, là, mio figlio
-— piccolo com’era — mio — con quei suoi capelli d’oro e quegli occhi
-ridenti — com’era, — sarà tuo; non più mio! Tu, tu la madre, non più
-io! E io ora, muojo, muojo veramente qua. Oh Dio! oh Dio!
-
- E piangerà, piangerà come non
- avrà mai pianto, tra l’accorato
- sbigottimento dell’altra madre
- e della figlia. A poco a poco si
- ripiglierà dal pianto, ma diventando
- man mano quasi opaca, quasi spenta
- infine:
-
-Ma sì, ma sì.... — Basta, basta. Se è per me, no! no! non voglio
-piangere! Basta!
-
- Lunghissima pausa. Poi alzandosi,
- verrà a Lucia e carezzandola:
-
-Vai, vai, figlia, — vai nella tua vita — a consumare anche te — povera
-carne macerata anche tu. — La morte è ben questa. — E ormai basta. —
-Non ci pensiamo più. — Ecco, pensiamo — pensiamo, qua, ora, a tua madre
-piuttosto — che sarà stanca.
-
-FRANCESCA
-
-No, no — io voglio subito, subito ripartire!
-
-DONN’ANNA
-
-Eh, subito non potrà, signora. Si deve aspettare. Passa tardi di qua
-il treno di Pisa. Avrà, avrà tutto il tempo di riposarsi. — E tu,
-figliuola mia —
-
-LUCIA
-
-No, no — io non partirò — non partirò — rimarrò qua con lei, io!
-
-FRANCESCA
-
-Tu partirai! Te lo dice lei stessa!
-
-DONN’ANNA
-
-Qua non c’è più nulla per te.
-
-FRANCESCA
-
-E i tuoi bambini t’aspettano! E bisogna far presto!
-
-LUCIA
-
-Ma là, io non torno! non torno, sai! — Non è più possibile per me! —
-Non posso! Non posso e non voglio! Come vuoi che faccia più, ormai?
-
-DONN’ANNA
-
-E io, qua? — È ben questa la morte, figlia. — Cose da fare, si voglia
-o non si voglia — e cose da dire.... — Ora, un orario da consultare —
-poi, la vettura per la stazione — viaggiare.... — Siamo i poveri morti
-affaccendati. — Martoriarsi — consolarsi — quietarsi. — È ben questa la
-morte.
-
-
- TELA
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA CHE TI DIEDI ***
-
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